Introduzione

Ilah, Rabb, dīn e ʿibāda: nella terminologia coranica queste quattro parole rivestono un’importanza fondamentale. L’invito complessivo del Corano è che soltanto Allah l’Altissimo è l’unico Rabb e Ilah; non esiste alcun altro ilah oltre a Lui, né alcun altro rabb. Nessuno condivide con Lui la ulūhiyya e la rubūbiyya. Pertanto, riconoscete Lui soltanto come vostro Ilah e Rabb; negate la ulūhiyya e la rubūbiyya di tutti gli altri oltre a Lui. Adorate Lui e non adorate nessun altro all’infuori di Lui. Rendete il dīn esclusivamente sincero per Lui e respingete tutti gli altri dīn.

——————-Sura an-Nisāʾ: 25——————– Non abbiamo inviato, prima di te, alcun messaggero senza rivelargli: «Non vi è alcun ilah all’infuori di Me. Adorate dunque Me soltanto». — an-Nisāʾ 25

———————Sura at-Tawba: 31——————— Non è stato loro ordinato altro che adorare questo Ilah; non vi è alcun altro ilah oltre a Lui. Egli è innocente di ciò che essi associano. — at-Tawba 31

——————–Sura al-Anbiyāʾ: 92—————– In verità, questa vostra comunità (cioè quella di tutti i profeti) è un’unica comunità, e Io sono il vostro Rabb. Adorate dunque Me. — al-Anbiyāʾ 92

———————Sura al-Anʿām: 164 ————– Di’: «Dovrei forse cercare un altro rabb oltre ad Allah, mentre Egli è il Rabb di ogni cosa?». — al-Anʿām 164

——————–Sura al-Kahf: 110 —————- Pertanto, chi spera di incontrare il proprio Rabb, compia il bene e non associ nessuno nell’adorazione del proprio Rabb. — al-Kahf 110

——————-Sura an-Nahl: 36 ——————- Abbiamo inviato un messaggero a ogni comunità con questo ordine: «Adorate Allah e tenetevi lontani dall’adorazione del tāghūt». — an-Nahl 36

—————— Sūra Āl ʿImrān: 83 —————— Cercano forse una religione diversa dalla religione di Allah? Eppure tutto ciò che è nei cieli e sulla terra è sottomesso a Lui, volontariamente o controvoglia. E a Lui saranno ricondotti. -Āl ʿImrān: 83

———————- Sūra az-Zumar: 11 ————— Di’: «Mi è stato ordinato di adorare Allah e di dedicare esclusivamente a Lui la mia religione». -az-Zumar: 11

——————– Sūra Āl ʿImrān: 51 —————– In verità, Allah è il mio Rabb e il vostro Rabb. Adorate dunque Lui soltanto. Questa è la retta via. -Āl ʿImrān: 51

A titolo d’esempio sono stati presentati questi pochi versetti. Chiunque studi il Corano percepirà, già a prima vista, che l’intera esposizione coranica ruota attorno a questi quattro termini. L’idea centrale del Glorioso Corano è questa:

Allah è il Rabb e l’Ilāh.

Nessun altro oltre ad Allah ha diritto alla rubūbiyya e all’ulūhiyya.

Pertanto, si deve adorare soltanto Lui.

La religione deve essere dedicata esclusivamente a Lui.

L’importanza dei quattro termini fondamentali

È evidente che, per comprendere l’insegnamento del Corano, è assolutamente indispensabile cogliere il significato corretto e completo dei quattro termini fondamentali. Se una persona non sa che cosa significhi il termine ilāh, quale sia la definizione di ʿibāda e che cosa si intenda per dīn, l’intero Corano diventa per lei privo di significato. Non potrà conoscere il tawḥīd, né comprendere lo shirk; non potrà dedicare esclusivamente ad Allah la propria ʿibāda, né rendere il dīn esclusivamente di Allah. Analogamente, se nella mente di qualcuno il significato di questi termini rimane oscuro e incompleto, per lui resterà oscuro l’intero insegnamento del Corano. Nonostante professi fede nel Corano, tanto la sua ʿaqīda e le sue pratiche quanto le sue convinzioni e le sue azioni rimarranno incomplete. Con la bocca dirà: «lā ilāha illā Allāh», «non vi è alcun ilāh all’infuori di Allah», e tuttavia farà di molti altri degli ilāh. Pur dichiarando a parole: «Non vi è alcun rabb all’infuori di Allah», di fatto molti si comporteranno come suoi rabb. Con le migliori intenzioni dirà: «Non adoro nessuno all’infuori di Allah», ma, nonostante ciò, rimarrà occupato ad adorare molti altri maʿbūd. Dirà con grande fermezza: «Sono nella religione di Allah»; se gli si dirà che si trova in un’altra religione, sarà pronto a combattere, ma, nonostante ciò, porterà al collo le catene di molte religioni. Dalle sue labbra non usciranno mai le parole «ilāh» o «rabb» riferite a qualcuno diverso da Allah; tuttavia, in base al significato per il quale tali parole furono coniate, egli avrà molti ilāh e molti rabb. E il poveretto non si renderà neppure conto di aver fatto, di fatto, molti rabb e ilāh oltre ad Allah. Se gli si dirà: «Stai adorando altri e commetti shirk nel dīn», accorrerà per scagliare pietre; ma, considerando il significato di ʿibāda e dīn, egli di fatto adora altri e segue un’altra religione. Non saprà nemmeno che ciò che sta facendo non è altro che adorare altri. Di una persona caduta in tale condizione non si può dire altro se non che segue la religione di altri oltre ad Allah.

La causa fondamentale delle concezioni errate

Quando il Corano fu presentato in Arabia, tutti sapevano che cosa significasse ilāh e chi fosse chiamato rabb, poiché queste due parole erano già diffuse nel loro linguaggio quotidiano. Sapevano quale fosse il significato di tali parole e quale la loro portata. Perciò, quando fu detto loro che Allah è l’unico Rabb e l’unico Ilāh e che nessuno ha alcuna parte nell’ulūhiyya e nella rubūbiyya, lo compresero perfettamente. Comprendevano chiaramente quale cosa fosse vietata per gli altri e quale fosse stabilita esclusivamente per Allah. Coloro che si opponevano lo facevano sapendo bene quali conseguenze avrebbe avuto il rifiuto dell’ulūhiyya e della rubūbiyya di altri oltre ad Allah. Accettarono la fede sapendo bene che cosa avrebbero dovuto abbandonare e che cosa adottare accogliendo questa dottrina. Allo stesso modo, anche i termini ʿibāda e dīn erano già diffusi nella loro lingua. Sapevano chi fosse un ʿabd e quale condizione fosse chiamata ʿubūdiyya; sapevano quale tipo di comportamento implicasse la ʿibāda e quale fosse il significato del dīn. Perciò, quando fu detto loro: «Abbandonate l’adorazione di tutti e adorate Allah», e: «Distaccatevi da ogni dīn ed entrate nel dīn di Allah», non ebbero difficoltà a comprendere l’invito del Corano. Non appena udirono questo insegnamento, compresero quale cambiamento esso richiedesse nel loro sistema di vita.

Ma, nei secoli successivi alla rivelazione del Corano, il significato fondamentale che queste parole avevano all’epoca cambiò gradualmente. Alla fine, ciascuna parola perse tutta la sua ampiezza originaria e venne riservata a un significato molto ristretto, anzi ambiguo. Una ragione fu la mancanza di una corretta sensibilità verso la lingua araba; la seconda fu che, tra le persone sorte nella società islamica, non era più rimasto il significato di ilāh, rabb, dīn e ʿibāda che era diffuso nella società non musulmana al tempo della rivelazione del Corano. Per questo, nei dizionari e nei libri di tafsīr delle epoche successive, la maggior parte dei termini coranici venne spiegata non secondo il loro significato linguistico, ma secondo significati quali erano compresi dai musulmani delle epoche posteriori. Per esempio:

Il termine ilāh è stato reso quasi sinonimo di idolo e divinità. Rabb è stato reso con l’equivalente di allevatore, sostentatore o Parvardigār; il significato di ʿibāda è stato ridotto a culto e adorazione; dīn è stato reso sinonimo di religione, confessione e Religion. Ṭāghūt è stato tradotto come idolo o Satana.

Il risultato fu che divenne difficile per le persone comprendere lo scopo fondamentale del Corano. Il Corano dice: «Non prenderete nessuno come ilāh all’infuori di Allah». La gente pensa: «Abbiamo abbandonato gli idoli e le divinità; dunque abbiamo realizzato lo scopo del Corano». Eppure continua ad aggrapparsi a tutto ciò cui si applica anche il significato di ilāh, senza neppure rendersi conto di aver fatto di altri oltre ad Allah degli ilāh. Il Corano dice: «Non riconoscete nessuno come rabb all’infuori di Allah». La gente risponde: «Non riconosciamo nessuno come Parvardigār all’infuori di Allah; dunque il nostro tawḥīd è completo». Eppure, considerando gli altri significati con cui viene usata la parola rabb, la maggior parte delle persone ha riconosciuto di fatto la rubūbiyya di altri invece di quella di Allah. Il Corano dice: «Abbandonate l’adorazione del ṭāghūt e adorate soltanto Allah». La gente dice: «Non adoriamo idoli, malediciamo Satana e ci prosterniamo soltanto davanti ad Allah; dunque abbiamo soddisfatto anche questa richiesta del Corano». Eppure continua ad aggrapparsi ad altri ṭāghūt oltre agli idoli di pietra e ha riservato ad altri oltre ad Allah ogni forma di ʿibāda diversa dal culto. Lo stesso vale per il dīn. Si ritiene che rendere puro il dīn per Allah significhi soltanto che una persona accetti la «religione islamica» e non rimanga induista, ebrea o cristiana. Su questa base, ogni seguace della «religione islamica» ritiene: «Ho reso puro il mio dīn per Allah». Eppure, considerando il significato più ampio di dīn, sono più numerose le persone il cui dīn non è puro per Allah.

Le conseguenze delle concezioni errate

È vero che, proprio perché il significato di questi quattro termini fondamentali è stato velato, più di tre quarti degli insegnamenti del Corano—anzi, il suo vero spirito—sono stati sottratti alla vista. Questa è una delle ragioni principali degli errori riscontrabili, nonostante l’accettazione dell’Islam, nel credo, nelle pratiche, nella fede e nelle opere delle persone. Pertanto, è assolutamente necessario esporre gli insegnamenti fondamentali del Nobile Corano e fornirne una spiegazione dettagliata.

In precedenza ho cercato, in molti articoli, di illustrare il significato di queste parole. Tuttavia, da un lato, ciò che ho discusso finora non è sufficiente a eliminare tutte le concezioni errate e, dall’altro, non può dare piena soddisfazione alla gente. Infatti, senza citare i dizionari e i versetti coranici, la gente considera tutte le mie spiegazioni come opinioni personali. Per coloro che non sono d’accordo con me, le mie opinioni non possono certo essere motivo di soddisfazione. In quest’opera cercherò di esporre con la massima chiarezza il significato completo di questi quattro termini. In quest’opera non dirò nulla che non trovi conferma nei dizionari e nel Corano.

Ilāh

 

Analisi lessicale

Le lettere radicali della parola sono alif-lām-hā. Ecco la descrizione delle parole che si trovano nei dizionari a partire da queste lettere radicali:

È diventato stanco e sfinito.

Ho trovato pace e soddisfazione rifugiandomi presso di lui o stabilendo un rapporto con lui.

Una persona, caduta in una situazione dolorosa e penosa, si è spaventata ed è stata presa dal terrore; poi un’altra persona le ha offerto rifugio.

—————————— Spinto da un intenso interesse, l’uomo prestò attenzione all’altra persona.

———————– Il cucciolo di cammello rimasto senza madre, appena la ritrovò, cercò rifugio nel suo grembo.

—————————– È stato coperto o celato, si è innalzato, è salito al di sopra.

————- Ha adorato.

————– Il significato di ʿibādat (adorazione) e di ilāh, cioè maʿbūd, può essere compreso esaminando questi significati derivati dalla radice e considerando per quale motivo e in quale senso tali termini sono stati impiegati.

Primo: è proprio l’impellente necessità a generare nel cuore dell’essere umano il primo impulso all’adorazione. Prima che nella mente sorga l’idea di qualcuno capace di soddisfare le sue necessità e di offrirgli rifugio nelle avversità, egli non può neppure immaginare di adorare qualcuno.

Secondo: l’essere umano non può considerare qualcuno capace di soddisfare le sue necessità senza ritenerlo superiore a sé. Non è sufficiente riconoscerne la superiorità soltanto per rango e posizione; bisogna riconoscerne la superiorità anche in forza e capacità.

Terzo: è altresì vero che l’essere umano non è spinto ad adorare e venerare quelle cose attraverso le quali, normalmente, le sue necessità vengono soddisfatte secondo la concatenazione di causa ed effetto, quando tutti i processi mediante i quali tali necessità vengono soddisfatte si svolgono davanti ai suoi occhi o nell’ambito delle sue conoscenze. Per esempio, ho bisogno di denaro per le mie spese e mi rivolgo a una persona per chiederle un lavoro o un salario. Questa persona accetta la mia richiesta, mi assegna un lavoro e mi dà anche il compenso per quel lavoro. Poiché tutte queste azioni si sono svolte entro i limiti dei miei cinque sensi e delle mie conoscenze, so in che modo essa ha soddisfatto la mia necessità. Perciò non sorge nel mio cuore alcuna idea che essa sia degna di adorazione. L’idea di adorare una persona può sorgere nel mio cuore soltanto quando la sua persona, la sua forza e capacità, oppure il processo mediante il quale soddisfa le necessità e esercita la propria influenza, sono avvolti nel mistero. Per questo, per indicare l’oggetto di culto è stata scelta una parola che, oltre al predominio, include anche i significati di occultamento e di instabilità e irrequietezza.

Quarto: è indispensabile per l’essere umano rivolgersi con vivo interesse a colui riguardo al quale ritiene che possa alleviare la sua miseria nel momento del bisogno, offrirgli rifugio nel pericolo e dargli pace nei momenti di inquietudine.

Dalla discussione precedente si apprende che le concezioni sulla cui base è stato usato il termine ilah per indicare la divinità adorata sono le seguenti: soddisfare i bisogni, offrire rifugio, donare pace e tranquillità, possedere un potere superiore, essere detentore di influenza e prestigio, possedere tutti quei poteri e quei diritti sulla cui base si può sperare che la divinità adorata possa soddisfare le necessità e offrire rifugio, avere una personalità avvolta nel mistero o non essere presente alla vista ordinaria, e suscitare l’interesse degli esseri umani.

La concezione dell’ilah nell’epoca dell’ignoranza

Dopo aver discusso questa teoria linguistica, vedremo quale fosse la concezione degli Arabi e dei popoli antichi riguardo all’uluhiyya, una concezione che il Corano intende confutare.

Hanno preso altre divinità oltre ad Allah, affinché potessero essere per loro fonte di forza (oppure, rifugiandosi sotto la loro protezione, potessero sentirsi al sicuro). Sura Maryam: 81

Primo: hanno preso altre divinità oltre ad Allah, nella speranza di essere soccorsi (vale a dire, che quelle divinità li avrebbero aiutati). Sura Ya-Sin: 84

Da questi due versetti si apprende che la concezione della gente dell’epoca dell’ignoranza riguardo a colui che chiamavano ilah era che fosse il loro capo e la loro guida, che li proteggesse nelle calamità e che, grazie al suo aiuto, essi fossero al sicuro dalla paura e dal male.

Secondo: quando giunse il momento del giudizio del tuo Signore, le divinità che invocavano oltre ad Allah non poterono aggiungere loro nulla se non la rovina. Sura Hud: 101

——————————————– Colui che essi invocano invece di Allah non è il creatore di alcuna cosa; anzi, è egli stesso una creatura. Non è vivo, ma morto. Non sa quando saranno risuscitati con una nuova vita. Il vostro unico ilah è dunque un solo ilah. _ An-Nahl: 20-22

———————— Non invocate alcun altro ilah insieme ad Allah. Non vi è alcun ilah all’infuori di Lui.¹ – Sura al-Qasas: 88

(1) (Qui occorre ricordare che nel Corano la parola ilah è usata in due significati. Primo: un oggetto di culto che viene effettivamente adorato, sia esso un oggetto di culto vero o falso. Secondo: l’oggetto di culto che, in realtà, è degno di essere adorato. In questo versetto la parola ilah è stata usata nei due luoghi con questi due significati distinti.)

———————— Coloro che invocano altri associati oltre ad Allah seguono soltanto delle fantasie e nient’altro. Seguono esclusivamente supposizioni e fantasie, correndo dietro a esse. – Yunus: 66

Questi versetti hanno messo in luce diversi aspetti. Primo: ciò che la gente dell’epoca dell’ignoranza chiamava ilah, lo invocava per allontanare le difficoltà e soddisfare i propri bisogni. In altre parole, rivolgeva ad esso le proprie suppliche.

Secondo: i loro ilah non erano soltanto jinn, angeli o divinità, ma anche persone morte. Ciò risulta chiaramente dal seguente versetto del Corano:

——————- Sono morti, non vivi. E non sanno quando saranno risuscitati.

Terzo: riguardo agli ilah dei quali ritenevano che ascoltassero le loro suppliche, pensavano anche che fossero capaci di accorrere in loro aiuto.

È necessario tenere presente anche il significato della supplica e la natura dell’aiuto che ci si aspetta da coloro ai quali essa viene rivolta. Se ho sete e chiamo il servitore perché porti dell’acqua, oppure se mi ammalo e chiamo un medico per farmi curare, non si può dire che io stia rivolgendo loro una supplica. Né ciò significa fare del servitore o del medico un ilah. Infatti, tutte queste cose sono soggette alla catena di causa ed effetto e non la trascendono. Ma se, mentre ho sete o sono malato, invece di chiamare il servitore o il medico invoco un wali, un uomo pio e venerabile, oppure una divinità, allora ciò significa farne un ilah e rivolgergli una supplica. Infatti, chiamare quell’uomo pio e venerabile, che giace nella tomba a migliaia di miglia da me, significa ritenerlo capace di udire e vedere. Nutro nei suoi confronti la convinzione che egli eserciti autorità sul mondo delle cause e degli effetti, così da poter farmi arrivare l’acqua e predisporre la cura della mia malattia. Analogamente, invocare in tale situazione una divinità significa credere che essa abbia autorità sull’acqua e sulla salute e la malattia. Essa può attivare le cause in modo soprannaturale per soddisfare il mio bisogno. Pertanto, l’idea sulla cui base si rivolge una supplica a un ilah implica necessariamente una forza soprannaturale (Supernatural Authority), insieme alla convinzione di possedere tale forza soprannaturale.

Terzo: —————————————————- Abbiamo distrutto gli abitanti degli insediamenti di cui vedete le tracce attorno a voi. Affinché potessero ritornare, abbiamo mostrato loro ripetutamente, in successione, i Nostri segni. Perché dunque coloro che essi avevano considerato degli ilah, cercando di avvicinarsi a loro e abbandonando Allah, non li hanno aiutati? Lungi dall’aiutarli, li hanno invece lasciati e sono scomparsi. Questa era la natura delle loro false e inventate pratiche. — Sura al-Ahqaf: 27-28

———————————————— Perché non dovrei adorare Colui che mi ha creato e al quale ritornerete tutti? Dovrei forse prendere come ilah, invece di Lui, coloro la cui condizione è tale che, se il Misericordioso volesse arrecarmi un danno, la loro intercessione non mi sarebbe di alcuna utilità e non potrebbero liberarmi? — Sura Ya-Sin: 22-23

———————————————– Coloro che, oltre ad Allah, hanno adottato altri come associati e collaboratori dicono: «Noi li adoriamo soltanto affinché ci avvicinino ad Allah». Allah giudicherà fra loro, nel Giorno della Resurrezione, riguardo a ciò su cui dissentono. — Sura az-Zumar: 3

——————————————- Essi adorano, oltre ad Allah, potenze che non possono arrecare loro né beneficio né danno. Dicono: «Essi intercederanno per noi presso Allah». — Yunus: 18

Questi versetti mettono inoltre in luce alcuni altri aspetti. Da essi si comprende che gli abitanti dell’epoca dell’ignoranza non ritenevano, riguardo ai loro ilah, che tutta la divinità fosse stata suddivisa e distribuita fra di loro e che non vi fosse alcuna autorità superiore a loro. Al contrario, avevano chiaramente il concetto di un’autorità superiore. Per questo, nel loro linguaggio esisteva la parola Allah. La loro convinzione fondamentale riguardo agli altri ilah era che tali ilah possedessero una certa partecipazione e una certa influenza nella divinità dell’autorità superiore. Si accettavano le loro richieste, per mezzo loro si potevano ottenere i nostri scopi, grazie alla loro intercessione si poteva trarre beneficio e salvarsi dai mali. Fu sulla base di queste concezioni che essi consideravano anch’essi degli ilah insieme ad Allah. Pertanto, secondo la loro terminologia, ritenere qualcuno un intercessore presso Allah e chiedergli aiuto, mostrargli onore e reverenza e offrirgli doni votivi significa farne un ilah.1

Nota: (1) (È necessario sapere qui che esistono due tipi di intercessione. Primo: un tipo di intercessione fondato su una qualche forma di forza o influenza. In qualunque modo avvenga, alla fine si ottiene che la cosa venga accettata e si viene lasciati andare soltanto dopo averla fatta accettare. Secondo: un’intercessione concepita come una semplice richiesta e supplica, dietro la quale non opera alcun potere capace di imporre con la forza l’accettazione. Secondo il primo significato, considerare chiunque un intercessore, farne un ilah e associarlo alla divinità di Dio sono una stessa cosa. Il Corano nega questo tipo di intercessione. Secondo il secondo significato, profeti e messaggeri, angeli, pii e virtuosi, credenti e tutti i servi possono intercedere per altri servi. Allah possiede la piena facoltà di accettare o non accettare l’intercessione di chiunque. Il Corano riconosce questo tipo di intercessione.)

———————————————————————————- E Allah dice: «Non prendete due ilah. Ilah ve n’è uno solo. Temete dunque soltanto Me». — Sura an-Nahl: 51

——————————————————————————— (Ibrāhīm disse): «Non temo affatto coloro che associate ad Allah. Tuttavia, se il mio Signore vuole qualcosa, ciò certamente può accadere». — Al-Anʿām 80

———————————————————————- (La gente del popolo di Hūd gli disse): «Diremo che uno dei nostri ilah ti ha maledetto». Sura Hūd: 54

Da questi versetti si comprende che la gente dell’epoca della jāhiliyya temeva i propri ilah: se li avessero in qualche modo irritati o fossero stati privati del loro favore, su di loro sarebbero ricadute malattie e dolori, povertà e privazioni, perdite di vite e beni e ogni sorta di altre calamità.

Cinque: ——————————————————————————– Essi hanno preso i loro sapienti e sacerdoti come loro signori, invece di Allah. E hanno preso anche il Messia, figlio di Maryam, come signore. Eppure era stato loro ordinato di adorare un’unica divinità: non vi è alcuna divinità all’infuori di Lui. Sura At-Tawbah: 31

———————————————————————————- Che cosa ne pensi di colui che ha preso come ilah i desideri della propria anima? Puoi forse assumerti la responsabilità di lui? Al-Furqān: 43

——————————————————————————– Allo stesso modo, i loro associati inventati — cioè coloro che consideravano partecipi dell’ulūhiyya — hanno reso bella agli occhi di molti mushrikīn l’uccisione dei propri figli. — Al-Anʿām: 137

—————————————————————————- Hanno forse dei soci — cioè dei partecipi nell’ulūhiyya — che hanno stabilito per loro una sharīʿa che Allah non ha autorizzato? Ash-Shūrā: 21

In tutti questi versetti emerge un altro significato di ilah. Questo significato è completamente diverso da quelli precedenti. Qui è assente l’idea di una persona soprannaturale. Colui che è stato preso come ilah può essere una persona oppure il desiderio di una persona. Non è stato preso come ilah nel senso che gli si rivolgessero suppliche, che lo si ritenesse padrone del bene e del male o che si pregasse nella speranza riposta in lui; piuttosto, è stato preso come ilah nel senso che le sue direttive sono state accettate come legge, che si sono osservati i suoi ordini e divieti e che si è riconosciuto come lecito ciò che egli dichiarava lecito e come illecito ciò che egli dichiarava illecito. Si è dato per scontato che egli avesse il diritto di ordinare e vietare; che non esistesse alcuna autorità superiore alla sua, della quale fosse necessario ottenere l’approvazione o alla quale fosse necessario fare ritorno.

Nel primo versetto si fa menzione del fatto di prendere come ilah gli ulema e i sacerdoti (nel linguaggio del Corano, ahbar e ruhban). Troviamo una spiegazione chiara di ciò negli hadith. Quando Hazrat Adi ibn Hatim (che Allah sia soddisfatto di lui) interrogò il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) riguardo a questo versetto, egli disse: «Voi consideravate halal ciò che i vostri ulema e i vostri monaci-sacerdoti dichiaravano halal, e riconoscevate come haram ciò che essi dichiaravano haram. Non vi preoccupavate affatto di quale fosse il comando di Allah al riguardo».

Il significato del secondo versetto è estremamente chiaro. Chi segue i propri desideri e attribuisce al loro comando il posto più elevato, in realtà ha fatto dei propri desideri il proprio ilah. Questo si comprende facilmente dal versetto in questione.

Nei due versetti successivi, tuttavia, al posto di ilah viene usata la parola «sharik». Nella traduzione dei versetti abbiamo chiarito che sharik significa associare qualcuno ad Allah nell’uluhiyyah. Questi due versetti stabiliscono chiaramente che coloro che considerano legge legittima una consuetudine o un insieme di norme, senza alcuna prova del comando di Allah, fanno del legislatore un associato di Allah nell’uluhiyyah.

Ilah e potere

Tra tutti i significati di ilah discussi sopra esiste una relazione logica. Chi ritiene che qualcuno, in senso soprannaturale, sia colui che aiuta, presta soccorso, elimina le difficoltà, soddisfa i bisogni, ascolta le suppliche e procura il bene o il male, lo ritiene tale perché, secondo lui, quella persona possiede una qualche forma di potere nel governare l’universo. Analogamente, se qualcuno teme una persona e ritiene che il suo scontento gli procuri danno e la sua soddisfazione beneficio, la causa di questa convinzione e di questo comportamento non è altro che l’idea di una certa forza che egli attribuisce a quella persona. D’altra parte, se qualcuno, pur riconoscendo il Grande Allah, Rabb al-‘Alamin, in caso di bisogno si rivolge ad altri, la causa di tale comportamento è soltanto che, nella divinità di Dio, egli considera qualcun altro associato in una qualche forma. Allo stesso modo, chi considera il comando di qualcuno una legge e i suoi ordini e divieti obbligatori da osservare, riconosce anch’egli quella persona come detentrice del potere supremo. Dunque, la vera essenza dell’uluhiyyah è il potere. Sia che la sua autorità nell’amministrazione dell’universo sia di natura soprannaturale, sia che nella vita materiale gli uomini siano sottoposti ai suoi comandi e che questi debbano essere necessariamente osservati nel loro ambito, qualunque sia il significato in cui si riconosce tale potere, questo è il punto.

L’argomentazione del Corano

È proprio sulla base di questa concezione del potere che il Corano impiega ogni mezzo per negare ogni altro dio oltre ad Allah e affermare esclusivamente l’ilahiyyah di Allah. L’argomentazione del Corano è che nei cieli e sulla terra un’unica Essenza detiene ogni potere e autorità. Creare, elargire benedizioni, impartire ordini, la forza e la capacità: tutto è nelle Sue mani. Tutto Gli obbedisce, volontariamente o involontariamente. Nessuno possiede alcun potere all’infuori di Lui; nessuno ha il diritto di impartire comandi, nessuno conosce i misteri della creazione, dell’amministrazione e della gestione, e nessuno condivide neppure minimamente il Suo potere di governo. Pertanto, in realtà, non esiste alcun ilah all’infuori di Lui. E poiché in realtà non esiste un altro ilah, le azioni che compite considerando altri come ilah sono fondamentalmente errore e ingiustizia. Che si tratti di rivolgere suppliche e preghiere, di fare di qualcuno un intercessore, oppure di obbedire e sottomettersi ai comandi, qualunque sia l’azione, tutti i rapporti che avete instaurato con altri dovrebbero essere riservati esclusivamente ad Allah. Poiché Egli è l’unico detentore del potere.

Ascoltate, con le stesse parole del Corano, come il Corano presenta l’argomentazione su questo punto:

————————————————————————————- Ed Egli è Colui che è l’Ilah nei cieli e l’Ilah sulla terra, ed è Hakim e Alim, sapientissimo e onnisciente (cioè possiede tutta la conoscenza e tutta l’abilità necessarie per governare i cieli e la terra)- Sura az-Zukhruf: 84

—————————————————————————— Possono forse essere uguali colui che crea e colui che non crea? —— Non comprendete nemmeno questa semplice verità? —– Coloro che essi invocano all’infuori di Allah non possono creare assolutamente nulla; anzi, sono essi stessi creature altrui. —– Il vostro Ilah è un solo Ilah. -an-Nahl: 17-22

—————————————————————— O umanità, ricordate il favore che Allah vi ha concesso. Esiste forse, oltre ad Allah, un altro creatore che vi provveda il sostentamento dai cieli e dalla terra? Non vi è altro Ilah all’infuori di Lui. Eppure, dove vi state precipitando? – Sura Fatir: 3

———————————————————— Di’: avete mai riflettuto? Se Allah vi privasse dell’udito e della vista e imponesse un sigillo sui vostri cuori (cioè vi togliesse la conoscenza e l’intelligenza), quale Ilah, oltre ad Allah, potrebbe restituirvi tutto ciò? Al-An‘am: 46

—————————————————————– Egli è Allah; non vi è altro Ilah all’infuori di Lui. A Lui soltanto appartiene la lode in questo mondo e nell’Aldilà. Egli solo decreta ed è il Possessore del potere supremo. A Lui ritornerete. Di’: avete mai riflettuto? Se Allah rendesse permanente per voi la notte fino al Giorno della Resurrezione, quale Ilah, oltre a Lui, potrebbe portarvi la luce? Non ascoltate? Di’: avete mai considerato che, se Allah rendesse permanente per voi il giorno, quale Ilah, oltre a Lui, potrebbe portarvi la notte affinché possiate trovare riposo? Non vedete? -Al-Qasas: 70-72

———————————————————————— Di’: invocate coloro che, oltre ad Allah, ritenete capaci di qualcosa. Essi non possiedono nemmeno il peso di un atomo nei cieli e sulla terra, non hanno alcuna parte nel governo dei cieli e della terra, e nessuno di loro è un aiutante di Allah. Presso Allah, l’intercessione di nessuno è utile, eccetto quella di colui per il quale Allah stesso concede il permesso di intercedere. (Sura Saba: 22-23)

———————————– Egli ha creato i cieli e la terra con verità. Egli fa succedere la notte al giorno e il giorno alla notte. Ha assoggettato la luna e il sole. Ciascuno procede verso un termine stabilito. …. Ha iniziato la vostra creazione da una sola persona (cioè ha dato inizio alla vita umana). Poi da quella stessa persona ha tratto la sua compagna. E per voi ha creato il bestiame in otto coppie. Vi crea nei ventri delle vostre madri, creazione dopo creazione, in tre tenebre sovrapposte (le tre tenebre significano: l’addome, l’utero e la placenta). Questo è Allah, il vostro Rabb. A Lui appartiene il potere di governare. Non vi è altro Ilah all’infuori di Lui. Dove dunque vi state dirigendo? (Sura az-Zumar: 5-6)

————————————– Chi ha creato per voi i cieli e la terra? Poi ha fatto scendere per voi l’acqua dal cielo e con essa ha fatto crescere splendidi giardini, la cui vegetazione non eravate in grado di far crescere. Vi è forse un altro associato ad Allah in queste opere? Eppure essi si allontanano dalla verità. Chi ha reso la terra abitabile per voi, ha posto su di essa le montagne come ancore e ha creato una barriera tra i due mari? Vi è forse, in queste opere, un altro Ilah associato ad Allah? Ma la maggior parte dei mushrik non possiede conoscenza né intelletto. Chi è Colui che ascolta la supplica dell’uomo nel momento dell’angoscia e rimuove la sua afflizione? Chi è Colui che vi ha resi khalifah sulla terra (cioè vi ha dato il diritto di usufruirne e utilizzarla)? Vi è forse, anche in queste opere, un altro Ilah associato ad Allah? Riflettete ben poco. Chi vi guida nelle tenebre della terra e del mare? Poi manda i venti come annunciatori lieti prima della Sua misericordia (cioè della pioggia). Vi è forse, anche in queste opere, un altro Ilah associato ad Allah? Allah è ben al di sopra di ciò che essi associano a Lui. Chi è Colui che dà origine alla creazione e poi la rinnova? Chi vi provvede il sostentamento dai cieli e dalla terra? Vi è forse, insieme ad Allah, un altro Ilah associato in queste opere? Di’: se siete sinceri riguardo allo shirk, portate una prova.١ Sura an-Naml: 60-64

(1) (Vale a dire: se riconosci che tutte queste attività appartengono ad Allah e che Egli non ha alcun associato in esse, allora riguardo a quale aspetto dell’ilahiyya associ altri a Lui? Coloro che non possiedono alcun potere e che non hanno alcuna attività autonoma nei cieli e sulla terra: come possono essersi arrogati il ruolo di ilah?) ——————————— Egli è il Sovrano dei cieli e della terra. Non ha preso nessuno come figlio e non ha alcun associato nella sovranità. Ha creato ogni cosa e ne ha stabilito la giusta misura. Gli uomini, abbandonando Lui, si sono scelti come ilah esseri che non possono creare nulla; anzi, essi stessi sono creature e non hanno alcun potere di procurare beneficio o danno neppure a se stessi, né hanno alcun potere sulla vita, sulla morte e sulla resurrezione. – Al-Furqan, 23

——————————— Egli è Colui che ha fatto esistere i cieli e la terra dal nulla. Come potrebbe avere un figlio, se non ha neppure una moglie? Egli ha creato ogni cosa e conosce ogni cosa. Egli è Allah, il vostro Signore. Non vi è altro ilah all’infuori di Lui. Egli è il Creatore di ogni cosa. Adorate dunque soltanto Lui. Egli è sufficiente per proteggere e custodire ogni cosa. Sura al-An‘am, 101-102

—————————————— Vi sono persone che stabiliscono, oltre ad Allah, altri come associati e sostenitori nella divinità, amandoli come amano Allah. Ma i credenti amano Allah più di ogni altra cosa. Se soltanto questi ingiusti comprendessero oggi la verità che comprenderanno quando scenderà su di loro il castigo: che ogni potere assoluto e ogni forza sono nelle mani di Allah! Sura al-Baqara, 165

——————————— Di’: avete mai riflettuto sulla condizione delle divinità che invocate, oltre ad Allah, per soddisfare i vostri bisogni? Mostratemi quale parte della terra hanno creato o quale parte hanno avuto nella creazione dei cieli! … Chi è più traviato di colui che, invece di Allah, invoca esseri incapaci di rispondere alle sue invocazioni fino al Giorno della Resurrezione? (1) (1) Nota: cioè, incapaci di adottare qualsiasi provvedimento in risposta alle loro richieste. ————————————- Se nei cieli e sulla terra vi fossero altri ilah oltre ad Allah, l’ordine dell’universo sarebbe certamente sconvolto. Allah, il Signore del Trono (cioè della sovranità sul mondo), è dunque ben al di sopra e libero da ciò che essi affermano su di Lui. Egli non è tenuto a rendere conto di alcuna delle Sue azioni, mentre tutti gli altri sono tenuti a renderGli conto.

——————————— Allah non ha preso alcun figlio e non vi è altro ilah insieme a Lui. Se fosse così, ogni ilah si sarebbe separato con ciò che aveva creato e alcuni avrebbero cercato di sopraffare gli altri. (Sura al-Mu’minun, 91)

——————————— Di’: se vi fossero altri ilah insieme ad Allah, come affermano queste persone, essi avrebbero certamente cercato di escogitare un mezzo per impadronirsi del regno del Signore del Trono. Egli è gloriosamente puro e molto al di sopra di ciò che essi affermano. – Bani Isra’il, 42-43

In tutti questi versetti si può riscontrare, dall’inizio alla fine, la medesima idea centrale. Essa è questa: ilahiyya e potere sono inseparabilmente connessi e strettamente intrecciati. Dal punto di vista dello spirito e del significato, sono la stessa cosa. Chi non possiede potere non può essere un ilah e non dovrebbe esserlo. Soltanto chi possiede potere può essere un ilah; soltanto lui dovrebbe esserlo. Infatti, tutti i bisogni che abbiamo presso un ilah, in altre parole tutti i bisogni a causa dei quali abbiamo necessità di riconoscere qualcuno come ilah, non possono essere soddisfatti senza potere. Pertanto, che un essere privo di potere sia un ilah è privo di senso e fuori luogo. Rivolgersi a lui è inutile.

Il ruolo e le conseguenze di questa idea centrale, così come il Corano l’ha presentata, possono essere pienamente compresi nel modo seguente.

Primo: colmare le necessità, rimuovere le difficoltà, offrire rifugio, prestare aiuto e sostegno, provvedere alla cura e alla protezione e rispondere alle invocazioni: voi considerate tutte queste azioni ordinarie, ma in realtà non lo sono affatto; sono invece intimamente connesse alla natura creatrice e alla potenza organizzatrice dell’intero universo. Se riflettete su come venga soddisfatta anche la vostra più piccola necessità, capirete che ciò sarebbe impossibile senza l’azione complessiva di innumerevoli cause ed effetti nella vasta officina dei cieli e della terra. Pensate a un bicchiere d’acqua da bere o a una particella di cibo: solo Allah sa quanto lavoro devono compiere il sole, la terra, l’aria e il mare per fornirvi queste cose insignificanti. Solo allora esse giungono fino a voi. Pertanto, per ascoltare le vostre suppliche e rimuovere le vostre necessità e lamentele non basta una potenza ordinaria; occorre una potenza quale quella necessaria per creare i cieli e la terra, far orbitare i pianeti e le stelle, far soffiare i venti e far cadere la pioggia: in una parola, la potenza necessaria per governare e ordinare l’intero universo.

Secondo: questa potenza è indivisibile. Non è possibile che la potenza di creare sia nelle mani di uno, quella di provvedere al sostentamento nelle mani di un altro, il sole appartenga a uno e la terra a un altro, la creazione sia sotto il potere di qualcuno, la salute e la malattia sotto quello di un altro e la vita e la morte sotto il potere di un terzo. Se fosse così, l’amministrazione dell’universo non potrebbe funzionare in alcun modo. È dunque assolutamente necessario che ogni potere e ogni autorità appartengano a un unico Sovrano centrale. Ciò è anche una necessità per l’ordine dell’universo. In realtà, è proprio così.

Terzo: poiché ogni potere è concentrato nelle mani di un unico Sovrano e nessuno possiede la benché minima parte di tale potere, anche l’adorazione è interamente riservata a quel Sovrano e nessuno ne è associato. Nessuno ha il potere di rispondere alle vostre suppliche o di accogliere le vostre invocazioni. Pertanto, qualunque sia il significato di “divinità” che avete nella mente, non esiste altra divinità. Non esiste una divinità neppure nel senso che, per avvicinarsi al Governatore e Amministratore dell’universo, qualcuno possa esercitare una parte del Suo potere e far accettare la propria intercessione. Nessuno ha il diritto di interferire minimamente nel governo del Suo regno. Nessuno può intromettersi nelle Sue opere. Accettare o rifiutare un’intercessione è interamente sotto il Suo potere. Nessuno possiede un’autorità tale da poterGli imporre l’accettazione della propria intercessione.

Quarto: l’esigenza dell’unico potere supremo è che tutte le categorie di sovranità, guida e autorità si concentrino nell’esistenza dell’unico detentore del potere universale. Nessuna parte della sovranità sarà trasferita ad altri. Poiché Egli è il Creatore e nessuno è Suo associato nell’atto creativo, Egli è il Provveditore e nessuno condivide con Lui il provvedere al sostentamento; Egli è l’unico Governatore e Amministratore dell’universo e nessuno è Suo associato nella sua gestione. Pertanto Egli è anche l’unico a impartire ordini e a stabilire le leggi. Neppure in questo ambito del potere vi è alcuna ragione perché qualcuno possa essergli associato. Come è falso che, entro i confini del Suo regno, qualcun altro possa rispondere alle suppliche, colmare le necessità e offrire rifugio, così è errato e falso che qualcuno possa essere un legislatore indipendente, un sovrano autonomo e dispotico o un legislatore indipendente. Creare e provvedere al sostentamento, dare la vita e la morte, assoggettare il sole e la luna, alternare e avvicendare la notte e il giorno, determinare le misure, impartire ordini e detenere il dominio e la sovranità assoluti, emanare leggi: sono tutti diversi aspetti dell’unico potere e della sovranità assoluta. Questo potere e questa sovranità sono indivisibili. Se qualcuno ritiene un’altra persona degna di obbedienza senza l’approvazione dell’ordine di Allah, commette shirk proprio come colui che rivolge le proprie preghiere a qualcuno diverso da Allah. Se qualcuno afferma, in senso politico, di essere il re dei re, il detentore del potere supremo e un sovrano assoluto, la sua pretesa è direttamente analoga a quella di Allah; così come lo è la pretesa di qualcuno, in senso soprannaturale, di essere il vostro patrono, il vostro efficiente amministratore, il vostro soccorritore e il vostro protettore. Per questo, ovunque Allah venga descritto come unico e senza associati nella determinazione delle misure delle cose create e nell’amministrazione dell’universo, vi si afferma anche che solo a Lui spetta il diritto di impartire ordini, che solo Lui possiede il diritto legittimo e che nessuno è Suo associato nell’autorità e nella sovranità, e così via. Da ciò risulta chiaramente che il significato di dominio e autorità rientra anch’esso nel significato dell’ulūhiyya. Anche sotto questo aspetto, non riconoscere alcun associato ad Allah è indispensabile per l’unicità della divinità. Il seguente versetto esprime questo concetto in modo ancora più chiaro:

Di’: «O Allah, Sovrano del regno! Tu concedi il regno a chi vuoi e lo sottrai a chi vuoi; innalzi chi vuoi e umili chi vuoi». — Āl ʿImrān, 26

E così Allah è il vero Re, l’Altissimo. Non vi è divinità all’infuori di Lui, il Signore del magnifico Trono. — Al-Mu’minūn, 116

Di’: «Cerco rifugio presso il Signore degli uomini, il Sovrano degli uomini, la Divinità degli uomini». — An-Nās, 1-3

Nella sura Al-Mu’min, versetto 16, ciò viene espresso in modo ancora più chiaro:

Nel giorno in cui tutti gli esseri umani saranno privi di ogni velo, nessuno dei loro segreti resterà nascosto ad Allah. Di chi è oggi il regno? Di Allah, l’Unico, l’Onnipotente.

Ciò significa che, nel giorno in cui saranno tolti i veli a tutti gli esseri umani e nessun segreto di nessuno resterà nascosto ad Allah, verrà chiesto ad alta voce: «Di chi è oggi il regno?». Non vi sarà altra risposta quel giorno se non: «Dell’unico Allah, la cui potenza prevale su tutti». L’Imam Ahmad ha narrato da Hazrat Abdullah ibn Umar (che Allah sia compiaciuto di lui) che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), nel corso di un sermone, disse: «Allah, tenendo i cieli e la terra nel Suo pugno, proclamerà: “Io sono il Re, io sono il Potente, io sono il Possessore della suprema autorità. Dove sono i re che si erano atteggiati a sovrani sulla terra? Dove sono i monarchi tirannici, influenti, potenti e arroganti?”»

Questo hadith è la migliore spiegazione del versetto in questione. Hazrat Abdullah ibn Umar (che Allah sia compiaciuto di lui) disse: «Quando il Profeta (pace e benedizioni su di lui) pronunciava queste parole durante il sermone, il suo corpo tremava così tanto che temevamo potesse cadere dal minbar!»

Rabb

Analisi lessicale

La parola deriva dalla radice ——. Il suo significato primario e fondamentale è allevare e prendersi cura. Da questo si sono sviluppati i significati di godimento e uso, supervisione, trasformazione della condizione, completamento e perfezionamento. Su questa base si sono sviluppati anche i significati di preminenza, guida e autorità, dominio e signoria. Ecco alcuni esempi del suo uso nei dizionari:

Primo: allevare, favorire lo sviluppo e la crescita graduale, e accrescere. Per esempio, il figlio adottivo viene chiamato rabīb (–) e la figlia adottiva rabība (–). Anche il bambino allevato nella casa della matrigna viene chiamato rabībī (–). Anche la nutrice che alleva il bambino viene chiamata rabība (–). La matrigna viene chiamata rābbah (–), perché, pur non essendo la madre, si prende cura del bambino. Per questo il patrigno viene chiamato — (rābbūnā). Una medicina conservata e custodita viene chiamata murabbab o murabbā (—). ———- significa aggiungere, accrescere e portare a compimento. Per esempio: — significa «ha aggiunto alla grazia» oppure «ha portato la grazia al suo limite estremo».

Secondo: restringere, raccogliere e riunire. Per esempio, si dice —-, cioè che una certa persona riunisce la gente oppure che tutta la gente si raduna presso di lui. Il luogo in cui ci si riunisce viene chiamato (–) marābb; il restringersi e l’essere raccolti vengono chiamati tarabbub (–).

Tre: sorvegliare, correggere e modificare le condizioni, prendersi cura e fare da garante. Per esempio, —- significa che tale persona si è presa cura dei suoi beni e li ha sorvegliati. Safwan disse ad Abu Sufyan:

Per me è più caro che una persona dei Quraysh mi prenda sotto la propria protezione, piuttosto che una persona degli Hawazin mi allevi.

Una poesia di Alqama ibn Ubayda:

————————– Ho perduto colui che in precedenza era il mio patrono; infine, la responsabilità della mia cura è giunta nelle tue mani.

Il poeta Farazdaq dice:

————————– In questa poesia, ———- significa una pelle alla quale non sono stati rimossi i peli, una pelle che non è stata ripulita mediante la concia. ———————- significa che una persona svolge il proprio mestiere presso un’altra persona oppure apprende da lei un’abilità artigianale.

Quattro: preminenza, autorità, comando, esercitare il potere, sottomettere, come in: —————- cioè, tale persona ha reso la propria gente a lui obbediente. ——- Ho esercitato il comando sulla tribù e mi sono insediato come capo. Labid ibn Rabia dice:

——————- Qui, —- significa il capo di Kinda, colui il cui comando prevaleva su quella tribù. In questo senso è anche la poesia di Nabigha al-Dhubyani:

Cinque: possedere. Come si narra in un hadith nobile, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) chiese a un uomo: ——- Sei il proprietario di capre o di cammelli? In questo senso, il proprietario di una casa è chiamato ——- (Rabb ad-dār), il proprietario di una cammella ——- (Rabb an-nāqah) e il proprietario di una proprietà ——- (Rabb adh-dhayʿah). La parola Rabb è usata anche nel senso di padrone e viene contrapposta ad ʿabd (–) o schiavo. Per ignoranza, il termine Rabb è stato limitato esclusivamente al significato di Signore e Sostentatore. Nel definire la rubūbiyyah si è detto: ————— non significa soltanto portare gradualmente una cosa alla perfezione. Esaminandone la piena ampiezza, si comprende che questa parola esprime i seguenti significati:

Uno: sostenitore, fornitore di ciò che è necessario, educatore e datore di crescita e sviluppo.

Due: garante, supervisore, responsabile della cura e della correzione e trasformazione delle condizioni.

Tre: colui che svolge un ruolo centrale, attorno al quale si riuniscono diverse persone.

Quattro: leader e capo, al quale si obbedisce; autorità potente, i cui ordini vengono eseguiti, la cui autorità viene riconosciuta e che ha il diritto di intervenire e usare la forza.

Cinque: proprietario e padrone.

L’uso della parola Rabb nel Corano

Nel Nobile Corano, la parola Rabb è stata usata con tutti questi significati. In alcuni passi se ne intende uno o due; in altri, più di questi; e in altri ancora, tutti e cinque i significati sono intesi simultaneamente. Chiariremo questo argomento attraverso vari esempi tratti dai versetti coranici.

Nel primo significato: disse: «Cerco rifugio presso Allah! Colui che si è preso cura di me nel modo migliore è proprio il mio Rabb». 1-Yūsuf-23

(1) Nessuno deve pensare che il profeta Yūsuf (pace su di lui) abbia chiamato il dignitario d’Egitto il suo Rabb. Alcuni esegeti hanno nutrito persino questo dubbio. In realtà, con «egli» si allude ad Allah, presso il quale egli ha cercato rifugio. È stato detto: ——— poiché Allah, al quale si allude, è stato menzionato subito prima, che bisogno c’è di andare alla ricerca del mushār ilayh non menzionato?

Nel secondo significato: quello nel quale è inclusa, in misura maggiore o minore, anche l’idea del primo significato:

——————————————————————- Il Rabb dei mondi, Colui che mi ha creato, mi guida, mi nutre e mi disseta, e quando mi ammalo mi guarisce; questi vostri rabbs, all’infuori di Lui, sono miei nemici. -Ash-Shuʿarāʾ-77-80

Qualunque beneficio abbiate ottenuto, lo avete ricevuto da Allah. Poi, quando vi colpisce una disgrazia, smarriti, tornate proprio alla Sua presenza. Ma quando Egli allontana da voi la disgrazia, ecco che alcuni di voi cominciano ad associare altri al proprio Rabb (nel concedere le benedizioni e nel liberarvi dalle calamità). An-Naḥl-54

——————————————- Di’: Dovrei forse cercare un altro Rabb oltre ad Allah, mentre Egli è il Rabb di ogni cosa? -Al-Anʿām-164

————————————– Egli è il Rabb dell’Oriente e dell’Occidente. Non vi è alcun ilah all’infuori di Lui; prendilo dunque come tuo wakīl (garante e responsabile di tutti i tuoi affari). -Al-Muzzammil-9

———————- Egli è proprio il vostro Rabb; a Lui farete ritorno, dopo aver vagato qua e là.

—————————————— Poi il vostro ritorno sarà presso il vostro Signore. -Zumar-7

————————- Di’: Egli riunirà entrambi i nostri gruppi. -Saba-26

———————————– ———————- Non vi è animale alcuno che cammini sulla terra, né uccello che voli con le sue due ali, che non costituisca una comunità come voi. Non abbiamo trascurato nulla nel Nostro Registro. Infine, tutti saranno condotti verso il loro Signore. -Al-An’am-38

———————————————– Non appena sarà soffiato nella Tromba, essi usciranno dai loro rispettivi luoghi verso il loro Signore. -Ya-Sin-51

Quanto al terzo e al quarto significato:

————————- Hanno preso i loro dervisci, ulema, monaci e sacerdoti come loro signori invece di Allah. (Tawba-31)

—————- E che nessuno di noi prenda qualcuno all’infuori di Allah come proprio signore.

In entrambi i versetti, arbab (plurale di Rabb) indica quelle persone, quelle nazioni e quei diversi gruppi di nazioni che generalmente venivano riconosciuti come guide e capi, e che venivano ritenuti propriamente investiti del diritto di comandare e proibire.

—————————————————- (Disse Yusuf:) Certamente, uno di voi darà da bere vino al suo signore. Quello dei due riguardo al quale Yusuf pensava che sarebbe stato liberato, lo sarebbe stato. Yusuf gli disse: «Parlate di me al vostro signore». Ma Satana glielo fece dimenticare, così egli dimenticò di menzionare Yusuf al suo signore. (Yusuf, 41-42)

———————- Quando il messaggero giunse da Yusuf, Yusuf gli disse: «Torna dal tuo signore e chiedigli quale fosse la condizione delle donne che si erano tagliate le mani. Il mio Signore conosce certamente bene le loro trame». (Yusuf, 50)

In questi versetti, parlando con gli egiziani, il profeta Yusuf menzionò ripetutamente il faraone, governante dell’Egitto, come il loro signore. Questo perché allora essi riconoscevano la sua autorità centrale e la sua sovranità, e lo consideravano il detentore del potere di impartire ordini e divieti.

Quinto significato: ——————————————————— Pertanto, dovrebbero adorare il Signore di questa Casa, Colui che ha predisposto il loro sostentamento e li ha messi al sicuro dalla paura. (Quraysh, 3-4)

————– Il tuo Signore, il Possessore della gloria e della potenza, è al di sopra e libero da tutte le imperfezioni che essi Gli attribuiscono.

————————- Allah, il Signore del Trono, è al di sopra e libero da tutte le imperfezioni che essi Gli attribuiscono. (Al-Anbiya, 22)

———– Chiedi: «Chi è il Signore dei sette cieli e del Sublime Trono?»

——————— Egli è il Signore dei cieli, della Terra e di tutto ciò che si trova nei cieli e sulla Terra. Egli è anche il Signore di tutto ciò su cui sorge il sole.

———— Ed Egli è il Proprietario e Rabb di al-Shi‘rā (nome di una particolare stella).

Le concezioni errate delle nazioni traviate riguardo alla rubūbiyyah

Attraverso queste testimonianze e prove, il significato della parola Rabb è stato determinato in modo assolutamente certo e al di là di ogni dubbio. Ora dovremmo esaminare quali concezioni errate avessero le nazioni traviate riguardo alla rubūbiyyah, concezioni per confutare le quali è stato rivelato il Corano, e verso quale cosa il Corano invita. Sarà più opportuno discutere separatamente le questioni riguardanti ciascuna delle nazioni traviate menzionate nel Corano, affinché l’argomento emerga in modo completamente chiaro.

La nazione di Noè (pace su di lui)

La prima nazione menzionata dal Corano è la nazione del profeta Noè (pace su di lui). Dalla descrizione coranica si apprende chiaramente che essi non erano increduli nell’esistenza di Allah e non negavano la Sua esistenza. Il Corano stesso riporta queste loro parole in risposta all’invito del profeta Noè (pace su di lui):

————————————————– Costui non è altro che un uomo come voi; in realtà vuole imporsi su di voi. Altrimenti, se Allah avesse voluto inviare un messaggero, avrebbe mandato degli angeli.

Essi non negavano neppure che Allah fosse il Creatore e che fosse Rabb nel primo e nel secondo senso. Quando il profeta Noè (pace su di lui) disse loro:

——————————– Egli è il vostro Rabb. A Lui dovrete ritornare.

——————————————– Chiedete perdono al vostro Signore; Egli è davvero Perdonatore.

———————————————————————————– Non vedete come Allah abbia creato i sette cieli, uno sopra l’altro, e in essi abbia fatto della luna una luce e del sole una lampada, e vi abbia creati dalla terra? — Noè, 15-16

Allora nessuno di loro disse: «Allah non è il nostro Signore», oppure: «Egli non ha creato i cieli, la terra e noi», oppure: «Non è Lui a governare questi ordinamenti dei cieli e della terra».

Né negavano che Allah fosse la loro divinità. Per questo il profeta Noè (pace su di lui) presentò loro il suo invito con queste parole:

———— «Non avete altra divinità all’infuori di Lui»;

Altrimenti, se non avessero riconosciuto Allah come divinità, le parole dell’invito sarebbero state:

——————- «Riconoscete Allah come divinità».

Ora si pone la domanda: su che cosa, dunque, divergeva il profeta Noè (pace su di lui) con loro, e riguardo a quale questione? Esaminando i versetti del Corano, si apprende che le cause della controversia erano due:

Primo: l’insegnamento di Hazrat Nuh (pace su di lui) era questo: Colui che è il Rabb dell’universo, che anche voi riconoscete come il Creatore vostro e dell’intero mondo, e che ritenete Colui che soddisfa tutte le vostre necessità, soltanto Lui è la vostra divinità, nessun altro. Non vi è altra divinità all’infuori di Lui. Non esiste alcun essere che possa soddisfare i vostri bisogni e reclami, rimuovere le vostre difficoltà e i vostri problemi, ascoltare le vostre suppliche e venire in vostro aiuto. Dunque, inchinatevi soltanto davanti a Lui e riconoscete che soltanto Lui è degno della vostra obbedienza:

————– O gente del mio popolo! Adorate Allah; non avete altra divinità all’infuori di Lui. ……….. Io, invece, sono un messaggero inviato dal Rabb dell’universo. Vi trasmetto il messaggio del vostro Signore. -Al-A’raf-59-60

D’altra parte, essi insistevano ostinatamente che anche altri avessero una parte, maggiore o minore, nella gestione di Allah. Erano legati a loro da svariate necessità. Perciò avrebbero riconosciuto anche altri, insieme ad Allah, come divinità:

————————– I loro capi e leader dissero: «O gente! Non abbandonate in alcun modo le vostre divinità; non abbandonate Wadd, Suwa, Yaghuth, Ya’uq e Nasr». -Nuh-23

Secondo: essi riconoscevano Allah come Rabb soltanto nel senso che Egli era il loro Creatore, il Proprietario dei cieli e della terra e il principale amministratore, regolatore e governatore dell’universo. Ma non riconoscevano che, anche nelle questioni riguardanti la moralità, la società, la civiltà, la politica e ogni aspetto della vita, soltanto a Lui spettano la sovranità e il potere supremo; che soltanto Lui è la guida, il legislatore, e che soltanto Lui ha il diritto di impartire ordini e divieti; che soltanto Lui è la guida, il legislatore e Colui che ha il diritto di impartire ordini e divieti; e che l’obbedienza deve essere rivolta soltanto a Lui. In tali questioni, avevano fatto dei propri capi e leader religiosi dei rabb. Al contrario, la rivendicazione di Hazrat Nuh (pace su di lui) era: la rububiyyah è indivisibile; non dividetela né frammentatela. Riconoscete soltanto Allah come Rabb sotto ogni aspetto. Seguite le leggi e le norme che, in qualità di Suo rappresentante, vi trasmetto:

————————————————- Io sono per voi il messaggero fidato di Allah. Temete dunque Allah e obbeditemi. -Ash-Shu’ara-107-108

Il popolo di ‘Ad

Dopo il popolo di Nuh (pace su di lui), il Corano tratta del popolo di ‘Ad. Anche questo popolo non negava l’esistenza di Allah. Anch’esso riconosceva Allah come Rabb nello stesso senso in cui lo riconosceva il popolo di Hazrat Nuh (pace su di lui). Tuttavia, vi erano due questioni che costituivano la base del dissenso, già menzionate sopra a proposito del popolo di Nuh (pace su di lui); la seguente chiara dichiarazione del Corano fornisce una prova evidente al riguardo:

—————————————– E a loro inviammo Hūd, loro fratello. Egli disse: «O gente mia! Adorate Allah. Non avete alcuna divinità all’infuori di Lui. …………». Essi dissero: «È forse per questo che sei venuto: perché adoriamo soltanto Allah e abbandoniamo le divinità che i nostri padri e antenati hanno adorato per generazioni?» — Al-Aʿrāf 65-70

—————————– Dissero: «Se il nostro Signore avesse voluto, avrebbe fatto scendere degli angeli».

———————————- Questi erano gli ʿĀd, che rifiutarono di obbedire agli ordini del loro Signore, non accettarono di obbedire al Suo Messaggero e seguirono gli arroganti, nemici della verità. — Hūd 59

Il popolo di Thamūd

Ora ascoltate ciò che riguarda il popolo di Thamūd. Dopo gli ʿĀd, furono il popolo più arrogante. Abbiamo parlato della deviazione di Noè e del popolo degli ʿĀd. In sostanza, anche la loro deviazione era dello stesso tipo. Non riconoscevano che Allah è l’unica divinità, che soltanto Lui ha il diritto di essere adorato e che la signoria, in ogni suo significato, appartiene esclusivamente ad Allah. Insistevano nel riconoscere, oltre ad Allah, anche altri come coloro che esaudiscono le invocazioni, liberano dalle difficoltà e soddisfano i bisogni. Nella loro vita morale e civile erano fermamente determinati a obbedire, oltre ad Allah, ai capi, ai notabili e alle persone investite di autorità, e ad adottare da loro il codice di vita. Alla fine, proprio questo divenne la causa per cui furono un popolo corruttore e distruttore della società e, di conseguenza, caddero nel castigo. Le seguenti āyah ne forniscono una prova evidente:

————- (O Muḥammad!) Se costoro si allontanano dalla tua obbedienza, di’ loro: «Vi avverto di un castigo terribile, simile a quello subito dagli ʿĀd e da Thamūd». Quando giunsero a quei popoli dei messaggeri, davanti a loro e alle loro spalle, dicendo: «Non adorate nessuno all’infuori di Allah», essi dissero: «Se il nostro Signore avesse voluto, avrebbe inviato degli angeli; perciò non crediamo né riconosciamo ciò con cui siete venuti».

————————————- E al popolo di Thamūd inviammo Ṣāliḥ, loro fratello. Egli disse: «O fratelli della mia gente! Adorate Allah; non avete alcuna divinità all’infuori di Lui». Essi dissero: «O Ṣāliḥ! Prima riponevamo in te grandi speranze e fiducia. Ci vieti forse di adorare coloro che i nostri padri e antenati hanno adorato per generazioni?» — (Sūra Hūd 61-62)

———————————————- Quando il loro fratello Ṣāliḥ diceva loro: «Non avete alcuna preoccupazione per la vostra salvezza? Vedete, io sono per voi un Messaggero affidabile di Allah. Dunque astenetevi da ciò che suscita il disappunto di Allah e obbeditemi. ……… Non obbedite a coloro che oltrepassano i limiti, che diffondono la corruzione sulla terra e non compiono alcun bene».

La gente di Ibrāhīm (pace su di lui) e Namrūd

Veniamo ora a parlare della gente di Ibrāhīm (pace su di lui). La questione di questo popolo è particolarmente importante. Infatti, è diffusa tra la gente l’errata convinzione che il loro re, Namrūd, negasse Allah e pretendesse di essere Dio. In realtà, egli riconosceva l’esistenza di Allah, credeva che Egli fosse il Khāliq, il Creatore e il Governatore dell’universo. Si attribuiva a sé stesso il ruolo di Rabb soltanto nel terzo, quarto e quinto significato del termine. È altrettanto diffusa l’errata convinzione che questo popolo fosse completamente ignaro di Allah e non Lo riconoscesse affatto come Rabb e Ilāh; invece, la sua situazione non era affatto diversa da quella di Nūh, di ʿĀd e di Thamūd. Essi riconoscevano l’esistenza di Allah. Sapevano che Egli è il Rabb, il Creatore dei cieli e della terra e il Governatore dell’universo, e non negavano neppure la Sua ibāda. Il loro traviamento consisteva, tuttavia, nel ritenere che, nel primo e nel secondo significato di rubūbiyya, anche gli astri fossero Suoi associati e, su questa base, nel considerarli divinità insieme ad Allah. Nel terzo, quarto e quinto significato di rubūbiyya avevano fatto dei loro re dei Rabb. Di fronte alle dichiarazioni chiare e inequivocabili del Corano su questo argomento, è sorprendente che la gente non abbia potuto comprendere la realtà della questione. Esaminiamo anzitutto l’episodio del risveglio della coscienza di Ibrāhīm (pace su di lui). In esso è raffigurata la sua ricerca della verità durante la vita precedente alla profezia:

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Quando la notte lo avvolse con le sue tenebre, egli vide una stella ed esclamò: «Questo è il mio Rabb». Ma quando essa tramontò, disse: «Non amo ciò che tramonta». Poi, vedendo la luna risplendere, disse: «Questo è il mio Rabb!». Ma quando anch’essa tramontò, disse: «Se il mio Rabb non mi guidasse, temo che anch’io finirei tra la gente traviata». Poi, vedendo il sole splendere, disse: «Questo è il mio Rabb: questo è certamente il più grande!». Ma quando anch’esso tramontò, egli gridò: «O gente mia, io sono estraneo allo shirk che commettete. Ho rivolto il mio volto, allontanandomi da ogni direzione, verso Colui che ha creato i cieli e la terra, dedicandomi esclusivamente a Lui. Io non sono tra i mushrikūn». — Al-Anʿām, 77-80

Dalle frasi contrassegnate risulta chiaramente che, nella società in cui Ibrāhīm (pace su di lui) aprì gli occhi alla vita, il concetto secondo cui il Grande Essere, Creatore dei cieli e della terra, era il Rabb non coincideva con il concetto della rubūbiyya di quei pianeti e di quelle stelle. E come avrebbe potuto essere altrimenti? Coloro che avevano creduto in Nūh (pace su di lui) appartenevano proprio a quella stirpe. Tra i popoli loro parenti e vicini — ʿĀd e Thamūd — l’opera di rinnovamento della dīn dell’Islām proseguiva inoltre attraverso l’invio consecutivo di profeti, pace su tutti loro.

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Pertanto, Ibrāhīm (pace su di lui) aveva appreso dalla propria società il concetto di Allah come Creatore dei cieli e della terra e come Rabb. Le domande sorte nella sua mente riguardavano invece la misura in cui fosse conforme alla realtà l’idea, presente tra la sua gente, che la luna, il sole e le stelle partecipassero insieme ad Allah al sistema del sostentamento e del governo del creato e che, su questa base, fossero associati ad Allah anche nell’ibāda.¹ Prima della profezia egli si dedicò alla ricerca di questa verità; il movimento degli astri dal sorgere al tramonto lo aiutò a giungere alla conclusione reale che non esiste alcun Rabb all’infuori del Creatore dei cieli e della terra. Per questo, vedendo la luna tramontare, disse: «Se il mio Rabb, cioè Allah, non mi guidasse, temo che anch’io non riuscirei a giungere alla verità reale. Finirei per essere ingannato anch’io da ciò attraverso cui vengono ingannate le migliaia e migliaia di persone intorno a me».

In seguito, Ibrāhīm (pace su di lui) fu investito dell’incarico profetico e iniziò a invitare sulla via di Allah. Se riflettiamo sul linguaggio con cui allora presentò la sua daʿwa, la nostra precedente affermazione risulta ancora più chiara. Egli disse:

1. Non sarà fuori luogo menzionare qui un fatto. Dalle informazioni portate alla luce dagli scavi archeologici riguardo a ‘Ur, il paese di Hazrat Ibrahim (pace su di lui), si apprende che lì si adorava la divinità lunare. Nella loro lingua era chiamata Nannar (–), mentre nelle regioni circostanti, il cui centro era Larsa (–), si adorava la divinità solare. Nella loro lingua era chiamata Shamash (—-). Il fondatore della dinastia regnante di quel paese era Arnammu (—). In Arabia il suo nome divenne Nimrod. Da lui derivò il titolo di Nimrod usato in quella regione, così come il successore di Nizam al-Mulk veniva chiamato Nizam.

Come potrei, in definitiva, temere colui che voi associate ad Allah? Eppure voi non temete di associare loro ad Allah, mentre Egli non vi ha fatto scendere alcuna prova riguardo alla loro partecipazione all’uluhiyya e alla rububiyya.

Mi dissocio da coloro che invocate all’infuori di Allah. — Maryam, 48

Disse: «Il vostro Signore è soltanto il Signore dei cieli e della terra, Colui che ha creato tutte queste cose». … Disse: «E dunque adorate questi signori invece di Allah, che non hanno alcun potere sul vostro bene o sul vostro male?» — Al-Anbiya, 56-66

Quando Ibrahim disse a suo padre e al suo popolo: «Che cosa adorate? Volete adorare, invece di Allah, divinità che vi siete fabbricati? Qual è allora la vostra opinione riguardo al Rabb dell’universo?» — As-Saffat, 85-87

Ibrahim e i musulmani suoi compagni dichiararono chiaramente alla gente del suo popolo: «Io non ho nulla a che fare con voi né con coloro che adorate all’infuori di Allah. Rifiuto di seguire le vostre regole e i vostri principi. Finché non crederete nell’unico Allah, tra voi e noi sono state gettate per sempre le fondamenta dell’inimicizia e dell’odio». — Al-Mumtahana, 4

Dalle suddette parole di Hazrat Ibrahim (pace su di lui) risulta chiaramente che egli non si rivolgeva a persone completamente ignare di Allah, che non Lo riconoscevano come Rabb dell’universo e Ma‘bud, né a coloro nei cui cuori non si era ancora radicata alcuna concezione al riguardo. Si rivolgeva invece a persone che associavano ad Allah altri nella rububiyya (nel primo e nel secondo significato) e nell’uluhiyya. Per questo, in nessun passo dell’intero Corano si trova una dichiarazione di Hazrat Ibrahim (pace su di lui) con cui egli avrebbe cercato di far riconoscere al suo popolo l’esistenza di Allah e il fatto che Egli fosse ilah e Rabb; al contrario, ovunque egli ha proclamato che Allah è il solo Rabb e il solo Ilah.

Consideriamo ora il caso di Nimrod. Il Corano ha riferito in questi termini il dialogo che ebbe con Hazrat Ibrahim (pace su di lui):

————————————— Hai visto colui che disputò con Abramo riguardo al suo Signore? Lo fece perché Allah gli aveva concesso il potere dello Stato. Quando Abramo disse: «Colui nelle cui mani sono la vita e la morte è il mio Signore e io sono sotto la Sua autorità», aggiunse: «In verità, Allah fa sorgere il sole da oriente; ora fa’ che sorga da occidente!». A queste parole, il miscredente rimase ammutolito e sbigottito. — al-Baqara 258

Da questo dialogo diventa chiaro che la disputa non riguardava l’esistenza o la non esistenza di Allah; riguardava piuttosto chi Abramo riconoscesse come Signore. Innanzitutto, Nimrod apparteneva a un popolo che riconosceva l’esistenza di Allah. In secondo luogo, nessuno, a meno di essere completamente folle, avrebbe potuto pronunciare un’affermazione così palesemente insensata: di essere egli stesso il creatore dei cieli e della terra e colui che fa ruotare e mutare il sole e la luna. La sua pretesa non era, in sostanza, «Io sono Allah, il Signore dei cieli e della terra»; sosteneva piuttosto: «Io sono il Signore del regno di cui Abramo è membro». Non pretendeva di essere il proprio signore neppure nel primo e nel secondo significato della signoria; infatti, in questi significati riconosceva Allah come Signore del sole, della luna, dei pianeti e delle stelle. Tuttavia, nel terzo, quarto e quinto significato, pretendeva di essere il signore del proprio regno, vale a dire sosteneva: «Io sono il padrone di questo regno e tutti i suoi abitanti sono miei servi, anzi, schiavi dei miei schiavi. Il mio potere centrale è il fondamento della loro unità, e i miei ordini e decreti sono per loro legge e norma». La base della sua pretesa di signoria era l’arroganza della regalità; la frase «perché Allah gli aveva concesso il potere del regno» lo indica chiaramente. Quando seppe che nel suo regno era apparso un giovane chiamato Abramo, il quale non riconosceva la signoria soprannaturale del sole, della luna e dei pianeti e non riconosceva neppure la signoria politica e culturale del sovrano del mondo, stupito e sbalordito lo convocò e gli chiese: «Allora chi riconosci come Signore?». Abramo rispose dapprima: «Il mio Signore è Colui nelle cui mani è il potere sulla vita e sulla morte». Ma, udendo questa risposta, egli non riuscì a penetrarne la profondità. Cercò allora di affermare la propria signoria dicendo: «Anch’io ho potere sulla vita e sulla morte: posso uccidere chi voglio e dare la vita a chi voglio». Allora Abramo gli disse: «Io riconosco soltanto Allah come Signore; in tutti i significati della signoria, soltanto Allah è il mio Signore. Nel governo dell’universo, quale spazio può mai esserci per la signoria di qualcun altro? Essi non hanno la minima influenza né alcuna autorità sul sorgere e sul tramontare del sole». Nimrod era astuto. Udendo quell’argomento, gli apparve chiaramente la verità: in realtà, in questo regno di Allah, la sua pretesa di signoria non era altro che una sciocchezza! Perciò rimase sbigottito e completamente disorientato. Tuttavia, l’orgoglio e l’attaccamento agli interessi personali e dinastici non lo spinsero ad abbandonare il seggio del governo tirannico e dell’autorità arbitraria per accettare l’obbedienza ad Allah e al Suo Messaggero. Per questo, dopo aver riferito il dialogo, Allah l’Altissimo dice:

————- «Ma Allah non guida il popolo ingiusto». Ciò significa che, dopo che la verità gli fu resa manifesta, egli non fu disposto ad adottare la condotta che avrebbe dovuto seguire; al contrario, ritenne preferibile opprimere il mondo e la propria anima mediante un’autorità arrogante e tirannica. Perciò Allah non gli concesse la luce della guida. Infatti, non è nella consuetudine di Allah imporre la guida a chi non desidera ottenerla.

Il popolo di Lot

Dopo il popolo del profeta Abramo, ci troviamo di fronte a un altro popolo, per la cui riforma e correzione fu incaricato il nipote del profeta Abramo, il profeta Lot. Riguardo a questo popolo apprendiamo dal Corano che non negava l’esistenza di Allah. Non negava neppure che Allah fosse il Creatore e il Signore nel primo e nel secondo significato. Tuttavia, nel terzo, quarto e quinto significato, si rifiutava di riconoscerLo come Signore e di accettare la guida del Messaggero quale Suo rappresentante fedele. Voleva agire come meglio gli piaceva, secondo i desideri del proprio animo: questo era il suo peccato principale. Per questo fu colpito dal castigo. Le seguenti chiare parole del Corano ne sono la prova:

———————————– Quando il loro fratello Lot disse loro: «Non temerete dunque Allah? Vedete, sono per voi un Messaggero degno di fiducia. Temete quindi il castigo di Allah e obbeditemi. Per questo non vi chiedo alcuna ricompensa; la mia ricompensa spetta soltanto ad Allah, il Signore dei mondi. Vi rivolgete forse, fra tutti gli abitanti del mondo, soltanto ai maschi, e abbandonate le donne che il vostro Signore ha creato per voi? In verità, siete un popolo trasgressore!». — ash-Shu‘ara’ 161-166

È chiaro che questo appello poteva essere rivolto soltanto a un popolo che non negava l’esistenza di Allah né il fatto che Egli fosse il Creatore e il Sostentatore. Perciò vediamo che, nella risposta, essi non dissero: «Che cos’è mai Allah?», né: «Chi è questo Creatore?», né: «Da dove salta fuori per atteggiarsi a nostro Signore?». Al contrario, dissero:

————————- «Lot! Se non desisti da ciò che sostieni, sarai certamente espulso dal paese». — ash-Shu‘ara’ 167

Altrove questo episodio è narrato in questi termini:

——————————————— «E abbiamo inviato Lot! Quando egli disse al suo popolo: “State commettendo un’oscenità che nessuno al mondo, prima di voi, aveva mai commesso. Vi unite forse sessualmente agli uomini? Vi date al saccheggio sulle strade e commettete turpitudini nelle vostre riunioni pubbliche, gli uni davanti agli altri?”. La risposta del suo popolo non fu altro che: “Portaci il castigo di Allah, se sei sincero”. -Al-ʿAnkabūt-28-29. Può essere questa la risposta di un popolo avverso ad Allah? È dunque chiaro che negare l’uluhiyya e la rububiyya non costituiva la loro vera posizione; il loro crimine fondamentale era piuttosto questo: pur riconoscendo Allah come Ilah e Rabb in senso soprannaturale, non erano disposti a obbedirGli nella morale, nella civiltà e nella vita sociale, né a seguire la guida del Messaggero.

Il popolo di Shuʿayb

Consideriamo ora gli abitanti di Madian e di al-Ayka. A loro fu inviato il profeta Shuʿayb (pace su di lui). Sappiamo che erano discendenti del profeta Ibrahim (pace su di lui). Perciò non si pone nemmeno la questione se credessero nell’esistenza di Allah e se Lo riconoscessero come Ilah e Rabb. In realtà, la loro posizione era quella di un popolo le cui origini erano nell’Islam, ma che in seguito si era trasformato a causa della corruzione delle proprie credenze e delle proprie opere; dal Corano sembra persino che pretendessero di essere mumin. Per questo vediamo che il profeta Shuʿayb (pace su di lui) disse loro ripetutamente: “Se siete mumin, dovreste fare così”. Da tutti i discorsi del profeta Shuʿayb (pace su di lui) e dalle loro risposte emerge chiaramente che erano un popolo che credeva in Allah e Lo riconosceva come Maʿbūd e Parwardigār. Tuttavia erano sprofondati in due forme di traviamento. Primo: in senso soprannaturale, avevano finito per considerare altri oltre ad Allah come Ilah e Rabb; perciò la loro ibada non era riservata esclusivamente ad Allah. Secondo: secondo loro, la rububiyya di Allah non aveva alcun rapporto con il carattere morale dell’uomo, con l’ordinamento sociale, con l’economia, con la politica e con la cultura. Per questo dicevano che, nella vita civile, eravamo liberi e che avremmo svolto le nostre attività come meglio desideravamo.

I seguenti versetti del Corano confermano la correttezza di quanto abbiamo affermato:

——————– «E a Madian abbiamo inviato il loro fratello Shuʿayb. Egli disse: “O mio popolo! Adorate Allah: non avete altro Ilah all’infuori di Lui. Vi è giunta una prova chiara dal vostro Rabb. Perciò date pieno peso e piena misura e non private la gente dei suoi beni. Non spargete la corruzione sulla terra dopo che vi è stato ristabilito l’ordine. Questo è meglio per voi, se siete mumin… E se una parte di voi crede nella guida con la quale sono stato inviato, mentre un’altra non vi crede, allora aspettate finché Allah giudichi tra noi; Egli è il migliore dei giudici”. Al-Aʿrāf 85-87 ——————————————————-

«O mio popolo! Stabilite la giustizia nella misura e nel peso, misurate e pesate con esattezza e non private la gente dei suoi beni. Non spargete la corruzione sulla terra. Ciò che rimane, grazie alla benevolenza di Allah, nei vostri affari è meglio per voi, se siete mumin. Io non sono stato posto su di voi come custode». Essi risposero: «Shuʿayb! La tua preghiera ti ordina forse di abbandonare ciò che i nostri padri e antenati adoravano? O di rinunciare a disporre delle nostre ricchezze come vogliamo? Sei forse l’unico tra noi rimasto paziente e giusto!». -Sūra Hūd-85-86

Le ultime righe evidenziate chiariscono quale fosse il loro vero traviamento riguardo alla rububiyya e all’uluhiyya.

Il Faraone e il suo popolo

Ora parleremo del Faraone e del suo popolo. A questo proposito si riscontrano concezioni ancora più errate che riguardo a Nimrod e al suo popolo. L’idea generalmente diffusa è che il Faraone non credesse affatto nell’esistenza di Allah, anzi si fosse proclamato egli stesso dio. In altre parole, il suo intelletto era giunto a tal punto di corruzione che aveva dichiarato pubblicamente davanti al mondo: «Io sono il creatore dei cieli e della terra». E il suo popolo era diventato così folle da aver prestato fede a questa sua pretesa. Tuttavia, dalle testimonianze del Corano e della storia si può conoscere la verità. La realtà è che la sua deviazione riguardo all’uluhiyya e alla rububiyya non era diversa da quella di Nimrod, così come la deviazione del suo popolo non era diversa da quella del popolo di Nimrod. L’unica differenza consisteva nel fatto che, per ragioni politiche, nei confronti dei Banū Isrāʾīl erano sorti un’ostinazione e un fanatismo fazioso, simili all’idolatria nazionalistica. Perciò, per puro odio, si rifiutavano di riconoscere Allah come Rabb e Ilah. Tuttavia, nel loro cuore il riconoscimento di Lui era nascosto. Come fanno oggi la maggior parte dei materialisti.

Il fatto è che Hazrat Yusuf, dopo aver ottenuto il potere in Egitto, impiegò tutte le sue forze per diffondere gli insegnamenti islamici. Egli lasciò nella terra d’Egitto un’impronta così profonda che nessuno avrebbe potuto cancellarla. Forse non tutti gli abitanti dell’Egitto avevano allora accettato la vera religione, ma è impossibile che qualcuno in Egitto non conoscesse Allah o non riconoscesse che Egli è il Creatore dei cieli e della terra. Non solo: l’influenza dei suoi insegnamenti su ogni egiziano doveva essere tale che questi riconosceva Allah, in senso soprannaturale, come «Ilah degli ilah» e «Rabb dei rabb». Nessun egiziano si opponeva all’uluhiyya di Allah. Tuttavia, coloro che perseveravano nella kufr associavano ad Allah altri come soci nell’uluhiyya e nella rububiyya. Questa influenza rimase fino alla comparsa di Hazrat Musa.¹ Lo dimostra chiaramente il discorso pronunciato da un dignitario copto alla corte del Faraone. Quando il Faraone manifestò l’intenzione di uccidere Hazrat Musa, questo dignitario della sua corte, che aveva segretamente abbracciato l’Islam, si levò agitato e disse:

—————————————-

¹ In base al racconto storico della Torah, si può supporre che circa un quinto della popolazione complessiva dell’Egitto avesse abbracciato l’Islam. Alla luce del censimento dei Banū Isrāʾīl riportato nella Torah, si può affermare che coloro che lasciarono l’Egitto insieme a Hazrat Musa fossero circa due milioni. Allora la popolazione dell’Egitto non superava i dieci milioni. Nella Torah tutti costoro sono indicati come Banū Isrāʾīl. Tuttavia, non sembra possibile secondo alcun calcolo che i discendenti dei dodici figli di Hazrat Ya‘qub siano aumentati fino a raggiungere due milioni in venticinque anni. Si può dunque supporre che una parte considerevole della popolazione egiziana avesse abbracciato l’Islam e fosse entrata a far parte dei Banū Isrāʾīl. Al momento dell’esodo, anche questi musulmani egiziani si unirono agli Israeliti. Lo si può dedurre dall’attività di predicazione svolta in Egitto da Hazrat Yusuf e dai suoi rappresentanti.

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«State forse uccidendo un uomo per il crimine di aver detto: “Allah è il mio Rabb”, quando egli vi ha portato prove evidenti? Se è un bugiardo, allora una parte almeno delle conseguenze con cui vi minaccia ricadrà certamente su di voi. Sappiate con certezza che Allah non guida sulla via del bene il bugiardo trasgressore. O gente mia! Oggi il potere dello Stato è nelle vostre mani e oggi siete i dominatori vittoriosi sulla terra. Ma domani, quando il castigo di Allah ci colpirà, chi ci proteggerà? O gente mia! Temo che vi colpisca la stessa sorte toccata ai popoli più grandi quando su di loro si abbatté il castigo. Prima di questo, quando Yusuf si presentò a voi con prove evidenti, rimaneste nel dubbio riguardo a ciò che vi aveva presentato. E quando morì, diceste: “Dopo di lui Allah non invierà più alcun messaggero”. … O gente mia! Io vi chiamo alla salvezza, mentre voi mi chiamate a compiere una cosa davvero straordinaria: a rinnegare Allah e ad associarGli coloro riguardo ai quali non possiedo alcuna prova fondata che possano essere associati a Lui. Io invece vi chiamo verso Colui che è l’Onnipotente, il Perdonatore. (Al-Mu’min, 28-42)»

Anche dopo il trascorrere di diversi secoli, l’influenza della grande personalità del profeta Yusuf (pace su di lui) era ancora presente: lo dimostra questo lungo discorso. Grazie all’influsso dell’insegnamento di questo grande profeta, quella gente non si trovava a un tale livello d’ignoranza da non essere consapevole dell’esistenza di Allah, né da ignorare che Allah è l’Ilah e il Rabb, e che il Suo influsso e il Suo controllo sono stabiliti sulle forze della natura. Non è che ignorassero anche il fatto che il Suo castigo fosse qualcosa da temere. Dal finale del discorso risulta inoltre chiaramente che quella gente non era affatto incredula riguardo all’uluhiyya e alla rububiyya di Allah; piuttosto, la causa del loro traviamento era la stessa descritta a proposito del traviamento degli altri popoli: associare ad Allah altri soci nell’uluhiyya e nella rububiyya. Il motivo del dubbio è il seguente: quando il profeta Musa (pace su di lui) disse: ————————– «In verità, io sono il messaggero del Rabb dei mondi», il Faraone gli domandò: ——– «E che cos’è mai il Rabb dei mondi?». Disse al suo visir Haman: «Costruiscimi un’alta torre, affinché io possa vedere il dio di Musa». Minacciando il profeta Musa (pace su di lui), disse: «Ti imprigionerò se prenderai come ilah qualcuno all’infuori di me». Proclamò in tutto il paese: «Io sono il vostro rabb supremo». Disse ai suoi dignitari: «Non conosco per voi alcun ilah all’infuori di me». Vedendo simili dichiarazioni, alcuni hanno pensato che forse il Faraone negasse perfino l’esistenza di Allah, che nella sua mente non vi fosse alcuna concezione del Rabb dei mondi e che considerasse se stesso l’unico ma‘bud. Ma la realtà è che tutte queste sue affermazioni erano dovute alla sua ostinazione nazionalistica. Al tempo del profeta Yusuf (pace su di lui), sotto l’influsso della sua forte personalità, l’insegnamento dell’Islam si era diffuso nella terra d’Egitto; non solo, ma grazie all’autorità da lui stabilita nel governo dello Stato, i Banu Isra’il erano diventati molto influenti in Egitto. Questo potere degli Israeliti rimase affermato in Egitto per tre o quattro secoli. In seguito, in quel paese cominciò a svilupparsi una corrente nazionalista contro gli Israeliti. Alla fine il loro potere fu estirpato e una dinastia nazionalista egiziana salì al trono. Questo nuovo gruppo dirigente non si limitò a reprimere e sradicare gli Israeliti, ma tentò anche di cancellare ogni traccia del periodo di governo del profeta Yusuf (pace su di lui) e di ristabilire le tradizioni della propria antica religione jahilita. Quando in tale situazione apparve il profeta Musa (pace su di lui), temettero che il potere politico potesse nuovamente sfuggire dalle loro mani. Fu per questa ostilità e ostinazione che il Faraone chiese insistentemente al profeta Musa (pace su di lui): «Chi è mai il Rabb dei mondi? Chi può essere l’ilah all’infuori di me?». In realtà, egli non era inconsapevole del Rabb dei mondi. Ciò è dimostrato con assoluta chiarezza dalle conversazioni tra lui e i suoi dignitari e dai discorsi e dalle dichiarazioni del profeta Musa (pace su di lui) riportati nel Corano. Un giorno, per indurre i cortigiani a credere che Musa (pace su di lui) non fosse un messaggero di Allah, disse:

————————————————————- «Perché dunque non gli sono stati fatti discendere bracciali d’oro, oppure perché non sono venuti con lui gli angeli in schiere?» — az-Zukhruf, 53

Può forse pronunciare parole simili una persona nella cui mente non vi sia alcuna concezione di Allah e degli angeli? In un’altra circostanza ebbe luogo il seguente dialogo tra il Faraone e il profeta Musa (pace su di lui):

——————————————————————– Allora il Faraone gli disse: «O Musa! Mi sembra che tu sia vittima della magia e che tu abbia perso la ragione!». Musa rispose: «Tu sai bene che nessuno, all’infuori del Rabb dei cieli e della terra, ha fatto scendere questi segni illuminanti. O Faraone! Mi sembra che la tua rovina sia ormai vicina». — Banu Isra’il, 101-102

Altrove Allah l’Altissimo ha descritto così lo stato d’animo degli uomini del gruppo del Faraone:

——————————————————– Quando i Nostri segni divennero manifestamente chiari davanti a loro, dissero: «Questa è certamente magia evidente!». I loro cuori, nel profondo, li riconoscevano pienamente, ma rifiutarono di accettarli soltanto per malvagità, arroganza e disobbedienza. — an-Naml, 13-14

Il Corano descrive così la scena di un’altra assemblea: —————————————————- Musa disse loro: «Guai a voi! Non attribuite falsamente ad Allah delle menzogne. Se farete ciò, Egli vi distruggerà con un castigo terribile. Chiunque abbia attribuito falsamente una menzogna ad Allah è certamente perduto». Udite queste parole, cominciarono a disputare e a contraddirsi tra loro! Si consultarono in segreto. Alcuni dissero: «Questi due — Musa e Harun — sono certamente maghi! Con la loro magia vogliono scacciarvi dal paese e vogliono annientare il vostro modello di vita, il vostro ordinamento ideale». — Ta-Ha, 61-63

È evidente che, dopo l’ammonimento a temere il castigo di Allah l’Altissimo e l’avvertimento sulle conseguenze dell’attribuire menzogne, tra loro sorse una disputa: nei loro cuori era ancora presente, in una certa misura, il timore di Allah e l’influsso della Sua maestà. Ma quando la loro classe dirigente nazionalista li minacciò di una rivoluzione politica, dicendo che, se avessero accettato il messaggio di Musa e Harun (pace su di loro), la conseguenza sarebbe stata che l’Egitto sarebbe nuovamente caduto nelle mani degli Israeliti, i loro cuori si indurirono ancora una volta. Tutti decisero di opporsi al Messaggero.

Dopo aver stabilito questa verità, possiamo dire con facilità e con fermezza quale fosse la questione fondamentale della disputa tra il profeta Mosè (pace su di lui) e il Faraone, e di quale natura fosse la vera deviazione del Faraone e del suo popolo. In quale senso il Faraone pretendeva la divinità, l’uluhiyya e la rububiyya? A questo scopo, esaminate attentamente, una per una, le seguenti āya del Corano:

Primo: i dignitari del Faraone che insistevano sull’eliminazione radicale della missione di Mosè (pace su di lui), rivolgendosi in questa occasione al Faraone, dissero:

———————————- Lascerai forse Mosè e il suo popolo liberi di abbandonare te e le tue divinità e di diffondere la corruzione nel paese? —Al-Aʿrāf, 127

D’altra parte, colui tra quei dignitari che aveva creduto in Mosè (pace su di lui) disse loro:

———————————————– Mi invitate forse a rinnegare Allah e ad associarGli qualcuno per la cui associazione non ho alcuna prova o argomentazione scientifica? —Al-Muʾmin, 42

Confrontando questi due versetti con le conoscenze da noi acquisite sugli Egiziani di quell’epoca attraverso la storia e le testimonianze archeologiche, possiamo comprendere chiaramente che il Faraone stesso e gli appartenenti al suo popolo associavano alla divinità, nella prima e nella seconda accezione della rububiyya, determinate divinità e le adoravano. È evidente che, se il Faraone fosse stato pretendente alla divinità in senso soprannaturale (Supernatural), vale a dire se avesse sostenuto di esercitare la propria autorità anche sulla catena di causa ed effetto e che, all’infuori di lui, non vi fossero altri Signori-divinità dei cieli e della terra, egli stesso non avrebbe adorato un’altra divinità.¹

Secondo: nel Corano sono riportate queste parole del Faraone:

———————————————– 1. Sulla base della semplice supposizione che il Faraone stesso avesse preteso di essere l’«Ilāh degli universi» (la divinità dell’intero universo), alcuni esegeti hanno adottato, nel suddetto versetto della sūra al-Aʿrāf, una lettura (qirāʾa) al posto di ———: —————-. Essi hanno interpretato —- nel senso di «adorazione». Secondo questa lettura, la traduzione del versetto sarebbe: «abbandonare te e la tua adorazione». Ma, innanzitutto, questa lettura è rara e contraria a quella conosciuta e comunemente attestata. In secondo luogo, l’idea sulla cui base è stata adottata è del tutto infondata e priva di fondamento. In terzo luogo, – può significare, oltre che adorazione, anche oggetto di culto o divinità. Nell’Arabia dell’epoca jāhiliyya questa parola veniva usata per il sole. È noto che, in generale, il principale idolo degli Egiziani era il sole. Nella lingua egiziana il sole era chiamato Ra (-). E il significato di Faraone era figlio della figlia di Ra, incarnazione di Ra — in altre parole, incarnazione del sole. Dunque, ciò che il Faraone pretendeva era semplicemente questo: «Io sono l’incarnazione fisica del dio Sole».

O dignitari! Non conosco per voi alcun ilah all’infuori di me stesso. —Al-Qasas, 38

O Mosè! Se accetti qualcuno diverso da me come ilah, ti includerò certamente tra i prigionieri. —Ash-Shu‘ara, 29

Il significato di queste parole non è che Faraone negasse tutti gli ilah tranne se stesso; il suo vero scopo era piuttosto respingere la predicazione di Mosè (pace su di lui). Infatti Mosè (pace su di lui) invitava a credere in un ilah che non era soltanto il mabud in senso soprannaturale, ma che era anche, in senso politico e civile, il detentore del potere di stabilire comandi e divieti, nonché il titolare della massima autorità. Per questo egli disse al suo popolo: «Non avete alcun ilah all’infuori di me». E, minacciando Mosè (pace su di lui), disse che chiunque, in questo senso, avesse accettato come ilah qualcuno diverso da lui sarebbe stato gettato in prigione.

Dai versetti del Corano si apprende inoltre, e la storia e le testimonianze archeologiche lo confermano, che la dinastia dei Faraoni d’Egitto non rivendicava soltanto la sovranità assoluta, ma, stabilendo un rapporto con la divinità, rivendicava anche una sorta di sacralità, affinché potesse radicarsi saldamente nei cuori e nelle menti dei sudditi. A questo proposito, la dinastia dei Faraoni d’Egitto non costituisce affatto un esempio raro; nella maggior parte dei paesi del mondo, infatti, le dinastie regnanti hanno cercato, in misura maggiore o minore, di appropriarsi, oltre alla sovranità politica, anche dell’uluhiyyat e della rububiyyat in senso soprannaturale. Hanno inoltre imposto ai sudditi qualche forma di pratica servile davanti a loro. In realtà, però, questo è soltanto un aspetto secondario. Lo scopo principale è consolidare la sovranità politica. La rivendicazione dell’uluhiyyat soprannaturale viene utilizzata come uno dei mezzi per raggiungerlo. Per questo, in Egitto e negli altri paesi devoti alle concezioni jahilite, insieme alla caduta politica è sempre venuta meno anche l’uluhiyyat della dinastia regnante. L’uluhiyyat è passata nelle mani di coloro che hanno conquistato il trono del potere.

Terzo: la pretesa principale di Faraone non era una divinità soprannaturale, bensì una divinità politica. Nei terzo, quarto e quinto significati della rububiyyat, egli diceva: «Io sono il più grande Rabb della terra d’Egitto e dei suoi abitanti; sono il proprietario di questo paese e di tutti i suoi elementi e risorse. Il diritto alla sovranità assoluta su questo paese spetta soltanto a me; la mia personalità nella sua totalità è il fondamento dell’organizzazione sociale e della civiltà e cultura di questo paese. Qui non sarà applicata alcuna legge o norma all’infuori delle mie».

Secondo le parole del Corano, il fondamento della sua pretesa era il seguente:

E Faraone proclamò tra il suo popolo: «O gente del mio popolo! Non sono forse io il proprietario della terra d’Egitto? Non appartiene forse a me il regno d’Egitto? Non vedete che questi fiumi e canali scorrono secondo il mio ordine?» —Az-Zukhruf, 51

Anche la pretesa di rububiyyat di Nimrod era fondata su questo principio.

(———————) Su questa base, anche il sovrano contemporaneo del profeta Giuseppe (pace su di lui) si atteggiò a Rabb della propria gente.

Quarto: l’appello del profeta Mosè (pace su di lui), motivo del suo conflitto con il Faraone e la dinastia del Faraone, consisteva essenzialmente in questo: oltre ad Allah, il Rabb dei mondi, nessun altro è ilah in alcun senso. Egli è l’unico ilah anche in senso soprannaturale, anzi, lo è anche in senso sociale e politico. A Lui devono essere rivolti il culto, la devozione e l’obbedienza; si devono seguire soltanto le Sue leggi e le Sue norme. Egli mi ha nominato Suo rappresentante, fornendomi segni evidenti; tramite me emanerà le norme degli ordini e dei divieti. Pertanto, la corda del potere sui Suoi servitori non dovrebbe essere nelle tue mani, bensì nelle mie. Su questa base, il Faraone e i suoi alleati politici ripetevano continuamente che quei due fratelli volevano espellerci dal Paese e insediarsi essi stessi al potere. Si stavano impegnando con tutte le loro forze per annientare la religione e l’ordinamento culturale del nostro Paese e instaurare la propria religione e il proprio ordinamento culturale.

———————– E inviammo Mosè con i Nostri segni e con prove evidenti della rivelazione ai notabili del Faraone e della sua gente. Ma essi seguirono l’ordine del Faraone, sebbene l’ordine del Faraone non fosse giusto. -Hud-96-97

——————– E prima di loro mettemmo alla prova il popolo del Faraone. Giunse loro un nobile messaggero. Egli disse: «Affidatemi i servitori di Allah. Sono per voi un messaggero degno di fiducia. Non siate arroganti nei confronti di Allah. Vi presento prove evidenti della rivelazione». -Ad-Dukhan-17-19

——- (O abitanti della Mecca!) Vi abbiamo inviato un Messaggero, testimone su di voi, proprio come avevamo inviato un Messaggero al Faraone. Ma quando il Faraone disobbedì al Messaggero, lo afferrammo con una presa terribile. -Al-Muzzammil-15-16

———————- Il Faraone disse: «O Mosè! (Se non riconosci né la divinità né la dinastia reale) allora chi è il tuo Rabb?». Mosè rispose: «Il mio Rabb è Colui che ha dato a ogni cosa la sua forma particolare e poi le ha indicato il modo di compiere la sua funzione». -Taha-49-50

————————— Il Faraone disse: «E che cos’è questo Rabb dei mondi?». Mosè rispose: «È il Rabb dei cieli, della terra e di tutto ciò che si trova fra essi, se davvero credete». Il Faraone disse ai presenti intorno a lui: «Avete sentito?». Mosè disse: «È il vostro Rabb e anche il Rabb dei vostri antenati». Il Faraone disse: «In verità, questo vostro messaggero, che è stato inviato a voi, è certamente pazzo». Mosè disse: «È il Rabb dell’Oriente e dell’Occidente, di tutto ciò che si trova tra essi, se solo possedeste un minimo di conoscenza». Allora il Faraone esclamò: «Se prendi per ilah qualcuno all’infuori di me, ti includerò tra i prigionieri». -Ash-Shu’ara’-23-29

— Il Faraone disse: «O Mosè! Sei venuto forse per espellerci dalla nostra terra con la tua magia?». -Taha-57

]——————— E il Faraone disse: «Lasciatemi, ucciderò Mosè. Che invochi pure il suo Signore perché lo aiuti. Temo che egli cambi la vostra dīn (il vostro modo di vivere) oppure diffonda la corruzione nel paese». — Al-Mu’min, 26

—————————— Dissero: «Questi due non sono altro che due maghi. Vogliono espellervi dalla vostra terra con la loro forza e vogliono annientare il vostro modello ideale di vita». — Tā-Hā, 63

Esaminando questi versetti in successione, si comprende chiaramente che l’errore riguardo alla rubūbiyya, diffuso fin dall’inizio tra diverse comunità del mondo, aveva ricoperto con la sua ombra anche la terra del Nilo. Mosè e Aronne (pace su di loro) invitavano proprio a ciò a cui, fin dall’inizio, avevano invitato tutti i profeti e messaggeri.

Ebrei e cristiani

Dopo il popolo del Faraone, ci troviamo di fronte ai Figli d’Israele e a tutte le altre comunità che avevano adottato l’ebraismo e il cristianesimo. Non si può certo supporre che essi negassero l’esistenza di Allah o non Lo riconoscessero come Signore e Dio. Il fatto che fossero gente della Scrittura è stato infatti confermato dal Corano stesso. Sorge allora la domanda: quale incoerenza, errore o deviazione vi erano nella loro dottrina, nelle loro convinzioni e nel loro modo di agire riguardo alla rubūbiyya, tanto che il Corano li ha definiti traviati? Dal Corano stesso riceviamo una risposta concisa:

—————————– Di’: «O gente della Scrittura! Non eccedete ingiustamente nella vostra dīn. Non seguite le concezioni false delle comunità che si sono traviate prima di voi. Esse hanno fatto smarrire molti e si sono anch’esse allontanate dalla retta via». — Al-Mā’ida, 77

Da ciò si comprende che anche la deviazione delle comunità ebraiche e cristiane era essenzialmente dello stesso tipo di quella nella quale le comunità precedenti erano sprofondate fin dall’inizio. Inoltre, da ciò si comprende anche che questa deviazione si era introdotta tra loro attraverso la via del «ghulū fī d-dīn», cioè l’eccesso ingiusto e immotivato nelle questioni della religione. Vediamo ora come il Corano presenta la spiegazione di questa breve descrizione:

—————————————– Gli Ebrei dicono: «‘Uzayr è figlio di Allah», mentre i Nazareni dicono: «Il Messia è figlio di Allah». — At-Tawba, 30

———————————— Coloro tra i cristiani che dicono che il Messia, figlio di Maryam, è Allah hanno commesso kufr. Eppure il Messia disse: «O figli d’Israele! Adorate Allah, che è il mio Rabb e il vostro Rabb». -Al-Māʾida-72

——————————- Coloro che dicono che Allah è il terzo di tre hanno commesso kufr. Eppure non vi è alcun ilah se non l’Unico Ilah. -Al-Māʾida-73

————————————————– E quando Allah chiederà: «O Gesù, figlio di Maryam! Sei stato tu a dire alla gente: “Prendete me e mia madre come ilah all’infuori di Allah”?», egli risponderà: «(Subhan Allah!) Non avevo il diritto di dire ciò; come avrei potuto dire una cosa per la quale non avevo alcun diritto?» – (Al-Māʾida-116)

——————————————————- Non è cosa degna di un essere umano che Allah gli conceda il Libro, il giudizio e la profezia, ed egli poi dica alla gente: «Diventate miei servi invece di Allah»; piuttosto dirà: «Diventate rabbani, poiché insegnate e studiate il Libro di Allah e ne impartite le lezioni». Non è compito di un profeta dire: «Prendete gli angeli e i profeti come vostri Rabb». Dopo che siete diventati musulmani, potrebbe forse egli insegnarvi il kufr? –Āl ʿImrān-79-80

Alla luce di questi versetti, il primo sviamento degli Ahl al-Kitāb consisteva nel fatto che essi elevarono alla dignità divina le grandi personalità che, dal punto di vista della religione, erano profeti, messaggeri, uomini pii, angeli e altri, oltre la loro reale posizione; li resero soci e compartecipi di Allah nelle Sue azioni. Li adorarono e li considerarono partecipi della conoscenza, arrivando a credere che possedessero anche il potere di perdonare, aiutare, assistere e proteggere. Il loro secondo sviamento fu questo:

———————————————- Presero come Rabb, invece di Allah, i propri ʿulamāʾ e shaykh, i sacerdoti e i monaci. – Sura At-Tawba-31

In altre parole, la posizione di coloro che operavano nel commercio religioso consisteva inizialmente soltanto nel dichiarare le disposizioni della Sharia di Allah e nel formare il carattere secondo la volontà di Allah; gradualmente, però, fu loro attribuita una posizione tale che, in base alla propria autorità, dichiaravano lecito o illecito ciò che volevano, impartivano ordini senza l’approvazione della religione e del Libro, proibivano ciò che volevano e potevano imporre qualunque metodo desiderassero. In questo modo sprofondarono in due enormi deviazioni fondamentali. Come le genti di Nūḥ, Ibrāhīm, ʿĀd, Thamūd, la gente di Madyan e gli altri popoli, anch’essi finirono per associare ad Allah, nella Rubūbiyya, gli angeli e le grandi personalità in senso soprannaturale. Come loro, anch’essi cominciarono ad adottare dagli uomini, senza preoccuparsi dell’approvazione di Allah, le norme della propria civiltà, cultura, usanze, comportamenti, morale e politica. Alla fine la situazione giunse a questo punto:

—————————————————————- Hai forse visto coloro ai quali era stata concessa una parte del Libro di Allah? La loro condizione era tale che riconoscevano il Jibt e il Taghut. -An-Nisāʾ-51

—————————– Di’: «Volete che vi dica chi avrà una sorte peggiore, presso Allah, di quella dei trasgressori? Sono coloro che Allah ha maledetto, sui quali si è abbattuta la Sua ira, molti dei quali Egli, per Suo ordine, ha trasformato in scimmie e porci, e che hanno adorato e servito il Taghut. Sono costoro quelli che si trovano nella condizione peggiore. E si sono certamente allontanati molto dalla retta via della verità». — (Al-Ma’ida, 60)

Il termine «Jibt» è estremamente ampio e comprende ogni sorta di pensiero e immaginazione fondata sulla fantasia. Magia e stregoneria, formule e rimedi superstiziosi, divinazione, predizioni del futuro, concezioni e fantasie riguardo alla fortuna e alla sfortuna, attività soprannaturali: in una parola, vi rientrano tutte le concezioni e le immaginazioni inventate dall’uomo. Per «Taghut» si intendono invece quelle persone, quei gruppi o quelle organizzazioni e istituzioni che hanno adottato arroganza e disobbedienza nei confronti di Allah, oltrepassando i limiti del servizio a Lui dovuto e atteggiandosi a signori divini. Gli ebrei e i cristiani erano sprofondati nei due suddetti traviamenti. La conseguenza del primo tipo di traviamento fu che ogni sorta di concezione e fantasia si impose nelle loro menti. Il secondo tipo di traviamento li condusse dal servizio dei loro ulama e shaykh, dei loro sapienti e sufi, dei loro preti e sacerdoti, dei loro maestri religiosi sufi e asceti, fino al servizio e all’obbedienza verso quegli oppressori e malfattori che erano apertamente ribelli a Dio.

La società politeista araba

Ora esamineremo di quale natura fosse, sotto questo aspetto, il traviamento dei politeisti arabi. Fu presso di loro che venne inviato il Messaggero (s), ed essi furono i primi a essere interpellati nel Corano. Erano forse ignari di Allah e miscredenti nella Sua esistenza? Il Messaggero fu forse inviato per far loro riconoscere l’esistenza di Allah? Non riconoscevano forse Allah come Rabb e Ilah? Il Corano fu forse rivelato per far loro riconoscere la divinità e la signoria del Sublime Allah l’Altissimo? Rifiutavano forse l’adorazione e il servizio ad Allah? Oppure ritenevano che, in realtà, Lat-Manat, Hubal-Uzza e le altre divinità fossero i creatori, padroni, dispensatori del sostentamento, governatori e amministratori dell’universo? Oppure riconoscevano queste loro divinità come fonti della legge e come fonti di guida nelle questioni morali e culturali-civili?

Dal Corano riceviamo una risposta negativa a ciascuna di queste domande. Il Corano ci dice che i politeisti arabi non soltanto credevano nell’esistenza di Allah, ma Lo riconoscevano anche come Creatore e Padrone dell’intero universo e delle loro stesse divinità, nonché come il Grande Signore (Grand Lord); Lo riconoscevano come Rabb e Ilah. Quando si trovavano in difficoltà, nelle calamità e nelle sventure, era alla Sua corte che rivolgevano il loro ultimo appello. Non negavano neppure l’adorazione e il servizio ad Allah. Quanto alle loro divinità, non credevano che esse fossero le creatrici e dispensatrici del sostentamento loro e dell’universo, né credevano che tali divinità fornissero loro una guida nelle questioni morali e culturali della vita. I seguenti versetti ne sono la prova: ————————————– «O Profeta! Chiedi loro: “A chi appartengono la terra e tutto ciò che vi si trova? Rispondete, se lo sapete”. Diranno: “Appartengono ad Allah”. Di’: “Non rifletterete dunque?” Chiedi: “Chi è il Signore dei sette cieli e del Sublime Trono?”. Diranno: “Allah”. Di’: “Non Lo temerete dunque?”. Di’: “A chi appartiene il potere sovrano su ogni cosa? Chi è Colui che protegge, mentre nessuno può proteggere da Lui? Rispondete, se lo sapete”. Diranno: “Queste qualità appartengono soltanto ad Allah”. Di’: “Da dove, dunque, siete ingannati?”. La verità è che abbiamo presentato loro la verità, ma essi sono certamente bugiardi”. — Al-Mu’minun, 84-90

Egli è Allah, Colui che vi fa viaggiare per terra e per mare. Quando poi vi trovate sulle navi e navigate lieti con un vento favorevole, e all’improvviso soffia con violenza un vento contrario e le onde cominciano ad abbattersi su di loro da ogni parte, tanto che pensano di essere circondati dalla tempesta, allora invocano tutti Allah soltanto. Gli consacrano la loro religione e pregano: “Se ci salvi da questa calamità, saremo certamente tra i Tuoi servi riconoscenti”. Ma quando Egli li salva dalla calamità, ecco che essi si ribellano sulla terra ingiustamente, allontanandosi dalla verità. — Yunus, 22-23

————————————— Quando vi coglie una calamità in mare, scompaiono tutti coloro che invocavate all’infuori dell’unico Allah. Ma quando Egli vi salva e vi conduce sulla terraferma, vi allontanate da Lui. In verità, l’essere umano è profondamente ingrato, un servo del tutto privo di riconoscenza. — Bani Isra’il, 67

Il Corano ha menzionato in questo modo, con le loro stesse parole, la concezione che essi avevano delle proprie divinità:

————————————————————— Quanto a coloro che, all’infuori di Lui, prendono altri come amici e risolutori dei loro affari, dicono: «Noi li adoriamo soltanto affinché ci avvicinino ad Allah». -Az-Zumar-3

———————- E dicono: «Essi sono i nostri intercessori presso Allah».

Riguardo alle proprie divinità (oggetti di culto), non pensavano neppure che esse potessero guidarli nelle questioni della vita. Nella sura Yunus, versetto 35, Allah ordina al Suo Profeta:

——————————– Chiedi loro: «Tra i vostri associati, che avete inventato, ve n’è forse qualcuno che guidi verso la verità?»

Ma, udendo questa domanda, su di loro scese il silenzio. Nessuno di loro rispose: «Al-Lāt, Manāt, al-‘Uzzā o le altre divinità ci indicano la retta via nel pensiero e nell’azione; nella vita terrena ci insegnano la pace, la serenità e i principi della giustizia; dalla loro tradizione sapienziale apprendiamo la realtà fondamentale dell’universo». Vedendo il loro silenzio, alla fine Allah disse al Suo Profeta:

————————————— Di’: «Allah è Colui che guida verso la verità. Di’ dunque: chi è più degno di essere seguito: Colui che guida verso la verità, oppure colui che non può trovare la via da sé, se non viene guidato? Che cosa vi è successo? Come giudicate?» Yunus-35

Dopo queste chiare affermazioni, rimane ora una sola questione irrisolta. La domanda è: quale fu allora il loro reale sviamento riguardo alla rububiyya, per correggere il quale Allah inviò i Suoi profeti e fece scendere i Libri? Esaminando il Corano per risolvere questa questione, troviamo due sviamenti fondamentali nelle loro convinzioni e nelle loro azioni, gli stessi che si riscontravano, fin dai tempi antichi, in tutte le comunità sviate: da un lato, in senso soprannaturale, associavano ad Allah altri rabb e divinità, e ritenevano che, nella catena delle cause e degli effetti, oltre a Colui che esercita l’autorità, anche gli angeli, i grandi uomini e i pianeti e le stelle possedessero una qualche forma di autorità nel dominio e nel potere. Per questo, nelle forme e nelle pratiche della preghiera, nella richiesta di aiuto e nell’adorazione, nei loro riti e cerimonie, non si rivolgevano soltanto ad Allah, ma si rivolgevano anche a quegli dèi artificiali.

D’altra parte, riguardo alla rububiyya civilizzatrice e politica, erano completamente privi di consapevolezza. Non aveva trovato posto neppure nell’angolo più remoto della loro mente l’idea che esistesse un Signore in questo senso. Così avevano fatto dei loro capi e autorità religiosi, dei loro capi tribali e notabili e degli anziani delle loro famiglie dei signori, e da loro ricevevano il codice di vita. Il Corano testimonia così il loro primo sviamento:

————————– Tra gli uomini vi è anche chi adora Dio stando ai margini della devozione. Quando ottiene un bene, ne rimane tranquillo e soddisfatto; ma se lo colpisce una difficoltà, volta le spalle. Costui ha mandato in rovina sia questo mondo sia l’Aldilà: questa è la perdita evidente. Invoca, invece di Allah, qualcuno che non ha il potere di recargli alcun danno, né alcun beneficio. Questa è la grande perdizione, l’enorme sviamento. Invoca per ottenere aiuto qualcuno il cui danno è assai più vicino del beneficio che può derivargli dall’invocarlo. Quale pessimo protettore e quale pessimo compagno! — Al-Hajj 11-13

———————– Adorano, invece di Allah, qualcuno che non può recare né danno né beneficio. E dicono: «Essi sono nostri intercessori presso Allah». Di’: «Informate forse Allah di qualcosa che Egli non conosce nei cieli e sulla terra?». Gloria ed esenzione ad Allah da ciò che associano a Lui. — Yunus 18

——————————— O Profeta! Di’ loro: «Davvero rinnegherete Colui che ha creato la terra in due giorni e Gli attribuirete degli uguali e dei rivali?». — Ha-Mim as-Sajda 9

———————————

1. In altre parole, siete caduti nell’errata convinzione che quelle divinità abbiano presso di Me un’autorità tale che qualunque intercessione facciano presso di Me debba necessariamente essere accettata. Per questo vi prostrate davanti ai loro santuari e offrite loro doni. Non conosco nei cieli e sulla terra alcun essere che abbia presso di Me un potere così grande, o che Mi sia tanto caro, da costringermi ad accettare la sua intercessione. E allora, siete forse voi a informarmi dell’esistenza di tali intercessori, mentre Io non la conosco? È evidente che, se una cosa non rientra nella conoscenza di Allah, ciò significa che essa non esiste affatto.

Di’: «Adorate forse, invece di Allah, qualcuno che non ha alcun potere di procurarvi beneficio né la capacità di recarvi danno, mentre Allah è l’unico che ascolta e conosce ogni cosa?». — Al-Ma’ida 76

—————————- Quando l’uomo è colpito da una disgrazia, invoca il proprio Signore con animo concentrato. Ma quando Egli lo colma di una grazia, dimentica la disgrazia per la quale Lo aveva invocato in precedenza e comincia ad attribuire ad Allah degli uguali, per sviare altri dalla via di Allah.¹ — Az-Zumar 8

—————————– Qualunque grazia abbiate ricevuto, l’avete ricevuta per dono e benevolenza di Allah. Poi, quando vi colpisce una disgrazia, rivolgetevi ad Allah implorandoLo. Ma quando Egli allontana da voi quella disgrazia, alcuni di voi cominciano ad associare altri a Lui nel merito della liberazione dalla disgrazia, per ricambiare la grazia con l’oblio della grazia. Ebbene, godete pure! Ben presto conoscerete l’esito delle vostre azioni. Destinate una parte del sostentamento che vi abbiamo concesso a coloro che non conoscete.² di Allah

1. Fare degli eguali ad Allah significa dire che questa calamità è passata grazie alla benedizione di un certo venerabile, e che questa grazia è stata ottenuta per il favore di un certo rispettabile signore.

2. Vale a dire, rendono offerte votive e doni sacrificali, in segno di gratitudine, a coloro che considerano liberatori dalle calamità e risolutori delle difficoltà, sebbene tale verità riguardo a loro non sia stata stabilita da alcuna conoscenza o prova. La cosa sorprendente è che fanno tutto ciò con il sostentamento che Noi abbiamo loro concesso.

Giuro: sarete certamente interrogati minuziosamente riguardo alle concezioni assurde e stravaganti che andate elaborando. – An-Nahl, 55-56

Rimaneva la loro seconda deviazione. La testimonianza del Corano a suo riguardo è questa: ——————- E così, per molti politeisti, i loro associati inventati hanno reso piacevole l’uccisione dei propri figli, affinché li precipitassero nella rovina e rendessero loro confusa la loro religione.

È chiaro che qui il significato di shurakāʾ (associati) non è quello di idoli e divinità, bensì quello di quei capi e autorità che presentavano l’uccisione dei figli agli occhi degli Arabi come un atto di bene, decoro e bellezza. Furono costoro a introdurre una pratica così aberrante nella religione di Ibrāhīm e Ismāʿīl (pace su di loro). È inoltre chiaro che gli Arabi li consideravano autorità nella catena delle cause e degli effetti, oppure li adoravano o rivolgevano loro suppliche. Non furono chiamati associati di Allah in questi sensi. Furono chiamati associati di Allah nella rububiyya e nell’uluhiyya perché gli Arabi avevano riconosciuto a costoro il diritto di elaborare a loro piacimento le norme relative alle questioni sociali e civili, nonché alle questioni morali e religiose.

——————————- Hanno forse preso degli associati che hanno legiferato per loro, in materia di religione, norme che Allah non ha autorizzato e per le quali non ha dato alcun permesso? – Ash-Shūrā, 21

La parola dīn sarà spiegata più avanti. Anche l’ampiezza completa del significato di questo versetto sarà chiarita pienamente in quella sede. Qui, tuttavia, è almeno chiaro quanto segue: che i loro capi e autorità stabilissero, senza il permesso di Allah, consuetudini aventi natura e forma simili a quelle del dīn, e che gli Arabi riconoscessero l’obbligo di seguirle esclusivamente; questo costituiva l’associazione di altri ad Allah nella rububiyya e nell’uluhiyya. Questa era l’ammissione, da parte degli Arabi, della loro compartecipazione.

L’invito del Corano

Dall’analisi delle concezioni e delle fantasticherie delle nazioni traviate, menzionata in precedenza, risulta assolutamente evidente questa verità: dall’antichità fino all’epoca della rivelazione del Corano, nessuna delle nazioni che il Corano ha definito ingiuste, dotate di una mentalità erronea e traviate negava l’esistenza di Allah. La loro deviazione originaria e comune consisteva invece nel fatto che avevano diviso in due categorie i cinque significati della rububiyya, che abbiamo dimostrato fin dall’inizio mediante il dizionario e le prove del Corano.

Per quanto riguarda il significato di Rabb come Colui che, in modo soprannaturale, è sufficiente a nutrire, mantenere, soddisfare i bisogni e prendersi cura degli esseri creati, essi gli attribuivano un significato diverso. Sebbene, secondo questo significato, riconoscessero Allah come il Rabb supremo, associavano a Lui nella rububiyya anche gli angeli, le divinità, i jinn, le forze invisibili, i pianeti e le stelle, i profeti, i santi, i pir e i sacerdoti.

La loro concezione di Rabb come Colui che detiene il diritto di ordinare e proibire, il possessore del potere supremo, la fonte della guida e dell’orientamento, il fondamento della legislazione, il capo dello Stato e il centro dell’organizzazione sociale era completamente diversa. Sotto questo aspetto, o consideravano gli esseri umani come rab invece di Allah, oppure, pur riconoscendo Allah come Rabb sul piano dottrinale, nella pratica si inchinavano obbedienti davanti alla rububiyya morale, civile e politica degli uomini.

È proprio per rimuovere questa deviazione che, fin dall’inizio, sono comparsi i profeti e gli inviati. È per questo che alla fine è venuto anche il venerabile Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Il messaggio di tutti loro era questo: in tutti questi significati esiste un solo Rabb, ed Egli è il grande Allah, Rabb dell’universo. La rububiyya è indivisibile. Nessuno può possederne una parte, in alcun senso. L’ordine dell’universo è governato da una legge centrale, secondo un sistema perfetto. Un solo Allah ne è il Creatore. Il medesimo Allah esercita su di esso la Sua autorità. Un solo Allah possiede ogni potere e ogni autorità sull’universo. Nessuno ha parte nella creazione dell’universo, né vi è alcun socio nella sua conduzione e amministrazione. Anche nel governo non vi è nessuno che condivida con Lui la Sua parte. In quanto possessore del potere centrale, Egli solo è il vostro Rabb soprannaturale. Egli solo è anche il vostro Rabb morale, civile e politico. Egli è il vostro Ma‘bud, il solo degno di ricevere il vostro ruku‘ e la vostra sajda. Egli è il punto ultimo verso cui rivolgete le vostre suppliche e preghiere. Egli è il sostegno delle vostre speranze e della vostra fiducia. Egli è Colui che soddisfa i vostri bisogni e le vostre richieste. Allo stesso modo, Egli è il Re, il Malik al-Mulk, il Re dei re. Egli è il Legislatore, Colui che detiene il diritto di ordinare e proibire. Questi due aspetti della rububiyya, che a causa dell’ignoranza avevate separato, sono in realtà parti indispensabili di Allah e caratteristiche proprie di Allah; non è possibile separare l’uno dall’altro, né è lecito associare alcun essere creato ad Allah in uno qualsiasi di questi aspetti.

Ascoltate, nelle parole dello stesso Corano, il linguaggio con cui esso ha presentato questo messaggio:

—————————————- In verità, il vostro Rabb è Allah l’Altissimo, Colui che ha creato i cieli e la terra in sei giorni e poi si è insediato sul Trono. Egli avvolge il giorno con il manto della notte, mentre la notte insegue rapidamente il giorno. La luna, il sole e le stelle sono tutti sottoposti al Suo comando. Ascoltate: a Lui appartengono la creazione e il comando. Allah è il Rabb dell’universo, il Possessore di immensa benedizione. Al-A‘raf 54

———————– Chiedi loro: chi vi provvede il sostentamento dai cieli e dalla terra? Chi ha autorità sul potere uditivo delle orecchie e sul potere visivo degli occhi? Chi è Colui che trae il vivo dal morto e il morto dal vivo? Chi governa questa fabbrica dell’universo? Essi diranno certamente: Allah. Di’: e allora non temete? Se tutto questo appartiene a Lui, Egli è dunque il vostro vero Rabb. Dopo che la verità è stata resa manifesta, che cosa può rimanere se non la deviazione? Da dove mai vi siete lasciati sviare, allontanandovi così dalla verità?

——————————– Egli ha creato i cieli e la terra con verità e giustizia. Egli avvolge la notte sul giorno e il giorno sulla notte. Ha assoggettato il sole e la luna a un ordine e a una disciplina tali che ciascuno prosegue il proprio corso ininterrottamente fino a un termine stabilito. ………………. Questo Allah è il vostro Rabb. A Lui appartiene il regno. Non avete altra divinità all’infuori di Lui. Da dove mai vi siete lasciati sviare per poi voltarvi indietro? — Az-Zumar 5-6

——————————————— Egli è Allah, Colui che ha fatto per voi la notte, affinché possiate trovare riposo in essa. E ha fatto il giorno luminoso. ….. Questi è Allah, il vostro Signore, il Creatore di ogni cosa. Non vi è divinità all’infuori di Lui. Come mai, dunque, siete sviati? ….. Allah è Colui che ha fatto per voi la terra come dimora, ha elevato sopra di voi il cielo come un tetto e vi ha fornito cibi puri e buoni. Questi è Allah, il vostro Signore, il Signore dei mondi, Colui che è ricco di benedizioni. Egli è il Vivente. Non vi è divinità all’infuori di Lui. Invocatelo, dunque, dedicando a Lui esclusivamente la religione. -Al-Mu’min-61-65

——————————————- Allah vi ha creati dalla terra. …. Egli fa entrare la notte nel giorno e il giorno nella notte. Ha sottoposto il sole e la luna a un ordine, e ciascuno procede fino al termine stabilito. Questi è Allah, il vostro Signore. A Lui appartiene il regno. Coloro che invocate all’infuori di Lui non hanno il potere nemmeno su quanto un atomo. Quando li invocate, essi non odono la vostra invocazione; e anche se la udissero, non avrebbero il potere di rispondere alla vostra richiesta. E nel Giorno della Resurrezione rinnegheranno essi stessi il fatto che li abbiate associati ad Allah. -Fatir-11-14

————————————- Tutti coloro che abitano nei cieli e sulla terra sono Suoi servi e tutti seguono il Suo comando. …. Allah vi propone una parabola tratta da voi stessi: tra gli schiavi che vi abbiamo dato, ve n’è forse qualcuno che condivida con voi la proprietà di ciò che vi abbiamo concesso? Siete forse uguali, voi e i vostri schiavi, nel godimento e nell’uso di queste cose? Li temete forse come temete i vostri pari? Essi seguono le loro supposizioni infondate, senza conoscenza né ragionamento. … Rivolgi dunque te stesso con animo sincero alla vera religione e attieniti alla natura con cui Allah ha creato tutti gli uomini. Non vi è mutamento nella creazione di Allah. Questa è la retta via, ma la maggior parte degli uomini non lo sa. -Ar-Rum-26-30

—————————————— Non hanno riconosciuto la grandezza e la maestà di Allah come avrebbero dovuto. Nel Giorno della Resurrezione vedranno che tutta la terra sarà nella Sua presa e che i cieli saranno arrotolati nella Sua mano. Egli è glorioso e puro. È immensamente al di sopra di ciò che essi Gli associano. -Az-Zumar-67

————————————- Sia dunque ogni lode ad Allah, il Signore dei cieli, della terra e dei mondi. A Lui soltanto appartengono la grandezza e la maestà nei cieli e sulla terra. Egli è l’Onnipotente, il Saggio, il Sapientissimo. -Al-Jathiya-36-37

——————————————- Egli è il Signore dei cieli e della terra e di tutto ciò che si trova nei cieli e sulla terra. Adora dunque Lui soltanto e persevera nella Sua adorazione. Conosci forse qualcuno che Gli sia simile? Sura Maryam -65

————————————— Allah conosce tutti i misteri dei cieli e della terra. Ogni cosa viene presentata dinanzi a Lui. Adora dunque Lui soltanto e confida in Lui. -Sura Hud-123

———————————————– Egli è il Signore dell’Oriente e dell’Occidente. Non vi è divinità all’infuori di Lui. Prendilo dunque come tuo affidatario in ogni tua attività. -Al-Muzzammil-9

————————————— In verità, questa vostra ummah è un’unica ummah, e Io sono il vostro Rabb. Adorate dunque Me solo. Gli uomini hanno diviso tra loro le funzioni della rububiyyah e le attività della vita. Ma, qualunque cosa accada, tutti dovranno ritornare a Me. -Sura an-Nisāʾ-93-96

—————————————- Seguite il Libro che è stato fatto discendere dal vostro Rabb. Non abbandonatelo per seguire qualcun altro come colui che risolve le vostre questioni. -al-Aʿrāf-3

———————————- Di’: «O gente del Libro! Venite a una parola comune tra noi e voi: non adoreremo nessuno all’infuori di Allah, non Gli assoceremo nulla e nessuno di noi prenderà come Rabb altri all’infuori di Allah». -Āl ʿImrān-64

————————— Di’: «Cerco rifugio presso il Rabb degli uomini, il Re degli uomini e il Dio degli uomini». -an-Nās-1-3

——————————- Pertanto, chiunque desideri incontrare il proprio Rabb deve compiere opere rette e non associare l’adorazione di nessun altro all’adorazione del proprio Rabb. -al-Kahf-110

Studiando questi versetti in successione, risulta chiaramente che il Corano presenta la rububiyyah come pienamente sinonima della sovranità. E questa concezione del Rabb ci presenta Colui che è l’unico sovrano dell’universo, il governante assoluto, il proprietario e giudice senza associati.

In questo senso, Egli è il nostro e il Rabb di tutti i mondi, il nostro educatore e colui che soddisfa i nostri bisogni e accoglie le nostre suppliche.

In questo senso, Egli è il nostro tutore, protettore, responsabile delle nostre attività e nostro sostenitore.

Di conseguenza, la fedeltà a Lui costituisce una base naturale sulla quale l’edificio della nostra vita sociale può essere eretto in modo ordinato e armonioso. Il legame con la Sua personalità centrale può stabilire tra tutti gli individui e i gruppi dispersi il vincolo di un’unica ummah.

Di conseguenza, Egli è degno di ricevere la nostra e quella di tutte le creature adorazione, obbedienza e venerazione.

Di conseguenza, Egli è il Proprietario, il Signore e l’unico Sovrano di noi e di tutte le cose.

Gli Arabi e tutti gli ignoranti e gli stolti del mondo, in ogni epoca, sono stati e sono tuttora immersi nell’errore di dividere questa concezione ampia della rubūbiyyah in cinque diversi tipi di rubūbiyyah. Basandosi sulle proprie supposizioni e immaginazioni, hanno deciso che i diversi tipi di rubūbiyyah possono, e di fatto possono, essere associati a persone diverse. Ma il Corano ha dimostrato con argomenti e prove vigorosi che, nel perfetto sistema centralizzato dell’universo, non vi è il minimo spazio perché una qualsiasi funzione della rubūbiyyah, a qualunque livello, sia affidata a un’entità diversa da Colui nelle cui mani è riposto il potere sovrano. La centralità di questo sistema testimonia da sé che ogni forma di rubūbiyyah è riservata ed esclusiva di un unico Allah, che ha dato esistenza a questo sistema. Pertanto, chiunque, vivendo sotto questo sistema, ritenga che una qualsiasi parte della rubūbiyyah sia in qualunque senso associata a qualcuno diverso da Allah, o la associ effettivamente a qualcun altro, entra in conflitto e contrasto con la realtà, si allontana dalla verità, si ribella contro la verità e, agendo contro la realtà, sprofonda egli stesso nella perdizione.

ʿIbādah

Analisi lessicale

In lingua araba, il significato originario di——————— è——– e——, cioè essere costretto, essere obbediente e sottomettersi davanti a qualcuno in modo tale da non opporre alcuna resistenza, disobbedienza o ingratitudine. Egli può ricevere da lui il servizio e impiegarlo come desidera e nel modo che preferisce. Per questo gli Arabi chiamano —– il cammello completamente obbediente al suo cavaliere; il sentiero reso piano dal passaggio di molte persone è chiamato ——–. In seguito, da questa radice derivarono i significati di schiavitù, obbedienza, culto, servizio, prigionia o ostacolo. Il più grande dizionario della lingua araba, Lisān al-ʿArab, fornisce di questa parola la seguente spiegazione, qui riassunta:

Uno: ———————- Colui che è di proprietà di qualcuno e non è libero viene chiamato ʿabd. È il contrario di «ḥurr», cioè libero. ——— ha reso quell’uomo uno schiavo e lo ha trattato come tale. ——— e ——— esprimono questo stesso significato in un hadith:

——————————————– Nel Giorno della Resurrezione presenterò una denuncia e reclamerò contro tre persone. Una di esse è colui che rende schiava una persona libera oppure, dopo aver liberato uno schiavo, lo tratta come uno schiavo.

Il venerabile Mosè (pace su di lui) disse al Faraone: —————————————————- Il significato del rimprovero con cui mi ricordi il favore che mi hai fatto è che hai reso schiavi i Figli d’Israele.

Due: ———— Si chiama adorazione l’obbedienza prestata con completa umiltà. ————- Ha adorato il Taghut significa che gli è stato obbediente e sottomesso.

————– Adoriamo soltanto Te significa: Ti obbediamo con piena sottomissione ai Tuoi comandi.

———————— Adorate il vostro Signore, cioè obbediteGli.

———————————- In altre parole, quando il Faraone disse che il popolo di Mosè e Aronne era nostro adoratore e schiavo, intendeva dire che essi obbedivano ai miei ordini. Ibn al-Anbari dice: —————- significa che egli obbedisce al suo padrone e segue i suoi ordini.

Tre: ————————- Lo ha adorato, cioè lo ha venerato. ——– Ta’arrud — significa diventare adoratore di qualcuno. Il poeta dice:

————————— Vedo che il denaro dell’avaro rimane intatto.———————

Quarto: dire «e» significa che egli si è associato a lui, non se ne è separato; lo ha seguito e non lo ha più abbandonato.

Quinto: quando una persona si astiene dall’andare da qualcuno, si dirà: che cosa ti ha trattenuto e impedito di venire da me?

Da questa spiegazione risulta chiaramente che il significato fondamentale della radice (ʿabd) consiste nel riconoscere l’autorità e la supremazia di qualcuno, rinunciando di fronte a lui alla libertà e all’arbitrio, abbandonando l’arroganza e la disobbedienza e diventando a lui sottomessi. Questo è anche il nucleo essenziale della schiavitù e della servitù. Pertanto, la prima idea che questa parola suscita nella mente di un arabo è quella della schiavitù e della servitù. Poiché il compito principale dello schiavo è obbedire al proprio padrone e attenersi ai suoi ordini, egli non si limita di fatto a sottomettersi a lui nell’obbedienza, ma riconosce anche la sua fedeltà, superiorità e autorità; perciò eccede persino nel manifestargli onore e rispetto. Esprime in vari modi la propria gratitudine per i benefici ricevuti e, così facendo, compie i rituali della servitù. Questo si chiama culto. Questa idea entra nel significato di (ʿubūdiyya) quando lo schiavo non si inchina davanti al padrone soltanto con il capo, ma anche con il cuore e l’animo. Restano altri due concetti. In realtà, questi due concetti — quelli connessi alla (ʿubūdiyya), cioè alla schiavitù — non sono concetti fondamentali.

L’uso della parola culto nel Corano

Dopo questa analisi lessicale, se torniamo al Corano, apprendiamo che in questo Libro sacro la parola è stata usata pienamente nei primi tre significati. In alcuni passi si intendono insieme il primo e il secondo significato, in altri soltanto il secondo, in altri ancora il terzo, e in altri tutti e tre simultaneamente.

Nel senso di culto, schiavitù e obbedienza

Ecco un esempio del primo e del secondo significato:

Poi inviammo Mosè e suo fratello Aronne al Faraone e ai suoi notabili, con i Nostri segni e la prova evidente della rivelazione. Ma essi si mostrarono superbi, poiché erano gente potente. Dissero: «Dovremmo credere in due uomini come noi? Essi appartengono a un popolo che ci è asservito e obbediente». — Al-Mu’minun, 45-47

——————- (Il Faraone rimproverava Mosè dicendo: «Ti abbiamo tenuto presso di noi e allevato fin dalla tua infanzia». Mosè gli rispose:) «Il favore con cui mi rimproveri non è forse il fatto che hai reso i Figli d’Israele tuoi ‘abd?» -ash-Shu‘ara-22

In entrambi i versetti, ibadat significa schiavitù, servitù, obbedienza e sottomissione agli ordini. Il Faraone disse: «Il popolo di Mosè e Aronne è nostro abid», cioè nostro schiavo e seguace dei nostri comandi. E il profeta Mosè disse: «Tu hai reso i Figli d’Israele tuoi ‘abd», cioè li hai fatti tuoi schiavi e ti fai servire da loro secondo il tuo volere.

————– O credenti! Se adorate Me soltanto, mangiate le cose pure che vi concedo e rendete grazie ad Allah. -al-Baqara-172

Nel periodo preislamico, gli Arabi, seguendo le direttive dei loro capi religiosi e le concezioni e fantasie dei loro antenati, osservavano numerosi divieti riguardo al cibo e alle bevande. Quando abbracciarono l’Islam, Allah disse: «Se adorate Me soltanto, ponendo fine a questi divieti e a questi obblighi, mangiate senza esitazione ciò che ho reso halal, considerandolo halal». Il significato chiaro e inequivocabile di ciò è questo: non dovete seguire i vostri sapienti e maestri; se siete servi soltanto Miei, se avete davvero abbandonato l’obbedienza e la sottomissione ai loro comandi e avete accettato di obbedire a Me, allora, riguardo a ciò che è halal e haram, lecito e illecito, dovete seguire la Mia legge invece delle norme da loro inventate secondo il proprio arbitrio. Anche qui, dunque, la parola ibadat è usata nel senso di servitù e obbedienza.

——————- Di’: «Volete che vi dica chi avrà una sorte peggiore presso Allah? Coloro che sono stati maledetti da Allah, sui quali è caduta la Sua ira, alcuni dei quali Egli ha trasformato in scimmie e porci, e che hanno adorato il taghut». -al-Ma’ida-60-

————————- Abbiamo inviato un messaggero a ogni popolo affinché insegnasse: «Adorate Allah e tenetevi lontani dall’adorazione del taghut». -an-Nahl-36

———————– Annuncio di buona novella per coloro che hanno abbandonato l’adorazione del taghut e sono tornati all’adorazione di Allah. -az-Zumar-17

In tutti e tre i versetti, adorare il taghut significa sottomettersi e obbedire al taghut, come abbiamo già indicato. Secondo la terminologia coranica, si chiama taghut quel potere statale che, ribellandosi ad Allah, impone il proprio comando sulla terra di Allah e rende i servi di Allah obbedienti alle proprie direttive mediante la forza, l’attrazione dei desideri e delle passioni o un insegnamento fuorviante. Inchinarsi davanti alla leadership di una simile autorità, accettarne la servitù e considerare vincolanti i suoi comandi significa adorare il taghut.

Ibadat nel senso di obbedienza

Ora prestate attenzione ai versetti seguenti. In questi versetti ibadat è usato esclusivamente nel secondo senso.

———— O figli di Adamo! Non vi ho forse ingiunto di non adorare Satana? In verità egli è il vostro dichiarato nemico.

È evidente che nessuno al mondo adora Satana, no? Al contrario, da ogni parte piovono su di lui maledizioni e anatemi. Pertanto, nel Giorno della Resurrezione, l’accusa che Allah muoverà ai figli di Adamo sarà che essi seguivano le parole di Satana e obbedivano alle sue leggi. Corre­vano lungo ogni sentiero verso il quale egli li indirizzava.

——————— (Quando si sarà verificata la Resurrezione, Allah dirà:) «Radunate tutti gli ingiusti, i loro compagni e le divinità che essi adoravano all’infuori di Allah, e mostrate loro la via dell’Inferno…. Poi continueranno ad accusarsi a vicenda. Gli adoratori diranno: “Siete proprio voi quelli che venivano da noi sulla via del bene!”. Le loro divinità risponderanno: “In realtà eravate voi stessi a non essere pronti a credere. Noi non vi abbiamo costretti in alcun modo; eravate voi stessi ribelli».” (As-Saffat, 22-30)

Esaminando attentamente il dialogo qui riportato tra gli adoratori e le divinità, si comprende chiaramente che con “divinità” non si intendono qui gli idoli e gli dèi che venivano adorati; si intendono invece quegli individui, simili a divinità e autorità, che hanno sviato e traviato le persone sotto il pretesto del bene; coloro che si presentavano con l’abito della santità; coloro che, usando rosari, scialli e mantelli, ingannavano i servi di Allah e li rendevano loro devoti e seguaci; oppure coloro che, sostenendo di voler riformare e correggere e proclamandosi benefattori, diffondevano distruzione, male e calamità. Qui viene definito loro ibadat il seguire ciecamente persone di questo genere e obbedire senza discutere ai loro ordini.

———————– Essi avevano preso i loro sapienti e i loro shaykh come signori al posto di Allah, e così pure il Messia, figlio di Maria. Eppure non era stato loro ordinato di adorare altri all’infuori dell’unico Dio. (At-Tawba, 31)

Qui, fare dei sapienti e degli shaykh, dei preti e dei sacerdoti dei signori e adorarli significa considerare supremi e accettare senza riserve i loro ordini. In molte narrazioni autentiche, anche il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha spiegato chiaramente questo significato. Gli fu chiesto: “Noi non abbiamo mai adorato i sapienti, gli shaykh, i preti o i sacerdoti”. Egli rispose: “E quando essi dichiaravano qualcosa illecito, non la consideravate forse illecita anche voi?”

Nel senso di culto-adorazione

Consideriamo ora i versetti relativi al terzo significato. A questo proposito, occorre ricordare che, nel culto inteso come adorazione, come nel Corano, sono inclusi due elementi:

Primo: compiere per qualcuno l’inchino e la prosternazione, stare in piedi con le mani conserte, eseguire il tawaf, baciare il santuario, compiere i rituali delle offerte votive e del sacrificio, che normalmente si compiono con l’intento di adorare: non fa alcuna differenza che tali atti siano compiuti considerandolo una divinità indipendente (ma‘bud) oppure no.

Secondo: considerando qualcuno potente nel mondo delle cause e degli effetti, rivolgergli suppliche per le proprie necessità, invocarlo affinché aiuti nelle proprie sofferenze e difficoltà e chiedergli rifugio per essere protetti da danni, perdite, calamità e avversità.

Secondo il Corano, entrambi questi tipi di atti rientrano ugualmente nella categoria dell’adorazione. Per esempio:

«Di’: dopo aver ricevuto chiare istruzioni dal mio Signore, mi è stato proibito adorare coloro che adorate al posto di Allah.» — al-Mu’min-66

«(Disse Abramo:) Mi dissocio da voi e da coloro che invocate all’infuori di Allah, e invoco il mio Signore…» «…da loro e da coloro che adoravano all’infuori di Allah». Quando si fu completamente separato da tutti loro, gli donammo un figlio come Isacco. — Maryam-48-49

«Chi è più sviato di colui che invoca, all’infuori di Allah, qualcuno che non può rispondere al loro appello fino al Giorno della Risurrezione, e che non sa nemmeno di essere invocato? Nel Giorno della Riunione, essi stessi saranno nemici di coloro che li invocavano e quel giorno rinnegheranno la loro adorazione.»¹ — al-Ahqaf-4-4

In tre versetti il Corano stesso ha chiarito che qui il significato di culto è chiedere suppliche e invocare aiuto.

«Anzi, adoravano i jinn, e la maggior parte di loro credeva in essi.» – Saba’, 41

Il significato del culto dei jinn e del credere in essi è spiegato dal versetto 6 della Sura dei Jinn:

«Alcuni uomini cercavano rifugio presso alcuni jinn.» – Jinn, 2

Da ciò si comprende che il significato del culto dei jinn è chiedere rifugio presso di loro e implorare da loro protezione contro calamità e danni; mentre credere in essi significa ritenere che possano offrire rifugio e garantire sicurezza.-

———————– Il giorno in cui Allah li radunerà e radunerà anche quelle divinità che essi adoravano all’infuori di Allah, Egli chiederà loro: «Siete stati voi a sviare questi Miei servi, oppure si erano smarriti da soli dalla retta via?» Essi risponderanno: «Gloria a Te! Non sarebbe mai stato conveniente per noi prendere qualcuno come compagno all’infuori del Signore!» – al-Furqan, 17-18

Qui è evidente dal modo in cui viene esposto il discorso che il significato di «divinità» è quello di compagni, mentre il loro culto consiste nel considerarli elevati al di sopra delle qualità proprie della servitù e adornati delle qualità della divinità, attribuendo loro aiuto occulto, rimozione delle difficoltà e sostentamento: ciò è giunto fino al limite dell’adorazione.

«Il giorno in cui Allah li radunerà tutti e poi chiederà agli angeli: “Siete voi quelli che costoro adoravano?” Essi risponderanno: “Gloria a Te! Quale rapporto avevamo noi con loro? Il nostro rapporto era con Te.”» – Saba’, 40-41

Qui il significato dell’adorazione¹ degli angeli è la loro venerazione. Questa venerazione veniva praticata realizzando raffigurazioni della loro posizione, della loro forma e immagini immaginarie. Lo scopo di tale venerazione era compiacerli, attirare il loro benevolo sguardo sulla propria condizione e ottenere il loro aiuto nelle proprie questioni terrene.

———— E adorano, invece di Allah, qualcosa che non può recare loro né beneficio né danno. E dicono: «Questi sono i nostri intercessori presso Allah».-Yunus-18

—– E coloro che, invece di Allah, hanno preso altri come protettori dicono: «Noi li adoriamo soltanto affinché ci avvicinino ad Allah».-Az-Zumar-3

Anche qui il significato dell’adorazione è la venerazione. È stato inoltre spiegato lo scopo per il quale questa venerazione veniva praticata.

Adorazione-servitù-obbedienza — nel senso di venerazione

Dagli esempi sopra riportati è risultato chiaramente che nel Corano la parola «adorazione» è stata usata talvolta nel senso di servitù-obbedienza, talvolta soltanto nel senso di obbedienza e talvolta esclusivamente nel senso di venerazione. Prima di fornire un esempio in cui questa parola è stata usata contemporaneamente in tutti e tre i sensi, è necessario ricordare ancora una premessa.

In tutti gli esempi riportati sopra si fa riferimento all’adorazione di altri oltre ad Allah. Laddove il significato dell’adorazione è servitù-obbedienza, allora

1. Le altre nazioni politeiste fecero di questi angeli delle divinità (Gods). Gli arabi, invece, li chiamavano figlie di Allah.

Il ma‘būd può essere Satana oppure quegli individui ribelli che, erigendosi a ṭāghūt, hanno fatto sì che i servi di Allah prestassero loro, invece che ad Allah, servitù e obbedienza; oppure può trattarsi di quei capi e autorità che, invece del Libro di Allah, guidavano il popolo secondo le proprie opinioni e vie inventate. E quando il significato di ‘ibāda è adorazione, il ma‘būd è costituito da profeti, amici di Allah, uomini pii e santi: essi sono stati trasformati in ma‘būd proprio contro i loro insegnamenti e la loro guida; oppure angeli e jinn, che per mera falsa credenza sono stati considerati associati ad Allah nella rubūbiyya soprannaturale; oppure statue e immagini di potenze immaginarie che, per pura istigazione satanica, sono diventate il centro dell’adorazione. Lì il ma‘būd è costituito da profeti, amici di Allah, uomini pii e santi: essi sono stati trasformati in ma‘būd proprio contro i loro insegnamenti e la loro guida; oppure angeli e jinn, che per mera falsa credenza sono stati considerati associati ad Allah nella rubūbiyya soprannaturale; oppure statue e immagini di potenze immaginarie che, per pura istigazione satanica, sono diventate il centro dell’adorazione. Il Corano dichiara vani tutti questi tipi di ma‘būd e considera erronea la loro adorazione, qualunque cosa si compia nei loro confronti: servitù, obbedienza o adorazione. Il Corano dice: «Questi vostri ma‘būd, che adorate, sono servi e schiavi di Allah. Non hanno alcun diritto di ricevere la vostra adorazione. Dalla loro adorazione non vi toccherà in sorte né otterrete alcun beneficio, ma soltanto fallimento, umiliazione e disonore. In realtà, il Sovrano di loro e di tutto l’universo è Allah. Ogni potere e autorità sono nelle Sue mani. Pertanto, nessuno, all’infuori di Allah, è degno di ricevere adorazione».

——————— Coloro che invocate invece di Allah non sono altro che servi come voi. Invocateli e vedete se rispondono alla vostra invocazione, se la vostra convinzione riguardo a loro è vera.1…… Coloro che invocate all’infuori di Allah non sono capaci di aiutarvi in alcun modo. -Al-A‘rāf-194-17

1. Rispondere non significa dare una risposta all’invocazione, bensì adottare i mezzi per rispondervi. In precedenza abbiamo fatto cenno a questo punto.

————– Essi dicono: «Il Misericordioso ha preso qualcuno come figlio!». Eppure Egli è ben al di sopra dell’avere un figlio. Coloro che essi chiamano Suoi figli sono in realtà Suoi servi, ai quali è stato conferito onore. Non hanno la capacità di presentare alcuna richiesta davanti ad Allah, nemmeno facendo un passo avanti; al contrario, agiscono soltanto secondo il Suo comando. Allah conosce tutto ciò che è manifesto a loro, e conosce anche ciò che è loro oscuro e nascosto. Essi non possono intercedere presso Allah per nessuno, salvo per colui la cui intercessione Allah stesso desideri accettare. E la loro condizione è tale che, per timore di Allah, sono essi stessi sempre terrorizzati.1-Al-Anbiyā’-26-18

————————– Essi hanno trasformato in dee gli angeli, che in realtà sono servi del Misericordioso. -Az-Zukhruf-19

———————————– Essi hanno immaginato un legame di parentela tra i jinn e Allah. Eppure i jinn stessi sanno che un giorno dovranno presentarsi davanti ad Allah per rendere conto. -As-Sāffāt-158

——————————– Il Messia non ha mai ritenuto un disonore essere servo di Allah, né lo hanno ritenuto un disonore gli angeli più vicini. E chiunque provi vergogna di servirLo e di sottomettersi a Lui e si insuperbisca, (dove potrà mai fuggire?) Allah condurrà tutti costoro davanti a Sé.

—————————— Il sole e la luna sono entrambi sottoposti a un’orbita. Le stelle e gli alberi chinano il capo in obbedienza davanti ad Allah. -Ar-Raḥmān-5-6

———————————— I sette cieli, la terra e tutte le cose che si trovano tra essi glorificano Allah. Non vi è nulla che non Lo glorifichi con lode e venerazione, ma voi non comprendete la loro glorificazione. -Bani Isra’il-44

————————— Non vi è creatura alcuna che non sia stretta nella presa della potenza di Allah. -Hud-56

——————————— Non vi è alcuno tra gli abitanti dei cieli e della terra che non si presenterà davanti al Misericordioso come servo. Egli li ha tutti contati. E nel Giorno della Risurrezione ciascuno di loro si presenterà davanti a Lui, uno per uno. -Maryam-93-995

——————— Di’: «Allah! È il Signore del regno. Tu concedi il regno a chi vuoi e lo sottrai a chi vuoi. Dai onore a chi vuoi e umili chi vuoi. Il bene è nelle Tue mani. In verità, Tu hai potere su ogni cosa». -Al ‘Imran-26

Dopo aver dimostrato che tutti coloro ai quali è stata prestata adorazione in una forma o nell’altra sono servi di Allah e impotenti, il Corano rivolge a tutti i jinn e gli esseri umani questa richiesta: sotto ogni aspetto, l’adorazione deve essere riservata esclusivamente ad Allah. La servitù, l’obbedienza e il culto saranno tutti rivolti a Lui solo. Non deve esservi la minima forma di adorazione per chiunque altro all’infuori di Allah.

————– Abbiamo inviato un messaggero a ogni comunità con questo messaggio: «Adorate Allah e tenetevi lontani dal Taghut». -an-Nahl-36

———————————- Per coloro che si sono astenuti dall’adorare il Taghut e sono tornati ad Allah vi è una buona novella. -az-Zumar-17

———————- O figli di Adamo! Non vi avevo forse ingiunto di non adorare Satana? Egli è per voi un nemico dichiarato. E adorate Me solo. Questa è la retta via. -Ya-Sin-60-61

————————————– Essi avevano preso come signori, invece di Allah, gli ulema e gli shaykh, i preti e i sacerdoti…. Eppure era stato loro ordinato di non adorare nessuno all’infuori dell’Ilah.-Tawba-31

—————————————– O credenti! Se davvero avete adottato la Mia adorazione, mangiate senza esitazione le cose pure che vi ho concesso e rendete grazie ad Allah.-Baqara-172

Questa adorazione, nel senso di servitù-sottomissione e obbedienza-osservanza, deve essere riservata ad Allah: queste versetti ne contengono la dimostrazione e ordinano di riservarla a Lui.

——————————– Di’: mi è stato vietato di adorare coloro che invocate all’infuori del vostro Allah. A questo proposito mi sono giunti chiari segni da parte del mio Signore. E mi è stato ordinato di sottomettermi davanti al Signore dei mondi.-Mu’min-66

———————————————— Il vostro Signore ha detto: «InvocateMi, Io risponderò alla vostra invocazione. Coloro che si comporteranno con arroganza rifiutandosi di adorarMi saranno certamente gettati nell’Inferno».-Mu’min-60

——————————– Egli è Allah, il vostro Signore; a Lui appartiene il regno. Coloro che invocate all’infuori di Lui non hanno alcun potere neppure sulla più piccola particella. Se li invocate, essi non odono la vostra invocazione; e anche se la udissero, non potrebbero rispondervi. Nel Giorno della Resurrezione rinnegheranno la vostra associazione.-

—————————- Di’: adorate forse, all’infuori di Allah, qualcosa che non può né recarvi danno né procurarvi beneficio? Egli è il solo che ascolta ogni cosa e conosce ogni cosa.-

L’adorazione nel senso di culto, in questi versetti, viene indicata come da riservare esclusivamente ad Allah. Vi sono inoltre chiari indizi che mostrano come l’adorazione sia stata usata come conferma dell’invocazione. Nei versetti precedenti e successivi vengono menzionate quelle divinità che venivano associate ad Allah nella signoria soprannaturale.

Ora non è difficile per una persona dotata di discernimento comprendere che, in tutti i passi del Corano in cui si menziona l’adorazione di Allah, essa indica tutti e tre i significati dell’adorazione — servitù, obbedienza e culto — anche quando nei dintorni non vi sia alcuna prova che la limiti a uno solo di essi. Considerate, per esempio, i versetti seguenti.

——————————- Sono Io Allah. Non vi è altra divinità all’infuori di Me. Adora dunque soltanto Me. — Ṭā Hā-14

———————– Questi è Allah, il vostro Signore! Non vi è altra divinità all’infuori di Lui. Egli è il Creatore di ogni cosa. Adorate dunque soltanto Lui, ed Egli conosce perfettamente ogni cosa. — al-Anʿām-102

———————————————————— Di’: «O uomini! Se la mia religione vi è ancora sconosciuta, sappiate allora che io non adoro coloro che adorate all’infuori di Allah; al contrario, adoro Allah, Colui che vi fa morire. Mi è stato ordinato di essere tra i credenti». — Yūnus-104

———————————— Coloro che adorate all’infuori di Allah non hanno altra realtà se non alcuni nomi che voi e i vostri antenati avete dato loro. Allah non ha fatto scendere alcuna prova del fatto che essi siano divinità. Il potere appartiene esclusivamente ad Allah. Egli ha ordinato di non adorare nessuno all’infuori di Lui. Questa è la retta via. — Yūsuf-40

———- Allah solo possiede la conoscenza di tutti i misteri dei cieli e della terra che i servi ignorano. Ogni cosa viene presentata al Suo cospetto. Adora dunque soltanto Lui e riponi la tua fiducia in Lui. — Hūd-123

——————————————————————————————– Ad Allah, il tuo Signore, appartiene tutto ciò che è davanti a noi, tutto ciò che ci è nascosto e occulto, e tutto ciò che si trova tra queste due cose. Il tuo Signore non dimentica. A Lui appartengono i cieli e la terra e tutto ciò che si trova tra loro. Adora dunque Lui solo e persevera fermamente nella Sua adorazione. — Maryam-64-65

————————– Chiunque speri di incontrare il suo Signore deve compiere opere buone e non associare nessuno all’adorazione del suo Signore. — al-Kahf-110

In questi versetti e in altri simili non vi è alcuna ragione per limitare l’adorazione al solo culto, alla devozione o all’obbedienza. In tali versetti il Corano presenta essenzialmente un invito completo. Il chiaro invito del Corano è questo: qualunque cosa vi sia — servitù, obbedienza o adorazione — tutto deve essere per Allah. Pertanto, limitare l’adorazione, in questi passi, a un solo significato equivale in realtà a limitare l’invito del Corano. E ciò avrà inevitabilmente questa conseguenza: coloro che crederanno con una concezione limitata dell’invito coranico ne seguiranno soltanto una parte incompleta e imperfetta.

Dīn

Aspetto lessicale

In lingua araba la parola «dīn» viene usata con diversi significati.

Primo: forza e potere; governo e autorità; costringere altri all’obbedienza; esercitare su di loro un potere sovrano; renderli schiavi e sottomessi agli ordini. Si dice:———— cioè: ha costretto la gente all’obbedienza;——— cioè: li ho sottomessi ed essi sono diventati obbedienti.———- cioè: ho sottomesso un certo gruppo e l’ho ridotto in schiavitù. ——–una certa persona ha acquisito dignità e potere;————– l’ho costretto a fare qualcosa che non era disposto a fare; ———–una certa persona è stata costretta con la forza a fare quella cosa; ———– ho esercitato il comando e l’autorità su di lui; —— ho affidato il governo e l’autorità sulla gente a una certa persona. In questo senso, un poeta, rivolgendosi a sua madre, dice:

—————————– Ti era stata affidata la custodia e la cura dei tuoi figli, finché li hai resi più fini della farina.

Nel nobile hadith è stato detto:

———————— cioè: è saggio colui che domina il proprio nafs e compie ciò che è benefico per il suo aldilà. In questo senso viene chiamato — (dayyān) colui che prevale su un paese, una nazione o un gruppo e ne esercita l’autorità. Asha al-Harmazī, rivolgendosi al Profeta (pace e benedizioni su di lui), dice: ———– (O guida degli uomini, capo degli Arabi). In questo senso, — (madīnūn) significa schiavo e – (madīnatun) significa serva-schiava. Quanto a —-, significa figlio di una schiava. Il poeta Akhtar dice: ————

E il Corano dice:

——————- In altre parole, se non siete sottoposti all’autorità di qualcuno, né obbedienti e sottomessi a lui, perché non salvate il moribondo dalla morte?

Secondo: servitù-obbedienza, servizio, sottomettersi a qualcuno, essere soggetti agli ordini di qualcuno, essere schiacciati dall’influenza e dal potere di qualcuno e sopportare l’umiliazione nel confronto con lui. Si dice ———- cioè: li ho sottomessi ed essi sono diventati obbedienti. ——- cioè: ho servito il tale. In un hadith è riportato che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse:

——————- Voglio rendere i Quraysh obbedienti a una parola tale che, se la riconosceranno, tutta l’Arabia si inchinerà davanti a loro. In questo senso, una nazione obbediente viene chiamata —— (qawmun dayyinūn). Ed è in questo stesso senso che la parola dīn è stata usata nell’«hadith sui Kharigiti»:1

1. Il significato di questo hadith non è che i Kharigiti usciranno dal dīn, cioè dalla milla. Infatti, quando ad Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) fu chiesto di loro: «Sono miscredenti?», egli rispose: ——– cioè: «Sono fuggiti proprio dalla miscredenza». Gli fu chiesto nuovamente: ——– «Sono dunque ipocriti?». Egli rispose: «L’ipocrita ricorda poco Allah, mentre la loro condizione è tale che ricordano Allah giorno e notte e ne fanno menzione». Ne consegue che in questo hadith dīn significa obbedienza all’imam. Ibn al-Athīr ne ha spiegato il significato nella sua opera «al-Nihāya»:

—————

Terzo: sharīʿa, leggi e norme, via e metodo, religione, milla, usanze e consuetudini, abitudine. Come si dice: ———- questa è sempre stata la mia via e il mio metodo. ———- In altre parole, qualunque via, buona o cattiva, una persona segua, in entrambi i casi la via che segue sarà chiamata dīn. In un hadith è detto: ————- i Quraysh e coloro che seguivano la via dei Quraysh. In un altro hadith è detto: ———- prima della profezia, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) seguiva il dīn del suo popolo; cioè, per quanto riguarda il matrimonio, il divorzio, l’eredità e altre questioni sociali e civili, osservava le consuetudini vigenti presso il suo popolo.

Quarto: conseguenza delle azioni, scambio, ricompensa, compensazione, giudizio, rendiconto. In arabo esiste un proverbio: ——— — significa: quale azione, tale risultato. Qualunque azione compirai, tale risultato dovrai subirne. Nel Corano è riportata questa affermazione dei miscredenti: ———– — dopo la morte ci verrà chiesto conto? Riceveremo una ricompensa? Nel hadith di ʿAbdullah ibn ʿUmar è detto:

——————– Non insultate i governanti. Se dovete dire qualcosa, allora dite: «O Allah, tratta con loro come essi trattano noi». È in questo senso che la parola ——- (dayyān) viene usata per indicare un qadi, un giudice, un magistrato. Quando a un venerabile fu chiesto di Hazrat ʿAlī (raḍiya Allāhu ʿanhu), egli disse: ——- Dopo il Profeta (sallallāhu ʿalayhi wa sallam), egli fu il più grande qadi della comunità.

L’uso della parola dīn nel Corano

Primo: influenza, autorità e dominio da parte di chi detiene il potere.

Secondo: obbedienza, adorazione, servitù e sottomissione da parte di chi piega il capo davanti a chi detiene il potere.

Terzo: regole e principi, il percorso e il metodo che vengono seguiti.

Quarto: rendiconto, giudizio, ricompensa e conseguenze.

Gli Arabi usavano questa parola in modi diversi, talvolta in un senso e talvolta in un altro. Tuttavia, poiché la loro concezione di questi quattro aspetti non era del tutto chiara né particolarmente sviluppata, vi era ambiguità nell’uso della parola. Di conseguenza, essa non poté diventare un termine tecnico per indicare una dottrina sistematica. Il Corano ha ritenuto questa parola adatta al proprio scopo e l’ha usata con un significato del tutto chiaro e preciso. Nel linguaggio coranico, la parola dīn rappresenta un sistema completo. Tale sistema è costituito da quattro parti:

Primo: sovranità, potere supremo e universale.

Secondo: sottomissione e obbedienza di fronte alla sovranità.

Terzo: il pensiero e il modo di agire formati sotto l’influenza di questa sovranità.

Quarto: la ricompensa e il contraccambio concessi dall’autorità superiore in quel sistema, come premio per l’obbedienza o come punizione per la ribellione e l’opposizione.

Il Corano usa talvolta il termine nel primo significato, talvolta nel secondo; talvolta nel terzo e talvolta nel quarto. In alcuni casi, con l’espressione «ad-Dīn», indica l’intero sistema, comprendente tutte e quattro le parti. Per comprenderlo chiaramente, osservate i seguenti versetti del Corano:

Il Dīn nel primo e nel secondo significato

————————- Egli è Allah, Colui che ha fatto per voi la terra come dimora e il cielo come un tetto, vi ha dato forma e ha reso bellissima la vostra forma! Egli è Colui che vi provvede di sostentamento con cose pure. Quello è Allah, il vostro Signore, il Signore dei mondi, il Possessore di grande maestà e delle benedizioni. Egli è il Vivente. Non vi è altra divinità all’infuori di Lui. Invocatelo dunque, dedicando esclusivamente a Lui il Dīn. Ogni lode appartiene ad Allah, il Signore dei mondi. – al-Mu’min-64-65

———————— Di’: mi è stato ordinato di adorare Allah, dedicando esclusivamente a Lui il Dīn. Mi è stato ordinato di essere il primo a chinare il capo in obbedienza. …….Di’: adorerò Allah, dedicando esclusivamente a Lui il mio Dīn. Avete la libertà di servire chiunque vogliate, all’infuori di Lui. … E per coloro che si astengono dal servire il Ṭāghūt e ritornano ad Allah vi è una buona novella. – az-Zumar-11-17

————————- In verità, ti abbiamo rivelato il Libro con la verità. Adora dunque soltanto Lui, dedicando esclusivamente ad Allah il Dīn. Il Dīn è dedicato e riservato esclusivamente ad Allah. – az-Zumar-2,3

Tutto ciò che è nei cieli e sulla terra appartiene ad Allah. La religione è dedicata esclusivamente a Lui. Eppure temerete e avrete timore reverenziale di qualcuno all’infuori di Allah? (Vale a dire: esiste forse, oltre ad Allah, qualcuno al cui comando vi asterrete dalla disobbedienza e del cui dispiacere avrete timore? — An-Nahl, 52

Cercano forse una religione diversa da quella di Allah? Eppure tutto ciò che è nei cieli e sulla terra obbedisce al comando di Allah, volente o nolente. E a Lui saranno tutti ricondotti. — Al ʿImrān, 83

Non fu loro ordinato altro se non di rendere sincera la religione esclusivamente per Allah. — Al-Bayyina, 5

In questi versetti, il termine religione è stato usato nel senso della sovranità suprema e dell’accettazione della sua servitù e obbedienza, riconoscendo tale sovranità. Rendere sincera la religione per Allah significa che l’essere umano non riconoscerà alcuna sovranità, autorità di governo o dominio all’infuori di Allah; renderà la propria servitù e obbedienza esclusivamente per Lui, in modo da non associare mai l’obbedienza diretta a qualcun altro all’obbedienza ad Allah.¹

La religione nel terzo significato

Di’: «O gente! Se avete qualche dubbio riguardo alla mia religione (vale a dire, se non avete una conoscenza chiara di quale sia la mia religione), ascoltate: coloro ai quali rendete culto e obbedienza al posto di Allah, io 1. Vale a dire: l’obbedienza a chiunque, oltre ad Allah, la presterai sotto l’obbedienza ad Allah e nei limiti da Lui stabiliti. L’obbedienza del figlio al padre, della moglie al marito, dello schiavo o del servitore al padrone e ogni altra forma di obbedienza di questo genere, se si fonda sul comando di Allah e si mantiene entro i limiti da Lui stabiliti, sarà esattamente obbedienza ad Allah. Ma se è libera dalle prescrizioni, dai divieti e dai limiti di Allah, in altre parole, se è un’obbedienza indipendente, non sarà obbedienza; sarà aperta ribellione contro il comando di Allah, una diretta opposizione al Suo ordine. Se il sistema di governo dello Stato è istituito sulla base della legge di Allah e applica il Suo comando, allora obbedirgli è obbligatorio. Se invece non è così, obbedirgli è un crimine, una forma di peccato.»

Non rendo loro culto né obbedienza; piuttosto, rendo culto e obbedienza ad Allah, Colui che vi fa morire! Mi è stato ordinato e prescritto di essere tra coloro che credono in questo Allah. Mi è stato ordinato di rimanere fermamente stabilito esclusivamente in questa religione e di non essere assolutamente tra gli associatori.

L’autorità di governo appartiene ad Allah e a nessun altro. Il comando è Suo: non rendete culto a nessuno all’infuori di Lui. Questa è la religione vera e retta.

———————- Tutto ciò che è nei cieli e sulla terra appartiene a Lui. Tutti obbediscono al Suo comando. ……….. Per farvi comprendere, Egli vi propone un esempio tratto dalla vostra stessa situazione. Dite: questo schiavo che è sotto il vostro dominio, forse qualcuno di ciò che vi abbiamo concesso è vostro socio in quei beni? Li rendete forse vostri soci alla pari nella proprietà dei beni? Li rispettate forse come rispettate quelli del vostro stesso rango? In verità, questi ingiusti seguono soltanto i propri desideri e capricci, senza conoscenza né ragione. Dunque orienta interamente te stesso verso quella religione e attieniti alla natura originaria secondo la quale Allah ha creato gli uomini. Che non vi sia alcun cambiamento nella creazione di Allah.¹ Questa è la religione vera e retta. Ma la maggior parte degli uomini vive nell’ignoranza.

¹ Vale a dire: nella natura secondo la quale Allah ha creato l’uomo, per quanto riguarda la sua creazione, il sostentamento che gli fornisce e il Suo esercizio della signoria su di lui, nessuno è socio di Allah stesso. Nessun altro all’infuori di Allah è dio dell’uomo, né è padrone, sovrano assoluto o degno della sua vera obbedienza. Dunque, la legge naturale è che l’uomo sia servo soltanto di Allah e non servo di qualcun altro.

————- Fustigate con cento colpi di frusta entrambi, l’adultero e l’adultera. Non lasciatevi prendere dalla compassione per loro a causa della religione di Allah. — an-Nur, 2

————————— Dal giorno in cui Allah ha creato i cieli e la terra, il numero dei mesi secondo il Suo ordinamento è stato dodici. Di questi, quattro sono sacri e inviolabili. Questa è la religione vera e retta. — at-Tawba, 36

———————- E così facemmo trovare a Yusuf una soluzione. Secondo l’ordinamento del re, egli non avrebbe potuto trattenere suo fratello. — Yusuf, 76

————————————— E così, per molti associatori, i loro associati¹ da loro inventati hanno reso l’uccisione dei loro figli un’azione bella ai loro occhi, allo scopo di condurli alla rovina. E hanno reso per loro la loro religione oggetto di dubbio.² — al-Anʿam, 137

———————————— Oppure si sono presi degli associati che hanno stabilito per loro leggi simili a quelle della religione, senza che Allah lo abbia autorizzato? — ash-Shura, 21

¹ Per «associato» si intende colui che è socio di Allah nella signoria, nel dominio e nella promulgazione delle leggi.

2. Rendere il dīn oggetto di dubbio significa che i falsi legislatori della sharīʿa presentano il peccato in modo così attraente che gli Arabi arrivano a dubitare che forse tale atto faccia parte di quel dīn che in origine avevano ricevuto dal profeta Ibrāhīm e da Isrāʾīl (pace su di lui).

—————– A voi la vostra religione e a me la mia. — al-Kāfirūn, 6

In questi versetti, dīn significa legge e norma, regolamento, sharīʿa, via e indirizzo, nonché quelle convinzioni e quella condotta che l’uomo segue nel vivere. Se il sistema di norme viene seguito in base all’autorità di chi lo ha stabilito e tale autorità proviene da Allah, allora l’uomo appartiene al dīn di Allah; se invece proviene da un re o da un sovrano, l’uomo apparterrà al dīn del re o del sovrano. Se proviene da studiosi o sacerdoti, l’uomo apparterrà al loro dīn. E se proviene dalla stirpe, dalla tribù, dalla società o dall’intera nazione, l’uomo apparterrà al loro dīn. In breve, l’uomo che segue un sistema considerando l’autorità di qualcuno come autorità ultima e il suo verdetto come decisione definitiva è seguace del dīn di costui.

Il dīn nel quarto senso

——– La notizia di cui siete informati — cioè la vita dopo la morte — è certamente vera, e il Giudizio avverrà sicuramente.

——————— Hai visto colui che nega il Giudizio? È colui che scaccia l’orfano e non esorta a nutrire i poveri. — al-Māʿūn, 1-3

—————————- Sai che cos’è lo Yawm ad-Dīn? Sì, sai che cos’è lo Yawm ad-Dīn? Lo Yawm ad-Dīn è il Giorno in cui nessun uomo avrà il potere di essere utile a un altro. Quel Giorno, ogni potere sarà nelle mani del Signore. — al-Infiṭār, 17-19

In questi versetti, la parola dīn è usata nel senso di resa dei conti, giudizio e ricompensa delle opere.

Il dīn è un termine ampio

Finora il Corano ha usato questa parola quasi negli stessi significati in cui veniva impiegata nel linguaggio corrente degli Arabi. Poi abbiamo visto che il Corano usa questa parola come un termine ampio. Il Corano lo definisce. Il Corano lo definisce come un sistema di vita nel quale l’essere umano riconosce la sovranità suprema di qualcuno, accetta la sua obbedienza e il suo dominio, e vive secondo le sue norme, i suoi ordinamenti e le sue leggi. Per obbedire ai suoi comandi, spera di ottenere onore, progresso e ricompense, mentre teme umiliazione, disgrazia e punizione per la sua disobbedienza e ribellione. Probabilmente non esiste in nessuna lingua del mondo una parola così ampia da poterne esprimere pienamente il significato. La parola moderna «Stato» vi si avvicina in certa misura. Tuttavia, per esprimere pienamente il significato della parola «dīn», occorre ancora ampliarla molto.

Nei versetti seguenti questo «dīn» è stato usato proprio come termine tecnico.

Tra la Gente del Libro, combattete coloro che non credono in Allah (1) (cioè non riconoscono che Egli è l’unico detentore della sovranità suprema), non credono nel Giorno ultimo (cioè non riconoscono il Giorno del rendiconto e della ricompensa) (2), non riconoscono come proibite le cose che Allah e il Suo Messaggero hanno proibito (3), e non adottano il dīn della verità come loro dīn (4), finché non paghino di propria mano la jizya e vivano sottomessi. — al-Tawba, 29

In questo versetto «il dīn della verità» è un termine tecnico. Colui che ha stabilito questo termine, Allah l’Altissimo, ne ha fornito personalmente la spiegazione nelle prime tre espressioni. Abbiamo indicato con dei numeri che in queste espressioni sono menzionati tutti e quattro i significati della parola dīn. È proprio la loro totalità a essere definita «il dīn della verità».

Il Faraone disse: «Lasciatemi, ucciderò Mūsā. Che invochi pure il suo Signore. Temo che egli possa cambiare il vostro dīn e diffondere la corruzione nel paese». — al-Mu’min, 26

Dopo aver considerato il dettagliato racconto di Mūsā e del Faraone narrato nel Corano, non rimane alcun dubbio che qui «dīn» non sia usato nel semplice significato di religione. È invece usato nel significato di sistema dello Stato e della civiltà. Il Faraone intendeva dire: se Mūsā avesse successo nella sua missione, lo «Stato» sarebbe cambiato. Il sistema di vita allora vigente, fondato sul governo dei Faraoni e sulle leggi e consuetudini in uso, sarebbe stato completamente sradicato. Al suo posto sarebbe stato istituito un sistema diverso, fondato su basi del tutto differenti, oppure non sarebbe stato istituito alcun sistema e in tutto il paese si sarebbe diffuso il disordine.

In verità, presso Allah l’Islam è il dīn. — Āl ʿImrān, 19

—————————- E chiunque cerchi una religione diversa dall’Islam, da lui non sarà mai accettata, ed egli nell’Aldilà sarà tra i perdenti. -Āl ʿImrān-85

——————————– Egli è Allah, Colui che ha inviato il Suo Messaggero con la guida giusta e la religione della verità, affinché la facesse prevalere su tutte le religioni, per quanto ciò sia detestato dagli associatori. -At-Tawba-33

—————- Combatteteli finché la fitna non sia eliminata e la religione sia interamente dedicata ad Allah. -Al-Anfāl-39

————————————- Quando giunge l’aiuto di Allah e arriva la vittoria, e tu vedi la gente entrare a frotte nella religione di Allah, allora celebra la lode del tuo Signore e chiediGli perdono. Egli è davvero Perdonatore. -An-Naṣr

In questi versetti, il significato di dīn è quello di un sistema di vita completo. Ne fanno parte tutti gli aspetti del pensiero, della fede, dei principi e delle azioni.

Nei primi due versetti si afferma che, presso Allah, l’unico sistema di vita corretto per l’essere umano è quello fondato esclusivamente sull’obbedienza e sul culto di Allah (Islam). Qualsiasi altro sistema di vita, fondato sull’obbedienza a poteri immaginari, non può in alcun modo essere accettato dal Signore dell’universo. Per sua stessa natura, non può esserlo. Infatti, Colui dal quale l’essere umano è stato creato, al quale è sottomesso e dal quale è allevato, e nel cui regno vive come un suddito, non può assolutamente accettare che l’uomo viva dedicandosi e obbedendo a un potere diverso da Lui e seguendo gli ordini di qualcun altro.

Nel terzo versetto si afferma che Allah ha inviato il Suo Messaggero con il sistema di vita vero e corretto, cioè l’Islam, e che l’obiettivo supremo della sua missione è far prevalere questo sistema di vita su tutti gli altri.

Nel quarto versetto viene impartito ai seguaci della religione dell’Islam questo ordine: continuate a combattere contro il mondo; non fermatevi finché la fitna, cioè l’esistenza di sistemi ribelli a Dio, non sia completamente eliminata e tutti i sistemi di obbedienza e di culto non siano dedicati ad Allah.

Nel quinto versetto ci si rivolge al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), dopo che, al termine di ventitré anni di incessante impegno, la rivoluzione in Arabia era stata portata a compimento. L’Islam, nella sua forma pienamente sviluppata, era ormai concretamente affermato come sistema completo di pensiero e fede, principi, insegnamento, società, civiltà, economia e politica, ossia come ordinamento completo per ogni ambito. Da ogni angolo più remoto dell’Arabia, le persone si rifugiavano a gruppi sotto l’ombra di quell’ordinamento. Così, quando fu portata a termine l’opera per la quale Muhammad (pace e benedizioni su di lui) era stato incaricato, gli fu detto di non insuperbirsi, considerando quest’opera una propria impresa: l’Essere perfetto e privo di difetti è soltanto il tuo Signore, e non altri. Perciò manifesta la Sua lode e glorificazione per il compimento di questa grande opera, e rivolgiGli questa supplica: «O Signore, Sustentatore! Perdona tutti gli errori e le mancanze da me commessi durante questi lunghi ventitré anni di servizio!»

Fine