Prefazione

L’ordinamento della vita islamica è fondato, sia dal punto di vista teorico sia da quello documentale, su due basi essenziali: una è il Nobile Corano, l’altra sono gli hadith del Messaggero. Il Nobile Corano ha presentato la struttura fondamentale dell’Islam, mentre gli hadith del Messaggero hanno innalzato su tale struttura un edificio completo. Perciò, nell’ordinamento della vita islamica, subito dopo il Nobile Corano è stata attribuita agli hadith del Messaggero un’importanza estrema. È negli hadith che si riflette il quadro ampio dell’ordinamento della vita islamica. Per questa ragione, per comprendere l’insegnamento e il significato profondo del Nobile Corano e per formare, conformemente a essi, l’individuo, la famiglia e la società, non può esistere alcuna alternativa agli hadith.

Secondo l’insegnamento del Nobile Corano, la vita e l’operato del Nobile Messaggero (s) costituiscono per i musulmani l’“Uswah Hasanah”, ossia il modello migliore. Questo modello si estende a ogni ambito della vita, della società, dello Stato e dell’economia dei musulmani. La descrizione corretta e accurata di questo modello è conservata nell’immenso tesoro degli hadith. Pertanto, per vivere da veri musulmani e adempiere pienamente alle proprie responsabilità, è assolutamente necessario studiare ampiamente gli hadith e acquisire una conoscenza sufficiente della loro autenticità e attendibilità. Non acquisire conoscenza degli hadith significa, in realtà, rimanere ignoranti riguardo all’Islam.

È motivo di rammarico che da lungo tempo si porti avanti il tentativo di creare una cortina di dubbi sull’attendibilità e l’autenticità degli hadith, nonché sulla loro raccolta e conservazione, con l’obiettivo di separare la vita dei musulmani dalla vita e dall’operato del Nobile Messaggero (s) e di trasformare l’Islam in una religione priva di vita e immobile. In realtà, questo tentativo ebbe inizio, dopo la fine dell’età d’oro dell’Islam, con l’ascesa della setta dei Mu‘taziliti; in seguito, indossando la maschera dei “coranisti”, un gruppo di negatori degli hadith ha intrapreso, in diversi periodi, questo vile tentativo di diffondere abilmente la confusione tra i musulmani.

Anche in questo subcontinente, negli anni Cinquanta e Sessanta, un analogo ambiente cospiratore aveva avviato una violenta campagna contro gli hadith. Costoro sollevavano ogni sorta di domande irrilevanti sulla raccolta, la messa per iscritto e la conservazione degli hadith, con l’intento di diffondere nella mente dei musulmani la confusione riguardo alla loro attendibilità e autenticità. È motivo di rammarico che, all’epoca, anche alcuni funzionari di alto rango, responsabili e appartenenti ai livelli amministrativi del Pakistan, abbiano alimentato questa cospirazione, rimanendo sotto la protezione del potere governativo.

Proprio con l’obiettivo di contrastare questa rovinosa cospirazione, il celebre specialista di hadith di questa regione, Shaykh al-Islam Hazrat Allamah Muhammad Abdur Rahim, elaborò, nella prima metà degli anni Sessanta, questo vasto volume intitolato «La storia della raccolta degli hadith».

In quest’opera preziosa, frutto di quasi sei anni di ampi studi e ricerche, egli ha fornito risposte dettagliate e minuziose a tutte le domande insidiose degli oppositori degli hadith riguardo alla raccolta, alla messa per iscritto e alla conservazione degli hadith, nonché alla storia della scienza degli hadith, e ha dissipato con grande abilità ogni dubbio e sospetto relativo a tali questioni. Sia infinita la gratitudine ad Allah: l’opera ha già acquisito il prestigio di testo indispensabile per lo studio degli hadith in lingua bengalese.

Negli ultimi 26 anni sono state pubblicate cinque edizioni di quest’opera unica. La prima edizione fu pubblicata nel 1970 dalla Bangla Academy, un’istituzione nazionale. Dopo l’indipendenza del Bangladesh, la terza, la quarta e la quinta edizione furono pubblicate, dal 1980 al 1992, con il patrocinio della Islamic Foundation Bangladesh. Questa continuità nella pubblicazione dimostra senza dubbio la straordinaria popolarità dell’opera. Ora, Khairun Prakashani, incaricata della pubblicazione delle opere di Maulana Abdur Rahim, ha assunto l’iniziativa complessiva per la pubblicazione e la commercializzazione ordinata del volume. Inoltre, abbiamo fatto del nostro meglio per correggere gli errori tipografici delle edizioni precedenti. Siamo fermamente convinti che questa edizione dell’opera riceverà un’accoglienza ancora più favorevole da parte dei lettori eruditi.

Preghiamo umilmente il Grande Allah di concedere all’autore il Paradiso al-Firdaws per questo incomparabile servizio religioso.

Muhammad Habibur Rahman

Presidente

Fondazione Mawlana Abdur Rahim

Dhaka: agosto 1997

Introduzione

Per natura, nella natura umana sono presenti due tendenze contrapposte. La prima consiste nel riconoscere la propria sottomissione a un altro, mentre la seconda consiste nel rendere altre persone sottomesse a sé. (Istinti di sottomissione e gregari.) In altre parole, il riconoscimento della sottomissione e l’esercizio del dominio sono entrambe qualità proprie della natura umana e, generalmente, sono presenti negli esseri umani in misura pressoché uguale. Da un lato, la natura umana lo spinge a intraprendere iniziative per dominare gli altri; dall’altro, allo stesso modo, lo costringe a chinare il capo in sottomissione davanti a una forza altrui. Colui che domina miliardi di persone nel mondo lo si vedrà, a sua volta, con il capo chino dinanzi a un’altra forza, più elevata e più grande. Poiché entrambe queste tendenze, quella di esercitare influenza e quella di riconoscere la sottomissione, sono insite nella natura umana, l’uomo è capace di vivere una vita sociale e di adempiere alle responsabilità sociali insieme a molte altre persone. Se tali tendenze non esistessero, non potrebbe sorgere la società, né potrebbe ergersi al di sopra di essa il palazzo di alcuno Stato.

È soltanto attraverso uno studio più profondo della natura umana e della psicologia che è possibile comprendere il vero significato di questa teoria. Queste due tendenze contrapposte insite nella natura umana non sono né inutili né biasimevoli. Ogni naturale disposizione, inclinazione e slancio emotivo ha un limite conforme alla propria natura, e soltanto rimanendo entro tale limite può risultare benefico per l’essere umano.

Questa corrente di obbedienza e di influenza, nel processo evolutivo fondato sul tempo, crea rapporti e comunicazioni tra i molti e l’Uno. Quando il flusso di questa corrente si inaridisce e si arresta, il progresso della civiltà è necessariamente ostacolato e la macchina della vita si guasta. Per questo, nessuna ideologia o corrente di pensiero del mondo può essere completamente originale e incomparabile, per quanto, a prima vista, possa apparire «inedita» e «nuova». Al contrario, basta esaminarla con uno sguardo investigativo per ritrovare le radici profonde di ciascuna di esse nelle profondità del passato. Se il talento nella ricerca e nell’indagine è acuto e ampio, non è affatto difficile scorgere, nelle oscure cavità del passato, il sottile corso di una fonte di vita eterna che vi scorre. Nessuna scoperta scientifica è tale da non aver ricevuto il proprio seme dal campo di una precedente scoperta o invenzione. Non vi è dubbio che questo grandioso palazzo della civiltà e della cultura poggi proprio sulle rovine dell’antichità primordiale.

Per questo, nessuna nazione civile del mondo può vivere a lungo recidendo i legami con il proprio passato. Il passato non dà soltanto alla nazione una solida base, ma le offre, nel cammino verso il futuro, un ampio bagaglio di conoscenze nate dall’esperienza concreta. Gli errori e le deviazioni del passato, così come i suoi colpi e contraccolpi, la rendono più cauta. Tuttavia, proprio per questo, è assolutamente necessario che nella nazione siano presenti una mentalità imparziale e aperta e condizioni umane favorevoli all’accoglimento dei consigli. È da questo punto di vista che va compresa l’importanza dello studio della storia. Con il suo aiuto, ogni nazione può facilmente collocare il passato accanto al presente, verificarli e confrontarli reciprocamente e, alla luce delle conoscenze da esso ricavate, illuminare l’oscuro orizzonte del futuro sconosciuto.

Inoltre, la storia di una nazione non è soltanto patrimonio di quella nazione: è un tesoro inestimabile per tutta l’umanità del mondo. Per questo il Nobile Corano, sebbene in forma concisa, menziona la storia di molte nazioni antiche e, dalle toccanti vicende della loro ascesa e caduta, del loro bene e del loro male, elabora una corretta filosofia della storia. Perciò il Corano è una guida verso la via del bene per gli uomini di ogni epoca. La sua efficacia, tuttavia, dipende dall’esattezza, dalla veridicità e dall’affidabilità degli eventi. Quando tali qualità sono correttamente conseguite, anche l’uomo di oggi può riceverne una guida sulla retta via, così come può trarne grande energia e ispirazione per percorrere l’arduo cammino del futuro.

Esistono diverse categorie di persone che desiderano il bene dell’umanità. Tra esse, le migliori e più elevate sono gli ambiyā’ e i nobili profeti inviati da Allah. Essi sono il luminoso modello dell’umanità intera. Sono per sempre liberi da ogni macchia di peccato, errore, colpa e disobbedienza. I loro pensieri, il loro punto di vista, le loro parole e le loro azioni sono tutti direttamente sottoposti al controllo di Allah. Pertanto, essi non sono soltanto degni di devozione e rispetto da parte della gente comune, ma sono degni di essere concretamente seguiti in ogni genere di attività e azione, in ogni ambito della vita, a partire dall’‘aqīda e dalla fede.

Tutti i profeti sono i capofila della medesima carovana luminosa, gli iniziatori e divulgatori di un ordinamento della vita fondato sui medesimi principi e sul medesimo modello, e introdussero la medesima religione. Anche la natura umana è eternamente uniforme e immutabile. Per questo, anche la guida necessaria all’essere umano, la sua concezione fondamentale e il suo modello ultimo sono uniformi, eterni e immutabili. Il nome di questo modello fondamentale ed eterno è «dīn». Per questa ragione, il dīn dell’Islam è un ordinamento unitario della vita, istituito in via definitiva per tutta l’umanità. Tutti i profeti, da Ādam (a) fino all’ultimo profeta, Muḥammad (s), furono portatori, divulgatori e promotori dell’istituzione del dīn dell’Islam. Nella successione dell’avvento dei profeti, Muḥammad (s) rappresenta l’ultimo stadio. Come Allah lo inviò per ultimo, così gli conferì una completezza globale al di là di ogni concezione. Tanto sotto il profilo delle qualità umane quanto sotto quello dell’idoneità alla profezia, egli fu una personalità incomparabile. Allah lo ha posto, per le generazioni successive, come un segno luminosissimo per ogni livello, direzione e ambito. La sharī‘a rivelata a lui è l’unico mezzo per conseguire il bene universale degli esseri umani, eterno, valido per tutta l’umanità e per questo mondo e l’Aldilà. I limiti e i mutamenti del tempo e dello spazio non possono toccarla. Per questo, la profezia ha raggiunto in lui il proprio compimento definitivo. Ed è per questo che egli è «Khātam al-nabiyyīn» e «Raḥmat li-l-‘ālamīn».

Ho già detto che il Nobile Messaggero (s) è un modello perfetto per l’umanità. Non esiste, né può esistere, alcun aspetto o attività della vita umana riguardo ai quali non si possa ricevere una guida dal Nobile Messaggero. Nella vita del Nobile Messaggero (s) esiste un modello chiaro per ogni questione relativa alla vita personale, familiare e coniugale dell’uomo; alla vita sociale, politica ed economica; alle transazioni reciproche; all’instaurazione di rapporti e relazioni; ai legami di parentela e all’inimicizia; all’istruzione e alla formazione; al governo e all’amministrazione del paese; nonché alle relazioni internazionali, alla guerra e alla pace.

Il Nobile Messaggero (s) diede prova del culmine supremo nello sforzo di diffondere l’ideale islamico e di adoperarsi per la sua istituzione. A tal fine dovette condurre una lotta totale, una campagna senza tregua. Non era un compito facile. Se ciò fosse stato possibile soltanto tessendo la sottile rete del pensiero o creando la magia delle parole, allora filosofi assisi sul seggio della serena indifferenza del pensiero e dell’immaginazione avrebbero potuto produrre una rivoluzione analoga negli animi e nella vita, e avrebbero potuto ricostruire nazioni morte e affrontare il difficile compito di governare uno Stato. In realtà, questo compito si svolge attraverso la guida e l’orientamento, che costituiscono la vita di un profeta. La «nubuwwa» non è qualcosa che si possa acquisire, né è un bene ottenibile per eredità. È un dono esclusivo di Allah. Coloro che ritengono che essa sia acquisibile, interamente o in parte, sostengono una concezione contraria alla chiara dichiarazione del Corano. Allah l’Altissimo ha proclamato con parole chiare:

اللَّهُ يَصْطَفِي مِنَ الْمَلَائِكَةِ رُسُلًا وَمِنَ النَّاسِAllah sceglie e nomina personalmente i messaggeri tra gli uomini e gli angeli. (Sura al-Ḥajj, versetto 75)

اللَّهُ أَعْلَمُ حَيْثُ يَجْعَلُ رِسَالَتَهُ

Allah sa meglio di chiunque altro dove e a chi affidare la profezia e la missione profetica. (Sura al-Anʿām, versetto 123)

Per questa ragione, il Profeta—e per noi l’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s)—è il modello eterno e perfetto, da seguire in ogni ambito della vita. Come il nobile e sacro Libro, il Sacro Corano, che abbiamo ricevuto per suo tramite è per noi un modello imperituro, così anche la Sunnah, costituita dalle sue parole, dalle sue azioni e dalle sue approvazioni, è una fiaccola eternamente luminosa. Questa è la base filosofica dell’Hadith. Su di essa viene edificato il palazzo eterno dell’ordinamento islamico della vita.

La civiltà le cui fondamenta furono gettate sul suolo arabo quattordici secoli fa aveva in Allah l’Onnipotente l’unico sovrano assoluto e Hazrat Muhammad (s), l’ultimo Profeta, assiso sul seggio della sua leadership. Ma poiché questa civiltà non era destinata soltanto a un paese e a un’epoca, bensì era stabile e benefica per tutti gli esseri umani, senza distinzione di paesi, società, nazioni o epoche, per rendere eterne e perpetue le due fondamenta essenziali della civiltà—la sovranità di Allah e la leadership del Messaggero—furono conservati per l’intera umanità due sistemi alternativi. Questi due sistemi sono il Sacro Corano, simbolo della sovranità di Allah, e la ‘Sunnah’, forma concreta dell’esclusiva leadership del Messaggero. Attraverso questi due elementi, la legge di Allah, ossia l’ideale del Messaggero e quindi l’Islam, può rimanere nella società umana una verità eterna e un ordinamento eterno; e gli uomini di ogni nazione e di ogni epoca possono edificare nuove società e nuove civiltà sulle fondamenta stabili di questi due elementi. Per questa ragione, così come il Sacro Corano è stato preservato intatto e immutato mediante lo speciale sistema disposto da Allah e si trova tuttora esistente, allo stesso modo l’ideale del Nobile Messaggero—la Sunnah o l’Hadith—è stato protetto dalla terribile voragine della distruzione e della scomparsa.

In effetti, per millecinquecento anni la nazione musulmana ha riconosciuto l’Hadith, insieme al Sacro Corano, come fondamento dell’Islam; e, lungi dall’essersi mai manifestata tra i musulmani una divergenza su questo punto, nessun musulmano, in nessuna epoca, ha mai nutrito il minimo dubbio al riguardo. Inoltre, se qualcuno si fosse rifiutato di riconoscere e accettare insieme queste due basi,

nella società musulmana nessun musulmano sarebbe stato disposto a concedergli neppure il minimo riconoscimento.

Tuttavia, ai giorni nostri si incontrano qua e là, tra i musulmani, pochi individui che rifiutano di riconoscere la Sunnah del Messaggero, insieme al Sacro Corano, come fonte dell’Islam. Si riscontra inoltre l’esistenza di alcune persone che esprimono dubbi sul fatto che l’Hadith sia stato preservato a tempo debito e in modo adeguato, lasciandosi influenzare, su questo argomento, dalla falsa propaganda degli studiosi occidentali. Di conseguenza, sarebbe stato strano se nella società musulmana non fossero sorti, nella mente di alcuni, dubbi sull’accuratezza, sull’affidabilità e sull’eternità dell’ideale islamico. Eppure, nella fase della rinascita e del risveglio della società musulmana, dubbi o incredulità di questo genere riguardo alle basi dell’ideale islamico possono rivelarsi fatali per l’intera nazione.

In questo contesto era assolutamente indispensabile condurre uno studio imparziale sulla storia della compilazione dell’Hadith, attraverso un’analisi storica e critica, fondata su argomenti e prove autorevoli a suo sostegno.

Si può dire che nella letteratura araba e urdu siano state condotte ricerche sufficientemente approfondite su questo tema. Nella letteratura bengalese, invece, tale mancanza è prova della particolare arretratezza dei bengalesi nel campo della cultura islamica. Allo scopo di colmare questa lacuna e rimuovere tale arretratezza, accrescere e sviluppare il patrimonio della lingua e della letteratura bengalese e dissipare ogni dubbio riguardo agli hadith, ho svolto per gli ultimi quattro anni un ampio insegnamento e una profonda ricerca su questo argomento; il frutto che ne ho ricavato l’ho raccolto in quest’opera e presentato ai lettori eruditi. Spetta ai lettori riflessivi giudicare se ciò costituisca da parte mia un passo audace. Poiché quest’immensa opera viene stampata e pubblicata per la prima volta con il sostegno dell’Accademia Bangla, rendo infinite grazie ad Allah.

Muhammad Abdur Rahim

173, Nakhalpara

Mustafa Manzil

…………..1965

نضر الله امرء سمع منا شىا

Allah benedirà colui che ascolterà qualcosa da parte mia e lo trasmetterà ad altri esattamente come l’ha udito. Infatti, colui al quale ciò giunge può conservarlo meglio di colui che l’ha ascoltato. (al-Tirmidhi)

قَالَ  رَسُوْلُ اللهِ صَلَّى اللهُ عليه وَسَلَّم نَضَر اللهُ عَبْدًا سَمِعَ مقَالتىْ فَحَفَظَهَا اوْوَ عَاهَا وَاَدَّها وَرَدَّهَا فَرُبَّ حَامِلِ فِقْهِ اَلَى مَنْ هُوَ اَفْقَهٌ مِنْهُ-    (ابو داؤد)

Il Nobile Profeta (s) disse: «Allah illuminerà il volto e manterrà sempre verde e fresco colui che ascolterà le mie parole, le imparerà a memoria o le conserverà nella memoria, e poi le trasmetterà ad altri. Molti portatori di conoscenza non sono veramente sapienti; tuttavia, molti portatori di conoscenza la trasmettono a chi è più perspicace di loro.» (Abū Dāwūd)

La storia della compilazione degli hadith

بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَٰنِ الرَّحِيمِ

Definizione e identità dell’hadith

Il Corano e l’hadith sono i fondamenti principali dell’ordinamento della vita islamica. Là dove il Corano presenta i principi fondamentali dell’organizzazione della vita, dall’hadith si possono ricavare l’analisi dettagliata delle norme fin nei minimi particolari e il metodo efficace per attuare i principi coranici. Il Corano è la colonna luminosa dell’Islam, mentre l’hadith è l’inondazione della sua luce diffusa. Come una lampada priva di luce è irreale, così, se si rifiuta l’hadith, anche il Corano diventa privo di significato. Si può dire che il Corano è la radice e il tronco del grande albero dell’Islam; l’hadith ne è i rami e i ramoscelli. Un tronco e una radice privi di rami e ramoscelli non sono che sterile immondizia. Il Corano è come il piano per la costruzione del palazzo della vita islamica, insieme alla prescrizione divina, in vigore fin dal primo giorno della rivelazione della legge di Allah, di inviare un ingegnere (il Messaggero). In qualsiasi epoca e in qualunque fase di cambiamento delle circostanze, non si possono mai trascurare, nella costruzione del palazzo secondo il piano originario, le spiegazioni e le analisi dell’ingegnere (il Messaggero), le istruzioni per l’azione concreta, i consigli e le esortazioni.

Nel sapere e nelle scienze islamiche, il Corano è come il cuore, mentre l’hadith è l’arteria collegata a questo cuore. Nel vasto campo del sapere e delle scienze islamiche, questa arteria fa continuamente scorrere un flusso di sangue fresco e caldo, mantenendo costantemente vivificati e attivi i suoi organi e le sue membra. Da un lato, l’hadith offre un’interpretazione infallibile del Corano; allo stesso modo, presenta la vita sacra, la condotta e l’ideale del Profeta universale, portatore del Corano, nonché un resoconto dettagliato delle sue parole e delle sue azioni, della sua guida e delle sue esortazioni. Per questa ragione, nell’ordinamento della vita islamica, subito dopo il Nobile Corano e insieme al Corano, l’importanza dell’hadith è indiscutibile. Come è impossibile servire Allah e obbedirGli senza obbedire al Messaggero e seguirlo concretamente, allo stesso modo è impossibile agire secondo il Corano escludendo l’hadith. In verità, l’hadith e la conoscenza dell’hadith costituiscono una risorsa inestimabile e indispensabile nel campo dell’ordinamento della vita islamica e della ricerca sul sapere islamico. Come discussione introduttiva a questa fase, presenteremo qui un’analisi dettagliata della definizione, dell’identità, delle categorie e dell’ambito dell’hadith.

 

Il significato della parola hadith

L’uso della parola hadith nel Corano e

Il fondamento coranico degli hadith

Analizzando la parola «hadith», l’imam Raghib Isfahani ha scritto:

اًلحَدِيثُ: وَاَلْحدِيْثُ كَوْنُ اَلشَّئِ بَعَدَ اَنْ لَّمْ تَكُنْ عِرضَاً كَاَنَ تَوْ اَوْجَدْ هَرَّا وكٌلُّ كَلاَمٍ يَبْلُعُ الْانْسَانَ مِنْ جَهَةِ الْسَّمْعِ اَوِ الْوَحِىْ فِىْ يَقْظَتِهِ اَوْ مَنَامِهِ حَدِيْثٌ-

«Hadith» e «huduth» indicano il venire all’esistenza di qualcosa che prima non esisteva, sia essa essenziale o non essenziale. E qualsiasi parola giunga all’essere umano attraverso l’udito o per mezzo della rivelazione, durante il sonno oppure da sveglio, viene chiamata hadith.

In un altro luogo ha scritto:

شَىَّ ىُلْقَى فِىْ رَوْعٍ اَحَدٍ مِنْ جِهَةِ الْملأَ

Qualunque cosa susciti nell’intimo di una persona provenendo dal mondo superiore, questa è un hadith.[مفردات راغب اصفهانى صفحه]

Nel Nobile Corano, i discorsi durante il sogno sono chiamati «hadith». Nel Corano è detto per bocca del profeta Yusuf:

وَعَلَّمْتَنِي مِن تَأْوِيلِ الْأَحَادِيثِ –

Mi hai insegnato l’interpretazione dei sogni. (Sura Yūsuf, versetto 101)

L’Imam Rāghib ha scritto a proposito del significato di questo versetto:

اَىْ مَا يحَدِّثُ بِهِ الأِنسَانَ فِىْ نَوْمِهِ-

Vale a dire, ciò che viene comunicato alle persone attraverso i sogni.[مفردات راغب صفع]

Allah, l’Altissimo, ha chiamato il Nobile Corano «hadith». Nel Corano è detto:

فَلَعَلَّكَ بَاخِعٌ نَّفْسَكَ عَلَىٰ آثَارِهِمْ إِن لَّمْ يُؤْمِنُوا بِهَٰذَا الْحَدِيثِ أَسَفً ا [الكهف:٦]

Se non credono in questa «parola» (Libro), o Profeta, forse finirai per tormentarti per il dolore.

Altrove è detto:

فَلْيَأْتُوا بِحَدِيثٍ مِّثْلِهِ إِن كَانُوا صَادِقِينَ [الطُّور:٣٤]

(Se non accettano il Corano come Libro di Allah,) spetta loro presentare un Libro simile, se sono sinceri.

Nella sura az-Zumar è detto:

اللَّهُ نَزَّلَ أَحْسَنَ الْحَدِيثِ كِتَابًا مُّتَشَابِهًا

Allah l’Altissimo ha rivelato la più eccellente parola sotto forma di un Libro le cui parti si confermano reciprocamente.

Qui la parola «hadith» è stata usata nel senso di Libro o parola.

La parola «hadith» significa parola o discorso. Nei seguenti versetti del Corano è usata nel senso di parola o discorso:

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A quale discorso crederanno dunque?

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E quando il Profeta confidò un segreto a una delle sue mogli.

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Vi meravigliate forse di questo discorso?

In questi pochi versetti, la parola «ḥadīth»حديث è stata usata nel significato di «parola» o «detto». Nel Nobile Corano si trova anche l’uso di questa parola con i significati di nuova notizia, informazione e nuova parola, tra gli altri. Ad esempio:

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Ti è giunta la notizia degli ospiti onorati giunti da Abramo?

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Hai saputo della storia di Mosè?

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Hai saputo della storia di quei soldati?

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Ti è giunta la notizia del Giorno della Resurrezione, che avvolge ogni cosa?

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Ora, mostrate indifferenza verso questo discorso?

Da questa parola «hadith» deriva «tahdith»تحديث e nel Corano è usata nel senso di narrare, rendere manifesto e parlare. Per esempio—

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Narra la grazia di Allah:

L’Allama Abu al-Baqa ha detto:

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Il termine «hadith» indica il parlare e il dare notizie.

In sintesi, secondo i dizionari arabi e l’uso coranico, il termine «hadith» significa parola, discorso, messaggio, notizia, informazione, questione e argomento. Il nobile Profeta (s) parlava con la gente allo scopo di trasmettere il messaggio di Allah; mediante le proprie parole spiegava vari importanti insegnamenti, informazioni e verità dell’Islam, chiariva le verità profonde e, attraverso discorsi e sermoni, interpretava e analizzava il Libro di Allah. Per questo fu chiamato «hadith».

Il Nobile Profeta (s) ricevette personalmente tutti i comandamenti e le prescrizioni dell’Islam, agì secondo le norme di Allah e, attraverso le proprie opere, mise in pratica le norme di Allah. Per questo motivo, anche le descrizioni delle sue diverse opere sono state denominate «hadith».

Il Nobile Profeta (s), con particolare cura e impegno, formò i nobili Compagni (ra) sulla base degli elevati ideali dell’Islam; plasmò il loro carattere, il loro pensiero, la loro fede e la loro visione secondo gli elevati standard dell’Islam. Per questo motivo, anche le parole e le azioni dei nobili Compagni che il Nobile Profeta (s) approvò e sostenne, o almeno contro le quali non protestò, furono denominate «hadith».

In una parola, si chiamano hadith le parole del Messaggero, le descrizioni delle sue azioni e le sue approvazioni e conferme. Da un hadith risulta che il Nobile Profeta (s) stesso lo denominò «hadith». Hazrat Abū Hurayra (ra) gli chiese: «Chi è la persona più fortunata, colui che nel Giorno della Resurrezione sarà onorato ottenendo l’intercessione del Messaggero?» Allora il Nobile Profeta (s) disse:

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Ritengo che prima d’ora nessuno ti abbia mai interrogato riguardo a questo hadith. Soprattutto perché vedo che sei la persona più desiderosa e impaziente di ascoltare gli hadith. [৫****************************************************** ]

Il Corano Majīd è il libro definitivo e completo della religione islamica. Esso fu rivelato all’ultimo Profeta. Allah l’Altissimo inviò il Nobile Messaggero come Profeta dell’Islam, predicatore e fondatore dell’ordinamento della vita islamica, guida e maestro dell’umanità. Il Messaggero recitò interamente questo grande e sacro libro, il «Corano Majīd», facendolo ascoltare alla gente, e numerosi Compagni lo impararono immediatamente a memoria. Soprattutto, attraverso il proprio stile di vita, il proprio pensiero e la propria fede, le proprie azioni e la propria pratica concreta, il Messaggero insegnò, raccomandò e attuò le norme fondamentali dell’Islam e i suoi comandamenti e divieti; in altre parole, formò completamente una nazione sulla base di questo ideale. In verità, la gloriosa vita del Nobile Profeta era la forma concreta del Corano Majīd, ossia dell’Islam, la traduzione operativa dell’ideale coranico. Pertanto, nella terminologia islamica, tutte le parole, le azioni, le approvazioni e i sostegni del Nobile Messaggero riguardo alla religione islamica sono chiamati «hadith».

«Hadith» non è soltanto una parola del dizionario. In realtà, è un termine specifico dell’Islam. Di conseguenza, nella terminologia islamica viene denominata «hadith» qualsiasi parola del Nobile Messaggero, qualsiasi descrizione delle sue azioni, oppure qualsiasi approvazione e conferma delle sue parole e azioni, quando sia comprovata da fonti fedeli e affidabili.

In arabo, l’«hadith» viene chiamato anche «khabar». La differenza, tuttavia, è che il termine «khabar» ha un significato più ampio di hadith. «Khabar» indica simultaneamente sia gli hadith sia la storia.[৬****************************]

Non è affatto un’invenzione definire «hadith» le parole, le azioni, le approvazioni e il racconto delle condizioni del Nobile Profeta. Nel Nobile Corano ne esiste una prova incontrovertibile. Non vi è dubbio che la religione donata da Allah sia una benedizione particolarmente importante per tutta l’umanità. Nel Nobile Corano questa «religione» è stata proclamata una benedizione di Allah, e la diffusione e manifestazione della benedizione sono state chiamate «taḥdīth» (descrivere, diffondere e rendere manifesto).

Riguardo alle benedizioni di Allah, Allah l’Altissimo ha detto:

******************************************************

Ricordate la benedizione che Allah vi ha concesso e ricordate anche il Libro e la saggezza che sono stati rivelati allo scopo di ammonirvi.

Anche nel contesto del completamento e del perfezionamento della religione islamica, Allah l’Altissimo l’ha menzionata come una benedizione. È stato detto:

****************************************************** (Sura al-Mā’ida, 3)

Oggi ho perfezionato per voi la vostra religione, ho completato e portato a compimento la Mia benedizione su di voi.

Nei due versetti sopra citati, la religione islamica, cioè il Nobile Corano, è stata proclamata con parole chiare «la benedizione di Allah». Nel seguente versetto del Nobile Corano è stato dato l’ordine di descrivere e manifestare questa benedizione:

****************************************************** (Sura al-Fajr, 11)

Descrivete le benedizioni di Allah: proclamatele e narratele. [L’Allama Bayzid ha scritto nel tafsir di questo versetto: ******************************************************

«Qui, con “niʿmat”, si intende la profezia, mentre fare tahdith significa proclamarla.

L’Allama al-Alusi ha scritto:

«Molti hanno riferito che per “benedizione” si intende il Corano».]

È proprio in questa prospettiva che, nella terminologia islamica, la descrizione verbale di tutte le parole pronunciate e di tutte le azioni compiute da Hazrat Muhammad (s) in qualità di Profeta e Messaggero è stata chiamata «hadith». Non solo: se, in sua presenza, un Compagno pronunciava una parola o compiva un’azione e il Profeta la approvava e la convalidava, oppure non la contestava, anche la descrizione di ciò sarebbe stata chiamata «hadith». Infatti, il Profeta nobile (s) era venuto al mondo assumendosi il compito di proclamare e affermare la verità e la giustizia, nonché di contestare e contrastare ogni ingiustizia e ogni falsità. Non si può nemmeno concepire che, in sua presenza, venisse pronunciata una parola falsa e contraria all’Islam — contraria allo spirito islamico — o venisse compiuta un’azione, ed egli non la contestasse, non impedisse ai Compagni di farlo, ma rimanesse invece muto e silenzioso. E, in realtà, ciò non è neppure possibile.

In secondo luogo, se il Messaggero, vedendo commettere un’ingiustizia o un peccato, fosse rimasto silenzioso e inattivo, il suo compito fondamentale sarebbe rimasto inadempiuto. Allah l’Altissimo ha detto:

(Sura al-Ma’ida, versetto 67)يَا أَيُّهَا الرَّسُولُ بَلِّغْ مَا أُنزِلَ إِلَيْكَ مِن رَّبِّكَ ۖ وَإِن لَّمْ تَفْعَلْ فَمَا بَلَّغْتَ رِسَالَتَهُ

O Messaggero, trasmetti fedelmente ciò che ti è stato fatto scendere dal tuo Signore; se non lo fai, non avrai assolto il compito di trasmettere il messaggio di Allah.

A questo punto Ibn Jarir al-Tabari ha citato una dichiarazione importante di Ibn Zayd. Egli disse:

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Si diceva che, se il Nobile Profeta avesse voluto occultare qualcosa rivelato tramite la rivelazione, avrebbe certamente nascosto la sura «Abasa wa tawalla», rivelata a proposito di una sua propria «mancanza».

In verità, la biografia protetta del Nobile Profeta dimostra in modo inconfutabile che egli, anche nei momenti più critici della sua vita, non venne meno neppure minimamente al compito della profezia né alla trasmissione pubblica, nella forma dovuta, della Parola di Allah rivelata tramite la rivelazione. In questa materia non mostrò mai né negligenza né debolezza. All’inizio della predicazione islamica, egli respinse con volto sereno e profondo disprezzo perfino la tentazione di abbandonare la missione di diffondere l’Islam in cambio delle donne più belle, di immense ricchezze e del dominio assoluto sull’Arabia. Pertanto non può esservi il minimo dubbio che egli non abbia mai potuto interrompere la predicazione della religione, che non si sia mai astenuto dal protestare contro l’ingiustizia e che, quando vedeva in qualcuno un errore o una mancanza, non si fermasse senza correggerlo. Per questo, la descrizione delle sue parole e delle sue azioni, nonché di ciò che egli approvò senza contestarlo, è stata denominata «hadith».

Se un Compagno compiva un’azione o pronunciava una parola davanti al Messaggero ed egli non la contestava, i Compagni erano pienamente concordi nel ritenerla conforme alla Sharia; inoltre, questa approvazione e il silenzio del Profeta erano considerati una delle fonti principali per conoscere le disposizioni della Sharia in una determinata questione. Si può menzionare qui un episodio. Quando Hazrat Jabir ibn Abd Allah (ra) giurò in nome di Allah dicendo qualcosa, Muhammad ibn al-Munkadir sollevò un’obiezione. Disse:

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State giurando nel nome di Allah?

Egli rispose:

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Ho sentito Hazrat ʿUmar giurare nel nome di Allah in presenza del nobile Profeta (s), ma il nobile Profeta (s) non lo disapprovò né lo contestò.[১০********************************************]

A proposito della definizione di hadith, qui verranno riportate alcune citazioni tratte da opere autorevoli. Da esse l’argomento risulterà più chiaro.

L’Imam al-Sakhawi ha detto:

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Nel dizionario, “hadith” (nuovo) ha un significato opposto a “qadim” (antico). Nella terminologia dei muhaddith, invece, per hadith si intendono le parole, le azioni, l’approvazione e i tratti del Messaggero; vi sono comprese persino le sue condotte durante la veglia e il sonno.[১১****************************************************** ]

Nell’introduzione al Sahih al-Bukhari è stato detto:

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L’hadith è una conoscenza mediante la quale si apprendono le parole, le azioni e lo stato del nobile Profeta (s).[12**********]

Allama Badruddin Ayni e Nawab Siddiq Hasan hanno scritto:

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La scienza dell’hadith è una conoscenza speciale mediante la quale si possono conoscere le parole, le azioni e lo stato del nobile Profeta (s). [13************* Per parole del Messaggero si intendono ************ le sue parole pronunciate in lingua araba. Esse possono essere di vari tipi. Per azioni si intendono:**************************************]

Nell’introduzione dell’opera Mishkat al-Masabih, Shah Abdul Aziz (r) ha scritto:

******************************************************

Gli eruditi dei tempi antichi usavano il nome «hadith» per le parole e le azioni riferite oralmente dai Compagni, dai Tabi‘in e dai Tabi‘ al-Tabi‘in, nonché per i loro responsi giuridici. Inoltre, consideravano come due hadith una stessa narrazione trasmessa attraverso due catene indipendenti. [14****************************************************** ]

Anche Nawab Siddiq Hasan (r) ha detto la stessa cosa. Nel definire il hadith, egli ha scritto:

******************************************************

Allo stesso modo, anche le parole, le azioni e le approvazioni dei Compagni e dei tabi’in vengono chiamate hadith.[15****************************************************** ]

La differenza, tuttavia, consiste nel fatto che egli non ha chiamato «hadith» le descrizioni delle parole e delle azioni dei tabi’ al-tabi’in. Non vi è dubbio, però, che, come quelle dei Compagni e dei tabi’in, anche le descrizioni delle parole, delle azioni e delle approvazioni dei tabi’ al-tabi’in siano particolarmente importanti e necessarie per l’interpretazione, l’analisi e la concretizzazione del Corano e degli hadith. Nei libri di hadith e di tafsir, anche le parole autorevoli di questo genere trasmesse dai Compagni, dai tabi’in e dai tabi’ al-tabi’in sono state considerate complessivamente appartenenti alla categoria degli hadith, sebbene i loro nomi tecnici siano diversi. Il celebre esperto di hadith, Hafiz Sakhāwi, ha scritto:

******************************************************

«Allo stesso modo, gli studiosi delle generazioni precedenti chiamavano “hadith” ciascuno degli athar e dei responsi giuridici dei Compagni, dei tabi’in e degli altri (tabi’ al-tabi’in)».[16******]

In altre parole, sebbene le descrizioni delle parole, delle azioni e delle approvazioni del nobile Profeta, dei nobili Compagni, dei tabi’in e dei tabi’ al-tabi’in siano generalmente chiamate «hadith» — poiché le parole, le azioni e le approvazioni di tutti costoro si svolgevano intorno al medesimo tema fondamentale — tuttavia, poiché sotto il profilo dello status nella Shari’a esistono differenze tra esse, per ciascuna è stata stabilita una terminologia distinta. Così, le parole, le azioni e le approvazioni del nobile Profeta sono chiamate «hadith». Quelle dei Compagni sono chiamate athar ((اثارe le descrizioni delle parole, delle azioni e delle approvazioni dei tabi’in e dei tabi’ al-tabi’in sono chiamate «fatwa». Ciò perché tutte queste loro opere venivano compiute sulla base dei fondamenti del Corano e degli hadith. [Questi tre tipi di hadith hanno inoltre tre distinti nomi tecnici: la descrizione delle parole, delle azioni e delle approvazioni del Messaggero è chiamata marfu’; quella delle parole, delle azioni e delle approvazioni dei Compagni è chiamata mawquf; e quella delle parole, delle azioni e delle approvazioni dei tabi’in è chiamata maqtu’.

مقد مة صحيح بخارى ص -13]

 

Hadith e Sunna

L’altro nome dell’hadith è «Sunna». La parola «Sunna» significa via da seguire, principio e metodo d’azione. Non si tratta della «Sunna» corrente e utilizzata nella scienza del fiqh.

L’Imam Ragheb ha scritto:

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Per «Sunna del Profeta» si intende la via e il metodo che il nobile Profeta sceglieva e seguiva. Talvolta viene usata come sinonimo della parola «hadith». Nel libro «Taj al-Masadir» è scritto:

******************************************************

«Sunna» significa tracciare una via. «Muʿadh ha tracciato una via per voi».

In questo hadith la parola «Sunna» è usata proprio in questo significato.

In altre parole, quella suprema norma di legge (Supreme Law) promulgata dal nobile Profeta (s.), che dimostra e manifesta il pensiero e la volontà di Allah l’Altissimo, è la Sunnah. E, nella terminologia coranica, ****** con «il modello eccelso» si intende proprio questa realtà. Quello che Allah l’Altissimo ha ordinato di seguire come «il modello supremo» del nobile Messaggero si può conoscere proprio da questo hadith. Per questa ragione, i muḥaddithūn—specialmente quelli dell’ultima epoca—hanno usato «hadith» e «Sunnah» nello stesso significato. [20*********] È stato detto:

******************************************************

Il termine «Sunnah» indica le parole, le azioni e il silenzio del Messaggero, nonché le parole e le azioni dei Compagni. [21*********]

L’Allāma al-Jazā’irī scrisse:

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«Sunnah» indica, nella maggior parte dei casi, le parole, le azioni e le approvazioni attribuite al Messaggero. Secondo gli specialisti, è sinonimo di hadith.[22***********]

L’Allāma Abdul Aziz al-Hanafī scrisse:

******************************************************

Con il termine «Sunna» si intendono le parole e le azioni del Messaggero; esso è usato anche nel senso della prassi concreta seguita dal Messaggero e dai Compagni.

Safiuddin al-Hali ha scritto:

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Per «Sunna» si intendono tutte le parole, le azioni e le approvazioni del Messaggero, ad eccezione del Corano.

In definitiva, il termine «Sunna» non è completamente e sotto ogni aspetto equivalente al termine «hadith». Infatti, la «Sunna» è la prassi concreta del Messaggero, mentre con «hadith» si intendono, oltre alle azioni del Messaggero, anche le sue parole e approvazioni. Per questo, anche nella scienza degli hadith si dice: Sufyan al-Thawri è l’imam degli hadith, al-Awza’i è l’imam della Sunna, non degli hadith; Malik ibn Anas è l’imam di entrambi.

 

Il contenuto degli hadith

Qual è il contenuto degli hadith? Quale argomento vi è stato trattato principalmente? A questo riguardo, tutti gli studiosi esperti nella scienza degli hadith hanno scritto concordemente:

******************************************************

L’oggetto e il tema trattato dalla scienza degli hadith è la nobile persona del Messaggero onorato (s.), in quanto egli è il Messaggero di Allah l’Altissimo.[২৬ ********************]

In altre parole, tutto ciò che Hazrat Muhammad (s.), quale persona-Messaggero scelta e inviata da Allah l’Altissimo e insignita di questa dignità, ha detto, ha fatto, ha autorizzato a dire o a fare e ha approvato, nonché la nobile persona del Messaggero onorato che attraverso tutto ciò si è sviluppata e manifestata: questo costituisce l’oggetto della scienza degli hadith. Negli hadith sono trattati tutti questi argomenti, e dalla lettura degli hadith è proprio questo che si può conoscere. Gli hadith costituiscono inoltre l’unico mezzo affidabile per conoscere la descrizione dettagliata e attendibile delle parole, delle azioni, delle approvazioni e degli sforzi e delle lotte del Messaggero onorato durante tutta la sua vita.

In realtà, gli hadith non sono un patrimonio ristretto, limitato, unilaterale e di portata esigua. Essi racchiudono per loro natura una corrente di pensiero estremamente ampia e vasta; è proprio dagli hadith che emerge in modo chiaro e completo la forma piena e dettagliata del grande movimento rivoluzionario sorto nella terra d’Arabia sotto la nobile guida del Profeta universale Muhammad (s.). Negli hadith è inclusa anche la storia completa della vita del Messaggero, l’attività rivoluzionaria sua e dei nobili Compagni, nonché il resoconto delle sue ampie e fondamentali correzioni e delle riforme da lui attuate nella società e nella civiltà del suo tempo e nelle circostanze internazionali, politiche e morali.

L’ampiezza degli hadith è incontestabile, e non è affatto difficile comprenderne la vera natura. Anche i sapienti dei tempi passati hanno potuto comprendere questa ampia portata degli hadith. Sebbene il libro di hadith compilato dall’Imam Bukhari sia noto con il nome di Bukhari Sharif, il suo nome originale e completo è:[

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Ampia compilazione delle descrizioni, corredate da catene di trasmissione autentiche, delle attività del Messaggero onorato e di tutte le condizioni e vicende della sua epoca contemporanea. [২৭****************]

Scopo e valore dello studio degli hadith

Qual è lo scopo dello studio degli hadith? Con quale obiettivo si deve studiare l’hadith e qual è il valore del suo studio? Anche questo merita particolare menzione. L’Allama Badr al-Din al-‘Ayni e altri sapienti hanno scritto:

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Il conseguimento del massimo bene in entrambi i mondi è il compimento dello studio degli hadith.[28**********]

Nawab Siddiq Hasan ha scritto:

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Il conseguimento del sommo bene in questo mondo e nell’Aldilà è l’obiettivo dello studio degli hadith.[29**************]

L’Allama Kirmani ha scritto:

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«Dopo il Corano, tra tutti i tipi di conoscenza, il patrimonio più elevato, eccellente e ricco di dati e principi è la scienza degli hadith. Ciò perché proprio attraverso di essa si possono conoscere l’obiettivo e il significato della parola di Allah, e da essa si possono comprendere anche le finalità di tutti i comandamenti e le prescrizioni di Allah. Infatti, la maggior parte del Corano — anzi, nel complesso, tutto il Corano — consiste essenzialmente in principi generali e insegnamenti fondamentali; da esso si possono conoscere soltanto indicazioni generali. [30]»

In sintesi, l’hadith è la storia del declino di una civiltà e dell’avvento, dell’ascesa e dell’affermazione di una nuova civiltà. È proprio in questa prospettiva che lo studio degli hadith è indispensabile.

La classificazione degli hadith sulla base della loro definizione

Dalla definizione sopra menzionata dell’hadith emergono con assoluta chiarezza le sue tre categorie fondamentali. Esse sono: le parole pronunciate dal Messaggero, le sue azioni e la sua condotta, e il resoconto di parole e azioni approvate alla sua presenza. Tutti gli hadith sono suddivisi in questi tre livelli. Tuttavia, sotto il profilo della loro effettiva importanza, applicazione e valore pratico, esiste una differenza tra gli hadith di questi tre livelli. Il primo posto spetta alle parole del Messaggero: ciò che il Messaggero ha detto personalmente su una determinata questione costituisce la prima fonte dell’ordinamento della vita islamica. Questo è chiamato «hadith qawli» del Messaggero (*************), cioè «hadith verbale», nel quale viene riportata una sua parola.

La seconda categoria comprende il resoconto delle azioni e della condotta proprie del Profeta. Il Messaggero (s), che aveva portato la religione dell’Islam, nella pratica la seguì alla lettera e compì ogni azione in conformità con essa. Attraverso le sue azioni e il suo carattere emersero con assoluta chiarezza tutte le norme e le consuetudini dell’Islam. Nessuna delle sue azioni poté essere contraria alla legge islamica. Per questo, ogni sua azione merita di essere considerata una base della legge islamica. E l’hadith nel quale è riportato il resoconto di un’azione compiuta dal Messaggero in quanto Messaggero è chiamato «hadith fiʿli» (*******).

La terza categoria comprende le parole e le azioni dei Compagni approvate e sostenute dal Nobile Messaggero (s). Come è stato detto in precedenza, se alla presenza del Profeta veniva pronunciata una parola o compiuta un’azione contraria alla legge islamica, il Messaggero (s) non poteva fare a meno di manifestare la propria opposizione o di vietarla. Anche dal resoconto di una simile parola o azione si può certamente conoscere il punto di vista della legge islamica. Pertanto, anche questa è una fonte della legge islamica. L’hadith nel quale si trova menzionato un simile evento è chiamato «hadith taqriri» (**********).

Per rendere il tema più chiaro e facilmente comprensibile, vengono qui riportati tre hadith, uno per ciascuno di questi tre livelli:

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È stato narrato da Hazrat Anas (ra), il quale disse: Hazrat il Nobile Messaggero (s) disse: quando una persona fāsiq viene lodata e celebrata, Allah l’Altissimo si adira e si infuria, e per questo il Trono di Allah trema. (Bayhaqi)

Poiché in esso viene menzionata una particolare parola del Messaggero, viene chiamato «hadith qawlī».

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È stato narrato da Hazrat Abū Mūsā (ra), il quale disse: ho visto il Nobile Messaggero (s) mangiare carne di gallo. (Bukhari e Muslim)

In questo hadith viene descritta un’azione del Messaggero. Perciò è un «hadith fi‘lī».

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È stato narrato da Hazrat Ibn Abū Awfā (ra), il quale disse: abbiamo combattuto sette battaglie insieme al Nobile Messaggero (s). Stando con lui, mangiavamo il jarad (un uccello simile a una cavalletta). (Bukhari e Muslim)

Questo è un «hadith taqrīrī».

 

Classificazione degli hadith dal punto di vista del contenuto

Dal punto di vista del contenuto, gli hadith sono di diversi tipi. L’Imam al-Shafi‘i (r) ha detto: gli hadith sono di tre tipi. Il primo tipo comprende gli hadith relativi alle questioni menzionate con linguaggio chiaro nel Nobile Corano, che il Nobile Profeta (s) ha spiegato e analizzato con parole proprie. Nel Nobile Corano sono menzionate, in modo generale e non dettagliato, molte leggi e disposizioni; il Nobile Messaggero le ha presentate nella loro forma completa e ne ha fornito la spiegazione. Egli ha esposto ai musulmani, con parole proprie, molti argomenti concisi e poco chiari in modo dettagliato e limpido. Questo è il secondo tipo di hadith. Il terzo tipo comprende gli hadith nei quali il Nobile Messaggero ha menzionato molte questioni non riportate nel Corano. Poiché questi tre tipi di hadith sono fonti della conoscenza acquisita dal Nobile Messaggero direttamente o indirettamente da Allah, sono tutti affidabili e degni di fede come il Corano. [Kitab al-Risala – Imam al-Shafi‘i (r)]

A questo punto riportiamo di seguito una sintesi della trattazione di Shah Waliullah al-Dihlawi:

Dal punto di vista dell’adozione delle disposizioni della sharia, gli hadith narrati dal Nobile Profeta (s) e raccolti nelle opere di hadith sono di due tipi. Il primo tipo comprende tutto ciò che il Nobile Messaggero ha detto nell’adempimento della sua speciale missione di messaggero. Nel versetto «Accettate ciò che il Messaggero vi dà e astenetevi da ciò che vi proibisce» è stato proclamato il comando di Allah riguardo proprio a questo tipo di hadith. Appartengono a questo tipo anche le parole del Messaggero (s) riguardanti le meraviglie e gli eventi dell’Aldilà e del mondo malakuti. Questi hadith derivano dalla conoscenza ricevuta attraverso la rivelazione. Appartengono inoltre a questa categoria gli hadith relativi alla spiegazione delle norme della sharia, delle modalità degli atti di culto e dell’amministrazione concernente la società e il bene pubblico, nonché all’incoraggiamento a osservarle. Tuttavia, una parte di essi è stata ricevuta direttamente tramite la rivelazione e una parte è frutto dell’ijtihad del Nobile Profeta. Naturalmente, il giudizio del Nobile Profeta (s) non avrebbe mai potuto rimanere fondato sull’errore. Non è necessario che il suo ijtihad fosse fondato direttamente sul comando di Allah. Spesso accadeva infatti che Allah l’Altissimo facesse conoscere al Suo Profeta gli scopi e le finalità della sharia; gli insegnasse le regole per stabilire la sharia, renderla agevole e determinare i comandi e i divieti; e che il Profeta, conformemente a queste leggi e regole conosciute attraverso la rivelazione, spiegasse le finalità ricavate dalla rivelazione. Anche le questioni ragionevoli e benefiche che egli presentava senza condizioni e per le quali non venivano fissati né un momento né un limite — come il carattere nobile e quello malvagio — appartengono alla categoria dell’adempimento della missione di messaggero, e la maggior parte di esse è tratta dalla fonte della rivelazione. Ciò significa che Allah l’Altissimo aveva fatto conoscere al Messaggero le regole concernenti la società e il bene pubblico; il Profeta aveva ricavato da tali regole argomenti o prove e le aveva presentate come principi fondamentali. Anche gli hadith riguardanti l’eccellenza delle azioni, le qualità di coloro che le compiono e le lodi rientrano in questa categoria. A mio avviso, la maggior parte di essi è stata ricevuta tramite la rivelazione, mentre una parte è frutto del suo ijtihad. Il secondo tipo di hadith non appartiene alla categoria dell’adempimento della missione di messaggero. Il Nobile Messaggero (s) ha detto:

******************************************************

Io non sono altro che un essere umano. Pertanto, quando vi ordino qualcosa riguardo alla vostra religione, accettatelo e mettetelo in pratica. Ma se vi ordino di fare qualcosa secondo una mia opinione personale, ricordate che io non sono altro che un essere umano.

Con queste parole, il Nobile Messaggero si riferiva proprio al secondo tipo di hadith. Avendo visto i musulmani di Medina inserire i rami delle palme da dattero maschili nelle palme da dattero femminili nella speranza di ottenere un raccolto molto abbondante, il Nobile Profeta (s) aveva espresso l’opinione che «non sarebbe sorto alcun danno se non l’avessero fatto» e aveva detto:

******************************************************

Sarebbe stato probabilmente meglio se non lo aveste fatto.

Tuttavia, poiché non lo fecero, l’anno successivo il raccolto fu estremamente scarso. Allora il Nobile Profeta (s) disse:

******************************************************

«Avevo una certa opinione e ve l’avevo comunicata; se l’opinione era errata, non biasimatemi per questo. Ma quando vi riferisco qualcosa da parte di Allah, allora dovete certamente accettarlo, poiché non dico mai una falsità riguardo ad Allah». [Questi pochi hadith sono riportati nel volume 2 dello Sahih Muslim, a pagina 264.

****************************************************** ]

Anche tutto ciò che il Nobile Messaggero (s) disse riguardo alla medicina, alle proprietà dei rimedi e simili appartiene a questa categoria. Egli disse:

******************************************************

Dovete certamente tenere un cavallo nero scuro con una leggera macchia bianca sulla fronte.

Queste sono parole pronunciate alla luce della conoscenza acquisita dall’esperienza concreta del Messaggero.

Ciò che il Messaggero (s) faceva per abitudine—non come atto di culto—oppure ciò che faceva per caso—non intenzionalmente—non ha alcun fondamento nella Sharia. Un gruppo di persone espresse il desiderio di ascoltare gli hadith presso Hazrat Zayd ibn Thabit (ra), ed egli disse: «Ero vicino di casa del Messaggero. Quando gli veniva rivelata la wahy, egli mandava a chiamarmi; io andavo e la mettevo per iscritto. Era sua abitudine che, quando noi parlavamo delle questioni mondane, anch’egli parlasse con noi delle questioni mondane. E quando parlavamo dell’Aldilà, anch’egli parlava con noi dell’Aldilà. Quando parlavamo di cibo e bevande, anch’egli parlava con noi delle stesse cose. Dovrei forse raccontarvi tutti questi hadith del Messaggero?». Questa osservazione è pertinente proprio a questo argomento.

Inoltre, durante l’epoca del Messaggero furono adottate molte disposizioni per il beneficio parziale di quel periodo. Esse non costituivano una norma eterna per tutta l’umanità. Un esempio è il seguente: come quando un re equipaggia un esercito e stabilisce per esso un determinato segno distintivo. In questo senso Hazrat Umar Faruq (ra) disse:

******************************************************

Che necessità abbiamo di praticare il ramal? In passato lo facevamo per mostrarlo a una certa categoria di persone che Allah l’Altissimo aveva distrutto.

Ma in seguito egli comprese chiaramente che potevano esservi anche altre ragioni per praticare il ramal e che esso non doveva in alcun modo essere abbandonato.

Anche gli hadith riguardanti particolari metodi di guerra e speciali procedure, modalità e criteri per pronunciare i giudizi rientrano in questa categoria. [Citato da Hujjatullah al-Baligha, vol. 1, p. 102.]

Non vi è alcun obbligo che ciò si dimostri necessariamente vero in modo appropriato. Anche il divieto pronunciato dal Messaggero riguardo alla consuetudine diffusa nei paesi arabi concernente le palme da dattero apparteneva a questa categoria. L’Imam Nawawi, discutendo questo argomento, scrisse:

******************************************************

Secondo gli esperti, queste parole del Profeta non costituivano una comunicazione su una determinata questione; erano piuttosto una sua semplice opinione, come è riportato negli hadith relativi a questo argomento. Essi hanno inoltre affermato che, nelle questioni mondane, l’opinione e il giudizio del Nobile Profeta erano come quelli degli altri esseri umani. Pertanto, il verificarsi di un simile evento — e il suo dimostrarsi irrealistico — non è affatto impossibile, né vi è in ciò alcuna mancanza o colpa. [al-Nawawi, Sharh Muslim, vol. 2, p. 264]

È necessario ricordare anche, riguardo all’ijtihad del Messaggero, che il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) esercitò l’ijtihad nelle questioni sulle quali non era stata fatta scendere alcuna rivelazione. Se questo ijtihad era corretto, Allah gli permise di essere riconosciuto e messo in pratica; se invece conteneva un errore umano, Allah informò il Messaggero al riguardo e lo mise in guardia. Pertanto, anche l’ijtihad del Messaggero è considerato parte della Sunna. Gli hadith riportano i dettagli di tutti questi ijtihad. Di conseguenza, tra gli hadith e l’ijtihad del Messaggero non vi è alcuna differenza o contraddizione fondamentale.[**************]

Tuttavia, per quanto riguarda la religione e la sharia — le questioni della fede, del culto, del carattere morale, dell’aldilà, nonché quelle sociali e civili — tutto ciò che il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto proviene dalla fonte della rivelazione, possiede un valore eterno e un’importanza permanente, e non può mai essere abbandonato. [Hujjatullah al-Baligha, vol. 1**********]

 

Hadith qudsī

Esiste anche un’altra categoria di hadith, chiamata «Hadith qudsī»حديث قدسىche viene chiamata.قدسى«Quds»قدسda cui deriva; il suo significato è الظهرpurezza e grandezza. Un altro nome di Allah è «Quddūs»قدوس: il Sublime; il Puro. [*******]

Questo tipo di hadith è chiamato «Hadith qudsī» perché il suo contenuto originario è ricevuto direttamente da Allah. Allah l’Altissimo fece conoscere al Suo Profeta, tramite l’ispirazione o un sogno, una certa comunicazione, e il Profeta la narrò con parole proprie. Esso è distinto dal Corano, poiché sia il contenuto sia la lingua del Corano furono fatti scendere da Allah mediante la rivelazione. Il celebre commentatore di hadith, l’Allama Mulla Ali al-Qari, parlando della definizione di «Hadith qudsī», disse:

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Gli hadith qudsī sono quegli hadith che il venerabilissimo e degnissimo di fiducia Hazrat Muhammad (s), il narratore più eccellente e luminoso come la luna piena, riferisce da Allah: talvolta apprendendoli tramite Jibrīl (a), talvolta ricevendoli direttamente mediante la rivelazione, l’ispirazione o un sogno. Al Messaggero è affidato il compito di esprimerli per mezzo di una lingua qualunque. [38************]

‘Allāma Abū al-Baqā’ ha scritto nella sua opera «Kulliyāt»:‌

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Le parole, la lingua, il significato, il contenuto e il discorso del Corano sono stati tutti rivelati da Allah mediante una chiara rivelazione; invece, le parole e la lingua dell’«hadith qudsī» appartengono al Messaggero, mentre il suo significato, contenuto e discorso sono stati ricevuti da Allah mediante l’ispirazione o un sogno. [39**********]

Anche ‘Allāma Ṭayyibī ha sostenuto questa tesi. Egli ha detto:

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Gabriele è disceso presso il Nobile Messaggero con le parole e la lingua del Corano. Quanto al significato fondamentale dell’«hadīth qudsī», Allah glielo ha fatto conoscere mediante l’ispirazione o in sogno. (Per questo l’hadīth qudsī è divenuto noto come parola di Allah.) Tuttavia, egli non ha proclamato gli altri hadīth come parole di Allah, né li ha narrati a Suo nome.[40********]

Differenze tra il Corano e l’hadīth qudsī

Le differenze tra il Corano e l’hadīth qudsī sono le seguenti:

a) Il Nobile Corano è stato rivelato esclusivamente per mezzo di Gabriele; le sue parole e la sua lingua sono certamente discese dalla «Tavola Preservata». La sua trasmissione è mutawātir — ininterrotta, certa e indubitabile — in ogni fase e in ogni epoca.

b) Nella preghiera si recita esclusivamente il Nobile Corano; senza il Corano la preghiera non è valida, e la preghiera non è valida neppure recitando un hadīth qudsī al posto del Corano.

c) L’hadīth qudsī può essere toccato anche da una persona in stato d’impurità e da una donna durante le mestruazioni o il nifās, mentre per costoro è harām toccare il Corano.

d) L’hadīth qudsī non è un «miracolo» come il Corano.

ঙ) Chi rinnega l’hadith qudsi non diventa miscredente, come invece diventa miscredente chi rinnega il Corano.[৪১***********]

Lo Shaykh Muhammad Ali Faruqi ha diviso gli hadith in due categorie: primo, l’hadith nabawi, cioè l’hadith del Nobile Messaggero; secondo, l’hadith ilahi, cioè l’hadith di Allah. Ed è proprio questo che viene chiamato «hadith qudsi». Egli ha scritto:

******************************************************

«L’hadith qudsi è quello che il Nobile Profeta (s) narra da parte del suo Allah l’Altissimo; ciò che invece non narra in tal modo è l’hadith nabawi. [৪২************]

L’hadith qudsi non è il Corano; tuttavia, in esso si è mescolato il profumo incantevole del mondo sacro di Allah. Anch’esso è una «luce» proveniente dal mondo dell’invisibile. In esso si ritrova ugualmente la dimensione maestosa e imperiosa di Allah, il Grande e Possente. Questo è l’hadith qudsi. Esso è chiamato anche «ilahi» o «rabbani». [৪৩************]

Nei libri di hadith dell’antichità, l’hadith qudsi veniva riportato con queste parole:

******************************************************

Il Nobile Profeta (s), narrando da parte di Allah, disse………..

E i muhaddithin delle epoche successive lo citarono con queste parole:

******************************************************

Allah ha detto: ciò che il Nobile Profeta (s) ha narrato da Lui……..

È superfluo dire che il narratore originario di entrambi i tipi di parole è il medesimo, ed egli è Hazrat Muhammad (s). [44***********]

Isnād e matn

La fonte e la catena di trasmissione attraverso cui il contenuto fondamentale dell’hadith è giunto, passando di narratore in narratore, fino al compilatore dell’opera, sono chiamate, nella terminologia della scienza degli hadith, «isnād». In essa sono disposti, uno dopo l’altro, i nomi dei narratori dell’hadith. Per questo è stato detto:

******************************************************

La catena di trasmissione attraverso cui è giunto l’hadith originale è l’isnād. [Muqaddama al-Hadith al-Muhaddithun, pp. 2, 3, 4.]

È stato detto:

******************************************************

La catena di trasmissione di un hadith, cioè la successione dei suoi narratori, è chiamata isnād.

******************************************************

Il contenuto essenziale dell’hadith e le sue parole costituiscono il matn.

Lo Shaykh ʿAbd al-Ḥaqq ha scritto:

******************************************************

La parte successiva al punto fino al quale è giunta la catena di trasmissione è chiamata «matn».

Dal punto di vista delle differenze qualitative dell’isnād, ossia dei narratori, gli ḥadīth possono essere suddivisi in tre categorie. La prima comprende gli ḥadīth narrati tramite persone che sono ḥāfiẓ mutqin (ḥāfiẓ di ḥadīth capaci di ricordare con assoluta precisione). La seconda comprende gli ḥadīth i cui narratori sono poco conosciuti e di livello medio quanto a memoria e scrupolosità. La terza comprende gli ḥadīth narrati da persone deboli, inaccettabili e indegne di considerazione. [46*****************]

Classificazione degli ḥadīth in base all’isnād

Gli ḥadīth sono stati suddivisi in varie categorie in base al livello fino al quale è giunta la catena della trasmissione e al modo in cui vi è giunta; a ciascuna di queste categorie è stato assegnato un termine tecnico specifico. Di seguito ne viene esposta una trattazione dettagliata:

1. Marfūʿ: sono detti «ḥadīth marfūʿ» quegli ḥadīth la cui catena di trasmissione giunge fino al Messaggero (s), attraverso la quale viene riferita una sua parola, la descrizione di una sua azione o la sua approvazione di una determinata questione; inoltre, la continuità dell’isnād dal Nobile Messaggero (s) fino al compilatore del libro di ḥadīth è stata preservata, senza che alcun narratore sia stato omesso nel mezzo,حديث نرفوعe che sono conosciuti con questo nome.

L’Imam al-Nawawī ne ha dato la definizione con le seguenti parole:

******************************************************

«Marfūʿ è quell’ḥadīth che viene narrato specificamente come parola del Messaggero, e non come parola di chiunque altro all’infuori di lui». [47********]

Ibn Ṣalāḥ ha scritto:

******************************************************

Ciò che appartiene al Messaggero e a nessun altro—nemmeno a un Compagno—è noto come «hadith marfūʿ».[48********]

Ciò potrà essere compreso chiaramente attraverso un esempio. Supponiamo che un Compagno dica:

******************************************************

Il Nobile Messaggero (s) ha detto:

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Ho udito il Nobile Messaggero (s) dire così—

Gli hadith trasmessi con una simile catena di trasmissione sono noti come «hadith marfūʿ qawlī».

Oppure un Compagno disse:

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Ho visto il Nobile Messaggero (s) fare così.

Questo è noto come hadith marfūʿ fiʿlī. Poiché, nella narrazione del Compagno, presenta la descrizione di un’azione del Nobile Profeta.

Oppure un Compagno disse:

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Ho compiuto una simile azione alla presenza del Nobile Messaggero (s), ma egli non l’ha contestata.

Questo è noto come hadith marfūʿ taqrīrī. In questo hadith si riferisce che un’azione fu compiuta davanti al Nobile Profeta e che egli non la proibì.

2. I hadith il cui isnad risale fino a un Compagno e nelle cui catene di trasmissione sono riportate le parole, le azioni o le approvazioni di un Compagno sono denominati «hadith mawquf». L’imam Nawawi ne ha dato la definizione con queste parole:

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Un hadith nel quale sono riportate le parole, le azioni o qualcosa di analogo di un Compagno è un «hadith mawquf», sia che venga trasmesso da narratori consecutivi, sia che vi sia l’assenza di un narratore intermedio.

3. Il hadith la cui catena di trasmissione riporta le parole, le azioni o le approvazioni di un Tabi‘i è noto come «hadith maqtu‘». L’imam Nawawi ha detto **************** Il hadith la cui catena risale fino a un Tabi‘i è un «hadith maqtu‘».[49**********]

4. I hadith il cui isnad conserva integralmente la continuità dall’alto verso il basso, senza che alcun narratore sia omesso in nessun livello, sono chiamati «hadith muttasil» **********.

5. I hadith il cui isnad non conserva la continuità, quando un narratore intermedio è omesso o è venuto a mancare, sono chiamati «hadith munqati’»حديث منقطع [50************]

Anche considerando le differenze nelle qualità personali dei narratori di hadith, gli hadith si dividono in diverse categorie, ciascuna delle quali riceve un proprio nome tecnico. Esse sono:

1. Un hadith la cui catena di trasmissione è continua, i cui narratori di ogni livello dell’isnad sono menzionati correttamente, i cui narratori sono sotto ogni aspetto affidabili — thiqa —, dotati di una memoria estremamente acuta, e il cui numero non è mai stato di una sola persona in alcun livello, è chiamato tecnicamente «hadith sahih» *********.

L’Imam al-Nawawī ha scritto:

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È detto «ḥadīth ṣaḥīḥ» quello il cui isnād è affidabile e completo, grazie alla concatenazione di narratori che lo hanno conservato correttamente, e nel quale non vi è neppure un narratore raro o difettoso.[51********]

2. Se, pur essendo presenti tutte le qualità sopra indicate, la memoria dei narratori risulta alquanto debole, il nome tecnico di tale ḥadīth è «ḥadīth ḥasan» (********).

A proposito della sua definizione, l’Imam al-Nawawī ha scritto:

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È detto ḥadīth ḥasan quello la cui fonte è universalmente conosciuta e i cui narratori sono illustri.[52**********]

3. Se tutte le qualità sopra indicate sono presenti nei narratori in misura minore, il ḥadīth da loro narrato viene chiamato «ḥadīth ḍaʿīf» ***********.

L’Imam Nawawi disse:

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Qualsiasi hadith in cui non si riscontrano le condizioni degli hadith sahih e hasan è un «hadith da‘if».[৫৪*******]

Classificazione degli hadith in base al numero dei narratori

Il numero dei narratori degli hadith non è stato uguale in tutti i casi. Negli hadith diversi, il numero dei narratori è stato diverso. Sotto questo aspetto, gli hadith si dividono in diverse categorie, ciascuna delle quali ha un proprio nome tecnico. Qui viene fornita una breve descrizione di queste categorie.

1. Mutawātir (*****) Un hadith la cui catena di trasmissione presenta, a ogni livello, un numero di narratori così elevato che sembra naturalmente impossibile che tutti loro si siano riuniti per inventare o riferire una menzogna è chiamato «hadith mutawātir». Come il hadith ******************** Il valore di tutte le opere dipende dall’intenzione. Questo hadith è stato trasmesso attraverso più di settecento catene di trasmissione.[ 3-شرح النخبة صGli esperti di hadith generalmente non designano l’hadith «mutawātir» con questo nome tecnico. Infatti, il fatto che un hadith sia «mutawātir» non è considerato nell’ambito della discussione della catena di trasmissione. La ragione è che, nella scienza delle catene di trasmissione, si discute generalmente se un hadith sia «sahih» o «da‘if», affinché si possa agire conformemente ad esso oppure abbandonarlo. Inoltre, non si discute dei narratori degli hadith mutawātir. Agire in conformità ad esso è obbligatorio senza bisogno di discussione. علوم الحديث ومصطله وشرح النخبة ج-3 ص- 150 ]

2. Khabar al-wāhid (***********) Un hadith i cui narratori e la cui catena di trasmissione sono in numero alquanto inferiore rispetto a quelli dell’hadith «mutawātir» è chiamato «khabar al-wāhid». Questo tipo di hadith è di tre categorie:

a. Se in un qualsiasi livello successivo ai Compagni il numero dei narratori non è inferiore a tre, si tratta di un «hadith mashhūr» (*************).

b. Se in ogni livello il numero dei trasmettitori non è inferiore a due, allora si tratta di un «hadith ʿAzīz» (**********).

c. Se in un livello il numero dei trasmettitori è soltanto uno, quell’hadith è noto come «hadith gharīb» (*************).

 

Le fonti fondamentali della conoscenza e della scienza

Il significato stesso della conoscenza e del sapere consiste nel conoscere ciò che è ignoto. Conoscere ciò che è sconosciuto, ciò che è al di fuori dei limiti della conoscenza umana, ed essere informati su ogni suo aspetto: questo si chiama conoscenza. La conoscenza e il sapere delle cose sono luce. È con il manifestarsi della luce che l’oscurità giunge al termine. La conoscenza e il sapere dissipano l’oscurità accumulata dell’ignoranza della mente umana, rendono luminoso l’interiorità e la adornano con la bellezza della gloria della conoscenza.

Tuttavia, un semplice insieme di teorie e informazioni non è conoscenza. Sono vera conoscenza le teorie e le informazioni veritiere ottenute da fonti affidabili e indiscutibili. Le teorie e le informazioni che non si fondano sulla verità e non sono state ottenute da fonti affidabili non possono liberare il mondo interiore della mente dai dubbi e dalle nubi; così come non possono arrecare alcun beneficio all’essere umano, sono del tutto indegne di essere chiamate «conoscenza». Non è possibile muovere i propri passi sul cammino della vita affidandosi a una simile conoscenza e avanzare con animo risoluto. Per questo l’essere umano ha bisogno di una conoscenza e di un sapere completamente veri e affidabili, ottenuti da fonti incontrovertibili e certe. Una conoscenza di questo genere rende la mente e l’intelletto umani privi di dubbi, saldi, certi e radiosi. Rende visibili ogni svolta del cammino della vita, fino a ogni salita e discesa. Senza una conoscenza simile, né la nostra vita biologica può svolgersi correttamente, né è possibile vivere nel mondo come esseri umani.

Ma dove può trovare l’essere umano una conoscenza di questo genere? Attraverso quale fonte gli è possibile acquisirla? Questa è una domanda difficile. A questo proposito dovremo esaminare e discutere la questione con una certa profondità.

Tra i mezzi e le fonti che sono stati naturalmente concessi all’essere umano per acquisire una conoscenza esatta, incontrovertibile e affidabile, la fonte esterna e primaria è costituita dai cinque sensi. Ma questi cinque sensi segnano per l’essere umano il limite estremo della conoscenza soltanto entro una determinata misura. È impossibile che all’essere umano venga concessa una conoscenza al di là di essi. Inoltre, non è possibile affermare con certezza che la conoscenza acquisita attraverso i cinque sensi sia sotto ogni aspetto esatta e completamente libera da dubbi. Essi spesso forniscono all’essere umano informazioni del tutto errate e talvolta lo ingannano. Quando una persona si ammala, il suo gusto si altera: la bocca diventa insipida e ciò che è dolce diventa amaro. La vista del passeggero di un treno in rapido movimento viene ingannata: i paesaggi immobili ai due lati sembrano correre a velocità vertiginosa nella direzione opposta. Una nave in movimento sembra ferma e immobile. Se una scintilla percorre rapidamente una traiettoria rettilinea, sembrerà una linea di fuoco continua e luminosa; se invece si muove in cerchio, sembrerà un cerchio di fuoco. È del tutto normale che gli enormi ammassi stellari dell’alto cielo lontano sembrino piccole e tremolanti fiammelle isolate; ma sono davvero così nella realtà?

La seconda fonte dell’acquisizione della conoscenza umana consiste nell’intelligenza innata, nella saggezza, nella riflessione e nella ricerca, nonché nel giudizio e nella valutazione fondati sulla ragione. Essa fornisce conoscenza essenzialmente sulla base delle informazioni ottenute dalla fonte della conoscenza del primo livello. Sulle informazioni raccolte costruisce il palazzo della conoscenza dell’ignoto. Quando i dati disponibili sono raccolti dal mondo delle cose materiali, la conoscenza ottenuta sulla loro base può essere in gran parte libera da dubbi. Questo è precisamente il caso fondamentale delle scienze fisiche (Physical Science). Ma una conoscenza fondata su dati che trascendono la materia non è altro che una semplice concezione o supposizione. Tutte le ideologie e le filosofie elaborate dall’essere umano sono un prodotto di ciò. Essa non è completamente libera da dubbi e offre inoltre ampio spazio alla nascita di divergenze di opinione. È per questo che il pensiero filosofico e le ideologie moderni si trovano in una condizione di estrema crisi.

La conoscenza non connessa al mondo materiale viene dopo questa. Sebbene sia una conoscenza trascendente rispetto alla materia, essa si riflette e si riverbera comunque sullo specchio sottile della mente e del cervello orientati alla realtà. Come la conoscenza del primo livello dipende direttamente dalla materia, così anche quella del secondo livello è connessa alla mente e alla forza spirituale dell’essere umano.

Quest’ultima fonte di conoscenza presenta diversi livelli: firāsat (intuizione e perspicacia), ḥads (congettura), kashf, ilhām e waḥy. Firāsat significa lungimiranza e intuizione; è un talento innato. Le parole pronunciate grazie a essa suscitano meraviglia nella mente della gente comune. Dopo viene il ḥads. Esso è interamente il risultato dell’esercizio mentale e della riflessione, ciò che chiamiamo saggezza. Kashf significa svelamento: il manifestarsi, nel mondo interiore, della conoscenza di qualcosa di sconosciuto è ciò che si definisce kashf. Il suo esempio migliore è il sogno. La differenza, tuttavia, è che il sogno è possibile durante il sonno, mentre il kashf avviene in stato di veglia e di consapevolezza. Ilhām significa che una conoscenza viene infusa nella mente: l’accendersi della luce della conoscenza nella mente senza alcuno sforzo o impegno. Waḥy è la fonte di conoscenza più elevata di questo livello. Il conferimento a una persona, in modo invisibile e al riparo dagli occhi della gente, di una conoscenza particolare, trascendente e certa: questo è il waḥy. Esso è il mezzo spirituale supremo per acquisire e trasmettere la conoscenza e costituisce il limite ultimo e più affidabile della fonte del sapere.

 

Waḥy

È necessaria un’ampia e autorevole trattazione del waḥy. Qui viene presentata una discussione dettagliata sul waḥy tratta da opere autorevoli.

Il significato lessicale della parola waḥy è il seguente:

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Waḥy significa fare un gesto, mandare qualcosa per iscritto, inviare qualcuno con un messaggio, parlare segretamente con un’altra persona e informare qualcuno di qualcosa senza che altri lo sappiano.

Dice Abū Isḥāq al-Lughawī:

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In ogni dizionario, «waḥy» significa “informare segretamente qualcuno”.

L’Imam Ragheb al-Isfahani ha scritto:

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«Waḥy» significa un segno o un’indicazione rapida; può essere compiuto anche parlando mediante segni e cenni. Può consistere in una parola che non ha una forma precisa. Può inoltre avvenire mediante un gesto del corpo o con l’aiuto della scrittura.[57**************]

Nel Nobile Corano è detto:

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Allora Allah fece loro cenno, dicendo: «Recitate il tasbīḥ al mattino e alla sera.» [Sura Maryam, versetto 11]

Anche la parola di Allah che viene proiettata nella mente dei profeti è chiamata «waḥy».

Lo shaykh ʿAbdullāh Sarkāvī ha scritto:

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«Waḥy» significa «far sapere». Nella terminologia della sharīʿa, waḥy è ciò mediante cui Allah fa conoscere ai Suoi profeti qualcosa, parlando loro, inviando un angelo, attraverso un sogno oppure mediante l’ispirazione. Questa parola viene usata anche nel senso di «dare un ordine».

In realtà, nessuno all’infuori di Allah conosce con esattezza quale sia la natura profonda e il vero mistero del waḥy. Lessicografi, studiosi delle scienze religiose e filosofi hanno cercato di definirlo e di descriverne il significato e la natura. Da ciò nasce facilmente una concezione abbastanza chiara del waḥy. Quanto lo shaykh Bū ʿAlī Sīnā ha detto al riguardo viene qui riportato, nelle parole dell’allāma Abū al-Baqāʾ:

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Noi vediamo le cose per mezzo delle facoltà sensoriali; il profeta vede per mezzo delle facoltà interiori e nascoste. Noi prima vediamo e poi possiamo conoscere ciò che le riguarda. Il profeta, invece, può conoscere prima e vedere poi.

Il waḥy discendeva sul Nobile Profeta nei modi seguenti:

1. Sogni veridici: nella prima fase del conferimento della missione profetica, il Nobile Profeta (s) era solito fare sogni, e questi suoi sogni erano eccellenti. Ogni sogno si dimostrava impeccabile, veritiero e reale. Hazrat Aisha (ra) dice:

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La rivelazione al Messaggero iniziò dapprima attraverso bei sogni durante il sonno. In quel periodo, qualunque sogno egli facesse, si rifletteva nella realtà proprio come la luce dell’alba. [৬১**********]

Nella narrazione di Sahih Muslim, al posto di ********** «bei sogni», è riportato *********** «sogni veridici». [৬২***********]

2. L’ispirazione nel cuore: in un hadith sono riportate queste parole del Nobile Profeta (s):

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L’angelo Jibril mi instillò nel cuore questo pensiero: nessuna creatura può morire prima di aver ricevuto interamente il sostentamento stabilito e prima che sia compiuto il termine di vita stabilito. [৬৩************]

In questo hadith, l’espressione «mi instillò nel cuore» indica un modo particolare di far discendere la rivelazione. Allama Ibn Kathir ha scritto:

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Da questo versetto si apprende l’esistenza di diversi modi di discendere della rivelazione. «Allah l’Altissimo talvolta faceva sorgere nell’interiorità del nobile Profeta una parola, riguardo alla cui provenienza da Allah non si poteva nutrire alcun dubbio.[৬৪*************]

3. La rivelazione che discende con un suono simile a quello di una campana: Hazrat Aisha (ra) ha narrato da Hazrat Harith ibn Hisham (ra). Egli chiese al nobile Profeta (s):

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Come discende la rivelazione su di Lei?

In risposta, il nobile Profeta (s) disse:

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A volte la rivelazione mi giunge con un suono impetuoso simile a quello di una campana. Ciò è per me molto difficile e penoso. Poi l’intensità e la violenza della rivelazione si allontanano da me. In quel momento, tutto ciò che è stato detto, io l’ho assimilato e memorizzato.[৬৫*************]

Da ciò si può comprendere chiaramente che, sebbene ogni forma di rivelazione fosse estremamente gravosa, questa forma di rivelazione risultava per il Messaggero la più gravosa in assoluto. Riguardo a questa forma di rivelazione, il Messaggero di Allah stesso disse:

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Quando odo un suono simile a quello di una campana di ferro, rimango seduto in silenzio. Ogni volta che una rivelazione di questo tipo discende, mi sembra che la mia anima stia per essere presa.

In tale stato, dal corpo del Messaggero scorreva sudore in abbondanti rivoli. Ciò non faceva eccezione nemmeno durante il freddo intenso e il gelo pungente. In quei momenti, anche se egli fosse stato a cavallo di un cammello possente, l’animale, avvertendo una pressione straordinaria, si sarebbe accasciato.

Allāma Kirmānī, nel commentare questo hadith, ha scritto:

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Da ciò si apprende che, quando la rivelazione discendeva sul Messaggero, egli provava una sofferenza e una pressione estremamente intense, e un dolore insopportabile lo avvolgeva a causa del peso gravoso di ciò che gli veniva rivelato. Allah l’Altissimo lo ha espresso nelle Sue seguenti parole: Presto faremo discendere su di te una parola pesante. [66************]

4. L’angelo si presentava al Messaggero nelle sembianze di una persona, gli trasmetteva il messaggio inviato da Allah oppure portava a termine un compito determinato, e poi se ne andava. Il Nobile Profeta stesso disse:

******************************************************

Talvolta l’angelo viene da me assumendo l’aspetto di una persona; mi parla e io assimilo perfettamente ciò che dice. [Sahih al-Bukhari, 1° volume, pagina 1]

È degno di nota, a questo proposito, che l’angelo venisse in particolare assumendo l’aspetto del sahabi chiamato Hazrat Dihya al-Kalbi. Riguardo al motivo, l’Allama Badruddin al-Ayni ha scritto:

******************************************************

Il motivo per cui l’angelo veniva assumendo in particolare l’aspetto di Dihya al-Kalbi, invece di quello degli altri sahabi, è che egli era, tra gli uomini di quel tempo, colui che aveva il volto più avvenente e bello.[68***********]

Anche negli hadith è riportato che l’angelo venne travestito da persona del tutto sconosciuta e trasmise parole importanti. Al termine di un lungo racconto narrato da Hazrat Abu Hurayra, il Messaggero (S) disse:

******************************************************

Quest’uomo è Jibril; è venuto allo scopo di insegnare la loro religione alla gente.[Muslim Sharif, 1° volume, pagina 29, con b…].

5. È stato inoltre menzionato che Gabriele (a.s.) si presentava dinanzi al Nobile Messaggero (s.a.w.s.) nella propria forma, immagine e corporatura, e gli trasmetteva la rivelazione. Nel Sahih al-Bukhari, nel hadith relativo alla discesa della prima rivelazione narrato da Aisha (r.a.), è detto:

******************************************************

Poi l’angelo venne da lui e gli disse: «Leggi».[Sahih al-Bukhari, vol. 1, p. 1.]

Il racconto della visione dell’angelo per la seconda volta, nelle parole stesse del Nobile Messaggero (s.a.w.s.), è il seguente:

******************************************************

Stavo camminando, quando all’improvviso udii una voce provenire dall’alto. Non appena alzai gli occhi verso il cielo, vidi quell’angelo che era già venuto da me nella grotta di Hira; era seduto su un trono tra il cielo e la terra. In seguito, Allah l’Altissimo rivelò la sura al-Muddaththir.[Sahih al-Bukhari, vol. 1, p. 733]

È degno di nota che l’intero Nobile Corano sia stato rivelato attraverso questo tipo di rivelazione. Nel Nobile Corano è detto:

******************************************************

Questo Corano è indubbiamente rivelato da Allah, il Signore dei mondi; Gabriele Amīn è disceso con esso, ed esso è disceso sul tuo cuore, o Profeta, affinché tu fossi ammonitore per la gente. [In questo versetto non vi è alcun disaccordo sul fatto che con «Rūḥ al-Amīn» si intenda il venerabile Gabriele. **********]

L’Allāma Badr al-Dīn al-ʿAynī ha scritto a questo proposito:

******************************************************

Una catena affidabile e ininterrotta di trasmissione, dal nobile Profeta fino ai nostri giorni, proclama a gran voce che colui che veniva dal nostro nobile Profeta portando il Corano era il venerabile Gabriele (pace su di lui); colui che veniva sempre e soltanto portando il Corano era il venerabile Gabriele (pace su di lui). Nessuno ha espresso alcuna negazione o obiezione in merito, né alcuno ha nutrito il minimo disaccordo. [73***********]

In verità, è consenso unanime e inconfutabile che il Nobile Corano sia stato rivelato per mezzo dell’angelo Gabriele (pace su di lui). Ma non è affatto corretto dire che Gabriele (pace su di lui) venisse sempre e soltanto portando il Corano e che non venisse mai portando alcun altro insegnamento della religione islamica oltre al Corano. Infatti, da diverse narrazioni degli ḥadīth risulta chiaramente che egli si presentò personalmente, da parte di Allah, al Nobile Messaggero; ma non venne portando alcun versetto o alcuna sūra del Corano: venne allo scopo di esporre altre questioni riguardanti la religione islamica. A titolo di esempio, qui si può citare un ḥadīth.

Il venerabile ʿUmar al-Fārūq (che Allah si compiaccia di lui) disse:

******************************************************

Quando il Nobile Profeta si trovava nella valle chiamata «ʿAqīqa», lo udii dire: «La notte scorsa è venuto da me, da parte di Allah, un visitatore e mi ha detto: “Prega in questa valle benedetta e dì che questa è una ʿumra durante il ḥajj”». [74*************]

È evidente che, in questo hadith, con «colui che venne» il Nobile Profeta (s) intendesse proprio Hadrat Gabriele. Tuttavia, egli non portò alcun versetto del Corano e non recitò al Nobile Profeta (s) alcun versetto coranico. Piuttosto, venne e gli comunicò il comando di Allah riguardo alla liceità dell’hajj del tipo qirān. Ma questa disposizione non è stata inserita nel Corano. Nel Corano non vi è alcuna menzione dell’«hajj qirān». Ne consegue quindi che è dimostrato che Hadrat Gabriele (a) veniva dal Messaggero con questioni religiose anche al di fuori della rivelazione del Corano.

A questo punto è opportuno menzionare anche il seguente hadith, riportato nei cinque principali libri degli hadith autentici. L’hadith è il seguente:

******************************************************

Il Nobile Messaggero (s) disse: «Gabriele venne da me e mi ordinò di comandare ai miei Compagni di pronunciare ad alta voce il takbīr e il tahlīl.»[75***************]

L’Imam Ahmad ibn Hanbal (ra) riportò questo hadith nel suo Musnad, dicendo:

******************************************************

Gabriele venne dal Nobile Profeta e disse.[76**************]

6. Allah l’Altissimo parla personalmente con il Nobile Messaggero da dietro una cortina e gli invia la rivelazione. In questo caso non vi è alcun ruolo di intermediazione da parte degli angeli. Allah l’Altissimo invia direttamente la rivelazione all’interiorità del Nobile Messaggero. A questo proposito, nel Nobile Corano è detto:

******************************************************

Allah non parla con alcun uomo, se non mediante la rivelazione oppure da dietro un velo.[ Sura ash-Shūrā, versetto 51.]

Nel tafsīr di questo versetto, l’Allāma Ibn Kathīr ha scritto:

******************************************************

Un esempio del parlare da dietro un velo è quello di Mūsā (a), il quale, dopo aver parlato con Allah, desiderò vederLo. Ma Allah non gli concesse la visione e fece calare un velo.[78*************]

La notte del Miʿrāj, Allah l’Altissimo parlò con il Nobile Messaggero rimanendo in tal modo dietro un velo. Ciò avvenne mentre il Messaggero era completamente desto e cosciente. Il Nobile Messaggero (s) stesso ha detto:

******************************************************

Quando fui portato nei mondi superiori durante il Miʿrāj, Allah l’Altissimo mi avvicinò moltissimo a Sé, al punto che tra Lui e me rimase soltanto la distanza tra un arco e una freccia, o anche meno. Allora Egli disse: «O Muḥammad!» Io risposi: «O mio Signore, mi trovo vicinissimo a Te».[79*****************]

Anche durante il sonno si è verificato un caso di rivelazione di questo tipo. Ciò è dimostrato da una stessa dichiarazione del Nobile Profeta. Egli disse:

******************************************************

Allah venne da me in una forma eccellente e incomparabile e disse: «Su quale questione sta discutendo il mondo superiore (la schiera degli angeli)?» [80****************]

In sintesi, nella terminologia coranica, la fonte attraverso la quale si ottiene la conoscenza più affidabile del mondo invisibile è chiamata «rivelazione». I profeti e i messaggeri nutrono una fede certa nella conoscenza, nelle informazioni e nelle verità che ricevono attraverso questa fonte. Nella loro mente non sorge il minimo dubbio riguardo alla loro veridicità. Questa fede e questa certezza priva di dubbi sono centinaia e migliaia di volte più sicure, salde e degne di fiducia della conoscenza acquisita dal mondo materiale. Riguardo a questa conoscenza attinta da tale fonte, nel Nobile Corano è stato detto con voce solenne:

******************************************************

Il Profeta non pronuncia parole secondo il proprio desiderio e la propria brama; ciò che dice non è altro che rivelazione discesa. [Sura an-Najm, versetti 3-4.]

Il Nobile Corano è la Parola di Allah ricevuta attraverso questa fonte della rivelazione. Tuttavia, il Nobile Corano non è l’unico patrimonio di conoscenza ottenuto attraverso questa fonte; oltre a esso, il Profeta riceve direttamente o tramite gli angeli molte altre conoscenze e informazioni. Naturalmente, esiste una netta differenza tra queste due categorie di conoscenza. Il Nobile Corano è interamente la Parola di Allah; sebbene le altre conoscenze e informazioni siano ricevute da Allah attraverso la rivelazione, esse non sono la Parola di Allah. Lo scopo di questa seconda categoria di conoscenze e informazioni è fornire un’interpretazione e un’analisi impeccabili e corrette della Parola stessa di Allah, il Nobile Corano. Per questa ragione, ogni cosa di entrambi i tipi proviene da Allah. Pertanto, ogni sua lettera, parola e lingua è completamente preservata. In essa non può esservi alcuna possibilità di alterazione, cambiamento o aggiunta.

Per contro, non sono le parole e la lingua dell’Hadith a essere ricevute da Allah, bensì soltanto il significato e il contenuto essenziale. Per questo motivo, Allah l’Altissimo ha assunto personalmente la responsabilità della completa preservazione del Nobile Corano. Egli ha detto:

******************************************************

In verità, Noi abbiamo fatto scendere il Corano e Noi stessi siamo i suoi Custodi. [Sura al-Hijr, versetto 9.]

Tuttavia, fatta eccezione per il Corano, la lingua e le parole delle altre conoscenze ricevute tramite la rivelazione non sono state protette da Allah; le sue parole e la sua lingua appartengono al Messaggero, e Allah non ha assunto personalmente la responsabilità di preservarle come il Corano. Né è stata attribuita loro un’importanza maggiore. Esse non sono mai state chiamate «la Parola di Allah».

 

L’origine degli hadith

Dalla discussione precedente risulta che la rivelazione fatta scendere da Allah, l’Altissimo, sul Profeta universale è la fonte originaria degli hadith. La rivelazione inviata da Allah è principalmente di due tipi: il primo tipo è chiamato wahy matlu, cioè rivelazione normalmente recitata; è chiamato anche wahy jalī, rivelazione manifesta. Il secondo tipo è conosciuto come wahy ghayr matlu, che generalmente non viene recitato. Ha anche un altro nome: wahy khafī, la rivelazione nascosta. Con questo termine si intendono sia il mezzo attraverso cui si acquisisce la conoscenza sia la conoscenza acquisita tramite tale mezzo.

Dopo il Corano, gli hadith occupano il posto successivo quale fondamento principale della Sharia. Proprio dalla fonte da cui è stato fatto scendere il Nobile Corano, fonte della guida di Allah e della conoscenza vera, perfettamente precisa e affidabile, provengono anche gli hadith. La verità di ciò è dimostrata dalla dichiarazione del Nobile Corano. Allah, l’Altissimo, ha detto:

******************************************************

O Profeta! Allah ha fatto scendere su di te il Libro e la Sapienza e ti ha insegnato ciò che non sapevi. [Sura an-Nisa, versetto 113.]

Nella tafsīr di questo versetto, l’Allāma Ibn Kathīr ha scritto:

******************************************************

Nell’āyah, al-Kitāb indica il Sacro Corano e ḥikmah indica la sunnah o gli ḥadīth del Messaggero (ed entrambe queste cose sono discese da Allah, provenendo da Allah). [Tafsīr di Ibn Kathīr.]

Anche la seguente parola del Nobile Profeta dimostra che il Corano e gli ḥadīth sono stati ricevuti dalla medesima sede e dalla medesima fonte. Egli disse:

******************************************************

«Mi è stato dato il Corano e, insieme ad esso, un’altra cosa simile ad esso.» [Kanz al-ʿUmmāl, Shaykh ʿAlāʾ al-Dīn; Abū Dāwūd, Kitāb al-Sunnah.]

L’espressione «un’altra cosa simile ad esso» non può significare altro che gli ḥadīth. Infatti, gli uomini del mondo hanno ricevuto dal Nobile Messaggero proprio queste due cose.

Ḥassān ibn Thābit (che Allah sia compiaciuto di lui) ha detto:

******************************************************

Gabriele (a.s.) discendeva dal Profeta portando la Sunnah o gli hadith, proprio come discendeva portando il Corano, e gli insegnava anche la Sunnah, proprio come gli insegnava il Corano.

Hasan ibn ʿAtiyya disse:

******************************************************

La rivelazione discendeva sul Nobile Messaggero (s.a.s.) e Hazrat Gabriele si presentava a lui portando la Sunnah, che forniva la spiegazione del primo tipo di rivelazione, il Corano.

È chiaramente dimostrato da un hadith di Sahih Muslim che Hazrat Gabriele si presentava dal Nobile Profeta portando soltanto gli hadith, senza versetti coranici. Nel Kitab al-Jihad è riportato quanto segue:

******************************************************

Dopo aver narrato un lungo discorso riguardo al perdono dei peccati del mujahid sincero e completamente dedito, il Nobile Messaggero (s.a.s.) disse:

Gabriele (pace su di lui) stesso venne a dirmi questa cosa.

A questo punto, la questione è assolutamente chiara e incontrovertibile.

In verità, il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) parlava di tutte le questioni riguardanti la religione solo dopo aver ricevuto da Allah una conoscenza certa e impeccabile. Non pronunciava alcuna parola concernente la religione sulla base di proprie congetture o supposizioni. La prova concreta di ciò è che, quando gli veniva posta una domanda riguardante l’Islam e la religione e non possedeva una conoscenza preliminare in merito, non dava immediatamente alcuna risposta. Al contrario, attendeva di ricevere da Allah, tramite Gabriele, la conoscenza corretta della questione in oggetto. Quando la apprendeva in questo modo, allora rispondeva alla domanda. Se ne presentano due esempi:

1. Un erudito ebreo chiese al nobile Profeta: Qual è il luogo migliore sulla terra? Il nobile Profeta non conosceva lì per lì la risposta corretta e per questo non rispose immediatamente alla domanda. In seguito, quando Gabriele giunse, gli chiese informazioni al riguardo. Gabriele disse dapprima: «Sia colui che pone la domanda sia colui al quale essa è stata posta sono entrambi ignoranti in merito. Si potrà rispondere dopo aver appreso ciò da Allah». La seconda volta Gabriele venne e disse: O Profeta, questa volta mi sono avvicinato ad Allah più di quanto non abbia mai fatto prima. Allah l’Altissimo ha dichiarato riguardo alla questione posta:

******************************************************

Il luogo peggiore in assoluto è quello dei mercati, mentre i luoghi migliori e più benedetti sono le moschee. [89**************]

Hazrat Abu Ya’la, un Compagno, desiderava vedere direttamente come venisse rivelata la «rivelazione» e quale fosse lo stato del nobile Messaggero durante la sua discesa. Durante il viaggio per il Pellegrinaggio d’Addio si presentò una straordinaria occasione di assistervi. In quel momento il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) si trovava in un luogo chiamato «Jeyr Rana». Allora un Compagno chiese al nobile Messaggero: «È lecito indossare l’ihram per compiere l’umra dopo essersi profumati? [Allama Sharqawi ha scritto: colui che pose la domanda era Ata ibn Munya, fratello di Hazrat Ya’la.] Il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) non diede subito una risposta. Rimase in silenzio per molto tempo. Dopodiché fu rivelata la rivelazione al Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Nello Sahih al-Bukhari si narra al riguardo:

******************************************************

Allora il Profeta nobile (s) rimase in silenzio per qualche istante. In seguito gli fu rivelato…………….. .

In quel momento era stato steso un panno per fare ombra sul Profeta nobile (s). Fu allora che Yaʿlā vi introdusse la testa e vide:

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L’intero volto del Messaggero aveva assunto un colore rosso acceso, ed egli respirava con un suono intenso. [Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, vol. 1, Kitāb al-Manāsik, p. 208, e ivi, vol. 2, Kitāb Faḍāʾil al-Qurʾān, p. 745.]

Secondo i muḥaddithūn, in quel momento il Profeta nobile soffriva di una grave difficoltà respiratoria a causa del peso insostenibile della discesa della rivelazione. L’Allāma al-Sharqāwī ha scritto:

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Il «ghāṭīṭ» menzionato nel ḥadīth è una sorta di suono intenso, prodotto durante la discesa della rivelazione, quando, a causa del suo peso insostenibile, si respirava con estrema difficoltà. [Fatḥ al-Mubdī, vol. 2, p. 89.]

Quando la rivelazione discendeva sul Nobile Messaggero, egli avvertiva una simile sofferenza e per questo aveva una gravissima difficoltà respiratoria. D’altra parte, ogni Compagno, udendo un simile suono, comprendeva che in quel momento la rivelazione stava discendendo sul Messaggero.

In realtà, il Nobile Corano è la completa legge della verità ricevuta attraverso la rivelazione per mezzo di Gabriele. Tuttavia, tutte le verità e conoscenze certe ottenute tramite questa rivelazione non sono state inserite nel Nobile Corano. Nell’Islam, l’importanza di questo tipo di conoscenza veritiera viene subito dopo quella del Corano; per questo essa, invece di essere inserita nel Corano, è stata preservata come «hadith del Messaggero». Nella storia della vita del Profeta si trovano numerose rivelazioni che non si riscontrano in alcun punto del Corano, composto da trenta parti. Ma sono forse andate distrutte e sprofondate nell’abisso dell’oblio? Erano forse inutili? Non può essere. In realtà, non sono andate distrutte. Poiché erano assolutamente necessarie per la vita umana, sono state preservate separatamente per sempre. Per la comunità musulmana esse costituiscono un patrimonio eterno.

Inoltre, proprio come gli appartenenti alla società formata dal Nobile Profeta avevano fede e grande considerazione per la Parola di Allah, il Nobile Corano, così nutrivano interesse e attenzione per la parte della rivelazione esterna al Corano, cioè gli hadith. Anzi, dopo la morte del Messaggero, presso i nobili Compagni il Nobile Corano era già presente in forma completamente trascritta e raccolta, per cui non si rese necessario intraprendere alcuna ricerca al riguardo. Per gli hadith del Messaggero, invece, tale necessità si presentò. Per questo, i loro sforzi e la loro dedizione non ebbero limiti. Essi interrogarono a questo proposito anche le persone più vicine al Messaggero. A titolo di esempio, si possono menzionare due episodi:

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Oltre alla rivelazione raccolta nel Corano, conservate presso di voi qualche altra parte della rivelazione? [Sahih al-Bukhari, primo volume, Kitab al-Jihad, p. 428.]

In risposta, Hazrat Ali presentò alcuni hadith. Da ciò si dimostra: (a) oltre al Corano, esiste anche una conoscenza ricevuta attraverso la rivelazione; (b) non tutta la rivelazione è stata raccolta nel Nobile Corano o inclusa in esso. Esiste un’altra parte della rivelazione che si trova al di fuori del Corano. Anche se non è la «Parola» di Allah, è una conoscenza appresa direttamente da Allah; (c) la rivelazione esterna al Corano si conosce attraverso le parole pronunciate dal Nobile Messaggero e attraverso i resoconti delle sue azioni concrete, ed è senza dubbio anch’essa «rivelazione», cioè conoscenza ottenuta mediante la rivelazione. Hazrat Abu Hudhayfa la considerò anch’essa parte della «rivelazione», ma Hazrat Ali (r.) non sollevò alcuna obiezione al riguardo. Non disse che tutta la rivelazione—tutta la conoscenza ricevuta tramite la rivelazione—fosse raccolta nel Nobile Corano e che al di fuori di esso non esistesse alcuna parte della rivelazione.

Sebbene il Corano e gli hadith siano esteriormente due cose distinte, in realtà entrambi emanano dalla fonte della rivelazione. Perciò, quanto a originalità, razionalità, autenticità e obbligatorietà dell’osservanza, non vi è alcuna differenza tra essi. Pertanto, nessun musulmano può fare dell’indifferenza verso gli hadith un principio, né può sminuirne l’importanza dicendo: «Sono parole del Messaggero, non parole di Allah; dunque si può anche fare a meno di accettarle».

A questo proposito occorre ricordare una cosa in modo particolare: il Nobile Profeta (s.), basandosi sul Corano rivelato a lui, talvolta esercitò anche l’ijtihad. Alla luce dei principi fondamentali e generali del Corano, sulla base del proprio pensiero e della propria riflessione riguardo alla forma dettagliata della religione, impartì al popolo molti ordini e ammonimenti. Dal punto di vista della Sharia, anche questi sono considerati hadith, ossia la Sunnah del Messaggero. A questo proposito l’Imam al-Shafi‘i (r.) disse:

Tutti gli ordini impartiti dal Nobile Messaggero (s.) erano ciò che egli aveva compreso dal Corano. In seguito, ne ricavò la conferma dal Corano.

Mullā ʿAlī al-Qārī ha scritto che il ḥadīth viene presentato come parola del Nobile Profeta perché fu proprio lui a comprenderlo dal Corano.

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Perché egli lo comprese dal Corano stesso e lo ricavò dallo spirito del Corano.

 

La differenza tra il Corano e il ḥadīth

Sebbene il Corano e il ḥadīth provengano entrambi dalla fonte della rivelazione, tra i due esistono differenze sotto molti aspetti. Nella discussione precedente è stato fatto cenno a questo argomento; tuttavia, nella presente fase, è necessario esporne un’analisi dettagliata.

Il Nobile Corano è un miracolo straordinario. Esso non è miracoloso soltanto per le parole, la lingua e la letteratura; anche il suo contenuto, l’ampiezza, l’estensione, la profondità e la sottigliezza degli argomenti trattati, nonché il completo sistema di vita volto al bene dell’umanità che esso presenta, costituiscono un miracolo straordinario e assolutamente sorprendente.

La prima e più importante e sublime Parola è il Nobile Corano; grazie alle sue caratteristiche miracolose, esso è eterno e rimane per sempre protetto da ogni cambiamento, modifica, correzione o aggiunta. È proibito toccarlo o recitarlo senza abluzione. Recitarlo in modo prescritto durante la preghiera è un dovere inderogabile.

I ḥadīth, però, non sono miracoli come il Corano. Soltanto il significato essenziale del ḥadīth è stato riflesso, mediante la rivelazione, nel cuore limpido e puro dell’Onorevole Profeta, che lo ha presentato pubblicamente con parole proprie. Per questo, la sua formulazione non è matlūʿ; non è obbligatorio recitare la sua lingua e le sue parole, ma la Sharīʿa ha ordinato di seguirne il contenuto essenziale e lo spirito. Per questa ragione esso viene chiamato «waḥy ghayr matlūʿ». Nel Nobile Corano, invece, ogni significato e ogni parola appartengono ad Allah e sono discesi da Lui.

L’Allāma Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī ha scritto:

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La rivelazione «matlū» è il Nobile Corano. L’altro tipo di rivelazione è trasmesso dal Nobile Messaggero (s.), attraverso la catena dei narratori. [96**************]

L’Allāma Muḥammadur al-Madanī ha scritto: le differenze reciproche tra il Corano e gli ḥadīth possono essere considerate sotto sei aspetti. Primo: il Corano è un miracolo dotato di caratteristiche soprannaturali, mentre l’ḥadīth non lo è. Secondo: senza recitare il Corano, la preghiera non è valida; per l’ḥadīth non vale lo stesso. Terzo: chiunque neghi il Corano, o anche una sua minima parte, diventa certamente kāfir; invece, chi rifiuti di accettare un determinato ḥadīth per una ragione specifica non diventa kāfir. Quarto: per la discesa del Corano è indispensabile la mediazione di Jibrāʾīl tra Allāh e il Messaggero; per l’ḥadīth ciò non è necessario. Quinto: ogni parola e ogni frase del Corano appartengono ad Allāh, mentre le parole e il significato dell’ḥadīth appartengono al Messaggero. Sesto: il Corano deve essere toccato con wuḍūʾ e purità; non può essere toccato senza wuḍūʾ. Riguardo all’ḥadīth non esiste una simile disposizione. [97************]

In altre parole, si può dire che tra il Corano e l’ḥadīth esiste una differenza analoga a quella tra una lettera e un messaggio orale. Quando un messaggio orale viene trasmesso per mezzo di qualcuno, conta soprattutto il contenuto essenziale; le variazioni nella lingua o nelle parole non hanno alcuna importanza. Per una lettera, invece, non è così. Anzitutto, essa viene redatta secondo la volontà personale di chi la invia e, inoltre, in essa vengono utilizzate lingua e parole che esprimono compiutamente il suo pensiero e il suo intento. Nella trasmissione di parole pronunciate oralmente non esiste un simile vincolo quanto alle parole e alla lingua.

Sebbene il Corano e l’ḥadīth presentino, per le loro caratteristiche proprie, una differenza di questo tipo — si può considerare il Corano come la lettera scritta da Allāh stesso e l’ḥadīth come il messaggio orale di Allāh — è tuttavia necessario ricordare che il portavoce di entrambe, di questa «lettera» e di questo «messaggio orale» di Allāh, è il Profeta dell’universo, Ḥaḍrat Muḥammad (s.). Perciò, così come è assolutamente necessario ricevere da lui la lettera scritta da Allāh (il Corano), è altrettanto necessario conoscere e accogliere il suo messaggio orale (l’ḥadīth). Queste due cose inviate da Allāh sono intimamente connesse l’una all’altra. Se si accetta l’una escludendo l’altra, l’obiettivo originario è destinato a essere completamente vanificato.

Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn Masʿūd (ra) ha detto:

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Quando riferisco un hadith, vi comunico che esso è sostenuto dal Corano.[98***********]

Ibn al-Zubayr disse:

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Ogni hadith che mi è giunto, ho trovato nel Libro di Allah il sostegno e la prova della sua veridicità. [99**********]

Il consenso unanime degli imam della Sharia è il seguente:

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L’intera Sunnah e gli hadith sono la spiegazione del Corano.

 

L’importanza degli hadith nel sistema di vita islamico

L’ḥadīth è un tesoro inestimabile della millat islamica e una delle fonti indispensabili della Sharīʿa islamica. Una vita islamica senza di esso è inconcepibile. Prima di determinare l’importanza dell’ḥadīth, è assolutamente necessario stabilire l’importanza e la posizione del Messaggero nobile (s.).

Dal punto di vista dell’Islam, gli ordini e i divieti del Messaggero, tutte le sue azioni e attività, le sue parole — in una parola, le parole uscite dalla sua bocca e tutta la sua vita operosa — costituiscono per la millat islamica un grande modello da seguire in modo assoluto. Lo scopo fondamentale per cui Allah inviò il Messaggero era che la umma lo seguisse pienamente e procedesse secondo il suo esempio, osservando integralmente i suoi comandi e le sue disposizioni e seguendo al contempo il corso concreto della sua vita. Il Nobile Corano ha dichiarato con parole chiare lo scopo dell’invio del Messaggero, dicendo:

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Ho inviato il Messaggero unicamente affinché, con il permesso di Allah, fosse seguito e gli si obbedisse. [Sūra an-Nisāʾ, versetto 64.]

In un altro versetto, Allah l’Altissimo ha ordinato con parole chiare di obbedire al Messaggero e seguirlo, dicendo:

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O voi che credete, obbedite ad Allah e al Suo Messaggero e, dopo aver ascoltato i loro ordini, non disobbedite loro voltando le spalle. Non siate come coloro che dicono: “Abbiamo ascoltato”, mentre in realtà non ascoltano. [Sūra al-Anfāl, versetti 20 e 21.]

Qui ai credenti è stato innanzitutto ordinato di obbedire ad Allah e, insieme, è stato ordinato loro di seguire e obbedire anche al Messaggero. È stato detto di obbedire ad Allah e al Messaggero mediante la stessa ******** parola imperativa: “obbedite”. Obbedire sia ad Allah sia al Messaggero è stato dichiarato un dovere del musulmano, e riguardo a questo dovere non è stata fatta alcuna distinzione tra i due. Tuttavia, esteriormente si può rilevare soltanto questa differenza: il nome di Allah è stato menzionato per primo; pertanto, si deve obbedire a Lui essenzialmente e innanzitutto, e subito dopo si deve obbedire al Messaggero.

In secondo luogo, si può obbedire ad Allah osservando i comandi e i divieti del Libro di Allah, il glorioso Corano. E si deve obbedire al Messaggero osservando i comandi e i divieti del Messaggero e seguendo la sua prassi e le sue norme. I comandi e i divieti di Allah sono contenuti nei trenta juz del glorioso Corano; ma dove si possono trovare i comandi e i divieti del Messaggero? Li si trova attraverso il grande tesoro degli hadith, che comprende le parole, le azioni e le approvazioni del Messaggero.

Allah l’Altissimo ha detto:

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Di’: «O Profeta, se amate Allah, seguitemi; allora Allah vi amerà e vi perdonerà i vostri peccati. Certamente Allah è Perdonatore, Misericordioso». [Sura Āl ʿImrān, versetto 31.]

Ciò significa che la richiesta inevitabile e la condizione concreta dell’amore per Allah consistono nel seguire effettivamente il Messaggero; l’unica via e l’unico mezzo per ottenere l’amore di Allah e il perdono dei peccati da parte Sua consistono nel seguire il Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Se non si segue il Messaggero, non è possibile ottenere l’amore di Allah né il perdono dei peccati da parte Sua. Non solo: se una persona non segue il Messaggero, non può essere credente né rimanere musulmana; al contrario, diventa miscredente.

Allah l’Altissimo ha detto:

******************************************************

Di’: «Obbedite ad Allah e al Messaggero; ma se non lo farete, sappiate che Allah non ama i miscredenti». [Sura Āl ʿImrān, versetto 32.]

Anche in questo versetto, nell’ambito dell’obbedienza, al Messaggero è stata attribuita una dignità distinta, dopo Allah e immediatamente insieme a Lui. Pertanto, non basta obbedire soltanto ad Allah: bisogna obbedire anche al Messaggero. Come l’uomo diventa infedele se non obbedisce ad Allah, allo stesso modo diventa infedele anche se non obbedisce al Messaggero. La parte finale del versetto esprime chiaramente proprio questo. Inoltre, è stato detto che Allah non ama né gradisce affatto questi infedeli.

Vi è una ragione particolare per cui, per diventare musulmani, è stata prescritta con tanta insistenza l’obbedienza al Messaggero insieme a quella ad Allah. In realtà, trasmettere soltanto la parola di Allah non è l’unico compito del Messaggero. È indubbio che rientrino altresì nei suoi compiti diffondere ampiamente la parola di Allah, spiegarla dettagliatamente alla gente, formare sulla sua base la mente, il carattere e la vita delle persone, e costruire di conseguenza una società ideale.

A questo proposito, nel Nobile Corano è detto:

******************************************************

È Lui, Allah, che ha inviato agli illetterati un Messaggero scelto tra loro. Il Messaggero recita loro i versetti di Allah, li purifica e li rende integri e ordinati, insegna loro il Libro e la hikmat, sebbene prima di ciò fossero immersi in un evidente sviamento. [Sura al-Jumuʿa, versetto 2.]

Nel versetto sono stati dichiarati tre chiari compiti e doveri del Nobile Profeta:

Primo: recitare i versetti del Corano e, dopo averli recitati, farli ascoltare alla gente. Secondo: purificare e rendere limpidi i cuori e le menti delle persone, allevarle e formarle secondo i criteri di un modello particolare e ben definito; purificarle dall’impurità dello shirk e dell’immoralità.

Terzo: insegnare il Libro di Allah e le conoscenze necessarie, sviluppare l’intelligenza e il talento indispensabili per attuare il modello di vita islamico, e insegnare la “Sunna”.

Le attività ordinate nel versetto in esame, nella prima e nella terza fase — recitare i versetti e insegnare il Libro — sono forse dello stesso tipo? Se fossero dello stesso tipo, ciò sarebbe indubbiamente affetto dal difetto della ripetizione. In tal caso, nelle due circostanze si sarebbero dovute usare parole dello stesso tipo. Invece, in entrambe le circostanze sono state usate parole completamente diverse. Pertanto, a causa della differenza di significato, esse si sono manifestate come due attività distinte. In realtà, la «recitazione dei versetti» e l’«insegnamento del Libro» sono due attività separate, due responsabilità specifiche.

Pertanto, insieme alla recitazione del Corano, la spiegazione dei suoi termini tecnici difficili e singolari, l’analisi degli argomenti indicati, l’espansione degli argomenti esposti in forma concisa e la loro concretizzazione e attuazione attraverso le proprie parole e azioni: tutto ciò è stato stabilito come responsabilità e dovere del Nobile Messaggero.

Nella parte finale del versetto si parla dell’insegnamento del «Libro» e della «saggezza». «Al-Kitāb» significa il Nobile Corano, ma che cosa significa «saggezza»?

In molti passi del Nobile Corano la parola «saggezza» è menzionata insieme ad «Al-Kitāb», ed è stato dichiarato con parole chiare che, proprio come a tutti i Messaggeri è stato dato il Libro, è stata conferita loro anche la saggezza. Nella Sura Āl ʿImrān è detto:

******************************************************

Ricorda quando Allah prese dai profeti questo impegno: «Oggi vi ho dato il Libro e la saggezza». [Sura Āl ʿImrān, versetto 81.]

Non vi è dubbio che il «Libro» menzionato nel versetto significhi il Libro celeste contenente la Parola di Allah. Ma qual è il significato della parola «saggezza»? Che cosa intende Allah l’Altissimo con essa? Quale altra cosa, oltre al Libro, Allah ha fatto scendere sui Suoi Messaggeri, chiamandola «saggezza»? È necessaria una ricerca e un’indagine approfondite al riguardo.

Dal punto di vista lessicografico, la radice della parola «saggezza» è *******, il cui significato è ****************** «impedire qualcosa o un’azione allo scopo di correggere». Anche il morso viene chiamato «ḥakāmatun» ****** in questo senso; infatti, con esso si impedisce al cavallo di ribellarsi e di procedere a suo piacimento. Proprio per questa corrispondenza di significato, «saggezza» viene interpretata come- *************** collocare e mantenere le cose nel luogo appropriato e riporle, confinarle, in un luogo inappropriato.

Nel dizionario «Tāj al-ʿUrūs», a proposito di un’ulteriore analisi di questo termine, si legge:

******************************************************

Nel contesto dell’arbitrato e della sentenza, la giustizia, l’equità e la rettitudine sono chiamate «hikmat».

«Conoscere la realtà e la natura più profonda delle cose e agire alla luce di questa conoscenza pura e infallibile. Per questo la “hikmat” si divide in due parti: una parte conoscitiva e l’altra pratica, ossia relativa all’azione. [Tāj al-ʿUrūs, trattazione della parola “hikmat”.]

L’Imam Rāghib al-Iṣfahānī ha scritto:

******************************************************

La hikmat consiste nel raggiungere la verità autentica mediante la conoscenza e l’intelletto, nonché nella capacità e nel talento necessari per raggiungerla. Pertanto, la “hikmat” di Allah consiste nel conoscere e riconoscere perfettamente tutte le cose e nel creare e innovare nuove realtà sulla base del decreto definitivo. Quanto alla “hikmat” dell’essere umano, essa consiste nella conoscenza e nella comprensione delle questioni del mondo materiale e nel compiere opere buone.[107]

Nel libro Lisān al-ʿArab si legge:

******************************************************

In effetti, acquisire una conoscenza profonda e sottile delle cose migliori e più eccellenti è ciò che si intende per hikmat.[108]

L’Imam Ibn Jarir al-Tabari, dopo aver menzionato le parole di diverse persone, scrisse:

******************************************************

A mio avviso, la posizione corretta riguardo alla hikmat è questa: la hikmat è la conoscenza degli ordini e dei divieti di Allah, che non è in alcun modo possibile acquisire senza la spiegazione del Messaggero; anche acquisire una conoscenza profonda e sottile di essa fa parte della hikmat. Ne fanno parte anche tutte le altre cose conformi ad essa attraverso le quali essa può essere acquisita. A mio parere, il termine «hikmat» deriva da «hakam». Esso significa distinguere tra il vero e il falso. [109**************]

L’Imam al-Shafi‘i (ra) scrisse:

******************************************************

Ho udito da persone eminenti, degne di fiducia e massimamente esperte nella conoscenza del Corano, che dissero: la hikmat è la Sunna del Nobile Messaggero (s).[Kitab al-Risala; pagina 28.]

Dopo di ciò, egli scrisse:

******************************************************

La Sunnat del Messaggero è quella Hikmat che è stata ispirata da Allah nel cuore benedetto dell’Onorevole Profeta.[Kitab al-Risala; pagina 28.]

In tutti i passi del Nobile Corano in cui viene menzionata «al-Kitab» insieme ad «al-Hikmat», per Kitab si intende la Parola stessa di Allah, fatta scendere sul Messaggero, nella quale sono esposti i comandamenti, i divieti, gli insegnamenti e le esortazioni di Allah. Quanto ad «al-Hikmat», essa significa la conoscenza pura e corretta delle verità profonde di tutto ciò, nonché l’azione corretta conforme a tale conoscenza infallibile. In verità, a ogni Messaggero è stata concessa sufficiente saggezza per possedere questa conoscenza infallibile e compiere di conseguenza azioni corrette. Per i Profeti e i Messaggeri, questa è la regola permanente e universale di Allah.

Secondo questa regola, anche all’ultimo Profeta, l’Onorevole Muhammad (s), furono concessi, insieme ad al-Kitab, il Corano, anche «al-Hikmat». Ciò è menzionato esplicitamente in numerosi versetti del Nobile Corano. Qui ne viene citato uno. Allah l’Altissimo ha detto:

******************************************************

O Profeta, Allah ha fatto scendere su di te «al-Kitab» e «al-Hikmat» e ti ha insegnato ciò che non sapevi. E questo è un immenso favore di Allah nei tuoi confronti.[Sura an-Nisa, versetto 113.]

Questa «al-Hikmat» concessa da Allah insieme al Corano è certamente qualcosa di distinto dal Corano. La sua Sunnat e la sua esposizione dettagliata sono raccolte nel patrimonio degli hadith.[È necessario comprendere il significato del chiamare l’hadith Hikmat. L’Allama Badr ad-Din al-Ayni ha scritto: ********************** Il significato del chiamare la Sunnat o l’hadith Hikmat è che per mezzo di essa è stata tracciata la distinzione tra il vero e il falso ***************** e per mezzo di essa sono state spiegate le formulazioni generali del Corano.]

Che anche «al-Hikmat» o la Sunna sia discesa direttamente da Allah è dimostrato con parole chiare dal versetto sopra citato. In verità, Allah l’Altissimo non ritenne sufficiente rivelare soltanto al-Kitab per guidare l’umanità intera e condurla sulla via della retta guida; ritenne necessario inviare da parte Sua anche il Messaggero e la Sunna del Messaggero. Altrimenti, il solo «al-Kitab» non avrebbe potuto procurare agli esseri umani alcun autentico beneficio.

Anche l’interpretazione e l’analisi del Nobile Corano costituiscono una delle principali responsabilità del Messaggero. Il versetto seguente proclama l’importanza della Sunna o degli hadith proprio da questo punto di vista. Allah l’Altissimo ha detto:

******************************************************

O Profeta, ti abbiamo rivelato questo Libro affinché tu spieghi e illustri davanti a loro questo Libro disceso per gli uomini, e affinché essi vi riflettano e lo studino». [Sura an-Nahl, versetto 44; spiegando il significato dell’«illustrazione», Hafiz Ibn Abi al-Barr ha detto: L’«illustrazione» del Corano da parte del Nobile Profeta era di due tipi: primo, spiegare in modo generale il contenuto del Corano, indicando, per esempio, le preghiere cinque volte al giorno e i loro orari, le prosternazioni, le prostrazioni, gli inchini e gli altri precetti e norme che le riguardano, nonché descrivere le modalità del pellegrinaggio. Quando il Nobile Profeta (s) compì il pellegrinaggio, disse: ************ «Apprendete da me le norme e le regole del pellegrinaggio». La ragione è che nel Corano sono stati impartiti soltanto ordini generali riguardo alla preghiera, alla zakat e al pellegrinaggio; non ne è stata fornita alcuna spiegazione né una forma dettagliata. È l’hadith a presentarne la spiegazione e l’analisi.(******************)]

Il punto fondamentale del versetto in questione è che lo scopo principale della rivelazione del Corano al Messaggero era illustrarlo e analizzarlo dettagliatamente davanti alla gente. In verità, per far comprendere correttamente e pienamente una questione, sono assolutamente indispensabili tre azioni:

Primo: spiegarla e analizzarla con le parole, esponendo attraverso la discussione l’aspetto teorico e pratico di ogni questione.

Secondo: rendere evidente il suo valore e la sua importanza pratica mediante le opere della propria vita e il proprio modo di vivere concreto.

Terzo: impegnarsi affinché la gente la metta in pratica e la attui; vigilare attentamente per verificare se ne comprende e ne segue correttamente il significato; dedicarsi all’accertamento e all’esame e, quando si constata che viene attuata correttamente, sostenerla e approvarla, mentre, qualora si rilevino errori, mancanze, difetti o deviazioni di qualsiasi genere, correggerli.

È stato dichiarato che il Corano fu rivelato al Nobile Profeta (S) affinché egli lo presentasse al pubblico, rendendolo chiaro e luminoso sotto questi tre diversi aspetti. Il Nobile Messaggero (S) adempì pienamente e adeguatamente a questa responsabilità durante i suoi ventitré anni di vita profetica. Ciò che egli disse o fece nell’adempimento di questa responsabilità costituisce il resoconto affidabile degli hadith. Pertanto, non può esservi alcun dubbio che gli hadith siano sostenuti dal Corano e che in essi non si trovi nulla che non sia sostenuto dal Corano. È proprio per questo che l’Imam al-Shatibi scrisse:

******************************************************

Nella Sunna o negli hadith si troveranno soltanto cose pienamente sostenute dal Corano. Negli hadith non si troverà nulla che il Corano non sostenga. [115*********]

La prova concreta del fatto che il Nobile Messaggero (S) spiegò e analizzò diversi importanti versetti del Sacro Corano si trova nei capitoli esegetici delle raccolte di hadith. Quando i nobili Compagni (RA) non riuscirono a comprendere il significato corretto di alcuni versetti e per questo ne furono profondamente turbati, il Nobile Messaggero (S) spiegò e analizzò tali versetti, dissipando la loro inquietudine. A titolo di esempio, si può menzionare il seguente versetto del Corano. La parola di Allah l’Altissimo:

******************************************************

Coloro che hanno creduto e non hanno mescolato la loro fede con alcuna forma di ingiustizia………….

Quando fu rivelato, ciò divenne motivo di grande preoccupazione per i Compagni. Essi chiesero al Messaggero, per conoscere il suo corretto significato:

******************************************************

Chi fra noi non ha mescolato la propria fede all’ingiustizia?

Udendo questa domanda, il nobile Profeta (S) comprese che i Compagni avevano trovato quel versetto estremamente difficile da comprendere. Allora il nobile Profeta (S) disse:

******************************************************

Il significato del versetto non è quello che avete ritenuto. Qui «ingiustizia» significa nient’altro che shirk. Non avete forse sentito ciò che Luqman disse a suo figlio: «O mio caro figlio, non associare alcunché ad Allah; in verità, associare altri ad Allah è certamente una grande ingiustizia». [Sahih al-Bukhari, vol. 2, Kitab at-Tafsir, p. 708.]

I Compagni furono rassicurati quando appresero dal Messaggero la vera spiegazione di quel versetto. Per questo, per conoscere anche l’interpretazione dottrinale del Nobile Corano, il mondo musulmano dipende dagli hadith del Messaggero. Al di fuori della spiegazione del Messaggero, non può esistere alcun altro mezzo affidabile per conoscere il corretto significato del Corano.

In un altro versetto Allah l’Altissimo ha detto:

******************************************************

O Profeta, ti abbiamo fatto scendere questo Libro con la verità, affinché tu giudichi tra gli uomini secondo il metodo mostrato da Allah. [Sura an-Nisa, versetto 105.]

Allah l’Altissimo ha rivelato il Libro affinché il Nobile Messaggero giudicasse tra gli uomini; ma secondo quale metodo avrebbe dovuto farlo? In risposta è stato detto: ************ «secondo il metodo che Allah ti ha mostrato». Dunque, proprio come Allah ha rivelato il Libro fondamentale, anche il metodo per stabilire il giudizio e la giustizia conformemente ad esso è stato ricevuto tramite la rivelazione. [Tafsīr Rūḥ al-Maʿānī, vol. 5, p. 140. Tafsīr al-Bayḍāwī, vol. 1, p. 205. Entrambi hanno interpretato ************* come ********* «ciò che ti ha fatto comprendere e riguardo a cui ti ha inviato la rivelazione».] Inoltre, la spiegazione di ciò può essere ricavata soltanto attraverso gli ḥadīth. Allah l’Altissimo ha assunto personalmente la responsabilità di alcune importanti attività riguardanti il Nobile Corano. A questo proposito Allah stesso ha detto:

******************************************************

In verità, spetta a Me raccoglierlo e farlo recitare. Perciò, quando lo recito, segui la sua recitazione. Inoltre, spetta a Me fornirne la spiegazione e l’interpretazione. [Sūra al-Qiyāma, versetti 17, 18 e 19.]

Secondo questo versetto, Allah stesso ha assunto la responsabilità di tre attività; esse sono le seguenti:

a) La conservazione, la raccolta e la compilazione del Nobile Corano.

b) L’insegnamento della recitazione del Nobile Corano.

c) Spiegare il significato, il senso e il valore del Corano.

Tuttavia, occorre esaminare in che modo Allah l’Altissimo abbia portato a compimento queste tre attività. È universalmente noto che Allah l’Altissimo ha insegnato il Nobile Corano al Messaggero per mezzo di Gabriele; mentre Gabriele lo recitava, ha ordinato al Messaggero di seguirne la recitazione e gli ha così insegnato a studiarlo, conservando e ordinando in tal modo il Corano completo nel cuore del Messaggero. Delle tre attività di Allah, le prime due sono state compiute proprio in questo modo. Ma come è stata compiuta la terza attività? Certamente Allah ha insegnato al Messaggero il significato, il senso, il valore del Corano e la spiegazione delle sue parti difficili, e ciò è stato fatto separatamente dal Corano. In realtà, tutti gli insegnamenti impartiti da Allah a questo riguardo sono conservati negli ḥadīth.

La responsabilità di determinare ciò che è lecito e ciò che è illecito per i credenti nell’ideologia di vita islamica è stata affidata al Messaggero. Il Messaggero ha svolto questo compito in qualità di rappresentante di Allah. Nel Corano è detto chiaramente:

******************************************************

Il Messaggero ordina le buone azioni; impedisce alle persone di compiere quelle cattive; rende lecite per la gente le cose buone ed eccellenti e dichiara illecite le cose cattive e spregevoli. [Sura al-A‘raf, 157.]

Pertanto, è dovere di ogni musulmano credere negli ordini, nei divieti e negli ammonimenti personali del Messaggero, nonché nelle cose lecite e illecite da lui dichiarate, e attenervisi. Il dettagliato «registro» di tutte queste sue attività è conservato negli hadith. Allah ha inviato il Messaggero come arbitro definitivo nelle controversie e nelle dispute reciproche dei musulmani. A questo proposito, nel seguente versetto del Corano è stata pronunciata una dichiarazione con parole estremamente incisive:

******************************************************

Per Allah, tuo Signore, essi non potranno in alcun modo essere credenti finché non ti accetteranno — o Profeta — come giudice e arbitro in tutte le loro questioni reciproche, finché non proveranno nel loro animo alcuna esitazione riguardo al tuo giudizio e non lo accetteranno con tutto il cuore. [Sura an-Nisa’, versetto 65.]

È inoltre dovere di ogni musulmano obbedire al Messaggero in ogni ambito della vita. A questo proposito Allah ha detto:

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O credenti, obbedite ad Allah, obbedite al Messaggero e anche a coloro che hanno autorità tra voi,,,,,,,,,,,,,,. Se dissentite su una questione, ricond itela ad Allah e al Messaggero. [Sura an-Nisāʾ, versetto 59.]

In questo versetto viene ordinato con parole chiare di obbedire a tre diverse autorità. In primo luogo, obbedire ad Allah; in secondo luogo, obbedire al Messaggero; e in terzo luogo, obbedire ai musulmani che hanno autorità. Poiché, nel caso di Allah e del Messaggero, la parola «obbedite» è stata chiaramente ripetuta due volte, entrambe le obbedienze sono state stabilite come dotate di uno status fondamentale e indipendente. In conformità a questo ordine, l’obbedienza ad Allah può essere attuata soltanto seguendo il Nobile Corano. Ma qual è il modo di attuare l’ordine «obbedite al Messaggero»?…………… Per questo, non può esserci altro mezzo se non accettare e seguire gli hadith. D’altra parte, per la decisione definitiva sulle questioni controverse, è stato ordinato di ricorrere ad Allah e al Messaggero. Si può ricorrere ad Allah facendo riferimento al Libro di Allah; ma, in assenza del Messaggero, quale può essere il modo di ricorrere al Messaggero? Il modo consiste nell’accettare la Sunna o gli hadith del Messaggero. Solo facendo ciò è possibile adempiere a questo ordine di Allah. Non vi è altro modo. Per questo, a proposito dell’interpretazione del versetto sopra citato, Maymūn ibn Mihrān ha detto:

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Ricorrere ad Allah significa ricorrere al Libro di Allah, mentre ricorrere al Messaggero significa, durante la vita del Nobile Messaggero, presentare la questione a lui personalmente. Quando poi Allah gli tolse la vita, il significato pratico di ciò divenne ricorrere alla sua Sunna. [123*********]

L’Allāma Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī, a proposito dell’interpretazione di questo versetto, ha scritto:

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Sebbene, in realtà, l’unico degno e legittimo destinatario dell’obbedienza sia Allah l’Altissimo, ciononostante è stato nuovamente impartito l’ordine di obbedire anche al Messaggero. Invece, prima del successivo «ulil amr» ********, l’ordine «obbedite» non è stato nuovamente ripetuto. La ragione è che l’uomo è tenuto a seguire soltanto due cose: il «Corano e la Sunna». Qui, dunque, il significato è questo: obbedite ad Allah nelle questioni sulle quali è stata pronunciata una decisione chiara nel Corano; e obbedite al Messaggero nelle questioni che vi sono state comunicate come derivanti dal Corano e che vi sono state dimostrate mediante prove della Sunna. Il significato complessivo del versetto risulta quindi essere il seguente: obbedite ad Allah mettendo in pratica gli ordini che vi saranno impartiti attraverso la rivelazione che viene recitata. E obbedite al Messaggero mettendo in pratica gli ordini che vi saranno impartiti attraverso la rivelazione che non è il Corano.[*****************************]

L’Allāma Ṭayyibī, nell’interpretazione di questo versetto, ha scritto:

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Dal comando di Allah «obbedite al Messaggero», la ripetizione dell’ordine di obbedire fa comprendere che il nobile Messaggero (s) ha il diritto di ricevere un’obbedienza autonoma, indipendente e pienamente completa. Quanto agli «ulil amr», il fatto che questa parola non sia stata ripetuta fa comprendere che gli «ulil amr» possono anche essere persone la cui obbedienza non è obbligatoria. [125**************]

Quanto grave può essere il peccato di disobbedire al nobile Messaggero (s)? A questo proposito, dai versetti riportati di seguito possiamo apprendere molte verità. Allah l’Altissimo ha detto:

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O credenti, quando vi riunite per consultarvi, non consultatevi riguardo ad atti peccaminosi, ad atti di trasgressione e alla disobbedienza al Messaggero. Consultatevi invece riguardo alle opere buone e agli atti di timore di Allah. E temete Allah, presso il quale sarete tutti riuniti. [Sura al-Mujādala, versetto 9]

In questo versetto è stato vietato in modo specifico disobbedire al Messaggero. Da una parte sono menzionati il peccato, la trasgressione e la disobbedienza o ribellione al Messaggero; dall’altra sono menzionate la bontà e le opere ispirate al timore di Allah. Ciò significa che, così come disobbedendo al Messaggero e rifiutando di obbedirgli si commettono peccato e trasgressione, allo stesso modo si viene privati di ogni bene, della bontà e del timore di Allah. Nella parte conclusiva del versetto, con riferimento all’Aldilà, è detto che chi disobbedisce al Messaggero e rifiuta di obbedirgli dovrà subire un duro castigo nel Giorno della Resurrezione.

Obbedire al Messaggero e seguirlo è un dovere eterno della vita musulmana. Allah l’Altissimo ha detto:

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Pertanto, credete in Allah e nel Suo Profeta «ummi», il quale crede egli stesso in Allah e nelle Sue parole, e seguitelo.

In un altro versetto è stato proclamato:

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Accettate e osservate pienamente tutto ciò che il Messaggero vi dà, e astenetevi da tutto ciò che vi proibisce. Temete Allah riguardo all’obbedienza ai suoi ordini e divieti; certamente Allah è severo nel castigo. [Sura al-Hashr, versetto 7]

Se si disobbedisce agli ordini e ai divieti del Messaggero o ci si oppone a lui, Allah infliggerà un severo castigo. Egli ha detto:

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Coloro che si oppongono all’ordine del Messaggero dovrebbero temere che una calamità possa abbattersi su di loro oppure che possano essere gettati in un castigo doloroso. [Sura an-Nur, versetto 63]

La guida e il conseguimento della prosperità da parte dell’essere umano dipendono interamente dall’accettazione dell’«itaʿat», ossia dell’obbedienza al Messaggero, e dal condurre la propria vita concreta sulla base del seguirlo.

Allah l’Altissimo ha detto:

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Soltanto obbedendo e seguendo il Messaggero riceverete la guida. [Sura an-Nur, versetto 54]

A sua volta, l’obbedienza ad Allah dipende dall’obbedienza al Messaggero. In altre parole, senza obbedire al Messaggero non è possibile obbedire ad Allah. È proprio questo che viene detto con parole chiare nel versetto seguente:

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Chi obbedisce al Messaggero ha obbedito precisamente ad Allah. [Sura an-Nisa, versetto 80]

L’«ittibāʿ» e l’obbedienza al Messaggero

Nei versetti sopra citati, insieme all’ordine di riconoscere l’obbedienza ad Allah, è stato impartito con parole chiare anche l’ordine di obbedire e seguire il Messaggero. Per comprendere correttamente questo ordine di Allah, è indispensabile spiegare e analizzare dettagliatamente i due termini «ittibāʿ» e «obbedienza» usati nel Corano. Qui discuteremo in dettaglio questi due termini.

In lingua araba, «ittibāʿ» indica il camminare seguendo una persona. Ibn Manẓūr ha detto nel suo celebre dizionario, il «Lisān al-ʿArab»:

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L’imām al-Farrāʾ, autorità nella lessicografia e nella grammatica, dice: per ittibāʿ si intende che una persona cammina davanti e tu la segui passo dopo passo. Se ora dici: «Io pratico l’ittibāʿ nei suoi confronti», significa che cammini dietro di lei, seguendo le sue orme.

Nel «Tāj al-ʿUrūs» si legge:

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«Tubbū» o «tubbū», come «sukkāru», significa ombra. È chiamato ombra perché segue sempre il sole. In questo senso, tra le api, anche l’ape maschio più grande e migliore viene chiamata «tubba», poiché tutte le api comuni la seguono ciecamente.

L’imām Abū al-Āmdī, descrivendone il significato tecnico, ha detto:

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«Mutābiʿat—seguire— talvolta riguarda le parole, talvolta il fare o il non fare qualcosa. Per quanto riguarda le parole, l’ittibāʿ consiste nell’agire secondo ciò che le parole richiedono e secondo la loro natura. Quanto alle azioni, l’ittibāʿ consiste, vedendo l’azione di qualcuno, nel compierla esattamente nel modo in cui egli la compie, e nel compierla proprio perché egli la compie.

Alla luce di questa spiegazione e analisi, si può affermare che, per praticare l’ittibāʿ del Messaggero secondo il comando di Allah l’Altissimo, ogni parola del Messaggero deve essere osservata nel modo richiesto dal suo significato e dal suo scopo, e le azioni del Messaggero devono essere compiute esattamente nel modo in cui egli le ha compiute. Altrimenti non si può adempiere al comando di Allah di praticare l’ittibāʿ del Messaggero.

Anche la parola itāʿat richiede una spiegazione analoga. Nella lingua araba, itāʿat significa chinare il capo in segno di obbedienza davanti a qualcuno e osservare debitamente i suoi ordini e le sue disposizioni.

Nel libro Lisān al-ʿArab è riportato:

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Nel rinomato dizionario intitolato Tahdhīb è detto che il termine significa chinare il capo in obbedienza davanti a qualcuno. Quando una persona esegue l’ordine di un’altra, si dice che le ha obbedito.

L’Imam Abū al-Ḥasan al-Āmidī, illustrando il significato tecnico della parola itāʿat, ha detto:

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Se qualcuno agisce come un’altra persona allo scopo di considerarla grande o di renderla grande, si dice che le abbia obbedito.

Da questa discussione sul significato lessicale e terminologico dei due termini ‘ittibāʿ e ‘itāʿat è dimostrato senza dubbio che ogni musulmano ha il dovere di accettare pienamente le parole e le azioni del Messaggero e di osservarle nel modo dovuto: in una parola, di obbedirgli e seguirlo completamente. E poiché tutti i particolari delle parole e delle azioni del Messaggero possono essere conosciuti soltanto attraverso gli ḥadīth, l’importanza degli ḥadīth nella religione dell’Islam è incontestabile.

A questo proposito, sembra necessario menzionare un altro versetto del Nobile Corano. Allah l’Altissimo ha detto:

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Dopo che sono giunti una decisione e un comando di Allah e del Messaggero riguardo a una questione, i credenti, uomini e donne, non possono avere alcuna scelta quanto all’accettarli o rifiutarli. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Messaggero si è smarrito e si allontana grandemente dall’Islam. [Sura al-Aḥzāb, versetto 36.]

Da questo versetto si apprendono insieme tre cose. Primo: come Allah ha il diritto di decidere autonomamente e di emanare comandi su qualsiasi questione, così ha lo stesso diritto il Messaggero di Allah. Secondo: come i credenti, uomini e donne, sono obbligati ad accettare i comandi e le decisioni di Allah, allo stesso modo sono obbligati ad accettare le decisioni e i comandi del Messaggero. Terzo: come il mancato rispetto dei comandi e delle decisioni di Allah rende l’uomo traviato e miscredente, così anche il mancato rispetto delle decisioni e dei comandi del Messaggero lo rende traviato e miscredente.

Pertanto, accettare i comandi e le decisioni del Messaggero mediante il loro registro affidabile — gli ḥadīth — proprio come il Nobile Corano, è assolutamente indispensabile affinché ogni musulmano sia credente e viva da credente.

 

L’indispensabilità degli ḥadīth

L’Hadith è l’interprete e l’esegeta del Nobile Corano. Senza ricorrere all’Hadith, è estremamente difficile spiegare e comprendere correttamente il Nobile Corano e determinarne il vero scopo e orientamento. Proprio per questo il Nobile Profeta (S) pronunciò un severo monito riguardo all’interpretazione del Corano secondo la propria opinione, dicendo:

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Chi interpreta il Nobile Corano secondo la propria opinione è come se si cercasse un posto nell’Inferno. [Tirmidhi, Abwāb at-Tafsīr, narrato da Ibn ʿAbbās.]

È narrato nell’Hadith:

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Chi interpreta il significato del Nobile Corano secondo la propria opinione, anche se la sua interpretazione risultasse corretta, commette comunque un errore. [Tirmidhi, Abwāb at-Tafsīr, narrato da Jundub.]

In realtà, per quanto l’intelletto umano possa essere acuto, penetrante e lungimirante, esso è necessariamente limitato. Dopo aver raggiunto un determinato limite, è costretto a fallire e a manifestare e dimostrare la propria incapacità; tuttavia, il razionalismo o il culto dell’intelletto non è disposto ad accettare alcun limite. Se l’intelletto e la facoltà di discernimento non sono regolati dalla Sunna del Messaggero, ciò altro non è che razionalismo e culto della ragione. Questo razionalismo e questo culto della ragione costringono l’uomo a oltrepassare i limiti dell’obbedienza ad Allah. Inoltre, da un lato, poiché ciò dà luogo a interpretazioni errate, scorrette e contrarie del Corano, si commette un’ingiustizia nei suoi confronti e, proprio per questo, l’uomo viene privato della fortuna di conformarsi al Corano; dall’altro, si producono gravi divergenze di opinione tra i credenti nel Corano e, con la nascita di varie ideologie o visioni del mondo conflittuali, la società musulmana si frammenta in molte parti. Molti approfittano inoltre di questa opportunità per agire arbitrariamente nei confronti del Corano e iniziano a ricavare, versetto dopo versetto, letture fondate sulle proprie idee inventate o su pensieri estranei. L’Hadith del Messaggero crea un potente ostacolo su questa strada. Esso presenta agli uomini l’ampia via della guida coranica, li protegge dalla perdizione e dallo smarrimento e li conduce sul giusto, semplice e retto cammino.

Il Nobile Profeta (S) era il portatore del Corano, e il Corano era stato fatto discendere proprio su di lui; tuttavia, egli non presentò agli uomini soltanto il Corano: ponendo il Corano come fondamento e centro, presentò un sistema completo dell’Islam. Per questo egli stesso proclamò in vari modi l’importanza della Sunna e dell’Hadith insieme al Corano. Qui riteniamo necessario citare, a questo proposito, alcuni Hadith importanti.

Ḥaḍrat Miqdām ibn Maʿdī Karib (ra) disse: il Nobile Profeta (s) ha detto:

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Fate attenzione: mi è stato dato il Corano e, insieme ad esso, qualcosa di simile. Fate attenzione: forse qualche uomo agiato, seduto sul suo seggio nella sua grandezza, comincerà a dire: “Accettate soltanto questo Corano; ciò che in esso troverete lecito consideratelo lecito, e ciò che troverete illecito consideratelo illecito”. In realtà, ciò che il Messaggero ha dichiarato illecito è vincolante tanto quanto ciò che Allah ha dichiarato illecito. [Ibn Mājah, p. 3; Abū Dāwūd, Kitāb al-Sunna:]

Questo stesso hadith è riportato nel Sunan al-Dārimī con le seguenti parole:

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Forse un uomo, seduto appoggiato al suo seggio, citerà una mia parola e dirà: “Tra voi e noi vi è soltanto il Libro di Allah. Qualunque cosa vi troveremo lecita, la considereremo lecita; e qualunque cosa vi troveremo illecita, la accetteremo come illecita”. (Poi il Messaggero disse:) Fate attenzione: ciò che il Messaggero di Allah ha dichiarato illecito è vincolante tanto quanto ciò che Allah ha stabilito come illecito. [Sunan al-Dārimī, p. 70.]

Questa affermazione del Messaggero emerge con maggiore chiarezza nel seguente hadith. Ḥaḍrat Irbāḍ ibn Sāriya disse:

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Il Nobile Profeta (s) disse: uno di voi, seduto sul proprio seggio, pensa forse che Allah l’Altissimo non abbia reso illecito null’altro oltre a ciò che è menzionato nel Corano? Sappiate che, per Allah, anch’io ho impartito molti ordini, dato ammonimenti e proibito molte cose; e anche queste sono vincolanti quanto il Corano, o persino più di esso. [Abū Dāwūd, Kitāb al-Sunna: nella catena di trasmissione è presente Ashyās ibn Shuʿba come narratore; tuttavia sono state sollevate obiezioni riguardo all’accettazione degli hadith da lui narrati.]

È necessario accettare l’hadith insieme al Corano; e che nessun hadith autentico possa essere contrario al Corano è dimostrato dal seguente hadith. Un giorno, Ḥaḍrat Saʿīd ibn Jubayr (ra) narrò un hadith del Nobile Profeta (s). Un uomo presente disse:

******************************************************

A questo proposito, nel Corano vi è un’affermazione che contraddice questo hadith.

Allora Ḥaḍrat Saʿīd disse:

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Ti sto narrando un hadith del Messaggero e tu parli della sua contraddizione con il Libro di Allah. Eppure il Nobile Messaggero conosceva il Libro di Allah meglio di te. [Sunan al-Dārimī, p. 77.]

Percorrere la via della guida e salvarsi dallo smarrimento dipende dall’accettare e mettere in pratica sia il Corano sia l’hadith. A questo proposito vengono qui menzionati due hadith narrati dal Nobile Messaggero (s). Ḥaḍrat Abū Hurayra (ra) riferisce che il Nobile Profeta (s) disse:

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Lascio in mezzo a voi due cose. Finché continuerete a seguirle, non vi smarrirete mai. Esse sono il Libro di Allah e la mia Sunna (hadith); e queste due cose non si separeranno mai l’una dall’altra fino a quando, nel Giorno della Resurrezione, giungeranno al Bacino di Kawthar.[Mustadrak di al-Hakim, volume 1, pagina 13.]

Nel discorso del Pellegrinaggio d’Addio, il Nobile Messaggero (s) disse:

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Le due cose che lascio in mezzo a voi: finché vi atterrete saldamente a queste due cose, non vi smarrirete mai. Esse sono il Libro di Allah e la Sunna del Messaggero.[Ivi, narrato da Malik ibn Anas.]

Nella narrazione di Ibn Ishaq, il testo di questo discorso è il seguente:

******************************************************

Lascio in mezzo a voi qualcosa alla quale, se vi atterrete saldamente, non vi smarrirete mai, in nessun tempo. Essa è il Libro di Allah e la Sunna del Suo Profeta (s).[Tafsir Ruh al-Ma‘ani, volume 5, pagina 198.]

Nella Sīra di Ibn Hishām, questo brano del sermone del Pellegrinaggio d’Addio è riportato con le seguenti parole:

******************************************************

O gente, vi lascio una cosa preziosa: se vi atterrete saldamente ad essa, non vi smarrirete mai. Essa è il Libro di Allah e la Sunna del Suo Profeta.

Durante l’assemblea di Ḥaḍrat ʿImrān ibn Ḥusayn (r.a.), un uomo disse:

******************************************************

Non ci riferisca nulla all’infuori del Corano.

Allora Ḥaḍrat ʿImrān chiamò quell’uomo e gli disse:

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Hai mai riflettuto: se tu e i tuoi compagni foste resi dipendenti esclusivamente dal Corano, troveresti forse nel Corano l’indicazione delle quattro rakʿat della preghiera del zuhr, delle quattro rakʿat di quella dellʿasr e delle tre rakʿat di quella del maghrib?

Disse, introducendo il tema del pellegrinaggio:

******************************************************

Trovi forse soltanto nel Nobile Corano le prescrizioni relative al compimento per sette volte del tawaf intorno alla Casa di Dio, al tawaf tra Safa e Marwa, alla sosta nella piana di Arafat e al lancio dei sassolini?

Disse inoltre: nel Corano è stato ordinato di tagliare la mano del ladro, ma—

******************************************************

Da quale punto deve essere tagliata la mano del ladro?…………… Da qui o da qui: è forse scritto nel Corano?[****************]

L’importanza e l’indispensabilità della Sunnah e degli hadith emergono chiaramente da questi argomenti. I sapienti delle prime generazioni ne riconoscevano pienamente l’importanza. I nobili Compagni, i Tabiʿun e i Tabiʿ al-Tabiʿin consideravano tutti gli hadith, insieme al Corano, una materia da osservare obbligatoriamente. Una trattazione dettagliata in merito sarà presentata a suo debito luogo. Qui, a questo proposito, citeremo alcune affermazioni dei sapienti delle generazioni precedenti, dalle quali emergerà con chiarezza l’importanza di accettare e seguire gli hadith e la Sunnah.

A questo punto è innanzitutto necessario menzionare un episodio dell’epoca dei Compagni. Un uomo disse a ʿImrān ibn Ḥusayn (ra):

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Voi ci narrate hadith dei quali non riusciamo a trovare alcuna base nel Corano.

A ciò ʿImrān si adirò moltissimo e, rivolgendosi all’uomo che aveva posto la domanda, disse:

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Per ogni quaranta dirham bisogna versare un dirham di zakat; per ogni quaranta capre bisogna dare una capra e per ogni venticinque cammelli un cammello: vedete forse nel Nobile Corano il nisab della zakat?

In altre parole, nel Nobile Corano è certamente riportato con parole chiare l’ordine esplicito di versare la zakat; ma vi sono forse riportate le sue disposizioni e modalità dettagliate?

Quell’uomo disse: «No, ciò non si trova nel Corano». Allora ʿImrān disse:

******************************************************

In tal caso, da chi avete appreso queste dettagliate norme sulla zakat? Le avete apprese tutte da noi (i Compagni), e noi le abbiamo ricevute dal Profeta di Allah (attraverso gli hadith).

Sulla base di questo hadith, i muḥaddithūn hanno dimostrato all’unanimità il seguente principio e la seguente formula:

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Le norme fondamentali di ogni questione sono menzionate nel Corano; tuttavia, tutti i loro rami, dettagli e regole pratiche sono stati conosciuti attraverso le spiegazioni del Messaggero.

Makḥūl al-Dimašqī ha detto:

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Il Corano dipende maggiormente dagli hadith, o dalla Sunna; la Sunna, invece, non dipende dal Corano nella stessa misura.

Anche l’Imam al-Awza‘i lo ha affermato con le seguenti parole:

******************************************************

La Sunna è più necessaria per spiegare il Libro di Allah, mentre il Corano non è altrettanto necessario per spiegare la Sunna.

Yahya ibn Abi Kathir ha detto:

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La Sunna, o hadith, è più decisiva del Corano; il Corano non può emettere una decisione contraria alla Sunna.

Nel commentare queste due affermazioni, l’Imam Ahmad ibn Hanbal ha detto:

******************************************************

La Sunna o l’hadith interpreta e analizza il Corano, e la Sunna ne espone il significato in un linguaggio chiaro.

Shah Waliullah Dehlawi ha proclamato l’importanza e l’indispensabilità degli hadith con le seguenti parole:

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La scienza degli hadith è superiore e migliore di ogni altro ramo del sapere e costituisce la base dei diversi aspetti della religione islamica. Negli hadith sono riportati i detti, gli atti e le approvazioni del più eccelso dei profeti e dei suoi Compagni. In verità, essa è un faro di luce nell’oscurità, come una luna piena che illumina ogni direzione. Chi la seguirà e la farà propria otterrà la retta via e conseguirà un bene immenso. Chi invece la rifiuterà e se ne allontanerà si smarrirà, seguirà le passioni e alla fine subirà una perdita ancora maggiore. Infatti, il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha vietato molte azioni e ne ha ordinate molte altre. Ha messo in guardia dalle conseguenze dei peccati e ha annunciato la lieta novella della ricompensa per le opere buone. Ha ammonito le persone mediante numerosi esempi. Pertanto, essa è certamente importante quanto il Corano, o persino più importante. Hujjatullah al-Baligha, vol. 1, p. 1.

Shah Dehlawi ha inoltre detto:

******************************************************

La Sunna o l’hadith è l’interprete del Corano e non lo contraddice minimamente.

Anche la seguente dichiarazione dell’Imam Abū Ḥanīfa viene citata a questo proposito:

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Se non esistessero la Sunnah o gli hadith, nessuno di noi potrebbe comprendere il Corano.[**************]

A questo proposito, è particolarmente degno di menzione anche quanto segue:

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È stato riferito da Rābiʿa (raḍiyallāhu ʿanhā), la quale ha detto: «In verità, Allah l’Altissimo ha rivelato a te, o Profeta, il Corano in modo estremamente dettagliato; tuttavia, in esso ha lasciato spazio per gli hadith e la Sunnah. Il Nobile Profeta ha stabilito quella Sunnah e quegli hadith, sebbene vi sia stata lasciata anche la possibilità di compiere l’ijtihād o di applicare il proprio giudizio.[Tafsīr Durre Manṣūr, Tārīkh al-Tafsīr, pagina 4.]»

L’Imam ʿUbayād ha scritto:

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Non vi è alcuna differenza tra i comandamenti di Allah e del Messaggero riguardo a ciò che è lecito e a ciò che è illecito. Il Messaggero non impartiva alcun comandamento contrario a quanto fosse dimostrato dal Corano. Al contrario, la Sunna (hadith) è l’interprete del Libro rivelato da Allah e colei che espone le norme giuridiche del Corano e la sharīʿa. [Kitāb al-Amwāl di Abū ʿUbayd, pagina 544.]

Chi nega gli hadith è kāfir

Gli imam della giurisprudenza islamica hanno dichiarato all’unanimità che chi nega gli hadith è traviato ed è uscito dall’Islam. Isḥāq ibn Rāhwayh disse:

******************************************************

Se a una persona giunge un hadith dal Nobile Messaggero (ṣ), ed essa ne riconosce l’autenticità e la correttezza, ma ciò nonostante lo respinge senza alcuna ragione, allora deve essere considerata kāfir.

L’imam Ibn Ḥazm scrisse nella sua opera «al-Aḥkām»:

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Se qualcuno dice: «Accetteremo soltanto ciò che si trova nel Corano e non accetteremo nient’altro», allora, sulla base del consenso dell’intera comunità musulmana, è kāfir.

Ḥazrat ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (ra) disse:

******************************************************

Ben presto verranno persone che discuteranno con voi dubitando del Corano; confutateli con l’aiuto della Sunna o degli hadith. Infatti, colui che custodisce la Sunna, ossia l’esperto di hadith, possiede una conoscenza maggiore del Libro dell’Onnipotente Allah.*********************************

 

Gli hadith e l’ijtihād del Messaggero

L’umanità intera ha ricevuto due cose dal Nobile Profeta (s): una è il Nobile Corano e la seconda è la Sunna. Il Corano è direttamente la parola di Allah; è disceso presso di Lui stesso per mezzo della rivelazione. Anche la fonte originaria della Sunna è la rivelazione. È vero che in molti casi il Nobile Messaggero (s) compì personalmente l’ijtihād; tuttavia, anche questo non è privo di rivelazione. O ha con essa un rapporto diretto, oppure è sostenuto e autorizzato dalla rivelazione. Pertanto, anche l’ijtihād del Messaggero deve essere riconosciuto come una fonte dell’Islam.

A questo proposito, l’esposizione di Shāh Walīullāh al-Dihlawī è particolarmente degna di nota. Nel fornire una spiegazione chiara e un’analisi di questo argomento, egli scrisse:

Gli hadith narrati e citati nei libri degli hadith come provenienti dal Messaggero (s) sono di due tipi. Il primo tipo di hadith è quello pronunciato allo scopo di assolvere la responsabilità della risāla. Il versetto coranico:

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«Accettate ciò che il Messaggero vi ha dato e astenetevi da ciò da cui vi ha proibito»—in questo vasto ambito rientrano hadith di questo genere. Una parte di tali hadith riguarda la condizione dell’Aldilà e gli aspetti meravigliosi del mondo malakūtico. Il fondamento di queste cose è la rivelazione. I hadith nei quali sono esposte le norme della Sharīʿa, analizzati i pilastri e le regole dell’adorazione, e fornite spiegazioni e ammonimenti sui diversi rami e aspetti dello stile di vita costituiscono la prima parte dei hadith del primo periodo. Di questi hadith del primo periodo, alcuni della seconda parte sono rivelati, mentre altri si basano sull’ijtihād personale del Rasūl al-Karīm. Tuttavia, bisogna ricordare che anche l’ijtihād del Rasūl al-Karīm è allo stesso livello della rivelazione. Infatti, Allah l’Altissimo non gli ha permesso di compiere un ijtihād errato. E, qualora il suo ijtihād fosse mai risultato errato, non gli ha permesso di perseverare in tale errore. Se si fosse verificato un errore di qualsiasi genere, era indispensabile che Allah lo correggesse e lo rettificasse immediatamente.

Shah Waliullah ha scritto queste ultime parole nei termini seguenti:

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Una parte degli hadith di questo genere è di origine rivelata, mentre un’altra si basa sull’ijtihād. Tuttavia, anche l’ijtihād del Rasūl al-Karīm (s) è equivalente alla rivelazione. Infatti, Allah l’Altissimo lo ha protetto dal rimanere stabilmente nell’errore riguardo al giudizio del Messaggero.

 

L’origine degli hadith

Dalla dettagliata discussione precedente sono stati dimostrati con chiarezza il posto degli hadith nella vita islamica, nonché la loro importanza e indispensabilità. Nella fase attuale discuteremo come furono acquisiti gli hadith; questo sarà ora l’argomento principale della nostra trattazione.

I primi ascoltatori degli hadith trasmessi dal Nabī Karīm (s) furono i venerabili Compagni. Desiderosi di acquisire una conoscenza corretta e dettagliata della religione islamica, rimanevano in attesa presso il Rasūl, pieni di fervore. Circondavano il Nabī Karīm (s) per ventiquattro ore al giorno. Quando egli si recava in qualche luogo, lo seguivano come un’ombra.

Il Rasūl al-Karīm (s) fu, in ogni momento della sua vita, l’interprete delle norme islamiche. Egli ne forniva una spiegazione pratica non soltanto con le parole, ma anche attraverso le proprie azioni e approvando le parole e le azioni dei Compagni. In tal modo i Compagni raccoglievano e conservavano il prezioso patrimonio degli hadith. Ogni volta che sorgevano difficoltà o ignoranza riguardo ai diversi aspetti della religione islamica, o emergeva una domanda, si rivolgevano immediatamente al Rasūl per chiedere del relativo argomento e ottenerne la risposta; e i venerabili Compagni (ra) la conservavano come un tesoro inestimabile.

Oltre a ciò, nella storia della scienza degli hadith si riscontrano chiaramente anche altri modi attraverso i quali ebbero origine gli hadith. Hazrat Gabriele (pace su di lui) talvolta si presentava al cospetto del Messaggero sotto mentite spoglie e, ponendogli domande su vari argomenti e ottenendone le risposte, impartiva indirettamente un insegnamento ai Compagni presenti. La celebre tradizione nota come «Hadith di Gabriele», riportata nel Sahih di Bukhari e nel Sahih di Muslim, ne costituisce una prova inconfutabile. In essa si narra che uno sconosciuto, elegantemente vestito, si presentò al cospetto del Messaggero e gli pose domande su questioni fondamentali quali l’Islam, l’iman, l’ihsan e il Giorno della Resurrezione. Il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose adeguatamente a ciascuna domanda. Dopodiché quell’uomo si allontanò dalla sua presenza. Il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) domandò allora a Hazrat Umar al-Faruq (che Allah sia soddisfatto di lui), tra i Compagni presenti:

******************************************************

O Umar, sai chi era quell’uomo che poneva le domande?

Quando Hazrat Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) dichiarò di non saperlo, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse personalmente:

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Quell’interrogatore era Gabriele; era venuto da voi per insegnarvi la religione.

In seguito citeremo, dalle opere autorevoli, alcuni episodi dai quali risulta che i Compagni ponevano al Messaggero domande su vari argomenti e ne ottenevano le risposte.

In effetti, non era affatto insolito che i Compagni ponessero domande al Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui). Egli stesso poneva loro domande, ordinava loro di chiedere a lui, apprendere e agire di conseguenza, e di tanto in tanto li esortava con insistenza a farlo. Hazrat Abdullah ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce: Al tempo del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), un uomo rimase ferito e gli fu ordinato di fare il ghusl. In seguito morì. Quando il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) venne a conoscenza dell’accaduto, disse con voce adirata:

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Allah! Distrugga quella gente. Perché non mi hanno fatto domande? Fare domande non è forse il rimedio a ogni ignoranza?[********************]

Hazrat Nawwas ibn Salman (ra) disse: Rimasi a Medina per un intero anno, desiderando rivolgere una domanda al Messaggero.

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Alla fine gli chiesi del «birr» e dell’«ithm». Egli rispose: «Il “birr” è il buon carattere, mentre l’“ithm” è ciò che suscita in te dubbio e disagio, e che non desideri che la gente conosca.[*****************]

Non erano soltanto coloro che si trovavano a Medina a rivolgere domande al Messaggero; anche i neomusulmani provenienti da città lontane e da regioni rurali si recavano alla sua corte per porgli delle domande. Un giorno il Nobile Profeta (s) era seduto nella Moschea del Profeta, circondato dai Compagni. In quel momento giunse un uomo a dorso di un cammello. Chiese il permesso di rivolgere una domanda al Messaggero e disse:

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Le porrò delle domande; nel farlo potrei essere estremamente incalzante, ma non se la prenda a male con me.

In seguito, quando il nobile Profeta (s) gli concesse il permesso di porre domande, egli chiese riguardo ad Allah, al fatto che il Messaggero fosse stato inviato a tutta l’umanità, alle cinque preghiere quotidiane, al digiuno di un mese e all’obbligo di riscuotere la zakat dai ricchi e distribuirla tra i poveri. Il nobile Messaggero (s) rispose:

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Sì, Allah Ta’ala ha reso obbligatori tutti questi precetti.

Infine, quell’uomo, incoraggiato dalla risposta del Messaggero, disse:

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Ho creduto nella religione che avete portato. Il mio nome è Dimam ibn Tha’laba; sono venuto da voi come rappresentante della mia gente.

Hazrat Anam racconta: un uomo della campagna venne e chiese al nobile Messaggero (s):

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La persona da voi inviata è venuta da noi e ci ha riferito che voi ritenete che Allah vi abbia inviato come Suo Messaggero: è vero?

Il nobile Profeta (s) ne riconobbe la veridicità. In seguito, quell’uomo interrogò il Messaggero sulla veridicità di alcune cose che aveva precedentemente udito riguardo ad alcuni principi fondamentali della religione islamica. Quando il Messaggero (s) gliene spiegò la veridicità, egli esclamò a gran voce:

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Giuro per Colui che vi ha inviato con la vera Legge: non aggiungerò né toglierò nulla di ciò che avete esposto.[****************]

La delegazione della tribù di ʿAbd al-Qays si presentò al cospetto del nobile Profeta (s) e, descrivendo le proprie difficoltà, disse: «O Messaggero, tra noi e voi si trova una tribù politeista; per questo non possiamo venire da voi se non al di fuori dei quattro mesi nei quali è vietato combattere». Pertanto:

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Diteci qualcosa sui principi fondamentali della religione islamica, seguendo e mettendo in pratica la quale possiamo entrare in Paradiso, e inviteremo coloro che sono rimasti dietro di noi a metterla in pratica di conseguenza.[Sahih al-Bukhari, vol. 2, p. 627-************]

Un gruppo di persone appartenenti alla tribù dei Banū Tamīm e provenienti dallo Yemen si presentò al cospetto del Messaggero e disse umilmente:

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Siamo venuti da te allo scopo di acquisire una conoscenza profonda della religione dell’Islam. Ti chiediamo anche quale fosse l’origine e la prima fase di questa creazione. [Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, vol. 1, p. 15.]

Alcuni giovani e coetanei dei Banū Layth ibn Bakr ibn ʿAbd Manāf ibn Kināna, provenienti da Basra, vennero a Medina alla presenza del Messaggero e vi rimasero per circa venti giorni. Quando cominciarono a desiderare ardentemente di ritornare nel loro paese, il Profeta — pace e benedizioni su di lui — disse loro:

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Tornate dai vostri familiari e vivete con loro. Insegnate loro gli insegnamenti della religione dell’Islam. Pregate. (al-Bukhārī)

In un’altra narrazione di Muslim, dopo questo si riferisce:

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(come mi avete visto pregare); quando giungerà il momento della preghiera, uno di voi reciterà l’adhān per tutti e il più anziano tra voi guiderà la preghiera. [Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, vol. 1, *****************]

Il nobile Profeta (s) aveva insegnato a questo gruppo di giovani, per venti giorni, molti aspetti della religione islamica in modo pratico. Aveva inoltre insegnato tutte le norme e le disposizioni della Sharia e tutte le regole dell’adorazione. Di conseguenza, da un lato ebbero origine numerosi hadith e, dall’altro, questi hadith del Messaggero poterono giungere ed essere diffusi da Medina fino alla lontana Basra per mezzo di Compagni affidabili.

Hazrat Abu Hurayra (ra) racconta: Hazrat Abu Hurayra (ra) racconta: Eravamo seduti presso il Messaggero. Egli era occupato a parlare con la gente. In quel momento giunse un beduino arabo e chiese al Messaggero: *************** «Quando avverrà la Resurrezione?». Il nobile Profeta (s), dopo aver terminato di parlare, chiamò il beduino e gli disse:

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Quando si comincerà a tradire l’affidamento, allora attendi l’Ora.

L’uomo chiese: *************** In che modo verrà tradito l’affidamento?

Il nobile Profeta (s) disse:

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Quando un incarico di responsabilità sarà affidato a una persona incompetente, considera imminente il momento di attendere l’Ora. [Sahih al-Bukhari, vol. 1, p. 14.]

Da tutti questi eventi risulta con assoluta chiarezza che in tutti i Compagni era presente un ardente desiderio di apprendere dal portatore del Corano, l’onorevole Muhammad (s), i diversi aspetti fondamentali e minuziosi dell’Islam, nonché la disposizione a impegnarsi e a sopportare le difficoltà a tale scopo. Inoltre, tutto ciò che il nobile Messaggero (s) disse in risposta a queste domande, tutto ciò che fece e tutto ciò che approvò con le parole e con le azioni rientra nella spiegazione dettagliata dell’ordinamento della vita islamica: questo è precisamente l’hadith. A questo proposito riportiamo qui ciò che scrisse ‘Allama Badr al-Din ‘Ayni:

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I nobili Compagni chiedevano al Messaggero spiegazioni e chiarimenti su molte questioni importanti. Il nobile Profeta (s) li riuniva e impartiva loro l’insegnamento della religione. Alcuni Compagni ponevano domande al Messaggero e ne ricevevano le risposte; altri le memorizzavano; altri ancora le trasmettevano e le facevano conoscere ad altri. In questo modo Allah l’Altissimo portò la Sua religione a compimento.

Questa è senza dubbio una testimonianza autorevole sull’origine della scienza degli hadith. A questo proposito è particolarmente importante anche una citazione dell’Imam Ibn Qayyim. Nel trattare dell’arrivo di una tribù chiamata Banu al-Muntafiq, egli riferisce una loro domanda e poi scrive:

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Da ciò risulta che i Compagni sottoponevano al Messaggero le loro diverse domande e i loro dubbi, ed egli rispondeva loro. Di conseguenza, i loro cuori trovavano rassicurazione. Anche i suoi nemici gli ponevano domande, proprio come facevano i suoi Compagni. La differenza consisteva nel fatto che i nemici facevano domande per litigare e dimostrare il proprio valore, mentre i Compagni domandavano per comprendere la realtà della religione, per chiarirla e allo scopo di acquisire una fede sempre maggiore. Il Messaggero (s) rispondeva a tutti loro. Naturalmente, non rispondeva soltanto alle questioni di cui non conosceva la risposta, come il momento in cui sarebbe avvenuta la Resurrezione.

Il nobile Profeta (s) non si limitava a rispondere alle domande della gente, dando così origine agli hadith. Egli stesso, secondo le necessità, impartiva ai Compagni un insegnamento dettagliato sulla religione. Negli hadith si trovano numerosi episodi di questo genere. Qui riportiamo due brevi racconti appartenenti a questa categoria.

1. Hadrat Abū Zayd al-Anṣārī (ra) racconta: «Un giorno il Profeta nobile (s) guidò per noi la preghiera dell’alba. Poi salì sul minbar, rimase in piedi e pronunciò un sermone rivolto a noi. Il sermone proseguì fino all’ora della preghiera di mezzogiorno. Allora scese e compì la preghiera di mezzogiorno. Terminata la preghiera, salì nuovamente sul minbar, rimase in piedi e continuò a tenere il sermone. Questo proseguì fino alla preghiera del pomeriggio. Quando giunse l’ora della preghiera del pomeriggio, scese e la compì. Terminata la preghiera, si pose ancora una volta sul minbar e iniziò a tenere un sermone. Questo sermone continuò fino al tramonto. In questo lungo sermone, durato un’intera giornata, ci riferì molte cose del passato e del futuro. Non si limitò a parlarcene: ce le fece conoscere e imparare a memoria.[Musnad di Aḥmad ibn Ḥanbal, vol. 1, p. 153.]»

2. Hadrat Ḥanẓala (ra) racconta: «Un giorno eravamo con il Messaggero (s). In quell’occasione egli ci parlò dettagliatamente del Paradiso e dell’Inferno. Di conseguenza, queste due realtà apparvero luminose e vividamente manifeste davanti a noi, come se le stessimo vedendo direttamente……………….[Musnad di Aḥmad ibn Ḥanbal, vol. 1, p. 153.]»

Qui è stato possibile citare soltanto due narrazioni, sebbene nei libri degli ḥadīth siano menzionate molte altre parole di questo genere. Da questi due resoconti risulta chiaramente che il Profeta nobile (s), quando era necessario, spesso parlava di propria iniziativa di molte questioni riguardanti la religione; i Compagni ricordavano tutte queste parole e riferivano tali parole-ḥadīth ad altre persone.

Nella fase delle origini degli ḥadīth va ricordato anche quanto segue.

 

La conservazione degli ḥadīth

L’Islam è un sistema di vita eterno per tutta l’umanità. Per questo, Allah l’Altissimo stesso ha assunto la responsabilità di proteggere il Corano glorioso, suo fondamento principale e originario. Egli ha dichiarato:

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«In verità, siamo Noi ad aver fatto scendere il Corano e siamo Noi a proteggerlo.»[Sūra al-Ḥijr, versetto 9.]

In verità, Allah Taʿālā, insieme alla rivelazione del Sublime Corano, predispose un sistema completo, universale e affidabile per la sua piena conservazione. Il Corano fu rivelato al Nobile Messaggero per mezzo di Jibrīl, ed egli lo recitò immediatamente alla gente. In seguito, allo scopo di conservarlo per sempre, furono adottati due metodi. Da un lato, i Compagni eminenti memorizzarono il Corano subito dopo averlo ascoltato; custodirono per sempre ogni sua parola e ogni sua lettera nella camera più intima della memoria. [Discussione scritta da Shah ʿAbdul Qādir nel commento alla Sura al-ʿAnkabūt, versetto 49, **************** pagina 124.]

Di conseguenza, nemmeno un punto di esso poté andare perduto o essere alterato. Anche sotto il profilo dei benefici della sua conservazione mediante questo metodo, il Sublime Corano è un’opera incomparabile nella storia dei libri celesti: nessun altro libro al mondo considera la sua memorizzazione un atto di grande merito. Per questo motivo, la pratica di memorizzare il Sublime Corano è proseguita da tempo immemorabile. Anzi, anche se il Corano trascritto in forma di libro dovesse oggi scomparire, il Sublime Corano custodito nella memoria degli ḥāfiẓ potrebbe prenderne il posto. Dare nuovamente al Corano una forma scritta non costituirebbe affatto una difficoltà. Non vi è dubbio che ciò sia uno dei miracoli del Sublime Corano.

D’altra parte, fin dal momento della rivelazione del Corano, il Nobile Profeta (s) lo fece trascrivere continuamente da scribi incaricati di mettere per iscritto la rivelazione. Il seguente ḥadīth narrato da Hazrat Barāʾ ibn ʿĀzib (ra) ne è una fulgida prova:

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Quando fu rivelato il versetto secondo cui il credente inattivo e colui che combatte sulla via di Allah non possono mai essere uguali, il Nobile Profeta (s) disse: «Chiamate Zayd e ditegli di portare con sé un calamaio, una tavoletta e simili». Quando egli (Zayd) arrivò, il Nobile Profeta (s) disse: «Scrivi questo versetto»…………… [Bukhārī Sharīf, volume 2, pagina 746.]

In questo modo, l’intero Sublime Corano fu messo per iscritto da scribi designati già durante la vita del Nobile Profeta (s). Circa quaranta Compagni furono incaricati di scrivere il Sublime Corano. [***********] Tra loro, circa ventisei Compagni erano particolarmente illustri. Hazrat Abū Bakr, Hazrat ʿUmar, Hazrat ʿUthmān, Hazrat ʿAlī, Hazrat Zayd ibn Thābit, Hazrat ʿAbdullāh ibn Saʿd, Hazrat Zubayr ibn al-ʿAwwām, Hazrat Khālid ibn Saʿīd, Hazrat ʿAmr ibn al-ʿĀṣ, Hazrat Muʿāwiya ibn Abī Sufyān, Hazrat Ubayy ibn Kaʿb (ra) e altri sono tra i più degni di menzione. [Ṭabaqāt di Ibn Saʿd, Tārīkh-i Ṭabarī, ***************************************]

Grazie all’adozione di entrambi questi metodi, il Sublime Corano fu protetto per sempre da ogni forma di alterazione e dalla perdita.

Tuttavia, agli occhi di Allah, la sola protezione del Sublime Corano non era sufficiente a preservare e garantire la stabilità della religione dell’Islam. Per questo vediamo che, insieme alla predisposizione dei mezzi per conservare il Corano, Allah Taʿālā predispose anche mezzi adeguati per la conservazione degli ḥadīth. La storia della conservazione degli ḥadīth ci mostra chiaramente che, per la conservazione del Corano, furono adottati principalmente due mezzi esteriori; anche la Sunna del Messaggero, cioè gli ḥadīth, fu preservata principalmente proprio mediante quei due mezzi. Essi sono il sistema naturale istituito da Allah Taʿālā e gli sforzi e l’organizzazione umani. In questa fase cercheremo di presentare un’esposizione dettagliata, storica e fondata su dati e principi.

sistema naturale

Esaminando e verificando il sistema naturale di conservazione degli hadith, sembra che tre fattori importanti lo abbiano reso efficace. Primo: l’acutezza e la straordinaria forza della memoria naturale degli Arabi di quell’epoca. Secondo: l’ineguagliabile perseveranza dei Compagni del Profeta nella sete di conoscenza, nello studio e nell’esercizio del sapere. Terzo: il senso di responsabilità, individuale e collettivo, nella diffusione degli ideali e della conoscenza islamici. Verrà ora presentata una trattazione dettagliata di tutti e tre questi aspetti.

La memoria della nazione araba

La memoria della nazione araba di quell’epoca era davvero una meraviglia storica. Essa contribuì in misura considerevole alla conservazione del Corano e degli hadith. Il Nobile Corano la considerò un sistema naturale. Allah l’Altissimo ha detto:

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Anzi, questo Corano è un insieme di versetti chiari, custodito nella mente di coloro che hanno ricevuto la conoscenza.[Sura al-ʿAnkabūt, versetto 49.]

Questo versetto contiene un’indicazione chiara verso la memoria degli eruditi musulmani di quell’epoca e afferma altresì che il Nobile Corano era custodito nella loro mente per mezzo della memoria. Allāma al-Bayḍāwī ha scritto nel commento esegetico di questo versetto:

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In altre parole, memorizzavano il Corano e lo preservavano in modo tale che nessuno potesse distorcerlo o alterarlo.

La storia ha dimostrato che la memoria degli appartenenti alla società araba di allora era straordinariamente acuta; per ricordare qualcosa, era sufficiente ascoltarla una sola volta. A questo proposito, è degna di nota la seguente informazione storica riportata da Ibn ʿAbd al-Barr:

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La nazione araba era naturalmente dotata di una grande memoria, e questa costituiva una sua particolare caratteristica e peculiarità.

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Nascevano naturalmente dotati di memoria.

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È noto e universalmente riconosciuto che la nazione araba possedeva una particolare forza e talento nel memorizzare. Ciascuno dei suoi membri era capace di memorizzare e ricordare una lunga poesia di chiunque dopo averla ascoltata una sola volta.

Hazrat Ibn Abbas (ra) imparò completamente a memoria, dopo averla ascoltata una sola volta, una lunga poesia del celebre poeta arabo Umar ibn Abu Rabi’a. [***************] Anche i Compagni del Messaggero erano autentici arabi. In un primo momento non sapevano scrivere nulla, né leggere alcuno scritto. Di conseguenza, tutti dovevano fare affidamento esclusivamente sulla memoria. Nell’epoca della jāhiliyya imparavano dettagliatamente a memoria i loro lunghi alberi genealogici e le straordinarie lodi e virtù dei loro antenati. Quando tra loro si svolgevano gare di orgoglio genealogico, ciascuno recitava senza interruzione, a memoria, le glorie della propria stirpe e i panegirici dei propri antenati. Quasi tutti, grazie all’acutezza della loro memoria, erano gli storici o i portavoce della propria tribù.

Allah l’Altissimo aveva designato proprio questa nazione araba, dotata per natura di una memoria eccezionale, come custode della profezia di Hazrat Muhammad (s) e dei suoi insegnamenti trasmessi. Egli aveva preparato pienamente quei cuori dotati di memoria prodigiosa a conservare a memoria i versetti del Corano e gli hadith del Messaggero. [***************************]

Proprio per questo vediamo che, non appena veniva rivelato il Sacro Corano, i Compagni riuscivano a impararlo a memoria ascoltandolo direttamente dalla bocca del Nobile Profeta (s). In questo modo, imparare e conservare a memoria l’intero Sacro Corano non costituiva per loro la minima difficoltà.

Il celebre tābiʿī Qatadah ibn Di’amah dichiarò:

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Allah ha donato a questa nazione una tale capacità di memoria quale non è stata donata ad alcun’altra nazione. È una peculiarità concessa soltanto a loro, ed è un onore e una dignità con cui Egli ha onorato esclusivamente loro.[Al-Zurqani, vol. 5, p. 495.]

A questo proposito è degno di nota un episodio storico riguardante Hazrat Abu Hurayra (ra). Egli era un hafiz di un numero enorme di hadith. Tuttavia, il califfo Marwan ibn Hakam, sovrano della dinastia omayyade, cominciò a dubitarne. Per mettere alla prova Hazrat Abu Hurayra, escogitò uno stratagemma. Un giorno gli chiese di recitare alcuni hadith. Abu Hurayra (ra) gliene recitò allora alcuni. Per ordine di Marwan, gli hadith furono trascritti da qualcuno seduto dietro una tenda. Dopo più di un anno, un giorno Hazrat Abu Hurayra fu invitato a recitare proprio quegli hadith; egli li recitò a memoria in modo tale che non vi fosse alcuna differenza rispetto a quelli recitati in precedenza. Ciò dimostra incontestabilmente la straordinaria acutezza della memoria di Hazrat Abu Hurayra.[Kitab al-Kuna, scritto dall’Imam Bukhari, p. 33.]

Anche il celebre compilatore di hadith, l’Imam Ibn Shihab al-Zuhri, possedeva una memoria straordinaria. Anch’egli fu un giorno costretto ad affrontare una prova. Il sovrano dell’epoca, Hisham, gli chiese di scrivere alcuni hadith per istruire suo figlio. Al-Zuhri fece allora scrivere quattrocento hadith. Dopo molto tempo, quando gli fu chiesto di scrivere nuovamente quegli hadith, li scrisse ancora una volta. Il sovrano confrontò gli hadith scritti nelle due occasioni e constatò che:

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La seconda volta non fu omessa neppure una lettera di quegli hadith (Tadhkirat al-Huffaz, vol. 1, p. 201).

Non vi è dubbio che ciò costituisca una prova concreta dell’inesauribile memoria dell’Imam al-Zuhri.

Ibn Shihab al-Zuhri diceva:

******************************************************

Ogni volta che passavo nei pressi del mercato di Baqi, mi tappavo entrambe le orecchie per paura che vi penetrasse qualche parola oscena. Giuro su Allah: una volta che una parola entra nelle mie orecchie, non la dimentico mai.

Egli aggiunge:

******************************************************

Ho memorizzato tutto ciò che ho scritto nei miei quaderni, fossero hadith o altro.[**************]

Il celebre tābiʿī e narratore di un gran numero di hadith, l’Imam al-Shaʿbī, parlando della propria straordinaria memoria e descrivendola, disse:

******************************************************

Non ho mai trascritto alcun hadith da un quaderno, né ho mai sentito il bisogno di ascoltare da qualcuno un hadith più di una volta.[***************]

Anche l’Imam Wakīʿ era una persona dotata di una memoria straordinaria. L’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal disse di lui:

******************************************************

Non ho mai visto nessuno che memorizzasse gli hadith come lui.[Tarīkh al-Khaṭīb, vol. 13, p. 474.]

Un altro muḥaddith disse di lui:

******************************************************

La memoria di Wakiʿ era una caratteristica innata.[Tarikh al-Khatib, vol. 13, p. 474.]

Anche la memoria del celebre muhaddith tābiʿī Qatadah era incomparabile. La prova di questa sua memoria storica si trova nella seguente narrazione dello storico Hafiz al-Dhahabi. Egli dice:

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Qatadah era la persona dotata della memoria più prodigiosa tra gli abitanti di Basra. Ricordava tutto ciò che udiva. Quando il libro di hadith compilato da Hazrat Jabir fu letto una sola volta davanti a lui, egli lo imparò a memoria.[Tadhkirat al-Huffaz, vol. 1, p. 26.]

Yahya ibn Qattan dice: Non ho mai visto nessuno dotato di una memoria superiore a quella di Sufyan al-Thawri. Egli aveva memorizzato trentamila hadith. Egli stesso disse:

«Non ho mai dimenticato nulla di ciò che ho imparato a memoria una volta».[Tadhkirat al-Huffaz, vol. 1, p. 26.]

Sufyan ibn Uyaynah aveva memorizzato settemila hadith e per questo non teneva alcun libro.

L’Imam Ahmad ibn Hanbal disse: nella capitale Baghdad non si è mai visto nessuno dotato di una memoria superiore a quella del muhaddith Abu Zur’a. Quanto ai soli hadith riguardanti il Corano, ne aveva memorizzati diecimila. In effetti, per capacità mnemoniche era incomparabile.

Il qadi Abu Bakr al-Isfahani memorizzò l’intero Corano all’età di appena cinque anni.

La memoria del muhaddith Ishaq ibn Rahwayh, maestro dell’Imam Bukhari, era straordinariamente acuta. Aveva memorizzato innumerevoli hadith. Faceva scrivere ai suoi studenti diverse migliaia di hadith imparati a memoria, senza sentire neppure una volta il bisogno di consultare un libro. Egli stesso diceva: «Settantamila hadith rimangono sempre fluttuanti davanti ai miei occhi».

Il muhaddith Abu Zur’a diceva di lui:

Non ho mai visto nessuno dotato di una memoria pari a quella di Ibn Rahwayh. [****************]

Il governatore dell’epoca, l’emiro Abdullah, dopo aver constatato la straordinaria memoria di lui, disse:

******************************************************

So che siete in grado di memorizzare molte cose, ma sono stupito dopo aver constatato la vostra memoria. [Kitab al-Kuna, opera dell’Imam Bukhari, p. 33]

Anche la memoria dell’esperto di hadith delle epoche successive, l’Imam al-Bukhari, non era in alcun modo meno degna di nota. Nawab Siddiq Hasan riferì da Abu Bakr ibn Abu Itab:

******************************************************

L’Imam al-Bukhari aveva imparato a memoria completamente settantamila hadith già durante l’infanzia.[************]

Riguardo a lui riferì inoltre:

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Si narra che, dopo aver guardato un libro una sola volta, lo imparasse interamente a memoria.[*************]

Muhammad ibn Abu Hatim disse: Due uomini mi raccontarono che ascoltavamo gli hadith insieme e che l’Imam al-Bukhari era allora ancora un ragazzo tra noi. Noi trascrivevamo immediatamente ciò che ascoltavamo, ma l’Imam al-Bukhari non scriveva nulla. Un giorno, quando gli chiedemmo spiegazioni al riguardo, egli disse: «Siete stati molto ingiusti nei miei confronti. Ebbene, mostratemi ciò che avete scritto». Dopodiché gli mostrammo più di quindicimila hadith che avevamo trascritto.

******************************************************

Poi recitò a memoria tutti questi hadith che aveva conservato nella sua memoria. Anzi, ascoltando la sua recitazione a memoria, correggemmo i nostri libri scritti.

È degno di nota un altro episodio storico riguardante l’Imam Bukhari. Quando giunse a Baghdad, i muhaddithun si presentarono da lui e gli sottoposero, uno dopo l’altro, complessivamente cento hadith, in modo tale che le catene di trasmissione di ciascuno erano state scambiate e la catena di un hadith era stata collegata al testo di un altro. Quando gli chiesero il suo parere su questi hadith, egli dichiarò di non sapere assolutamente nulla di essi. In seguito, tuttavia, citò correttamente ogni hadith e dimostrò che il modo in cui essi li avevano riferiti conteneva un errore; inoltre indicò con certezza quale catena di trasmissione appartenesse a ciascun hadith e quale no. Tutti manifestarono profondo stupore di fronte alla sua memoria straordinaria.

******************************************************

Essi riconobbero la sua memoria straordinaria e tutti credettero nella sua singolarità e superiorità a questo riguardo.

Da tutti questi episodi risulta che la memoria degli eruditi musulmani di quell’epoca era per natura estremamente acuta e vigorosa. Dall’epoca dei Compagni fino a quella dei tabi‘un, dei tabi‘ al-tabi‘in e dei muhaddithun, non si riscontra alcuna eccezione a questo riguardo. Come questa memoria prodigiosa era presente tra gli Arabi di quel tempo, così se ne osservò l’espressione anche tra i musulmani non arabi. In realtà, essa era un favore immenso e inestimabile di Allah l’Altissimo verso la Ummah musulmana. Fu grazie a questo favore che il Corano e gli hadith, i due fondamenti dell’Islam, poterono essere conservati e protetti in modo adeguato.

Questa caratteristica di quell’epoca ha anche un significato biologico. Tra tutte le forze e capacità che Allah l’Altissimo ha concesso al corpo umano, quando una di esse non viene utilizzata o quando un organo diventa inutilizzabile, aumenta la forza delle altre. Chi ha una sola mano concentra in quella mano la forza di due mani. Nei ciechi e nelle persone prive della vista, la capacità di valutazione, intuizione e percezione aumenta enormemente. Non si può negare la verità di ciò per quanto riguarda i musulmani della prima epoca dell’Islam. A quel tempo, in generale, l’istruzione non era molto diffusa. Le persone facevano maggiore uso della memoria che della scrittura. Di conseguenza, in quell’epoca si osservò uno sviluppo prodigioso della memoria. Nella conservazione del Corano e degli hadith, essa occupò un posto molto importante come mezzo originario.

 

Le direttive del Messaggero per la conservazione e la diffusione degli hadith

È attraverso le parole e le azioni del Messaggero nobile, lungo tutta la sua vita, che il modo di vivere islamico prese forma. Per questo, tutte le sue parole e azioni costituiscono un tesoro inestimabile per la comunità musulmana. I nobili Compagni ascoltavano con grande attenzione ogni parola del Messaggero nobile e osservavano ogni sua azione e ogni suo movimento con sguardo attento e scrupoloso. Di conseguenza, le parole e le azioni del Messaggero nobile si conservarono e rimasero vive spontaneamente tra i Compagni.

Tuttavia, in questa materia non si fece affidamento esclusivamente sulla conservazione spontanea e naturale. Anche il Nobile Profeta (s) adottò personalmente misure efficaci a tale scopo.

Il Nobile Profeta (s) ordinò ai nobili Compagni di ascoltare con attenzione tutte le parole, gli ordini, i divieti e gli ammonimenti riguardanti l’Islam; ordinò loro inoltre di ricordarli e di trasmetterli fedelmente anche agli altri. Rivolgendosi ai Compagni, disse:

******************************************************

Allah manterrà eternamente fresca e rigogliosa la persona che ascolterà qualcosa da me e lo trasmetterà fedelmente ad altri. Infatti, spesso colui al quale ciò è giunto in seguito è stato capace di custodirlo meglio del primo ascoltatore. [Tirmidhi, vol. 2, p. 90 (edizione di Delhi del 1940); Ibn Majah; al-Darimi; al-Mustadrak, narrato da Abu al-Darda, vol. 1, p. 87.]

Hadrat Abdullah ibn Masud (ra) ha riferito questo hadith in un’altra forma. Le parole dell’hadith da lui riferito sono le seguenti:

******************************************************

Allah illuminerà la persona che ascolterà le mie parole, le ricorderà, le custodirà integralmente e le trasmetterà ad altri. Molti portatori di conoscenza la trasmettono a qualcuno che possiede più conoscenza e saggezza di loro. [al-Shafi‘i e al-Bayhaqi.]

A questo proposito, è degna di nota anche la formulazione del seguente hadith riferito da Hadrat Zayd ibn Thabit (ra). Egli disse: Il Nobile Profeta (s) disse:

******************************************************

Possa Allah illuminare la vita di colui che ascoltò le mie parole, le memorizzò, le ricordò correttamente e le trasmise a chi non le aveva ascoltate…………… . [******************* Tirmidhi.]

Quando una delegazione della tribù di ʿAbd al-Qays si presentò al cospetto del nobile Messaggero (s), egli impartì loro un’istruzione dettagliata sui principi fondamentali dell’Islam e disse loro:

******************************************************

Ricordate pienamente queste parole, preservatele nella loro interezza e informate di ciò coloro che verranno dopo di voi. [Sahih al-Bukhari, vol. 1, Kitab al-ʿIlm, p. 19.]

Riguardo alle future responsabilità e alla posizione sociale dei Compagni, il nobile Messaggero (s) disse:

******************************************************

Oggi ascoltate da me le parole della religione; esse saranno ascoltate anche da voi (le ascolteranno altre persone), e saranno ascoltate anche da coloro che le ascolteranno da voi. [Mustadrak di Hakim, vol. 1, p. 95, narrato da Ibn ʿAbbas.]

In un altro hadith, il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:

******************************************************

«Chiunque memorizzerà e preserverà quaranta hadith riguardanti la religione della comunità musulmana, Allah l’Altissimo lo renderà un giurista, e nel Giorno della Resurrezione sarò per lui intercessore e testimone. [Mishkat al-Masabih, p. 36, narrato da Hazrat Abu al-Darda.]

Come risultato di queste direttive e ammonimenti del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) riguardo alla preservazione degli hadith, quasi centomila persone della società musulmana di allora conservarono, memorizzarono e mantennero così vividi nella memoria i detti e le azioni del Messaggero che generalmente non li dimenticarono mai. In ciò furono ampiamente aiutate dalla loro memoria naturale. Inoltre, questi ordini del Messaggero rafforzarono ulteriormente tale pratica. Ogni volta che il Messaggero diceva qualcosa, i Compagni presenti iniziavano a impararla a memoria, affinché non la dimenticassero. Hazrat Samura ibn Jundub (che Allah sia soddisfatto di lui) disse:

******************************************************

Ai tempi del Messaggero ero un ragazzo, e già allora memorizzavo le parole del Messaggero. [Sahih Muslim, vol. 1, Introduzione, p. 10, con Nawawi.]

Hazrat Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse:

******************************************************

Memorizzavamo gli hadith del Messaggero; gli hadith venivano memorizzati in questo modo direttamente dal Messaggero. [Muslim Sharif, primo volume, Muqaddima, pagina 10, con le annotazioni di Nawawi.]

Alla fine del sermone che il Profeta nobile (s) pronunciò davanti ai mujahidin il giorno successivo alla conquista della Mecca, disse:

******************************************************

I presenti trasmettano queste parole agli assenti. Alla fine dello storico sermone d’addio, il Nobile Messaggero (s) disse con voce alta e solenne:

******************************************************

Che i presenti qui trasmettano queste mie parole agli assenti. Infatti, molti di coloro ai quali esse saranno trasmesse potrebbero essere più capaci degli ascoltatori di oggi di preservare gli hadith. [Bukhari Sharif, primo volume, pagina 21.]

In Bukhari Sharif la frase è riportata con queste parole:

******************************************************

I presenti trasmettono queste parole anche agli assenti. Infatti, può darsi che un presente le trasmetta a una persona capace di custodirle meglio di lui. [Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, vol. 1, p. 16.]

La parte finale dell’hadith narrato tramite Ibn ʿAwn è la seguente:

******************************************************

Può darsi che l’assente sia più capace del presente di ricordare le mie parole. [**************]

Il Nobile Profeta (s) disse:

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Riferite da parte mia anche un solo versetto. [Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Mishkāt, Kitāb al-ʿIlm……]

Mazhārī e Mullā ʿAlī al-Qārī ne spiegarono il significato, dicendo:

******************************************************

Divulgate i miei hadith, anche se in quantità molto esigua.[***********************]

Il nobile Profeta (s) disse:

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Dopo di me, la gente vorrà ascoltare gli hadith da voi. Quando verranno da voi a questo scopo, siate benevoli nei loro confronti e narrate loro i miei hadith.[Musnad di Ahmad, narrato da Malik ibn Anas. *****************]

Egli disse:

******************************************************

Studiate l’‘ilm e insegnatelo alla gente. Studiate le fara’id, ossia le norme dell’eredità, e insegnatele anche agli altri. Studiate il Corano e insegnatelo alla gente. Poiché un giorno dovrò andarmene.[Dārimī Sharīf, p. 40]

Una volta il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) stava pregando e diceva:

******************************************************

O Allah, abbi misericordia dei miei califfi.

I Compagni domandarono:

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O Messaggero, chi sono i tuoi califfi?

Il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose:

******************************************************

Coloro che narrano i miei hadith e li insegnano alla gente sono i miei califfi. [Muqaddama-ye Darimi, vol. 1, p. 5.]

Il Nobile Profeta (s) disse inoltre:

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Se qualcuno viene interrogato su una questione riguardante la religione e la nasconde, senza renderla pubblica, nel Giorno della Resurrezione gli verrà messo un morso di fuoco dell’Inferno. [Musnad Ahmad, Abu Dawud, Tirmidhi, Ibn Majah-************]

Oltre a queste indicazioni di principio, il Nobile Profeta (s) esortava con forza i Compagni presenti a informare gli altri delle sue azioni particolari.

La prova inconfutabile di ciò si trova nel seguente hadith. Yasar disse: un giorno Hazrat Abdullah ibn Umar (ra) mi vide pregare dopo che era sorta l’alba. Allora Ibn Umar mi disse:

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Un giorno stavamo pregando in questo modo. In quel momento il Nobile Profeta (s) venne da noi e disse: «Quelli di voi che sono presenti qui trasmettano queste mie parole agli assenti: dopo l’alba non è lecito compiere alcuna preghiera, eccetto due prostrazioni». [Musnad Ahmad, vol. 2, p. 104.]

Malik ibn al-Huwayrith (ra) disse: noi, un gruppo di giovani e coetanei, dopo aver soggiornato per venti giorni e venti notti presso il Messaggero di Allah (s), decidemmo di tornare a casa. Allora egli disse:

******************************************************

Tornate presso le vostre famiglie, vivete con loro, insegnate loro la religione dell’Islam e ordinate loro di osservarla correttamente. [In questa occasione il Messaggero (s) menzionò alcune pratiche, che io memorizzai.] E pregate esattamente come mi avete visto pregare. [Sahih al-Bukhari, vol. 2, p. 1076]

Da questo hadith si apprende che i nuovi musulmani giungevano da regioni lontane presso il Messaggero (s), allo scopo di acquisire una conoscenza approfondita dell’Islam. Il Messaggero (s) insegnava loro gli ideali islamici e la Sharia. Li esortava vivamente a ricordare tutto ciò che avevano ascoltato e appreso e, al loro ritorno, a insegnarlo e diffonderlo tra gli abitanti delle rispettive regioni.

In tal modo, grazie agli ordini e alle direttive chiare e normative del Messaggero (s), gli hadith del Messaggero (s) raggiunsero con grande rapidità i musulmani residenti nelle regioni più lontane, e quasi tutti i musulmani di quel tempo poterono conoscere gli hadith del Messaggero (s) attraverso fonti affidabili. Questo fu il metodo iniziale e naturale di conservazione e diffusione degli hadith.

 

Revisione reciproca degli hadith e insegnamento

Dopo aver ascoltato gli hadith dal nobile Profeta (s), i nobili Compagni si riunivano nel tempo libero, quando ne avevano l’opportunità e secondo necessità, dedicandosi alla reciproca ripetizione e discussione. Talvolta i Compagni organizzavano tra loro riunioni speciali per discutere gli hadith. Sebbene tali riunioni si tenessero generalmente nella Moschea del Profeta, talvolta analoghe riunioni si svolgevano anche nelle case dei Compagni. In queste riunioni si discuteva apertamente delle parole, delle azioni e degli insegnamenti del nobile Messaggero. A tali riunioni partecipavano soprattutto i Compagni più eminenti. Se qualcuno era precedentemente ignorante riguardo a una questione, attraverso le discussioni di queste riunioni poteva acquisire una conoscenza completa in materia, in modo affidabile e attraverso fonti degne di fiducia. Se qualcuno nutriva dubbi su una questione, anch’essi svanivano grazie a queste discussioni. A proposito di questo genere di riunioni e incontri di discussione, presentiamo qui alcune testimonianze autorevoli:

1. Hazrat Anas (ra) disse:

Ascoltavamo gli hadith presso il Messaggero (s). Quando egli si alzava dalla majlis e se ne andava, noi rimanevamo seduti, ripetendo, studiando e riesaminando tra noi gli hadith ascoltati. A turno, ciascuno di noi recitava a memoria alcuni hadith. Quando ci alzavamo da quasi tutte le riunioni di questo genere, ognuno di noi aveva ormai memorizzato ogni cosa.[**********]

2. ʿAbd Allāh ibn ʿAmr (ra) disse:

Un giorno il nobile Profeta (s) uscì da una delle sue hujra e vide nella moschea due assemblee. In una di esse le persone riunite stavano recitando il Corano ed erano immerse nella supplica ad Allah. Nell’altra, le persone studiavano e insegnavano gli hadith. Il nobile Profeta (s) disse: «Le persone di entrambe queste assemblee stanno compiendo opere di bene. Questi — cioè un gruppo — recitano il Corano e invocano Allah: se Allah vorrà, Egli concederà loro ciò che chiedono, e se non vorrà, non lo concederà. Gli altri, invece, studiano e insegnano la conoscenza e gli hadith. ********************* E io sono stato inviato proprio come maestro». ʿAbd Allāh ibn ʿAmr disse: «Dopodiché egli si sedette con loro».[**********************]

Non vi è dubbio che coloro i quali si dedicavano allo studio dellʿilm discutessero degli hadith del Messaggero, delle sue azioni e dei diversi argomenti della dīn islamica ad essi relativi, insegnandoli ai presenti. È dimostrato in modo incontrovertibile dalla lunga narrazione sopra riportata che già durante la vita del nobile Profeta (s) si tenevano assemblee di questo genere, alle quali il Messaggero (s) partecipava personalmente, incoraggiando vivamente le persone ad apprendere lʿilm degli hadith.

3. Il seguente episodio narrato da Hazrat Muʿāwiya offre un’ulteriore prova di quanto detto sopra. Egli disse6

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Un giorno mi trovavo con il nobile Profeta (s). Egli entrò nella moschea e vide un gruppo di persone sedute. Domandò loro: «Per quale motivo siete seduti qui?». Essi risposero: «Abbiamo compiuto la preghiera obbligatoria e poi ci siamo seduti a discutere tra noi del Libro di Allah e della Sunna del Suo Profeta».[Mustadrak al-Hakim, vol. 1, p. 94.]

Dopo aver memorizzato gli hadith, i Compagni prestavano particolare attenzione a non dimenticarli. Per questo molti Compagni si dedicavano spontaneamente allo studio e alla ripetizione degli hadith. Ciò è dimostrato dalle seguenti parole di Hazrat Abū Hurayra (ra). Egli disse:

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Divido la notte in tre parti. Una parte della notte la trascorro dormendo, una parte la trascorro nell’adorazione e durante una parte continuo a ricordare e memorizzare gli hadith del Messaggero. [Musnad al-Dārimī, *****************]

A questo proposito si può menzionare l’«Aṣḥāb al-Ṣuffa». In particolare, nella storia degli hadith, l’Aṣḥāb al-Ṣuffa ebbe un ruolo di grande importanza quale primo luogo di origine e custode degli hadith.

In generale, tutti i Compagni cercavano di trascorrere quanto più tempo possibile in compagnia del Messaggero. Ma gli «abitanti della Ṣuffa» rimanevano giorno e notte, per tutte le ventiquattro ore, al cospetto del Messaggero. Il cortile antistante la Moschea del Profeta era la loro dimora. Non avevano casa né famiglia, e non avevano neppure particolare necessità di procurarsi reddito e guadagni. Pertanto, non può esservi alcun dubbio che, rispetto agli altri Compagni, essi potessero trascorrere il maggior tempo in compagnia del Messaggero.

Di conseguenza, la Moschea del Profeta si era di fatto trasformata in un’università residenziale. Il Profeta nobile (s) ne era personalmente il principale rettore, mentre quasi tutti i Compagni ne erano studenti. Per ordine del Messaggero, anche i Compagni più eminenti svolgevano attività d’insegnamento in materie specifiche.

Non è possibile stabilire il numero esatto dei Compagni che risiedevano nella Ṣuffa. Tuttavia, non vi è dubbio che tale numero non fosse affatto insignificante. Dalla descrizione fornita da Ibn ʿAbd al-Barr riguardo a una tribù si può avere un’idea dell’ampiezza di questa istituzione. Egli scrisse:

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La delegazione di Tamīm contava settanta o ottanta persone. Dopo aver abbracciato l’Islam, esse rimasero a Medina per lungo tempo. Durante questo periodo studiavano il Corano e la religione islamica. [**************]

In breve, i Compagni della Ṣuffa rimanevano giorno e notte accanto al Messaggero e ascoltavano, osservavano e comprendevano con acuta attenzione e particolare cautela le parole uscite dalla sua bocca, le sue azioni, le sue attività, i suoi movimenti e le sue inclinazioni, nonché le parole e le azioni da lui approvate. Si adoperavano con ogni mezzo affinché non rimanesse loro sconosciuta neppure una parola o una questione, per quanto insignificante. [****************]

In realtà, per i Compagni poter essere continuamente presenti alla corte del nobile Messaggero era la cosa più importante. A questo proposito è particolarmente degno di nota il caso di Ḥaḍrat Ṣalīt. Il nobile Messaggero gli aveva assegnato un appezzamento di terreno da coltivare. Egli si recava fuori per occuparsi della coltivazione e poi ritornava. Allora apprendeva dagli altri Compagni che, durante la sua assenza, erano state rivelate tali e tali versetti del Corano e che il nobile Messaggero aveva detto tali e tali cose. In quel momento provava nel cuore grande dolore e il tormento della privazione. Si recò dal nobile Messaggero e disse: «O Messaggero di Allah, riprenditi il terreno che mi hai donato, poiché proprio a causa sua sono costretto a essere privato della grande fortuna di essere presente alla tua corte. Non lo desidero e non ne ho affatto bisogno».

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Se per un motivo particolare un Compagno non poteva recarsi alla corte in un determinato giorno, si informava di tutto presso colui che quel giorno era stato presente alla corte. Ḥaḍrat ʿUmar aveva stretto con il suo fratello e vicino anṣārī, Ḥaḍrat ʿUtban Mālik, un patto secondo il quale, se uno dei due non avesse potuto recarsi alla corte del Messaggero in un dato giorno, l’altro lo avrebbe informato di tutto ciò che era accaduto quel giorno. Nelle parole di Ḥaḍrat ʿUmar:

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Quando mi recavo alla corte del Messaggero, gli comunicavo le notizie della rivelazione e delle altre questioni di quel giorno; e quando vi si recava lui, faceva altrettanto. [**************]

Ḥaḍrat ʿAbdullāh ibn ʿUmar era particolarmente desideroso di apprendere gli ḥadīth. Se un giorno o in un certo momento era assente dalla corte profetica, si informava presso i Compagni che erano stati presenti in quel momento, chiedendo loro quali parole il nobile Messaggero avesse pronunciato, quali azioni avesse compiuto e quali parole e azioni avesse approvato. [**************] Se ignorava un ḥadīth o qualsiasi altra questione, chiedeva direttamente al nobile Profeta, eliminando così ogni ignoranza, dubbio e sospetto. [***************]

Una volta un uomo della tribù dei Layth riferì, tramite Ḥaḍrat Abū Saʿīd al-Khudrī: «Il nobile Profeta disse:»

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Non vendete né acquistate oro in cambio di oro, se non in quantità uguali. Bukhari Sharif, primo volume, p. 291.

Questo detto era sconosciuto a Ibn ʿUmar. Egli si recò subito da Abū Saʿīd al-Khudrī e gli chiese:

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È questo l’ḥadīth che stai narrando dal Messaggero di Allah?

I nobili Compagni avevano anch’essi istituito, nelle rispettive regioni, centri d’insegnamento analoghi per impartire l’istruzione sul Corano e sugli ḥadīth. Durante la vita del Nobile Profeta erano già state costruite nove moschee nella città di Medina. In esse, oltre a celebrare la preghiera con la congregazione per le cinque preghiere quotidiane, era stato predisposto anche l’insegnamento della religione islamica in ciascuna moschea. La delegazione giunta dalla tribù di ʿAbd al-Qays fece ritorno nella propria terra con questa consapevolezza:

******************************************************

Gli Anṣār ci insegnavano il Libro di Allah e la Sunna del Messaggero.

Farham ibn Malik (ra) giunse a Medina dallo Yemen per apprendere gli insegnamenti dell’Islam. A proposito di lui, lo storico Ibn Sa‘d scrisse:

******************************************************

Giunse dallo Yemen e studiò il Corano, gli obblighi dell’Islam e le norme della sharīʿa.

A questo proposito è degna di nota anche la seguente affermazione riportata da Abū Hurayra. Egli disse:

******************************************************

I Compagni sapevano bene che ero solito recarmi regolarmente alla presenza del Messaggero (s). Per questo mi interrogavano sugli ḥadīth del nobile Messaggero (s) e ne apprendevano il contenuto. Tra loro si annoverano, in particolare, ʿUmar, ʿUthmān, ʿAlī, Ṭalḥa e al-Zubayr.

I centri per l’insegnamento della religione istituiti dai Compagni nelle varie zone di Medina svolgevano generalmente le lezioni durante il giorno. Per questo molti lavoratori e persone dedite a diverse professioni non avevano la possibilità di frequentarli e acquisire conoscenza. Furono quindi costretti a istituire centri d’istruzione simili a scuole serali. Riguardo agli studenti di queste scuole, l’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal scrisse:

******************************************************

Quando l’oscurità della notte li avvolgeva, si recavano dai loro insegnanti che si trovavano a Medina. E là rimanevano immersi nello studio fino al mattino.[************]

È superfluo dire che in questi centri, insieme al Corano, venivano insegnati anche gli hadith. Proprio per questo molti Compagni non trasmisero gli hadith direttamente dal Messaggero, bensì attraverso un altro Compagno. Una prova evidente di ciò si trova nelle seguenti parole di Hazrat Anam ibn Malik (ra). Egli disse:

******************************************************

Non abbiamo ascoltato direttamente dal Messaggero tutti gli hadith che vi trasmettiamo. Al contrario, i nostri compagni, cioè i Compagni, si trasmettevano gli hadith gli uni agli altri.[Mustadrak di Hakim, vol. 1, p. 95.]

A conferma di ciò valgono anche le parole pronunciate da Hazrat Bara ibn Azib (ra) parlando del valore degli hadith da lui trasmessi. Egli disse:

******************************************************

Non abbiamo ascoltato tutti gli hadith dal Messaggero; anche i nostri compagni ci riferivano gli hadith del Messaggero. Infatti, il lavoro e gli impegni legati alla cura dei cammelli non ci permettevano di recarci alla presenza del Messaggero.[Tabaqat di Ibn Sa’d, vol. 4, p. 283; Mustadrak, vol. 1, p. 95.]

Nel libro «Mustadrak», le parole riportate sono le seguenti:******************************************************

Non ascoltavamo tutti gli hadith direttamente dal Messaggero; piuttosto, i nostri compagni ci narravano gli hadith, mentre noi eravamo occupati a occuparci dei cammelli. [Mustadrak al-Hakim, vol. 1, p. 96]

Da questa lunga discussione probatoria risulta chiaramente che i Compagni che avevano l’opportunità di ascoltare gli hadith dal nobile Profeta li trasmettevano agli altri Compagni; coloro invece che non avevano l’opportunità di ascoltarli direttamente dal Messaggero li apprendevano dagli altri Compagni che li avevano ascoltati. In questo modo, durante la sua stessa vita, quasi ogni hadith del nobile Messaggero era giunto a quasi tutti i Compagni.

 

L’attuazione pratica degli hadith

I nobili Compagni non si limitavano a memorizzare gli hadith ricevuti dal nobile Profeta, né alla loro trasmissione orale e al loro esame nelle assemblee. Allo stesso tempo, si sforzavano al massimo di tradurli in pratica. Quando il nobile Profeta pronunciava parole riguardanti una credenza o una pura questione teorica, i nobili Compagni le memorizzavano, le imprimevano saldamente nella mente e nel cuore e, conformemente ad esse, formavano le proprie convinzioni e la propria fede. Quando invece pronunciava parole contenenti ordini o divieti, ordinava di compiere un’azione o vietava di compierne un’altra, oppure emanava un decreto amministrativo, i nobili Compagni le mettevano immediatamente in pratica. Finché non avevano trasformato tali insegnamenti in abitudini quotidiane, non lasciavano nulla di intentato per esercitarli e farne una consuetudine. Hazrat Abd Allah ibn Mas’ud disse:

******************************************************

Quando uno di noi imparava dieci versetti, non procedeva a imparare altro prima di averne compreso pienamente il significato e di aver agito conformemente ad esso.

Ciò significa che, qualunque cosa imparassero dal nobile Profeta, i nobili Compagni si sforzavano innanzitutto con ogni mezzo di metterla in pratica. Di conseguenza, ogni parola, ordine e decreto del Messaggero veniva immediatamente applicato e attuato dai nobili Compagni.

Anche dai numerosi ordini del seguente tipo pronunciati dal nobile Profeta si ricava la prova che egli stesso prestava particolare attenzione a far sì che le leggi fondamentali dell’Islam venissero tradotte nella vita concreta dei Compagni. Sorvegliava attentamente se i musulmani osservassero le sue direttive nella vita personale. Si attribuiva un’importanza straordinaria alla pratica, alla condotta e all’osservanza dell’Islam. Si prestava particolare cura a trasformare le credenze e le leggi islamiche in abitudini e caratteristiche naturali dei musulmani. A titolo di esempio, tra le innumerevoli parole del Messaggero contenenti ordini, qui se ne citeranno due. Egli disse:

******************************************************

Pregate esattamente come mi avete visto pregare.[Sahih al-Bukhari, vol. 2, p. 1076.]

Riguardo all’adempimento del pellegrinaggio, il Profeta (s) dichiarò nel sermone del Pellegrinaggio d’addio:

******************************************************

Ricevete da me le norme e le modalità per compiere il pellegrinaggio. [[(a). ******************* In Muslim Sharif, la frase è riportata così:

******************************************************

Prendete e apprendete le norme del vostro pellegrinaggio.

Nel commentare questo hadith, l’Imam al-Nawawi scrisse:

******************************************************

******************************************************

Il senso delle parole pronunciate dal Messaggero è questo: le parole, le azioni e gli atti relativi ad Allah che ho compiuto durante il mio pellegrinaggio, costituiscono i riti e le modalità del pellegrinaggio. Anche per voi sono stabilite le medesime regole e i medesimi riti. Pertanto, riceveteli da me e accettateli. Imparateli, memorizzateli e conservateli; agite in conformità ad essi e insegnateli anche alle altre persone. L’Imam an-Nawawi dice: riguardo ai riti e alle modalità del pellegrinaggio, questo è un fondamento e una fonte estremamente importanti. È proprio come l’ordine: «Pregate nel modo in cui mi avete visto pregare».

Da questi due decreti risulta innanzitutto che, sebbene nel Sublime Corano vi siano indicazioni esplicite riguardo agli atti di culto e di devozione, quali la preghiera, il digiuno, il pellegrinaggio e l’elemosina obbligatoria, in esso non sono state menzionate le loro modalità dettagliate. Pertanto, esse devono essere apprese dal Profeta universale, portatore del Corano.

In secondo luogo, per insegnare le modalità di ogni azione, il Messaggero compiva personalmente quell’azione e ne offriva un esempio concreto davanti alla gente; mostrava egli stesso come dovesse essere compiuta.

Non solo: quando osservava un errore o una mancanza nel culto di qualcuno, il Nobile Messaggero lo correggeva immediatamente; segnalava l’errore e insisteva affinché fosse corretto. Un giorno osservava nella Moschea del Profeta la preghiera di un Compagno. Vide che la sua preghiera non veniva eseguita secondo le regole corrette. Quando, terminata la preghiera, questi si avvicinò al Messaggero, egli gli disse:

******************************************************

Torna indietro e prega di nuovo, poiché non hai pregato.

In altre parole, non hai pregato; non hai pregato nel modo in cui si deve pregare. Pertanto, prega di nuovo. Anche dopo aver pregato tre o quattro volte in questo modo, poiché la sua preghiera non fu eseguita secondo le regole corrette, il Nobile Profeta (s) gli insegnò personalmente, in modo pratico e dettagliato, tutte le norme e le modalità della preghiera. [Bukhari Sharif, vol. 1, p. 10.]

In questo modo, i nobili Compagni (ra), rimanendo alla presenza del Messaggero e a stretto contatto con lui, ricevevano l’insegnamento ideale, dottrinale e pratico dell’Islam, nonché la relativa formazione. Non appena veniva rivelato un versetto del Corano, erano loro i primi ad ascoltarlo direttamente dal Messaggero. Se il Messaggero (s) pronunciava qualcosa riguardo all’interpretazione e alla realizzazione pratica di un versetto del Corano, erano ancora loro i primi a venirne a conoscenza.

D’altra parte, anche i nobili Compagni (ra) osservavano con grande attenzione tutte le azioni e le attività del Messaggero, cercando di comprenderle con la mente e l’intelletto. A titolo di prova si possono citare i seguenti hadith:

(a) Alcune persone chiesero a Hazrat Khabbab ibn al-Aratt (ra): «Il Nobile Messaggero (s) recitava il Corano nella preghiera di zuhr?». Hazrat Khabbab rispose: «Sì». Allora essi dissero:

******************************************************

Come potevate sapere, rimanendo dietro di lui, che il Messaggero recitava il Corano durante la preghiera?

Egli rispose:

******************************************************

Lo sapevamo e lo comprendevamo osservando il movimento della sua barba.[Bukhari Sharif, vol. 1, p. 105; Abu Dawud: Kitab al-Salat, vol. 1; Mustadrak al-Hakim, vol. 3, p. 579.]

(b) Hazrat Abu Sa’id al-Khudri (ra) disse: Noi cercavamo di stimare per quanto tempo il Profeta Nobile (s) rimaneva in piedi nelle preghiere di Zuhr e di Asr. Osservavamo che nelle prime due rakʿat rimaneva in piedi per un tempo pari a quello necessario per recitare tre versetti del Corano, mentre nelle ultime due rakʿat rimaneva in piedi per metà di tale tempo.[Muslim Sharif, vol. 1, p. 185; Abu Dawud, Kitab al-Salat, vol. 1.]

Che i Compagni illustri agissero conformemente alle pratiche osservate nel Messaggero è dimostrato dal seguente hadith:

Un uomo disse ad Hazrat Umar (ra): «Nel Nobile Corano troviamo menzionata soltanto la preghiera durante il timore (********) e la preghiera durante la permanenza nella propria casa; ma nel Nobile Corano non troviamo alcuna menzione della preghiera durante il viaggio. Qual è la ragione di ciò?». Egli rispose:

Noi non sapevamo nulla della religione. In tale situazione, Allah l’Altissimo inviò Hazrat Muhammad (s) come Messaggero; perciò ora pratichiamo la religione esattamente nel modo in cui vediamo che egli la pratica.[Musnad Ahmad, vol. 2, p. 65.]

Dai tre hadith sopra citati risultano chiaramente dimostrate le seguenti considerazioni:

(a) Per quanto riguarda le pratiche della religione, i Compagni illustri agivano esattamente come agiva il Messaggero; imitavano fedelmente sia le parole sia le azioni del Messaggero e ritenevano che, facendo in questo modo, la religione fosse stata praticata.

(c) Il Nobile Messaggero (s) stesso esortava i Compagni a osservare e seguire il modo in cui egli compiva ogni pratica della religione, e i Compagni illustri, per adempiere al loro dovere di praticare la religione, a loro volta assolvevano tale compito. Infatti, l’unico mezzo per acquisire una conoscenza dettagliata della religione consisteva nell’accogliere e comprendere le parole del Messaggero, nell’osservare attentamente le sue azioni e nell’apprendere direttamente da lui nella pratica.

In verità, per conoscere in dettaglio e nei minimi particolari le norme e le disposizioni dell’Islam, la prima comunità islamica, i Compagni, si impegnava con immenso zelo e inesauribile desiderio di conoscenza. Sulla base dei principi coranici fu così elaborato l’ordinamento dettagliato dell’Islam.

I Compagni seguivano il Messaggero alla lettera anche in azioni nelle quali, secondo la Sharīʿa, non era strettamente necessario imitarlo. Una volta il Profeta aveva pregato indossando soltanto un mantello. Un giorno il celebre Compagno Hadrat Jābir fece la stessa cosa. Vedendolo, i suoi discepoli gli chiesero: «Perché, pur avendo presso di te un mantello supplementare, non lo hai usato durante la preghiera?». Egli rispose: «L’ho fatto perché il Profeta mi aveva concesso tale licenza, affinché voi poteste esserne informati». [Musnad dell’Imām Ahmad, vol. 3, p. 328.]

Hadrat Barāʾ ibn ʿĀzib (ra) si sforzava con tutto il suo zelo di conformarsi al Messaggero in ogni atto della preghiera. Un giorno riunì i membri della sua famiglia e disse: «Oggi vi mostrerò come il Profeta eseguiva l’abluzione e pregava». Poi eseguì l’abluzione e compì in congregazione le preghiere di zuhr, ʿasr, maghrib e ʿishāʾ, portando a termine ogni atto imitando il Profeta. Mostrò anche come il Messaggero eseguiva il rukūʿ e il sujūd». [Musnad dell’Imām Ahmad, vol. 4, pp. 288 e 303.]

Hadrat Anas (ra) servì ininterrottamente il nobile Messaggero per dieci anni. Qualunque azione avesse visto compiere al Messaggero, e in qualunque modo l’avesse visto compierla, la praticò nello stesso identico modo per tutta la vita. Vedendo il suo modo e il suo metodo di pregare, Hadrat Abū Hurayra (ra) diceva: «Non ho mai visto nessuno pregare in modo più conforme e simile a quello del Messaggero di Ibn Umm Sulaym (Anas)». Un giorno pregava cavalcando un cammello nella pianura fuori dal luogo chiamato ʿAyn al-Tamr. Il cammello non era rivolto verso la qibla. I suoi compagni, meravigliati, gli chiesero il significato di ciò. Egli rispose: «Se non avessi visto il Profeta pregare in questo modo, non avrei mai pregato così». Un altro giorno pregò indossando un’estremità di un indumento e avvolgendo l’altra intorno al corpo. Lì vicino era posato un mantello. Terminata la preghiera, Ibrāhīm ibn Rabīʿa, un Tābiʿī, gli chiese il motivo. Hadrat Anas (ra) rispose: «Ho visto il Profeta pregare esattamente in questo modo». Non imitava e seguiva alla lettera il Profeta soltanto nelle azioni obbligatorie, ma anche nelle questioni wājib e sunnah. La nobile e purissima vita del Profeta, ogni sua azione e ogni suo passo, erano per lui e per centinaia di migliaia di Compagni come lui i più luminosi fari della guida.

In verità, proprio grazie a questa imitazione da parte dei Compagni, ogni parola e ogni azione del Messaggero, così come la descrizione delle sue azioni, sono rimaste preservate per sempre; la società da lui formata non ha mai potuto dimenticarle. Questa fu una delle principali e più importanti basi della conservazione degli hadith del Messaggero.

 

Adempiere al dovere di diffondere l’Islam

Ciò che i Compagni apprendevano dal Messaggero riguardo all’Islam e qualunque patrimonio di conoscenza del Corano e degli hadith acquisissero, non lo limitavano né lo tenevano gelosamente per sé; al contrario, considerandolo un dovere fondamentale e morale, erano costantemente impegnati a diffonderlo tra la gente e tra i musulmani lontani dalla corte del Messaggero e dalla sua quotidiana compagnia. Questo era uno dei loro principali doveri religiosi. In realtà, proprio per adempiere a tale dovere, Allah l’Altissimo aveva formato la comunità musulmana per mezzo del Profeta. Descrivendo gli obiettivi e gli scopi individuali e collettivi della nazione musulmana, il Nobile Corano ha proclamato a gran voce:

******************************************************

In questo modo vi ho costituiti come una comunità mediana, affinché foste guide per l’umanità e il Messaggero fosse la vostra guida. [Sura al-Baqara, versetto 143.]

In conformità con questa dichiarazione del Corano, i nobili Compagni (che Allah si compiaccia di loro), mentre plasmavano la propria vita e il proprio carattere come concreta espressione della verità, sentivano anche come responsabilità e dovere guidare la gente sulla retta via e invitarla verso la verità. In questa missione non tenevano minimamente conto di alcun ostacolo, sofferenza o stanchezza. Nessun colpo poteva distoglierli da questo cammino. Inoltre, ritenevano un grave peccato lasciare questo mondo dopo aver appreso qualcosa della religione senza conservarlo segretamente e senza comunicarlo agli altri. Infatti, a causa della seguente dichiarazione del Corano, erano estremamente timorosi, preoccupati e atterriti proprio riguardo a ciò. Allah l’Altissimo ha detto:

******************************************************

Quanto a coloro che, dopo che Io ho fatto scendere le prove evidenti, ho inviato agli uomini il messaggio della guida e ne ho dato spiegazione nel Libro, nascondono tutto ciò, su di loro Allah e tutti coloro che maledicono invocano la maledizione. [Sura al-Baqara, versetto 159]

Dopo aver ascoltato questo severo monito, nessun Compagno poteva osare nascondere neppure una piccola questione riguardante la religione. Quando veniva chiesto a un Compagno qualcosa sull’Islam, egli riteneva suo dovere rispondere in base alla propria conoscenza. Infatti, ricordavano le seguenti parole del Nobile Profeta:

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Se qualcuno, pur essendo interrogato su una conoscenza, la nasconde, nel Giorno della Resurrezione Allah gli metterà una briglia di fuoco. [Mustadrak al-Hakim, vol. 1, p. 101.]

Per questo si può affermare con forza che la società islamica fondata dal Nobile Profeta operava nel suo insieme come un meccanismo automatico per la diffusione del Corano e degli hadith. Come il sangue, sgorgando dal cuore, viene fatto circolare e scorre attraverso arterie permanenti e automatiche in tutto il corpo, in ogni suo organo piccolo o grande, così anche il patrimonio degli hadith dell’Islam, scaturito dal Nobile Profeta, è giunto nei centri più remoti della società umana grazie agli instancabili sforzi e all’impegno di ogni musulmano.

Oltre all’adempimento di questa responsabilità personale di diffondere l’Islam, durante la vita del Nobile Profeta (s) gli hadith furono diffusi anche attraverso l’amministrazione ufficiale. Infatti, il Nobile Profeta (s) inviò persone e gruppi in diversi luoghi e Paesi per la propagazione dell’Islam. In questa fase menzioneremo alcuni episodi famosi.

Hazrat Abū Imāmah Bāhilī (ra) disse:

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Il Nobile Messaggero (s) mi inviò presso la mia tribù e la gente della mia regione, allo scopo di invitarli ad Allah e di esporre loro le norme della Sharīʿah islamica. [Mustadrak Hākim, vol. 3, p. 641.]

Un gruppo di Ansār prestava servizio presso il Nobile Profeta (s). Durante il giorno trasportavano acqua, raccoglievano legna e la vendevano per acquistare cibo per gli abitanti della Suffah. Di notte studiavano il Corano e gli hadith. Una volta, alcuni ipocriti si riunirono e dissero al Messaggero:

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Mandate con noi alcune persone che ci insegnino il Corano e gli hadith.

A questo scopo il Nobile Profeta (s) inviò con loro settanta uomini tra le persone sopra menzionate. Purtroppo, a metà strada, gli ipocriti li attaccarono all’improvviso e li fecero martirizzare. [Sahīh Muslim, vol. 2, p. 139. ********************]

Alla vigilia dell’Egira, Hazrat Abū Dharr al-Ghifārī (ra) accettò l’Islam alla presenza del nobile Profeta (s) nella Mecca शरीफा. Il nobile Profeta (s) gli disse:

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Mi è stato ordinato di recarmi nella terra dei datteri. Ritengo che non possa essere altro che Yathrib o Medina. Ora, potrai, per mio incarico, invitare all’Islam la gente della tua tribù e della tua regione?

Abū Dharr al-Ghifārī (ra) accettò con gioia questo incarico e, giunto nel suo paese, cominciò a invitare la gente all’Islam. Riferì alla sua tribù e alla gente del suo paese ciò che aveva appreso sull’Islam dal nobile Messaggero (s). Di conseguenza, molte persone accettarono l’Islam. Ṣaḥīḥ Muslim, volume 2, pagina 276.

Analogamente, dopo aver accettato l’Islam, Qays ibn Nāshiya al-Aslamī (ra) fece ritorno nel suo paese. Egli disse alla gente della sua tribù e della sua regione:

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O gente dei Banū Sulaym! Ho ascoltato la letteratura dei Romani e dei Persiani, le poesie dei poeti arabi, i racconti dei kāhin e la poesia degli Himyariti. Tuttavia, nulla di tutto ciò può essere paragonato alle parole di Muhammad: esse appartengono a una corrente di pensiero del tutto singolare. Pertanto, seguitemi nell’avere fede in Muhammad.

Il nobile Profeta (s) inviò Hazrat ʿAmr ibn Ḥazm (ra) presso la tribù di Najrān con il seguente obiettivo:

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Egli impartirà loro una conoscenza adeguata della religione e insegnerà loro il Corano.

Il Nobile Profeta (s) inviò Hazrat Muʿadh ibn Jabal (ra) nello Yemen:

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come insegnante degli abitanti dello Yemen e di Hadramaut.

Quando le due tribù chiamate «Karba» e «Adl» accettarono l’Islam nel terzo anno dopo l’Egira, il Nobile Profeta (s) inviò loro sei insegnanti:

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«Il Nobile Profeta (s) inviò sei insegnanti alle due tribù chiamate Adl e Karra, per impartire loro le conoscenze fondamentali della religione islamica e insegnare il Corano e le norme della legge islamica. Essi erano: Marsad ibn Abi Marsad, Asim ibn Thabit, Habib ibn Adi, Khalid ibn al-Bukayr, Zayd ibn Dathina e Abdullah ibn Tariq (ra).

Dopo la conquista della Mecca, l’intera Arabia si preparò ad accettare l’Islam. Allora la gente cominciò a inviare i capi delle proprie tribù dal Nobile Profeta (s). Essi, dopo aver accettato l’Islam, ritornarono presso la propria tribù e presso gli abitanti della propria regione, li invitarono all’Islam e diffusero la conoscenza islamica, il Corano e gli hadith.

Inoltre, il Nobile Profeta (s) inviò numerosi Compagni, individualmente o in gruppi, in diverse regioni dell’Arabia allo scopo di diffondere l’Islam. Attraverso di loro furono ampiamente diffusi sia il Nobile Corano sia gli hadith del Messaggero, in quanto sua esegesi.

I Compagni che il Nobile Profeta (s) nominò governatori e inviò nelle diverse province dello Stato islamico adottarono, insieme al Corano, anche gli hadith come uno dei fondamenti dell’amministrazione. A questo proposito è particolarmente memorabile il dialogo che il Nobile Messaggero (s) ebbe con Hazrat Muʿadh ibn Jabal (ra) quando lo nominò governatore dello Yemen e lo inviò laggiù. Il Nobile Profeta (s) chiese: «In base a che cosa amministrerai il governo?». Muʿadh rispose: «In base al Corano». Chiese: «E se non si trova nulla nel Corano riguardo alla questione in esame, allora?». Muʿadh rispose:

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«Agirò sulla base della Sunna del Messaggero».

Al termine di questo dialogo, il Nobile Messaggero (s) rese grazie ad Allah con grande soddisfazione, pose la mano sul petto di Hazrat Muʿadh e disse:

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Lode a Colui che ha concesso all’inviato del Suo Messaggero la capacità di determinare azioni e norme conformi al compiacimento del Messaggero di Allah.

A questo proposito, l’ultima osservazione è che, praticamente in ogni parte dello Stato islamico, gli hadith erano già giunti durante la vita del Messaggero grazie agli sforzi e alla dedizione delle persone da lui inviate. Ovunque ne era iniziato lo studio. Di conseguenza, i musulmani che vivevano in regioni lontane poterono acquisire una conoscenza completa degli hadith del Messaggero insieme al Corano.

 

La trasmissione e l’insegnamento degli hadith da parte dei Compagni

Nell’adempimento del compito di diffondere l’Islam, gli hadith furono trasmessi, insieme al Corano, in ogni paese per mezzo dei Compagni. In questa fase presenteremo una trattazione dettagliata dell’impegno profuso dai Compagni, in particolare per la trasmissione degli hadith.

Prima di procedere oltre, è tuttavia necessario presentare qui una breve discussione fondamentale su chi sia un «Compagno», su chi debba essere considerato tale e su chi no.

Secondo l’opinione di celebri muhaddith, come l’Imam Bukhari e Ahmad ibn Hanbal:

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È un Compagno chi ha visto il Messaggero, aveva raggiunto la capacità di discernimento, credeva in lui e concluse la propria vita nell’Islam. Sia che l’incontro e la frequentazione del Messaggero siano durati a lungo o per breve tempo, sia che abbia trasmesso o meno hadith da lui, sia che abbia combattuto al suo fianco oppure no, egli sarà considerato un Compagno.

L’Imam Bukhari ha scritto nella sua opera autentica:

È Compagno del Messaggero ogni musulmano che sia entrato in contatto con il Messaggero o che lo abbia visto.[************]

Abū al-Muẓaffar al-Samʿānī disse:

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Gli studiosi della scienza degli ḥadīth chiamano Compagni tutti coloro che abbiano narrato dal Messaggero anche un solo ḥadīth o una sola parola.[**************]

Allah stesso ha elogiato e descritto i Compagni in diversi passi del Corano. In un passo ciò è stato detto con parole relativamente dettagliate e assai incisive:

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Muhammad è il Messaggero di Allah e coloro che sono con lui (i Compagni) sono estremamente duri verso i miscredenti; sono pieni di benevolenza e amore reciproci. Li vedrai sempre inchinarsi e prosternarsi, umili e prostrati davanti ad Allah. Essi desiderano sempre ottenere la grazia e il compiacimento di Allah. Sulla loro fronte sono impressi i segni della prosternazione.[Sura al-Fatḥ, versetto 29.]

Altrove è stato detto:

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Allah fu sommamente compiaciuto di questi credenti (i Compagni) quando, seduti sotto l’albero, prestavano giuramento di fedeltà alla tua mano, o Profeta. Poi Allah l’Altissimo conobbe ciò che vi era nei loro cuori.[Ivi, versetto 18.]

Anche negli hadith autentici sono state riportate molte importanti parole del Messaggero riguardo alle virtù dei Compagni.

In un hadith il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse:

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Non insultate i miei Compagni. Per Colui nelle cui mani è la mia vita, se uno di voi donasse oro pari alla montagna di Uhud, non potrebbe comunque raggiungere neppure il merito di un Compagno, né la metà di esso.[Muslim, vol. 2, p. 310; al-Bukhari, vol. 1, p. 518.]

In verità, grazie agli sforzi instancabili e all’immolazione di sé infinita e incomparabile di questi Compagni, da un lato l’Islam è stato propagato e, dall’altro, la società e lo Stato islamici istituiti dal Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) sono rimasti pienamente protetti. Furono i Compagni a ricevere dal Messaggero la conoscenza del Corano e degli hadith e, al tempo stesso, a fare in modo che il loro flusso vivificante si diffondesse in ogni angolo del mondo, rendendo così l’umanità eternamente beneficata.

Pertanto, in quanto primi destinatari, trasmettitori e propagatori degli hadith, i Compagni rimarranno imperituramente memorabili nella storia dell’ummah musulmana mondiale: non vi è il minimo dubbio al riguardo.

In realtà, dopo aver ricevuto dal Nobile Messaggero (s) le istruzioni riguardo all’apprendimento, alla conservazione e alla memorizzazione degli hadith, nonché alla loro diffusione e insegnamento, i Compagni non poterono rimanere inattivi. Al contrario, proprio come attribuirono agli hadith l’importanza che meritavano, li studiarono e li memorizzarono personalmente; allo stesso modo, si adoperarono con ogni sforzo per farli giungere persino alle persone che non ne avevano conoscenza e per istruirle pienamente nell’apprendimento degli hadith. Non solo durante la vita del Nobile Profeta, ma anche dopo la sua morte, non mostrarono la minima negligenza nella diffusione e nell’insegnamento degli hadith, insieme al Nobile Corano. Dopo la morte del Profeta, si dispersero in ogni parte dell’intero Stato islamico e in numerosi Paesi non musulmani lontani, e ciascuno si dedicò, nel proprio luogo e nel proprio ambiente, alla diffusione degli hadith e della conoscenza islamica. Qui presentiamo resoconti storici e attendibili sulla diffusione e sull’insegnamento degli hadith da parte di alcuni illustri Compagni:

1. Hazrat Abu Idris al-Khawlani (ra) racconta: partecipai a un’assemblea tenuta nella moschea della città di Hims. Vi erano presenti 32 Compagni. Qui si studiavano e si insegnavano gli hadith collettivamente. Quando un Compagno terminava di narrare un hadith, il secondo iniziava a narrarne uno. [Musnad Ahmad, vol. 5, p. 328.]

2. Nasr ibn Asim al-Laythi racconta: vidi una folla riunita nella moschea congregazionale della città di Kufa. Tutte le persone, silenziose e immobili, guardavano una persona con profonda attenzione, intensa aspettativa e sguardo fisso. Dopo essermi informato, appresi che si trattava del celebre Compagno Hazrat Hudhayfa ibn al-Yaman (ra), il quale stava insegnando gli hadith. [Musnad Ahmad, vol. 5, p. 386.]

3. La Madre dei Credenti Hazrat Aisha (ra) era impegnata nell’insegnamento degli hadith a Medina. Presso di lei vi erano contemporaneamente più di duecento studenti, di cui 38 erano donne. Illustri Compagni, quali Hazrat Abu Musa al-Ash‘ari, Abd Allah ibn Abbas e Amr ibn al-As, partecipavano regolarmente alle sue assemblee di studio degli hadith. [Tadhkirat al-Huffaz di al-Dhahabi, sezione su Hazrat Abu al-Darda.]

4. Nella città di Kufa, Hazrat Abd Allah ibn Mas‘ud (ra) teneva regolarmente lezioni sugli hadith. Alle sue lezioni si riunivano almeno quattromila studenti e ascoltatori. [Si veda l’opera Asrar al-Anwar.]

5. Hazrat Abu al-Darda (ra) [il nome di questo Compagno era Uwaymir ibn Zayd, p. 32] viveva a Damasco. Quando si recava nella moschea per tenere una lezione sugli hadith, davanti a lui si radunava una folla così numerosa di ascoltatori che, in mezzo a loro, sembrava quasi che fosse seduto uno Shahanshah. [Tadhkirat al-Huffaz, sezione su Abu al-Darda.]

Nel libro Tadhkirat al-Huffaz è menzionato che almeno milleseicento studenti partecipavano regolarmente alle assemblee di studio di Hazrat Abu al-Darda.

6. Hazrat Abd Allah ibn Umar (ra) aveva acquisito un oceano immenso di conoscenza degli hadith; tuttavia non lo tenne confinato esclusivamente dentro di sé, bensì con esso placava la sete di conoscenza di centinaia di migliaia di musulmani. Di conseguenza, attraverso di lui gli hadith furono ampiamente diffusi. Rimase in vita per più di sessant’anni dopo la morte del Nobile Profeta (s) (m. 74 dell’Egira). Durante questa lunga vita, il suo compito principale fu insegnare e diffondere gli hadith. [*****************] Per questo motivo non accettò neppure un impiego, poiché ciò avrebbe ostacolato e intralciato questa grande opera.

Egli teneva stabilmente a Medina riunioni per lo studio degli hadith. In particolare, durante il pellegrinaggio, quando a Medina si radunava un gran numero di musulmani, presentava loro gli hadith. Grazie a ciò, gli hadith del Messaggero giungevano con grande facilità fino ai centri più remoti del mondo islamico. [Usd al-Ghaba, vol. 3, p. 228.] Inoltre, egli diffondeva gli hadith recandosi nelle case della gente. Durante il governo di Yazid ibn Muawiya, si recò nella casa di Abdullah ibn Mutir. Quando gli fu detto di preparare per lui un tappeto e un giaciglio, il venerabile Abdullah ibn Umar (ra) disse:

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Non sono venuto a sedermi nella tua casa; sono venuto soltanto per riferirti un hadith. Avevo ascoltato questo hadith dal nobile Profeta (s).

Poi disse: Ho sentito il nobile Profeta (s) dire:

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Chi si astiene dall’obbedire all’amir, cioè al capo dello Stato islamico, nel Giorno della Resurrezione si presenterà davanti ad Allah in una condizione tale da non avere alcuna giustificazione da fornire. E chi morirà senza aver prestato bay’a all’amir, morirà della morte dell’epoca dell’ignoranza. [Sahih Muslim, vol. 2, p. 128; Musnad Ahmad, vol. 2, p. 154.]

7. Il venerabile Abdullah ibn Umar (ra) diffondeva gli hadith in ogni occasione e li insegnava alla gente. Ali ibn Abd al-Rahman racconta: Abdullah ibn Umar (ra) mi vide giocare con sassolini durante la preghiera. Quando ebbi terminato la preghiera, mi proibì di farlo e disse:

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Prega nello stesso modo bello in cui pregava il Messaggero (s).

Quando gli fu chiesto come pregasse il Messaggero (s), egli disse:

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Quando il Messaggero (s) sedeva nella preghiera, poneva la mano destra sulla coscia destra, chiudeva tutte le dita e faceva un gesto con il dito accanto al pollice. Poneva invece la mano sinistra sulla coscia sinistra.[Muwatta dell’Imam Muhammad, p. 53 (con traduzione)]

Quando per molti giorni non narravano un particolare hadith, nel cuore dei Compagni nasceva il timore che, non narrandolo e tenendolo nascosto, avrebbero commesso un peccato. Pertanto non potevano più tenerlo nascosto. Allora lo narravano alla gente. Quanto a Hadrat Uthman (ra), il racconto seguente ne offre un esempio lampante:

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Quando Hadrat Uthman (ra) fece l’abluzione, disse: «Certamente vi narrerò un hadith. Tuttavia, se non ci fosse stato un versetto, non ve lo avrei mai raccontato. Ho sentito il Nobile Profeta (s) dire: “Se una persona compie l’abluzione, la esegue perfettamente in ogni sua parte e poi compie la preghiera, tutti i peccati commessi tra lui e la preghiera gli saranno perdonati, finché continuerà a completare la preghiera”. Il narratore dell’hadith risponde dicendo: “Quel versetto è questo: ‘In verità, coloro che nascondono ciò che Io ho fatto discendere…’».[Sahih al-Bukhari, vol. 1, p. 28.

Il fatto che il versetto citato fosse stato presentato come prova del peccato derivante dal nascondere l’hadith da parte di Hadrat Uthman (ra) dimostra che egli, come gli altri nobili Compagni, considerava gli hadith parole discese da Allah. Altrimenti, non avrebbe avuto alcun senso presentare questo versetto come argomento, narrare l’hadith che non aveva narrato per molti giorni per timore del peccato e della punizione menzionati nel versetto, e dire: «Se non ci fosse stato questo versetto, non avrei mai narrato questo hadith».]

Anche mentre giacevano sul letto di morte, i Compagni (ra), quando necessario, narravano gli hadith del Messaggero (s). Hasan al-Basri disse: «Hazrat Mambkal giaceva sul letto di morte quando giunse da lui Ubaydullah ibn Ziyad. In quel momento Hazrat Mambkal disse:

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Ti narrerò un hadith che ho udito dal Messaggero (s). Egli disse: “Se Allah affida a un servo la responsabilità di governare il popolo ed egli non lo protegge consigliandolo bene e preoccupandosi del suo benessere, non sentirà neppure il profumo del Paradiso.” [Bukhari Sharif, vol. 2, p. 1058.]

Hazrat Abu Ayyub Ansari (ra), mentre giaceva sul letto di morte, tremava per il senso di responsabilità di trasmettere gli hadith. Poco prima della sua morte narrò due hadith che in precedenza non aveva mai narrato. Dopo la sua morte, i due hadith furono fatti pervenire alla comunità musulmana mediante un annuncio pubblico. [Musnad Ahmad, vol. 5, p. 414.]

Anche riguardo ad Abu Hurayra (ra) Ibn Abi Shaybah ha riportato un episodio di questo genere. Egli giaceva sul letto di malattia; allora disse ai presenti:

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«Aiutatemi ad alzarmi e a sedermi, perché presso di me è custodito un deposito affidatomi dal Nobile Messaggero (s), e voglio trasmettervelo.»

Dopo che lo ebbero fatto sedere, egli narrò:

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Nessuno di voi guardi qua e là durante la propria preghiera. Se proprio qualcuno deve guardare, lo faccia durante una preghiera diversa da quella obbligatoria.[Tafsīr Rūḥ al-Maʿānī, vol. 18, p. 3.]

Abū al-ʿĀliya, il tābiʿī, disse:

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A Baṣra ascoltavamo dalla gente i racconti degli ḥadīth narrati dai Compagni del Messaggero (s); tuttavia non potevamo ritenerci pienamente soddisfatti o appagati, finché non ci recavamo a Medina per ascoltarli direttamente dalla loro bocca.[Musnad al-Dārimī, p. 74.]

In effetti, innumerevoli musulmani giungevano dai vari centri del mondo islamico al cospetto dei nobili Compagni, allo scopo di apprendere la sapienza islamica, gli ḥadīth e il Corano. Essi li accoglievano con onore e con entusiasmo e presentavano loro gli ḥadīth. In particolare, è stato dimostrato da fonti affidabili che presso Ḥaḍrat Abū Hurayra (ra) e Ḥaḍrat Abū Saʿīd al-Khudrī (ra) si radunava una folla enorme di studenti degli ḥadīth. Quando veniva posta una domanda su una questione, occorreva attendere a lungo per riceverne la risposta.[Musnad dell’Imām Aḥmad, vol. 3, p. 92; Tirmidhī, Abwāb al-ʿIlm.]

Ḥaḍrat Ibn ʿAbbās (ra) mandò suo figlio ʿAlī e il suo schiavo ʿIkrima da Ḥaḍrat Abū Saʿīd al-Khudrī per ascoltare gli ḥadīth. Quando arrivarono, egli si trovava nel giardino. Vedendoli, venne da loro, si sedette e narrò loro gli ḥadīth.[Ibid.]

8. Ḥaḍrat Anas ibn Mālik (ra) si dedicò alla diffusione della scienza degli ḥadīth. Trascorse tutta la sua vita nell’ambito dell’insegnamento degli ḥadīth. Mentre gli altri Compagni del Nobile Messaggero (s) erano impegnati in varie guerre, egli era profondamente assorbito, nella moschea congregazionale di Baṣra, nella diffusione e nell’insegnamento degli ḥadīth del Messaggero (s). Alle sue assemblee di esposizione degli ḥadīth accorreva un gran numero di persone dalla Mecca, da Medina, da Baṣra, da Kūfa e dalla Siria. Egli è uno dei Compagni che narrarono un gran numero di ḥadīth. Ottanta ḥadīth da lui narrati sono stati inclusi nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, settanta nel Ṣaḥīḥ Muslim e centoventotto in entrambe le opere, quella di al-Bukhārī e quella di Muslim.

9. Hazrat Ubay ibn Ka’b (ra) possedeva una particolare competenza negli hadith; al-Dhahabi ha scritto:

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Hazrat Ubay era uno di coloro che avevano ascoltato il maggior numero di hadith dal Nobile Profeta (s). Molti Compagni che trasmettevano hadith furono dapprima suoi discepoli. (Tadhkirat al-Huffaz, voce Ubay.)

10. Quando il governatore di Medina, Amr ibn Sa’id, stava inviando truppe alla Mecca contro Hazrat Abdullah ibn al-Zubayr, Hazrat Abu Shurayh (ra) gli disse:

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O emiro! Permettetemi di riferirvi un hadith del Messaggero (s), che egli pronunciò in piedi il giorno dopo la conquista della Mecca: le mie due orecchie lo udirono, il mio cuore lo conservò e lo imparò a memoria, e i miei due occhi lo vedevano mentre parlava. Poi gli riferì un hadith riguardante l’inviolabilità della Mecca e altri argomenti. (Sahih al-Bukhari, vol. 1, p. 21.)

Dalle parole di Hazrat Abu Shurayh si apprende, innanzitutto, che egli aveva memorizzato e custodito pienamente gli hadith; in secondo luogo, era sempre pronto ad assumersi la responsabilità di trasmetterli.

Anche Hazrat Jabir ibn Abdullah (ra) teneva regolarmente lezioni di hadith, seduto nella Moschea del Profeta. Allama al-Suyuti ha detto:

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Nella stessa Moschea del Profeta, Hazrat Jabir ibn Abdullah aveva un centro d’insegnamento. Lì la gente si riuniva per apprendere gli hadith da lui.

I nobili Compagni (ra) non si limitavano a insegnare oralmente gli hadith alla gente; si impegnavano sinceramente e prestavano particolare attenzione affinché le persone li memorizzassero e li imprimessero e custodissero per sempre nella propria memoria. È già stato menzionato l’impegno personale dei Compagni nel memorizzare gli hadith. Qui cercheremo di mostrare che essi si adoperavano in modo speciale affinché coloro che venivano da loro per apprendere gli hadith li memorizzassero.

In questa prima epoca dell’Islam, così come i musulmani mandavano i loro figli piccoli in particolari istituti d’istruzione allo scopo di far loro memorizzare il Corano, allo stesso modo li mandavano nei centri d’insegnamento degli hadith. Inoltre, esortavano vivamente la gente a memorizzare gli hadith e, a tale scopo, la consigliavano in vari modi.

Il tabi‘i Abu Nadra disse a Hazrat Abu Sa‘id al-Khudri (ra):

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Non dovremmo mettere per iscritto ciò che ascoltiamo da voi?

Egli rispose:

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Il vostro nobile Profeta (s) ci narrava gli hadith; noi li memorizzavamo e li conservavamo nella memoria. Pertanto, memorizzate anche voi gli hadith come noi.

I venerabili Compagni non trascuravano minimamente la pratica assidua degli hadith e l’incoraggiamento a tale scopo. A proposito di come il venerabile Ibn Abbas (r.a.), maestro di Ikrima e imam della scienza degli hadith nell’epoca dei Tabi’un, gli insegnasse gli hadith, egli racconta:

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Ibn Abbas mi metteva i ceppi ai piedi per insegnarmi il Corano e gli hadith. (Tadhkirat al-Huffaz, al-Dhahabi, p. 90.)

Il venerabile Ali (r.a.) disse:

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Continuate a dedicarvi molto alla pratica degli hadith; altrimenti questa vostra conoscenza (la conoscenza degli hadith) svanirà.

Il Compagno Hazrat ʿAbdullah ibn Masʿud (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Ripassate e praticate reciprocamente gli hadith, poiché la loro conservazione è possibile soltanto attraverso la pratica e il ripasso.»

Il Compagno Hazrat Abu Saʿid al-Khudri (che Allah sia soddisfatto di lui) disse:

******************************************************

Continuate sempre a praticare e ricordare gli hadith.

Anche il tābiʿī ʿAbd al-Rahman ibn Abi Layla diceva spesso ai suoi studenti di hadith:

******************************************************

La conoscenza degli hadith acquisita può rimanere viva e preservata soltanto attraverso la pratica, il ricordo e la recitazione ripetuti. Pertanto, continuate tutti a praticare, ricordare e recitare gli hadith.

In un’altra trasmissione, questa esortazione è riportata nel modo seguente:

Ripassate e studiate reciprocamente gli hadith, poiché è proprio attraverso tale ripasso e studio che gli hadith rimarranno vivi. [Sunan al-Dārimī, pagina 78.]

A questo riguardo, sono ancora più chiare le seguenti parole di Hazrat Ibn ʿAbbās (ra). Rivolgendosi ai suoi studenti, diceva:

******************************************************

Studiate questo hadith riunendovi e discutendone tra voi. In tal modo esso non scomparirà da voi. Infatti, questo hadith non è ordinato, raccolto e preservato come il Nobile Corano. Per questo motivo, se non ne farete ampiamente oggetto di studio, esso svanirà da voi. [Sunan al-Dārimī, pagina 77.]

Anche le seguenti parole di Hazrat Ibn ʿAbbās sono degne di nota a questo proposito. Egli diceva:

******************************************************

Quando ascoltate un hadith da noi, ripassatelo tra voi. [Sunan al-Dārimī, pagina 78.]

Hazrat Ibn ʿUmar esortava i suoi studenti, dicendo:

******************************************************

Quando uno di voi desidera riferire un hadith a un’altra persona, lo ripeta necessariamente per tre volte. [Sunan al-Darimi, pagina 78.]

Dalla precedente dettagliata esposizione risulta provato che, proprio come i Compagni — che Allah sia compiaciuto di loro — si adoperavano personalmente per memorizzare gli hadith e diffonderli ampiamente, allo stesso modo esortavano con particolare insistenza coloro che, nell’epoca dei Tabi‘un, apprendevano gli hadith da loro a memorizzarli, praticarli e insegnarli alle generazioni successive.

 

La cautela nella trasmissione degli hadith

Il Nobile Profeta (s) diede un ordine chiaro di diffondere i suoi hadith e di riferirli ad altre persone. Tuttavia, non rese questa diffusione e questa trasmissione libere, indipendenti e senza restrizioni. Al contrario, esortò con parole estremamente severe ad adottare particolare cautela nel riferire e diffondere gli hadith, e proibì con termini durissimi di riferire e diffondere a suo nome parole false, inventate e incomplete. A questo proposito vengono qui riportati alcuni detti del Nobile Messaggero (s).

Hadrat Anas ibn Malik (r.a.) disse:

******************************************************

Il Nobile Profeta (s) disse:

Chiunque dica intenzionalmente una menzogna su di me, si prepari dunque a cercare nell’Inferno il proprio rifugio.

Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) disse:

******************************************************

Chiunque dica deliberatamente una menzogna su di me, faccia dunque dell’Inferno il proprio rifugio.

Hazrat Mugira ibn Shuʿba disse:

******************************************************

Ho udito il Messaggero (S) dire che mentire su di me non è come mentire su qualcun altro. Pertanto, chi dirà intenzionalmente una menzogna su di me, cerchi dunque nell’Inferno il proprio rifugio.[Tutti questi hadith sono tratti da Sahih Muslim **************************** volume 1, pagina 7.]

Sebbene siano stati riferiti da diversi Compagni con lievi differenze nelle parole, il tema fondamentale dei tre hadith sopra citati è lo stesso, e cioè che dire qualsiasi menzogna riguardo al Messaggero (S) o a suo nome, oppure attribuire al Messaggero parole inventate da noi, facendole passare per sue parole, è un peccato gravissimo. Il Nobile Profeta (S) ha pronunciato un severo divieto riguardo a tale atto. Dal hadith narrato da Hazrat Mugira (che Allah sia soddisfatto di lui) si apprende che mentire riguardo al Messaggero (S) non è come mentire riguardo a qualcun altro. Infatti, il Messaggero e le parole del Messaggero sono, subito dopo Allah e la Parola di Allah, la fonte dell’autorità e della conoscenza della Sharia islamica. Pertanto, se qui si insinuasse una qualsiasi menzogna, l’intera base della Sharia diventerebbe debole e inaffidabile. E se la base della Sharia islamica diventasse debole, non rimarrebbe più aperta agli esseri umani alcuna via di salvezza. Nel libro Irshad al-Sari, commento di Bukhari, riguardo a questo hadith è stato detto:

******************************************************

Questo hadith è definitivo e incontestabile quanto alla sua autenticità e all’inconfutabile solidità della sua catena di trasmissione. Una grande assemblea di muhaddithin ha definito questo hadith «mutawatir».[*****************]

Il padre dell’Imam al-Haramayn Abu al-Ma‘ali, Shaykh Abu Muhammad al-Juwayni, disse:

******************************************************

Chiunque menta deliberatamente riguardo al Nobile Profeta diventerà kafir.[Lo stesso]

In effetti, a causa di questi severi ammonimenti del Nobile Messaggero riguardo alla trasmissione degli hadith, i nobili Compagni avevano grandissimo timore di riferire qualsiasi cosa sul Messaggero; quando parlavano, adottavano la massima cautela e prudenza, e ciascuno verificava l’autenticità e l’esattezza di ciò che conosceva e aveva ascoltato molte volte, ascoltandolo nuovamente da un altro Compagno. Se vi era un errore, non mancavano neppure minimamente di correggerlo immediatamente. Per timore che venisse attribuita al Messaggero una qualsiasi falsità, molti Compagni non osavano trasmettere gli hadith. E quando li trasmettevano, tremavano per la paura. Pronunciavano ogni hadith e ogni parola degli hadith con il massimo senso di responsabilità e consapevolezza.

Per questo motivo, i nobili Compagni e i tabi‘in non accettavano mai un hadith se non era affidabile, comprovato in modo inconfutabile e se la continuità della catena di trasmissione non era intatta e ininterrotta. Tra i compilatori di hadith delle epoche successive, il seguente principio è stato unanimemente accettato:

******************************************************

Se viene provato che qualcuno ha mentito intenzionalmente anche in un solo hadith riguardante il Messaggero, sarà giudicato un fāsiq; tutti gli hadith da lui narrati saranno respinti e nessuno di essi potrà essere accettato come prova della Sharīʿa.

Dopo questa discussione di principio sulla cautela nella trasmissione degli hadith, è necessario illuminare questo tema menzionando alcuni episodi concreti della vita dei Compagni illustri. Qui riferiamo alcuni episodi riguardanti alcuni Compagni.

1. Ḥazrat Zubayr (che Allah sia soddisfatto di lui) non narrava affatto hadith. Un giorno Ḥazrat ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui) gli chiese: «Perché non narrate hadith come gli altri Compagni?». Egli rispose: «Sebbene avessi un rapporto particolare con il Messaggero, poiché l’ho sentito dire: “Chiunque menta riguardo a me, si prepari la propria dimora nell’Inferno”, per questo timore non narro hadith».

2. Numerosi Compagni, per molti anni consecutivi, non pronunciavano l’espressione: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto». L’Imam Shaʿbī disse: «Soggiornai per un anno presso Ḥazrat ʿAbdullah ibn ʿUmar, ma durante quel periodo egli non narrò alcun hadith». Ḥazrat Sāʾir ibn Yazīd (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Trascorsi molto tempo in compagnia di Ḥazrat Ṭalḥa ibn ʿAbdullah, Ḥazrat Saʿd, Ḥazrat Miqdād e ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf (che Allah sia soddisfatto di loro); tuttavia non vidi nessuno di loro narrare alcun hadith. Soltanto Ḥazrat Ṭalḥa narrava hadith riguardo al giorno della battaglia di Uḥud».

3. Ḥazrat Sāʾir ibn Yazīd (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Viaggiai insieme a Ḥazrat Saʿd ibn Mālik (che Allah sia soddisfatto di lui) da Medina fino alla Mecca; tuttavia, durante tutto quel lungo viaggio, non sentii uscire dalla sua bocca neppure un hadith».

4. Molte persone desideravano ascoltare hadith dai Compagni illustri, ma spesso essi si rifiutavano di narrarli. Una volta alcune persone dissero a Ḥazrat Zayd ibn Arqam (che Allah sia soddisfatto di lui): «Narrateci degli hadith; narrateli e fateli ascoltare a noi». Egli rispose: «Siamo diventati vecchi e abbiamo dimenticato; narrare hadith è un compito estremamente difficile».

5. Una volta fu chiesto a Ḥazrat Anas ibn Mālik (che Allah sia soddisfatto di lui) di narrare hadith, ma egli si limitò a rispondere: «In shāʾ Allāh».

In altre parole, egli desiderava sottrarsi alla responsabilità di narrare hadith. (Anche molti altri Compagni avevano questa consuetudine.) Egli stesso disse:

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Queste parole del Messaggero: «Chiunque desideri mentire a mio riguardo, si prepari dunque un rifugio nell’Inferno» mi impediscono di narrarvi molti hadith. [Bukhari Sharif, vol. 1, p. 21.]

Ciò non significa che egli non narrasse mai alcun hadith. Li narrava; tuttavia, al riguardo, adottava la massima cautela. [****************] Di lui è stato detto:

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Hazrat Anas, quando narrava gli hadith, diventava estremamente timoroso e atterrito: il suo cuore tremava. Per questo, dopo aver narrato un hadith, diceva: «Il Nobile Messaggero ha detto così», oppure: «Proprio come egli ha detto». [Musnad dell’Imam Ahmad, vol. 5, p. 140.]

Hazrat Anas non narrava affatto quegli hadith il cui significato rischiava di essere frainteso. Inoltre, distingueva anche tra gli hadith uditi direttamente dal Messaggero. [Musnad dell’Imam Ahmad, vol. 5, p. 140.]

6. Hazrat Ubayy ibn Ka’b narrava gli hadith, ma in quest’attività adottava una cautela senza pari. Sebbene fosse molto caro al Messaggero e avesse trascorso la maggior parte della sua vita in sua compagnia, ciononostante non narrò molti hadith del Messaggero. Il numero degli hadith da lui narrati è di appena 64. [****************]

7. Sebbene Hazrat Abdullah ibn Umar fosse straordinariamente competente nella scienza degli hadith, è stato riferito di lui: nella comunità dei Compagni, nessuno era più prudente di Hazrat Ibn Umar nel narrare gli hadith. Temeva persino di narrarli aggiungendo o togliendo qualcosa. [Tadhkirat al-Huffaz, vol. 1, p. 34.]

Anche Abū Jaʿfar al-Tābiʿī fece eco a questa stessa affermazione.[Mustadrak al-Hākim, vol. 3, p. 561.]

Saʿīd riferì dalle parole di suo padre: «Non ho visto nessuno più prudente di Ibn ʿUmar riguardo alla narrazione degli ḥadīth».[*********************]

In effetti, proprio a causa di questa prudenza, egli generalmente non era disposto a narrare gli ḥadīth.[***************]

8. Anche Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr (ra) narrava pochissimi ḥadīth e solo raramente. Aveva adottato questa condotta tenendo presente l’ḥadīth riguardante il mentire sul Messaggero (s). Un giorno alcune persone gli dissero: «Ti vediamo narrare pochissimi ḥadīth, mentre questo e quello tra i Compagni e Ḥaḍrat Ibn Masʿūd (ra) ne narrano un numero considerevole. In altre parole, nonostante la tua posizione distinta per la vicinanza al Messaggero, perché sei così arretrato nella narrazione degli ḥadīth?». In risposta egli disse:

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«Ascolta: dopo aver abbracciato l’Islam, non sono mai rimasto lontano dal Messaggero (s). Ma ho sentito il Messaggero (s) dire: “Chiunque dica una menzogna sul mio conto, si prepari a prendere dimora nell’Inferno”.[Musnad dell’Imām Abū Ḥanīfa (traduzione in urdu), p. 73; Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, vol. 1, p. 21. Nella narrazione di al-Bukhārī non è menzionato il nome di ʿAbd Allāh ibn Masʿūd; esso è invece menzionato nella riwāya di Ibn Mājah.(****************) E nella narrazione di Ismāʿīlī ********** è menzionata la frase “da quando ho abbracciato l’Islam”, che non compare in al-Bukhārī.]»

In realtà, questa paura era l’unica ragione per cui narrava un numero così esiguo di ḥadīth.

 

La scrittura degli ḥadīth

La dettagliata esposizione del naturale sistema di conservazione degli hadith già presentata in precedenza non costituiva l’unico mezzo alla base della conservazione degli hadith. Al contrario, gli hadith furono preservati mediante un sistema ancora più solido e affidabile. Questo sistema di conservazione degli hadith consiste nella loro trascrizione.

Nella mente di molte persone si è radicata una comune concezione errata riguardo agli hadith. I nemici degli hadith la presentano come argomento per dimostrare la loro origine non autentica e la loro inattendibilità. Essi sostengono che gli hadith non furono trascritti durante la vita del Nobile Profeta, bensì un secolo dopo la sua morte. Pertanto, secondo loro, gli hadith non sono degni di fede.

Tuttavia, esaminando con attenzione la storia della conservazione degli hadith, risulta indiscutibilmente provato che tale concezione non è affatto vera, ma costituisce soltanto propaganda calunniosa e false dicerie dei loro nemici. La storia la smentisce energicamente. In realtà, una questione così importante come la conservazione degli hadith non può essere rimasta tanto priva di fondamento e di prove. A tempo debito furono adottate tutte le misure possibili necessarie alla sua conservazione. Gli hadith furono memorizzati e ricordati, e se ne fece pratica in vari modi; analogamente, a tempo debito e in misura sufficiente, furono utilizzate e applicate anche le capacità e i mezzi della scrittura. Soprattutto, non ci si affidò esclusivamente ad alcuna di queste misure, né, facendo affidamento su una di esse, si trascurarono minimamente gli altri mezzi. Al contrario, tutte queste misure furono attuate simultaneamente o quasi nello stesso periodo, secondo una successione sistematica. Ciò risulterà chiaramente ai lettori dall’attuale esposizione sulla trascrizione degli hadith.

Come ho già menzionato, proprio all’inizio della profezia, quando il Nobile Corano veniva rivelato, il Nobile Messaggero aveva nominato numerosi «scribi della rivelazione» affinché lo trascrivessero e lo conservassero accuratamente. Secondo una narrazione, il numero degli scribi della rivelazione era almeno quaranta. Ogni volta che gli veniva rivelato un versetto o una sura, da una parte egli lo recitava a memoria alla comunità islamica riunita, come in un discorso; dall’altra, contemporaneamente, ne faceva fare una trascrizione accurata ai suddetti scribi della rivelazione. Questo era il sistema «ufficiale» istituito per iniziativa del Nobile Messaggero. Grazie a esso, fino alla fine della vita del Messaggero, il Nobile Corano poté assumere una forma completamente trascritta e preservata.

Tuttavia, in quel periodo non erano soltanto i «singoli scribi della rivelazione» a trascrivere la rivelazione o il Corano, mentre nessun altro Compagno lo scriveva. Al contrario, oltre agli scribi nominati dal Nobile Messaggero, molti altri Compagni, rimanendo presenti al cospetto del Messaggero, trascrivevano personalmente i versetti del Corano.

Lo stesso vediamo anche riguardo alla trascrizione degli hadith del Nobile Messaggero. Alcuni Compagni iniziarono a trascrivere gli hadith con il permesso del Messaggero, mentre molti altri lo fecero autonomamente, di propria iniziativa. Tuttavia, nella fase iniziale sorse una difficoltà. Molti Compagni cominciarono a trascrivere insieme e nello stesso contenitore tutto ciò che udivano dal Messaggero, fosse la parola di Allah oppure una sua propria parola. Di conseguenza, si profilò il grave rischio che il Corano e gli hadith si mescolassero e che diventasse difficile distinguerli in qualsiasi modo. È facile comprendere quanto terribili sarebbero state le conseguenze. Il Nobile Profeta non poteva in alcun modo approvare ciò. Vedendo gli scritti di tali scribi, manifestò il suo vivo disappunto. A questo proposito, in un hadith narrato dal nobile Abū Saʿīd si riferisce che un giorno alcuni Compagni stavano scrivendo. Essi dissero: «Scriviamo ciò che udiamo da te». Allora egli disse: «Si sta forse scrivendo un altro libro insieme al Libro di Allah?»

Ciò significa che trascrivere insieme e mescolare il Corano e gli hadith, senza predisporre alcun mezzo per distinguerli, è altrettanto pericoloso per la perpetuità e l’integrità del Corano quanto lo è per la solidità e l’affidabilità delle fondamenta della religione islamica. Per questo motivo, il Nobile Messaggero ordinò loro:

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Abbandonate questo metodo di scrittura. Mettete per iscritto esclusivamente il Libro di Allah, in forma pura. Non mescolatevi ad esso nient’altro.

Di conseguenza, tutto ciò che questi Compagni avevano scritto mescolando il Corano e gli hadith fu distrutto; in seguito il Corano cominciò a essere messo per iscritto in modo completamente indipendente.[Musnad dell’Imam Ahmad, vol. 1, p. 171; Majma‘ al-Zawa’id, vol. 1, p. 152.]

Basta riflettere un poco sulla ragionevolezza di quest’azione e di queste parole del Messaggero nobile per comprenderla. Se anche uno solo dei Compagni avesse messo per iscritto il Corano insieme agli hadith, in seguito ciò sarebbe diventato una sfida all’autenticità del Nobile Corano. Gli uomini del mondo non avrebbero mai potuto ricevere il Nobile Corano nella sua forma attuale, pura, intatta, autosufficiente, distinta e sublime; né avrebbero potuto conoscere e distinguere separatamente la Parola di Allah e la descrizione delle parole e delle azioni del Messaggero. Per questa ragione, nella fase iniziale, il Profeta nobile vietò ai Compagni, con parole chiare e severe, di mettere per iscritto qualsiasi cosa oltre al Corano; tuttavia il Messaggero nobile non vietò affatto la sua trasmissione e narrazione orale. Le parole del Profeta nobile sono le seguenti:

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Non scrivete nulla di ciò che dico. Se qualcuno ha scritto qualcosa ricevuto da me oltre al Corano, lo cancelli. Narrate invece oralmente le mie parole o parole su di me: non c’è colpa in questo. Tuttavia, anche nella narrazione orale, non si deve dare spazio ad alcun tipo di menzogna. In verità, chiunque dica una menzogna su di me, si prepari a prendere dimora nell’Inferno.[Sahih Muslim, vol. 2, p. 414, narrato da Abu Sa‘id al-Khudri: *****************************]

Segue un altro hadith narrato da Abu Sa‘id:

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Avevamo chiesto al Messaggero (s) il permesso di mettere per iscritto ciò che non fosse il Corano, cioè altre parole e hadith; ma egli non ci diede il permesso.[*****************]

Anche da Zayd ibn Thabit (ra) è stato narrato un hadith con questo stesso significato. Esso recita:

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Il Nobile Messaggero (s) ci ha ordinato di non scrivere nulla (eccetto il Corano). [Ibid.]

Il divieto di scrivere qualsiasi cosa eccetto il Corano e di non concedere il permesso di scrivere quella «altra cosa» racchiude un profondo significato. È certamente degno di attenzione quale fosse la ragione fondamentale per cui il Nobile Messaggero (s) agì in questo modo.

La prima ragione era il timore che, scrivendo insieme e mescolando al Corano altre cose, potesse sorgere una situazione terribile. Fino a quel momento, i musulmani in generale non avevano ancora acquisito una piena familiarità con il linguaggio particolare, lo stile, il messaggio e il tono solenne del Corano. In loro non si era ancora sviluppata neppure la perspicacia né il discernimento necessari per distinguere tra il Corano e ciò che non era Corano. La seconda ragione era che il divieto del Nobile Messaggero (s) riguardava quei Compagni che possedevano una memoria estremamente vigorosa, che potevano imprimere con grande facilità nella memoria ciò che udivano e non dimenticavano nulla. Infatti, se anche questa categoria di Compagni avesse iniziato ad abituarsi a dipendere dalla scrittura, vi sarebbe stato il sicuro rischio che la forza della loro memoria diminuisse. E in questo modo non poteva assolutamente essere giusto mostrare disprezzo verso questo grande dono di Allah.[***********************]

L’Imam Nawawi ha scritto al riguardo:

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In un primo momento fu vietato scrivere gli hadith. Prima che il Corano fosse conosciuto, questo divieto valeva per tutti. Allora era vietato mettere per iscritto qualsiasi cosa diversa dal Corano, per timore che si mescolasse con esso e che, di conseguenza, sorgessero dubbi e perplessità. In seguito, quando il Corano divenne noto a tutti e si fu al sicuro da questa causa di timore, fu dato il permesso di scriverlo.

In secondo luogo, fu vietato scrivere a coloro la cui memoria era affidabile, per il timore che potessero fare affidamento esclusivamente sulla scrittura. Tuttavia, tale divieto non significava che scrivere fosse intrinsecamente illecito. A coloro la cui memoria non era affidabile fu concesso il permesso di mettere per iscritto gli hadith.[*******************]

L’Imam al-Khattabi ha scritto a questo proposito:

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Sembra che il divieto di scrivere gli hadith riguardasse il primo periodo. In seguito ciò fu reso lecito. Era vietato scrivere gli hadith insieme al Corano sullo stesso foglio, poiché ciò avrebbe mescolato il Corano e gli hadith, diventando motivo di grande confusione per i lettori.[**********]

Dall’analisi dell’Imam al-Nawawi e dell’Imam al-Khattabi risulta che, sebbene nella prima fase fosse vietato a tutti scrivere qualsiasi cosa diversa dal Corano, vi erano delle eccezioni. Il Profeta (s) desiderava che i Compagni impiegassero pienamente la loro memoria nelle attività necessarie. Per questo aveva vietato alle persone dotate di una memoria eccezionale di abbandonare la memorizzazione degli hadith e di affidarsi esclusivamente alla scrittura. Tuttavia, non vietò di scrivere gli hadith a coloro che desideravano utilizzare sia la memoria sia la scrittura. Anzi, diede loro il permesso. Anche il seguente hadith dimostra chiaramente questa affermazione:

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È narrato da Abdullah ibn Amr (r.a.) che egli venne dal Messaggero e disse: «O Messaggero! Desidero narrare gli hadith. Per questo desidero avvalermi della scrittura oltre che della memoria, naturalmente se ciò ti è gradito». Allora il Profeta (s) disse: «Se desideri scrivere i miei hadith, puoi farlo, conservandoli nella memoria e mettendoli anche per iscritto».[Sunan al-Darimi, pagina 67.]

Non solo questo: è anche un fatto storico che numerosi scribi fossero sempre presenti alla corte del nobile Profeta (s.) e mettessero per iscritto tutto ciò che riuscivano ad ascoltare dalla bocca del Messaggero. Ciò è dimostrato dalle seguenti parole di Hazrat ʿAbdullah ibn ʿAmr:

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Eravamo in molti impegnati a scrivere nel quartiere del Messaggero. In quel momento fu chiesto al nobile Messaggero (s.): «Quale città sarà conquistata per prima, Costantinopoli o Roma?». Egli rispose: «No, sarà conquistata per prima Costantinopoli, la città di Eraclio». [Sunan al-Darimi, p. 68.]

La prima frase di questa narrazione merita attenzione. Da essa risulta che, ogni volta che il nobile Messaggero (s.) si sedeva nella sua corte, anche gli scribi si disponevano intorno a lui. Da tutte queste prove risulta chiaramente che, nella prima fase, veniva messo per iscritto principalmente soltanto il Nobile Corano. A livello ufficiale non fu adottata alcuna disposizione per la scrittura degli hadith. In quel periodo gli hadith venivano generalmente conservati attraverso la memorizzazione, la pratica orale, la trasmissione e la discussione. Dopo che trascorse un certo periodo in questo modo, ai Compagni fu concessa un’autorizzazione generale a scrivere gli hadith. Da allora, per la conservazione degli hadith, insieme alla memoria dei Compagni, alla pratica reciproca e alla trasmissione, si iniziò a fare pieno uso anche della scrittura, proprio come per il Corano.

Ibn Qutayba ha scritto:

In un primo momento vietò di scrivere gli hadith, poi comprese la necessità di preservarli mettendoli per iscritto.

L’Allama Ibn al-Jawzi ha scritto:

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All’inizio proibì di scrivere. In seguito diede il permesso di scrivere.[*************************]

A questo punto, rivolgendosi ai Compagni, disse chiaramente:

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Mettete per iscritto la scienza degli hadith.[***************]

È necessario presentare una breve discussione sulla questione fondamentale riguardante la trascrizione della scienza degli hadith. Vi è divergenza di opinioni anche sul fatto che fosse lecito o meno mettere per iscritto gli hadith. Secondo noi, mettere per iscritto gli hadith non era soltanto lecito, ma costituiva un compito estremamente necessario della religione. Il nobile Corano stesso ha impartito chiare disposizioni sull’uso della scrittura per tutte le questioni necessarie e importanti. Allah l’Altissimo ha detto:

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Che si tratti di una transazione piccola o grande, non trascurate minimamente di metterla per iscritto per un termine stabilito. Metterla per iscritto è più equo agli occhi di Allah, più valido per conservare la prova e il modo migliore per evitare dubbi.[Sura al-Baqara, versetto 282. È necessario ricordare che questa sura fu rivelata proprio nel primo periodo della vita medinese dopo l’Egira e che, poiché proprio in quel periodo fu insistito affinché tutto fosse messo per iscritto, i Compagni dovettero certamente dedicarsi anche alla trascrizione degli hadith. Di conseguenza, il Messaggero di Allah (s) certamente non la proibì.]

L’Imam Abu Hanifa (r), basandosi su questo versetto, argomentò dicendo:

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Quando Allah l’Altissimo ha ordinato di mettere per iscritto persino le questioni delle comuni transazioni, per timore che sorgessero dubbi, e quando conservare a memoria la conoscenza — la conoscenza degli hadith — è molto più difficile che ricordare le questioni delle transazioni, allora, per timore che sorgano tali dubbi e incertezze, metterla per iscritto è tanto più necessario e soprattutto più appropriato.

L’erudito Abū Mulayḥ ha detto, basandosi su un altro versetto:

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La gente rimprovera i muhaddithūn per aver messo per iscritto gli hadith. Eppure Allah l’Altissimo stesso ha detto: la condizione delle nazioni precedenti è conservata per iscritto presso Allah.

Eppure Allah l’Altissimo non dimentica né si smarrisce. In tali circostanze, come potrebbe l’essere umano, pur essendo l’incarnazione dell’errore e della fallacia, fare a meno della necessità di scrivere?

Pertanto, mettere per iscritto gli hadith non fu mai completamente illecito. All’inizio fu generalmente rinviato, sebbene in quel periodo fosse stato autorizzato anche per persone specifiche.

La divergenza menzionata in questa fase non ha particolare rilevanza. Tranne che nel periodo assolutamente iniziale, mettere per iscritto gli hadith fu sempre completamente lecito.

Ibn al-Salah ha scritto:

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In seguito tale divergenza venne meno e tutti i musulmani concordarono sulla liceità di mettere per iscritto gli hadith. Infatti, se allora non fossero stati trascritti, alla fine sarebbero andati completamente perduti.[***************]

 

Scritti redatti dal Profeta (s)

Nella prima fase del movimento islamico—il periodo meccano—il Nobile Profeta (s) non permise di mettere per iscritto alcunché oltre al Sublime Corano. Pertanto, non si trova alcuna prova che durante la vita meccana, prima dell’Egira, sia stato scritto qualche hadith. Tuttavia, dopo l’Egira, con l’inizio della vita medinese, cominciò a essere trascritto, oltre al Corano, un immenso patrimonio di hadith. Sulla base delle prove riportate di seguito si può affermare con forza che, nel periodo medinese—nel tredicesimo o quattordicesimo anno della profezia—dopo che si fu chiaramente affermata la distinzione tra il Corano e gli hadith, da un lato venne concessa un’autorizzazione generale a mettere per iscritto gli hadith e, dall’altro, nelle mani dei musulmani si accumulò un vasto patrimonio fatto trascrivere dallo stesso Nobile Profeta (s). Si può aggiungere che, dopo che a Medina fu organizzato l’insegnamento della lettura e della scrittura ai ragazzi musulmani in cambio della liberazione dei prigionieri di guerra di Badr[********************], la trascrizione degli hadith divenne più facile e si diffuse su scala molto più ampia. Hazrat Abd Allah ibn Sa‘d ibn al-‘As aveva istituito una scuola regolare d’insegnamento della scrittura nella Moschea del Profeta a Medina.[*********************] Inoltre, in nove moschee di Medina era stato organizzato l’insegnamento della lettura e della scrittura ai ragazzi.[*****************] Di conseguenza, in epoche successive non vi fu alcuna penuria di persone che sapessero leggere e scrivere o fossero capaci di scrivere.

Di conseguenza, per svolgere i necessari lavori di scrittura, il Nobile Profeta (s) aveva assegnato presso di sé numerose persone, e un gran numero di scribi—persone capaci di scrivere—era costantemente presente alla corte del Messaggero per occuparsi della redazione di vari documenti. In termini moderni, si potrebbe dire che allora a Medina era stato istituito e funzionava un segretariato completo. Per i compiti di scrittura specifici erano state nominate persone specifiche. Tra loro, Hazrat Ali (ra), Hazrat Uthman (ra), Hazrat Zayd ibn Thabit (ra) [***************] e Hazrat Ubayy ibn Ka‘b (ra), fra gli altri Compagni, erano incaricati della trascrizione del Sublime Corano. Hazrat al-Zubayr ibn al-‘Awwam (ra) e Jahm ibn al-Salt (ra) erano responsabili della contabilità dei beni della zakat e della sadaqa. Hazrat Abd Allah ibn al-Arqam (ra) e al-‘Ala ibn ‘Uqba redigevano i documenti relativi alle transazioni reciproche della gente e agli accordi e alle promesse contrattuali. Hazrat Hudhayfa ibn al-Yaman (ra) metteva per iscritto, dopo averne stimato la quantità, il raccolto di datteri e l’ammontare della zakat dovuta su di esso. Mu‘ayqib ibn Abu Fatima al-Dawsi (ra) registrava i beni ricevuti dal Nobile Messaggero.[******************] Durante il tempo del Nobile Messaggero (s) era stato inoltre predisposto un sistema per registrare i nomi e i dati identificativi dei Compagni che partecipavano al jihad.[***************] Lo scriba Hanzala (ra) sostituiva a corte ciascuno scriba assente. Era lui stesso a custodire e utilizzare il sigillo del Nobile Messaggero (s).[***************************]

Secondo le istruzioni del Nobile Messaggero (s), numerosi Compagni impararono le lingue allora diffuse nel mondo civile, per redigere lettere nella lingua dei popoli che parlavano lingue diverse. Hazrat Zayd ibn Thabit (ra), incaricato di imparare la lingua siriaca, la apprese. Quando giungeva presso il Messaggero una lettera scritta in quella lingua, egli la leggeva e informava il Nobile Messaggero (s) del contenuto scritto. Sono state inoltre composte molte opere sugli scribi incaricati presso la corte del Messaggero.[***********************]

1. Dopo che il Nobile Profeta (s), emigrato a Medina, vi si fu stabilito, uno dei primi importanti compiti che portò a compimento fu redigere un lungo trattato contenente le condizioni di reciproca non aggressione e altri accordi tra gli ebrei di Medina e i cristiani delle zone circostanti, da una parte, e gli Ansar e i musulmani Muhajir di Medina, dall’altra. Il suo testo era il seguente:

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Questo è il patto scritto stipulato da Muhammad (s), il Profeta e Messaggero di Allah, tra i musulmani credenti della stirpe dei Quraysh e gli abitanti di Medina che si uniranno a loro e combatteranno insieme per la causa di Allah. La decisione è che essi costituiranno una comunità, ossia una nazione, distinta e separata dagli altri popoli.

Questo patto è un prezioso reperto storico nella storia dell’Islam. Esso comprende complessivamente 52 clausole. In esso Medina Sharif viene dichiarata haram per i musulmani. Kitab al-Amwal, Abu Dawud, p. 311. La citazione seguente dimostra che il patto fu effettivamente messo per iscritto e che nell’Islam esso costituisce il primo documento scritto:

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È stato riferito da Hazrat Rafi‘ ibn Khadija (ra): egli disse: «Medina è un haram. Il Nobile Messaggero (s) l’ha dichiarata haram. Presso di noi questo patto è scritto su cuoio khawlani.»

Questo patto scritto fu conservato presso Hazrat Ali (ra) fino a epoche successive. Egli disse:

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Non possiedo alcun documento scritto oltre al Libro di Allah e a questa sahifa ricevuta dal Nobile Profeta (s). Nella sahifa è scritto: «Medina è un haram. Il suo confine si estende dal monte ‘A’ir fino a quel luogo. Su chiunque, in questo haram, introduca e diffonda una bid‘a oppure dia rifugio a chi pratica una bid‘a ricadrà la maledizione degli angeli di Allah e di tutti gli uomini. Da lui non sarà accettato alcun pagamento né compenso. La protezione concessa da un musulmano sarà considerata, sotto ogni aspetto, di pari valore. Se qualcuno viola la promessa concessa da un musulmano, su di lui ricadrà la maledizione di Allah, degli angeli e di tutti gli uomini. Da lui non sarà accettato alcun pagamento né compenso.»

In effetti, nella storia della civiltà, questo patto è il primo costituzionale scritto e un documento di grandissima importanza.

Dopo aver istituito a Medina lo Stato islamico, il nobile Messaggero (s) fece il censimento dei cittadini musulmani. A questo scopo emanò il seguente decreto:

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Scrivetemi i nomi e i dati di tutte le persone che hanno dichiarato di accettare l’Islam.

Il Compagno narratore di hadith, Huzayfa (ra), disse:

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Dopodiché scrivemmo e consegnammo al Messaggero i nomi, i dati e l’identità di millecinquecento persone.

Anche questo è un documento scritto risalente alla vita del nobile Messaggero (s).

3. Nel mese di Safar del terzo anno dell’Egira, il Nobile Profeta (s) concluse un trattato di pace con la tribù dei Banū Ḍamra. Anche questo trattato è stato rinvenuto in forma scritta.

Tuttavia, dai due resoconti seguenti si ricava l’indicazione che, anche immediatamente prima dell’Egira, il Nobile Profeta (s) aveva emanato ordini scritti in almeno due occasioni:

(a) Il Nobile Profeta (s) inviò a Tamīm al-Dārī un mandato scritto.

(b) Durante il viaggio verso Medina, dopo l’Egira, il Nobile Profeta (s) scrisse a Surāqa ibn Mālik al-Mudlijī un salvacondotto.

L’Allāma Ibn Kathīr riferisce:

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Surāqa disse: «Fatemi redigere un documento che costituisca la prova dell’accordo di liberazione intercorso tra me e il Messaggero». Allora il Nobile Profeta (s) fece redigere per me uno scritto su un osso, una foglia o un pezzo di stoffa strappata.

4. È stato riferito da Abū Hurayra (r.a.) che, nell’anno della conquista della Mecca (l’ottavo anno dell’Egira), alcuni appartenenti alla tribù di Khuzāʿa uccisero un uomo della tribù di Layth. Quando questa notizia giunse al Nobile Messaggero, egli pronunciò un importante discorso mentre era in sella alla sua cavalcatura. In esso illustrò dettagliatamente la dignità, l’eccellenza e la sacralità del Sacro Santuario, nonché tutte le disposizioni riguardanti la pena per l’omicidio e la diyah. Al termine del discorso, un Compagno di nome Abū Shāh disse al Nobile Messaggero (s): «O Messaggero! Fammi mettere per iscritto il discorso». La prova che Abū Shāh avesse chiesto di mettere per iscritto proprio il discorso pronunciato dal Messaggero è che ʿAlī ibn Muslim, trasmettitore di questo hadith, chiese all’Imām al-Awzāʿī: «Abū Shāh disse al Nobile Messaggero: “O Messaggero! Fammi mettere per iscritto questo discorso”, chiedendogli di farlo scrivere?». L’Imām al-Awzāʿī rispose: «Era il discorso pronunciato dal Messaggero che egli aveva ascoltato». Allora il Nobile Profeta (s), accogliendo la sua richiesta, disse a un Compagno: «Scrivi questo discorso per Abū Shāh».

5. Lo storico Ḥāfiẓ Ibn ʿAbd al-Barr scrisse:

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Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) fece redigere un documento per ʿAmr ibn Ḥazm e altri riguardo alla ṣadaqa, alla diya, agli obblighi religiosi e alla Sunna.

L’ʿAllāma al-Shawkānī ha menzionato questo documento in diversi luoghi. L’Imam Mālik (che Allah abbia misericordia di lui), menzionando questo documento, narrò:

******************************************************

È stato riferito da ʿAbd Allāh ibn Abū Bakr ibn Ḥazm che nel documento che il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) fece redigere per ʿAmr ibn Ḥazm era scritto: «Nessuno tocchi il Nobile Corano se non una persona purificata.»

L’Imam al-Bayhaqī, nella sua opera, ha citato la seguente narrazione riguardo a questo documento:

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È stato narrato da Abū Bakr ibn Muḥammad ibn Ḥazm. Egli disse: Questo è il documento scritto dal nobile Profeta (s), che egli fece redigere quando inviò ʿAmr ibn Ḥazm nello Yemen. Lo aveva inviato allo scopo di impartire agli abitanti di quella regione una profonda conoscenza della religione dell’Islam e l’insegnamento della Sunna, nonché di riscuotere da loro la zakāt. In esso erano inoltre riportati la sua lettera di nomina, il suo incarico e le disposizioni relative all’adempimento delle sue responsabilità tra la gente del luogo.[******************]

Nel decimo anno dell’Egira, il nobile Profeta (s) nominò ʿAmr ibn Ḥazm (ra) governatore degli abitanti di Najrān. Quando egli partì in direzione della regione di Najrān, gli fu consegnato il suddetto documento affinché lo utilizzasse come legge e regolamento amministrativo.[***************]

L’Imām Abū Dāwūd ha riferito:

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Il nobile Profeta (s) stipulò un trattato di pace con gli abitanti di Najrān e fece redigere per loro un documento. [**************]

6. Inoltre, il nobile Profeta (s) fece redigere e inviò agli abitanti dello Yemen un altro “documento”. Il suo nome era “Kitāb al-Jirāḥ” (********). All’inizio vi era scritto:

******************************************************

Questo è il decreto emanato da Allah l’Altissimo e dal Suo Messaggero: O voi che credete! Adempiate ai vostri voti e ai vostri impegni.[*****************]

Questa dichiarazione era scritta su pelle di cammello. Il Ḥāfiẓ Ibn Kathīr ha scritto:

Questo libro è stato rispettato da tutti i principali esponenti dell’Islam, sia dei primi tempi sia delle epoche successive; è stato letto regolarmente e considerato una fonte di conoscenza per tutte le questioni importanti. Tanto che—

******************************************************

I Compagni del Messaggero guardavano sempre a questo documento e, in caso di contrasto con esso, rinunciavano ai propri giudizi e alle proprie opinioni.

7. Egli aveva fatto redigere anche un trattato di pace per i Banū Thaqīf. All’inizio vi era scritto:

******************************************************

Questo è il trattato di pace scritto dal Messaggero di Allah per la tribù di Thaqīf.

8. Il Profeta aveva fatto redigere un documento completo riguardante la sadaqa e la zakāt. Il suo intento era farlo inviare ai funzionari ufficiali responsabili delle diverse regioni dello Stato islamico. Tuttavia, morì prima che fosse inviato. In seguito, esso fu utilizzato come guida completa per l’amministrazione del Califfato dei Rashidun.

L’Allama Shawkani ha citato la seguente descrizione riguardo a questo documento:

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Il Nobile Profeta (s) fece redigere un libro riguardante la sadaqa. Tuttavia, morì prima che fosse inviato ai suoi funzionari. Dopo di lui, Hazrat Abu Bakr lo fece portare alla luce e agì in conformità con esso. Dopo la sua morte, Hazrat Umar lo fece portare alla luce e operò in conformità con esso. Dopo la morte di Hazrat Umar, fu ritrovato registrato insieme a una sua disposizione testamentaria.

L’Imam Zuhri vide questo documento e disse che era il libro scritto riguardo alla sadaqa del Nobile Profeta. Zuhri ne aveva ricevuto la lettura da Salim ibn Abdullah e lo aveva appreso a memoria. In seguito, quando Umar ibn Abd al-Aziz assunse il califfato, lo ricevette dai discendenti di Hazrat Abdullah ibn Umar e ne fece realizzare una copia. [Ibid., p. 190; Musnad dell’Imam Ahmad, vol. 2, p. 14.]

9. Il Nobile Profeta aveva fatto redigere anche per Hazrat Mu’adh ibn Jabal (r.a.) un documento riguardante la sadaqa. Musa ibn Talha dice:

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Possediamo un libro di Mu’adh ibn Jabal, ricevuto dal Nobile Profeta (s). [Mishkat, p. 159.]

Oltre a ciò, sono stati rinvenuti numerosi altri trattati di pace e altri documenti scritti dal Nobile Profeta (s). Dal punto di vista della scienza degli hadith, il loro valore è inestimabile. Se si fa il conteggio di documenti di questo tipo, il loro numero supererebbe i trecento. Nell’opera «Miftahul Aqba» è menzionata la copia di 36 lettere inviate dal Nobile Profeta (s). Sahibzada Abd al-Rahim Khan, allora ministro degli Interni dello Stato di Tonk, ha menzionato 250 documenti scritti.

1. Il trattato di al-Hudaybiyya.[Kitab al-Amwal: Abu Ubayd, pp. 157-158; al-Bidaya wa al-Nihaya, Ibn Kathir, vol. 4, p. 168; Sahih Bukhari, vol. 1, p. 371; vol. 2, p. 610.]

2. Decreti scritti, emanati in diversi periodi, indirizzati alle varie tribù e ai vari clan.[Tabaqat di Ibn Sa’d, Kitab al-Amwal: Abu Ubayd, p. 21.]

3. Lettere scritte di invito all’Islam indirizzate ai sovrani e ai capi di Stato di diversi Paesi.[Sahih Bukhari, vol. 2, p. 631; Kitab al-Amwal: Abu Ubayd, vol. 1, pp. 20-23.]

4. La lettera inviata dal Messaggero ad Abdullah ibn Hakim, compagno del Profeta. In questa lettera erano riportate le norme riguardanti gli animali morti e altro.[Al-Mu’jam al-Saghir di al-Tabarani.]

5. Il Nobile Profeta aveva fatto scrivere per il compagno Wa’il ibn Hujr le norme riguardanti la preghiera, il consumo di alcol, l’usura e altro.[Ibid.]

6. Presso il compagno Dahhak ibn Sufyan era conservata una guida scritta e inviata dal Nobile Messaggero; in essa era riportata la norma relativa al pagamento, da parte della moglie per conto del marito, del prezzo del sangue (*********) per un omicidio.[Abu Dawud.]

7. Un documento scritto e inviato dal Nobile Profeta agli abitanti dello Yemen riguardante la zakat sui vari raccolti.[********************]

8. Un’altra lettera scritta dal Nobile Messaggero agli abitanti dello Yemen, nella quale era scritto:

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Tra gli ebrei e i cristiani, coloro che abbracceranno l’Islam saranno annoverati tra i credenti; i loro diritti e doveri saranno uguali a quelli dei credenti. Quanto a coloro che rimarranno ebrei o cristiani, non si tenterà di impedire loro di praticare la propria religione; tuttavia, saranno obbligati a pagare la jizya.[Kitab al-Amwal: Abu Ubayd, 1° volume, pagina 21.]

9. Fu fatto redigere un decreto per Hudhayfa ibn Ayman (ra), nel quale era riportata una descrizione degli obblighi della zakat.[Tabaqat di Ibn Sa‘d.]

10. Il Messaggero nobile (s) fece mettere per iscritto per al-Ibn al-Hajari le norme relative alla zakat.

11. Nel nono anno dell’Egira, nominò Abu Bakr Siddiq (ra) comandante del pellegrinaggio e lo inviò; il Profeta nobile (s) gli fece mettere per iscritto le regole e le modalità dell’hajj.[Tafsir Ruh al-Ma‘ani, 10° volume, pagina 44 ******************** Sira di Ibn Hisham, pagina 556.]

12. Dopo la rivelazione della sura al-Tawba, nel nono anno dell’Egira, inviò da Medina ‘Ali (ra) alla Mecca con un messaggio speciale. Gli fece mettere per iscritto il seguente proclama, affinché lo annunciasse alla gente durante l’hajj:

******************************************************

Dopo quest’anno, nessun politeista potrà avvicinarsi alla Ka‘ba; nessuno potrà compiere il tawaf intorno ad essa nudo; in Paradiso non potrà entrare nessuno se non un credente, e ciascuno sarà obbligato a mantenere le proprie promesse.[Tafsir di Abu al-Su‘ud, 2° volume, pagina 252, Sira di Ibn Hisham (urdu), pagina 553.]

13. A ʿUmar ibn Aqṣā al-Sulamī fu inviato un decreto scritto, nel quale erano riportate le norme riguardanti la ṣadaqa e la zakāt sul bestiame.

14. A Ghālib ibn ʿAbd Allāh fu inviato un decreto, nel quale erano riportate dettagliatamente le disposizioni giuridiche riguardanti i beni di guerra.

15. Il Nobile Messaggero (s) fece mettere per iscritto per la delegazione di Thumāma gli obblighi religiosi e le disposizioni riguardanti la ṣadaqa.

16. Fece mettere per iscritto per Abū Rāshid al-Azdī le norme e le disposizioni riguardanti la preghiera.

17. Fu inviato un decreto scritto del Nobile Messaggero (s) a un sacerdote degli abitanti di Najrān. In esso erano riportati l’Islam, l’invito all’Islam e l’ingiunzione relativa alla jizya.

18. Furono inviate al governatore di Ḥaḍramawt le disposizioni riguardanti la preghiera, la zakāt e i beni di guerra.

19. Furono inviate agli abitanti di Dūmat al-Jandal le disposizioni riguardanti la jizya e la zakāt. [Kitāb al-Amwāl, Abū ʿUbayd, p. 195.]

20. Furono inviate agli abitanti di Dūmat al-Jandal e di Qaṭan le disposizioni riguardanti l’ʿushr.

21. Furono inviate alle tribù di Harra e Adhraʾ le disposizioni riguardanti la jizya.

22. Furono inviate alla tribù dei Banū Nahad istruzioni riguardanti gli animali della zakāt.

23. Furono inviate alla tribù dei Banū Ḥanīfa le disposizioni riguardanti la jizya.

24. Fu inviato un editto agli abitanti di Ḥajar. In esso veniva loro ordinato di rimanere saldi nell’Islam e di obbedire al governatore.[Ibid., p. 200.]

25. Agli abitanti di Ayla e Yuhana fu consegnato un documento di salvacondotto. Ibn Kathīr ha scritto:

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Il Messaggero scrisse per loro un documento. Esso era custodito presso di loro. All’inizio vi era scritto:

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Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole: questa è una garanzia concessa da Allah e dal Suo profeta Muhammad agli abitanti di Yuhana e Ayla.[Kitab al-Amwal, p. 200; Nur al-Yaqin, p. 248.]

26. Alle tribù dei Tamim fu scritto il precetto islamico riguardo all’accettazione dei doni e all’uso di oggetti d’oro.

28. Ai governatori di Oman, Jaʿfar e ʿAbd, furono inviati per iscritto l’invito all’Islam e le norme riguardanti l’ushr, la zakat e simili.

29. A Khalid ibn Jamad furono scritti i «pilastri» dell’Islam.

30. A Jurya ibn Sayf furono scritte le norme riguardanti la jizya e la zakat.[Kitab al-Amwal, p. 201, ********]

31. A Rabiʿa ibn Dhi-Marhab al-Hajri furono scritte le norme riguardanti i tributi e simili.

32. A Sharhabil, Harith, Nuʿaym e ai Banu ʿAbd Qalan furono scritte le norme riguardanti il bottino, l’ushr e la zakat.

33. In un editto destinato alla popolazione musulmana, il nobile Profeta (pace su di lui) aveva fatto scrivere le norme islamiche riguardanti la vendita dei frutti prima che maturassero, il versamento di un quinto al Bayt al-mal, la presa della propria parte dal bottino e altre questioni.

34. Adā ibn Khālid ricevette una dichiarazione scritta sulla necessità di rivelare i difetti delle merci prima della vendita.

35. A ʿUmar (ra) furono scritte le norme riguardanti la sadaqa.

36. Ad Abū Bakr (ra) furono scritte tutte le disposizioni e le norme riguardanti la zakat.

37. Quando Tamīm al-Dārī accettò l’Islam, gli fu assegnato per iscritto un appezzamento di terreno nel suo villaggio. Dopo che ʿUmar (ra) fu nominato califfo, il documento scritto gli fu presentato, ed egli assegnò a lui proprio quel terreno.[Kitāb al-Amwāl—Abū ʿUbayd, p. 274]

38. A Majzāya al-Yamānī fu assegnato per iscritto un appezzamento di terreno e per esso fu redatto un documento. Anche ad Abū Thaʿlaba al-Khushanī fu assegnato un appezzamento di terreno, con la redazione di un documento analogo.

39. A Muṭarrif ibn Kāhin al-Bāhilī furono scritte le norme e le disposizioni riguardanti la zakah.

40. A Mundhir ibn Sābī furono scritte le norme riguardanti la jizya. Fu inoltre redatta una dichiarazione riguardo alla posizione dell’Islam nei confronti degli adoratori del fuoco.[Ibid., pp. 280 e 281 ***************]

41. Fu redatto un decreto per la gente della stirpe degli ʿAqīdar. Poiché fino ad allora il sigillo profetico (ufficiale) del Messaggero (s) non era ancora stato realizzato, su di esso fu apposta l’impronta del nobile Profeta.[Al-Iṣābah, vol. 1, p. 131.]

42. Il Messaggero di Dio (s) fece scrivere e inviò un editto a Musaylima il Bugiardo (questo editto fu pubblicato nel 1896 sulla rivista londinese Picture Mahazine).

43. Nella zona degli ebrei di Khaybar, Hadrat ʿAbdullah ibn Sahl (ra) fu trovato ucciso. Allora il Profeta (s) scrisse e inviò agli ebrei una lettera riguardo al pagamento della diya per lui.[Sīrat Ibn Hishām (urdu), pagina 473.]

44. Fu scritto e inviato agli abitanti dello Yemen che anche sul miele è dovuta la zakat.

Bayhaqī ha riferito:

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Il Profeta (s) scrisse agli abitanti dello Yemen che la zakat sarebbe stata riscossa dagli apicoltori.[***********]

45. Il Profeta (s) inviò a Hadrat Muʿādh ibn Jabal (ra) una disposizione riguardante la zakat sul denaro contante e sull’oro:

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Il Profeta nobile (s) scrisse e inviò a Muʿādh ibn Jabal (ra) che avrebbe riscosso cinque dirham di zakāt su ogni duecento dirham e mezzo mithqāl di zakāt su ogni venti mithqāl d’oro.[******************* Primo volume, Kitāb al-Zakāt, pagina 175, Dār al-Qaṭnī.]

46. Riguardo a un altro editto inviato agli abitanti dello Yemen, l’Imām Dārimī ha scritto:

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Il Profeta nobile (s) aveva scritto e inviato agli abitanti dello Yemen che il Corano glorioso sarebbe stato toccato soltanto da una persona pura, che il divorzio non può aver luogo prima di acquisire il vincolo matrimoniale o la condizione di marito e che uno schiavo non può essere liberato prima di essere acquistato.[Sunān al-Dārimī, pagina 293.]

47. Un tempo il Profeta nobile (s) aveva fatto scrivere e inviato a nome di tutte le tribù arabe la norma relativa al diya.[Bukhārī, Nasāʾī, Dār al-Qaṭnī, Nayl al-Awṭār, volume 7, pagina 242.]

48. Fu redatto un accordo per la distribuzione tra gli ebrei delle terre conquistate di Khaybar.[Futūḥ al-Buldān, pagine 36-42.]

49. Il Profeta nobile (s) inviò una lettera alla tribù di Ḥamādān tramite Ḥazrat ʿAlī (ra). Quando la lettera fu letta loro ad alta voce, tutti accettarono l’Islām. Allāma Ibn Kathīr ha scritto:

******************************************************

Hazrat ʿAlī les recitò la lettera del Nobile Rasūl (s). Quando ebbero ascoltato tutto, tutti gli appartenenti alla tribù di Hamdān abbracciarono l’Islam insieme.[****************]

50. Scrisse inoltre al Nobile Rasūl (s), a nome degli abitanti di Jurbā e ʿAżrāʾ, un amān-nāma.

L’Allāma Ibn Kathīr ha scritto:

******************************************************

Il Nobile Rasūl (s) scrisse un amān-nāma per gli abitanti di Jurbā e ʿAżrāʾ. Dopo aver scritto all’inizio la Bismillāh, vi si leggeva: «Questo è il documento scritto da parte del Messaggero di Allāh, Muḥammad, per gli abitanti di Jurbā e ʿAżrāʾ: essi rimarranno sotto la protezione e la piena sicurezza concesse da Allāh e da Muḥammad».[************** Volume 5, pp. 16-17.]

51. La lettera scritta dal Messaggero ai re di Ḥimyar.

L’Allāma Ibn Kathīr ha scritto:

******************************************************

Il Nobile Messaggero di Allah (s) scrisse loro una lettera.

52. Il Nobile Profeta (s) aveva inviato una lettera al vescovo-sacerdote di Najran. In essa era scritto:

******************************************************

Da parte del Messaggero e Profeta di Allah, Muhammad, al vescovo di Najran: abbraccia l’Islam. Io rendo lode davanti a te ad Allah, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. In seguito, vi invito a liberarvi dalla servitù degli uomini e ad accettare la servitù di Allah, a sottrarvi all’amicizia e alla protezione degli uomini e a rifugiarvi nell’amicizia e nella protezione di Allah. Se non accetterete ciò, sarete obbligati a pagare la jizya. E se rifiuterete anche quella, dichiarerò la decisione di combattere contro di voi.

 

Il patrimonio degli hadith scritti dei Compagni

Tra i Compagni, alcuni sapevano già leggere e scrivere nell’epoca della jāhiliyya e, come ho detto in precedenza, molti giovani Compagni avevano ricevuto un’istruzione dagli abitanti della Mecca che conoscevano la lettura e la scrittura e che erano stati catturati nella battaglia di Badr. Di conseguenza, molti di loro erano in grado di mettere per iscritto personalmente gli hadith ascoltati dal Nobile Profeta (s). Sebbene, nella fase iniziale, il Nobile Profeta (s) avesse generalmente proibito a tutti di scrivere gli hadith, in seguito concesse a questo scopo un’autorizzazione generale. Anzi, se si presentava qualche difficoltà o ostacolo nella scrittura degli hadith, egli lo rimuoveva.

A questo proposito, è particolarmente degno di nota un episodio. Hazrat Abdullah ibn Amr ibn al-‘As (ra) racconta:

Scrivevo, allo scopo di conservarle, tutte le parole che ascoltavo dal Nobile Profeta (s). Vedendo ciò, i Compagni della tribù dei Quraysh mi proibirono di farlo. Mi dissero:

******************************************************

Scrivi tutto ciò che senti dalla bocca del Messaggero? Eppure il Messaggero (s) è un essere umano: talvolta parla mentre è soddisfatto e talvolta mentre è adirato?

Abdullah racconta: in seguito smisi di scrivere gli hadith e un giorno menzionai la questione al Messaggero e dissi:

******************************************************

O Messaggero di Allah! I Quraysh dicono: «Stai scrivendo tutte le parole del Messaggero? Eppure egli è un essere umano. Come le persone comuni, talvolta si adira.»

Non appena il Nobile Messaggero (s) udì queste mie parole, indicò le proprie labbra e disse:

******************************************************

Continua a scrivere. Per Colui nella cui mano è la mia anima, da questa mia bocca non esce nulla se non la pura verità.[Sunan al-Darimi, pagina 67. Abu Dawud; nel Musnad di Ahmad e nel Mustadrak di al-Hakim, dopo queste parole, è riportato quanto segue. Il Messaggero disse-************ «Dunque, scrivi; 1º volume, pagina 104; nella citazione dell’Imam Ahmad è detto: ************************** Scrivi, per Colui nella cui mano è la mia anima, da me non si manifesta nulla se non la verità. *****************************]

Dopo aver udito questo ordine, Hadrat ʿAbdullah chiese al Rasūl (s.):

******************************************************

O Messaggero! Devo scrivere tutto ciò che odo da te?

Il Rasūl rispose: ****** Sì; ʿAbdullah chiese nuovamente:

**************************- Devo scrivere tutto ciò che viene detto sia in stato d’ira sia in stato di soddisfazione?

Allora il Rasūl (s.) dichiarò in modo definitivo:

******************************************************

Sì, in tutti questi stati non dico altro che la verità autentica.[******************************************************]

Da questa narrazione si apprendono con chiarezza due cose allo stesso tempo. La prima è che dalla bocca del Profeta non furono mai pronunciate né espresse parole contrarie alla verità. E anche qualora egli avesse pronunciato o fosse stato sul punto di pronunciare una simile parola, grazie alla protezione complessiva di Allah, il Profeta fu preservato da tale errore. Dalla citazione sopra riportata risulta comprovata l’incomparabile fermezza e la forza d’animo del Profeta nel dire la verità.

In secondo luogo, conservare per iscritto gli hadith non era soltanto lecito: il Messaggero non ne aveva dato soltanto il permesso, ma aveva anche impartito un ordine chiaro e senza restrizioni di mettere per iscritto gli hadith. Questo ordine del Messaggero non era limitato a un tempo o a una circostanza particolare. Egli aveva dato con voce risoluta il permesso di scrivere tutto ciò che veniva detto in ogni tempo e in ogni circostanza.

Poiché il Nobile Messaggero era un esempio da seguire per tutti i musulmani, in ogni tempo e in ogni circostanza. Ogni sua condizione, tutte le sue parole di ogni momento e ogni genere delle sue azioni sono considerati una delle fonti della Sharia islamica.

La raccolta di hadith che Hazrat Abdullah ibn Amr aveva compilato mettendo per iscritto tutte le parole del Messaggero fu chiamata dallo stesso Nobile Profeta «Sahifa-e Sadiqa». Era il libro prediletto di Hazrat Abdullah ibn Amr ibn al-As. Egli stesso disse:

******************************************************

Nella vita soltanto due cose mi hanno attratto; una di esse è la «Sadiqa» e la seconda è la mia mandibola inferiore. Tuttavia, la «Sadiqa» è un libro che ho scritto dopo aver ascoltato il Nobile Profeta. Sunan al-Darimi, p. 67; Jami Bayan al-Ilm di Ibn Abd al-Barr. In essa erano raccolti mille hadith.

Dopo la morte di Hazrat Abdullah, questo libro, la «Sadiqa», passò nelle mani di suo nipote Shuayb ibn Muhammad. Da lui, suo figlio Amr narrò agli altri gli hadith della Sadiqa.

******************************************************

Nelle raccolte di hadith, tutti gli hadith narrati da Amr ibn Shu’ayb, dal padre e………….. dal nonno, sono stati tratti e narrati da questa «Sahifa Sadiqa».[Tirmidhi Sharif, *********************- Kitab al-‘Ilm, Darimi.]

Questa raccolta è stata integralmente inclusa nel Musnad di Ahmad ibn Hanbal. I quattro imam del fiqh presentavano gli hadith di quest’opera come prove.[Zad al-Ma’ad—Ibn al-Qayyim, 3ª, pagina 458.]

Hadrat Abu Hurayra (ra) disse: un Compagno ansarita sedeva alla presenza del nobile Messaggero (s) e ascoltava le sue parole; esse gli piacevano molto ed erano di suo gradimento. Tuttavia, non riusciva a ricordare bene nessuna parola. Nel ricordare tutto ciò che veniva detto, era alquanto carente. Un giorno, quindi, espose questa sua difficoltà al Messaggero; allora il nobile Messaggero (s) disse: ******************** «Avvaliti dell’aiuto della tua mano destra». Con queste parole, indicò di scrivere con la mano.[**************]

Il nobile Profeta (s) ordinò di rendere imperitura ed eterna ogni forma di conoscenza—specialmente la conoscenza degli hadith—attraverso la scrittura.

Egli disse:—******************* «Metti per iscritto e conserva la conoscenza». In un’altra narrazione è riportato che Hadrat Abdullah ibn Amr (ra) disse: il nobile Profeta (s) disse:

******************************************************

Metti per iscritto e conserva la conoscenza degli hadith?

Noi chiedemmo:

******************************************************

Come potrò catturarlo?

Il Messaggero disse:

******************************************************

Annotalo per iscritto. [Al-Mustadrak, vol. 1, p. 106.]

Abū Ṭufayl ʿĀmir ibn Wāthil disse: Un giorno mi trovavo presso Hazrat ʿAlī. Allora un uomo chiese a Hazrat ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui):

******************************************************

Il Messaggero ti ha donato qualcosa in modo particolare?

In risposta, Hazrat Ali (ra) disse:

******************************************************

Il Messaggero non mi lasciò nulla in particolare che non avesse dato indistintamente a tutti gli altri. Tuttavia, mi lasciò in dono speciale ciò che è scritto all’interno del fodero della mia spada.[Jami Bayan-ul-Ilm, vol. 1, p. 72; Mustadrak-Hakim, Sahih Muslim, vol. 2, p. 161.]

In un’altra narrazione, le parole sono riportate nel modo seguente. A Hazrat Ali (ra) fu chiesto:

******************************************************

Il Messaggero ti ha detto qualcosa in segreto?

In risposta, Hazrat Ali (ra) disse:

******************************************************

Il Messaggero non mi lasciò segretamente nulla, nascondendolo agli altri, tranne una sola cosa. Questa cosa è che mi disse quattro parole. [Jāmiʿ Bayān al-ʿIlm, vol. 1, p. 72; Mustadrak al-Ḥākim, Muslim Sharīf, vol. 2, p. 161.]

Un episodio analogo è stato narrato anche da Abū Ḥudhayfa (che Allah sia soddisfatto di lui). Egli disse che un giorno chiese a ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui):

******************************************************

Avete presso di voi qualcosa di scritto? Egli rispose:

******************************************************

No. Non ho presso di me nulla, se non il Libro di Allah, la capacità di comprensione concessa al musulmano e ciò che è scritto in questa ṣaḥīfa.

Ḥudhayfa (che Allah sia soddisfatto di lui) chiese:

******************************************************

Che cosa è scritto in questa ṣaḥīfa?

Ḥadrat ʿAlī (ra) disse:

******************************************************

In essa sono scritte queste disposizioni: la ritorsione per lo spargimento di sangue, la liberazione dei prigionieri e il fatto che un musulmano non sarà ucciso come punizione per aver ucciso un kāfir. [Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Kitāb al-ʿIlm, vol. 1, p. 21.]

Nella parte conclusiva del ḥadīth narrato da Abū Ṭufayl si dice: in seguito, Ḥadrat ʿAlī (ra) estrasse dal fodero una ṣaḥīfa. In essa erano scritte le seguenti parole:

******************************************************

Su chiunque sgozzi un animale o una bestia in nome di qualcuno diverso da Allah ricade la maledizione di Allah; su chiunque rubi i segnali che delimitano le diverse parti della terra o, secondo un’altra narrazione, li alteri, ricade la maledizione di Allah; e su chiunque dia rifugio a una persona che corrompe l’Islam o a un innovatore ricade la maledizione di Allah. [Ṣaḥīḥ Muslim, vol. 2, p. 162.]

A questo proposito è degno di menzione anche un ḥadīth narrato nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī. Yazīd ibn Sharīf disse:

******************************************************

Un giorno Hazrat ʿAlī (ra) stava pronunciando un discorso davanti a noi, in piedi sul minbar, in un luogo chiamato ʿAjūr. Dalla sua spalla pendeva una spada, insieme alla quale era appesa anche una ṣaḥīfa. Egli disse: «Per Allah, non possediamo alcun libro da leggere, oltre al Libro di Allah e a ciò che è scritto in questa ṣaḥīfa». Dicendo questo, aprì la ṣaḥīfa e ce la mostrò. In essa vidi annotate le disposizioni riguardanti i denti dei cammelli, e vidi scritto: «Medina è un santuario dal luogo chiamato ʿAʾir fino a quella determinata montagna. Se qualcuno commette in questo luogo una bidʿa, cioè un atto estraneo all’Islam, su di lui ricadano la maledizione di Allah, quella degli angeli e quella di tutta l’umanità. Allah non accetterà da lui né una spesa né alcun compenso». Vi era inoltre scritto: «La protezione concessa da tutti i musulmani è una sola, e tutti loro si impegneranno a garantirla. E chiunque violi un patto stipulato con un musulmano, su di lui ricadano la maledizione di Allah, quella degli angeli e quella di tutta l’umanità. Allah non accetterà da lui né una spesa né alcun risarcimento».

Vi era scritto anche: «Chiunque stabilisca una parentela paterna con qualcuno diverso dal proprio padre, su di lui ricadano la maledizione di Allah, quella degli angeli e quella di tutta l’umanità. Da lui non sarà accettata né una spesa né alcun risarcimento». [Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, vol. 2, p. 1084.]

Anche un altro hadith narrato da Hazrat Ḥudhayfa (ra) è degno di menzione a questo proposito. Egli disse:

******************************************************

Chiesi a Hazrat ʿAlī (ra): «Presso di voi, oltre alla rivelazione scritta, cioè il Libro di Allah, esiste qualche altra forma di rivelazione?»

Hazrat ʿAlī gli rispose:

******************************************************

No, per Colui che fa germogliare il seme e crea l’essere umano, giuro che non conosco nulla della rivelazione oltre al Corano. Tuttavia conosco due cose: una è la comprensione che Allah l’Altissimo concede a una persona attraverso questo Corano; la seconda è ciò che è scritto in questo ṣaḥīfa.

Hadrat Hudhayfa (ra) domandò: «Che cosa contiene questo ṣaḥīfa?». Allora Hadrat ʿAlī (ra) disse: «Vi sono scritti la diyah, le norme per la liberazione dei prigionieri e che nessun musulmano deve essere ucciso in cambio di un miscredente». [Bukhārī Sharīf, vol. 1, Kitāb al-Jihād, p. 428. Da questo ḥadīth si apprende che nel ṣaḥīfa erano scritti alcuni ḥadīth e che anch’essi facevano parte della rivelazione. In secondo luogo, non è soltanto il Corano a essere stato ricevuto mediante la rivelazione: anche gli ḥadīth sono stati ricevuti mediante la rivelazione.]

In relazione a questo discorso di Hadrat ʿAlī (ra) viene menzionata anche un’altra narrazione. Egli disse:

******************************************************

Non abbiamo scritto nulla di ciò che proveniva dal Nobile Profeta (s), ad eccezione del Glorioso Corano e degli ḥadīth trascritti in questo ṣaḥīfa. [Bukhārī Sharīf, vol. 1, p. 451.]

Il senso complessivo di tutte le narrazioni e delle discussioni riportate sopra è che Hadrat ʿAlī (ra) aveva trascritto e conservato, provenienti dal Nobile Profeta (s), il Glorioso Corano e gli ḥadīth. Inoltre, aveva preparato una raccolta di ḥadīth. Dai diversi resoconti sopra citati si è appreso quale tipo di ḥadīth vi fosse scritto. Tuttavia, non viene indicato in alcun luogo quale fosse il loro numero.

Hadrat Abū Hurayra (ra) disse:

******************************************************

Tra i Compagni del Messaggero (s), nessuno narrò più hadith del Messaggero di me. Tuttavia, Abdullah ibn Amr ibn al-ʿAs ne narrò più di me. Ciò perché egli metteva per iscritto gli hadith, mentre io non li scrivevo. [Bukhari Sharif, vol. 1, p. 22; Sunan al-Darimi, p. 67.]

È già stato dimostrato che Hadrat Abdullah ibn Amr ibn al-ʿAs (ra) metteva per iscritto gli hadith del Messaggero. Tuttavia, l’affermazione di Hadrat Abu Hurayra riguardo a se stesso si riferisce alla prima parte della sua vita, non alla parte finale. Infatti, inizialmente egli non metteva per iscritto gli hadith del Messaggero e allora non avvertiva la necessità di scriverli. Riteneva sufficiente memorizzare ciò che udiva. Inoltre, possedeva una memoria più forte di quella degli altri. Riguardo alla sua capacità, in un hadith è detto:

******************************************************

Egli riusciva a ricordare ciò che gli altri non erano in grado di ricordare. [Bukhari Sharif, vol. 1, p. 22.]

Riguardo alla grande memoria di Hadrat Abu Hurayra, è stato riferito un episodio dalle sue stesse parole. In Sahih Muslim è narrato che un giorno il Nobile Profeta (s), rivolgendosi ai presenti nell’assemblea, disse:

******************************************************

Chiunque tra voi stenda il proprio abito, ascolti questo mio hadith e poi lo accosti al proprio petto, non dimenticherà mai nessuna delle parole che avrà udito.

Hadrat Abu Hurayra (ra) disse:

******************************************************

Udite queste parole, stesi il mantello che tenevo sulla spalla. Quando il Messaggero ebbe terminato il suo discorso, accostai il mantello al mio petto. Da allora non dimenticai nessun hadith udito dal Messaggero.[Sahih Muslim, vol. 2, p. 302,*************]

Nonostante questa straordinaria memoria, alla fine iniziò a mettere per iscritto gli hadith e ne registrò un numero enorme. Gli hadith da lui scritti erano più di cinquemila.[Mustadrak al-Hakim, vol. 3, p. 511, Fath al-Bari- ************* Jami‘ Bayan al-‘Ilm – Ibn ‘Abd al-Barr, vol. 1, p. 84.]

Un giorno Hasan ibn ‘Amr ibn Umayya al-Damri, che aveva appreso gli hadith da Abu Hurayra, recitò a memoria davanti a lui (ad Abu Hurayra) un hadith e disse: «Questo l’ho udito da lei». Allora Abu Hurayra disse: «Se lo hai udito da me, certamente è scritto presso di me». Poi prese Hasan per mano, lo condusse nella propria casa e gli mostrò una grande pila di hadith da lui messi per iscritto, dicendo: «L’hadith da te riferito è scritto qui».

Hasan dice:

******************************************************

Mi mostrò un gran numero di libri, nei quali erano scritti gli hadith del Messaggero.[Nel vol. 1, p. 184, dell’opera Fath al-Bari è scritto: gli hadith raccolti da Abu Hurayra erano distribuiti su un gran numero di pagine; Ibn Wahab li aveva visti.]

Circa ottocento o più Compagni e tabi‘un riferirono hadith da Abu Hurayra. [****************] L’opera intitolata «Musnad di Abu Hurayra» fu compilata già nell’epoca dei Compagni.[*********************]

Anche Hazrat Anas (ra) scriveva gli hadith. Già all’età di dieci anni era in grado di leggere e scrivere. Suo padre lo presentò al servizio del Messaggero e disse:

******************************************************

O Messaggero! Questo è mio figlio, un ragazzo che sa scrivere.

Egli trascorse ininterrottamente dieci anni al servizio del Messaggero. È forse sorprendente che abbia messo per iscritto tutto ciò che udiva dal Messaggero? Sa’id ibn Hilal dice:

******************************************************

Quando insistevamo con Anas ibn Malik (ra) affinché narrasse gli hadith, egli tirava fuori un rotolo e diceva: Questi sono gli hadith che ho ascoltato dal Nobile Profeta (s) e che, dopo averli messi per iscritto, gli ho letto.

Da ciò si apprende che Hazrat Anas (ra) metteva regolarmente per iscritto gli hadith. Non si limitava a scriverli e ad accumularli, ma li leggeva al Messaggero e ne faceva correggere gli errori.

Ordinava anche ai suoi figli di mettere per iscritto gli hadith. Diceva:

******************************************************

O figli! Mettete per iscritto questa scienza degli hadith. [Sunan al-Darimi, p. 68.]

Quando fu nominato governatore del Bahrein e vi si recò, Hazrat Abu Bakr Siddiq (che Allah sia soddisfatto di lui) gli inviò una raccolta di hadith. All’inizio di essa era scritto:

******************************************************

Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole. Queste sono le norme della sadaqa che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha stabilito per i musulmani, e riguardo alle quali Allah ha dato ordine al Suo Messaggero. [Sahih al-Bukhari, vol. 1, p. 195. Abu Dawud, hadith n. 1567.]

Non vi è alcun dubbio che tra gli hadith narrati da Hazrat Anas ve ne siano molti inclusi anche in questa raccolta.

Anche Hazrat Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) aveva raccolto una compilazione di hadith. [*************]

I muhaddith dell’epoca dei tabi‘in, come Hasan al-Basri e Qatada, traevano e narravano gli hadith proprio da questa raccolta. Inoltre, anche tabi‘in come Sulayman ibn Qays, Abu al-Zubayr, Abu Sufyan e Sha‘bi narravano gli hadith proprio da questa raccolta di Hazrat Jabir. Tutti gli hadith che Abu Sufyan narrò da Hazrat Jabir furono attinti da questo sahifa. [**************]

Quasi tutti i muhaddith hanno menzionato questa raccolta di hadith di Hazrat Jabir. Hafiz al-Dhahabi riferì dall’Imam Ahmad a proposito di Qatada ibn Du’ama:

******************************************************

Qatada era la persona dotata della memoria più prodigiosa tra gli abitanti di Basra. Memorizzava tutto ciò che ascoltava. Una volta, la raccolta di hadith di Hazrat Jabir fu letta davanti a lui, ed egli la imparò immediatamente tutta a memoria.

Qatada stesso diceva:

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Avevo imparato a memoria la sahifa di Jabir più della sura al-Baqara.

Da ciò risulta che Hazrat Jabir (ra) aveva preparato una raccolta di hadith, che continuò a essere regolarmente studiata dagli studenti di hadith anche dopo la sua epoca, e dalla quale venivano narrati gli hadith.

Anche Hazrat Abdullah ibn Mas’ud (ra) metteva per iscritto gli hadith e li conservava. In tal modo riuscì a compilare una raccolta contenente un gran numero di hadith. Dopo la sua morte, questa raccolta fu custodita dai suoi figli. Suo figlio Abd al-Rahman mostrava una raccolta di hadith manoscritta e diceva: «Per Allah, questa è la raccolta di hadith scritta di mano di mio padre.

Anche Hazrat Samura ibn Jundub (ra) aveva messo per iscritto degli hadith. Dopo la sua morte, questa raccolta di hadith fu ereditata da suo figlio Salman ibn Samura. Lo storico Ibn Sirin disse: «Nel libro degli hadith raccolti da Samura è contenuta una conoscenza preziosissima.

Hazrat Abdullah ibn Abbas (ra) aveva raccolto in forma di libro tutti gli hadith che aveva ascoltato. Alcuni abitanti di Ta’if avevano ascoltato da lui e ne avevano trascritto l’intero libro. Egli diffondeva gli hadith anche scrivendo lettere. [Abu Dawud, Kitab al-Aqdiya] Dopo la sua morte, suo figlio Ali ibn Abdullah ereditò numerose raccolte di hadith. È stato narrato:

******************************************************

Hazrat Ibn Abbas lasciò una raccolta di hadith del peso di un cammello.

È degna di nota la seguente narrazione riguardante la trascrizione degli hadith da parte di Hazrat Ibn Abbas. Al-Qatani, citando i Tabaqat di Ibn Sa’d, riferisce questa dichiarazione di Salma, moglie di Abu Rafi’:

******************************************************

Ho visto Ibn Abbas prendere una tavoletta per scrivere e annotarvi, da Abu Rafi’, qualcosa riguardo alle azioni e alle parole del Messaggero.

Al-Qatani ha scritto anche:

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Ibn ʿAbbas si recava da Abu Rafiʿ. Gli chiedeva: «Che cosa fece il Messaggero di Allah (s) in quel determinato giorno?» …………. Ibn ʿAbbas portava con sé una persona, la quale scriveva ciò che Abu Rafiʿ riferiva.[****************]

Quanto fosse vasto il patrimonio di hadith scritti di Hazrat Ibn ʿAbbas si può dedurre dalla seguente citazione. L’Imam Musa ibn ʿUqba dice:

******************************************************

Lo schiavo di ʿAbdullah ibn ʿAbbas, Qarib, ci presentò un carico, trasportabile da un cammello, dei suoi libri di hadith scritti.[***************]

Hazrat Mughira ibn Shuʿba aveva fatto scrivere numerosi hadith a Hazrat Muʿawiya, su sua richiesta.[Sahih Bukhari Sharif,*********] L’Imam Bukhari (r) ha citato a questo proposito la seguente narrazione:

******************************************************

Ar-Rarrad, lo scriba di Mughira ibn Shuʿba, disse: Mughira ibn Shuʿba mi fece scrivere molti hadith in un kitab (lettera) indirizzato a Muʿawiya.[Sahih Bukhari Sharif, ***********]

Hazrat Abdullah ibn Amr ibn al-As (ra) compilò un’altra raccolta di hadith dopo la morte del Nobile Profeta (s). Secondo una narrazione degli storici, fu lo stesso Nobile Profeta (s) a ordinargli di farlo. Il suo nome era «Ṣaḥīfa di Yarmuk».

Anche Hazrat Sa’d ibn Ubada al-Ansari compilò una ṣaḥīfa di hadith. Suo figlio narrava gli hadith proprio da questa «ṣaḥīfa». L’Imam Bukhari dice:

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Questa ṣaḥīfa era una parte della ṣaḥīfa di Abdullah ibn Abi Awfa. Egli scriveva gli hadith di propria mano.

In breve, grazie all’approvazione, al permesso e all’incoraggiamento del Nobile Profeta (s), i Compagni si impegnarono con ogni mezzo a preservare, mettere per iscritto e compilare questo preziosissimo patrimonio dell’Islam: la conoscenza degli hadith. Nella società di allora, lo studio della conoscenza degli hadith non era praticato soltanto come mezzo per ottenere la ricompensa nell’Aldilà; era considerato anche una questione della massima importanza per conseguire prestigio sociale, coltivare il sapere e le scienze e sviluppare i talenti interiori. Per questo motivo, le innumerevoli e incalcolabili parole del Nobile Profeta (s) furono preservate per sempre dai suoi Compagni, da lui formati come persone estremamente affidabili, degne di fiducia, veritiere e timorate di Allah.

Hazrat Abdullah ibn Amr ibn al-As dice: «Quando ero ancora giovane, chiesi ai Compagni:

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Come narrate gli hadith del Messaggero? Avete ascoltato ciò che egli ha detto. Eppure eravate completamente immersi negli hadith del Messaggero?

Udite queste parole, risero. Dissero: «O nipote nostro, figlio di nostro fratello, tutto ciò che udivo da lui era scritto nel libro che possedevamo. al-Ṭabarānī, al-Kabīr e»

Da questo episodio risulta che, anche quando ʿAbd Allāh ibn ʿAmr era ancora giovane, i nobili Compagni scrivevano gli hadith. Si tratta del primo periodo della Medina islamica.

Hazrat Anas ibn Malik (ra) ascoltò da Mahmud ibn Rabiʿ un lungo hadith narrato da Hazrat ʿUtban ibn Malik. Dopodiché disse:

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Questo hadith mi piacque moltissimo.

Allora disse a suo figlio: «Scrivilo». Così fu messo per iscritto.

 

Classificazione dei Compagni narratori di hadith

Basata sul numero

Il numero di coloro che ascoltarono direttamente gli hadith dal Nobile Profeta (s) e ne riferirono almeno alcuni da parte sua non era affatto esiguo. A proposito, il muhaddith Imam ʿAlī ibn Abū Zurʿa, esperto nelle biografie dei trasmettitori di hadith, rispondendo a una domanda disse:

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Il numero di coloro che, prima della morte del Nobile Profeta (s), lo videro con i propri occhi e ascoltarono le sue parole con le proprie orecchie, uomini e donne insieme, doveva superare il centinaio di migliaia. Ognuno di loro riferì hadith dopo averli ascoltati direttamente dall’Onorevole Profeta oppure averli appresi da altri.

Il professor Muḥammad Abū Zahū, uno dei più eminenti studiosi della scienza degli hadith dell’epoca contemporanea e docente presso la Jāmiʿ al-Azhar in Egitto, ha scritto:

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Il Nobile Profeta (s) lasciò questo mondo dopo aver lasciato circa centoquattordicimila Compagni. Essi ascoltarono gli hadith dal Nobile Profeta (s) e li riferirono. Ci si potrebbe chiedere: dove vivevano e in che modo poterono ascoltare gli hadith? La risposta è che erano abitanti della Mecca e di Medina, persone delle regioni situate tra queste due città, comuni arabi e coloro che avevano partecipato con lui al Pellegrinaggio d’Addio. Tutti videro il Nobile Messaggero (s) con i propri occhi e ascoltarono gli hadith da lui stesso durante la sua vita.

Secondo una relazione fornita dal muhaddith Abū Zurʿa, sebbene il numero dei Compagni e di coloro che riferirono almeno qualcosa dal Nobile Profeta (s) fosse superiore a centomila, secondo l’Allāma al-Dhahabī il numero dei Compagni che riferirono regolarmente un numero considerevole e calcolabile di hadith era soltanto di centocinque. Naturalmente, con ulteriori ricerche questo numero potrebbe aumentare. Il Musnad di Abū Dāwūd al-Ṭayālisī è un’opera di hadith compilata nella parte finale del II secolo dell’Egira; in essa sono riportate narrazioni da circa duecentocinquanta Compagni. Nell’opera Usud al-Ghāba è indicato in 7554 il numero dei Compagni trasmettitori di hadith. In quest’opera si sostiene che tutti essi abbiano riferito hadith direttamente dal Messaggero. Tuttavia, l’Allāma Ibn Ḥajar ha sollevato un’obiezione al riguardo. Egli ha affermato che nel conteggio sono state incluse persone che non erano Compagni.

Secondo l’Allāma al-Dhahabī, tra questi centocinque Compagni, da ventotto di loro furono riferiti moltissimi hadith. Secondo la maggior parte dei muhaddith, proprio questi ventotto Compagni sono i trasmettitori del maggior numero di hadith. A dire il vero, da questi ventotto Compagni è stata riferita quasi la metà dell’immenso patrimonio di hadith. La conclusione dei muhaddith è che coloro che hanno riferito meno di quaranta hadith sono considerati «trasmettitori di pochi hadith». Su questa base, i Compagni possono essere divisi in quattro categorie, come trasmettitori di un numero maggiore o minore di hadith:

a) Compagni della prima categoria: coloro che hanno narrato mille hadith o più.

b) Compagni della seconda categoria: coloro dai quali sono stati narrati cinquecento hadith o più.

c) Compagni della terza categoria: coloro i cui hadith sono quaranta o più.

d) Compagni della quarta categoria: coloro il cui numero di hadith narrati è inferiore a quaranta.

Tuttavia, il numero dei Compagni che hanno narrato hadith in quantità compresa tra cinquecento e quaranta è assai elevato. Per questo motivo possiamo suddividerli nuovamente in due gruppi: quelli che hanno narrato da cento a cinquecento hadith appartengono al primo gruppo, mentre quelli che ne hanno narrati da quaranta a cento appartengono al secondo.

Secondo questo calcolo, tutti i Compagni narratori di hadith possono essere suddivisi in cinque categorie:

1. Coloro i cui hadith narrati sono mille o più.

2. Coloro i cui hadith narrati sono cinquecento o più, ma meno di mille.

3. Coloro i cui hadith narrati sono cento o più di cento, ma meno di cinquecento.

4. Coloro il cui numero di hadith narrati è quaranta, oppure quaranta o più di quaranta, ma meno di cento.

5. Coloro il cui numero di hadith narrati è quaranta o meno di quaranta.

Prima categoria

Secondo gli studiosi degli hadith, nella prima categoria possono essere inclusi soltanto sei Compagni. Essi sono: (1) Abu Hurayra (ra), (2) Aisha (ra), (3) Abdullah ibn Abbas (ra), (4) Abdullah ibn Umar (ra), (5) Jabir ibn Abdullah (ra) e (6) Anas ibn Malik (ra). Il numero degli hadith narrati da loro supera il migliaio. Tuttavia, Shah Waliullah Dehlavi (ra) ha incluso in questa categoria complessivamente otto Compagni. Insieme a questi, ha incluso Abdullah ibn Amr ibn al-As (ra) e Abu Said al-Khudri (ra).

Questa opinione di Shah Dehlavi è contraria a quella degli eruditi della prima categoria nella scienza degli hadith. Anche l’Imam Ahmad ibn Hanbal (ra) ha indicato proprio i sei Compagni menzionati per primi come i narratori del maggior numero di hadith.

In realtà, i muḥaddith generalmente non hanno incluso Abu Said al-Khudri (ra) in questa categoria, sebbene il numero degli hadith da lui narrati superi il migliaio.

Allama Badr al-Din al-Ayni ha scritto a suo proposito:

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Egli ha trasmesso millecentosettanta hadith. Di questi, quarantasei sono riportati in entrambi i libri, quello di Bukhari e quello di Muslim; inoltre, sedici sono riportati esclusivamente nel Sahih di Bukhari e altri cinquantadue in quello di Muslim.[**********]

Non è chiaro per quale motivo Shah Waliullah voglia includere Hazrat Abdullah ibn Amr ibn al-ʿAs (ra) in questa categoria. Secondo i conteggi attendibili, infatti, il numero degli hadith da lui trasmessi è di appena settecento.[**********] In questo contesto si può affermare che i Compagni narratori di mille o più di mille hadith sono soltanto sette, e che il numero complessivo degli hadith da essi trasmessi è di quattordicimilaottocentosettanta.[***********]

Sembra necessario presentare qui una discussione alquanto dettagliata su questi sei Compagni. Tale discussione è infatti indispensabile per formarsi una ferma convinzione e una chiara comprensione degli hadith.

Hazrat Abu Hurayra (ra)

Hazrat Abu Hurayra (ra) abbracciò l’Islam nel mese di Muharram del settimo anno dell’Egira, durante la battaglia di Khaybar, e da allora si unì stabilmente al Profeta nobile (s). Da quel momento fino alla morte del Profeta nobile (s), non abbandonò mai la sua corte né la sua compagnia.[***********] Il suo scopo fondamentale era acquisire una conoscenza corretta e dettagliata dell’Islam.

Ibn Abd al-Barr ha scritto:

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Abū Hurayra abbracciò l’Islam nell’anno della battaglia di Khaybar. Partecipò a questa battaglia insieme al Nobile Rasūl (s). In seguito si legò al Rasūl e rimase sempre con lui. Il suo scopo era acquisire la conoscenza; di questo si accontentava e così soddisfaceva la propria fame. Teneva la mano del Rasūl nella sua. Dovunque egli andasse, anche Abū Hurayra (ra) vi si recava.

Ascoltava con profonda attenzione e imparava a memoria tutto ciò che il Nobile Rasūl (s) diceva abitualmente, tutto ciò che dichiarava in risposta alle domande degli altri, tutto ciò che insegnava sui vari aspetti dell’Islam e del Corano, le spiegazioni e le interpretazioni dei versetti coranici, nonché i sermoni e i discorsi che pronunciava su diversi argomenti, restando costantemente presente alla corte del Rasūl. Inoltre, anche lui conservava tutto ciò. Molti degli altri Compagni erano impegnati in diverse attività familiari, sociali ed economiche, nel commercio e nell’agricoltura, e quindi non potevano trascorrere molto tempo alla corte del Rasūl. Hazrat Abū Hurayra, invece, non aveva alcuna occupazione di questo genere. Perciò ebbe, rispetto agli altri, maggiori opportunità di ascoltare gli hadīth. Non è affatto sorprendente che abbia trasmesso un numero così elevato di hadīth. In tale situazione, Hazrat Abū Hurayra (ra) disse personalmente:

******************************************************

La maggior parte dei miei fratelli Muhājirūn era occupata negli affari al mercato, mentre io rimanevo costantemente accanto al Rasūl. Non avevo alcuna occupazione fuori di lì. Così, quando essi erano assenti dalla corte del Rasūl, io ero presente. Quando dimenticavano qualcosa, io la ricordavo.

D’altra parte, i miei fratelli Anṣār erano occupati ad amministrare i loro beni. Io, invece, ero un misero e povero uomo della Suffa. Perciò, anche quando essi dimenticavano qualcosa, io la conservavo nella memoria.

Il numero totale degli hadīth trasmessi da Hazrat Abū Hurayra (ra) è 5347. Di questi, 325 hadīth sono riportati sia nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī sia nel Ṣaḥīḥ Muslim; inoltre, 79 hadīth sono citati esclusivamente nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e 93 esclusivamente nel Ṣaḥīḥ Muslim.

L’Imām Bukhārī e Badr al-Dīn al-ʿAynī hanno scritto:

******************************************************

Più di ottocento Compagni e tābiʿūn hanno trasmesso hadith da lui.

Dal suo stesso commento sopra riportato si può comprendere ampiamente come Hazrat Abū Hurayra (ra) abbia potuto trasmettere un numero di hadith tanto maggiore rispetto agli altri Compagni. Inoltre, anche dalle sue parole riportate qui di seguito si ricava una chiara idea al riguardo. Egli stesso disse:

******************************************************

Se Allah l’Altissimo non avesse rivelato questi due versetti nel Suo Libro, io non avrei mai trasmesso alcun hadith. In essi Allah dice: «Coloro che nascondono ciò che Noi abbiamo rivelato, sotto forma di prove chiare e di guida, saranno maledetti da Allah e dagli altri che maledicono.» [Muslim Sharif, vol. II, p. 302; Bukhari Sharif, vol. I, p. 22.]

Hazrat Abū Hurayra (ra) rimase ininterrottamente con il Messaggero per circa tre anni, più o meno, ascoltando gli hadith e conservandoli nella memoria. Proprio per questo gli fu possibile trasmettere un numero di hadith tanto maggiore rispetto agli altri Compagni. In particolare, Allah l’Altissimo gli aveva donato una memoria così acuta che non dimenticava mai nulla di ciò che ascoltava. Sebbene questa sua incomparabile memoria fosse stata acquisita proprio grazie alla preghiera del Nobile Messaggero e a una speciale disposizione. La sua acquisizione del maggior numero di hadith e la sua incomparabile memoria erano universalmente note e riconosciute nella società di allora. Ciò è indubbiamente dimostrato dalle dichiarazioni riportate qui di seguito.

Hazrat Ubayy ibn Kaʿb (ra) disse:

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Abū Hurayra era molto audace nel porre domande e rivolgere quesiti al Messaggero. Gli chiedeva informazioni su argomenti riguardo ai quali nessun altro Compagno poneva domande.

Abu Amir racconta: «Ero alla presenza di Hazrat Talha. Un uomo venne da lui e gli disse: “O Abu Muhammad! Fino ad oggi non siamo riusciti a capire se il grande hafiz degli hadith del Messaggero fosse Abu Hurayra o voi”. Allora Hazrat Talha (ra) rispose: “Egli conosce molte cose che sono al di là della nostra conoscenza. Il motivo è che noi eravamo persone facoltose, avevamo case, mogli e famiglie, e trascorrevamo la maggior parte del nostro tempo occupandoci di queste cose. Ci recavamo al servizio del Messaggero (s) soltanto al mattino e alla sera, per poi tornare alle nostre occupazioni. Abu Hurayra (ra), invece, era povero e non possedeva né terre né famiglia. Per questo rimaneva sempre accanto al Messaggero (s), tenendogli la mano e standogli vicino. Tutti noi riteniamo certo che egli abbia ascoltato più hadith di tutti noi. Nessuno di noi lo ha mai accusato di aver riferito un hadith senza averlo ascoltato dal Messaggero (s)”.

Un giorno Hazrat Aisha (ra) lo chiamò e gli chiese: «Che genere di hadith stai riferendo? Eppure hai ascoltato le stesse parole e visto le stesse azioni del Messaggero (s) che ho ascoltato e visto io!». In risposta, Hazrat Abu Hurayra (ra) disse: «Madre! Voi eravate occupata a occuparvi dell’abbigliamento e della cura del Messaggero (s); giuro su Allah, nulla proveniente dal Messaggero poteva distogliere il mio sguardo da lui».

Una volta, irritato da una questione riguardante il sovrano omayyade Marwan, Hazrat Abu Hurayra (ra) disse con rabbia: «La gente dice che Abu Hurayra (ra) riferisce molti hadith; eppure arrivò a Medina soltanto pochi giorni prima della morte del nobile Profeta (s).

In risposta, Hazrat Abu Hurayra (ra) disse: «Quando arrivai a Medina avevo poco più di trent’anni. Da allora rimasi con il Messaggero (s) fino alla sua morte. Mi recavo con lui persino negli appartamenti delle sue mogli, lo servivo, partecipavo con lui alle guerre e al jihad e compivo con lui il pellegrinaggio. Per questo ho potuto conoscere più hadith degli altri. Giuro su Allah, anche coloro che erano giunti al cospetto del Messaggero (s) prima di me riconoscevano che io ero sempre presente presso di lui e mi chiedevano degli hadith. Tra loro erano particolarmente degni di menzione Hazrat Umar (ra), Hazrat Uthman (ra), Hazrat Talha (ra) e Hazrat Zubayr (ra). Talha ibn Ubayd Allah disse:

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Non può esserci alcun dubbio sul fatto che Abu Hurayra abbia ascoltato dal Messaggero (s) tutti quegli hadith che noi non potemmo ascoltare.

Un giorno Hazrat Ibn Umar (ra) disse rivolgendosi a Hazrat Abu Hurayra (ra):

******************************************************

Eri più assiduamente in compagnia del Messaggero di Allah rispetto a noi e per questo hai potuto conoscere e memorizzare i suoi hadith più di noi.

L’imam al-Dhahabi scrisse che un giorno anche ʿUmar al-Faruq (ra) disse proprio questo ad Abū Hurayra (ra).

Numerosi eminenti tra i Tābiʿūn hanno testimoniato l’eccezionale memoria di Abū Hurayra (ra). Qui riportiamo le parole di alcuni di loro:

Abū Ṣāliḥ dice:

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Tra i Compagni del nobile Profeta (s), Abū Hurayra (ra) possedeva la memoria più straordinaria ed era un grandissimo ḥāfiẓ degli hadith.

Saʿīd ibn Abī al-Ḥasan disse:

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Tra i Compagni, non vi fu nessuno che narrasse più hadith di Abū Hurayra (ra).

L’Imām al-Bukhārī (ra) scrisse riguardo ad Abū Hurayra (ra):

******************************************************

Da lui narrarono hadith quasi ottocento eruditi. Tra i narratori di hadith della sua epoca, egli era il più grande ḥāfiẓ di hadith.

Badr al-Dīn al-ʿAynī scrisse:

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Tutti gli studiosi degli hadith concordano sul fatto che Abū Hurayra (ra) fu il Compagno che narrò più hadith.

L’Imām al-Shāfiʿī (ra) disse:

******************************************************

Abū Hurayra (ra) era, tra tutti i narratori di hadith della sua epoca, quello dotato della memoria più prodigiosa e il più grande hafiz di hadith.[*************]

Il muḥaddith al-Ḥākim disse:

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Ḥazrat Abū Hurayra (ra) era il più dotato di memoria e il più grande hafiz di hadith tra i Compagni del Rasūl (s). Rimase con il Rasūl (s) molto più a lungo degli altri, poiché era libero da preoccupazioni materiali. La sua mano rimaneva nella mano del Rasūl (s): ovunque il Rasūl (s) andasse, egli lo seguiva. Questa situazione durò fino alla morte del Rasūl. Per questa ragione, il numero degli hadith narrati da Ḥazrat Abū Hurayra (ra) fu molto maggiore di quello narrato dagli altri.[***************]

L’imām al-Ḥāfiẓ Baqī ibn Makhlad al-Andalusī scrisse nel suo Musnad:

******************************************************

Gli hadith narrati da Abū Hurayra sono 5.374. Tra i Compagni, nessun altro narrò un numero pari o anche solo vicino a questa quantità di hadith.[********************]

In sintesi, vi sono quattro ragioni principali per cui il numero degli hadith da lui narrati era elevato. Le quattro ragioni sono le seguenti:

1. Dopo aver abbracciato l’Islam, rimase sempre al seguito del Messaggero (s).

2. Il suo ardente desiderio di apprendere gli hadith e di conservarli a memoria, senza dimenticare nulla di ciò che aveva udito.

3. La compagnia dei grandi Compagni e l’opportunità di apprendere gli hadith da loro; grazie a ciò, la sua conoscenza degli hadith raggiunse la completezza ed egli riuscì a raccogliere gli hadith di ogni epoca, precedente e successiva.

4. Il fatto che sia vissuto a lungo dopo la morte del Profeta (s), avendo avuto l’opportunità di trasmettere gli hadith per circa 74 anni, e che non abbia accettato di occuparsi di alcuna importante carica statale.

Per tutte queste ragioni, Abu Hurayra (ra) era un grande hafiz degli hadith, il più esperto di hadith tra i Compagni e colui che ne narrava il maggior numero. Gli hadith che i Compagni narravano separatamente si trovavano riuniti presso Abu Hurayra. Perciò tutti gli rivolgevano domande e facevano affidamento su di lui. Abdullah ibn Umar disse:

******************************************************

Abu Hurayra (ra) conservava a memoria gli hadith del Messaggero (s) per i musulmani.

La lunga discussione precedente dimostra in modo inequivocabile che Ḥaḍrat Abū Hurayra era un grandissimo erudito degli ḥadīth, che il numero degli ḥadīth da lui narrati sarebbe stato naturalmente maggiore rispetto a quello degli altri e che gli ḥadīth da lui narrati sono sotto ogni aspetto degni di fede e affidabili. Nonostante ciò, di fronte all’insolenza di coloro che hanno lanciato accuse contro il gran numero di ḥadīth narrati da Ḥaḍrat Abū Hurayra, non si può fare a meno di rimanere stupefatti.

Ḥaḍrat ʿĀʾisha (ra)

Umm al-Muʾminīn Ḥaḍrat ʿĀʾisha (ra) trascorse ininterrottamente nove lunghi anni come compagna di vita del Profeta dell’umanità. Furono proprio gli anni più ricchi di eventi della vita del Messaggero e il periodo della piena instaurazione dell’ordinamento islamico. Il Profeta nobile (s) morì quando Ḥaḍrat ʿĀʾisha aveva diciotto anni. Dopo di ciò, ella rimase in vita per circa trentanove anni. Per questo motivo, da un lato poté raccogliere dal Profeta nobile (s) un gran numero di ḥadīth e, dall’altro, poté diffonderli altrettanto efficacemente. Numerosi Compagni del Profeta nobile (s), nonché numerosi tābiʿūn delle generazioni successive, poterono ascoltare ḥadīth da lei e narrarli attraverso il suo Musnad.

L’ʿAllāma Badr al-Dīn al-ʿAynī ha scritto:

******************************************************

Ḥaḍrat ʿĀʾisha (ra) era una grande Compagna esperta di fiqh ed era una dei sei Compagni che narrarono il maggior numero di ḥadīth dal Messaggero (s). Attraverso la sua catena di trasmissione sono stati narrati duemiladuecentodieci ḥadīth. Di questi, nei due libri di al-Bukhārī e Muslim sono menzionati complessivamente centosettantaquattro ḥadīth. Inoltre, cinquantaquattro ḥadīth sono menzionati separatamente nel Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī e altri cinquantotto nel Ṣaḥīḥ di Muslim.

Ḥaḍrat Anas (ra)

Come è stato detto in precedenza, Ḥaḍrat Anas (ra) fu al servizio del Profeta nobile (s) per un lungo periodo di dieci anni. Ebbe l’opportunità di ascoltare molte sue parole e di osservare attentamente molte delle sue azioni, rimanendo al fianco del nobile Messaggero (s). Fu uno dei pochi Compagni ad adottare un metodo particolare nella narrazione degli ḥadīth. Prestò un servizio speciale alla scienza degli ḥadīth. Si può dire che dedicò l’intera sua vita alla diffusione degli ḥadīth. Dopo la morte del Messaggero (s), proprio mentre gli altri Compagni erano immersi nelle guerre e nei conflitti, egli continuò instancabilmente a occuparsi della diffusione degli ḥadīth. Verso la fine della sua vita, la moschea congregazionale di Baṣra era il centro della sua attività di diffusione degli ḥadīth.

Gli studenti desiderosi di apprendere gli hadith, provenienti dalla Mecca, da Medina, da Bassora, da Kufa e dalla Siria, partecipavano con ardente entusiasmo alle sue assemblee di trasmissione degli hadith.

Il numero degli hadith da lui narrati ammonta a diverse migliaia. Nelle parole dell’Allamah Badruddin Aini:

******************************************************

Egli narrò dal Nobile Profeta (s) duemiladuecentottantasei hadith.

Tra questi, 83 sono menzionati nel Sahih di Bukhari e altri 91 nel Sahih di Muslim. Altri 168 hadith sono citati in entrambe le opere, quella di Bukhari e quella di Muslim. Tra i Compagni deceduti nella città di Bassora, egli fu l’ultimo a morire. Visse quasi un secolo.

Hazrat Abdullah ibn Umar (ra)

Hazrat Abdullah ibn Umar (ra) fu Compagno del Messaggero (s) fin dalla più tenera età. A causa della sua giovane età, gli fu negata l’opportunità di partecipare alla battaglia di Badr. Tuttavia, partecipò direttamente a tutti gli eventi successivi. Perciò, tra i Compagni che rimasero con il Nobile Profeta (s) e narrarono i suoi hadith, egli occupa una posizione di particolare rilievo. Il numero complessivo degli hadith da lui narrati è 1630. Di questi, 173 sono citati sia nell’opera di Bukhari sia in quella di Muslim. Inoltre, 81 hadith sono menzionati nel Sahih di Bukhari e 31 nel Sahih di Muslim. L’Allamah Badruddin Aini scrisse:

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Dopo Abū Hurayra, egli è colui che tra i Compagni ha narrato il maggior numero di hadith.[*****************]

Hadrat ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās (ra)

La zia materna di Hadrat ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās era Umm al-Muʾminīn Hadrat Maymūna (ra). Hadrat ʿAbd Allāh soggiornava generalmente proprio nella casa della zia materna. Lo faceva perché era particolarmente desideroso di osservare con i propri occhi l’adorazione e la devozione notturne del Nobile Profeta (s).[**********] Il Nobile Profeta (s) pregò per lui dicendo:

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O Allah, rendi Ibn ʿAbbās particolarmente perspicace riguardo alla religione dell’Islam e fa’ che conosca le verità più profonde di tale materia.[************]

Come potrebbe dunque sorprendere che, grazie a ciò, egli sia riuscito a raccogliere un numero così cospicuo di hadith! L’Allāma Badr al-Dīn al-ʿAynī ha scritto:

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Ibn ʿAbbās (ra) narrò dal Nobile Profeta (s) mille seicentosessanta hadith. Di questi, 95 sono riportati sia nel Bukhārī sia nel Muslim. Inoltre, 120 hadith si trovano soltanto nel Bukhārī e 49 soltanto nel Muslim.[*******] Tra i Compagni e i Tābiʿīn, un gran numero di persone narrò hadith da lui. Tutti lo conoscevano come particolarmente esperto di hadith.[**************]

Hazrat Jabir ibn Abd Allah (ra)

Hazrat Jabir ibn Abd Allah era particolarmente esperto nella scienza degli hadith. Per gli hadith si dedicò per tutta la vita a una costante ricerca. L’apprendimento, lo studio e la diffusione degli hadith erano lo scopo della sua vita. A tal fine viaggiò per molti anni lungo le strade più impervie di regioni molto lontane. A suo riguardo, il compilatore dell’opera Mishkat scrisse:

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Era uno dei più illustri Compagni. Fu uno dei Compagni che narrarono il maggior numero di hadith.[****************]

Narrò hadith direttamente dal Nobile Profeta (s), così come attraverso altri Compagni. Quando Hazrat Abd Allah fu martirizzato nella battaglia di Uhud, Hazrat Jabir divenne un compagno assiduo del Messaggero (s). Visse a lungo. Durante i suoi viaggi nelle grandi città e nei centri urbani del mondo musulmano, ebbe l’opportunità di incontrare molti Compagni narratori di hadith. Nella Moschea del Profeta istituì un «halqa» (cerchio) per impartire per lungo tempo l’insegnamento degli hadith. Visse altri 64 anni dopo la morte del Messaggero (s). Trascorse questa lunga vita nella diffusione degli hadith. Il numero complessivo degli hadith da lui narrati è 1540. Di questi, Bukhari e Muslim ne menzionarono congiuntamente sessanta. Bukhari ne menzionò separatamente 26 e Muslim altri 26 distintamente.[*******************]

Seconda parte

Nella seconda parte rientrano soltanto quattro Compagni i cui nomi possono essere menzionati come narratori di cinquecento o più hadith. Se ne riportano i nomi e una breve presentazione:

1. Hazrat Abd Allah ibn Mas’ud (ra):Egli abbracciò l’Islam già nei primi tempi della predicazione islamica alla Mecca e partecipò quasi a ogni battaglia insieme al Messaggero (s). Era il custode dei sandali del Messaggero (s). Era lui a vestirlo.

L’Allama Badruddin al-ʿAynī scrisse riguardo a lui:

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Egli narrò 848 hadith dal Messaggero di Allah (s). Tra questi, 64 hadith sono riportati in entrambi i libri di Bukhari e Muslim. Inoltre, altri 21 sono riportati nel Sahih di Bukhari e altri 35 nel Sahih di Muslim.

2. Hadrat Abdullah ibn Amr ibn al-ʿAs (ra):L’Allama Badruddin al-ʿAynī scrisse riguardo a lui:

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Era un grandissimo sapiente e si impegnava moltissimo negli atti di devozione. Conosceva più hadith di Hadrat Abu Hurayra (ra), poiché egli metteva per iscritto gli hadith, mentre Hadrat Abu Hurayra (ra) inizialmente non li scriveva. Nonostante ciò, il numero degli hadith narrati attraverso la sua catena di trasmissione era molto inferiore a quello degli hadith narrati attraverso la catena di trasmissione di Hadrat Abu Hurayra.

Egli metteva per iscritto e conservava gli hadith. Mujahid racconta: vedendo presso Abdullah una raccolta di hadith, gli chiesi: «Che cos’è questa?». Egli rispose:

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Il suo nome è Sadiqa. In essa sono scritti gli hadith che ho ascoltato dal Messaggero (s). Nell’ascolto di questi hadith non vi è alcun’altra persona tra me e il Messaggero (s).

3. Hazrat Ali (ra):Quarto califfo dei Califfi ben guidati. Fu il primo tra gli uomini ad abbracciare l’Islam e rimase al fianco del Messaggero in quel periodo. Era cugino paterno e genero del Nobile Messaggero (s). Fu anche il primo califfo della stirpe dei Banu Hashim.

Allama Badr al-Din Ayni scrisse a suo riguardo:

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Attraverso la sua catena di trasmissione sono stati narrati complessivamente 586 hadith dal Messaggero (s). Tra questi, Bukhari e Muslim ne hanno riportati venti ciascuno nelle proprie opere. Inoltre, Bukhari ne ha riportati altri nove e Muslim altri quindici.

4. Hazrat Umar ibn al-Khattab (ra):  Secondo califfo dei Califfi ben guidati. Abbracciò la religione islamica già nel sesto anno della profezia. In seguito alla sua conversione all’Islam, a Mecca l’Islam acquistò una grande forza. Dedicò tutta la sua vita all’Islam. Secondo un calcolo, il numero complessivo degli hadith da lui narrati è 539.

Terza parte

Nella terza categoria sono considerati complessivamente 26 Compagni. Di seguito vengono riportati i loro nomi e una breve presentazione:

1. Umm al-Mu’’minīn Hazrat Umm Salama (ra):Il numero degli hadith da lei narrati è 157. Due di essi sono riportati sia nel Sahih di Bukhari sia nel Sahih di Muslim. L’autore del Mishkat ha scritto riguardo a lei:

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Da lei narrarono hadith Hazrat Ibn Abbas (ra), Aisha (ra), sua figlia Zaynab, suo figlio Umar e Ibn al-Musayyib.

Inoltre, numerosi Compagni e Tabi‘un narrarono hadith da lei.

2. Hazrat Abū Mūsā al-Ash’ʿarī (ra): Allama Badr al-Din al-‘Ayni ha scritto riguardo a lui:

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Gli hadith da lui narrati sono 360. Tra questi, cinquanta sono riportati sia nel Sahih di Bukhari sia nel Sahih di Muslim. Inoltre, quattro hadith sono riportati esclusivamente nel Sahih di Bukhari e altri quindici nel Sahih di Muslim. Da lui narrarono hadith Anas ibn Malik (ra), Tariq ibn Shihab e numerosi altri Tabi‘un. Era considerato uno degli esperti tra i Compagni.

3. Hazrat Barā’ ibn ʿĀzib (ra): Badr al-Din al-‘Ayni ha scritto:

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Dal Messaggero, attraverso la sua catena di trasmissione, sono stati narrati 305 hadith. Di questi, 22 hadith sono citati in entrambi i libri, Bukhari e Muslim; 15 esclusivamente nel Sahih di Bukhari e 6 esclusivamente nel Sahih di Muslim.

4. Hazrat Abu Dharr al-Ghifari (ra): Egli stesso disse:

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Sono stato il quarto tra i primi quattro ad accettare l’Islam.

Allama Badruddin Ayni ha menzionato:

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Attraverso la sua catena di trasmissione, dal Messaggero sono stati narrati 281 hadith. Di questi, dodici hadith sono riportati in entrambe le opere, Bukhari e Muslim; 2 esclusivamente nel Sahih di Bukhari e 17 nel Sahih di Muslim. Anche numerosi Compagni hanno narrato hadith da lui. Anche i Tābiʿūn hanno narrato hadith da lui.

Ḥazrat Saʿd ibn Abī Waqqāṣ (ra):Egli è uno dei dieci Compagni ai quali fu annunciata in vita la buona novella del Paradiso. Accettò l’Islam all’età di quattordici o diciassette anni. Fu il primo a scagliare una freccia nel jihād per la religione di Allah. Riguardo a lui, l’Allāma Badr al-Dīn al-ʿAynī ha scritto:

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Il numero complessivo degli ḥadīth da lui narrati dal Messaggero è di duecentosettanta. Tra questi, al-Bukhārī e Muslim ne hanno entrambi citati quindici. Inoltre, al-Bukhārī ne ha citati separatamente cinque e Muslim diciotto.

6. Ḥazrat Sahl ibn Saʿd al-Anṣārī (ra): Il Messaggero di Allah morì quando egli aveva quindici anni, ed egli fu l’ultimo tra i Compagni a morire a Medina. Poiché, dopo la morte di tutti i Compagni, egli era l’unico ancora in vita, tutti si rivolgevano a lui per la conoscenza degli ḥadīth. Il numero complessivo degli ḥadīth da lui narrati è di 188. Tra questi, 28 sono riportati sia da al-Bukhārī sia da Muslim.

7. Ḥazrat ʿUbāda ibn al-Ṣāmit (ra):Egli fu uno di coloro alle cui orecchie giunse a Medina il richiamo all’Islam proveniente dalla Mecca e che parteciparono alla bayʿat di al-ʿAqaba celebrata durante il pellegrinaggio per tre anni consecutivi.

L’Allāma Badr al-Dīn al-ʿAynī ha scritto:

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Il numero degli ḥadīth da lui narrati dal Messaggero è 181. Tra questi, sei ḥadīth sono riportati sia da al-Bukhārī sia da Muslim. Oltre a questi, al-Bukhārī ne ha citati altri due e Muslim altri due.

8. Hazrat Abu al-Darda (ra):Era un Compagno altamente illustre. La sua conoscenza, intelligenza, erudizione e piena padronanza della scienza degli hadith erano famose. Un giorno Hazrat Abu Dharr al-Ghifari (ra), rivolgendosi a lui, disse:

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Sulla terra e sotto il cielo non c’è oggi alcun sapiente più grande di te, o Abu al-Darda.

9. Hazrat Abu Qatada al-Ansari (ra):Era estremamente scrupoloso nel riferire gli hadith. Cominciò ad adottare questo principio subito dopo aver ascoltato le severe parole riguardanti l’attribuzione di false affermazioni al Messaggero. Nonostante ciò, il numero degli hadith da lui narrati è cento.

10. Hazrat Ubay ibn Ka‘b (ra):Ogni momento della sua vita fu trascorso al servizio della scienza degli hadith. Al-Khatib al-‘Umari scrisse:

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Era lo scriba della rivelazione per il Nobile Profeta (s). Tra coloro che, all’epoca del Messaggero, memorizzarono integralmente il Nobile Corano, egli era uno di loro. Numerose persone narrarono hadith attraverso la sua autorità.

11. Hazrat Mu‘adh ibn Jabal (ra):Fu uno dei sette presenti alla seconda Bay‘at di al-‘Aqaba. Partecipò alla battaglia di Badr e a tutte le altre guerre. Il Nobile Profeta (s) lo inviò nella provincia dello Yemen come giudice e insegnante dell’Islam.

Ḥaḍrat Ibn Masʿūd disse:

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Muʿādh era maestro di ogni bene e obbediente ad Allah e al Messaggero. [Stessa, p. 341.]

A suo riguardo, il nobile Profeta (s) disse:

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Muʿādh conosceva ciò che è lecito e ciò che è illecito più di chiunque altro. [**************]

Disse inoltre:

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Nel Giorno del Giudizio, Mu’adh apparirà come imam della comunità degli studiosi.[***************]

Tra i Compagni, Hadrat ‘Abdullah ibn ‘Amr, Ibn ‘Abbas, Ibn Abi Awfa, Anas ibn Malik, Abu Umama, Abu Qatada, Abu Tha’laba, ‘Abd al-Rahman ibn Samura, Jabir ibn Samura e altri trasmisero hadith da lui.[*********************]

12. Hadrat Nu’man ibn Bashir (ra): Fu il primo figlio della stirpe degli Ansar dopo l’Egira. L’Allama Badr al-Din al-‘Ayni scrisse:

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Nel suo isnad furono trasmessi centodiciassette hadith.[************]

13. Hadrat Abu Bakrata (ra):Dopo la conquista di Ta’if, venne a unirsi al Messaggero. Riguardo a lui, Badr al-Din al-‘Ayni scrisse:

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Tra i Compagni, era il più esperto in materia di conoscenza. Era tra le persone più virtuose. Si impegnava sempre con tutte le sue forze nelle pratiche di culto.[*************]

Al-ʿAynī ha scritto anche quanto segue:

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Secondo la sua catena di trasmissione, dal Nobile Profeta (s) sono stati trasmessi complessivamente 133 hadith. Di questi, 8 hadith sono riportati sia nel Bukhārī sia nel Muslim, altri cinque nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e un altro nel Ṣaḥīḥ Muslim.

14. Ḥaḍrat Jarīr ibn ʿAbd Allāh (ra):Egli abbracciò l’Islam proprio nell’anno della morte del Nobile Profeta (s). Egli stesso disse:

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Abbracciai l’Islam quaranta giorni prima della morte del Messaggero.

L’allāma Badr al-Dīn al-ʿAynī ha scritto:

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I hadith da lui narrati sono cento. Tra questi, sia Bukhari sia Muslim ne hanno menzionati otto, mentre Bukhari e Muslim hanno menzionato sei hadith distinti. Nel libro Sharh al-Nawawi, commento del Muslim Sharif, è stato affermato che i hadith da lui narrati sono duecento. Tra questi, Bukhari ne ha menzionato individualmente soltanto uno. Alcuni hanno detto sei.

15. Hazrat Abu Ayyub Ansari (ra):Egli era un Compagno assai illustre. Partecipò al secondo giuramento di Aqaba e alla battaglia di Badr. Quando il Messaggero di Allah giunse a Medina, soggiornò dapprima proprio nella sua casa. Allama Badruddin Ayni ha scritto:

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Il numero dei hadith da lui narrati è cento cinquanta. Tra questi, sette hadith sono stati menzionati sia nel Bukhari sia nel Muslim. Nel Bukhari ve n’è anche un altro, oltre a questi.

16. Hazrat Uthman ibn Affan (ra):Egli era il terzo califfo dei Califfi ben guidati, l’Amir al-Mu’minin. Sposò, una dopo l’altra, entrambe le figlie del Messaggero. Badruddin Ayni ha scritto a suo riguardo:

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Egli narrò 146 hadith dal Messaggero. Bukhari ne menzionò undici nel proprio libro.

17. Hazrat al-Mughira ibn Shu’‘ba (ra):Tra i Compagni, occupava una posizione eminente per quanto riguarda l’ʿilm. Nei libri di hadith sono menzionati 133 hadith da lui narrati. Oltre a questi, un altro hadith è stato menzionato nel Bukhari Sharif e altri due nel Muslim Sharif.

18. Hazrat Imran ibn Husayn (ra):Khatib al-Umari ha scritto:

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Era uno degli eminenti sapienti e dei più illustri giuristi tra i Compagni.

19. Hazrat Usama ibn Zayd (ra):Era il figlio adottivo del Profeta nobile (s). Occupava una posizione eminente nella conoscenza islamica. Al momento della morte del Messaggero, aveva soltanto diciotto o vent’anni. Ciononostante, nella sua memoria erano custoditi moltissimi detti del Messaggero nobile (s). Anche la sua condotta e il suo carattere erano un modello per tutti e degni di essere seguiti.

Per suo tramite furono narrati e divulgati moltissimi hadith. Il numero complessivo degli hadith da lui narrati era 128. Di questi, 15 sono riportati sia nel Sahih di Bukhari sia nel Sahih di Muslim. Inoltre, altri 2 hadith sono riportati nel Sahih di Bukhari e altri 2 nel Sahih di Muslim.

20. Hazrat Sawban (ra):Era schiavo del Messaggero nobile (s) e apparteneva alla sua famiglia. Rimaneva sempre al fianco del Messaggero nobile (s). Da un lato memorizzava e conservava gli hadith, dall’altro adempiva pienamente al compito di divulgarli.

21. Hazrat Burayda ibn Husayb (ra):Godeva di particolare prestigio tra i Compagni. Aveva imparato a memoria moltissimi hadith del Messaggero. Il numero complessivo degli hadith da lui narrati è 164. Di questi, uno solo è riportato sia nel Sahih di Bukhari sia nel Sahih di Muslim. Inoltre, altri 2 hadith sono riportati esclusivamente nel Sahih di Bukhari e 11 esclusivamente nel Sahih di Muslim. Tutti gli hadith da lui narrati erano stati ascoltati direttamente dal Messaggero.

22. Hazrat Abu Mas’ud Uqba ibn Amr (ra):Accettò l’Islam al momento del secondo giuramento di Aqaba. Era un energico divulgatore della religione islamica. Partecipò a tutte le battaglie. Si dedicò inoltre con grande attenzione alla trasmissione degli hadith. Nei libri di hadith si trovano 102 hadith da lui narrati.

23. Ḥaḍrat Jarīr ibn ʿAbd Allāh (ra):Egli accettò l’Islam circa quaranta giorni prima della morte del Messaggero. Il numero degli hadith da lui narrati è cento. Tra questi, otto hadith sono riportati sia nel Ṣaḥīḥ di Bukhārī sia nel Ṣaḥīḥ di Muslim. Inoltre, un hadith è riportato separatamente nel Ṣaḥīḥ di Bukhārī, mentre sei hadith sono riportati nel Ṣaḥīḥ di Muslim. Tuttavia, nel commentario di al-Nawawī al Ṣaḥīḥ di Muslim si afferma che da Ḥaḍrat Jarīr furono narrati duecento hadith. Tra questi, uno è riportato nel Ṣaḥīḥ di Bukhārī e nove nel Ṣaḥīḥ di Muslim.

24. Ḥaḍrat Samura ibn Jundub al-Fazārī (ra):Il compilatore del Mishkāt ha detto di lui:

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Era un ḥāfiẓ degli hadith e uno dei principali narratori di numerosi hadith dal Messaggero. Molte persone narrarono hadith anche da lui.

Allāma Badr al-Dīn al-ʿAynī ha scritto:

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Da lui furono narrati complessivamente centoventitré hadith. Di questi, soltanto quattro sono riportati nel Ṣaḥīḥ di Bukhārī.

25. Ḥaḍrat Jābir ibn Samura (ra):Era il nipote materno di Ḥaḍrat Saʿd ibn Abī Waqqāṣ. Risiedeva nella città di Kufa e lì morì nell’anno 74 dell’Egira. Anche da lui numerose persone narrarono hadith.

26. Hazrat Abu Bakr Siddiq (ra):Egli fu il primo califfo dei Califfi ben guidati. Fu l’amico e il compagno del Profeta Nobile (s) per tutta la vita. Dall’epoca dell’ignoranza fino all’instaurazione della società islamica, in nessuna circostanza egli rimase separato dal Nobile Messaggero (s) per un periodo prolungato. A suo riguardo, a suo riguardo, il compilatore della Mishkat scrisse:

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Numerosi Compagni e Tabi’un narrarono hadith da lui. Tuttavia, poiché visse solo per breve tempo dopo la morte del Messaggero, da lui furono narrati pochissimi hadith.[**************

Per una trattazione dettagliata delle narrazioni di hadith di Hazrat Abu Bakr, si veda in quest’opera la trattazione «I Califfi ben guidati e la compilazione dei libri di hadith».]

Ciascuno dei Compagni sopra menzionati narrò cento hadith o più, e il totale complessivo degli hadith narrati da tutti loro è di 4556.

Quarta categoria

I Compagni narratori di hadith della quarta categoria sono 33. Da ciascuno di loro furono narrati da quaranta a cento hadith. Qui viene presentato l’elenco completo dei loro nomi:

(1) Hazrat Abdullah ibn Abi Awfa (2) Hazrat Zayd ibn Thabit (3) Hazrat Zayd ibn Arqam (4) Hazrat Ka’ab ibn Aslami (5) Hazrat Zayd ibn Khalid al-Juhani (6) Hazrat Abu Talha Zayd ibn Sahl (7) Hazrat Rafi’ ibn Khadij (8) Hazrat Salama ibn al-Akwa’ (9) Hazrat Abu Rafi’ al-Qibti (10) Hazrat Awf ibn Malik al-Ashja’i (11) Hazrat Adi ibn Hatim (12) Hazrat Abd al-Rahman ibn Awf (13) Umm al-Mu’minin Hazrat Umm Habiba (14) Hazrat Ammar ibn Yasar (15) Hazrat Salman al-Farisi (16) Umm al-Mu’minin Hazrat Hafsa (17) Hazrat Burayra ibn Mutrim al-Qubshi (18) Hazrat Asma bint Abu Bakr (19) Hazrat Wathila ibn al-Asqa al-Kinani (20) Hazrat Uqba ibn Amir al-Juhani (21) Hazrat Fudala ibn Ubayda al-Ansari (22) Hazrat Umar ibn Utba (23) Hazrat Ka’b ibn Amr al-Ansari (24) Hazrat Fudala ibn Ubayd al-Aslami (25) Umm al-Mu’minin Hazrat Maymuna (26) Hazrat Umm Hani (27) Hazrat Abu Hudhayfa ibn Mughaffal (28) Hazrat Bilal ibn Rabah al-Tamimi (29) Hazrat Abdullah ibn Mughaffal (30) Hazrat Miqdam ibn Asad al-Kufi (31) Hazrat Umm Atiyya al-Ansariyya (32) Hazrat Hakim ibn Hajar al-Asadi e (33) Hazrat Salma ibn Hanif al-Ansari (ra).

Quinta parte

I Compagni della quinta parte sono cinquantacinque. Da ciascuno di loro sono stati narrati quaranta hadith o meno di quaranta. Qui vengono menzionati i nomi dei quaranta narratori di hadith relativamente più numerosi di questa categoria. Essi sono:

(1) Hazrat Zubayr ibn Awwam (2) Hazrat Fatima bint Qays (3) Hazrat Khabbab ibn al-Ibt (4) Hazrat Iyad ibn Hammad Tamimi (5) Hazrat Malik ibn Rabia Sayyid (6) Hazrat Abdullah ibn Salam (7) Hazrat Umm Qays bint Mahz (8) Hazrat Fadl ibn Abbas (9) Hazrat Amir ibn Rabia (10) Hazrat Rabi bint Muawwidh (11) Hazrat Usayd ibn Hudayr Ashhali (12) Hazrat Khalid ibn Walid (13) Hazrat Umar ibn Harith (14) Hazrat Khawla bint Hakim (15) Hazrat Thabit ibn Dahhak (16) Hazrat Urwa ibn Abi Zayd al-Asadi (17) Hazrat Muawiya ibn Hakim Salami (18) Hazrat Yamra bint Safwan (19) Hazrat Urwa ibn Majras (20) Hazrat Majma ibn Yazid (21) Hazrat Salm ibn Qays (22) Hazrat Qatada ibn Luqman (23) Hazrat Qubaysa ibn Mukarriq Amiri (24) Hazrat Asim ibn Adi (25) Hazrat Salma ibn Nuaym Ashjai (26) Hazrat Malik ibn Sasaya (27) Hazrat Mahjan ibn Adra (28) Hazrat Saib ibn Falah (29) Hazrat Khafaf Ghifari (30) Hazrat Zufjar Habashi (31) Hazrat Malik ibn Hubayr (32) Hazrat Zayd ibn Harith (33) Hazrat Thabit ibn Adiya (34) Hazrat Kabis ibn Iyad Ashari (35) Hazrat Kulthum ibn Husayn Ghifari (36) Hazrat Dahya Kalbi (37) Hazrat Judana bint Wahb (38) Hazrat Malik ibn Yasar (39) Hazrat Abdullah ibn Jamra e (40) Hazrat Kulthum ibn Alqama (che Allah sia soddisfatto di lui).

I restanti quindici erano Compagni giovani. Il numero degli hadith da loro narrati era molto esiguo e trascurabile.

Il numero totale dei Compagni i cui nomi sono stati menzionati sopra nelle varie categorie è centocinque. Non vi è dubbio che il grande e nobile tesoro degli hadith, l’imperituro e inestinguibile faro di luce che la comunità musulmana possiede, sia il risultato delle loro narrazioni, della loro immensa devozione e dei loro sforzi incessanti, della loro pratica, del loro instancabile lavoro, della loro incrollabile fede in Allah e del loro eterno desiderio del bene dell’umanità.[*******************]

 

La ragione della differenza numerica nella narrazione degli hadith

Dalla discussione precedente si è visto che tra i Compagni esiste una grande differenza numerica nella narrazione degli hadith. Sebbene fossero tutti Compagni dello stesso Profeta, alcuni narrarono un gran numero di hadith, mentre altri ne narrarono un numero assai esiguo. È necessario che conosciamo in modo particolare quale sia la causa di questa grande differenza nella narrazione degli hadith.

Finché il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) rimase in vita tra i Compagni, egli era generalmente impegnato nell’insegnare a tutti loro la religione dell’Islam, il Libro di Allah e la sapienza. In quel periodo, così come non vi era alcuna possibilità di diffondere una menzogna a nome del Messaggero, non vi era neppure la minima possibilità di respingere o liquidare una sua parola dicendo: «Non è una parola del Messaggero». Anche gli ipocriti non avevano molta possibilità di creare confusione riguardo alla religione islamica interpretando erroneamente una parola del Messaggero. Infatti, non appena accadeva qualcosa del genere, i nobili Compagni potevano chiedere al Messaggero e ottenere chiarimenti completi ed espliciti su ogni questione. Nella storia, e soprattutto negli hadith nobili, esistono innumerevoli esempi di ciò. Una volta Hazrat Umar al-Faruq (che Allah sia soddisfatto di lui), avendo visto Hazrat Hisham ibn Hakim recitare la sura al-Furqan in una modalità nuova, ne fu estremamente sorpreso; lo afferrò e lo condusse alla presenza del Messaggero. In seguito, dopo aver ascoltato la recitazione di Hazrat Hisham, il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse che era lecito recitarla anche in quel modo. Così il dubbio nell’animo di Hazrat Umar fu dissipato. Per questo si può dire che, durante la sua vita, il Nobile Messaggero era colui che risolveva tutte le divergenze reciproche tra i nobili Compagni. Non appena sorgeva il minimo dubbio o la minima confusione su una questione, essa veniva eliminata direttamente dal Messaggero.

Tuttavia, dopo la morte del Nobile Profeta (s), questa situazione subì un enorme cambiamento. Da un lato venne reciso il canale attraverso il quale si acquisiva la conoscenza della rivelazione; dall’altro, innumerevoli nuovi musulmani divennero apostati e si accinsero ad abbandonare la religione dell’Islam. In una situazione simile, anche alcuni ipocriti emersero, con l’intento di trarre profitto dall’acqua torbida. Se allora tentarono di diffondere qualche menzogna a nome del Messaggero, ciò non è affatto né sorprendente né insolito.

Tuttavia, il primo califfo, Hazrat Abu Bakr (ra), predispose una forte resistenza contro tutto ciò. Da un lato, impiegando tutta la sua forza, schiacciò gli apostati e coloro che rifiutavano di pagare la zakat; dall’altro, eresse una barriera insormontabile contro la diffusione delle menzogne dei bugiardi. Dopo di lui, anche Hazrat Umar al-Faruq (ra) adottò misure adeguate a tale scopo. Egli fu estremamente rigoroso riguardo alla trasmissione degli hadith. Un gran numero di Compagni, custodendo nel cuore un’immensa ricchezza di hadith, rimase vigile come una sentinella insonne. Temendo che, qualora fosse stato trasmesso un hadith, esso potesse diventare un giocattolo nelle mani degli ipocriti e assumere una forma distorta, essi praticamente smisero in generale di trasmettere hadith. In alcuni, questo timore divenne così intenso da far loro temere di commettere errori trasmettendo troppi hadith, oppure che, se i musulmani comuni si fossero dedicati completamente allo studio degli hadith, avrebbero potuto trascurare il Sacro Corano, la Parola propria di Allah. Anche per queste ragioni, i nobili Compagni sospesero temporaneamente quasi del tutto la diffusione e la trasmissione degli hadith. Soltanto quando, nelle questioni quotidiane — come la soluzione delle problematiche della Sharia, l’amministrazione dello Stato e l’esercizio della giustizia — diveniva indispensabile ricorrere agli hadith, essi li trasmettevano gli uni agli altri.

A questo proposito possiamo menzionare in particolare alcuni Compagni e comprendere, da ciò, anche il motivo per cui, pur conoscendo un gran numero di hadith, ne trasmisero relativamente pochi.

Hazrat Abu Bakr al-Siddiq (ra), compagno per tutta la vita del Nobile Profeta (s), e nobili Compagni altamente onorati quali Hazrat Abu Ubayda, Hazrat Abbas ibn Abd al-Muttalib e Hazrat Imran ibn Husayn, pur conoscendo un gran numero di hadith, ne trasmisero pochissimi. Hazrat Said ibn Zayd era uno dei dieci Compagni ai quali era stata annunciata la buona novella del Paradiso; eppure trasmise soltanto due o tre hadith. Hazrat Ubayy ibn Umara trasmise un solo hadith.

Alcuni Compagni, dopo la morte del Messaggero, furono così impegnati nell’adempimento delle responsabilità del califfato che non ebbero la possibilità o il tempo di trasmettere hadith. I quattro nobili Compagni dei Califfi ben guidati, insieme a Hazrat Talha e Hazrat Zubayr (ra), sono esempi concreti di questa ragione.

La situazione di numerosi Compagni era esattamente opposta. Disponevano di molto tempo libero. Non avevano alcun impegno che potesse ostacolare la trasmissione degli hadith. Di conseguenza, furono in grado di trasmettere un gran numero di hadith. Tra questi vi erano Hazrat Abu Hurayra (ra), Hazrat Aisha (ra) e Hazrat Abd Allah ibn Umar (ra).

Alcuni Compagni ebbero maggiori opportunità di stare a contatto e in compagnia del Nobile Profeta (s). Poiché rimasero con lui ovunque — nel proprio paese e all’estero, a casa e durante i viaggi — da un lato fu loro facile raccogliere un maggior numero di hadith e, dall’altro, dopo la sua morte ebbero anche l’opportunità di trasmetterli pienamente agli altri. In questo contesto sono degni di menzione i Compagni Hazrat Abd Allah ibn Masud (ra), Hazrat Abu Hurayra (ra), Hazrat Jabir ibn Abd Allah (ra), Hazrat Anas ibn Malik (ra) e Hazrat Abd Allah ibn Umar (ra). Alcuni Compagni morirono durante la vita del Messaggero o subito dopo la sua morte; pertanto, nel corso della loro vita non ebbero alcuna opportunità di trasmettere hadith ad altri. Anche da coloro che ebbero poche occasioni di incontrare il Messaggero o di rimanere al suo fianco furono trasmessi pochissimi hadith.

Dopo la scomparsa del Nobile Messaggero (sa), nella società islamica sorsero continuamente nuove situazioni. Divenne allora necessario per la gente comune musulmana conoscere le parole del Messaggero riguardo alle questioni pertinenti. Di conseguenza, in quel periodo i Compagni ancora in vita furono costretti a trasmettere un maggior numero di hadith. In seguito, tra i musulmani nacque un intenso desiderio di acquisire la conoscenza degli hadith. Essi rivolgevano ai Compagni, in vari modi, la richiesta di ascoltare gli hadith del Messaggero. Anche per questa ragione i Compagni si prepararono a rendere manifesta davanti a loro la conoscenza degli hadith che custodivano e a impartirgliene l’insegnamento. Anche questo motivo fece sì che da molti Compagni potesse essere trasmesso un gran numero di hadith.

Nell’ultima fase del califfato dei Ben Guidati, nella società musulmana sorsero diverse fitna. Gli sciiti e i kharigiti emersero stabilmente come due sette deviate. In quel periodo cercarono anche di spacciare alcune loro affermazioni per hadith del Messaggero. Per questo, alcuni Compagni del Messaggero furono costretti a essere ancora più rigorosi nella trasmissione degli hadith, pur riferendone in minor numero. È proprio per questa ragione che dal quarto califfo, Ḥaḍrat ʿAlī (ra), ci è pervenuto un numero assai esiguo di hadith.

Anche le differenze nella memoria e il fatto di mettere per iscritto gli hadith oppure no furono tra le principali cause delle differenze quantitative nella trasmissione degli hadith. Coloro che riuscirono a memorizzare un maggior numero di hadith o a conservarli per iscritto — come Ḥaḍrat Abū Hurayra (ra) e Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn ʿAmr (ra) — furono in grado di trasmetterne più degli altri Compagni. Alla base delle differenze nel numero degli hadith trasmessi dai numerosissimi Compagni dello stesso Messaggero vi sono tutte queste diverse ragioni. Pertanto, per quanto la questione possa apparire sorprendente, si può affermare con certezza che non vi è nulla di anomalo. [Si vedano le pagine 66, 67, 147 e 148 dell’opera scritta da Muḥammad Abū Zuhū, ***************.]

 

L’impegno dei tābiʿūn nello studio degli hadith

Dopo la morte del Nobile Profeta (s), ebbe inizio l’epoca dei Compagni. Come i nobili Compagni avevano acquisito una particolare competenza apprendendo dal Nobile Profeta il Corano, gli hadith e, più in generale, le scienze e il sapere islamici, così essi insegnarono il Corano, gli hadith e il sapere islamico ai tābiʿūn, appartenenti alla generazione successiva. Durante la vita del Nobile Profeta, egli stesso occupava una posizione eminente in materia di sapere islamico; dopo la sua scomparsa, i nobili Compagni (ra) furono investiti di un’analoga posizione di grande responsabilità. Anch’essi, attraverso sforzi individuali e collettivi, si dedicarono a rendere i musulmani dell’epoca dei tābiʿūn più competenti nella conoscenza del Corano e degli hadith, così da nutrirli della corrente del sapere islamico. Come il Nobile Profeta (s) aveva istituito a Medina, nella fase iniziale, un grande centro del sapere, così in seguito la maggior parte dei Compagni creò, individualmente e nel proprio ambito, un circolo di studio; da loro i musulmani dell’epoca dei tābiʿūn acquisirono la conoscenza del Corano e degli hadith. Ma chi è un tābiʿī? È necessario affrontare qui la discussione fondamentale su questo argomento. Lo storico al-Khaṭīb al-Baghdādī ha scritto al riguardo:

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È tābiʿī colui che è rimasto in compagnia di un Compagno.

Secondo questa definizione, il semplice incontro con un Compagno non è sufficiente per essere considerati tābiʿī; è invece necessario aver trascorso insieme a lui un certo periodo di tempo. Tuttavia, l’opinione della maggior parte dei muḥaddithūn è diversa. Secondo loro:

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«Tābiʿī» è colui che ha incontrato un Compagno, anche se non è rimasto in sua compagnia.

Ibn Ḥibbān ha posto, a questo proposito, la condizione che, al momento dell’incontro con il Compagno, nel Tābiʿī fossero già sviluppate l’intelligenza e la capacità di distinguere il bene dal male. Egli ha detto:

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Se al momento dell’incontro era ancora molto giovane e non era in grado di custodire e conservare pienamente ciò che aveva udito, il suo semplice incontro con il Compagno non ha alcun valore.[**************]

L’elevato rango dei Tābiʿīn dopo i Compagni è stato menzionato in modo particolare anche nel Nobile Corano. È stato detto:

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E quanto ai Muhājirūn e agli Anṣār che furono i primi ad accettare l’Islam, e a coloro che li seguirono con sincero sacrificio di sé e compiacimento, Allah è compiaciuto di loro ed essi sono compiaciuti di Allah. Ed Egli ha preparato per loro giardini al di sotto dei quali scorrono ruscelli.[Sura at-Tawra, 2° rukūʿ, versetto 100.]

In questo versetto del Corano, subito dopo i Compagni Muhājirūn e Anṣār, vengono menzionati i Tābiʿīn. Come sono subordinati ai nobili Compagni nelle questioni della fede e delle opere, così, quanto al tempo, sono i successori dei Compagni. Per questo, nella terminologia corrente, sono chiamati «Tābiʿīn» (successori o seguaci).

Anche negli hadith si parla dei tābiʿīn con particolare riguardo. Il nobile Messaggero (s) disse:

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I miei contemporanei (i Compagni) sono i migliori della mia comunità. Dopo di loro vengono coloro che li incontrarono (i tābiʿīn), e dopo questi vengono coloro che incontrarono i tābiʿīn (i tābiʿ al-tābiʿīn). Muslim Sharīf, Kitāb al-Faḍāʾil, pagina 309.

In realtà, la comunità musulmana del periodo successivo ai Compagni — i tābiʿīn — fu, nel complesso, il loro stesso riflesso. Da un lato, essi acquisirono dai Compagni del Messaggero ogni conoscenza riguardante il Corano e la Sunna; dall’altro, diffusero ampiamente tali conoscenze in ogni parte e angolo della grande società musulmana dell’epoca. Furono loro, di fatto, il tramite per ricevere dai Compagni il sapere islamico e trasmetterlo ai musulmani delle generazioni successive. Tābiʿīn, opera di Shāh Muʿīnuddīn, introduzione, pp. 2-3.

Questi tābiʿīn erano molto numerosi; è persino impossibile determinarne con precisione il numero. Infatti, dopo la morte del nobile Profeta (s), i venerabili Compagni si dispersero in diverse regioni del mondo e—

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Chiunque abbia incontrato anche uno solo dei Compagni è un tābiʿī.

Per questo è davvero impossibile stabilire quanti tābiʿīn vi siano stati, in particolare nell’intero mondo musulmano e, in generale, in tutto il mondo. Tuttavia, nella storia della compilazione degli hadith, sono degni di nota soltanto quei tābiʿīn che, nell’epoca successiva al nobile Profeta (s), furono coinvolti in un modo o nell’altro nello studio degli hadith, nella loro memorizzazione e nella loro trascrizione. Nel trattare la dedizione dei tābiʿīn allo studio degli hadith, parleremo soltanto dei tābiʿīn più illustri appartenenti a questa categoria.

Il metodo graduale di apprendimento degli hadith nell’epoca dei Tabi’un è dimostrato dalla seguente espressione:

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Il metodo di apprendimento della scienza degli hadith era il seguente: dapprima si ascoltava, poi si prestava attenzione a ciò che era stato ascoltato, quindi lo si imparava a memoria; in seguito si cominciava a metterlo in pratica e, dopo ciò, si intraprendevano attività concrete per diffonderlo.[**************]

In effetti, proprio secondo questo metodo e questa sequenza i nobili Compagni (ra) impartivano l’insegnamento degli hadith ai loro discepoli e allievi e, dopo la morte del Nobile Profeta (s), erigevano pilastri luminosi per la diffusione del sapere nei centri della società islamica. Di conseguenza, in quell’epoca un gran numero di persone ebbe l’opportunità di apprendere gli hadith e di plasmare la propria vita in conformità con essi. Essi si dedicarono con pieno impegno ed entusiasmo a tutte le attività, quali imparare a memoria gli hadith, metterli per iscritto e compilare opere di hadith. Inoltre, in tutti questi ambiti conseguirono piena competenza, capacità, prestigio e fama.

Qui vengono discusse separatamente le diverse dimensioni dello studio degli hadith nell’epoca dei Tabi’un.

Memorizzazione degli hadith

Come i nobili Compagni, anche i Tabi’un dimostrarono pieno impegno, entusiasmo, interesse sconfinato e devozione nell’apprendere e memorizzare gli hadith. Per loro, subito dopo il Nobile Corano, questi hadith costituivano la seconda fonte di conoscenza. Nel Corano apprendevano i principi fondamentali e le norme dell’Islam, mentre attraverso gli hadith acquisivano conoscenze e informazioni dettagliate sull’Islam.

Nella prima fase dell’epoca dei Tabi’un, i musulmani attribuirono la massima importanza soprattutto alla memorizzazione degli hadith. Memorizzavano ogni hadith che capitava loro di ascoltare. Fino a quel momento, la nazione araba faceva pieno affidamento sulla propria naturale memoria; per acquisire qualsiasi cosa, il loro costume e metodo da sempre consolidato consisteva innanzitutto nell’impararla a memoria. In particolare, fino ad allora l’arte della scrittura non aveva potuto raggiungere tra loro una notevole diffusione, espansione e popolarità.

Tuttavia, non è corretto dire che gli hadith non venissero affatto messi per iscritto e che tutti facessero affidamento esclusivamente sulla memorizzazione. La situazione reale era piuttosto che, a quel tempo, la maggior parte delle persone era abituata a memorizzare. Anche quando qualcuno scriveva, lo faceva allo scopo di memorizzare; si può dire che non esistesse alcuna pratica di scrivere semplicemente per conservare il testo senza memorizzarlo. La reale situazione riguardo a questa pratica si comprende dalla seguente dichiarazione dell’Imam Malik. Egli disse:

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Le persone di allora generalmente non erano abituate a scrivere; erano invece solite memorizzare. Se qualcuno di loro scriveva qualcosa, lo faceva soltanto allo scopo di memorizzarlo, e dopo averlo imparato a memoria lo cancellava.

Riguardo al tābiʿī Muhammad ibn Sirin è stato riferito che il metodo da loro seguito per apprendere gli hadith consisteva nello scriverli dapprima, memorizzarli e poi distruggere il testo scritto una volta imparato a memoria.

Lo storico Ibn Asakir, citando una dichiarazione del muhaddith Ismail ibn Ubayda, ha chiarito l’importanza attribuita in quell’epoca alla memorizzazione degli hadith. Il muhaddith Ismail diceva:

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È nostro dovere memorizzare gli hadith esattamente come memorizziamo il Corano.

Lo storico al-Dhahabi ha scritto quanto segue riguardo al celebre hafiz di hadith Ibn Khuzayma:

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Come un recitatore del Corano memorizza le sure del Corano, così anche Ibn Khuzayma memorizzava gli hadith relativi al fiqh.[****************]

Il tābiʿī Khalid al-Hadhdha disse: «All’inizio trascrivevo gli hadith più lunghi e **********************************; quando li avevo memorizzati, li cancellavo.[************]

A proposito della biografia del tābiʿī Ismaʿil ibn Yunus, lo storico al-Dhahabi scrisse che egli diceva:

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Memorizzavo gli hadith trasmessi da Abu Ishaq esattamente come memorizzavo le sure del Corano.[**********************]

A proposito della biografia del tābiʿī Shahr ibn Hawshab, è stato scritto che Ahmad ʿAbd al-Hamid ibn Rahman aveva raccolto presso di sé tutti gli hadith da lui (Shahr) trasmessi, e

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Memorizzava gli hadith in modo tale da far pensare che stesse recitando una sura del Corano.[**************]

Il celebre muhaddith Abū Dāwūd al-Tayālisī, compilatore di una famosa opera di Musnad, dichiarava:

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Posso recitare a memoria, con scioltezza, trentamila hadith; naturalmente, non lo dico per vantarmi.[***********]

Il celebre tābiʿī Qatāda recitò a memoria al muhaddith Saʿīd ibn ʿArāra la sura al-Baqara dall’inizio alla fine, senza commettere un solo errore. Dopodiché disse:

******************************************************

Ho memorizzato il libro di hadith compilato da Jābir in misura ancora maggiore della sura al-Baqara.[*****]

Il modo in cui, in quell’epoca, si svolgeva l’insegnamento degli hadith si può comprendere dal seguente resoconto.

Urwah ibn al-Zubayr era il nipote e discepolo di Hazrat Aisha (ra). Suo figlio Hisham ibn Urwah dice: «Mio padre insegnava gli hadith a me e agli altri miei fratelli. Poi desiderava ascoltarli da noi e diceva:

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Ripetetemi più volte ciò che avete studiato.

Dopo ciò egli diceva:

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Mio padre rimaneva estremamente meravigliato e compiaciuto quando constatava la mia capacità di memorizzare.

Ibrahim al-Nakha’i, un tabi’i, soleva esortare così i suoi studenti di hadith:

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Quando ascolterai un hadith, riferiscilo ad altri.

È stato riferito che il celebre raccoglitore di hadith dell’epoca dei tabiʿin, l’Imam Ibn Shihab al-Zuhri, dopo la preghiera della sera compiva l’abluzione, si sedeva per memorizzare e discutere gli hadith e rimaneva nella stessa seduta fino alla preghiera dell’alba, dedicandosi allo studio degli hadith. [Sunan al-Darimi, p. 79.]

Questo Imam Zuhri disse:

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Quando chiedevo un hadith a ʿUbayd Allah ibn ʿAbd Allah, egli cominciava a narrarlo in modo tale che sembrava che fosse sgorgato un mare. [Sunan al-Darimi, p. 80.]

In realtà, fino quasi alla fine del primo secolo dell’Egira, gli studiosi musulmani del mondo arabo generalmente non prestavano attenzione a mettere per iscritto le cose; per loro era più facile memorizzarle anziché scriverle.

In un simile ambiente, non si può immaginare che tutti i tabiʿin esperti di hadith di quell’epoca mettessero gli hadith per iscritto in modo sistematico. Per questo, nel primo secolo dell’Egira, il numero di coloro che memorizzavano gli hadith era molto maggiore di quello degli scrivani di hadith. Nelle opere biografiche sono menzionati i nomi di innumerevoli eruditi di quell’epoca che avevano memorizzato completamente un gran numero di hadith, intere vaste raccolte di hadith, e che potevano recitarli a memoria in modo tale che non vi si riscontrava neppure un errore.

La scrittura degli hadith

I Compagni del Profeta, infatti, non si limitarono a memorizzare gli hadith per preservarli; molti Compagni sentirono anche la necessità di metterli per iscritto. Analogamente, anche i Tabi‘un non ritennero sufficiente, per adempiere al dovere di preservare gli hadith, limitarsi semplicemente a memorizzarli; tra loro vi furono inoltre persone che percepirono pienamente l’importanza di metterli per iscritto. In una parola, si può dire che, se nell’epoca dei Compagni e in quella dei Tabi‘un fosse stata ritenuta sufficiente la sola memorizzazione degli hadith e nessuno avesse prestato attenzione alla loro trascrizione, vi sarebbe stato il rischio che una parte enorme degli hadith del Messaggero andasse perduta. Perciò, il fatto che, oltre a memorizzarli, persone particolari di entrambe queste epoche avessero rivolto la propria attenzione anche alla trascrizione degli hadith deve essere considerato un’immensa benevolenza di Allah verso la nazione musulmana.

In effetti, molti tra i Tabi‘un, dopo aver ascoltato e appreso gli hadith dai Compagni, li misero per iscritto e li raccolsero con la dovuta cautela, attenzione e concentrazione. La seguente narrazione ne fornirà una prova concreta.

1. Bashir ibn Nuhayk era un Tabi‘i e discepolo degli hadith di Hazrat Abu Hurayra. Egli racconta: ascoltavo da Hazrat Abu Hurayra tutti gli hadith che potevo e li mettevo per iscritto. Infine, al momento di congedarmi da lui, mi presentai davanti a lui, gli sottoposi la raccolta degli hadith che avevo scritto e glieli lessi tutti dall’inizio alla fine. Dissi: ********************* «Questa è la raccolta di tutti gli hadith che ho ascoltato da voi». In risposta, Hazrat Abu Hurayra (ra) disse: «Sì, va bene». [Sunan al-Darimi, p. 68.]

2. Un altro discepolo di Hazrat Abu Hurayra era Hammam ibn Munabbih al-Yamani. Anch’egli raccolse in forma scritta e ordinata gli hadith ascoltati. Questa raccolta è nota con il nome di «Sahifa di Hammam ibn Munabbih». Essa contiene circa cent quaranta hadith. Il manoscritto di quest’opera è tuttora conservato nelle biblioteche di Damasco e Berlino. Il celebre ricercatore e studioso del subcontinente, dottor Hamidullah, ne rinvenne per la prima volta la traccia nel 1933. Esattamente vent’anni dopo, nel 1953, la pubblicò in quattro puntate sul giornale ebraico di Damasco ****************. Dalla dichiarazione del dottor Hamidullah si è appreso inoltre che nella biblioteca dell’Università di Ankara, in Turchia, è tuttora presente anche il manoscritto di un’altra opera di hadith compilata da Ma‘mar ibn Rashid, discepolo di Hammam ibn Munabbih.

È stata rinvenuta anche un’opera di hadith compilata da ‘Abd al-Razzaq ibn Hammam al-San‘ani al-Yamani (125-211 dell’Egira), discepolo di Ma‘mar ibn Rashid e maestro dell’Imam Ahmad ibn Hanbal. Essa è nota con il nome di «Musannaf di ‘Abd al-Razzaq».

Queste raccolte di hadith sono, da un lato, una viva testimonianza del fatto che gli hadith furono raccolti durante la vita del Nobile Profeta (s) e nell’epoca del Califfato dei Ben Guidati, nonché la fonte originaria delle opere più antiche. [Tutte queste informazioni sono tratte dall’introduzione alla «Sahifa di Hammam ibn Munabbih», curata dal dottor Hamidullah.]

3. Il Tabi‘i Sa‘id ibn Jubayr racconta:

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Ascoltavo gli hadith da Ibn Umar e Ibn Abbas durante la notte e li mettevo per iscritto mentre ero seduto sulla mia cavalcatura. [Sunān al-Dārimī, p. 68.]

Da un’altra sua dichiarazione si apprende che una notte egli percorreva la strada verso Mecca insieme a Ibn Abbas. In quel momento Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) narrava gli hadith, mentre egli li metteva per iscritto. Continuarono in questo modo fino al mattino. [Ibid.]

4. Riguardo al tābiʿī Sufyan ibn Uyayna, Mubarak ibn Saʿid racconta:

******************************************************

Sufyan ibn Uyayna ascoltava gli hadith durante la notte e li scriveva sul muro; al mattino ne faceva una copia e poi cancellava ciò che aveva scritto. [Sunān al-Dārimī.]

5. Un giorno fu sottoposta a Hujr ibn ʿAdī una domanda riguardo all’istinjāʾ con l’acqua. Egli disse: «Portatemi la mia raccolta di ṣaḥīfa».

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Quando gliela portarono, egli iniziò a leggerla dopo aver detto «Bismillah» e disse: «Questo l’ho udito da ʿAlī ibn Abī Ṭālib; egli diceva: “La purità è metà della fede”». [Ṭabaqāt di Ibn Saʿd, vol. 6, p. 454.]

Da ciò risulta provato che Hujr ibn ʿAdi possedeva una compilazione scritta degli hadith trasmessi da ʿAli; ogni volta che gli veniva posta una domanda su una questione, egli la apriva, leggeva gli hadith e forniva la risposta traendola da essa.

6. Anche presso ʿAbd al-Aʿla ibn ʿAmr era conservata una compilazione scritta di hadith. A suo riguardo è stato detto:

******************************************************

Tutti gli hadith che ʿAbd al-Aʿla aveva trasmesso da Ibn al-Hanafiyya erano in realtà una raccolta reperita sotto forma di libro scritto. Egli l’aveva ricevuta da lui; tuttavia non aveva ascoltato gli hadith dalla sua viva voce.[Ṭabaqāt di Ibn Saʿd, vol. 6, p. 94.]

7. Anche presso l’Imam Bāqir era presente un libro contenente una compilazione di hadith. Jaʿfar al-Ṣādiq disse: «Tutti gli hadith che trasmetto a nome di mio padre, ************** li ho trovati annotati nella sua compilazione e da essa li ho attinti».[Tahdhīb al-tahdhīb, vol. 2, p. 104.]

8. Durante il governo di Muʿāwiya furono preparate diverse compilazioni degli hadith trasmessi da Ibn ʿAbbās. Marwān ibn al-Ḥakam compilò gli hadith trasmessi da Zayd ibn Thābit.[Sunan al-Dārimī.]

In effetti, i Tābiʿūn raccoglievano gli hadith dai Compagni in vari modi. Per conoscere gli hadith presso qualche Compagno lontano, si scambiavano anche lettere e, tramite esse, venivano a conoscenza degli hadith del Messaggero. Il seguente hadith trasmesso da Saʿd ibn Abī Waqqāṣ ne costituisce una prova evidente. ʿĀmir al-Zuhrī al-Qurašī (m. 104 dell’Egira) disse:

******************************************************

Avevo inviato una lettera a Jabir, che Allah si compiaccia di lui, tramite il mio schiavo Nafiʿ. In essa gli avevo scritto: «Scrivimi e mandami qualcosa che hai udito dal Messaggero». In risposta, egli, Jabir, mi scrisse: «La sera del venerdì in cui al-Aslami fu lapidato, udii il nobile Messaggero dire: “La religione dell’Islam rimarrà salda fino al Giorno della Risurrezione”; oppure disse: “La religione dell’Islam rimarrà salda finché non saranno nominati su di voi dodici califfi della tribù dei Quraysh”.» Sahih Muslim, vol. 2, Kitab al-Imara, p. 119.

10. Raja ibn Hayat racconta che il califfo Hisham ibn Abd al-Malik, dopo avermi chiesto un hadith, ordinò a uno dei suoi funzionari di scriverglielo e mandarglielo. Ma—

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Se quel hadith non fosse stato scritto presso di me, lo avrei dimenticato. Sunan al-Darimi, p. 69.

11. Gli studiosi degli hadith tra i tabiʿun si comunicavano gli hadith attraverso la corrispondenza reciproca. Yazid ibn Abi Habib racconta:

******************************************************

Il tabiʿi ʿAta mi scrisse di aver sentito Jabir ibn Abd Allah, che Allah si compiaccia di lui, dire: «Ho sentito il nobile Messaggero dire, il giorno della conquista della Mecca, mentre si trovava alla Mecca: “In verità Allah e il Suo Messaggero hanno proibito la compravendita del vino, degli animali morti, dei maiali e degli idoli”».

Anche i tabiʿun osservavano la dovuta cautela nello scrivere gli hadith e non li trascrivevano da chiunque. Il tabiʿi Yahya ibn Maʿin racconta:

******************************************************

Il celebre muhaddith ʿAbd al-Razzāq mi disse: «Scrivi da me almeno un hadith, anche senza alcun libro».

Egli era certamente un grande hafiz degli hadith. Ma a quel tempo, cioè nella parte finale della sua vita, era diventato cieco. Per questo non volli scrivere alcun hadith da lui, poiché temevo che avesse dimenticato i suoi hadith e temevo anche che dicesse una cosa intendendone un’altra. Perciò gli dissi in modo chiaro: *************** «No, non ascolterò e non trascriverò da voi neppure una lettera».[Musnad dell’Imam Ahmad, vol. I, p. 174.]

La compilazione degli hadith dell’Ahl al-Bayt

L’Imam Zayd, nipote dell’Imam Husayn (ra) e figlio di ʿAlī ibn al-Husayn, nacque a Madīnat al-Tayyiba in un momento imprecisato dell’80 dell’Egira. Egli raccolse tutte le conoscenze della Sunna e degli hadith presso i membri dell’Ahl al-Bayt. Il nome della raccolta di hadith da lui compilata era **************. In essa era stata raccolta una grande quantità di hadith. La maggior parte di questi hadith è stata trasmessa dal Profeta nobile (s) attraverso ʿAlī (ra). La catena di trasmissione di alcuni hadith, giunta fino a ʿAlī (ra), è diventata ***********. Oltre che dall’Imam Husayn e da ʿAlī (ra), una grande quantità di hadith gli fu trasmessa attraverso numerose altre catene. Suo padre, ʿAlī ibn al-Husayn, trasmise hadith da numerosi tabiʿun. L’Imam Zayd ricevette queste trasmissioni dal suo fratello maggiore, l’Imam Muhammad al-Bāqir. Infatti suo padre, ʿAlī ibn al-Husayn, morì nell’anno 94; allora egli era ancora un ragazzo di appena quattordici anni. L’Imam Abū Hanīfa (r) e altri imam del fiqh ricevettero e trasmisero hadith da lui.[**********************]

 

Alcuni celebri muhaddith tabiʿun

Dopo la discussione generale precedente, tratteremo qui in modo specifico e conciso alcuni eminenti esperti di hadith dell’epoca dei tabiʿun. Da questa trattazione si potrà comprendere più chiaramente quanto fosse grande e nobile la dedizione agli hadith nell’epoca dei tabiʿun e quale genere di persone, dotate di capacità e talento, essa avesse prodotto.

Nel periodo compreso tra il primo secolo dell’Egira e la prima metà del secondo, diverse persone raggiunsero una particolare fama nelle varie città e regioni del mondo musulmano. Di seguito vengono riportati i loro nomi, con l’indicazione dei luoghi e degli anni della loro morte:

Medina: (1) Sa’id ibn al-Musayyib — deceduto nel 93 H. (2) ‘Urwa ibn al-Zubayr — deceduto nel 94 H. (3) Abu Bakr ibn ‘Abd al-Rahman ibn al-Harith — deceduto nel 94 H. (4) ‘Ubayd Allah ibn ‘Utba — deceduto nel 99 H. (5) Salim ibn ‘Abd Allah ibn ‘Umar — deceduto nel 106 H. (6) Sulayman ibn Yasar — deceduto nel 93 H. (7) al-Qasim ibn Muhammad ibn Abi Bakr — deceduto nel 112 H. (8) Nafi’, mawla di Ibn ‘Umar — deceduto nel 117 H. (9) Ibn Shihab al-Zuhri — deceduto nel 124 H. (10) Abu al-Zinad — deceduto nel 130 H.

La Mecca: (1) ‘Ikrima, mawla di Ibn ‘Abbas — deceduto nel 105 H. (2) ‘Ata ibn Abi Rabah — deceduto nel 115 H. (3) Abu al-Zubayr Muhammad ibn Muslim — deceduto nel 128 H.

Kufa: (1) al-Sha’bi, ‘Amir ibn Sharahil — deceduto nel 104 H. (2) Ibrahim al-Nakha’i — deceduto nel 96 H. (3) ‘Alqama ibn Qays ibn Abu al-Hasan al-Basri — deceduto nel 110 H.

Bassora: (1) al-Hasan ibn Abu al-Hasan al-Basri — deceduto nel 110 H. (2) Muhammad ibn Sirin — deceduto nel 110 H. (3) Qatada ibn Di’ama al-Dawsi — deceduto nel 117 H.

Siria: (1) ‘Umar ibn ‘Abd al-‘Aziz — deceduto nel 101 H. (2) Makhul — deceduto nel 118 H. (3) Qubaysa ibn Dhu’ayb — deceduto nell’86 H. (4) Ka’b al-Ahbar — deceduto nel 32 H.

Egitto: (1) Abu al-Khayr Marsad ibn ‘Abd Allah al-Yazani — deceduto nel 90 H. e (2) Yazid ibn Abi Habib — deceduto nel 128 H.

Yemen: (1) Tawus ibn Kaysan al-Yamani al-Himyari — deceduto nel 106 H. (2) Wahb ibn Munabbih — deceduto nel 110 H. [Questo elenco completo dei tabi’in è tratto dalla pagina 173 dell’opera redatta dal professor Muhammad Abu Zahwu, docente di al-Azhar.]

Nelle opere riguardanti gli «Asmāʾ al-rijāl» è riportata una discussione dettagliata su di loro. Qui viene presentata una discussione alquanto dettagliata soltanto su alcuni di essi.

Ibn Shihab al-Zuhri

(il cui vero nome era Muhammad ibn Muslim)

L’Imam al-Zuhri era un celeberrimo muhaddith nella scienza degli hadith. Egli narrò hadith da venerabili Compagni come Anas ibn Malik, Sahl ibn Sa‘d, Sa’ib ibn Yazid, Shu‘ayb Abu Jamila, ‘Abd al-Rahman ibn Sa‘d, Rabi‘a ibn ‘Atad, Mahmud ibn Rabi‘ e Abu al-Tufayl. D’altra parte, un gran numero di tabi‘in narrò hadith da lui.

Nella scienza degli hadith egli era un imam riconosciuto da tutti. Gli hadith da lui narrati costituivano una prova concreta della sua straordinaria memoria.

‘Amr ibn Dinar disse a suo riguardo:

******************************************************

Non ho mai visto nessuno più autorevole e inoppugnabile dell’Imam al-Zuhri come prova riguardo agli hadith.

In verità, Allah gli aveva concesso una memoria sconfinata. Secondo quanto riferì l’Imam al-Bukhari:

******************************************************

Egli memorizzò completamente il Nobile Corano in appena ottanta notti.

Egli stesso, dimostrando la propria memoria, disse:

******************************************************

Dopo aver memorizzato qualcosa, non l’ho mai dimenticata.[*******************]

Per ordine di Hazrat Umar ibn Abd al-Aziz, fu il primo a raccogliere e mettere per iscritto gli hadith del Messaggero (s). Osservando la sua immensa opera di raccolta degli hadith, l’Imam al-Shafi’i disse:

******************************************************

Se non fosse stato per l’Imam al-Zuhri, gli hadith di Medina sarebbero certamente andati perduti.[*******************]

Morì nell’anno 124 dell’Egira, nel villaggio di Shagbad, in Siria, e lì fu sepolto. [*************************] Raccolse la Sunnah del Messaggero (hadith) disponibile in tutta la regione dell’Higiaz.

Ikrima, il mawla di Ibn Abbas

Era lo schiavo affrancato di Hazrat Ibn Abbas. Fu proprio Hazrat Ibn Abbas a impartirgli l’insegnamento del Corano e degli hadith. Ikrima stesso disse:

******************************************************

Ibn Abbas lo teneva prigioniero, facendogli mettere ceppi ai piedi, e gli insegnava il Corano e gli hadith.[********************]

Oltre che da Hazrat Ibn Abbas, Ikrima trasmise hadith anche da numerosi Compagni, tra cui Hasan ibn Ali, Abu Qatada, Ibn Umar, Abu Hurayra, Abu Sa’id al-Khudri, Mu’awiya e Ibn Amr ibn al-As. A sua volta, un gran numero di tabi’un trasmise da lui. A Sa’id ibn al-Musayyib, un tabi’i, fu chiesto: *********************** «C’è forse qualcuno più dotto di voi negli hadith?». Egli rispose: «Sì, c’è, ed è Ikrima».[*******************]

Sa’id ibn al-Musayyib

Nacque nel secondo o nel quarto anno del califfato di Hazrat Umar al-Faruq. [********************] A quel tempo l’epoca d’oro del Nobile Messaggero era ormai trascorsa; tuttavia, la primavera dell’Islam regnava ancora ovunque. Fatta eccezione per due o quattro di loro, quasi tutti i principali Compagni erano ancora in vita. Ed erano proprio loro i veri eredi dell’«ilm al-risala». Ibn al-Musayyib aveva un’insaziabile sete di conoscenza. Dai Compagni attinse il nettare della conoscenza del Corano e degli hadith. Hazrat Abu Hurayra (ra) era suo suocero. Grazie a questo rapporto, gli fu facile acquisire in grande misura la conoscenza degli hadith da Hazrat Abu Hurayra. Per questo, la maggior parte degli hadith da lui trasmessi era in realtà stata trasmessa da Hazrat Abu Hurayra (ra). [***********************] D’altra parte, la sua memoria naturale era così acuta e potente che tutto ciò che ascoltava una volta rimaneva per sempre impresso e conservato nella sua memoria.[**************************] Per tutte queste ragioni, la sua conoscenza degli hadith era diventata estremamente profonda e vasta.

Ubaydullah ibn Abdullah

Era il nipote di Utba, fratello del celebre Compagno Hazrat Abdullah ibn Masud. La sua casa e la sua famiglia erano un centro del sapere islamico. Cresciuto in quell’ambiente, divenne depositario di una conoscenza immensa. Ibn Sa’d scrisse di lui:

******************************************************

Era un narratore di molti hadith e un narratore affidabile.

L’Imam Zuhri disse: «Ho attinto quasi tutto il sapere dalla maggior parte degli studiosi di hadith miei contemporanei. Ma il sapere di Ubaydullah era un mare infinito e insondabile; ogni volta che mi recavo da lui, avevo l’opportunità di acquisire una conoscenza del tutto nuova». Ciò dimostra con assoluta chiarezza la profondità, l’ampiezza e la vastità del suo sapere.

Urwa ibn al-Zubayr

Urwa aveva acquisito una profonda competenza e grande padronanza sia nel sapere degli hadith sia nel fiqh. L’Allama Ibn Sa’d scrisse:

******************************************************

Era un grande narratore di hadith, particolarmente esperto nella scienza del fiqh e di elevatissima dignità. Era protetto da ogni calamità, nonché estremamente saldo e degno di fiducia.

Suo padre, suo fratello, sua madre, sua zia materna e tutti gli altri parenti stretti erano particolarmente versati nella conoscenza degli hadith. ʿUrwa apprese gli hadith da tutti loro. Ma riuscì a raccogliere quasi integralmente gli hadith narrati da Hazrat ʿAʾisha. Si recava spesso da lei, e ʿAʾisha era la più grande studiosa di hadith fra tutti. ʿUrwa stesso disse: «Prima della morte di Hazrat ʿAʾisha, ero riuscito ad apprendere tutta la sua conoscenza degli hadith e a conservarla integralmente». Oltre che da Hazrat ʿAʾisha, ʿUrwa raccolse una grande quantità di hadith anche da molti altri illustri Compagni.

Salim ibn ʿAbd Allah

Salim era uno dei principali tābiʿūn di Medina. In lui si univano la conoscenza e la pratica. Apprese la maggior parte degli hadith proprio da Hazrat ʿAbd Allah ibn ʿUmar. Inoltre, acquisì la conoscenza degli hadith da Hazrat Abū Hurayra, Abū Ayyūb al-Anṣārī e Hazrat ʿAʾisha al-Ṣiddīqa. L’eminente Ibn Saʿd lo descrisse come «un grande narratore di hadith e una persona di elevatissima dignità».

Sulayman ibn Yasar

Era lo schiavo di Hazrat Maymūna, Madre dei Credenti. Per questo ebbe una straordinaria opportunità di recarsi da Hazrat ʿAʾisha e dagli altri Compagni e di apprendere la scienza degli hadith. Di conseguenza, poté essere annoverato fra i principali studiosi di Medina. L’Imam al-Nawawī scrisse che la sua dignità e la sua preminenza nella conoscenza erano riconosciute da tutti.

ʿAṭāʾ ibn Abī Rabāḥ

Era uno schiavo abissino. Tuttavia, per conoscenza e pratica, timor di Dio e ascetica devozione, era annoverato fra i tābiʿūn della stirpe sayyid. Aveva acquisito una particolare competenza nelle scienze religiose necessarie, come il Corano, gli hadith e il fiqh. Nelle parole di Ibn Saʿd:

******************************************************

Era dotato di conoscenza del fiqh e narrava numerosi hadith. Insegnava il Corano alla gente.

Era un celebre hafiz degli hadith. Lo storico al-Dhahabi lo annoverò tra gli hafiz degli hadith di prima classe. Attinse un gran numero di hadith dai celebri Compagni, tra cui Hazrat Abd Allah ibn Abbas, Abd Allah ibn Umar, Abd Allah ibn Amr, Ibn al-Zubayr, Mu’awiya, Usama ibn Zayd, Jabir ibn Abd Allah, Zayd ibn Arqam, Abd Allah ibn Sa’ib, Rafi ibn Khadij, Abu al-Darda, Abu Sa’id al-Khudri, Abu Hurayra e Hazrat Aisha (che Allah sia compiaciuto di lei).

Egli mostrava un’immensa reverenza e un profondo rispetto per gli hadith. Non gradiva né tollerava affatto che si parlasse d’altro durante la narrazione degli hadith.

L’Imam Baqir incoraggiava la gente dicendo: «Prendete da Ata quanti più hadith potete».

Ibrahim al-Nakha’i

Era uno dei più eminenti tabi’un della città di Kufa. Era cresciuto in un ambiente puro, impregnato di conoscenza e pratica religiosa. Suo zio paterno Alqama e suo zio materno al-Aswad erano entrambi celebri muhaddith di Kufa. In questa occasione, egli si recava anche al servizio di Hazrat Aisha (che Allah sia compiaciuto di lei) e partecipava alle sue assemblee.

Per questo motivo, Ibrahim riuscì ad acquisire una straordinaria competenza nella scienza degli hadith. Secondo l’Imam al-Nawawi, riguardo alla sua autorevolezza, al suo prestigio e alla sua conoscenza del fiqh

Tutti concordano. Era un ḥāfiẓ degli hadith. Lo storico al-Dhahabī lo annoverò tra i ḥāfiẓ degli hadith di secondo livello.[********************]

Hasan al-Baṣrī

Quando nacque Hasan al-Baṣrī, sulla terra viveva ancora un gran numero di Compagni. In quell’ambiente, ovunque, risuonava la voce della conoscenza della Risāla.

Ibn Saʿd scrisse di lui:

******************************************************

Hasan al-Baṣrī possedeva molte virtù e qualifiche. Era un grandissimo sapiente, di elevata dignità, esperto di fiqh, protetto dalle fitna, un grande devoto e asceta, dotato di conoscenza, eloquente, affabile, gentile e amabile. [********************] In particolare, possedeva una profonda competenza nella scienza degli hadith.

Secondo le parole del ḥāfiẓ al-Dhahabī, era un grande erudito, un mare di conoscenza.[********************] Riferì hadith ricevuti dai grandi Compagni, tra cui ʿUthmān, ʿAlī, Abū Mūsā al-Ashʿarī, ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās e Anas ibn Mālik.[********************]

Yaḥyā ibn Saʿīd

È uno dei più eminenti tābiʿūn. Il ḥāfiẓ al-Dhahabī lo menziona con titoli quali imam e «shaykh al-Islām».

Sebbene appartenesse all’ultima fase dell’epoca dei Compagni, apprese pienamente il sapere da tutti i Compagni ancora viventi in quei giorni; ascoltò gli hadith da Compagni e illustri tābiʿūn quali Anas ibn Mālik, Qāsim ibn Muḥammad, ʿAmr ibn Salama ibn ʿAbd al-Raḥmān, ʿUrwa ibn al-Zubayr e Sulaymān ibn Yasār.

Di conseguenza divenne un grande ḥāfiẓ degli hadith. L’erudito Ibn Saʿd scrisse a suo riguardo:

******************************************************

Era estremamente affidabile, degno di fiducia, narratore di un gran numero di hadith, autorità incontestabile e persona di solida reputazione.

Ibn al-Mubārak lo annoverava tra i più grandi ḥāfiẓ degli hadith. Abū Ḥātim lo considerava un esperto di hadith dello stesso livello dell’imam al-Zuhrī. In realtà, oltre all’imam al-Zuhrī, colui che con instancabile impegno raccolse e preservò gli hadith dispersi di Medina fu proprio Yaḥyā ibn Saʿīd. Yazīd ibn Hārūn dice che Yaḥyā ibn Saʿīd aveva memorizzato tremila hadith da lui narrati.

 

Esortazione a scrivere gli hadith

Gli esperti di hadith tra i tābiʿūn esortavano vivamente gli studenti che apprendevano gli hadith da loro a metterli per iscritto. Quando ʿAbd al-Raḥmān ibn Harmala, discepolo di Saʿīd ibn al-Musayyib, si lamentò con lui della debolezza della propria memoria, egli gli consigliò di scrivere tutti gli hadith. Al-Shaʿbī, invece, ripeteva spesso ai suoi studenti l’hadith pronunciato dal Messaggero nobile e frequentemente narrato dai Compagni e dai tābiʿūn. Quell’hadith era:

******************************************************

Lo scopo della scrittura è conservare la conoscenza degli hadith.[********************]

Egli spiegava e illustrava in modo particolare i benefici della trascrizione degli hadith. Diceva:

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Annotate immediatamente gli hadith che ascoltate da me; non desistete dal farlo neppure se doveste scriverli sul muro.[********************]

Si sa che egli stesso metteva per iscritto hadith particolari. Per questo, dopo la sua morte, fu rinvenuta un’opera compilata contenente hadith riguardanti le farāʾiḍ e altri argomenti.[********************]

Mujāhid ibn Jubayr (m. 103 dell’Egira) entrava nella sua stanza insieme ad alcune persone e presentava loro le proprie raccolte di hadith. Essi ne trascrivevano gli hadith.[Sunān al-Dārimī, p. 128. ************]

ʿAṭāʾ ibn Abī Rabāḥ (m. 114 dell’Egira) metteva anch’egli per iscritto gli hadith e consigliava agli altri di fare altrettanto.[********************]

Qatāda ibn Diʿāma diceva senza esitazione e con parole energiche a chiunque gli ponesse domande sulla trascrizione degli ḥadīth:

******************************************************

Chi ti impedisce di metterlo per iscritto? Dio Onnipotente stesso ha dichiarato che ogni cosa è stata messa per iscritto, dicendo: «La conoscenza relativa alla resurrezione è scritta presso il mio Signore, ed Egli non erra né dimentica». Il versetto è il versetto 52 della sūra Ṭā Hā.

ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz

(nato nel 61 dell’Egira, morto nel 101 dell’Egira)

ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz, tra i tābiʿūn, era particolarmente esperto nella scienza degli ḥadīth. Anzitutto, a Medina, presso il muḥaddith Ṣāliḥ ibn Kaysān, ebbe piena opportunità di instaurare un rapporto di apprendimento dell’ḥadīth e delle conoscenze religiose, di dedicarsi allo studio reciproco e alla discussione, e acquisì una conoscenza e una competenza straordinarie negli ḥadīth. Egli stesso disse: «Quando lasciai Medina, non c’era nessuno più sapiente di me negli ḥadīth.»

Ḥāfiẓ al-Dhahabī scrisse di lui:

******************************************************

Umar ibn Abd al-Aziz era un imam, giurista, mujtahid, particolarmente esperto nella Sunna e negli hadith, di grande prestigio, un affermato esperto di hadith, un narratore di hadith accettabile e affidabile, un hafiz degli hadith, obbediente ai comandi di Allah, umile e devoto.

Umar ibn Abd al-Aziz narrò un gran numero di hadith. Apprese e narrò hadith dai seguenti muhaddith tra i Compagni e i tabi’in:

(1) Uqba ibn Amir (2) Yusuf ibn Abdallah (3) Hazrat Tamim al-Dari, che Allah sia soddisfatto di lui (4) Hazrat Anas ibn Malik, che Allah sia soddisfatto di lui (5) Salim ibn Abdallah ibn Umar (6) Hazrat Mu’awiya ibn Abu Sufyan, che Allah sia soddisfatto di lui (7) Hazrat Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei (8) Asma bint Umayya (9) Khawla (10) Sa’id ibn al-Musayyib (11) Abdallah ibn Qaruz (12) Aban ibn Uthman (13) Abu Bakr ibn Abd al-Rahman ibn al-Harith ibn Hisham (14) Urwa ibn al-Zubayr (15) Muhammad ibn Abdallah ibn Raufal (16) Abu Burda (17) Abu Salama (18) Sa’id ibn Khalid (19) Amir ibn Sa’d (20) Yahya ibn al-Qasim (21) Qays ibn al-Harith (22) Abd al-Aziz, padre di Umar (23) Abdallah ibn Mawhab (24) Ubada ibn Abdallah (25) Ibn Shihab al-Zuhri (26) Rabi’ ibn Sabura (27) Muhammad ibn Thabit ibn Shurahbil, e da molti altri muhaddith. Introduzione al Musnad di Umar ibn Abd al-Aziz, curato da A. H. Hale.

Nessun altro tabi’i aveva memorizzato un numero di hadith marfu’ pari a quello che egli conosceva. Ayyub al-Sakhtiyani diceva:

«Tra tutte le persone che ho incontrato, non ne ho vista nessuna che narrasse più hadith dal Nobile Messaggero di Umar ibn Abd al-Aziz.»

Imam Makhul

L’Imam Makhul iniziò la sua vita come schiavo. Anche in quella condizione si dedicò allo studio dell’ilm. Subito dopo aver ottenuto la libertà, partì per viaggiare in tutto il mondo musulmano. Si recò in ogni centro dello Stato islamico e acquisì da ciascuno di essi tutta la conoscenza degli hadith che era possibile ottenere. Dapprima acquisì il patrimonio del sapere dell’Egitto e non ne uscì prima di averlo pienamente assimilato.

In seguito si recò a Medina e da lì si trasferì in Iraq. Dopo aver raccolto da entrambi questi luoghi tutto il patrimonio degli hadith, partì per la Siria. Apprese gli hadith da ciascuno degli studiosi di hadith allora presenti in Siria. In breve, allo scopo di apprendere e raccogliere gli hadith, percorse ogni centro e ogni vicolo del mondo musulmano. Egli stesso disse: «Ho attraversato il mondo intero alla ricerca dell’ilm degli hadith.»

Egli apprese gli hadith da alcuni Compagni. Essi erano: (1) Ḥaḍrat Anas (che Allah sia soddisfatto di lui), (2) Ḥaḍrat Abū Hinddārī (che Allah sia soddisfatto di lui), (3) Ḥaḍrat Wāṣila ibn al-Asqaʿ (che Allah sia soddisfatto di lui), (4) Ḥaḍrat Abū Imām (che Allah sia soddisfatto di lui), (5) Ḥaḍrat ʿAbd al-Raḥmān ibn Ghanam (che Allah sia soddisfatto di lui), (6) Ḥaḍrat Abū Jandal ibn Suhayl (che Allah sia soddisfatto di lui).

Inoltre, apprese gli hadith da illustri tābiʿūn quali Saʿīd ibn al-Musayyib, Masrūq, al-Zubayr ibn Nufayr, Qarīb Abū Muslim, ʿUrwa ibn al-Zubayr e Maghrī ibn Kathīr.

Secondo la narrazione dello storico Ibn Saʿd, morì nell’anno 112, 113 oppure 118 dell’Egira. La sua data di nascita è del tutto sconosciuta. Compose due opere sugli hadith e sul fiqh. Eppure, fino a quel momento, il lavoro di composizione delle opere non era stato neppure avviato.

Imām al-Shaʿbī

L’Imām al-Shaʿbī era il più eminente studioso di hadith e tābiʿī del suo tempo. Quando raggiunse la piena maturità, nella città di Kufa erano ancora vivi e presenti numerosi Compagni. Egli li frequentava regolarmente. Nel corso della sua vita ebbe la fortuna di incontrare circa cinquecento Compagni; tra questi, apprese propriamente gli hadith da quarantotto. Rimase al servizio di Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn ʿUmar per dieci mesi consecutivi, acquisendo una conoscenza profonda e vasta degli hadith.

Per apprendere e raccogliere questi hadith dovette sopportare fatiche e sofferenze estreme. Quando gli fu chiesto come fosse riuscito a padroneggiare questo oceano di conoscenza degli hadith, rispose: abbandonando ogni altra preoccupazione, viaggiando da un paese all’altro, spendendo le proprie energie come un asino e sopportando il risveglio all’alba come un corvo. Quanto la sua conoscenza degli hadith fosse ampia e profonda è dimostrato da una sua stessa affermazione. Egli disse:

Per vent’anni non mi è mai capitato di ascoltare da qualcuno un hadith riguardo al quale non fossi più informato del narratore stesso di quell’hadith.

Egli non fu soltanto il maestro dell’Imām Abū Ḥanīfa; secondo il ḥāfiẓ al-Dhahabī, fu il suo principale maestro.

 

La spedizione per la raccolta degli hadith

Per molti dotti musulmani, rinunciare a ogni pensiero relativo alle proprie case e al progresso della vita familiare, attraversando in patria e all’estero strade remote, impervie e montuose, allo scopo di apprendere gli hadith e raccoglierli e compilarli, era una pia e sacra missione. Nel Corano e negli hadith è stato dato uno speciale incoraggiamento a quest’opera. Anche la sua immensa ricompensa è stata proclamata con parole chiare. Viaggiare all’estero per acquisire conoscenze riguardanti la religione, tornare nel proprio Paese dopo aver ottenuto quel patrimonio di sapere e invitare la popolazione del proprio Paese ad adottare l’ideale di vita islamico è in verità una grande e sacra responsabilità della nazione musulmana. Leggendo le meravigliose vicende dell’incessante impegno dei Compagni, dei tābiʿūn e degli studiosi delle epoche successive, si ha l’impressione che essi si siano gettati in quest’opera considerandola una pia, indispensabile missione e responsabilità. Da un lato, il Nobile Corano narra il viaggio del profeta Mosè fino a Majmaʿ al-Baḥrayn, il «luogo d’incontro dei due mari», allo scopo di acquisire conoscenza; dall’altro, presenta il seguente invito a viaggiare all’estero per conseguire conoscenza e competenza religiosa:

******************************************************

Non è necessario che tutti i credenti escano insieme dalle loro case; tuttavia, perché mai alcuni membri di ogni gruppo e comunità non dovrebbero uscire per acquisire una corretta conoscenza e comprensione della religione, con l’intento di tornare presso la propria gente e ammonirla a temere Dio? Soltanto così si può sperare che essa stia in guardia e cominci a comportarsi con timore. [Sura al-Tawba, rubʿ 15, versetto 122.]

A sostegno di questa chiara direttiva del Corano si trovano numerosi hadith. A questo proposito, è degno di nota innanzitutto il seguente hadith narrato da Ḥazrat Abū Hurayra (ra).

Il Nobile Messaggero (s) ha detto:

******************************************************

A chiunque percorra anche solo una parte del cammino con l’intento di cercare la conoscenza, Allah renderà agevole, in cambio, la via per entrare in Paradiso. [Bukhārī, volume 1, pagina 16.]

È stato narrato da Hazrat Anas (r.a.) che il nobile Profeta (s) disse:

******************************************************

Chiunque esca di casa allo scopo di acquisire la conoscenza, fino al suo ritorno a casa il suo viaggio sarà un viaggio sulla via di Allah.[Tirmidhi, ******************** Sunan al-Darimi.]

È superfluo dire che, in tutti gli hadith di questa sezione, la conoscenza islamica per il cui apprendimento si esorta a partire è la conoscenza relativa al Corano e agli hadith. Può trattarsi, in particolare, anche della conoscenza degli hadith.

(a)

L’epoca dei Compagni

Già durante la vita del nobile Profeta (s), diverse tribù arabe giungevano da luoghi lontani, si radunavano alla sua presenza, raccoglievano le conoscenze e le informazioni necessarie e poi tornavano nei propri paesi. Lo stesso valeva anche per i Compagni che vivevano vicino o lontano.

Hazrat ʿUqba ibn al-Harith (r.a.) giunse a Medina da un luogo lontano allo scopo di conoscere il giudizio riguardo a una questione relativa al proprio matrimonio. Dopo aver appreso dal Profeta il verdetto della Sharia, tornò verso casa e, in conformità con quel verdetto, si separò dalla propria nutrice di latte che aveva preso in moglie.[Bukhari Sharif, 1° volume, pagina 19.] Nella storia del primo periodo dell’Islam, non vi è alcun limite al numero di avvenimenti di questo genere. Infatti, a quel tempo, per i musulmani lontani non esisteva altro modo di conoscere l’Islam.

Certamente, gli abitanti della Suffa rimanevano stabilmente quasi ventiquattr’ore al giorno accanto al Messaggero ed erano sempre solleciti e desiderosi di apprendere da lui (s). Dopo la morte del Profeta Nobile (s), molti dei suoi Compagni si dispersero e si sparsero nei diversi centri del mondo musulmano. Per questo si rese necessario viaggiare all’estero e cercare minuziosamente in ogni paese per raccogliere il patrimonio degli hadith. Dall’epoca dei Compagni, i musulmani delle generazioni successive dovettero affrontare immense difficoltà e viaggiare in terre straniere per ogni singolo hadith. Questo luogo divenne il centro nevralgico dell’insegnamento degli hadith.[********************]

Nel Sahih al-Bukhari è menzionato che Jabir ibn ʿAbdullah (ra) percorse una distanza di un mese per recarsi da ʿAbdullah ibn Unays allo scopo di ascoltare da lui un hadith. Aveva appreso che ʿAbdullah ibn Unays (ra), residente nella lontana Siria, conosceva un hadith del Nobile Messaggero che non era conservato presso nessun altro. Non appena ricevette la notizia, acquistò un cammello e partì verso la Siria. Dopo aver percorso la distanza di un mese, giunse in un luogo determinato nelle campagne siriane e incontrò ʿAbdullah ibn Unays. Rivolgendosi a lui, disse:

******************************************************

Da te mi è giunto un hadith che hai ascoltato dal Messaggero. Ho temuto di morire prima di poterlo ascoltare con le mie stesse orecchie direttamente da te (per questo timore sono venuto immediatamente da te).[********************]

Allora ʿAbdullah ibn Unays (ra) recitò a memoria l’hadith richiesto. L’hadith è il seguente:

******************************************************

Ho udito il Nobile Messaggero (s) dire che Allah l’Altissimo radunerà i Suoi servi nella piana della Resurrezione e si rivolgerà loro con una voce che gli abitanti vicini e lontani udranno allo stesso modo. Allah l’Altissimo proclamerà: Io sono il Sovrano, io sono il Re, io sono il Benefattore.[Sahih al-Bukhari, vol. 2- *************************** pagina 1114. Nell’opera Tadhkirat al-Huffaz è menzionato, a questo proposito, un hadith riguardante il qisas, vol. 1, pagina 43.]

Quando Hazrat Muslimah ibn Makhlad (ra) si trovava in Egitto, Hazrat Jabir ibn ʿAbdullah (ra) affrontò molte difficoltà per recarsi da lui allo scopo di apprendere un hadith riguardante il qisas e disse: «Sono venuto da lei spinto dall’ardente desiderio di apprendere questo unico hadith, e desidero conoscerlo prima che uno di noi muoia.[********************]

Un Compagno si recò da Hazrat Fudala ibn Ubayd (ra), in Egitto, giungendovi da una località lontana. Fudala gli porse una calorosa accoglienza. Egli disse: «Non sono venuto da voi soltanto per incontrarvi. Sono venuto con uno scopo particolare. Io e voi ascoltammo insieme una hadith dal Rasul al-Karim; probabilmente la ricorderete molto bene. Sono venuto qui proprio per ascoltarla nuovamente da voi.»

Allora Fudala espose la hadith richiesta e, dopo averla appresa, quel Compagno fece ritorno al proprio Paese. [Darimi, Abu Dawud, Musnad Ahmad, vol. 6, p. 22.]

Durante il regno di Hazrat Mu‘awiya, Hazrat Abu Ayyub al-Ansari (ra) si recò da Hazrat ‘Uqba ibn ‘Amir al-Juhani (ra), che risiedeva in un villaggio remoto dell’Egitto, viaggiando da Medina al solo scopo di ascoltare una hadith. Ricevuta la notizia, ‘Uqba uscì e strinse Hazrat Ayyub (ra) al petto. Gli domandò:

«Abu Ayyub! Per quale motivo siete venuto da così lontano, fino a me?» Allora Hazrat Abu Ayyub (ra) disse:

******************************************************

«Avevo ascoltato dal Rasul una hadith riguardo al “satr” del credente (la salvaguardia di ciò che deve essere tenuto segreto), ma ora, oltre a te e a me, non è rimasto in vita nel mondo nessun altro che l’abbia ascoltata. Per questo sono venuto da così lontano, desiderando ascoltarla nuovamente da te.»

Allora Hazrat ‘Uqba riferì la hadith con le seguenti parole:

******************************************************

Chiunque in questo mondo nasconda un atto vergognoso e umiliante commesso da un credente, Allah nel Giorno della Resurrezione nasconderà (perdonerà) i suoi peccati.

Dopo aver ascoltato l’hadīth desiderato, Hazrat Abū Ayyūb disse: ******************** «Hai detto proprio il vero, hai detto proprio il vero». Poi montò su un cammello e partì verso Medina con tale rapidità che l’allora governatore dell’Egitto, Muslim ibn Makhlad, pur avendo predisposto numerosi doni per lui, non riuscì a consegnarglieli; egli non era disposto a ritardare neppure per un istante. [Bayhaqī, Ibn Mājah, Jāmiʿ Bayān al-ʿIlm, Musnad Ahmad, vol. 4, pagina ******************** Al-Hadīth al-Muhaddithūn, pagina 110.]

Un giorno il Nobile Profeta (s) narrò un hadīth. Anche Hazrat Sāʾib ibn Khallād e Hazrat ʿUqbah ibn ʿĀmir, allora presenti all’assemblea, lo ascoltarono. In seguito, Hazrat Sāʾib dimenticò in parte l’hadīth e cominciò a nutrire qualche dubbio riguardo alla sua formulazione. Tuttavia, ritenendo assolutamente inopportuno conservare nel cuore anche il minimo dubbio riguardo a un hadīth, si recò da Hazrat ʿUqbah, che si trovava in Egitto, per ascoltare nuovamente l’hadīth e dissipare il proprio errore e i propri dubbi. Dapprima si recò dal governatore dell’Egitto, Muslim ibn Makhlad. Ibn Makhlad, lieto di averlo come ospite, lo accolse con grande soddisfazione. Ma Hazrat Sāʾib disse: «Non sono disposto a trattenermi da nessuna parte; è necessario incontrare immediatamente ʿUqbah». In seguito si recò da ʿUqbah e confrontò l’hadīth con quello da lui conservato. Dopodiché, rassicurato e libero da ogni dubbio quanto alla sua esattezza, autenticità e correttezza, trovò conforto. [********************]

Quando tra i Compagni sorgeva una divergenza riguardo all’interpretazione e al significato di un versetto del Nobile Corano, essi viaggiavano anche verso terre lontane allo scopo di ottenerne la soluzione da uno specialista. Hazrat Saʿīd ibn Jubayr (ra) dice:

******************************************************

Gli abitanti di Kufa erano in disaccordo riguardo al versetto coranico: «Chiunque uccida intenzionalmente un credente, la Geenna sarà la sua dimora finale». Perciò mi recai da Ibn ʿAbbās e gli chiesi al riguardo. Egli disse: «Questo è l’ultimo versetto rivelato. Nulla ha potuto abrogarlo o annullarlo». [********************]

Hazrat Abū al-Dardāʾ (ra) dice:

******************************************************

Se mi risultava difficile comprendere un versetto del Corano, anche se avessi dovuto recarmi da una persona che si trovava a cinque giorni di viaggio dalla Mecca per ottenerne la spiegazione, vi sarei comunque andato.[********************]

Uno dei Compagni cercò di conoscere e raccogliere gli hadith del Messaggero anche attraverso la corrispondenza con un altro Compagno che si trovava in una regione lontana.

Hazrat Muʿawiya inviò da Damasco una lettera a Hazrat al-Mughira, nella città di Kufa. In essa scrisse:

******************************************************

Scrivimi e mandami tutto ciò che hai udito dal Messaggero.

Allora Hazrat al-Mughira gli scrisse: Il Nobile Profeta (s) recitava la seguente supplica dopo ogni preghiera:

******************************************************

Non c’è alcuna divinità all’infuori di Allah; Egli è Uno e Unico. Il dominio e la sovranità appartengono soltanto a Lui, e a Lui spetta ogni lode. Egli è onnipotente. O Allah! Nessuno può impedire ciò che Tu concedi. Con il solo sforzo non è possibile fare nulla contro ciò. Insieme a ciò, egli gli scrisse anche:

******************************************************

Il Nobile Profeta (s) vietava le controversie inutili e prive di senso, il fare domande ripetutamente e in eccesso e lo sperpero delle ricchezze. Vietava inoltre di interrompere i rapporti con la madre o di trattarla male, nonché di uccidere segretamente le figlie. [Tutti questi resoconti sono riportati nel Sahih al-Bukhari, vol. 2, p. 1083, e vol. 7, p. 958.]

I califfi ben guidati, durante i rispettivi califfati, nell’adempimento delle responsabilità del califfato, scrivevano e inviavano gli hadith necessari ai responsabili delle varie località.

Abu Uthman racconta:

******************************************************

Eravamo di stanza con il comandante Utba ibn Farqad in Azerbaigian. In quel momento ci giunse una lettera del venerabile Umar al-Faruq, indirizzata a Utba. Vi era scritto: «Il Nobile Profeta (s) ha detto che gli abiti di seta possono essere indossati solo dall’uomo che non avrà alcuna parte nell’Aldilà». [Sahih al-Bukhari, vol. 2, p. 867. ********************]

Quando era necessario, i Compagni scrivevano di propria iniziativa gli hadith del Messaggero (s) e li inviavano gli uni agli altri. Quando Umar ibn Ubaydullah si recò ad Haruriyya, il venerabile Abdullah ibn Abi Awfa (ra) gli scrisse:

******************************************************

Il Nobile Messaggero (s), un giorno della sua vita, sedeva ansioso in attesa di affrontare il gruppo nemico. Infine, quando il sole cominciò a declinare, si alzò davanti ai suoi compagni. Disse: «O gente! Non desiderate affrontare e incontrare il nemico; piuttosto, supplicate Allah per la pace e la sicurezza. Tuttavia, se incontrerete il nemico, continuate a combattere con impareggiabile pazienza. Sappiate che il Paradiso si trova all’ombra delle spade». Poi il Nobile Profeta (s) si alzò e pronunciò la seguente supplica:

O Allah, Rivelatore del Libro, Colui che guida le nuvole, Sconfiggitore delle schiere nemiche! Sconfiggili e umiliali, e concedici la vittoria su di loro. [Sahih Muslim, vol. 2, p. 84.]

I Compagni (ra) si chiedevano reciprocamente degli hadith e ne verificavano l’autenticità. Una volta, Hadrat Abdullah ibn Amr giunse alla Mecca per compiere il pellegrinaggio. In quell’occasione, una narrazione da lui giunse ad Aisha (ra). Quando Hadrat Abdullah venne nuovamente a compiere il pellegrinaggio, Hadrat Aisha (ra) disse a Urwa, figlio di sua sorella:

******************************************************

O nipote, vai da Abdullah e verifica per me presso di lui l’autenticità della narrazione che mi avevi riferito da lui.

Urwa dice: Mi recai da Hadrat Abdullah ed espressi il desiderio di ascoltare nuovamente quell’hadith. Egli lo narrò questa volta esattamente nello stesso modo in cui lo aveva narrato l’anno precedente. Quando tornai da Hadrat Aisha e glielo riferii, ella rimase molto stupita e disse:

******************************************************

Per Allah, Abdullah ibn Amr lo ha ricordato correttamente. [Sahih al-Bukhari, vol. 2, p. 1086.]

È chiaramente dimostrato anche dal seguente detto di Ibn Abbas che i Compagni intraprendevano viaggi in terre straniere per ottenere gli hadith e sopportavano molte difficoltà e privazioni per apprenderli. Egli disse:

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Quando ci giungeva un hadith riferito da un’altra persona, avrei potuto facilmente mandare qualcuno da lui per convocarlo, affinché venisse a riferirmi l’hadith. Ma, invece di fare ciò, mi recavo personalmente da lui e mi sdraiavo davanti alla sua casa. Quando usciva di casa, mi riferiva quell’hadith.[********************]

Da ciò si comprende che i Compagni non si accontentavano di ascoltare dagli altri un hadith riferito da un altro Compagno, né lo accettavano immediatamente come indiscutibilmente autentico. Al contrario, si adoperavano per ascoltarlo direttamente dal narratore originario dell’hadith. Per questo si recavano e si presentavano davanti alla casa del narratore. Tuttavia, non gradivano chiamarlo fuori di casa; piuttosto, attendevano che uscisse da sé. Si può comprendere quanto potesse durare questa attesa dal fatto che coloro che aspettavano, stancatisi di attendere, finivano per sdraiarsi, esausti, davanti alla casa. Questa perseveranza dei Compagni allo scopo di ottenere correttamente gli hadith è davvero meravigliosa.

(b)

L’epoca dei Tabi’un

Sopra è stata presentata una breve descrizione della campagna di raccolta degli hadith nell’epoca dei Compagni. Dalla suddetta breve discussione si può facilmente ricavare un’idea generale di tutto il lavoro svolto nella fase di raccolta degli hadith durante quest’epoca. In breve, si può dire che nell’epoca dei Compagni la campagna di raccolta degli hadith era stata appena avviata, mentre nell’epoca dei Tabi’un questo lavoro fu svolto in modo più avanzato e su basi più ampie. In particolare, i narratori di hadith dell’epoca dei Tabi’un non si limitavano ad ascoltare gli hadith da una sola persona o dai Compagni che risiedevano nella loro città. Per questo furono costretti a viaggiare verso numerose città e località, vicine e lontane. In tal modo ebbero l’opportunità di ascoltare lo stesso hadith da numerosi narratori originari e di ascoltare e raccogliere un gran numero di hadith presso molti narratori. Di conseguenza, nei loro cuori nacque una ferma convinzione riguardo agli hadith.[********************]

Dalla descrizione riportata di seguito si può ottenere una chiara indicazione del lavoro svolto in quest’epoca.

Saʿīd ibn al-Musayyib dice:

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Al solo scopo di ottenere un unico ḥadīth, viaggiavo per diversi giorni e diverse notti consecutivi.[********************]

Al-Shaʿbī, il tābiʿī che risiedeva nella città di Kūfa, una volta narrò un lungo ḥadīth riguardante la ricompensa per l’insegnamento della conoscenza ai figli e agli schiavi e per il fatto di renderli virtuosi. Terminata la narrazione del ḥadīth, si rivolse ai suoi discepoli dicendo:

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Accogliete bene questo ḥadīth; in cambio di esso non dovrete darmi nulla (non avete dovuto sopportare alcuna difficoltà). Eppure vi fu un tempo in cui ciascuno doveva viaggiare da Fā fino a Medina per parole ancora meno numerose di queste.[******************** Il ḥadīth originale è riportato nel primo volume di al-Bukhārī, nel Kitāb al-ʿIlm.]

Busr ibn ʿAbd Allāh al-Ḥaḍramī dice:

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Anche quando era necessario viaggiare attraverso diverse città per un solo hadith, lo facevamo comunque.[********************]

Qui viene presentato un resoconto dettagliato della dedizione di alcuni celebri tabi’in alla raccolta degli hadith:

Il celebre tabi’i Ubaydullah ibn Adi venne a sapere che Hazrat Ali (ra) possedeva un hadith che egli stesso, nonostante le ricerche compiute fino ad allora, non era riuscito ad apprendere da nessuno in alcun luogo. Allora pensò che, se non lo avesse appreso al più presto e non lo avesse divulgato al pubblico, vi sarebbe stato il rischio che l’intera ummah ne rimanesse privata. Per questo partì immediatamente alla volta dell’Iraq, con l’intenzione di incontrare Hazrat Ali (ra).[********************]

Il tabi’i Kathir ibn Qays racconta: Eravamo seduti con Hazrat Abu Darda (ra) nella moschea jami di Damasco. In quel momento un uomo si presentò davanti a lui e disse: «O Abu Darda! Ho sentito dire che riferisci, citando il Messaggero, un hadith particolare. Sono venuto fin qui da Medina Sharif allo scopo di ascoltare soltanto quell’hadith». Hazrat Abu Darda (ra) gli domandò: «Non sei venuto qui per qualche altro motivo, magari per affari o commercio?». Lo straniero rispose: «No, non sono venuto per nessun altro motivo». Allora Hazrat Abu Darda (ra) gli riferì il seguente hadith:

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Ho udito il Nobile Messaggero (s) dire: «Chiunque percorra una strada alla ricerca della conoscenza, Allah gli renderà agevole e semplice una delle innumerevoli vie del Paradiso. In verità, gli angeli stendono le loro ali per compiacere colui che cerca la conoscenza, e tutto ciò che si trova nei cieli e sulla terra — persino i pesci nelle profondità delle acque — chiede ad Allah il perdono dei peccati per colui che cerca la conoscenza. Inoltre, la superiorità dello studioso sull’adoratore è pari alla superiorità della luna su tutte le stelle. Gli studiosi sono gli eredi dei profeti. I profeti non lasciano mai denaro o beni materiali come eredità; lasciano soltanto la conoscenza. Perciò chi la riceve otterrà la sua parte — o, come è stato detto, riceverà una parte completa e abbondante».[Questo hadith è riportato nei libri autentici, tra cui il Musnad di Ahmad, Abu Dawud, Tirmidhi e Ibn Majah, sebbene vi siano differenze nelle parole e nella formulazione. Qui è riportata la versione narrata dal Sunan di Dარimi.]

È degna di nota una dichiarazione di Basr ibn Ubaydullah. Egli disse: «Ho viaggiato e cercato in innumerevoli città e centri abitati soltanto per un hadith.[Darimi, pagina 74.]

Il tabi’i Abul Aliya racconta:

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Noi (pur vivendo a Basra) ascoltavamo, tramite altre persone, gli hadith narrati dai Compagni residenti a Medina; tuttavia non eravamo affatto soddisfatti prima di averli ascoltati direttamente dalla bocca del Compagno narratore residente a Medina (e non li narravamo neppure ad altri). [Darimi, p. 74.]

Abū Qilāba (ʿAbd Allāh ibn Zayd al-Jurāmī al-Baṣrī) dice:

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Rimasi a Medina per tre (giorni, mesi o anni), aspettando soltanto che un uomo, presso il quale si trovava un hadith, arrivasse, affinché potessi ascoltarlo da lui.

Il muhaddith tābiʿī Makḥūl (Abū ʿAbd Allāh ibn Abī Muslim) viaggiò dall’Egitto all’Ḥijāz, dall’Ḥijāz all’Iraq e dall’Iraq alla Siria per un hadith; fu proprio lì che riuscì ad ascoltare l’hadith desiderato.

In sintesi, grazie all’impegno dei ricercatori di hadith dell’epoca dei tābiʿūn, ai loro incontri reciproci e ai loro incessanti viaggi attraverso i paesi per raccogliere gli hadith, fu possibile diffondere e divulgare un’enorme quantità di hadith. I Compagni si erano dispersi in diverse città e località del mondo musulmano; ciascuno di loro, rimanendo nel proprio luogo, diffondeva e insegnava gli hadith. I loro discepoli, i tābiʿūn, viaggiavano da una città all’altra e da un paese all’altro allo scopo di raccogliere gli hadith, apprendendo e raccogliendo diversi hadith presso diversi Compagni; oppure ascoltavano lo stesso hadith da diversi Compagni. Di conseguenza, il patrimonio degli hadith assunse nel suo complesso proporzioni enormi e vastissime.

A titolo d’esempio, si può dire che il venerabile ʿAmr ibn al-ʿĀṣ (ra) risiedeva in Egitto e lì presentava alla gente i resoconti delle parole, delle azioni e delle approvazioni del Messaggero. Narrava inoltre i giudizi e le sentenze emessi nei tribunali durante l’epoca del Nobile Messaggero e dei Califfi ben guidati. Di conseguenza, soltanto la popolazione locale poteva beneficiare di questo inestimabile patrimonio della conoscenza islamica. Ma nell’epoca dei tābiʿūn, quando proprio gli abitanti dell’Egitto cominciarono a raggiungere Damasco, Kufa, Basra, Medina e gli altri centri degli hadith e luoghi di residenza dei Compagni per raccogliere gli hadith, la loro conoscenza degli hadith divenne estremamente ampia e vasta. Quei tābiʿūn che in precedenza narravano un hadith soltanto attraverso la catena di trasmissione di un singolo Compagno furono allora in grado di narrarlo attraverso diverse catene. Se si esamina, dal punto di vista della scienza degli hadith, il significato dei viaggi dei tābiʿūn attraverso paesi vicini e lontani, la sua importanza diventa facilmente comprensibile. In realtà, non vi è alcun dubbio che, se questa campagna di raccolta degli hadith non fosse stata compiuta nell’epoca dei tābiʿūn, molti hadith sarebbero scomparsi nelle profondità insondabili dell’oblio e sarebbero rimasti al di fuori dell’ambito della conoscenza comune.

A questo proposito si può ricordare che la campagna di raccolta degli hadith intrapresa dai tābiʿūn ebbe un’influenza particolare sulle compilazioni dei libri di hadith dei periodi successivi. Infatti, le compilazioni di quei compilatori di libri di hadith che raccolsero soltanto gli hadith diffusi nella propria città, senza recarsi presso altri centri di hadith né viaggiare in terre lontane per raccoglierli, non furono riconosciute dalla società come aventi alcun valore. Inoltre, fu detto loro:

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È traviato dalla via della vera guida ed è incapace di dimostrare la validità della via della guida e della verità.

Il celebre tābiʿī Yaḥyā ibn Maʿīn disse:

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Non ci si può aspettare la vera guida da quattro categorie di persone. Esse sono: il custode dell’abilità nelle arti sottili, l’annunciatore del giudice, il figlio di un innovatore e colui che non viaggia all’estero alla ricerca degli hadith, ma raccoglie soltanto quelli reperibili nella propria città.

Eppure, i mezzi di trasporto e le vie di comunicazione di quell’epoca erano estremamente difficili, impervi e pieni di pericoli. Cavalcando cavalli o cammelli, essi dovevano attraversare deserti che si estendevano fino all’orizzonte, montagne e sentieri boschivi remoti e difficilmente accessibili; e i loro viaggi duravano notte dopo notte, mese dopo mese e anno dopo anno. È facile immaginare quanto fosse ardua questa fatica. Ma quelle sofferenze e quei disagi erano per loro del tutto insignificanti. Dopo aver sopportato fatiche così disumane, la ricchezza di hadith che riuscivano ad acquisire faceva scorrere nei loro cuori un’incontaminata corrente di gioia, e proprio in questo le loro vite trovavano compimento e successo. In realtà, si trattava di uno straordinario contributo benefico da parte loro a tutti i musulmani del mondo. I musulmani del mondo non potranno mai dimenticare questo loro contributo.

(c)

L’epoca dei Tābiʿ al-Tābiʿīn

La campagna di raccolta degli ḥadīth iniziata nell’epoca dei Tābiʿūn continuò ininterrottamente per i due o tre secoli successivi. Nell’epoca dei Tābiʿ al-Tābiʿīn, la necessità di tale opera non diminuì affatto, né questa campagna si indebolì o subì interruzioni in alcun modo. Anzi, vediamo che, nella fase dei Tābiʿ al-Tābiʿīn, essa assunse dimensioni ancora più ampie che in precedenza. Dopo i Tābiʿūn, la comunità dei Tābiʿ al-Tābiʿīn, da loro allevata e formata, assunse pienamente sulle proprie spalle questo nobile impegno e, tenendo conto delle condizioni e delle necessità del proprio tempo, si dedicò all’adempimento di questo difficile compito. Anche lungo questa via, come i loro predecessori, dovettero sopportare sofferenze e difficoltà inesprimibili.

È difficile determinare sulla base degli anni e delle date l’epoca dei Tābiʿ al-Tābiʿīn, così come è difficile determinare quella dei Tābiʿūn. Non è realmente possibile dire con chiarezza quando e in quale anno abbia avuto inizio la loro epoca, né quando essa si sia conclusa. Alla luce di alcuni eventi e segni, si può affermare che l’epoca dei Tābiʿūn ebbe inizio già durante la vita del Nobile Profeta (ṣ). In quest’epoca, infatti, si incontrano alcuni uomini eminenti i quali, pur non avendo potuto contemplare con i propri occhi il volto benedetto del Nobile Messaggero, non appena il messaggio dell’Islam giunse loro agli orecchi, lo accettarono con sincera devozione. In questo contesto si possono menzionare Uways al-Qaranī e il re d’Abissinia Aṣḥama. Si può dunque dire che, per quasi un secolo, l’epoca dei Compagni e quella dei Tābiʿūn trascorsero parallelamente e contemporaneamente. Tuttavia, con la conclusione del primo secolo dell’Egira, ebbe termine anche quest’epoca. Proprio allora ebbe inizio l’epoca dei Tābiʿ al-Tābiʿīn, cioè delle persone allevate, istruite e formate dai Tābiʿūn. L’epoca dei Tābiʿūn, però, non era ancora terminata. Al contrario, continuò insieme a quella dei Tābiʿ al-Tābiʿīn e le due epoche trascorsero contemporaneamente per quasi tre quarti di secolo.

Analogamente, è difficile stabilire sulla base degli anni e delle date quando abbia avuto inizio e quando si sia conclusa esattamente l’epoca dei Tābiʿ al-Tābiʿīn. Tuttavia, sulla base delle date di nascita di alcuni Tābiʿ al-Tābiʿīn e degli anni della morte di alcuni Tābiʿūn, si può affermare che quest’epoca ebbe inizio già verso la fine del primo secolo dell’Egira. A titolo d’esempio, l’Imam Shuʿba nacque nell’80 dell’Egira, e nello stesso anno nacque anche l’Imam Abū Ḥanīfa. Eppure tutti i biografi annoverano l’Imam Shuʿba tra i Tābiʿ al-Tābiʿīn e l’Imam Abū Ḥanīfa tra i Tābiʿūn. Nonostante ciò, la verità è che l’epoca propriamente detta dei Tābiʿ al-Tābiʿīn ebbe inizio nel primo quarto del secondo secolo dell’Egira e si concluse nel primo quarto del terzo secolo. Infatti, molti Tābiʿūn morirono tra il 164 e il 174 dell’Egira. In altre parole, si può dire che l’epoca dei Tābiʿ al-Tābiʿīn si estese dal tempo del secondo califfo omayyade al-Walīd fino al tempo del decimo califfo abbaside, al-Mutawakkil.

Come ho già detto, in quest’epoca lo studio, la diffusione e la raccolta degli ḥadīth proseguirono in modo ancora più ampio e profondo che in precedenza. Tra coloro che in quest’epoca raggiunsero la massima competenza e fama nella scienza degli ḥadīth, sono particolarmente degni di menzione i seguenti:

(1) l’Imam Abū Ḥanīfa; (2) l’Imam Mālik; (3) l’Imam Abū Yūsuf; (4) l’Imam Muḥammad al-Shaybānī; (5) l’Imam al-Awzāʿī; (6) l’Imam Ibn Jurayj; (7) l’Imam Isḥāq ibn Rāhwayh; (8) l’Imam Sufyān ibn ʿUyayna; (9) ʿAbd Allāh ibn al-Mubārak; (10) l’Imam Shuʿba; (11) Musʿayr ibn Qudām; (12) ʿAbd Allāh ibn Wahb; (13) Yaḥyā ibn Maʿīn; (14) ʿAlī ibn al-Madīnī; (15) l’Imam al-Layth ibn Saʿd; (16) Ḥaḍrat Fuḍayl ibn ʿIyāḍ; e (17) Yaḥyā ibn Ādam (raḥimahu Allāh).

Qui discuteremo brevemente della ricerca e della raccolta degli ḥadīth compiute da alcuni dei principali tra loro.

L’Imam Abū Ḥanīfa (raḥimahu Allāh)

Si è sviluppato un notevole dissenso riguardo al fatto che l’Imam Abū Ḥanīfa (r) fosse un tābiʿī oppure un tābiʿ al-tābiʿīn. Poiché l’Imam Abū Ḥanīfa non ha trasmesso ḥadīth da alcun Compagno — e poiché i ḥadīth che alcuni ambienti hanno diffuso sostenendo che egli ne avesse trasmessi sono privi di prova e non hanno superato il vaglio della scienza del ḥadīth — alcuni storici hanno persino rifiutato di considerarlo un tābiʿī. Tuttavia, sulla base di prove storiche inconfutabili, si può affermare con certezza che l’Imam Abū Ḥanīfa (r) incontrò dei Compagni. Infatti, l’Imam Abū Ḥanīfa nacque nella città di Kūfa nell’80 dell’Egira. [********************] A quel tempo vi era ancora in vita il Compagno del Messaggero, Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn Abī Awfā (ra). Egli morì nell’81 dell’Egira o in seguito. Secondo la narrazione di Ibn ʿAbd al-Barr, morì nell’87 dell’Egira. [********************] Lo storico Ibn Saʿd ha scritto: l’Imam Abū Ḥanīfa (r) vide Ḥaḍrat Anas ibn Mālik (ra). Questi morì infatti nella città di Baṣra nell’91 dell’Egira, oppure, secondo Ibn ʿAbd al-Barr, nel 99 dell’Egira.[********************]

Inoltre, Ḥaḍrat Sahl ibn Saʿd al-Sāʿidī risiedeva a Medina, mentre Ḥaḍrat Abū al-Ṭufayl ʿĀmir ibn Wāthila risiedeva alla Mecca. Pertanto, non si può affermare che fosse impossibile per l’Imam Abū Ḥanīfa incontrare qualche Compagno.[********************]

L’Allāma Ibn Ḥajar al-Makkī, autore del commentario di Mishkāt Sharīf, ha scritto sulla base della fatwā emessa da Ḥāfiẓ Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī:

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L’Imam Abū Ḥanīfa (r) ebbe modo di incontrare un gruppo di Compagni che vivevano nella città di Kūfa, quando egli vi nacque nell’80 dell’Egira. Ma i celebri imam suoi contemporanei — al-Awzāʿī della Siria, Ḥammād ibn Salama e Ḥammād ibn Zayd di Baṣra, Sufyān al-Thawrī di Kūfa, Mālik di Medina e al-Layth ibn Saʿd d’Egitto — non conseguirono questo rango. (Nessuno di loro era un tābiʿī).[********************]

Ibn Ḥajar al-Makkī ha scritto nel commentario di Mishkāt:

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L’Imam Aʿẓam Abū Ḥanīfa incontrò otto Compagni. Tra questi, sono particolarmente degni di menzione Ḥaḍrat Anas ibn Mālik, ʿAbd Allāh ibn Abī Awfā, Sahl ibn Saʿd e Abū al-Ṭufayl (ra).[********************]

Allama Alauddin ha scritto nell’introduzione dell’opera «Durr al-Mukhtar»:

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In base all’età, incontrò circa venti Compagni.[********************]

Citando l’opera «Munyat al-Mufti», scrisse inoltre:

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È un fatto comprovato che l’Imam Abu Hanifa ascoltò hadith da sette Compagni.[********************]

Sulla base di tutte queste citazioni, si può affermare che l’Imam Abu Hanifa (r) fu un tabi‘ī.

Allama Ibn Abidin ha scritto:

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Sotto ogni punto di vista, l’Imam Abū Ḥanīfa era un tābiʿī. Il muḥaddith al-Dhahabī e il muḥaddith al-ʿAsqalānī lo dichiararono con assoluta fermezza.[********************]

Tuttavia, il celebre muḥaddith contemporaneo, l’Allāma Shāh Anwār Kāshmīrī (r), sosteneva un’opinione diversa. Egli disse:

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Egli era un tābiʿī per aver incontrato [i Compagni] e un tābiʿ al-tābiʿīn per quanto riguarda la trasmissione degli hadith.[********************]

Quando l’Imam Abū Ḥanīfa si dedicò allo studio degli hadith, l’intero mondo musulmano era animato dalla scienza degli hadith. In ogni città e località erano stati istituiti grandi centri per la trasmissione degli hadith. Circa diecimila Compagni si erano sparsi ovunque e il numero degli studenti di hadith presso di loro era arrivato a diverse centinaia di migliaia. Le città in cui risiedeva un Compagno o un tābiʿī venivano chiamate «dār al-ʿulūm» (scuola).[********************]

In quel periodo, l’Imam Abū Ḥanīfa (r) studiò dapprima gli hadith presso i grandi studiosi tābiʿīn di Kūfa. L’Imam al-Shāfiʿī scrisse: «L’Imam Abū Ḥanīfa apprese gli hadith da 93 muḥaddith di Kūfa. Dalla narrazione dell’Imam al-Zuhrī si apprende inoltre che a Kūfa gli insegnanti di hadith dell’Imam Abū Ḥanīfa erano 29. La maggior parte di loro erano grandi tābiʿīn. Tra essi si distinguono in particolare l’Imam al-Shaʿbī, Salama ibn Kuhayl, Muḥārib ibn Disār, Abū Isḥāq al-Sabīʿī, ʿAwn ibn ʿAbd Allāh, Simāk ibn Ḥarb, ʿAmr ibn Murrā, Manṣūr ibn Muʿtamir, al-Aʿmash, Ibrāhīm ibn Muḥammad, ʿAdī ibn Mursad e altri grandi muḥaddith. Presso di loro l’Imam Abū Ḥanīfa (r) apprese e raccolse un gran numero di hadith.»

In seguito si recò a Baṣra allo scopo di apprendere e raccogliere ulteriori hadith. In quel periodo, la città di Baṣra era colma della conoscenza degli hadith trasmessi dai grandi muḥaddith tābiʿīn, tra cui l’Imam al-Ḥasan al-Baṣrī, Shuʿba e Qatāda.

Dopodiché si recò alla Mecca e a Medina. A quel tempo, qui l’insegnamento degli hadith era ampiamente diffuso. Alcuni eminenti tābiʿūn, cresciuti, formati e istruiti a contatto con i Compagni e sotto la loro sollecita cura, avevano fondato autonomamente numerosi centri per l’insegnamento degli hadith. Tra loro si distinsero, fra gli altri, ʿAṭā ibn Abī Rabāḥ e ʿIkrima. A questo proposito, il muḥaddith al-Dhahabī scrisse:

******************************************************

L’Imam Abū Ḥanīfa ascoltò e studiò gli hadith alla Mecca presso ʿAṭā ibn Abī Rabāḥ.

A Medina si trovava allora l’Imam Bāqir. Anche alla sua corte l’Imam Abū Ḥanīfa (r) si recò esclusivamente allo scopo di studiare gli hadith.

In sintesi, Abū Ḥafṣ al-Kabīr sostenne che l’Imam Abū Ḥanīfa (r) avesse studiato gli hadith presso complessivamente quasi quattromila muḥaddith, appartenenti ai vari centri degli hadith situati nei diversi Paesi dell’immenso mondo musulmano dell’epoca. Sebbene questa affermazione non superi la verifica della scienza degli hadith né risulti del tutto esatta, si può tuttavia affermare con certezza che il numero dei suoi maestri nell’apprendimento degli hadith era enorme. Nell’opera «Tadhkirat al-Ḥuffāẓ», dopo aver menzionato i nomi dei maestri dell’Imam Abū Ḥanīfa, l’Imam al-Dhahabī scrisse:

******************************************************

Oltre a questi, anche un numero ancora maggiore di muḥaddith era stato suo maestro.

Il ḥāfiẓ Muḥammad ibn Yūsuf al-Ṣāliḥī al-Shāfiʿī disse:

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L’Imam Abū Ḥanīfa è annoverato tra i più grandi ḥāfiẓ e maestri degli ḥadīth. Se non fosse stato profondamente attento agli ḥadīth e dotato di grande competenza, non gli sarebbe mai stato possibile dedurre le questioni e i responsi del fiqh.

Lo Shaykh al-Islām Yazīd ibn Hārūn dice:

******************************************************

L’Imam Abū Ḥanīfa era estremamente timorato di Dio, un asceta pio e dotato di purezza e nobiltà d’animo, uno studioso, veritiero e il più grande ḥāfiẓ degli ḥadīth tra tutti i suoi contemporanei. Il manoscritto di quest’opera è conservato nella biblioteca Majlis-e Ilmī di Karachi.

Yaḥyā ibn Saʿīd al-Qaṭṭān disse:

******************************************************

Giuro su Allah, tra l’attuale comunità musulmana nessuno era più dotto e sapiente di Abū Ḥanīfa riguardo al Libro di Allah, agli ḥadīth del Messaggero e alla Sunnah.

Quando al muhaddith Yahya ibn Mu’in veniva chiesto dell’Imam Abu Hanifa, egli diceva:

******************************************************

Era estremamente affidabile, degno di fiducia e immune da errori. Non ho mai sentito dire che qualcuno lo abbia definito «debole» o inaccettabile per quanto riguarda gli hadith.[********************]

Diceva inoltre:

******************************************************

Abu Hanifa era un muhaddith devoto, degno di fiducia, veritiero e affidabile. Nessuno lo accusò di aver narrato il falso. Era saldo nella religione di Allah e assolutamente veritiero nella trasmissione degli hadith.[********************]

L’Imam Ibn Ayyub di Balkh disse giustamente:

******************************************************

La vera sapienza è giunta da Allah a Muhammad (s). Dopo di lui, la ricevettero i suoi Compagni. Dai Compagni la ricevettero i tābiʿūn. E dai tābiʿūn essa si concentrò e giunse a maturazione nell’Imam Abū Ḥanīfa. [********************]

Il ḥāfiẓ Abū Nuʿaym al-Iṣfahānī narrò tramite Yaḥyā ibn Naṣr ibn Ḥājib:

******************************************************

Entrai in una stanza presso Abū Ḥanīfa, che era piena di libri. Domandai: «Di che cosa sono questi libri?». Rispose: «Sono tutti libri di hadith. Ne ho narrato soltanto una piccola parte, dalla quale la gente trae grande beneficio». [********************]

È degna di nota anche un’altra affermazione di Yaḥyā ibn Muʿīn. Egli disse:

******************************************************

Abū Ḥanīfa era un muhaddith molto affidabile. Narrava soltanto gli hadith che aveva memorizzato e conservato. Non narrava mai ciò che non aveva memorizzato. [********************]

In secondo luogo, dopo aver custodito nel proprio animo un’immensa ricchezza di hadith, ne narrò poco il testo letterale; inoltre, non teneva generalmente assemblee al solo scopo di insegnare gli hadith. Al contrario, si dedicò completamente a svelarne i significati profondi e a ricavarne le masāʾil necessarie per la vita pratica dei musulmani. [********************]

Tuttavia, ciò non significa che egli avesse smesso di cercare e raccogliere gli hadith. Al contrario, si impegnava e si adoperava costantemente per arricchirsi sempre più scoprendo nuovi hadith. L’Imam Nasr ibn Muhammad al-Marwazi era uno degli allievi eminenti e famosi dell’Imam Abu Hanifa. Egli disse:

******************************************************

Non ho mai visto nessuno più desideroso e attento dell’Imam Abu Hanifa nella ricerca degli hadith. Una volta giunsero Yahya ibn Sa‘id al-Ansari, Hisham ibn ‘Urwa e Sa‘id ibn Abi ‘Aruba. Allora l’Imam Abu Hanifa ci disse: «Andate a vedere se presso queste persone vi sia qualche tesoro di hadith che io possa ascoltare e apprendere da loro.»

Un altro discepolo dell’Imam al-A‘zam era il muhaddith ‘Abd al-‘Aziz ibn Abi Rajama. Anche lui narrò quasi le stesse parole. Egli disse:

******************************************************

Quando un muhaddith giunse a Kufa, l’Imam Abu Hanifa disse ai suoi allievi: «Andate da lui e verificate se possiede qualche hadith che noi non abbiamo.»

‘Abd al-‘Aziz disse: «Un’altra volta, quando giunse un muhaddith, l’Imam Abu Hanifa mandò da lui i suoi allievi dicendo loro la stessa cosa.»

Da queste due narrazioni risulta chiaramente quanto l’Imam Abu Hanifa amasse ricercare gli hadith. Perciò soltanto un ignorante potrebbe affermare che egli fosse disattento riguardo agli hadith.

È del tutto falsa l’accusa secondo cui egli, abbandonando gli hadith, avrebbe emesso giudizi sulle questioni ricorrendo esclusivamente al qiyās e all’intelletto. La sua posizione nel formulare i giudizi sulle questioni risulta chiaramente e inequivocabilmente dalle sue seguenti parole. Egli stesso disse di sé:

******************************************************

«Per prima cosa assumo come fondamento il Libro di Allah; quando vi trovo una decisione riguardo alla questione in esame, emetto il giudizio conformemente ad essa. Se non la trovo in esso, ricorro poi alla Sunna del Messaggero e alle sue pratiche autentiche, trasmesse per mezzo di persone affidabili. Ma se non trovo la risposta neppure nel Libro di Allah e nella Sunna del Messaggero, allora lascio da parte la parola di chiunque.»

La prova che egli accettava gli hadith e agiva secondo quelli autentici anche quando erano contrari al qiyās e al buon senso comune è che riteneva lecito determinare i doveri mediante il sorteggio, sebbene, a prima vista, ciò fosse simile al gioco d’azzardo.

Egli disse:

******************************************************

«Secondo il qiyās, il sorteggio non dovrebbe essere lecito; tuttavia, riguardo alla sua liceità, essendo stati autenticati un hadith e la Sunna, abbandono il qiyās e seguo proprio quelli.»

Le rigorose condizioni e le severe restrizioni da lui imposte nell’accettazione degli hadith erano in realtà indispensabili per la religione di Allah. Infatti, nell’epoca dell’Imam Abū Ḥanīfa, si erano ampiamente diffuse varie forme di credenze errate e falsi hadith arbitrariamente inventati da una certa categoria di persone. Se in quel periodo egli non avesse adottato una particolare cautela e avesse accettato indiscriminatamente ogni parola attribuita agli hadith, senza distinguere il vero dal falso, la religione di Allah non avrebbe potuto essere preservata nella sua purezza. In realtà, ciò fu il risultato della sua incomparabile taqwā e della sua sincera e autentica fede e del suo amore ardente per la religione; non può esservi alcun dubbio al riguardo.

Le condizioni dell’Imam Abū Ḥanīfa per accettare gli hadith

La maggior parte delle condizioni che l’Imam Abū Ḥanīfa impose per l’accettazione degli hadith erano condizioni imposte dai muhaddithun in generale. Tuttavia, egli impose personalmente alcune condizioni aggiuntive, in modo particolare e per ragioni specifiche. Qui ne vengono menzionate alcune:

1. Se, dopo aver trasmesso un hadith, il trasmettitore lo dimentica, sebbene presso i muhaddithun in generale esso sia considerato accettabile, l’Imam Abū Ḥanīfa e i suoi discepoli non sono disposti ad accettarlo.

2. È accettabile soltanto l’hadith che il trasmettitore trasmette in conformità con la propria memoria e capacità mnemonica.

3. Presso l’Imam Abū Ḥanīfa non è accettabile l’hadith trasmesso come udito dal muhaddith originale, quando, nelle assemblee di celebri muhaddithun, a causa dell’affluenza di un gran numero di ascoltatori, vengono incaricate persone dalla voce forte e l’hadith udito da queste ultime viene attribuito al muhaddith originale. Anche celebri muhaddithun come Ḥāfiẓ Abū Nuʿaym, Faḍl ibn ʿAqīn e Ibn Qudāma sostenevano questa opinione. Secondo Ḥāfiẓ Ibn Ḥajar al-Makkī, sebbene ciò sia razionalmente corretto, l’opinione dei muhaddithun in generale è più facilmente praticabile.

4. L’Imam Abū Ḥanīfa non approva l’hadith trasmesso da un narratore che lo abbia trovato scritto nel proprio quaderno, ma non ricordi di averlo ascoltato da uno dei suoi maestri muhaddithun. Secondo gli altri muhaddithun, non vi è alcun problema in ciò.

I muhaddithun di Kufa ritenevano lecito trasmettere con parole proprie il contenuto originale degli hadith. Questa era allora la consuetudine generalmente diffusa. I trasmettitori del testo originale degli hadith non erano numerosi. Di conseguenza, sussisteva pienamente il rischio che nella trasmissione degli hadith si verificassero differenze e alterazioni. Per questo l’Imam Abū Ḥanīfa fu costretto ad adottare una politica estremamente rigorosa riguardo all’accettazione degli hadith. È stato dimostrato in modo inconfutabile che, dopo tutte queste precauzioni, egli compilò un’opera di hadith. Muḥammad ibn Maḥmūd al-Khwārizmī raccolse quindici Musnad dell’Imam Abū Ḥanīfa, cioè raccolte di hadith.

L’Imam Mālik ibn Anas

L’Imam Malik era il più grande muhaddith di Madinat al-Rasul. Nacque a Medina nell’anno 93 dell’Egira. Tuttavia, lo storico Yafi‘i, nel suo libro Tabaqat al-Fuqaha, indica l’anno 94 dell’Egira come anno della sua nascita. In quel periodo l’intera città di Medina risuonava delle dolci voci dello studio e dell’insegnamento degli hadith. Dopo la morte del Nobile Profeta (s), sebbene i Compagni si fossero dispersi in luoghi lontani, una miniera d’oro, anche dopo che se ne sia estratto l’oro, rimane pur sempre una miniera d’oro; e la quantità che vi rimane non può essere affatto trascurabile. Tutti i grandi Compagni vivevano proprio in quella città. Durante la vita del Nobile Profeta e per 24 o 25 anni dopo la sua morte, quella città fu il centro del governo islamico. Qui venivano studiati, divulgati e applicati tutti gli ordinamenti dell’Islam, e da qui venivano poi diffusi negli altri centri del mondo musulmano. In quella città erano sorti i centri d’insegnamento degli illustri Compagni, tra cui Abu Bakr al-Siddiq, Umar al-Faruq, Aisha, Abdullah ibn Umar, Ibn Abbas, Abu Hurayra e Zayd ibn Thabit. Di conseguenza, centinaia di migliaia di abitanti di quella città poterono acquisire una particolare competenza nella conoscenza della Rivelazione e della Sunna, diventandone in seguito i veri eredi.

Quando l’Imam Malik si dedicò allo studio degli hadith, a Medina si trovavano i più grandi “sovrani” della scienza degli hadith. Erano ancora presenti i principali discepoli di Aisha: suo nipote Qasim ibn Muhammad ibn Abu Bakr, suo nipote materno Urwa ibn al-Zubayr, i discepoli di Abdullah ibn Umar, Nafi e Abdullah ibn Dinar, i suoi due schiavi e Salim ibn Abdullah, oltre ad altri tabi‘in. Sebbene Zayd ibn Thabit fosse partito da Medina, suo figlio Kharija ibn Zayd era diventato l’erede della sua conoscenza degli hadith e viveva a Medina. Sa‘id ibn al-Musayyib, genero di Abu Hurayra, aveva bevuto fino a saziarsene dal vasto oceano della conoscenza degli hadith di quest’ultimo. Anche lui viveva nella stessa Medina. Sebbene Abdullah ibn Abbas avesse diffuso la sua conoscenza degli hadith soprattutto fuori da Medina, a Mecca, Kufa e Basra, il tabi‘i Sa‘id ibn al-Musayyib, residente a Medina, aveva appreso da lui un gran numero di hadith.

Oltre a questi, in quel periodo risiedevano a Medina anche diversi altri tabi‘in di rilievo. Erano Hisham ibn Urwa, Muhammad ibn al-Munkadir, Ubaydullah ibn Utba ibn Mas‘ud, Muhammad ibn Shihab al-Zuhri, Amir ibn Abdullah, Ja‘far al-Sadiq, Rabi‘a al-Ra’y, Abu Suhayl e Sulayman ibn Yasar. Erano tabi‘in nel cui grembo la conoscenza degli hadith e del tafsir era stata allevata, nutrita e portata progressivamente a sviluppo.

Il nonno, gli zii e il padre dell’Imam Malik erano tutti grandi muhaddith. Da ciò si può dire che, nella sua stessa casa e nella sua famiglia, l’intero ambiente risuonava della scienza degli hadith. Per questo egli cominciò a studiare gli hadith già durante l’infanzia. Probabilmente iniziò a studiarli per la prima volta presso suo zio Abu Suhayl. In seguito andò a studiare gli hadith da Nafi. Finché Nafi rimase in vita, l’Imam Malik si recava da lui per lo studio degli hadith. In seguito studiò gli hadith presso quasi tutti i tabi‘in esperti di hadith precedentemente menzionati, residenti a Medina. Secondo Shah Waliullah al-Dihlawi, il numero complessivo dei suoi maestri era di 75. In un’altra trasmissione ne vengono menzionati 94.

Tuttavia, l’Allama Jalaluddin al-Suyuti ha scritto:

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L’Imam Malik ricevette gli hadith da novecento muhaddith. Tra questi, trecento erano tabi‘in e seicento tabi‘ al-tabi‘in.

Trovò tutti questi maestri nella nobile Medina. Per questo non ritenne necessario recarsi fuori da Medina allo scopo di studiare gli hadith.

L’Imam Mālik non accettava gli hadith da ogni tipo di narratore. Rifletteva con profonda e scrupolosa attenzione su chi avrebbe scelto come maestro di hadith, selezionandolo e vagliandolo accuratamente. In risposta a una domanda del suo amato discepolo Habīb su questo argomento, egli stesso disse:

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O Habīb! In questa stessa moschea, la Moschea del Profeta, ho trovato settanta muhaddith che avevano incontrato e frequentato i Compagni del Nobile Messaggero (s) e che narravano hadith anche dai tābiʿūn. (È proprio da loro che ho appreso e ricevuto gli hadith.) E ho accettato gli hadith soltanto da persone idonee a trasmetterli, non li ho mai accettati da persone inadeguate.

La seguente narrazione rende chiaramente comprensibile quale tipo di persone fossero i suoi maestri e da quali persone egli non accettasse gli hadith. È stato detto:

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L’Imam Mālik aveva selezionato e vagliato personalmente tutti coloro che erano stati suoi maestri nell’apprendimento degli hadith; li aveva scelti per la loro devozione religiosa, la loro capacità di comprensione, la loro conoscenza del fiqh e il loro rispetto dei diritti e dei requisiti della trasmissione degli hadith. Nel suo cuore nutriva nei loro confronti una sincera fiducia e una piena tranquillità. Inoltre, non accettò gli hadith da molte persone devote e virtuose, poiché non conoscevano correttamente le regole appropriate per la trasmissione degli hadith.

Quanto fosse grande muhaddith l’Imam Mālik (r) si comprende chiaramente dalle seguenti dichiarazioni pronunciate su di lui da altri eminenti esperti di hadith.

L’Imam al-Shāfiʿī (r) disse di lui:

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L’Imam Malik fu una prova inconfutabile di Dio per la gente dell’epoca successiva ai Tābiʿīn.[********************]

Il muhaddith al-Nasāʾī disse:

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A mio giudizio, nell’epoca successiva ai Tābiʿīn non vi fu persona più erudita di Malik.[********************]

L’Imam Abū Yūsuf (r)

Sebbene l’Imam Abū Yūsuf (r) fosse noto soprattutto come celebre esperto e imam nel campo del fiqh, sotto il profilo della conoscenza degli hadith non era affatto inferiore a nessun altro. Dio gli aveva donato una memoria straordinaria. Ogni volta che ascoltava gli hadith da un maestro di hadith, li memorizzava immediatamente. Era persino in grado di ascoltare, nella stessa seduta, cinquanta o sessanta hadith completi delle loro catene di trasmissione e di ripeterli a memoria dopo averli ascoltati una sola volta. L’Imam al-Dhahabī lo annoverò tra i grandi hafiz degli hadith. Al-Hāfiz Ibn Hajar al-ʿAsqalānī ha riferito che una volta egli si ammalò e cadde in preda alla malattia. In quella condizione, il grande hafiz degli hadith Sufyān ibn ʿUyayna gli recitò quaranta hadith. Egli li memorizzò immediatamente e, dopo la partenza di Sufyān, li recitò tutti a memoria alle altre persone presenti presso di lui. Tutti i presenti rimasero sbalorditi e meravigliati.

Per studiare gli hadith, dopo aver completato la sua formazione presso i muhaddith di Kufa, la città natale, si recò a Medina, dove ascoltò dall’inizio alla fine, dal discepolo dell’Imam Malik, Asad ibn Furāt al-Saqalabī, l’opera al-Muwaṭṭaʾ compilata dall’Imam Malik.

L’Imam Abū Yūsuf non trascriveva mai gli hadith ascoltati dai suoi maestri per apprendere gli hadith; al contrario, li memorizzava completamente subito dopo averli ascoltati una sola volta. I suoi compagni di studio, invece, trascrivevano più volte gli hadith ascoltati. Non solo: spesso dovevano sottoporre gli hadith trascritti all’ascolto dell’Imam Abū Yūsuf, dalla sua stessa recitazione, per correggerli e verificarne l’accuratezza.

Egli era un imam negli hadith e nelle altre scienze a essi correlate.

Il suo interesse, entusiasmo e impegno per l’apprendimento degli hadith erano così intensi che, da una parte, egli frequentava la cerchia dell’Imam Abū Ḥanīfa per acquisire conoscenze di fiqh; e, appena si alzava da lì, si recava presso un muḥaddith con l’intenzione di studiare gli hadith. Fu soltanto dopo una dedizione incommensurabile e una fatica instancabile che divenne un grande esperto della scienza degli hadith.[Questa trattazione è tratta dall’opera scritta da Mawlānā Mujībullāh Nadwī ********************.]

L’Imam Muḥammad al-Shaybānī (raḥimahu Allāh)

L’Imam Muḥammad al-Shaybānī fu il secondo principale discepolo dell’Imam Abū Ḥanīfa. Grazie alla frequentazione dell’Imam Abū Ḥanīfa e dell’Imam Abū Yūsuf, nacque in lui il desiderio di apprendere gli hadith. A questo scopo si recò da Wāsiṭ, in Iraq, suo luogo di nascita, a Medina, situata a diverse centinaia di miglia di distanza, e si presentò dall’Imam Mālik, allora il più grande esperto di hadith. Rimase a Medina per tre anni consecutivi e frequentò regolarmente le lezioni dell’Imam Mālik dedicate all’insegnamento degli hadith. In queste lezioni ascoltò almeno settecento hadith. Egli stesso ha detto:

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Ho soggiornato presso l’Imam Mālik per tre anni o anche più e ho appreso da lui settecento hadith.[********************]

Dopo aver studiato gli hadith presso esperti di hadith celebri in tutto il mondo e insigni come l’Imam Abū Ḥanīfa, l’Imam Abū Yūsuf e l’Imam Mālik, non vi sarebbe stato alcun bisogno di studiare gli hadith presso un altro esperto. Tuttavia, per placare l’ardente sete di apprendere gli hadith che si era destata nell’Imam Muḥammad, egli non riuscì in alcun modo a fermarsi e a tranquillizzarsi senza frequentare le lezioni degli altri grandi esperti di hadith dell’epoca e studiare gli hadith presso di loro.

L’Allama Zahid al-Kawthari ha menzionato che gli insegnanti presso i quali l’Imam Muhammad studiò gli hadith erano settanta. [********************] Questi insegnanti erano disseminati in città e regioni come Kufa, Medina, Mecca, Bassora, Wasit, Siria, Khurasan e Yamama.

La sua memoria era così acuta che, per ordine dell’Imam Abu Hanifa, iniziò a memorizzare il Nobile Corano e riuscì a memorizzarlo interamente in appena una settimana. [Ibid.] Da ciò si può facilmente comprendere quanto fosse grande erudito nella scienza degli hadith. Infatti, è naturale che quando una persona dotata di una memoria tanto acuta si accinge a studiare gli hadith, qualunque hadith ascolti dal suo maestro rimanga impresso per sempre nella sua mente.

Imam al-Awza’i (che Dio abbia misericordia di lui)

L’Imam al-Awza’i era uno dei grandi muhaddith dell’epoca dei tabi’ al-tabi’in. Dapprima studiò gli hadith presso il muhaddith Yahya ibn Kathir, che risiedeva nello Yemen. In seguito si recò nella lontana città di Bassora con l’intenzione di studiare gli hadith presso i celebri muhaddith Muhammad ibn Sirin e Hasan al-Basri. Tuttavia, quando giunse a Bassora dopo aver percorso quella lunga e impervia strada, seppe che l’Imam Hasan al-Basri era morto e che l’Imam Ibn Sirin giaceva sul letto di morte. È facile immaginare il colpo che tale delusione arrecò al suo animo.

L’Imam al-Awza’i ascoltò gli hadith da un gran numero di tabi’in.

Lo storico Hafiz Ibn Kathir scrisse:

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Aveva incontrato e frequentato personalmente un gran numero di tabi’in. [********************]

I biografi menzionano che l’Imam al-Awzāʿī apprese gli hadith dai seguenti tābiʿūn e tābiʿ al-tābiʿīn:

(1) ʿAtāʾ ibn Abī Rabāḥ, (2) Qatāda, (3) Nāfiʿ, il mawla di Ibn ʿUmar, (4) l’Imam al-Zuhrī, (5) Muḥammad ibn Ibrāhīm, (6) Shaddād ibn Abī ʿUmāra, (7) Qāsim ibn Mukhaymira e (8) Rabīʿa ibn Yazīd, tra gli altri.

Lo stesso al-Awzāʿī disse: dopo aver terminato di ascoltare gli hadith dall’Imam al-Zuhrī e da Yaḥyā ibn Kathīr, entrambi mi donarono le loro raccolte personali di hadith e dissero:

********************

«Narra questi hadith da me e, sulla mia autorità, narrali anche ad altri.»

L’Imam Ibn Jurayj (r)

Quando Ibn Jurayj nacque (80 dell’Egira), erano ancora in vita numerosi Compagni. Se fosse entrato in contatto con loro sin dall’inizio, sarebbe stato annoverato tra i tābiʿūn. Tuttavia, non poté acquisire da loro lʿilm. Per questo è annoverato tra i tābiʿ al-tābiʿīn.

A quel tempo, nella città della Mecca, ʿAtāʾ ibn Abī Rabāḥ, illustre discepolo di ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās (ra), era impegnato nell’insegnamento degli hadith. Dopo aver acquisito l’istruzione elementare necessaria, Ibn Jurayj rimase al suo fianco per diciassette anni consecutivi, studiando gli hadith.

Successivamente, apprese gli hadith da quasi tutti i più celebri imam degli hadith del mondo musulmano. Come aveva fatto con ʿAta ibn Abi Rabah, rimase a lungo al servizio di ʿAmr ibn Dinar, studiando e raccogliendo hadith. Per tutte queste ragioni, l’imam Ibn Jurayj raggiunse una posizione particolare nella conoscenza degli hadith. Gli hadith da lui trasmessi furono ritenuti accettabili dai più grandi eruditi degli hadith. Il patrimonio di hadith da lui raccolto era conservato presso di lui in forma scritta.

Sufyan ibn Uyayna (r)

Sufyan fu uno dei più eminenti eruditi della scienza degli hadith della sua epoca. Fin dall’infanzia, la sua straordinaria memoria si manifestò spontaneamente. Egli stesso disse:

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Non ho mai scritto nulla; tuttavia, ogni volta che annotavo qualcosa, la imparavo a memoria.

Apprese e raccolse hadith da molte centinaia di tabiʿin e di tabiʿ al-tabiʿin. Tra i suoi maestri di hadith vi erano più di ottanta tabiʿin. Tra questi, furono particolarmente degni di nota gli eminenti eruditi imam al-Zuhri, imam Shuʿba, Musayyab ibn Qudam, ʿAmr ibn Dinar, Abu Ishaq al-Sabiʿi, Muhammad ibn ʿUqba, Humayd, Ziyad ibn ʿAlaqa e Salih ibn Kaysan. Per studiare gli hadith, viaggiò a Kufa, Mecca, Medina e in altri centri del sapere.

Il celebre studioso di hadith ʿAli ibn al-Madini disse riguardo a lui:

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Tra gli studenti dell’Imam al-Zuhri non vi era nessuno più affidabile di Ibn Uyayna.

Numerosi muḥaddith, tra cui al-Aʿmash, al-Thawri, Ibn Jurayj, Shuʿba, ʿAqi, Ibn al-Mubarak, Saʿid al-Qattan, al-Shafiʿi e Ahmad ibn Hanbal, appresero e ricevettero hadith da lui. Nacque nell’anno 107 dell’Egira e morì nell’anno 198.

ʿAbdullah ibn al-Mubarak (r)

Dopo aver ricevuto l’istruzione primaria, Ibn al-Mubarak intraprese viaggi all’estero per studiare gli hadith. A tale scopo percorse varie città e località della Siria, dell’Hijaz, dello Yemen, dell’Egitto, di Kufa e di Basra; ovunque e presso chiunque trovasse l’opportunità di studiare gli hadith, li studiava proprio lì e presso quella persona. Tutti riconoscono che fu un grande viaggiatore alla ricerca degli hadith. Secondo l’Imam Ahmad ibn Hanbal, a quell’epoca non vi era nessun altro che viaggiasse così lontano per gli hadith.

Abu Usama disse:

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Non ho mai visto nessuno che cercasse hadith in paesi lontani quanto Ibn al-Mubarak.

È necessario ricordare che, a quei tempi, viaggiare all’estero non era affatto facile come ai giorni nostri. Bisognava camminare a piedi oppure cavalcare per mesi sul dorso di un cammello o di un asino, per arrivare da un luogo a un altro. Oggi è impossibile persino immaginare quanto fosse difficile viaggiare a quei tempi.

Da quanto segue si può comprendere da quanti maestri Ibn Mubarak abbia appreso e raccolto gli hadith. Egli stesso disse:

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Ho appreso e raccolto gli hadith da quattromila maestri, e ho trasmesso ad altri gli hadith narrati da mille di loro.

Egli stesso insegnò a un gran numero di persone l’immenso patrimonio di hadith acquisito con grande fatica. L’Imam al-Dhahabī scrisse:

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Furono così tante le persone del mondo islamico che appresero gli hadith da lui, che è assolutamente impossibile determinarne il numero.

Nella scienza degli hadith egli godeva del rango di un grande imam. Lo studio degli hadith era la sua occupazione per tutte le ventiquattro ore. Secondo lui, quando si discute degli hadith, è come se si entrasse realmente in contatto e in compagnia del Nobile Messaggero (s). Yaḥyā ibn Maʿīn e altri grandi sapienti dissero: il numero degli hadith narrati da Ibn Mubarak sarebbe compreso tra ventimila e ventunomila.

L’Imam Shuʿba (r)

L’Imam Shuʿba ebbe l’opportunità di incontrare i due Compagni Anas ibn Malik e ʿAmr ibn Muslim (che Allah sia soddisfatto di loro). Per questo motivo, sebbene appartenesse alla generazione dei Tābiʿūn, i biografi lo annoverano tra i Tābiʿ al-Tābiʿīn. Nacque in una città chiamata Wāsiṭ, situata tra Kufa e Bassora. Subito dopo aver completato la sua istruzione iniziale, si dedicò allo studio della scienza degli hadith. In seguito raggiunse in essa un altissimo grado di competenza. Ascoltò e raccolse hadith presso quasi tutti i grandi esperti di hadith dell’epoca. I biografi ordinari hanno scritto che tra i suoi maestri di hadith vi erano circa quattrocento Tābiʿūn. Il Ḥāfiẓ Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī ha scritto che ascoltò e trasmise hadith da trecento esperti di hadith della città di Kufa.

Questi maestri non risiedevano soltanto in una o due città; erano invece dispersi in un’area estesa per milioni di miglia quadrate nel mondo musulmano. Inoltre, le vie di comunicazione dell’epoca erano impervie e difficili da percorrere. Spesso, per un solo hadith, era necessario attraversare mille miglia a piedi oppure a dorso di cammello o di cavallo. Va inoltre ricordata la sua straordinaria acutezza di memoria. Dopo aver ascoltato un hadith, di solito non lo metteva per iscritto; piuttosto, imparava immediatamente a memoria hadith molto lunghi. Grazie a ciò, in un periodo brevissimo riuscì a imprimere e conservare nella propria memoria un numero enorme di hadith.

I grandi esperti di hadith suoi contemporanei e delle generazioni successive riconobbero apertamente la sua straordinaria conoscenza della scienza degli hadith.

L’Imam Layth ibn Saʿd (che Allah abbia misericordia di lui) (nato nel 94 dell’Egira, morto nel 165 dell’Egira)********************]

L’Imam Layth apparteneva alla generazione dei Tābiʿ al-Tābiʿīn. Non appena concluse la sua istruzione iniziale, si dedicò allo studio degli hadith. Si recò da Nāfiʿ, il celebre Tābiʿī allevato e istruito in modo particolare da ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, per studiare gli hadith. Tutti gli hadith che ascoltò e raccolse da lui li mise per iscritto in una raccolta. Inoltre, ascoltò e raccolse hadith anche dai Tābiʿūn Imam al-Zuhrī, Saʿīd al-Muqbirī, ʿAbd Allāh ibn Abī Mulayka, Yaḥyā al-Anṣārī e Abū al-Zubayr, tra gli altri. Dopo aver menzionato i nomi di alcuni illustri maestri dell’Imam Layth, l’Imam al-Nawawī scrisse:

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Oltre a loro, studiò e ascoltò hadith da un numero così grande di imam degli hadith che non è possibile determinarne il numero esatto.

L’Imam Sufyān al-Thawrī (che Allah abbia misericordia di lui) (nato nel 97 dell’Egira, morto nel 161 dell’Egira)********************]

Sufyan al-Thawri fu una delle più eminenti autorità nella conoscenza degli hadith dell’epoca dei tabi‘ al-tabi‘in. Ricevette l’istruzione primaria dal padre. In seguito ascoltò gli hadith da tutti i muhaddith di Kufa. A quel tempo, nella città di Kufa, muhaddith come al-A‘mash e Abu Ishaq avevano istituito un centro per impartire regolarmente lezioni di hadith.

Yahya ibn Mu‘in disse:

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Sufyan conosce gli hadith narrati da al-A‘mash meglio di chiunque altro.

Poiché a quel tempo gli hadith non erano ancora stati raccolti in libri per il pubblico generale, una parte considerevole degli hadith era impressa nella memoria dei muhaddith e conservata secondo modalità da loro predisposte. Per questo, gli studenti dovevano viaggiare in paesi lontani allo scopo di apprendere gli hadith. Anche Sufyan dovette recarsi in terre lontane per studiare gli hadith e, a tal fine, dovette percorrere centinaia e migliaia di miglia.

Dopo aver completato a Kufa lo studio degli hadith presso i suoi maestri, si recò a Basra e nell’Hijaz. In queste due città ascoltò e raccolse gli hadith da un gran numero di muhaddith. Dopo aver menzionato i nomi dei suoi illustri maestri di Kufa, Basra e dell’Hijaz, al-Hafiz Ibn Hajar scrisse:

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Studiò gli hadith presso numerosi maestri di Kufa. Allo stesso modo, ascoltò gli hadith presso molti maestri di Basra e trasse grande beneficio anche dalle varie assemblee di studio degli hadith dell’Hijaz.

Abd al-Rahman ibn Mahdi, imam degli hadith. Egli disse:

******************************************************

Non ho mai visto nessuno che memorizzasse più hadith di Sufyan al-Thawri.[********************]

Quando, nel secondo secolo dell’Egira, il patrimonio disperso degli hadith fu sistematicamente raccolto in libri, era molto facile memorizzarlo insieme a centinaia di migliaia di isnad; ma in precedenza, quando esso era disperso, era estremamente difficile custodire nel proprio cuore duemila o quattromila hadith e conservarli al sicuro. Per questo, nell’epoca dei tabi‘ al-tabi‘in, non si trova da nessuna parte l’esempio di un imam degli hadith che avesse memorizzato più di diecimila hadith. Anche sotto questo aspetto, il merito e l’eccezionalità di Sufyan al-Thawri sono degni di particolare nota. Il numero degli hadith da lui trasmessi e conservati nella sua memoria era di trentamila.[********************] Abu ‘Asim disse:

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L’imam al-Thawri è il più grande leader nella scienza degli hadith.[********************]

In sintesi, in quest’epoca la scienza degli hadith non era organizzata sistematicamente. Al contrario, era dispersa in quasi ogni parte del mondo musulmano. La ragione, come è stato detto in precedenza, era che i nobili Compagni erano i primi custodi e trasmettitori degli hadith. Essi non trascorrevano la loro vita negli angoli appartati delle moschee o delle khanqah. Al contrario, conducevano la vita come veri mujahidin. Per il jihad, per la da‘wa islamica e per adempiere agli altri doveri religiosi, si erano diffusi in quasi tutti i paesi e le regioni del mondo abitate dai musulmani. Ovunque arrivassero, gli abitanti del luogo apprendevano da loro la conoscenza islamica, cioè la scienza degli hadith. Raccoglievano informazioni sulle parole, sulle azioni e sul carattere del Nobile Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) e le custodivano nella propria memoria. A quel tempo, per coloro il cui unico scopo era vivere una vita islamica, era sufficiente acquisire una conoscenza generale dell’Islam e seguire la vita concreta di un singolo Compagno. Ma dopo i Compagni, per quegli uomini eminenti che avevano assunto il difficile compito di raccogliere e compilare le perle disperse della conoscenza del Messaggero e che si erano incaricati di proteggere dalla distruzione questo preziosissimo patrimonio del sapere islamico, non vi era altra possibilità che attraversare paese dopo paese, vasti subcontinenti, immensi mari, interminabili e ardenti deserti, fitte foreste impervie e sentieri pieni di montagne. Inoltre, per gli asceti raccoglitori di hadith di quell’epoca, questo era un compito estremamente amato.

Un uomo pose una domanda urgente al celebre muhaddith Khalaf ibn Ayyub, della città di Balkh. Egli disse: «Non ne sono a conoscenza; tuttavia, si può ottenere la risposta corretta da Hasan ibn Ziyad, abitante della città di Kufa». Udendo il nome della città di Kufa, l’interrogante disse: «Kufa! È davvero molto lontana!» All’udire ciò, Khalaf ibn Ayyub disse:

******************************************************

Per colui che è stato preso dalla preoccupazione per la religione, persino una città lontana come Kufa sarà considerata molto vicina.[********************]

Per questo motivo, se a quei tempi qualcuno dichiarava di essere incapace di percorrere la lunga distanza necessaria per acquisire conoscenza, era costretto ad affrontare nella società una terribile umiliazione e un severo biasimo. L’Imam Yahya ibn Mu’in, esperto di Hadith e celebre critico della scienza degli Hadith, dice:

Non potete aspettarvi alcun bene da un muhaddith che studi e raccolga gli Hadith rimanendo soltanto nella propria città e non sia disposto ad affrontare la fatica di viaggiare all’estero per questo scopo.[********************]

Non si può ignorare il valore concreto del beneficio insito nei viaggi all’estero compiuti allo scopo di apprendere e raccogliere gli Hadith. La sua importanza può essere compresa dalla seguente dichiarazione di Ibrahim ibn Adham. Egli disse:

******************************************************

Grazie ai viaggi compiuti a questo scopo, in patria e all’estero, dagli studenti e dai raccoglitori di Hadith, Allah ha protetto questa comunità da numerosi pericoli e calamità.[********************]

In effetti, l’ampiezza e l’intensità della campagna di raccolta degli Hadith che osserviamo dall’epoca dei Compagni fino a quella dei Tabi al-tabi’in e dei muhaddith successivi rendono chiarissima l’importanza dei viaggi all’estero; e nei nostri cuori nasce una sconfinata venerazione e gratitudine verso quegli uomini illustri che condussero concretamente questa campagna. Se essi non si fossero lanciati nell’impresa con una determinazione così strenua, per ottenere il compiacimento di Allah e preservare gli Hadith, una delle più grandi fondamenta della religione, oggi la comunità musulmana sarebbe stata privata per sempre di una parte considerevole della Sunnah del Nobile Messaggero (s): non può esservi alcun dubbio al riguardo.

 

Compilazione delle raccolte di hadith

Dalla discussione precedente è risultato che, nella prima fase, gli hadith del Nobile Messaggero (s) non poterono essere raccolti in forma di libro. L’Allama Ibn Hajar al-Asqalani scrisse:

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Gli hadith del Nobile Profeta (s) non erano stati raccolti e organizzati in forma di libro durante l’epoca dei suoi Compagni e dei più illustri tabi’in.[********************]

Alla base del fatto che, nella prima fase dell’Islam, le raccolte di hadith non furono compilate vi sono diverse ragioni logiche. In primo luogo, come è stato discusso dettagliatamente in precedenza, i Compagni erano dotati di una memoria straordinariamente forte: tutto ciò che ascoltavano dal Messaggero rimaneva loro impresso a memoria, e generalmente, per naturale disposizione, non ritenevano necessario metterlo per iscritto.

In secondo luogo, molti di loro non possedevano la capacità di scrivere. A quel tempo l’arte della scrittura non era diffusa quanto lo sarebbe stata in epoche successive, né aveva ancora raggiunto una popolarità generale.

In terzo luogo, poiché lo stesso Nobile Profeta (s) aveva proibito, nella prima fase, di mettere per iscritto gli hadith, l’attenzione di tutti i Compagni non poté essere rivolta alla compilazione delle raccolte di hadith.

Ciò che l’Allama Anwar Shah Kashmiri scrisse a questo proposito merita attenzione:

******************************************************

Sebbene, dal punto di vista esteriore, sarebbe stato meglio che gli hadith fossero stati raccolti e compilati già durante la vita del Nobile Profeta (s), sembra tuttavia che non fosse volontà di Allah che gli hadith venissero compilati come il Corano e conservati esattamente come il Corano.[Fayḍ al-Bārī, commento a Bukhārī, vol. 1, p. 208.]

Tutto ciò riguarda l’adozione di misure speciali e l’attenzione dedicata alla compilazione dei libri di hadith. Per quanto concerne invece la preservazione degli hadith e la loro protezione dal rischio di scomparire, dall’epoca del Nobile Profeta fino all’epoca dei Compagni e dei tābiʿūn non fu mai attribuita loro un’importanza minore, neppure in minima misura.

Per questo vediamo che, non appena fu eliminato il timore che gli hadith si mescolassero al Corano, i nobili Compagni si dedicarono alla loro trascrizione; analogamente, già dall’epoca dei nobili Compagni fu portata pienamente a compimento anche l’opera di compilazione degli hadith e di loro sistematizzazione in forma di libro.

Tuttavia, nell’epoca dei Compagni non si avvertiva generalmente la necessità pratica di compilare gli hadith in forma di libro. Infatti, a quel tempo erano gli stessi Compagni a custodire gli hadith del Messaggero. Ogni volta che sorgeva una necessità in merito a una questione, la gente si recava dai Compagni, si informava sull’argomento pertinente, risolveva ogni questione e poteva inoltre apprendere con certezza dai Compagni quale fosse il comando del Nobile Messaggero riguardo a quella materia. Ma quando i Compagni cominciarono a lasciare questo mondo uno dopo l’altro, non solo i musulmani comuni iniziarono a sentire la necessità di compilare i libri di hadith, ma anche i Compagni rimasti depositari degli hadith avvertirono sempre più intensamente la necessità di compilarli e lasciarli così protetti per sempre.

Quanto fosse importante la presenza dei nobili Compagni nell’epoca dei tābiʿūn si comprende chiaramente dalle seguenti parole di un tābiʿī di nome Murek, pronunciate dopo la morte di Ḥaḍrat Anas (r):

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Oggi metà della conoscenza — gli hadith — ha lasciato questo mondo.

Quando gli fu chiesto il significato di queste parole, egli disse:

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All’epoca dei Compagni, se una persona animata da cattive intenzioni ci contraddiceva o disputava con noi riguardo a un hadith, dicevamo: «Andiamo da colui che ha ascoltato questo hadith direttamente dal Messaggero, e verifichiamone l’autenticità».[********************]

Per questa ragione, ancor prima che iniziasse la scomparsa definitiva della carovana dei Compagni, cominciò a farsi sentire in modo generale e intenso la necessità di raccogliere gli hadith, metterli per iscritto in un libro e predisporre i mezzi per conservarli per sempre. Nell’epoca successiva alla profezia, è necessario presentare insieme questa fase. Qui verrà dapprima esposta una breve trattazione dell’epoca dei Califfi ben guidati; in seguito verrà registrata la storia dettagliata dei periodi successivi.

 

I Califfi ben guidati e la compilazione dei libri di hadith

Dopo la morte del Nobile Profeta (s), i Califfi ben guidati assunsero la responsabilità di dirigere e sostenere l’ordinamento della vita islamica e lo Stato islamico, nonché tutte le attività religiose. In quel periodo non mancarono affatto il loro impegno e la loro attenzione verso il secondo fondamento indispensabile dell’Islam, l’ʿilm al-hadith. Qui viene presentata separatamente la trattazione dei servizi resi da ciascun Califfo in relazione agli hadith.

Hazrat Abū Bakr al-Ṣiddīq (ra)

Il primo Califfo, Hazrat Abū Bakr al-Ṣiddīq (ra), aveva personalmente preparato una raccolta di cinquecento hadith. Tuttavia, verso la fine della sua vita, la distrusse egli stesso. I muhaddith e gli storici hanno indicato come motivo il fatto che, dopo aver raccolto gli hadith, egli non riuscì affatto a sentirsi tranquillo. Nel suo animo sorsero diversi timori. Era particolarmente preoccupato che, se anche una sola frase o una sola parola contenuta negli hadith da lui raccolti fosse risultata minimamente contraria alle parole originali del Nobile Messaggero, secondo il severo monito del Messaggero egli sarebbe diventato combustibile dell’Inferno.

In secondo luogo, egli temette anche che, qualora il popolo musulmano avesse attribuito alla raccolta di hadith da lui compilata un’autorità pari a quella del Corano, oppure avesse cominciato a considerarla superiore agli hadith narrati e raccolti dagli altri Compagni, ciò avrebbe causato un grave danno ai musulmani. Di conseguenza, il vasto lavoro e i progressi nella raccolta degli hadith avrebbero potuto essere ostacolati. Fu proprio a causa di queste considerazioni che egli la distrusse. Tuttavia, l’Allama al-Dhahabi non ha riconosciuto come autentica la narrazione secondo cui Hazrat Abu Bakr avrebbe distrutto la raccolta di hadith compilata da lui stesso.

Per quanto possiamo esaminare la questione con profondità e sottigliezza, non si può definirla se non come il risultato di una particolare condizione psicologica e mentale.

Ciononostante, Hazrat Abu Bakr (ra) non vietò la raccolta degli hadith. Anzi, egli stesso ne narrò alcuni. Secondo l’Imam al-Suyuti, gli hadith da lui narrati sono 142. Egli indicò anche in quali raccolte di hadith questi hadith sono stati menzionati. Alla base del numero così esiguo di hadith da lui narrati vi erano motivi sufficienti. L’Imam al-Suyuti scrisse al riguardo:

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La ragione per cui narrò pochi hadith è che morì prima che iniziassero la diffusione degli hadith e il lavoro dei Tabi’in di ascoltarli, apprenderli e conservarli.

Analizzando le ragioni per cui da Hazrat Abu Bakr furono narrati pochi hadith, l’Imam al-Suyuti scrisse altrove nella suddetta opera:

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Da Hazrat Abu Bakr furono narrati pochissimi hadith completi di isnad. Infatti, dopo la sua morte, il tempo della sua vita rimanente fu molto breve ed egli morì poco tempo dopo. Altrimenti, se fosse vissuto a lungo, da lui sarebbero stati narrati numerosi hadith. Per tutto il tempo in cui egli visse, nessuno dei Compagni sentì il bisogno di narrare hadith da lui, poiché partecipavano tutti allo stesso modo a ogni questione. Essi narravano da lui soltanto ciò che ignoravano.

Anche Shah Waliullah Dehlawi ha scritto proprio questo:

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I Compagni non avevano particolare necessità di narrare molti hadith attraverso la trasmissione di Abu Bakr, poiché avevano ascoltato personalmente dalla bocca del Messaggero un gran numero di hadith.[********************]

Inoltre, Hazrat Abu Bakr (ra) visse soltanto due anni e mezzo dopo la scomparsa del Profeta. Quei due anni e mezzo trascorsero nell’adempimento delle gravose responsabilità del suo califfato e tra terribili tempeste e avversità. Di conseguenza, in quel periodo non ebbe neppure il tempo libero ininterrotto né l’ambiente favorevole alla trasmissione degli hadith di cui disponevano altri Compagni longevi.

Inoltre, il suo compito principale in quel periodo consisteva nell’adempiere a tutte le responsabilità consultandosi con i musulmani. Poiché il califfato islamico era autenticamente democratico e fondato sulla consultazione, ogni questione sociale, statale e generale veniva affrontata consultando i Compagni più eminenti e agendo sulla base del Corano e degli hadith, dopo aver raggiunto una composizione o preso una decisione in merito.

Hazrat Abu Bakr al-Siddiq (ra), nell’adempimento di tutte le funzioni del califfato, attribuiva importanza agli hadith subito dopo il Nobile Corano. Già nel discorso pronunciato subito dopo essere stato scelto come califfo, aveva dichiarato l’importanza degli hadith immediatamente dopo il Corano. Disse:

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O gente! Sono stato posto a capo degli affari del vostro Stato, sebbene non sia il migliore tra voi. Tuttavia, il Corano è stato rivelato e il Nobile Profeta (s) ha stabilito la sua Sunnah e il suo modello. Egli ci ha insegnato entrambe queste cose, e noi le abbiamo apprese.[********************]

Anche nell’esercizio delle funzioni del califfato, egli traeva concretamente direttive e norme dalla fonte degli hadith, subito dopo il Corano. Nei libri autorevoli questo suo principio è stato menzionato con parole chiare. Vi si legge:

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Quando davanti ad Abū Bakr si presentava una questione da dirimere, egli consultava anzitutto il Libro di Allah. Se vi trovava una base per pronunciare il giudizio, decideva tra la gente in base a essa. Se invece non trovava nulla nel Corano, e si conosceva una sunnah del Messaggero riguardo alla questione in esame, la risolveva in base a essa. [Sunan al-Dārimī, p. 23]

Dopo la morte del Profeta, ogniqualvolta emergeva una divergenza su questioni generali, Abū Bakr (che Allah sia compiaciuto di lui) dirimeva quasi ogni questione presentando un hadith del Nobile Messaggero; e l’hadith da lui citato poneva fine a tutte le divergenze relative alla questione. Dopo la morte del Profeta, tra i Compagni riuniti nella Saqīfa dei Banū Sāʿida sorse la prima questione complessa: chi sarebbe diventato il califfo? La situazione era giunta a tal punto che allora sembrava impossibile raggiungere una soluzione su questo tema. Allora Abū Bakr (che Allah sia compiaciuto di lui) si alzò, presentò un hadith del Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) e disse:

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L’imam e il califfo dovranno provenire dai Quraysh.

Allo stesso modo, la guida del Messaggero resterà limitata alla stirpe dei Quraysh.

Non appena udirono questo hadith, tutti i Compagni presenti ne riconobbero la veridicità. In seguito, l’elezione del califfo fu portata a termine senza contestazioni.

Quando sorse una divergenza riguardo a dove dovesse essere sepolto il Nobile Profeta (s), Hadrat Abū Bakr al-Siddīq (r) presentò un hadith:

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Avevo udito dal Messaggero una parola che non ho dimenticato. Egli disse: Allah prende l’anima del Suo profeta nel luogo in cui è doveroso seppellirlo.

Poi disse:******************************************************

Pertanto, seppellite anche voi il Nobile Messaggero (s) proprio nel luogo del suo letto di morte.[Shamā’il al-Tirmidhī, p. 30 ******************** Muwaṭṭa’ Mālik, p. 80.]

Hadrat ʿĀ’isha (r) reclamò presso il primo califfo, Hadrat Abū Bakr, una parte dei beni del Nobile Profeta. Allora Hadrat Abū Bakr (r) narrò il seguente hadith. Disse:

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Ho udito il Nobile Messaggero (s) dire: Non rendiamo nessuno erede dei beni. Tutto ciò che lasciamo è donato sulla via di Allah. Pertanto, i discendenti di Muhammad riceveranno il sostentamento dal Bayt al-Māl.

In seguito Hadrat Abū Bakr (ra) disse:

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Per Allah, metterò in pratica ogni singola cosa che ho visto fare al Messaggero, senza tralasciarne neppure una.

Il risultato immediato della narrazione di questo hadith si manifestò così rapidamente che il narratore dell’hadith riferisce alla fine:

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In seguito Hadrat Fāṭima rinunciò alla richiesta dell’eredità e, fino alla morte, non disse più nulla in merito. [Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, secondo volume, pp. 995–996.]

Al contrario, quando seppe, sulla base di un hadith del Messaggero, che la nonna aveva diritto all’eredità, non tardò minimamente a decidere la sua quota ereditaria conformemente all’hadith. Quando, in un primo momento, la nonna reclamò l’eredità, egli disse:

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Nel Libro di Allah non è stata stabilita per te alcuna quota di eredità. Non so neppure che per te sia stata stabilita alcuna quota nella consuetudine del Messaggero (hadith). Pertanto, va’ via. Chiederò informazioni al riguardo alla gente e poi te lo farò sapere.

In seguito, un giorno egli chiese ai Compagni informazioni su questo argomento. Allora Hazrat Mughira ibn Shu‘ba si alzò e disse:

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Ero presente presso il Messaggero: egli stabilì per la nonna una quota pari a un sesto. L’ho visto con i miei stessi occhi.

Per accertarsi senza alcun dubbio dell’autenticità di questo hadith, narrato a proposito della condotta di Hazrat Abu Bakr (ra), e per rafforzarne l’attendibilità, chiese:

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Hai qualcun altro che possa testimoniare quanto hai detto?

Allora Hazrat Muhammad ibn Muslim (ra) si alzò, rese testimonianza e confermò le parole di Hazrat Mughira. [********************] In seguito, Hazrat Abu Bakr (ra) non esitò minimamente ad accettare ciò.

Tuttavia, è vero che Hazrat Abu Bakr (ra) era particolarmente rigoroso riguardo alla trasmissione degli hadith. Quando un hadith del Messaggero veniva comprovato sulla base di prove specifiche e incontrovertibili, egli chinava il capo dinanzi ad esso. Ciò risulta chiaramente dall’episodio appena menzionato riguardante l’eredità della nonna. Inoltre, finché non era completamente certo e sicuro dell’autenticità di un hadith, non era disposto ad accettarlo.[********************]

Hafiz Dhahabi ha scritto:

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Fu Hazrat Abu Bakr il primo ad adottare una particolare cautela nell’accettazione degli hadith.[********************]

Quando Hazrat Abu Bakr Siddiq (ra) nominò Hazrat Anas (ra) governatore del Bahrain e lo inviò in quella regione, gli affidò un documento dettagliato riguardante le disposizioni e le norme della zakat. All’inizio di questo dettagliato documento era scritto:

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Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Clementissimo. Questo è il documento riguardante l’obbligatorietà della zakat. Il Nobile Messaggero l’ha resa obbligatoria per i musulmani, e Allah ha dato questo ordine al Suo Messaggero.[********************]

Hazrat Umar Faruq (ra)

Il secondo califfo, Hazrat Umar Faruq (ra), narrò personalmente degli hadith. Ai suoi occhi, dopo il Nobile Corano, la Sunnah, ossia gli hadith del Messaggero, occupava il posto principale quale fondamento della religione islamica. Egli raccolse e mise per iscritto un gran numero di hadith, li inviò ai governatori di alto e basso rango delle varie province dello Stato islamico e ordinò che fossero ampiamente divulgati tra tutta la popolazione.

Per estendere l’insegnamento della scienza degli hadith, istituì numerose madrase in varie regioni. Inviò celebri Compagni in diverse località con l’incarico di insegnare gli hadith. In questa fase mandò Hazrat Abd Allah ibn Mughaffal, Hazrat Imran ibn Husayn (ra) e Hazrat Ma‘qal ibn Yasar (ra) nella provincia di Bassora, e Hazrat Ubada ibn Samit e Hazrat Abu Darda (ra) in Siria. Inviò Arjan ibn Abu Hala in Egitto proprio a questo scopo.

Hazrat Abu Musa al-Ash‘ari (ra), nominato governatore di Kufa, vi si recò e rivolgendosi ai musulmani del luogo disse:

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Hazrat Umar (ra) mi ha inviato presso di voi affinché vi insegni il Libro di Allah e la Sunnah e gli hadith del vostro Profeta.

Egli inviò anche Hazrat Abd Allah ibn Mas‘ud (ra) a Kufa come insegnante di hadith e del Corano, e ordinò agli abitanti di Kufa di apprendere gli hadith da lui.

L’Allama Khazri ha scritto:

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Hazrat Abdullah ibn Mas’ud rimase a Kufa. Gli abitanti del luogo apprendevano da lui gli hadith del Messaggero (s). Egli era il loro maestro e giudice.

Hazrat Umar (ra) adottava, riguardo all’accettazione degli hadith, una politica molto rigorosa, come il primo califfo. Per dimostrare l’autenticità di un hadith narrato da Hazrat Abu Musa al-Ash’ari (ra), gli impartì un ordine in tono severo. Disse:

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Porta una prova, altrimenti ti infliggerò una severa punizione.

In seguito, quando fu presentato un altro Compagno come testimone a sostegno delle sue parole, egli si tranquillizzò.

L’Allama al-Dhahabi scrisse di lui:

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Riguardo alla narrazione degli hadith, egli stabilì per i muhaddith una regola fondata sull’adozione di principi saldi e rigorosi.

Hazrat Abu Musa presentò un altro Compagno come testimone a sostegno dell’hadith da lui narrato. Subito dopo, Hazrat Umar (ra) lo accettò. Da ciò si dimostra:

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Quando un hadith è narrato da almeno due narratori affidabili, esso è più autorevole, più forte e più degno di essere preferito rispetto a un hadith narrato da una sola persona. Ciò costituisce anche un forte incentivo a ottenere numerose catene di trasmissione per la narrazione dell’hadith. Di conseguenza, l’hadith può elevarsi dal livello della «semplice opinione» al livello della conoscenza certa (conoscenza precisa e affidabile).

Quando Hazrat Ubayy ibn Kaʿb narrò un hadith, Hazrat Umar (ra) disse:

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Devi assolutamente presentare una prova dell’autenticità dell’hadith che hai narrato.

Quando Hazrat Ubayy presentò come testimoni alcuni Compagni tra gli Ansar, il Califfo disse:

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Non ho nutrito alcun dubbio nei vostri confronti; vi avevo chiesto una prova soltanto allo scopo di stabilire saldamente l’hadith sulla base di una dimostrazione inconfutabile.

Fu proprio durante il periodo di Hazrat Umar Faruq che, a livello governativo, si procedette alla raccolta e alla trascrizione del patrimonio disperso degli hadith, e fu sollevata per la prima volta la questione di organizzarli sistematicamente. Hazrat Umar (ra) espresse personalmente il desiderio di portare a termine questa grande opera e si consultò al riguardo anche con gli altri Compagni. I musulmani gli consigliarono di procedere. In seguito, però, sorse nel suo animo un dubbio e un’esitazione circa l’opportunità di farlo. Per circa un mese continuò a riflettere profondamente e a compiere l’istikhara. Alla fine, un giorno, disse egli stesso:

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Voi sapete che vi avevo parlato di trascrivere e raccogliere gli hadith. In seguito, però, mi venne in mente che anche la gente del Libro che vi aveva preceduti aveva raccolto allo stesso modo le parole del profeta; di conseguenza, si aggrapparono a esse e abbandonarono il Libro di Allah. Giuro per Allah che non mescolerò nulla al Libro di Allah. Dopo ciò, egli rinunciò al proposito di raccogliere gli hadith.

In effetti, trovando un libro di hadith ordinato e raccolto, le persone avrebbero forse finito per concentrarvisi a tal punto da dimenticare persino il Sacro Corano; la sua importanza sarebbe divenuta insignificante ai loro occhi ed esse avrebbero voluto agire basandosi unicamente sugli hadith. Fu soltanto per questo timore che Hazrat Umar Faruq (ra) non si occupò personalmente di trascrivere e raccogliere gli hadith. Altrimenti, certamente non avrebbe ritenuto tale opera illecita. Quanto fosse ragionevole questo suo timore si può comprendere giudicandolo alla luce delle condizioni dei tempi successivi. Proprio grazie a questo tipo di cautela, oggi la comunità musulmana ha imparato a dare al Nobile Corano la prima importanza e agli hadith la seconda, subito dopo di esso. Se non fosse stata adottata una simile cautela, presso i musulmani il Nobile Corano avrebbe perso il suo posto primario e principale, divenendo secondario, proprio come è accaduto presso i seguaci delle altre religioni nei confronti delle loro Scritture.

Hazrat Uthman (ra)

Hazrat Uthman (ra) narrò personalmente degli hadith; tuttavia, da lui ne furono narrati ben pochi. Riguardo al motivo di ciò, egli stesso disse:

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Il fatto che io non fossi colui che tra i Compagni del Messaggero aveva conservato il maggior numero di hadith del Messaggero non mi impedì di riferire gli hadith del Messaggero. Piuttosto, la ragione per cui mi astenevo dal riferire gli hadith era che io stesso avevo udito il Nobile Messaggero (s) dire e avevo testimoniato quanto segue: «Se qualcuno attribuisce al Messaggero ciò che egli non ha detto, cerchi dunque rifugio per sé nell’Inferno.»

Hazrat Ali (ra)

Hazrat Ali (ra) era uno dei pochi Compagni che avevano trascritto con le proprie mani gli hadith ascoltati dal Messaggero. Aveva ascoltato dal Messaggero e messo per iscritto alcuni hadith riguardanti l’interpretazione e l’analisi del Corano. Aveva dato a questa raccolta di hadith il nome di «Sahifa». Dopo averla piegata, la conservava con cura nel fodero della sua spada. In essa erano scritti alcuni hadith concernenti le disposizioni pratiche e quelle relative alle attività e agli affari. [Sahih al-Bukhari Sharif, Kitab al-Ilm e Kitab al-I’tisam, Musnad Ahmad, vol. 1, p. 709.]

In seguito egli inviò questa Sahifa a Hazrat Uthman come documento scritto sugli hadith. Suo figlio Muhammad ibn al-Hanafiyya disse:

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Mio padre mi mandò dicendomi: «Porta questo libro dal califfo Uthman (ra). In esso sono scritti i decreti del Nobile Messaggero riguardanti la sadaqa e la zakat.»

Dalla discussione precedente risulta che durante l’epoca dei Califfi ben guidati gli hadith furono diffusi, l’insegnamento di essi proseguì pienamente e, nell’amministrazione dello Stato e nell’esercizio della giustizia, essi ottennero il rango di uno dei fondamenti della legge. Furono inoltre scritti e raccolti parzialmente da diverse persone. Tuttavia, gli hadith non furono raccolti in modo appropriato in forma di libro. Fino ad allora, numerosi tabi’in li avevano appresi e raccolti da loro e li avevano ampiamente diffusi tra molte persone. Ma, fino a quel momento, che qualcuno avesse svolto il lavoro di raccogliere gli hadith regolarmente in forma di libro, non se ne trova alcun precedente nella storia. In questo modo trascorse quasi un secolo della storia islamica. Alla fine del primo secolo dell’Egira si verificò un’eccezione e fu compiuto un passo rivoluzionario nella raccolta degli hadith.

Hazrat Umar ibn Abd al-Aziz (r) e la raccolta degli hadith

Hazrat Umar ibn Abd al-Aziz (r) fu scelto come califfo nell’anno 99 dell’Egira. Non appena assunse la responsabilità del califfato, avvertì con grande urgenza la necessità di raccogliere l’immenso e disperso patrimonio degli hadith. Comprendendo chiaramente che gli hadith costituivano un patrimonio indispensabile per vivere secondo l’Islam e amministrare il califfato, si rese conto che, se non si fosse provveduto immediatamente alla loro raccolta e alla loro piena conservazione mediante un sistema efficace, l’intera Ummah avrebbe rischiato di esserne privata. Quasi tutti i Sahaba erano ormai scomparsi da questo mondo. Anche molti dei tabi’un che avevano appreso da loro erano ormai divenuti loro seguaci. Non vi era alcuna certezza che coloro che erano ancora in vita sarebbero vissuti ancora a lungo. Era dunque assolutamente necessario raccogliere e compilare immediatamente questo grande patrimonio e ordinarlo in modo sistematico.

In seguito inviò al centro dello Stato islamico un editto redatto nei seguenti termini:

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Prestate immediatamente attenzione agli hadith del Nobile Messaggero e cominciate a raccoglierli e a compilarli.

Inviò inoltre un editto al governatore e giudice di Medina, Abu Bakr ibn Muhammad ibn Hazm, con il seguente contenuto:

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Prestate attenzione agli hadith del Messaggero, alla sua Sunnah, ai detti di Hazrat Umar e a tutto ciò che di simile si possa trovare, e trascrivetelo per me. Temo infatti che i depositari della conoscenza degli hadith scompaiano e che il patrimonio degli hadith vada perduto.

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E che non venga accettato nulla all’infuori degli hadith del Messaggero. Che la gente diffonda ampiamente questa scienza degli hadith. Che si tengano assemblee per l’insegnamento degli hadith, affinché coloro che non sanno possano apprendere. Infatti, quando la conoscenza viene occultata, va distrutta. Bukhari Sharif, vol. 1, p. 20.

L’Imam al-Darimi ha citato queste parole per bocca di Abd Allah ibn Dinar nei termini seguenti:

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Scrivimi e mandami gli hadith del Messaggero che presso di te sono accertati e stabiliti, insieme agli hadith di Hazrat Umar. Temo infatti che la scienza degli hadith vada perduta e che gli studiosi degli hadith scompaiano.

Lo storico Ibn Saʿd ha menzionato anche un’altra parte del decreto di Umar ibn Abd al-Aziz. Il brano da lui citato è il seguente:

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Umar ibn Abd al-Aziz aveva emanato un decreto ordinando ad Abu Bakr ibn Hazm di mettere per iscritto anche gli hadith narrati da Umra e di inviarglieli.

Dal racconto di Ibn Saʿd si apprende inoltre che Umar ibn Abd al-Aziz ordinò di mettere per iscritto e inviare anche gli hadith narrati da Hazrat Aisha. Per questo aveva insistito affinché gli hadith narrati da Umra bint Abd al-Rahman fossero raccolti, messi per iscritto e inviati. Infatti, negli hadith narrati da Hazrat Aisha sono menzionati in modo particolare i precetti e le disposizioni necessari per le credenze e la vita pratica dei musulmani. Questa stessa Umra era stata allevata nel grembo di Hazrat Aisha e aveva ricevuto da lei una formazione completa negli hadith. Umar ibn Abd al-Aziz disse personalmente di lei:

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Non è rimasto nessuno più dotto di ʿUmra riguardo agli hadith narrati da ʿĀʾisha.

Anche l’Imam al-Zuhrī disse di lei:

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L’ho trovata simile a un mare inesauribile di conoscenza degli hadith.

L’Imam Mālik disse che ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz aveva ordinato ad Abū Bakr ibn Ḥazm di mettere per iscritto e inviare anche gli hadith narrati da al-Qāsim ibn Muḥammad, insieme a quelli narrati da ʿUmra bint ʿAbd al-Raḥmān.

Chi era questo al-Qāsim? L’Imam al-Bukhārī scrisse di lui:

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Dopo l’uccisione di suo padre, fu allevato in grembo alla sua zia paterna, la venerabile Aisha, e presso di lei acquisì una profonda conoscenza della religione.

Ibn Hibban scrisse riguardo a questo Qasim:

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Qasim era il migliore e il più eminente tra i tabiʿin e tra la gente della sua epoca per conoscenza degli hadith e della religione.

È stato detto in precedenza che Abu Bakr ibn Hazm era il governatore di Medina. Doveva inoltre svolgere anche l’incarico di giudice. Era uno dei principali faqih di Medina di quel tempo. Possedeva una competenza incomparabile nel diritto islamico. Aveva già trascritto e conservato presso di sé tutti gli hadith narrati dalla venerabile Aisha a Umra bint Abd al-Rahman. Umra era sua zia materna.

Il qadi Abu Bakr, per ordine del califfo Umar ibn Abd al-Aziz, aveva raccolto un gran numero di hadith e compilato diversi volumi di hadith. Tuttavia, prima della morte del califfo, non fu possibile farli pervenire al Dar al-Khilafa. A questo proposito, l’allama al-Suyuti riferì citando l’opera al-Tamhid, scritta da Ibn Abd al-Barr:

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Ibn Hazm compilò diversi volumi di hadith, ma morì prima di poterli inviare al califfo Umar ibn Abd al-Aziz.

Ma quale fu poi la sorte di queste raccolte di hadith? A questo proposito l’Imam Malik ha detto: «Quando chiesi ad Abdullah, figlio del qadi Abu Bakr, riguardo a questi libri di hadith, egli rispose: ******************** Sono andati tutti distrutti.[********************]» Ma ciò non è credibile. Non è possibile che, solo perché il califfo era morto, le raccolte di hadith compilate sotto l’amministrazione governativa fossero andate distrutte e non fosse stata predisposta alcuna misura per la loro conservazione. Certamente esse erano custodite presso la gente e, in seguito, sulla loro base, gli hadith furono diffusi tra la popolazione.

Da alcune narrazioni si apprende che il califfo Umar ibn Abd al-Aziz aveva ordinato anche a Salim ibn Abd Allah, oltre che ad Abu Bakr ibn Hazm a Medina, di raccogliere gli hadith e inviarglieli. L’erudito al-Suyuti ha scritto citando l’Imam al-Zuhri:

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Umar ibn Abd al-Aziz aveva ordinato a Salim ibn Abd Allah di mettere per iscritto e inviargli le norme relative alla zakat e alla sadaqa di Umar.[********************]

L’Imam al-Suyuti scrisse poi a proposito di Salim:

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Salim aveva messo per iscritto e inviato tutto ciò che gli era stato ordinato. Insieme a ciò, egli (Salim) gli aveva anche scritto che, se Umar (che Allah sia compiaciuto di lui), durante il suo governo, avesse compiuto un’opera analoga tra la gente di quel tempo, allora tu saresti stato considerato e riconosciuto presso Allah come una persona migliore persino di Umar al-Faruq.[********************]

A questo proposito Muhammad ibn Abd al-Rahman al-Ansari dice:

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Quando ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz fu scelto come califfo, inviò a Medina l’ordine di raccogliere i documenti scritti del Messaggero Nobile e di Ḥazrat ʿUmar riguardanti la zakāt e altre questioni. In seguito, presso i discendenti di ʿAmr ibn Ḥazm furono trovati i documenti scritti del Messaggero Nobile, mentre presso i discendenti di Ḥazrat ʿUmar furono trovati documenti scritti analoghi del Messaggero Nobile.[********************]

ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz aveva incaricato in modo particolare l’Imām Zuhrī del compito di compilare gli ḥadīth.[********************]

Riguardo all’Imām Zuhrī, ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz stesso disse:

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Tra gli studiosi del passato non è rimasto in vita nessuno più grande di Zuhrī in materia di Sunnah e ḥadīth.[********************]

A questo proposito, l’Imām Ibn Shihāb Zuhrī (r) stesso disse:

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Umar ibn Abd al-Aziz ci ordinò di raccogliere e compilare gli hadith. Ricevuto quest’ordine, scrivemmo un’opera ponderosa sugli hadith e gliela inviammo. In seguito, egli stesso inviò una copia dell’opera a ciascuna provincia appartenente al suo regno.

Da ciò risulta indubbiamente che il patrimonio degli hadith raccolti non andò perduto in alcuna misura.

L’Imam Malik (che Dio abbia misericordia di lui) disse:

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Il primo a compilare gli hadith fu Ibn Shihab al-Zuhri.

Anche un altro eminente studioso, l’Imam Abd al-Aziz al-Darawardi, sostenne questa stessa tesi. Egli disse:

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La compilazione degli hadith e il lavoro di metterli per iscritto furono compiuti per la prima volta da Ibn Shihab al-Zuhri.

L’Imam al-Zuhri rivendicò personalmente questo primato, dicendo:

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Prima di me, nessun altro aveva compilato la scienza degli hadith.[********************]

Umar ibn Abd al-Aziz non si limitò a ordinare la raccolta e la trascrizione degli hadith; emanò inoltre un chiaro decreto affinché ovunque fosse organizzato il loro insegnamento su vasta scala.

A un altro governatore fu inviato un decreto con le seguenti parole:

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Ordinate agli esperti e agli studiosi degli hadith di insegnarli moschea per moschea e di divulgarli ampiamente. Infatti, la conoscenza degli hadith sta per scomparire quasi del tutto.[********************]

Sulla base delle citazioni sopra riportate e delle prove e testimonianze storiche, non rimane alcun dubbio sul fatto che il decreto di Umar ibn Abd al-Aziz relativo alla raccolta degli hadith non fu inviato in un solo luogo, ma in tutto il territorio dello Stato islamico; di conseguenza, ovunque ebbe inizio in modo ordinato l’impresa della raccolta e della compilazione degli hadith. Come risultato inevitabile di questa impresa, gli hadith furono compilati ovunque. Quasi tutti gli esperti di hadith allora viventi si dedicarono a questa nobile opera di compilazione, e l’enorme patrimonio da loro raccolto è stato considerato e custodito per sempre dalla comunità musulmana come un tesoro inestimabile.

Si trova menzionato che ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz (raḥimahu Allāh) non si limitò a ordinare ad altri di farlo, ma iniziò egli stesso a mettere per iscritto gli hadith.

Il celebre tābiʿī e narratore di hadith da Ḥazrat Anas, Abū Qilāba [********************] disse:

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Un giorno, quando ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz venne in moschea per la preghiera dello Ẓuhr, vedemmo alcuni fogli nelle sue mani. Più tardi, quando uscì per la preghiera del ʿAṣr, vedemmo che aveva ancora con sé quegli stessi fogli. Gli chiesi: «O Amīr al-Muʾminīn! Che cos’è questo scritto?». Egli rispose: «ʿAwn ibn ʿAbd Allāh mi ha narrato degli hadith; mi sono piaciuti molto e li ho messi per iscritto. Tra essi vi è anche questo hadith.»[********************]

Tra coloro che, dopo l’Imām al-Zuhrī, si dedicarono alla compilazione degli hadith e alla redazione di opere nei diversi centri dello Stato islamico, sono degni di menzione i seguenti eminenti studiosi:

alla Mecca: Ibn Jurayj (150 H); a Medina: Ibn Isḥāq (151 H) e l’Imām Mālik (179 H); a Baṣra: Rabīʿ ibn Ṣubayḥ (160 H), Saʿīd ibn Abī ʿArūba (156 H) e Ḥammād ibn Salama (176 H); a Kūfa: Sufyān al-Thawrī (161 H); in Siria: l’Imām al-Awzāʿī (156 H); a Wāsiṭ: Hushaym (188 H); nello Yemen: Maʿmar (153 H); e nel Khurāsān: Jarīr ibn ʿAbd al-Ḥamīd (188 H) e ʿAbd Allāh ibn al-Mubārak (ra) (181 H).[********************]

Dalle date dell’era islamica indicate sopra accanto a ciascun nome si comprende chiaramente che erano tutti contemporanei e vissuti quasi nella stessa epoca; dimorando nello stesso periodo in luoghi diversi, raccolsero il patrimonio degli hadith del Nobile Messaggero (ṣallā Allāhu ʿalayhi wa-sallam) e compilarono opere di hadith. Pertanto, riguardo a chi tra loro abbia svolto per primo questo lavoro, non è possibile pronunciarsi con certezza. Tuttavia, ʿAllāma Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī ha stabilito tra loro un ordine cronologico. Egli disse:

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I primi a dedicarsi alla raccolta e alla compilazione degli hadith furono Rubay ibn Subayh, Sa’d ibn Abi ‘Aruba e alcuni altri. Essi compilavano separatamente in libri ciascun capitolo degli hadith.

In questa fase è degno di menzione anche l’Imam Makhul. Infatti, già prima che la composizione di libri iniziasse su larga scala, egli compilò un libro di hadith intitolato «Kitab as-Sunan».

Nella città di Kufa, l’Imam Sha’bi fu il primo a dedicarsi alla raccolta in un unico luogo degli hadith riguardanti lo stesso argomento. Inizialmente non era favorevole alla trascrizione degli hadith né alla composizione di libri di hadith; tuttavia, iniziò a comporre un libro di hadith esclusivamente dopo aver ricevuto l’ordine del califfo dei musulmani, Umar ibn Abd al-Aziz. Infatti, egli era il giudice nominato da Umar ibn Abd al-Aziz nella provincia di Kufa.

L’Allama Suyuti lo ha citato riportandolo da Ibn Hajar al-Asqalani:

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Il primo a compilare insieme gli hadith relativi allo stesso argomento fu l’Imam Sha’bi. Infatti, è stato riferito a suo proposito che egli scrisse insieme numerosi hadith sotto il titolo: «Questo è un ampio capitolo sul divorzio».

L’Imam Sha’bi nacque nell’anno 22 dell’Egira, durante il califfato di Umar ibn al-Khattab, e morì nell’anno 104 dell’Egira. L’Imam Makhul morì nell’anno 134. Anche l’Imam Zuhri morì nell’anno 123, 124 o 125 dell’Egira. Sulla base di questo calcolo, si può affermare che l’Imam Makhul fu il primo nella composizione di un libro di hadith.

Tuttavia, esaminando la questione con particolare attenzione, bisogna accettare la conclusione secondo cui i primi a dedicarsi alla raccolta e alla compilazione degli hadith furono i sapienti di Medina — tra cui Abu Bakr ibn Hazm, Salim e l’Imam Zuhri. Invece, la composizione di libri di hadith organizzati per capitoli fu opera dei muhaddith di Kufa — l’Imam Sha’bi e altri.

ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz, il «califfo ben guidato» della dinastia omayyade, non visse a lungo dopo aver emanato il decreto per la raccolta e la compilazione degli hadith. Tuttavia, grazie a quel decreto, il flusso della raccolta e della compilazione degli hadith, ormai messo in moto, continuò per diversi secoli. I sapienti e gli esperti di hadith venuti dopo l’Imam al-Zuhrī si dedicarono pienamente alla raccolta e alla compilazione degli hadith. Da allora quest’opera proseguì con rinnovato vigore.

 

La compilazione degli hadith nel secondo secolo dell’Egira

ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz morì il 25 Rajab dell’anno 101 dell’Egira. Il suo califfato durò due anni e cinque mesi. Le raccolte di hadith compilate dall’Imam al-Shaʿbī, dall’Imam al-Zuhrī, dall’Imam Makhūl al-Dimashqī e dal qāḍī Abū Bakr ibn Hazm furono un contributo immortale del suo califfato. La compilazione di queste raccolte era stata completata già nel primo secolo dell’Egira.

Sebbene il lavoro compiuto in questa fase del primo secolo dell’Egira non fosse imponente né per quantità né per estensione, è innegabile che esso aprì la strada alla compilazione delle raccolte di hadith. Di conseguenza, fin dall’inizio del secondo secolo dell’Egira, quest’opera cominciò a essere svolta con la dovuta importanza. In questa fase, nelle raccolte di hadith dell’epoca trovarono posto non soltanto gli hadith relativi alle parole e alle azioni del Messaggero (s), ma anche le parole e le fatwa dei Compagni, le varie fatwa dei tābiʿūn basate sul Corano e sugli hadith, nonché le loro parole e gli ammonimenti riguardanti questioni importanti della religione.

Kitab al-Athar

Le raccolte di hadith compilate dai muhaddithūn dell’epoca dei tābiʿūn non giunsero agli studiosi di hadith delle generazioni successive conservando una propria identità indipendente. Sotto questo aspetto, tra le opere giunte fino a noi si può menzionare soltanto un libro, vale a dire il «Kitab al-Athar». L’Imam Abū Hanīfa (r), nominato principale maestro del celebre centro d’insegnamento della moschea congregazionale di Kufa, fondato ai tempi di ʿAbd Allāh ibn Masʿūd (ra), da un lato pose le basi della scienza del fiqh e, dall’altro, compose una raccolta unendo gli hadith del Messaggero (s) relativi agli ordini e ai divieti con gli hadith trasmessi attraverso fonti affidabili. Il nome di quest’opera è «Kitab al-Athar». Probabilmente non esiste presso i musulmani al mondo un’altra raccolta di hadith più antica di questa. O, in altre parole, tra le raccolte di hadith possedute dalla comunità musulmana, questa è la più antica. Prima dell’Imam Abū Hanīfa, i raccoglitori di hadith si erano limitati a raccogliere e compilare gli hadith in modo non sistematico. Nessuna raccolta di hadith era stata composta secondo un vero metodo di redazione libraria. È vero che l’Imam al-Shaʿbī aveva riunito in un unico luogo gli hadith relativi allo stesso argomento, dando loro la forma di un libro; tuttavia, l’opera era limitata a pochi capitoli e non gli fu possibile fare di più. In seguito, quest’opera non poté avanzare ulteriormente. Per questo motivo, fino ad allora era rimasto incompiuto il lavoro di organizzare sistematicamente gli hadith in sezioni (kitāb) e capitoli (bāb), secondo i principi e il metodo della composizione di un libro. Componendo il «Kitab al-Athar», l’Imam Abū Hanīfa (r) assolse questo compito con particolare competenza e saggezza. Al-Hāfiz al-Suyūṭī scrisse dell’Imam Abū Hanīfa (r):

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Una particolare impresa dell’Imam Abū Hanīfa (r), nella quale egli fu senza precedenti, consiste nel fatto che fu il primo a sistematizzare la scienza della Sharīʿa e a compilarla in capitoli. L’Imam Mālik (r) lo seguì nella composizione della «Muwaṭṭaʾ». Tuttavia, per quanto riguarda la composizione di un’opera di questo genere, nessuno poté precedere l’Imam Abū Hanīfa (r) sotto il profilo cronologico.

A proposito del Kitab al-Athar compilato dall’Imam Abu Hanifa (r), Hafiz Ibn Hajar al-Asqalani scrisse:

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Esiste un’opera autonoma di hadith trasmessi dall’Imam Abu Hanifa (r). Essa è il Kitab al-Athar, trasmesso da Muhammad ibn Hasan per loro tramite.

L’Imam Alauddin «Kashani» menzionò quest’opera come il Kitab al-Athar compilato dall’Imam Abu Hanifa (r).

Per la composizione dell’opera di hadith intitolata Kitab al-Athar, l’Imam Abu Hanifa (r) raccolse ampiamente gli hadith e li sottopose a un rigoroso esame e selezione. Sadr al-A’imma Muwaffiq ibn Ahmad al-Makki scrisse nella sua opera:

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L’Imam Abu Hanifa (r) compose quest’opera del Kitab al-Athar dopo aver selezionato i materiali da quarantamila hadith. Il numero di hadith qui indicato non rappresenta il numero di hadith distinti; si riferisce piuttosto alle catene di trasmissione degli hadith, e un singolo hadith può avere numerose catene di trasmissione.

Tutti gli esperti di hadith hanno riconosciuto la sua straordinaria cautela nella selezione e nell’accettazione degli hadith. L’Imam Waki (r) disse:

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Nell’accettazione degli hadith, nessuno adottò una cautela pari a quella adottata dall’Imam Abu Hanifa (r). [Qui va notato che l’Imam degli hadith Yahya ibn Sa’id al-Qattan era esperto nella scienza della verifica, dell’esame e della selezione degli hadith. Egli disse:

****************************************************** Giuro per Allah: presso la comunità musulmana, egli era riconosciuto come il più grande sapiente riguardo a tutta la conoscenza ricevuta da Allah e dal Messaggero.]

Proprio per questo sembra che i muhaddithin, nel criticare l’Imam Abu Hanifa (r), lo abbiano definito ******************** «un uomo estremamente rigoroso e severo nella trasmissione degli hadith»; e proprio per questo il numero degli hadith da lui trasmessi non poté essere molto elevato. Lo storico Allama Ibn Khaldun, spiegando la ragione di ciò, scrisse:

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Il motivo per cui il numero degli hadith trasmessi dall’Imam Abu Hanifa (r) è relativamente esiguo è che egli imponeva rigorose condizioni morali nell’accettazione e nella trasmissione degli hadith.[********************]

A proposito dell’abbondanza degli hadith raccolti dall’Imam Abu Hanifa (r) e del fatto che ne trasmise solo una piccola parte, è degna di nota qui una dichiarazione dello stesso Imam Abu Hanifa (r). Egli disse:

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Possiedo alcuni scrigni colmi di raccolte scritte di hadith. Tuttavia, da esse ho divulgato e trasmesso soltanto un numero assai esiguo di hadith, quelli che possono essere utili nella vita pratica delle persone.[********************]

Come per le altre opere di hadith, esistono anche copie del «Kitab al-Athar». Per questo motivo l’opera è divenuta famosa con il nome di ciascuno degli studenti. In realtà, l’opera originale è un’unica raccolta di hadith compilata dall’Imam Abu Hanifa. Tra coloro che divulgarono queste copie, sono degni di menzione i seguenti nomi:

1. Imam Zufar ibn al-Hudhayl: nelle opere autorevoli è riportato quanto segue a questo proposito:

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Ahmad ibn Bakr trasmise il «Kitab al-Athar», compilato da Abu Hanifa, da Abu Wahab, allievo di Zufar ibn al-Hudhayl.[********************]

2. Imam Abu Yusuf ibn Abu Yusuf: di lui è riportato quanto segue:

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Egli trasmise dall’Imam Abu Hanifa, attraverso suo padre, il «Kitab al-Athar» da lui compilato. Si tratta di un’opera di notevole mole.[Il qadi Athar Mubarakpuri (redattore della rivista «Al-Balagh», pubblicata da Bo’i) ha scritto: gli studenti dell’Imam Abu Hanifa trasmisero il suo «Kitab al-Athar» da lui ad altre persone e, nel trasmetterlo, vi aggiunsero anch’essi molti hadith. Per questo motivo l’opera originale divenne nota al pubblico con i nomi di diversi studenti. In realtà, l’opera originale è una raccolta di hadith compilata dall’Imam Abu Hanifa.********************]

3. Imam Muhammad ibn Hasan al-Shaybani: è famosa la compilazione da lui realizzata, ed è attualmente conosciuta, erroneamente, come il «Kitab al-Athar» compilato dall’Imam Muhammad.

4. Imam Hasan ibn Ziyad al-Lu’lu’i: Ibn Hajar al-Asqalani, discutendo di Muhammad ibn Ibrahim, scrisse a questo proposito:

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Muhammad ibn Ibrahim narrò il «Kitab al-Athar» dell’Imam Abu Hanifa attraverso Muhammad ibn Shuja, dal suo maestro Hasan ibn Ziyad.

Muwatta dell’Imam Malik

Subito dopo il «Kitab al-Athar» compilato dall’Imam Abu Hanifa, troviamo, come opera di hadith compilata, il «Muwatta» dell’Imam Malik.

Una differenza principale tra il «Kitab al-Athar» e il «Muwatta dell’Imam Malik» è che nella prima opera sono stati inseriti gli hadith narrati dalla gente dell’Hijaz, dell’Iraq, della Siria e dagli altri narratori di hadith del mondo musulmano; nel «Muwatta dell’Imam Malik», invece, si trovano esclusivamente gli hadith narrati dai muhaddithun residenti a Medina. Infatti, come abbiamo visto nella precedente trattazione sull’Imam Malik, egli non viaggiò mai fuori da Medina per raccogliere hadith.

La struttura dell’opera «Muwatta» è stata ordinata in modo tale che dapprima vengono menzionati i detti o le azioni del Nobile Messaggero, quindi vi sono inseriti i detti dei Compagni e i responsi giuridici dei Tabi’un fondati sul Corano e sugli hadith.

L’Imam Malik (r) compilò quest’opera di hadith per ordine del califfo abbaside al-Mansur. Un autore egiziano contemporaneo di nome Muhammad Abu Zahw ha scritto:

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Il califfo abbaside Abu Ja‘far al-Mansur convocò l’Imam Malik (r) e gli ordinò di raccogliere gli hadith che, secondo la sua conoscenza, erano comprovati e autentici, e di redigerli in forma di libro, destinandolo all’applicazione nella vita pratica della gente. In seguito egli compose quest’opera e le diede il nome di «al-Muwatta».

L’Imam Malik (r) dedicò alla composizione di quest’opera un’immensa fatica, una pazienza incrollabile e una grande perseveranza. L’Imam Suyuti ha riferito, citando Ibn al-Hubab:

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Inizialmente l’Imam Malik trasmise centomila narrazioni. Tra queste compilò l’opera al-Muwatta, comprendente diecimila hadith. In seguito continuò a verificarla alla luce del Corano e della Sunnah. La esaminò anche sulla base degli athar dei Compagni e di altre tradizioni. Alla fine vi incluse soltanto cinquecento hadith.

L’Imam Suyuti ha inoltre citato la seguente narrazione tramite Atiq ibn Ya‘qub:

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L’imam Malik compose al-Muwaṭṭaʾ raccogliendo circa diecimila hadith. In seguito continuò, ogni anno, a riesaminarlo e verificarlo, ritirandone alcuni hadith. Alla fine esso raggiunse la forma completa in cui lo conosciamo oggi.

L’imam Malik impiegò quarant’anni interi per completare definitivamente la composizione di quest’opera. A questo proposito è stato detto:

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I muhaddithun hanno detto che l’imam Malik trascorse quarant’anni interi nella composizione di quest’opera. Per tutto questo lungo periodo continuò a esaminarla e a selezionarla, dedicandosi a organizzarla in modo sistematico, a renderla priva di errori e ordinata.

Riguardo al nome dato a quest’opera, l’imam Malik stesso disse:

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Presentai questo mio libro a settanta giuristi residenti a Medina. Ognuno di loro mi diede consigli riguardo a esso. Per questo lo chiamai al-Muwaṭṭaʾ.

Dalla citazione dell’imam al-Suyuti, menzionata sopra tramite Ibn al-Hubab, si è appreso che l’imam Malik selezionò e vagliò diecimila hadith, conservandone soltanto cinquecento nella sua opera. Tuttavia, da questa citazione non si può sapere quanti hadith siano stati complessivamente inseriti, alla fine, nell’opera al-Muwaṭṭaʾ. A questo proposito è riportata la seguente citazione dell’imam al-Suyuti, dalla quale si può conoscere il numero preciso. Egli la riferisce sulla base di Abu Bakr al-Abhari:

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Nel libro al-Muwattaʾ, il numero complessivo degli hadith trasmessi dal Nobile Messaggero (s), dai nobili Compagni e dai tabiʿin è di milletrecentoventi.

Tra questi, gli hadith dotati di isnad autentica sono soltanto trecento; gli hadith «mursal» sono 222, quelli «mawquf» sono 616 e le dichiarazioni dei tabiʿin sono 285. L’Imam Hazm (r) dice:

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Ho contato gli hadith del libro al-Muwattaʾ. Vi ho trovato poco più di cinquecento hadith «musnad» e circa trecento hadith «mursal». Inoltre, vi sono circa settanta hadith il cui seguito l’Imam Malik (r) aveva evitato.

Le versioni del libro al-Muwattaʾ sono innumerevoli. Tra esse, trecento versioni sono particolarmente celebri. Esiste una notevole differenza nel numero degli hadith inclusi in queste versioni: alcune ne contengono relativamente di più, altre di meno. L’Imam Suyuti ha menzionato in particolare tre di queste versioni. Esse sono:

1. La versione trasmessa da Yahya ibn Yahya al-Laythi al-Andalusi: egli ascoltò direttamente dall’Imam Malik (r) l’intero libro al-Muwattaʾ, ad eccezione degli ultimi tre capitoli.

2. Quella redatta da Abu Musʿab Ahmad ibn Abu Bakr al-Qasim: egli era il giudice di Medina e la versione da lui preparata fu l’ultima a essere recitata all’Imam Malik (r). Essa contiene circa cento hadith in più rispetto alle altre versioni.

3. Compilato dall’Imam Muhammad ibn al-Hasan al-Shaybani: come studiò la scienza del fiqh presso l’Imam Abu Hanifa (r), così apprese e ricevette gli hadith presso l’Imam Malik (r).[********************]
Dopo aver ascoltato il Muwatta’ dall’Imam Malik (r), circa mille persone ne riferirono il contenuto.[********************] Ciò dimostra che, nella società islamica di allora, il Muwatta’ godeva del dovuto prestigio. La gente lo aveva accolto con favore e persone provenienti da tutto il mondo musulmano si erano radunate presso l’Imam Malik (r), residente a Medina, allo scopo di ascoltarlo direttamente dall’inizio alla fine. Per questo motivo, numerosi muhaddith ritengono che la seguente profezia del Nobile Profeta (s), citata nel Tirmidhi Sharif, si sia dimostrata vera proprio riguardo all’Imam Malik (r). L’hadith è il seguente: il Nobile Profeta (s) disse:

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Non è lontano il tempo in cui la gente viaggerà in paesi lontani, cavalcando cammelli, allo scopo di acquisire la conoscenza; tuttavia, in nessun luogo troverà qualcuno più sapiente dello studioso residente a Medina.[********************]

I famosi muhaddith, tra cui Ibn ʿUyayna e ʿAbd al-Razzaq, hanno unanimemente affermato che lo «studioso» menzionato in questo hadith è l’Imam Malik (r). [Tirmidhi, narrato da Abu Hurayra.]

L’Imam Shafiʿi (r) nutriva un’opinione altissima del Muwatta’ dell’Imam Malik (r) e lo considerava un’opera assolutamente incomparabile. È universalmente nota la seguente sua dichiarazione al riguardo. Egli disse:

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Dopo il Libro di Allah, sulla terra non esiste alcun’opera più autentica del libro di hadith compilato dall’Imam Malik (r).[********************]

Questa sua affermazione è stata riportata anche con le parole seguenti:

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Sulla terra non è stato composto alcun libro più vicino al Corano del libro dell’Imam Malik.

Il celebre muhaddith delle generazioni successive, Abu Zurʿa, disse riguardo al Muwatta di Malik:

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Nessun altro libro ha goduto di un grado così elevato di fiducia e affidamento.

Questa raccolta di hadith compilata dall’Imam Malik aveva raggiunto una tale popolarità che, quando il sovrano abbaside al-Mansur si recò a Medina in occasione del hajj, disse rivolgendosi all’Imam Malik:

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Ho deciso di far realizzare innumerevoli copie della raccolta di hadith da voi compilata, di inviarne una in ogni città e località musulmana e di ordinare a tutti di agire secondo essa. E dirò loro di non rivolgere l’attenzione ad alcun altro libro, trascurando questo.

Dopo aver udito queste parole, sarebbe stato naturale che nel cuore dell’Imam Malik (r) si riversasse un’ondata di gioia ed esultanza. Tuttavia, l’Imam Malik (r) non poté affatto approvarle né accettarle. Disse con parole chiare:

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Non faccia una cosa simile. Infatti, molte disposizioni della Sharia sono già giunte al popolo. Essi hanno ascoltato numerosi hadith e ne hanno anche trasmessi molti; inoltre, hanno accettato ciò che avevano ricevuto per primo e hanno cominciato ad agire di conseguenza. Pertanto, lasci che gli abitanti di ogni città e regione agiscano secondo ciò che hanno scelto per sé.

In seguito, anche il sovrano Harun al-Rashid volle adottare un provvedimento particolare riguardo alla Muwatta dell’Imam Malik (r). Aveva deciso di appenderla presso la Kaaba e di ordinare alla gente di agire secondo essa. Ma quando espresse tale intenzione all’Imam Malik (r), questi disse:

******************************************************

No, non faccia una cosa simile. Infatti, tra i Compagni del Messaggero vi sono divergenze su questioni minuziose; essi si sono sparsi in diverse città e regioni. E tutti loro sono guidati sulla retta via.

È del tutto naturale che vi siano divergenze su questioni minuziose nell’ampio e onnicomprensivo ordinamento della vita islamico. Non può essere in alcun modo appropriato cercare di impedire tale libertà, costringere tutti gli uomini a seguire un’unica opinione specifica e determinata, e servirsi a tal fine del potere statale. Al contrario, il principio dell’Islam consiste nel riconoscere come vere e corrette tutte le opinioni fondate sulle norme islamiche, anche quelle minuziose, per quanto possano apparire esteriormente contraddittorie tra loro. Ciò è dimostrato anche dalle parole sopra riportate dell’Imam Malik (r). Non vi è dubbio che questo principio dell’Imam Malik (r) fosse estremamente razionale ed equo. L’Imam Ibn Abd al-Barr (r), riferendosi a tale principio, disse:

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Per le persone assennate, non vi è dubbio che questo sia un principio altamente equo.[********************]

Per coloro che, riguardo alle minuzie del fiqh, sono caduti in un fanatismo estremista e che, nelle questioni minuziose, insistono ostinatamente nell’imporre agli altri la propria opinione particolare, l’atteggiamento sopra descritto dell’Imam Malik (r) contiene un insegnamento speciale.

Il Jāmiʿ di Sufyan al-Thawri (r)

Proprio in quel periodo, l’Imam Sufyan al-Thawri (r) compilò la sua raccolta di hadith, intitolandola «al-Jāmiʿ». Sufyan al-Thawri (r) partecipava regolarmente alle assemblee di dars tenute dall’Imam Abu Hanifa (r) e narrava gli hadith attraverso la sua autorità. Tuttavia, apprese il fiqh da Ali ibn Mushir, illustre discepolo dell’Imam Abu Hanifa. Ali ibn Mushir era un eminente e abilissimo studioso sia di fiqh sia di hadith. A suo riguardo, gli esperti hanno scritto:

******************************************************

Egli era un esperto sia di hadith sia di fiqh.[********************]

L’Imam al-Thawri compilò la sua raccolta al-Jāmiʿ con il suo aiuto e la sua collaborazione. L’Imam Yazid ibn Harun disse:

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Sufyan al-Thawri apprendeva la giurisprudenza dell’Imam Abu Hanifa (r) da Ali ibn Mashhar e, con il suo aiuto e attraverso le discussioni con lui, compose la sua raccolta di hadith intitolata «Al-Jami».

Un tempo, questa opera «Al-Jami» di Sufyan al-Thawri aveva acquisito presso gli studiosi degli hadith grande prestigio, essendo molto amata e ampiamente studiata. Tra le prime raccolte di hadith studiate dall’Imam Bukhari (r), questa «Al-Jami» occupava uno dei primi posti.

All’Imam Ishaq ibn Rahwayh (r) fu posta la seguente domanda:

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Quale delle due opere è migliore: il «Muwatta» dell’Imam Malik o «Al-Jami» di Sufyan al-Thawri?

Egli, naturalmente, rispose affermando che il «Muwatta» dell’Imam Malik era il libro migliore. Tuttavia, l’Imam Abu Dawud al-Sijistani, autore dei Sunan, era di opinione diversa. Egli disse:

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Tra tutte le opere composte fino a quel momento, «Al-Jami» di Sufyan al-Thawri è la migliore.

Finora è stata presentata una breve descrizione soltanto di alcuni dei più importanti libri di hadith compilati in questo periodo; tuttavia, la storia dettagliata di questo secolo dimostra che in quest’epoca non furono compilati soltanto questi pochi libri. Al contrario, furono compilati anche diversi altri libri di hadith. Tuttavia, poiché tali opere furono compilate traendo direttamente e in modo particolare aiuto dai suddetti libri, non se ne fornisce una descrizione dettagliata.

In questo periodo comparvero due muhaddith di profonda erudizione. È degno di nota che entrambi si chiamavano Abu Hafs ed erano padre e figlio. Poiché padre e figlio avevano lo stesso nome, per distinguerli l’uno dall’altro il padre veniva chiamato Abu Hafs Kabir (il grande) e il figlio Abu Hafs Saghir (il piccolo). In quest’epoca, il contributo di questi due uomini alla diffusione e alla propagazione della conoscenza degli hadith fu indimenticabile. Essi sono annoverati tra i principali muhaddith di Bukhara, e fu grazie ai loro sforzi che la conoscenza degli hadith si diffuse ampiamente in tutte le regioni di Bukhara, dando inizio nelle case alla sua pratica, al suo insegnamento e alla sua discussione. Hafiz Sam‘ani scrisse riguardo ad Abu Hafs Kabir:

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Da lui narrarono hadith così tante persone che è impossibile determinarne il numero.

In effetti, i suoi discepoli erano disseminati in ogni villaggio di Bukhara. Anche nel villaggio chiamato Khaizakhiz, innumerevoli suoi discepoli erano impegnati nello studio della conoscenza degli hadith.

L’Imam Abu Hafs apprese la conoscenza degli hadith e il fiqh dagli Imam Abu Yusuf e Muhammad. Hafiz al-Dhahabi scrisse:

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L’Imam Abu Hafs Kabir era annoverato tra i principali discepoli dell’Imam Muhammad ed era l’ultimo pilastro della guida degli studiosi hanafiti di Bukhara.

Nella storia dell’Islam si giunse a una fase in cui furono ampiamente composte opere nei vari importanti ambiti del sapere islamico: tafsīr, hadith, fiqh e storia. Lo storico Suyuti ha scritto: «In quel periodo, innumerevoli persone istruite e formate presso l’Imam Abu Hanifa e l’Imam Malik, portando nel cuore un’immensa riserva di sapere islamico, stabilirono centri in varie regioni del mondo musulmano e si dedicarono ampiamente all’insegnamento e alla diffusione di tale sapere. Quanto fosse realmente il numero degli studenti dell’Imam Abu Hanifa si può comprendere chiaramente dalla seguente descrizione di Hafiz Abd al-Qadir Qurashi. Egli ha scritto:

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Circa quattromila persone hanno trasmesso e diffuso, da parte dell’Imam Abu Hanifa, i suoi pareri riguardanti gli hadith e il fiqh.

L’Imam Hājiz al-Dīn Ibn al-Bazzāz al-Kurdarī ha presentato un lungo elenco degli innumerevoli studenti dell’Imam Abu Hanifa, sparsi in tutto il mondo musulmano. Nel titolo dell’elenco ha scritto quanto segue:

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Quelle persone sparse, città per città, nelle regioni orientali e occidentali, che hanno trasmesso hadith e fiqh dall’Imam Abu Hanifa.

In seguito egli ha riportato un resoconto dettagliato, elencando i nomi di quasi tutte le province, città, centri urbani e villaggi importanti dell’allora mondo musulmano, e indicando quali studenti dell’Imam Abu Hanifa erano impegnati nella diffusione degli hadith e del fiqh in ciascuno di quei luoghi.

Riguardo ai dotti che, dopo aver appreso gli hadith e il fiqh dall’Imam Abu Hanifa, composero opere in modo autonomo e originale, l’Imam Tahawi ha scritto:

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Gli studenti dell’Imam Abū Ḥanīfa che si dedicarono alla composizione di opere furono quaranta. Tra i dieci della prima generazione si distinsero: l’Imam Abū Yūsuf, Zufar, l’Imam Dāwūd al-Tāʾī, l’Imam Asad ibn ʿAmr, l’Imam Yūsuf ibn Khālid al-Simtī e l’Imam Yaḥyā ibn Zakariyyā ibn Abī Zāʾida. Quest’ultimo prestò servizio per ben trent’anni come scriba delle persone menzionate per prime.

Erano tutti celebri muḥaddith. Anche l’Imam Ḥasan ibn Ziyād fu uno dei più eminenti esperti di ḥadīth di questa generazione. Raccolse ḥadīth da Ibn Jurayj. Egli stesso disse:

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Scrissi dodicimila ḥadīth da Ibn Jurayj. Questi ḥadīth sono estremamente necessari ai giuristi.

In breve, subito dopo l’Imam al-Zuhrī si riversò una piena impetuosa, straripante da entrambe le rive, di raccolte di ḥadīth e di composizione di opere sugli ḥadīth. Questa attività ebbe inizio in quasi ogni città del mondo musulmano. Tra gli altri autori di opere di questo periodo vi furono:

Alla Mecca Ibn Jurayj (150 E.); Ibn Isḥāq (152 E.); a Medina Saʿīd ibn Abī ʿArūba (156 E.); al-Rabīʿ ibn Ṣubayḥ (160 E.) e Mālik ibn Anas (179 E.); a Baṣra Ḥammād ibn Salama (176 E.) e Ibn ʿArūba; a Kūfa Sufyān al-Thawrī (161 E.); in Siria Abū ʿAmr al-Awzāʿī (156 E.); a Wāsiṭ Hushaym (188 E.), Layth e Ibn Lahīʿa; nel Khurāsān ʿAbd Allāh ibn al-Mubārak (181 E.); nello Yemen Maʿmar (153 E.); nella città di Rayy Jarīr ibn ʿAbd al-Ḥamīd (188 E.). Tutti si dedicarono, ciascuno nella propria regione, alla raccolta e alla compilazione degli ḥadīth.

Erano quasi tutti persone della stessa epoca e contemporanei; furono i più eminenti esperti di ḥadīth del II secolo dell’Egira. Grazie proprio alla loro instancabile dedizione, alla ricerca sincera e profondamente diligente, nonché al rigoroso esame e alla verifica, fu edificato il grandioso edificio della scienza del fiqh secondo la prospettiva della scuola hanafita.

Analogamente, anche gli allievi dell’Imam Mālik (che Dio abbia misericordia di lui) si dispersero in Oriente e in Occidente per tutto il mondo musulmano. Quante furono le persone che appresero gli hadith da lui e si dedicarono alla loro trasmissione e al loro insegnamento? Al-Khaṭīb al-Baghdādī ne indicò il numero in 93; tuttavia, il ḥāfiẓ Qāḍī ʿIyāḍ scrisse: più di milletrecento.

Tra gli allievi dell’Imam Mālik, ʿAbd Allāh ibn Wahb (m. 195 dell’Egira), ʿAbd al-Raḥmān ibn al-Qāsim (m. 191 dell’Egira) e Ashhab (m. 204 dell’Egira) furono autori esperti e di alto livello. Il ḥāfiẓ al-Dhahabī disse che Ibn Wahb trasmetteva a memoria centomila hadith. Nelle sue opere compilate sono inoltre citati centoventimila hadith. Anche Ibn al-Qāsim era un ḥāfiẓ degli hadith ed era considerato la figura principale tra coloro che trasmisero e diffusero il fiqh dell’Imam Mālik.

Da questa lunga discussione risulta chiaramente che, già prima della fine del II secolo dell’Egira, innumerevoli raccolte di hadith erano state compilate e diffuse ovunque. Allo stesso tempo, gli allievi dell’Imam Abū Ḥanīfa e dell’Imam Mālik, portando nel cuore un vasto patrimonio di conoscenze sugli hadith, si erano dispersi nei vari centri dell’intero mondo musulmano. Si erano dedicati alla loro diffusione e al loro insegnamento.

 

Lo studio degli hadith nel III secolo dell’Egira

Nel III secolo dell’Egira, la scienza degli hadith raggiunse, rispetto al periodo precedente, un livello maggiore di sviluppo, progresso, diffusione ed estensione. Gli hadith furono affermati come una scienza completa. Ciascuna delle loro branche si costituì in modo completo e autonomo.

In questo secolo, i muḥaddith e i trasmettitori di hadith viaggiarono per terra e per mare alla ricerca degli hadith, setacciando ogni centro del mondo musulmano. Raggiunsero ogni città e persino ogni villaggio, riunendo gli hadith dispersi. Organizzarono e ordinarono separatamente gli hadith dotati di isnād completo. Attribuirono la massima importanza alla continuità della catena dell’isnād e della trasmissione, nonché alla sua autenticità. Per questa esigenza, Asmāʾ al-rijāl fu compilata e redatta come disciplina autonoma. La teoria approfondita della verifica degli hadith, della selezione e dell’accertamento del vero e del falso si sviluppò come una scienza indipendente. In questo stesso secolo furono compilate anche le celebri Ṣiḥāḥ al-sitta (le sei raccolte autentiche di hadith).

In questo secolo, da un lato si verificarono straordinarie innovazioni nella raccolta e nella compilazione degli hadith, nella redazione delle opere e nelle conoscenze necessarie relative agli hadith; dall’altro, tra i musulmani si manifestarono un entusiasmo incontenibile e un interesse immenso per l’apprendimento e lo studio degli hadith. Dinanzi a ciascun insegnante di hadith si radunavano e prendevano posto decine di migliaia di studenti allo scopo di apprenderli. Dopo aver menzionato i nomi di centotrenta muḥaddith dell’ottavo livello, il ḥāfiẓ al-Dhahabī scrisse:

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Non ho menzionato una grande schiera di hafiz degli hadith di pari livello. A quel tempo, in ogni seduta di studio degli hadith si radunavano diecimila o più calamai. La gente trascriveva gli hadith del Nobile Messaggero (s) e prestava loro la massima attenzione, mostrando una simile venerazione. Tra loro vi erano duecento imam degli hadith. Erano idonei a emettere fatwa sulla base degli hadith e avevano anche iniziato a emettere pubblicamente fatwa.

I diecimila studenti menzionati nella citazione precedente potevano appartenere soltanto a un centro di insegnamento degli hadith molto ordinario e di livello iniziale. Infatti, si tramanda che nelle sedute dei grandi e illustri imam e hafiz degli hadith si radunassero molti più studenti, fino a centomila. Nella seduta di studio degli hadith dell’imam hafiz Abu al-Hasan Ali ibn Asim al-Wasiti, discepolo dell’imam Abu Hanifa (r), si riunivano più di trentamila studenti.

Si narra un episodio riguardante l’apprendimento degli hadith da parte di Hasan ibn Asim. Suo padre gli diede centomila monete e gli disse:

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Viaggia all’estero allo scopo di studiare gli hadith; non desidero rivedere il tuo volto finché non avrai appreso almeno centomila hadith.

Egli partì quindi per l’estero e acquisì una conoscenza degli hadith così vasta che, alla fine, tornò da suo padre dopo aver ricevuto, come riconoscimento della sua maestria negli hadith, titoli quali «Musnad dell’Iraq» e «al-Imam al-Hafiz». Aveva studiato gli hadith anche presso l’imam Abu Hanifa (r).

Suo figlio, l’imam Abu Husayn Asim ibn Ali al-Wasiti (m. 212 dell’Egira), fu maestro dell’imam Bukhari. Nel Sahih Bukhari sono citati hadith trasmessi da lui. Hafiz al-Dhahabi scrisse di lui:

Giunto a Baghdad, iniziò a dettare gli hadith. Di conseguenza, presso di lui si radunò una folla immensa di studenti.

Abū al-Ḥusayn ibn al-Mubārak disse: nella sua assemblea di dars si radunavano più di centomila persone. Un uomo di nome Hārūn saliva sulla cima di una palma e faceva giungere la sua voce a grande distanza. Stimando il numero dei presenti a quell’assemblea, si comprese che non dovevano essere meno di centoventimila.

Yazīd ibn Hārūn era un altro discepolo dell’Imām Aʿẓam Abū Ḥanīfa. Era uno specialista degli ḥadīth e un ḥāfiẓ di un gran numero di ḥadīth. Teneva lezioni di ḥadīth a Baghdad. Alla sua assemblea di dars si radunavano settantamila studenti.

Il celebre ḥāfiẓ degli ḥadīth di Baghdad, Sulaymān ibn Ḥarb (m. 224 dell’Egira). Alla sua assemblea di dars erano presenti quarantamila studenti. Nei pressi del palazzo del califfo al-Maʾmūn era stato costruito un alto minbar. Sulaymān vi prendeva posto e impartiva lezioni di ḥadīth. Oltre al califfo e ai dignitari, all’assemblea era presente anche una folla immensa.

Quando il ḥāfiẓ Abū Muslim al-Qāḍī, autore del Sunan (m. 292 dell’Egira), teneva in piazza Ghamān, a Baghdad, un’assemblea per dettare gli ḥadīth, si radunava una folla così numerosa che era necessario incaricare sette persone di trasmettere, aiutandosi reciprocamente, le parole pronunciate da Abū Muslim a coloro che si trovavano molto lontano. Una volta, al termine dell’assemblea, contando soltanto coloro che erano venuti con calamaio e penna allo scopo di scrivere, si constatò che erano almeno quarantamila. Quanto a coloro che erano presenti unicamente per ascoltare, il loro numero era incalcolabile.

All’assemblea di dars degli ḥadīth tenuta dal ḥāfiẓ Jaʿfar al-Faryābī (m. 301 dell’Egira) sulla strada principale al-Manār, a Baghdad, erano presenti almeno trentamila persone.

Quando l’Imām Muḥammad al-Shaybānī teneva lezioni di ḥadīth nella città di Kūfa, le strade principali della città venivano chiuse a causa della folla.

Il ḥāfiẓ Abū Bakr ibn Abī Shaybah, maestro dell’Imām Ibn Mājah, e suo fratello ʿUthmān ibn Abī Shaybah erano entrambi eminenti muḥaddith. Anche alle loro lezioni di ḥadīth si radunavano almeno trentamila persone.

In verità, gli episodi storici sopra menzionati permettono di comprendere chiaramente quanto grande fosse, nel cuore della comunità islamica del III secolo dell’Egira, l’entusiasmo e l’ardente sete di apprendere gli ḥadīth. Inoltre, è impossibile stabilire il numero esatto delle persone esperte negli ḥadīth e dedite alla loro trasmissione e al loro insegnamento nel mondo musulmano di quell’epoca. L’Imām Abū Dāwūd al-Sijistānī ha scritto: «Il ḥāfiẓ Ibn Ibrāhīm al-Farāhīdī (m. 222 dell’Egira), uno dei più eminenti muḥaddith del III secolo, ascoltò e trascrisse ḥadīth da circa mille muḥaddith; tuttavia, per questo non ebbe alcuna necessità di viaggiare all’estero al di fuori della propria città.»

Per questa ragione, il numero dei maestri dei muhaddith di quest’epoca era davvero enorme. Il numero dei maestri di ciascun muhaddith superava il migliaio. Molti ebbero inoltre l’opportunità di apprendere e ricevere hadith da quattromila maestri. L’Imam ʿAbdullah ibn Mubarak stesso disse: «Ho appreso gli hadith da quattromila muhaddith. Tra questi, ho narrato hadith con gli isnad di appena mille muhaddith.»

Dopo aver trattato, nella sua opera Tadhkirat al-Huffaz, di centosei hafiz degli hadith appartenenti al nono grado, l’hafiz Shams al-Din al-Dhahabi scrisse:

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In quest’epoca e nei periodi ad essa vicini erano presenti numerosi imam esperti negli hadith del Nobile Messaggero (s.). Non ho potuto menzionare qui nemmeno un decimo di loro. La maggior parte di essi è stata menzionata nella mia opera storica.

Anche l’Imam al-Bukhari fu il più eminente muhaddith di questo terzo secolo. Egli scrisse:

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Ho ascoltato e trascritto hadith da milleottanta maestri. Ognuno di loro era un grande muhaddith.

 

Città ricche di hadith del terzo secolo

Nel terzo secolo dell’Egira, la scienza degli hadith raggiunse uno sviluppo straordinario. A quel tempo, in quasi tutte le principali città del mondo musulmano, e persino nei villaggi lontani dalle città, si svolgevano ampiamente lo studio e l’insegnamento degli hadith. Tra queste, alcune città erano i più grandi centri degli hadith. In esse, oltre ai numerosi muhaddith che localmente divulgavano gli hadith, giungevano anche i muhaddith alla ricerca e alla raccolta degli hadith, i quali li ascoltavano e li mettevano per iscritto. Il numero delle città e dei luoghi visitati dai muhaddith in quel periodo allo scopo di raccogliere hadith doveva essere di almeno cinquanta. Hafiz al-Dhahabi compose un’opera separata, nella quale menzionò i nomi di queste città e di questi luoghi e ne descrisse le caratteristiche. Il suo titolo è:

********************- Le città ricche di hadith.

Tra questi centri degli hadith, alcune città erano ancora più importanti. Menzionandone i nomi e le caratteristiche, l’Imam Ibn Taymiyya scrisse:

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Tra questi centri degli hadith, alcune città erano ancora più importanti. Menzionandone i nomi e le caratteristiche, l’Imam Ibn Taymiyya scrisse:

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La Mecca e Medina, Kufa e Bassora, e la Siria — queste cinque città furono la culla delle scienze e del sapere islamici; proprio da queste città scaturì il ruscello inesauribile della conoscenza trasmessa dal Profeta: il sapere riguardante la fede, il Corano e la sharia. [********************]

Qui desideriamo presentare una descrizione di queste cinque città.

Medina

Medina era il centro dell’ultima parte della vita operativa del Profeta universale, Dar al-Hijra; il privilegio di essere la fonte e l’origine della conoscenza profetica era riservato esclusivamente a questa città. Per questo, l’altro nome di questa città è Dar al-Sunna, e non vi può essere alcun dubbio che sia un nome del tutto appropriato.[********************] Dal tempo del Nobile Profeta (s) fino al califfato di Ali (r), essa fu il centro della conoscenza e dell’attività dell’intero mondo musulmano. In epoca successiva, fino al tempo dell’Imam Malik (r), mantenne intatta questa dignità. Fino alla fine furono abitanti di questa città Nafi; Ibrahim ibn Sa’d; Sulayman ibn Bilal e Isma‘il ibn Ja‘far. [********************] Dopo di loro vi furono Hafiz Abu Mus‘ab al-Zuhri, Hafiz Ibrahim ibn al-Mundhir e Hafiz Ishaq ibn Musa al-Ansari.

A proposito di Hafiz Abu Mus‘ab al-Zuhri, Hafiz al-Dhahabi ha scritto:

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Era un narratore di hadith fidato e affidabile, maestro di hadith per gli abitanti di Medina, giudice e muhaddith.[********************]

Nacque nell’anno 150 dell’Egira e morì nell’anno 242 dell’Egira. Fu maestro di cinque dei sei compilatori delle Sihah al-Sitta, escluso l’Imam al-Nasa’i.

A proposito di Hafiz Ibrahim, al-Dhahabi ha scritto:

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Imam degli hadith, grande muhaddith e affidabile narratore di hadith.

Fu maestro dell’Imam al-Bukhari e dell’Imam al-Nasa’i. Morì a Medina nell’anno 236 dell’Egira. Hafiz al-Isḥaq, a suo riguardo, al-Dhahabi disse:

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Giurista, hafiz degli hadith e affidabile narratore di hadith.

Fu maestro negli hadith dell’Imam Muslim, di al-Tirmidhi, al-Nasa’i e Ibn Majah. Morì nell’anno 244.

Tutti e tre erano grandi hafiz e maestri degli hadith. Oltre a loro, Bakr ibn ʿAbd al-Wahhab al-Madani (m. 250 dell’Egira), Hasan ibn Dawud (m. 247 dell’Egira) e Muhammad ibn ʿUbayd al-Madani furono muhaddith di rilievo.

La Mecca

Fu proprio in questa città che iniziò a essere rivelata la wahy al Nobile Messaggero (s). Qui egli fu incaricato come profeta e messaggero. In seguito, il Nobile Profeta (s) trascorse proprio in questa città tredici lunghi anni, tra lotte e conflitti estenuanti. Nell’epoca dei Compagni, lo studio degli hadith era qui relativamente poco praticato. Nella fase finale dell’epoca dei Compagni e durante l’epoca dei tabi’un e dei tabi’ al-tabi’in, questa città fu un centro di residenza di eminenti muhaddith. Mujahid, ʿAta, Sa’id ibn Jubayr e Ibn Abi Mulayka vi risiedettero e si dedicarono all’insegnamento degli hadith. In epoche successive vi risiedettero celebri muhaddith, tra cui ʿAbd Allah ibn Abi Najih, Ibn al-Qasim, Hanzala ibn ʿUyayna, Abu Sufyan, Ibn Jurayj, Muslim al-Janji, Fudayl ibn ʿUyayna, Abu ʿAbd al-Rahman al-Muqri, al-Azraqi, al-Humaydi e Sa’id ibn Mansur.

Nel terzo secolo dell’Egira, sebbene lo studio della scienza degli ḥadīth nella città della Mecca non fosse diffuso quanto a Medina, non vi è dubbio che la luce degli ḥadīth ardesse ancora in quel luogo. In quel secolo, diversi muḥaddith erano ancora in vita e si dedicavano all’insegnamento e alla diffusione degli ḥadīth. Essi sono:

1. Il ḥāfiẓ Ḥalwānī, l’imam Abū Muḥammad Ḥasan ibn ʿAlī ibn Muḥammad al-Khallāl. Trascorse gli ultimi anni della sua vita proprio alla Mecca. Divenne famoso con il nome di «muḥaddith della Mecca». Il ḥāfiẓ al-Dhahabī scrisse di lui:

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Compose una raccolta di libri di ḥadīth e per questo affrontò molte difficoltà e si sottopose a grandi fatiche.

Ibn ʿAdī menzionò che aveva compilato un’opera di ḥadīth intitolata «Kitāb al-Sunan». Morì nell’anno 242 dell’Egira.

2. Il ḥāfiẓ Zubayr ibn Bakkār — Abū ʿAbd Allāh ibn Abū Bakr al-Qurashī. Il ḥāfiẓ al-Dhahabī iniziò a parlare di lui dicendo:

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Imam degli ḥadīth, ḥāfiẓ, esperto di genealogia e giudice della Mecca.

Fu il maestro dell’Imam Ibn Majah. Morì alla Mecca nell’anno 256 dell’Egira.[********************]

3. Hafiz Salam ibn Shuayb, Abu Abd al-Rahman al-Hujuri al-Masmu‘i. In origine era un abitante di Nishapur. In seguito si stabilì definitivamente alla Mecca. Abu Nuaym al-Isfahani disse di lui:

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Era uno dei trasmettitori di hadith più affidabili; numerosi imam e studiosi della prima generazione trasmisero hadith da lui.

Al-Hakim scrisse:

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Era il muhaddith degli abitanti della Mecca, e tutti erano concordi riguardo alla sua probità e alla profondità della sua conoscenza.

Morì nell’anno 246 dell’Egira.[********************]

4. Il hafiz Ya‘qub ibn Humayd fu dapprima residente a Medina, poi si stabilì alla Mecca. Il hafiz al-Dhahabi scrisse di lui:

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Imam degli hadith, eminente muhaddith, sapiente di Medina, residente alla Mecca.

L’imam al-Bukhari fu suo discepolo. Morì nell’anno 241 dell’Egira.

Questi quattro erano hafiz degli hadith. Oltre a loro, vi erano molti shaykh maestri di hadith.

Kufa

Lo storico Ibn Sa‘d, illustrando le caratteristiche della città di Kufa sotto il profilo della conoscenza degli hadith, scrisse:

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In questa città di Kufa risiedevano trecento Compagni che avevano prestato il giuramento di fedeltà sotto l’Albero, promettendo di morire, e settanta Compagni tra coloro che avevano partecipato alla battaglia di Badr.

Tuttavia, il hafiz Abu Bashr al-Dulabi ha riportato da Qatada con una catena di trasmissione affidabile:

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A Kufa giunsero millecinquanta Compagni del Nobile Profeta (s). Inoltre, giunsero anche ventiquattro Compagni tra coloro che avevano partecipato alla battaglia di Badr.

In questa città si impartiva un’intensa istruzione sugli hadith e se ne promuoveva lo studio. Il tabiʿi Ibn Sirin disse:

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Quando giunsi a Kufa, vi erano quattromila studenti di hadith impegnati nello studio.

La compilazione degli hadith per capitoli iniziò per la prima volta proprio in questa città. Qui fu messa per iscritto la prima raccolta di hadith sahih. Poiché l’Imam Abu Hanifa (r) era originario di questa città, la nascita e lo sviluppo del fiqh sulla base degli hadith ebbero luogo nell’ambiente di questa città. In questa città risiedeva il hafiz degli hadith Abu Bakr ibn Abi Shayba. Il hafiz al-Dhahabi scrisse di lui:

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Abū Bakr era un ḥāfiẓ degli ḥadīth, un narratore di ḥadīth incomparabile, ineguagliabile e affidabile, nonché una persona di eccezionale competenza.

L’Imām al-Bukhārī, l’Imām Muslim, l’Imām Abū Dāwūd e Ibn Mājah furono suoi illustri studenti e discepoli. Nei loro libri di ḥadīth sono raccolti numerosi ḥadīth da lui ricevuti. L’Imām Abū Zurʿah disse di lui:

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Non ho mai visto nessuno che avesse memorizzato più ḥadīth di Ibn Abī Shaybah.

Morì nell’anno 235 dell’Egira. Lasciò in eredità, come memoria di sé, diverse opere da lui compilate.

Anche lo Shaykh al-Islām al-Ashajj Abū Saʿād ʿAbd Allāh viveva in questa città. Da lui, Abū Bakr ibn Abī Dāwūd trascrisse trentamila ḥadīth in un solo mese. Anche l’Imām Ibn Mājah citò nella sua opera numerosi ḥadīth ricevuti da lui. L’Allāmah al-Dhahabī scrisse di lui:

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Al-Ashajj, imam degli ḥadīth, guida dei musulmani, ḥāfiẓ degli ḥadīth, il più eminente muḥaddith di Kufa, autore di un tafsīr del Corano e di altre opere.

Tutti gli autori dei Ṣiḥāḥ al-sitta furono suoi discepoli negli ḥadīth. Morì nell’anno 247 dell’Egira, all’età di oltre novant’anni.

Anche ʿUthmān ibn Abū Shayba, ḥāfiẓ degli ḥadīth, era originario di questa città. Era il fratello maggiore del già menzionato Abū Bakr ibn Abū Shayba. Il ḥāfiẓ al-Dhahabī scrisse di lui:

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Era, proprio come suo fratello Abū Bakr, uno dei più eminenti esperti e imam degli ḥadīth.

Il ḥāfiẓ Muḥammad ibn ʿAbd Allāh ibn Numayr, detto «Durrat al-ʿIrāq» (la gemma dell’Iraq), era anch’egli originario di Kufa. ʿAlī ibn al-Ḥusayn ibn al-Zunayd disse:

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«Era l’incarnazione della conoscenza, dell’intelligenza, della Sunna e della devozione scrupolosa; a Kufa non ho mai visto nessuno che gli fosse pari.

L’Imam Bukhari, l’Imam Muslim, l’Imam Abu Dawud, Ibn Majah e gli altri autori dei Sihah furono suoi discepoli. Nel Sahih Muslim sono stati riportati, tramite la sua catena di trasmissione, 536 hadith. Anche nell’opera di Ibn Majah sono stati raccolti e citati numerosi hadith da lui trasmessi.

Abu Kurayb, il muhaddith di Kufa, era un celebre hafiz degli hadith della città di Kufa. Tutti i muhaddith autori dei Sihah Sittah furono suoi discepoli. Ibn Uqdah era uno specialista nella scienza degli hadith. Egli disse: «A Kufa sono stati trasmessi trecentomila hadith da Abu Kurayb. Soltanto Musa ibn Ishaq ne aveva ricevuti centomila da lui». Nel Sahih Bukhari sono stati accolti 75 hadith tramite la sua catena di trasmissione e nel Sahih Muslim 500. Morì nell’anno 243 dell’Egira, all’età di circa 87 anni.

Anche Hannad, lo shaykh di Kufa, era uno dei grandi muhaddith di Kufa. Hafiz al-Dhahabi lo elogiò grandemente e riconobbe la sua superiorità nella scienza degli hadith e nella taqwa. Tutti gli autori dei Sihah Sittah appresero gli hadith da lui. Morì nell’anno 243, all’età di 91 anni.

Hafiz Walid ibn Shuja era un celebre muhaddith di Kufa. L’Imam Muslim, Abu Dawud, al-Tirmidhi e Ibn Majah furono suoi discepoli. Yahya ibn Ma’in disse: «Egli possedeva una raccolta di centomila hadith trasmessi attraverso catene di narratori affidabili». Hafiz al-Dhahabi lo definì «un grande hafiz degli hadith e un muhaddith amante della verità». Morì nell’anno 243 dell’Egira.

Hafiz Harun ibn Ishaq al-Hamdani era uno dei muhaddith di Kufa. Fu il maestro degli autori di opere quali l’Imam Bukhari, al-Tirmidhi, al-Nasa’i e Ibn Majah. Morì nell’anno 258.

Oltre a questi pochi muhaddith illustri e celebri, nel terzo secolo a Kufa risiedevano numerosi esperti, insegnanti e trasmettitori di hadith. In alcune opere dei Sihah Sittah, soprattutto nel Sahih di Ibn Majah, furono raccolti numerosi hadith trasmessi da loro.

Bassora

Fino al terzo secolo dell’Egira, questa città era considerata un centro delle scienze e del sapere islamici. Agli inizi, in questa città risiedevano Hazrat Abu Musa al-Ash’ari, Hazrat ‘Imran ibn Husayn, Hazrat Ibn ‘Abbas e molti altri Compagni. Infine anche Hazrat Anas, che Allah sia compiaciuto di lui, vi giunse e vi stabilì la propria dimora. Tra i Tabi’un vi trascorsero la vita Hasan al-Basri, Ibn Sirin e Abu al-‘Aliya; dopo di loro, Qatada, Ayyub, Thabit al-Bunani, Yunus e Ibn ‘Awn; e dopo ancora, Hammad ibn Salama, Hammad ibn Zayd e i muhaddith loro discepoli.

Nella città di Basra si era radunato un numero così grande di studiosi degli hadith che il hafiz Muslim ibn Ibrahim al-Basri disse:

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Ho trascritto hadith da ottocento maestri degli hadith, eppure per questo non ho dovuto attraversare nemmeno un ponte.

Tra i hafiz e i maestri degli hadith che furono presenti a Basra fino al terzo secolo, qui vengono menzionati i nomi e una breve biografia dei principali:

1. Il hafiz Tahhan, Hasan ibn Mudrak ibn Bashir al-Sadusi. Fu maestro degli imam Bukhari, Nasa’i e Ibn Majah. Ibn Adi disse di lui:

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Era uno dei più illustri hafiz degli hadith della città di Basra.

2. Il hafiz Zayd ibn Akhzam, Abu Talib al-Ta’i al-Basri. Fu maestro di tutti gli altri studiosi degli hadith che compilarono i Sihah Sittah, eccetto l’imam Muslim. Il hafiz al-Dhahabi lo definì «hafiz e imam degli hadith».

3. Hafiz Abbas al-Anrabi. Allama al-Dhahabi lo ha menzionato come ********************, un Hafiz e imam di fama negli hadith. Gli autori del Sahih al-Sitta ricevettero hadith da lui e li citarono ciascuno nella propria opera.[********************]

4. Hafiz Abbas al-Buhrani ibn Yazid ibn Abu Habib al-Basri. Hafiz al-Dhahabi lo ha menzionato come ******************** e ha detto che possedeva la più alta autorità nella trasmissione degli hadith e una profonda conoscenza degli hadith. I celebri muhaddith, tra cui Aqih ibn al-Jarrah, Ibn Yahya ibn Sa’id al-Qattan, Sufyan ibn Uyayna e Abd al-Razzaq, ascoltarono hadith da lui. Quando giunse da Buhran a Hamadan, narrò hadith tratti dalle sue numerose raccolte personali di hadith. Insegnava gli hadith in luoghi quali Hamadan, Baghdad e Isfahan. Morì nell’anno 258 dell’Egira.[********************]

5. Hafiz Bidya Abdullah ibn Ishaq Abu Muhammad al-Jawhari. Fu un celebre discepolo dell’Imam Abu Hanifa. Imam Abu Dawud, al-Tirmidhi, al-Nasa’i e Ibn Majah appresero tutti gli hadith da lui. Era un celebre Hafiz degli hadith. Morì nell’anno 258 dell’Egira.[********************]

6. Hafiz Aqaba ibn Mukarram ibn Aflah era un celebre Hafiz degli hadith.[********************] Imam Muslim, Abu Dawud, al-Tirmidhi e Ibn Majah furono suoi celebri discepoli negli hadith. Morì nell’anno 243.[********************]

7. Hafiz Umar ibn Shibah ibn Ubaydah al-Basri. Secondo Hafiz al-Dhahabi, egli era ******************** un grande Hafiz degli hadith, un grande e dotto sapiente, nonché un narratore di hadith fidato e affidabile. Ibn Majah fu un suo illustre discepolo negli hadith. Morì nell’anno 262, all’età di 89 anni.

8. Hafiz Ammar ibn Ali al-Fallas. Hafiz al-Dhahabi scrisse di lui: ******************** grande Hafiz degli hadith e narratore affidabile. Tutti i muhaddith autori del Sahih al-Sitta furono suoi discepoli. Morì nell’anno 249.[********************]

9. Imam Abu Bakr Muhammad ibn Bashshar ibn Uthman al-Basri. Tutti i muhaddith compilatori del Sahih al-Sitta furono suoi discepoli. Morì nell’anno 252. Nel Sahih di al-Bukhari sono stati trasmessi 205 hadith da lui, mentre nel Sahih Muslim ne sono stati trasmessi 406.[********************]

10. Hafiz Muhammad ibn al-Muthanna. Era un grande Hafiz degli hadith. Hafiz al-Dhahabi lo ha menzionato come ******************** Hafiz degli hadith, di indiscussa autorevolezza e prestigio, nonché muhaddith di Basra. Fu il maestro di tutti i muhaddith delle opere del Sahih al-Sitta. Nel Sahih di al-Bukhari sono stati citati 103 hadith da lui narrati e nel Sahih Muslim 700. Nell’opera di Ibn Majah sono stati inclusi numerosi hadith ricevuti da lui.[********************]

11. Hafiz Muhammad al-Buharani, Abu Abdallah ibn Maʿmar al-Basri. Era un celebre hafiz di hadith e un trasmettitore affidabile. Tutti i compilatori delle Sihah al-Sittah avevano ricevuto hadith da lui.[********************]

12. Hafiz Nasr ibn al-ʿ, Abu ʿAmr al-Azdi al-Basri. Era il maestro di tutti gli autori delle Sihah al-Sittah. Quando il califfo al-Mustaʿin billah volle nominarlo giudice, egli rivolse ad Allah una supplica con voce accorata:

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O Allah! Se presso di Te vi è qualche bene per me, portami presso di Te.

Allah accolse la sua supplica. Dopo aver pregato, si addormentò e non si risvegliò più. Questo avvenne nel mese di Rabiʿ al-awwal dell’anno 250 dell’Egira.[********************]

13. Hafiz Yahya ibn Hakim Abu Saʿid al-Basri. Nel Sahih di Ibn Majah sono stati citati numerosi hadith da lui narrati. Abu Dawud, al-Nasaʾi e Ibn Majah erano tutti e tre suoi discepoli. Fu definito ******************** un hafiz di hadith affidabile e scrupoloso.[********************]

In questo secolo, oltre a loro, erano presenti nella città di Basra molti altri celebri muhaddith.

Baghdad

Durante il periodo del dominio dei sovrani abbasidi, la città di Baghdad era il principale centro della civiltà, della cultura e delle scienze dei musulmani. Il muhaddith Nishapuri scrisse riguardo a questa città:

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Questa città era un centro degli hadith e delle scienze; vi risiedevano numerosi muhaddith e sapienti uomini pii.

Non si sa che alcun Compagno sia morto a Baghdad. Tuttavia, qui risiedette una grande comunità di tabi’in e tabi’ al-tabi’in, ed è proprio in questa città che essi esalarono l’ultimo respiro. In questa città risiedevano diversi grandi studiosi degli hadith; tra loro vi era l’Imam Abu Yusuf. L’Imam Ahmad ibn Hanbal iniziò per primo a studiare gli hadith presso di lui.

Anche l’Imam Asad ibn Amr era un grande studioso degli hadith e risiedeva in questa città. Di lui si disse:

«Tra gli abitanti della città di Rayy, dopo l’Imam Abu Hanifa, nessuno possedeva una raccolta di hadith più vasta di quella dell’Imam Asad.

A Baghdad si impartiva e si praticava ampiamente l’insegnamento degli hadith. Dinanzi a ciascun muhaddith si radunavano migliaia di studenti allo scopo di studiare gli hadith.

L’Imam Ahmad ibn Hanbal era originario di questa stessa città. Anche l’Imam Abu Thawr (m. 240 dell’Egira), l’Imam Dawud al-Zahiri (m. 270 dell’Egira) e l’Imam Muhammad ibn Jarir al-Tabari (m. 310 dell’Egira) erano originari di Baghdad. Il tafsir dell’Imam al-Tabari, celebre in tutto il mondo, fu scritto proprio in questa città.

Damasco

Damasco era la capitale dei califfi omayyadi, una città civilizzata appartenente alla Siria. Un tempo in Siria risiedevano diecimila Compagni. Lo storico Ibn ʿAsākir scrisse:

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In Siria vi erano diecimila persone i cui occhi erano stati benedetti dalla visione del nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).

È stato menzionato in precedenza che, durante il suo califfato, Hazrat ʿUmar al-Fārūq (che Allah sia soddisfatto di lui) inviò in Siria Hazrat Muʿādh ibn Jabal, ʿUbādah ibn al-Sāmit e alcuni altri illustri Compagni, allo scopo di diffondere ampiamente il Corano e gli hadith e di impartirne l’insegnamento. In Siria, inizialmente, la popolazione apprese il Corano e gli hadith proprio da loro e-

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proprio da loro e attraverso la loro trasmissione, la conoscenza del Corano e degli hadith giunse a tutti i musulmani.

Durante il regno del califfo omayyade ʿAbd al-Malik, a Damasco si dedicavano ampiamente allo studio delle scienze islamiche. Anche all’epoca dei Tābiʿūn e dei Tābiʿ al-Tābiʿīn erano presenti qui numerosi muhaddith e giuristi. Dopo aver menzionato ciò, il ḥāfiẓ al-Dhahabī scrisse:

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Damasco era un centro del Corano, degli hadith e del fiqh. Tuttavia, nel quarto e nel quinto secolo dell’Egira, lo studio della scienza degli hadith qui diminuì considerevolmente.[********************]

Il celebre muhaddith e giurista Imam Awza‘i era originario di questa stessa città. Qui vivevano due celebri muhaddith, di nome Hisham e Duhaym, che impartivano ampiamente lezioni di hadith. L’Imam Ibn Majah (r.) partecipò a queste lezioni e raccolse da qui un gran numero di hadith. Anche gli Imam Bukhari, Abu Dawud e Nasa’i furono suoi discepoli. Nell’anno 245 dell’Egira, il hafiz Duhaym morì, mentre Hisham morì a Damasco.

Lo studio degli hadith in Africa

Egitto

In quest’epoca, l’Egitto occupava un posto particolarmente importante per lo studio degli hadith e la diffusione del loro insegnamento. Vi giunsero non meno di trecento Compagni. Il hafiz Dhahabi scrisse:

Un grande gruppo dei nobili Compagni giunse qui e iniziò a stabilirvisi in modo esteso. Durante l’epoca dei Tabi‘in vi si studiavano gli hadith. In seguito, ai tempi di Amr ibn al-Harith, Yahya ibn Ayyub, Hayat ibn Shurayh, Layth ibn Sa‘d e Ibn Lahi‘a, lo studio degli hadith assunse dimensioni ancora più ampie. Tale attività continuò fino all’epoca di Ibn Wahb, dell’Imam Shafi‘i, di Ibn al-Qasim e dei loro discepoli.[********************]

Dopo essere stato scelto come califfo, Hazrat Umar ibn Abd al-Aziz nominò Yazid ibn Abi Habib affinché emettesse fatwa in Egitto sulla base degli hadith. Fu lui a far conoscere agli abitanti del luogo gli hadith e il fiqh e a istruirli in tali discipline. Il hafiz Jalaluddin Suyuti scrisse riguardo a Yazid ibn Abi Habib:

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Fu lui a diffondere e propagare per primo gli hadith in Egitto e a insegnare le questioni giuridiche riguardanti il lecito e l’illecito. Prima di lui, la gente del luogo narrava e discuteva soltanto gli hadith che esortavano riguardo all’aldilà e quelli relativi alle guerre e alle fitna.[********************]

In quest’epoca erano presenti in Egitto diversi illustri muhaddith. Tra questi, qui si riportano i nomi e una breve presentazione di alcuni di loro:

1. Harmala (nato nel 162 dell’Egira; morto nel 243 dell’Egira). Il hafiz al-Dhahabi ha scritto che narrò quasi centomila hadith da ʿAbd Allah ibn Wahb. L’Imam Muslim e Ibn Majah furono suoi discepoli. L’Allamah Taj al-Din al-Subki ha scritto:

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Era un eminente studioso di hadith e imam, di altissimo rango.

2. Rabi Muradi. Fu un grande muhaddith d’Egitto (nato nel 174 dell’Egira; morto nel 270 dell’Egira). Il hafiz al-Dhahabi ha scritto riguardo a lui:

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Era un ḥāfiẓ degli hadith, un imam e il più eminente muḥaddith della regione d’Egitto.

L’imam Abū Dāwūd, al-Nasāʾī e Ibn Mājah furono suoi discepoli. Al-Khalīlī ha scritto riguardo a lui:

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Era un trasmettitore affidabile di hadith e un muḥaddith riconosciuto all’unanimità.

3. Il ḥāfiẓ Muḥammad ibn Rimāḥ ibn Muhājir. Era un grande ḥāfiẓ degli hadith. L’imam Muslim e Ibn Mājah furono suoi discepoli nella scienza degli hadith. Ibn Yūnus ha detto riguardo a lui:

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Un trasmettitore affidabile di hadith e un muḥaddith di riconosciuta autorevolezza.

L’imam al-Bukhārī ha ricevuto hadith da lui. Nel Ṣaḥīḥ Muslim figurano 161 hadith da lui trasmessi. Anche nel Sunan di Ibn Mājah sono stati citati numerosi hadith da lui trasmessi.

4. Hafiz Yahya ibn Sareh al-Qurayshi. Era un grande hafiz di hadith.

Inoltre, in Egitto e in altre regioni dell’Africa si svolgeva diffusamente l’insegnamento e lo studio degli hadith. Quasi ovunque, abili e profondi muhaddith erano impegnati in questa nobile missione.

 

Alcuni illustri muhaddith del III secolo dell’Egira

Nel III secolo fecero la loro comparsa alcuni muhaddith di vastissima erudizione e di fama straordinaria in tutto il mondo musulmano. Dopo aver discusso i luoghi e le città ricchi di hadith, è assolutamente necessario trattare separatamente questi insigni studiosi degli hadith. Altrimenti non sarebbe possibile formarsi un’idea chiara e completa dell’ampia diffusione e dello straordinario sviluppo raggiunti dagli hadith in questo secolo. Tra i muhaddith i cui nomi meritano particolare menzione in questa fase vi sono: (1) Ali ibn al-Madini (2) Yahya ibn Mu’in (3) Abu Zur’a al-Razi (4) Abu Hatim al-Razi (5) Muhammad ibn Jarir al-Tabari (6) Ibn Khuzayma (7) Muhammad ibn Sa’d (8) Ishaq ibn Rahwayh (9) l’Imam Ahmad ibn Hanbal (r.).

Ali ibn al-Madini (r.)

Ali ibn al-Madini era un grande muhaddith. L’elenco dei suoi maestri nello studio degli hadith è lungo. Esaminandolo, si può facilmente comprendere che egli viaggiò instancabilmente da un paese all’altro, spinto dal desiderio di studiare gli hadith. Visitò i centri degli hadith e le città ricche di hadith, come La Mecca, Medina, Baghdad e Kufa, ascoltando e raccogliendo gli hadith del Messaggero (s.). Trascorse nella città di San’a, nello Yemen, tre anni consecutivi proprio a questo scopo. Tuttavia, durante il suo soggiorno nello Yemen, non era un principiante nello studio degli hadith; al contrario, già prima aveva raccolto nel proprio animo un immenso patrimonio di hadith. Egli ricevette hadith da grandi muhaddith come Abdullah ibn Ja’far, Hammad ibn Zayd, Abu Dawud al-Tayalisi e Sa’id ibn Amir.

Era estremamente scrupoloso nel ricevere gli hadith. Aveva raccolto trentamila hadith attraverso un narratore chiamato Ubbad ibn Suhayb; in seguito, tuttavia, poiché sorsero dubbi sulla sua veridicità e affidabilità, li respinse e li considerò tutti inaccettabili.

Era un autore esperto: compose numerose opere sui diversi aspetti della scienza relativa agli hadith. Prima di lui, nessun altro muhaddith aveva scritto opere su tali argomenti.

Nacque nella città di Bassora nell’anno 161 dell’Egira e morì nell’anno 234 dell’Egira.[********************]

Yahya ibn Ma’in (r)

Yahya ibn Ma’in era una personalità davvero straordinaria nella scienza degli hadith. Subito dopo aver ricevuto l’istruzione primaria, si dedicò allo studio degli hadith e, a tale scopo, sacrificò senza esitazione tutto ciò che possedeva, sia la vita sia i beni. Spese per lo studio degli hadith centomila monete ricevute da suo padre. Alla fine divenne così povero e indigente che non gli era neppure possibile procurarsi un paio di scarpe. Studiò gli hadith presso i seguenti illustri muhaddith: (a) Abd al-Salam ibn Harb, (b) Abd Allah ibn al-Mubarak, (c) Yahya ibn Sa’id al-Qattan, (d) Waki’ ibn al-Jarrah, (e) Abd al-Rahman ibn Mahdi, (f) Sufyan ibn Uyayna, (g) Hisham ibn Yusuf e molti altri.[********************]

Yahya ibn Ma’in non si limitava ad ascoltare gli hadith, ma li metteva subito anche per iscritto. Ali ibn al-Madini disse: «Nessuno ha scritto tanti hadith quanti ne ha scritti Ibn Ma’in». Ibn Ma’in stesso disse:

«Ho ascoltato e trascritto con le mie stesse mani centinaia di migliaia di hadith». Egli non si limitava a trascriverli: dopo aver messo per iscritto ciascun hadith, lo studiava e lo esaminava approfonditamente, verificandone e mettendone alla prova l’autenticità.[********************]

L’Imam Ahmad ibn Hanbal (r) disse:

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Ciò che Yahya ibn Ma’in non considera un hadith, in realtà non è affatto un hadith.

Morì nell’anno 233 dell’Egira nella città santa di Medina.[********************] Il suo straordinario contributo alla scienza della critica degli ḥadīth sarà discusso in seguito.

Abū Zurʿa al-Rāzī (r)

Abū Zurʿa era un celebre ḥāfiẓ degli ḥadīth. Ad eccezione dell’Imam Abū Dāwūd, gli altri cinque muḥaddith della Ṣiḥāḥ al-Sitta furono suoi discepoli. A proposito di lui, il ḥāfiẓ al-Dhahabī scrisse:

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Abū Zurʿa era incomparabile per memoria, talento e capacità intellettuali, conoscenza islamica, osservanza della religione e pratica corretta.[********************]

Per apprendere la scienza degli ḥadīth, Abū Zurʿa viaggiò attraverso Mecca, Medina, Iraq, Siria, Jazīra, Khurāsān ed Egitto. Mise per iscritto gli ḥadīth di centomila catene di trasmissione. Questa è la testimonianza dei muḥaddith e degli storici su di lui:

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Conservava a memoria settecentomila ḥadīth.[********************]

Abu Zurʿa nacque nel 200 dell’Egira e morì nell’anno 264 dell’Egira.[********************]

Abu Hatim ar-Razi (r)

L’imam Abu Hatim ar-Razi era un uomo particolarmente esperto negli hadith. Era un muhaddith di livello pari all’imam Bukhari. Nacque nell’anno 195 dell’Egira e già nel 209 dell’Egira partì per un viaggio all’estero allo scopo di apprendere e raccogliere gli hadith. Trascorse a lungo in questo viaggio. Viaggiò a piedi dal Bahrain all’Egitto, dall’Egitto a Ramla, da Ramla a Damasco e da lì a Tarsus. In seguito, tornando a Homs, giunse alla Mecca. Da lì ripartì e raggiunse l’Iraq. Quando concluse questo lungo viaggio, aveva appena vent’anni. Una volta disse a suo figlio ʿAbd ar-Rahman:

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O mio caro figlio! Alla ricerca degli hadith ho percorso a piedi più di mille furlong.[********************]

Dopo essere giunto in Iraq, rimase per otto mesi nella città di Bassora. Poiché qui cadde in una terribile penuria economica, fu costretto a vendere persino gli abiti e gli indumenti di uso personale. Alla fine fu costretto a restare a digiuno. Tuttavia, pur essendo oppresso da questa dura povertà e da una miseria estrema, continuò assiduamente il suo studio degli hadith. In verità, fu proprio sopportando simili difficoltà che apprese la scienza degli hadith e infine riuscì a ottenere la dignità di divenire un celebre hafiz degli hadith e un imam di particolare profonda competenza.[********************]

Muhammad ibn Jarir at-Tabari (r)

Ibn Jarir era un celebre studioso degli hadith e l’autore di un tafsir del Nobile Corano. Nacque nell’anno 224 dell’Egira. È considerato un muhaddith di livello pari agli imam Tirmidhi e Nasa’i. Apprese e raccolse un gran numero di hadith presso i maestri dell’imam Bukhari e dell’imam Muslim. Anche presso di lui grandi muhaddith appresero e ricevettero hadith. Tra questi sono degni di menzione i muhaddith Ahmad ibn Kamil, Muhammad ibn ʿAbdullah ash-Shafiʿi e Makhlad ibn Jaʿfar. Ibn Jarir compose numerose opere preziose e assai ampie sul tafsir, sugli hadith e sui diversi argomenti dell’Islam. Ibn Kathir ha menzionato che egli compilò un’opera di hadith. Morì nell’anno 310 dell’Egira.[********************]

Ibn Khuzayma (r)

Il suo nome completo era Muhammad ibn Abu Bakr ibn Khuzayma al-Nishapuri. Fu un grande imam degli hadith. Per apprendere gli hadith, viaggiò in varie località, tra cui Rayy, Baghdad, Basra, Kufa, Siria, al-Jazira, Egitto e Wasit, e ascoltò gli hadith da numerosi celebri studiosi di hadith. Tra i suoi maestri si ricordano in particolare Ishaq ibn Rahwayh e Muhammad ibn Humayd al-Razi.

Era animato da grande entusiasmo e determinazione nello studio degli hadith. L’imam al-Daraqutni disse a proposito di lui:

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Ibn Khuzayma era un imam degli hadith di fama consolidata e un narratore affidabile di hadith. Non aveva eguali.

Compose numerose opere sugli hadith e sulle questioni religiose. Morì nell’anno 311 dell’Egira.

Muhammad ibn Saʿd (r)

Sebbene Ibn Saʿd fosse celebre come grande storico e biografo, fu anche uno dei grandi muhaddith del terzo secolo dell’Egira. Nacque nella città di Basra nell’anno 168 dell’Egira. Ascoltò gli hadith dai grandi muhaddith di Basra. In seguito viaggiò a Kufa, Wasit, Baghdad, Mecca e Medina, Siria, Yemen, Egitto e nelle altre grandi città del mondo musulmano, raccogliendo e studiando un’enorme quantità di hadith. Molti celebri muhaddith appresero e trasmisero hadith anche da lui. A proposito di lui è stato detto:

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Era dotato di una vasta conoscenza. Fu autore di numerose opere. Le sue opere trattavano di hadith, fiqh e altri argomenti.[********************]

Ibn Sa’d era un muhaddith assai stimato dai trasmettitori di hadith. Non si lasciò coinvolgere in alcuna delle fitna della società del suo tempo. Gli fu quindi possibile diffondere e ampliare l’‘ilm e predisporre la conservazione del sapere precedente per l’umanità delle generazioni successive.[********************]

Ishaq ibn Rahwayh (r)

Ishaq fu uno dei più grandi muhaddith dell’epoca dei tabi‘ al-tabi‘in. Dapprima si recò da ‘Abdullah ibn al-Mubarak per studiare gli hadith. Tuttavia, la sua giovane età divenne un ostacolo su questa via. In seguito partì alla ricerca degli altri centri di studio degli hadith. Questi centri erano situati a centinaia e migliaia di miglia l’uno dall’altro. Ibn Rahwayh intraprese il viaggio lungo questo percorso difficilissimo e studiò e raccolse hadith presso i grandi sapienti degli hadith. Tra le province del mondo musulmano in cui si trovavano questi centri di hadith erano particolarmente note l’Iraq, il Hijaz, lo Yemen, la Mecca e la Siria. In ciascuna delle loro città esistevano centinaia di centri per lo studio degli hadith. L’Imam Ishaq si recò in quasi ognuno di questi centri e studiò e raccolse il patrimonio degli hadith.

A rendere doppiamente efficace e benefica questa sua dedizione contribuì la sua straordinaria e acutissima memoria. Aveva memorizzato innumerevoli hadith. Recitava a memoria diverse migliaia di hadith ai suoi studenti e glieli faceva trascrivere. Per questo non aveva mai bisogno di consultare un libro. Egli stesso disse:

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Memorizzo tutto ciò che ascolto e ciò che memorizzo non lo dimentico mai.

Nacque nell’anno 161 dell’Egira e morì a Nishapur nell’anno 238 dell’Egira, all’età di 77 anni.

Imam Ahmad ibn Hanbal (r)

Imam Ahmad ibn Hanbal (r) fu un muhaddith altamente qualificato e dotato di una competenza unica nel campo degli hadith. Nacque a Baghdad nell’anno 164 dell’Egira. Inizialmente cominciò a partecipare alle lezioni dell’Imam Abu Yusuf. Successivamente, nell’anno 187 dell’Egira, si dedicò profondamente allo studio degli hadith. Allo scopo di studiare gli hadith, viaggiò attraverso tutte le città e le regioni del mondo musulmano.

Iniziňialmente cominciò a studiare gli hadith presso i muhaddith di Baghdad. In questa fase, il suo maestro di hadith fu Hushaym ibn Bashir ibn Abu Hazim (m. 183 dell’Egira). Rimase al suo servizio per quattro anni consecutivi, dai 16 ai 20 anni (179-183 dell’Egira). In quel periodo ascoltò un numero considerevole di hadith da un altro muhaddith di Baghdad, Umayr ibn Abd Allah ibn Khalid. È stato riferito che studiò gli hadith anche presso altri due muhaddith, Abd al-Rahman ibn Mahdi e Abu Bakr ibn Ayyash.

Nell’anno 186 dell’Egira iniziò a viaggiare all’estero allo scopo di studiare gli hadith. Dapprima si recò a Bassora, poi raggiunse l’Hijaz. A questo scopo si recò anche nelle città dello Yemen e di Kufa. Si recò a Bassora cinque volte consecutive. In alcune occasioni vi rimase continuativamente per tre mesi. Si recò cinque volte anche nell’Hijaz. L’unico scopo dei suoi viaggi all’estero era lo studio e la raccolta degli hadith. In effetti, studiò e raccolse gli hadith proprio presso i più eminenti muhaddith di quell’epoca.

Fin dall’inizio della sua attività di studio e raccolta degli hadith, l’Imam Ahmad seguiva un principio: trascrivere l’hadith subito dopo averlo ascoltato. Non faceva esclusivo affidamento sulla sua straordinaria memoria. Al contrario, la sua regola costantemente seguita era scrivere su carta tutto ciò che ascoltava.

Conosceva perfettamente a memoria tutti gli hadith che aveva ascoltato; tuttavia, non ne narrava mai alcuno senza consultare il proprio manoscritto. Quando qualcuno gli chiedeva informazioni su un hadith, benché lo ricordasse e lo sapesse a memoria, apriva il proprio libro, lo cercava e poi lo leggeva ad alta voce davanti a lui. Quando faceva scrivere un hadith a qualcuno, dopo che l’hadith era stato trascritto gli diceva: «Leggimi ciò che hai scritto». Il suo scopo era evitare qualsiasi differenza nella formulazione e nelle parole dell’hadith.

I grandi muhaddith di quell’epoca ricevettero hadith da lui. Tra questi sono particolarmente degni di menzione l’Imam Bukhari, l’Imam Muslim, l’Imam Shafi’i, Abd al-Razzaq Aki e altri. Nel determinare l’autenticità degli hadith, l’Imam Shafi’i faceva pieno affidamento sull’Imam Ahmad. Gli aveva infatti detto:

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O Abu Abdallah! Ogni volta che un hadith autentico giungerà alla tua conoscenza, dovrai informarmene. Sulla sua base stabilirò la mia scuola giuridica (madhhab).

L’imam Ahmad morì nella città di Baghdad nell’anno 231 dell’Egira.

 

Compilazione dei musnad

Già nella prima metà del III secolo dell’Egira ebbe inizio la compilazione di opere di hadith chiamate musnad. Che tipo di opere sono chiamate «musnad»?

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Il muhaddith riunisce separatamente, sotto il nome di ciascun Compagno, tutti gli hadith, senza fare alcuna distinzione quanto al fatto che siano autentici o meno; inoltre, gli argomenti degli hadith sono completamente diversi. È questo il tipo di opera chiamato musnad.

A titolo d’esempio, si può dire che il muhaddith menziona il nome di Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui. In seguito, tutti gli hadith narrati da lui su argomenti diversi e giunti fino a questo muhaddith attraverso diverse catene di trasmissione vengono registrati in un unico luogo. Poi viene menzionato il nome di Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, e tutti gli hadith narrati da lui vengono raccolti separatamente in un unico luogo. Allo stesso modo, dopo il nome di ciascun Compagno, tutti gli hadith da lui narrati e pervenuti in forma scritta attraverso diverse catene di trasmissione vengono raccolti in un unico luogo. All’inizio del III secolo si osserva la tendenza a compilare questo tipo di opere di hadith. A questo proposito si trovano menzionate le seguenti opere musnad: (1) il Musnad di Ubayd Allah ibn Musa (morto nel 213 H.), (2) il Musnad al-Humaydi (morto nel 219 H.), (3) il Musnad di Musaddad ibn Masarhad (morto nel 228 H.), (4) il Musnad di Ishaq ibn Rawayh (morto nel 238 H.), (5) il Musnad di Uthman ibn Abi Shaybah (morto nel 239 H.), (6) il Musnad dell’imam Ahmad ibn Hanbal (morto nel 231 H.), (7) il Musnad di Ibn Humayd (morto nel 249 H.), (8) al-Musnad al-Kabir di Ya’qub ibn Shaybah (morto nel 262 H.), (9) il Musnad di Muhammad ibn al-Mahdi (morto nel 276 H.), (10) al-Musnad al-Kabir di Baqi ibn Makhlad al-Qurtubi (morto nel 272 H.), (11) il Musnad di Abu Dawud al-Tayalisi (morto nel 204 H.).

Tuttavia, questo metodo di compilazione delle opere di hadith non è esente da difetti. Con esso diventa difficile farsi un’idea chiara dell’autenticità degli hadith, dell’affidabilità della catena di trasmissione e del loro valore. Ciononostante, non si può negare che anche questo tipo di compilazione degli hadith racchiuda certamente qualche beneficio. Innanzitutto, offre l’opportunità di studiare gli hadith del Nobile Messaggero (s) separatamente dalle altre narrazioni. In secondo luogo, permette di sapere con chiarezza quante persone abbiano trasmesso hadith da un determinato Compagno. Può anche accadere che una particolare catena di trasmissione di un hadith sia debole, mentre un’altra catena dello stesso hadith sia integra e accettabile. Di conseguenza, anche l’hadith trasmesso attraverso la catena debole può, grazie al sostegno di una catena affidabile, essere considerato autentico e accettabile.

Tuttavia, non si deve neppure pensare che i muhaddith autori dei Musnad abbiano attribuito al nome dei Compagni qualunque cosa abbiano trovato sotto il nome di hadith, come ciechi assoluti o come «raccoglitori di legna al buio». In realtà, una simile concezione è infondata e sconveniente. Essi hanno infatti verificato e sottoposto a esame, con il massimo impegno, l’autenticità di ogni hadith. A tale scopo hanno applicato uno studio e un’osservazione approfonditi. Per questo obiettivo hanno viaggiato da un paese all’altro e hanno trascorso l’intera vita impegnati nel difficile, anzi durissimo, lavoro di raccolta, verifica, esame, selezione e cernita. Tra gli autori delle opere Musnad ve ne sono molti che non hanno accettato neppure un hadith senza aver verificato adeguatamente il testo originale e la relativa catena di trasmissione. In molte opere Musnad, inoltre, gli hadith di ciascun Compagno sono stati raccolti secondo il metodo di sistemazione del fiqh. A questo proposito va menzionata Al-Musnad al-Kabir, composta da Baqi ibn Makhlad. Altri, invece, hanno disposto ogni hadith indicando le diverse catene di trasmissione e i diversi trasmettitori.

A questo proposito, l’Allama Ibn Hajar al-ʿAsqalani ha scritto quanto segue riguardo alla compilazione delle varie opere:

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Alla fine, alcuni imam degli hadith desiderarono compilare separatamente e mettere per iscritto soltanto gli hadith riguardanti il Nobile Profeta (s). In quel periodo, ʿUbayd Allah ibn Musa al-ʿAbsi al-Kufi, Musaddad ibn Musarhad Barsif, Asad ibn Musa al-Umawi e Nuʿaym ibn Hammad al-Khazaʿi, residente in Egitto, composero ciascuno un Musnad. Gli imam degli hadith delle generazioni successive seguirono anch’essi le loro orme. Non si troverà nemmeno un imam tra gli hafiz degli hadith che non abbia raccolto gli hadith da lui compilati secondo il metodo di composizione del «Musnad». L’imam Ahmad ibn Hanbal, Ishaq ibn Rahwayh, ʿUthman ibn Abi Shaybah e altri grandi muhaddith a loro simili adottarono anch’essi questo metodo. Alcuni compilatori di hadith, inoltre, composero le loro raccolte seguendo sia l’aggiunta di capitoli sia il principio del Musnad, come Abu Bakr ibn Abi Shaybah.********************

Come è stato detto in precedenza, esiste una certa differenza tra la composizione di un’opera secondo i capitoli e la composizione di una raccolta di hadith secondo il metodo del Musnad. La composizione secondo i capitoli consiste nell’organizzare gli hadith dal punto di vista dei temi, disponendo in ciascun capitolo gli hadith relativi a un determinato argomento: per esempio, gli hadith riguardanti la preghiera in un capitolo, quelli riguardanti il digiuno nel capitolo del digiuno e gli hadith relativi alla taqwa e alla devozione in un capitolo separato. Il metodo del Musnad, invece, consiste nel riunire tutti gli hadith narrati da ciascun Compagno, indipendentemente dal loro contenuto: che riguardino la preghiera, il digiuno oppure la taqwa e la devozione. Per esempio, tutti gli hadith narrati da Abu Bakr al-Siddiq (ra), qualunque sia l’argomento a cui si riferiscono, vengono riuniti e trascritti sotto il titolo «Musnad di Abu Bakr al-Siddiq»: questa è la modalità di composizione di un’opera in forma di Musnad. Anche esaminando la differenza tra questi due metodi dal punto di vista dell’attendibilità e dell’autorevolezza, si noterà una chiara distinzione tra essi. All’inizio delle raccolte di hadith compilate secondo il metodo dei capitoli si trovano le narrazioni importanti dal punto di vista della ʿaqida o della pratica. Per questo motivo, in ciascun capitolo pertinente, i compilatori riuniscono soltanto gli hadith degni di essere citati come prove e argomenti generali, indipendentemente da quale Compagno ne sia il narratore. Il compito esclusivo degli autori dei Musnad, invece, consiste nel raccogliere, disporre e riunire ogni tipo di hadith. Per questa ragione, essi riuniscono gli hadith senza esaminarne l’autenticità o la non autenticità.

Per mostrare la differenza tra il metodo dei capitoli e quello del Musnad, il celebre muhaddith al-Hakim al-Nishapuri ha illustrato il modo di inserire gli hadith e di stabilirne i titoli secondo entrambi i metodi. Egli ha scritto: «Se gli hadith vengono raccolti secondo il metodo del Musnad, il titolo sarà il seguente:

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Narrazione o menzione di tutti gli hadith narrati da Hazrat Abū Bakr al-Ṣiddīq dal Profeta (s).

Sotto questo titolo saranno citati tutti gli hadith narrati da Hazrat Abū Bakr.

Dopodiché, il secondo titolo sarà:

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Menzione degli hadith che Qays ibn Abī Ḥāzim narrò da Hazrat Abū Bakr (ra).

Qui l’autore deve menzionare tutti gli hadith narrati da Hazrat Abū Bakr attraverso Qays. Non è necessario stabilire se siano autentici o non autentici.

Tuttavia, quando una raccolta di hadith viene organizzata per capitoli, il titolo di ciascun capitolo viene determinato in base al contenuto. In tal caso, per esempio, il titolo sarà:

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Menzione di ciò che è stato autenticamente stabilito e narrato dal Nobile Messaggero (s) riguardo alla tahārat, alla preghiera o ad altri aspetti dell’adorazione.[********************]

A proposito di questa distinzione, Ibn Hajar al-ʿAsqalānī ha scritto altrove:

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Quanto alla composizione di un’opera di hadith per capitoli, il metodo consiste nel menzionarvi soltanto quelle narrazioni che possono fungere da prova o argomento. Al contrario, coloro che compongono un musnad seguono un metodo diverso, poiché il loro scopo principale è semplicemente raccogliere le narrazioni degli hadith.[********************]

Le opere di musnad sono fondamentalmente un enorme ammasso di hadith narrati attraverso diverse catene di trasmissione. Da esse è molto facile farsi un’idea dell’autenticità o dell’inautenticità degli hadith. Lo scopo di comporre opere di questo genere è raccogliere tutti gli hadith narrati attraverso ciascuna catena, affinché nessun hadith trasmesso rimanga non raccolto. Quando tutti gli hadith trasmessi, autentici e non autentici indistintamente, vengono riuniti e raccolti in un unico luogo, ogni critico esperto nella scienza degli hadith e dotato di acuto discernimento può esaminare e verificare ciascuna narrazione sulla pietra di paragone della critica, stabilendo quali hadith siano autentici e quali no, quali catene siano integre e quali prive di difetti. È persino possibile e facile determinare, sulla base di queste opere di musnad, quante volte ciascun hadith sia stato narrato e attraverso quali catene, con quali parole sia stato narrato in ciascuna di esse e quale sia la condizione di ciascuna catena.

Il muhaddith al-Hākim al-Nīshāpūrī ha scritto:

Nelle opere di musnad compilate nell’Islam sono stati inseriti soltanto gli hadith narrati dai Compagni. Le catene di trasmissione che vi compaiono sono affidabili e prive di difetti, come il Musnad di ʿUbayd Allāh ibn Mūsā e il Musnad di Abū Dāwūd Sulaymān ibn Dāwūd al-Tayālisī. In realtà, nell’Islam furono proprio questi due muhaddith a iniziare per primi la composizione di musnad basati sui singoli narratori. Secondo alcuni, il primo musnad fu composto da Dāwūd al-Tayālisī [********************] Dopo questi due, composero opere di musnad Aḥmad ibn Ḥanbal, Isḥāq ibn Ibrāhīm al-Ḥanẓalī, Abū Khaythama, Zuhayr ibn Ḥarb e ʿUbayd Allāh ibn ʿUmar al-Qawārīrī. In seguito, furono composte numerose opere di musnad basate sui singoli narratori. In questo modo, tuttavia, nell’inserimento degli hadith non veniva fatta alcuna distinzione tra le catene di trasmissione difettose e quelle prive di difetti.[********************]

Al-Hakim ha usato parole estremamente dure riguardo alle opere di Musnad. Ha espresso questa opinione su tutte le opere di Musnad; certamente non vi è dubbio che la maggior parte di esse sia di questo livello, ma non tutte le opere di Musnad sono colpevoli di tale difetto. Non si può in alcun modo negare che alcuni autori di opere di Musnad abbiano selezionato gli hadith con grande cautela e li abbiano inseriti nelle proprie opere. Per esempio, l’Allama al-Suyuti ha scritto a proposito di Ishaq ibn Rahwayh:

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Come ha riferito Abu Zur’a al-Razi, Ishaq menzionava a nome di ciascun Compagno soltanto gli hadith narrati da quel Compagno che fossero buoni e accettabili.

Il Musannaf di Abu Bakr ibn Shayba

A questo proposito, le opere di hadith dell’Imam Abu Bakr ibn Shayba sono particolarmente degne di nota. Il suo Musnad e il suo Musannaf sono celebri opere di hadith del III secolo dell’Egira. I muhaddithun hanno unanimemente dichiarato che il Musannaf è un’opera senza pari. Ai loro occhi, essa costituisce anche motivo di grande orgoglio. Hafiz Ibn Kathir si è spinto fino ad affermare:

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Il Musannaf è un’opera tale che nessuno ha mai compilato un’opera simile, né prima né dopo di esso.

Hafiz Ibn Hazm al-Andalusi ha dichiarato che essa è un’opera più importante e di maggior prestigio persino del Muwatta’ dell’Imam Malik. In effetti, nelle tre celebri opere dei Sihah Sitta, Sahih Muslim, Sunan Abu Dawud e Sunan Ibn Majah, sono stati inclusi dal Musannaf di Abu Bakr ibn Shayba più hadith di quanti ne siano stati inclusi dal Muwatta’.

In quest’opera sono stati inclusi esclusivamente gli hadith relativi agli «ahkam», dai quali si ricava qualche norma di fiqh. Tuttavia, non è stata accordata la precedenza ad alcuna scuola giuridica particolare, né è stata attribuita maggiore importanza a una di esse. Al contrario, tutti gli hadith reperiti presso i trasmettitori delle regioni dell’Higiaz e dell’Iraq sono stati inclusi in quest’opera secondo un principio di completa imparzialità. Di conseguenza, ogni giurista può ricavare da quest’opera, in modo imparziale e indipendente, la propria opinione e raccogliere gli argomenti o le prove tratte dagli hadith a sostegno di essa.

Un’altra caratteristica di quest’opera è che, insieme a ciascun «hadith del Profeta», sono state riportate anche le parole e le fatwa dei Compagni e dei Tabi’in. Pertanto, è possibile conoscere facilmente quale fosse l’opinione dei Compagni e dei Tabi’in riguardo a ciascun hadith. L’autore del «Kashf al-Zunun» ha scritto a proposito di quest’opera:

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È un’opera imponente. In essa sono state inserite, secondo il metodo dei muhaddith, le fatwa dei Tabi’in, le parole dei Compagni e gli hadith del Messaggero (s), corredati dalle catene di trasmissione; inoltre, i suoi capitoli e le sue sezioni sono stati ordinati secondo il metodo seguito nella compilazione dei libri di fiqh.

Quando Baqi ibn Makhlad, eminente discepolo di Ibn Abi Shayba e Shaykh al-Islam, si recò in Andalusia portando con sé quest’opera, sebbene in alcuni ambienti vi fosse opposizione, il governante del luogo, Muhammad ibn Abd al-Rahman, l’ascoltò dall’inizio alla fine e ordinò al responsabile della biblioteca reale quanto segue:

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Questa è un’opera di tale importanza che nella nostra biblioteca se ne avverte particolarmente la necessità. Provvedi dunque a farne una copia.

Il Musnad dell’Imam Ahmad

Il libro di hadith compilato dall’Imam Ahmad ibn Hanbal (r), il Musnad di Ahmad, è un’opera grandiosa, straordinaria e incomparabile di questo secolo. Non sarebbe un’esagerazione definirlo un’enciclopedia della scienza degli hadith. I muhaddith di ogni epoca, sia precedente sia successiva, hanno riconosciuto a gran voce il suo eccezionale valore e la sua importanza. Essi hanno detto:

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Il Musnad di Ahmad è, dopo quelli di al-Bukhari e Muslim, l’opera più completa e autentica nella scienza degli hadith. In questa imponente opera sono stati raccolti e trascritti tutti gli hadith necessari alla vita pratica del musulmano, sia per quanto riguarda la religione sia per quanto riguarda il mondo.

L’Imam Ahmad riuscì a preparare quest’opera grazie a una pratica e a una dedizione immense e incessanti, protrattesi per molti anni. Fin dall’inizio dei suoi studi sugli hadith, cominciò a trascriverli man mano che li imparava a memoria. In termini di età, iniziò questo lavoro quando aveva appena sedici anni. In seguito, per tutta la vita, si dedicò esclusivamente a questo compito. Il suo obiettivo era fare di questa raccolta di hadith un’opera quanto più completa possibile e una fonte di tutti gli hadith necessari. Trascriveva gli hadith su pagine separate. Alla fine, esse si trasformarono nel manoscritto di un’opera monumentale.

Tuttavia, la sua vita si concluse prima che il desiderio più grande e l’opera dell’Imam Ahmad fossero portati a compimento. Non appena udì i passi della morte, la prima cosa che fece fu riunire i suoi figli e i familiari, far loro ascoltare dall’inizio alla fine questa vasta raccolta di hadith e farla trascrivere in modo distinto e ordinato. Ma l’Imam Ahmad (r) non poté selezionare gli hadith raccolti grazie alla pratica di tutta la sua vita, né organizzarli e sistemarli in forma di libro.

Shah Abd al-Aziz Muhaddith Dehlawi ha scritto:

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Sebbene il Musnad di Ahmad sia la raccolta di hadith compilata da questo grande e venerato Imam, in seguito due persone vi aggiunsero molti altri hadith. Una fu suo figlio Abdallah, l’altra fu Abu Bakr al-Qati‘i, il trasmettitore di quest’opera da Abdallah.

A proposito del numero totale degli hadith inseriti in quest’opera, gli storici esperti di hadith hanno scritto:

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Nell’opera «Musnad Ahmad» furono inseriti originariamente trentamila hadith. In seguito, con le aggiunte del figlio, il loro numero arrivò infine a quarantamila hadith.

Alcuni hanno detto che il numero totale degli hadith in essa contenuti è di quarantamila, ma, eliminando le ripetizioni, il numero scende a trentamila.

L’Imam Ahmad compilò quest’opera esattamente secondo il metodo del musnad. Menzionò il nome di ciascun Compagno e poi riportò, uno dopo l’altro, tutti gli hadith del Profeta nobile da lui narrati. Terminata la citazione di questi hadith, passò a un altro Compagno e citò gli hadith da lui narrati. Non organizzò l’opera secondo gli argomenti. Di conseguenza, accanto a un hadith citato riguardo agli hudud, si troverà immediatamente un hadith relativo al culto e al timore dell’Aldilà.

In quest’opera sono menzionati soltanto diciotto musnad. Per primo è menzionato il musnad dei dieci Compagni ai quali furono annunciate liete novelle del Paradiso. Al secondo posto viene il musnad degli Ahl al-Bayt; al terzo, quello di Abd Allah ibn Masud; al quarto, quello di Abd Allah ibn Umar; al quinto, quello di Abd Allah ibn Amr e Abu Marmasa; al sesto, quello di Hazrat Abbas; al settimo, quello di Abu Hurayra; all’ottavo, quello di Anas ibn Malik; al nono, quello di Abu Said al-Khudri; al decimo, quello di Jabir ibn Abd Allah; all’undicesimo, il musnad dei Compagni meccani; al dodicesimo, quello dei Compagni medinesi; al tredicesimo, quello dei Compagni residenti nella Suffa; al quattordicesimo, quello dei Compagni residenti a Basra; al quindicesimo, quello dei Compagni residenti in Siria; al sedicesimo, quello degli Ansar; e al diciassettesimo, quello di Hazrat Aisha. Nel complesso, l’opera del musnad è divisa in centosettantadue parti.

L’Imam Ahmad desiderava organizzare quest’opera come una fonte incomparabile degli hadith autentici. Il suo ardente desiderio era che, qualora sorgesse un disaccordo tra gli studiosi di hadith riguardo a un hadith, quest’opera potesse costituire l’arbitro definitivo della questione e fungere da documento affidabile riguardo agli isnad degli hadith.

Abd Allah, figlio dell’Imam Ahmad, gli chiese:

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Perché non ti piace comporre libri, mentre tu stesso hai fatto compilare un Musnad?

L’Imam Ahmad rispose:

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Ho composto questo libro come un «imam», affinché, quando tra la gente sorga una divergenza riguardo a una Sunna o a un hadith del Nobile Messaggero (s), essi possano ottenere da esso una decisione definitiva.

Disse Hamबल ibn Ishaq, nipote paterno dell’Imam Ahmad:

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Il mio onorato zio, l’Imam Ahmad (r), riunì me e i suoi due figli, Salih e Abdallah, e ci lesse dall’inizio alla fine questo libro, il Musnad. Nessun altro, oltre a noi, poté ascoltare l’intero libro dalla sua viva voce. Egli ci disse: «Ho selezionato, raccolto e composto questo libro a partire dalle narrazioni di oltre settecentocinquantamila hadith. Quando tra i musulmani sorgerà una divergenza riguardo a un hadith del Nobile Messaggero (s), tornate a questo libro per trovare tale hadith (cioè cercate e ricercate in questo libro quel hadith). Se lo troverete in esso, tanto meglio; se invece non lo troverete, non lo si potrà considerare un hadith autorevole o stabilito.

L’ultima parte della suddetta lunga citazione richiede un’analisi dell’affermazione dell’Imam Ahmad ibn Hanbal. L’Imam al-Dhahabi ha detto a proposito della spiegazione:

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Questa affermazione dell’Imam Ahmad è accettabile se considerata in relazione alla situazione generale. Altrimenti, nelle opere di Muslim, al-Bukhari, nelle raccolte Sunan e in altri libri di juzʾ, troviamo hadith autentici che non sono presenti nel Musnad.

Il hafiz Shams al-Din al-Jazari ha scritto:

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Con questa sua affermazione, l’Imam Ahmad (che Allah abbia misericordia di lui) intendeva indicare le fonti originarie degli hadith. Ed è una verità. Infatti, probabilmente non esiste alcun hadith la cui «fonte originaria» non sia menzionata in questo Musnad.

La raccolta di hadith compilata dall’Imam Ahmad avrebbe potuto raggiungere proprio questo alto rango; tuttavia, poiché egli non poté portare a compimento personalmente il lavoro di compilazione, numerosi hadith autentici e le trasmissioni di un gran numero di Compagni non poterono essere inclusi in essa. Il hafiz Ibn Kathir, discutendo questo argomento, ha scritto:

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Sebbene questo Musnad, compilato dall’Imam Ahmad, sia incomparabile e ineguagliabile per l’ampiezza delle catene di trasmissione degli hadith e l’eccellenza della sua composizione, da esso è stato omesso del tutto un gran numero di hadith. Si dice anzi che in esso non sia stato citato alcun hadith narrato da quasi duecento Compagni, sebbene gli hadith da loro narrati siano stati citati nelle opere di al-Bukhari e Muslim.

Tuttavia, nonostante tutto ciò, la peculiarità del Musnad di Ahmad non può in alcun modo essere negata. È verità unanimemente riconosciuta che in esso non vi sia neppure un hadith inventato, composto arbitrariamente o privo di fondamento. L’Imam Ibn Taymiyya ha scritto che nel Musnad non vi è neppure un hadith di questo genere. Inoltre, non esiste una seconda raccolta così vasta di hadith autentici. Il hafiz Nur al-Din al-Haythami ha scritto:

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Quanto agli hadith autentici, il Musnad di Ahmad è più autentico rispetto alle altre raccolte di hadith.

L’Imam Ahmad compilò gli hadith valutandoli secondo il proprio criterio. I muhaddithun hanno detto:

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L’Imam Ahmad aveva deciso che nella sua opera non avrebbe accolto nulla, secondo le proprie condizioni, se non hadith particolarmente autentici.

Come ho già detto, l’Imam Ahmad non riuscì a completare pienamente quest’opera nel corso della sua vita. Per questo, in essa si trovano numerosi hadith aggiunti da Abdullah, figlio dell’Imam, e dal hafiz Abu Bakr al-Qati‘i.

L’Allāma Aḥmadul Bannā ha curato integralmente quest’opera monumentale e l’ha riordinata secondo i capitoli e i contenuti. Recentemente i suoi 21 imponenti volumi sono stati pubblicati in Egitto con il titolo «Fatḥ al-Rabbānī», insieme all’ampio sharḥ da lui stesso composto, intitolato «Bulūgh al-Amānī». A nostro avviso, oggi essa costituisce un’enorme e incomparabile patrimonio di ḥadīth.

Aḥmadul Bannā ha scritto riguardo agli ḥadīth del Musnad:

Dopo aver verificato ed esaminato gli ḥadīth dell’opera «Musnad», ho constatato che in essa ve ne sono complessivamente sei tipi. Il primo tipo comprende gli ḥadīth narrati da Abū ʿAbd al-Raḥmān ʿAbd Allāh ibn Imām Aḥmad, che egli ascoltò personalmente dall’Imām. Questo costituisce propriamente il Musnad di Aḥmad, e rappresenta tre quarti dell’opera attuale.

Secondo: gli ḥadīth che ʿAbd Allāh ascoltò dall’Imām Aḥmad e da altri muḥaddith. Il loro numero è assai esiguo.

Terzo: gli ḥadīth che ʿAbd Allāh ascoltò da muḥaddith diversi da suo padre; sono noti con il nome di «Zawāʾid di ʿAbd Allāh», ossia «aggiunte di ʿAbd Allāh». Il numero di questi ḥadīth è considerevole.

Quarto: gli ḥadīth che ʿAbd Allāh lesse personalmente davanti a suo padre e gli recitò, ma che non ascoltò da lui; anche il loro numero è esiguo.

Quinto: gli ḥadīth che ʿAbd Allāh non lesse a suo padre né ascoltò da lui, ma che trovò nel libro di suo padre, scritti di suo pugno; anche il loro numero è esiguo.

Sesto: gli ḥadīth che il celebre e universalmente riconosciuto muḥaddith Ḥāfiẓ Abū Bakr al-Qaṭāʿī narrò da muḥaddith diversi da ʿAbd Allāh e da suo padre, l’Imām Aḥmad; il loro numero è il più esiguo di tutti.

 

La fase finale della compilazione degli hadith

Dalla discussione precedente è divenuto chiaro ai lettori che, nel III secolo dell’Egira, lo studio, la diffusione, la compilazione degli hadith e la redazione di opere su di essi raggiunsero un progresso, uno sviluppo, un’espansione e un’eccellenza maggiori. Ciascun ramo di questa disciplina si affermò con una dignità autonoma e completa. In questo secolo i muhaddith e i trasmettitori di hadith si dedicarono allo studio e all’approfondimento degli hadith su basi molto più ampie rispetto al passato. I raccoglitori di hadith viaggiarono in ogni centro del mondo musulmano alla loro ricerca; recandosi in ogni luogo, raccolsero e compilarono gli hadith dispersi. Riunirono gli hadith raccolti in numerose opere preziose e di grande mole.

In questo secolo nella società musulmana si verificò una situazione tale da rendere estremamente necessaria l’elaborazione di una disciplina autonoma del sapere chiamata scienza degli hadith. Nella terminologia della scienza degli hadith, essa è denominata ******************** «scienza dell’esame e della critica degli hadith». Per formarsi un’idea chiara del settore dell’esame e della critica degli hadith, è indispensabile discutere dettagliatamente la situazione sopra descritta.

La società musulmana del III secolo

In una parola, la società musulmana del III secolo deve essere definita tormentata da molteplici correnti di pensiero contrarie all’Islam e da fitna e disordini. I possenti colpi che cominciarono a colpire ripetutamente l’Islam fin dai primi tempi dei Califfi ben guidati possono essere definiti, in termini militari, «aggressioni esterne». In particolare, in questa fase si possono annoverare i colpi inferti durante il periodo di Uthman e di Ali, che Allah sia compiaciuto di loro. Tuttavia, l’Islam respinse tutte queste aggressioni esterne grazie alla sua forza intrinseca e alla sua fermezza. In seguito si tentò di frantumare il califfato islamico e di cancellare completamente ogni traccia e ogni nome dell’Islam nelle devastanti inondazioni dell’ignoranza. Ma, nel periodo successivo ai Compagni, grazie agli instancabili sforzi, alla dedizione e all’attenzione dei devoti tabi‘in, l’Islam riuscì a mantenere salde e incrollabili le proprie fondamenta ideologiche. Non essendo riusciti a porre fine all’Islam mediante i colpi delle aggressioni esterne, i suoi nemici impiegarono tutte le loro forze per provocare una catastrofe estrema attraverso cospirazioni segrete dall’interno. In questa fase, i nemici dell’Islam cominciarono a diffondere liberamente tra la massa dei musulmani, in nome dell’Islam, ogni sorta di pensieri, opinioni, dottrine e credenze, al punto che l’Islam rischiò di giungere dall’interno alla propria eterna estinzione, come una lampada priva d’olio.

Tra i falsi pensieri e le dottrine sorti in questa fase nella società musulmana, il primo fu la forte tendenza a un razionalismo e a un razionalismo argomentativo sfrenati. Si cominciò a soppesare e verificare persino i fondamenti della dottrina e della fede islamiche sulla pietra di paragone della ragione. Ciò che non superava la bilancia della ragione e della coscienza umane, ristrette e limitate, veniva respinto. Di conseguenza, alcuni fondamenti della dottrina islamica — sui quali è edificata la base dell’Islam — cominciarono a essere esplicitamente rifiutati e negati.

In seguito, nella società musulmana si scatenò un tumulto furioso di discussioni e controversie intorno alla questione se il Corano fosse «creato» (makhlūq) oppure «non creato» (ghayr makhlūq, eterno). Di conseguenza scomparve la disposizione a seguire con devozione le chiare direttive del Corano; la gente cominciò a cadere nella confusione e nello sviamento, lasciandosi coinvolgere in questa discussione del tutto inutile e priva di fondamento.

Verso la fine dell’epoca abbaside, l’ateismo cominciò a diffondersi nella società musulmana come dottrina e credo. Gli atei di quel tempo affermavano pubblicamente di essere musulmani; interiormente, però, continuavano a negare completamente l’intera religione. In quell’epoca, le opere greche di filosofia e di scienza furono tradotte in arabo e iniziarono a essere ampiamente lette e studiate nella società musulmana. Di conseguenza, le idee dell’ateismo e dell’irreligiosità cominciarono a essere accettate dalla popolazione come una dottrina fondata sulla scienza.

Anche le storie infondate dei tempi antichi cominciarono allora a diffondersi ampiamente tra la popolazione musulmana. Si faceva ogni sforzo per rendere più attraenti agli occhi della gente i racconti inventati, adornandoli di colori e ornamenti. Non si esitava a dar loro la forma e lo stile narrativo degli hadith e persino a spacciarli per detti del Messaggero. Di conseguenza, l’attenzione dei musulmani comuni si distolse dal Corano e dagli hadith del Messaggero, concentrandosi completamente nella direzione opposta. In realtà, tutti questi fenomeni costituivano una fitna micidiale per l’Islam, e la diffusa tendenza a fabbricare hadith ne rappresentava la manifestazione concreta.

In ogni fase delle fitna sopra menzionate, è davvero sorprendente constatare che furono compiuti sforzi accaniti per ottenere il sostegno degli hadith del Messaggero. Ma quando negli autentici hadith del Messaggero non si trovò neppure un briciolo di sostegno per nessuna di esse, tutti loro — quasi tutti i sostenitori di queste fitna — composero autonomamente delle parole, vi aggiunsero una catena di trasmissione degli hadith (isnād) a nome del Messaggero e cominciarono a presentarle in modo tale che tutti finissero per crederle parole uscite dalla bocca del Messaggero, o almeno non vi fosse alcun motivo palese per dubitarne sotto questo aspetto. Proprio in tale situazione emerse l’urgente necessità di soppesare e verificare ogni hadith sulla pietra di paragone della critica degli hadith; e la scienza della critica degli hadith fu applicata pienamente come metodo efficace e affidabile per esaminare ogni parola riferita sotto il nome di hadith e determinare quale fosse realmente una parola del Messaggero e quale non lo fosse. ******************** Sulla base della discussione contenuta alle pagine 342–361 dell’opera. Di conseguenza, anche questo attacco proveniente dall’interno, volto a porre fine all’Islam, si concluse infine con un totale fallimento. È facile immaginare che, se in quel periodo non fosse stata prestata la dovuta attenzione alla verifica e all’esame degli hadith, il cumulo degli hadith falsi avrebbe completamente avvolto la mente musulmana e l’avrebbe condotta alla perdizione in misura totale: non vi è il minimo spazio per dubitarne. Ogni volta che, durante ciascuna delle fitna sopra menzionate, lo sguardo dei musulmani cominciò a distogliersi dal Corano e dagli hadith, nella società apparvero grandi uomini che, con forza impetuosa, adottarono misure per la salvaguardia degli hadith, gettarono via i rifiuti accumulati, affermarono pubblicamente gli autentici hadith del Messaggero e illuminarono il mondo interiore dei musulmani con la luce immacolata degli autentici hadith del Messaggero. Gli ampi sforzi profusi a questo riguardo, sia a livello governativo sia privato, resteranno per sempre luminosi nella storia del sapere, della scienza e della cultura.

È già stata presentata una discussione dettagliata sulle ampie misure adottate a livello governativo da ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz, della dinastia omayyade, dopo il califfato dei Rashidun, quando fu scelto come califfo, per la raccolta e la compilazione degli hadith. A questo punto si può ribadire che, se non fossero state adottate queste misure per la raccolta e la conservazione degli hadith, un gran numero di essi del Nobile Messaggero sarebbe scomparso dalla faccia della terra.

Anche al tempo degli Abbasidi, quando nubi di pericoli incombevano minacciose sugli hadith, un califfo — in realtà un sovrano — si adoperò per preservare gli hadith e diffonderli correttamente. Era al-Mutawakkil ʿalā Allāh (232 dell’Egira). Per natura era incline alla Sunna del Messaggero. Non appena assunse la responsabilità del governo, inviò ordini in tutto il mondo musulmano affinché fossero adottate misure per la conservazione degli hadith e per il loro ampio insegnamento. Abū Bakr ibn Shayba, il più eminente studioso di hadith dell’epoca, iniziò a insegnare gli hadith nella moschea Jāmiʿ al-Ruṣāfa. Di conseguenza, quasi trentamila persone si riunirono da varie regioni del mondo musulmano per studiare gli hadith con lui; d’altra parte, suo fratello ʿUthmān ibn Abī Bakr iniziò a insegnare gli hadith nella moschea Jāmiʿ al-Manṣūr. Anche davanti a lui si presentò un numero analogo di studenti di hadith.

Vedendo il sincero impegno di al-Mutawakkil per l’insegnamento e la conservazione degli hadith, il cuore dell’intera popolazione musulmana si riempì di ferventi preghiere ad Allah per lui; la gente si prodigò in sue lodi, e tutti continuarono a manifestargli profondo rispetto e onore. Al punto che in quel periodo il seguente detto popolare divenne un’espressione comune:

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I califfi furono soltanto tre: Abū Bakr, per aver represso e ucciso gli apostati; ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz, per aver posto fine all’oppressione e alla tirannia; e al-Mutawakkil, per aver rinnovato gli hadith e la Sunna e represso e distrutto i seguaci delle dottrine false. ********************

D’altra parte, dopo la raccolta, la compilazione e la selezione degli hadith, anche l’elaborazione di opere di alto livello composte esclusivamente da hadith autentici fu portata a compimento in questo secolo con straordinaria importanza, prestigio, ampiezza e profondità. Per quest’opera immensa e ardua apparvero, per grazia di Allah, alcuni uomini dotati del talento e della competenza indispensabili. Essi furono i sei illustri studiosi di hadith, autori delle sei opere di hadith più autentiche:

1. Imam Bukhari, 2. Imam Muslim, 3. Imam Nasa’i, 4. Imam Tirmidhi, 5. Imam Abu Dawud e 6. Imam Ibn Majah. Le raccolte di hadith compilate da ciascuno di loro sono altrettante meraviglie nella storia del sapere e della cultura.

Qui discuteremo dapprima brevemente la biografia di ciascuno degli studiosi di hadith e in seguito presenteremo separatamente una descrizione dettagliata delle raccolte di hadith da loro compilate. Da questa trattazione sarà possibile acquisire una chiara comprensione dell’eccellenza suprema raggiunta dagli hadith in questo secolo.

 

I sei uomini più eminenti nella scienza degli hadith

Imam Bukhari (r)

Il nome completo dell’Imam Bukhari (r) era Abu Abdullah Muhammad ibn Isma’il ibn Ibrahim. Nacque venerdì 13 Shawwal dell’anno 194 dell’Egira, nella città di Bukhara, abitata da musulmani e centro della cultura e della civiltà islamiche. Suo padre morì quando egli era ancora bambino. Fu allevato e cresciuto nel grembo amorevole della madre. Mentre frequentava il maktab per ricevere l’istruzione primaria, nacque in lui un ardente desiderio di apprendere gli hadith. A questo proposito, l’Imam Bukhari (r) stesso disse:

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Mentre ero ancora occupato con gli studi elementari al maktab, ricevetti l’ispirazione della necessità di memorizzare gli hadith.[********************]

Quando gli fu chiesto quanti anni avesse allora, egli disse: «Dieci anni o anche meno.[********************]

All’età di undici anni si manifestò spontaneamente il sorprendente talento dell’Imam Bukhari nella trasmissione degli hadith. Un episodio di quel periodo è degno di nota. In quel tempo (********************) gli hadith venivano divulgati pubblicamente con la catena di trasmissione: Sufyan da Abu al-Zubayr e Abu al-Zubayr da Ibrahim. Non appena ascoltò questa catena dal muhaddith Dakhili, allora in carica, egli esclamò:

Questa catena non è corretta, poiché —********************— Abu al-Zubayr non ha mai trasmesso alcun hadith da Ibrahim.

Il muhaddith Dakhili rimase sbalordito dall’audacia di quel bambino di undici anni. Lo rimproverò. Allora l’Imam Bukhari (r) disse:

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Se possiede il testo originale, lo apra una volta (e verifichi la veridicità delle mie parole)
# La città di Bukhara si trova nella Repubblica dell’Uzbekistan. Attualmente questa città fa parte dell’Impero russo dell’Asia centrale. È considerata una città principale nella regione di Mā warāʾ al-nahr, sulle rive del fiume Jayḥūn. Si trova a 300 chilometri da Samarcanda, in Iran.

L’Imam Bukhari disse: «Qui, in questa catena, si sta dicendo erroneamente “Abu al-Zubayr”; in realtà la catena di trasmissione dovrebbe essere: “Zubayr ibn ʿAdi da Ibrahim”, in questo modo».

In seguito il muhaddith Dakhili aprì il testo originale e constatò che le parole del giovane Abu Abdallah erano corrette: nel testo originale era scritto proprio così.[********************]

Quando l’Imam Bukhari aveva superato i sedici anni, aveva già imparato interamente a memoria le raccolte di hadith compilate da Abdullah ibn Mubarak e dall’Imam Wakīʿ.[********************]

Dopodiché l’Imam al-Bukhari si recò al pellegrinaggio accompagnato da sua madre e da suo fratello. Prima di ciò, aveva completato l’ascolto degli hadith presso tutti i muhaddith residenti a Bukhara. Questo viaggio ebbe luogo nell’anno 210 dell’Egira. Giunto al pellegrinaggio, rimase ininterrottamente nell’Hijaz per sei anni. In quel periodo, da un lato si dedicò ampiamente allo studio degli hadith e, dall’altro, si dedicò con altrettanto impegno alla scrittura. L’Imam al-Bukhari stesso disse a proposito della sua attività di scrittura e della composizione delle opere in quel periodo:

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Quando avevo superato i diciotto anni, redassi un’opera riguardante i giudizi e le decisioni dei Compagni e dei Tabi‘in. In seguito, seduto presso la tomba del Nobile Messaggero a Medina, scrissi l’opera «al-Tarikh al-Kabir». E svolgevo il lavoro di scrittura nelle notti illuminate dalla luna.

Per apprendere e raccogliere gli hadith, l’Imam al-Bukhari viaggiò attraverso numerosi paesi e città. Giunto in ciascuna città, apprendeva tutti gli hadith che gli era possibile conoscere. Dopodiché partiva alla volta di un’altra città. In questo modo, non vi era alcuna città importante del vasto mondo islamico nella quale egli non si fosse recato per raccogliere hadith hadith. A questo proposito, l’‘Allama al-Dhahabi menzionò città come Baghdad, Mecca, Basra, Kufa, Ascalona, Homs e Damasco, e riportò anche i nomi dei muhaddith dai quali l’Imam al-Bukhari aveva appreso e raccolto gli hadith in ciascuna città.

Tuttavia, sembra che questo elenco non sia completo. L’‘Allama al-Khatib al-Baghdadi disse in una sola frase riguardo ai viaggi dell’Imam al-Bukhari in quei paesi:

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Nella ricerca della conoscenza degli hadith, egli si recò presso tutti i muhaddith dell’intera città.

Per offrire un quadro generale dei suoi viaggi, egli stesso disse:

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Sono stato due volte in Siria, in Egitto e in al-Jazira. Sono andato a Basra quattro volte. Ho soggiornato consecutivamente per sei anni nell’Hijaz. Quanto alle volte in cui mi sono recato a Kufa e a Baghdad e ho fatto visita ai muhaddithun, non sono in grado di contarle.

Una volta l’Imam al-Bukhari (r) giunse a Samarcanda. Allora quasi quattrocento muhaddithun si riunirono davanti a lui. Essi avevano già sentito parlare della sua fama per la profonda e vasta conoscenza degli hadith. Per questo desiderarono metterlo alla prova. A tale scopo separarono le frasi principali di alcuni hadith dalle rispettive catene di trasmissione, le unirono alle catene di trasmissione di altri hadith e invertirono e mescolarono le catene. Poi recitarono il tutto davanti all’Imam al-Bukhari (r) e gli chiesero di verificarne l’autenticità e l’esattezza. Per l’Imam al-Bukhari (r), tutti quegli hadith erano limpidi come uno specchio. Pertanto non ebbe la minima difficoltà, né impiegò il minimo tempo, a comprendere dove fossero state alterate le parole fondamentali e le relative catene di trasmissione. Cominciò a leggere gli hadith uno per uno e a indicarne gli errori e i difetti; infine ricompose ciascun hadith nella sua forma originale, con la propria catena di trasmissione, e lo presentò ai muhaddithun riuniti. I muhaddithun non poterono fare a meno di riconoscere come assolutamente vera la risposta dell’Imam al-Bukhari (r). Gli storici hanno scritto che anche a Baghdad furono rivolte domande analoghe all’Imam al-Bukhari e che, dopo aver ascoltato le sue risposte, i muhaddithun furono costretti a riconoscere la sua superiorità.

A proposito della memoria acuta dell’Imam al-Bukhari è stato detto:

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Leggeva un libro una sola volta e, dopo averlo visto una sola volta, lo imparava interamente a memoria.

La vastità, l’ampiezza e la profondità della sua conoscenza degli hadith risultano chiaramente dal riconoscimento schietto dei muhaddithun di tutto il mondo. Qui riportiamo le parole di alcuni di loro:

Ibn Khuzayma disse:

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Sotto il cielo non ho visto nessuno più grande conoscitore e più grande ḥāfiẓ degli hadith del Messaggero di Dio di Muhammad ibn Ismāʿīl al-Bukhārī.

Un giorno l’Imam Muslim si recò dall’Imam al-Bukhārī e gli baciò la fronte. Disse:

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Concedetemi il permesso di baciarvi i piedi, o maestro dei maestri e il più eminente tra gli studiosi degli hadith, o «medico delle malattie degli hadith».

L’Imam al-Bukhārī era una persona estremamente cortese, coraggiosa e di indole pura. Era estremamente vigile e pienamente consapevole della propria dignità. Non si curava minimamente delle corti dei re e dei sovrani; anzi, si adoperava con tutte le sue forze per rimanerne lontano cento yojana.

A quel tempo il governatore di Bukhārā era Khālid ibn Aḥmad al-Dhuhlī. Egli inviò all’Imam al-Bukhārī, tramite un emissario, il seguente ordine:

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«Venga da noi con i libri di hadith e di storia da lei compilati; desidero ascoltarli da lei.»

L’Imam Bukhari (r) rifiutò esplicitamente di obbedire a questo ordine e fece comunicare al messaggero:

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«Comunica al re queste mie parole: non posso umiliare gli hadith né portarli alle corti dei re e dei sovrani. Se ha bisogno di questa cosa, venga da me in moschea oppure a casa mia. E se questa mia proposta non gli piace, che cosa si può fare? Egli è il re…»

Ibn Hajar al-Asqalani disse:

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Questa fu la causa della distanza e dell’inimicizia tra l’Imam Bukhari e il re.

Tuttavia, l’Imam Hakim menzionò un’altra causa di questa inimicizia. Disse:

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Il motivo per cui Abū ʿAbd Allāh lasciò la città di Bukhara fu che il sovrano Khālid ibn Aḥmad gli aveva ordinato di recarsi al palazzo reale per insegnare ai suoi figli i libri di storia e di ḥadīth. Tuttavia, l’Imām al-Bukhārī si rifiutò di obbedire a quest’ordine e fece sapere: «Non è assolutamente ammissibile che io faccia ascoltare questo libro in modo particolare ad alcune persone e non ad altre.»

In seguito, l’Imām al-Bukhārī (ra) si recò nella città di Khartank, situata nei pressi di Samarcanda, e supplicò ardentemente Allah di proteggerlo da questa grave calamità per la religione dell’Islām. In quel periodo, nella supplica che pronunciava durante la notte, dopo la preghiera, diceva:

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«O Allah! Questa vasta terra è diventata angusta per me; portami dunque ora presso di Te.»

L’Imām al-Bukhārī morì nella città di Khartank il 30 di Rajab dell’anno 256 dell’Egira, all’età di 62 anni.

L’Imām al-Bukhārī (ra) ha lasciato questo mondo; tuttavia, per i musulmani di tutto il mondo ha lasciato diverse opere inestimabili e monumentali, fonti fondamentali della conoscenza islamica. Tra le sue preziosissime opere, due sono famose e insuperate: una è il «Ṣaḥīḥ al-Bukhārī», una raccolta di ḥadīth, e l’altra è il «Tārīkh al-Kabīr».

L’Imām Muslim (ra)

Il nome completo dell’Imam Muslim (r) era Abu al-Husayn Muslim ibn al-Hajjaj al-Qushayri al-Nishapuri. Nacque nell’anno 204 dell’Egira a Nishapur, nel Khurasan. Fin dalla sua infanzia si dedicò allo studio degli hadith. Per studiare gli hadith, visitò tutti i principali centri del mondo musulmano. Si recò in Iraq, nell’Hijaz, in Siria, in Egitto e in altre città, dove studiò e raccolse gli hadith dai grandi maestri e dai muhaddith che vi risiedevano.

Quando l’Imam Bukhari (r) giunse a Nishapur, l’Imam Muslim (r) si unì a lui. Anch’egli attinse in larga misura alla sua immensa conoscenza degli hadith. Quando in quella città cominciò una campagna ostile contro l’Imam Bukhari (r), l’Imam Muslim cercò di opporvisi. Un giorno accadde un episodio. Egli si trovava, insieme agli altri studenti, nella cerchia del suo maestro di hadith, Muhammad ibn Yahya al-Dhuhli. Il muhaddith al-Dhuhli annunciò improvvisamente:

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Chiunque condivida l’opinione dell’Imam Bukhari e accetti il suo parere su una particolare questione, si alzi e lasci questa mia cerchia.

Non appena udì ciò, l’Imam Muslim si alzò e, tornato a casa, rimandò a quel maestro tutto il materiale scritto contenente gli hadith che aveva ascoltato e ricevuto da lui. In seguito abbandonò completamente la trasmissione di hadith attraverso la catena di al-Dhuhli.

L’Imam Muslim possedeva una conoscenza enorme e vastissima degli hadith. Che egli fosse un imam degli hadith è un fatto sul quale gli esperti di hadith sono pienamente concordi. I più grandi muhaddith dell’epoca studiarono e ricevettero hadith da lui. Tra questi, sono particolarmente degni di menzione Abu Hatim al-Razi, Musa ibn Harun, Ahmad ibn Salama, Yahya ibn Sa‘id, Muhammad ibn Makhlad e l’Imam al-Tirmidhi. Tutti concordavano sulla grandezza e sull’eccellenza dell’Imam Muslim. Riconoscevano unanimemente il suo elevatissimo rango e la sua posizione nel campo degli hadith. Inoltre, le preziose opere dell’Imam Muslim (r) e la profondità della sua erudizione ne costituiscono una prova inconfutabile. Tra queste, sono particolarmente degne di menzione il suo Sahih Muslim, al-Musnad al-Kabir e al-Jami‘ al-Kabir. L’Imam Muslim morì a Nishapur nell’anno 261 dell’Egira, all’età di 57 anni.

L’Imam al-Nasa’i (r)

Il nome completo dell’Imam al-Nasa’i (r) era Abd al-Rahman Ahmad ibn Shu‘ayb ibn ‘Ali ibn Bahr ibn Mannan ibn Dinar al-Nasa’i. Nacque nell’anno 215 dell’Egira nella città di Nasa, nel Khurasan.

L’Imam al-Nasa’i era un grande hafiz degli hadith. All’età di appena quindici anni si recò all’estero per studiare e raccogliere gli hadith. Dapprima si recò da Qutayba ibn Sa‘id al-Balkhi e vi rimase per un anno e due mesi, studiando e raccogliendo hadith da lui. In seguito si recò in Egitto, dove rimase a lungo. Durante questo periodo completò la composizione di diverse opere. Queste opere ottennero grande fama tra la gente, che proprio allora cominciò ad ascoltare gli hadith da lui.

Lasciato l’Egitto, nell’anno 302 dell’Egira giunse a Damasco. Qui completò la composizione di un’opera elogiativa dell’Imam ‘Ali e della famiglia del Messaggero. Aveva constatato che, sotto l’influenza del governo omayyade, la gente aveva cominciato a nutrire una cattiva opinione dell’Imam ‘Ali e della famiglia del Messaggero. Con l’intento di eliminare questa tendenza o di ridurne la gravità, cominciò a leggere l’opera nella moschea congregazionale di Damasco. Allora un uomo si alzò e gli chiese: «Hai scritto qualcosa in elogio di Mu‘awiya?». L’Imam al-Nasa’i rispose: «Per Mu‘awiya è già abbastanza essere uscito indenne alla pari. Che cosa c’è da lodare in lui?»

Non appena ebbe pronunciato queste parole, si levarono voci da ogni parte: «Quest’uomo è sciita, quest’uomo è sciita». Detto ciò, cominciarono a picchiarlo selvaggiamente. L’Imam al-Nasa’i rimase gravemente ferito e in condizioni estremamente dolorose. Disse: «Portatemi alla Mecca, affinché possa esalare lì il mio ultimo respiro». Quando fu condotto alla Mecca, vi morì nell’anno 303 dell’Egira, all’età di ottantanove anni, e fu sepolto tra Safa e Marwa.

L’Imam al-Nasa’i compose numerose opere preziose sugli hadith e sulle discipline degli hadith. Tra le sue opere più famose figurano il Sunan al-Kubra e il Sunan al-Sughra, chiamato anche al-Mujtaba, oltre ad altre opere.

L’Imam Abu Dawud

Il nome completo dell’Imam Abu Dawud era Sulayman ibn al-Ash‘ath ibn Ishaq al-Asadi al-Sijistani. Nacque nell’anno 202 dell’Egira (819 d.C.) in un luogo chiamato Sistan, nei pressi di Kandahar e Chisht.

Per apprendere gli hadith viaggiò attraverso i più celebri centri degli hadith, tra cui l’Egitto, la Siria, l’Hijaz, l’Iraq e il Khurasan, e ascoltò e raccolse hadith dai più rinomati muhaddith dell’epoca. L’Imam Ahmad ibn Hanbal, ‘Uthman ibn Abu Shayba, Qutayba ibn Sa‘id e altri eminenti muhaddith della loro epoca furono i suoi maestri nelle discipline degli hadith.

Tutti i sapienti della sua epoca proclamarono a gran voce la sua straordinaria conoscenza e profonda competenza negli hadith, lodando la sua acuta memoria. Al tempo stesso, il suo profondo timore reverenziale di Dio e la sua scrupolosa pietà furono unanimemente riconosciuti.

L’Imam al-Hakim disse:

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L’Imam Abu Dawud era il più eminente muhaddith tra gli studiosi degli hadith della sua epoca. La sua superiorità era assoluta e senza rivali. Ascoltò gli hadith in Egitto, nell’Hijaz, a Kufa, a Basra e nel Khurasan.

L’Imam Tirmidhi e l’Imam Nasa’i furono suoi discepoli nello studio degli hadith. È sorprendente che l’Imam Ahmad ibn Hanbal fosse, da un lato, il maestro dell’Imam Abu Dawud, mentre, dall’altro, alcuni maestri dell’Imam Ahmad narrassero hadith dall’Imam Abu Dawud. Anche lo stesso Imam Ahmad ricevette e narrò alcuni hadith dall’Imam Abu Dawud.

Morì nella città di Basra il 16 Shawwal dell’anno 275 dell’Egira.

L’Imam Tirmidhi (ra)

Il nome completo dell’Imam al-Hafiz Abu ‘Isa Muhammad ibn ‘Isa ibn Sawrata ibn Musa ibn Jahkus al-Sulami al-Tirmidhi era questo. Nacque nell’anno 209 dell’Egira nell’antica città chiamata Tirmidhi, situata sulle rive del fiume Jihun. Possedeva una conoscenza sconfinata degli hadith. Gli hadith da lui narrati sono considerati completamente affidabili, attendibili e prove inconfutabili. Ascoltò e ricevette gli hadith dai più importanti studiosi di hadith del suo tempo. Qutayba ibn Sa’id, Ishaq ibn Musa, Mahmud ibn Ghalin, Sa’id ibn Abd al-Rahman, Muhammad ibn Bashshar, Ali ibn Hajar, Ahmad ibn Mani’, Muhammad ibn al-Muthanna, Sufyan ibn Uyayna e Muhammad ibn Isma‘il al-Bukhari, tra gli altri muhaddith, furono maestri dell’Imam Tirmidhi.

L’Imam Bukhari pronunciò molte parole di elogio nei suoi confronti. I muhaddith lo definirono il successore dell’Imam Bukhari. Anche lo stesso Imam Bukhari ricevette e narrò hadith da lui.

L’Imam al-Tirmidhi viaggiò attraverso i celebri centri degli hadith del mondo musulmano, ascoltando e raccogliendo hadith. Per anni si spostò tra Kufa, Basra, Rayy, Khurasan, Iraq e Hijaz per raccogliere hadith.

L’Imam al-Tirmidhi possedeva una memoria straordinaria. Gli bastava ascoltare una volta per riuscire a imparare a memoria un gran numero di hadith. Aveva ascoltato alcuni frammenti di hadith narrati da un muhaddith, ma non lo aveva mai incontrato né aveva potuto ascoltarli direttamente dalla sua bocca. Perciò desiderava ardentemente trovare quel muhaddith. Un giorno lo incontrò lungo la strada ed espresse il desiderio di ascoltare da lui l’hadith completo. In risposta alla sua richiesta, il muhaddith recitò a memoria l’intero hadith mentre si trovava in piedi sulla strada. L’Imam al-Tirmidhi non aveva mai ascoltato prima quegli hadith; tuttavia, dopo averli ascoltati una sola volta, li imparò completamente a memoria e subito li recitò all’insegnante che gli stava davanti. Non commise neppure un errore di parola.

L’Imam al-Tirmidhi compose numerose opere di grande valore. Al-Jamiʿ al-Tirmidhi, Kitab al-Asami, Al-Kuna, Shama’il al-Tirmidhi, Tarikh e Kitab al-Zuhd sono tra le sue opere epocali.

Verso la fine della sua vita, l’Imam al-Tirmidhi perse la vista. Morì nella città di Tirmidh, nell’anno 279 dell’Egira, all’età di settant’anni.

L’Imam Ibn Majah (che Dio abbia misericordia di lui)

Il nome completo dell’Imam Ibn Majah era Abu ʿAbd Allah Muhammad ibn Yazid ibn ʿAbd Allah ibn Majah al-Qazwini. Era un grandissimo sapiente di hadith, tafsir e storia.

Nacque nell’anno 209 dell’Egira (828 d.C.) nella località chiamata Qazwin. Dopo essere stata conquistata durante il periodo del terzo califfo, Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui), questa città fu considerata un centro delle scienze e del sapere islamici. Fin dall’inizio del III secolo dell’Egira, essa raggiunse una particolare eccellenza nello studio degli hadith; perciò Ibn Majah ebbe fin dall’infanzia una straordinaria opportunità di studiare gli hadith. In quel periodo, diversi grandi muhaddith tenevano lezioni di hadith nella città di Qazwin. Tra questi, egli studiò e ricevette hadith da grandi muhaddith come ʿAli ibn Muhammad Abu al-Hasan al-Tanafisi (morto nel 233 dell’Egira), ʿAmr ibn Rafiʿ Abu Hajar al-Bidhli (morto nel 238 dell’Egira), Ismaʿil ibn Tawba Abu Sahl al-Qazwini (morto nel 247 dell’Egira), Harun ibn Musa ibn Hayyan al-Tamimi (morto nel 288 dell’Egira) e Muhammad ibn Abu Khalid Abu Bakr al-Qazwini.

In seguito viaggiò nei centri degli hadith di Medina, Mecca, Kufa, Basra, Baghdad, Wasit, Damasco, Hims, Egitto, Tinnis, Isfahan, Nishapur e in altri luoghi, studiando e raccogliendo hadith. I suoi maestri di hadith furono innumerevoli. A loro volta, un gran numero di studenti di hadith ricevette hadith da lui.

Egli compose numerose opere. Scrisse anche una vasta opera di tafsir del Nobile Corano basata sugli hadith. Il «Tarikh-e Malih» è un’altra sua opera degna di nota. In essa viene trattata dettagliatamente la storia dall’epoca dei Compagni fino al tempo dell’autore. La sua opera sugli hadith, «As-Sunan», è celeberrima ed è un’imponente opera inclusa nei Sei Libri canonici. Morì nel 273 dell’Egira (886 d.C.), di lunedì, all’età di 64 anni.

 

I sei celebri libri di hadith

Quando, nella prima metà del III secolo dell’Egira, gli hadith dispersi in ogni parte del mondo musulmano e conservati in luoghi diversi furono raccolti e messi per iscritto in forma di «Musnad», i muhaddith delle generazioni successive intrapresero l’opera di verifica, selezione e compilazione, in forma concisa, di raccolte contenenti esclusivamente hadith autentici. Fu proprio il risultato di questa iniziativa a portare alla presentazione al pubblico, verso la metà e nella seconda metà di quel secolo, di sei celebri raccolte autentiche di hadith. Qui desideriamo trattare la storia della compilazione di queste sei raccolte di hadith, nonché la presentazione e le caratteristiche di ciascuna di esse.

Sahih al-Bukhari

Tra queste sei raccolte di hadith tra le più autentiche, la prima per importanza, la più celebre e quella contenente il maggior numero di hadith autentici è il «Sahih al-Bukhari», compilato dall’Imam Bukhari. L’Imam Bukhari ricevette l’ispirazione per comporre quest’opera nella cerchia del suo illustre maestro, Ishaq ibn Rahwayh. Egli stesso disse:

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Ero presente presso Ishaq ibn Rahwayh. Uno dei presenti nella sua cerchia disse: «Sarebbe davvero eccellente se qualcuno compilasse un’opera che riunisse gli hadith autentici e le sunnah trasmessi dal Messaggero, un’opera concisa e portata al massimo grado di autenticità; ciò renderebbe più facile anche per coloro che agiscono mettere in pratica la Sharia. In tal modo non avrebbero bisogno di dipendere dai mujtahid.»

Non appena udì queste parole, nel cuore dell’Imam Bukhari nacque il desiderio di compilare una raccolta di hadith di quel genere. Sebbene le parole sopra citate fossero di carattere generale e fossero rivolte indistintamente a tutti i presenti nella cerchia, il desiderio di realizzarle si risvegliò nel cuore dell’uomo al quale Allah l’Altissimo aveva destinato l’onore di compilare una raccolta di hadith incomparabile come il Sahih al-Bukhari.

L’Imam al-Bukhari (r) disse:

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Queste parole si impressero nel mio cuore e, senza alcun indugio, cominciai a comporre questo libro.

È stata menzionata, da parte dell’Imam al-Bukhari, anche un’altra ragione per cui egli si dedicò alla composizione dell’opera di al-Bukhari. Egli disse:

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Vidi in sogno il Rasul al-Karim (s). Vidi che mi trovavo in piedi davanti a lui e tenevo in mano un ventaglio con il quale gli facevo aria e respingevo l’attacco delle mosche. In seguito desiderai conoscere l’interpretazione di ciò da qualcuno esperto nell’interpretazione dei sogni. L’interprete mi disse: «Tu respingerai tutte le menzogne attribuite al Rasul». In verità, furono proprio questo sogno e la sua interpretazione a spronarmi a comporre questa vasta opera contenente hadith autentici.

Sebbene in due narrazioni diverse siano state indicate in due modi differenti le ragioni alla base dell’ispirazione a comporre l’opera, tra queste due ragioni non vi è alcuna contraddizione sostanziale. È del tutto possibile che, dopo essere tornato dalla seduta di Ishaq ibn Rahwayh, portando con sé l’ispirazione e il desiderio di comporre un’opera di hadith, l’Imam al-Bukhari abbia avuto questo buon sogno proprio in accordo con tale proposito e a suo sostegno. Anche questo sogno gli fece sapere che il proposito da lui concepito di comporre un’opera comprendente hadith autentici era stato approvato anche alla corte del Rasul e che la sua opera sarebbe stata, in realtà, una difesa del Rasul al-Karim (s) dai suoi violenti attacchi.

L’Imam al-Bukhari trasse ampio beneficio dalle grandi opere di hadith composte in precedenza nei vari capitoli e nelle diverse fasi; quindi, valutando secondo i rigorosi criteri da lui stabiliti gli hadith da lui stesso raccolti, compose una vasta e inestimabile opera di hadith.

Nelle precedenti raccolte di hadith erano stati inseriti hadith di diverso grado, come sahih, hasan e da‘if. Per un lettore comune era assai difficile selezionare da esse soltanto gli hadith sahih; ciò era possibile soltanto a persone particolarmente esperte e profondamente versate nella scienza degli hadith. Analogamente, riunire tutti gli hadith riguardanti le specifiche prescrizioni della Shariah su una determinata questione era estremamente arduo. Infatti, lo scopo delle opere precedenti era soltanto raccogliere gli hadith del Nobile Messaggero e preservarli dalla devastante distruzione. Pertanto, in esse non si era fatto molto per disporre in un unico luogo gli hadith relativi allo stesso argomento. Di conseguenza, leggendole non vi era modo di conoscere in dettaglio gli insegnamenti del Messaggero riguardo alla Shariah. Tutte queste ragioni, unite insieme, indussero l’Imam al-Bukhari, alla luce delle nuove necessità, a compilare una nuova raccolta di hadith.

L’Imam al-Bukhari iniziò a compilare questa raccolta di hadith seduto all’interno della Bayt al-Haram, la Casa di Allah. In seguito completò l’aggiunta dei vari capitoli e delle «tarjamat al-bab» seduto a Medina, all’interno della Moschea del Profeta, nel luogo situato tra il minbar e la nobile tomba del Messaggero.

Nel trascrivere gli hadith, l’Imam al-Bukhari adottò un metodo unico e straordinario. Egli stesso disse:

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Prima di scrivere ciascun hadith in questa raccolta sahih, facevo il bagno rituale e pregavo due rak‘at di preghiera nafl; al di fuori di ciò, non vi ho scritto nemmeno un hadith.

Egli osservò sia alla Mecca sia a Medina la pratica di fare il bagno rituale e pregare due rak‘at di preghiera nafl prima di scrivere ciascun hadith. Prima di scrivere ogni hadith, adottava ogni possibile cautela al riguardo. Non citò in questa raccolta nemmeno un hadith senza essere fermamente certo che fosse realmente un hadith del Messaggero. Egli stesso disse a questo proposito:

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Non aggiunsi in essa nemmeno un hadith senza averne ricercato la conoscenza presso Allah mediante l’istikhara, senza aver pregato una preghiera nafl e senza essere fermamente e incontestabilmente convinto della sua autenticità.

In effetti, quanto fu arduo e rigoroso il percorso di compilazione dell’opera di hadith dell’Imam al-Bukhari risulta chiaramente da tutto quanto esposto sopra. Basta riflettere un momento per cogliere la grande verità che vi è insita. Un lavoro e una dedizione così straordinari e instancabili proseguirono ininterrottamente per ben sedici anni. A questo proposito, l’Imam al-Bukhari stesso disse:

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Ho completato la compilazione di quest’opera nell’arco di sedici anni interi.

L’Imam al-Bukhari (r.) iniziò a compilare il Sahih al-Bukhari avendo davanti a sé complessivamente seicentomila hadith. Egli disse:

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Ho completato la compilazione di quest’opera di al-Bukhari a partire da quasi seicentomila hadith.

Di questi seicentomila hadith, l’Imam al-Bukhari aveva interamente memorizzato centomila hadith autentici. L’Imam al-Bukhari (r.) disse:

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Sapevo recitare a memoria centomila hadith.

È superfluo dire che questo non è il numero complessivo di tutti gli hadith sahih; inoltre l’Imam al-Bukhari non conosceva a memoria soltanto questi centomila hadith, ma ne conosceva a memoria molti altri. Tuttavia, tra gli hadith che conosceva a memoria, il numero dei soli hadith sahih ammontava a centomila. Conosceva inoltre a memoria quasi duecentomila hadith non autentici.

Dalle parole seguenti dell’Imam al-Bukhari si può comprendere chiaramente se, al momento della compilazione di questa raccolta di hadith, egli disponesse di alcuni hadith già raccolti e se avesse inserito nella sua opera al-Bukhari tutti gli hadith sahih. Egli disse:

******************************************************

In questa mia raccolta di hadith ho inserito soltanto hadith sahih e autentici. Oltre a questi, ho tralasciato molti altri hadith sahih. Per timore che l’opera diventasse troppo lunga e voluminosa, non li ho inclusi in questa raccolta.

A questo proposito è degna di nota un’altra dichiarazione dell’Imam al-Bukhari. Egli disse:

******************************************************

In questa opera ho inserito soltanto hadith sahih. Gli hadith che ho tralasciato sono molto più numerosi di quelli che ho inserito. Ho agito così soltanto per timore che l’opera diventasse eccessivamente voluminosa.

Così, il libro che l’Imam Bukhari organizzò sistematicamente e presentò al mondo fu intitolato:

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Una raccolta concisa e completa degli hadith dotati di catene di trasmissione autentiche riguardanti ogni aspetto e attività del Nobile Messaggero (s), la Sunnah e le circostanze della sua epoca.[********************]

L’Imam ha reso questo libro una prova inconfutabile nella questione tra me e Allah.[********************]

Quanto sia vera questa affermazione dell’Imam Bukhari (r) e quanto questo libro di hadith sia un pilastro imperituro della religione dell’Islam, può comprenderlo chiunque abbia letto il Bukhari Sharif.

Gli hadith citati più di una volta nel Bukhari Sharif sono complessivamente novemilaottantadue (9082). Escludendo i suoi muʿallaqāt e mutābiʿāt, il numero degli hadith ammonta a settemilatrecentonovantasette (7397). Se invece si escludono dal calcolo gli hadith menzionati più di una volta, il totale è di duemilaseicentodue (2602). Secondo un altro calcolo, a questo livello il numero degli hadith è di duemilasettecentosessantuno (2761).[********************]

Tuttavia, l’Allamah Badr al-Din al-Ayni (r), scrivendo sul numero degli hadith del Bukhari Sharif, ha detto:

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Il numero totale degli ḥadīth corredati da isnād inseriti nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī è di settemiladuecentosettantacinque (7275). In questa cifra sono inclusi gli ḥadīth ripetuti. Se si escludono questi ultimi, il conto ammonta a circa quattromila ḥadīth.

Alla base di questa differenza nel calcolo del numero vi è una ragione principale: sebbene la compilazione di questa preziosissima opera dell’Imam al-Bukhārī fosse stata completata nell’arco di sedici anni, il lavoro di modifica, ampliamento, aggiunta e soppressione proseguì ancora per lungo tempo. Per questa ragione, poiché diversi studenti ascoltarono l’opera dall’Imam al-Bukhārī in periodi differenti, si manifestarono differenze nel numero degli ḥadīth contenuti nelle copie da loro conservate. Gli studenti della prima fase trascrissero soltanto gli ḥadīth che erano stati inseriti nell’opera fino a quel momento. In seguito furono apportate modifiche: dalla compilazione iniziale dell’autore furono eliminati alcuni ḥadīth e ne furono aggiunti molti di nuovi. Di conseguenza, coloro che l’ascoltarono in questa fase ricevettero, rispetto ai precedenti, un numero maggiore di ḥadīth, compresi quelli aggiunti successivamente.

La questione risulterà ancora più chiara nella discussione che segue. Centinaia di migliaia di persone ascoltarono questa raccolta di ḥadīth dall’Imam al-Bukhārī. Tuttavia, gli studenti dell’Imam al-Bukhārī attraverso i quali si è trasmessa principalmente la linea originaria della sua trasmissione sono soprattutto quattro.

1. Ibrāhīm ibn Maʿqil ibn al-Ḥajjāj al-Nasafī (m. 294 dell’Egira)

2. Ḥammād ibn Shākir al-Nasafī (m. 311 dell’Egira)

3. Muḥammad ibn Yūsuf al-Farabri (m. 320)

4. Abū Ṭalḥa Manṣūr ibn Muḥammad ibn ʿAlī ibn Karīma al-Bajdūwī (m. 329 dell’Egira)

Al-Farabri ascoltò il Ṣaḥīḥ al-Bukhārī dall’Imam al-Bukhārī in due occasioni. La prima volta fu nel luogo chiamato Farabr, nell’anno 248 dell’Egira, quando l’Imam al-Bukhārī vi era giunto; la seconda volta, nell’anno 252 dell’Egira, recandosi egli stesso a Bukhara.

La versione del Bukhari Sharif trasmessa da Hammad ibn Shakir contiene duecento hadith in più rispetto a quella trasmessa da al-Farbarī. E contiene trecento hadith in più rispetto alla versione trasmessa da Ibrahim ibn Ma‘qal. Da ciò risulta chiaramente dimostrato che l’Imam al-Bukhari aumentò gradualmente il numero degli hadith nella sua opera e che le versioni trasmesse dai suoi primi studenti contenevano meno hadith rispetto a quelle trasmesse dagli studenti delle generazioni successive.

Dopo aver completato la composizione della sua opera, l’Imam al-Bukhari la sottopose ai più eminenti muhaddith dell’epoca. Tra questi, i principali erano Ali ibn al-Madini, Ahmad ibn Hanbal e Yahya ibn Ma‘in (r.). Ognuno di loro, dopo aver esaminato l’opera,

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la apprezzò vivamente, la proclamò un’opera eccellente e attestò con parole esplicite che si trattava di un’opera autentica.

Gli alim e i muhaddith di ogni epoca hanno pronunciato numerose parole per dichiarare l’eccellenza e le peculiarità del Bukhari Sharif. Maulana Ahmad Ali ha riportato:

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Tutti gli studiosi degli hadith sono pienamente concordi sul fatto che, tra i libri di hadith compilati, le opere più autentiche siano quelle di Bukhari e Muslim. Secondo la maggioranza, tra queste due, il Bukhari Sharif è più autentico e reca maggior beneficio alla gente.

A questo proposito, è altresì molto noto e sulla bocca di tutti il seguente detto:

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Dopo il Libro di Allah, il libro più autentico sotto il cielo è il Sahih al-Bukhari.[********************]

L’Imam al-Nasa’i disse:

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Tra tutti questi libri di hadith, non vi è alcun libro migliore del Sahih al-Bukhari.[********************]

La comunità musulmana ha attribuito a quest’opera un’importanza straordinaria e incomparabile. Gli eruditi musulmani hanno composto innumerevoli e monumentali commentari su di essa. L’autore del Kashf al-Zunun ha detto che i suoi commentari sono ottantadue. Tra questi, i migliori sono il Fath al-Bari, il commentario di al-Qastallani e l’Umdat al-Qari.[********************]

Sahih Muslim Sharif

La raccolta di hadith autentici dell’Imam Muslim è il «Sahih Muslim». L’Imam Muslim compose quest’opera selezionando e vagliando trecentomila hadith ascoltati direttamente dai suoi maestri.[********************]

Dopo aver completato la compilazione dell’opera di hadith, egli la presentò al celebre hafiz di hadith dell’epoca, l’imam Abū Zurʿa. L’imam Muslim stesso disse:

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Ho sottoposto questo libro all’imam Abū Zurʿa al-Rāzī. Ho abbandonato ogni hadith nel cui isnad egli indicò un difetto (espungendolo dal libro); invece, ho inserito in quest’opera ogni hadith riguardo al quale espresse il parere che fosse sahih e privo di qualsiasi difetto.

Da ciò risulta che l’imam Muslim non incluse alcun hadith nella sua opera ritenendolo sahih basandosi soltanto sulla propria conoscenza e sul proprio giudizio; al contrario, chiese anche il parere di altri muhaddith contemporanei riguardo all’autenticità di ciascun hadith, e mise per iscritto in questa sua preziosa opera esclusivamente quelli la cui autenticità i muhaddith contemporanei avevano riconosciuto all’unanimità. A questo proposito, la sua stessa dichiarazione sarà la testimonianza più autorevole. Egli disse:

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Non ho incluso nel libro soltanto gli hadith che ritenevo sahih; al contrario, in quest’opera ho inserito esclusivamente gli hadith sulla cui autenticità i muhaddith sono concordi.

In questo modo, dopo quindici lunghi anni di incessante impegno, ricerca, verifica e selezione, fu realizzata una raccolta sistematica degli hadith sahih.

In quest’opera sono stati inseriti complessivamente dodicimila hadith. Sono compresi anche gli hadith citati più di una volta. Se si escludono questi ultimi, il totale degli hadith ammonta a circa quattromila.

Riguardo all’autenticità degli hadith inseriti in questo libro di hadith, l’Imam Muslim (r) stesso affermò:

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Anche se i muhaddith continuassero a scrivere hadith per duecento anni, dovrebbero comunque fare affidamento su questo autentico libro dotato di questa catena di trasmissione.

Questa affermazione dell’Imam Muslim non è falsa; si è rivelata una verità concreta agli occhi dei muhaddith delle generazioni successive. Sono ormai trascorsi più di millecento anni, ma non è stato possibile compilare alcun libro di pari livello del Sahih Muslim, né di rango superiore. Ancora oggi la sua bellezza e autenticità, rimaste intatte, continuano a donare all’umanità intera la luce di una conoscenza pura e limpida. Il hafiz Muslim ibn Qurtubi scrisse riguardo al Sahih Muslim Sharif:

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Nell’Islam nessuno ha potuto compilare un altro libro del genere.

Non solo questo: secondo alcuni dei più eminenti muhaddith delle epoche successive, il Muslim Sharif è più autentico e superiore rispetto al Bukhari Sharif.

Qadi Iyad era un grande muhaddith. Egli disse che alcuni dei suoi maestri di hadith—uno dei quali era un muhaddith di grandissima levatura—davano la preferenza al Muslim Sharif rispetto al Bukhari.

Hafiz Ibn Mandah disse:

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Ho sentito Abu Ali al-Nishapuri — del quale non ho mai visto un altro حافظ degli hadith a lui pari — dire: «Sotto il cielo non ho mai visto un libro più autentico del libro degli hadith dell’imam Muslim.»

Da questa citazione risulta anche che questa era l’opinione di Hafiz Ibn Mandah. Quanto al genere di muhaddith che fosse Abu Ali, se ne ricava una chiara idea dalla presentazione fattane da al-Hakim al-Nishapuri, autore dell’opera al-Mustadrak. Presentando Abu Ali, egli disse:

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Nella memorizzazione dei libri degli hadith, nella scrupolosa competenza riguardo al loro contenuto, nell’esame degli hadith e nella compilazione dei libri degli hadith, egli era unico e incontestato nella sua epoca.

Molti studenti ascoltarono da lui questa raccolta di hadith compilata dall’imam Muslim e la trasmisero attraverso la sua autorità. Tuttavia, colui attraverso il quale la catena di trasmissione di questa raccolta è proseguita ovunque — e, in particolare, a questo scopo, fino all’epoca recente — è il celebre muhaddith, lo shaykh Abu Ishaq Ibrahim ibn Muhammad ibn Sufyan al-Nishapuri. Morì nell’anno 308 dell’Egira.

A questo proposito, l’imam al-Nawawi ha scritto:

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La trasmissione di quest’opera da parte dell’Imam Muslim attraverso una catena di trasmissione ininterrotta dipende, a tale scopo e in epoca recente, esclusivamente dalla narrazione di Abū Isḥāq Ibrāhīm ibn Muḥammad ibn Sufyān. Questo Ibrāhīm ibn Sufyān aveva instaurato un rapporto speciale con l’Imam Muslim. Rimaneva sempre in sua compagnia e studiava gli ḥadīth presso di lui.

Un altro discepolo dell’Imam Muslim fu Abū Muḥammad Aḥmad ibn ʿAlī Qalānisī. Anche attraverso la sua catena è stato trasmesso il Ṣaḥīḥ Muslim; tuttavia, questa catena di trasmissione non era completa e non poté protrarsi a lungo.

Sunan al-Nasāʾī

L’Imam Nasāʾī compose dapprima un’opera di ḥadīth intitolata «al-Sunan al-Kubrā». In essa furono inclusi ḥadīth sia autentici sia privi di difetti. In seguito ne preparò una versione abbreviata, chiamata «al-Sunan al-Ṣughrā». Essa è nota anche con il nome di «al-Mujtabā», cioè «la selezionata».

In quest’ultima raccolta l’Imam Nasāʾī seguì i metodi di composizione delle opere dell’Imam al-Bukhārī e dell’Imam Muslim. In quest’opera dell’Imam Nasāʾī si è realizzata una sintesi dei metodi introdotti da entrambi. Il ḥāfiẓ Abū ʿAbd Allāh Ibn Rushayd (m. 721 dell’Egira) disse:

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Tra tutte le opere di ḥadīth composte secondo il genere dei Sunan, questa è stata compilata secondo un metodo del tutto originale. Anche per quanto riguarda l’aggiunta e l’ordinamento, è un’opera eccellente. In essa sono stati armonizzati i metodi di composizione di al-Bukhārī e Muslim. Anche le «ʿilal» degli ḥadīth vi sono state citate in una sezione apposita.

Riguardo all’autenticità di quest’opera, l’Imam al-Nasa’i stesso disse:

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«Tutti gli hadith riportati nell’opera intitolata al-Mujtaba, ossia “la raccolta degli hadith”, sono autentici.»

In effetti, riguardo agli hadith trasmessi dall’Imam al-Nasa’i, quasi tutti i maggiori muhaddith ritengono che, sotto il profilo dell’autenticità, essi siano più affidabili di quelli trasmessi da altri.

L’hafiz Imam Abu al-Hasan al-Muzaffari (m. 403 dell’Egira) disse:

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Ogni volta che esaminerai gli hadith trasmessi dai muhaddith, comprenderai che gli hadith trasmessi dall’Imam al-Nasa’i sono più vicini all’autenticità rispetto a quelli trasmessi da altri.

Sebbene molti discepoli abbiano ascoltato quest’opera direttamente dall’Imam al-Nasa’i, dieci grandi muhaddith ne hanno trasmesso la catena ininterrotta di trasmissione.

Sebbene molti studenti abbiano ascoltato quest’opera direttamente dall’Imam al-Nasāʾī, dieci grandi muḥaddith ne hanno trasmesso la catena di trasmissione.

Hanno scritto commenti a quest’opera dell’Imam al-Nasāʾī Jalāl al-Dīn al-Suyūṭī (m. 911 H.) e Muḥammad ibn ʿAbd al-Hādī al-Samadī (m. 1138 H.). Il titolo del commentario scritto da al-Suyūṭī è—

Sunan Abū Dāwūd

L’Imam Abū Dāwūd compilò quest’opera dopo aver selezionato e scelto tra cinquecentomila hadith. In essa sono presenti complessivamente quattromilaottocento hadith. Tutti questi hadith riguardano gli aḥkām, e la maggior parte di essi appartiene al livello dei hadith mashhūr. A questo proposito, egli stesso disse:

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Avevo trascritto cinquecentomila hadith del Nobile Messaggero (s). Da questi ho selezionato e scelto gli hadith che ho inserito in quest’opera.

È necessario ricordare che l’Imam Abū Dāwūd selezionò gli hadith secondo una prospettiva di fiqh. Dopo l’Imam al-Bukhārī, rispetto agli altri compilatori dei Ṣiḥāḥ Sitta, egli possedeva una visione del fiqh più ampia e più acuta. Per questo motivo, sebbene quest’opera sia essenzialmente una raccolta di hadith, in pratica è stata organizzata secondo il metodo della scienza del fiqh; in essa sono trattati tutti gli argomenti del fiqh, e i giuristi di ogni epoca, contemporanea e successiva, hanno ricavato argomenti e prove dagli hadith da lui raccolti. Per questa ragione i giuristi ritengono:

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Per un mujtahid, dopo il Libro di Allah, il Nobile Corano, questo libro, il Sunan di Abu Dawud, è sufficiente per ricavare le questioni di fiqh.

Egli ne stabilì i capitoli dal punto di vista del fiqh e vi menzionò questioni dimostrate dagli hadith citati sotto di essi, e sulle quali qualche faqih aveva adottato una simile opinione. Per questo, quest’opera riuscì a ottenere grande popolarità e fama presso gli studiosi del fiqh.

Proprio tenendo presente questa caratteristica, l’imam e hafiz Abu Ja’far ibn al-Zubayr al-Gharnati (m. 708 dell’Egira), parlando dei Sihah Sittah, disse riguardo al Sunan di Abu Dawud:

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Grazie alla raccolta complessiva e incondizionata degli hadith riguardanti il fiqh, nessun’altra opera dei Sihah Sittah possiede la particolarità che contraddistingue il Sunan di Abu Dawud.

Riguardo all’importanza pratica e al valore del Sunan di Abu Dawud, anche l’imam al-Ghazali dichiarò esplicitamente: «Tra i libri di hadith, quest’unica opera è sufficiente per un mujtahid».

Il muhaddith Zakariya al-Saji disse:

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Il fondamento dell’Islam è il Libro di Allah, mentre il codice normativo dell’Islam è il Sunan di Abū Dāwūd.

L’Imam Abū Dāwūd aveva portato a termine, in giovane età, il lavoro di compilazione di quest’opera. La grande competenza che egli aveva allora acquisito nella scienza degli hadith si può comprendere chiaramente dalla seguente dichiarazione di Ibrāhīm al-Ḥarbī. Egli disse:

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Quando l’Imam Abū Dāwūd compilò quest’opera, gli hadith furono resi per lui docili e facili, proprio come il ferro fu reso docile e facile per il profeta Dāwūd.

Dopo aver completato la compilazione dell’opera, la presentò al suo maestro di hadith, l’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal. L’Imam Aḥmad la apprezzò moltissimo e la elogiò definendola un’eccellente opera di hadith.

In seguito essa fu presentata al pubblico. Allah l’Altissimo le concesse una popolarità così grande e un prestigio presso la gente tali che nessun’altra opera tra le Ṣiḥāḥ Sitta riuscì a ottenere. Alludendo a ciò, il discepolo dell’Imam Abū Dāwūd, il ḥāfiẓ Muḥammad ibn Makhlās al-Duʿārī (m. 331 dell’Egira), disse:

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Quando l’Imam Abū Dāwūd ebbe completato la redazione del suo Sunan e lo ebbe letto e fatto ascoltare alla gente, esso divenne immediatamente, agli occhi dei muḥaddith, un libro sacro da seguire, proprio come il Nobile Corano.

Riguardo agli hadith inseriti in questo libro, l’Imam Abu Dawud stesso dichiarò:

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Non ho citato in esso alcun hadith unanimemente rifiutato dalla gente.

Questo suo libro è stato trasmesso dall’Imam Abu Dawud, attraverso una catena ininterrotta di trasmissione, da circa nove o dieci grandi muhaddith.

Nel 275 dell’Egira, l’Imam Abu Dawud fece scrivere per l’ultima volta questo libro dai suoi studenti e, nello stesso anno, venerdì 16 Shawwal, partì verso la dimora eterna.

Jamiʿ al-Tirmidhi

La raccolta di hadith dell’Imam Tirmidhi è nota con il nome di «Jamiʿ al-Tirmidhi». È anche chiamata «Sunan

». Tuttavia, la maggior parte degli studiosi di hadith ha adottato il primo nome.

L’Imam al-Tirmidhi compose la sua opera secondo il metodo di compilazione seguito dall’Imam Abu Dawud e dall’Imam al-Bukhari. Anzitutto, vi furono redatti capitoli sul modello della giurisprudenza islamica. In essi inserì gli hadith relativi alle necessità pratiche. Tuttavia, non riempì l’intera opera soltanto di hadith concernenti le necessità pratiche; vi aggiunse anche, come nel Sahih al-Bukhari, hadith appartenenti ad altri capitoli. Di conseguenza, l’opera divenne una straordinaria sintesi e un’opera di ampio respiro. Per questo, il nome Jami‘ al-Tirmidhi è pienamente appropriato. In essa sono stati disposti con cura gli hadith necessari riguardanti vari argomenti. Per questo motivo, il hafiz Abu Ja‘far ibn al-Zubayr (m. 708 egira), parlando dei Sihah al-Sitta, disse:

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L’Imam al-Tirmidhi è insuperabile per la caratteristica acquisita componendo la sua opera mediante la raccolta di hadith riguardanti vari argomenti.

Dopo aver completato la compilazione di questa sua opera, l’Imam al-Tirmidhi la sottopose agli studiosi degli hadith del mondo musulmano di allora affinché la verificassero. A questo proposito, egli stesso disse:

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Dopo aver completato la compilazione di quest’opera di hadith corredati dalla catena dei trasmettitori, la sottoposi agli studiosi degli hadith dell’Hijaz. Dopo averla esaminata, essi la apprezzarono molto ed espressero la loro soddisfazione. In seguito, la sottoposi agli studiosi degli hadith del Khurasan. Anch’essi la apprezzarono moltissimo ed espressero la loro soddisfazione.

L’Imam al-Tirmidhi avanzò personalmente un’affermazione molto importante riguardo a questa sua opera. Disse:

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Nella casa di colui presso cui si troverà questo libro, si potrà ritenere che vi si trovi il venerabile Profeta stesso (s) e che parli personalmente.

In verità, questo è il corretto rango dei libri di hadith, in particolare di quelli contenenti hadith autentici; e ciò non vale soltanto per il Tirmidhi Sharif, ma è applicabile ed è una verità indiscutibile riguardo a tutti i libri di hadith autentici.

Il Tirmidhi Sharif è un libro di hadith piacevole da leggere e facile da comprendere per i lettori comuni. Lo Shaykh al-Islam, al-Hafiz Imam Abu Isma’il Abdullah al-Ansari (morto nel 481 dell’Egira), parlando del Tirmidhi Sharif, disse:

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A mio parere, il Tirmidhi Sharif è più utile del Bukhari e del Muslim. Infatti, Bukhari e Muslim sono libri di hadith dai quali, salvo gli ulema particolarmente esperti, nessun altro è in grado di trarre beneficio. Invece, chiunque può trarre beneficio dal libro dell’Imam Abu Isa al-Tirmidhi.

Sebbene siano state numerose le persone che hanno ascoltato questo libro direttamente dall’Imam al-Tirmidhi, la sua catena di trasmissione si è mantenuta ininterrotta e continua attraverso complessivamente sei grandi muhaddith.

In precedenza è stata presentata una discussione dettagliata sui cinque principali libri di hadith. I grandi studiosi esperti di hadith di tutto il mondo hanno proclamato apertamente e a gran voce l’eccellenza e la peculiarità di questi cinque libri di hadith, senza che in merito emergesse alcun dissenso. L’al-Hafiz Abu Tahir al-Salafi (morto nel 576 dell’Egira) disse:

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Tutti gli studiosi esperti di hadith dell’Oriente e dell’Occidente sono pienamente concordi sull’autenticità di questi cinque libri.[********************]

Qual è il sesto libro?

Tuttavia, tra i muhaddithin è sorta una divergenza riguardo a quale libro debba occupare il sesto posto dopo questi cinque libri.[********************] I muhaddithin delle prime generazioni e molti studiosi di hadith delle generazioni successive hanno considerato esclusivamente i cinque libri sopra menzionati come le principali raccolte di hadith. Ma alcuni muhaddithin delle generazioni successive (muta’akhkhirun) hanno espresso un’opinione contraria. Esiste inoltre una notevole divergenza riguardo al sesto libro tra questi sei. Secondo alcuni, il sesto libro dei Sihah Sitta è Sahih Ibn Majah, mentre secondo altri è il Muwatta dell’Imam Malik. Tuttavia, agli occhi degli studiosi di hadith di questa corrente, Ibn Majah è molto superiore al Muwatta e più adatto all’uso della gente comune. Perciò è proprio esso il sesto libro dei Sihah Sitta. Hafiz Abu’l-Fadl ibn Tahir al-Maqdisi (m. 507 dell’Egira) fu il primo a dichiarare Ibn Majah il sesto libro dei Sihah Sitta.[********************] In seguito, anche Hafiz Abd al-Ghani al-Maqdisi accettò questa opinione.[********************] Il muhaddith Abu’l-Hasan al-Sindi ha scritto:

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La maggior parte dei muhaddithin delle generazioni successive ritiene che sia proprio Sahih Ibn Majah il sesto libro dei Sihah Sitta.[********************]

Alcuni muhaddithin considerano Sunan al-Darimi una raccolta di hadith più eccellente e priva di difetti rispetto a Sunan Ibn Majah. Essi ne hanno proposto il nome come sesto libro dei Sihah Sitta. Ma nessuna di queste opinioni è accettabile. Sotto ogni aspetto, Sunan Ibn Majah è superiore al Muwatta e a Sunan al-Darimi. Pertanto, come sesto libro, è Sunan Ibn Majah quello che merita di essere menzionato. Lo storico Ibn Khallikan (m. 681 dell’Egira), discutendo di Ibn Majah, ha scritto:

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La sua raccolta di hadith è una delle sei raccolte dei Sihah Sitta.[********************]

Sunan Ibn Majah

Il Sunan Ibn Majah è un’opera di particolare valore nel campo degli hadith. Quando l’Imam Ibn Majah ebbe terminato la sua compilazione e la presentò al suo maestro, l’Imam Abu Zur’a, questi, dopo averla esaminata, disse:

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Ritengo che, se quest’opera giungerà nelle mani della gente, tutti o la maggior parte dei libri di hadith compilati fino ai nostri giorni diverranno superflui.

In effetti, la profezia dell’Imam Abu Zur’a si è dimostrata compiuta e veritiera. Quest’opera occupa una posizione eminente tra tutti i libri delle Sihah Sitta sotto due aspetti. Primo, per la sua composizione, organizzazione, disposizione e bellezza. In essa gli hadith sono ordinati secondo un metodo particolare e per capitoli, senza alcuna ripetizione. Una tale bellezza non si trova in nessun altro libro. Per quanto riguarda la popolarità, essa ha messo in ombra quasi tutti i libri di hadith precedenti. Il muhaddith Shah Abd al-Aziz Dehlavi (r) elogiò grandemente l’opera Ibn Majah. Egli disse:

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In verità, la bellezza della disposizione, l’assenza di ripetizioni, la menzione degli hadith uno dopo l’altro e, inoltre, la concisione e altre peculiarità che si trovano in quest’opera sono rare in qualsiasi altro libro.

Hafiz Ibn Kathir scrisse quanto segue riguardo all’opera compilata da Ibn Majah:

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È un’opera estremamente benefica; i suoi capitoli sono stati ordinati in modo molto elegante e solido dal punto di vista del fiqh.

Il hafiz Ibn Hajar al-ʿAsqalani ha detto:

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L’opera Sunan dell’Imam Ibn Majah è eccellente e contiene una raccolta molto ampia di hadith.

La seconda caratteristica di quest’opera è che vi sono riportati hadith che non compaiono in nessun’altra opera dei Sihah Sitta. Per questo motivo, il suo valore pratico è molto maggiore rispetto a quello delle altre opere. L’Allamah Abu al-Hasan al-Sanadi ha detto:

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L’autore di quest’opera ha seguito in essa il metodo di Hazrat Muʿadh ibn Jabal. In numerosi capitoli ha citato hadith che non si trovano negli altri cinque celebri libri autentici.

«Seguire il metodo di Hazrat Muʿadh» significa che Hazrat Muʿadh (ra) narrava spesso hadith che gli altri Compagni non avevano udito. L’Imam Ibn Majah ha narrato autonomamente nel suo libro molti hadith di questo genere, a differenza degli altri libri. Allama Abu al-Hasan al-Sindi dice: – ******************** «Hazrat Muʿadh faceva ciò allo scopo di recare maggior beneficio alla gente». [********************]

La dichiarazione dell’Imam muhaddith Abu Zurʿa riguardo al Sunan di Ibn Majah è stata citata proprio all’inizio della discussione su questo argomento. È indubbio che Abu Zurʿa apprezzasse molto quest’opera; tuttavia, menzionò chiaramente anche i difetti che vi aveva rilevato dal suo punto di vista. A questo proposito, citando le parole di Abu Zurʿa, è stato detto:

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L’Imam Abu Zurʿa disse: Ho studiato il libro di hadith di Abu ʿAbdullah Ibn Majah. Tuttavia, vi ho trovato soltanto pochissimi hadith contenenti qualche difetto. A parte questo, non vi ho trovato alcun altro difetto. In seguito, a questo punto, menzionò circa dieci hadith. [********************]

(Sebbene gli studiosi della scienza degli hadith abbiano sollevato obiezioni riguardo alla catena di trasmissione di questa dichiarazione.)

Comunque sia, l’Imam Ibn Majah portò a compimento la compilazione di quest’opera dopo un’immensa dedizione e un’attenta verifica e selezione. Selezionò tra centinaia di migliaia di hadith quattromila hadith e li dispose in vari capitoli. Tuttavia, poiché contiene un numero maggiore di hadith deboli rispetto alle altre cinque opere dei Sihah Sitta, occupa l’ultimo posto tra i sei libri di hadith. Il muhaddith al-Sindi disse:

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Comunque sia, quanto a prestigio e onore, l’opera di Ibn Majah si trova persino al di sotto delle altre cinque opere. [********************]

È considerato persino successivo ad Abu Dawud e al Sunan di al-Nasa’i. L’Allamah Muhammad ibn Ibrahim disse:

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Il Sunan di Ibn Majah sarà considerato successivo ad Abu Dawud e al Sunan di al-Nasa’i.[********************]

Ciò, tuttavia, non significa che ogni hadith citato nelle altre cinque raccolte di hadith sia necessariamente superiore e più autentico di ciascun hadith narrato da Ibn Majah. Infatti, nel libro di Ibn Majah sono citati anche hadith più autentici degli hadith di Sahih al-Bukhari.

Il Sunan di Ibn Majah contiene complessivamente 32 sezioni, millecinquecento capitoli e quattromila hadith citati.[********************]

Nel libro di Ibn Majah, principalmente quattro grandi muhaddith hanno trasmesso gli hadith attraverso una catena continua di trasmissione. Essi sono:

1. Abu al-Hasan ibn Qattan

2. Sulayman ibn Yazid

3. Abū Jaʿfar Muḥammad ibn ʿĪsā

4. Abū Bakr Ḥāmid al-Azharī.

 

La scienza degli hadith nel quarto secolo

Nel quarto secolo dell’Egira, la scienza degli hadith raggiunse la piena maturità. La pratica e lo sviluppo della scienza degli hadith realizzati nel terzo secolo superarono tutte le opere precedenti. Fu proprio in questo secolo che apparvero numerosi grandi muḥaddith, ḥāfiẓ degli hadith e imam della scienza degli hadith. Fu inoltre in questo secolo che vennero messi per iscritto i sei celebri libri degli hadith autentici, nei quali furono raccolti quasi tutti gli hadith autentici. In questo secolo furono composti numerosi libri contenenti discussioni dettagliate e minuziose sull’isnād di ciascun hadith, sulla biografia e sul carattere di ciascun narratore menzionato nell’isnād. Di conseguenza, la scienza degli hadith si sviluppò pienamente come una disciplina autonoma e completa.

Nel quarto secolo proseguì il lavoro del secolo precedente. Tuttavia, non è corretto dire che in questo secolo non sia stata compiuta alcuna opera originale nella compilazione dei libri di hadith. In questa fase, quasi tutto ciò che venne realizzato consistette semplicemente nella compilazione di nuovi libri di hadith sulla base degli hadith ricevuti e conservati dai precedenti studiosi degli hadith. Inoltre, vi fu svolto con particolare cautela il lavoro di distinguere tra gli hadith autentici e quelli deboli.

Molti muḥaddith di questo secolo raccolsero gli hadith conservati in modo frammentario e disperso nelle opere dei predecessori. In tal modo, le lunghe catene di trasmissione furono abbreviate. Il lavoro di organizzazione e integrazione fu portato a termine con piena competenza. Le opere di quasi tutti loro furono realizzate sulla base del lavoro dei muḥaddith anteriori.

Ciononostante, in questo secolo apparvero alcuni grandi muḥaddith che composero autonomamente libri di hadith distinti, secondo il metodo dei predecessori. Possedevano una profonda erudizione nella trasmissione degli hadith e nella ricerca delle catene di trasmissione. Qui viene ora presentata una breve discussione su di loro:

Il muḥaddith al-Ḥākim al-Naysābūrī (raḥimahu Allāh)

Il muhaddith Hakim Nishapuri fu uno dei più eminenti studiosi degli hadith del quarto secolo dell’Egira. Dopo la compilazione delle opere dell’Imam Bukhari e dell’Imam Muslim, raccolse principalmente gli hadith sahih rimasti e, sulla loro base, compose un’opera indipendente. Il suo titolo è «Al-Mustadrak».

È universalmente noto che, nel campo degli hadith, le due raccolte compilate dall’Imam Bukhari e dall’Imam Muslim sono le più autentiche. Ciò, tuttavia, non significa che tutti gli hadith sahih siano stati inseriti in queste due opere e che al di fuori di esse non ne sia rimasto alcuno. In realtà, gli hadith menzionati nelle suddette opere sono autentici, ma anche al di fuori di esse ne sono rimasti molti dello stesso livello di autenticità di quelli inclusi nelle due raccolte. Molti altri hadith, che soddisfacevano le condizioni stabilite dai due imam per accettare un hadith come sahih e superavano i criteri da loro fissati per selezionare gli hadith autentici, rimasero fuori. Non furono inclusi soltanto per il timore che le due opere assumessero dimensioni eccessivamente vaste. Dopo aver ricercato e valutato tali hadith, l’Imam Hakim compose, raccogliendoli, l’opera qui discussa, intitolata «Al-Mustadrak».

Oltre a ciò, l’Imam Hakim compose diverse altre opere di valore sugli hadith. Le sue opere comprendevano complessivamente millecinquecento volumi. Viaggiò due volte in Iraq e nel Hijaz alla ricerca degli hadith. Durante questi viaggi discusse e approfondì numerosi hadith. Morì nell’anno 405 dell’Egira.

L’Imam al-Daraqutni (r)

Il nome completo di al-Daraqutni era Ali ibn Umar ibn Ahmad. Fu uno dei più eminenti hafiz e imam di hadith della sua epoca. Ascoltò e raccolse un gran numero di hadith presso numerosi maestri e, sulla loro base, compose molte opere di alto livello. In particolare, possedeva una straordinaria competenza nella verifica e nell’esame degli hadith. La sua opera «Al-Ilzamat» è una pregevole raccolta di hadith, proprio come Al-Mustadrak. Un’altra sua opera si intitola «Kitabus Sunan».

Nacque nell’anno 306 dell’Egira nel celebre quartiere «Daraqutn» di Baghdad. Per studiare gli hadith si recò presso tutti i grandi muhaddith di Baghdad e in seguito, per lo stesso scopo, visitò Kufa, Basra, Siria, Wasit, l’Egitto e altri centri degli hadith. Fin dall’infanzia si distinse per la straordinaria memoria e capacità di comprensione, acquisendo grande fama. Morì a Baghdad stessa nell’anno 385 dell’Egira.

Ibn Hibban (r)

Il suo nome completo era Muhammad ibn Hibban Ahmad ibn Hibban Abu Hatim al-Busti. Fu un grande hafiz di hadith. Visitò i principali centri degli hadith dell’epoca e ascoltò hadith da numerosi muhaddith. Lo storico Ibn Sam‘ani disse:

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Abū Ḥātim Ibn Ḥibbān era il più eminente esperto di ḥadīth della sua epoca. Viaggiò lungo la vasta distanza da Shāsh ad Alessandria allo scopo di ascoltare e raccogliere ḥadīth.

Al-Khaṭīb al-Baghdādī scrisse di lui:

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Era un trasmettitore di ḥadīth estremamente affidabile e degno di fiducia. Lasciò inoltre numerose opere di ḥadīth.

Riguardo alla sua spedizione per la raccolta degli ḥadīth, egli stesso disse:

******************************************************

Percorrendo la lunga distanza da Shāsh ad Alessandria, ho probabilmente ascoltato e raccolto ḥadīth da circa mille maestri.

È opinione di quasi tutti i muhaddith di questo secolo che, tra coloro che, dopo al-Bukhari e Muslim, composero opere raccogliendo hadith autentici, se si deve menzionare per primo il nome di Ibn Khuzayma, subito dopo di lui si deve menzionare Ibn Hibban.[ k. ********************]

Ibn Hibban morì nell’anno 354 dell’Egira.[********************]

Imam al-Tabarani (r)

Il nome completo dell’Imam al-Tabarani è Abu al-Qasim Sulayman ibn Ahmad al-Tabarani. Egli compilò una raccolta di hadith intitolata «al-Mu’jam», divisa in tre parti. I nomi delle singole parti sono rispettivamente:

1. ********************

2. ********************

3. ********************

Nella prima parte inserì gli hadith ricevuti attraverso le catene di trasmissione degli altri Compagni, ad eccezione di Abu Hurayra. Raccolse gli hadith musnad di Abu Hurayra in un volume separato. In questo volume di al-Mu’jam raccolse circa ventimila e cinquecento hadith (musnad). In esso adottò l’ordine alfabetico dei nomi dei Compagni.

Nel libro della terza parte egli riunì gli hadith ricevuti da circa duemila suoi maestri, raggruppandoli secondo le catene di trasmissione designate dai nomi dei singoli maestri. Si dice che esso contenga hadith narrati attraverso circa trentamila catene di trasmissione e sia diviso in sei volumi distinti.

Il libro della seconda parte è completo in un unico volume. In esso sono riuniti circa millecinquecento hadith ricevuti da mille maestri.

Imam al-Tahawi (r)

Il nome completo dell’Imam al-Tahawi è Abu Ja‘far Ahmad ibn Muhammad al-Tahawi. Egli fu uno dei principali muhaddith di questo secolo. Nacque nell’anno 228 dell’Egira, nel villaggio di Taha, in Egitto. In quel periodo alcuni individui privi di religiosità cominciarono a esprimere dubbi sui precetti e sulle norme dell’Islam. Essi sostenevano che i comandi e i divieti dell’Islam fossero contraddittori tra loro. Per questo motivo, gli amici dell’Imam al-Tahawi lo pregarono di compilare un libro di hadith dal quale si potessero dimostrare in modo incontrovertibile tutti i comandi, i divieti e le norme pratiche dell’Islam. In seguito, l’Imam al-Tahawi compose un’opera di hadith davvero incomparabile.

Morì nell’anno 321 dell’Egira, all’età di oltre ottant’anni.

Gli altri muhaddith di questo secolo

Oltre a loro, in questo secolo nacquero anche alcuni altri grandi muhaddith. Tra essi sono particolarmente degni di nota Qasim ibn Asbagh (morto nel 340 dell’Egira) e Ibn al-Sakan (morto nel 353 dell’Egira). Entrambi composero un libro di hadith intitolato «Sahih al-Muntaqa».

 

La compilazione di libri di hadith dopo il quarto secolo

È stata già presentata una breve esposizione riguardo ai muḥaddith e agli autori di raccolte di hadith del IV secolo. Quasi tutti erano muḥaddith nel vero senso del termine. Essi componevano raccolte di hadith riunendo le tradizioni ascoltate dai celebri maestri degli hadith da cui le avevano raccolte. Nella composizione delle loro opere seguirono pienamente i metodi e le consuetudini adottati dagli autori di raccolte di hadith del III secolo. In questo modo trascorsero i giorni d’oro del IV secolo.

Tuttavia, nel secolo successivo, i muḥaddith che acquisirono notevole importanza e prestigio nella storia non possedevano un talento dello stesso livello di quello dei muḥaddith precedenti. In particolare, nessun altro riuscì a comporre un’opera originale paragonabile alle raccolte di hadith redatte dai predecessori. Ciò non significa però che la loro competenza negli hadith, l’ampiezza e la profondità delle loro conoscenze, nonché la finezza e l’ampiezza della loro visione, fossero in alcun modo trascurabili. Sebbene i muḥaddith di questo secolo non fossero capaci di comporre opere di hadith originali, riuscirono a introdurre nuovi metodi di compilazione, fondandosi sulle opere originali dei loro predecessori. Riunirono gli hadith di diverse opere, li organizzarono sistematicamente e furono in grado di presentare alla società un gran numero di opere innovative. Qui presenteremo una breve esposizione di alcune celebri raccolte di hadith di questo periodo.

Riunione degli hadith di al-Bukhari e Muslim

Numerosi muḥaddith selezionarono hadith dal Ṣaḥīḥ di al-Bukhari e dal Ṣaḥīḥ di Muslim, li riunirono e composero opere autonome. Un muḥaddith di nome Isma‘il ibn Ahmad, noto come “Ibn al-Furat” (m. 414 dell’Egira), compose un’opera di questo genere. Muhammad ibn Nasr al-Humaydi al-Andalusi (m. 488 dell’Egira) scrisse un’altra raccolta di hadith. Anche muḥaddith come Husayn ibn Mas‘ud al-Baghawi (m. 516 dell’Egira), Muhammad ibn ‘Abd al-Haqq al-Ishbili (m. 582 dell’Egira) e Ahmad ibn Muhammad al-Qurtubi (m. 642 dell’Egira) compilarono ciascuno una raccolta di hadith di questo tipo.

Raccolta degli hadith dei Ṣiḥāḥ al-Sitta

In questo periodo si sviluppò ampiamente anche il lavoro di raccogliere hadith esclusivamente dalle opere dei Ṣiḥāḥ al-Sitta e di comporre raccolte autonome. Queste opere sono generalmente note come versioni abbreviate del “Tajrīd al-Ṣiḥāḥ al-Sitta”. Qui menzioniamo i nomi di alcuni autori di opere di questo genere:

1. Ahmad ibn Ruzayn ibn Murabiyyat al-‘Abdari al-Saraqusti (m. 535 dell’Egira). Il nome della raccolta di hadith da lui compilata è Tajrīd al-Ṣiḥāḥ. La sua opera non era stata organizzata né sistematizzata in modo adeguato. Molti hadith dei Ṣiḥāḥ al-Sitta erano rimasti esclusi da essa. In seguito, Mubarak ibn Muhammad, noto come Ibn al-Athir al-Jazari (m. 606 dell’Egira), si occupò della revisione e della sistematizzazione di quest’opera. La organizzò con cura in capitoli e sezioni, e vi aggiunse gli hadith che inizialmente non vi erano stati inclusi. Furono inoltre spiegate le parole difficili e poco conosciute, e l’opera ricevette il nome: Divenne così una preziosa opera di facile comprensione. Questa raccolta è stata stampata e pubblicata in Egitto. È divisa in dieci volumi. Il celebre muḥaddith Shaykh ‘Abd Rabbihi ibn Sulayman, del Jami‘ al-Azhar, ne scrisse un commento. Lo intitolò:

2. ‘Abd al-Rahman ibn ‘Abd Allah al-Ishbili, noto come Ibn Kharrat (m. 582 dell’Egira), compose un’altra opera riunendo i Ṣiḥāḥ al-Sitta.

Raccolta e compilazione degli hadith da diverse opere

In questa fase fu svolto ampiamente anche il lavoro di raccogliere hadith da varie raccolte di hadith e di redigere opere indipendenti di hadith. Vengono qui menzionati i nomi e le caratteristiche di alcune di esse.

1. Masabih al-Sunna — Fu curata dall’imam Husayn ibn Mas‘ud al-Baghawi (m. 526 dell’Egira). In essa furono inizialmente inseriti hadith autentici, buoni e di altro genere. Gli studiosi delle generazioni successive mostrarono particolare interesse e attribuirono grande importanza a questa raccolta di hadith. Muhammad ibn ‘Abdullah al-Khatib la organizzò in forma sistematica. Furono inoltre indicati il nome del Compagno che aveva trasmesso originariamente l’hadith e l’opera dalla quale esso era stato raccolto. Inizialmente, in ogni capitolo erano incluse soltanto due categorie; in seguito vi furono aggiunti gli hadith della terza categoria. Ciò avvenne nell’anno 737 dell’Egira. Alla fine fu intitolata Mishkat al-Masabih. Molti muhaddithin hanno composto ampie opere di commento su di essa.

2. Jami‘ al-Masanid wa-al-Alqab — È una raccolta di hadith compilata da Abu al-Faraj ‘Abd al-Rahman ibn ‘Ali al-Jawzi (m. 597 dell’Egira). In essa sono stati raccolti hadith da al-Bukhari, Muslim, il Musnad di Ahmad e al-Tirmidhi.

3. Bahr al-Asanid — Fu compilata dall’imam hafiz al-Hasan ibn Ahmad al-Samarqandi (m. 491 dell’Egira). In essa sono stati inclusi centomila hadith. Di quest’opera si dice:

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Nell’Islam non ha eguali.

Raccolte di hadith riguardanti le norme religiose e le esortazioni

In questa fase furono compilate diverse opere di hadith raccogliendo hadith da varie raccolte di hadith, comprese opere dedicate agli hadith riguardanti le norme giuridiche e agli hadith esortativi e ammonitori. Tra queste, sono degne di nota le seguenti opere:

1. Muntaqā al-Akhbār fī al-Aḥkām— compilata dal ḥāfiẓ Majd al-Dīn Abū al-Barakāt ʿAbd al-Salām ibn ʿAbd Allāh ibn Abī al-Qāsim al-Ḥarrānī. Era noto con il nome di Ibn Taymiyya. È essenziale ricordare che non era il celebre mujaddid Ibn Taymiyya, bensì il nonno paterno del mujaddid Ibn Taymiyya. Anche questo Ibn Taymiyya, autore dell’opera, era un grande mujtahid. Nacque nell’anno 590 dell’Egira e morì nell’anno 652 dell’Egira.

In quest’opera sono stati raccolti e inseriti hadith tratti da opere autentiche e universalmente riconosciute, come quelle di al-Bukhārī, Muslim, Abū Dāwūd, al-Nasāʾī, al-Tirmidhī, Ibn Mājah e Sunan Aḥmad. Il muḥaddith yemenita Muḥammad ibn ʿAlī al-Shawkānī (m. 1250 dell’Egira) ne scrisse un commento in nove volumi, intitolato Nayl al-Awṭār.

2. al-Sunan al-Kubrā, compilata dall’Imam Aḥmad ibn Ḥusayn al-Bayhaqī (m. 458 dell’Egira). Secondo Ibn Ṣalāḥ, nessun’altra opera ha raccolto le prove testuali degli hadith con una completezza e un’ampiezza pari a quelle di quest’opera. In essa non è stato tralasciato alcun hadith necessario. L’Imam al-Bayhaqī ha anche un’altra raccolta di hadith, intitolata … Si dice:

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Non è stata composta nell’Islam nessun’altra opera simile.

3. al-Aḥkām al-Ṣughrā—compilata dal ḥāfiẓ Abū Muḥammad ʿAbd al-Ḥaqq al-Ishbīlī (noto come Ibn Kharrāṭ). Morì nell’anno 582 dell’Egira. In essa sono stati inseriti, da un lato, gli hadith relativi alla vita pratica dei musulmani e alle prescrizioni e ai divieti; analogamente, vi sono stati aggiunti hadith esortativi e ammonitori, nonché hadith di avvertimento riguardanti l’Aldilà.

4. ʿUmdat al-Aḥkām—compilata dall’Imam e ḥāfiẓ ʿAbd al-Ghanī ibn ʿAbd al-Wāḥid al-Maqdisī al-Dimashqī (m. 600 dell’Egira). In essa sono stati raccolti tutti gli hadith relativi alle norme giuridiche citati nelle opere di al-Bukhārī e Muslim.

5. At-Targhīb wa at-Tarhīb — compilato dal ḥāfiẓ ʿAbd al-ʿAzīz ibn ʿAbd al-Qawī ibn ʿAbd Allāh al-Mundhirī (m. 656 dell’Egira). Dal punto di vista della raccolta degli hadith e della valutazione della loro qualità, quest’opera è eccellente.

 

Lo studio degli hadith nei settimo e ottavo secolo

La discussione precedente si è estesa per circa seicentocinquant’anni. Nella seconda metà del VII secolo dell’Egira, sul mondo musulmano si abbatté una violenta tempesta di distruzione e calamità. Nel 658 dell’Egira, nelle vaste regioni dell’Asia centrale abitate dai musulmani, i Tartari compirono una devastazione totale. In quel periodo distrussero Aleppo e avanzarono verso Damasco. In Egitto allora era ancora in vigore il dominio ayyubide; tuttavia anch’esso era ormai quasi spento, come una lampada priva d’olio. L’autorità dei Mamelucchi divenne ovunque preminente e potente. Sul mondo musulmano del VII secolo cominciò a instaurarsi la supremazia turca. D’altra parte, nell’intera regione del Maghreb (Africa nord-occidentale), si affermò il dominio dei gruppi berberi maghrebini.

In una parola, in quel periodo sull’intero mondo musulmano prevaleva una situazione paragonabile al tramonto della civiltà. I musulmani divennero più deboli sotto ogni aspetto: carattere, fede, coraggio e vigore. La loro intensa ostilità reciproca, le divergenze d’opinione e l’abbattimento li avevano resi completamente inerti e prossimi alla morte. Non si osservava da nessuna parte alcuna tendenza dei musulmani a viaggiare da un paese all’altro e a stabilire profondi legami di unità con le immense popolazioni musulmane. Persino il viaggio dei musulmani da un paese all’altro alla ricerca degli hadith, che era stato una caratteristica e un motivo di gloria particolare, in quel secolo i rapporti intellettuali tra i centri del sapere e gli eruditi e i muḥaddithin che vivevano in luoghi lontani gli uni dagli altri si erano completamente spezzati.

In tale contesto, naturalmente, il pensiero e l’intelletto dei musulmani cominciarono ad affievolirsi; tra gli assetati di sapere non vi era alcuna attività volta ad acquisire conoscenze viaggiando in luoghi lontani. Di conseguenza, il percorso della continuità nella raccolta e nella trasmissione degli hadith cominciò a essere ostacolato. A quel punto, durante il periodo di studio degli hadith, l’attività si limitò a ottenere dal maestro il permesso di trasmettere gli hadith e a trascrivere da lui alcuni di essi. In quel periodo, la catena di trasmissione degli hadith si trasformò soltanto in un mezzo per ottenere una «baraka».

Ma questa non è affatto l’unica conclusione possibile. Anche in quel periodo si trovano alcuni intelletti vigorosi che rianimarono l’antica e tradizionale attività di ricerca e raccolta degli hadith. Essi viaggiavano verso centri lontani e cominciarono a sedersi davanti ai muḥaddithin con l’intento di trascrivere gli hadith da loro. Nella terminologia della scienza degli hadith, questo metodo di insegnamento degli hadith è chiamato «imlā». Il muḥaddith sedeva in un angolo della moschea, in un giorno stabilito della settimana, e gli studenti degli hadith sedevano tutt’intorno a lui. Il muḥaddith recitava gli hadith a voce e gli studenti li trascrivevano ciascuno sui propri fogli. Tra i muḥaddithin di questo periodo è degno di nota il nome di al-Ḥāfiẓ Abū al-Faḍl Zayn al-Dīn ʿAbd al-Raḥīm ibn al-Ḥusayn al-ʿIrāqī. Egli era non soltanto l’imam della sua epoca negli hadith, ma anche autore di numerose opere preziose. Organizzò più di quattrocento assemblee per far trascrivere gli hadith. Il suo discepolo Ibn Ḥajar disse:

******************************************************

Cominciò a far trascrivere gli hadith nel 796 dell’Egira. Così, dopo che lo studio degli hadith del Messaggero si era interrotto, egli lo rianimò. A questo scopo organizzò più di quattrocento assemblee e, nella maggior parte di esse, fece trascrivere hadith ordinati, preservati e portatori di beneficio affidandosi unicamente alla memoria.

Morì nell’806 dell’Egira.

In questa fase, il secondo eminente erudito è Shihabuddin Abu al-Fadl Ahmad ibn Ali ibn Muhammad ibn Hajar al-Asqalani. Non era soltanto un hafiz degli hadith: tra gli hafiz degli hadith di questo secolo era il più eminente. In questo secolo non vi fu alcun altro muhaddith pari a lui. Morì nell’852 dell’Egira. I muhaddithun dissero di lui:

******************************************************

Con lui giunsero complessivamente al termine i viaggi nei vari paesi per la raccolta degli hadith e la centralità dello studio degli hadith nel mondo. Nella sua epoca, tra i suoi contemporanei, nessun altro oltre a lui divenne hafiz degli hadith. Scrisse un gran numero di opere e tenne più di mille majlis, nei quali fece trascrivere gli hadith.[********************]

L’opera più celebre dell’hafiz Ibn Hajar al-Asqalani è il commento al Sahih al-Bukhari, «Fath al-Bari». È divisa in dieci grandi volumi. La sua introduzione fu pubblicata come opera autonoma, con il titolo: ********************.[********************]

Egli possiede anche una propria raccolta di hadith. Si tratta di ********************. È una raccolta speciale di hadith relativi agli ahkam.

Anche quest’opera è stata particolarmente apprezzata dagli studiosi.[********************]

Anche il discepolo di Ibn Hajar, l’imam al-Sakhawi, è una personalità eminente di questa fase. Nella sua celebre opera «Fath al-Mughith» scrisse:******************************************************

Ho dettato hadith alla Mecca Nobile. Ho svolto questo lavoro anche in diversi e numerosi luoghi del Cairo, e finora il numero delle assemblee in cui ho dettato hadith sarà di circa seicento. …………. E la base di ogni opera è l’intenzione.[********************]

Tuttavia, anche questo metodo di dettatura degli hadith non poté rimanere in vigore ancora per molto tempo. Gli studiosi degli hadith delle epoche successive si dedicarono soprattutto alle raccolte di hadith compilate dai predecessori. Si concentrarono su attività quali l’estrazione degli hadith da esse, la redazione di versioni abbreviate e la composizione di commentari alle raccolte di hadith. Anche questo, inoltre, rimase limitato a poche città del mondo musulmano, e soltanto un numero assai esiguo di persone si dedicò a tale attività.

 

Lo studio degli hadith nei vari paesi

Nel settimo, nell’ottavo e nei secoli successivi si praticarono, si insegnarono e si diffusero gli hadith in diverse regioni del mondo musulmano. In quel periodo, la loro diffusione fu massima nei paesi del Maghreb (nell’Africa nord-occidentale). In seguito, tuttavia, si osservò un’ampia diffusione dello studio degli hadith in due grandi paesi musulmani: uno era l’Egitto e l’altro l’Hindustan (il subcontinente indiano). La caduta del califfato abbaside in seguito all’invasione tatara di Baghdad fu, dal punto di vista della cultura musulmana e del sapere islamico, un evento dolorosissimo. I Tatari sottrassero milioni di libri dalle biblioteche islamiche di Baghdad e li gettarono nel fiume Tigri; poi costruirono su di essi un ponte con quella catasta di libri, affinché il loro esercito potesse attraversare facilmente il fiume. Dopo ciò, il centro delle fonti del sapere e delle scienze si trasferì da Baghdad altrove. Dapprima l’Egitto ebbe la fortuna di arricchirsi del sapere e delle scienze islamiche, soprattutto della scienza degli hadith, e di fiorire rigogliosamente. La pratica e la diffusione degli hadith che si ebbero allora in Egitto possono essere facilmente paragonate a quelle del terzo secolo dell’Egira. In seguito, però, anche qui questo splendido sole dello studio degli hadith cominciò a tramontare. Lo studio del sapere degli hadith si rivolse quindi verso altri paesi. Si vede che il sole del sapere degli hadith, tramontato in Egitto, sorse nel cielo dell’India e vi apparve luminoso. In India ebbe allora inizio, in effetti, l’età d’oro dello studio degli hadith. (Per una trattazione dettagliata si veda il capitolo di quest’opera intitolato «La scienza degli hadith nel Pakistan e nell’India».)

Non si può dire che, anche durante il periodo di declino dell’Egitto, lo studio degli hadith fosse completamente cessato. Al contrario, la storia ci presenta esempi di servizi grandiosi e indimenticabili resi alla scienza degli hadith anche in quel periodo. A quel tempo in Egitto regnava la dinastia dei Mamelucchi. Tra questi sovrani mamelucchi, molti sono rimasti memorabili nelle pagine della storia per la loro sete di sapere. Molti sovrani sedevano come studenti davanti agli studiosi degli hadith dell’epoca. Essi profusero le ricchezze del tesoro reale allo scopo di fondare grandi istituzioni per l’insegnamento degli hadith.

Anche in quel periodo in Egitto erano presenti alcuni imam degli hadith. Avevano memorizzato gli hadith insieme alle loro catene di trasmissione complete e autentiche. Gli assetati di sapere apprendevano gli hadith proprio da loro, e la gente si accalcava davanti a loro per ascoltarli.

Tra loro erano degni di nota i seguenti studiosi degli hadith:

1. Zahir Barquq 2. l’Imam Akmal al-Din al-Babarti 3. Ibn Abi al-Majd 4. al-Mu’ayyad 5. Shams al-Din al-Dayari al-Muhaddith.[********************]

 

Appendice 1

Nelle pagine precedenti sono stati esaminati in dettaglio il numero degli ḥadīth e la lunga storia della loro compilazione. I lettori sono stati ampiamente introdotti alla grandiosa e nobile attività di conservazione degli ḥadīth, della loro compilazione e della redazione delle opere di ḥadīth nelle diverse fasi della storia. Nella trattazione precedente abbiamo inoltre conosciuto i vari tipi di opere di ḥadīth redatte nelle diverse epoche. Qui viene presentata separatamente una discussione sui diversi metodi e tipi di redazione delle opere di ḥadīth.

Esistono diversi tipi e metodi di redazione delle opere di ḥadīth (tecnica). Anche i nomi delle opere redatte secondo questi diversi tipi sono differenti. Essi sono:

1. ‘al-Jāmiʿ’– Le opere di ḥadīth nelle quali sono raccolti, in capitoli diversi, ḥadīth di ogni genere riguardanti gli ʿaqāʾid (credenze), gli aḥkām (comandamenti e divieti, nonché le norme pratiche della Sharīʿa), la misericordia e la compassione, le regole del mangiare e del bere, i viaggi all’estero e la permanenza in un luogo, il tafsīr del Corano, la storia, la guerra e la pace, l’invio di truppe contro i nemici, le fitan e le calamità, le lodi e la descrizione delle virtù, sono chiamate al-Jāmiʿ. Tra le Ṣiḥāḥ al-Sitta, le due opere seguenti rientrano in questa categoria:

(a) al-Jāmiʿ al-Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī e (b) al-Jāmiʿ di al-Tirmidhī. Ṣaḥīḥ Muslim non rientra in questa categoria, poiché non vi sono stati inclusi ḥadīth relativi al tafṣīl e alla qirāʾa.²

2. ‘al-Musnad’ (********************)- Le opere nelle quali gli ḥadīth trasmessi dai Compagni sono compilati successivamente secondo l’ordine alfabetico dei loro nomi, ma non sono organizzati secondo il metodo di redazione del fiqh, sono conosciute come al-Musnad o al-Masānīd. Per esempio, si registrano insieme tutti gli ḥadīth trasmessi dal venerabile Abū Bakr al-Ṣiddīq, indipendentemente dal loro contenuto; poi si riuniscono in un unico luogo gli ḥadīth trasmessi da un altro Compagno.

La loro compilazione può avvenire in due modi: secondo l’ordine alfabetico, per esempio ponendo dapprima gli ḥadīth trasmessi da Abū Bakr e successivamente quelli trasmessi da Usāma ibn Zayd.

Oppure gli ḥadīth possono essere ordinati in base al rango o alla nobiltà genealogica del Compagno trasmettitore. Per esempio, si citano dapprima, in ordine, gli ḥadīth trasmessi dai Califfi ben guidati, e poi quelli degli altri Compagni.

L’opera di hadith compilata dall’Imam Ahmad ibn Hanbal è ordinata secondo questo metodo; perciò viene chiamata «al-Musnad».

3. al-Sunan (********************)-Le opere di hadith nelle quali sono raccolti esclusivamente gli hadith riguardanti le disposizioni della Sharia, nonché le norme necessarie per la vita pratica e gli ordini e i divieti, e che sono organizzate in diversi capitoli e sezioni, analogamente ai libri di fiqh, sono note con il nome di «Sunan». Ne sono esempi il Sunan di Abu Dawud, il Sunan di al-Nasa’i e il Sunan di Ibn Majah. Anche il Jami‘ al-Tirmidhi rientra, sotto un certo aspetto, nella categoria dei «Sunan».

4. ‘al-Mu’ʿjam’ (********************)-Le opere di hadith nelle quali gli hadith ricevuti da ciascun maestro di hadith sono disposti secondo l’ordine della trasmissione, seguendo il metodo del Musnad, sono dette opere di al-Muʿjam. Ne sono esempi i tre libri compilati da al-Tabarani.

5. ‘al-Juz’’ (********************)-Le opere di hadith nelle quali sono raccolti gli hadith narrati da un singolo narratore, sia egli un Compagno oppure un maestro vissuto dopo di lui. Per esempio: ******************** .

Tuttavia, secondo alcuni altri studiosi della scienza degli hadith, non lo si chiama ********************, bensì «al-Mufrad». Secondo loro, ******************** sono chiamate quelle opere nelle quali vengono raccolti gli hadith relativi a un medesimo argomento. Per esempio: le opere compilate dall’Imam al-Bukhari, ******************** e ********************.

6. ‘al-Ghariba’ (********************)-Se un maestro di hadith fa trascrivere alcuni hadith particolari a uno solo dei suoi numerosi allievi, senza trasmetterli ad alcun altro, la raccolta di tali hadith viene chiamata «al-Ghariba».

7. al-Mustakhrajat (********************)- Il libro nel quale vengono compilati gli hadith menzionati in un’opera, o una parte di essi, riportandone il matn, cioè il testo dell’hadith originale, insieme alla propria catena di trasmissione, è chiamato al-Mustakhraj. Sono state composte numerose opere di questo genere. Molti hanno raccolto gli hadith del Sahih al-Bukhari in opere separate, secondo questo metodo e questa procedura. Tra questi sono degni di menzione al-Isma‘ili, al-Burqani, Ibn Ahmad al-Ghatrifi, Abu ‘Abdullah ibn Abu Dhahl e Abu Bakr ibn Marduyah. Analogamente, sono stati raccolti anche gli hadith del Sahih Muslim. Tra coloro che lo fecero, i principali muhaddith sono Hafiz Ya‘qub ibn Ishaq al-Isfarayini, Abu Ja‘far ibn Hamdan, Abu Bakr Muhammad ibn Raja’ al-Nishapuri, Abu Bakr al-Jawqi, Abu Hamid al-Shayqi e Abu al-Walid Hasan ibn Muhammad al-Qarashi.

Inoltre, i muhaddithūn Abū Nuʿaym al-Isfahānī, Abū ʿAbd Allāh ibn al-Aḥjam, Abū Dharr al-Harawī, Abū Muḥammad al-Khallāl e altri hanno raccolto insieme gli hadith contenuti nelle opere di al-Bukhārī e Muslim.

Tuttavia, l’opera «al-Mustakhraj» del ḥāfiẓ Yaʿqūb, menzionata sopra, è tanto completa quanto autentica e affidabile. Fino a tempi recenti essa era conservata in una biblioteca della Germania.

8. ‘«Al-Mustadrak»’ (********************)।Gli hadith che non sono stati inclusi in una determinata raccolta di hadith, ma che soddisfano pienamente i criteri adottati dall’autore di quella raccolta, vengono riuniti in un’opera chiamata «al-Mustadrak». Ne è un esempio l’«al-Mustadrak» compilato dall’Imam al-Ḥāfiẓ.

L’Imam al-Ḥākim raccolse un gran numero di hadith e compose un’opera autonoma in due volumi. Egli riteneva che tutti questi hadith soddisfacessero pienamente i criteri dell’Imam al-Bukhārī per l’accettazione degli hadith e fossero autentici, ma che non fossero stati inclusi nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī. Secondo gli studiosi della scienza degli hadith, tuttavia, essa contiene anche numerosi hadith deboli e inventati.

Inoltre, il ḥāfiẓ Abū Yaʿlā ʿAbd ibn Ḥumayd ibn Muḥammad ibn ʿAbd Allāh al-Anṣārī (m. 433 dell’Egira) compose un’altra opera, raccogliendo hadith secondo i criteri adottati dagli autori di al-Bukhārī e Muslim.

9. ‘«Kitāb al-ʿIlal»’ (********************)।Quando gli hadith privi di difetti vengono raccolti in un’opera e, insieme ad essi, vengono descritti anche i difetti o le anomalie degli hadith, tale opera viene chiamata «Kitāb al-ʿIlal». L’Imam Muslim (r) e l’Imam al-Ḥāfiẓ Abū Yaḥyā (r) composero opere di questo genere. L’Imam al-Dhahabī ha menzionato che anche il muhaddith al-Shādhī compose, in questo ambito, un’opera importante.

10. ‘«Kitāb al-Aṭrāf»’ (********************)-La menzione di una parte degli hadith dalla quale si possa comprendere anche la parte restante. Un’opera di questo genere viene chiamata «Kitāb al-Aṭrāf». In essa viene riportata per intero la catena di trasmissione dell’hadith. Anche in questa categoria furono composte numerose opere. Tra queste, sono degne di nota le due opere citate nella pagina seguente:

1. «Al-Ashrāf ʿalā Tuḥfat al-Aṭrāf».

2. Tuhfat al-Ashraf bi-maʿrifat al-aṭrāf.[********************]

Classificazione dei libri di hadith per livelli

L’unico mezzo per conoscere dettagliatamente le norme e le disposizioni della legge islamica e gli ordini e i divieti dell’Islam sono gli hadith del Messaggero. E l’unico mezzo per conoscere gli hadith del Messaggero consiste nell’esaminare e verificare le narrazioni che risalgono al Messaggero, siano esse riferite direttamente da lui oppure da un Compagno o da un tābiʿī. Occorre tuttavia prestare la massima attenzione all’autenticità, all’accuratezza e all’inconfutabilità della catena di trasmissione. Non può esserci altro mezzo se non esaminare le catene di trasmissione degli hadith del Messaggero, verificarle e analizzare i libri di hadith compilati ai nostri giorni. Infatti, ai tempi nostri è assolutamente impossibile trovare un hadith del Messaggero e reperirne la catena di trasmissione in forma sicura e affidabile, qualora esso non sia stato già raccolto in alcun libro di hadith.[********************]

Pertanto, per ottenere ogni genere di hadith e le relative catene di trasmissione, tutte le persone dei nostri tempi devono ricorrere esclusivamente ai libri di hadith compilati e preservati, e devono dipendere interamente da essi. Per questo dobbiamo acquisire una conoscenza dettagliata e completa dei libri di hadith. Dobbiamo conoscere le loro categorie, il loro grado e la loro importanza.

I libri di hadith sono classificati in quattro categorie secondo la loro notorietà e autenticità. Anche gli hadith, infatti, sono di diversi livelli. Il livello più elevato è quello degli hadith trasmessi con una continuità completa nella catena dei narratori (********************) e riguardo ai quali l’intera umma musulmana è completamente concorde nell’accettarli e nel metterli in pratica.

Seguono poi quegli hadith che sono stati trasmessi e ricevuti attraverso diverse fonti, senza essere minimamente sfiorati da alcun dubbio o incertezza, e sulla cui base tutti i giurisperiti hanno agito. Almeno, gli studiosi di hadith della Mecca e di Medina non hanno espresso alcuna divergenza riguardo a tali hadith. Questi due luoghi erano infatti il centro della vita e delle attività dei califfi ben guidati e il punto d’incontro degli studiosi di hadith di tutte le regioni; essi vi si recavano continuamente e in questi due centri vi era un andirivieni ininterrotto di muhaddith appartenenti a generazioni successive. Per questo motivo non si può in alcun modo supporre che negli hadith vi fosse qualche difetto esteriore o errore. Inoltre, tali hadith sono sempre stati celebri e seguiti nell’immenso mondo musulmano, e sono stati trasmessi da un gran numero di persone tra i Compagni e i tābiʿūn.

Dopo questi vengono gli hadith la cui autenticità è stata dimostrata e le cui catene di trasmissione sono eccellenti e immuni da difetti; gli studiosi di hadith hanno reso proprio questa testimonianza riguardo a tali hadith. Essi non sono stati neppure abbandonati. Al contrario, sono stati seguiti concretamente in ogni epoca, prima e dopo essere stati raccolti nei libri. Gli imam degli hadith ne avevano iniziato la trasmissione già in precedenza. I giurisperiti hanno elaborato il fiqh sulla loro base e hanno riposto in essi piena fede e fiducia.

Libri del primo livello

I libri di hadith che possiedono queste due categorie di qualità e caratteristiche appartengono al primo livello. In questo modo verrà determinato successivamente il rango dei libri di hadith.

Esaminando e verificando i libri di hadith da questo punto di vista, risulta chiaramente dimostrato che, tra tutti i libri di hadith, soltanto tre opere possono essere annoverate in questo livello. Esse sono, nell’ordine: (a) al-Muwaṭṭaʾ dell’Imam Mālik, (b) Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e (c) Ṣaḥīḥ Muslim.[Tutte queste affermazioni sono tratte da ********************.]

Nei hadith citati in queste tre opere, due terzi dei narratori (********************) appartengono al primo e al secondo livello. Questi hadith riguardano questioni giuridiche e pratiche. Un terzo degli hadith, invece, è trasmesso da narratori del terzo livello. In queste tre opere non è stato inserito alcun hadith trasmesso da un narratore del quarto livello. In queste tre opere sono stati raccolti gli hadith dotati delle catene di trasmissione più autentiche, continue e ininterrotte. Gli ʿulamāʾ del mondo musulmano nutrono verso queste tre opere più interesse, rispetto e venerazione che verso qualunque altra opera.[********************]

Libri del secondo livello

In questo livello rientrano le opere che, per le qualità e le caratteristiche sopra menzionate, non sono pari in rango ad al-Muwaṭṭaʾ, al-Bukhārī e Muslim. Tuttavia, vi si avvicinano certamente. Gli autori di tali opere erano particolarmente celebri per la loro affidabilità e irreprensibilità, la loro scrupolosità, la loro memoria, la corretta trasmissione degli hadith e la piena padronanza di ogni sottigliezza della scienza degli hadith. Nelle loro opere non tollerarono neppure un minimo di negligenza o disattenzione. Dopo aver stabilito personalmente le condizioni per l’accettazione degli hadith, esaminarono e registrarono ogni hadith, soppesandolo sulla loro precisa bilancia. In seguito, i muḥaddithūn e i giuristi di ogni epoca ne riconobbero la dovuta importanza, e tali opere ottennero ampia diffusione tra i musulmani. Gli ʿulamāʾ composero opere dedicandosi alla loro spiegazione.

In questo livello rientrano queste tre opere: Sunan Abū Dāwūd, Jāmiʿ al-Tirmidhī e Sunan al-Nasāʾī. L’Imam Ruzayn raccolse questi hadith nella sua opera Tajrīd al-Ṣiḥāḥ, e l’Imam Ibn al-Amīr nella sua opera Jāmiʿ al-Uṣūl.

I muḥaddithūn hanno inoltre menzionato che il Musnad compilato dall’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal rientra anch’esso in questo livello.[********************]

Nelle prime tre opere sopra menzionate, gli hadith trasmessi dai narratori del terzo livello costituiscono circa la metà. Della metà restante, due terzi sono hadith trasmessi da persone del primo e del secondo livello, mentre un terzo è trasmesso da narratori del quarto livello. Nelle opere rimanenti, gli hadith trasmessi dai narratori del terzo livello costituiscono più della metà.

Opere del terzo livello

Sono annoverate tra le opere del terzo livello quelle raccolte di hadith che furono messe per iscritto prima della compilazione di Bukhari e Muslim, nel loro stesso periodo e in epoche successive. Vi sono inclusi hadith di ogni genere, autentici, hasan, deboli e altri. Sebbene questi hadith non siano rimasti del tutto sconosciuti, non conseguirono tuttavia grande fama e popolarità presso gli ulema. Gli autori di opere di fiqh non prestarono loro molta attenzione. Neppure i muhaddith ritennero particolarmente necessario discutere i loro difetti e le loro carenze. Tra le opere di questo livello ve ne sono alcune per le quali non fu compiuto alcun lavoro specifico per chiarirne il linguaggio oscuro o il significato delle parole difficili. Nessun faqih ritenne necessario confrontare gli hadith raccolti in esse con le opinioni degli imam precedenti. Nessuno studioso della scienza degli hadith tentò di descriverne e illustrarne le incongruenze. Nessuno storico fece luce sulla vita dei trasmettitori di questi hadith. Qui non si parla, naturalmente, degli storici delle epoche tarde, bensì degli storici dei primi tempi. Di conseguenza, opere di questo genere rimasero inedite e sconosciute al popolo.

Le seguenti opere di hadith sono annoverate in questo livello:

1) Musnad di Abu Ali 2) Musannaf di Abd al-Razzaq 3) Musannaf di Bakr ibn Shaybah 4) Musnad di Abd ibn Humayd 5) Musnad di al-Tayalisi 6) le opere dell’Imam al-Bayhaqi 7) le opere dell’Imam al-Tahawi 8) le opere dell’Imam al-Tabarani.

L’unico scopo fondamentale degli autori di queste opere era raccogliere semplicemente gli hadith da loro ricevuti. Il loro obiettivo non era organizzarli, disporli in modo sistematico o renderli adatti all’uso.

Più di un terzo dei trasmettitori degli hadith citati in queste opere appartiene al terzo livello e un terzo dei trasmettitori appartiene al quarto livello. Tra queste opere, alcune sono riconosciute dai muhaddith come relativamente più solide e affidabili delle altre.

Opere del quarto livello

Sono annoverate in questo livello quelle opere di hadith i cui autori, molto tempo dopo, raccolsero hadith che non erano stati inclusi nelle opere del primo e del secondo livello. Al contrario, erano stati citati in opere poco note e anonime. In epoche successive, gli autori di questo livello riconobbero il valore di questi hadith. Essi venivano tramandati oralmente da persone dalle quali i muhaddith e gli autori delle raccolte di hadith dei tempi precedenti non erano disposti ad accettarli né a inserirli nelle proprie opere. Oppure erano stati trasmessi da narratori indisciplinati o deboli, oppure erano parole dei Compagni o dei tabi’un; o ancora erano racconti dei Figli d’Israele, parole di filosofi o di predicatori, che i trasmettitori delle epoche successive avevano erroneamente mescolato agli hadith del Messaggero.

Il Kitāb al-Ḍuʿafāʾ composto da Ibn Ḥibbān e Kāmil ibn ʿAdī, le opere scritte da al-Khaṭīb Abū Nuʿaym, Ibn ʿAsākir, Ibn al-Najjār e al-Daylamī sono considerate appartenenti a questa fase. Anche il Musnad al-Khawārizmī sembra essere un’opera di questa fase.[********************]

Le opere della quinta fase

Anche queste opere comprendono una quinta fase. A questa fase appartengono quegli hadith che sono stati tramandati oralmente da giuristi, sufi, storici e altri. Non hanno alcuna corrispondenza con gli hadith delle quattro fasi precedenti.

A questa fase appartengono anche gli hadith inventati da persone empie e abili nell’uso delle parole. Costoro hanno aggiunto a tali hadith catene di trasmissione o fonti di narrazione tali da non lasciare spazio ad alcuna obiezione. Inoltre hanno disposto e presentato le parole con tanta abilità che, a prima vista, è difficile affermare con certezza che il Nobile Messaggero (s) non le abbia pronunciate.

In realtà, furono proprio costoro a creare un grave pericolo per l’Islam. Tuttavia, nonostante ciò, l’oscurità di questo pericolo non poté mantenere a lungo il cielo culturale dell’Islam avvolto nelle tenebre. Gli studiosi della scienza degli hadith sottoposero questi hadith alla verifica e all’esame sulla pietra di paragone della critica, li confrontarono con hadith dalla linea di pensiero conforme a quella del Messaggero e svelarono in modo incontrovertibile il mistero della loro natura «inventata». Di conseguenza, nessun hadith inventato riuscì a ottenere l’opportunità di essere considerato un hadith.[********************]

Nella discussione precedente non è stata indicata né determinata alcuna fase per due celebri raccolte di hadith. Le due opere sono: (a) Ibn Mājah; (b) il Sunan al-Dārimī. La fase alla quale appartengano queste due opere è oggetto di discussione.

Il muḥaddith Abū Ḥasan al-Sindī ha scritto:

******************************************************

In sintesi, Ibn Mājah si colloca, quanto al rango, dopo i cinque libri principali e a un livello inferiore.

L’Allāma Muḥammad ibn Ibrāhīm al-Yamānī ha scritto:

******************************************************

Il Sunan di Ibn Mājah è un’opera di livello successivo rispetto al Sunan di Abū Dāwūd e al Sunan di al-Nasāʾī. È necessario esaminare e verificare i suoi hadith, poiché nel capitolo relativo alle virtù contiene un hadith mawḍūʿ.

Da tutte queste citazioni risulta evidente che Ibn Mājah è un libro di hadith del terzo livello.

Anche riguardo al Sunan di al-Dārimī, gli studiosi degli hadith hanno espresso questa stessa opinione. Shāh ʿAbd al-ʿAzīz al-Muḥaddith al-Dihlawī (ra) lo ha annoverato tra le opere di questo terzo livello. Questa è anche l’opinione di Shāh Walī Allāh al-Dihlawī (ra).

La vicinanza al Messaggero nella trasmissione degli hadith

Gli autori dei libri di hadith hanno generalmente cercato quelle catene di trasmissione degli hadith attraverso le quali fosse possibile stabilire un rapporto più vicino con il Messaggero. In altre parole, i muḥaddithūn che compilavano libri di hadith si adoperavano specialmente per ottenere gli hadith dal Messaggero tramite il minor numero possibile di narratori. Di conseguenza, quanto minore era il numero di narratori attraverso i quali un hadith giungeva fino all’autore del libro, tanto maggiore erano la sua importanza e il suo rango agli occhi dei muḥaddithūn, e tanto più esso era considerato affidabile. Infatti, quanto minore è il numero degli intermediari nella catena di trasmissione di un hadith, tanto più è possibile per il compilatore del libro di hadith avvicinarsi al Nobile Messaggero.

In secondo luogo, quanto più breve è la catena di trasmissione degli hadith (********************) e quanto minore è il numero dei narratori che la compongono, tanto più facile diventa verificarne, esaminarne e vagliarne l’attendibilità. Anche la possibilità di errori nella trasmissione degli hadith diminuisce di conseguenza. Sotto questo profilo, l’Imam Abū Ḥanīfa (r) occupa il posto più elevato tra tutti gli autori di raccolte di hadith. Ciò è dovuto al fatto che ebbe la fortuna di incontrare direttamente almeno quattro Compagni.

In relazione alla maggiore o minore lunghezza delle catene di trasmissione degli hadith, sono sorte diverse terminologie. Qui se ne fornisce una breve descrizione:

1. Gli hadith che sono giunti dal Nobile Messaggero (s) fino all’autore della raccolta attraverso un solo narratore sono chiamati «waḥdāniyyāt» (********************), cioè «hadith trasmessi da un solo narratore».

Nella raccolta di hadith compilata dall’Imam Abū Ḥanīfa sono riportati alcuni hadith di questo tipo. A titolo d’esempio, ne riportiamo qui uno:

******************************************************

Abū Ḥanīfa disse: «Ho sentito ʿĀʾisha bint Ajrad dire: Il Profeta (s) disse: “Le truppe più numerose di Dio sono le locuste; io personalmente non le mangio, ma non le dichiaro neppure haram.” [Questo hadith è riportato nella raccolta Musnad Abū Ḥanīfa ********************. Inoltre, è riportato anche nell’opera storica di Yaḥyā ibn Maʿīn. *******************

L’hadith citato è giunto dal Messaggero fino ad Abū Ḥanīfa attraverso un solo narratore. Si tratta di una donna Compagna di nome ʿĀʾisha bint Ajrad. Per questo motivo, questo hadith rientra nella categoria delle «waḥdāniyyāt», ossia degli hadith trasmessi mediante l’intermediazione di una sola persona.

Numerosi hadith sono giunti fino ad Abū Ḥanīfa (r) attraverso soltanto due livelli di narratori. Egli stesso ascoltò gli hadith da altri tābiʿūn, e il tābiʿī li aveva ascoltati dai Compagni. Perché questo hadith giungesse dal Messaggero fino al compilatore della raccolta, vi furono dunque soltanto due livelli di narratori. Perciò, nella terminologia, questi hadith sono chiamati «thanāʾiyyāt» (********************), cioè «hadith trasmessi attraverso due livelli di narratori». Nella raccolta «Kitāb al-Āthār», compilata dall’Imam Abū Ḥanīfa, sono riportati numerosi hadith di questo tipo. Qui sono menzionate le catene di trasmissione di soltanto due hadith.

(1)

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Abū Ḥanīfa disse: Abū al-Zubayr mi ha narrato, da Jābir ibn ʿAbd Allāh, e questi dal Messaggero nobile (s), un hadith………….

Nell’hadith trasmesso attraverso questa catena di trasmissione, tra l’Imam Abū Ḥanīfa e il Messaggero nobile vi sono la mediazione di Abū al-Zubayr, un tābiʿī, e di Jābir ibn ʿAbd Allāh, un Compagno.

(2)

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Abū Ḥanīfa disse: Nāfiʿ ci ha narrato da Ibn ʿUmar che il Messaggero nobile (s) aveva proibito………..

In questa catena di trasmissione, l’hadith del Messaggero è giunto fino all’Imam Abū Ḥanīfa soltanto attraverso i due livelli di trasmettitori costituiti dal tābiʿī Nāfiʿ e dal Compagno Ibn ʿUmar.

Poiché l’Imam Mālik non era un tābiʿī, apparteneva alla generazione successiva ai tābiʿūn, cioè ai tābiʿ al-tābiʿīn; per questo, la maggior parte degli hadith da lui raccolti appartiene alla categoria dei sunāʾiyyāt. Né l’Imam al-Shāfiʿī né l’Imam Ibn Ḥanbal poterono incontrare alcun tābiʿī. Per questa ragione, gli hadith da loro raccolti appartengono generalmente alla categoria dei thulāthiyyāt, cioè degli hadith con tre livelli di trasmettitori. Nel Sunan al-Dārimī vi sono quindici hadith che egli aveva appreso, dopo il Messaggero, attraverso tre livelli di trasmettitori.

Tra gli autori dei Ṣiḥāḥ al-Sitta, anche l’Imam al-Bukhārī, l’Imam Ibn Mājah, l’Imam Abū Dāwūd e l’Imam al-Tirmidhī incontrarono alcuni tābiʿūn e appresero, raccolsero e trasmisero hadith da loro. Per questo, quanto all’elevatezza dell’isnād, anch’essi si trovano allo stesso livello dell’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal. Sebbene al momento della morte dell’Imam al-Shāfiʿī (m. 204 dell’Egira) l’Imam al-Bukhārī avesse soltanto dieci anni, l’Imam Abū Dāwūd ne avesse appena due e l’Imam Ibn Mājah non fosse ancora nato, il numero degli isnād contenenti hadith con i suddetti tre livelli di trasmettitori nelle loro opere è il seguente:

1) Ṣaḥīḥ al-Bukhārī: 22; 2) Sunan Ibn Mājah: 5; 3) Sunan Abū Dāwūd: 1; 4) Jāmiʿ al-Tirmidhī: 1.

L’Imam Muslim e l’Imam al-Nasāʾī non trasmisero hadith direttamente da alcun tābiʿī. Pertanto, tutti gli hadith da loro trasmessi contengono quattro livelli di trasmettitori.

La falsificazione degli hadith e le sue cause

Dalla lunga storia della compilazione degli hadith presentata in precedenza ai lettori è stato dimostrato in modo incontrovertibile che, in ogni fase, dal periodo d’origine degli hadith fino alla loro compilazione in forma di libro, furono adottate tutte le misure affidabili per preservarli. Affinché gli hadith del Messaggero fossero conservati nel modo migliore, non vi si verificasse alcuna commistione e non andassero perduti, in nessuna fase fu tollerata la minima negligenza, disattenzione o incuria nell’adottare misure efficaci. Ciononostante, non si può negare che, nel lungo corso della trasmissione degli hadith, si siano talvolta verificate situazioni in cui persone malvagie, mosse da interessi personali o da cattive intenzioni, tentarono di far passare le proprie «parole» per hadith del Messaggero, e alcune di tali «parole» ebbero l’opportunità di mescolarsi al vasto oceano degli hadith del Messaggero.

È tanto sorprendente quanto meritevole di analisi dal punto di vista storico il modo in cui un simile incidente poté verificarsi nel corso ininterrotto e incontaminato della conservazione degli hadith del Messaggero.

Qui discuteremo questa storia della falsificazione degli hadith in modo conciso e ampio.

Esaminando minuziosamente la continuità della storia, si vede che la falsificazione degli hadith fu iniziata per prima dai celebri Kharigiti. Nella battaglia di Siffin (36 dell’Egira) sorse un grave dissenso tra i sostenitori di Hazrat Ali riguardo all’accordo di arbitrato, ed essi non furono minimamente disposti ad accettarlo. In seguito assunsero la forma di un gruppo religioso indipendente.

I Kharigiti erano completamente ignoranti riguardo agli hadith. Non erano affatto disposti ad accettare come verità alcuna parola proveniente da altre persone. Consideravano il bugiardo un kafir. Ciononostante, iniziarono a falsificare hadith e a diffondere menzogne in nome del Messaggero. Alla base di tutto ciò vi era soltanto il loro intento di sostenere le proprie opinioni particolari.

Allama Ibn al-Jawzi, nella sua opera intitolata ‘Kitab al-Mawdu‘at’, ha riportato la seguente dichiarazione di Ibn Lahia:

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Questo hadith è uno dei fondamenti della religione islamica. Prestate particolare attenzione alla persona dalla quale apprendete questo elemento fondamentale della religione. Infatti, ogni volta che volevamo, facevamo passare per hadith qualunque cosa.

Vale a dire che quest’uomo in precedenza apparteneva al gruppo dei Kharigiti e allora faceva passare come hadith del Messaggero qualunque cosa gli piacesse. Questa è l’origine della falsificazione degli hadith da parte dei Kharigiti.

Subito dopo vediamo anche la comunità sciita impegnata nella falsificazione degli hadith. In realtà erano acerrimi nemici dell’Islam. Con l’iniqua intenzione di ottenere una libera opportunità per colpire le fondamenta dell’Islam, si erano rifugiati nell’estrema deviazione della dottrina sciita. Dapprima tentarono di introdurre gravi distorsioni e interpretazioni perverse in diversi versetti del Sacro Corano. Ma, ritenendo di non poter ottenere alcun successo in tal modo, rivolsero la loro attenzione agli hadith del Messaggero e cercarono di diffondere innumerevoli menzogne in nome degli hadith del Messaggero. Falsificarono un gran numero di hadith allo scopo di esaltare enormemente Hazrat Ali e sminuire la dignità di Hazrat Muawiya. Diffusero a favore di Hazrat Ali molti hadith, alcuni dei quali dimostrerebbero la sua profezia e altri il suo diritto al califfato dopo il Messaggero.

Tra la comunità sciita, il principale «autore di hadith» era Mukhtar ibn Abi Ubayd. Inizialmente apparteneva al gruppo dei Kharigiti. In seguito si unì ai sostenitori di Hazrat Abd Allah ibn al-Zubayr. Infine adottò completamente la dottrina sciita e divenne membro della comunità sciita. Falsificava apertamente gli hadith. Quando incontrò a Kufa Abd Allah ibn al-Zubayr, disse a un muhaddith:

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Componi per me alcuni hadith a nome del Messaggero, dai quali risulti che egli (Mukhtar) diventerà califfo subito dopo di lui.

Anche coloro tra i musulmani che erano deboli nella fede cominciarono a fabbricare molti hadith a nome del Messaggero. Composero inoltre numerosi hadith per sminuire l’onore di Hazrat Ali e dimostrare la maggiore dignità di Hazrat Abu Bakr e Hazrat Umar.

Nel secondo secolo dell’Egira sorse una nuova fitna della falsificazione degli hadith. La gente cominciò a diffondere racconti, falsità e leggende infondate sotto forma di hadith, corredandoli di catene di trasmissione. Tra gli autori di hadith di quel periodo emersero soprattutto gli opportunisti politici, i narratori di racconti e coloro che segretamente agivano contro la religione. [Fonte di questa lunga discussione: ********************]

Dalla suddetta successione storica si vede che, in linea generale, la fitna della falsificazione degli hadith nell’Islam ebbe origine per tre motivi:

a) La falsificazione degli hadith allo scopo di affermare e imporre la propria posizione in ambito politico, dimostrare la validità della propria ideologia politica e renderla accettabile al popolo.

b) La falsificazione degli hadith allo scopo di diffondere l’Islam tra il popolo, rendere le persone più religiose attraverso esortazioni e ammonimenti, indurle a essere più assidue negli atti di culto e renderle maggiormente timorose per paura dell’Aldilà.

c) Far passare parole inventate con il nome di “hadith”, allo scopo di rendere il conseguimento di un vantaggio personale facile e incontrastato.

Per particolari ragioni politiche, gli hadith furono dapprima fabbricati attorno a Hazrat Ali (ra). Lo scopo di tali hadith era dimostrare che, dopo il Nobile Profeta, egli solo, e nessun altro, aveva il diritto di diventare califfo. Vengono qui presentati tre esempi di hadith fabbricati di questo genere:

Si è diffusa la voce che, nel sermone pronunciato dal Nobile Profeta (s) nel luogo chiamato «Ghadir Khumm», al suo ritorno dal Pellegrinaggio d’Addio, egli avesse indicato Hazrat Ali e avesse pronunciato anche le seguenti parole:

(a) ******************************************************

Quest’uomo è il mio successore, mio fratello; dopo di me, egli è il califfo. Pertanto, ascoltate tutti ciò che dice e seguitelo.

(b)- ******************************************************

L’amore per Ali è una virtù tale che, se la si possiede, nessun peccato potrà nuocergli. Al contrario, l’odio e l’inimicizia verso Ali sono un peccato tale che nessuna buona azione potrà arrecargli alcun beneficio.

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Chi morirà nutrendo odio verso Hazrat Ali, morirà da ebreo oppure da cristiano.

Si può comprendere a prima vista che queste tre frasi, diffuse come hadith, non possono in alcun modo essere hadith del Messaggero; al contrario, sono state inventate di sana pianta al solo scopo di perseguire interessi politici e di parte.[********************]

Non vi è modo di sapere quante centinaia di hadith gli sciiti abbiano fabbricato e diffuso allo scopo di dimostrare che Hazrat Ali fosse l’erede del Nobile Profeta. Tuttavia, il fatto che ciascuna delle loro affermazioni sia una menzogna evidente è dimostrato persino dagli hadith autentici narrati da Hazrat Ali, ed esse sono ritenute incomprensibili alla comune conoscenza e ragione.

D’altra parte, non ci vuole affatto tempo per rendersi conto che anche gli hadith fabbricati e diffusi per elogiare eccessivamente Hazrat Abu Bakr e Umar devono essere considerati esagerati.

A titolo d’esempio, vengono citati due hadith di questa categoria:

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Quando fui condotto verso i cieli durante il Mi’raj, dissi: O Allah, fa’ di Ali ibn Abu Talib il califfo dopo di me. Allora il mondo celeste fu scosso e da ogni parte gli angeli levarono una voce invisibile: O Muhammad, recita questo versetto di Allah, il cui significato è: Non potete volere nulla; accadrà soltanto ciò che Allah vorrà. E Allah ha voluto che, dopo di te, Abu Bakr Siddiq fosse il solo a diventare califfo.

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Su ogni foglia di ogni albero del Paradiso è scritto: La ilaha illallah, Muhammadur Rasulullah, Abu Bakr, Umar Faruq e Uthman Dhun-Nurayn.

Sono stati contraffatti hadith anche in lode di Hazrat Muʿāwiya. Per esempio:

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Quando vedrete Muʿāwiya in piedi sul mio pulpito mentre pronuncia il sermone, accettatelo, poiché è davvero molto fidato, depositario e protetto.

In questo modo, tra la gente sono state diffuse, in nome degli hadith del Messaggero, molte affermazioni infondate e del tutto prive di fondamento. Qui vengono riportate altre tre affermazioni di questo genere:

(a)****************************************************** – L’amore per la patria è parte della fede.

(b)******************************************************- O Muḥammad! Se non fosse stato necessario creare te, non avrei creato i cieli e il mondo».

(c)******************************************************- Il sole tramontato fu fatto risorgere per ʿAlī ibn Abī Ṭālib.[Aḥmad ibn Ḥanbal disse: ******************** Questo hadith non ha alcun fondamento. Ibn al-Jawzī sostenne e disse: ******************** «Non è un hadith, ma un’affermazione inventata. Tuttavia, l’Imam al-Suyūṭī e al-Ṭaḥāwī hanno sostenuto che sia autentico. ********************]

Tutte e tre queste affermazioni sono state diffuse nella società come hadith e hanno avuto ampia diffusione di bocca in bocca tra i predicatori. Ma in realtà tutte e tre queste affermazioni sono completamente false e contraffatte.

Misure per prevenire la fabbricazione degli hadith

Sebbene inizialmente i Khawarij avessero cominciato a fabbricare hadith per i propri interessi, ciò non poté protrarsi a lungo. Fu proprio la loro dottrina e il loro credo a impedire che avanzassero molto su questa strada.

1. Il credo dei Khawarij era: chi è bugiardo è un kafir! Di conseguenza, tra loro la propensione a dire falsità e a fabbricare hadith scomparve spontaneamente.

2. I Khawarij erano beduini, per natura duri e rozzi. Non erano disposti ad accettare alcuna parola proveniente da altre nazioni o tribù. Per questo motivo, nessuna parola dei Persiani e degli Ebrei — i quali avevano adottato in prevalenza la dottrina sciita e avevano composto hadith falsificati — poteva avere per loro la minima importanza.

3. Nel combattere gli avversari, i Khawarij facevano soprattutto affidamento sul proprio coraggio, sulla propria forza e sulle proprie armi. Per questo non furono mai disposti a ricorrere alla menzogna ********************. Inoltre, poiché consideravano kafir i loro avversari, non ritenevano necessario ricorrere alla menzogna. Infatti non pensavano che per sottomettere i kafir si potesse usare un’arma diversa dalla spada.

Per queste tre ragioni, i Khawarij composero un numero assai esiguo di hadith falsificati rispetto agli altri gruppi settari corruttori e sovversivi. E i pochi hadith che falsificarono furono facilmente riconosciuti e respinti dalla società musulmana ricca di conoscenza islamica. Di conseguenza, la fabbricazione di hadith avvenuta in questa fase non si rivelò una causa di particolare pericolo.

In seguito, però, gli hadith composti dalla setta sciita provocarono una situazione estremamente grave nella società musulmana. Tuttavia, l’immensa grazia di Allah predispose in questa fase mezzi adeguati per proteggere la fede e la religione dei musulmani. Da una parte vi erano i Khawarij, gli sciiti e altri gruppi e fazioni traviati e di natura malvagia, impegnati nell’estirpare dalle fondamenta l’Islam; dall’altra, però, si ergevano come una barriera invalicabile la società musulmana organizzata e la comunità islamica. Le false dottrine e le infondate propagande dei Khawarij e degli sciiti non poterono influenzarli minimamente. Al contrario, essi si aggrapparono con estrema fermezza al Corano e agli hadith sahih. Inoltre si dedicarono all’ampio insegnamento e alla diffusione degli hadith autentici e sahih. In quel periodo erano ancora in vita un gran numero di Compagni; insieme a loro vi era una vasta comunità di tabi’in istruiti nella conoscenza islamica e formati con ogni cura proprio da quei Compagni. Tutti insieme resero vani ogni tentativo di fabbricare hadith, fecero a pezzi tutte le trame ordite per creare confusione nella chiara legge dell’Islam e portarono alla luce, una dopo l’altra e davanti alla gente, le menzogne dei bugiardi.

In quel periodo la società musulmana divenne estremamente vigile e consapevole riguardo all’accettazione di qualsiasi parola in nome dell’«hadith». Non era affatto disposta ad accettare una parola come hadith soltanto perché era stata trasmessa attraverso una catena di trasmissione. Al contrario, cominciò a verificare la catena dell’isnad e a svolgere indagini scrupolose sul carattere, la devozione, la conoscenza, la memoria di ciascuna persona menzionata in essa, nonché sull’effettivo incontro reciproco dei trasmettitori; cominciò a farlo.

L’Imam Muslim, nell’introduzione al Sahih Muslim [pagina 11], cita questa affermazione del tābiʿī Ibn Sirin:

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In precedenza i musulmani non chiedevano informazioni sull’isnād degli hadith; in seguito, però, quando comparvero discordia e sconvolgimenti, cominciarono a dire: «Diteci i nomi dei narratori: gli hadith saranno accettati da coloro tra loro che appartengono agli ahl al-sunna; invece saranno respinti gli hadith narrati da coloro che seguono le innovazioni».

In questo modo, i muhaddithūn tābiʿūn chiedevano informazioni ai Compagni sui narratori degli hadith. Lo scopo fondamentale di tali domande era distinguere essenzialmente il bene dal male e non accettare ciecamente ogni cosa.

In quel periodo l’intera società musulmana divenne estremamente severa e inflessibile riguardo agli hadith. Quando una persona che diffondeva menzogne veniva a sedersi nella moschea presso i Compagni per ascoltare gli hadith, questi la rimproveravano con parole dure e la cacciavano dalla moschea. Spesso si ricorreva anche all’aiuto della polizia per allontanare persone di questo genere.

Una volta, un narratore di storie venne e si sedette presso ʿAbdullah ibn ʿUmar (ra). Egli gli disse di alzarsi e andarsene da lì. Ma quello si rifiutò di alzarsi e andarsene. Allora Ibn ʿUmar (ra) fece chiamare la polizia e, con il suo aiuto, lo fece allontanare.

Nei libri degli hadith si trovano riferimenti a molti episodi di questo genere. Da ciò risulta che, all’epoca dei Compagni e dei tābiʿūn, le persone che fabbricavano hadith erano conosciute e riconosciute pubblicamente. Essi smascheravano le loro attività sataniche; di conseguenza, la gente comune non rimaneva mai impigliata nelle loro reti di smarrimento.

Gli studiosi degli hadith di quel periodo non si limitarono a spezzare la rete delle cospirazioni dei bugiardi e dei fabbricatori di hadith; al contrario, come dimostra la trattazione precedente di questo libro, nello stesso periodo si dedicarono pienamente anche alla raccolta e alla compilazione degli hadith autentici da fonti affidabili.[********************]

Non solo: in questo periodo furono stabiliti anche criteri permanenti per accettare ogni singolo hadith dopo averlo sottoposto a critica, verifica ed esame. Fu proprio da ciò che nacque la scienza della critica degli hadith.

La nascita della scienza della critica degli hadith

Con l’obiettivo di contrastare la falsificazione degli hadith, di cui si è parlato sopra, fu elaborata una scienza degli hadith autonoma. Essa (******************************************************

) – fu chiamata «acquisizione della conoscenza relativa alla falsificazione degli hadith». A proposito della definizione di questa conoscenza, Nawwab Siddiq Hasan scrisse:

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La scienza relativa alla falsificazione degli hadith è una disciplina grazie alla quale si può sapere e riconoscere quale hadith sia falso e quale sia autentico e comprovato; essa permette inoltre di conoscere la condizione del falsificatore, ossia se abbia detto il vero oppure il falso. Lo scopo di questa conoscenza specifica è acquisire l’attitudine e la capacità di distinguere tra gli hadith veri e quelli falsi, nonché tra i trasmettitori veritieri e quelli menzogneri. Il suo obiettivo e il suo beneficio consistono nel rendere possibile, con il suo aiuto, la salvaguardia da questo genere di hadith falsi e contraffatti. Oppure, nel momento stesso in cui si trasmette un hadith, è possibile dichiarare che esso è falso. Si tratta di una conoscenza estremamente necessaria e indispensabile nel campo degli hadith. Infatti il Nobile Profeta (s) disse: «Chiunque attribuisca a me una menzogna, si prepari il suo posto nell’Inferno».[********************]

Grazie alla nascita di una conoscenza di questo tipo, fu possibile proteggere la comunità musulmana da ogni genere di hadith falso. In questa fase, gli eruditi esperti nella scienza degli hadith diedero prova di un talento senza precedenti, sommamente necessario e davvero stupefacente. Essi elaborarono numerose regole e norme teoriche (theoritical), grazie alle quali è possibile riconoscere con grande facilità gli hadith mawdu‘ o falsi. Per questo motivo individuarono alcuni segni e indicatori. Negli hadith in cui si riscontreranno tali segni non resterà più alcun dubbio quanto alla loro falsità.

Il secondo metodo è invece quello pratico, concreto e reale: in questa fase essi resero pubbliche informazioni dettagliate sulle persone abituate a falsificare gli hadith. Le fecero conoscere ampiamente alla gente e presentarono inoltre davanti a tutti gli «hadith» da loro inventati e falsamente divulgati.

In questa fase, gli eruditi composero numerose opere preziose. Queste opere sono conosciute con il nome di «Kitab al-Mawdu’at». Da una parte, gli autentici hadith del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) furono raccolti e ordinatamente compilati in opere di hadith di vari generi, come i Sahih, i Jami’, i Sunan e i Musnad; dall’altra, gli hadith falsi e inventati divennero chiari agli studiosi degli hadith. Di conseguenza, divenne molto facile conoscere gli hadith autentici e il loro grado, nonché distinguere se fossero «sahih», «hasan», deboli o «mawdu’». Il contributo degli studiosi della scienza degli hadith rimarrà eternamente luminoso nella storia dello studio del sapere islamico.

Alcuni segni degli hadith inventati

Abbiamo già detto che, per riconoscere gli hadith inventati, gli eruditi hanno stabilito regole assolutamente infallibili e pienamente affidabili. Essi possedevano infatti in misura completa una conoscenza solida e acuta, nonché il talento necessario per criticare, verificare ed esaminare gli hadith. Qui menzioneremo alcune di queste regole:

1. Nel narratore di un hadith inventato si osservano segni dai quali si può facilmente comprendere che egli ha composto una menzogna completa e l’ha spacciata per un hadith del Messaggero.

Qui si cercherà di chiarire la questione menzionando due esempi di hadith inventati:

(a) Sa’in ibn Umar al-Tamimi dice: «Ero presso Sa’yad ibn Jarif. In quel momento suo figlio arrivò piangendo, con un libro in mano. Gli chiese: “Che cosa ti è successo?”. Il figlio rispose: “Il maestro mi ha picchiato”. Allora egli disse: “Oggi lo metterò certamente in imbarazzo”. Ikrima, da Ibn Abbas, narrò questa parola del Messaggero:

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I maestri dei vostri ragazzi sono i più malvagi tra voi: sono assai poco misericordiosi verso i ragazzi orfani e molto duri con il miskin.

(b) Rivolgendosi a Ma’mun ibn Ahmad al-Harawi, qualcuno disse: «Che cosa pensi degli Shafi‘iti e dei suoi seguaci khurasanesi? È stato tramandato dal Profeta (s):

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«Nella mia comunità vi sarà un uomo di nome Muhammad ibn Idris. Egli sarà più dannoso per la mia comunità di Iblis. Nella mia comunità vi sarà inoltre un altro uomo di nome Abu Hanifa, che sarà una lampada per la mia comunità.»

Non è affatto difficile capire che i narratori di questi due hadith, spinti dall’interesse personale e dall’invidia, abbiano fatto passare per hadith, a nome del Messaggero, parole false.

2. Nell’hadith trasmesso si possono trovare segni che dimostrano in modo incontrovertibile che esso è apocrifo. Per esempio, nel testo fondamentale dell’hadith può comparire una parola il cui significato è estremamente ridicolo, oppure possono essere prolissi e insulsi tanto le parole quanto il significato. Non si può affermare in generale che l’hadith sia apocrifo soltanto perché una parola è ridicola. Può darsi infatti che l’hadith sia autentico quanto al significato originario, ma che uno dei narratori posteriori abbia introdotto una certa modifica nelle parole, sostituendone una secondo il proprio desiderio. In origine, tuttavia, l’hadith era stato tramandato dal Nobile Messaggero (s). Se però il narratore sostiene che la lingua e tutte le parole dell’hadith sono state tramandate dal Nobile Messaggero (s), non resta altra scelta che considerarlo un bugiardo. Il Profeta (s), infatti, era tra gli Arabi il più eloquente e dotato di parole dolci. In tale situazione, se anche una sola parola dell’hadith è ridicola o frivola, esso sarà certamente apocrifo e falso.

Ecco un hadith apocrifo dal significato ridicolo:

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«Non insultate il gallo, poiché è mio amico.» (Sebbene l’intero hadith sia apocrifo, la sua prima parte è effettivamente una parola del Messaggero. Abu Dawud l’ha citata con una catena di trasmissione eccellente nella seguente formulazione: «Non insultate il gallo, poiché vi sveglia per la preghiera.»)

Chi mai non può capire che queste non possono essere parole del Nobile Profeta (sallallahu alayhi wa sallam)?

3. Uno dei segni che indicano che un hadith è fabbricato è che contraddica la ragione e il buon senso naturali. Se un hadith contraddice la ragione e il buon senso naturali e non è possibile attribuirgli alcun significato accettabile, oppure se contraddice il comune sentire e l’osservazione, anch’esso sarà riconosciuto come fabbricato. Per esempio, riferire che due cose contrarie siano riunite insieme, oppure affermare qualcosa che neghi il Creatore. Infatti, nessuna norma della Sharīʿa può essere contraria alla ragione naturale e al sano intelletto.

Un hadith fabbricato è il seguente:

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Allah creò il cavallo e lo fece correre. Esso sudò abbondantemente. Poi Egli creò Se stesso da esso.

Può forse una persona dotata di sano intelletto pronunciare una simile frase ridicola?

Il secondo è il seguente:

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«La melanzana è una medicina per ogni tipo di malattia».

Questa è un’affermazione completamente falsa e priva di fondamento. Infatti, è stato dimostrato dall’osservazione che la melanzana aumenta l’intensità della malattia e la rende più grave. Appena si ascolta questo hadith (?), il buon senso (common sense) stesso dice che è falso.[********************]

4. Se un hadith è contrario a una chiara disposizione del Corano, a un hadith mutawatir o a un consenso unanime di natura incontrovertibile, deve essere considerato falso o mawdu.[********************]

È in base a questo criterio che sono stati dichiarati falsi quegli hadith nei quali la durata di vita rimanente del mondo è fissata in settemila anni. Infatti, ciò è contrario al seguente versetto del Corano. Allah l’Altissimo ha detto:

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O Profeta! La gente ti chiede quando avrà luogo la resurrezione. Di’: «La conoscenza al riguardo appartiene esclusivamente ad Allah, il mio Dio; Egli la manifesterà al momento stabilito».[********************]

Gli studiosi degli hadith hanno dichiarato falso e mawdu il seguente hadith.[********************]

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Un figlio illegittimo non potrà entrare in Paradiso.

Poiché ciò è contrario alla seguente chiara dichiarazione del Corano. Allah ha detto:

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Nessun portatore di un peso porterà il peso (del peccato) di un altro.[********************]

Allo stesso modo, sono false quelle «tradizioni» che esprimono il significato secondo cui chiunque si chiami Ahmad o Muhammad non andrà mai all’Inferno. È infatti universalmente noto che il semplice nome, soprannome o titolo non può mai soddisfare l’obbligo di praticare la religione. Pertanto, nessuno può essere salvato dall’Inferno semplicemente grazie al proprio nome, soprannome o titolo. L’unico mezzo per esserne liberati è l’«amalus salih», cioè le buone opere.

5. Le tradizioni che menzionano un evento svoltosi alla presenza di un gran numero di Compagni, ma che non si diffusero ampiamente all’epoca dei Compagni e non furono narrate da nessuno, salvo da poche persone, sono certamente false. Anche la seguente pretesa di una parte degli sciiti è una tradizione falsa di questo genere:

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Durante il ritorno dal Pellegrinaggio d’Addio, alla presenza di più di centomila Compagni a Ghadir Khumm, il Nobile Profeta (S) conferì il califfato ad Ali (R).

Si è sostenuto che il Profeta (s) avesse conferito il califfato a ʿAlī (r), alla presenza di un numero immenso di Compagni, più di centomila; tuttavia, in generale, i Compagni non attribuirono alcuna importanza a ciò e, al momento di designare il califfo dopo la morte del Profeta, nessuno di loro se ne ricordò: ciò è impossibile. Pertanto, si tratta di un’invenzione completamente fantasiosa.

6. Anche se in un hadith è riportata una frase contraria alla ragione comune e al sano buon senso, essa deve essere ritenuta apocrifa. Per esempio, in una frase nota come hadith si legge:

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Né l’oppressione dei Turchi è buona, né la giustizia degli Arabi.

Poiché l’oppressione esercitata con la forza è generalmente condannata, così come la giustizia è lodata in ogni circostanza.

7. Se il narratore di un hadith è seguace della dottrina rafidita e nell’hadith sono menzionate le virtù dei membri della famiglia del Messaggero, si deve comprendere che esso è apocrifo. Infatti, i seguaci della dottrina rafidita sono generalmente soliti attribuire al Messaggero questo genere di parole, per lodare senza fondamento i membri della sua famiglia, e sono avvezzi a insultare i Compagni e a riferire calunnie contro di loro. In particolare, nutrono una vera e propria ostilità verso i primi due califfi e ritengono che essi abbiano sottratto a ʿAlī il suo diritto al califfato.

8. Se l’evento menzionato in un hadith è contrario alla storia autentica, affidabile e comprovata, si deve comprendere che esso è senza dubbio apocrifo. Per esempio, in un hadith si afferma che la jizya fu revocata agli abitanti di Khaybar a causa del martirio di Saʿd ibn Muʿādh. Ciò è contrario alla storia reale. Infatti, Saʿd fu martirizzato nella battaglia del Fossato, evento che ebbe luogo prima della battaglia di Khaybar. In secondo luogo, la jizya non era stata nemmeno istituita al tempo della battaglia di Khaybar; anzi, prima della battaglia di Tabuk essa era del tutto sconosciuta ai Compagni. In terzo luogo, vi si afferma che il documento fu scritto da Muʿāwiya ibn Abī Sufyān. Eppure Muʿāwiya abbracciò l’Islam soltanto al momento della conquista della Mecca. Durante la battaglia di Khaybar non era ancora musulmano.

9. Se qualcuno sostiene di aver vissuto più a lungo della durata ordinaria della vita stabilita da Allah e proclama di aver incontrato una persona vissuta in un’epoca molto antica, si deve comprendere che ciò è completamente falso. Per esempio, Ratanhindis sostenne di aver incontrato il Profeta (s). Eppure costui era ancora vivo nell’anno 600 dell’Egira. Gli ignoranti ritengono che quest’uomo si fosse incontrato con il Profeta, avesse ascoltato hadith da lui e che il Messaggero avesse pregato affinché gli fosse concessa una lunga vita. In realtà, una simile pretesa è del tutto infondata, poiché la maggior parte dei Compagni che avevano incontrato il Profeta era scomparsa già prima dell’anno 59 dell’Egira. A quel tempo era ancora vivo soltanto Abū al-Ṭufayl. E quando morì, la gente pianse dicendo:

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Tra coloro che incontrarono il Nobile Profeta, egli fu l’ultimo a morire.

10. È completamente falso e infondato anche sostenere che i sufi abbiano ricevuto hadith dal Messaggero attraverso il kashf o mediante sogni, senza una catena continua di trasmissione. Tutti gli studiosi della religione islamica sono pienamente concordi su questo punto: attraverso sogni o kashf non si può dimostrare alcuna verità della sharia. Ciò, infatti, non è affatto affidabile; è piuttosto soltanto un’aggiunta infondata alle disposizioni fondamentali della sharia. Oltre al Corano e agli hadith trasmessi attraverso catene di trasmissione continue e autentiche, non esiste una terza base della sharia; anche se qualcuno ritenesse che essa esista, tale convinzione sarebbe falsa e da respingere. [Questa lunga discussione, fino a questo punto, è stata tratta dalle pagine 479-485 dell’opera ******************** e si è fatto ricorso anche a ********************.]

Il metodo della critica degli hadith

Nel discutere l’origine della scienza della critica degli hadith, abbiamo menzionato diversi metodi per riconoscere gli hadith apocrifi. In questa situazione, creatasi a causa della falsificazione degli hadith, si avvertì l’urgente necessità di verificare ed esaminare gli hadith sulla base di criteri sottili e inoppugnabili, accertando chiaramente quali fossero apocrifi e quali autentici. Per questo si iniziò ampiamente a esaminare minuziosamente l’isnad di ogni hadith, ogni persona collegata all’isnad, i loro reciproci incontri, le circostanze dell’ascolto e della ricezione dell’hadith, la fonte originaria dell’hadith e ogni altro elemento. In quel periodo, gli esperti della società musulmana decisero all’unanimità che sarebbero stati accettati soltanto gli hadith autentici e privi di errori, e nessun altro “hadith” sarebbe stato accettato. Infatti, è possibile accettare un hadith e agire in conformità con esso soltanto quando sia dimostrato che si tratta realmente di una parola del Messaggero e che non vi sia alcun dubbio quanto al suo essere un hadith. Questa prova dell’hadith dipende dall’autenticità della sua catena di trasmissione, o isnad, dall’affidabilità di ogni trasmettitore menzionato nell’isnad e dal fatto che nessuno di loro sia stato “ferito” dagli attacchi della critica. Quando l’isnad dell’hadith supera tutte queste prove, nella seconda fase devono essere esaminate e verificate le qualità intrinseche del testo dell’hadith: la correttezza e l’attendibilità del contenuto fondamentale. Nel linguaggio tecnico della scienza degli hadith, il primo metodo è chiamato verifica della “riwāya”. Il secondo è chiamato dirāya: la verifica del contenuto fondamentale sulla pietra di paragone della ragione e del sano giudizio.

Il lavoro di esame dell’isnad

La verifica della veridicità o falsità di un hadith dal punto di vista dell’isnad è una scienza particolare. Gli esperti l’hanno definita con queste parole:

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Questa scienza si fonda sull’esame e sulla valutazione estremamente accurati della catena di trasmissione di ogni parola, azione, approvazione o qualità attribuita al Nobile Messaggero, ai Compagni e ai Tabi’in.[********************]

Per determinare se un hadith sia accettabile, occorre innanzitutto verificarne la catena di trasmissione. In questa fase è indispensabile esaminare sotto diversi aspetti ciascun trasmettitore dell’hadith. Che tipo di persona è il trasmettitore e quale carattere possiede? In quale misura padroneggia la conoscenza e la cultura islamiche? Quanto sono acute e sviluppate le sue facoltà intellettive? Com’è il suo talento e la sua memoria? La sua ‘aqida, la sua fede, il suo pensiero e la sua dottrina sono corretti e conformi all’Islam, oppure è seguace di innovazioni? Possiede una mente sana e capacità di riflessione, oppure soffre di una malattia mentale? È abituato a riferire la verità con esattezza, oppure talvolta dice anche il falso? È virtuoso e di buon carattere, oppure privo di carattere e incline alle azioni malvagie? Queste sono le principali domande poste dalla scienza della critica riguardo a ciascun trasmettitore di hadith. Occorre inoltre sapere dove e da chi egli abbia ascoltato e appreso l’hadith. È realmente avvenuto il suo incontro con colui dal quale trasmette l’hadith? E, se è avvenuto, dove e quando ebbe luogo, e quanti anni aveva allora? Anche tutte queste questioni devono essere esaminate nei minimi dettagli.

In realtà, si tratta di una scienza particolare, chiamata: ********************. A proposito della sua definizione, è stato detto:

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È una scienza nella quale i trasmettitori degli hadith vengono sottoposti a critica mediante termini specifici e si stabilisce un equilibrio tra le loro valutazioni.

Per questo è indispensabile acquisire una conoscenza profonda e minuziosa delle biografie dettagliate di ciascun trasmettitore di hadith. Questa conoscenza è chiamata:

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La scienza e la conoscenza riguardanti i nomi e l’identità delle persone.

È stato spiegato così:

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Vale a dire, la conoscenza dei Compagni, dei Tābiʿūn e di tutti i narratori menzionati nell’isnād dell’hadith. Poiché questa conoscenza costituisce metà della conoscenza degli hadith.[********************]

Riguardo alla necessità di questa conoscenza, Sufyan al-Thawri ha detto:

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La conoscenza dell’isnād e di ciò che lo riguarda è un’arma speciale dei credenti; e se uno non possiede un’arma, con che cosa combatterà (affronterà il nemico)?[********************]

L’Imam al-Shafiʿi (r) ha detto:

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Chiunque cerchi e accetti gli hadith senza conoscere la catena di trasmissione e le questioni a essa connesse è come colui che raccoglie legna nell’oscurità della notte. Porta sulle spalle un fascio di legna, nel quale si trova però un serpente velenoso. Esso lo morde, ma egli non se ne accorge affatto.

Esaminare criticamente e verificare i narratori degli hadith di ogni livello e grado, e conferire tra loro il dovuto onore alle persone affidabili, è un’attività di estrema importanza nell’Islam. Allah l’Altissimo ha impartito un chiaro comando:

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O voi che credete! Se una persona perversa vi porta una notizia, verificatene la veridicità. Altrimenti potreste, per ignoranza, arrecare una calamità a una comunità e poi pentirvene.

Proprio a causa di questo chiaro comando, i Compagni adottarono particolare rigore e cautela nell’accettare ogni parola o hadith. Non erano disposti ad accettare le parole o gli hadith di chicchessia senza prove, argomentazioni incontestabili e testimonianze. In seguito, ciò pose le basi per la nascita della “scienza della critica degli hadith” nell’ambito della scienza degli hadith. Proprio per questo fu redatta l’“Ilm al-Asma’ wa al-Rijal”. Questa scienza è assolutamente indispensabile per decidere quali hadith siano accettabili. A questo proposito è stato detto:

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È attestato dal Nobile Messaggero, da un gran numero di Compagni e dai Tabi‘in che si parlasse della critica di ogni narratore di hadith e del conferimento del dovuto onore a ciascuno. Anche dopo di loro questa attività continuò. Tutti considerarono quest’opera conforme alla legge, con lo scopo di proteggere la Sharia dell’Islam dalla presa distruttiva della menzogna e della falsificazione, e non con l’intento di ferire semplicemente le persone o di dimostrarne la colpevolezza.

Muhammad ibn Sirin, un Tabi‘i, disse:

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Sappiate certamente che questa conoscenza è una questione fondamentale della religione dell’Islam; pertanto, osservate con la massima attenzione da chi state ricevendo la religione.

Nel trattare la storia dell’origine della scienza della critica degli hadith, egli disse inoltre:

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In passato la gente non chiedeva di conoscere l’isnad degli hadith né l’identità dei narratori. Ma quando ebbe inizio la fitna, cominciarono a dire: «Diteci i nomi e l’identità dei vostri narratori». Se erano persone fedeli agli hadith autentici, i loro hadith sarebbero stati accettati; se invece erano seguaci delle innovazioni, i loro hadith non sarebbero stati accettati.

A proposito di questa scienza indispensabile per la verifica degli hadith, l’«ilm al-asmāʾ al-rijāl», il celebre orientalista dottor Sprenger disse:

Non è mai esistita al mondo, né esiste oggi, alcun’altra nazione capace di creare una scienza biografica tanto vasta e completa quanto l’asmāʾ al-rijāl dei musulmani. Grazie a questa scienza, oggi è possibile conoscere in modo ordinato e affidabile le biografie dettagliate di cinquecentomila narratori di hadith. [Introduzione alla traduzione inglese dell’opera (stampata a Calcutta nel 1853).]

Nella critica degli hadith, gli studiosi degli hadith hanno adottato una cautela estrema. Se una persona dotata di buona memoria perde la memoria all’età di sessant’anni e viene colpita dalla malattia della dimenticanza, nella sua biografia viene necessariamente annotato quanto segue: «Questa persona possedeva una buona memoria nella prima parte della sua vita, ma all’età di sessant’anni la sua memoria è venuta meno. Pertanto, si possono accettare soltanto quegli hadith da essa narrati quando la sua memoria era ancora intatta; nessun hadith narrato da lei dopo questo incidente può essere accettato. Nella compilazione di questa scienza biografica, gli autori non hanno mostrato gravi difetti quali parzialità, rancore e ostilità, inclinazione immotivata verso qualcuno o elogi eccessivi nei confronti di qualcuno. Hanno analizzato i fatti reali riguardanti ogni persona basandosi sulla piena verità. Il loro sguardo era completamente imparziale e libero da ogni impurità. A ciascuno hanno attribuito esattamente il grado e la posizione che gli spettavano, senza mostrare alcuna avarizia o ristrettezza di vedute nel concederglieli. Hanno analizzato i fatti reali basandosi sulla piena verità. Il loro sguardo era completamente imparziale e libero da ogni impurità. A ciascuno hanno attribuito esattamente il grado e la posizione che gli spettavano, senza mostrare alcuna avarizia o ristrettezza di vedute nel concederglieli.»

Al fine di formarsi un’idea chiara del metodo della critica degli hadith, vengono qui menzionati alcuni esempi. (Naturalmente, la discussione dei principi è già stata affrontata in precedenza.)

Il muhaddith Shaykh ʿAbdullah ibn Mubarak, discutendo dello Shaykh ʿUbad ibn Kathir, ne elogiò ampiamente la pietà e l’ascetismo, ma dichiarò che, per ragioni morali, gli hadith da lui narrati non potevano essere accettati.

Un uomo narrò un hadith all’Imam ʿAbdullah ibn Hakim. L’Imam gli chiese: «Da chi e quando hai ascoltato questo hadith?». Egli rispose: «Ho ascoltato questo hadith da ʿAbd ibn Humayd in un certo anno».

Allora l’Imam ʿAbdullah, rivolgendosi agli studenti riuniti davanti a lui, disse: «Guardate: secondo quest’uomo, ʿAbd ibn Humayd avrebbe narrato un hadith a costui sette anni dopo la propria morte».

Infatti, ʿAbd ibn Humayd era morto sette anni prima dell’anno in cui quell’uomo aveva dichiarato di aver ascoltato l’hadith da lui. In altre parole, la pretesa di quest’uomo di aver ascoltato l’hadith da lui è completamente falsa e l’hadith è inaccettabile.

Gli ebrei presentarono al califfo musulmano un documento fatto redigere dal Messaggero e sostennero che la jizya imposta su di loro dovesse essere revocata. Nel documento era scritto che la jizya degli ebrei abitanti di Khaybar era stata condonata. Per il califfo e per i governanti non sembrava esserci altra scelta che accettare la cosa con il capo chino e revocare la jizya agli ebrei. Tuttavia, quando gli studiosi degli hadith esaminarono il documento, videro che vi era citata come testimone la testimonianza di Ḥazrat Saʿd ibn Muʿadh. Eppure egli era morto già prima della battaglia di Khaybar.

In secondo luogo, come autore di questo documento vi era indicato Muʿawiya ibn Abī Sufyan, mentre è universalmente noto che Muʿawiya non aveva ancora accettato l’Islam fino alla battaglia di Khaybar.

In terzo luogo, all’epoca indicata nel documento il comandamento di Allah riguardante la jizya non era ancora stato rivelato; fu rivelato molto tempo dopo. E in quarto luogo, da questo documento risulta soltanto che la jizya fu condonata agli ebrei che abbandonarono l’ostilità verso l’Islam e mostrarono sottomissione all’Islam. Ma per coloro che erano pervasi dall’ostilità verso l’Islam non poteva sorgere neppure la questione di condonare la jizya.

I muhaddithūn dichiararono, sulla base di queste argomentazioni e di prove inconfutabili, che questo documento era completamente falso. Pertanto, doveva essere ritirato.

Questi sono soltanto alcuni esempi dell’attività concreta della scienza della critica degli hadith. Sottoponendo gli hadith alla pietra di paragone di tale critica e verifica, gli studiosi degli hadith criticarono, verificarono ed esaminarono ogni singolo hadith. E il compimento di questa grande e nobile opera fu possibile esclusivamente grazie alla disciplina degli Asmāʾ al-Rijāl. Essa si fonda sui versetti già citati del Nobile Corano. I Compagni ne seguirono pienamente i principi. In seguito, i muhaddithūn, con l’aiuto di questo criterio, distinsero gli hadith autentici da quelli falsi.

Di seguito vengono menzionati, in ordine cronologico, i nomi di coloro che svolsero, in misura maggiore o minore, un’attività nell’ambito della critica degli hadith:

Generazione dei Compagni: 1. ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās (m. 68 dell’Egira), 2. ʿUbāda ibn al-Ṣāmit (m. 34 dell’Egira), 3. Anas ibn Mālik (m. 93 dell’Egira).

Generazione dei Tābiʿūn: ʿĀmir al-Shaʿbī (m. 104 dell’Egira), Ibn Sīrīn (m. 160 dell’Egira), Saʿīd ibn al-Musayyib (m. 93 dell’Egira).

Tra le personalità di rilievo del secondo secolo figurano: l’Imam Shuʿba (m. 160 dell’Egira), Anas ibn Mālik (m. 179 dell’Egira), Maʿmar (m. 153 dell’Egira), Hishām al-Dastawāʾī (m. 154 dell’Egira), l’Imam al-Awzāʿī (m. 156 dell’Egira), Sufyān al-Thawrī (m. 161 dell’Egira), Ibn al-Mājishūn (m. 163 dell’Egira), Ḥammād ibn Salama (m. 167 dell’Egira), al-Layth ibn Saʿd (m. 175 dell’Egira).

Nella generazione successiva furono eminenti: ʿAbd Allāh ibn al-Mubārak (m. 181 dell’Egira), Hushaym ibn Bashīr (m. 188 dell’Egira), Abū Isḥāq al-Fazārī (m. 185 dell’Egira), al-Muʿāfā ibn ʿImrān al-Mawṣilī (m. 185 dell’Egira), Bishr ibn al-Mufaḍḍal (m. 196 dell’Egira), Ibn ʿUyayna (m. 197 dell’Egira). Nella loro generazione furono eminenti anche: Ibn ʿUlayya (m. 193 dell’Egira), Ibn Wahb (m. 197 dell’Egira) e ʿUqayl ibn Jarrāḥ (m. 197 dell’Egira).

In quest’epoca apparvero due persone di straordinario talento. Erano Yaḥyā ibn Saʿīd al-Qaṭṭān (m. 189 dell’Egira) e ʿAbd al-Raḥmān ibn Mahdī (m. 198 dell’Egira).

Le personalità degne di nota che vennero dopo di loro sono: Yazid ibn Harun (m. 206 dell’Egira), Abu Dawud Tayalisi (m. 204 dell’Egira), Abd al-Razzaq ibn Hammam (m. 211 dell’Egira) e Asim Nabil ibn Makhlad (m. 212 dell’Egira).

Dopo di loro vengono gli autori di opere sulla scienza della critica. Le principali personalità degne di nota in questa fase sono: Yahya ibn Mu’in (m. 233 dell’Egira), Ahmad ibn Hanbal (m. 241 dell’Egira), Muhammad ibn Sa’d (m. 230 dell’Egira), Abu Khaythama Zubayr ibn Harb (m. 234 dell’Egira), Abu Ja’far Abd Allah ibn Muhammad Nabil, Ali ibn al-Madini (m. 234 dell’Egira), Muhammad ibn Abd Allah Numayr (m. 234 dell’Egira), Abu Bakr ibn Abi Shayba (m. 235 dell’Egira), Abd Allah ibn Amr al-Qawwariri (m. 235 dell’Egira), Ishaq ibn Rahwayh, imam del Khurasan (m. 237 dell’Egira), Abu Ja’far Muhammad ibn Abd Allah Ammar al-Musili (m. 242 dell’Egira), Ahmad ibn Salih, hafiz d’Egitto (m. 248 dell’Egira), e Harun ibn Abd Allah al-Hammal (m. 243 dell’Egira).

Dopo di loro vennero Ishaq al-Kawsaj (m. 251 dell’Egira), l’imam Darimi (m. 255 dell’Egira), l’imam Bukhari (m. 256 dell’Egira), Hafiz al-Ajli, l’imam Abu Zur’a (m. 264 dell’Egira), Abu Hatim (m. 277 dell’Egira), l’imam Muslim (m. 261 dell’Egira), Abu Dawud al-Sijistani (m. 275 dell’Egira), Baqi ibn Makhlad (m. 276 dell’Egira) e Abu Zur’a al-Dimashqi (m. 281 dell’Egira).

Dopo di loro è degno di nota Abd al-Rahman Yusuf al-Baghdadi. Egli compose anche un’opera sulla critica degli hadith. Ibrahim ibn Ishaq al-Harbi (m. 285 dell’Egira), Muhammad ibn Ajjah (m. 289 dell’Egira), Hafiz Qurtuba Abu Bakr ibn Abu Asim (m. 287 dell’Egira), Abd Allah ibn Ahmad (m. 290 dell’Egira), Salih Jazara (m. 293 dell’Egira), Abu Bakr al-Bazzar (m. 292 dell’Egira) e Muhammad ibn Nasr al-Marwazi (m. 294 dell’Egira) sono anch’essi personalità degne di nota in questa fase.

In questo modo, in ogni epoca sorsero persone dotate di particolare competenza, che esaminarono gli hadith e ne verificarono l’autenticità. Di conseguenza, in nessun periodo un hadith del tutto apocrifo e falso poté essere conosciuto e diffuso con il nome di “hadith”, né rimanere in circolazione come tale. Questa situazione rimase invariata dall’epoca dei Compagni fino all’ottavo secolo dell’Egira.

Tra le opere composte in questa fase, qui viene fornita una breve presentazione di alcune opere degne di nota:

1. Tabaqat di Ibn Sa’d. È un’opera di vaste dimensioni, completata e suddivisa in quindici volumi.

2. L’imam Suyuti ne compose un compendio. Il suo nome è—

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3. I Tarīkh al-Kabīr, i Tarīkh al-Saghīr e i Tarīkh al-Awsat, composti dall’Imām al-Bukhārī.

4. Un’opera storica in dieci volumi, scritta da Ibn al-Madīnī.

5. Un’opera in dieci volumi, composta da Ibn Hibbān: *********************.

6. Kitāb al-Takmīl, composta dall’Imām Ibn Kathīr. Nome completo:

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I due metodi di trasmissione degli hadīth

Esistono due metodi per trasmettere gli hadīth del venerabile Profeta (s). Molti hadīth sono stati trasmessi riportando esattamente le parole pronunciate dal venerabile Profeta, nello stesso modo e con le medesime parole con cui egli le aveva pronunciate. Il trasmettitore non ha apportato alcuna modifica al linguaggio né alle parole. Questo tipo di trasmissione è chiamato riwāyat bi-l-lafẓ, cioè trasmissione letterale, o trasmissione con le parole e il linguaggio usati dal Messaggero.

Quando il messaggio fondamentale del Messaggero viene espresso e trasmesso con parole proprie, questo metodo è chiamato riwāya bi-l-maʿnā: trasmissione del significato, ossia esprimere il concetto fondamentale con parole proprie. La condizione indispensabile è però che le parole e il linguaggio utilizzati al posto di quelli impiegati dal Messaggero siano necessariamente portatori ed espressione del significato e del senso originari. In altre parole, ciò che il Messaggero intendeva dire deve essere espresso con parole proprie in modo tale che il messaggio fondamentale venga esposto correttamente e nell’animo dell’ascoltatore sorga proprio quel senso e quel significato che sorse nell’animo dei primi ascoltatori quando lo udirono dal Messaggero. Se si crea una qualsiasi differenza, oppure se il contenuto fondamentale viene diminuito o accresciuto, il compito della trasmissione non può essere assolto correttamente.

Anche secondo quest’ultimo metodo, la trasmissione degli hadith del Messaggero è del tutto conforme alla Legge. Secondo la maggior parte dei muhaddith, la maggior parte degli hadith oggi esistenti è stata trasmessa con questo metodo. In altre parole, le parole del Messaggero sono state trasmesse con parole proprie.

Un Compagno presentò questa richiesta al Nobile Profeta: «Ascoltiamo i tuoi hadith, ma non siamo capaci di trasmetterli con le stesse parole. Che cosa dobbiamo fare ora?». Il Nobile Profeta disse: «Quando non trasformate ciò che è halal in haram e ciò che è haram in halal, ma trasmettete il concetto fondamentale con parole vostre, non c’è alcun male in questo.»

Classificazione dei trasmettitori di hadith

(qualitativa)

Dal punto di vista qualitativo, i trasmettitori di hadith sono divisi in quattro classi. È proprio in base a questa distinzione tra le classi che vengono determinati il livello e il valore degli hadith da essi trasmessi.

Appartengono alla prima classe i trasmettitori di hadith che sono estremamente timorati di Dio, osservanti della Sharīʿa, dotati di memoria acutissima, esperti nelle varie scienze e discipline dell’Islam, sottilmente intelligenti, assennati, perfettamente custodi degli hadith memorizzati e oppositori delle innovazioni religiose.

Appartengono alla seconda classe i trasmettitori le cui qualità sono sotto ogni aspetto pari a quelle dei trasmettitori della prima classe. Tuttavia, per quanto riguarda soltanto la memoria, sono inferiori alla prima classe. A questo livello si trovano due tipi di persone. Un tipo era costituito da coloro che mettevano per iscritto gli hadith e non dipendevano esclusivamente dalla memoria. Il secondo tipo era costituito da coloro che non mettevano per iscritto gli hadith. Di conseguenza, poiché talvolta dimenticavano alcune parole dell’hadith originario, al momento della trasmissione utilizzavano al loro posto parole di significato equivalente.

I narratori della terza categoria erano coloro che seguivano la Sharīʿa ed erano timorati di Dio; tuttavia non erano pari ai narratori della seconda categoria quanto a conoscenza, intelletto, capacità di comprensione e perspicacia interiore. Il loro unico patrimonio era ciò che conservavano nella memoria; di ciò che avevano dimenticato non si curavano affatto. Colmavano le lacune della memoria con l’aiuto dell’immaginazione.

I narratori della quarta categoria erano seguaci della religione islamica e osservanti della Sharīʿa; tuttavia erano arretrati quanto a discernimento, giudizio e lungimiranza. Ritenevano lecito inventare hadith allo scopo di ammonire la gente, rassicurarla sulla pace nell’Aldilà e intimorirla con il castigo. Queste persone si dividevano a loro volta in quattro categorie. La prima comprendeva coloro che, allo scopo di ottenere prestigio e onori mondani, non esitavano a modificare gli hadith o a inventarne di nuovi. La seconda comprendeva coloro che, per sostenere le proprie opinioni su questioni giuridiche secondarie, inserivano negli hadith le parole formulate personalmente dal loro maestro. La terza comprendeva coloro che, per la loro limitata capacità di discernimento, consideravano parte dell’hadith originale le parole esplicative pronunciate dal maestro. La quarta era costituita da quei nemici dell’Islam che, con il malvagio intento di creare e alimentare divisioni, dissensi, fratture e conflitti all’interno della comunità musulmana, non temevano minimamente di inventare hadith e diffonderli.

Le condizioni per accettare gli hadith

Per stabilire quale tipo di hadith debba essere accettato e quale non possa esserlo, e per prendere decisioni in merito, gli imam della scienza degli hadith hanno fissato diverse condizioni. Come si è già detto, tutti gli imam degli hadith sono pienamente concordi e fermamente determinati sul fatto che non debba essere accettato nulla se non gli hadith autentici. Tuttavia, nello stabilire quali caratteristiche debba possedere un hadith per poter essere definito «hadith autentico», ciascun imam degli hadith ha condotto autonomamente le proprie riflessioni e ricerche. Poiché tali ricerche e studi, così come lo sviluppo della scienza degli hadith, non si sono svolti nello stesso periodo né alla presenza contemporanea di tutti i muḥaddithūn, ma in epoche diverse e nei vari stadi del progressivo sviluppo di questa scienza, si sono verificati ampliamenti in differenti fasi. Di conseguenza, a prima vista vi si riscontrano alcune divergenze di opinione. Qui riportiamo le condizioni stabilite dai vari imam.

L’Imam Aʿẓam (raḥ.)

La condizione stabilita dall’Imam Aʿẓam Abū Ḥanīfa (raḥ.) per considerare autentico un hadith sembra essere estremamente rigorosa rispetto alle condizioni stabilite dagli altri muḥaddithūn. In effetti, sotto questo aspetto, egli era una persona davvero molto severa. Shaykh Uqī, maestro dell’Imam al-Bukhārī, disse: se condizioni rigorose come quelle dell’Imam Aʿẓam fossero imposte generalmente, vi sarebbe il rischio che il numero degli hadith autentici diminuisse.

Le condizioni dell’Imam Abū Ḥanīfa sono le seguenti:

1. Il narratore dell’hadith deve necessariamente appartenere alla prima categoria di narratori.

2. La trasmissione dell’hadith deve essere letterale, con la menzione esatta delle parole usate dal Messaggero (*********************). Se se ne riferisce soltanto il significato originale o lo si narra con parole proprie (*********************), non sarà accettata.

3. Se hanno ascoltato l’hadith dalla voce del recitatore incaricato di proclamarlo ad alta voce durante la seduta di studio degli hadith (*********************), questi ascoltatori non potranno trasmetterlo ai posteri dicendo ********************* («Tizio mi ha narrato un hadith»). Se lo facessero, tale hadith non sarebbe accettabile.

4. Per quei muhaddith presso i quali il patrimonio degli hadith è custodito in forma scritta, la loro trasmissione orale può essere accettata se ricordano ogni parola dell’hadith. Altrimenti, devono trasmettere l’hadith tenendo davanti a sé il testo scritto. Se non lo hanno fatto in questo modo, tale hadith non può essere considerato accettabile.

5. Per gli hadith di cui finora sono stati trasmessi il significato e il senso (*********************), ma non le parole esatte, essi possono essere accettati come «hadith sahih» se i loro trasmettitori sono esperti di fiqh o almeno degni di fiducia, affidabili, veritieri e assennati, e se, anche dal punto di vista della «dirayat», ciò che hanno trasmesso è privo di errori.

6. Se viene trasmesso un «khabar wahid» riguardo alle attività quotidiane e occasionali, alle transazioni e agli atti di culto, a suo sostegno e conferma deve essere presentata, come testimonianza, un’altra catena di trasmissione o sanad. Qualora non si trovi una «testimonianza» accettabile, almeno secondo il criterio della dirayat l’hadith originario deve essere necessariamente autentico e sahih.

Condizioni dei compilatori delle opere delle Sihah Sittah

Anche i compilatori delle opere delle «Sihah Sittah» imposero, secondo i propri criteri, numerose condizioni essenziali per l’accettazione degli hadith. Qui vengono esposte separatamente le condizioni stabilite da ciascuno di loro.

Imam Bukhari (r)

1. La successione della catena di trasmissione degli hadith (*********************) dovrà essere continua, connessa e ininterrotta (*********************). Al-Hakim Abu Abdallah al-Nishapuri (r) ha scritto:

******************************************************

L’hadith sahih di prima categoria è quello che un illustre Compagno narrerà dal Nobile Messaggero, e per tale hadith vi saranno almeno altri due narratori affidabili. In seguito, lo narrerà da quel Compagno un tābiʿī che è generalmente noto per la narrazione degli hadith direttamente dai Compagni; anche a questo livello vi saranno due narratori affidabili. Dopo di loro lo narreranno tābiʿūn dei tābiʿūn, che sono memorizzatori degli hadith e sommamente scrupolosi. A un certo livello saranno annoverati tra i narratori. Dopodiché verranno i maestri dell’Imam Bukhari, memorizzatori degli hadith e noti per la loro scrupolosa fedeltà nella narrazione degli hadith.[*********************]

2. Il narratore dell’hadith dovrà aver soggiornato a lungo in compagnia dei propri maestri.

3. Il narratore dovrà essere annoverato tra i narratori di prima categoria, nonché essere rinomato e affidabile.

4. Dovrà essere provato che colui dal quale una persona narra l’hadith e colui che lo narra si siano effettivamente incontrati.

Imam Muslim (r)

Lo Shaykh Abu ʿAmr Ibn al-Salah ha scritto:

******************************************************

L’Imam Muslim ha stabilito, nel suo Ṣaḥīḥ, come condizione per accettare un hadith che la catena di trasmissione dell hadith sia necessariamente «muttasil», connessa e ininterrotta; che una persona «siqah» trasmetta da un’altra persona «siqah»; che tale condizione sussista dall’inizio alla fine; e che essa sia esente da «shādh» e da «ʿilla».

2. Colui dal quale un trasmettitore riferisce un hadith e il trasmettitore stesso devono appartenere alla medesima epoca e allo stesso periodo.

3. Nessun trasmettitore dell’hadith deve essere «majhūl», cioè di identità sconosciuta. Essi devono essere universalmente noti.

4. Il testo originale dell’hadith non deve contenere alcun difetto.

Esiste una differenza tra l’Imam Bukhārī e Muslim riguardo alle condizioni per accettare gli hadith. Per questo motivo, molti hadith sono autentici secondo l’Imam Bukhārī, ma non secondo l’Imam Muslim, e viceversa. Per questo motivo, il numero degli shaykh, o maestri di hadith, dai quali l’Imam Bukhārī ha accettato hadith ma l’Imam Muslim no, e che l’Imam Muslim ha accettato ma l’Imam Bukhārī no, è di 625.

L’Imam al-Nasāʾī e l’Imam Abū Dāwūd (raḥimahumā Allāh)

1. Tutti gli hadith inseriti, con le relative catene di trasmissione, nei due principali libri di hadith autentici, il Bukhārī e il Muslim Sharīf, sono necessariamente accettabili secondo questi due Imam.

2. Sono accettabili tutti gli ḥadīth che soddisfano le condizioni seguite per l’accettazione degli ḥadīth nelle due principali raccolte di ḥadīth.

3. Devono essere accettati tutti gli ḥadīth che non siano stati respinti all’unanimità e sulla base del consenso dei muḥaddithīn, e il cui isnād sia muttaṣil, cioè caratterizzato da una catena continua di trasmissione, senza che alcun narratore sia omesso. Anche un ḥadīth è accettabile se il testo originario è autentico e non è mursal né munqaṭiʿ.

4. È accettabile anche un ḥadīth trasmesso da uno dei migliori narratori tra quelli del quarto livello.

5. Quando trova il sostegno di un ḥadīth autentico in senso proprio, l’Imam Abū Dāwūd accetta anche ḥadīth i cui narratori siano deboli, inaffidabili o sconosciuti.

Tutte queste condizioni sono ugualmente accettate dall’Imam al-Nasāʾī e dall’Imam Abū Dāwūd. Tuttavia, in alcuni casi, le condizioni stabilite dall’Imam al-Nasāʾī sono superiori e più rigorose di quelle dell’Imam Abū Dāwūd. Nel valutare l’accettazione degli ḥadīth, l’Imam al-Nasāʾī adottò una maggiore cautela riguardo ai narratori. Ritenne necessario svolgere indagini più approfondite sulle loro condizioni. Per questo motivo, l’Imam al-Nasāʾī non accettò gli ḥadīth trasmessi da molti narratori dai quali l’Imam Abū Dāwūd e l’Imam al-Tirmidhī avevano accettato ḥadīth. A questo proposito, il ḥāfiẓ Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī (raḥimahu Allāh) ha detto che anche gli ḥadīth da loro trasmessi sono accettabili.

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Vi sono molti narratori dai quali l’Imam Abū Dāwūd e al-Tirmidhī hanno accettato ḥadīth, mentre l’Imam al-Nasāʾī si è astenuto dall’accettare gli ḥadīth da loro trasmessi. Anzi, l’Imam al-Nasāʾī non fu disposto ad accettare gli ḥadīth di un gran numero di narratori i cui ḥadīth erano stati accettati persino da al-Bukhārī e da Muslim nella loro raccolta Ṣaḥīḥ.

L’Imam al-Tirmidhī (raḥimahu Allāh)

1. Sono accettabili tutti gli hadith citati nelle prime due raccolte autentiche, quelle di al-Bukhari e Muslim.

2. Sono accettabili anche tutti gli altri hadith che risultino conformi alle condizioni stabilite principalmente dall’Imam al-Bukhari e dall’Imam Muslim e siano dimostrati autentici.

3. Sono accettabili anche gli hadith accettati dall’Imam Abu Dawud e dall’Imam al-Nasa’i, dopo che ne hanno eliminato i difetti e le imperfezioni.

4. Sono accettabili anche gli hadith in base ai quali i giuristi hanno agito.

5. Sono accettabili anche gli hadith il cui tema fondamentale sia un’ingiunzione che è sempre stata applicata.

6. Sono accettabili anche gli hadith dei narratori thiqa che sono stati criticati, purché tutto ciò che li riguarda sia stato esposto chiaramente.

7. Sono accettabili anche gli hadith narrati da narratori i cui hadith sono stati criticati, ma la cui affidabilità è stata dimostrata.

L’Imam Ibn Majah (che Dio abbia misericordia di lui)

1. Anche presso di lui sono accettabili tutti gli hadith accettati dai cinque muhaddith menzionati sopra.

2. Sono accettabili anche tutti gli altri hadith che possono superare le condizioni stabilite dai cinque menzionati sopra.

3. Sono accettabili anche gli hadith secondo i quali agiscono gli studiosi affidabili e degni di fiducia.

4. Sono accettabili anche quegli hadith narrati dai migliori narratori del quarto livello, che, dopo essere stati verificati ed esaminati, siano risultati autentici.

In effetti, persino i nemici dell’Islam sono costretti a riconoscere l’importanza e la validità delle condizioni stabilite dagli imam della scienza degli hadith e del metodo di critica degli hadith.[*********************]

La dirāya, ovvero il metodo di verifica del testo originale dell’hadith

Il metodo di verificare, valutare ed esaminare gli hadith esclusivamente dal punto di vista della catena dei trasmettitori è stato discusso nelle pagine precedenti. Il suo secondo metodo efficace e affidabile consiste nel verificare l’autenticità del testo originale dell’hadith (*********************). Nel linguaggio tecnico della scienza degli hadith, questo viene chiamato «dirāya». Questo processo presenta diversi aspetti. In sintesi, in esso il testo originale dell’hadith viene valutato sulla pietra di paragone della ragione, senza criticare e verificare i trasmettitori degli hadith. Il processo di verifica della «riwāya», o catena dei trasmettitori, rimane limitato esclusivamente alle qualità personali, al carattere e ai rapporti reciproci dei trasmettitori degli hadith. Tuttavia, se nel significato dell’hadith vi sono errori, falsità, elementi irreali o qualcosa contrario al Corano e agli hadith autentici, ciò non può essere rilevato mediante la verifica e l’esame di questo metodo. Pertanto, non è possibile accettare un hadith semplicemente perché ha superato la verifica secondo questo metodo. Per questo motivo viene applicato il processo della «dirāya» allo scopo di verificare il significato essenziale del testo originale dell’hadith (*********************) secondo il criterio dell’intelligenza acuta e del discernimento. Nell’ambito della verifica e dell’esame degli hadith, l’applicazione del principio della «dirāya» è conforme al Corano e agli hadith tanto quanto il principio della «riwāya». Allah stesso ha vietato di decidere se accettare o rifiutare una «parola» basandosi esclusivamente sulla «riwāya».

Quando i منافقون di Medina diffusero calunnie contro ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei), anche alcuni musulmani ne furono influenzati. Allora Allah l’Altissimo si rivolse loro dicendo:

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Quando avete udito quella dichiarazione, perché non avete detto subito che non era assolutamente giusto pronunciare parole di questo genere? Avreste dovuto dire allora: «Allah è santo e glorioso; questa non è altro che una manifesta falsità e una gravissima calunnia. (È assolutamente impossibile che ciò sia vero).»[*********************]

In altre parole, non appena si fosse udita la notizia originale, si sarebbe dovuto ritenere che fosse completamente falsa. Pertanto, sarebbe stato doveroso interromperne immediatamente la diffusione e la divulgazione. Questo impulso divino a respingere come falsa la «calunnia» non appena la si ascolta è precisamente un’indicazione dell’applicazione della dirayat.

In effetti, nel verificare gli hadith, il metodo della dirayat è uno strumento eccellente, estremamente acuto e finemente affilato. In questa fase si presta attenzione ai seguenti aspetti:

1. Se un avvenimento si è verificato davanti a centinaia o migliaia di persone — un avvenimento che, nel momento in cui si è verificato, non avrebbe potuto non essere noto a un gran numero di persone — e tale avvenimento, o un avvenimento analogo, è stato riferito da un solo narratore, naturalmente sorgerà un dubbio sulla sua autenticità. Se un simile avvenimento non è stato riferito da numerosi sahaba, la narrazione di questa singola persona non può in alcun modo essere considerata un «hadith sahih» né essere accettata senza esitazione.

2. Se un avvenimento è stato riferito da persone che non avevano alcuna ragione, o per le quali era impossibile, aver avuto un contatto con l’avvenimento originario o con il luogo in cui si era verificato, e tale narrazione non trova conferma nelle narrazioni di persone strettamente legate all’avvenimento originario e al luogo dell’accaduto, oppure se da queste ultime si riceve una narrazione contraria, l’hadith riferito dai primi narratori non può essere accettato come «hadith sahih». Al loro posto può essere accettato l’hadith riferito da persone più strettamente legate all’avvenimento originario. Per esempio, se un hadith riguardante la vita coniugale e familiare del nobile Profeta (s) viene inizialmente riferito da una persona che, sotto nessun aspetto, ha esperienza della vita familiare dell’Onorato, né ha ascoltato tale hadith da una persona esperta, la sua narrazione non può essere accettata. Se invece un simile hadith viene riferito da una persona in qualche modo collegata a questo aspetto della vita del Messaggero — per esempio una delle mogli del Messaggero o un suo parente stretto — oppure viene narrato dopo essere stato ascoltato da una persona di questo genere, allora può certamente essere accettato.

3. L’hadith riferito da un narratore consapevole del valore pratico degli hadith è più accettabile dell’hadith riferito da un narratore che non conosce il valore pratico di altri tipi di hadith. Anzi, secondo alcuni, se un tabi‘i faqih riferisce direttamente un hadith dal Messaggero senza menzionare il nome del sahabi, anche tale hadith sarà accettabile secondo il principio sopra esposto. Nell’epoca dei sahaba, le norme e le regole del metodo della dirayat per la verifica degli hadith non furono redatte in modo dettagliato. Tuttavia, di seguito vengono presentati alcuni esempi di verifica degli hadith secondo i criteri di questo metodo in quell’epoca:

1. Hadith riferito da Hazrat Abu Hurayra (ra):

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Ho sentito il Messaggero dire: «Dopo aver consumato qualcosa riscaldato dal fuoco, compi l’abluzione per la preghiera».

Udendo questo hadith, Hadrat ʿAbdullah ibn ʿAbbas disse: «Allora, anche se si usasse acqua calda mentre si è in stato di abluzione, si dovrebbe compiere nuovamente l’abluzione? [Tirmidhi—Kitab al-Taharah] In altre parole, attraverso il metodo della dirayah, questo hadith non risulta sahih.

2. In un altro hadith è stato riferito:

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Nel giorno del venerdì vi è un momento in cui, se un musulmano chiede ad Allah qualche bene mentre sta pregando, Allah glielo concede in modo speciale.

I Compagni nutrivano un particolare interesse nel sapere con certezza quando fosse precisamente questo momento privilegiato. Hadrat ʿAbdullah ibn Salam apprese che tale momento si trovava proprio nell’ultima ora del venerdì. Ma Hadrat Abu Hurayra, udito ciò, disse: «Come può essere possibile? Il Messaggero ha detto: se qualcuno supplica Allah mentre è in piedi nella preghiera, Egli esaudirà la sua supplica. Ma nell’ultima ora del giorno non è lecito compiere alcuna preghiera. Pertanto, non è ragionevole determinare un momento simile sulla base di questo hadith. [Abu Dawud—Kitab al-Salat]»

Nel primo hadith è stata verificata, sulla base della dirayah, l’autenticità del contenuto fondamentale; nel secondo hadith è stata verificata la particolare interpretazione dell’hadith.

Hazrat Aisha possedeva una particolare competenza e talento nel verificare gli hadith sulla base della dirāya. Su questa base sollevò obiezioni riguardo ad alcuni hadith e, sulla base delle sue obiezioni, fu possibile stabilire alcuni principi fondamentali della dirāya. Per esempio:

Quando alla sua presenza fu menzionata, come parola del Messaggero, la seguente frase:

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Al defunto sarà inflitto il castigo a causa del pianto dei suoi familiari per lui.

Allora ella disse: «Non si può accettare ciò come vero, poiché il Nobile Corano ha dichiarato con parole chiare:

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Nessuno porterà il peso del peccato di un altro.»

Da ciò risulta dimostrato, secondo il principio della dirāya per la verifica degli hadith, che non si può accettare alcun hadith contrario a una chiara dichiarazione del Corano.

2. Durante l’epoca dei Compagni, tra la gente si diffuse questo hadith: nella notte del Miʿraj, il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) aveva avuto un incontro diretto con Allah. Udito ciò, Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: «Il narratore di questo hadith è un palese bugiardo. Infatti, il Nobile Corano ha affermato chiaramente:

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Nessuna creatura può comprendere Allah; Egli comprende tutte le creature.

I principi fondamentali del processo di dirayat emersi dalla dettagliata discussione precedente vengono qui riportati insieme:

1. Un hadith non sarà contrario a una prova esplicita del Corano.

2. Un hadith non sarà contrario alla Sunnah stabilita attraverso una trasmissione mutawatir.

3. Un hadith non sarà contrario all’ijmaʿ chiaro e incontrovertibile dei nobili Compagni.

4. Un hadith non sarà contrario alla ragione e al buon senso evidenti.

5. Un hadith non sarà contrario ai principi eternamente sostenuti e unanimemente riconosciuti dalla sharīʿa.

6. Un hadith non sarà contrario a un hadith accettato come autentico e impeccabile.

7. Il linguaggio del hadith non sarà contrario alle regole e agli usi della lingua araba. Infatti, il Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui) non pronunciò mai alcuna parola in una forma contraria alle regole della lingua araba.

8. Un hadith non esprimerà un significato estremamente ridicolo e lesivo della dignità del Profeta.

Nei libri di uṣūl al-hadith sono stati menzionati, a questo proposito, molti altri principi fondamentali.

Tra gli studiosi della scienza degli hadith esiste una divergenza riguardo all’applicazione dei due metodi sopra descritti — la riwāya e la dirāya — per verificare gli hadith e distinguere quelli autentici da quelli non autentici. Un gruppo attribuisce importanza esclusivamente al processo della riwāya, ossia alla verifica dell’isnād. Secondo loro, se l’isnād è corretto e la sua continuità, integrità e autenticità sono state adeguatamente preservate, l’hadith può essere senz’altro accettato. Altri, invece, ritengono più importante che il contenuto dell’hadith sia razionale e superi l’esame del processo della dirāya, piuttosto che il semplice fatto che l’isnād sia corretto. Secondo questo criterio, un hadith che non superi adeguatamente tale esame non può essere accettato. Non può essere accettato neppure se l’isnād è corretto e, secondo la valutazione dell’isnād, risulta degno di accettazione.

Tuttavia, dal punto di vista del vero muḥaqqiq, ciascuno di questi due metodi, considerato da solo, è privo di equilibrio. Il primo dipende esclusivamente dall’isnād: al di fuori dell’isnād non vi è nient’altro da esaminare. E anche se l’isnād è corretto e affidabile, quell’hadith sarebbe considerato senz’altro accettabile. Il secondo è basato in modo assoluto sulla ragione. Se il contenuto dell’hadith è accettabile alla luce del buon senso e della logica, non si ritiene necessaria alcuna valutazione del suo isnād. In realtà, però, il solo isnād non può essere sufficiente a dimostrare che una proposizione sia vera e corretta, così come non sono sufficienti da soli il buon senso e il giudizio razionale! Per questo è indispensabile stabilire una piena armonia tra questi due processi e preservare l’equilibrio tra loro.

Principi equilibrati della critica degli hadith

Quale possa essere un metodo coerente per verificare gli hadith è davvero materia di ricerca. L’opinione ponderata al riguardo è che si debba anzitutto verificare l’isnad e poi esaminare il contenuto fondamentale dell’hadith, fino al punto contrassegnato da *********************. Se l’isnad è corretto e anche il testo fondamentale dell’hadith supera il criterio della «dirāya», allora quell’hadith è pienamente accettabile.

Esistono tuttavia molti hadith il cui isnad è impeccabile, mentre il contenuto del testo fondamentale risulta incomprensibile al senso comune. In tal caso, l’unica cosa da esaminare e valutare è se esso contraddica il Corano; se l’hadith non renda illecito ciò che il Corano ha dichiarato lecito, né dimostri qualcosa di contrario. Tutti sanno infatti che gli hadith relativi al Miʿrāj sono stati trasmessi da 25 Compagni e da trecento tābiʿūn, e tuttavia esso è difficile da comprendere per il senso comune. Ciononostante, deve essere senz’altro accettato come un hadith vero e autentico. Infatti, non si tratta di qualcosa di impossibile ed è inoltre pienamente conforme al Corano. Esso costituisce una spiegazione di questioni indicate nel Corano in modo non chiaro o sommario.

Analogamente, verificando le parole e il linguaggio degli hadith si può comprendere con certezza se essi siano davvero parole del Nobile Messaggero. Se in un hadith compare un termine che non era in uso all’epoca del Messaggero, esso non può essere un hadith del Messaggero. Per esempio:

a) Si trova una citazione nei libri degli hadith:

******************************************************

I Qadariyya sono i magi di questa umma e i Rafiditi sono gli ebrei di questa umma.

Il suo linguaggio e le sue parole dimostrano chiaramente che non può in alcun modo essere una parola del Messaggero. In secondo luogo, termini quali «al-Qadarī» e «Rāfiḍī» recano l’impronta di una terminologia specifica. Poiché questo linguaggio non era affatto in uso all’epoca del Nobile Messaggero, non si può assolutamente porre la questione di una sua utilizzazione da parte del Messaggero.

b) Anche la seguente frase viene citata con il nome di «hadith»:

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Chi considera il «Corano creato» è un miscredente.

Nell’epoca abbaside sorse una violenta disputa tra gli studiosi dell’epoca sulla questione se il Corano fosse «creato» o non creato. Ai tempi del Nobile Messaggero non si poteva neppure concepire una simile idea. Pertanto, non si può credere che parole di questo genere siano mai uscite dalla bocca del Messaggero.

Di seguito riportiamo il principio e il metodo menzionati dall’Allāma Ibn al-Jawzī, il muḥaddith, riguardo all’applicazione del metodo della «dirāya» nella fase di verifica degli hadith:

******************************************************

Considererai inventati o apocrifi gli hadith che troverai contrari alla ragione comune o in contrasto con i princìpi generali. Dopo di ciò, non sarà necessario verificare e vagliare i loro narratori. Allo stesso modo, sono inventati quegli hadith che sono stati dimostrati falsi alla luce del comune sentire e dell’osservazione. È inventato anche ciò che contraddice il Corano, gli hadith mutawātir e il consenso incontrovertibile, e di cui non è possibile fornire alcuna interpretazione; oppure sono inventati quegli hadith nei quali si minaccia un severo castigo per questioni comuni e insignificanti, o si promettono enormi ricompense per azioni minime. Questo genere di hadith si trova generalmente nelle catene di trasmissione dei predicatori e dei sufi.[*********************]

Oltre a ciò, è necessario verificare gli hadith anche sulla bilancia psicologica. Chi studierà e praticherà gli hadith del Messaggero in modo ampio e ininterrotto, e li esaminerà con profonda e acuta attenzione, vedrà sbocciare nel suo mondo interiore un’intensa e limpida luce. Comprenderà facilmente quali siano realmente gli hadith del Messaggero e quali no; quale genere di parole il Messaggero possa aver pronunciato e quale genere di azioni possa aver compiuto; quale tipo di parole o azioni possa aver approvato e quale no. …………….. Non gli sarà affatto difficile coglierlo.[*********************]

A questo punto, il parere conclusivo è che la decisione finale sull’accettabilità o meno di un hadith debba necessariamente fondarsi sulla verifica adeguata e minuziosissima sia dell’isnād sia del testo originario dell’hadith (matn).

 

Appendice 2

Il ʿilm al-ḥadīth nel subcontinente

L’arrivo dei Compagni nel subcontinente

I rapporti commerciali tra questo subcontinente e i paesi arabi sono antichissimi. Era dunque del tutto naturale che il primo impatto dell’ondata della rivoluzione che, nel VI secolo dell’era cristiana, si era verificata sulla costa occidentale del Mar Arabico, nei paesi arabi, raggiungesse questo subcontinente situato sulla costa orientale. Da fonti storiche affidabili risulta che, nei primi anni della rivoluzione islamica — se non durante il periodo della profezia e del primo califfo, almeno durante il califfato del secondo califfo, Ḥaḍrat ʿUmar Fārūq (ra) — alcuni Compagni del Profeta dell’universo giunsero in questo subcontinente. I Compagni di cui si ha notizia essere giunti in India in quel periodo sono: (1) Ḥaḍrat ʿAbdullāh ibn ʿAbdullāh ibn ʿUt bān, (2) Ḥaḍrat ʿĀṣim ibn ʿAmr al-Tamīmī, (3) Ḥaḍrat Suhayl ibn al-ʿAbdī, (4) Ḥaḍrat Ṣuhayb ibn ʿAdī e (5) Ḥaḍrat al-Ḥākim ibn Abī al-ʿĀṣ al-Thaqafī (ra). [Siyar al-Ṣaḥābah, vol. 6.]

In seguito, anche durante i governi di Ḥaḍrat ʿUthmān, Ḥaḍrat ʿAlī e Amīr Muʿāwiyah, l’arrivo dei Compagni in India continuò. Tuttavia, per quest’epoca si ha notizia dell’arrivo in India di appena tre Compagni. I due Compagni giunti in India durante il califfato di Ḥaḍrat ʿUthmān furono: (1) Ḥaḍrat ʿUbaydullāh ibn Maʿmar al-Tamīmī e (2) Ḥaḍrat ʿAbd al-Raḥmān ibn Samurah ibn Ḥabīr ibn ʿAbd Shams. Durante l’epoca di Ḥaḍrat Amīr Muʿāwiyah giunse invece Ḥaḍrat Sinān ibn Salamah ibn al-Muḥabbiq al-Hudhalī. Ziyād, allora governatore dell’Iraq, lo inviò nominandolo governatore della frontiera indiana.

L’arrivo dei Tābiʿūn nel subcontinente

Dopo i Compagni, numerosi Tābiʿūn giunsero in India; la storia ne fornisce la prova. Il primo Tābiʿī a giungere in India durante l’epoca di Amīr Muʿāwiyah fu Mulāḥib ibn Abī Ṣufrah. Nell’anno 44 dell’Egira, egli giunse qui come comandante militare insieme al Compagno Ḥaḍrat ʿAbd al-Raḥmān ibn Samurah. Attraversò i confini del Sijistān e di Kabul e arrivò a Lahore.

La diffusione degli hadith nel subcontinente

Furono proprio i nobili Compagni i primi portatori della diffusione dell’ilm al-hadith. Essi furono modelli concreti e pionieri nella propagazione della religione islamica. Ovunque si recassero, si dedicavano alla diffusione dell’Islam, del Corano e degli hadith. Pertanto, non può esservi alcun dubbio che anche in questo Paese abbiano svolto l’opera di diffusione degli hadith insieme a quella del Corano. Per questo si può ritenere che, nella prima metà del primo secolo dell’Egira, i raggi dell’ilm al-hadith si siano irradiati in questa regione, sebbene non vi sia alcun modo di conoscerne la storia dettagliata.

L’ilm al-hadith nel Sind

Nelle regioni di confine di questo subcontinente furono condotte per diversi anni consecutivi campagne militari musulmane. Sinan ibn Salama conquistò Qusdar. In seguito, Huri ibn Huri al-Bahili innalzò la bandiera dell’Islam sulla maggior parte del Sind grazie a una vasta spedizione. [Si vedano al-Baladhuri, pp. 439 e 440.]

Nell’anno 93 dell’Egira, Muhammad ibn Qasim completò la conquista del Sind e lo trasformò in una provincia inclusa nello Stato islamico. Stabilì colonie arabe in luoghi quali Multan, Mansura, Alor, Daybul, Sindan, Qusdar e Qandabil. Con Muhammad ibn Qasim rimasero stabilmente cinquanta mila soldati di cavalleria. In quel periodo numerosi arabi giunsero in questo Paese per il commercio e per stabilirvisi permanentemente. Di conseguenza, in tutti i luoghi menzionati furono istituiti centri di istruzione islamica, per l’insegnamento del Corano e degli hadith. Tra questi arabi vi erano anche numerosi hafiz del Corano e degli hadith. Grazie ai loro sforzi e alle loro cure, l’insegnamento del Corano e degli hadith si diffuse ampiamente in questa regione. Qui vengono menzionati i nomi e le informazioni biografiche di alcuni di coloro che, tra loro, si dedicarono in modo particolare alla diffusione degli hadith:

1. Musa ibn Ya‘qub al-Thaqafi. Fu nominato giudice (qadi) nel Sind. Possedeva una particolare competenza nell’ilm al-hadith.

2. Yazid ibn Abi Kabsha al-Dimashqi (m. 97 H.). Era un tābi‘ī e aveva appreso un gran numero di hadith da illustri Compagni, quali Darda, Sharhabil ibn Awf e Marwan ibn al-Hakam. Era riconosciuto anche come narratore affidabile di hadith.

3. Mufaddal ibn Muhallab ibn Abi Sufra (m. 102 H.), tābi‘ī. Svolse un ruolo significativo nella trasmissione degli hadith. Trasmesse hadith dal Compagno Nu‘man ibn Bashir; e da lui trasmisero hadith suo figlio Hajib, Thabit al-Bunani e Jarir ibn Hazim.

4. Abu Musa Isra’il ibn Musa al-Basri (m. 155 H.), al-Siddiqi. Giunse in India da Basra per motivi commerciali. Era un narratore affidabile di hadith. Tra i suoi discepoli vi furono celebri esperti di hadith quali Sufyan al-Thawri (m. 161 H.), Sufyan ibn ‘Uyayna (m. 198 H.) e Yahya ibn Sa‘id al-Qattan (m. 198 H.). Da questa descrizione risulta chiaramente quanto fosse elevato il prestigio di Abu Musa nell’ilm al-hadith. L’Imam al-Bukhari trasmise numerosi hadith attraverso Abu Musa nella sua raccolta di hadith.

5. Amr ibn Muslim al-Bahili giunse nel Sind come governatore provinciale sotto il califfo Umar ibn Abd al-Aziz. Narrò hadith da Ya’la ibn Ubayd.

6. Rabi ibn Sabih al-Sa’idi al-Basri (m. 170 dell’Egira) narrò numerosi hadith e compilò anche un’opera di hadith. Giunse in India nell’anno 160 dell’Egira.

La diffusione degli hadith nelle colonie arabe

Debal

Nella città di Debal (provincia del Sind), sotto il dominio arabo, si dedicarono particolare attenzione e impegno alla trasmissione e alla diffusione degli hadith. Di conseguenza, qui emersero diversi illustri trasmettitori di hadith. Di seguito vengono menzionati i nomi e alcuni dati biografici di alcuni di loro:

1. Abu Ja’far al-Dabili (m. 322 dell’Egira). Narrò hadith da Musa ibn Harun al-Bazzaz (m. 294 dell’Egira) e Muhammad ibn Ali al-Sayf (m. 291 dell’Egira).

3. Ahmad ibn Abdallah al-Dabili (m. 346 dell’Egira). Fu allievo del muhaddith Abu Ja’far. È noto per aver trasmesso un gran numero di hadith nel quarto secolo.

4. Muhammad ibn Muhammad ibn Abdallah al-Dabili (m. 346 dell’Egira). Apprese gli hadith dal califfo Abu al-Qadi (m. 305). Il celebre sapiente al-Hakim al-Nishapuri fu suo allievo.

5. Al-Hasan ibn Muhammad ibn Asad Debli (m. 350 dell’Egira). Nel 340 dell’Egira trasmise hadith a Damasco. La sua catena di trasmissione degli hadith iniziava dal Compagno Jābir ibn ʿAbd Allāh (ra).

6. Khalaf ibn Muhammad Debli (m. 360 dell’Egira). Dapprima studiò gli hadith a Debal presso ʿAlī ibn Mūsā Deblī. In seguito si recò a Baghdad e cominciò a tenervi lezioni di hadith.

7. Aḥmad ibn Muhammad ibn Hārūn Debli (m. 370 dell’Egira). Studiò gli hadith a Baghdad presso Jaʿfar ibn Muhammad al-Fāryābī. Studiò inoltre gli hadith nella città di Kufa presso Aḥmad ibn Sharīf.

8. Hasan ibn Ḥamīd Debli (m. 407 dell’Egira). Era un grande commerciante e, accanto alla sua attività commerciale, si dedicò allo studio degli hadith, acquisendovi una notevole competenza. ʿAlī ibn Muhammad ibn Saʿīd Mūcheli (m. 359 dell’Egira), Dāʿlāj (m. 351 dell’Egira), Muhammad Naqqāsh (m. 351 dell’Egira) e Abū ʿAlī Tumārī (m. 360 dell’Egira) furono i suoi maestri. Quando trasmetteva gli hadith, il suo cuore si inteneriva e si commuoveva a tal punto che scoppiava a piangere.

9. Abū al-Qāsim Shuʿayb ibn Muhammad Debli (m. 400 dell’Egira). Era conosciuto con il nome di Abū Qaṭān. Si recò in Egitto e lì fondò un circolo, continuando a insegnare gli hadith.

Al-Mansura

Al-Mansura si trovava a 47 miglia a nord-est dell’odierna Hyderabad, nel Sindh. Fin dall’epoca della prima conquista musulmana, questa città era pervasa dallo spirito islamico. La maggior parte dei suoi abitanti seguiva gli hadith. Si può quindi ritenere che in questa città lo studio degli hadith avesse raggiunto un altissimo livello. In varie moschee si insegnavano gli hadith. Gli specialisti si dedicarono alla compilazione di libri di hadith. Tra loro, il qāḍī Abū al-ʿAbbās al-Mansūrī acquisì particolare fama come maestro di hadith e compilatore di libri.

Di seguito vengono menzionati i nomi e le informazioni sugli altri studiosi di hadith che vivevano in questa città:

1. Ahmad Abu al-Abbas al-Mansuri. Studiò gli hadith presso Abu al-Abbas ibn Asram (m. 336 H.) in Fars e presso Ahmad Hijjani, noto come Abu Rawq (m. 332 H.), a Basra.

2. Ahmad ibn Muhammad al-Mansuri (m. 380 H.). Studiò gli hadith a Fars e a Basra. Nel IV secolo divenne famoso come muhaddith.

3. Abu Abdallah ibn Ja’far Murra al-Mansuri (m. 390 H.). Fu allievo di Hasan ibn al-Mukarram. Divenne famoso come maestro di al-Hakim al-Nishapuri.

Kasdar

L’attuale località di Khoshdar, nello Stato di Kalat, era allora conosciuta con il nome di Kasdar. Qui si trova la tomba di Sinan ibn Salmah al-Hudhali. Durante il dominio arabo era la capitale dell’Impero del Turan. Aveva acquisito un’importanza straordinaria come centro commerciale. Questa città occupa un posto particolare nello studio degli hadith. Si riportano qui i nomi di alcuni studiosi di hadith originari di questa città:

1. Ja’far ibn Khattab al-Kasdari (m. 450 H.). Era noto come Abu Muhammad. In seguito iniziò a risiedere nella città di Balkh. Fu riconosciuto come narratore affidabile di hadith. Abu al-Futuh Abd al-Ghafur al-Kashghari (m. 474 H.), hafiz degli hadith, narrava hadith da lui. Nel V secolo divenne famoso come muhaddith.

2. Sibawayh ibn Isma’il al-Kasdari (m. 463 H.). Tra i suoi maestri di hadith vi furono Abu al-Qasim Ali ibn Muhammad al-Husayni, Yahya ibn Ibrahim e Raja ibn Abd al-Wahid. Si recò alla Mecca e iniziò lì a impartire lezioni di hadith. Abu al-Futayyan Amr ibn Hasan al-Rawasi (m. 503 H.) narrò hadith da lui.

Lo studio degli hadith nell’India settentrionale

Fino alla metà del II secolo dell’Egira, il Sind era sotto il dominio del governo centrale arabo. In seguito, nel paese si manifestarono ribellioni, disordini e sconvolgimenti politici. In quel periodo, l’intera provincia si frammentò in alcuni piccoli regni indipendenti locali. Nel III secolo anche questi regni furono distrutti. In seguito, in questa regione si diffuse l’influenza della setta batinita. Di conseguenza, per qualche tempo i suoi rapporti con il governante musulmano centrale furono interrotti.

Nell’anno 413 dell’Egira, il sultano Maḥmūd Ghaznavide attaccò il Punjab attraverso il passo di Khyber e conquistò Lahore. Di conseguenza, furono ristabiliti i rapporti tra i musulmani e il subcontinente indo-pakistano. In seguito, entro il VII secolo dell’Egira, il dominio musulmano si estese e si consolidò sull’intero subcontinente. Delhi fu designata capitale dei musulmani. Dopo di ciò, musulmani provenienti dalle regioni del Turkestan asiatico, del Khurasan, dell’Afghanistan e da altre zone iniziarono ad arrivare in India a ondate, passando per il passo di Khyber. I primi due paesi menzionati, il Turkestan asiatico e il Khurasan, nel III secolo dell’Egira erano diventati culla della scienza degli hadith. Gli autori delle opere del Ṣiḥāḥ al-Sitta erano originari proprio di queste regioni. L’arrivo di un gran numero di persone da questi paesi diede inizio in India a un’ampia diffusione dell’istruzione islamica e della scienza degli hadith. In particolare, in quel periodo Lahore divenne un centro per lo studio degli hadith.

La scienza degli hadith a Lahore

Parlando della diffusione della scienza degli hadith a Lahore, occorre innanzitutto menzionare il nome dello Shaykh Muḥammad Ismāʿīl Lahorī (m. 448 dell’Egira). Egli giunse in India da Bukhara nell’anno 395 dell’Egira e cominciò a risiedere a Lahore. Qui, nel promuovere gli ideali islamici, attribuì grande importanza alla scienza degli hadith e adottò metodi efficaci per diffonderla ampiamente. Di conseguenza, nel secolo successivo sorsero a Lahore innumerevoli muḥaddith.

Si riportano qui i nomi e le informazioni biografiche di alcuni muḥaddith residenti a Lahore in quel periodo:

1. Sayyid Murtaḍā (m. 589 dell’Egira). Era esperto nella scienza degli hadith e si arruolò nell’esercito del sultano Shihāb al-Dīn Ghūrī.

2. Abū al-Ḥasan al-Ibn ʿUmar Lahorī (m. 529 dell’Egira). Era un grande muḥaddith e studiò gli hadith presso il ḥāfiẓ degli hadith Abū al-Muẓaffar al-Saʿīdī.

3. Abū al-Fatḥ ʿAbd al-Ṣamad ibn ʿAbd al-Raḥmān Lahorī (m. 550 dell’Egira). Teneva lezioni di hadith a Samarcanda.

4. Abū al-Qāsim Muḥammad ibn Khalaf al-Lāhūrī (m. 540 dell’Egira). In seguito si recò a «Isfrain». Era un sapiente di hadith di alto livello.

I muḥaddith dell’Asia meridionale nel VII secolo

Nel VII secolo dell’Egira, in questa sede si possono menzionare i nomi e le identità di alcuni dei muḥaddith viventi in varie località dell’Asia meridionale:

1. Shaykh Bahāʾ al-Dīn Zakariyyā al-Multānī (m. 666 dell’Egira). Era discendente del Compagno Ḥabbān ibn Aswad. Studiò gli hadith alla Mecca e a Medina, acquisendo in essi una particolare competenza.

2. Qāḍī Minhāj al-Sirāj al-Jūzjānī (m. 668 dell’Egira). Si recò a Lakṣmaṇāvatī, nel Bengala.

3. Burhān al-Dīn Maḥmūd ibn Abū al-Khayr Asad al-Balkhī (m. 687 dell’Egira). Fu allievo del muḥaddith Ṣaghānī e da lui ricevette l’ijāza per trasmettere il libro di hadith «Mashāyikh al-Anwār».

4. Kamāl al-Dīn Zāhid (m. 684 dell’Egira). Il suo vero nome era Muḥammad ibn Aḥmad ibn Muḥammad. Divenne noto come maestro di hadith dello Shaykh Niẓām al-Dīn Awliyāʾ.

5. Raḍī al-Dīn Badaʾūnī (m. 700 dell’Egira). Era un muḥaddith di grandissima fama tra i suoi contemporanei.

6. Sharafuddin Abu Tawama al-Bukhari al-Hanbali (m. 700 dell’Egira). All’inizio del VII secolo giunse a Delhi da Bukhara. Si trasferì poi a Sonargaon, nel Bengala (nel distretto di Dhaka), e vi si stabilì definitivamente. Studiò con particolare attenzione la scienza degli hadith. Grazie ai suoi sforzi, Sonargaon si trasformò in breve tempo in un centro prestigioso per lo studio degli hadith. È deplorevole che i dettagli della pratica della scienza degli hadith a Sonargaon siano tuttora avvolti nelle tenebre dell’oscurità.

La pratica degli hadith nel subcontinente nell’VIII secolo

Nell’VIII secolo dell’Egira ebbe inizio la fase dello sviluppo progressivo della scienza degli hadith nel subcontinente indo-pakistano. Il sovrano bahmanide del Deccan, Mahmud Bahmani (780-799 dell’Egira), dedicò particolare attenzione alla diffusione della scienza degli hadith. Istituì borse di studio per gli studenti degli hadith. [Lo storico Firishta] Sebbene in quel periodo in quasi tutta l’India fosse evidente l’influenza dello studio del fiqh, della filosofia e del tasawwuf, l’insegnamento degli hadith non fu ostacolato in misura significativa. Al contrario, eminenti sufi si dedicarono alla diffusione della scienza degli hadith. Soprattutto sotto la guida di quattro illustri sufi sorsero i seguenti quattro centri per lo studio degli hadith.

1. A Delhi ebbe inizio un’ampia attività d’insegnamento degli hadith sotto la guida di Nizamuddin Auliya.

2. Nella regione del Bihar ebbe inizio lo studio degli hadith sotto la guida di Sharafuddin al-Muniri e grazie al suo insegnamento.

3. Nel Kashmir ebbe inizio lo studio degli hadith sotto la guida di al-Hamdani.

4. A Multan si diffuse la scienza degli hadith sotto la guida di Zakariya Multani.

Da questi centri uscirono numerosi studiosi degli hadith. Si riportano qui i nomi di alcuni studiosi degli hadith, suddivisi in base ai centri:

Il centro di Nizamuddin Auliya

1) Shamsuddin Muhammad ibn Yahya Udhī (m. 747 AH)

2) Fakhruddin Jarubadi (m. 748 AH)

3) Ziyauddin ibn Mu’ayyad al-Mulk Barani

4) Mahiuddin ibn Jalaluddin bin Qutbuddin Kashani (m. 719 AH)

5) Nizamuddin Allani Jafarabadi (m. 735 AH)

6) Shaykh Nasiruddin Chiragh-i Delhi (m. 757 AH)

7) Sayyid Muhammad Gisudaraz (m. 825 AH)

8) Shaykh Wajihuddin

9) Qadi Shihabuddin Daulatabadi (m. 849 A.H.)

10) Mawlana Khwajegi Qurabi (m. 878 A.H.)

Centro di Sharafuddin al-Maniri

1) Shaykh Muzaffar Balkhi (m. 786 A.H.)

2) Husayn ibn Mu’izz Bihari (m. 845 A.H.)

3) Ahmad Langare Darya ibn Hasan ibn Muzaffar Bihari (m. 891 A.H.)

Centro di Ali Hamadani

In Kashmir, ʿAlī Hamadānī fu il primo a portare la scienza degli ḥadīth. Giunse qui nell’anno 774 dell’Egira. Lui e i suoi discepoli furono i primi a diffondere l’Islam in questa regione. Compose inoltre due opere sugli ḥadīth. I titoli delle due opere sono:

a) As-Sabʿīn fī faḍāʾil Amīr al-muʾminīn

b) Arbaʿīn-i Amīriyya

Il centro di Shaykh Zakariyyā a Multan

Shaykh Bahāʾuddīn Zakariyyā fu il pioniere della diffusione dell’insegnamento degli ḥadīth a Multan. Da questo centro uscirono, in qualità di muḥaddith, Jamāluddīn Ulūchī e Makhdoom-e Jahāniyā, Sayyid Jalāluddīn Bukhārī.

L’epoca della rinascita della scienza degli ḥadīth nel subcontinente

Nel nono secolo ebbe inizio nel subcontinente l’epoca della rinascita della scienza degli ḥadīth. Aḥmad Shāh, sovrano del Gujarat, riaprì le rotte commerciali marittime tra l’Arabia e l’India. Di conseguenza, dall’Arabia giunsero in India numerosi studiosi degli ḥadīth. In quel periodo il governo del vicino Iran adottò la dottrina sciita. Per questo motivo, una grande comunità esperta nella scienza degli ḥadīth fu costretta a emigrare da lì in India. Essi portarono con sé un’enorme quantità di patrimonio relativo agli ḥadīth. D’altra parte, proprio in quel periodo si verificò anche in Egitto un’affluenza di studiosi degli ḥadīth, e da lì giunsero in India grandi muḥaddith. Tra i muḥaddith che arrivarono in India in quel periodo, i nomi dei due seguenti sono i primi degni di nota:

1. Badruddīn Muḥammad ibn Abī Bakr al-Damāmīnī (m. 827 dell’Egira). Era professore di ḥadīth presso la Jāmiʿ Zabīd nello Yemen. Qui compose un commentario (Commentary) al Ṣaḥīḥ al-Bukhārī. Il suo titolo è «Maṣābīḥ al-Jāmiʿ» (*********************). Giunse nel Gujarat, in India, nel mese di Shaʿbān dell’anno 820. Qui compose le seguenti tre opere: (a) Taʿlīq al-farāʾiḍ (*********************), (b) «Tuḥfat al-gharīb, sharḥ al-Mughnī al-labīb» e (c) «ʿAyn al-ḥayāt fī khulāṣat Ḥayāt al-ḥayawān».

2. Abū al-Futūḥ Nūr al-Dīn Aḥmad ibn ʿAbd Allāh al-Shīrāzī al-Ṭūsī (m. 850 egira).

Probabilmente giunse in Gujarat negli anni 814-844. Fu discepolo di Majd al-Dīn Fīrūzābādī, Shams al-Dīn Jazāʾirī, Sayyid Sharīf Jurjānī e Bābā Yūsuf Harāvī.

Tra coloro che giunsero in India dal centro per l’insegnamento degli ḥadīth fondato in Egitto da Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī, i due muḥaddith più degni di nota sono i seguenti:

1. Yaḥyā ibn ʿAbd al-Raḥmān ibn Abū al-Khayr al-Hāshimī (m. 843 egira)

2. Dal centro per gli ḥadīth fondato da Khwāja ʿImād al-Sakhāwī giunsero in India i seguenti muḥaddith:

1) Abū al-Fatḥ al-Rāzī al-Makkī (m. 886 egira)

2) Aḥmad ibn Ṣāliḥ al-Malwī

3) ʿUmar ibn Muḥammad al-Dimashqī (m. 900 egira)

4) ʿAbd al-ʿAzīz ibn Maḥmūd al-Ṭūsī (m. 910 H.)

5) Wajīh al-Dīn Muḥammad al-Mālikī (m. 919 H.)

6) Ḥusayn ibn ʿAbd Allāh ibn Awliyāʾ al-Kirmānī (m. 930 H.)

7) Jamāl al-Dīn Muḥammad ibn ʿUmar al-Ḥajārānī (m. 930 H.)

8) Rafīʿ al-Dīn al-Sakāwī (m. 954 H.)

Nomi dei muḥaddith giunti dal centro fondato da Zakariyyā al-Anṣārī:

1) ʿAbd al-Muʿṭī al-Ḥajārānī (m. 989 H.)

2) Shihāb al-Dīn al-ʿAbbāsī (932 H.)

Nomi dei muḥaddith giunti dal centro fondato da Ibn Ḥajar Haythamī:

1) Shaykh Ibn ʿAbd Allāh ʿAydarūsī (m. 991 dell’Egira)

2) Abū Saʿādāt Muḥammad al-Fiqhī (m. 992 dell’Egira)

3) Mīr Murtaḍā Sharīf Shīrāzī (m. 974 dell’Egira)

4) Mīr Qalʿa, il muḥaddith Akbarābādī (m. 983 dell’Egira)

Mullā ʿAlī Qārī, autore del celebre commentario Mishkāt Sharīf, intitolato «Mirqāt», fu allievo proprio di Qalʿa.

In seguito, nei seguenti luoghi dell’India e del Pakistan sorsero centri per lo studio degli ḥadīth.

1) Il Deccan: qui giunsero numerosi muḥaddith. (2) Gujarat. (3) Malwa. (4) Khandesh. (5) Sindh: dopo cinquecento anni, nel decimo secolo dell’Egira, qui ebbero nuovamente inizio l’insegnamento e la diffusione della scienza degli ḥadīth. (6) Lahore: sotto la guida di Mawlānā Muḥammad (m. 1000 dell’Egira), questa città si trasformò in un centro per lo studio degli ḥadīth. (7) Jhansi e Kalpi: nel decimo secolo dell’Egira vi giunse un muḥaddith di Baghdad, di nome Sayyid Muḥammad Ibrāhīm, che iniziò a impartire l’insegnamento degli ḥadīth. (8) Agra: qui furono fondati contemporaneamente tre centri per gli ḥadīth: a. la madrasa di Rafīʿ al-Dīn Ṣafawī; b. la madrasa di Ḥājjī Ibrāhīm, il muḥaddith Akbarābādī (m. 1010 dell’Egira); e c. la madrasa di Sayyid Shāhmīr (m. 1000 dell’Egira). (9) Lucknow: nella seconda metà del decimo secolo questa città divenne un centro per lo studio della scienza degli ḥadīth, quando Shaykh Ḍiyāʾ al-Dīn, muḥaddith proveniente da Medina, vi si stabilì e iniziò a insegnare gli ḥadīth. (10) Jaunpur: probabilmente la diffusione degli ḥadīth ebbe luogo qui per opera di Muḥadhdhab Jaunpūrī, allievo dell’Imām Sakhāwī. (11) Bihar: nell’ottavo secolo, la scienza degli ḥadīth giunse a Phulwari Sharif, nel Bihar, per mezzo di Sayyid Minhāj al-Dīn Rāstī, allievo di Sharaf al-Dīn Munīrī. Nel decimo secolo essa raggiunse sviluppo e progresso.

I viaggi all’estero degli abitanti del subcontinente allo scopo di studiare gli hadith

Tra il 820 e il 992 dell’Egira (1417-1584 d.C.), l’arrivo di muhaddith stranieri nel subcontinente diede inizio a una nuova ondata nel campo dello studio degli hadith; da allora, gli abitanti di questa regione desiderosi di apprendere e assetati di conoscenza cominciarono a recarsi all’estero con il nobile scopo di studiare gli hadith. I loro viaggi all’estero non rimasero limitati all’India: si recarono persino nella lontana Mecca e a Medina per conseguire un’istruzione superiore nella scienza degli hadith. Anche in quell’epoca non esitarono né ebbero il minimo timore di affrontare i rischi della traversata di mari dalle onde impetuose. Quasi tutti gli studiosi di hadith di quest’epoca, da Abd al-Awwal al-Husayni (m. 986 dell’Egira) fino a Shah Wali Allah al-Dihlawi (m. 1172 dell’Egira), compirono viaggi di questo genere allo scopo di studiare gli hadith.

Fino a quel momento, il primo a intraprendere questo arduo viaggio fu Jamalullah Gulbagi. Studiò gli hadith alla Mecca. In seguito, molte altre persone si recarono alla Mecca e a Medina allo scopo di studiare gli hadith, e tali viaggi continuarono ininterrottamente fino alla fondazione dei primi centri indiani per lo studio degli hadith, le madrase di Deoband e Saharanpur.

In questo periodo, le seguenti persone acquisirono una particolare competenza nella scienza degli hadith:

1. Abu Bakr ibn Muhammad al-Bahruzi (m. 915 dell’Egira). Tradusse in persiano l’opera ‘Hisn-i Hasin’, compilata da al-Jazari, e ne scrisse il commentario. Tradusse inoltre in persiano l’opera di Qadi Iyad intitolata ‘Ayn al-Wafa fi Tarjama-ye Shifa’.

2. Mir Sayyid Abd al-Awwal al-Husayni Gujarati Jaunpuri (m. 986 dell’Egira). Fu contemporaneo del muhaddith Abu al-Fatah. Studiò gli hadith alla Mecca e a Medina. Si sottopose a grandi difficoltà e fatiche per conseguire un’istruzione superiore negli hadith e compose due opere, intitolate ‘Fayd al-Bari fi Sharh al-Bukhari’ e ‘Muntakhab-i Kitab-i Safar al-Sa‘adat’. All’inizio del regno di Akbar Khan-Khanan fu invitato da Gujarat a Delhi.

3. Khwaja Mubarak ibn Makhdum al-Rajani Banarasi (m. 981 dell’Egira). Compilò una raccolta di hadith intitolata ‘Madarij al-Akhbar’.

4. Shaykh Vikari Kakuri (890-981 dell’Egira). Il suo vero nome era Nizam al-Din ibn Aram Sayf al-Din. Era un celebre muhaddith. Ascoltò e studiò gli hadith presso Hafiz Saqawi. Dedicò la propria vita al servizio degli hadith. Conosceva a memoria l’intero Sahih al-Bukhari.

6. Jamāl al-Dīn Muḥammad ibn Ṭāhir ibn ʿAlī al-Fattānī (morto nel 914 dell’Egira). Divenne noto con il nome di “Malik al-Muḥaddithīn” (il re degli studiosi di ḥadīth). Presso il centro di studi degli ḥadīth di ʿAlī Muttaqī, alla Mecca al-Sharīfa, si iscrisse nell’anno 944 dell’Egira per studiare gli ḥadīth e li studiò colà per ben sei anni. Sarà ricordato in eterno per le seguenti opere:

a) Majmaʿ al-Biḥār al-Anwār (********************)

b) Tadhkirat al-Mawḍūʿāt

c) Qānūn al-Mawḍūʿāt wa al-Ḍaʿīf

d) Asmāʾ al-Rijāl

e) al-Mughnī fī Ḍabṭ al-Rijāl

7. Shaykh Ṭayyib Sindhī (m. 999 dell’Egira). Egli compose un’opera intitolata Taʿlīqāt-i Mishkāt al-Maṣābīḥ.

8. Shaykh ʿAbd Allāh Anṣārī Sulṭānpūrī (m. 990 dell’Egira). Durante il regno dell’imperatore Akbar, egli fu il più eminente studioso di ḥadīth dell’India. I titoli delle sue due opere più significative sono i seguenti:

9) Sharḥ ʿalā Shamāʾil al-Nabī Gangūhī (m. 990 dell’Egira). Ricevette l’insegnamento degli ḥadīth da Ibn Ḥajar al-Haytamī. Durante il regno di Akbar assunse un ruolo rivoluzionario per l’Islam.

Le sue seguenti opere sugli ḥadīth sono degne di nota:

a) Sunan al-Hudā fī Mutābaʿat al-Muṣṭafā

b) ʿAẓāʾif al-Yawm al-Layl

10. Shaykh Wajīhud­dīn ʿAlawī Gujarātī (m. 990 dell’Egira). Compose almeno ventitré opere. Tra le sue celebri opere figurano Sharḥ-i Jāmī, Tafsīr-i Bayḍāwī e Nuzhat al-Naẓar fī Sharḥ Nukhbat al-Fikar.

11. Shaykh Ṭāhir ibn Yūsuf Sindī Burhānpūrī (m. 1004 dell’Egira). Il numero delle sue opere è quattro:

a) Talkhīṣ Sharḥ Asmāʾ al-Rijāl al-Bukhārī Kirmānī

b) Mulqāt Jāmiʿ al-Jawāmiʿ

c) Sharh al-Bukhari

d) Riyad al-Salikin

12. Shaykh Ibn Hasan Sayfi Kashmiri (m. 1003 AH). Fu maestro di Shaykh Ahmad Sirhindi Mujaddid Alf Sani. I titoli delle sue opere sono:

a) Sharh Sahih al-Bukhari

b) Tafsir al-Qur’an

c) Risala-ye Adhkar

d) Maghazi al-Nubuwwat.

13. Haji Muhammad Kashmiri (m. 1006 AH). Tra le sue seguenti opere sugli hadith sono degne di nota:

a) Sharh di Shamā’il al-Nabī

b) Sharh di Mashāriq al-Anwār

c) Kitāb Khulāsat al-Jāmi‘ fī Jam‘ al-Hadīth

d) Sharh di Hisn-e Hasīn

15. Shaykh Munawwar ibn ‘Abd al-Majīd ibn ‘Abd al-Shakūr Lāhorī (m. 1010 dell’Egira). Durante il regno di Akbar assunse il ruolo di un ‘ālim rivoluzionario. Per questo fu anche costretto a essere imprigionato; durante la sua permanenza in carcere completò la sua opera «Durr al-Najm fī Tartīb al-Awā’il wa al-Suwar al-Karīm» e imparò a memoria il tafsīr di Qāḍī Shihāb al-Dīn intitolato «Al-Baḥr al-Mawāj». Scrisse inoltre un commentario al «Mashāriq al-Anwār» di Saghānī e al «Hisn-e Hasīn» di Jazarī.

16. Muḥyī al-Dīn ‘Abd al-Qādir ibn Shaykh ibn ‘Abd Allāh (m. 1037 dell’Egira). Compose numerose opere. Tra i suoi cinque libri sugli ḥadīth sono degni di nota:

a) Al-Minh al-Bārī bi-Khatm Ṣaḥīḥ al-Bukhārī

b) ‘Iqd al-Layl fī Faḍā’il al-Layāl

c) Risāla fī manāqib al-Bukhārī

d) Al-qawl al-jāmiʿ fī bayān ʿilm al-nāfiʿ

e) Kitāb al-anfus al-laṭīf fī ahl Badr al-Sharīf.

17. ʿAbd al-Nabī Shattārī (m. 1039 H.). Le seguenti cinque opere da lui scritte sugli hadith sono degne di nota:

a) Jahriyat al-najāt fī sharḥ al-Mishkāt (commento al Mishkāt Sharīf)

b) Commento di Nukhbat al-fikr

c) Commento di un hadith ********************

d) Commento di un hadith ********************

e) Lawāmiʿ al-anwār fī manāqib al-sādāt al-athar.

L’epoca del Mujaddid Alf-e Sani

Il nome del Mujaddid Alf-e Sani era Shaykh Ahmad ibn Abd al-Ahad al-Faruqi al-Sirhindi (m. 1034 dell’Egira). Studiò gli hadith presso Shaykh Yaqub Saifi e ottenne l’autorizzazione a insegnare il Sahih al-Bukhari, il Mishkat di Tabrizi e il Jami al-Saghir di Suyuti. Ottenne inoltre dal Qadi Bahlul Badakhshani l’autorizzazione a trasmettere i Sihah Sittah. Non lasciò alcun altro libro sugli hadith, ad eccezione dell’opera Hadith-e Arba’in. Guidò un vasto movimento per la riforma e la correzione della società musulmana sulla base del Corano e degli hadith. Nella sua opera Maktubat attribuì particolare importanza allo studio del Corano e degli hadith. Di conseguenza, molte persone furono incoraggiate e motivate a studiare la scienza degli hadith e a conseguirvi competenza. Si possono menzionare i nomi di alcuni muhaddith di quel periodo:

1. Shaykh Sa’id ibn Ahmad al-Sirhindi (m. 1070 dell’Egira)

2. Farukh Shah, figlio di Shaykh Sa’id (m. 1112 dell’Egira)

3. Siraj Ahmad Mujaddedi (m. 1230 dell’Egira). Sono degne di nota tre sue opere:

a) Traduzione persiana del Sahih Muslim

b) Traduzione persiana del Jami al-Tirmidhi

c) Raccolta degli hadith relativi a cibi e bevande.

4. Shaykh Ma‘sūm ibn Ahmad Sirhindī (m. 1080 dell’Egira)

5. Khwaja A‘zam ibn Sayf al-Dīn Sirhindī (m. 1114 dell’Egira).

Egli fu un celebre muhaddith durante il regno dell’imperatore Alamgir. Compose un commentario del Sahih al-Bukhari intitolato «Fayz al-Bari Sharh Sahih al-Bukhari».

6. Shah Abu Sa‘id ibn Safī al-Qadr Mujaddidī (m. 1250)

7. Shah ‘Abd al-Ghani ibn Sa‘id Mujaddidī (m. 1296 dell’Egira)

Compose un’opera sugli hadith di Ibn Majah intitolata «Injah al-Haja Sharh Ibn Majah».

L’epoca dello Shaykh ‘Abd al-Haqq Muhaddith Dehlavi

Lo shaykh Abd al-Haqq studiò gli hadith alla Mecca al cospetto dello shaykh Abd al-Wahhab Muttaqi (m. 1010 dell’Egira) e da lui ricevette l’«autorizzazione» riguardo alle Sihah Sittah. Le seguenti opere da lui composte sugli hadith costituiscono contributi imperituri e inestimabili:

a) «At-Tarīq al-Qawīm fī Sharh Sīrat al-Mustaqīm». Commento in persiano dell’opera «Safar as-Saʿādat».

b) Ashrāt al-Lumaʿāt fī al-Mishkāt (commento in persiano della Mishkāt Sharīf).

c) «Lamaʿāt at-Tanqīh fī Sharh Mishkāt al-Masābīh».

d) Al-Ikmāl fī Asmāʾ ar-Rijāl

e) Jāmiʿ al-Barakāt, selezione del commento alla Mishkāt

f) «Mā Thabata bis-Sunnah fī Ayyām as-Sanah

g) «Al-Hadīth al-Arbaʿīn»

g) «Tarjumat al-Ahadith al-Arba’in»

h) «Dastur-e Fayz-un-Nur»

10. «Dhikr al-Ijazat al-Hadith fil-Qadim al-Hadith»

Grazie a questa sua straordinaria dedizione allo studio degli hadith e al suo indimenticabile contributo al mondo delle opere scritte, lo Shaykh Abd al-Haqq Muhaddith Dehlawi inaugurò una nuova era nel campo dell’insegnamento degli hadith in questo Paese.

L’autore dell’opera «Tarikh-e Ulama-ye Hind» scrisse di lui:

******************************************************

Fu lui il primo a piantare in India il seme della scienza degli hadith.

Egli si dedicò stabilmente all’insegnamento degli hadith. Tra i suoi discendenti, molti ebbero l’onore di essere riconosciuti come eminenti muhaddith. Qui vengono menzionati i nomi di alcuni di loro:

1. Shaykh Nurul Haq (m. 1073 H.). Apprese la scienza degli hadith proprio da suo padre. Le sue opere sugli hadith sono due:

a) Taysirul Qari fi Sharh Sahih al-Bukhari

b) Sharh Shama’il al-Nabi

2. Hafiz Abdus Samad Fakhruddin ibn Muhibbullah (m. 1160 H.). Le sue opere sono le seguenti:

a) Manba’ul Ilm fi Sharh Sahih Muslim. In realtà, quest’opera fu scritta da suo padre; egli si limitò a curarne l’edizione.

b) Sharh Aynul Ilm

c) Sharh Hisn Hasin

3. Shaykh al-Islam ibn Hafiz Fakhruddin (m. 1180 H.). Le sue opere sugli hadith sono tre:

a) Sharḥ Ṣaḥīḥ al-Bukhārī

b) Risāla Kashf al-Ghiṭāʾ ʿammā yalzamu li-l-mawtā wa-l-aḥyāʾ (commento del Muwaṭṭaʾ).

Risāla Radd al-Awhām ʿan Athar al-Imām al-Humām.

4. Salāmullāh ibn Shaykh al-Islām Muḥaddith (m. 1229). È noto con il nome di «Muḥaddith di Rampur». Tra le sue opere sugli ḥadīth sono degne di nota le seguenti:

1) Al-Muḥallā bi-asrār al-Muwaṭṭaʾ.

2) Traduzione persiana del Ṣaḥīḥ al-Bukhārī

3) Traduzione persiana degli Shamāʾil al-Nabī

4) Risāla fī uṣūl al-ḥadīth

5. Shaykh Saifullah ibn Nurullah bin Nur al-Haqq. Durante il regno dell’imperatore Alamgir compose un’opera intitolata «Ashraful Asayel fi Sharhish Shamayel».

I discepoli dello Shaykh Abd al-Haqq

1) Khwaja Kharend Muinuddin (m. 1085 dell’Egira), 2) Khwaja Haidar Patlu (m. 1057 dell’Egira), 3) Baba Dawud al-Mushtaqi al-Kashmiri, 4) Shaykh Inayatullah, il muhaddith kashmiro (m. 1195 dell’Egira), che impartì lezioni di hadith per 36 anni. 5) Mir Sayyid Mubarak Bilgirami (m. 1115 dell’Egira), che scrisse commentari persiani su Shama’il al-Nabi e Hisn al-Hasin. 6) Mir Abd al-Jalil Bilgirami (m. 1138 dell’Egira), che era un muhaddith esperto nella disciplina degli Asma’ al-Rijal. 7) Mir Azad Bilgirami (m. 1200 dell’Egira). I titoli delle sue opere sugli hadith sono:

a) Aj Juyuddarari, commentario del Sahih al-Bukhari

b) Shamamatul Anbar fi ma Urida fil-Hind min Sayyidil Bashar

c) Subhatul Murjan fi Athar Hindustan.

d) Makhdum Sayad fi Husni Khatimatul Sayada.

I seguenti muhaddith ottennero fama dalla metà dell’undicesimo secolo dell’Egira fino alla metà del dodicesimo secolo dell’Egira:

1) Muhammad Siddiq ibn Sharif (m. 1040 H.), 2) Shaykh Husayn al-Husayni (m. 1043 H.), 3) Sayyid Ja’far Badre Alam (m. 1085 H.) — egli compose due opere intitolate «Al-Fayḍ al-Tārī fī sharḥ Ṣaḥīḥ al-Bukhārī» e «Rawḍat ash-Shāh», 4) Abū al-Majd Maḥbūb-e ʿĀlam (m. 1111 H.) — egli compose un’opera intitolata «Zīnat an-Nuqāt fī sharḥ al-Mishkāt», 5) Shaykh Yaʿqūb Banānī Lahorī (m. 1098 H.) — egli compose le tre opere seguenti:

a) «Al-Khayr al-Jārī fī sharḥ Ṣaḥīḥ al-Bukhārī»

b) «Al-Muʿallim fī sharḥ Ṣaḥīḥ Muslim»

c) «Kitāb al-Muṣaffā fī sharḥ Muwaṭṭaʾ»

6) Mawlānā Naʿīm Ṣiddīqī (m. 1120 H.) — egli compose un’opera di commento al «Mishkāt al-Maṣābīḥ», 7) Shaykh Muḥammad Akram ibn ʿAbd ar-Raḥmān (m. 1130 H.). 8) Shaykh Yaḥyā ibn ʿAmīr al-ʿAbbāsī (m. 1114 H.) — egli compose, tra le altre, le opere (a) «ʿInāyat al-Qārī sharḥ Mulāsiyāt al-Bukhārī», (b) «Arbaʿīn», (c) «Tadhkirat al-Aṣḥāb»; 9) Shaykh Muḥammad Fākhir Ilāhābādī (m. 1164 H.) — in materia di hadith compose le quattro opere seguenti: a) «Qurrat al-ʿAyn fī إثbāt Rafʿ al-Yadayn», b) «Risāla-ye Najātiyya dar ʿAqāʾid-e Ḥadīthiyya», c) «Naẓm-e ʿIbrat-e Safar-us-Saʿād», d) «Mas̱navī dar Taʿrīf-e Ḥadīth». 10) Mawlānā Amīn ad-Dīn Muḥammad ʿUmarī (m. 1145 H.), 11) Mawlānā Nūr ad-Dīn ibn Ṣāliḥ Aḥmadābādī (m. 1155 H.) — egli compose un commento al «Bukhārī Sharīf» intitolato «Nūr al-Qārī sharḥ Ṣaḥīḥ al-Bukhārī», 12) Mīrzā Muḥammad ibn Rustam Badakhshī (m. 1195 H.). Tra le sue opere di hadith sono degne di nota le seguenti:

a) «Miftāḥ an-Najā fī manqib al-Abā»

b) «Tarājim al-Ḥuffāẓ»

c) «Nuzūl al-Abrār bimā ṣiḥḥa min manāqib Ahl al-Bayt al-Aṭhār»

d) Tuhfat al-Muhibbīn fī Manāqib Khulafāʾ al-Rāshidīn.

(13) Mīryā Jān Jalandharī Birākī (m. 1100 AH) compose l’opera intitolata «Nazm al-Durar al-Marjān».

(14) Muhammad Siddīq Lāhorī (m. 1193 AH) compose l’opera intitolata «Izālat al-Fasādāt fī Sharh Manāqib al-Sādāt».

(15) Shaykh Hāshim ibn ʿAbd al-Ghafūr Sindī. Egli riorganizzò e dispose nuovamente il Sahīh al-Bukhārī Sharīf secondo la successione cronologica dei Compagni.

L’epoca di Shāh Walīullāh Dehlavī

Durante l’epoca di Shāh Walīullāh Dehlavī ebbe inizio nel subcontinente il periodo di massimo sviluppo della scienza degli hadith. Fu proprio allora che essa ottenne il riconoscimento di scienza progredita. Il contributo dell’imam dell’epoca, Shāh Walīullāh, a questo sviluppo fu immenso e incomparabile. Nacque il 14 Shawwāl dell’anno 1114 dell’Egira. Morì nel 1176 dell’Egira. Si recò alla Mecca e a Medina per ricevere un’istruzione superiore negli hadith. Tra le sue opere sugli hadith sono degne di nota le seguenti:

a) Hujjat Allāh al-Bāligha

b) al-Arbaʿīn

g) Asiqāt al-Akhyār

d) Ad-Durr as-Samīn fī Mubashshirāt an-Nabī al-Amīn

e) Al-Faḍl al-Mubīn fī al-Musalsal min Ḥadīth an-Nabī al-Amīn

f) Al-Irshād ilā Muhimmāt al-Isnād

g) Tarājim al-Bukhārī

h) Sharḥ Tarājim Abwāb al-Bukhārī

i) Muṣaffā, commento al-Muwaṭṭaʾ

j) Musawwā, commento al-Muwaṭṭaʾ

ṭ) Āthār al-muḥaddithīn.

Di seguito vengono riportati i nomi dei muḥaddithīn che emersero sotto l’influenza di Shāh Walī Allāh:

1) Qāḍī Thanāʾ Allāh Pānīpatī (m. 1225 H.). Egli compose un’opera di ḥadīth intitolata «Al-Lubāb».

2) Shāh ʿAbd al-ʿAzīz ibn Walī Allāh Dihlawī (m. 1236 H.). Egli si dedicò all’insegnamento degli ḥadīth per quasi sessant’anni. Di conseguenza, i suoi numerosissimi discepoli si dedicarono all’insegnamento e alla diffusione degli ḥadīth in varie parti dell’India. Qui vengono menzionati alcuni dei loro nomi:

1) Shāh Rafīʿ al-Dīn Dihlawī (m. 1249 H.) (2), Shāh Muḥammad Ismāʿīl Shahīd (martirizzato nel 1246 H.) (3) Shāh Muḥammad Maqṣūd Allāh (m. 1273 H.) (4) Munshī Ṣadr al-Dīn Dihlawī (m. 1258 H.) (5) Ḥasan ʿAlī Muḥaddith Lakhnawī, (6) Ḥusayn Aḥmad (m. 1275 H.) (7) Shāh Rauf Aḥmad Mujaddidī (m. 1249 H.) (8) Shāh Faḍl al-Raḥmān Ganj Murādābādī (m. 1315 H.), (9) Khurram ʿAlī Balhārī (m. 1271 H.). Egli tradusse in urdu l’opera «Mushāriq al-Anwār» di al-Ṣaghīnā e «Arbaʿīn» di Shāh Walī Allāh. (10) Shāh Abū Saʿīd (m. 1250 H.) (11) Muḥammad Shakūr (m. 1300 H.) (12) Shāh Ẓuhūr al-Ḥaqq Phulwārī, (13) Awlād Ḥusayn, (14) Karam Allāh Muḥaddith Dihlawī (m. 1258 H.) (15) ʿAlāmat Allāh Badāyūnī.

Le opere di ḥadīth di Shāh ʿAbd al-ʿAzīz sono soltanto due. Sono le seguenti:

a) Bustān al-Muḥaddithīn (in persiano), b) Ījāla-ye Nāfiʿa.

3) Shāh Isḥāq ibn Afḍal Fārūqī Dihlawī (m. 1262): si dedicò all’insegnamento degli ḥadīth per vent’anni. I suoi discepoli si diffusero in tutta l’India. (4) Madhhab Nānūtawī (m. 1320). (5) Aḥmad ʿAlī Sahāranpūrī (m. 1297): ricevette un’istruzione superiore alla Mecca e a Medina. Compose, tra le altre opere, Taʿlīqāt al-Bukhārī, Muqaddima-ye Bukhārī e una ḥāshiya (note marginali) sullo Sharīf al-Tirmidhī. (6) Mawlānā Qāsim Nānūtawī (m. 1297) (7) Mīyā Ṣāḥib Sayyid Naẓīr Ḥusayn (m. 1320). (8) Mawlawī Nawwāb Muḥammad Quṭb al-Dīn Muḥaddith-i Dihlawī: studiò la scienza degli ḥadīth presso Shāh Isḥāq Dihlawī. In seguito si recò alla Mecca e a Medina, dove ottenne un isnād superiore per gli ḥadīth. Le sue due opere seguenti sugli ḥadīth sono degne di nota:

a) Mazahir-e Haqq – traduzione e commento in urdu del Mishkat Sharif; b) traduzione di Hisn-e Hasin.

Dopo Shah Ishaq Sahib sorsero diversi centri per l’insegnamento degli hadith. Gli allievi dei suddetti sapienti iniziarono autonomamente, in varie località dell’India e del Pakistan, l’insegnamento e la diffusione della scienza degli hadith. Molte persone appresero gli hadith presso Shah Abdul Ghani, successore di Shah Abu Sa’id Mujaddidi. In seguito, le persone elencate di seguito divennero famose come sapienti esperti nella scienza degli hadith.

1) Mawlana Abdul Hayy Lakhnawi (m. 1304), Mawlana Rashid Ahmad Gangohi, Mawlana Qasim, Mawlana Yaqub, Mawlana Abdul Haqq Ilahabadi, Shaykh Habibur Rahman Rudawlawi, Mawlana Muhammad Husain Ilahabadi, Shaykh Muhammad Ma’sum Mujaddidi, Mawlana Jafari, Mawlana Alimuddin Balkhi, Shaykh Manzur Ahmad Hindi.

Il defunto Mawlana Abdul Hayy fondò a Firangi Mahal un centro per l’insegnamento degli hadith. Coloro che studiarono presso di lui acquisirono una notevole competenza nella scienza degli hadith. Qui vengono menzionati i nomi di alcuni muhaddith di questo periodo:

(1) Mawlana Zahir Ahmad «Shawq». Compose un’opera di hadith intitolata Āthār al-Sunan (********************). (2) Mawlana Abdul Hadi Azimabadi (3) Mawlana Muhammad Husain Ilahabadi, (4) il hafiz degli hadith, Mawlana Idris Sasrami (5) Mawlana Abdul Ghafur Ramzanpuri (6) Mawlana Abdul Karim Punjabi (7) Shah Sulayman Phulwari – un tempo fu il capo mawlana della Calcutta Alia Madrasa. (8) Mawlana Abdul Hayy (9) Mawlana Abdul Wahhab Bihari (10) Mawlana Abdul Bari – compose un commento all’opera Āthār al-Sunan.

Attraverso Mawlana Sayyid Nazir Husain Dehlawi (m. 1320 dell’Egira), la scienza degli hadith si diffuse ampiamente nel subcontinente. Egli era il leader della comunità Ahl-e Hadith. Centinaia di migliaia di studenti appresero da lui la scienza degli hadith e si dispersero in varie parti del subcontinente. Tra i muhaddith di questo periodo vengono menzionati i nomi di alcuni:

(1) Mawlana Shamsul Haq Dahanwi. Compose un’opera intitolata «Ghayat al-Maqsud». (2) Mawlana Ashraf Ali. Compose un’opera intitolata «Ayn al-Ma’bud». (3) Mawlana Abdur Rahman Mubarakpuri – scrisse un voluminoso commentario di Tirmidhi Sharif, intitolato «Tuhfat al-Ahwadhi». (4) Mawlana Sayyadat Husain – fu professore di scienza degli hadith presso la Calcutta Alia Madrasa. (5) Mawlana Amir Ali Malihabadi – compose un’annotazione alla Hidaya, un’opera di fiqh. (6) Mawlana Jamil Ansari – insegnava gli hadith presso la Calcutta Alia Madrasa. (7) Mawlana Ahmadullah (m. 1362) – fu lo Shaykh al-Hadith della Rahmaniya Madrasa di Delhi. (8) Mawlana Alam Ali Naginawi; a Rampur emersero, nell’insegnamento degli hadith, grandi muhaddith come Sayyid Abu Muhammad Barkat Ali Shah, Mawlana Hasan Shah, Mawlana Munawwar Ali e il suo allievo Mawlana Vilayat Husain.

Gli allievi di Mawlana Shah Abdul Ghani, Mawlana Muhammad Kasek e Mawlana Rashid Ahmad, fondarono la madrasa di Deoband. Nel corso dei secoli passati, da questa istituzione si sono diffusi in ogni parte dell’India e del Pakistan diverse migliaia di muhaddith. Mawlana Khalil Ahmad Sahib fu un grande muhaddith di questo periodo. Compose un’opera esegetica di alto livello e ricca di contenuti eruditi sugli hadith di Abu Dawud Sharif, intitolata «Badhl al-Majhud».

Maulana Mahmudul Hasan (Shaykh al-Hind) fu per lungo tempo uno dei principali muḥaddith della madrasa di Deoband, presso il quale centinaia di persone appresero la scienza degli ḥadīth. Maulana Anwar Shah Kashmiri fu uno dei più eminenti muḥaddith di quell’epoca. Le lezioni da lui tenute durante l’insegnamento del Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e del Ṣaḥīḥ al-Tirmidhī furono trascritte dai suoi studenti e pubblicate rispettivamente con i titoli «Fayḍ al-Bārī», commentario del Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, e «Al-ʿArf al-Shadhī», commentario del Ṣaḥīḥ al-Tirmidhī.

Dopo aver studiato gli ḥadīth presso Maulana Ahmad Ali Saharanpuri, numerose persone si dedicarono all’insegnamento degli ḥadīth in Bengala e Assam. Tra i suoi studenti, Mufti Abdullah Tungi e Maulana Nazir Hasan Deobandi acquisirono la massima notorietà. Nelle regioni del Bengala Orientale e dell’Assam divennero particolarmente celebri i loro studenti, nonché i maestri personali dell’autore di quest’opera, Maulana Muhammad Husain Sylheti e Maulana Mumtazuddin. [Le discussioni relative a questa fase non si trovano in forma sistematica in un numero molto elevato di opere. Tutte le opere utilizzate per questa trattazione sono state tratte dai seguenti testi: (1) l’opera di ricerca del signor dottor Ishaq, Indian’s Contribution to the Study of Hadith Literature; (2) ********************, scritto da Maulana Mufti Amimul Ihsan; (3)********************; (4)********************; e l’introduzione, tra gli altri testi, a ********************, compilato da Maulana Abdul Ghaffar Hasan. Il celebre studioso di ḥadīth di Maner, Shaykh Makhdumul Mulk, studiò ininterrottamente presso di lui per ben 22 anni la scienza degli ḥadīth e le altre discipline del sapere. (Manāqib al-Aṣfiyā) (Islamic Culture, vol-xxvll- No-1]

La scienza degli ḥadīth nel Bengala

Gaur-Pandua

Alauddin Husain Shah ibn Sayyid Ashraf Makki regnò sul Bengala dal 900 al 924 dell’Egira. Fu il primo a promuovere il progresso della lingua e della letteratura bengalesi. Non solo: il suo contributo alla diffusione su vasta scala dell’insegnamento del Corano e degli ḥadīth nei territori sotto il suo dominio è indimenticabile. Invitò nel suo regno, affinché vi giungessero e vi si stabilissero, persone esperte nelle scienze e nelle discipline islamiche provenienti da località lontane e vicine. Nel 907 dell’Egira (1502 d.C.) fondò a Gaur, in un luogo chiamato Ghuraba-e Shahid (attualmente compreso nel distretto di Maldah), una madrasa di tipo avanzato. Fondò inoltre un college a Pandua. In questi istituti educativi si insegnava la scienza degli ḥadīth. Nell’911 dell’Egira (1503 d.C.), Muhammad ibn Yazdan Bakhsh, noto come Khwajagir Shirwani, trascrisse il Ṣaḥīḥ al-Bukhārī in tre volumi. Esso è conservato presso la Oriental Library di Bankipur.

Sonargaon

È già stato menzionato che il muḥaddith Sharafuddin Abu Tawama Bukhari Hanbali (m. 700 dell’Egira) giunse nel VII secolo a Sonargaon, nel distretto di Dhaka, e qui organizzò ampiamente l’insegnamento degli ḥadīth. Di conseguenza, il luogo divenne un centro della scienza degli ḥadīth. Questa situazione continuò per qualche tempo anche dopo la sua morte. In quel periodo, questa regione era sotto il dominio dei Sayyadat (900-945 dell’Egira). In quanto capitale del Bengala Orientale, Sonargaon vide radunarsi numerosi esperti di ḥadīth, e anche in questo luogo molte persone studiarono la scienza degli ḥadīth, raggiungendo grande competenza. In quell’epoca la pratica degli ḥadīth era così diffusa nella regione che numerose moschee e numerosi khanqah furono destinati a tale scopo. Grazie agli sforzi del celebre esperto di ḥadīth Taqiuddin Ainuddin (929 dell’Egira), vi fu fondata una moschea. A quel tempo regnava Nusrat ibn Husain Shah. Si può dunque affermare con sicurezza che fu proprio durante il dominio dei Sayyadat che Sonargaon divenne un centro per l’insegnamento degli ḥadīth. Probabilmente questa gloria rimase viva e intatta fino all’ultima fase del dominio musulmano nel Bengala Orientale. In seguito, però, durante il dominio britannico, i raggi dorati di Sonargaon svanirono completamente.

Dalla fondazione del Pakistan in poi, in numerose grandi madrase dell’allora Pakistan Orientale (l’attuale Bangladesh) fu avviato l’insegnamento superiore della scienza degli ḥadīth. Di conseguenza, ogni anno un numero considerevole di persone studiava gli ḥadīth e veniva a conoscere una delle basi più importanti della religione islamica. Tuttavia, a causa delle carenze del sistema educativo, esse non riuscirono a trarne beneficio né a raggiungere una competenza analoga a quella degli studenti di ḥadīth delle epoche precedenti.

La compilazione delle opere di hadith nel subcontinente

Sembra che, nell’epoca successiva all’indipendenza del subcontinente, gli studiosi abbiano rivolto particolare attenzione alla diffusione su vasta scala dello studio dell’‘ilm al-hadith. In particolare, sono stati avviati alcuni tentativi allo scopo di far conoscere al popolo le fonti e i fondamenti dell’Islam. Sono inoltre iniziati nuovi lavori di compilazione di opere di hadith e di traduzione e spiegazione degli hadith nelle lingue urdu e bengalese. Si può sperare che ciò assuma un’ampia diffusione nel prossimo futuro. [Scritto sulla base di Indian’s Contribution to the Study of Hadith Literatur, opera del dott. Ishaq, e tratto da essa.]

L’‘ilm al-hadith e gli studiosi non musulmani

Per i musulmani, l’hadith è un tesoro inestimabile. Fin dal primo capitolo della storia dell’Islam gli è stata attribuita un’importanza straordinaria, e fin dall’inizio sono state mantenute adeguate disposizioni per la sua conservazione, diffusione e insegnamento. I musulmani non hanno mai potuto dimenticare la dignità dell’hadith, subito dopo il Corano. Tuttavia, negli studiosi non musulmani si sono create reazioni contrastanti riguardo all’hadith. Alcuni studiosi lo hanno considerato con spirito liberale e, riconoscendone l’importanza nel campo del sapere e della scienza, non hanno mostrato la minima esitazione nel darne un’ampia e sincera ammissione.

Tuttavia, alcuni pensatori europei non hanno potuto riconoscere l’importanza dell’hadith. Vi sono persino molte persone che, proprio perché non era possibile negarne l’importanza, si sono sforzate con tutte le loro forze di scoprire in esso ogni sorta di difetti e mancanze.

Nel presente articolo desideriamo riportare alcune dichiarazioni di entrambe queste categorie di persone. In risposta alle parole di coloro che, sotto un aspetto o l’altro, hanno rivolto critiche di qualsiasi genere all’‘ilm al-hadith, alla sua raccolta e ai metodi con cui i muhaddith verificano e vagliano gli hadith, presenteremo al contempo anche la nostra posizione.

Studiosi europei a sostegno dell’hadith

1. Il celebre storico europeo Edward Gibbon ha scritto: «La biografia del fondatore di ogni nazione completa il patrimonio di sapere da lui trasmesso per iscritto. Gli hadith di Hazrat Muhammad sono l’insegnamento completo delle parole autentiche e la rappresentazione concreta delle sue azioni, della sua sincerità e delle sue opere buone».(********************)

2. Nel periodico egiziano “Watan”, un illustre pensatore cristiano scrisse: “Se i musulmani studieranno il Corano e gli hadith, potranno trovarvi un’adeguata disposizione per soddisfare le loro necessità religiose e materiali.”

3. Il celebre filosofo russo Tolstoj pubblicò nella propria lingua una raccolta di hadith per la riforma morale del suo paese e del suo popolo.

(******************************************************)

4. Houtinger ha pubblicato un elenco molto ampio delle norme morali vigenti tra i musulmani sulla base degli hadith. A suo giudizio, non può esistere metodo migliore di questo per attirare concretamente gli uomini verso le buone azioni e trattenerli dal peccato.(********************)

5. Sir William Muir scrisse:

“Nei primi tempi, quale altro argomento di conversazione avrebbe potuto essere più stimolante per i musulmani delle parole e delle azioni della persona più eccellente? …………. Questa persona eccellente fu l’unica causa dell’esistenza e dell’ascesa di questa nazione conquistatrice del mondo. Egli aveva consegnato nelle mani dei musulmani la chiave tanto di questo mondo quanto dell’aldilà. Perciò, tra i seguaci del venerabile Muhammad, la maggior parte delle conversazioni riguardava lui. Grazie a tutti questi fattori e mezzi, la scienza degli hadith raggiunse un notevole sviluppo. (Life of Muhammad)”

Si chiamano hadith le parole pronunciate dalla bocca del Nobile Messaggero, il resoconto delle sue azioni e qualunque parola, atto o comportamento da lui approvato. L’affidabilità e l’inoppugnabilità degli hadith dipendono naturalmente dalla loro compilazione nel momento opportuno e con un metodo impeccabile. Con argomenti e prove inconfutabili è ormai divenuto chiaro e innegabile che, in realtà, gli hadith cominciarono a essere messi per iscritto già durante la vita del Messaggero, in conformità alla guida del Messaggero stesso. Nessuno esperto della storia della scienza degli hadith può negarlo. Tuttavia, l’atteggiamento di alcuni pensatori occidentali in questa materia è motivo di scoraggiamento. Non essendo adeguatamente informati sulla storia autentica degli hadith, hanno fatto affermazioni tali da poter creare una gravissima confusione nella mente dei lettori inesperti riguardo alla loro trascrizione e conservazione nel momento opportuno e con metodi affidabili.

I dubbi di Alfred

A questo proposito desideriamo citare un’osservazione tratta dall’opera Alfred Guillame-Fr Islam. A pagina 89 della sua opera egli ha scritto:

Non sappiamo esattamente quando furono messi per la prima volta per iscritto i resoconti degli atti e delle parole del Profeta; anzi, la tradizione antica è in contrasto con se stessa proprio su questo punto. Alcuni sostengono che il Profeta abbia autorizzato la trascrizione delle sue parole; altri affermano che l’abbia vietata.

Non sappiamo esattamente quando furono messi per la prima volta per iscritto i resoconti delle parole e delle azioni dell’Onorato Profeta. In realtà, gli hadith della prima epoca sono contraddittori su questo punto. Alcuni dicono che il Messaggero avesse autorizzato la trascrizione delle sue parole. Altri sostengono invece che egli l’avesse vietata.

Nell’affermazione citata sono state avanzate contemporaneamente diverse insinuazioni discutibili. Dicendo: «Non sappiamo esattamente quando gli hadith furono messi per iscritto», si è cercato di suscitare nella mente della gente dubbi sull’autenticità degli hadith. In secondo luogo, senza stabilire una reale conciliazione tra il «divieto» e l’«autorizzazione» del Messaggero, si è cercato di suscitare una profonda perplessità e un grave dubbio. Eppure, la trattazione di questo grande libro relativa a tale argomento dimostra che il divieto di mettere per iscritto gli hadith fu imposto proprio nella fase iniziale della predicazione islamica, affinché la fusione degli hadith con il Corano non producesse una situazione dannosa. Ma ben presto tale divieto fu trasformato in un ordine, e i Compagni cominciarono a mettere per iscritto gli hadith senza esitazione né timore. Occorre inoltre ricordare che, sebbene nella primissima epoca la trascrizione degli hadith fosse stata sospesa a causa del divieto di scriverli insieme al Corano, la loro trasmissione orale, il loro reciproco studio e la loro discussione non cessarono neppure per un istante. Infatti era stata vietata soltanto la scrittura. Non era stata vietata la trasmissione orale reciproca.

Inoltre, in questa fase, anche due famosi orientalisti, di nome Goldziher e Sprenger, cercarono di suscitare dubbi nella mente della gente. Nel secondo volume dell’opera da lui scritta, Muhammadanische Studim, alle pagine 241-250, Goldziher cercò, addu­cendo numerose prove, di dimostrare che gli hadith furono raccolti all’inizio del secondo secolo dell’Egira. Tuttavia, nella prima parte della stessa opera, alle pagine 10-12, aveva scritto anche alcune cose dalle quali si può desumere che già all’epoca del Messaggero fossero state compilate alcune raccolte-sahifa di hadith. Poco dopo, però, elaborò molte teorie volte a suscitare dubbi sull’autenticità di queste sahifa.

Dietro una simile impostazione si celano due obiettivi. Il primo consisteva nel indebolire il valore probatorio degli hadith e della Sunna sostenendo che essi fossero stati soltanto memorizzati, e nell’immergere la gente in una grave confusione affermando che gli hadith fossero stati messi per iscritto soltanto nel secondo secolo dell’Egira. Il secondo obiettivo consisteva nel dimostrare che l’intero corpus degli hadith e della Sunna era inutilizzabile e privo di valore probatorio, sostenendo che i compilatori degli hadith li avessero inventati a sostegno delle proprie idee e opinioni e con l’intento di realizzare i propri «cattivi propositi». Questo orientalista non condusse le sue riflessioni e ricerche con l’intento di affrontare le fatiche necessarie per raccogliere le prove indispensabili a ricostruire la storia della compilazione degli hadith. In realtà, un simile lavoro può essere compiuto soltanto da persone mosse da interessi egoistici e da fini prestabiliti.

Nel suo libro intitolato Dao Traditious wesen dei den Arabern 1856, 1-17 Dans, Sprenger cercò di dimostrare falsa l’affermazione secondo cui gli hadith sarebbero giunti infallibilmente dal Messaggero. Nella fase della compilazione degli hadith cercò di dimostrare che essi non risalivano alla vita del Messaggero, ma erano stati raccolti nel secondo secolo dell’Egira. In sostanza, anche le intenzioni di questo orientalista non erano buone.

Dozy ammise, naturalmente, che un gran numero di hadith del Messaggero era stato memorizzato e che proprio da essi erano state compilate opere in forma di libro. Tuttavia, in esse erano inclusi anche molti hadith inventati e falsi. Una simile affermazione di Dozy può suscitare nella mente di molte persone dubbi sull’autenticità degli hadith. Eppure, dietro questa sua affermazione non si celava alcuna buona intenzione. Al contrario, il suo scopo era proprio suscitare dubbi, riguardo agli hadith e alla Sunna, nella mente della gente, soprattutto di coloro che non conoscono la storia autentica della compilazione degli hadith.

A questo punto, la nostra posizione è che non siamo affatto disposti a prestare attenzione alle dichiarazioni sconnesse e alle parole infondate dei cosiddetti orientalisti per dimostrare la veridicità o la falsità del nostro passato e della storia iniziale della cultura musulmana. Che gli studiosi occidentali riconoscano o meno che, durante la vita del Messaggero, gli hadith furono messi per iscritto e raccolti, ciò non cambia nulla per i musulmani. Infatti, «la gente di casa è quella che conosce meglio le condizioni della casa»: è stato dimostrato in modo innegabile, sulla base di opere affidabili e dotate di prove decisive, che gli hadith furono scritti alla presenza del Nobile Profeta e che l’immenso patrimonio degli hadith fu raccolto sotto forma di sahifa e di quaderni di appunti personali. Non vi è dubbio che tutto il patrimonio di hadith raccolto in quell’epoca sia stato successivamente compilato e incorporato in opere librarie. A titolo di esempio, nel Musnad dell’Imam Ahmad ibn Hanbal furono interamente inclusi gli immensi sahifa di hadith compilati da ʿAbdullah ibn ʿAmr ibn al-ʿĀṣ e dal venerabile Abū Hurayra.

Gli orientalisti ritengono che tutte le tradizioni e dichiarazioni citate riguardo alla scrittura e alla compilazione degli hadith, oppure al divieto di ricavarne tali pratiche, siano state composte in seguito all’adozione di una certa posizione da parte dei muhaddith e dei giuristi. A quanto sostengono, essi avrebbero composto hadith allo scopo di prevalere nelle reciproche controversie, a sostegno delle proprie opinioni e dei propri giudizi.

Ma questa è un’affermazione completamente falsa e fuorviante. Il principale artefice di questa mistificazione fu Goldziher. Infatti, l’orientalista Sprenger, suo predecessore, scoprì nel 1855 l’opera scritta da Khatib al-Baghdadi ******************** e compose un saggio intitolato «L’origine e lo sviluppo della scrittura» (origin and progress of writing). (Asiatic Sociaty of Bangal XXV, 303-329) In questo saggio, sulla base della diffusione della scrittura nella società araba e delle relative prove, egli giunse alla conclusione che, all’epoca del Messaggero, un gran numero di hadith dovesse essere stato messo per iscritto e raccolto. Goldziher, invece, respinse come false proprio queste informazioni e diffuse l’idea che tali affermazioni fossero state composte in epoca successiva da persone tra loro in contrasto.

In realtà, questa falsa propaganda fu condotta per puro malanimo e per ostilità verso lo sviluppo della cultura islamica. Altrimenti, esaminando la questione con obiettività, non vi potrebbe essere alcuna ragione per simili affermazioni. È una verità incontrovertibile che numerosi Compagni, già durante la vita del Nobile Profeta, si dedicarono con particolare impegno alla scrittura e alla raccolta degli hadith. È superfluo dire che non vi può essere alcun motivo per nutrire il minimo dubbio al riguardo. È tuttavia vero che, a quell’epoca, il numero delle sahifa scritte e raccolte non era molto grande né particolarmente elevato. Ma non vi è alcuna ragione per dubitare che gli hadith fossero stati messi per iscritto e raccolti.

L’affermazione del signor Muir

Sir William Muir, nella sua opera Life of Muhammad, ha fatto un’affermazione infondata riguardo al metodo con cui i muhaddith verificavano gli hadith. Egli ha detto:

È chiaro quale tipo di critica e verifica degli hadith praticassero i muhaddith. Essa era così rigorosa che, in media, consideravano inaccettabile il novantanove per cento degli hadith.

In realtà, anche questa affermazione del signor Muir non ha alcun fondamento sostanziale. Se fosse stato correttamente informato sul metodo di verifica degli hadith adottato dai muhaddith, non avrebbe mai pronunciato una simile affermazione. L’Imam Bukhari compose il Sahih Bukhari includendovi almeno novemila hadith tra i seicentomila hadith da lui raccolti; è proprio da questo che nacque la suddetta convinzione del signor Muir. Tuttavia, dopo aver completato la sua opera, l’Imam Bukhari dichiarò che molte migliaia di hadith autentici non avevano potuto essere inclusi in essa. Ciò significa chiaramente che gli hadith da lui non inclusi nella sua opera non erano per questo falsi o inaccettabili, e che, oltre agli hadith inseriti nella sua opera, esistevano ancora molte migliaia di hadith autentici. Il signor Muir ne dedusse erroneamente che l’Imam Bukhari considerasse «falsi» e «inaccettabili» tutti gli hadith non inclusi nel Sahih Bukhari. Se tutti gli hadith esclusi dall’Imam Bukhari fossero stati realmente inaccettabili, egli non avrebbe mai detto che tra essi erano rimasti hadith autentici. In realtà, ogni autore raccoglie una grande quantità di materiale utile alla propria opera, ma il fatto che alla fine non ne inserisca ogni elemento nel libro non implica affatto che tutto ciò che è stato escluso sia «falso». Sembra che questo principio fosse ignoto al signor Muir. Probabilmente egli non sapeva neppure per quali motivi un muhaddith dichiari inaccettabile un hadith. Ogni hadith giunge all’autore attraverso numerose catene di trasmissione; egli esamina e verifica ciascuna di queste catene nei minimi dettagli, secondo i propri criteri. Accetta l’hadith attraverso le catene che ritiene affidabili, mentre scarta quelle su cui non può fare affidamento o quelle divenute superflue. Tuttavia, per questo motivo, l’hadith originario trasmesso attraverso diverse catene non diventa mai inaccettabile. In realtà, il numero degli hadith non viene calcolato in base al matn, bensì in base alle catene di trasmissione. Per questa ragione, non si può stabilire con certezza quanti fossero gli hadith originari raccolti dall’Imam Bukhari e attraverso quante catene di trasmissione essi fossero giunti fino a lui.

La critica del dottor Sprenger

Il dottor Sprenger ha criticato aspramente, in particolare, il metodo dell’Imam al-Bukhari per la verifica degli hadith. Nel suo libro Life of Muhammad ha scritto:

«I principi e i metodi da lui (l’Imam al-Bukhari) seguiti non possono essere definiti “critica degli hadith”. Egli si limitava a verificare se la continuità della catena dei trasmettitori fosse preservata e se in qualche punto non si fosse interrotta. Inoltre, esaminava il comportamento e, cioè, il carattere dei trasmettitori degli hadith. Poiché il suo principio era che rifiutava ogni hadith non conforme alla sua opinione “viziata dall’ostilità”. Pertanto, il fatto che egli rifiutasse un hadith non può in alcun modo significare che quell’hadith fosse realmente inaccettabile. Tuttavia, il suo libro Jami‘ si distingueva dagli altri libri di Musnad per il fatto che non seguiva una particolare scuola di fiqh; dipendeva invece dall’integrità dei trasmettitori».

Esaminando queste parole del dottor Sprenger, appare chiaramente che, così come egli non conosce adeguatamente i termini tecnici degli hadith, non ha neppure alcuna esperienza dei metodi e delle pratiche dei muhaddith. Inoltre, non possiede una concezione chiara delle diverse condizioni richieste dalla scienza degli hadith.

I muhaddith verificano anzitutto gli hadith secondo il criterio della diraya. Questo principio è stato desunto proprio dal metodo da loro seguito nel Corano, negli hadith e nella pratica dei Compagni illustri. Esso deve essere seguito necessariamente da tutti. Poiché si tratta di un principio generale e comunemente riconosciuto, non era necessario che i muhaddith lo rendessero esplicito. Tutti sanno infatti che i muhaddith hanno necessariamente verificato ed esaminato gli hadith alla luce di tali principi. Se qualcuno ha commesso un errore in questa verifica, si tratta di una questione del tutto distinta. Ogni muhaddith ha condotto ricerche e sforzi incessanti per mantenere corretta e priva di difetti la catena di trasmissione degli hadith da lui raccolti. Altrimenti non sarebbe stato affatto disposto ad accettare alcun hadith. Per questo ogni muhaddith verificava, esaminava e controllava i trasmettitori degli hadith, stabiliva una propria catena di trasmissione e accettava senza esitazione gli hadith ricevuti attraverso quella catena.

Sembra che il dottor Sprenger non sappia nemmeno con esattezza a quale genere di libro appartenga Sahih al-Bukhari, se a un Jami‘ o a un Musnad. Infatti, egli ha considerato Sahih al-Bukhari un libro del tipo Musnad.

Il dottor Sprenger ha accusato l’Imam al-Bukhari di invidia e ostilità. È un’affermazione del tutto infondata. Non vi è alcun motivo per ritenere che l’Imam al-Bukhari fosse dominato dall’invidia e dall’ostilità. In realtà, egli ne era completamente puro e libero. Per questo vediamo che, pur non essendo sciita, nella sua incomparabile raccolta di hadith accettò e incluse hadith trasmessi da narratori sciiti. Inoltre, egli seguiva la scuola shafi‘ita, ma nella raccolta da lui compilata non esitò ad accettare molti hadith contrari alla scuola shafi‘ita. Sembra che il dottor Sprenger ignorasse completamente tutti questi fatti.

Altre dichiarazioni del signor Muir

A questo proposito sono degne di nota alcune altre affermazioni del signor Muir. In un passo della sua opera Life of Muhammad egli ha rivolto una critica sarcastica al metodo di verifica degli hadith, dicendo:

Per i muḥaddith, ai fini dell’accettabilità di un hadith, non si riteneva necessario menzionare il contenuto principale di quell’hadith ********************. Era sufficiente indicare soltanto i nomi dei trasmettitori dell’hadith.

Da questa affermazione del signor Muir risulta inoltre che egli non conosceva in modo approfondito la terminologia dell’‘ilm al-hadith né i metodi di verifica degli hadith. Infatti, nel mondo degli hadith sono stati stabiliti e sono universalmente noti due metodi per la verifica degli hadith: il metodo della riwāya e quello della dirāya. Non può esistere metodo migliore di questi per verificare gli hadith. Con il metodo della riwāya si verifica la catena di trasmissione dell’hadith, e in tal caso non è affatto necessario menzionare il testo dell’hadith. Al contrario, con il metodo della dirāya si verifica soltanto l’autenticità della parte ******************** del testo principale dell’hadith; in quel caso, invece, la verifica delle condizioni dei trasmettitori diventa irrilevante.

Il signor Muir ha fatto un’altra affermazione gravemente errata. Ha detto che tra i muḥaddith non esistevano né fiducia reciproca né spirito di tolleranza riguardo ai principi e ai metodi di ricerca, esame e verifica degli hadith. Per questo, ogni muḥaddith avrebbe accettato e rifiutato gli hadith secondo il proprio metodo. Questa affermazione sui muḥaddith è infondata. Una simile cosa può essere detta soltanto da chi non possiede la minima conoscenza o il minimo rispetto per le scienze islamiche, oppure da chi è fermamente deciso a inimicarsi l’Islam. Il signor Muir vuole inoltre definire reciproca diffidenza e mancanza di rispetto le divergenze di opinione relative ai principi dell’ijtihād. In realtà, non si tratta affatto di sfiducia: si tratta soltanto della differenza tra i principi dell’ijtihād e le opinioni o i giudizi dei singoli. Per questo vediamo che l’Imam Muslim criticò alcune opinioni o alcuni metodi dell’Imam Bukhari, ma non esitò minimamente a riconoscerlo e rispettarlo come Sayyid al-Muḥaddithīn, il più grande dei muḥaddith. In realtà, è proprio a causa delle divergenze di opinione che si rese necessario verificare le catene e gli isnād degli hadith.

Come esempio delle divergenze di opinione reciproche tra i muḥaddith si può citare il seguente: l’Imam Bukhari attribuiva un’importanza eccessiva alla necessità che ‘colui dal quale una persona ha trasmesso un hadith’ ******************** avesse incontrato direttamente l’altro e avesse trascorso a lungo del tempo insieme a lui. L’Imam Muslim, invece, riteneva sufficiente che entrambi fossero contemporanei e appartenessero alla stessa epoca. L’Imam Bukhari era propenso ad accettare soltanto gli hadith trasmessi da narratori riguardo ai quali tutti erano concordi nel riconoscere lo status di thiqa, cioè di ‘fedeli’ e ‘affidabili’. L’Imam Nasa’i, invece, accettava anche gli hadith trasmessi da persone riguardo alle quali non vi era consenso unanime quanto al loro essere thiqa. In realtà, tale situazione non sorse a causa di reciproca sfiducia, invidia o ostilità; si trattava piuttosto di una semplice divergenza di opinioni e di giudizi, e di nient’altro. In seguito, se i muḥaddith avessero trovato una nuova catena affidabile nella trasmissione degli hadith, avrebbero accettato un hadith secondo il principio fondamentale stabilito da uno dei sei Imam degli hadith. Ciò dimostra l’ampiezza del campo.

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