Chi ha il diritto maggiore dopo Allah

Il principale farḍ, o dovere, dell’essere umano è credere in Allah e obbedirGli sinceramente, ossia dedicarGli il culto. Subito dopo iniziano i doveri familiari. Adempiere a tutte queste responsabilità e riflettere sulla riforma e sulla ricostruzione della vita familiare è, da un lato, socialmente necessario, ma è anche un dovere religioso.
Dopo la vita familiare comincia l’ambito della vita genealogica. In questa vita, il posto più elevato e il diritto più grande spettano ai genitori. L’elevato rango dei genitori e l’importanza dei loro diritti si possono comprendere già dallo stile espositivo del Sacro Corano. In molti passi del Sacro Corano vengono menzionati, insieme ai diritti di Allah, anche i diritti dei genitori, e insieme alla gratitudine verso Allah viene attribuita maggiore importanza alla gratitudine verso i genitori.
وقضى رَبُّكَ أَلا تَعْبُدُوا إِلَّا إِيَّاهُ وَبِالْوَالِدَيْنِ إِحْسَانًا ، إِمَّا يَبْلُغَنَّ عِنْدَكَ الْكِبَرَ أَحَدُهُمَا أَوْ كِلَهُمَا فَلَا تَقُل لَّهُمَا أفٍّ وَلَا تَنْهَرْهُمَا وَقُل لَّهُمَا قَوْلاً كَرِيمًا وَاخْفِضْ لَهُمَا جَنَاحَ الذُّلِّ مِنَ الرَّحْمَةِ وَقُلْ رَبِّ ارْحَمْهُمَا كَمَا ربيني صغيرا بنی اسرائیل : ٢٣-٢٤“E il tuo Signore ha decretato che non adoriate altri che Lui e che trattiate bene i genitori. Se uno di loro, o entrambi, raggiungono la vecchiaia presso di te, non dire loro nemmeno: «Uff!», e non rispondere loro con tono aspro né rimproverandoli. Parla invece con loro con educazione e rispetto, e abbassa umilmente davanti a loro l’ala della sottomissione per misericordia; e prega per loro dicendo: «O mio Signore, abbi misericordia di loro, come essi mi allevarono con misericordia e affetto quando ero piccolo».” — Sura Banī Isrāʾīl: 23-24

Se si leggono ripetutamente questi due versetti del Nobile Corano e vi si riflette, si comprenderanno chiaramente diverse cose:

Primo: dopo Allah, il diritto più grande sul credente è quello dei genitori. Nel Nobile Corano, subito dopo l’affermazione dell’unicità del Signore, il primo comandamento ordina di trattare bene i genitori. In seguito, questa esortazione viene ripetuta più volte nel Corano con formulazioni analoghe.

Secondo: quando i genitori invecchiano, nel loro carattere si manifestano necessariamente una certa durezza e irritabilità, e a causa dell’età iniziano a pronunciare anche parole indesiderate. I musulmani dovrebbero, durante questa fase della vecchiaia, tenere conto del carattere brusco dei genitori, sopportare con serenità ogni loro parola, non lasciarsi irritare da ciò che dicono e non rispondere loro neppure con un «uff!», né con tono di rimprovero. I figli devono ricordare il periodo della loro infanzia. Allora, senza rendersene conto, tormentavano i genitori con ogni sorta di domande superflue e parole senza senso. Eppure la madre e il padre ascoltavano sorridendo, ne erano felici, rispondevano con voce affettuosa e non si irritavano mai.

Terzo: bisogna prestare la massima attenzione all’onore e alla dignità dei genitori. Quando si parla con loro, si deve avere riguardo per il loro rispetto. Nella fase finale della vita, quando le forze vengono meno, i genitori anziani naturalmente dicono varie cose per preservare la propria dignità e manifestare la propria importanza. Insistono inutilmente sulle proprie opinioni, si adirano ripetutamente ed esprimono in vari modi la propria insoddisfazione. In questa situazione bisogna comprendere le indicazioni del Sacro Corano. Si devono sopportare con il sorriso quelle loro parole e non si deve mai, per irritazione, pronunciare qualcosa che sia contrario al loro onore e alla loro dignità.

Quarto: nel comportamento con loro bisogna essere umili e miti. Oltre a essere obbedienti, è necessario abbassare il capo davanti a loro. Bisogna ascoltare attentamente tutte le loro istruzioni, eseguirle e provare serenità nel farlo. Quando, nella vecchiaia, i genitori dipendono da ogni forma di aiuto dei figli, è indispensabile servirli come servitori obbedienti. Tuttavia, da nessuna parola o azione devono trasparire arroganza o il sentimento di aver fatto loro un favore. Al contrario, si dovrebbe provare orgoglio nel mostrare loro il rispetto dovuto a un figlio e rendere grazie ad Allah per aver ricevuto l’opportunità di servirli.

Quinto: quando si hanno genitori ormai inermi e deboli, bisogna ricordare quel periodo della propria infanzia in cui il bambino è estremamente debole, indifeso e bisognoso. In quel periodo i genitori allevano il bambino con grande affetto, amore e attenzione, sopportando ogni sorta di pena e difficoltà. Gioiscono della gioia del bambino e si agitano vedendolo soffrire. Ricordando la propria condizione infantile, sotto l’impulso dell’amore e della misericordia, si devono levare le mani e supplicare liberamente e ripetutamente: «O mio Signore! Come durante l’infanzia essi ci hanno allevati con affetto e amore, dedicandoci anima e corpo, così abbi misericordia di loro e rendi facili le loro difficoltà.»

Ciò che nei due versetti del Nobile Corano è stato espresso in modo estremamente conciso ma elegante si trova spiegato in dettaglio nella Sunna e negli hadith del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.

L’importanza dei genitori

عن أبي أمامة رضي اللهُ عَنْهُ أَنَّ رَجُلاً قَالَ يَا رَسُولَ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ مَا
حق الوالدين على ولدهما ؟ قَالَ هما جنتك وبارك ابن ماجه، مشكوة«Hazrat Abū Umāmah, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che un uomo chiese al Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: “O Messaggero di Allah! Quali diritti hanno i genitori sul figlio?”. Egli rispose: “I genitori sono per voi il Paradiso e l’Inferno”».

Il significato di questa parola del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è che nessuno può fare a meno di loro. Oltre alla loro importanza nella vita sociale, la loro importanza è immensa anche per la salvezza e il successo nell’Aldilà. Il figlio può costruirsi una dimora in Paradiso trattandoli bene, obbedendo loro e mantenendoli soddisfatti. D’altra parte, calpestando i loro diritti e suscitando il loro disappunto, può diventare combustibile dell’Inferno.

عنْ عَبْدِ اللهِ بْنِ عَمْرٍ رَضِيَ اللهُ عَنْهُ – وَقَالَ قَالَ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ، رِضا اللهِ فِي رِضَا الْوَالِدِ وَسُخْطُ اللَّهِ فِي سُخْطِ الْوَالِدِ«È stato narrato da Hazrat ʿAbd Allāh ibn ʿAmr, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Il compiacimento di Allah risiede nel compiacimento del padre, e l’ira di Allah risiede nell’ira del padre”».

Non si può ottenere il compiacimento di Allah negando i diritti dei genitori. Soltanto coloro che riescono a mantenerli soddisfatti possono compiacere Allah. Coloro che suscitano la loro ira non possono sfuggire all’ira di Allah, e chi li scontenta scontenterà anche Allah.

عن معاوية بن جامعة أن جَاهِمَة جَاءَ إِلى النَّبِيِّ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ . فَقَالَ يَا رَسُول الله – أردت أَنْ أَغْزُو، وَقَدْ جِئْتُ اسْتَشِيرُكَ ؟ فَقَالَ هَلْ لَّكَ من أم قال نعم، قَالَ فَالْزَمَهَا فَإِنَّ الْجَنَّةَ عند رجلها – ابن ماجه، نسائ«Hazrat Muʿāwiyah, figlio di Hazrat Jāhima, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che Hazrat Jāhima, che Allah sia soddisfatto di lui, si presentò al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: “O Messaggero di Allah! Desidero partecipare al jihād e sono venuto a chiederti consiglio. Dimmi, qual è la tua indicazione al riguardo?”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli chiese: “Tua madre è viva?”. Jāhima, che Allah sia soddisfatto di lui, rispose: “Sì, grazie ad Allah, è viva”. Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Torna indietro e dedicati al suo servizio, poiché il Paradiso si trova sotto i suoi piedi”».

L’espressione «il Paradiso si trova sotto i suoi piedi» è stata enunciata in senso ampio. Significa che bisogna onorarla pienamente e mostrarsi estremamente umili nel comportamento e nelle maniere. Bisogna considerare il suo servizio, compiuto con tutto il cuore e tutta l’anima, e il servizio stesso come il mezzo della propria salvezza.
Nel hadith precedente è stata sottolineata l’importanza dell’obbedienza al padre, mentre in questo hadith è stata descritta l’importanza dell’obbedienza e del servizio alla madre. Questo hadith è stato narrato nella raccolta di al-Tabarani menzionando sia la madre sia il padre. Hazrat Jāhima, che Allah sia soddisfatto di lui, disse personalmente: “Mi presentai al servizio del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli dissi: ‘O Messaggero di Allah, desidero partecipare al jihād e vorrei conoscere il tuo parere al riguardo’”. Egli disse: “Hai i genitori (in vita)?”. Risposi: “Sì, grazie ad Allah, entrambi sono vivi”. Egli disse: “Va’ e dedicati al loro servizio, poiché il Paradiso si trova sotto i loro piedi”.

عن أبي هريرة عن النبي صلى الله عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ رَغمَ أَنْفُهُ ثُمَّ رَعْمَ أَنْفُهُ ثُمَّ رَغمَ أَنْفُهُ، قَبْلَ مَنْ يَا رَسُولَ اللهِ ؟ قَالَ مَنْ أَدْرَكَ وَالدَيْهِ عِنْدَ الْكَبَرِ أَوْ أَحَدَهُمَا ثُمَّ لَمْ يَدْخُلِ الْجَنَّةَ .
“È stato narrato da Abū Hurayra, che Allah si compiaccia di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Sia umiliato, poi nuovamente umiliato, e ancora umiliato». Gli chiesero: «O Messaggero di Allah, chi?». Egli rispose: «Colui che raggiunge entrambi i genitori, o uno dei due, nella vecchiaia e poi non entra in Paradiso (servendoli)».

La ricompensa terrena per il servizio ai genitori

La ricompensa più grande per servire i genitori e obbedire loro consiste nell’ottenere la soddisfazione di Allah e nell’essere ammessi in Paradiso. Questa è la ricompensa dell’Aldilà. Tuttavia, Allah Onnipotente ricompensa anche in questo mondo coloro che servono sinceramente i genitori e prestano attenzione ai loro diritti. In verità, il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, una volta raccontò personalmente ai suoi compagni la storia avvincente di tre uomini. Disse: «Una volta tre uomini stavano viaggiando. Durante il cammino furono sorpresi da una pioggia torrenziale. Entrarono in una grotta per ripararsi e vi si sedettero. Per la potenza di Allah, una grande roccia rotolò giù dalla montagna, cadde davanti all’ingresso della grotta e lo chiuse completamente. I tre amici furono terribilmente spaventati. E c’era motivo di esserlo: rimuovere la roccia era al di là delle loro possibilità. Non vi era lì nessuno a cui potessero chiedere aiuto. Rimasero seduti, disperati, e pensarono di essere stati sepolti vivi e che quella grotta fosse la loro tomba. Uno di loro disse: “Non dobbiamo disperare della misericordia di Allah. Venite, ciascuno di noi invochi Allah menzionando la migliore opera della propria vita. Spero che Allah, mediante la Sua misericordia, ci liberi da questa disgrazia”.
Uno dei viaggiatori cominciò a dire: “O Allah! I miei genitori erano anziani e avevo figli piccoli. Durante il giorno pascolavo le capre e tornavo a casa; mungevo il latte e per primi lo facevo bere ai miei genitori. Dopo lo davo ai miei bambini. Un giorno, per caso, mi allontanai molto e tardai alquanto a rientrare. Quando tornai a casa di notte, i miei genitori si erano addormentati. Come ogni giorno, munsi il latte delle capre, lo versai in una coppa e andai a stare accanto al capo dei miei genitori, aspettando che si svegliassero per offrirlo loro. Si fece piuttosto tardi. I miei bambini cominciarono a lamentarsi per la fame. Venivano ripetutamente ai miei piedi, si gettavano a terra e chiedevano il latte. Ma non potei sopportare di far bere loro il latte prima dei miei genitori. Non poteva accadere che i miei genitori giacessero digiuni mentre i miei bambini mangiavano a sazietà e riposavano comodamente. In breve, rimasi tutta la notte in piedi con la coppa in mano. I miei genitori continuavano a dormire e i bambini, piangendo per la fame, continuavano a gettarsi a terra. Così trascorse l’intera notte. O Allah! Se ho agito così verso i miei genitori soltanto per ottenere la Tua soddisfazione, allora, con l’aiuto della Tua misericordia, rimuovi questa roccia dall’ingresso della grotta”».
Non appena ebbe pronunciato queste parole, la roccia si spostò un poco dall’ingresso della grotta e il cielo divenne chiaramente visibile. Poi anche gli altri due viaggiatori invocarono Allah ricordando ciascuno la propria buona opera, e Allah, mediante la Sua misericordia, aprì l’ingresso della grotta.

Comportarsi bene con i genitori

عَنْ عَبْدِ اللهِ بْنِ مَسْعُودٍ رَضِيَ اللهُ عَنْهُ قَالَ سَأَلْتُ رَسُولَ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ أَيُّ الْعَمَلِ أَحَبُّ إِلى اللهِ ؟ قَالَ : الصَّلُوةُ عَلَى وَقْتِهَا -قُلْتُ ثُمَّ أَي ؟ قَالَ : بِرُّ الْوَالِدَيْنِ قُلْتُ، ثُمَّ أَيُّ ؟ قَالَ الْجِهَادُ فِي سَبِيلِ اللَّهِ ای
بخاری، مسلم
«Abdullah ibn Masʿūd, che Allah si compiaccia di lui, disse: “Chiesi al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: quale atto virtuoso è più amato da Allah?”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: “La preghiera compiuta nel suo tempo”. Chiesi: “E poi quale?”. Rispose: “Comportarsi bene con i genitori”. Chiesi: “E poi quale?”. Rispose: “Il jihād sulla via di Allah”». – Bukhārī e Muslim

Nessun musulmano ignora l’importanza e il merito della preghiera. Eppure, quale importanza può avere nella religione l’atto virtuoso al quale il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, esortò insieme a un atto di culto importante come la preghiera? Tra genitori e figli esiste naturalmente un legame. Tra loro, un rapporto di buon comportamento e di amore è del tutto naturale, essendo basato sul sangue. Ogni credente ama i propri genitori e, per quanto possibile, li serve con il cuore e con l’animo. Tuttavia, il significato dell’esortazione del nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è che questo rapporto non è soltanto un legame familiare e terreno. È anche una questione religiosa. È proprio una richiesta della religione di Allah e dell’obbedienza ad Allah comportarsi bene con i genitori. Il comando di Allah e del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è obbedire loro e servirli, rispettarli e cercare di renderli felici in vari modi. Se un musulmano non obbedisce ai genitori, non obbedisce neppure ad Allah e al Suo Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Non è colpevole soltanto nei confronti della propria famiglia e della vita terrena, ma è anche colpevole davanti ad Allah. Dovrà inoltre rendere conto davanti ad Allah.

قَالَ عَبْدُ الله بن عمرو بن العاص رض : أَقْبَلَ رَجُلٌ إِلَى رَسُولِ اللهِ صلى الله عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَقَالَ أَبَايِعُكَ عَلى الهِجْرَةِ وَالْجِهَادِ ابْتَغِي الْآخِرَ مِنْ الله، قَالَ فَهَلْ مِنْ والديك أحد حي ؟ قَالَ نَعَمْ، بَلْ كِلَاهُمَا حَيٍّ، قَالَ فتبتغي الأجر من اللهِ ؟ قَالَ نَعَمْ، قَالَ فَارْجِعُ إِلَى وَالِدَيْكَ فَأَحْسِنُ
صحبتهما – مسلم
«Abdullah, figlio di ʿAmr ibn al-ʿĀṣ, che Allah si compiaccia di lui, disse: “Un uomo si presentò al nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: ‘Ti presto giuramento per l’emigrazione e il jihād, cercando la ricompensa presso Allah’”. Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli chiese: “Uno dei tuoi genitori è ancora vivo?”. Egli rispose: “Sì. Anzi, grazie ad Allah, sono entrambi vivi”. Egli disse: “Cerchi davvero la ricompensa presso Allah per la tua emigrazione e il tuo jihād?”. Rispose: “Sì, cerco la ricompensa presso Allah”. Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Allora torna dai tuoi genitori e comportati bene con loro”». – Muslim

Chi potrebbe negare l’importanza attribuita nella religione all’emigrazione e al jihād? Ciononostante, se a causa della vecchiaia, della debolezza o di qualche infermità i genitori hanno bisogno dell’aiuto e del servizio dei figli, allora il figlio deve servirli e offrire loro conforto, desiderando la ricompensa di Allah. In questo consiste la soddisfazione di Allah. In una condizione di tale impotenza, nell’Islam servire i genitori rimanendo al loro fianco è stato definito un atto ancora migliore persino delle opere eccellenti come l’emigrazione e il jihād.

Hazrat Abdullah ibn Amr, che Allah sia soddisfatto di lui, narrò che un uomo si presentò al venerabile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per prestargli il giuramento di emigrare, lasciando i propri genitori in lacrime. Allora il venerabile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Va’, torna dai tuoi genitori e rendili felici così come li hai fatti piangere». — Abu Dawud

Egli disse inoltre che un uomo si recò dal Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, con l’intenzione di partecipare al jihad. Il venerabile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli domandò: «I tuoi genitori sono ancora vivi?». Egli rispose: «Sì, grazie ad Allah, sono vivi». Gli disse: «Va’ e continua a servirli. Questo è il jihad». — Muslim, Abu Dawud

Il rispetto verso i genitori

عن أبي سعيد رض أنَّ رَجُلًا مِنْ أَهْلِ الْيَمَنِ هَاجَرَ إِلَى رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَقَالَ : هَلْ لكَ أحدٌ بِالْيَمَنِ ؟ قَالَ، أَبُولَى، قَالَ أَدْنَالَكَ ؟ قَالَ لا، قَالَ، ارجع اليهما ، فَاسْتَاذِنَهُمَا، فَإِنْ أَدْنَالَكَ فَجَاهِدُ وَإِلَّا فَبِرَهُما – ابوداود«Hazrat Abu Sa’id, che Allah sia soddisfatto di lui, narrò che un uomo dello Yemen si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli domandò: “Hai qualcuno nello Yemen?”. Egli rispose: “Sì, i miei genitori”. Gli domandò: “Ti hanno dato il permesso?”. Rispose: “No”. Allora gli disse: “Bene, torna da loro e chiedi il loro permesso. Se te lo concedono, partecipa al jihad; altrimenti resta con loro e continua a comportarti bene”».

Un uomo percorse una distanza di molte miglia per recarsi dal Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Vi era giunto con una buona intenzione: restare con il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e impegnarsi per accrescere la dignità della religione. Tuttavia egli lo rimandò indietro soltanto perché non era venuto con il permesso dei genitori; senza il loro permesso, non gli consentì di partecipare a un dovere fondamentale e importante come il jihad. Riflettendo su questo hadith, si comprende quanto la religione insegni a rispettare i genitori e a mostrare loro onore.

Il consiglio di Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui

Una volta Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, vide due uomini e domandò a uno di loro: «Chi è per te quest’uomo?». Egli rispose: «Signore, è il mio venerabile padre». Abu Hurayra disse: «Ascolta: non chiamarlo mai per nome, non camminare mai davanti a lui e, in una riunione, non cercare mai di sederti prima di lui». — Al-Adab al-Mufrad

La ricompensa per conversare con voce gentile.

Hazrat Taylaha Radiallahu anhu bin Miyas racconta un episodio della propria vita: una volta andai in guerra con l’esercito. Lì rimasi coinvolto in alcune azioni peccaminose. Ai miei occhi si trattava di peccati maggiori. Ero molto turbato e, cogliendo l’occasione, ne parlai a Hazrat Abdullah ibn Umar. Egli disse: «Dimmi, che cosa è successo?». Gli raccontai tutto nei minimi dettagli. Dopo avermi ascoltato, disse: «Questo non è un peccato maggiore; i peccati maggiori sono soltanto nove: commettere shirk, uccidere ingiustamente qualcuno, voltare le spalle al jihad, accusare falsamente una donna casta, consumare gli interessi, divorare i beni dell’orfano, tenere discorsi blasfemi nella moschea, deridere e schernire la religione, e far piangere i propri genitori disobbedendo loro o ribellandosi a essi». Dopo aver detto ciò, mi domandò: «Fratello, desideri tenerti lontano dall’Inferno ed entrare in Paradiso?». Risposi: «Hazrat, perché non dovrei volerlo? Per Allah, è proprio ciò che desidero». Hazrat mi chiese: «Ebbene, dimmi: i tuoi genitori sono ancora vivi?». Risposi: «Sì. Mia madre è viva». Egli continuò: «Per Allah! Se parlerai a tua madre con dolcezza e rispetto e ti preoccuperai delle sue necessità, entrerai certamente in Paradiso. Dunque, astieniti dai peccati maggiori».

Il ricambio dovuto ai genitori

عن أبي هريرة عن النبي صلى الله عليه وسلَّمَ قَالَ لا يُجْزِى وَلَدٌ وَالدَه إلا أن يجده مملوكا فيشتريه فيعتقه – مسلم، ترمذی، ابو ادود وغیره«È narrato da Hazrat Abu Hurayra Radiallahu anhu che il Profeta Sallallahu alayhi wa sallam disse: se un figlio potesse ricambiare l’affetto, l’amore, le cure e le sofferenze dei genitori, ciò sarebbe possibile soltanto se trovasse suo padre schiavo di qualcuno o sua madre in condizione di schiava; allora dovrebbe comprarli e affrancarli».

Il ricambio dovuto alla madre

«Hazrat Abu Hurayra Radiallahu anhu racconta che una volta Hazrat Abdullah ibn Umar Radiallahu anhu vide uno yemenita fare il tawaf della Kaaba Sharif portando sua madre sulle spalle. Quell’uomo compiva il tawaf attorno alla Kaaba e recitava con grande commozione questa poesia».

Io sono il suo cammello da cavalcatura, che si muove al suo cenno;
quando la sua cavalcatura fugge per la paura, io non scappo.

Vedendo Hazrat Abdullah Radiallahu anhu, gli chiese: «Ditemi, non ho forse ricambiato ciò che devo a mia madre?». Hazrat Abdullah Radiallahu anhu disse: «Il ricambio dovuto a tua madre? Questo non ha ricambiato neppure uno dei suoi “ah!”».

Il comportamento di Hazrat Abu Hurayra Radiallahu anhu con sua madre

Una volta Marwān nominò Abū Hurayra suo sostituto per alcuni giorni. In quel periodo egli si trovava a Dhū al-Hulayfa. Sua madre abitava in un’altra casa, a una certa distanza. Ogni volta che intendeva uscire, si recava prima alla porta della madre, si fermava lì e diceva: «Cara madre, la pace, la misericordia e le benedizioni di Allah siano su di te». La madre rispondeva dall’interno: «Caro figlio, e su di te siano la pace, la misericordia e le benedizioni di Allah». Quindi Abū Hurayra diceva: «Madre, proprio come durante la mia infanzia ti sei presa cura di me allevandomi con affetto e tenerezza, così Allah l’Altissimo abbia misericordia di te». Ella rispondeva: «Caro figlio! Come in questa vecchiaia hai agito bene con me e mi hai dato conforto, così Allah faccia scendere su di te una misericordia dello stesso genere». Poi, quando rientrava da fuori ed entrava in casa, salutava sua madre nello stesso modo e pronunciava le medesime parole.

La forma suprema dell’obbedienza ai genitori

عَنِ ابْنِ عَبَّاسٍ رَض قَالَ قَالَ رَسُولُ اللهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ مَنْ أَصْبَحَ مطيعا الله في والديه أصبح له بابان مفتوحانِ مِنَ الْجَنَّةِ وَإِنْ كَانَ وَاحِدًا فَوَاحِداً وَمَنْ أمسى عاصيا لله في والديه أَصْبَحَ لَهُ بَابَانَ مَفْتُوحَانِ مِنْ النَّارِ وَإِنْ كَانَ وَاحِدًا فَوَاحِداً قَالَ رَجُلٌ وَإِنْ ظَلَمَاهُ قَالَ وَإِنْ ظَلَمَاهُ وَإِنْ ظلْماهُ وَإِنْ ظَلْماهُ – مشكوة«È stato riferito da ʿAbdullāh ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Chi al mattino è obbediente ad Allah riguardo ai suoi genitori, per lui al mattino ci sono due porte del Paradiso aperte; se uno dei due è in vita, una sola. E chi alla sera disobbedisce ad Allah riguardo ai suoi genitori, per lui al mattino ci sono due porte dell’Inferno aperte; se uno dei due è in vita, una sola”. Un uomo chiese: “Anche se gli fanno un torto?”. Egli rispose: “Anche se gli fanno un torto, anche se gli fanno un torto, anche se gli fanno un torto”». — Mishkāt

Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, adottò questo tipo di esposizione per esortare a comportarsi bene con i genitori. Così, davanti al credente, diventa evidente questo significato: l’obbedienza deve essere riservata soltanto ad Allah. Non è lecita l’obbedienza a nessun altro oltre ad Allah. L’obbedienza ai genitori e il buon comportamento nei loro confronti sono dovuti al fatto che Allah ha descritto i diritti dei genitori e ha ordinato di rispettarli e di servirli. Il credente non obbedirà mai ai genitori in una questione che comporti disobbedienza ad Allah.

Comportarsi bene con i genitori nonostante le loro eccessive pretese significa che, anche se, a causa del loro carattere severo, continuano a fare richieste difficili da soddisfare per i figli, o li fanno lavorare eccessivamente senza considerare i limiti della loro sopportazione, o avanzano richieste finanziarie superiori alle loro possibilità, i figli devono comunque dominare le proprie emozioni e continuare, anche con sforzo, a servirli e a comportarsi bene con loro.

In questa situazione, sebbene l’obbedienza non sia obbligatoria per il figlio — poiché Allah non impone a nessuno un peso superiore alle sue capacità — questa è tuttavia la forma suprema dell’obbedienza ai genitori. Il figlio dedicherà la propria vita al servizio dei genitori anche oltre le proprie possibilità e sacrificherà ogni cosa per renderli soddisfatti e offrire loro conforto.

Tuttavia, se avanzano una richiesta che lede i diritti altrui, il cui effetto spiacevole ricade su altri, o che contraddice un comandamento di Allah, allora non si deve assolutamente obbedire. Per esempio, se impediscono a qualcuno di ottenere i propri diritti economici, oppure, per pura inimicizia personale o per ostinazione, vogliono costringere una figlia a separarsi senza motivo da un marito che non trascura i diritti della moglie stabiliti dalla Sharīʿa, o le impediscono di servire e obbedire a un marito di questo genere, allora l’obbedienza a tali genitori non è certamente obbligatoria. Infatti, garantire i diritti economici altrui è un obbligo religioso, e non farlo è un peccato grave. Allah perdona questo genere di peccato soltanto se colui che possiede il diritto lo perdona.

Anche riguardo al servizio e all’obbedienza al marito, o alla conservazione del rapporto con lui, bisogna tenere presente una cosa: il matrimonio, l’amore reciproco tra marito e moglie e il loro buon rapporto sono azioni estremamente gradite agli occhi di Allah. L’Islam esorta a preservare questo rapporto a ogni costo.

Senza dubbio obbedire ai genitori è un obbligo religioso, ma questa obbedienza è subordinata all’obbedienza ad Allah. Non è un’obbedienza indipendente. Obbedire ai genitori allontanandosi dalla guida, dai precetti, dalle richieste e dagli interessi della religione non è obbedienza ad Allah; è piuttosto disobbedienza ad Allah. Nessun credente può sperare nella ricompensa per un’obbedienza di questo tipo: ciò che gli spetta è la punizione.

Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Se si obbedisce a uno dei due, una porta del Paradiso rimane aperta». Ciò non significa che, se uno dei genitori muore e non vi è più l’opportunità di obbedirgli e servirlo, per quel figlio rimanga aperta soltanto una porta; il significato è piuttosto che, se si obbedisce a uno dei genitori e si lascia insoddisfatto l’altro, per l’obbedienza a uno rimane aperta una porta del Paradiso, mentre per la disobbedienza all’altro viene lasciata aperta una porta dell’Inferno. Se uno dei due lascia questo mondo e gli si è obbedito durante la vita, la porta aperta come ricompensa di tale obbedienza resterà aperta e non verrà chiusa.

Questo hadith mette in guardia dal fatto che, se qualcuno obbedisce a uno dei genitori e, con le proprie azioni, mantiene insoddisfatto l’altro, ciò non è corretto. A causa dell’obbedienza a uno, Allah lascia aperta la porta del Paradiso. Ma a causa della disobbedienza all’altro viene predisposta l’apertura della porta dell’Inferno stesso. Obbedire a uno dei genitori e sentirsi tranquilli riguardo al servizio e all’obbedienza all’altro non può essere il comportamento corretto di un credente. Egli desidera piuttosto ottenere il compiacimento di Allah servendo e obbedendo a entrambi.

Il rifiuto di obbedire ai genitori

Nonostante l’importanza attribuita ai diritti dei genitori nella vita sociale e l’insistenza sull’obbedienza e sulla gratitudine nei loro confronti, talvolta si verifica una situazione in cui è possibile rifiutare di obbedire loro. Si può essere in grado di adempiere ai requisiti della Sharia passando oltre le loro parole. Nell’Islam, il diritto di ricevere obbedienza appartiene esclusivamente ad Allah. Si può obbedire a persone diverse da Allah solo quando Allah ha autorizzato a obbedire loro, e soltanto nelle cose lecite e permesse. Se si obbedisce a qualcuno disobbedendo ad Allah, si diventa peccatori e questa obbedienza costituisce disobbedienza ad Allah. Rimanere obbedienti ai genitori nell’obbedienza ad Allah è un mezzo per ottenere il compiacimento di Allah; allo stesso modo, obbedire loro nella disobbedienza ad Allah è causa del dispiacere di Allah.
A proposito dei diritti dei genitori esiste un hadith famoso di Hazrat ʿAbdullah ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui. Questo hadith riguarda una questione estremamente delicata e importante della vita sociale, e spesso le persone finiscono per formarsi idee errate a causa delle parole esteriori dell’hadith. È necessario comprendere pienamente la corretta intenzione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda pace, e non assumere, sotto l’influsso di idee errate, comportamenti che possano diventare causa di disobbedienza ad Allah e al Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda pace. L’hadith è il seguente:

عن ابن عمر رض قال كان تحتى إمرأة أحبُّهَا وَكَانَ عُمَرُ يَكْرَهُهَا فَقَالَ لِي طلقها فَأَبَيْتُ فَأَتَى عُمَرُ رَسُولَ اللهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَذَكَرَ ذَالِكَ لَهُ فَقَالَ لِي رَسُولُ الله صلى الله عَلَيْهِ وَسَلَّمَ طَلَّقَها – ابو داود، ترمذی
نسائی، ابن ماجه«Hazrat ʿAbdullah ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato: avevo una moglie che amavo molto, ma Hazrat ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, la detestava. Perciò mi disse: “Divorzia da lei”. Io rifiutai. Allora Hazrat ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda pace, e gli riferì tutta la vicenda. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda pace, mi disse: “ʿAbdullah, divorzia da lei”». — Abu Dawud, Tirmidhi, Nasa’i, Ibn Majah

Questo hadith vi ingiunge con forza di obbedire pienamente ai vostri genitori e di non lasciare neppure spazio nel cuore all’idea di disobbedire loro. Tuttavia, non è corretto dedurne che l’obbedienza ai genitori sia assoluta e priva di condizioni o limiti. Dalle parole esteriori di questo hadith, alcune persone cadono nell’errata convinzione che i genitori abbiano anche il diritto di ordinare al figlio di divorziare dalla moglie ogni volta che lo desiderino. Anche se sua moglie è virtuosa e obbediente, essi possono ordinargli di divorziare da lei. E, quando lo vogliono, possono ordinare alla figlia di rompere il rapporto con il marito, anche se questi è un uomo virtuoso. Persino quando non esiste alcuna ragione prevista dalla Sharia per porre fine al rapporto, si dovrebbe farlo semplicemente per ordine dei genitori.
Questa è una concezione gravemente errata. Non ha alcuna reale corrispondenza con la Sharia e non ha alcun rapporto con i suoi insegnamenti fondamentali. Per comprendere un hadith e conoscere la corretta intenzione del Nobile Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda pace, è necessario comprenderlo e assimilarlo alla luce degli insegnamenti fondamentali del Corano e della Sunna e della natura complessiva della religione; tale comprensione deve essere conforme all’interpretazione esplicita del Corano e della Sunna e coerente con gli insegnamenti fondamentali della religione.
Questa è la vicenda del secondo califfo, Hazrat ʿUmar, che Allah lo benedica e gli conceda pace. Egli aveva assimilato completamente lo spirito della religione. I suoi occhi avevano visto la religione incarnata e in azione. Conosceva pienamente l’indole della religione. Sapeva anche che un buon rapporto tra marito e moglie è più importante persino delle opere di culto facoltative e che l’Islam esorta a mantenere stabile questo rapporto a ogni costo. Esso permette di porre fine a questo sacro rapporto soltanto quando, se esso continuasse realmente, sorgesse il timore che una fitna religiosa e sociale più grande possa manifestarsi. Egli sapeva bene anche che dalla rottura di questo rapporto è felice soltanto quel Satana sul quale grava la maledizione eterna di Allah. Odiava sua nuora e non gradiva che ella rimanesse con suo figlio. Riflettete: perché una persona esperta della religione come Hazrat ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, non gradiva sua nuora? Si può forse pensare che avesse un’inimicizia personale nei confronti della nuora e che, per qualche scopo terreno, volesse privarla della protezione del marito? Oppure che, a causa di qualche disobbedienza della nuora, si fosse ostinato a tal punto da non volersi fermare finché non avesse ottenuto il divorzio? Una donna consapevole della devozione di un Compagno potrebbe mai pensare questo del secondo califfo, Hazrat ʿUmar al-Faruq, che Allah sia soddisfatto di lui? Proprio di quel Hazrat ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, il quale aveva sacrificato tutto ciò che possedeva per la religione?
È più chiaro della luce del sole che egli aveva certamente dinanzi a sé un obiettivo religioso più grande e che insisteva presso il figlio perché divorziasse per una ragione di interesse morale e sociale. Non lo faceva semplicemente dicendo: “Io sono tuo padre. In virtù del mio rango di padre posso farti divorziare anche senza motivo, e tu devi rimanere obbediente a me, che tu abbia torto oppure no”.
D’altra parte, Hazrat ʿAbdullah, che Allah sia soddisfatto di lui, era egli stesso un giovane virtuoso. Anche lui conosceva pienamente la religione. Seguiva con il cuore e l’anima la Sunna del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda pace. I suoi pensieri e la sua formazione erano stati plasmati dall’educazione del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda pace. Conosceva perfettamente i diritti dei genitori e l’importanza di obbedire loro. Nessuno poteva neppure immaginare che egli potesse disobbedire ai genitori. Quando Hazrat ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, gli chiese di divorziare, non gli disse: “Rifiutando di obbedire, sei diventato disobbediente a tuo padre”. Piuttosto, sottopose la questione al Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda pace. Da quella nobile presenza erano state impartite, in tempi diversi e con parole diverse, istruzioni secondo cui si doveva trattare bene le mogli e mantenere per tutta la vita le promesse fatte loro, anche se ciò richiedeva da parte vostra qualche sacrificio. Dopo aver riflettuto sulla questione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda pace, concordò con l’opinione di Hazrat ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, e ordinò a Hazrat ʿAbdullah, che Allah sia soddisfatto di lui, di divorziare.

Quando rifletterete su questo hadith alla luce dello spirito della religione e del Corano e della Sunna, giungerete alla conclusione che il suo significato è proprio questo. Anche la natura della religione lo esige, e questo è ciò che insegnano il Corano e la Sunna. Si può forse concedere ai genitori il diritto di ordinare al figlio di divorziare, indipendentemente dal fatto che vi sia o meno una legittima maslaha, soltanto a causa delle parole apparenti dell’hadith, ignorando la chiara guida della religione? Oppure si può costringere la figlia, dietro loro ordine, a chiedere il khul‘ al marito?
Se l’obbedienza ai genitori fosse libera da tali limiti e impedimenti, allora, a causa dei contrasti futuri tra suocere e nuore, ogni giorno si distruggerebbero migliaia di famiglie e migliaia di donne e uomini innocenti vedrebbero trasformarsi in haram la serenità della loro vita. La sharia di Allah non è stata stabilita affinché venga usata per soddisfare interessi personali, inimicizie, ira e vantaggi individuali. Non è stata stabilita affinché, quando lo desiderano, i genitori possano servirsi di essa per privare una donna innocente dell’amore e della protezione del marito, o costringere un giovane innocente a essere privato dell’affetto e dell’amore di una moglie virtuosa.
Esigere dal figlio un’obbedienza di questo genere, per di più contraria alla ragione, sarebbe estremamente spietato e duro. La giustizia afferma che la religione non può esigere dal figlio un’obbedienza di questo tipo. Mulla Ali Qari, discutendo di questo argomento, ha affermato chiaramente, fornendo un esempio, che se i genitori ordinano al figlio di divorziare dalla moglie, egli non è tenuto a obbedire a tale ordine. Il celebre muhaddith e faqih, Hazrat Izzuddin al-Shafi‘i, ha detto che l’obbedienza ai genitori non è obbligatoria per il figlio in ogni questione. In altre parole, il figlio non è tenuto a fare tutto ciò che i genitori ordinano o vietano. Chi può negare l’importanza che la religione attribuisce all’obbedienza ai genitori e alla gratitudine verso di loro? Ma ciò non significa certamente che la loro obbedienza sia obbligatoria in ogni mu‘amala lecita o illecita. Le questioni del divorzio e del khul‘ sono estremamente delicate e comportano conseguenze di vasta portata. Il loro effetto non ricade soltanto sull’uomo che divorzia e sulla donna che chiede il khul‘; attraverso le loro dolorose conseguenze vengono colpite anche molte persone innocenti. Esse sono costrette a vivere nella sofferenza per tutta la vita.

Tutta questa discussione si applica soltanto alla situazione in cui i genitori costringono al divorzio o al khul‘ senza una ragione legittima, benefica e ragionevole. Se percepite che l’ordine dei genitori non è stato dato per rancore personale, ostinazione o per motivi mondani, bensì per una ragione religiosa o sociale, allora non potete in alcun modo disobbedire a tale ordine. In quel caso diventa vostro obbligo eseguirlo con tutto il cuore e con tutta l’anima. Non vi è mai lecito anteporre i vostri desideri e le vostre avversioni all’obbedienza verso di loro, né addurre come scusa il vostro amore. Tra i loro importanti diritti e le richieste della loro obbedienza vi è che sacrifichiate il vostro amore, i vostri desideri e le vostre avversioni, le vostre preferenze e antipatie personali, e troviate la vostra felicità nella loro soddisfazione.

Il consiglio di Hazrat Abu al-Darda, che Allah sia soddisfatto di lui

A sostegno di questa concezione si trova anche un altro hadith. «Un uomo si recò da Hazrat Abu al-Darda, che Allah sia soddisfatto di lui, e disse: “Mio padre mi aveva fatto sposare insistendo moltissimo. Ora però mi ordina di divorziare da mia moglie”. Hazrat Abu al-Darda, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: “Fratello, non ti dico di disobbedire ai tuoi genitori, ma non ti dico neppure di divorziare da tua moglie. Sì, se vuoi, posso riferirti ciò che ho sentito dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ho sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: ‘Il padre è la porta migliore del Paradiso’. Se volete, custoditela per voi; se volete, potete anche trascurarla”. — Ibn Hibban

Questo punto dell’hadith merita riflessione. L’interrogante venne e disse chiaramente: “Mio padre mi ha ordinato di divorziare”. Tuttavia Hazrat Abu al-Darda, che Allah sia soddisfatto di lui, nella risposta non disse esplicitamente: “Poiché lo dice tuo padre, divorzia”, perché obbedirgli sarebbe obbligatorio. Al contrario, disse: “Non ti dico di disobbedire ai tuoi genitori, ma non ti dico neppure di divorziare da tua moglie”. Se in questa questione l’obbedienza fosse stata indiscutibilmente obbligatoria, Hazrat Abu al-Darda, che Allah sia soddisfatto di lui, avrebbe detto chiaramente: “Divorzia e obbedisci ai tuoi genitori”. Con grande hikma e saggezza, Hazrat Abu al-Darda, che Allah sia soddisfatto di lui, gli riferì il detto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e lo incoraggiò a riflettere personalmente sulla questione, facendo però attenzione a non commettere un torto verso i genitori. Infatti, obbedire loro è un mezzo per raggiungere il Paradiso.

Cosa fare dopo la morte dei genitori

عن أبي أسيد قَالَ كُنَّا عِندَ النَّبِيِّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَقَالَ رَجُلٌ يا رسول الله هل بقى من برابوى شيء بعد موتهما أبرهُمَا قَالَ نَعم . خصال أربع الدعاء لَهُمَا، وَالاسْتِغْفَارُ لَهُمَا وَأَنْفَاذُ عَهْدِهِمَا وَأَكْرِمْ صديقهما وصلة الرحم التي لارحم لك الا من قبلهما .
«Hazrat Abu Usayd, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: eravamo alla presenza del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Un uomo chiese: “O Messaggero di Allah, è ancora possibile, dopo la morte dei genitori, continuare a comportarsi bene con loro?”. Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: “Sì. Vi sono quattro modi: (1) pregare per i genitori e chiedere perdono per loro; (2) mantenere le promesse da loro fatte e adempiere ai loro legittimi testamenti; (3) onorare e trattare con riguardo gli amici del padre e le amiche della madre; e (4) mantenere i legami di parentela e comportarsi bene con coloro che sono vostri parenti per parte dei genitori”.» — Al-Adab al-Mufrad

I genitori sopportano fatiche per allevare ed educare i figli e li sorvegliano giorno e notte. In verità, anche se per tutta la vita continuaste a servirli come servi e ancelle, non potreste mai adempiere pienamente al diritto che hanno al vostro servizio. Per questo il credente continua per tutta la vita a comportarsi bene con i genitori. Ma quando i genitori lasciano questo mondo, continua a pensare: “Ahimè, non ho fatto nulla per loro”. Perciò, dopo la loro morte, desidera trovare un modo per rendere felici le loro anime. Fu riguardo a questo sentimento profondo di un credente che un uomo interrogò il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli rispose che è possibile comportarsi bene con i genitori anche dopo la loro morte e descrisse i modi per farlo.

Uno: la supplica e l’istighfār: dopo la preghiera e in altri momenti, supplicate Allah con le lacrime agli occhi, dicendo: «O Allah, perdona i miei genitori! Copri i loro peccati e concedi loro ciò che concedi ai Tuoi servi e alle Tue serve virtuosi. O Allah, quando dipendevamo dal loro aiuto, dal loro affetto e dalle loro cure, essi sacrificarono ogni cosa per noi. Rinunciarono ai piaceri del giorno e al riposo della notte per noi. O Signore, ora essi sono alla Tua presenza. Durante l’infanzia, quando eravamo deboli e indifesi, dipendevamo da loro. Ora hanno ancora più bisogno della Tua misericordia e del Tuo favore di quanto ne avessero allora. O Signore, concedi loro l’ombra della Tua misericordia e accoglili nella dimora del Paradiso, la dimora del Tuo compiacimento.»

Hazrat Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che, quando dopo la morte la posizione del defunto viene elevata, egli domanda meravigliato: «Come è potuto accadere?». Allora gli viene detto da parte di Allah: «I tuoi figli hanno continuato a pregare per te e a implorare il perdono per te, e Allah lo ha accettato». Hazrat Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, ha inoltre narrato che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Quando una persona muore, la possibilità di compiere opere si conclude. Soltanto tre cose continuano a recargli beneficio anche dopo la morte: primo, la sadaqa jariya; secondo, la conoscenza ampia che ha lasciato e della quale le persone traggono beneficio; terzo, un figlio virtuoso che chiede perdono per lui».

Hazrat Ibn Sīrīn, che Allah abbia misericordia di lui, era un famoso venerabile tābiʿī. Raccontando una storia, disse: «Una notte eravamo al servizio di Hazrat Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli alzò le mani per supplicare e disse umilmente: “O Signore, perdona Abū Hurayra! O Signore, perdona la madre di Abū Hurayra! O Signore, perdona tutti coloro che pregano per il perdono di Abū Hurayra e di sua madre!”. Hazrat Ibn Sīrīn, che Allah abbia misericordia di lui, disse: “Continuammo a pregare per il perdono di Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, e di sua madre, affinché potessimo essere inclusi nella supplica di Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui”».

Due: adempiere alle promesse e alle disposizioni testamentarie dei genitori: durante la loro vita, i genitori possono aver fatto promesse a molte persone. Possono aver promesso qualcosa riguardo a varie questioni. Al momento della morte possono aver lasciato alcune disposizioni testamentarie.
Dopo la morte dei genitori, rimane al figlio un modo di comportarsi bene e virtuosamente nei loro confronti: adempiere alle promesse e alle disposizioni testamentarie da loro fatte. In questo modo bisogna continuare a sforzarsi di rendere felici le loro anime. Tuttavia, devono essere adempiute soltanto le loro disposizioni lecite e valide. Se si adempiono anche le loro disposizioni illecite, ciò non sarà un buon comportamento nei loro confronti, bensì un cattivo comportamento.
Se i genitori avevano promesso a qualcuno un aiuto finanziario oppure desideravano donare qualcosa a qualcuno, ma non ebbero l’opportunità di farlo durante la vita; oppure avevano fatto un voto, ma morirono prima di poterlo adempiere; oppure erano debitori o non ebbero l’opportunità di fare testamento, benché tu sappia che, se ne avessero avuto la possibilità, lo avrebbero certamente fatto; oppure non avevano lasciato alcuna disposizione testamentaria: se fai sadaqa a loro nome, tutto ciò costituirà un comportamento virtuoso nei loro confronti. Anche dopo la loro morte, per tutta la vita puoi così ottenere il compiacimento di Allah comportandoti bene con loro.
Hazrat ʿAbdullāh ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che un uomo chiese al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «O Messaggero di Allah, mia madre è morta senza lasciare alcuna disposizione testamentaria. Se faccio della sadaqa a suo nome, le recherà beneficio?». Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Sì, sì. Perché no?».

Anche Hazrat ʿAbdullāh, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che Hazrat Asʿad ibn ʿUbāda, che Allah sia soddisfatto di lui, disse al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «O Messaggero di Allah, mia madre aveva fatto un voto, ma è morta prima di poterlo adempiere. Posso adempiere questo voto a suo nome?». Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Perché no? Adempilo a suo nome».

Tre: il comportamento verso le amiche della madre e gli amici del padre: dopo la morte dei genitori, il terzo modo di comportarsi con loro consiste nel trattare bene e virtuosamente le amiche della madre e gli amici del padre. Nella vita sociale bisogna rispettare anche loro, come si rispettano le persone venerabili. Bisogna mostrare rispetto per le loro opinioni. È necessario coinvolgerli nelle consultazioni su varie questioni e trattarli sempre bene, mostrando loro rispetto.
Una volta il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Trattare bene gli amici del padre è il comportamento migliore».

Le opere dei nobili Compagni, che Allah sia soddisfatto di loro

Una volta Hazrat Abū al-Dardāʾ, che Allah sia soddisfatto di lui, si ammalò e la sua malattia continuò a peggiorare, al punto che non rimaneva più alcuna speranza che sopravvivesse. In quel momento Hazrat Yūsuf ibn ʿAbdullāh, che Allah sia soddisfatto di lui, viaggiò da molto lontano e giunse per assisterlo. Vedendolo, Hazrat Abū al-Dardāʾ, che Allah sia soddisfatto di lui, domandò meravigliato: «Come sei arrivato fin qui?». Yūsuf ibn ʿAbdullāh, che Allah sia soddisfatto di lui, rispose: «Hazrat, sono venuto qui soltanto per assistervi, poiché tra il mio rispettabile padre e voi esisteva un legame profondo».
Una volta Hazrat ʿAbdullāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, era in viaggio. In quell’occasione incontrò un beduino della Mecca. Il beduino guardò attentamente Hazrat Ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, e gli chiese: «Sei il figlio di Hazrat ʿUmar?». Hazrat Ibn ʿUmar rispose: «Sì, sono suo figlio». Allora si tolse il turbante dalla testa e glielo diede, poi lo fece sedere con onore sul proprio asino. Hazrat Ibn Dīnār disse: «Tutti noi osservammo queste cose con stupore e poi dicemmo: “Hazrat, egli è soltanto un beduino, o un abitante del villaggio. Se gli aveste dato due dirham, sarebbe stato sufficiente a renderlo soddisfatto”». Hazrat ʿAbdullāh, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Fratello, suo padre era amico di mio padre, Hazrat ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: “Onorate gli amici dei vostri padri e non permettete che questo legame si estingua; altrimenti Allah l’Altissimo spegnerà la vostra luce”».

Ḥaḍrat Abū Burda, che Allah sia soddisfatto di lui, ha detto: «Quando giunsi a Medina, Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, venne da me e mi disse: “Abū Burda, sai perché sono venuto da te?”. Abū Burda, che Allah sia soddisfatto di lui, rispose: “O Ḥaḍrat, non lo so”. Ḥaḍrat ʿAbd Allāh, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: “Ho sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: chi desidera comportarsi bene con il proprio padre che si trova nella tomba deve, dopo la morte del padre, comportarsi bene con i suoi amici. Poi disse: “Fratello, tra mio padre, Ḥaḍrat ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, e tuo padre esistevano un rapporto fraterno e un’amicizia. Voglio rendere omaggio a quell’amicizia e adempiere così al suo diritto».” — Ibn Ḥibbān

Quarto: comportarsi bene con i parenti dei genitori: il quarto modo di comportarsi dopo la morte dei genitori consiste nel trattare bene i loro parenti: i parenti dal lato materno, come zie materne, zii materni, nonne e nonni materni, e quelli dal lato paterno, come zii paterni, zie paterne, nonni e nonne paterni. Mostrarsi indipendenti da tutti questi parenti e trattarli con noncuranza equivale in realtà a mostrarsi indipendenti dai genitori; un credente o una credente non può comportarsi con noncuranza nei confronti dei propri genitori. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: “Non trattate mai con noncuranza i vostri padri e i vostri nonni. Comportarsi con noncuranza nei confronti dei genitori equivale a essere ingrati verso Allah”.

La ricompensa per pregare per i genitori

عن أنس قَالَ قَالَ رَسُولُ اللهِ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ إِنَّ الْعَبْدَ لَيَمُوتُ وَالِدَاهُ أَوْ أَحَدُهُمَا وَإِنَّهُ لَهُمَا لَعَاقَ فَلَا يَزَالُ يَدْعُولَهُمَا وَيَسْتَغْفِرْ لَهُمَا حَتَّى يكتبَهُ اللهُ بَارًا.
«È stato narrato da Ḥaḍrat Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Se una persona è stata disobbediente ai propri genitori per tutta la vita e poi suo padre e sua madre, oppure uno dei due, muore, deve continuare a pregare per i genitori e chiedere perdono per loro. Di conseguenza, Allah, per la Sua misericordia, lo annovera tra le persone virtuose”».

È necessario continuare per tutta la vita a obbedire ai genitori, a trattarli bene e a cercare di renderli soddisfatti. Tuttavia, anche se, nonostante ogni sforzo, essi non sono soddisfatti e lasciano questo mondo in uno stato di scontento, la porta della misericordia di Allah rimane aperta ed è ancora possibile rimediare. Grazie alle continue preghiere per loro e alle richieste di perdono, si può sperare che Allah l’Onnipotente perdoni gli errori e annoveri la persona tra i Suoi servi migliori. Nessun servo credente dovrebbe disperare della misericordia di Allah. Ogni volta che nel cuore del servo nasce il desiderio di pentirsi, Egli si affretta ad accettarlo e dispone ogni cosa affinché tale desiderio si rafforzi e produca il suo effetto sulla vita. Tuttavia, non è assolutamente corretto trarre da questo ḥadīth l’idea errata che si possa disobbedire ai genitori mentre sono in vita e ottenere la misericordia di Allah pregando per loro e chiedendo perdono dopo la loro morte. La verità è che bisogna servire i genitori mentre sono in vita, renderli soddisfatti e ottenere così il compiacimento di Allah.

Uno sguardo d’amore verso i genitori

عَنِ ابْنِ عَبَّاسٍ رَض أَنَّ رَسُولَ اللهِ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ مَا مِنْ وَلَدٍ
بار ينظر إلى والديه نظرة رحمة إلا كتب اللهُ لَهُ بِكُلِّ نَظَرَةٍ حَجَّة مبرورة قَالُوا إِنْ نَظَرَ كُلِّ يَوْمٍ مِائَةَ مَرَّةٍ قَالَ نَعَمُ وَاللَّهُ أَكْبَرُ وَأَطيبُ – مسلم«Ḥaḍrat Ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Ogni figlio virtuoso che guardi una volta i propri genitori con uno sguardo d’amore riceverà da Allah, in cambio, la ricompensa di un ḥajj accettato”. La gente chiese: “O Messaggero di Allah, e se qualcuno li guardasse cento volte in un giorno con uno sguardo di misericordia e d’amore?”. Egli rispose: “Sì, anche se li guardasse cento volte. Allah è più grande e più puro di quanto possiate immaginare”».

Il significato è che la misericordia e l’immensità di Allah sono così grandi che Egli può concedere ancora più di questo. Se un figlio guarda cento volte durante il giorno i propri genitori con uno sguardo di misericordia e d’amore, Allah può concedergli anche la ricompensa di cento ḥajj. Allah è più grande e più nobile di qualunque cosa l’essere umano possa pensare di Lui. L’essere umano riflette tenendo presenti le proprie capacità. Perciò una ricompensa così grande gli sembra impossibile e cade in un’idea errata. Ma non è corretto nutrire una simile opinione riguardo ad Allah. Egli è puro da ogni idea errata. Quell’Essere misericordioso può donare tanto che l’immaginazione umana non è neppure in grado di arrivare a concepirlo.

Assistenza economica ai genitori

يسْأَلُونَكَ مَاذَا يُنفِقُونَ ط قُلْ مَا أَنفَقْتُمْ مِنْ خَيْرٍ فَللوالدين .
«La gente ti chiede: “Che cosa dobbiamo spendere o elargire?”. Rispondi: “Qualunque bene spendiate, i primi ad averne diritto sono i genitori”» — Sura al-Baqara: 215

Così come nel Corano e nella Sunna è stata sottolineata l’importanza di servire i genitori, obbedire loro e trattarli bene, è stato anche ribadito che non è corretto risparmiare le proprie ricchezze senza spendere per loro. Al contrario, bisogna spendere innanzitutto per loro. E se sono bisognosi, possono prendere con la forza ciò che spetta loro. Se qualcuno, pur non venendo meno nel servizio e nell’obbedienza ai genitori, non vuole spendere denaro per loro, anche questo non è corretto. Così come i genitori hanno diritti sui figli, hanno anche diritti sui beni dei figli.

Il diritto del padre sui beni del figlio

Una volta un uomo si recò dal nobile Profeta — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — e si lamentò di suo padre, dicendo che questi prendeva i suoi beni ogni volta che ne aveva voglia. Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — fece chiamare il padre di quell’uomo. Si presentò un vecchio debole, appoggiandosi a un bastone. Quando iniziò a chiedergli ogni cosa, il vecchio disse: «O Messaggero di Allah! Ci fu un tempo in cui questo debole era ancora più indifeso e io ero forte. Ero ricco, mentre lui non possedeva neppure un centesimo. Non gli impedii mai di prendere i miei beni. Oggi io sono debole, mentre lui è robusto e forte. Io non possiedo neppure un centesimo, mentre lui è ricco. Ora non mi dà i suoi beni». Udite queste parole, la Misericordia dei mondi — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — scoppiò in lacrime e disse: «Tu e i tuoi beni appartenete a tuo padre. Tu e i tuoi beni appartenete a tuo padre».

La preoccupazione per i debiti dei genitori

Hazrat Abdullah ibn Zubayr — che Allah sia soddisfatto di lui — era un uomo estremamente impegnato. Nonostante ciò, non trascurò il servizio e i diritti dei suoi genitori. Come si era preso cura di loro durante la loro vita, così, dopo la loro morte, continuò a occuparsi pienamente dei loro diritti. Hazrat Zubayr — che Allah sia soddisfatto di lui — era una persona molto agiata. Di solito, quando muore una persona ricca, subito dopo la sua morte gli eredi iniziano a preoccuparsi della propria quota. Egli però, diversamente dagli uomini attaccati al mondo, non si preoccupò minimamente della propria parte. Eppure, secondo l’eredità, gli spettavano milioni e milioni. La sua unica preoccupazione era questa: suo padre non era forse rimasto debitore verso qualcuno? In effetti, per prima cosa saldò i debiti del padre con i beni lasciati. Dopo il pagamento dei debiti, gli altri eredi cominciarono a sollecitare la divisione dell’eredità e a presentare le proprie richieste. Ma Hazrat Abdullah impedì la divisione dell’eredità. Disse che per quattro anni consecutivi, durante la stagione del pellegrinaggio, avrebbe continuato ad annunciare la questione dei debiti del padre. Se ci fosse stato qualche creditore, avrebbe potuto riscuotere quanto gli spettava. Poteva infatti esserci ancora qualche creditore. Dopo aver fatto annunci in questo modo per quattro anni, avrebbe diviso l’eredità.

In questo modo convinse gli altri ad accettare il rinvio della divisione dell’eredità per quattro anni e, durante la stagione del pellegrinaggio, continuò, tramite annunci, a far pregare migliaia di persone per suo padre e a implorare per lui il perdono.

Le benedizioni del servizio ai genitori

عن أنس بن مَالِكٍ رَضِيَ اللهُ عَنْهُ قَالَ : قَالَ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ مَنْ سَرَّهُ أَن يُعدَّ لَهُ فِي عُمُرِهِ وَيُزَادُ لَهُ فِي رِزْقِهِ فَلْيَبَرُ وَالدَيْهِ وليصل رحمه – احمد، الترهيب والترغيب«Anas ibn Malik, che Allah si compiaccia di lui, ha narrato che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Se una persona desidera una lunga vita e un’ampia provvidenza, tratti bene i propri genitori e mantenga saldi i legami di parentela.”»

Questo mondo è un campo d’azione. Qui l’essere umano ha la possibilità di compiere molte opere per rendere prospera la vita nell’Aldilà. Ottenere una lunga vita e agiatezza in cambio del servizio ai genitori è una grande grazia di Allah. In questo mondo è stata offerta all’essere umano proprio l’opportunità di compiere altre buone azioni, aumentare le proprie ricompense e, servendo i genitori, divenire degno della misericordia di Allah.

عَنْ مُعَانِبْنِ أَنَسٍ رَض أَنَّ رَسُولَ اللهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ مَنْ بَرُ وَلِدَيْهِ طُوبَى لَهُ زَادَ اللَّهُ فِي عُمره – ( الترغيب والترهيب ج (۲«È narrato da Muadh ibn Anas, che Allah si compiaccia di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Buona novella per chi tratta bene i propri genitori: Allah prolungherà la sua vita.”»

Per un credente, ottenere una lunga vita è una buona novella nel senso che gli viene concessa l’opportunità di impegnarsi ulteriormente nel realizzare nobili aspirazioni, con l’obiettivo di rendere prospera la vita nell’Aldilà.

I diritti della madre sono maggiori di quelli del padre

Nell’allevare e crescere i figli, entrambi i genitori svolgono la loro parte. Entrambi sacrificano le proprie comodità e i propri piaceri per crescere i figli. Il padre spende per i figli il denaro guadagnato con il sudore del suo corpo, mentre la madre li alleva nutrendoli con il sangue del proprio cuore. Il figlio cresce grazie all’amore, agli sforzi e all’affetto congiunti di entrambi. Per questo, nel Corano e nella Sunna è stata sottolineata l’importanza di trattare bene entrambi e a entrambi è stato ordinato di prestare servizio e obbedienza.
Tuttavia, è altrettanto chiarissimo che è la madre a sopportare le maggiori difficoltà nell’allevare i figli. La madre cresce il bambino sacrificando la propria esistenza. Non vi è esempio pari al servizio e al sacrificio con cui, con amore e tenerezza, nutre il bambino con il sangue del proprio cuore e sacrifica continuamente il riposo del giorno e il sonno della notte per lui. Per questo, pur sottolineando nel Sacro Corano l’importanza di trattare bene entrambi i genitori, è stata rappresentata con grande forza la sofferenza della madre; allo stesso tempo è stato indicato questo significato: la madre, che consacra la propria vita, ha più diritto del padre al servizio, all’obbedienza e al buon trattamento. Questo significato è stato illustrato apertamente dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace:

ووصينا الْإِنْسَانَ بِوَالِدَيْهِ إِحْسَانًا ، حَمَلَتْهُ أُمَّهُ كُرْهًا وَوَضَعَتْهُ كُرْهًا . وحمله وفصله ثلثون شهراً – – الاحقاف : ١٥«E abbiamo raccomandato all’essere umano di trattare bene i propri genitori. Sua madre lo ha portato in grembo con sofferenza e lo ha partorito con grande sofferenza; il periodo della gestazione e dello svezzamento è di trenta mesi.» — Sura al-Ahqaf: 15

In un altro passo, esortando a manifestare gratitudine verso i genitori, il Nobile Corano menziona il sacrificio e le sofferenze incomparabili della madre e insiste particolarmente affinché il figlio sia riconoscente verso di lei.

ووصينا الإنسان بوالديه ، حملته أمه وهنا عَلَى وَهُن وَفَضْلُهُ فِي عَامَيْنِ أَنِ
اشكر لي ولوالديك – – لقمن : ١٤«E abbiamo ordinato all’essere umano di avere cura dei suoi genitori: sua madre lo ha portato in grembo, sopportando sofferenza su sofferenza, poi lo ha allattato e lo ha svezzato in due anni. Abbiamo ordinato: “Sii riconoscente verso di Me e verso i tuoi genitori”» — Sura Luqmān, 14.

Da questo modo di esprimersi del Sacro Corano risulta chiaramente che la madre ha maggior diritto al servizio, all’affetto, all’obbedienza, al buon trattamento e alla gratitudine. Infatti, ella sopporta sofferenze straordinarie per dare alla luce e allevare il figlio. Indubbiamente anche il padre partecipa all’allevamento, ma non vi è alcun paragone tra le fatiche e i sacrifici del padre e quelli sopportati dalla madre.

Conversazione istruttiva

Una volta, un uomo si recò dal Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — e si lamentò: «O Messaggero di Allah! Mia madre è una persona di cattivo carattere». Il nobile Profeta — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «Quando ti ha portato continuamente nel suo grembo per nove mesi, forse aveva cattivo carattere?». L’uomo disse: «O Messaggero! Dico la verità: ha cattivo carattere». Il Profeta — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «Quando, per amor tuo, vegliava notte dopo notte e ti allattava, forse allora aveva cattivo carattere?». L’uomo disse: «Ho già ricompensato mia madre per tutte quelle sue azioni». Il Profeta — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — domandò: «Hai davvero ricambiato ciò che ha fatto?». Egli rispose: «Ho portato mia madre sulle spalle e l’ho condotta al pellegrinaggio». Il nobile Profeta — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — gli diede una risposta decisiva: «Puoi forse ricambiare la sofferenza che ella sopportò quando ti diede alla luce?»

عن أبي هريرة رض قال جاء رجل إلى رسولِ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فقال يا رسول الله مَنْ أَحَقُّ النَّاسِ بِحُسْنِ صَحَابَتِي، قَالَ أُمُّكَ قَالَ ثُمَّ مَنْ ؟
قَالَ أُمُّكَ ! قَالَ : ثُمَّ مَنْ قَالَ : أُمِّكَ – قَالَ ثُمَّ مَنْ قَالَ أَبُوكَ— «Abū Hurayra — che Allah sia soddisfatto di lui — ha narrato: un uomo si recò dal Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — e chiese: “O Messaggero di Allah, chi ha più diritto al mio buon trattamento?”. Egli disse: “Tua madre”. Quello domandò: “E poi chi?”. Egli disse: “Tua madre”. Domandò: “E poi chi?”. Il Nobile Profeta — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: “Tua madre”. Egli disse: “E poi chi?”. Rispose: “Tuo padre”.»

Questo hadith afferma chiaramente che, per quanto riguarda il diritto a ricevere buon trattamento, cura e obbedienza, la posizione della madre è superiore a quella del padre. Il Compagno pose più volte la stessa domanda, e il Nobile Profeta — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — continuò a dare la stessa risposta: vostra madre è più degna di ricevere il vostro buon trattamento. Alla quarta volta disse che vostro padre è degno del vostro buon comportamento. Ḥazrat Ibn Baṭṭāl ha detto parole molto belle: il diritto della madre alla cura e al buon trattamento è tre volte maggiore di quello del padre. Infatti, per il figlio la madre compie tre azioni che per qualsiasi padre sarebbero persino difficili da immaginare: durante la gravidanza porta il bambino nel grembo, sopporta le sofferenze del parto e lo allatta. Anche il Sacro Corano richiama l’attenzione su questi tre importanti servizi e sofferenze da lei sopportati. Per quanto riguarda poi l’educazione e l’allevamento, entrambi i genitori sono sullo stesso piano. Per questo, esortando e guidando al buon trattamento verso entrambi, è stato detto che con entrambi bisogna comportarsi con rispetto, venerazione, cura, obbedienza e umiltà. La maggioranza degli ulema è concorde sul fatto che il diritto della madre sia maggiore di quello del padre. Ciò, tuttavia, non significa che si debba prestare sempre cura e obbedienza alla madre trascurando completamente il padre. In materia di rispetto e buone maniere, il padre ha maggior diritto, e non è in alcun modo corretto rompere i rapporti con lui. È stato ordinato di trattare bene entrambi. Nella pratica bisogna certamente ricordare che la fragilità della madre la rende maggiormente meritevole di benevolenza. E questa benevolenza consiste nel procurarle sempre maggiore comodità. Non si deve mai essere carenti nell’obbedienza alla madre, né arrecare dolore al suo cuore colmo d’affetto. Come la madre, durante l’infanzia del figlio, presta attenzione a ogni suo sentimento, così in nessun momento si devono ferire o disprezzare i suoi sentimenti.

Avere cura dell’affetto della madre

All’epoca del Messaggero di Allah, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam, un Ṣaḥābī divorziò dalla propria moglie per una certa ragione e volle portarle via il figlio piccolo. La situazione della madre divenne drammatica: da una parte il dolore della separazione dal marito, dall’altra il rischio che le venisse strappato anche il figlio, un pezzo del suo cuore e colui che dissipava le sue preoccupazioni. Affranta e turbata, si recò al cospetto del Raḥmat-e ʿĀlam, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam, e gli espose tutta la sua dolorosa vicenda con parole colme di commozione. Disse: «O Messaggero di Allah! Mio marito ha divorziato da me. In questo modo sono stata privata della sua tutela. O Messaggero di Allah, ora egli vuole portarmi via anche questo bambino. O Messaggero di Allah, o Raḥmat-e ʿĀlam! Questo è il mio figlio prediletto. Il mio grembo è il suo luogo di riposo, il mio seno è il suo otre per bere e il mio grembo è la sua casa. Egli è la fonte del mio conforto. Va a prendermi l’acqua dal pozzo. O Messaggero di Allah, come potrò sopportare questo dolore?». Il Nobile Profeta, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam, disse: «Tirate a sorte». Il padre si fece avanti e disse: «O Messaggero di Allah! Questo è mio figlio. Chi può avere più diritto di me su mio figlio?». Il Nobile Profeta, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam, si rivolse al bambino e disse: «Egli è tuo padre e questa è tua madre. Figlio mio, prendi la mano di chi vuoi». Il bambino prese la mano della madre. Il Messaggero di Allah, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam, disse alla madre del bambino: «Va’. Finché non ti risposerai, nessuno potrà portartelo via».

Prestare attenzione agli ordini della madre

Durante il governo di ʿUthmān, raḍiyallāhu ʿanhu, il prezzo dei datteri era aumentato. Un giorno la gente vide Usāmah ibn Zayd, raḍiyallāhu ʿanhu, abbattere una palma da dattero ed estrarne il germoglio apicale. Tutti, meravigliati, gli chiesero: «Eccellenza, perché distruggi in questo modo una palma da dattero in un mercato così caro? Oggi le palme da dattero sono un bene estremamente prezioso». Egli rispose: «Fratelli, che cosa posso dirvi? Mia madre mi ha ordinato di prendere il germoglio apicale della palma da dattero. Si può mai disobbedire all’ordine della madre?»

Mostrare adab verso la madre

Ḥazrat Muḥammad ibn Sīrīn, raḥmatullāhi ʿalayh, era un celebre Tābiʿī. Era considerato un imām nel fiqh e negli ḥadīth. Sua madre era originaria dell’Ḥijāz. Egli prestava grande attenzione all’adab, al rispetto e ai desideri della madre. Quando le comprava dei vestiti, badava che fossero morbidi e belli. Per la festa dellʿĪd tingeva con le proprie mani gli abiti di sua madre. Le mostrava una devozione e un rispetto tali che non le parlava mai a voce alta. Le parlava come se le stesse confidando un segreto.

Servire la madre

Ḥazrat Uways al-Qaranī, raḥmatullāhi ʿalayh, era un uomo estremamente famoso e pio. Il Messaggero di Allah, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam, lo aveva insignito del titolo di migliore Tābiʿī. Egli disse a Ḥazrat ʿUmar, raḍiyallāhu ʿanhu: «Tra i migliori Tābiʿīn vi è un uomo della tribù di Qaran. Il suo nome è Uways. Ha un’anziana madre. Quando giura, mantiene il giuramento. Se puoi chiedergli di pregare per il tuo perdono, fallo senz’altro». Ḥazrat Uways, raḥmatullāhi ʿalayh, visse nella stessa epoca del Messaggero di Allah, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam. Tuttavia non poté incontrarlo. Quale desiderio più grande può avere un credente che illuminare i propri occhi con la visione del Messaggero di Allah, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam? Ma, poiché aveva un’anziana madre e desiderava non lasciarla sola, Ḥazrat Uways, raḥmatullāhi ʿalayh, non poté recarsi al cospetto del Messaggero di Allah, ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam. Rimaneva incessantemente al suo servizio giorno e notte. Desiderava ardentemente compiere il Ḥajj, ma finché sua madre fu in vita non poté lasciarla sola per recarsi al pellegrinaggio. Soddisfece questo desiderio soltanto dopo la sua morte.

Comportarsi con la madre

Un uomo venne da Hadrat Ibn ʿAbbas, che Allah sia soddisfatto di lui, e disse: «Hadrat, avevo inviato una proposta di matrimonio a una certa famiglia, ma la sposa rifiutò la proposta. Quando un altro uomo le inviò una proposta, ella la accettò. Considerando ciò un affronto al mio onore e spinto dall’emozione, ho ucciso quella donna. Hadrat, ditemi: esiste ancora per me una via al pentimento?». Hadrat ʿAbdullah, che Allah sia soddisfatto di lui, gli chiese: «Dimmi, tua madre è ancora viva?». Egli rispose: «Hadrat, mia madre è deceduta». Egli disse: «Va’, pentiti sinceramente e compi atti attraverso i quali tu possa ottenere la vicinanza e il compiacimento di Allah».
Hadrat Zayd ibn Aslam venne da Hadrat ʿAbdullah e gli chiese: «Perché hai domandato a quell’uomo se sua madre fosse viva?». Hadrat ʿAbdullah rispose: «Non conosco atto più grande del buon comportamento verso la madre per ottenere la vicinanza e il compiacimento di Allah».
Un episodio simile avvenne proprio all’epoca del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Un uomo si presentò al cospetto del nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e cominciò a dire: «O Messaggero di Allah, ho commesso un grave peccato. O Messaggero di Allah, c’è per me una via aperta al pentimento?». Il Misericordioso per i mondi, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Tua madre è ancora viva?». L’uomo rispose: «Signore, mia madre non è più in vita». Allora egli disse: «Ebbene, tua zia materna è ancora viva?». Egli rispose: «Sì, è viva». Disse: «Tratta bene tua zia materna».

Da questi episodi si può comprendere l’eccellenza della madre e l’importanza religiosa del servirla. Il Nobile Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha indicato il buon comportamento verso la madre come mezzo per sfuggire alla punizione e ottenere il compiacimento di Allah, anche quando una persona abbia commesso un grave peccato. Ed è una misericordia suprema di Allah che, se la madre è deceduta, una persona possa preparare il proprio aldilà comportandosi bene con la sorella della madre.

Comportarsi con la madre di latte

عن أبي الطفيل رض قال : رأيت النبي صلى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ يُقْسِمُ لَحْمًا بالجعرانة إِذا أَقْبَلَتْ امْرَأَةٌ حَتَّى بنت إلى النَّبِيِّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فبسط لها رداءه فجلست عَلَيْهِ فَقُلْتُ من هي ؟ قَالُوا : هِيَ أُمُّهُ الَّتِي أرضعته (ابو داود)
«È narrato da Hadrat Abū al-Tufayl, che Allah sia soddisfatto di lui: disse: “Vidi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, distribuire carne in un luogo chiamato Jiʿrānah. Nel frattempo arrivò una donna e si avvicinò moltissimo al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli stese per lei il proprio mantello ed ella vi si sedette sopra. Chiesi alla gente: ‘Chi è questa donna?’. Essi risposero: ‘È la madre del Profeta, colei che lo allattò’”.

La donna che allatta un bambino, diversa dalla sua madre naturale, viene chiamata madre di latte. Una donna non può diventare la madre naturale di un bambino soltanto perché lo ha allattato. Tuttavia, in alcuni ambiti, ella acquisisce lo stesso status della madre naturale. Per quanto riguarda il matrimonio e il velo, l’Islam ha stabilito per la madre di latte lo stesso status che ha stabilito per la madre naturale. Anche questo episodio del diletto Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rende chiaro che bisogna comportarsi con la madre di latte come con la propria madre. Bisogna servirla e mostrarle ogni forma di rispetto.

Comportarsi con i genitori non musulmani

In questo mondo continua incessantemente lo scontro tra la verità e la falsità, e tra la giustizia e l’ingiustizia. Sebbene sia raro, è possibile che i genitori di un musulmano siano privi dell’Islam. In tale situazione, come ci si deve comportare con loro? Questa è una questione importante della vita sociale.
Riguardo alla religione e alla fede, nel Sacro Corano è stato affermato chiaramente che, se i genitori ordinano il politeismo e il peccato, non bisogna assolutamente obbedire loro. Il diritto di Allah è superiore a quello dei genitori, ed è dovere dei genitori stessi adempiere il diritto di Allah e obbedirGli. Infatti, è tanto illecito obbedire ai genitori disobbedendo al loro Creatore e Signore, quanto lo è persino concepire un simile pensiero.

وَإِنْ جَاهَدَكَ عَلَى أَنْ تُشْرِكَ بِي مَا لَيْسَ لَكَ بِهِ عِلْمٌ فَلَا تُطِعْهُمَا ، – لقمن : ١٥«E se entrambi ti esortano ad associare a Me ciò di cui non hai conoscenza, non obbedire loro». — Sura Luqman, 15

Non soltanto per quanto riguarda lo shirk, ma in tutti i casi in cui diventa necessario disobbedire ad Allah, l’obbedienza nei loro confronti viene meno. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha dichiarato chiaramente che non si può obbedire a nessuno disobbedendo ad Allah.

La madre miscredente di Saʿd

Saʿd ibn Abī Waqqāṣ, che Allah sia soddisfatto di lui, era un illustre Compagno. Aveva appena abbracciato l’Islam all’età di diciannove anni. Sua madre venne a saperlo. Appena lo seppe, giurò: o abbandonerai l’Islam, oppure morirò di fame. Saʿd, che Allah sia soddisfatto di lui, era estremamente obbediente verso sua madre. Sua madre continuava a dirgli: «Guarda! Nella vostra religione è stata attribuita un’importanza particolare all’obbedienza verso i genitori. Io sono tua madre. Disobbedendo a tua madre, stai violando tu stesso i precetti della tua religione. Ti ordino di abbandonare l’Islam». Saʿd ha narrato personalmente che per tre giorni non mangiò né bevve nulla. Divenne molto debole per la fame e la sete. Mio fratello lo costrinse ad aprire la bocca e gli fece ingerire del cibo. In questa situazione, Allah l’Altissimo fece scendere questo versetto:
«Se i vostri genitori vi costringono ad associare ad Allah dei compagni, non obbedite loro».

In materia di religione e fede, la questione è chiara. Bisogna rifiutare con decisione di obbedire loro e non lasciarsi affatto influenzare dalla loro durezza e dalle loro pressioni. Tuttavia, nelle questioni mondane, bisogna servirli e trattarli con gentilezza. Occorre continuare a cercare di condurli alla fede attraverso un atteggiamento mite.

وصاحبهما في الدنيا معروفا ، واتبع سبيل مَنْ آنَابَ إِلَى – لقمن : ١٥«E comportatevi con loro con benevolenza nella vita mondana e seguite la via di coloro che ritornano a Me» — Sura Luqmān, 15

L’Islam ha attribuito un’importanza suprema al servizio e all’obbedienza verso i genitori, anche qualora essi siano immersi nella palude della miscredenza e dello shirk. Persino se non si limitano a ciò, ma vogliono costringere anche i figli a sprofondarvi, il figlio deve comunque assolutamente rispettare la loro dignità nelle questioni mondane. In ogni caso, essi sono i genitori, il mezzo attraverso il quale il figlio è venuto al mondo. Perciò, nonostante tutto, è obbligatorio servirli in ogni modo e trattarli con gentilezza. Se necessario, bisogna anche aiutarli finanziariamente e non dare loro alcun motivo di lamentela sotto il profilo mondano. Quanto alla religione e alla fede, invece, bisogna seguire soltanto coloro che ritornano ad Allah, percorrono la via dell’Islam e sono pii servi realmente obbedienti ad Allah.

L’insegnamento del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riguardo alla madre politeista

عَنْ أَسْمَاءَ بِنْتِ أَبِي بَكْرٍ رَض قَالَتْ : قَدِمَتْ عَلَى أُمِّي وَهِيَ مُشْرِكَةً فِي عَهْدِ رسول الله صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَاسْتَفْتَيْتُ رَسُولَ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ
وسلم قلت : قدمت على أمي ، وهي راغبةٌ أَفَاصِلُ أُمِّي ؟ قَالَ : نَعَمُ
صلى أمك – بخاریHa raccontato Asmāʾ, figlia di Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lei: «Durante l’epoca benedetta del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mia madre venne da me mentre era politeista. Mi rivolsi al caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dissi: “Mia madre è venuta da me, ma è ostile all’Islam. Posso mantenere con lei i legami di parentela?”. Egli disse: “Sì. Puoi mantenere i legami di parentela con tua madre”». — Bukhārī

Da questo hadith si comprende chiaramente che bisogna mantenere con i genitori politeisti gli stessi rapporti di parentela che si mantengono con i genitori musulmani. Nelle questioni terrene bisogna certamente avere riguardo per il loro onore, la loro dignità e il loro servizio, e procurar loro ogni possibile agio. Tuttavia, in quanto credente, bisogna tenere presente che il più grande desiderio di bene e il comportamento migliore verso i genitori consistono nello sforzo costante di avvicinarli all’Islam attraverso il proprio carattere, il proprio comportamento, le proprie conversazioni e il proprio servizio. Bisogna inoltre supplicare Allah con il cuore aperto e tra le lacrime, chiedendoGli di guidarli. Anche la madre di Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, inizialmente era priva dell’Islam. Egli, tuttavia, non venne mai meno nel mostrarle onore, rispetto e servizio. Continuò sempre a comportarsi bene con lei e a invitarla all’Islam. Pregava continuamente Allah affinché la guidasse. Questo episodio chiarisce in modo evidente come, nell’eventualità — che Allah non voglia — che i genitori di qualcuno siano non musulmani, egli debba vivere con loro, rispettarli, comportarsi bene nei loro confronti e realizzare i suoi buoni desideri per loro.

Il risultato del buon comportamento con una madre che rifiuta l’Islam

Dopo che Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, divenne musulmano, sua madre rimase immersa nello shirk per molto tempo. Egli continuò a invitarla a riflettere sulle conseguenze dello shirk e ad accettare l’Islam. Ma, poiché il suo cuore non si era ancora aperto alla guida, ella continuava a rifiutare. Nonostante ciò, Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, non venne meno nel renderle onore, servirla e obbedirle. Un giorno, mentre le presentava l’invito alla religione, sua madre si comportò in modo irrispettoso nei confronti del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il cuore di Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, si riempì di dolore e, piangendo, si recò dal nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Messaggero di Allah! Spiego sempre a mia madre gli insegnamenti della religione, ma lei continua a rifiutarli. Oggi, però, è accaduto qualcosa di terribile. Mentre le presentavo l’invito alla religione del tawhid, si è adirata, ha mancato di rispetto alla tua persona e ti ha persino insultato. O Messaggero di Allah! Non ho potuto sopportarlo. Il mio cuore si è riempito di dolore e le lacrime hanno cominciato a scorrermi dagli occhi. O Messaggero di Allah, prega affinché Allah apra il cuore di mia madre all’Islam». Il Misericordioso dell’universo, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, levò subito le mani per pregare e disse: «O Allah, guida la madre di Abu Hurayra!»

Vedendo il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregare, tutte le mie preoccupazioni cominciarono a svanire e tornai a casa pieno di gioia. Quando arrivai, trovai la porta chiusa e sentii scorrere dell’acqua. Udendo i miei passi, la venerabile madre mi disse dall’interno: «Figlio mio, aspetta fuori per qualche istante». Attesi per un po’ proprio fuori. Dal rumore dell’acqua avevo capito che mia madre si stava lavando. Il mio cuore era allora fuori di sé dalla gioia. Mia madre terminò rapidamente il bagno, si vestì e venne ad aprire la porta. Si era affrettata tanto che aveva persino dimenticato di mettere il dupatta; appena aprì la porta, disse: «Figlio mio, Abu Hurayra, Allah ha ascoltato la tua preghiera. Sii testimone: sto pronunciando la professione di fede: “Attesto che non vi è divinità all’infuori di Allah e attesto che Muhammad è il Suo servo e il Suo Messaggero”». Ero così felice che le lacrime di gioia mi scorrevano dagli occhi. Con gli occhi pieni di lacrime di gioia, mi recai subito dal Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dissi: «O Messaggero di Allah! Sono venuto a darti una buona notizia. Allah ha accolto la preghiera del Suo amato Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e mia madre ha ricevuto il dono della fede». Udendo ciò, egli fu anch’egli molto felice, lodò Allah e mi diede alcuni consigli.

Poi presentai al nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, un’altra richiesta. Dissi: «O Messaggero di Allah, prega affinché Allah renda me e mia madre amati da tutti i credenti e renda tutti i credenti cari a me e a mia madre». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregò anche per questo: «O Signore, infondi nel cuore di tutti i credenti l’amore per Abu Hurayra e sua madre e infondi nel cuore di entrambi l’amore per tutti i musulmani». Dopo questa preghiera accolta del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ogni musulmano che mi vedeva o udiva parlare mi amava.

La disobbedienza ai genitori

Dopo lo shirk, il peccato più grave è la disobbedienza ai genitori. È una colpa così abominevole che soltanto pensarci fa rabbrividire. La gratitudine e l’ihsan sono qualità fondamentali grazie alle quali l’essere umano diventa veramente umano. Chi si priva di questa qualità fondamentale è privo di umanità. Una persona del genere non può essere gradita ad Allah. Non è capace di adempiere né ai diritti di Allah né a quelli degli esseri umani. Dopo Allah, il più grande ihsan è quello dei genitori: attraverso di loro Allah dona la vita e, all’ombra del loro affetto e del loro amore, provvede alla nostra crescita. Essi dimenticano la propria esistenza per allevare i figli e sacrificano il proprio benessere pensando al conforto e alla felicità dei figli. Indubbiamente, la più alta espressione di nobiltà, benevolenza e gratitudine consiste nel ringraziarli dal profondo del cuore, riconoscere il bene che ci hanno fatto, restare loro riconoscenti per tutta la vita e continuare a comportarsi bene con loro, dimenticando se stessi. Se qualcuno è grato ad Allah, percepisce il bene che Allah gli ha elargito e desidera obbedirGli, non può mai disobbedire ai genitori. Altro che disobbedire: non può neppure essere incurante nei loro confronti.

Un peccato abominevole

عنْ أَبِي بُكْرَةَ رَضِيَ اللهُ عَنْهُ قَالَ : قَالَ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وسلم : أَلا أُنَبِّئُكُمْ بِأَكْبَرِ الْكَبَائِرِ ثَلَاثًا قُلْنَا بَلَى يَا رَسُولُ اللَّهِ : قَالَ : الإشراك بِاللهِ وَعُقُوقَ الْوَالِدَيْنِ، وَكَانَ مُتَّكِنَّا فَجَلَسَ فَقَالَ : أَلَا وَقَوْلُ الزورِ ، وَشَهَادَةُ الرُّورِ ، فَمَا زَالَ يُكَبِّرُهَا حَتَّى قُلْنَا لَيْتَهُ سَكَتَ (بخاری
مسلم، ترمذی«Hazrat Abu Bakr, che Allah sia compiaciuto di lui, ha narrato: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: “Non devo forse informarvi dei tre peccati più gravi?” Dicemmo: “Certamente, o Messaggero di Allah!” Egli disse: “Associare dei soci ad Allah e disobbedire ai genitori”. Poi si sollevò dalla posizione appoggiata in cui sedeva e disse: “Ascoltate molto attentamente: dire il falso e rendere falsa testimonianza”. E continuò a ripeterlo, finché dicemmo: “Ahimè! Se solo tacesse!”»

Nel hadith, a proposito della disobbedienza ai genitori, è stata usata la parola “ʿuqūq”. È un termine dal significato molto ampio. Nell’autorevole Corano, il nome dato alla contrapposizione a tutto ciò per cui si è insistito nel comandare di trattare bene i genitori è “ʿuqūq”. L’indifferenza nei confronti dei genitori, il comportarsi con durezza verso di loro, il non dare importanza alle loro istruzioni, causare loro dolore e disobbedire loro: tutto ciò rientra nel significato di “ʿuqūq”.

In secondo luogo, anche il modo in cui l’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, espone il discorso merita riflessione. Un’esposizione di questo genere è del tutto naturale ed efficace per esprimere l’importanza dell’argomento e renderlo incisivo. Se nell’ascoltatore è presente lo spirito dell’obbedienza, essa suscita nel suo cuore, contro questo genere abominevole di peccato, un’avversione tale che il solo pensarlo provoca disgusto e il solo immaginarlo fa tremare il corpo.

Nel hadith, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pone anzitutto una domanda ai Compagni, che Allah sia compiaciuto di loro. Lo scopo della domanda non è che i Compagni, che Allah sia compiaciuto di loro, diano una risposta. Piuttosto, egli intende dire che è venuto per indicare la via della salvezza e che deve necessariamente parlare di questo. Dice: “Non devo forse mettervi in guardia da tre peccati abominevoli?”. In questo modo non pone una sola domanda per poi rivelare subito il punto essenziale; al contrario, richiama per tre volte l’attenzione dei Compagni, che Allah sia compiaciuto di loro, dicendo: “Non devo forse mettervi in guardia da tre peccati gravi?”.

Questo stesso metodo espositivo indica chiaramente che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, considerava questi peccati distruttivi per gli esseri umani e desiderava inoltre che l’ascoltatore ne comprendesse il significato con l’orecchio del cuore. Dopo aver ripetuto per tre volte l’avvertimento, quando i Compagni, che Allah sia compiaciuto di loro, divennero ansiosi di ascoltare, egli disse: “Associare qualcuno ad Allah e disobbedire ai genitori”. Poi la preoccupazione per questo peccato abominevole agitò anche il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Era seduto appoggiato; preso dall’emozione e dall’ansia, si mise a sedere eretto ed esclamò: “O gente, ascoltate attentamente con le vostre orecchie: dire il falso e rendere falsa testimonianza”. Poi divenne ancora più preoccupato e continuò a ripetere queste parole una dopo l’altra. Vedendo il suo stato, i Compagni, che Allah sia compiaciuto di loro, si angustiarono e cominciarono a sperare: “Ahimè! Se solo il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tacesse!”

La terza questione importante è che l’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mise in guardia la comunità da tre peccati gravi. Tra questi peccati, dopo lo shirk, viene menzionata la disobbedienza ai genitori. Anche nel Corano autorevole la sequenza è la stessa: “Di’: ‘Venite, vi reciterò ciò che il vostro Signore vi ha proibito: non associate nulla ad Allah e trattate bene i genitori’”. Negare i diritti di Allah è shirk, mentre trascurare i diritti dei genitori è disobbedienza. Riflettete: il diritto più grande è quello del Creatore, Allah. Negare l’unicità di Allah e associargli qualcuno è il peccato più grave. È un peccato tanto abominevole che non viene perdonato. Nel Nobile Corano è detto: “In verità, Allah non perdona il peccato dello shirk”. Dopo quello di Allah, il diritto più grande è quello dei genitori; e dopo l’ingratitudine e la disobbedienza verso Allah, il peccato più grave è l’ingratitudine e la disobbedienza verso i genitori. Infatti Allah, dopo aver menzionato i propri diritti, ha menzionato proprio i loro diritti e ha ordinato di essere grati ai genitori insieme all’essere grati a Lui. In altre parole: “Sii grato a Me e ai tuoi genitori”. Forse in alcune narrazioni questa sequenza non è presente, e per questo non è stata riportata nello stesso modo. In ogni passo del Nobile Corano e anche nei hadith, essa è riportata in quest’ordine.

La lettera del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, agli abitanti dello Yemen

Il Messaggero di Allah, Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò agli abitanti dello Yemen, per mezzo di Hazrat ʿAmr ibn Hazm, che Allah sia compiaciuto di lui, una memorabile lettera. Anche in essa li mise in guardia dicendo: “Sappiate che, presso Allah, nel Giorno della Resurrezione, i peccati più gravi saranno: (1) associare dei soci ad Allah, (2) uccidere ingiustamente un credente, (3) fuggire dal jihad sulla via di Allah, (4) disobbedire ai genitori, (5) accusare di adulterio donne caste, nobili e pure, (6) imparare la magia, (7) consumare l’usura e (8) divorare i beni dell’orfano”.

Le raccomandazioni del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace

Hazrat Muʿadh ibn Jabal, che Allah sia compiaciuto di lui, era un Compagno di altissimo rango. Hazrat Umar, che Allah sia compiaciuto di lui, diceva: “Se non ci fosse stato Muʿadh, sarei certamente perito”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli diede molte raccomandazioni. Una volta egli disse: “Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi ha raccomandato: ‘Non associare mai nessuno ad Allah, anche se dovessi essere ucciso e bruciato nel fuoco; e non disobbedire mai ai genitori, anche se ti ordinassero di allontanarti dai tuoi beni e dalla tua famiglia’”.

Far piangere i genitori

Hazrat ʿAbdullah ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, era un Compagno di elevatissimo rango. Era un eminente sapiente, devoto e asceta. In ogni ambito osservava scrupolosamente la Sunna. Per sessant’anni emise fatwa. Egli disse: «Far piangere i genitori significa disobbedire loro, ed è un peccato gravissimo».

Insultare i genitori

عَنْ عَبْدِ اللَّهِ بْنِ عَمْرِ بنِ الْعَاصِ رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُمَا أَنَّ رَسُولَ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ : مِنَ
الكَبَائِرِ شَتُمُ الرَّجُلِ وَالدَيْهِ قَالُوا : يَا رَسُولَ
الله ! وَهَلْ يَسْتمُ الرَّجُلُ وَالدَيْهِ ؟ قَالَ نَعَمْ يَسُبُّ أَبَا الرَّجُلِ فَيَسُبُّ أَبَاهُ يسب أمه فيسب أمه – بخاری، مسلم، ترمذی وغيره«Hazrat ʿAbdullah ibn ʿAmr, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Insultare i propri genitori rientra tra i peccati maggiori”. La gente chiese, meravigliata: “O Messaggero di Allah! Ma una persona può davvero insultare i propri genitori?”. Egli, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: “Sì. Insulta il padre di un altro, e quello insulta suo padre; insulta la madre di un altro, e quello insulta sua madre”.

Da questo hadith apprendiamo che bisogna prestare necessariamente attenzione all’onore e alla dignità dei genitori. Occorre fare in modo che non subiscano alcun tipo di sofferenza. Non solo: non bisogna rivolgere neppure ai genitori altrui parole tali da provocare l’altro, inducendolo a insultare a sua volta i nostri genitori.

Maledire

«Hazrat Abu Tufayl racconta: Hazrat ʿAli, che Allah sia soddisfatto di lui, fu interrogato: “Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ti ha forse detto qualcosa che non abbia detto a nessun altro?”. Egli rispose: “Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non mi ha detto nulla che non abbia detto ad altri. Tuttavia, nella guaina della mia spada vi è uno scritto”. Poi estrasse lo scritto dalla guaina della spada. Vi era scritto: “Allah maledice chi sacrifica invocando un altro all’infuori di Allah; Allah maledice chi modifica i confini della terra; Allah maledice chi maledice i propri genitori; e Allah maledice chi introduce nella religione qualcosa di nuovo”». Maledire e insultare i genitori è un atto talmente abominevole e riprovevole da essere inconcepibile; eppure, nel mondo e nel campo delle attività umane, accadono fatti di ogni genere. A causa dell’ira, del desiderio di vendetta, dell’ignoranza e dell’insensatezza, talvolta le persone commettono azioni che, in condizioni normali, è persino difficile immaginare.
Anche i genitori sono esseri umani. Neppure loro sono immuni dalle debolezze umane. Anche in loro sono presenti odio, amore, ira, desiderio di vendetta e altre debolezze. A causa delle debolezze umane, talvolta possono pronunciare parole o assumere comportamenti indesiderati e non attesi da parte loro. Non bisogna lasciarsi provocare da ciò. Non si possono ignorare i loro diritti. I genitori sono quelle due persone che dedicano tutta la loro vita alla crescita, all’educazione e al benessere dei figli. Qualunque sia il loro comportamento, non è decoroso dire qualcosa contro di loro. Non bisogna insultarli né dimenticare tutti i loro atti di benevolenza.

Indubbiamente, talvolta anche i genitori, venendo meno ai diritti dei figli e attraverso comportamenti sconvenienti, possono spingere i figli sulla via della disobbedienza e della ribellione. Ciò accade soprattutto quando il padre si risposa e i figli sono costretti a vivere con una matrigna. In queste situazioni sorgono diversi eventi dolorosi. Di solito la matrigna cerca in vari modi di mettere il padre contro i figli, fino a desiderare sinceramente che egli cambi atteggiamento nei loro confronti. Generalmente anche il padre, per compiacere in qualche misura la nuova moglie e a causa delle sue continue insistenze, comincia a trattare i propri figli come se fossero figli di una matrigna. Allo stesso modo, se la madre si risposa e i figli finiscono sotto l’autorità del patrigno, di norma il patrigno non riesce in alcun modo a tollerare che si trattino bene i figli del precedente matrimonio; se non arriva a tanto, desidera almeno amare i propri figli più dei figli precedenti. Anche la madre, in parte per compiacere il marito e in gran parte cedendo alla sua volontà, talvolta si comporta male. Eppure, da una persona come una madre ciò non è certamente lecito aspettarselo. Dal punto di vista della giustizia, in una simile situazione i genitori devono essere considerati, almeno in una certa misura, colpevoli. In circostanze del genere, la famiglia e la società hanno una responsabilità. È loro dovere porre un freno a questo tipo di genitori, ricordare loro le responsabilità e i doveri e, mediante la pressione sociale, costringerli a trattare i figli come figli. Tuttavia, per il vincolo che li unisce ai genitori, i figli devono mantenere la pazienza in ogni circostanza. Devono vigilare con attenzione sull’onore e sulla dignità dei genitori e non devono lasciarsi sfuggire parole contrarie all’onore della madre. In ogni circostanza, il dovere dei figli è dimostrare, per quanto possibile, gratitudine, obbedienza e un comportamento eccellente. Un poeta ha detto molto bene:
“Qualunque ordine impartisca tuo padre, obbedisci; sappi con certezza che chi obbedisce al padre non viene mai umiliato”.

La punizione della disobbedienza si subisce già in questo mondo

عن أَبِي بَكْرَةَ رَض عَنِ النَّبِيِّ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ : كُلُّ الذُّنُوبِ يُؤَخِّرُ اللَّهُ مِنْهَا مَا شَاءَ إِلَى يَوْمِ الْقِيَامَةِ إِلَّا عُقُوقُ الْوَالِدَيْنِ فَإِنَّ اللَّهَ يعجلة بصاحبه في الحيوة قَبْلَ الْمَمَاتِ – رواه الحاكم«Hazrat Abu Bakra, che Allah sia soddisfatto di lui, ha riferito che il Profeta prediletto, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Allah rimanda fino al Giorno della Resurrezione la punizione dei peccati che desidera. Quanto alla disobbedienza verso i genitori, Egli infligge al colpevole la sua punizione rapidamente, durante la vita, prima della morte”.» — Riferito da al-Hakim

Il significato è che Allah l’Altissimo rimanda fino alla Resurrezione la punizione degli altri peccati, e in questo mondo quella persona rimane al sicuro dalla loro punizione. La disobbedienza verso i genitori, invece, è un peccato la cui punizione si deve subire già in questo mondo, mentre nell’Aldilà vi sarà comunque la punizione.

Le buone azioni del disobbediente rimangono prive di frutto

È stato riferito da Hazrat Thawban, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Vi sono tre peccati accanto ai quali nessuna buona azione giova: il primo è l’associazionismo, il secondo la disobbedienza verso i genitori e il terzo la fuga dal jihad.
Un altro Compagno, Amr ibn Murra, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: “Un uomo venne dal Profeta prediletto, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e cominciò a dire: ‘Attesto che Allah è Uno, che non vi è alcuna divinità all’infuori di Lui e che tu sei il Messaggero di Allah. Compio le cinque preghiere quotidiane, pago la zakat sui miei beni e digiuno durante Ramadan’. Dopo aver ascoltato ciò, il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: ‘Chi conclude dicendo questo sarà, nel Giorno della Resurrezione, insieme ai profeti, ai sinceri e ai martiri’». (E sollevò due dita della mano.) «A condizione che non sia disobbediente ai propri genitori e non si ribelli loro.»

La disobbedienza verso la madre

وَعَنْ أَبِي عِيسَى الْمُغِيرَةِ بْنِ شُعْبَةَ رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُ عَنِ النَّبِيِّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ : إِنَّ اللهَ تَعَالَى حَرَّمَ عَلَيْكُمْ عُقُوقَ الْأُمَّهَاتِ، وَمَنْعًا وَهُتِ، وَدَاد البنات وكره لكم قيل وقال، وكثرة السؤال، وإضاعَةَ الْمَال – متفق عليه«Hazrat Abu Isa al-Mughira ibn Shu’ba, che Allah sia soddisfatto di lui, ha riferito che il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Sappiate che Allah vi ha proibito la disobbedienza verso le madri, l’avarizia, la brama e il seppellimento vivo delle bambine; e ha disapprovato per voi le chiacchiere inutili, le domande eccessive e lo sperpero dei beni”.» — Riferito da al-Bukhari e Muslim

Questo hadith ha un significato estremamente ampio. Con poche parole, il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha indicato un vasto ambito di guida. Ogni credente, uomo e donna, deve ricordare e tenere sempre presenti tali ampi insegnamenti per la propria formazione e purificazione. In queste poche parole, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha impartito sei insegnamenti particolari. Tre cose Allah ce le ha proibite, mentre essere coinvolti nelle altre tre è anch’esso un atto da Lui disapprovato. Nessuna persona credente può pensare di adottare le tre cose che Allah l’Altissimo ha proibito esplicitamente. Restano le altre tre cose che Allah ha disapprovato: neppure esse devono essere considerate con leggerezza.
Le tre cose che Allah ha proibito sono: la disobbedienza verso la madre, l’avarizia e la brama, e il seppellimento vivo delle bambine.

Primo: in questo hadith, insistendo in modo particolare sulla necessità di tenersi lontani dalla disobbedienza alla madre, si allude al fatto che, rispetto al padre, una persona è maggiormente impegnata al servizio della madre e che con la madre si stabiliscono rapporti più frequenti che con il padre. Pertanto è necessario prestare maggiore attenzione ed essere più sensibili, affinché non si finisca per disobbedire alla madre. I sentimenti della madre sono delicati. Le madri sono estremamente fragili. Il loro cuore può essere ferito anche da una parola insignificante. Può accadere che, per imprudenza, si consideri una cosa con leggerezza, mentre essa ferisce il cuore della madre. Il suo cuore ne rimane ferito. L’insegnamento del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, significa tenere pienamente conto delle emozioni e dei sentimenti della madre, delle sue abitudini, del suo temperamento, dei suoi gusti e delle sue preferenze, e vigilare affinché non sorga nemmeno il pensiero di rattristarla, disobbedirle o spezzarle il cuore. La madre è quella persona il cui servizio viene ricompensato con il giardino della primavera eterna del Paradiso, e la ricompensa per la sua soddisfazione è la dimora della soddisfazione di Allah. Se si desidera la dimora della soddisfazione di Allah, il Paradiso, bisogna annullarsi nel servizio e nell’obbedienza alla madre.

Secondo: nell’hadith vengono usate due parole: una è «manyān» e la seconda è «hāti». La parola «manyān» indica colui che esita a dare agli altri i beni e i diritti che sono loro dovuti nei suoi confronti. In vari modi ostacola l’adempimento di tali diritti. Non è disposto a offrire a nessuno aiuto materiale o morale. La parola «hāti» significa «prendi». Significa essere sempre pronti a ricevere dagli altri: non limitarsi a reclamare i propri diritti, ma impegnarsi a riempire il proprio sacco senza guardare se ciò sia lecito o illecito. Una mentalità di avarizia e avidità non può mai conciliarsi con il carattere di un credente o di una credente. I criteri del dare e del ricevere sono per loro dello stesso tipo. I diritti che reclamano dagli altri e il comportamento che desiderano ricevere, essi stessi lo riservano agli altri e, con grande apertura di cuore, adempiono tutti i loro diritti. Anzi, mostrano in questo tanta generosità e ampiezza d’animo che, anche se qualcuno viene meno nell’adempiere i loro diritti o si comporta male con loro, essi continuano a trattarlo con benevolenza e con un comportamento eccellente.

Terzo: seppellire vive le figlie. Nell’Arabia preislamica esisteva la crudele usanza di seppellire vive le figlie. Esistevano anche altri due metodi per uccidere i figli. Molti politeisti, terrorizzati dagli idoli e desiderosi di compiacerli, uccidevano i propri figli. Molti ignoranti e stolti, soggiogati dall’immaginaria paura della povertà e della miseria, uccidevano i loro amati figli. Tuttavia, nell’hadith le figlie vengono menzionate in modo particolare perché questa usanza era estremamente crudele. Al solo pensiero di una simile ingiustizia e spietatezza vengono i brividi. Con l’avvento dell’Islam questa mentalità oppressiva cambiò. Le bambine furono liberate da quell’umiliazione e da quell’ingiustizia, e in ogni casa si cominciò a trattarle con affetto e amore.
Oggi, sebbene grazie all’Islam la nostra società sia libera dalla maledizione di seppellire vive le figlie, tuttavia, a causa della mancanza di legame con la religione e dell’ignoranza degli insegnamenti islamici, in molte case l’amore mostrato ai figli maschi non viene mostrato alle figlie. Quando nasce una figlia non si manifesta la stessa gioia che si manifesta alla nascita di un figlio maschio. Molti ignoranti privano le figlie dell’affetto e dell’amore che dimostrano ai figli maschi. Soprattutto dopo il matrimonio, è come se la figlia diventasse un’estranea. Quegli ingiusti non sono neppure disposti a darle la parte che l’Islam ha stabilito per lei. Questa mentalità corrotta non ha alcun rapporto con l’Islam.

Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, descrisse le tre cose che Allah non gradisce per noi. Primo: parlare inutilmente. Secondo: fare troppe domande. Terzo: sprecare i beni.
Parlare inutilmente significa non sentirsi responsabili delle proprie parole: dire tutto ciò che passa per la mente e riferire agli altri tutto ciò che si ascolta. Significa parlare incessantemente senza vagliare le parole e senza riflettere se abbiano o meno un rapporto con la realtà. «Quella donna ha detto questo», «quella signora pensa così», «quell’altra donna aveva questa opinione», e simili discorsi senza senso. Esiste un famoso proverbio: «Chi parla molto commette più errori». Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: «Chi crede in Allah e nell’Aldilà deve dire parole buone, altrimenti tacere». — Muslim

Fare domande superflue. Vi sono persone che, non appena si riuniscono in un luogo, tormentano gli altri con una domanda dopo l’altra. In particolare vi sono donne che, appena si riuniscono, cominciano a fare innumerevoli domande sulla famiglia. «Sorella, che cosa era successo riguardo a tua cognata? Per quale motivo avevi litigato con tua suocera? Che cosa era successo con tuo cognato? Tuo marito ama i bambini, vero? Mandi qualcosa alla casa dei vicini? Da dove è arrivata la proposta di matrimonio per tua figlia?» Diventano assolutamente impazienti di conoscere ogni cosa: le questioni interne della famiglia, gli avvenimenti esterni, gli affari e, in breve, qualsiasi argomento. Non si può nascondere loro nulla. In risposta alle loro domande indesiderate, si è costretti a fornire una descrizione inesatta; spesso, evitando di rispondere, si finisce per subire il loro malcontento. Vi sono molte cose che non si possono raccontare agli altri, soprattutto le questioni familiari. Ma questa particolare categoria di donne si dedica, in un modo o nell’altro, a strappare le informazioni. Se non si dice nulla, commentano: «A quanto pare è davvero molto altezzosa». Se invece si dice qualcosa, lo riferiscono immediatamente agli altri. Esprimono la propria opinione in ogni luogo e diventano ansiose di raccontare la situazione altrui. In realtà, questo tipo di donne, incuranti del valore della vita e per ignoranza, commette crimini sociali tali da distruggere inutilmente la pace della società, l’unità della stirpe e la tranquillità familiare. Riportare inutilmente le parole da un luogo all’altro genera nella società incomprensioni di vario genere e molte complicazioni.
Allo stesso modo, alcune persone creano inutili complicazioni anche nelle questioni religiose. Il loro compito è porre domande sempre nuove. In questo modo mostrano la fertilità della propria mente. Di solito rimangono indietro nel campo delle opere, ma, per dimostrare il proprio sapere e le proprie capacità, si presentano come onniscienti; sono abilissimi nel porre domande estremamente sottili e nel ricavare tredici discorsi da una sola frase. Il compito degli uomini e delle donne credenti è dare valore alla propria vita, spenderla in opere buone, riflettere in ogni momento su ciò in cui Allah si compiace e cercare di astenersi dalle domande inutili. Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: «La bellezza dell’Islam di una persona consiste nel fatto che essa abbandoni ciò che non la riguarda». — Tirmidhi

Sperperare i beni significa non adottare misure adeguate per conservarli, non spenderli per le necessità della religione e impiegarli, per desiderio di ostentazione e fama, in usanze inutili, in attività spudorate e in opere contrarie alla religione. I beni sono un deposito affidato da Allah. Devono essere spesi in conformità alla volontà di Allah. Gli arredi della casa, i piatti e gli utensili, i letti, i mobili, gli orologi, le penne, i libri, la carta: in breve, ogni cosa è una grazia di Allah e, allo stesso tempo, un deposito affidato. Ogni cosa deve essere usata e conservata con cura. Non è lecito rovinarla con noncuranza. Allah non gradisce neppure che si sprechino le Sue grazie e i depositi affidati senza apprezzarne il valore.

La maledizione della madre

La soddisfazione della madre e la supplica del suo cuore colmo d’affetto sono la più grande fortuna nella religione e nel mondo. Al contrario, la più grave umiliazione nella religione e nel mondo è la maledizione pronunciata dalla madre con il cuore oppresso dal dolore nei confronti del figlio.
Il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, ha detto: «Vi sono tre suppliche che vengono certamente esaudite.
Primo: la supplica dell’oppresso.
Secondo: la supplica del viaggiatore.
Terzo: la supplica dei genitori per il figlio».
Nei primi tempi viveva un uomo pio chiamato Jarij. Hazrat Jarij, rahmatullah alayh, era un uomo virtuoso e assiduo nell’adorazione. Trascorreva sempre il suo tempo nell’adorazione nella propria khanqah, lontano dalla città. Un pastore pascolava le capre per tutto il giorno e trascorreva la notte nella sua khanqah.
Un giorno la madre di Hazrat Jarij, rahmatullah alayh, venne a fargli visita. Hazrat Jarij, rahmatullah alayh, stava pregando. La madre lo chiamò: «Jarij!». Egli ritenne meglio rimanere in silenzio e continuare la preghiera. Lo stesso accadde il secondo giorno. La madre venne e continuò a chiamarlo. Egli, pensando allo stesso modo, rimase in silenzio, continuò a pregare e non rispose alla chiamata della madre. Il terzo giorno la madre venne di nuovo dal figlio e continuò a chiamarlo. Egli pensò: «Come posso rispondere durante la preghiera?». E rimase in silenzio. Vedendo ciò, la madre si rattristò profondamente e, adirata, pronunciò una maledizione. Si rivolse ad Allah dicendo: «O Allah! Fa’ che Jarij non muoia finché non cada nelle mani di donne malvagie».

Dopo aver detto ciò, la madre se ne andò da quel luogo, disperata. Poco tempo dopo, un giorno, alcuni appartenenti ai Figli d’Israele stavano parlando delle buone opere e dell’adorazione di Hazrat Jarij. In quel momento, una donna di straordinaria bellezza del luogo esclamò: «Se me lo chiedete, lo farò cadere nel peccato». Quindi la donna si recò alla khanqah di Hazrat Jarij e cominciò a invitarlo a commettere una cattiva azione. Allah l’Altissimo fece scendere la Sua misericordia su Hazrat Jarij, ed egli riuscì completamente a sfuggire alla congiura di quella donna malvagia. Disperando di riuscire con lui, la donna andò dal pastore che si trovava nella khanqah di Hazrat Jarij. Il pastore cadde vittima della congiura e si macchiò di quell’infamia. Quando poi la donna ebbe un bambino, diffuse la voce che quello era il figlio di Jarij. Quando la notizia giunse al re, egli ordinò di demolire la khanqah e di condurre Jarij da lui.
La gente arrivò alla khanqah di Hazrat Jarij, la demolì e lo picchiò duramente. Poi lo legò con le mani dietro la schiena e lo condusse dal re. Mentre lo portavano via legato in quel modo, alcune donne malvagie lo videro per strada in quella condizione e cominciarono a ridere. Vedendole ridere, anche Hazrat Jarij sorrise lievemente.
Il re disse a Hazrat Jarij: «Che cosa dice questa donna?». Egli rispose: «Dite: che cosa dice?». Il re disse: «Dice che il bambino è di Jarij». Jarij, rahmatullah alayh, disse: «Portate qui il bambino». Quando il bambino fu portato, egli disse: «Lasciatemi pregare». Pregò e, quando ebbe terminato, toccò con un dito il ventre del bambino e disse: «Dimmi, chi è tuo padre?». Per ordine di Allah, la lingua del bambino si sciolse ed egli disse: «Mio padre è quel pastore». Allora la gente cominciò a baciare le mani e i piedi di Hazrat Jarij e a chiedergli perdono. Anche il re fu profondamente colpito e disse a Hazrat Jarij: «Hazrat, vuoi che costruisca la tua khanqah in oro?». Egli rispose: «No. Ricostruitela com’era, fatta di fango».
Il re disse: «Va bene, Hazrat, posso chiederti una cosa? Quando per strada alcune donne malvagie ridevano beffardamente di te, perché sorridevi lievemente?». Egli rispose: «È un segreto che conosco soltanto io. Tutto ciò che è accaduto è il risultato della maledizione di mia madre. La maledizione di mia madre mi ha colpito». E narrò dettagliatamente l’intera storia della maledizione di sua madre.

La lezione della punizione per la disobbedienza alla madre

Al tempo del Messaggero, sallallahu alayhi wa sallam, accadde un fatto terribile. A sentirlo, sembra che il cuore esca dalla bocca. Alcuni Compagni, radiyallahu anhum, erano al servizio del Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam. In quel momento arrivò un uomo e disse: «O Messaggero di Allah! Un giovane è in punto di morte. La gente gli sta consigliando di recitare la professione di fede, ma egli non riesce nemmeno ad aprire bocca». Il Nobile Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, chiese: «Quest’uomo pregava?». Egli rispose: «Sì, pregava». Udito ciò, il Nobile Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, si alzò e si recò con lui. Anche noi lo seguimmo. L’amato Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, giunse dal giovane. Egli era ormai negli attimi precedenti alla morte. Gli suggerì di recitare la professione di fede. Il giovane disse: «O Messaggero di Allah, non riesco a pronunciarla». Egli chiese: «Perché? Che cosa è accaduto?». Si scoprì che il giovane era disobbediente verso sua madre. Egli chiese alla gente: «Sua madre è ancora viva?». Tutti risposero: «Sì, è viva». L’amato Profeta ordinò di chiamare sua madre. Quando l’anziana madre arrivò, egli le disse: «Grande signora, questo è tuo figlio?». Ella rispose: «Sì, è proprio mio figlio». Egli disse: «Grande signora, dimmi: se venisse acceso un fuoco terribile e ti fosse detto che, se intercedessi, egli sarebbe salvato, altrimenti vi sarebbe gettato dentro, intercederesti per lui in quella situazione?». L’anziana rispose: «Sì, allora certamente intercederei». Udendo ciò, il Profeta della misericordia, sallallahu alayhi wa sallam, disse: «Allora prendi Allah e me come testimoni e dichiara di essere ormai soddisfatta di lui». L’anziana disse: «O Allah! Prendendo Te e il Tuo Messaggero, sallallahu alayhi wa sallam, come testimoni, dichiaro di essere soddisfatta di questo figlio, parte del mio cuore».

Allora il Profeta, sallallahu alayhi wa sallam, si rivolse al giovane e disse: «Di’: “Non vi è divinità all’infuori di Allah, l’Unico, senza associati; e attesto che Muhammad è il Suo servo e il Suo Messaggero”». Grazie alla soddisfazione della madre, la bocca del giovane si aprì ed egli recitò immediatamente la professione di fede. Vedendo ciò, il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, lodò Allah e disse: «Lode ad Allah, che per mezzo mio ha salvato questo giovane dal terribile castigo dell’Inferno». — Tirmidhi? No, il testo cita: Tabarani, Ahmad

In breve: i risultati del buon comportamento verso i genitori

Primo: tra le benedizioni di Allah, la più grande benedizione sono i genitori. Dopo Allah, i genitori hanno il maggiore contributo alla nascita e alla crescita dell’essere umano. Se riconoscete la loro benevolenza, riconoscete la benevolenza di Allah. E se siete riconoscenti verso di loro, siete riconoscenti verso Allah.

Secondo: mantenete soddisfatti i vostri genitori: allora Allah sarà soddisfatto di voi. Se, a causa di una vostra negligenza o disobbedienza, essi si adirano con voi, Allah si adirerà con voi. Nella soddisfazione dei genitori vi è la soddisfazione di Allah; nell’insoddisfazione dei genitori vi è l’insoddisfazione di Allah.

Tre: Trattare bene i propri genitori e servirli equivale a compiere il jihad; anzi, in alcuni momenti è un’opera ancora più grande. Se siete impegnati al loro servizio, sarete annoverati, come i mujahidin, tra coloro che stabiliscono il din. Agli occhi di Allah, anche voi avrete una dignità pari a quella di coloro che partecipano al jihad sul campo di battaglia.

Quattro: La soddisfazione dei genitori è la chiave del Paradiso. Continuando ad agire in modo da soddisfarli, si otterrà la soddisfazione di Allah.

Cinque: Colui al quale Allah l’Altissimo ha concesso l’opportunità di servire i genitori ha ricevuto, in realtà, l’opportunità di percorrere la via del Paradiso. Chi sfrutterà questa opportunità, Allah lo farà entrare nel Jannat. Chi invece non coglierà questa opportunità sarà perduto.

Sei: Compiere il tawaf intorno alla Casa di Allah, l’hajj e l’umrah sono atti di culto importanti. Se qualcuno continua a servire i genitori, Allah gli concederà una ricompensa pari a quella di chi compie l’hajj e l’umrah.

Sette: Se mostrerete rispetto e onore ai vostri genitori, anche i vostri figli vi rispetteranno. Se farete del bene ai vostri genitori, Allah l’Altissimo insegnerà ai vostri figli a fare altrettanto.

Otto: Servire i genitori libera da ogni calamità e preoccupazione.

Nove: Non allontanatevi mai dall’obbedienza ai genitori, dal rispetto e dall’onore nei loro confronti. Ciò porterà benedizione nella vita e amplierà le vie del sostentamento e del guadagno.

I diritti dei figli

Dignità dei figli
Cura e allevamento
Buon comportamento
Imporre un buon nome
Affetto e amore
Istruzione e formazione
Matrimonio

Il desiderio di avere figli

Chi non desidera avere figli? Non esiste una casa in cui non si desideri avere figli. La realtà è che la presenza dei figli porta baraka nella casa, e sono proprio i figli ad accrescerne la bellezza. Una casa priva del chiacchierio e delle grida innocenti dei bambini è una casa senza splendore né bellezza. In particolare, le donne considerano inquietante una casa in cui non risuona il balbettio dei bambini. Le donne trascorrono infatti ogni momento della loro vita nella speranza di avere un bambino. Nel mondo della fantasia aspettano con impazienza il momento in cui il loro grembo sarà illuminato dall’arrivo di un figlio. Attendono con trepidazione il momento in cui quel bambino le chiamerà «mamma, mamma». Si affannano a contemplare la felicità e la gioia delle diverse fasi della vita del bambino. Contano i giorni in attesa di questa gioia e, grazie alla felicità interiore che ne ricavano, provano benessere nell’animo. Talvolta, nel mondo della fantasia, pensando al futuro bello o straordinariamente prospero del figlio tanto amato e a una primavera colma di sorrisi e felicità, scoprono dentro di sé l’esistenza di una personalità nobile. Poi, mosse dalla gratitudine, chinano il capo davanti ad Allah. Pensano a quanto grande sia stato l’iḥsān di Allah verso un essere debole come loro e a come la loro esistenza sia stata considerata preziosa e necessaria per la società umana. Allah ha creato la natura delle donne in modo tale che esse considerano la propria vita dedicata ai figli e, sacrificandola per loro, provano una pace e una felicità immense. Per molto tempo contano i giorni, condividendo nel corpo e nell’animo il proprio tesoro, e quando Allah, mediante la Sua grazia, riempie il loro grembo donando loro un bambino, guardano il neonato con tenerezza. In quel momento cancellano dal mondo dei pensieri tutte le immagini delle sofferenze e dei dolori sopportati fino alla nascita del bambino. Poi inizia la seconda fase: la fase del sacrificio per allevare il bambino. La realtà è che Allah ha affidato loro il nobile compito di prendersene cura. Per questo Allah ha generosamente donato alle donne emozioni straordinarie, una forza e una pazienza senza pari nel sopportare sofferenze e difficoltà, nonché elevate qualità morali per allevare i figli. Le donne non sopportano queste sofferenze soltanto perché costrette dalle circostanze; al contrario, secondo le esigenze della loro natura, provano gioia e orgoglio nel sopportarle. Possiedono un coraggio senza pari, che le spinge più volte ad affrontare la morte per dare alla luce un figlio. Nel sacrificare i propri desideri, le proprie gioie, la propria bellezza e giovinezza per allevare e accudire il figlio, provano una profonda pace e felicità.

La peculiarità delle donne musulmane

Se il modo di pensare delle donne è islamico, esse considerano ogni fase della sopportazione delle sofferenze e delle difficoltà come una partecipazione al jihād sulla via di Allah. Soprattutto, pensano di essere impegnate nell’adorazione. L’Islam infonde nel cuore di ogni donna la certezza che il lavoro fisico e naturale delle donne, la sua ricompensa e i suoi benefici non sono limitati soltanto a questo mondo e che ogni loro sofferenza, sacrificio e atto di rinuncia equivale, agli occhi di Allah, a un atto di adorazione e di jihād. Ogni donna che sopporta queste tribolazioni e si sacrifica per i figli è in realtà impegnata nel jihād e nell’adorazione di Allah. Questo jihād e questa adorazione hanno anche benefici terreni. Tuttavia, lo sguardo delle donne musulmane è rivolto anche alle benedizioni eterne, che saranno ottenute nella vita futura. La peculiarità della donna musulmana consiste nel fatto che, sopportando varie sofferenze per i figli e sacrificando i propri desideri, le proprie emozioni, la propria bellezza e giovinezza, non ottiene in cambio soltanto benefici terreni — questi benefici talvolta si realizzano e talvolta no — ma otterrà anche la soddisfazione di Allah e il Paradiso nella vita eterna dell’Aldilà. E sarà un Paradiso in cui ogni suo desiderio verrà esaudito. Le sarà fornito tutto ciò che occorre per appagare ogni sua emozione e le sarà donata una bellezza e una giovinezza che non appassiranno mai. E tale bellezza e giovinezza saranno al riparo dal timore della vecchiaia.
Un aspetto eccellente della concezione islamica è che, anche se una donna musulmana, dopo aver adempiuto bene ai propri doveri, viene purtroppo privata del bene terreno, non si dispera né prova esitazione nell’adempiere ai propri doveri. Continua ad assolverli con animo lieto, pace e sincera partecipazione. Anche dopo aver sopportato ogni genere di dolore e aver compiuto sacrifici per i figli, se non riceve da loro alcuna felicità e se essi frantumano completamente le sue speranze, i suoi desideri e i suoi sogni, non cade preda della disperazione né si vergogna del proprio operato. Neppure in questa questione nutre pensieri errati per il futuro. Sa infatti che il vero e autentico successo della donna credente è il successo nell’Aldilà. Riflettendo su questo, trova sempre conforto nel pensiero che Allah la ricompenserà nell’Aldilà per le sue opere. E questa ricompensa sarà così grande che non ci sarà alcun motivo di rimpianto. Non vi sarà neppure il timore che la ricompensa dell’Aldilà possa esserle sottratta. Per questo, per tutta la vita, si impegna considerando ogni sua azione un atto di adorazione e un jihād sulla via di Allah.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto:

المرأةُ إِذَا حَمِلَتْ كَانَ لَهَا أَجْرُ الصَّائِمِ الْقَائِمِ الْمُخْبِتِ الْمُجَاهِدِ فِي سبيل الله وَإِذا ضربها الطلق فَلا تَدرِى الْخَلَائِقُ مَا لَهَا مِنَ الْأَجْرِ وَإِذَا وضعت كَانَ لَها بِكُلِّ مَضَةٍ أو رضعة أجرُ نَفْسٍ تُحْيِيهَا وَإِذَا أَفْطَمَت ضَرَبَ الْمَلِكِ عَلَى مَنْكَبِهَا وَقَالَ اسْتَائِفِي الْحَمَلَ – كنز العمال«Quando una donna è incinta, riceve per tutto il periodo della gravidanza una ricompensa pari a quella di una persona che digiuna, veglia la notte, obbedisce e combatte sulla via di Allah. E per il dolore del parto riceve una ricompensa che nessuna creatura può immaginare. Nessuno può concepire quale sia questa ricompensa e quanto grande essa sia. Quando, dopo le doglie, nasce il bambino — e lei lo alleva nutrendolo con il proprio latte — per ogni sorso di latte riceve la ricompensa che si ottiene per aver dato vita a una persona. E quando lo svezzamento è compiuto, dopo averlo allattato per il periodo stabilito, l’angelo di Allah le posa la mano sulla spalla, con onore e affetto, e continua a dirle: “O serva di Allah, preparati ora a una seconda gravidanza”.»

Le speranze e i desideri della madre

La donna che mette ripetutamente a rischio la propria vita, logora il corpo e le energie vitali per dare alla luce e allevare i figli, naturalmente nutre alcune aspettative nei loro confronti. Desidera sinceramente che il futuro dei suoi figli sia splendido, che siano fortunati, solleciti nel servire, capaci di costruire un futuro eccellente secondo il pensiero e gli ideali della madre, custodi della religione e della civiltà dei genitori e incomparabilmente obbedienti. Quando vede che i figli stanno trasformando in realtà i suoi sogni e desideri, che vengono allevati secondo le sue aspettative e che Allah li ha elevati ai massimi livelli dell’eccellenza, la sua gioia e il suo orgoglio non conoscono limiti.

Lamentele comuni riguardo ai figli

Ma se proprio quei figli per i quali una madre debole rimane occupata giorno e notte, consumando le proprie forze fisiche e vitali e pregando sempre con le mani levate, distruggono i sogni, i desideri e le speranze della madre e diventano disobbedienti e ribelli, quale sarà la condizione di quella madre? Il tormento e l’angoscia della sua mente e del suo cuore non possono essere espressi a parole.

Nell’epoca attuale, salvo alcune famiglie fortunate, in ogni famiglia si odono gli stessi pianti e gli stessi lamenti. Tutti affermano la stessa cosa: la condizione dei figli è indescrivibile. Siano figli maschi o femmine, sono negligenti riguardo ai diritti dei genitori. Non hanno affatto l’abitudine di mostrare rispetto e deferenza verso i genitori né di manifestare obbedienza. Sembra che il comportamento verso i genitori, il compiacerli, la loro khidmat, il mostrare rispetto e il prestare attenzione ai loro sentimenti e alle loro emozioni siano tutte parole prive di significato. Una lamentela comune è che i figli stanno diventando ingrati e ribelli. In qualunque majlis vi sediate, in qualunque casa entriate, ascolterete la stessa cosa e vedrete i genitori piangere per il medesimo motivo. Poi alcune anziane attireranno l’attenzione su di sé dicendo: “Oh, figlia mia, ai nostri tempi i figli potevano forse parlare a voce alta davanti ai genitori?”. Dopodiché comincia il lungo racconto delle cattive condizioni ambientali, dell’epoca corrotta, della diffusione di idee errate e malvagie, della letteratura oscena, dell’educazione priva di moralità e così via. Ogni donna prova una sorta di sollievo e continua a pensare: che altro potrebbe accadere in una situazione simile? Cos’altro potrebbero fare i genitori? Questa situazione è estremamente dolorosa.

Una questione su cui i genitori devono riflettere

Certamente i genitori non hanno il potere di fare ogni cosa. Tuttavia hanno la capacità di riflettere sul proprio ruolo. Alla luce della religione di Allah, devono esaminare le proprie azioni e chiedersi se, nell’educazione, nella formazione e nella crescita dei figli, stiano venendo meno al dovere che Allah ha affidato alla madre. Vi sono forse delle complicazioni nelle vostre speranze e aspirazioni riguardo alla vita futura dei figli? State forse trascurando di concedere loro i diritti che Allah ha loro conferito? I figli possono realizzare le vostre speranze e aspirazioni soltanto quando anche voi non siete negligenti riguardo ai loro diritti. Potete vedere vostro figlio adornato di un carattere morale quale desiderate e potete aspettarvi che sia fortunato, dedito alla khidmat, obbediente e dotato di un buon comportamento, se riconoscete tali responsabilità e le adempite con tutto il corpo, la mente e le ricchezze.

La disobbedienza e la ribellione dei figli sono certamente dolorose. Ma bisogna anche riflettere se la loro condizione non sia forse il risultato della negligenza dei genitori e della mancanza di consapevolezza del dovere. Come potrebbe quel figlio riflettere sui vostri diritti, se non gli avete mai dato il senso dei diritti? Come potrebbe pensare alla khidmat e al rispetto dei genitori, se non gli è mai stato detto che servire e rispettare i genitori è un obbligo del figlio? Se voi non prestate attenzione ai loro sentimenti e alle loro emozioni, da chi impareranno a prestare attenzione ai vostri? Se non li amate e, con il vostro comportamento, avete fatto loro capire che preferireste la loro morte alle difficoltà della loro crescita, come potrebbero pensare di amarvi e di prestarvi khidmat? Se comprendete ogni cosa riguardo alle vostre comodità e ai vostri agi, dimenticando i loro bisogni, da dove dovrebbe venire in loro la consapevolezza delle vostre necessità? Se siete portatori e promotori di un particolare ideale nella riforma della società e nella costruzione della civiltà e della cultura, come potete chiedere loro di diventare portatori di quell’ideale senza averne prima stabilito il valore nei loro cuori? Dai figli aspettatevi soltanto ciò per cui li avete preparati, e aspettatevi da loro soltanto il comportamento che avete avuto con loro.

“Hazrat Nu‘man, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: mio padre Hazrat Bashir, che Allah sia soddisfatto di lui, venne con me al cospetto del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: ‘O Messaggero di Allah, sii testimone che ho dato a Nu‘man questo e quest’altro dono’. Dopo ciò, il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli chiese: ‘Hai dato doni di questo tipo a tutti i tuoi figli?’. Egli rispose: ‘No, non li ho dati a tutti’. Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: ‘Allora scegli qualcun altro come testimone’. Poi disse: ‘Non desideri forse che tutti i tuoi figli ti trattino con la stessa buona condotta?’. Bashir, che Allah sia soddisfatto di lui, rispose: ‘Certamente’. Egli disse: ‘Allora non fare così’.” — Al-Adab al-Mufrad

Questo passaggio dell’hadith merita particolare riflessione: “Non desideri forse che tutti i tuoi figli ti trattino con la stessa buona condotta?”. In altre parole, il bambino impara dal vostro comportamento come deve comportarsi con i genitori.

Nella formazione del carattere e del comportamento del bambino agiscono anche altri fattori oltre ai genitori. L’educazione, l’ambiente, gli amici, i parenti e il sistema statale sono tutti responsabili, entro i propri limiti, del processo di costruzione e di distruzione. Qui, tuttavia, si parlerà soltanto dei genitori. Si discuterà quali siano le loro responsabilità nei confronti dei figli e quali diritti spettino ai figli nei loro confronti.

Una chiara comprensione dei diritti dei figli

Ogni madre desidera che suo figlio sia la pace del suo cuore e la freschezza dei suoi occhi, che sia per lei fonte di onore e conforto in questo mondo e nell’Aldilà e che sia motivo di bene per la sua famiglia e per la sua società. Questa aspirazione merita certamente rispetto. Tuttavia nessuna aspirazione si realizza soltanto attraverso la preghiera. Le vostre preghiere sono pure e pure sono le vostre aspirazioni, ma nessun obiettivo può essere raggiunto soltanto con preghiere e desideri. Se non si compie adeguatamente il proprio dovere di impegnarsi secondo le proprie preghiere e aspirazioni, esse non si trasformeranno mai in successo.

Chi non desidera un futuro buono e prospero per i propri figli? Quale madre spera che suo figlio percorra la via della perdizione? Il cattivo comportamento e lo smarrimento di un figlio non addolorano forse il cuore di ogni persona? Se un figlio è disonorato e fallisce, quale madre non verserebbe lacrime di sangue? E quale madre non sarebbe colma di gioia vedendo il futuro realizzato del proprio figlio? Tuttavia l’obiettivo non può essere raggiunto soltanto attraverso sentimenti ed emozioni positive. Per un futuro luminoso dei figli è necessario dare loro una chiara comprensione dei loro diritti e impegnarsi pienamente affinché tali diritti siano adempiuti. Potete insegnare ai figli ad adempiere i loro diritti soltanto dopo aver assolto bene e correttamente le vostre responsabilità. Se voi stessi non avete una chiara comprensione dei loro diritti, come potrete adempiere tali diritti?

Dovete inoltre impegnarvi nell’adempimento dei diritti dei figli perché questo è un vostro dovere religioso. Allah ha stabilito i loro diritti e un giorno vi chiederà conto di questa responsabilità.

Il Messaggero nobile, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto:

والمرأة راعية على بيت زوجها وولده فَكُلُّكُمْ رَاعٍ وَكُلُّكُمْ مَسْئُولٌ عَنْ
رعيته – متفق عليه“La donna è custode della casa di suo marito e dei suoi figli. Ognuno di voi è custode secondo la propria condizione e a ciascuno di voi sarà chiesto conto di coloro che sono sotto la sua custodia.” — Bukhari e Muslim

Indubbiamente anche il padre è il custode dei propri figli e il responsabile dei loro diritti. Tuttavia, è un dato di fatto che la responsabilità della madre sia un po’ maggiore. A causa degli sforzi compiuti per procurarsi il sostentamento, il padre trascorre la maggior parte del tempo fuori casa. In casa, invece, è sempre la madre a stare con i bambini, e il bambino è anche più affezionato alla madre. Per prendersi cura dei bambini, per natura la madre trascorre più tempo con loro, e il bambino subisce in misura maggiore l’influenza della madre.

I diritti dei figli

È inoltre un dato di fatto che le qualità e il carattere morale elevato necessari per adempiere in modo bello e corretto alle responsabilità verso i bambini e per garantire loro pienamente i propri diritti siano stati concessi da Allah, nella Sua saggezza, alle donne in misura un po’ maggiore rispetto agli uomini. Alle donne sono state concesse, più che agli uomini, le qualità fondamentali della pazienza, del sacrificio, della benevolenza, della gentilezza e dell’amore. Proprio per questo, per adempiere alle responsabilità che Allah ha affidato loro, esse hanno maggiore bisogno di tali qualità.

I 7 diritti dei figli

Uno: il valore e l’importanza del figlio
Due: la cura e l’educazione
Tre: il buon comportamento
Quattro: dare un bel nome
Cinque: affetto e amore
Sei: istruzione e formazione
Sette: il matrimonio.
In seguito discuteremo dettagliatamente questi sette diritti. Oltre a rivolgere preghiere colme d’affetto per vostro figlio, è proprio una profonda comprensione di questi diritti e il pieno impegno per garantirli che possono fare di vostro figlio una fonte di gioia per i vostri occhi.

Il valore e l’importanza del figlio

Il primo e più importante diritto del figlio è che nutriate nei suoi confronti un senso della sua dignità e del suo valore. Non dovreste infastidirvi considerando la sua esistenza una disgrazia della vita. Al contrario, dovete considerare il figlio una misericordia e un dono di Allah per voi. Se non riuscirete a riconoscere il valore della sua esistenza, non potrete mai adempiere agli altri suoi diritti; oppure non gli darete nemmeno l’opportunità di esercitare tali diritti; oppure, anche quando se ne presenterà l’occasione, non riuscirete a garantirli.
Per trattare correttamente vostro figlio, è assolutamente indispensabile conoscerne la giusta dignità e il valore. Il figlio è una grande benedizione di Allah. È l’ornamento della casa, fonte di bene e di benedizione, nonché di prosperità nella religione e nella vita terrena. Il figlio accresce nel mondo il vostro onore e la vostra dignità ed è considerato un sostegno e un aiuto nella vita. Realizza le vostre speranze e aspirazioni. Diventa il mezzo per preservare e diffondere le idee e gli ideali a voi cari. Mantiene le consuetudini e le tradizioni da voi stabilite e, divenendo il vostro erede, in seguito mantiene vivo il ricordo delle vostre opere.
Anche dal punto di vista religioso, il figlio è un dono incomparabile di Allah. Nelle opere religiose è il vostro migliore aiuto e il vostro erede. Nella responsabilità per le opere religiose, egli è fonte di gioia per i vostri occhi e di pace per il vostro cuore. È custode ed erede delle vostre tradizioni e dei vostri ideali religiosi. Per questo il Profeta di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregò Allah dicendo:

رب هَبْ لِي مِنْ لَّدُنْكَ ذُرِّيَّةً طَيِّبَةً .
«O mio Dio! Concedimi, da parte Tua, una discendenza pura.»

Questa supplica aveva uno scopo: che il figlio sarebbe stato l’erede religioso dopo di lui e avrebbe portato a compimento la missione del padre.

فَهَبْ لِي مِن لَّدُنكَ وَلِيًّا – يَرِثُنِي وَيَرِثُ مِنْ آلِ يَعْقُوب-
“O mio Signore, concedimi da parte Tua un erede. Questo erede sarà mio successore e riceverà anche l’eredità della famiglia di Ya‘qub.”

In altre parole, sarebbe stato l’erede della luce della religione diffusa dalla famiglia di Ya‘qub e non avrebbe mai permesso che quella luce si estinguesse. La verità è che un figlio virtuoso è fonte di grande onore e prestigio anche in questo mondo, nonché di ricompense e premi inesauribili nell’Aldilà.

Una dimora speciale in Paradiso

Se, durante la vostra vita, vostro figlio muore e voi sopportate il dolore della sua morte con rassegnazione e pazienza, allora egli sarà per voi una riserva per l’Aldilà, un mezzo per raggiungere il Paradiso e una fonte di grande onore e prestigio. In ricompensa di questa pazienza, Allah vi concederà il Paradiso e vi farà costruire una dimora speciale. Il nome di quella dimora sarà «Dimora della gratitudine». Abu Musa al-Ash‘ari, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:

إِذا مَاتَ وَلَدُ الْعَبْدِ قَالَ اللهُ تَعَالَى لِمَلَائِكَتِهِ قَبَضْتُمْ وَلَدَ عَبدِي فَيَقُولُونَ نعم فَيَقُولُ قَبَضْتُم ثمرة فؤاده فيقولون نعم فَيَقُولُ فَمَاذَا قَالَ عَبْدِى فيقولون حمدك واسترجع فَيَقُولُ الله تعالى ابْنُوا لِعَبْدِي بَيْتًا فِي الْجَنَّةِ وسموه بيت الحمد – جامع ترمذى
“Quando muore il figlio di un servo, Allah l’Altissimo chiede agli angeli: ‘Avete preso l’anima del figlio del Mio servo?’ Essi rispondono: ‘Sì, l’abbiamo presa’. Egli chiede poi: ‘Avete preso l’anima del frutto del suo cuore?’ Essi rispondono: ‘Sì, l’abbiamo presa’. Allora Allah chiede: ‘E che cosa ha detto il Mio servo?’ Gli angeli rispondono: ‘O Signore, il Tuo servo Ti ha lodato e, in questa disgrazia, ha recitato: “In verità apparteniamo ad Allah e a Lui ritorneremo”’. Udito ciò, Allah l’Altissimo ordina agli angeli di costruire per il Suo servo una dimora in Paradiso e di chiamarla «Dimora della gratitudine».”

“Umm Habiba, che Allah sia soddisfatto di lei, ha narrato: ‘Ero seduta presso Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, quando giunse il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Se ai coniugi musulmani muoiono tre figli minorenni, questi bambini resteranno in piedi presso la porta del Paradiso nel Giorno della Resurrezione. Quando verrà detto loro di entrare in Paradiso, quegli innocenti risponderanno: ‘Non possiamo entrare in Paradiso finché i nostri genitori non vi saranno entrati’. Allora Allah ordinerà: ‘Andate, voi e i vostri genitori: entrate tutti in Paradiso’”.’ — al-Tabarani

Il figlio come sadaqa jariya

Se lascerete questo mondo mentre vostro figlio è ancora in vita, egli sarà per voi una sadaqa il cui sawab continuerà a essere registrato nel vostro registro delle opere finché il mondo esisterà. Con l’abbraccio della morte, l’opportunità dell’essere umano di compiere opere giunge al termine. Ma se lascia un figlio virtuoso, questi sarà una buona opera il cui sawab continuerà a essere registrato. Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui, ha narrato che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:

إِذَا مَاتَ الْإِنسان انقطع عمله إلا من ثلاث صدقة جارية أو علم ينتفع به أو ولد صالح يدعوله – صحيح مسلم«Quando una persona muore, la possibilità di compiere opere giunge al termine. Tuttavia, vi sono tre opere i cui sawab continuano a giungergli anche dopo la morte. Le tre opere sono: una sadaqa che continua anche dopo di lui; una conoscenza o un sapere che lascia e di cui le persone continuano a beneficiare; oppure un figlio virtuoso che continua a pregare per lui dopo la sua morte.»

«Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui, ha dichiarato: quando il rango del defunto viene elevato, egli, meravigliato, chiede: “Come è potuto accadere?”. Gli viene detto da parte di Allah: “Tuo figlio sta pregando per il tuo perdono e Allah ha accettato la sua preghiera”.»

«Ibn Sirin, che Allah abbia misericordia di lui, racconta: una notte eravamo seduti al servizio di Abu Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui. A un certo punto egli sollevò le mani per pregare e disse umilmente: “O mio Signore, perdona Abu Hurayra. O Signore, perdona la madre di Abu Hurayra. E, o Signore, perdona anche tutte le persone che pregano per il perdono di Abu Hurayra e di sua madre”. Perciò noi preghiamo sempre per il perdono di Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui, e di sua madre, affinché possiamo essere inclusi nella preghiera di Abu Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui.»

Uccidere i figli è il peccato più abominevole

Sebbene la società musulmana sia oggi lacerata da un doloroso arretramento e da un declino esemplare, abbia perso anche il coraggio di avanzare nel mondo e conseguire il progresso, e abbia dimenticato l’insegnamento volto a ottenere un rango elevato nell’Aldilà, grazie al mantenimento del legame con il tawhid e con gli insegnamenti fondamentali della religione, le donne musulmane godono di questo particolare onore: non riescono neppure a concepire alcuni peccati, peccati nei quali altre donne sono coinvolte o possono cadere con estrema facilità. Una donna musulmana non riesce neppure a immaginare di uccidere con le proprie mani il suo bambino innocente. Per sradicare questo grave peccato, da un lato l’Islam ha infuso nel cuore dei genitori un profondo senso della dignità della vita umana e ha creato in loro la considerazione e la consapevolezza del valore dei figli; dall’altro ha definito l’uccisione dei figli un peccato così grave da descriverlo come un peccato abominevole, al pari dello shirk. Nel Sacro Corano è stato dichiarato:

قُلْ تَعَالَوْا أَتْلُ مَا حَرَّمَ رَبُّكُمْ عَلَيْكُمْ أَلَّا تُشْرِكُوا بِهِ شَيْئًا وَبِالْوَالِدَيْنِ إِحْسَانًا وَلَا تَقْتُلُوا أَوْلَادَكُمْ مِّنْ إِمْلَاقٍ – – الانعام : ١٥١«O Messaggero, di’ loro: “Venite, vi dirò ciò che il vostro Signore vi ha proibito: non associateGli nulla; trattate bene i genitori e non uccidete i vostri figli per timore della povertà”». — Sura al-An‘am: 152

Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, attribuiva tanta importanza al purificare la società da questa terribile ingiustizia che, tra le questioni essenziali sulle quali per prima cosa chiese una promessa agli Ansar durante la Bay‘at al-‘Aqaba, vi era quella che non avrebbero ucciso i propri figli. Anche dalle donne che si recavano alla presenza del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, egli esigeva la promessa di non uccidere i figli. Tra gli impegni richiesti alle donne che accettarono l’Islam dopo il trattato di Hudaybiyya era inclusa la promessa di non uccidere i figli. Durante le assemblee generali dell’Eid, egli si recava nella zona riservata alle donne e, insieme alle altre questioni, chiedeva loro una promessa anche riguardo a questo.

«Hazrat ʿUbāda ibn al-Sāmit, che Allah sia compiaciuto di lui, ha narrato: una volta eravamo alla presenza dell’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli ci disse: “Prestatemi giuramento sul fatto che non assocerete alcuno ad Allah, non ruberete, vi terrete lontani dalle azioni malvagie e non ucciderete i vostri figli. Chi manterrà questo patto avrà la sua ricompensa presso Allah. Quanto a chi commetterà una di tali azioni malvagie e sarà punito secondo la legge, ciò sarà per lui un’espiazione del peccato. Quanto a colui il cui peccato non sarà reso manifesto a nessuno in questo mondo, la questione è nelle mani di Allah: Egli può perdonarlo, se vuole, oppure punirlo, se vuole”.»

Cause dell’uccisione dei figli

Nell’epoca preislamica l’uccisione dei figli era praticata in molti Paesi. A Roma era particolarmente diffusa. I figli venivano uccisi apertamente, senza che vi fosse alcuna indagine o valutazione del fatto. Questa terribile usanza era diffusa anche tra i Rajput dell’India, mentre le storie della spietatezza e della crudeltà degli Arabi sono ormai leggendarie.

In genere vi erano tre cause dell’uccisione dei figli. Alcuni ignoranti o sciocchi la consideravano un atto religioso e, allo scopo di compiacere le divinità, offrivano loro in sacrificio i propri bambini. Facevano un voto dicendo: “Se mi si realizzerà questa determinata cosa, sacrificherò il mio bambino”. A questo atto di oppressione e barbarie non partecipavano soltanto gli uomini: anche le donne vi prendevano parte con crudeltà. Una volta una donna si recò da Hazrat ʿAbdullah ibn ʿAbbās, che Allah sia compiaciuto di lui, e disse: “Avevo fatto voto di sacrificare il mio bambino”. Egli rispose: “Non farlo mai. Offri invece l’espiazione del voto”.» — Muwattaʾ dell’Imam Mālik

Questa usanza di ignoranza e barbarie non appartiene soltanto al passato: ancora oggi alcune persone del subcontinente si dibattono nell’oscurità dell’ignoranza. Poco tempo fa, in un luogo chiamato Wazaran, una bambina innocente di nove anni è stata uccisa in nome di una dea. Anche il Sacro Corano ha rappresentato la loro ignoranza e la loro oppressione, affermando che si trovano in una perdita manifesta.

وَكَذلِكَ زَيَّنَ لِكَثِيرٍ مِّنَ الْمُشْرِكِينَ قَتْلَ أَوْلَادِهِمْ شُرَكَاؤُهُمْ لِيُرْدُوهُمْ
وليلْبِسُوا عَلَيْهِم بَيْنَهُمْ ، وَلَوْ شَاءَ اللهُ مَا فَعَلُوهُ فَذَرْهُمْ وَمَا يَفْتَرُونَ«E così i loro associati hanno reso attraente, agli occhi di molti politeisti, l’uccisione dei propri figli, per condurli alla rovina e confondere per loro la loro religione.» — Sura al-Anʿām, 137

قد خَسِرَ الَّذِينَ قَتَلُوا أَوْلادَهُم سَفَها بغير علم – الانعام : ١٤٠«Sono certamente perduti coloro che hanno ucciso i propri figli per stoltezza e ignoranza.» — Sura al-Anʿām, 140

Alcune persone di scarsa intelligenza uccidevano il proprio amato figlio per timore che, partecipando al loro sostentamento, li gettasse nella povertà e nell’angoscia. A questi ignoranti, per impedire loro tale oppressione, è stato detto: “Siete forse voi a provvedere da soli al vostro sostentamento? L’Allah che provvede al vostro sostentamento provvederà anche al loro”. Quando Allah decide di mandare una creatura nel mondo, manda con essa anche i mezzi del suo sostentamento. Le chiavi dei tesori del sostentamento sono soltanto nelle mani di Allah.

ولا تَقْتُلُوا أَوْلَادَكُمْ خَشْيَةَ إِمْلَاقٍ ، نَحْنُ نَرْزُقُهُمْ وَإِيَّاكُمْ ، إِنَّ قَتَلَهُمْ كَانَ خِطْأُ كبيران (بنی اسراء يل : (۳۱«Non uccidete i vostri figli per timore della povertà. Noi provvediamo al loro sostentamento e anche al vostro. In verità, ucciderli è un peccato enorme.» — Sura Banī Isrāʾīl, 31

Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, definì questo crimine il più grande dei peccati:

عن عبد اللهِ قَالَ سَأَلْتُ النَّبِيُّ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ أَيُّ الذَّنْبِ أَعْظَمُ عِندَ اللهِ قَالَ أَنْ تَجْعَلَ الله ندا وَهُوَ خَلَقَكَ قُلْتُ إِنْ ذَالِكَ لَعَظِيمٌ قُلْتُ ثُمَّ أَيُّ قَالَ أَنْ تَقْتُلَ وَلَدَكَ تَخَافُ أَنْ يُطْعَمَ مَعَكَ قُلْتُ ثُمَّ أَي قَالَ أَنْ تُزَانِي حَلِيلَةً جارك – صحيح بخاري كتاب التفسير«Hazrat Abdullah ibn Masʿud riferì: chiesi al Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: “Qual è il peccato più grave agli occhi di Allah?”. Egli rispose: “Che associate qualcuno ad Allah, mentre Egli vi ha creati”. Dissi: “In verità, questo è un peccato enorme”. Poi chiesi: “E quale viene dopo?”. Egli rispose: “Che uccidiate vostro figlio per timore che partecipi al vostro sostentamento”. Chiesi: “E poi quale peccato?”. Egli rispose: “Commettere un atto immorale con la moglie del vostro vicino”».

Il terzo metodo di uccidere i figli era estremamente terribile e doloroso. Solo a pensarci, il cuore trema. Alcuni uomini dal cuore duro e crudeli seppellivano viva, con le proprie mani, la loro amata figlia innocente. Quella scena orribile e le strazianti suppliche della figlia pura e innocente non suscitavano in loro neppure il minimo effetto. Ai loro occhi, l’esistenza di una figlia era considerata un simbolo di umiliazione e disonore. Che una donna, destinata a diventare la moglie di un altro, lo chiamasse padre era per loro un disonore inconcepibile. Ritenevano inoltre estremamente vergognoso avere un genero e che i generi li chiamassero suoceri. Infatti, non appena venivano informati che in casa loro era nata una figlia, diventavano inquieti per l’angoscia. Cercavano di gettare immediatamente alcune ceste di terra su quella fonte di umiliazione. Detestavano terribilmente essere suoceri di qualcuno e avere una figlia sposata. Il Sacro Corano ha raffigurato così questo loro pensiero riprovevole:

وإذا بشر أحدهم بالأنثى ظل وجهه مسوداً وَهُوَ كَظِيمٌ يَتَوَارَى مِنَ الْقَوْمِ مِنْ سُوءِ مَا بُشِرَبِهِ ، أَيُمْسِكُهُ عَلَى هُونٍ أَمْ يَدُسُهُ فِي التَّرَابِ«Quando a uno di loro viene annunciata la nascita di una figlia, il suo volto si oscura e rimane soffocato dall’ira. Si nasconde dalla gente per la cattiva notizia ricevuta e pensa: “Dovrà tenerla nonostante l’umiliazione, oppure seppellirla nella terra?”» — Sura an-Nahl, 58-59

Alcune tribù e alcuni individui arabi erano famosi per questa crudeltà e durezza di cuore. Questi oppressori consideravano un’impresa di grande merito seppellire vive le figlie indifese e innocenti. Questi spietati si vantavano persino della propria crudeltà. Un uomo si presentò al cospetto del Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e narrando la propria prodezza disse di aver seppellito vive con le proprie mani ben otto figlie.

Il commovente episodio della figlia innocente

Nella tribù dei Banū Tamīm era particolarmente diffusa la crudele usanza di seppellire vive le bambine. Quando il capo di quella tribù, Qays ibn ʿĀṣim, abbracciò l’Islam, raccontò il doloroso episodio di aver seppellito con le proprie mani la sua innocente figlia viva e disse:
«O Messaggero di Allah! Ero partito per un viaggio. In quel periodo nacque una mia figlia. Se fossi stato a casa, non appena avessi udito la sua voce l’avrei sepolta nella terra, riducendola al silenzio per sempre. Sua madre riuscì a crescerla come meglio poteva per alcuni giorni. Con il passare del tempo, l’amore materno per allevarla divenne sempre più intenso. Al pensiero che il padre potesse seppellirla viva, la madre fu presa dal terrore. In realtà, temendo me, mandò la sua amata figlia dalla zia materna. Pensava che, dopo essere stata allevata lì e una volta cresciuta, anche nel cuore del padre sarebbe nato un sentimento di pietà. Quando tornai a casa dal viaggio, venni a sapere che nella mia abitazione era nata una bambina morta. Così la vicenda sembrò concludersi. La bambina continuò a essere allevata dalla zia, finché divenne abbastanza grande. Per volontà di Allah, un giorno uscii per una necessità. La madre pensò: “Oggi il padre della bambina non è in casa; che male c’è a portarla qui?”. Così la portò a casa. Disgraziatamente, dopo alcuni giorni anch’io tornai. Appena arrivato, vidi una bambina straordinariamente bella correre e giocare da una parte all’altra della casa. Anche nel mio cuore si riversò un amore sconosciuto. Mia moglie, osservando il mio sguardo, capì che l’affetto paterno sopito si era risvegliato e che il legame di sangue aveva cominciato a manifestare i suoi effetti. Chiesi a mia moglie: “Beata te, di chi è questa bambina? È davvero una bambina bellissima!”. In risposta, mia moglie mi raccontò tutta la storia. Io abbracciai spontaneamente la bambina. Sua madre le disse: “Questo è tuo padre”. La bambina mi si strinse addosso. Era così felice di ricevere l’affetto paterno che, chiamandomi “papà, papà”, accostava il suo viso al mio; e quando correva verso di me gridando “papà, papà”, io la stringevo al collo e provavo una pace straordinaria.
I giorni passarono così, e la bambina continuò a crescere serenamente, circondata dall’affetto e dall’amore. Tuttavia, guardandola, a volte pensavo che a causa sua sarei dovuto diventare suocero. Avrei dovuto sopportare anche questa umiliazione e questo disonore: che mia figlia diventasse la moglie di qualcuno. Come avrei potuto mostrarmi in pubblico? Il mio onore e la mia reputazione sarebbero stati ridotti in polvere. Alla fine il senso della mia dignità si levò dentro di me. La mia pazienza si spezzò e decisi che avrei seppellito a ogni costo quell’oggetto di disonore. Dissi a mia moglie di preparare la bambina: l’avrei portata con me a una festa. Mia moglie la lavò, le fece indossare abiti puliti e ordinati e la preparò con cura. Anche la bambina era ricolma di gioia all’idea di uscire con suo padre. Mi incamminai con lei verso una foresta deserta. La bambina veniva con me danzando per la felicità, mentre nel mio cuore di pietra c’era un solo pensiero: seppellire al più presto quel fardello di vergogna nella terra. Lei non sapeva nulla. L’innocente bambina a volte mi teneva la mano, a volte correva davanti a me e a volte, fuori di sé dalla gioia, proseguiva parlando senza sosta. Alla fine mi fermai in un luogo. Poi cominciai a scavare una fossa. La bambina rimase sbalordita: perché suo padre stava scavando una fossa in una foresta deserta? Mi chiese: “Papà, perché stai scavando una fossa?”. Non sapeva che quel padre crudele stava scavando per lei una tomba e che l’avrebbe ridotta al silenzio per sempre. Mentre scavavo, la terra cadde sui miei piedi e sui miei vestiti. L’innocente bambina la spazzò via con le sue piccole, delicate e amate mani e, con la sua voce infantile, disse: “Papà, ti si stanno sporcando i vestiti”. Quando ebbi finito di scavare una fossa profonda, presi quella bambina pura, innocente e sorridente, la gettai nella fossa e cominciai a ricoprirla rapidamente di terra. La bambina mi guardava addolorata e gridava: “Papà, mio papà, che cosa stai facendo? Papà, che cosa fai? Papà, io non ho fatto nulla. Papà, perché mi stai seppellendo nella terra?”. Io, però, continuai a compiere il mio gesto come se fossi muto, cieco e sordo. O Messaggero di Allah! Nel mio cuore malvagio e pietrificato non nacque alcuna compassione o misericordia; dopo aver seppellito viva la bambina, tornai respirando sollevato.
Dopo aver ascoltato il racconto, straziante per la sofferenza e l’impotenza dell’innocente bambina, il cuore del Messaggero della misericordia per i mondi, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu colmato di dolore. Lacrime cominciarono a cadere copiose dai suoi occhi puri. Piangendo, diceva: “Questo è l’atto di un cuore estremamente pietrificato. Come può Allah avere misericordia di chi non sa mostrare misericordia agli altri?”»

Un racconto istruttivo

Davanti al nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, un uomo raccontò una vicenda della propria epoca dell’ignoranza e la descrisse in modo tale che il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu profondamente addolorato.
«O Messaggero di Allah! Eravamo ignoranti. Non sapevamo nulla. Adoravamo idoli di pietra e gettavamo con le nostre stesse mani i nostri amati figli tra le braccia della morte. O Messaggero di Allah, avevo una figlia che amavo immensamente. Ogni volta che la chiamavo, correva subito da me. Un giorno la chiamai. Lei venne correndo verso di me, palpitante di gioia. Mi incamminai portandola con me. Io camminavo davanti e lei mi seguiva correndo. Poco lontano da casa mia c’era un pozzo profondo. Arrivato presso quel pozzo, mi fermai. Anche la bambina mi raggiunse. Poi, o Messaggero di Allah, la presi per mano, la sollevai e la gettai nel pozzo. L’innocente bambina cominciò a gridare dal fondo del pozzo e, con voce piena di dolore, continuava a chiamarmi “papà, papà”. O Messaggero di Allah! Quella fu la sua ultima voce in questa vita».
Dopo aver ascoltato quel racconto colmo di dolore, il cuore del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu sopraffatto dalla sofferenza e le lacrime cominciarono a scorrere dai suoi occhi. Un Compagno lo rimproverò e gli disse: “Hai fatto soffrire il Messaggero di Allah raccontandogli inutilmente questa storia dolorosa”. Dopo aver udito ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “No, non dirgli nulla. Non dirgli nulla. È venuto per ascoltare il rimedio alla calamità che gli è stata inflitta”. Poi si rivolse proprio a quell’uomo e gli disse: “Racconta di nuovo la tua storia”. Il Compagno raccontò per la seconda volta quella dolorosa vicenda. Dopo averla ascoltata, il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu colto da uno stato straordinario. Piangendo, la sua nobile barba si bagnò di lacrime. Poi gli disse: “Grazie al fatto che avete abbracciato l’Islam, tutti i peccati dell’epoca dell’ignoranza sono stati perdonati. Ora va’ e compi opere buone”. — Musnad al-Dārimī

Solo Allah sa quante figlie innocenti e indifese siano state vittime di questa oppressione e per quanti anni le bambine siano state seppellite vive per mano dei loro genitori. Sebbene anche in quell’epoca vi fossero certamente alcune persone misericordiose e innamorate di Allah, che cercarono di salvare le bambine da questa oppressione e barbarie, i loro sforzi individuali non riuscirono a porre fine a quella terribile usanza.

Il nobile tentativo di salvare le bambine dall’essere sepolte vive

Farazdaq era un celebre poeta arabo. Era particolarmente orgoglioso di una cosa: suo nonno, Hazrat Saʿsaʿ, aveva salvato dalla sepoltura da vive molte bambine. Hazrat Saʿsaʿ stesso racconta così la propria vicenda:
«Una volta partii alla ricerca di due cammelli che avevo smarrito. In lontananza vidi un fuoco. A volte le fiamme si alzavano ardenti, altre volte si spegnevano. Pensai: “Perché non andare a vedere cosa sta succedendo? Forse qualcuno colpito da una calamità ha acceso questo fuoco”. Mi misi in cammino e decisi che, se si fosse trattato di una persona colpita da una disgrazia e avessi potuto esserle utile, avrei certamente cercato di alleviarne la difficoltà. Spronai dunque rapidamente i cammelli e poco dopo giunsi nel quartiere dei Banu Anmar. Vidi un vecchio dai capelli lunghi seduto davanti alla propria casa, in lutto, mentre molte donne erano sedute attorno a una di loro. Questa donna era tormentata dai dolori del parto. Dopo averli salutati e aver pregato, chiesi informazioni sulla situazione; mi dissero che la donna soffriva dei dolori del parto da tre giorni. Mentre parlavo con il vecchio, le donne gridarono che il bambino era nato. Il vecchio urlò: “Se è un maschio, bene. Ma se è una femmina, non voglio sentirne la voce. La ucciderò subito!”. Con tono molto dolce dissi: “Vecchio, non fatelo. È vostra figlia. Quanto al sostentamento, il suo Sostentatore è Allah”. Il vecchio ruggì di nuovo: “No, non la lascerò vivere. La ucciderò a ogni costo”. Poiché insistetti nuovamente con umiltà, in lui avvenne un certo cambiamento, ed egli disse: “Se sei davvero così misericordioso, pagane il prezzo e prendila con te per allevarla”. Risposi senza esitazione: “Sono pronto ad acquistarla”. Acquistai la neonata e tornai felicemente, impegnandomi davanti ad Allah ad allevare quella bambina con affetto e amore. Promisi inoltre ad Allah che, ogni volta che un uomo dal cuore di pietra avesse voluto uccidere una bambina innocente, non glielo avrei mai permesso. L’avrei presa pagando il suo prezzo e l’avrei allevata con grandissimo affetto e amore. In seguito questa pratica continuò. Infine Allah Onnipotente inviò Hazrat Muhammad, pace e benedizioni di Allah su di lui. Fino a quel momento avevo salvato novantaquattro bambine dalle grinfie dei loro genitori oppressori. Poi il Messaggero, pace e benedizioni di Allah su di lui, pose per sempre fine a questa maledizione».

L’Islam purifica la società da tutte le pratiche oppressive di uccisione dei figli e, parlando dei servi prediletti di Allah, menziona che essi pregano Allah affinché renda i loro figli una fonte di gioia per i loro occhi:

والَّذِينَ يَقُولُونَ رَبَّنَا هَبْ لَنَا مِنْ أَزْوَاجِنَا وَذُرِّيَّتِنَا قُرَّةَ أَعْيُن – الفرقان : ٧٤«E (il servo di Allah) dice: “O nostro Signore! Fa’ che le nostre mogli e i nostri figli siano per noi fonte di gioia per gli occhi”». — Sura al-Furqan, 74

La nascita di una figlia

Che nella vostra casa nasca una figlia o un figlio, voi esprimete gioia. È naturale che ne siate felici. Non desiderate soltanto manifestare la vostra gioia, ma anche che amici e parenti vi prendano parte. Ed è proprio ciò che avviene. Finché avete davanti a voi la fiaccola che l’Islam vi ha mostrato e l’esempio del Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, non potete nemmeno pensare di fare distinzione tra figli e figlie: manifestare felicità per la nascita di un figlio e non farlo per quella di una figlia; considerare disonorevole l’esistenza di una figlia; dare la precedenza al figlio rispetto alla figlia. Tutto ciò è il risultato di una mentalità contraria all’Islam. La società islamica deve assolutamente purificarsi da queste idee. In effetti, la società islamica ne è libera. Tuttavia si trovano ancora alcune famiglie in cui, al momento della nascita di un figlio o di una figlia, non si respira la stessa atmosfera. La gioia espressa sinceramente alla nascita di un figlio non viene manifestata allo stesso modo quando nasce una figlia. La buona notizia della nascita di un figlio viene comunicata a parenti e amici con un’emozione e un entusiasmo che non accompagnano la notizia della nascita di una figlia, come invece avviene per il figlio. Le congratulazioni per la nascita di una figlia sembrano piuttosto un invito a portare pazienza.

Dite voi stessi che significato possono avere frasi come queste: “La mia schiena si è spezzata. Sono rimasto completamente abbattuto. Il desiderio del mio cuore è rimasto nel mio cuore. Prenderò in braccio anche lei, ma per un figlio è tutta un’altra cosa. Ho abbassato la testa. Quelli che hanno una figlia non riescono nemmeno ad alzare la testa. Va bene, fratello: chi può opporsi alla volontà di Allah? Che Allah le conceda una buona sorte. Allah mi ha messo alla prova. Sarà Lui a darmi coraggio. Voglio bene anche a una figlia, ma provo una grande tristezza. Se fosse stato un figlio, il desiderio sarebbe stato di tutt’altro tipo. Non vi ho dato la notizia, perché che notizia avrei dovuto darvi? È accaduto ciò che accade sempre. Che cosa dovrei scrivere per questo?”. Che Allah perdoni! Dite voi quale rapporto possano avere tutte queste frasi con gli insegnamenti islamici. Eppure, consapevolmente o inconsapevolmente, alcune famiglie musulmane continuano a ripeterle. Le ripetono sia gli uomini sia le donne.

La questione dei figli è direttamente sotto la potestà di Allah. La volontà o i desideri di nessuno hanno alcun potere su di essa. Ed è Allah che sa meglio per chi sia migliore una figlia e per chi un figlio. Potete certamente pregare e desiderare che abbiate una figlia e non un figlio, oppure un figlio e non una figlia. Tuttavia non è necessario che il vostro desiderio venga soddisfatto e la vostra preghiera accolta. Il solo Sovrano di questa decisione è Allah l’Altissimo. Nessuno possiede il potere di modificare la Sua decisione o di influenzarLo. Nessuno è socio della Sua potenza e della Sua potestà.

يخلق ما يشاء ، يهب لمن يشاء انانا ويهب لمن يشاء الذكور أو يزوجهم ذكرانا وإناثًا ، ويجعل من يشاءُ عَقِيمًا ، إِنَّهُ عَلِيمٌ قدير – شوری : ٥٠٤٩«Egli crea ciò che vuole. A chi vuole concede figlie, a chi vuole concede figli; a chi vuole concede insieme figli maschi e figlie femmine, e chi vuole rende sterile. In verità, Egli è Onnisciente e Onnipotente».

La realtà è che, riguardo ai figli, l’essere umano è completamente impotente. Se riflette proprio su questa questione, vedrà che nell’universo opera soltanto il comando di Allah e che nessuno condivide la Sua divinità. In materia di figli, il prestigio e i miracoli di nessuno possono servire. Né gli amuleti né le cure mediche possono servire a qualcosa. Per non parlare del dare un figlio a qualcun altro o del far nascere un maschio al posto di una femmina: persino molte persone dotate di capacità spirituali non riescono a far nascere nella propria casa un figlio secondo il proprio desiderio. E se una persona è privata di figli, non le è possibile ottenerne uno con i propri sforzi. Non è possibile sapere, attraverso alcuna conoscenza, se per voi sarà più benefica una figlia o un figlio. Si vede anche che in alcune case vi sono soltanto figlie, una dopo l’altra, e che in quella casa abbondano tanto la prosperità quanto le difficoltà. In altre case vi sono soltanto figli maschi, uno dopo l’altro, e tuttavia ciascuno di loro è diventato motivo di preoccupazione per i genitori. Si vede anche che, dopo aver dato alla luce diversi figli maschi, una madre prega giorno e notte per avere una figlia; ma non appena Allah le concede una figlia, si dice che essa ha rovinato la vita dei genitori, e la madre è costretta a pronunciare questa maledizione: «Ahimè! Quanto sarebbe stato meglio se fossi morta al momento della nascita!». Vi sono poi genitori che non riescono nemmeno a sopportare la presenza di un figlio maschio, mentre amano tanto la figlia da lodarne continuamente le qualità. La verità è che solo Allah conosce l’invisibile, ed è Lui a sapere in che cosa risiedano la fortuna e il bene dell’essere umano.

La figlia è causa di fortuna

La moglie di ʿImrān pregò Allah dicendo: «O mio Signore! Ho consacrato a Te il figlio che sto per partorire. Accetta da me questo voto». Ma quando diede alla luce una figlia, si preoccupò molto e disse: «O mio Signore, è una figlia! Ah, Allah! Come potrà questa figlia permettermi di raggiungere lo scopo? Un figlio maschio non è come una figlia. Il figlio maschio è libero dalle debolezze naturali e dagli impedimenti imposti dalla civiltà». Ma Allah sapeva benissimo per quale scopo la moglie di ʿImrān l’aveva offerta. Ella era estremamente preoccupata perché l’aveva avuta come figlia e pensava: come avrebbe potuto essere raggiunto lo scopo per il quale aveva voluto consacrare a Dio il figlio? Sapeva forse che proprio questa figlia sarebbe stata causa della sua fortuna e che proprio questa figlia avrebbe mantenuto luminoso il suo nome fino al Giorno della Resurrezione? Grazie a lei, il nome della moglie di ʿImrān sarebbe stato conservato nell’ultima delle Scritture celesti e, fino al Giorno della Resurrezione, milioni e milioni di persone avrebbero ricordato il suo nome. Grazie a lei, sarebbe diventata la nonna di un profeta eminente, sul quale Allah avrebbe fatto discendere il Vangelo.
In verità, Allah non rese vano il voto della moglie di ʿImrān. Al contrario, accettò quella figlia in modo così eccellente che sarà ricordata fino al Giorno della Resurrezione. Il suo nome è stato conservato nelle Scritture: leggerle è meritorio, ascoltarle è meritorio e farle ascoltare è anch’esso meritorio. Nel Nobile Corano questa storia è narrata così:

متقبلها ربها بقبول حسن وأنبتها نباتا حسنَا ، وَكَفَلَهَا زَكَرِيَّا ، كُلَّمَا دَخَلَ عليها زكريا المحراب ، وجد عندها رزقا ، قال يمريمُ أَنِّي لَكَ هَذَا ، قَالَتْ
هُوَ مِنْ عِندِ اللهِ ، إِنَّ اللهَ يَرْزُقُ مَنْ يَشَاء بغير حساب ال عمران : ۲۷«Alla fine il suo Signore l’accettò con benevolenza, la fece crescere di una crescita eccellente e affidò la sua tutela a Zaccaria. Ogni volta che Zaccaria entrava da lei nel santuario, trovava presso di lei del cibo. Le domandava: “O Maryam, da dove ti viene questo?”. Ella rispondeva: “Viene da Allah”. In verità, Allah provvede abbondantemente a chi vuole.»

Un figlio è un dono di Allah. Anche una figlia è un Suo dono, e lo è anche un figlio maschio. Il compito di chi riceve un dono è riconoscerne il valore ed esprimere gratitudine al Donatore. Non è mai degno di un credente non riconoscere il valore del dono di Allah ed essere ingrato. Allah sa meglio a chi concedere quale grazia, ed è Lui che, secondo la Sua sapienza e potenza, prende decisioni sagge. È dovere del credente essere soddisfatto della Sua decisione e considerarla benefica per sé.
La convinzione di ogni uomo e donna credente riguardo all’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è che nessuno sia stato creato, né possa essere creato, migliore o più eccellente di lui. Egli, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era padre di quattro figlie. Riguardo a Hazrat Khadija Khadija, che Allah sia soddisfatto di lei, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Nei cieli e sulla terra non vi è alcuna donna migliore di lei». Attraverso di lei, Allah concesse all’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, queste quattro figlie, e Hazrat Khadija, che Allah sia soddisfatto di lei, era la madre di quelle quattro figlie. Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, guidò la comunità dicendo:

لا تَكْرِهُو الْبَنَاتِ فَإِنِّي أَبُو الْبَنَاتِ«Non detestate le figlie, perché io stesso sono padre di figlie».

Disse inoltre che le figlie sono estremamente affettuose e portatrici di bene, prosperità e benedizione. Nel Kanz al-ʿUmmāl, Hazrat Ibn Shurayyet riferisce:

سبعة رَسُولَ اللهِ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ يَقُولُ إِذَا وُلِدَ لِلرَّجُلُ ابْنَةُ بَعَثَ اللهُ عَزَّ وَجَلَّ مَلَئِكَةٌ يَقُولُونَ السَّلامُ عَلَيْكُمْ يَا أَهْلَ الْبَيْتِ يَكْتَنفُونَهَا
بأجنحتهم ويمسحون بأيديهم على رأسها ويَقُولُونَ ضَعِيفَةٌ خَرَجَتْ مِنْ ضعيفة القيم عليها معان إلى يوم القيمة – المعجم الصغير اللطبراني«Ho sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: “Quando nasce una figlia nella casa di qualcuno, Allah invia degli angeli. Essi giungono e dicono: ‘La pace sia su di voi, o abitanti della casa!’. Gli angeli prendono la neonata sotto l’ombra delle loro ali, posano le mani sulla sua testa e continuano a dire: ‘Questo è un corpo debole, nato da una vita debole. Chi si assumerà la responsabilità di allevare questa vita debole avrà con sé l’aiuto di Allah fino al Giorno della Resurrezione’”». — Al-Muʿjam al-Saghīr di al-Ṭabarānī

Un uomo sedeva presso Hazrat Abdullah ibn Umar, che Allah sia compiaciuto di lui. L’uomo aveva alcune figlie. Disse: «Ahimè! Quanto sarebbe stato meglio se queste figlie fossero morte». Quando Abdullah ibn Umar, che Allah sia compiaciuto di lui, udì ciò, esplose d’ira e gli disse: «Sei tu a provvedere al loro sostentamento?»

La nascita di una figlia può suscitare accigliamento e tristezza fondamentalmente per due ragioni. La prima è considerare l’esistenza di una figlia motivo di vergogna; la seconda è lasciarsi prendere dal panico per le spese da sostenere per lei.

Esaminando la prima ragione, si vede che si tratta di una cosa estremamente vergognosa. Infatti, come può essere motivo di vergogna per una donna che desidera vivere secondo la luce dell’Islam e considera come modello per sé la vita pura del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, quando il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era egli stesso padre di figlie e descrisse la loro esistenza come uno scudo contro l’Inferno e un mezzo per raggiungere il Paradiso?

Esaminando la seconda ragione, si vede che simili concezioni ignoranti non possono neppure per un istante entrare nella mente di un musulmano. Come può chi crede che Allah sia Colui che provvede al sostentamento e concede i mezzi di vita pensare di essere lui a provvedere al sostentamento della figlia? La convinzione di chi crede negli attributi di Allah è che Colui che provvede al sostentamento e soddisfa i bisogni è unicamente Allah, e che Allah fornisce il sostentamento a ogni creatura. Ogni creatura porta con sé la parte di sostentamento che le è stata assegnata. Quale diritto ha un essere umano di pensare di provvedere al sostentamento di qualcun altro, quando è Allah stesso a provvedere al suo e quando egli dipende da Allah per soddisfare i propri bisogni?

Non si può dire nulla su ciò che è destinato a ciascuno. Può darsi che la figlia fragile appena nata sia giunta con una forza straordinaria e una grande fortuna. Non è al di fuori della potenza di Allah che la fragile bambina nata nella vostra casa non porti con sé soltanto il proprio sostentamento, ma possa anche, grazie alla propria fortuna, cambiare in meglio la vostra sorte.

Facendovi tutore di una figlia fragile, Allah vi ha concesso una grande benevolenza. E una benevolenza tale che, riflettendoci, sarete sommersi dalla gratitudine. Il Paradiso, che Allah ha circondato di un cammino pieno di dure prove e difficoltà, è stato reso più facile da raggiungere per voi proprio perché siete divenuti genitori di una figlia.

L’educazione e la cura dei figli

Il secondo importante diritto dei figli è quello di essere allevati e accuditi. Come dipendono dai genitori per venire all’esistenza, così dipendono da loro per crescere, essere allevati e ricevere cura e supervisione. L’infanzia è un periodo di estrema impotenza. Se in questo periodo il bambino non riceve la tutela e le cure dei genitori, non può crescere adeguatamente. Per questo, dopo aver illustrato il valore e l’importanza dei figli, l’Islam ha indicato come loro secondo diritto quello di essere allevati e accuditi nel modo migliore.

La benevolenza di Allah verso i genitori

Allevare i figli è un compito estremamente difficile. Richiede pazienza infinita, sacrificio e dedizione, affetto sincero e amore. Allah ha creato nel cuore dei genitori un amore sconfinato per i figli e, donando loro un forte desiderio di allevarli, li ha resi capaci di adempiere a questa difficile responsabilità. Pur sopportando difficoltà di ogni genere durante l’educazione dei figli, i genitori non provano mai disgusto; al contrario, anche in mezzo a queste sofferenze sentono interiormente serenità. Dopo aver accettato dolori e difficoltà di ogni tipo, quando rivolgono una sola volta uno sguardo affettuoso al bambino, un’ondata di orgoglio e felicità li invade. Nel cuore dei genitori nasce una gioia spirituale così grande che non rimane più alcuna traccia della sofferenza provata nell’allevare il figlio. Con questo straordinario affetto sincero verso il bambino, Allah ha mostrato una grandissima benevolenza verso i genitori. Se non esistessero questa emozione e questo entusiasmo, probabilmente adempiere al diritto di allevare i figli diventerebbe per i genitori una prova enorme, e soltanto pochissime persone sarebbero capaci di assolvere questo compito pieno di difficoltà e sofferenze.

Pensate a quella madre debole ed esausta che, per alcuni mesi determinati, consumando il proprio corpo e le proprie forze vitali, dona la forza necessaria all’esistenza di un bambino e poi, mettendo a rischio la propria vita, dà alla luce un neonato. Pensate proprio a quel neonato: un fragile pezzo di carne indifeso, privo della capacità di parlare. E quella madre malata, senza curarsi della propria vita, accoglie con un sorriso le difficoltà di allevarlo, attraverso sacrifici e privazioni.

Non prova il minimo disagio per il pianto incessante del bambino. Il bambino urina e defeca ripetutamente, non soltanto nel letto, ma spesso anche sul suo corpo e sui suoi vestiti. Eppure non se ne risente. Inoltre, se il bambino soffre, la madre debole lo prende in braccio e trascorre tutta la notte insonne. Non avverte neppure il minimo dolore. Al contrario, vedendo il bambino soffrire, si agita a tal punto che, se fosse possibile, sarebbe pronta ad assumere su di sé la sofferenza pur di dare sollievo al figlio. La situazione del padre è la stessa. Non esita affatto a spendere per quel tenero bambino il denaro guadagnato con il sudore della fronte. Che si tratti della gioia della sua nascita o della felicità dell’‘Aqiqah, egli spende sempre i propri beni con gioia. Sopportando il caldo che brucia il corpo, affrontando le raffiche del vento rovente, lavorando duramente sotto un sole che spacca le pietre e correndo qua e là, in orari opportuni e inopportuni, nel freddo che gela il sangue, tutto ciò che guadagna con grande fatica lo guadagna per i figli. Poi lo spende per loro senza provarne dolore nel cuore; al contrario, sente una profonda pace spirituale. Se nel cuore dei genitori non vi fossero un amore sconfinato per quel bambino e un ardente desiderio di allevarlo, come sarebbe possibile tutto questo?

L’allevamento dei figli come inclinazione naturale

L’amore per i figli e l’impulso ad allevarli sono istinti innati. Allah ha creato questo istinto nel cuore di ogni genitore. Che i genitori siano musulmani o no, che credano in una religione o in Allah oppure no, non fa alcuna differenza. Proprio per l’assoluta necessità di garantire la continuità della stirpe umana e di mantenere abitato questo mondo, Allah l’Altissimo ha creato in ogni essere umano l’istinto e il desiderio di allevare i figli. Per questo Allah ha donato a tutti i genitori, senza distinzione, un impulso naturale. È naturale che ogni persona desideri che i propri figli prendano il suo posto, mantengano vivo il suo nome, ereditino i suoi beni e le sue risorse, nonché la sua storia, la sua civiltà e le sue consuetudini. Un figlio è una parte del corpo e dell’anima dei propri genitori. Perciò, per sua stessa natura, la sua vita dovrebbe essere preziosa per loro. Anche coloro che hanno una chiara comprensione dell’educazione dei figli e dei sentimenti che essa comporta considerano l’allevamento dei figli, sotto l’influsso dell’affetto e dell’amore innati, un dovere eccellente e una buona opera. Per una donna, il solo vincolo di essere la madre del bambino è sufficiente a sopportare ogni tipo di difficoltà per lui e a compiere continui sacrifici e rinunce. Che creda nell’Islam, che segua una religione diversa dall’Islam o che non segua affatto alcuna religione, non fa alcuna differenza.

La differenza della madre musulmana nella questione dell’educazione

Allah l’Onnipotente ha donato a tutte le madri l’affetto per i figli e l’istinto di allevarli. Sia la madre musulmana sia quella ignorante riguardo all’Islam allevano i figli secondo l’istinto naturale. Tuttavia, vi è una grande differenza tra le loro concezioni, le ragioni per cui si impegnano, i loro metodi e gli effetti e le conseguenze dei loro sforzi.
La madre priva dell’Islam limita a questo mondo ogni pensiero che ha, o può avere, riguardo all’educazione dei figli. Il suo sguardo non si estende al mondo eterno oltrepassando il confine della morte. Alleva il figlio perché è suo. Nel suo cuore nutre un affetto sconfinato per lui. Considera l’educazione dei figli una buona azione in questo mondo e la compie proprio per questo istinto naturale.
Pensa che, attraverso il figlio, la sua discendenza continuerà, oppure che, una volta cresciuto, egli le darà agio e conforto e sarà il suo sostegno. Sotto l’influsso di queste concezioni, alleva il proprio figlio in modo che possa condurre una vita di successo dal punto di vista terreno.
Anche la madre musulmana alleva il figlio spinta dal suo sconfinato affetto per lui. Ritiene anch’ella che il figlio sia un mezzo per preservare la continuità della sua discendenza. Egli è il sostegno della sua vita e il suo rifugio nella vecchiaia. La differenza è però che considera l’educazione dei figli un dovere religioso e un mezzo per ottenere la salvezza nell’Aldilà e la soddisfazione di Allah. Inoltre, i genitori musulmani sottopongono se stessi, nell’educazione dei figli, alle disposizioni e ai precetti islamici. Non allevano i figli soltanto affinché trascorrano la vita terrena nella prosperità e nelle comodità; al contrario, sotto la loro tutela formano combattenti per la fede dal vasto orizzonte, persone che vivono e muoiono nel mondo per vivere secondo la volontà di Allah e ottenere nell’Aldilà la Sua soddisfazione.
Per la madre musulmana, l’educazione dei figli non riguarda soltanto il mondo terreno: i suoi effetti positivi o negativi si manifesteranno anche nella vita chiamata vita ultraterrena. Ed ella crede in questa vita ultraterrena. Il suo ragionamento è il seguente: se alleva il figlio secondo le concezioni islamiche e lo educa in conformità alle istruzioni islamiche, la sua vita ultraterrena sarà bella. Allah sarà soddisfatto di lei, le concederà il Paradiso e riverserà su di lei ricompense. Se mostra debolezza nell’adempiere questo dovere o non forma i figli secondo le indicazioni di Allah, nell’Aldilà proverà vergogna e la sua vita futura sarà rovinata. Allah sarà scontento di lei e la punirà.
La madre musulmana alleva i figli anche perché spinta dall’affetto materno, e desidera una buona ricompensa per questo già in questo mondo. Ma, nello stesso tempo, attende la ricompensa nel Giorno in cui ne avrà più bisogno che in questo mondo. Quella ricompensa sarà eterna.
La madre privata della grazia dell’Islam non può mai provare per il figlio un affetto pari a quello della madre musulmana. Quando all’istinto naturale si aggiunge l’emozione della fede, si crea una profondità di tenerezza e sincerità che non può sorgere nel cuore di una madre non musulmana. Inoltre, la gioia e la forza che nascono nel cuore della madre musulmana in virtù delle concezioni fondamentali e distintive dell’Islam non possono nascere nel cuore della madre non musulmana.
Il beneficio maggiore di questo modo di pensare e di agire è che, anche se il figlio, nonostante tutti gli sforzi e i sacrifici, non riesce a soddisfare le aspirazioni della madre, ella non si vergogna. Non si dispera e non rallenta nel suo impegno. Al contrario, rimane sempre forte nella certezza che, anche se in questo mondo il figlio non dovesse soddisfare le sue aspirazioni, Allah le concederà la ricompensa che ella attende da Lui. Allah, infatti, non vanifica mai la ricompensa delle opere dei Suoi servi. Egli è onnipotente. Ricompensa pienamente le opere buone dei Suoi servi e non li priva mai della ricompensa.

إِنَّ هَذَا كَانَ لَكُمْ جَزَاء وَكَانَ سَعيكم مشكورا الدهر : ٢٢«Questa è la ricompensa per voi e il vostro sforzo è apprezzato e accettato (da Allah), non va perduto.» — Sura al-Dahr, 22

La manifestazione della potenza di Allah è che Egli accresce ulteriormente, con la Sua grazia, le buone opere del servo e gli concede ricompense e premi moltiplicati. Anche se nelle opere del servo vi sono alcune mancanze e imperfezioni, Egli non diminuisce la ricompensa: perdona tali mancanze e, con la Sua grazia, accresce la ricompensa.

ومن يُقْتَرِفْ حَسَنَةً نَزِدْلَهُ فِيهَا حُسْنًا ، إِنَّ اللهَ غَفُورٌ شَكُور – الشورى : ۲۳«A chi compie una buona azione accresceremo la bontà di essa. In verità, Allah è Perdonatore e riconoscente.» — Sura al-Shura, 23

Il significato dell’educazione dei figli: due responsabilità

La responsabilità dei genitori nell’educazione dei figli è uguale, ed entrambi adempiono insieme a questo dovere. Educare i figli significa assolvere due tipi di responsabilità.
Primo: il servizio della cura e dell’allevamento del bambino.
Secondo: provvedere alle spese necessarie per il mantenimento del bambino.
La prima responsabilità significa vigilare sulla crescita dei bambini, proteggerli e prendersi cura di loro. Significa provvedere alla loro salute e al loro benessere. Occorre prestare loro questo servizio finché non saranno in grado di nutrirsi da soli. La madre allatterà il bambino e si prenderà cura di lui. Anche dopo lo svezzamento, fino al raggiungimento della maggiore età, bisogna occuparsi di lui e delle sue necessità fisiche e morali, affinché, crescendo ed essendo allevato, diventi capace di assumersi le responsabilità umane e sia idoneo a prendersi cura degli altri.
La seconda responsabilità significa sostenere tutte le spese del figlio dalla nascita fino alla pubertà. Occorre provvedere a tutte le spese per il suo cibo, il vestiario e l’abitazione, nonché per la sua cura, la tutela della sua salute fisica, la sua educazione e la sua formazione.

Distribuzione delle responsabilità

Sebbene la prima responsabilità, cioè il servizio della cura e dell’educazione del bambino, spetti a entrambi i genitori, naturalmente il peso maggiore ricade sulla madre. Anche l’Islam ha conferito questo diritto alla madre. È inoltre responsabilità della madre allattare il proprio bambino, in condizioni normali, fino all’età di due anni.
La seconda responsabilità, cioè quella di sostenere le spese, è affidata esclusivamente al padre. Allah ha esonerato la madre da questo dovere, affinché possa rimanere sempre con i bambini e adempiere con concentrazione, in modo bello e adeguato, la parte di responsabilità che le spetta.

Il vero merito della madre sta nel prendersi cura dei bambini

Il vero campo d’impegno della madre è la sua casa, e il suo autentico merito consiste nel prestare con cura un valido servizio nel seguire e allevare i bambini. L’Islam ha affidato proprio questo servizio alla sua responsabilità. Questo è il vero ambito del suo successo ed è questo il suo autentico merito. A questo proposito, nel Giorno della Risurrezione dovrà rendere conto. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto:

والمرأة راعية في بيت زوجها ومسئولة عن رعيتها – بخاری، مسلم«La donna è responsabile della casa di suo marito e dovrà rispondere di coloro e di ciò che le è stato affidato.» — Bukhari e Muslim

Ogni volta e ovunque la donna è stata allontanata dal suo vero ambito e trascinata nel campo esterno, caricandola, con il miraggio di uno sviluppo anormale, di responsabilità esterne aggiuntive rispetto ai suoi doveri naturali, la vita familiare è andata distrutta. Anche nella vita esterna si sono create calamità simili a quelle del Giorno della Risurrezione, e la vita dei figli è diventata desolata e rovinata. Eppure Allah l’Onnipotente non aveva affidato loro questa responsabilità. Nel desiderio illusorio del progresso, la donna ha accettato una duplice responsabilità.
Nei Paesi in cui questo esperimento non è ancora terminato, le donne si affannano per soddisfare i propri desideri interiori e la società corre ciecamente su questa strada. Ma coloro che hanno portato a termine l’esperimento di questa terribile civiltà ne stanno assaporando i frutti amari. Vergognandosi delle proprie azioni, stanno pensando di tornare indietro. Arnold Toynbee, il grande pensatore occidentale dell’epoca moderna, ha scritto:
«Sono cadute vittime del declino proprio quelle epoche della storia umana in cui la donna ha portato i propri passi al di fuori delle quattro mura domestiche.»
Il dottor Jud ha scritto: «Se le donne si accontentassero di occuparsi della propria casa e di allevare i figli, ho piena fiducia che questo mondo diventerebbe il simbolo del Paradiso.»
La migliore delle guide, Hazrat Muhammad Mustafa, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva già avvertito molto tempo prima la propria comunità che sarebbe giunta un’epoca assai sfavorevole per voi: l’epoca in cui sarete assoggettati alle vostre mogli e le redini delle vostre attività collettive saranno affidate alle loro mani. Inoltre disse:

إِذَا كَانَ أَمَرَ أَنكُم شراركُمْ وَأَغْنِيَاءكُم بِخَلاتُكُمْ وَأَمركم إلى نساءكم
فَبَطْنُ الأَرْضِ خَيرٌ لكم من ظهرها – مشكوة باب تغير الناس«Quando i vostri governanti e responsabili saranno persone malvagie, i vostri ricchi saranno avari e i vostri affari saranno affidati alle donne, allora il grembo della terra sarà migliore per voi della sua superficie.» — Mishkat

Il caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse alle donne della sua comunità: se continuerete ad adempiere in modo bello e corretto ai vostri doveri naturali, sarete con me in Paradiso. Ciò significa che i vostri doveri naturali e domestici sono, agli occhi di Allah, estremamente importanti e preziosi. In nessun modo si deve sminuire questa responsabilità. Sono proprio quelle donne ad avere successo che adempiono con dedizione al loro autentico dovere. Non possono mai avere successo quelle donne che, caricandosi sulle spalle il peso delle responsabilità esterne, vogliono stare accanto agli uomini in ogni ambito. Il caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:

أيما امرأة قعدت على بيت أولادها فهي مَعِي فِي الْجَنَّةِ – كنز العمال«Qualunque donna rimanga nella propria casa per prendersi cura dei suoi figli sarà con me in Paradiso.» — Kanz al-‘Ummal

Quale fortuna e quale successo più grandi potrebbero esserci per le donne del fatto che saranno con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, in Paradiso? Ogni donna può ottenere questa fortuna se si prende cura dei figli, svolge i lavori domestici e adempie al proprio autentico dovere.
In realtà, Allah l’Onnipotente ha creato la costituzione fisica della donna, i suoi speciali sentimenti ed emozioni puri, le sue particolari qualità morali e il suo carattere specifico proprio in modo adatto a questo compito. Allontanarla da questo lavoro naturale e assegnarle un altro compito non è altro che un’ingiustizia.

Il compito di più alto prestigio per le donne

Considerare negativamente i lavori domestici, ritenere disonorevole l’educazione dei figli e considerare progresso la partecipazione alle attività collettive esterne non è altro che un’idea errata. L’Islam, stabilendo alcuni limiti, vi ha certamente concesso il diritto di partecipare alle attività collettive. Ma non vi ha concesso il diritto di considerare disonorevole il vostro dovere innato e di ritenere progresso l’abbandono di tale dovere in favore di responsabilità esterne. Il vero progresso della civiltà e della cultura umana consiste nel costruire una società umana progredita. E per costruire una società umana progredita è indispensabile assolvere alla responsabilità di educare i figli e formare persone di carattere elevato e natura pura. Infatti, una società pura può essere costruita soltanto da persone buone. Nessuno, se non le donne, può portare a compimento questo compito. Le persone buone vengono educate nel grembo di donne buone. Per questo l’Islam ha definito il vostro compito come il più nobile dei compiti. Secondo l’Islam, il vostro compito è jihad, e il Profeta nobile, pace e benedizioni di Allah su di lui, ha descritto il jihad come il culmine della religione. Il caro Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse ad Ḥazrat Muʿādh, che Allah sia compiaciuto di lui:

ألا أدلك برأس الأمر وعموده وذروة سنامه ؟ قُلْتُ بَلَى يَا رَسُولَ الله ! قَالَ رَأس الأمر الإسلام وعموده الصلوة وذروة سنامه الجهاد – ترمذى«Volete che vi parli del capo della religione, del suo pilastro e del suo culmine? Io dissi: “Sì, o Messaggero di Allah!”. Egli disse: “Il capo della religione è l’obbedienza, il suo pilastro è la preghiera e il suo culmine è il jihad”».

Alla luce di questo insegnamento, se vi dedicate alla cura della casa e all’educazione dei figli, vi trovate nel campo del jihad e, agli occhi di Allah, il vostro rango è pari a quello del mujahid. È narrato da Ḥazrat ʿĀʾisha, che Allah sia compiaciuto di lei, che il Profeta nobile, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse:

عَلَيْكُنَّ بِالْبَيْتِ فَإِنَّهُ جِهَادُكُن – مسند احمد ج ۲«È vostro dovere occuparvi della casa. E questo è il vostro jihad».

Non contrarre un secondo matrimonio per amore dei figli

Se il marito di una donna muore, per lei contrarre un secondo matrimonio non è soltanto lecito, ma anche raccomandabile. Tuttavia, se una donna non si risposa per amore dei propri figli e sacrifica la propria bellezza e giovinezza per prendersi cura dei figli orfani del marito defunto, il suo gesto sarà così gradito e accettato che, nel Giorno del Giudizio, ella sarà insieme al Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui.

قَالَ رَسُولُ اللهِ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ أَنَا وَامْرَأَةُ سَفَعَاءُ الخَدِّينِ كَهَاتَيْنِ يوم القيمة وأوما يزيد بن زريع إلى الوسطى والسبابة امرأة أمت من زوجها ذات منصب وجمال حبست نفسها علَى يَتَامَاهَا حَتَّى بَانُوا أَوْ مَاتُوا«Il Profeta nobile, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: “Nel Giorno del Giudizio, io e la donna dalle guance segnate dalla preoccupazione saremo insieme come queste due dita”. Yazīd ibn Zurayʿ indicò il dito medio e l’indice. Si tratta della donna il cui marito è morto, una donna di nobile origine, rispettabile e bella, che tuttavia si astiene dal contrarre un secondo matrimonio per amore dei propri figli orfani, finché essi non diventano indipendenti dalla sua tutela oppure muoiono».

L’espressione «donna privata del marito» può avere due significati. Primo: colei il cui marito è morto. Secondo: colei che è stata ripudiata dal marito. Dal punto di vista linguistico, ayyima indica una persona priva di un legame matrimoniale. Può trattarsi di un uomo oppure di una donna. Qui il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha elogiato l’azione dell’uomo o della donna privi del coniuge: cioè, la donna non si risposa per amore dei bambini orfani. Per questo, in senso proprio, qui si fa riferimento alla vedova. Tuttavia, se una donna viene ripudiata dal marito e, per qualche ragione, dei bambini vengono affidati alla sua responsabilità, qualora ella non si risposi per amore del figlio, si può sperare che anch’ella riceva la stessa ricompensa.

L’educazione dei figli e le Compagne

Le Compagne che credettero nel Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e si immersero nella sua guida, amavano con il corpo e con il cuore ogni suo comando e ogni suo insegnamento, e ne compivano fedelmente la pratica soltanto per conseguire il compiacimento di Allah. Anche queste nobili Compagne, che Allah sia soddisfatto di loro, assunsero la responsabilità di allevare i figli. Per amore dei figli sacrificarono ogni comodità, ogni speranza e aspirazione, nonché la bellezza e la giovinezza. In verità, erano riuscite ad assimilare correttamente gli insegnamenti del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.

Una madre che assunse la responsabilità dell’educazione

«Che Allah ricompensi mia madre con il bene. Ella si è occupata della mia educazione e della mia tutela.» Queste parole furono pronunciate riguardo a sua madre dal venerabile Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, lo speciale servitore del caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.

La madre di Anas, Umm Sulaym, era più conosciuta con la sua kunya. Il suo vero nome era Ramila oppure Sahla, mentre il suo epiteto era Ramisa. Suo padre si chiamava Malhan. Era legata alla tribù dei Najjār degli Anṣār.

Sposò un giovane della sua stessa tribù, Malik ibn Nadr, dal quale nacque il venerabile Anas, che Allah sia soddisfatto di lui. Quando Anas era ancora bambino, Umm Sulaym abbracciò l’Islam.

Umm Sulaym amava suo figlio con tutta l’anima. Quando gli insegnava la professione di fede, Malik ibn Nadr si adirava molto. Alla fine, risentito, partì per la Siria.

In Siria un suo nemico colse l’occasione e lo uccise, e Umm Sulaym rimase vedova ancora in giovane età. Cominciarono allora ad arrivare proposte di matrimonio. Ma ella rifiutò ogni proposta dicendo: «Non mi sposerò finché mio figlio non sarà capace di stare seduto e alzarsi in una majlis e di conversare. Poi mi sposerò quando Anas stesso sarà d’accordo riguardo al mio matrimonio.»

Umm Sulaym era una giovane donna e Anas era ancora un bambino. Umm Sulaym era preoccupata. Ma per lei era insopportabile che il cattivo comportamento di un patrigno potesse ferire il cuore del bambino.

Quando poi il venerabile Anas divenne giovane, Abu Talha le mandò una proposta di matrimonio. Ma come avrebbe potuto accettarla? Abu Talha non era musulmano. Per questo ella rifiutò la proposta. Tuttavia, quel rifiuto era colmo di saggezza, affinché gli occhi di Abu Talha si aprissero. Umm Sulaym disse:

يا أبا طلحة الست تعلم أن الهك الذي تعيد نبت مِنَ الْأَرْضِ قَالَ بَلَى قَالَت
أفلا تستحيي تعبد شجرة – اصابه ج دوم و مسند احمد«Abu Talha, non sai forse che ciò che hai fatto tuo dio e che adori spunta dalla terra?» Egli rispose: «Sì, lo so.» Allora Umm Sulaym continuò: «E non ti vergogni di adorare un albero?» — al-Iṣābah e il Musnad di Aḥmad

Udite queste parole, Abu Talha rimase pensieroso. Poi se ne andò. Tuttavia, la macchia del suo cuore cominciò a dissolversi. Dopo alcuni giorni tornò da Umm Sulaym e fu onorato con l’accettazione dell’Islam.

Quando Umm Sulaym vide che Allah l’Altissimo aveva arricchito Abu Talha del tesoro dell’Islam, gli disse, senza preoccuparsi della sua impotenza e della sua povertà: «Abu Talha, accetto la tua proposta. La mia dote è il tuo Islam.» Il matrimonio di Umm Sulaym avvenne proprio per provvedere a quel figlio virtuoso per il cui buon allevamento ella aveva rifiutato il matrimonio fino ad allora. Il venerabile Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, diceva: «Anche la dote di mia madre era di un tipo straordinario.»

Quanto fosse stimata agli occhi di Allah questa pia sposa si può comprendere dalla seguente narrazione del caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace:

دخلت الجنَّةَ فَسَمِعتُ خَشَفَةً فَقُلْتُ مَا هذَا فَقِيلَ الرميصاء بنت ملحان –
صحيح مسلم ج دوم وطبقات ابن سعد ج هشتم«Entrai in Paradiso e udii un fruscio. Chiesi: “Che cos’è questo?” Mi fu risposto: “È la voce di Rumaysa, figlia di Malhan.”» — Muslim e gli Ṭabaqāt di Ibn Saʿd

Un sacrificio senza precedenti per allevare i figli

Chi poteva essere più caro alle Compagne del Messaggero di Allah — che Allah sia compiaciuto di loro — del Messaggero stesso — pace e benedizioni di Allah su di lui? Tuttavia, quando il nobile Profeta — pace e benedizioni di Allah su di lui — presentò una proposta di matrimonio a Umm Hani, figlia di suo zio paterno Abu Talib, ella si scusò, poiché le Compagne avevano accolto molto bene l’insegnamento che il Messaggero di Allah — pace e benedizioni di Allah su di lui — aveva impartito loro sull’importanza dell’allevamento dei figli. Riflettete sulle parole che Umm Hani rivolse al nobile Profeta — pace e benedizioni di Allah su di lui — chiedendogli perdono. Allora sarà chiaro quanto fosse importante per le Compagne allevare i figli. Umm Hani disse:

«O Messaggero di Allah! Voi mi siete più caro persino dei miei due occhi. Tuttavia, i diritti del marito sono molto grandi. Ho paura di sposarmi, perché se adempissi ai miei doveri di servizio verso mio marito, non sarei in grado di adempiere ai diritti di questi gioielli del mio cuore (i figli). E se mi dedicassi al servizio dei figli, non riuscirei ad adempiere ai diritti del marito.» — Tabaqāt di Ibn Saʿd: il caso di Umm Hani

Questa era la fortunata Umm Hani, nella cui casa il Nobile Messaggero — pace e benedizioni di Allah su di lui — fece il bagno e compì la preghiera del Duha il giorno della conquista della Mecca. Anche il Messaggero di Allah — pace e benedizioni di Allah su di lui — concesse protezione ai due politeisti ai quali Umm Hani aveva dato rifugio nella propria casa per il vincolo di parentela. — Musnad di Ahmad

Il latte materno nella prospettiva islamica

Nell’allevamento dei figli, la madre allatta il bambino per una ragione naturale. È una consuetudine o una pratica ben nota! È un diritto del figlio amato nei confronti della madre. Ed è anche una richiesta della maternità. Allattare il bambino con il latte materno è una consuetudine ben nota e una pratica comune nella società. D’altra parte, ogni madre considera l’allattamento del proprio figlio un dovere naturale e innato: portare il figlio nel proprio ventre, darlo alla luce e nutrirlo con il proprio latte sono inclinazioni naturali di ogni madre. Nel Sacro Corano è detto:

والوالدت يرضعن أولادهن حولين كاملين لِمَنْ أَرَادَ أَن يَتِمَّ الرَّضَاعَةَ .
«Le madri allatteranno i loro figli per due anni completi, per chi desidera completare l’allattamento.» Sura al-Baqara: 233

In questo versetto, in realtà, viene ordinato di allattare a tutte quelle madri i cui mariti hanno divorziato da loro o che si sono separate dal marito mediante il khulʿ. Il bambino ha un diritto naturale al latte materno e il figlio non è soltanto parte del padre, ma anche un pezzo del cuore della madre. Perciò la madre non deve riversare sul figlio la collera che prova verso il padre del bambino, né privarlo del suo diritto. Poiché il Sacro Corano ordina alle donne separate dal marito di non rifiutarsi di allattare il figlio, è chiaro che allattare il bambino è un diritto e un dovere religioso della madre. Come potrebbe allora essere che l’ordine di allattare sia rivolto alla donna separata dal marito, mentre tale ordine non sia rivolto alla donna che vive con il marito? Poiché in entrambi i casi ella è madre del bambino, l’ordine è dello stesso tipo. Il Sacro Corano ha dato questa indicazione per timore che, a causa della separazione dal marito, il bambino venisse privato del diritto di essere allattato. Quanto alle madri che vivono con il marito, il motivo per cui nel Sacro Corano non è stato impartito un ordine separato è che allattare il proprio figlio è una consuetudine comune; ogni madre, guidata dal proprio sentimento innato, allattando il figlio prova pace nel cuore e gioia spirituale. Per questo, anche da tale versetto del Sacro Corano si comprende chiaramente questo ordine. Dunque il Corano non ha descritto questa questione come un obbligo giuridico permanente. Piuttosto, l’ha presentata come un dovere conferito dalla natura e come una consuetudine, stabilendo la pratica secondo cui, proprio come ogni madre porta il peso del figlio e affronta il travaglio del parto, così lo nutre con il sangue del proprio cuore fino ai due anni.

حملته أنه كرها ووضعته كرها ، وحمله وفصله ثلثون شهراً – –
«Sua madre lo ha portato nel ventre con sofferenza e lo ha partorito con sofferenza; dal concepimento fino allo svezzamento sono trascorsi trenta mesi.» — Sura al-Ahqaf: 15

In questo versetto vengono riconosciuti i tre grandi benefici concessi dalla madre.
Primo: lo ha portato nel ventre sopportando la sofferenza.
Secondo: lo ha partorito sopportando la sofferenza.
Terzo: lo ha nutrito con il proprio latte.

La conseguenza di questi tre benefici senza precedenti è che la madre ha, rispetto al padre, un diritto tre volte maggiore. Ciò che nel Sacro Corano è stato indicato allusivamente, il nobile Profeta — pace e benedizioni di Allah su di lui — lo ha spiegato in qualità di suo interprete nel modo seguente:

«Un Compagno chiese: “O Messaggero di Allah! Chi ha il maggior diritto al mio buon trattamento?”. Egli rispose: “Tua madre”. Chiese: “E dopo mia madre?”. Rispose: “Tua madre”. Il Compagno chiese: “E poi chi?”. Fu detto: “Tua madre”. Egli domandò nuovamente: “E poi chi?”. Rispose: “Tuo padre”.» Bukhari e Muslim

Da questa narrazione del Corano e della Sunna si apprende che ogni figlio deve alla madre diritti tre volte maggiori. Infatti, anche la madre compie naturalmente tre azioni nei confronti del proprio figlio: lo porta nel ventre per nove mesi, sopportando una debolezza dopo l’altra; poi lo dà alla luce mettendo a rischio la propria vita; infine, per due anni, lo nutre con il sangue del proprio cuore. Questo è l’istinto innato e il comportamento consueto di ogni madre. Attraverso quest’opera, il Sacro Corano ha chiarito con grande saggezza l’affetto e il beneficio della madre verso il figlio, affermando che la madre possiede un diritto tre volte maggiore di quello del padre.

L’Islam è una religione naturale. Per questo non getta nessuno in una sofferenza inutile. In genere, la madre dovrebbe allattare per due anni. Tuttavia, se per qualche ragione è necessario svezzare il bambino prima del compimento dei due anni, l’Islam non rende obbligatorio l’allattamento fino a tale termine. Allo stesso modo, se una donna è malata o debole e si teme un ulteriore peggioramento della sua salute, le è concesso, in considerazione della situazione, non allattare. Ma non allattare per il solo motivo della moda, senza alcuna reale difficoltà o necessità, è considerato un’ingerenza nel diritto del bambino e un atto di durezza di cuore.

Le donne che, influenzate dallo splendore della civiltà moderna, non allattano i propri figli, oppure li privano del proprio latte per timore che l’allattamento rovini la loro bellezza, giovinezza e grazia, distruggendo il loro fascino giovanile, pur essendo madri restano private della tenerezza, dell’affetto e del cuore della madre. Infatti, nessun latte può sostituire per il bambino quello materno. Il Messaggero di Allah — pace e benedizioni di Allah su di lui — ha pronunciato un severo avvertimento contro le donne ispirate da tali idee. Il nobile Profeta — pace e benedizioni di Allah su di lui — ha messo in guardia le donne che, con tali attività riprovevoli, privano i propri figli dell’allattamento, avvertendole di conseguenze estremamente terribili. Narrando l’episodio della notte del Miʿraj, il nobile Profeta — pace e benedizioni di Allah su di lui — disse:

ثم انطلق بي فَإِذَا بِنِسَاء تَنهش تديَهُنَّ الْحَيَّاتُ قُلْتُ مَا بَالُ هَؤُلَاءِ قَبْلَ هُؤُلاء
يمنعن أولادهن البانهن – ترغيب وترهيب«Poi fui condotto ancora più avanti. Nel frattempo vidi alcune donne i cui seni venivano morsi dai serpenti. Chiesi: “Chi sono queste donne?”. Mi fu risposto: “Sono quelle donne che non allattavano i propri figli”.» — Targhīb wa Tarhīb

L’importanza giuridica e morale del latte materno

Il latte materno è l’alimento naturale del bambino. Questo alimento gli dona piena salute e robustezza. Tuttavia non è soltanto un alimento fisico, bensì anche spirituale e morale. Il latte materno esercita una profonda influenza sul cuore, sui sentimenti, sul carattere e sulle azioni del bambino. Allattando il bambino, la madre non gli fornisce soltanto un alimento nutriente, ma insieme a ogni goccia di latte fa fluire nel suo corpo e nella sua anima i propri pensieri puri, i sentimenti nobili, le aspirazioni elevate e il carattere virtuoso. Per natura, il bambino assorbe tutto ciò insieme al latte materno. Dal punto di vista morale, il latte materno è estremamente importante. Del resto, ogni alimento esercita necessariamente un’influenza sul carattere e sulle azioni dell’essere umano. Ma poiché il latte è il primo alimento dell’uomo, la sua importanza è ancora maggiore.

Se per qualche ragione un bambino non riceve il latte della propria madre e deve essere allattato da una donna estranea, occorre prestare attenzione affinché la salute della donna che lo allatterà sia buona. Anche sotto il profilo della purezza e della castità, ella deve essere irreprensibile. Deve essere esemplare nei sentimenti e nei pensieri, affidabile nel carattere e nelle azioni, e buona nelle abitudini e nelle qualità, affinché il bambino possa acquisire da lei un bel carattere.

La ragione principale dello straordinario legame e del profondo amore che si instaurano tra la madre e il bambino è il latte. Le madri che non allattano i propri figli non provano per loro quell’attrazione che nasce proprio dall’allattamento. Se poi lamentano estraneità e freddezza nel rapporto con i figli, ne sono esse stesse responsabili. Infatti, non avendo ravvivato, durante i primi due anni di vita del bambino, l’affetto, l’amore e il legame spirituale stringendolo al proprio seno caldo, è naturale che il risultato sia questo.

Nella sharīʿa islamica non ci si è limitati a riconoscere l’importanza del latte; gli è stata attribuita un’importanza tale da fondare su di esso le norme del lecito e dell’illecito.

In arabo l’allattamento è chiamato radāʿa. L’Islam considera questa radāʿa degna di un rispetto quasi pari a quello della parentela di sangue. Se per qualche ragione un bambino viene allattato da una donna estranea, tra lui e quella donna si instaura un rapporto di radāʿa. La donna che lo allatta diventa sua madre di latte. La posizione della madre di latte è quasi pari a quella della madre naturale. A causa dell’allattamento, non solo la donna diventa madre di latte, ma suo marito diventa padre di latte del bambino e i suoi figli diventano fratelli e sorelle di latte. Nella sharīʿa, il grado di parentela di latte è quasi uguale a quello della parentela di sangue. Di fatto, il matrimonio tra tali parenti diventa illecito proprio come è illecito tra i parenti consanguinei. Nel Nobile Corano è stato detto:

وأُمَّهَاتُكُمُ الَّتِي أَرضَعْنَكُم وَأَخَوَاتُكُم من الرضاعة – النساء : ٢٣«E le vostre madri che vi hanno allattato e le vostre sorelle di latte».

In altre parole, tutti quei parenti che diventano illeciti a causa del rapporto con i propri genitori diventano illeciti anche a causa del rapporto con i genitori di latte. Illustrando questa norma, il Nobile Messaggero di Dio ha detto:

إِنَّ اللَّهَ حَرَّمَ مِنَ الرَّضَاعَةِ مَا حَرَّمَ مِنَ النَّسب – صحيح مسلم«Dio ha reso illeciti, a causa dell’allattamento, gli stessi parenti che ha reso illeciti a causa della discendenza». — Muslim

Nella sharīʿa è stata attribuita all’allattamento un’importanza tale che, se un uomo e una donna si sposano senza sapere di avere tra loro un rapporto di latte, il matrimonio viene sciolto sulla sola testimonianza di una donna; e, una volta venuti a conoscenza del rapporto di allattamento, quei due non potranno rimanere un solo istante come marito e moglie.

Uqba ibn al-Harith sposò una donna. Dopo il matrimonio arrivò una donna e disse: “Ho allattato entrambi”. Uqba chiese informazioni sull’accaduto ai parenti della stirpe della moglie, ma essi dichiararono di non saperne nulla. Infine Uqba si recò dal Nobile Profeta e gli raccontò tutto il fatto. Dopo aver ascoltato l’accaduto, il Nobile Profeta disse: “Come potete vivere insieme, ora?”. Uqba divorziò da quella donna, ed ella sposò un altro uomo. — Sahih al-Bukhari

L’immenso valore dell’allattamento

Alla luce dell straordinaria importanza dell’allattamento del proprio figlio e dei suoi grandi benefici morali e spirituali, il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, oltre ad aver pronunciato un severo monito contro coloro che non allattano, le ha anche esortate a farlo. Rivolgendosi alle donne musulmane, disse: «Allattando il vostro cuore, non riceverete soltanto la vostra ricompensa in questo mondo; anche nella vita dell’Aldilà vi saranno elargite immense ricompense e premi». Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:

وإِن لها من أول رضعة ترضعه أجر حياة نسمة – كنز العمال«La donna musulmana che fa bere al proprio figlio la prima poppata riceverà una ricompensa pari a quella di chi salva la vita di una persona». — Kanz al-ʿUmmāl

Inoltre, il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha paragonato la donna che allatta a quel combattente che rimane continuamente di guardia sulla via di Allah. Se questa donna muore durante tale periodo, riceve la ricompensa del martirio.

Il latte materno dal punto di vista medico e psicologico

Anche dal punto di vista medico e psicologico, il latte materno è straordinariamente benefico. Gli specialisti della medicina e della psicologia hanno scritto ampiamente sull’argomento. Qui presenteremo alcuni estratti di un articolo di ricerca di un istituto di ricerca sanitaria e medica. Da questo estratto sarà possibile comprendere che cosa pensano al riguardo gli esperti di medicina e psicologia e quali benefici derivino per voi e per la vostra discendenza dall’incoraggiamento dell’Islam a far valere questo diritto.
«Molte pretese della civiltà moderna ci stanno allontanando da numerose leggi naturali. Molte donne incinte si chiedono se debbano nutrire il proprio figlio con il proprio latte oppure con latte vaccino. È necessario informar loro che il latte vaccino non può mai sostituire il latte materno. Se desiderate liberare il bambino da ogni tipo di allergia, dai dolori addominali e dall’indigestione, allattatelo al seno.
Dopo il parto, non appena la madre allatta il proprio figlio, il suo corpo ritorna rapidamente in buona salute. Inoltre, anche la debolezza dei bambini nati prematuramente viene eliminata proprio grazie al latte materno».

La storia di una madre

Una donna diede alla luce il suo bambino sei settimane prima del termine previsto. L’infermiera le fasciò strettamente il corpo. La donna le chiese: «Perché mi ha applicato questa fascia?»
L’infermiera rispose: «È stata applicata affinché non le arrivi il latte».
«Ma io voglio allattare il bambino». «Non potrà allattarlo. Poiché il suo bambino è nato prima del termine, è debole. Dovrà rimanere separata da lui per alcune settimane».
«Dottore!» disse la donna, delusa dall’infermiera. «Può aiutarmi? Voglio allattare il bambino».
Il medico disse con tono di rimprovero: «Sa che suo figlio è nato alcuni giorni prima del termine?»
«È proprio per questo che voglio allattarlo. Desidero che quel corpo debole riceva immediatamente forza e che egli sopravviva».
«La questione non si pone nemmeno».
«Se vuole allattarlo, dovremo estrarre il suo latte con qualche mezzo. È pronta a farlo?»
Per amore del figlio, la madre era pronta. Il suo latte fu estratto con un apparecchio elettrico. Talvolta se ne estraevano fino a undici once. Anche gli altri bambini dell’ospedale bevevano quel latte. Quando la madre fu dimessa dall’ospedale, il bambino vi fu lasciato, poiché pesava meno di sei libbre. A casa, la madre continuò a estrarre il proprio latte con un tiralatte e a inviarlo all’ospedale per il bambino. Nel frattempo egli compì cinque settimane e fu portato a casa.
Tra le nostre classi amanti della moda, sono ben poche le donne che insistano, come la donna sopra menzionata, affinché il proprio bambino venga allattato. Questa donna aveva visto con i propri occhi la condizione delle sue amiche. Sapeva che i bambini nutriti con il biberon soffrono sempre di dolori addominali; nonostante suo figlio fosse nato prematuramente, egli tornò ben presto a condizioni normali e la debolezza inizialmente riscontrata scomparve immediatamente.

Il latte materno e la salute

Nei Paesi in cui, nel contesto delle moderne pretese della civiltà, le madri mostrano riluttanza ad allattare i propri bambini, il livello della salute è in declino e i figli vengono privati del carattere dei genitori.
Nei primi giorni, il latte materno contiene per qualche tempo una sostanza chiamata colostro. Questo colostro conferisce al bambino una robusta forza vitale. La quantità di vitamina «A» che vi si trova non è più reperibile in seguito. La sua quantità diminuisce gradualmente. Per questo, all’inizio, la madre deve assolutamente allattare il proprio bambino. Il bambino non riceve questa vitamina nel grembo materno. Pertanto deve necessariamente riceverla all’inizio della vita. Il colostro protegge inoltre i neonati dagli attacchi dei germi esterni.
I neonati sono esposti al rischio di tosse e polmonite. Se ricevono il colostro, diminuisce la probabilità che contraggano queste malattie. La maggior parte dei bambini che muoiono entro un mese dalla nascita muore a causa della carenza di colostro.

Ricerche moderne

I ricercatori concordano sul fatto che il modo migliore per proteggere i neonati da ogni forma di sofferenza sia allattarli al seno. Questo alimento soddisfa per loro il bisogno di medicine. La maggior parte delle malattie che colpiscono i bambini nei primi tempi della vita è causata dall’alimentazione.
Riflettendo, si vedrà che la situazione degli animali è completamente diversa da quella degli esseri umani. Il latte vaccino è estremamente adatto al vitello, perché esso deve stare molto presto in piedi con le proprie gambe. Rispetto allo sviluppo cerebrale, ha bisogno di una forza fisica un po’ maggiore. Il bambino umano non ha bisogno di camminare subito dopo la nascita. Deve sviluppare le proprie capacità cerebrali. Il latte materno svolge un ruolo essenziale nell’acquisizione di tali capacità.
Il latte materno contiene il 4 per cento di grassi. Nel latte della foca, invece, la quantità di grassi è del 40 per cento. La ragione è evidente: il corpo della foca ha presto bisogno di uno strato di grasso. Con l’aiuto di questo grasso essa affronta il freddo del ghiaccio e dell’acqua ghiacciata e sopravvive. D’altra parte, il latte di coniglio contiene una percentuale di proteine leggermente maggiore: dieci volte superiore a quella del latte umano. Per questo il coniglietto cresce a grande velocità. In soli 6 giorni il suo peso raddoppia rispetto a quello del giorno della nascita. Il bambino umano impiega sei mesi per raddoppiare il proprio peso. Questa è la legge della natura.

Gli effetti nocivi dell’allattamento con latte diverso da quello materno

Secondo le concezioni moderne, l’ipertensione non compare in età avanzata; al contrario, inizia già nell’infanzia. La causa principale è l’eccesso di sodio nel latte vaccino. Una delle ragioni dell’aumento delle malattie cardiache tra i popoli amanti della moda è il consumo di latte diverso da quello materno. Secondo un’indagine, in America il numero delle madri che allattano personalmente i propri figli si è dimezzato. In una città britannica, questa percentuale è scesa dal 77 al 36 per cento, mentre in cinque anni, in Francia, il numero dei bambini che non hanno ricevuto latte materno è aumentato dal 31 al 51 per cento. La realtà è che la natura ha reso il latte di ogni mammifero adatto soltanto alla propria prole.

Affetto

Il bambino che viene allattato stretto al seno della madre, oltre a ricevere il latte, acquisisce presso di lei un senso di protezione. Questo sentimento rimane vivo per tutta la vita e, dal punto di vista psicologico, contribuisce a renderlo una persona migliore. Questo rapporto creato dall’allattamento stabilisce un legame indissolubile tra la madre e il bambino. Tale legame e il rapporto di affetto e tenerezza non possono essere acquistati al mercato.
Gli psichiatri affermano che una delle ragioni dell’aumento dei disturbi mentali è che oggi le persone sono private dell’affetto materno. La civiltà moderna sta innalzando una barriera artificiale tra madre e bambino. Una bottiglia inerte di vetro o di plastica, riempita di latte animale, non può sostituire le morbide braccia della madre e il latte completo sotto ogni aspetto. Inoltre, la serenità che la madre prova durante l’allattamento non ha eguali.

Sostenere le spese per la crescita dei figli

La seconda parte dell’allevamento dei figli consiste nel sostenerne le spese. L’Islam ha posto esclusivamente a carico del padre la responsabilità di tali spese. Infatti, Allah ha affidato all’uomo il compito di adoperarsi per il sostentamento e di provvedere alle necessità della vita, concedendogli a tal fine anche forza fisica, mentale e morale. Agli uomini sono state attribuite, in misura maggiore rispetto alle donne, salute fisica, capacità di duro lavoro, coraggio, determinazione, capacità di riflessione e forza fisica e morale, poiché tali forze e capacità erano loro maggiormente necessarie per le responsabilità specifiche loro affidate. Allah ha sollevato le donne dal compito di adoperarsi per il sostentamento e ha affidato loro la responsabilità della casa; per questo ha conferito loro le qualità appropriate. In sintesi, a uomini e donne sono state concesse capacità differenti e a ciascuno è stato affidato il compito di adempiere adeguatamente alle responsabilità del proprio ambito.

Il significato del sostentamento delle spese

La responsabilità di sostenere le spese significa che il padre deve provvedere a ogni tipo di spesa del figlio dalla nascita fino al raggiungimento della pubertà. Ciò comprende le spese della nascita, del cibo e delle bevande, degli abiti e del copricapo, dell’assistenza e della supervisione, della salute e del conforto, nonché il compenso da corrispondere qualora fosse necessario far allattare il bambino da un’altra donna; comprende inoltre il compenso da dare alla madre del bambino, qualora venga divorziata e allatti il bambino. In sintesi, sostenere ogni tipo di spesa per l’allevamento e la crescita del figlio è una responsabilità sharīʿa del padre. Se il padre è benestante, è inoltre suo obbligo pagare la ṣadaqa e la fiṭra del figlio, mentre offrire lʿaqīqa è mustaḥabb.

Il sostentamento delle spese e l’affetto del padre

Il padre adempie a questo diritto del figlio con grande generosità. Quando, dopo aver speso senza esitazione i beni guadagnati con il sudore della fronte, vede il figlio felice e sorridente, tutte le sue fatiche svaniscono. L’impeto della sua tenerezza paterna trova appagamento ed egli si colma di gioia. Allah ha concesso un’immensa grazia a lui e al figlio, creando nel cuore del padre un’infinita effusione d’amore paterno. Senza questo affetto e questa tenerezza innati, sostenere le spese del figlio come semplice dovere sarebbe stato un compito molto difficile e pochissime persone sarebbero state in grado di assolverlo. Di conseguenza, l’allevamento dei figli si sarebbe trasformato in un grave problema per la società umana e, in generale, i figli sarebbero rimasti privi di un’adeguata crescita. Anche sul figlio Allah ha concesso un’immensa grazia: ha posto nei cuori dei genitori affetto, amore e tenerezza, affidando loro il nobile compito di allevarlo.

Il sostentamento delle spese e la responsabilità religiosa

Il padre musulmano sostiene le spese del figlio per il suo amore innato. Al tempo stesso, ritiene che sostenere le spese per l’allevamento del figlio sia anche una responsabilità religiosa. Allah gli ha affidato il compito di esercitare la tutela del figlio. Sostenendo le spese del figlio, da un lato appaga il sentimento della paternità e, dall’altro, manifesta ad Allah il desiderio di ricevere nell’Aldilà una ricompensa inesauribile per questa buona opera.
Quando questo forte elemento si unisce all’amore innato per il figlio, sostenere le spese del suo allevamento diventa un mezzo per conseguire il successo nell’Aldilà. Pertanto, quando il significato del sostenere tali spese per l’allevamento del figlio si arricchisce di questo nobile obiettivo, adempiere a tale responsabilità diventa molto facile. Il padre musulmano adempie a questa responsabilità considerandola farḍ, allo scopo di ottenere la salvezza nell’Aldilà e la soddisfazione di Allah. Sopporta le fatiche più dure e compie grandi sacrifici per allevare il figlio, e prova gioia sapendo di non aver sprecato l’amāna che Allah gli aveva affidato. Spendendo denaro per l’allevamento del figlio, ritiene di aver speso sulla via di Allah per ordine di Allah.
Ḥaḍrat Abū Masʿūd al-Badrī, raḍiya Allāhu ʿanhu, ha riferito che il nobile Profeta, ṣallā Allāhu ʿalayhi wa sallam, ha detto:

إذا أنفق الرَّجُلُ عَلَى أَهْلِهِ نَفَقَةً يَحْسِبُهَا فَهِي لَهُ صَدَقَةٌ – متفق عليه، رياض
الصالحين ص ١٥٢«Quando una persona spende per la propria famiglia, contando tale spesa come un atto compiuto per ottenere la ricompensa, essa costituisce per lui una ṣadaqa.» — Concordato da al-Bukhārī e Muslim

Compiere un’azione con ihtisab significa compierla esclusivamente per il compiacimento di Allah e per la ricompensa nell’Aldilà, senza farlo per alcun altro scopo.

Il miglior esempio

Quando, nella casa del nostro amato Profeta, nacque il suo figlio più piccolo, Ibrahim, il suo servo Abu Rafi‘ gli annunciò la lieta notizia. Egli, colmo di gioia, liberò immediatamente uno schiavo. Il settimo giorno celebrò l’aqiqah e fece tagliare i capelli al bambino. Donò sulla via di Allah una quantità d’argento equivalente al peso dei suoi capelli. Molte donne degli Ansar si offrirono per allattarlo. Tra loro scelse Khawla bint Zayd al-Ansariyya per questo servizio e le affidò Ibrahim. Come compenso per tale servizio, le furono dati alcuni alberi di datteri.

Aqiqah

Celebrare l’aqiqah per il figlio è una sunnah. Il nostro amato Profeta celebrò l’aqiqah per i propri figli e incoraggiò anche gli altri a farlo. Tuttavia, bisogna tenere chiaramente presente che l’aqiqah è puramente una sadaqa mustahabb. Non è un fard obbligatorio. Se qualcuno non celebra l’aqiqah, non commette alcun peccato. Se il padre è benestante, è meglio celebrarla. L’aqiqah è una sadaqa per la vita del figlio. Celebrarla allontana calamità e disgrazie e protegge il figlio da sventure e pericoli. Il Nobile Profeta disse:

رَأْسَهُ . بح عنه يوم سابعه ويُسمّى فِيهِ وَيُخلق كل غلام رهين بحقيقته تذبح عنه يوم .
جامع ترمذی«Ogni bambino è dato in pegno in cambio della sua aqiqah. Il settimo giorno si deve sacrificare un animale a suo nome; nello stesso giorno gli si deve dare un nome e gli si devono tagliare i capelli.» — Tirmidhi

L’aqiqah indica propriamente l’animale che viene sacrificato come sadaqa il settimo giorno dalla nascita del neonato. Se possibile, per un figlio maschio si devono sacrificare due montoni o due pecore, mentre per una figlia se ne deve sacrificare uno. Tuttavia, non è obbligatorio sacrificare due pecore per l’aqiqah di un figlio maschio. Si può sacrificare anche una sola pecora o un solo montone. In realtà, essa è una sadaqa per la vita del figlio, e la vita del figlio rimane data in pegno in cambio di essa. Per questo, celebrare l’aqiqah è un’azione meritoria. La condizione è però che la situazione economica sia agiata.

عن على بن أبي طَالِبٍ قَالَ عَى رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ عَنِ الحسن بشَاةٍ وقال يا فاطمة : اخْلِقى رأسه وتصدقي بِزَنَةِ شَعْرِه فِضة فوزناه فكان وزنه برهما أو بعض درهم – جامع ترمذی«È narrato da ‘Ali ibn Abi Talib che il Messaggero di Allah sacrificò una pecora per l’aqiqah di al-Hasan e disse: “O Fatimah, tagliagli i capelli e dona in argento una quantità pari al loro peso.” Pesammo i suoi capelli e il loro peso risultò essere un dirham o poco meno.» — Tirmidhi

Da questo hadith si apprende che è lecito sacrificare una capra per conto di un maschio. Se Allah ha concesso ricchezza a qualcuno e questi desidera sacrificare due animali, può farlo con gioia. Tuttavia, bisogna ricordare che sacrificare due animali per un maschio non è obbligatorio: se ne può sacrificare anche uno solo.

L’Aqiqah dovrebbe essere celebrata il settimo giorno dalla nascita. Se per qualche motivo non è possibile celebrarla il settimo giorno, si può farlo il quattordicesimo o il ventunesimo giorno, e anche successivamente.

L’Aqiqah è una celebrazione della Sunnah. Deve essere celebrata in modo estremamente semplice, con l’intenzione di seguire la Sunnah. Occorre prestare particolare attenzione affinché questa pratica della Sunnah non venga contaminata dall’ostentazione, dall’orgoglio, dall’arroganza e dalla gabbia delle usanze e delle tradizioni. Coloro che, durante questa celebrazione della Sunnah, organizzano musica e canti e sperperano in vari modi, ingannano se stessi e vogliono ingannare anche il proprio Signore. Cancellare la Sunnah in nome della Sunnah è il più abominevole dei peccati. In una simile Aqiqah, sperare di ottenere una ricompensa è davvero difficile. Anzi, con tale comportamento si affligge il cuore del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e Allah si adira.

La circoncisione

La circoncisione è la Sunnah di tutti i profeti, pace su di loro, ed è una pratica islamica. È narrato da Abū Hurayrah, che Allah si compiaccia di lui, che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:

الفطرة خمس الختان والاستحداد، ونتف الابط، وقص الشارب وتعليم الأظفار – الادب المفرد ص ۱۸۸“Cinque pratiche fanno parte della natura pura: la circoncisione, la rasatura dei peli pubici, la depilazione delle ascelle, la spuntatura dei baffi e il taglio delle unghie.”

Al-fitrah significa natura o disposizione bella e pura. In altre parole, queste cinque cose sono segni di purezza. Fin dai tempi antichi, tali cinque pratiche sono state considerate la Sunnah dei profeti. Tutti i profeti le hanno osservate ed esse sono state praticate unanimemente nelle leggi religiose di tutti loro.

Se il bambino non è molto debole, è opportuno circonciderlo già il settimo giorno dalla nascita. Ciò comporta due benefici. Primo: in quel momento la pelle del bambino è morbida e sottile e guarisce rapidamente. Secondo: si mette in pratica l’indicazione contenuta nell’hadith del Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riguardo alla circoncisione il settimo giorno. Salman ibn ʿĀmir, che Allah si compiaccia di lui, disse: Ho sentito il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire:

معَ الغُلَامِ عَقِيقَةُ فَأَهْرٍ قُوا عَنْهُ دما وأميطُوا عنه الأذى – بخاري“Insieme alla nascita del bambino vi è l’Aqiqah. Perciò versate del sangue per suo conto e rimuovete da lui la sporcizia e ciò che è simile.” — Bukhari

Rimuovere la sporcizia e ciò che è simile significa tagliare i capelli, fare il bagno e simili pratiche. Secondo alcuni studiosi, anche la circoncisione rientra in questa indicazione, poiché anch’essa serve a rimuovere la sporcizia e a conseguire la purezza.

Per questo è necessario circoncidere il bambino il settimo giorno. Se per qualche motivo ciò non avviene, bisogna farlo entro quaranta giorni. Oppure si può farlo in qualunque momento: non vi è alcun inconveniente. Tuttavia, bisogna tenere presenti due aspetti.

Primo: non bisogna tardare troppo. È bene circoncidere il bambino entro i sette anni, poiché dopo la pelle diventa più spessa e di conseguenza il dolore è maggiore. Secondo: questa Sunnah deve essere osservata in modo estremamente semplice, senza grande sfarzo. Se le condizioni lo permettono, per la gioia di adempiere a questa Sunnah si possono invitare amici e conoscenti a un pasto. Tuttavia, trasformarla in una celebrazione permanente e ritenere necessario spendere per ostentarla non è conforme alla natura dell’Islam. Imporsi senza motivo un obbligo, per poi esserne oppressi e procurarsi difficoltà, equivale a disobbedire alla Sharia.

Una volta un uomo invitò ʿUthmān ibn Abī al-ʿĀṣ, che Allah si compiaccia di lui, a partecipare nella propria casa a una celebrazione della circoncisione. Egli però non vi partecipò. Quando gli fu chiesto il motivo per cui non vi fosse andato, disse: “All’epoca del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non partecipavamo a celebrazioni della circoncisione e non venivamo invitati a esse.”

È preferibile osservare questa Sunnah nel modo più semplice possibile, affinché non diventi inutilmente un peso per le persone. Tuttavia, se il padre del bambino è benestante e desidera offrire cibo e bevande ad alcune persone, oppure distribuire dei dolci, pensando che Allah gli abbia concesso la capacità di adempiere a questa Sunnah, non vi è nulla di male. Bisogna però prestare la massima attenzione affinché ciò non diventi un’usanza.

Il compenso per il latte della nutrice

La responsabilità di pagare la donna che allatta il bambino spetta al padre. Se il padre ha divorziato dalla madre del bambino, oppure se ella ha ottenuto il khulʿ, è meglio che il bambino venga allattato dalla propria madre, e la madre non dovrebbe privarlo del proprio latte. In questa situazione, è un obbligo religioso del padre del bambino provvedere al mantenimento della madre, procurandole cibo e vestiario. Se la madre non è presente, oppure per qualche ragione il bambino deve essere allattato da un’altra donna, anche in tal caso spetta al padre, secondo la Sharia, pagarne il compenso. Se il padre muore, la responsabilità di pagare il compenso per l’allattamento spetta al nonno paterno del bambino oppure a qualunque suo tutore.

والوالدت يرضعن أولادهن حولين كاملين لمَنْ أَرَادَ أَنْ يُتِمَّ الرَّضَاعَةَ . وعلى المولودله رزقهن وكسوتهن بالمعروف ، لا تُكَلِّفُ نَفْس إلا وسعها : لا تضار والدة بولدها ولا مولود له بولده وعلى الوارث مثلُ ذَلِكَ ، فَإِنْ أراد فصالاً عن تراض منهما وتشاور فَلا جُنَاحَ عَلَيْهِمَا ، وَإِنْ أَرَدتُّمْ أَن تسترضعوا أولادكم فلا جناح عليكم إِذا سلمتم ما أتيتُم بالمعروف . واتَّقُوا الله واعلموا أن الله بما تعملون بصير البقرة : ٢٣٣«E le madri allatteranno i loro figli per due anni completi, per chi desidera completare il periodo dell’allattamento. Il padre del bambino dovrà provvedere al loro sostentamento e al loro vestiario in modo conveniente. Nessuna persona deve essere gravata oltre le proprie capacità. Non si deve danneggiare una madre a causa del suo bambino, né un padre a causa del suo bambino. E spetta agli eredi lo stesso obbligo. Se entrambi, di comune accordo e dopo essersi consultati, desiderano svezzarlo, non vi sarà colpa su di loro. E se desiderate far allattare i vostri figli da un’altra donna, non vi sarà colpa su di voi, purché paghiate debitamente ciò che avete stabilito. Temete Allah e sappiate che Allah vede ciò che fate». — Sura al-Baqara, 233

Da questo versetto si ricavano sette direttive fondamentali riguardo all’allattamento:

Uno: le madri allatteranno generalmente i propri figli per due anni.

Due: anche quelle madri che, per qualche ragione, si sono separate dal padre allatteranno il proprio bambino per l’intero periodo. Sì, se il padre del bambino desidera che l’allattamento duri per l’intero periodo, ciò dovrà essere fatto.

Tre: durante il periodo dell’allattamento, le spese per il cibo e gli abiti della madre del bambino devono essere sostenute dal padre del bambino stesso.

Quattro: se il padre del bambino non è presente, spetta al nonno o a chiunque sia il tutore del bambino pagare il compenso per l’allattamento.

Cinque: nessuno deve essere gravato oltre le proprie capacità. Da una parte, la madre non deve essere tormentata dicendole che, per l’amore verso il figlio, è obbligata ad allattarlo. Pertanto, non le si deve offrire un compenso insufficiente. Dall’altra, non si deve tormentare il padre chiedendogli un compenso eccessivo.

Sei: se i genitori del bambino, di comune accordo e dopo essersi consultati, desiderano svezzarlo prima dei due anni, non vi è alcun impedimento.

Sette: se per qualche ragione la madre non desidera allattare il bambino con il proprio latte, è lecito farlo allattare da un’altra donna. Naturalmente, bisogna stabilire il compenso e pagarlo debitamente.

Queste sette direttive fondamentali non sono state impartite soltanto per essere recitate, bensì per essere messe in pratica; e possono applicarle correttamente soltanto coloro che riescono a sviluppare in sé due qualità fondamentali. In altre parole, sono capaci di osservare queste sette direttive fondamentali coloro che possiedono il timore di Allah e la consapevolezza e la certezza che Allah vede ogni cosa.

Taqwa, o timore di Allah, significa evitare ciò che provoca la Sua insoddisfazione e desiderare ardentemente ottenere il Suo compiacimento. Significa non compiere, per timore di Allah, alcuna azione che provochi la Sua ira, e compiere con sincerità, spinti dall’amore per Allah, ogni atto che costituisca un mezzo per ottenere il Suo compiacimento. La certezza e la fiducia che Allah osserva ogni cosa sono una grande forma di forza della fede. Da una parte, questa forza protegge l’essere umano dalla negligenza, dalla sconsideratezza e dal percorrere la via sbagliata; dall’altra, lo mantiene costantemente solerte nel cercare la ricompensa e il premio presso Allah.

L’ordine coranico di sostenere le spese dei figli

Nel Sacro Corano non è certamente menzionato in termini espliciti l’ordine di sostenere le spese per il mantenimento dei figli. Nel Corano non è detto: «Sostieni le spese dei tuoi figli», né: «È obbligatorio sostenere le spese dei figli». Ciò non significa però che nel Corano non vi sia alcun ordine di sostenere le spese dei figli e che l’insistenza su questo tema si trovi soltanto negli hadith.

Il Corano è in realtà una Parola di altissimo livello. Nel descrivere i comandamenti, le norme e le leggi, adotta uno stile estremamente sapiente. In questa esposizione si tiene pienamente conto della natura, delle emozioni e degli aspetti psicologici dell’essere umano.

Sostenere le spese per allevare e mantenere i figli è, nella società umana, un atto bello, naturale, istintivo e amato; per questo il Sacro Corano non ha ritenuto necessario presentarlo sotto forma di un ordine specifico, e al tempo stesso, con grande saggezza, ha chiarito che il padre è responsabile del sostentamento dei figli.

Nel versetto citato sopra si afferma che, qualunque sia la donna alla quale il padre affidi l’allattamento del proprio bambino, egli è tenuto a fornirle cibo, vestiario oppure il compenso per l’allattamento. Se il padre non è presente, tale responsabilità ricade su chi sarà il tutore del bambino. Il Corano ha posto su di voi la responsabilità delle spese di una donna estranea proprio perché ella ha allattato vostro figlio. Se una donna estranea allatta il vostro bambino, diventa vostra responsabilità provvedere debitamente alle sue spese. E ciò proprio perché ella ha allattato vostro figlio.

Se sulle vostre spalle viene posta la responsabilità delle spese di una donna estranea che allatta vostro figlio, com’è possibile che non ricada su di voi la responsabilità delle spese del bambino stesso? Ciò che date alla donna che allatta lo date in cambio del nutrimento e del servizio prestato al vostro bambino. Affidando al padre la responsabilità di pagare tale compenso, il Corano ha chiarito questo significato: l’unico responsabile del mantenimento dei figli è il padre, e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha spiegato con le proprie parole proprio questo significato.

Il sostentamento dei figli alla luce degli hadith

Negli hadith benedetti, la questione del sostenimento delle spese per allevare i figli è stata discussa da diversi punti di vista. Tenendo presenti tutti questi aspetti, un musulmano può allevare i propri figli secondo le esigenze della religione e assicurarsi così il successo.

La prima spesa è destinata proprio ai figli

La prima persona ad avere diritto ai beni che Allah l’Altissimo ti ha concesso è tuo figlio. Spendere per i propri figli non è una questione meramente mondana o materiale; è anche una richiesta diretta della religione. La prescrizione della religione è che, innanzitutto, si provveda alle necessità dei figli. Soddisfare le loro necessità non è mondanità, bensì devozione.
Privare i figli dei loro diritti o lasciarli alla mercé di qualcuno e poi fare elemosine non è un’azione gradita. In realtà, è gradita solo quell’elemosina dopo la quale rimane una condizione di agiatezza e i figli non sono esposti ad alcuna difficoltà. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non gradiva un’elemosina dopo la quale si fosse costretti a chiedere agli altri per soddisfare le necessità dei figli. Alla luce della religione, non è neppure una buona azione che i tuoi figli guardino il volto di diverse persone mentre tu spendi per altre opere meritorie. Allo stesso modo, è segno d’ignoranza riguardo alla religione che i propri figli restino affamati e senza vestiti, ricevendo il cibo misurato a fatica, mentre si spende generosamente per la divulgazione del proprio nome e della propria fama o per le comodità personali. Il primo avente diritto ai tuoi beni è il tuo amato figlio, anche se è figlio della moglie da te divorziata. In breve, sono tuoi figli. Lasciarli indifesi o nella povertà e vivere nel lusso, oppure garantire agi agli altri, equivale a privarli dei loro diritti. Il tuo atteggiamento di generosità nel donare agli altri deve essere corretto. La guida del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per te è provvedere innanzitutto alle necessità dei figli:

قَالَ رَسُولُ اللهِ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ خَيْرُ الصَّدَقَةِ مَا كَانَ عَنْ ظَهْرٍ غَنِيٌّ وابدأ بمن تعول – بخاري، مشكوة باب فضل الصدقة عن أبي هريرة
وحكيم بن حزام ص ۱۷۰«Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: l’elemosina migliore è quella dopo la quale rimane l’agiatezza; e comincia da coloro il cui mantenimento è stato posto sotto la tua responsabilità.» — al-Bukhari

Questo hadith offre ai genitori musulmani una regola equilibrata e conforme alla natura. Ogni persona desidera naturalmente che i propri beni siano utili ai suoi figli e che essi conducano una vita agiata. Questo è il motivo principale per cui si accumulano i beni, ed è anche la prima e più gradita voce di spesa. L’Islam attribuisce particolare importanza all’elemosina; anzi, la presenta come una richiesta della fede e descrive l’avarizia e la mancanza di generosità come segni dell’ipocrisia. Al tempo stesso, però, ordina di provvedere innanzitutto alle necessità di coloro che sono stati affidati alla nostra responsabilità. Nell’Islam non è gradito fare elemosine trascurando le necessità dei figli. L’elemosina migliore è dunque quella dopo la quale i figli non vengono esposti a difficoltà.

Trascurare il mantenimento dei figli è un grave peccato

قَالَ رَسُولُ اللهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ كَفَى بِالْمَرْءِ إِنَّمَا أَنْ يُضِيعَ مَنْ يقوت – رياض الصالحين، ابوداود عن عبد الله بن عمر وبن العاص«Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: è sufficiente che una persona sia peccatrice il fatto che danneggi coloro ai quali provvede cibo e bevande.»

Trascurare il mantenimento delle persone che sono state affidate alla responsabilità di qualcuno e recare loro danno è un peccato così grave da essere sufficiente, da solo, a qualificarlo come disobbediente ad Allah e peccatore. Questa negligenza può manifestarsi in diverse forme:

Spende molto per la fama e l’ostentazione, ma trascura i diritti dei figli. Egli vive nel massimo agio, mentre i figli soffrono la fame e la sete.
A causa della sua errata comprensione della religione, spende i propri beni in altre opere meritorie e trascura di soddisfare le necessità dei figli.
Il figlio vive sospeso tra la vita e la morte. E proprio in quel momento egli, insensibile, non è affatto pronto a muovere mani e piedi né a fare alcunché.
Provvedere al mantenimento dei figli è responsabilità di ogni padre. Non avere il senso di questa responsabilità e trascurare di adempiere a ciò che essa richiede è un grave peccato.

La spesa che riceve la ricompensa maggiore

عن أبي هُرَيْرَةَ رَضِيَ اللهُ عَنْهُ قَالَ : قَالَ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وسلم دينار أنفقته في سبيل الله ودينار أنفَقْتُهُ فِي رقبة ودينار تصدقت بِهِ على مسكين ودينار أنفقته على أهلك أعظمها أَجْرًا الَّذِي أَنفَقْتَهُ عَلَى أَهْلِكَ
– صحيح مسلم«Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, riferì che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Una moneta d’oro che spendi sulla via di Allah, una moneta d’oro che spendi per liberare uno schiavo dalla schiavitù, una moneta d’oro che dai in elemosina a un povero e una moneta d’oro che spendi per la tua famiglia: tra queste, la ricompensa più grande è quella della moneta d’oro che spendi per la tua famiglia.”»

Un’ulteriore spiegazione di questa narrazione si può ricavare dall’hadith di Hazrat Thawban, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli riferì che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «La moneta d’oro migliore è quella che una persona spende per i propri figli, poi quella che spende per la cavalcatura sulla via di Allah e poi quella che spende per i compagni sulla via di Allah». Abu Qilaba, un narratore intermedio, disse: «Egli iniziò parlando della spesa per i figli e disse: chi può ricevere una ricompensa e un premio maggiori di colui che spende per i propri figli piccoli, così da preservarli dal dover tendere la mano agli altri e mantenerli in una condizione agiata?» — Jami‘ at-Tirmidhi

Il padre il cui volto risplenderà come la luna piena

عن أبي هريرة قَالَ : قَالَ رَسُولُ الله صلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ مَنْ طَلَبَ الدنيا خلالاً اسْتِعْفَافًا عَنِ المسئلة وسعيا عَلَى أَهْلِهِ وَتَعَطَّفًا عَلَى جَارِهِ لقى الله تعالى يوم القيمة ووجهه مثل القمَرَ لَيْلَةَ الْبَدْرِ وَمَنْ طَلَبَ الدُّنْيَا حلالاً مكاثراً مُفَاخِرًا مُرَائِيًا لقى الله تَعَالَى وَهُوَ عَلَيْهِ غَضْبَانُ – بهقى في شعب الايمان«È stato riferito da Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Chi ricerca i beni mondani in modo lecito, per preservarsi dal chiedere agli altri, provvedere al sostentamento della propria famiglia e comportarsi bene con il proprio vicino, incontrerà Allah nel Giorno della Resurrezione con il volto splendente come la luna nella notte di plenilunio. Invece, chi acquisisce i beni mondani in modo lecito con l’intenzione di accrescere le proprie ricchezze più di quelle altrui e di affermare la propria superiorità sugli altri, incontrerà Allah mentre Egli sarà adirato con lui.”»

La ricompensa della madre che spende per i suoi figli

L’Islam ha designato il padre come unico responsabile del sostentamento e delle spese necessarie per la crescita dei figli, liberando la madre dalla corsa e dagli sforzi per procurarsi da vivere, affinché possa svolgere la propria parte di responsabilità con piena concentrazione e dedizione. Ciò, tuttavia, non significa che una madre che spende per i propri figli sia privata della ricompensa e del premio. Se suo marito è morto, oppure è diventato incapace e invalido, e la madre provvede alle spese dei propri figli, certamente riceverà la ricompensa e il premio per il suo buon comportamento.

عن أم سلمةَ قَالَتْ قُلْتُ يَا رَسُولَ الله هَلْ لِي فِي بَنِي أَبِي سَلَّمَةَ أَجْرٌ أَنْ أنفق عليهم ولست بتاركتهم هكذا وهكذا إِنَّمَا هُمْ بَنِي ؟ فَقَالَ نَعَمْ لَكَ أَجْرُ ما أنفقت عليهم – متفق عليه رياض الصالحين ص ١٥٢”Da Hazrat Umm Salama, che Allah sia soddisfatto di lei, è stato narrato: dissi: «O Messaggero di Allah, riceverò una ricompensa se spenderò per i figli di Abu Salama, che Allah sia soddisfatto di lui? Non posso lasciarli così, a vagare qua e là come persone bisognose. Sono pur sempre i nostri figli». Egli disse: «Sì, riceverai certamente la ricompensa per ciò che spenderai per loro».”, riportato da al-Bukhari e Muslim

Dal suo primo marito, Hazrat Abu Salama, che Allah sia soddisfatto di lui, la Madre dei Credenti Hazrat Umm Salama, che Allah sia soddisfatto di lei, aveva due figli maschi e due figlie. Fu proprio riguardo a loro che ella interrogò il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Da questo hadith si possono ricavare due indicazioni. Primo: anche se la madre non è obbligata a sostenere le spese dei propri figli, riceverà certamente la ricompensa e il premio per tutto ciò che spenderà.

Da questo hadith si può ricavare anche un’indicazione su come dovrebbe essere il modo di pensare di una madre credente. Hazrat Umm Salama, che Allah sia soddisfatto di lei, provava un amore naturale per i suoi figli. Per questo si sentiva obbligata a prendersi cura di loro. Ella stessa disse: «Non posso lasciarli in modo che vaghino qua e là come persone bisognose».

Al tempo stesso, però, si chiese se per questa buona azione avrebbe ricevuto una ricompensa anche nell’aldilà. Infatti, la base di ogni azione del credente è proprio l’aldilà. Egli non può fare nulla rimanendo incurante del successo nell’aldilà.

Crescere le figlie

Oltre a queste indicazioni generali sull’educazione dei figli, l’Islam ha attribuito un’importanza particolare alla crescita delle figlie e ha incoraggiato specialmente quest’opera, poiché comporta una grande ricompensa e un grande premio.
In realtà, una figlia è una creatura vulnerabile. Anche dopo averla allevata e aver provveduto alle sue spese per anni, non ci si può aspettare che i genitori ricevano da lei una ricompensa. Né ci si può aspettare da lei alcun servizio. Infatti, proprio quando una figlia diventa capace di prestare servizio, deve essere affidata al servizio di altri. In tutte queste circostanze, se gli insegnamenti dell’Islam non sono presenti davanti alle persone, esse non potranno adempiere al diritto di allevare una figlia, né potranno offrirle l’affetto, l’amore e l’onore di cui è degna. Per questo tali indicazioni devono essere ricordate più volte. In particolare, è necessario comprendere con la dovuta serietà l’insegnamento impartito dall’Islam riguardo alla crescita delle figlie.

La fortuna di crescere le figlie

È stato narrato da Anas, che Allah si compiaccia di lui, che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:

من عَالَ جَارِيَتَيْنِ حَتَّى تَبْلُغَا جَاءَ يَوْمَ الْقِيمَةِ أَنَا وَهُوَ كَهَاتَينِ وَضَمَّ أَصَابِعِهِ
رياض الصالحين، صحيح مسلم«Chi alleva due figlie fino a quando entrambe raggiungono la maturità, nel Giorno della Resurrezione verrà insieme a me come queste due dita», e il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, unì le proprie dita. — Riyāḍ al-Ṣāliḥīn, Ṣaḥīḥ Muslim

Quale fortuna più grande potrebbe esserci, per una madre credente e un padre credente, del fatto che nel Giorno della Resurrezione il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, li incontri come suoi amici? In questo hadith il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha usato la parola «tablugha». È una parola dal significato molto ampio. Uno dei suoi significati è che le due figlie siano diventate giovani donne. Può anche significare che siano giunte alla loro destinazione o al loro obiettivo, cioè che siano giunte nella propria casa sotto la tutela del proprio marito.

La madre per la quale il Paradiso è reso obbligatorio

عَنْ عَائِشَةَ رضى اللهُ عَنْهَا قَالَتْ جَاءَ تَنِي مِسْكِينَةٌ تَحْمِلُ ابْنَتَيْنِ لَهَا فاطعمتها ثلاث تمرات فأعطت كل واحدة منهما تمرة ورفعت إلى فيها تمرة لتأكلها فاستطعمتها ابنتاها فَشَقَتِ الثمرة الَّتِي كَانَتْ تُرِيدُ أَنْ تَأْكُلَهَا بَيْنَهُمَا فَأَعْجَبَنِي شَأْنُهَا فَذَكَرْتُ الَّذِي صَنَعَت لِرَسُولِ الله صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَقَالَ : إِنَّ اللَّهَ قَدْ أَوْجَبَ لَهَا بِهَا الْجَنَّةَ أَوْ اعْتَقَهَا بِهَا مِنَ النَّارِ –
رياض الصالحين، صحيح مسلم«Aisha, che Allah si compiaccia di lei, ha narrato: “Una donna povera venne da me con le sue due figlie. Le diedi tre datteri. Ella diede due datteri alle sue due figlie e divise il dattero rimanente in due parti, dandone una a ciascuna delle due figlie. Questo gesto mi piacque molto. Raccontai al Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ciò che aveva fatto. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: ‘Per merito dell’allevamento di queste due figlie, Allah le ha reso obbligatorio il Paradiso e l’ha salvata dal fuoco dell’Inferno.’”»

La figlia, il paradiso dei genitori

Se Allah vi ha reso madre o padre di una figlia, siete davvero fortunati. Allah l’Onnipotente ha posto il vostro paradiso sotto la vostra tutela. Ora spetta a voi proteggerlo oppure distruggerlo. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha annunciato con piena certezza questa buona novella: se assolvete il vostro dovere nei confronti dell’educazione di una figlia, il paradiso vi è ormai garantito.
Ha detto Jabir ibn Abd Allah, che Allah sia soddisfatto di lui: il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto:

منْ كَانَ لَهُ ثَلاث بنات يرويهن ويكفيهن ويرحمهن فقد وجب له الجنة البتة
فقَالَ رَجُلٌ مِنْ بَعْضِ الْقَوْمِ وَثِنْتَيْنِ يَا رَسُولَ اللهِ : قَالَ وَثِنْتَيْنِ –
الادب المفرد ص ١٥«Chi ha tre figlie, le ha tenute sotto la propria tutela, ha provveduto alle loro necessità e ha avuto misericordia di loro, avrà certamente il paradiso. Un uomo di una certa tribù domandò: “E se fossero due, o Messaggero di Allah?”. Egli rispose: “Anche se fossero due, si otterrà questa ricompensa”.» — Al-Adab al-Mufrad

Nella Mishkat Sharif vi sono altri hadith dal significato analogo. Il narratore di questo hadith è Abd Allah ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse: se le persone avessero chiesto riguardo a una sola figlia, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avrebbe annunciato questa buona novella anche riguardo a una sola.

Sostenere le spese della figlia indifesa

إن النبي صلى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ أَلا أدلُّكُمْ عَلَى أَفْضَلِ الصَّدَقَةِ ابْنَتُكَ
مردودة إِلَيْكَ لَيْسَ لَهَا كَاسب غيرك –
ابن ماجه، جمع الفوائد باب بر الاولاد«Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Non dovrei indicarvi la migliore elemosina? È la vostra figlia che vi è stata restituita e che non ha alcun sostentatore al di fuori di voi”»

In realtà, ciò si riferisce alla figlia che, dopo essersi sposata, viene rimandata dai propri genitori. Questo può accadere a causa della morte del marito: dopo la sua morte, nella casa dei suoceri non c’è nessuno che provveda al suo mantenimento, oppure il marito l’ha divorziata per qualche motivo ed ella è tornata dai genitori. Il significato di questo hadith può anche riferirsi alla figlia che non si è sposata o che non è in età da matrimonio.

Una rivoluzione risplendente di fede

Grazie a tutti questi insegnamenti rivoluzionari dell’Islam, la rivoluzione che, in pochi anni, si verificò nella terra d’Arabia e accrebbe la fede è considerata un capitolo d’oro della storia. La vera immagine delle benedizioni di questa straordinaria rivoluzione fu contemplata soltanto da quei fortunati che erano vivi in quell’epoca. Soltanto coloro che avevano visto con i propri occhi e nella propria mente sia il quadro doloroso del mondo precedente alla rivoluzione, sia lo scenario di accrescimento della fede successivo alla rivoluzione, sanno che cosa sia una rivoluzione. Tuttavia, ancora oggi, se una qualsiasi luce di quel capitolo dorato appare davanti agli occhi sulle pagine della storia, gli occhi si illuminano e la fede si risveglia.
Prima dell’epoca del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nel mondo arabo la durezza del cuore del padre verso la figlia e il suo atteggiamento tirannico erano considerati il massimo dell’onore. Egli preferiva la morte alla vita della propria figlia innocente e debole. Un poeta di quell’epoca dice:

تهوى حياتي وأهوى موتها شفقا – والْمَوْتُ أكرم نزال على الحرم –
«Ella desidera la mia vita, mentre io, per compassione verso di lei, desidero la sua morte. Poiché per le donne la morte è l’ospite più onorevole.»

Un altro poeta dice:

إِنَّ النِّسَاءَ شَيَاطِينُ خُلِقْنَ لَنَا – فَوُذْ بِاللَّهِ مِنْ شَرِّ الشَّيَاطِينِ .
«In verità, le donne sono demoni creati per noi; che Allah ci salvi dal male di questi demoni.»

Alla morte della figlia del capo di Bahra, Abu Bakr al-Khwarizmi fece scrivere queste parole di condoglianza:
«Se avessi menzionato il velo del defunto o ricordato la sua bellezza, anche allora per te sarebbe stato più appropriato un augurio di congratulazioni che un messaggio di condoglianze. Infatti, è meglio che ciò che non deve essere mostrato scompaia alla vista, e seppellire le bambine è un atto assai onorevole. Stiamo attraversando un’epoca nella quale, se la moglie di un uomo muore durante la sua vita, egli sembra diventare possessore di tutte le benedizioni. E se seppellisce con le proprie mani la figlia in una fossa, ha ottenuto la completa vendetta sul proprio genero.»
Qays ibn Asim, capo dei Banu Tamim, dichiarò personalmente davanti al Misericordioso del creato, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, di aver seppellito vive con le proprie mani dieci delle sue figlie innocenti. Un altro uomo raccontò davanti al Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il proprio doloroso episodio in modo tale che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ne fu sconvolto e pianse così tanto che la sua barba benedetta si bagnò di lacrime.
Quando quella società araba accettò l’Islam e assimilò gli insegnamenti islamici, nel giro di pochi anni il suo volto cambiò completamente. Le stesse ragazze, la cui esistenza era per loro motivo di vergogna, divennero per loro una fonte di salvezza. Coloro che strappavano le figlie dalle braccia delle madri per seppellirle vive arrivarono a litigare tra loro per allevare le figlie dei poveri.

Una scena straordinaria

Quando, dopo aver compiuto l’umrah, il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si preparava a partire dalla Mecca, una bambina orfana arrivò correndo e gridando: «Zio, zio!» La bambina era figlia di Hamza e si trovava proprio alla Mecca. Ali, che Allah si compiaccia di lui, si fece avanti, la prese in braccio e, mentre la affidava a Fatima, che Allah si compiaccia di lei, disse: «È la figlia di tuo zio paterno». In seguito, Ali, Jaʿfar e Zayd, che Allah si compiaccia di loro, cominciarono a discutere tra loro per prendersi cura della bambina.
Jaʿfar al-Tayyar, che Allah si compiaccia di lui, disse: «O Messaggero di Allah! Questa bambina dovrebbe essere affidata a me, poiché è la figlia di mio zio paterno e io sono colui che ne ha maggior diritto, perché sua zia materna vive nella mia casa». Zayd, che Allah si compiaccia di lui, disse: «O Messaggero di Allah, affidami questa bambina. Suo padre era mio fratello nella religione».
Ali, che Allah si compiaccia di lui, l’aveva tenuta in braccio fin dall’inizio. Disse: «O nobile signore, ella è mia sorella ed è venuta per prima tra le mie braccia; per questo spetta a me». Questa agitazione per allevare la bambina era davvero una scena straordinaria e incantevole. L’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, considerò attentamente le parole dei tre e affidò la bambina alla zia materna, dicendo che la zia materna è come una madre. — Bukhari

Buon comportamento

Il terzo diritto dei figli è essere trattati bene. Mostrare loro benevolenza, rapportarsi con loro con affetto, prestare attenzione al loro benessere e ai loro sentimenti, cercare di renderli felici e non comportarsi in modo da ferire i loro sentimenti, spezzare il loro animo, farli cadere nella disperazione o ledere il loro amor proprio e la loro dignità.

Il vostro amato figlio, che è affidato alle vostre cure, vi guarda desiderando il vostro affetto. Questo è un dono di Allah per voi. Ringraziate Allah per questo dono e non disprezzatelo. Onorate i vostri figli e trattateli come meritano.

Il figlio è un deposito affidato da Allah. Proteggete e custodite questo deposito e non distruggetelo con la vostra ignoranza e il vostro cattivo comportamento. Trattate i vostri figli in modo che, diventando persone capaci, si rivelino una benedizione per il mondo e diventino per voi motivo di onore, buona reputazione e provvista per la salvezza nell’Aldilà.

Le terribili conseguenze del cattivo comportamento

Se il vostro comportamento verso i figli non è buono, non può essere altro che un’ingiustizia verso voi stessi, verso i figli e verso la società.

Arrabbiarsi a ogni parola, urlare, minacciare, insultare, usare espressioni come «zucca vuota» e simili, manifestare il proprio malcontento esasperandosi per la loro stupidità, ingiuriarli, mostrarsi duri con loro e non concedere loro senza motivo l’opportunità di giocare e ridere: tutto questo è cattivo comportamento verso i figli. Le conseguenze di tale comportamento sono molto negative e terribili. Queste terribili conseguenze sono estremamente dannose per i figli, per i genitori e per la società.

Nei primi anni, quando il figlio è ancora privo di discernimento, debole e indifeso, ha diritto al vostro amore e alla vostra benevolenza. In quel momento desidera da voi affetto, compassione, aiuto e guida. Ma se, vivendo sotto la vostra autorità, non riceve questi tre doni e trova soltanto ira e durezza, per natura perderà la speranza nei vostri confronti. Cercherà di stare lontano da voi e di fuggire da casa; e ovunque vedrà diffondersi questi tre doni, vi si dirigerà spontaneamente.

I bambini non sono in grado di distinguere tra amore sincero e amore falso. Le persone malvagie della società hanno così l’occasione di sviare questi bambini e di intrappolarli nelle loro cospirazioni. Questi figli ingenui diventano gradualmente una minaccia per la società e cominciano a commettere crimini sempre più gravi.

Anche se, per fortuna, questi bambini sfuggono alla cattiva influenza delle persone malvagie, rimangono comunque una causa permanente di preoccupazione per i genitori. Non hanno alcun vero rapporto con loro. A causa del cattivo comportamento e dei maltrattamenti dei genitori, nel cuore dei bambini non nasce quel sentimento puro verso di loro che nasce nel cuore dei figli fortunati.

I genitori trascorrono tutta la vita piangendo per la loro disobbedienza e incapacità. In realtà, il fattore che più profondamente li rende ribelli è proprio il cattivo comportamento e il maltrattamento dei genitori. Eppure i genitori attribuiscono tutta la colpa ai figli. Ma è bene ricordare che, in questa situazione, la colpa dei genitori non è affatto minore di quella dei figli.

Un episodio istruttivo

Chiesi a un giovane intelligente: «Da una persona come lei ci si aspetterebbe un certo rapporto con i genitori, ma sembra che questo rapporto non esista. Qual è il motivo?». Il giovane raccontò la propria storia con un sospiro. Il suo racconto della sua infanzia era il seguente:

«Che Allah conceda pace a mio padre. Era un uomo di carattere durissimo, simile a un boia. Durante l’infanzia tremavo continuamente per la sua collera e la sua ira. Quando andavo a dormire la sera, non desideravo particolarmente svegliarmi al mattino. E quando mi alzavo, esitavo molto a presentarmi davanti a mio padre e speravo in cuor mio: “Ahimè, se solo questa giornata potesse trascorrere in pace! Se solo passasse un giorno senza insulti e percosse!”. Se un giorno trascorreva per la maggior parte sotto punizione, ero molto felice e dicevo: “Oggi è davvero un giorno benedetto: sono sopravvissuto”. Ma non appena arrivava la sera, la mia gioia svaniva nel nulla.

Mio padre viaggiava anche. Quando venivo a sapere che sarebbe tornato presto, diventavo molto triste. Sì, a volte aspettavo con gioia, pensando che avrebbe certamente portato qualcosa da mangiare o da bere.

Vedendo il carattere severo e il cuore di pietra di mio padre, pensavo che tutti i padri fossero così. Ogni volta che vedevo una persona più sana e più forte di lui, e sapevo inoltre che era molto coraggiosa e irascibile, la mia tristezza non aveva limiti. Pensavo: “Chissà in che condizioni saranno i suoi figli! Saranno ormai disperati della vita. Sopportano continuamente insulti, minacce e percosse”. A volte scoppiavo davvero a piangere. Quando consideravo qualcuno molto debole, malato o incapace, e al tempo stesso di indole mite e umile, invidiavo la fortuna dei suoi figli e pensavo: “Ah, se anche mio padre fosse stato così debole, umile e mite, quanto sarebbe stato meglio!”»

Dopo aver detto questo, il giovane rimase in silenzio a lungo. Cominciai a riflettere su quanto sia grande la responsabilità di essere padre. Se i genitori vogliono vedere i propri figli in buone condizioni, devono riflettere sul proprio comportamento. Infatti, un figlio non impara dai consigli dei genitori quanto impara dalle loro azioni e dal loro comportamento.

La terza terribile conseguenza del cattivo comportamento e dei maltrattamenti dei genitori riguarda la moralità. I figli di genitori di questo tipo raggiungono un livello molto basso sotto il profilo morale. Se una persona al mondo vuole compiere grandi cose, deve essere moralmente molto elevata. Ma i figli che ricevono maltrattamenti dai genitori sono sempre privati delle virtù morali. Rimangono privi di qualità come fiducia in se stessi, coraggio, dignità, amor proprio, intraprendenza, buon carattere, buon umore e buone maniere. Al contrario, diventano vittime di cattive inclinazioni come durezza, miopia, insensibilità, avarizia, bassezza, orgoglio e arroganza. Per lo più considerano la propria esistenza spregevole e inutile. Per compensare o nascondere tutti questi difetti, si vantano in vari modi.

Se siete davvero interessati al bene dei vostri figli, date loro i loro diritti e trattateli nel modo in cui desiderate che essi trattino voi. Solo allora potrete vedere e sentire la benedizione di questo dono chiamato figlio, e dal profondo del cuore dei vostri figli salirà per voi questa preghiera:

رب ارحمهما كما ربيني صغيراً – بني اسرئيل : ٢٤«Signore, abbi misericordia dei nostri genitori, come essi ci hanno allevati con benevolenza e affetto durante la nostra infanzia» — Sura Banī Isrāʾīl, 24

L’esortazione al buon comportamento nel Nobile Corano

Nel Corano si esorta a trattare i figli con dolcezza e indulgenza. Punirli per i loro errori, vendicarsi e mostrarsi duri con loro per sfogare la propria rabbia sono comportamenti disapprovati. Allah Altissimo perdona le colpe e concede la Sua misericordia a coloro che trattano con indulgenza i membri della propria famiglia.

وَإِنْ تَعْفُوا وَتَصْفَحُوا وَتَغْفِرُوا فَإِنَّ اللَّهَ غَفُورٌ رَّحِيمٌ التغابن : ١٤”E se mostrerete perdono e tolleranza e perdonerete, allora Allah è Perdonatore per eccellenza e infinitamente Misericordioso.”

Anche dopo aver abbracciato l’Islam, alcune persone furono private della fortuna di compiere la hijra. Accadde che, quando si prepararono a emigrare a Medina, i loro familiari glielo impedirono. Dissero: «Abbiamo tollerato che diventaste musulmani, ma non possiamo tollerare che vi separiate da noi». Le mogli e i figli suscitarono in loro sentimenti d’amore e fecero pressione sui loro cuori, così essi rinunciarono alla hijra. In seguito, quando giunsero a Medina e videro che coloro i quali erano emigrati in quel periodo e avevano raggiunto il servizio del nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, li avevano superati nella conoscenza della religione, se ne rattristarono. Pensarono che la causa di questa grande perdita fossero le loro mogli e i loro figli. Così il fuoco della collera divampò contro di loro. Desiderarono vendicarsi delle mogli e dei figli e punirli. In quel momento il Corano li guidò, spiegando che, a causa dell’ignoranza dei familiari, erano certamente stati privati del merito della hijra; tuttavia, erano stati proprio loro a dare la precedenza ai familiari rispetto alle esigenze della religione. Perciò, in futuro, avrebbero dovuto stare in guardia da loro. Al tempo stesso, però, dovevano tenere presente che Allah non avrebbe mai gradito che trattassero duramente i familiari o si vendicassero di loro. Comportarsi bene con loro è un’esigenza della religione. Allah stesso è Colui che perdona molto e ama coloro che perdonano. Egli stesso è Misericordioso e ama coloro che mostrano misericordia.

Se desiderate il perdono e la misericordia di Allah, trattate i vostri figli con affetto e benevolenza. Perdonateli. Siate tolleranti verso i loro errori e le loro mancanze e perdonateli.

Il consiglio di Ahnaf ibn Qays

Ahnaf era un celebre capo degli Arabi. In Arabia era molto noto per il suo prestigio, la sua saggezza, la sua pazienza e la sua fermezza. Hazrat Muawiya, che Allah sia soddisfatto di lui, lo rispettava molto e diceva: «Se quest’uomo si corrompesse, significherebbe che si sono corrotti centomila Arabi».

Una volta Hazrat Muawiya, che Allah sia soddisfatto di lui, lo fece chiamare. Quando egli giunse, gli chiese: «Abu Bahar, qual è la sua opinione sul modo di comportarsi con i figli?»

Ahnaf ibn Qays rispose: «Il figlio è il frutto dei desideri del nostro cuore e la forza dei nostri lombi. Noi siamo per lui come la terra: estremamente morbida e completamente innocua. La nostra esistenza è per lui come il cielo che lo protegge con la sua ombra. È grazie a lui che troviamo il coraggio di compiere grandi imprese. Perciò, se tuo figlio ti chiede qualcosa, soddisfa di buon animo la sua richiesta. Se è preoccupato, liberalo dalla sua preoccupazione. Vedrai che ti amerà e apprezzerà i tuoi sforzi paterni. Non diventare mai per lui un peso insopportabile. Altrimenti si infastidirà di te, desidererà la tua morte e proverà avversione ad avvicinarsi a te».

L’importanza del buon comportamento negli hadith

Anche negli hadith si è discusso in modo estremamente dettagliato del buon comportamento verso i figli. Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha descritto i benefici terreni e ha ampiamente illustrato la ricompensa e il premio nell’Aldilà. Inoltre, a questo proposito, ha richiamato con grande saggezza l’attenzione sugli errori di pensiero e di comportamento che si verificano nella società umana, affinché il diritto al buon comportamento possa essere adempiuto e nessuno subisca alcun eccesso.

L’uguaglianza nel comportamento

عَنِ النُّعْمَانِ بْنِ بَشِيرٍ قَالَ أَعْطَانِي أَبِي عَطِيَّةً فَقَالَتْ عُمْرَةُ بِنْتُ رَوَاحَةَ لا أرضى حتى تُشَهِدَ رَسُولَ اللهِ صلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَأَتَى رَسُولَ الله صلى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَقَالَ إِنِّي أَعْطَيتُ ابْنِي مِنْ عمرة عطية فأمرتني أن أشهدك يا رسول الله : قَالَ أَعطيت سائِرُ ولِدَكَ مِثْلَ هَذَا قَالَ لَا، قَالَ فَاتَّقُوا اللهَ وَاعْدِلُوا بَيْنَ أَوْلادِكُمْ قَالَ فَرَجَعَ ورَدَّ عَطِيَّتَهُ وَفِي رِوَايَةٍ قَالَ اني لا أشهد على جور – بخاری، مسلم، مشكوة باب العطايا«È riferito da Nuʿmān ibn Bashīr, che Allah si compiaccia di lui, che disse: “Mio padre mi fece un dono. Allora ʿUmra bint Rawāḥa disse: ‘Non sarò soddisfatta finché non farai testimoniare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riguardo a questo.’ In seguito mio padre si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: ‘Ho fatto un dono al figlio che ho da ʿUmra bint Rawāḥa, ed ella mi ha chiesto di chiamarti a testimone.’ Dopo averlo ascoltato, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: ‘Hai fatto un dono simile a tutti i tuoi figli?’ Egli rispose: ‘No, non l’ho fatto a tutti.’ Allora il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: ‘Temi Allah e sii equo tra i tuoi figli.’ Egli disse: ‘Poi tornò indietro e riprese il dono che aveva fatto.’ In un’altra trasmissione è riportato che disse: ‘Non testimonio a favore dell’ingiustizia.’ In un’altra trasmissione è riportato che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse a Bashīr, che Allah si compiaccia di lui:»

اليك في البر سواء ؟«Desideri forse che tutti i tuoi figli si comportino con te allo stesso modo?» Ḥaḍrat Bashīr, che Allah si compiaccia di lui, rispose: «Certamente.» Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Allora non comportarti in questo modo.» — al-Bukhārī e Muslim

È al di là delle capacità umane mostrare lo stesso tipo di amore a tutti i propri figli. Per ragioni naturali, talvolta si prova maggiore attrazione verso un figlio. Nessun essere umano è in grado di manifestare perfetta equità nell’amore, né ciò è stato richiesto a qualcuno. Ciò su cui il ḥadīth ha insistito riguarda il comportamento. In quanto figli tuoi, tutti i figli sono uguali e tutti hanno gli stessi diritti nei tuoi confronti. Perciò devi comportarti bene allo stesso modo con tutti e, sotto questo aspetto, non devi dare la preferenza a uno rispetto a un altro. Non è corretto preferire un figlio a un altro, perché così si viola il diritto dell’uno e, d’altra parte, si produce un cattivo effetto sulla moralità dei figli. In colui verso il quale si usa un trattamento speciale nasce un sentimento di orgoglio, ed egli comincia a considerare inferiori a sé gli altri fratelli e sorelle. Nei figli che vengono trattati male nasce un sentimento di inferiorità e, psicologicamente, iniziano a considerarsi persone di poco valore. Di conseguenza, la loro crescita morale e fisica viene ostacolata. Allo stesso tempo vengono danneggiati anche i sentimenti di amore, affetto, sacrificio e abnegazione, che per natura sono presenti in ognuno verso i propri fratelli e sorelle. In questo modo viene ferito anche il senso di rispetto e considerazione che i figli nutrono verso i genitori.
Talvolta accade inoltre che non si riesca a trattare allo stesso modo i figli della prima moglie o del primo marito e quelli dell’attuale moglie. Si attribuisce più valore ai figli della nuova moglie o del nuovo marito rispetto ai figli della moglie o del marito da cui ci si è separati, e non si presta attenzione ai diritti dei figli del primo compagno o della prima compagna di vita. Se il tuo cuore non è ben disposto verso quei figli, se il loro comportamento non ti piace e il tuo animo non è incline verso di loro, ciò può essere difficile per te. Tuttavia l’Islam ti impone necessariamente che, nonostante tutto, tu tratti tutti allo stesso modo. Se raccogli ogni comodità e ogni agio per uno solo e privi gli altri di tali benefici, agli occhi della Sharīʿa sei colpevole.
Puoi ingannare il tuo cuore fornendo una spiegazione delle tue azioni. Puoi gettare polvere negli occhi della gente, ma non puoi nascondere la tua colpa allo sguardo di Allah, né puoi ingannare Lui. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha definito questo tipo di azione un’ingiustizia e non ha approvato che si testimoniasse a favore dell’ingiustizia. Anche il Compagno obbediente ritirò immediatamente il dono che aveva fatto. Anche da parte di Ḥaḍrat Bashīr, che Allah si compiaccia di lui, si stava commettendo un’azione di questo tipo: faceva un dono al figlio di ʿUmra bint Rawāḥa, privando però di quel dono i figli dell’altra moglie. Tuttavia, quando venne a conoscenza della questione corretta, corresse immediatamente il proprio comportamento e abbandonò il trattamento speciale.

Un trattamento diverso tra figli maschi e figlie

عن ابن عباس رض قَالَ : قَالَ رَسُولُ اللهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ مَنْ كَانَتْ لهُ أنثَى فَلَم يندها ولم يهنها ولم يوثر ولدَهُ عَلَيْهَا يعني الذِّكُورَ أَدْخَلَهُ الله الجنة – ابو داود«È stato narrato da ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, che disse: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: “Chi ha una figlia, non la seppellisce viva come nell’epoca dell’ignoranza, non la considera spregevole e non preferisce a lei i figli maschi, Allah l’Altissimo lo farà entrare in Paradiso.”»

Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha annunciato in questo ḥadīth ai genitori la buona novella del Paradiso per un’azione che comprende tre aspetti:
Primo: non seppellire viva la figlia e riconoscerle il diritto di vivere.
Secondo: non disonorare né umiliare la figlia.
Terzo: non preferire il figlio maschio alla figlia.
Per quanto riguarda il primo aspetto, cioè riconoscere alla figlia il diritto di vivere, la comunità musulmana è tenuta a farlo. Dopo aver ricevuto la luce dell’Islam, nessun musulmano può neppure immaginare di seppellire viva una figlia o di privarla in qualsiasi modo del diritto di vivere. Tuttavia, in alcune famiglie musulmane persistono carenze nel modo di pensare e di agire riguardo al considerare la figlia inferiore e al preferire il figlio maschio alla figlia. È assolutamente necessario correggere questo modo di pensare e di agire, ed è proprio a questo scopo che sono rivolti gli ammonimenti e gli incoraggiamenti del Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
In molte famiglie, alla posizione e all’importanza riconosciute al figlio maschio nella casa e nella stirpe non corrispondono quelle riconosciute alla figlia. Il buon trattamento riservato al figlio, alla nuora e ai loro figli non viene riservato alla figlia, al genero e ai loro figli. In realtà, alla base del trattamento discriminatorio tra figli maschi e figlie opera l’idea che la figlia venga allevata per gli altri, mentre il figlio venga allevato per sé. Dalla figlia non ci si aspetta nulla, mentre dal figlio ci si aspetta ogni cosa. La figlia è considerata l’ornamento della casa altrui e un mezzo della sua prosperità; il figlio, invece, è considerato l’ornamento della propria casa e un mezzo della sua prosperità. La conseguenza inevitabile di questo modo di pensare è che le figlie vengono private della sincerità e dell’affetto presenti nell’allevamento dei figli maschi. Nell’allevare la figlia e nel trattarla rimane certamente presente il senso di adempiere un obbligo, ma mancano quella speranza, quelle aspettative e quella gioiosa esuberanza che invece si trovano tutte nell’allevamento del figlio maschio.

In casa e nella società, le figlie vengono considerate inferiori. In famiglia si dà la precedenza ai figli maschi rispetto alle figlie, e anche nella società i figli maschi godono di maggiore considerazione. I genitori non offrono alle figlie gli stessi abiti, gioielli e regali che offrono alle nuore. Ciò che danno alle nuore lo fanno con sincero affetto, perché esse sono l’ornamento della propria casa; mentre ciò che danno alle figlie lo fanno soltanto per adempiere a un obbligo o per accrescere il proprio prestigio nella società. Quando danno qualcosa alla nuora, non lo ricordano mai; invece, quando danno qualcosa alla figlia, lo ricordano e ne parlano continuamente, arrivando persino a rinfacciarglielo. In famiglie di questo tipo, le figlie non ricevono la tutela, l’affetto e l’amore che ricevono i figli maschi. I figli dei figli maschi vengono considerati figli della casa, mentre i figli delle figlie vengono considerati figli di un’altra casa. Anche davanti alla famiglia, alla società e alle persone illustri, i figli dei figli maschi vengono presentati come membri e figli della propria casa. Ci si aspetta poi che la società li tratti di conseguenza; invece, né loro trattano allo stesso modo i figli delle figlie, né si aspettano che la società li onori in quel modo. D’altra parte, la società tratta i figli dei figli maschi di tali persone in modo diverso da come tratta i figli delle loro figlie. In questo hadith, il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha ammonito i genitori musulmani, dicendo che questo comportamento non è gradito. Il modo per ottenere il compiacimento di Allah e raggiungere il Paradiso consiste nel dare la stessa importanza ai figli e alle figlie. Bisogna trattare entrambi allo stesso modo e dare anche alla figlia, in casa e nella società, la stessa dignità e lo stesso rispetto accordati al figlio. Inoltre, in nessuna circostanza si deve preferire il figlio alla figlia; bisogna sempre dare la precedenza alle esigenze della religione rispetto ai gusti personali e alle consuetudini della società.

La figlia è una protezione dal fuoco dell’Inferno

عن عائشة رضى اللهُ عَنْهَا قَالَتْ : دَخَلَتْ عَلَى امْرَأَةٌ وَمَعَهَا ابْنَتَانِ لَهَا تَسأَلُ فَلَمْ تَجِدُ عِندى شيئًا غير تمرة واحدة فأعْطَيْتُهَا إِيَّاهَا فَقَسَمْتُهَا بَيْنَ ابنتيها ولم تَأْكُلُ مِنْهَا ثُمَّ قَامَتْ فَخَرَجَتْ فَدَخَلَ النَّبِيِّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ
وسلم علينا فأخبرته فقال : من ابتلي من هذهِ الْبَنَاتِ بِشَيْ فَأَحْسَنَ إِلَيْهِنَّ كُن لَه ستراً من النار – متفق عليه، رياض الصالحين ص ١٤٤«Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, racconta: Una donna venne da me con le sue due figlie per chiedere l’elemosina. In quel momento non avevo nulla, se non un’unica dattero. Glielo diedi. Ella lo divise a metà tra le sue due figlie e non ne assaggiò nemmeno un pezzetto. Poi si alzò e se ne andò. In seguito, il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrò in casa. Gli raccontai l’accaduto. Egli disse: “Chiunque venga messo alla prova attraverso queste figlie e si comporti bene con loro, esse saranno per lui una protezione dal fuoco dell’Inferno.”» — Bukhari e Muslim

Anche se nel mondo non ci si aspetta alcun vantaggio materiale dalle figlie, per i genitori che credono nella veridicità del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e confidano nell’Aldilà, quale incentivo più grande potrebbe esserci a comportarsi bene con le figlie se non il fatto che proprio queste deboli figlie, nel Giorno della Risurrezione, si ergeranno per loro come una protezione dalle fiamme ardenti dell’Inferno?
«Un uomo venne dal Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Teneva in braccio il suo bambino e cominciò ad accarezzarlo con affetto. Vedendo la scena, egli gli chiese: “Provi compassione per lui?”. L’uomo rispose: “Come potrei non provarne?”. Egli disse: “La compassione che tu provi per questo bambino è inferiore alla compassione che Allah prova per te, poiché Egli è il più misericordioso di tutti coloro che mostrano misericordia.”» — Al-Adab al-Mufrad

Il comportamento del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, con i suoi figli

Non esiste neppure il più piccolo episodio della vita del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che le sue mogli, i suoi figli e i suoi nobili Compagni non abbiano ricordato. Tutto ciò è stato conservato nei libri di biografia e di hadith. Le persone hanno ricordato e raccontato le une alle altre persino i più insignificanti episodi della sua vita familiare e completamente privata, che sono stati poi preservati nelle opere di hadith e di sira.
Tuttavia, è sorprendente constatare che nell’intera vita benedetta del caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non si trova neppure un episodio in cui egli abbia picchiato o percosso uno dei suoi figli, abbia pronunciato parole aspre o dolci in modo improprio, oppure abbia avuto con loro un comportamento duro. Vi sono innumerevoli episodi di amore, affetto, benevolenza, dolcezza, misericordia e buon comportamento; ma, cosa sorprendente, non esiste neppure un episodio di severità verso uno dei suoi figli. Gli esseri umani nutrono naturalmente un amore straordinario per i propri figli e sopportano molte delle loro azioni contrarie al proprio carattere. Ma qui la situazione era diversa. Un servitore rimase al suo servizio per ben dieci anni, e per una sola volta egli non gli disse: “Uff, che cosa stai facendo?”. Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: “Rimasi per circa dieci anni al servizio del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a Medina, e allora ero ancora un ragazzo. Per questo, non tutte le mie azioni erano conformi al volere del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace (e non poteva essere altrimenti: quale giudizio può avere un ragazzo di dieci o dodici anni?). Eppure, durante tutti quei dieci anni, egli non mi disse mai neppure ‘Uff’, né mi chiese mai: ‘Perché hai fatto questo?’ o ‘Perché non hai fatto questo?’.»
Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, ha descritto così il buon comportamento e il modo di agire del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: “Non colpì mai con le proprie mani alcun servo, alcuna serva, alcuna donna o alcun animale; e ogni volta che rientrava in casa, vi entrava sempre lieto, sorridente e con un dolce sorriso.”

Il buon comportamento con la figlia

Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, diceva riguardo a sua figlia: “Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, è una parte di me. Chi la fa adirare fa adirare me.” — Bukhari

Dopo il matrimonio, ogni volta che Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, veniva a far visita al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, egli si alzava dal suo posto per accoglierla. Le baciava la fronte e la faceva sedere al suo posto. — Abu Dawud
Se talvolta vedeva Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, triste, diventava triste anche lui. Una volta il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrò nella casa di Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, profondamente preoccupato. Dopo un po’ ne uscì molto allegro e sorridente. I Compagni domandarono: «O Messaggero di Allah, quando sei entrato nella casa di tua figlia eri preoccupato, mentre quando sei uscito eri allegro e sorridente. Che cosa è successo?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Ho posto fine al dissidio tra loro due. Entrambe mi sono molto care».
A Medina, il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, risiedeva nella casa di Abu Ayyub al-Ansari, che Allah sia soddisfatto di lui. La casa di Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, era piuttosto lontana dalla casa del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Una volta il nobile Profeta si recò alla casa di sua figlia. Nel corso della conversazione le disse: «Figlia mia, sei molto lontana da me. Desidero trasferirti in una casa vicina alla mia».
Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, disse: «Caro padre, Harith ibn Nu’man possiede diverse case. Se glielo chiedessi, certamente te ne darebbe una. Caro padre, chiediglielo!». Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Mi vergogno a chiederglielo, figlia mia».

In qualche modo Harith ibn Nu’man venne a sapere della cosa. Si recò personalmente al cospetto del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Messaggero di Allah! Ho sentito che desideri trasferire tua figlia, Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, in una casa vicina alla tua. O Messaggero di Allah, possano i miei genitori essere sacrificati per te! Ti offro tutte le mie case. Porta con gioia tua figlia in quella che preferisci. Per Allah, qualunque cosa tu prenda da me, la preferisco al fatto di avere presso di me qualcosa che tu desideri avere presso di te».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Hai detto la verità. Che Allah ti benedica e faccia scendere su di te la Sua misericordia». Poi portò la sua amata figlia, Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, in una delle case di Harith ibn Nu’man, per averla vicino a sé. Ogni volta che il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partiva per un viaggio, faceva visita per ultima alla casa di Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, e dopo averla incontrata si metteva in viaggio. Allo stesso modo, quando tornava da un viaggio, dopo aver terminato la preghiera volontaria nella moschea, si recava per prima cosa da Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei.
Amava profondamente anche i suoi nipoti. Ogni volta che si recava da Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, le diceva: «Fatima, porta qui i miei bambini». Fatima portava da lui i suoi figli. Egli li annusava e li stringeva al petto.
Una delle figlie del nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si chiamava Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei. Era la maggiore di tutte. Aveva sposato suo cugino materno Abu al-‘As. Hazrat Khadija, che Allah sia soddisfatto di lei, le aveva donato per le nozze una preziosa collana di pietra di corniola yemenita. Quando l’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, emigrò a Medina, Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, si trovava nella casa dei suoceri. Suo marito non aveva ancora abbracciato la fede; anzi, aveva partecipato alla battaglia di Badr con i miscredenti ed era stato fatto prigioniero. Mandò a dire a casa di inviare il denaro del riscatto per la sua liberazione. In realtà, Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, aveva inviato proprio la collana che sua madre le aveva regalato per il matrimonio. Quando il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vide quella collana di sua figlia, ne fu profondamente commosso. Le lacrime gli scesero dagli occhi. Poi disse ai Compagni: «Se siete d’accordo, potete restituire questa collana a Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, e liberare anche suo marito». I Compagni accolsero con gioia la richiesta del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Abu al-‘As fu liberato e la collana di sua moglie gli fu riconsegnata. Tuttavia fu stabilito che egli sarebbe andato alla Mecca e avrebbe mandato Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, dal Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Così Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, raggiunse suo padre.
Dopo alcuni giorni, anche Abu al-‘As venne a Medina e abbracciò l’Islam. Dopo la conversione di Abu al-‘As all’Islam, Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, visse ancora un anno e tre mesi, poi nell’ottavo anno dell’Egira lasciò questo mondo effimero.
Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la depose personalmente nella tomba con le sue mani benedette. Mentre la deponeva nella tomba, era profondamente addolorato e preoccupato. Poi pregò Allah dicendo: «Signore! Era molto debole. Signore, rendi facile la sua difficoltà e amplia la sua tomba». — Usud al-Ghaba

Scegliere un buon nome

Anche nel nome si manifesta la personalità di una persona, e il nome esercita una grande influenza anche dal punto di vista psicologico. Tutti desiderano coccolare i bambini paffuti e graziosi. Ma quando si chiede il loro nome e viene pronunciato un nome privo di significato e brutto, naturalmente il cuore si rattrista. In quel momento si desidera: ah, se anche il suo nome fosse bello quanto il suo aspetto! La realtà è che un bel nome esercita una grande influenza sui sentimenti e sulle emozioni. Perciò, se una donna viene chiamata con un nome brutto e sconveniente, si può osservare anche una reazione collerica da parte sua. Essere chiamata con un brutto nome fa emergere in lei emozioni negative. Al contrario, se una donna viene chiamata con un bel nome, risponde con sentimenti di profonda gratitudine e affetto. Sentendo pronunciare il proprio buon nome, si considera degna di rispetto.
È naturale che i genitori desiderino che la gente chiami il loro figlio con un buon nome. Chiamare il bambino con un buon nome lo rende felice, da un lato; dall’altro, nel cuore di chi lo chiama nasce una buona opinione nei suoi confronti. Ma ciò è possibile soltanto quando darete a vostro figlio un buon nome. Il diritto del vostro amato figlio nei vostri confronti è che gli diate un nome bello e puro.
Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò alla sua comunità di dare nomi buoni e puri. Ogni volta che i Compagni e le Compagne chiedevano al Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, di scegliere un nome per i loro figli, egli proponeva nomi estremamente puri e significativi. Se chiedeva a qualcuno il suo nome e quello rispondeva con un nome privo di significato e sgradito, il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo disapprovava e non gli affidava alcun incarico. Al contrario, quando veniva pronunciato un nome bello e puro, lo approvava, pregava per quella persona e le affidava l’incarico.
Quando l’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, usciva per una sua necessità, amava udire espressioni come «O vincitore» oppure «O ben guidato». Quando inviava qualcuno per affidargli la responsabilità di un luogo, gli chiedeva il nome. Se questi lo pronunciava e il nome gli piaceva, ne era molto felice, e i segni della gioia gli illuminavano il volto. Se invece il nome non gli piaceva, ciò si rifletteva sul suo volto. Quando entrava in un villaggio, ne chiedeva il nome. Se il nome del villaggio gli piaceva, ne era molto lieto. Spesso accadeva anche che cambiasse i nomi sgraditi. Non poteva tollerare un brutto nome per alcuna cosa.
La gente chiamava un luogo Hujrah, cioè sterile o improduttivo. Egli lasciò quel luogo con il nome Khudrah, cioè sempre verde e fertile. Un fortino veniva chiamato il fortino dello smarrimento; egli lo chiamò il fortino della guida. Allo stesso modo cambiò i nomi di molti uomini e donne. Chi insisteva sul vecchio nome invece di usare quello da lui modificato avvertiva su di sé il cattivo effetto del vecchio nome, e tale cattiva influenza rimaneva sui suoi discendenti.

Nomi graditi per il bambino

Per nome gradito per il vostro bambino si intendono quei nomi nella scelta dei quali si è prestata attenzione ad alcune cose e si è cercato di evitarne altre.
Uno: nomi formati unendo la parola «ʿabd» oppure «amatuhu» a uno dei nomi dell’Essenza o degli attributi di Allah. Per esempio: Abdallah, Abd al-Rahman, Abd al-Ghaffar, Amatullah, Amat al-Rahman e simili. Oppure un nome che esprima la lode di Allah.

Due: dare il nome di un profeta. Per esempio: Yaʿqub, Yusuf, Idris, Ahmad, Ibrahim, Ismaʿil e altri.

Tre: dare il nome di un combattente per la causa di Allah, di un santo o di un servitore della religione; per esempio: Omar Faruq, Khalid, Abd al-Qadir, Hajar, Maryam, Umm Salamah, Sumayya e altri.

Quattro: il nome deve essere il riflesso dei vostri sentimenti religiosi e delle vostre belle speranze e aspirazioni. Per esempio, vedendo l’attuale difficile condizione della comunità, potete dare al vostro bambino nomi come Omar e Salah al-Din, nutrendo la speranza che, crescendo, vostro figlio conduca in salvo la nave inabissata della comunità e ridia vita alla religione.

Cinque: proporre un nome avendo davanti agli occhi un successo religioso. Per esempio, mentre recitavate il Sacro Corano, vi si presentò questo versetto:

يوم يأْتِ لا تكلم نفس الا باذنه ، فمنهم شقى وسعيد–
«Quando giungerà quel Giorno, nel quale non avrai la forza di parlare con nessuno. Sì, la gente potrà parlare solo con il permesso di Allah. Quel Giorno alcuni saranno infelici e altri saranno fortunati.»

In altre parole, nel Giorno della Resurrezione tutta l’umanità sarà divisa in due gruppi. Un gruppo sarà composto dagli sventurati e l’altro dai fortunati. Dopo aver letto questo versetto, spontaneamente, dal profondo del cuore, pregaste: «O Signore, includi me e i miei figli nel gruppo dei fortunati», e poi, dopo la nascita di vostro figlio, gli imponeste il nome Sa‘id.
In realtà, proponete i nomi, consapevolmente o inconsapevolmente, secondo i vostri desideri, sentimenti, speranze e aspirazioni; ed è sulla base di queste speranze e aspirazioni che il bambino cresce e, normalmente, per sua stessa natura, realizza il vostro sogno.
Si è incoraggiati a tenere presenti questi aspetti quando si propone un nome. Vi sono però anche alcuni aspetti riguardo ai quali occorre essere cauti nel proporre un nome.

Primo: pensieri e sentimenti contrari alla dottrina e agli ideali islamici, soprattutto quei nomi che offendono la concezione monoteistica. Per esempio, Nabi Brikhsh, Abd al-Rasul e simili.

Secondo: qualsiasi parola che esprima orgoglio, arroganza, presunta purezza o ostentazione della propria grandezza.

Terzo: nomi che riflettono speranze e aspirazioni non islamiche e nei quali non vi è alcuna speranza di ottenere la misericordia di Allah.

Indicazioni e saggezza nell’imporre buoni nomi

قَالَ رَسُولُ اللهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ إِنَّكُمْ تَدْعُونَ يَوْمَ الْقِيَامَةِ بِأَسْمَائِكُمْ ، وَأَسْمَاءِ آبَاءِ كُمْ فَأَحْسِنُوا أَسْمَائِكُم – ابو داود عن أبي الدردا«Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: “Nel Giorno della Resurrezione sarete chiamati con il vostro nome e con il nome dei vostri padri. Perciò scegliete buoni nomi.”»

I nomi graditi ad Allah

عن أبي وهب رض عَنِ النَّبِيِّ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ : تُسَمُوا بِأَسْمَاءِ الأنبياء وأحبُّ الْأَسْمَاءِ إِلى اللهِ عَزَّ وَجَلَّ عبدُ اللَّهِ وَعَبْدُ الرَّحْمَنِ وَأَصْدَقَهَا حارث وهمام وأقبحها حرب ومرة – الادب المفرد وجمع الفوائد ج ۲ ص ٤٠٦ بحو اله ابوا داود ونسائي«Hazrat Abu Wahab ha narrato dal nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che egli disse: “Imponete i nomi dei profeti. I nomi più graditi ad Allah, l’Onnipotente e il Glorioso, sono Abdullah e Abd al-Rahman; i nomi più veritieri sono Harith e Hammam, mentre i più detestabili sono Harb e Murrah.”»

La parola «Allah» è il nome proprio di Allah. Ar-Rahman non è il nome proprio di Allah nell’Islam. Tuttavia, prima dell’Islam, presso alcune comunità veniva usato come nome proprio di Allah. Per questo ha una particolare importanza rispetto agli altri Suoi attributi o nomi. Lo scopo della menzione nel hadith soltanto di questi due nomi non è dire che si possano usare esclusivamente questi due nomi e che soltanto questi siano graditi ad Allah. Piuttosto, essi sono stati menzionati come esempio. Se al termine ʿabd viene aggiunto uno degli attributi di Allah per formare un nome, tale nome è gradito ad Allah. È possibile che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, abbia menzionato soltanto questi due nomi anche perché nel Sacro Corano essi sono menzionati in relazione al termine ʿabd.
Harith è colui che si dedica all’agricoltura e alle attività di guadagno; se guadagna i beni terreni con mezzi leciti, ciò è comunque positivo, ma se si dedica ad accumulare per l’Aldilà, cosa potrebbe esserci di meglio?
Hammam: è chiamata così la persona dalla ferma volontà, che, terminato un lavoro, si dedica a un altro.
Harb: significa guerra; è evidente che la guerra non è un’attività gradita.
Murrah: indica una cosa amara, e certamente l’amaro è sgradito a tutti.

Un buon inizio con un buon nome

Hazrat Yahya ibn Sa’id, che Allah sia soddisfatto di lui, riferisce che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiese alla gente chi avrebbe munto una cammella:

مَنْ يُحْلبُ هَذِهِ ؟ فَقَامَ رَجُلٌ فَقَالَ لَهُ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ مَا اسْمُكَ ؟ قَالَ : مُرَّة، فَقَالَ لَهُ : اجْلِسُ ثُمَّ قَالَ : مَنْ يُحْلَبُ هَذِهِ ؟ فَقَامَ رَجُلٌ ، فَقَالَ له صلى الله عَلَيْهِ وَسَلَّمَ مَا اسْمُكَ ؟ قَالَ حَرْبٌ ، فَقَالَ لَهُ اجْلِسُ ثُمَّ قَالَ من يحلب هذه ؟ فَقَامَ رَجُلٌ ، فَقَالَ لَهُ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ مَا اسْمُكَ ؟ قَالَ : يَعِيشُ فَقَالَ لَهُ أحلب – جمع الفوائد بحوا الله مؤطا امام مالك رح«Chi munirà questa cammella?» Un uomo si alzò. Egli gli chiese: «Come ti chiami?» Quello rispose: «Mi chiamo Murrah». Egli disse: «Siediti». Poi chiese: «Chi munirà questa cammella?» Un uomo si alzò. Egli gli chiese: «Come ti chiami?» Quello rispose: «Mi chiamo Harb». Egli disse: «Siediti». Poi chiese: «Chi munirà questa cammella?» Un uomo si alzò. Egli gli chiese: «Come ti chiami?» Quello rispose: «Mi chiamo Ya’ish». Egli disse: «Va bene, mungila tu». — Jam’ al-Fawa’id, con riferimento alla Muwatta’ dell’Imam Malik

I significati dei primi due nomi sono sgraditi, mentre quello dell’ultimo nome è gradito. La parola Ya’ish significa «vivere».
Anche l’Imam Bukhari ha riportato un hadith.
«Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiese alla gente: “Chi condurrà il nostro cammello?” Oppure disse: “Chi lo porterà a destinazione?” Un uomo rispose: “Io”. Egli gli chiese: “Come ti chiami?” Quello rispose: “Il mio nome è così”. Egli disse: “Siediti”. Poi un secondo uomo si alzò per questo compito. Egli gli chiese: “Come ti chiami?” Anche lui disse: “Il mio nome è così”. Egli disse: “Siediti”. Poi si alzò un terzo uomo. Gli chiese anch’egli: “Come ti chiami?” Quello rispose: “Il suo nome è Najiyah”. A quel punto egli disse: “Tu sei adatto a questo compito. Conducilo”».

Un aneddoto di Hazrat Umar, che Allah sia soddisfatto di lui

Hazrat Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, chiese a un uomo: «Come ti chiami?» Quello rispose: «Tizzone». Egli chiese: «Come si chiama tuo padre?» Quello rispose: «Fiamma». Egli chiese: «A quale tribù appartieni?» Rispose: «Alla tribù dell’Incendio». Egli chiese: «Dove si trova la tua casa?» Rispose: «Sulla collina ardente del fuoco». Egli chiese: «Su quale collina del fuoco?» Rispose: «Sulla collina in fiamme». Dopo aver udito ciò, Hazrat Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Va’ subito e avvisa la gente di casa. Sono bruciati tutti». Accadde esattamente ciò che aveva detto Hazrat Umar, che Allah sia soddisfatto di lui. — Jam’ al-Fawa’id

Onorare il nome

Hazrat Abū Rāfiʿ, che Allah sia compiaciuto di lui, riferisce che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:

إذا سميتم محمدًا فَلَا تَضْرِبُوهُ وَلَا تَحْرِمُوهُ .
«Quando darete a qualcuno il nome Muhammad, non picchiatelo e non privatemelo dei suoi diritti.» — Jamʿ al-fawāʾid

Hazrat Anas, che Allah sia compiaciuto di lui, riferisce che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:تسمونهم محمدًا ثُمَّ تَلْعَنُونَهم .
«Chiamerete i bambini Muhammad e poi li maledirete e li insulterete.»

In altre parole, per rispetto di questo nome, non trattate male i bambini. In ogni caso, comportarsi male con i bambini è un atto riprovevole. E se il bambino si chiama Muhammad, bisogna prestare ancora maggiore attenzione, poiché è anche obbligatorio mostrare rispetto per questo nome.

Alcuni nomi proposti dal Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace

Primo: Hazrat Yūsuf, figlio di Hazrat ʿAbdullāh ibn Salām, riferisce che il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi diede il nome Yūsuf. Mi prese in braccio e mi accarezzò la testa.

Secondo: Hazrat Abū Mūsā, che Allah sia compiaciuto di lui, riferisce: quando nacque il mio primo figlio, lo portai al cospetto del Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli gli diede il nome Ibrāhīm. Masticò un dattero e glielo mise in bocca, poi me lo restituì dopo aver pregato per lui, chiedendo il bene e la benedizione.

Terzo: Hazrat ʿAlī, che Allah sia compiaciuto di lui, aveva dato a tre dei suoi figli il nome Harb. L’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cambiò i loro nomi in Hasan, Husayn e Muhsin.

Cambiamento dei nomi

Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era estremamente attento riguardo ai nomi. Se per qualche motivo il nome di qualcuno gli sembrava brutto, lo cambiava e proponeva un nome migliore. Se un nome esprimeva un significato contrario alla concezione del tawhid, oppure era privo di significato, oppure era il nome di qualcosa di sgradevole o cattivo, oppure aveva un significato sgradito, oppure era personalmente collegato a un peccato, oppure esprimeva vanagloria e superbia, o presentava qualche altro aspetto negativo, egli lo cambiava e proponeva al suo posto un nome buono e puro.
Hazrat Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, ha riferito che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cambiava i nomi brutti. — Jami‘ al-Tirmidhi

Primo: Hani ibn Zayd si recò dal caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, insieme a una delegazione. In quell’occasione seppe che la sua kunya era Abu al-Hakam. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo chiamò e disse: «Al-Hakam è Allah, e il giudizio rientra nella Sua prerogativa. Come hai potuto assumere la kunya al-Hakam?». Ibn Zayd rispose: «Non è così. Il fatto è che, quando tra la gente della mia tribù nasce una controversia su una questione, vengono da me. Io pronuncio una decisione corretta tra loro ed entrambe le parti la accettano volentieri». Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Quanto è bella la cosa che hai descritto!». Poi domandò: «Non hai figli?». Ibn Zayd rispose che aveva tre figli, chiamati Shurayh, Abdullah e Muslim. Egli chiese: «Chi è il maggiore?». Ibn Zayd rispose: «Shurayh è il maggiore di tutti». Egli disse: «Allora la tua kunya è Abu Shurayh», e pregò per lui e per i suoi figli. Inoltre venne a sapere che uno degli uomini della delegazione si chiamava Abd al-Hajar. Gli domandò: «Come ti chiami?». Quello rispose: «Abd al-Hajar». Egli disse: «No, il tuo nome sarà Abdullah».
Shurayh racconta che, quando Hani ibn Zayd stava per tornare in patria, si recò dal Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli chiese: «O Messaggero di Allah, dimmi quale azione mi farà entrare certamente in Paradiso». Egli rispose: «Adempi a due cose: parla bene con la gente e distribuisci molto cibo». — Al-Adab al-Mufrad

Secondo: Hazrat Abd al-Rahman racconta: «Mi recai dal Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli mi chiese: “Come ti chiami?”. Risposi: “Mi chiamo Abd al-Uzza”. Egli disse: “No, il tuo nome è Abd al-Rahman”. In un’altra trasmissione si narra che io dissi: “Il mio nome è Aziz”. Egli rispose: “Aziz è Allah”». — Al-Adab al-Mufrad

Terzo: Hazrat Ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, ha riferito che il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cambiò il nome di Asiya e disse: «Il tuo nome è Jamila». — Al-Adab al-Mufrad

In una trasmissione di Sahih Muslim si narra che la figlia di Hazrat Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, si chiamava Asiya e che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le cambiò il nome in Jamila.

Quarto: Hazrat Muhammad ibn Amr ha riferito che un giorno si recò da Zaynab, figlia di Abu Salama (ella era figlia di Umm Salama, moglie del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avuta dal suo primo marito Abu Salama). In quell’occasione Zaynab chiese il nome della sorella di una persona che era con me. Le dissi che si chiamava Barra. Ella disse: «Cambiale il nome. Infatti, quando il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sposò Zaynab bint Jahsh, il suo nome era Barra. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le cambiò il nome in Zaynab». A quel tempo sua madre la chiamava ripetutamente Barra. Allora il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Non proclamate la vostra purezza. Allah sa meglio chi tra voi è virtuoso e chi è malvagio», e disse: «Chiamatela Zaynab». Mia madre Umm Salama disse: «Va bene», e così il suo nome fu cambiato in Zaynab.

Quinto: Hazrat Rayta bint Muslim racconta: «Mio padre Muslim mi disse: “Ero con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nella battaglia di Hunayn. Egli mi chiese: ‘Come ti chiami?’. Risposi: ‘Il mio nome è Gh urab (corvo)’. Egli disse: ‘No, il tuo nome è Muslim’”.
Hazrat Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, ha riferito che durante un’assemblea del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, un uomo menzionò di essere chiamato Shihab. Udendo ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «No, tu sei Hisham».

Sei: prima dell’Islam, il nome del figlio di ʿAbd al-Raḥmān ibn Saʿīd al-Makhzūmī era «al-Ṣarm». In seguito, il Profeta nobile, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo cambiò e lo lasciò come «Saʿīd». Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiese a Saʿīd: «Chi è più grande tra noi due, io o tu?». Saʿīd, che Allah sia soddisfatto di lui, rispose: «Voi siete più grande di me; io sono più anziano di voi.»
Quando stava diventando cieco, ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, si recò da lui per assisterlo e gli disse: «Devi assolutamente partecipare alla preghiera del venerdì e alla preghiera in congregazione». Egli rispose: «Chi mi accompagnerà fin lì?». ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, gli mandò uno schiavo affinché lo guidasse e lo servisse.

Sette: il Profeta nobile, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Non chiamate vostro figlio Hubāb, poiché Hubāb è il nome di Satana. Un figlio non può chiamarsi Hubāb. Piuttosto, il nome del figlio è ʿAbd al-Raḥmān.
Il serpente viene chiamato Hubāb e il mondo viene chiamato Umm Hubāb. Per questo egli proibì di dare il nome Hubāb.»

I cattivi effetti dei nomi cattivi

Il famoso tābiʿī e muḥaddith di Medina, Saʿīd ibn al-Musayyib, narrò l’episodio di suo nonno Hurūn e disse che una volta egli si presentò al cospetto del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In quell’occasione gli chiese: «Qual è il tuo nome?». Egli rispose: «Il mio nome è Ḥayَن». Egli disse: «No, il tuo nome non è Ḥayَن; il tuo nome è Sahla». Ḥayَن disse: «Non cambierò il nome che mi ha dato mio padre per assumerne un altro».
Saʿīd ibn al-Musayyib disse: «Per questo, da allora fino a oggi, la tristezza continua a gravare sulla nostra discendenza.»

Il nome peggiore presso Allah

عن أبي هريرةَ قَالَ قَالَ رَسُولُ اللهِ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ أَخْنَى الْأَسْمَاءِ عند الله رجلٌ تُسمى ملك الأملاك – الادب المفرد«Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, narrò che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Il nome più spregevole e più esecrabile presso Allah è chiamare una persona Malik al-Amlāk”.»

L’espressione Malik al-Amlāk significa «il re dei re». In persiano significa ShāhanShāh. Dal punto di vista del significato, è un nome estremamente cattivo, poiché contiene un’allusione allo shirk. Il potere e la sovranità appartengono esclusivamente ad Allah. Nessun altro è compartecipe di questo diritto. Questa espressione compare anche nel Ṣaḥīḥ Muslim. Il suo significato è che la sovranità e il potere appartengono soltanto ad Allah.

Chiamare l’interlocutore con il nome che preferisce

Quando chiami qualcuno per nome, puoi chiamarlo anche con il nome che preferisce. Perciò, chiama sempre gli altri con il nome che è loro gradito. In questo modo, la persona interpellata sentirà accrescersi il proprio onore. Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gradiva molto che ogni persona fosse chiamata con il nome e la kunya che preferiva maggiormente.

Il nome prediletto di Ḥazrat ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di lui

Un giorno il Nobile Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò nella casa di suo genero, Ḥazrat ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di lui. Ḥazrat Fāṭimah, che Allah sia soddisfatto di lei, era sola in casa. Ḥazrat ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di lui, non c’era. Chiese a sua figlia: «Dov’è il figlio di tuo zio?». La figlia rispose: «Abbiamo litigato. Si è arrabbiato con me e se n’è andato da qualche parte adirato. Dopo il pranzo non si è nemmeno riposato qui». Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse a qualcuno: «Va’ a vedere dove si trova ʿAlī». L’uomo rispose: «È sdraiato, appoggiato al muro della moschea». Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo seguì. Vide che era sdraiato supino. Il mantello non era sistemato bene e il suo corpo era coperto di terra. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli spazzava via la terra dalla schiena e diceva: «Abū Turāb, siediti».

Pronunciare il nome abbreviato con affetto

Il caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, talvolta, per affetto, usava il nome abbreviato invece di pronunciare il nome completo: per esempio, ʿĀʾish invece di ʿĀʾishah e ʿUthm invece di ʿUthmān. Anche voi, naturalmente, talvolta fate lo stesso per esprimere tenerezza e amore. Non c’è nulla di biasimevole in questo, poiché non lo si fa per storpiare il nome, bensì per esprimere l’emozione dell’amore. Ḥazrat Abū Salamah, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato:

أن عَائِشَةَ رَضِيَ اللهُ عَنْهَا قَالَتْ : قَالَ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وسلَّم يَا عَائِشَ : هَذَا جِبْرِيلُ يُقْرِئُ عَلَيْكَ السَّلام قَالَتْ : وَعَلَيْهِ السَّلام ورحمة الله قَالَتْ وَهُوَ يُرَى مَالَا أَرَى— «Ḥazrat ʿĀʾishah, che Allah sia soddisfatto di lei, racconta: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “O ʿĀʾish! Questo è Jibrāʾīl, ti porge il saluto”. Ella disse: “E su di lui siano il saluto e la misericordia di Allah”. E disse: “Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vedeva ciò che io non vedevo”. Al-Ādāb al-Mufrad»

Se talvolta non ricordi il nome di qualcuno e hai bisogno di chiamarlo, non rivolgerti comunque a lui con un nome sgradevole o offensivo. Usa una parola gentile per richiamare la sua attenzione. Quando al caro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, capitava di non ricordare il nome di qualcuno, si rivolgeva a lui dicendo: «O figlio di ʿAbd Allāh!»

Mostrare tenerezza e amore verso i figli

Mostrare affetto e amore ai figli è anch’esso un loro diritto. Dimostrare affetto e amore ai figli è un sentimento innato. Allah l’Altissimo ha creato questo istinto innato nel cuore di ogni genitore. Creando nel cuore dei genitori un amore sconfinato per i figli, Allah ha concesso ai genitori stessi una benevolenza straordinaria. D’altra parte, ciò è una benevolenza anche verso i figli, poiché senza di essa sarebbe impossibile allevarli; anzi, nella maggior parte dei casi, sarebbe stato del tutto impossibile. Rispetto ai piccoli di ogni altra creatura, il bambino umano è il più indifeso, impotente, debole e bisognoso di aiuto. Se nel cuore dei genitori non vi fosse stato per lui un sentimento sconfinato di affetto e amore, non sarebbe stato possibile allevarlo. È grazie all’affetto e all’amore senza pari dei genitori, nonché ai loro straordinari sacrifici, che egli cresce e diventa capace.
D’altra parte, la benevolenza verso i genitori consiste nel fatto che Allah l’Altissimo ha affidato loro il grande compito di allevare i figli. I genitori non avrebbero mai potuto adempiere questo diritto se nel loro cuore non fosse stato creato un immenso sentimento d’amore per i figli.
L’amore verso i figli è un segno della misericordia e della saggezza di Allah, nonché una prova evidente del fatto che Egli è il Rabb, cioè il Signore e il Sostentatore. Allah ha creato questo sentimento nel cuore di ogni essere umano, senza alcuna discriminazione. Non soltanto negli esseri umani, ma anche negli animali Allah ha posto questo sentimento, ed essi, per natura, amano la propria discendenza.

La differenza nell’amore della madre musulmana

L’amore verso i figli è un sentimento innato. Per questo, indipendentemente dalla religione e dall’ideale professati, ogni genitore ama i propri figli. Anche se un genitore non credesse nella religione e nel Creatore, amerebbe comunque il proprio figlio. Tuttavia, in questo ambito i genitori musulmani possiedono una caratteristica particolare, che i genitori privi dell’Islam non possono mai acquisire. Anche una madre non musulmana, amando il proprio figlio, soddisfa il suo sentimento innato; allo stesso modo, anche una madre musulmana soddisfa questo sentimento. La caratteristica distintiva della madre musulmana, però, consiste nel fatto che ama il figlio con la consapevolezza che ciò è un suo diritto, un’esigenza della religione e una Sunnah del Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dei venerabili Compagni. Mostrare affetto ai figli non serve soltanto a soddisfare un sentimento naturale: viene anche considerato un mezzo per ottenere il compiacimento di Allah e del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per ricevere la ricompensa nell’aldilà e per conseguire la salvezza eterna. Grazie a questo intenso sentimento, nel cuore della madre musulmana si sviluppano una grande emozione e una forza straordinaria. Un amore animato da questa consapevolezza è completamente diverso dal semplice amore naturale. L’amore della madre che ama sotto l’impulso di una consapevolezza religiosa non può essere un amore cieco. Ella ama il figlio secondo la guida della religione e non arriva mai, per effetto dell’emozione, ad adottare un comportamento che possa causare la rovina sua e del figlio.

I figli come mezzo di prova

Mostrare amore ai figli è un loro diritto, ma è anche un mezzo di prova per i genitori. Allah ha concesso il sentimento innato dell’amore verso i figli, lo ha sostenuto e, allo stesso tempo, ha pronunciato un avvertimento: state in guardia riguardo ai figli. Talvolta, infatti, proprio i figli diventano nemici dell’uomo. Intrappolato nella rete di un amore eccessivo verso di loro, l’uomo perde l’equilibrio e si allontana molto dalla religione. Per loro, priva gli altri dei loro diritti. Perde la capacità di distinguere tra lecito e illecito. Diventa incurante dell’adorazione e dell’obbedienza ad Allah. Dimentica le esigenze della fede e dell’Islam. Si allontana da grandi opere buone e, imboccando la via sbagliata, rovina la propria vita nell’aldilà. Per questo Allah l’Altissimo ha detto di stare in guardia riguardo ai figli. Alcuni figli, sotto questo aspetto, diventano nemici dell’uomo.

يأَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا إِنَّ مِنْ أَزْوَاجِكُمْ وَأَوْلَادِكُمْ عَدُوا لَّكُمْ فَاحْذَرُوهُمْ :
«O credenti, alcune delle vostre mogli e dei vostri figli sono vostri nemici. State dunque in guardia nei loro confronti.» — Sura At-Taghābun, 14

Essere cauti riguardo ai figli significa che l’uomo non deve lasciarsi intrappolare dal suo amore per loro al punto da diventare incurante delle esigenze della religione e della fede. Se l’amore verso i figli impedisce di avanzare sulla via della religione e di compiere sacrifici per essa, allora diventa inimicizia; per questo bisogna stare in guardia. Il loro amore non deve mai prevalere sull’amore per la religione, né deve far arretrare l’uomo nel campo della religione. Prima dell’Egira, alcune persone avevano abbracciato la fede alla Mecca. Tuttavia, pur avendo accettato l’Islam, non poterono compiere l’Egira verso Medina insieme ai musulmani emigranti. Sebbene fossero credenti, furono private della fortuna dell’Egira soltanto perché erano rimaste intrappolate in un amore eccessivo verso mogli e figli, i quali le avevano impedito di recarsi a Medina. Questi musulmani furono privati della fortuna dell’Egira proprio perché non erano stati cauti nella questione dell’amore verso i figli e si erano lasciati tanto assorbire da esso da non riuscire a rispondere al richiamo della religione. Il Sacro Corano ha definito i figli, in questo senso, anche come una tentazione e una prova. Da una parte vi è il sentimento naturale dell’amore verso di loro, dall’altra le esigenze della religione e della fede. È stato raccomandato di mostrare loro amore e di adempiere i loro diritti. Al tempo stesso, però, è stato pronunciato questo avvertimento: i figli sono un mezzo di prova. Perciò non lasciatevi assorbire dal loro amore al punto da dimenticare le esigenze della religione e della fede:

إِنَّمَا أَمْوَالُكُمْ وَأَولادكم فنتة ، التغابن : ١٥
«In verità, i vostri beni e i vostri figli sono per voi una prova.» — Sura At-Taghābun, 15

In un altro passo è stato detto:يأَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا لا تُلْهِكُمْ أَمْوَالُكُمْ وَلَا أَوْلَادُكُمْ عَنْ ذِكْرِ اللَّهِ ، وَمَنْ يَفْعَلُ
ذالِكَ فَأُولَئِكَ هُمُ الْخَسِرُونَ المنافقون : ٩«O voi che credete! Che i vostri beni e i vostri figli non vi distolgano dal ricordo di Allah; e chiunque faccia ciò, sarà tra i grandi perdenti.» — Sura al-Munāfiqūn: 9

Il significato di questo versetto è che gli ipocriti erano rimasti intrappolati nell’amore per i beni e per i figli. Erano assorti nei desideri materiali e, in cambio del mondo terreno, avevano dimenticato l’Aldilà. E questa è la perdita più grande: che l’essere umano, per il mondo effimero, venga privato delle infinite benedizioni della vita eterna. Per questo i musulmani dovrebbero stare attenti a tale riguardo.
Una volta il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stava pronunciando il sermone nella Moschea del Profeta. In quel momento, al-Hasan, che Allah sia soddisfatto di lui, e al-Husayn, che Allah sia soddisfatto di lui, arrivarono nella moschea indossando abiti rossi. Erano molto piccoli. Avanzavano a stento, inciampando sui propri piedi. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non riuscì a sopportarlo. Scese dal pulpito, prese in braccio i due nipoti e li fece sedere accanto a sé. Poi disse: «Allah ha detto il vero:»

إِنَّمَا أَمْوَالُكُمْ وَأَوْلَادُكُمْ فِتْنَةٌ – التغابن : ١٥«In verità, i vostri beni e i vostri figli sono per voi una prova.» — Sura al-Taghābun: 15

Khawla bint Hakim, che Allah sia soddisfatto di lei, era una donna molto virtuosa. Narrò che un giorno il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, uscì. Teneva in braccio uno dei suoi nipoti e gli diceva: «Siete voi a rendere avari gli uomini, siete voi a renderli codardi e siete voi a gettarli nell’ignoranza e nella stoltezza.» — Jamiʿ al-Tirmidhi

La verità è che, a causa dei figli e della prole, nell’essere umano si sviluppano vari tipi di debolezza; a causa loro il suo coraggio si esaurisce ed egli diventa timoroso. In molti casi si lascia sgomentare e si arresta nel suo avanzare. Che Allah non lo voglia, se l’esito dovesse essere negativo, che cosa ne sarà dei figli? Spendendo con grande cautela, tenendo conto delle loro necessità, e a causa loro, trascinato dalle emozioni, talvolta finisce per compiere atti da stolto e da ignorante.
L’Islam non considera spregevole l’affetto dell’amore verso i figli, né lo ostacola; al contrario, lo definisce nobile e finalizzato e incoraggia a nutrirlo. L’Islam insiste certamente sul fatto che il musulmano ami i propri figli alla luce della religione. A questo proposito deve tenere necessariamente presenti gli insegnamenti della religione e non deve mai assumere un atteggiamento che Allah disapprova.

عَنْ أَنَسٍ قَالَ دَخَلْنَا مَعَ رَسُولِ الله صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ عَلَى أَبي سيف القَيْنِ وَكَانَ ظَرًا لإبراهيم فَأَخَذَ رَسُولُ اللهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَقَبْلَهُ وشمه ثُمَّ دَخَلْنَا عَلَيْه بعد ذالك وإبراهيم يجودُ بِنَفْسِهِ فَجَعَلْتُ عَيْنَا رَسُول الله صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ تَنْرَفَانِ فَقَالَ لَهُ عَبْدُ الرَّحْمَنِ بْنِ عَوْفِ وَأَنْتَ يا رَسُولَ اللهِ فَقَالَ يَا ابْنَ عَوْفِ إِنَّهَا رَحْمَةٌ ثُمَّ اتَّبَعَهَا بِأُخْرِى فَقَالَ إِنَّ الْعَيْنَ تدمع والقلب يَحْزُنُ وَلَا نَقُولُ إِلا ما يرضى رَبُّنَا وَإِنَّا بِفِرَاقِكَ يَا إِبْرَاهِيمُ لمحزونون – بخاری، مسلم«Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato: andammo con il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a casa del fabbro Abu Sayf. Abu Sayf era il marito della nutrice del figlio del Profeta, Ibrāhīm. Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, prese in braccio suo figlio, lo accarezzò e lo annusò (cioè avvicinò il naso e la bocca al suo viso, come per annusarlo). In seguito, quando tornammo da lui, Ibrāhīm stava esalando l’ultimo respiro e dagli occhi del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scendevano copiose lacrime. Vedendo ciò, ʿAbd al-Rahmān ibn ʿAwf, che Allah sia soddisfatto di lui, disse al nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: “O Messaggero di Allah, anche voi piangete?” Egli rispose: “Ibn ʿAwf, queste lacrime sono un segno di misericordia.” E le lacrime continuarono a scendere. Disse: “Gli occhi versano lacrime e il cuore prova dolore. Con la nostra lingua diciamo soltanto ciò che piace al nostro Signore. O Ibrāhīm, siamo addolorati per la tua separazione.”»

Trattare i figli con durezza

Alcune persone considerano contrario alla devozione religiosa ridere e giocare con i figli, occuparsi di loro, dar loro da mangiare tenendoli in braccio, baciarli e accarezzarli. Secondo loro, la devozione e la serietà esigono di astenersi dal parlare con i figli in modo allegro e gioioso. Bisognerebbe restare separati e distanti da loro. Invece di frequentarli, si dovrebbe mostrare indifferenza e, anziché manifestare amore, esibire severità e durezza.
L’Islam non sostiene mai idee di questo genere. Esse sono il risultato di una concezione religiosa errata e della mancanza di una corretta comprensione della religione. Al contrario, dalla guida del Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dalle sue azioni si comprende chiaramente che manifestare affetto e amore verso i figli è un atto meritorio. Il cuore di chi non ama i propri figli è certamente privo di misericordia e tenerezza. I figli sono fonte di conforto per gli occhi. Manifestare loro affetto e amore sarà un mezzo per ottenere il successo nell’Aldilà. Essere privati di ciò significa essere privati della misericordia di Allah.

Baciare i figli è causa della misericordia di Allah

عَنْ أَبِي هُرَيْرَةَ قَالَ قَبْلَ رَسُولُ اللهِ صلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ الْحَسَنَ بْنَ عَلِي رضي الله عَنْهُ وَعِندَهُ الأقرع بن حابس التَّمِعِي جَالِسٌ فَقَالَ الْأَقْرَعُ إِنْ لي عشرَةً مِّنَ الْوَلَدِ مَا قَبلْتُ مِنْهُمْ أَحَدًا فَنَظَرَ إِلَيْهِ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ ثُمَّ قَالَ مَنْ لا يرحم لا يرحم .
«Si narra da Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, baciò e accarezzò suo nipote Hasan ibn Ali, che Allah sia soddisfatto di lui. In quel momento era seduto lì anche al-Aqra ibn Habis. Egli disse: “Ho dieci figli, ma non ho mai accarezzato nemmeno uno di loro”. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo guardò e disse: “Chi non mostra misericordia non riceverà misericordia da Allah”.»

In altre parole, baciare e accarezzare i propri figli è segno di misericordia e benevolenza. Accarezzano e baciano i propri figli coloro nei cui cuori Allah ha posto la compassione, e Allah mostra misericordia proprio a coloro che hanno misericordia degli altri. Chi non ha misericordia degli altri viene a sua volta privato della misericordia.

عنْ أَسَامَةَ بْنِ زَيْدٍ قَالَ أَرْسَلَتِ ابْنَةُ النَّبِيُّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ إِلَيْهِ إِنْ ابنا لي قبض فَاتِنَا فَارْسل يُقْرِئُ السَّلام وَيَقُولُ إِنَّ لِلَّهِ مَا أَخَذَ وَلَهُ مَا أعطى وكُلَّ عِندَه بَأجَلٍ مُسَمًّى فَلْتَصْبِرُ وَلتَحْتَسِبْ فَأَرْسَلَتْ إِلَيْهِ تُقْسِمُ عَلَيْهِ ليَأْتِيَنَّهَا فَقَامَ وَمَعه سعد بن عبادة ومعاذ بن جبل وأبي بن كعب وزيد بن ثَابِتٍ وَرِجَالٌ فَرُفِعَ إِلَى رَسُولِ اللهِ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ الصَّبِيُّ وَنَفْسَهُ تتقعقع ففاضت عيناهُ فَقَالَ سَعد يا رَسُولَ اللَّهِ مَا هُذَا ؟ فَقَالَ هَذِهِ رَحْمَةٌ جَعَلَهَا اللهُ فِي قُلُوبِ عِبَادِهِ فَإِنَّمَا يَرْحَمُ اللَّهُ مِنْ عِبَادِهِ الرَّحَمَاء – بخاری مسلم
«Usama ibn Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato: la figlia del Nobile Profeta, Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, mandò un messaggero a chiamarlo e gli fece dire: “Mio figlio è ormai in fin di vita; venga da noi e si trattenga un po’”. Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse al messaggero: “Portale i miei saluti e dille: ‘Ciò che Egli ha preso appartiene ad Allah, e ciò che Egli ha dato appartiene ad Allah; ogni cosa ha presso di Lui un termine stabilito. Sii dunque paziente e spera nella ricompensa presso di Lui’”.» — Bukhari e Muslim

Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, lo fece chiamare nuovamente e lo scongiurò: «Venga certamente». Così egli si alzò per recarsi dalla figlia. Con lui c’erano Saʿd ibn ʿUbada, che Allah sia soddisfatto di lui, Muʿadh ibn Jabal, che Allah sia soddisfatto di lui, Ubayy ibn Kaʿb, che Allah sia soddisfatto di lui, Zayd ibn Thabit, che Allah sia soddisfatto di lui, e altri uomini. Quando giunse a casa di Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, gli fu posto il bambino in grembo. In quel momento il bambino stava esalando l’ultimo respiro. Vedendo ciò, gli sgorgarono le lacrime dagli occhi. Saʿd, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «O Messaggero di Allah, che cos’è questo? Anche voi piangete». Egli rispose: «Questa è misericordia, che Allah ha posto nei cuori dei Suoi servi, affinché abbiano misericordia gli uni degli altri».»

Non mostrare affetto verso i figli equivale alla crudeltà

عنْ عَائِشَةَ رَض قَالَتْ جَاءَ أَعْرَابِيُّ إِلَى النَّبِيِّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَقَالَ اتقبلون الصبيانَ فَمَا نُقَبِلُهُمْ فَقَالَ النَّبِيِّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ أَوَ أَمْلِكُ لَكَ أَنْ نَزَعَ اللهُ مِنْ قَلْبِكَ الرحمة – بخاری، مسلم
«Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, racconta: un beduino venne dal Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: “Voi baciate i bambini e li accarezzate? Noi non baciamo i bambini”. Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dopo aver udito ciò disse: “Che cosa posso fare io, se Allah ha rimosso la misericordia dai vostri cuori?”» — Bukhari e Muslim

Non baciare i bambini e non accarezzarli non è affatto una cosa buona; al contrario, è segno di crudeltà. Non accarezzare i bambini significa che Allah ha estirpato dai cuori la fonte della misericordia. Se la fonte della misericordia è presente, allora una persona accarezzerà certamente i propri figli.

Prendere il bambino in braccio

عَنْ عَدِي بْنِ ثَابِت قَالَ سَمِعْتُ الْبَرَاء يَقُولُ رَأَيْتُ النَّبِيُّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وسَلَّمَ وَالْحَسَنُ صَلوتُ اللهِ عَلَيْهِ عَلَى عَاتِقِهِ وَهُوَ يَقُولُ اللَّهُمَّ إِنِّي أَحِبُّهُ فاحبهHazrat ʿAdi ibn Thabit, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Ho sentito Hazrat al-Baraʾ, che Allah sia soddisfatto di lui, dire: “Vidi il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, con Hazrat Hasan, che Allah sia soddisfatto di lui, sulle sue spalle, e disse: ‘O Allah, io lo amo; amalo anche Tu.’”

Una volta Hazrat Hasan, che Allah sia soddisfatto di lui, oppure Hazrat Husayn, che Allah sia soddisfatto di lui, era sulle sue spalle. Un uomo, vedendolo, disse: «Che bella cavalcatura ha trovato!» Quando il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, udì ciò, disse: «E anche il cavaliere è un ottimo cavaliere.» — Sīrat an-Nabī: secondo volume

Hazrat Usama ibn Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi prendeva in braccio, mi metteva su una coscia e Hazrat Hasan, che Allah sia soddisfatto di lui, sull’altra, poi stringeva entrambi al petto e diceva: “O Allah, abbi misericordia di questi due. Io ho misericordia di loro.”» — Bukhari

Amava profondamente Hazrat Hasan e Hazrat Husayn, che Allah sia soddisfatto di entrambi. Diceva: «Essi sono i gioielli della mia collana.» Quando si recava nella casa della figlia, diceva: «Portatemi i miei bambini.» Quando glieli portavano, li prendeva in braccio, li baciava e li stringeva al petto. — Sīrat an-Nabī: secondo volume

Prendeva spesso in braccio Hazrat Husayn, che Allah sia soddisfatto di lui, e lo coccolava appoggiando il proprio volto sul suo. Diceva: «O Allah, io amo costui e amo anche chi lo ama.» — Sīrat an-Nabī: secondo volume

L’amore del Messaggero per i figli

Hazrat Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, era il servitore personale dell’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Rimaneva al suo servizio giorno e notte. Disse: «Non ho mai visto il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, amare qualcuno quanto amava i propri parenti.» Sīrat an-Nabī: secondo volume

Era consuetudine costante del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recarsi per ultimo, ogni volta che partiva per un viaggio, nella casa della sua amata figlia Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei; e, al ritorno dal viaggio, dopo aver pregato per prima cosa due rakaʿat nella moschea, recarsi nella casa di Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei.

Una volta, per una certa questione, nacque un dissapore tra Hazrat Fatima, che Allah sia soddisfatto di lei, e Hazrat Ali, che Allah sia soddisfatto di lui. Venuto a conoscenza dell’accaduto, l’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò nella loro casa e li riconciliò. Quando poi uscì, era molto allegro. La gente gli chiese: «O Messaggero di Allah! Quando sei entrato nella casa eri molto preoccupato, mentre quando sei uscito eri molto felice». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Sì, ho riconciliato quei due. Li amo moltissimo». — Sirat al-Nabi, secondo volume

Una volta Hazrat Ali, che Allah sia soddisfatto di lui, espresse l’intenzione di contrarre un secondo matrimonio. Quando l’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo seppe, ne fu molto addolorato. Si recò immediatamente nella moschea e pronunciò un sermone. Nel sermone, menzionando il proprio disappunto, disse: «Fatima è la mia amata figlia e un pezzo del mio cuore. Chiunque le arrechi dolore arreca dolore a me». — Bukhari

Il marito di Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, Abu al-As, fu catturato nella battaglia di Badr e condotto prigioniero. Fu deciso che quei prigionieri sarebbero stati liberati in cambio di un riscatto. Abu al-As non possedeva denaro sufficiente per pagare il riscatto. Mandò quindi a casa la notizia di inviare il denaro necessario per la liberazione. La moglie devota al marito inviò immediatamente la collana che sua madre, Hazrat Khadija, che Allah sia soddisfatto di lei, le aveva donato. Abu al-As offrì quella collana come riscatto. Quando la collana fu portata davanti all’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, egli si agitò profondamente. Le lacrime cominciarono a scorrergli dagli occhi. Rivolgendosi ai Compagni, disse: «Se siete d’accordo, si può restituire questa collana a Zaynab?». I Compagni dissero: «Certamente, restituiscigliela». Allora egli restituì la collana a Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei.

Hazrat Ibrahim, che Allah sia soddisfatto di lui, il figlio più giovane dell’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, veniva allevato e accudito presso un fabbro di nome Abu Yusuf, nella zona periferica di Medina. Egli vi si recava spesso a piedi. Abu Yusuf era un fabbro; per questo la casa era piena di fumo. Egli si sedeva proprio in mezzo a quel fumo, prendeva il bambino in braccio e lo vezzeggiava. Poi tornava a Medina. — Sirat al-Nabi, secondo volume

Una volta l’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stava andando da qualche parte. Hazrat Husayn, che Allah sia soddisfatto di lui, giocava sulla strada. Egli distese entrambe le braccia con sincero affetto, affinché Hazrat Husayn, che Allah sia soddisfatto di lui, venisse da lui. Hazrat Husayn gli si avvicinava ridendo e poi, birichino, si allontanava di nuovo. Alla fine egli lo afferrò, gli pose una mano sotto il mento e l’altra sulla testa, e lo strinse al petto. Poi disse: «Husayn è mio e io sono di Husayn». — Sirat al-Nabi, secondo volume, con citazione di Bukhari

Hazrat Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, aveva una cara figlioletta. Si chiamava Umama. L’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, amava molto Umama. Quasi ogni volta che pregava, ella rimaneva con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando egli si alzava per la preghiera, ella gli saliva sulle spalle. Durante il rukūʿ egli la deponeva. Quando si rialzava, ella gli risaliva nuovamente sulle spalle.

Una volta un uomo inviò alcuni oggetti in dono al Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Tra questi vi era anche una collana d’oro. In quel momento ella stava giocando lì. Il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Darò questa collana a colei che, in casa, amo di più». Le donne della casa pensarono che l’avrebbe data proprio a Hazrat Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei. Ma egli chiamò Umama a sé e, con la propria mano benedetta, le mise la collana al collo. — Sirat al-Nabi, secondo volume

L’affetto materno e la decisione del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace

All’epoca del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, un uomo divorziò dalla moglie e volle tenere con sé il figlio piccolo. La condizione della madre era indescrivibile: da una parte il dolore della separazione dal marito, dall’altra la sofferenza per essere privata del figlioletto. In quella situazione straziante, la donna si presentò al cospetto del Profeta, Misericordia per i mondi, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per implorare aiuto, e gli espose la propria vicenda con parole colme di dolore: «O Messaggero di Allah! Mio marito mi ha divorziata e mi ha separata da lui; ora vuole strapparmi questo figlioletto tanto amato. O Messaggero di Allah! Egli è un pezzo del mio cuore. Il mio ventre è stato il suo luogo di riposo. Il mio petto è stato per lui come un otre e il mio grembo è stato come la sua casa. O Messaggero di Allah, come potrò sopportare questo dolore?»

Dopo aver ascoltato questa supplica della donna, il Profeta, Misericordia per i mondi, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Finché non ti risposerai, nessuno potrà portarti via tuo figlio» — Abu Dawud: Kitab al-Talaq

Il desiderio di Ya‘qub, pace su di lui

Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, riferisce che un giorno il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, narrò un episodio. Disse: una volta un uomo chiese a Ya‘qub, pace su di lui: «O Profeta, per quale motivo la tua vista si sta indebolendo e perché la tua schiena si sta incurvando?» Ya‘qub, pace su di lui, rispose: «La mia vista si è indebolita per il continuo pensiero di Yusuf, pace su di lui, e la mia schiena si è incurvata per la preoccupazione per suo fratello Binyamin». Proprio allora Jibril, pace su di lui, venne da Ya‘qub, pace su di lui, e disse: «Ti stai lamentando di Allah?» Ya‘qub, pace su di lui, rispose: «No; piuttosto, presento al cospetto di Allah la mia supplica per il dolore e la sofferenza che provo». Jibril, pace su di lui, disse: «Allah conosce molto bene il dolore che hai descritto». Poi Jibril, pace su di lui, se ne andò. Ya‘qub, pace su di lui, entrò nella sua stanza e cominciò a dire: «O mio Signore! Non hai forse misericordia di un uomo anziano? Mi hai privato della vista e hai incurvato la mia schiena. O Signore, restituiscimi i miei due fiori, affinché io possa soltanto annusarli; poi fa’ di me ciò che desideri». In seguito Jibril, pace su di lui, tornò e disse: «O Ya‘qub, Allah l’Altissimo ti saluta e ti dice: “O Ya‘qub, sii felice! Anche se i tuoi due figli fossero morti, per amor tuo li avrei fatti risorgere, affinché tu potessi vederli entrambi e rinfrescare i tuoi occhi”». — Targhib wa Tarhib: terzo volume

La supplica di una madre al cospetto del Messaggero

Una donna si recò al cospetto del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e cominciò a supplicare: «O Messaggero di Allah! Ho un figlio. Mi aiuta in molte faccende. Poiché sono una donna, non posso lavorare fuori casa. Egli mi porta l’acqua dal pozzo e svolge anche gli altri lavori esterni. O Messaggero di Allah! Mio marito, che si è separato da me, vuole portarmi via anche questo bambino».

Dopo aver ascoltato la supplica della donna, il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stabilì: «Va bene, fate un sorteggio. Chi sarà estratto porterà con sé il bambino». Il padre del bambino disse: «O Messaggero di Allah, egli è mio figlio. Come può qualcun altro pretendere di portarlo con sé? E come può portarlo via qualcun altro mentre io sono qui?»

Dopo aver ascoltato entrambi i genitori, il Nobile Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, rivolgendosi al figlio disse: «Figlio mio! Questo è tuo padre e questa è tua madre. Va’ con chi vuoi, tenendolo per mano. Hai questa libertà». Il figlio si alzò dal suo posto, poi andò dalla madre e le prese la mano.

L’educazione e la formazione dei figli

Anche la crescita fisica e corporea e il mantenimento della salute sono importanti diritti del figlio. Tuttavia, se, pur adempiendo a questo diritto, trascurate la sua istruzione, la sua formazione, le buone maniere e la civiltà, commettete una grande ingiustizia. Senza istruzione e formazione, vostro figlio non può diventare veramente un figlio. Tutte le aspirazioni pure con cui desiderate avere dei figli e tutte le nobili speranze per le quali dedicate giorno e notte il vostro tempo alla loro cura possono realizzarsi solo quando adempirete al diritto all’educazione religiosa e alla formazione morale dei vostri figli.

Formare il figlio affinché diventi virtuoso e fortunato è, da un lato, un vostro dovere religioso; allo stesso modo, dimostrare amore ai figli rientra nei loro diritti. In realtà, tra i diritti dei figli, il più importante è che organizziate la loro formazione con grande saggezza, riflessione, pazienza, senso del dovere, generosità, buon gusto, incoraggiamento, entusiasmo e concentrazione. Solo dopo aver adempiuto a questo diritto dei figli potete sperare che vostro figlio diventi per voi fonte di pace, per la società mezzo di misericordia, per la comunità motivo d’orgoglio e patrimonio della religione. Se, dopo aver speso una grande quantità di energie e di ricchezze nella cura dei figli, mostrate negligenza riguardo alla loro formazione, commettete un gravissimo crimine sociale. Le conseguenze di questo crimine sono estremamente amare.

Il ruolo speciale della madre nell’istruzione e nella formazione

Senza dubbio, la responsabilità dell’istruzione e della formazione dei figli non è soltanto vostra. È una responsabilità di entrambi i genitori. Così come è necessaria la formazione da parte della madre, è particolarmente necessaria anche l’istruzione da parte del padre. Anzi, per quanto riguarda le spese, l’Islam ha posto interamente tale responsabilità sul padre. La madre è stata esonerata da questo dovere. Tuttavia, è anche vero che l’impegno della madre nella cura dei figli merita un’importanza particolare. In questo ambito, la parte principale dello sforzo ricade su di lei. Proprio come è indispensabile il suo impegno costante nella cura fisica e nella crescita dei figli, ella ha anche un ruolo speciale nella loro istruzione e formazione; è grazie alla formazione della madre che il bambino diventa capace di accrescere l’onore del Paese e della nazione. Allo stesso tempo, anche i genitori raggiungono felicità e fortuna.

Il padre è occupato per la maggior parte del tempo a guadagnarsi da vivere e a soddisfare le necessità dell’esistenza. Per questo trascorre gran parte del tempo lontano dai figli. Pur desiderandolo, non ha l’opportunità di dedicare la dovuta attenzione alla loro istruzione e formazione. Per natura, invece, la madre gode di molte più occasioni in questo ambito. Generalmente è sempre con i figli. La loro vita intera e ogni aspetto della loro personalità sono davanti ai suoi occhi. Poiché è sempre con loro, i bambini non hanno timore della madre. Grazie al suo carattere straordinariamente mite, alla pazienza e all’ineguagliabile affetto materno, i bambini non hanno paura di lei e le obbediscono. Senza timore e liberamente, le rivolgono ogni tipo di richiesta, protesta e capriccio. In questo modo vengono alla luce tutte le loro capacità e le loro qualità, buone e cattive. Ciò rende facile correggerli e formarli.

Tuttavia, la pazienza, il sacrificio, la generosità, l’affetto e le qualità morali necessari per la formazione e la correzione sono stati donati da Allah Onnipotente alla madre in misura maggiore che al padre. Il padre diventa presto impaziente e manifesta la propria ira. La madre, invece, continua fino alla fine a mostrare pazienza, misericordia, affetto e buon comportamento, e ha maggiore successo nel risvegliare i sentimenti interiori dei bambini. Irritato dagli errori dei figli, il padre arriva a dichiararsi scontento e a interrompere i rapporti con loro. La madre, al contrario, stringendo il figlio al petto, continua fino all’ultimo momento a impegnarsi con tutto il cuore e con concentrazione per correggerlo e renderlo degno di rispetto.

Il destino cambiato dalla formazione di una grande madre

Una carovana di mercanti si stava dirigendo verso Baghdad. Con loro viaggiava anche un giovane ragazzo. Sua madre lo aveva affidato alla carovana con alcune istruzioni, affinché raggiungesse sano e salvo la destinazione, acquisisse la conoscenza della religione e potesse trasmettere ai servi di Allah i comandamenti di Allah e mostrare loro la luce.

La carovana procedeva molto tranquillamente. Durante il viaggio, una banda di briganti assalì la carovana. I membri della carovana fecero molti tentativi per proteggere i propri beni, ma i loro stratagemmi non ebbero alcun effetto sui briganti. I briganti non prestarono attenzione neppure alle loro numerose suppliche. Rubarono tutto a ciascuna persona della carovana. Quando ebbero finito il loro lavoro, uno di loro chiese al giovane preoccupato:

Brigante: Ehi, hai qualcosa con te?

Giovane: Sì. Ho quaranta dinari.

Brigante: Hai quaranta dinari? (Il brigante non riusciva a crederci. Da dove erano venuti quaranta dinari a quel povero ragazzo dall’aspetto così misero? E, se li aveva davvero, perché lo stava dicendo a loro? Il brigante rifletté a lungo e portò quel giovane così straordinario dal capo.)

Brigante: Capo, guardate questo ragazzo. Dice di avere quaranta monete d’oro.

Capo: Giovane signore, hai davvero dei dinari?

Giovane: Sì. Ho quaranta dinari.

Capo: Bene, dove hai messo i tuoi dinari? Il capo iniziò a guardare il povero ragazzo con stupore.

Giovane: Sì, ho una borsa legata alla vita. I dinari sono lì dentro.

Il capo tolse la borsa dalla vita del giovane e la contò: conteneva davvero quaranta dinari. Il capo rimase per qualche tempo a guardare il giovane, sbalordito. Poi disse: Giovane signore, dove stai andando?

Giovane: Sto andando a Baghdad per acquisire la conoscenza della religione.

Capo: Hai qualche conoscente laggiù?

Giovane: No. È una città sconosciuta. Mia madre mi ha dato quaranta dinari affinché potessi acquisire tranquillamente la conoscenza della religione. In quella città sconosciuta, chi si occuperà delle mie necessità? E perché mai dovrei dipendere dagli altri? Il capo ascoltava le parole del giovane con grande interesse e stupore.

La sua inquietudine cresceva. Si chiedeva perché il giovane non avesse nascosto i dinari. Se non lo avesse detto, nessuno dei miei compagni avrebbe nemmeno immaginato che quel giovane povero e preoccupato potesse avere ancora qualcosa. Perché il giovane non aveva pensato che stava andando in un luogo sconosciuto? Il suo futuro e la sua istruzione dipendevano proprio da quel denaro. Perché, alla fine, non lo aveva nascosto? La semplicità e la sincerità del giovane suscitavano molte domande nel suo cuore. Gli chiese: Giovane signore, perché non hai nascosto questo denaro? Se non lo avessi detto e lo avessi negato, non avremmo nemmeno sospettato che potessi avere altro denaro.

Giovane: Quando stavo uscendo di casa, mia madre mi esortò dicendo: «Figlio mio, in ogni caso non dire mai bugie». Come avrei potuto disobbedire all’ordine di mia madre?

La coscienza del capo si risvegliò. Cominciò a riflettere: «Questo giovane, pur vedendo l’inevitabile rovina del proprio futuro, non è disposto a disobbedire all’ordine di sua madre; io invece da molto tempo calpesto i comandamenti del mio Signore». Abbracciò il giovane e gli restituì i suoi dinar. Restituì ai partecipanti alla carovana i loro beni e cominciò a piangere, prostrandosi in sajda davanti ad Allah. Si pentì sinceramente e la misericordia di Allah lo avvolse. Questo brigante divenne, nella sua epoca, un grande wali di Allah e da predatore dei servi di Allah si trasformò in uno che distribuiva loro la ricchezza della dīn. L’educazione impartita dalla grande madre non solo elevò il giovane a un alto rango, ma cambiò anche il destino dei briganti. Questo era quel giovane dalle grandi potenzialità, celeberrimo in tutto il mondo islamico con il nome di ʿAbd al-Qādir al-Jīlānī, raḥimahu Allāh, al solo pronunciare del cui nome i cuori si inchinano per rispetto.

Il brillante futuro del figlio

Desiderare un brillante futuro per i propri figli è un’aspirazione naturale. Allah ha posto in questa speranza e aspirazione una forza e un’attrattiva straordinarie. Soprattutto i genitori sono più riflessivi, sensibili e solleciti riguardo a questo. Nonostante i numerosi impegni mondani, i genitori non smettono mai di preoccuparsi di ciò; anzi, gran parte dei loro pensieri e dei loro sforzi è diretta a fare in modo che il futuro dei loro figli sia splendido. E probabilmente sono ben pochi i genitori che non si preoccupano del futuro dei propri figli.

L’aspirazione a un brillante futuro per i propri figli è un’aspirazione molto apprezzabile. Dal punto di vista della conoscenza e dell’intelligenza, della società e della dīn, essa è considerata un’aspirazione molto elevata. Anzi, l’Islam stesso incoraggia in proposito e sollecita i genitori credenti a costruire per i propri figli un futuro bello e luminoso. Tuttavia, la questione da esaminare è questa: che cosa si intende, dal punto di vista islamico, per brillante futuro dei figli?

Il brillante futuro dal punto di vista islamico

Che cos’è il brillante futuro dei figli dal punto di vista islamico? Per trovare la risposta corretta a questa domanda, dobbiamo riflettere su una questione collegata. La domanda è: perché i genitori musulmani desiderano avere dei figli? In che cosa differisce il loro desiderio da quello degli altri genitori? Per comprendere questo significato, dobbiamo esaminare i versetti del Sacro Corano riguardanti il profeta Zakariyyā, ʿalayhi as-salām:

قَالَ رَبِّ إِنِّي وَهَنَ الْعَظمُ مِنّى وَاشْتَعَلَ الرَّأْسُ شَيْبًا وَلَمْ أَكُنُ بِدُعَائِكَ رَبِّ شقيا واني خفت المولى من ورائي وكانت امرأتِي عَاقِرًا فَهَبْ لِي مِنْ لدنك وليا يرثني ويَرِثُ مِنْ آل يعقوب ، وَاجْعَلْهُ رَبِّ رَضِيا مريم : ٦٤«Il profeta Zakariyyā, ʿalayhi as-salām, disse: “O mio Signore, le mie ossa si sono indebolite e la mia testa si è illuminata di capelli bianchi. O Allah, non sono mai rimasto deluso pregandoTi. Temo, dopo di me, la malvagità dei miei fratelli e dei miei congiunti, e mia moglie è sterile. Concedimi dunque, per la Tua speciale benevolenza, un erede, che sia mio erede e riceva l’eredità della stirpe di Yaʿqūb. E, o mio Signore, rendilo una persona gradita”». — Sūra Maryam, 4-6

Il profeta Zakariyyā, ʿalayhi as-salām, e sua moglie al-Yashbā avevano entrambi raggiunto l’estrema vecchiaia e le loro forze fisiche erano ormai venute meno. In questa situazione, il profeta Zakariyyā, ʿalayhi as-salām, soffriva pensando: chi avrebbe portato lo stendardo della sua missione dopo di lui? E chi avrebbe assunto il compito di proteggere e diffondere la dīn di Allah? Vedeva che i giovani della stirpe dei profeti erano miscredenti e irresponsabili. Non ve n’era neppure uno che potesse essere l’erede del profeta Zakariyyā, ʿalayhi as-salām. Vedendo questa situazione, pregava Allah a capo chino.

«O Signore, concedimi un erede che possa assumersi la responsabilità dell’eredità mia e della famiglia di Yaʿqūb, ʿalayhi as-salām. O mio Signore, rendilo Tuo servo gradito». Il profeta Zakariyyā, ʿalayhi as-salām, non desiderava un figlio per perpetuare la propria discendenza. Né lo desiderava per amministrare le sue ricchezze e i suoi affari. Lo desiderava piuttosto affinché assumesse la responsabilità della dīn dopo di lui, ne fosse il vero erede e divenisse un servo gradito ad Allah.

Allah l’Altissimo accolse questa supplica, sorta dal profondo del cuore del padre credente, e gli concesse un figlio virtuoso, del cui splendido futuro è testimone lo stesso Libro di Allah:

وَآتَيْنَهُ الْحُكْمَ صَبِيًّا ، وَحَنَانًا مِّنْ لَّدُنَّا وَزَكُوةً ، وَكَانَ تَقِيًّا وَبَرَا بِوَالِدَيْهِ ولم يكن جباراً عصيان مريم : ١٢-١٤«Lo abbiamo colmato di saggezza fin dall’infanzia, gli abbiamo donato, da parte Nostra, tenerezza e purezza, ed egli era profondamente timorato di Allah e rispettava i diritti dei suoi genitori. Non era né superbo né oppressore, né disobbediente.»

Delineando il quadro di un futuro prospero, il Sacro Corano mette qui in luce alcune qualità particolari del carattere del profeta Yahya, pace su di lui: la saggezza, la tenerezza del cuore, la purezza, una vita fondata sul taqwa, la salvaguardia dei diritti dei genitori e una vita libera dalla ribellione e dalla disobbedienza. Il significato della saggezza è la capacità di prendere decisioni corrette. La capacità di riflettere profondamente sulle questioni della religione e della vita terrena e di giungere alla decisione giusta è una qualità molto apprezzabile e nobile.

La tenerezza del cuore non è soltanto una qualità, ma è piuttosto la base di molte virtù morali. La purezza significa che la sua anima era pura dal peccato, dall’impudicizia, dalla deviazione e dall’ingiustizia e dalla persecuzione. La purezza dell’anima è una forma elevata di nobiltà morale. Una vita di taqwa, timore di Allah e devozione è una vita di successo. E soltanto una persona pia può essere degna di onore e prestigio agli occhi di Allah. La salvaguardia dei diritti dei genitori è una ricchezza che prepara l’uomo a realizzare con successo i propri doveri nella vita sociale. Soltanto il figlio obbediente, sollecito nel servire e rispettoso dei loro diritti può essere la luce degli occhi dei genitori e la pace dei loro cuori. Egli non è né ribelle né disobbediente.

Alla luce di questa descrizione del Sacro Corano, esaminate voi stessi e chiedetevi che cosa desiderate. Qual è la vostra aspirazione? Che cosa sperate e chiedete in preghiera al vostro Signore? Qual è, secondo voi, il progetto per il brillante futuro dei vostri figli? In quale misura tale progetto coincide con quello delineato dal Corano? E quali sono i vostri sforzi a questo scopo? Conseguire un futuro brillante non significa soltanto che i vostri figli siano benestanti, conseguano titoli elevati e ottengano incarichi importanti. Non significa soltanto che possiedano ogni comodità, prestigio sociale, potere e influenza nel mondo, palazzi simili a castelli e automobili di lusso. Se desiderate queste cose per i vostri figli o li aiutate a ottenerle, l’Islam non lo vieta. Tuttavia, l’Islam vuole educare la vostra mente affinché il vostro sguardo non si limiti soltanto a queste cose e affinché non consideriate proprio tali beni come il conseguimento di un futuro brillante.

Non è biasimevole sperare che i vostri figli ricevano un’istruzione superiore, ottengano alte cariche, godano del prestigio del benessere e abbiano successo sul piano materiale. Neppure i vostri sforzi per conseguire tutto ciò sono biasimevoli. Ciò che è biasimevole è fare di questo mondo o del successo materiale lo scopo della propria vita e trascurare la religione e il carattere morale dei figli. La madre musulmana non deve mai rimuovere dalla propria mente questa verità: la vera vita è quella dell’Aldilà, e non è mai possibile raggiungerla restando incuranti della fede. Il futuro davvero splendido dei vostri figli consiste nel fatto che siano adornati dell’istruzione religiosa, acquisiscano profondità nella religione, siano rappresentanti del carattere puro e della civiltà islamica, eccellano nell’adempimento delle responsabilità sociali, conducano una vita pura e siano esempi di timore di Allah e devozione, siano obbedienti ai genitori e solleciti nel servirli. Anche occupando alte posizioni nella vita materiale, devono essere veri rappresentanti della religione della verità e servitori sinceri di essa.

Il posto dell’educazione e della formazione religiosa dei figli

Per rendere prospera la vita dei figli da questa prospettiva, è necessario dedicare un’attenzione straordinaria alla loro educazione e formazione. Agire con la massima saggezza, sincero impegno, pazienza e perseveranza è onorevole tanto agli occhi della società quanto sotto ogni altro aspetto. Grazie a ciò otterrete onore, prestigio e buona reputazione in questo mondo, e sarete degni di onore e prestigio anche nell’Aldilà. Secondo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il dono migliore che possiate offrire a vostro figlio consiste nell’ornarlo di una buona educazione e formazione. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto:

مَا تَحِلَّ وَالِدٌ وَلَدَهُ مِنْ نَحْلٍ أَفْضَلَ مِنْ أَدب حسن— «Tra tutto ciò che un padre può offrire al proprio figlio, la cosa migliore è una buona educazione e formazione.»

Una buona educazione e formazione dei figli è una sadaqa jariya. Il tempo e le opportunità per compiere le vostre opere finiranno, ma le ricompense e le ricompense spirituali continueranno ad aumentare nel vostro registro delle opere. Il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto:

إِذا مَاتَ الإِنسان انقطع عمله إلا من ثلاث صدقة جارية أو علم ينتفع به، أو ولد صالح يدعوله— «Quando una persona muore, le sue opere cessano, ad eccezione di tre cose: la sadaqa jariya, una conoscenza di cui la gente continua a beneficiare e un figlio virtuoso che prega per lui.»

Una volta il Nobile Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse che ai genitori di colui che conosce il Corano sarà fatto indossare un copricapo nel Giorno della Risurrezione. Egli disse:

من قرء الْقُرْآنَ وَعَمِلَ بِهِ اليس والده تاجًا يَوْمَ الْقِيمَةِ ضَوْءَهُ أَحْسَنُ مِنْ ضوء الشمس في بيوت الدنيا فما ظَنَّكُم بِالَّذِي عَمِلَ بِهذا – ابو داود، حاكم«A colui che avrà acquisito la conoscenza del Corano e avrà agito secondo essa, nel Giorno della Resurrezione ai suoi genitori sarà fatto indossare un copricapo. La sua luce sarà migliore della luce del sole che illumina le case del mondo. Dite dunque: che cosa pensate di coloro che hanno agito secondo il Corano?» — Abu Dawud, al-Hakim

Nella narrazione trasmessa da Hadrat Burayda, invece del copricapo vengono menzionati gli abiti del Paradiso. Il Nobile Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «A chi avrà letto il Corano, lo avrà imparato e avrà agito secondo esso, nel Giorno della Resurrezione ai suoi genitori sarà fatto indossare un copricapo luminoso.

La sua luce sarà come quella del sole e ai suoi genitori saranno fatti indossare due abiti così preziosi che il loro valore non potrebbe essere eguagliato neppure dall’intero mondo. Allora i genitori, meravigliati, chiederanno in cambio di che cosa siano stati loro fatti indossare quegli abiti. Sarà detto loro: “Vi sono stati fatti indossare in cambio del fatto che vostro figlio ha acquisito il Corano.”» In queste narrazioni il Nobile Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, ha illustrato l’immensa ricompensa e il premio dell’educazione dei figli, esortando la Ummah ad assumersi questa responsabilità. Lo scopo di tale esortazione è che nessuna casa della Ummah trascuri l’educazione e la formazione dei figli. Oltre a esortare a ciò, egli ha anche chiarito che, nel Giorno della Resurrezione, i genitori che avranno mostrato negligenza nell’adempiere a questa responsabilità saranno sottoposti a un severo interrogatorio.

Prestare attenzione alla dignità dei figli

عَنِ ابْنِ عَبَّاسٍ رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُمَا عَنِ النَّبِيِّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ : أَكْرِمُوا أولادكم وأحسنوا أدبهم – ترغيب وترهيب بحو الله ابن ماجه«È stato narrato da Hadrat ʿAbd Allah ibn ʿAbbas, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: “Trattate i figli con benevolenza e rispetto e impartite loro una buona educazione e formazione.”» — Targhib wa Tarhib

In questo hadith, oltre a sottolineare l’importanza di impartire una buona educazione e formazione, il Nobile Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, ha sottolineato anche la necessità di trattare i figli con benevolenza e rispetto. Anzi, per prima cosa è stata sottolineata la necessità di trattare i figli con onore e dignità; poi è stata sottolineata quella di impartire loro una buona educazione e formazione. È una questione molto importante per i genitori. Trattare i figli con benevolenza e rispetto è così importante che il Nobile Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, ha richiamato per primo l’attenzione proprio su questo aspetto. In seguito ha parlato della buona educazione e formazione. Trattare i figli con benevolenza e rispetto significa prestare la massima attenzione al loro onore e alla loro dignità. Non bisogna rivolgersi loro né comportarsi con loro in modo tale da ferire il loro amor proprio e indurli a considerarsi inferiori. Di solito è proprio durante il periodo dell’educazione e della formazione iniziali che si manifesta questo tipo di negligenza, senza prestare attenzione alla dignità e all’amor proprio del bambino. In realtà, l’infanzia è il momento migliore: quando la mente e il cuore del bambino sono ancora limpidi, si può imprimervi l’immagine del tipo di persona che si desidera che egli diventi. Questa immagine o rappresentazione continua per tutta la vita a influenzare il carattere e le azioni. Nell’edificazione e nella formazione del bambino, l’educazione iniziale riveste un’importanza fondamentale.

Riflettete voi stessi: se, a causa dei metodi educativi errati dei genitori o dell’insegnante, nella mente del bambino si radicasse l’idea di essere debole, incapace e inferiore; di non essere degno che gli si parli con gentilezza; di non essere tale da meritare un trattamento dignitoso; di non essere degno che gli venga affidato un compito con fiducia, allora ditemi voi: come potrebbero nascere in lui qualità quali grandi aspirazioni, amor proprio, coraggio e fiducia in se stesso? E come potrebbe un bambino simile compiere grandi opere per il Din e la millat? I genitori devono sorvegliare attentamente le proprie parole e azioni e devono anche essere tranquilli riguardo a coloro ai quali affidano l’educazione dei figli. Il senso dell’amor proprio e della dignità del bambino è una forza fondamentale. Se questa forza viene ferita, nel bambino si sviluppano difetti morali quali mancanza di coraggio, timidezza, inferiorità e mancanza di fiducia in se stesso; e da bambini di questo genere non ci si può aspettare in futuro alcuna grande opera. Alla luce di questa parola del Nobile Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, esaminate e valutate la vostra casa, e valutate anche le istituzioni educative e formative. Il principio fondamentale di una buona educazione e formazione è che genitori e insegnanti trattino i bambini con benevolenza e rispetto e non pronuncino parole tali da distruggere la dignità del bambino e ferire il suo amor proprio.

La responsabilità riguardo all’educazione dei figli

L’amato Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha richiamato l’attenzione anche su questo aspetto, sottolineando l’importanza dell’educazione dei figli. Egli disse che, nel Giorno della Resurrezione, Allah l’Altissimo chiederà se si era provveduto all’istruzione e all’educazione dei propri figli. Fornire ai membri della famiglia un’educazione religiosa e morale è uno dei principali doveri religiosi. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:

لا يسترعى اللهُ تَبَارَكَ وَتَعَالَى عَبْدًا رَعِيَّةً قَلَّتْ أَوْ كَثْرَتْ إِلَّا سَأَوْلَهُ اللَّهُ تبارك وتعالى عنها يَوْمَ القِيمة أقام فيها أمرَ اللَّهِ تَبَارَكَ وَتَعَالَى أَمْ أَضَاعَهُ حتَّى يَسْأَلُهُ عَنْ أَهْلِ بَيْتِهِ خَاصَّةً«Chiunque Allah affidi la responsabilità di un gruppo di persone, grande o piccolo, sarà certamente interrogato da Allah, il Benedetto e l’Altissimo, nel Giorno della Resurrezione: ha fatto rispettare loro gli ordini di Allah, il Benedetto e l’Altissimo, oppure li ha trascurati e rovinati? Egli lo interrogherà in particolare riguardo ai membri della sua famiglia.»

Quando iniziare l’istruzione e l’educazione

Un giorno il celebre educatore di Chicago Francis Willinder Parker stava tenendo una conferenza sull’educazione dei bambini. Al termine della conferenza, una donna gli chiese:
«Quando devo iniziare l’educazione del mio bambino?»
Willinder Parker rispose: «Quando nascerà il vostro bambino?»
«Nascerà?» disse la donna, meravigliata. «Signore, ha già cinque anni.»
«È una disgrazia! Voi siete qui a parlare stando in piedi, mentre là fuori sono già trascorsi cinque anni preziosi.»
Non è una storia, ma un fatto reale. Bisogna preoccuparsi dell’istruzione e dell’educazione del bambino fin dal momento della sua nascita. I primi anni sono estremamente importanti per l’istruzione e l’educazione, e generalmente questi primi anni vengono sprecati nella spensieratezza. La saggezza nel recitare l’adhān e l’iqāmah nell’orecchio del bambino appena nasce consiste nel far giungere fin dall’inizio alle sue orecchie la maestà e la grandezza di Allah. L’Allāmah Qāwim, che Allah abbia misericordia di lui, ha scritto nel suo libro «Tuhfat al-Wadūd»:
«Ciò significa che la voce della maestà e della grandezza di Allah sia la prima a giungere all’orecchio dell’essere umano. La testimonianza mediante la quale entrerà nell’Islam dopo aver raggiunto la pubertà deve essergli inculcata fin dal giorno della nascita, così come al momento della morte gli viene inculcata la formula dell’unicità divina. Un secondo beneficio dell’adhān e dell’iqāmah è che Satana, acquattato, vuole tentare l’essere umano fin dal momento della nascita. Ma, non appena ode l’adhān, fugge; così, prima dell’invito di Satana, al bambino viene rivolto l’invito all’Islam e all’adorazione di Allah.
Sebbene nei primi giorni di vita il bambino non sappia parlare, è tuttavia capace di percepire e viene influenzato dalle parole. Apprende molte cose dal comportamento della madre. Perciò, anche in questo periodo, non si devono pronunciare parole cattive né tenere comportamenti maleducati davanti al bambino. Bisogna educarlo con parole e discorsi buoni. È opportuno recitare il Sacro Corano accanto a lui.
Quando il bambino comincia a parlare, bisogna insegnargli la formula della fede e inculcargli fin dall’inizio la dottrina dell’unicità divina, nonché una corretta concezione degli attributi di Allah. In un ḥadīth si tramanda che, ogni volta che un bambino della famiglia del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, imparava a parlare, egli gli insegnava questo versetto della sūra al-Furqān:»

الَّذِي لَهُ مُلْكُ السَّمَوتِ وَالْأَرْضِ وَلَمْ يَتَّخِذُ وَلَدًا وَلَمْ يَكُن لَّهُ شَرِيكَ في الْمُلْكِ وَخَلَقَ كُلَّ شَيْءٍ فَقَدَّرَهُ تقديرا – الفرقان : ٢«Colui al quale appartiene il regno dei cieli e della terra, che non si è preso alcun figlio, che non ha alcun socio nel regno, che ha creato ogni cosa e le ha assegnato una misura precisa.» — Sūra al-Furqān, 2

In un altro ḥadīth si tramanda: quando il bambino comincia a parlare, insegnategli la formula della fede:إِذَا أَفْصَحَ أَوْلَادُكُمْ فَعَلِمُوهُمْ لَا إِلَهَ إِلَّا الله – ابن سنى«Quando i vostri bambini imparano a parlare, insegnate loro la formula “Lā ilāha illā Allāh”.»

Il significato del ḥadīth non è che si debba insegnare loro soltanto “Lā ilāha illā Allāh”. Con queste parole si allude in realtà alla formula dell’unicità divina. Il senso è: insegnate loro la formula completa, “Lā ilāha illā Allāh, Muḥammadur Rasūlullāh”.

Insegnare il Corano, le suppliche e la preghiera

Quando il bambino sviluppa un po’ di discernimento e diventa consapevole, bisogna insegnargli gli aspetti della preghiera. Per quanto riguarda la recitazione nella preghiera, è opportuno istruirlo fin dalla più tenera età e prestare particolare attenzione affinché la recitazione sia corretta e impeccabile. Infatti, se impara una recitazione errata da piccolo, continuerà a recitare in modo errato per tutta la vita. È proprio a questa età che bisogna organizzare l’insegnamento della lettura del Sacro Corano. Bisogna fargli memorizzare alcune parti del Sacro Corano e spiegargli con semplicità il significato e il senso di altre parti. In questo modo, fin dall’inizio, si formerà in lui l’idea che il Sacro Corano debba essere letto comprendendolo bene.

Bisogna inoltre insegnare loro le suppliche della Sunnah che vengono recitate nelle diverse occasioni. Senza dubbio siete occupati giorno e notte nelle faccende domestiche, ma questa vostra responsabilità non è affatto meno importante di quella degli altri. Fate dell’educazione e della formazione dei bambini un nobile impegno e adempite a questa responsabilità con tutto il cuore. Tenendo conto della loro età e delle loro capacità intellettive, dovete assolutamente insegnare loro alcune suppliche: per esempio, la supplica prima di andare a dormire e al risveglio, quella prima e dopo aver mangiato e bevuto, quella per indossare abiti nuovi e per mangiare frutta nuova, quella dopo aver starnutito e la relativa risposta, quella alla vista della luna nuova e altre ancora. Queste suppliche sono estremamente efficaci per sviluppare la mente e creare attrazione verso la religione. I bambini recitano con grande entusiasmo le parole in rima e le poesie, e le memorizzano molto rapidamente. Aiutateli in questo e, per soddisfare il loro interesse, scegliete per loro versi belli e appropriati. Per esempio:

مَا فِي قَلْبِي غَيْرَ اللَّهِ لَآإِلَهَ إِلَّا اللهُ
حسبي ربي جَلَّ اللَّهُ نور محمد صَلَّى اللهُSe non riuscirete a soddisfare questo entusiasmo dei bambini, essi memorizzeranno poesie sconvenienti e continueranno a recitarle ripetutamente. E voi sapete quanto sia necessaria la salvaguardia del linguaggio per preservare la moralità.

Insegnare l’adab islamico

Questa è anche l’età in cui si insegnano l’adab, la civiltà e le buone maniere della vita. È una grande stoltezza trascurare i bambini considerandoli incapaci di comprendere. Le buone maniere che insegnerete loro e le abitudini che formerete durante l’infanzia influenzeranno tutta la loro vita. Le buone o cattive abitudini che si formano nell’infanzia vengono rimosse solo molto raramente. A questa età è assolutamente necessario prestare molta attenzione ai bambini. La responsabilità della madre è assai grande. Una lieve negligenza nei primi anni di vita può diventare causa di vergogna e preoccupazione per sempre.
Insegnate ai bambini le buone maniere secondo un piano, con saggezza, perseveranza e pazienza. Insegnate loro l’adab del mangiare e del bere, dell’alzarsi e del sedersi, del dormire e del risvegliarsi. Parlate loro del rispetto dovuto all’istruzione e all’insegnante, nonché dell’adab della moschea e della madrasa. Insegnate loro l’adab della purità e della pulizia, della salute e dell’igiene, del camminare e del comportarsi con compagni e amici, nonché il modo di usare con ordine e cura le cose della casa e i propri oggetti; e continuate a guidarli affinché conducano una vita civile e pura. Non basta richiamare una sola volta l’attenzione su qualcosa di buono; la formazione esige piuttosto che continuiate a vigilare su quella questione senza irritarvi nonostante gli errori ripetuti. Correggeteli continuamente con pazienza, fermezza e affetto, e non considerate insignificante neppure il minimo errore. Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che una volta Hazrat Hasan ibn Ali, che Allah sia soddisfatto di lui, raccolse un dattero della sadaqa e se lo mise in bocca. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Ehi, sputalo e gettalo via! Non sai che per noi non è lecito mangiare la sadaqa?». Hazrat Umar ibn Abi Salama, che Allah sia soddisfatto di lui, era figlio di Hazrat Umm Sulaym, che Allah sia soddisfatto di lei, moglie del nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo stava allevando. Egli raccontò la propria esperienza:

كُنتُ غُلامًا فِي حِجْرٍ رَسُولِ اللهِ صلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ وَكَانَتْ يَدِى تَطِيشُ في الصحفَةِ فَقَالَ لِي رَسُولُ اللهِ صلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ يَا غُلَامُ : سَمَ اللَّهَ
تعالى وكل بيمينك وكل مما يليكَ فَمَا زَالَتْ تِلْكَ طُعْمَتِي بَعْد – متفق عليه«Ero allora piccolo. Stavo sulle ginocchia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Durante il pasto la mia mano si muoveva tutt’intorno al piatto. In quel momento il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi disse: “Figlio mio, pronuncia la Bismillah, mangia con la mano destra e mangia ciò che è davanti a te”. Da allora questa divenne la mia abitudine.»

Organizzare il racconto di storie sacre

Durante l’infanzia i bambini sono molto interessati ad ascoltare storie e racconti. Li ascoltano con grande gioia e ne vengono influenzati. Anzi, alcuni personaggi delle storie li colpiscono al punto che cominciano a cercare di diventare come loro. Traete vantaggio da questa caratteristica psicologica dei bambini e raccontate loro storie del tipo di persone che desiderate che diventino. Non raccontate storie soltanto per soddisfare il loro interesse; piuttosto, organizzatele considerandole un eccellente mezzo educativo. Raccontate loro le storie sacre dei Profeti. Raccontate gli episodi pieni di entusiasmo dei Compagni. Raccontate le gesta eroiche dei mujahidin dell’Islam. Ricordate le imprese compiute sui campi di battaglia. In questo modo suscitate in loro entusiasmo per l’Islam.
Le storie di jinn e fate, i racconti di fantasmi e spiriti, le storie di magia e sortilegi e i racconti di orchi e demoni sono molto dannosi per i bambini. Sotto la loro cattiva influenza, una paura indefinita invade in modo nocivo il cuore e la mente dei bambini. Nonostante conseguano un’istruzione elevata, essi soffrono di vari dubbi.
L’interesse ad ascoltare storie e racconti è innato nei bambini. Non è giusto impedirglielo, ma è altrettanto sbagliato lasciarli completamente liberi in questa materia. Aiutateli in questo con grande abilità e saggezza e soddisfate questa necessità e questo interesse in modo tale da riuscire a offrire loro la migliore formazione.

Esortazione alla preghiera

La preghiera è un atto di culto così importante da mantenere l’uomo legato alla religione. Essa preserva anche la religione e ne accresce l’attrattiva. Inoltre prepara l’uomo a condurre una vita devota. Fin dall’inizio, bisogna abituare i bambini a pregare regolarmente. A questo proposito, un affetto eccessivo e una mitezza superiore al necessario sono estremamente dannosi.
Non lasciate che i bambini vadano a dormire senza aver recitato la preghiera della sera. Anche se si sono già coricati, svegliateli e fate loro recitare la preghiera. Svegliateli al primo momento per la preghiera dell’alba e abituateli ad alzarsi al mattino. Il comando di Allah è:

وأمر أهلك بالصلوةِ وَاصْطَبِرْ عَلَيْها – – طه : ۱۳۲«Esorta la tua famiglia alla preghiera e persevera tu stesso nell’adempierla con fermezza.» — Sura Taha: 132

Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:مروا أولادَكُمْ بِالصَّلوةِ وَهُمْ أَبْنَاء سَبْع وَاضْرِبُوهُمْ عَلَيْهَا وَهُمْ أَبْنَاءُ عَشْرٍ وَفَرِّقُوا بَيْنَهُمْ فِي الْمَضَاجِعِ .
«Quando compie sette anni, esortate il bambino a pregare. Quando compie dieci anni, siate severi con lui riguardo alla preghiera e, giunto a questa età, separate i loro letti.»
Il significato di tutte queste istruzioni è che voi stessi dovete essere assidui nella preghiera e creare nell’ambiente domestico condizioni tali che anche i bambini preghino con entusiasmo. Il vostro comportamento deve dimostrare che non tollererete in alcun modo la negligenza nei confronti della preghiera.

Il matrimonio dei figli

Quando il bambino entra nella giovinezza, si trova ad affrontare nuovi pensieri, desideri e preoccupazioni. Quando il figlio raggiunge questa fase della vita, i genitori sono travolti da nuove emozioni. Pensando alla situazione futura, paure e dubbi turbano la loro serenità. Talvolta, pensando alle belle speranze e aspirazioni per il futuro, la loro gioia non conosce limiti. Talvolta il cuore si stringe per preoccupazioni infondate e complicazioni frutto della fantasia. Talvolta il senso di responsabilità li agita e diventano impazienti di liberarsi al più presto da questo compito nei confronti del figlio. A volte il loro cuore si perde nella gioia di portare in casa una nuora bella e ben educata. Talvolta si rivolgono ad Allah in suppliche, piangendo, per ottenere per la figlia un compagno di vita fortunato e virtuoso.
Dare in matrimonio i figli è, da un lato, un dovere sociale. Allo stesso modo, è un desiderio sincero dei genitori, e anche l’Islam incoraggia e guida a questo proposito.

La guida dell’Islam

L’Islam è una religione naturale. Questa religione soddisfa i bisogni della natura umana. Non appena il figlio raggiunge la giovinezza e si presenta un’adeguata proposta, desiderate darlo in matrimonio. L’Islam riconosce la legittimità di questo vostro desiderio. Anche l’Islam ordina di non ritardare il matrimonio del figlio non appena raggiunge la giovinezza. Per trovare una proposta adeguata è certamente necessario del tempo. Tuttavia, alla luce delle direttive dell’Islam, dopo aver trovato una proposta idonea, non è in alcun modo giusto ritardare inutilmente o tergiversare. Spesso tali ritardi e tergiversazioni inutili producono cattive conseguenze. In sintesi, i genitori non possono sottrarsi alla responsabilità di queste cattive conseguenze.

Le cattive conseguenze del ritardare il matrimonio

Che si tratti di un figlio o di una figlia, non appena raggiunge la giovinezza, pensare a stabilire per lui o per lei un’adeguata relazione matrimoniale è uno dei doveri più importanti dei genitori. E non appena si trova una relazione di questo tipo, è opportuno legarlo senza indugio al vincolo matrimoniale. Ritardare inutilmente il matrimonio spesso porta a conseguenze molto vergognose. La persona non rimane più degna di mostrarsi in società. Questa vergogna diventa motivo di disonore nella vita dei genitori. Tuttavia, la responsabilità ricade anche sui genitori, poiché mostrano negligenza nel far sposare i figli oppure rimandano il matrimonio senza alcuna ragione conforme alla legge islamica e razionale. Se le emozioni o l’eccitazione della giovinezza non trovano il giusto modo di essere placate, i giovani rischiano seriamente di essere condotti sulla strada sbagliata. Pertanto, non è ammissibile che lei cerchi invano di dimostrare la propria innocenza appellandosi al cattivo ambiente, oppure di alleggerire la propria colpa insultando i giovani. La cura corretta di questa malattia consiste nel sentire la propria responsabilità e il proprio dovere e nell’osservare con la massima serietà e attenzione la guida impartita in questa materia dal Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui. La conseguenza del ritardare il matrimonio non consiste soltanto nelle cattive situazioni che ne derivano; dal punto di vista delle conseguenze islamiche, lei sarà considerato peccatore. Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, ha detto:

من ولد لَهُ وَلَدٌ فَلْيُحْسِنَ اسْمُهُ وَالبُهُ فَإِذَا بَلَغَ فَلْيُزَوجَهُ وَإِنْ بَلَغَ وَلَمْ
يُزَوجَهُ فَأَصَابَ إِثْمًا فَإِنَّمَا اثْعَهُ عَلَى أَبِيهِ – بيهقى«Colui al quale Allah ha concesso un figlio deve dargli un buon nome, educarlo bene e, quando raggiunge la maturità, farlo sposare. Se, dopo che il figlio ha raggiunto la maturità, non lo fa sposare ed egli cade in qualche peccato, la punizione ricadrà sul padre.» — Bayhaqi

In un altro luogo, il nobile Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui, ha detto: «Nella Torah è scritto: “Se la figlia di un uomo raggiunge l’età di dodici anni ed egli non la fa sposare, e lei commette una cattiva azione, la punizione per quella cattiva azione ricadrà sul padre.”»

Ricerca di una relazione adeguata

Di solito il matrimonio viene rimandato perché non si trova un candidato o una candidata adeguati. È del tutto naturale desiderare e cercare un candidato o una candidata idonei per il proprio figlio o la propria figlia. Anzi, riflettere e adoperarsi in tal senso è un obbligo per lei. Anche l’insegnamento islamico richiede che lei faccia ogni sforzo per trovare una relazione adeguata.
L’Islam non le richiede mai di accettare a occhi chiusi qualunque candidato o candidata inadeguati trovi. Non le richiede nemmeno di rinunciare a ogni tentativo o ricerca in questa materia. Il matrimonio è una questione estremamente importante. Riguarda tutta la vita. I suoi effetti non si limitano alle vicende della vita terrena, ma possono estendersi anche alla vita futura. È una questione molto seria e grave. È indispensabile riflettere nella scelta del proprio compagno o della propria compagna di vita.
L’unica questione da considerare è se i suoi sforzi e le sue riflessioni si stiano svolgendo alla luce dell’Islam. Deve adottare i criteri che l’Islam ha stabilito per la scelta del compagno o della compagna di vita. Nella scelta del compagno o della compagna di vita dei propri figli, tenga presenti questi principi fondamentali. Rifletta e verifichi se sta ritardando la scelta del candidato o della candidata dando priorità a questioni alle quali la religione non attribuisce alcuna importanza.

I criteri per la scelta del compagno o della compagna di vita

Nella scelta del compagno o della compagna di vita, di solito si tengono presenti cinque elementi.
Primo: ricchezza e beni materiali.
Secondo: nobiltà della discendenza.
Terzo: bellezza e avvenenza.
Quarto: religione e carattere.
Quinto: istruzione.
Senza dubbio si può dire che questi cinque elementi siano importanti, ciascuno a modo proprio. Chi potrebbe negare l’importanza della ricchezza e dei beni materiali nell’epoca attuale? Anche la nobiltà della discendenza non è qualcosa da trascurare in molti casi.
Nella scelta della compagna di vita, anche la bellezza e l’avvenenza rivestono un’importanza fondamentale. In particolare, nella scelta di una candidata, questo aspetto spesso diventa determinante. Non si può nemmeno negare che sia Allah ad aver donato agli esseri umani il gusto e la bellezza, e che l’aspetto esteriore sia naturalmente qualcosa che si apprezza.
L’importanza e la necessità dell’istruzione sono fatti riconosciuti. Nell’epoca attuale, quando si stabiliscono relazioni matrimoniali, si presta particolare attenzione all’istruzione e ai titoli di studio. È anche vero che l’istruzione superiore accresce l’entusiasmo e l’incoraggiamento e arricchisce la civiltà. L’istruzione superiore è considerata un mezzo per accrescere il prestigio e l’onore. È causa di una vita agiata e di rispetto nella società.
Quanto alla religione e al carattere, è evidente che per un musulmano essi avranno sempre importanza e valore. I genitori musulmani possono esaminare ogni aspetto della persona proposta, ma non possono trascurare la religione e il carattere né non attribuire loro alcuna importanza.
Se il suo desiderio, la sua aspirazione e il suo sforzo consistono nel procurare a sua figlia o a suo figlio un compagno o una compagna di vita dotato di queste cinque qualità, tale aspirazione è nobile. La sua speranza è giusta e il suo impegno è corretto. Quale genitore non desidera che il proprio figlio, la propria figlia, il proprio tesoro più caro, trovi un compagno o una compagna di vita dotato di queste qualità?
L’Islam non sminuisce mai questa sua speranza, aspirazione e consapevolezza. L’Islam rispetta questa sua sensibilità.
Se trova una coppia dotata di tutte le qualità, ciò sarà uno speciale dono di Allah. Generalmente, in ogni relazione è molto difficile trovare tutte le qualità riunite nella stessa persona. In qualcuno si trovano alcune qualità, ma anche alcuni difetti. In realtà, la sua prova in questa materia consiste nel tenere presente la prospettiva islamica nella scelta e nel dare priorità alla qualità alla quale l’Islam ha dato priorità.

Le indicazioni del Messaggero ﷺ

Le indicazioni del Messaggero ﷺ sono che, al momento di scegliere lo sposo o la sposa, dovete dare innanzitutto importanza alla religiosità e al carattere. Se, insieme alla religiosità e al carattere, trovate anche una delle altre quattro qualità, dovete rendere grazie ad Allah. Dopodiché non dovrete più rimandare inutilmente il matrimonio. Sì, non potete accettare quella parentela o relazione nella quale sono presenti tutte le qualità, ma mancano la religiosità e il carattere. Per i genitori musulmani, la prima cosa da considerare è la religiosità e il carattere. Chi ne è privo, anche se è esemplare sotto ogni altro aspetto, non può diventare il compagno di vita del vostro tesoro; non potete pensare di farne la nuora o il genero della vostra casa. Le mancanze nelle altre cose possono essere compensate dalla religiosità e dal carattere; o, in altri termini, grazie alla religiosità e al carattere si possono tollerare le altre debolezze, ma non si può tollerare la loro assenza neppure in cambio di grandi qualità. Il danno arrecato dalla mancanza di religiosità e carattere non può essere compensato da nessun’altra qualità. L’indicazione del Messaggero di Allah:

«Per il matrimonio, generalmente, nelle donne si considerano quattro aspetti. Essi sono: ricchezza, nobiltà di lignaggio, bellezza e giovinezza, e religiosità e carattere. Sposate dunque una donna religiosa: in ciò risiede il vostro bene.»

Questo hadith indica proprio che dovete scegliere per vostro figlio una compagna religiosa e adornata di carattere islamico. È attraverso una simile nuora che la vostra casa può diventare una fortezza dell’Islam. E da una simile compagna si può sperare che nel suo grembo nascano figli saldi nella religiosità e nella fede e devoti all’Islam.

Anche nella scelta del genero e della nuora esistono indicazioni del Messaggero ﷺ. Anche in tali indicazioni viene attribuita importanza fondamentale alla religiosità e al carattere.

Hazrat Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che il Messaggero di Allah ﷺ disse: «Quando vi giunge la proposta di matrimonio di una persona della cui religiosità e del cui carattere siete soddisfatti e contenti, datele in matrimonio il vostro tesoro. Se non lo fate, sulla terra si produrrà una grave corruzione.»

Questo hadith vi ordina in modo decisivo che, quando vi giunge la proposta di un pretendente della cui religiosità e del cui carattere siete soddisfatti, e avete informazioni affidabili che egli teme Allah, è religioso, osserva assiduamente la preghiera e il digiuno ed è adornato di morale islamica, non è assolutamente giusto rimandare inutilmente. Affidandovi ad Allah, dategli in matrimonio vostra figlia e aspettatevi il bene. Infatti, nella relazione matrimoniale di un musulmano, la prima cosa importante è la religiosità e la fede. Quando in una società si ignorano la religiosità e la fede dando importanza ad altre cose, oppure si antepongono la ricchezza, la bellezza e la giovinezza alla religiosità e al carattere, allora in quella società si scatena una tempesta di fitna e corruzione, e nessuna forza al mondo potrà salvarla dalla rovina.

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