Parole del traduttore
Rendo infinita gratitudine ad Allah l’Onnipotente, che mi ha concesso la possibilità di tradurre questa preziosa opera dell’Imam adh-Dhahabī, «Kitāb al-Kabā’ir». Esprimo inoltre i miei più sinceri saluti e la mia gratitudine alle autorità del Bangladesh Islamic Center per aver provveduto alla pubblicazione graduale di quest’opera nella rivista mensile Prithibi e, infine, alla sua pubblicazione in forma di libro.
La traduzione dell’opera Kitāb al-Kabā’ir è stata realizzata direttamente dall’originale arabo. Se quest’opera arrecherà anche il minimo beneficio ai musulmani di lingua bengalese, prego sinceramente Allah l’Onnipotente, nel Suo misericordioso cospetto, di perdonare tutti i peccati di questo umile servitore: questa è la mia sincera supplica.
«Peccati maggiori», pur essendo una traduzione fedele dell’opera Kitāb al-Kabā’ir dell’Allāma adh-Dhahabī, ha richiesto al contempo alcuni lievi interventi editoriali. Per esempio, nella traduzione si è evitata la ripetizione di uno stesso ḥadīth o versetto, in alcuni casi sono stati omessi racconti relativi alle esperienze e ai sogni di alcune persone pie, le lunghe prose e poesie esortative personali dell’autore sono state talvolta riportate in forma abbreviata e talvolta omesse perché ritenute superflue, sono stati omessi gli ḥadīth deboli e le affermazioni dei sapienti, poiché erano già stati presentati versetti sufficienti e ḥadīth autentici come prove, e in uno o due casi i titoli sono stati modificati in conformità con il contenuto originale, e così via.
Questi lievi interventi editoriali sono stati realizzati per due motivi: primo, liberare il lettore bengalese dall’inconveniente di leggere descrizioni inutilmente prolisse; secondo, assicurare che le dimensioni del libro non aumentassero.
Spero che il libro sia accolto favorevolmente in ogni ambiente e che contribuisca a preservare i valori islamici e morali della società.
Akram Faruq,
Dacca
1-11-1995
Presentazione dell’autore
(L’Imam Shamsuddīn Muḥammad ibn ʿUthmān ibn Qāymāz al-Turkumānī, al-Fāriqī, ad-Dimashqī adh-Dhahabī nacque a Damasco nel 673 dell’Egira, corrispondente al 1274 d.C. La sua dimora ancestrale era Miyāfāriqīn, in Turkmenistan. Studiò presso i grandi sapienti musulmani di Siria, Egitto e Hijaz e viaggiò in numerosi paesi a tale scopo. Acquisì una straordinaria competenza in molti rami delle scienze islamiche, in particolare nelle discipline riguardanti il Corano e gli ḥadīth. Sebbene fosse diventato una figura leggendaria in qualità di ḥāfiẓ degli ḥadīth, la sua abilità nel valutare e verificare l’autenticità degli ḥadīth portò la sua erudizione e il suo acume ai vertici della fama. Scrisse 90 opere preziose in diversi rami delle scienze islamiche. Esse trattano di ḥadīth, storia, biografie e altri argomenti. Oltre alla sua opera più importante, «Tārīkh al-Islām» (Storia dell’Islam), sono particolarmente celebri «Siyar an-Nubalā’» (Biografie dei sapienti musulmani) e tre opere sulla verifica dell’autenticità degli ḥadīth: «Mīzān al-Iʿtidāl», «al-Mushtabah fī Asmā’ ar-Rijāl» e «Tajrīd al-Uṣūl fī Aḥādīth ar-Rasūl». Possiede inoltre una vasta enciclopedia contenente i nomi e brevi biografie di 1.300 sapienti. Molti di questi sapienti furono suoi discepoli o maestri.)
La sua opera intitolata «Kitab al-Kaba’ir» contiene la descrizione di settanta peccati maggiori. Fu scritta allo scopo di proteggere i musulmani comuni dalla deviazione.
L’Imam al-Dhahabi ricoprì a Damasco diversi incarichi pubblici nel settore dell’istruzione e, parallelamente al lavoro, compose quelle opere. Dopo aver perso la vista nell’anno 741 dell’Egira, smise di scrivere, ma continuò a insegnare fino alla sua morte, avvenuta nel 748 dell’Egira, corrispondente al 1348 d.C. La sua tomba si trova a Damasco.
Che cosa sono i peccati maggiori?
Le cose che, sulla base del Libro di Allah, della Sunna del Messaggero e delle narrazioni dei pii sapienti del passato, si sa essere state chiaramente proibite da Allah e dal Suo Messaggero: questi sono i peccati maggiori. Allah ha garantito nel Corano che, se ci si astiene dai peccati maggiori e dalle cose proibite, i peccati minori saranno perdonati. Allah dice: «Se vi asterrete dai grandi peccati che vi sono stati proibiti, cancelleremo i vostri altri peccati e vi faremo entrare in un luogo onorevole». (Sura an-Nisa’)
Con questa dichiarazione categorica e inequivocabile, Allah l’Altissimo ha chiaramente garantito il Paradiso a coloro che si astengono dai peccati maggiori.
Nella Sura ash-Shura Allah dice: «E coloro che si astengono dai grandi peccati e dalle turpitudini e che perdonano quando sono adirati». E nella Sura an-Najm Allah dice: «E per coloro che si astengono dai grandi peccati e dalle azioni oscene, il perdono di Allah è davvero ampio. Quanto ai peccati minori, è un’altra questione».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: «Le cinque preghiere quotidiane, la preghiera del venerdì fino al venerdì successivo e il digiuno di Ramadan fino al Ramadan successivo garantiscono l’espiazione dei peccati commessi nel periodo intermedio, se ci si astiene dai “peccati maggiori”».
Alla luce di questi pochi versetti e hadith, diventa per noi un dovere imprescindibile ricercare quali siano i peccati maggiori. A questo proposito riscontriamo alcune divergenze tra gli studiosi. Secondo alcuni, i peccati maggiori sono sette. Essi adducono come prova che il Messaggero ha detto: «Astenetevi dai sette peccati rovinosi: associare qualcuno ad Allah, praticare la magia, commettere un omicidio ingiusto, salvo che secondo quanto legittimato dalla Sharia, appropriarsi dei beni dell’orfano, consumare l’usura, fuggire dal campo di battaglia e accusare di adulterio le donne credenti, caste e innocenti». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim) Abdullah ibn Abbas ha detto: «Il loro numero si avvicina ai settanta».
Nel hadith non è noto un numero preciso dei peccati maggiori. Tuttavia, si comprende e si dimostra in modo incontrovertibile che sono peccati maggiori tutti quei gravi peccati per i quali è stata ordinata una punizione in questo mondo, come l’omicidio, il furto e l’adulterio; oppure per i quali nell’Aldilà è stato minacciato un terribile castigo; oppure dei cui autori, secondo le parole del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), è stata annunciata la maledizione; oppure riguardo ai quali è stato detto che chi li commette non possiede la fede o non è considerato parte della comunità musulmana.
È stato riferito da Hazrat Sa’id ibn Jubayr che un uomo disse ad Hazrat Abdullah ibn Abbas: «I peccati maggiori sono sette». Hazrat Ibn Abbas rispose: «Sono piuttosto vicini a settecento». Tuttavia, se si chiede perdono e ci si pente, nessun peccato maggiore rimane tale; in altre parole, viene perdonato. Se invece si continua a commetterlo, anche il peccato minore non rimane minore, ma diventa maggiore. Da un’altra narrazione risulta che Hazrat Ibn Abbas disse: «I peccati maggiori sono circa settanta». La maggior parte degli ulema, dopo averli enumerati, ne ha trovati settanta o poco più.
È anche vero che tra i peccati maggiori vi sono delle differenze: alcuni sono più gravi o più lievi di altri. Anche lo shirk, per esempio, è considerato un peccato maggiore. Tuttavia, chi commette questo peccato sarà eternamente nell’Inferno e il suo peccato è imperdonabile. Allah l’Altissimo ha detto nella sura an-Nisa: «Allah non perdona il peccato dello shirk, ma perdona qualsiasi altro peccato a chi vuole». Naturalmente, se si abbandona lo shirk, la situazione è diversa. [Di seguito viene presentata una trattazione dei settanta peccati maggiori.]
1. Shirk
Associare qualcuno ad Allah è il più grande dei peccati maggiori. Lo shirk è di due tipi: (1) lo shirk dottrinale, cioè considerare qualcuno diverso da Allah Suo pari e adorarlo. Che si tratti di alberi, pietre, sole, luna, stelle, angeli, profeti, awliya o altro, considerarlo pari ad Allah e adorarlo è shirk. Allah l’Altissimo dice: «In verità, Allah non perdona che Gli si associ qualcuno, ma perdona qualsiasi altro peccato a chi vuole». (Sura an-Nisa)
«In verità, lo shirk è una grande ingiustizia». (Sura Luqman)
«Chiunque associ qualcuno ad Allah, Allah gli proibirà il Paradiso e la sua dimora sarà l’Inferno». (Sura al-Ma’ida)
Vi sono molti altri versetti al riguardo.
In verità, chiunque associ qualcuno o qualcosa ad Allah e muoia in quello stato andrà certamente all’Inferno. Allo stesso modo, chi crede in Allah e muore da credente sarà tra gli abitanti del Paradiso, per quanto possa essere tormentato nell’Inferno. È riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim che un giorno il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse per tre volte: «Volete che vi informi del più grande dei peccati maggiori?». Tutti risposero: «Sì, o Messaggero!». Egli allora disse: «Associare qualcuno ad Allah e maltrattare i genitori». Poi si raddrizzò, dopo essere stato appoggiato, e disse: «Guardatevi dal dire menzogne e dal rendere falsa testimonianza!». Continuò a ripetere queste ultime parole così tante volte che il narratore del hadith disse: «Pensavamo tra noi che sarebbe stato meglio se il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) avesse taciuto».
È riportato da al-Bukhari e Ahmad: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Guardatevi dai sette peccati distruttivi e rovinosi!”. Poi menzionò lo shirk e quindi disse: “Uccidete chi cambia la propria religione, cioè chi abbandona l’Islam”».
Il secondo tipo di shirk consiste nel compiere opere buone allo scopo di essere visti dalla gente.
Allah dice: «Chi desidera incontrare Allah deve compiere opere buone e non associare nessuno al culto del proprio Signore». In altre parole, non si devono compiere opere buone con l’intenzione di mostrarle agli altri. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Guardatevi dal piccolo shirk». I Compagni chiesero: «Che cos’è il piccolo shirk?». Egli rispose: «La riya, cioè compiere opere buone per farsi vedere dalla gente». Nel Giorno in cui Allah darà ai Suoi servi la ricompensa delle loro opere, dirà loro: «Andate da coloro davanti ai quali compivate le vostre buone azioni nel mondo. Vedete se vi danno qualche ricompensa». (Ahmad, Bayhaqi, Tabarani) In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah l’Altissimo ha detto: “Chi compie un’opera e associa ad essa qualcuno oltre Me, quell’opera appartiene a colui che è stato associato. Io non ho nulla a che fare con essa”». (Muslim, Ibn Majah) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi fa sentire agli altri ciò che fa, Allah farà sentire agli altri la sua condizione; e chi mostra le proprie opere alla gente, Allah lo tratterà in modo da mostrare la sua ipocrisia». (Bukhari e Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Vi sono molti digiunatori che dal loro digiuno non ottengono altro che fame e sete, e vi sono molti che trascorrono la notte in preghiera, ma dal loro vegliare notturno non ottengono nulla». In altre parole, se la preghiera e il digiuno non vengono compiuti per ottenere il compiacimento di Allah, non se ne riceverà alcuna ricompensa. (Ibn Majah, Ahmad, Tabarani) Allah l’Altissimo proclama: «Mi occuperò delle loro opere e le ridurrò a polvere dispersa». In altre parole, qualunque opera l’uomo compia per uno scopo diverso dal compiacimento di Allah, Allah ne annullerà la ricompensa.
Adi ibn Hatim riferisce che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Ad alcuni uomini, nel Giorno della Resurrezione, verrà ordinato di entrare in Paradiso. Quando si saranno avvicinati molto al Paradiso, ne percepiranno il profumo e vedranno i palazzi al suo interno e le altre incomparabili benedizioni, allora sarà detto agli angeli: “Riportateli indietro da lì, poiché non hanno alcun diritto a quelle benedizioni del Paradiso”. Dopodiché torneranno in preda alla più profonda disperazione e al rimorso. Poi diranno: “O Allah! Se ci avessi mandati all’Inferno prima di mostrarci le benedizioni che hai riservato ai Tuoi amati, sarebbe stato molto più facile per noi”. Allah dirà: “Avevo deciso di trattarvi proprio così. Quando eravate soli, Mi disobbedivate gravemente; quando invece frequentavate la gente, vi comportavate con loro come persone timorate di Dio. La disposizione d’animo che mostravate alla gente con le vostre azioni non era quella che sinceramente nutrivate verso di Me. Temevate la gente e non temevate Me. Davate importanza alla gente e non davate importanza a Me. Facevate sacrifici per la gente e non facevate sacrifici per Me. Perciò oggi vi priverò della Mia immensa ricompensa e vi infliggerò anche un castigo doloroso”». In un altro hadith si narra che un uomo chiese al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) come si potesse ottenere la salvezza. Egli rispose: «Otterrai la salvezza se non ingannerai Allah». L’uomo chiese: «Che cosa significa ingannare Allah?». Egli rispose: «Se compi per compiacere qualcun altro invece di Allah un’opera che Allah e il Suo Messaggero ti hanno ordinato di compiere, ciò equivale a ingannare Allah». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Astieniti dalla riya, cioè dal compiere opere per farti vedere. La riya è infatti piccolo shirk. Chi si abbandona alla riya, nel Giorno della Resurrezione sarà chiamato davanti alla folla riunita con quattro appellativi: “O ipocrita, o traditore, o disobbediente, o perdente! Le tue opere sono state annullate, la tua ricompensa è andata perduta e presso di Me non hai alcun compenso. O ingannatore, chiedi il compenso a colui per il quale hai lavorato”».
Si narra che a un sapiente musulmano fosse stato chiesto che cosa fossero la sincerità e la devozione (ikhlas). Egli rispose: «Come una persona nasconde le proprie azioni peccaminose, così deve nascondere anche le proprie opere buone. Questa è la sincerità, o ikhlas». Gli fu chiesto: «Qual è lo scopo dell’ikhlas, o sincerità?». Egli rispose: «Non desiderare che la gente ti elogi». Fudayl ibn Iyad disse: «Abbandonare una cattiva azione per paura della gente è riya, mentre compiere una buona azione per compiacere la gente è shirk. L’ikhlas consiste nell’essere liberi da entrambe queste malattie».
2. Uccidere o commettere omicidio
Allah l’Altissimo ha detto: «Chi uccide intenzionalmente un credente, la sua ricompensa sarà l’Inferno, dove rimarrà in eterno. Allah è adirato con lui, lo maledice e ha preparato per lui un castigo terribile». (Sura an-Nisa) «E coloro che non uccidono la vita che Allah ha proibito, se non per un motivo legittimo, e non commettono adulterio — costoro sono gli amati servi di Allah — mentre coloro che commettono tali misfatti sono grandi peccatori. Per lui il castigo sarà raddoppiato e vi rimarrà per sempre, umiliato». «Fa eccezione chi si pente, crede e compie opere buone». Nella Sura al-Ma’ida, un omicidio è stato equiparato all’uccisione dell’intera umanità. Allah dice: «Per questo prescrivemmo ai Figli d’Israele che chiunque uccida una persona, non per vendetta di un omicidio, è come se avesse ucciso tutta l’umanità,»
«e chi salva una vita è come se avesse salvato tutta l’umanità». Nell’hadith, l’uccisione e l’intenzione di uccidere sono state considerate colpe equivalenti. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando due musulmani si affrontano con le spade, sia l’uccisore sia l’ucciso saranno entrambi nell’Inferno». Gli fu chiesto: «Abbiamo compreso il caso dell’uccisore; ma che dire dell’ucciso?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Egli voleva uccidere il suo avversario». (Bukhari, Muslim, Ahmad)
Gli imam e i muhaddithun, spiegando questo hadith, hanno detto che esso si applica quando le persone si affrontano per un interesse illecito, per inimicizia o per odio. Non si applica invece quando si impugnano le armi per autodifesa o per proteggere beni legittimi. Infatti, lo scopo di chi si difende non è uccidere l’avversario, bensì respingere l’aggressione. Se è possibile difendersi senza uccidere l’aggressore, è preferibile farlo.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Dopo di me, non diventate come miscredenti che si uccidono a vicenda». Disse anche: «Finché non commette un omicidio illecito, al servo resta la possibilità che tutti gli altri suoi peccati siano perdonati». Disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione, il primo giudizio riguarderà l’omicidio». Disse ancora: «Per me, l’uccisione di un credente è un evento più grave della distruzione dell’intero mondo». In un hadith, associare altri ad Allah, uccidere una persona e prestare un falso giuramento sono stati indicati come i più grandi peccati maggiori. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Per ogni omicidio ingiusto che avverrà sulla terra, il primo figlio di Adamo ne riceverà una parte, poiché fu il primo a introdurre questo crimine». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi uccide un non musulmano non sentirà neppure il profumo del Paradiso, sebbene il profumo del Paradiso possa essere percepito alla distanza di quarant’anni».
3. Praticare la magia
La ragione per cui la magia è un peccato maggiore è che non è possibile praticarla senza diventare miscredenti. Allah l’Altissimo dice: «I demoni insegnavano la magia agli uomini, dedicandosi alla miscredenza». In realtà, l’unico scopo per cui Satana maledetto insegnava la magia agli uomini era indurli ad associare altri ad Allah. A proposito della storia dei due angeli chiamati Hārūt e Mārūt, Allah dice: «Prima di insegnare la magia a qualcuno, entrambi lo avvertivano dicendo: “Noi siamo soltanto una prova; dunque non cadete nella miscredenza”. Tuttavia, da loro la gente imparava una magia con cui si poteva separare il marito dalla moglie. Eppure, con essa, non potevano nuocere a nessuno se non con il permesso di Allah. Ciò che imparavano della magia arrecava loro solo danno e non procurava loro alcun beneficio. Inoltre, sapevano che chi avesse acquisito la magia non avrebbe avuto alcuna parte nell’Aldilà» (Sura al-Baqara).
Per questo si vede che molti uomini traviati ricorrono alla magia, poiché la considerano soltanto un’azione proibita. Non sanno invece che essa costituisce anche miscredenza. Per separare marito e moglie e per creare amore tra uomini e donne estranei, si praticano magie recitando formule, la maggior parte delle quali è piena di politeismo e miscredenza.
La pena prescritta dalla Sharīʿa per il mago è la pena di morte, poiché la magia è miscredenza nei confronti di Allah o rientra nella categoria della miscredenza. La magia è inclusa nell’hadīth in cui il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ordinò di evitare «le sette azioni distruttive». Pertanto bisogna temere Allah e non avvicinarsi a un’azione che è dannosa sia in questo mondo sia nell’Aldilà. In un hadīth si legge: «La pena del mago consiste nel finirlo con un colpo di spada» (al-Jāmiʿ at-Tirmidhī).
È narrato in un hadīth di Sahīh al-Bukhārī che «Ibn ʿAbdā disse: un anno prima della morte di ʿUmar, ci giunse una lettera in cui si ordinava: “Uccidete il mago, uomo o donna che sia”». In un hadīth qudsī Allah l’Altissimo dice: «Non vi è altra divinità all’infuori di Me. Non è gradito a Me chi pratica la magia, colui per il quale essa viene praticata, chi predice il futuro, colui per il quale viene fatta la predizione, chi crede nei presagi favorevoli o sfavorevoli o esorta altri a credervi». ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Tre persone non entreranno in Paradiso: (1) il bevitore di vino, (2) colui che recide i legami di parentela e (3) colui che ripone fiducia nella magia» (Musnad Ahmad).
In un hadīth narrato da Ibn Masʿūd si legge: credere negli amuleti e negli esorcismi è politeismo. Tuttavia, se si crede che essi non abbiano alcun effetto se non per volontà e grazia di Allah, non vi è colpa nell’usare amuleti, talismani e formule esorcistiche, purché non siano scritti in una lingua non islamica. L’Imām al-Khattābī disse: è lecito usare amuleti sui quali siano scritti versetti del Corano o i nomi di Allah, poiché il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) scrisse personalmente amuleti per Hasan e Husayn (che Allah sia soddisfatto di entrambi).
4. Negligenza nella preghiera
Allah l’Altissimo dice: «Dopo quei profeti vennero successori che trascurarono la preghiera e seguirono i desideri e le passioni. Essi cadranno certamente in “Ghay”. Ma diversa è la condizione di coloro che si pentono, credono e compiono opere buone» (Maryam).
Ibn ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Trascurare la preghiera non significa abbandonarla completamente; significa invece compierla dopo il tempo stabilito o recuperarla in ritardo». Saʿīd ibn al-Musayyab disse: «Significa ritardare la preghiera fino a quando giunge il tempo della preghiera successiva». Chi si abitua a farlo e muore senza essersi pentito di questa abitudine è minacciato da Allah di essere gettato in un luogo chiamato “Ghay”. È il nome di una voragine estremamente profonda e disgustosa dell’Inferno.
In un altro versetto Allah ha detto: «Guai» a quei fedeli che sono negligenti riguardo alla propria preghiera, cioè che sono pigri e procrastinano.
Hazrat Saʿd ibn Abi Waqqas disse: Chiesi al Messaggero (pace e benedizioni su di lui): «Che cosa significa questa negligenza?». Egli rispose: «Rimandare la preghiera oltre il suo tempo stabilito». Sono stati chiamati oranti, ma, a causa della loro incuria e del loro ritardo, sono stati minacciati con il «Guai». Guai significa la severità del castigo. Secondo alcuni, Guai è un luogo rovente dell’Inferno, dove, anche se vi fossero gettate tutte le montagne della terra, esse si scioglierebbero per l’intensità del calore. Se non si chiede perdono con pentimento e rimorso, questo luogo è stato destinato come dimora a chi recupera le preghiere mancate e a chi è negligente nella preghiera.
Allah l’Altissimo ha detto in un altro versetto: «O credenti! Che i vostri beni e i vostri figli non vi distolgano dal ricordo di Allah. Chi lo farà sarà tra i perdenti». I commentatori hanno detto che, nell’espressione «ricordo di Allah» contenuta in questo versetto, si intendono le cinque preghiere quotidiane. Pertanto, se qualcuno, a causa delle proprie attività volte a guadagnare denaro, come il commercio e gli affari, o delle occupazioni legate ai figli, non prega puntualmente, sarà tra i perdenti.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Nel Giorno della Risurrezione, la prima opera del servo riguardo alla quale gli sarà chiesto conto sarà la preghiera. Se sarà in grado di renderne conto, otterrà la salvezza; altrimenti, il fallimento sarà inevitabile».
Riguardo agli abitanti dell’Inferno, Allah dice: «Gli abitanti del Paradiso chiederanno loro: “Per quale motivo siete entrati nell’Inferno?”. Essi risponderanno: “Non eravamo tra coloro che pregavano……”»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Il patto tra noi e i non musulmani riguarda la preghiera. Chi abbandona la preghiera è un miscredente». Ha inoltre detto: «Tra il servo e la sua miscredenza vi è soltanto l’abbandono della preghiera».
È riportato nel Sahih al-Bukhari che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Colui al quale sfugge la preghiera dellʿasr vedrà vanificate tutte le sue buone opere». In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Allah non è responsabile di chi abbandona deliberatamente la preghiera». In un hadith narrato da Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) e riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Mi è stato ordinato di combattere la gente finché non riconosca l’unico Allah come Dio, non istituisca la preghiera e non versi la zakat. Coloro che compiranno queste azioni avranno il sangue e i beni al sicuro da parte mia, salvo che vi sia una giusta causa. Ad Allah spetta il compito di chiedere loro conto». Commentando questo hadith, Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Chi abbandona la preghiera non potrà godere di alcun privilegio né della sicurezza concessi dall’Islam».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Chi compie regolarmente la preghiera, nel Giorno della Risurrezione essa sarà per lui mezzo di salvezza, luce e prova. Ma per chi non compie regolarmente la preghiera essa non sarà né luce, né prova, né mezzo di salvezza. Inoltre, nel Giorno della Risurrezione, costui sarà insieme al Faraone, a Qarun, ad Haman e a Ubayy ibn Khalaf».
Nel commentare questo hadith, alcuni sapienti musulmani hanno detto che il motivo per cui chi non prega sarà resuscitato insieme a questi quattro famigerati miscredenti è che le cause dell’abbandono della preghiera sono di quattro tipi: la cura delle ricchezze, gli impegni di governo, gli impegni amministrativi e gli impegni commerciali. Se il primo è la causa dell’abbandono della preghiera, sarà resuscitato insieme a Qarun; se è il secondo, insieme al Faraone; se è il terzo, insieme ad Haman; e se è il quarto, insieme a Ubayy ibn Khalaf, il celebre mercante della Mecca.
Al-Bayhaqi ha narrato da Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) che un uomo venne dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e disse: «O Messaggero! Quale atto dell’Islam è più amato da Allah?»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Compiere la preghiera nel suo tempo. Chi abbandona la preghiera non ha religione. La preghiera è il pilastro dell’Islam».
Quando ʿUmar (r.a.) fu ferito dal colpo di un assassino, gli fu detto: «O Comandante dei credenti! È giunto il momento della preghiera». Egli disse: «Sì, pregherò. Chi abbandona la preghiera non ha alcun rapporto con l’Islam». Poi pregò, mentre il sangue continuava a sgorgare dalla sua ferita.
Il celebre tābiʿī ʿAbdullah ibn Shaqīq (che Allah abbia misericordia di lui) — il tābiʿī è colui che non incontrò il Messaggero (pace e benedizioni su di lui), ma incontrò i Compagni — disse: «I Compagni del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non consideravano l’abbandono di alcun atto, eccetto la preghiera, come causa di miscredenza». ʿAlī (r.a.) e Ibn Masʿūd (r.a.) definirono esplicitamente, rispettivamente, miscredente e privo di religione chi non pregava. Ibn ʿAbbās disse: «Anche se si abbandona intenzionalmente una sola preghiera, quando si incontrerà Allah Egli sarà adirato».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi si presenterà davanti ad Allah senza aver pregato, Allah non accetterà nessuna delle sue altre buone opere» (al-Ṭabarānī). L’Imam Ibn Ḥazm disse: «Dopo associare dei soci ad Allah e uccidere ingiustamente un credente, il peccato più grave è abbandonare la preghiera». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Quando un servo compie la preghiera all’inizio del suo tempo, quella preghiera giunge fino al Trono, lanciando un raggio di luce, e continua a pregare fino al Giorno della Risurrezione dicendo: “Come mi hai protetta, così Allah protegga te!”» (al-Ṭabarānī).
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah l’Altissimo non accetta la supplica di tre persone:
(1) colui che si impone come loro capo benché la gente lo detesti,
(2) colui che priva una persona libera della sua libertà,
(3) colui che compie la preghiera dopo che è trascorso il tempo stabilito» (Abū Dāwūd).
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi riunisce due preghiere senza una scusa commette un peccato enormemente grave» (al-Ḥākim).
È narrato da Abū Dāwūd che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando un bambino compie sette anni, ordinategli di pregare; quando compie dieci anni, picchiatelo per questo e separate i suoi letti».
L’Imam al-Khaṭṭābī disse: «Da questo ḥadīth si comprende che per l’abbandono della preghiera da parte di un adulto si applica una punizione ancora più severa. Secondo alcuni appartenenti alla scuola shāfiʿita, l’adulto che abbandona intenzionalmente la preghiera può essere punito al massimo con la pena di morte».
Secondo gli Imam Mālik, al-Shāfiʿī e Aḥmad, egli merita di essere ucciso.
Secondo Ibrāhīm al-Nakhaʿī, Ayyūb al-Sakhtiyānī, ʿAbdullah ibn al-Mubārak, Aḥmad ibn Ḥanbal e Isḥāq ibn Rāhwayh, colui che abbandona volontariamente la preghiera senza una scusa deve essere considerato miscredente dopo la fine del tempo stabilito per la preghiera.
È narrato in un ḥadīth che chi compie regolarmente le cinque preghiere obbligatorie riceverà da Allah cinque onori. Primo: Egli eliminerà la sua povertà; secondo: lo libererà dal castigo della tomba; terzo: gli consegnerà il registro delle sue opere nella mano destra; quarto: gli farà attraversare il Ponte Ṣirāṭ alla velocità del fulmine; quinto: lo farà entrare in Paradiso senza rendergli conto. Quanto a chi mostra negligenza riguardo alla preghiera, Allah gli infliggerà quattordici punizioni: cinque durante la vita terrena, tre al momento della morte, tre nella tomba e tre al momento della resurrezione dalla tomba. Le cinque della vita terrena sono: la benedizione sarà tolta dalla sua vita, lo splendore del volto dei giusti scomparirà dal suo volto e non riceverà la ricompensa per nessuna delle sue buone opere.
Nessuna delle sue suppliche sarà accolta e sarà privato delle suppliche delle persone virtuose. Le tre punizioni al momento della morte sono: morirà umiliato, morirà affamato e morirà così assetato che, anche se bevesse l’acqua di tutti i mari del mondo, la sua sete non sarebbe placata. Le tre punizioni che subirà nella tomba sono: la sua tomba si restringerà e lo comprimerà con tanta forza che le costole di un lato si spezzeranno e passeranno all’altro lato; la sua tomba sarà riempita di fuoco, che continuerà ad ardere giorno e notte; e un serpente velenoso continuerà a morderlo fino al Giorno della Risurrezione. Le tre punizioni che subirà al momento di uscire dalla tomba sono: il suo rendiconto sarà severo, vedrà Allah adirato con lui ed entrerà nell’Inferno. In un’altra narrazione si dice che, nel Giorno della Risurrezione, sulla sua fronte saranno incise tre frasi. La prima sarà: «O dissipatore del diritto di Allah»; la seconda: «O colui che merita l’ira di Allah»; la terza: «Come sulla terra non hai riconosciuto il diritto di Allah, oggi sarai ugualmente privato della misericordia di Allah».
È stato narrato da Ibn ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui) che, nel Giorno della Risurrezione, un uomo sarà fatto stare davanti ad Allah e gli sarà ordinato di entrare nell’Inferno. Egli chiederà: «O mio Signore! Per quale motivo?». Allah dirà: «Per aver pregato dopo il tempo stabilito e per aver prestato un falso giuramento nel Mio nome».
Una volta il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O Allah! Non rendere nessuno tra noi un miserabile privato della Tua misericordia». Poi chiese ai Compagni presenti: «Sapete chi è il miserabile privato della misericordia?». I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah, chi è?». Egli disse: «Colui che abbandona la preghiera».
In un altro ḥadīth si narra che, nel Giorno della Risurrezione, coloro i cui volti diventeranno neri per primi saranno quelli che hanno abbandonato la preghiera. Nell’Inferno vi è una regione chiamata «Malḥam». Là vi sono molti serpenti. Ciascun serpente è grosso come il collo di un cammello e lungo quasi quanto il cammino di un mese. Questi serpenti morderanno colui che abbandona la preghiera. Il loro veleno continuerà a tormentare il suo corpo per settant’anni, finché la sua carne cadrà a brandelli.
È narrato che una volta una donna dei Figli d’Israele venne da Mosè (pace su di lui). Disse: «O Messaggero di Allah! Ho commesso un peccato terribile. In seguito mi sono anche pentita. Prega affinché Allah mi perdoni». Mosè (pace su di lui) disse: «Quale peccato hai commesso?». Ella disse: «Ho commesso adulterio. Poi ho partorito un figlio illegittimo e l’ho ucciso». Mosè (pace su di lui) disse: «O grande peccatrice! Esci immediatamente. Temo che il fuoco scenda proprio ora dal cielo e che tutti noi veniamo ridotti in cenere». La donna uscì con il cuore spezzato. Poco dopo giunse Jibrīl (pace su di lui). Egli disse: «O Mosè! Allah ti ha chiesto per quale motivo hai cacciato questa donna pentita. Non hai visto forse qualcuno ancora più vile di lei?». Mosè disse: «O Jibrīl! Chi è più peccatore di lei?». Jibrīl (pace su di lui) disse: «Colui che abbandona deliberatamente la preghiera».
È narrato in un altro episodio che un uomo, dopo aver completato la sepoltura e il rito funebre della sorella, tornò a casa e si accorse che gli mancava il portafoglio. Poi pensò che fosse caduto nella tomba. Tornò dunque indietro e scavò la tomba. Vide che tutta la tomba era avvolta da fiamme ardenti. Ricoprì nuovamente la tomba di terra e tornò a casa piangendo. Quando raccontò tutto alla madre, ella disse: «La ragazza era negligente riguardo alla preghiera e, quando il tempo passava, pregava in ritardo». Se questa può essere la conseguenza di aver recuperato una preghiera senza una valida scusa, quanto terribile può essere la conseguenza di chi non prega! Solo pregare entro il tempo stabilito non è sufficiente; è anche necessario pregare correttamente e in modo valido. Altrimenti, pregare in modo scorretto equivale a non pregare. È narrato nel Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī e nel Ṣaḥīḥ di Muslim che: «Un giorno un uomo entrò nella Moschea del Profeta. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) era seduto proprio nella moschea. L’uomo pregò, poi venne dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e lo salutò. Egli ricambiò il saluto e disse: “Torna indietro e prega, perché non hai pregato”. L’uomo se ne andò, pregò di nuovo come prima, poi venne dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e lo salutò. Egli ricambiò il saluto e disse ancora: “Torna indietro e prega, perché non hai pregato”. Dopo aver pregato così tre volte, l’uomo disse: “O Messaggero di Allah! Non so pregare meglio di così. Insegnami”. Egli disse: “Quando ti alzi per la preghiera, pronuncia il takbīr. Poi recita del Corano quanto puoi. Poi esegui il rukūʿ e rimani fermo nel rukūʿ. Poi rialzati e resta completamente diritto. Quindi compi il sujūd e rimani fermo nel sujūd. Poi siediti rimanendo fermo. Quindi compi di nuovo il sujūd e rimani fermo nel sujūd. Completa così la preghiera”».
Nel Nobile Corano è detto: «Sono destinati i guai a coloro che pregano mostrando negligenza nella preghiera». Nel commento di questo versetto, un ḥadīth precisa che si fa riferimento a coloro che non eseguono correttamente il rukūʿ e il sujūd e che si limitano a becchettare.
In un ḥadīth si narra che il più grande ladro è colui che ruba nella preghiera. Fu chiesto: «Come si ruba nella preghiera?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non eseguendo correttamente il rukūʿ e il sujūd e non recitando il Corano in modo corretto». (Aḥmad) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Allah non rivolgerà lo sguardo a colui che non si raddrizza completamente tra il rukūʿ e il sujūd». (Aḥmad) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «La preghiera di colui che, stando seduto, aspetta di vedere il sole e, quando il sole raggiunge le due corna di Satana — cioè immediatamente prima del tramonto — si alza all’improvviso e compie quattro inchini con la testa, è la preghiera dell’ipocrita. In quel momento egli ricorda Allah ben poco». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e Ṣaḥīḥ Muslim)
È narrato da Abū Mūsā (che Allah sia soddisfatto di lui) che un giorno il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) pregò con i suoi Compagni e poi si sedette. In quel momento giunse un uomo che pregò eseguendo rapidamente il rukūʿ e il sujūd. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Vedete quell’uomo? Se morisse in questo stato, morirebbe fuori dalla comunità di Muḥammad (pace e benedizioni su di lui)». Egli completò la preghiera becchettando proprio come il corvo becca il sangue con il becco. (Ṣaḥīḥ di Abū Bakr ibn Khuzaymah)
«Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: “Ogni volta che qualcuno prega, un angelo si trova alla sua destra e un angelo alla sua sinistra. Se completa correttamente la preghiera, entrambi portano quella preghiera davanti ad Allah. Altrimenti gliela scagliano sul volto”». (al-Dāraquṭnī)
Il Messaggero (s.a.s.) ha inoltre detto: «Chi compie correttamente l’abluzione, poi si mette in piedi per la preghiera e la porta a termine eseguendo correttamente l’inchinamento, la prosternazione e la recitazione del Corano, riceverà dalla sua preghiera questa invocazione: “Che Allah ti protegga così come tu hai avuto cura di me”».
Poi essa sale verso il cielo, diffondendo raggi di luce. In seguito, le porte del cielo vengono aperte per essa; giunta presso Allah, intercede a favore di colui che ha compiuto quella preghiera. Ma quando egli non esegue correttamente l’inchinamento, la prosternazione e la recitazione del Corano, la preghiera gli dice: «Che Allah ti rovini così come tu hai rovinato me». Poi sale verso il cielo avvolta nelle tenebre. Le porte del cielo vengono chiuse per essa. Infine viene arrotolata come un vecchio panno e scagliata sul volto di colui che ha pregato.
Il Messaggero (s.a.s.) ha inoltre detto: «La preghiera è come una bilancia. A chi colma completamente questa bilancia sarà dato pienamente il suo premio. Quanto a chi la colma solo in parte, il Corano ha detto che per coloro che danno meno nella misura è stabilito il “Wayl”. Dare meno nella misura può avvenire nelle altre cose, così come nella preghiera. “Wayl” è un luogo rovente dell’Inferno, dal cui calore persino l’Inferno cerca rifugio presso Allah». (Musnad Ahmad)
Il Messaggero (s.a.s.) ha detto: «Durante la prosternazione, appoggiate il volto, il naso e le due mani a terra. Infatti Allah l’Altissimo mi ha ordinato di prosternarmi usando sette parti del corpo: la fronte, il naso, i palmi delle due mani, le due ginocchia e il dorso dei due piedi. Durante la prosternazione ha proibito di sistemare gli abiti e i capelli. Chi prega senza dare a ogni parte del corpo il suo dovuto, sarà maledetto dalla parte interessata per tutta la durata della preghiera». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
Huzayfa vide un uomo pregare senza eseguire correttamente l’inchinamento e la prosternazione. Gli chiese: «Da quanto tempo preghi in questo modo?». Egli rispose: «Da quarant’anni». Disse: «Da quarant’anni non hai compiuto neppure una preghiera. Se morissi in questa condizione, moriresti da non musulmano».
L’Imam Hasan al-Basri diceva: «O figlio di Adamo! Se la preghiera è per te una cosa priva d’importanza, quale altra opera dell’Islam sarà importante per te? Eppure il Messaggero (s.a.s.) ha detto: nel Giorno della Resurrezione, il servo sarà interrogato innanzitutto riguardo alla preghiera. Se l’avrà compiuta correttamente, sarà salvo. Ma se non l’avrà compiuta correttamente, sarà fallito e perduto. Se si riscontrerà un’incompletezza nelle preghiere obbligatorie, Allah dirà: “Vedete se il Mio servo ha compiuto qualche opera volontaria. Se ne ha compiute, con esse sarà colmata la mancanza delle obbligatorie”. Allo stesso modo saranno giudicate tutte le opere». (Tirmidhi) Pertanto, ogni credente dovrebbe compiere quante più preghiere volontarie possibile, affinché si possa colmare ciò che manca nelle obbligatorie.
Riguardo alla punizione per non pregare in congregazione
Allah l’Altissimo dice: «Nel giorno in cui sopraggiungerà una grave calamità e alla gente verrà ordinato di prosternarsi…». Ka‘b al-Ahbar (r.a.) disse: «Questo versetto fu rivelato esclusivamente riguardo a coloro che erano assenti dalla preghiera in congregazione». Da ciò si comprende quanto terribile sia la conseguenza di non partecipare alla congregazione senza una valida giustificazione. In un hadith riportato da al-Bukhari e Muslim, il Messaggero (s.a.s.) disse: «Desidererei che si tenesse la preghiera in congregazione, quindi nominerei un imam; poi, accompagnato da un gruppo di persone che portassero legna secca, andrei alle case di coloro che non sono venuti alla congregazione e darei fuoco alle loro case».
Nel ḥadīth di Muslim è riportato che un uomo cieco venne dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e disse: «O Messaggero, non c’è nessuno che possa condurmi alla moschea. Permettimi di pregare a casa». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) glielo permise. Quando quello si accinse ad andarsene, lo chiamò e gli disse: «Senti la chiamata alla preghiera?». Egli rispose: «Sì». Disse: «Allora andrai alla moschea». Questo ḥadīth è riportato in Sunan Abū Dāwūd nel modo seguente: «Amr ibn Umm Maktūm venne dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e disse: “O Messaggero! Medina è una città piena di animali feroci. Io non ci vedo e la mia casa è inoltre molto lontana. C’è qualcuno che potrebbe condurmi alla moschea, ma non è adatto a me. Posso pregare a casa?”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Senti la chiamata alla preghiera?”. Egli rispose: “Sì, la sento”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Allora andrai alla moschea. Non posso permetterti di pregare a casa”».
Da questo ḥadīth si comprende che per una persona sana non è in alcun modo lecito non partecipare alla preghiera congregazionale. Infatti, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non permise neppure a un cieco di pregare a casa. Per questo, quando fu chiesto a Ibn ʿAbbās di un uomo che digiunava sempre durante il giorno e pregava durante la notte, ma non partecipava alla preghiera congregazionale, e gli fu domandato quale sarebbe stata la sua sorte, egli rispose: «Se morirà continuando a fare ciò, andrà all’Inferno». (Tirmidhī)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi ode la chiamata alla preghiera, ma non partecipa alla preghiera congregazionale senza avere alcuna scusa, non vedrà accettata la preghiera che compie da solo». Gli fu chiesto: «Quale tipo di scusa?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Una malattia o il timore di un pericolo». (Abū Dāwūd)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah ha maledetto tre persone:
(1) colui che diventa loro capo contro la volontà della gente.
(2) la donna che trascorre la notte mentre suo marito è adirato con lei.
(3) colui che, pur avendo udito la chiamata alla preghiera, non partecipa alla preghiera congregazionale.
ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «La preghiera del vicino della moschea non è valida se non nella moschea». Gli fu chiesto: «Chi è il vicino della moschea?». Egli rispose: «Colui che, stando in casa, riesce a sentire la chiamata alla preghiera».
In un ḥadīth di al-Bukhārī, ʿAbd Allāh ibn Masʿūd (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Non consideravamo assente dalla preghiera congregazionale nessuno se non un ipocrita o un malato».
Ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che una volta ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) era andato a vedere il suo palmeto. Al suo ritorno constatò che la preghiera congregazionale dellʿaṣr era terminata. Donò immediatamente quel palmeto in elemosina ai poveri, affinché compensasse il danno causato dalla mancata partecipazione alla preghiera congregazionale.
Nel partecipare alla preghiera congregazionale si dovrebbe attribuire la massima importanza alle preghiere dellʿishāʾ e del fajr. Infatti, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Queste due preghiere, cioè il fajr e lʿishāʾ, sono le più difficili per l’ipocrita. Se la gente sapesse quale ricompensa c’è nel compiere queste due preghiere in congregazione, non le abbandonerebbe mai». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)
Ibn Umar (ra) disse: quando qualcuno era assente dalla preghiera congregazionale del fajr e dell’isha, pensavamo che fosse diventato un ipocrita.
Ubaydullah ibn Umar al-Qawariri, maestro dell’Imam al-Bukhari e dell’Imam Muslim, disse: non dimenticavo mai di compiere la preghiera dell’isha in congregazione. Ma un giorno, poiché era venuto un ospite a casa mia e fui occupato con lui, non riuscii a partecipare alla preghiera dell’isha in congregazione. In seguito ripetei la preghiera dell’isha ventisette volte, perché in un hadith è detto che la ricompensa della preghiera in congregazione è ventisette volte maggiore. Quella notte, però, sognai di gareggiare correndo con un gruppo di cavalieri. Ma rimanevo indietro. Quelli che erano davanti dissero: non riuscirai mai a raggiungerci, perché noi abbiamo compiuto la preghiera dell’isha in congregazione, mentre tu l’hai compiuta da solo.
5. Non pagare la zakat
Allah l’Altissimo dice: «Non considerare vantaggioso per loro ciò che fanno coloro che sono avari riguardo ai beni che Allah ha dato loro. Al contrario, ciò è un male per loro. Nel Giorno della Risurrezione, i beni riguardo ai quali erano avari saranno appesi al loro collo». (Al ‘Imran)
Allah l’Altissimo dice inoltre: «Guai agli associatori che non pagano la zakat». Qui Allah li ha definiti associatori.
Allah l’Altissimo dice inoltre: «Annuncia loro un castigo doloroso: a coloro che accumulano oro e argento e non li spendono sulla via di Allah. Il giorno in cui quell’oro e quell’argento saranno riscaldati nel fuoco dell’Inferno, con essi saranno marchiate le loro fronti, i loro dorsi e i loro fianchi, e sarà detto loro: “Questo è ciò che accumulavate per voi stessi. Gustate dunque ciò che avete accumulato”». (At-Tawbah)
È riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim che il Messaggero (s.a.) disse: chi possiede una quantità sufficiente di oro e argento, ma non ne versa la parte dovuta secondo la Sharia, nel Giorno della Risurrezione sarà marchiato sulla fronte, sul dorso e su entrambi i fianchi con lastre di ferro arroventate nel fuoco. Ogni volta che quei punti si saranno raffreddati, saranno nuovamente marchiati. Così continuerà il suo tormento, per giorni ciascuno lunghi quanto cinquantamila anni, fino a quando sarà pronunciato il giudizio. I marchi continueranno a essere impressi fino al compimento del giudizio. Poi egli andrà in Paradiso oppure all’Inferno. I Compagni chiesero: «O Messaggero! Anche chi non paga la zakat dovuta per cammelli, bovini, capre e simili subirà un castigo del genere?». Il Messaggero (s.a.) rispose: «Sì».
In un hadith narrato da Abu Hurayra, il Messaggero (s.a.) disse: le prime tre persone a entrare nell’Inferno saranno: un governante che prende il potere con la forza (cioè un tiranno), un ricco che non paga la zakat e un povero arrogante. (Sahih Ibn Khuzayma e Sahih Ibn Hibban)
Hazrat Ibn Abbas (che Allah si compiaccia di lui) disse: Chi possiede abbastanza ricchezze per compiere l’hajj ma non lo compie, oppure possiede abbastanza ricchezze per pagare la zakat ma non la paga, al momento della morte rimpiangerà di non aver avuto una vita un po’ più lunga, così da poter adempiere ai diritti di Allah. In quel momento un ascoltatore disse: «O Ibn Abbas, temi Allah! Un simile rimpianto al momento della morte sarà provato soltanto dai miscredenti». Hazrat Ibn Abbas disse: «Come prova di ciò che ho detto, ti reciterò subito un versetto del Corano. Allah l’Altissimo dice: “O credenti! Spendete sulla retta via una parte di ciò che vi abbiamo concesso prima che giunga la morte, quando colui che è prossimo alla morte dirà: ‘Mio Signore! Se solo rimandassi la mia morte per un breve periodo, allora farei l’elemosina e sarei tra i virtuosi’”. (Al-Munafiqun)»
Qui «farei l’elemosina» significa «compierei l’hajj». In seguito fu chiesto a Hazrat Ibn Abbas: «Quando diventa obbligatoria la zakat?». Egli rispose: «Quando si accumula una ricchezza pari a duecento dirham». (All’incirca l’equivalente di diecimila taka.) Poi gli fu chiesto: «In quali condizioni diventa obbligatorio l’hajj?». Rispose: «Quando si sono raccolte le provviste e le spese di viaggio». Non è necessario pagare la zakat sui gioielli leciti realizzati per essere usati. Invece, si deve pagare la zakat sui gioielli realizzati per essere conservati come risparmio o dati in affitto. Si deve pagare la zakat sulle merci commerciali. Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Colui al quale Allah ha concesso ricchezze, ma che non paga la zakat su di esse, nel Giorno della Resurrezione vedrà le proprie ricchezze trasformarsi in un serpente velenoso che gli si avvolgerà intorno al collo e gli morderà entrambe le mascelle, dicendo: “Io sono la tua ricchezza, io sono il tuo capitale”». Poi recitò il seguente versetto: «Coloro che sono avari riguardo alle ricchezze concesse da Allah, non credano che questa avarizia sia un bene per loro. Al contrario, essa è un male per loro. La ricchezza riguardo alla quale erano avari sarà avvolta intorno al loro collo nel Giorno della Resurrezione». (Sahih al-Bukhari)
In un hadith riportato da al-Tabarani si legge: «Nel Giorno della Resurrezione, l’oro e l’argento saranno riscaldati nel fuoco e con essi saranno marchiate la fronte, la schiena e i fianchi». A proposito della spiegazione di questa affermazione del Sacro Corano, Hazrat Ibn Mas‘ud disse che i suoi dinar e dirham non saranno riscaldati e premuti uno sull’altro; piuttosto, la pelle del corpo di quell’uomo sarà estesa a tal punto da permettere di riscaldare e marchiare separatamente ogni dinar e ogni dirham (cioè le monete in uso nell’epoca interessata).
Si potrebbe chiedere perché, per la marchiatura, siano state designate la schiena, la fronte e i fianchi. La risposta è che, quando i ricchi avari vedono una persona povera, aggrottano la fronte con irritazione e si oscurano in volto. Poi volgono il fianco e si allontanano con il corpo incurvato. Quando il povero si avvicina per chiedere qualcosa, gli voltano le spalle e se ne vanno. Perciò saranno puniti in modo conforme alle loro azioni, mediante la marchiatura di quelle parti del corpo.
In un hadith riportato da al-Tabarani, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Cinque peccati hanno cinque punizioni». I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah! Quali sono le cinque punizioni per i cinque crimini?». Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Ogni volta che un popolo infrangerà il proprio patto, Allah porrà un suo nemico sopra di esso. Ogni volta che un popolo governerà secondo qualcosa di diverso dalle norme rivelate da Allah, Allah diffonderà la povertà tra i suoi membri. Ogni volta che in un popolo si diffonderanno oscenità, impudicizia e adulterio, Allah diffonderà tra loro la morte (cioè morti anomale e premature). (In alcune narrazioni, al posto della morte viene menzionata la “degenerazione mentale”.) Ogni volta che un popolo altererà le misure e i pesi, Allah lo colpirà con carestia e sterilità della terra. Ogni volta che un popolo smetterà di pagare la zakat, Allah lo colpirà con la siccità».
Ammonimento: Coloro che sono orgogliosi delle proprie ricchezze dovrebbero ricordare che presto dovranno lasciare questo mondo e tutti i suoi beni e mezzi di sostentamento. Quando le ricchezze accumulate saranno bruciate e con esse saranno marchiate la fronte, la schiena e i fianchi, esse non recheranno loro alcun beneficio. Non bisogna mai dimenticare questo versetto. Non si dovrebbe mostrare irritazione alla vista dei poveri e dei mendicanti. Se Allah lo volesse, potrebbe rendere ricco un povero e trasformare in un istante un ricco in un povero. Non bisogna dimenticare il profondo e nobile scopo di Allah che sta dietro al rendere povera una persona e ricca un’altra.
Il celebre tabi‘i Muhammad ibn Yusuf al-Firyabi disse: Una volta io e i miei compagni andammo a far visita a Hazrat Abu Sinan (che Allah abbia misericordia di lui). Dopo un po’, Hazrat Abu Sinan venne con noi a far visita a un suo vicino. Un fratello di quel vicino era morto da poco. Il nostro scopo era dunque consolarlo. Quando arrivammo da lui, lo vedemmo piangere e lamentarsi con grande agitazione. Nessuna delle nostre parole di conforto riusciva a calmarlo. Alla fine dicemmo: «Non sai che la morte è inevitabile?». Egli rispose: «Lo so, fratello, ma piango soltanto perché mio fratello sta subendo un terribile tormento nella tomba». Dicemmo: «Allah ti ha forse informato dell’invisibile?». Egli rispose: «Dopo la sepoltura, quando tutti se ne furono andati, rimasi seduto per qualche tempo presso la tomba. All’improvviso udii una voce provenire dalla tomba: “Ah! Lasciatemi solo. Sto subendo il tormento. Eppure pregavo e digiunavo”». Quelle parole mi fecero piangere. Scavai la tomba per vedere in che condizioni si trovasse. Vidi che nella tomba ardeva un fuoco furioso e che una catena di fuoco pendeva dal collo di mio fratello. Gli chiedemmo: «Che cosa faceva tuo fratello quando era in vita?». Egli rispose: «Non pagava la zakat». Allora dicemmo: «Allah ha detto nel Sacro Corano: “Non ritenete buona l’avarizia di coloro che sono avari riguardo alle ricchezze concesse da Allah. Essa è un male per loro. La ricchezza riguardo alla quale erano avari sarà appesa al loro collo nel Giorno della Resurrezione”. Forse questo tormento gli viene inflitto in anticipo». Poi uscimmo da quel luogo e andammo da un Compagno che era ancora vivo. Gli raccontammo l’intera vicenda e dicemmo: «Quanti ebrei e cristiani muoiono! Eppure non li vediamo subire una cosa simile». Egli rispose: «Andranno certamente all’Inferno. Tuttavia Allah mostra esempi tra i credenti stessi, affinché ne traiate ammonimento».
6. Interrompere il digiuno del Ramadan senza una valida giustificazione
Allah l’Altissimo dice: «O credenti, vi è stato prescritto il digiuno, così come fu prescritto a coloro che vi hanno preceduto, affinché possiate diventare timorati. Per alcuni giorni stabiliti. Ma chiunque tra voi sia malato o in viaggio, digiuni in altri giorni.»
In Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim è riportato questo hadith: «L’Islam si fonda su cinque cose: testimoniare che non vi è altra divinità all’infuori di Allah e che Muhammad è il Suo Messaggero, compiere la preghiera, versare la zakat, compiere l’Hajj e digiunare durante il Ramadan.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Chiunque abbandoni anche un solo digiuno del Ramadan senza una giustificazione, non potrà compensarlo nemmeno se digiunerà per tutta la vita.» (Tirmidhi, Nasa’i, Ibn Majah)
In verità, sebbene il peccato di aver interrotto il digiuno venga cancellato mediante la kaffara, non sarà comunque possibile ottenere la ricompensa e il merito del digiuno del Ramadan.
7. Non compiere l’Hajj nonostante se ne abbia la possibilità
Allah l’Altissimo dice: «Chiunque abbia la possibilità di compiere l’Hajj, deve compierlo.» Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Se una persona possiede il mezzo di trasporto e le provviste necessarie per raggiungere la Casa di Allah e compiere l’Hajj, ma non lo compie, ad Allah è indifferente che muoia da ebreo o da cristiano.»
Hadrat Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Desidererei imporre la jizya a coloro che, pur avendone la possibilità, non compiono l’Hajj, perché non sono musulmani.»
Hadrat Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Una persona che, pur avendone la possibilità, non versa la zakat e non compie l’Hajj, al momento della morte rimpiangerà di non poter avere un prolungamento della propria vita.» Gli fu chiesto: «Un simile rimpianto non dovrebbe appartenere soltanto ai miscredenti?» Egli rispose: «Ciò che ho detto è contenuto nel Corano.» E recitò i seguenti versetti: «O credenti: non permettete che le vostre ricchezze e i vostri figli vi distolgano dal ricordo di Allah. E coloro che si lasciano distogliere saranno perdenti. Spendete di ciò che vi abbiamo concesso prima che giunga il momento in cui la morte si presenterà a uno di voi ed egli dirà: “Mio Signore, perché non mi hai concesso ancora un breve rinvio? Avrei dato in elemosina, cioè avrei versato la zakat, e sarei stato tra i virtuosi, cioè tra coloro che compiono l’Hajj.”» Gli fu chiesto: «Su che cosa diventa obbligatoria la zakat?» Egli rispose: «Quando si possiedono duecento dirham oppure oro di valore equivalente.» Poi gli fu chiesto: «Quando diventa obbligatorio l’Hajj?» Egli rispose: «Quando si sono raccolte le spese di viaggio per l’andata e il ritorno e il mezzo di trasporto.» Hadrat Sa’id ibn Jubayr (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Quando un mio ricco vicino morì senza aver compiuto l’Hajj, non recitai la preghiera funebre per lui.»
8. Commettere suicidio
Allah l’Altissimo dice: «Non uccidete voi stessi. In verità, Allah è misericordioso con voi. E chiunque compia ciò per eccesso e ingiustizia, lo faremo bruciare nel Fuoco. Ciò è facile per Allah.» (Sura an-Nisa’)
L’Imam Wahidi, Ibn Abbas e altri hanno detto, a proposito del tafsir di questo versetto, che il suo significato è: «Non uccidetevi gli uni gli altri», poiché seguite la stessa religione e siete quindi come un’unica persona. Altri, invece, hanno detto che in questo versetto è stato proibito il suicidio. Quest’ultima opinione è quella corretta, poiché riguardo all’uccisione di altre persone esistono nel Corano e negli hadith proibizioni ancora più esplicite, ed essa è stata trattata separatamente. Inoltre, l’hadith narrato da Hazrat Amr ibn al-As e riportato nello Sharif di Abu Dawud costituisce una delle prove dell’autenticità di questa opinione. Hazrat Amr ibn al-As disse: durante la battaglia di Dhat al-Salasil, condotta sotto la guida del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), in una notte molto fredda ebbi un’emissione notturna. Se quella notte avessi fatto il bagno rituale, temevo di morire per il freddo. Così feci il tayammum e guidai i miei compagni nella preghiera dell’alba. In seguito riferii l’accaduto al Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Egli disse: «O Amr, hai pregato insieme ai tuoi compagni in stato d’impurità?» Gli spiegai per quale motivo non avevo fatto il bagno e aggiunsi: «Ho letto nel Corano queste parole di Allah: “Non uccidete voi stessi; in verità Allah è misericordioso verso di voi”». Dopo aver udito ciò, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) sorrise e non disse altro. Da questo hadith risulta che Hazrat Amr comprese da questo versetto il suicidio, non l’uccisione di altri; eppure il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non obiettò alla sua interpretazione.
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Tra i popoli che vi precedettero vi era un uomo che soffriva a causa delle sue ferite. Perciò si colpì il corpo con un coltello e, a causa della perdita di sangue, morì. Allora Allah l’Altissimo disse: “Il Mio servo ha osato sfidarmi decidendo della propria vita; perciò gli ho proibito il Paradiso”». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi si uccide con un’arma di ferro continuerà, seduto nel fuoco dell’Inferno, a colpirsi con quella stessa arma per l’eternità. Chi si suicida bevendo del veleno continuerà, seduto nell’Inferno, a bere veleno per l’eternità. E chi si suicida gettandosi da una montagna continuerà, seduto nell’Inferno, a precipitare incessantemente da un luogo elevato. In questo modo continuerà a tormentarsi per l’eternità». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Maledire un credente equivale a ucciderlo. Definire falsamente un credente kafir equivale a ucciderlo. E chi si uccide con un determinato oggetto sarà punito, nel Giorno della Resurrezione, proprio con quell’oggetto». (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim, al-Nasa’i, al-Tirmidhi)
È narrato in un altro hadith autentico che un uomo, non riuscendo a sopportare il dolore della propria ferita, si suicidò con la sua spada. Quando il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) venne a sapere di lui, disse: «È destinato all’Inferno».
In verità, la vita e la durata dell’esistenza concesse da Allah sono una grandissima grazia e un’opportunità limitata per compiere opere virtuose in vista dell’Aldilà. È inevitabile che l’ira di Allah ricada su coloro che pongono fine a esse con le proprie mani. Che Allah ci protegga da questo terribile peccato maggiore.
9. Disobbedire ai genitori e arrecare loro sofferenza
Allah l’Altissimo dice nella sura Bani Isra’il: «Il tuo Signore ha decretato che non adoriate nessuno all’infuori di Allah e che trattiate bene i genitori». Ciò significa che dovete prendervi cura di entrambi e comportarvi con loro con amore e compassione. «Se uno dei due, o entrambi, raggiungono la vecchiaia presso di te, non dire loro nemmeno: “Uff!”, e non rimproverarli». Ciò significa: non usare parole dure o aspre. In verità, poiché entrambi si sono presi cura di te, anche tu dovresti prenderti cura di loro. Devi ricordare che per primi essi si sono presi cura di te, dimostrando assoluto altruismo e grande generosità; e anche se ti prenderai cura di loro, non potrai mai eguagliarli. È deplorevole che, durante l’infanzia, i genitori, pur soffrendo a causa dei figli, si prendessero cura di loro e desiderassero per essi salute e lunga vita; mentre il figlio, non appena subisce qualche difficoltà dai genitori anziani, desidera che muoiano presto. Poi Allah dice: «Parla a entrambi con parole gentili». Cioè parla loro con umiltà e sincera compassione. Stendi su di loro le ali della misericordia e di’: «O mio Signore, abbi cura di loro con misericordia e benevolenza, così come essi si presero cura di me durante la mia infanzia, allevandomi con affetto e tenerezza».
Nella sura Luqman Allah dice: «Sii riconoscente verso di Me e sii riconoscente verso i tuoi genitori». È significativo il modo in cui Allah l’Altissimo ha associato la gratitudine verso i genitori alla gratitudine verso di Lui. Hazrat Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: tre versetti sono stati rivelati associando ciascuno una cosa a un’altra; senza una delle due, l’altra non viene accettata. Nel primo Allah l’Altissimo ha detto: «Obbedite ad Allah e obbedite al Messaggero». Chi obbedisce ad Allah ma non obbedisce al Messaggero, non vedrà accettata la sua obbedienza ad Allah. Nel secondo Allah dice: «Compiere la preghiera e versate la zakat». Chi compie la preghiera ma non versa la zakat, non vedrà accettata la sua preghiera. Nel terzo Allah dice: «Sii riconoscente verso di Me e sii riconoscente verso i tuoi genitori». Chi manifesta gratitudine soltanto verso Allah e non verso i genitori, rende priva di significato e inaccettabile la propria gratitudine verso Allah. Per questo il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Il compiacimento di Allah risiede nel compiacimento dei genitori, e l’ira di Allah risiede nell’ira dei genitori». (Al-Jami‘ al-Tirmidhi)
Hazrat Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: un uomo venne e chiese al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) il permesso di andare a combattere con lui. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli chiese: «I tuoi genitori sono ancora vivi?» Egli rispose: «Sì». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allora compi il jihad prendendoti cura di loro». Cioè, servirli costituisce per te il jihad. (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
È degno di nota che il servizio ai genitori sia stato dichiarato prioritario rispetto al jihad. In un altro hadith riportato da Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Devo informarvi quale sia il più grande dei peccati maggiori? È associare dei consociati ad Allah e trattare male i genitori». Qui bisogna osservare che il maltrattamento, la trascuratezza e l’indifferenza verso i genitori sono stati posti sullo stesso piano dell’associare dei consociati ad Allah. In un altro hadith di Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Non entreranno in Paradiso colui che tratta male i genitori, colui che rinfaccia la propria elemosina e colui che beve vino». Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse inoltre: «Se ci fosse stato un comportamento doloroso anche più lieve del dire “uff”, Allah lo avrebbe ugualmente proibito. Pertanto, chi tratta male i genitori faccia pure ciò che vuole: non entrerà mai in Paradiso. E chi li tratta bene faccia pure ciò che desidera: non entrerà mai nell’Inferno». (Daylami)
Egli disse inoltre: «Allah ha maledetto colui che tratta male i genitori». In un altro hadith narrato da Ibn Abbas, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Allah ha maledetto chi insulta e rimprovera suo padre; Allah ha maledetto anche chi insulta e rimprovera sua madre». In un altro hadith narrato da Abu Bakr, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Allah ritarda, per il tempo che vuole, la punizione di tutti i peccati, arrivando persino a rimandarla fino al Giorno della Resurrezione. L’unica eccezione è il maltrattamento dei genitori: Allah ne infligge immediatamente la punizione». Ciò significa che egli riceve la punizione già nella vita terrena, prima del Giorno della Resurrezione.
Ka’b al-Ahbar (che Allah abbia misericordia di lui) disse: «Quando un servo tratta male i propri genitori, Allah abbrevia la sua vita per affrettare la sua punizione. Quando invece un servo tratta bene i propri genitori, Allah prolunga la sua vita affinché possa compiere altre opere buone e ottenere felicità, pace e bene». Un altro modo di trattare bene i genitori consiste nel provvedere a ciò di cui hanno bisogno quando ne avvertono la mancanza. Un uomo venne dal Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) e disse: “O Messaggero! Mio padre vuole dissipare i miei beni”. Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Tu e i tuoi beni appartenete a tuo padre». A Ka’b al-Ahbar fu chiesto che cosa si intendesse per maltrattare i genitori. Egli rispose: «Se i genitori prestano un giuramento o fanno un voto riguardo al proprio figlio, e il figlio non lo adempie; se gli impartiscono un ordine e non obbedisce; se chiedono qualcosa e non gliela dà, pur avendone la possibilità; e se gli affidano qualcosa in custodia e il figlio se ne appropria». (Ibn Majah)
In un hadith narrato da Ibn Abbas e da altri trasmettitori in diverse raccolte di hadith, tra cui Ibn Majah, si racconta che a Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) fu chiesto che cosa fosse al-A’raf e chi vi avrebbe abitato. Ibn Abbas rispose: «Al-A’raf è una montagna situata tra il Paradiso e l’Inferno. Da questa montagna si possono vedere il Paradiso e l’Inferno, e il suo nome è al-A’raf perché su di essa vi sono molti alberi da frutto e sorgenti». Coloro che diventano martiri andando al jihad senza il consenso dei genitori vi rimarranno temporaneamente. Infatti, il martirio sulla via di Allah impedirà loro l’ingresso nell’Inferno, mentre il dispiacere dei genitori sbarrerà loro la via del Paradiso. Dopo averli lasciati lì per qualche tempo, Allah deciderà la loro sorte.
In un hadith di Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim si racconta che un uomo venne dal Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) e gli chiese: «O Messaggero di Allah, chi ha più diritto di ricevere da me un buon trattamento?». Egli rispose: «Tua madre». L’uomo chiese: «E dopo di lei?». Egli rispose: «Tua madre». L’uomo domandò nuovamente: «E poi chi?». Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) rispose: «Tua madre». L’uomo chiese: «E poi chi?». Egli rispose: «Tuo padre». Poi, in successione, le persone a te più care e vicine». In questo modo sottolineò per tre volte il buon trattamento verso la madre e una volta quello verso il padre. L’unica ragione è che la madre è la più preoccupata per il figlio e gli offre il massimo affetto, amore e cura. Portare il figlio in grembo, allattarlo, allevarlo e vegliare su di lui durante la notte sono queste faticose attività che solo la madre compie per il figlio.
Una volta, Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) vide un uomo compiere il tawaf della Kaaba portando sua madre sulle spalle. L’uomo disse: «O Ibn Umar, pensi che portando così mia madre sulle spalle durante il tawaf io sia riuscito a ripagarle parte del suo debito?». Ibn Umar rispose: «Mai! Non hai ripagato nemmeno un solo giorno delle sofferenze che ella ha sopportato portandoti nel grembo. Tuttavia, ciò che hai fatto è buono. Allah ti ricompenserà ampiamente per questa piccola azione».
Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Allah ha decretato che a quattro categorie di persone non permetterà di entrare in Paradiso né di gustarne le benedizioni: chi beve vino, chi pratica l’usura, chi si appropria dei beni dell’orfano e chi tratta male i genitori. Se però si pentono, questo è un altro discorso». (Hakim) Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse inoltre: «Il Paradiso si trova sotto i piedi delle madri». (Ibn Majah, Nasa’i) Un uomo venne da Abu al-Darda (che Allah sia soddisfatto di lui) e disse: «Ho sposato una donna, ma mia madre mi ordina di divorziare da lei». Abu al-Darda disse: «La madre è la porta centrale del Paradiso. Se vuoi, puoi distruggerla oppure proteggerla». (Abu Dawud, Tirmidhi, Nasa’i, Ibn Majah)
Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Non vi è alcun dubbio che le suppliche di tre persone vengano esaudite: la supplica dell’espatriato o del viandante, la supplica dell’oppresso e del perseguitato, e la supplica dei genitori per il proprio figlio». (Tirmidhi, Abu Dawud)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «La zia materna ha lo stesso rango della madre». Ciò significa che è dovere trattarla bene come si tratta la madre, comportarsi con rispetto nei suoi confronti e offrirle doni. È narrato da Hazrat Wahb ibn Munabbih che Allah l’Altissimo rivelò a Hazrat Musa (pace su di lui): «O Musa, onora i tuoi genitori. In verità, chi onora i propri genitori, Io gli concedo una lunga vita e gli dono figli che lo onoreranno. E chi maltratta i propri genitori, Io gli abbrevio la vita e gli concedo figli insolenti e disobbedienti».
Hazrat Abu Bakr ibn Abu Maryam (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Ho letto nella Torah che la punizione per chi percuote suo padre è la morte». Hazrat Wahb disse: «Ho letto nella Torah che chi schiaffeggia suo padre deve essere ucciso lapidandolo». Hazrat Amr ibn Murra al-Juhani (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Un uomo venne dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e disse: “O Messaggero, se compio le cinque preghiere quotidiane, digiuno nel Ramadan, pago la zakat e compio il hajj, quale beneficio ne trarrò?”. Egli rispose: “Chi compie correttamente queste azioni sarà in compagnia dei profeti, dei sinceri, dei martiri e dei servi virtuosi. Tuttavia, se maltratterà i propri genitori, sarà privato di questa opportunità”». (Ahmad, Tabarani, Ibn Hibban, Ibn Khuzayma) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Allah ha maledetto chi maltratta i propri genitori». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Nella notte del Mi’raj vidi alcune persone appese a colonne di fuoco. Chiesi a Jibril: “Chi sono?”. Egli rispose: “Sono coloro che, nel mondo, rimproveravano i propri genitori”». Da diverse narrazioni si apprende inoltre che, nella tomba di chi rimprovera e ingiuria i propri genitori, scenderà dall’Inferno una quantità di carboni ardenti pari al numero delle gocce di pioggia che cadono dal cielo. È stato inoltre narrato che, dopo la sepoltura, la tomba stringerà con tanta forza chi ha maltrattato i propri genitori che le sue ossa costali verranno frantumate; e nel Giorno della Resurrezione, coloro che subiranno il castigo più duro saranno il politeista, l’adultero e chi ha maltrattato i propri genitori.
Hazrat Bishr (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Colui che si trova così vicino da poter udire la voce della madre è migliore di chi combatte sulla via di Allah con la spada. Non c’è opera più nobile che rivolgere uno sguardo pieno di devozione alla propria madre».
In un hadith narrato dall’Imam Ahmad e da Abu Dawud si racconta che un uomo e una donna si presentarono al cospetto del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) litigando riguardo al loro figlio. L’uomo disse: «O Messaggero, io sono il padre di questo bambino». La donna disse: «O Messaggero! Egli non ha sopportato alcuna difficoltà nel portare il seme di questo bambino; anzi, nel generarlo ha provato soltanto piacere. Io invece ho portato il bambino nel mio grembo tra le sofferenze, l’ho partorito tra le sofferenze e l’ho allattato per due anni». Dopo aver udito ciò, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) stabilì che il bambino sarebbe rimasto con sua madre.
L’Imam Tabarani e l’Imam Ahmad hanno narrato un episodio. Ai tempi del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), a Medina viveva un giovane di nome Alqama. Era assiduamente dedito al culto di Allah l’Altissimo attraverso la preghiera, il digiuno e la sadaqa. Una volta fu colpito da una grave malattia. Sua moglie mandò a chiamare il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e disse: «Mio marito Alqama è in fin di vita. O Messaggero, ritengo necessario informarti delle sue condizioni». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) mandò immediatamente da lui Hazrat Ammar, Suhayb e Bilal (che Allah sia soddisfatto di loro), dicendo loro: «Andate da lui e insegnategli a pronunciare la professione di fede». Essi andarono e trovarono Alqama in fin di vita. Cercarono dunque di fargli pronunciare «La ilaha illallah», ma egli non riusciva in alcun modo a pronunciare la professione di fede. Alla fine informarono il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) che la professione di fede non usciva dalle labbra di Alqama. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) chiese alla persona che aveva portato la notizia: «È ancora vivo qualcuno tra i genitori di Alqama?». Quella rispose: «O Messaggero, è ancora viva soltanto sua madre, ormai anziana». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) la mandò immediatamente dalla madre di Alqama e disse: «Dille: “Se puoi venire dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui), vieni; altrimenti aspetta, perché egli sta venendo a incontrarti”». Il messaggero giunse dalla madre di Alqama e le riferì ciò che aveva detto il Messaggero (pace e benedizioni su di lui). La madre di Alqama disse: «Possa la mia vita essere sacrificata per il Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Andrò io stessa da lui». L’anziana, appoggiandosi a un bastone, giunse dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e lo salutò. Dopo aver ricambiato il saluto, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O madre di Alqama, mi dirai la verità. E se mentirai, mi giungerà una rivelazione da Allah. Dimmi, com’era il carattere e il comportamento di tuo figlio Alqama?». L’anziana rispose: «O Messaggero di Allah, pregava, digiunava e faceva molta sadaqa». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) chiese: «Qual è il tuo sentimento nei suoi confronti?». L’anziana rispose: «O Messaggero di Allah, sono scontenta di lui». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) chiese: «Perché?». L’anziana rispose: «Dava la precedenza a sua moglie rispetto a me e disobbediva ai miei ordini». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «A causa del risentimento della madre di Alqama, la lingua di Alqama si è irrigidita e non riesce a pronunciare la professione di fede». Poi il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O Bilal, va’ e raccogli per me una grande quantità di legna».
L’anziana disse: «O Messaggero di Allah, che cosa farai con la legna?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Lo brucerò con il fuoco proprio davanti a te». L’anziana disse: «O Messaggero di Allah, non potrò sopportare che mio figlio venga bruciato con il fuoco davanti ai miei occhi». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O madre di Alqama, il castigo di Allah è ancora più duro e duraturo. Ora, se vuoi che Allah perdoni tuo figlio, perdonalo e sii soddisfatta di lui. Altrimenti, per Colui nelle cui mani è la mia vita, finché tu resterai scontenta di lui, la preghiera, il digiuno e la sadaqa non gioveranno in alcun modo ad Alqama». Dopo aver udito ciò, la madre di Alqama disse: «O Messaggero di Allah, prendo Allah, gli angeli di Allah e tutti i musulmani qui presenti come testimoni del fatto che sono ormai soddisfatta di mio figlio Alqama». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O Bilal, ora va’ da Alqama e verifica se riesce a dire “La ilaha illallah”. Ritengo infatti che la madre di Alqama mi abbia detto la pura verità, senza alcuna reticenza». Hazrat Bilal (che Allah sia soddisfatto di lui) andò immediatamente. Udì Alqama pronunciare ad alta voce, dall’interno della casa: «La ilaha illallah». Quindi Bilal entrò nella casa e disse alle persone presenti: «Sappiate che, a causa del risentimento della madre di Alqama, egli all’inizio non riusciva a pronunciare la professione di fede. Quando ella si dichiarò soddisfatta, la sua lingua fu in grado di pronunciarla». In seguito Alqama morì quello stesso giorno. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) venne personalmente, ordinò che fosse lavato e avvolto nel sudario, guidò la preghiera funebre e partecipò alla sepoltura. Poi, fermatosi presso la sua tomba, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O Ansar e Muhajirun! Su chiunque preferisca la moglie alla madre ricadano la maledizione di Allah, degli angeli e di tutti gli uomini! Allah non accetterà alcuna intercessione in suo favore. Potrà salvarsi soltanto pentendosi, trattando bene la madre e rendendola soddisfatta. Ricordate: nel compiacimento della madre vi è il compiacimento di Allah, e nel disappunto della madre vi è il disappunto di Allah».
10. Abbandonare i parenti consanguinei
Allah l’Altissimo dice: «Temete Allah e siate cauti riguardo ai parenti legati da vincoli di sangue». Cioè: non recidete i legami di parentela. (Sura an-Nisāʾ)
Allah l’Altissimo dice inoltre: «Forse desiderate, rifiutando l’invito del Messaggero, seminare corruzione sulla terra e recidere i legami di parentela? Sono proprio coloro che commettono tali malefatte quelli sui quali Allah l’Altissimo ha riversato la maledizione e che ha reso sordi e ciechi». (Sura Muhammad) Allah l’Altissimo dice inoltre: «E coloro che mantengono il patto con Allah e non violano il patto, che preservano i legami che Allah ha ordinato di preservare, che temono il loro Signore e temono il cattivo rendiconto: questi sono gli intelligenti». (Sura ar-Raʿd)
Allah l’Altissimo dice inoltre: «Con esso — cioè con il Corano — Egli svia molti e guida molti. Egli svia soltanto i ciechi, coloro che violano il patto concluso con Allah, recidono i legami che Allah ha ordinato di preservare e seminano corruzione sulla terra. Sono proprio costoro i perdenti».
In verità, i legami che Allah ha ordinato di preservare sono i più importanti. Nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi recide i legami di parentela non entrerà mai in Paradiso». Questa minaccia e questo avvertimento si applicano a chi recide i rapporti con i propri parenti prossimi deboli e poveri, li abbandona, manifesta nei loro confronti arroganza e superbia e, pur essendo ricco mentre essi sono poveri, non rafforza la vicinanza con loro attraverso la compassione, la generosità e la benevolenza; costui non avrà il diritto di entrare in Paradiso. È possibile salvarsi da questo destino soltanto pentendosi davanti ad Allah e comportandosi bene con quei parenti.
In un hadith riportato nel Targhib con una catena di trasmissione affidabile, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se una persona ha parenti prossimi poveri e non mostra generosità verso di loro, ma dà la propria elemosina e carità ad altri invece che a loro, Allah l’Altissimo non accetterà la sua elemosina e nel Giorno della Resurrezione non volgerà lo sguardo verso di lui». Se invece è povero egli stesso, dovrebbe adoperarsi per rafforzare i rapporti andando a far loro visita e informandosi della loro condizione. Infatti il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Rafforzate i legami di parentela, anche solo salutando i vostri parenti prossimi».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi crede in Allah e nell’Aldilà mantenga i legami di parentela». (Sahih al-Bukhari, Abu Dawud, at-Tirmidhi) In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: chi ricambia soltanto il bene ricevuto non adempie al dovere di mantenere i rapporti. Colui che mantiene i rapporti è invece chi conserva o ristabilisce il legame con chi lo ha reciso.
In un hadith qudsi il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah l’Altissimo ha detto: Io sono il Misericordiosissimo. Chi mantiene i legami di parentela, con lui mantengo il legame; e chi li recide, con lui recido il legame». ʿAli (che Allah sia soddisfatto di lui) disse a suo figlio: «Figlio mio, non essere mai compagno di chi recide i legami di parentela, poiché nel Libro di Allah ho visto che una persona simile è stata definita maledetta in tre passi». (Abu Dawud, at-Tirmidhi)
Una volta, mentre narrava in un’assemblea un hadith del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Provo disagio a sedere insieme a chiunque recida i legami di parentela, finché non si alzi». Udendo ciò, un giovane si alzò dall’estremità dell’assemblea. Andò da sua zia paterna, con la quale aveva interrotto i rapporti per molti anni, e ristabilì il legame. Sua zia gli chiese: «Perché sei venuto?». Egli rispose: «Ero seduto presso Abu Hurayra, il compagno del Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Egli disse: “Provo disagio a sedere con chi recide i legami di parentela, finché non si alzi”». Sua zia disse: «Nipote mio, torna da Abu Hurayra e chiedigli quale sia il motivo». Egli tornò da Abu Hurayra, gli riferì le parole della zia e gli chiese: «Perché presso di voi non può sedere chi recide i legami di parentela?». Abu Hurayra disse: «Ho udito il Messaggero dire: “Se in un gruppo vi è una persona che recide i legami di parentela, la misericordia di Allah non viene riversata su di loro”». (Targhib wa Tarhib)
Si racconta che un giorno un uomo facoltoso si recò al pellegrinaggio. Giunto alla Mecca, affidò mille dinari a un uomo noto per la sua grande onestà e affidabilità. In seguito, tornato da Arafat, scoprì che quell’uomo era morto. Si recò dalla famiglia del defunto e, chiedendo informazioni, venne a sapere che non sapevano nulla di quei mille dinari. Allora si recò dai più illustri sapienti della Mecca e chiese loro consiglio. Essi gli dissero: «A mezzanotte vai presso il pozzo di Zamzam e chiamalo per nome. Se è tra gli abitanti del Paradiso, risponderà alla tua prima chiamata e ti dirà dove si trova il tuo denaro». L’uomo andò a mezzanotte presso il pozzo di Zamzam e lo chiamò ripetutamente. Ma non ricevette alcuna risposta. Alla fine tornò dai suddetti sapienti. Essi dissero: «Temiamo che il tuo amico sia diventato uno degli abitanti dell’Inferno. Vai nello Yemen. Là c’è un pozzo chiamato Barahut. Secondo quanto si tramanda, quel pozzo è collegato all’Inferno e in esso dimorano le anime dei peccatori. Vai là nel cuore della notte e chiamalo per nome. Se è tra gli abitanti dell’Inferno, risponderà alla tua chiamata». L’uomo si recò quindi presso il pozzo indicato nello Yemen e chiamò il defunto per nome. Il defunto rispose immediatamente. Egli gli chiese: «Dove hai messo i miei mille dinari?». Quello rispose: «Sono sepolti in un certo punto del terreno della mia casa. Non li ho affidati a mio figlio, perché non è degno di fiducia. Vai a casa mia, scava il terreno e prendi i tuoi dinari». Egli disse: «Noi ti ritenevamo una persona onesta. Ma perché sei giunto in questo luogo?». Quello rispose: «Avevo una sorella povera e non mi interessavo affatto di lei. Per questo Allah mi ha inflitto questo castigo».
Nota: è lecito dissentire sul fatto che i dettagli di questa storia siano accettabili alla lettera; l’Imam Ibn Qayyim, nella sua opera «Ar-Ruh», ha respinto l’idea che le anime dei credenti dimorino nel pozzo di Zamzam e quelle dei peccatori nel pozzo di Barahut o di Zabia, poiché contraria al Corano e agli hadith. (Nota dell’autore) Tuttavia, l’insegnamento fondamentale di questa storia è sostenuto dal valido hadith del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) secondo cui «colui che recide i legami di sangue non entrerà in Paradiso». — Il traduttore
11. Fornicazione
La gravità della fornicazione varia a seconda delle circostanze e delle persone coinvolte.
Allah l’Altissimo dice: «Non avvicinatevi alla fornicazione. È un atto osceno e una via malvagia». (Banī Isrāʾīl) «E coloro che non invocano altra divinità insieme ad Allah, non uccidono la persona che Allah ha proibito di uccidere se non per giusta causa e non commettono fornicazione — questi sono gli amati servi di Allah. — Chi commette tali cose subirà la punizione. Nel Giorno della Resurrezione la sua punizione sarà raddoppiata e vi rimarrà per sempre umiliato, eccetto colui che si pente». (Sura al-Furqān)
«Fustigate con cento colpi ciascuno il fornicatore e la fornicatrice. Nel mettere in atto la legge di Allah, non lasciatevi influenzare dalla compassione verso di loro, se credete in Allah e nell’Ultimo Giorno. E che un gruppo di credenti assista alla loro punizione». (Sura an-Nūr)
I sapienti hanno detto: questa è la punizione terrena del fornicatore e della fornicatrice non sposati. Se però sono sposati, oppure lo sono stati almeno una volta nella vita, devono essere uccisi mediante lapidazione. Ciò è dimostrato dagli hadith. Se nemmeno questa pena capitale espia completamente il loro peccato e i due muoiono senza pentirsi, nell’Inferno saranno puniti con verghe di ferro arroventate nel fuoco.
Nel Libro di Allah, lo Zabur, era scritto: «I fornicatori saranno appesi nudi nell’Inferno e percossi sui genitali con verghe o bastoni di ferro. Quando, a causa delle percosse, grideranno, gli angeli dell’Inferno diranno: quando nel mondo vi divertivate, ridevate, non meditavate sulla parola di Allah e non provavate vergogna davanti a Lui, dov’erano allora queste grida?
In un hadith narrato da Abū Hurayra e riportato da Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Muslim, Abū Dāwūd e al-Nasāʾī, il Messaggero (ṣa) disse: «Nessun fornicatore commette fornicazione mentre è credente. Nessun ladro ruba mentre è credente, nessun bevitore di vino beve mentre è credente e nessun saccheggiatore saccheggia mentre è credente». In un altro hadith narrato da Abū Dāwūd, al-Tirmidhī e al-Bayhaqī, il Messaggero (ṣa) disse: «Quando un servo commette fornicazione, la fede esce da lui e poi rimane sospesa sopra la sua testa come una nuvola. Quando egli si pente, la fede ritorna nuovamente a lui».
In un altro hadith narrato da Abū Hurayra, il Messaggero (ṣa) disse: «Quando una persona commette fornicazione o beve vino, Allah le sottrae la fede proprio come un uomo si toglie la camicia passando dalla testa». In un altro hadith riportato da Muslim e al-Nasāʾī, il Messaggero (ṣa) disse: «Nel Giorno della Resurrezione Allah non parlerà con tre persone, non le guarderà, non le purificherà e per loro sarà stabilita una punizione dolorosa. Esse sono: un anziano fornicatore, un governante menzognero e un povero arrogante».
Ibn Masʿūd (ra) disse: «Chiesi: “O Messaggero! Qual è il peccato più grande presso Allah?”. Egli rispose: “Attribuire ad Allah un eguale, mentre Egli è il Creatore di ogni essere”. Dissi: “Questo è certamente un peccato enorme. E poi quale?”. Egli rispose: “Uccidere tuo figlio per timore che mangi insieme a te”. Dissi: “E poi quale?”. Egli rispose: “Commettere fornicazione con la moglie del tuo vicino”». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e Ṣaḥīḥ Muslim)
È degno di nota come la fornicazione con la moglie del vicino sia stata posta insieme all’associare altri ad Allah e all’uccidere ingiustamente una vita che Allah ha proibito di uccidere.
Nel hadith contenente il racconto del sogno del Messaggero (ṣa), narrato da Samura ibn Jundub (ra) e riportato in Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, il Messaggero (ṣa) disse: «Jibrīl e Mīkāʾīl (as) vennero da me e io partii con loro. Proseguendo, arrivammo presso una grande fornace. La parte superiore della fornace era stretta e quella inferiore ampia. Al suo interno si udivano enormi urla e clamori. Vedemmo nella fornace uomini e donne nudi. Di tanto in tanto, da sotto di loro si levava una fiammata e, insieme all’intenso ardore del fuoco, essi urlavano a gran voce. Chiesi: “O Jibrīl, chi sono costoro?”. Egli rispose: “Sono uomini e donne fornicatori”». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)
A proposito dell’interpretazione del versetto della Sūra al-Ḥijr del Sacro Corano: «Essa avrà sette porte», ʿAṭāʾ (ra) disse: «Tra queste sette porte, quella più ardente, più colma di dolore e tristezza e più fetida sarà la porta di coloro che si abbandonano consapevolmente alla fornicazione».
Makhūl al-Dimashqī disse: «Alle narici degli abitanti dell’Inferno giungerà un fetore nauseabondo. Essi diranno: “Non abbiamo mai sentito prima d’ora un fetore così terribile”. Allora sarà detto loro che quel fetore proviene dagli organi genitali dei fornicatori». Il celebre imam dell’esegesi Ibn Zayd disse: «Il fetore degli organi genitali dei fornicatori arrecherà agli abitanti dell’Inferno un’ulteriore sofferenza». Una delle dieci prime rivelazioni che Allah diede al profeta Mūsā (as) fu questa: «Non rubare e non commettere fornicazione. Se lo farai, nasconderò da te il Mio volto». Se una cosa simile fu detta al profeta di Allah Mūsā (as), è facile immaginare che cosa si possa dire agli altri.
Il Messaggero (ṣa) disse: «Quando Iblīs disperde le sue schiere per tutta la terra, dice: “A chiunque tra voi riuscirà a sviare maggiormente un musulmano metterò una corona sul capo e conferirò il più alto rango”. Alla fine della giornata, essi vengono uno dopo l’altro da Iblīs e gli raccontano le proprie imprese. Uno dice: “Ho continuato a istigare il tale finché l’ho indotto a divorziare da sua moglie, ed egli ha divorziato”. Iblīs dice: “Non hai fatto nulla di speciale. Egli sposerà un’altra donna”. Poi ne arriva un altro e dice: “Ho continuato a istigare il tale finché ho suscitato inimicizia tra lui e suo fratello”. Iblīs dice: “Non hai fatto nulla di speciale. Presto si riconcilieranno”. Poi ne arriva un altro e dice: “Ho continuato a tentare il tale finché l’ho fatto commettere fornicazione”. Udendo ciò, Iblīs si congratula con lui e dice: “Hai davvero compiuto un’impresa”. Poi lo fa avvicinare, gli mette una corona sul capo e lo incorona». Che Allah ci protegga dalla presa di Satana e dei suoi accoliti!
È narrato da Hazrat Anas (r.a.) che il Messaggero (s.a.s.) disse: «La fede è un abito eccellente che Allah l’Altissimo fa indossare a chi vuole. Ma quando un servo commette adulterio, Egli gli toglie l’abito della fede. Poi, quando si pente, glielo restituisce». (Bayhaqi, Tirmidhi, Abu Dawud e Hakim)
In un altro hadith il Messaggero (s.a.s.) disse: «O musulmani! Abbandonate l’adulterio, poiché esso comporta sei punizioni: tre si manifestano in questo mondo e tre nell’Aldilà. Le tre punizioni terrene sono: la luminosità del volto svanisce, la durata della vita si accorcia e la povertà diventa permanente. Le tre che si manifestano nell’Aldilà sono: subirà il dispiacere di Allah, un severo rendiconto e il castigo dell’Inferno». (Bayhaqi) Il Messaggero (s.a.s.) disse inoltre: «Chi muore continuando a bere vino, Allah gli farà bere l’acqua di una sorgente chiamata Ghawta. Ghawta è una sorgente di pus e liquidi impuri che fuoriescono dalle parti intime delle donne adultere e che scorrerà nell’Inferno». (Ahmad)
Il Messaggero (s.a.s.) disse inoltre: «Dopo l’associazione di qualcuno ad Allah, non vi è peccato più grave del rapporto con una donna proibita». (Ahmad, Tabarani)
Il Messaggero (s.a.s.) disse inoltre: «Nell’Inferno vi è un lago nel quale dimorano moltissimi serpenti. Ogni serpente è grosso quanto il collo di un cammello. Quei serpenti morderanno colui che abbandona la preghiera. Dopo un solo morso, il veleno rimarrà nel suo corpo per settant’anni. Poi la sua carne cadrà. Nell’Inferno vi è inoltre un altro lago chiamato “il lago della tristezza”. In esso dimorano molti serpenti e scorpioni. Ogni scorpione è grande quanto un mulo e ha settanta pungiglioni, ciascuno pieno di veleno. Quegli scorpioni morderanno l’adultero e riverseranno nel suo corpo tutto il loro veleno. Di conseguenza egli soffrirà per il veleno per mille anni. Poi la sua carne si staccherà e dalle sue parti intime fuoriusciranno pus e liquidi impuri».ato
In un altro hadith è narrato che chi commette adulterio con una donna sposata, lui e quella donna subiranno nella tomba metà del castigo dell’intera comunità musulmana. Nel Giorno della Resurrezione Allah l’Altissimo affiderà a suo marito il compito di giudicare le sue opere buone e gli chiederà se fosse a conoscenza della cattiva azione commessa da sua moglie. Se ne era a conoscenza e non aveva preso alcun provvedimento per impedirla, allora Allah gli proibirà il Paradiso. Infatti Allah l’Altissimo ha affisso sulla porta del Paradiso un avviso secondo cui il Paradiso è proibito al dayyuth. Il dayyuth è colui nella cui famiglia continuano attività oscene, mentre egli, pur sapendolo, rimane in silenzio e non prende alcun provvedimento per porvi fine.
È inoltre narrato nell’hadith che chi tocca con cattive intenzioni una donna proibita verrà nel Giorno della Resurrezione con le mani legate al collo. Se l’aveva baciata, le sue due labbra saranno tagliate con forbici di fuoco. E se aveva commesso adulterio con lei, le sue due cosce testimonieranno: «Sono salito per compiere un atto illecito». Allah l’Altissimo lo guarderà con ira. Egli si sentirà umiliato e dirà ostinatamente: «Non l’ho fatto». Allora la sua lingua testimonierà contro di lui. La lingua dirà: «Ho parlato di cose illecite». La sua mano testimonierà: «Ho toccato cose illecite». Poi gli occhi diranno: «Guardavo cose illecite». I suoi due piedi diranno: «Camminavo verso cose illecite». Le sue parti intime diranno: «Ho commesso adulterio». L’angelo custode dirà: «Ho udito». L’altro angelo dirà: «E io ho scritto». E Allah l’Altissimo dirà: «Io sapevo e ho tenuto nascosto». Poi Allah l’Altissimo dirà: «O angeli! Afferratelo e fateli subire il Mio castigo, poiché la Mia ira aumenta contro colui che perde il senso del pudore».
La veridicità dell’hadith menzionato è dimostrata dal seguente versetto: «Il Giorno in cui le loro lingue, le loro mani e i loro piedi testimonieranno contro di loro per ciò che facevano nella vita terrena». (Sura An-Nur)
La forma più abominevole di adulterio è avere rapporti con donne mahram, cioè donne per sempre proibite. Tra queste vi sono la madre, la zia materna, la sorella, la figlia e altre. Il Messaggero (s.a.s.) disse: «Uccidete chi commette adulterio con una donna mahram».
È narrato da Hazrat Bara (r.a.) che il Messaggero (s.a.s.) inviò lo zio materno di Hazrat Bara ordinandogli: «Uccidi il tale e torna portando con te tutti i suoi beni confiscati, poiché aveva sposato la propria matrigna». (Hakim)
Che Allah l’Onnipotente ci protegga da questo abominevole peccato maggiore. E conceda a coloro che sono coinvolti in questo peccato la capacità di pentirsi e li perdoni.
Le disposizioni della Sharia per prevenire l’adulterio
Allah ha proibito l’adulterio per mantenere la società umana libera dalla mescolanza delle stirpi e fondata su basi genealogiche sane e pure. Per prevenire l’adulterio, la Sharia islamica ha stabilito un insieme dettagliato di norme noto come hijab. Secondo queste norme, sono state proibite: l’uscire di casa senza velo allo scopo di mostrare la propria bellezza; studiare e lavorare insieme agli uomini senza osservare il velo; la permanenza appartata di due adulti, un uomo e una donna, che non siano marito e moglie; permettere che la voce delle donne venga ascoltata da uomini estranei senza necessità; le canzoni oscene, la musica, la letteratura oscena, gli spettacoli teatrali, i film e simili. In particolare, sia agli uomini sia alle donne è stato ordinato di abbassare lo sguardo gli uni verso le altre. Nella sura An-Nur Allah l’Altissimo ha detto: «Di’ agli uomini credenti di abbassare lo sguardo e di proteggere le proprie parti intime… E di’ alle donne credenti di abbassare lo sguardo e di proteggere le proprie parti intime.»
In un hadith si dice: «Chiunque guardi una donna sposata estranea, nel Giorno della Resurrezione gli sarà versato piombo fuso negli occhi.» In un altro hadith si dice: «Lo sguardo è l’adulterio degli occhi; parlare in modo osceno è l’adulterio della lingua; toccare qualcuno illecitamente è l’adulterio delle mani; camminare con l’intenzione di commettere adulterio è l’adulterio dei piedi; ascoltare parole cattive è l’adulterio delle orecchie; immaginare e desiderare l’adulterio è l’adulterio del cuore. Poi le parti intime lo confermano o lo lasciano incompiuto.» (Sahih al-Bukhari, Muslim, Abu Dawud, an-Nasa’i)
In un altro hadith si dice: «Lo sguardo è una freccia avvelenata di Iblis. Chi lo trattiene, Allah farà gustare al suo cuore il vero sapore dell’adorazione, che continuerà a godere fino al Giorno della Resurrezione.»
In sintesi, tutte le cose che incitano all’adulterio sono anch’esse peccati maggiori, al pari dell’adulterio. (Il traduttore)
12. Omosessualità e perversione sessuale
Allah l’Altissimo ha narrato in diversi passi del Sacro Corano la storia del popolo del profeta Lot, pace su di lui. Per esempio, nella sura Hud dice: «Quando giunse il Nostro decreto, capovolgemmo quella città, rovesciando la parte superiore su quella inferiore, e facemmo piovere su di essa pietre d’argilla cotta, una dopo l’altra. Le pietre erano contrassegnate. (Cioè recavano segni tali che, a guardarle, si riconosceva che non erano pietre della terra.) Esse erano presso il tuo Signore. (Cioè erano custodite nel Suo tesoro, dal quale nulla viene utilizzato senza il permesso di Allah.) In verità, questo castigo non è lontano dagli ingiusti. (Cioè, se anche gli appartenenti a questa comunità commettessero un atto abominevole simile, subiranno la stessa dolorosa sorte.) Ibn Majah e at-Tirmidhi narrano che il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, disse: “La cosa che temo maggiormente per voi è l’atto abominevole del popolo di Lot.” Poi maledisse per tre volte coloro che commettono tale atto, dicendo: “La maledizione di Allah ricada su chi compie l’atto del popolo di Lot!” In un hadith narrato da Abu Dawud, at-Tirmidhi e Ibn Majah, il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, disse: “Uccidete entrambi coloro che trovate coinvolti nell’atto del popolo di Lot.” Ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: “Devono essere gettati dal tetto della casa più alta della zona e, subito dopo essere stati gettati, devono essere lapidati, proprio come fu fatto con il popolo di Lot.” Tra i musulmani vi è consenso unanime, cioè ijma, sul fatto che l’omosessualità sia un atto proibito e un peccato maggiore.»
Allah dice: «Voi vi accostate soltanto agli uomini tra le creature della terra e abbandonate le spose che il vostro Signore ha creato per voi? In verità, siete trasgressori, cioè avete oltrepassato i limiti del lecito entrando in quelli dell’illecito» (Sura al-Shu‘ara). In un altro versetto, Allah l’Altissimo dice a proposito del Suo profeta Lot: «E salvammo lui dalla città che si abbandonava ad azioni oscene. In verità, i suoi abitanti erano malvagi e peccatori» (Sura al-Anbiya).
Il nome di quella città era Sodoma. Nel Corano viene descritto il genere di atti osceni ai quali si abbandonavano i suoi abitanti. Essi avevano rapporti anali con gli uomini e commettevano vari peccati nei luoghi delle riunioni pubbliche.
È stato riferito da Ibn Abbas che egli definì le seguenti pratiche usanze del popolo di Lot: le donne che portano i capelli corti come gli uomini e gli uomini che li portano lunghi come le donne; tenere sbottonata la camicia; sparare con le armi da fuoco; lanciare pietre; giocare con i piccioni in volo; fischiare mettendo le dita in bocca; tatuarsi le caviglie; lasciare pendere gli abiti al di sotto delle caviglie; scoprire deliberatamente la parte inferiore degli abiti; bere alcolici; avere rapporti sessuali tra uomini e tra donne. (Va osservato che, definendo queste pratiche usanze del popolo di Lot, Ibn Abbas intendeva dire che furono loro i primi a introdurle. Fatta eccezione per l’uso delle armi da fuoco, tutte le altre sono unanimemente considerate illecite o oscene. Anche l’uso delle armi da fuoco non è consentito se non alle forze governative incaricate di far rispettare la legge e in caso di particolare necessità di autodifesa. Nota del traduttore.)
In un hadith riportato da al-Tabarani, il Messaggero di Allah disse: «I rapporti sessuali tra donne rientrano nella fornicazione». In un hadith narrato da al-Tabarani e al-Bayhaqi, il Messaggero di Allah disse: «Quattro persone sono sottoposte mattina e sera all’ira e al furore di Allah: gli uomini che adottano un abbigliamento simile a quello delle donne, le donne che adottano un abbigliamento simile a quello degli uomini, coloro che hanno rapporti sessuali con animali e gli omosessuali». È stato inoltre riferito in un hadith: «Quando un uomo penetra un altro uomo, il Trono di Allah trema per timore dell’ira di Allah e il cielo quasi si schianta sulla terra. Gli angeli sorreggono il cielo ai suoi confini e continuano a recitare la Sura al-Ikhlas finché l’ira di Allah non si placa».
Il Messaggero di Allah disse: «Allah maledice sette categorie di persone, nel Giorno della Risurrezione non le guarderà e ordinerà che entrino nell’Inferno: gli omosessuali, coloro che hanno rapporti sessuali con animali, colui che sposa contemporaneamente una donna e sua figlia, e chi pratica la masturbazione. Tuttavia, se si pentono, tutti possono essere perdonati». È stato inoltre riferito che nel Giorno della Risurrezione una categoria di persone sarà resuscitata con le mani gravide a causa della fornicazione. Durante la vita terrena praticavano la masturbazione. In un altro hadith è detto che giochi come gli scacchi e i dadi, le gare tra piccioni, le lotte tra cani, le lotte tra arieti, i combattimenti tra galli, entrare nel bagno senza indumenti e dare meno del dovuto nella misura sono usanze del popolo di Lot. Chi compie tali azioni subirà certamente un severo castigo». È stato riferito da Ibn Abbas che, se un omosessuale muore senza pentirsi, nella tomba assumerà la forma di un maiale.
È riportato in al-Tirmidhi, al-Nasa’i e da Ibn Abbas che il Messaggero di Allah disse: «Allah non guarderà colui che abbia rapporti anali con un uomo o con una donna». Anche guardare con desiderio una donna o un giovane di bell’aspetto rientra nella fornicazione. In precedenza, infatti, è stato narrato un hadith secondo cui lo sguardo malvagio è la fornicazione degli occhi. Un poeta arabo disse: «L’inizio di ogni evento è lo sguardo, proprio come da una piccola scintilla divampano grandi incendi».
È stato riferito che, per ordine di Abu Bakr, Khalid ibn al-Walid fece bruciare nel fuoco un omosessuale abituale.
È stato inoltre riferito che, una volta, una delegazione della tribù di Abd al-Qays giunse dal Messaggero di Allah. Tra loro vi era anche un giovane privo di barba e baffi. Il Messaggero di Allah fece sedere il giovane dietro di sé e disse: «Fu a causa dello sguardo che il profeta Davide incappò in una disgrazia».
Una volta, un giovane si recò dal venerabile Sufyan al-Thawri. Egli gridò: «Allontanatelo dalla mia presenza! Perché con ogni donna vedo uno shaytan, mentre con i giovani ne vedo più di dieci».
Una volta, mentre il venerabile Isa (pace su di lui) si recava da qualche parte, lungo la strada vide un uomo avvolto dalle fiamme. Vedendo ciò, portò dell’acqua e, non appena spense il fuoco, questo si trasformò in un giovane, mentre l’uomo si trasformò in fuoco. Il venerabile Isa (pace su di lui) pregò: «O Allah, restituisci entrambi al loro stato originario; voglio porre loro alcune domande». Quando Allah li riportò in vita, si vide che uno era un uomo anziano e l’altro un giovane. Il venerabile Isa (pace su di lui) chiese: «Che cosa vi è accaduto?». L’uomo rispose: «O Ruhullah! Mi ero innamorato di questo giovane e avevo commesso con lui un atto osceno. Dopo la morte di entrambi, Allah ci punisce in questo modo: per un po’ divento fuoco e brucio il ragazzo, poi, dopo un po’, il ragazzo diventa fuoco e brucia me. Così continuerà fino al Giorno della Resurrezione».
È da notare che avere rapporti anali con la propria moglie, oppure avere rapporti durante le mestruazioni, rientra anch’esso nell’adulterio illecito. Infatti, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi ha rapporti con la propria moglie durante le mestruazioni o ha rapporti anali con lei è maledetto».
Che Allah l’Altissimo protegga tutti i musulmani da questo grave peccato.
13. La pratica dell’usura
Allah l’Altissimo dice: «O credenti! Non consumate l’usura a interesse composto. Temete Allah. Forse avrete successo». (Sura Āl ʿImrān) Allah l’Altissimo dice inoltre: «Coloro che consumano l’usura si rialzeranno soltanto come colui che Satana ha reso folle con il suo tocco». (Vale a dire che nel Giorno della Resurrezione si rialzeranno dalle tombe come persone rese folli dal tocco di Satana). «Ciò avviene perché dicono: “Il commercio è come l’usura”. Eppure Allah ha reso lecito il commercio e ha proibito l’usura». (Sura al-Baqara)
In altre parole, essi hanno considerato lecita la cosa che Allah aveva proibito. Poi, nel Giorno della Resurrezione, quando Allah farà risorgere l’umanità, tutti usciranno dalle tombe e correranno rapidamente. Gli usurai, invece, non potranno farlo. Si alzeranno e ricadranno come persone ubriache. Ogni volta che si alzeranno, cadranno immediatamente. Ciò avverrà perché in vita avevano consumato l’usura proibita. Allah avrà fatto crescere enormemente nel loro ventre quel cibo illecito. Così, nel Giorno della Resurrezione, li renderà tanto pesanti che ogni volta che tenteranno di rialzarsi ricadranno. Anche loro vorranno correre al passo degli altri, ma non potranno farlo.
L’Imam Qatada (che Allah abbia misericordia di lui) disse: «L’usuraio sarà resuscitato nel Giorno della Resurrezione in stato di follia. Questo stato di follia sarà riconoscibile a tutti nel luogo della Resurrezione come segno della sua usura».
L’Imam al-Bayhaqi, Ibn Jarir e Ibn Abi Hatim narrano da Abu Sa’id al-Khudri che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nella notte del Mi‘raj, quando fui condotto via, passai accanto a un gruppo di persone i cui ventri erano enormi, ciascuno grande come una casa. Con ventri così grandi non riuscivano a muoversi bene; mentre camminavano, abbandonavano il proprio percorso. Ogni tanto si ritrovavano sul sentiero lungo il quale il Faraone e la sua gente vengono condotti mattina e sera al cospetto dell’Inferno, e continuavano a muoversi come cammelli smarriti, ottusi e sordi. Quando quegli uomini dai grandi ventri si accorgevano che stavano arrivando il Faraone e la sua gente, cercavano disperatamente di fuggire. Ma, non riuscendo a muoversi a causa dei loro ventri, non potevano spostarsi dal sentiero. Di conseguenza, il Faraone e la sua gente si avventavano su di loro e li spingevano e trascinavano ora all’indietro e ora in avanti. Continueranno a subire questo castigo fino alla vigilia della Resurrezione». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chiesi: “O Jibril, chi sono costoro?”. Egli rispose: “Sono gli usurai, che camminano come persone rese folli dal tocco di Satana”».
In un hadith narrato dall’Imam Ahmad, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nella notte del Mi‘raj udii sopra la mia testa, nel settimo cielo, un fragore e un terribile rimbombo. Guardando attentamente, vidi alcune persone i cui ventri sporgevano davanti a loro. Ciascun ventre era grande come una casa. In quei ventri c’erano migliaia di serpenti e scorpioni, visibili dall’esterno. Chiesi: “Chi sono costoro?”. Jibril rispose: “Sono gli usurai”».
In un haditho riferito da Abu Ya’la e al-Hakim, sulla base di Ibn Abbas, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando un popolo si abbandona alla fornicazione e all’usura, Allah l’Onnipotente autorizza la sua distruzione. Abu Dawud ha riferito che, quando un popolo persevera nell’avarizia, conduce i propri affari sulla base dell’usura, organizza gare di corsa dei tori e abbandona il jihad sulla via di Allah, Allah l’Onnipotente fa piombare su di esso una calamità dalla quale non potrà liberarsi finché non ritornerà sulla via della religione. Ibn Majah, al-Bazzaz, al-Bayhaqi e al-Hakim riferiscono che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Quando l’usura si diffonde in una società, aumenterà il numero dei folli; quando si diffonde la fornicazione, aumenterà il tasso di mortalità; e quando si diffonde l’abitudine di dare meno del dovuto nella misura, Allah l’Onnipotente impedirà alla pioggia di cadere in quel luogo. Ciò è inevitabile.”»
In un lungo hadith riportato nel Sahih al-Bukhari si narra che l’usuraio, dal momento della morte fino al Giorno della Resurrezione, continuerà a nuotare in un fiume rosso pieno di sangue, subendo il castigo, e gli verranno fatti ingoiare dei sassi. Quel fiume è la ricchezza illecita da lui guadagnata nel mondo, nella quale sarà costretto ad annaspare. I sassi infuocati che gli verranno fatti ingoiare sono il castigo per aver consumato cibo illecito. Questo castigo gli sarà inflitto fino al Giorno della Resurrezione e, insieme a esso, continuerà a ricadere su di lui la maledizione. In un altro hadith autentico, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Allah l’Onnipotente considera sua responsabilità impedire a quattro persone di entrare in Paradiso e di godere delle sue benedizioni, finché non si pentiranno: il bevitore di vino, l’usuraio, colui che si appropria dei beni dell’orfano e colui che trascura i propri doveri verso i genitori.”
È inoltre riportato negli hadith che, come alcuni ebrei, nonostante fosse vietato pescare di sabato, scavavano astutamente grandi fosse sulla riva del mare, lasciavano che i pesci vi cadessero di sabato e li raccoglievano la domenica, e Allah, come punizione per questa macchinazione, li trasformò in scimmie e maiali, allo stesso modo Allah l’Onnipotente, nel Giorno della Resurrezione, trasformerà in scimmie e maiali coloro che, non potendo consumare l’usura in modo diretto, la consumano ricorrendo a vari pretesti e inganni. Infatti, nessuna delle loro astuzie e dei loro inganni rimarrà nascosta ad Allah l’Onnipotente. Il celebre tabi‘ī Ayyub al-Sakhtiyani disse: «Come si inganna un bambino, così gli usurai cercano di ingannare Allah l’Onnipotente. Se invece avessero consumato l’usura apertamente, forse il loro castigo sarebbe stato più lieve.»
È riportato da al-Tabarani, Ibn Majah e al-Bayhaqi che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «L’usura comporta settanta peccati. Il minore di questi peccati equivale al peccato di sposare la propria madre. La forma più grave di usura consiste nel ledere l’onore di un musulmano o nell’appropriarsi con la forza dei suoi beni per riscuotere un credito derivante dall’usura.»
Al-Bayhaqi riferisce che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se un usuraio riscuote anche solo un dirham di usura, il suo peccato equivale a quello di aver commesso fornicazione trentasei volte.»
Ibn Majah e al-Bayhaqi riferiscono che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «L’usura comporta settanta peccati. Il minore di questi equivale alla fornicazione con la propria madre.» In un hadith riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) definì sette peccati «peccati rovinosi» e ordinò di proteggersi da essi. Tra questi sette, uno è consumare l’usura.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Allah l’Onnipotente ha maledetto l’usuraio, colui che paga l’usura, i testimoni dell’usura e colui che la mette per iscritto: tutti loro.» (Sahih Muslim e Sunan al-Tirmidhi) Hadrat Ibn Mas‘ud (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Se hai un credito nei confronti di qualcuno e questi ti manda un regalo, non accettarlo, perché è usura.» Hadrat Hasan al-Basri disse: «Se consumi qualcosa offerta da una persona che ti è debitrice, ciò è usura.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Ogni prestito dal quale si ricava un profitto è usura.» Nel Sunan di Abu Dawud è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi intercede a favore di qualcuno, poi quella persona gli manda un regalo e l’intercessore lo accetta, ha compiuto una forma grave di transazione usuraria.»
14. Appropriarsi dei beni dell’orfano (bambino o bambina minorenne privo di padre) e opprimerlo
Allah l’Altissimo ha detto: «In verità, coloro che consumano ingiustamente i beni degli orfani non fanno altro che riempirsi il ventre di fuoco. Presto bruceranno nella Jahannam». Allah l’Altissimo ha inoltre detto: «Non avvicinatevi ai beni dell’orfano, se non nel modo migliore, fino a quando non raggiunga la maturità».
È narrato nel Sahih Muslim, da Abu Sa‘id al-Khudri (che Allah sia compiaciuto di lui), che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nella notte del Mi‘raj vidi alcune persone alle quali erano preposti altri individui. Coloro che erano incaricati di loro aprivano le loro mascelle e li costringevano a spalancare la bocca, mentre altri portavano dalla Jahannam pezzi di pietra incandescente e glieli facevano ingoiare. Immediatamente, le pietre fuoriuscivano dai loro ani». Chiesi: «O Jibril, chi sono costoro?». Egli rispose: «Sono coloro che si appropriano dei beni degli orfani. Essi mangiano soltanto fuoco».
Abu Hurayra narra che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione Allah l’Altissimo farà uscire alcune persone dalle tombe in una condizione tale che il fuoco uscirà dai loro ventri e dalla loro bocca erutterà fuoco». Fu chiesto: «O Messaggero di Allah, chi sono?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Non hai letto queste parole di Allah l’Altissimo: “Coloro che consumano ingiustamente i beni degli orfani non consumano altro che fuoco nei loro ventri?”»
L’Imam Suddī (che Allah abbia misericordia di lui) disse: «Quando colui che si è appropriato ingiustamente dei beni dell’orfano sarà radunato nel luogo della Resurrezione, il fuoco uscirà dalla sua bocca, dal naso, dalle orecchie e dagli occhi. Chiunque lo vedrà riconoscerà che è colui che ha divorato i beni dell’orfano».
Gli studiosi esperti hanno detto: «Se il tutore dell’orfano è povero, può prelevare quanto gli occorre per occuparsi dei suoi interessi, amministrare i suoi beni e impiegarli in attività produttive, nella misura consueta e giusta nella società contemporanea. Se preleva più di questo, ciò sarà illecito e haram». A proposito del tutore dell’orfano, Allah l’Altissimo dice:
«Quanto a colui che è ricco, si astenga; quanto a colui che è povero, consumi in misura giusta». Esistono diverse opinioni su quale sia questa misura giusta. Secondo la prima opinione, essa deve essere considerata un prestito. Secondo la seconda, si può consumare soltanto quanto è necessario per vivere, senza alcuno spreco o sperpero. Secondo la terza, il tutore può ricevere un compenso solo quando svolge un lavoro per l’orfano, e in misura proporzionata a tale lavoro. Secondo la quarta, può prelevare soltanto quando si trova in grave necessità; se diventa benestante, non deve farlo, mentre se non è benestante può prelevare. Queste quattro opinioni sono state riportate dall’Allama Ibn al-Jawzi nel suo tafsir.
È narrato nel Sahih al-Bukhari che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Io e colui che provvede al sostentamento dell’orfano saremo in Paradiso così». Dicendo ciò, unì due dita della mano. Nel Sahih Muslim è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Colui che provvede al sostentamento dell’orfano, sia egli un parente o un estraneo, e io saremo in Paradiso come queste due dita». Dicendo ciò, mostrò due dita. Provvedere al sostentamento dell’orfano significa assumersi la responsabilità delle sue necessità, provvedere al suo cibo, al suo abbigliamento e ad altro ancora, utilizzando i suoi beni se ne possiede, e fare in modo che tali beni aumentino progressivamente. Se invece non possiede alcun bene, significa provvedere al suo sostentamento con i propri beni, allo scopo di ottenere il compiacimento di Allah. L’espressione dell’hadith «parente o estraneo» significa che l’orfano può essere un familiare oppure una persona sconosciuta. Per esempio, se il tutore è suo nonno, fratello, madre, zio paterno, patrigno, zio materno o un altro parente, allora è una persona a lui vicina; altrimenti è un estraneo.
Nel Tirmidhi Sharif è riportato che il Messaggero (s) disse: «Chi accoglie un bambino musulmano orfano nella propria famiglia e provvede al suo sostentamento, continuando a farlo finché Allah non lo renda agiato e autosufficiente, avrà il Paradiso garantito da Allah. Fa eccezione il caso in cui commetta un peccato imperdonabile». Nel Musnad di Ahmad è riportato che il Messaggero (s) disse: «Chi accarezza la testa di un orfano che non ha nessuno, oltre ad Allah, che gli accarezzi la testa, riceverà una ricompensa per ogni capello toccato dalla sua mano. E chi tratta bene un orfano, lui e io saremo così, insieme, in Paradiso».
Un uomo disse ad Abū al-Dardā (ra): «Dammi un consiglio». Egli rispose: «Sii compassionevole verso l’orfano, accoglilo vicino a te e nutrilo con il tuo stesso cibo. Una volta, infatti, un uomo informò il Messaggero (s) di avere il cuore molto duro. Il Messaggero (s) gli disse: “Se vuoi che il tuo cuore diventi tenero, avvicina a te l’orfano, accarezzagli la testa e nutrilo con il tuo stesso cibo. Così il tuo cuore diventerà tenero e tutte le tue necessità saranno soddisfatte”». Un grande uomo dei primi tempi dell’Islam racconta: «Nella mia prima giovinezza ero dedito al consumo di alcol e a varie forme di peccato. Un giorno, in quel periodo, vidi sul ciglio della strada un bambino orfano e abbandonato; lo portai a casa, lo trattai con affetto e cura come un figlio, lo feci lavare, gli feci indossare abiti belli e gli diedi da mangiare.»
Quella notte mi addormentai e sognai che la Qiyama era iniziata e che ero stato chiamato a rendere conto. Dopo il giudizio, fu ordinato di gettarmi nella Jahannam come punizione per i miei peccati. Quando gli angeli della Jahannam cominciarono a trascinarmi, in uno stato di estrema umiliazione e impotenza, per gettarmi nel Fuoco, improvvisamente vidi quel bambino orfano venire avanti e sbarrare loro la strada. Disse: “O angeli! Lasciatelo andare. Intercederò per lui presso il mio Signore, perché egli mi ha fatto molto bene”. Gli angeli dissero: “Non abbiamo ricevuto alcun ordine a questo riguardo”. In quel momento giunse all’improvviso una voce dal mondo invisibile. Il Dio Altissimo, Rabb al-‘Alamin, disse: “O angeli! Lasciatelo andare, poiché, per aver trattato bene l’orfano, ho concesso a quell’orfano il diritto di intercedere per lui”. Racconta: «A quel punto mi svegliai. Mi pentii di tutti i peccati ai quali ero ancora dedito e assuefatto e feci tawba. Da allora dedicai ogni mio sforzo al servizio degli orfani.»
È proprio per questo che Anas ibn Malik (ra), il servitore del Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), disse: «La casa in cui ci si prende cura di un orfano è la casa migliore. La casa in cui un orfano viene oppresso è la casa peggiore. E il servitore che beneficia e serve un orfano o una vedova è il servitore più amato da Allah l’Altissimo».
È riportato che Allah l’Altissimo rivelò al profeta Davide (as): «O Davide! Sii per l’orfano come un padre affettuoso e per la vedova come un marito amorevole. E sappi che raccoglierai il raccolto del seme che avrai piantato. In altre parole, come tratterai gli altri, così, dopo la tua morte, saranno trattati i tuoi figli orfani e tua moglie vedova». Davide (as) disse nella sua supplica: «O mio Signore! Quale sarà la ricompensa di chi aiuta gli orfani e le vedove per ottenere il Tuo compiacimento?». Allah l’Altissimo rispose: «Nel Giorno della Qiyama, quando non vi sarà altra ombra se non quella del Mio Trono, lo porrò sotto l’ombra del Mio Trono».
È diffusa una storia sulla virtù del servizio agli orfani e alle vedove. Si racconta che un giorno un musulmano straniero giunse a Balkh con tutta la famiglia dopo aver compiuto l’Egira. All’inizio erano molto agiati e felici. Ma quando il marito morì improvvisamente, la vedova e i suoi figli orfani caddero in povertà. Per porre fine alla propria miseria e sfuggire alle beffe dei vicini ostili, la donna, ignorando il freddo intenso, si trasferì con i figli in un’altra città. Lasciò i bambini in una moschea abbandonata e uscì in cerca di cibo per loro. In quel momento incontrò due uomini importanti: uno era un musulmano del luogo e il sindaco della città; l’altro era un adoratore del fuoco e il responsabile della sicurezza cittadina. Dapprima descrisse così la propria situazione al sindaco: «Sono una vedova musulmana. Ho diversi figli orfani. Li ho lasciati in una moschea abbandonata e sto cercando il loro cibo per questa notte». Il sindaco disse: «Prima dimostra di essere una donna musulmana virtuosa e casta». La donna rispose: «Sono straniera. Qui nessuno mi conosce». Udendo ciò, il sindaco la ignorò e se ne andò. La donna si congedò da lui con il cuore spezzato e si recò dal responsabile della sicurezza, adoratore del fuoco, al quale raccontò tutto. Gli riferì anche dell’incontro con il sindaco musulmano. Il responsabile della sicurezza le chiese di aspettare un momento, entrò in casa e mandò una donna a prendere lei e i suoi figli, conducendoli nella propria abitazione. Poi li fece mangiare a sazietà, diede loro abiti pregiati e predispose per loro un alloggio dignitoso per la notte.
Verso mezzanotte, il sindaco musulmano sognò che la Qiyama era iniziata e che il Messaggero (s) stava in persona davanti a un edificio simile a un palazzo, costruito con pietre di smeraldo verde, tenendo una bandiera in mano. Il sindaco chiese: «O Messaggero! Di chi è questo palazzo?». Egli rispose: «Di un capo musulmano che crede nell’unicità di Allah». Quello disse: «Ma io sono un capo musulmano che crede nell’unicità di Allah». Il Messaggero (s) disse: «Prima dimostra di essere un vero musulmano monoteista». Udendo ciò, rimase sbalordito. Il Messaggero (s) proseguì: «Questa notte, quando una donna si è presentata come musulmana e ha chiesto aiuto, tu le hai detto: “Prima dimostra di essere musulmana”. Allo stesso modo, ora anche tu devi dimostrare di essere musulmano».
Dopo essersi svegliato da quel sogno, il sindaco divenne inquieto e mandò persone in ogni direzione alla ricerca di quella donna. Infine venne a sapere che si trovava nella casa del responsabile della sicurezza, adoratore del fuoco. Vi si recò e gli disse: «Mandami la donna musulmana che ha trovato rifugio nella tua casa con i suoi figli». Egli rispose: «Ho ottenuto immense benedizioni e grandi benefici tendendole una mano d’aiuto. Perciò non posso mandarla via». Il sindaco disse: «Ti darò mille dinari. Consegnamela». Quello rispose: «No, per me è impossibile». Aggiunse: «Ho visto in sogno che per me era stato costruito un enorme palazzo. Perciò io e tutta la mia famiglia abbiamo abbracciato l’Islam per merito di questa donna musulmana».
Per questo, è narrato nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e nel Ṣaḥīḥ Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi si adopera per il bene degli orfani e delle vedove è come colui che combatte sulla via di Allah». Il narratore dice: «Mi sembra che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) abbia anche detto che tale persona è come colui che prega e digiuna incessantemente».
15. Attribuire menzogne ad Allah e al Messaggero
Nella Sura az-Zumar, Allah l’Altissimo dice: «Nel Giorno della Risurrezione vedrai i volti di coloro che hanno attribuito menzogne ad Allah anneriti». Hasan al-Basri dice: «Coloro che attribuiscono menzogne ad Allah e al Suo Messaggero sono quelli che dicono: “Se vogliamo faremo una certa cosa, altrimenti non la faremo. Per questo non riceveremo alcun castigo”». L’Imam Ibn al-Jawzi dice nel suo tafsir: «Secondo l’opinione di un gruppo di sapienti, chi calunnia Allah e il Messaggero di Allah diventa completamente miscredente ed esce dall’Islam. Allo stesso modo, considerare lecite le cose che Allah ha dichiarato illecite e illecite quelle che ha dichiarato lecite è pura miscredenza. Non si può definire ciò semplicemente un peccato maggiore. Pertanto, attribuire menzogne ad Allah e al Messaggero sarà certamente qualcosa di diverso da questo tipo di calunnia».
In un hadith riportato nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e nel Ṣaḥīḥ Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi attribuisce intenzionalmente una menzogna a me, si prepari la propria dimora nell’Inferno». In un altro hadith del Ṣaḥīḥ Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi narra un hadith riguardo a me, pur sapendo che è falso, è un mentitore».
In un altro hadith del Ṣaḥīḥ Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Attribuire una menzogna a me non è come attribuire una menzogna a chiunque altro. Chi attribuisce una menzogna a me, si prepari la propria dimora nell’Inferno». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi diffonde una parola attribuendola a me, benché io non l’abbia detta, si prepari la propria dimora nell’Inferno». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Un credente può avere qualunque altro difetto nel carattere; tuttavia, in lui non possono coesistere la menzogna e il tradimento, la slealtà e l’appropriazione dei beni affidatigli da altri».
16. Fuggire dal campo di battaglia
«Quando l’esercito nemico non è più del doppio dell’esercito musulmano, fuggire dal suo confronto è un peccato maggiore. Tuttavia, se si fugge come tattica di guerra o con l’intento di ricongiungersi a un gruppo di combattenti o all’intero esercito, ciò non è un peccato maggiore. Allah l’Altissimo dice: «Chi, nel giorno della battaglia, volgerà le spalle al nemico, incorrerà nell’ira di Allah e la sua dimora sarà l’Inferno: qual destinazione orribile! Fa eccezione chi fugge per una manovra di guerra o per ricongiungersi a un reparto dell’esercito». (Al-Anfal)
In un hadith riportato nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e nel Ṣaḥīḥ Muslim sono menzionati i sette peccati maggiori rovinosi; fuggire dal campo di battaglia è uno di essi.
Hazrat Ibn Abbas disse: Quando fu rivelato il versetto: «Se tra voi vi saranno venti persone pazienti, esse prevarranno su duecento», Allah l’Altissimo stabilì che, se nell’esercito musulmano vi fossero venti uomini e in quello nemico duecento, nessuno dell’esercito musulmano avrebbe potuto fuggire. Poi fu rivelato il versetto: «Ora Allah l’Altissimo ha alleggerito il vostro fardello, poiché sa che tra voi vi sono alcuni deboli. Pertanto, se tra voi vi saranno cento persone pazienti, esse prevarranno su duecento, con il permesso di Allah. Allah è infatti con i pazienti». Dopo aver rivelato quest’ultimo versetto, Allah l’Altissimo stabilì che, quando nell’esercito musulmano vi fossero cento combattenti e in quello nemico duecento, la fuga dei musulmani sarebbe stata proibita. (Sahih al-Bukhari)
[Il significato è dunque che, quando la forza dei nemici è più del doppio di quella dei musulmani, non è obbligatorio proseguire la guerra ed è lecito, in un modo o nell’altro, concludere un cessate il fuoco o una tregua. Il traduttore.]
17. L’oppressione e l’inganno dei governanti nei confronti dei governati, e il sostegno e l’assistenza a tali pratiche
Nel Sacro Corano Allah l’Altissimo dice: «Si può agire soltanto contro coloro che opprimono la gente e commettono ingiustamente atti di ribellione sulla terra. Per loro vi è un castigo doloroso». (Sura ash-Shura)
Allah l’Altissimo dice inoltre: «Non pensare mai che Allah sia incurante di ciò che fanno gli oppressori. Egli rimanda il loro giudizio soltanto fino a un Giorno in cui gli occhi resteranno sbarrati, la gente correrà con il capo chino, senza riuscire a volgere lo sguardo verso di sé, e i loro cuori saranno vuoti». (Sura Ibrahim)
Allah l’Altissimo dice inoltre: «Coloro che hanno commesso ingiustizia sapranno presto quale sorte li attende». (ash-Shura)
Allah l’Altissimo dice inoltre: «Non si impedivano a vicenda di compiere le malefatte che commettevano. Quanto era esecrabile il loro comportamento!». (al-Ma’ida)
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Chi ci inganna non fa parte di noi». (Sahih Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione l’oppressione si trasformerà in tenebre». (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim, Jami’ at-Tirmidhi) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Ogni vostro governante, e ciascuno di voi, sarà interrogato su come ha governato». (Sahih al-Bukhari)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Qualunque governante inganni i propri sudditi sarà un abitante dell’Inferno». (at-Tabarani) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Se Allah ha affidato a qualcuno alcuni sudditi, e questi non li beneficia desiderando il loro bene, Allah gli proibirà il Paradiso». (Sahih al-Bukhari) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «A colui al cui governo Allah ha affidato alcuni sudditi, ma che continua a ingannarli e muore perseverando nell’inganno, Allah proibirà il Paradiso». (Sahih al-Bukhari)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Ogni governante che governi il popolo sarà fermato nel Giorno della Resurrezione e un angelo lo terrà per il collo. Se Allah gli dirà: “Gettalo!”, l’angelo lo getterà ed egli sarà precipitato nell’Inferno». (Ahmad, Ibn Majah)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione, persino il giudice giusto si troverà davanti a un momento in cui rimpiangerà di non essersi astenuto dal dirimere una disputa tra due persone riguardante anche solo un dattero». (Ahmad) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione, anche il governante di dieci persone sarà condotto davanti ad Allah con le mani legate dietro la schiena; quindi, o la sua giustizia e il suo buon governo lo libereranno, oppure la sua ingiustizia e il suo cattivo governo lo rovineranno». (Ahmad e Ibn Hibban)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) pregava così: «O Allah! Sii benevolo verso colui al quale viene affidata una responsabilità riguardante questa comunità e che tratta con gentilezza i suoi membri; e sii severo verso colui che li tratta con durezza». (Sahih Muslim, Sunan an-Nasa’i) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Colui al quale Allah affida una responsabilità riguardante i musulmani e che poi si sottrae senza alleviare le loro necessità e la loro povertà, Allah si sottrarrà a lui senza alleviare le sue necessità e la sua povertà». (Sunan Abu Dawud, Al-Jami’ at-Tirmidhi)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Presto sulla Terra si diffonderanno governanti peccatori e oppressori. Chi accetterà le loro menzogne e sosterrà le loro ingiustizie non appartiene alla mia comunità, e io non appartengo a lui. Non avrà mai l’opportunità di giungere alla Fonte di Kawthar». (Ahmad, at-Tirmidhi, an-Nasa’i) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Due categorie di persone della mia comunità non otterranno mai la mia intercessione: i governanti oppressori e ingannatori, e coloro che eccedono nelle questioni religiose. Contro di loro sarà resa testimonianza e nessuno si assumerà alcuna responsabilità nei loro confronti». (at-Tabarani) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione, il governante oppressore subirà il castigo più grande». (at-Tabarani)
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O gente! Comandate il bene e proibite il male; altrimenti verrà un tempo in cui, anche se pregherete, Allah non accoglierà le vostre preghiere, e anche se chiederete perdono, Allah non vi perdonerà. Sappiate che Allah maledisse gli eruditi ebrei e gli asceti cristiani, tramite i loro profeti, poiché si astennero dal comandare il bene e proibire il male, e fece scendere su di loro calamità e disgrazie universali».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi non è misericordioso verso gli uomini, Allah non sarà misericordioso verso di lui». (Sahih al-Bukhari) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione, quando non vi sarà altra ombra se non quella di Allah, Allah darà al governante giusto un posto all’ombra del Suo Trono». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione, i governanti giusti siederanno su pulpiti di luce: sono coloro che amministrano con giustizia i propri subordinati, le proprie famiglie e i propri parenti, nonché il popolo». (Sahih Muslim e an-Nasa’i)
Quando inviò il venerabile Mu’adh nello Yemen, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli disse: «Bada a proteggere i beni preziosi del popolo e guardati dalla preghiera dell’oppresso, poiché tra la preghiera di Allah e quella dell’oppresso non vi è alcun velo». (Sahih al-Bukhari) In un hadith riportato da Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse che nel Giorno della Resurrezione Allah non parlerà con tre persone; una di esse è il governante bugiardo. Disse inoltre: «Desidererete avidamente la leadership, ma nel Giorno della Resurrezione essa diventerà per voi motivo di rimorso». (Sahih al-Bukhari) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Per Allah, non affiderò questa responsabilità a chi la chiederà o la desidererà». (Sahih al-Bukhari)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «O Ka’b ibn Ujrah, possa Allah proteggerti dal governo degli ignoranti e degli stolti. Dopo di me assumeranno il potere governanti che non seguiranno il cammino da me indicato». (Ahmad) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «A chi desidera diventare giudice dei musulmani e poi viene nominato a tale carica, se la sua giustizia supera la sua ingiustizia, è promessa la ricompensa del Paradiso; mentre per colui la cui ingiustizia supera la sua giustizia è stabilito l’Inferno». (Sunan Abi Dawud) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione, un governante sarà gettato sul ponte dell’Inferno. Il ponte tremerà così violentemente che le sue giunture si apriranno e si sposteranno. Se quel governante sarà obbediente ad Allah, attraverserà comunque il ponte; ma se sarà disobbediente ad Allah, il ponte crollerà insieme a lui ed egli sarà gettato nelle profondità dell’Inferno, situate a una distanza di cinquanta anni».
Amr ibn al-Muhajir racconta: il venerabile Umar ibn Abd al-Aziz mi disse: «Quando vedrai che mi sono allontanato dalla via della verità, afferrami subito per il colletto e dimmi: “O Umar, che cosa stai facendo?”»
Dunque, o oppressore, o governante tirannico! Ricorda: la tua prigione è l’Inferno e il Sommo Signore, Allah, è il tuo giudice finale. Là non potrai presentare alcuna scusa o giustificazione. La terribile tomba sarà il tuo luogo di detenzione. Dovrai stare in piedi per un lungo rendiconto e per rispondere delle tue azioni. Salva dunque te stesso da quel castigo. E tu, o oppresso, ricorda: all’oppressore non sarà concessa neppure la minima indulgenza. Se vedi che un oppressore è diventato così potente da non poter più essere contrastato, affidalo ad Allah e dormi. Vedrai che forse, già durante la notte, sarà colpito da una malattia; in nessun modo potrà sfuggire alla presa di Allah.
18. L’arroganza
Ritenersi superiori agli altri servi di Allah, considerarli inferiori e spregevoli rispetto a se stessi, manifestare arroganza contro gli ordini di Allah, disobbedirGli e non obbedire ai Suoi comandi: tutto ciò è segno di arroganza e ne fa parte. Nel Sacro Corano, in diversi passi, l’arroganza è stata condannata e sono state pronunciate parole di biasimo contro gli arroganti. Ad esempio, nella sura al-Mu’min, Allah l’Altissimo dice: «Mosè disse: “Cerco rifugio nel mio e nel vostro Signore contro ogni arrogante che non crede nel Giorno del Giudizio”». Nella sura an-Nahl, Allah l’Altissimo dice: «In verità, Allah non ama gli arroganti».
Nella sura al-Baqara, Allah dice: «Avevo detto agli angeli: “Prosternatevi davanti ad Adamo”. Tutti si prosternarono, eccetto Iblis. Egli rifiutò e si mostrò arrogante, divenendo uno dei miscredenti». Da ciò si comprende che chi, per arroganza, disobbedisce all’ordine di Allah non trarrà alcun beneficio dal proprio credo in Allah. Sarà considerato miscredente, proprio come Iblis. Nella sura Luqman è detto: «Non torcere il volto agli uomini, non aggrottare le sopracciglia e non camminare sulla terra con superbia. In verità, Allah non ama nessun arrogante vanaglorioso».
In un hadith qudsi, Allah l’Altissimo dice: «L’arroganza è il Mio mantello. Chi cerca di strapparMi questo mantello, lo getterò nell’Inferno». (Sahih Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione, i tiranni arroganti saranno risuscitati con le sembianze di minuscole particelle. La gente li calpesterà sotto i piedi e da ogni parte giungeranno loro soltanto umiliazione e disprezzo. Saranno condotti nella prigione chiamata Bolas dell’Inferno. Sopra le loro teste arderà il fuoco e saranno costretti a mangiare le feci, il sudore, il catarro e simili cose degli abitanti dell’Inferno». (Sunan an-Nasa’i, Jami‘ at-Tirmidhi) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi ha nel cuore anche solo il peso di una particella di arroganza non entrerà in Paradiso». (Sahih Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Il Paradiso e l’Inferno discuteranno. Il Paradiso dirà: “Che cosa mi è accaduto, tanto che nessuno entra in me se non gli appartenenti alle classi deboli e decadute della società umana?”. E l’Inferno dirà: “Io, invece, sono stato destinato a tutti i despoti e agli arroganti”. Allora Allah porrà fine alla loro disputa e dirà: “O Paradiso! Tu sei il simbolo della Mia misericordia; attraverso di te concedo misericordia a chi voglio. E tu, o Inferno! Tu sei il simbolo del Mio castigo; attraverso di te castigo chi voglio. Tuttavia, entrambi sarete riempiti fino all’orlo”». (Sahih Muslim)
La storia testimonia che il primo peccato attraverso il quale fu commessa la disobbedienza ad Allah fu l’arroganza. Fu Iblis a commettere questo crimine.
Salama ibn al-Akwa‘ racconta: un uomo mangiò con la mano sinistra davanti al Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Egli gli disse: «Mangia con la mano destra». L’uomo rispose: «Non posso mangiare con la mano destra». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Che tu non possa più farlo!». Poi disse ai Compagni: «La ragione per cui non può mangiare con la mano destra non è altro che l’arroganza». Da allora non fu più capace di portare la mano alla bocca. (Sahih Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non devo dirvi chi saranno gli abitanti dell’Inferno?». Tutti risposero in coro: «Sì, diccelo». Allora il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi ha il cuore duro come una pietra, l’avaro attaccato alle ricchezze e l’arrogante». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Quando colui che cammina con arroganza e si considera superiore incontrerà Allah l’Altissimo, Lo vedrà adirato contro di lui». (at-Tabarani)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Le prime tre persone a entrare nell’Inferno saranno il governante che si impadronisce del potere con la forza e opprime, il ricco negligente nel versare la zakāt e il povero arrogante. Nel Sahīh al-Bukhārī si narra che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Nel Giorno della Resurrezione Allah non rivolgerà lo sguardo verso tre persone, non le purificherà dai peccati e ha preparato per loro un castigo doloroso. Queste tre persone sono: colui che indossa un abito che striscia fino alle caviglie o ai piedi; colui che rinfaccia la propria elemosina o il proprio favore; e colui che vende una merce giurando il falso”. Far strisciare l’abito fino ai piedi è considerato un segno di arroganza. Perciò il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Qualunque abito scenda sotto le caviglie finirà nell’Inferno”.»
Si deve ricordare che vantarsi della superiorità nella conoscenza e nell’istruzione, nonché dell’elevatezza del proprio rango, è una forma davvero vile di arroganza. Chi acquisisce la conoscenza, soprattutto quella islamica, con l’intenzione dell’Aldilà non può essere arrogante. Egli sorveglia sempre il proprio animo e lo tiene sotto stretta vigilanza. Se mostra negligenza in questo, l’arroganza entrerà nel suo cuore e lo farà deviare dalla retta via. Allah l’Altissimo ha detto: “Allontanerò dai Miei segni colui che si mostra arrogante”. In altre parole, l’arroganza chiude all’essere umano la via della guida. Quanto a colui che acquisisce la conoscenza con l’intenzione di essere arrogante e di disprezzare i musulmani, e che dopo averla acquisita li considera degli stolti, egli si rende colpevole della forma più grave di arroganza.
19. Rendere falsa testimonianza
Nel nobile Corano, nella sura al-Furqān, viene menzionato tra gli attributi indispensabili dei credenti: «Coloro che non rendono falsa testimonianza». Nella sura al-Hajj è stato detto: «Astenetevi dalla falsità». In un hadīth è stato detto: «Rendere falsa testimonianza equivale allo shirk». (Abū Dāwūd, al-Tirmidhī, Ibn Mājah, al-Tabarānī)
In un altro hadīth riferito da Ibn Mājah, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione, colui che rende falsa testimonianza non potrà nemmeno muovere i piedi finché non sarà decretato che entri nell’Inferno». Chi rende falsa testimonianza commette in realtà quattro grandi peccati. Primo: pronuncia parole false e inventate. A questo proposito Allah l’Altissimo dice nel Corano: «In verità Allah non guida il mentitore dissoluto». (Sura al-Mu’min) Secondo: opprime colui contro il quale rende falsa testimonianza, poiché in tal modo danneggia la sua vita, i suoi beni o il suo onore. Terzo: opprime anche colui a favore del quale testimonia, poiché gli permette di appropriarsi di beni illeciti, rendendo così inevitabile per lui l’Inferno. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se, a causa di una falsa testimonianza, ordinassi di assegnare a qualcuno i beni di un altro fratello credente, che non li accetti, poiché quei beni sono per lui un pezzo del fuoco dell’Inferno». (Sahīh al-Bukhārī e Sahīh Muslim) Quarto: attraverso la falsa testimonianza rende lecita l’intromissione altrui in beni, vite o onori proibiti.
In un hadīth riferito nel Sahīh al-Bukhārī, nel Sahīh Muslim e nel Tirmidhī, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Volete che vi dica quali sono i peccati maggiori più abominevoli? Ascoltate: associare qualcuno ad Allah, far soffrire i genitori e, attenzione, rendere falsa testimonianza; attenzione, rendere falsa testimonianza». Il narratore riferisce che egli ripeté quest’ultima frase così tante volte che dentro di noi dicevamo: “Ah, se ora tacesse, sarebbe meglio”.»
20. Bere bevande alcoliche
Allah l’Altissimo dice nella sura al-Mā’idah: «O credenti! Il vino, il gioco d’azzardo e la divinazione sono opere immonde di Satana. Evitatele, affinché possiate avere successo. Satana vuole soltanto suscitare tra voi ostilità e odio per mezzo del vino e del gioco d’azzardo e vuole distogliervi dal ricordo di Allah e dalla preghiera. Volete dunque cessare?»
Pertanto, è dimostrato senza alcuna ambiguità che Allah l’Altissimo, in questo versetto, ha proibito il consumo di alcol e ha messo in guardia da esso. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Abbandonate l’alcol, perché è la madre di tutte le azioni abominevoli». Da ciò è chiaro che chi non abbandona l’alcol disobbedisce ad Allah e al Suo Messaggero e, per questo, è meritevole del castigo. A questo proposito, Allah l’Altissimo dice nella sura An-Nisā’: «Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Messaggero e trasgredisce i Suoi limiti, Egli lo farà entrare nel Fuoco dell’Inferno, nel quale rimarrà per sempre. Per lui vi sarà un castigo umiliante».
Hazrat Ibn Abbas (che Allah si compiaccia di lui) disse: «Dopo la rivelazione del divieto di consumare alcol, i Compagni si recavano gli uni dagli altri dicendo che l’alcol era stato dichiarato haram e che era stato considerato un peccato equivalente allo shirk.
Secondo un hadith narrato da Tabarani e Hakim, Hazrat Abdullah ibn Amr considerava il consumo di alcol il più grande dei peccati gravi. Non vi è alcun dubbio che esso sia la fonte, o la madre, dell’istigazione a ogni genere di azioni sudicie e riprovevoli. In diversi hadith narrati da Hazrat Ibn Umar nel Sunan di Abu Dawud, da Hazrat Anas nell’Ibn Majah e nel Jami‘ di Tirmidhi, e da Hazrat Ibn Abbas nell’Abu Dawud e nel Musnad di Ahmad, è stata pronunciata una maledizione contro chi consuma alcol.
In un hadith narrato da Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: Ogni sostanza inebriante e ogni stupefacente è alcol, e ogni alcol è haram. Chi è stato solito consumare alcol nella vita terrena e muore senza pentirsi sarà privato, nell’Aldilà, delle bevande del Paradiso. Questo hadith è stato narrato anche da Sahih Bukhari, Tirmidhi, Nasa’i, Abu Dawud e Bayhaqi. In un hadith narrato da Sahih Muslim e Nasa’i, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: Chi consuma una sostanza inebriante, Allah ha promesso di fargli bere il sudore e gli escrementi degli abitanti dell’Inferno. In un hadith narrato da Abu Hurayra nel Musnad di Ahmad, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi consuma alcol è come un idolatra».
In un hadith narrato da Nasa’i, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Due persone non entreranno in Paradiso: chi disobbedisce ai genitori e chi consuma alcol». In un altro hadith è detto: «Tre persone non entreranno in Paradiso: chi consuma alcol, chi disobbedisce ai genitori e il dāyyūth». Il dāyyūth è colui che, pur sapendo che i membri della sua famiglia sono coinvolti in azioni immorali, non impedisce loro di farlo.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «La preghiera di tre persone non viene accettata e nessuna loro buona azione ascende: lo schiavo fuggitivo, finché non ritorna dal suo padrone; la moglie nei cui confronti il marito è adirato, finché egli non sia nuovamente soddisfatto di lei; e colui che si è ubriacato bevendo alcol, finché non recuperi la lucidità».
È alcol ogni sostanza inebriante che rende inattive la coscienza e l’intelligenza dell’essere umano, sia essa una bevanda liquida o un alimento solido, secca o umida. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Finché nel corpo di chi consuma alcol rimarrà anche solo una goccia di alcol, Allah non accetterà la sua preghiera». In un altro hadith è detto: «Allah non accetta alcuna buona azione di chi consuma alcol, e la preghiera di chi si è ubriacato a causa del consumo di alcol non sarà accettata per quaranta giorni. Se si pente e poi torna a bere alcol, Allah gli farà certamente mangiare il rame fuso dell’Inferno». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Da chi beve alcol senza ubriacarsi, Allah distoglierà il Suo volto per quaranta notti. E chi beve alcol e si ubriaca, Allah non accetterà la sua sadaqa né alcuna buona azione per quaranta notti. Se muore durante questo periodo, morirà come un politeista. E Allah gli farà bere gli escrementi e il sudore degli abitanti dell’Inferno».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Il ladro non ruba mentre è credente, l’adultero non commette adulterio mentre è credente e chi consuma alcol non lo fa mentre è credente. In seguito, il pentimento lo riporta alla condizione normale».
(Sahih Bukhari, Muslim, Abu Dawud, Tirmidhi, Nasa’i)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Chi commette zina o consuma alcol: Allah gli strappa la fede, come una persona si sfila la camicia passando la testa attraverso di essa» (Hakim).
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi beve vino la sera rimarrà miscredente fino all’alba. E chi beve vino al mattino rimarrà miscredente fino alla sera». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Il profumo del Paradiso si percepisce da una distanza di cinquecento anni. Eppure il figlio disobbediente verso i genitori, colui che rinfaccia la propria beneficenza, l’ubriacone e l’adoratore di idoli non ne percepiranno il profumo». (Tabarani) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «All’ubriacone, nell’Inferno, sarà fatto bere l’acqua che fuoriesce dagli organi sessuali delle donne adultere».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Allah mi ha inviato come misericordia e guida. Mi ha inviato per abolire gli strumenti musicali e le pratiche dell’ignoranza. Il mio Signore ha giurato che, se un Mio servo berrà anche solo una goccia di vino, gli farò bere l’acqua bollente dell’Inferno. E chi abbandonerà il vino per timore di Me, gli farò bere una bevanda nei luoghi più nobili del Paradiso, insieme ai migliori compagni».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «È stata lanciata una maledizione sul vino, su chi lo beve, su coloro che lo fanno bere, sui suoi acquirenti, venditori, produttori, trasportatori, depositari, distributori e su tutti coloro che consumano il denaro ricavato dalla sua vendita». (Abu Dawud, Ahmad)
Abdullah ibn Amr ibn al-‘As disse: «Quando gli ubriaconi si ammalano, non andate a far loro visita». L’Imam Bukhari riferisce che Ibn Umar disse: «Non rivolgete il saluto agli ubriaconi». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non frequentate gli ubriaconi. Quando si ammalano, non andate a far loro visita. Non partecipate ai loro funerali. Quando l’ubriacone si presenterà nel luogo della Resurrezione, la sua lingua penderà sul petto e da essa colerà saliva. Chiunque lo vedrà lo detesterà e lo biasimerà, e tutti lo riconosceranno come ubriacone».
Alcuni sapienti musulmani hanno detto: «Il motivo per cui è vietato andare a far visita all’ubriacone quando si ammala e rivolgergli il saluto è che l’ubriacone è un fāsiq e un maledetto. Allah e il Suo Messaggero hanno fatto ricadere su di lui la maledizione. Tuttavia, se si pente, Allah lo perdonerà».
Umm Salama disse: «Quando una delle mie figlie si ammalò, preparai una certa quantità di vino per curarla. In quel momento il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) entrò nella mia casa e disse: “O Umm Salama, che cosa sta succedendo?”. Io risposi: “O Messaggero di Allah, lo sto usando per curare mia figlia”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Allah non ha posto alcuna proprietà curativa in ciò che ha proibito alla mia comunità”».
Abu Musa disse: Al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) fu portato del succo conservato in una brocca. Quel succo aveva iniziato a deteriorarsi. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Scagliate questa brocca contro il muro, perché la bevanda che contiene è la bevanda di coloro che non credono in Allah e di coloro che non credono nell’Aldilà».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Se colui nel cui petto è custodito un versetto del Libro di Allah beve vino, nel Giorno della Resurrezione ogni lettera di quel versetto verrà da lui come accusatrice e lo condurrà davanti ad Allah come imputato. E sventura, nel Giorno della Resurrezione, a colui del quale il Corano sarà l’accusatore».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse anche in un hadith: «Se un gruppo si riunisce nel mondo per consumare una sostanza inebriante, Allah li riunirà tutti nell’Inferno. Poi si accuseranno a vicenda di essersi indotti reciprocamente a consumare quella sostanza stupefacente. Ognuno dirà all’altro: sei stato tu a spingermi a consumare questa cosa proibita.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi berrà vino, Allah gli farà bere nell’Inferno un veleno così letale che, non appena avvicinerà alla bocca la coppa contenente quel veleno, e prima ancora di berlo, la carne del suo volto cadrà dentro la coppa. Dopo aver bevuto il veleno, tutta la carne e la pelle del suo corpo cadranno. Per il suo fetore, tutti gli abitanti dell’Inferno soffriranno. Sappiate che il bevitore di vino, chi lo produce, chi lo trasporta e lo distribuisce, chi lo compra e lo vende, e chi consuma il denaro ricavato dalla sua vendita, sono tutti partecipi del suo peccato. Allah non accetterà da loro né la preghiera, né il digiuno, né il pellegrinaggio finché non si pentiranno. Se moriranno senza essersi pentiti, Allah farà bere loro, in cambio di ogni sorso di vino bevuto, il pus sanguinolento degli abitanti dell’Inferno. Sappiate che ogni sostanza inebriante e stupefacente è considerata vino, e ogni vino è haram.»
Si narra in un hadith che le guardie dell’Inferno trascineranno i bevitori di vino giù dal ponte Sirat e che, se la bevanda impura fatta loro bere nell’Inferno cadesse sul cielo, il cielo intero brucerebbe e si ridurrebbe in cenere per il suo calore.
Hazrat Ibn Mas‘ud (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Quando muore un ubriacone, inchiodatelo su un pezzo di legno e seppellitelo. Poi aprite la tomba e guardate. Se vedete che la sua testa non si è girata dalla direzione occidentale, toglietelo dai chiodi e seppellitelo normalmente. Altrimenti lasciatelo nella stessa posizione, inchiodato.»
Una volta Hazrat Fudayl ibn ‘Iyad andò a visitare un suo discepolo morente e gli disse di recitare la Kalima. Ma egli non riusciva a recitarla. Egli gliela insegnò ripetutamente. Ma quello disse: «Non riesco a recitare la Kalima. E non ho alcun rapporto con la Kalima.» Fudayl se ne andò da lui piangendo. Dopo alcuni giorni lo vide in sogno. Vide che veniva trascinato verso l’Inferno. Gli disse: «Che cosa ti aveva privato della conoscenza della Kalima?» Quello rispose: «Una volta mi ero ammalato. Il medico mi aveva detto di bere vino come cura. Così bevevo vino. In verità, se questa è la condizione di chi beve vino per curarsi, quale sarà allora la condizione di chi lo beve per piacere e sotto l’effetto dell’ebbrezza? Al solo pensarci, si rizzano i peli per l’orrore.»
Oltre al vino esistono sostanze stupefacenti liquide o solide che, se mangiate o bevute, provocano ebbrezza, alterano temporaneamente o permanentemente la ragione e l’umore, causano un’ubriachezza parziale o completa, producono un’eccessiva eccitazione sessuale inducendo alla fornicazione, rendono violento il carattere e incitano agli insulti, alle risse o ai disordini, e impediscono a chi le assume di compiere la preghiera, il digiuno e gli altri atti di culto; un consumo eccessivo può persino causare la morte. Ganja, bhang, oppio, toddy, eroina, hashish e sostanze locali o straniere analoghe rientrano nella categoria delle sostanze stupefacenti. Sono tutte haram. Con la frase inequivocabile «Tutte le sostanze stupefacenti sono haram, sia che se ne assuma molto sia che se ne assuma poco», il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) le ha dichiarate completamente haram; e la pena prescritta dalla Sharia per il bevitore di vino, ottanta frustate, spetta a ogni consumatore di sostanze stupefacenti.
Un episodio: un giovane si recò piangendo da ‘Abd al-Malik ibn Marwan, il governante omayyade, e gli disse: «O Comandante dei credenti, scavavo le tombe e rubavo i sudari dei morti. Dopo aver scavato una tomba, vidi che l’uomo che vi giaceva aveva assunto la forma di un maiale. Stavo per lasciare la tomba per la paura, quando una voce invisibile disse: “Te ne stai andando.
Sai perché quest’uomo è stato trasformato in un maiale?» Risposi: «No.» Mi fu detto: «Beveva vino ed è morto senza pentirsi. In questo stato subirà il castigo fino al Giorno della Resurrezione.» Che Allah ci protegga da questo terribile peccato.
21. Il gioco d’azzardo
L’Onnipotente Allah dice: «O credenti! Il vino, il gioco d’azzardo, i sacrifici sugli altari in nome degli idoli e il sorteggio divinatorio sono opere immonde di Satana. Evitateli, affinché possiate avere successo. Per mezzo del vino e del gioco d’azzardo, Satana vuole suscitare tra voi inimicizia e odio e allontanarvi dal ricordo di Allah e dalla preghiera. Dunque, vi asterrete?» (Sura al-Mā’ida)
In questo versetto è stato proibito ogni tipo di gioco d’azzardo, sia che si giochi a scacchi, a carte, ai dadi, con pedine o con qualunque altro oggetto. Esso rientra infatti nell’appropriazione e nella sottrazione dei beni altrui attraverso mezzi illeciti, cosa che Allah l’Altissimo ha proibito in questo versetto della Sura al-Baqara: «Non consumate i beni gli uni degli altri in modo illecito». In un hadith, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Alcune persone si appropriano ingiustamente dei beni della gente. Per loro vi è il castigo dell’Inferno». (Sahih al-Bukhari) In un altro hadith riportato nel Sahih al-Bukhari, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se qualcuno propone o invita dicendo: “Vieni, giocherò d’azzardo con te”, deve fare una donazione (come espiazione del peccato)». In verità, se basta parlare del gioco d’azzardo per dover fare una donazione o un’espiazione, riflettete su quale possa essere la conseguenza del praticarlo!
Se giochi come le carte, gli scacchi e simili sono privi di vincite e perdite finanziarie e hanno il solo scopo di divertire, esiste una divergenza di opinioni al riguardo. Secondo alcuni sono haram, secondo altri halal. Tuttavia, se comportano vincite e perdite finanziarie, tutti gli studiosi e gli imam delle diverse scuole giuridiche concordano sul fatto che siano haram. Gli imam concordano inoltre sul fatto che i giochi d’azzardo del tipo mard o dei dadi siano haram.
Infatti il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi gioca ai dadi è come colui che intinge e tinge la propria mano nella carne e nel sangue di maiale». (Muslim) In un hadith riportato da Sahih al-Bukhari, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi gioca ai dadi disobbedisce ad Allah e al Suo Messaggero». Ibn Umar (che Allah sia compiaciuto di lui) disse: «Giocare ai dadi è una forma di gioco d’azzardo ed è un’azione haram, come lucidare qualcosa con il grasso di maiale».
Secondo la maggior parte degli studiosi, giocare a scacchi è haram, sia che vi sia o meno l’obbligo di depositare qualcosa come posta, cioè di affrontare vincite e perdite finanziarie. Tuttavia, quando vi sono una posta e la confisca della posta del giocatore sconfitto, in altre parole quando sono coinvolte vincite e perdite finanziarie, tutti concordano che si tratta di gioco d’azzardo ed è haram. Anche in assenza di posta e di vincite e perdite finanziarie, la maggior parte degli studiosi considera haram giocare a scacchi. Soltanto l’imam al-Shafi’i lo ritiene halal, a condizione che si giochi in casa e che ciò non causi la perdita della preghiera recuperabile o di qualsiasi altro obbligo religioso. L’imam al-Nawawi emetteva fatwa secondo questa opinione dell’imam al-Shafi’i. Allo stesso tempo, giudicava che giocare a scacchi in cambio di un compenso o di un premio rientrasse nel gioco d’azzardo.
Gli studiosi che considerano haram giocare a scacchi si basano su questa espressione del terzo versetto della Sura al-Mā’ida: «wa an tastaqsimū bil-azlām». Gli imam Sufyan e Waki’ ibn al-Jarrah spiegano che «azlām» significa giocare a scacchi. Ali (che Allah sia compiaciuto di lui) disse: «Lo shatranj, cioè gli scacchi, è il gioco d’azzardo dei non arabi». Un giorno Ali (che Allah sia compiaciuto di lui) passò accanto a un gruppo di persone che giocavano a scacchi. Vedendoli, disse: «Che cos’è questa cosa alla quale siete così profondamente assorti? Toccare questi oggetti sarebbe peggio che toccare un fuoco ardente. Per Allah, non siete stati creati per questo». Ali (che Allah sia compiaciuto di lui) disse inoltre: «Non c’è nessuno più bugiardo del giocatore di scacchi. Dice: “Sto uccidendo”, mentre non ha ucciso nessuno. Dice: “Quello è morto”, mentre nulla è morto». Abu Musa al-Ash’ari (che Allah sia compiaciuto di lui) disse: «Nessuno gioca a scacchi se non il peccatore». A Ishaq ibn Rahwayh fu chiesto se, secondo lui, vi fosse qualcosa di riprovevole nel giocare a scacchi. Egli rispose: «Gli scacchi sono completamente riprovevoli». Gli fu detto: «I soldati delle fortezze giocano a scacchi per prepararsi alla guerra». Rispose: «È un atto peccaminoso». Muhammad ibn Ka’b al-Qurazi, rispondendo a una domanda sugli scacchi, disse: «Il danno minimo del gioco degli scacchi è che il giocatore, nel Giorno della Resurrezione, sarà riunito con coloro che seguono la vanità».
Ibn Umar (che Allah sia compiaciuto di lui) considerava gli scacchi peggiori dei dadi, mentre l’imam Malik (che Allah abbia misericordia di lui) li considerava equivalenti ai dadi; entrambi li dichiararono haram. L’imam Malik disse inoltre: «Ho sentito che Ibn Abbas era il tutore dei beni di un orfano. Avendo trovato tra quei beni l’attrezzatura per giocare a scacchi, la bruciò. Se giocare a scacchi fosse lecito, non avrebbe potuto danneggiare in questo modo i beni dell’orfano. Poté farlo perché lo considerava haram, proprio come è obbligatorio versare via il vino qualora se ne trovi nell’eredità di un orfano». Secondo Ibrahim al-Nakha’i (che Allah abbia misericordia di lui), gli scacchi sono un gioco maledetto. In un hadith, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Ogni giorno Allah rivolge 360 volte uno sguardo di misericordia alle Sue creature. Chi gioca a scacchi non riceve neppure uno di questi sguardi». Abu Hurayra riferì che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando passate accanto a persone immerse negli scacchi, nei dadi e in altri giochi che generano negligenza, non rivolgete loro il saluto di pace. Quando sono assorbiti dal gioco, infatti, Satana si riunisce in mezzo a loro con la sua schiera. Ogni volta che qualcuno abbandona il gioco e se ne va, Satana distoglie da lui lo sguardo, poiché Satana e la sua schiera lo odiano; quando i giocatori di scacchi, terminata la partita, si disperdono e se ne vanno, lo fanno come cani sazi che hanno mangiato la carcassa di un animale morto». In un altro hadith, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «I giocatori di scacchi subiranno un severo castigo nel Giorno della Resurrezione».
22. Diffondere accuse contro donne caste
Allah l’Onnipotente dice: «Coloro che diffondono accuse contro donne credenti caste e ingenue saranno maledetti in questo mondo e nell’Aldilà, e per loro vi sarà un castigo terribile nel Giorno in cui le loro lingue, le loro mani e i loro piedi testimonieranno contro di loro riguardo a ciò che hanno commesso». (Sura an-Nur) «Coloro che accusano donne caste e poi non portano quattro testimoni, siano percossi con ottanta frustate e non accettate mai più la loro testimonianza. Essi sono i fāsiqūn». (Sura an-Nur)
In questi versetti Allah l’Onnipotente ha chiaramente dichiarato che chi accusa una donna casta di adulterio e di atti osceni sarà maledetto in questo mondo e nell’Aldilà, e per lui è stato stabilito un castigo severo. Il suo castigo terreno consiste nell’essere colpito con ottanta frustate (con una verga appositamente predisposta per la flagellazione), e la sua testimonianza non sarà mai accettata, anche se fosse veritiero. Nei Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha ordinato di evitare i sette peccati maggiori; uno di questi è diffondere accuse di adulterio contro donne musulmane caste e ingenue. Vi sono diversi modi di diffondere tali accuse, per esempio rivolgersi a una donna musulmana innocente dicendole: «O adultera, o prostituta, o donna immorale», oppure rivolgersi a suo marito dicendogli: «O marito dell’adultera o della prostituta», o dire a suo figlio: «O figlio di adultero o figlia di adultera, o figlio della prostituta o dell’adultera», e simili. È importante notare che, qualunque sia la persona — donna o uomo — contro la quale venga formulata un’accusa di adulterio senza prove, qualunque sia il linguaggio usato, e sia l’uomo o la donna accusati liberi oppure schiavi, l’accusatore sarà punito con ottanta frustate su richiesta della persona lesa.
(La questione delle accuse relative ad altri peccati, diversi dall’adulterio, sarà illustrata separatamente in seguito. Sebbene anch’essi siano peccati maggiori, per essi non è stato stabilito alcun castigo terreno specifico. Nota del traduttore)
È deplorevole che generalmente musulmani ignoranti diffondano discorsi osceni di questo genere, diventando maledetti in questo mondo e nell’Aldilà e subendo il castigo. Per questo il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha ordinato di controllare la lingua. In un hadith riportato da Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «A causa di certe parole pronunciate senza testimonianza né prova, le persone vengono gettate in una profondità dell’Inferno maggiore della distanza tra il luogo del tramonto e quello dell’alba». Udendo ciò, Hadrat Mu‘adh ibn Jabal disse: «O Messaggero di Allah! Saremo puniti anche per le nostre parole?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O Mu‘adh! Vi è forse altro che faccia gettare l’uomo nell’Inferno con il volto in giù, se non i peccati commessi dalla sua bocca?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi crede in Allah e nell’Aldilà, o taccia oppure dica il bene». Anche questo versetto del Sacro Corano contiene un severo avvertimento riguardo alla lingua: «Non pronuncia una parola senza che presso di lui vi sia un sorvegliante sempre pronto a registrarla». (Sura Qaf) Hadrat ‘Uqbah ibn ‘Amir (Allah sia soddisfatto di lui) chiese al Messaggero (pace e benedizioni su di lui): «O Messaggero di Allah! Come si può ottenere la salvezza?». Egli rispose: «Trattieni la tua lingua, fa’ che l’ampiezza della tua casa ti sia sufficiente» (cioè non desiderare avidamente la terra altrui), «piangi per i tuoi peccati e ricorda che le persone dal cuore duro sono quelle più lontane da Allah». (Abu Dawud e at-Tirmidhi)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «La persona più detestata da Allah è quella che pronuncia discorsi osceni». (At-Tirmidhi) Da questo hadith si comprende facilmente quanto siano detestate le persone dedite ad atti osceni. Egli disse inoltre: «Chi si impegna per me a proteggere l’organo che si trova tra le sue due mascelle (la lingua, i denti e il canale alimentare) e l’organo che si trova tra le sue due cosce (l’organo sessuale), io mi impegno per lui a garantirgli il Paradiso».
È opportuno ricordare che proprio allo scopo di tutelare l’onore delle persone virtuose e caste e di impedire la diffusione dell’oscenità nella società sono state imposte norme legali tanto severe contro la pronuncia pubblica di accuse di adulterio in assenza di quattro testimoni oculari. Lo scopo della Sharia non è proteggere i veri adulteri con questa disposizione. Dio ce ne scampi! Contro i veri colpevoli deve essere presentata un’accusa in tribunale secondo la procedura appropriata.
23. Appropriazione indebita di beni statali
Rientra in questa categoria anche l’appropriazione indebita direttamente dal tesoro pubblico e dai fondi della zakat. Allah l’Onnipotente dice: «In verità, Allah non ama i traditori». (Sura at-Tawbah) «Non è possibile che un profeta si appropri indebitamente dei beni dello Stato. Chi si approprierà indebitamente di qualcosa, nel Giorno della Risurrezione si presenterà portando con sé ciò di cui si è appropriato». (Āl ‘Imran)
Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) narra che un giorno il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) tenne un sermone. In quel sermone parlò con grande enfasi dell’appropriazione indebita dei beni pubblici. Poi disse: «Nel Giorno della Risurrezione non voglio vedere nessuno di voi in una condizione tale da avere sul collo un cammello che urla. Allora quella persona mi dirà: “O Messaggero di Allah, salvami!”. Io dirò: “Non sono in grado di aiutarti in alcun modo; ti avevo già comunicato le norme di Allah”. Nel Giorno della Risurrezione non voglio vedere nessuno di voi in una condizione tale da avere sul collo un cavallo che nitrisce a gran voce. Quella persona mi dirà: “O Messaggero, salvami!”. Io dirò: “Non sono in grado di aiutarti in alcun modo; ti avevo già comunicato le norme di Allah”. Non voglio vedere nessuno di voi, nel Giorno della Risurrezione, in una condizione tale da avere sul collo una capra che bela a gran voce. Quella persona mi dirà: “O Messaggero, salvami!”. Io dirò: “Non sono in grado di aiutarti in alcun modo. Ti avevo già comunicato le norme di Allah”. Non voglio vedere nessuno di voi in una condizione tale da avere sul collo un animale che urla. Quella persona mi dirà: “O Messaggero, salvami!”. Io dirò: “Non sono in grado di aiutarti in alcun modo. Ti avevo già fatto pervenire le norme di Allah”. Non voglio vedere nessuno di voi, nel Giorno della Risurrezione, in una condizione tale da avere sul collo un cumulo di abiti e che mi dica: “O Messaggero, salvami!”. Ma io dirò: “Non sono in grado di aiutarti. Ti avevo già fatto pervenire le norme di Allah”. Non voglio vedere nessuno di voi, nel Giorno della Risurrezione, in una condizione tale da avere sul collo oggetti silenziosi (oro e argento) e che dica: “O Messaggero, proteggimi!”. Ma io dirò: “Non sono in grado di aiutarti. Ti avevo già fatto pervenire le norme di Allah”». (Sahih Muslim)
In effetti, chiunque, dopo che questi beni siano giunti come bottino di guerra (beni del tesoro pubblico), ne prenda qualcosa prima della distribuzione ufficiale, oppure prenda qualcosa dal Bayt al-Mal o dai beni raccolti come zakat, senza il permesso del funzionario o del responsabile competente, nel Giorno della Risurrezione se lo vedrà gravare sul collo. Nel Sacro Corano, alludendo a ciò, è detto: «Chi commetterà appropriazione indebita verrà con ciò che ha indebitamente appropriato».
Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Se qualcuno possiede anche solo un ago o un filo dei beni raccolti per conto del governo, lo restituisca. Astenetevi dall’appropriazione indebita, perché chi si appropria indebitamente sarà vittima, nel Giorno della Risurrezione, di terribile vergogna e umiliazione». Una volta, un Compagno di nome Ibn al-Latbiyya fu incaricato di riscuotere la zakat e le elemosine. Dopo aver raccolto alcuni beni dell’elemosina, si presentò dal Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Indicando alcuni oggetti, disse: «Questi sono per voi». Indicandone altri, disse: «Questi mi sono stati dati come dono». Appena udì ciò, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) salì sul minbar della moschea e, dopo aver lodato Allah, tenne il seguente sermone: «Giuro per Allah, che nessuno di voi prenda qualcosa senza averne il diritto. Altrimenti, nel Giorno della Risurrezione, si presenterà portando con sé quella cosa. Chi quel giorno si presenterà davanti ad Allah portando sul collo un cammello, una mucca o una capra che urla, io non lo riconoscerò». Poi alzò le mani e disse: «O Allah, ho trasmesso il Tuo comando?». (In un’altra narrazione si riferisce che il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse al collettore: «Se non fossi andato a riscuotere per il governo e fossi rimasto seduto a casa, qualcuno ti avrebbe forse fatto dei doni?»). (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Andammo a Khaybar con il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) (che in seguito fu conquistata per mano nostra). Là non trovammo né oro né argento tra i bottini di guerra. Trovammo soltanto generi alimentari e vestiti. Poi ci dirigemmo verso Wadi al-Qura. Con il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) c’era uno schiavo donato da un uomo dei Banu Juzam. (Era conosciuto come Rifa’a ibn Yazid della tribù dei Banu Dubayb.) Quando ci fermammo nella valle, lo schiavo del Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) si trovava tra i cammelli della carovana. In quel momento morì, colpito da una freccia scagliata da chissà dove. Dicemmo: “O Messaggero di Allah, che fortuna per quest’uomo essere morto martire!”. Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: “Mai! Giuro per Colui nella cui mano è la mia vita: ha preso una coperta dal bottino di guerra, benché essa non gli fosse stata distribuita ufficialmente. Quella coperta brucerà come fuoco sul suo corpo”». Quando i Compagni udirono ciò, furono presi da grande paura e chiunque avesse una o due stringhe di sandali le portò e le consegnò (dicendo: «Le ho trovate il giorno della battaglia di Khaybar»). Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Una o due stringhe di sandali appartengono al Fuoco». (Malik, Ahmad, Abu Dawud, al-Nasa’i, Ibn Majah, al-Bukhari e Muslim)
Hazrat Abdullah ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che, durante un viaggio, un uomo di nome Kirkira fu incaricato di sorvegliare i beni del Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Quando morì, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Egli è un abitante dell’Inferno». Quando la gente andò a vederlo, scoprì che si era appropriato indebitamente di una veste. Hazrat Zayd ibn Khalid al-Juhani (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta che, durante la battaglia di Khaybar, un uomo si appropriò indebitamente di un oggetto. In seguito morì, ma il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) non recitò la preghiera funebre per lui. Disse: «Questo vostro compagno si è appropriato indebitamente di beni destinati alla causa di Allah». Perquisimmo i suoi effetti e vi trovammo un tessuto di seta del valore di due dirham, ottenuto dai Giudei durante la battaglia. L’Imam Ahmad disse: «Per quanto ne so, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) si astenne dal recitare la preghiera funebre per chiunque altro soltanto per l’appropriazione indebita e il suicidio». Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse inoltre: «I doni ricevuti dai funzionari rientrano nell’appropriazione indebita». (Sahih Muslim)
Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse inoltre: «Come Allah non accetta la preghiera senza purificazione, così non accetta la carità proveniente da beni acquisiti mediante appropriazione indebita». (Sahih Muslim)
Esistono inoltre molti hadith riguardanti l’appropriazione indebita. Alcuni di questi saranno riportati nel capitolo relativo all’oppressione (ingiustizia). L’oppressione è stata divisa in tre categorie, precisamente:
Primo: appropriarsi ingiustamente dei beni altrui. Secondo: opprimere qualcuno uccidendolo, picchiandolo o ferendolo. Terzo: ledere l’onore di qualcuno insultandolo, maledicendolo, sparlandone o accusandolo falsamente. Nel sermone del Pellegrinaggio d’Addio, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) dichiarò vietate tutte queste azioni e disse: «Ricordate! Il vostro sangue, i vostri beni e il vostro onore sono sacri per voi, così come sono sacri questo giorno, in questo mese e in questa città». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
24. Rubare
Allah l’Altissimo dice: «Tagliate la mano al ladro e alla ladra, come ricompensa per ciò che hanno commesso e come punizione da parte di Allah. Allah è Onnipotente e Saggio». (Sura al-Mā’ida)
A proposito dell’interpretazione di questo versetto, Ibn Shihab dice: Allah ha stabilito la pena del taglio della mano per il reato di sottrazione dei beni altrui. Egli è Onnipotente nel punire il ladro e Saggio nello stabilire l’obbligo del taglio della mano.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nessun ladro ruba mentre è credente. Tuttavia, se si pente, la sua fede viene ristabilita». (Abu Dawud, al-Tirmidhi)
Hazrat Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) fece tagliare la mano in un caso di furto di un bene del valore di tre dirham. (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim) Hazrat Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) faceva tagliare la mano per il furto di un quarto di dinar o di una somma superiore. (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim) In diversi hadith è riportato che per un furto inferiore a un quarto di dinar o a tre dirham non si deve tagliare la mano. A quel tempo, un dinar equivaleva a 12 dirham. Tuttavia, qualunque sia l’entità del furto e sia esso meritevole o meno della pena del taglio della mano, in ogni caso esso è un peccato maggiore e un crimine spregevole.
In un hadith riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim, Hazrat Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) disse che una donna della tribù dei Banu Makhzum prendeva in prestito vari oggetti e poi negava di averli ricevuti. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ordinò che le fosse tagliata la mano. I familiari della donna andarono da Usama, figlio di Zayd e figlio adottivo del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), e gli chiesero di intercedere per ottenere il perdono della donna. Quando Usama intercedette, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O Usama! Non voglio vederti intercedere riguardo a una pena stabilita da Allah l’Altissimo». Poi si alzò e tenne un discorso rivolto alla folla riunita, dicendo: «Le nazioni che vi hanno preceduto sono state distrutte soltanto per questo: quando una persona nobile tra loro rubava, la lasciavano andare; mentre quando rubava una persona debole, le tagliavano la mano. Giuro su Allah, se anche Fatima, figlia di Muhammad (pace e benedizioni su di lui), avesse rubato, le avrei tagliato la mano». In seguito, alla donna dei Banu Makhzum fu tagliata la mano.
In un hadith riportato da al-Tirmidhi, Abu Dawud, al-Nasa’i e Ibn Majah, Hazrat Abd al-Rahman ibn Jarir disse: chiedemmo a Fudala ibn Ubayd se appendere la mano amputata alla spalla del ladro dopo il taglio fosse una sunnah del Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Egli rispose: sì, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) appese la mano amputata alla spalla del ladro.
Gli ulema dicono: il pentimento del ladro non gli sarà di alcun beneficio se non restituisce la cosa rubata al suo proprietario. Tuttavia, se è povero, può chiedere perdono al proprietario.
25. Commettere brigantaggio
Allah l’Altissimo dice: «La punizione per coloro che combattono contro Allah e il Suo Messaggero e diffondono la corruzione sulla terra è soltanto che siano uccisi, o crocifissi, o che siano amputati loro la mano e il piede dai lati opposti, oppure che siano esiliati dal paese. Questa è per loro l’umiliazione terrena. Nell’Aldilà, inoltre, avranno un castigo terribile». (Sura al-Māʾida)
L’Imam al-Wāhidī, spiegando il suddetto versetto, dice: «Combattere contro Allah e il Suo Messaggero» significa opporsi ad Allah e al Messaggero e disobbedire ai loro ordini e divieti. Chi disobbedisce agli ordini, in realtà, è impegnato nella guerra e nella ribellione. «Diffondere la corruzione sulla terra» significa diffondere la corruzione attraverso l’omicidio e la sottrazione dei beni. Chi imbraccia le armi contro i credenti è considerato un ribelle e un dichiaratore di guerra contro Allah e il Messaggero. Questa era l’opinione dell’Imam Mālik, dell’Imam al-Shāfiʿī e dell’Imam al-Awzāʿī. L’uso ripetuto della parola «oppure» indica che il governo islamico ha libertà di applicare una qualsiasi di queste pene. In altre parole, può scegliere di ucciderlo, crocifiggerlo o esiliarlo. Questa era l’opinione di Ibn ʿAbbās, al-Ḥasan, Saʿīd ibn al-Musayyab e Mujāhid. Secondo l’Imam ʿAṭāʾ, invece, ciò non indica libertà di scelta, ma l’applicazione della pena in base alla gravità del crimine. Il brigante che commette sia omicidio sia sottrazione di beni sarà ucciso e poi crocifisso. Quello che sottrae i beni ma non uccide nessuno avrà amputate soltanto la mano e il piede dai lati opposti. Quello che si limita a spargere sangue senza sottrarre beni sarà ucciso. Quanto a colui che non uccide né sottrae beni, ma semina il terrore con le armi o in altro modo, sarà esiliato dal paese. Questa è l’opinione della scuola shāfiʿita. L’Imam al-Shāfiʿī aggiunge che ciascuno deve essere punito in proporzione alla gravità del proprio crimine. Chi merita sia la morte sia la crocifissione sarà prima ucciso oppure innalzato sulla croce e deposto tre volte, affinché la sua punizione sia resa particolarmente esecrabile. Colui al quale spetta soltanto la pena di morte sarà ucciso e il suo cadavere dovrà essere consegnato ai suoi congiunti. Quanto a colui al quale spetta soltanto l’amputazione, gli sarà amputata dapprima la mano destra. Se commetterà nuovamente furto o brigantaggio, gli sarà amputato il piede sinistro. Se commetterà ancora questo crimine, gli sarà amputata la mano sinistra. Infatti, in un ḥadīth tramandato da Abū Dāwūd e al-Nasāʾī, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Se commette un furto per la prima volta, amputategli la mano; se lo commette per la seconda volta, amputategli il piede; se lo commette di nuovo, amputategli la mano; se lo commette ancora, amputategli il piede».
» Durante il califfato di Abū Bakr e di ʿUmar (che Allah si compiaccia di loro), si agiva in conformità a questo ḥadīth e nessuno dei Compagni vi si oppose.
A proposito dell’interpretazione delle parole del versetto «oppure che siano esiliati dal paese», Ibn ʿAbbās (che Allah si compiaccia di lui) dice: riguardo a colui che non può essere catturato, il governo deve proclamare che chiunque riesca a catturarlo lo uccida. Quanto a chi viene catturato, deve essere arrestato e incarcerato. In tal modo gli sarà impedito di continuare a commettere crimini andando in giro per il paese, e questo è il suo esilio.
In verità, anche il solo minacciare di uccidere e diffondere il terrore costituisce un grave peccato. Se poi qualcuno rapina dei beni e commette anche omicidi e ferimenti, allora commette contemporaneamente numerosi gravi peccati. Inoltre, tali criminali sono generalmente dediti anche ad altri gravi peccati, come il consumo di alcol, la fornicazione, l’omosessualità e l’abbandono della preghiera.
26. Prestare giuramenti falsi e giurare nel nome di altri oltre ad Allah
Allah l’Altissimo dice: «In verità, coloro che stipulano un patto in nome di Allah e giurano ottenendo in cambio un misero vantaggio, nell’Aldilà non avranno alcuna parte. Allah non parlerà loro, non li guarderà e non li purificherà; inoltre, avranno un castigo doloroso». (Āl ʿImrān)
L’Imam al-Wahidi dice: una volta, due persone avanzavano pretese contrapposte sulla proprietà di un terreno ed entrambe si recarono dal Messaggero (s.a.s.) affinché dirimesse la loro controversia. Quando il convenuto si accinse a giurare a sostegno della propria pretesa, fu rivelato all’improvviso questo versetto. Di conseguenza, egli rinunciò a giurare e riconobbe la proprietà del terreno al ricorrente.
In un hadith, il Messaggero (s.a.s.) disse: «Chi giura per appropriarsi dei beni altrui, pur non avendone diritto, incontrerà Allah mentre Egli sarà adirato con lui». Al-Ash‘ath disse: «Il versetto sopra menzionato fu rivelato proprio riguardo a me. Avevo una controversia con un ebreo per un terreno».
Lo condussi dal Messaggero (s.a.s.). Egli mi chiese: «Hai testimoni o prove?». Risposi: «No». Allora il Messaggero (s.a.s.) disse a quell’ebreo: «Giura che quel terreno è tuo». Io dissi: «O Messaggero! Se dai all’ebreo la possibilità di giurare, egli giurerà e si prenderà il mio terreno». In quel momento fu rivelato questo versetto. L’«interesse di poco valore» menzionato nel versetto indica l’interesse terreno, per il quale la gente è solita prestare falsi giuramenti.
A questo proposito, va ricordato che, secondo la legge islamica, quando il ricorrente non è in grado di presentare in tribunale testimoni o prove adeguati, al convenuto viene data la possibilità di giurare; ed è sulla base di tale giuramento che il tribunale dirime la controversia. Pertanto, in casi simili, il giuramento è uno strumento estremamente efficace.
È narrato da Hazrat ‘Abdullah ibn Mas‘ud (r.a.) che il Messaggero (s.a.s.) disse:
«Chi giura reclamando un bene pur sapendo di non averne diritto, incontrerà Allah mentre Egli sarà adirato con lui». Poi il Messaggero (s.a.s.) recitò questo versetto: «Coloro che vendono il patto con Allah e i loro giuramenti in cambio di un interesse di poco valore…».
Hazrat Abu Umama (r.a.) disse: «Eravamo seduti presso il Messaggero (s.a.s.)».
Il Messaggero (s.a.s.) disse: «Chi, mediante il proprio giuramento, si appropria dei beni di un musulmano, si rende certo l’Inferno e si preclude il Paradiso». Un uomo chiese: «O Messaggero! Anche se si tratta di una cosa di valore davvero insignificante?». Egli rispose: «Anche se fosse un semplice ramo d’albero». (Sahih Muslim, Nasa’i, Ibn Majah)
In un hadith narrato da Hazrat Abu Dharr e riportato nel Sahih Muslim, Abu Dawud, Tirmidhi, Nasa’i e Ibn Majah, il Messaggero (s.a.s.) disse: «Nel Giorno della Risurrezione Allah non parlerà con tre persone, non le purificherà e per loro vi sarà un castigo severo». Ripeté queste parole tre volte. Hazrat Abu Dharr disse: «Sono davvero persone completamente perdute e sventurate».
«O Messaggero! Chi sono?». Il Messaggero (s.a.s.) rispose: «Colui che indossa un abito che scende fino ai talloni, colui che rinfaccia la carità o il favore che ha fatto e colui che vende la propria merce prestando falsi giuramenti». In altre parole, giura falsamente sul prezzo d’acquisto più elevato della merce o la presenta come merce straniera per poterla vendere a un prezzo maggiore, mentre, giurando il falso, ne nasconde i difetti.
In un altro hadith riportato nel Sahih al-Bukhari, il Messaggero (s.a.s.) disse: «I peccati maggiori sono associare dei soci ad Allah, disobbedire ai genitori, suicidarsi e prestare falsi giuramenti». Il falso giuramento prestato intenzionalmente è chiamato, nella terminologia della Sharia, «yamin ghamus», cioè giuramento immergente, perché questo giuramento sprofonda l’uomo nel peccato.
Secondo alcuni, è stato chiamato così perché fa sprofondare nel Fuoco.
Anche giurare nel nome di qualcuno diverso da Allah rientra tra i peccati maggiori: per esempio giurare sul Profeta, sulla Ka‘ba, sugli angeli, sul cielo, sull’acqua, sulla vita, sull’affidamento, sull’anima, sulla testa, sul mausoleo di una certa persona, e così via.
In un hadith riportato nella Muwatta’ dell’Imam Malik, nel Sahih al-Bukhari, nel Sahih Muslim, nel Sunan di Abu Dawud, nel Jami‘ di Tirmidhi, nel Sunan di Nasa’i e nel Sunan di Ibn Majah, il Messaggero (s.a.s.) disse: «Allah vi ha proibito di giurare sui vostri antenati. Se dovete giurare, giurate per Allah; altrimenti tacete».
In un hadith riportato nel Sahih Muslim, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non giurate nel nome delle divinità né nel nome dei vostri padri e antenati». Anche dire: «Se ciò che dico non è vero, non sono figlio di qualcuno» rientra nel giurare nel nome dei padri e degli antenati. In un hadith riportato da Abu Dawud, Ibn Majah e al-Hakim, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi giura dicendo: “Se ciò che dico non è vero, non sono musulmano”, se è bugiardo, sarà come ha detto, cioè sarà privato della fede; e anche se dice la verità, non potrà rimanere completamente al sicuro sulla via dell’Islam». In un hadith riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi, per abitudine, giura erroneamente nel nome di qualcuno diverso da Allah, dica immediatamente: “La ilaha illallah”».
27. Commettere ingiustizia o opprimere
L’ingiustizia e l’oppressione possono essere commesse in molti modi. Tra le forme più diffuse vi sono l’appropriazione dei beni altrui, la confisca forzata dei beni di un’altra persona, il picchiare, l’insultare, aggredire qualcuno senza provocazione, danneggiarlo economicamente, fisicamente o nella sua dignità, e infierire crudelmente sui deboli, e così via.
Nel Sacro Corano, nella sura Ibrahim, Allah dice: «Non pensate mai che Allah sia incurante di ciò che fanno gli ingiusti. Allah concede loro soltanto una dilazione fino a un giorno stabilito, nel quale gli occhi resteranno sbarrati; correranno a testa sollevata, affannosamente, senza che i loro sguardi possano tornare verso di loro, e i loro cuori saranno smarriti. Ammonisci gli uomini riguardo al giorno in cui giungerà loro il castigo. Quel giorno gli ingiusti diranno: “O nostro Signore, concedici ancora un breve termine: risponderemo al Tuo invito e seguiremo i Messaggeri”. Non giuravate forse in precedenza che non avreste subito alcuna rovina? Avete abitato nelle dimore di coloro che furono ingiusti verso se stessi, e vi è stato reso evidente come abbiamo trattato quegli ingiusti. Inoltre, vi abbiamo proposto molti esempi».
Nella sura ash-Shura Allah dice: «Si può intervenire soltanto contro coloro che opprimono gli uomini». Nell’ultimo versetto della sura ash-Shura Allah dice: «Gli ingiusti sapranno presto quale sarà la conseguenza della loro ingiustizia».
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah concede all’ingiusto un lungo termine. Ma quando infine lo afferra, non gli concede più alcuna tregua». Poi recitò questo versetto: «Così è la presa del tuo Signore quando afferra le città ingiuste. In verità, la Sua presa è dolorosa e inesorabile». (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim, Jami‘ at-Tirmidhi)
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Se qualcuno ha leso l’onore di un suo fratello o gli ha arrecato un qualsiasi danno, oggi stesso chieda il suo perdono, cioè gli chieda di condonarglielo, prima che giunga quel giorno terribile nel quale il denaro non servirà a ottenere alcun risarcimento. In quel giorno, se avrà delle buone azioni, esse saranno date all’oppresso in misura equivalente alla sua ingiustizia; e se non avrà cattive azioni, gli saranno addossate le cattive azioni dell’oppresso». (Sahih al-Bukhari e Jami‘ at-Tirmidhi)
In un hadith qudsi il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) riferì che Allah ha detto: «O Miei servi! Ho proibito l’ingiustizia a Me stesso e l’ho proibita anche tra voi. Non commettete dunque ingiustizia gli uni verso gli altri». (Sahih Muslim, Jami‘ at-Tirmidhi)
In un altro hadith si racconta: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) chiese ai Compagni: “Sapete chi è il povero?”. Essi risposero: “Tra noi, il povero è colui che non possiede denaro né beni”. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: “Il povero della mia comunità è colui che giungerà nel Giorno della Resurrezione con molte preghiere, zakat, digiuni e pellegrinaggi, ma arriverà dopo aver insultato qualcuno, essersi appropriato dei beni di un altro, aver leso l’onore di qualcuno, picchiato qualcuno e versato il sangue di un altro. Allora le sue buone azioni saranno distribuite tra quelle persone. Quando le sue buone azioni saranno esaurite prima di aver compensato i danni arrecati agli oppressi, i peccati degli oppressi saranno addossati, uno dopo l’altro, sulle sue spalle, e sarà gettato nell’Inferno”». (Sahih al-Bukhari e altre raccolte di hadith autentici)
In un altro hadith riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim si legge: «Chi usurpa anche solo un palmo della terra altrui, nel Giorno della Resurrezione avrà sette terre poste attorno al collo». In un hadith qudsi Allah dice: «Sono estremamente adirato con colui che opprime una persona che non ha alcun soccorritore all’infuori di Me».
Un poeta arabo disse:
«Non commettere ingiustizia solo perché hai il potere: la conseguenza dell’ingiustizia non è altro che il rimorso. Dopo aver commesso un’ingiustizia, tu dormi serenamente, ma gli occhi dell’oppresso non riescono a dormire. Egli trascorre tutta la notte invocando contro di te, e Allah ascolta, poiché anche Lui non dorme». Un saggio disse: «Non opprimete i deboli, altrimenti un giorno si trasformeranno in un gruppo potente e estremamente dannoso».
È narrato nella Tawrat: «Un banditore, dal lato del Ponte as-Sirat, nel Giorno della Risurrezione proclamerà: “O arroganti e crudeli oppressori! Allah ha giurato per la Sua maestà e la Sua potenza che oggi nessun oppressore potrà attraversare questo ponte ed entrare in Paradiso.”»
Hazrat Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò: «Nell’anno della conquista della Mecca, quando i Muhajir emigrati in Abissinia tornarono dal Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), il Messaggero disse: “Mi racconterete qualche esperienza straordinaria che vi è capitata mentre eravate in Abissinia?”. Allora alcuni giovani tra i Muhajir dissero: “Sì, o Messaggero di Allah! Un giorno eravamo seduti là, quando vedemmo passare accanto a noi una vecchia con una brocca d’acqua sulla testa. All’improvviso arrivò un giovane, le mise una mano sul collo e la spinse con forza. La vecchia cadde e anche la sua brocca d’acqua cadde e si ruppe. La vecchia si rialzò, guardò quel giovane e disse: ‘O traditore! Nel giorno in cui Allah innalzerà il Trono, nel giorno in cui riunirà tutti gli uomini, i primi e gli ultimi, e nel giorno in cui le mani e i piedi degli uomini testimonieranno le loro azioni, allora vedrai quale sarà il tuo destino davanti ad Allah e quale sarà la mia condizione.’”. Dopo aver udito ciò, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “La vecchia ha detto il vero. Come potrebbe Allah onorare una nazione che non controlla i suoi potenti per il bene dei suoi deboli?”» (Ibn Majah, Ibn Hibban, Bayhaqi)
Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «L’ira di Allah ricadrà inevitabilmente su cinque categorie di persone. Se Egli vorrà, la farà ricadere su di loro già in questo mondo; altrimenti la farà ricadere su di loro nell’Aldilà:
(1) Il governante di una nazione che riscuote dai suoi sudditi ciò che spetta allo Stato, ma non esercita giustizia ed equità nei loro confronti e non li protegge dall’ingiustizia.
(2) Un capo di gruppo, un capo tribù o un leader nazionale al quale tutti obbediscono e di cui tutti seguono gli ordini, ma che non tratta allo stesso modo i forti e i deboli e parla secondo i propri capricci.
(3) Chi non ordina alla propria famiglia e ai propri figli di obbedire ad Allah e non insegna loro le norme dell’Islam.
(4) Chi, dopo aver ottenuto pienamente dal proprio dipendente il lavoro che gli spetta, non gli corrisponde interamente la retribuzione dovuta.
(5) Chi priva la propria moglie della dote nuziale e la opprime.»
Hazrat Abdullah ibn Salam disse: «Quando Allah creò per la prima volta tutte le Sue creature, esse chiesero ad Allah l’Altissimo: “O nostro Signore, con chi stai?”. Allah rispose: “Con l’oppresso, finché non gli sarà restituito ciò che gli spetta.”»
Hazrat Wahb ibn Munabbih disse: «Un re potente aveva fatto costruire un palazzo. Un giorno una vecchia mendicante venne e costruì una capanna accanto a quel palazzo, stabilendovisi. In seguito, un giorno, mentre il re era salito sul tetto del palazzo e guardava tutt’intorno, vide quella capanna e domandò: “Di chi è quella capanna?”. La gente rispose: “È di una povera vecchia. Vive lì”. Il re ordinò immediatamente di abbattere la capanna. La vecchia allora era uscita a mendicare. Poco dopo tornò e vide la sua capanna distrutta. Chiese alla gente dei dintorni: “Chi ha abbattuto la mia capanna?”. Le dissero che era stato il re. La vecchia alzò il capo verso il cielo e disse: “O Allah! Dov’eri quando io non ero nella mia capanna? Non hai potuto proteggerla?”. Dopo ciò, Allah ordinò a Gabriele di distruggere quel palazzo, ed esso fu immediatamente distrutto.»
Si narra che, dopo essere caduti dal potere, il re Khalid ibn Barmak e suo figlio furono imprigionati. Il figlio disse: «Padre, dopo aver ricoperto una posizione di tanto onore e prestigio, ora siamo in prigione?». Khalid rispose: «Sì, figlio mio. Nelle notti in cui dormivamo soddisfatti dopo aver oppresso i sudditi, Allah era sveglio e accoglieva le suppliche degli oppressi». Yazid ibn Hakim diceva: «Avevo oppresso un uomo. Sapevo che, oltre ad Allah, non aveva alcun soccorritore al mondo. Ma quando disse: “Allah mi è sufficiente; Allah giudicherà tra me e te”, ebbi tanta paura di lui che in vita mia non avevo mai temuto nessuno a tal punto.»
Una volta il califfo Harun al-Rashid fece imprigionare il poeta Abu al-Atahiya. Nella lettera che il poeta gli scrisse dal carcere c’erano queste righe: «Per Allah, sappi che l’ingiustizia porta terribili sciagure proprio all’ingiusto. L’ingiusto è sempre malvagio. O oppressore, quando nel Giorno della Risurrezione saremo riuniti, allora saprai chi sarà veramente degno di biasimo.»
In un hadith riportato nello Sharif di Tabarani si narra: «Quando l’oppressore giungerà sul Pul Sirat nel Giorno del Giudizio, tutti coloro che egli ha oppresso, cioè coloro i cui diritti ha violato e ai quali ha arrecato danno, verranno e gli sottrarranno le sue buone azioni come risarcimento. Dopo che tutte le sue buone azioni saranno state portate via, mucchi di peccati degli oppressi saranno caricati sulle sue spalle. Di conseguenza, l’oppressore sarà gettato nel livello più basso dell’Inferno.»
In un hadith riportato nel Musnad di Ahmad, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno del Giudizio i servi di Allah saranno radunati nella pianura a piedi nudi e con il corpo nudo. In quel momento risuonerà una voce solenne, che tutti, vicini e lontani, potranno udire. Sarà detto: “Io sono il Re dei re, Colui che provvede ai bisogni di tutti. Nessuno degli abitanti del Paradiso potrà entrare in Paradiso e nessuno degli abitanti dell’Inferno potrà entrare nell’Inferno finché non avrò fatto giustizia dell’oppressione da lui commessa, anche se si fosse trattato soltanto di uno schiaffo o di un calcio. Il tuo Signore non fa torto a nessuno.” Dicemmo: “O Messaggero di Allah, come sarà possibile? Saremo tutti a piedi nudi e con il corpo nudo.” Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: “La giustizia sarà compiuta mediante lo scambio delle buone e delle cattive azioni commesse da ciascuno. Il vostro Signore non è un oppressore.”» In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno del Giudizio sarà chiesto conto persino di un colpo di bastone.» Si racconta che «un sovrano persiano assunse un insegnante per suo figlio. Quando il ragazzo fu cresciuto abbastanza, un giorno quell’insegnante lo chiamò e lo sottopose a una dura punizione corporale, senza motivo e senza che avesse commesso alcuna colpa. Il ragazzo rimase adirato con il suo insegnante e serbò rancore nel cuore. Poco tempo dopo il re morì e quel ragazzo salì al trono. Allora convocò l’insegnante a corte e gli chiese: “Perché quel giorno mi punisti senza motivo?” L’insegnante rispose: “O sovrano, ascoltami. Quando vidi che eri cresciuto e che presto saresti salito al trono, decisi di farti assaporare quanto sia doloroso essere picchiati e oppressi senza motivo, affinché tu non opprimessi nessuno.” Udendo ciò, il sovrano lo ringraziò e disse: “Che Allah ti ricompensi nel modo migliore.” Poi congedò il suo ex insegnante, offrendogli numerosi doni.»
L’oppressione dell’orfano e quella del suddito da parte del governante sono già state trattate separatamente. Qui viene esaminata l’oppressione del forte nei confronti del debole a ogni livello. In altre parole, violare il diritto di qualunque servo di Allah è oppressione. A questo proposito va ricordato che anche il ritardare senza motivo e il tergiversare nel corrispondere al povero creditore il salario che gli spetta o qualsiasi altra cosa dovutagli da parte di una persona ricca o capace rientrano nell’oppressione. Per questo, in un hadith è stato ordinato di pagare il salario al lavoratore prima che il sudore del suo corpo si asciughi. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Anche il tergiversare del ricco rientra nell’oppressione.»
In un hadith riportato nel Musnad di Ahmad e nel Tirmidhi, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «La supplica dell’oppresso sale al di sopra delle nuvole, e allora Allah dice: “Per la Mia gloria e la Mia potenza, ti aiuterò certamente, anche se ciò avverrà dopo un po’.”» Anche il fatto che il marito non corrisponda alla moglie il mahr e il mantenimento che le spettano rientra nell’oppressione. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Il comportamento ingiusto del forte verso il debole, con il quale egli danneggia i suoi mezzi di sostentamento e il suo onore e gli arreca sofferenza, rientra nell’oppressione.»
In un hadith narrato da Ibn Mas‘ud si riferisce che «nel Giorno del Giudizio ogni uomo e ogni donna saranno condotti, uno dopo l’altro e tenuti per mano, davanti a tutta l’umanità radunata nella pianura del Giudizio, e sarà detto: “Ecco il figlio o la figlia di tal dei tali. Se qualcuno vanta un credito nei suoi confronti, venga a riscuoterlo da lui.” In quel momento le mogli private dei loro diritti saranno felici e recupereranno i propri diritti dai padri, dai fratelli o dai mariti che li avevano loro sottratti. Poi egli recitò questo versetto: “Quel Giorno non sarà utile alcun legame di parentela e nessuno chiederà notizie di un altro.” Quel Giorno Allah perdonerà a chi vorrà ciò che riguarda i Suoi diritti, ma non perdonerà i diritti degli uomini. In seguito, l’uomo o la donna presentato sarà tenuto in un luogo e ai creditori sarà detto: “Venite avanti a prendere i vostri diritti.” Allah l’Altissimo dirà agli angeli: “Date a ogni creditore, dalle sue buone azioni, quanto gli spetta.” Dopo aver soddisfatto tutti i creditori, se gli resteranno ancora poche buone azioni e, considerando l’insieme delle sue opere, egli sarà una persona amata da Allah, le sue azioni rimanenti saranno accresciute in modo che possa entrare in Paradiso. Poi sarà fatto entrare in Paradiso. Ma se nel complesso sarà una persona malvagia e non gli resterà più alcuna buona azione, gli angeli diranno: “O Allah, tutte le sue buone azioni sono terminate, e tuttavia vi sono ancora molti aventi diritto.” Allora Allah dirà: “Caricate su di lui i peccati degli aventi diritto e fatelo entrare nell’Inferno.”»
Anche chi opprime un non musulmano dovrà subirne la stessa conseguenza in questo mondo e nell’Aldilà. Come è oppressione non dare a un musulmano ciò che gli spetta, dargliene meno, ingannarlo, truffarlo, imporgli un lavoro superiore alle sue capacità o prendere qualcosa che gli appartiene senza che egli lo conceda spontaneamente e di buon grado, così tutte queste azioni costituiscono ugualmente oppressione nel caso di un non musulmano. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno del Giudizio chiederò personalmente giustizia contro chi avrà violato il diritto di un non musulmano o avrà arrecato danno alla sua persona o ai suoi beni, davanti al tribunale di Allah.» In un hadith riportato da Tabarani, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «La prima controversia a essere portata in giudizio nel Giorno del Giudizio riguarderà un marito e sua moglie. La moglie non parlerà, ma le sue mani e i suoi piedi testimonieranno riguardo al comportamento che aveva verso il marito; e le mani e i piedi del marito testimonieranno riguardo al comportamento buono o cattivo che aveva verso la moglie. Poi sarà portata la causa riguardante i padroni e i servi e le serve. Lì la controversia non sarà risolta con denaro: all’oppresso saranno date soltanto le buone azioni dell’oppressore. In seguito, tutti i governanti oppressori e potenti saranno condotti legati con catene di ferro e saranno mandati nell’Inferno.»
Si racconta che un giorno il celebre tabi‘i Tawus al-Yamani ammonì il governante omayyade Hisham ibn Abd al-Malik, dicendogli: «Guardati dal Giorno dell’Annuncio.» Hisham domandò: «Quale Giorno dell’Annuncio?» Tawus rispose: «Allah l’Altissimo ha detto: “Quel Giorno un annunciatore proclamerà: ‘La maledizione di Allah sugli oppressori!’”» Appena udì queste parole, Hisham svenne. Tawus disse: «Se questa è la tua condizione dopo aver ascoltato la descrizione di ciò che accadrà nel Giorno del Giudizio, quale sarà la tua condizione quando lo vedrai con i tuoi stessi occhi, nel momento in cui accadrà realmente?»
Oltre all’oppressione, l’Islam ha severamente proibito anche l’aiuto agli oppressori e il mantenimento di rapporti stretti con loro. In Sura Hud Allah dice: «Non sostenete gli oppressori, altrimenti il Fuoco vi toccherà.» A proposito del tafsir di questo versetto, Ibn ‘Abbas disse: «Significa: non nutrite per loro un amore sincero e completo, non parlate loro con parole gentili e umili e non mantenete con loro rapporti di amicizia.» Al-Suddi disse: «Significa: non scendete a compromessi con gli oppressori.» ‘Ikrimah disse: «Significa: non obbedite loro.» Abu al-‘Aliyah disse: «Significa: non accettate con soddisfazione le azioni degli oppressori.»
Nella Sura as-Saffat Allah dice: «Radunate coloro che commettono ingiustizia e i loro complici». Ciò significa che anche i loro sostenitori e seguaci subiranno la medesima sorte. In un hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi sosterrà un oppressore, pur sapendo che è un oppressore, sarà uscito dall’Islam». In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Sorgeranno molti governanti, che avranno numerosi seguaci; anche quei seguaci opprimeranno le persone e mentiranno. Chi frequenterà costoro, sosterrà le loro menzogne e collaborerà alle loro ingiustizie, non appartiene a me e io non appartengo a lui. Invece chi manterrà le distanze da loro e non collaborerà alle loro ingiustizie è dei miei e io sono dei suoi». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi aiuterà un oppressore avrà un oppressore imposto su di lui, in un modo o nell’altro». Hazrat Sa’id ibn al-Musayyib (che Allah abbia misericordia di lui) disse: «Quando guarderete il governante oppressore e i suoi complici, guardateli con indignazione e disapprovazione nel cuore; altrimenti c’è il rischio che le vostre buone azioni vadano perdute». Makhul ad-Dimashqi disse: «Nel Giorno della Resurrezione, quando saranno chiamati l’oppressore e i suoi complici, non sarà escluso neppure chi riempiva d’inchiostro la penna dell’oppressore, chi gliela preparava o chi lo aiutava in simili piccole attività o in attività ancora più importanti. Tutti i complici saranno messi in una cassa di fuoco e gettati nell’Inferno».
In un hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Coloro che giravano armati al servizio dei governanti oppressori e picchiavano ingiustamente le persone per compiacerli saranno i primi a entrare nell’Inferno». Hazrat Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «I complici degli oppressori saranno i cani dell’Inferno».
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non rimanete nel luogo in cui una persona viene torturata o uccisa ingiustamente. Infatti, su coloro che si trovano in quel luogo e non impediscono l’ingiustizia discende la maledizione di Allah». (Tabarani)
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Dopo che un uomo sarà entrato nella tomba, gli angeli gli diranno: “Ti daremo cento frustate”. L’uomo implorerà e supplicherà a lungo, finché gli sarà data una sola frustata. Dopodiché la tomba si riempirà di fuoco. Allora l’uomo chiederà: “Perché mi avete colpito?”. Essi diranno: “Perché hai compiuto una preghiera senza aver conseguito la purificazione rituale e, mentre lungo la tua strada una persona subiva un’ingiustizia, non l’hai aiutata, pur avendone la possibilità”». È motivo di riflessione questo: se tale sarà la sorte di chi, pur avendone la possibilità, non aiuta l’oppresso, quale sarà allora la condizione di chi commette personalmente l’ingiustizia?
In un hadith riportato da Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim, il Messaggero disse: «Aiuta tuo fratello, sia egli oppressore o oppresso». I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah! Se è oppresso, comprendiamo che dobbiamo aiutarlo; ma come possiamo aiutarlo se è oppressore?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Impediscigli di commettere ingiustizia. Questo significa aiutarlo».
Si racconta che un derviscio, qualche tempo dopo la morte di un collaboratore di alcuni funzionari governativi oppressori, lo vide in sogno in condizioni estremamente misere. Gli chiese: «Come stai dopo la morte?». Quello rispose: «Sono in una condizione insopportabile e subisco il castigo di Allah». Gli chiese: «Dove si trovano i tuoi padroni, cioè i funzionari governativi oppressori?». Rispose: «Si trovano in una condizione ancora più terribile della mia». Poi aggiunse: «Non hai letto questo versetto: “Gli ingiusti sapranno presto quale sarà la loro sorte”?»
Uno storico raccontò, a questo proposito, un altro episodio. Disse: «Una volta vidi un uomo al quale era stato amputato un braccio all’altezza della spalla. Gridava a gran voce: “Chiunque mi veda, non opprima nessuno”. Mi avvicinai e gli chiesi: “Fratello, che cosa ti è successo?”. Rispose: “È accaduto qualcosa di straordinario. Ero il tirapiedi di un oppressore. Un giorno vidi un pescatore portare un grosso pesce. Vedendo quel pesce, fui preso da una grande avidità; picchiai il pescatore e glielo portai via. Me ne stavo tornando a casa felicemente con il pesce, quando all’improvviso esso mi morse con forza terribile il pollice. Arrivato a casa, lo gettai a terra. Quella notte non riuscii a dormire a causa del dolore. Il mattino seguente vidi che il dito era terribilmente gonfio. Mi recai subito da un medico, che mi disse: “Bisogna amputare il pollice, altrimenti in seguito l’infezione colpirà tutto il braccio”. Non ci fu altra scelta e il pollice fu amputato. Ma neppure questo alleviò il dolore. Tornai dal medico; questa volta mi amputò tutta la mano e la fasciò. Ma neanche così il dolore diminuì».
Alla fine fu necessario amputare l’intero braccio. In seguito, un uomo, dopo aver ascoltato tutta la mia storia, mi disse di andare dal proprietario del pesce a chiedergli perdono; altrimenti, mi avvertì, l’intero corpo avrebbe potuto ammalarsi. Dopo molte ricerche trovai il pescatore, gli ricordai tutto ciò che era accaduto e, afferrandogli i piedi, gli chiesi perdono. Ora il resto del mio corpo è sano, perché quel pescatore mi ha perdonato e ha ritirato la maledizione che aveva invocato contro di me».
In verità, opprimere le persone è un peccato terribile, la cui punizione comincia a manifestarsi, in un modo o nell’altro, già nella vita terrena, sebbene molti non se ne rendano conto. Un mezzo efficace per evitarlo consiste nel dedicarsi ad attività benefiche e al servizio della comunità, nel trattenersi dall’avidità, dall’invidia e dall’ira, e nell’accontentarsi di tutto ciò che si possiede e si è ottenuto in modo halal. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Soltanto chi è soddisfatto del destino e non desidera ciò che appartiene agli altri assapora veramente la fede.
28. Estorsione di contributi con la forza
Anche questa è una forma di oppressione. Essa rientra nell’oppressione menzionata nel seguente versetto del Sacro Corano:
«Si deve agire soltanto contro coloro che opprimono le persone e commettono ingiustamente atti di ribellione sulla terra. Per loro vi è un castigo doloroso» (ash-Shūrā).
Coloro che estorcono contributi con la forza sono essi stessi oppressori e i più grandi sostenitori degli oppressori. I contributi che gli estorsori riscuotono non spettano loro, così come non è lecita la via attraverso la quale li spendono.
Per questo il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi riscuote illegalmente dei contributi non entrerà in Paradiso» (Abū Dāwūd).
La ragione è che chi estorce contributi opprime e sfrutta i servi di Allah, sottraendo loro il denaro guadagnato con fatica. Nel Giorno della Resurrezione, persone di questo genere non potranno restituire ciò che spetta agli oppressi. Se possiedono qualche buona azione accettata, dovranno cederla loro; altrimenti dovranno andare all’Inferno portando sulle spalle il peso dei peccati degli oppressi.
Il hadith relativo a questo argomento è già stato menzionato. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Tra i membri della mia comunità, il vero povero è colui che nel Giorno della Resurrezione si presenterà con numerose preghiere, digiuni, pellegrinaggi e zakat,
ma si presenterà dopo aver insultato qualcuno, picchiato qualcuno o usurpato i beni di qualcuno. In seguito, le sue buone azioni saranno distribuite una dopo l’altra a tutte queste persone danneggiate. Quando le buone azioni saranno esaurite, i peccati degli oppressi saranno caricati sulle sue spalle ed egli sarà gettato all’Inferno.
Nel hadith in cui viene narrata la lapidazione a morte di una donna adultera, il Messaggero (s.a.s.) disse: «Questa donna si è pentita in modo tale che, se anche colui che estorceva denaro con la forza si fosse pentito allo stesso modo, i suoi peccati sarebbero stati perdonati». Da ciò si comprende quanto sia grande e terribile questo peccato. In realtà, estorcere denaro con la forza è simile alla rapina e al brigantaggio. Colui che riscuote con la forza il denaro, colui che lo aiuta, colui che lo mette per iscritto e colui che ne è testimone sono tutti ugualmente partecipi di questo peccato. Sono tutti consumatori di beni haram.
Il Messaggero (s.a.s.) disse: «Il pezzo di carne che si forma da beni haram è destinato all’Inferno».
L’Imam Wahidi (che Allah abbia misericordia di lui), nel commentare il versetto «Di’: “O Profeta, le cose pure e le cose impure non sono uguali”», ha incluso tra le cose impure anche ciò che è stato ottenuto con la coercizione. Il Messaggero (s.a.s.) disse: «I beni di qualcuno non diventano leciti se egli non li concede volontariamente». Una volta Hazrat Jaber (r.a.) venne dal Messaggero (s.a.s.) e disse: «O Messaggero, ero coinvolto nel commercio del vino. Da quell’attività ho accumulato una considerevole somma di denaro contante. Se con essa compissi un atto di adorazione ad Allah o un’opera buona, ne trarrei beneficio?»
Il Messaggero (s.a.s.) disse: «Se spendessi quel denaro per il pellegrinaggio, il jihad o la sadaqa, esso non avrebbe presso Allah neppure il valore dell’ala di una mosca. Allah non accetta nulla se non beni puri». Allora Allah rivelò, a sostegno di queste parole: «O Profeta! Di’: “Le cose pure e le cose impure non sono uguali, anche se l’abbondanza delle cose impure ti affascina”». L’Imam Ata e Hasan al-Basri dissero che con “puro” e “impuro” si intendono rispettivamente ciò che è halal e ciò che è haram.
Ammonimento: coloro che, saccheggiando con la forza i beni della gente, hanno costruito e abitato in palazzi elevati come fortezze fortificate per sfuggire all’ira del popolo; coloro che hanno costruito splendidi giardini fioriti e vissuto nella massima agiatezza; coloro che hanno occupato sulla terra i troni dell’alto onore e del potere: riflettete, dove sono oggi? Tutti i loro tentativi e tutti i loro sogni di rimanere per sempre sulla terra sono stati ridotti in polvere. Oggi hanno cominciato a subire la conseguenza delle loro azioni. Riflettendo su tale sorte, chi abbandona per sempre la via dell’oppressione, della persecuzione e dell’appropriazione dei beni altrui e purifica se stesso è veramente assennato. Chi desidera purificarsi dovrebbe considerare come un’opportunità d’oro i pochi giorni che gli restano da vivere.
29. Mangiare haram e acquisire e utilizzare beni con qualsiasi mezzo haram
Nel Sacro Corano Allah dice: «Non consumate ingiustamente i beni gli uni degli altri». Hazrat Ibn Abbas disse: ciò significa stabilire il proprio dominio sui beni altrui mediante giuramenti falsi e infondati. L’acquisizione illegale, ossia attraverso mezzi haram, può essere di due tipi. Primo: mediante l’uso completo della forza e dell’oppressione, come appropriazione indebita, sequestro, usurpazione, appropriazione mediante tradimento di beni affidati, furto, rapina e simili. Secondo: mediante giochi, astuzia, inganno e simili. Anche vincere denaro attraverso la lotteria e il gioco d’azzardo rientra in questa categoria. Nel Sahih al-Bukhari è riportato che il Messaggero (s.a.s.) disse: «Vi sono persone che si impadroniscono ingiustamente dei beni dei servi di Allah. Nel Giorno della Risurrezione sarà loro assegnato l’Inferno». Nel Sahih Muslim è riportato che il Messaggero (s.a.s.) disse: «Un uomo, mentre si trova in un lungo viaggio, con i capelli spettinati e il corpo coperto di polvere, alza le mani verso il cielo e invoca: “O Signore, o Signore”, mentre ciò che mangia è haram, ciò che beve è haram, ciò che indossa è haram e si nutre di ciò che è haram. Come potrà essere esaudita la sua supplica?». Hazrat Anas (r.a.) disse: «Dissi: “O Messaggero, prega Allah affinché la mia supplica venga esaudita”. Il Messaggero (s.a.s.) disse: “O Anas, mantieni halal il tuo guadagno e la tua supplica sarà esaudita. Ricorda: se qualcuno porta alla bocca anche solo un prās di cibo haram, la sua supplica non sarà accettata per quaranta giorni”».
Al-Bayhaqi riferisce che il Messaggero (s.a.s.) disse: «Come Allah ha distribuito tra voi i vostri mezzi di sostentamento, così ha distribuito tra voi i vostri caratteri e le vostre disposizioni. Egli concede i beni terreni sia a colui che ama sia a colui che non ama. Ma concede i beni della religione, ossia dell’Aldilà, soltanto a colui che ama. Quando Allah concede la religione a qualcuno, bisogna comprendere che lo ama. Se un servo guadagna beni haram e li spende per le proprie necessità, non ne ricaverà benedizione né beneficio. Se li dona ad altri, neppure quella donazione sarà accettata; e ciò che lascerà sulla terra diventerà per lui una provvista dell’Inferno. Allah non respinge il male con il male, ma respinge il male con il bene».
Hazrat Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «La terra è dolce e verdeggiante. Chi qui guadagnerà beni halal e li spenderà in modo lecito, Allah gli darà una ricompensa eccellente e gli concederà il Paradiso. Chi invece guadagnerà beni haram e li spenderà in modo illecito, Allah lo confinerà in un luogo umiliante. E coloro che si appropriano di beni haram bruceranno nel fuoco il Giorno della Resurrezione».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi non si preoccupa da dove procurerà i propri beni, Allah l’Altissimo non si preoccuperà da quale porta lo farà entrare nell’Inferno».
Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Per un musulmano sarebbe meglio mangiare terra che mangiare qualcosa di haram». (Musnad Ahmad)
Hazrat Yusuf ibn Asbat (che Allah abbia misericordia di lui) disse: «Quando un giovane si dedica all’adorazione, Satana dice ai suoi collaboratori: “Scoprite che cosa mangia quest’uomo! Se mangia haram, lasciatelo pure stancarsi nell’adorazione quanto vuole, senza ostacolarlo. Infatti egli stesso è sufficiente a distruggere la propria adorazione. Finché continuerà a mangiare haram, la sua adorazione non gli sarà di alcuna utilità”». Questa affermazione è confermata dall’hadith sahih di Muslim citato in precedenza. È riportato in un hadith che un angelo proclama ogni notte e ogni giorno a Bayt al-Maqdis: «Allah non accetta né gli obblighi né le devozioni volontarie di chi mangia haram». Abdullah ibn al-Mubarak disse: «Preferisco di gran lunga donare centomila denari piuttosto che accettare un solo dirham dubbio». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando colui che ha speso denaro haram si reca al pellegrinaggio e dice: “Labbayk” (Signore, eccomi), un angelo gli dice: “Il tuo Labbayk non è accettato. Il tuo hajj è stato gettato sul tuo volto”». (Tabarani)
È riportato nel Musnad Ahmad che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi compra un indumento per dieci dirham, di cui un dirham è stato ottenuto illecitamente, non vedrà accettata la sua preghiera finché indosserà quell’indumento». L’Imam Wahb ibn al-Ward disse: «Anche se fossi incaricato come combattente o sentinella sul campo del jihad, ciò non ti gioverebbe finché non prestassi attenzione al fatto che ciò che mangi sia halal o haram». Hazrat Ibn Abbas disse: «Allah non accetta la preghiera di chi si nutre di haram finché non si pente davanti ad Allah e non torna a un guadagno lecito». Hazrat Sufyan al-Thawri disse: «Chi compie una buona azione con denaro haram è come colui che lava un indumento con l’urina. Un indumento non diventa puro se non con acqua pura. Allo stesso modo, l’espiazione dei peccati non è possibile se non mediante un guadagno halal».
Hazrat Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Per timore di cadere nell’haram, rinunciavamo a nove decimi dei beni halal».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Il corpo che è cresciuto e si è nutrito di haram non entrerà in Paradiso». (Tirmidhi)
È riportato nel Sahih al-Bukhari che Hazrat Abu Bakr aveva uno schiavo. Quando questi chiese di essere liberato a condizione di pagare a Hazrat Abu Bakr una certa somma come riscatto, egli acconsentì. In seguito, lo schiavo portava ogni giorno una parte del riscatto. Hazrat Abu Bakr gli chiedeva come l’avesse guadagnata; se riceveva una risposta soddisfacente, la accettava e ne usufruiva, altrimenti non la accettava.
Un giorno, di notte, lo schiavo gli portò del cibo. Quel giorno Hazrat Abu Bakr stava digiunando. Perciò dimenticò di chiedergli l’origine del cibo e ne mangiò un boccone. Poi gli domandò: «Come hai procurato questo cibo?». Egli rispose: «Durante l’epoca dell’ignoranza praticavo la divinazione per la gente. Non ero bravo a predire il futuro; mi limitavo a ingannarli. Questo cibo è stato ottenuto con il denaro guadagnato da quella divinazione». Hazrat Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Che disgrazia! Stavi quasi portandomi alla rovina». Poi si mise un dito in gola e cercò di vomitare, ma il cibo ingerito non uscì con il vomito. I presenti gli dissero che, senza bere acqua, il cibo non sarebbe uscito.
Allora chiese dell’acqua e, bevendone ripetutamente, espulse dallo stomaco tutto ciò che aveva ingerito. La gente disse: «Che Allah abbia misericordia di voi! Tutto questo per aver mangiato un solo boccone?». Hazrat Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) rispose: «Anche se avessi dovuto morire per espellere quel cibo, lo avrei comunque fatto. Infatti ho sentito il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) dire: “Per il corpo che si forma con cibo haram, il fuoco dell’Inferno è più appropriato”».
Perciò temevo che una parte del mio corpo potesse formarsi da quel boccone. Gli studiosi sapienti hanno detto: l’estorsione di denaro, il tradimento, il furto, l’inganno e la frode, l’usura e l’intermediazione nell’usura, la falsa testimonianza, appropriarsi di un prestito dopo averlo ricevuto, accettare tangenti, alterare le misure e i pesi, vendere una merce nascondendone i difetti, il gioco d’azzardo, la magia, la divinazione astrologica, disegnare e scattare immagini, la fornicazione, il pianto professionale per i defunti, riscuotere dal compratore una provvigione senza il permesso del venditore, indicare al compratore una merce in cambio di denaro, vendere una persona libera, i beni ottenuti dalla vendita di vino e carne suina, e i beni dell’orfano rapito: tutto ciò è ricchezza haram.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione, alcune persone si presenteranno con buone opere grandi quanto le montagne di Tihama. Ma Allah l’Altissimo le renderà immediatamente simili a polvere e le disperderà. Gli fu chiesto: “O Messaggero di Allah, come sarà possibile?”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Queste persone pregavano, digiunavano, versavano la zakat e compivano l’hajj. Ma ogni volta che entravano in contatto con qualcosa di haram, vi si abbandonavano immediatamente. Perciò Allah ha annullato tutte le loro buone opere”». (Tabarani)
È narrato che qualcuno vide in sogno un uomo pio e gli chiese della sua condizione. Egli rispose: «Non sto subendo alcun castigo. Tuttavia, il mio ingresso in Paradiso è sospeso perché, durante la vita terrena, presi in prestito un ago e non lo restituii».
Ammonimento: ricordando sempre il duro e inevitabile castigo dell’Aldilà, si dovrebbe costantemente evitare ciò che è illecito.
30. Mentire
Allah l’Altissimo dice nel Sacro Corano: «La maledizione ricada sui mentitori». (Al-Baqara) Dice inoltre: «Allah l’Altissimo non guida sulla retta via il bugiardo sprecone». (Al-Mu’min)
È narrato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «La veridicità conduce l’uomo alla rettitudine, e la rettitudine conduce al Paradiso. Se una persona continua a dire la verità e a cercare la via della verità, alla fine viene registrata presso Allah come siddiq, cioè “assolutamente veritiera”. La menzogna, invece, conduce l’uomo alla dissolutezza, e la dissolutezza conduce all’Inferno. Se una persona continua a mentire e a cercare la via della menzogna, alla fine viene registrata presso Allah come “mentitore”.»
È narrato inoltre nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Tre sono i segni dell’ipocrita, anche se egli preghi e digiuni quanto vuole e pretenda di essere musulmano:
– quando parla, mente;
– quando promette, non mantiene la promessa;
– quando gli viene affidato un deposito, lo tradisce.»
In un altro hadith del Sahih al-Bukhari è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi possiede queste quattro colpe è un ipocrita completo. E chi ne possiede una, conserverà in sé un segno d’ipocrisia finché non l’abbandonerà: tradire un deposito, venir meno a una promessa, mentire e insultare durante una lite.» Nel lungo hadith del Sahih al-Bukhari in cui è narrato il sogno del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), egli dice a un certo punto: «Giungemmo presso una persona distesa. Vedemmo un uomo in piedi accanto a lei, che con uno strumento di ferro le squarciava una volta la mascella e l’occhio del lato destro fino alla nuca. Ogni volta che poi le squarciava allo stesso modo il lato sinistro, il lato destro tornava normale come prima. Quando nuovamente le squarciava la mascella sul lato destro, il lato sinistro guariva. Chiesi: “Chi è quest’uomo?”. I due angeli miei compagni dissero: “Era un uomo che usciva di casa, diffondeva una falsa voce e la lasciava propagarsi in ogni direzione”.
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «È possibile che nel carattere del credente siano presenti ogni sorta di difetti, ma non è possibile che vi siano la menzogna e il tradimento». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non nutrite cattivi sospetti nei confronti di nessuno, poiché il cattivo sospetto è la forma più abietta di menzogna». (Sahih al-Bukhari e Muslim) In un hadith del Sahih Muslim è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione Allah l’Altissimo non parlerà con tre persone, non le guarderà e non le purificherà dai peccati: un anziano adultero, un governante bugiardo e un povero arrogante.»
Nel hadith del Musnad Ahmad il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Perisca, perisca, perisca colui che mente per far ridere la gente». Tra le menzogne, la più grave è il falso giuramento. Nella sura al-Munafiqun Allah l’Altissimo lo ha definito una caratteristica degli ipocriti. Egli ha detto: «Gli ipocriti prestano falsi giuramenti consapevolmente». (Si veda il ventiseiesimo grande peccato.) In un hadith riportato da Abu Dawud, al-Tirmidhi, al-Nasa’i e al-Bayhaqi, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione Allah l’Altissimo non parlerà con tre persone, non le purificherà e, inoltre, per loro sarà stabilito un duro castigo: colui che possiede acqua in eccedenza ma non permette al viandante di utilizzarla; colui che giura il falso al compratore dicendo: “L’ho comprata a questo prezzo”, e il compratore, credendogli, la acquista a un prezzo più alto, mentre in realtà egli non l’ha comprata a quel prezzo; e colui che promette obbedienza a un governante per un interesse meramente mondano, poi gli obbedisce quando il governante gli concede tale beneficio, ma non gli obbedisce quando non glielo concede». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Mentire a colui che ti ritiene veritiero è il peggiore dei tradimenti.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «La più grande falsificazione nei confronti di Allah consiste nel pretendere di aver visto ciò che una persona non ha visto». In altre parole, dice: «Ho visto questo e quest’altro in sogno», sebbene non l’abbia visto. Hazrat Ibn Mas‘ud (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Quando un servo continua a mentire, dapprima compare una macchia nera nel suo cuore; poi, crescendo, quella macchia finisce per rendere nero l’intero cuore. A quel punto viene registrato presso Allah come mentitore.»
Pertanto, nessun musulmano dovrebbe mai dire bugie, in nessuna circostanza, salvo quando vi sia un beneficio chiaro e specifico. Dovrebbe dire la verità oppure tacere. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi crede in Allah e nell’Aldilà dica parole buone, altrimenti taccia». Da questo hadith si comprende chiaramente che non si dovrebbe parlare quando il beneficio di una parola non è manifesto. Hazrat Abu Musa (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: Chiesi: «O Messaggero di Allah, chi è il migliore tra i musulmani?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Colui dalla cui lingua e dalle cui mani gli altri musulmani non subiscono alcun danno». (Bukhari, Muslim, Tirmidhi, Nasa’i)
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi pronuncia consapevolmente parole haram sarà gettato nell’Inferno a una profondità più lontana della distanza tra l’estremità orientale e quella occidentale della Terra». Va osservato che mentire per salvare la vita di qualcuno, placare il conflitto tra due parti e impedire la disgregazione di un matrimonio non è soltanto permesso, ma in determinati casi è addirittura obbligatorio. Tuttavia, anche in simili circostanze, è preferibile usare parole ambigue piuttosto che pronunciare una menzogna esplicita. Per esempio, mentre il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si recava nella grotta del monte Thawr, un uomo chiese ad Abu Bakr, riferendosi al Messaggero: «Chi è costui?». Abu Bakr rispose: «È la mia guida». Un saggio disse: «Tra gli esseri umani esistono circa ottomila difetti caratteriali. Ma una sola virtù è capace di coprirli tutti: il dominio della parola. E un’altra virtù può eliminare tutti i loro difetti: la veridicità».
31. Disonestà e corruzione nell’amministrazione della giustizia
Allah l’Altissimo dice nella sura al-Ma’ida: «Coloro che non giudicano e governano secondo ciò che Allah ha rivelato sono ingiusti»… «Coloro che non giudicano e governano secondo ciò che Allah ha rivelato sono miscredenti». «Coloro che non giudicano e governano secondo ciò che Allah ha rivelato sono empi». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Allah non accetta la preghiera del giudice o del governante che non decide secondo ciò che Allah ha rivelato». (Hakim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «I giudici sono di tre categorie: due di esse andranno all’Inferno e una andrà in Paradiso. Il giudice che conosce ciò che è vero e giusto e giudica di conseguenza andrà in Paradiso. Quanto al giudice che non sa che cosa sia vero e giusto, e a quello che, pur sapendo che cosa sia vero e giusto, non giudica con giustizia, entrambi saranno abitanti dell’Inferno». Gli fu chiesto: «Qual è la colpa di colui che non lo sa?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «La sua colpa è essere diventato giudice senza sapere». (Hakim, Abu Dawud, Tirmidhi) Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Colui che è stato nominato giudice è come se fosse stato macellato senza coltello».
Hazrat Fudayl ibn Iyad disse: «Un giudice dovrebbe dedicare un giorno all’amministrazione della giustizia e un giorno a piangere per se stesso».
L’Imam Muhammad ibn Wasi’ (che Allah abbia misericordia di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione, i giudici saranno i primi a essere convocati per il rendiconto». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Quando, nel Giorno della Resurrezione, un giudice giusto sarà sottoposto al rendiconto, vedendo la sua severità rimpiangerà di non aver giudicato nemmeno una controversia riguardante un dattero tra due persone».
Hazrat Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: Ho sentito il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) dire che, nel Giorno della Resurrezione, ogni governante e ogni giudice sarà fatto stare davanti ad Allah sul Sirat e il suo registro segreto delle opere sarà letto davanti a tutta l’umanità. Se poi sarà riconosciuto come giudice giusto, Allah lo libererà; altrimenti cadrà nell’Inferno insieme al Sirat».
32. Accettare tangenti
Allah l’Altissimo dice: «Non divoratevi l’un l’altro i beni ingiustamente e non portate denaro ai governanti, affinché possiate consumare illecitamente una parte dei beni altrui, pur sapendo ciò». In altre parole, non cercate di impadronirvi dei beni altrui offrendo tangenti ai governanti, pur sapendo che ciò non è lecito.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Allah ha maledetto sia colui che dà la tangente sia colui che la prende». Gli imam sono concordi nel ritenere che la maledizione ricada su colui che dà la tangente soltanto quando intende, mediante essa, danneggiare un’altra persona oppure ottenere un vantaggio che non gli spetta. Se invece, trovandosi senza altra possibilità, dà una tangente per ottenere qualcosa che gli spetta legittimamente o per far valere un proprio diritto, oppure per sfuggire all’ingiustizia di qualcuno, la maledizione non ricade su di lui. Nel hadith riportato da Abu Dawud e al-Tirmidhi, anche la terza persona che aiuta entrambi, colui che dà e colui che prende la tangente, è stata annoverata tra i maledetti. Se questa persona è stata incaricata da colui che dà la tangente, nel caso in cui si tratti di far valere un diritto legittimo o di difendersi dall’ingiustizia, la sua condizione sarà uguale a quella di colui che dà la tangente e non meriterà la maledizione; altrimenti la meriterà. Per il governante, tuttavia, lo scambio di tangenti è sempre haram, sia che lo faccia per ledere il diritto di qualcuno, sia che lo faccia per respingere un’ingiustizia.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Chi intercede per qualcuno e, in seguito, colui per il quale ha interceduto gli offre un dono o un regalo, se egli accetta questo dono, ciò rientra nella categoria del consumare una grave forma di riba». Ibn Mas‘ud (che Allah sia compiaciuto di lui) ha detto: «Se, dopo aver soddisfatto una necessità di tuo fratello, accetti da lui un regalo, ciò sarà haram». (Va precisato che, se una persona è assunta come dipendente retribuito per svolgere un determinato lavoro e, compiendo un’attività compresa nelle sue mansioni, riceve un compenso da colui per il quale ha lavorato, ciò è unanimemente considerato una tangente, sia che venga chiamato regalo, omaggio, dono o mancia. Se invece l’attività è al di fuori delle sue mansioni e viene svolta fuori dall’orario di lavoro, ricevere per essa un compenso o una remunerazione non costituisce una tangente. — Traduttore)
È narrato che una volta un cristiano incontrò a Beirut l’imam al-Awza‘i e si lamentò del fatto che il governatore di Baalbek gli avesse imposto ingiustamente un tributo eccessivo. Gli chiese di scrivere una lettera di raccomandazione per porre rimedio a quell’ingiustizia e gli offrì una bottiglia di miele come dono. L’imam al-Awza‘i gli disse: «Scriverò la lettera e ti restituirò la bottiglia di miele». L’uomo se ne andò portando con sé la bottiglia di miele e la lettera e, su richiesta dell’imam, il governatore di Baalbek ridusse di trenta dirham il suo tributo.
33. Adottare da parte delle donne un abbigliamento simile a quello degli uomini e da parte degli uomini un abbigliamento simile a quello delle donne
È narrato da Ibn ‘Abbas nel Sahih al-Bukhari, in Abu Dawud, al-Tirmidhi, al-Nasa’i e Ibn Majah che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Allah ha maledetto gli uomini che adottano un abbigliamento simile a quello delle donne e le donne che adottano un abbigliamento simile a quello degli uomini». Rientra in ciò anche l’imitazione, da parte degli uomini, della voce delle donne e, da parte delle donne, della voce degli uomini.
Pertanto, quando una donna indossa abiti attillati e trasparenti come quelli degli uomini, lasciando scoperte parti del corpo che dovrebbero essere coperte, assume le sembianze degli uomini e diventa meritevole della maledizione. Se suo marito accetta questo comportamento e non la impedisce dal farlo, anch’egli diventa meritevole della maledizione, poiché gli è stato ordinato di mantenere la moglie obbediente agli ordini di Allah e di impedirle di disobbedirGli. Allah ha detto: «O credenti! Proteggete voi stessi e le vostre famiglie dal Fuoco…», cioè insegnate loro la buona condotta, ordinando loro di obbedire ad Allah e impedendo loro di disobbedirGli, così come ciò è necessario per voi stessi. Inoltre, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Tutti voi siete responsabili e ciascuno di voi sarà chiamato a rispondere di coloro che sono sotto la sua autorità. L’uomo è responsabile della sua famiglia e ne sarà interrogato nel Giorno della Resurrezione». (Sahih al-Bukhari e Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Gli uomini periranno quando diventeranno sottomessi alle loro mogli».
Da questo hadith si comprende che anche il fatto che una donna assuma il ruolo di governante rientra nell’imitazione degli uomini, mentre il fatto che un uomo si sottometta a una donna rientra nell’imitazione delle donne. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Due categorie di persone saranno abitanti dell’Inferno: coloro che colpiscono la gente con fruste simili alle code dei buoi e le donne che indossano abiti così trasparenti che attraverso di essi si vede il colore del corpo e che camminano ondeggiando con aria altezzosa. Queste donne non sentiranno nemmeno il profumo del Paradiso, benché esso possa essere percepito da grande distanza». (Sahih Muslim) È narrato da Nafi‘ (che Allah sia compiaciuto di lui) che un giorno Ibn ‘Umar e ‘Abdullah ibn ‘Amr si trovavano presso al-Zubayr.
In tale situazione si avvicinò una donna, portando un arco sulla spalla e conducendo un gregge di pecore. ʿAbd Allah ibn ʿUmar le chiese: «Sei un uomo o una donna?». Ella rispose: «Una donna». Quando egli guardò verso ʿAbd Allah ibn ʿAmr, questi disse: «Allah l’Altissimo, per bocca del Suo Profeta, ha maledetto le donne che imitano gli uomini e gli uomini che imitano le donne». Da ciò si comprende che, per le donne, adottare occupazioni tipicamente maschili, muoversi e lavorare in modo virile e senza osservare il pudore equivale a imitare gli uomini. Tuttavia, è lecito svolgere una professione e lavorare osservando il pudore.
Tra le azioni per le quali le donne vengono maledette vi sono: mostrare, quando escono, la bellezza del corpo e i gioielli; uscire dopo essersi cosparse il corpo o gli abiti di profumo; e indossare abiti aderenti o trasparenti che non coprono le parti intime e non garantiscono il pudore. Tutto ciò rientra nel tabarruj, contro il quale Allah e il Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui) hanno pronunciato una severa condanna. Poiché la maggior parte delle donne si dedica a queste pratiche, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «La notte dell’Ascensione vidi l’Inferno e vidi che la maggior parte dei suoi abitanti erano donne». Disse inoltre: «Non lascio agli uomini nulla di più nocivo delle donne».
34. Tollerare l’oscenità e la dissolutezza all’interno della propria famiglia
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Tre persone non entreranno in Paradiso: chi disobbedisce ai propri genitori, il dayyuth, cioè colui che tollera l’oscenità e la dissolutezza nella propria famiglia, e la donna che assume comportamenti maschili». Secondo una narrazione di al-Nasa’i, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah ha reso il Paradiso proibito a tre persone: chi beve vino, chi disobbedisce ai propri genitori e colui che tollera l’oscenità e la dissolutezza nella propria famiglia».
Non si può definire dayyuth colui che sospetta che sua moglie sia coinvolta nell’oscenità, ma non possiede prove evidenti e, per amore di lei, non riesce a dirle nulla; oppure colui che è talmente indebitato con la moglie da non poter estinguere il debito, che è gravato da un’enorme dote dovuta, o che teme che ella ricorra al tribunale per reclamare il mantenimento di numerosi figli, e per questo mostra indulgenza. Tuttavia, chi non nutre dentro di sé alcuna avversione per l’oscenità e non obbliga la moglie e i figli a osservare le norme islamiche, in particolare il pudore, non avrà alcun bene né in questo mondo né nell’Aldilà ed è considerato dayyuth.
Nota del traduttore: Fatte salve le poche situazioni eccezionali menzionate sopra, in generale un uomo esercita sulla propria moglie e sui propri figli un’autorità assoluta e un dominio esclusivo, in qualche modo simili alla sovranità statale. In quanto padre e marito, il suo diritto a ricevere dai figli e dalla moglie un’obbedienza quasi incondizionata e illimitata è garantito tanto dalle norme della Sharia quanto dalle consuetudini sociali. Perciò, affinché eserciti la propria autorità in questo ambito assoluto e mantenga la famiglia sulla retta via, nel Sacro Corano è stato impartito questo ordine: «Salvaguardate voi stessi e le vostre famiglie dal Fuoco dell’Inferno». Coloro che mostrano negligenza a questo riguardo vengono chiamati dayyuth. Se il capo della famiglia mostra negligenza riguardo al pudore in famiglia e alle altre norme della Sharia, sarà lui a doverne rispondere e, dal punto di vista della Sharia, sarà considerato dayyuth.
35. Il tahlil per la donna divorziata
(Cioè sposarsi a condizione di divorziare senza avere rapporti coniugali, affinché la donna divorziata diventi lecita al suo precedente marito.) In un hadith riportato da al-Nasa’i e al-Tirmidhi, Ibn Masʿud (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha maledetto colui che sposa una donna divorziata allo scopo di renderla lecita al suo precedente marito e poi divorzia da lei, senza avere rapporti coniugali, secondo la condizione del matrimonio, nonché colui per il quale la rende lecita». L’imam al-Tirmidhi disse: «ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui), ʿAbd Allah ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) e i giuristi della generazione dei tabiʿin agivano secondo questo hadith». Anche l’imam Ahmad lo riportò nel suo Musnad. Ibn ʿAbbas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Quando al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) fu chiesto del tahlil, rispose: “No, nessun matrimonio è valido se non è contratto secondo libera volontà. Non sono ammesse astuzie sotto il nome del matrimonio”». (Cioè non è lecito fingere o simulare un matrimonio senza contrarlo realmente.)
Non c’è spazio per deridere il Libro di Allah. Non è accettabile assumere l’obbligo di lasciare la moglie senza avere rapporti coniugali. È narrato da Uqba ibn Amir che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «A chi chiamerò il caprone preso a nolo?». Tutti dissero: «Sì, diccelo!». Allora il Messaggero di Allah disse: «Colui che sposa una donna accettando la condizione di divorziare da lei senza avere rapporti coniugali è il caprone preso a nolo». Allah l’Altissimo ha maledetto colui che contrae un matrimonio sottoposto a questa condizione e colui per il quale egli celebra tale matrimonio. (Ibn Majah)
Un uomo chiese a Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui): «Ho sposato una donna divorziata. Voglio divorziare da lei per renderla lecita al suo precedente marito. Tuttavia il suo ex marito non me lo ha ordinato e non sa nemmeno che sto facendo questo per lui. Qual è la sua opinione in proposito?». Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) rispose: «Ogni matrimonio diverso da un matrimonio contratto liberamente è nullo. Se vuoi, puoi tenerla; altrimenti lasciala». Ai tempi del Messaggero di Allah consideravamo questo atto adulterio. Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) considerava tali matrimoni adulterio e dichiarava l’intenzione di far lapidare sia colui che contraeva un simile matrimonio sia colui per il quale lo contraeva. Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) definì adulteri entrambi i coniugi anche se avevano trascorso vent’anni sposati con l’intenzione di compiere il tahlil. Un uomo chiese a Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui): «Mio cugino ha pronunciato contemporaneamente tre divorzi nei confronti di sua moglie e ora se ne è pentito.»
Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) rispose: «Ha disobbedito ad Allah, perciò Allah lo ha gettato in questa situazione piena di rimorso. Ha obbedito a Satana, perciò Satana lo ha lasciato in questa situazione difficile senza concedergli una via d’uscita». L’uomo disse: «Che cosa accadrebbe se qualcuno intraprendesse l’iniziativa di rendere sua moglie lecita per lui?». Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) rispose: «Chi inganna Allah, Allah lo ingannerà». Ibrahim al-Nakha’i, eminente imam dei tabi’in, disse: «Se uno qualsiasi dei tre — il primo marito, la moglie o il secondo marito — ha l’intenzione di compiere il tahlil, il matrimonio contratto con il marito successivo sarà considerato nullo e, attraverso tale matrimonio, la donna non diventerà lecita per il precedente marito». Hasan al-Basri, Sa’id ibn al-Musayyab, Malik ibn Anas, Layth ibn Sa’d, Sufyan al-Thawri e l’imam Ahmad sono tutti concordi sul fatto che, in questo caso, la moglie non diventi lecita per il precedente marito. Secondo l’imam al-Shafi’i, se il contratto viene concluso con la condizione del tahlil, il matrimonio stesso è invalido, poiché è temporaneo come il matrimonio mut’a, che non è riconosciuto dalla Sharia. Se invece la condizione viene menzionata prima o dopo la conclusione del contratto, e non al momento della sua conclusione, essa sarà nulla e il matrimonio sarà valido.»
36. Non purificarsi adeguatamente dall’urina
Non purificarsi correttamente dall’urina è fondamentalmente una pratica dei cristiani. Allah l’Altissimo dice: «Purificate le vostre vesti». (Sura al-Muddaththir) È narrato da Ibn Abbas che, passando accanto a due tombe, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Gli abitanti di queste due tombe stanno subendo il castigo, perché uno dei due andava in giro a seminare discordia, mentre l’altro non si purificava adeguatamente dall’urina». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Purificatevi dall’urina, poiché la maggior parte del castigo della tomba è dovuta proprio a questo». (al-Daraqutni)
Chi non si purifica bene dall’urina rende impuri sia il corpo sia gli abiti, e la sua preghiera non è valida. Al-Tabarani e Ibn Abi al-Dunya narrano che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Gli abitanti dell’Inferno soffriranno già dolori e tormenti indescrivibili. Inoltre, a causa di quattro categorie di persone, le loro sofferenze aumenteranno ancora. Continueranno così a correre tra acqua bollente e fuoco, invocando per sé la morte e la distruzione. Poi gli abitanti dell’Inferno si diranno l’un l’altro: “Chi sono queste quattro persone che, entrando nell’Inferno, hanno accresciuto il nostro tormento?”. Uno dirà: “Una di loro è rinchiusa in una gabbia di fuoco”. Un’altra trascina le proprie viscere fuoriuscite. Dalla bocca di un’altra vomitano incessantemente pus e sangue. E un’altra si morde e mangia la carne del proprio corpo. Poi si dirà alla persona rinchiusa nella gabbia: “Che cosa è accaduto a questo maledetto, che ha aggiunto tormento al nostro tormento?”. Risponderà: “Sono maledetto perché depredavo e consumavo in vari modi i beni della gente, poi sono morto portando sulle spalle tutte quelle responsabilità”. Poi alla persona che trascina le proprie viscere verrà posta la stessa domanda. Risponderà: “Sono maledetto perché non stavo attento all’urina e non la lavavo né la ripulivo”. Poi alla persona dalla cui bocca vomitano incessantemente sangue e pus verrà posta la stessa domanda. Risponderà: “Sono maledetto perché mi divertivo ad ascoltare ogni sorta di discorso malvagio e, riferendo le parole di una persona a un’altra, seminavo discordia e suscitavo inimicizia”. Poi alla persona che morde la carne del proprio corpo verrà posta la stessa domanda. Risponderà: “Sono maledetto perché mangiavo la carne della gente, cioè praticavo la maldicenza”». Che Allah protegga tutti noi da questi peccati abominevoli!
37. La riya, cioè compiere opere buone per essere mostrati agli altri
Allah, descrivendo le caratteristiche e i segni degli ipocriti, dice: «Essi si mostrano agli uomini e ricordano Allah solo raramente». (Sura an-Nisāʾ)
«Guai a quei credenti che sono negligenti nella loro preghiera, che pregano per farsi vedere dalla gente e che non aiutano le persone con ciò di cui hanno bisogno quotidianamente». (Sura al-Māʿūn) «O credenti! Non vanificate le vostre elemosine con rimproveri, come colui che dona per farsi vedere dalla gente». (Sura al-Baqara) «Chi spera di incontrare il suo Signore deve compiere opere buone e non associare nessuno nell’adorazione del proprio Signore». (Sura al-Kahf) Ciò significa che non si deve adorare con l’intento di mostrarsi agli altri e compiacerli.
È narrato da Abū Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione saranno giudicate per prime tre persone. La prima era caduta martire sulla via di Allah. Sarà condotta davanti a Lui e le saranno ricordate le benedizioni che Allah le aveva concesso. Essa le riconoscerà tutte. Poi le sarà chiesto: “Che cosa hai fatto in segno di gratitudine per tutte queste benedizioni?”. Risponderà: “Ho combattuto per Te e sono caduto martire”. Allah dirà: “Hai mentito. In realtà hai combattuto affinché la gente ti chiamasse eroe, e infatti ti ha chiamato eroe”. Poi sarà ordinato di gettarla nell’Inferno. La seconda persona aveva ricevuto da Allah grandi ricchezze. Sarà condotta davanti a Lui e le saranno ricordate le benedizioni di Allah. Essa riconoscerà le benedizioni di Allah. Poi le sarà chiesto: “Che cosa hai fatto di buono con questa grande ricchezza?”. Risponderà: “O Allah! Ogni volta che vedevo la necessità di spendere denaro sulla Tua via, non esitavo a farlo”. Allah dirà: “Hai mentito. Hai donato non sulla Mia via, ma affinché la gente ti lodasse chiamandoti generoso; e infatti ti ha chiamato generoso”. Poi anch’essa sarà gettata nell’Inferno. La terza persona aveva acquisito la conoscenza dell’Islam durante la vita terrena, la trasmetteva agli altri e studiava il Corano. Sarà condotta davanti a Lui e le saranno ricordate le benedizioni di Allah che le erano state concesse, ed essa le riconoscerà. Le sarà chiesto: “Che cosa hai fatto con questa conoscenza islamica?”. Risponderà: “Ho acquisito la conoscenza islamica, l’ho trasmessa e ho studiato il Sacro Corano per ottenere il Tuo compiacimento”. Allah dirà: “Sei un bugiardo. Non hai studiato per ottenere il Mio compiacimento, ma affinché la gente ti lodasse chiamandoti recitatore del Corano”. Poi sarà ordinato di gettare anch’essa nell’Inferno». (Sahih Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse inoltre: «Chi compie un’opera buona per farsi ascoltare dalla gente, Allah lo farà ascoltare; e chi la compie per farsi vedere dalla gente, Allah lo farà vedere». (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim)
L’Imam al-Khattabi dice che il significato di questo hadith è il seguente: chi agisce non per ottenere il compiacimento di Allah, ma per farsi ascoltare e vedere dalla gente, Allah lo punirà smascherando il vero scopo delle sue azioni e umiliandolo pubblicamente nel Giorno della Resurrezione. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse inoltre: «Anche la minima ostentazione rientra nello shirk». (at-Tabarani, al-Hakim)
Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse inoltre: «La cosa più terribile che temo possa diffondersi tra voi è il piccolo shirk». Gli fu chiesto: «O Messaggero di Allah, che cos’è il piccolo shirk?». Egli rispose: «Compiere opere buone per farsi vedere dalla gente». Nel giorno in cui Allah ricompenserà i Suoi servi secondo le loro opere, dirà: “Andate da coloro per i quali compivate le opere buone per farvi vedere, e guardate se presso di loro riceverete qualche ricompensa”». (Ahmad, al-Bayhaqi)
Nel Sacro Corano Allah dice: «Apparirà loro, da parte di Allah, ciò che non avevano mai immaginato». A proposito dell’interpretazione di questo versetto, alcuni dicono che essi compivano opere che ritenevano buone nella vita terrena, ma che nel Giorno della Resurrezione appariranno come opere cattive. Leggendo questo versetto, alcuni pii dicevano: «La rovina degli ostentatori!». Ibn Abi ad-Dunya narrò che nel Giorno della Resurrezione all’ostentatore saranno rivolti quattro appellativi: «O ostentatore, o ipocrita, o peccatore, o perdente! Va’ e prendi la tua ricompensa da colui che cercavi di compiacere. Presso di Me non c’è nulla per te». È narrato che ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) vide un uomo camminare con il capo chino e gli disse: «Cammina con il capo sollevato. Non c’è umiltà nel tenere il capo chino: l’umiltà risiede nel cuore». Abū Umāma al-Bāhilī (che Allah sia soddisfatto di lui) vide un uomo che, mentre era prosternato nella moschea, supplicava Allah piangendo ad alta voce. Abū Umāma gli disse: «Sarebbe stato meglio per te piangere in questo modo restando a casa tua». L’Imam Muhammad ibn al-Mubarak dice: «Manifesta apertamente le tue suppliche durante la notte, poiché ciò che si compie durante la notte è per Allah, mentre ciò che si compie durante il giorno è per la gente». ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Il segno dell’ostentatore è che, quando è solo, diventa negligente e pigro; quando si trova tra la gente, diventa attivo; quando viene lodato, aumenta le sue opere buone; quando gli vengono segnalati i suoi errori o viene biasimato e criticato, diminuisce le sue opere buone». Fudayl ibn ʿIyād disse: «Compiere opere buone per compiacere la gente è shirk, mentre abbandonare le opere buone per timore dell’ira della gente è ostentazione. L’ikhlās consiste nel liberarsi da entrambe queste condizioni». Che Allah ci liberi dall’ostentazione e ci conceda l’ikhlās. Āmīn.
(Va precisato che, se non si ha l’intenzione di ottenere la lode della gente oppure se si intende incoraggiare le persone a compiere opere buone, non è biasimevole compiere apertamente opere buone. Come dice Allah: «Coloro che donano i loro beni, di notte e di giorno, pubblicamente e segretamente, avranno la loro ricompensa presso il loro Signore». — Traduttore)
38. Acquisire la conoscenza o l’istruzione religiosa per il solo scopo mondano, occultarla e non agire secondo la conoscenza dell’Islam
Allah l’Altissimo dice: «Tra i servi di Allah, solo i sapienti Lo temono» (Sura Fatir), cioè coloro che hanno conoscenza di Allah. Ibn Abbas dice: cioè, tra le creature di Allah, Lo temono coloro che sono consapevoli della Sua potenza e della Sua maestà. L’Imam Sha’bi dice: chi teme Allah è sapiente. Rabi ibn Anas dice che chi non teme Allah non è sapiente. Allah l’Altissimo dice inoltre: «Coloro che occultano le prove evidenti e la guida che abbiamo fatto scendere, dopo che le abbiamo chiaramente esposte agli uomini in questo Libro, sono maledetti da Allah e dai maledici» (Sura al-Baqara).
Questo versetto fu rivelato a proposito dei sapienti ebrei. Con le «prove evidenti» si intendono le pene prescritte dalla Sharia per l’omicidio, l’adulterio e simili, nonché le altre leggi; con la «guida» si intendono l’insieme delle prescrizioni portate dal Messaggero ﷺ e le sue lodi; con gli «uomini» si intendono i Figli d’Israele; con il «Libro» si intende la Torah; e con i «maledici» si intendono tutte le creature, eccetto i jinn e gli uomini. Ibn Mas’ud (che Allah sia soddisfatto di lui) dice che quando due musulmani si maledicono a vicenda, la maledizione ricade sugli ebrei e sui cristiani, poiché essi occultano, pur trovandosi nei loro Libri, le notizie riguardanti Muhammad ﷺ.
Altrove Allah dice: «Allah aveva preso un patto da coloro ai quali era stata data la Scrittura: “Dovrete certamente esporre questo Libro agli uomini nella sua interezza e non dovrete occultarne nulla in alcun modo”. Ma essi si lasciarono il patto alle spalle e comprarono in cambio un vile interesse. Quanto è spregevole ciò che hanno comprato». L’Imam Wahidi dice che questo versetto fu rivelato a proposito degli ebrei di Medina. Allah aveva preso da loro nella Torah un impegno, cioè aveva impartito loro un ordine rigoroso, affinché rendessero certamente pubbliche le informazioni riguardanti Muhammad ﷺ, le sue lodi e la sua profezia, senza occultarle in alcun modo. Ma essi si lasciarono alle spalle quell’impegno o ordine, cioè lo disobbedirono. Il Messaggero ﷺ ha detto che chi apprende la conoscenza mediante la quale si può ottenere la soddisfazione di Allah, ma la apprende esclusivamente per un guadagno terreno, non sentirà nemmeno il profumo del Paradiso. (Sunan Abu Dawud, Sunan Ibn Majah)
Il Messaggero ﷺ ha inoltre detto che chi acquisisce la conoscenza con l’intenzione di vantarsi tra tutti i sapienti, oppure di discutere con gli ignoranti, oppure di attirare verso di sé l’attenzione della gente, sarà gettato nell’Inferno. (Jami’ at-Tirmidhi)
Il Messaggero ﷺ ha inoltre detto: «A chi possiede una conoscenza su una questione, ma la nasconde quando gli viene chiesto al riguardo, nel Giorno della Resurrezione sarà posta al collo una briglia di fuoco». È narrato in Sahih Muslim, Jami’ at-Tirmidhi e Sunan an-Nasa’i che il Messaggero ﷺ pregava dicendo: «Cerco rifugio dalla conoscenza che non mi reca beneficio», cioè nell’Aldilà. È narrato in Tirmidhi e Ibn Majah che il Messaggero ﷺ ha detto: «Chi acquisisce la conoscenza religiosa, ma non agisce secondo essa, vedrà aumentare con essa soltanto la propria arroganza». È narrato in Abu Dawud e Tirmidhi che il Messaggero ﷺ ha detto: «Nel Giorno della Resurrezione, lo studioso che commette cattive azioni sarà gettato nell’Inferno». Allora la gente gli chiederà: «Perché ti trovi in questa condizione? Noi ricevevamo da te la guida». Egli risponderà: «Io stesso facevo ciò che vi proibivo di fare».
39. Il tradimento o la slealtà
Allah l’Altissimo ha detto: «O credenti! Non tradite Allah, il Suo Messaggero e i depositi che vi sono stati affidati, pur conoscendone l’importanza» (al-Anfal).
L’Imam al-Wahidi (che Allah abbia misericordia di lui) dice che questo versetto fu rivelato riguardo al Compagno Abu Lubaba. Sua moglie e i suoi figli vivevano nel villaggio della tribù dei Banu Qurayza. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) teneva i Banu Qurayza sotto assedio. In una certa occasione mandò Abu Lubaba presso i Banu Qurayza. Gli uomini dei Banu Qurayza gli chiesero: «O Abu Lubaba! Se ci arrendessimo secondo il giudizio di Sa‘d riguardo a noi, che cosa pensi che ci accadrebbe?». Abu Lubaba indicò la propria gola, facendo capire che sarebbero stati sgozzati. Perciò non scendete. Questo suo gesto fu un tradimento della fiducia nei confronti di Allah e del Suo Messaggero. Lo stesso Abu Lubaba riconobbe: «Non appena compii quell’azione, capii di aver commesso un tradimento». In seguito Abu Lubaba si legò per sei giorni a una colonna della Moschea del Profeta e si liberò soltanto dopo che fu annunciata l’accettazione del suo pentimento. Ibn Abbas disse: «Tutto ciò che Allah rende obbligatorio ai Suoi servi è un’amāna, un deposito affidato. Disobbedire agli ordini o ai divieti di Allah è tradire l’amāna».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «I segni dell’ipocrita sono tre: quando parla, mente; quando promette, non mantiene la promessa; e quando gli viene affidato qualcosa, tradisce l’affidamento». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim). In Sahih Muslim è stata aggiunta questa frase: «Anche se prega, digiuna e si considera musulmano».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi non è degno di fiducia non ha fede, e chi non mantiene la promessa non ha religione». (Ahmad, al-Bazzar, al-Tabarani). Il tradimento, ossia la slealtà, è sempre cattivo in ogni cosa; tuttavia una forma può essere peggiore di un’altra. Chi tradisce un affidamento in una cosa di poco conto non è come colui che tradisce la fiducia riguardo ai beni, alle ricchezze e ai familiari di qualcuno e commette grandi ingiustizie. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Proteggi la fiducia di chi si fida di te e non tradire chi ti tradisce».
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Per quanto numerosi possano essere i difetti del credente, in lui non possono trovarsi il tradimento e la menzogna». (Ahmad). Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah ha detto: quando due persone si associano per compiere un’opera, Io sono il loro terzo, finché non si tradiscono a vicenda». (Vale a dire che, finché non vi è tradimento, la misericordia di Allah accompagna ogni attività svolta in società). (Abu Dawud).
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «La prima virtù a scomparire tra gli uomini sarà l’affidabilità, ossia la lealtà; l’ultima a rimanere sarà la preghiera, e vi saranno molti che pregano senza ottenere alcun beneficio». Ibn Mas‘ud disse: «Nel Giorno della Risurrezione colui che ha tradito un affidamento sarà condotto davanti a Allah e gli sarà detto: “Restituisci ciò che ti è stato affidato”. Egli dirà: “O mio Signore, come posso restituirlo? Il mondo è ormai distrutto”. Allora gli sarà mostrato, nel luogo più basso dell’Inferno, l’oggetto che gli era stato affidato, esattamente nella forma in cui era stato depositato. Poi gli sarà detto: “Scendi laggiù e riportalo”. Egli scenderà e lo riporterà sulle spalle. L’oggetto gli sembrerà più pesante di tutte le montagne del mondo. Penserà che, se riuscirà a riportarlo, sarà liberato dal fuoco dell’Inferno».
Ma non appena giungerà presso l’ingresso dell’Inferno, ricadrà nuovamente nel luogo più basso dell’Inferno insieme all’oggetto affidatogli e vi rimarrà per sempre. In seguito Ibn Mas‘ud disse: «La preghiera, l’abluzione, il bagno rituale e la bilancia usata nelle compravendite sono tutti affidamenti. E il bene custodito in deposito è il più grande degli affidamenti».
40. Ricordare agli altri le proprie elemosine e i propri favori, rinfacciarli e divulgarli
Allah l’Altissimo ha detto: «O credenti! Non vanificate le vostre elemosine ricordandole e arrecando offesa». (Sura al-Baqara). In un hadith riportato da Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Risurrezione Allah non parlerà con tre persone, non le guarderà, non le purificherà dai peccati e per loro vi sarà un castigo doloroso: colui che indossa una veste al di sotto delle caviglie, colui che rinfaccia e divulga le elemosine e i favori che ha fatto, e colui che vende una merce giurando il falso». In un hadith riportato dalle Sunan di al-Nasa’i, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Tre persone non entreranno in Paradiso: colui che fa adirare i genitori, l’ubriacone e colui che divulga e rinfaccia i favori e le elemosine che ha fatto». Vale a dire colui che dona qualcosa a qualcuno e poi glielo rinfaccia e lo divulga. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non divulgate le vostre elemosine, poiché ciò annulla la ricompensa dell’elemosina e fa perdere il diritto alla gratitudine». L’Imam Ibn Sirin udì un uomo dire a un altro: «Ti ho dato questa e quella cosa, ti ho reso questo e quel favore». Ibn Sirin gli disse: «Taci! Chi fa un favore e poi ne tiene il conto non riceve alcuna ricompensa».
41. Negare il destino
Allah l’Altissimo dice nella sura al-Qamar: «Abbiamo creato ogni cosa con misura». L’Imam Ibn al-Jawzi dice che vi sono due opinioni riguardo alla causa della rivelazione di questo versetto. Secondo la prima, gli ipocriti della Mecca vennero dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e iniziarono a discutere con lui del destino. Allora fu rivelato questo versetto. Secondo la narrazione di Abu Umama (che Allah sia soddisfatto di lui), invece, il versetto fu rivelato riguardo al gruppo che negava il destino. La seconda opinione è che un sacerdote cristiano di Najran venne dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e disse: «O Muhammad, ritieni forse che il peccato avvenga secondo il destino? In realtà non è così». Allora il Messaggero di Allah disse: «Siete ribelli contro Dio». In quel momento fu rivelato il versetto. Nella sura al-Hadid Allah dice: «Qualunque calamità colpisca la terra o le vostre persone è già registrata in un Libro prima ancora che vi creassimo. Ciò è facile per Allah. Dunque non vi rattristate per ciò che vi sfugge e non esultate con arroganza per ciò che Egli vi ha dato. Allah non ama chi è superbo e vanaglorioso».
È narrato da Umar ibn al-Khattab (che Allah sia soddisfatto di lui) che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando, nel Giorno della Risurrezione, Allah riunirà i primi e gli ultimi, un angelo, per Suo ordine, proclamerà con voce tanto forte che potranno udirla sia i primi sia gli ultimi: “Dove sono coloro che hanno disobbedito ad Allah?”. Allora i qadariyyah, cioè coloro che negano il destino, si alzeranno in piedi e saranno immediatamente gettati nell’Inferno. La dottrina dei qadariyyah sostiene che non sia possibile che Allah l’Altissimo dia al servo la capacità di compiere peccati e poi lo punisca per essi. La realtà, invece, è che Allah mette l’uomo alla prova dandogli la capacità e la libertà di compiere ogni genere di azione, buona o cattiva. Se compie il bene, supera la prova e viene ricompensato; se compie il male, fallisce la prova e viene punito. Allah l’Altissimo ha descritto proprio questo nel seguente versetto: “Allah ha creato voi e ciò che fate”. Ciò significa che Allah ha creato tutte le azioni dell’uomo, buone e cattive. In un altro versetto ha detto: “Gli ha fatto conoscere il peccato e la pietà”. In altre parole, gli ha dato la capacità e l’opportunità di compiere sia il peccato sia la pietà. Il Messaggero di Allah disse: “Allah l’Altissimo concede per grazia a una categoria di persone l’ispirazione a compiere il bene e le include nella Sua misericordia; sottopone invece un’altra categoria alla prova e, di conseguenza, la umilia. Le rimprovera per le sue cattive azioni e le rende incapace di compiere qualsiasi altra azione oltre a quella con cui la mette alla prova. Poi la punisce. E nonostante tutto ciò, Allah è giusto”».
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Sappi che, anche se tutta l’umanità si riunisse per procurarti un beneficio, non potrebbe procurarti più di quanto Allah abbia già decretato per te. E se si riunisse per arrecarti un danno, non potrebbe arrecarti altro danno se non quello che Allah ha già stabilito. Le penne sono state ritirate e i fogli si sono prosciugati». Ciò significa che tutto ciò che è stato scritto nel destino è definitivo: nulla sarà scritto nuovamente e nulla di nuovo accadrà.
Nota: credere nel destino è una condizione indispensabile della fede, come credere nella missione profetica, nell’Aldilà e nel Libro. Pertanto, negare il destino non è soltanto un peccato grave, ma anche miscredenza. Su questo tema esistono molte confusioni e divergenze; tuttavia, al di là di tutte le divergenze, si può concludere che Allah l’Altissimo ha dato al servo la capacità e la libertà di intendere o desiderare il bene e il male e di sforzarsi per conseguirli. Egli sarà ricompensato o punito proprio per la volontà e lo sforzo che eserciterà servendosi di questa libertà. Non gli è stata però data la capacità di portare a compimento l’azione, e per questo non sarà ritenuto responsabile. Per esempio, un uomo decide di uccidere qualcuno e lo colpisce con un’arma adeguata. Anche se la persona ferita non muore, l’aggressore sarà colpevole davanti ad Allah del delitto di omicidio e sarà punito. Infatti, nessuno può essere ucciso prima che la sua vita giunga al termine e che sopraggiunga il momento stabilito della morte. Tuttavia non potrà sfuggire al peccato dell’omicidio per la sua intenzione e il suo tentativo attivo, poiché ha fatto pienamente tutto ciò che era in suo potere. A sostegno di questa affermazione si può citare un hadith. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando due persone si scontrano con l’intento di uccidersi a vicenda, sia l’uccisore sia l’ucciso saranno destinati all’Inferno». Gli fu chiesto: «Che l’uccisore vada all’Inferno non è sorprendente; ma perché dovrebbe andarci la vittima?». Il Messaggero di Allah rispose: «Anche lui voleva uccidere il suo avversario». — Il traduttore
42. Cercare di conoscere i difetti nascosti delle persone
Allah l’Altissimo ha detto: «Non spiate le cose segrete». I commentatori dicono che ciò significa: non cercate di scoprire i difetti e le colpe nascoste delle persone. In altre parole, è stato vietato fare il lavoro di spionaggio. Una volta fu detto a Ibn Mas‘ud che dalla barba di al-Walid ibn Uqba colava goccia a goccia del vino. Egli rispose: «Ci è stato vietato fare dello spionaggio. Tuttavia, se qualcosa diventa manifesto, ne terremo conto».
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi ascolta di nascosto la conversazione di qualcuno senza il suo consenso, nel Giorno della Risurrezione avrà del piombo fuso versato nelle orecchie». In un hadith è stato inoltre severamente vietato leggere la lettera di qualcuno senza il suo permesso.
43. Namīma o calunnia
(La norma permanente dell’Islam stabilisce che, quando si vuole lodare qualcuno, lo si deve fare in sua assenza, mentre, se lo si deve criticare, bisogna farlo in sua presenza. Ogni volta che, violando questa norma, si diffondono in assenza di qualcuno biasimo, critiche o calunnie, ciò diventa un atto contrario alla Sharīʿa. Tali atti possono essere di tre tipi, e tutti e tre costituiscono peccati maggiori. Primo: se l’accusa o il difetto attribuito alla persona interessata è falso o privo delle necessarie prove testimoniali, si tratta di pura calunnia. In arabo viene chiamato buhtān o qadhf. Nella legge islamica non è soltanto un peccato maggiore, ma anche un reato penale punibile dalla legge. La Sharīʿa ne stabilisce la pena in ottanta frustate e nella dichiarazione di incapacità perpetua a testimoniare. Questo argomento è già stato trattato dettagliatamente nel peccato maggiore n. 22. Secondo: se il difetto o l’accusa attribuiti sono veri, ma invece di spiegare direttamente e in privato la questione all’accusato, secondo le norme islamiche, offrendogli l’opportunità di correggersi, li si rivela a una determinata persona, provocando inimicizia tra i due o cercando di distruggere la loro buona relazione, ciò si chiama namīma o calunnia maliziosa. Terzo: se, invece di rivelarlo a una persona determinata, lo si rende pubblico davanti alla gente cercando di umiliare l’interessato, ciò si chiama ghība, maldicenza. Queste tre forme di maldicenza alle spalle sono tutte peccati maggiori e crimini esecrabili. In tutti e tre i casi viene violato il ḥaqq al-ʿibād, cioè il diritto umano, poiché con ciò vengono illegittimamente distrutti l’onore, la dignità e la reputazione della persona. Eppure non le viene neppure concessa la possibilità di difendersi. Perciò Allah non perdona questo peccato finché la persona danneggiata non lo perdona. Traduttore)
Nel Sacro Corano Allah dice: «Non seguire colui che giura a ogni parola, che è spregevole, che sparla alle spalle e che riferisce a uno ciò che ha detto un altro». (Sura al-Qalam)
È riportato in Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Muslim, Abū Dāwūd e al-Tirmidhī che il Messaggero ﷺ disse che il calunniatore non entrerà in Paradiso. In un altro ḥadīth si narra che, passando una volta accanto a due tombe, il Messaggero ﷺ disse: «Gli abitanti di queste due tombe stanno subendo il castigo. Tuttavia non stanno subendo il castigo per un peccato che consideravano grave. Uno di loro non si purificava adeguatamente dopo aver urinato; l’altro andava in giro a seminare discordia. Quindi prese due rami recisi di palma da dattero, ne piantò uno su ciascuna tomba e disse: “Forse il loro castigo sarà alleviato finché questi due rami non si saranno seccati”».
In questo ḥadīth, l’espressione «non stanno subendo il castigo per un peccato che consideravano grave» significa che, secondo la loro opinione, il peccato commesso non era particolarmente grave. Per questo, in alcune narrazioni, è riportato che il Messaggero ﷺ disse: «Eppure era certamente un peccato grave». Ṣaḥīḥ al-Bukhārī,
È riportato in Muslim e nella Muwaṭṭaʾ dell’Imām Mālik che il Messaggero ﷺ disse: «Troverete che il peggiore degli uomini è colui che si presenta in modi diversi presso persone diverse. E chi in questo mondo si comporta in modo bifronte, nel Giorno della Resurrezione Allah gli darà due lingue di fuoco». Comportarsi in modo bifronte significa parlare in due modi diversi con due persone.
L’Imām al-Ghazālī رحمه الله ha detto: «Con l’espressione “persona bifronte” si intende generalmente il calunniatore, che va da una persona e le dice: “Tizio ha detto questo e quest’altro sul tuo conto”. Rivelare una questione riservata che una delle due parti interessate, entrambe le parti o una terza persona non desidera venga divulgata è seminare discordia, sia che ciò avvenga tramite parole, scritti, gesti, allusioni o qualunque altro mezzo, e indipendentemente dal fatto che ciò che viene divulgato sia una parola, un’azione o un difetto di qualcuno. In sintesi, seminare discordia consiste nel rivelare un’informazione segreta che una delle parti interessate o una terza persona considera indesiderabile. Qualunque situazione si osservi nella vita delle persone, se rivelarla ad altri non porta alcun beneficio alla società né la protegge da un peccato, bisogna astenersene». L’Imām al-Ghazālī ha inoltre detto: colui al quale qualcuno riferisce le parole di un’altra persona, dicendo: «Tizio ha detto questo e quest’altro sul tuo conto», deve compiere sei cose. Primo: non gli crederà, perché è un seminatore di discordia e un fāsiq; non è degno di fiducia. Secondo: gli ordinerà di desistere da tale comportamento, lo criticherà severamente e gli darà un buon consiglio. Terzo: lo detesterà nel proprio cuore, poiché egli è detestato da Allah; ed è obbligatorio detestare chi è detestato da Allah. Quarto: non nutrirà immediatamente un’opinione negativa della persona riguardo alla quale il calunniatore ha riferito una cattiva notizia, poiché Allah ha detto: «Evitate di formulare troppe supposizioni, perché alcune supposizioni sono peccato». Quinto: non darà alla notizia riferita tanta importanza da cominciare a verificarne la veridicità, poiché Allah dice: «Non spiate». Sesto: non violerà egli stesso il consiglio dato al calunniatore; non parlerà con altri di ciò che il calunniatore ha detto. Si narra che un uomo riferì all’Emiro ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz una cattiva notizia riguardo a qualcuno. Egli disse: «Se vuoi, possiamo procedere riguardo alla tua notizia. Se hai detto la verità, a te si applica questo versetto: “Se un fāsiq vi porta una notizia, esaminatela attentamente”. Ma se sei un bugiardo, a te si applica questo versetto: “Colui che sparla alle spalle e riferisce a uno ciò che ha detto un altro”. E, se vuoi, posso perdonarti». L’uomo disse: «O Comandante dei credenti, che Allah ti perdoni! Non lo farò mai più».
Ḥasan al-Baṣrī ha detto: «Quando qualcuno viene da te riferendoti le parole di un altro, sappi che riferirà ad altri anche le tue parole».
Un uomo si recò da un eminente sapiente e cominciò ad attribuire varie calunnie a un’altra persona. Allora il sapiente disse: «Hai commesso nei miei confronti tre colpe. Primo: hai suscitato nel mio cuore rancore e odio verso un mio fratello nella religione. Secondo: a causa sua hai gravato il mio cuore di preoccupazione. Terzo: hai perso la mia fiducia. Alcuni saggi dicevano: “Chi ti riferisce l’insulto rivolto da qualcuno, è come se fosse lui stesso a insultarti”. Un uomo andò da ʿAlī (r.a.) e gli disse: “Tizio ha diffuso calunnie sul tuo conto e ti ha insultato”. Egli rispose: “Portami da lui”. L’uomo lo condusse da quella persona. Costui pensava che ʿAlī si sarebbe vendicato di lui. Ma ʿAlī gli disse: «Fratello mio! Se ciò che hai detto è vero, chiedo perdono ad Allah; e se è falso, chiedo ad Allah perdono per te». Alcuni esegeti, spiegando il passo della sūra al-Lahab in cui la moglie di Abū Lahab è definita “Ḥammālatal-ḥaṭab”, dicono che il significato letterale è “colei che porta la legna”. Ella era una calunniatrice. L’abitudine di fomentare discordia è stata paragonata alla legna perché, come la legna aiuta ad accendere il fuoco, così la calunnia aiuta ad accendere il fuoco dell’inimicizia tra due persone.
Un episodio: si narra che una volta un uomo vide al mercato qualcuno che vendeva il proprio schiavo. Il venditore gridava: «Questo schiavo non ha altro difetto se non una certa abitudine a fomentare discordia». L’uomo non diede importanza a quel difetto e comprò lo schiavo. Lo schiavo cominciò a vivere nella sua casa. Dopo qualche tempo disse alla moglie del padrone: «Il mio padrone vuole sposarsi di nuovo e non è più affezionato a voi come prima. Se volete impedire questo matrimonio e desiderate che vostro marito torni ad amarvi come prima, quando dormirà prendete un coltello, tagliategli alcuni peli sopra la gola e conservateli presso di voi». D’altra parte disse al padrone: «Vostra moglie ama segretamente un altro uomo e, complottando con lui, oggi vi sgozzerà mentre dormite. Se volete salvarvi, non dormite: sdraiatevi soltanto fingendo di dormire. Vedrete come vostra moglie cercherà di passarvi il coltello alla gola». Il padrone fece proprio così. Di notte, non appena sua moglie si avvicinò con il coltello per tagliargli i peli della gola, egli si alzò, le afferrò la mano, le strappò il coltello e la uccise immediatamente. In seguito arrivarono i parenti della moglie e uccisero il padrone. Poi scoppiò una guerra tra le due parti, nella quale entrambe persero tutto.
44. Maledire e insultare un musulmano senza che abbia commesso alcuna colpa
Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha detto: «Insultare un musulmano è perversione e combattere contro di lui è miscredenza». (Tutti i principali libri degli ḥadīth autentici, eccetto quello di Abū Dāwūd.) Ha inoltre detto: «Maledire un credente equivale a ucciderlo». (Tutti i principali libri degli ḥadīth autentici, eccetto quello di Ibn Mājah.) È riportato nel Ṣaḥīḥ Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Nel Giorno della Risurrezione coloro che maledicono non intercederanno per nessuno e non saranno testimoni per nessuno». In un ḥadīth è inoltre detto: «Il credente non può mai essere uno che maledice, che usa parole dure, oscene o indecenti».
È riportato nel Sunan di Abū Dāwūd che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Quando un servo maledice qualcuno (anche la cattiva invocazione è vicina alla maledizione — nota del traduttore), essa sale verso il cielo. Ma le porte del cielo vengono chiuse e ne viene impedito l’ingresso. Poi scende verso la terra, ma anche per essa le vie vengono sbarrate. Quindi si sposta a destra e a sinistra. Quando non trova alcuna via d’uscita, se colui sul quale è stata pronunciata la maledizione ne è degno, essa si abbatte su di lui; altrimenti ricade sullo stesso individuo che ha maledetto». ʿImrān ibn Ḥuṣayn narra che una volta il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) intraprese un viaggio. Durante quel viaggio una donna degli Anṣār cominciò a insultare ad alta voce e a maledire il cammello che cavalcava. Udendola, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Scaricate tutto ciò che si trova sul dorso di questo cammello e lasciatelo libero, poiché è maledetto». ʿImrān dice: «Mi sembra ancora di vedere quella donna che cammina impotente insieme alla gente, senza che nessuno venisse ad aiutarla». (Ṣaḥīḥ Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha inoltre detto: «La forma peggiore di usura consiste nell’usare parole offensive gli uni contro gli altri».
Tuttavia, è lecito maledire alcune persone coinvolte in peccati specifici. Ad esempio, l’Altissimo Allah ha detto: «La maledizione di Allah sugli ingiusti!… La maledizione di Allah sui bugiardi». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha maledetto varie categorie di persone: coloro che sono coinvolti nell’usura, nel taḥlīl, nella corruzione, nel vino e nel gioco d’azzardo; coloro che legano capelli veri insieme a capelli artificiali; coloro che si depilano le sopracciglia; coloro che, colti dal panico durante una disgrazia, urlano e si lamentano; coloro che si radono i capelli e si strappano i vestiti. Ha maledetto i pittori, gli scultori e coloro che rimuovono o spostano i confini per impossessarsi della terra altrui. Allo stesso modo, ha maledetto coloro che invocano la maledizione sui propri genitori, coloro che insultano e ingiuriano, coloro che sviano una persona cieca, coloro che commettono atti osceni con gli animali, gli omosessuali, coloro che hanno rapporti anali con la propria moglie, gli indovini e coloro che si recano da loro, le donne che piangono ad alta voce per i defunti, le lamentatrici professioniste e le loro collaboratrici, coloro che si impadroniscono con la forza del ruolo di capo o governante di un popolo nonostante la sua avversione, la donna che trascorre la notte mentre il marito è adirato con lei, colui che, pur avendo udito l’adhān, non partecipa senza giustificazione alla preghiera in congregazione, coloro che sacrificano animali nel nome di qualcuno diverso da Allah, i ladri, coloro che insultano i Compagni, le donne che adottano l’abbigliamento e l’aspetto degli uomini e gli uomini che adottano l’abbigliamento e l’aspetto delle donne, coloro che defecano o urinano sulle vie percorse dalla gente, la donna che rifiuta di usare l’henné sulle mani e il kohl sugli occhi (ossia che non desidera adornarsi per rendere felice il marito), coloro che distruggono il rapporto tra marito e moglie o tra servo e padrone, coloro che hanno rapporti con una moglie mestruata, coloro che terrorizzano una persona mostrandole un’arma, coloro che rifiutano di pagare la zakāt, coloro che attribuiscono come padre a qualcuno una persona che non è il loro vero padre e come padrone qualcuno che non è il loro vero padrone, coloro che marchiano un animale con una verga di ferro rovente, coloro che intercedono e coloro che accettano l’intercessione per liberare un colpevole dalla pena che un giudice sta per infliggergli secondo la Legge sacra, la donna che esce dalla casa coniugale senza il permesso del marito, la donna che abbandona il letto del marito e trascorre la notte altrove, chi, pur avendone la possibilità, si astiene dall’ordinare il bene e dal proibire il male, i consumatori di vino e coloro che lo producono, lo comprano, lo vendono, lo trasportano, vi collaborano o sono coinvolti in tali attività».
In un altro hadith si narra che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Ho maledetto sei persone; Allah le ha maledette e ogni profeta le ha maledette, e la supplica di ogni profeta è certamente accolta. Queste sei persone sono: colui che nega il destino decretato da Allah; colui che aggiunge qualcosa al Libro di Allah; colui che prende con la forza il potere per umiliare coloro che Allah ha onorato e onorare coloro che Allah ha umiliato; colui che rende lecito ciò che Allah ha proibito e proibisce ciò che Allah ha reso lecito; e colui che abbandona la via che io ho indicato. Inoltre, il Messaggero ha maledetto chi commette adulterio con la moglie del vicino, chi pratica la masturbazione, chi sposa contemporaneamente una donna e sua figlia, chi prende tangenti, chi le offre e chi fa da intermediario per esse, chi nasconde la conoscenza, chi accumula e monopolizza le derrate alimentari, chi umilia un musulmano, chi, pur avendone la possibilità, non soccorre un musulmano oppresso, il governante spietato, l’uomo e la donna che giurano di non sposarsi e anche chi si reca da solo, senza necessità, in una regione deserta.»
Maledire un musulmano innocente è unanimemente proibito. Quanto ai malvagi, maledirli senza nominarli è unanimemente lecito.
Per esempio, se qualcuno dice: «Che la maledizione ricada sugli oppressori, sui bugiardi o sui miscredenti», ciò è unanimemente lecito. Invece, riguardo alla maledizione nominativa di una persona coinvolta in un peccato, vi è divergenza di opinioni. Secondo molti, è lecita. Tuttavia, secondo l’Imam al-Ghazali, è lecito maledire soltanto coloro dei quali si sa con certezza che sono morti senza pentirsi, come Abu Lahab, Abu Jahl, Faraone, Haman e altri simili. Anche invocare il male su qualcuno è vicino alla maledizione. Nei casi in cui la maledizione è illecita, è illecita anche l’invocazione del male. Persino invocare il male contro un oppressore è sconveniente; tuttavia, se ogni tentativo di resistenza fallisce, l’oppresso può invocare il male contro l’oppressore. Anche in questo caso, però, è opportuno astenersi dal maledirlo.
45. Violare le promesse
Allah l’Altissimo ha detto: «Mantenete le promesse. In verità, delle promesse vi sarà chiesto conto». Al-Zajjaj dice: tutto ciò che Allah ha ordinato di fare e tutto ciò che ha proibito di fare rientra nella promessa, poiché, nell’adempiere a queste prescrizioni, i musulmani sono vincolati da una promessa con Allah.
Allah l’Altissimo ha inoltre detto: «O credenti! Rispettate i patti». Ibn Abbas dice: per patti si intendono tutte le cose che nel Corano sono state dichiarate lecite o illecite e tutto ciò che è stato regolamentato e delimitato. Muqatil dice: per patti si intendono le disposizioni di Allah relative al lecito e all’illecito, al permesso e al proibito, imposte sui servi attraverso il Corano, nonché tutti i contratti, gli accordi e le promesse stipulati tra musulmani e miscredenti e tra le persone in generale.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi possiede questi quattro difetti è completamente ipocrita. E chi ne possiede anche solo uno avrà in sé un tratto d’ipocrisia finché non lo abbandonerà: quando parla, mente; quando gli viene affidato qualcosa, tradisce l’affidamento; quando stringe un patto o fa una promessa, la infrange; e quando entra in disputa con qualcuno, oltrepassa i limiti». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
In un hadith qudsi Allah dice: «Nel Giorno della Resurrezione sarò l’avversario di tre persone: colui che fa una promessa e poi la viola; colui che vende una persona libera e consuma il prezzo ricavato; e colui che assume un lavoratore, ottiene da lui l’intero lavoro e poi non gli paga il salario». (Sahih al-Bukhari)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi muore senza essere legato ad alcuna bayʿa (promessa di fedeltà), muore della morte dell’epoca dell’ignoranza». (Sahih Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi presta giuramento di obbedienza a un capo deve obbedirgli per quanto gli è possibile». (Sahih Muslim)
46. Credere alle parole dei profeti e degli astrologi
Allah dice: «Non seguire ciò di cui non hai conoscenza certa. In verità, l’udito, la vista e il cuore saranno interrogati». A proposito dell’esegesi di questo versetto, l’Imam al-Wahidi dice: significa: non dire ciò che non sai. Qatada dice: significa: non sostenere di aver visto ciò che non hai visto, di aver udito ciò che non hai udito e di aver conosciuto ciò che non hai conosciuto. In una parola, non parlare di ciò che non sai. L’Onorevole Ibn ʿAbbas, spiegando la parte finale del versetto, dice: significa che Allah chiederà come siano stati utilizzati l’udito, la vista e il cuore. Con queste parole è stato severamente vietato guardare ciò che è proibito vedere, ascoltare ciò che è proibito ascoltare e nutrire desideri che è vietato nutrire. Altrove Allah dice: «Allah è l’unico Conoscitore dell’invisibile. Egli non concede la conoscenza dell’invisibile a nessuno, eccetto a un Messaggero da Lui prescelto». L’Imam Ibn al-Jawzi dice: significa che Allah possiede in modo esclusivo la conoscenza dell’invisibile o del ghayb. Egli non ha alcun associato in questo diritto. Non concede questa conoscenza dell’invisibile a nessuno, salvo a un Messaggero prescelto. E al Messaggero concede soltanto la quantità di conoscenza dell’invisibile che vuole. Infatti, la comunicazione di queste informazioni sull’invisibile costituisce la prova della profezia del profeta. Da ciò si comprende che chi considera le stelle una fonte della conoscenza dell’invisibile è un miscredente.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi si reca da un astrologo o da un indovino e crede a ciò che dice, rinnega il Libro e la rivelazione discesi su Muhammad (pace e benedizioni su di lui)». (Abu Dawud, Tirmidhi, Ibn Majah) In un hadith qudsi Allah dice: «Tra i Miei servi alcuni sono credenti e altri miscredenti. Chi dice che la pioggia è caduta per grazia di Allah crede in Me e non crede nelle stelle. Chi invece dice che la pioggia è caduta a causa di un certo tipo di condizioni atmosferiche o del vento, non crede in Me e crede nelle stelle».
Gli esperti sapienti hanno detto: se un musulmano, dicendo che la pioggia è caduta a causa di un certo tipo di condizioni atmosferiche, ritiene che proprio quelle condizioni atmosferiche siano le creatrici della pioggia, diventa senza dubbio un miscredente e un apostata.
Se invece ritiene che un certo tipo di condizioni atmosferiche sia soltanto un segno o un’indicazione della pioggia, non diventa miscredente. Tuttavia, secondo la maggior parte degli ulema, è meglio non esprimersi in questo modo.
In un hadith riportato da Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi crede alle parole di un indovino, non avrà accettata la preghiera per quaranta giorni». In un hadith riportato da Sahih Bukhari e Muslim si narra che, quando un gruppo di persone chiese al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) degli indovini e degli astrologi, egli disse: «Non sono nulla». «Non sono nulla». Allora alcuni dissero: «O Messaggero! E quell’astrologo non ha forse detto questa o quella cosa?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «I jinn raccolgono alcune parole vere e poi le sussurrano all’orecchio dell’uomo loro padrone. Questi le diffonde aggiungendovi centinaia di menzogne». In un hadith di Sahih Bukhari il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Gli angeli scendono tra le nuvole e discutono delle decisioni già stabilite riguardo alle varie questioni. Satana ascolta di nascosto queste parole e le porta agli astrologi. Poi gli astrologi vi aggiungono centinaia di menzogne».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Determinare il bene e il male attraverso il volo degli uccelli e altri segni è palese shirk».
47. Violazione reciproca dei diritti tra marito e moglie
(a) Cattiva condotta della moglie verso il marito
Allah l’Altissimo dice: «Ammonite quelle mogli delle quali temete la disobbedienza, allontanatevi da loro nei letti e percuotetele. Se poi vi obbediscono, non cercate ulteriori provvedimenti contro di loro.»
L’Imam al-Wāhidī dice: qui la disobbedienza significa disobbedire al marito e opporsi a lui. ʿAtāʾ dice: rientrano in questa categoria il cambiamento nel tipo di obbedienza che la moglie aveva finora mostrato verso il marito e il rifiuto di avere rapporti sessuali con lui senza una valida ragione. «Ammonitele» significa ricordare loro il Libro di Allah e i Suoi comandamenti. Ibn ʿAbbās dice: allontanarsi da loro nei letti significa dormire voltando loro le spalle e non parlare con loro. Secondo al-Shaʿbī e Mujāhid, significa separare completamente i letti e non dormire nello stesso letto della moglie. Quanto a «percuotetele», significa colpirle lievemente, in modo da non causare loro troppo dolore. Secondo Ibn ʿAbbās, non deve andare oltre pugni, schiaffi e simili dati a mani nude.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Quando un marito chiama la propria moglie a letto ed ella non risponde alla sua chiamata, gli angeli continuano a maledirla fino all’alba.» (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
In un altro hadith, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «La preghiera e ogni buona azione di tre persone non vengono accettate: dello schiavo o servitore fuggito, finché non ritorna; della moglie disobbediente al marito, finché il marito non sia soddisfatto di lei; e della persona ubriaca di vino, finché non ritorni in sé.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Nel Giorno della Risurrezione, la prima cosa riguardo alla quale sarà interrogata una donna sarà la sua preghiera e suo marito.» Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Per una moglie credente non è lecito osservare un digiuno volontario senza il permesso del marito né permettere a qualcun altro di entrare nella sua casa.» (Sahih al-Bukhari)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Se avessi ordinato a qualcuno di prosternarsi davanti a qualcun altro, avrei ordinato alla moglie di prosternarsi davanti al marito.» (al-Tirmidhi) Una volta, quando una donna menzionò il proprio marito davanti al Messaggero (pace e benedizioni su di lui), egli disse: «Rifletti su quanto valore possiedi rispetto a lui. Egli è il tuo Paradiso e il tuo Inferno.» (al-Nasa’i)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «La moglie dipende sempre dal marito. Tuttavia, Allah non guarderà la moglie che non è grata al marito.» (al-Nasa’i)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Quando una moglie lascia la propria casa senza il permesso del marito, gli angeli continuano a maledirla finché non ritorna.» (Tabarani)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «La moglie che muore avendo soddisfatto il marito entrerà in Paradiso.» (Tirmidhi)
Tuttavia, non è lecito per una moglie aiutare il marito in un atto proibito, e anche se il marito si adira perché ella non lo aiuta in un atto illecito, ella non sarà peccatrice per questo. È obbligatorio per la moglie obbedire pienamente al marito entro i limiti del lecito. Senza il permesso del marito, non le è lecito dedicarsi a un’attività che lo privi temporaneamente della sua compagnia. Non è lecito per la moglie disporre dei beni del marito senza il suo permesso. È indispensabile per la moglie anteporre i diritti del marito ai propri e i diritti dei parenti del marito ai diritti dei propri parenti. Deve essere sempre pronta a rispondere alla chiamata del marito, mantenendosi completamente pulita. Non è opportuno che si vanti davanti a lui della propria bellezza né che lo rimproveri per qualche difetto sgradevole che egli possa avere.
La moglie dovrebbe essere sempre pudica davanti al marito, abbassare lo sguardo davanti a lui, obbedire ai suoi ordini, ascoltare attentamente le sue parole, tacere mentre egli parla, andargli incontro alla porta per accoglierlo quando torna a casa, accompagnarlo fino alla porta quando esce e rimanere lì per qualche tempo, evitare tutto ciò che egli non gradisce, restare accanto a lui quando dorme, custodire come un deposito affidato a lei la casa, i beni e la propria castità durante la sua assenza, lavarsi regolarmente i denti, mantenersi pulita e presentarsi sempre davanti a lui ben curata e profumata, senza parlarne male in sua assenza. Dovrebbe prendersi cura dei suoi parenti e considerare grande anche il più piccolo favore che egli le fa.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Quando una moglie compie correttamente le cinque preghiere quotidiane, osserva correttamente il digiuno del mese di Ramadan ed è obbediente al marito, potrà entrare in Paradiso da qualunque porta desideri.» (Ahmad, Tabarani)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Per la moglie obbediente al marito, persino gli uccelli, i pesci, il sole, la luna e gli angeli chiedono ad Allah il perdono dei peccati. Quanto alla moglie disobbediente al marito, su di lei ricade la maledizione da parte di Allah, degli angeli e dell’intera umanità. Allah resterà adirato con la moglie che mantiene un’espressione corrucciata davanti al marito finché ella non tornerà a sorridere e non lo soddisferà. La moglie che esce di casa senza il permesso del marito continuerà a raccogliere la maledizione degli angeli finché non ritornerà.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Quattro tipi di donne entreranno in Paradiso e quattro tipi di donne entreranno nell’Inferno: la donna casta, obbediente ad Allah e al marito, capace di avere molti figli, paziente e soddisfatta di poco; la donna pudica che, in assenza del marito, custodisce la propria castità e i beni del marito e, in sua presenza, modera le proprie parole con lui; e la donna che, rimasta vedova con figli piccoli, si aggrappa a loro e, temendo che possano subire un danno, rinuncia a risposarsi e si dedica alla loro cura. Quanto ai quattro tipi di donne che saranno destinate all’Inferno, esse sono:»
(1) La donna che rivolge parole aspre e rimproveri al marito, non custodisce la propria castità in sua assenza e, quando egli è presente, lo ferisce con parole offensive.
(2) La donna che impone al marito un peso superiore alle sue possibilità e lo costringe a fare ciò che è oltre le sue capacità.
(3) La donna che non si copre dagli uomini estranei (non osserva le regole del velo), esce adornata e mostrando la propria bellezza.
(4) La donna che non ha interesse per nulla se non mangiare, bere e dormire e non vuole obbedire nella preghiera ad Allah, al Messaggero e al marito. Quando una donna presenta questi difetti ed esce senza il permesso del marito, raccoglie la maledizione e diventa meritevole dell’Inferno. Solo attraverso il pentimento può salvarsi da questo destino.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Durante la notte del Miʿrāj ho visitato l’Inferno. Ho visto che la maggior parte dei suoi abitanti erano donne, perché obbedivano poco ad Allah, al Messaggero e ai loro mariti, e praticavano il “tabarruj”. Il tabarruj consiste nell’indossare gli abiti più belli quando si esce, nel truccarsi e adornarsi eccessivamente e nel mostrare ostentatamente la propria bellezza, seducendo così la gente; in altre parole, si chiama tabarruj il muoversi senza osservare il velo. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «La donna è stata creata per rimanere velata. Quando esce di casa, Satana la saluta con gioia».
È riportato in un hadith: finché le donne rimangono nelle proprie case, sono le più onorate agli occhi di Allah. È inoltre riportato in un hadith che una donna non può ottenere la soddisfazione di Allah in nessun altro modo quanto la ottiene rimanendo nella propria casa, adorando Allah e obbedendo al marito. Una volta, ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) chiese a sua moglie Fāṭima (che Allah sia soddisfatto di lei): «In che cosa consiste il bene della donna?» Fāṭima rispose: «Il bene della donna consiste nel non guardare gli uomini estranei e nel non permettere agli uomini estranei di avere l’opportunità di guardarla».
ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) diceva: «Non avete pudore? Non avete senso dell’onore, voi che permettete alle vostre mogli di uscire e che esse guardino gli uomini estranei, mentre gli uomini estranei guardano loro?» È riportato da Abū Dāwūd, al-Nasāʾī e Ibn Mājah che un giorno ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) e Ḥafṣa (che Allah sia soddisfatto di lei) si trovavano presso il Messaggero (pace e benedizioni su di lui). In quel momento arrivò il compagno cieco Ibn Umm Maktūm. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse alle sue due mogli: «Allontanatevi da lui osservando il velo». Esse dissero entrambe: «Ma egli è cieco: non può vederci né riconoscerci». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Siete forse cieche voi due? Non lo vedete?»
Da questo hadith si apprende che sia gli uomini sia le donne devono astenersi dal guardarsi reciprocamente. Allah l’Altissimo ha detto nella Sura an-Nūr: «Di’ ai credenti di abbassare i propri sguardi e di proteggere le proprie parti intime… E di’ alle credenti di abbassare i propri sguardi e di proteggere le proprie parti intime».
ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: una volta io e Fāṭima ci recammo alla presenza del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e lo vedemmo piangere con grande angoscia. Dissi: «O Messaggero di Allah, possano i miei genitori essere sacrificati per te! Perché piangi?» Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «O ʿAlī, durante la notte del Miʿrāj ho visto le donne della mia comunità sottoposte a diversi tipi di tormento. Piango ricordando quei terribili tormenti. Ho visto una donna appesa per i capelli sopra il fuoco dell’Inferno; per questo il cervello nella sua testa ribolliva. Ho visto un’altra donna la cui lingua era stata tirata e allungata, e con essa era stata appesa, mentre le veniva versata acqua bollente nella gola. Ho visto un’altra donna appesa con i due piedi legati ai due seni e le due mani legate ai capelli della fronte. Ho visto un’altra donna appesa con una corda legata ai seni. Ho visto un’altra donna con la testa simile a quella di un maiale e il corpo simile a quello di un asino, sottoposta a migliaia di tipi di punizione. Ho visto un’altra donna trasformata in un cane: il fuoco le entrava dalla bocca e usciva dall’ano, mentre gli angeli le colpivano la testa con martelli di ferro».
Fāṭima si alzò e chiese quale fosse la causa di quei tormenti inflitti a quelle donne. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O Fāṭima! La donna che era stata legata per i capelli e appesa non copriva la testa dagli sguardi degli uomini estranei. La donna che era stata appesa per la lingua tormentava la vicina con parole offensive. La donna che era stata appesa con una corda legata ai seni non preservava la propria castità in assenza del marito, cioè era adultera. Quanto alla donna i cui due piedi erano legati ai due seni e le cui due mani erano legate ai capelli della fronte, non si purificava dall’impurità derivante dai rapporti sessuali e dalle mestruazioni e prendeva in giro la preghiera. La donna la cui testa era diventata simile a quella di un maiale e il cui corpo era diventato simile a quello di un asino era una calunniatrice e una bugiarda. Quanto alla donna trasformata in un cane, era invidiosa e rinfacciava le proprie elemosine».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Quando una donna fa soffrire il proprio marito, le huri del Paradiso maledicono quella donna».
È riportato che non vi è nulla di male nell’uscire per andare a trovare i genitori e i parenti stretti o per altre necessità urgenti, purché si abbia il permesso del marito e si osservi il velo.
(b) Violazione dei diritti della moglie da parte del marito:
Come la moglie è tenuta a obbedire al marito e a compiacerlo, così anche il marito è tenuto a trattare bene la moglie e a comportarsi con gentilezza nei suoi confronti, a mostrare pazienza e tolleranza quando da parte sua si manifesta un comportamento scorretto o simile, e a garantirle il mantenimento e la possibilità di vivere una vita dignitosa. Allah l’Altissimo dice: «Trattate bene le vostre mogli». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Abbiate cura del bene delle vostre mogli. Ricordate che, come voi avete diritti sulle vostre mogli, così anche le vostre mogli hanno diritti su di voi. Il diritto delle vostre mogli su di voi consiste nel trattarle bene e provvedere al loro mantenimento. E il vostro diritto sulle vostre mogli consiste nel fatto che esse proteggano la propria castità e il proprio decoro e non permettano a coloro che voi non gradite di entrare nella vostra casa». (Ibn Mājah, Tirmidhī)
Ibn Ḥibbān riferisce che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Il migliore tra voi è colui che tratta meglio la propria famiglia». In alcune narrazioni si trova: «Il migliore è colui che si comporta con maggiore gentilezza verso la propria famiglia». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si comportava con estrema gentilezza verso le donne. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi sopporta con pazienza il cattivo comportamento della propria moglie sarà ricompensato come Ayyūb (pace su di lui). E la moglie che sopporta con pazienza il cattivo comportamento del marito sarà ricompensata come Āsiya bint Muzāḥim, la moglie del Faraone».
Si narra in un hadith che un uomo si recò da ʿUmar per lamentarsi del cattivo comportamento di sua moglie. Rimase in piedi davanti alla porta della casa di ʿUmar, aspettando che uscisse. In quel momento sentì la moglie di ʿUmar rimproverarlo con parole dure. ʿUmar, però, sopportava tutto in silenzio, senza risponderle. Dopo aver udito ciò, l’uomo si accinse a tornare indietro. Pensò: «Se questa è la situazione del califfo, così autorevole e potente, che cosa posso mai pretendere io?». Proprio allora ʿUmar uscì e vide che l’uomo se ne stava andando. Lo chiamò e gli disse: «Perché eri venuto e perché te ne vai senza incontrarmi?». Egli rispose: «O Amīr al-Muʾminīn! Sono venuto da te per lamentarmi del cattivo comportamento e delle parole aspre con cui mia moglie mi tratta. Ma ho sentito che anche tua moglie si comporta allo stesso modo. Per questo stavo tornando indietro. Pensavo: se questa è la condizione dell’Amīr al-Muʾminīn, chi sono mai io?». ʿUmar disse: «Ascolta, fratello! Sopporto tutto questo perché ella ha alcuni diritti su di me. Vedi, cucina il mio cibo, prepara il pane, lava i vestiti e allatta i miei figli, sebbene nessuno di questi compiti sia obbligatorio per lei. Svolgendoli, però, distoglie il mio cuore dal guadagno illecito. Per questo la sopporto». L’uomo disse: «O Amīr al-Muʾminīn! Anche mia moglie è così». ʿUmar disse: «Allora continua a sopportarla, fratello. La vita terrena è davvero assai breve».
Si racconta che una volta il fratello religioso e virtuoso di un uomo pio andò a fargli visita a casa. Vi si recava una volta all’anno. Non appena bussò alla porta, la moglie aprì e chiese al visitatore: «Chi siete?». Egli rispose: «Sono il fratello religioso di vostro marito! Sono venuto a trovarlo». La moglie disse con voce estremamente aspra: «È andato nella foresta a tagliare la legna. Che Allah non lo faccia tornare sano e salvo. Che Allah gli faccia questo e quello!», e così via. In tal modo cominciò a denigrare aspramente il marito assente. Nel frattempo, all’improvviso, arrivò il marito. Tornava dalla montagna portando un enorme carico di legna sul dorso di un leone e cavalcando egli stesso il leone. Salutò il fratello religioso e gli diede il benvenuto. Poi entrò in casa, scaricò la legna dal dorso del leone e gli disse: «Va’, che Allah ti benedica». Dopodiché fece entrare anche il fratello religioso e lo fece accomodare. Sua moglie continuava a rimproverarlo, mentre il marito rimaneva in silenzio. Terminato il pasto, l’ospite si congedò e se ne andò. Era rimasto stupito dal comportamento della moglie ciarliera dell’amico e dalla pazienza di quest’ultimo.
L’anno seguente tornò nello stesso periodo. Appena bussò, dall’interno giunse una voce: «Chi è alla porta?». Il visitatore rispose: «Sono il tale, fratello religioso di vostro marito». La donna aprì allora la porta, accogliendolo con parole di benvenuto. Aggiunse: «Sedetevi, mio marito tornerà presto, insha’Allah. Che Allah lo riporti sano e salvo», e così via. Il visitatore rimase stupito dal suo comportamento e dalle sue parole dolci. Poco dopo il padrone di casa tornò portando un carico di legna. Questa volta, però, non lo portava sul dorso del leone, bensì sulle proprie spalle. Poi accolsero l’ospite, gli offrirono con cura da mangiare e da bere e lo congedarono. Al momento del commiato, egli disse all’amico: «L’anno scorso, quando venni, udii il comportamento aspro e le parole insolenti di tua moglie. Ti denigrava continuamente. Tu invece portavi un carico di legna sul dorso di un leone. Quest’anno ho visto il comportamento dolce di tua moglie, mentre tu portavi il carico sulle tue spalle. Dimmi, qual è la spiegazione?». Egli rispose: «Fratello mio! Quella donna dalla lingua aspra è morta. Io sopportavo con pazienza il suo comportamento; per questo Allah aveva sottomesso quel leone al mio servizio. In seguito ho sposato questa donna virtuosa e bene educata. Vivo felicemente con lei, ma quel leone è sfuggito al mio controllo. Perciò sono costretto a portare la legna sulle mie spalle, per poter vivere felicemente con questa moglie obbediente e di buon carattere».
48. Disegnare, stampare, incidere, appendere e conservare immagini o raffigurazioni di esseri animati
Allah l’Altissimo dice: «In verità, coloro che offendono Allah e il Suo Messaggero, Allah li maledirà in questo mondo e nell’Aldilà e ha preparato per loro un castigo umiliante». A proposito dell’interpretazione di questo versetto, ʿIkrima dice: «Sono coloro che realizzano immagini a offendere Allah e il Messaggero». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Coloro che realizzano immagini saranno puniti nel Giorno della Resurrezione e verrà detto loro: “Date vita a ciò che avete creato”». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e Ṣaḥīḥ Muslim)
Ḥadrat ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) riferisce che una volta il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) tornò a casa da un viaggio. Io avevo coperto la nicchia nella parete della mia stanza con una tenda sulla quale erano raffigurate alcune immagini. Non appena vide la tenda, il volto del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) impallidì. Disse: «O ʿĀʾisha! Nel Giorno della Resurrezione coloro che rendono la propria creazione simile alla creazione di Allah subiranno il castigo più severo». ʿĀʾisha dice: «Dopo di ciò tagliai quella tenda in due parti e ne feci due cuscini». (Bukhārī-Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Ogni raffiguratore sarà tra gli abitanti dell’Inferno. Per ciascuna delle sue immagini gli sarà data un’anima, e ogni anima sarà tormentata nel fuoco della Jahannam». (Bukhārī-Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «A chiunque abbia realizzato sulla terra l’immagine o la raffigurazione di un essere animato, nel Giorno della Resurrezione sarà ordinato di infondere la vita in quella raffigurazione o immagine. Ma egli non sarà mai capace di farlo». (Bukhārī)
Il Messaggero (sa) disse inoltre: «Allah l’Altissimo dice: Chi è più colpevole di colui che osa creare qualcosa simile a ciò che Io ho creato? Che provi dunque a creare un solo chicco! Che provi a creare un chicco di grano o una lenticchia!» (Bukhari, Muslim)
È riportato nel Tirmidhi che il Messaggero (sa) disse: «Nel Giorno della Resurrezione una testa si solleverà dall’Inferno e dirà: “Mi sono stati consegnati tre individui perché siano puniti”. Questi tre sono: colui che associa qualcun altro ad Allah, il sovrano tirannico e il ritrattista». In un altro hadith riportato da Bukhari e Muslim, il Messaggero (sa) disse: «Gli angeli non entrano nella casa in cui vi sia un cane o un’immagine di un essere vivente». L’Imam Khattabi disse che con ciò si intendono gli angeli della misericordia e della benedizione. Gli angeli incaricati della custodia entrano invece in tutte le case. Per “cane” si intende il cane tenuto semplicemente per passatempo. Se il cane è necessario per la caccia, la sorveglianza o altri scopi simili, non vi è alcun divieto. Per “immagine” si intende l’immagine o il ritratto di qualsiasi essere vivente, indipendentemente dall’oggetto sul quale o dal modo in cui sia conservato. È stato ordinato di rimuovere o distruggere, per quanto possibile, tutte queste immagini e questi ritratti. È riportato nel Sahih Muslim che Ali (ra) ordinò di distruggere tutte le immagini e i ritratti e di livellare tutte le tombe rialzate.
49. Piangere a gran voce nelle calamità, nelle sciagure o negli eventi luttuosi, percuotersi il petto e la fronte, stracciarsi i vestiti, radersi il capo, strapparsi i capelli e desiderare la propria morte e rovina, e simili atti
È riportato nel Sahih Bukhari che il Messaggero (sa) disse: «Chi si percuote il volto e la fronte (per manifestare dolore e lutto), si strappa i vestiti e invoca secondo le usanze dell’epoca dell’ignoranza, non appartiene alla mia comunità». Abbiamo già citato l’hadith riportato da Bukhari e Muslim secondo cui il Messaggero (sa) maledisse le donne che manifestano il lutto con urla, rasandosi e strappandosi i capelli e strappandosi i vestiti. Tutti questi atti sono unanimemente haram. Allo stesso modo, è haram percuotersi il volto e la fronte, graffiarsi il viso e invocare la morte e la rovina. Umm Atiyya (ra) riferì che il Messaggero (sa) ci fece promettere che non avremmo mai manifestato il lutto con grida ad alta voce. (Bukhari)
Il Messaggero (sa) disse inoltre: «Due atti appartengono al kufr: deridere la discendenza di qualcuno e piangere ad alta voce sul defunto». (Muslim)
È riportato in Abu Dawud che il Messaggero (sa) maledisse colei che piange ad alta voce e coloro che la ascoltano. È riportato in Bukhari, Ibn Majah e Nasa’i che, quando Abu Musa al-Ashari (ra) perse conoscenza a causa di un intenso dolore, una sua parente cominciò a piangere e urlare. Quando riprese conoscenza, egli disse: «Chiunque il Messaggero (sa) abbia considerato indesiderabile, anch’io lo considero indesiderabile». Il Messaggero (sa) considerò indesiderabile manifestare il lutto con pianti ad alta voce, strappandosi i capelli, stracciandosi i vestiti e con atti simili.
È riportato nel Sahih Bukhari e nel Sahih Muslim che il Messaggero (sa) disse: «A causa del pianto ad alta voce, il defunto soffre il castigo nella tomba». Il Messaggero (sa) disse: «Mi è stato ordinato di astenermi da due suoni insensati e peccaminosi: uno è il suono della musica e dei canti, l’altro è il suono del percuotersi il volto nel momento della calamità e dell’urlare come Satana». È riportato che Umar (ra) colpì con la propria mano una lamentatrice professionista e disse: «Sto colpendo questa lamentatrice, poiché non è vietato colpirla. Ella non piange condividendo il vostro dolore, ma piange per estorcervi del denaro. Fa soffrire nella tomba i vostri defunti e accresce il dolore e l’afflizione dei vivi. Infatti, vi impedisce di avere pazienza, mentre Allah lo ha ordinato; vi spinge a piangere disperatamente, mentre Allah lo ha vietato».
Gli ulema hanno detto che, a parte il pianto delle lamentatrici professioniste assoldate e il pianto ad alta voce e senza controllo, piangere sinceramente a bassa voce per il semplice sconvolgimento del dolore non è haram. È riportato nel Sahih Bukhari e nel Sahih Muslim che il Messaggero (sa), recatosi a visitare il malato Sa’d ibn Ubadah, pianse. Vedendo il suo pianto, anche i Compagni riuniti piansero.
Poi il Messaggero (sa) disse: «Sappiate che Allah non castiga per le lacrime degli occhi né per l’emozione del cuore; castiga o concede misericordia soltanto per questa cosa» e indicò la lingua. In un’altra trasmissione è riportato che, quando il Messaggero (sa) pianse, Sa’d gli chiese: «O Messaggero di Allah, che cos’è questo?». Egli rispose: «È la misericordia e la compassione che Allah ha creato nei cuori dei Suoi servi. Allah mostra misericordia soltanto verso i servi misericordiosi e compassionevoli».
È inoltre narrato nel Sahih al-Bukhari che, quando il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si recò dal figlio Ibrahim, che era in fin di vita, le lacrime gli scorrevano dagli occhi. Vedendolo, ʿAbd al-Rahman ibn ʿAwf disse: «O Messaggero di Allah, anche tu piangi!». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Questo non è altro che un’espressione di affetto e tenerezza». Poi disse: «Gli occhi versano lacrime e il cuore è addolorato, ma non pronunciamo con la bocca nulla che non renda soddisfatto Allah. O Ibrahim, siamo addolorati per la tua separazione».
Va precisato che il motivo per cui si scoraggia il pianto eccessivo nelle calamità e alla separazione dai propri cari è che Allah e il Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui) hanno ordinato la pazienza e l’autocontrollo, vietando di mostrare disperazione e intolleranza. Allah l’Altissimo ha detto: «O credenti! Cercate forza nella pazienza e nella preghiera. In verità, Allah è con i pazienti… Vi metteremo certamente alla prova con un po’ di paura, fame, perdita di beni, vite e raccolti. Annuncia la buona novella a coloro che sono pazienti, i quali, quando sono colpiti da una calamità, dicono: “Apparteniamo ad Allah e a Lui ritorneremo”.» (Sura al-Baqara)
Il venerabile Ibn ʿAbbas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: il significato di «Allah è con i pazienti» è che Egli li aiuta e non li umilia. Quanto alle parole «coloro che, quando sono colpiti da una calamità, dicono: “Apparteniamo ad Allah”», il loro significato è: «Siamo servi di Allah, perciò Egli può comportarsi con noi come vuole».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Qualunque calamità colpisca il servo credente, persino se una spina gli trafigge il piede, attraverso di essa Allah cancella i suoi peccati». (Sahih Muslim) È narrato nel Tirmidhi che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando muore il figlio di un servo, Allah chiede agli angeli: “Che cosa ha detto quando avete tolto la vita al figlio del Mio servo?”. Gli angeli rispondono: “Ti ha lodato e ha ricordato davanti a Te che a Te farà ritorno”. Allora Allah dice: “Costruite per il Mio servo una casa in Paradiso e chiamatela Bayt al-Hamd (Casa della Lode)”». In un hadith qudsi è detto che Allah afferma: «Quando muore una persona cara al Mio servo ed egli mostra pazienza e moderazione, presso di Me non vi è ricompensa per lui all’infuori del Paradiso». (Sahih al-Bukhari)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Per il figlio di Adamo è una fortuna accettare serenamente il decreto di Allah, mentre è una sventura irritarsi e mostrarsi scontento di esso». In un hadith narrato da ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) si racconta che, quando l’angelo della morte, dopo aver tolto la vita a un credente, si allontana e i suoi familiari cominciano a manifestare il lutto colpendosi il petto, sciogliendosi i capelli e augurandosi la morte e la rovina, egli si ferma per un momento sulla soglia della casa e dice: «Perché tutti questi lamenti e pianti? Per Allah, non ho abbreviato la vita di nessuno di voi, non ho sottratto il sostentamento di nessuno e non ho fatto torto a nessuno. Se le vostre lamentele e il vostro scontento sono rivolti contro di me, giuro su Allah che obbedisco all’ordine di Allah. Se invece la vostra collera è rivolta contro il defunto, siete diventati miscredenti. Dovrò tornare ancora molte volte e verrà il momento in cui nessuno di voi rimarrà». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Per Allah, se la gente avesse udito questo discorso e lo avesse visto, avrebbe dimenticato il proprio defunto e avrebbe pianto, perdendo la ragione, per se stessa». Quando si apprende la notizia della disgrazia di qualcuno, esprimere dolore o compassione è un atto meritorio. Nel Tirmidhi è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi esprime le proprie condoglianze a una persona colpita da una calamità riceverà una ricompensa simile a quella che riceverebbe la persona colpita se fosse paziente». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Quando si porgono le condoglianze e si offre conforto a una madre che ha perso il figlio, Allah la vestirà con una veste preziosa del Paradiso». (Tirmidhi)
Va precisato che esprimere il lutto e le condoglianze ha lo scopo di confortare la persona colpita, esortarla alla pazienza e alleviare il peso della sua tristezza, del suo dolore e della sua calamità; perciò è mustahabb. Rientra nell’ordinare il bene, vietare il male e collaborare nelle opere di rettitudine e timore di Allah. La forma migliore di condoglianza e conforto si apprende dal seguente hadith del Messaggero (pace e benedizioni su di lui). È narrato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim che una figlia del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) gli mandò a dire che uno dei suoi figli era in punto di morte. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse al messaggero: «Va’ e dille: ciò che Allah prende appartiene a Lui, e ciò che Egli dà appartiene a Lui. Ogni cosa ha presso il servo una durata stabilita. Dille di avere pazienza e moderazione».
Notando che un compagno era assente dall’assemblea, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) chiese di lui. Un uomo disse: «O Messaggero, suo figlio è morto». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) andò da lui e gli porse le condoglianze. Poi disse: «Ascolta: preferiresti che tuo figlio rimanesse con voi per tutta la vita, oppure che precedesse te, stesse davanti alla porta del Paradiso e, quando tu morissi, ti aprisse la porta del Paradiso?». Il compagno rispose: «Preferisco che preceda me in Paradiso e mi apra la porta; questo mi è più gradito». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allora questo è ciò che ti è stato destinato». Il compagno chiese: «Questo vale soltanto per me?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «No, vale per tutti i musulmani». (Ahmad, al-Nasa’i)
Abu Musa (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta che un giorno il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si recò al Jannat al-Baqi e vide una donna prostrata su una tomba, mentre piangeva. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) le disse: «O serva di Allah, temi Allah e abbi pazienza». La donna rispose: «O servo di Allah, sono una madre che ha perso il figlio. Pertanto ciò che sto facendo non è sconveniente per me». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) le disse di nuovo: «Abbi pazienza». La donna disse: «Basta così. Ho ascoltato ciò che hai detto. Ora vattene». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si allontanò da lei. Un compagno, vedendo la donna, le chiese: «Che cosa ti ha detto quest’uomo?». La donna gli raccontò tutto. Il compagno disse: «Sai chi era quell’uomo?». Lei rispose: «No». Il compagno disse: «Che disgrazia! Era il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)». Non appena lo seppe, la donna corse dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e gli disse: «O Messaggero, avrò pazienza». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Bisogna avere pazienza già al primo colpo». In altre parole, è meglio mostrare pazienza nel momento in cui sopraggiunge improvvisamente una calamità; in seguito, infatti, il cuore si acquieta naturalmente.
È narrato nel Sahih Muslim che morì il figlio di un Compagno di nome Abu Talha. In quel momento egli si trovava all’estero e non sapeva affatto della morte del figlio. Quando poi tornò a casa, sua moglie disse in anticipo a tutti i familiari: «Nessuno di voi gli riveli la morte del figlio. Quando ci sarà qualcosa da dire, lo dirò io». Dopodiché preparò il cibo per Abu Talha. Dopo che si furono coricati per la notte, gli disse: «O Abu Talha, se qualcuno presta qualcosa a un’altra persona e poi la rivuole indietro, è forse giusto che quella persona si rifiuti di restituirla?». Talha rispose: «No». Allora sua moglie gli raccontò tutto e disse: «Ebbene, abbi pazienza per la morte di tuo figlio». Udendo ciò, Abu Talha si adirò e disse: «Perché me lo hai detto soltanto adesso?». Poi andò dal Messaggero (s.a.w.) e gli raccontò l’intera vicenda. Dopo aver ascoltato, il Messaggero (s.a.w.) disse: «La notte scorsa Allah ha benedetto il vostro comportamento». In un altro hadith è riportato anche: «A nessuno è stato dato nulla di migliore e più ampio della pazienza».
È narrato che, quando gli assassini colpirono il venerabile Uthman (ra), mentre il sangue gli scorreva sulla barba, egli disse: «La ilaha illa anta, subhanaka inni kuntu minaz-zalimin. O Allah! Ti chiedo aiuto contro di loro e Ti chiedo aiuto in ogni questione; e Ti chiedo pazienza per la prova nella quale mi hai fatto cadere».
È narrato nel Jami‘ at-Tirmidhi che il Messaggero (s.a.w.) disse: «Chi perde due figli minorenni entrerà in Paradiso». In un hadith narrato nel Sahih Muslim, il Messaggero (s.a.w.) disse: «I figli minorenni defunti circoleranno liberamente per tutto il Paradiso. Nel Giorno della Risurrezione incontreranno i loro genitori, li stringeranno e non li lasceranno finché non saranno entrati in Paradiso».
Il venerabile Malik ibn Dinar (rah) disse: «In gioventù ero dipendente dal vino. In quel periodo morì una mia figlia di due anni. Amavo moltissimo la bambina. Perciò fui così addolorato dalla sua morte che ridussi considerevolmente il consumo di vino. Un giorno, mentre dormivo, sognai che era iniziata la Risurrezione e che ero uscito dalla mia tomba. All’improvviso vidi un enorme serpente che mi inseguiva. Cominciai a fuggire terrorizzato, ma il serpente continuava a rincorrermi. Lungo la strada vidi un anziano vestito di bianco e gli dissi: “Per favore, offritemi rifugio. Un serpente mi sta inseguendo”. Egli rispose: “Sono debole, e questo serpente è più forte di me. Continua a fuggire; forse Allah ti proteggerà”. Continuando a correre, raggiunsi la cima di una montagna. Là vidi alcuni bambini giocare. Il volto di ognuno di loro era luminoso come la luna. Vidi che tra loro c’era anche mia figlia. Quando mi vide, scese e lanciò una lampada contro il serpente. Il serpente fuggì. Poi mia figlia venne tra le mie braccia e recitò questo versetto del Corano: “Non è forse giunto il momento che i cuori dei credenti si umilino al ricordo di Allah e si volgano verso la verità che Egli ha fatto scendere?”. Le dissi: “O mia piccola figlia! Conosci anche il Corano?”. Rispose: “Papà! Noi sappiamo più di voi”. Le chiesi: “Chi sono i tuoi compagni e che cosa fate qui?”. Rispose: “Qui siamo tutti i bambini defunti di genitori musulmani. Rimaniamo qui ad aspettare l’arrivo dei nostri genitori fino alla Risurrezione”. Le chiesi: “O mia piccola figlia! Sai perché questo serpente mi inseguiva?”. Rispose: “Papà, quello è il tuo cattivo operato. Sei tu stesso ad averlo reso forte”. Le chiesi: “Chi era quell’anziano?”. Rispose: “Era il tuo buon operato, che a causa della tua negligenza è diventato debole. Pentiti e sarai salvato”. Dopodiché mi svegliai e mi pentii immediatamente».
Il Messaggero (s.a.w.) disse: ogni volta che una calamità colpisce un servo, essa giunge o per purificarlo da un peccato che Allah ha stabilito di non perdonare in altro modo se non attraverso quella calamità, oppure per elevarlo a un grado così alto per il quale Allah non ha previsto altra via.
La Madre dei credenti, la venerabile Umm Salama (ra), narrò che il Messaggero (s.a.w.) disse: chi, colpito da una calamità, dirà «Inna lillahi wa inna ilayhi raji‘un» e pregherà dicendo: «O Allah! Proteggimi da questa calamità e concedimi un’alternativa migliore di essa», Allah gli concederà una ricompensa adeguata e una migliore alternativa. La venerabile Umm Salama (ra) disse: «Quando poi mio marito Abu Salama morì, recitai una supplica simile. Di conseguenza, Allah mi diede come marito il Messaggero di Allah (s.a.w.)». (Sahih Muslim)
Il giudice Shurayh (rah) era solito dire: «Quando mi colpisce una calamità, lodo Allah quattro volte. La prima, perché avrebbe potuto essere più grave, ma non lo è stata. La seconda, perché Allah mi concede la forza di sopportarla. La terza, perché mi concede l’opportunità di recitare “Inna lillah…”. E la quarta, quando constato che la calamità non ha assunto la forma di un allontanamento dal mio Islam».
Al contrario, se qualcuno, di fronte alle calamità, diventa inquieto, desidera la propria morte e distruzione, si strappa i capelli e i vestiti, si schiaffeggia e si graffia il volto e il petto, e piange urlando a gran voce o fa piangere altri dietro compenso, Allah sarà certamente adirato con lui. Lo maledirà e, secondo alcune narrazioni, annullerà le sue buone opere. Infatti, tali comportamenti equivalgono a non credere nel destino, cioè nel decreto di Allah. In particolare, desiderare la propria morte e distruzione costituisce una sorta di tentativo di suicidio.
50. Ribellione, insolenza e arroganza
Allah l’Altissimo ha detto: “Si può procedere soltanto contro coloro che opprimono gli uomini e si ribellano ingiustamente sulla terra, comportandosi con insolenza. Per loro è stata riservata una dolorosa punizione.” (Sura ash-Shūrā)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: “Allah l’Altissimo mi ha rivelato: Siate umili, affinché nessuno aggredisca l’altro né si comporti con arroganza.” (Sahih Muslim, Sunan Abī Dāwūd e Sunan Ibn Mājah)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: “Non esiste peccato come la ribellione e l’insolenza che renda inevitabile una punizione in questo mondo, oltre a quella dell’Aldilà.” (Jāmiʿ at-Tirmidhī e Sunan Ibn Mājah)
La punizione più esemplare per questo peccato fu inflitta a Qārūn. Egli era cugino paterno del profeta Mūsā (pace su di lui) e uno dei principali consiglieri del Faraone. Come punizione per la sua ribellione e arroganza, Allah lo fece sprofondare vivo nella terra insieme a tutte le sue ricchezze e i suoi beni. Il racconto di questo avvenimento è riportato così nella Sura al-Qaṣaṣ:
“In verità, Qārūn apparteneva al popolo di Mūsā, ma si ribellò contro di loro e si comportò con arroganza. Gli avevo dato tesori le cui chiavi sarebbero state difficili da portare persino per un gruppo di uomini robusti. Ricorda quando il suo popolo gli disse: «Non essere insolente; in verità Allah non ama gli insolenti. Cerca, con ciò che Allah ti ha dato, la dimora dell’Aldilà, ma non dimenticare la tua parte di questo mondo. Sii benevolo verso gli altri, come Allah è stato benevolo verso di te, e non seminare corruzione sulla terra. In verità Allah non ama coloro che seminano corruzione». Egli disse: «Tutto ciò mi è stato dato soltanto grazie alla conoscenza che possiedo». Non sapeva forse che Allah aveva distrutto, prima di lui, molte generazioni più forti e più ricche di lui? Ai colpevoli non sarà chiesto conto dei loro peccati, poiché tutto sarà già scritto nel loro registro delle opere. Qārūn uscì davanti al suo popolo in tutto il suo splendore. Coloro che desideravano la vita terrena dissero: «Ah, se anche noi avessimo ciò che è stato dato a Qārūn! In verità egli è davvero fortunato». Ma coloro ai quali era stata data la conoscenza dissero: «Guai a voi! La ricompensa di Allah è migliore per coloro che credono e compiono il bene; ma nessuno la otterrà se non i pazienti». Poi facemmo sprofondare Qārūn e il suo palazzo nella terra. Non vi fu alcun gruppo che potesse salvarlo dalla punizione di Allah, ed egli stesso non fu capace di difendersi. Coloro che il giorno prima avevano desiderato essere come Qārūn dissero: «In verità Allah elargisce largamente il sostentamento a chi vuole e lo limita a chi vuole. Se Allah non fosse stato benevolo verso di noi, avrebbe fatto sprofondare anche noi nella terra. In verità i miscredenti non prosperano».”
L’Imām Ibn al-Jawzī dice: esistono diverse narrazioni su come Qārūn avesse manifestato arroganza e ribellione. Secondo Ibn ʿAbbās, egli indusse con l’inganno una donna immorale a diffondere contro il profeta Mūsā (pace su di lui) la calunnia secondo cui egli aveva commesso adulterio con lei. Quando il profeta Mūsā (pace su di lui) la costrinse a dire la verità sotto giuramento, ella rivelò di avere una relazione con Qārūn e che era stato lui a persuaderla a diffondere quella calunnia. Secondo aḍ-Ḍaḥḥāk e Qatāda, Qārūn rinnegò il profeta di Allah e cadde nella miscredenza. Secondo al-Māwardī, lavorava alla corte del Faraone e, contando su tale appoggio, perseguitava il proprio popolo, i Banū Isrāʾīl.
È narrato da Ibn ʿAbbās che, quando il profeta Mūsā (pace su di lui) si adirò per la calunnia diffusa contro di lui e invocò una maledizione, Allah disse: «O Mūsā! Ho ordinato alla terra di obbedire ai tuoi comandi. Ordinale ciò che vuoi». Mūsā (pace su di lui) ordinò: «O terra, inghiotti Qārūn!». Immediatamente il letto di Qārūn scomparve nella terra. Vedendo ciò, Qārūn implorò la misericordia di Mūsā (pace su di lui). Ma Mūsā ordinò nuovamente alla terra: «Inghiottiscilo!». Questa volta i suoi piedi sprofondarono sotto terra. Così, continuando a ordinare, Mūsā fece scomparire completamente Qārūn sotto terra.
Attraverso l’episodio sopra riportato nel Sacro Corano, sono emersi i seguenti aspetti della ribellione e dell’arroganza di Qārūn:
(1) Danneggiare gli interessi dei musulmani e del proprio popolo colludendo con i nemici dell’Islam e dei musulmani.
(2) Mostrare superbia considerando le ricchezze acquisite come il risultato della propria conoscenza, invece di considerarle un dono della grazia di Allah.
(3) Non riconoscere il diritto che i poveri della società hanno sulle proprie ricchezze e rifiutarsi di adempiervi; inoltre, ostentare davanti alla gente lo splendore della propria ricchezza, aumentando così la sofferenza psicologica degli indigenti e rendendo ancora più intenso il loro senso di privazione.
(d) Avarizia, capitalismo sfrenato, mentalità arrogante e consumistica monopolistica.—-Traduttore)
51. Trattare crudelmente le classi deboli, gli schiavi e le schiave, i domestici e le domestiche e gli animali
Allah l’Altissimo ha detto: «Adorate Allah e non associateGli alcunché; e trattate bene i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, il vicino consanguineo, il vicino non consanguineo, il compagno di viaggio, il viandante e gli schiavi e le schiave. Allah non ama chi è arrogante e vanaglorioso». (Sura an-Nisā’)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui), persino nei momenti precedenti alla sua morte, raccomandò con insistenza: «Temete Allah riguardo alla preghiera e a coloro che sono sotto la vostra responsabilità». (Abū Dāwūd, Ibn Mājah)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Trattare bene coloro che sono sotto la vostra responsabilità è fonte di fortuna, mentre trattarli male è fonte di sventura». (Musnad Aḥmad, Sunan Abī Dāwūd)
Ḥazrat Abū Masʿūd (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: Stavo colpendo un servo con un bastone. In quel momento udii alle mie spalle una voce: «Sappi, o Abū Masʿūd, che Allah l’Altissimo ti ha dato autorità su questo servo». Risposi: «O Messaggero di Allah! Non colpirò mai più schiavi, schiave, domestici o domestiche. Lo rendo libero». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se non avessi compiuto quest’azione, il Fuoco ti avrebbe incenerito nel Giorno della Resurrezione». (Ṣaḥīḥ Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Coloro che tormentano le persone in questo mondo riceveranno da Allah una severa punizione». Nel Jāmiʿ at-Tirmidhī e nel Sunan Abī Dāwūd è riportato che al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) fu chiesto: «Quante volte dobbiamo perdonare coloro che sono sotto la nostra responsabilità?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Settanta volte al giorno».
È riportato nel Musnad Aḥmad che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) chiamò un suo servo. Egli arrivò con molto ritardo. Allora il Messaggero (pace e benedizioni su di lui), mostrando il siwāk che aveva in mano, disse: «Se non temessi di doverne rendere conto nel Giorno della Resurrezione, ti picchierei con questo siwāk».
In un hadith si narra che una donna venne dal Messaggero (SA) e gli disse: «O Messaggero! Ho insultato la mia schiava chiamandola “adultera”.» Il Messaggero (SA) le chiese: «Hai visto in lei qualche segno di adulterio?» La donna rispose: «No.» Il Messaggero (SA) disse: «Bada! Questa ragazza si vendicherà di te nel Giorno della Resurrezione.» La donna andò subito dalla sua schiava e, porgendole un bastone, le disse: «Colpiscimi.» La schiava non accettò. Allora la donna la liberò. Poi si recò dal Messaggero (SA) e gli riferì di aver liberato la schiava. Il Messaggero (SA) disse: «Si spera che Allah perdoni il tuo peccato.»
Nei hadith autentici di Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim si narra che il Messaggero (SA) disse: «Chi accuserà falsamente di un reato un suo subordinato, nel Giorno della Resurrezione subirà la punizione delle frustate prevista per la calunnia.» Il Messaggero (SA) disse: «Ai servi, alle serve, agli schiavi e alle schiave bisogna fornire il cibo e gli abiti necessari, e non si deve imporre loro un incarico superiore alle loro capacità. Se proprio si deve imporre loro un tale incarico, bisogna lavorare insieme a loro. Non fate soffrire le creature di Allah. Egli vi ha resi loro padroni; se avesse voluto, avrebbe potuto renderli vostri padroni.» (Sahih Muslim, Tabarani)
Far soffrire per la fame una persona o un animale sottoposto alla propria autorità e separare i figli dai genitori sono forme assai gravi di peccati maggiori. Il Messaggero (SA) disse: «Chi separerà una madre dal suo bambino, Allah lo separerà dai suoi cari nel Giorno della Resurrezione.» (Jami‘ al-Tirmidhi)
Il Messaggero (SA) disse inoltre: «Non vi è peccato più grande del far soffrire per la fame una persona o un animale sottoposto alla propria autorità.» (Sahih Muslim)
Allo stesso modo, non è lecito colpire con forza gli animali domestici, tenerli sempre rinchiusi in gabbia, non dar loro da mangiare al momento opportuno o costringerli a svolgere lavori superiori alle loro capacità. Il Messaggero (SA) disse: «Una donna subirà il castigo per aver legato una gatta e averla lasciata morire di fame.» È evidente che questo vale per tutti gli animali. Nei hadith autentici di Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim si narra che il Messaggero (SA) vietò di impiegare gli animali per scopi diversi dalle loro attività naturali e di costringerli a svolgere lavori superiori alle loro capacità. Ordinò che, quando si deve macellare un animale, lo si faccia con uno strumento affilato; e che, quando si deve uccidere un animale, lo si uccida alla prima occasione senza tenerlo prigioniero. È stato severamente vietato bruciare e uccidere animali nocivi quali serpenti, scorpioni, topi e cani rabbiosi. Il Messaggero (SA) vietò di uccidere un animale per puro divertimento, per passatempo o senza alcuna utilità. Liberare gli schiavi e le schiave è un’azione altamente meritoria. Il Messaggero (SA) disse: «Chi libererà il suo schiavo o la sua schiava, Allah lo libererà dal castigo dell’Inferno.»
52. Fare del male al vicino
È narrato in Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim che una volta il Messaggero (SA) disse: «Non è credente. Non è credente.» Tutti chiesero: «O Messaggero! Chi?» Il Messaggero (SA) rispose: «Colui il cui vicino non è al sicuro dalle sue azioni nocive.» Vi sono tre tipi di vicini: il primo è il vicino musulmano e parente. Un vicino di questo tipo ha tre diritti: uno in quanto parente, uno in quanto musulmano e uno in quanto vicino. Il secondo è il vicino musulmano non parente. Questo vicino ha due diritti: uno in quanto vicino e uno in quanto musulmano. Il terzo è il vicino non musulmano. Un vicino di questo tipo ha soltanto i diritti derivanti dalla vicinanza.
Il Messaggero (SA) disse: «Non è musulmano colui che mangia fino a saziarsi mentre il suo vicino resta affamato.» Il Messaggero (SA) disse inoltre: «Gabriele mi raccomandò tanto riguardo al vicino che a volte pensavo che forse il vicino sarebbe stato nominato mio erede.» (Sunan Abu Dawud, Sunan Ibn Majah)
Il Messaggero (SA) disse inoltre: «Nel Giorno della Resurrezione il vicino povero afferrerà il vicino ricco e dirà: “O mio Signore! Avevi reso agiato questo mio fratello, che abitava proprio vicino a me, ma io restavo affamato mentre lui mangiava a sazietà. Chiedigli perché teneva la porta chiusa davanti a me e mi privava dei suoi beni.”» Il Messaggero (SA) disse: «Tre sono i peccati più terribili: associare consoci ad Allah, uccidere i figli per paura della povertà e commettere adulterio con la moglie del vicino.» (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim, Sunan al-Nasa’i, Jami‘ al-Tirmidhi)
Hazrat Ibn Umar aveva un vicino ebreo. Ogni volta che in casa sua veniva macellata una capra, diceva: «Portatene una parte di carne al nostro vicino ebreo». (Sunane Abu Dawud, Jamiʿ at-Tirmidhi)
Un vicino dovrebbe sopportare, per quanto possibile, il comportamento molesto dell’altro vicino, anche se questi è non musulmano. Questo rientra infatti tra i benefici e i favori che gli si devono. Una volta un uomo andò dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e disse: «O Messaggero! Indicami un’azione mediante la quale possa entrare in Paradiso». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Sii benefico». Egli chiese: «Come posso sapere se sono stato benefico?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chiedilo al tuo vicino: se dice che sei benefico, allora lo sei; e se dice che sei causa di danno per gli altri, allora lo sei». (Bayhaqi)
In un altro hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «I diritti del vicino sono che, quando chiede aiuto, lo si aiuti; quando chiede un prestito, glielo si conceda; quando ha bisogno di qualcosa, gliela si dia; quando è malato, lo si vada a trovare; quando riceve un beneficio, ci si congratuli con lui; quando è colpito da una disgrazia, gli si esprimano le proprie condoglianze; quando muore, si vada alla sua tomba per recitare la preghiera funebre e seppellirlo. Non si deve costruire una casa alta, senza il suo permesso, in modo da impedirgli il passaggio dell’aria. Se percepisce l’odore del cibo messo nella pentola, bisogna dargliene una parte; se si comprano dei frutti, bisogna mandargliene in dono, altrimenti non si devono gettare le bucce fuori, affinché egli non le veda».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Violentare una donna vicina equivale a violentare dieci altre donne. Allo stesso modo, rubare nella casa di un vicino equivale a rubare nelle case di dieci persone in un altro luogo».
Dare prova di tolleranza verso il vicino è un’azione molto nobile, anche quando egli è ostile. Si narra che Hazrat Sahl ibn ʿAbdullah at-Tustari (che Allah abbia misericordia di lui) avesse un vicino adoratore del fuoco. Ogni giorno, dalla casa del vicino, una grande quantità di sporcizia e rifiuti finiva, senza che questi se ne accorgesse, nella casa di Hazrat Sahl. Egli, tuttavia, non si lamentava con il vicino. Durante il giorno raccoglieva i rifiuti e li copriva, poi di notte li portava fuori. Un giorno giunse il momento della morte di Sahl. Chiamò il suo vicino, gli mostrò il mucchio di rifiuti e disse: «Se la mia morte non fosse ormai vicina, non te l’avrei mostrato. Temo che, dopo la mia morte, nessun altro della mia famiglia sarà capace di mostrare la stessa tolleranza che ho mostrato io. Per questo te l’ho fatto vedere. Fa’ ciò che ritieni meglio». Lo stupore del vicino adoratore del fuoco non ebbe limite. Egli disse: «Avete sopportato per così tanto tempo questa cosa molesta senza dire nemmeno una parola; e io sono ancora fermo nella mia miscredenza!». Detto ciò, strinse la mano di Sahl e abbracciò l’Islam. Subito dopo anche Sahl morì.
53. Molestare e insultare i musulmani e creare disordini, divisioni e inimicizia tra loro.
Allah l’Altissimo ha detto: «O credenti! Non permettete che un gruppo derida un altro gruppo, perché coloro che vengono derisi potrebbero essere migliori di quelli che deridono. E non permettete che un gruppo di donne derida un altro gruppo di donne, perché quelle che vengono derise potrebbero essere migliori di quelle che deridono. Non diffamatevi a vicenda e non chiamatevi con appellativi offensivi. Chiamare qualcuno con un nome ingiurioso dopo la fede è un’azione abominevole. Coloro che non desistono da ciò sono gli ingiusti». Sura al-Hujurat
Allah ha inoltre detto: «Non andate alla ricerca dei difetti gli uni degli altri e non denigratevi alle spalle». È narrato in Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione, agli occhi di Allah, la persona più detestabile sarà quella dalla cui compagnia la gente si allontana per timore di ascoltare le sue parole oscene e volgari».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «O servi di Allah! Allah ha rimosso da voi la ristrettezza. Fa eccezione colui che tratta con leggerezza l’onore e la dignità del suo fratello musulmano: egli sarà colpito dalla ristrettezza. In Sahih Muslim e Sunan al-Tirmidhi è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: per ogni musulmano è proibito ledere la vita, i beni e l’onore di un altro musulmano.
In Sahih Muslim è inoltre riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: il musulmano è fratello del musulmano. Nessuno fa torto a un altro, nessuno lo umilia né lo odia. Per un musulmano non può esserci azione peggiore dell’odiare o disprezzare il proprio fratello musulmano. In Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: insultare un musulmano è dissolutezza, mentre combatterlo è miscredenza.
Al-Hakim ibn Hibban, Ahmad e al-Bazzar narrano che una volta fu detto al Messaggero (pace e benedizioni su di lui): «Una certa donna trascorre la notte pregando e digiuna giorno dopo giorno, ma reca sofferenza ai suoi vicini con parole aspre». Il Messaggero disse: «Non vi è alcun bene in lei. Andrà all’Inferno». In un hadith è inoltre riportato: «Parlate dei vostri defunti soltanto menzionandone le virtù e astenetevi dal menzionarne i difetti, poiché ormai hanno raggiunto il luogo della ricompensa per le loro opere» (al-Hakim). Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi definisce qualcuno “miscredente” o “nemico di Allah”, mentre in realtà non lo è, vedrà ritornare su di sé tale definizione». In altre parole, egli stesso diventerà miscredente e nemico di Allah (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim).
Nel Sunan Abi Dawud è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nella notte dell’Ascensione vidi un gruppo di persone che aveva artigli di rame con i quali si graffiava il volto. Chiesi: “O Gabriele, chi sono costoro?”. Egli rispose: “Sono coloro che sparlavano delle persone, diffamandole e giocando con il loro onore e la loro dignità”».
In verità, creare divisione, discordia e disordine tra i musulmani e istigare gli esseri viventi a combattere è un terribile peccato maggiore. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Satana non spera più che i musulmani della penisola arabica lo adorino; tuttavia spera ancora di creare tra loro divisione, discordia e conflitto».
Questo hadith dimostra che chi crea disordine e conflitto tra due persone o due gruppi e fa circolare tra loro parole dolorose e provocatorie è un calunniatore appartenente alla fazione di Satana e una delle persone peggiori. Analogamente, chi rovina i rapporti tra marito e moglie, tra servo e padrone oppure tra lavoratore e datore di lavoro appartiene alla fazione di Satana ed è un calunniatore, per quanto possa agire sotto la veste di una buona azione. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «È maledetto colui che provoca divisione e conflitto tra marito e moglie oppure tra servo e padrone» (Sunan Abi Dawud).
Analogamente, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha severamente proibito organizzare combattimenti tra galli, combattimenti tra cani, combattimenti tra tori e simili come forme di divertimento. (Per la stessa ragione dovrebbero essere proibiti il pugilato e tutti i giochi e le competizioni che comportano il rischio di danni fisici e spreco di denaro. – Traduttore)
Al contrario, riconciliare due parti in conflitto e ristabilire i loro rapporti è un’azione estremamente nobile. Non vi è nulla di male nel consultarsi segretamente con una simile nobile intenzione; altrimenti, le consultazioni segrete possono generare sospetto, dubbio e divisione. In un versetto della sura an-Nisa Allah dice: «Non vi è alcun bene in molte delle loro conversazioni segrete, salvo in colui che le intraprende con l’intenzione di fare elemosina, compiere il bene o ristabilire i rapporti tra le persone. A chi agisce così per ottenere il compiacimento di Allah concederò una ricompensa immensa». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) incoraggiò vivamente la riconciliazione tra le persone, la rimozione dei conflitti, il rafforzamento dell’unità e il consolidamento dei rapporti. Disse ad Abu Ayyub al-Ansari: «Vuoi che ti indichi un’elemosina migliore di una mandria di cammelli rossi?». Egli rispose: «Sì, o Messaggero di Allah». Il Messaggero disse: «Quando i rapporti reciproci tra le persone si deteriorano, ristabiliscili; e quando si allontanano gli uni dagli altri, avvicinali gli uni agli altri».
Ristabilire i rapporti reciproci è un’azione così nobile che, a tale scopo, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha persino permesso, quando necessario, di dire parole non vere.
In Sahih al-Bukhari è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non è un bugiardo colui che cerca di migliorare i rapporti tra le persone, così che ciò che dice produca un buon risultato». In un hadith riportato da Sahih Muslim, Umm Kulthum disse: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha permesso di mentire soltanto in tre casi: durante la guerra, per ristabilire i rapporti reciproci e quando il marito dice qualcosa alla moglie o la moglie al marito».
In Sahih al-Bukhari è riportato che, avendo appreso che tra i Banu Amir stava per scoppiare una guerra, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) vi si recò con un gruppo di Compagni e calmò gli animi. Il Messaggero disse: «Chiunque risolva il conflitto tra due persone, Allah renderà pure tutte le sue azioni, gli concederà la ricompensa per aver liberato uno schiavo in cambio di ciascuna delle sue parole e gli perdonerà tutti i peccati passati».
54. Fare del male ai servi virtuosi e timorati di Dio
Allah l’Altissimo dice: «Coloro che arrecano sofferenza agli uomini e alle donne credenti, attribuendo loro ciò che non hanno fatto, si caricano di calunnia e di un peccato evidente» (sura al-Ahzab). «Abbiate cura dei credenti devoti» (sura al-Hijr).
È narrato da Abu Hurayra che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah, l’Altissimo, ha detto: dichiarerò guerra a chiunque rechi sofferenza a uno dei Miei amici».
In un hadith precedente è riportato che una volta Salman al-Farisi, Suhayb e Bilal (che Allah sia soddisfatto di loro), questi tre Compagni, erano seduti insieme. In quel momento giunse da loro Abu Sufyan. Vedendolo, dissero: «Le spade di Allah non hanno ancora inflitto un’adeguata punizione al nemico di Allah». Abu Bakr, che era presente e aveva udito queste parole, disse: «Fate simili commenti sul venerabile capo della tribù dei Quraysh?». Poi si recò dal Messaggero e gli riferì l’intera vicenda. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «O Abu Bakr, forse hai suscitato amarezza nei cuori di quei tre Compagni e hai fatto adirare anche Allah» (cioè: non hai agito bene). Abu Bakr si recò immediatamente dai tre Compagni e disse: «Fratelli, vi siete adirati per le mie parole?». Essi risposero: «No, fratello. Che Allah ti perdoni».
Va osservato che i primi a credere nei profeti erano persone povere. Non soltanto nel caso del Messaggero, ma di tutti i profeti, furono i poveri a credere per primi. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) sedeva spesso con i Compagni poveri, come Suhayb, Salman e Bilal. I politeisti appresero da uno studioso ebreo che un segno dei profeti e dei messaggeri è che i loro primi seguaci provengono dai poveri; perciò escogitarono un piano per allontanare i poveri da lui. Alcuni capi dei politeisti andarono dal Messaggero e dissero: «O Muhammad, allontana i poveri da te, perché proviamo disgusto a sederci con loro. Se li allontanerai, i membri più illustri e influenti della società crederanno in te». In risposta, Allah rivelò: «Non scacciare coloro che invocano il loro Signore mattina e sera desiderando il Suo compiacimento» (al-An‘am).
Dopo il fallimento di questa congiura dei politeisti, dissero: «O Muhammad, se non vuoi scacciarci, stabilisci un giorno per noi e un giorno per loro». In risposta, Allah rivelò: «Rimani con coloro che invocano il loro Signore mattina e sera, desiderando il Suo compiacimento; non distogliere da loro il tuo sguardo, desiderando gli ornamenti della vita terrena». (Sura al-Kahf)
In seguito, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si prese ancora più cura dei Compagni poveri e attribuì loro maggiore importanza e dignità. Da allora è divenuto un principio eterno dell’Islam che il criterio della dignità e del rispetto siano la fede, la rettitudine, il taqwā e il timore di Allah, non lo splendore terreno, la magnificenza, la ricchezza, l’influenza o il prestigio. Coloro che sono più avanzati nel taqwā, nel timore di Allah e nella nobiltà del carattere non devono essere disprezzati, trascurati o ignorati, anche se sono poveri, e in nessun modo si deve recar loro offesa.
55. Indossare abiti che scendono sotto le caviglie per superbia e ostentazione dell’aristocrazia
È riportato nel Sahih al-Bukhari che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi indossa un abito che scende fino a sotto le caviglie andrà all’Inferno». Nel Muwatta’ dell’Imam Malik, nel Sahih al-Bukhari, nel Sahih Muslim, nel Jami‘ at-Tirmidhi e nel Sunan Ibn Majah è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah non guarderà colui il cui abito striscia sotto le caviglie per superbia». Nel Sunan Abi Dawud è riportato che un uomo stava pregando indossando un abito che gli scendeva sotto le caviglie. Allora il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli disse: «Va’ a fare l’abluzione e torna». Dopo che ebbe fatto l’abluzione, gli disse nuovamente: «Va’ a fare l’abluzione e torna». Un uomo domandò: «O Messaggero, perché gli hai ordinato di fare l’abluzione?». Il Messaggero rimase in silenzio. Dopo qualche tempo disse: «Stava pregando indossando un abito che gli scendeva sotto le caviglie. Allah non accetta una preghiera di questo genere». È riportato nel Sahih al-Bukhari, nel Sahih Muslim, nel Sunan Abi Dawud e nel Sunan Ibn Majah che, quando il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah non guarderà nel Giorno della Resurrezione colui il cui abito scende sotto le caviglie per superbia», Hazrat Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «O Messaggero, quando non stringo bene il mio pigiama, esso si allenta e scende». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Tu non sei tra coloro che lo fanno per superbia». Si noti che in molti hadith relativi a questo argomento non compaiono le parole «per ostentazione di superbia e aristocrazia». (Nota del traduttore)
56. L’uso dell’oro e della seta da parte degli uomini
È riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi usa la seta nel mondo terreno non potrà usarla nell’Aldilà». Nel Sunan Abi Dawud e nel Sunan an-Nasa’i è riportato: «L’uso dell’oro e della seta è stato proibito agli uomini della mia comunità». Ciò vale sia per i militari sia per i civili. È inoltre riportato nel Sahih al-Bukhari che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) proibì di mangiare e bere in recipienti d’oro e d’argento, di indossare abiti di seta e di sedere su giacigli di seta. Chi ritiene lecito per gli uomini l’uso della seta, o considera lecita qualsiasi altra cosa proibita, è miscredente. Soltanto una persona malata può usarla, se secondo il medico ciò è inevitabile. Anche i soldati possono usarla in caso di necessità durante la guerra. L’uso della seta e dell’oro da parte degli uomini per semplice gusto o ornamento è unanimemente proibito. Allo stesso modo, è proibito agli uomini usare un tessuto in cui la maggior parte dei fili sia di seta. È riportato nel Sahih Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui), vedendo un anello d’oro nella mano di un uomo, glielo tolse e disse: «A quanto pare, quest’uomo desidera indossare con la propria mano il fuoco dell’Inferno». Analogamente, sono proibiti agli uomini i disegni e i ricami d’oro e di seta. Esiste tuttavia una divergenza riguardo all’uso dell’oro e della seta da parte dei bambini. Secondo l’Imam Ahmad ibn Hanbal e la maggioranza degli imam, ciò è proibito anche ai bambini maschi.
57. Disobbedire all’autorità legittima e recidere unilateralmente il vincolo della legittima obbedienza
Nella Sharia islamica sono legittime tre forme di autorità e leadership; chiunque sia sottoposto a una di esse non può abbandonarne unilateralmente l’obbedienza né recidere i rapporti con essa: ciò è proibito. Primo: quando, in virtù delle consuetudini vigenti e delle relazioni internazionali, una persona diventa schiava o serva di un’altra, se il padrone non maltratta né opprime il suo schiavo o servitore, è illecito abbandonarlo unilateralmente e fuggire. Se invece si fugge da un padrone oppressivo, ciò è lecito ed è considerato hijra. Secondo: l’autorità del marito sulla moglie. Finché il marito provvede al mantenimento della moglie e continua a garantirle tutti i diritti coniugali stabiliti dalla legge, per la moglie è illecito abbandonare l’obbedienza al marito, recidere i rapporti con lui e disobbedirgli. (Vedi il 47º peccato maggiore.) Terzo: l’obbedienza a un leader o a un gruppo che impartisca ordini conformi alla Sharia. Abbandonare l’obbedienza a un tale leader o gruppo e recidere i rapporti con esso è proibito e costituisce un peccato maggiore. Seguono alcuni hadith sull’obbedienza a queste tre forme di autorità.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Quando uno schiavo, una schiava o un servitore fugge, la sua preghiera e ogni altra buona azione non vengono accettate finché non ritorna; quando una moglie disobbedisce al marito, finché non gli obbedisce; e quando una persona ubriaca di vino, finché non torna sobria». (Sahih Muslim, Tabarani, Sahih Ibn Khuzayma) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Nessuno è responsabile della sorte di tre persone (cioè, esse stesse ne sono responsabili): colui che recide i rapporti con la propria comunità o organizzazione e disobbedisce al suo capo; il servitore che abbandona il padrone fuggendo e muore in stato di disobbedienza; e la moglie che, nonostante il marito provveda a tutte le sue necessità, in sua assenza si aggira senza osservare il velo prescritto e mostrando la propria bellezza in modo non islamico». (Sahih Ibn Hibban, Tabarani e Hakim)
58. Macellare un animale nel nome di qualcuno diverso da Allah
Nella sura al-An’am Allah dice: «Non mangiate ciò su cui non è stato pronunciato il nome di Allah: questo è certamente un grave peccato…». A proposito del tafsir di questo versetto, gli imam Ibn Abbas, Kalbi, Ata e altri hanno detto che esso si riferisce agli animali macellati dai miscredenti e dai politeisti nel nome di qualcuno diverso da Allah. Altrimenti, gli animali macellati dai musulmani sono unanimemente halal, sia che su di essi venga pronunciato il nome di Allah, sia che non venga pronunciato. Tabarani narra che un uomo chiese: «O Messaggero! Se uno di noi dimentica di pronunciare il nome di Allah mentre macella un animale, che cosa accade?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Il nome di Allah è presente sulla bocca di ogni musulmano». Nella Muwatta dell’imam Malik e nel Sahih al-Bukhari è riportato che alcuni musulmani dissero: «O Messaggero, alcune persone vengono a offrirci della carne, ma non sappiamo se quegli animali siano stati macellati pronunciando il nome di Allah». Il Messaggero rispose: «Pronunciate il nome di Allah e mangiate».
59. Attribuirsi consapevolmente come padre qualcuno diverso dal proprio padre
Nel Sahih al-Bukhari è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chiunque si presenti come figlio di qualcuno
diverso dal proprio padre, per lui il Paradiso è proibito. In un altro hadith del Sahih al-Bukhari una simile persona è stata definita miscredente ed è stata colpita da maledizione e maledizione divina. Nel Sahih Muslim è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chiunque si presenti come figlio di qualcuno diverso dal proprio padre, pur sapendo che egli non è suo padre, non appartiene alla mia comunità; anzi, è un miscredente. Chi pretende di essere ciò che non è non appartiene alla mia comunità: farebbe bene a scegliere la propria dimora nell’Inferno. Chi definisce qualcuno miscredente o nemico di Allah, mentre in realtà non lo è, sarà colpito dalle sue stesse parole; cioè, egli stesso diventerà miscredente e nemico di Allah. Satkarani tar ekor.»
60. Discutere, litigare e contendere consapevolmente a favore dell’ingiustizia
Allah l’Altissimo dice: «Tra gli uomini ve n’è qualcuno le cui parole sulla vita terrena ti meravigliano e che chiama Allah a testimone di ciò che ha nel cuore, mentre è un acerrimo nemico». L’imam Ghazali (che Allah abbia misericordia di lui) ha detto: nella sharia islamica le dispute sono di tre tipi, e tutti e tre sono biasimevoli. Il primo è il “mira”. Esso consiste nel sollevare obiezioni alle parole di qualcuno, cercandovi soltanto difetti linguistici. Il suo scopo non è altro che umiliare l’oratore e dimostrare la propria superiorità. Il secondo è il “jidal”. Esso consiste nel manifestare divergenza di opinioni e nel tentare di far prevalere la propria opinione. Il terzo è il “khusumat”. Il suo scopo è ottenere denaro o qualche altro interesse. Talvolta viene provocato deliberatamente; altre volte nasce prendendo spunto dalle parole altrui. Il primo, cioè il “mira”, non viene mai avviato deliberatamente fin dall’inizio: nasce prendendo pretesto da un’altra affermazione. Gli ultimi due, invece, possono essere avviati sia all’inizio sia in seguito. Tuttavia, lo scopo di tutti e tre è malvagio e ingiusto.
L’imam Nawawi dice: la disputa può essere di due tipi: a favore dell’ingiustizia o a favore della giustizia. Allah ha detto: «Non disputate con la Gente del Libro se non nel modo migliore». «Nessuno disputa sui versetti di Allah se non i miscredenti». Se lo scopo della disputa è conoscere e stabilire la verità in quanto verità, allora essa è lodevole; ma disputare per respingere la verità e disputare su questioni sconosciute è biasimevole. Alla luce di questa spiegazione devono essere comprese le affermazioni sulle dispute riportate nel Corano e negli hadith. Anche se si disputa a favore di una rivendicazione giusta, se ciò si trasforma in menzogna, parole dolorose o parole indecenti, anch’esso è biasimevole e va abbandonato.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Insistere continuamente nelle dispute è sufficiente per cadere nel peccato.» (Tirmidhi) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Chi disputa su ciò che non conosce rimarrà oggetto del dispiacere di Allah finché non abbandonerà quella disputa.» (Tirmidhi) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Ogni volta che una persona si smarrisce, diventa litigiosa.» (Tirmidhi) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Temo soprattutto per voi tre cose: lo scivolone di coloro che possiedono una conoscenza sufficiente del Corano e degli hadith; il fatto che un ipocrita che si proclama musulmano si impegni in dispute riguardo al Corano; e l’avidità per il mondo, che vi spingerà a combattervi gli uni contro gli altri.» (Tabarani) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Disputare riguardo al Corano è miscredenza.» (Abu Dawud) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi rinuncia alla disputa pur essendo certo della correttezza della propria opinione avrà la sua dimora nel luogo più elevato del Paradiso. E chi evita la disputa senza essere certo della correttezza della propria opinione avrà una dimora in una parte ordinaria del Paradiso.»
61. Negare ad altri l’acqua in eccedenza
Allah l’Altissimo dice: «Avete mai riflettuto? Se la vostra acqua sprofondasse nella terra, chi vi porterebbe acqua corrente?» (Sura al-Mulk)
È riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non siate restii a donare l’acqua in eccedenza, affinché Allah non sia restio a concedervi i raccolti.» È riportato nel Musnad che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah, nel Giorno della Resurrezione, negherà la Sua grazia a chi rifiuta di dare la propria acqua in eccedenza e il proprio pascolo in eccedenza.»
È riportato nel Sahih Muslim e nel Sahih al-Bukhari che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel Giorno della Resurrezione Allah non parlerà con tre persone, non le guarderà, non le purificherà e per loro è stata preparata una dolorosa punizione: colui che possiede acqua in eccedenza ma non la dà al viandante; colui che presta giuramento di obbedienza a un governante esclusivamente per un interesse terreno, mantenendo il giuramento se il governante gli concede ciò che desidera e violandolo altrimenti; e colui che, per vendere un bene a un prezzo elevato, giura dicendo: “L’ho comprato a questo prezzo”, mentre in realtà non l’ha acquistato a quel prezzo, e l’acquirente gli crede.» Il Sahih al-Bukhari descrive il primo di essi in questi termini: «A colui che non dà ad altri la propria acqua in eccedenza Allah dirà nel Giorno della Resurrezione: “Come tu non hai dato ad altri l’eccedenza di ciò che non hai creato con le tue mani, così oggi Io non ti concederò la Mia grazia.”»
62. Dare meno del dovuto nella misura e nel peso
Allah dice: «Guai a coloro che danno meno nella misura e nel peso, coloro che, quando ricevono dagli altri una quantità misurata, la prendono per intero, ma quando misurano per gli altri, danno meno.» L’Imam Suddi dice: «Quando il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) emigrò, vi era un commerciante di nome Abu Juhayna. Possedeva due bilance: con una pesava correttamente la merce che acquistava per sé, mentre con l’altra pesava meno la merce che consegnava agli altri. Questo versetto fu rivelato a proposito di lui.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Cinque cose rendono inevitabili cinque conseguenze: quando un popolo viola i propri patti, Allah farà prevalere su di esso il suo nemico; quando un popolo governa il paese con leggi inventate invece che con la legge di Allah, la povertà si diffonderà tra i suoi membri; quando l’oscenità e l’adulterio aumentano ampiamente in una nazione, aumenterà il numero delle morti; quando si dà meno del dovuto nella misura e nel peso, i raccolti diminuiranno e si verificherà una carestia; e quando si smette di versare la zakat, la pioggia cesserà.»
È degno di nota che chi dà meno del dovuto nella misura, in realtà, ruba furtivamente, poco a poco, e si procura guadagni haram.
63. Sentirsi al sicuro dal castigo e dall’ira di Allah
Allah l’Altissimo dice: «Quando dimenticarono ciò che era stato loro ricordato, aprii per loro le porte di ogni cosa (cioè aprii le porte dell’abbondanza e della prosperità); poi, quando si rallegrarono smisuratamente per i beni che erano stati loro concessi, li afferrai all’improvviso. Allora furono sommersi dalla più profonda disperazione. Infine, gli ingiusti furono completamente annientati». Qui, essere afferrati all’improvviso significa essere colpiti in modo tale da non accorgersene. L’Imam Hasan al-Basri disse: se Allah concede a qualcuno immense ricchezze ed egli pensa di non essere messo alla prova, ciò non è segno della sua intelligenza. Allo stesso modo, se qualcuno viene gettato nella più estrema miseria e pensa di essere stato abbandonato e che Allah non si occupi di lui, anch’egli è vittima di un’errata convinzione.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando vedete che Allah concede a un servo ciò che egli ama, mentre questi persiste nella disobbedienza ad Allah, sappiate che gli viene concesso del tempo e che è solo questione di tempo prima che il castigo si abbatta su di lui». Poi recitò questo versetto.
È stato tramandato che, quando Iblis fu colpito dall’ira ardente di Allah, nonostante appartenesse alla schiera degli angeli, Jibril e Mikail iniziarono a piangere. Allah chiese: «Che cosa vi è accaduto, perché piangete?». Essi risposero: «O nostro Signore, temiamo la Tua prova». Allah disse: «Rimanete così. Non sentitevi al sicuro dalla Mia prova». Nel Jami‘ at-Tirmidhi è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitava molto spesso questa supplica: «O Tu che volgi i cuori, rendi saldi i nostri cuori nella Tua religione». Gli fu chiesto: «O Messaggero, temi forse per la nostra fede?». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: «I cuori sono tra le due dita di Allah; Egli li volge come vuole».
Nel Sahih al-Bukhari è riportato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Una persona continua ad agire come la gente del Paradiso, finché giunge a trovarsi a una sola spanna dal Paradiso. Proprio in quel momento si compie su di lui ciò che è stato scritto nel destino, ed egli compie le azioni della gente dell’Inferno e vi entra. Allo stesso modo, continua ad agire come la gente dell’Inferno, finché giunge vicino all’Inferno. Proprio allora si compie su di lui ciò che è stato scritto nel destino, ed egli compie le azioni della gente del Paradiso e diventa una delle sue genti». Il destino dell’uomo è determinato dalle sue ultime azioni.
Nel Sacro Corano, Allah l’Altissimo ha narrato la vicenda di Bal‘am Ba‘ura. Nonostante avesse acquisito una piena conoscenza di Allah e della Sharia, la sua fede andò perduta. Allo stesso modo, un devoto chiamato Barsisa morì da miscredente. Perciò ciascuno dovrebbe stare in guardia riguardo alla propria fede e recitare spesso questa supplica: «Rabbana la tuzigh qulubana ba‘da idh hadaytana wa hab lana min ladunka rahmatan innaka antal-Wahhab». «O nostro Signore! Dopo averci guidati, non sviare i nostri cuori e concedici misericordia da parte Tua. Certamente Tu sei il Grandissimo Donatore». ‘A’isha (Allah sia soddisfatto di lei) racconta che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitava spesso questa supplica: «O Tu che volgi i cuori, mantieni saldo il mio cuore nell’obbedienza». Chiesi: «O Messaggero! Reciti molto spesso questa supplica. Hai forse paura?». Egli rispose: «O ‘A’isha, i cuori dei servi sono tra le due dita di Allah; Egli li volge come vuole. Come potrei dunque sentirmi al sicuro?». La guida proviene sempre da Allah; poiché la perseveranza sulla retta via dipende dalla Sua volontà, il destino finale dell’uomo è ignoto e la fermezza della sua volontà è incerta, è sconveniente vantarsi della propria fede, delle proprie buone opere, delle preghiere e dei digiuni. Bisogna ricordare che, sebbene la fede e molte buone opere siano acquisite dal servo, è Allah a concedergli la capacità, l’ispirazione e l’opportunità di compierle.
A questo proposito bisogna ricordare sempre quanto segue:
(1) Come l’arroganza dovuta alla ricchezza di un bene terreno e il disprezzo e la svalutazione di coloro che sono inferiori e privi di tale bene possono indurre Allah a privare una persona di quel bene, come Egli ha fatto con Qarun e altri, allo stesso modo l’arroganza per la propria fede, per le buone opere e, in generale, per i beni dell’Aldilà, nonché l’odio, il disprezzo e l’invidia verso coloro che occupano un livello relativamente inferiore, possono annullare quelle buone opere e far perdere perfino la fede. Così accadde a Iblis, a Barsisa e a Bal‘am Ba‘ura. Perciò è dovere ringraziare Allah in ogni momento per la propria fede, rettitudine e sincerità, e invocarLo affinché le preservi.
(2) A causa dell’invidia, dell’odio, dell’ostentazione e della confusione nelle intenzioni, la fede e le buone opere vengono annullate. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «L’invidia divora le buone opere così come il fuoco divora la legna secca». Pertanto, bisogna sorvegliare sempre il proprio cuore e chiedere protezione ad Allah, affinché tutte queste cose non distruggano la fede e le opere, il prezioso patrimonio ottenuto con tanta fatica.
64. Disperare della misericordia di Allah
Allah l’Altissimo ha detto: «Di’: “O Miei servi, che avete dissipato le vostre vite nella negligenza, non disperate della misericordia di Allah. In verità, Allah perdona tutti i peccati. Egli è Perdonatore, Misericordioso”». (Sura az-Zumar)
«Nessuno dispera della misericordia di Allah, eccetto i miscredenti». (Sura Yusuf)
È narrato in un hadith che, nel Giorno della Resurrezione, un banditore chiamerà a gran voce dalla direzione del Trono: «Dov’è il tale? Dov’è il tale?». Chi udirà questa chiamata inizierà a tremare violentemente per la paura. Allah gli dirà: «Sei tu colui che è stato chiamato. Vieni e presentati al Creatore dei cieli e della terra». In quel momento, tutti i servi di Allah guarderanno verso il Trono con gli occhi spalancati per la paura. La persona il cui nome è stato chiamato starà davanti ad Allah. Allora Allah la nasconderà dagli sguardi di tutti gli altri mediante la Sua luce e le dirà: «O Mio servo, non sapevi forse che Io vedevo sulla terra tutte le tue azioni?». Egli risponderà: «Sì, mio Signore, lo sapevo». Allah dirà: «O Mio servo, non hai forse sentito che Io infliggo una dura punizione al servo disobbediente?». Egli risponderà: «Sì, l’ho sentito». Allah dirà: «O Mio servo, Mi hai disobbedito?». Egli risponderà: «Sì, talvolta l’ho fatto». Allah dirà: «Qual è oggi la tua opinione riguardo a Me?». Egli risponderà: «O mio Signore, penso che Tu mi perdonerai». Allah dirà: «Eri certo che ti avrei perdonato?». Egli risponderà: «Sì, perché mi avevi visto commettere peccati, ma li avevi tenuti nascosti». Allah dirà: «Ti ho perdonato e ho dimostrato vera la tua speranza. Ecco, prendi il tuo registro delle opere nella mano destra. Ho accettato le buone azioni che vi sono contenute e ho perdonato tutte quelle cattive. Io sono Magnanimo e Misericordioso».
È narrato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim che una volta furono portati alcuni prigionieri al Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Egli vide che, tra i prigionieri, una donna, appena vide il proprio bambino, lo prese in braccio e cominciò ad allattarlo. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse ai Compagni: «Pensate forse che questa donna potrebbe gettare suo figlio nel fuoco?». I Compagni dissero: «No». Allora il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Questa donna è più misericordiosa verso suo figlio di quanto Allah lo sia verso i Suoi servi».
È narrato in questo hadith qudsi, riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim, che Allah ha detto: «Io sono secondo l’opinione che il Mio servo ha di Me. Sono con lui quando Mi ricorda. Allah gioisce del pentimento del Suo servo peccatore più di colui che, avendo perso il proprio cammello nel deserto ed essendo ormai prossimo alla morte per la disperazione, lo ritrova. Chi si avvicina a Me di un palmo, Io Mi avvicino a lui di un braccio; e quando egli viene verso di Me camminando, Io vado verso di lui correndo».
È narrato nel Sahih Muslim che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Se il credente sapesse quale punizione per i peccati è stata stabilita presso Allah, nessuno spererebbe nel Suo Paradiso. E se sapesse quanta misericordia e compassione vi sono presso Allah, nessuno dispererebbe del Suo Paradiso».
Non bisogna disperare soltanto della salvezza nell’Aldilà, ma neppure della felicità e della tranquillità in questo mondo. Allah ha proibito ogni forma di disperazione, perché la disperazione spinge l’uomo sulla via della rovina, induce il peccatore a commettere ancora più peccati e spinge chi è afflitto da calamità, sventure e privazioni a compiere peccati come il suicidio, il desiderio della morte e il guadagno illecito. Per quanto misera possa essere la condizione in cui una persona è caduta, è suo dovere affrontare con pazienza, attraverso mezzi leciti e confidando nella speranza nella misericordia di Allah, ogni tipo di situazione.
(La presente 64ª grande colpa si trovava in forma incompleta nell’opera originale. Lì non vi era nulla, eccetto il primo hadith; persino il titolo era assente. Alla luce del contenuto del primo hadith, il traduttore ha completato la 64ª grande colpa aggiungendovi il titolo, i restanti versetti e gli hadith.)
65. Abbandonare la preghiera congregazionale e pregare da soli senza valida giustificazione
È stato narrato nel Sahih Muslim e nel Sunan di Ibn Mājah che il Messaggero (sa), parlando di un gruppo di persone abituate ad abbandonare la preghiera congregazionale, disse: «Desidererei incaricare qualcun altro di guidare la preghiera, poi andare a bruciare le case di coloro che abbandonano la preghiera congregazionale». In un altro hadith del Sahih Muslim, il Messaggero (sa) disse: «Coloro che sono abituati ad abbandonare la preghiera congregazionale devono assolutamente abbandonare questa abitudine; altrimenti Allah apporrà certamente un sigillo sui loro cuori ed essi diventeranno certamente negligenti».
È stato narrato nel Sunan di Abū Dāwūd e nel Sunan di Ibn Mājah che il Messaggero (sa) disse: chi abbandonerà tre preghiere del venerdì con atteggiamento sprezzante, Allah apporrà un sigillo sul suo cuore. Il Messaggero (sa) disse inoltre: «Chi abbandona la preghiera del venerdì senza valida giustificazione e senza temere alcun danno viene scritto come ipocrita in un registro dal quale nulla è stato cancellato e nulla è stato modificato».
È stato narrato nel Sunan di al-Nasāʾī che il Messaggero (sa) disse: «È obbligatorio per ogni uomo adulto compiere la preghiera del venerdì».
È stato narrato nel Sunan di Abū Dāwūd che il Messaggero (sa) disse: «La preghiera di colui che ascolta la chiamata alla preghiera e, senza alcuna valida giustificazione, si astiene dal recarsi alla preghiera congregazionale, non sarà accettata».
66. Danneggiare un erede mediante un testamento
È stato narrato nel Jāmiʿ al-Tirmidhī, nel Sunan di Abū Dāwūd e nel Sunan di Ibn Mājah che il Messaggero (sa) disse: «Un uomo e una donna possono obbedire pienamente ad Allah per sessant’anni, poi trovarsi di fronte alla morte e danneggiare un’altra persona mediante il testamento. Di conseguenza, l’Inferno diventa inevitabile per loro».
È stato narrato nel Sunan di Ibn Mājah che il Messaggero (sa) disse: «Chi priva qualcuno della sua eredità, Allah l’Altissimo lo priverà dell’eredità del Suo Paradiso». Nel Jāmiʿ al-Tirmidhī è riportato che il Messaggero (sa) disse: «Allah l’Altissimo ha garantito a ciascuno il suo giusto diritto. Pertanto, non è consentito fare testamento a favore di un erede».
67. Inganno, astuzia e cospirazione
Allah l’Altissimo dice: «La cattiva cospirazione circonda da ogni parte colui che la trama». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «La dimora del cospiratore e dell’ingannatore è l’Inferno». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Nessun ingannatore, avaro o persona che rinfaccia i propri favori entrerà in Paradiso». Nel Nobile Corano, Allah l’Altissimo ha definito l’inganno come una caratteristica degli ipocriti: «Essi ingannano Allah e i credenti». In un hadith riportato da Sahih Muslim, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi inganna qualcuno riguardo ai suoi beni e alla sua famiglia è destinato all’Inferno». (Anche contraffare, adulterare o falsificare merci, monete, certificati, passaporti e altri documenti, nonché tentare di realizzare scopi malvagi travestendosi con gli abiti di persone appartenenti a un’altra professione, rientra nella frode e nella falsificazione. — Traduttore)
68. Avarizia, spreco e sperpero, cioè spese illecite e disordinate
Allah l’Altissimo dice: «Non tenere la tua mano legata al collo e non stenderla completamente», cioè non essere avaro e non sprecare né sperperare. Allah dice inoltre: «Non sprecate: gli spreconi sono fratelli dei demoni». (Sura Banī Isrāʾīl)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «L’avaro non entrerà mai in Paradiso». Allah dice: «Coloro che sono avari riguardo a ciò che Allah ha concesso loro non credano che questa avarizia sia un bene per loro. Al contrario, è un male per loro. Ciò riguardo a cui sono avari sarà appeso al loro collo nel Giorno della Resurrezione». Allah dice inoltre: «Guai a coloro che non prestano gli oggetti di uso quotidiano». (Sura al-Māʿūn)
In una parola, così come nell’acquisizione dei beni si devono osservare le norme della Sharīʿa, allo stesso modo si devono seguire tali norme anche nel loro impiego. Non spendere, o spendere meno, nei casi necessari e indicati dalla Sharīʿa è avarizia; spendere più del necessario è spreco; dissipare il denaro è sperpero. Tutto ciò rientra nelle spese illecite e disordinate ed è un peccato maggiore. Anche il lusso è una forma di spreco.
69. Rivelare ai nemici i segreti dei musulmani
Il celebre Compagno e combattente di Badr Ḥāṭib ibn Abī Baltaʿa stava per rivelare il piano del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) per la conquista della Mecca, allo scopo di garantire la sicurezza della propria famiglia che si trovava alla Mecca. Dopo essere venuto tempestivamente a conoscenza della questione attraverso la rivelazione, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) prese immediate misure e la sua lettera non poté giungere alla Mecca. ʿUmar chiese il permesso di uccidere il suddetto Compagno, protagonista di questo episodio, accusandolo di essere un ipocrita. Tuttavia, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non gli diede il permesso. Accettò la giustificazione e la spiegazione di Ḥāṭib e lo perdonò. Non vi è però alcun dubbio che questo atto fosse ingiusto. Egli fu considerato meritevole di perdono soltanto perché aveva combattuto a Badr. Un simile atto non sarebbe perdonato a nessun altro.
70. Insultare un Compagno del Profeta
È stato già menzionato in questo hadith, riportato nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim: «Allah dice (in un hadith qudsi): “Chiunque si comporti da nemico verso uno dei Miei amici, contro di lui ho dichiarato guerra”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Non insultate i miei Compagni. Giuro per Colui nella cui mano è la mia anima: se uno di voi spendesse sulla via di Allah oro quanto il monte Uhud, non raggiungerebbe neppure il valore, o la metà del valore, di uno solo dei miei Compagni”.» (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Temete Allah riguardo ai miei Compagni. Dopo la mia morte, non fatene oggetto di insulti. Chi li ama, li ama spinto dall’amore per me; e chi nutre odio verso di loro, nutre odio verso di loro a causa del suo odio per me. Chi li fa soffrire, fa soffrire me; e chi fa soffrire me, fa soffrire Allah. E chi fa soffrire Allah, Egli lo punirà presto». (Jami‘ at-Tirmidhi)
La ragione principale dell’importanza e del merito dei nobili Compagni è che essi credettero direttamente nel Messaggero (pace e benedizioni su di lui), ricevettero da lui la formazione e parteciparono con lui al jihad, alla diffusione della religione e alla sua affermazione. Essi sono la migliore e la prima generazione di questa ummah. Se non fossero esistiti, non avremmo ricevuto nulla del Sacro Corano, degli hadith e della Sharia. Pertanto, insultarli e nutrire odio verso di loro equivale a nutrire odio verso Allah, il Messaggero e la religione stessa, ed equivale a uscire dall’Islam.
Tra tutti i Compagni, dieci sono i migliori. Sono gli Ashara al-Mubashshara, cioè coloro che ricevettero la buona novella del Paradiso mentre erano ancora in vita. Tra loro, i quattro califfi sono i più eccellenti. A loro proposito il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Attenetevi alla mia sunnah e, dopo di me, seguite la sunnah dei califfi ben guidati. Aggrappatevi saldamente ad essa e respingete le pratiche nuove estranee alla Sharia».
Sulle questioni riguardo alle quali i nobili Compagni ebbero divergenze, è vero che si possono incontrare alcune difficoltà. Tuttavia, in questo caso è più sicuro mantenere il silenzio. Se fosse assolutamente necessario esprimere un’opinione, si deve sostenere l’opinione della maggioranza dei Compagni e la via dei Califfi ben guidati, dando il massimo rilievo all’opinione del Sacro Corano e della Sunnah. Non sarà mai lecito, però, fare commenti offensivi sui Compagni che sostenevano un’opinione diversa. Non si deve dubitare della loro sincerità, devozione, onestà e veridicità. Nel complesso, riguardo a loro dobbiamo nutrire la stessa ‘aqidah proclamata nel Sacro Corano: «Allah è soddisfatto di loro ed essi sono soddisfatti di Allah». Essi, dunque, sono al di sopra di tutte le divergenze dell’ummah. Nonostante alcune divergenze reciproche e persino nonostante tra loro si siano svolte la battaglia del Cammello e la battaglia di Siffin, sono tutti senza alcun dubbio destinati al Paradiso. Invece di occuparci delle loro azioni, dobbiamo occuparci del nostro destino.
Conclusione
(Aggiunta del traduttore)
Rendo migliaia di grazie a Dio Onnipotente, che ha concesso a questo umile servitore la capacità di tradurre un’opera tanto necessaria e benefica quanto il celeberrimo libro dell’Imam al-Dhahabi, «Kitab al-Kaba’ir». In quest’opera egli ha raccolto quelli che sono i «grandi peccati»; molto probabilmente, quasi tutti sono unanimemente considerati grandi peccati da tutte le correnti e scuole giuridiche di Ahl al-Sunna wa-l-Jama‘a. Nel compilare un elenco di grandi peccati fondamentali e unanimemente riconosciuti, egli probabilmente dovette limitarlo a settanta. Altrimenti, l’elenco avrebbe potuto essere ancora più lungo.
Poiché, a mio giudizio, oltre ai settanta peccati qui trattati ve ne sono altri che devono essere considerati estremamente gravi, li espongo in questa conclusione accompagnandoli con brevi prove tratte dal Corano e dagli hadith. Spero che lettori di ogni ceto possano trarne beneficio.
Altri 35 grandi peccati gravi
1. L’eccesso riguardo all’Islam, ossia ghuluw fi-d-din e ikrah fi-d-din
L’eccesso nelle questioni religiose o la coercizione ingiustificata vengono chiamati, nella terminologia islamica, «ghuluw fi-d-din» o «ikrah fi-d-din». Ciò è unanimemente considerato haram e un grande peccato. Si può definire eccesso il dare a una cosa un’importanza maggiore di quella attribuitale dal Corano e dagli hadith originari. Per esempio, considerare un atto nafl o mustahabb obbligatorio come un atto fard o wajib, costringere altri a compierlo, esercitare coercizione e punirli o rimproverarli se non lo compiono, rientra nell’eccesso. Allo stesso modo, considerare makruh ciò che è haram e costringere altri ad abbandonarlo rientra anch’esso nell’eccesso.
Impedire ai seguaci di altre religioni di celebrare i propri riti religiosi, privarli dei loro diritti religiosi, sociali e civili, insultare le loro divinità o costringerli ad abbracciare l’Islam rientra ugualmente nell’eccesso. Dio l’Altissimo ha detto: «O gente della Scrittura! Non eccedete nella vostra religione». (Sura al-Ma’ida)
Ha inoltre detto: «Non vi è costrizione nella religione». (Sura al-Baqara) In un altro passo ha detto: «O credenti! Non dichiarate haram le cose buone che Dio vi ha reso lecite e non oltrepassate i limiti. Dio non ama coloro che oltrepassano i limiti». (Sura al-Ma’ida) In un altro passo Dio ha detto: «Non insultate coloro che essi invocano all’infuori di Dio, affinché, per ignoranza, non insultino Dio». (Sura al-An‘am) Il Messaggero ﷺ ha detto: «Chi arrecherà danno a un cittadino non musulmano pacifico, nel Giorno della Risurrezione sarò io stesso a presentare denuncia contro di lui».
È opportuno precisare che non è biasimevole, dopo aver adempiuto a tutti gli atti fard, compiere numerosi atti di culto nafl allo scopo di avvicinarsi a Dio e incoraggiare altri a farlo consigliandoli. Allo stesso modo, predicare l’Islam ai non musulmani non costituisce un’interferenza nella loro libertà religiosa. Inoltre, costringere un musulmano che trascura gli atti fard e wajib ed è abituato a compiere azioni haram ad adempiere agli atti fard e wajib e ad abbandonare le azioni haram non è eccesso. Tuttavia, nessuno ha il diritto di esercitare una simile coercizione, salvo una persona o un’autorità autorizzata dalla Sharia e dalla legge. In realtà, la coercizione e l’eccesso non producono alcun beneficio, se non quello di allontanare di fatto il cuore delle persone dall’Islam.
2. La negligenza e l’eccessiva indulgenza riguardo all’Islam
Questo è l’esatto opposto dell’eccesso menzionato sopra. Nella terminologia islamica viene chiamato «mudahanat fi-d-din». A causa della sottomissione psicologica a potenze ribelli a Dio, vittoriose e ormai consolidate, una parte dei musulmani deboli viene colpita da questa malattia. I segni o sintomi di questa malattia sono tre:
(1) Considerare gli atti fard, wajib e la Sunna mu’akkada facoltativi come gli atti nafl o mustahabb, tergiversare nell’adempierli, considerare le azioni haram alla stregua di makruh o mubah e mostrarsi negligenti nell’evitarle.
(2) Frequentare e aiutare con sincerità le persone dedite apertamente alla dissolutezza e ai grandi peccati, nonché gli ipocriti.
(3) Intrattenere rapporti di sincero affetto e amicizia con i non musulmani.
Dio l’Altissimo ha detto: «Non troverai mai che coloro che credono in Dio e nell’Aldilà intrattengano rapporti di affetto e amore con coloro che disobbediscono a Dio e al Suo Messaggero, anche se questi fossero i loro padri, i loro figli o i loro parenti». (Sura al-Mujadala)
Il Messaggero ﷺ ha detto: «Nessuno di voi sarà credente finché io non gli sarò più caro di suo padre, dei suoi figli e di tutte le persone».
Dio dice: «Annuncia agli ipocriti un castigo doloroso: sono coloro che prendono i miscredenti come amici invece dei credenti». (Sura an-Nisa)
Allah ha inoltre detto: «O credenti! Non prendete gli ebrei e i cristiani come amici o protettori. Chiunque tra voi lo faccia sarà uno di loro.»
Poiché l’amicizia con i non musulmani è proibita, è haram anche assimilarli e seguire i loro comportamenti, usanze, costumi e leggi. (In situazioni avverse, non è colpevole mostrare amicizia per mera apparenza.)
3. Dedicarsi alla bidʿa
Considerare parte dell’Islam, seguire, introdurre e ritenere meritorie convinzioni dottrinali, idee, usanze, leggi e simili estranee all’Islam costituisce bidʿa. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chiunque introduca nell’Islam qualcosa di nuovo, sarà respinto.»
Allah dice: «Chi non giudica secondo la legge di Allah è miscredente, è ingiusto… è trasgressore.» (Sura al-Māʾida)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Il pentimento e la supplica di chi pratica la bidʿa non vengono accettati finché non abbandona la bidʿa.»
Si noti che adottare nuovi metodi e modalità adeguati ai tempi per il bene dell’Islam e dei musulmani non costituisce bidʿa, come fondare istituti di educazione islamica, combattere contro i nemici dell’Islam usando armi e strategie moderne, condurre senza armi una lotta elettorale e politica, e così via. Tuttavia, in casi simili è necessario seguire i principi fondamentali della Sharīʿa.
4. Ghibah
La ghibah è un gravissimo peccato maggiore. Nel Sacro Corano è detto: «Non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno di voi vorrebbe forse mangiare la carne del proprio fratello morto? Certamente lo detestereste.» (Sura al-Ḥujurāt)
In un hadith si narra che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Sapete che cos’è la ghibah?» I Compagni risposero: «Allah e il Suo Messaggero ne sanno meglio.» Il Messaggero disse: «Dire di tuo fratello musulmano, in sua assenza, qualcosa che egli non gradisce.» I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah, e anche se ciò che dico è realmente presente in quel fratello?» Il Messaggero disse: «Sì: se dici ciò che è presente in lui, hai commesso ghibah. Se invece dici ciò che non è presente in lui, lo hai calunniato (e questo è un peccato ancora più grande).»
In un altro hadith si narra: quando ʿA’isha (ra) fece cenno alla statura relativamente bassa di Safiyya, il Messaggero (sa) le disse: «Se ciò che hai detto fosse mescolato al mare, persino le sue immense acque ne sarebbero state contaminate».
Tuttavia, la maldicenza è lecita in sei casi. Essi sono:
(1) che l’oppresso presenti alle autorità competenti una denuncia contro l’oppressore,
(2) creare l’opinione pubblica e un ambiente di opposizione adeguato affinché una persona continuamente immersa nei peccati gravi non coinvolga l’intera società in azioni malvagie,
(3) menzionare il difetto di qualcuno nel fornire una descrizione dettagliata dei fatti quando si chiede una fatwa a un mufti,
(4) proteggere i comuni musulmani dalle trame di persone dannose che si nascondono sotto mentite spoglie, come un falso pir, un sapiente o un imam incompetente e peccatore, un falso testimone o un narratore di hadith inventati; consigliare qualcuno affinché si salvi da una persona dannosa in materia di matrimonio, società commerciale o altro; e rendere pubblico l’elenco delle malefatte di una persona immorale e bramosa di potere, affinché non venga eletta grazie ai voti,
(5) formare l’opinione pubblica per rovesciare un governante tirannico al potere,
(6) quando un difetto involontario di qualcuno diventa parte del modo in cui è identificato, come nel caso di un cieco, uno zoppo, un sordo e simili.
Se si discutono i difetti di una persona senza menzionarne il nome, ciò non costituisce maldicenza.
5. Impadronirsi con la forza del potere e governare senza raccogliere l’opinione e il consiglio dei musulmani, conquistare il potere mediante brogli e inganni, candidarsi personalmente a una carica e nominare un candidato a una carica.
Il Messaggero (sa) disse: «Ho maledetto sei persone; Allah le ha maledette e ogni profeta le ha maledette.»
(1) Colui che aggiunge qualcosa di nuovo al Libro di Allah,
(2) colui che nega il destino,
(3) colui che si impone con la forza al potere sulla mia comunità, umilia coloro che Allah ha onorato e onora coloro che Allah ha umiliato,
(4) colui che considera lecite le cose che Allah ha dichiarato proibite,
(5) colui che umilia i miei discendenti e
(6) colui che abbandona la mia Sunna. (Tabarani)
Il Messaggero (sa) disse inoltre: «Chi si candida a una carica non è idoneo a ricoprirla.»
Allah l’Altissimo ha detto: «Consulta i musulmani nelle questioni di governo.» (Sura Āl ʿImrān)
6. Pur avendo il potere, non ordinare il bene e non proibire né impedire il male; non cooperare alle opere buone o ostacolarle; cooperare alle opere malvagie o sostenere l’oppressore.
Nella Sura al-Mā’ida Allah dice: «Coloro tra i Figli d’Israele che si sono dedicati alla miscredenza furono maledetti per bocca di Davide e di Gesù figlio di Maria. Ciò perché disobbedivano, trasgredivano i limiti e non si proibivano a vicenda le azioni ingiuste.»
In un altro versetto della Sura al-Mā’ida Allah dice: «Cooperate nella bontà e nel timor di Dio e non cooperate nel peccato e nella trasgressione.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Giuro per Colui nella cui mano è la mia anima: dovete certamente ordinare il bene e proibire il male; altrimenti, ben presto, Allah farà scendere su tutti voi un castigo universale. E allora, anche se pregherete, la vostra preghiera non sarà accolta.» (Tirmidhi)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Quando le persone vedono un oppressore commettere ingiustizie ma non lo fermano, Allah fa scendere su di loro un castigo universale.» (Abu Dawud, Tirmidhi, Nasa’i)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Se qualcuno di voi vede un’azione malvagia, deve impedirla con la forza; se non ne è capace, deve proibirla con le parole; se non ne è capace, deve pensare interiormente a contrastarla o detestarla. Quest’ultimo è il grado più debole della fede.»
7. Passare davanti a una persona durante la preghiera
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Se colui che passa davanti a una persona intenta a pregare sapesse quale sarebbe la conseguenza, riterrebbe preferibile restare in piedi per quaranta giorni piuttosto che passarle davanti.»
8. Sporcare e inquinare l’ambiente
Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che «il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha proibito di urinare negli specchi d’acqua stagnante». (Sahih Muslim) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Guardatevi da chi urina o defeca sulle vie percorse dalla gente e sotto l’ombra degli alberi, soprattutto sotto gli alberi da frutto.»
9. Ostacolare, mediante intrighi, raccomandazioni o qualsiasi altro mezzo, l’applicazione degli hudud islamici o delle pene previste dalla legge, e applicare le pene in modo discriminatorio
Si tramanda da Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) che una donna di nome Fatima, della tribù dei Banu Makhzum, era stata arrestata per furto. I Quraysh attribuirono grande importanza alla questione della sua amputazione della mano. Cominciarono a chiedersi: «Chi possiamo mandare dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) per intercedere in questa faccenda?» Tutti dissero che nessuno avrebbe potuto riuscirci, ad eccezione della persona più amata dal Messaggero, Usama ibn Zayd. Alla fine Usama andò a intercedere. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Sei venuto a intercedere riguardo a una pena stabilita da Allah?» Poi si alzò e iniziò a tenere un discorso. Disse: «I vostri predecessori sono stati distrutti proprio perché, quando una persona nobile commetteva un crimine, la lasciavano andare; mentre, quando una persona debole commetteva un crimine, la punivano. Giuro per Allah: se anche mia figlia Fatima avesse rubato, le avrei amputato la mano.» In seguito, la mano della suddetta donna fu amputata. (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim)
10. Smettere di parlare con un musulmano o interrompere i rapporti con lui per più di tre giorni
Abū Ayyūb al-Anṣārī riferisce che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «È haram interrompere i rapporti con un fratello musulmano per più di tre giorni. Tuttavia, tra i due, colui che per primo offre il salām e ristabilisce i rapporti è il migliore». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Ṣaḥīḥ Muslim)
11. Non obbedire all’amīr, cioè al leader seguace dell’Islam, e morire senza appartenere ad alcuna jamāʿa islamica
Allah dice: «O credenti, obbedite ad Allah, obbedite al Messaggero e a coloro che detengono l’autorità tra voi». (Sūra al-Nisāʾ)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Ogni musulmano deve obbedire agli ordini del leader, che gli piacciano o no, finché non gli venga ordinato di commettere un peccato. Se gli viene ordinato di commettere un peccato, non deve obbedire». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Ṣaḥīḥ Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi muore senza appartenere ad alcuna jamāʿa islamica, muore della morte della jāhiliyya».
Va ricordato che, durante la vita del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), esisteva una sola jamāʿa islamica, il cui leader era lui stesso. In seguito, qualsiasi organizzazione dotata delle seguenti quattro caratteristiche sarà considerata una jamāʿa islamica:
(1) Tutte le decisioni del gruppo saranno prese secondo il Nobile Corano e la Sunna.
(2) Nei casi in cui non si trovi nel Nobile Corano e nella Sunna una guida chiara, si procederà sulla base della consultazione.
(3) L’obiettivo del gruppo sarà instaurare pienamente l’Islam nel Paese.
(4) Nel gruppo vi sarà un sistema di critica reciproca tra leader e membri.
Va ricordato che non è lecito disobbedire nemmeno agli ordini e alle leggi del governo che non siano contrari alla Sharīʿa.
12. Canto, musica e danza
Suonare e ascoltare ogni tipo di strumento dalle melodie dolci e malinconiche è haram e costituisce un peccato maggiore. Se una canzone contiene parole che incitano ad azioni proibite, è cantata da una voce femminile o viene eseguita con strumenti proibiti, allora è haram e costituisce un peccato maggiore. A proposito del «lahw al-ḥadīth» condannato nella Sūra Luqmān del Nobile Corano, il venerabile Ibn Masʿūd ha affermato con decisione che significa canto. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse che il denaro guadagnato da cantanti e cantanti-donne non è ḥalāl. (Tirmidhī) Per la stessa ragione, cioè perché incita ad azioni proibite, in particolare alla fornicazione, anche la danza è haram. Guardare, ascoltare e organizzare tali spettacoli è un peccato maggiore.
Allo stesso modo, sono haram anche le conversazioni, i drammi, i romanzi, gli sport e simili che incitano a oscenità e azioni haram. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Sono venuto al mondo per distruggere gli strumenti musicali».
Va ricordato che cantare con voce maschile, senza strumenti musicali, una canzone priva di contenuti osceni non costituisce peccato.
13. Violare le disposizioni del pudore e diffondere l’immoralità, esponendo l’‘awra, cioè le parti del corpo che devono essere coperte, senza una giustificazione conforme alla Sharia
Nell’Islam sono state rivelate le disposizioni del pudore per eliminare dalla società la possibilità della fornicazione, ed è stata vietata la diffusione della spudoratezza e dell’oscenità. Violare queste disposizioni è un peccato maggiore. Allah l’Altissimo dice: «Di’ ai credenti di abbassare lo sguardo e di proteggere le loro parti intime… E di’ alle credenti di abbassare lo sguardo, di proteggere le loro parti intime e di non mostrare la loro bellezza agli uomini diversi dai loro mariti.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «A chi rivolge uno sguardo lascivo alla moglie di un altro, nel Giorno della Risurrezione sarà versato piombo fuso negli occhi.»
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Quando un uomo e una donna non mahram si incontrano in solitudine, Satana è il loro terzo compagno.»
Allah dice: «Per coloro che amano che la spudoratezza e l’oscenità si diffondano tra i credenti vi è un castigo doloroso nella vita terrena e nell’Aldilà.»
Pertanto, qualsiasi azione, parola, scritto, immagine, spettacolo teatrale, romanzo o film che inciti a violare le disposizioni del pudore o contribuisca alla diffusione dell’oscenità è haram ed è un peccato maggiore.
14. Immagazzinare generi alimentari per più di quaranta giorni e rallegrarsi dell’aumento dei prezzi degli alimenti
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chiunque immagazzini un genere alimentare per più di quaranta giorni, anche se poi lo dona in elemosina, non sarà perdonato per il peccato di averlo accaparrato.»
Tuttavia, è lecito che il governo, per far fronte a una possibile carestia, accumuli alimenti in quantità superiore al fabbisogno.
15. Tardare nel pagamento di un debito pur essendo in grado di saldarlo, molestare il creditore o non pagare il salario
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Il ritardare, da parte di una persona facoltosa, il pagamento di un debito è una forma di ingiustizia». (Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Pagate il salario al lavoratore prima che il suo sudore si asciughi».
16. Invidiare e desiderare il male per gli altri
Desiderare, in qualsiasi forma, la distruzione o il danneggiamento dei beni mondani o ultraterreni, materiali o morali, di qualcuno, e provare dispiacere per il suo progresso, la sua felicità e la sua prosperità: questa è l’invidia.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Guardatevi dall’invidia, poiché, come il fuoco divora la legna secca, così l’invidia distrugge le buone azioni compiute».
17. Creare divisione, discriminazione e discordia tra i musulmani sulla base della lingua, del colore della pelle, della discendenza, del regionalismo e simili; disprezzarsi a vicenda, deridersi e rimproverarsi
Allah l’Altissimo dice: «O credenti, non sia lecito a un gruppo di voi deridere un altro gruppo: può darsi che questi siano migliori di loro. … Non biasimatevi a vicenda e non attribuitevi soprannomi ingiuriosi. Quanto è grave il peccato degli insulti dopo la fede!»
Allah dice inoltre: «Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi». (Al ʿImran)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Un uomo disse: “Per Allah, Allah non perdonerà mai il tale”. Allora Allah disse: “Chi sei tu per dire che Io non lo perdonerò? Io l’ho perdonato e ho annullato le tue buone azioni”». (Sahih Muslim)
18. Gioire per la disgrazia di un musulmano
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Non gioire per la disgrazia del tuo fratello musulmano; altrimenti Allah lo libererà dalla disgrazia e farà ricadere su di te una disgrazia». (At-Tirmidhi)
19. Essere crudeli con i bambini e comportarsi sgarbatamente con gli anziani
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi non mostra affetto ai più giovani e non rispetta gli anziani non fa parte della mia comunità».
Tuttavia, per insegnare la preghiera e le buone maniere ai più giovani, è assolutamente doveroso ammonirli.
20. Mendicare senza necessità, chiedere agli altri servizi e aiuto, dipendere dagli altri e contrarre debiti
Ḥakīm ibn Ḥizām (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Chiesi aiuto al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) per tre volte. Ogni volta egli mi aiutò e disse: “O Ḥakīm, ascolta! Questi beni sono molto allettanti e piacevoli. Per chi li accetta di propria volontà, non sono fonte di bene. Ricorda: la mano che dà è migliore di quella che riceve”. Dissi: “O Messaggero di Allah, dopo di te non chiederò nulla a nessun altro”. In seguito, anche quando Ḥaḍrat Abū Bakr e ʿUmar vollero aiutarlo, Ḥakīm non accettò» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Ṣaḥīḥ Muslim).
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi mendica, nel Giorno della Resurrezione non avrà oro sul volto».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Colui che Allah vuole gettare nel castigo in questo mondo, lo rende indebitato».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «A chi garantirà di non chiedere nulla a nessun uomo, io garantirò il Paradiso» (Abū Dāwūd).
21. Umiliare qualcuno divulgando pubblicamente i peccati da lui commessi in passato e divulgare la riservatezza di qualcuno senza autorizzazione
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi umilia il proprio fratello musulmano divulgando un suo peccato che egli ha abbandonato e per il quale si è pentito, non morirà senza essere ricaduto in quel peccato».
22. Nutrire cattivi sospetti nei confronti di un musulmano senza prove
Allah dice: «O credenti! Astenetevi dal nutrire troppi sospetti, poiché alcuni sospetti sono peccato». (Sura al-Hujurat)
Il Messaggero (s.a.s.) ha detto: «Astenetevi dai sospetti, poiché nutrire sospetti è la più grande menzogna». (Sahih al-Bukhari, Sahih Muslim)
Il Messaggero (s.a.s.) ha detto: «Nutrite buoni pensieri nei confronti dei credenti».
Si noti che è illecito nutrire cattivi sospetti immaginari e infondati. Se, per una ragione plausibile, sorge spontaneamente un cattivo sospetto, non si commette peccato. Tuttavia, non è lecito intraprendere alcuna iniziativa basandosi su di esso senza prove.
23. Profanare la moschea
Trasformare la moschea in un edificio comune, sputarvi e contaminarla, commerciarvi e annunciarvi oggetti smarriti, parlare a voce alta e litigare, impedire lo svolgimento di attività islamiche nella moschea, tentare di distruggere la moschea e nominare come suoi responsabili miscredenti o peccatori. Allah dice: «Chi è più ingiusto di colui che impedisce che nelle moschee di Allah si ricordi il nome di Allah e che tenta di distruggerle?». (Sura al-Baqara)
Amr ibn Shuʿayb riferisce che il Messaggero (s.a.s.) ha vietato di commerciare nella moschea e di annunciarvi oggetti smarriti.
Il Messaggero (s.a.s.) ha detto: «Chi mangia cipolla o aglio (crudi), non si avvicini nemmeno alla moschea».
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: Sputare nella moschea è un peccato e la sua espiazione consiste nel rimuoverlo.
Tuttavia, insegnare nella moschea, amministrare la giustizia, consultarsi e conversare non sono riprovevoli. È vietato entrare nella moschea alle donne mestruate e agli uomini impuri per i quali il ghusl è obbligatorio o doveroso.
24. Parlare di ciò che si ignora, diffondere voci, credere alle voci senza verificarle e nascondere ciò che si sa
Allah dice: «Non seguire ciò di cui non hai conoscenza». (Sura Banī Isrāʾīl) Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «È sufficiente, perché un uomo sia considerato bugiardo, che riferisca tutto ciò che sente». (Sahih Muslim)
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Chi possiede una conoscenza necessaria alla gente e tuttavia la nasconde, nel Giorno della Resurrezione sarà imbrigliato con una briglia di fuoco.»
25. Non comportarsi con la famiglia secondo la Sharia, non agire con giustizia e non osservare le norme della Sharia riguardanti il matrimonio e il divorzio
Quando si hanno più mogli, non trattarle tutte equamente; sposare più di una donna senza essere certi di poter agire con giustizia verso tutte; concedere alla moglie tre divorzi contemporaneamente; divorziare dalla moglie mentre è mestruata; mandarla fuori di casa durante il periodo di ʿidda; lasciare la moglie sospesa, cioè né divorziare da lei né mantenere con lei una normale relazione; privare alcuni figli dell’eredità o assegnare loro quote diverse; discriminare nei rapporti e nei doni tra i figli mentre si è in vita, soprattutto nei confronti delle figlie; fare pressione sulla moglie affinché porti una dote; non pagare alla moglie il mahr; non far sposare i figli ormai adulti senza una valida giustificazione; rimanere celibe o nubile per tutta la vita senza una valida giustificazione. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Il matrimonio è la mia Sunnah. Chi disprezza la mia Sunnah non appartiene alla mia comunità». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha inoltre detto: «Il migliore tra voi è colui che è migliore con sua moglie, ed è anche il migliore presso Allah.»
26. Vivere consapevolmente in compagnia di una persona peccatrice e contraria all’Islam, votarla, lodarla e obbedirle, e accettare come criterio per la leadership qualcosa di diverso dall’onestà
Allah dice: «Non obbedire a colui che ho reso incurante del Mio ricordo e che segue le proprie passioni.» (Sura al-Kahf) Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) ha detto: «Quando viene lodato un fāsiq, Allah si adira e il Trono trema.» Allah dice: «Il più onorato tra voi è colui che è più timorato di Allah.»
27. Non acquisire le conoscenze essenziali e minime dell’Islam, ossia del Corano e degli Hadith
Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) ha detto: «Acquisire la conoscenza dell’Islam è un obbligo per ogni musulmano e ogni musulmana.»
28. Compiere atti di culto in tempi e condizioni proibiti
Digiunare nei due Eid e nei giorni di Tashriq (l’11, il 12 e il 13 di Dhu al-Hijjah), pregare intenzionalmente in stato d’impurità, pregare al sorgere e al tramonto del sole, recitare il Corano, suppliche o dhikr mentre ci si trova nella latrina o nel bagno e durante la defecazione o la minzione, e simili. Numerosi Hadith hanno proibito severamente queste azioni. 29. Controllare le nascite mediante l’uccisione del feto, l’aborto, la sterilizzazione e simili, per il semplice timore della povertà, salvo che per motivi di salute o per un grave pericolo di vita
Allah dice: «Non uccidete i vostri figli per timore della povertà.» (Bani Isra’il)
30. Non compiere la preghiera del venerdì senza una valida scusa e violare le regole della preghiera del venerdì
Parlare, pregare o recitare suppliche e salawat mentre l’imam pronuncia la khutbah; arrivare tardi in moschea e cercare di passare davanti a coloro che sono arrivati prima, scavalcandoli. Allah dice: «O credenti! Quando il venerdì viene fatto l’appello alla preghiera, affrettatevi al ricordo di Allah e interrompete gli affari.» (Sura al-Jumu’ah) Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) ha detto: «Dopo che l’imam è salito sul minbar, non si deve pregare né parlare.»
31. Oltraggiare, disprezzare e trascurare il Corano e gli hadith; interpretarli erroneamente per ignoranza; toccare il Corano in stato di impurità; non ascoltare durante la recitazione del Corano o impedire ad altri di ascoltarla; occultare la conoscenza del Corano e degli hadith, cioè astenersi senza giustificazione dal diffonderla o impedirne la diffusione; negare e disobbedire agli hadith autentici; iniziare azioni contrarie all’Islam con il Bismillah o con la recitazione del Corano, e simili.
Allah dice: «Quando viene recitato il Corano, ascoltatelo e rimanete in silenzio, affinché possiate ricevere misericordia». (Al-A’raf)
«Quando vengono recitati i Miei versetti, vedrai sui volti dei miscredenti i segni dell’avversione». (Sura Al-Hajj)
32. Diffondere nella società la fitna, cioè la deviazione, e creare condizioni in cui le persone siano scoraggiate o impedite dal compiere il bene e siano indotte o costrette a compiere il male.
Allah dice: «La maledizione di Allah ricada su quegli ingiusti che impediscono alle persone di seguire la via di Allah». (Sura Al-A’raf)
33. Non versare la fitra e non compiere il sacrificio senza giustificazione.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi, senza giustificazione, non compie il sacrificio, non si avvicini al nostro luogo di preghiera dell’Eid».
34. Non ricambiare il saluto senza giustificazione e rivolgere per primo il saluto a un miscredente.
Allah dice: «Quando vi viene rivolto un saluto, ricambiatelo con uno migliore o ricambiatelo nello stesso modo». (Sura An-Nisa) Anche il saluto è una supplica. Perciò è obbligatorio ricambiarlo.
35. Affidare a una donna la responsabilità della guida e della gestione degli uomini, oppure di uomini e donne insieme, quando sono presenti uomini idonei
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando l’autorità sarà affidata a una donna, per voi il sottosuolo sarà migliore della superficie terrestre».
Allah l’Altissimo dice: «Gli uomini hanno autorità sulle donne». (Sura An-Nisāʾ)
Come salvarsi dai peccati maggiori
Allah ha detto: «O Miei servi, che avete commesso ingiustizia contro voi stessi, non disperate della misericordia di Allah. In verità, Allah perdona tutti i peccati. Egli è il Perdonatore, il Misericordioso».
In verità, attraverso un pentimento sincero si può ottenere la liberazione da tutti i peccati.
Tuttavia, a tal fine vi sono quattro condizioni:
(1) Provare sinceramente rimorso e vergogna,
(2) promettere di non commettere più quel peccato in futuro,
(3) abbandonare immediatamente e completamente il suddetto peccato,
(4) se il peccato riguarda i diritti di un’altra persona, qualora essa sia ancora in vita, chiederle perdono e, se necessario, offrirle o offrire ai suoi eredi un risarcimento soddisfacente.
Allah ha promesso di perdonare chi chiede perdono dopo aver adempiuto a queste quattro condizioni.