Due parole
L’India non era ancora indipendente. La divisione dell’India e la nascita dello Stato del Pakistan non si erano ancora verificate. Tuttavia, sia l’indipendenza dell’India sia la creazione di una patria separata per i musulmani si stavano ormai avviando verso la piena realizzazione. I musulmani volevano istituire uno Stato islamico nel quale, in ogni ambito, fossero applicate le norme del Corano e della Sunna. Ma tra coloro che guidavano il processo di fondazione di questo Stato non vi erano né una conoscenza autentica dell’Islam, né un carattere islamico, né la mentalità necessaria a costruire una società pienamente islamica. Avevano soltanto un’idea nazionalista musulmana. Ritenevano che il semplice trasferimento del potere nelle mani dei musulmani fosse sufficiente a fare di un Paese uno Stato islamico, quali che fossero le sue leggi, l’istruzione, la cultura, l’economia o la politica.
Era un’idea profondamente erronea. Con questo metodo irrealistico non è assolutamente possibile istituire uno Stato islamico. Esiste un metodo preciso per istituire uno Stato islamico o realizzare una rivoluzione islamica. Chiunque, in qualunque Paese del mondo, desideri istituire uno Stato islamico dovrà necessariamente seguire quel metodo preciso. In quel periodo, Maulana Mawdudi (che Allah abbia misericordia di lui) ritenne suo dovere portare chiaramente queste questioni all’attenzione di tutti e, di conseguenza, nel settembre del 1940 tenne un intervento magistrale su questo tema nella Strachey Hall dell’Università di Aligarh. Il titolo dell’intervento era “Come si istituisce un governo islamico?”. La sua traduzione letterale è: «Come si istituisce uno Stato islamico?». L’intervento fu pubblicato immediatamente in forma di opuscolo. In lingua bengalese è tuttavia conosciuto con il titolo «La via della rivoluzione islamica».
Alcuni decenni fa l’opuscolo fu tradotto e pubblicato in bengalese letterario. Da allora ne sono state stampate numerose edizioni. Le numerose ristampe vi hanno introdotto stabilmente alcuni errori tipografici. Per questo motivo, e per venire incontro alle esigenze della lingua corrente, abbiamo ritradotto l’opuscolo in bengalese moderno.
Quando questo intervento fu pubblicato in forma di opuscolo, Maulana Mawdudi (che Allah abbia misericordia di lui) vi aggiunse personalmente alcune parole di Gesù, pace su di lui, riguardanti lo Stato islamico, tratte dalla Bibbia comunemente diffusa. In questa nuova edizione abbiamo inserito anche tale aggiunta.
Ci auguriamo che per coloro che in Bangladesh desiderano realizzare una rivoluzione islamica l’opuscolo, che in passato è stato una guida, continui a svolgere anche in futuro il suo ruolo di guida imperitura.
Abdus Shahid Nasim 18.11.1991
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«In uno Stato democratico, il potere finirà nelle mani di coloro che saranno capaci di ottenere il sostegno degli elettori. Se tra gli elettori non si svilupperanno una concezione e una mentalità islamiche, se non avranno alcun interesse a formare un autentico carattere morale islamico e se non saranno pronti ad attenersi a quei principi islamici di giustizia, inviolabili e fondamentali, sulla base dei quali sarà governato lo Stato islamico, allora mai un vero musulmano potrà essere eletto e giungere in Parlamento grazie ai loro voti.»
«Per questo compito è necessario un gruppo di giovani audaci, che, avendo fede nella verità, rimangano saldi in essa come montagne. Il loro sguardo non sarà rivolto verso alcun’altra direzione. Qualunque cosa accada nel mondo, non si discosteranno neppure di un centimetro dal cammino del loro obiettivo e della loro finalità.»
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Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole
Come si istituisce uno Stato islamico?
In questo articolo desidero illustrare con chiarezza il procedimento attraverso il quale, secondo il corso naturale delle cose, viene istituito uno Stato islamico. Vedo che oggi il nome di Stato islamico è diventato un giocattolo nelle mani dei bambini. Persone appartenenti a correnti e classi diverse esprimono l’idea di uno Stato islamico e il desiderio di istituirlo. Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo propongono vie e metodi così bizzarri che arrivare a tale meta attraverso di essi è altrettanto impossibile quanto raggiungere l’America in automobile. La causa di simili fantasie inconsistenti (Loose thinking) è che, per qualche ragione storica e politica, nel loro cuore è sorto il desiderio di istituire uno Stato che dovrebbe essere uno «Stato islamico». Ma non hanno cercato di conoscere, con un metodo rigorosamente scientifico (Scientific), quale debbano essere la natura e le caratteristiche di questo Stato. Né si sono sforzati di capire attraverso quale metodo un simile Stato possa essere effettivamente istituito. In una situazione del genere, sento la necessità di analizzare attentamente la questione con metodo scientifico.
L’evoluzione naturale del sistema statale
Chiunque possieda anche una minima conoscenza delle scienze sociali sa che nessun tipo di sistema statale può essere istituito artificialmente. Un sistema statale non è neppure qualcosa che si possa fabbricare in un luogo e trasferire per installarlo in un altro. Al contrario, esso nasce del tutto naturalmente, come risultato del processo operativo complessivo prodotto dall’interazione del carattere morale, delle idee e della coscienza, della mentalità, della civiltà e della cultura, nonché dei fattori storici e tradizionali presenti in una società. A tal fine devono essere presenti alcuni prerequisiti (Prerequisites), alcuni sforzi e attività sociali e collettivi, nonché determinate emozioni, impulsi, inclinazioni e tendenze; sotto la pressione congiunta di tutti questi elementi, il sistema statale viene all’esistenza in modo naturale. Come nella logica una conclusione scaturisce dalla disposizione delle premesse, e come in chimica, quando elementi dotati di determinate proprietà chimiche vengono combinati secondo un procedimento specifico, si ottiene una sostanza chimica dalle medesime proprietà, così, secondo le leggi delle scienze sociali, uno Stato nasce soltanto come risultato delle esigenze di quell’ambiente che si crea in una società sulla base della comprensione reciproca e della cooperazione.
E quale sarà la natura dello Stato? Anche questo dipende dall’ambiente e dalla visione della società, sotto la cui pressione lo Stato nascerà. Così come, in logica, da una certa disposizione di premesse non può scaturire una conclusione di altro tipo; così come, in chimica, dalla combinazione di elementi chimici dalle medesime caratteristiche non può formarsi un composto di natura diversa; così come, dopo aver piantato un albero di limoni, esso non può crescere e produrre mango. Allo stesso modo, se i mezzi, gli elementi e i fattori causali sono destinati a fondare uno Stato di una determinata natura, e anche il loro funzionamento coordinato favorisce la manifestazione proprio di quel tipo di Stato, è assolutamente impossibile che, dopo aver attraversato le fasi dello sviluppo e quando lo Stato sarà giunto alla soglia della maturità, da tali mezzi, elementi e attività si costituisca uno Stato di natura completamente diversa.
Da questa affermazione non dovete considerarmi un sostenitore del determinismo. Né dovete pensare che io neghi la volontà e la libertà dell’essere umano. Indubbiamente, la volontà e le attività degli individui e della collettività svolgono un ruolo enorme nel determinare la natura dello Stato. Ma in realtà sto cercando di dimostrare una sola cosa: qualunque sia il tipo di ordinamento statale che si intende creare, è assolutamente indispensabile raccogliere fin dall’inizio mezzi ed elementi conformi alla natura di quel preciso tipo di Stato e adottare una linea d’azione capace di condurre esattamente a quell’obiettivo.
Per fondare il particolare ordinamento statale che desideriamo, deve necessariamente sorgere un movimento di quel preciso tipo. Occorre creare caratteri individuali, di partito e sociali di quel tipo. Occorre creare una leadership adeguatamente formata, nonché attività e un ambiente sociali dello stesso genere. Perché questi sono requisiti naturali di questo particolare ordinamento statale. Quando tutti questi mezzi, elementi e fattori causali vengono raccolti e acquisiti in modo coordinato e, dopo una lunga e strenua lotta, si sviluppa in essi una forza irresistibile e una solida energia, al punto che nella società da essi costruita diventa impossibile la sopravvivenza di qualsiasi altro ordinamento decaduto, allora, come conseguenza naturale e inevitabile, si manifesta proprio quell’ordinamento statale particolare per il quale la forza di tutti questi mezzi, elementi e fattori causali ha condotto uno sforzo collettivo e coordinato.
Prendiamo, per esempio, un seme. Da esso germogliò una pianta, i cui elementi interni, nutrendola, la portarono a un certo stadio. Da allora, secondo il corso del tutto naturale delle cose, da quell’albero continuerà a maturare proprio il frutto che le sue forze interne e i suoi elementi costitutivi avevano alimentato a lungo. Se riflettete profondamente su questa verità evidente, dovrete necessariamente ammettere una cosa: là dove ogni elemento — dal movimento alla leadership, dal carattere individuale e collettivo ai metodi e alle tecniche d’azione — è saldamente attivo in modo pienamente favorevole e idoneo alla fondazione di un particolare tipo di Stato, aspettarsi che tutto ciò sfoci nella fondazione di un ordinamento statale completamente opposto non è altro che stupidità, capriccio, vana fantasia e inesperienza.
Lo Stato ideologico
Qual è la forma reale dello Stato che abbiamo definito «Stato islamico»? Qual è la sua natura? Qual è il suo tipo? Quali sono le sue caratteristiche e la sua vera identità? Dobbiamo comprenderlo bene. La prima caratteristica dello Stato islamico è la completa assenza di qualsiasi traccia di nazionalismo. È proprio questo elemento a distinguere lo Stato islamico da ogni altro tipo di Stato. Esso è semplicemente uno Stato ideologico. In inglese definirò questo tipo di Stato «IDEOLOGICAL STATE». Gli uomini non sono sempre stati a conoscenza di uno Stato fondato su un simile ideale. Ancora oggi non esiste al mondo alcuno Stato ideologico di questo tipo. Nell’antichità gli uomini conoscevano gli Stati fondati sulla stirpe o sulla classe. In seguito conobbero gli Stati tribali e nazionali. La mentalità ristretta degli uomini non aveva mai fatto spazio all’idea di uno Stato ideologico nel quale, adottandone l’ideale, tutti, senza distinzione di stirpe, tribù, nazione o razza, sarebbero diventati partecipi dell’amministrazione dello Stato.
Il cristianesimo aveva colto un abbozzo indistinto di esso. Ma non aveva acquisito quella struttura di pensiero completa sulla cui base si potesse fondare uno Stato. Durante la Rivoluzione francese gli uomini videro certamente un debole raggio dello Stato ideologico, ma esso sprofondò ben presto nell’oscura voragine del nazionalismo ristretto. Il comunismo propagò in modo particolare il concetto di Stato ideologico. Cercò persino di porre le fondamenta di uno Stato sulla base di questa dottrina. Di conseguenza, nella mente degli abitanti del mondo cominciò a formarsi anche una vaga idea dello Stato ideologico. Ma alla fine anche nelle sue vene penetrarono tutte le tendenze distorte del nazionalismo. Il nazionalismo trascinò via l’idea ideologica del comunismo e la fece sprofondare negli abissi del mare.
Dall’inizio del mondo fino a oggi, solo l’Islam è quel principio ideale capace di liberare l’ordinamento statale da tutte le ristrette concezioni del nazionalismo e di fondarlo su basi puramente ideologiche. E solo l’Islam è quell’ideale sublime che invita l’intera umanità ad adottarlo e a costruire uno Stato universale, non nazionalista.
Poiché nel mondo attuale il concetto di uno Stato di questo genere è sconosciuto e poiché la situazione di tutti gli ordinamenti statali del mondo è completamente opposta a tale concetto, non solo i non musulmani, ma persino gli stessi musulmani sono diventati incapaci di comprendere uno Stato simile e le sue implicazioni (IMPLICATIONS). Coloro che sono sì nati in famiglie musulmane, ma hanno assimilato il concetto di ordinamento sociale interamente dalla storia, dalla politica e dalle scienze sociali (Social science) europee, non riescono in alcun modo ad accogliere nella loro mente il concetto di uno Stato fondato su un ideale di questo genere. Anche nei Paesi a maggioranza musulmana che hanno conquistato l’indipendenza al di fuori del subcontinente, l’autorità statale è passata nelle mani di persone di questo tipo. Non riescono neppure a immaginare un tipo di Stato diverso dallo Stato nazionale (National State). Questo perché le loro menti sono completamente prive della conoscenza dell’Islam, della sua coscienza e del concetto di Stato ideologico. Anche nel subcontinente, coloro che hanno ricevuto un’istruzione di questo genere sono afflitti dal medesimo complesso problema.
Essi pronunciano sì il nome dello Stato islamico, ma l’educazione attraverso la quale si è formata la mente di quei poveretti fa riaffiorare continuamente davanti a loro soltanto l’immagine dello «Stato nazionale». Consapevolmente o inconsapevolmente, rimangono intrappolati nella rete del culto della nazione (Nationalistic Ideology). Qualunque piano o programma prendano in considerazione, lo fanno sulla base dello spirito del nazionalismo. Riguardo allo Stato islamico, coltivano una concezione del tutto convenzionale.
Essi ritengono che, non appena il potere statale, o almeno la leadership politica, passasse nelle mani della «nazione» chiamata «musulmana», quello diventerebbe uno Stato islamico. E per quanto riflettano sui mezzi per conseguire questo obiettivo, non riescono a scorgere per la propria nazione alcun metodo diverso da quelli adottati dalle altre nazioni. La loro mente è dominata dall’idea che, proprio mediante la combinazione dei mezzi e degli elementi attraverso i quali si sono formate le altre nazioni del mondo, anch’essi formeranno la propria nazione. Si risveglierà in loro una coscienza nazionalista. 1 Si creerà una leadership centrale. Si organizzerà una Guardia nazionale. Si costituirà una milizia nazionale. Laddove saranno maggioranza, il loro Stato nazionale sarà organizzato sulla base del principio riconosciuto dalla democrazia, ossia il «governo della maggioranza» (Majority Rule). Laddove invece saranno minoranza, saranno tutelati i loro «diritti».
Ritengono che la loro distinzione debba essere tutelata esattamente come ogni minoranza nazionale (National Minority) negli altri Paesi del mondo desidera preservare la propria distinzione. Vogliono che siano loro assegnate quote nell’istruzione, nell’occupazione e negli organi elettorali. Vogliono eleggere da soli i propri rappresentanti. E così via: pensieri nazionalisti di ogni genere hanno invaso la loro capacità di pensare. Quando esprimono questi pensieri nazionalisti, pronunciano sulle labbra proprio termini islamici come ummah, jamāʿat, millat, amīr e obbedienza. Ma per loro queste parole sono soltanto sinonimi dei termini usati per il nazionalismo religioso. Fortunatamente, hanno trovato queste parole già coniate nell’antico tesoro e ne traggono il vantaggio di imprimere conii d’oro su monete di rame.
Se riuscirete a comprendere la vera natura dello Stato fondato su un ideale, non avrete la minima difficoltà a capire che un simile modo di pensare e un simile programma nazionalisti, per non parlare dell’attuazione, non possono neppure dare inizio a questa grande opera. A dire il vero, ogni elemento del nazionalismo è come un’ascia dal filo affilatissimo, che colpisce alla radice lo Stato ideologico e lo distrugge.
Il punto centrale del concetto proposto dallo Stato ideologico (IDEA) è che davanti a noi non esistono né la «nazione» né il «nazionalismo». Davanti a noi ci sono soltanto gli esseri umani, ossia il genere umano. Presenteremo e diffonderemo presso di loro un grande ideale, affinché comprendano che il benessere e il successo di tutti risiedono nella formazione e nell’istituzione di una struttura sociale e statale fondata su tale ideale. Tutti coloro che accettano questo ideale partecipano in egual misura alla gestione di quello Stato ideologico.
Ora riflettete un momento: come può una persona, sulla cui mente, sul cui linguaggio, sui cui discorsi, sulle cui opere e attività, e su ogni altro aspetto sia impresso il marchio dello stretto nazionalismo e del culto della nazione, essere capace di procedere con questa grande visione ideale e universalistica? Accecato e rapito dallo stretto culto della nazione, ha chiuso con le proprie mani la via per invitare l’umanità intera. Fin dal primo passo ha sprofondato la propria posizione nella rete dell’errore. Per le nazioni del mondo accecate dall’odio nazionalista, per le quali il culto della nazione e lo Stato nazionale sono la causa fondamentale di tutte le contese e le lotte, è impossibile invitare l’umanità intera all’ideale del bene comune. Coloro che sono immersi nelle dispute per il proprio Stato nazionale e per i diritti della propria nazione possono forse pensare al bene dell’umanità intera? Sarebbe forse ragionevole avviare un movimento per distogliere la gente dal ricorso alle cause giudiziarie presentando una causa in tribunale?
Lo Stato fondato sulla sovranità di Allah e sulla rappresentanza dell’essere umano
La seconda caratteristica dello Stato islamico è che l’intero edificio dello Stato è fondato sul concetto della sovranità di Allah. Il punto fondamentale di questo concetto è che l’impero universale appartiene ad Allah. Egli solo è il sovrano assoluto di questo mondo. Nessun individuo, dinastia, classe, nazione e neppure l’intera umanità possiede il minimo diritto alla sovranità. Il diritto di emanare leggi e impartire ordini è riservato esclusivamente ad Allah.
La vera natura di questo Stato consiste nel fatto che qui l’essere umano agirà in qualità di rappresentante di Allah. E l’essere umano può acquisire correttamente la dignità di tale rappresentanza soltanto in due modi. O una legge e un ordinamento statale saranno rivelati direttamente da Allah a una persona, che li seguirà e li attuerà; oppure l’essere umano seguirà e obbedirà a colui al quale Allah ha rivelato la legge e l’ordinamento.
A partecipare all’amministrazione di questo califfato saranno tutte quelle persone che avranno fede in queste leggi e in questo ordinamento e saranno pronte a seguirli e ad attuarli. Dovranno svolgere questo grande compito con la costante consapevolezza che, collettivamente come tutti noi e individualmente ciascuno di noi, dovremo rendere conto di esso davanti al grande Allah, che è a conoscenza di ogni cosa, manifesta o nascosta. Nulla è celato alla Sua conoscenza.
Questo pensiero manterrà in loro, in ogni momento, la consapevolezza che la grande responsabilità del califfato non ci è stata affidata per esercitare il nostro comando e la nostra autorità sugli uomini, per rendere il popolo nostro schiavo, per costringerlo a inchinarsi davanti a noi, per riscuotere da esso le tasse e costruire per noi palazzi lussuosi, né per accumulare, mediante l’esercizio di un potere arbitrario, i mezzi del lusso, dell’autoesaltazione e dell’arroganza. Al contrario, questa enorme responsabilità ci è stata affidata affinché attuassimo sui servi di Allah le leggi e l’ordinamento fondati sulla giustizia che Egli stesso ha dato, e li seguissimo e li attuassimo pienamente nella nostra vita. Se commetteremo anche il minimo errore nel seguire e attuare queste norme, se in questo compito lasceremo penetrare anche la più piccola dose di egoismo, arbitrio, odio, parzialità o tradimento, dovremo certamente subire la punizione per questo davanti al tribunale di Allah, per quanto possiamo essere sfuggiti alla punizione nella vita terrena.
Lo Stato fondato sulle basi di questo grande ideale è completamente diverso, in ogni suo aspetto, dallo Stato secolare, dalle sue radici e dal suo tronco fino ai rami e alle ramificazioni più minute. Il suo processo di formazione, la sua natura e ogni sua caratteristica sono completamente diversi da quelli dello Stato secolare. Per fondare e amministrare uno Stato islamico sono necessarie una particolare mentalità, una distinta caratteristica morale e un’insuperabile abilità operativa. Il suo esercito, la polizia, i tribunali, il sistema economico, le leggi, il sistema di gestione delle imposte e dei tributi, la politica estera, la guerra, la pace e ogni altra cosa sono completamente diversi da quelli di uno Stato secolare. Il presidente della Corte Suprema di uno Stato secolare non è degno neppure di diventare impiegato, e nemmeno usciere, di uno Stato islamico. L’ispettore generale della polizia di quello Stato non possiede neppure i requisiti per diventare un semplice agente di polizia di uno Stato islamico. I marescialli e i generali di uno Stato secolare non sono degni neppure di essere arruolati come semplici soldati in uno Stato islamico. Quanto al loro ministro degli Esteri, non solo non otterrebbe alcun incarico in uno Stato islamico, ma forse, a causa delle sue menzogne, dei suoi inganni e dei suoi tradimenti, non riuscirebbe neppure a evitare di essere gettato in prigione.
In breve, le persone formate per amministrare uno Stato secolare e irreligioso e sottoposte a un’educazione morale e mentale conforme alla natura di tale Stato sono del tutto inadeguate ad amministrare uno Stato islamico. I cittadini, gli elettori, i consiglieri, i funzionari, i soldati, i giudici, i magistrati, i funzionari dei vari dipartimenti, i comandanti dell’esercito, gli ambasciatori, i ministri; in breve, ogni settore della nostra vita sociale e ogni componente dell’apparato amministrativo dovranno essere riorganizzati completamente e in modo nuovo sulla base del proprio ideale.
Per amministrare questo Stato sono necessarie persone nei cui cuori vi sia il timore di Allah; persone che abbiano una forte consapevolezza del fatto che dovranno rendere conto davanti ad Allah dell’adempimento dei propri doveri; persone che antepongano l’Aldilà al mondo terreno; persone ai cui occhi il profitto e la perdita morali abbiano un valore maggiore del profitto e della perdita terreni. In ogni circostanza seguiranno le leggi, le norme, i principi e le modalità d’azione appositamente stabiliti per loro. L’unico obiettivo di tutti i loro sforzi e delle loro attività sarà ottenere il compiacimento di Allah. Il loro collo sarà completamente libero dalle catene della servitù agli interessi individuali e nazionali e dalla schiavitù dei desideri e delle passioni. La loro mente e la loro disposizione d’animo saranno completamente purificate dall’invidia, dall’odio e dalla ristrettezza di vedute. Non saranno persone da impazzire per l’ebbrezza della ricchezza e del potere, né da tormentarsi per la brama dei beni e l’avidità di potere.
Per amministrare uno Stato di questo genere è necessario un gruppo di persone dotate di una tale solidità morale che, anche se entrassero in possesso dei tesori del mondo, si dimostrerebbero depositari assolutamente affidabili. Una volta ottenuto il potere, trascorreranno notti insonni preoccupandosi del benessere del popolo. E il popolo, sotto la loro tutela animata da un acutissimo senso di responsabilità, sarà completamente al sicuro e indisturbato in ogni cosa, compresa la propria vita, i propri beni e il proprio onore. Per amministrare uno Stato islamico è necessario un gruppo di persone tale che, entrando in un paese in veste di conquistatori, i suoi abitanti non siano terrorizzati dal timore di massacri, devastazione delle città, oppressione e persecuzione, teppismo, malvagità e adulterio. Al contrario, gli abitanti del paese conquistato troveranno in ciascuno dei loro soldati un pieno protettore della loro vita, dei loro beni, del loro onore e della castità delle loro donne. Nella politica internazionale godranno di una reputazione e di una posizione così elevate che il mondo intero avrà fiducia in loro quanto alla loro onestà, veridicità, giustizia, adesione ai principi morali e caratteriali e osservanza delle promesse e dei trattati.
Solo persone di questo tipo, e soltanto di questo tipo, possono fondare uno Stato islamico. Soltanto persone simili sono in grado di governare un governo islamico. Al contrario, persone materialiste e interessate (mentalità utilitaristica) non possono in alcun modo fondare e governare uno Stato islamico. Anzi, la presenza di persone simili nella struttura statale è pericolosa quanto quella delle termiti all’interno di un edificio. Esse elaborano continuamente nuove politiche a vantaggio dei propri interessi mondani e di quelli dell’individuo e della nazione. Nella loro mente non vi è né timore di Allah né timore dell’Aldilà. Al contrario, il fulcro di tutti i loro sforzi, delle loro attività e delle loro politiche sempre nuove è soltanto la ricerca del profitto e della perdita mondani.
Il metodo della rivoluzione dell’Islam
Ricordando il quadro completo dello Stato islamico che è stato tracciato finora, riflettete e chiedetevi quale possa essere il vero percorso operativo per raggiungere questo obiettivo. Ho già detto che uno Stato di quel genere nasce in modo del tutto naturale, come risultato del processo complessivo prodotto dal carattere morale, dai pensieri e dalla coscienza, dalla mentalità, dalla civiltà e dalla cultura, nonché dalle cause storiche e tradizionali operanti all’interno di una società. Se, dal momento in cui germoglia fino a diventare un albero completo, una pianta si è formata come albero di limone, al momento di dare i frutti non può improvvisamente produrre manghi. Allo stesso modo, anche lo Stato islamico non appare in modo miracoloso.
Per fondare uno Stato islamico è innanzitutto necessario un movimento le cui basi siano costruite su quella visione della vita, quello scopo della vita, quei criteri morali e quell’ideale caratteriale che siano pienamente conformi allo spirito dell’Islam. Soltanto coloro che saranno pronti a plasmare se stessi secondo questo particolare modello umano avranno i requisiti per diventare leader e attivisti di tale movimento. E dovranno inoltre impegnarsi con ogni sforzo e sacrificio per diffondere nella società una mentalità e una forza morale analoghe.
In seguito, sulla stessa base, si dovrà costruire un nuovo sistema educativo che formi persone di quel particolare tipo. Da esso emergeranno scienziati, filosofi, storici, economisti, giuristi e politici musulmani; in breve, esperti in ogni ramo del sapere e della scienza che, nella loro mentalità, nelle loro concezioni e nella loro visione del pensiero, saranno pienamente musulmani. Essi avranno la piena capacità di elaborare, sulla base dei princìpi fondamentali dell’Islam, il progetto concreto di un sistema di vita completo. Avranno inoltre tutte le capacità necessarie per rendere vittoriosa e saldamente affermata la propria leadership intellettuale nel confronto con i pensatori ribelli a Dio.
È proprio sulla base di questo contesto ideologico e intellettuale che il movimento islamico dovrà continuare a lottare contro il sistema di vita erroneo diffuso nella società. In questa lotta, i dirigenti del movimento dovranno dimostrare la propria sincera dedizione e la solidità della propria determinazione sopportando pericoli, calamità, oppressione e persecuzioni, offrendo sacrifici e abnegazione, subendo colpi e persino dando la vita. Così la gente potrà vedere in loro oro della più alta purezza (Finest standard). Ogni loro parola e ogni loro azione dovranno riflettere l’ideale di cui sono portatori nel campo della lotta. Da ogni loro parola dovrà risultare chiaro al mondo, come la luce del giorno, che nell’ideale Stato che persone così innocenti, disinteressate, veritiere, di carattere puro, dedite al sacrificio, integre e timorate di Dio invitano a fondare per il bene dell’umanità, sono certamente racchiuse giustizia, pace e prosperità per gli esseri umani.
Attraverso sforzi e lotte di questo genere, entreranno gradualmente a far parte del movimento tutte quelle persone della società nella cui natura siano presenti, in qualche misura, elementi di verità e rettitudine. Al contrario, l’influenza delle persone di carattere vile e dei seguaci di vie spregevoli continuerà gradualmente a scomparire dalla società. Nella coscienza e nel pensiero del popolo si produrrà una potente rivoluzione. Nella vita sociale sorgerà una pressante richiesta di quel particolare sistema statale. Allora, nella società dalla mentalità ormai trasformata, la possibilità di mantenere in vigore qualsiasi altro sistema statale sarà completamente sbarrata.
Infine, come esito inevitabile e naturale, verrà fondato quel sistema statale desiderato, per il quale il terreno è stato preparato da molto tempo. Grazie a tale sistema statale, per amministrarlo si troveranno disponibili tutte le categorie di impiegati e funzionari, dai dipendenti di grado più basso fino ai ministri e ai governatori.
Questa è la fisionomia di quella rivoluzione e il naturale metodo di instaurazione di quello Stato che vengono chiamati rivoluzione islamica e Stato islamico. La storia di tutte le rivoluzioni del mondo è davanti ai vostri occhi. Non dovrebbe esservi ignoto che un particolare tipo di rivoluzione richiede precisamente un movimento di quel particolare tipo, una leadership e una forza di attivisti analoghe, una coscienza collettiva e sociale analoga, nonché un analogo ambiente culturale e morale.
Per la Rivoluzione francese fu necessario creare quel particolare fondamento morale e mentale che filosofi come Rousseau, Voltaire e Montesquieu avevano elaborato. La Rivoluzione russa fu resa possibile dalla filosofia di Karl Marx, dalla leadership di Lenin e Trotsky e dal sacrificio di migliaia di militanti socialisti, che avevano plasmato la propria vita secondo il modello del socialismo. Il nazionalsocialismo tedesco poté mettere radici proprio in quel particolare terreno morale, psicologico e culturale creato dalla filosofia e dalle ideologie di innumerevoli pensatori come Hegel, Fichte, Goethe e Nietzsche, nonché dall’audace leadership di Hitler. Allo stesso modo, la rivoluzione islamica potrà realizzarsi soltanto quando sorgerà un possente movimento popolare fondato sulla filosofia coranica e sull’esempio di Muhammad, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), e sarà possibile trasformare radicalmente, con l’intensità della lotta, i fondamenti mentali, morali, psicologici e culturali della vita sociale.
Almeno io non riesco a capire come una rivoluzione islamica possa essere organizzata attraverso un movimento di tipo nazionalista. Perché sul suo sfondo vi è proprio l’errato sistema educativo attualmente in vigore nel nostro Paese. E questo sistema educativo si fonda sull’etica utilitaristica (Utilitarian Morals) e sulla mentalità pragmatista (Pragmatism). Non credo nei metodi miracolosi come quelli dell’ex primo ministro francese monsieur Reynaud. Credo nel principio secondo cui il risultato sarà esattamente conforme alla natura dello sforzo e della lotta intrapresi.
Concezioni e fantasie irrealistiche
Alcuni ritengono che, non appena i musulmani si saranno organizzati, tutti i loro problemi saranno risolti. Pensano che, se i musulmani si riunissero in un unico centro, su un’unica piattaforma e sotto una leadership unica, si conseguirebbe l’obiettivo dello “Stato islamico” o di “India libera, Islam libero”. Ma in realtà anche questo è un programma di tipo nazionalista. Pensare di instaurare lo Stato islamico in questo modo non è altro che una fantasia irrealistica. Lo Stato islamico non viene instaurato attraverso il pensiero nazionalista. Chiunque voglia affermare la propria autorità in quanto nazione adotterà senza dubbio proprio un simile programma. Che si tratti della nazione indù o sikh, oppure tedesca o italiana. In realtà, il leader immerso nell’amore per la propria nazione è abile nel cogliere l’occasione per colpire. Possiede pienamente la capacità di esercitare l’autorità e dirigere un’organizzazione. Un simile leader è assai utile per elevare il prestigio di qualsiasi nazione. Che si tratti di Hitler o di Mussolini. Se analogamente centinaia di migliaia, anzi milioni, di giovani riuscissero a condurre ordinatamente un movimento sotto la guida di un simile leader, qualsiasi nazione potrebbe ergersi con il capo alto nel mondo. Che credano nel nazionalismo giapponese o in quello cinese, non fa alcuna differenza.
Allo stesso modo, se “musulmano” fosse il nome di una nazione ereditaria o storica e l’obiettivo fosse il progresso di quella nazione, allora il mezzo realistico sarebbe proprio quello proposto. In tal modo si potrebbe anche ottenere uno Stato nazionale, o almeno una buona quota di partecipazione al governo del Paese. Ma dal punto di vista della rivoluzione islamica e dell’instaurazione dello Stato islamico, questo non può essere definito nemmeno il primo passo. È piuttosto un passo nella direzione opposta.
Nella nazione che oggi vive in questo Paese con il nome di “musulmani” sono presenti persone di ogni genere, buone e cattive. Dal punto di vista morale, in questa nazione si trovano tanti tipi di persone quanti se ne trovano tra i miscredenti. Qualsiasi nazione di miscredenti riesca a radunare un certo numero di persone per rendere falsa testimonianza in tribunale, probabilmente anche questa nazione riuscirà a radunarne altrettante per lo stesso scopo. Nei reati morali di ogni genere — interesse usurario, corruzione, furto, rapina, zina, fornicazione, menzogna e inganno — questa nazione non è affatto meno esperta dei miscredenti. Per riempirsi lo stomaco e guadagnare denaro, i membri di questa nazione seguono esattamente tutte le vie seguite dai miscredenti. Quando alcuni avvocati musulmani soffocano la verità autentica per far vincere consapevolmente il proprio cliente, sono altrettanto privi del timore di Dio quanto un avvocato non musulmano. Un ricco musulmano, con l’abbondanza dei propri beni, e un governante musulmano, con l’ostentazione del proprio potere, fanno esattamente le stesse cose che fanno i ricchi e i governanti non musulmani.
Può forse essere facile ottenere il dominio della giungla riunendo e organizzando persone di ogni sorta e dai caratteri più disparati appartenenti a una nazione moralmente così decaduta, insegnando loro, attraverso l’addestramento politico, l’astuzia della volpe, oppure rendendoli feroci come lupi mediante l’addestramento militare. Ma io proprio non riesco a capire come sia possibile, attraverso di loro, portare alla vittoria la Parola di Allah. In una simile situazione, chi riconoscerà la loro superiorità morale? Chi si inchinerà con rispetto davanti a loro? Vedendoli, nel cuore di chi nascerà entusiasmo per l’Islam? Come si potrà mostrare, attraverso il loro “modo di vita puro”, la scena incantevole di ‘yadkhuluna fi dinillahi afwaja’? Dove sarà riconosciuta la loro leadership spirituale? Quali persone del mondo li accoglieranno per ottenere la propria salvezza?
Per la vittoria della parola di Allah sono necessarie schiere di operatori che siano intimoriti e trepidanti per il timore di Allah, e che rimangano saldi e incrollabili sulla legge e sui precetti di Allah, senza curarsi di alcun guadagno o perdita. In sostanza, per instaurare la religione di Allah è necessario un gruppo di persone simili. Che provengano dai musulmani per nascita o da un’altra nazione, non fa alcuna differenza. Dieci uomini credenti di questo genere sarebbero più preziosi per rendere vittoriosa la religione di Allah di una folla di venticinque o cinquanta milioni di persone della nostra nazione appartenenti al tipo sopra descritto. Un immenso tesoro di monete di rame recanti il conio di monete d’oro non sarà di alcuna utilità per l’Islam. Prima di osservare l’aspetto esteriore di queste monete, l’Islam vuole sapere se al loro interno vi sia davvero oro. Una sola moneta d’oro autentico, al servizio della religione di Allah, vale più di un enorme mucchio di monete d’oro false.
Inoltre, il movimento volto a rendere vittoriosa la religione di Allah necessita di una leadership che non sia disposta a deviare neppure di un centimetro dai principi per instaurare i quali è sorto l’Islam. Grazie a questa fermezza ideologica, anche se tutti i musulmani dovessero morire di fame, o persino essere uccisi, i loro dirigenti non sarebbero disposti a tollerare la minima deviazione.
Una leadership che guardi soltanto agli interessi della nazione, che, sacrificando l’ideale, non esiti ad adottare qualsiasi mezzo per il profitto o il vantaggio della nazione, e il cui cuore sia privo del timore di Dio, è manifestamente del tutto inadatta alla grande opera di instaurare la religione di Allah.
Considerate poi la situazione dell’attuale sistema educativo del paese. Il principio fondamentale dell’attuale sistema educativo è fondato sul famoso proverbio: «Seguite tutti la direzione in cui soffia il vento». Come può questo sistema educativo essere adatto al servizio del grande Islam, il cui verdetto irrevocabile è: qualunque sia la direzione in cui soffi il vento, dovete sempre seguire il cammino stabilito da Allah?
Ve lo dico con la massima fiducia: anche se vi fosse affidato il governo di un territorio libero, non sareste capaci di amministrare quello Stato secondo gli ideali islamici neppure per un solo giorno. Non avete predisposto nulla per formare il gruppo di persone dotate della mentalità adeguata e di una superiore forza morale, necessario per amministrare la polizia, i tribunali e la legge, le forze armate, il fisco, il sistema finanziario, il sistema educativo e la politica estera di uno Stato islamico. Dall’istruzione impartita oggi nei college e nelle università del paese si possono perfino ricavare segretari e ministri di uno Stato non islamico. Ma non prendetevela: da essa non si riuscirebbe a ricavare neppure un usciere di un tribunale islamico o un semplice agente per una forza di polizia islamica.
Questa amara verità non riguarda soltanto il sistema educativo moderno, ma si applica in egual misura anche al nostro antico sistema educativo delle madrase. Queste persone non sono favorevoli ad alcun tipo di movimento o rivoluzione. Questo sistema educativo è diventato così antiquato e inefficiente da risultare completamente inadatto a fornire giudici, ministri delle Finanze, ministri della Difesa, direttori dell’Istruzione e ambasciatori per uno Stato islamico dell’epoca moderna. È dunque assolutamente certo che coloro i quali parlano di instaurare uno Stato islamico senza alcuna preparazione sotto nessun aspetto non hanno nella mente alcuna concezione dello Stato islamico.
Alcuni coltivano persino il vano progetto di istituire dapprima uno Stato nazionale dei musulmani, anche se di stampo non islamico. In seguito, attraverso una graduale riforma del sistema educativo e del carattere morale, sarebbe possibile trasformarlo in uno Stato islamico. Ma, sulla base di quel poco che ho studiato di storia, scienza politica e scienze sociali, voglio dire che questa vana fantasia non potrà mai assumere una forma reale. Se questa fantasia irrealistica dovesse diventare realtà, riterrei che si tratterebbe di un miracolo. L’ho già detto in precedenza: l’ordinamento statale affonda le sue radici fino alle profondità della vita sociale.
Pertanto, finché non si sarà compiuta una rivoluzione nella vita sociale, non sarà possibile realizzare una rivoluzione dello Stato mediante alcun metodo artificiale. Persino governanti di straordinaria capacità, come Hazrat Umar ibn Abd al-Aziz, fallirono completamente seguendo questa via. Sebbene disponesse del sostegno di un gran numero di tabiʿin e dei seguaci dei tabiʿin, fallì in questa iniziativa perché, nel suo complesso, la società di allora non era preparata a quel cambiamento e a quella rivoluzione. Sovrani potenti come Muhammad Tughlaq e Alamgir, pur possedendo nella loro vita privata una elevata devozione religiosa, non riuscirono a realizzare alcun cambiamento o rivoluzione nell’ordinamento statale. Persino un governante potente come il califfo Ma’mun al-Rashid fallì non solo nel tentativo di apportare un cambiamento all’ordinamento statale, ma persino nel tentativo di modificarne minimamente l’aspetto esteriore. Questa era la situazione in un’epoca in cui la forza e il potere di un singolo individuo potevano fare molte cose. In tali circostanze, come potrebbe essere d’aiuto, nel compito di correggere questo cambiamento fondamentale, lo Stato che sarà istituito sui principi democratici? Non riesco assolutamente a comprenderlo.
In uno Stato democratico, il potere finirà nelle mani di coloro che saranno capaci di ottenere il sostegno degli elettori. Se tra gli elettori non si svilupperanno il pensiero e la mentalità islamici, se non avranno alcun interesse a formare un autentico carattere morale islamico e non saranno disposti ad attenersi a quei principi islamici di giustizia, inviolabili e fondamentali, sulla base dei quali sarà governato lo Stato islamico, allora attraverso i loro voti nessun vero musulmano potrà mai essere eletto e giungere in parlamento. In questo modo otterranno la leadership soltanto coloro che, secondo il censimento, sono musulmani, ma che, quanto a visione del mondo, principi operativi e metodi d’azione, non hanno nulla di islamico.
In un Paese musulmano indipendente, il fatto che la leadership finisca nelle mani di persone di questo genere significa che ci troveremo esattamente nella stessa situazione in cui si trovava il governo non musulmano. Anzi, un simile governo musulmano ci porterà in una condizione ancora peggiore. Infatti, lo Stato “nazionale” sul quale sarà apposta l’etichetta dell’Islam sarà ancora più audace dei non musulmani nel tentare di ostacolare la via della rivoluzione islamica. Per quegli atti per i quali un governo non musulmano commina la pena della reclusione, questo tipo di “governo nazionalista musulmano” comminerà la pena di morte e l’esilio. Ciononostante, finché saranno in vita, i leader di uno Stato e di un governo simili saranno considerati “ghazi”, e dopo la morte “che Allah abbia misericordia di lui”. È un grave errore anche solo pensare che un simile “Stato nazionale” possa essere minimamente d’aiuto alla rivoluzione islamica.
La questione è questa: se anche in quello Stato dovremo comunque lottare per cambiare le fondamenta della vita sociale e dovremo farlo attraverso il nostro sacrificio e la nostra dedizione, senza l’aiuto dello Stato, perché non dovremmo adottare fin da oggi questo metodo d’azione? Perché dovremmo aspettare quel cosiddetto Stato musulmano, spendendo tempo e forze nel tentativo di istituirlo, quando sappiamo che non ci sarà d’alcun aiuto nel conseguimento del nostro obiettivo, ma si dimostrerà piuttosto un ostacolo considerevole?
Il corretto metodo d’azione del movimento islamico
Qual è il corretto metodo d’azione per trasformare radicalmente la vita sociale in vista della rivoluzione islamica e riorganizzarla completamente su basi nuove? Ora desidero spiegarvelo, in forma concisa, illustrando esempi storici. Desidero inoltre chiarire quale sia il metodo d’azione appropriato per portare questa lotta al culmine del successo.
L’Islam è il nome di quel grande movimento che vuole costruire l’intero edificio della vita umana sulla concezione della sovranità dell’unico Allah. Fin dai tempi più antichi, questo movimento è andato avanti sulla stessa base e secondo lo stesso metodo. I messaggeri di Allah (i Suoi rappresentanti) erano i leader di questo movimento. Perciò, se anche noi dobbiamo portare avanti questo movimento, dobbiamo farlo necessariamente secondo il metodo di tutti questi leader. Infatti, per un movimento di questo tipo non esiste né può esistere alcun altro metodo d’azione.
Quando cominciamo a seguire le orme dei nobili profeti, ci troviamo di fronte a un problema. Il problema è che non possiamo conoscere nei dettagli le attività dei nobili profeti vissuti nei tempi antichi. Dai brevi cenni e dalle indicazioni del Corano si può certamente ricavare una vaga idea delle loro attività, ma non è possibile elaborare con ciò uno schema completo. Nel Nuovo Testamento della Bibbia si trovano alcune parole attribuite al nostro signore Gesù, che Allah gli conceda la pace (ma non è stato dimostrato in modo autentico che siano effettivamente sue); da esse si può ricavare qualche indicazione sull’inizio del movimento islamico. Si può sapere come il movimento dovesse essere condotto nella fase iniziale e quali problemi dovesse affrontare. Ma riguardo alle fasi successive del movimento non si trova lì alcuna indicazione, perché tali fasi non si verificarono nella vita di Gesù, che Allah gli conceda la pace.
A questo riguardo riceviamo una guida completa e chiara da un unico luogo: la vita di Muhammad, Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Non ci rivolgiamo a lui per mera devozione e amore; siamo invece realmente obbligati a rivolgerci a lui per sapere come percorrere il lungo cammino, pieno di salite, discese, ostacoli e difficoltà, di tutte le vicende di questo movimento. Tra tutti i leader del movimento islamico, soltanto Muhammad, Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è quel leader unico nella cui vita troviamo informazioni dettagliate, complete e pienamente comprovate su ogni fase e ogni settore della conduzione dello Stato: dall’epoca della prima predicazione di questo movimento islamico fino alla fondazione dello Stato islamico, e dalla fondazione dello Stato fino alla sua struttura, alla sua costituzione, alla politica interna ed estera, all’ordine pubblico e alla difesa. Pertanto, è proprio da quest’unica fonte che vi presento un quadro conciso del corretto metodo d’azione.
A. L’invito a riconoscere la sovranità di Allah
Sapete che, quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) fu incaricato di diffondere e affermare l’Islam, in tutto il mondo era necessario risolvere urgentemente innumerevoli problemi morali, sociali, economici e politici. Allora erano presenti l’imperialismo romano e quello persiano. La disparità tra le classi aveva raggiunto proporzioni estreme. Era in corso una competizione per accaparrarsi illeciti vantaggi economici (sfruttamento economico). E la rete dei reati morali si era diffusa in ogni fibra della società. Persino nella patria del nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) esistevano innumerevoli problemi complessi. Per risolvere tali problemi, il paese attendeva con ansia un leader capace.
La sua intera terra e il suo popolo erano profondamente immersi nell’ignoranza, nel degrado morale, nella povertà e nella miseria, nella fornicazione e nelle reciproche dispute e discordie. Dall’area dell’intero Golfo a est e a sud, dal Kuwait fino allo Yemen, e nella fertile e verdeggiante provincia irachena, le potenze imperialiste persiane avevano imposto la loro occupazione con la forza. A nord, i governanti romani avevano esteso i loro artigli imperialisti fino ai confini dell’Hijaz. I capitalisti ebrei controllavano la stessa economia dell’Hijaz. Avevano stretto gli abitanti di tutta l’Arabia nella morsa del polipo dell’interesse composto. Il loro sfruttamento e la loro oppressione avevano raggiunto il limite estremo. Sulla costa occidentale, proprio sull’altra sponda, in Abissinia, era insediato uno Stato cristiano. Erano stati proprio costoro, pochi anni prima, ad attaccare Mecca. Nella provincia di Najran, tra l’Hijaz e lo Yemen, vivevano persone della stessa stirpe di quei cristiani. Inoltre, erano alleati sul piano economico e politico. In un ambiente così soffocante si trovava allora l’Arabia, la patria del Profeta.
Ma il grande leader che Allah l’Altissimo aveva designato per guidare gli uomini non prestò attenzione ad alcuno dei tanti problemi complessi del mondo intero, e neppure della sua patria. Distogliendo lo sguardo da tutti i problemi, invitò gli uomini soltanto a una cosa:اَنِ اعْبُدُوا اَلله وَاجْتَنبوا الطَّاغُوتِ
«O uomini, rinnegate e abbandonate ogni potere di dominio all’infuori di Allah, e accettate soltanto la servitù e l’obbedienza ad Allah.»
Ciò non significa che, ai suoi occhi, tutti gli altri problemi, ad eccezione di questo, fossero privi di importanza o non meritassero alcuna considerazione. Sapete che in seguito risolse tutti questi problemi. Prestò loro piena attenzione. Li risolse uno per uno. Il fatto che, nella fase iniziale, distogliesse lo sguardo da tali problemi, concentrando tutta la sua attenzione su un’unica questione e impiegando tutte le sue energie per risolverla, aveva una ragione concreta. In essa era racchiusa la chiave per risolvere tutti i problemi.
Dal punto di vista del movimento islamico, per quanto degrado possa insorgere nella vita morale e sociale degli uomini, la causa fondamentale è che l’uomo si considera indipendente, arbitrario (Independent) e irresponsabile (Irresponsible). In altre parole, fa di se stesso il proprio ilah. Oppure la causa è che l’uomo, escludendo l’unico Ilah dell’universo, accetta qualcun altro come comandante e autorità sovrana, sia esso un essere umano o qualcos’altro. Dal punto di vista dell’Islam, finché questo errore fondamentale rimane al suo posto, non è assolutamente possibile ottenere alcun successo nel rimuovere il degrado e la rovina individuali o sociali mediante riforme esteriori di qualsiasi tipo. In tali condizioni, anche se si elimina un reato in un luogo, esso rispunterà da qualche altra parte.
Pertanto, una riforma efficace può iniziare in un solo modo. Occorre estirpare dalla mente degli uomini l’idea dell’indipendenza e dell’arbitrio. Bisogna imprimere nella loro mente che il mondo in cui vivono non è un impero privo di re o governanti. Senza dubbio, questo mondo ha un Sovrano. La Sua autorità non dipende dal riconoscimento di alcuno. Nessuno può abolire la Sua autorità. Non hai la forza di uscire dal Suo impero per recarti altrove. Poiché vivi sotto questa Sua autorità eterna e inviolabile, considerarti indipendente e arbitrario non è altro, per te, che una grande follia. Dovrai subirne tu stesso le conseguenze. Se sei intelligente e realista, ciò che intelligenza e realismo (Realism) esigono è che tu chini il capo davanti al comando di quel grande Sovrano. Vivi come Suo servo assolutamente obbediente e sottomesso.
Inoltre, è necessario chiarire bene anche questo fatto concreto: in tutto questo universo esiste un solo Sovrano, un solo Proprietario e un solo Signore libero e sovrano. Qui nessun altro ha il diritto di esercitare autorità, e in realtà l’autorità di nessun altro può prevalere. Perciò non essere schiavo di nessuno all’infuori di Lui. Non riconoscere l’autorità di nessun altro. Non inchinarti davanti a nessun altro. Qui non esiste alcuna «Sua Altezza». Ogni «Altezza» è riservata esclusivamente a quell’Essenza. Qui non esiste alcuna «Sua Santità». Ogni «Santità» è riservata unicamente a quella Potenza. Qui non esiste alcuna «Sua Signoria». La Signoria assoluta appartiene soltanto a quell’Essenza. Qui non esiste alcun legislatore. La legge e il Legislatore sono soltanto Lui, e devono appartenere esclusivamente a Lui. Qui non esiste altro governo, né alcun datore di sostentamento, né alcun wali o funzionario. Non esiste nessuno degno di ascoltare le suppliche. Le chiavi del potere non sono nelle mani di nessuno. Nessuno possiede alcun tipo di superiorità o dignità. Dalla terra al cielo, tutti e ogni cosa sono soltanto Suoi umilissimi servi.
Ogni proprietà, signoria e autorità appartiene esclusivamente ad Allah, Signore dei mondi. Egli è l’unico «Rabb» e «Mawla». Perciò, rifiuta ogni forma di schiavitù, obbedienza e catena. Diventa servo, obbediente e sottoposto ai comandi esclusivamente Suoi. Questa è la base fondamentale di ogni riforma e correzione. Proprio su questa base si innalza, completamente rinnovato, l’intero edificio del carattere individuale e dell’ordinamento sociale. Tutti i problemi sorti sulla terra dai tempi di Adamo, che Allah lo benedica, fino a oggi, e quelli che sorgeranno fino al Giorno del Giudizio, possono essere risolti soltanto attraverso questo metodo fondamentale.
Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, invitò direttamente a questa riforma fondamentale, senza alcuna preparazione preliminare, introduzione o attività iniziale. Fino al raggiungimento dell’obiettivo ultimo di questo invito, non adottò alcuna via tortuosa. A tale scopo non cercò di esercitare strategicamente un’influenza sulle persone attraverso attività politiche e sociali, un’influenza mediante la quale avrebbe potuto guidarle e giungere gradualmente al proprio obiettivo. Non fece nulla di tutto questo. Al contrario, vediamo che all’improvviso, nel cuore dell’Arabia, un uomo si levò a testa alta e proclamò con voce risoluta: «La ilaha illallah: non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah». Il suo sguardo non si rivolse neppure per un istante a qualcosa di inferiore a questa dichiarazione fondamentale. La ragione non è soltanto il coraggio e l’ardore propri di un profeta. In realtà, questa è la vera linea d’azione del movimento islamico. Le influenze, l’efficacia e l’autorità create attraverso altri mezzi non sono di alcun aiuto per questa grande opera di riforma. Coloro che diventano vostri collaboratori per una ragione diversa dall’ideale fondamentale di La ilaha illallah non possono esservi utili nell’opera di questa grande ricostruzione.
In questa grande opera possono esservi sostenitori e collaboratori soltanto coloro che si sentono attratti verso di voi ascoltando esclusivamente l’appello di «La ilaha illallah», che accettano questa grande verità come fondamento e scopo della vita e che sono pronti ad agire sulla sua base. Pertanto, la particolare forma di pensiero e di strategia d’azione necessaria per condurre il movimento islamico richiede di iniziare direttamente il lavoro, senza alcuna introduzione o preparazione, attraverso questo appello fondamentale al tawhid.
Il concetto di tawhid non è una semplice concezione religiosa. È piuttosto una visione completa della vita. Questa visione sradica completamente la struttura edificata nella vita sociale sull’arbitrio e sulla signoria e autorità di ciò che è diverso da Allah. Edifica un nuovo edificio su fondamenta e basi del tutto diverse.
Oggi gli abitanti del mondo ascoltano in silenzio il grido rivoluzionario del vostro muezzin: «Ashhadu alla ilaha illallah». Ciò accade perché neppure colui che proclama sa che cosa sta proclamando, e agli ascoltatori non risultano chiari né il significato né lo scopo. Ma se colui che proclama annunciasse consapevolmente, e gli abitanti del mondo comprendessero che egli sta dicendo: «Non riconosco nessuno come sovrano, né come governante. Non riconosco alcun governo. Non riconosco alcuna legge. Non sono soggetto alla giurisdizione di alcun tribunale. Per me, l’ordine di nessuno è un ordine. Non riconosco la consuetudine di nessuno. Non riconosco affatto la prerogativa superiore e discriminatoria di nessuno, il potere regale di nessuno, la santità eccessiva di nessuno né l’autorità suprema e arbitraria di nessuno. All’infuori dell’unico Allah, sono ribelle contro tutti. Mi dissocio da tutti».
Se il proclamatore e gli ascoltatori comprendessero il vero significato della proclamazione, pensate forse che gli abitanti del mondo la digerirebbero facilmente? Che la tollererebbero in silenzio? Credetemi: in quella situazione, che voi andiate o meno a combattere contro qualcuno, gli abitanti del mondo vi dichiarerebbero guerra. Non appena avrete pronunciato questa proclamazione, sentirete che il mondo intero è diventato vostro nemico. Da ogni direzione, serpenti, scorpioni e bestie feroci vi stanno attaccando spietatamente.
b. Dimostrarsi puri e genuini nella prova del fuoco
Quando Muhammadur Rasulullah (pace e benedizioni su di lui) pronunciò questo annuncio, si era verificata esattamente la stessa situazione. Colui che lo proclamava lo fece con piena consapevolezza. Anche gli ascoltatori capivano quale messaggio veniva annunciato! Perciò, chiunque fosse stato colpito da un aspetto di questo annuncio si levò per soffocarlo. I papi e i thakur videro che questa voce era pericolosa per il loro sacerdozio. I proprietari terrieri e gli usurai temettero per le loro ricchezze, coloro che traevano guadagni illeciti per i loro guadagni illeciti, gli adoratori della tribù per la superiorità del proprio gruppo (superiorità razziale), e gli adoratori della nazione per le dottrine e le vie ereditate dagli antenati del nazionalismo. In breve, udendo questa voce, tutti gli adoratori degli idoli furono terrorizzati dal timore che i propri idoli venissero frantumati. Così, sebbene fino ad allora fossero stati impegnati in guerre reciproche, tutte le forze del kufr si unirono. Essi diedero concreta espressione al detto: «Al-kufru millatun wahidah». Si riunirono su un’unica piattaforma per combattere contro un nuovo movimento. Formarono un’alleanza.
In questa situazione difficile, divennero compagni di Muhammad (pace e benedizioni su di lui) soltanto coloro che avevano idee e menti limpide e purificate, e possedevano la capacità di comprendere e accettare la verità. Il loro amore per la verità era così forte che, dopo averla riconosciuta, erano sempre pronti a gettarsi nelle fiamme e ad abbracciare la morte per essa. Per questo grande movimento erano necessarie proprio persone di questo genere. Tali persone cominciarono ad aderire al movimento, una o due alla volta. E, parallelamente, il conflitto continuò ad aumentare.
In seguito, a qualcuno fu sbarrata la via del sostentamento. Qualcuno venne cacciato di casa. Qualcuno fu separato dai propri cari. A qualcuno vennero meno gli amici, a qualcun altro i sostenitori. Alcuni furono percossi. Altri furono incatenati. Qualcuno venne tenuto disteso sulla sabbia rovente sotto il peso delle pietre. Alcuni furono tormentati con insulti, altri con pietre. A qualcuno furono strappati gli occhi. A qualcuno fu fracassato il cranio. Si tentò persino di comprare alcuni con donne, ricchezze, potere, autorità e ogni sorta di cosa allettante. Tutte queste prove del fuoco si abbatterono sul movimento islamico. Era necessario che accadessero. Senza di esse, il movimento islamico non avrebbe potuto consolidarsi né svilupparsi e diffondersi progressivamente.
Queste prove del fuoco furono molto utili al movimento islamico. Il primo beneficio di tali prove fu che i codardi pavidi, le persone di carattere vile e quelle dalla volontà debole non riuscirono neppure ad avvicinarsi a questo movimento. Così, soltanto le gemme della società vennero ad aderirvi. Ed erano proprio persone di questo genere quelle necessarie al grande movimento. Pertanto, chiunque vi aderì dovette farlo passando attraverso dure prove del fuoco. In realtà, per selezionare i migliori uomini adatti a un grande movimento rivoluzionario, non poteva esserci metodo migliore di questo.
Il secondo beneficio di queste prove del fuoco fu che coloro che aderirono al movimento in condizioni così difficili affrontarono quei terribili pericoli, calamità, sofferenze e umiliazioni non per alcun interesse personale, di gruppo o nazionale, bensì soltanto per amore della verità e per Allah e per il Suo compiacimento. Per questo dovettero sopportare centinaia di soprusi e persecuzioni. Per questo furono feriti e percossi. Per questo caddero sotto i colpi feroci dei difensori degli interessi costituiti. Ma il risultato fu benefico. In tal modo cominciò a formarsi in loro la mentalità adatta al movimento islamico. Cominciò a nascere un autentico carattere islamico. Nell’adorazione di Allah cominciarono a sorgere e a crescere la massima sincerità e devozione.
In realtà, era naturale che in questo grande centro di addestramento fatto di pericoli e calamità si formassero il carattere e la mentalità islamici. Quando una persona intraprende con grande slancio il cammino per raggiungere un obiettivo e, lungo quella via, deve affrontare una lotta all’ultimo sangue, conflitti e scontri estremi, pericoli e calamità indescrivibili, sofferenze, difficoltà senza limiti, colpi dolorosi, torture carcerarie disumane, fame incessante e un esilio insopportabile, allora, grazie a queste esperienze personali, tutte le caratteristiche del suo grande obiettivo e del suo ideale si imprimono profondamente nel suo cuore e nella sua mente. Nel suo intelletto, nel suo cervello, nelle sue vene e nei suoi capillari comincia a scorrere il corso sotterraneo del suo grande obiettivo. In quel momento, l’intero essere della persona assume la forma dello scopo della sua vita.
In questo periodo, volto al pieno compimento del raggiungimento dell’obiettivo, fu resa obbligatoria per loro la salat. Di conseguenza, ogni ristrettezza della loro visione venne meno. Tutta la loro capacità di vedere e di pensare si concentrò sul proprio obiettivo. Colui che avevano riconosciuto come unico Sovrano assoluto vide il Suo dominio e la Sua sovranità radicarsi profondamente nelle loro idee e nelle loro menti attraverso ripetute attestazioni. Colui sulla cui obbedienza e guida avrebbero dovuto compiere tutte le attività della vita e del mondo è consapevole di ogni cosa, manifesta e nascosta. Egli è il Re del Giorno del Giudizio. Egli esercita un potere irresistibile su tutti i servi. Queste convinzioni si radicarono profondamente nei loro cuori e nelle loro menti. In nessuna circostanza rimase aperto nei loro cuori il minimo varco al pensiero di obbedire a chiunque altro oltre a Lui.
Il terzo beneficio di queste prove del fuoco e di questo scontro estremo fu che, da un lato, coloro che aderivano a questa carovana rivoluzionaria ricevevano un autentico addestramento sul campo; dall’altro, il movimento islamico continuava ad ampliarsi e a diffondersi giorno dopo giorno. Quando la gente vedeva alcune persone essere picchiate e perseguitate giorno dopo giorno, nasceva naturalmente in loro un intenso desiderio di conoscerne la vera causa. La loro mente era ansiosa di trovare una risposta alla domanda: «Perché tanto clamore intorno a queste persone?». Quando poi il loro sguardo indagatore scopriva che quei servi di Allah non venivano perseguitati per una donna, per ricchezze, prestigio o alcun interesse personale, ma perché una grande verità si era rivelata loro e vi si aggrappavano con assoluta devozione, allora il loro cuore diventava spontaneamente impaziente di conoscere quella grande verità.
In seguito, quando la gente veniva a sapere che quella grande verità era «lā ilāha illā Allāh» e che proprio questa verità produceva una rivoluzione di tale portata nella vita umana, e che erano sorti uomini per diffonderne l’invito, uomini che per questa sola verità calpestavano tutti i vantaggi e gli interessi mondani, sacrificando senza esitazione ogni cosa, comprese le proprie terre, i beni e i figli, allora rimaneva sbalordita. I loro occhi si aprivano. Si squarciava il velo che avvolgeva le loro menti e i loro cuori. E questa grande verità si conficcava nei loro cuori come la punta affilata di una freccia. Per questo, tutte le persone vennero ad aderire a questo movimento. Alla fine, soltanto quei pochi che erano completamente accecati dall’orgoglio della nobiltà, dall’imitazione cieca degli antenati e dagli interessi terreni non poterono unirsi a questo movimento. Per il resto, ogni persona disinteressata e amante della verità di quella società dovette infine aderirvi, chi prima e chi dopo.
c. Il leader era il modello dell’ideale
In quel periodo, il leader del movimento presentò chiaramente alla società umana tutti i principi fondamentali, gli scopi e gli obiettivi del suo movimento attraverso la propria vita personale. L’essenza vitale dell’Islam si manifestava in ogni sua parola, in ogni sua azione, nel suo comportamento e in ogni suo movimento. In questo modo, la gente poteva comprendere concretamente che cosa fosse l’Islam. Questo argomento meriterebbe una trattazione dettagliata, ma in questo spazio limitato non vi è possibilità di un’esposizione esplicativa. Perciò presenterò qui, in estrema sintesi, alcuni aspetti degni di nota.
La moglie del grande leader di questo movimento rivoluzionario, Hazrat Khadija (r.a.), era la donna più ricca dell’Arabia di allora. Egli svolgeva attività commerciali con il patrimonio di sua moglie. Dopo l’inizio della predicazione dell’Islam, tutte le sue attività commerciali cessarono. Infatti, poiché era continuamente impegnato nell’opera di predicazione e, di conseguenza, aveva fatto di tutti gli abitanti dell’Arabia propri nemici, non era più possibile proseguire in alcun modo gli affari. Nel giro di pochi anni, marito e moglie esaurirono tutto ciò che avevano precedentemente accumulato, impiegandolo nell’espansione del movimento. In seguito dovettero affrontare una crisi economica estrema. Quando egli si recò a Ṭā’if per diffondere la religione, questo un tempo grande magnate del commercio dell’Ḥijāz non riuscì a procurarsi nemmeno un asino per cavalcare.
Gli abitanti dei Quraysh gli proposero di accettare il trono dell’Ḥijāz. Dissero: «Faremo di te il nostro re. Ti daremo in sposa la più bella donna d’Arabia. Verseremo ai tuoi piedi montagne di ricchezze. Faremo tutto questo per te, a una sola condizione: dovrai abbandonare questo movimento». Ma il liberatore dell’umanità rifiutò con disprezzo tutte queste allettanti proposte. Al loro posto, accettò con animo soddisfatto gli scherni, i rimproveri e le lapidazioni.
I notabili dei Quraysh e dell’Arabia dissero: «O Muhammad! Nella tua corte siedono sempre schiavi, poveri e persone delle classi inferiori (Dio non voglia!). Come possiamo dunque venire a sederci alla tua corte? Quelli che da noi appartengono alle classi più basse circondano sempre te. Allontanali da te; solo allora potremo venire da te e parlare con te». Ma colui che era il leader dell’intera umanità, colui che era venuto per eliminare le distinzioni di classe tra gli uomini, non poteva certo cacciare i poveri per compiacere i notabili.
Il grande leader rivoluzionario di questo movimento, Muhammad (s.a.), non si preoccupò in alcun modo degli interessi di nessuno del proprio paese, della propria nazione, della propria tribù o della propria stirpe in relazione al suo movimento. Non scese a compromessi con alcun interesse per quanto riguardava il movimento. Questa sua fermezza morale fece nascere nei cuori delle persone una fiducia assoluta: senza dubbio, egli era apparso per il bene dell’umanità. E proprio grazie a questa fiducia, persone di ogni popolo si raccolsero sotto la bandiera del suo movimento. Se avesse pensato soltanto al bene della propria famiglia, nessuno, tranne gli appartenenti alla tribù hascemita, avrebbe avuto alcun interesse per questo movimento. Se si fosse adoperato per instaurare la leadership dei Quraysh, gli Arabi non qurayshiti non avrebbero neppure immaginato di aderire al suo movimento. Oppure, se il suo obiettivo fosse stato instaurare la superiorità della nazione araba, quale interesse avrebbero avuto il bilālita abissino Bilal, Suhayb il romano e Salman il persiano (r.a.) a sostenerlo?
In realtà, ciò che attirò a lui persone di tutte le nazioni fu l’invito alla pura servitù di Allah e il completo disinteresse per gli interessi personali, familiari, tribali e nazionali. Fu proprio l’invito rivolto all’intera umanità ad adorare esclusivamente Allah ad attirare verso questo movimento persone di ogni tipo, senza distinzione di stirpe, colore, nazione o religione. Tutti furono pronti a sacrificare la propria vita per la sua instaurazione.
Quando fu costretto a emigrare dalla Mecca, presso di lui erano ancora depositate ingenti ricchezze dei suoi nemici. Affidò a Hazrat ʿAlī (ra) l’incarico di restituirle ai rispettivi proprietari. Per un uomo che adora il mondo sarebbe impossibile lasciarsi sfuggire un’occasione simile: avrebbe appropriato di tutto e lo avrebbe portato con sé. Ma il servo di Allah pensava ancora a far giungere ai loro proprietari i beni dei suoi nemici giurati e assetati di sangue, proprio quando essi avevano deciso di ucciderlo. Gli Arabi potevano forse non rimanere stupefatti di fronte a un’altezza morale così inimmaginabile? Sono fermamente convinto che, due anni dopo, quando levarono le spade contro di lui sul campo di Badr, i loro cuori forse dicevano loro: «Contro quale grande uomo state combattendo? Contro quale magnanimo state sollevando le spade, colui che, persino al momento di lasciare la patria, non dimenticò i diritti degli uomini e il dovere di custodire i loro affidamenti?» Forse allora combatterono contro di lui spinti dall’ostinazione, ma la loro coscienza li tormentava. Credo che anche questo fosse una delle ragioni morali della sconfitta dei miscredenti nella battaglia di Badr.
D. La rivoluzione naturale ed efficace dell’ideale
Dopo tredici anni di lotta estenuante, si presentò a Medina l’opportunità di fondare un piccolo Stato islamico. A quel punto il movimento aveva raccolto circa duecentocinquanta o trecento persone, che, avendo ricevuto una formazione islamica completa, erano diventate tanto capaci da poter assolvere ai propri doveri di musulmani in qualsiasi situazione e circostanza. Queste persone erano state pienamente preparate a governare uno Stato islamico. Così fu fondato lo Stato tanto desiderato. Per dieci anni il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) ne guidò personalmente la direzione. In quel breve periodo le trasmise la formazione necessaria a gestire secondo il metodo islamico tutti i settori dello Stato. Fu l’epoca in cui l’ideale islamico superò lo stadio dell’idea teorica (Abstract Idea) e raggiunse quello di una struttura sociale completa. In quell’epoca, in tutti gli ambiti — sistema statale, educativo, giudiziario, economico, sociale e relazioni internazionali — i principi e le politiche dell’Islam assunsero una forma chiara. Furono formulati i principi fondamentali di ogni settore della vita, e tali principi furono anche tradotti in pratica.
Per operare secondo questa particolare politica e questo metodo d’azione fu creato un corpo di operatori sulla base dell’istruzione, della formazione e dell’esperienza pratica. Furono proprio queste persone a presentare al mondo un modello così esemplare di governo islamico che, nell’arco di appena otto anni, uno Stato di dimensioni ridotte come quello di Medina si trasformò nell’intero Stato arabo. Chiunque avesse visto, da qualunque luogo provenisse, la realtà dell’Islam e ne avesse sperimentato i buoni risultati, esclamava spontaneamente: «Questo è veramente ciò che si chiama umanità. In esso risiede il bene dell’umanità». Alla fine, anche coloro che per lungo tempo avevano combattuto contro Muhammad, il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), dovettero abbracciare questo grande ideale. Khalid ibn al-Walid entrò sotto l’ombra protettrice dell’Islam. Ikrimah, figlio di Abu Jahl, accettò l’Islam. Abu Sufyan si schierò dalla parte dell’Islam. Wahshi, l’uccisore di Hazrat Hamza (ra), accettò le prescrizioni dell’Islam. Persino Hind, che aveva divorato il fegato di Hazrat Hamza (ra), dovette infine chinare il capo davanti alle parole veritiere di colui che, ai suoi occhi, era più spregevole di chiunque altro.
Gli storici hanno dato grande rilievo alle guerre di quel periodo, commettendo un errore. A causa di questo errore, la gente ha finito per credere che la grande rivoluzione araba si fosse realizzata attraverso guerre e combattimenti. In realtà, la verità è completamente opposta. In tutte le guerre che, durante quegli otto anni, ridimensionarono le tribù arabe bellicose, il numero complessivo dei morti da entrambe le parti non superò milleduecento. Se conoscete la storia delle rivoluzioni del mondo, dovete necessariamente riconoscere che è ragionevole definire questa rivoluzione una rivoluzione incruenta (Bloodless Revolution).
Inoltre, anche i risultati di questa rivoluzione furono diversi da quelli di tutte le altre rivoluzioni del mondo. Essa non cambiò soltanto il sistema statale; cambiò anche la mentalità, lo stato d’animo e il modo di pensare delle persone. Mutò la loro visione del mondo. Cambiò il loro metodo di pensiero. Cambiò il loro modo di vivere. Nel campo della moralità si verificò una trasformazione radicale. Le loro inclinazioni e abitudini cambiarono.
In breve, questa grande rivoluzione trasformò completamente l’intera nazione. La donna adultera divenne custode della castità. L’ubriacone divenne portabandiera del movimento contro le droghe. Colui che un tempo rubava sviluppò attraverso questa rivoluzione un senso di onestà così intenso che ora esitava persino a mangiare il cibo in casa di un amico, pensando: «E se anche questo fosse considerato consumo illecito dei beni altrui?». Persino Allah l’Altissimo dovette rassicurarli attraverso il Corano che non vi era nulla di male nel mangiare quel genere di cibo. Ladri e predoni erano diventati così devoti e affidabili che, al momento della conquista dell’Iran, uno di quei semplici soldati, dopo essersi impadronito di una corona reale del valore di milioni e milioni, la nascose sotto una coperta nell’oscurità della notte e la consegnò al comandante. Aveva mantenuto il segreto per impedire che, a causa di quell’evento straordinario, la fama della sua onestà si diffondesse tra la gente e che la purezza della sua sincerità, o intenzione, venisse macchiata dalla «riya» e dal desiderio di mettersi in mostra.
Coloro per i quali la vita umana non aveva alcun valore, e che seppellivano vive con le proprie mani le loro figlie, svilupparono un senso della sicurezza e della dignità della vita così intenso che provavano un dolore estremo persino vedendo macellare crudelmente una gallina. Coloro sui quali non era mai spirato neppure il soffio della sincerità e della giustizia svilupparono qualità così elevate di giustizia, onestà e veridicità che, dopo il trattato di Khaybar, quando uno dei loro esattori riscuoteva le imposte statali dagli Ebrei, questi vollero offrirgli una cospicua somma affinché riducesse l’importo dovuto allo Stato. Ma egli rifiutò loro apertamente la tangente e divise il raccolto prodotto in due mucchi uguali, uno per loro e uno per lo Stato, concedendo loro il diritto di scegliere uno dei due mucchi. Di fronte a questo culmine di giustizia e onestà dell’esattore musulmano, gli Ebrei rimasero sbalorditi per la meraviglia e, senza rendersene conto, esclamarono: «È su una giustizia e un’equità di questo genere che sono fondati il cielo e la terra».
Tra loro sorsero governanti che non possedevano alcun palazzo. Al contrario, vivevano insieme al popolo e abitavano in semplici capanne come la gente comune. Andavano al mercato a piedi. Non tenevano guardie alla porta. In qualsiasi momento del giorno o della notte, chiunque poteva incontrarli. Tra loro sorsero giudici così giusti che uno di essi respinse la richiesta dello stesso califfo contro un ebreo, poiché il califfo non era riuscito a presentare come testimoni nessuno oltre al proprio servo e al proprio figlio. Tra loro sorsero comandanti tali che uno di essi, alla vigilia di lasciare una città, restituì agli abitanti tutto ciò che era stato loro riscosso, dicendo: «D’ora in poi, poiché non potremo più garantire la vostra sicurezza, non abbiamo alcun diritto di trattenere il tributo riscosso da voi».
In questo modo sorsero tra loro innumerevoli ambasciatori intrepidi. Uno di essi espose senza timore, alla corte del comandante iraniano, i principi di giustizia umana enunciati dall’Islam. Criticò severamente le disuguaglianze di classe iraniane. Dio sa quante truppe iraniane, quel giorno, sentirono sorgere nel cuore la grandezza e la superiorità di questa religione dell’umanità. La rivoluzione islamica generò tra loro cittadini dotati di un così intenso senso del dovere morale che, persino dopo aver commesso crimini punibili con l’amputazione della mano o con la lapidazione, si presentavano spontaneamente chiedendo che la pena fosse applicata su di loro, per non dover comparire davanti al tribunale di Allah come ladri o adulteri. La rivoluzione islamica generò soldati ideali che non combattevano per ricevere uno stipendio o ottenere interessi terreni. Combattevano invece soltanto per quel grande ideale nel quale avevano creduto. Non accettavano nemmeno paga o indennità. Inoltre, si recavano sul campo di battaglia a proprie spese e, quando entravano in possesso del bottino di guerra, lo portavano direttamente alla presenza del comandante, senza appropriarsene personalmente.
Ora ditemi: era forse possibile ottenere un cambiamento così radicale del carattere sociale e della mentalità collettiva soltanto attraverso guerre e battaglie? La storia è davanti a voi. Avete mai trovato in essa un esempio in cui la sola spada abbia prodotto un cambiamento così radicale in un gruppo umano?
In realtà, è qualcosa di stupefacente: nei primi tredici anni furono formate appena duecentocinquanta o trecento persone, mentre nei dieci anni successivi l’intero paese divenne musulmano. Incapaci di svelarne il mistero, le persone cercano di offrirne spiegazioni diverse, infondate e irreali. Eppure la causa è chiara e limpida come la luce del giorno.
Finché la gente non ebbe visto la concreta realizzazione della vita umana secondo questo nuovo ideale, non riuscì a comprendere quale società volesse realmente costruire il leader di questo movimento straordinario. In quel periodo, dubbi e perplessità di ogni genere oscuravano le loro menti. Alcuni dicevano: «È soltanto la fantasia poetica di un visionario». Altri dicevano: «Non è altro che magia delle parole». Altri ancora dicevano: «Quell’uomo è davvero impazzito». E qualcuno lo dichiarava semplicemente un visionario.
In quel periodo soltanto persone dotate di eccezionale intelligenza e talento abbracciarono la fede. Con uno sguardo realistico, riuscivano a vedere che alla base di questo ideale vi erano i veri segni del bene dell’umanità. Ma quando, sulla base di quell’ideale ritenuto immaginario, fu instaurato un sistema di vita completo, la gente ne vide con i propri occhi la realtà concreta e i benefici senza limite che si dispiegavano davanti a essa. Allora comprese che quel servo di Allah aveva sopportato tante sofferenze, difficoltà, ingiustizie e persecuzioni proprio per edificare quella grande società. Dopo ciò, non rimase più alcuna possibilità di persistere nell’ostinazione e nella caparbietà. Chiunque avesse avuto due occhi sulla fronte e luce negli occhi non avrebbe più potuto negare una realtà vista con i propri occhi.
In realtà, questo è il metodo corretto con cui l’Islam intende realizzare la rivoluzione sociale. Questa è la strada maestra di quella rivoluzione. Essa comincia proprio in questo modo e si sviluppa secondo questa stessa successione. Considerando questa rivoluzione un miracolo, la gente afferma: «Un’opera simile oggi non è più possibile. Era un’opera del Profeta. Non è possibile realizzarla senza un profeta». Ma lo studio della storia ci mostra chiaramente che questa rivoluzione è una rivoluzione naturale. In essa vediamo un rapporto pienamente logico e scientifico tra causa ed effetto. Se ancora oggi lavorassimo con lo stesso metodo, potrebbero manifestarsi risultati dello stesso genere.
Tuttavia, è vero che per quest’opera sono necessarie la fede, la coscienza islamica, la devozione sincera, una forte volontà e il sacrificio incondizionato delle emozioni, degli entusiasmi e degli interessi personali. Per quest’opera è necessario un gruppo di giovani audaci che, avendo creduto nella verità, rimangano saldi in essa come montagne. Il loro sguardo non sarà rivolto verso alcun’altra direzione. Qualunque cosa accada nel mondo, non devieranno di un solo centimetro dal cammino del loro obiettivo e della loro missione. Sacrificheranno senza esitazione ogni possibilità di progresso personale nella vita terrena. Non esiteranno a infrangere i sogni e le aspirazioni dei propri figli, dei genitori e dei familiari. Non si preoccuperanno della separazione e dell’ostilità di parenti e amici. Società, Stato, legge, nazione, patria: qualunque cosa si frapponga al cammino del loro obiettivo, essi combatteranno contro di essa. Anche in passato furono persone di questo genere a rendere vittoriosa la parola di Allah. Ancora oggi soltanto persone di questo genere possono rendere vittoriosa la parola di Allah. Questa grande rivoluzione può essere realizzata soltanto da persone di questo genere. (Tarjuman al-Qur’an, settembre 1940).
Appendice
Sebbene la chiara spiegazione e analisi del metodo operativo della rivoluzione islamica presentata nell’articolo sopra citato sia sufficiente per comprendere l’argomento, ritengo tuttavia opportuno menzionare qui, in particolare e in sequenza, alcune affermazioni di Hazrat Masih, pace su di lui, al riguardo. In queste sue affermazioni si riflette il quadro della fase iniziale del movimento islamico. Poiché l’ambiente e le circostanze in cui Sayyiduna Masih, pace su di lui, presentò agli abitanti della Palestina l’invito al «Governo divino» hanno affinità con il nostro ambiente e le nostre circostanze attuali, nel suo metodo operativo possiamo trovare la guida necessaria per noi.
«Un sapiente domandò: “Qual è il comandamento più importante tra quelli dati da Mosè?”. Gesù rispose: “Il comandamento più importante è questo: Ascolta, o Israele: il Signore, che è il nostro Dio, è uno; e amerai il Signore, che è il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze”. Allora quel sapiente disse: “Maestro, hai detto molto bene. Hai detto la verità: Dio è uno e non vi è altro Dio all’infuori di Lui”». (Marco/12:28-32)
«Adorerai il Signore, che è il tuo Dio, e servirai soltanto Lui». (Luca/4:8)
«Perciò pregate in questo modo: Padre nostro celeste, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno. Sia compiuta la tua volontà sulla terra così come in cielo». (Matteo/6:9-10)
Nell’ultima frase Hazrat Masih, pace su di lui, ha espresso chiaramente il proprio obiettivo. Essa ha confutato completamente l’idea errata, diffusasi in generale, secondo cui per regno di Dio si intenderebbe soltanto il Suo regno spirituale. Il suo obiettivo era l’instaurazione sulla terra della legge di Dio e delle norme della Sharia, proprio come la Sua legge naturale è operante sull’intera creazione. A questo scopo egli preparava le persone.
«Non pensate che io sia venuto a portare la pace nel mondo; non sono venuto a portare la pace. Al contrario, sono venuto a mettere l’uomo contro l’uomo; sono venuto a mettere il figlio contro il padre, la figlia contro la madre e la moglie contro la suocera. I membri della propria famiglia diventeranno i nemici dell’uomo».
«Chiunque ami il padre e la madre più di me non è degno di me. E chiunque ami il figlio o la figlia più di me non è degno di me. Chi non porta la propria croce e non segue la mia via non è degno di me. Chiunque voglia salvare la propria vita la perderà; ma chiunque sia disposto a sacrificare la propria vita per me la salverà». (Matteo/10:34-39)
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, non segua la propria volontà; porti la propria croce e venga dietro a me.» (Matteo/16:24)
«Il fratello consegnerà il fratello perché sia messo a morte, e il padre consegnerà il figlio. I figli si solleveranno contro i genitori e li faranno uccidere. Sarete odiati da tutti a causa mia, ma chi rimarrà saldo fino alla fine sarà salvato.» (Matteo/10:21-22)
«Ecco, vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate prudenti, perché gli uomini vi consegneranno ai membri dei tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe. Sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia.» (Matteo/10:16-18)
«Chi viene a me deve amare meno di me suo padre e sua madre, sua moglie e i suoi figli, i suoi fratelli e le sue sorelle, e persino se stesso. Altrimenti non può essere mio seguace. Chi non porta la propria croce e non viene dietro a me non può essere mio seguace.»
«Se qualcuno di voi vuole costruire una torre alta, prima si siede e calcola la spesa, per vedere se ha abbastanza denaro per portarla a termine. Altrimenti, se dopo averne gettato le fondamenta non riesce a completarla, tutti quelli che la vedranno cominceranno a deriderlo. Diranno: “Quest’uomo ha cominciato a costruire, ma non è riuscito a terminare.” Allo stesso modo, chiunque tra voi non rinuncia a tutto ciò che possiede dopo aver riflettuto attentamente, non può essere mio seguace.» (Luca/14:26-30)
Tutti questi versetti dimostrano che il Messia (pace su di lui) non apparve soltanto per predicare una religione; il suo obiettivo principale era invece trasformare radicalmente l’intera struttura sociale e politica. Era dunque inevitabile il rischio di conflitti e scontri con l’intero Impero romano, con lo Stato ebraico e con la guida dei giuristi e dei farisei; in una parola, con tutti gli idolatri di se stessi e gli interessati. Perciò diceva chiaramente a tutti: «L’opera che sto per compiere è terribilmente pericolosa. Dovrebbero venire con me soltanto coloro che sono pronti a sopportare tutti questi pericoli e queste tribolazioni.»
«Non reagite contro chi vi tratta male. Anzi, se qualcuno ti colpisce sulla guancia destra, lasciagli colpire anche l’altra. Se qualcuno vuole portarti in giudizio per prenderti la tunica, lasciagli prendere anche il mantello. Se qualcuno ti costringe a percorrere un miglio portando il suo peso, percorri con lui due miglia.» (Matteo/5:39-41)
«Non temete quelli che uccidono soltanto il corpo, ma non possono uccidere lo spirito; temete piuttosto colui che può distruggere nell’inferno sia il corpo sia lo spirito.» (Matteo/10:28)
«Non accumulate per voi tesori su questa terra. Qui la ruggine li corrode, le tarme li consumano e i ladri entrano e rubano. Accumulate invece i vostri tesori in paradiso.» (Matteo/6:19-20)
«Nessuno può servire due padroni. Non potete servire contemporaneamente Dio e la ricchezza. Non preoccupatevi della vostra vita, chiedendovi che cosa mangerete, né del vostro corpo, chiedendovi che cosa indosserete. Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono e non raccolgono nei granai, eppure il vostro Padre celeste li nutre. Non valete forse voi più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può aggiungere un’ora alla durata della propria vita? Perché vi preoccupate dei vestiti? Considerate i fiori dei campi, come crescono. Non lavorano e non filano. Eppure vi dico che neppure il re Salomone, con tutta la sua magnificenza, fu vestito come uno di loro. Se dunque Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani sarà gettata nel forno, quanto più vestirà voi, gente di poca fede! Ma cercate prima il regno di Dio e impegnatevi a vivere secondo la Sua volontà. Allora riceverete anche tutte queste cose.» (Matteo/16:24-33)
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.» (Matteo/7:7) Si è diffusa comunemente l’errata convinzione che Sayyiduna Isa (pace su di lui) abbia insegnato l’ascetismo, la rinuncia e il celibato perpetuo. Eppure, all’inizio di questa rivoluzione, non vi era altra via se non educare e formare le persone alla pazienza, alla sopportazione delle sofferenze e all’affidamento ad Allah. Là dove un ordine politico-sociale è saldamente instaurato e ha posto sotto il proprio controllo tutti i mezzi e le risorse della vita umana, nessun gruppo può avanzare per realizzare una rivoluzione completa finché non avrà estirpato dalla mente e dal cuore l’amore per la vita e per i beni, non si sarà preparato a sopportare dolori, sofferenze e avversità, e non sarà pronto a sacrificare molti vantaggi mondani e ad accettare innumerevoli perdite terrene.
In realtà, lottare contro la società e lo Stato costituiti del proprio tempo significa attirare su di sé ogni sorta di pericolo e calamità. Coloro che si leveranno per questa grande impresa devono essere pronti, dopo aver ricevuto uno schiaffo, a riceverne un altro. Se perderanno la camicia, dovranno essere pronti a perdere anche il mantello. Non si può sperare di ottenere cibo e vestiti proprio da coloro che stringono nei pugni le risorse del sostentamento contemporaneo, mentre si lotta contro di loro. Perciò solo chi si volgerà via da questi mezzi e risorse e farà affidamento soltanto sull’Unico Allah sarà capace di combattere contro di loro.
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi dal peso, e io vi darò riposo. Perché il mio giogo è facile da portare e il mio peso è leggero.» (Matteo/11:28-30)
Probabilmente non si può redigere il manifesto della Hukumat-e Ilahiya in forma più concisa e con parole più toccanti di queste. Il giogo dell’uomo sull’uomo è estremamente duro e pesante. Il messaggio che l’araldo della Hukumat-e Ilahiya può annunciare agli uomini schiacciati sotto questo peso è il seguente: il giogo dell’ordinamento statale che voglio porre su di voi è tanto dolce quanto leggero.
«Tra i pagani i re esercitano il dominio, e i loro governanti sono chiamati benefattori. Ma tra voi non deve essere così. Chi tra voi è il più grande diventi piuttosto come il più piccolo, e chi è il capo sia come colui che serve.» (Luca/22:25-26)
Il Messia, la pace sia su di lui, rivolgeva questi consigli proprio ai suoi compagni (gli apostoli). Nei Vangeli sono conservate numerose parole a questo riguardo. Il loro significato essenziale è: dopo aver deposto i Faraoni e i Nimrod, non sedetevi voi stessi di nuovo sul loro trono, diventando Faraoni e Nimrod.
«Gli studiosi e i farisei occupano il posto di Mosè nell’insegnare la Legge di Mosè. Perciò fate tutto ciò che vi dicono di fare e osservate tutto ciò che vi comandano di osservare. Ma non fate ciò che fanno loro, perché dicono con la bocca cose che non mettono in pratica. Legano pesanti fardelli e li caricano sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muovere nemmeno un dito per rimuoverli. Fanno ogni cosa soltanto per essere visti dalla gente. Rendono grandi gli amuleti sui quali sono scritti i versetti del Libro sacro. E, per mostrarsi devoti, applicano lunghe frange agli angoli dei loro mantelli. Amano sedere nei posti d’onore durante i banchetti e sui seggi principali nelle assemblee. Nei mercati e nelle piazze cercano il rispetto e desiderano che la gente li chiami maestri (rabbi).»
«Studiosi ipocriti e farisei, guai a voi! Voi tenete chiusa davanti alla gente la porta del Paradiso. Non vi entrate voi stessi e non lasciate entrare nemmeno coloro che cercano di entrarvi.»
«Studiosi ipocriti e farisei, guai a voi! Per convertire una sola persona alla vostra religione, percorrete ogni angolo del mondo. E quando essa abbraccia la vostra religione, la rendete molto più fanatica di voi stessi.»
«Voi siete ciechi e tuttavia indicate agli altri la strada. Filtrate un moscerino, ma inghiottite un cammello.»
«Studiosi ipocriti e farisei, guai a voi! Siete come tombe imbiancate a calce, belle all’esterno, ma dentro piene delle ossa dei morti e di ogni sorta di impurità. Allo stesso modo, all’esterno apparite devoti agli occhi della gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di peccato.» (Matteo/23:2-28)
Questa era la condizione degli studiosi e dei custodi della Legge di quell’epoca. Benché possedessero la conoscenza, a causa del loro culto di sé erano sviati e traviati. Guidavano sulla via dell’errore anche la gente comune e, sul cammino di questa rivoluzione, costituivano un ostacolo ancora più grande degli imperatori di Roma.
«Allora i farisei se ne andarono e si misero a discutere su come intrappolare Gesù con le sue stesse parole. Mandarono da Gesù alcuni dei loro discepoli insieme ad alcuni uomini del partito di Erode. Costoro dissero a Gesù: “Maestro, sappiamo che sei un uomo onesto e che insegni con sincerità la via di Dio. Non ti importa ciò che la gente pensa o non pensa, perché non agisci per compiacere nessuno. Dunque, dicci: è lecito pagare il tributo all’imperatore romano? Che ne pensi?”. Comprendendo le loro cattive intenzioni, Gesù disse: “Ipocriti, perché mi mettete alla prova? Mostratemi una moneta con cui si paga il tributo”. Essi portarono a Gesù un dinaro. Allora Gesù disse loro: “Di chi sono questa immagine e questo nome?”. Risposero: “Dell’imperatore romano”. Gesù disse loro: “Date dunque all’imperatore ciò che è dell’imperatore e a Dio ciò che è di Dio”.» (Matteo/22:15-21)
Da questo episodio si comprende che, in realtà, si trattava di una cospirazione. I farisei volevano provocare uno scontro tra Gesù e il governo prima che il movimento si consolidasse e volevano estirparlo con la forza dello Stato prima che mettesse radici. Per questo avevano posto, davanti agli agenti dei servizi segreti dello Stato erodiano, la domanda se fosse lecito pagare il tributo all’imperatore romano. Da duemila anni, cristiani e non cristiani interpretano in questo modo la frase profonda e significativa pronunciata da Gesù in risposta: adorate Dio e obbedite al governo costituito del tempo. In realtà, però, egli non disse che fosse lecito pagare il tributo all’imperatore romano, perché dirlo sarebbe stato contrario alla sua missione. Né disse di non pagargli le tasse, perché a quel tempo il suo movimento non era ancora giunto a un punto tale da permettergli di ordinare la sospensione del pagamento dei tributi. Per questo allora pronunciò una frase sottile: restituite a Cesare il suo nome e la sua immagine. E spendete sul cammino di Dio l’oro puro che Dio ha creato.
Dopo il fallimento della loro congiura, essi corruppero uno degli stessi compagni del Messia, pace su di lui, e lo indussero ad accordarsi per far arrestare il Messia, pace su di lui, in un momento in cui non vi sarebbe stato alcun rischio di una rivolta popolare. La loro congiura ebbe successo. L’ebreo Iscariota fece arrestare il venerabile Messia.
«Allora tutti i membri di quell’assemblea si alzarono e condussero Gesù dal governatore supremo, Pilato. Cominciarono ad accusare Gesù dicendo: “Abbiamo visto che costui incita il nostro popolo contro il governo. Proibisce di pagare il tributo all’imperatore e dice di essere lui stesso il Messia, un re.”»
«Allora Pilato disse ai sommi sacerdoti e a tutto il popolo: “Io non trovo alcuna colpa in quest’uomo.” Ma essi insistevano dicendo: “Con il suo insegnamento in ogni parte della provincia di Giudea, egli fomenta questo popolo. Ha cominciato dalla provincia di Galilea e ora è giunto fin qui.”»
«Ma il popolo continuò a gridare che Gesù fosse messo a morte sulla croce e alla fine il loro grido prevalse.» (Luca/23: 1-23)
Fu così che la missione del Messia, pace su di lui, giunse al termine per mano di quelle stesse persone che si consideravano gli eredi del venerabile Mosè, pace su di lui. Secondo le testimonianze e le prove storiche, il periodo della profezia del Messia, pace su di lui, durò da un anno e mezzo a circa tre anni. In questo breve periodo egli compì una quantità di opere pari a quella compiuta dal venerabile Muhammad (pace e benedizioni su di lui) nei primi due o tre anni della sua vita alla Mecca. Se qualcuno confrontasse i versetti sopra citati dell’Injil con le sure meccane del Nobile Corano e con gli hadith del periodo trascorso alla Mecca, vedrebbe tra questi due insiemi una stretta concordanza.
— Fine —-