Introduzione
Esaminando la storia, diventa chiaro come la luce del giorno che i nobili profeti hanno sempre riorganizzato la società umana. Essi hanno invitato l’umanità verso un ideale fondamentale e hanno unito coloro che hanno risposto a tale invito in un nuovo legame di unità. Quel gruppo umano che era diviso in vari partiti, tribù e clan, che era assetato del sangue degli altri e nemico del loro onore, grazie a questo invito divenne composto di fratelli gli uni per gli altri e custode dell’onore reciproco. Da questa unità nacque una nuova forza, e questo invito creò la storia più importante del mondo, diventando il fattore determinante nella realizzazione della cultura più eccelsa. È proprio a questa verità profonda che il Sacro Corano ha alluso con il suo stile incomparabile:
واذكروا نعمة الله عليكم اذ كنتم اعداء فالَّف بيت قلوبكم فاصبحتم بنعمته اخوانا وَّ كنتم على شفاء حفرة من النار فانقذكم منها –
“Ricordate la grazia di Allah su di voi, quando eravate acerrimi nemici gli uni degli altri: Egli unì allora i vostri cuori e, per la Sua benevolenza e misericordia, diventaste fratelli. (Senza dubbio,) eravate sull’orlo di una fossa di fuoco; poi Egli vi salvò da essa (e vi protesse dalla distruzione).” Āl ʿImrān: 103
I nobili profeti hanno invitato l’umanità dicendo:
واعتصموا بحبل الله جميعا ولا تفرقوا –
“Aggrappatevi saldamente tutti insieme alla corda di Allah (unitevi) e non dividetevi gli uni dagli altri.”
L’unità dell’Islam non è soltanto un’unità esteriore e giuridica; è piuttosto un’unità dei cuori. L’Islam non considera unità la sola concordia giuridica, ma vuole fondare questa unità esteriore nel cuore degli esseri umani. La sua vera fonte è l’unità della fede e della dottrina, l’unità delle speranze e delle aspirazioni, l’unità delle intenzioni e delle emozioni del cuore. Come all’esterno riunisce tutti in un unico legame di unità, così interiormente li unisce nel rapporto di “ukhūwa”, cioè di fratellanza. Ed è vero che l’autentica unità si costruisce proprio quando entrambi questi aspetti si manifestano pienamente. Infatti, l’unità artificiale non dura mai; cuori pieni di odio e rancore non possono mai unirsi. La menzogna non può mai costruire alcuna unità. L’unità fondata sull’egoismo rimane soltanto una fonte di divisione e discordia. Anche il solo vincolo giuridico non può costituire la base di una vera comunione o amicizia. Per questo l’Islam ha posto le fondamenta dell’unità sulla fede, sull’amore e sul sacrificio di sé. Il rapporto edificato su queste fondamenta diventa una muraglia così salda che, anche quando grandi tempeste vi si scagliano contro, esse possono soltanto frantumare la propria testa, senza riuscire a recargli alcun danno.
Inoltre, nella società organizzata su questa base, al posto del dissenso e del conflitto si sviluppa uno spirito di cooperazione e sostegno reciproco. In essa ciascuno è di aiuto, sostegno e assistenza all’altro. In essa non si permette a chi sta cadendo di precipitare; al contrario, in suo aiuto si tendono innumerevoli mani. In essa non si abbandona chi è rimasto indietro; piuttosto, lo si aiuta in ogni modo e lo si conduce avanti. Questa società rende l’individuo capace di affrontare i propri problemi e si adopera per sostenere chi è in procinto di cadere.
È un dovere imprescindibile per gli operatori del movimento islamico comprendere molto bene le basi sulle quali l’Islam fonda i suoi rapporti sociali e impiegare a tal fine le proprie energie e capacità per conseguire quell’obiettivo.
Il nostro stimato amico e caro fratello Khurram Jah Murad ha scritto questo libro per soddisfare questa esigenza fondamentale degli operatori del movimento islamico. Tra i pochi giovani di questo Paese che, nonostante abbiano ricevuto un’educazione occidentale, si sono impegnati particolarmente nell’acquisizione della conoscenza religiosa e hanno conseguito notevoli risultati in questo campo, il signor Khurram è uno dei più eminenti. In effetti, se dal profumo si può riconoscere il fiore, anche quest’opera sarà d’aiuto per comprendere il suo pensiero e il suo punto di vista. In realtà, l’argomento in esame presenta tre aspetti:
Primo: quali caratteristiche fondamentali l’Islam vuole vedere manifestarsi nel carattere individuale per costruire e mantenere stabile uno stile di vita sociale e complessivo.
Secondo: quali elementi distruggono e indeboliscono queste basi, così da potersene preservare.
Terzo: quali qualità rafforzano e migliorano queste basi, così da poterle adottare.
L’illustre autore ha risposto in modo estremamente approfondito a queste tre domande. Credo che, se gli operatori del movimento islamico leggeranno attentamente queste risposte e cercheranno di metterle in pratica, potranno far fiorire tutta la loro vita nel suo insieme con i fiori della fede, dell’amore e del sacrificio di sé, che fanno sbocciare il giardino della vita.
Per trarre beneficio da questo opuscolo, gli operatori devono prestare attenzione anche a un altro aspetto. L’essere umano non può acquisire ogni cosa dall’oggi al domani. Pertanto, il nostro dovere è comprendere l’intero piano della formazione del carattere, imprimere profondamente nella mente ogni singolo elemento, poi cercare di adottarlo e seguirlo, e procedere in questo modo, accogliendo il secondo dopo il primo e il terzo dopo il secondo.
È stato narrato a proposito di Hazrat Abdullah ibn Umar (che Allah sia compiaciuto di lui) che impiegò sette o otto anni per leggere la sura al-Baqara. Quando gli fu chiesta una spiegazione al riguardo, egli disse: «Leggo una cosa, la faccio mia e poi vado avanti». In realtà, per la formazione del carattere è necessario proprio un impegno graduale, continuo e instancabile. Il semplice studio non è sufficiente a questo scopo. Tale obiettivo può essere raggiunto soltanto mediante sforzi e perseveranza costanti. Occorre inoltre ricordare molto bene che questa è una via in salita e in discesa. Il successo su questa via risiede nella perseveranza incessante, accompagnata da coraggio e fiducia. Su questa via arriveranno dei fallimenti, ma bisogna affrontarli con fermezza. I problemi lanceranno una sfida, ma dovranno essere superati. Le crisi creeranno ostacoli, ma dovranno essere sconfitte. Queste sono fasi inevitabili di questo cammino. Di fronte a tutto ciò, ci lasceremo forse prendere dalla paura o ci ritireremo dalla via che conduce alla meta?
-Il professor Khurshid Ahmad.
Primo: il fondamento dei rapporti reciproci: la loro importanza e necessità
1. Il fondamento e il valore dei rapporti
Il movimento islamico è un appello a una rivoluzione totale e onnicomprensiva. Per questo, fare in modo che i membri di questo movimento rivoluzionario si rapportino correttamente, su basi giuste, con tutti gli esseri umani in generale e tra loro in particolare, rientra nei loro principali doveri fondamentali. Per adempiere a questo dovere, l’Islam ha fatto luce su ogni aspetto di tali rapporti e ha stabilito ogni cosa, dalle fondamenta fino ai dettagli più minuti.
Per descrivere i rapporti reciproci, il Sacro Corano ha usato una forma espressiva estremamente concisa ma eloquente, dicendo:
انما المؤمنون اخواة –
«I credenti sono fratelli gli uni degli altri» — al-Hujurat: 10
Apparentemente, si tratta soltanto di una breve espressione composta da tre parole. In realtà, questa espressione è sufficiente a esprimere il fondamento dei rapporti reciproci, il loro valore ideologico, nonché la loro importanza e profondità per il movimento islamico. A questo proposito, si potrebbe attribuirle il valore di uno statuto (Charter) del movimento islamico.
Da ciò risulta che, nel movimento islamico, i rapporti tra le persone sono rapporti ideologici. L’unità delle mete e degli obiettivi ne costituisce il fondamento, mentre l’unità della fede nel medesimo ideale ne determina l’armoniosa configurazione. In secondo luogo, proprio perché si tratta di rapporti ideologici, non sono rapporti semplicemente sterili o fragili. Al contrario, la stabilità, la profondità e l’intenso amore che vi si uniscono possono essere espressi soltanto attraverso l’esempio dei rapporti reciproci tra due fratelli. Rapporti di questo genere sono chiamati ukhūwa, cioè fraternità. In verità, quale parola potrebbe essere migliore di fraternità (ukhūwa) per riecheggiare la stabilità, l’ampiezza e l’emozione che l’Islam infonde in un rapporto ideologico?
2. La fraternità, esigenza imprescindibile della fede
Nella civiltà islamica, il concetto di fede non consiste semplicemente nell’accettare alcune verità soprannaturali e nel considerare così conclusa la questione. È piuttosto una convinzione fondata su un concetto più ampio, che pervade il cuore e la mente dell’uomo e scorre nelle sue vene e arterie come il sangue. È un sentimento che agita e mantiene in fermento il suo petto. È una forza di pensiero che trasforma la struttura della sua mente e della sua coscienza. Soprattutto, è la forza operativa di un sistema realistico di organizzazione, che sottopone al proprio controllo tutte le sue membra e avvia una rivoluzione nell’intera vita individuale e collettiva. Come potrebbero i rapporti reciproci tra gli uomini sottrarsi alla morsa di una fede tanto profondamente influente? Tanto più che è una verità innegabile che, salvo una parte trascurabile, l’intera vita dell’uomo è intimamente legata ai suoi rapporti con gli altri. Proprio per questo la fede ordina ai suoi seguaci di instaurare rapporti con tutti gli uomini in generale e tra loro in particolare. Inoltre, affinché tali rapporti siano fondati sulla giustizia (ʿadl) e sulla benevolenza (iḥsān), essa dà forma anche a un sistema di vita e a una civiltà complessivi. D’altra parte, trasforma i fondamenti dei diritti e della dignità in un sistema normativo completo, affinché ciascuno possa osservarlo nella propria posizione. Così come le dita di una mano si intrecciano con quelle dell’altra, o un fratello si unisce all’altro, anche le persone legate dal rapporto della fede dovrebbero unirsi le une alle altre allo stesso modo. E questa è l’esigenza imprescindibile del valore ideologico della fede. Una fede simile è richiesta dalla natura umana, e proprio a proposito di essa dà testimonianza la coscienza. Coloro che rinunciano a ogni altro colore per tingersi soltanto del colore di Allah, abbandonano ogni obbedienza per accettare unicamente l’obbedienza ad Allah, si separano da ogni falsità per unirsi soltanto alla verità e si dedicano con sincerità e interamente ad Allah: se anch’essi non fossero reciprocamente legati e connessi e non instaurassero rapporti d’amore, chi lo farebbe? Quale forza più grande dell’unicità dell’obiettivo potrebbe unire gli uomini gli uni agli altri? Ogni tappa di questa unidirezionalità e del cammino della verità continua a trasformare tale rapporto in una realtà vivente. Chi si consacra per amore della verità, per sua natura dipende e ha bisogno dell’amore, della compassione, del conforto e del sostegno di ogni viandante di questo cammino. Pertanto, se giungendo su questa via non ottenesse nemmeno questa benedizione, non sarebbe in alcun modo possibile colmare una simile grande mancanza.
3. La fraternità è indispensabile per la rivoluzione islamica mondiale
L’obiettivo fondamentale della fede in questo mondo — ossia la creazione di una rivoluzione islamica mondiale e l’instaurazione della civiltà islamica — richiede necessariamente rapporti solidi, stabili e fraterni. Raggiungere questo obiettivo non è affatto facile. È come «avvicinarsi alla dimora dell’amore». Qui, a ogni passo si levano tempeste di pericoli e giungono inondazioni di prove. È evidente che, per assolvere una responsabilità tanto gravosa, l’amicizia di ogni singola persona è di immenso valore. La sua mancanza non può essere colmata in alcun altro modo. In particolare, poiché su questa via la mancanza di sostenitori e collaboratori è una realtà naturale, non si può tollerare neppure per un istante un vuoto di questo genere.
Inoltre, senza una Jamāʿat organizzata e forte, non può compiersi alcuna rivoluzione complessiva. E una Jamāʿat coesa e forte nasce precisamente quando le persone che ne fanno parte sono strettamente unite tra loro. A questo scopo si dovrebbe lavorare in modo talmente organizzato da trasformarsi naturalmente in un «muro di piombo» (بنيان مرصوص); al suo interno, nessuna divisione o discordia riuscirà a trovare una via. In verità, soltanto uno sforzo così armoniosamente coeso può garantire il successo.
Allah l’Altissimo ha ordinato nella sūra Āl ʿImrān ai governanti di uno Stato islamico appena costituito di costruire proprio rapporti di questo genere:
يايها الذين امنوا اصبروا وصابروا ورابطوا واتقوا الله لعلكم تفلحون –
«O voi che credete! Siate pazienti e mostrate fermezza nel confronto. Temete Allah, affinché possiate raggiungere il vostro obiettivo.» (Āl ʿImrān: 200)
Verso la fine della sura al-Anfāl, il rapporto reciproco tra i musulmani è stato posto come condizione necessaria per il compimento della rivoluzione islamica. Ed è stato detto: coloro che crederanno in questa religione, rinunceranno a tutto per essa e sacrificheranno in questo movimento i propri beni e la propria vita, avranno certamente tra loro un rapporto di amicizia e di amore. Per indicare questo rapporto è stata qui usata la parola «amicizia».
ان الذين امنوا وهاجروا وجاهدوا باموالهم وانفسهم فى سبيل الله والذين اواو ونصروا اولـــئك بعضهم اولــياء بعضٍ –
«Coloro che hanno creduto, sono emigrati e hanno combattuto sulla via di Allah con i propri beni e le proprie vite, e coloro che hanno dato loro rifugio, aiuto e sostegno, sono amici gli uni degli altri.» (al-Anfāl: 72)
Proseguendo un po’ oltre, indicando l’unità organizzativa degli infedeli e la forza del loro gruppo, è stato detto che, se i musulmani non instaureranno un simile rapporto di amicizia, l’aspirazione a una rivoluzione islamica mondiale fondata sulla giustizia, sulla benevolenza e sulla devozione a Dio non potrà mai mettere solide radici nel mondo reale. Di conseguenza, il mondo di Allah si riempirà di sedizione e corruzione. Infatti, senza questo rapporto amichevole, per i musulmani non è possibile affrontare le forze ostili alla rivoluzione.
والذين كفروا بعضهم اولـــياء بعضٍ – الا تفعلوه تكن فتنة فى الارض وفساد كبير –
«E coloro che sono infedeli sono amici e alleati gli uni degli altri. Se voi, o credenti, non vi aiuterete reciprocamente, sulla terra si produrranno certamente grande sedizione e grave rovina.» (al-Anfāl: 73)
Ed è evidente che proprio tali sforzi per instaurare la civiltà islamica e realizzare la rivoluzione islamica costituiscono il vero criterio per determinare l’autenticità della fede.
والذين امنوا وهاجروا وجاهدوا فى سبيل الله والذين اَوَاوْ ونصروا اولـــئك هم المؤمنون حقاً –
«Coloro che hanno creduto, hanno lasciato le proprie case, hanno combattuto sulla via di Allah, e coloro che hanno dato loro rifugio e sostegno: costoro sono i veri credenti. (Al-Anfal: 74)»
Poco prima, Allah l’Altissimo aveva dato al Profeta, insieme alla promessa del Suo aiuto contro gli oppositori, la lieta notizia riguardo alla comunità dei credenti: Egli aveva unito strettamente i loro cuori, ed essi erano la chiave del successo della rivoluzione islamica.
هو الذى ايدك بنصره وبالمؤمنين – والّف بين قلوبهم-
«È Lui che ti ha sostenuto con il Suo aiuto e con quello dei credenti, e ha unito i cuori dei credenti gli uni agli altri.» (Al-Anfal: 62-63)
4. Le esigenze della fratellanza: la sua importanza e i suoi risultati
In realtà, il rapporto reciproco tra gli annunciatori della rivoluzione islamica è un rapporto di fratellanza (ukhuwwat), amicizia, misericordia e amore. Tuttavia, il termine «fratellanza» è così ampio nel suo significato che assorbe in sé tutte le altre qualità. In altre parole, proprio come due fratelli consanguinei stanno uniti e non si lascia spazio ad alcuna divergenza di opinioni, lite, discordia o dissenso tra loro, così i membri del movimento islamico dovrebbero essere legati gli uni agli altri. Come due fratelli sono pronti a sacrificare ogni cosa l’uno per l’altro, si augurano reciprocamente ogni bene, si dedicano all’aiuto e alla collaborazione e diventano l’uno il sostegno e il protettore dell’altro, e come tra loro si genera una forte emozione d’amore e una vivida partecipazione dell’animo, così si instaura un identico rapporto tra i viandanti sulla retta via, cioè tra coloro che dedicano tutta la propria vita alla causa della religione islamica. In breve, quanto più profondamente una persona sarà devota alla rivoluzione islamica, tanto più profondo sarà il rapporto che instaurerà con il proprio fratello e compagno. Allo stesso modo, quanto più caro le sarà questo obiettivo, tanto più caro le sarà anche questo rapporto. Perché questo è il rapporto di coloro che lottano esclusivamente per Allah e sulla via di Allah. Pertanto, se una persona è un membro e un promotore della rivoluzione islamica, ma il suo rapporto con il proprio fratello e compagno è simile a quello tra estranei che si incontrano lungo il cammino, dovrebbe riflettere su quale strada stia percorrendo. Oppure, se il suo rapporto con i propri compagni e collaboratori è effimero come la polvere che ci si scrolla di dosso, deve riflettere su quanto valore abbia nel suo cuore l’obiettivo verso il quale sostiene di provare amore.
È proprio per questo rapporto di fratellanza che il nobile Profeta (s) ha usatoحب الله (come «l’amore per Allah») una terminologia pura, ampia e incantevole. «Amore» è di per sé un’espressione profondamente affascinante e piacevole all’udito. Le due specificazioni «sulla via di Allah» e «per Allah» l’hanno elevata da ogni grossolanità e impurità al più alto livello di nobiltà. In tal modo, questa terminologia offre simultaneamente al cuore e all’intelletto un criterio infallibile con cui ogni credente può verificare il proprio rapporto.
Tra la fede in Allah e l’amore sulla Sua via esiste un rapporto indissolubile. Dovunque sia presente l’una, si troverà anche l’altro. Se una delle due manca, l’altra diventa dubbia. Perciò il nobile Profeta (s) disse: لا تؤمنوا حتى تحابوا
«Non sarete credenti finché non vi amerete gli uni gli altri.» (Muslim, da Abu Hurayra)
In seguito, è stato dichiarato condizione indispensabile per la perfezione della fede fondare l’intero rapporto su questa base e riservare esclusivamente ad Allah l’amore e l’inimicizia:
من احب لله وابغض لله واعطى لله ومنع لله فقد استكمل الايمان –
«Chi ama soltanto per Allah, è ostile per Allah, dona qualcosa a qualcuno per Allah e si astiene dal dare a qualcuno per Allah, ha perfezionato la propria fede.»
Nella vita degli esseri umani, l’amicizia e l’inimicizia hanno in effetti un’influenza estremamente forte. Pertanto, è del tutto naturale e ragionevole considerare condizione indispensabile per la perfezione della fede riservare entrambe esclusivamente ad Allah. La fede ha numerosi rami e ramificazioni, ognuno dei quali è importante al proprio posto. Poiché l’amore per Allah è necessario per rendere dominante una forza ben organizzata, il nobile Profeta (s) lo ha definito l’azione migliore fra tutte. Hadrat Abu Dharr (r) narra:
خرج علينا رسول الله صلى الله عليه وسلم فقال أتد رون اىُّ الاعمال احب الى الله تعالى قال قائـــل الصلوة والزكوة وقال قائـــل الجهاد قال النبى صلى الله عليه وسلم ان احب الاعمال الى الله تعالى الحب لله والبغض لله –
«Un giorno il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) venne da noi. Chiese: “Sapete quale azione è più amata da Allah l’Altissimo?” Uno rispose: “La preghiera e la zakat”. Un altro disse: “Il jihad”. Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “L’amore soltanto per Allah e l’ostilità soltanto per Allah sono le azioni più amate da Allah”.» (Ahmad, Abu Dawud, Abu Dharr)
Un’altra volta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) rivolse ad Abu Dharr (che Allah sia soddisfatto di lui) questa domanda:
يا اباذرٍّ اىُّ عرى الايمان اوثق قال الله ورسوله اعلم قال
الموالاة فى الله والحب لله وابغض لله «O Abu Dharr! Quale atto della fede è più saldo?» Egli rispose: «Allah e il Suo Messaggero lo sanno meglio». Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «È l’amicizia sulla via di Allah, l’amore e l’ostilità per Lui».» (al-Bayhaqi, Ibn Abbas)
Nel hadith, il termine عرى indica anche una corda e l’anello o il manico delle stoviglie. Inoltre, viene chiamato così anche l’albero le cui foglie non cadono nemmeno durante l’inverno; عرى è detto. In altre parole, l’amore sulla via di Allah è una base così solida che, facendo affidamento su di essa, l’uomo può adempiere serenamente alle esigenze della fede. Su una base del genere non si formano mai crepe e non crolla mai.
In sintesi, la fede esige l’intera vita dell’essere umano. Ciò significa che ogni momento della vita — finché il respiro continua a entrare e uscire dal corpo — dovrebbe essere trascorso secondo le esigenze della fede. Tuttavia, finché l’intero sistema di relazioni del credente non si trasformerà in un rapporto d’amore per Allah, nella vita non potrà iniziare una pratica così ampia di opere buone. Questo perché le relazioni costituiscono una parte considerevole della vita umana. Esse influenzano inevitabilmente la sua vita e diventano, in un certo senso, il criterio della sua amicizia e della sua religione. Perciò Allah l’Altissimo ha ordinato ai musulmani di unire il proprio essere a coloro nella cui vita il ricordo di Dio ha messo radici profonde. E affinché essi siano guidati sulla retta via e non si smarriscano completamente cadendo nel labirinto dello splendore e degli ornamenti mondani, ha usato la parola «sabr»:
واصبر نفسك مع الذين يدعون ربهم بالغدوت والعشى يريدون وجهه ولا تعد عيناك عنهم تريد زينة الحيوة الدنيا –
«Trattieni te stesso insieme a coloro che invocano il loro Signore al mattino e alla sera, desiderando il Suo compiacimento; e non distogliere da loro i tuoi occhi, desiderando lo splendore della vita terrena.» — (Sura al-Kahf)
D’altra parte, il Nobile Profeta (saws) mise in guardia le persone, esortandole a riflettere molto attentamente prima di stringere amicizia. Infatti:
المرء على دين خليله فلينظر احدكم من يخالل – (احمد- ترمذى – ابو داود –بيهقى- ابو هريرة)
«L’uomo rimane fedele alla religione del proprio amico (khalīl). Pertanto, ciascuno di voi rifletta attentamente su chi scegliere come amico.» (da Abū Hurayra, raḍiya Allāhu ʿanhu)
Nel hadith menzionato, la خليلparola deriva da خلت. Il suo significato è un amore e un’affetto tali da radicarsi profondamente nel cuore. Nel hadith viene riportato un magnifico esempio dell’amore e della compagnia delle persone buone e malvagie. Si dice: la compagnia di una persona buona è come sedere presso un venditore di profumi; anche se non si riceve alcun profumo, il suo aroma rinfrescherà comunque il cuore e la mente. Analogamente, anche se non si riceve alcun profumo, la sua fragranza rinfrescherà il cuore e la mente. Frequentare una persona malvagia, invece, è come stare presso una bottega di fabbro: anche se i propri abiti non prendono fuoco, la fuliggine e il fumo finiranno per guastare l’umore.
Quando raggiunge un certo livello dell’īmān, l’uomo prova personalmente una particolare gioia e dolcezza nell’īmān e nel realizzare le sue implicazioni concrete. È proprio questa esperienza di gioia a suscitare in lui la motivazione a compiere opere buone. Il Nobile Messaggero (saws) ha indicato proprio questa realtà con l’espressione حلاوت الايمان. Egli ha menzionato tre condizioni per essa. Una di queste è la seguente:
ان يحب المرء لا يحبه الا لله –
«Amerà un’altra persona, e il suo amore sarà esclusivamente per Allah e per nessun altro.» (Bukhārī, Muslim)
Se uno schiavo e servitore riesce a ottenere l’amore del suo proprietario e padrone, che altro potrebbe desiderare in cambio di un tesoro così grande? In verità, proprio questo amore è per il credente come un miʿrāj. Il Nobile Profeta (saws) ha detto: «Coloro che instaurano tra loro legami di amicizia per amore di Allah sono degni di questa grande benedizione.» Perciò Ḥazrat Muʿādh ibn Jabal (raḍiya Allāhu ʿanhu) disse:
سمعت رسول الله صلى الله عليه وسلم يقول قال الله تعالى وجبت محبتى للمتحابين فى المسجالسين فى المتزاورين فى والمتباذلين فى-
«Ho sentito il Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam) dire che Allah l’Altissimo ha detto: “Il Mio amore è dovuto a coloro che si amano reciprocamente per Me, che siedono insieme per Me, che si fanno visita reciprocamente per Me e che spendono reciprocamente dei propri beni per Me”.» — (Malik)
5. I benefici della fratellanza nell’Aldilà
I frutti dell’amore per Allah nella vita terrena sono già evidenti; ma nell’Aldilà, quando ogni buona azione dell’uomo sarà considerata preziosa e persino l’elemosina di un solo dattero e una buona parola saranno ritenute per lui un guadagno, allora questo legame conferirà a un credente una dignità elevatissima. In verità, alla luce di tutto ciò che sappiamo sull’importanza di questo legame per la rivoluzione islamica, ciò è del tutto naturale e evidente.
Quel giorno nessuno si occuperà degli altri. L’uomo fuggirà lontano, abbandonando tutto: i genitori, i fratelli e le sorelle, la moglie, i figli e le figlie. Sarà persino disposto a offrire tutti loro come riscatto per salvarsi dall’Inferno. Quel giorno sarà svelato l’intero mistero dell’amicizia, e colui che nella vita terrena era stato amato e si era radicato nella mente diventerà là un nemico. Ma l’amicizia delle persone veramente timorate di Dio rimarrà intatta. Poiché, in quel giorno di angoscia, si saprà con esattezza che cosa quegli amici si erano donati reciprocamente nella vita terrena e che cosa sarebbe stato loro utile, e se ne comprenderà appieno l’importanza:
الا خلاء يومئذ بعضهم لبعض عدو الا المتقين ياعباد لا خوف عليكم اليوم ولا انتم تحزنون –
«Quel giorno gli amici saranno nemici gli uni degli altri, eccetto i pii. “O Miei servi! Oggi non avrete nulla da temere e non sarete afflitti.”» — (Sura az-Zukhruf)
In questo modo, l’esito dell’uomo sarà unito a quello di coloro con i quali avrà instaurato un rapporto d’amore. Anche se coloro che si amano per Allah fossero uno in Oriente e l’altro in Occidente, il grande Signore dei mondi, Allah l’Altissimo, li riunirà nel Giorno della Resurrezione e dirà loro: “Questa è la persona per la quale nutrivi amore per Me”. La narrazione di un hadith è la seguente:
1) المرء مع من احبَّ
2) لو ان عبد ين تحابَّا فى الله عزَّ وجلَّ واحد فى المشرق واخر ى المغرب لجمع الله بينهما يوم القيامة يقول هذا الذى كنت تحبه فىَّ
1. «La sorte dell’uomo è legata a quella di colui che ama.» (al-Bukhari, Muslim; Ibn Mas’ud, che Allah si compiaccia di lui.)
2. «Anche se due persone che si amano per amore di Allah, il Signore dei mondi, si trovassero una in Oriente e l’altra in Occidente, Allah le riunirebbe entrambe nel Giorno del Giudizio e direbbe: “Questa è la persona che amavi per Me”.» (al-Bayhaqi; Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui.)
Quel giorno, sotto i piedi degli uomini continuerà a erompere il fuoco; sopra le loro teste vi saranno nubi di fuoco, dalle quali cadranno scintille di fuoco. A destra, a sinistra, davanti e dietro, egli sarà circondato soltanto dal fuoco, e vi sarà una sola ombra nella quale potrà trovare rifugio. Essa sarà l’ombra dell’Arsh divino. Quel giorno, sette categorie di persone troveranno posto in questa ombra. A loro riguardo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto:
رجلان تحابَّا فى الله اجتمعا عليه وتفرق عليه –
«Tra loro vi saranno due persone che si sono amate l’un l’altra per amore di Allah, si sono riunite per Lui e si sono separate per Lui.»
Che la misericordia di Allah sia su colui che ci ha trasmesso questo Suo comandamento:
ان الله تعالى يقول يوم القيامة اين المتحابون فىَّ بجلا لى اليوم اظلهم فى ظلى يوم لا ظلَّ الا ظلِّى –
«Allah l’Altissimo dirà nel Giorno della Resurrezione: “Dove sono coloro che si amavano reciprocamente per la Mia grandezza? Oggi darò loro rifugio sotto la Mia ombra. Oggi non vi è alcuna ombra all’infuori della Mia”. — (Muslim, Abū Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
E per coloro riguardo ai quali Allah l’Altissimo ha dato la seguente notizia, ciò costituirà davvero un grandissimo onore:
المتحابون بجلالى لهم منابر من نور يغيطهم النبيون والشهداء –
«Per coloro che si amano reciprocamente per la Mia grandezza saranno eretti nell’Aldilà pulpiti di luce, e i profeti e i martiri li invidieranno». — (al-Tirmidhī, Muʿādh ibn Jabal)
6. L’importanza delle relazioni reciproche
Questa profonda, stabile e affettuosa relazione reciproca, fondata su un’unica fede per amore di Allah, è talmente importante per il movimento islamico che ogni sua alterazione è stata considerata con estrema preoccupazione. In seguito verranno esaminate dettagliatamente la severa ammonizione riguardante la rottura delle relazioni reciproche, la promessa fatta riguardo al riconciliarsi e al riconciliare gli altri, nonché tutto ciò che è stato detto su coloro che corrompono tali relazioni. Qui, tuttavia, è necessario ricordare che il Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui) ha paragonato l’alterazione delle relazioni e il nutrire odio a un’arma che annienta completamente l’intera religione:
هى الحالقة لا اقول تحلق الشعر ولكن تحلق الدين – (احمد وترمذى- زبير)
Da ciò si comprende quanto siano ampi e profondi gli effetti di questo rapporto. Da coloro che si legheranno a questo dīn con sincerità e devozione sgorgheranno continuamente dal cuore ruscelli d’amore per i propri compagni. Questo rapporto sarà loro così caro e nei loro cuori si formerà per esso un valore così grande che saranno pronti ad accettare qualsiasi altro sacrificio; ma non tollereranno alcun danno arrecato a esso.
Allah Ta‘ālā ha annoverato questo rapporto di amore reciproco e affetto tra i lavoratori del movimento islamico fra le Sue più grandi benedizioni. E sulla comunità islamica che otterrà questo bene inestimabile si riverseranno la Sua speciale misericordia e le Sue benedizioni. Questo rapporto, infatti, è l’anima vitale della comunità islamica e il segno della sua vitalità. Esso crea per i suoi membri un ambiente nel quale, sostenendosi a vicenda, continuano a individuare la meta del sentiero della verità e si impegnano costantemente a guidarsi reciprocamente sulla via della virtù. Nel sūra Āl ʿImrān, Allah Ta‘ālā ha ricordato il grande bene che aveva donato alla prima comunità islamica sotto forma di unità, amore reciproco e fratellanza, definendolo una Sua speciale benedizione:
واذكروا نعمة الله عليكم اذ كنتم اعداء فالف بين قلوبكم فاصبحتم بنعمته اخوانًا –
«E ricordate la benedizione di Allah su di voi: quando eravate nemici gli uni degli altri, Egli ha riconciliato i vostri cuori e, per la Sua grazia, siete diventati fratelli.» — (Āl ʿImrān: 103)
Poi, nella sūra al-Anfāl, rivolgendosi al nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), è stato detto che, anche se avesse speso tutte le ricchezze del mondo, non avrebbe potuto unire i cuori dei musulmani in un rapporto di amore, affetto e fratellanza. Ciò è stato possibile soltanto per la potenza di Allah Ta‘ālā: solo Lui avrebbe potuto renderlo possibile. Egli ha dato agli uomini una religione e ha concesso loro la capacità di nutrire fede e amore per essa. Questo amore e questo affetto ne sono il risultato inevitabile.
Due: la necessità del carattere e le sue caratteristiche fondamentali
Per stabilire e mantenere il livello che l’Islam ha fissato anche nei rapporti reciproci, Allah e il Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui) hanno elaborato un insieme di norme fondato sui diritti e sulla dignità reciproci. Seguendo tali norme, si può facilmente elevare questo rapporto al livello auspicato dal dīn dell’Islam. Le basi di queste norme poggiano su alcuni principi fondamentali. Se l’uomo li accoglie e li segue nella propria vita morale, ogni aspetto connesso a quei diritti e a quella dignità continuerà a manifestarsi come naturale conseguenza di queste qualità fondamentali. In altre parole, queste qualità continueranno a sollecitare e a esigere dall’interno dell’uomo l’adempimento di ciascun dovere e il conseguimento di ciascuna forma di dignità. Di conseguenza, non sarà necessario un consiglio o un ammonimento a ogni passo. Tra queste qualità, la prima e più importante è il desiderio del bene per gli altri.
1. Il desiderio del bene per gli altri
Nel nobile hadith, per indicare il sincero desiderio del bene, è stata usata la parola «naṣīḥa» (نصخت) Questa parola ha un significato estremamente ampio. Per questo il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto الدين النصيحة (ثلاثا) «La religione è il sincero desiderio del bene». (Egli pronunciò questa frase tre volte consecutive) — Muslim.
In seguito, a ulteriore spiegazione, vengono menzionate le persone verso le quali si dovrebbe nutrire un sincero desiderio del bene. Tra queste sono menzionati anche i musulmani in generale. Una volta, infatti, il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ricevette da alcuni suoi Compagni il giuramento di fedeltà a favore del sincero desiderio del bene (naṣīḥa) per i musulmani in generale. Alla luce del significato lessicale, il senso di questa parola è che nel rapporto non rimanga alcuna adulterazione o difetto. In altre parole, possiamo definire questa qualità così: una persona sarà sempre profondamente interessata al bene e al benessere del proprio fratello; sarà in ogni momento ansiosa di procurargli il bene, si impegnerà con ogni mezzo per recargli beneficio e non accetterà che egli subisca alcun danno o sofferenza. Al contrario, cercherà di aiutarlo in ogni modo possibile, tanto nelle questioni della religione quanto in quelle mondane. Il vero criterio di questo sincero desiderio del bene è che una persona desideri per il proprio fratello esattamente ciò che desidera per se stessa. L’essere umano, infatti, non può mai desiderare il proprio male. Al contrario, si adopera per procurare a se stesso il massimo possibile di vantaggio, bene e beneficio. Per quanto riguarda i propri diritti, non è disposto ad accettare neppure il minimo danno; non è avaro quando deve spendere tempo e denaro per il proprio vantaggio; non sopporta di sentir parlare del proprio danno e non tollera mai la propria umiliazione. Anzi, desidera ottenere per sé la massima quantità di opportunità e agevolazioni. Pertanto, il significato del sincero desiderio del bene è che le qualità sopra menzionate devono svilupparsi nel carattere umano e che una persona desideri per il proprio fratello esattamente ciò che desidera per se stessa. In questo modo continueranno a svilupparsi il suo comportamento e la sua condotta.
Questa caratteristica morale del credente è stata indicata dal Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) come una condizione indispensabile della fede:
والذى نفسى بيده لا يؤمن عبد حتى يحب لاخيه ما يحب لنفسه –
«Per Colui nella cui mano è la mia anima, lo giuro! Nessun servo può diventare credente finché non desidera per il proprio fratello ciò che desidera per se stesso». (Bukhari e Muslim — Anas)
In questo modo sono stati menzionati i sei importanti diritti di un musulmano nei confronti di un altro musulmano; tra questi, un hadith descrive il sincero desiderio del bene nei termini seguenti:
وينصح له اذا غاب او شهد –
Cioè: «Desidera il bene per il proprio fratello, sia egli presente o assente». (Siyaghi — Bukhari — Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
In un altro hadith si dice a questo proposito che il musulmano ha sei diritti nei confronti di un altro musulmano; uno di questi è:
ويحب له ما يخب لنفسه –
«Ciò che desidera per sé, lo desidera anche per lui». (Tirmidhi, Fābisī-ʿAlī, ra.)
Proseguendo, vedremo quanti diritti e meriti siano racchiusi in questa qualità di desiderare il bene, che ne derivano direttamente come sua conseguenza necessaria.
2. Sacrificio (ايثار)
Quando un musulmano non si limita ad amare per suo fratello ciò che ama per sé, ma gli dà la precedenza su di sé, allora questa sua qualità è chiamataايثر o sacrificio. Questa è la seconda qualità fondamentale. ايثارLa parola اثر deriva da . Il suo significato è fare un passo avanti o dare la precedenza. In altre parole, il musulmano darà precedenza al bene e al benessere di suo fratello rispetto al proprio bene e al proprio benessere. Rimanderà le proprie necessità per soddisfare quelle altrui. Sopporterà la sofferenza per dare conforto agli altri. Pur rimanendo affamato, sazierà la fame degli altri. Se necessario per sé, accetterà cose contrarie alla propria indole e al proprio carattere, ma proteggerà quanto più possibile il cuore del proprio fratello da ogni situazione spiacevole.
In realtà, questa è una qualità morale elevata, che non ci si può aspettare da tutti. Infatti, alla sua base non è stato stabilito alcun diritto o dovere. Tuttavia, su questa base è stata descritta una nobiltà morale sconfinata.
Questo sacrificio dovrebbe innanzitutto essere praticato entro i limiti delle necessità, poi nell’ambito delle comodità e degli agi, e infine in quello dell’indole e del carattere. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante. Gli esseri umani hanno per natura caratteri diversi e, di conseguenza, anche i loro desideri e le loro esigenze assumono forme diverse. In una simile situazione, se ogni persona rimane rigida riguardo alle esigenze della propria indole, la società umana è destinata a disgregarsi completamente. Al contrario, se impara a dare la precedenza ai gusti, alle preferenze e alle inclinazioni degli altri, può nascere un rapporto straordinariamente bello e cordiale.
Il livello più elevato di questo sacrificio consiste nel dare la precedenza ai bisogni del proprio fratello rispetto ai propri, pur trovandosi personalmente nella privazione, nella difficoltà e in condizioni avverse. La vita dei compagni del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) è piena di episodi di questo genere. Anche nel Corano è stata lodata questa loro qualità:
ويوثرون على انفسهم ولو كان بهم خصاصة –
«E danno la precedenza agli altri rispetto a se stessi, anche se si trovano nella privazione». — (Sura al-Hashr, 9)
In verità, il modo in cui gli Ansar, nonostante la propria povertà e le proprie privazioni, accolsero i loro fratelli Muhajirun e fecero loro posto tra di sé è senza dubbio un esempio ideale di sacrificio. Come occasione della rivelazione del versetto sopra citato, viene menzionato un episodio riguardante Abu Talha al-Ansari. Da questo episodio si ricava un esempio straordinario:
«Un giorno, un uomo affamato si recò dal nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui). In casa sua non c’era alcun cibo. Egli disse: “Chi ospiterà quest’uomo come proprio ospite questa notte, Allah avrà misericordia di lui”. Abu Talha portò l’uomo a casa propria. Ma, una volta arrivato, apprese dalla moglie che in casa c’era soltanto cibo sufficiente a saziare l’ospite. Disse: “Dai da mangiare ai bambini e spegni la lampada. Noi due resteremo digiuni per tutta la notte. Naturalmente, l’ospite penserà che anche noi stiamo mangiando”. Alla fine fecero proprio così. Il mattino seguente, quando si presentarono al servizio del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), egli disse: “Allah l’Altissimo si è compiaciuto moltissimo della tua buona azione”, e recitò loro anche questo versetto». (Bukhari e Muslim)
Questo è dunque un esempio di sacrificio in condizioni di difficoltà economica. Ma ancora più straordinario è l’episodio avvenuto durante una jihad, che può essere definito il culmine estremo del sacrificio. L’episodio è il seguente:
«Sul campo di battaglia fu portata dell’acqua a un uomo ferito. Proprio in quel momento si udì da vicino il lamento di un altro uomo. Il primo disse: “Portatela prima a quell’uomo”. Quando raggiunsero il secondo uomo, si ripeté la stessa scena, ed egli, pur essendo in punto di morte, diede la precedenza al bisogno del proprio compagno. La stessa situazione si ripeté fino al sesto uomo, e ciascuno continuò a dare la precedenza al bisogno dell’altro rispetto al proprio. Ma, quando raggiunsero il sesto uomo, si accorsero che la lampada della sua vita si era già spenta. Così, mentre tornavano dal primo uomo, uno dopo l’altro morirono tutti.»
Un altro significato del sacrificio è accontentarsi personalmente di un oggetto di qualità relativamente inferiore e offrire al proprio compagno quello di qualità migliore. Una volta, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) stava attraversando una foresta. Tagliò due siwāk: uno era diritto e l’altro ricurvo. Con lui c’era un Compagno. Gli diede il siwāk diritto e tenne per sé quello ricurvo. Il Compagno disse: “O Messaggero di Allah, questo è migliore e più adatto a te”. Egli rispose: “Se una persona mantiene anche solo per un’ora una relazione con qualcuno, nel Giorno della Resurrezione le sarà chiesto se, durante quel periodo di compagnia, ha prestato attenzione ai diritti dell’altro o li ha trascurati”. (Kīmiyā-ye Saʿādat) In verità, con ciò si indica che il sacrificio è anch’esso uno dei diritti della compagnia.
3. Al-ʿadl (giustizia equa)
Due importanti qualità fondamentali del carattere sono l’ʿadl e l’iḥsān. Se il mu’min segue queste due qualità, non solo nessuna causa di rottura dei rapporti riuscirà a farsi strada, ma i rapporti diventeranno anche estremamente cordiali. Per questo Allah l’Altissimo ha impartito il Suo comando riguardo a queste due qualità dicendo:
ان الله يأمر بالعدل والاحسان –
«Allah l’Altissimo ordina di rimanere saldi nell’ʿadl e nell’iḥsān». – (Sura an-Naḥl, 90)
Qui è particolarmente degna di nota l’espressione: «Allah ordina». Nel concetto di ʿadl sono racchiuse due verità fondamentali. Primo: bisogna mantenere l’uguaglianza e l’equilibrio riguardo ai diritti delle persone. Secondo: il diritto di ciascuno esige che i diritti morali, sociali, culturali, politici, economici e assistenziali spettanti a ogni persona siano adempiuti con piena sincerità di fede. In altre parole, un musulmano adempirà a tutti i diritti legittimamente spettanti a suo fratello secondo la Sharīʿa, si comporterà secondo la volontà della Sharīʿa e tratterà gli altri conformemente ai suoi precetti. Infatti, nella Sharīʿa tutte le norme dell’ʿadl sono state raccolte in modo completo e armonioso:
وانزلنا معهم الكتاب والميزان ليقوم الناس بالقسط –
«E con loro abbiamo fatto scendere il Libro e la Bilancia, la giustizia, affinché gli uomini possano stabilire l’equità». – (Sura al-Ḥadīd, 25)
Analogamente, la Sharīʿa esige anche che, quando si ricambia un’azione nociva ricevuta da qualcuno, si infligga soltanto la stessa misura del danno arrecato. Chi oltrepassa questo limite si oppone all’ʿadl. Una spiegazione dettagliata e una concezione completa dell’ʿadl sono state esposte in un hadith del Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui). In quel hadith vengono menzionate nove cose prescritte da parte di Allah. Una di esse è questa:
كلمة العدل فى الغضب والرضاء –
«Sia in stato d’ira sia in stato di soddisfazione, in ogni situazione mantieniti saldo sulla parola della giustizia.»
In realtà, il segno fondamentale di un carattere completo è che, qualunque sia lo stato interiore di una persona, essa non si discosti dal cammino della giustizia. Deve possedere una tale forza di carattere che, per quanto possa esserci inimicizia o risentimento tra lei e suo fratello, non permetta che i propri rapporti, affari e comportamenti si discostino dai criteri della Sharia. Il passo successivo alla giustizia è l’ihsān. Esso è qualcosa in più della giustizia.
4. Ihsān (buona condotta)
Nelle relazioni reciproche, l’importanza dell’ihsān è ancora maggiore di quella della giustizia. Se la giustizia può essere definita il fondamento delle relazioni, l’ihsān ne costituisce la bellezza e la perfezione. Se la giustizia protegge le relazioni dall’ostilità e dall’amarezza, l’ihsān vi crea dolcezza e armonia. In realtà, se ciascuna delle parti si limita a misurare soltanto il livello minimo della relazione, non può durare a lungo ricevendo anche solo un po’ meno di ciò che le spetta e dando all’altro anche solo un po’ più di quanto gli spetta. Da una relazione così semplice forse non nascerà un conflitto; tuttavia, essa sarà privata delle benedizioni dell’amore, del sacrificio di sé, della moralità e della benevolenza, che generano gioia e dolcezza nella vita. Tali benedizioni si ottengono infatti attraverso le qualità dell’ihsān, ossia la buona condotta, la generosità nei rapporti, la compassione, la benevolenza, il buon umore, la tolleranza, le buone maniere reciproche, la cortesia, il dare agli altri più di quanto spetta loro e l’accontentarsi personalmente di ricevere meno di quanto spetta.
Anche il concetto di ihsān rende completi e chiari tre aspetti in un hadith che ne comprende nove:
ان اصل من قطعنى واعطى من حرمنى واعفو عمَّن ظلمنى –
«Chi si allontanerà da me, io mi unirò a lui; chi mi priverà dei miei diritti, io gli riconoscerò i suoi; e chi mi farà un torto, io lo perdonerò.» (Sura ar-Raʿd, 22)
In altre parole, questa qualità del carattere esige che una persona non ricambi soltanto la giustizia e il bene del proprio fratello con una giustizia e un bene ancora maggiori, ma che, anche se egli commette un’ingiustizia, risponda comunque con la giustizia.
ويدرون بالحسنة السيّئة –
«Essi respingono l’ingiustizia e il peccato con la giustizia e la virtù.» (Sura al-Qasas, 54)
5. Rahma
Dopo queste quattro qualità, userò la parola «Rahma» per la quinta. Naturalmente, per essa sono stati usati anche molti altri termini.
Uso la parola «Rahma» perché è Allah stesso ad aver scelto questo termine per descrivere il rapporto reciproco tra i musulmani. Ciò indica proprio l’ampiezza del suo significato:
محمد الرسول الله والذين معه أشداء على الكفار رحماء بينهم –
«Muhammad è il Messaggero di Allah, e coloro che sono con lui sono inflessibili verso i miscredenti e misericordiosi tra loro.» (Sura al-Fath, 29)
Per comprendere facilmente questa qualità, possiamo definirla umiltà e dolcezza del cuore. Grazie ad essa, nel comportamento della persona si manifestano verso il proprio fratello profondo amore, affetto, compassione, premura e sollecitudine. Per lei è doloroso persino immaginare che, a causa sua, il cuore del fratello possa provare anche il minimo dolore o ricevere la minima offesa. Questa qualità di misericordia rende la persona amata e spinge la gente comune ad avvicinarsi a lei. Il Corano ha annoverato questa qualità tra le principali virtù del Messaggero e ha presentato alcuni esempi riguardanti la predicazione e l’organizzazione.
لقد جاءكم رسول من انفسكم عزيز عليكم ما عنتُّم حريص عليكم بالمؤمنين رؤف رَّحيم –
«In verità, è giunto a voi un Profeta scelto tra voi stessi. Egli soffre profondamente per ciò che vi affligge, è ansioso per il vostro bene ed è assai compassionevole e misericordioso verso i credenti.» (Sura at-Tawba, 128)
Nella Sura Āl ʿImrān è detto che, se il vostro cuore non fosse stato mite, le persone non si sarebbero mai avvicinate a voi. E questa dolcezza del cuore è una misericordia di Allah.
فبما رحمة من الله لنت لهم ولو كنت فظا غليظ القلب لا نفضُّيوا حولك –
«È per misericordia di Allah che sei stato indulgente e benevolo con loro. Se fossi stato di cattivo carattere e di cuore duro, si sarebbero certamente allontanati da te.» (Āl ʿImrān, 159)
Il naturale compimento della fede è l’amore e l’affetto. Ma amore e affetto non possono mai coesistere con la durezza del cuore. Perciò, quando un credente diventa amorevole, per sua natura diventa mite. Altrimenti, nella sua fede non vi è alcun bene. È proprio a questa verità che il Nobile Messaggero (pace su di lui) ha fatto luce nel modo seguente:
المؤمن مالف ولا خير فيمن لا يألف ولا يولف – (احمد وبيهقى – ابو هريرة)
“Il credente è un luminoso simbolo di amore e affetto. In chi non ama nessuno e non è amato da nessuno non vi è alcun bene.” (Ahmad, Bayhaqi – da Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
Ed è per questo che è stato detto:
من يحرم الرفق يحرم الخير –
“Chi è privo di mitezza è privo anche del bene.” (Muslim)
Questa è la spiegazione dettagliata di tali parole:
من اعطى حظه من الرفق اعطى حظه من خير الدنيا والاخرة –
“A chi è stata concessa la sua parte di mitezza, è stata concessa anche la sua parte del bene di questo mondo e dell’Aldilà.” (Sharh al-Sunna – da Aisha, che Allah si compiaccia di lei)
Una volta il Nobilissimo Profeta (pace e benedizioni su di lui) menzionò uno dei tre uomini destinati al Paradiso. Quell’uomo era estremamente compassionevole e solidale verso i suoi parenti e verso i musulmani in generale.
رحيم رفيق القلب لكل ذى قرب وَّ مسلم – (مسلم )
In verità, non c’è nessuno più sventurato di chi non mostra misericordia verso gli abitanti del mondo. Infatti, nell’aldilà sarà privato della misericordia di Dio. Al contrario, per chi mostra misericordia verso i servi di Allah, la misericordia di Allah diventa inevitabile. Muhammad (pace su di lui) ha dunque detto:
لا تنزع الرحمة الا من شقىٍّ –
“La misericordia non viene sottratta a nessuno, se non allo sventurato.”
Ha inoltre detto:
الرحيمون يرحمهم الرحمن – ارحم من فى الارض يرحمكم من فى السماء –
“Coloro che mostrano misericordia riceveranno la misericordia del Misericordioso. Abbiate misericordia degli abitanti della terra, affinché Colui che è nei cieli abbia misericordia di voi.” – (Abu Dawud, Tirmidhi – Ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui)
È attraverso l’espressione di questi due diversi aspetti della misericordia e della mitezza che si manifestano l’affetto verso i più giovani e il rispetto verso gli anziani. Queste due cose sono state menzionate con le seguenti parole:
ليس منا من لم يرحم صغيرنا ولم يوقر كبيرنا –
«Chi non mostra compassione verso i nostri piccoli e non onora i nostri anziani non appartiene a noi.» (Tirmidhi – Ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui)
Un musulmano, nei rapporti con il proprio fratello, è di indole mite e si adopera con tutte le sue forze per rendergli lieto il cuore con ogni mezzo possibile, non recargli dolore e soddisfare ciascuna delle sue legittime richieste. Il Nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha illustrato questo argomento con il seguente esempio:
المؤمنون هينون لينون كلجمل ان قيد انقاد وان أنيخ على صخرة استنا خ –
«Il credente è paziente e benevolo come quel cammello che porta un anello al naso: se lo si tira, segue, e se lo si fa inginocchiare su una pietra, si inginocchia.» – (Tirmidhi)
Il Sacro Corano ha descritto l’intero argomento con estrema concisione:
اذلة على المؤمنين –
«Saranno umili e miti verso i credenti.» – (Sura al-Māʾida, 5:54)
In effetti, è proprio questa qualità della misericordia a infondere nuova vitalità e consapevolezza nelle relazioni umane, conferendo compiutezza alla loro bellezza e alla loro armonia. Se una persona riesce una volta a comprendere la grandezza di questa misericordia, diventa assai difficile convincere il suo cuore a recidere quella relazione attraverso la quale ha ricevuto questa benedizione.
6. Il perdono (عفوٌّ)
Perdono significa concedere la propria remissione. Naturalmente, in questo significato rientrano separatamente molte questioni, come il controllo dell’ira, la pazienza e la fermezza, la tolleranza e così via. Poiché tali qualità sono strettamente connesse a questa virtù, le consideriamo anch’esse comprese in essa. Quando si instaura una relazione tra due persone, è naturale che ciascuna compia, in un modo o nell’altro, qualcosa che per l’altra risulta sgradevole, amaro, doloroso e penoso. Alcune di queste cose suscitano ira nel suo animo, mentre altre le conferiscono persino il diritto a una legittima ritorsione. Tuttavia, in situazioni di questo genere, una relazione d’amore esige che prevalga l’affetto, che, pur avendo la possibilità di vendicarsi, essi se ne astengano e seguano il principio del perdono e della clemenza. Questa era una qualità speciale del carattere del Nobile Messaggero. Per questo Allah l’Altissimo lo ha esortato in molti passi: “خذ العفو –
“Adotta il principio della mitezza e della clemenza.” – (Sura al-Aʿrāf, 199)
فاعف عنهم واستغفرلهم –
“Perdonali e chiedi il perdono per loro.” – (Āl ʿImrān, 159)
Per insegnare ai musulmani le qualità della taqwā, è stato inoltre detto:
والكاظمين الغيظ والعافين عن الناس –
«Coloro che reprimono la propria collera e perdonano le persone.» – (Āl ʿImrān, 134)
Quando una persona soffre o subisce un danno, è innanzitutto la collera a cercare di impadronirsi della sua mente e dei suoi pensieri. E se la collera riesce a dominare il suo cuore e la sua mente, altro che perdonare: egli compie azioni così anormali che ogni speranza di una relazione sana e normale in futuro svanisce. Per questo motivo, ciascuno dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di reprimere la propria collera. Se una persona ha l’opportunità di riflettere su questa relazione a mente serena, anche qualora poi non seguisse il principio del perdono, almeno non oltrepasserebbe i limiti della giustizia. Il Nobile Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) ha ammonito in varie occasioni riguardo ai danni della collera e ha esortato a reprimerla. Egli ha detto:
ان الغضب ليقسد الايمان كما يفسد الصبر العسل –
«In verità, la collera distrugge la fede proprio come una medicina velenosa distrugge il miele.» – (Bayhaqī, Ibn ʿUmar, raḍiyallāhu ʿanhu)
ما تجرع عبد افضل عند الله عز وجل من جرعة غيظ يكظمها ابتغاء وجه الله تعالى –
«Agli occhi di Allah, nessun sorso inghiottito da un servo è migliore di quello della collera inghiottito per ottenere il compiacimento di Allah.» (Aḥmad, Ibn ʿUmar, raḍiyallāhu ʿanhu)
Allo stesso modo, il Nobile Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) ha insegnato la pazienza e ha detto che, invece di interrompere i rapporti, sopportare pazientemente le sofferenze e le difficoltà e continuare a frequentarsi costituisce il comportamento migliore dell’essere umano. Egli ha detto:
المسلم خالط الناس ويصبر على اذاهم افضل من الذى لا يخالطهم ولا يصبر على اذاهم –
«Il musulmano che vive in armonia con la gente e sopporta con pazienza le sofferenze e i torti da essa arrecati è migliore di colui che evita di frequentarla e non sopporta le sofferenze.» (Tirmidhi, Ibn Majah – Ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui)
Una volta, mentre dava consigli a Hazrat Abu Bakr Siddiq (che Allah sia soddisfatto di lui), tra le altre cose disse:
عبدا ظلم بظلمة فيغضى عنها لله عز وجل الا امر الله بنصره –
«Se un servo subisce un’ingiustizia e rimane in silenzio soltanto per ottenere il compiacimento di Allah, Allah gli concede certamente un grande aiuto.» (Bayhaqi – Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
La cosa successiva alla pazienza consiste nel perdonare di buon animo il proprio fratello, pur avendo la possibilità di ricambiare e vendicarsi. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: Hazrat Musa (pace su di lui) chiese ad Allah: «Chi è, tra i Tuoi servi, il più caro a Te?». Allah l’Altissimo rispose:
من اذا قدر عذر –
«Colui che perdona pur avendo il potere di vendicarsi.» (Bayhaqi – Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
Allo stesso modo, il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha dato una grave notizia a chi non accetta il perdono del proprio fratello:
من اعتذر الى اخيه فلم يعتذره او لم يقبل عذره كان عليه مثل خطيئة صاحب مكسٍ –
“Chi chiede perdono al proprio fratello per la propria ingiustizia, e questi non lo considera perdonato oppure non accetta le sue scuse, avrà un peccato pari a quello di un esattore illegale di imposte.” (Tirmidhi – Sahl ibn Muʿādh)
E colui che, nonostante fosse adirato, perdona il proprio fratello avrà per lui anche nell’Aldilà la migliore ricompensa. Perciò il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
من كظم غليظا وهو يقدر على ان ينقذه دعاه الله على رئوس الخلائق يوم القيامة حتى يخيره فى اى الحور شاء –
“Chi, pur avendo la possibilità di sfogare la propria ira, la trattiene, nel Giorno della Resurrezione Allah lo chiamerà davanti a tutte le creature e gli darà la facoltà di scegliere qualunque huri desideri.” (Tirmidhi – Sahl ibn Muʿādh)
Coloro che perdoneranno nella vita terrena, Allah l’Altissimo perdonerà i loro difetti e le loro colpe.
وليعفوا وليصفحوا الا تحبون ان يغفرالله لكم والله غفور رَّحيم –
“Dovrebbero adottare la politica del perdono e della clemenza. Non desiderate forse che Allah vi perdoni? In verità Allah è Perdonatore e Misericordioso.” (Sura an-Nur, 22)
Naturalmente, si può rispondere all’ingiustizia con un’ingiustizia equivalente, ma la ricompensa di chi perdona è presso Allah.وجزاؤ اسيّئة سيّئة مّثلها – فمن عفا واصلح فاجره على الله انه لا يحب الظالمين –
“La punizione per un’ingiustizia è un’ingiustizia di pari misura. Ma chi perdona e ristabilisce la pace avrà la sua ricompensa presso Allah; Egli non ama gli ingiusti.” (Sura ash-Shura, 40)
Acquisire questa virtù del perdono non è affatto facile. È un atto di grande coraggio.
ولمن صبر وغفر ان ذالك من عزم الامور-
“Chi ha avuto pazienza e ha perdonato ha compiuto un atto di grande coraggio.” (Sura ash-Shura, 43)
Ma proprio questo crea grande nobiltà e purezza all’interno della relazione. Per questo è una virtù estremamente importante.
A questo proposito ritengo necessario menzionare altre due virtù. La prima è la fiducia reciproca o l’affidamento, e la seconda è la consapevolezza del valore.
7. Fiducia
Nel concetto completo di affidabilità rientra anche l’amicizia. Essa è insita in ciò che il Corano ha usato per definire la natura dei rapporti reciproci tra i musulmani. In realtà, si chiama amico colui che è completamente degno di fiducia e al quale si possono rivelare tutti i propri segreti in piena tranquillità. E il rapporto fraterno esige proprio che una persona faccia affidamento sul proprio compagno e lo renda partecipe di ogni aspetto della propria vita.
8. Percezione del valore
Lo scopo di quest’ultimo elemento è che una persona sia sufficientemente consapevole dell’importanza e della dignità di questo rapporto da poterne comprendere il vero valore. Ciò sarà possibile soltanto quando non sarà in alcun modo disposta ad accettare di spezzare questo rapporto.
Terzo: come proteggere il rapporto dalla deformazione
Alla luce di questi princìpi fondamentali e di queste virtù, Allah e il Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ci hanno fornito un’ampia guida, affinché il rapporto possa essere elevato al livello desiderato. Tra queste indicazioni ve ne sono alcune negative, che proteggono il rapporto dal danno; altre sono positive e gli conferiscono maggiore stabilità e affetto.
La prima e principale cosa proibita è l’ingerenza nei diritti.
1. L’ingerenza nei diritti
In questo mondo, ogni persona possiede alcuni diritti. Tali diritti riguardano tanto i beni e gli oggetti da essa utilizzati, quanto le persone a lei legate. È dovere di un musulmano vigilare rigorosamente su se stesso, affinché non si renda colpevole di aver violato anche uno solo dei due tipi di diritti spettanti a suo fratello. Così come non priverà suo fratello dei diritti che gli spettano in materia di ricchezza o di interessi materiali, allo stesso modo non mancherà di adempiere ai doveri che gli incombono nei suoi confronti riguardo alla sua vita, ai suoi beni, al suo onore e alla sua dignità, nonché alla sua religione. Il Corano ha discusso in dettaglio tutti questi diritti. In materia di eredità, matrimonio, divorzio e in ogni altro ambito, Allah ha stabilito i Suoi limiti, impedendo così qualsiasi ingerenza in tali questioni. I dettagli relativi sono stati esposti con grande chiarezza negli hadith. Inoltre, in tutti i passi in cui sono state enunciate le norme riguardanti tali questioni, si è ammonito con parole estremamente severe a rispettare i diritti e a temere Allah, mettendo in guardia dalle cattive conseguenze della violazione dei limiti stabiliti.
تلك حدود الله فلا تعتدوها ومن يعتدَّ حدود الله فاولـــئك هم الظالمون –
«Questi sono i limiti stabiliti da Allah; non trasgredite dunque tali limiti. Chiunque trasgredisca i limiti di Allah, questi sono gli ingiusti.» (Sura al-Baqara, 229)
تلك حدود الله ومن يطع الله ورسوله يدخله جنات تجرى من تحتها الانهار خالدين فيها وذالك الفوز العظيم- ومن يعص الله ورسوله ويعتدَّ حدوده يدخله نارا خالدا فيها وله عذاب مُّهين –
«Questi sono i limiti stabiliti da Allah. Chiunque obbedisca ad Allah e al Suo Messaggero, Egli lo farà entrare in giardini sotto i quali scorrono i fiumi, dove rimarrà in eterno. Questo è il successo supremo. E chiunque disobbedisca ad Allah e al Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e trasgredisca i limiti da Lui stabiliti, Egli lo getterà nel fuoco dell’Inferno, dove rimarrà in eterno; per lui vi sarà un castigo umiliante.» (Sura an-Nisa, 13-14)
Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) spiegò questa questione ai musulmani nel modo seguente:
من اقتع حق امرء مسلم بيمينه فقد اوجب الله له النار وحرَّم عليه الجنة –
«Chiunque, giurando, usurpi il diritto di un musulmano, Allah ha certamente reso per lui inevitabile l’Inferno e gli ha proibito il Paradiso.
Qualcuno tra i Compagni chiese:
وان كان شيئا يسيرا يا رسول الله ! فقال ان كان قضيبا من اراك –
«E se fosse una cosa insignificante?» Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Sì, anche se fosse persino un ramo inutile e insignificante dell’albero di arāk».
Una volta, mentre spiegava questo concetto in modo estremamente amabile, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) chiese ai Compagni:
أتدرون المفلس؟ قالوا المفلس فينا من لا درهم له ولا متاع فقال ان المفلس فى امتى من يأتى يوم القيامة بصلوة وصيام وزكوة وياتى قد شتم هذا وقذف هذا واكل مال هذا وسفك دم هذا وضرب هذا فيعطى هذا من حسناته وهذا من حسناته فان فنيت حسناته قبل ان يقضى ما عليه اخذ من خطاياهم فطرحت عليه ثم طرح فى النار –
«Sapete chi è il povero?» I Compagni risposero, considerando il significato comune: «Il povero è colui che non possiede né ricchezze né beni». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Il vero povero della mia comunità è colui che, nel Giorno della Resurrezione, si presenterà con opere come la preghiera, il digiuno e la zakat, ma porterà con sé anche le colpe di aver insultato qualcuno, calunniato qualcuno, usurpato i beni di qualcuno, versato il sangue di qualcuno e picchiato qualcuno. Allora una parte delle sue buone azioni sarà data a una persona oppressa, e poi un’altra parte sarà data a una seconda persona oppressa. Se, prima del giudizio finale, le sue buone azioni si esauriranno, i peccati degli aventi diritto saranno presi e posti su di lui; quindi egli sarà gettato nell’Inferno». (Muslim, da Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
Per proteggere i rapporti della vita terrena dalla corruzione e salvarsi dal castigo dell’Aldilà, è necessaria la piena tutela dei diritti. Per questo il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) raccomandò in modo particolare, prima della sua morte, di chiedere ai fratelli musulmani di perdonare i propri errori e le proprie colpe.
Il fondamento principale della tutela dei diritti è che la vita, i beni e l’onore dei musulmani siano al sicuro dalle mani e dalla lingua dei loro fratelli. Anzi, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) annoverò proprio questo tra le qualità indispensabili. Egli disse:
المسلم من سلم المسلمون من لسانه ويده –
«Il musulmano è colui dalla cui lingua e dalle cui mani tutti i musulmani sono al sicuro.» (Bukhari e Muslim – Abdullah ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui)
2. La sicurezza del corpo e della vita
Per ogni musulmano, il suo corpo e la sua vita sono le cose più care e preziose. Chiunque commetta un’ingiustizia a questo riguardo, egli non potrà mai considerarlo suo fratello. Per questo ai musulmani è stato severamente proibito versare sangue ingiustamente:
ومن يقتل مؤمنا متعمدا فجزائه جهنم خالدا فيها وغضب الله عليه ولعنه واعدله عذابا عظيما –
«Chiunque uccida intenzionalmente un credente, la sua ricompensa sarà l’Inferno, nel quale rimarrà in eterno. Allah si è adirato contro di lui, lo ha maledetto e gli ha preparato un castigo gravissimo.» (Sura an-Nisāʾ, 4:93)
Durante il Pellegrinaggio d’Addio, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), con parole sublimi, dichiarò inviolabili per i musulmani la vita, i beni, l’onore e la dignità gli uni degli altri, poi disse: «Badate: dopo di me non diventate miscredenti, iniziando a tagliarvi la gola a vicenda.»
In un’altra occasione disse:
سباب المسلم فسوق وقتاله كفرً-
«Insultare un musulmano è fusuq, mentre combattere contro di lui è kufr.» (Bukhari e Muslim)
L’uso improprio della bocca, più di quello delle mani, rende estremamente fragili i rapporti reciproci. Questa cosa continua a generare fitna in innumerevoli modi. E ogni fitna è così complessa che porvi rimedio è estremamente difficile. Per questo è assolutamente necessario creare il massimo ostacolo possibile davanti a questo genere di fitna. Pertanto, proprio come Allah e il Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui) hanno pronunciato ampi e severi avvertimenti riguardo all’uso della bocca nei rapporti, così hanno individuato ogni causa di distorsione e disordine entro i confini delle relazioni e indicato i mezzi per prevenirla.
Il Corano dice ai musulmani:
ما يلفظ من قول الا لديه رقيب عتيد –
«Dalla sua bocca non esce alcuna parola senza che presso di lui sia presente un sorvegliante.» (Sura Qaf, 18)
Un giorno, dopo aver rivolto diversi consigli al venerabile Muʿadh, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) afferrò la propria lingua e disse:كف عليك هذاIl tuo dovere è trattenerla. Egli domandò: «O Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)! Saremo interrogati anche riguardo a tutto ciò che diciamo?». Egli rispose:
هل يكبَّ الناس على وجوههم الا حصائد ألسنتهم –
«Che cos’altro, oltre ai proventi della lingua (cioè il linguaggio), potrebbe gettare le persone nel fuoco dell’Inferno?» (Tirmidhi – Muʿadh ibn Jabal)
Sufyan ibn Abd Allah chiese: «Di che cosa devo avere più timore per quanto riguarda me stesso?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si afferrò la lingua e disse: «Di questa».
3. Linguaggio offensivo e ingiurie
Insultare un fratello in sua presenza, parlargli con parole offensive e deriderlo sono assolutamente illeciti. Anche chiamarlo con nomi ingiuriosi rientra nella stessa categoria. A questo proposito, nel Sacro Corano è detto:
ولا تنابزوا بالالقاب بئس الاسم الفسوق بعد الايمان –
«Non insultatevi con epiteti ingiuriosi: quanto è cattivo il nome della disobbedienza dopo la fede». (Sura al-Hujurat, 11)
Analogamente, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto:
لا يدخل الجنة الجواط الجعظرى –
«Nessuna persona dal linguaggio offensivo e dal cattivo carattere entrerà in Paradiso». (Abu Dawud, al-Bayhaqi – al-Harith ibn Wahab)
ان ابغضكم الى وابغضكم منى عبسا يوم القيامة الثارثرون المتشدقون المتفيهقون –
«Nel Giorno della Resurrezione, ai miei occhi, i più maledetti e i più lontani da me saranno i ciarlieri, gli osceni nel parlare, coloro che falsamente si vantano di possedere conoscenza e gli arroganti.» (Tirmidhi – Jābir, che Allah sia soddisfatto di lui)
ليس المؤمن بالطّعّان ولا بالَّعان ولا الفاحش ولا البذى –
«Il credente non è né derisorio, né incline a maledire, né osceno nel parlare, né ciarliero.» (Tirmidhi – Ibn Masʿūd, che Allah sia soddisfatto di lui)
In poche parole, il credente non aggredirà in alcun modo l’onore e la dignità del proprio fratello davanti a lui.
4. La ghibah (maldicenza)
Un’altra forma di corruzione è la ghibah. Essa è ancora più grave della precedente, perché in questo caso una persona parla male del proprio fratello alle sue spalle, anziché davanti a lui. Perciò il Corano ha paragonato la ghibah al mangiare la carne del proprio fratello morto:
لا يغتب بعضكم بعضا – أيحب أحدكم أن يأكل لحم اخيه ميتا فكرهتموه –
«Non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno di voi gradirebbe forse mangiare la carne del proprio fratello morto? Certamente la detestereste.» (Sura al-Hujurāt, 12)
Una volta, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui), parlando della definizione della maldicenza, chiese ai Compagni: «Sapete che cos’è la maldicenza?»
I Compagni dissero: «Allah e il Suo Messaggero ne sanno meglio.» Egli disse:
ذكرك اخاك بما يكره فقيل ارايت ان كان فى اخى ما اقول قال ان كان فيه ما تقول فقد اغتبته وان لم يكن فيه ما تقول فقد بهته –
«La maldicenza consiste nel parlare di tuo fratello in un modo che egli non gradirebbe. Gli fu chiesto: “E se ciò che dico si trova davvero in mio fratello?” Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Se ciò che dici si trova in lui, hai commesso maldicenza; se invece non si trova in lui, hai lanciato contro di lui una calunnia.”» (Muslim, da Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
In verità, il rispetto e l’onore dovuti a un fratello musulmano esigono che suo fratello non lo denigri alle sue spalle.
5. La delazione
Una forma di maldicenza è la delazione. Il Corano, condannandola, dice:
همَّازٍ مَّشّاء بنميم –
«Coloro che deridono la gente e vanno in giro a spargere calunnie.» (Sura al-Qalam, 11)
Hazrat Hudhayfa (r.a.) disse:
«Ho sentito il Messaggero di Allah (s.a.w.) dire: “Il calunniatore non entrerà in Paradiso”.»
Il Nobile Messaggero (s.a.w.) raccomandò in modo particolare ai suoi compagni, dicendo:
لا يبلغنى احد من اصابى شيئا فانى احبَّ ان اخرج اليكم وانا سليم الصدر –
“Nessuno mi riferisca nulla di male su qualcun altro, perché quando vengo da voi desidero avere il cuore puro verso tutti.” (Abu Dawud—Ibn Mas‘ud, r.a.)
La gheebah e la namimah comprendono, oltre alla lingua, anche il compiere azioni malvagie con l’aiuto delle mani, dei piedi e degli occhi.
6. Umiliare
Una delle forme più gravi di corruzione e di quelle che generano odio e inimicizia nel cuore umano consiste nel far vergognare il proprio fratello per i suoi difetti e le sue mancanze, davanti a lui o davanti ad altre persone, umiliandolo in tal modo. Un simile comportamento gli spezza il cuore, poiché nessun essere umano può sopportare una tale umiliazione.
Nel Sacro Corano è detto:
ولا تلمزوا انفسكم –
«Non accusate il vostro fratello.» (Sura al-Hujurat, 11)
In un hadith, il Messaggero di Allah ha detto: Chi fa vergognare il proprio fratello a causa di un peccato non morirà finché non commetterà egli stesso quel peccato.
من غيَّر اخاه بذنب لم يمت حتى يعمله –
In un hadith narrato da Ibn Umar, il Profeta ha menzionato alcuni doveri dei musulmani. Egli ha detto: «Non fatene il bersaglio di alcun difetto o peccato, umiliandoli e disonorandoli.» (Tirmidhi)
7. Ricercare i difetti
Prima di accusare e umiliare, vi è un’altra cattiva azione: andare alla ricerca dei difetti del proprio fratello, investigando sulle sue mancanze. Infatti, colui di cui si ricercano le mancanze si sente a disagio; e quando i suoi difetti vengono scoperti, anche nel suo animo si radica un’opinione negativa. Poiché la ricerca dei difetti non si avvale di alcun metodo d’indagine affidabile, di solito aumenta la probabilità di cadere nel grave peccato di nutrire, nei confronti del proprio fratello, un’opinione negativa, cioè il sospetto, basandosi su metodi d’indagine scadenti. Per questo, subito dopo aver messo in guardia dalle opinioni negative, il Sacro Corano ha detto ai musulmani:
ولا تجسَّسوا
«E non andate alla ricerca dei difetti.» (Sura al-Hujurat, 12)
Anche il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto a questo proposito:
ولا تتَّبعوا عوراتهم فانه من يتَّبع عورة اخيه المسلم يتَّبع الله عورته ومن يتَّبع الله عورته يفضحه ولو فى جوف رحله –
«Non andate alla ricerca dei difetti dei musulmani. Infatti, chi continua a cercare i difetti nascosti e i peccati del proprio fratello musulmano, Allah comincia a svelare i suoi difetti nascosti. E colui i cui difetti Allah comincia a rendere pubblici, Egli finisce inevitabilmente per umiliarlo, anche se si nasconde nel mezzo della propria casa.» (Tirmidhi – ʿAbdullah ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui)
8. Deridere
Tra le gravi colpe della lingua ve n’è un’altra, che separa un fratello dall’altro: deridere o schernire. Vale a dire prendere in giro e deridere il proprio fratello in modo tale da infondere un tono di umiliazione; anzi, nella maggior parte dei casi, lo scherno è il risultato del voler umiliare l’altro e del considerarsi superiori. Per questo il Sacro Corano ha pronunciato al riguardo il seguente ammonimento:
يايُّها الذين امنوا لا يسخر قوم من قوم عسى ان يَّكونوا خيرًا منهم ولا نساء من نساءٍ عسى ان يّكنًّ خيرًا منهنَّ-
«O credenti! Non derida un popolo un altro popolo: può darsi che questi siano migliori di loro. E non deridano delle donne altre donne: può darsi che queste siano migliori di loro.» (Sura al-Hujurat, 11)
Riguardo al terribile destino nell’Aldilà di chi deride un fratello musulmano, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha descritto quanto segue:
انَّ المستهزئين بالناس يفتح لاحدهم فى الاخرة باب من الجنة فيقال له هلمَّ فيجئُّ بكربه وغمِّه فاذا جاءه اغلق دونه ثم يفتح له باب اخر فيقال له هلمَّ فيجئُّ بكربه وغمِّه فاذا جاءه اغلق دونه فما يزال كذالك حتى انَّ احدهم ليفتح له الباب من ابواب الجنة فيقال له هلمَّ فما يأتيه من الياس-
«Nel Giorno della Resurrezione, per colui che deride le persone sarà aperta una porta del Paradiso e gli sarà detto: “Entra”. Egli si avvicinerà con pena e affanno, ma non appena giungerà alla porta, questa sarà chiusa davanti a lui. Poi gli sarà aperta una seconda porta e gli sarà detto: “Vieni, entra”. Egli si avvicinerà nuovamente con pena e affanno e, non appena sarà vicino, la porta sarà chiusa. Questo continuerà a ripetersi nello stesso modo, finché a un certo punto gli sarà aperta una porta del Paradiso e gli sarà detto: “Vieni”. Allora, per la disperazione, non avrà più il coraggio di avvicinarsi né di entrare in Paradiso.» (Bayhaqi)
Una forma di scherno consiste nel deridere i difetti e le mancanze altrui. Una volta, quando Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) derise qualcuno, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) manifestò grande disapprovazione e disse:
ما احب انى حكيت احدا وانَّ لى كذا وكذا –
«Non mi piace deridere nessuno, anche se in cambio mi venissero date questa o quella cosa, cioè qualsiasi bene terreno.» (Tirmidhi – ʿĀʾisha, che Allah sia soddisfatto di lei)
9. Considerare spregevole
Ciò che rimane celato nel cuore e si manifesta esteriormente attraverso l’insulto, l’umiliazione, la maldicenza, la calunnia e la derisione consiste nel considerare il proprio fratello inferiore a sé. In realtà, è solo dopo che si è sviluppato un simile senso di superiorità che l’uomo trova il coraggio di comportarsi in questo modo verso il proprio fratello. Altrimenti, chi considera il proprio fratello migliore di sé non potrebbe mai compiere simili azioni. Per questo, quando il Sacro Corano esorta ad astenersi dalla derisione, indica che, se l’uomo riflettesse e comprendesse che il proprio fratello potrebbe essere migliore di lui, non lo deriderebbe mai.
عسى ان يَّكونوا خيرًا مِّنهم –
«Può darsi che egli sia migliore di colui che deride.» (Sura al-Ḥujurāt, 11)
Qualcuno tra i Compagni domandò: con la fede e il timore di Allah non possono mai coesistere il disprezzare un fratello credente e musulmano o nutrire nei suoi confronti un’opinione bassa e spregevole. Infatti, il criterio del valore e dell’onore di ogni persona è il timore di Allah, e la sua vera valutazione avverrà nell’Aldilà, al cospetto di Allah. Pertanto, considerare spregevole il proprio fratello musulmano in questo mondo significa che quella persona non ha ancora compreso il reale valore della fede. Una volta, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), in un hadith di grande significato, definì il timore di Allah una cosa del cuore e disse:
يحسب امرء مِّن الَِّشرِّ ان يُّحقر اخاه المسلم –
«È sufficiente che una persona diventi peccatrice il fatto che consideri spregevole il proprio fratello musulmano.» (Muslim – Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
In un’altra narrazione, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse così:
ولا يخذ له ولا يحقره –
«Nessun musulmano deve umiliare un altro musulmano né considerarlo spregevole.»
Un giorno il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse che chiunque avesse nel cuore anche solo il peso di un atomo di orgoglioتعدnon entrerà in Paradiso. In risposta alla domanda di un uomo, spiegò poi il significato dell’orgoglio dicendo:
يطر الحقِّ وغمط النَّاس –
«L’orgoglio consiste nel rifiutare la verità e nel considerare inferiori le persone.» (Muslim, Ibn Mas‘ud, che Allah sia soddisfatto di lui)
In un hadith, Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) menzionò tre cose salvifiche e tre cose distruttive, dicendo:
اعجاب المرء بنفسه وهى اشدُّ هُنَّ –
«Una cosa distruttiva è considerarsi virtuosi e superiori a tutti, e questa è la peggiore delle abitudini.» (Bayhaqi – Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
Nel contesto sociale odierno, i membri del movimento islamico dovrebbero esercitarsi in questo ambito non soltanto nel rapporto con i propri amici e colleghi, ma anche nel modo di trattare i musulmani comuni.
10. Le peggiori supposizioni
La malattia delle supposizioni è una malattia grave. Essa corrode i rapporti reciproci e li svuota di ogni sostanza. Nel senso comune, per supposizione si intende un’idea che non poggia su alcuna prova evidente né su una conoscenza diretta. Quando poi tale idea è vile, viene chiamata sospetto. Se un musulmano comincia a sospettare del proprio fratello senza alcuna conoscenza diretta, l’amore e l’affetto sono destinati ad abbandonare quel rapporto. Perciò il Sacro Corano ha detto a questo proposito:
يايها الذين امنوا اجتـنبوا كثيرًا من الظَّنِّ انَّ بعض الظَّنِّ اثم –
«O voi che credete! Evitate molte supposizioni; in verità, alcune supposizioni sono peccato.» (Sura al-Hujurat, 12)
Il Messaggero (s.a.s.) disse ai suoi Compagni con le seguenti parole:
ايّاكم والظّنِّ فانَّ الظَّنَّ اكذب الحديث –
«Evitate le supposizioni, poiché la supposizione è la forma peggiore di menzogna.» (Bukhari e Muslim – Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
Il modo migliore per proteggersi dalle supposizioni e dai sospetti è che una persona non nutra cattivi pensieri riguardo alle intenzioni del proprio fratello e non faccia neppure commenti malevoli. Infatti, le intenzioni sono una realtà di cui non è possibile avere una conoscenza chiara o diretta. A questo riguardo si dovrà sempre fare affidamento sulle supposizioni. Se si tengono presenti alcuni ulteriori punti in proposito, sarà facile porre rimedio a questa malattia.
La prima cosa è questa: così come è dovere indispensabile di ogni musulmano non nutrire supposizioni o sospetti riguardo al proprio fratello, è parimenti suo dovere non dare agli altri motivo di nutrire sospetti nei propri confronti. Pertanto, si deve evitare per quanto possibile tutto ciò che può dare adito a sospetti. Non si dovrebbe mai esporre un’altra persona alla tentazione; a questo proposito, lo stesso Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui) diede un esempio. Una volta si trovava in ritiro spirituale. Di notte, una delle sue mogli venne a fargli visita. Sulla via del ritorno, egli si incamminò per accompagnarla. Per caso incontrò due Ansar. Vedendolo con una donna, essi ritennero inopportuna la propria presenza e si voltarono per andarsene. Subito egli li chiamò e disse: «Ascoltate, questa è tale mia moglie». I due Ansar dissero: «O Messaggero di Allah! Se avessimo dovuto nutrire sospetti nei confronti di qualcuno, li avremmo forse nutriti nei tuoi confronti?». Egli disse: «Satana scorre nell’essere umano come il sangue».
In secondo luogo, se, nonostante i tentativi di evitarlo, dovesse comunque sorgere un sospetto, non lo si deve reprimere nel proprio animo. Infatti, tenere nascosto un sospetto dentro di sé equivale a un tradimento. Al contrario, lo si deve esporre immediatamente al proprio fratello, affinché egli possa dissiparlo. D’altra parte, colui nei cui confronti è stato espresso il sospetto non deve rimanere in silenzio, ma deve confutarlo subito. Altrimenti, una parte considerevole di questo peccato potrebbe ricadere anche sulle sue spalle.
11. La calunnia
Considerare consapevolmente il proprio fratello un colpevole, oppure attribuirgli una colpa che non ha commesso, si chiama calunnia. È evidentemente una forma di menzogna e di tradimento. Una forma ancora peggiore di questa calunnia consiste nell’addossare ad altri il proprio peccato. A questo proposito, il Sacro Corano dice:
ومن يكسب خطيئة او اثما ثمَّ يرم به بريئًا فقد احتمل بهتانا وَّاثمًا مُّبينا –
«Chi commette un peccato o una disobbedienza e poi la attribuisce a una persona innocente, si è caricato di una grande calunnia e di un peccato manifesto.» (Sura Nisa, 112)
A proposito del calunniare falsamente i musulmani, è stato detto:
والذين يؤذون المؤمنين والمؤمنات بغير ما اكتسبوا فقد احتملوا بهتانا وَّاثما مُّبينا –
«Coloro che molestano i musulmani e le musulmane attribuendo loro falsamente ciò che non hanno commesso, si sono caricati sulle proprie spalle una buhtān e un peccato manifesto.» (Sura al-Ahzāb, 58)
In effetti, quanto spazio può esserci per un simile comportamento in un rapporto fondato sull’amore?
12. Arrecare danno
Anche la parola «danno» ha un significato estremamente ampio. Qui, tuttavia, significa che ogni musulmano deve fare attenzione a non arrecare alcun danno al proprio fratello. Questo danno può essere sia fisico sia psicologico. A questo proposito, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse con parole estremamente dure:
ملعون من ضارُّمؤمنا او مكربه-
«Chiunque arrechi danno a un credente o inganni qualcuno è maledetto.» (Tirmidhi, Abū Bakr al-Ṣiddīq, che Allah sia soddisfatto di lui)
«Chiunque arrechi danno a un musulmano, Allah arrecherà danno a lui. E chiunque faccia soffrire un musulmano, Allah farà soffrire lui.» (Ibn Mājah, Tirmidhī)
13. Sofferenza morale
Per un musulmano, arrecare sofferenza al cuore del proprio fratello è certamente un atto indesiderabile. Un simile comportamento non dovrebbe essere assolutamente tollerato. Il cuore di un fratello può essere ferito da un altro fratello per varie ragioni. Oltre alle principali cause connesse a questo tema, anche il temperamento e il modo di esprimersi delle persone nelle piccole circostanze della vita possono essere causa di sofferenza morale. Il principio fondamentale in proposito è che ogni musulmano dovrebbe impegnarsi affinché, per opera sua, il cuore del proprio fratello non venga ferito e i suoi sentimenti non vengano offesi.
Anche il grave peccato della maldicenza ha questo come fondamento. Perciò, la definizione della maldicenza è parlare di qualcuno in un modo che egli non gradirebbe o che potrebbe causargli sofferenza morale.
Il Nobile Messaggero (pace su di lui) disse: «Quando tre persone si riuniscono, due di loro non devono bisbigliare tra loro. Tuttavia, se si radunano molte persone, ciò è permesso.» La ragione indicata per questa disposizione è la seguente:
من اجل ان يَّحزنه –
«Per timore che egli si angustiasse.» (Muslim — Abū ʿAbd Allāh Ibn Masʿūd)
Esaminando queste regole e disposizioni stabilite dall’Islam, si comprenderà che dietro di esse opera come principio fondamentale il divieto di arrecare sofferenza al cuore di un fratello musulmano. Causare sofferenza a un musulmano è estremamente ingiusto anche dal punto di vista religioso. Perciò, a questo proposito, il Nobile Messaggero (pace su di lui) disse:
من اذى مسلما فقد اذى الله –
«Chiunque arrechi sofferenza a un musulmano, arreca sofferenza ad Allah stesso.» (Tirmidhi – Anas, che Allah sia compiaciuto di lui)
D’altra parte, quando si compie un’azione con l’intento di rallegrare il cuore di qualcuno, se ne dà la lieta novella:
من قضى لاحد من امَّتى حاجَّة يُّريد ان يُّسرَّه بها فقد سرَّنى ومن سرَّنى فقد سرَّالله ومن سرّالله ادخله الله الجنة –
«Chiunque soddisfi un bisogno di un membro della mia ummah con l’intento di renderlo felice, rende felice me. Chi rende felice me, rende felice Allah stesso. E chi rende felice Allah, Allah lo farà entrare in Paradiso.» (Bayhaqi – Anas, che Allah sia compiaciuto di lui)
A questo proposito è anche da ricordare questa parola del Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui): «Il credente è un luminoso simbolo d’amore e d’affetto. In colui che non nutre amore per nessuno e verso il quale nessuno nutre amore non vi è alcun bene.»
La sofferenza del cuore è generalmente il risultato di provocazioni attraverso scherzi e prese in giro. Vale a dire, fare scherzi e prendere in giro in modo tale da mettere l’altra persona in imbarazzo e ferire i suoi sentimenti.
Una volta i Compagni stavano viaggiando con il Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Durante la sosta notturna della carovana, in un certo luogo, un uomo prese la corda appartenente a un altro compagno che dormiva, mettendolo così in imbarazzo. Quando il Nobile Messaggero lo seppe, disse:
لا يحلُّ للمسلم ان يَّروع مسلماً –
«Non è lecito per un musulmano infastidire un altro musulmano per mezzo di scherzi e burle.» (Ahmad, Abu Dawud, al-Tirmidhi — ʿAbd al-Rahman, che Allah sia soddisfatto di lui)
Analogamente, quando una volta si verificò un episodio in cui venne nascosta un’arma, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) lo vietò dicendo:
ان يَّروع المؤمن او ان يُّؤخذ متاعه لا لعبا وَّلا جدَّا –
«Non è lecito spaventare un credente né prendere la cosa di qualcuno, per scherzo o sul serio.»
14. Ingannare
Ai musulmani è stato vietato ingannare o mentire al proprio fratello nelle conversazioni o nelle transazioni. Infatti, quando una parte può comportarsi in questo modo con l’altra, nessuno dei due può fare affidamento sull’altro. E quando le parole di una persona non possono essere ritenute affidabili dall’altra, amicizia, amore e fiducia reciproca non possono in alcun modo sussistere. Negli hadith, proprio questo comportamento è stato definito «il peggiore dei tradimenti». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto:
قال كبرت خيانة ان تحدث اخاك حديثا هولك مصدق وانت به كاذبٌ –
«Il tradimento più grande è questo: quando dici qualcosa a tuo fratello, egli ti considera sincero, mentre tu gli hai detto una menzogna.» (Tirmidhi – Sufyan ibn Asad)
15. L’invidia
L’invidia, o il rancore per i beni altrui, è una malattia abominevole. Se questa malattia trova posto una volta nel cuore di una persona, non si spezzano soltanto i rapporti sinceri, ma viene messa in pericolo anche la fede delle persone. La definizione dell’invidia è questa: non gradire una benedizione concessa da Allah l’Altissimo a una persona, come ricchezza, conoscenza, intelligenza o bellezza, e desiderare con tutto il cuore che tali benedizioni le vengano sottratte. Nell’invidia prevale il desiderio di privare l’altro di tali benedizioni più del desiderio di ottenerle per sé.
Alla radice dell’invidia vi sono talvolta il rancore e l’ostilità, talvolta l’arroganza personale e il senso di inferiorità nei confronti degli altri, talvolta il desiderio di rendere gli altri sottomessi, talvolta il proprio fallimento e il successo altrui in un’attività comune, e talvolta semplicemente il desiderio di ottenere onore e rispetto. A proposito dell’invidia, il Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui) pronunciò questo ammonimento:
ايَّاكم والحسد فانَّ الحسد يأكل الحسنات كما تأكل النّار الحطب –
«Guardatevi dall’invidia. Infatti, come il fuoco consuma la legna, così l’invidia consuma le buone azioni e i meriti.» (Abu Dawud – Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
Ed è proprio da questa cosa che il Corano ha ordinato a ogni musulmano di cercare rifugio:
من شرِّ حاسدٍ اذا حسد –
«E dal male dell’invidioso quando invidia.» (Sura al-Falaq, 5)
In un importante hadith, il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha indicato alcuni elementi indispensabili per il rapporto di fratellanza. Una parte del suddetto hadith tratta del cattivo sospetto. Nella parte restante, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) dice:
ولا تجسَّسوا ولا تناجشوا ولا تحاسدوا ولا تباغضوا ولا تدابروا ولا تنافسوا وكونوا عباد الله اخوانا –
«Non andate in cerca dei difetti degli altri, non danneggiate gli affari e il commercio altrui, non nutrite invidia e odio reciproci, non mantenete ostilità gli uni verso gli altri, non interrompete i rapporti reciproci, non nutrite avidità e bramosia gli uni verso gli altri; piuttosto, siate servi di Allah e fratelli gli uni degli altri.» (Bukhari e Muslim – Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
Il celebre commentatore degli hadith, Hafiz Ibn Hajar al-Asqalani, spiegando questo passo, dice: «Il suo significato è che, quando abbandonerete queste azioni proibite, diventerete naturalmente fratelli gli uni degli altri.» Inoltre, riguardo a questa invidia e ostilità, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha anche detto:
دبَّ اليكم داء الامم قيلكم الحسد والبغضاء هى الحالقة لا اقول تحلق الشَّعر ولكن تحلق الدين-
«La malattia delle comunità precedenti è penetrata tra voi. Questa malattia è l’invidia e l’ostilità, che radono via. Non intendo dire che radano via i capelli; piuttosto, radono via la religione.» (Ahmad, Tirmidhi)
Quarto: Modi per rafforzare i rapporti
Oltre a vietarci queste cose che corrompono i rapporti e causano danno, Allah e il Suo Messaggero ci hanno indicato con precisione anche quelle che, se adottate e seguite, rendono i rapporti più solidi e stabili, accrescono l’amicizia e l’amore e fanno nascere tra due cuori una vicinanza pari a quella delle due dita di una mano. Alcune di esse sono state dichiarate indispensabili; si può anche dire che sono state presentate come diritti (huqūq). Per altre, invece, è stato dato un consiglio. Queste appartengono al livello dell’eccellenza e della nobiltà. Le qualità fondamentali del carattere descritte in precedenza sono in realtà l’essenza dei diritti e della nobiltà; tuttavia è necessario presentare ciascuna di esse separatamente, poiché ognuna è estremamente importante per sviluppare e adornare di frutti e fiori i rapporti di amicizia e d’amore.
1. Tutela dell’onore e della dignità
La cosa più preziosa per una persona è il suo onore e la sua dignità. Non accetta in alcun modo che il proprio onore e la propria dignità vengano distrutti. Perciò, da un lato, al musulmano è stato vietato di aggredire l’onore del proprio fratello; dall’altro, gli è stato specialmente richiesto di tutelare l’onore del fratello e ciò è stato definito un dovere supremo. Se un fratello viene insultato in qualche luogo o gli viene attribuita una falsa calunnia, è dovere di ogni musulmano considerare ciò un’aggressione al proprio onore e affrontarla. Il dolore che egli prova quando il proprio onore viene distrutto dovrebbe essere altrettanto intenso in tale situazione. Se un musulmano crede con assoluta certezza che il proprio onore e la propria dignità siano al sicuro nelle mani del fratello musulmano, tra lui e suo fratello nascerà certamente un rapporto sincero. Ma se crede anche con certezza che questi protegga il suo onore, davanti a lui come alle sue spalle, proprio come proteggerebbe il proprio, è facile immaginare quanto profondo amore possa nascere nel suo cuore. Per questo il nobile Profeta (s.a.s.) ha dato indicazioni su questo tema in innumerevoli hadith. Egli ha detto:
ما من امرء مُّسلم يخذل امرأ مسلما فى موضع ينتهك فيه حرمته وينتقص فيه من عرضه الا خذله الله فى موطن يحب فيه نصرته وما من امرى ينصر مسلما فى موضع ينتقص فيه من عرضه وينتهك فيه من حرمته الا نصره الله فى موطن يحب نصرته –
«Se in un luogo l’onore o la dignità di un musulmano vengono violati e un altro musulmano si astiene dall’aiutarlo e sostenerlo, Allah ridurrà il Suo aiuto proprio in una situazione difficile nella quale egli desidererà che qualcuno accorra in suo aiuto e sostegno. E se in un luogo un musulmano viene umiliato e la sua dignità viene lesa, e un altro musulmano si alza per aiutarlo, Allah lo aiuterà e lo sosterrà in una situazione analoga, poiché Egli desidera che qualcuno lo aiuti.» (Abū Dāwūd – Jābir, r.a.)
Il più grande aiuto di Allah consiste nel fatto che Egli proteggerà dal fuoco dell’Inferno. Perciò il Messaggero (s.a.s.) ha detto:
ما من مسلم يردُّ عن عرض اخيه الا كان حقا على الله ان يَّردُّ عنه نار جهنَّم ثمَّ تلا هذه الاية وكان حقا علينا نصر المؤمنين –
«Chiunque, tra i musulmani, impedisca a qualcuno di ledere l’onore del proprio fratello musulmano, ha presso Allah il diritto che Egli gli impedisca il fuoco dell’Inferno. Poi il Messaggero (s.a.s.) recitò questo versetto: “È Nostro dovere aiutare i credenti”.» (Sharḥ al-Sunna – Abū al-Dardāʾ)
Una forma comune di lesione della dignità è la maldicenza. La sua definizione è già stata esposta in precedenza.
A questo proposito, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse:
من اغضب عنده اخوه المسلم وهو يقدر على نصره فنصره نصر الله فى الدنيا والاخرة فان لم ينصره وهو يقدر على نصره اخذه الله به فى الدنيا والاخرة –
«Se, in presenza di una persona, si parla male del suo fratello musulmano, ed egli ha la capacità di aiutarlo e lo aiuta, Allah lo aiuterà in questo mondo e nell’Aldilà. Ma se, pur avendo la possibilità di aiutarlo, non lo aiuta, Allah lo chiamerà a rendere conto di ciò in questo mondo e nell’Aldilà. (Sharhus-Sunnah—Anas, che Allah sia soddisfatto di lui)»
Riguardo al proteggere il proprio fratello dal danno altrui, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse:
من حمى مؤمنا من منافقٍ ازاه قال بعث الله ملكا يحمى لحمه يوم القيامة من نَّار جهنَّم –
«Chi protegge un credente dal danno di un ipocrita, per lui Allah, l’Altissimo, incaricherà un angelo di preservare la sua carne dal fuoco della Jahannam nel Giorno della Resurrezione.» (Abu Dawud)
A un musulmano vengono imposti numerosi doveri riguardo all’aiuto verso il proprio fratello: ad esempio, l’aiuto finanziario, rimuovere le difficoltà, cercare di risolvere i problemi e soddisfare innumerevoli altri bisogni religiosi e mondani. Queste cose appartengono all’ihsan, al di là dei limiti della legge. Tuttavia sono questioni necessarie e nell’Aldilà si dovrà rispondere anche di esse, sebbene non sia possibile emanare una legge su tali aspetti. Se un musulmano può sfamare un altro musulmano, coprire il suo corpo nudo, aiutarlo a liberarsi dalle sue disgrazie e calamità, soddisfare i suoi bisogni e alleviare le sue difficoltà finanziarie, allora proprio queste sono i diritti che il fratello vanta su di lui. Altrimenti, nel Giorno della Resurrezione, Allah, l’Altissimo, menzionerà ciascuna di queste cose come un Suo diritto e gli chiederà conto, dicendo: perché non hai adempiuto a questo diritto? Il Nobile Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) ha espresso questo concetto con parole estremamente toccanti: «Allah dirà: “O Mio servo, ero affamato: perché non Mi hai dato da mangiare? Ero nudo: perché non Mi hai dato degli abiti? Ero malato: perché non ti sei preso cura di Me?” Ma il servo non avrà alcuna risposta da dare. (Muslim—Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)»
In verità, aiutare un servo di Allah e soddisfare il bisogno di un fratello musulmano è un’opera di tale grande merito che nessun’altra buona azione può esserle paragonata. Il suo vero spirito è questo: qualunque mezzo si trovi per dare sollievo a un fratello musulmano o rallegrare il suo cuore, non si dovrebbe indugiare affatto nel metterlo in atto.
Finché una persona si dedica ad aiutare suo fratello, rimane meritevole dell’aiuto di Allah. Il Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse:
والله فى عون عبده ما كان العبد فى عون اَخِيْهِ –
«Allah continua ad aiutare il Suo servo finché quel servo si dedica ad aiutare suo fratello.» (Muslim, Tirmidhi — Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
In questo hadith, il Nobile Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) illustra i vari aspetti dell’aiuto e parla della ricompensa di ciascuno di essi:
من نفس عن مؤمن كربة من من كرب الدنيا نفس الله عنه كربة من كرب يوم القيامة من يَّسَّر على معسر يسَّر الله عليه فى الدنيا والاخرة ومن يستر مسلما ستره الله فى الدنيا والاخرة –
«Chi allevia una difficoltà terrena di un credente, Allah gli allevierà una difficoltà nel Giorno della Resurrezione. Chi agevola la situazione di una persona bisognosa, Allah agevolerà la sua situazione nella vita terrena e nell’Aldilà. E chi nasconde il difetto di un musulmano, Allah nasconderà il suo difetto nella vita terrena e nell’Aldilà.» (Muslim — Abu Hurayra)
A questo proposito, in un altro hadith egli disse:
المسلم اخو المسلم لا يظلمه ولا يسلمه ومن كان فى حاجة اخيه كان الله فى حاجته ومن فرج عن مسلم كربة فرج الله عنه كربة من كربات يوم القيامة –
‘Il musulmano è fratello del musulmano. Non gli farà torto e non si tirerà indietro dall’aiutarlo, spingendolo così verso la rovina. Chi soddisfa il bisogno del proprio fratello, Allah soddisferà il suo bisogno. E chi allevia l’afflizione e la sventura di un musulmano, Allah gli allevierà le difficoltà nel Giorno della Resurrezione.’ (Bukhari e Muslim – Ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui)
Una parte considerevole dell’aiuto e della benevolenza riguarda i beni materiali. Ogni persona priva di tali beni ha il diritto di ricevere aiuto da colui al quale Allah ha concesso questa benedizione:
وفى اموالهم حق للسَّائل والمحروم –
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha presentato questo principio con un’espressione di altissimo livello:
الخلق عيال الله فاحبُّ الخلق الى الله من احسن الى عياله –
‘Le creature sono la famiglia di Allah; pertanto, presso Allah, il più amato tra le Sue creature è colui che tratta meglio questa famiglia.’ (Bayhaqi)
Il Corano ha insistito molto sul nutrire gli affamati. Nelle prime sure meccane se ne trovano numerosi esempi. Quando il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) giunse a Medina, nella sua prima predica diede ai musulmani istruzioni su quattro cose e disse che, dopo averle osservate, avrebbero potuto entrare in Paradiso. Una di queste istruzioni era:واطعموا الطعام ‘E date da mangiare’
Dice inoltre:
ليس المؤمن بالذى يشبع وجاره جائع الى جنيه –
«Chi mangia fino a saziarsi mentre il suo vicino più prossimo rimane affamato non è un credente.» (Bayhaqi – Ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui)
Un uomo presentò al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) una lamentela riguardo alla propria durezza di cuore. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli disse:
قال امسح رأس اليتيم واطعم المسكين –
«Accarezza la testa dell’orfano e nutri il povero.» (Ahmad – Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
Anche fare giustizia a chi implora aiuto è una particolare branca di questo aiuto. Perciò il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse:
من اغاث ملهو فا كتب الله ثلاثا وثبعين مغفرة وَّاحدة فيها صلاح امره كله واثنتان وسبعون له درجات يوم القيامة –
«Chiunque renda giustizia a una persona che ha presentato una lamentela, Allah gli assegna settantatré ricompense. Una di esse consiste nella garanzia del bene di tutte le sue opere, mentre le altre settantadue eleveranno il suo rango nel Giorno della Resurrezione.» (Al-Bayhaqi)
Raccomandarsi per una persona bisognosa è anch’esso uno dei principali modi di prestare aiuto. Il Corano elogia la raccomandazione giusta e benefica, dicendo:
من يشفع شفاعة حسنة يكن لَّه نصيب منها –
«Chi raccomanda una buona azione avrà anch’egli una parte della ricompensa.» (Sura An-Nisa, 85)
Quando qualcuno si recava dal Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam) con una necessità, egli diceva ai Compagni:
قال اشفعوا فلتؤ جروا –
«Raccomandate la sua causa e partecipate alla ricompensa».
Un giorno, nel corso di una conversazione con il venerabile Abu Dharr al-Ghifari (che Allah sia soddisfatto di lui), il Nobile Profeta (sallallahu ʿalayhi wa sallam) illustrò con estrema chiarezza i diversi gradi e modi di prestare aiuto. Egli (al-Ghifari) disse: «Parlatemi delle opere insieme alla fede». Il Messaggero (sallallahu ʿalayhi wa sallam) rispose: «Dare agli altri parte del sostentamento che Allah ti ha concesso». Chiese: «O Messaggero di Allah! E se quella persona fosse povera?» Rispose: «Compiere una buona azione con la propria lingua». Chiese nuovamente: «E se la sua lingua fosse incapace?» Rispose: «Aiutare il debole». Chiese: «E se fosse egli stesso debole e non avesse la forza di aiutare?» Rispose: «Compiere il lavoro di chi non è in grado di farlo». Chiese nuovamente: «E se fosse del tutto incapace?» Rispose: «Astenersi dal recare dolore alla gente».
È necessario qui ripetere anche quel hadith:
«Chiunque soddisfi le necessità religiose e mondane di un membro della mia ummah allo scopo di renderlo felice, rende felice me; chi rende felice me, rende felice Allah; e chi rende felice Allah, Allah lo farà entrare in Paradiso.»
A questo proposito è stata tramandata un’eccellente narrazione da ʿAbdullah ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui). La narrazione è la seguente: un giorno un uomo venne dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e chiese: «Chi è la persona più amata da Allah?» Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose:
احبَّ الناس الى الله انفعهم للنَّاس- احبَّ الاعمال الى الله عزَّ وجلَّ سرور تدخله تكشف عنه كربة او تقضى عنه دينا او تطرد عنه جوعا وان تمشى مع اخ فى حاجة احبَّ الىَّ من ان اعتكف فى هذا المسجد شهرًا ومن كظم غيظه ولو شاء ان يمضيه امضاه ملائه الله قلبه يوم القيامة رضاه ومن مَّشى مع اخيه فى حاجة حتى يقضيهاله ثبَّت الله قدميه يوم تزول الاقدام –
«Tra le persone, quella più amata da Allah è chi è più utile agli altri; e tra le azioni, quella più gradita ad Allah, l’Onnipotente e il Glorioso, è che tu sollevi un musulmano da una calamità, paghi il suo debito o soddisfi la sua fame e lo renda felice. Sappi che per me è più amato camminare con un fratello per soddisfare una sua necessità che compiere l’iʿtikāf per un mese in questa moschea. Chi reprime la propria collera, pur avendo la possibilità di sfogarla, Allah riempirà il suo cuore della Sua soddisfazione nel Giorno della Risurrezione. E chi cammina con suo fratello per soddisfare una sua necessità e la soddisfa, Allah renderà saldi i suoi piedi nel giorno in cui essi tremeranno (cioè nel Giorno della Risurrezione).»
2. Condividere il dolore e la sofferenza
Il fondamento dell’aiutare il proprio fratello, soddisfare le sue necessità e trattarlo bene è che il dolore e la sofferenza dell’uno diventino il dolore e la sofferenza dell’altro. Se una persona prova dolore, anche l’altra lo proverà con la medesima intensità. Come una parte del corpo partecipa al dolore di tutte le altre membra, così un musulmano condividerà il dolore e la sofferenza di un altro musulmano.
Il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha chiarito questo argomento con alcuni esempi. Egli disse:
ترى المؤمنين فى تراحمهم وتوادَّهم وتعاطفهم كمثل الجسد اذا اشتكى عضوا تداعى له سائر الجسد بالسهر والحمَّى –
«Vedrete i credenti, nella reciproca benevolenza, amicizia, amore e partecipazione al dolore e alla sofferenza, come un unico corpo. Se una sua parte si ammala, tutto il corpo partecipa con essa attraverso la febbre e l’insonnia.» (Bukhari e Muslim – Nu‘man ibn Bashir, che Allah sia soddisfatto di lui.)
Analogamente, in una narrazione, spiegando ciò, egli disse che nella società la posizione di un credente è paragonabile a quella della testa nell’intero corpo. Come tutto il corpo soffre quando la testa ha mal di testa, così tutti i credenti soffrono quando un credente soffre. Il Messaggero diede un esempio diretto e disse:
المؤمن للمؤمن كالبنيان يشدُّ بعضه بعضا ثم شبك بين اصابعه –
«Un musulmano dovrebbe essere per l’altro musulmano come un edificio, e ciascuno dovrebbe essere per l’altro fonte di fermezza e forza, come un mattone dell’edificio lo è per l’altro.» Poi il Messaggero intrecciò le dita di una mano con quelle dell’altra. (Bukhari e Muslim – Abu Musa, che Allah sia soddisfatto di lui.)
3. Critica e consiglio
È dovere di un musulmano vigilare sulle azioni del proprio fratello e, se lo vede deviare dalla retta via, cercare di correggerlo consigliandolo. Questo è un dovere particolare di ciascun musulmano nei confronti dell’altro. Naturalmente, adempiere a questo dovere diventa spesso una cosa sgradevole. Tuttavia, è innegabile che, se nel cuore di una persona è pienamente presente la consapevolezza che il vero successo si consegue nell’Aldilà e che i credenti devono aiutarsi reciprocamente a raggiungerlo, ed essa è consapevole anche che la critica nel mondo è preferibile all’interrogatorio nell’Aldilà, allora sarà certamente grata al proprio fratello per averle offerto, durante la vita terrena, l’opportunità di correggersi. Inoltre, se colui che critica e interroga tiene conto delle condizioni necessarie a tale riguardo e svolge questo compito con amore, sincerità e dedizione, tale gratitudine andrà oltre e arricchirà e rafforzerà ulteriormente l’amore reciproco, l’amicizia e la cordialità. Ciò perché, grazie a questo, colui che critica apparirà come una persona benevola. Nel hadith in cui il Nobile Profeta consigliò di criticare, egli rese chiaro l’intero concetto anche mediante un esempio. Disse:
انَّ احدكم مراة اخيه فان راى به اذًى فليمت عنه –
«Ognuno di voi è lo specchio del proprio fratello. Perciò, se qualcuno vede nel proprio fratello qualcosa di negativo, lo rimuova.» (Tirmidhi – Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
A questo proposito, la narrazione di Abū Dāwūd recita così:
المؤمن مرأة المؤمن والمؤمن اخوُّ المؤمن يكفُّ ضيعته او يحوطه من وَّرائه –
«Un credente è lo specchio dell’altro credente, e un credente è fratello dell’altro credente: tutela i suoi diritti anche durante la sua assenza.»
Alla luce di questo esempio, si possono stabilire i seguenti principi per la critica e il consiglio sincero:
1. Non si dovrebbe andare in cerca dei difetti e delle mancanze, poiché lo specchio non va mai alla ricerca dei difetti. Esso mostra il volto di una persona soltanto quando questa si pone davanti ad esso.
2. Non si deve criticare alle spalle, poiché uno specchio non mostra la figura di una persona se non la si guarda faccia a faccia.
3. Nella critica non si dovrebbe eccedere in alcun modo, poiché lo specchio riproduce il volto reale senza aggiungere né togliere nulla.
4. Nel criticare bisogna essere imparziali e completamente liberi da qualsiasi ricerca di interesse personale e da secondi fini, perché lo specchio non nutre alcuna ostilità verso colui il cui volto riflette.
5. Dopo aver espresso ciò che si aveva da dire, non bisogna più serbarlo nel cuore, poiché, quando una persona si allontana, lo specchio non conserva la sua immagine. In altre parole, non bisogna andare in giro a cantare i difetti altrui.
6. La cosa più importante è che in tutto questo agiscano assoluta devozione, sincerità, comprensione e amore, affinché il risentimento che naturalmente si leva nel cuore di chiunque ascolti una critica nei propri confronti svanisca non appena egli percepisca questo atteggiamento del critico. È proprio per questo che nel hadith si parla anche diمرأة المسلم insieme a اخوُّ المسلم. In realtà, tale comprensione e benevolenza possono nascere soltanto quando una persona riesce a percepire i propri difetti come distruttivi per l’altro e, al tempo stesso, invece di considerarsi superiore a lui, si considera piuttosto più peccatrice e colpevole.
4. L’incontro
Una delle principali e fondamentali esigenze dell’amore è che una persona incontri ripetutamente colui che ama, frequenti la sua compagnia e si sieda con lui a conversare. Anche uno studente alle prime armi di psicologia umana sa che queste cose non sono soltanto esigenze fondamentali dell’amore, ma anche uno dei mezzi più efficaci per svilupparlo, accrescerlo e rendere più saldi i legami sinceri tra le persone. L’amore esige che, ogni volta che ne abbia l’opportunità, una persona incontri suo fratello. Da tali incontri l’amore reciproco cresce naturalmente e in questo modo ha inizio un flusso inesauribile. Se, negli incontri, si tengono presenti i principi della Shariah menzionati in precedenza e si presta attenzione anche agli aspetti indicati più avanti, è impossibile che l’incontro tra due musulmani non contribuisca a migliorare il loro rapporto reciproco e non renda i due fratelli più vicini. Per questo vediamo che il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) attribuì particolare importanza a questa pratica nell’ambito dell’amore reciproco, la raccomandò e ne descrisse le innumerevoli virtù. In un hadith disse: «La buona compagnia è migliore della solitudine». (Narrato da Bayhaqi da Abu Dharr, che Allah sia soddisfatto di lui)
Una volta gli disse, rivolgendosi ad Abu Zarain:
هل شعرت انَّ الرجل اذا خرج من بيته زئرًا اخيه شيَّعه سبعون الف ملك كلُّهم يصلُّون عليه ويقلون ربَّنا انَّه وصل فيك فصيله فان استطعت ان تعمل جسدك فى ذالك فافعل –
«Sai che quando un musulmano esce di casa con l’intenzione di incontrare suo fratello, settantamila angeli lo accompagnano! Pregano per lui e dicono: “O Signore, costui si reca a incontrare il suo fratello soltanto per Te; fa’ dunque che egli possa incontrarlo”. Se sei in grado di compiere quest’azione (l’incontro) con il tuo stesso corpo, fallo certamente». (Bayhaqi, da Abu Zarain, che Allah sia soddisfatto di lui)
In un hadith, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha illustrato magnificamente questo incontro:
قال انَّ رجلا زار اخالَّه فى قرية اخرى فارصد الله له على مدرجته ملكا فلما اتى عليه قال: اين تريد ؟ قال اريد اخالّى فى هذه القرية – قال هل لَّك عليه من نعمة تربُّها قال لا غير انِّى احببته فى الله قال فانِّى رسول الله اليك بانَّ الله قد احبَّك كما احببته فيه –
«Un uomo si mise in cammino per incontrare un suo fratello che viveva in un altro villaggio. Allah l’Altissimo incaricò un angelo di attenderlo lungo il suo cammino. Quando l’uomo gli passò accanto, l’angelo gli chiese: “Dove vai?”. Egli rispose: “Vado a incontrare un mio fratello in quel villaggio”. L’angelo gli chiese nuovamente: “Hai forse qualche debito nei suoi confronti che vai a riscuotere?”. Egli rispose: “No, lo amo soltanto per Allah; non c’è altra ragione”. L’angelo disse: “Allah mi ha mandato da te per annunciarti che Egli ti ama così come tu ami il tuo fratello per Lui”». (Muslim-Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
Un uomo manifestò il proprio amore per Hazrat Muʿadh ibn Jabal (che Allah si compiaccia di lui) e disse: «Vi amo per Allah». Egli gli riferì questo lieto annuncio del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui): «Allah l’Altissimo dice: “Il Mio amore è assicurato a coloro che si siedono insieme per Me, si recano a vicenda a incontrarsi per Me e spendono denaro gli uni per gli altri per amore Mio”».
Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha annunciato anche la ricompensa nell’Aldilà riservata all’amore reciproco e agli incontri per Allah, nel modo seguente:
انَّ فى الجنة لعمدا مِّن ياقوت عليها غرف مِّن زبرجدٍ لَّها ابواب مُّفتَّحة منه تضئ كما يضئ الكوكب الدَّرِّىُّ فقالوا يا رسول الله من يَّسكنها قال المتحابُّون فى الله والمتجالسون فى الله والمتلاقون فى الله –
«In Paradiso vi sono colonne di rubino, sulle quali sorgono palazzi di smeraldo. Le loro porte sono così splendenti che sembrano scintillare come le stelle. I Compagni chiesero: “O Messaggero di Allah, chi vi abiterà?”. Egli rispose: “Coloro che si amano reciprocamente per Allah, siedono insieme per Allah e si recano a vicenda a incontrarsi per Allah”». (Bayhaqi-Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
L’insistenza con cui vengono raccomandati l’amore reciproco e gli incontri, e il lieto annuncio di una ricompensa così grande per essi, non dipendono soltanto dal fatto che siano esigenze inevitabili dell’amore o che attraverso di essi l’amore si sviluppi e si rafforzi. Un’altra ragione è che, per mantenere l’uomo sulla retta via, egli ha bisogno anche della compagnia degli amici più intimi. Questa compagnia è possibile proprio attraverso gli incontri e le conversazioni. Vi è inoltre un’altra ragione: in genere le persone continuano a incontrarsi comunque; ma se un uomo incontra il proprio fratello aspettandosi pienamente la ricompensa e il premio, e durante tale incontro ricorda Allah, allora questo incontro può svolgere un ruolo enorme nella formazione e nello sviluppo della sua vita e del suo carattere.
Alla luce degli hadith e delle prove menzionati, possiamo affermare che un credente dovrebbe cercare di incontrare e visitare il più possibile gli altri credenti. In questo modo non solo miglioreranno i rapporti reciproci, ma egli diventerà anche meritevole delle preghiere di perdono di settantamila angeli e dell’amore di Allah. Inoltre, se durante questi incontri si tengono presenti gli hadith e le indicazioni menzionati, il sentimento dell’incontro per amore di Allah non verrà mai meno nel cuore.
5. Assistenza al fratello malato (عيادت )
Una forma particolare di questo incontro consiste nel recarsi ad assistere il proprio fratello malato. Ciò è stato definito un dovere speciale di ogni fratello musulmano verso l’altro. Una persona malata, per esigenze fisiche e psicologiche, finisce per aver bisogno dell’assistenza e della compassione altrui. Se, in quel momento, un suo fratello riesce a soddisfare queste due necessità, ciò può influire così profondamente sul suo cuore e sulla sua mente da contribuire enormemente alla stabilità e allo sviluppo dei rapporti reciproci.
Per assistenza ordinaria si intende informarsi sulle condizioni della persona malata. In realtà, informarsi sulle sue condizioni rappresenta soltanto il significato minimo dell’assistenza. Altrimenti, rientrano nel suo ambito anche mostrare compassione, offrire conforto, prestare cure, procurare medicine e alimenti adatti, e così via. Tuttavia, anche supponendo che per assistenza si intenda soltanto informarsi sulle condizioni del malato, se per questa informazione vi sono tanta esortazione e una ricompensa così grande, dovremmo certamente riflettere su quale valore possano avere l’espressione della compassione, l’offerta di conforto, l’augurio di guarigione e le cure prestate.
In ciascuno dei celebri hadith riguardanti i doveri di un musulmano verso un altro musulmano, nei quali vengono menzionate cinque, sei o forse sette questioni, si insiste sull’assistenza al malato come dovere specifico.
واذا مرض فعده –
«Quando si ammala, assistilo». (Muslim-Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui)
Il Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam) ha descritto in modo meraviglioso i doveri e i diritti del servo. Una volta, spiegandoli, disse che questi doveri e diritti sono stati stabiliti fondamentalmente da Allah. Nel Giorno della Risurrezione, Allah stesso, in veste di parte lesa, chiederà conto di ciò. Perciò, riguardo all’assistenza al malato, il Nobile Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) disse che Allah l’Altissimo chiederà: «O figlio di Adamo, Mi ero ammalato e tu non Mi hai assistito». Egli dirà: «O mio Signore, Tu sei il Signore di tutti i mondi; come avrei potuto assisterTi?». Allah dirà: «Non sapevi forse che il Mio servo si era ammalato? Eppure non lo hai assistito. Se lo avessi fatto, avresti trovato Me accanto a lui». Quale esortazione potrebbe essere più grande di questa: assistendo un malato, il servo ottiene anche la vicinanza del suo Signore!
Riguardo alla ricompensa per assistere il malato, il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
ان المسلم اذا عاد اخاه المسلم لم يزل فى حرفة الجنة حتى يرجع –
«Quando un musulmano va ad assistere il proprio fratello musulmano malato, continua a raccogliere i frutti del Paradiso fino al suo ritorno.» (Muslim – Thawban, che Allah sia soddisfatto di lui)
ما من مسلم يعود مسلما غد وة الا صلىَّ عليه سبعون الف ملك حتى يمسى وان عاده عشيَّة الا صلىَّ عليه سبعون الف ملك حتى يصبح وكان له حريف فى الجنة –
«Quando un musulmano assiste un altro musulmano malato al mattino, settantamila angeli continuano a pregare per lui fino alla sera. E se lo assiste alla sera, settantamila angeli continuano a pregare per lui fino al mattino. E per lui vi è un giardino di frutti in Paradiso.» (Tirmidhi, Abu Dawud – ʿAli, che Allah sia soddisfatto di lui)
من عاد مريضا لَّم بزل يخوض الرحمة حتى يجلس واذا جلس اغتمس فيها –
«Chi va ad assistere un malato entra nel mare della misericordia. E quando si siede accanto al malato, si immerge nella misericordia.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre:
اتمام عيادت المريض انَّ يضع احدكم يده على جبهته او على يده فيساله كيف هو –
«La completezza della visita al malato consiste nel fatto che chi lo visita gli poggi la propria mano sulla mano o sulla fronte e gli chieda come sta». (Ahmad, Tirmidhi – Abu Uthman, che Allah sia compiaciuto di lui)
Vi sono anche alcune regole e norme per la visita. La più importante consiste nel consolare il malato, augurargli la guarigione e prestargli cura e assistenza. Il Nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ne diede istruzioni con le seguenti parole:
اذا دخلتم على مريض فنفسوا له فى اجله فانَّ ذالك لا يردَّ شيئا ويطيب بنفسه –
«Quando vi recate da un malato, confortatelo. Sebbene ciò non possa respingere il decreto divino, rende felice il cuore del malato». (Tirmidhi, Ibn Majah – Abu Sa’id al-Khudri, che Allah sia compiaciuto di lui)
Quando il Messaggero stesso (pace e benedizioni su di lui) si recava a visitare un malato, gli poneva la mano sulla fronte per confortarlo e diceva:لا بأس طهور انشاء اللهPoi gli chiedeva quale cosa particolare desiderasse. Diceva anche ai Compagni: «Quando vi recate a visitare un malato, ponete la vostra mano sulla sua mano o sulla sua fronte, confortatelo e pregate per la sua guarigione». (Abu Dawud – Sirat an-Nabi, pace e benedizioni su di lui)
Tuttavia, vietò di trattenersi a lungo presso il malato o di fare chiasso.
6. L’espressione esteriore delle emozioni
Quando nel cuore delle persone alberga l’emozione dell’amore, essa cerca naturalmente una via per manifestarsi. Dall’espressione delle emozioni si ottengono generalmente due benefici. In primo luogo, chi dà alle proprie emozioni l’opportunità di manifestarsi le mantiene sempre fresche e vigorose, permettendo loro di svilupparsi progressivamente. Se invece le emozioni vengono represse nel cuore, su di esse scende a poco a poco l’ombra della morte e il loro sviluppo si arresta. Esse vengono private della vitalità e dell’energia e, in tal modo, scivolano gradualmente verso la decadenza. Il secondo beneficio delle emozioni è che rendono i rapporti reciproci più saldi e stabili. Quando una persona viene a sapere dei sentimenti che il proprio fratello nutre per lei e comprende quanto profondi siano nel suo cuore l’amore, l’affetto, la fraternità e l’amicizia nei suoi confronti, ciò esercita naturalmente su di lei un’influenza di vasta portata. Nel suo animo nasce rispetto per il valore dell’amicizia e dell’amore del proprio fratello. In realtà, se i sentimenti del cuore non vengono manifestati, tra due fratelli non può mai conservarsi un rapporto saldo e stabile di amicizia e amore, nonostante nutrano buoni sentimenti l’uno verso l’altro.
Se un fratello musulmano nutre amore per un altro musulmano, quest’ultimo ha pieno diritto di essere informato di tale atteggiamento e disposizione d’animo nei suoi confronti. Ciò affinché possa sviluppare nel proprio cuore sentimenti di pari intensità in risposta a quell’emozione e non finisca, per ignoranza, per adottare una condotta contraria o ostile all’amore che il fratello nutre per lui.
Per questo, allo scopo di sviluppare e rafforzare l’amore reciproco tra due fratelli musulmani, non sarebbe un’esagerazione dire che, nella maggior parte dei casi, è assolutamente necessario non nascondere i sentimenti e permettere loro di manifestarsi apertamente, così da proteggere tale amore dalla rovina. La causa principale della rovina è spesso la seguente: una persona ama il proprio fratello e manifesta in vari modi questo amore. Ma se il fratello, pur nutrendo amore nel cuore, rimane in silenzio come uno spettatore muto, questa mancata espressione dell’affetto susciterà inevitabilmente nel cuore dell’altro sospetto, diffidenza e distanza.
Quando l’amore segreto del cuore, l’amicizia e la disposizione alla concordia si manifestano esteriormente, ciò avviene in molti modi. In tali circostanze, ogni azione e ogni passo di una persona esprimono i sentimenti che nutre verso il proprio fratello. Questa espressione avviene sia attraverso le azioni sia attraverso la parola. In effetti, sono proprio le buone maniere, il soddisfare i bisogni, la critica sincera e il tentativo di correggere, l’invito a mangiare, il volto sereno, il sorriso, l’abbraccio, la partecipazione ai dolori e alle difficoltà, la fiducia nelle questioni personali reciproche e simili a dare espressione a tale disposizione. Di alcuni di questi aspetti abbiamo già parlato; degli altri parleremo più avanti.
A questo proposito, la seconda grande forza efficace è la lingua. Una parola dolorosa pronunciata dalla lingua agisce come una freccia e diventa difficile cancellarne la traccia; allo stesso modo, una parola dolce esercita un’influenza così profonda che è difficile per un’altra persona persino immaginarla. Per questo abbiamo visto che il Messaggero di Allah ha ordinato di prestare la massima attenzione alla lingua. Il suo cattivo uso può portare i rapporti reciproci al livello più basso della rovina e della corruzione; il suo buon uso, invece, può elevarli ai livelli più alti dell’amore, dell’affetto e dell’amicizia. Pochi comprendono questo. In genere, un insieme di poche parole pronunciate dalla lingua, che comunica all’altro amicizia e affetto, può appagare profondamente il cuore umano. Talvolta neppure una grande prova di buona condotta può eguagliarlo. Eppure vi sono molte persone avare persino nel pronunciare una buona parola, una frase incoraggiante e un’espressione gioiosa. Così non solo si privano della fortuna di procurare una gioia immensa al cuore del proprio fratello (come è stato precedentemente affermato: chi rallegra il cuore di un fratello musulmano rallegra il Messaggero di Allah; chi rallegra il Messaggero di Allah rallegra Allah stesso; e chi rallegra Allah, Allah lo farà entrare in Paradiso), ma talvolta, non pronunciando parole piacevoli, feriscono anche il cuore del proprio fratello. A volte non esitano persino a pronunciare dichiarazioni sconsiderate e irresponsabili. Eppure è stato detto a questo proposito: «Chi ferisce il cuore di un musulmano, ferisce Allah stesso».
Per espressione dei sentimenti attraverso la lingua si intendono generalmente manifestazioni d’amore, il saluto, la supplica, parole umili e affettuose, espressioni di solidarietà, domande sul proprio stato e simili. Tenendo presente questa importanza della lingua, il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) presentò ai Compagni il seguente quadro del Giorno della Resurrezione: quel giorno, intorno alle persone, vi sarà soltanto il fuoco divampante oppure le loro opere e le loro azioni buone, e in quel giorno Allah l’Altissimo stesso procederà direttamente al rendiconto. Poi impartì questa istruzione: «Proteggetevi da quel fuoco terribile, anche con un pezzo di dattero; e, se non fosse possibile neppure questo, dite almeno una buona parola».
Considerando tutte le prove e gli argomenti, ed esaminando attentamente ogni aspetto, possiamo facilmente comprendere quale istruzione abbia dato il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) riguardo a ciò e per quale motivo l’abbia data. A proposito dell’espressione dell’amore, egli ha detto:
اذا احبَّ الرَّجل اخاه فليخبره انه يحبه-
«Quando una persona nutre amore per il proprio fratello, deve fargli sapere che lo ama.» (al-Tirmidhi, Abu Dawud)
Un giorno, in questo modo, un uomo passava davanti al Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui). Allora uno di coloro che si trovavano presso di lui esclamò: «Amo quell’uomo per amore di Allah.» Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) gli chiese:
أعلمته قال لا قال قم فاعلمه فقام اليه فاعلمه فقال احبَّك الذى احببتنى له –
«Glielo hai fatto sapere?» Egli rispose: «No». Disse: «Va’ e fagli sapere che lo ami per amore di Allah». Allora egli si alzò, si recò da lui e glielo disse. L’uomo rispose: «Possa Colui per il cui compiacimento mi ami amarti.» (al-Bayhaqi, al-Tirmidhi – Anas ibn Malik, che Allah sia soddisfatto di lui)
Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò un episodio, dicendo che il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) stava baciando Hazrat Hasan ibn Ali (che Allah sia soddisfatto di lui). In quel momento, presso di lui era seduto Afra ibn Jalis (che Allah sia soddisfatto di lui). Vedendo il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) baciarlo, disse: «Ho dieci figli, ma non ne ho mai baciato nessuno». Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) lo guardò e disse: «Non viene mostrata misericordia a chi è privo di misericordia».
من لا يرحم لا يرحم –
In un altro hadith, la frase è stata riportata così: «Se Allah ha privato il vostro cuore della misericordia, che cosa posso fare?». (Bukhari e Muslim.)
La migliore occasione per esprimere i propri sentimenti è l’incontro. Si è già parlato in precedenza dell’importanza e della necessità dell’incontro. Ora vediamo anche come dovrebbe essere l’incontro destinato a esprimere i propri sentimenti.
7. Incontrarsi con affetto e buonumore
Dopo il buon comportamento, l’incontro è il mezzo più efficace per migliorare i rapporti reciproci. Tuttavia, ciò richiede che, durante l’incontro, da un lato non si ferisca il cuore di nessuno con parole sgradevoli, scherzi derisori, scherno e simili; dall’altro, l’incontro deve svolgersi in modo tale che l’emozione dell’amore si manifesti proprio attraverso il modo in cui ci si incontra. A questo proposito troviamo numerose indicazioni negli hadith. Una di queste consiste nel manifestare, durante l’incontro, dolcezza, cortesia, gentilezza e parole amabili, invece di comportamenti dolorosi e strazianti come durezza, severità, disprezzo e indifferenza. Riguardo alla persona mite, il Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) disse:
الا اخبركم بمن يحرم على النَّار وبمن تحرم النّار عليه على كلِّ هيِّن ليِّن قريب سهل –
«Vi parlerò di una persona alla quale il fuoco dell’Inferno è proibito e alla quale anche l’Inferno è proibito. È una persona dal temperamento mite, dall’indole mite e dal parlare mite.» (Ahmad, Tirmidhi — Ibn Masʿūd, che Dio sia compiaciuto di lui)
Un altro modo consiste nell’incontrarsi con il volto sorridente e nel rivolgere un sorriso non appena ci si vede. Il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) raccomandò entrambe queste cose. In un’occasione disse:
لا تحفرنَّ من المعروف شيئا ولو ان تلقى اخاك بوجه طليقٍ –
«Non disprezzate nessuna buona azione, anche se consiste soltanto nell’incontrare vostro fratello con un volto sorridente.» (Muslim — Abū Dharr, che Dio sia compiaciuto di lui)
Altrove è stato detto: «Anche rivolgere un sorriso a vostro fratello non appena lo vedete è una sadaqa.»
Non bisogna incontrarlo con disprezzo e indifferenza, bensì con interesse e attenzione, e bisogna manifestare all’altro che questo incontro è stato motivato da una sincera gioia.
I Compagni raccontano che, quando il Nobile Profeta prestava attenzione a qualcuno, lo faceva con tutto il corpo e con tutta l’anima. Al-Bayhaqī ha riportato un episodio di questo genere. Ecco l’episodio: un giorno il Nobile Profeta era seduto in una riunione nella moschea. In quel momento arrivò un uomo e il Nobile Profeta si mosse per fargli posto. L’uomo disse: «O Messaggero di Allah, c’è spazio sufficiente». Egli rispose:
انَّ للمسلم لحقاً اذا راه اخوه انْ يَّتزخزح له-
«È diritto del musulmano che, quando suo fratello lo vede, si attivi per fargli posto». (Al-Bayhaqī – Wā’ilah ibn Khattāb, che Allah sia soddisfatto di lui)
La venerabile ʿĀʾishah racconta che, quando Zayd ibn Hārithah giunse a Medina e bussò alla porta dall’esterno per incontrare il Messaggero di Allah, questi uscì senza neppure avvolgersi il mantello, trascinandolo semplicemente dietro di sé. Per Allah, non l’ho mai visto in una simile condizione né prima né dopo quella volta. Spinto dall’affetto, abbracciò Zayd al collo e lo baciò. Analogamente, quando il venerabile Jaʿfar al-Ṭayyār tornò dall’Abissinia, il Messaggero di Allah lo abbracciò al collo e lo baciò. Quando il venerabile ʿIkrimah ibn Abū Jahl si recò da lui e si presentò al suo cospetto, egli disse: «Benvenuto al cavaliere emigrato».
8. Il saluto
Il saluto è stato definito un modo specifico per esprimere l’affetto ed è stato annoverato tra i doveri e i diritti di un musulmano verso un altro musulmano. In questo modo, da una parte si esprime l’affetto e dall’altra si manifesta la preghiera e il buon augurio per il proprio fratello. Dopo l’arrivo del Nobile Profeta a Medina, nel primo sermone che pronunciò, egli impartì quattro direttive. Una di esse era la seguente:
وافشوا السَّلام بينكم –
«Diffondete il salām tra voi». La sua importanza ancora maggiore emerge dal seguente hadith:
لا تدخلون الجنَّة حتَّى تؤمنوا ولا تؤمنوا حتّى تحابُّوا الا ادلُّكم على شيئ اذا فعلتموه تحاببتم افشوا السلام بينكم –
«Non entrerete mai in Paradiso finché non sarete credenti, e non sarete credenti finché non vi amerete gli uni gli altri. Volete che vi indichi qualcosa che, se lo farete, vi farà amare gli uni gli altri? Diffondete il salām tra voi». (Muslim, Abū Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui)
In un’altra occasione, indicando i sei doveri e diritti del musulmano nei confronti del musulmano, disse:
يسلِّم اذا لقيه –
«Quando lo incontri, rivolgergli il salām». (al-Nasāʾī, Abū Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui)
A questo proposito, viene incoraggiato in modo particolare colui che prende l’iniziativa nel porgere il salām e colui che lo fa per primo. Il Nobile Messaggero di Allah ﷺ disse:
«Colui che inizia con il salām si tiene lontano dall’arroganza».
E aggiunge:
انَّ اولى النّاس بالله من بدء السلام –
«Colui che dà inizio al saluto è tra le persone più vicine alla misericordia di Allah.» (Ahmad, Abu Dawud – Abu ‘Uthman, che Allah sia compiaciuto di lui)
È evidente che la prova dell’amore consiste proprio nel fatto che una persona si faccia avanti, preghi per il proprio fratello e manifesti così i sentimenti del suo cuore. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), mentre percorreva la strada, iniziava sempre personalmente il saluto. Chiunque incontrasse sul cammino – donne, uomini o bambini, senza distinzione – lo salutava. Anzi, era particolarmente sollecito nel salutare i bambini. Riguardo al saluto, disse:
اذا لقى احدكم اخاه فليسلِّم عليه فان حالت بينهما شجَّرةٌ او جدارٌ او حجر ثمَّ لقييه فليسلِّم عليه –
«Quando uno di voi incontra il proprio fratello, lo saluti. Se poi un albero, un muro, una pietra o qualunque altra cosa si frappone tra loro e in seguito si incontrano di nuovo, lo saluti anche allora.» (Abu Dawud – Abu Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui)
Egli raccomandò in modo particolare di salutare i membri della propria famiglia e disse ad Anas (che Allah sia compiaciuto di lui):
يا بنىَّ اذا دخلت على اهلك فسلِّم يكون بركة عليك وعلى اهل بيتك –
«Figlio mio! Quando entri nella tua casa, saluta tutti. Questo sarà fonte di bene per te e per i membri della tua famiglia.» (Tirmidhi – Anas, che Allah sia soddisfatto di lui)
Lo scambio del salām può accrescere l’amore solo quando viene compiuto con il giusto sentimento: un fratello prega per la pace dell’altro fratello e, attraverso ciò, manifesta la profondità dell’amore e della benevolenza che porta nel cuore. Altrimenti, quando per semplice abitudine, come avviene nell’Islam consuetudinario, dalla bocca vengono pronunciate soltanto un paio di parole, non vi è dubbio che esse non possano accrescere l’amore reciproco.
9. Musāfaḥa
Per esprimere il proprio amore e la propria emozione del cuore al momento dell’incontro, la seconda cosa che il Nobile Messaggero, dopo il salām, ha prescritto è la musāfaḥa, cioè la stretta di mano. Ad Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, fu chiesto se tra i Compagni del Messaggero di Allah fosse praticata la musāfaḥa. Egli rispose: «Sì».
In realtà, la musāfaḥa è il completamento e il perfezionamento del salām. In altre parole, attraverso di essa l’intero spirito del salām giunge a compimento. Il Nobile Messaggero stesso ha narrato:
تمام تحيّاتكم بينكم المصافحة –
«Attraverso la musāfaḥa, il vostro salām reciproco giunge a compimento.» (Aḥmad, Tirmidhi – Abū Umāmah, che Allah sia soddisfatto di lui)
Riguardo alla musāfaḥa, il Nobile Profeta ha inoltre detto: «Continuate a stringervi la mano, perché attraverso di essa l’inimicizia viene eliminata.
(تصافحوايذهب الغلَّ) Inoltre, riguardo alla ricompensa della stretta di mano, il Nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha annunciato la seguente lieta novella:
ما من مسلمين يلتقيان فيصا فحان الاَّ غفرلهما قبل ان يَّتفرَّقا وفى رواية اخرى اذا التقى المسلمان فتصافحا وحمدا الله واستغفرا الله غفرلهما –
«Quando due musulmani si incontrano e si stringono la mano, tutti i loro peccati vengono perdonati prima che si separino. In un’altra narrazione si riferisce che, quando due musulmani si stringono la mano, lodano Allah e Gli chiedono perdono, vengono perdonati. — (Ahmad, Tirmidhi, Ibn Majah — Bayāʿ ibn Ghārib, che Allah sia soddisfatto di lui)
10. Chiamare con il nome migliore
Chiunque conosca la natura umana desidera essere chiamato con un nome nobile. È un desiderio naturale dell’essere umano. Quanto più ci si rivolge a qualcuno con parole affettuose e con un tono carico di emozione, tanto più il suo cuore sarà influenzato dalla sincerità e dall’amore di chi gli parla. Pertanto, non si dovrebbe essere avari in questo. Al contrario, si dovrebbe cercare di chiamare il proprio fratello con parole e in un modo tali da esprimere pienamente l’affetto che si prova per lui. Nel movimento di Sayyid Ahmad Shahid (che Allah abbia misericordia di lui), ogni persona si rivolgeva ai propri pari e agli anziani aggiungendo la parola «fratello» al loro nome, mentre i più giovani venivano chiamati semplicemente per nome. In sintesi, ci si deve rivolgere all’altro in modo tale che il proprio amore sia espresso pienamente e il suo cuore ne sia rallegrato. Che una persona si rivolga al proprio fratello con parole a lui sgradite non trova alcun posto in una relazione fondata sull’affetto e sulla sincerità. A questo proposito si applica pienamente l’intero hadith riguardante il parlare in modo piacevole. Quando ad Hazrat Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) fu chiesto in che modo si rafforza l’amicizia, egli diede una risposta davvero eccellente. Disse: «Rivolgiti al tuo amico con il nome migliore.»
11. Interessarsi agli affari personali
Una delle esigenze dell’amore sincero è interessarsi agli affari personali del proprio fratello proprio come ci si interessa ai propri. Quando incontri tuo fratello, chiedigli della sua situazione personale e mostra pieno interesse al riguardo. In questo modo, nel cuore di un fratello nascerà fiducia nella sincerità e nella benevolenza dell’altro, e i sentimenti del cuore di uno saranno rivelati all’altro. Di conseguenza, queste cose renderanno il loro rapporto ancora più saldo. Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), impartendo ai suoi Compagni l’ordine di conoscersi personalmente e reciprocamente, ha richiamato l’attenzione anche su questo aspetto. Egli ha detto:
اذا اخى الرَّجلُ الرَّجلَ فليسأله عن اسمه واسم ابيه وممَّن هو فانَّه او صل للمودَّة –
«Quando una persona stringe amicizia con un’altra, dovrebbe chiederle il suo nome, quello di suo padre e la sua appartenenza tribale. Ciò rende più solide le radici dell’amore reciproco». (Tirmidhi – Yazīd ibn Nuʿāma, che Allah sia soddisfatto di lui)
Il proprio nome e simili fanno parte degli aspetti personali di una persona. In questo modo, il hadith in questione indica proprio il principio da me esposto. L’espressione «inoltre, le radici dell’amore diventano più solide» mette in luce anche il suo autentico significato.
12. Hadiya
Fare un dono per esprimere amore e sincerità verso il proprio fratello è estremamente efficace per la stabilità dei rapporti. In realtà, dire parole gentili, chiamare qualcuno con un nome eccellente, manifestare affetto e simili sono doni della lingua. Attraverso di essi, un fratello manifesta all’altro il proprio amore e i propri sentimenti, cercando di attirarlo a sé. Come questi doni della lingua rallegrano il cuore, creano un legame tra cuori diversi e aiutano ad attirarsi reciprocamente, così anche i doni materiali collegano il cuore dell’uno a quello dell’altro, facendo in tal modo crescere l’amore reciproco. Il Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui), parlando dell’esortazione a fare doni, ha indicato anche questo beneficio: essi lavano e purificano le macchie dal cuore. Egli ha detto:
تهادوا تحابُّوا وتذهب شحناؤكم – (او كما قال عليه السلام)
«Fatevi doni gli uni gli altri: così crescerà l’amore reciproco e svaniranno la distanza dei cuori e l’inimicizia». (Muwattaʾ di Mālik, ʿAṭāʾ)
Lo stesso Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui) faceva ripetutamente doni ai suoi compagni, e i suoi Compagni gli inviavano doni e se li scambiavano tra loro. A questo proposito, ciò che dobbiamo ricordare e l’insegnamento che ricaviamo dalla vita del Profeta (pace e benedizioni su di lui) è il seguente:
1. Si dovrebbe sempre fare un dono secondo le proprie possibilità, e non ci si dovrebbe astenere dal farlo con il pretesto di non poter offrire qualcosa di prezioso o particolare; in realtà, ciò che crea un legame tra i cuori non è il valore o il prestigio del dono, bensì la sincerità e l’amore di chi lo offre.
2. Il dono, qualunque cosa sia, dovrebbe essere sempre accettato con gratitudine.
3. Si dovrebbe sempre cercare di ricambiare un dono con un altro dono. Non è necessario che il dono abbia lo stesso valore; piuttosto, ciascuno darà secondo le proprie possibilità. Il principio del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) era cercare sempre di ricambiare i doni. Una volta, quando un uomo rifiutò di accettare il dono di ricambio, egli manifestò grande disappunto.
4. Tra i doni, ciò che il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gradiva maggiormente era il profumo. Oggi, in questa categoria, si possono includere anche i libri.
13. La gratitudine
Esprimere i propri sentimenti d’affetto e manifestare di aver riconosciuto l’amore altrui è un eccellente modo di mostrare gratitudine. Quando una persona si rende conto che suo fratello comprende adeguatamente l’importanza e il valore delle azioni compiute per affetto e per amore nei suoi confronti, il suo amore sincero per quel fratello aumenterà. Al contrario, se una persona affettuosa si rende conto che la sua sincerità e il suo amore non hanno alcun valore, i sentimenti del suo cuore finiranno naturalmente per spegnersi. Per questo, quando un musulmano aiuta un altro fratello musulmano, lo tratta bene, gli rivolge una parola gentile oppure gli fa un dono, è dovere imprescindibile di quel fratello musulmano esprimergli con gioia la propria gratitudine. In questo modo gli farà sapere che riconosce pienamente il valore della sua sincerità e del suo amore. A proposito del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), i Compagni narrano che, quando qualcuno gli offriva qualcosa, egli la accettava con gratitudine; e quando qualcuno compiva per lui una certa azione, egli gliene era riconoscente.
14. Mangiare seduti insieme
Condividere i pasti gli uni con gli altri e invitare qualcuno a mangiare nella propria casa sono anch’essi eccellenti modi di esprimere sincerità e amore. In questo modo non si ha soltanto l’opportunità di conversare liberamente, ma quando un musulmano invita suo fratello a mangiare nella propria casa, nell’animo dell’invitato nasce la sensazione che suo fratello nutra per lui un profondo amore. E quando nasce una simile sensazione, il rapporto reciproco diventa certamente più forte. I Compagni si invitavano spesso a vicenda e invitavano anche il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui). Quando lo stesso Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) aveva del cibo o riceveva qualcosa da qualche luogo, faceva partecipare ad esso tutta l’assemblea. Per quanto riguarda gli inviti e il mangiare seduti insieme, occorre prestare attenzione alle cose menzionate in precedenza a proposito dei doni. In particolare, riguardo agli inviti, non si dovrebbe indulgere in alcuna esitazione; piuttosto, ciascuno offrirà da mangiare secondo le proprie possibilità, anche se si tratta del cibo quotidiano. Tuttavia, se è possibile preparare qualcosa di particolare in questa occasione, ciò produrrà certamente un effetto favorevole nell’animo dell’invitato. Qualunque cosa gli venga offerta, però, è dovere dell’invitato accettarla con soddisfazione e gratitudine. In conclusione, come nel caso dei doni, si dovrebbe cercare di ricambiare anche gli inviti.
A questo proposito, è anche necessario sapere che, agli inizi, tra i musulmani vi era una certa esitazione riguardo al mangiare nelle case dei propri cari e dei propri parenti. A questo riguardo, Allah l’Altissimo ha eliminato tale esitazione facendo scendere un versetto nella sura An-Nur del Sacro Corano.
15. La supplica
La supplica è qualcosa che, da un certo punto di vista, assorbe in sé molti dei doveri e dei diritti da noi esaminati, mentre, da un altro punto di vista, accresce l’amicizia e l’amore reciproci. Attraverso la supplica, un musulmano chiede al proprio Signore misericordia e perdono per suo fratello, prega per il suo bene e la sua prosperità e implora il miglioramento della sua condizione. È evidente che il musulmano nutre la convinzione che la vera chiave delle cause e degli effetti sia nelle mani di Allah. Pertanto, quando vede suo fratello levare le mani in preghiera davanti al proprio Signore per lui, ne rimane profondamente commosso e influenzato.
La supplica può essere fatta sia in assenza sia alla presenza della persona interessata. Una delle sue forme è il saluto, attraverso la cui formula completa il musulmano invoca per suo fratello pace, misericordia e benedizioni. Un altro dovere di un musulmano verso un altro musulmano è che, quando questi starnutisce e dice «al-hamdu lillah», egli preghi per lui chiedendo misericordia. Anche recitare la preghiera funebre per il proprio fratello musulmano è un dovere particolare, ed è anch’essa una forma di supplica. Anche nell’assistenza al fratello malato (già descritta in precedenza) è presente la supplica.
Quando la supplica viene fatta alla presenza della persona interessata o a sua conoscenza, il suo primo beneficio è che essa giunge a credere con tutto il cuore nella sincera benevolenza e nell’amore di suo fratello. Poiché l’obiettivo di entrambi è la misericordia di Allah, vede che suo fratello non si adopera soltanto concretamente per il suo bene, ma presenta davanti ad Allah anche le sue speranze e aspirazioni, proprio come presenta le proprie. Pur essendo agitato dalle proprie sofferenze e afflizioni, egli tende le mani davanti al proprio Signore, chiede perdono per le colpe, le mancanze e i peccati di suo fratello come per i propri, e spera per lui, come per sé, nella soddisfazione e nella misericordia di Dio. Vede inoltre che suo fratello si interessa a lui a tal punto che, quando in solitudine sono presenti soltanto il fratello e il suo Allah, egli si ricorda ancora di lui. In tali circostanze, nel suo cuore nasce naturalmente amore per il fratello che prega per lui. In questo modo, attraverso la supplica si ottengono tutti i benefici dell’espressione dei sentimenti del cuore.
In secondo luogo, quando colui che supplica cerca di includere l’altro nella propria supplica, il rapporto sincero tra entrambi si rafforza ulteriormente e, insieme, vi si infonde anche purezza.
Inoltre, insieme alle suppliche per la misericordia, il perdono, il soddisfacimento dei bisogni e la rimozione delle difficoltà, è stato raccomandato di pregare per il proprio fratello affinché rimanga saldo sulla retta via e per l’amicizia reciproca.
اللّهمَّ الِّف بين قلوبنا واصلح ذات بيننا –
«O Allah! Unisci i nostri cuori e allontana le discordie tra noi.»
In questo modo è stato raccomandato di pregare anche affinché la macchia, l’odio e simili sentimenti siano rimossi dal cuore. Infatti, coltivare nel cuore amarezza, risentimento o rancore reciproco è una malattia estremamente grave. Per curarla, è dunque opportuno pregare con umiltà.
ربَّنا اغفرلنا ولاخواننا الَّذ ين سبقونا بالايمان ولا تجعل فى قلوبنا غلاًّ لّلَّذين امنوا ربَّنا انَّك رؤف الرَّحيم –
«O nostro Signore! Perdona noi e i nostri fratelli che hanno creduto prima di noi e non lasciare nei nostri cuori alcun rancore o ostilità verso coloro che credono. O nostro Signore! Tu sei davvero pieno di benevolenza e misericordioso». (Sura al-Hashr, 10)
Quando nella preghiera si pronuncia il nome del proprio fratello o lo si ricorda, ciò contribuisce a rafforzare ulteriormente il rapporto. Pregare spontaneamente per il proprio fratello, chiedere ad Allah la sua amicizia e il suo amore e implorarlo di proteggere il rapporto dalla distorsione e dal danno è certamente un dovere di ogni musulmano verso un altro musulmano; tuttavia, anche chiedersi reciprocamente di pregare l’uno per l’altro ed esprimere il desiderio di essere inclusi nelle proprie preghiere può contribuire a migliorare i rapporti reciproci. A titolo d’esempio, il Nobile Profeta (pace su di lui) disse: «Quando vai a visitare il tuo fratello malato, chiedigli di pregare anche per te, poiché la sua preghiera viene accolta più facilmente».
Una volta, quando Hazrat Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) partì per il pellegrinaggio, il Nobile Profeta (pace su di lui) gli disse alcune parole. Riguardo a quelle parole, Umar stesso disse: «È la cosa più cara che abbia mai ricevuto in tutta la mia vita». Quelle parole erano: «Fratello nostro, ricordaci nelle tue preghiere».
16. Rispondere nel modo migliore
Ogni musulmano dovrebbe sforzarsi di ricambiare la sincerità e l’amore del proprio fratello musulmano con una sincerità e un amore ancora maggiori. Questo perché nessun rapporto può svilupparsi attraverso un amore a senso unico. Inoltre, ciò rassicura il cuore dell’altro fratello, che sa così che il suo amore non viene né sprecato né trattato con disprezzo. Ricambiare il saluto, ricambiare un dono con un dono, rispondere alle parole buone con parole buone e compiere tutto ciò nel modo migliore: l’ordine di fare tutte queste cose mette in luce proprio il principio sopra menzionato. A questo proposito, si dovrebbe ricordare anche il seguente detto del Nobile Messaggero (pace su di lui):
«Tra due persone che si amano, la migliore è quella che nutre più amore per il proprio fratello».
Se non è possibile rispondere all’amore del proprio fratello con una risposta ancora migliore, si dovrebbe almeno rispondere allo stesso livello; e, insieme, manifestando la propria incapacità, si riuscirà certamente a toccare il cuore dell’altro.
17. Riconciliazione e confutazione delle lamentele
Dopo aver ricordato il fondamento del rapporto, nell’adottare mezzi idonei a suscitare in esso sentimenti di amicizia e amore e a proteggerlo dalla corruzione e dal danno, è naturale che emergano diversi difetti e incapacità. Nessun essere umano può affermare che non commetterà mai alcun errore in ciò che fa. In particolare, poiché questo rapporto viene costruito per la rivoluzione islamica, anche Satana è estremamente attivo in questo ambito e cerca continuamente una breccia per corrompere i rapporti reciproci e creare fratture in essi. Se si tengono correttamente presenti tutte le indicazioni già esposte sui rapporti reciproci, e si seguono principi quali non arrecare al proprio fratello alcun danno fisico o psicologico con le proprie parole e azioni, adoperarsi in ogni modo possibile per aiutarlo nelle questioni religiose e mondane, manifestare pienamente la propria sincerità e il proprio amore, ed esprimere, in riconoscimento del valore della sincerità e dell’amore altrui, una sincerità e un amore ancora maggiori, o almeno dello stesso livello, continuando a esaminare il proprio comportamento alla luce di tali criteri, allora diventerà assai difficile per Satana penetrare in questo rapporto. Tuttavia, se si osservano ancora corruzione e deterioramento nel rapporto, ogni fratello musulmano deve tenere presenti alcune cose. Tenendole presenti, anche quando si manifesta una corruzione, sarà facile eliminarla. Il fondamento comune della corruzione dei rapporti è il sorgere, nel cuore di un fratello musulmano verso un altro, di una lamentela. Le cause che possono generare una lamentela sono numerose. Tuttavia, gli insegnamenti trattati in questo capitolo eliminano tutte queste cause. In ogni lamentela si riscontra una caratteristica comune: quando un musulmano prova dispiacere per una parola o un’azione del proprio fratello, è proprio da ciò che nasce la lamentela. Se la questione è grave, questa lamentela è sufficiente a corrompere il rapporto. Se invece si tratta di una questione di poco conto, più episodi analoghi si accumulano e producono un sentimento intenso. È necessario esporre a tutti gli insegnamenti trattati a questo proposito.
Primo: un musulmano non deve mai dare a un altro musulmano motivo di lamentela. Dovrebbe sempre sforzarsi di non causare alcun dispiacere nel cuore dell’altro fratello.
Secondo: ogni musulmano dovrebbe essere magnanimo nei confronti del proprio fratello. Dovrebbe tenere presenti gli elevati insegnamenti morali del Nobile Messaggero e fare tutto il possibile affinché non sorga alcuna lamentela contro qualcuno e, qualora sorga, per rimuoverla immediatamente dal proprio cuore.
Terzo: se, nonostante tali sforzi, nasce una lamentela e non è possibile dimenticarla, non si dovrebbe coltivarla nel proprio animo. Che la questione sia piccola o grande, la si dovrebbe esporre immediatamente al proprio fratello. Conservare nel cuore sospetto e rancore verso il proprio fratello e incontrarlo con tale rancore è segno del carattere peggiore. Pertanto, senza alcun indugio, si dovrebbe cercare di rimuovere immediatamente questa macchia dal cuore.
Quarto: colui contro il quale viene presentata una lamentela non dovrebbe offendersi né mostrare il minimo risentimento per questo. Al contrario, dovrebbe esprimere gratitudine al fratello premuroso che, invece di parlarne alle spalle e tradire la fiducia, è venuto a esporre la lamentela apertamente, considerando il rapporto una cosa estremamente preziosa, facendosi avanti per risolvere anche una lamentela di poco conto e offrendo così l’opportunità di correggersi.
Quinto: non appena viene a sapere che il proprio fratello nutre una lamentela nei suoi confronti, dovrebbe cercare di correggere se stesso. Infatti, quanto più passa il tempo, tanto più la corruzione mette radici. Inoltre, quanto prima si estirpa alla radice la discordia, tanto meglio è. Se ha davvero commesso un errore, dovrebbe riconoscerlo con animo aperto ed esprimere il proprio rammarico. Se ha una giustificazione per quell’errore, dovrebbe anch’essa presentarla. Se invece non vi è stato alcun errore, ma si è creata un’incomprensione, oppure esiste una giustificazione ragionevole, dovrebbe cercare di dissipare tale incomprensione. A questo proposito, la seguente affermazione di Gesù (la pace sia su di lui), riportata nel Vangelo, illumina mirabilmente questo dovere del musulmano:
«Se ti rechi al luogo del sacrificio per presentare la tua offerta votiva e, una volta giunto lì, ti viene in mente che tuo fratello ha una lamentela contro di te, lascia la tua offerta davanti al luogo del sacrificio, torna indietro e riconciliati con tuo fratello; solo dopo potrai presentare la tua offerta votiva.»
Qui è stata espressa un’idea davvero meravigliosa. Se tuo fratello è ostile nei tuoi confronti, per te è difficile essere una persona buona e fondare il tuo rapporto con lui sull’armonia. In realtà, il vero scopo dell’adorazione si realizzerà pienamente soltanto quando riusciremo a compiacere Allah. Perciò ci è stato raccomandato di eliminare la lamentela di nostro fratello, cercare la purificazione interiore prima di presentare l’offerta votiva e non tardare affatto a farlo.
Sesto: quando un fratello musulmano riconosce una propria colpa, è doveroso perdonarlo; non si deve essere avari in questa materia. Se presenta una giustificazione per una propria incapacità, è doveroso considerarlo incapace e accettare la sua giustificazione. Inoltre, se presenta una spiegazione allo scopo di eliminare un malinteso, è doveroso credere che ciò che dice sia vero. A questo proposito, è opportuno ricordare la seguente parola del nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui):
«Chi presenta a un fratello musulmano una giustificazione per una propria colpa, ma non lo considera giustificato e non accetta la sua giustificazione, commette un peccato pari a quello commesso da un esattore delle imposte attraverso l’ingiustizia derivante dalla riscossione illegale di un dazio.»
Per seguire correttamente queste direttive, bisogna comprendere molto bene il valore dei rapporti reciproci tra le persone, nutrire nel proprio cuore pieno rispetto per l’amore fraterno e, al tempo stesso, comprendere pienamente quanto sia grave peccato corrompere tali rapporti. Il primo punto si può comprendere molto bene dalla trattazione del primo capitolo e da quella della seconda parte del capitolo presente. Riguardo al secondo punto, è stato riferito che il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), spiegando la corruzione di questi rapporti, disse: «Questa è una lama che rade, la quale rade via l’intera religione dell’Islam.» Pertanto, chi crede che il vero successo sia quello dell’Aldilà conserverà certamente la propria religione a qualunque costo; e chi desidera proteggere la propria religione non permetterà mai, per quanto è nelle sue possibilità, che tali rapporti vengano corrotti. Le parole di ammonimento pronunciate dal nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) riguardo al rancore reciproco e alla rottura dei rapporti sono tanto toccanti quanto severe. Egli disse:
لا يحلُّ للرَّجل ان يَّهجر اخاه فوق ثلاث ليالٍ يلتقيان فيعرض هذا ويعرض هذا وخيرهما الَّذى يبدأ بالسلام-
«Non è lecito a un musulmano evitare suo fratello per più di tre giorni e, quando si incontrano, voltarsi entrambi dall’altra parte. Tra questi due, il migliore è colui che per primo porge il saluto della pace, cioè colui che, abbandonando il rancore, dà inizio alla riconciliazione.» (al-Bukhari e Muslim, da Abu Ayyub al-Ansari, che Allah sia soddisfatto di lui)
Da ciò risulta la superiorità di colui che dà inizio alla riconciliazione. Il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha anche spiegato come Allah tratta, al Suo cospetto, due musulmani di questo genere:
تعرض اعمال النَّاس فى كلِّ جمعة مرَّتين يوم الاثنين ويوم الخميس فيغفر لكلِّ عبدٍ مُّؤمن الاَّ عبدأً بينه وبين اخيه شحناء فيقال اتركوا او اركوا هذين حتى يفيئا –
‘Le azioni delle persone vengono presentate due giorni alla settimana, il lunedì e il giovedì, e ogni servo credente viene perdonato, eccetto colui che nutre rancore verso il proprio fratello musulmano. Si dice: “Lasciateli da parte per alcuni giorni, affinché si riconcilino tra loro”.’ (Muslim, Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
Riguardo a colui che abbandona il proprio fratello per tre giorni, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto:
لا يحلُّ لمسلم ان يَّهجر اخاه فوق ثلاث فمن هجر فوق ثلاث فمات دخل النَّار-
‘Non è lecito per un musulmano abbandonare il proprio fratello per più di tre giorni. Chi rimane separato per più di tre giorni e muore durante questo periodo sarà tra gli abitanti dell’Inferno.’ (Aḥmad, Abū Dāwūd; Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
Egli ha inoltre detto:
فمن هجر اخاه سنة فهو كسفك دمه –
‘Chi abbandona il proprio fratello musulmano per un anno è come se avesse versato il suo sangue (cioè ha commesso un peccato altrettanto grave).’ (Abū Dāwūd; Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui)
È tuttavia possibile che si verifichi una situazione in cui una delle parti, dopo aver tentato di raggiungere una riconciliazione, interrompa i rapporti, oppure che, in una controversia, essa si trovi dalla parte della verità. In tal caso, secondo la ragione e la Shariʿa, non commetterà alcun peccato. Anche in una simile situazione, tuttavia, le è stato raccomandato di agire con magnanimità, di perdonare il proprio fratello e, pur rimanendo dalla parte della verità, di comporre la controversia. In un hadith, il Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui), riguardo all’esortazione ad abbandonare la controversia, disse:
من ترك المراء وهو على حقٍّ بنى له بيت فى وسط الجنة ومن حسن خلقه بنى له فى اعلاها-
«A chi abbandona la controversia, pur avendo ragione, viene costruita una dimora al centro del Paradiso; e a chi migliora il proprio carattere viene costruito un palazzo nel luogo più elevato del Paradiso». (Tirmidhi, Anas, che Allah sia soddisfatto di lui)
È evidente che il grado più elevato del carattere migliore è il perdono o la remissione. È proprio in cambio di ciò che l’essere umano diventa degno di ottenere un posto nel grado più elevato del Paradiso.
Insieme alla riconciliazione, è dovere degli altri fratelli musulmani e, in generale, della società musulmana vigilare sui rapporti tra i due fratelli e correggerli qualora si manifesti in essi qualche segno di alterazione. Infatti, la stabilità dei rapporti reciproci dipende proprio da questa correzione. E questi rapporti sono la vita e l’anima della società. Il Sacro Corano ha prescritto questa correzione con le seguenti parole:
انَّما المؤمنون اخوة فاصلحوا بين اخويكم –
“I credenti sono davvero fratelli gli uni degli altri. Perciò riconciliate i rapporti tra i vostri due fratelli litiganti”. (Sura al-Hujurat, 10)
È stato persino dato l’ordine di combattere contro chi oltrepassa i limiti in questa materia.
Una volta il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) chiese ai Compagni: «Devo parlarvi di un’opera il cui merito e la cui ricompensa sono superiori a quelli della preghiera, del digiuno e dell’elemosina?». I Compagni dissero: «Sì, o Messaggero di Allah! La preghiamo, parlacene». Egli disse:
اصلاح ذات البين – وفساد ذات البين الحالقة –
«Riconciliare i rapporti tra le persone, mentre seminare la discordia tra loro rade al suolo la religione stessa». (Abu Dawud, Tirmidhi)
A questo proposito disse inoltre (sebbene l’atteggiamento dell’Islam nei confronti della menzogna sia estremamente severo):
ليس الكذَّاب الَّذى يصلح بين النَّاس ويقول خيرًا فيمنى خيرًا او يقول خيرًا –
«Colui che riconcilia le persone, dice parole buone e trasmette parole buone non è un bugiardo». (Bukhari e Muslim – Umm Kulthum, che Allah sia soddisfatto di lei)
In altre parole, trasmette da una parte all’altra una tale benevolenza che non era stata realmente espressa. Naturalmente, quando tale mediazione è necessaria per la riconciliazione, è opportuno dire parole non vere e parlare in modo tale che ciascuna parte possa confidare nell’amore e nella benevolenza dell’altra.
Alla luce di queste indicazioni, se il musulmano non offre egli stesso alcun motivo di lamentela, continua nello stesso tempo a impegnarsi per la riconciliazione e la società rimane vigile, diventa molto difficile per Satana intromettersi.
18. Chiedere il tawfīq al Signore
Il rapporto di amicizia, fraternità e amore è una condizione fondamentale e una sua richiesta imprescindibile. Quanto più sarà caro il proprio obiettivo, tanto più profondo sarà il rapporto fraterno tra un fratello e l’altro. Quando il dolore e la sofferenza di uno diventano il dolore e la sofferenza dell’altro, l’inquietudine di uno diventa l’inquietudine dell’altro e la gioia di uno diventa la gioia dell’altro, allora il rapporto raggiunge, sotto un certo aspetto, il significato desiderato. E quando, insieme a ciò, si realizza l’unione nella misericordia e nella benevolenza, il rapporto raggiunge il livello più elevato sotto ogni aspetto. In verità, soltanto un rapporto di questo genere può infondere, all’interno di una jamāʿat e di un movimento, quella vita e quella coscienza operativa capaci di garantire il successo. Quando questa grande niʿma viene conseguita adottando tutte le condizioni e i procedimenti indicati da Allah e dal Suo Messaggero (s.), diventa necessario anche il tawfīq di Allah. Questo, infatti, è un favore speciale di Allah. Pertanto, si dovrebbe rivolgere umilmente una munājāt a Lui, affinché il Rabb al-ʿĀlamīn protegga questo sacro rapporto dalla deformazione e dalla rovina e faccia crescere sempre più al suo interno l’amicizia e l’amore.
ربَّنا اغفرلنا ولاخواننا الَّذ ين سبقون بالايمان ولاتجعل فى قلوبنا غلاًّ للَّذ ين امنوا ربَّنا انَّك رؤف الرَّحيم –
«O nostro Signore! Perdona noi e i nostri fratelli che hanno creduto prima di noi e non porre nei nostri cuori alcun rancore o ostilità verso coloro che credono. O nostro Signore! Tu sei davvero pieno di benevolenza e misericordioso». (Sura al-Ḥashr, 10)
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