Due parole

Il presente libro non è altro che una raccolta di tre miei discorsi. In precedenza, i tre discorsi sui mezzi per ottenere la vicinanza ad Allah, sui mezzi per la purificazione interiore e sul dhikr e le suppliche erano stati pubblicati sotto forma di tre opuscoli separati. Poiché i contenuti dei suddetti tre opuscoli sono pressoché affini e ciascuno completa l’altro, la casa editrice Al Hira li ha pubblicati insieme in forma raccolta. Per esigenze pratiche e al fine di pubblicare il libro in una forma riveduta, è stata concessa l’autorizzazione alla casa editrice Adhunik, che lo sta pubblicando. Se questo libro si dimostrerà efficace e utile per coloro che desiderano la purificazione interiore e la vicinanza ad Allah, la mia fatica sarà ricompensata.

Matiur Rahman Nizami
11-2-97

Considerazioni preliminari

L’essere umano non è un essere vivente costituito unicamente dal corpo. Insieme a una bella forma corporea, Allah l’Altissimo ha donato alla Sua migliore creatura anche un’anima bella. Pertanto, il progresso e lo sviluppo dell’essere umano, così come il suo successo e il suo fallimento, non possono limitarsi soltanto al soddisfacimento delle esigenze o delle necessità del corpo. Esaminando la storia dell’umanità, si vede che talvolta gli uomini, inclinandosi sempre più verso una civiltà materialista o materialistica, hanno trascurato le esigenze dell’anima. Ma le conseguenze non sono mai state positive. Anche l’analisi delle cause della distruzione delle civiltà di diverse nazioni dei tempi passati dimostra questa verità. Nel mondo moderno, la civiltà materialistica sta per essere definita una civiltà distruttrice dell’umanità. Il fatto che gli hippie, dal teatro di questa civiltà, si dirigano verso l’Oriente non è in fondo che una silenziosa ribellione contro la civiltà materialistica.

Poiché il bisogno spirituale dell’essere umano, al pari di quello fisico, è continuo e innato, nessuna nazione, in nessuna epoca, ha potuto negare collettivamente la necessità dell’anima. Al contrario, in ogni tempo e in ogni epoca, nel campo del progresso spirituale, dell’eccellenza spirituale e della purificazione interiore, alcune persone tra gli esseri umani si sono sempre impegnate in un modo o nell’altro. Attualmente, sullo sfondo del fallimento della civiltà materialistica, si osserva tra gli uomini una spontanea inclinazione verso i principi morali e la spiritualità. Tuttavia, alla radice di questa inclinazione agiscono l’estrema frustrazione e disperazione di una mente logorata dai colpi della dura realtà della vita. Anche coloro che in passato hanno cercato la spiritualità e il progresso dell’anima, al di fuori dell’Islam, si sono orientati in questa direzione sullo sfondo di una simile frustrazione e disperazione. Perciò la loro inclinazione ha negato o trascurato le necessità del corpo. Di conseguenza, la loro pratica dello spiritualismo, salvo creare pochi santi e asceti distaccati dal mondo, non ha potuto dare alcun contributo benefico alla maggioranza dell’umanità. In realtà, come l’essere umano non è costituito soltanto dal corpo, così non è costituito soltanto dall’anima. Pertanto, un’attività unilaterale volta a soddisfare le necessità del corpo trascurando l’anima è dannosa per l’umanità e per la natura umana; allo stesso modo, trascurare le necessità del corpo e adottare pratiche di mortificazione del corpo nel tentativo di soddisfare le necessità dell’anima e di svilupparla è estremamente dannoso per l’umanità.

In questi casi, i processi e i metodi escogitati e adottati per stabilire il predominio dell’anima punendo il corpo possono essere praticati soltanto da una o due persone tra milioni e milioni di esseri umani. Attraverso alcune pratiche di yoga di questo genere, quei pochi individui, accrescendo la propria forza di volontà, compiono alcune imprese impossibili, lasciando la gente comune sbalordita e influenzandola. Alla fine, queste persone influenzate cominciano a considerare l’individuo capace di tali imprese come un essere sovrumano, si rivolgono a lui e arrivano a ritenerlo un sostegno celeste per soddisfare i propri bisogni e le proprie lamentele. Infine, la devozione e il rispetto di questi fedeli iniziano a manifestarsi concretamente attraverso offerte votive, cibo rituale e simili. Di conseguenza, la pratica dello spiritualismo ritorna nuovamente all’adorazione del corpo. Questo è stato, in ogni epoca e in ogni tempo, l’inizio e l’esito dei tentativi e delle pratiche volti al progresso spirituale, al di fuori del percorso donato da Allah e indicato dai profeti e messaggeri (pace su di loro). Nel mondo moderno, poiché gli uomini si stanno nuovamente orientando verso lo spiritualismo a causa della disperazione, se tale orientamento non verrà incanalato nella corrente della conoscenza rivelata, gli sforzi e le pratiche degli uomini in questo campo falliranno ancora una volta in modo catastrofico.

È motivo di dolore e rammarico che il percorso donato da Allah e indicato dall’ultimo Profeta, Muhammad (pace e benedizioni su di lui), mediante il quale gli uomini del mondo possono soddisfare simultaneamente le necessità del corpo e dell’anima, un percorso facile da seguire per persone di ogni livello e classe sociale e conforme alla natura innata dell’essere umano, oggi sia sconosciuto persino ai musulmani, poiché è stato ricoperto da processi e metodi escogitati dagli uomini. Anche le pratiche e gli esercizi di spiritualismo presenti nella società musulmana, per la stessa ragione, non riescono a dare alcun contributo significativo al benessere dell’umanità nel suo insieme e della comunità umana. L’Islam aveva introdotto, per lo sviluppo spirituale e morale, un metodo facile, semplice e naturale che manteneva l’equilibrio tra il corpo e l’anima dell’essere umano. L’aggiunta di metodi e processi escogitati dagli uomini ha ostacolato nel complesso la capacità dell’Islam di formare persone adatte allo sviluppo dell’umanità e della natura umana, nonché all’instaurazione della giustizia e alla prevenzione dell’ingiustizia.

Nella società musulmana, la pratica e l’esercizio di questa spiritualità sono conosciuti con il nome di ilm al-tasawwuf. Fondamentalmente, nel Corano quest’opera è chiamata «tazkiya al-nafs». Negli hadith è chiamata «ihsan». L’Imam Shah Waliullah Dehlawi (r) l’ha definita il mezzo per creare gli «akhlaq al-ihsan». Alla luce dei diversi metodi e procedimenti adottati nel campo della spiritualità nella società musulmana, dall’epoca del Nobile Messaggero (s) fino a oggi, possiamo suddividere l’«ilm al-tasawwuf», secondo la terminologia odierna, in tre categorie.

Uno: tasawwuf autenticamente islamico,
Due: tasawwuf semi-islamico,
Tre: tasawwuf non islamico.

Per tasawwuf autenticamente islamico si intende ciò di cui erano dotati i Compagni nobili (ra), ossia gli «akhlaq al-ihsan», ottenuti mediante la tazkiya del nafs attraverso le pratiche fondamentali dell’Islam, secondo il metodo insegnato dal Messaggero (s): ricordare Allah e recitare il tasbih nelle normali attività quotidiane, compiere la salat, la tilawat, la dua e attenersi a ciò che è halal e haram, seguendo la via di Hazrat Muhammad (s) in modo semplice e naturale, senza alcuna particolare pratica di yoga o di concentrazione. I Califfi ben guidati, i Compagni nobili, i tabi’in, i taba tabi’in e, in generale, tutti gli imam mujtahid erano seguaci di questo tasawwuf autentico. Questa è la retta via del tasawwuf, il percorso infallibile della purificazione interiore, che il Corano chiama «tazkiya al-nafs». È una richiesta della nostra fede e una richiesta dell’umanità mondiale del momento presente che, nel campo della purificazione interiore, si ravvivi questo tasawwuf islamico puro e autentico, seguendo l’«uswa hasana» dell’ultimo Profeta (s).

Per tasawwuf semi-islamico si intende l’aggiunta, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo spirituale pur rimanendo entro i limiti della sharia islamica, di alcuni procedimenti basati sullo yoga degli yogi e dei rishi indiani, nonché sulla filosofia greca, con pratiche derivanti dalle posizioni yoga. In questo caso, si può chiamare tasawwuf semi-islamico soltanto il tasawwuf di coloro che non hanno abbandonato il tawhid né adottato lo shirk, ma hanno assunto come obiettivo principale la nascita del khawf di Dio, dell’hubb del Messaggero e del fikr dell’aldilà attraverso tali procedimenti. Sebbene il loro obiettivo sia il khawf di Dio, l’hubb del Messaggero e il fikr dell’aldilà, il motivo per cui la loro pratica del tasawwuf viene definita semi-islamica è che, in questo ambito, non vi è alcuna possibilità di aggiungere o togliere qualcosa agli insegnamenti del Messaggero. Inoltre, aggiunte e sottrazioni non possono essere benefiche. Nessuno comprende la questione del conseguimento della vicinanza ad Allah meglio di Allah e del Suo Messaggero. Pertanto, anche se l’intenzione è sincera, un simile passo, poiché equivale a oltrepassare i limiti, non può essere benefico né produttivo. Gli iniziatori di questo tasawwuf non hanno ottenuto nella realtà ciò che desideravano. Sebbene poche persone abbiano raggiunto eccellenza e riconoscimento nel mondo spirituale, la loro pratica, pur avendo formato alcune persone e reso alcuni servizi alla religione, non si è neppure avvicinata alla formazione di uomini del genere di quelli creati dal Profeta (s) con l’obiettivo di rendere vittoriosa la religione. Da questo tasawwuf si possono eliminare i procedimenti aggiunti dall’esterno, correggerlo e trasformarlo in tasawwuf islamico puro. Si può tentare di vedere se sia possibile realizzare quest’opera di correzione e riforma attraverso un dialogo aperto con coloro che sono impegnati e avanzano in questo campo con sincerità, discutendo, sulla base del Corano e della Sunna, la forma autentica, la natura, gli obiettivi e i metodi della «tazkiya al-nafs». Se questo tentativo fallirà, alcuni devoti servi di Allah, alcuni uomini credenti e alcuni uomini impegnati nella jihad dovranno farsi avanti per presentare un esempio concreto e vivente del «tasawwuf islamico».

Il loro tasawwuf è totalmente non islamico ed è indispensabile estirparlo: si tratta di coloro che, nel tentativo di adottare procedimenti non islamici in nome della purificazione interiore e dello sviluppo spirituale, violano i limiti della sharia islamica, hanno dato origine allo shirk e alla bid’a, hanno persino trasformato l’Islam e i musulmani in uno spettacolo agli occhi del mondo, hanno trasformato i mausolei di alcuni amati servi di Allah — i quali, quando erano in vita, avevano combattuto contro lo shirk e la bid’a — in luoghi di consumo di ganja e in arene di danze oscene con il pretesto della qawwali, e sfruttano la debolezza dei sentimenti religiosi della gente per costruirsi una vita mondana in nome della religione.

Quanto alla domanda su quale sia il «tasawwuf islamico puro», nella sharia islamica non vi è in realtà molto spazio per sollevarla. Abbiamo già menzionato che quella pratica spirituale che oggi, tra i musulmani, viene chiamata «ilm al-tasawwuf», nel Sacro Corano è chiamata «tazkiya al-nafs». Non solo: il Corano la presenta come l’unico mezzo per il successo dell’essere umano. È detto:

ونفس وما سوها فألهمها فجورها وتقويها3قَد أَفْلَحَ مَنْ زَكَهَا . وقد خاب من دسها (الشمس : ۸-۹)

«Per l’anima umana e per Colui che l’ha perfezionata, poi le ha dato la percezione della taqwa e del fisq e fujur, nonché la facoltà di discernimento. Tra gli esseri umani, hanno successo coloro che purificano questo nafs o anima attraverso la sua “tazkiya”. E sono perduti e falliti coloro che reprimono la facoltà di discernimento, donata da Allah, di questa anima.»

Allah ha presentato nel Corano la tazkiya al-nafs come un’opera fondamentale. Non solo: l’ha definita una delle principali missioni di Muhammad (pace e benedizioni su di lui). In diversi passi, la missione del Profeta (pace e benedizioni su di lui) è descritta nel modo seguente:

هُوَ الَّذي بعث في الأمين رسولاً منهم يتلوا عليهم ايته ويُزَكِّيهِم ويعلمهم الكتب والحكمة .

«Ed è Lui Allah che ha inviato tra gli illetterati un Messaggero proveniente da loro, il quale recita loro i Suoi versetti, li purifica e insegna loro il Libro e la Sapienza.» (Sura al-Jumuʿa: 2)

Qui vengono menzionate, tra le missioni del Messaggero: * la recitazione dei versetti, * la tazkiya al-nafs e l’insegnamento del Libro e della Sapienza. Queste affermazioni sono riportate in tre passi.

Il Corano di Allah ne è testimone, ne sono testimoni milioni di Compagni nobili, ne è testimone la storia del mondo: l’ultimo Profeta, Muhammad (pace e benedizioni su di lui), ha adempiuto nel modo dovuto a tutte le responsabilità affidategli. Attraverso il sermone del Pellegrinaggio d’Addio, egli ottenne anche il riconoscimento di questo fatto da oltre centomila Compagni nobili. Pertanto, per quanto riguarda la tazkiya al-nafs, egli assolse la sua responsabilità in modo perfetto; nessun musulmano può nutrire al riguardo dubbi o perplessità. In altre parole, non si può essere musulmani conservando dei dubbi. Perciò, ciò che richiedono sia la fede sia l’intelligenza è cercare di conoscere e comprendere come e con quale metodo il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) abbia realizzato questo importante compito fondamentale della tazkiya al-nafs, quale tipo di persone siano state formate attraverso tale metodo e tale processo e a quali opere dell’Islam e dell’umanità esse abbiano contribuito dopo essere state formate in questo modo; e, in quanto membro sincero della comunità del Profeta, accettare in questo ambito con piena sincerità del cuore unicamente il metodo mostrato dal Profeta (pace e benedizioni su di lui), ritenendolo vero, corretto e impeccabile.

Come gli altri insegnamenti del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) sono chiari come la luce del giorno, così è chiara anche la questione della tazkiya al-nafs. Nonostante ciò, è difficile comprendere perché, in questo ambito, si sia iniziato ad aggiungere elementi agli insegnamenti del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) e perché vi siano penetrati procedimenti non islamici, ignorando i suoi insegnamenti. In questa sede non desidero criticare ingiustamente nessuno né umiliare alcuno. Con intenzione sincera, per la necessità delle mie proprie opere e con l’obiettivo di far conoscere alla gente comune quel metodo semplice, donato da Allah e mostrato dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui), sono stato costretto a prendere la penna su questo argomento. Chiedo ad Allah l’Altissimo di aiutarmi concedendomi la vera conoscenza del Suo Libro e della Sunna del Suo Profeta; con cuore supplichevole e angosciato, desidero iniziare il mio cammino in questo campo attraverso questa preghiera.

L’importanza della purificazione interiore nella vita umana

Per valutare l’importanza della purificazione interiore nella vita dell’essere umano, è innanzitutto indispensabile conoscere l’identità dell’uomo e valutare correttamente la natura umana. In breve, per definire l’identità dell’uomo, si deve dire che egli è il khalifa, ossia il rappresentante di Allah, in questo mondo. Rimarrà sulla terra per un certo periodo, godrà di alcune benedizioni, dopodiché dovrà tornare dal suo grande Padrone. Al suo ritorno dovrà rendere conto di quanto, nella vita terrena, sia riuscito o abbia fallito nel realizzare la volontà di Allah in qualità di Suo khalifa.

È da ricordare che, nel mondo della creazione di Allah, ogni cosa, eccetto l’essere umano, segue il comando di Allah—ed è costretta a seguirlo. Per contro, nella vita e nella società umana, la responsabilità di promulgare e rendere effettive la legge di Allah e le Sue disposizioni e i Suoi comandamenti ricade sull’essere umano. L’essere umano è il khalīfa di Allah proprio in questo senso: Dio gli ha concesso questa libertà e lo ha informato della ricompensa, delle conseguenze e dell’esito derivanti dal corretto o scorretto uso di tale libertà. Nel descrivere l’essere umano, Allah ha detto:

إِنَّا هَدَيْنَهُ السَّبِيلَ إِمَّا شَاكِرًا وَإِمَّا كَفُورًا

«Ho presentato all’essere umano due vie: una è la via della gratitudine e dell’obbedienza ad Allah; l’altra è la via della miscredenza e della disobbedienza.» — (Sura ad-Dahr: 3)

Poi ha descritto le conseguenze della miscredenza:

إِنَّا أَعْتَدْنَا لِلكفرين سلسلاً وأغللاً وسَعِيرًا إِنَّ الأبرار يشربون من كاس كانَ مِزَاجُهَا كَافُوران عينا يُشرَبُ بِهَا عِبَادُ اللهِ يُفَجِّرُونَهَا تفجيران

«Ho preparato per i miscredenti catene di ferro, collari e il fuoco dell’Inferno. Mentre i virtuosi saranno ospitati in Paradiso con una bevanda deliziosa, mescolata con canfora profumata. Sarà una sorgente corrente, dalla cui acqua i servi di Allah berranno; essi potranno farne scaturire i rami ovunque e come desidereranno.» — (Sura ad-Dahr: 4-6)

In verità, la capacità di autodeterminazione concessa all’essere umano, che deriva dall’opportunità di esercitare il libero arbitrio tra il seguire la via di Allah e il seguire vie da lui stesso inventate, è un’immensa amanah di Allah nei confronti dell’essere umano. Riguardo a questa amanah, il Corano dice:

إِنَّا عَرَضْنَا الْأَمَانَةَ عَلَى السَّمَوتِ وَالْأَرْضِ وَالْجِبَالِ فَأَبَيْنَ أَنْ يُحْمِلْنَهَا وَأَشْفَقْنَ مِنْهَا وَحَمَلَهَا الْإِنْسَانُ إِنَّهُ كَانَ ظَلُومًا جَهُولاهُ لِيُعَذِّبُ اللهُ الْمُنْفِقِينَ وَالْمُنْفِقْتِ وَالْمُشْرِكِينَ وَالْمُشْرِكْتِ وَيَتُوبُ اللَّهُ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ وَالْمُؤْمِنَتِ ،

وَكَانَ اللَّهُ غَفُورٌ رَحِيمًا

«Avevo offerto questo deposito fiduciario ai cieli, alla terra e alle montagne, ma essi rifiutarono di portarne il peso e ne furono intimoriti e tremanti. L’uomo si assunse il peso di questo deposito. E ora, dimenticando completamente tale responsabilità, è immerso nell’ingiustizia. Allah ha disposto ciò per punire gli uomini e le donne ipocriti e politeisti e per accettare il pentimento degli uomini e delle donne credenti. Allah è perdonatore e misericordioso». (Sura al-Ahzab: 72-73)

Il fatto che l’uomo abbia accettato volontariamente questo difficile deposito da Allah Ta‘ala è attestato dalla stessa anima umana. Allah ha creato l’anima umana dotandola della capacità di fare un uso corretto di questo deposito. Allah Ta‘ala ha conferito all’anima umana, fin dalla nascita, la capacità di distinguere e scegliere tra il bene e il male, la verità e la falsità, la giustizia e l’ingiustizia. Per questo il Corano afferma che Allah Ta‘ala ha dato all’anima umana una forma perfetta. Il Corano dice:

وَنَفْسٍ وَمَا سَوهَا : فَأَلْهَمَهَا فُجُورَهَا وَتَقْوْهَا وَ قَدْ أَفْلَحَ مَنْ زَكَّهَاهُ وَقَدْ خَابَ مَنْ دَسْهَا

«Per l’anima umana e per Colui che le ha dato una forma perfetta, poi le ha ispirato la consapevolezza del taqwa e del fisq-fujur. Avrà successo chi purifica questo nafs, cioè l’anima. (E coloro che reprimono la capacità di giudizio conferita da Allah a quest’anima) saranno sconfitti e perdenti». (Sura ash-Shams: 7-10)

Il Corano dice inoltre:

فطْرَتَ اللَّهِ الَّتِي فَطَرَ النَّاسَ عَلَيْهَا ، لَا تَبْدِيلَ لِخَلْقِ اللَّهِ .

«Segui la religione innata secondo la quale è stata creata l’umanità». (Sura ar-Rum: 30)

Nel hadith del Messaggero è stato detto: ogni essere umano nasce secondo la religione naturale. In seguito, sono i suoi genitori a renderlo ebreo, cristiano o adoratore del fuoco.

Identità dell’anima umana

Alla luce della discussione precedente possiamo conoscere la vera identità dell’essere umano. Come abbiamo già spiegato, l’essere umano non è un essere costituito esclusivamente dal corpo. Né è costituito esclusivamente dall’anima. Pertanto, l’essere umano autentico è l’essere che si sviluppa dall’integrazione di corpo e anima. Perciò, per comprendere adeguatamente l’identità dell’essere umano, è assolutamente indispensabile valutare questo suo essere completo, equilibrato e armonioso. Possiamo dividere in due parti l’essere umano formatosi sulla base delle esigenze fisiche e spirituali. Un aspetto del suo essere è quello biologico, mentre l’altro è quello morale. In questo modo possiamo anche definire l’essere umano come dotato di una duplice natura. Per natura biologica intendiamo che, come gli altri animali hanno determinati bisogni animaleschi e avvertono alcune necessità biologiche, così l’essere umano non fa eccezione. Anzi, in certi casi, i suoi bisogni e le sue inclinazioni superano persino la forza animale. L’essere umano si distingue per il fatto che possiede anche una natura capace di controllare questi bisogni biologici o animaleschi e di impiegarli in attività costruttive. Con questa natura si intende quella coscienza e intelligenza innate donate da Allah, grazie alle quali l’essere umano può giudicare e analizzare il bene e il male, la giustizia e l’ingiustizia, la verità e la falsità, abbandonare il male e scegliere il bene. Può rifiutare l’ingiustizia e accettare la verità. Abbiamo definito proprio questo aspetto dell’essere umano come natura morale.

Se, attraverso il proprio impegno, l’essere umano riesce a perfezionare la propria natura morale e a farla prevalere sulla sua natura biologica e animalesca, diventa la migliore delle creature di Allah. Attraverso di lui si dimostra la validità di «Ahsan-e Taqwim». Attraverso di lui si manifesta concretamente «Laqad karramnā banī Ādam». Al contrario, se a causa delle azioni di qualcuno la natura morale donata da Allah all’essere umano viene repressa e sopraffatta dalla natura animalesca, allora quell’essere umano diventa uguale a un animale, anzi persino più vile e spregevole di esso. Egli scende al livello di «Asfala Sāfilīn».

Ciò che intendiamo dimostrare attraverso questa breve discussione è che, per lo sviluppo dell’umanità e della dignità umana, e per elevare l’essere umano alla posizione di Ashraful Makhluqat, è necessario sviluppare la sua natura morale. In altre parole, la pratica spirituale o lo sforzo di purificazione dell’anima è assolutamente indispensabile. Essa è indispensabile tanto alla luce della coscienza e dell’intelligenza naturali dell’essere umano, quanto perché è stata resa indispensabile dal Creatore dell’essere umano.

A questo punto sorge la domanda: da dove si devono ricavare gli elementi per lo sviluppo e il perfezionamento della natura morale dell’essere umano? In questo ambito, è assolutamente necessario che ci sia chiaro quali regole, principi e metodi adottati da chi siano appropriati da seguire nello sforzo di purificazione dell’anima, o «Tazkiyat an-Nafs», e quali invece non lo siano.

A questo proposito vorrei dire che, sebbene Allah abbia inviato l’essere umano nel mondo dotandolo innatamente della capacità di distinguere il bene dal male e la giustizia dall’ingiustizia, per l’essere umano non è possibile ottenere il successo facendo affidamento soltanto su questa capacità di giudizio. Infatti, mentre i mezzi e gli elementi per soddisfare i bisogni biologici dell’essere umano sono disseminati proprio in questo mondo terreno, gli elementi per soddisfare i suoi bisogni morali non si trovano in questo modo. Allah ha assoggettato all’essere umano tutti gli elementi materiali.

وَسَخَّرَ لَكُمْ مَا فِي السَّمَوتِ وَمَا فِي الْأَرْضِ جَمِيعًا –

«O uomini! Egli ha assoggettato e sottomesso a voi tutto ciò che si trova sulla terra.» (Sura al-Jāthiya: 13)

Pertanto, utilizzando le forze materiali della terra, l’essere umano può soddisfare, con i propri sforzi e la propria dedizione, le necessità della sua natura biologica e animalesca, e può svilupparla secondo la propria volontà. Per esempio, può procurarsi dalla terra gli alimenti necessari a placare la fame del suo stomaco. I mezzi per liberarsi dalle malattie, per costruire un’abitazione, per soddisfare la pulsione sessuale e così via non sono fuori dalla portata dell’essere umano; egli può quindi conquistarli attraverso i propri sforzi e la propria dedizione. E infatti li conquista.

Anche la conoscenza di come utilizzare le cose proviene da Dio. Con l’aiuto di questa conoscenza elargita da Dio, l’essere umano scopre le proprietà delle cose e avanza rapidamente nella ricerca scientifica. Si avventura nei pianeti lontani. In questo modo, il cammino dell’umanità su questa via può progredire ancora molte volte di più. Ma vivere come esseri umani e affermarsi nella dignità di «Ashraful Makhluqat» non è assolutamente possibile seguendo soltanto questa via. Perciò si vede che, insieme al progresso nella conoscenza e nella scienza, dalla società umana stanno scomparendo l’umanità e il senso dell’essere uomini. Al contrario, la maledizione dell’animalità e della disumanità sta divorando il mondo intero. Solo il Creatore di questo mondo e dell’aldilà può liberare la terra e i suoi abitanti dalla morsa terribile di questa maledizione. La salvezza risiede soltanto nella legge da Lui data, nella via dei profeti e degli inviati. Dio non ha disseminato sulla terra materiale gli elementi necessari allo sviluppo della natura morale dell’essere umano, affinché egli li conquistasse con i propri sforzi e conseguisse il successo. Certamente Egli ha dato all’essere umano gli elementi necessari allo sviluppo di questa natura, ma non nel modo in cui gli elementi del mondo materiale sono disseminati nel mondo materiale. Allah Ta‘ālā ha donato questi elementi agli esseri umani, epoca dopo epoca, attraverso i profeti e gli inviati. Egli ha detto:

فَإِمَّا يَاتِيَنَّكُمْ مِّنَى هُدًى فَمَنْ تَبِعَ هُدَايَ فَلَا خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلَا هُمْ يَحْزَنُونَ

«Poi giungerà a voi una guida da parte Mia; coloro che seguiranno la Mia guida non avranno motivo di temere né saranno afflitti.» (Sura al-Baqara: 38)

Allah Rabbul Alamin ha inviato, tramite il Suo ultimo Profeta (pace e benedizioni su di lui), gli elementi necessari al perfezionamento della nostra natura morale. Pertanto, dal suo tempo fino al Giorno della Resurrezione, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) è l’unico maestro da seguire per il perfezionamento morale e spirituale di tutti gli esseri umani. Solo attraverso la via e il metodo da lui mostrati e seguiti può avere successo lo sviluppo spirituale, ossia lo sforzo di purificazione dell’anima.

All’inizio abbiamo cercato di spiegare che i metodi escogitati dagli esseri umani sono essenzialmente innaturali e artificiali. In questo capitolo si dimostra che il metodo seguito dai profeti e dagli inviati alla luce della conoscenza donata da Allah è semplice, naturale e conforme alla natura umana. Pertanto, esso è accettabile e degno di essere seguito da persone di ogni livello e classe. Occorre inoltre chiarire un altro punto: nelle pratiche spirituali compiute secondo metodi escogitati dagli esseri umani, l’obiettivo della pratica non è l’umanità o il senso dell’essere uomini, bensì il possesso, da parte di alcune persone, di determinate capacità sovrumane. Al contrario, nell’impegno per il progresso spirituale e interiore condotto secondo il metodo donato da Dio e mostrato dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui), l’obiettivo è acquisire la capacità di servire e obbedire al Creatore e di servire le Sue creature. Come risultato della pratica su questa via, quanto più una persona diventa capace di rispettare i comandamenti di Allah e di abbandonare le cose e le azioni da Lui proibite, tanto più viene considerata realmente riuscita. Qui gli eventi miracolosi non assumono affatto importanza come criterio di valutazione. Ciò non significa che si neghi il miracoloso. Un evento miracoloso può verificarsi nella vita di chiunque e il merito personale di chi lo compie non è affatto degno di essere preso in considerazione per questo motivo. Se accade qualcosa del genere, accade per opera di Allah. Nella vita di una persona elevata al grado più alto potrebbe anche non manifestarsi alcun evento miracoloso. D’altra parte, se Allah lo vuole, qualcosa di straordinario può manifestarsi anche nella vita di una persona comune. Dal punto di vista del puro Tasawwuf islamico, questo non è un fatto particolarmente importante. Anzi, secondo l’Ilm al-Kalam, l’esibizione intenzionale di karamat viene chiamata istidraj, e coloro che la praticano vengono definiti fasiq.

I livelli qualitativi della natura umana

Prima di trattare i metodi della purificazione dell’anima e del tazkiyat an-nafs, ritengo necessario fare qualche considerazione anche sui diversi livelli qualitativi dell’anima umana. Ciò può essere utile per valutare il suo sviluppo e il suo perfezionamento. Secondo la prospettiva del Corano, l’anima dell’uomo si trova, in momenti diversi e in base alle sue opere, a livelli differenti. Considerando la condizione in cui l’anima umana giunge originariamente in questo mondo, alla luce del Corano possiamo chiamarla «nafs-e mulhama».

وَنَفْسٍ وَمَا سَوْهَا فَالْهَمَهَا فُجُورَهَا وَتَقُوْبَهَا :

«Per l’anima umana, e per Colui che l’ha formata pienamente e le ha dato la conoscenza della dissolutezza e della pietà.» (Sura ash-Shams: 7-8)

Qui «alhamaha» deriva da ilham. Colui che ha ricevuto l’ilham può essere chiamato «malhama». Alla luce di questo versetto, in un hadith riguardante la descrizione del Sirat al-Mustaqim si trova il seguente riferimento a questo stato dell’anima: «Su entrambi i lati di una via vi sono porte aperte, alle quali sono appese delle tende. Nel momento in cui un uomo comincia a percorrere questa via, un ammonitore lo avverte dicendogli: “Procedi diritto e non cercare di deviare né a destra né a sinistra”. Poi il viandante, mentre cammina lungo la via, guarda furtivamente a destra e a sinistra e, toccando le tende appese, cerca di entrare. In quel momento un altro ammonitore glielo impedisce». Poi il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) spiegò ulteriormente la questione: la via è l’Islam; le porte aperte sono le proibizioni dichiarate da Allah; le tende sono i limiti stabiliti da Allah. Il viandante è l’uomo, cioè il musulmano; il primo ammonitore è il Corano, mentre il secondo ammonitore è il wāʿiẓ presente nel cuore dell’uomo, vale a dire la coscienza e l’intelletto donati da Allah, ai quali Allah ha dato la capacità di accettare il bene e rifiutare le azioni cattive.

Il nafs-e mulhama è lo stato originario dell’anima umana. Dopo la disciplina spirituale, può elevarsi a un livello in cui l’uomo, osservando i comandi e le prescrizioni di Allah, raggiunge la massima e perfetta soddisfazione. Osserverà i comandi e le prescrizioni di Allah con completa pace e appagamento. Nel suo cuore non troveranno posto dubbi né esitazioni di alcun genere.

L’osservanza dei comandi di Allah, il desiderio di salvarsi dal castigo di Allah e di ottenere la ricompensa, il timore di Allah, l’amore per il Messaggero e il seguire il Messaggero, insieme alla riflessione sull’Aldilà: questo è l’unico viatico del loro cammino. Al di fuori di ciò, non desiderano né cercano nient’altro. Il Corano ha chiamato questo livello supremo dell’anima «nafs-e mutma’inna». È stato detto:

بِأَيْتُهَا النَّفْسُ الْمُطْمَئِنَّةُ فِي ارْجِعِي إِلَى رَبِّكِ رَاضِيَةً مَرْضِيَّةً ، فَادْخُلِي في عِبَادِي وَادْخُلِي جَنَّتِي

«O anima appagata! Ritorna al tuo Signore, lieta e soddisfatta. Entra dunque tra i Miei servi, tra i Miei servi devoti, ed entra nel Mio Paradiso.» (Sura al-Fajr: 27-30)

Questo è il livello più elevato nel perfezionamento dell’anima. Secondo molti, il nafs dei nobili profeti è proprio il nafs-e mutma’inna, poiché essi sono ma‘sūm. Per noi è impossibile raggiungere completamente questo livello. A mio parere, è certamente vero che gli altri non possono raggiungere il livello al quale i nobili profeti sono giunti nella condizione di “mutma’inna”. Infatti, i segni di Allah l’Altissimo che essi hanno contemplato o che Allah ha fatto loro contemplare sono al di là della portata della gente comune. È stato detto riguardo ad alcuni appartenenti alla comunità del Messaggero (s.a.w.) che tra loro e i profeti (a.s.) non vi sarà alcuna differenza se non per la profezia e il rango; inoltre, il grado di alcuni membri della comunità sarà persino motivo d’invidia per altri profeti. Alla luce di queste affermazioni, non vi è alcuna ragione logica per ritenere impossibile che alcune persone comuni possano elevarsi al livello del nafs-e “mutma’inna”. È del tutto naturale che tra le persone giunte a questo livello vi sia una grande differenza tra i profeti e i non profeti. L’obiettivo dell’impegno umano deve essere elevare l’anima a questo livello.

Al di sotto del “nafs-e mulhama” vi sono due stati dell’anima. Uno di essi è chiamato “nafs-e lawwāma”, l’anima che rimprovera. Quando, per debolezza umana e per errore, una persona commette una cattiva azione, dentro di lei comincia il tormento della coscienza. La coscienza suscita in lei un sentimento di pentimento e rimorso. Nel caso del “nafs-e mulhama”, nel momento stesso in cui nasce nell’animo il desiderio di compiere una cattiva azione o di intraprenderla, la persona viene ostacolata interiormente. Il pensiero di una cattiva azione certamente si presenta talvolta nella mente, ma nel momento di abbandonarsi a tale azione la persona si trova sempre di fronte a un forte ostacolo. Anche l’hadith citato sopra, relativo all’esempio del Sirāt al-Mustaqīm, allude proprio a questo aspetto. Per tale ragione, tra i nobili sufi è diffusa l’espressione: “I nobili profeti sono ma‘sūm, mentre i nobili awliyā’ sono maḥfūẓ”. Nel caso del lawwāma, invece, la cattiva azione viene commessa; il dispiacere, il pentimento e il rimorso arrivano dopo.

Il livello al di sotto del lawwāma è chiamato nafs-e ammāra. Scendendo a questo livello, l’anima umana perde persino il senso della coscienza. La cattiva azione diventa allora parte della sua natura e non prova mai alcun pentimento o rimorso per essa. Giunta a questo livello, la persona diventa pari a un animale, anzi peggiore di esso.

Quali erano le funzioni fondamentali del Messaggero (s.a.w.)?

Secondo la dichiarazione del Sacro Corano, le funzioni fondamentali del Messaggero (s.a.w.) erano tre:

1. Ha presentato il Libro di Allah all’umanità e ha insegnato loro il Libro di Allah.

2. Ha insegnato e trasmesso il modo, il metodo e la strategia operativa, ossia la saggezza pratica, per svolgere ogni attività alla luce di quel Libro.

3. Ha formato persone idonee alla società islamica, si è adoperato per formare il carattere degli individui e favorirne il progresso spirituale. Allo stesso tempo, ha cercato di purificare l’ambiente collettivo della società e di elevarlo a un livello raffinato e civile.

In quattro luoghi del Sacro Corano, Allah l’Altissimo ha illustrato in questo modo queste tre attività fondamentali sopra menzionate: nel versetto seguente, citando la supplica di Hazrat Ibrahim (pace su di lui) riguardo al profeta Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui), Allah l’Altissimo dice: Ricordate il momento in cui Ibrahim (pace su di lui) pregò con queste parole:

ربَّنَا وَابْعَثَ فِيهِم رَسُولاً مِّنْهُم يَتْلُوا عَلَيْهِمْ آيَتِكَ وَيُعَلِّمُهُمُ الْكِتَبَ والحكمة ويزكيهم ،

«O nostro Signore, manda loro un Messaggero scelto tra loro, che reciti loro i Tuoi versetti, insegni loro il Libro e la saggezza e li purifichi spiritualmente». (Sura al-Baqara: 129)

كما أرسَلَنَا فِيكُمْ رَسُولاً مِّنْكُمْ يَتْلُوا عَلَيْكُمْ ابْتِنَا وَيُزَكِّيكُمْ وَيُعَلِّمُكُمُ الْكِتٰبَ وَالْحِكْمَةَ وَيُعَلِّمُكُم مَّا لَمْ تَكُونُوا تَعْلَمُونَ

«Come abbiamo inviato tra voi un Messaggero scelto tra voi stessi, che vi recita i Nostri versetti, si impegna per la vostra riforma e il vostro perfezionamento spirituale, vi insegna il Libro e la saggezza e vi insegna anche ciò che non sapevate affatto». (Sura al-Baqara: 151)

Attraverso il primo versetto, Allah l’Altissimo ci ha informati, mediante una supplica di Hazrat Ibrahim (pace su di lui), quali sarebbero state le attività fondamentali dell’ultimo Profeta. Nel versetto attuale vengono menzionate proprio le attività fondamentali che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) svolse concretamente:

لَقَدْ مَنَّ اللَّهُ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ إِذْ بَعَثَ فِيهِمْ رَسُولًا مِّنْ أَنْفُسِهِمْ يَتْلُوا عَلَيْهِمْ أَيْتِهِ وَيُزَكِّيهِمْ وَيُعَلِّمُهُمُ الْكِتٰبَ وَالْحِكْمَةَ :

«Allah l’Altissimo ha concesso una grande grazia ai credenti, inviando loro un Messaggero scelto tra loro stessi, che recita loro i versetti di Allah, li purifica spiritualmente e insegna loro il Libro e la saggezza». (Sura Al ʿImran: 164)

Anche nel suddetto versetto le tre funzioni fondamentali del Messaggero sono state presentate in modo tale da mostrare che, nella realtà, egli svolse proprio le funzioni menzionate.

هُوَ الَّذِي بَعَثَ فِي الأمينَ رَسُولاً مِّنْهُم يَتْلُوا عَلَيْهِمْ أَيْتِهِ وَيُزَكِّيهِمْ وَيُعَلِّمُهُمُ الْكِتٰبَ وَالْحِكْمَةَ ، وَإِنْ كَانُوا مِنْ قَبْلُ لَفِي ضَلْلٍ مُّبِينٌ :

«Egli è Colui che ha inviato tra gli illetterati un Messaggero della loro stessa gente, il quale recita loro i versetti di Allah, li purifica e insegna loro il Libro e la Sapienza. In precedenza, infatti, erano certamente immersi in un evidente traviamento.» (Sura al-Jumuʿa: 2)

Anche attraverso questo versetto Allah l’Altissimo ha descritto le tre funzioni fondamentali del Suo ultimo Profeta in modo tale da mostrare che, nella realtà, egli svolse queste funzioni.

Nei quattro versetti menzionati troviamo, in sostanza, il riferimento alle tre funzioni fondamentali del Messaggero di Allah, esposte in modo quasi identico. L’unica differenza consiste nel fatto che, nel primo versetto citato, la funzione della tazkiya è stata descritta per ultima. Negli altri tre versetti, invece, la tazkiya è menzionata al secondo posto. A questo proposito, va detto che proprio il termine tazkiya, menzionato in questi quattro versetti, costituisce la base del processo di purificazione interiore e di sviluppo spirituale, che rientra tra le funzioni fondamentali del Messaggero. Il Messaggero ha adempiuto in modo chiaro e completo a questa sua responsabilità fondamentale: questo è un requisito inevitabile e indispensabile della fede nella sua missione profetica. È stato detto:

يأَيُّهَا الرَّسُولُ بَلِّغْ مَا أُنْزِلَ إِلَيْكَ مِنْ رَّبِّكَ ، وَإِنْ لَّمْ تَفْعَلْ فَمَا بَلَّغْتَ رِسُلَتَهُ ، وَاللَّهُ يَعْصِمُكَ مِنَ النَّاسِ إِنَّ اللَّهَ لَا يَهْدِي الْقَوْمُ الْكَفِرِينَ

«O Messaggero! Trasmetti con precisione ciò che è stato fatto discendere su di te dal tuo Signore. Se non lo farai, non avrai adempiuto alla responsabilità della missione profetica che ti è stata affidata. Allah ti proteggerà dagli uomini. Sappi che Allah non guiderà mai i miscredenti verso il successo contro di voi. (Sura al-Māʾida: 67)

Pertanto, il Messaggero ha svolto direttamente e personalmente una delle funzioni fondamentali della missione profetica affidatagli da Allah: la tazkiyat an-nafs, ossia la purificazione interiore e il perfezionamento morale. (Altrimenti, la sua responsabilità profetica sarebbe rimasta incompiuta, cosa che nessun credente può neppure immaginare.) Di conseguenza, per conoscere i mezzi e i metodi di questa funzione fondamentale, la purificazione interiore o tazkiyat an-nafs, bisogna apprenderli direttamente dal Messaggero di Allah. Infatti, come per le altre questioni fondamentali dell’Islam, anche in questo ambito l’unico metodo corretto e infallibile è quello adottato e insegnato da lui, e non quello di chiunque altro.

Secondo il metodo adottato dal Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), i Compagni — che Allah sia compiaciuto di loro — si dedicarono con successo all’impegno e alla pratica della tazkiyat al-nafs. Dopo di loro vennero i Tābiʿūn e i Tābiʿ al-Tābiʿīn. Nella pratica della purificazione interiore da essi intrapresa, tenendo davanti a sé l’esempio del Messaggero, non vi era posto per il pessimismo; allo stesso modo, non si trova alcun riferimento ad aggiunte o sottrazioni rispetto agli insegnamenti fondamentali del Corano e della Sunna.

L’obiettivo della purificazione interiore

L’idea diffusa e consolidata nella nostra società è che coloro che appartengono al mondo spirituale debbano possedere alcuni poteri miracolosi, determinate qualità e forze sovrumane, essere capaci di compiere l’impossibile e trovarsi al di sopra di ogni desiderio e conseguimento materiale. Per questo, agli occhi della gente comune, essi non possono fare a meno di adottare la strategia di mantenere sempre una distanza di sicurezza, celati dietro una sorta di mistero.

In realtà, questa concezione è il risultato di una profonda ignoranza dell’Islam. Essi non hanno una corretta idea né dell’identità fondamentale dell’essere umano, che è l’umanità, né del mistero essenziale dell’uomo e del vero significato di ashraf al-makhlūqāt, né della reale pretesa della spiritualità. Non hanno inoltre una corretta concezione del motivo per cui sono venuti i profeti e i messaggeri, di ciò che hanno fatto, del tipo di persone che hanno formato e, in particolare, quale fosse lo scopo principale della venuta dell’ultimo Profeta, Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui), e quale fosse la sua opera più importante. Pertanto, per conoscere lo scopo e l’obiettivo della vera purificazione interiore e della spiritualità, è indispensabile acquisire una concezione corretta, accurata, limpida e chiara dell’Islam; è altrettanto essenziale conoscere la vera identità dell’essere umano. Non vi è inoltre alcuna alternativa all’acquisizione di una conoscenza accurata, fondata su fonti affidabili del Corano e della Sunna, sull’attività dei nobili profeti e, in particolare, dell’ultimo Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui).

Il Corano ha dichiarato chiaramente che l’essere umano è venuto in questo mondo in qualità di khalīfa di Allah. È sua responsabilità instaurare, sulla terra di Allah e nella vita degli uomini, le leggi, le norme e i precetti di Allah. Deve dedicarsi esclusivamente alla servitù e all’adorazione di Allah e permettere anche agli altri uomini di dedicarsi alla servitù e all’adorazione di Allah. Fa parte inoltre delle sue responsabilità rimuovere tutti gli ostacoli e le impedimenti sul cammino della servitù e dell’adorazione di Allah. La chiara dichiarazione del Corano è:

فَمَنْ يَكْفُرْ بِالطَّاغُوتِ وَيُؤْمِنُ بِاللَّهِ فَقَدِ اسْتَمْسَكَ بِالْعُرْوَةِ الْوُثْقَى و لا انفِصَامَ لَهَا ،

«Coloro che rifiutano il ṭāghūt e dichiarano la propria fede in Allah si sono in realtà aggrappati a una corda salda, così tenacemente che essa non potrà mai spezzarsi.» (Sūra al-Baqara: 256)

In verità, è proprio per aiutare l’umanità in questo compito che Allah ha inviato profeti e messaggeri in ogni epoca. Anche l’ultimo Profeta è venuto nel mondo con questo stesso scopo. In particolare, ha lasciato una guida definitiva per tutti gli uomini che sarebbero venuti in questo mondo fino al Giorno della Resurrezione. Ha presentato all’intera umanità un esempio vivente e concreto da seguire nella vita operativa. Allah l’Altissimo lo ha proclamato modello per tutta l’umanità. Lo ha presentato come l’unica personalità da seguire e imitare. Ha fatto di lui anche il modello vivente e l’incarnazione esemplare dell’umanità, della natura umana e, dunque, della spiritualità. La dichiarazione di Allah l’Altissimo a questo proposito è assolutamente chiara:

وَإِنَّكَ لَعَلَى خُلُقٍ عَظِيمٍ

“(O Profeta,) certamente sei dotato di un carattere eccelso e sublime.” — (Sura al-Qalam: 4)

لَقَدْ كَانَ لَكُمْ فِي رَسُولِ اللَّهِ أَسْوَةٌ حَسَنَةٌ

“Avete certamente nel Messaggero di Allah il modello migliore da imitare e seguire.” (Sura al-Ahzab: 21)

قُلْ إِنْ كُنْتُمْ تُحِبُّونَ اللَّهَ فَاتَّبِعُونِي يُحْبِبْكُمُ اللَّهُ

“Di’: se amate veramente Allah, seguitemi (il Profeta Muhammad). Allora Allah vi amerà.” — (Sura Al ‘Imran: 31)

Allah stesso ha detto quale carattere possedevano Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e i suoi seguaci sinceri e fedeli, riguardo ai quali Allah ha dichiarato: “Allah è compiaciuto di loro ed essi sono compiaciuti di Allah”:

مُحَمَّدٌ رَسُولُ اللهِ ، وَالَّذِينَ مَعَهُ أَشِدَّاءُ عَلَى الْكُفَّارِ رُحَمَاءُ بَيْنَهُمْ تَرَبَّهُم رَكعًا سُجَّدًا يُبْتَغُونَ فَضْلاً مِّنَ اللَّهِ وَرِضْوَانًا .

«Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e i suoi compagni sono riconoscibili per la loro fermezza come fulmini contro le forze della miscredenza. Sono misericordiosi gli uni verso gli altri; li vedrai inchinarsi e prosternarsi, costantemente impegnati nella ricerca della misericordia e del compiacimento di Allah.» (Sura al-Fath: 29),

Il Messaggero di Allah, parlando della propria missione, disse: «Sono stato inviato per portare a pieno compimento i migliori caratteri e la migliore moralità.»

In questo modo, la piena formazione della nobile moralità, realizzatasi nella vita dei nobili Compagni attraverso l’operato del Messaggero di Allah, è stata descritta da Allah stesso nel Corano. Di seguito è riportata la descrizione delle caratteristiche morali menzionate nei primi dieci versetti della sura al-Mu’minun:

قد أفلح الْمُؤْمِنُونَ وَالَّذِينَ هُمْ فِي صَلَاتِهِمْ خَشِعُونَ وَالَّذِينَ هُمْ عنِ اللَّغْوِ مُعْرِضُونَ ، والذين هم للزكوة فَعِلُونَ ، وَالَّذِينَ هُمْ لفروجهم حفظون إلا على أزواجهم أو ما مَلَكَتْ أَيْمَانُهُمْ فَإِنَّهُمْ غَيْرُ مَلُومِينَ، فَمَنِ ابْتَغَى وَرَاء

ذَلِكَ فَأُولَئِكَ هُمُ الْعُبُونَ وَالَّذِينَ هُمُ لامُنَتِهِمْ وَعَهْدِهِمْ رَعُونَ وَالَّذِينَ هُمْ عَلَى صَلَاتِهِمْ يُحَافِظُونَ وَ أُولَئِكَ هُمُ الْوَريون:

«Certamente avranno successo quei credenti che sono umili nella preghiera, si tengono a rispettosa distanza dalle attività vane, si impegnano nell’adempimento della zakat e custodiscono le proprie parti intime, eccetto con le proprie mogli e con ciò che possiedono le loro destre, poiché in tal caso non sono biasimevoli. Ma chi cerca al di fuori di ciò, ebbene, quelli sono i trasgressori. (Tra gli ulteriori tratti dei servi che avranno successo:) custodiscono i depositi affidati, mantengono le promesse e vigilano sulle preghiere. Essi saranno gli eredi di essa [del Jannat al-Firdaws].» (Sura al-Mu’minun: 1-10)

Nell’ultimo rukūʿ della sura al-Furqan, le persone formate dalle mani del Messaggero sono descritte così:

وعباد الرحمنِ الَّذِينَ يَمْشُونَ عَلَى الْأَرْضِ هَوْنًا وَإِذَا خَاطَبَهُمُ الْجَهِلُونَ قَالُوا سَلمان والذين يبيتون لربهم سجدًا وَقِيمَانَ وَالَّذِينَ يَقُولُونَ ربَّنَا اصْرِفْ عَنَّا عَذَابَ جَهَنَّمَ وَ إِنَّ عَذَابَهَا كَانَ غَرَامًا وَ إِنَّهَا سَاءَتْ مستقراً ومُقَامًا

وَالَّذِينَ إِذَا أَنْفَقُوا لَمْ يُسْرِفُوا وَلَمْ يَقْتُرُوا وَكَانَ بَيْنَ ذلِكَ قَوَامًا وَالَّذِينَ لَايَدْعُونَ مَعَ اللهِ إِنَّهَا أَخَرَ وَلَا يَقْتُلُونَ النَّفْسَ الَّتِي حَرَّمَ اللهُ إِلَّا بِالْحَقِّ وَلَا يَزْنُونَ ، وَمَنْ يَفْعَلُ ذَلِكَ يَلْقَ أَثَامًاه يُضْعَفُ لَهُ الْعَذَابُ يَوْمَ الْقِيمَةِ وَيَخْلُدْ فِيهِ مُهَانًا

وَ إِلَّا مَنْ تَابَ وَآمَنَ وَعَمِلَ عَمَلاً صَالِحًا فَأُولَئِكَ يُبَدِّلُ اللَّهُ سَيِّاتِهِمْ حَسَنَتٍ ، وَكَانَ اللَّهُ غَفُورًا رَّحِيمًا وَمَنْ تَابَ وَعَمِلَ صَالِحًا فَإِنَّهُ يَتُوبُ إِلَى اللَّهِ مَتَابًاه وَالَّذِينَ لايَشْهَدُونَ الزُّورَ ، وَإِذَا مَرُوا بِالتَّعْوِ مَرُّوا كِرَامًا وَالَّذِينَ إِذَا ذكَرُوا بِآيَتِ

رَبِّهِمْ لَمْ يَخِرُّوا عَلَيْهَا صُمَّا وَعُمْيَانًا وَالَّذِينَ يَقُولُونَ رَبَّنَا هَبْ لَنَا مِنْ أَزْوَاجِنَا وَذُرِّيَّتِنَا قُرَّةَ أَعْيُنٍ وَاجْعَلْنَا لِلْمُتَّقِينَ إِمَامًاه أولئِكَ يُجْزَوْنَ الْغُرْفَةَ بِمَا صَبَرُو وَيُلَقَّوْنَ فِيهَا تَحِيَّةً وَسَلْمًا خُلِبِينَ فِيهَا ، حَسُنَتْ مُسْتَقَرٌّ وَمُقَامًا .

«Sono i servi prediletti del Misericordioso coloro che camminano sulla terra con umiltà e modestia. E quando gli ignoranti cercano di coinvolgerli in discussioni polemiche, essi si congedano da loro con un saluto e si allontanano con discrezione. Sono coloro che trascorrono la notte prostrandosi e stando in piedi davanti al loro Signore. Sono coloro che pregano dicendo: “O nostro Signore, salvaci dal tormento dell’Inferno, poiché il suo tormento è una punizione e un’umiliazione per noi. È davvero un luogo pessimo come riposo e dimora”. Sono coloro che, nella vita economica, mantengono l’equilibrio e seguono una via mediana: quando spendono, non sperperano né ricorrono all’avarizia. Sono coloro che non invocano alcuna divinità insieme ad Allah, non uccidono ingiustamente una vita che Allah ha proibito di uccidere senza una giusta causa e non commettono zina, adulterio o fornicazione. Chi compie tali azioni subirà la conseguenza e la ricompensa delle proprie opere. Nel Giorno della Resurrezione il tormento sarà raddoppiato per lui e vi rimarrà in eterno, coperto di umiliazione e disprezzo. Tuttavia, coloro che si pentono di questi peccati, credono e compiono opere pie, Allah trasformerà le loro cattive azioni in buone azioni. Egli è davvero Perdonatore e Misericordioso. Chi si pente e compie opere pie, in verità si pente sinceramente e ritorna ad Allah. (Altre caratteristiche dei servi del Misericordioso:) essi non rendono falsa testimonianza. E quando si imbattono in qualcosa di vano o in un’azione priva di senso, la evitano con grande dignità. Quando vengono esortati mediante un versetto di Allah l’Altissimo, non si comportano come ciechi e sordi, ma ascoltano sinceramente l’esortazione. Sono coloro che pregano Allah l’Altissimo dicendo: “O nostro Signore, rendi i nostri coniugi e i nostri figli una fonte di gioia per i nostri occhi e fa’ di noi guide e capofila dei timorati di Dio”. Questi sono i fortunati che riceveranno la ricompensa della loro pazienza nelle dimore più elevate. Là saranno accolti con saluti e onori e vi rimarranno per sempre. Quanto è eccellente quella dimora e quanto è eccellente quel luogo di riposo!» (Sura al-Furqan, 63-76)

Le parole dei più accaniti nemici dell’Islam riguardo a queste persone formate dalle mani del Messaggero di Allah sono le seguenti: «Di notte sono asceti devoti, e di giorno sono valorosi guerrieri a cavallo, soldati sempre operosi». «Non ingannano nessuno e nessuno può ingannarli».

Questi compagni del Messaggero di Allah erano suoi autentici seguaci. Nel seguire il Messaggero di Allah, i nobili Compagni non amavano né aumentare né diminuire i principi del Messaggero o alcuna delle pratiche da lui adottate, e il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) non permetteva loro di farlo. Poiché il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non si presentava come un essere sovrumano, nemmeno i nobili Compagni, nel purificare l’anima e dedicarsi alla disciplina spirituale, cercavano di diventare esseri sovrumani. Un esempio della vita semplice, sobria e naturale del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si trova nel seguente hadith:

«È narrato da Anas (che Allah sia soddisfatto di lui). Egli disse: Un gruppo di tre persone giunse dalle mogli del Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Chiesero informazioni riguardo all’adorazione e alla devozione del Messaggero di Allah. Dopo aver appreso ciò che appresero in merito, pensarono che fosse davvero poco. Tuttavia commentarono anche: “Dove siamo noi rispetto al Profeta? A lui Allah l’Altissimo ha già perdonato tutti i peccati precedenti e futuri”. Poi uno di loro disse: “Io pregherò regolarmente per tutta la notte”. Un altro disse: “Io digiunerò regolarmente ogni giorno”. Un altro ancora disse: “Mi terrò lontano dalle donne e non mi sposerò mai più”. Nel frattempo il Profeta (pace e benedizioni su di lui) giunse da loro e disse: “Siete voi che avete detto queste cose? Per Allah, io sono quello tra voi che teme maggiormente Allah e che più di tutti cerca di evitare la disobbedienza a Lui; eppure alcuni giorni osservo il digiuno volontario e altri no. A volte prego durante la notte e a volte dormo. Mi sposo e conduco una vita familiare. Chi trascura la mia sunna non fa parte della mia comunità”». (Bukhari e Muslim)

Alla luce del suddetto hadith, l’autentico e concreto aspetto dell’ideale e della sunna del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) emerge con estrema chiarezza. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) stesso era un esempio vivente di questo ideale realistico. Questo ideale realistico è proprio la Sīrat al-Mustaqīm, la retta via. Perciò Allah, rivolgendosi al Suo Messaggero, ha detto: «O Profeta, sei certamente saldo sulla retta via». Questa è la via che tutti possono seguire. Per questo è stata descritta come la via mediana. Il Messaggero non fu l’unico a seguire questa via: fece sì che anche i suoi compagni e seguaci la seguissero. Allah l’Altissimo ha definito la comunità formata dalle sue mani “Khayra Ummah” (la comunità migliore) e “Ummah Wasat”, ossia una comunità moderata. In realtà, la via mediana è la via migliore. Perciò la comunità formata dal Messaggero è la comunità, o il popolo, esemplare per tutte le nazioni del mondo, indipendentemente dalla loro religione o dal loro colore. È moderata affinché tutti possano imitarla e seguirla. La dichiarazione di Allah l’Altissimo è:

كُنتُم خير أمة أخرجَتْ لِلنَّاسِ تَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَتَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنْكَرِ وَتُؤْمِنُونَ بِاللهِ .

«Voi siete la migliore comunità. Siete stati creati per il bene dell’intera umanità. È vostra responsabilità e vostro dovere guidare l’umanità sulla retta via e trattenerla da quella errata. Soprattutto, dovete credere in Allah.» (Sura Āl ʿImrān: 110)

وكَذَلِكَ جَعَلْنَكُمْ أُمَّةً وَسَطًا لَتَكُونُوا شُهَدَاءَ عَلَى النَّاسِ وَيَكُونَ الرَّسُولُ عَلَيْكُمْ شَهِيدٌ

«Così abbiamo fatto di voi una comunità equilibrata, affinché possiate essere testimoni della verità dinanzi a tutti gli uomini e affinché il Messaggero sia testimone della verità nei vostri confronti.» (Sura al-Baqara: 143)

Qui, nell’espressione «testimoni della verità», viene attribuita maggiore importanza al fatto di essere un modello per gli uomini nel seguire la verità. Poiché la via mediana è concretamente praticabile da tutti, la comunità è stata formata come comunità equilibrata, degna di essere seguita e imitata da ogni essere umano. Essi non seguono, né seguiranno, questa via secondo una propria invenzione. Potranno essere tali solo in quanto autentici seguaci di Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Infatti, la via da lui seguita era la vera via mediana, una via realistica e praticabile. Nell’Islam, lo scopo della tazkiya al-nafs, cioè della purificazione interiore e della disciplina spirituale, consiste essenzialmente nel creare, analogamente, un gruppo di persone degne di essere seguite e imitate da esseri umani di ogni ceto e di ogni parte del mondo, formando una comunità. Allah li ha chiamati «la migliore comunità» (khayr umma) e «la comunità mediana» (ummat al-wasat), ossia la comunità migliore, seguace di un ideale equilibrato e realistico.

Il metodo corretto e infallibile per la purificazione interiore

Il Corano ha dichiarato riguardo alla tazkiya al-nafs:

قَدْ أَفْلَحَ مَنْ تَزَكَّى وَذَكَرَ اسْمَ رَبِّهِ فَصَلَّى هُ

«Colui che ha successo è chi si adopera per la tazkiya del proprio nafs. A tal fine ricorda il nome del suo Rabb o Signore e compie la salat.» — (Sura al-Aʿlā: 14-15)

Qui troviamo due mezzi per la tazkiya: uno è lo zikrullah e l’altro è la salat. Si trova anche menzionato che lo zikrullah non è diverso dalla salat. Lo scopo stesso della salat è lo zikrullah.

وَأَقِمِ الصَّلوةَ لِذِكْرِي

«Compi la salat per il Mio ricordo.» — (Sura Tāhā: 14)

Dall’intero insegnamento del Rasūl di Dio (s.a.) si vede inoltre che egli formò i suoi compagni attraverso metodi semplici e naturali e mediante le pratiche ordinarie di culto. In questo suo processo ebbero un ruolo significativo il culto, la salat e la tilawat durante la notte, nonché l’attività di jihad durante il giorno e il ricordo costante di Allah, ossia lo zikr, nel corso di tale attività. Lo stesso Corano di Allah ne è testimone. Se prestiamo profonda attenzione alle qualità dei Compagni di Muhammad (s.a.), ossia dei credenti, menzionate nella sura al-Mu’minun, nella sura al-Furqan, in vari passi della sura Āl ʿImrān, nella sura al-Mā’idah e nell’ultimo rukūʿ della sura al-Fath, possiamo facilmente comprendere questa verità: l’obiettivo dell’insegnamento del Rasūl (s.a.) era proprio l’acquisizione di tali caratteristiche morali. E tale obiettivo fu raggiunto attraverso un metodo del tutto naturale: la salat, cioè il culto rituale, la tilawat, lo zikr e i tasbīhāt secondo la via masnūn, nonché la lotta e il confronto nel campo reale. Per questo, il Rasūl di Allah non praticò personalmente alcun processo separato, né lo fece praticare ad altri. Attraverso il processo sopra descritto, coloro che possedevano le suddette caratteristiche morali divennero celebri e conosciuti nella storia del mondo, persino agli occhi dei nemici, come “valorosi guerrieri di giorno” e “dervisci di notte”.

Alla luce del Corano e della Sunna, il metodo da adottare per la tazkiya del nafs, secondo la via mostrata e seguita dal Rasūl di Dio (s.a.), è approssimativamente il seguente:

(1) al-Īmāniyāt
(2) at-Tahārāt
(3) al-Ikhbāt
(4) as-Samāhāt e
(5) ʿAdālat.

(1) Īmāniyāt: dobbiamo credere in sette cose, precisamente: Allah, gli angeli, i Libri, i profeti e messaggeri, l’Ākhirat, il destino e la resurrezione, e così via. Tra queste, Allah, il Rasūl e l’Ākhirat sono i più importanti. Il primo compito e passo della tazkiya del nafs, sulla via concessa da Dio e indicata dal Rasūl, consiste nel credere veramente in Allah, nell’Ākhirat, nel Rasūl e nel Libro. In questo consiste il nucleo della fede: seguire la guida portata dal Rasūl di Allah (s.a.) e sottomettere le proprie inclinazioni a tale guida. La fede significa anche conseguire la maʿrifat di Allah. Si chiama maʿrifat il possedere una corretta concezione dell’Essenza di Allah, dei Suoi attributi, dei diritti di Allah e della Sua autorità. A questo livello sono inoltre indispensabili l’osservazione della potenza e delle grazie di Allah e il loro autentico riconoscimento. Il Corano dice:

يَتَفَكَّرُونَ فِي خَلْقِ السَّمَوتِ وَالْأَرْضِ :

«Essi riflettono e studiano i misteri della creazione dei cieli e della terra.» -(Sura Āl ʿImrān: 191)

In questo modo, conoscere e comprendere anche la posizione e il rango del Messaggero è una delle principali esigenze della fede. È inoltre indispensabile acquisire una corretta concezione della vita dell’Aldilà e delle sue conseguenze e del suo esito. In realtà, il significato della fede consiste nel far sorgere nel cuore dell’essere umano lo stato di timore di Dio, amore per il Messaggero, obbedienza al Messaggero e riflessione sull’Aldilà. Questo fu il primo e più importante compito del Profeta di Allah.

(2) Tahārat: il Corano ha invitato alla fede e ha ordinato di accettare la servitù ad Allah. E coloro che hanno creduto e riconosciuto la propria servitù ad Allah sono stati invitati alle opere. Ha inoltre impartito l’ordine di compiere alcune forme di culto formali e fondamentali. E la tahārat è stata stabilita come condizione preliminare per questi atti di culto. La tahārat ha ricevuto grandissima importanza negli insegnamenti del Messaggero di Dio. È stato detto: «At-tahūru shatrul-īmān»; la purezza è una parte della fede. Perciò il Profeta di Allah ha predisposto per noi la purificazione sia fisica sia spirituale o mentale. Per la purezza fisica ed esteriore ha istituito il wuḍūʾ e il ghusl. Considerandoli pratiche gradite ad Allah e al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e compiendoli in modo bello e appropriato, possiamo conseguire la purezza del corpo e della mente. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha insegnato a mantenere puri anche il proprio corpo, i propri abiti e ogni indumento. In questo modo, quanto più una persona riesce a conseguire la purezza, tanto più anche la sua mente può diventare pura. Oltre alla purezza del corpo e degli abiti, è stata sottolineata l’importanza della purezza della lingua e del sangue e della carne del proprio corpo. Per la purezza della lingua è indispensabile abituarsi alla ṣidq-e kalām, cioè a dire sempre la verità, e abbandonare la menzogna. Per la purezza del sangue e della carne del corpo è indispensabile consumare rizq ḥalāl e abbandonare il rizq ḥarām. Infatti, il corpo formato da sostentamento illecito brucerà nel fuoco dell’Inferno. Inoltre, nella vita terrena, quel corpo è destinato a perdere la capacità di dedicarsi al culto e alla devozione ad Allah.

(3) Al-Ikhbād, ovvero l’umiliarsi: «Allah ama i servi che si umiliano davanti a Lui».

وَعِبَادُ الرَّحْمَنِ الَّذِينَ يَمْشُونَ عَلَى الْأَرْضِ هَوْنًا

«Gli amati servi del Misericordioso camminano sulla terra con umiltà e mitezza.»

È la salāt, il dhikr e la duʿāʾ che insegnano a questo servo a sottomettersi umilmente davanti ad Allah attraverso questo ikhbād. Per sviluppare questa disposizione dentro di sé, bisogna quindi abituarsi a compiere le preghiere obbligatorie in congregazione con il dovuto ihtimām. Bisogna inoltre dedicarsi, per quanto possibile, alle preghiere sunnah e nafl. Mantenere segrete le pratiche di culto nafl per salvarsi dalla maledizione della riyāʾ (orgoglio) è un’altra questione. Ma è deplorevole la tendenza a trascurarle. Nessuna persona intelligente può negare il loro contributo alla formazione di una vera devozione, venerazione e sincerità nel culto.

La preghiera è di per sé un dhikr vivente. Tuttavia, anche al di fuori della preghiera, bisogna abituarsi al dhikr secondo la Sunnah. In questo ambito, attribuendo alla recitazione del Corano il rango del dhikr più eccellente, bisogna sviluppare contemporaneamente l’abitudine al dhikr e al fikr. Inoltre, in vari momenti—come prima e dopo i pasti, prima e dopo il sonno, prima e dopo aver espletato i bisogni e nel momento di intraprendere un viaggio su un mezzo di trasporto—possiamo mantenerci costantemente impegnati nell’adorazione imparando a memoria, con il loro significato, e praticando le suppliche che il Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui) recitava personalmente e insegnava ai nobili Compagni. Inoltre, i tasbihat che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitava in vari momenti o continuamente, come:

سُبْحَانَ اللهِ وَالْحَمْدُ لِلَّهِ لَا إِلهَ إِلَّا اللهُ اللَّهُ أَكْبَرُ

Praticare formule come queste è tanto necessario quanto benefico. La du‘a e la munajat sono un eccellente mezzo per sottomettersi umilmente ad Allah. Presentare ogni propria necessità esclusivamente ad Allah e chiedere a Lui persino un semplice laccio per la scarpa, qualora venisse a mancare, fa nascere realmente nell’essere umano il vero sentimento di ‘ubudiyyah. Allah ha detto: «Invocatemi, vi risponderò».

إِذا سَأَلَكَ عِبَادِي عَنِّى فَإِنِّي قَرِيبٌ أُجِيبُ دَعْوَةَ الدَّاعِ إِذَا دَعَانِ . فليَسْتَجِيبُوا لِي وَلْيُؤْمِنُوا بِي –

«Quando i Miei servi ti interrogano riguardo a Me, Io sono certamente vicino. Rispondo prontamente all’invocazione di chi Mi invoca; pertanto, essi dovrebbero rispondere al Mio invito e credere in Me». (Sura al-Baqara: 186)

Nessuno dovrebbe provare esitazione, imbarazzo o dubbio nel levare le mani e chiedere qualcosa a quel Dio. Al contrario, con una convinzione salda nel profondo del cuore, l’essere umano dovrebbe supplicare alla porta di Allah, esponendo con umiltà tutte le proprie necessità: questo è ciò che Allah ama. Nel momento della du‘a, bisogna prepararsi interiormente ad abbandonarsi completamente alla volontà di Allah. Come il defunto si trova nelle mani di chi gli fa il bagno rituale, così, finché si è impegnati nella munajat, presentarsi davanti ad Allah in una condizione di totale impotenza permette di avvicinarsi maggiormente ad Allah attraverso la du‘a.

(4) Samāhat: chi si è umiliato davanti ad Allah, avanzando ulteriormente sulla via di Allah, deve affrontare con il sorriso e con estrema fermezza tutte le prove e le difficoltà che incontra. Deve acquisire la capacità di fronteggiare condizioni, ambienti e situazioni di questo genere. Queste avversità e prove sono compagne della fede; allo stesso modo, superarle con successo è una richiesta della fede. Quando al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) fu chiesto: «O Messaggero di Allah, che cos’è la fede?», rispose: «La pazienza e la samāhat».
La samāhat significa spendere generosamente il denaro a favore dei servi di Allah, con l’intento di ottenere il compiacimento di Allah. Anche la mitezza, la cortesia e la generosità vengono chiamate samāhat. Tuttavia, generalmente è conosciuta soprattutto come una qualità complementare alla pazienza. In risposta a domande dello stesso genere di quelle in cui la pazienza e la samāhat sono state definite fede, oppure considerando l’atteggiamento di chi poneva la domanda, il Profeta di Allah rispose: «Di’: “Ho creduto in Allah”; quindi persevera fermamente in ciò». Come questa perseveranza è complementare alla pazienza—anzi, una pazienza di livello superiore viene anch’essa chiamata perseveranza—così la samāhat è il nome di una pazienza elevata, collegata al sacrificio finanziario e unita all’ampiezza e alla generosità del cuore.

Attraverso il digiuno, la zakat e il pellegrinaggio, questa qualità può svilupparsi pienamente nel credente. In verità, queste tre forme fondamentali di adorazione devono necessariamente farci acquisire questa caratteristica morale. Il digiuno sviluppa nel credente un carattere fondato sulla taqwā, accresce la capacità di pazienza e di autocontrollo e, al tempo stesso, aiuta a manifestare compassione e solidarietà verso i servi di Allah. Inoltre, infonde l’ispirazione a spendere generosamente per i servi di Allah. Pertanto, chi percorre la via di Allah, oltre a osservare con costanza il digiuno obbligatorio del mese di Ramadan, deve anche abituarsi a digiunare occasionalmente digiuni volontari.

La zakat è un mezzo scientificamente regolato per distribuire ai poveri, con il solo desiderio di ottenere il compiacimento di Allah, il diritto da Lui stabilito sulla provvista che Egli ha concesso. Se colui che versa la zakat, dopo averla pagata, si aspetta in cambio una ricompensa, la zakat non è adempiuta. Perciò, affinché durante l’impiego dei fondi della zakat non nasca una simile mentalità, nella Sharia islamica sono state stabilite regole e disposizioni per depositare tali fondi nel Bayt al-Mal. Oltre a questo sistema della zakat, Allah ha ordinato ai Suoi servi di spendere per i loro parenti prossimi, ossia per le persone indigenti e bisognose; tale spesa deve essere compiuta esclusivamente con l’intento di ottenere il compiacimento e l’amore di Allah. Attraverso l’impiego dei fondi della zakat in modo conforme alla Sharia, i servi virtuosi e credenti ricevono così l’impulso a spendere sulla via di Allah con sincerità e altruismo, e diventano capaci di offrire senza esitazione sacrifici finanziari.

In questo modo, attraverso l’Hajj, sopportando le indescrivibili difficoltà e sofferenze del viaggio e sostenendone le spese, i servi di Allah possono acquisire le qualità sopra descritte. Pertanto, coloro sui quali l’Hajj è obbligatorio devono certamente approfittare, adempiendo questo obbligo, dell’opportunità di acquisire queste indispensabili caratteristiche morali. Coloro che ne hanno la possibilità devono sfruttare questa opportunità di avvicinarsi ad Allah, dopo l’Hajj obbligatorio, compiendo l’Umrah o ripetendo l’Hajj più volte e contemplando i segni di Allah; da ciò devono sforzarsi di sviluppare nel proprio carattere un livello desiderabile di sabr e istiqamah (sabr e samahah).

(5) Adalat: attraverso le quattro attività sopra menzionate, ossia imanijat, taharat, ikhbat e samahah, una persona può sforzarsi di sviluppare in sé le qualità gradite ad Allah. Tuttavia, Allah non desidera vedere nei Suoi servi soltanto lo sviluppo di qualità personali. Al contrario, desidera che coloro che possiedono queste qualità gradite e queste caratteristiche morali rendano pienamente vittoriosa la religione di Allah sulla terra di Allah e stabiliscano giustizia ed equità nella società umana. Allah stesso ha applicato direttamente il Suo ordinamento all’intero creato; di conseguenza, nel creato regnano pace e ordine. È volontà di Allah che anche nella società umana il Suo ordinamento venga applicato e siano stabilite pace, prosperità, giustizia ed equità. Ma qui Allah vuole realizzare la Sua volontà per mezzo degli esseri umani. Per questo l’essere umano è il khalifah di Allah sulla terra di Allah.

Pertanto, l’obiettivo dei credenti, i servi amati da Allah, deve essere quello di impegnarsi con ogni sforzo e lottare strenuamente per stabilire, nella vita degli esseri umani e sulla terra di Allah, una società fondata sulla giustizia e sull’equità, conforme alla volontà e al volere di Allah. In cambio di questo impegno, la salvezza nell’Aldilà e il compiacimento di Allah devono costituire il fine supremo e assoluto della loro vita. Le quattro procedure o attività sopra menzionate devono essere condotte proprio in funzione di quest’ultimo compito, vale a dire dell’istituzione del nizam-e-adalat, ossia della società fondata sulla giustizia e sull’equità, come ordinato da Allah e indicato dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Questo compito non può essere svolto in modo sporadico e disperso; pertanto, insieme alle quattro attività sopra menzionate, anche quest’ultima deve essere realizzata attraverso uno sforzo organizzato. Allah ama coloro che, organizzandosi in questo modo, si dedicano a una lotta strenua nello sforzo di stabilire la religione di Allah sulla terra di Allah. Li accetta come Suoi servi prediletti.

إِنَّ اللهَ يُحِبُّ الَّذِينَ يُقَاتِلُونَ فِي سَبِيلِهِ صَفًّا كَأَنَّهُمْ بُنْيَانُ مُرْصَوصُ .

«Allah ama coloro che combattono sulla Sua via, uniti come una solida parete di piombo.» (Sura As-Saff: 4)

Poiché l’istituzione nella società della pace, dell’ordine, della giustizia e dell’equità sulla base della religione di Allah è desiderio di Allah stesso, coloro che si dedicano a questo compito dichiarano in realtà la propria adesione alla volontà di Allah. Di conseguenza, aiutarli diventa responsabilità di Allah stesso. Il Corano ha chiamato questo compito «jihad fi sabilillah». Per questo Allah ha richiesto il sacrificio dei beni e della vita. In cambio, la ricompensa che Allah concederà loro sarà di due tipi. La ricompensa migliore è la salvezza dal duro e terribile castigo dell’Inferno, il perdono da parte di Allah e il Paradiso in cui sgorgano perenni fonti. L’altra, che secondo le parole di Allah è attraente agli occhi degli esseri umani, sarà la vittoria terrena con l’aiuto di Allah. Per ottenere entrambi i tipi di ricompensa promessi da Allah l’Altissimo, bisognerà superare la prova che verifica quanto siano sinceri nella dichiarazione della propria fede, nella dichiarazione di voler stabilire la religione di Allah e nella dichiarazione di sacrificare vita e beni per Allah. Perciò, in questo compito l’aiuto di Allah è inevitabile, e con l’aiuto di Allah anche la vittoria è inevitabile. Nonostante ciò, la vittoria non arriva immediatamente. Al contrario, non appena si intraprende questo cammino, iniziano a sorgere ostacoli e impedimenti da parte degli interessi costituiti. Con l’aumento dell’attività dei credenti, aumenta anche l’intensità degli ostacoli e delle difficoltà posti dagli interessi costituiti. E questo ostacolo arriverà certamente: è inevitabile. Allah dice:

وَلَنَبْلُوَنَّكُمْ حَتَّى نَعْلَمُ المجهدين منكم والصبرين .

«Vi metterò certamente alla prova, affinché Io sappia chi sono coloro che lottano sulla via di Allah e chi sono coloro che perseverano con pazienza.» (Sura Muhammad: 31)

أحسبَ النَّاسُ أَنْ يُشْرَكُوا أَن يَقُولُوا آمَنَّا وَهُمْ لَا يُفْتَنُونَ وَلَقَدْ فَتَنَّا الَّذِينَ مِنْ قَبْلِهِمْ فَلَيَعْلَمَنَّ اللَّهُ الَّذِينَ صَدَقُوا وَلَيَعْلَمَنَّ الْكَذِبِينَ

«Gli uomini pensano forse che saranno lasciati liberi soltanto perché hanno dichiarato: “Crediamo”, e che non saranno messi alla prova? Eppure abbiamo messo alla prova coloro che li hanno preceduti. Così Allah vuole distinguere chi è sincero nella propria professione di fede da chi è bugiardo.» (Sura al-‘Ankabut: 2-3)

أم حسبتم أن تدخُلُوا الْجَنَّةَ وَلَمَّا يَاتِكُم مثلُ الَّذِينَ خَلَوْا مِنْ قَبْلِكُمْ . مَسَّتْهُمُ البَاسَاءُ وَالضَّرَاءُ وَزُلْزِلُوا حَتَّى يَقُولَ الرَّسُولُ وَالَّذِينَ آمَنُوا مَعَهُ مَتَى نَصْرُ اللهِ ، أَلَا إِنَّ نَصْرُ اللَّهِ قَرِيبٌ .

«Pensate forse di giungere così, semplicemente, in Paradiso, senza che vi sia ancora giunta la stessa situazione che colpì i vostri predecessori? Essi furono sottoposti a sofferenze su sofferenze e a calamità, tanto che il Messaggero stesso e i suoi compagni credenti esclamarono: “Quando giungerà l’aiuto di Allah?”. Sappiate che l’aiuto di Allah è molto vicino.» (Sura al-Baqara: 214)
Così, in innumerevoli versetti del Corano di Allah, è stata proclamata con chiarezza la promessa che Egli ci metterà alla prova sia per il successo nell’Aldilà sia per il successo in questo mondo. Le persone dalla mentalità ristretta, di fronte agli ostacoli o alle calamità temporanee che giungono come prove, perdono la pazienza, smarriscono la fiducia interiore e cadono vittime di vari dubbi e perplessità riguardo alla correttezza, alla razionalità e all’indispensabilità di quest’opera. Perciò il Corano proclama ancora più chiaramente il profondo mistero di queste calamità temporanee.

إِنْ يَمْسَسْكُمْ قَرْحٌ فَقَدْ مَسَّ الْقَوْمَ قَرْحٌ مَثْلُهُ ، وَتِلْكَ الْأَيَّامُ نُدَاوِلُهَا بَيْنَ النَّاسِ ، وَلِيَعْلَمَ اللهُ الَّذِينَ آمَنُوا وَيَتَّخِذَ مِنْكُم شُهَدَاءَ ، وَاللَّهُ يُحِبُّ الظَّلِمِينَ، وَلِيُمَحِّصَ اللهُ الَّذِينَ آمَنُوا وَيَمْحَقَ الْكَفِرِينَ أَمْ حَسِبْتُم أَنْ تَدْخُلُوا الْجَنَّةَ

وَلَمَّا يَعْلَمَ اللهُ الَّذِينَ جَهَدُوا مِنْكُمْ وَيَعْلَمَ الصبرين

«Anche se avete subito una certa perdita, altri hanno subito una perdita simile. Così faccio alternare i giorni — quelli favorevoli e quelli sfavorevoli — tra gli uomini. In tal modo Allah vuole distinguere chi è veramente credente e vuole accogliere alcuni come martiri. Allah non ama gli ingiusti. Allah vuole purificare e selezionare i veri credenti e sradicare i miscredenti. Pensate forse di giungere in Paradiso prima che sia verificato chi, sulla via di Allah, è veramente combattente e paziente?» (Sura Āl ‘Imrān: 140-142)

Secondo la promessa di Allah l’Altissimo e secondo la Sunnah da Lui stabilita, soltanto dopo aver superato i livelli di queste prove, difficoltà, ostacoli e calamità, i Suoi servi prediletti riescono a instaurare una società capace di garantire la pace in questo mondo e la salvezza nell’Aldilà.

Non è detto che, nonostante la lotta e lo sforzo estremo di un gruppo di servi di Allah, giunga il successo. In tal caso, se i servi di Allah riusciranno a dimostrare fede e istiqāmah, conseguiranno certamente il successo nell’Aldilà. Pertanto, nessun passo compiuto su questa via sarà vano. I viandanti di questa via non conoscono alcunché che possa chiamarsi fallimento. Su questa via vi è soltanto successo, ancora e sempre successo. Ecco la dichiarazione di Allah riguardo all’identità e alle opere dei credenti:

إِنَّ اللهَ اشْتَرَى مِنَ الْمُؤْمِنِينَ أَنْفُسَهُمْ وَأَمْوَالَهُمْ بِأَنَّ لَهُمُ الْجَنَّةَيُقَاتِلُونَ فِي سَبِيلِ اللهِ فَيَقْتُلُونَ وَيُقْتَلُونَ لـ

«Allah l’Altissimo ha acquistato dai credenti le loro persone e i loro beni in cambio del Paradiso. Essi combatteranno soltanto sulla via di Allah: uccideranno e saranno uccisi.» (Sura al-Tawbah: 111)

In altre parole, il significato intrinseco dell’inevitabile conseguenza della professione della fede è affidare ad Allah la propria persona e i propri beni e utilizzarli esclusivamente nella lotta per la vittoria della religione di Allah. Questo si chiama bay‘ah. Il principio fondamentale della bay‘ah è che, dove la religione di Allah non è stabilita, i credenti affidino ad Allah la propria persona e i propri beni attraverso la Jamā‘at impegnata nella lotta per instaurarla. Dove invece la religione è già stabilita, si può definire bay‘ah la promessa di obbedire, per preservarla, a tutte le attività lecite e di rispettare i precetti e i divieti di Allah e del Suo Messaggero.

Questa bay‘ah è obbligatoria secondo la Sharī‘ah islamica. Negli hadith del Messaggero, morire senza una simile bay‘ah è stato definito «la morte dell’epoca dell’ignoranza». La pratica della bay‘ah oggi diffusa tra i seguaci del Tasawwuf ebbe origine proprio con un simile spirito e una simile consapevolezza combattivi. Per la crudele ironia della storia, oggi anche coloro che ricevono la bay‘ah (i pīr sahib) sono indifferenti al suo profondo significato; quanto a coloro che prestano la bay‘ah (i murīd), non hanno mai avuto l’opportunità di sapere nulla al riguardo.

La vera natura della bay‘ah è questa: «Allah è il vero Proprietario della mia persona e dei miei beni. Con la professione della kalimah “lā ilāha”, riconosco proprio questa verità; pertanto, d’ora in poi non potrò utilizzare questa persona e questi beni secondo la mia volontà. Dovrò utilizzarli secondo la volontà di Allah.» Per utilizzare la propria persona e i propri beni secondo la volontà di Allah, i Compagni venerabili inizialmente affidavano la propria persona e i propri beni al Profeta (pace e benedizioni su di lui). Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) utilizzò in modo appropriato, sulla via indicata da Allah, la loro forza collettiva umana e finanziaria e rese vittoriosa la religione di Allah. Anche nell’epoca dei Califfi ben guidati, i Compagni venerabili si presentarono ai califfi in quanto rappresentanti del Messaggero. I califfi promisero di governare lo Stato secondo le direttive di Allah e del Suo Messaggero, mentre i Compagni venerabili promisero di assisterli e di obbedire loro.

Attualmente nel nostro Paese non è instaurato alcun califfato o governo islamico. Pertanto, a livello statale, da parte di nessun rappresentante del Messaggero presente sul posto viene promessa la nostra guida secondo le disposizioni di Allah e del Suo Messaggero; allo stesso modo, non vi è nessuno che ci chieda di cooperare all’attuazione del Corano di Allah e della Sunnah del Suo Messaggero o di obbedire a tale attuazione. In questa situazione, il modo per salvarsi dalla morte dell’epoca dell’ignoranza consiste, come preparazione preliminare a guidare i servi di Allah sulla base dell’ideale donato da Allah e indicato dal Suo Messaggero, nell’unire in una Jamā‘at persone dotate di un’unica volontà e di un unico pensiero; attraverso tale Jamā‘at, occorre consacrarsi a una lotta estrema, offrendo il sacrificio della propria persona e dei propri beni, con l’obiettivo di rendere vittoriosa la religione di Allah. In questo caso, per coloro che appartengono a una simile Jamā‘at, la leadership della Jamā‘at sarà il sostituto del capo dello Stato islamico.

Fino alla completa rivoluzione islamica, in un paese possono esistere anche più gruppi islamici simili, a causa di differenze metodologiche. In tal caso, ciascuno potrà aderire a quello che riterrà maggiormente seguace della Tariqa Muhammadiyya.

Miracoli e prodigi

Parlando dello scopo della tazkiya, abbiamo menzionato che oggi una certa categoria di persone ha ristretto lo scopo e l’obiettivo della spiritualità e della pratica della purificazione interiore esclusivamente ad azioni prodigiose e simili a giochi di prestigio. A causa di questa nostra osservazione, nessuno deve pensare che noi non riconosciamo affatto i miracoli e i prodigi.

I miracoli dei Profeti e Messaggeri (pace su di loro) e i prodigi dei santi di Allah sono una verità. Anche noi crediamo in questa concezione e convinzione universalmente riconosciuta dagli Ahl as-Sunna wa al-Jama’a. Nei libri di ‘aqida, a proposito dei miracoli e dei prodigi, così come è stato menzionato che i miracoli dei profeti e i prodigi dei santi di Allah sono una verità, è anche riportato che ciò avviene interamente per volontà di Allah e da parte di Allah. In questo, neppure i Profeti e Messaggeri possiedono alcuna facoltà propria. Quanto ai santi di Allah, la questione non si pone neppure.

Sia i miracoli sia i prodigi consistono essenzialmente nel verificarsi di eventi straordinari e soprannaturali, di natura altamente insolita. Si tratta di eventi che, secondo una prospettiva materialista o secondo le leggi naturali, non dovrebbero verificarsi. Gli eventi di questo tipo verificatisi nella vita dei Profeti e Messaggeri (pace su di loro) sono chiamati miracoli o bayyina. In realtà, essi si sono verificati esclusivamente da parte di Allah, come prova della profezia e come completamento della prova.

Prova della profezia, cioè come dimostrazione della profezia. Completamento della prova, cioè per chiudere, da parte di Allah, ogni possibilità per gli uomini di presentare una giustificazione prima di essere puniti per aver respinto l’invito dei Profeti e Messaggeri. Inoltre, in momenti particolari, Allah l’Altissimo ha aiutato miracolosamente i Suoi Profeti e Messaggeri. Ha vanificato le tattiche e le cospirazioni dei loro avversari in modo assolutamente inconcepibile dal punto di vista umano o secondo una concezione materialista. Tuttavia, Allah l’Altissimo ha dichiarato con parole inequivocabili che, in questa materia, non vi era alcun posto per una volontà personale o una facoltà propria di nessuno dei Profeti e Messaggeri. Allah l’Altissimo dice:

وَمَا رَمَيْتَ إِذْ رَمَيْتَ وَلَكِنَّ اللَّهَ رَمَى :

«O Profeta, non sei tu che hai scagliato quando hai scagliato; in realtà, è stato Allah stesso a scagliare.» (Sura al-Anfal: 17)

Oltre ai profeti e ai messaggeri, anche nella vita dei credenti, persino dei credenti comuni, possono accadere eventi miracolosi e straordinari. Secondo la dichiarazione stessa di Allah l’Altissimo, Egli è il walī di tutti i Suoi servi credenti.

اللهُ وَلِيُّ الَّذِينَ آمَنُوا يُخْرِجُهُم مِّنَ الظُّلُمتِ إِلَى النُّورِي

«Allah è il walī e il protettore di coloro che hanno creduto. Egli li conduce dalle tenebre alla luce». (Sura al-Baqara: 257)

Nei libri di ʿaqīda, accanto ai miracoli dei profeti, si menziona:

«La karāma degli awliyāʾ di Allah è vera. È stato inoltre chiaramente affermato che la persona non ha su di essa alcuna volontà né facoltà di scelta. Essa avviene interamente da parte di Allah. Anche coloro che sono più avanzati nel campo dellʿilm al-taṣawwuf concordano sul fatto che la karāma non è né una prova né una condizione della perfezione spirituale. Nella vita di una persona molto venerabile e perfetta può anche non verificarsi alcun evento che possa essere definito karāma. D’altra parte, nella vita di un credente comune può accadere un evento di grande rilievo».

Nei libri di ʿaqīda, accanto alla karāma, viene trattato anche l’istidrāj. Per istidrāj si intende il tentativo, da parte di una persona, di produrre deliberatamente eventi soprannaturali. Quanto a coloro che fanno ciò, non solo non vengono chiamati awliyāʾ di Allah, ma sono piuttosto definiti fāsiq e zindīq. Coloro che praticano il taṣawwuf entro i limiti della sharīʿa, ossia si dedicano alla tazkiyat al-nafs alla luce del Corano e si impegnano ad acquisire il carattere dell’iḥsān alla luce degli ḥadīth, non danno mai, né possono dare, priorità alla pratica della karāma. Al contrario, ai loro occhi, il principale successo della loro disciplina consiste nell’acquisire la capacità e la forza di osservare i comandamenti e le prescrizioni di Allah, nonché nell’ottenere da Lui la grazia di proteggersi da ogni disobbedienza.

Dalla lettura della biografia di un influente pīr e shaykh sufi del Bengala e dell’Assam, Shah Sufi Hazrat Abu Bakr (r), vissuto in un passato recente, si apprende che un uomo, dopo aver soggiornato per quasi sei mesi nella sua khānqāh, stava per andarsene senza dirgli nulla. Hazrat Pīr Sahib (r) gli chiese allora: «Figliolo, sei rimasto qui così a lungo, ma perché non mi hai chiesto nulla?». L’uomo rispose: «Signore, sono venuto con grandi speranze, ma me ne torno deluso». Hazrat Pīr Sahib (r) volle saperne di più: «Figliolo, con quale speranza sei venuto e perché sei rimasto deluso?». L’uomo disse: «Avevo sentito dire che eravate un pīr famoso in tutto il Bengala e l’Assam. Ma ho trascorso qui sei mesi senza avere l’opportunità di vedere con i miei occhi neppure una karāma; perciò me ne torno deluso». Allora Pīr Sahib (r) gli chiese: «Figliolo, durante il periodo in cui sei stato qui, mi hai mai visto trascurare un atto farḍ?». Il poveretto rispose: «No». «Mi hai visto trascurare un atto wājib?». L’uomo rispose: «No». In questo modo Pīr Sahib gli domandò riguardo agli atti sunna e mustaḥabb, e ricevette la stessa risposta. Poi gli chiese ancora: «In questi sei mesi mi hai mai visto compiere un atto ḥarām?». L’uomo rispose: «No». «Mi hai visto compiere un atto makrūh?». L’uomo rispose: «No». A quel punto il defunto Pīr Sahib gli disse: «Figliolo, questa è la più grande karāma nella vita di un muʾmin». Per quanto riguarda la karāma, ossia il successo della disciplina spirituale, tutti i passati maestri sufi adottavano una visione analoga. Che Allah conceda anche a coloro che oggi sono conosciuti come i loro seguaci ed eredi di mantenere una prospettiva corretta su questo argomento. Āmīn.

I mezzi per avvicinarsi ad Allah

Allah, Rabb al-ʿĀlamīn, Creatore dei cieli e della terra, aveva inviato l’essere umano in questo mondo come Suo khalīfa, ossia rappresentante. Per il compito di assolvere tale responsabilità, l’uomo è il migliore tra le creature di Allah: questa è la sua designazione, Ashraf al-Makhlūqāt. Allah è il Rabb, ossia il Signore e Padrone, mentre l’uomo è il Suo khalīfa, il Suo ʿabd, ossia servo. L’uomo è giunto in questo mondo dopo aver promesso, fin dal momento del suo arrivo, di adempiere al proprio compito di khalīfa accettando Allah come Rabb, ossia Signore e Padrone, e obbedendoGli. Ma Iblīs, eterno nemico dell’uomo, non ha potuto tollerare questa dignità e questo onore conferiti all’essere umano. Egli ha giurato di ostacolare fino al Giorno della Risurrezione l’umanità nell’adempimento della responsabilità di rappresentare Allah. Da sempre, nelle svolte del cammino della vita umana e a ogni suo bivio, egli crea reti di confusione e smarrimento. Di conseguenza, talvolta l’uomo non è riuscito a mantenere il rapporto che avrebbe dovuto instaurarsi con Allah, o, in altre parole, il rapporto che avrebbe dovuto conservare con Allah da parte sua.

Allah, Rabb al-ʿĀlamīn, non è inconsapevole del fatto che Iblīs ha lanciato la sfida di ostacolare l’uomo nell’adempimento della difficilissima responsabilità con cui Egli lo ha inviato su questa terra d’argilla. Per proteggere l’uomo dagli attacchi del maledetto Iblīs e guidarlo sulla via della retta guida, Egli stesso ha annunciato una parola rassicurante:

فَإِمَّا يَأْتِيَنَّكُمْ مِنِّي هُدًى فَمَنْ تَبِعَ هُدَايَ فَلَا خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلَا هُمْ يحْزَنُونَه

«Poi vi giungerà da parte Mia una guida; chi seguirà la Mia guida non avrà nulla da temere né sarà afflitto». (Sūra al-Baqara: 38)

In questo modo, Allah ha provveduto a ricordare agli uomini il patto con cui sono giunti in questo mondo, promettendo di mantenere il rapporto con Lui; allo stesso tempo, ha indicato loro il modo di adempiere a tale responsabilità, facendo scendere di epoca in epoca la conoscenza della rivelazione e impartendo, attraverso i Profeti e i Messaggeri, insegnamenti pratici per assolverla. Pertanto, il corretto rapporto del servo con Allah

non è qualcosa di nuovo o incomprensibile da definire, instaurare e rafforzare. È stato reso incomprensibile proprio ricorrendo a metodi inventati. Eppure, in questa materia, non vi è assolutamente spazio per seguire metodi o vie escogitati dall’uomo. Il corretto rapporto tra il servo e Allah può essere instaurato soltanto seguendo la via indicata dai Profeti e dai Messaggeri, in particolare dall’ultimo Profeta, Ḥaḍrat Muḥammadur Rasūlullāh (pace e benedizioni su di lui); e può essere ulteriormente rafforzato perseverando negli sforzi e nella disciplina lungo la via da lui indicata.

Abbiamo ricevuto, per mezzo del Suo ultimo Messaggero, Muḥammadur Rasūlullāh (pace e benedizioni su di lui), l’ultima guida e l’ultimo Libro di Allah destinati all’umanità: il Corano. È alla luce di questo Libro e seguendo le orme dell’ultimo Profeta (pace e benedizioni su di lui) che possiamo instaurare un rapporto corretto con Allah. Alla luce degli insegnamenti dell’ultimo Profeta, Ḥaḍrat Muḥammad (pace e benedizioni su di lui), per instaurare un rapporto con Allah è indispensabile acquisire tre cose: (1) la corretta maʿrifa, ossia conoscenza e riconoscimento di Allah; (2) praticare correttamente la ʿubūdiyya, ossia la servitù nei confronti di Allah; (3) seguire la via scelta da Allah e abbandonare quella da Lui non scelta. Cercheremo di esaminare brevemente questi tre aspetti.

La maʿrifa di Allah

Il tipo di rapporto che avrò con Allah dipende interamente dalla Sua ma‘rifah, ossia dalla conoscenza di Lui. Alla radice di tutte le calamità, di tutti i disordini e di tutte le inquietudini presenti nel mondo vi è la diffusione di una conoscenza errata di Allah. Del resto, l’umanità non ha mai negato completamente Allah. Persino coloro che sono noti come atei radicali, sebbene non direttamente, almeno indirettamente hanno riconosciuto l’esistenza di Allah in quasi tutti i capitoli della storia umana. Per questo Allah l’Altissimo ha inviato, epoca dopo epoca, profeti e messaggeri per presentare agli uomini la corretta ma‘rifah, ossia la corretta conoscenza di Lui. Non si trova nella storia alcuna prova che un profeta o un messaggero sia venuto semplicemente per dimostrare o far accettare la Sua esistenza. Le persone presso le quali apparve l’ultimo Profeta, Muhammad (s.a.s.), credevano nell’esistenza di Allah. Tuttavia erano ignoranti riguardo alla Sua corretta dignità e alla Sua corretta conoscenza. Adoravano divinità maschili e femminili, credendo che queste li avrebbero aiutati ad avvicinarsi ad Allah. Arrivavano persino a definire gli angeli figlie di Allah.

Analogamente, anche gli appartenenti alla Gente del Libro, cioè i seguaci della Torah e del Vangelo, non erano increduli riguardo all’esistenza di Allah. Attraverso il profeta Mosè (a.s.) e il profeta Gesù (a.s.) avevano ottenuto la corretta conoscenza di Allah. Tuttavia, nel dedicarsi alla schiavitù delle passioni, i dotti cristiani ed ebrei, mettendo il piede sulla spalla di Iblīs, introdussero nella Scrittura di Allah modifiche arbitrarie. Di conseguenza, i seguaci posteriori della Torah e del Vangelo fallirono nell’ottenere la corretta ma‘rifah di Allah e, insieme a ciò, fallirono anche nell’avvicinarsi ad Allah l’Altissimo. Il Grande Profeta (s.a.s.) invitò proprio costoro, nell’Arabia di allora, ad avere fede in Allah. Da ciò emerge chiaramente che il Grande Profeta (s.a.s.) li invitò ad accettare la sottomissione, la servitù e l’adorazione di Lui, chiamandoli ad avere fede in Lui nel senso autentico del termine, dopo aver semplicemente presentato loro la vera conoscenza di Allah l’Altissimo. Pertanto, anche noi che desideriamo avvicinarci ad Allah l’Altissimo dobbiamo, prima di tutto, acquisire la corretta ma‘rifah, la corretta conoscenza di Allah l’Altissimo.

I mezzi per acquisire questa ma‘rifah, ossia questa conoscenza

Per acquisire la ma‘rifah di Allah l’Altissimo è assolutamente indispensabile ottenere una corretta comprensione di cinque questioni.

(1) Una corretta comprensione della dhāt di Allah l’Altissimo.
(2) Una corretta comprensione delle Sue sifat, ossia dei Suoi attributi.
(3) Una corretta comprensione dei Suoi af‘āl al-qudrah, ossia delle Sue attività e delle Sue azioni.
(4) Una comprensione delle benedizioni di Allah l’Altissimo.
(5) Una trattazione dei giorni storici, gli Ayyāmullāh, nei quali Allah l’Altissimo inflisse in passato punizioni esemplari ai disobbedienti, e una comprensione dell’ultimo Giorno, lo Yawm ad-Dīn.

La dhāt di Allah

Il Grande Profeta (s.a.s.) ha vietato di riflettere e speculare sulla dhāt di Allah per ottenere la ma‘rifah di Allah. Questo perché la ragione e l’intelletto umano non sono capaci di comprendere nulla attraverso la riflessione e la speculazione sulla Sua dhāt. Allah l’Altissimo stesso ci ha invitati a rivolgere lo sguardo verso il creato per conoscere Lui. Pertanto, la corretta comprensione della dhāt di Allah è quella conoscenza che Allah e il Suo Messaggero (s.a.s.) ci hanno fornito riguardo alla dhāt di Allah. Quando il Grande Profeta (s.a.s.) presentò l’invito alla fede, nel mondo contemporaneo di allora i politeisti consideravano innumerevoli divinità associate alla dhāt di Allah e chiamavano gli angeli figlie di Allah. Gli ebrei consideravano il profeta Uzayr (a.s.) figlio di Allah e stabilivano così una sua associazione con la dhāt di Allah. I cristiani chiamavano il profeta Gesù (a.s.) figlio di Allah e lo consideravano anch’egli socio nella dhāt di Allah. Essi stabilivano creatori distinti per le opere buone e per le opere cattive e li chiamavano con nomi diversi. Chiamavano il creatore delle opere buone Yazdān e quello delle opere cattive Ahrimān. Confutando tutte queste concezioni distorte riguardo alla dhāt di Allah, il Corano proclamò nella sura al-Ikhlās, con parole chiare e inequivocabili:

قُلْ هُوَ اللهُ أَحَدَّ اللهُ الصَّمَدُ، لَمْ يَلِدْ وَلَمْ يُولَدْ وَلَمْ يَكُنْ لَهُ كُفُوًا أَحَده

«O Profeta, proclama: Allah è Uno e Unico; non dipende da nessuno nel creato. Non è padre di alcun figlio o progenie, né è generato da qualcuno. Nessuno può essere Suo pari.»

In verità, questa è la descrizione migliore dell’Essenza di Allah. Non è possibile spiegarla o analizzarla nel linguaggio umano. Possiamo riflettere e ricercare quanto desideriamo sugli altri quattro aspetti, per conseguire la vicinanza ad Allah. Allah l’Altissimo ha attribuito grande importanza alla riflessione e alla ricerca su questo tema. Il Corano di Allah dice:

إِنَّ فِي خَلْقِ السَّمَوتِ وَالْأَرْضِ وَاخْتِلاف اليْلِ وَالنَّهَارِ لآيات لا ولِي الْأَلْبَابِ 8

«In verità, nella creazione dei cieli e della terra, nell’alternarsi e nell’avvicendarsi della notte e del giorno, vi sono segni per gli uomini dotati di intelletto.» — (Sura Āl ʿImrān: 190)

Gli attributi di Allah

Allah l’Altissimo ha presentato Sé stesso attraverso il Suo Libro. In tale presentazione sono descritte le Sue diverse potenze, capacità e autorità, così come sono menzionati alcuni dei Suoi nomi attributivi. Riflettendo e ricercando su questi nomi attributivi, possiamo conseguire la conoscenza spirituale di Allah l’Altissimo. In vari passi del Corano sono descritti innumerevoli nomi attributivi di Allah. Proprio all’inizio della Sura al-Fātiḥa, insieme alla proclamazione della lode di Allah, la menzione, accanto al nome proprio «Allah», di Rabb al-ʿĀlamīn, al-Raḥmān, al-Raḥīm e Māliki Yawm al-Dīn costituisce una presentazione incomparabile della conoscenza di Allah.

Allah, Rabb al-ʿĀlamīn: Egli è l’unico Creatore dell’intero universo; è Lui solo che ha provveduto ai bisogni di ogni creatura di questo mondo, e a Lui appartiene la proprietà esclusiva di ogni cosa. Ovunque vigono soltanto i Suoi comandi e le Sue disposizioni. In tutto l’universo sono stabilite esclusivamente la Sua autorità e la Sua sovranità.

Al-Raḥmān, al-Raḥīm: Egli, soltanto Lui, è misericordioso e compassionevole verso l’intero creato, e in particolare verso il genere umano. Ovunque nei cieli e sulla terra si manifesta soltanto l’abbondanza della Sua misericordia. Questa benevolenza e questa misericordia non hanno né fine né limite. L’essere umano, il migliore del creato, dipende dalla Sua misericordia a ogni passo tanto nella vita terrena quanto nell’Aldilà.

Maliki Yawm ad-Din: Allah, Creatore, Signore e unico Sovrano dell’intero universo, è elargitore, misericordioso e benevolo, ma è anche severo e dotato di potere assoluto. Un giorno saranno giudicate tutte le azioni compiute dagli esseri umani durante la loro vita terrena. Egli sarà l’unico Sovrano di quel Giorno del Giudizio. Nel Suo tribunale non esiste alcun altro essere capace di mostrare il coraggio e l’audacia necessari per intercedere.

Così, nel versetto della Sura al-Baqara conosciuto e denominato Ayat al-Kursi, vengono descritte alcune qualità di Allah l’Altissimo:

الله لا إله إلا هُوَ الْحَيُّ الْقَيُّومُ لاَ تَأْخُذُهُ سِنَةٌ وَلَا نَوْمٌ ، لَهُ مَا فِي السموت وما في الأَرْضِ مَنْ ذَالَّذِي يَشْفَعُ عِنْدَهُ إِلَّا بِإِذْنِهِ يَعْلَمُ مَا بَيْنَ أَيْدِيهِمْ وَمَا خَلْفَهُمْ ، وَلَا يُحِيطُونَ بِشَيْءٍ مِّنْ عِلْمِهِ إِلَّا بِمَا شَاءَ : وسِعَ كُرْسِيُّهُ

السَّمَوتِ وَالْأَرْضِ ، وَلا يَئُودُهُ حِفْظُهُمَا ، وَهُوَ العَلِيُّ العظيم .

«Allah è quell’Essere sublime, al di fuori di Lui non vi è alcuno che possieda il potere sovrano; Egli è il Vivente, l’Eterno. Né il torpore né il sonno possono toccarLo. Egli solo è il Sovrano di tutto ciò che è nei cieli e sulla terra. Chi mai può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli è pienamente consapevole di tutto ciò che precede e di tutto ciò che segue gli esseri umani; nessuno può comprendere neppure una goccia dell’oceano della Sua conoscenza. Tuttavia, gli esseri umani possono comprendere soltanto ciò che Egli concede loro la capacità di comprendere. Il Suo potere, la Sua autorità e la Sua sovranità si estendono ovunque nei cieli e sulla terra. Nel preservare tutto ciò, Egli non prova la minima stanchezza né spossatezza. In verità, Egli è l’Essere grande e supremo.» (Sura al-Baqara: 255)

In verità, il nucleo dell’identità di Allah che emerge da questo celebre versetto è che nessun altro può essere detentore del potere sovrano. Poiché in tutta la creazione è operante soltanto la Sua sovranità, anche nella società umana deve essere stabilita soltanto la Sua sovranità. Le qualità indispensabili per essere il legittimo detentore del potere sovrano non possono trovarsi in nessun altro all’infuori di Allah: non in alcun individuo, né in alcun gruppo, né in alcuna nazione.

In realtà, nel chiamare gli uomini alla fede in Allah, i profeti e i messaggeri hanno invitato ad accettare la sovranità di Allah e a rifiutare la sovranità di chiunque altro all’infuori di Allah. Questo è anche il segreto insito nella Kalima Tayyiba. Ed è questo il motivo fondamentale per cui, in ogni epoca, le forze statali contemporanee e i gruppi di interessi costituiti hanno assunto un atteggiamento aggressivo nell’opporsi alla predicazione dei profeti e dei messaggeri.

In questo modo, se riuscissimo ad analizzare una per una tutte le altre designazioni attributive menzionate nelle diverse sure del Corano, una corretta concezione di Allah potrebbe radicarsi saldamente nella nostra mente e nel nostro cuore. Tutte queste designazioni attributive di Allah l’Altissimo sono importanti e ricche di significato. Tra esse, Rabb, Ilah e Malik hanno in modo particolare un significato ampio. Inoltre, se ne osservano profonde ripercussioni e conseguenze nella nostra vita concreta. Nella Sura an-Nas, parlando del rapporto di Allah l’Altissimo con gli esseri umani, Allah l’Altissimo dice:

قُلْ أَعُوذُ بِرَبِّ النَّاسِ لا مَلِكِ النَّاسِ إِلهِ النَّاسِ مِنْ شَرِّ الْوَسْوَاسِ لَا الْخَنَّاسِ وَ الَّذِي يُوَسْوِسُ فِي صُدُورِ النَّاسِ وَ مِنَ الْجِنَّةِ والناس

«Di’: “Cerco rifugio presso il Signore degli uomini, il Sovrano degli uomini e il Dio degli uomini, contro il male del sussurratore che si ritrae, che insinua il male nei petti degli uomini, sia tra i jinn sia tra gli uomini”». (Sura an-Nās: 1-6)

Nel tentativo di seguire leggi, norme e regolamenti elaborati dagli uomini, essi hanno diviso la propria vita in tre parti. Per soddisfare le esigenze dello stomaco, seguono un certo tipo di regole o di dominio; per soddisfare la fame dell’anima, cioè le esigenze spirituali, seguono regole completamente opposte. Nella vita dello Stato e della società, invece, seguono ideali e norme esattamente contrari. In questo modo, nella società umana sono sorti gli interessi costituiti di tre classi. Nella storia del mondo, in quasi ogni epoca e periodo, la gente comune è stata schiacciata sotto il giogo degli interessi costituiti di queste tre classi.

(1) Coloro che detengono il potere e l’influenza politica
(2) Coloro che detengono la supremazia e l’influenza economica
(3) Coloro che detengono la guida religiosa e il sacerdozio. Riconoscere Allah simultaneamente come Signore, Dio e Sovrano degli uomini significa negare e abbattere, dalla vita degli uomini, l’autorità e il dominio degli interessi costituiti di queste tre classi, riconoscendo soltanto Allah come unico Regolatore di ogni cosa. Significa ritenere benefica, anche nella vita economica, soltanto la legge di Allah; ritenere che, nella vita politica, la pace e il bene risiedano esclusivamente nella Sua sovranità; e ritenere che il perfezionamento spirituale, cioè la felicità nell’Aldilà, sia possibile unicamente attraverso le norme di Allah. Avere una ferma fede in tutto ciò è credere nel tawḥīd. Al contrario, anche la minima aggiunta o sottrazione in questa materia rientra nello shirk.

Nella trattazione complessiva di tutti gli attributi di Allah, da un lato troviamo la descrizione della Sua misericordia, benevolenza, grazia e perdono, mentre accanto a essa troviamo la menzione della Sua potenza, autorità e suprema forza. La riflessione e lo studio di questo insieme equilibrato di attributi suscitano simultaneamente nell’animo umano due atteggiamenti contrapposti nei confronti di Allah. Dai nomi ar-Raḥmān, ar-Raḥīm, al-Ghafūr, al-ʿAfūw, al-Karīm e altri simili nasce nel cuore la speranza di ottenere la misericordia, la benevolenza e il perdono di Allah; allo stesso modo, la riflessione su al-Jabbār, al-Qahhār, al-Mālik, al-ʿAzīz e Dhū intiqām suscita un timore e una paura profondissimi. In realtà, la presenza simultanea di queste due concezioni contrapposte è ciò che si chiama īmān, ovvero la corretta maʿrifa di Allah: “La fede sta tra il timore e la speranza”.

Descrizione della potenza di Allah

Il secondo ambito in cui impiegare la facoltà di riflettere per conseguire la maʿrifa di Allah consiste nello studiare e approfondire l’opera della potenza di Allah l’Altissimo. Nella creazione dei cieli e della terra, e in ogni atomo e particella dell’universo creato, sono disseminati innumerevoli elementi capaci di rendere il cuore credente nel tawḥīd di Allah. Il Corano di Allah l’Altissimo, nel dimostrare la verità del tawḥīd e dell’Aldilà, ha invitato a riflettere sui misteri della natura universale. Anche per coloro che non sono in grado di dedicare attenzione a una creazione così vasta vi è materia di riflessione nei misteri della propria stessa creazione. Perciò il Corano ha indicato di ricercare le prove e i segni del tawḥīd e dell’Aldilà negli “āfāq”, cioè nel mondo creato, e negli “anfus”, cioè nella vita umana.

Il movimento regolare e ordinato di ogni pianeta e satellite del sistema solare lungo la propria orbita, l’alternarsi eterno del giorno e della notte e della notte e del giorno secondo una legge perenne, il mutare delle stagioni secondo la medesima legge eterna, e l’azione della stessa legge eterna e immutabile negli animali, negli uccelli, negli insetti, nelle piante, negli alberi e nelle rampicanti risvegliano spontaneamente nell’animo umano il senso del tawḥīd. Il suo cuore esclama:

رَبَّنَا مَا خَلَقْتَ هُذَا بَاطِلاً سُبْحَنَكَ فَقِنَا عَذَابَ النَّارِه

«O nostro Munīb, non hai creato invano neppure una delle cose del creato. Pertanto (poiché crediamo che l’Aldilà sia una realtà), liberaci dalla dura e terribile punizione dell’Inferno.» — (Sura Āl ʿImrān: 191)

Rivolgendosi a chi non ha la capacità né l’opportunità di riflettere su tutti questi misteri della creazione, il Corano dice:

فَلْيَنْظُرِ الْإِنْسَانُ مِمَّ خُلِقَهُ خُلِقَ مِنْ مَاءٍ دَافِقَ يَخْرُجُ مِنْ بَيْنِ الصلب والتَّرَائِبِ إِنَّهُ عَلَى رَجْعِهِ لَقَادِرٌ

«L’uomo dovrebbe riflettere: da quale cosa è stato creato? È stato creato da una goccia di acqua emessa con forza, che sgorga tra la schiena e il petto. Colui che lo ha creato in questo modo è certamente capace di riportarlo in vita dopo la morte.» — (Sura al-Ṭāriq: 5-8)

Per conseguire la vera maʿrifa di Allah, Allah Taʿālā stesso ha dunque unito il fikr allo dhikr. È stato detto:

إِنَّ فِي خَلْقِ السَّمَوتِ وَالْأَرْضِ وَاخْتِلَافِ الَّيْلِ وَالنَّهَارِ لَآيَاتِ لِأُولى الْأَلْبَابِ الَّذِينَ يَذْكُرُونَ اللَّهَ قِيمًا وَقُعُودًا وَعَلَى جُنُوبِهِمْ وَيَتَفَكَّرُونَ فِي خَلْقِ السَّمَوتِ وَالْأَرْضِ :

«Nella creazione dei cieli e della terra, e nell’alternarsi del giorno e della notte, vi sono segni dell’unicità di Allah per le persone dotate d’intelletto: coloro che ricordano Allah in ogni condizione, da svegli e nel sonno, e riflettono sui misteri della creazione dei cieli e della terra.» (Sura Āl ʿImrān: 190-191)

Lo studio delle benedizioni di Allah

Il terzo mezzo efficace e concreto per conseguire la conoscenza di Allah sono le benedizioni di Allah l’Altissimo: riflettere e meditare sulle Sue innumerevoli e inesauribili benedizioni. Perciò, insieme all’invito a dedicarGli culto e adorazione, Allah l’Altissimo ha ricordato agli esseri umani anche le Sue innumerevoli benedizioni. Allah l’Altissimo ha detto:

يأَيُّهَا النَّاسُ اعْبُدُوا رَبَّكُمُ الَّذِي خَلَقَكُمْ وَالَّذِينَ مِنْ قَبْلِكُمْ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُونَ الَّذِي جَعَلَ لَكُمُ الْأَرْضَ فِرَاشًا وَالسَّمَاءَ بِنَاءَ من وَأَنْزَلَ مِنَ السَّمَاءِ مَاءً فَأَخْرَجَ بِهِ مِنَ الثَّمَرَتِ رِزْقًا لَّكُمْ فَلَا تَجْعَلُوا لِلَّهِ أَنْدَادُ وَأَنتُمْ تَعْلَمُونَ .

«O uomini, adorate il vostro Signore e sottomettetevi a Lui, Colui che ha creato voi e coloro che vi hanno preceduto; così potrete sperare di salvarvi. Egli ha fatto per voi della terra un giaciglio e del cielo una volta, e dal cielo fa scendere l’acqua, con la quale fa germogliare dalla terra diversi frutti come sostentamento per voi. Non associate dunque alcuno ad Allah, pur sapendo [che ciò è ingiusto].» – (Sura al-Baqara: 21-22)

Su questa terra viviamo godendo delle innumerevoli e inesauribili benedizioni di Allah l’Altissimo. Ognuna di esse testimonia l’unicità e il tawhid di Allah. Ogni organo del corpo umano è una benedizione meravigliosa, e tutti insieme sono testimoni del tawhid di Allah. I miei occhi: sono un dono esclusivo di Allah. Nessuna forza al mondo, neppure l’intera creazione riunita, potrebbe darmi una benedizione sostitutiva equivalente. Allo stesso modo, le mie orecchie, la mia lingua, il mio naso, le mie mani, i miei piedi, la mia testa, la mia mente e il mio cervello, ossia ogni cellula del mio corpo, sono doni esclusivi di Allah; se anche uno solo di essi venisse meno, nessuno avrebbe la capacità di predisporre un sostituto.

Anche le cure e l’affetto di mia madre e di mio padre, grazie ai quali sono cresciuto gradualmente nella luce e nell’aria di questo mondo fino a diventare un essere umano, costituiscono una benedizione meravigliosa, impossibile da descrivere con il linguaggio umano. Allah stesso l’ha presentata come un Suo segno. Allo stesso modo, una reale percezione delle benedizioni di cui godiamo su questa terra, insieme a tutto ciò che vi apportano i raggi e le particelle del sistema solare, riempie di gratitudine il cuore umano. Allah stesso ha detto: se volete fare il conto delle benedizioni di Allah, potete anche tentare; alla fine fallirete. Le benedizioni di cui godiamo in questo mondo, secondo le parole di Allah, sono ben poca cosa: poca cosa e, allo stesso tempo, effimere. Invece ciò che Allah ha riservato presso di Sé è migliore e duraturo. Basta riflettere su queste benedizioni effimere e insignificanti perché la nostra capacità di pensare venga meno; la conoscenza e l’intelletto restano stupefatti. Quanto poi siano belle, piacevoli e straordinarie le benedizioni migliori e durature che Allah l’Altissimo ha riservato per la vita dell’Aldilà, lo sa soltanto Colui che ne è l’unico Creatore.

Osserviamo anche solo per un momento la straordinaria complessità delle insignificanti ed effimere benedizioni di questo mondo: vedremo quanto è grande Allah, il Creatore supremo, e quanto siano impotenti coloro ai quali gli uomini si sottomettono e che adorano al posto di Allah. Prima di ripulire e mangiare il piatto di frutti assortiti del Bangladesh che avete davanti, pensate un po’ al loro Creatore. Nel vostro piatto ci sono mango, jackfruit, papaya, banane e anche alcune guaiave. Ora chiedete a coloro che studiano questi frutti deliziosi e dolcissimi: qualcuno può creare nel jackfruit il sapore del mango? Qualche esperto di botanica ha mai scoperto un procedimento capace di creare nel papaya il sapore dell’ananas, oppure nel mango quello della papaya? Per quanto progredisca la ricerca scientifica del futuro, potrà mai dare un contributo alla creazione originaria? Ciò che potrà fare non sarà altro che riconoscere la tecnica creativa del Grande Creatore, e null’altro.

Oltre a queste benedizioni materiali del mondo, la più grande benedizione di Allah l’Altissimo è il Sacro Corano. Allah, il Misericordioso Datore delle benedizioni, per grazia e benevolenza ha insegnato il Corano agli esseri umani. Nell’elenco delle Sue inesauribili benedizioni, il Corano occupa il primo posto. Nessun occhio umano al mondo ha mai visto una benedizione simile a quella riservata ai cari servi di Allah che seguono questo Corano. Nessun orecchio umano al mondo ha mai ascoltato la descrizione di una benedizione simile. E le menti fantastiche di milioni e milioni di persone non hanno mai potuto neppure immaginare una simile benedizione. Soltanto coloro che, rendendo grazie per le benedizioni materiali concesse da Allah in questo mondo e facendo un uso corretto della più grande benedizione, il Corano, potranno diventare cari servi di Allah; solo a loro sarà concessa nell’Aldilà la possibilità di godere delle inesauribili benedizioni di Allah.

Ayyāmullāh

Uno dei mezzi principali per conseguire la vera maʿrifa di Allah consiste nel riflettere sui giorni di Allah e trarne insegnamento. Le comunità che in passato furono distrutte dall’ira di Allah per aver negato la missione dei Suoi profeti sono chiamate Ayyāmullāh, perché nei giorni della loro distruzione si verificarono eventi significativi nella storia dell’umanità. Sono anche chiamati la Qiyāma minore. L’ultimo dei giorni di Allah è conosciuto come «Yawm al-Dīn». Le vicende della distruzione di coloro che in passato furono annientati per la loro disobbedienza ad Allah suscitano nei nostri cuori una vera percezione della potenza di Allah. Da questi eventi possiamo anche trarre un autentico insegnamento. Perché fu distrutto il popolo del profeta Noè? Quale fu la sorte di Nimrod? Quale punizione esemplare ricevette il Faraone? Come fu completamente distrutto il popolo di Lot? E quale punizione subirono il popolo di ʿĀd e il popolo di Thamūd? Il profeta Muhammad ﷺ ci ha ordinato di trarre insegnamento da questi eventi. A ciò si aggiungono la descrizione delle terribili scene della Qiyāma, la manifestazione della maestà irresistibile e della potenza dominatrice di Allah nel Giorno del Giudizio, la scena indescrivibile delle persone che correranno a esaminare il registro delle proprie opere e le scene dure e severissime del giudizio nell’Aldilà, condotto sotto l’autorità esclusiva di Allah. Riflettendo e meditando su tutto questo, l’essere umano può conseguire, nel senso autentico del termine, la vera maʿrifa di Allah.

La ʿubūdiyya verso Allah

Non appena la vera maʿrifa di Allah, cioè la Sua vera conoscenza, si manifesta all’essere umano, il suo cuore accetta spontaneamente la ʿubūdiyya verso Allah. Dopo aver presentato la conoscenza di Allah nei primi tre versetti della Sūra al-Fātiḥa, si fa proclamare dalla lingua dell’essere umano quanto segue:

إِيَّاكَ نَعْبُدُ وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ .

Che cosa indicano le parole: «O Dio, adoriamo unicamente Te e chiediamo aiuto soltanto a Te»? Se si esamina la questione più profondamente, la risposta sarà evidente: dopo aver acquisito una conoscenza consapevole di Allah, l’essere umano non ha altra possibilità se non sottomettersi completamente ad Allah. Il Nobile Corano presenta questo principio in forme diverse e in vari passaggi. Il profeta Ibrāhīm studiò le stelle e rifletté sulla luna e sul sole; gli fu chiaro che nessuno di essi poteva essere un Signore o una divinità. Perciò dichiarò con parole chiare alla sua gente:

يُقَوْمِ إِنِّي بَرِئُ مِّمَّا تُشْرِكُونَ إِنِّي وَجَهْتُ وَجْهِي لِلَّذِي فَطَرَ السَّمَوتِ وَالْأَرْضَ حَنِيفًا وَمَا أَنَا مِنَ الْمُشْرِكِينَ

«O popolo mio, io dichiaro di essere libero da tutto ciò che associate ad Allah. Ho reciso ogni legame con ogni altra cosa e mi rivolgo con dedizione esclusiva verso Allah, che ha creato i cieli e la terra; e non appartengo mai agli associatori». (Sūra al-Anʿām: 78-79)

In questo modo Allah l’Altissimo informò il profeta Mosè (pace su di lui) riguardo alla Sua ma’rifa, ossia alla Sua conoscenza, gli affidò il compito della profezia e, subito dopo, gli ordinò di adorare esclusivamente Lui.

إِنَّنِي أَنَا اللَّهُ لَا إِلَهَ إِلَّا أَنَا فَاعْبُدُنِي ، وَأَقِمِ الصَّلوةَ لِذِكْرِي .

«Sappi con certezza che Io sono Allah; non vi è alcuna divinità all’infuori di Me. Adora dunque esclusivamente Me e istituisci la salat per ricordarti di Me.» (Sura Ta-Ha: 14)

Sulla base di questa breve discussione, possiamo facilmente giungere alla conclusione che, secondo l’inevitabile esigenza della corretta ma’rifa di Allah, l’essere umano deve riconoscere Allah come l’unico Munib e considerarsi Suo servo devoto e schiavo. Riconoscere Allah come unico Munib e considerarsi esclusivamente Suo servo non può tuttavia limitarsi a una convinzione interiore e a una dichiarazione verbale. Nella realtà, bisogna eliminare dalla propria vita ogni attività di servitù e schiavitù verso altri oltre ad Allah. Bisogna dedicarsi a sradicare tali attività dalla vita umana e a stabilire ovunque, nel suo vero significato, la servitù e l’adorazione di Allah.

Dalle istruzioni che Allah l’Altissimo diede al profeta Mosè (pace su di lui), dopo avergli conferito la Sua ma’rifa e la profezia, possiamo ricavare una guida concreta su come compiere il vero servizio e la vera adorazione di Allah. Per prima cosa Allah l’Altissimo informò il profeta Mosè (pace su di lui) che «non esiste alcuna divinità, ossia alcun essere dotato di potere sovrano, all’infuori di Allah». Allo stesso tempo gli comunicò: «Bisogna adorare e servire esclusivamente Lui». Per compiere questo servizio, ossia per ricordare sempre gli ordini e le direttive di Allah, bisogna istituire la salat. In base a questa direttiva di riconoscere Allah e di servire e adorare esclusivamente Lui, al profeta Mosè (pace su di lui) fu ordinato di recarsi alla corte del sovrano tirannico dell’epoca, il Faraone. Gli fu detto: «Egli si è ribellato nel Mio regno». Dalla discussione di questo passo del Nobile Corano risulta chiaramente che la vera adorazione consiste nell’obbedire ai comandi e alle prescrizioni di Allah in ogni ambito e in ogni aspetto della vita umana, e nel rifiutare le leggi, le norme e i regolamenti diversi da quelli di Allah. L’ostacolo e la barriera sul cammino dell’adorazione di Allah sono dunque le forze statali prive di Dio o ribelli a Dio. Pertanto, dedicarsi alla lotta e allo sforzo autentici per rendere tali forze statali obbedienti ad Allah, oppure per sconfiggerle e rendere vittoriosa la religione di Allah, significa assumere, nel vero senso, la responsabilità dell’ubudiyya verso Allah. La preghiera e gli altri atti formali di adorazione sono stati resi obbligatori proprio per aiutare ad assolvere questa responsabilità dell’ubudiyya e per creare la capacità necessaria a tale scopo. Solo coloro che, dopo aver intrapreso il cammino autentico dell’ubudiyya, si avvalgono dell’aiuto di quegli atti formali di adorazione sono capaci di ottenerne il vero frutto. È stato detto: «Cercate aiuto attraverso la pazienza e la salat». Per che cosa si deve ottenere questo aiuto? Non è stato indicato altro se non l’adempimento della responsabilità dell’ubudiyya.

Nel dodicesimo anno della sua vita profetica, il profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ricevette l’ordine di compiere le cinque preghiere quotidiane. Gli ordini riguardanti il digiuno e la zakat giunsero più tardi. Che cosa fece allora fino a quel momento? Dall’inizio alla fine, il compito e la responsabilità del Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) furono uno solo: rendere vittoriosa la religione di Allah. Il Corano dice:

هُوَ الَّذِي أَرْسَلَ رَسُولَهُ بِالْهُدَى وَدِينِ الْحَقِّ لِيُظْهِرَهُ عَلَى الدِّينِ كُلِّهِ –

«Egli è Colui che ha inviato il Suo Messaggero con la guida e la religione della verità, affinché la renda vittoriosa su ogni altra religione.» (Sura at-Tawba: 33)
Dopo aver ricevuto la profezia, il profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e i suoi seguaci intrapresero una lotta strenua con l’obiettivo di rendere vittoriosa la religione di Allah. Nel corso di questo cammino, in diverse fasi e in vari momenti, furono resi obbligatori questi atti formali di adorazione, in particolare la preghiera e il digiuno. Non vi è dunque alcuna possibilità di considerare gli atti formali di adorazione separati dalla responsabilità fondamentale dell’ubudiyya. Allo stesso modo, non è possibile considerare tale responsabilità fondamentale dell’ubudiyya separata dagli atti formali di adorazione. Infatti, Colui che è il vero maestro e la vera guida nell’adempimento di questa responsabilità fondamentale non li ha mai considerati separatamente. Egli stesso attribuì loro la dovuta importanza; allo stesso modo, i suoi compagni, i nobili Sahaba (che Allah sia compiaciuto di loro), attribuirono loro la dovuta importanza. Per questo riguardo ai compagni del Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) è stato detto: «Di notte sono asceti e di giorno sono valorosi guerrieri a cavallo». Questa è la vera caratteristica del vero servo di Allah, del vero ‘abd. Non può dunque esserci il minimo dubbio che l’ubudiyya consista proprio in questo compito.

I profeti e i messaggeri hanno adempiuto, epoca dopo epoca, a questo difficile compito dell’«ubudiyya», al fine di instaurare il giusto rapporto tra Allah l’Altissimo e i Suoi servi. Nel Sacro Corano, coloro che hanno assolto questo compito in quanto seguaci dei profeti e dei messaggeri sono conosciuti come siddiqin, shuhada e salihin. Nell’adempiere a questo compito, i profeti e i messaggeri hanno avuto bisogno dell’aiuto di Allah a ogni passo. Anche i servi prediletti di Allah, i servi beneficiati, e coloro che sono conosciuti come siddiqin, shuhada e salihin tra i seguaci dei profeti, hanno sperato a ogni passo nel soccorso e nella misericordia di Allah. Ed è proprio per ottenere questo aiuto che Allah l’Altissimo ha ordinato di avvalersi della pazienza e della salat.

In realtà, solo impegnandosi in un confronto e in uno scontro diretto con i servi maledetti di Allah e con gli sviati, seguendo le orme dei profeti e dei messaggeri (pace su di loro) e degli altri servi prediletti di Allah, si può comprendere il significato della ricerca dell’aiuto attraverso la pazienza e la salat. Non è necessario andare molto lontano per comprendere che riconoscere Allah come Rabb o Munib, rendere se stessi Suoi unici servi e schiavi, costituisce il vero significato e la conseguenza inevitabile di ciò. Questa dichiarazione è espressa chiaramente nella formula «la ilaha illallah». Qui non si è affermato soltanto di riconoscere Allah come unica divinità; prima ancora, si è parlato di negare e abbattere la divinità di tutto ciò che è altro da Allah:

فَمَنْ يُكْفُرْ بِالطَّاغُوتِ وَيُؤْمِنُ بِاللَّهِ فَقَدِ اسْتَمْسَكَ بِالْعُرْوَةِ الْوُثْقَى لا انفِصَامَ لَهَا .

Così, coloro che rifiutano le forze ribelli a Dio e professano la fede in Allah sono proprio quelli che si aggrappano alla corda salda, che non può mai spezzarsi.» (Sura al-Baqara: 256)

Aggrapparsi a questa corda salda significa, in realtà, instaurare il giusto rapporto con Allah, quello che abbiamo chiamato ubudiyya.

Come preservare il rapporto dell’ubudiyya

Accettando Allah l’Altissimo come Rabb e unica divinità, promettiamo di servire, obbedire e dedicarci esclusivamente a Lui. In questo modo Allah l’Altissimo ha paragonato la professione della fede a una compravendita. Egli ha detto:

إِنَّ اللهَ اشْتَرَى مِنَ الْمُؤْمِنِينَ أَنْفُسَهُمْ وَأَمْوَالَهُمْ بِأَنَّ لَهُمُ الْجَنَّةَ . يُقَاتِلُونَ فِي سَبِيلِ اللَّهِ فَيَقْتُلُونَ وَيُقْتَلُونَ * وَعْدًا عَلَيْهِ حَقًّا فِي الثورية وَالْإِنْجِيلِ وَالْقُرْآنِ ، وَمَن أَوْفَى بِعَهْدِهِ مِنَ اللَّهِ فَاسْتَبْشِرُوا بِبَيْعِكُمُ الَّذِي بَايَعْتُمْ بِهِ ،

وَذَلِكَ هُوَ الْفَوْزُ الْعَظِيمُ

“Coloro che hanno professato la fede, Allah ha acquistato da loro la vita e i beni in cambio del Paradiso. (Ora il loro unico compito è) combattere

sulla via di Allah, dare la vita e toglierla. A questo riguardo, la promessa fatta da Allah nella Torah, nel Vangelo e nel Corano è ugualmente vera e irrevocabile. E chi è più fedele di Allah nel mantenere la promessa? Accogliete dunque il lieto annuncio (da parte di Allah) per questo vostro patto. Questo è il grande successo.” (Sura at-Tawba: 111)

Le caratteristiche morali di queste persone vincolate dal patto sono:

التَّائِبُونَ الْعَبدُونَ الْحَمِدُونَ السَّائِحُونَ الرَّكْعُونَ السَّجِدُونَ الأمرون بالمعروفِ وَالنَّاهُونَ عَنِ الْمُنْكَرِ وَالْحَفِظُونَ لِحُدُودِ اللهِ ، وَبَشِّرِ الْمُؤْمِنِينَ ( التويه : (۱۱۲)

“Sono penitenti, devoti, lodatori di Allah, viaggiatori sulla via di Allah, inclini all’inchino e alla prosternazione, ordinano il bene e proibiscono il male; soprattutto, custodiscono i limiti stabiliti da Allah. E annuncia ai credenti la buona novella.” (Sura at-Tawba: 112) Analogamente, parlando dell’avvento del Profeta Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui), guida di questo cammino e unico modello da seguire, è stato detto:

هُوَ الَّذي أرسل رسوله بالهدى ودين الحقِّ لِيُظْهِرَهُ عَلَى الدِّينِ كُلِّهِ . وَكَفَى بِاللهِ شَهِيدًا وَ مُحَمَّدٌ رَسُولُ اللَّهِ وَالَّذِينَ مَعَهُ أَشِدَّهُ عَلَى الْكُفَّارِ رُحَمَاءُ بَيْنَهُمْ تَرْبَهُمْ رَكَعًا سُجَّدًا يُبْتَغُونَ فَضْلًا مِّنَ اللَّهِ ورضواناً : (الفتح : ۲۸ – (۲۹)

“Allah è il Sublime Essere che ha inviato il Messaggero con la retta guida e la vera religione, affinché potesse renderla vittoriosa su tutte le religioni. E come testimonianza di questa grande verità è sufficiente Allah. Muhammad è il Messaggero di Allah, e i suoi compagni si distinguono per la loro durezza, simile a un fulmine, contro la miscredenza e per la misericordia reciproca. Li vedrai impegnati nell’inchinarsi e prosternarsi davanti ad Allah. Si adoperano e si sforzano per ottenere la misericordia e il compiacimento di Allah.” (Sura al-Fath: 28-29)

Alla luce dei due passi menzionati del Sacro Corano, possiamo definire correttamente il rapporto del servo con Allah e, allo stesso tempo, individuare i mezzi per rafforzare tale rapporto.

Sintesi del primo passo

Accettando la ʿubūdiyya di Allah e professando la fede, l’essere umano, in realtà, vende ad Allah la propria vita e i propri beni; in altre parole, glieli affida. Pertanto, secondo le condizioni di questa vendita, per ottenere nell’Aldilà il Paradiso da Allah come ricompensa, non gli è consentito usare la propria vita, i propri beni e la propria volontà a suo piacimento. Il vero Proprietario di questa vita e di questi beni è Allah. In origine, questa vita e questi beni sono stati donati da Lui. Affidandoli entrambi ad Allah attraverso la professione di fede, essi vengono restituiti al loro vero Proprietario. D’ora in poi, dunque, potranno essere usati soltanto per quelle opere che Allah l’Altissimo gradisce. Allah ha espresso con estrema chiarezza anche per quali opere gradisca che vengano usati. Coloro che, professando la fede in questo modo, hanno venduto ad Allah la propria vita e i propri beni in cambio del Paradiso, potranno usare tale vita e tali beni in un’unica via. Dovranno intraprendere la via della lotta suprema e strenua sulla strada di Allah, senza possibilità di fermarsi o tornare indietro. L’obiettivo ultimo della lotta suprema su questa via è sradicare le forze della miscredenza oppure perire personalmente.

Sintesi del secondo passo

La vera missione dell’ultimo Profeta, inviato per assolvere il difficile compito di liberare realmente l’umanità dalla servitù e dalla schiavitù verso chiunque altro oltre ad Allah e di renderla serva e devota di Allah, consisteva nell’affermare la religione di Allah come vittoriosa. Nel primo dei due passi da noi esaminati, dopo aver definito i credenti, vengono descritte le loro caratteristiche morali e le loro virtù; allo stesso modo, dopo aver illustrato il vero scopo della venuta del Grande Profeta (pace e benedizioni su di lui), il Corano testimonia che il Messaggero e i suoi Compagni possiedono quelle qualità e quelle virtù indispensabili per realizzare tale scopo.

Noi che desideriamo instaurare un rapporto corretto con Allah l’Altissimo, il Grande Proprietario, e desideriamo ottenere la Sua vicinanza, dobbiamo necessariamente acquisire queste qualità. Pertanto, alla luce dei due passi, le opere che è indispensabile compiere per rafforzare il rapporto con Allah e ottenere la Sua vicinanza sono le seguenti:

Primo: bisogna dare attuazione concreta alla professione della formula «lā ilāha illā Allāh», adottando misure concrete per affermare la sovranità di Allah. Bisogna offrire il sacrificio della propria vita e dei propri beni nella lotta per rendere vittoriosa la religione di Allah, con l’intento di applicare le leggi, le norme e le disposizioni di Allah sulla terra di Allah e nella vita degli esseri umani. Per liberare la società umana dalla fitna, bisogna portare avanti contemporaneamente la piena affermazione della religione di Allah e lo sforzo per eliminare le forze della miscredenza e del tāghūt.

Secondo: coloro che svolgeranno questo compito dovranno possedere contemporaneamente due qualità opposte, o, in altre parole, due caratteristiche morali. Dovranno essere severi e intransigenti verso le forze della miscredenza e del tāghūt. Ma tra di loro, verso i compagni e gli amici, dovranno essere misericordiosi, dal cuore tenero e sensibili.

Tre: la preghiera—una preghiera eccellente—aiuterà a portare equilibrio tra questa fermezza e questa dolcezza. Un atteggiamento umile nei confronti di Allah Ta’ala, che si acquisisce inchinandosi e prosternandosi sinceramente davanti ad Allah.

Quattro: il motivo d’ispirazione di questo inchinarsi, di questa prosternazione e di tutte le loro attività, lotte e sforzi deve essere unicamente il conseguimento del compiacimento di Allah e il divenire degni di ricevere soltanto la misericordia e la benevolenza di Allah.

Cinque: le caratteristiche morali di questi soldati sulla via di Allah, simboli di fermezza e dolcezza, di coloro che si dedicano a una lotta strenua per rendere vittoriosa la religione di Allah, si manifesteranno attraverso tutte le loro attività. Poiché il fulcro del loro comportamento, dei loro modi e delle loro relazioni sarà il conseguimento del compiacimento e della misericordia di Allah, la loro mente e il loro cuore saranno sempre impegnati nella contemplazione di Allah; essi saranno l’incarnazione del vero zikr e del ricordo di Allah. La purezza della loro mente e del loro cuore si rifletterà sul loro volto e sul loro carattere. Perciò anche i volti di queste persone dal buon akhlaq saranno illuminati dalla luce della fede e risplenderanno per l’effetto della prosternazione.

Sei: coloro che desiderano il compiacimento di Allah devono necessariamente guardarsi anche dal dispiacere di Allah. Oltre a compiere le azioni che rendono Allah compiaciuto, devono anche cercare di abbandonare quelle che suscitano il Suo dispiacere. Tuttavia, l’essere umano debole può soltanto impegnarsi e sforzarsi in questa direzione; riuscire pienamente è estremamente difficile. Commettere errori e mancanze è del tutto naturale. Allah è il Perdonatore, Ghafur e Rahim. Egli ha lasciato aperta la porta della tawba affinché ci si liberi da tali errori e mancanze. Tawba significa ritornare. Se, in un momento di debolezza, si commette un errore o una mancanza, chiedere perdono ad Allah per quell’errore con rimorso e pentimento e ritornare sulla retta via è ciò che si definisce vera tawba. In questo modo, possono beneficiare dei frutti della tawba soltanto coloro che si sforzano sinceramente di conseguire il compiacimento di Allah e di evitare ciò che Gli dispiace, esaminando personalmente se nel loro sforzo vi siano state mancanze o deviazioni. Nelle parole di Hazrat Ali: «Hasibu qabla an tuhāsabū»—prima di rendere conto ad Allah, fate voi stessi il vostro esame di coscienza. Così, per coloro che hanno venduto ad Allah la propria vita e i propri beni e hanno giurato di lottare sulla via di Allah, la tawba è stata menzionata come la prima e principale caratteristica: ciò significa che, nell’adempiere alle responsabilità e ai doveri alla luce di questo giuramento, sono abituati all’autocritica.

Sette: coloro che desiderano stabilire nella vita degli esseri umani e ovunque sulla terra di Allah l’adorazione e la servitù esclusivamente ad Allah, e desiderano abbattere il dominio e l’autorità di chiunque altro oltre ad Allah, devono fare della loro vita personale l’incarnazione dell’ibadah di Allah. Per acquisire la capacità di adorare costantemente, devono adempiere pienamente ai diritti degli atti formali di ibadah. Con assoluta sincerità, compiranno la namaz, la zakat, il digiuno, l’hajj e gli altri atti simili, con tutto il sentimento del cuore e dell’animo, e con devozione e riverenza. In particolare, considereranno la namaz come il mezzo del mi’raj, ossia del conseguimento della vicinanza ad Allah.

Otto: non si inchineranno davanti a nessuno del creato e quindi non si cureranno degli elogi, degli omaggi o delle lodi di alcuno. Loderanno soltanto Allah. «Allahu akbar wa lillahil hamd» sarà il loro motto quotidiano. La loro mente e la loro lingua saranno impegnate nel proclamare la purezza di Allah, nel rendere omaggio ad Allah e nell’affermare la grandezza e la sovranità di Allah. Sulle loro labbra saranno sempre recitati: «Subhanallahi wal hamdu lillahi la ilaha illallahu Allahu akbar»; «Allahu akbaru kabira, wal hamdu lillahi kathira, subhanallahi bukratan wa asila»; «Subhanallahi wa bihamdihi, subhanallahil azim wa bihamdihi astaghfiru», e altri tasbih simili.

Nove: con immensa soddisfazione si inchineranno e si prosterneranno davanti ad Allah. È stato Allah stesso a ordinare di prosternarsi davanti a Lui, prosternandosi pienamente, per ottenere la vicinanza ad Allah. Egli ha detto: «Prosternati e avvicinati».

Dieci: dopo essersi inchinati e prosternati con tutto il cuore davanti ad Allah e aver raggiunto la massima soddisfazione e pace, queste persone non si ritirano a casa. Non rimangono confinate tra le quattro mura della moschea. Né abbandonano la società umana per adottare una vita ascetica in un ambiente isolato e solitario; al contrario, si muovono nella società umana e sulla terra di Allah, sforzandosi di stabilire la Sua sovranità. Percorrono la terra di Allah per diffondere, ampliare e affermare la religione di Allah. Nel cammino, l’attrazione della vita materiale non può sbarrare loro la strada.

Undicesimo: In questo modo ordinano ai servi di Allah di obbedire ai comandi di Allah e impediscono di seguire le forze ribelli a Dio, diverse da Allah. Assolvono con fermezza il difficile compito di guidare le persone sulla retta via e di trattenerle da quella dell’errore.

Dodicesimo: La loro vera identità è quella di soldati di Allah. Perciò, nel ruolo di soldati, custodiranno i limiti stabiliti da Allah. Per impedire alle persone di oltrepassare i limiti che Allah ha posto tra giustizia e ingiustizia, tra verità e menzogna, e i confini dell’halal e dell’haram da Lui stabiliti, coloro che hanno accettato l’ubbudiyya ad Allah devono svolgere continuamente il ruolo di sentinelle vigili e insonni. Per quanto difficile possa essere questo compito di sorveglianza e di vigilanza, devono assolutamente assolverlo. Se necessario, devono mettere a rischio la propria vita.
Quando, nello svolgimento di questi ardui e gravosi compiti sopra descritti, alcuni servi di Allah sono talvolta stanchi ed esausti, talvolta ostacolati, talvolta abbattuti e talvolta sul punto di essere sopraffatti dalla frustrazione e dalla disperazione, allora per loro le parole di Allah — «Chiedete l’aiuto di Allah attraverso la pazienza e la preghiera» — si presentano come una bevanda d’immortale dolcezza. In quei momenti è impossibile esprimere a parole quanto sia piacevole ascoltare queste parole e metterle in pratica. Solo chi vive questa esperienza può percepirla realmente.

Quei servi di Allah che, attraverso le loro opere e la loro attività concreta, raggiungono questo livello devono, a un certo punto, abbandonare la dipendenza da ogni cosa del creato e confidare unicamente in Allah. In quel momento devono invocare Allah con tutto il cuore; così come si prova gioia nel rivolgerGli questa invocazione, il grande Signore e Padrone, Allah l’Altissimo, risponde ad essa con estrema rapidità. Proprio in un momento e a un livello simili giunge un comando da parte di Allah:

يأَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا اذْكُرُوا اللهَ ذِكْرًا كَثِيرًا ، وَسَبِّحُوهُ بُكْرَةً وَأَصِيلا هُوَ الَّذِي يُصَلِّي عَلَيْكُمْ وَمَلْئِكَتُهُ لِيُخْرِجَكُمْ مِّنَ الظُّلُمَتِ إِلَى النُّورِ وَكَانَ بِالْمُؤْمِنِينَ رَحِيمًا تَحِيَّتُهُمْ يَوْمَ يَلْقُونَهُ سَلْمٌ ، وَأَعَدَّ لَهُمْ أَجْرًا كَرِيمًا

«O voi che credete, ricordate Allah abbondantemente. E glorificatelo al mattino e alla sera, cioè in ogni momento. Egli riversa su di voi la Sua misericordia e i Suoi angeli invocano Allah affinché riversi su di voi la Sua misericordia. Così Allah desidera condurvi dalle tenebre alla luce. Egli è davvero misericordioso verso i credenti.» (Sura al-Ahzab: 41-44)

A questo punto Allah orienta lo sguardo del Suo servo da questo mondo verso l’Aldilà. La ricompensa migliore per il loro strenuo impegno e la loro lotta in questa vita è la ricompensa dell’Aldilà. Perciò, anche se a causa delle avversità terrene nella vita di qualcuno non giungesse il successo mondano, ciò non avrebbe alcuna importanza. Nel giorno in cui raggiungeranno la vicinanza di Allah, otterranno la Sua visione e compariranno davanti a Lui, il Signore dei cieli e della terra, il Signore del Trono immenso, li accoglierà con un saluto benevolo e darà loro il benvenuto con la pace. Là Egli ha predisposto una ricompensa onorevole per i credenti e per coloro che hanno mantenuto il giusto livello dell’ubbudiyya ad Allah. Quanto più intenso è nel loro cuore il desiderio di ottenere questa eccellente ricompensa promessa da Allah per la vita dell’Aldilà, la ricompensa del massimo onore, tanto più diventa facile per loro assolvere il diritto dell’ubbudiyya, perseverare nel mantenere un autentico rapporto con Allah ignorando ogni ostacolo, difficoltà e sguardo ostile del mondo, e accrescere progressivamente questo rapporto.

Dhikr e du‘a

Il mezzo principale e più efficace per ottenere la vicinanza ad Allah è il dhikr e la du‘a. Allah l’Altissimo ha detto:

فَاذْكُرُونِي أَذْكُرُكُمْ – (البقرة : ١٥٢)

«Ricordatemi e Io vi ricorderò.»

ادْعُونِي أَسْتَجِبْ لَكُمْ .

«InvocateMi e risponderò alla vostra invocazione.» (Sura al-Mu’min: 60)

In verità, quando il servo invoca Allah e riceve la certezza di una risposta, e quando Allah ricorda uno dei Suoi servi, è allora che quel servo diviene capace di conseguire la vicinanza ad Allah. Sebbene il dhikr e la du‘a sembrino apparentemente distinti, in realtà la du‘a è soltanto un mezzo del dhikr. In questo opuscolo discuteremo brevemente dell’importanza del dhikr, del significato del dhikr e del metodo del dhikr. Inoltre, in un capitolo separato, tenteremo di discutere che cos’è la du‘a, quali siano i suoi elementi necessari e quale sia il suo metodo, in sha’ Allah.

L’importanza del dhikr

1

يأَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا اذْكُرُوا اللهَ ذِكْرًا كَثِيرًا لَا وَسَبِّحُوهُ بُكْرَةً وأصيلا ا ( الاحزاب : ٤١-٤٢)

«O credenti, ricordate molto Allah. E proclamate la Sua santità al mattino e alla sera.»

2

فَاذْكُرُونِي أَذْكُرْكُمْ وَاشْكُرُولِي وَلَا تَكْفُرُونَ (البقر : ١٥٢)

«Ricordatemi e anch’Io vi ricorderò. RendeteMi grazie e non siate ingrati.» (Sura al-Baqara: 152)

3

واذكر ربك كثيراً وسَبِّحُ بِالْعَشِي وَالإِبكار .

«Ricorda molto il tuo Signore e proclama la Sua santità al mattino e alla sera.» (Sura Āl ʿImrān: 41)

4

وَاذْكُر ربيكَ فِي نَفْسِكَ تَضَرُّعًا وخيفة ودون الْجَهْرِ مِنَ الْقَوْلِ بِالْغُدُو والا صال ولا تَكُن مِّنَ الفعلين (الاعراف : (٢٠٥)

৫

«Ricorda il tuo Signore interiormente, con fervore e timore, non a voce alta. Ricordalo così al mattino e alla sera. E non essere mai negligente a questo riguardo. (Sura al-Aʿrāf: 205)

৬

واذكر اسم ربك وتبتل إليه تبتيلا (المزمل : (۸)

«Ricorda il nome del tuo Signore e recidi ogni legame con tutto il resto, stabilendo un legame con Lui.» (Sura al-Muzzammil: 8)

৭

وَاذْكُرِ اسْمَ رَبِّكَ بكرة وأصيلام ( الدهر : (٢٥)

“Ricorda il nome del tuo Signore al mattino e alla sera.”

فَإِذَا قَضَيْتُمُ الصَّلوةَ فَاذْكُرُوا الله قِيَامًا وَقُعُودًا وَعَلَى جُنُوبِكُمْ ،

“Dopo aver terminato la preghiera, ricordate Allah in piedi, seduti e anche sdraiati.” (Sura an-Nisa’: 103)

8

فَاذْكُرُوا أَلَاءَ اللَّهِ وَلَا تَعْثَوْ فِي الْأَرْضِ مُفْسِدِينَ (الاعراف : ٧٤)

“Poi ricordate le benedizioni di Allah. Non create corruzione sulla terra.” (Sura al-A’raf: 74)

9

خُنُوا مَا أَتَيْنُكُم بِقُوَّةٍ وَذْكُرُوا مَا فِيهِ لَعَلَّكُمْ تَتَّقُونَ (الاعراف : (۱۷۱)

«Aggrappatevi saldamente a ciò che vi abbiamo portato e ricordate tutto ciò che contiene, affinché possiate ottenere la salvezza.» (Sura al-Aʿrāf: 171) In questo modo troviamo l’ordine di fare dhikr in innumerevoli versetti del Nobile Corano. Il Corano presenta la questione del dhikr in modo tale da far pensare che il dhikr di Allah sia il fulcro di tutti gli atti di culto. Allah l’Altissimo ha detto:

أقم الصلوةَ لِذِكْرِى .

«Istituisci la preghiera per il Mio ricordo.» (Sura Ṭā Hā: 14)

أقم الصلوة ، إِنَّ الصَّلوةَ تَنْهَى عَنِ الْفَحْشَاءِ وَالْمُنْكَرِ ، وَلَذِكْرُ اللَّهِ أكبر

«Istituisci la preghiera: in verità, la preghiera preserva l’uomo dalle oscenità e dal male, e certamente il dhikr di Allah è cosa grande, o la questione principale.» (Sura al-ʿAnkabūt: 45)

قَدْ أَفْلَحَ مَنْ تَزَكَّى وَذَكَرَ اسْمَ رَبِّهِ فَصَلَّى

«Avrà successo colui che si adopera per purificarsi, menziona il nome del suo Signore e prega.» (Sura al-Aʿlā: 14-15)

فَإِذَا قُضِيَت الصلوة فَانتَشيرُوا فِي الْأَرْضِ وَابْتَغُوا مِنْ فَضْلِ اللَّهِ وَاذْكُرُوا اللهَ كَثِيرًا –

«Dopo la preghiera, disperdetevi sulla terra di Allah. Cercate il favore di Allah, cioè un sostentamento lecito, e ricordate molto Allah.» (Sura al-Jumuʿa: 10)

In questo modo, per adempiere al diritto del dhikr al quale Allah l’Altissimo ha attribuito tanta importanza, è assolutamente indispensabile comprendere bene che cosa sia il dhikr e quali siano i suoi mezzi e metodi.

Il significato del dhikr

Il significato letterale del dhikr è ricordare qualcosa, ma può anche significare descriverla o menzionarla. Ricordare qualcosa o conservarla nella mente può essere definito dhikr del cuore. Discutere di qualcosa a parole può essere definito dhikr verbale. Nel dare l’ordine per la preghiera del venerdì, Allah l’Altissimo dice:

إِذَا نُودِي الصَّلوةِ مِن يَوْمِ الْجُمُعَةِ فَاسْعَوْا إِلَى ذِكْرِ اللهِ .

«Quando, il venerdì, si chiama alla preghiera, affrettatevi al ricordo di Allah.» (Sura al-Jumuʿa: 9)

Qui con il termine dhikr si intende la khutba del venerdì, attraverso la quale ai fedeli vengono fatte ascoltare le parole di Allah e i Suoi ordini e precetti. La khutba è un discorso a tutti gli effetti. Allah l’Altissimo l’ha chiamata anch’essa dhikr.

Il dhikr di Allah è un termine specifico del Corano. Il Corano lo ha usato con un significato particolare proprio. Se si esaminano con profonda attenzione i versetti del Sacro Corano nei quali viene menzionata la parola dhikr, si potrà facilmente coglierne questo significato particolare.

La prima esigenza del Dhikrullah è che nel cuore del credente si radichi profondamente una corretta concezione dell’Essenza, degli attributi e dei comandamenti e precetti di Allah.

La seconda esigenza del Dhikrullah è che egli parli di ciò, affinché la corretta concezione dell’Essenza, degli attributi e dei comandamenti e precetti di Allah, già radicata nella sua mente e nel suo cuore, rimanga ancora più saldamente stabilita. Ne parlerà e discuterà anche allo scopo di trasmettere questa concezione agli altri. La terza esigenza del Dhikrullah è che conduca la propria vita pratica alla luce di questa concezione radicata nel cuore e nella mente.

Dhikr qalbī

Quando, nell’Īmān mujmal, proclamiamo la nostra fede in Allah, ci impegniamo a credere in Lui e a osservare i Suoi comandamenti e precetti; in realtà, questo è un patto stipulato con Allah. Ricordare sempre nel cuore e nella mente questo patto o impegno si chiama dhikr qalbī, ovvero il dhikr del cuore.

Nell’Īmān mujmal, in realtà, assumiamo tre impegni.

Primo: non nutriamo alcuna concezione diversa da quella dell’Essenza di Allah che Egli ci ha fatto conoscere tramite i profeti e i messaggeri, in particolare tramite l’ultimo Profeta e l’ultimo Libro. Sulla base della descrizione della Sua Essenza che Egli ha dato nel Corano, specialmente nella sura al-Ikhlās, consideriamo la Sua Essenza una e unica. Crediamo inoltre che Egli non dipenda da nessuno, non sia generato da alcuno e che nessuno sia stato generato da Lui. Nessuno può essere Suo pari.

Secondo: crediamo esattamente nella descrizione che Allah l’Altissimo ha dato dei Suoi attributi. Crediamo inoltre che, così come non vi è alcun associato alla Sua Essenza, allo stesso modo non vi è alcun associato nei Suoi attributi.

Terzo: quale conseguenza inevitabile della fede pura e autentica nell’Essenza e negli attributi di Allah l’Altissimo, e dell’impegno a osservare tutti i Suoi comandamenti e precetti, gli ordini e i divieti, dobbiamo mantenere il cuore e la mente vigili e consapevoli riguardo a ciò che Allah ha comandato e a ciò che ha proibito. Per questo abbiamo dovuto pregare Allah dicendo: «O Allah! Concedici la capacità di comprendere la verità come verità e di seguirla, e di riconoscere la falsità come falsità e di avere la capacità di rifiutarla». Allo stesso modo, dobbiamo compiere passi concreti per conoscere la verità e la falsità e per accettare la prima e rifiutare la seconda. In questo modo, la concezione dei comandamenti e dei precetti di Allah, cioè della verità e della falsità, deve rimanere saldamente radicata, vigile e consapevole nel cuore e nella mente. Possiamo definire dhikr del cuore, o dhikr qalbī, il processo e lo sforzo con cui manteniamo vive nel cuore e nella mente queste tre cose.

Dhikr della lingua

Per imprimere profondamente nella mente i tre suddetti contenuti, oppure per insegnarli ad altri servi di Allah, è necessario pronunciarli con la bocca, discuterne e metterli in pratica. Questo è ciò che chiameremo dhikr verbale, o dhikr della lingua.

Dhikr delle azioni

Se qualcuno imprime sinceramente nel cuore i suddetti contenuti e ne discute sinceramente a parole, la sua vita concreta non può procedere nella direzione opposta. Anzi, l’espressione e la rappresentazione positiva della fede del cuore si manifesteranno non solo nelle sue parole, ma anche in tutte le attività della vita reale, nelle transazioni e nella condotta morale e pratica. Questo è ciò che possiamo chiamare dhikr concreto, o dhikr delle azioni.

In altre parole, possiamo chiamare il dhikr della lingua una testimonianza verbale della verità, e il dhikr delle azioni una testimonianza concreta della verità.

Esempi dei tre livelli del dhikr

Nutrire nel cuore e nella mente una corretta concezione e fede riguardo all’Essenza di Allah è il dhikr del cuore. Dichiarare questa concezione e questa fede, ossia proclamare: “Non riconosco alcun associato nell’Essenza di Allah”, è il dhikr della lingua. Non associare concretamente nessuno all’Essenza di Allah è il dhikr delle azioni. Nutrire una corretta concezione degli attributi di Allah e non ritenere nessuno associato ai Suoi attributi è il dhikr del cuore. Dichiarare e diffondere a parole questa fede e queste convinzioni è il dhikr verbale, o dhikr della lingua. Vivere concretamente come seguaci del tawhid puro, senza attribuire a nessuno una parte negli attributi di Allah, si chiama dhikr delle azioni.

Allo stesso modo, imprimere nel cuore come e dove osservare i comandamenti di Allah, quali azioni Allah ha ordinato e quali ha proibito, è il dhikr del cuore. Per esempio, Allah ha ordinato di stabilire la preghiera, osservare il digiuno, versare la zakat e compiere il pellegrinaggio; ha ordinato di abbandonare l’alcol, il gioco d’azzardo e l’interesse usurario; ha proibito di dare un peso inferiore al dovuto e ha ordinato di comportarsi bene con i parenti prossimi e i vicini. Cercare di mantenere saldamente nella mente e nel cuore queste disposizioni di Allah è il dhikr del cuore. Discuterne a parole — per accrescere la propria conoscenza e comprensione oppure per farle ascoltare e insegnarle ad altri — è il dhikr verbale, o dhikr della lingua. Mettere concretamente in pratica queste azioni è il dhikr concreto, o dhikr delle azioni.

Metodi e modalità del dhikr

Esistono tre modalità del dhikr conformi alla Sunnah:
(1) la salat
(2) la recitazione del Corano
(3) i dhikr prescritti dalla Sunnah e le suppliche insegnate dal Profeta (pace e benedizioni su di lui).

La salat

In realtà, è la salat a spronarci costantemente a impegnarci ogni giorno per i tre livelli sopra menzionati. Riguardo allo scopo della salat, nella sura Ta-Ha è detto:

أَقِمِ الصَّلوةَ لِذِكْرِي .

«Compi la salat per il Mio ricordo.» (Sura Ta-Ha: 14)

Nella sura al-ʿAnkabut è detto:

أقم الصلوةَ إِنَّ الصَّلوةَ تَنْهَى عَنِ الْفَحْشَاءِ وَالْمُنْكَرِ وَلَذِكْرُ اللَّهِ أكبر

«Stabilisci la salat: in verità, la salat distoglie l’essere umano dalle oscenità e dalle azioni immorali. Certamente, il ricordo di Allah è la cosa più grande.» (Sura al-‘Ankabut: 45)

In realtà, la salat ci allena a tutte e tre le forme di dhikr. Durante la salat recitiamo alcune suppliche e formule soltanto mentalmente; attraverso questo ci alleniamo al dhikr del cuore. Pronunciamo ad alta voce alcune suppliche e formule; attraverso questo ci alleniamo al dhikr della lingua, o dhikr lisani. Inoltre, attraverso la salat, stando realmente davanti ad Allah con rispetto e conoscendolo come presente e vigile, e sottomettendoci concretamente a Lui mediante il ruku‘ e il sujud, veniamo allenati al dhikr pratico, o dhikr ‘amali, e ad altre azioni simili.

La recitazione del Corano

Dopo la salat, il miglior dhikr conforme alla sunnah è la recitazione del Corano. Uno dei nomi del Corano è adh-Dhikr. Allah l’Altissimo ha dichiarato:

إِنَّا نَحْنُ نَزَّلْنَا الذِّكْرَ وَإِنَّا لَهُ لَحَفِظُونَ .

«In verità, siamo Noi ad aver fatto scendere adh-Dhikr e saremo certamente Noi a proteggerlo.» — (Sura al-Hijr: 9)

Qui, con adh-Dhikr si intende proprio il Sacro Corano. Inoltre, Allah ha dichiarato:

لقَد يَسَّرْنَا الْقُرْآنَ لِلذِّكْرِ فَهَلْ مِنْ مُّدَّكِرٍه

«Ho certamente reso il Corano facile per il dhikr (qui dhikr significa accettare l’ammonimento). Vi è dunque qualcuno che possa trarne ammonimento?» (Sura al-Qamar: 22)

La recitazione del Sacro Corano può avvenire anche durante la salat, così come al di fuori della salat. Il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) era solito recitare, generalmente, le sure più lunghe del Sacro Corano durante la salat al-tahajjud, alla fine della notte, e diverse sure brevi, come quelle comprese nei juz 27, 28 e 29, prima di coricarsi.

Possiamo stabilire, secondo la nostra comodità, una regola precisa per la recitazione. Oppure, anche senza alcuna regola determinata, possiamo abituarci a recitare il Corano di Allah in qualsiasi momento, guardandolo o senza guardarlo, durante la salat oppure al di fuori della salat.

Per quanto riguarda la recitazione, è indispensabile acquisire la capacità di recitare correttamente, così come è indispensabile acquisire la capacità di comprenderne il significato. In realtà, se si recita senza comprenderne il significato, non è possibile ottenere attraverso quella recitazione il beneficio del dhikr. Il Corano è dhikr proprio in questo senso: attraverso di esso si vengono a conoscere i comandamenti e i divieti di Allah, i Suoi ordini e le Sue proibizioni. Inoltre, si viene a conoscere la conseguenza e l’esito dell’osservanza o della disobbedienza a tali ordini e proibizioni. Come si può conoscere tutto ciò senza comprenderne il significato?

La supplica

Il terzo mezzo del dhikr è la supplica. Allah stesso ha insegnato ai Suoi servi innumerevoli suppliche nel Suo Libro, il Nobile Corano, affinché Lo supplichiamo con quelle parole. Non solo: Egli ci ha ordinato di rivolgerGli suppliche. Poiché l’adorazione consiste nell’obbedire al Suo ordine, anche la supplica è adorazione; anzi, la supplica è stata definitaمخ العبادة l’essenza dell’adorazione.
Così come Allah ha ordinato di supplicarLo e ha insegnato il linguaggio della supplica, anche il Suo amato Profeta ha esortato la sua comunità, per ottenere la vicinanza ad Allah, a rivolgerGli suppliche per ogni nostra necessità, accanto alla salat e alla recitazione del Corano. Per quanto riguarda la supplica, egli ha dato importanza tanto al rivolgersi ad Allah con le parole del Sacro Corano, quanto all’insegnarci, per ordine di Allah (attraverso la rivelazione non recitata), alcune formule di supplica. Inoltre, affinché possiamo rimanere sempre impegnati nel dhikr di Allah nei diversi momenti del giorno e della notte e durante le varie attività, egli ci ha insegnato anche particolari tasbihat e suppliche. Mettendole in pratica, possiamo rimanere costantemente impegnati nel dhikr, conformemente a ciò che Allah desidera. Possiamo ricordare Allah attraverso tutte le nostre attività. Allah ha espresso così ciò che desidera:

الَّذِينَ يَذْكُرُونَ اللَّهَ قِيَامًا وَقُعُودًا وَعَلَى جُنُوبِهِمْ وَيَتَفَكَّرُونَ فِي خَلْقِ السموت والأَرْضِ ، رَبَّنَا مَا خَلَقْتَ هُذَا بَاطِلاً سُبْحَانَكَ فَقِنَا عَذَابٌ النَّارِه

«(Sapienti sono) coloro che ricordano Allah in piedi, seduti e sdraiati, e riflettono sulla creazione dei cieli e della terra. (In questo modo trovano la razionalità e la realtà del tawhid e dell’Aldilà, e dichiarano:) O nostro Signore, Tu non hai creato nulla di questo universo senza uno scopo. Liberaci dunque dal fuoco dell’Inferno.»
—(Sura Āl ʿImrān: 191)

Nel caso della supplica, per prima cosa devono essere chiare a chi supplica tre cose.

Primo: a chi sta rivolgendo la supplica? Conosce la Sua corretta identità, il Suo giusto rango e la Sua reale potenza?

Secondo: colui al quale il supplicante si rivolge ha un rapporto con lui? Se sì, di che tipo è questo rapporto?

Terzo: per che cosa supplicherà e che cosa chiederà nella supplica.

È opportuno ricordare che all’inizio di questo opuscolo abbiamo già accennato in parte a questo argomento. Anzi, proprio questo argomento è stato trattato come il tema principale del nostro opuscolo. Oltre ai tre punti menzionati, nel caso della supplica è necessario conoscere altri tre aspetti. La supplica non è un mantra che, una volta recitato, faccia ottenere automaticamente ciò che si desidera. Al contrario, la supplica è una delle nostre forme principali di adorazione. Se si adempie al suo dovuto, non è importante soltanto ottenere ciò che si è chiesto: è anche possibile rendere Allah compiaciuto. Per ogni parola della supplica, certamente, dovrebbe essere registrata una ricompensa nel nostro registro delle opere.

Il primo dei tre ulteriori aspetti che desideriamo menzionare riguardo alla supplica è questo: per ottenere ciò per cui intende supplicare Allah, il supplicante deve innanzitutto prendere una decisione. Deve formulare nel proprio cuore una ferma risoluzione. In secondo luogo, deve compiere passi concreti conformi a tale decisione e risoluzione. In terzo luogo, per conseguire ciò che desidera o realizzare l’opera desiderata, deve impegnarsi e sforzarsi con tutte le proprie forze. Tuttavia, per il successo non farà affidamento sui propri sforzi, bensì sull’aiuto di Allah. E, mentre adempie pienamente al proprio dovere di impegnarsi e sforzarsi, si rivolgerà umilmente ad Allah con insistente supplica. Esprimerà con voce profondamente implorante, chiedendo l’aiuto di Allah, i desideri e le aspirazioni del proprio cuore. Allah ha dichiarato Sua responsabilità far giungere alla meta coloro che decidono e si risolvono a compiere un’opera buona, si dedicano alla pratica e implorano l’aiuto di Allah. La dichiarazione di Allah l’Altissimo:

وَالَّذِينَ جَاهَدُوا فِينَا لَنَهْدِيَنَّهُمْ سُبُلَنَا .

«Coloro che si adoperano e lottano per Me, certamente li guiderò sulle Mie vie». (Sura al-ʿAnkabūt: 69)

Uno degli adab della duʿāʾ consiste nel fatto che colui che supplica, tenendo presente la corretta conoscenza di Allah, si affidi completamente ad Allah con la massima umiltà, provando timore per il castigo di Allah e sperando nella Sua misericordia. Come il defunto si trova nelle mani di colui che lo lava — non può fare nulla da sé, e chi lo lava può girarlo e rigirarlo come vuole — così il servo presenterà ad Allah la propria impotenza e, con tutta l’anima, implorerà l’aiuto di Allah.

Allah l’Altissimo conosce anche i desideri segreti dei nostri cuori. Pertanto non è necessario fare la duʿāʾ a voce molto alta. Non c’è assolutamente bisogno di gridare a gran voce in questo modo, almeno per farsi udire da Allah. Tuttavia, per suscitare nel proprio cuore uno stato di intensa emozione, timore per il castigo di Allah e speranza nella Sua misericordia, si può usare una voce controllata, abbastanza forte da essere udita da se stessi. In questo modo, almeno, il significato e la portata delle parole della duʿāʾ possono produrre un’influenza e una reazione sulla mente e sul cuore, e persino sulla vita pratica.

Allah, il Signore dei mondi, è il Creatore di tutti gli esseri umani. Egli ha insegnato una lingua a ogni essere umano. Pertanto possiamo esprimere davanti a Lui ciò che abbiamo nel cuore in qualunque lingua. Anzi, Egli conosce e comprende persino i desideri e le aspirazioni inespresse del cuore, senza bisogno delle parole. Perciò ognuno può rivolgere la duʿāʾ ad Allah come preferisce e nella lingua che preferisce. Tuttavia, poiché non possediamo una conoscenza corretta di ciò che sarà per noi benefico e di ciò che sarà nocivo, ciò che riteniamo benefico per noi può in realtà esserlo, mentre ciò che riteniamo nocivo può essere benefico. Per questo è assolutamente indispensabile comprendere che cosa viene detto nelle duʿāʾ che Allah e il Suo Messaggero ci hanno insegnato. Se ora qualcuno non è in grado di imparare a memoria le duʿāʾ in arabo, potrà certamente trarne beneficio anche chiedendo ad Allah ogni cosa nella propria lingua, tenendo a mente il significato bengalese di quelle duʿāʾ.

L’importanza della duʿāʾ

In questa pubblicazione cercheremo, in shāʾ Allāh, di riportare alcune delle duʿāʾ tratte dal Qurʾān di Allah e insegnate dal Suo Messaggero, insieme al loro significato. Prima di ciò, riportiamo di seguito alcuni versetti e hadīth riguardanti l’importanza della duʿāʾ.

Versetti

1

وَقَالَ رَبُّكُمُ ادْعُونِي أَسْتَجِبْ لَكُمْ ، إِنَّ الَّذِينَ يَسْتَكْبِرُونَ عَنْ عِبَادَتِي سَيَدْخُلُونَ جَهَنَّمَ دَاخِرِينَ (المؤمن : (٦٠)

«Il vostro Signore ha detto: “Invocatemi e Io vi risponderò. Coloro che, per orgoglio e arroganza, trascurano la Mia adorazione entreranno ben presto, certamente, nell’Inferno in stato di umiliazione.”»

2

ادْعُوا رَبَّكُمْ تَضَرُّعًا وَخَفِيَةً إِنَّهُ لَا يُحِبُّ الْمُعْتَدِينَ

«Invocate il vostro Signore con umiltà e in segreto. In verità, Egli non ama i trasgressori.» (Sura al-Aʿrāf: 55)

3

وَإِذَا سَأَلَكَ عِبَادِي عَنِّي فَإِنِّي قَرِيبٌ أُجِيبُ دَعْوَةَ الدَّعِ إِذَا دَعَانِ لا فَلْيَسْتَجِيبُوا لِي وَلِيُؤْمِنُوا بِي لَعَلَّهُمْ يَرْشُدُونَ

«Quando i Miei servi ti chiedono di Me, dì loro che sono certamente vicinissimo a loro. Ogni volta che qualcuno Mi invoca, Io gli rispondo immediatamente. Dunque, anch’essi rispondano al Mio richiamo e credano veramente in Me. Fa’ loro ascoltare queste parole, affinché possano giungere alla meta della guida.» (Sura al-Baqara: 186)

8

وَمَنْ يَعْمَلْ سُوءًا أَوْ يَظْلِمُ نَفْسَهُ ثُمَّ يَسْتَغْفِرِ اللَّهِ يَجِدِ اللَّهَ غَفُورُ رحيمان

“Coloro che commettono una cattiva azione o fanno torto a se stessi, poi chiedono perdono ad Allah, troveranno Allah indulgente e misericordioso.” (Sura an-Nisa: 110)

Hadith

1

تَضَرَّعُوا إِلَى رَبِّكُمْ وَادْعُوهُ فِي الرِّخَاءِ فَإِنَّ اللَّهَ قَالَ مَنْ دَعَانِي فِي

الرِّخَاءِ أَجَبْتُهُ فِي الشَّدَّةِ وَمَنْ سَأَلَنِي أَعْطَيْتُهُ وَمَنْ تَوَضَعَ لِي رَفْعَتُهُ وَمَنْ تَضَرعَ إِلَى رَحْمَتِهِ وَمَنِ اسْتَغْفَرَ لِي غَفَرْتُ لَهُ (الحديث الربيع)

“Implorate il vostro Signore e invocatelo nei momenti di prosperità, poiché Allah ha detto: chi Mi invocherà nel momento della prosperità, Io risponderò alla sua invocazione nel momento della difficoltà. Chi Mi chiederà qualcosa, gliela concederò. Chi si umilierà dinanzi a Me, lo eleverò a un alto rango. E chi Mi implorerà, avrò misericordia di lui. E chi Mi chiederà perdono, lo perdonerò.” — (Minhajus Salihin)

2

خَيْرُ الدُّعَاءِ الاسْتِغْفَارُ

«La migliore supplica è l’istighfār.» (Bukhārī)

3

مَا مِنْ رَجُلٍ يَذْنِبُ ذَنْبًا ثُمَّ يَقُومُ فَيَتَطَهُرُ ثُمَّ يُصَلَّى فَيَسْتَغْفِرُ اللهَ الا غَفَرَ اللهُ ثُمَّ قَرَأَ وَالَّذِينَ إِذَا فَعَلُوا فَاحِشَةً أَوْ ظَلَمُوا أَنْفُسَهُمْ ذَكَرُوا اللَّهَ فَاسْتَغْفَرُوا لِذُنُوا بِهِمْ وَمَن يَغْفِرُ الذُّنُوبَ إِلَّا اللَّهُ وَلَمْ يُصْبَرُوا عَلَى مَا فَعَلُوا وَهُمْ

يَعْلَمُونَ (بخاری)

«Se una persona, dopo aver commesso un peccato, compie l’abluzione, prega e chiede perdono ad Allah, l’Onnipotente certamente la perdona. Poi il Messaggero di Allah recitò dal Corano questo passo: “(Il segno degli abitanti del Paradiso è che) quando commettono un atto osceno o fanno torto alla propria anima, ricordano immediatamente Allah e Gli chiedono perdono per i loro peccati; dopodiché non perseverano consapevolmente e ripetutamente in simili peccati. E chi può perdonare i peccati se non Allah?”» (Bukhārī)

8

وَعَنْ أَبِي هُرَيْرَةَ رَضِيَ اللهُ عَنْهُ قَالَ سَمِعْتُ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ يَقُولُ : وَاللهِ أَنِّي لا يَسْتَغْفِرُ اللَّهَ وَأَتُوبُ إِلَيْهِ فِي الْيَوْمِ أَكْثَرُ مِنْ سَبْعِينَ مَرَّةً (بخاری)

«Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: Ho sentito il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) dire: Giuro su Dio, chiedo perdono e mi pento davanti a Lui più di settanta volte al giorno.» (Bukhari)

Suppliche del Corano

ربَّنَا آتِنَا فِي الدُّنْيَا حَسَنَةً وَفِي الْآخِرَةِ حَسَنَةً وَقِنَا عَذَابَ النَّارِ

«O nostro Signore, concedici il bene in questo mondo e il bene nell’Aldilà, e salvaci dal castigo del Fuoco.» — (Sura al-Baqara: 201)

رَبَّنَا أَفْرِغْ عَلَيْنَا صَبْرًا وَثَبِّتْ أَقْدَامَنَا وَانْصُرْنَا عَلَى الْقَوْمِ الْكَافِرِينَ *

«O nostro Signore, donaci la capacità di perseverare con pazienza, rendi saldi i nostri passi e concedici la vittoria sui miscredenti.» — (Sura al-Baqara: 250)

رَبَّنَا لَا تُؤَاخِذْنَا إِن نَّسِينَا أَوْ أَخْطَانًا ، رَبَّنَا وَلَا تَحْمِلْ عَلَيْنَا إِصْرًا كَمَا حَمَلْتَهُ عَلَى الَّذِينَ مِنْ قَبْلِنَا ، رَبَّنَا وَلَا تُحَمِّلْنَا مَالَا طَاقَةَ لَنَا بِهِ E وَاعْفُ عَنَّا الله وَاغْفِرْ لَنَا الله وَارْحَمْنَا اللهُ أَنْتَ مَوْلُنَا فَانْصُرْنَا عَلَى الْقَوْمِ الْكَفِرِينَ

O nostro Signore, se dimentichiamo o commettiamo un errore, non ritenerci responsabili per questo. Non imporci un peso gravoso, come quello che hai imposto a coloro che ci hanno preceduto. Non imporci un peso che non abbiamo la forza di sostenere. Perdona le nostre mancanze, perdona i nostri peccati e abbi misericordia di noi. Tu sei il nostro Signore; concedici dunque la vittoria sui miscredenti.» (Sura al-Baqara: 286)

رَبَّنَا لا تُزِغْ قُلُوبَنَا بَعْدَ إِذْ هَدَيْتَنَا وَهَبْ لَنَا مِنْ لَدُنْكَ رَحْمَةً ، إِنَّكَ أَنْتَ الوهاب

«O Signore, una volta che, nella Tua misericordia, ci hai concesso la retta guida, non permettere mai più che i nostri cuori si allontanino dalla Tua via. Fa’ scendere su di noi la Tua misericordia. Tu sei certamente il Donatore Supremo.»
-(Sura Āl ʿImrān: 8)

ربَّنَا اغْفِرْ لَنَا ذُنُوبَنَا وَإِسْرَافَنَا فِي أَمْرِنَا وَثَبِّتْ أَقْدَامَنَا وَانْصُرْنَا عَلَى الْقَوْمِ الْكَفِرِينَ

«O nostro Signore, perdona i nostri peccati e perdona anche ogni eccesso commesso nelle nostre azioni. Rendi saldi i nostri passi e concedici la vittoria sui miscredenti.»
(Sura Āl ʿImrān: 147)

رَبَّنَا مَا خَلَقْتَ هُذَا بَاطِلاً سُبْحْنَكَ فَقِنَا عَذَابَ النَّارِهِ رَبَّنَا إِنَّكَ مَنْ تُدْخِلِ النَّارَ فَقَدْ أَخْزَيْتَهُ ، وَمَا لِلظَّلِمِينَ مِنْ أَنصَارِهِ رَبَّنَا إِنَّنَا سَمِعْنَا مُنَادِيًا يُنَادِي لِلْإِيمَانِ أَنْ أَمِنُوا بِرَبِّكُمْ فَأَمَنَّا وَرَبَّنَا فَاغْفِرْ لَنَا ذُنُوبَنَا وَكَفَرْعَنا سَيَاتِنَا وَتَوَفَّنَا مَعَ

الأبْرَارِ – رَبَّنَا وَأَتِنَا مَا وَعَدْ تَنَا عَلَى رُسُلِكَ وَلَا تُخْدَنَا يَوْمَ القِيمة ، إِنَّكَ لَا تُخْلِفُ الْمِيعَادَة

«O nostro Signore, Tu non hai creato nulla di questo universo senza uno scopo. Tu sei purissimo. Salvaci dunque dal fuoco dell’Inferno. O Signore, colui che Tu farai entrare nell’Inferno sarà certamente umiliato, e in quel Giorno gli ingiusti non avranno alcun soccorritore. O Signore, abbiamo udito un banditore che invitava dicendo: “Credete nel vostro Signore”. E noi abbiamo creduto. O nostro Signore, perdona dunque i nostri peccati, cancella le nostre colpe e concedici di rimanere con i Tuoi servi pii. O Signore, concedici ciò che ci hai promesso tramite i Tuoi messaggeri e non umiliarci in quel Giorno della Resurrezione. Tu non vieni mai meno alla promessa.» (Sura Āl ʿImrān: 191-194)

رَبَّنَا ظَلَمُنَا أَنْفُسَنَا وَإِنْ لَّمْ تَغْفِرْ لَنَا وَتَرْحَمْنَا لَنَكُونَنَّ مِنَ الْخُسِرِينَ

«O nostro Signore, abbiamo certamente commesso un torto contro noi stessi. Se non ci perdonerai e non avrai misericordia di noi, saremo senz’altro perduti.» (Sura al-Aʿrāf: 23)

رَبَّنَا اغْفِرْ لَنَا وَلَا خَوَانِنَا الَّذِينَ سَبَقُونَا بِالْإِيْمَانِ وَلَا تَجْعَلْ فِي قُلُوبِنَا غلا لِلَّذِينَ آمَنُوا رَبَّنَا إِنَّكَ رَءُوفٌ رَحِيمٌ

«O nostro Signore, perdona noi e quei nostri fratelli che ci hanno preceduto nella fede. Non far sorgere nei nostri cuori alcun rancore o sentimento d’invidia verso i credenti. Tu sei davvero Clemente e Misericordioso.» (Sura al-Ḥashr: 10)

فاطر السموتِ وَالْأَرْضِ قد أنْتَ وَلِي فِي الدُّنْيَا وَالْآخِرَةِ ، تَوَفَّنِي مُسْلِمًا وَالْحِقْنِي بِالصَّلِحِينَ

«O Creatore dei cieli, della terra e dell’intero universo, Tu sei il mio Signore in questo mondo e nell’Aldilà. Concedimi di morire da musulmano e annoverami tra i Tuoi servi virtuosi.» (Sura Yūsuf: 101)

رَبِّ اجْعَلْنِي مُقِيمَ الصَّلوةِ وَمِنْ ذُرِّيَّتِي وَ رَبَّنَا وَتَقَبَّلْ دُعَاءِ

«O mio Signore, fa’ di me e dei miei figli persone che istituiscono la ṣalāt. O nostro Signore, accetta la mia supplica.» – (Sura Ibrāhīm: 40)

رَبَّنَا اغْفِرْ لِي وَلِوَالِدَى وَلِلْمُؤْمِنِينَ يَوْمَ يَقُومُ الْحِسَابُ

«O nostro Signore, proteggi me, i miei genitori e tutti i musulmani nel Giorno in cui tutti noi saremo chiamati a rendere conto.» (Sura Ibrahim: 41)

رب ارحمهُمَا كَمَا رَبَّيْنِي صَغِيرًا

«O Signore, abbi misericordia dei nostri genitori, così come essi si sono presi cura di noi con amore e compassione quando eravamo piccoli.» (Bani Isra’il: 24)

رَبَّنَا هَبْ لَنَا مِنْ أَزْوَاجِنَا وَذُرِّيَّتِنَا قُرَّةَ أَعْيُنٍ وَاجْعَلْنَا لِلْمُتَّقِينَ إِمَامًا

«O nostro Signore, donaci spose e figli che siano fonte di gioia per i nostri occhi. E concedi a tutti noi la grazia di diventare modelli da seguire per i timorati di Dio.» (Sura al-Furqan: 74)

Le suppliche del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)

اللَّهُمَّ لَكَ الْحَمْدُ كُلُّهُ وَلَكَ الْمُلْكُ كُلُّهُ وَلَكَ الْخَلْقُ كُلُّهُ وَإِلَيْكَ يُرْجَعُ الْأَمْرُ كُلُّهُ وَأَعُوذُ بِكَ مِنَ الشَّرِ كُلَّهُ (البيهقي)

«O Allah, a Te appartiene ogni lode. A Te appartiene ogni sovranità. Tutto ritornerà a Te. Cerco rifugio presso di Te dal male di ogni cosa.» (Al-Bayhaqi)
«O Allah, mi affido a Te. Ho creduto in Te e in Te ho riposto la mia fiducia. In tutte le mie questioni mi rivolgo a Te; nel Tuo nome combatto i Tuoi nemici. Accetto ogni giudizio sulla base del Libro che hai fatto scendere. Perciò perdonami per ciò che ho fatto e perdonami anche per ciò che non ho potuto fare [oppure: perdona i miei peccati passati e futuri]. Perdona tutto ciò che ho fatto in segreto e ciò che ho fatto apertamente. Tu sei Colui che fa avanzare e Colui che fa retrocedere. Tu sei Colui che concede la liberazione. Non c’è divinità all’infuori di Te.» In un’altra trasmissione è riportato: «Non c’è potere né forza se non in Allah». (Al-Bukhari, Muslim)

اللَّهُمَّ إِنِّي أَسْأَلُكَ الْهُدَى وَالتَّقَى وَالْعَفَافَ وَالْغِنَى (مسلم)

«O Allah, Ti chiedo la guida, la devozione, la purezza e l’autosufficienza.» (Muslim)

-اللَّهُمَّ إِنِّي أَعُوذُبِكَ مِنَ الْعَجْزِ وَالْكَسْلِ وَالْبُخْلِ وَالْهَرَمِ وَعَذَابِ الْقَبْرِ -اللَّهُمَّ آتِ نَفْسِي تَقْوَاهَا وَزَكَهَا أَنْتَ خَيْرُ مَنْ زَكَّهَا أَنْتَ وَلِيُّهَا وَمَوْلاهَا . اللَّهُمَّ إِنِّي أَعُوذُبِكَ مِنْ عِلْمٍ لَا يَنْفَعُ وَمِنْ قَلْبِ لَا يَخْشَعُ وَمِنْ نَفْسٍ لا تَشبَعُ

وَمِنْ دَعْوهِ لَا يَسْتَجَابُ لَهَا – (مسلم)

«O Allah, cerco rifugio in Te da ogni incapacità, dalla pigrizia e dalla codardia, dall’avarizia e dalla vecchiaia, e dal castigo della tomba. O Allah, dona timore di Te alla mia anima e purificala e rendila migliore, poiché solo Tu puoi purificarla e migliorarla nel modo migliore. O Allah, cerco rifugio in Te da una conoscenza che non arreca alcun beneficio. Cerco rifugio in Te da un cuore che non Ti teme. Cerco rifugio in Te da un’anima che non si sente mai appagata. E cerco rifugio in Te da una supplica che non viene accolta alla Tua presenza.» (Muslim)

اللَّهُمَّ إِنِّي أَسْأَلُكَ عِلْمًا نَافِعًا وَعَمَلاً مُتَقَبِّلاً وَرِزْقًا طَيِّبًا – (احمد)

«O Allah, Ti chiedo una conoscenza utile, opere accettate e un sostentamento puro.» (Ahmad)

اللَّهُمَّ انْفَعْنِي بِمَا عَلَّمْتَنِي وَعَلَّمْنِي مَا يَنْفَعْنِي

«O Allah, rendi benefica per me la conoscenza che mi hai concesso e concedimi la conoscenza che mi sarà utile.» (al-Tabarani e al-Tirmidhi)

اللَّهُمَّ إِنِّي أَعُوذُبِكَ مِنَ الشَّقَاقِ وَالنِّفَاقِ وَسُوءِ الْأَخْلَاقِ –

«O Allah, certamente cerco rifugio presso di Te dalle avversità del destino, dall’ipocrisia e dalla cattiva condotta.»

اللَّهُمَّ إِنِّي أَعُوذُبِكَ مِنْ زَوَالِ نِعْمَتِكَ وَتَحْوِلِ عَافِيَتِكَ وَفَجَاءَتْ نِعْمَتُكَ وَجَمِيعُ سَخَطِكَ

«O Allah, cerco rifugio presso di Te dal venire privato, dopo averle ricevute, delle Tue grazie, dal venir meno della sicurezza e da ogni forma della Tua ira e del Tuo sdegno.»

اللَّهُمَّ الْهِمَنِي رُشْدِي وَأَعِذْنِي مِنْ شَرِّ نَفْسِي – (ترمذی)

«O Allah, ispirami nel cuore una conoscenza retta e guidata da parte Tua e proteggimi dal male della mia anima.» (al-Tirmidhi)

اللَّهُمْ أَقْسِمْ لَنَا مِنْ خَشْيَتِكَ مَا يَحُول بَينَنَا وَبَيْنَ مَعَاصِيكَ وَمِنْ طَاعَتِكَ مَا تَبْلُغْنَا بِهِ جَنَّتَكَ وَمِنَ الْيَقِينِ مَا تُهَونَ بِهِ عَلَيْنَا مَصَابِبُ الدُّنْيَا وَمَتِّعْنَا بِأَسْمَاعِنَا وَأَبْصَارِنَا وَقُوَّتِنَا مَا أَحْيَيْتَنَا وَاجْعَلْهُ الْوَارِثَ مِنَّا وَاجْعَلْ ثَارَنَا عَلَى مَنْ

ظَلَمَنَا وَانْصُرْنَا عَلَى مَنْ عَادَانَا وَلَا تَجْعَلْ مُصِيبَتَنَا فِي دِينِنَا وَلَا تَجْعَلِ الدُّنْيَا أَكْبَرُ هَمِّنَا وَلَا مَبْلَغَ حِلْمِنَا وَلَا تُسَلِّطْ عَلَيْنَا مَنْ لا يرحمنا – (ترمذی و نسائ)

«O Allah, donaci quel timore di Te che ponga un ostacolo tra noi e la disobbedienza a Te. Concedici quell’obbedienza che ci permetta di giungere al Tuo Paradiso. Donaci quella certezza grazie alla quale ogni calamità diventa facile. Finché ci manterrai in vita, benedici la forza dei nostri occhi, delle nostre orecchie e dei nostri corpi, e fa’ che essa rimanga con noi. Ricompensa coloro che ci fanno torto e concedici la vittoria su coloro che ci sono ostili. Non sottoporci ad alcuna calamità riguardo alla nostra religione. Non fare del mondo il nostro più grande desiderio, né il culmine della nostra conoscenza. Non imporre su di noi alcuna autorità che non abbia misericordia di noi.» (Tirmidhi, Nasa’i)

اللَّهُمَّ أَصْلِحْ لِي دِينِي الَّذِي هُوَ عَصَمْتُ أَمْرِي وَأَصْلِحْ لِي دُنْيَايَ الَّتِي فِيهَا مَعَاشِي وَأَصْلِحْ لِى أُخِرَتِي الَّتِي فِيهَا مَعَادِي وَاجْعَلِ الْحَيَوَاتِي زيادَةُ لِي فِي كُلِّ خَيْرٍ وَاجْعَلِ الْمُوَاشرَاحَةَ لِي مِنْ كُلِّ شَر – (مسلم)

«O Allah, perfeziona la mia religione, dalla quale dipende la rettitudine di tutte le mie azioni. Rendi prospero il mio mondo, nel quale si trova il mio sostentamento. Rendi sicura anche la mia vita futura, alla quale dovrò ritornare.» (Muslim)

اللَّهُمَّ أَكْفَنِي بِحَلَالِكَ عَنْ حَرَامِكَ وَاغْنَنِي بِفَضْلِكَ عَمَّنْ سَوَاكٍ –

«O Allah, fa’ che ciò che è lecito presso di Te mi sia sufficiente per fare a meno di ciò che hai dichiarato illecito, e rendimi indipendente da tutto ciò che non sei Tu.»

اللَّهُمَّ إِنَّا نَجْعَلُكَ فِي نُحُورِهِمْ وَنَعُوذُ بِكَ مِنْ شُرُورِهِمْ .

«O Allah, Ti poniamo contro di loro e ci rifugiamo in Te dai loro mali.»

Alcune suppliche pratiche

Supplica prima di coricarsi:

بِاسْمِكَ اللَّهُمَّ أَحْيَا وَآمُوتُ -«O Allah, nel Tuo nome vivo e muoio.»

Supplica quando ci si alza dal letto:

الْحَمْدُ لِلَّهِ الَّذِي أَحْيَانًا بَعْدَ مَا أَمَاتَنَا وَإِلَيْهِ النُّشُورِ –

«Ogni lode spetta ad Allah, che ci ridarà la vita dopo averci fatto morire. Dopo la morte saremo nuovamente riportati in vita e torneremo a Lui.»

Supplica per andare in bagno:

اللَّهُمَّ إِنِّي أَعُوذُبِكَ مِنَ الْخُبْثِ وَالْخَبَائِثِ .

«O Allah, cerco rifugio presso di Te da ogni sorta di impurità.»

Preghiera prima del pasto:

بسْمِ اللهِ وَعَلَى بَرَاكَاتِ اللهِ .

«Nel nome di Allah, nella speranza della benedizione da parte di Allah.»

Preghiera dopo il pasto:

الْحَمْدُ لِلَّهِ الَّذِي أَطْعَمَنَا وَسَقَانَا وَجَعَلْنَا مِنَ الْمُسْلِمِينَ

«Lode ad Allah, che ci ha nutrito, ci ha dato da bere e, soprattutto, ci ha annoverati tra i musulmani.»

Preghiera per il viaggio su un mezzo di trasporto:

سُبْحَانَ الَّذِي سَخَّرَ لَنَا هُذَا وَمَا كُنَّا لَهُ مُقْرِنِينَ وَإِنَّا إِلَى رَبِّنَا لَمُنْقَلِبُونَ

«Glorificazione a Colui che ha messo tutto ciò sotto il nostro controllo. Altrimenti non avremmo potuto dominarlo. E così tutti noi siamo destinati a tornare a Lui.»
— (Sura az-Zukhruf: 13-14)

Supplica per viaggiare su una nave:

بِسْمِ اللهِ مَجْرِهَا وَمُرْسَهَا إِنَّ رَبِّي لَغَفُورٌ رَّحِيمٌ

«Nel nome di Allah, per il cui comando essa naviga e si ferma. In verità, il mio Signore è Perdonatore.» (Sura Hud: 41)

In questo modo, tutte queste suppliche sono ricche di significato e di profondità. I loro effetti e le loro ripercussioni sulla vita reale sono di vasta portata. Se le si mette in pratica e si riesce a comprendere con il cuore e con la mente il loro significato interiore e la loro profondità, ne trarremo certamente beneficio.

Purificazione di sé e autocritica

Nel campo della purificazione di sé, l’autocritica svolge un ruolo efficace e significativo. Coloro che seguono la via di Allah e del Messaggero devono sviluppare regolarmente l’abitudine all’autocritica, desiderando la purificazione e il miglioramento di sé. L’autocritica è fondamentalmente una preparazione preliminare al rendiconto e alla responsabilità che dovremo assumere davanti ad Allah nel tribunale dell’Aldilà. Hazrat Umar (ra) disse:
«Chiedi conto a te stesso prima di dover rendere conto ad Allah.» Nella vita reale vediamo che, prima di presentare i conti di un’istituzione alle autorità superiori per sottoporli a revisione, le persone sagge li esaminano accuratamente da sé, affinché le autorità superiori non vi rilevino errori o irregolarità. Nel tribunale dell’Aldilà dovremo presentare il nostro rendiconto davanti a un Essere Onnipotente, nel cui tribunale nessuno potrà pronunciare neppure una parola senza il Suo permesso. È dunque segno di saggezza esaminare le proprie opere con l’intento di non rimanere bloccati quando presenteremo il rendiconto lì, e impegnarsi costantemente, per quanto possibile, a eliminare le proprie mancanze e deviazioni, diventando gradualmente persone capaci di compiere opere migliori. È detto in un hadith.

الْكَيْسُ مَنْ دَانَ نَفْسَهُ وَعَمِلَ لَمَّا بَعْدَ الْمَوْتِ

«È saggio chi controlla il nafs e opera per il successo nella vita dopo la morte.»

Metodi di autocritica

Possiamo valutare correttamente le nostre azioni quotidiane riflettendo e riesaminando, in un momento stabilito alla fine della giornata, le attività svolte durante le ventiquattro ore, di giorno e di notte. Se in questo modo ci accorgiamo di errori o mancanze, non dovremmo limitarci a provare rimorso e pentimento, ma dovremmo piuttosto prendere la decisione di non commettere in futuro errori o negligenze simili. Questa è la modalità regolare o formale dell’autocritica.

Inoltre, ogni volta che commettiamo un errore o una mancanza nelle nostre attività pratiche, dovremmo pentircene immediatamente e intraprendere iniziative per correggerlo. Possiamo considerare ciò la forma concreta dell’autocritica. Possiamo anche praticare l’autocritica durante lo studio del Corano e degli hadith, alla luce dei passi che leggiamo. In base al passo letto, dobbiamo chiederci quale sia la nostra posizione e quanto siamo indietro rispetto a ciò che esso richiede; dopo aver effettuato una valutazione corretta, l’autocritica di questo tipo richiede di decidere di correggerci o migliorarci.

Per esempio, quando leggo il passo della Sura al-Hujurat in cui è vietato basarsi su supposizioni, parlare male degli altri o fare pettegolezzi e cercare i difetti altrui, posso esaminare il mio comportamento per vedere se questi difetti e mancanze sono presenti in me oppure no. Se non lo sono, lode ad Allah. Tuttavia, è impossibile per un essere umano essere completamente privo di difetti. Per il momento, se mi sembra che, per quanto ne so, tali difetti non siano presenti in me, devo poi esercitare una pressione ancora maggiore sulla mia coscienza, per prudenza, così da potermi liberare di eventuali difetti presenti a mia insaputa.

Allo stesso modo, quando durante lo studio degli hadith si parla dei segni dell’ipocrisia, dovrei mettere la mano sul petto e interrogare me stesso, consapevole che Allah è presente e osserva, affinché questa rovinosissima carenza non si avvicini neppure a me. Analogamente, quando vengono menzionati i peccati maggiori, dovremmo chiedere al nostro cuore quali di essi non siamo ancora riusciti ad abbandonare. Dobbiamo adottare precauzioni per il futuro, affinché nessuno di questi peccati maggiori possa mai toccarci.

Anche attraverso la recitazione, durante la preghiera volontaria nelle ore solitarie della notte, di quei versetti o sure del Sacro Corano in cui si parla dell’Aldilà, del Paradiso e dell’Inferno, nonché degli avvertimenti e dei moniti provenienti da Allah, possiamo influenzare profondamente la nostra mente, il nostro cuore e la nostra vita concreta.

Per ottenere ciò che desideriamo attraverso l’autoesame, sono necessari il pentimento e la murāqaba. Perciò, giunti al tema dell’autoesame, desideriamo soffermarci brevemente anche su questi due argomenti.

Il pentimento

Il pentimento consiste nel provare rimorso e pentimento dopo aver commesso un’azione ingiusta, chiedere perdono per essa, abbandonarla e tornare alle opere buone. Allah l’Altissimo dice:

إِلَّا مَنْ تَابَ وَآمَنَ وَعَمِلَ عَمَلاً صَالِحًا فَأُولَئِكَ يُبَدِّلُ اللَّهُ سَيِّاتِهِمْ حَسَنَت وَكَانَ اللهُ غَفُورٌ رَحِيمًا ، وَمَنْ تَابَ وَعَمِلَ صَالِحًا فَإِنَّهُ يَتُوبُ إِلَى اللهِ مَتَابًاه ( الفرقان : ۷۰ – ۷۱)

«Ma coloro che si pentiranno, crederanno e compiranno opere buone, Allah trasformerà le loro cattive azioni in buone. E chi si pente e compie opere buone, il suo pentimento verso Allah è un vero pentimento». (Sura al-Furqān: 70-71)

Qui, insieme al pentimento, vengono menzionati la fede e le opere buone. Da ciò si comprende che chi si pente deve rinnovare la propria professione di fede. E il segno della sincerità del pentimento è ricevere la grazia di compiere opere buone. In realtà, quando una persona commette un peccato maggiore, la forza della fede in lei diventa quasi inefficace. Per questo chi si pente deve rinnovare la propria professione di fede. Negli hadith del Messaggero è detto che, quando il ladro ruba, non è un credente, e quando il fornicatore commette zina, non è un credente. In altre parole, in quel momento la consapevolezza della fede non è operante in lui. Nel versetto 71 della Sura al-Furqān troviamo due elementi riguardo al pentimento. Primo: il pentimento di una persona è autentico quando, dopo essersi pentita, abbandona realmente le cattive azioni e si dedica alle opere buone. Secondo: tale comportamento non dimostra soltanto l’autenticità del pentimento, ma è anche un segno che il pentimento è stato accettato alla presenza di Allah.

In realtà, è proprio questo che desideriamo ottenere anche attraverso l’autoesame. Perciò possiamo esprimere il concetto anche così: il pentimento è autentico e proficuo quando ci si pente con un atteggiamento di autoesame e con la determinazione a correggere se stessi. D’altra parte, l’autoesame diventa autentico quando viene compiuto nello spirito del pentimento, e riesce così a svolgere un ruolo efficace nel processo di purificazione interiore.

Per comprendere il vero valore del pentimento, citeremo qui alcuni versetti del Sacro Corano e alcuni hadith del Messaggero di Allah.

وَتُوبُوا إِلَى اللهِ جَمِيعًا أَيُّهَ الْمُؤْمِنُونَ لَعَلَّكُمْ تُفْلِحُونَ

«O credenti, pentitevi tutti e tornate ad Allah, affinché possiate avere successo.» (Sura an-Nur: 31)

أَفَلا يَتُوبُونَ إِلَى اللهِ وَيَسْتَغْفِرُونَهُ ، وَاللَّهُ غَفُورٌ رَّحِيمٌ

«Non torneranno dunque ad Allah pentiti e non Gli chiederanno perdono per i loro peccati? Eppure Allah è perdonatore e misericordioso.» (Sura al-Ma’ida: 74)

يكُمْ أَنْ يُكَفِّرَ يَأَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا تُوبُوا إِلَى اللهِ تَوْبَةً نَصُوحًا ، عَسَى رَبُّكُم ) عَنْكُمْ سَيَأْتِكُمْ وَيُدْخِلَكُمْ جَنَّتِ تَجْرِي مِنْ تَحْتِهَا الْأَنْهُرُ يَوْمَ لا يُخْزِى اللهُ النَّبِي وَالَّذِينَ آمَنُوا مَعَهُ ، نُورَ هُمْ يَسْعَى بَيْنَ أَيْدِيهِمْ وبِأَيْمَانِهِمْ يَقُولُونَ رَبَّنَا

أَتْمِمْ لَنَا نُورَنَا وَاغْفِرْ لَنَا إِنَّكَ عَلَى كُلِّ شي قديره

«O credenti, tornate ad Allah con un pentimento sincero. È auspicabile che Allah cancelli le vostre piccole colpe e mancanze e vi faccia entrare nel Paradiso ai cui piedi scorrono i ruscelli. In quel Giorno del Giudizio Allah non umilierà il Suo Profeta né coloro che hanno creduto insieme a lui. Quel Giorno, la loro luce si estenderà davanti a loro e alla loro destra. Diranno: “Nostro Signore, porta a compimento la nostra luce. In verità, Tu sei onnipotente.”» — (Sura at-Tahrim: 8)

إِنَّمَا التَّوْبَةُ عَلَى اللَّهِ لِلَّذِينَ يَعْمَلُونَ السُّوءُ بِجَهَالَةٍ ثُمَّ يَتُوبُونَ مِنْ قرِيبٍ فَأَوْلَئِكَ يَتُوبُ اللَّهُ عَلَيْهِمْ ، وَكَانَ اللَّهُ عَلِيمًا حَكِيمًا وَلَيْسَتِ الثوية لِلَّذِينَ يَعْمَلُونَ السَّيَاتِ ، حَتَّى إِذَا حَضَرَ أَحَدَهُمُ الْمَوْتُ قَالَ

إِنِّي تُبْتُ النَّنَ وَلَا الَّذِينَ يَمُوتُونَ وَهُمْ كُفَّارٌ، أَوْلَئِكَ أَعْتَدْنَا لَهُمْ عَذَابًا أَلِيمًا

«Il vero pentimento davanti ad Allah è quello di coloro che, dopo aver commesso una cattiva azione per ignoranza, si pentono subito; Allah accetta il loro pentimento. Allah è sapiente e saggio. Non è invece il pentimento di coloro che continuano incessantemente a compiere cattive azioni e, quando la morte si presenta alla soglia, dicono: “Ora mi pento”. Né si può chiamare pentimento quello di coloro che muoiono mentre sono dediti alla miscredenza. Per costoro ho preparato un castigo doloroso e severo.» (Sura an-Nisāʾ: 17-18)

عَنْ أَسْرَارِ بْنِ يَسَارِ الْمَنَنِي قَالَ قَالَ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ يَأَيُّهَا النَّاسُ تُوبُوا إِلى اللهِ وَاسْتَغْفِرُوهُ فَإِنِّي أَتُوبُ الْيَوْمَ مِائَةَ مرة – (مسلم)

Haḍrat Asrār ibn Yasār al-Māzinī (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “O gente, pentitevi davanti ad Allah e chiedeteGli perdono. In verità, io mi pento cento volte al giorno.”» (Muslim)

عَنْ أَبِي مُوسَى عَبْدِ اللَّهِ بْنِ قَيْسِ الْأَشْعَرِي رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُ عَنِ النَّبِيِّ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ إِنَّ اللهَ تَعَالَى يَبْسُطُ يَدَهُ بِاللَّيْلِ يَتُوبُ سي النَّهَارِ وَيَبْسُطُ يَدَهُ بِالنَّهَارِ لِيَتُوبَ سِيِّ النَّهَارِ حَتَّى تَطْلَعَ الشَّمْسُ مِنْ

مَغْرِبِها – (مسلم)

«È stato riferito da Haḍrat Abū Mūsā ʿAbd Allāh ibn Qays al-Ashʿarī. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Fino a quando il sole non sorgerà da occidente, Allah tiene estesa di notte la mano del perdono per perdonare i peccatori del giorno, e di giorno per perdonare i peccatori della notte.”» (Muslim)

عَنْ أَبِي عَبْدِ الرَّحْمَنِ عَبْدِ اللَّهِ ابْنِ عُمَرَ بْنِ الخَطَابِ رَض عَنِ النَّبِيِّ صلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ قَالَ إِنَّ اللَّهَ عَزَّ وَجَلٌ يَقْبُلُ تَوْبَةُ الْعَبْدِ مَالَمُ يُغَرغِرْ – (مسلم)

«Hazrat Abu Abd al-Rahman, Abd Allah ibn Umar ibn al-Khattab, ha narrato: riferendo le parole del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), disse: “Allah, l’Altissimo, accetta il pentimento del Suo servo finché non comincia l’agonia della morte”.» (Tirmidhi)

Muraqaba

Uno dei nomi attributivi di Allah è Raqib, che significa “Osservatore”. Egli osserva direttamente le azioni di ciascuno di noi. Inoltre, alcuni degli angeli incaricati di registrare le nostre opere sono stati definiti da Allah, l’Altissimo, con il nome di Raqib. Allah, l’Altissimo, dice nella sura Qaf:

إِذْ يَتَلَقَّى الْمُتَلَقِّيْنِ عَنِ الْيَمِينِ وَعَنِ الشَّمَالِ قَعِيدَهُ مَا يَلْفِظُ مِنْ قَوْلِ إِلَّا لَدَيْهِ رَقِيبٌ عَتِيدٌه

«Due scribi siedono alla sua destra e alla sua sinistra e registrano ogni cosa. Non pronuncia una parola senza che presso di lui sia presente un vigile e pronto custode incaricato di registrarla.» (Qaf: 17-18)

Qui Allah menziona che gli angeli sono incaricati della custodia e dell’osservazione. Nella sura an-Nisa, invece, Allah, l’Altissimo, Si descrive come Raqib, ossia Colui che osserva sempre. Allah, l’Altissimo, dice:

يأَيُّهَا النَّاسُ اتَّقُوا رَبَّكُمُ الَّذِي خَلَقَكُمْ مِنْ نَّفْسٍ وَاحِدَةٍ وَخَلَقَ مِنْهَا زَوْجَهَا وَبَثَّ مِنْهُمَا رِجَالاً كَثِيرًا وَنِسَاءً وَاتَّقُوا اللَّهَ الَّذِي تَسَاءَلُونَ بِهِ وَالْأَرْحَامَ إِنَّ اللَّهَ كَانَ عَلَيْكُمْ رَقِيبًا

«O umanità, temete il vostro Signore, che vi ha creati da un’unica anima e da essa ha creato la sua compagna; poi da entrambi ha fatto diffondere sulla terra numerosi uomini e donne. Temete Allah, nel cui nome vi chiedete reciprocamente di rispettare i vostri diritti, e temete di spezzare i legami di parentela. In verità, Allah osserva tutte le vostre attività.» (sura an-Nisa: 1)

Nell’arabo moderno, coloro che supervisionano il lavoro sono chiamati murāqib. Possiamo intendere il significato semplice e diretto di murāqaba in questo modo: «Allah osserva e sorveglia direttamente tutte le nostre attività, e inoltre fa sì che esse siano sorvegliate dagli angeli». Agire mantenendo vigile e consapevole nella mente e nel cuore questa sensazione: questo è il vero significato della murāqaba. Se questo atteggiamento nasce in noi nel momento dell’autocritica, possiamo trasformare la nostra autocritica in murāqaba. In altre parole, la murāqaba non può consistere in una meditazione o in un’ascesi priva di significato, invece di un’autocritica volta a esaminare e valutare il registro delle proprie opere.

In altre parole, la vera murāqaba consiste nel cercare di vivere ogni momento considerando Allah il supervisore e l’osservatore diretto di ogni azione, così da far nascere nella persona la certezza che Allah l’Altissimo è informato di ogni suo aspetto, conosce tutti i suoi segreti più nascosti e osserva tutte le sue attività. Questo stato si sviluppa nell’essere umano riflettendo sulla potenza di Allah e ricordando Allah con sincerità e devozione. Tuttavia, questo dhikr non è il dhikr di un metodo inventato dagli uomini, bensì quello insegnato dal Messaggero di Allah. Il primo modo di praticare il dhikr insegnato dal Messaggero è compiere la preghiera rituale. Il secondo è recitare il Corano comprendendone il significato. Il terzo è abituarsi a recitare gli adhkār masnūna e le adʿiya ma’thūra mentre si è impegnati nelle diverse attività.

Con adhkār masnūna si intendono quei dhikr che il Messaggero di Allah ha insegnato. Per esempio, dopo la preghiera obbligatoria si recitano «Subḥānallāhi wa-l-amāni lillāhi» e «Allāhu akbar». Inoltre, si recita frequentemente «Subḥānallāhi wa-l-ḥamdu lillāhi, lā ilāha illā Allāhu, Allāhu akbar». Questi tasbīḥ e tahlīl di questo tipo sono chiamati adhkār masnūna.

Con adʿiya ma’thūra si intendono le suppliche insegnate dal Messaggero di Allah. «Adʿiya» è il plurale di duʿāʾ. «Ma’thūra» significa trasmessa oppure attestata dagli hadith. Per esempio, il Messaggero di Allah ha insegnato suppliche specifiche da recitare prima e dopo aver mangiato, prima di dormire, al risveglio, prima e dopo essere andati alla toilette e in altre circostanze simili. Inoltre, a questo proposito esistono numerose suppliche insegnate dal Messaggero, riguardo a quale lingua usare e a quando e come rivolgersi ad Allah affinché Allah sia maggiormente compiaciuto.

In questo modo, compiendo correttamente la preghiera rituale, recitando adeguatamente il Corano e praticando gli adhkār masnūna e le adʿiya ma’thūra, si deve sviluppare uno stato interiore nel quale si senta sempre Allah come il proprio murāqib, cioè il proprio osservatore. Allah dice:

وَمَا تَكُونَ فِي شَانٍ وَمَا تَتْلُومِنْهُ مِنْ قُرْآنٍ وَلَا تَعْمَلُونَ مِنْ عَمَلٍ إِلَّا كُنَّا عَلَيْكُمْ شُهُودًا إِذْ تُفِيضُونَ فِيهِ

«O Profeta, qualunque sia la condizione in cui ti trovi e qualunque cosa tu reciti del Corano, e qualunque cosa facciate voi, o uomini, in ogni situazione Noi vi osserviamo e vi teniamo sotto controllo mentre vi dedicate a essa. (Sūra Yūnus: 61)

La dichiarazione del Messaggero:

أَنْ تَعْبُدُ اللَّهَ كَأَنَّكَ تَرَاهُ فَإِنْ لَّمْ تَكُنْ تَرَاهُ فَإِنَّهُ يَرَاكَ .

«Adora Allah come se Lo vedessi, anche se tu non Lo puoi vedere. Egli certamente ti vede». (Bukhari e Muslim)

Hazrat Sufyan Thawri disse: «Devi praticare la muraqabah verso Colui per il quale nulla è nascosto. Devi riporre in Lui ogni speranza e aspettativa. Egli è il Padrone del compimento di ogni speranza. Devi temere Lui solo, poiché Egli è il Padrone della punizione».

Hazrat Abdullah ibn Mubarak (che Allah abbia misericordia di lui) disse a un uomo: «Pratica la muraqabah di Allah». L’uomo, udendo questa istruzione, chiese: «Che cos’è la muraqabah?». Hazrat Ibn Mubarak rispose: «Vivi sempre con questo stato d’animo: come se vedessi Allah».

È stato narrato da Hazrat Abdullah ibn Dinar. Egli disse: «Un giorno, mentre ero in viaggio verso la Mecca con l’Amir al-Mu’minin Hazrat Umar ibn al-Khattab (che Allah sia soddisfatto di lui), ci fermammo per riposare lungo la strada e incontrammo un pastore di capre. Il pastore faceva pascolare le capre sulla montagna. Hazrat Umar gli disse: “Vendici una capra”. Il pastore rispose: “Sono soltanto un servo del padrone; come potrei venderla?”. Allora Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: “Di’ al tuo padrone che una tigre l’ha mangiata”. Il servo allora disse: “Dov’è Allah?”. Hazrat Umar scoppiò immediatamente in lacrime. In seguito si recò dal padrone di quel servo, lo acquistò da lui e lo affrancò». (Minhaj al-Muslim)

Fine