Parole dell’editore

La casa editrice Adhunik pubblicò per la prima volta il libro «La bellezza artistica del Corano» nel 1997 e ne pubblicò la seconda edizione nel 2001. Circa tre mesi fa, il traduttore ci ha portato il libro affinché ne pubblicassimo la terza edizione. Avendo acquisito i diritti di traduzione dal traduttore, ne pubblichiamo ora la terza edizione.

Come l’autore sarà ricompensato dal Grande Allah per aver presentato questo Corano, rivelato da Allah, attraverso uno stile compositivo incomparabile, così è rimasto immortale agli occhi dell’attuale comunità musulmana. Allo stesso tempo, anche il suo traduttore è rimasto avvolto nella rete della gratitudine per aver offerto quest’opera straordinaria alle persone di lingua bengalese.

La casa editrice Khayrun è rimasta avvolta nella rete della gratitudine per aver offerto quest’opera.

Pubblicando quest’opera, la casa editrice Khairun continua a mantenere la promessa fatta alla nazione di offrirle opere di valore.

L’editore

Breve biografia dell’autore

Nome e origine familiare: il suo nome era Sayyid. Qutb era il titolo della sua famiglia. I suoi antenati giunsero dalla penisola arabica e si stabilirono in una località chiamata Musa, nella regione settentrionale dell’Egitto. Suo padre si chiamava Hajj Ibrahim Qutb. Sua madre si chiamava Fatima Husayn Uthman. Era una donna estremamente devota e timorata di Allah. Sayyid Qutb nacque venerdì 20 gennaio 1906 nella casa paterna. Era il primogenito. Il secondogenito era Muhammad Qutb. Seguivano tre sorelle: Hamida Qutb, Amina Qutb; il nome della terza sorella non è noto.

Vita scolastica: secondo il desiderio della madre, fin dall’infanzia memorizzò il Sacro Corano (Hifz). In seguito fu iscritto alla scuola primaria del villaggio. A quel tempo vigeva una legge: chiunque desiderasse far studiare il proprio figlio all’Università di al-Azhar, in Egitto, doveva innanzitutto fargli memorizzare il Corano. Poiché i genitori desideravano ardentemente far studiare il loro figlio maggiore, Sayyid, ad al-Azhar, lo fecero diventare un hafiz del Corano. In seguito, il padre Musa lasciò il villaggio e si stabilì a Helwan, alla periferia del Cairo, iscrivendolo alla madrasa Tajhiziyyat Dar al-Ulum. In questa madrasa venivano ammessi soltanto coloro che, dopo aver conseguito il diploma, desideravano iscriversi all’Università del Cairo. Nel 1929 si diplomò con merito presso questa madrasa e si iscrisse a Dar al-Ulum del Cairo, oggi denominata Università del Cairo. Nel 1933 conseguì presso questa università la laurea in lettere e il Diploma in Educazione. All’epoca, questo titolo dimostrava che il giovane era estremamente dotato.

Vita professionale: dopo aver conseguito la laurea all’università, fu assunto lì come professore. Dopo aver insegnato con successo per diverso tempo, fu nominato ispettore scolastico presso il Ministero dell’Istruzione. Si trattava di una carica molto prestigiosa in Egitto. Nel 1949 il Ministero dell’Istruzione lo mandò in America per conseguire un titolo superiore di ricerca nel campo dell’educazione. Dopo due anni di studio e ricerca, nel 1951 fece ritorno in patria. Durante il soggiorno in America osservò la miserevole condizione della società materialista e maturò la ferma convinzione che soltanto l’Islam potesse condurre letteralmente la società umana sulla via del benessere.

Dopo essere tornato in patria, iniziò un ampio studio e una ricerca approfondita sull’Islam. Da quella ricerca nacquero «L’immagine del Giorno del Giudizio tracciata nel Corano» e «La bellezza artistica del Sacro Corano».

Adesione al movimento islamico: appena tornato dall’America, esaminò gli obiettivi, le finalità e il programma del movimento islamico chiamato Fratellanza Musulmana e, trovandoli consoni alle proprie convinzioni, ne divenne membro. Nel luglio 1952 fu eletto membro del comitato centrale di lavoro della Fratellanza Musulmana. Da allora si dedicò completamente al movimento islamico. Nel 1954 fu pubblicata una rivista della Fratellanza, curata da Sayyid Qutb. Tuttavia, dopo appena due mesi, il governo del colonnello Nasser la fece chiudere.

Arresto e punizione: iniziarono gli arresti e le torture dei dirigenti e degli attivisti della Fratellanza. Tra gli arrestati vi era anche Sayyid Qutb. Sayyid Qutb fu trasferito in diverse prigioni e sottoposto a torture disumane. Un suo collega, il signor Yusuf al-Azam, scrisse: «Una montagna di torture fu fatta ricadere su di lui: veniva ustionato con il fuoco, sbranato e coperto di ferite dopo che gli venivano aizzati contro dei cani; sulla sua testa veniva versata a volte acqua bollente e a volte acqua gelida. Veniva torturato anche con calci, pugni, frustate e altri mezzi, ma rimase saldo, intrepido e incrollabile nella fede e nella certezza. — (Il martire Sayyid Qutb, p. 30)»

Il 13 luglio 1955 si tenne una farsa in nome del processo e fu condannato a quindici anni di lavori forzati. Le torture lo avevano reso così malato e debole che non poté neppure comparire in tribunale. Dopo aver scontato un anno di lavori forzati, il governo di Nasser gli propose che, se avesse chiesto perdono attraverso i giornali, sarebbe stato liberato. La risposta che quest’uomo credente diede a tale proposta continuerà a essere, di generazione in generazione, una luce guida per gli attivisti del movimento islamico. Egli disse:

Sono stupito da questa proposta proprio perché mi chiedo come possa un tiranno chiedere a un oppresso di implorare perdono. Per Allah! Anche se poche parole di richiesta di perdono potessero salvarmi dalla forca, non sono disposto a pronunciarle. Desidero giungere al cospetto di Allah in modo tale che Egli sia soddisfatto di me e io sia soddisfatto di Lui.

Liberazione dal carcere: verso la metà del 1964 il presidente iracheno Abd al-Salam Arif visitò l’Egitto e raccomandò la liberazione di Sayyid Qutb. Di conseguenza fu liberato dal carcere e posto agli arresti domiciliari. Durante i dieci lunghi anni trascorsi in carcere, compose il celebre tafsir «Fi zilal al-Qur’an».

Secondo arresto e martirio:

Prima ancora che trascorresse un anno, fu nuovamente arrestato con l’accusa di aver tentato di impadronirsi del potere. Insieme a lui furono arrestate ventimila persone, tra cui quattro suoi fratelli e sorelle e circa settecento donne.

In seguito, dopo aver celebrato un processo meramente formale, fu condannato all’impiccagione insieme a due suoi compagni; la sentenza fu eseguita lunedì 29 agosto 1966. (In verità apparteniamo ad Allah e a Lui ritorneremo).

Opere scritte da Sayyid Qutb

(A) Opere di ricerca:

(1) Fī Ẓilāl al-Qurʾān (6 volumi)

(2) At-Taṣwīr al-fannī fī al-Qurʾān (La bellezza artistica del Corano)

(3) Mashāhid al-qiyāma fī al-Qurʾān (La rappresentazione del Giorno della Resurrezione nel Corano)

(4) Al-ʿAdālat al-Ijtimāʿiyya fī al-Islām (L’Islam e la giustizia sociale)

(5) As-Salām al-ʿĀlamī wa-l-Islām (La pace mondiale e l’Islam)

(6) Dirāsāt Islāmiyya (Scritti islamici)

(7) Maʿrifat al-Islām wa-r-Risāla (Il conflitto tra l’Islam e il capitalismo)

(8) Naḥwa Mujtamaʿ Islāmī (Il quadro sociale dell’Islam)

(9) Muʿallim fī ṭ-Ṭarīq (Il corso della rivoluzione sociale islamica)

(10) Hādhā ad-Dīn (L’Islam come sistema di vita)

(b) Poesia e componimenti poetici

1. Kāfilat al-Raqīq (poesia)

2. Ḥulm al-Fajrī (poesia)

3. Al-Shāṭiʾ al-Majhūl (poesia)

(c) Romanzi:

1. Ashwāq (Le spine)

2. Ṭifl min al-Qarya (Il ragazzo del villaggio)

3. Madīnat al-Mashūr (La città magica)

(d) Per bambini e adolescenti:

1. Qasasud diniyah (Racconti dei profeti)

(e) Altri:

1. Muhimmatush sha’ir fil hayat (Il compito fondamentale del poeta nella vita)

2. Al atiyaf al arba’a (I pensieri dei quattro fratelli e sorelle)

3. America allati ra’aitu (L’America che ho visto)

4. Kitab wa shakhsiyyat (Libro e personalità)

5. An naqd al-adabi usuluhu wa manahijuhu (I principi e il metodo della critica letteraria)

Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso

Dedica

Mia rispettabile madre! Dedico quest’opera a lei.

Mia cara madre! Un ricordo risplende ancora nella mia memoria: ogni volta che arrivava il mese di Ramadan, il qari veniva a casa nostra e recitava il Corano. E lei lo ascoltava rapita, per ore e ore, da dietro la tenda. Quando cominciavo a strillare come un bambino, mi faceva cenno di tacere. Allora anch’io mi univo a lei nell’ascolto del Corano, benché a quel tempo non fossi in grado di comprenderlo. Tuttavia, le pronunce letterali si imprimevano profondamente nella mia mente. Poi, quando imparai a camminare tenendola per mano, mi iscrisse alla scuola primaria del villaggio. Desiderava ardentemente che Allah aprisse il mio cuore affinché imparassi a memoria la Sua Parola. Allah mi ha certamente concesso anche il dono di una bella voce. Così potevo sedermi davanti a lei e recitarla spesso. Imparai a memoria l’intero Corano. Una parte del suo orgoglio fu compiuta.

Mia cara madre! Oggi lei è al di là della mia portata. Ma quell’immagine di lei è ancora intatta nella mia memoria. Non ho ancora dimenticato il modo in cui, in casa, seduta accanto alla radio, ascoltava la recitazione del qari. Il ricordo dell’espressione bella e pura che il suo volto assumeva mentre ascoltava la recitazione, e dell’effetto che essa produceva nella sua mente e nel suo cuore, è ancora vivo nel mio cuore.

O mia madre che mi hai dato la vita! Quel tuo bambino innocente oggi è un giovane uomo. Oggi dedico a te il frutto dei tuoi sforzi. Che Allah faccia discendere sulla tua tomba una pace simile alla rugiada dell’alba e custodisca al sicuro anche tuo figlio.

Tuo figlio

Sayyid Qutb

Parole del traduttore

Desiderate comprendere il Corano? Riconoscete che il Corano è un miracolo vivente, una fonte di potere ammaliante? Leggete il Corano, è vero, ma esso non riesce ad affascinarvi completamente: perché? In questo Corano vi sono racconti che fanno impallidire persino le fiabe, immagini che nessun artista è mai riuscito a dipingere, melodie e accordi dolorosi che avvolgono l’intero mondo della musica: avete mai fatto conoscenza con tutto ciò? In caso contrario, leggete quest’opera sul Corano, scritta dal signor Sayyid Qutb. Essa vi offrirà la guida verso un nuovo orizzonte e spalancherà davanti a voi le porte di tutti i misteri del Corano. Vi perderete nell’immensità del Corano, nelle sue profondità insondabili. Nessuna forza potrà ricondurvi fuori da quella profonda città incantata.

Sayyid Qutb era un ricercatore e un pensatore islamico: è con questa identità che il mondo islamico lo conosce. Ma quanti sanno che era uno scrittore di alto livello della letteratura araba moderna e un immortale artista della parola? Non solo: era anche esperto di arti figurative, belle arti, arti decorative e mestieri artistici. Per questo osservò il Corano da diverse prospettive. Durante la sua prigionia, per ore e ore, giorno dopo giorno, condusse le sue ricerche sul Corano. Da un lato era un ḥāfiẓ del Corano, dall’altro la sua lingua madre era l’arabo; ed entrambi questi aspetti lo aiutarono nel suo lavoro di ricerca. Egli stesso ha detto:

A mio avviso, per una persona è una grandissima grazia da parte di Allah l’Altissimo: quando ho cominciato a riflettere sul Corano, Egli ha aperto per me tutte le porte della misericordia e mi ha avvicinato così tanto allo spirito del Corano che mi sembra quasi che il Corano stesso abbia spalancato per me le porte di tutte le sue verità e dei suoi misteri. — (Dall’introduzione originale di «All’ombra del Corano»)

Quest’opera preziosa è permeata, pagina dopo pagina, dal tocco della letteratura; è una sequenza di parole senza filo. Il linguaggio è così elevato e ricco che in precedenza ho deciso per tre volte di tradurre quest’opera, per poi rinunciare. Non ne ho avuto il coraggio. Tuttavia non sono riuscito a reprimere il desiderio di tradurla. Infine, per la quarta volta, dopo aver implorato umilmente la grazia del Grande Allah, mi sono accinto a quest’opera grandiosa. Sebbene il lavoro procedesse al passo di una formica, grazie al tocco della misericordia del Misericordioso è giunto a compimento. Non pretendo di essere riuscito a conservare pienamente quell’elevato livello letterario; tuttavia, nel presentare fedelmente davanti a voi ciò che l’autore intendeva comunicare, non ho commesso deliberatamente alcun errore. Resta però il fatto che, innanzitutto, non sono un grande ʿālim. Inoltre, si può dire che la mia conoscenza della letteratura araba moderna sia quasi inesistente; per di più, sono una persona debole, per la quale gli errori e le imperfezioni sono compagni quotidiani. Pertanto, anche nello svolgere quest’opera, potrei aver commesso qualche errore in determinati punti, del quale non sono ancora consapevole. Se qualche servo di Allah dovesse scorgere errori o imperfezioni di questo genere, mi farebbe la cortesia di attirare la mia attenzione; cercherò di correggerli in una successiva revisione, in shā’ Allāh.

Infine, con il capo chino, rivolgo una preghiera alla corte divina: possa Egli concedere all’autore di quest’opera un alto rango in Paradiso. Possa inoltre Allah perdonare questo umile traduttore, l’editore e i lettori, e concedere loro la grazia di ricongiungersi con l’autore in Paradiso. La mia ulteriore supplica è che Allah apra anche a noi, come all’autore, le porte di tutti i misteri del Suo Nobile Corano. Amīn.

Umilmente

Muhammad Khalilur Rahman Mumin

Indice

Indice

Parola dell’autore

Come ho trovato il Corano?

Primo capitolo

Il potere ammaliante del Corano

La conversione all’Islam di Hazrat Umar

L’episodio di Walid ibn al-Mughira

La fonte del potere ammaliante del Corano

La principale forza motrice dell’accettazione dell’Islam

Qual è la fonte della forza ammaliante del Corano?

Secondo capitolo

La ricerca e il tafsīr del Corano

Il tafsīr nell’epoca dei venerabili Compagni e dei Tābiʿūn

Terzo capitolo

L’immagine artistica

Esprimere il pensiero in un linguaggio comprensibile

Rappresentazione psichica

Rappresentazione umana

Rappresentazione delle calamità avvenute

Rappresentazione di eventi allegorici

1. La storia dei proprietari del giardino

2. La storia dei proprietari dei due giardini

Rappresentazione di eventi reali

1. Abramo (pace su di lui) e Ismaele (pace su di lui)

2. Il diluvio di Noè (pace su di lui)

La rappresentazione del Giorno del Giudizio

Scene di pace e di punizione

Quarto capitolo

Immaginazione e rappresentazione

Quinto capitolo

La struttura artistica del Sacro Corano

Tipi di struttura artistica

Sesto capitolo

La melodia e il ritmo del Corano

Prima condizione

Seconda condizione

Pause alla fine delle frasi e rima finale

Settimo capitolo

Gli elementi dell’immagine coranica

Un aspetto sottile della composizione artistica

Durata delle immagini coraniche

Immagine lunga

Ottavo capitolo

Tema: scopo e obiettivo degli eventi narrati nel Sacro Corano

1. Riconoscimento della rivelazione e della missione profetica

2. Un’unica e medesima religione

3. Fede in Allah

4. Tutti i profeti e messaggeri hanno trasmesso lo stesso invito

5. Il legame tra la religione di ogni profeta e messaggero 6. Il successo dei profeti e dei messaggeri e la distruzione dei bugiardi

7. La veridicità delle buone novelle e degli ammonimenti

8. Descrizione delle benedizioni concesse ai profeti e ai messaggeri

9. Mettere in guardia i figli di Adamo dall’inimicizia di Satana

10. Alcuni altri motivi

Capitolo nono

La prova che le narrazioni del Corano seguono gli obiettivi religiosi

Sintesi e ampliamento della narrazione

Descrizione della conclusione e dell’esito

La fusione tra dimensione religiosa e artistica nella narrazione

La forma artistica del racconto

Capitolo decimo

Le caratteristiche artistiche del racconto

1. Varietà della narrazione

2. L’improvviso scioglimento del mistero

3. Una pausa tra un cambio di scena e l’altro

4. Rappresentazione attraverso gli eventi

Rappresentazione delle emozioni e dei sentimenti

L’impronta della personalità nella narrazione

1. Il leader di natura irrequieta

2. Personalità dal cuore tenero e tollerante

3. Hazrat Yusuf (pace su di lui)

4. Hazrat Adamo (pace su di lui)

5. La storia di Hazrat Sulayman (pace su di lui)

Capitolo undicesimo

La natura dell’essere umano

1. La natura umana

2. Il credente dalla fede fragile

3. L’opportunista dalla natura astuta

4. Il timido e codardo

5. La persona che suscita risate e scherzi

6. Un essere umano solo nell’aspetto

7. Desideroso di elogi

8. Opportunista

9. Stranamente arrogante

10. Codardo spudorato

11. Ipocrita debole

12. Chi accampa scuse e obiezioni

13. Imbroglione sciocco

14. Fautore di calamità

15. Affascinato dalle illusioni della vita terrena

16. Persone ostinate e di natura inerte

17. Gruppo di persone che agiscono arbitrariamente

18. Che sia vero o falso, litigheranno comunque

19. Avaro

20. Contrasto tra l’interiorità e l’apparenza esteriore

21. Chi si pente in punto di morte

22. Persona di scarsa intelligenza

23. I veri credenti

24. Poveri, ma soddisfatti di poco

25. Coloro che temono Allah

26. I veri servi di Allah

27. Generosi e liberali

28. Pazienti

29. Colui che dà la precedenza all’altro fratello

30. Coloro che trattengono la collera e perdonano gli altri

Dodici capitoli

Argomentazione scaturita dalla saggezza

L’esposizione semplice e diretta del Corano

La questione del tawḥīd (monoteismo)

La resurrezione dopo la morte

Lo stile espositivo del Corano

Conclusione

Un’altra caratteristica dello stile espositivo del Corano

Appendice 1

Appendice 2

L’ordine di rivelazione delle sure del Corano

Le parole dell’autore

Come ho scoperto il Corano?

Prima di iniziare il libro che avete ora tra le mani, è necessario raccontare un episodio ad esso collegato. Finché questo libro era conservato nella mia memoria e non aveva una forma precisa, non vi era particolare necessità di raccontare quell’episodio. Quando passò sul tavolo della tipografia per venire all’esistenza, anche l’episodio non rimase più confinato in me. Ora è necessario renderlo pubblico.

Allora ero molto piccolo. Avevo appena cominciato a leggere il Corano, ma il suo significato e la sua interpretazione erano al di là delle mie capacità. Inoltre, era impossibile racchiudere nell’ambito delle mie conoscenze i suoi contenuti di alto livello. Eppure provavo una forte attrazione per esso. Durante la recitazione, numerosi eventi meravigliosi facevano capolino sullo schermo della mia mente. Queste immagini erano semplici e prive di colore. Tuttavia le immaginavo più volte con grande interesse. Questo processo continuò per molto tempo e mi procurava gioia.

Tra queste immagini semplici, una di quelle che si erano impresse profondamente nella mia mente mi appariva davanti agli occhi non appena recitavo il versetto seguente.

(Arabo**********)

Tra gli uomini ve ne sono alcuni che adorano Allah stando in una posizione marginale. Se intravedono un interesse mondano, vi si volgono. Ma se vengono immersi in una prova o in una calamità, voltano il viso dall’altra parte. In verità, sono perdenti in questo mondo e nell’Aldilà. (Sura al-Ḥajj: 11)

Se presentassi questa immagine fantastica davanti a qualcuno, non dovrebbe ridere. Non appena ascoltavo questo versetto, un’immagine simile affiorava nella mia memoria, quando vivevo in un villaggio. Vedevo un uomo pregare in piedi su una collinetta, in mezzo alla valle accanto al villaggio; tuttavia non riusciva a restare sulla cima stretta della collina, che tremava tutta. Avrebbe potuto crollare da un momento all’altro. Io osservavo quella scena stando in lontananza e, dentro di me, ne ero meravigliato e profondamente emozionato.

Tra tutte le immagini immaginarie che vagavano nella mia mente, una prendeva forma mentre recitavo il versetto seguente. Il versetto è questo:

(Arabo**************)

E racconta loro la storia di colui al quale avevamo dato i Nostri segni, ma che se ne distaccò e li abbandonò. Satana lo inseguì, così divenne uno dei perdenti. Se avessimo voluto, lo avremmo elevato in dignità; tuttavia egli si aggrappa alla terra e si abbandona al soddisfacimento dei desideri del proprio nafs. Il suo esempio è quello di un cane: se lo attacchi, tira fuori la lingua e ansima; e se lo lasci, continua ugualmente a tenere fuori la lingua. (Sura al-Aʿrāf: 175-176)

Non comprendevo il significato e la portata di questo versetto. Ma, non appena lo recitavo, un’immagine si presentava nello specchio della mia mente. Vedevo un uomo venire verso di me con la bocca spalancata, la lingua fuori e ansimando. Io rimanevo a fissarlo senza battere ciglio. Tuttavia non riuscivo a capire perché facesse così. E non avevo il coraggio di avvicinarmi a lui. Mi piacevano molto migliaia di immagini di questo genere. Di conseguenza provavo una forte attrazione per la recitazione del Corano e vagavo per gli sconfinati territori dell’immaginazione alla ricerca di quelle immagini.

Quel periodo trascorse insieme alla mia dolce immaginazione e alla mia puerilità. Ora, nel corso del tempo, mi sono trovato in parte di fronte alla conoscenza e alla realtà. Ho cercato di comprendere alcuni libri di tafsīr con i miei sforzi e con l’aiuto dei miei insegnanti. Ma è estremamente deplorevole che, durante la recitazione bella, dolce e maestosa del Corano, non rivolga più alcuna attenzione a ciò che facevo da bambino. Dunque il Corano di oggi è forse diverso da quello della mia infanzia? Non vi è forse alcun legame tra i due? Probabilmente quella era la magia delle interpretazioni inventate.

Dopo aver consultato diverse opere di tafsīr del Corano, ebbi la sensazione che rimanesse ancora qualche lacuna. Allora mi dedicai a cercare di comprendere il Corano direttamente attraverso il Corano stesso. Per quanto possa sembrare sorprendente, fu proprio allora che scoprii quel Corano amato e colmo di bellezza. Quell’immagine affascinante e incantevole tornò ad apparire davanti a me. L’unica differenza era che non era più semplice e ingenua come prima: aveva subito una certa trasformazione, dovuta alla maturazione della mia comprensione. Allora capii che non si trattava di un’immagine, bensì di una metafora. Era stata descritta soltanto per facilitare la comprensione del Corano. In realtà, non era il riflesso di un fatto reale. Ciò non significa, tuttavia, che fosse qualcosa di irreale.

Al-ḥamdu li-Llāh! Questa volta cominciai a studiare con la massima attenzione. All’improvviso mi venne l’idea di presentare al pubblico le immagini che stavo contemplando, affinché potesse trarne qualche beneficio. Perciò, nel 1939, attraverso la rivista «Al-Muqtataf», fu pubblicato un articolo intitolato «Discussione su alcune immagini del Corano e sulla loro bellezza artistica».

Lì dimostrai che tutte le immagini che Allah, Signore dei mondi, ha tracciato nel Corano non possono essere dipinte né da una macchina fotografica a colori né dal pennello di un artista. È un’immagine straordinaria, incantevole e ammaliante. Dissi anche che era possibile comporre un’opera indipendente su questo argomento.

Poi trascorsero alcuni anni. Nel frattempo, le immagini coraniche cominciarono a esercitare una potente influenza sul mio animo. Continuai a scoprire ovunque la loro bellezza artistica. Allora pensai di sviluppare questo tema in modo completo e ampio, poiché fino ad allora nessuno aveva ancora preso la penna per affrontarlo. A tal fine mi concentrai profondamente sullo studio del Corano e cercai di raccogliere da esso quelle immagini sottili. Tuttavia, nonostante ciò, di tanto in tanto il ritmo del lavoro rallentava.

Infine, invocando il nome di Allah, cominciai a curarne la compilazione. Il mio compito consisteva nel riunire le immagini artistiche del Corano e mettere in luce il suo stile compositivo e la sua bellezza artistica. Non avevo alcuna intenzione di dedicarmi all’analisi linguistica del Corano né a discussioni di fiqh.

Mentre procedevo, davanti a me si rivelò un nuovo mistero. Mi accorsi che le immagini tracciate nel Corano non costituivano qualcosa di distinto dagli altri argomenti e dalle altre parti. Non avevano neppure una posizione separata. Al contrario, l’intero stile espositivo del Corano costituisce il fondamento artistico delle scene e delle immagini. Fanno eccezione soltanto le prescrizioni della sharīʿa. A quel punto, invece di concentrarmi sulla raccolta delle immagini, rivolsi la mia attenzione alla scoperta del loro vero scopo e del loro principio ispiratore; poi decisi di esporre tale principio e la sua spiegazione, qualcosa che fino ad allora nessuno aveva neppure sfiorato.

Quando terminai il lavoro di compilazione, ebbi la sensazione che il Corano fosse apparso nel mio animo sotto una forma nuova. Scoprii un Corano quale non avevo mai incontrato prima. Anche in passato il Corano mi era apparso colmo di bellezza, ma allora essa si presentava in forma frammentaria e dispersa. Ora tutta la sua bellezza mi si manifestava come un insieme ininterrotto. Sembrava fondarsi su una base particolare, nella quale esistevano relazioni sorprendenti e rare, che non avevo mai potuto comprendere, e di cui non avevo mai sognato neppure l’esistenza. Anzi, nessun altro le aveva mai immaginate.

Se Allah mi concederà il tawfīq di rendere pienamente giustizia alle mie concezioni, alle mie riflessioni e alla mia visione nella presentazione di queste scene e immagini del Corano, ciò costituirà il criterio del pieno successo di quest’opera.

Primo capitolo

Il potere ammaliante del Corano

Alla vigilia della rivelazione del Corano, fu il Corano stesso ad ammaliare gli Arabi con il suo potere incantatore. Esso influenzò sia coloro il cui cuore Allah aveva aperto all’Islam, sia coloro sulle cui menti e sui cui occhi era calato un velo, benché questi ultimi non potessero trarne alcun beneficio. Vi furono tuttavia alcune personalità particolari, come la venerabile Khadija (che Allah sia soddisfatto di lei), moglie del nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), e Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui), il suo schiavo da lui affrancato, e altri. A parte costoro, coloro che abbracciarono l’Islam nelle sue fasi iniziali non lo fecero perché il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) possedesse allora una forza o un potere tali da affascinarli e indurli ad accettare l’Islam. Piuttosto, alla base della loro conversione vi era l’incantevole attrazione del Corano.

L’episodio della conversione all’Islam di Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) e quello dell’influenza esercitata su Walid ibn al-Mughira confermano e dimostrano entrambi quanto affermato sopra: il potere ammaliante del Corano era straordinariamente intenso. Esso influenzava non soltanto i credenti, ma anche i miscredenti.

La conversione all’Islam di Umar (che Allah sia soddisfatto di lui)

A proposito della conversione all’Islam di Umar (che Allah sia soddisfatto di lui), Ata e Mujahid hanno trasmesso un racconto che Ibn Ishaq ha raccolto da Abdullah ibn Abi Najih. Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse:

Quel giorno ero ancora molto lontano dall’Islam e mi abbandonavo all’ubriachezza. Avevamo un luogo di ritrovo dove i Quraysh si riunivano. Quel giorno andai a cercarli, ma non trovai nessuno. Pensai di recarmi da un certo venditore di vino, forse li avrei trovati lì. Ma neppure là trovai qualcuno di loro. Decisi allora di andare alla Moschea Sacra e compiere il tawaf. Vi andai e vidi che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) era intento alla preghiera. Pregava rivolto verso la Siria. La Kaʿba si trovava tra lui e la Siria. Pregava in piedi tra il Rukn al-Aswad e il Rukn al-Yamani. Vedendolo, pensai: «Questa notte ascolterò di nascosto ciò che recita». Poi pensai che, se mi fossi avvicinato per ascoltare, sarei stato scoperto. Così giunsi dalla parte dell’Hatim e rimasi in silenzio sotto il drappo della Kaʿba. Tra me e lui non vi era altro riparo se non il drappo della Kaʿba. Quando ascoltai la recitazione del nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), qualcosa cambiò dentro di me. Cominciai a piangere e, alla fine, ebbi la fortuna di abbracciare l’Islam.

In un’altra narrazione di Ibn Ishaq si racconta che un giorno Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) partì con la spada sguainata per uccidere il nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Ai piedi del monte Safa, il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) abitava in una casa insieme ad alcuni Compagni. Vi erano circa quaranta uomini e donne. Lungo la strada incontrò Naim ibn Abdullah, che gli chiese: «Umar, dove stai andando?». Umar gli dichiarò il suo intento. Naim disse: «Lascia per dopo l’ostilità contro i Banu Abd Manaf; occupati prima di tua sorella Fatima e di tuo cognato Said ibn Zayd. Sono diventati musulmani». Allora Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) si recò da loro e vide che Khabbab (che Allah sia soddisfatto di lui) stava insegnando loro il Nobile Corano.

ʿUmar (ra) entrò direttamente dalla porta e afferrò suo cognato Saʿīd. Colpì alla testa sua sorella Fāṭima, facendola sanguinare. Dopo un breve alterco, volle vedere ciò che stavano recitando. Allora gli furono recitati alcuni versetti della sūra Ṭā-Hā. Quando ebbe ascoltato alcuni versetti della sūra Ṭā-Hā, commentò: «Che parole eccellenti!». Poi si recò dal Messaggero di Dio (s) e fu onorato con l’accettazione dell’Islam. (Sīrat Ibn Hishām)

Il punto essenziale di tutte le narrazioni al riguardo è uno solo: ʿUmar (ra) si rifugiò all’ombra dell’Islam dopo aver letto o ascoltato alcuni versetti del Corano. Noi ascoltiamo o raccontiamo questo episodio, ma non si richiama l’attenzione sul fatto che alla base della trasformazione di ʿUmar (ra) vi furono l’attrattiva del Corano e la sua irresistibile forza ammaliante.

La vicenda di al-Walīd ibn al-Mughīra

Al-Walīd ibn al-Mughīra fu profondamente influenzato dopo aver ascoltato alcuni versetti del Corano sapiente. Vedendo ciò, i Quraysh cominciarono a dire che era diventato musulmano. Al-Walīd era una persona nobile e rispettata tra i Quraysh. Abū Jahl fu mandato da lui affinché dichiarasse il proprio odio e la propria ostilità verso il Corano, così che i Quraysh ne fossero influenzati. Al-Walīd cominciò a dire: «Che cosa posso dire del Corano? Per Dio, io conosco la poesia e l’arte poetica meglio di voi, ma ciò che ho ascoltato da Muḥammad non ha alcuna somiglianza con esse. Per Dio, ciò che gli è stato rivelato è straordinariamente meraviglioso e affascinante, ed è stato rivelato in una lingua eloquente. Distrugge tutto ciò che gli si presenta davanti. È venuto per prevalere, non per essere sconfitto».

Udendo ciò, Abū Jahl disse: «Finché non disprezzerai il Corano, la tua gente resterà scontenta di te». Al-Walīd disse: «Concedimi un po’ di tempo per riflettere». Poi dichiarò: «È magia evidente; non vedete che chiunque ne viene a contatto viene separato dalla propria famiglia e dai propri amici?». [In Sīrat Ibn Hishām e nel Tafsīr di Ibn Kathīr è riportata una descrizione dettagliata al riguardo. —L’autore.]

A questo proposito, nel Corano si dice:

(ARABO**************)

Egli rifletté e prese una decisione. Possa perire: come ha preso questa decisione! Ancora una volta: possa perire, come ha preso questa decisione! Poi osservò, quindi aggrottò le sopracciglia e alterò il volto. In seguito volse le spalle e si mostrò superbo, dicendo: «Non è altro che magia tramandata di generazione in generazione». (Sūra al-Muddaththir: 18-24)

Queste sono le parole di una persona che nutriva ostilità verso l’Islam. Quando giunsero al cospetto di Muhammad (pace e benedizioni su di lui), senza rendersene conto i loro cuori e le loro menti si piegarono; ma quando tornavano dagli amici e dai parenti, la ribellione rialzava la testa, per conservare onore e prestigio. Ciò dimostra quanto sia intensa la forza attrattiva del Nobile Corano, capace persino di sconfiggere la magia.

Ora riflettete: il Nobile Corano influenzò entrambi, ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) e al-Walīd ibn al-Mughīra. Eppure, nel loro comportamento, vi era una differenza grande quanto quella tra il cielo e la terra. Poiché temeva Allah, Allah aprì il suo cuore all’Islam. Al contrario, l’orgoglio, l’arroganza e il fascino della leadership allontanarono al-Walīd ibn al-Mughīra dall’Islam.

Anche le citazioni delle parole dei miscredenti riportate nel Nobile Corano costituiscono una prova della sua forza ipnotica.

(Arabo***********)

Non ascoltate il Corano e fate chiasso durante la sua recitazione, affinché possiate avere la meglio. (Sura Fuṣṣilat: 26)

Anche qui si manifesta la forza ipnotica del Nobile Corano. Temevano che, se fosse stato consentito di ascoltare questo Corano con attenzione, o se lo si fosse ascoltato, esso avrebbe certamente prodotto un effetto sull’ascoltatore, che sarebbe diventato suo seguace. Perciò era opportuno fare chiasso, affinché nessuno potesse ascoltare il Corano mattina e sera e rimanerne affascinato. Naturalmente, anche loro erano continuamente attratti dal Corano. Tuttavia, soltanto coloro nei cui cuori vi era almeno un minimo di timore di Allah riuscirono a uscire dai confini dell’ignoranza. Se non ne fossero stati influenzati, o non avessero temuto di esserlo, perché mai si sarebbero affannati tanto, inutilmente, contro il Corano? Ciò dimostra quanto sia intensa e irresistibile l’attrazione di questo Corano.

Nel Nobile Corano sono state esposte con chiarezza le parole dei miscredenti Quraysh, parole con le quali essi si allontanavano dal Corano.

(Arabo***********)

Essi dicono: «Queste non sono altro che favole degli antichi, che egli ha fatto mettere per iscritto. Gli vengono dettate mattina e sera». (Sura al-Furqān: 5)

(Arabo************)

(Dopo aver ascoltato la parola di Allah, dicono:) «Se volessimo, potremmo dire anche noi qualcosa di simile. Non è altro che una storia dei tempi antichi».

(Arabo************)

(Questo Corano) non è altro che un sogno vano. Anzi, sono parole che egli ha inventato; (no,) egli è piuttosto un poeta. (Sura al-Anbiyāʾ: 5)

(Arabo*********)

O Messaggero, di’ loro: «(Se siete sinceri,) portate dieci sure simili a questa».

(Arabo***********)

(Oppure) componete una sura simile a questa. (Sura al-Baqara: 23)

Eppure non furono capaci di comporre neppure una sura per rispondere a questa sfida, per non parlare di dieci. A dire il vero, non raccolsero affatto la sfida. È vero che, dopo la morte del nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), alcuni miserabili reclamarono la profezia, ma la loro sorte non fu buona. Nessuno attribuì la minima importanza alle loro assurdità.

All’alba della predicazione dell’Islam da parte del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), l’influenza del Sacro Corano si fece sentire con particolare intensità su coloro che, tra i seguaci dei profeti precedenti, erano veramente sapienti e pii. Così ebbero la fortuna di trovare rifugio all’ombra del Sacro Corano. Riguardo a questi fortunati si legge:

(Arabo************)

Troverai che, tra tutti gli uomini, i più accaniti nemici dei musulmani sono gli ebrei e i politeisti. E troverai più vicini ai musulmani nell’amicizia coloro che si definiscono cristiani. Questo perché tra i cristiani vi sono sapienti e monaci che non si comportano con arroganza. Non appena ascoltano ciò che è stato rivelato al Messaggero, vedrai che i loro occhi si riempiono di lacrime, poiché hanno riconosciuto la verità. E dicono inoltre: «O nostro Signore, abbiamo creduto; annoveraci dunque tra gli obbedienti». (Sura al-Māʾida: 82-83)

L’immagine dell’intenso desiderio di conoscere che è stata presentata nasce unicamente dall’ascolto del Corano. Persino ascoltando il Corano, a loro insaputa, le lacrime sono sgorgate dai loro occhi. Così hanno potuto trovarsi di fronte alla verità. Non vi è alcun dubbio che la predicazione e l’insegnamento della verità che il Sacro Corano intende trasmettere non potrebbero in alcun modo raggiungere tale risultato senza il suo effetto intrinseco. Altrove nel Sacro Corano è detto:

(Arabo*************)

Coloro che in precedenza erano sapienti, quando il Corano viene recitato davanti a loro, cadono con il volto a terra in prosternazione. E dicono: «Il nostro Signore è santo e sublime. Certamente la promessa del nostro Signore sarà mantenuta». (Sura Banī Isrāʾīl: 107-108)

Anche nel versetto seguente è raffigurato il timore di Allah suscitato dall’ascolto del Corano:

(Arabo**********)

Allah ha fatto scendere la più bella delle parole, cioè il Corano, un Libro coerente e frequentemente recitato. Esso fa rabbrividire la pelle di coloro che temono il loro Signore; poi la loro pelle e i loro cuori si inteneriscono al ricordo di Allah. (Sura az-Zumar: 23)

Dai versetti sopra citati risulta chiaramente che nel Corano è racchiusa una forza tale da non poter fare a meno di influenzare chi lo legge o lo ascolta. Esso scuote il cuore e riempie gli occhi di lacrime. Non appena colui che desidera abbracciare la fede ascolta il Corano, china il capo in segno di obbedienza. Persino chi è immerso nella miscredenza e nella caparbietà, se ascolta questo Corano, ne viene influenzato; tuttavia lo respinge, considerandolo una magia. Impedisce alla gente di ascoltarlo. Eppure non osa sfidare questo Corano.

La fonte del potere ammaliante del Corano

Ora la domanda è: come fece il Corano a sconfiggere gli Arabi e come riuscì a esercitare un’influenza così potente sui credenti e sui miscredenti?

Gli studiosi che hanno raggiunto una particolare competenza nella comprensione del Corano e hanno scritto sulle sue caratteristiche hanno cercato, per quanto possibile, di rispondere a questa domanda. Alcuni sapienti hanno affrontato la questione in modo diverso, senza parlare della coerenza e dei nessi tra i contenuti coranici. Il Corano, inoltre, ha annunciato alcuni eventi che si sono verificati nel giro di pochi anni. Ha anche trattato l’universo e la creazione dell’essere umano, e così via. Ora la domanda è: queste caratteristiche sono state ampiamente descritte nel Corano e sono indicative della sua grandezza e superiorità. Ma che dire delle piccole sure in cui non viene enunciata alcuna norma della sharia? O di quelle in cui non viene presentata alcuna descrizione del mondo invisibile né trasmessa alcuna conoscenza del mondo terreno? Sebbene in queste piccole sure non siano stati trattati collettivamente tutti gli argomenti, come avviene in molte sure del Corano, esse affascinarono comunque gli Arabi agli inizi della rivelazione coranica. Attraverso quelle sure giunsero il turbamento del loro mondo intellettuale e una forte attrazione verso la loro bellezza. Bisogna riconoscere che l’effetto magico di queste piccole sure era così intenso e irresistibile che l’ascoltatore non poteva fare a meno di rimanerne incantato. Grazie alle proprie caratteristiche, il Corano è riuscito ad attirare credenti e miscredenti nella sua sfera d’influenza. Il Corano ha dato il contributo più grande a coloro che hanno avuto la fortuna di abbracciare l’Islam. Non vi è alcun modo di negare che una piccola sura del Corano, o anche solo una sua parte, abbia cambiato il corso della loro vita.

Certamente, dopo che l’Islam ebbe raggiunto la sua pienezza, oltre al Corano agirono anche alcuni comportamenti e attività esteriori nella conversione di coloro che abbracciarono l’Islam. Tuttavia, per quanto riguarda la fede dei credenti fortunati della prima epoca, l’unica cosa che agì su di loro fu il Corano, e nient’altro.

La forza motrice principale dell’adesione all’Islam

Dopo che l’Islam si fu sviluppato in modo completo e perfetto, le persone vi aderirono, influenzate in vari modi. Per esempio:

(1) Alcune persone abbracciarono l’Islam, influenzate dalla pratica e dalla condotta morale del Nobile Messaggero (s.a.s.) e dei nobili Compagni.

(2) Coloro che avevano già abbracciato l’Islam davano la precedenza alla religione sopra ogni cosa e sopportavano ogni sorta di dolore, sofferenza e persecuzione esclusivamente per ottenere il compiacimento di Allah; alcune persone, influenzate da ciò, divennero musulmane.

(3) Alcune persone abbracciarono l’Islam pensando che Muhammad (s.a.s.) e i suoi compagni fossero pochi di numero, eppure nessuna potenza avversaria riusciva a sconfiggerli; ciò non poteva in alcun modo essere possibile senza l’aiuto e la protezione di Allah.

(4) Alcune persone abbracciarono l’Islam quando esso fu istituito a livello statale e la giustizia e l’equità islamiche furono attuate, qualcosa che non avevano mai visto prima.

Per molte altre ragioni di questo genere le persone abbracciarono l’Islam. Ma una delle principali era l’appello toccante e l’attrazione incantatrice del Sacro Corano, che contribuì da solo in modo decisivo alla fase iniziale dell’Islam.

Dove si trova nel Sacro Corano la fonte del potere incantatore?

È necessario riflettere su una cosa: fino ad allora la sharīʿa non era completa, non erano state fornite notizie sul mondo invisibile, né erano state esposte in modo incisivo questioni riguardanti la vita e il mondo; il Corano non aveva ancora fornito alcuna indicazione pratica e in esso era presente soltanto una parte molto esigua destinata all’attività di invito all’Islam. Eppure lì era racchiusa la fonte di una forza magica e ammaliatrice. Sotto il suo influsso, furono costretti a dire: (Arabo***************)

Non è altro che magia tramandata di generazione in generazione.

L’episodio di al-Walīd ibn al-Mughīra, che desiderò abbracciare l’Islam ma alla fine non lo fece, è narrato nella sura al-Muddaththir. Nella successione della rivelazione, questa sura occupa il terzo posto. La sura al-ʿAlaq e la sura al-Muzzammil furono rivelate prima di essa. Se osserviamo attentamente, vedremo come queste sure influenzarono al-Walīd ibn al-Mughīra: quale magia contenevano, tale da renderlo così inquieto?

Quando studiamo queste brevi sure rivelate alla Mecca, non vi troviamo il minimo accenno ad alcuna legge della sharīʿa né ad alcuna questione terrena. Certamente, nella sura al-ʿAlaq si trova una brevissima e sintetica trattazione del mistero della creazione dell’essere umano. Vi si afferma che l’uomo è stato creato da un grumo di sangue coagulato. Inoltre, sono state annunciate profezie riguardanti gli anni successivi. Per esempio, nella sura al-Rūm è stata fatta una profezia sulla vittoria dei Persiani. La domanda ora è: dove si trova nel Corano ciò che al-Walīd, dopo aver riflettuto profondamente, definì magia?

La risposta è questa: la parte del Corano che al-Walīd definì magia era certamente qualcosa di estraneo sia alle prescrizioni della sharīʿa sia a qualunque conoscenza terrena. Non vi era alcun argomento di cui egli potesse parlare. È anche vero, tuttavia, che riuscì a coglierne i sottili segreti senza impegnarsi ad acquisire la ʿaqīda islamica e la spiritualità.

Consideriamo ora brevemente la sura al-ʿAlaq, la prima a essere rivelata. Osservando attentamente i primi quindici versetti, si noterà che le sue parole sono simili a quelle usate dai poeti e dagli scrittori dell’epoca jāhilī, parole che tutti gli Arabi conoscevano; tuttavia, nei loro scritti si accumulavano spesso parole e frasi prive di coerenza. Molte volte nelle loro composizioni non si trovavano né rima né un filo tematico. Ma la sura al-ʿAlaq è forse così?

Certamente no. Al contrario, vi si trova una meravigliosa sintesi di armonia e significato. Ogni affermazione è l’incarnazione della letteratura più elevata. Eppure si tratta di versetti rivelati proprio all’inizio. Vi è detto: «Leggi». Ma ciò deve avvenire nel nome santo e onorato di Allah. Con la parola iqraʾ, cioè «leggi», si intende la recitazione o lo studio del Corano. È necessario menzionare il nome di Allah perché Egli invita proprio nel Suo nome. Uno dei nomi attributivi di Allah è «Rabb», che significa Signore e Sostenitore. Perciò Egli ha ordinato di leggere per ricevere sostentamento e formazione. Queste parole sono nella lingua di Allah:

(Arabo***********)

Leggi nel nome del tuo Signore, Colui che ti ha creato.

Era l’inizio della predicazione islamica. Perciò, come spiegazione di Rabb, è stata scelta una parola associata all’inizio della vita. In altre parole, Egli è un Rabb, Colui che ha creato.

Egli ha creato l’uomo dall’‘alaq. In altre parole, ha fatto iniziare la vita umana da un grumo di sangue coagulato. Quale inizio così piccolo e ordinario!

Ma poiché Allah, oltre a essere Rabb, cioè il Signore, è anche Khāliq, il Creatore, e infinitamente misericordioso, trasforma gradualmente quel piccolo grumo di carne in un essere umano completo. Inoltre, la sua natura è tale che, se gli si insegna qualcosa, egli è capace di apprenderla. Per questo è stato detto:

(Arabo*************)

Recita il Corano: il tuo Signore è estremamente misericordioso. Egli ha insegnato con la mano e con la penna. Ha insegnato all’essere umano ciò che non sapeva. (Sura al-‘Alaq: 305)

Guardate come splendidamente, in un versetto, sia stato descritto il metodo per condurre l’essere umano dal principio verso la perfezione. Sono state menzionate una dopo l’altra le fasi intermedie tra la nascita e la morte, affinché il pensiero e l’istinto innato dell’uomo rispondano a quell’invito.

La ragione e la coscienza avrebbero dovuto esigere di riflettere su questo: che cosa era e dove è giunto oggi. Ma, cosa deplorevole, neppure questo accade.

(আরবী************)

In verità, l’uomo trasgredisce, poiché si considera autosufficiente (cioè ha dimenticato il suo inizio e la sua fine). (Al-ʿAlaq: 6-7)

Poiché ha dimenticato tutto, accecato dall’orgoglio e dall’arroganza, viene ammonito con parole che uniscono avvertimento e rimprovero:

(আরবী***********)

Non c’è dubbio che saranno ricondotti al tuo Signore. (Sura Al-ʿAlaq: 8)

Mentre si parla della ribellione e dell’arroganza dell’uomo, per completare il quadro si dice che essi non solo sono ribelli, ma tentano anche di rendere ribelli gli altri. (আরবী***********)

Hai visto colui che impedisce a un servo di Allah di pregare quando si alza per la preghiera? (Sura Al-ʿAlaq: 9-10)

Impedire a qualcuno di pregare è un atto estremamente esecrabile. Questo atto esecrabile diventa ancora più grave quando colui che prega rimane saldo sulla via della guida e cerca di suscitare negli altri il timore di Allah.

(আরবী***********)

Hai visto se egli è sulla retta via o esorta al timore di Dio? (Sura al-ʿAlaq: 13)

Considerate: l’essere umano è incurante di tutto. Non sa nemmeno come è nato né quale sarà la sua fine.

(আরবী************)

Hai visto colui che accusa di menzogna e volge le spalle? Sa forse che Dio vede ogni cosa (Sura al-ʿAlaq: 13-14)

Poi furono ammoniti: (আরবী*************)

Nient’affatto. Se non desiste, lo trascinerò certamente per il ciuffo dei capelli: il ciuffo di un bugiardo peccatore. (Sura al-ʿAlaq: 15-16)

Qui le parole sono state scelte in modo tale che la parola stessa manifesta la propria durezza. Se al posto di (****) fosse stata usata la parola sinonimica (****), non avrebbe espresso una durezza così grande sul piano del significato, quale viene espressa da (****). Questa parola dà l’idea di una persona che, stando in un luogo elevato, tiene saldamente qualcuno per la ciocca dei capelli, mentre questi scende rapidamente verso il basso. Il significato della parola (*******) è trascinare a terra, con uno strattone, un ribelle o un superbo da un luogo elevato, afferrandolo per i capelli della fronte, e trascinarlo via. Mentre viene trascinato, naturalmente continua a gridare e chiedere aiuto ai propri compagni. Come Dio stesso ha detto: (আরবী*********)—che dunque invochi i suoi compagni. E (আরবী*******) Io invocherò i guardiani dell’Inferno.

Udendo ciò, gli ascoltatori immaginano che forse quel giorno scoppierà uno scontro tra i guardiani dell’Inferno e i compagni di quell’uomo. È una scena immaginaria che ricopre il mondo della fantasia. Il Messaggero, saldo nella propria posizione, continua ad assolvere il compito della messaggeria. Non si cura affatto del fatto che qualcuno neghi la sua messaggeria e si allontani da lui. È stato proclamato:

(Arabo*************)

Non lasciarti mai influenzare dalle sue parole; prostrati e avvicinati a Me. (Sura al-ʿAlaq: 19)

Questo fu un vigoroso inizio dell’invito islamico. Sebbene, a prima vista, le frasi di questa sura possano sembrare prive di ordine, esse sono organizzate e reciprocamente collegate. Questa è la prima sura del Sacro Corano nel cui stile espositivo emerge chiaramente l’aspetto della rima interna. Consideriamo ora, in ordine di rivelazione, la seconda sura, nota con il nome di Sura al-Muzzammil. Naturalmente, è possibile che i primi versetti della Sura al-Qalam siano stati rivelati prima di essa. Comunque, dopo aver ascoltato alcuni dei seguenti versetti della Sura al-Muzzammil, Walid definì il Corano «magia»:

(Arabo*************)

Nel giorno in cui la terra e le montagne saranno scosse e le montagne diverranno cumuli di sabbia in movimento. Vi ho inviato un Messaggero affinché fosse testimone per voi, così come avevo inviato un Messaggero al Faraone. Ma il Faraone respinse quel Messaggero, perciò lo sottoposi a un castigo terribile. Come potrete dunque proteggervi, se rinnegherete quel Giorno che renderà il fanciullo canuto? In quel giorno il cielo si spaccherà. La Sua promessa sarà certamente compiuta. (Sura al-Muzzammil: 14-18)

Nei versetti citati è stata delineata una scena terrificante della Risurrezione. Una scena così spaventosa che non solo gli esseri umani, ma l’intero creato, ne sarà coinvolto. Tra le creature, le più dure e pesanti sono la terra e le montagne. Quel giorno esse tremeranno e si frantumeranno, e nessuno sarà arrestato senza colpa. Saranno arrestati soltanto coloro presso i quali era giunto un Messaggero e ai quali era pervenuto il suo invito. Inoltre, tutte le prove e le dimostrazioni saranno state completate.

Rivolgendosi ai miscredenti della Mecca, è stato detto: il Messaggero inviato a voi non è nuovo né il primo nel suo ruolo di Messaggero; è come quei Messaggeri che furono inviati a Faraone e agli altri a lui simili. E certamente il vostro splendore, la vostra potenza e la vostra autorità non sono maggiori di quelli di Faraone. Persino quel Faraone fu sottoposto a un severo castigo. Volete dunque anche voi essere immersi in un castigo simile? Quando sarà giunta al termine la durata della terra, come potrete voi, che siete immersi nella miscredenza, sfuggire alla presa di Allah? Eppure, vedendo l’orrore di quel giorno, persino i bambini diventeranno vecchi per l’angoscia. Il cielo si spaccherà, mentre la terra e le montagne tremeranno. Nessuna creatura resterà al sicuro dall’orrore di questa scena spaventosa. Quando l’immagine di quella calamità si riflette nell’immaginazione, nessuno può fare a meno di esserne colpito. E il cuore umano stesso testimonia che la promessa di Allah è una promessa destinata a compiersi, senza alcun margine di dubbio riguardo alla sua realizzazione. Pertanto, la cosa più saggia è incamminarsi sulla via di Allah finché c’è ancora tempo. È molto più facile percorrere la via di Allah che avanzare lungo la strada di quella terribile catastrofe.

L’episodio della conversione all’Islam di ʿUmar (che Allah si compiaccia di lui) è stato narrato in precedenza. Da lì si è visto che egli fu indotto ad abbracciare l’Islam dopo aver letto o ascoltato alcuni versetti dell’inizio della sura Ṭā-Hā. La sura Ṭā-Hā era la 45ª sura nell’ordine della rivelazione. Di seguito vengono menzionate, nell’ordine, tutte le sure rivelate prima di essa:

(1) Sura al-ʿAlaq

(2) Sura al-Muzzammil

(3) Sura al-Muddaththir

(4) Sura al-Qalam

(5) Sura al-Fātiḥa

(6) Sura al-Lahab

(7) Sura al-Takwīr

(8) Sura al-Aʿlā

(9) Sura al-Layl

(10) Sura al-Fajr

(11) Sura al-Ḍuḥā

(12) Sura al-Inshirāḥ

(1‘3) Sura al-ʿAṣr

(14) Sura al-ʿĀdiyāt

(15) Sura al-Kawthar

(16) Sura At-Takāthur

(17) Sura Al-Māʿūn

(18) Sura Al-Kāfirūn

(19) Sura Al-Fīl

(20) Sura Al-Falaq

(21) Sura An-Nās

(22) Sura Al-Ikhlāṣ

(23) Sura An-Najm

(24) Sura ʿAbasa

(25) Sura al-Qadr

(26) Sura ash-Shams

(27) Sura al-Buruj

(28) Sura at-Tin

(29) Sura Quraysh

(30) Sura al-Qariʿah

(31) Sura al-Qiyamah

(32) Sura al-Humaza

(33) Sura al-Mursalat

(34) Sura Qaf

(35) Sura al-Balad

(36) Sura at-Tariq

(37) Sura al-Qamar

(39) Sura al-A’raf

(40) Sura al-Jinn

(41) Sura Ya-Sin

(42) Sura al-Furqan

(43) Sura al-Fatir

(44) Sura al-Mar’iyam

(45) Sura al-Ta-Ha [Per l’elenco delle restanti sure in ordine di rivelazione, si veda l’Appendice 2. -Traduttore]

Tutte le sure sopra menzionate furono rivelate alla Mecca. Naturalmente, alcuni versetti di queste sure furono rivelati a Medina. Soffermiamoci ora brevemente e in generale sulle sure menzionate; non è possibile esaminarle qui nel modo in cui abbiamo analizzato l’episodio di Walid. Desideriamo soltanto discutere un poco quale magia fosse celata in queste sure, sotto la cui influenza i predecessori abbracciarono l’Islam. A quel tempo, l’accettazione dell’Islam da parte di Umar (ra) non aveva ancora accresciuto la forza dell’Islam, né l’Islam si trovava in una posizione vittoriosa.

Riflettendo profondamente su queste sure, ci diventa chiaro che in esse sono assenti la maggior parte delle caratteristiche che gli esperti hanno menzionato per illustrare il prestigio e la grandezza del Corano. Anche ammettendo che nella Sura al-Fatir sia descritto il mistero della creazione dell’essere umano e che nella Sura at-Tariq compaia un’analoga trattazione, bisogna comunque riconoscere che in esse non si parla di questioni terrene e non vi è neppure la minima traccia di alcuna norma della Sharia. È però accertato che nelle restanti sure, diverse da quelle qui esaminate, tali argomenti sono trattati in modo bello e affascinante, siano esse sure meccane o medinesi.

Desideriamo, anche solo per qualche momento, elevarci al di sopra del luogo, del tempo e del contesto e cercare di comprendere quella bellezza artistica e quel mistero del Nobile Corano (riguardo alla sacralità della religione del Nobile Corano e allo scopo e all’importanza dell’invito all’Islam) che possiedono lo status di principio fondamentale, eterni e imperituri come il Corano stesso. Questa bellezza artistica rende il Nobile Corano indipendente da ogni altra cosa. Così, l’importanza e lo scopo religiosi giungono alla loro piena realizzazione e si dirigono verso il manzil al-maqsud.

Vediamo ora da quale prospettiva, fino a oggi, gli uomini hanno osservato la bellezza artistica del Sacro Corano.

Secondo capitolo

La ricerca e il tafsir del Sacro Corano

All’epoca della rivelazione del Sacro Corano, i miscredenti e i politeisti presenti in Arabia, attratti da questa bellezza artistica, definivano talvolta questo Corano poesia e talvolta magia. Tuttavia, non possiamo affermare con certezza quale fosse per loro il criterio della bellezza artistica. Sappiamo però molto bene che furono profondamente influenzati dal Corano. Non vi è dubbio che, al tempo della rivelazione del Corano, esso agì come una magia sia sul gruppo dei credenti sia su quello dei miscredenti. Alcuni, influenzati da questa magia, divennero musulmani. Altri, pur essendo rimasti intrappolati nella sua rete incantatrice, riuscirono a fuggirne. In seguito, entrambi i gruppi espressero le proprie reazioni. Ma nessuno riuscì a dire chiaramente quale parte del Corano li avesse sottoposti al suo influsso magico. In una trasmissione riferita da Umar (ra) si narra: «Quando ascoltai il Corano, dentro di me avvenne un cambiamento, a causa del quale cominciai a piangere e abbracciai l’Islam». In un’altra narrazione riferita da Umar (ra) si legge: «Dissi: quanto sono importanti queste parole e quanto è grande la loro magnificenza».

Walid ibn al-Mughira negò sia il Corano sia il Messaggero (s). Non solo: nutriva anche una feroce ostilità nei confronti del Messaggero (s). Dalle sue labbra uscirono inoltre queste parole:

Per Allah! Nel Corano si trova dolcezza. Sembra essere una parola eterna. Conquista ogni cosa. Nulla di più elevato e nobile può essere migliore di esso.

Walid ibn al-Mughira disse inoltre:

Nel Corano vi è un influsso magico; non vedete come separa una persona dai suoi parenti e dai suoi compagni?

Il Corano stesso testimonia la reazione che si produce nei credenti dopo che hanno recitato questa Parola:

(Arabo*************)

Con ciò (cioè con la recitazione del Corano), la pelle di coloro che temono il loro Signore si accappona; i loro corpi e i loro cuori si fondono nel ricordo di Allah. (Sura az-Zumar: 23)

Riguardo a coloro che appartengono alla Gente del Libro e sono credenti, è stato detto:

(Arabo**********)

Quando il Corano viene recitato davanti a coloro ai quali è stata data in precedenza la conoscenza, essi cadono in prosternazione con il capo chino e dicono: «Santo e glorioso è il nostro Signore. La promessa del nostro Signore si adempirà certamente». Cadono a terra con il volto chino, piangendo, e la loro umiltà aumenta ancora di più. (Sura Banī Isrāʾīl: 107-109)

Al contrario, gli infedeli di Quraysh, rimanendo saldi nella miscredenza e nell’ostinazione, dissero:

(Arabo**********)

Ed essi dicono: «Queste non sono altro che storie degli antichi, che gli vengono recitate mattina e sera». (Sura al-Furqan: 5)

A Mecca viveva un miserabile di nome Nadr ibn al-Harith. Quando il Messaggero (s.) recitava il Corano alla gente nella moschea, egli cominciò a raccontare in arabo leggende e storie persiane. Il suo scopo era impedire alla gente di ascoltare il Corano. Ma questo suo desiderio non si realizzò. Ciononostante, i miscredenti Quraysh non desistettero da tale comportamento; al contrario, dissero:

(Arabo************)

Non ascoltate questo Corano; quando viene recitato, fate chiasso, affinché possiate forse prevalere.»

Essi dicevano e facevano sempre cose di questo genere riguardo al Corano. Ma una domanda rimane ancora oggi: come si manifesta la bellezza artistica del Corano? Tutto ciò che i miscredenti ebbero l’opportunità di ascoltare del Corano, essendo arabofoni, fu sufficiente a influenzare la loro mente e il loro cuore. In seguito, pronunciando «Labbayk», abbracciarono l’Islam; oppure voltarono le spalle e fuggirono. Va osservato che, nel campo dell’arte, una simile reazione è del tutto naturale.

Il tafsir nell’epoca dei Compagni e dei Tabi‘in

Se osserviamo l’epoca successiva alla rivelazione del Corano, vediamo che i nobili Compagni fecero il tafsir di molti passi del Corano attraverso diverse riwayat, trasmesse direttamente dal Messaggero (s.) riguardo al contenuto e all’espressione del Corano. Molti tra i Compagni spiegarono alcuni versetti con grande timore. Altri, invece, ritenendo l’interpretazione del Corano un peccato, si tennero lontani dal tafsir e dall’analisi. Si narra persino, riguardo a Sa‘id ibn al-Musayyib (rhm.), che, quando gli si chiedeva l’interpretazione di una parte del Corano, rispondesse: «Non voglio dire nulla sull’interpretazione del Corano».

Muhammad ibn Sirin (rhm.) disse: «Una volta chiesi ad al-‘Ubayda (ra.) qualcosa riguardo al Corano, ed egli rispose: “Temi Allah e segui la retta via. Saranno salvati coloro che cercano di comprendere per quale scopo il Corano è stato rivelato”».

Hisham ibn Urwa ibn al-Zubayr (che Dio sia soddisfatto di lui) disse: non ho mai sentito mio padre dare un’interpretazione del Corano. [Fazlur Islam – Dr. Ahmad Amin.]

Dalla discussione precedente si evince che la maggior parte dei Compagni non era affatto interessata all’interpretazione e all’analisi del Corano. Per questo, ai loro tempi, l’esegesi coranica non raggiunse il livello auspicato.

Quando, dopo l’epoca dei Compagni, giunse quella dei Seguaci, l’interpretazione e l’analisi del Corano si ampliarono in una certa misura rispetto a prima. Tuttavia, il loro metodo consisteva nello spiegare un versetto mediante una frase o una parola analoga, così da renderne comprensibile almeno il senso generale. Per esempio, spiegavano così quel versetto: cioè: non essere intenzionato a commettere peccato. Analogamente, spiegavano quell’altro versetto in questo modo: nell’epoca dell’ignoranza, quando qualcuno desiderava intraprendere un viaggio, faceva un sorteggio con due frecce. Su una era scritto: fai questa cosa; sull’altra: non fare questa cosa. Estraevano una freccia a occhi chiusi e agivano secondo la sua indicazione. In questo versetto Dio ha proibito di ricorrere a tale pratica. Alcuni, naturalmente, ne descrivevano anche la circostanza della rivelazione o il contesto. Anzi, nel corso dell’interpretazione era divenuto loro abituale raccontare anche alcune storie ebraiche e cristiane.

Verso la fine del II secolo dell’Egira, la scienza dell’esegesi conobbe un notevole sviluppo. Tuttavia, invece di fare della bellezza artistica del Corano l’oggetto della loro trattazione, gli esegeti diedero preminenza alla storia, alla filologia, alla filosofia e alla dialettica. In tal modo lasciarono sfuggire l’opportunità di individuare la bellezza artistica del Corano.

Tra gli esegeti posteriori, l’illustre al-Zamakhshari riuscì in una certa misura a cogliere l’aspetto artistico del Corano; perciò fece qualche passo avanti in questo campo. Così, nell’interpretare il versetto «quando l’ira di Mosè si placò», scrisse: «Probabilmente Mosè si era adirato per tutte quelle azioni che essi avevano compiuto durante la sua assenza. Rivolgendosi al suo popolo, disse: “Che cosa state facendo?”. Detto questo, gettò a terra le tavole scritte della Torah e cominciò a tirare verso di sé la barba di suo fratello.»

Tuttavia, si può dire che al-Zamakhshari non riuscì pienamente in quest’impresa, perché nella sua descrizione e nella sua esposizione si coglie ben poca profondità.

Per interpretare adeguatamente questo versetto bisogna fare ricorso all’immaginazione. Si può concepire la collera come una persona: una persona che parla e poi tace; che certamente spinge Mosè all’azione, ma rimane essa stessa dietro le quinte. Sembra che la vera bellezza consista proprio nell’immaginare la collera in forma umana. Al-Zamakhshari possedeva certamente questa intuizione, ma non riuscì a esprimerla. Tutto ciò che disse rimase confinato nei limiti della sua epoca.

Al-Zamakhshari ha interpretato la sura al-Fatiha nel modo seguente: «Quando il servo, lodando il suo Creatore e Custode, dice che ogni lode appartiene a Lui solo, ciò risulta evidente. Poi si rivolge a quell’Essere e dice: il Signore e Sovrano di tutti i mondi; nulla è al di fuori dell’ambito della Sua proprietà e della Sua signoria. Poi dice: Colui che elargisce misericordia ai piccoli e ai grandi, a tutte le nazioni e a tutte le specie. In tal modo quella persona riceve l’impulso a rivolgersi ad Allah.»

Quando pronuncia: «Egli è il solo Sovrano del Giorno del Giudizio», giunto a questo punto, sopraffatto dall’emozione, si abbandona completamente a quell’Essere e, riconoscendo di dipendere unicamente dal Suo aiuto e sostegno, esclama: «Adoro soltanto Te e chiedo aiuto esclusivamente a Te».

Tra le sensazioni che emergono dallo studio della Sura al-Fātiḥa vi è un eccellente tentativo di rendere concreta la disposizione artistica. Questa sura è una delle prime a utilizzare lo stile adottato per creare, nel Nobile Corano, una continuità di ritmo e di organizzazione tematica.

Molti esegeti hanno cercato di analizzare i passi del Nobile Corano in cui si riscontrano questo tipo di ritmo e questa disposizione. Tuttavia, non hanno affatto avuto successo in proposito. Il risultato concreto è stato piuttosto soltanto l’individuazione dei passi in cui comparivano disposizioni e somiglianze analoghe. Non sono però riusciti a formulare alcun principio al riguardo. Anzi, persino per arrivare a questo poco risultato hanno dovuto impegnarsi fino allo stremo.

Restano poi gli ulema che discutono della balāgha e dell’inimitabilità miracolosa del Corano. Ci si aspettava che, sotto questo aspetto, potessero spingersi oltre gli esegeti e fossero capaci di spiegare la disposizione artistica del Nobile Corano e la sua bellezza; invece, si sono limitati a impegnarsi in dispute sterili.

Per esempio: si discute se la balāgha (la disposizione retorica) si trovi nelle parole oppure nei significati. Tra loro vi furono alcuni dotti che conoscevano alla perfezione i princìpi fondamentali della retorica. Basandosi su di essi, cercarono di descrivere la bellezza artistica del Nobile Corano. Talvolta, però, ciò oltrepassò persino i limiti della pazienza.

Ora prestate attenzione alla descrizione della bellezza di una piccola parte del Nobile Corano. Vi si proclama:

(Arabo)

Se potessi vedere! I colpevoli, in piedi davanti al loro Signore, con il capo chino. (Sura as-Sajda: 12)

I miscredenti si rialzeranno nel Giorno della Resurrezione in uno stato di estrema umiliazione e disonore: questo versetto ne è un’immagine vivida. Non appena si recita questo versetto, davanti agli occhi appare la figura di un criminale che, nella condizione più vile e abietta, sta in piedi con il capo chino. Davanti a chi sta in piedi? Davanti allo stesso Allah, il Signore dei mondi. Non si tratta soltanto di immaginazione, ma è come se fosse qualcosa di reale e visibile. Ora riflettete un po’: riguardo a tutti i versetti di questo genere, la spiegazione offerta dalla retorica è una sola. Si dice che in questo versetto la parola “vedrai” sia una forma allocutiva. L’allocuzione è rivolta fondamentalmente a una persona determinata, ma talvolta ci si rivolge anche a una persona indeterminata. Per esempio, si può dire: “Tizio è una persona molto malvagia. Se lo onori, egli ti umilierà; e se ti comporti bene con lui, egli si comporterà con te in modo scortese”.

Per questo tipo di discorso non si può indicare una persona determinata. L’intento non è dire che, se tu agirai in un certo modo, anche egli agirà nello stesso modo. L’intento è piuttosto che, se ci si comporta con lui in quel modo, si riceverà in cambio proprio una simile reazione. Il termine è usato in forma allocutiva proprio perché non si riferisce a una persona determinata. Nel Sacro Corano si trovano innumerevoli esempi di questo genere. Anche in questo versetto, tale espressione è stata presentata in forma allocutiva per esprimere la generalità. È evidente che la condizione dei criminali sarà estremamente penosa. Si tratta di una realtà così chiara da non lasciare spazio ad alcun dubbio. Per questo, nel descrivere quella condizione terrificante, non è stata indicata una persona specifica; piuttosto, nell’allocuzione è incluso chiunque sia adatto ad assistervi.

Nei versetti seguenti è stata raffigurata vividamente la realtà dei fatti. I profondi conoscitori della scienza della retorica (balāgha) l’hanno resa complessa, proprio come hanno fatto nell’interpretare i versetti menzionati in precedenza. Alla fine, gli esperti di retorica concludono il loro discorso affermando che in questo versetto viene narrato il destino straziante dei criminali, espresso nella forma più elevata di eloquenza.

Si può inoltre tenere presente il loro punto di vista anche riguardo all’interpretazione degli altri versetti del Nobile Corano. A titolo d’esempio, si può discutere l’interpretazione dei versetti in cui sono raffigurati il Giorno della Resurrezione, il Paradiso e l’Inferno. Viene detto:

(Arabo**********)

Verrà soffiato nella tromba, e tutti quelli che sono nei cieli e sulla terra cadranno privi di sensi, eccetto coloro che Allah vorrà. Poi vi si soffierà nuovamente. In quell’istante essi si alzeranno e resteranno a guardare.

(Arabo***********)

Nel giorno in cui muoverò le montagne, vedrai la terra come una pianura aperta. Poi radunerò tutti; nessuno, né dei primi né degli ultimi, sarà lasciato indietro. (Sura al-Kahf: 47)

(Arabo**************)

Gli abitanti dell’Inferno chiameranno gli abitanti del Paradiso e diranno: «Dateci un po’ del cibo o delle bevande che Allah vi ha concesso». Gli abitanti del Paradiso risponderanno:

«Allah ha reso entrambe queste cose vietate agli infedeli». (Sura al-A‘raf: 5)

Nei versetti precedenti sono apparse immagini complete, estremamente angosciose e strazianti. L’occhio le vede, l’orecchio le ode e il loro effetto penetra nel profondo dell’animo. Ma ciò che sorprende è che gli studiosi della retorica diranno soltanto che gli eventi destinati a verificarsi in futuro sono stati espressi con parole al passato, così da far comprendere che sono già accaduti.

Tra gli ulema che hanno sostenuto la retorica e l’inimitabilità del Corano vi fu un predecessore dell’allama Zamakhshari, il quale dimostrò grande abilità e successo in tutte queste questioni. Può essere definito un muhaqqiq in questo campo. Egli è Abd al-Qahir al-Jurjani. Non vi è dubbio, naturalmente, che il suo «Dala’il al-I‘jaz» sia un’opera di grande rilievo su questo argomento. Purtroppo, però, l’intero libro è colmo di spiegazioni riguardanti le parole e i significati del Sacro Corano, dalle quali per il pubblico è estremamente difficile trarre insegnamento. Si può tuttavia affermare che esso è riuscito a prevalere sugli scritti di tutti quegli ulema che hanno trattato questo argomento. Persino ai nostri giorni nessuno è riuscito a eguagliarlo in questo campo.

Abbiamo riportato esempi dei progressi compiuti da Abd al-Qahir al-Jurjani nella sua ricerca sulla bellezza artistica del Sacro Corano, sebbene il lettore debba avere grande pazienza e perseveranza per poterne trarre beneficio. Ciò perché, quando nella letteratura si discuteva di mantıq (Logic) e della scienza del kalam, si seguiva proprio questo metodo di spiegazione e descrizione. Abd al-Qahir al-Jurjani scrisse:

«La descrizione della bellezza e della bruttezza di un’espressione è possibile soltanto quando una persona possiede una reale comprensione della disposizione e del ritmo della frase. Sapete che, quando si recita questo versetto: (আরবী**********)- sulla mia testa è apparsa la traccia della vecchiaia (sura Maryam: 4), la bellezza formale di quel passo dipende esclusivamente dalla recitazione. Non è necessario nient’altro. In realtà, la situazione non è questa. La reazione che si produce nell’animo dell’ascoltatore non appena ode questo versetto non dipende soltanto dalla recitazione. La vera ragione è che, se in una frase un sostantivo viene reso soggetto, secondo la regola generale gli si deve attribuire la ḍamma. In realtà, però, esso non è il soggetto (***). Se dopo quel sostantivo viene posto un altro sostantivo ad esso collegato (****), allora quest’ultimo sarà il vero soggetto (****) del verbo (***). In altre parole, poiché il verbo viene riferito al primo sostantivo a causa del secondo, si crea una concordanza tra i due sostantivi. Per esempio:

(আরবী*************)

Vi sono molte altre frasi di questo genere, nelle quali il verbo non viene riferito al vero agente, bensì alla sua causa. Siamo infatti pienamente consapevoli che il vero agente del verbo (****) è (****), sebbene esteriormente (****) sembri essere il soggetto. Analogamente, in un altro esempio, il vero agente di (****) è (***), il vero agente del verbo (***) è (***), mentre il vero agente di (****) è (****). In tutte queste frasi il verbo è stato riferito a un nome che, in realtà, non è l’agente di quel verbo. La bellezza manifestata negli esempi citati è stata possibile proprio perché il verbo è stato riferito a un nome che, esteriormente, non è il soggetto. Se invece fosse stato riferito al vero agente e si fosse detto: (আরবী**********) la reale bellezza sarebbe scomparsa. Se si chiedesse quale sia la causa della scomparsa della bellezza, la risposta sarebbe: (আরবী**********). La bellezza generale presente nella frase non è contenuta nella frase (****). Il significato della prima frase è che l’intera testa è diventata bianca, senza che ne sia rimasta alcuna parte non bianca. Dalla seconda frase, invece, questo significato non si comprende: si capisce soltanto che una parte della sua testa è diventata bianca, non l’intera testa. Analogamente, se si dicesse: (আরবী**********) si comprenderebbe che l’intera casa è stata avvolta dalle fiamme, mentre dalla frase non si capirebbe che una parte della casa è bruciata. Non vi si comprenderebbe né che il fuoco abbia raggiunto tutta la casa, né che l’abbia completamente distrutta. Un altro esempio nel Nobile Corano è il seguente versetto:

(আরবী**********)

Abbiamo spaccato la terra e fatto scorrere sorgenti.

In questo versetto, (****) è in realtà il complemento oggetto della parola (***), (****); tuttavia, esteriormente, la parola (***) è stata resa complemento oggetto di (***). Analogamente, nel versetto precedente, (***) è stato designato come agente di (***). Un cambiamento di questo tipo produce generalmente un senso di ampiezza; allo stesso modo, anche in questa frase è stata espressa una simile ampiezza. Si comprende che l’intera terra è stata spaccata e che in ogni luogo sono state fatte scaturire sorgenti. La frase si potrebbe formulare così: (***) oppure anche così: (আরবী**********); tuttavia, in tal modo l’intento non sarebbe pienamente raggiunto. Lo scopo principale è far comprendere che le sorgenti scorrono in vari punti della terra. (Dalā’il al-i‘jāz, al-Jurjānī)

Che Allah l’Altissimo abbia misericordia di ‘Abd al-Qāhir al-Jurjānī. Non vi è dubbio che egli sia riuscito a cogliere il significato autentico, ma non abbia potuto tradurre tutto in parole. La bellezza artistica contenuta nelle due frasi (আরবী**********) e (আরবী**********) è, dal punto di vista della scienza del kalām, esattamente ciò che egli ha scritto. Tuttavia, vi è anche un altro aspetto della bellezza artistica: quello di scuotere rapidamente il mondo del pensiero, espresso dalla parola (***). Esteriormente, i capelli bianchi sono stati messi in relazione con la testa, e così si estenderanno su tutta la testa. Analogamente, anche nel caso di (***) o della spaccatura si riscontra rapidità. Essa scuote profondamente il pensiero e la coscienza dell’essere umano e produce il suo effetto su di essi.

È chiaro come la luce del giorno che, per suscitare un turbamento nel mondo del pensiero, la frase (আরবী**********) è più significativa e più energica. Ciò dipende dal fatto che i capelli bianchi sono stati messi in relazione con la giovinezza; ma, in realtà, la giovinezza non si trova in essa. È proprio qui che risiede la fonte principale della bellezza. Ne è una prova, per esempio, la frase (***). La bellezza che vi è contenuta è identica a quella del precedente versetto coranico. A dire il vero, nel versetto citato si osservano due tipi di bellezza.

Primo: quella che si ottiene mettendo in relazione la giovinezza con i capelli brizzolati.

Secondo: quella che si ottiene mettendo in relazione i capelli brizzolati con la testa.

Questi due tipi di bellezza sono complementari l’uno all’altro. Escludendo l’uno, non si potrà mai rendere pienamente manifesta la bellezza dei versetti.

ʿAbd al-Qāhir al-Jurjānī (che Dio abbia misericordia di lui) si è fermato proprio a questo punto. Non ha potuto procedere oltre. A quanto pare, il suo obiettivo si limitava a questo. Infatti, nella sua esposizione non si trova nulla di più. In ogni epoca esiste uno stile proprio della lingua e della letteratura. Non possiamo aspettarci che egli superasse lo stile della sua epoca.

A dire il vero, fino a oggi tutti i servizi resi dagli ʿulamāʾ riguardo all’esegesi e all’inimitabilità del Corano si sono arrestati entro un limite determinato. Non hanno potuto spingersi oltre. Anche nella lingua e nella letteratura araba antica esistevano alcuni criteri di esame e di verifica. Ogni opera veniva valutata alla luce di tali criteri. Non si era mai andati oltre, al punto da esaminare l’opera nel suo insieme e identificarne le caratteristiche e l’unicità. Lo stesso valeva per la balāgha coranica. Oggi, invece di farne soltanto un oggetto di analisi, la si farà oggetto di una trattazione complessiva. Perciò gli ʿulamāʾ della balāgha hanno fatto quanto segue: hanno assunto tutte le parole del Corano, il suo ritmo e i suoi procedimenti compositivi come oggetto della balāgha. Poi si sono sforzati con ogni mezzo di dimostrare che l’intero Corano è colmo di balāgha e faṣāḥa.

Gli illustri ʿulamāʾ che si sono occupati della balāgha del Sacro Corano non sono riusciti neppure ad avvicinarsi alle sue caratteristiche generali. È vero che hanno tentato di individuare, separatamente, la bellezza artistica del Corano; tuttavia ciò non è servito a nulla. Come ho già spiegato, gli sforzi di quegli ʿulamāʾ della balāgha erano del tutto rudimentali e incompleti.

L’ultima osservazione su questo argomento è la seguente: è motivo di rammarico che gli studiosi della balāgha non siano riusciti a raggiungere, né nella letteratura araba né nel Nobile Corano, quel livello in cui si colgono le caratteristiche generali. Infatti, l’individuazione e la descrizione delle importanti caratteristiche artistiche del Nobile Corano sono ancora oggi avvolte nel mistero. È stato ritenuto indispensabile adottare un nuovo metodo per lo studio e l’insegnamento di questo Libro miracoloso e trattare l’argomento sulla base di principi generali, così da richiamare l’attenzione sulla sua bellezza artistica; sono state inoltre elaborate spiegazioni e analisi degli aspetti miracolosi, ricavate proprio da quei temi specifici e unici del Nobile Corano.

Va ricordato che la caratteristica di cui è portatore questo Libro sublime non è limitata a una sua parte specifica; al contrario, è diffusa in modo uniforme nell’intera Opera. Anche il modo di esporre tutti gli scopi e gli obiettivi è unico e uniforme. Che lo scopo sia dare una buona novella, mettere in guardia dal castigo di Allah, narrare un avvenimento accaduto in passato, riferire qualcosa che accadrà in futuro, dare a qualcuno una parola di rassicurazione, invitare ad abbracciare la fede, offrire una guida per la vita nel mondo, rappresentare qualcosa per renderla comprensibile, descrivere un oggetto percepibile dai sensi, presentare un esempio concreto del mondo interiore o descrivere una realtà sovrasensibile, non vi è alcuna differenza fondamentale tra il modo di esporre e lo stile dell’espressione.

In tutte le narrazioni del Sacro Corano è presente un unico filo conduttore. È proprio per dimostrarlo che abbiamo scritto questo libro. Ho chiamato questo filo conduttore «rappresentazione artistica».

Terzo capitolo

La rappresentazione artistica

La rappresentazione figurativa è una caratteristica particolare del Nobile Corano. È uno strumento per imprimere nel cuore gli scopi del Corano. Attraverso le immagini, la rappresentazione immaginata di realtà inespresse e difficili da comprendere si riflette nello specchio della mente. Queste immagini, raffigurate con sapienza, influenzano la vita e le opere. Infatti, ciò che viene immaginato prende allora forma nella sua realtà e si presenta davanti agli occhi. L’uomo morto si trasforma in un uomo vivo e si erge davanti ai nostri occhi.

Nelle immagini, descrizioni, testimonianze ed eventi fluttuano davanti agli occhi sotto forma di scene, suscitando vitalità e dinamismo nella vita e nelle opere. Se vi si aggiungono dialoghi e parole, esse si manifestano come attori viventi. Tutto ciò si riflette su quello schermo o sipario che si trova sul palcoscenico. L’ascoltatore o il lettore si immerge a tal punto da dimenticare, anche solo per un momento, che sta recitando la Parola di Allah, nella quale esempi di questo genere sono stati presentati soltanto per facilitarne la comprensione. Anzi, in quel momento egli contempla con chiarezza tutti gli eventi. Le scene cambiano una dopo l’altra. Gli sembra che non si tratti soltanto di immagini, ma del riflesso stesso della vita.

Quando vengono raffigurati i pensieri segreti della mente, gli stati psicologici e i comportamenti dell’essere umano, essi vengono espressi soltanto per mezzo di alcune frasi prive di vita. Non vi è alcuna pennellata di colore, né dalla sua bocca esce alcun suono o parola. Eppure non ci è difficile comprendere il miracolo e lo stupore del Nobile Corano. Il Corano è ricco di raffigurazioni efficaci e di similitudini relative a temi di questo genere. Ovunque si presenti uno degli scopi di cui abbiamo parlato poco fa, esso ne offre la descrizione nel proprio stile: come nel caso di temi antichi, esempi umani, rievocazioni di eventi già accaduti, raffigurazioni delle scene della Risurrezione, descrizioni visive della pace del Paradiso e del castigo dell’Inferno, oppure descrizioni di dibattiti e così via. Ciò non è stato fatto soltanto per rendere attraente lo stile espositivo coranico. È un metodo specifico e particolare del Corano, che possiamo definire metodo della raffigurazione.

Cercheremo di discutere ampiamente il significato delle immagini, affinché si comprenda quali siano i limiti e l’estensione della rappresentazione artistica nel Nobile Corano. Un’immagine può essere dipinta con colori e pennelli, ma può essere tracciata anche attraverso il pensiero e la meditazione. Inoltre, mediante le melodie della musica si può realizzare un’efficace espressione di un’immagine. Talvolta, come strumenti della rappresentazione, vengono utilizzati anche frasi, parole, lo stile della recitazione e gli elementi accessori. Quando immagini di questo genere si presentano davanti a noi, le gustiamo con gli occhi e con le orecchie, con il pensiero e la coscienza, con la mente e il cuore, tutti insieme.

È necessario ricordare una cosa: le immagini coraniche non sono state dipinte con schizzi e colori, bensì attraverso la vita e il mondo degli esseri umani. Sono immagini che scaturiscono dalla coscienza e dal sentimento. I significati, divenuti i colori dell’immagine, si riflettono nella mente dell’essere umano.

Ora presenteremo alcuni esempi di ciò.

Esprimere il concetto in un linguaggio comprensibile

1. Si intendeva far comprendere che, nel Giorno della Resurrezione, nessuna lamentela o richiesta dei miscredenti sarà accolta presso Allah ed essi non potranno entrare in Paradiso. La loro accettazione e il loro ingresso in Paradiso non sono altro che una vana illusione. Quanto è bella l’immagine tracciata per far comprendere ciò.

(Arabo**************)

Per coloro che hanno considerato false le Mie versetti e se ne sono insuperbiti, non saranno aperte le porte del cielo e non entreranno in Paradiso finché il cammello non passerà attraverso la cruna dell’ago. (Sura al-Aʿrāf: 40)

Non appena il lettore legge o ascolta questo versetto, davanti a lui si delineano due immagini. Una è quella dell’apertura delle porte del cielo, l’altra è quella di un robusto cammello che tenta di passare attraverso la cruna di un ago. Per rendere comprensibile una complessa questione difficilmente concepibile, essa è stata presentata mediante un’immagine familiare. Nella mente dell’uomo non suscita soltanto un’idea, ma si manifesta come un’immagine reale e concreta.

2. Allah l’Altissimo vuole far comprendere che, nel Giorno della Resurrezione, renderà vane le buone opere dei miscredenti in modo tale che sembrerà che esse non siano mai esistite. Nella frase seguente è stata tracciata una splendida immagine di ciò:

(Arabo***********)

Mi occuperò delle loro opere e poi le ridurrò in particelle di polvere disperse. (Sura al-Furqān: 23)

Quando, dopo aver letto questo versetto, il lettore pensa alle particelle di polvere disperse, nella sua mente prende forma l’immagine della vanità delle loro opere.

3. Anche nel versetto seguente è stata presentata un’altra immagine simile:

(Arabo**************)

L’esempio delle opere di coloro che non credono nell’esistenza del loro Signore è quello della cenere sulla quale soffia un vento impetuoso nel giorno della tempesta di polvere. Nulla di ciò che hanno guadagnato sarà nelle loro mani. (Sura Ibrāhīm: 18)

Attraverso l’esempio del giorno della tempesta di polvere è stata raffigurata una scena dolorosa, nella quale ciascuno può vedere con gli occhi dell’immaginazione una violenta raffica che sconvolge ogni cosa e la disperde nell’aria, rendendo impossibile ricomporla nonostante cento tentativi. Allo stesso modo, le opere dei miscredenti saranno vane e annientate.

4. Allah l’Altissimo vuole dire che, se una persona fa una donazione a qualcuno e in seguito cerca di umiliarlo ricordandogli ciò che ha fatto per lui, allora la sua donazione è andata perduta. Di ciò, in questo versetto, è stata presentata un’immagine viva e concreta:

(Arabo************)

O credenti! Non vanificate le vostre elemosine menzionando i favori e arrecando sofferenza, come colui che spende i propri beni per ostentazione e non crede in Allah e nell’Aldilà. Il suo esempio è quello di una roccia liscia sulla quale si era posata della terra, ma una pioggia torrenziale la lavò e la lasciò pulita. Essi non riceveranno alcuna ricompensa per ciò che hanno guadagnato. (Sura al-Baqara: 264)

In questo versetto è stata raffigurata un’immagine duplice. La prima immagine è quella di una roccia nuda sulla quale si è appena depositato un sottile strato di terra, ma una pioggia torrenziale lo ha lavato via e l’ha lasciata pulita. Essi non riceveranno alcuna ricompensa per ciò che hanno guadagnato. (Sura al-Baqara: 264)

In questo versetto è stata raffigurata un’immagine duplice. La prima immagine è quella di una roccia nuda, sulla quale si è appena depositato un sottile strato di terra, che però, quando arriva la pioggia, viene lavato via e la roccia rimane lì con il suo aspetto di roccia. Questo esempio riguarda coloro che fanno elemosine e poi se ne vantano. In seguito viene detto che l’esempio di coloro che donano esclusivamente per compiacere Allah è quello di un giardino, dove nessuna pioggia, poca o abbondante che sia, va sprecata. Esso si ricopre di fiori e frutti. Anzi, anche se non ricevesse alcuna pioggia, produrrebbe comunque frutti.

Non intendo dire qui in quale misura le due immagini sopra menzionate siano armoniose quanto a luogo e tempo, né quale veste di bellezza sia stata loro conferita nel renderle simili. Inoltre, non è mio scopo dire che con il sottile strato di terra sulla roccia si intenda quella persona che fa elemosine e poi reca sofferenza a chi le riceve; vale a dire che quella donazione copre temporaneamente il loro volto sgradevole, ma poco dopo tale volto ritorna allo scoperto.

Intendo parlare degli elementi costitutivi dell’immagine. In questo libro, naturalmente, è stato dedicato un intero capitolo indipendente alla trattazione di questo argomento.

5. Un’altra immagine riguardante questo argomento è:

(Arabo***********)

La similitudine di ciò che essi spendono nella vita terrena è quella di un vento tempestoso, contenente il gelo della grandine, che si abbatte sul campo di coloro che hanno fatto torto a se stessi e poi lo distrugge. (Sura Āl ʿImrān: 117)

In questo versetto è raffigurata la scena di un campo sul quale si è abbattuta una tempesta di grandine, distruggendone tutti i raccolti e i prodotti. Tutto il lavoro e la fatica del proprietario del campo sono andati perduti. Nonostante tanta fatica, non è riuscito a portare il raccolto a casa. È esattamente ciò che accade a coloro che, pur essendo legati alla miscredenza, donano sulla via di Allah sperando di ricevere una ricompensa; ma la miscredenza riduce in polvere le loro opere buone.

In questa scena, la parola «sirr(un)» è stata scelta con quanta cura e, mediante essa, la scena è stata portata al limite estremo della bellezza. Sembra che il campo di grano venga distrutto da piccole palline di ghiaccio. La parola ha reso vivida l’intera immagine. Abbiamo dedicato un capitolo indipendente alla trattazione di questo tipo di scelta delle parole.

6. Allah l’Altissimo vuole spiegare che, se qualcuno Lo invoca, Egli risponde alla sua invocazione e esaudisce i suoi desideri. Se invece si invoca qualcun altro all’infuori di Lui, questi non può nemmeno udire la sua invocazione, né può esaudire alcuno dei suoi desideri. Infatti, non è il padrone di ogni cosa. Su questo argomento, nel versetto seguente è stata raffigurata un’immagine davvero splendida.

(ARABO**************)

A Lui soltanto appartiene l’invocazione della verità; e quelli che essi invocano all’infuori di Lui non sono loro di alcuna utilità. Il loro esempio è quello di chi tende entrambe le mani verso l’acqua, affinché essa raggiunga la sua bocca, ma l’acqua non raggiungerà mai la sua bocca. Tutte le invocazioni dei miscredenti sono vane. (Sura ar-Ra‘d: 14)

È un’immagine estremamente suggestiva, che attrae l’essere umano verso di essa. Non è possibile raffigurare con le parole un’immagine più suggestiva. Guardate quanto è chiara: una persona sta in piedi accanto all’acqua, tende entrambe le mani e invoca l’acqua affinché entri nella sua bocca; eppure quell’acqua non entrerà mai nella sua bocca.

7. L’intento è mostrare che coloro che vengono adorati all’infuori di Allah non odono nulla e non vedono nulla, e sono privi di conoscenza, ragione e forza. Pertanto, l’adorazione di coloro che li adorano è necessariamente destinata a fallire. Il metodo adottato per esprimere questo concetto è così toccante che non sarebbe possibile raffigurarlo in alcun altro modo.

(ARABO*************)

L’esempio dei miscredenti è quello di una persona che invoca alcuni animali, i quali non odono altro che grida. Sono muti, sordi e ciechi: non comprendono nulla. (Sura al-Baqara: 171)

Le divinità che i miscredenti invocano sono del tutto incapaci di rispondere all’invocazione. Non sono in grado di valutarla né di comprenderne lo scopo. Questa è una similitudine. In questo versetto è raffigurato un popolo che invoca effettivamente le proprie divinità, ma gli idoli di argilla non comprendono nulla del significato e dello scopo di tale invocazione. Sono talmente indifferenti da non sapere affatto se la loro invocazione sia giunta a destinazione o se abbia ricevuto una qualche risposta.

8. Qui si intende spiegare che coloro che vengono invocati e adorati all’infuori di Allah sono estremamente deboli. Dunque, come possono proteggere gli altri coloro che sono essi stessi così deboli? In questo versetto ne è stata tracciata una bella rappresentazione:

(Arabo*****************)

L’esempio di coloro che prendono altri all’infuori di Allah come protettori è quello del ragno. Esso si costruisce una casa; ma, fra tutte le case, proprio la casa del ragno è la più debole. (Sura al-‘Ankabūt: 41)

Nel versetto si afferma che coloro che considerano altri, all’infuori di Allah, come loro Signore, cercano rifugio in una dimora debole, simile alla casa del ragno. Essa viene distrutta al minimo urto. Per quanto possa sembrare sorprendente, è vero che, nonostante questo esempio così evidente, in loro non si produce alcuna reazione: sono immersi nell’ignoranza e nell’orgoglio.

9. Ciò che qui si intende spiegare è questo: i politeisti si sono impegnati in qualcosa di vano, privo di qualsiasi stabilità. Sono stati paragonati a un oggetto galleggiante, la cui stessa permanenza a galla è tuttavia difficile.

(Arabo************)

Chiunque associ dei soci ad Allah è come se fosse precipitato dal cielo; poi un uccello lo ghermisce e lo porta via, oppure il vento lo trasporta e lo scaglia in un luogo lontano. (Sura al-Hajj: 31)

In questo versetto viene rappresentata la tragica condizione dei politeisti. Senza rendersene conto, è come se in un istante precipitassero dal cielo; ma, prima di toccare terra, un uccello carnivoro li ghermisce con i suoi artigli e li porta via, oppure il vento li trasporta in un luogo remoto e li fa scomparire, da cui non è mai possibile tornare.

10. Prima della comparsa dell’Islam, Allah aveva dato alla Gente del Libro i Libri celesti. Essi avevano dichiarato e giurato di credere in Allah. Tuttavia, non riuscirono a elevarsi al di sopra di un misero interesse terreno. Di conseguenza, furono essi stessi a infrangere il loro patto. Attraverso questo nobile versetto è stata dunque raffigurata la misura delle sofferenze e dell’umiliazione che subiranno nel Giorno della Resurrezione.

(Arabo************)

Coloro che vendono a un prezzo irrisorio il patto e il giuramento stipulati nel nome di Allah non avranno alcuna parte nell’Aldilà. Nel Giorno della Resurrezione Allah non parlerà loro, non li guarderà e non li purificherà nemmeno. In verità, per loro vi sarà un castigo doloroso. (Sura Āl ʿImrān: 77)

Qui si parla della sventurata sorte della Gente del Libro. Tuttavia, invece di menzionare ciò di cui saranno privati, vengono indicati alcuni segni dai quali si comprende spontaneamente quale sia la cosa loro negata. Per esempio, si dice che Allah non parlerà loro, non li guarderà e non li purificherà. Con queste parole Allah ha voluto far comprendere che saranno gettati nella Jahannam e privati del Paradiso, della felicità eterna.

Quadro psichico

1. Il versetto seguente è presentato per spiegare quanto sia immerso nell’angoscia colui che sceglie la vita dello shirk invece del tawḥīd. Esso offre una rappresentazione concreta di come il suo cuore si divida tra molte divinità, di quale sia il suo stato psichico e di come la sua mente rimanga oscillante tra la guida e lo smarrimento:

(Arabo************)

Di’: Dovremmo invocare, all’infuori di Allah, qualcosa che non può arrecarci né beneficio né danno? Dovremmo tornare indietro dopo la guida di Allah, come colui che Satana ha fatto smarrire nella terra deserta, così che vaga confuso? E i suoi compagni lo chiamano verso la retta via, dicendo: «Vieni da noi». (Sura al-Anʿām: 71)

In questo versetto è raffigurata la condizione di colui che Satana ha sviato. I suoi compagni lo invitano alla guida, ma egli, caduto nella rete dello smarrimento, non riesce a decidere a quale delle due direzioni — ai compagni o a Satana — rispondere e verso quale muovere i passi.

2. Allah l’Altissimo vuole descrivere la condizione di coloro che, dopo essere stati guidati sulla via di Allah, si impegnano incessantemente a fuggire il più lontano possibile. È come se si sforzassero di lasciarsi trascinare dalla corrente della perdizione. Nel frattempo, i desideri umani, l’avidità e le passioni lo hanno completamente sopraffatto. Sia la conoscenza sia l’ignoranza sono per lui causa di umiliazione. Non trova pace a causa della sua ignoranza, e neppure la conoscenza riesce a condurlo verso alcun bene. Questa immagine è stata delineata con straordinaria bellezza nelle poche frasi che seguono.

(ARABO************)

Racconta loro la condizione di colui al quale avevo dato i Miei segni (la guida), ma che li abbandonò e se ne allontanò. Satana lo inseguì, ed egli si smarrì. Se avessi voluto, avrei potuto elevare la sua dignità per mezzo di quei segni. Ma egli si abbassò e rimase schiavo delle proprie passioni. Il suo esempio è quello del cane: se lo insegui, ansima, e se lo lasci libero, ansima ugualmente. (Sura al-A‘rāf: 175-176)

Questa immagine è la rappresentazione concreta dell’umiliazione e dell’abiezione. È un quadro profondamente toccante, eternamente luminoso. È un’immagine che rivela da sé il proprio scopo e il proprio intento. Qui l’importanza religiosa e quella del contenuto si fondono completamente. Una simile unità si ritrova in tutte le immagini tracciate dal Corano.

3. Ora Allah l’Altissimo vuole far comprendere la condizione di una persona dalla fede fragile, non radicata nel profondo del cuore. Gli manca una fede salda. Pur essendo credente, non è disposto a sopportare le oppressioni e le persecuzioni sulla via della fede. Vuole conservare la propria fede rimanendo al riparo da ogni turbamento. La sua convinzione non ha ancora raggiunto una fermezza tale da permettergli di restare saldo di fronte a qualsiasi rischio. Ecco l’immagine di chi oscilla tra guadagno e perdita:

(ARABO************)

Tra gli uomini vi è chi adora Allah immerso nell’esitazione e nel dubbio. Se riceve un bene, rimane saldo nell’adorazione; ma se viene colpito da una prova, torna alla condizione precedente. Ha perso sia in questo mondo sia nell’Aldilà. Questa è una perdita evidente. (Sura al-Ḥajj: 11)

Dicendo la parola harfayn (***) o limite estremo, l’immagine è stata portata davanti agli occhi. Qui si vede una persona dalla fede debole che adora in modo tale da dimostrare, proprio attraverso la sua adorazione, di non essere degna di adorare rimanendo salda e incrollabile sulla retta via. Questa immagine si imprime nella mente dell’essere umano in modo indescrivibile a parole.

Quando frequentavo la scuola primaria, ogni volta che, recitando il Corano, arrivavo a questo punto, davanti allo specchio della mia mente appariva un’immagine vivida, che ancora oggi non ho dimenticato.

Non vi è una grande differenza tra quell’immagine di allora e la sensazione di oggi. Allora la consideravo soltanto un’immagine, mentre oggi mi sembra che sia semplicemente una similitudine, non un’immagine reale.

Ritengo che il Corano abbia esposto il suo messaggio in modo così miracoloso che ogni lettore, istruito o non istruito, è in grado di comprenderlo, e davanti a ciascun lettore esso appare come un’immagine vivida.

4. L’immagine dei musulmani che, prima di abbracciare l’Islam, si trovavano sull’orlo della voragine dell’Inferno è stata rappresentata così:

(Arabo**************)

Aggrappatevi tutti saldamente alla corda di Allah e non dividetevi. Ricordate il beneficio che Allah ha recentemente stabilito tra voi: così, per Sua grazia, siete diventati fratelli gli uni degli altri. Vi trovavate sull’orlo di una voragine di fuoco, ed Egli vi ha salvati da essa. (Sura Āl ʿImrān: 103)

L’immagine mostra che vi trovavate sull’orlo di una voragine di fuoco, dove sarebbe bastato un minimo passo falso perché si verificasse una terribile disgrazia. In altre parole, se non aveste abbracciato l’Islam, l’Inferno sarebbe stato inevitabile per voi.

Qui non si discute dell’accettabilità o della veridicità della similitudine. Ciò che è importante qui è l’immagine dei musulmani che si manifesta nel mondo interiore: sembra che in precedenza stessero certamente per cadere nella caverna del fuoco. Avrebbe potuto un artista dipingere, con i suoi colori e pennelli, un’immagine mentale così perfettamente nitida? Eppure il Corano, senza colori, pennelli o tela, ha dipinto con poche parole un’immagine tanto bella e perfetta.

In questa immagine vediamo una fossa infuocata, alcune persone sedute accanto ad essa; lo spazio intermedio rappresenta la vita terrena. Dopo essere diventati musulmani, tra loro e questa fossa si è innalzato un enorme muro, oltre il quale non rimaneva più alcuna possibilità di cadervi.

5. Vediamo un’altra immagine simile: quella di una persona che ha fondato tutte le sue opere non sulla taqwa, ma su qualcos’altro:

(arabo**********)

Colui che ha fondato il suo edificio sul timore di Allah e sul Suo compiacimento ha agito meglio di colui che ha fondato il suo edificio sull’orlo di una voragine sul punto di crollare, trascinandolo nel fuoco dell’Inferno. (Sura at-Tawba: 109)

In questo versetto è stata rappresentata splendidamente la scena dell’istante precedente alla caduta nell’Inferno. Nel versetto si dice: (arabo*****) cioè quell’edificio sta precipitando nell’Inferno insieme a lui. Qui la durata della vita terrena è stata considerata così insignificante che non si è ritenuto necessario farne neppure un accenno. In questo caso, nella parola (****) si sarebbe potuto usare (***) al suo posto, ma non è stato fatto. Infatti, (***) si usa per indicare qualcosa il cui verificarsi subirà un lieve ritardo, mentre (**) indica che quell’edificio è già in procinto di crollare. Tra pochissimo scomparirà nell’Inferno. La distanza tra l’Inferno e l’edificio in caduta rappresenta la vita terrena, che si avvicina sempre più all’Inferno.

Rappresentazione umana

Il Sacro Corano, oltre a dipingere immagini della psiche umana, ha rappresentato anche immagini della condizione umana. In precedenza abbiamo discusso, a proposito di (arabo*******), della persona che adora Allah mentre è coinvolta nel dubbio e nell’esitazione. Di seguito vengono forniti altri esempi al riguardo:

1. Nei versetti seguenti è raffigurata in modo suggestivo l’inutilità di confutare discussioni vane e argomentazioni inconsistenti, presentando al contempo prove e dimostrazioni corrette.

(Arabo*************)

Anche se aprissi davanti a loro una porta del cielo e continuassero a salirvi per tutto il giorno, direbbero comunque: «La nostra vista è stata alterata, oppure siamo stati stregati».

Altrove è detto:

(Arabo**********)

Anche se facessi scendere su di loro qualcosa scritto su un foglio e loro lo toccassero con le proprie mani, direbbero: «Non è altro che magia manifesta». (Sura al-Anʿām: 7)

2. Ciò che qui viene messo in risalto è che l’uomo riconosce il suo Signore soltanto quando è colpito da difficoltà e sofferenze. Quando arrivano tempi favorevoli, dimentica il suo Salvatore. Queste parole non sono state esposte in modo semplice e diretto, ma presentate attraverso un’immagine suggestiva. Nel corso dei cambiamenti, simili a quelli di un film, emerge la figura di un uomo come se ne trovano nella maggior parte della società umana.

(Arabo************)

Egli è Colui che vi fa viaggiare per mare e per terra. Quando salite a bordo di una nave ed essa, portando con sé la gente, procede sospinta da un vento favorevole, essi se ne rallegrano. Poi, all’improvviso, la nave è investita da un vento impetuoso e da ogni parte arrivano onde su onde. Comprendono di essere circondati. Allora invocano Allah, rendendoLo sincero nella loro adorazione: «Se ci salvi da questa calamità, saremo certamente riconoscenti». Ma quando Allah li salva, subito si abbandonano alla trasgressione sulla terra, ingiustamente. (Sura di Yunus: 22-13)

Così essa è stata presentata come un’immagine viva e in movimento. La nave oscilla al ritmo delle onde, ora in alto e ora in basso. Sembra che stia affondando sotto la superficie dell’acqua. I passeggeri sono giunti sulla soglia della morte e il terrore della morte li sta divorando. In questa situazione ricordano Allah con tutte le loro forze. Giunto alla fine del versetto, l’uomo rimane come ipnotizzato. L’intera scena diventa viva e continua a muoversi davanti ai suoi occhi. Possiamo dire che questo versetto è riuscito a presentarci pienamente il suo significato nel modo migliore.

3. Si intende descrivere la condizione di una persona il cui aspetto esteriore è estremamente attraente e seducente, ma il cui mondo interiore è assai ripugnante e pericoloso. Guardate con quanta bellezza è stata dipinta questa scena.

(Arabo************)

I credenti dicono: «Perché non viene fatta scendere una sura?». Ma quando viene fatta scendere una sura inequivocabile, nella quale si menziona il jihad, vedrai coloro nei cui cuori c’è una malattia guardarti come chi è svenuto per la paura della morte. (Sura di Muhammad: 20)

È possibile spiegare con l’aiuto di un’immagine quale sia la condizione dell’uomo nel momento della morte? Eppure, con quanta bellezza questa scena è stata resa manifesta nel versetto sopra citato! Insieme ad essa emerge anche l’immagine dolorosa dei loro volti umiliati.

4. Spesso l’aspetto umano dell’uomo viene rappresentato attraverso un evento ordinario. Ma, oltrepassando quell’evento particolare, esso si manifesta come un’immagine eterna.

(Arabo***********)

Dopo Mosè, non hai forse visto una parte dei Figli d’Israele? Quando dissero al loro profeta: «Designa per noi un re, affinché sotto la sua guida possiamo combattere sulla via di Allah». Il profeta disse: «È forse possibile che, quando vi sarà ordinato di combattere, non combatterete?». Risposero: «Che cosa ci è accaduto, per cui non dovremmo combattere sulla via di Allah, mentre siamo stati espulsi dalle nostre case e separati dai nostri figli?». Ma quando fu loro ordinato di combattere, tutti si tirarono indietro, eccetto pochi di loro. Allah conosce bene gli ingiusti. (Sura al-Baqara: 246)

Qui si comprende chiaramente che, quando i Figli d’Israele vivevano nell’agio e nella comodità, ostentavano una falsa spavalderia. Non appena giunse l’ordine di combattere, il pallone del loro coraggio si sgonfiò e la loro codardia venne allo scoperto. Non si tratta di un evento accaduto una volta sola. Oltrepassando i confini del tempo e dello spazio, eventi di questo genere si ripetono continuamente. Persone così sono esistite, esistono e continueranno a esistere nella società umana.

Finora ho descritto soltanto quegli esempi in cui non sono state presentate semplicemente immagini di stati psicologici e umani, ma tali immagini sono state rese vive e dinamiche. Ora vorrei presentare alcuni esempi nei quali il Corano ha dipinto immagini vivide e affascinanti di eventi realmente accaduti, di proverbi e di varie storie e racconti. Va notato che non sono separati gli uni dagli altri; al contrario, esiste tra loro una stretta relazione.

L’immagine di una catastrofe realmente accaduta

1. Riflettete sull’immagine della sconfitta degli infedeli nella battaglia degli Ahzab, dipinta dal Corano: sembra di avere davanti agli occhi l’intero campo di battaglia. Le attività che vi si svolgevano emergono davanti ai nostri occhi vive e dinamiche. La percezione e l’immaginazione si fondono completamente. Osservando questa immagine, si ha l’impressione che quella battaglia si stia svolgendo proprio davanti a noi e che nessuna sua parte sfugga al nostro sguardo. Questa immagine è stata dipinta attraverso le parole riportate di seguito.

(Arabo************)

O credenti! Ricordate la grazia di Allah nei vostri confronti. Quando le armate nemiche vi circondarono, inviai contro di loro un vento impetuoso e schiere che non potevate vedere. Allah vede ciò che fate. Quando essi vi si avvicinavano dall’altura e dalla pianura, i vostri occhi erano smarriti, i vostri cuori vi giungevano in gola e cominciaste a nutrire cattivi pensieri riguardo ad Allah. In quel momento i credenti venivano messi alla prova ed erano profondamente scossi. Allora gli ipocriti e coloro nei cui cuori vi era una malattia dissero: «Allah e il Messaggero non ci hanno promesso altro che un inganno». Un gruppo disse: «O abitanti di Yathrib! Questo non è un luogo in cui si possa restare; tornate indietro». E un altro gruppo chiese al profeta il permesso di andarsene, dicendo: «Le nostre case sono indifese». In realtà non erano indifese: il loro intento era soltanto fuggire. (Sura al-Ahzab: 9-13)

Riflettete su quale immagine perfetta sia stata dipinta delle sofferenze fisiche e psicologiche e degli eventi palesi e nascosti del campo di battaglia. Questa scena si dispiega davanti ai nostri occhi. Le truppe nemiche hanno circondato ogni lato; i musulmani, disorientati, guardano soltanto con gli occhi spalancati. Sembra persino che le loro gambe stiano per cedere. Nel frattempo, gli ipocriti si adoperano per provocare disordini. Alcuni di loro dissero: «Le promesse che il Messaggero vi ha fatto finora non sono altro che una bolla di menzogne. Non potrete affrontarli e resistere sul campo. Andatevene finché siete ancora in tempo». Alcuni cominciarono a cercare un’opportunità per fuggire, sostenendo che le loro case fossero indifese.

A dire il vero, in questa scena non vi è alcun aspetto del campo di battaglia che non sia stato rappresentato. L’intera scena del campo è stata portata davanti agli occhi esattamente com’era. Si trattava di un evento reale, che era realmente accaduto. Tuttavia, la sua rappresentazione coranica, pur potendo differire nei dettagli da quella rara scena della sconfitta degli infedeli, rimane senza tempo ed eterna. Ovunque due schieramenti si scontrino e uno dei due venga sconfitto, quella stessa immagine torna a fluttuare davanti agli occhi.

2. Un’altra scena analoga a quella sopra descritta è stata raffigurata nell’episodio seguente. Come la precedente, anch’essa è senza tempo ed eterna, e non permette di considerarla separatamente. Riflettete.

(Arabo**********)

E Allah ha mantenuto la promessa quando, con il Suo permesso, stavate sterminando i nemici, finché non vi siete scoraggiati, avete disputato riguardo all’ordine da seguire e avete disobbedito dopo che Egli vi aveva mostrato ciò che desideravate. Tra voi c’erano coloro che desideravano questo mondo e coloro che desideravano l’Aldilà. Poi Egli vi ha distolti da loro, per mettervi alla prova. In verità, Allah vi ha perdonati, poiché Allah è benevolo verso i credenti. Stavate risalendo senza voltarvi indietro verso nessuno, mentre il Messaggero vi chiamava da dietro. Allora vi colpì un dolore dopo l’altro, affinché non vi affliggeste per ciò che vi era sfuggito e per ciò che vi era accaduto. Allah è pienamente informato di ciò che fate. Poi, dopo il dolore, fece scendere su di voi una tranquillità simile al torpore: alcuni di voi erano assopiti, mentre altri, preoccupati per la propria vita, nutrivano nei confronti di Allah pensieri falsi, propri dell’ignoranza. Dicevano: «Abbiamo forse qualche potere in questa situazione?». Di’: «Tutto il potere appartiene ad Allah». Essi nascondono nei loro cuori ciò che non ti manifestano e dicono: «Se avessimo avuto qualche potere, non saremmo stati uccisi qui». (Sura Āl ʿImrān: 152-154)

Dopo aver letto questi versetti, ho l’impressione di vedere con i miei stessi occhi quelle persone e quel momento, tutto ciò che era presente sul campo di battaglia. (Questa scena è stata tratta dal campo della battaglia di Uḥud – traduttore.)

La rappresentazione degli eventi allegorici

1. La storia dei proprietari del giardino

Ora presenterò quella scena degli eventi allegorici che è stata dipinta nel Sacro Corano.

Ora ci troviamo davanti ai proprietari del giardino. Quel giardino non esiste nell’Aldilà, ma in questo mondo. Di notte, i proprietari del giardino stanno meditando su qualcosa. I poveri e gli indigenti mangiavano i frutti di quel giardino. Ma i proprietari vogliono privarli di ciò e trarre profitto soltanto per sé. Vediamo ora quale sarà l’esito.

(Arabo**********)

Li abbiamo messi alla prova, come avevamo messo alla prova i proprietari del giardino, quando avevano giurato che ne avrebbero raccolto i frutti, ma non avevano detto: «Se Dio vuole». (Sura al-Qalam: 17-18)

Durante la notte decisero di raccogliere i frutti di buon mattino e di non lasciare alcuna parte ai poveri e agli indigenti. Ora sbirciamo nell’oscurità della notte per vedere che cosa sta accadendo. Solo oscurità. Là, il dramma della vita si è placato. Nel buio della notte, all’improvviso si intravede qualcosa che si muove, ma è privo di forma e di sembianze: un essere incorporeo.

(Arabo*************)

Poi, da parte del tuo Signore, una calamità si abbatté sul giardino mentre essi dormivano. Al mattino, ogni cosa era diventata come paglia sminuzzata.

Tutto ciò accadde a loro insaputa. Quando fu mattina, si chiamarono l’un l’altro dicendo: «Andiamo a raccogliere i frutti». Eppure non seppero affatto quale terribile devastazione fosse passata sul loro giardino durante l’oscurità della notte.

(Arabo********)

Al mattino si chiamarono l’un l’altro e dissero: «Se volete raccogliere i frutti, andate presto al giardino». Poi si misero in cammino parlando sottovoce: «Oggi nessun indigente deve poter entrare nel giardino». (Sura al-Qalam: 21-24)

Per un po’ gli spettatori dovrebbero restare in silenzio. Nessuno dica ciò che è accaduto al loro giardino. E non sarebbe giusto che qualcuno, divertito, scoppiasse a ridere. Spettatori, aspettate un po’ e vedrete quale grande beffa li attende. Parlano sottovoce, affinché nessun indigente, sentendoli, possa venire a sapere qualcosa. Spettatori! Quanto a lungo continuerete a trattenere le risate? Ora ridete. Ridete di cuore. Per loro si sta preparando una grande beffa:

(Arabo***************)

Continuarono a procedere saltellando (per l’eccesso di gioia).

Indubbiamente sono capaci di privare gli altri, ma non sono capaci di proteggere se stessi dalla privazione.

All’improvviso, vedendo lo stato devastato del giardino, si misero a gridare. Gli spettatori possono ridere a loro piacimento davanti a questa scena.

(Arabo**********)

Quando videro il loro giardino, dissero: «Certamente abbiamo perso la strada per il nostro giardino e siamo finiti altrove».

Vedendo le condizioni del giardino, non riuscivano proprio a crederci; dissero:

Questo non è il nostro giardino, quello che era pieno di frutti. Di certo abbiamo perso la strada e siamo finiti altrove.

(Arabo***********)

Altrimenti, la nostra sorte è stata segnata. (Sura al-Qalam: 27)

(Arabo*********)

Il migliore tra loro disse: «Non vi avevo forse detto: perché non glorificate ancora la santità di Allah l’Altissimo?». Essi dissero: «Dichiariamo la santità del nostro Signore. In verità, siamo stati ingiusti». (Sura al-Qalam: 28-29)

Ma che vantaggio c’è nel pentirsi dopo che è trascorso il tempo? È consuetudine che, quando accade una disgrazia, le persone inizino a litigare tra loro e cerchino di attribuirsi reciprocamente la colpa. Allo stesso modo, anche loro cominciarono a fare ciò.

(Arabo*********)

Dopodiché cominciarono a rimproverarsi l’un l’altro. (Colonna: 30)

Poi giunsero a una decisione.

(আরবী***********)

Dissero: «Guai a noi! Siamo stati trasgressori. Forse il nostro Signore ci darà in cambio un giardino migliore di questo. È dal nostro Signore che speriamo». (Sura al-Qalam: 21-22)

2. La storia del proprietario dei due giardini

Ora vi narrerò la storia di un altro proprietario di giardini. Tuttavia, il suo giardino non era uno, bensì due. E quei giardini non erano affatto inferiori a quello di cui avete ascoltato la storia. A questo episodio è legata un’altra persona. Ma costui non possiede alcun giardino: possiede invece un cuore che risplende della luce della fede. Entrambi esprimevano apertamente ciò che avevano nel cuore. Il proprietario dei due giardini rappresenta colui che, invaghito delle proprie ricchezze e dominato dall’orgoglio, ha dimenticato proprio quella potenza nelle cui mani sono la sua vita, la sua morte e tutti i suoi beni. Ciò è dovuto al fatto che attualmente possiede grande prestigio, ricchezza e forza. Il suo compagno, invece, ricorda sempre Allah, chiede aiuto e sostegno soltanto a Lui e si tiene lontano dal kufr e dalla corruzione in ogni situazione.

(আরবী**********)

Racconta loro la storia di due uomini. A uno di loro avevo dato due giardini di viti, circondati da palme da dattero, e tra i due giardini avevo posto un campo coltivato. Entrambi i giardini producevano frutti, senza alcuna mancanza, e tra di essi scorrevano ruscelli. (Sura al-Kahf: 32-36)

Da questo versetto emergono due scene di giardini, ricchi d’acqua e di frutti, rigogliosi e verdeggianti. Questa è la prima scena. La seconda è:

(Arabo**********)

Raccolse i frutti. Poi, un giorno, conversando con il suo compagno, gli disse: «Non credo che questo giardino possa mai perire. E non credo che l’Ora avrà luogo. E anche se venissi ricondotto al mio Signore, troverei certamente presso di Lui qualcosa di migliore di questo». (Sura al-Kahf: 34)

Dalla loro conversazione si comprende che entrambi stavano andando verso quel giardino e conversavano. Erano ormai giunti nei pressi del giardino, poiché subito dopo è detto:

(Arabo***********)

Entrò nel suo giardino, facendo torto a se stesso. Disse:

«Non credo che questo giardino possa mai perire. E non credo che l’Ora avrà luogo. E anche se venissi ricondotto al mio Signore, troverei certamente presso di Lui qualcosa di migliore di questo». (Sura al-Kahf: 35-36)

Vediamo che quell’uomo era giunto al limite estremo dell’arroganza e della superbia. Riflettete: quale effetto avevano avuto le sue parole sul suo povero compagno? Egli non possedeva un giardino, né aveva abbondanza di ricchezze. Non aveva neppure due uomini che lo sostenessero. È vero, anche se non possedeva nient’altro, aveva la ricchezza della fede, grazie alla quale non si considerava inferiore. Non dimenticava mai l’onore e la grandezza del Signore. Perciò ricordò al compagno proprietario del giardino di riflettere su quanto fosse vile la materia di cui era stato creato. Non ti si addice dunque vantarti.

(Arabo***********)

Il suo compagno gli disse: «Rinneghi forse Colui che ti ha creato dalla terra, poi da una goccia di sperma, quindi ti ha dato forma completa, facendoti uomo? Quanto a me, dico soltanto: Allah è il mio Signore e non associo a Lui nessuno come signore. Se mi consideri inferiore a te per ricchezza e figli, perché, entrando nel giardino, non hai detto: Mā shāʾ Allāh, lā quwwata illā bi-llāh (Ciò che Allah vuole accade; non c’è forza se non quella di Allah)? Spero che il mio Signore mi conceda qualcosa di migliore del tuo giardino e che mandi dal cielo un fuoco sul tuo giardino, così che al mattino diventi una pianura spoglia. Oppure che al mattino la sua acqua si prosciughi, senza che tu riesca a ritrovarla». (Sūra al-Kahf, 38-41)

Qui si conclude la scena dei due compagni. Uno di loro si pavoneggia, tenendo il collo sollevato come un gallo. Per l’orgoglio dei suoi giardini, sembra quasi che i suoi piedi non vogliano più posarsi a terra. L’altro compagno, invece, è credente e considera la fede il più grande dei tesori. Esortò il suo compagno, spiegandogli che cosa avrebbe dovuto fare dopo aver goduto di tante benedizioni. Sembra che il suo compagno non abbia prestato alcuna attenzione a quelle parole. È naturale che l’altro compagno si adiri vedendo la sua arroganza. Alla fine, addolorato, arrivò persino a invocare contro di lui; e, ancora adirati, si separarono l’uno dall’altro. Ora vedremo che cosa accadde dopo. Viene detto:

(Arabo***********)

Poi tutti i suoi frutti andarono distrutti, ed egli cominciò al mattino a torcersi le mani, rammaricandosi per ciò che aveva speso per quel giardino. Il giardino era completamente bruciato. Egli diceva: «Ahimè! Se solo non avessi associato nessuno al mio Signore». (Sūra al-Kahf, 42)

A dire il vero, Allah aveva accolto la supplica di quell’uomo credente. Abbiamo visto la disgrazia del compagno di quell’uomo credente e il suo pentimento. A che serve il rimpianto o il pentimento dopo che il giardino è stato distrutto? Egli espresse il proprio dolore dicendo di essersi chiesto perché avesse associato altri ad Allah. Concludiamo questa scena di dolore e istighfār. Cala il sipario e la scena giunge al termine.

La rappresentazione degli eventi reali

Finora abbiamo presentato la rappresentazione di eventi allegorici. Ora parleremo di alcuni eventi reali.

1. Hazrat Ibrāhīm (a.s.) e Hazrat Ismāʿīl (a.s.): ora presenteremo il racconto di Hazrat Ibrāhīm (a.s.). Quando costruiva la Casa della Kaʿba insieme a suo figlio Ismāʿīl (a.s.). Sembra che questo evento non sia accaduto centinaia di anni fa: proprio ora assistiamo alla costruzione della Casa della Kaʿba da parte del padre e del figlio e alla loro preghiera.

(Arabo***********)

Ricorda quando Ibrāhīm e Ismāʿīl stavano ponendo le fondamenta della Casa della Kaʿba e pregarono: «O nostro Signore! Accetta da noi il nostro servizio. In verità, Tu sei Colui che ascolta, l’Onnisciente. O nostro Signore! Rendi entrambi sottomessi a Te e suscita, dalla nostra discendenza, una comunità devota. Insegnaci i riti del pellegrinaggio e perdonaci. In verità, Tu sei Colui che accetta il pentimento, il Misericordioso. O nostro Signore! Manda loro, scelto tra noi, un Messaggero che reciti loro i Tuoi versetti, insegni loro il Libro e la saggezza e li purifichi. In verità, Tu sei l’Eccelso, il Saggio.»

La preghiera è terminata; cala il sipario sulla scena.

Il passaggio dalla narrazione alla preghiera è un cambiamento estremamente sorprendente. In realtà, è proprio questo cambiamento ad aver reso viva l’intera scena e ad averla portata davanti agli occhi. La narrazione dice:

(Arabo*********)

Quando Ibrāhīm e Ismāʿīl innalzavano le fondamenta della Casa di Allah.

Il passaggio dalla narrazione alla preghiera è un cambiamento estremamente sorprendente. In realtà, è proprio questo cambiamento ad aver reso viva l’intera scena e ad averla portata davanti agli occhi. La narrazione dice:

(Arabo***********)

Quando Ibrahim e Ismail innalzavano le fondamenta della Casa di Allah.

Con l’esito di questo racconto, il velo si solleva. La scena, cioè la Casa della Kaaba, appare davanti ai nostri occhi: Ibrahim e Ismail (pace su di loro). Padre e figlio sono entrambi assorti in una lunga supplica.

Qui l’aspetto della bellezza artistica e della straordinarietà consiste nel passare alla supplica proprio all’inizio della narrazione dell’evento. Non vi è neppure una parola da cui si possa capire che padre e figlio abbiano interrotto per un istante i lavori di costruzione per pronunciare questa supplica. Se si presume che l’evento sia ancora in corso, che non sia terminato, la sua straordinarietà aumenta ulteriormente. Se si fosse cominciato così: «Mentre Ibrahim e Ismail stavano costruendo i muri della Kaaba, pronunciavano questa supplica», in parole di questo genere non ci sarebbe stato alcun effetto sorprendente. Sarebbe risultato un evento ordinario. Ma lo stile con cui è narrato nel Sacro Corano non presenta soltanto un evento. È una scena viva e in movimento; sembra che ancora oggi venga rappresentata sul palcoscenico. Per un solo istante il palcoscenico non è vuoto. L’intera scena prende vita e si manifesta davanti ai nostri occhi. Il palpito della vita infuso nel quadro è stato creato soltanto grazie all’eliminazione deliberata di una parola [«essi supplicarono»; (***)]. Qui sta la peculiarità del Sacro Corano.

2. Il diluvio di Noè (pace su di lui): ora presenteremo il quadro del diluvio di Noè (pace su di lui), come è stato detto:

(Arabo***********)

E l’arca procedeva trasportandoli tra onde alte come montagne. (Sura Hūd: 42)

In questo momento pericoloso, risvegliandosi in lui la paternità, Noè (pace su di lui) è profondamente turbato. Il figlio infatti ora sta negando ogni cosa. Vede chiaramente che anche suo figlio, insieme ai miscredenti, troverà la morte nelle acque. Noè (pace su di lui) cedette alla debolezza umana. L’uomo che era dentro Noè prevalse sul profeta. Allora chiamò il figlio con grande supplica e insistenza.

(Arabo***********)

E Noè chiamò suo figlio, che si era allontanato. Disse: «Figlio mio! Sali con noi e non stare con i miscredenti». (Sura Hūd: 42)

Ma il figlio insolente non prestò alcuna attenzione alle innumerevoli suppliche e implorazioni del padre. Era gonfio d’orgoglio per la propria giovinezza, forza e vigore.

(Arabo***********)

Disse: «Presto mi rifugerò su una montagna che mi proteggerà dall’acqua». (Sura Hūd: 43)

Il padre rivolse angosciato il suo ultimo appello:

(Arabo***********)

Noè disse: «Oggi non c’è alcun protettore dal comando di Allah, eccetto colui al quale Egli farà misericordia». (Sura Hūd: 43)

Poi arrivò un’onda e travolse ogni cosa.

(Arabo***********)

In quel momento un’onda si frappose tra i due, e così egli fu sommerso. (Sura Hūd: 43)

Quale scena straziante! Gli ascoltatori trattengono il respiro per la paura. La nave procede tra onde alte come montagne. Il profeta Noè (pace su di lui), angosciato, chiama suo figlio. Ma il figlio, mostrando con arroganza la propria forza e il proprio vigore, respinge quell’appello. Mentre questo dialogo è ancora in corso, all’improvviso un’onda arriva e sconvolge ogni cosa. Osservando questa scena, nell’animo umano si crea lo stesso stato d’animo che si era creato tra padre e figlio, cioè tra Noè (pace su di lui) e suo figlio. E non lascia certo indifferenti né addolora soltanto gli esseri umani: colpisce e rattrista anche le altre creature.

La rappresentazione del Giorno della Resurrezione

Ora descriveremo innanzitutto le scene del Giorno della Resurrezione, poi parleremo delle rappresentazioni della pace e del castigo offerte dal Nobile Corano. Il loro rapporto con la rappresentazione artistica, infatti, è profondissimo.

1. Nel delineare la scena del Giorno della Resurrezione, Allah, il Signore dei mondi, dice:

(Arabo***********)

Il giorno in cui il banditore proclamerà il richiamo verso una cosa detestabile. Allora usciranno dalle tombe con gli occhi abbassati, come locuste disperse. Correranno verso il banditore. I miscredenti diranno: «Questo è un giorno difficile». (Sura al-Qamar: 6-8)

Questa è una delle scene del Giorno della Resurrezione. È breve, ma abbastanza intensa da scuotere il cuore. Con quale meraviglia la scena è stata rappresentata attraverso la similitudine delle locuste! Quando le locuste volano, appaiono disperse e disordinate. Allo stesso modo, quando gli uomini usciranno dalle tombe e correranno verso il banditore, correranno privi di orientamento e di senno, in ogni direzione. Sembrerà che uno sciame di locuste disperse voli qua e là. Ma non sapranno dove stiano andando né perché. Saranno chiamati verso qualcosa di detestabile. Avranno gli occhi abbassati. Questo è l’ultimo elemento, attraverso il quale la scena raggiunge la sua compiutezza.

Vedendo ciò che li circonda, i miscredenti diranno: «Questo è davvero un giorno terribile». Con frasi brevi, l’intera scena è stata rappresentata con grande bellezza. Nella mente dell’ascoltatore prende forma un’immensa pianura; sembra che tutti siano usciti dalle tombe e corrano insieme. Hanno tutti il capo chino. I loro volti sono smarriti dalla paura. È come un’immagine viva e in movimento.

2. Questa è la seconda tra le scene del Giorno della Resurrezione. In questa scena si parla della fuga degli uomini e si descrive anche il loro stato di paura e smarrimento. Ma essa è ancora più straziante e terrificante della scena precedente.

(Arabo***********)

Non pensare mai che Allah sia ignaro di ciò che fanno gli ingiusti. Egli concede loro una dilazione fino al giorno in cui gli occhi resteranno sbarrati per il terrore. Gli uomini correranno a perdifiato, con il cuore atterrito e smarrito, verso il luogo della Riunione. I loro sguardi non torneranno verso di loro e i loro cuori voleranno via per la paura. (Sura Ibrahim: 42-43)

Qui vengono descritte quattro condizioni, che si verificheranno una dopo l’altra. Sono quattro scene dello stesso evento, rappresentate in successione. Capi chini per la paura, la vergogna e l’umiliazione. Su tutto ciò, l’ansia, la paura e l’angoscia ricoprono il cuore e l’anima. Questa scena viene mostrata ai vivi, e coloro che vi sono rappresentati sono anch’essi esseri umani. Tra i personaggi della scena e gli spettatori e ascoltatori esiste uno stretto legame umano. Persino i loro sentimenti sono identici. Sembra che l’inquietudine e l’angoscia di un gruppo si trasmettano all’altro, ricoprendone il cuore e la mente. Il lettore ha l’impressione che questa condizione stia attraversando lui stesso.

3. Poi viene presentata un’altra scena di paura e terrore. Questa scena è ancora più terrificante della precedente. Le parole sembrano incapaci di descrivere pienamente quella condizione spaventosa. Abbiamo presentato questa scena orribile affinché possa esprimere da sé la propria condizione.

(Arabo***********)

O uomini, temete il vostro Signore. In verità, il terremoto dell’Ora sarà una cosa terribile. Il giorno in cui lo vedrete, ogni donna che allatta fuggirà lasciando il bambino che allatta; ogni donna incinta abortirà per la paura. Vedrai le persone come ubriache, ma non saranno ubriache. Il castigo di Allah sarà davvero terribile. (Sura al-Hajj: 1-2)

Questo terrore renderà le persone talmente sbigottite che la madre che allatta dimenticherà persino il figlio lattante. La donna incinta vedrà ogni cosa, ma non ci sarà nessuno che si occupi di lei. Correrà qua e là, ma non avrà nemmeno la percezione di correre. Perciò, per la paura e il terrore, abortirà. Le persone cominceranno a correre, ma sembrerà che i loro piedi siano incollati al suolo. Vedranno accadere ogni cosa, ma essa accadrà così rapidamente che non riusciranno a comprendere nulla. La ragione e l’intelletto verranno meno. A guardarle, sembreranno ubriache. Eppure non saranno ubriache: si comporteranno così perché non riusciranno a decidere come agire. Questi non sono che i minimi effetti del castigo di Allah. Sembrerà che le persone vedano accadere tutto davanti ai propri occhi. La mente cercherà di comprenderlo, ma il terribile terrore farà loro dimenticare ogni cosa. Per questo non potrà insediarsi stabilmente nel loro mondo interiore.

4 In precedenza sono state presentate tre terrificanti scene del Giorno della Resurrezione, le cui immagini, divenute vive, si stagliano davanti agli occhi. Ma vi sono alcune scene che scuotono soltanto i sentimenti:

(Arabo***********)

Quel giorno ciascuno avrà una preoccupazione che lo terrà in ansia.

(Arabo***********)

Quel giorno neppure l’amico più caro chiederà dell’altro.

Quale altra rappresentazione, breve ma toccante, dell’ansia e dell’angoscia potrebbe esserci? Nel cuore non c’è spazio per nient’altro che per l’ansia e l’angoscia. L’angoscia avvolge il cuore e la mente a tal punto che non lascia alcuna possibilità di pensare ad altro.

5. Un’altra scena del compimento della Resurrezione e del radunarsi dei morti, risorti dalle tombe, nel campo del Raduno. Queste scene sono alquanto dettagliate. Tuttavia, tra ciascuna di esse si percepisce una breve pausa.

(আরবী***********)

Non aspettano altro che un terribile grido che li colpirà mentre stanno litigando. Allora non saranno neppure in grado di fare testamento, né potranno tornare dalle loro famiglie. (Sura Yā Sīn: 49-50)

Qui si parla del primo squillo. Con il primo grido avrà inizio la catastrofe. Accadrà così rapidamente che non avranno neppure il tempo di fare testamento. Gli abitanti delle tombe si alzeranno dalle loro tombe. Che cosa accadrà poi? Viene detto:

(আরবী***********)

Si soffierà nella Tromba e subito essi usciranno dalle tombe, correndo verso il loro Signore. Diranno: «Ahimè! Chi ci ha destati dal sonno? Il Misericordioso Allah aveva promesso proprio questo, e i messaggeri hanno detto la verità». (Yā Sīn: 51-52)

Qui si parla del secondo squillo. Con il primo squillo tutto sarà distrutto. Dopo il secondo squillo, tutti si alzeranno dalle tombe, smarriti e sconvolti. Stupiti, i credenti si diranno l’un l’altro: «Chi ci ha destati da un sonno così beato?». Poi, osservando l’ambiente e la situazione, giungeranno da soli alla conclusione e diranno: «Oggi si è avverata la promessa che il Signore Misericordioso ci aveva fatto e si è dimostrata vera la notizia che i profeti e i messaggeri ci avevano annunciato».

(আরবী***********)

Sarà un grido tremendo. In quell’istante saranno tutti condotti alla Mia presenza. Quel Giorno non sarà fatta alcuna ingiustizia a nessuno; sarete ricompensati soltanto per ciò che avrete fatto. (Yā Sīn: 53-54)

Questo è l’ultimo squillo, come se gli uomini si presentassero davanti ad Allah. Quel Giorno saranno radunati in base alle loro opere. Per ora, questa scena termina qui.

Ora, chiunque reciti il Corano sarà proprio colui che osserverà queste immagini. Gli sembrerà che le parole siano rivolte direttamente a lui: «Quel Giorno non sarà fatta alcuna ingiustizia a nessuno; sarete ricompensati soltanto per ciò che avrete fatto».

6. Nel Giorno della Resurrezione, quando tutte le persone saranno riunite e dovranno rendere conto davanti ad Allah, vediamo un gruppo di persone che sulla terra erano vicini gli uni agli altri, ma i loro rapporti non erano buoni. Erano pieni di arroganza e superbia. Chiamavano traviato il loro vicino e facevano soffrire molti credenti tra loro. Quando i credenti affermavano di essere destinati al Paradiso, cominciavano a deriderli e a schernirli. Quel Giorno saranno fatti entrare all’Inferno a gruppi. Non appena entrerà un gruppo, sarà comunicata loro la notizia dell’altro gruppo.

(আরবী***********)

Ecco un gruppo che entra con voi. (Sura Ṣād: 59)

In risposta sarà detto: (আরবী***********)

Per loro non ci sarà alcun benvenuto: entreranno infatti nell’Inferno. (Sura Ṣād: 59)

Colui che veniva insultato resterà forse in silenzio dopo averlo udito? Certamente no. Allora dirà:

(Arabo***********)

Essi diranno: «Neppure per voi c’è alcun benvenuto. Siete stati voi a condurci incontro a questa disgrazia. Quale orribile dimora!» (Sura Ṣād: 60)

Poi esclameranno all’unisono: (Arabo***********)

Diranno: «O nostro Signore! Colui che ci ha sottoposti a questo, infliggigli una doppia punizione». (Sura Ṣād: 61)

Che cosa accadrà poi? Lì non riusciranno a vedere i credenti, che sulla terra deridevano e schernivano, sfogando su di loro il proprio rancore. Com’è possibile che oggi non siano con loro nell’Inferno?

(Arabo***********)

E diranno: «Che cosa ci è successo? Non vediamo coloro che ritenevamo malvagi! Li consideravamo forse ingiustamente oggetto di scherno, oppure i nostri occhi si stanno sbagliando?». In merito a ciò, la disputa tra gli abitanti dell’Inferno è inevitabile. (Sura Ṣād: 62-64)

La disputa tra gli abitanti dell’Inferno ci viene presentata come se ciascuno di noi vi assistesse personalmente. Ogni persona pensa che qui sia stata raffigurata proprio la sua situazione. Di conseguenza, si sforza di liberarsi da quella terribile condizione. E grazie a questo sforzo, forse è possibile liberarsi da tale condizione.

Scene di pace e di punizione

Nella discussione precedente abbiamo osservato le scene della tomba, del Giorno della Resurrezione, della resurrezione e del raduno. Ora assisteremo ad alcune scene della pace e della punizione nel Paradiso e nell’Inferno.

1. È stato detto riguardo agli abitanti dell’Inferno:

(Arabo************)

I miscredenti saranno condotti a gruppi verso l’Inferno. Quando vi giungeranno, le sue porte saranno aperte e i custodi dell’Inferno diranno loro: «Non sono forse venuti a voi, tra voi stessi, profeti e messaggeri che vi recitavano i versetti del vostro Signore e vi avvertivano dell’incontro con questo Giorno?». Essi risponderanno: «Sì». Ma la punizione si sarà già resa inevitabile per i miscredenti. Poi sarà detto: «Entrate dalle porte dell’Inferno, per rimanervi in eterno». Quale luogo detestabile per gli arroganti!

Riguardo agli abitanti del Paradiso è stato detto:

(Arabo**********)

Coloro che temevano il loro Signore saranno condotti verso il Paradiso in gruppi. Quando vi entreranno attraverso le sue porte aperte, i custodi del Paradiso diranno loro: «Pace su di voi! Siate felici ed entrate in questo Paradiso per sempre». Essi diranno: «Ogni lode appartiene ad Allah, che ha mantenuto la Sua promessa nei nostri confronti e ci ha resi eredi di questa dimora. Soggiorneremo nel Paradiso dove vorremo». Quanto è meravigliosa la ricompensa di coloro che si sono impegnati! (Sura az-Zumar: 73-64)

La scena si conclude con il seguente versetto:

(Arabo*************)

Vedi gli angeli circondare il Trono e proclamare la santità del loro Signore. Tra tutti loro sarà amministrata la giustizia. E sarà detto: «Ogni lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi».

Queste immagini sono così vivide da non lasciare spazio ad alcuna spiegazione separata. Ora, seguiamo gli abitanti dell’Inferno e quelli del Paradiso, per conoscere qualcosa della loro condizione.

2. Riguardo agli abitanti dell’Inferno è stato detto:

(Arabo***********)

In verità, l’albero di Zaqqūm sarà il cibo dei peccatori. Bollirà nei loro ventri come rame fuso, come bolle l’acqua. (Sarà detto:) «Afferratelo e trascinatelo nel mezzo dell’Inferno, poi versate sulla sua testa il tormento dell’acqua bollente». (Gli sarà anche detto:) «Assaggia! Tu che eri onorato e nobile. In verità, su questo nutrivi dei dubbi».

Subito dopo, si parla degli abitanti del Paradiso così:

(Arabo*************)

In verità, i timorati di Dio dimoreranno in un luogo sicuro, tra sorgenti e giardini. Indosseranno vesti di seta fine e spessa, seduti gli uni di fronte agli altri. Sarà così. E li uniremo in matrimonio con houri dagli occhi splendidi. Là chiederanno serenamente ogni sorta di frutti. Là non incontreranno altra morte se non la prima, e saranno preservati dal tormento dell’Inferno. (Sura ad-Dukhān: 51-56)

3. Abbiamo concluso le scene della Risurrezione in un luogo in cui vi erano due immagini contrapposte. Anche qui, alcune immagini dello stesso genere:

(Arabo************)

Gli abitanti del Paradiso chiameranno gli abitanti dell’Inferno: «Abbiamo trovato vera la promessa che il nostro Signore ci aveva fatto. Avete trovato vera anche voi la promessa del vostro Signore?». Risponderanno: «Sì». Allora un proclamatore, stando tra i due gruppi, proclamerà: «La maledizione di Allah ricada sugli ingiusti, che ostacolavano la via di Allah e cercavano di renderla tortuosa, e che negavano l’Aldilà».

(Arabo***********)

Tra i due vi sarà una barriera, e sugli Aʿrāf vi saranno molti uomini. Essi riconosceranno ciascuno dai suoi segni e chiameranno gli abitanti del Paradiso: «La pace sia su di voi!». Essi non saranno ancora entrati nel Paradiso, ma ne desidereranno ardentemente l’ingresso. Quando i loro sguardi si poseranno sugli abitanti dell’Inferno, diranno: «O nostro Signore, non porci tra la gente ingiusta». (Sura al-Aʿrāf: 46-47)

(Arabo*************)

Gli abitanti degli Aʿrāf chiameranno coloro che avranno riconosciuto dai loro segni: «A nulla vi sono serviti i vostri schieramenti e la vostra arroganza. Sono forse costoro quelli dei quali giuravate che Allah non avrebbe concesso la Sua misericordia?». (Sarà detto loro:) «Entrate nel Paradiso: non avrete nulla da temere e non sarete afflitti». Gli abitanti dell’Inferno chiameranno gli abitanti del Paradiso: «Versate su di noi un po’ d’acqua o qualcosa di ciò che Allah vi ha concesso come sostentamento». Essi risponderanno: «Allah ha vietato entrambe queste cose ai miscredenti».

Nei passi citati sopra appaiono numerose scene, che si susseguono davanti ai nostri occhi.

Leggendo questi versetti, sembra di trovarci davanti agli abitanti del Paradiso e agli abitanti dell’Inferno. Gli abitanti del Paradiso diranno rivolgendosi agli abitanti dell’Inferno: «Abbiamo trovato vera la promessa che il nostro Signore ci aveva fatto. Avete trovato vera anche voi la promessa che vi aveva fatto?». Attraverso questa domanda è evidente lo scherno rivolto agli abitanti dell’Inferno. Ma la cosa sorprendente è che essi non potranno negarlo; anzi, saranno costretti ad ammetterlo. In quel momento un annunciatore, fermo tra i due gruppi, proclamerà: «La maledizione di Allah ricada sugli ingiusti!».

Poi ci rechiamo davanti agli abitanti degli Aʿrāf e li vediamo situati tra il Paradiso e l’Inferno: un gruppo di persone riunite su un’alta barriera, da cui si possono vedere entrambi, il Paradiso e l’Inferno. Non appena vedono gli abitanti del Paradiso, li salutano e li accolgono; quando invece i loro sguardi si posano sugli abitanti dell’Inferno, subito li rimproverano e li redarguiscono, dicendo loro: «Non eravate forse voi che sulla terra giuravate, riguardo agli abitanti del Paradiso, che Allah non avrebbe concesso loro la Sua misericordia? Guardate oggi dove si trovano: nel Paradiso, circondati da tanto splendore, onore e dignità!»

Poi vediamo gli abitanti dell’Inferno implorare cibo e bevande. Allah ha posto ogni sorta di delizie davanti agli abitanti del Paradiso, ma questi li congedano dicendo soltanto: «Allah ha vietato ai miscredenti il cibo e le bevande del Paradiso».

Questa è la scena della Risurrezione, la scena della pace e del castigo del Paradiso e dell’Inferno. Ora la domanda è: quando i lettori leggono questi versetti, pensano che tali eventi accadranno in futuro? Oppure pensano che stiano accadendo proprio in questo momento, davanti ai loro occhi?

Per Allah! Ogni volta che ho letto questi versetti, ho perso me stesso. Ho completamente dimenticato che stavo vedendo questi eventi sotto il velo degli argomenti coranici. Al contrario, mi è sembrato di assistere con i miei stessi occhi allo svolgersi di tutti gli eventi: un’immagine non immaginaria, ma reale. A dire il vero, non è altro che una tecnica miracolosa e una straordinaria maestria artistica del Sacro Corano.

Avrei voluto concludere qui questa discussione. Ma il fatto è che, tra gli scopi e gli obiettivi per i quali è stato rivelato il Sacro Corano, ve n’è uno che apparentemente sembra costituire un’eccezione rispetto al principio della rappresentazione. Esso consiste nel fatto che il Corano invita le persone alla religione mediante argomentazioni e ragionamenti.

Per questo si possono adottare strumenti conoscitivi, prescindendo dalla natura del Sacro Corano e dagli strumenti della rappresentazione. Tuttavia, anche per raggiungere tale obiettivo, il Sacro Corano ha adottato il metodo della rappresentazione. Da ciò si comprende che il metodo della rappresentazione prevale sugli altri metodi del Corano. In questo capitolo desidero discutere proprio questo argomento. Ne parlerò brevemente, con esempi, insha’Allah. Troverete una trattazione dettagliata alla fine dell’opera, in un capitolo distinto.

4. Tra le scene naturali, la scena immobile ed eterna è il cielo, sempre manifesto. In molti passi il Sacro Corano richiama l’attenzione dell’uomo verso il cielo e dice: osserva, esso è una potente prova della potenza di Allah. È detto:

(Arabo***********)

Egli è Allah, Colui che invia i venti, i quali poi sospingono le nubi. Quindi Egli distende le nubi nel cielo come vuole e le dispone a strati. Poi osservi la pioggia che cade da esse. Egli la fa giungere a chi vuole tra i Suoi servi, ed essi gioiscono. Prima di allora erano disperati, fino a quando questa pioggia non fu fatta cadere su di loro. Osserva dunque le tracce della misericordia di Allah: come Egli ravviva la terra morta. Certamente Egli darà vita ai morti ed è onnipotente su ogni cosa. (Sura ar-Rum: 48-50)

Osservate attentamente come opera la potenza di Allah: il soffiare del vento, poi il fatto che quel vento trasporti il vapore acqueo, quindi la sua trasformazione in nubi e infine la pioggia che cade dalle nubi. E tutto ciò diventa motivo di gioia per la gente comune. Lo scopo è ravvivare e rendere rigogliosa la terra morta e arida. Quando queste scene affiorano una dopo l’altra nella mente, la mente inconscia dell’uomo non può fare a meno di esserne influenzata. Alla fine giunge alla conclusione che

(Arabo*********)

Certamente Egli dà vita ai morti ed è onnipotente su ogni cosa.

5. L’ampiezza della scena n. 4 era vasta, ma la scena n. 5 è collegata alla terra. Le due scene sono completamente diverse. Riflettete—

(Arabo**********)

Non hai visto che Allah fa scendere acqua dal cielo e la fa scorrere nelle sorgenti della terra, poi con quell’acqua produce coltivazioni di vari colori; quindi esse si seccano e le vedi ingiallite. Poi Allah le riduce in paglia. In ciò vi è certamente un ammonimento per gli uomini dotati d’intelletto. (Az-Zumar: 21)

Questa è un’immagine della terra. In questa immagine vengono descritte le diverse condizioni della terra. Ogni condizione offre all’uomo l’opportunità di osservare e riflettere. Guardate: dal cielo cade la pioggia. Grazie a quella pioggia, la terra si riempie di frutti e coltivazioni variopinti. Poi quelle coltivazioni maturano e assumono un colore bruno. Infine si trasformano in paglia e si mescolano alla terra. In questo versetto, il modo e il punto in cui è stata usata la parola (***) (thumma) offrono agli occhi e alla mente piena possibilità di riflettere, prima ancora che la seconda condizione si manifesti davanti agli occhi. Qui è presente il tipo di disposizione e di presentazione necessario per porre una scena davanti agli occhi dell’uomo. (In seguito se ne parlerà dettagliatamente, in sha Allah.)

6. Alcune immagini sono completamente vive. Guardate: l’uccello vola nel cielo ripiegando le zampe e facendo affidamento soltanto sulle ali. Poi, al momento dell’atterraggio, si posa sulle zampe. Viene detto:

(Arabo***********)

Non osservano gli uccelli sopra di loro, che spiegano e ripiegano le ali? Il Misericordioso, Allah, è Colui che li mantiene. Egli osserva ogni cosa. (Sura al-Mulk: 19)

In questo versetto vengono presentate due scene. Anzitutto, l’uccello vola nel cielo spiegando le ali e, durante il volo, tiene raccolte le zampe. In secondo luogo, al momento dell’atterraggio, distende in anticipo entrambe le zampe per poter poggiare su di esse e stare in piedi. Gli esseri umani osservano continuamente questa scena, ma non vi riflettono mai. Il Corano ha mostrato all’uomo, indicandogliela chiaramente, una delle miracolose manifestazioni della potenza di Allah.

7. Sulla terra si ripete continuamente un’altra scena, ma l’uomo non la osserva con attenzione e non avverte la necessità di farlo. Se riflettesse sul suo mistero, davanti a lui si aprirebbero nuovi orizzonti della conoscenza: si tratta dell’ombra degli oggetti materiali, che all’apparenza sembra immobile, ma in realtà è in movimento in modo impercettibile. È detto:

(Arabo************)

Non vedi come il tuo Signore estende l’ombra? Se volesse, potrebbe renderla immobile. Poi ho fatto del sole il suo indicatore. Quindi la ritiro gradualmente verso di Me. (Sura al-Furqan: 45-46)

I due versetti menzionati scuotono il mondo del pensiero umano. Attraggono il cuore e la mente. Nel mondo non mancano scene di questo genere, che si presentano ai nostri occhi in ogni momento. Ma quando l’attenzione viene richiamata sul loro significato intrinseco, esse appaiono allora come qualcosa di nuovo. Ciò è possibile soltanto quando una scena viene osservata simultaneamente con gli occhi, il cuore e il cervello.

8. Nel mondo vi sono molte cose che vengono considerate istruttive. Ma ciò che più di ogni altra cosa scuote i sentimenti dell’essere umano sono le rovine di una nazione. L’occhio le percepisce esteriormente, mentre l’occhio della mente le osserva in profondità. Perciò il Corano ha richiamato la loro attenzione su questo punto debole, per influire sui loro pensieri e sulla loro coscienza riguardo alla sorte dei colpevoli. È detto:

(Arabo**********)

Non percorrono forse la terra e non vedono quale sia stata la sorte di coloro che li hanno preceduti? Essi erano più forti di loro, coltivavano la terra e ne traevano raccolti più abbondanti. I messaggeri erano giunti da loro con segni evidenti. In verità, Allah non fu ingiusto nei loro confronti; furono piuttosto loro stessi a essere ingiusti verso se stessi. (al-Rum: 9)

La discussione precedente dimostra che il Corano ha adottato la raffigurazione e la visualizzazione come stile. Per questo, il metodo della raffigurazione riveste un’importanza fondamentale. Esso è connesso all’insieme dei temi e degli scopi. Si tratta di una caratteristica essenziale del Corano, che gli esperti coranici riscontrano in ogni sua parte.

Quarto capitolo

Immaginazione e raffigurazione

Stiamo dicendo che, attraverso la visualizzazione e la raffigurazione, il Corano presenta il suo messaggio secondo uno stile proprio, che costituisce l’essenza o il fondamento del suo modo di esporre. Ciò non significa che l’importanza del contenuto dettagliato sia venuta meno e che noi gli abbiamo già reso pienamente giustizia. Al contrario, l’importanza del contenuto conserva ancora oggi tutta la sua autonomia e la sua piena rilevanza. Pur tenendo presente questo fatto, avvertiamo la necessità di dedicare un capitolo distinto all’argomento.

Ci si potrebbe chiedere: su quale base sono costruite queste immagini? All’inizio del capitolo precedente abbiamo accennato a questo tema. Abbiamo detto che talvolta si è adottato questo metodo per distogliere lo sguardo dal mondo del pensiero e volgerlo verso il mondo reale, cioè per trasformare una realtà immaginata in qualcosa percepibile dai sensi. Allo stesso modo, la natura dell’uomo e la natura in generale vengono presentate attraverso immagini comprensibili. Spesso ciò che appartiene alla sfera della percezione viene espresso mediante un’immagine immaginaria. Poi, per rendere dinamica quell’immagine, vi si introduce un’attività organica. Di conseguenza, essa scuote il mondo del pensiero. A quel punto, l’oggetto sovrasensibile appare davanti agli occhi come un’immagine viva e in movimento. Può trattarsi della rappresentazione di un incidente, oppure di una scena ordinaria o di un evento qualsiasi. Se, insieme alla vita e al movimento, le viene attribuita anche la facoltà della parola, allora vi si concentrano tutti gli elementi dell’immaginazione e non rimane più nulla da aggiungere. Tutti gli esempi e le similitudini che ho presentato nella discussione precedente dimostrano la verità di questa affermazione. Sebbene in quel capitolo lo scopo fosse discutere tali esempi per fornire un’idea di come il Corano abbia adottato il metodo della raffigurazione nella presentazione del messaggio, in questo capitolo non riterremo sufficiente limitarci a citare le similitudini già menzionate. La ragione è che il Corano è a nostra disposizione, ricco di esempi e similitudini sempre nuovi. Ne selezioneremo alcuni che illustrino compiutamente il tema specifico, e che riguarderanno le norme e i principi della rappresentazione dell’immaginazione e della percezione.

Takhyīl o immaginazione

Tra le immagini coraniche sono rare quelle che ci si presentano mute e silenziose. Nella maggior parte delle immagini si trovano stimoli manifesti e latenti. Sono proprio questi stimoli a suscitare il palpito della vita e a renderle dinamiche. Bisogna ricordare che il fatto di scuotere il pensiero non riguarda soltanto alcune scene di incidenti, le scene della Resurrezione o le scene della beatitudine e del castigo; esso si trova anche in luoghi in cui non ci si aspetterebbe di trovarlo.

Vogliamo spiegare quale sia la forma e la natura di questo scuotimento. Va notato che è proprio grazie a questo tipo di palpito vitale che gli oggetti manifesti sembrano vivi. Anche la vita invisibile agli uomini non è estranea a questo stimolo. Chiameremo questo stimolo «takhyīl ḥissī», o percezione immaginaria. Tale stimolo è presente in ogni immagine del Corano. Questo palpito della vita è presente in ogni immagine in modo tale da rendervi percepibili le diverse forme e nature della vita.

Tajsim o raffigurazione

Nel Sacro Corano si trova un altro aspetto connesso alla raffigurazione, che può essere considerato il fondamento del tajsim. Su questo tema il Corano si è spinto molto lontano. Persino riguardo a ciò che dovrebbe essere mantenuto separato dalla sua linea principale, l’Islam attribuisce importanza al fatto di renderlo manifesto. Talvolta anche tali realtà vengono presentate in forma corporea, come la ذات e gli attributi di Allah l’Altissimo (la Sua essenza e le Sue qualità). Da ciò emerge inequivocabilmente che lo stile della raffigurazione è stato privilegiato dal Sacro Corano rispetto agli altri metodi. Al tempo stesso, però, è stato dato l’avvertimento che il metodo della raffigurazione può talvolta condurre a conseguenze pericolose. Ora cercherò di chiarire la questione con l’aiuto di alcuni esempi.

Rappresentazione personificata: 1. Esiste un tipo di immaginazione che possiamo chiamare tashkhis, ovvero rappresentazione personificata. Per tashkhis si intende dare vita a ciò che ne è privo. Per esempio, un paesaggio naturale o un altro oggetto inanimato viene presentato in una forma viva e comprensibile. Talvolta questa vita viene sviluppata fino a renderlo simile a un essere umano, includendovi persino strumenti esteriori e sentimenti. A un oggetto privo di vita vengono conferiti interesse, entusiasmo e vivacità umani. Grazie a ciò esso si avvicina agli esseri umani e interagisce con loro. Compare davanti a loro in diversi colori e abiti. Di conseguenza, l’uomo è costretto a considerarlo vivo. Sembra quasi di vederlo con i propri occhi e di percepirlo con i sensi. Osservando la sua sensibilità e la sua attività, l’uomo rimane persino intimorito e sbigottito. Per esempio, in un versetto il mattino viene considerato vivo e gli si attribuisce l’atto di respirare. (Arabo****) — Per il mattino, quando respira. (At-Takwir: 18)

La recitazione di questo versetto suscita l’idea che il tempo del mattino sia qualcosa di vivo, poiché respira. Persino mentre respira, sembra che se ne possano vedere i denti. Questa vita non sembra appartenere soltanto al “mattino”, bensì all’intero universo e alla natura. Come è stato detto, la notte corre con grande impeto dietro al giorno per raggiungerlo, ma non riesce ad afferrarlo. È detto:

(Arabo*********)

Egli fa avvolgere la notte sul giorno; e allora il giorno corre dietro alla notte. (Sura al-A’raf: 54)

Così come la corsa reciproca della notte e del giorno non ha fine, allo stesso modo anche la capacità di pensiero dell’uomo corre dietro a entrambi. Osservate ancora: si parla del movimento della notte.

(Arabo*******)

E per la notte quando si allontana. (Sura al-Fajr: 4)

Non appena il versetto viene recitato, agli occhi del lettore appare l’immagine della notte, come se continuasse semplicemente a viaggiare lungo le interminabili strade della terra. Un’immagine assai familiare. Guardate ancora: la terra e il cielo vengono considerati esseri dotati d’intelligenza, ci si rivolge loro e, nello stesso momento, essi rispondono:

(Arabo*********)

Poi rivolse la Sua attenzione al cielo, che era una massa di fumo; quindi disse a esso e alla terra: «Venite entrambi, volenti o nolenti». Essi dissero: «Veniamo volontariamente».

Il lettore immagini con gli occhi della fantasia: il cielo e la terra vengono chiamati, ed essi rispondono a quella chiamata. Guardate la luna, il sole, la notte e il giorno, tutti in movimento lungo il proprio percorso e secondo il proprio ritmo. Ma—

(Arabo*************)

Il sole non può raggiungere la luna, né la notte precede il giorno. (Sura Yā Sīn: 40)

È Allah, l’Onnipotente, ad aver stabilito l’avvicendarsi della notte e del giorno, affinché non vi siano mai soltanto la notte o soltanto il giorno ininterrottamente. Guardate verso la terra: una terra morta. Su di essa cade l’acqua della pioggia e, subito, essa torna alla vita e si risveglia.

(আরবী***********)

Vedi la terra arida e desolata; poi, quando vi faccio scendere la pioggia, essa si ravviva⁸, si gonfia e produce ogni sorta di splendide piante. (Sura al-Ḥajj: 5)

Altrove è detto:

(আরবী*******)

Un altro Suo segno è che vedrai la terra desolata e sterile. Quando faccio scendere la pioggia su di essa, si adorna di fiori e frutti. (Sura Hā-Mīm as-Sajda: 39)

Così, la terra morta e desolata acquista nuova vita sotto i nostri occhi.

La scena dell’Inferno: questo è l’Inferno. Che genere di Inferno? Una realtà distruttiva e fonte di immensi tormenti, dalla quale nessuno può uscire vivo. Lì non sarà possibile compiere neppure il minimo movimento; coloro che sulla terra venivano invitati alla guida, ma se ne allontanavano. La cosa sorprendente è che ora, non appena saranno chiamati verso l’Inferno, si presenteranno. Questo è quell’Inferno che, alla vista dei colpevoli, esploderà d’ira e continuerà a ruggire terribilmente. I versetti seguenti rivelano in parte tale scena:

(Arabo***********)

Quel giorno chiederò all’Inferno: «Sei pieno?». Esso risponderà: «Ce n’è ancora?» (Sura Qāf: 30)

(Arabo**********)

Quando l’Inferno li vedrà da lontano, essi udranno il suo ruggito e il suo fragore. (Sura al-Furqān: 12)

(Arabo************)

Quando vi saranno gettati, ne sentiranno il ruggito furioso. L’Inferno scoppierà per la collera. (Sura al-Mulk: 7-8)

(Arabo************)

Mai! In verità, è un fuoco fiammeggiante, che brucia la pelle. Esso chiamerà colui che aveva voltato le spalle alla verità ed era rimasto avverso, che aveva accumulato ricchezze e le aveva custodite.

La condizione dell’ombra presso la quale i peccatori verranno a cercare riparo è la seguente:

(Arabo*******)

L’ombra di vortici di fumo, che non è né fresca né confortevole. (Sura al-Wāqiʿa: 43-44)

In quell’ombra, i dannati avranno il respiro soffocato e saranno disorientati. Quell’ombra non sarà per loro né fresca né confortevole. Inoltre, non apparirà neppure bella a vedersi.

E osservate il movimento dell’aria carica di acqua piovana:

(Arabo**********)

Guido i venti carichi d’acqua e faccio scendere la pioggia dal cielo. (Sura al-Ḥijr: 22)

I venti sono stati definiti (***) «gravidi di pioggia», e in essi è stato creato il palpito della vita. Sembra che l’aria rimanga incinta d’acqua e, facendo cadere la pioggia, partorisca.

È stato inoltre detto:

(Arabo**********)

Quando l’ira di Mosè si placò, egli raccolse le tavole.

(Arabo**********)

Quando poi il terrore di Abramo si fu dissipato e giunse la buona novella, egli cominciò a discutere con Me riguardo al popolo di Lot.

Notate come nei due versetti sopra citati si parli dell’intensificarsi e poi del placarsi della (***) (rabbia), del dissiparsi della (***) (paura) e dell’arrivo della (***) (buona novella). Sembra che si tratti di esseri viventi, nei quali si percepisce il fremito della vita.

2. Un’altra forma del takhyīl, o immaginazione, consiste nel presentarsi davanti a noi sotto forma di un’immagine in movimento, attraverso la quale viene illustrata una condizione o un significato. È il caso, per esempio, dell’immagine di colui che adora Allah stando in una posizione marginale: se vede che le cose vanno bene, ne è soddisfatto; ma se è immerso in una prova, si allontana dall’Islam. Oppure dell’immagine dei musulmani prima di abbracciare l’Islam, che si trovavano sull’orlo di una fossa di fuoco. O ancora dell’esempio di colui che pone le fondamenta della propria casa sull’orlo di una voragine che lo getterà, insieme all’edificio, nel fuoco dell’Inferno. Sono tutte immagini colme di vitalità e movimento. L’ultima immagine ha raggiunto il culmine della perfezione, e ne ho discusso nel capitolo «L’immagine artistica».

L’immagine di un cammello ben nutrito che tenta di passare attraverso la cruna di un ago è un altro esempio di takhyīl. Essa è stata evocata a proposito dei miscredenti, i quali non saranno perdonati in nessuna circostanza e non potranno entrare in Paradiso. Di fronte a un esempio così dinamico del castigo, la facoltà di pensare rimane sbalordita. Infatti, finché il pensiero lo segue, il suo movimento non può giungere a compimento, né può permanere a lungo dopo essersi concretizzato. È detto:

(Arabo**********)

Di’: «Se l’acqua del mare fosse inchiostro per scrivere le parole del mio Signore, si esaurirebbe prima che finissero le parole del mio Signore, anche se aggiungessimo un altro mare della stessa acqua». (Sura al-Kahf: 109)

L’immagine sempre in movimento che, recitando questo versetto, pervade il mondo del pensiero è questa: si sta scrivendo la lode di Allah con l’acqua del mare, ma non si finisce. Non si potrà finire. È un’immagine dinamica e ininterrotta. L’acqua del mare si esaurisce, ma non si riesce a terminare di scrivere la lode di Allah. Così questa dinamica giunge alla sua compiutezza.

L’immagine che si delinea nella mente a partire dai versetti seguenti coincide anch’essa con l’immagine sopra descritta.

(Arabo**********)

Poi, colui che sarà allontanato dall’Inferno e fatto entrare nel Paradiso, avrà avuto successo. (Sura Āl ʿImrān: 185)

(Arabo**********)

Una simile longevità non potrà salvarli dal castigo. (Sura al-Baqara: 96)

In questo versetto, già dalla parola (***) si percepisce il movimento, che nell’immaginazione si manifesta come un’immagine in movimento. Questo è un aspetto importante, che comprenderemo chiaramente procedendo ancora un po’.

Da questa dinamica, agli occhi dell’immaginazione, emerge la figura di una persona in piedi sul bordo di una fossa di fuoco, le cui fiamme ardenti le si sono avvicinate.

3. Il takhyīl, o un altro tipo di immaginazione, consiste nel creare movimento nell’immaginazione. Esso viene suscitato nell’animo umano mediante alcune parole. Per esempio:

(Arabo**********)

Mi occuperò delle loro opere, per poi ridurle in particelle di polvere disperse. (Sura al-Furqān: 23)

Abbiamo già discusso, nel capitolo «L’immagine artistica», del fatto che trasformare le opere in particelle di polvere significa distruggere ciò che hanno compiuto. Questa è un’immagine percepibile dai sensi. Ora discuteremo il significato della parola qadimnā (***). Con questa parola si intende che le loro opere buone saranno portate davanti a noi prima di essere distrutte. Se dalla frase si eliminasse la parola qadimnā, il filo del pensiero si spezzerebbe. Al tempo stesso scomparirebbe tutta la bellezza legata a quella parola, sebbene il movimento delle particelle di polvere continuerebbe. Anche il versetto seguente è un bell’esempio.

(Arabo**********)

Di’: invocherò forse, oltre ad Allah, qualcosa che non può recarci né beneficio né danno? Dovremmo forse tornare sui nostri passi? (Sura al-Anʿām: 71)

In questo versetto, mediante l’espressione (******), l’atto intangibile di allontanarsi dalla religione è stato descritto come qualcosa di percepibile dai sensi. In questo modo esso si presenta davanti a noi, reso percepibile. Anche il versetto seguente ne è un esempio:

(Arabo**********)

E non seguite le orme di Satana; in verità, egli è per voi un nemico manifesto. (Sura al-Baqara: 168)

L’intento era dire: «Non seguite Satana». Tuttavia, attraverso le due espressioni (***) (non seguite) e (***) (orme), è stata raffigurata la marcia di Satana. Sembra che Satana cammini davanti e che gli uomini, suoi seguaci, avanzino dietro di lui seguendo le sue impronte. Un’immagine straordinaria. Satana è una forza malvagia che aveva fatto sì che Adamo, il padre dell’umanità (pace su di lui), fosse espulso dal Paradiso. Eppure gli uomini continuano ancora a seguirlo.

Ecco un altro versetto:

(Arabo**********)

Racconta loro la storia di colui al quale avevo concesso i Miei segni, ma che se ne distaccò. Satana lo seguì e così divenne uno dei traviati. (Sura al-A‘raf: 175)

Tra questo versetto e quello precedente vi è una lieve differenza. In questo versetto, Satana è fatto seguire la persona traviata. Nel versetto precedente è vietato seguire Satana, mentre qui è Satana stesso a mettersi alle sue calcagna.

Anche il versetto seguente è attinente a questo argomento:

(Arabo**********)

(O servo) Non seguire ciò di cui non hai conoscenza. (Sura Banī Isrāʾīl: 36)

Qui la conoscenza è stata immaginata come un oggetto dotato di corpo.

4. Un’altra forma dell’immaginazione consiste nel manifestarsi rapidamente, in scene successive. Abbiamo già presentato esempi di questo genere, ossia l’attività dei politeisti, dei quali si parla nel versetto seguente.

(Arabo**********)

Chi associa altri ad Allah è come se fosse precipitato dal cielo; poi un uccello che si nutre di carogne lo ghermisce e lo porta via, oppure il vento lo trascina e lo scaglia in un luogo lontano. (Sura al-Ḥajj: 31)

Anche il versetto seguente contiene un’analogia:

(Arabo**********)

Chi pensa che Allah non aiuterà mai il Suo Messaggero né in questo mondo né nell’Aldilà, tenda una corda fino al cielo, poi la recida e veda se questo suo stratagemma possa placare la sua collera. (Sura al-Hajj: 15)

In questo versetto viene presentata un’immagine straordinaria. Chi nutre il malvagio sospetto che Allah non aiuterà il Suo Profeta si tormenta inutilmente e si riempie il cuore di angoscia. Chi non riesce a essere paziente in questa situazione, o non ha la disposizione d’animo necessaria per attendere che la promessa di Allah si compia, dovrebbe cercare di cambiare la situazione e condurla al significato desiderato. In realtà, proprio come è impossibile fissare una corda al cielo e salirvi, per lui è altrettanto impossibile cambiare la situazione. Se provasse a fissare una corda al cielo e a salirvi, fallisse, la spezzasse e cadesse a terra, forse avrebbe l’opportunità di riflettere almeno un po’ sulla questione.

Anche nel versetto successivo viene presentato un discorso di questo genere:

(Arabo**********)

E se il loro disprezzo ti è penoso, cerca dunque un tunnel nella terra oppure installa una scala nel cielo e, se puoi portare loro un segno, portaglielo. (Sura al-An‘am: 35)

Il disprezzo mostrato dai miscredenti verso l’invito del Nobile Messaggero (s.a.s.) gli risultava estremamente penoso. Egli avrebbe voluto portare loro e mostrare un miracolo appropriato, affinché forse credessero e percorressero la retta via. Questo versetto è stato rivelato rivolgendosi direttamente al nobile Profeta (s.a.s.). Perciò, tenendo conto della sua dignità e del suo onore, la sua attenzione è stata richiamata con un linguaggio estremamente decoroso e raffinato, accompagnato da una sottile arguzia. È un esempio eccellente di rappresentazione immaginaria, nel quale la bellezza artistica è presente in tutta la sua pienezza.

5. Un altro stile dell’immaginazione consiste nel presentare gli oggetti inanimati come dotati di movimento. (Arabo**********)

Nella vecchiaia, il capo è diventato bianco. (Sura Maryam: 4)

In questo versetto i capelli bianchi sono paragonati al fuoco ardente. Nell’immaginazione, i capelli bianchi sono stati portati a un livello tale da apparire come paglia secca che prende fuoco al contatto con la fiamma. È per questo che nel versetto si è creata quella bellezza di cui abbiamo parlato in precedenza.

Rappresentazione: nel capitolo precedente abbiamo esposto diversi esempi di rappresentazione. La frase basata sulla similitudine viene usata proprio per trasformare la condizione intrinseca di qualcosa in una forma determinata. Ciò è collegato anche al tajsīm, o rappresentazione. Di seguito presentiamo alcuni esempi.

(Arabo**********)

Le opere di coloro che non credono nel loro Signore sono come cenere sulla quale soffia un vento impetuoso in un giorno di tempesta di polvere. (Sura Ibrāhīm: 18)

(Arabo**********)

O credenti! Non vanificate le vostre elemosine rendendo pubblici i favori concessi e arrecando sofferenza, come colui che spende i propri beni per ostentazione e non crede in Allah né nell’Aldilà. Il suo esempio è come quello di una pietra liscia sulla quale era caduta un po’ di terra.

(Arabo**********)

L’esempio di coloro che donano i propri beni sulla via di Allah per ottenere il Suo compiacimento e rafforzare il proprio animo è come quello di un giardino situato su una collina. (Sura al-Baqara: 265)

(Arabo**********)

Non hai notato come Allah l’Altissimo abbia proposto una similitudine? La parola pura è come un albero: le sue radici sono salde e i suoi rami si estendono verso il cielo. Esso produce continuamente frutti, con il permesso del suo Signore. Allah propone agli uomini degli esempi, affinché riflettano. E l’esempio della parola impura è quello di un albero impuro, sradicato dalla superficie della terra, privo di stabilità. (Sura Ibrāhīm: 24-16)

Bisogna ricordare che, secondo noi, non si chiama raffigurazione il semplice paragonare qualcosa a un oggetto comprensibile. Si tratta infatti di un’idea molto comune: paragonare una realtà impercettibile a qualcosa di percepibile dai sensi. Per noi, invece, raffigurazione significa non rendere concreta una realtà impercettibile soltanto mediante il confronto e la similitudine, bensì darle forma corporea e renderla concreta attraverso l’evento stesso. Ad esempio:

(Arabo**********)

Nel Giorno in cui ognuno vedrà davanti ai propri occhi ciò che ha fatto di bene e anche ciò che ha fatto di male, allora desidererà che vi fosse una grande distanza tra lui e quelle azioni. (Sura Āl ʿImrān: 30)

(Arabo**********)

Troveranno davanti a sé le loro opere. Il tuo Signore non commetterà ingiustizia contro nessuno. (Sura al-Kahf: 49)

(Arabo**********)

Ciò che avrete anticipato per voi stessi in fatto di opere buone, lo troverete presso Allah. (Sura al-Baqara: 110)

Dagli esempi precedenti si comprende che le opere sono qualcosa di invisibile e privo di forma. Tuttavia, quel giorno saranno presentate in una forma comprensibile. Questo si chiama raffigurazione o tajsīm. Sembra che quel giorno l’opera si presenterà davanti alla persona sotto forma umana. Da ciò si comprende anche che, quando si compiono opere nel mondo, esse rimangono affidate ad Allah e, nel Giorno della Risurrezione, saranno restituite ai servi dopo aver ricevuto una forma.

Quel giorno il peccato sarà trasformato in un enorme fardello. È detto:

Quel giorno porteranno sulle proprie schiene il fardello dei propri peccati. (Sura al-Anʿām: 31)

Quel giorno nessuno porterà il fardello di un altro. (Sura al-Anʿām: 164)

Anche nei versetti seguenti l’invisibile è stato espresso in forma concreta. Ad esempio:

E portate con voi le provviste; in verità, la migliore delle provviste è la taqwā. (Sura al-Baqara: 197)

In questo versetto, la taqwā è stata chiamata provvista.

Abbiamo assunto il colore di Allah. Chi può avere un colore migliore di quello di Allah? (Sura al-Baqara: 138)

In questo versetto, la religione di Allah è stata definita un colore.

(Arabo**********)

O credenti! Entrate pienamente nell’Islam.

In questo versetto, l’Islam è presentato in una forma tale da potervi entrare.

(Arabo**********)

Abbandonate i peccati manifesti e occulti. (al-Anʿām: 120)

In questo versetto, il peccato è stato messo in relazione con ciò che è manifesto e ciò che è nascosto.

La ristrettezza, l’afflizione, l’angoscia e la malinconia, usate in senso metaforico, sono realtà astratte e ultraterrene; tuttavia, nei versetti successivi, esse sono state rese concrete:

(আরবী**********)

E anche per i tre che erano stati lasciati indietro: quando la terra, nonostante la sua vastità, si fece angusta per loro, la loro vita divenne insopportabile ed essi compresero che non vi era alcun rifugio se non presso Allah. (Sura at-Tawba: 118)

È stato detto che la terra si era fatta angusta per loro. Questa ristrettezza è stata posta in relazione con la terra. La ristrettezza e la malinconia sono realtà astratte e ultraterrene, ma in questo versetto sono state rese concrete. È stata resa concreta la condizione di quei Compagni che non parteciparono alla guerra insieme al Nobile Profeta (s.). Poiché erano rimasti indietro, si vergognavano e si pentivano a tal punto, ed erano così sconvolti, che non avevano alcun rifugio. Non provarono sollievo neppure per un breve istante, finché il loro pentimento non fu accettato al cospetto di Allah.

Un altro versetto dello stesso genere:

(Arabo**********)

Avverti loro del Giorno imminente, quando le anime arriveranno alla gola e saranno sul punto di soffocare. Per i peccatori non vi sarà né un amico né un intercessore la cui intercessione venga accolta. (Sura al-Mu’min: 18)

Da questo versetto sembra che, a causa della gravità della situazione, l’anima si sposterà dalla sua sede originaria e giungerà vicino alla gola.

(Arabo**********)

Poi, quando l’anima di qualcuno giunge alla gola e voi state a guardare. (Sura al-Wāqiʿa: 83-84)

Da questo versetto si comprende che la rūḥ è una realtà corporea che si muove e giunge fino alla gola.

(Arabo**********)

Ma coloro che si uniscono a una comunità con la quale avete un patto, oppure vengono da voi perché i loro cuori sono riluttanti a combattere contro di voi e contro la propria gente. (Sura al-Nisāʾ: 90)

In altre parole, a causa di questa inquietudine e di questa incertezza, si trovano in difficoltà e non riescono a decidere se combattere insieme a voi contro la propria gente oppure unirsi alla propria gente per combattere contro di voi.

3. Il Corano vuole descrivere le condizioni intellettuali e percettive dei miscredenti. I miscredenti ascoltano certamente il Corano, ma non riescono a trarne alcun beneficio. Sembra che non lo abbiano affatto ascoltato. Il Corano presenta quella realtà impercettibile in modo tale da far sembrare che tra i miscredenti e il Corano vi sia una barriera che impedisce loro di intraprendere la via del Corano. Di seguito vengono presentati alcuni esempi:

(Arabo**********)

Sono stati tenuti lontani dal luogo dell’ascolto. (Sura al-Shuʿarāʾ: 22)

(Arabo**********)

Abbiamo posto una copertura sui loro cuori, affinché non lo comprendano, e abbiamo riempito di pesantezza le loro orecchie. (Sura al-Anʿām: 25)

(Arabo**********)

Non riflettono dunque sul Corano, oppure hanno i cuori serrati? (Sura Muḥammad: 24)

(Arabo**********)

Abbiamo posto al loro collo catene fino al mento, sicché tengono la testa sollevata. Abbiamo eretto davanti a loro una barriera e dietro di loro una barriera, poi li abbiamo ricoperti, così che non vedono. (Sura Yā-Sīn: 8-9)

(Arabo**********)

Allah ha sigillato i loro cuori e le loro orecchie, e ha posto un velo sui loro occhi. (Sura al-Baqara: 7)

(ARABO**********)

Coloro i cui occhi sono stati velati dal Mio ricordo non sono in grado di ascoltare. (Sura al-Kahf: 101)

La barriera impercettibile a causa della quale i miscredenti non hanno potuto intraprendere la via del Corano si è resa visibile davanti a noi. Sembra una parete simile a quella. È così che è stato adottato uno stile descrittivo di straordinario impatto.

4. Spesso la descrizione di una cosa viene formulata in modo percettibile ai sensi, ma il metodo descrittivo è tale che già al primo enunciato se ne scorgono la forza e la compiutezza. Per esempio: (ARABO**********)

Nel giorno in cui il castigo li circonderà dall’alto, sopra le loro teste, e dal basso, sotto i loro piedi. (Sura al-Ankabut: 55)

In altre parole, il castigo li circonderà da ogni lato. Il motivo per cui, invece di dire «da ogni lato», si dice «dall’alto e dal basso» è che questa espressione è più efficace nel suscitare un’impressione rispetto alla locuzione «da ogni lato».

(ARABO**********)

Quando si avvicinarono a voi, dalle alture e dalle basse terre. (Sura al-Ahzab: 10)

(Arabo**********)

Se avessero osservato pienamente la Torah, il Vangelo e ciò che è stato rivelato loro da parte del loro Signore, avrebbero potuto mangiare da ciò che stava sopra di loro e sotto i loro piedi. (Sura al-Ma’ida: 66)

(Arabo**********)

I loro volti sembreranno coperti da pezzi della notte oscura. (Sura Yunus: 27)

Sembra che il colore nero assunto dai volti dei miscredenti non sia una semplice vernice; piuttosto, sono pezzi della nera notte oscura che ne hanno ricoperto i volti.

5. Un altro metodo del tajsim o della concretizzazione consiste nel descrivere una realtà soprasensibile mettendola in relazione con una realtà percepibile dai sensi. Così, in questo versetto, il castigo o la punizione è stato associato a (***) (forte), mentre nel versetto successivo il giorno è stato definito (***) (pesante).

(আরবী**********) Dietro di loro vi è inoltre un castigo severo. (Sura Ibrahim: 17)

Essi lasciano alle spalle un giorno gravoso. (Sura ad-Dahr: 27)

Nel primo versetto, il castigo è qualificato con un attributo che può essere definito lungo, largo e spesso. In altre parole, il termine «duro» viene applicato all’oggetto stesso.

Nel secondo versetto, il giorno non è presentato come tempo, bensì come un oggetto denso, massiccio e pesante.

6. Alcuni esempi di descrizione di realtà sovrasensibili mediante la loro associazione a realtà percepibili dai sensi:

Allah non ha posto due cuori nel corpo di alcun uomo. (Sura al-Ahzab: 4)

Non siate come quella donna che fila con fatica un filo e poi lo strappa in brandelli. (Sura an-Nahl: 92)

(Arabo**********)

Nessuno sparli di un altro. Qualcuno di voi desidererebbe mangiare la carne del proprio fratello morto? (Sura al-Hujurat: 12)

Nel primo versetto si spiega che non è possibile dare posto nello stesso cuore a due cose di natura contrapposta. Nel secondo si spiega che fare una promessa e poi violarla è un’azione vana, come quando una vecchia fila il filo con le proprie mani e poi lo disfa. Nel terzo versetto si è cercato di suscitare avversione per la maldicenza. Si dice che il maldicente mangia a brandelli la carne del fratello morto, perché colui che è assente è stato paragonato a un morto. Pertanto, discutere i difetti di qualcuno in sua assenza non è come parlare dei suoi difetti, bensì come strappare e mangiare la sua carne a brandelli.

7. Il metodo della rappresentazione assume il rango di un principio generale. Per esempio, si dice che nel Giorno del Giudizio Finale le opere riceveranno una forma e saranno pesate. È detto:

(Arabo**********) Porrò la bilancia della giustizia nel Giorno della Resurrezione. (Sura al-Anbiyāʾ: 47)

(Arabo**********)

Pertanto, colui la cui bilancia sarà pesante vivrà una vita felice, mentre colui la cui bilancia sarà leggera avrà come dimora Hāwiya. (Sūra al-Qāriʿa: 6-9)

(আরবী**********)

Se un’opera avrà il peso di un granello di senape, Io la farò comparire; e Io solo sono sufficiente per tenere il conto. (Sūra al-Anbiyāʾ: 47)

(আরবী**********) Non subiranno alcuna ingiustizia, neppure della misura di un filo. (Sūra an-Nisāʾ: 49)

Non sarà fatta loro neppure un’ingiustizia della misura di un granello. (Sura an-Nisāʾ: 124)

Nei versetti sopra citati, le azioni e la Bilancia sono state definite come oggetti corporei.

La compresenza di immaginazione e rappresentazione

Spesso, nello stesso versetto del Corano, si verifica la compresenza di immaginazione e rappresentazione. L’oggetto trascendente viene allora separato dalla sua origine. Esso appare come un oggetto corporeo e percepibile dai sensi, e a quell’oggetto corporeo viene inoltre impressa un’immaginaria capacità di movimento. Ne abbiamo già degli esempi nei casi precedentemente presentati. Tuttavia, desideriamo offrire ancora alcuni nuovi esempi di questa regola, affinché disponiamo di più esempi per ciascuna regola. È stato detto:

(আরবী**********)

Anzi, scaglio la verità contro la falsità, dopodiché essa frantuma le teste della verità e della falsità. (Sura al-Anbiyāʾ: 18)

(আরবী**********) Egli gettò il terrore nei loro cuori (Sura al-Aḥzāb: 26)

(আরবী**********) Ho gettato tra loro inimicizia reciproca fino al Giorno della Resurrezione. (Sura al-Māʾida: 64)

(Arabo**********) Poi Allah fece scendere da parte Sua la tranquillità sul Suo Messaggero e sui credenti. (Sura at-Tawba: 26)

(Arabo**********) China davanti a loro con umiltà e mitezza. (Sura Bani Isra’il: 24)

Rileggete più volte i versetti citati e riflettete. Nel primo versetto sembra che la verità sia una sorta di proiettile d’aria che, colpendo la falsità, la frantuma. Nel secondo versetto il timore è presentato come una sostanza dura, che può essere scagliata da lontano e fatta penetrare nel cuore. Dal terzo versetto sembra che l’odio e l’inimicizia siano una sostanza solida che può essere scagliata tra i due gruppi. Dal quarto versetto si comprende che la consolazione è una sorta di sostanza che passava sopra il Nobile Messaggero (s.) e i credenti; dal quinto versetto sembra invece che, per l’umiltà e la mitezza, siano state sostituite delle braccia, che rimangono sempre chine davanti a loro.

In tutti gli esempi sopra riportati si è riunito insieme il concorso dell’immaginazione e della raffigurazione. Infatti, in questi esempi cose incorporee sono state presentate come corporee e in esse è stato creato un movimento immaginario. Considerate ora alcuni altri esempi.

(Arabo**********)

Sì, colui che ha commesso un peccato e quel peccato lo ha circondato. (Sura al-Baqara: 81)

(Arabo**********)

Ascoltate bene: essi erano già caduti nella fitna e, senza dubbio, l’Inferno circonda questi infedeli. (Sura at-Tawba: 49)

Nel primo versetto il peccato è stato identificato come una sostanza solida, e l’espressione «circondare nuovamente» fa comprendere il suo movimento. Dal secondo versetto sembra che la fitna sia una fossa, nella quale i miscredenti sono caduti.

Non confondete la verità con la falsità. (Sura al-Baqara: 42)

Proclama dunque loro l’ordine di Allah che hai ricevuto. (Sura al-Hijr: 94)

Dal primo versetto si comprende che la verità e la falsità sono entrambe sostanze solide, di cui l’una ricopre l’altra. Poiché nel secondo versetto viene usata la parola «squarciare», sembra che l’ordine di Allah sia una sostanza che può essere squarciata e mescolata con un’altra sostanza.

(Arabo**********)

Allah è il protettore di coloro che hanno creduto. Egli li fa uscire dalle tenebre verso la luce. Quanto a coloro che non credono, i loro protettori sono i ṭāghūt. Essi li fanno uscire dalla luce e li conducono verso le tenebre. (Sura al-Baqara: 257)

(Arabo**********)

E chiunque respinga il ṭāghūt e creda in Allah si sarà aggrappato a un’impugnatura saldissima, che non si spezzerà mai. (Sura al-Baqara: 256)

Nel primo versetto, la guida è paragonata alla luce e il peccato alle tenebre; usando l’espressione «far uscire», si è cercato di mettere il pensiero in movimento. Nel secondo versetto, la fede è paragonata a un oggetto solido che non teme di essere spezzato o lacerato.

Negli esempi citati si può osservare che, quando ciò che è metafisico viene separato dalla sua origine e presentato in forma corporea e dinamica, quel significato si concretizza e avvolge completamente la nostra mente.

Anche nei passi del Corano Sapiente in cui vengono descritti l’Essenza e gli attributi di Allah l’Altissimo, e in cui l’intento viene espresso con chiarezza, sono state tracciate immagini corporee nello stesso stile. Per esempio:

La mano di Allah è sopra le loro mani. (Sura al-Fath: 10)

Il Suo Trono era allora sull’acqua. (Sura Hud: 7)

Il Suo seggio (potere) si estende sui cieli e sulla terra. (Sura al-Baqara: 225)

Poi si stabilì sul Trono. (Sura al-A‘raf: 54)

Poi rivolse lo sguardo verso il cielo, che era una massa di fumo. (Sura Fussilat: 11)

(Arabo**********)

Nel Giorno della Resurrezione, tutta la terra sarà nella Sua mano e i cieli saranno ripiegati nella Sua mano destra. (Sura az-Zumar: 67)

(Arabo**********)

O Profeta! Quando lanciavi i ciottoli, non eri tu a lanciarli: è stato Allah a lanciarli. (Sura al-Anfal: 17)

Allah restringe e amplia. (Sura al-Baqara: 245)

E il tuo Signore e gli angeli verranno e si presenteranno schierati in file. (Sura al-Fajr: 22)

(Arabo**********)

Gli ebrei dicono: «La mano di Allah è legata». Siano legate le loro mani. Su di loro ricada la maledizione per aver detto ciò. Al contrario, entrambe le Sue mani sono aperte. (Sura al-Ma’ida: 64)

(Arabo**********)

Quando Allah dice: «O Gesù! Completerò il periodo della tua permanenza nel mondo e ti eleverò a Me». (Sura Āl ʿImrān: 55)

In realtà, il punto era proprio quello che abbiamo esposto sopra. Tuttavia, discutere e polemizzare sull’uso della lingua e delle frasi e sul loro significato è diventato una moda; per questo sono sorte divergenze anche riguardo alle parole sopra menzionate. Eppure qui non vi era alcun motivo per simili polemiche. Infatti, in tutte queste espressioni è stato adottato uno stile di esposizione che costituisce lo stile generale del Corano. In altre parole, il significato originario è stato presentato mediante i metodi del tajsīm e del takhyīl. Si tratta di uno stile che non contiene né arretratezza né distorsione.

Capitolo quinto

La composizione artistica del Corano

Quando diciamo che, tra gli elementi coranici, il metodo della raffigurazione riveste il ruolo di principio fondamentale o di base, e che l’immaginazione e la rappresentazione costituiscono i suoi esempi più luminosi, il discorso non è certo concluso. Il semplice fatto di dirlo non esaurisce né il diritto di descrivere la peculiarità del Corano, né porta alla luce tutte le caratteristiche della sua rappresentazione visiva. A dire il vero, oltre alla raffigurazione, all’immaginazione e alla rappresentazione, nel Corano vi sono numerosi altri aspetti ornamentali. Finché non si sarà penetrati in quella foresta, non si potrà parlare compiutamente della composizione artistica del Corano, che svolge un ruolo importante nella rappresentazione visiva.

Tipi di composizione artistica

La composizione artistica ha diversi livelli. Vi sono alcuni aspetti artistici e ornamentali della composizione che gli specialisti hanno analizzato. Ve ne sono però altri sui quali non hanno lasciato neppure la minima traccia.

1. Un tipo di composizione, legato alla disposizione dell’espressione: consiste nell’organizzare le parole adatte secondo un metodo determinato, grazie al quale la frase giunge alla soglia della perfezione nell’espressione e nell’eleganza. Se ne è discusso così ampiamente che non è necessario aggiungere altro.

2. Un altro aspetto della composizione riguarda la melodia e il ritmo, che nascono dalla scelta appropriata delle parole e dalla loro disposizione secondo un metodo particolare. Questo metodo è pienamente evidente nel Sacro Corano ed è intimamente integrato nella sua struttura artistica. Tuttavia, lo sguardo degli antichi sapienti non riuscì ad andare oltre la melodia e il ritmo esteriori. Essi non sapevano neppure quante fossero le note, i ritmi e le misure della musica, né secondo quale stile e in quali punti venissero impiegati.

3. Uno degli aspetti retorici della composizione del Sacro Corano che gli esperti della retorica hanno individuato consiste nel fatto che la conclusione dei versetti o dei discorsi del Sacro Corano è stata formulata in conformità con il contenuto. Per esempio, i versetti nei quali vengono descritti l’Essenza e gli attributi di Allah l’Altissimo si concludono con la frase: (arabo**********). Analogamente, laddove si discute di un segreto nascosto, il discorso si conclude con la frase: (arabo**********). Un altro metodo consiste nell’iniziare con un ism mawṣūl (termine relativo), portando poi la frase a compimento senza la ṣilah, ossia il termine connettivo. In seguito viene descritta la jazāʾ, cioè la ricompensa. Per esempio:

(arabo**********)

Per coloro che hanno smentito i Miei versetti e se ne sono allontanati con arroganza, le porte del cielo non saranno aperte e non potranno entrare in Paradiso finché il cammello non passerà per la cruna dell’ago. (Sura al-Aʿrāf: 40)

Allo stesso modo, dove si parla di insegnamento e formazione, viene utilizzata la parola «Rabb». Ad esempio:

(Arabo**********)

Leggi nel nome del tuo Rabb, che ti ha creato. Ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Leggi: il tuo Rabb è sommamente misericordioso, Colui che ha insegnato mediante la penna. Ha insegnato all’uomo ciò che egli non sapeva. (Sura al-ʿAlaq: 1-5)

Laddove si parla della sovranità, dell’onore e del prestigio di Allah, viene utilizzata la parola (**). Vale a dire:

(Arabo**********)

In verità, presso Allah è la conoscenza dell’Ora. Egli fa scendere la pioggia e sa ciò che si trova nei grembi. (Sura Luqman: 34)

Analogamente, la parola (***) è stata utilizzata in modi diversi a seconda del luogo e del tempo. Talvolta si menziona una sola volta la parola Allah e nei versetti successivi si utilizza soltanto il pronome. In altri casi essa compare all’inizio della frase, in altri ancora alla fine, e in altri viene usata congiuntamente la parola Allah e il suo pronome. In molti luoghi è stata impiegata per introdurre una domanda, mentre in molti altri per una descrizione affermativa. Per molti studiosi della retorica, ciò è considerato un esempio supremo di eloquenza.

4. Tra i contenuti e gli scopi dei diversi versetti del Corano esiste una continuità semantica. Inoltre, la relazione che si crea passando dallo scopo di un versetto a quello di un altro costituisce anch’essa un esempio di composizione artistica. Tuttavia, il Corano non è vincolato ai principi che gli studiosi della retorica enunciano riguardo alla composizione artistica.

5. Probabilmente, il livello più elevato della composizione artistica di cui gli studiosi della retorica sono giunti finora a comprendere la natura è la composizione intrinseca del Corano, riscontrabile nella successione espositiva di alcuni versetti. A proposito della Sura al-Fatiha, abbiamo citato, nel capitolo «Ricerca e tafsir del Corano», quanto scritto dall’Allama Zamakhshari. Le caratteristiche individuate dagli studiosi della retorica sono state finora proclamate dagli studiosi della balagha coranica come la migliore espressione della composizione artistica. È sorprendente che essi non siano riusciti a cogliere l’altro aspetto della composizione artistica. Spingendosi oltre, si sono limitati a tentare di dire qualcosa sulla melodia e sul ritmo del Corano. Probabilmente hanno ritenuto che il Corano non possedesse più alcun’altra caratteristica. In realtà, questa è soltanto una delle caratteristiche del Corano. Ma si sono fermati qui, ritenendosi soddisfatti.

Poiché gli studiosi della balagha non erano consapevoli del fatto che il messaggio presentato nel Corano attraverso la rappresentazione e la raffigurazione costituisce l’elemento fondamentale, non hanno potuto illustrare adeguatamente la questione della composizione artistica. Questo libro è stato scritto proprio per presentare le nostre nuove riflessioni e ricerche su tale argomento. Non è nostra intenzione disputare o polemizzare su questioni già trattate. Desideriamo cercare di comprendere da una nuova prospettiva tutto ciò che è stato scritto sugli aspetti retorici del Corano e continuare a spingerci oltre il punto al quale si sono fermati i nostri predecessori. Vi è infatti ampio spazio per farlo. A questo proposito riteniamo sufficienti gli esempi che abbiamo discusso inizialmente nell’esegesi della «Sura al-‘Alaq» e nel capitolo «La fonte del potere ammaliante del Corano». Da questi esempi risulta evidente che nel Corano vi sono ampie possibilità di discutere da una nuova prospettiva i legami tra i pensieri e il processo della composizione esteriore.

Desideriamo soltanto indicare che tra gli eventi narrati nel Corano e i luoghi ad essi collegati esiste un legame spirituale invisibile. Al tempo stesso, il Corano tiene conto degli scopi religiosi, dei contenuti e degli aspetti artistici di tali eventi. Esempi di questo genere di corrispondenza saranno presentati nel capitolo intitolato «Gli eventi narrati nel Corano». Una simile corrispondenza si riscontra anche nelle scene della Resurrezione, nelle scene della pace e del castigo e nelle scene dei dialoghi tra gli abitanti del Paradiso e quelli dell’Inferno, così come negli eventi narrati nel Corano. Nella descrizione di tutti questi elementi è stata osservata anche una continuità o un legame. Ciò non significa, tuttavia, che lo scopo principale, per il quale quell’evento è stato introdotto, sia stato portato direttamente al centro della discussione.

Il punto fondamentale è che il significato e la portata, così come lo scopo e l’obiettivo, del Nobile Corano sono estremamente sottili, profondi e altamente elevati. Tuttavia, la recondita bellezza della descrizione e dell’interpretazione coraniche è assai più ampia di quanto possa essere rappresentato. Non ci è possibile abbandonare il percorso semplice e pianeggiante della trattazione e, con un solo slancio, portare la penna fino alla vetta più alta di quell’argomento. Perciò avanzeremo gradualmente, cercando di ascendere passo dopo passo a quella vetta.

Nel Nobile Corano vi sono alcuni passi in cui il messaggio viene esposto mediante il metodo della raffigurazione; in essi si riscontra una perfetta corrispondenza tra il messaggio e la situazione. Per esempio, questo stile di descrizione sensibile, o il significato lessicale, si dimostra utile a completare i tratti dell’immagine. È una svolta che, nella descrizione, funge da collegamento tra spiegazione e immagine, là dove le vie della descrizione dal tono leggero e dello stile compositivo di alto livello si separano. Come recita il versetto successivo:

(আরবী**********)

Senza dubbio, presso Allah l’Altissimo, i peggiori tra tutti gli esseri viventi sono quei muti e sordi che non comprendono. (Sura al-Anfal: 22)

La parola (****) viene usata per gli animali comuni. Tuttavia, spesso con questa parola si indicano anche gli esseri umani. Infatti, la parola (****) designa tutti gli esseri che si muovono sulla superficie della terra; poiché anche gli esseri umani si muovono sulla superficie terrestre, essa può essere applicata anche a loro. Ma la ragione non è obbligata ad accettare la parola (***) nel senso di esseri umani. Ciò è contrario all’uso normale. Qui, usando la parola (***) per gli esseri umani, si vuole indicare che nel loro carattere e nel loro comportamento si manifesta un atteggiamento animalesco, che ostacola il loro cammino verso la retta guida. In tal modo, il quadro della loro incuria e della loro animalità si completa; con le parole (***) (non percepiscono) ciò viene reso ancora più chiaro.

In un altro versetto è detto:

(Arabo**********)

Quanto ai miscredenti, si abbandonano ai piaceri e mangiano come mangiano i quadrupedi; la loro dimora sarà l’Inferno. (Sura Muhammad: 12)

In questo versetto è stato tracciato un quadro straordinario, paragonando i miscredenti agli animali. Infatti, nella breve vita terrena, si divertono molto e cercano in vari modi di godere dei piaceri e degli svaghi mondani. Sono però completamente incuranti del castigo dell’Aldilà che li attende: un comportamento che si addice soltanto agli animali. Questi rimangono occupati a mangiare, bere e divertirsi, senza mai pensare che il coltello del macellaio li sta aspettando. Sembra che il loro unico compito sia mangiare, bere e divertirsi.

Guardate un altro esempio:

(Arabo**********)

Le vostre mogli sono per voi un campo. Accostatevi dunque al vostro campo come volete. (Sura al-Baqara: 223)

In questo versetto si riscontrano diversi aspetti di somiglianza, sia nascosti sia manifesti. Qui il delicato rapporto tra marito e moglie è presentato in modo estremamente sottile e suggestivo. L’analogia più affascinante consiste nel paragonare il rapporto tra marito e moglie a quello tra un agricoltore e il suo campo. Come la terra è il luogo in cui si producono i raccolti, così la moglie è il luogo in cui si generano i figli. Come il granaio viene riempito con il raccolto della terra, così, generando figli attraverso la moglie, la discendenza viene condotta verso il compimento. In poche parole, l’intero scopo e obiettivo sono stati esposti in modo preciso e armonioso.

[5.2] Spesso una sola parola — non un’intera frase — non si limita a recare il segno del parziale compimento dell’immagine, ma la rende invece manifesta nella sua interezza. Nella tecnica figurativa, questa corrispondenza è ancora più forte di quella precedente. Essa è quasi prossima alla completezza. La sua importanza deriva dal fatto che una sola parola, senza una frase completa, può essere sufficiente a rendere visibile un’immagine. Non appena quella parola giunge all’orecchio, nella mente si manifesta un’immagine compiuta.

(Arabo**********)

O credenti! Che cosa vi è accaduto? Quando vi viene detto di uscire per la causa di Allah, rimanete aggrappati alla terra. (Sura at-Tawba: 38)

Quando, recitando questo versetto, la parola (***) giunge all’orecchio, nel mondo del pensiero si profila l’immagine di un oggetto pesante. Sembra che qualcuno tenti ripetutamente di sollevare un oggetto molto pesante, ma non riesca a farlo proprio a causa del suo peso. Sembra che la parola stessa pesi diverse tonnellate. Se nel versetto fosse stata usata (***) (in realtà il significato delle due parole è lo stesso), non avrebbe comunicato una pesantezza così grande come la parola precedente. Lo scopo sarebbe venuto meno. Ma la parola impiegata è stata utilizzata con tale precisione che, non appena la ode, l’ascoltatore vede con gli occhi dell’immaginazione l’immagine di un peso gravoso, quasi impossibile da sollevare.

Un altro versetto di questo genere è:

(Arabo**********)

E tra voi vi è anche chi certamente si attarderà intenzionalmente. (Sura an-Nisāʾ: 72)

Non appena si legge questo versetto, si forma l’idea di un indugio; in particolare, non appena si recita o si ascolta la parola (***), davanti agli occhi appare un’immagine: la loro lingua si irrigidisce nel pronunciare quelle parole. Soltanto con grande difficoltà e dopo molto tempo giungono infine alla conclusione.

Nel Corano, le parole del profeta Noè (pace su di lui) sono riportate così:

(Arabo**********)

(Noè disse:) O mio popolo, ditemi: se io mi baso su una prova evidente da parte del mio Signore, ed Egli mi ha concesso una misericordia da parte Sua, ma essa non è visibile ai vostri occhi, posso forse imporvela contro la vostra volontà? (Sura Hūd: 28)

Non appena viene recitata in questo versetto la parola (*****), si staglia nello specchio della mente un’immagine di avversione e insistenza. Tutta la sua coscienza e la sua facoltà di parlare si intrecciano in modo tale, come (****), o come si comporta chi odia con ciò che odia. Lo stretto rapporto tra parola e significato che emerge in questo versetto costituisce una delle applicazioni più vigorose della balāgha e della fasāha, che i mufassirūn delle epoche passate e contemporanee hanno definito una delle caratteristiche distintive del Sacro Corano.

Altrove è detto:

(আরবী**********)

Quanto a coloro che sono miscredenti, per loro vi è il fuoco dell’Inferno. Non sarà decretata per loro la morte, così che possano morire, né sarà loro alleviata la punizione. È così che ricompenso gli ingrati. Là grideranno: «O nostro Signore! Facci uscire da qui: compiremo opere buone e non faremo più ciò che facevamo prima». (Sura Fāṭir: 36-37)

Non appena si ode in questo versetto la parola (****), sembra che gli abitanti dell’Inferno stiano urlando e che la loro voce riecheggi tutt’intorno. Al contempo si presenta un’altra immagine: nessuno ascolta quelle loro strazianti grida e nessuno accorre per porvi rimedio, a causa di quelle urla disperate. Da questa immagine si comprende quanto sia terrificante l’intensità della punizione.

Quando una sola parola rende manifesta l’intera idea espressa dalla frase, essa rappresenta (***) o la forma suprema della disposizione (artistica). Per esempio:

(আরবী**********) Di indole dura e inoltre famigerato. (Sura al-Qalam: 13)

In questo versetto, la parola (***) è sufficiente a dipingere compiutamente l’immagine dell’asprezza d’animo e della spietatezza.

Un altro versetto nobile simile:

(আরবী**********) Tuttavia, una vita così lunga non potrà salvarli dal castigo. (Sura al-Baqara: 96)

In questo versetto, il soggetto di (****) è (***) e ha delineato un quadro completo e vivido. Non appena queste poche parole vengono pronunciate, quel quadro appare davanti agli occhi.

Anche il versetto successivo è un ottimo esempio:

(আরবী**********)

Poi saranno gettati a capofitto nella Jahannam, loro e gli sviati — cioè gli idoli e gli idolatri — insieme a tutte le schiere di Iblis. (Sura ash-Shu’ara: 94-95)

In questo versetto, la parola (****) rappresenta il rumore della caduta nella Jahannam.

Va notato che, nei due versetti, il significato letterale delle due parole (***) e ((***)) fa apparire davanti agli occhi l’intero quadro. Non si tratta del fatto che il particolare uso coranico generi in esse questo tipo di concetto. In realtà, le parole appena ricordate sono state impiegate in uno specifico contesto coranico e vi compaiono una sola volta. Si può certamente affermare che il passo in cui sono state impiegate le due parole menzionate è senza dubbio annoverato tra le descrizioni figurative più eccellenti.

Tra i diversi sinonimi descrittivi usati nel Nobile Corano per indicare il Giorno della Resurrezione vi sono anche (****) (colei che assorda) e (***) (colei che si estende su ogni cosa). Nella parola (***) si avvertono un tale rimbombo e una tale durezza che, appena la si ode, sembra che quel fragore debba far scoppiare le orecchie. Questa parola penetra nell’aria, raggiunge il condotto uditivo e assorda. Allo stesso modo, anche la parola (****) sembra indicare qualcosa che si muove a velocità estrema: si sta estendendo su ogni cosa con la rapidità di una tempesta e la inghiotte. Un altro versetto dice:

(আরবী**********) Per l’alba, quando respira, cioè quando si illumina. (Sura at-Takwir: 18)

Sono rimasto stupefatto vedendo la scelta di una parola così delicata e armoniosa come (***) e riflettendo sui suoi sinonimi alternativi. Anche voi resterete meravigliati dell’inimitabilità del Corano e sarete costretti ad ammettere che la bellezza e l’inimitabilità del Nobile Corano sono state accresciute dalla scelta della parola giusta nel luogo giusto. Altrove è detto:

(আরবী**********)

Quando Egli stese su di voi, da parte Sua, il velo del sonno per darvi serenità. (Sura al-Anfal: 11)

In questo versetto, il sonno viene indicato con la parola (****) (torpore), per esprimere la forza del suo effetto. Sembra che il sonno sia una sorta di velo sottile e delicato, che avvolge con grande comodità e morbidezza. Dalla parola (***) sembra che la serenità e la sicurezza abbiano ricoperto il mondo intero.

Rappresentazioni create dalle parole e dalla pronuncia si trovano anche nell’ultima sura del Nobile Corano, la sura an-Nas. Riflettete:ঢ়

(আরবী**********)

Di’: «Mi rifugio presso il Signore degli uomini, presso il vero Sovrano degli uomini, presso la divinità degli uomini, dal male del sussurratore satanico che si ritrae quando viene pronunciato il nome di Allah, che insinua tentazioni nei cuori degli uomini, sia egli tra gli uomini o tra i jinn». (Sura an-Nās: 1-6)

Recitate più volte questa sura e noterete che la vostra voce produrrà un waswasa completo, identico al waswasa descritto nella sura. Esso si produce soprattutto recitando il seguente versetto.

(আরবী**********)

Osservate un altro esempio. È stato detto:

(আরবী**********)

Quanto sono dure le loro parole! Ciò che dicono non è altro che menzogna. (Sura al-Kahf: 5)

Anche questo versetto è pertinente all’argomento trattato, sebbene vi sia una lieve differenza. In esso si parla dell’errore secondo cui Allah avrebbe un figlio. Tale menzogna estrema viene confutata in ogni modo possibile. Anzitutto, pronunciando la parola (***), il soggetto viene lasciato sottinteso. Inoltre, assumendo la parola (***) come tamyīz e nakira (indeterminata), si produce un’intensificazione dell’abiezione. Poi, con la parola (***) si fa comprendere che quelle parole sono uscite dalla bocca involontariamente e per ignoranza. Attraverso (****) viene mantenuto l’orrore e la bassezza che essa suscita. Nel pronunciare questa parola, la bocca viene tenuta leggermente aperta, ma si richiude non appena viene pronunciata la mīm finale (**). Eppure, in quel momento, l’aria continua a uscire dalla trachea e a riempire la bocca.

Esiste un tipo di parola che rappresenta effettivamente il contenuto, ma non facendo entrare nell’orecchio il proprio significato e il proprio suono. La sua immagine si estende soltanto come quell’ombra che si forma nel mondo del pensiero. Va notato che la parola e il discorso possiedono ciascuno una propria ombra o riflesso, che diventa visibile quando l’attenzione dell’uomo si posa su di essi. Il seguente versetto ne è un esempio:

(আরবী**********)

Racconta loro la storia di colui al quale avevo dato i Miei segni, ma che se ne allontanò. (Sura al-Aʿrāf: 175)

In questo versetto, la parola «fanasalakha» (***) fa intuire come quell’uomo si sia svincolato dai segni che gli erano stati dati. Anche il versetto seguente costituisce un altro eccellente esempio: (আরবী**********)

Poi, al mattino, entrò in città impaurito e guardingo. (Sura al-Qaṣaṣ: 18)

In questo versetto, la parola (***) rende manifesta l’immagine di Mosè (pace su di lui) mentre era impaurito e apprensivo. Al tempo stesso, bisogna tenere presente che Mosè (pace su di lui) considerò come luogo in cui manifestare la paura «fī al-madīna» (***), cioè la città, che normalmente è un luogo di pace e sicurezza. Sebbene con «yattarraqabū» (*****) si indichino proprio quei luoghi in cui si nascondono paura e terrore, qui un luogo di pace e sicurezza è stato presentato sotto un’immagine terrificante.

Abbiamo già presentato esempi di questo genere nel capitolo «Immaginazione e rappresentazione»; anch’essi sono pienamente coerenti con quanto detto.

Talvolta, nella stessa parola, il suono e l’effetto si fondono. Per esempio:

(আরবী**********) Il giorno in cui saranno spinti verso il fuoco dell’Inferno. (Sura al-Ṭūr: 13)

In questo versetto, la parola crea, insieme al suono e all’effetto, un’immagine del suo significato. È interessante notare che il significato della parola è colpire o spingere con forza. Quando qualcuno viene spinto con grande forza, dalla sua bocca esce involontariamente un «oh!». Questo suono è perfettamente in armonia con la parola. Si osservi anche il seguente versetto:

Prendilo e trascinalo nel mezzo dell’Inferno. (Sura ad-Dukhan: 47)

In questo versetto, non appena il suono della parola penetra nell’orecchio, si produce un turbamento nel mondo dei pensieri e davanti agli occhi appare un’immagine vivida.

In questo capitolo possiamo menzionare quelle parole delle quali abbiamo detto che il loro stesso suono richiama il significato letterale. Per esempio, torpore, inspirare e Resurrezione. Queste parole, insieme al suono, producono anche un’ombra. Tuttavia, è estremamente difficile stabilire i confini della sottile differenza esistente tra il loro suono e la loro ombra. Quando una parola raffigura il proprio significato e la propria idea, il suo suono e il suo contenuto concettuale si fondono. Essa non si dirige soltanto verso il significato, ma anche verso il pensiero e l’immagine. Ed è proprio questo il nostro punto d’arrivo.

[5.3] Tra i metodi di rappresentazione scenica adottati dal Corano per esporre il proprio messaggio vi è anche il taqābul, ovvero il contrasto. Quando il Corano desidera delineare attraverso le parole un’immagine sottile, segue per lo più il metodo del taqābul. Per esempio:

(Arabo**********)

Uno dei Suoi segni è la creazione dei cieli e della terra e delle creature viventi che Egli ha disseminato fra di essi. Egli è capace, quando vuole, di riunirle. (Sūra al-Shūrā: 29)

In questo versetto, le due parole «disseminati» e «riunire» rappresentano il taqābul, ossia il contrasto. Usando insieme, nello stesso versetto, queste due parole contrapposte, è stata delineata un’immagine completa, che si manifesta nel mondo del pensiero come una successione di immagini. Sebbene le due parole abbiano significati opposti, si armonizzano magnificamente.

Nel versetto seguente sono riunite due immagini contrapposte: quella della vita e quella della morte.

(আরবী**********)

Non hanno dunque aperto gli occhi? Prima di loro abbiamo distrutto molte comunità nelle cui abitazioni essi ora vagano. In ciò vi sono certamente dei segni. Non ascoltano forse? Non osservano forse che facciamo scorrere l’acqua sulla terra arida e ne facciamo germogliare i raccolti, di cui si nutrono essi e il loro bestiame? Perché dunque non prestano attenzione a questa realtà? (Sura as-Sajda: 26-27)

Osservate quanta differenza vi sia in questo versetto tra la vita e la morte. Dapprima si parla di quelle persone che un tempo camminavano sulla terra. Oggi sono morte, sono state distrutte e la loro dimora è desolata. Poi, in un batter d’occhio, viene presentata un’immagine del tutto diversa: quella della terra morta che si riveste di verde e di rigoglio. Qui il taqābul, ossia il contrasto, non si trova principalmente tra una condizione e un’altra, bensì tra la vita e la morte.

Immagini di questo tipo di ‘taqābul’ (contrasto) si trovano in gran numero nei passi in cui si parla della pace e del castigo della vita ultraterrena. Di seguito riportiamo alcuni esempi di questo genere.

(আরবী**********)

Ciò è sconveniente. Quando la terra sarà ridotta in frantumi e il tuo Signore apparirà, gli angeli si schiereranno in file e sarà condotta la Jahannam, quel Giorno l’uomo ricorderà. Ma a che gli servirà allora quel ricordo? Dirà: «Ahimè, se solo avessi mandato avanti qualcosa per questa mia vita!». Quel Giorno nessuno infliggerà un castigo come il Suo castigo e nessuno legherà con legami come i Suoi. (Sura al-Fajr: 30)

Persino in una situazione così terrificante, a un credente ci si rivolgerà con parole colme di tenerezza e affetto: «O anima tranquilla, torna al tuo Rabb». In questo ritorno si scorge la prova del profondo amore e della soddisfazione tra quel servo e il suo Signore. (***) In altre parole, entrambi manifestano amore l’uno verso l’altro. I segni d’amore e d’affetto presenti in queste parole fanno pensare che l’intero ambiente sia legato da un vincolo d’amore. Poi viene detto: (আরবী**********) «Unisciti ai Miei servi eletti e stringi con loro un rapporto di amicizia». (আরবী**********) «Poi entra nel Mio Paradiso». La descrizione della Jahannam aveva avvolto l’intero ambiente in un’immagine di paura e angoscia. Qui troviamo un’immagine completamente opposta, colma d’amore e d’affetto.

L’esempio precedente era un’immagine di contrasto tra il miscredente e il credente. Ora presento un’immagine di contrasto tra il castigo degli abitanti dell’Inferno e le beatitudini degli abitanti del Paradiso.

(Arabo**********)

Ti è giunta la notizia del Giorno della Resurrezione, che avvolgerà ogni cosa? Quel giorno, molti volti saranno umiliati, afflitti e stanchi. Entreranno in un fuoco ardente. Saranno fatti bere da una fonte bollente e non avranno altro cibo se non arbusti spinosi. Esso non nutrirà i loro corpi né placherà la loro fame. E molti volti, quel giorno, saranno radiosi, soddisfatti delle loro opere. Dimoreranno in un Paradiso elevatissimo. Là non udranno discorsi vani. Vi sarà una fonte scorrente, sedili elevati e splendidamente ornati, coppe preparate e tappeti disposti in file, nonché tappeti ampiamente distesi.

I versetti precedenti presentano una bella immagine di contrasto tra il castigo e le beatitudini. Nel Sacro Corano vi sono molti esempi di questo genere.

[5.4] Gli esempi precedenti erano due immagini contrapposte. Questa volta, invece, presenteremo alcuni esempi che sono anch’essi contrapposti, ma uno riguarda il passato e l’altro il presente. Il passato viene portato con l’immaginazione nel presente, e così vengono delineate due immagini contrapposte di due stati. Per esempio:

(Arabo**********)

Egli ha creato l’uomo da una goccia di sperma, eppure questi è un aperto contendente. (Sura An-Nahl: 4)

Lo stato che ora abbiamo davanti a noi è quello di una persona apertamente litigiosa (****), mentre in passato era soltanto una piccola goccia di sperma. Qui si vuole mostrare l’enorme distanza tra questi due stati. Perciò è stato omesso lo stato intermedio tra di essi. Si può esprimere così: se questo è stato l’inizio dell’uomo, allora non gli si addice essere litigioso. Un altro esempio analogo:

(Arabo**********)

Lasciami nelle mie mani i negatori della verità, possessori di ricchezze, e concedi loro un breve rinvio. In verità, presso di Me vi sono catene, una fornace, cibo che si blocca in gola e un castigo doloroso. (Sura al-Muzzammil: 11-13)

Anche qui si osserva un contrasto tra due condizioni. Una è presente nel momento attuale, ossia l’orgoglio derivante dalla ricchezza. L’altra non è presente nel momento attuale, ma è limitata soltanto al regno dell’immaginazione. Nella realtà non ha alcuna esistenza. Da questo esempio emerge l’importanza artistica e religiosa. Prestate attenzione ai versetti seguenti:

(Arabo**********)

Guai a ogni diffamatore che calunnia, davanti e alle spalle; a colui che accumula ricchezze e le conta meticolosamente. Crede che la sua ricchezza rimarrà con lui per sempre. No, non è così! Sarà certamente gettato nell’«Hutamah». E che cosa ti farà comprendere che cos’è l’«Hutamah»? È il fuoco acceso da Allah, che giungerà fino ai cuori. Essi saranno legati a essa mediante lunghe colonne. (Sura al-Humazah: 1-9)

In questa sura vengono descritte due condizioni contrapposte. Una è la condizione terrena e l’altra quella dell’Aldilà. Vi sono alcuni arroganti e superbi che, immersi nella ricchezza e nell’opulenza di questo mondo, hanno dimenticato l’Aldilà e si dedicano ai divertimenti mondani. Ma all’altro capo del cammino che stanno percorrendo li attende la Jahannam: una Jahannam che polverizza ogni cosa e il cui fuoco raggiunge i cuori, proprio quei cuori oggi sconvolti dall’orgoglio e dalla superbia. Là saranno legati strettamente in modo tale da non poter uscire di propria volontà, né da poter essere liberati da qualcun altro.

Nel versetto seguente è detto:

(Arabo*********)

Gli uomini della sinistra—ahimè, in quale tormento si troveranno gli uomini della sinistra! Saranno in mezzo a un vapore ardente e ad acqua bollente, all’ombra di una nube di fumo, che non è né fresca né confortevole. In precedenza vivevano nell’agio. (Sura al-Wāqiʿa: 41-45)

Qui vengono poste l’una di fronte all’altra due condizioni. Una è la condizione attuale degli abitanti dell’Inferno: vapore caldo, acqua bollente e l’ombra del fumo, che è ombra solo di nome. Questa dura condizione viene presentata contrapponendola alla loro condizione precedente, cioè quella del benessere e dell’agio.

Tra la condizione descritta sopra e le altre condizioni ad essa collegate vi è un sottile elemento di riflessione. Le persone menzionate in questo versetto sono ancora pienamente vive e si muovono nel mondo. Dispongono di tutti i piaceri e gli agi mondani: questa è la loro condizione attuale. Quanto al tormento che li attende nell’Aldilà, è una questione futura. Eppure il Corano ha portato quella condizione futura nel presente. Il lettore immagina che, dopo aver concluso i loro affari mondani, essi siano già entrati nella condizione preparata per loro. Tutti i piaceri e le gioie del loro passato sono ormai terminati. Si trovano di fronte a un tormento intenso. In questa situazione viene loro ricordato il passato, quel periodo di felicità.

Si potrebbe pensare che si tratti di una riflessione davvero singolare. E allora? Il Corano presenta il discorso in questo stile in molti luoghi. Questa descrizione coranica possiede sia un valore artistico sia un richiamo religioso. Chi ricerca la dimensione artistica ritiene che non si tratti soltanto della proiezione di una similitudine, ma di un evento che, oltrepassando i limiti della percezione e della comprensione, si svolge davanti agli occhi e sta accadendo.

I ricercatori religiosi dovrebbero avere una fede così salda (yaqīn) negli eventi che avranno luogo nell’Inferno, come se stessero accadendo proprio ora. Ciò è legato alla percezione. E questa fede salda prepara le persone ad accogliere l’invito alla fede.

Anche il versetto seguente è collegato all’esempio precedente.

(Arabo*********)

Afferralo e trascinalo nell’Inferno. Poi versagli sul capo il tormento dell’acqua bollente. Ora assaggia! Tu sei davvero il potente, il nobile. (Sura ad-Dukhān: 47-49)

Anche il versetto seguente presenta un quadro contrapposto:

(Arabo*********)

No, quando l’anima giungerà alla gola e si dirà: «Chi potrà recitare un’invocazione?»; egli penserà che sia giunto il momento della separazione e una gamba si avvinghierà all’altra. Quel Giorno tutto sarà ricondotto al tuo Signore. Egli non aveva creduto e non aveva pregato; al contrario, aveva considerato tutto menzogna e aveva voltato le spalle. Poi era tornato con arroganza dalla sua famiglia. (Sura al-Qiyāmah: 26-33)

Nei versetti citati vengono presentati i quadri contrapposti di due situazioni. La prima è quella ormai trascorsa nel passato. Sembra che l’intero universo creato abbia perso tutta la sua bellezza e sia divenuto languido. Vi fu un tempo in cui il defunto non pregava e non accettava la verità del Corano. Ora una situazione, quella del momento della morte, si presenta davanti ai suoi occhi, mentre egli rimane impassibile. Il momento della morte è arrivato ed egli è così sconvolto dalla paura che le gambe gli tremano convulsamente. L’anima è giunta fino alla gola e qualcuno domanda: «Non c’è nessuno che possa recitare un’invocazione?»; qualcuno che possa salvarlo da questa calamità, come si ricorre alle formule d’esorcismo per liberarsi dall’influsso dei jinn e degli spiriti.

Il moribondo pensa: «Oggi è il giorno in cui verrò separato dalla mia famiglia». I ricordi dei giorni passati riaffiorano nel suo cuore: essersi allontanato con arroganza dall’invito del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) per tornare dalla propria famiglia, e aver considerato menzognera la sua predicazione. Entrambe le immagini gli riappaiono davanti agli occhi. Ma ciò non gli recherà alcun beneficio, perché ormai una gamba è avvinghiata all’altra. Non c’è più tempo. Ora è iniziato il viaggio verso il ritorno al Signore.

Sesto capitolo

Melodia e ritmo nel Corano

Dopo aver dato solo un rapido sguardo a quanto altri autori hanno discusso riguardo alla rima e alla somiglianza delle parole del Corano, desidero trattare quell’aspetto della composizione artistica del Corano che finora non è stato esaminato in dettaglio e che è anch’esso attinente al tema di questo libro, in particolare la somiglianza dei suoni nella recitazione del Corano.

Ho già accennato al fatto che nel Nobile Corano vi sono melodia e ritmo (la somiglianza nella pronuncia delle parole), e che essi presentano diverse forme e varietà, svolgendo un ruolo ausiliario nell’esposizione del suo messaggio. Poiché tutto il Corano è ritmico, melodia e misura sono presenti ovunque. Si osserva che le diverse lettere di una stessa parola, così come ogni versetto e la sua parola finale, seguono le regole della metrica, sia che il versetto sia breve sia che sia lungo. Vorrei parlare delle frasi in cui si manifesta questa concordanza tra le parole finali. Nel Nobile Corano è detto:

(Arabo*********)

Non gli abbiamo insegnato la poesia, né essa gli si addice. Questo non è altro che un monito, rivelato come Corano chiaro. (Sura Yā-Sīn: 69)

Queste parole sono la risposta all’accusa dei miscredenti riportata nella Sura degli Amǧbiyāʾ:

(Arabo*********) (Dicevano:) «Ha inventato una menzogna; no, è piuttosto un poeta». (Sura al-Anbiyāʾ: 5)

Il Corano ha ragione nel dire che non è poesia. Ma la domanda è: gli Arabi che lo definivano poesia erano forse pazzi o ignoranti riguardo alla poesia? Certamente no. Dal momento che lo chiamavano poesia, in esso dovevano necessariamente essere presenti le caratteristiche della poesia, dal cui incanto magico anch’essi erano rimasti affascinati. Avevano familiarità con la somiglianza fonetica e la bellezza della recitazione coranica, e perciò riuscirono a comprendere che si trattava di una forma poetica. Anche se lo consideriamo soltanto dal punto di vista del metro e della rima, si comprende che in esso sono presenti le caratteristiche fondamentali della poesia.

Inoltre, il Corano ha armoniosamente assimilato sia la prosa sia la poesia. Il Nobile Corano è indipendente dal metro (****) e dalla rima (****), e non è soggetto ad alcun obbligo di presentare necessariamente una rima. Eppure in esso sono presenti melodia e ritmo. Anche la necessità di una rima alla fine dei versetti, il Corano non l’ha trascurata. Al tempo stesso, ha incorporato anche le caratteristiche della poesia di cui abbiamo parlato sopra. Da questo punto di vista si può dire che nel Corano sono presenti le caratteristiche sia della prosa sia della poesia. [Il dottor Ṭāhā Ḥusayn ha scritto: Il Corano non è né poesia né prosa; il Corano è semplicemente Corano. È vero che in esso sembrano essere presenti metro e rima, ma ciò si limita soltanto all’aspetto esteriore visibile. Dal punto di vista della letteratura araba, non vi è alcun dubbio che il Corano sia una prosa eccellente e di alto livello. In secondo luogo, la forma prosastica del Corano è completamente autonoma e di natura diversa, e non è possibile fornire alcun paragone o esempio che le sia equivalente. —L’autore.]

A dire il vero, quando le persone recitano il Corano, percepiscono nel suono esteriore il metro e la rima; ciò è particolarmente evidente nelle sure composte da versetti brevi, oppure nei passi in cui viene presentata una scena narrativa. È presente anche nelle sure dai versetti lunghi, ma non è altrettanto evidente. Si osservi il seguente esempio, nel quale melodia, ritmo e metro si riflettono pienamente.

(Arabo*********)

Per la stella quando tramonta. Il vostro compagno non si è smarrito né è andato fuori strada, e non parla spinto dalla passione. È una rivelazione ispirata. Gliel’ha insegnata un angelo possente, dotato di forza innata, che apparve nella sua forma autentica all’orizzonte più alto. (Sura al-Najm: 108)

(Arabo*********)

Poi si avvicinò e rimase sospeso; la distanza era di due archi o anche meno. Allora Dio rivelò al Suo servo ciò che rivelò. Il cuore del Messaggero non mentì riguardo a ciò che aveva visto. Volete dunque disputare con lui su ciò che ha visto? (Sura al-Najm: 9-12)

(Arabo*********)

In verità, egli lo aveva già visto un’altra volta, presso il Sidrat al-Muntahā, vicino al quale si trova il Giardino della Dimora, quando il Loto era avvolto da ciò che lo avvolgeva. Il suo sguardo non deviò né trasgredì. In verità, egli vide i più grandi segni del suo Signore. (Sura al-Najm: 13-18)

Avete mai riflettuto su al-Lāt e al-ʿUzzā, e su Manāt, la terza, l’altra? (Sura al-Najm: 19-20)

Sono forse per voi i figli maschi e per Allah le figlie? (Sura al-Najm: 21)

(আরবী*********) Una tale divisione è davvero una divisione assai ingiusta. (Sura an-Najm: 22)

Nelle terminazioni dei versetti menzionati vi è una quasi corrispondenza metrica. Tuttavia, essa differisce alquanto dalla metrica della poesia araba. Alla fine di tutti i versetti compare lo stesso tipo di rima. Grazie al metro e alla rima, si crea una corrispondenza tra ciascun versetto e l’altro. Ne scaturisce una meravigliosa armonia melodica. Questa corrispondenza e somiglianza hanno anche un’altra ragione, sebbene non sia altrettanto evidente quanto il metro e la rima. Essa nasce infatti dalla scelta delle singole parole, dalla disposizione delle lettere e dall’ordine delle parole nella frase. La sua percezione e la sua comprensione dipendono dall’ampiezza della sensibilità, dalla coscienza religiosa e dal piacere per la melodia e la musica. Per questo è possibile distinguere tra il suono melodioso e quello dissonante di una frase; il semplice fatto che vi sia una rima alla fine della frase non basta a definirla melodia o ritmo.

Poiché i versetti menzionati sono brevi, anche la durata delle onde sonore da essi generate non è molto lunga. Tuttavia, il ritmo e il metro di tutti i versetti sono uguali; perciò vi è armonia in tutti. Non è necessario che l’ultima lettera di questi versetti sia sempre la stessa.

Per esempio, nella letteratura moderna, quando si scrive un racconto o un romanzo, non si presta attenzione a questo aspetto; invece, nel caso della melodia e del ritmo coranici, tutti questi elementi sono stati tenuti in considerazione. Da molti versetti si comprende chiaramente che ciò è stato fatto in modo del tutto intenzionale e pianificato, per ottenere la rima alla fine delle frasi. Osservate, per esempio, il versetto seguente.

(আরবী*********) Se, invece di essere enunciato in questo modo, fosse stato enunciato come segue:

(আরবী*********) allora si sarebbe creata una differenza nella rima finale e si sarebbe prodotto uno stacco ritmico. Analogamente, il versetto seguente:

(আরবী*********) Se, invece di essere menzionato in questo modo, fosse stato menzionato come segue:

(আরবী*********) allora non vi sarebbe stata corrispondenza ritmica. La parola «Izan» (***) è stata usata per completare tale corrispondenza.

Ciò non significa che non si possa dire che le due parole, «al-ukhrā (***)» e «idhān (***)», siano state scelte soltanto per la rima e che siano parole superflue. In realtà, non sono parole superflue; sono state usate proprio per una sottile necessità della struttura poetica. Questa è un’altra caratteristica artistica del Corano. Nel Corano sono state scelte parole di questo tipo con un significato particolare e, allo stesso tempo, tali parole svolgono un ruolo importante nel mantenere il metro della melodia e del ritmo.

Come abbiamo discusso, nella recitazione di un versetto del Corano in rapporto a un altro si osserva una certa armonia ritmica, mentre alla fine si nota la rima. In molti punti, inoltre, le parole sono state scelte in modo tale che, spostandone anche solo una, la bellezza andrebbe perduta.

Primo caso: il primo caso è l’esempio della modifica della forma naturale di una parola. Questa è la frase di Abramo (pace su di lui), che il Corano ha riportato alla lettera:

(Arabo*********)

(Disse Abramo:) Avete riflettuto su quelli che avete adorato, voi e i vostri antenati? Essi sono tutti miei nemici, eccetto il Signore dei mondi, che mi ha creato e mi ha guidato. Egli mi dà da mangiare e da bere. Quando mi ammalo, è Lui che mi guarisce. Spero che Egli perdoni i miei errori nel Giorno del Giudizio. (Sura ash-Shuʿarāʾ: 75-82)

Nel versetto citato, la yā della prima persona singolare è stata eliminata alla fine delle parole «yahdīnī», «yasqīnī (***)», «yashfīnī (***)» e «yuḥyīnī (***)», per conservare la rima in nūn (***) come nelle due parole «taʿbudūna (***)» e «al-aqdamūna (***)».

Allo stesso modo, anche nei versetti seguenti è stata eliminata la yā:

(Arabo*********)

Per l’alba, per le dieci notti, per il pari e il dispari, e per la notte quando trascorre. In ciò vi è un giuramento per chi possiede intelletto. (Sura al-Fajr: 1-5)

Nel versetto citato, la «yā» della parola «Yasrī» è stata omessa affinché concordasse nella rima con le parole «al-Fajrī», «ʿashrīn», «wal-witrī» e simili.

Anche i versetti seguenti possono essere menzionati qui come esempio.

(Arabo*********)

Volgi dunque loro le spalle. Nel giorno in cui l’annunciatore chiamerà a un esito avverso. Quel giorno usciranno dalle tombe con gli occhi abbassati, come locuste disperse. Accorreranno verso l’annunciatore. I miscredenti diranno: «Questo è un giorno difficile».

Se, in questo versetto, la «yā» non fosse stata omessa dalla fine della parola «ad-dāʿī», sembrerebbe che in questo verso si fosse verificata una rottura del ritmo. E questo difetto non sarebbe sfuggito all’attenzione di nessuno. Osserva analogamente il versetto seguente:

(Arabo*********)

(Disse Mosè:) «È proprio questo il luogo che cercavamo». Poi tornarono sui propri passi, seguendo le loro tracce. (Sura al-Kahf: 64)

Se in questo versetto la parola (***) fosse stata scritta in questo modo (***), la continuità della rima sarebbe stata compromessa.

Analogamente, se nei versetti seguenti si eliminassero la yā originaria e la hā indicante la pausa dalla desinenza della yā della prima persona (***) (**), si verificherebbe certamente una caduta del ritmo.

(Arabo*********)

E colui le cui bilance saranno leggere avrà come dimora l’Abisso. E chi potrà farti sapere che cos’è? È un fuoco ardente. (Sura al-Qāriʿa: 8-11)

Osservate anche il versetto seguente:

(Arabo*********)

Quanto a colui al quale sarà consegnato il registro delle sue opere nella mano destra, dirà: «Prendete, leggete il mio registro. Sapevo che avrei dovuto affrontare il rendiconto». Poi vivrà una vita di felicità e agiatezza. (Sura al-Ḥāqqa: 19-21)

Seconda condizione: è vero che non è stata apportata alcuna modifica alla forma ordinaria delle parole, ma, grazie a un’abile disposizione, esse sono diventate ritmiche. Se si apportasse anche la minima alterazione a tale disposizione, non rimarrebbe più alcuna armonia ritmica. Andrebbe perduta la risonanza melodica.

(Arabo*********)

Questo è il racconto della grazia del tuo Signore verso il Suo servo Zakaria. Quando invocò il suo Signore in segreto e disse: «O mio Signore! Le mie ossa si sono indebolite per la vecchiaia e la mia testa si è imbiancata; ma, invocandoTi, non sono mai rimasto deluso». (Sura Maryam: 2-4)

Se, nel versetto precedente, si sostituisse soltanto la parola «minni» (**) e la si ponesse prima della parola «al-ʿazm» (***) dicendo così: (arabo********), sarebbe evidente che nella frase non rimarrebbe più alcuna traccia di ritmo. La parola «minni» (***) è stata collocata al posto giusto unicamente per mantenere il ritmo e la metrica. Ora osservate quanto è meravigliosa la rima. All’inizio della frase è stato detto: (arabo********), e subito dopo è stato detto: (arabo********).

A questo proposito, va ricordato che la melodia e il ritmo presenti nel versetto sono così sottili da poter essere soltanto percepiti, ma non espressi. Abbiamo già discusso in parte di questo argomento. Per percepire che tale melodia e tale ritmo sono racchiusi nella disposizione di un insieme di singole parole o nella struttura di una stessa frase, è possibile affidarsi soltanto alla conoscenza e alla saggezza concesse da Allah, e in nessun altro modo.

La discussione precedente indica proprio che nello stile espositivo del Corano si trovano le basi della melodia e del ritmo. Tuttavia, essi devono essere misurati con estrema sottigliezza. Sono così sensibili che basta una deviazione dalla normale disposizione delle parole perché si produca una rottura del ritmo. Eppure non si tratta di poesia o di componimento poetico. Esso non è nemmeno tenuto a seguire le regole e i principi della poesia. Ma gli uomini lo vedono disposto e strutturato in modo tale che, se non lo chiamano poesia, non sanno davvero come chiamarlo.

Le pause alla fine delle frasi e la rima finale

Come per la melodia e il ritmo, esistono diversi tipi di pause alla fine delle frasi e di rima finale. Ora la domanda è: questi tipi di pause alla fine delle frasi e di rima finale seguono forse determinate regole e principi? E ruotano forse attorno a un obiettivo specifico?

La risposta è questa: poiché è stato dimostrato che nel Corano sono presenti melodia e ritmo, cercheremo di rispondere a questa domanda secondo le regole della melodia e del ritmo. Il tipo di pausa alla fine delle frasi e di rima finale varia da una Sura all’altra. Talvolta, nella stessa Sura, si osserva l’applicazione di più di una regola. Le differenze riscontrabili nelle pause alla fine delle frasi delle diverse Sure dipendono dal fatto che le frasi siano brevi, lunghe o medie. La loro forma è simile a quella dei versi poetici, nei quali, all’interno della stessa strofa, una linea può essere breve e un’altra lunga. L’ultima cosa che si può dire al riguardo è che, nelle Sure brevi, anche la pausa alla fine dei versetti è breve. Nei versetti di media lunghezza la pausa è media, mentre nei versetti lunghi la pausa è, grosso modo, lunga. Se poi osserviamo la rima finale, vediamo che nelle Sure brevi i suoi esempi sono piuttosto strettamente legati al ritmo. Nelle Sure lunghe, invece, tale vicinanza è minore. Tra le rime finali presenti nelle Sure del Corano, quelle usate più frequentemente sono la «nūn» (**) e la «mīm» (**), precedute dalla «wāw» (**) oppure dalla «yāʾ» (**). Lo scopo è creare anche qui varietà, come nella melodia e nel ritmo.

Resta ora un’altra questione: per quale motivo, in una stessa situazione, sono state create differenze nelle pause alla fine delle frasi e nella rima finale? La risposta è che gli esempi di questo genere, che troviamo nella maggior parte dei passi del Corano, non hanno il solo scopo di creare varietà; hanno invece determinati scopi e una precisa necessità. In molti casi riusciamo a comprendere la ragione di questa varietà, mentre in molti altri non riusciamo a coglierla. Là dove falliamo, rispettando le consuetudini e le convenzioni correnti, compiamo il vano tentativo di stabilire che anche questo metodo non sia altro che un procedimento analogo alla raffigurazione, all’immaginazione e alla rappresentazione.

Tra i luoghi in cui possiamo comprendere il mistero delle pause alla fine delle frasi e della rima finale vi è la sura Maryam. Considerate che questa sura inizia con il racconto di Hazrat Zaccaria (pace su di lui) e di Hazrat Yahya (pace su di lui). In seguito vi è collegato il racconto di Hazrat Maryam e di Hazrat Isa (pace su di lui). In questa sura, le pause alla fine delle frasi e la rima finale sono come segue. Ecco ciò che è stato descritto all’inizio della sura:

(Arabo********)

Questo è il racconto della misericordia del tuo Signore verso il Suo servo Zaccaria, quando questi invocò il suo Signore in segreto. Disse: «O mio Signore! Le mie ossa si sono indebolite con l’età e il capo si è imbiancato per la vecchiaia, o mio Signore. InvocandoTi, non sono mai rimasto deluso». (Sura Maryam: 2-3)

Poi il racconto di Maryam (pace su di lei) inizia così:

(arabo********)

E ricorda nel Libro la storia di Maryam, quando si ritirò dalla sua gente in un luogo situato a oriente. Poi si nascose da loro, ponendo una tenda. Maryam disse: «Cerco rifugio presso il Misericordioso contro di te, se sei timorato di Allah». (Sura Maryam: 16-18)

Il racconto del venerabile Zaccaria (pace su di lui) e quello del venerabile Maryam (pace su di lei) sono stati conclusi mediante la stessa lettera dell’ultima lettera precedente, ossia la lettera rā’ (****). Nel punto in cui si conclude il racconto del venerabile Isa (pace su di lui), si osserva invece una lieve eccezione a questo procedimento.

(Arabo********)

(Il figlio) disse: «In verità, io sono il servo di Allah. Egli mi ha dato il Libro e mi ha fatto profeta. Mi ha benedetto ovunque io sia e mi ha comandato, finché resterò in vita, di compiere la preghiera e versare la zakat, e di essere devoto a mia madre. Non mi ha reso arrogante né infelice. La pace sia su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò risuscitato e fatto sorgere». (Sura Maryam: 30-33)

(Arabo********)

Questi è Gesù, figlio di Maria. Questa è la parola vera sulla quale essi dubitano. Non si addice ad Allah prendere un figlio: Egli è glorioso e santissimo. Quando decide una cosa, dice: «Sii!», ed essa è. Egli disse inoltre: «In verità, Allah è il mio Signore e il vostro Signore. Adoratelo dunque: questa è la retta via». Poi i gruppi fra loro si divisero, ciascuno seguendo una via diversa. Guai dunque ai miscredenti quando giungerà il Giorno maestoso. (Sura Maryam: 34-37)

Esaminate i versetti sopra riportati: noterete che nella pausa alla fine dell’ultimo versetto è intervenuto un cambiamento e che essa si è allungata. Analogamente, è evidente un cambiamento anche nel sistema della rima finale. Nell’ultima lettera sono state utilizzate la «nūn» o la «mīm», mentre nella lettera precedente sono state utilizzate la «wāw» o la «yā’». Sembra che poco prima fosse stato narrato un episodio e che ora se ne descriva la conclusione, desunta dalla storia stessa.

Presentiamo ulteriori prove a conferma di ciò: là dove l’episodio si conclude, la pausa alla fine dei versetti e la rima finale ritornano al primo stile. Questo avviene affinché si apra nuovamente l’orizzonte di nuovi eventi. È detto:

(Arabo********)

Poi i gruppi fra loro seguirono vie diverse. Guai dunque ai miscredenti quando giungerà il Giorno maestoso. Quanto udranno e vedranno bene quel Giorno in cui verranno davanti a Me! Ma oggi gli ingiusti sono in evidente smarrimento. Ammoniscili riguardo al Giorno del rimpianto, quando ogni questione sarà stata decisa. Ora sono nell’incuria e non credono. (Sura Maryam: 37-39)

(আরবী********)

Sarò Io il possessore ultimo della terra e di tutto ciò che vi è sopra, e tutti ritorneranno a Me. Racconta loro, nel Libro, la storia di Abramo. In verità, egli era un profeta veritiero. Quando disse a suo padre: «O padre mio, perché adori ciò che non ode, non vede e non ti giova in nulla? O padre mio, mi è giunta una conoscenza che non è giunta a te; seguimi dunque, e ti guiderò sulla retta via. O padre mio, temo che ti colpisca un castigo del Misericordioso e che tu divenga compagno di Satana».

L’inizio della sura Nāmā utilizza la rima finale di «Nūn» (**) e «Mīm» (**), come ad esempio:

(Arabo********)

Su che cosa si interrogano l’un l’altro? Sul grande annuncio, riguardo al quale sono in disaccordo. No, presto sapranno. E ancora: no, molto presto sapranno. (Sura an-Naba’: 1-5)

Laddove questa descrizione si è conclusa e, al suo posto, è iniziata una discussione in stile polemico, il registro è stato improvvisamente cambiato. Per esempio:

(Arabo********)

Non ho forse fatto della terra un giaciglio e delle montagne dei pioli? Vi ho creati a coppie. Ho fatto del vostro sonno un mezzo per liberarvi dalla stanchezza, della notte una copertura. Ho fatto del giorno il tempo per procurarvi il sostentamento.

In tutta la Sura Āl ʿImrān è presente la rima finale in «nūn» e «mīm», una caratteristica comune del Corano. Quando la sura si avvicina alla conclusione e si giunge al tema della supplica di un gruppo di credenti, anche lo stile della rima finale cambia. Per esempio:

(Arabo********)

(I credenti dicono:) «O nostro Signore! Non hai creato tutto questo invano. Gloria a Te! Salvaci dal castigo dell’Inferno. O nostro Signore! In verità, colui che getti nell’Inferno lo copri di vergogna; e per gli ingiusti non vi sarà alcun soccorritore». (Sura Āl ʿImrān: 191-192)

Questa alternanza delle pause alla fine delle frasi e delle rime finali si osserva in molti punti del Corano. Tuttavia, non possiamo spiegare in ogni caso il segreto e lo scopo di tale cambiamento. Ho indicato quei pochi schemi di cambiamento di cui avevo conoscenza. A mio avviso, quanto è stato discusso su questo argomento è sufficiente.

Resta da dire che i principi della melodia e del ritmo del Corano cambiano insieme ai mutamenti dell’argomento trattato e del luogo (***). Ciononostante, possiamo affermare con certezza che la melodia e il ritmo coranici sono sottoposti a una regola particolare. Essi corrispondono sempre alla frase e alla sua estensione. Si tratta di un principio che non ammette alcuna eccezione o deviazione. Per classificare e analizzare i tipi di melodia e di ritmo è indispensabile conoscere le relative regole e la terminologia specifica; altrimenti, non è possibile discuterne. Purtroppo, in questo campo io sono privo di conoscenze terminologiche tanto quanto i lettori. Tuttavia, ritengo che il nostro scopo sarà raggiunto se riusciremo a offrire una breve spiegazione dei tipi di melodia e di ritmo e alcuni elementi fondamentali al riguardo.

Nella Sura an-Nāziʿāt si trovano due principi di melodia e di ritmo, entrambi presenti in questa sura. Il primo di essi si trova nei versetti seguenti. Questa parte della sura è composta da alcune brevi frasi. In tutte queste frasi viene descritta la successione della morte e della Risurrezione, con un’attività rapida e vigorosa.

È detto:

(Arabo********)

Giuro per quegli angeli che strappano le anime con forza, giuro per quelli che sciolgono dolcemente i legami delle anime, giuro per quelli che navigano rapidamente, giuro per quelli che avanzano con grande velocità e giuro per quelli che eseguono ogni ordine. Il Giorno della Resurrezione avverrà certamente. Il giorno in cui il Tremendo farà tremare, e sarà seguito da ciò che viene dopo. Quel giorno molti cuori saranno terrorizzati e sgomenti. (Sura An-Nāziʿāt: 1-8)

(Arabo********)

I loro sguardi saranno abbassati. Diranno: «Saremo davvero riportati indietro, anche dopo essere diventati ossa decomposte? In tal caso, questo ritorno sarebbe certamente rovinoso». (Sura An-Nāziʿāt: 9-11)

(Arabo********) Dunque sarà un solo grande grido, ed eccoli allora presenti sulla pianura. (Sura An-Nāziʿāt: 13-14)

Il secondo tipo di melodia e ritmo si trova nei versetti seguenti. Questi versetti sono lenti, dal ritmo pacato e di media lunghezza. Sono simili a quei versetti nei quali viene narrato un avvenimento. Questi pochi versetti fanno parte dei passi riguardanti Mosè. È detto:

(Arabo********)

Ti è giunta la storia di Mosè? Quando il suo Signore lo chiamò nella valle di Ṭuwā e gli disse: «Va’ dal Faraone: egli ha certamente trasgredito ogni limite. Poi digli: “Desideri purificarti? Io ti guiderò verso il tuo Signore, affinché tu Lo tema”». (Sura An-Nāziʿāt: 15-19)

Ho discusso sopra due tipi di melodia e ritmo. A mio parere, non è necessario esaminare dettagliatamente le differenze e le regole di questi due tipi. La differenza tra loro è evidente. Inoltre, anche l’ambito in cui vengono trattati è uno e identico. In entrambi, la melodia e il ritmo risplendono per la loro peculiarità.

Ora discutiamo brevemente del terzo tipo di tono e ritmo. Questo tipo di tono e ritmo si trova soprattutto nelle parole delle suppliche, dove le emozioni del cuore vengono espresse con un tono dolce. Naturalmente, questi versetti sono alquanto lunghi. Per esempio:

(Arabo********)

(Essi dicono:) O nostro Signore! Non hai creato tutto ciò invano. Gloria a Te! Salvaci dal castigo dell’Inferno. O nostro Signore! In verità, colui che getti nell’Inferno lo coprirai di ignominia. E per gli ingiusti non vi sarà alcun soccorritore. O nostro Signore! Abbiamo certamente udito un banditore invitare alla fede, dicendo: “Credete nel vostro Signore”; e così abbiamo creduto. O Signore! Perdonaci dunque tutti i nostri peccati, cancella tutte le nostre colpe e facci morire insieme ai giusti. O nostro Signore! Concedici ciò che ci hai promesso per mezzo dei Tuoi messaggeri e non coprirci d’ignominia nel Giorno della Resurrezione. In verità, Tu non vieni meno alla promessa.

In un’altra supplica è stato detto:

(Arabo********)

O nostro Signore! Tu sai ciò che nascondiamo e ciò che rendiamo manifesto. Nulla è nascosto ad Allah, né sulla terra né in cielo. Sia lodato Allah, che mi ha donato Ismaele e Isacco nella vecchiaia. In verità, il mio Signore ascolta le suppliche. O mio Signore, fa’ di me e anche della mia discendenza persone che stabiliscono la preghiera. O mio Signore! Perdona me, i miei genitori e tutti i credenti nel giorno in cui sarà stabilito il rendiconto. (Sura Ibrahim: 38-40)

Per dimostrare che il tipo attuale è diverso dai due tipi precedenti di tono e ritmo, non è necessario padroneggiare le regole del tono e del ritmo né la loro terminologia. È una vibrazione scaturita dal cuore, che ha assunto la forma di una supplica attraverso onde melodiche ascendenti e discendenti.

Oserò discutere un altro tipo di tono e ritmo. Le onde oscillanti di questo tono e ritmo, e le loro melodie, sono molto lunghe. La sua natura è completamente diversa da quella discussa sopra. Posso affermare con piena fiducia che la differenza tra questo tipo e il tono e ritmo discussi in precedenza è evidente come la luce del giorno.

La natura del tono e del ritmo di cui desidero parlare presenta, insieme alla successione delle onde, anche profondità e ampiezza. Inoltre, vi sono paura e terrore. Infatti, questo tono e questo ritmo sono quelli della tempesta e dell’inondazione. Riflettete:

(Arabo*********)

E l’arca li trasportava tra onde alte come montagne. E Noè chiamò suo figlio, che si era tenuto in disparte, e gli disse: «O figlio mio, sali con noi e non rimanere con i miscredenti». Egli disse: «Presto mi rifugerò su una montagna che mi proteggerà dall’acqua». Noè disse: «Oggi non vi è alcun protettore dal comando di Allah, eccetto colui al quale Egli farà misericordia». E un’onda si frappose tra loro due, ed egli fu sommerso. (Sura Hūd: 42-43)

Per creare una profonda somiglianza con la terribile situazione prodotta dalla tempesta e dall’inondazione, in questo versetto viene introdotta un’onda di tono, lunga come un’onda marina e in continuo movimento, ora alta e ora bassa. La disposizione delle parole presente in questo versetto costituisce un’immagine pienamente conforme alla scena terrificante circondata dalla tempesta e dall’alluvione.

Concedendoci un po’ più di audacia, parleremo di un’altra forma ritmica delle onde sonore. Tuttavia, non potrà attirare tanta attenzione e interesse quanto l’esempio precedente. È detto:

(Arabo*********)

O anima tranquilla, ritorna al tuo Signore, compiaciuta e gradita. Entra dunque tra i Miei servi ed entra nel Mio Paradiso. (Sura al-Fajr: 27-30)

Quando il recitatore recita questi versetti ad alta voce, si percepisce la loro dolce onda melodica. L’onda sonora presente in questi versetti è simile a quella che cresce gradualmente e raggiunge il suo culmine alla fine. L’onda sonora presente in questi versetti, sia nella sua forma tenue sia in quella intensa, è pienamente armoniosa con la pace e la sicurezza. Quando il suono del primo alif della yā’ raggiunge un’intensità elevata e «aiyyu» viene letto con una voce relativamente più bassa, si osserva una sorta di onda sonora; tuttavia, soltanto da ciò non risulterà evidente la bellezza di tale onda sonora. Infatti, qui si crea equilibrio soltanto tra le durate (***), non tra i toni. Perciò da ciò viene necessariamente influenzata la melodia musicale. Nessun effetto si produce sull’anima che entra; il rapporto dell’anima che entra con tale caratteristica è in realtà limitato al tono e al suono delle parole. Può scoprirlo soltanto chi recita il Corano con gli occhi e le orecchie aperti, servendosi dei cinque sensi.

Con questo chiudiamo qui il discorso, per non continuare a dibatterci nell’oceano insondabile delle onde melodiche.

Settimo capitolo

Gli elementi dell’immagine coranica

Ora discuteremo un altro aspetto della composizione artistica che si riscontra nel metodo di rappresentazione dell’al-Qur’an. Non vi è dubbio che l’al-Qur’an descriva diversi eventi sotto forma di scene e immagini. Per questo diciamo che, quando i seguenti elementi si riuniscono in tali immagini, la loro composizione artistica acquista bellezza.

1. Che l’immagine abbia un tema.

2. Che il luogo, il tempo e i personaggi corrispondano alla scena.

3. Che tutte le parti dell’immagine siano armoniose tra loro.

4. Che ogni parte del foglio o del pezzo di stoffa sul quale verrà disegnata l’immagine sia suddivisa in proporzione alle parti dell’immagine stessa.

Abbiamo già accennato a questo argomento nel capitolo «L’immagine artistica», dove abbiamo presentato l’immagine di coloro che spendono le proprie ricchezze per la fama e la reputazione. Abbiamo mostrato anche l’immagine di quella pietra ricoperta da un sottile strato di terra. Accanto all’immagine di queste persone, si è cercato di raffigurare anche coloro che donano i propri beni esclusivamente per la soddisfazione di Allah. Abbiamo mostrato inoltre l’immagine di quel giardino situato su una collina. Abbiamo detto lì quanto equilibrio si riscontri nelle parti di queste immagini e nei loro elementi complementari.

Ora desideriamo discutere l’aspetto della composizione artistica del Corano: i mezzi e gli strumenti della composizione. In altre parole, essa sarà come la chiave di quella serratura.

A nostro avviso, la composizione del Corano è la seguente:

Primo: il punto estremamente importante a questo riguardo è la «wahdat an-naqsh» (unità dell’immagine). Anche chi possiede soltanto una conoscenza elementare dell’arte figurativa può comprendere che cosa sia la «wahdat an-naqsh». Ci limitiamo a dire che essa è una delle regole fondamentali e basilari dell’arte figurativa: fare in modo che una parte non entri in conflitto con un’altra.

Secondo: il secondo punto necessario consiste nel suddividere, secondo le esigenze dell’immagine, le sue parti sul foglio di carta o sul pezzo di stoffa sul quale essa viene disegnata, così che nel disegno non sorga alcuna difficoltà.

Terzo: il terzo elemento è il colore, mediante il quale all’immagine viene data forma, la bellezza si manifesta pienamente e pensiero e contenuto vengono armonizzati.

L’armonia e la compatibilità tra le immagini formate mediante i colori sono estremamente necessarie, come avviene nelle rappresentazioni cinematografiche e teatrali. Anche l’immagine coranica si fonda sullo stesso principio. Sebbene sia tracciata soltanto mediante un insieme di parole o lettere, senza alcun altro elemento del disegno, lo splendore e la natura miracolosa dell’immagine coranica superano comunque quelli delle immagini dipinte su tela con colori e pennelli.

1. Tra le sure brevi del Corano, vi è una sura che alcuni ritengono riguardi la magia praticata dai maghi. Parliamo dunque della sura al-Falaq. Ci si potrebbe chiedere: quando viene recitata questa sura? Si osserva naturalmente che viene recitata nel momento in cui si cerca rifugio. In quel momento sorgono la paura, le critiche dei detrattori o un timore sconosciuto. Ascoltate e riflettete:

(Arabo**********)

Cerco rifugio presso il Signore dell’alba, dal male di ciò che Egli ha creato, dal male dell’oscurità della notte quando sopraggiunge, dal male delle streghe che soffiano sui nodi e dal male dell’invidioso quando invidia. (Sura al-Falaq: 1-5)

Riflettiamo un momento: che cos’è il «Falaq» (***)? Perché diventa necessario cercare rifugio presso il suo Signore? Tra i suoi numerosi significati abbiamo scelto quello di «alba», poiché soltanto l’alba squarcia l’oscurità. Perciò qui è appropriato adottare il significato di alba. Infatti, qui troviamo una descrizione particolare, la cui logica comprenderemo proseguendo nella nostra analisi.

In questa sura si cerca rifugio, da tutta la creazione, presso il Signore dell’alba. Nell’espressione «mā khalaqa» (****), la particella «mā» (**) ha valore relativo, cioè indica tutta la creazione. Sembra che tutta la creazione sia immersa nelle profondità dell’oscurità. (***)—«Quando l’oscurità della notte ricopre ogni cosa, si manifesta una condizione ripugnante.»

(Arabo*******)—L’atto delle streghe che soffiano sui nodi rende l’intero ambiente ancora più terrificante. Infatti, la magia mediante il soffio viene praticata per lo più nell’oscurità della notte. (Arabo*******) Ḥasad, o invidia, è il nome di un’azione segreta, che si nasconde nelle oscure stanze del cuore umano. In questo senso, anche l’invidia è un’azione dannosa e terribile. Qui l’oscurità, la paura e il terrore sono presenti in abbondanza. Colui che cerca rifugio desidera trovare protezione presso Allah da tutte quelle oscurità.

Ora sorge la domanda: se Allah è il Signore di ogni cosa, quale senso ha designarlo specificamente come «Rabb al-Falaq», cioè il Signore dell’alba? La risposta è che ciò è stato fatto per creare bellezza e armonia con il luogo e il tempo. Secondo il senso comune, si sarebbe dovuto cercare rifugio dall’oscurità presso «Rabb an-Nūr», il Signore della luce. Ma questa considerazione non è corretta, perché qui ciò che viene rappresentato è un’immagine sensibile e misteriosa, che svanisce al tocco della luce. La luce rende ogni cosa evidente. Se, in opposizione all’oscurità, fosse stata usata la parola «nūr», o luce, (***) essa non si sarebbe accordata con le due espressioni «soffiare sui nodi» e «invidia». Perciò, al suo posto, si è cercato di creare armonia mediante la parola «Falaq», che, in altro modo, allude anch’essa alla luce. Il momento del «Falaq» precede la luminosità dell’alba, quando persiste una condizione di chiarore e oscurità insieme. È un momento indistinto e al tempo stesso affascinante.

Si potrebbe chiedere: dalla combinazione di quali elementi è stata dipinta qui l’immagine?

La risposta è che, se si osservano le due parole «Falaq» (***) e «al-Ghāsiq» (***), si vedrà che si tratta di due immagini naturali; e se (***)

Se si riflette su queste due espressioni, si vedrà che questi due gruppi sono esseri umani creati da Allah.

E se si considerano separatamente le due parole «Falak» e «Ghāsiqīn», vi si delineano due immagini. Dal punto di vista temporale, l’una è l’opposto dell’altra. In altre parole, «Falak» significa alba, mentre «Ghāsiqīn» significa notte. Allo stesso modo, anche le parole «An-Naffāthāt» e «Al-Ḥāsid» indicano due gruppi di persone di sesso opposto. Si vede che tutti gli elementi dell’immagine sono stati disposti successivamente sulla tela. Nel quadro, o sulla tela, sono posti l’uno di fronte all’altro. Persino i colori e lo stile di tutte le parti sono identici e uniformi. In ogni parte, il tema centrale è la paura e il terrore. L’oscurità ha inghiottito ogni cosa. Il tema principale dell’immagine, con tutte le sue parti e i suoi colori, è concentrato in un unico centro.

In questa analisi non ci si è avvalsi di alcuna regola o convenzione corrente, e la sublime bellezza che si trova in questa immagine non è destinata a svanire con il trascorrere del tempo. Perché qui non si tratta semplicemente del contrasto tra alcune parole e alcuni pensieri. La tela dell’immagine, l’ampiezza e l’estensione dello spazio, la sua armonia e continuità, nonché il tema dell’immagine, sono tutti elementi di grande importanza per la sua rappresentazione. Quando soltanto le parole e la descrizione assolvono pienamente a tutti questi scopi, l’insieme assume la forma di un’immagine miracolosa.

2. Il Nobile Corano ha definito in un luogo la terra incolta e arida «Ḥāmidatun» (morta e abbattuta), e in un altro luogo «Khāshiʿatan» (chinata). Molti ritengono che siano state usate due parole diverse per rendere più dolce il linguaggio. Esaminiamo ora il contesto in cui queste due parole sono state utilizzate.

Il termine «Ḥāmidatun» (***) compare nel seguente versetto:

(Arabo*******)

(O gente! Se nutrite dubbi riguardo alla resurrezione, (riflettete): in verità vi abbiamo creati dalla terra, poi da una goccia di sperma, poi da un coagulo, poi da un embrione formato e non formato, per rendervi chiaro ciò che vi riguarda. E lasciamo nell’utero, per un termine stabilito, ciò che vogliamo; poi vi facciamo uscire in stato di bambini. Poi raggiungete la maturità; tra voi c’è chi muore e c’è chi facciamo giungere all’età più decrepita, così che, pur avendo saputo, non sappia più nulla. Vedi la terra arida; poi, quando facciamo scendere su di essa la pioggia, essa si anima, si gonfia e produce ogni sorta di splendide piante. (Sura al-Ḥajj: 5)

Il termine «Khāshiʿatan» (***) è utilizzato nel seguente versetto:

(Arabo*******)

Tra i Suoi segni vi sono la notte, il giorno, il sole e la luna. Non prosternatevi davanti al sole né davanti alla luna, ma prosternatevi davanti ad Allah, che li ha creati, se è Lui che adorate con sincerità. E se poi si mostrano superbi, coloro che sono presso il tuo Signore Lo glorificano notte e giorno e non si stancano mai. Tra i Suoi segni vi è anche questo: vedrai la terra prostrata e arida. Poi, quando faccio scendere su di essa la pioggia, essa si ravviva e si gonfia. (Sura Hā-Mīm as-Sajda: 37-39)

Nei due versetti sopra citati appare chiaramente la differenza tra le due parole «hamidatan» (***) e «khashiatan» (***). Nel primo versetto si parla della vita, della trasformazione della vita e della resurrezione. Perciò, in armonia con tali concetti, la terra viene definita «hamidatan», cioè morta. Allo stesso modo in cui Egli farà risorgere gli esseri umani, Egli ridà vita alla terra, che così si gonfia e si adorna di fiori e frutti.

Nel secondo versetto, invece, si parla di adorazione, obbedienza accompagnata da umiltà e prostrazione; per questo la terra viene descritta come «khashiatan», cioè con il capo chino in umiltà. In altre parole, bisognosa d’acqua, la terra rimane con il volto rivolto verso il basso, in attesa dell’acqua di Allah; quando la riceve, si gonfia e si ravviva. Dopo aver detto ciò, non si parla della produzione di frutti e raccolti come nel versetto precedente, poiché associare la produzione di frutti e raccolti all’adorazione e alla prostrazione sarebbe sgradevole e incoerente. Pertanto, in questo versetto le due parole (*****) (ravvivata e gonfia) non sono usate nel senso in cui erano state usate nel versetto precedente. Qui sono state impiegate soltanto per dimostrare il movimento della terra, poiché prima essa giaceva prostrata. In questo caso è stato impresso un movimento a quella condizione. Infatti, in questa scena tutti stanno cambiando posizione attraverso il movimento per adorare; non era quindi possibile che la terra rimanesse immobile. Perciò, in questa scena in movimento, anche la terra è stata fatta muovere insieme agli adoratori. Se nel quadro tutto è in movimento, perché mai la terra dovrebbe rimanere immobile? Qui si manifesta una bellezza estremamente sottile, capace quasi di avvolgere i pensieri e la coscienza dello spettatore.

Le due parole «humudun»; (***) e «khushu’un» (***) sono identiche quanto al significato. Nel significato di entrambe è nuovamente implicito il conseguimento della vita. Non era necessario ricorrere a queste due parole soltanto per introdurre una novità nella descrizione. Tuttavia, poiché il Corano, insieme al discorso, vuole imprimere un’immagine non soltanto nel mondo del pensiero, ma anche nello specchio del cuore, è stato seguito questo metodo. In tal modo si trova un filo conduttore nell’intero discorso e, attraverso la loro armonia, anche il quadro giunge a compimento.

Nei versetti citati, la diversità delle parole reca una prova inconfutabile dell’unità: il metodo figurativo del Corano costituisce uno dei fondamenti essenziali dell’analisi descrittiva. Inoltre, il Corano non si accontenta di esprimere soltanto un significato comprensibile; insieme al significato presenta anche un’immagine vivente. Per questo si osservano sottili differenze nella scelta delle parole coraniche, a seconda del luogo, del tempo e del contesto.

Ora osserviamo quale tipo di distinzione esista tra quei due quadri e i loro elementi. La peculiarità del primo quadro consiste nel fatto che vi vengono descritti alcuni oggetti che non esistevano, ai quali viene data forma e vita. In altre parole, vi viene suscitato il palpito della vita, rendendoli visibili. Uno dei suoi elementi è il seme, che attraversa diverse fasi fino a giungere a una determinata forma. Un altro è la terra morta, che torna viva a contatto con la pioggia. Gradualmente si riempie di frutti e raccolti. In realtà, lo stato e l’ambiente creati dall’insieme di tutte queste cose sono quelli della vita.

Nel secondo quadro vengono descritti alcuni elementi naturali. Si può anche dire che vi sono presentate alcune immagini della natura. Gli elementi di questo quadro sono la notte, il giorno, la luna, il sole e la terra, tutti chini in obbedienza davanti ad Allah. Sulla terra si trovano due gruppi viventi, diversi per natura ma identici nell’aspetto. Uno è la società umana, negligente nell’adorazione di Allah. L’altro è costituito dagli angeli, continuamente impegnati nell’adorazione di Allah, notte e giorno. Dall’insieme di tutti questi elementi emerge un quadro di adorazione. Sulla vasta tela di questo quadro, ogni sua parte è stata inserita in modo appropriato.

3. In diversi passi del Corano vengono descritti in modi differenti quei benefici che sono stati concessi agli esseri umani. Tuttavia, in ogni esposizione viene fornita una descrizione complessiva di tali benefici, nella quale si osserva una certa peculiarità. Citeremo, a titolo d’esempio, due passi, come segue:

(3.a)

(arabo*******)

Allah ha fatto delle vostre case luoghi di dimora e ha predisposto per voi tende con le pelli degli animali quadrupedi. Potete trovarvi riparo durante i viaggi e quando soggiornate nelle vostre dimore. Dalla lana delle pecore, dal pelo dei cammelli e dal vello delle capre avete ricavato numerosi arredi e oggetti d’uso per un periodo determinato. Allah vi ha dato ombra con ciò che ha creato per voi, vi ha predisposto rifugi nelle montagne e vi ha dato abiti che vi proteggono dal caldo e dai pericoli. Così completa su di voi la Sua grazia, affinché vi sottomettiate. (Sura an-Nahl: 80-81)

(arabo*******)

Avete motivo di riflettere anche riguardo agli animali quadrupedi. Vi facciamo bere latte, che proviene da ciò che essi hanno nel ventre, separato da escrementi e sangue, gradevole per chi lo beve; e dai frutti delle palme e dell’uva ricavate un ottimo alimento. In ciò vi è certamente un segno per la gente dotata di intelletto. Il tuo Signore ha ispirato alle api: «Costruitevi dimore sui monti, sugli alberi e sulle strutture che gli uomini innalzano. Poi nutritevi di ogni sorta di frutti e percorrete le vie aperte del vostro Signore». Dai loro ventri esce una bevanda di diversi colori, nella quale vi è una cura per gli uomini. In ciò vi è un segno per coloro che riflettono. (Sura an-Nahl: 66-69)

Sopra abbiamo citato, nei passi «a» e «b», due tipi di versetti. In entrambi i tipi di versetti vengono ricordati quei benefici che Allah ha concesso ai Suoi servi. Ora vedremo se esiste una differenza tra i due tipi di versetti e, in tal caso, di quale natura sia.

Nei primi versetti (3.a) vengono descritti oggetti nei quali l’essere umano trova riparo, oppure dai quali trae ombra, o che indossa per coprire la propria nudità: case, ombra, abiti e altri oggetti simili. Questo è dunque il messaggio principale dei versetti citati. Anche la descrizione degli animali quadrupedi in questa rappresentazione presenta una particolare peculiarità. Per esempio, con la loro pelle gli uomini costruiscono tende facilmente trasportabili. Con la lana vengono confezionati mantelli e altri abiti. In questa rappresentazione vengono descritti, in sostanza, luoghi, mantelli e ombra.

Nei versetti successivi (3.b) viene descritta la produzione di bevande: sostanze inebrianti (ricavate dai frutti), latte, miele (prodotto dalle api) e quegli animali dai quali l’uomo ottiene bevande.

In realtà, sopra è stata delineata un’immagine estremamente raffinata. Non un’immagine ordinaria, bensì straordinaria. Si osservi: le sostanze inebrianti vengono ricavate dai frutti, ma la loro forma e natura sono completamente diverse da quelle dei frutti. Anche il miele viene raccolto dai fiori, ma non presenta con essi alcuna somiglianza. Il latte nasce tra sterco e sangue, eppure la sua natura e le sue qualità non hanno il minimo rapporto con lo sterco e il sangue. Tutte queste bevande vengono create da altre sostanze. Riflettendo, nell’intera scena si percepisce il palpito della vita.

In ogni parte della raffinata immagine di distinzione delineata nei versetti citati sono presenti somiglianza e uguaglianza tra l’una e l’altra. Da un lato vi sboccia la bellezza; dall’altro, essa è davvero sorprendente. Nel Corano non sono affatto pochi gli esempi di questo genere. Presentiamo qui di seguito un altro esempio, che rappresenta pienamente questo tema.

(Arabo**********)

Coloro che prestano giuramento di fedeltà davanti a te, in realtà prestano giuramento di fedeltà ad Allah, in realtà prestano giuramento di fedeltà ad Allah. La mano di Allah è sopra le loro mani. Pertanto, chi viola il giuramento lo fa certamente a proprio danno; mentre colui che mantiene il patto stipulato con Allah, Allah lo ricompenserà presto con una ricompensa immensa. (Sura al-Fath: 10)

L’immagine delineata in questo versetto è quella di una stretta di mano con cui si presta giuramento. A questo proposito viene detto: (Arabo**********): «La mano di Allah è sopra le loro mani». Qui viene verificata e messa alla prova una situazione particolare. Tuttavia, è stato adottato il procedimento figurativo dell’espressione «Yadullāh» (la mano di Allah). Lo scopo è garantire la pertinenza e l’armonia della frase. Per gli studiosi della retorica, il termine tecnico di questo procedimento è «murāʿāt an-naẓīr», ossia un esempio che attira l’attenzione. Tuttavia, gli studiosi della retorica concentrano lo sguardo soltanto sulla situazione esteriore. Perciò l’immagine rimane al di là della loro vista; noi, però, oltre alla loro terminologia, possiamo vedere nella raffigurazione l’unione completa di ritmo, composizione e tema. Questa unione è stata creata affinché le parti dell’immagine si armonizzassero con l’intera scena.

Ma è necessario ricordare che, nella raffigurazione delle scene, il Corano non si è avvalso soltanto di sottili relazioni reciproche; spesso ha anche avvicinato, attraverso l’immaginazione, relazioni lontane. Parliamo essenzialmente il linguaggio della rappresentazione e della raffigurazione delle scene. Infatti, prima ancora di esporre il nostro discorso, ci troviamo di fronte a un’immagine (quella presentata nel versetto precedente). Nonostante la distanza, spesso il cielo e la terra vengono presentati insieme. In molti luoghi, scene naturali e creature viventi vengono riunite nello stesso spazio. Ciò avviene proprio là dove, nella composizione dell’immagine, vi è spazio per l’ampiezza e l’estensione. Viene detto:

(Arabo**********)

Non osservano i cammelli, come sono stati creati? E le montagne, come sono state erette? E la terra: guarda come è stata distesa? (al-Ghāshiya: 17-20)

Osservate come il pennello dell’artista abbia disposto con tanta bellezza, all’interno dello stesso quadro, la terra, il cielo, il cammello e le montagne. Un’immagine dai vasti orizzonti racchiusa in una piccola cornice. Gli oggetti che qui si intendono descrivere sono immensi; la loro imponenza e terribilità si imprimono spontaneamente nella mente non appena li si vede. Il quadro qui presentato si estende dal cielo fino alla terra. D’altra parte, le immense montagne che si innalzano fino al cielo e i cammelli dai dorsi rialzati sono stati disposti con precisione su una piccola tela. Ciò non è possibile a nessuno se non a un artista di grande levatura. Solo un grande artista può creare una simile raffinatezza e una simile precisione.

In secondo luogo, ciò che soltanto l’occhio dell’artista riesce a scorgere è questo: da un lato dell’intera tela il cielo, dall’altro la terra; al centro, montagne di dimensioni immense, e tra esse un essere vivente, il cammello, che vaga nel deserto dai vasti orizzonti. Le montagne lo circondano da ogni parte.

4. Salvo una lieve differenza, anche i versetti seguenti sono collegati all’argomento precedente.

(Arabo**********)

In verità, ho creato nel cielo delle fortezze e le ho adornate per gli osservatori. Ho protetto il cielo da ogni Satana scacciato. Ma chi tende furtivamente l’orecchio e fugge viene inseguito da una meteora splendente. Ho disteso la superficie della terra, vi ho posto montagne e vi ho fatto germogliare ogni cosa in modo ben calcolato. In essa ho creato per voi i mezzi di sostentamento, e anche per coloro dei quali voi non siete i sostentatori.

In questo versetto si dice che nel cielo vi sono grandi fortezze e meteore, e che queste meteore vengono scagliate contro i Satana ribelli. Sulla terra distesa sono state poste montagne salde; inoltre, sulla terra sono state fatte germogliare diverse piante, in modo estremamente ben progettato e appropriato. Per questo è stata usata la parola «mawzūn» (***). Non sono state usate le parole «bahīj» (****) né «laṭīf» (***). Le creature necessarie alla sopravvivenza sono state indicate con «maʿāyiš», un plurale che esprime abbondanza. Si dice inoltre che sulla terra vi sono anche esseri viventi che gli uomini non allevano. Tuttavia, questa parte è stata lasciata implicita.

Osservando attentamente, si comprende che la scena e il quadro presentati in questi versetti hanno dimensioni immense e un peso imponente. Ogni cosa è stata intrecciata in modo da renderla percepibile ai sensi e ricca di significato, proprio come in un intero libro di grandi dimensioni tutti i fascicoli vengono cuciti e fissati su un unico nastro.

5. Spesso, per creare un’immagine ampia e vasta, la tela viene disposta verticalmente. Tuttavia, diventa difficile includervi ogni elemento della raffigurazione. Perciò si utilizza l’intera superficie della tela per dipingere l’immagine. Un esempio di questo genere di raffigurazione è il seguente versetto:

(Arabo**********)

In verità, solo Allah possiede la conoscenza dell’Ora. Egli fa scendere la pioggia e sa ciò che si trova nei grembi. Nessuno sa che cosa guadagnerà domani e nessuno sa in quale terra morirà. Allah è l’Onnisciente, il Bene informato di ogni cosa. (Sura Luqman: 34)

Osservate: in questo versetto la tela, o quadro, si estende oltre ogni limite. Vi sono inclusi lo spazio e il tempo, il presente e il futuro, le notizie del mondo invisibile, la Resurrezione, la pioggia, il feto nascosto nell’utero e così via. Vi si parla inoltre del sostentamento che sarà acquisito in futuro. Il momento di ottenerlo non è affatto lontano: è proprio davanti ai nostri occhi. La scena della morte, di quando arriverà e di dove avverranno la sepoltura e l’avvolgimento nel sudario, circonda ogni cosa.

Questa immagine è straordinariamente vasta sia in termini di tempo sia di estensione. I suoi confini e tutto ciò che la circonda si sono perduti dietro il velo dell’invisibile. Sembra che tutto ciò si trovi davanti a una piccola nicchia, la cui porta è chiusa. Se vi si scorgesse un’apertura sottile come il foro di un ago, si vedrebbe che ciò che è lontano è vicinissimo, mentre qualunque cosa sia vicina sta proprio alle sue spalle: tra le due non vi è alcuno spazio. In altre parole, questi oggetti si trovano effettivamente ai limiti estremi della distanza, ma a un certo momento ciò che era invisibile si illumina davanti agli occhi. Allora sembra che tutto sia presente insieme sulla stessa piattaforma.

Un aspetto sottile della disposizione artistica

Ora parleremo di un altro aspetto dell’armonia e della disposizione artistica che si riscontrano nelle scene coraniche. Finora abbiamo discusso della disposizione artistica e della sua coerenza così come apparivano nelle immagini e nelle scene; si trattava inoltre di una disposizione artistica completa, riscontrabile in una parte dell’immagine o nell’immagine intera. Tuttavia, la natura miracolosa e la magnificenza del Corano non possono esaurirsi qui. Talvolta esse si manifestano come un’immagine incorniciata o come una scena in movimento. Altre volte, invece, ogni cosa si fonde e si amalgama, creando la magia di un’unica melodia che avvolge tutto ciò che la circonda. L’esito che ne deriva emerge dal seguente esempio. Ecco:

(Arabo**********)

Per il mattino, e per la notte quando si fa profonda: il tuo Signore non ti ha abbandonato né è adirato con te. Certamente ciò che verrà sarà migliore di ciò che è passato. Il tuo Signore ti darà presto ciò che ti renderà soddisfatto. Non ti ha forse trovato orfano e ti ha dato rifugio? Ti ha trovato smarrito e ti ha guidato. Ti ha trovato indigente e ti ha arricchito. Perciò non opprimere l’orfano, non respingere il mendicante e proclama la grazia del tuo Signore. (Sura ad-Duha: 1-11)

Nei versetti citati si manifesta un’atmosfera composita di benevolenza e compassione, di ansia e impotenza. Il motivo melodico di misericordia e benevolenza, di dolore e disperazione, che si sviluppa fino al termine del versetto, è come il rimbombo devastante delle sottili corde della lira del cuore. Nell’esposizione del discorso sono state riunite melodie delicate e accorate, adatte al contesto, nelle quali continua a risuonare la dolorosa melodia dell’ansia. Il motivo è stato avvolto dal mezzogiorno e dalla notte che distende il suo nero velo. Il mezzogiorno è il momento migliore tra la notte e il giorno. La notte, invece, è stata scelta come simbolo del dolore e della sofferenza. Come la notte ricopre ogni cosa con un leggero velo di oscurità, così un sottile manto di dolore, chiamato orfanezza e povertà, ha avvolto il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Poi, a poco a poco, quel manto si sta ritirando, e l’alba della felicità diventa sempre più luminosa, fino a giungere al mezzogiorno.

(Arabo**********)

Il tuo Signore non ti ha abbandonato, né è adirato con te. Ciò che verrà sarà migliore di ciò che è passato. Presto il tuo Signore ti darà ciò che ti renderà soddisfatto.

Questo lieto annuncio viene proclamato. In tal modo l’immagine raggiunge la perfezione in ogni suo aspetto: l’ambiente, la situazione, i colori, lo stile e la proiezione delle similitudini.

B. Ora ascoltate un altro tipo di melodia. Il suo contesto e la sua immagine sono entrambi di natura diversa.

(Arabo**********)

Per i cavalli che corrono ansimando! Per quelli che fanno sprizzare scintille con i loro zoccoli! Per quelli che all’alba assalgono, sollevando allora nuvole di polvere, e penetrano nel cuore delle schiere nemiche! In verità, l’uomo è ingrato verso il suo Signore, e di ciò egli stesso è testimone; ed è certamente preso da un intenso amore per le ricchezze. Non sa forse che, quando sarà riportato alla luce ciò che è nelle tombe e sarà svelato ciò che è nei cuori, quel Giorno il loro Signore sarà perfettamente informato su ciò che li riguarda? (Sura al-ʿĀdiyāt: 1-11)

Il tono e il ritmo di questa sura sono simili a quelli della sura an-Nāziʿāt. Tuttavia, qui la durezza e l’asprezza sono molto maggiori che in «an-Nāziʿāt». Inoltre, vi si avverte la presenza di asprezza, terrore, collera e clamore. Questa sura è in piena armonia con il luogo, il tempo e i personaggi. Quando il morto sorgerà dalla tomba, si leverà un grande clamore e ogni cosa nascosta nel suo animo sarà resa manifesta e portata alla luce. Qui è stata creata una sorta di durezza, pienamente conforme all’atmosfera di ingratitudine, arroganza e ristrettezza. Quando si avverte la necessità di uno sfondo armonioso per questa intera bellezza, viene adottato proprio un ambiente tumultuoso di tal genere, e tale sfondo è composto dalla polvere sollevata dagli zoccoli dei cavalli lanciati al galoppo e dai loro nitriti. Essi all’alba si avventano sul nemico. L’immagine e lo sfondo, e lo sfondo e l’immagine, si fondono magnificamente l’uno nell’altra. Così l’intera scena, con ogni sua parte, si è rivestita di bellezza.

c. Abbiamo già esaminato due sfondi di immagini. Entrambi sono autonomi e di natura diversa l’uno dall’altro. Tuttavia, il colore e il tono di queste due immagini presentano una somiglianza reciproca. Lo sfondo non è sempre limitato allo stesso colore e tono; al contrario, può essere di vario genere e colore, e anche l’immagine che vi si trova è analoga. Per esempio:

(আরবী**********)

Per la notte quando avvolge ogni cosa, per il giorno quando risplende e per Colui che ha creato il maschio e la femmina! In verità, i vostri sforzi sono diversi. Quanto a chi dona, è timorato di Dio e considera vera la cosa migliore, gli renderemo facile la via della felicità. Quanto invece a chi è avaro, si sente autosufficiente e considera falsa la cosa migliore, gli renderemo facile la via della difficoltà. Quando precipiterà nella rovina, la sua ricchezza non gli servirà a nulla. A Me spetta indicare la retta via, e a Me appartengono questa vita e l’altra. Perciò vi ho avvertiti del Fuoco fiammeggiante, nel quale entrerà soltanto il più miserabile, colui che smentisce e si allontana. Ne sarà tenuto lontano il timorato di Dio, che dona i propri beni per purificarsi e che non ha ricevuto da nessuno un favore da ricompensare, se non cercando il compiacimento del suo Signore Altissimo. Egli presto sarà soddisfatto. (Sura al-Layl: 1-21)

Nell’immagine tracciata in questa sura sono presenti sia il bianco sia il nero, cioè il peccato e la virtù. Qui (****) «colui che dona ed è timorato di Dio», come è stato detto, viene affiancato da (***) «colui che è avaro e si sente autosufficiente». Allo stesso modo, è stato detto (****) «gli renderemo facile la via della felicità». E, analogamente, insieme a (আরবী**********)-«miserabile è colui che smentisce e si allontana», è stato detto: (আরবী**********)-«il timorato di Dio che dona i propri beni per purificarsi». In questo modo, il contesto dell’intera immagine è stato scelto tra il bianco e il nero.

Da un lato è stato detto (****)-«per la notte quando avvolge ogni cosa». Allo stesso modo è stato detto: (******)-«per il giorno quando risplende». Qui, insieme ad «al-Layl» (***) è stata scelta la parola «yaghshā» (***), mentre nella sura ad-Duha è stata scelta la parola «sajā» (***). Probabilmente ciò è stato fatto per rendere chiara la posizione contrapposta della notte e del giorno. Inoltre, in (****), l’uomo e la donna appartengono alla stessa specie, ma sono opposti l’uno all’altra. Perciò si può dire che questo sfondo è del tutto conforme all’immagine.

Il tono e il ritmo presenti nella sura al-Layl sono molto più elevati di quelli della sura ad-Duha. Tuttavia, nella loro risonanza non vi sono durezza né il dolore profondo dell’animo. E ciò perché lo richiedono la descrizione e lo sfondo. Questa unità e questa armonia sono indiscutibilmente meravigliose.

La durata delle immagini coraniche

Ora discuteremo di un altro aspetto dell’armonia artistica presente nel Corano.

Per quanto riguarda le scene e le immagini del Corano, non ci si può limitare a dire che sia sufficiente armonizzare le varie parti e i colori delle immagini e delle scene, creando un ritmo di suoni e cadenze conforme al contesto o al tema principale. È invece necessario procedere oltre, mirando a conferire alla scena la perfezione dell’arte attraente e a crearne l’originalità. Infatti, per mantenerla stabilmente nel mondo dell’immaginazione, è indispensabile fissarla nel tempo. La cosa sorprendente è che il Nobile Corano ha soddisfatto anche questa esigenza in modo estremamente bello e appropriato.

Alcune scene presentate dal Corano svaniscono in un batter d’occhio, senza lasciare neppure il tempo di riflettervi. Alcune immagini durano così a lungo che il lettore pensa che quella scena non scomparirà mai dalla sua vista. Alcune immagini sono in movimento, altre statiche. Esse si trovano all’interno della scena. Inoltre, anche lo scopo generale del Corano vi si riflette pienamente. La maggiore o minore durata di una scena si realizza secondo una modalità particolare; tutti i mezzi e gli strumenti in essa contenuti contribuiscono a portare a compimento lo scopo e l’obiettivo della scena.

Ora, entrando in questo nuovo campo, presenteremo gradualmente i relativi esempi:

1. Il Corano vuole presentare agli uomini questa scena: quanto è breve la durata della vita terrena, che li rende incuranti della vita nell’Aldilà. Il Corano ha presentato questa scena così:

(Arabo**********)

E proponi loro la similitudine della vita terrena: è come l’acqua che facciamo scendere dal cielo; poi, grazie ad essa, dalla terra germogliano piante e fili d’erba. In seguito, esse si seccano e vengono disperse dal vento come paglia. Allah è onnipotente nel fare ogni cosa. (Sura al-Kahf: 45)

Qui vengono menzionati tre elementi: 1. l’acqua che scende dal cielo; 2. lo sviluppo della fertilità attraverso la combinazione dell’acqua e della terra; e 3. il suo disseccarsi e il suo volare via nel vento come paglia.

In queste tre frasi concise si afferma che in tutte e tre le scene la vita terrena è giunta al termine. Ahimè, quanto è breve la vita!

È stata descritta sinteticamente l’intera evoluzione delle piante. Non ne è stato tralasciato alcun aspetto. Naturalmente, non si è fatto menzione della seconda fase. Dapprima viene menzionata l’acqua, che rende possibile la produzione dei raccolti. Poi, a un certo punto, il raccolto matura e si secca, cosicché le stoppie volano via nell’aria. Ora ci si potrebbe chiedere: che cosa è stato tralasciato, oltre alla seconda fase delle piante?

Nell’āya menzionata si sono riuniti tutti gli elementi: la chiarezza dell’esposizione, la durata della contemplazione e l’armonia estetica. Il metodo espositivo è così chiaro e incisivo che non rimane nulla di ciò che si intendeva comunicare senza che il fine religioso sia stato pienamente raggiunto. La contemplazione ha portato questa immagine alla perfezione, oltrepassando i limiti dell’armonia estetica e affinando la capacità di riflessione.

Per descrivere concisamente questa scena si è fatto ricorso sia alla disposizione delle parole sia agli strumenti artistici. Si consideri, per esempio, la «fa» che precede la parola «fakhtalata» (****), usata per esprimere la successione degli eventi. Questa particella presenta l’intera scena con compiutezza e rapidità. Proprio da questa «fa» si comprende che l’acqua caduta non si mescola propriamente con la terra, bensì con le piante rampicanti e la vegetazione che da essa traggono origine. La scena è presentata in una forma che rende pienamente la rapidità desiderata.

2. Un altro esempio quasi analogo è il seguente versetto. Il significato, lo scopo e il modo di attirare l’attenzione sono gli stessi, ma vengono presentati con uno stile alquanto diverso.

(Arabo**********)

Sappiate che la vita terrena non è altro che gioco e divertimento, ornamento, vanto reciproco e abbondanza di beni e figli. È come una pioggia: la vegetazione che essa produce rallegra i coltivatori; poi si secca, e tu la vedi ingiallire, quindi diventa paglia secca.

L’immagine del mondo effimero tracciata in questo versetto è simile a quella del versetto precedente. Alcuni potrebbero ritenere che non vi sia alcuna differenza tra le due immagini. In realtà, tra questi due versetti esiste una sottile differenza. I miscredenti danno la precedenza al mondo perché qui trovano un ambiente simile a quello del gioco e dello svago, con tutti i mezzi del piacere e del divertimento a portata di mano, ottenibili con un po’ di sforzo. Possono inoltre gareggiare tra loro nella ricchezza e nella forza numerica. Allah dice: ciò in cui i miscredenti sono immersi e che considerano una vita lunga e piacevole è in realtà estremamente breve e destinato a perire. È come la pioggia che rende fertile la terra e produce frutti di vario genere, suscitando la gioia dei coltivatori; ma poi si vede che, dopo un certo periodo, quelle piante si seccano e volano via nell’aria come paglia secca. Tale è precisamente la condizione del mondo.

Tra tutti i versetti del Sacro Corano che sembrano simili ve ne sono alcuni che presentano differenze sottili, come quella discussa sopra. Si evidenziano differenze tra due versetti dall’apparenza uguale. Naturalmente, tali differenze possono essere ordinarie oppure importanti. Attraverso questi versetti si svolge l’opera di da‘wa, ma essi sono anche veicolo di bellezza e grazia artistica. Inoltre, proprio grazie a queste differenze sottili, nasce in essi una novità, ed essi vengono considerati anche una forma distinta.

3. Nei due esempi precedenti si è visto che la descrizione è stata abbreviata eliminando il secondo stato. Ora presenterò un esempio in cui, come negli esempi precedenti, il tempo terreno viene rappresentato in forma abbreviata. Tuttavia, questa sintesi è ancora maggiore rispetto a quella dell’esempio precedente. Qui i due stati della vita terrena, l’inizio e la fine, sono riuniti in un solo istante. Al tempo stesso viene mostrata la durata del periodo che va dall’inizio alla fine del mondo. È detto:

(Arabo**********)

La brama di accumulare ricchezze vi distrae, finché non visiterete le tombe. (Sura at-Takāthur: 1-2)

L’immagine qui delineata è quella dei limiti della vita: essa inizia con la ricerca di ricchezza e abbondanza e termina con la tomba. Come sarebbe possibile tracciare, attraverso la descrizione o il pensiero, un’immagine più breve e circoscritta della fine della vita? Un altro aspetto di questa immagine è che anche il tempo che va dall’inizio alla fine della vita si esaurisce nella vana occupazione dei divertimenti terreni. L’uso della parola «ḥattā» (***) mostra dove si trovi il limite al termine della sua durata. Anche in un tempo così breve l’essere umano si dedica ad attività inutili, pur sapendo che la sua vita è estremamente breve. Con appena due versetti, l’intero intento è stato espresso in modo bello ed efficace.

4. Anche il versetto seguente contiene un tema di questo genere, ma il suo intento è diverso.

(Arabo**********)

Come potete rinnegare Allah? Eravate inanimati, poi Egli vi ha dato la vita. Poi vi farà morire, quindi vi ridarà la vita. Infine, a Lui sarete ricondotti. (Sura al-Baqara: 28)

Nelle quattro parti dello stesso versetto vengono descritte quattro condizioni della creazione. La prima è la condizione precedente alla creazione; la seconda riguarda il vivere e il muoversi nella vita terrena dopo la creazione; la terza è la condizione di chi dovrà necessariamente un giorno lasciare questa terra; la quarta è la condizione secondo cui, dopo la vita terrena, esiste un’altra vita nella quale tutti dovranno comparire.

La condizione precedente alla vita terrena è chiamata azal. La condizione e la dimora successive all’acquisizione dell’esistenza sono state determinate: si chiamano hayat, cioè vita. Poi verrà la morte e, dopo la morte, avrà inizio la vita dell’Aldilà. Per brevità, le quattro condizioni sono state espresse soltanto con quattro parole. Tuttavia, la facoltà razionale considera questo periodo molto lungo, mentre per la Potenza immensa esso non è che quanto un battito di ciglia. La Potenza suprema dice semplicemente a una cosa: «Sii!», ed essa immediatamente diviene. Egli presenta quella rapidità in modo ancora più evidente, soprattutto quando racchiude quel lungo periodo nel tempo di un battito di ciglia. Come si può allora negare Allah? E come ci si può ribellare a Lui? Egli è proprio Colui che, fin dall’inizio, è il Padrone di ogni cosa che vi appartiene. E fino alla fine resterà Lui il Padrone. E a Lui ritornerete.

Nel versetto successivo la brevità viene portata a compimento:

(Arabo**********)

Egli è Colui che ha creato per voi tutto ciò che è sulla terra; poi si è rivolto al cielo e lo ha creato in sette strati. (Sura al-Baqara: 29)

Così, in un solo istante, Egli ha creato tutto ciò che è sulla terra. Poi, rivolgendosi verso i cieli, li ha disposti e creati in sette strati, sempre in un solo istante. Nei versetti del Sacro Corano in cui viene descritta questa realtà, viene fornita una descrizione dettagliata della creazione dei cieli e della terra.

5. Fino a questo punto, nelle scene ci si è avvalsi della brevità. In alcune di esse si è ottenuta la sintesi omettendo le condizioni intermedie, mentre in altre una condizione è stata fatta entrare nell’altra. Ora presenteremo un esempio di brevità nel quale l’Artista della natura ha mostrato una splendida arte nella Sua magistrale opera, realizzata con l’aiuto di un pennello straordinariamente vigoroso. Con i tocchi sparsi di quel pennello è divenuta luminosa un’immagine indimenticabile; guardandola, sembrerà che qui non sia mai esistito nulla. Non appena l’immaginazione posa lo sguardo su quella tela, sembra che lì non ci sia mai stato nulla.

(Arabo**********)

Chi attribuisce ad Allah dei consoci è come se fosse precipitato dal cielo; poi un uccello necrofago lo ghermisce e lo porta via, oppure il vento lo solleva e lo scaglia in un luogo lontano. (Al-Hajj: 31)

Con quale rapidità si compie tutto ciò: precipitare dalla terra, essere immediatamente ghermiti e portati via da un uccello carnivoro, oppure essere sollevati dal vento e scagliati lontano, in luoghi remoti. Davanti agli occhi rimane allora un’immagine tale da far pensare che qui non ci sia mai stato nulla.

Riflettete un momento: quale mistero si cela nella rapidità con cui vengono ghermiti e portati via? Il mistero è che nessuno pensi che i politeisti abbiano una dimora o una stabilità. Eppure sulla terra è stato concesso loro un posto solo per un breve periodo. Non conta affatto quale sia la loro ascendenza, di quale splendore e prestigio dispongano, come siano strutturati i rami del loro clan o quale sia la loro consistenza numerica: essi giungono da un luogo ignoto e, in un batter d’occhio, se ne vanno verso un’altra destinazione ignota. Non è loro destino stabilirsi nella vita terrena.

Ora presenteremo alcuni quadri più estesi.

Quadri più estesi

1. Abbiamo esaminato il versetto in cui si dice che l’acqua della pioggia cade dal cielo. Poi dalla terra germogliano piante di vario genere. A un certo punto maturano, si seccano e si trasformano in paglia e sterpaglia, che il vento porta via. L’intera scena è stata presentata in un batter d’occhio. Ora vedremo come scene di questo genere siano state descritte in molti altri luoghi con grande calma e dovizia di particolari. È detto:

(a)

(Arabo************)

Egli è Allah, Colui che invia i venti, i quali spingono le nubi. Poi Egli le distende nel cielo come vuole e le dispone a strati. Quindi vedi la pioggia uscire dal loro interno. Egli la fa giungere a chi vuole tra i Suoi servi, ed essi gioiscono. (Sura ar-Rum: 48)

Questo versetto descrive la prima fase, quella in cui l’acqua della pioggia raggiunge la terra. La pioggia fluttua nell’aria sotto forma di nubi. Quando Allah vuole, le rende pesanti ed esse scendono sulla terra sotto forma di pioggia. Sebbene all’inizio gli uomini siano disperati, in seguito si rallegrano vedendo la pioggia. Vediamo ora che cosa accade dopo la caduta della pioggia.

(b)

(Arabo************)

Non hai visto che Allah fa scendere l’acqua dal cielo e, per mezzo di essa, produce raccolti di vari colori? Poi essi si seccano e li vedi ingiallire. Quindi Allah li riduce in paglia. In ciò vi è certamente un ammonimento per gli uomini dotati d’intelletto. (Sura az-Zumar: 21)

Notate come qui ogni cosa si svolga lentamente e gradualmente. L’acqua scende dal cielo, ma la terra non germoglia immediatamente. Piuttosto, quell’acqua scorre nei fiumi o nelle sorgenti. (Arabo*(*******)-«Poi da essa produce i raccolti»), che cambiano in vari colori. Il cambiamento dei colori richiede tempo. Poi essi continuano a crescere, finché a un certo punto maturano e assumono un colore giallo. È evidente che questa condizione si verifica dopo che è trascorso un certo tempo; è questo ciò che indica la parola «thumma» (***). La frase «(***)-Poi li riduce in frammenti» indica che anche l’operazione di ridurli in frammenti avviene nel corso di un certo tempo. Qui è stata usata una parola (***) al presente/futuro. Altrove si dice: (***)-«sono stati ridotti in frammenti» e (***)-«si riducono in frammenti», il cui significato è che essi si frantumano da soli, senza l’intervento di qualcuno. Qui si dice che vengono ridotti in frammenti e rimangono in quello stato. In un altro passo, invece, si dice: (****)-«il vento li porta via». Dopo di ciò non ne rimane più alcuna traccia.

Il segreto di questa lentezza, di questa calma e di questa durata è che il versetto parla delle benedizioni concesse da Allah. Perciò, nel descrivere la benedizione, si procede gradualmente, affinché gli spettatori possano contemplare con calma questa scena e trarne beneficio, senza che rimanga alcun desiderio insoddisfatto. È unicamente per questo motivo che la scena viene prolungata.

2. Osservate un’altra scena, nella quale il Nobile Profeta, pace e benedizioni su di lui, e i suoi Compagni vengono paragonati a un campo e al suo raccolto:

(Arabo************)

Nella Torah la loro condizione è descritta così, e nel Vangelo la loro condizione è paragonata a quella di una pianta che fa spuntare i suoi germogli; poi si rafforza, diviene robusta e si erge saldamente sul proprio fusto, rallegrando il coltivatore, affinché Allah susciti per mezzo loro il furore degli infedeli. (Sura al-Fath: 29)

Il raccolto del campo menzionato in questo versetto non si secca, si frantuma e vola via nel vento; al contrario, rimane saldo e incrollabile. È un’immagine eterna, che non svanisce mai dalla mente e dal pensiero. È un’immagine che esercita un’influenza duratura nel mondo della mente e del pensiero.

Qui è necessario riflettere su una cosa: l’immagine è certamente un’immagine prolungata, ma le sue fasi iniziali si compiono rapidamente. Come quando, non appena si getta un seme in un campo, esso germoglia e in brevissimo tempo diventa un enorme albero; non vi è un grande ritardo. Poi, a un certo punto, si stabilizza e rimane eretto sul proprio fusto. Questa era la condizione iniziale dei musulmani. In primo luogo, non tardarono ad accettare l’Islam. In secondo luogo, rimasero saldi in quella condizione. Dopo che la loro condizione ebbe raggiunto la pienezza, non vi ebbe più inizio alcun cambiamento.

3. In precedenza abbiamo menzionato una scena in cui l’intera vita dell’essere umano, cioè dall’inizio alla fine, era stata rappresentata in un’immagine che si concludeva in un batter d’occhio. Ora vedremo un’altra scena: non l’intera vita, ma una sua parte specifica, che tuttavia si prolunga molto di più. È detto:

(Arabo************)

Abbiamo creato l’essere umano dall’essenza della terra. Poi lo abbiamo posto, sotto forma di goccia seminale, in un luogo sicuro e protetto. Quindi abbiamo trasformato la goccia seminale in un’aderenza; poi abbiamo trasformato l’aderenza in un grumo di carne; quindi dal grumo di carne abbiamo creato le ossa; poi abbiamo rivestito le ossa di carne; infine lo abbiamo fatto sorgere in un’altra forma. Benedetto è Allah, il migliore dei creatori.

Osservate quanto è ampia la trattazione di un solo capitolo della vita umana. Qui viene illustrato il periodo dal concepimento fino a prima del parto. L’insegnamento e l’ammonimento contenuti in essa sono sufficienti a lasciare un’impronta su ogni coscienza. Si può dunque dire che, in questo caso, tale lunghezza non è indesiderabile.

4. Tra le scene rappresentate in modo duraturo vi sono, in particolare, quelle del Giorno della Risurrezione e del castigo dell’Inferno. Quando l’evento è ormai definito e si rende necessario raffigurarlo, esso viene presentato mediante un’immagine duratura, affinché tale immagine possa influenzare i pensieri e la coscienza di ogni persona e l’impronta delle sue terribili conseguenze possa imprimersi nella coscienza.

Per prolungare alcune immagini sono stati utilizzati diversi mezzi e strumenti. Ne presento di seguito alcuni esempi. Se non avessi temuto di accrescere il volume del libro, avrei aggiunto un capitolo autonomo su questo argomento.

[4.1] Spesso, per presentare una scena in modo prolungato, essa viene esposta con parole e in uno stile tali da suscitare un’impressione di ripetizione, come nel seguente esempio:

(Arabo************)

Coloro che negano i Nostri versetti, presto li faremo bruciare nel Fuoco. Ogni volta che il fuoco consumerà la loro pelle, la sostituiremo con altra pelle, affinché possano provare pienamente il castigo. (Sura an-Nisāʾ: 56)

In questo versetto viene presentata una scena terrificante. L’occhio dell’immaginazione contempla ripetutamente questa scena e viene sopraffatto dalla paura e dal terrore. Quando l’angoscia e la preoccupazione aumentano, essa continua a ripetersi. Infatti, quando il nafs tenta di oltrepassare i limiti, questa immagine terrificante lo trattiene e lo incoraggia a obbedire ad Allah.

[4.2] Spesso la dilatazione viene ottenuta mediante la disposizione e l’ordine delle parole. Per esempio, si narra un evento e poi se ne fornisce una descrizione dettagliata di una sua parte. È detto:

(Arabo************)

Annuncia un castigo doloroso a coloro che accumulano oro e argento e non li spendono sulla via di Allah. Il Giorno in cui saranno arroventati nel fuoco dell’Inferno e con essi saranno marchiate la loro fronte, i loro fianchi e le loro schiene, verrà detto loro: «Questo è ciò che avete accumulato; gustate dunque oggi il sapore della conseguenza di ciò che avete fatto». (At-Tawba: 34-35)

All’inizio (******), con le parole «Annuncia loro un castigo doloroso», si è parlato del castigo in termini generali. Per un breve momento si è interrotta la continuità della descrizione, affinché l’ascoltatore potesse prepararsi mentalmente ad ascoltare la descrizione dettagliata del castigo. Poi sono stati illustrati dettagliatamente il tipo e la natura di quel castigo. Per attirare l’attenzione sull’abbondanza dell’oro e dell’argento, al posto del duale è stata usata una forma plurale. In tal modo se ne è resa l’abbondanza. Analogamente, invece di (***) è stato detto (****). Osservate: dopo aver riscaldato l’oro e l’argento nel fuoco, essi non si sono sciolti; con essi è iniziato un castigo doloroso. Prima si marchia con essi la fronte. Il marchio sulla fronte è terminato. Ora si portano in avanti entrambe le braccia e anche questa marchiatura giunge al termine. Pensate che il castigo sia finito proprio qui? Aspettate. La scena non è ancora terminata. Ora, nel mondo dell’immaginazione, appare una successione di gruppi sottoposti al castigo uno dopo l’altro, mentre esso viene ripetuto più volte. E viene detto:

(আরবী************) Questo è ciò che avete accumulato. Gustate dunque oggi il sapore della conseguenza di ciò che avete fatto. (Sura At-Tawba: 25)

[4.3] Spesso la scena si prolunga a causa della descrizione dettagliata dell’incalzare degli eventi e del loro numero. Inoltre, anche tra le parole utilizzate si crea un’impressione di ripetizione. Come in questo nobile versetto:

(Arabo************)

Questi due contendenti disputano riguardo al loro Signore. Perciò, per i miscredenti sono state preparate vesti di fuoco. Sopra le loro teste sarà versata acqua bollente. Essa scioglierà ciò che hanno nei ventri e la loro pelle. Per loro vi sono inoltre martelli di ferro. Ogni volta che, tormentati, vorranno uscire dall’Inferno, vi saranno ricondotti. Sarà detto loro: «Gustate il castigo del fuoco». (Sura al-Hajj: 19-22)

È una scena terribile quella descritta in questo versetto, colma di clamore e ripetizioni. Da una parte, le vesti di fuoco; dall’altra, l’acqua bollente che ribolle e che sarà versata sulle loro teste. Per questo, tutto ciò che è nei loro ventri e la loro pelle si scioglieranno e cadranno. Se, esasperato, qualcuno tentasse di fuggire, allora verrebbe colpito con un martello di ferro, ricondotto al luogo precedente e gli sarebbe detto: «Gusta il castigo del fuoco». Questa immagine si riflette più volte nello specchio dell’immaginazione. In particolare, i miscredenti cercano di uscire e vengono ricacciati dentro a colpi di martello. Sembra che questa scena si svolga proprio davanti agli occhi degli ascoltatori e dei lettori.

[4.4] Spesso, per prolungare una scena, si arrestano tutte le attività che si svolgono al suo interno. Immaginate, per esempio, un oppressore ritto sul campo della Risurrezione, completamente solo. Continua a esprimere vergogna e dolore. Viene da pensare che, guardandolo, gli direste: «Ehi, fratello, basta; a che serve continuare a esprimere vergogna e dolore?». Il tempo effettivo della scena è molto breve, ma vi sembrerà lunghissimo. Per esempio—

(arabo************)

Quel giorno l’ingiusto si morderà le mani e dirà: «Ahimè, se solo avessi seguito la via insieme al Messaggero! Ahimè, se solo non avessi preso il tale come amico! Egli mi ha sviato dal Monito dopo che questo mi era giunto; Satana inganna l’uomo al momento opportuno». (Sura al-Furqan: 27-29)

Nel versetto menzionato è descritta l’espressione del rimorso di un miscredente per le azioni compiute in passato. Al contempo risuona una melodia di dolore così lamentosa, dalla quale scaturisce spontaneamente l’ampiezza della scena. Le sue parole sono poche, non molte. Eppure, quando essa tace, crea una prolungata condizione di odio, rancore e dolore, tanto che nessuno può sottrarsi alla sua sfera d’influenza. Questo, in realtà, era il suo scopo e il suo obiettivo. Si ricordi che il luogo e il tempo della confessione del crimine da parte del colpevole si sono fusi e confusi con il dolore e la vergogna. Immaginate: a un gruppo di colpevoli sarà chiesto:

(arabo************) Perché siete caduti nell’Inferno? (Sura al-Muddaththir: 42)

Risponderanno: (arabo************)

Diranno: «Non eravamo tra coloro che pregavano, non nutrivamo il bisognoso, ci abbandonavamo a discorsi vani con coloro che vi si abbandonavano e negavamo il Giorno della Ricompensa, finché non ci è giunta la certezza» (cioè fino alla morte). (Sura al-Muddaththir: 43-47)

I colpevoli avrebbero potuto limitarsi a dire: «Eravamo miscredenti e ritenevamo tutto falso». Tuttavia, proprio attraverso questa risposta, anche nel prolungare il momento della confessione della colpa è stata creata una sorta di bellezza.

[4.5] Spesso si osserva anche che, per prolungare una scena, si ricorre a tutti gli strumenti sopra menzionati: per esempio, alla disposizione delle parole e alla rima, oppure alla descrizione dettagliata dell’evento, o talvolta alla fissazione della scena. Si osservino i seguenti esempi:

(আরবী************)

Quando sarà soffiato nel Corno con un solo soffio, la terra e le montagne saranno sollevate e ridotte in frantumi. In quel Giorno avverrà la Resurrezione. In quel Giorno il cielo si spaccherà e si disperderà; gli angeli saranno ai suoi confini e otto angeli porteranno in alto il Trono del tuo Signore. In quel Giorno sarete presentati e nulla di voi resterà nascosto. (Sura al-Hāqqah: 13-18)

(আরবী************)

Quanto a colui al quale sarà consegnato il suo registro nella mano destra, dirà: «Prendete e leggete il mio registro! Sapevo che avrei dovuto rendere conto». Egli allora vivrà una vita felice in un Giardino elevato, i cui frutti saranno a portata di mano. «Mangiate e bevete in tutta soddisfazione, in ricompensa di ciò che avete compiuto nei giorni passati».‬

(আরবী************)

Quanto a colui al quale sarà consegnato il suo registro nella mano sinistra, dirà: «Ahimè, se non mi fosse stato consegnato il mio registro! Se solo non avessi conosciuto il mio rendiconto! Ahimè, se la mia morte fosse stata la fine! Le mie ricchezze non mi sono servite a nulla e il mio potere è andato perduto». Sarà detto agli angeli: «Afferratelo, mettetegli un collare al collo e poi gettatelo nella Geenna. Quindi legatelo con una catena lunga settanta cubiti. In verità, non credeva in Allah, l’Immenso, e non esortava a nutrire il povero. Oggi, dunque, qui non avrà alcun amico sincero né altro cibo se non il pus che fuoriesce dalle ferite, che nessuno mangerà se non i peccatori. (Sura al-Hāqqah: 25-27)

Per presentare la scena menzionata sono stati adottati qui diversi procedimenti: la descrizione e la spiegazione sono state prolungate, e anche la risonanza del motivo melodico è piuttosto lunga. Alcune parti della scena sono state fissate invece di renderle dinamiche. Si osserva inoltre armonia tra i colori dell’intera scena. La descrizione della catena lunga settanta cubiti amplia il pensiero. In realtà, tutto ciò richiede una certa estensione.

5. Quando viene trattato un tema di natura contrapposta, come il confronto tra la vita terrena e quella ultraterrena, le scene vengono presentate in forma più ampia. Ne sono esempio i seguenti versetti:

(Arabo************)

Certamente, il registro delle opere dei virtuosi è nell’Illiyyūn. E sai che cos’è l’Illiyyūn? È un libro scritto. Gli angeli avvicinati ad Allah lo osservano. Certamente, i virtuosi saranno in una beatitudine perfetta, seduti sui troni e intenti a guardare. Vedrai sui loro volti i segni della serenità. Sarà loro data da bere una bevanda pura e sigillata. Il suo sigillo sarà di muschio. In ciò dovrebbero gareggiare i competitori. La sua mescolanza sarà con l’acqua di Tasnīm. È una sorgente della quale berranno coloro che sono vicini ad Allah. (Sura al-Muṭaffifīn: 18-28)

(Arabo************)

I colpevoli deridevano i credenti e, quando passavano accanto a loro, si facevano cenni strizzando l’occhio gli uni agli altri. Quando tornavano dalle loro famiglie, tornavano ridendo. E quando li vedevano, dicevano: «In verità, costoro sono certamente traviati». Eppure non erano stati mandati a fare da custodi dei credenti. Oggi, invece, sono i credenti a deridere i miscredenti.

Nei versetti menzionati vengono presentate due lunghe scene. In una di esse, le persone vicine ad Allah sono immerse nel godimento di varie grazie; nell’altra viene mostrato come i miscredenti si comportavano nel mondo con i credenti e come deridere e schernire i credenti fosse diventato per loro una vera ossessione. Entrambe le scene sono lunghe, soprattutto la seconda. La sua parte finale è davvero toccante. Ed è proprio questo il significato che qui si intende far comprendere.

6. Nel Nobile Corano, la scena in cui vengono raffigurati i credenti e le loro opere buone è molto lunga. Tale ampiezza esercita un’influenza straordinaria sulla coscienza. Attraverso questi versetti viene rivolto a coloro che li osservano l’invito a unirsi ai credenti nell’adorazione che vi viene rappresentata. Nel Nobile Corano vi sono molti esempi di questo genere. Qui ne abbiamo presentato soltanto uno.

(Arabo**********)

In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell’alternarsi della notte e del giorno vi sono segni per le persone dotate d’intelletto. Coloro che ricordano Allah stando in piedi, seduti e distesi, e riflettono sulla creazione dei cieli e della terra. (Dicono:) «O nostro Signore! Non hai creato tutto questo invano. Gloria a Te! Salvaci dal fuoco dell’Inferno. O nostro Signore! Colui che Tu getti nell’Inferno lo copri di estremo disonore, e gli ingiusti non avranno alcun soccorritore. O nostro Signore! Abbiamo certamente udito un banditore che invitava alla fede, dicendo: “Credete nel vostro Signore”; così abbiamo creduto. O nostro Signore! Perdonaci dunque tutti i nostri peccati, cancella da noi le nostre colpe e facci morire insieme ai giusti. O nostro Signore! Concedici ciò che ci hai promesso per mezzo dei Tuoi messaggeri e non coprirci di vergogna nel Giorno della Risurrezione. In verità, Tu non vieni meno alla promessa». (Āl ʿImrān: 190-195)

(Arabo**********)

Allora il loro Signore accolse la loro invocazione, dicendo: «Io non lascerò andare perduta alcuna delle vostre opere, sia che siate uomini o donne: appartenete gli uni agli altri. Quanto a coloro che sono emigrati, che sono stati scacciati dalle loro terre, che sono stati perseguitati sul Mio cammino, che hanno combattuto e sono stati uccisi, certamente cancellerò le loro colpe e li farò entrare nei Giardini sotto i quali scorrono i fiumi. Questa è la ricompensa da parte di Allah; presso Allah vi è la migliore ricompensa». (Sura Āl ʿImrān: 195)

Quale persona, vedendo questa scena così colma di umiltà e tanto incisiva, non sentirebbe sciogliersi il cuore e, annoverandosi tra quei sapienti, non solleverebbe le mani, come loro, dinanzi alla presenza del Signore Altissimo, elevandosi al culmine della sottomissione e dell’umiltà? Soprattutto quando vengono descritti nei dettagli i sacrifici dei credenti e si parla della loro attesa delle ricompense dell’Aldilà. Il Misericordioso Allah non può che accogliere l’invocazione di una simile persona. Certamente le concederà ciò che ha promesso di concedere ai credenti.

Ogni volta che il Corano viene studiato con completa attenzione e sincero interesse, si possono scorgere innumerevoli scene viventi di questo genere. Quando un lettore del Sacro Corano lo studia con un’analisi minuziosa, davanti a lui si aprono continuamente nuove porte della conoscenza e del mistero: l’armonia tra parole e significati, la bellezza del ritmo e della disposizione, la descrizione affascinante e il suo effetto ammaliante, il legame e l’accostamento degli argomenti, la sottigliezza e lo stile dell’esposizione, la rappresentazione artistica degli eventi, la melodia incantatrice e i nuovi modi e metodi di presentare il rapporto tra una parte e l’altra. È dall’insieme di tutti questi elementi che la natura miracolosa e misteriosa del Sacro Corano raggiunge la sua piena espressione.

Ottavo capitolo

Tema: gli eventi narrati nel Sacro Corano

È opportuno ricordare che raccontare storie e vicende non è lo scopo principale del Sacro Corano. Sebbene esso utilizzi contenuti e stili indispensabili alla scrittura di racconti e romanzi, è assolutamente necessario seguire anche quell’aspetto artistico della composizione narrativa. Tuttavia, qui la questione è alquanto diversa. Tra gli strumenti complementari che il Sacro Corano ha adottato per realizzare i propri obiettivi religiosi, gli eventi narrati costituiscono uno degli strumenti più importanti. L’obiettivo principale del Corano è la daʿwa della religione, mentre la rappresentazione narrativa è soltanto un mezzo per trasmettere tale invito agli uomini in un linguaggio capace di toccare il cuore. Esattamente con lo stesso scopo con cui il Corano ha raffigurato la Risurrezione e le ricompense dell’Aldilà, ha presentato la realtà della resurrezione dopo la morte e ha narrato esempi e similitudini per spiegare e illustrare la Legge islamica, ha presentato anche le rappresentazioni narrative. Lo scopo è trasmettere agli uomini l’invito religioso in una forma capace di toccare il cuore.

A dire il vero, gli eventi narrati nel Corano e i loro contenuti, con il loro stile proprio e in modo perfetto, hanno condotto l’obiettivo religioso fino alla sua piena realizzazione. (Più avanti ne descriveremo le forme e gli esempi.) Tuttavia, il fatto che siano subordinati all’obiettivo religioso non significa che, nel presentare gli eventi, non si presti alcuna attenzione all’aspetto artistico. Al contrario, oltre a realizzare pienamente l’obiettivo religioso, gli eventi narrati incorporano anche caratteristiche artistiche. In realtà, uno degli strumenti più importanti della narrazione e della presentazione del Sacro Corano è proprio la rappresentazione per immagini, elemento essenziale della descrizione delle vicende.

Abbiamo già detto che ogni principio del Corano è complementare agli scopi e agli obiettivi religiosi e artistici. Ogni immagine e ogni scena presentata nel Corano possiede entrambe queste qualità. Abbiamo inoltre detto che la bellezza artistica del Corano è stata utilizzata per esercitare un’influenza sul mondo interiore dell’essere umano, poiché quel sentimento religioso dell’animo è stato espresso nel linguaggio della bellezza artistica. È evidente che la religione e l’arte sono complementari l’una all’altra e che la loro sede è nel profondo del cuore umano. Per questo la coscienza dell’essere umano le accoglie soltanto quando la bellezza artistica raggiunge il suo culmine e, al contempo, il cuore e la mente sono pronti a rispondere al richiamo di tale armoniosa bellezza.

Nel capitolo «L’immagine artistica» abbiamo presentato due esempi di rappresentazione narrativa. Lì la natura ha dipinto con il suo pennello immagini estremamente toccanti, che non possono non commuovere l’essere umano. Avevamo promesso di discuterne dettagliatamente. Ora cercheremo di mantenere quella promessa, se Dio vuole.

Scopo e obiettivo degli eventi narrati nel Corano

Abbiamo già detto che nel Corano sono narrati diversi eventi con il solo obiettivo di condurre lo scopo religioso alla sua piena realizzazione. Gli eventi sono stati narrati proprio per realizzare tale scopo religioso. Il Corano si è servito della rappresentazione narrativa per portare al loro compimento numerosi obiettivi: il riconoscimento della rivelazione e della missione profetica, il tawḥīd, l’unicità della religione dei diversi profeti, l’uniformità del modo di comportarsi con tutti i profeti, la manifestazione della potenza divina, le conseguenze del bene e del male, la pazienza e la perseveranza, lo shirk e il kufr, oltre a molti altri.

1. Il riconoscimento della rivelazione e della missione profetica: discuteremo lo scopo e l’obiettivo degli eventi narrati nel Corano, non per dominarne la portata e l’estensione. Uno degli scopi principali della narrazione degli eventi nel Corano è presentare le argomentazioni a sostegno del riconoscimento della rivelazione e della missione profetica, nonché della loro necessità e importanza.

Va osservato che il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) non aveva, nel senso comune del termine, alcuna istruzione scolastica. Inoltre, non aveva alcun rapporto con sapienti ebrei o cristiani, tale da permettergli di narrare attraverso il Corano eventi di questo genere. Molti eventi li ha narrati in dettaglio, mentre altri solo parzialmente, come gli eventi riguardanti Ibrāhīm (pace su di lui), Yūsuf (pace su di lui) e Mūsā (pace su di lui). La discussione di questi eventi nel Corano dimostra proprio che gli furono comunicati tramite la rivelazione. Il Corano lo ha dichiarato chiaramente a questo proposito. Per esempio, all’inizio della Sura Yūsuf è detto:

(Arabo**********) Ho fatto scendere questo Corano in arabo affinché possiate comprendere. (Sura Yūsuf: 2)

(Arabo**********)

Ti abbiamo narrato la migliore delle storie, rivelandoti questo Corano. In verità, prima di ciò eri tra gli inconsapevoli. (Sura Yūsuf: 3)

Prima di narrare nella sura al-Qasas la storia del profeta Mosè (pace su di lui), è stato detto:

Testo arabo. Ti narreremo con verità la storia di Mosè e del Faraone, per il popolo credente. (Sura al-Qasas: 3)

Al termine di questa storia è stato detto:

Testo arabo

Quando decretai per Mosè, tu non eri sul versante occidentale né eri testimone di ciò. Tuttavia, creammo molte generazioni e su di esse trascorsero lunghi periodi. Tu non eri tra gli abitanti di Madian quando recitammo loro i Nostri versetti; ma fummo Noi a inviare i messaggeri. E quando chiamai Mosè, tu non eri presso il fianco del monte Ṭūr. Ma ciò fu una misericordia del tuo Signore, affinché tu ammonissi un popolo al quale prima di te non era giunto alcun ammonitore, perché riflettesse. (Sura al-Qasas: 44-46)

Nel narrare nella sura Āl ʿImrān la storia di Maryam (pace su di lei), è stato detto:

Testo arabo

Questa è una notizia dell’invisibile che ti comunico. Tu non eri presente quando tiravano a sorte per stabilire chi avrebbe assunto la tutela di Maria. E non eri presente neppure quando discutevano e litigavano. (Sura Āl ʿImrān: 44)

Prima di narrare la storia di Adamo nella sura Ṣād, viene detto:

(Testo arabo**********) Di’: «Questa è una grande notizia dalla quale vi siete allontanati. Io non avevo alcuna conoscenza del mondo superiore quando gli angeli discutevano. Mi viene rivelato soltanto che sono un ammonitore esplicito». (Sura Ṣād: 67-71)

Dopo aver narrato nella sura Hūd la storia di Noè, viene detto:

(Testo arabo**********)

Questa è una notizia dell’invisibile che ti comunico mediante la rivelazione. Prima di allora, né tu né il tuo popolo ne eravate a conoscenza. (Sura Hūd: 49)

2. Una sola e medesima religione: nel Corano è affermato chiaramente che tutte le religioni provengono da Allah. I credenti sono un’unica comunità o gruppo, e Allah è il Signore di tutti. In molti passi del Corano vengono narrate le storie di diversi profeti. Affermare che anche la religione di tutti i profeti è una sola e identica è uno degli scopi della predicazione dell’Islam. Per questo, con lievi variazioni, le storie dei profeti sono narrate in diversi passi del Corano, affinché gli uomini comprendano che tutti i profeti e messaggeri furono inviati con la stessa responsabilità. Di seguito riportiamo alcuni esempi. Viene detto:

(Testo arabo**********)

Concedemmo a Mosè e ad Aronne il Libro del discernimento, luce e ammonimento per i timorati di Allah: coloro che temono il loro Signore senza averLo visto e sono trepidanti per il timore dell’Ora. (Sura al-Anbiyā’: 48-49)

(Arabo**********)

Questa è un’ammonizione benedetta che abbiamo fatto scendere: la rinnegherete dunque? In precedenza concedemmo ad Abramo la retta guida ed eravamo ben consapevoli di lui. Quando chiese a suo padre e al suo popolo: «Cosa sono queste statue alle quali vi siete consacrati?» (Sura al-Anbiyā’: 51-52)

(Arabo**********)

Salvai lui (Abramo) e Lot e li condussi nella terra nella quale ho posto benedizione per tutti i mondi. Gli donai Isacco e, come ricompensa, Giacobbe, e resi ciascuno di loro virtuoso. Li rendemmo guide. Essi guidavano secondo il Mio comando. Rivelai loro di compiere il bene, di osservare la preghiera e di versare la zakāt. Erano assidui nell’adorazione di Me. (Sura al-Anbiyā’: 71-73)

(Arabo**********)

E donai a Lot saggezza e conoscenza. E lo salvai da quella città, i cui abitanti si abbandonavano ad azioni turpi. Erano gente malvagia e disobbediente. Lo includemmo nella Nostra misericordia. Egli era uno dei virtuosi.

(Arabo**********)

E ricorda Noè, quando in precedenza aveva invocato, e Noi avevamo accolto la sua invocazione. Poi salvammo lui e la sua famiglia dalla grande calamità. Lo aiutammo contro quel popolo che negava i Nostri segni. In verità, era un popolo malvagio; perciò li facemmo annegare tutti. (Sura al-Anbiyā’: 76-77)

(Arabo**********)

E ricorda Davide e Salomone, quando giudicavano riguardo a un campo coltivato. Di notte, alcune pecore di certa gente erano entrate in esso, e il loro giudizio fu sottoposto a Noi. Facemmo comprendere a Salomone quella sentenza e concedemmo a entrambi saggezza e conoscenza. E rendemmo montagne e uccelli sottomessi a Davide: essi glorificavano la Nostra santità e la Nostra magnificenza. Fummo Noi a fare tutto questo. Gli insegnammo a fabbricare per voi corazze, affinché vi proteggessero in guerra. Sarete dunque riconoscenti? (Sura al-Anbiyā’: 78-80)

(Arabo**********)

E sottomettemmo a Salomone il vento impetuoso. Esso soffiava, per suo ordine, verso la terra sulla quale avevamo elargito la benedizione. E Noi siamo perfettamente informati di ogni cosa. E sottomettemmo a lui alcuni demoni, che si immergevano per lui e compivano anche altri lavori. E Noi li tenevamo sotto controllo. (Sura al-Anbiyā’: 81-82)

(Arabo**********)

E ricorda Giobbe, quando invocò il suo Signore dicendo: «Mi ha colpito la sventura, ma Tu sei il più Misericordioso dei misericordiosi». Rispondemmo alla sua invocazione, allontanammo da lui la sua sofferenza, gli restituimmo la sua famiglia e, insieme a loro, gliene demmo altrettanti, come grazia da parte Nostra. In verità, questo è un monito per gli adoratori. (Sura al-Anbiyā’: 83-84)

(Arabo**********)

E ricorda Ismaele, Idris e Dhul-Kifl: erano tutti pazienti. Li avevamo inclusi tra coloro che avevano ricevuto la Nostra misericordia. Erano tutti virtuosi. (Sura al-Anbiya: 85-86)

(Arabo**********)

E ricorda l’uomo del pesce: se ne andò adirato, pensando che non avremmo potuto imporgli alcun limite. Poi invocò nelle tenebre: «Non vi è divinità all’infuori di Te; Tu sei innocente e io sono peccatore». Allora rispondemmo alla sua invocazione e lo liberammo dall’afflizione. Così liberiamo i credenti. (Sura al-Anbiya: 870-88)

(Arabo**********)

E ricorda Zaccaria, quando invocò il suo Signore: «O mio Signore, non lasciarmi solo; Tu sei il migliore degli eredi». Allora esaudimmo la sua invocazione, gli concedemmo Yahya e rendemmo sua moglie capace di concepire. Essi si affrettavano a compiere il bene, Ci invocavano con speranza e timore ed erano umili davanti a Noi.

(Arabo**********)

E ricorda colei — cioè Maria — che preservò la propria castità; poi soffiammo in lei del Nostro spirito e facemmo di lei e di suo figlio un segno per i credenti. (Sura al-Anbiya: 91)

(Arabo**********) Tutti costoro appartengono a un’unica religione, la vostra religione, e Io sono il vostro Signore; adorateMi.

Questo è il vero scopo della narrazione delle storie del Sacro Corano. Tutti gli altri scopi non sono principali, bensì secondari.

3. La fede in Allah: lo scopo della narrazione delle storie nel Sacro Corano non è soltanto dimostrare che tutte le religioni provengono dall’unico Allah, senza associati, ma anche dimostrare che le fondamenta di tutte queste religioni sono le stesse. Riunendo le storie di tutti i profeti, si comprende che il loro primo invito era l’īmān bi-llāh, cioè la fede in Allah. Come è detto nella Sura al-Aʿrāf:

(Arabo**********)

In verità, abbiamo inviato Noè al suo popolo. Egli disse: «O gente mia! Adorate Allah; non avete altra divinità all’infuori di Lui. Temo per voi il castigo di un giorno terribile». (Sura al-Aʿrāf: 59)

(Arabo********)

Abbiamo inviato al popolo di ʿĀd il loro fratello Hūd. Egli disse: «O popolo mio! Adorate Allah; non avete altra divinità all’infuori di Lui. Non temerete dunque?»

(Arabo**********)

Abbiamo inviato al popolo di Thamūd il loro fratello Ṣāliḥ. Egli disse: «O popolo mio! Adorate Allah; non avete altra divinità (ilāh) all’infuori di Lui. Vi è giunta una prova evidente da parte del vostro Signore.»

(Arabo***********)

Abbiamo inviato agli abitanti di Madyan il loro fratello Shuʿayb, che disse: «O gente mia! Adorate Allah: non avete altra divinità all’infuori di Lui. (Sura al-Aʿrāf: 85)»

Non vi è dubbio che il tawḥīd costituisca il fondamento, o la base, delle dottrine islamiche. E tutti i nobili profeti furono promulgatori del tawḥīd. Poiché il loro obiettivo era il medesimo, si riscontra armonia anche nei loro racconti.

4. Tutti i profeti e messaggeri hanno predicato con il medesimo metodo: dalla discussione precedente si comprende anche che il metodo della predicazione di ogni profeta era unico e identico. Anche il comportamento tenuto nei loro confronti da ciascun popolo fu pressoché lo stesso. Ciò perché la religione di tutti i profeti è stata rivelata dal Sublime Allah e il fondamento di tutte le religioni è uno solo. Per questo i racconti dei profeti sono stati presentati insieme nella maggior parte dei casi, e la descrizione delle loro attività analoghe è stata riproposta più volte. Come è detto nella Sura Hūd:

(Arabo**********)

Certamente inviammo Noè al suo popolo. (Egli disse al suo popolo:) «In verità, sono per voi un ammonitore esplicito. Non adorerete nessuno all’infuori di Allah. Temo infatti per voi il castigo di un giorno doloroso». Allora i capi miscredenti della sua gente e i notabili della società dissero: «Non vediamo in te altro che un uomo come noi, e non vediamo nessuno seguirti, tra noi, se non i poveri e gli stolti. Inoltre, non hai alcuna superiorità su di noi; anzi, ti riteniamo un mentitore».

Noè (pace su di lui) disse: (Arabo***********)

«O gente del mio popolo! Non vi chiedo alcuna ricchezza. Chiedo la mia ricompensa soltanto ad Allah». (Sura Hūd: 29)

Il popolo di Noè disse:

(Arabo***********)

O Noè! Discuti con noi e ci provochi con tante polemiche. Porta dunque su di noi quel castigo con cui ci minacci, se sei sincero. (Sura Hūd: 32)

(Arabo***********)

E al popolo di ʿĀd inviammo il loro fratello Hūd. Egli disse: «O popolo mio! Adorate Allah; non avete altra divinità all’infuori di Lui. Voi non fate altro che mentire. O popolo mio! Non vi chiedo alcuna ricompensa; la mia ricompensa spetta soltanto a Colui che mi ha creato. Non comprendete dunque? O popolo mio! Chiedete perdono al vostro Signore e rivolgetevi a Lui. Egli farà scendere per voi la pioggia dal cielo e accrescerà sempre più la vostra forza. Non siate però come i colpevoli». Essi dissero: «O Hūd! Non ci hai portato alcuna prova; perciò non abbandoneremo le nostre divinità per le tue parole, né ti crederemo. Anzi, pensiamo che una delle nostre divinità ti abbia colpito con una disgrazia». Hūd disse: «Chiamo Allah a testimone, e voi pure siate testimoni: io non ho nulla a che fare con coloro che associate a Lui. Fate dunque tutti insieme quanto potete contro di me, e non concedetemi alcuna tregua. (Hūd: 50-55)»

(Arabo***********)

E al popolo di Thamūd inviammo il loro fratello Ṣāliḥ. Egli disse: «O popolo mio! Adorate Allah; non avete altra divinità all’infuori di Lui. Egli vi ha creati dalla terra e vi ha fatto dimorare in essa. Chiedete dunque perdono a Lui e ritornate a Lui. Il mio Signore è vicino ed esaudisce certamente». Essi dissero: «O Ṣāliḥ! Prima di questo riponevamo grandi speranze in te. Ci vieti forse ciò che adoravano i nostri padri? Tuttavia nutriamo un dubbio profondo riguardo a ciò cui ci inviti, e il nostro cuore non lo accetta affatto. (Sūra Hūd: 61-62)»

5. Il legame tra la religione di ogni profeta e messaggero: Un altro scopo della narrazione delle storie nel Sacro Corano è dimostrare che la religione del nobile Profeta (S) e quella di tutti i profeti del passato, compreso il venerabile Ibrāhīm (A), sono unite da un unico legame. In particolare, si dimostra che il legame religioso tra i Banū Isrāʾīl e la comunità di Muḥammad è più forte di quello con la religione degli altri profeti. Per questo, nei passi del Sacro Corano in cui sono narrate le vicende del venerabile Ibrāhīm (A) e del venerabile ʿĪsā (A), viene fatto riferimento a tale legame. Ad esempio:

(আরবী***********) È scritto nelle Scritture precedenti, in particolare nei Libri di Abramo e di Mosè. (Sura al-Aʿlā: 18-19)

(আরবী***********)

Non gli è stato forse riferito ciò che è contenuto nel Libro di Mosè e nel Libro di Abramo, che assolse al suo compito? Nel Libro è scritto che nessuno porterà il peccato di un altro. (al-Najm: 36-38)

(আরবী***********)

Tra gli uomini, quelli che seguirono Abramo, questo Profeta e coloro che credettero in questo Profeta sono i più vicini ad Abramo. E Allah è il Protettore dei credenti. (Sura Āl ʿImrān: 68)

(আরবী***********) Il vostro padre, Abramo. Egli vi ha dato il nome di musulmani. (Sura al-Ḥajj: 78)

(আরবী***********)

Dopo di loro abbiamo inviato Gesù, figlio di Maria. Egli confermava la Torah precedente. Gli abbiamo dato il Vangelo, nel quale vi sono guida e luce. Esso conferma la Torah precedente, guida e ammonimento per i timorati di Allah. Che la gente del Vangelo giudichi secondo ciò che Allah vi ha rivelato. Coloro che non giudicano secondo ciò che Allah ha rivelato sono peccatori. E a te abbiamo rivelato il Libro della verità, che conferma le Scritture rivelate in precedenza e ne custodisce il contenuto. (Sura al-Māʾida: 46-48)

6. Il successo dei profeti e degli inviati e la distruzione dei bugiardi: un altro scopo della narrazione delle storie nel Sacro Corano è mettere in evidenza il successo dei nobili profeti e la distruzione dei bugiardi, affinché ciò sia motivo di consolazione per il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), nonché consolazione ed esempio per coloro che invitano le persone sulla via della fede. Si legge:

(আরবী***********)

Ti ho narrato tutte le vicende dei profeti e degli inviati, con le quali ho rafforzato il tuo cuore. E così sono giunti a te la verità suprema, un ammonimento e un richiamo per i credenti. (Sura Hūd: 120)

Ovunque nel Nobile Corano si parla dei profeti e del loro successo, subito dopo viene menzionata anche la sorte di quei miscredenti politeisti che smentivano i profeti. Per esempio:

(Arabo***********)

Avevo inviato Noè al suo popolo. Egli rimase con loro per novecentocinquant’anni. Poi li distrusse il Diluvio, poiché erano peccatori. In seguito salvai Noè e i passeggeri dell’arca e feci dell’arca un segno per gli abitanti dei mondi.

(Arabo***********)

Ricorda Abramo, quando disse al suo popolo: «Adorate Allah e temeteLo. Questo è meglio per voi, se comprendete». (Sura al-ʿAnkabūt: 16)

(Arabo***********)

Inviammo Lot. Quando disse al suo popolo: «Commettete un’oscenità che nessuno sulla terra ha mai commesso prima di voi. Vi abbandonate forse all’omosessualità, praticate il brigantaggio e commettete azioni riprovevoli nelle vostre riunioni?». In risposta, il suo popolo disse soltanto: «Fa’ venire su di noi il castigo di Allah, se sei veritiero». Quando gli angeli inviati giunsero da Lot, egli si rattristò per causa loro e si sentì oppresso. Essi dissero: «Non temere e non essere triste: salveremo certamente te e la tua famiglia, eccetto tua moglie, che sarà tra coloro destinati alla perdizione. Faremo scendere dal cielo un castigo sugli abitanti di questa città, a causa della loro empietà. In essa abbiamo lasciato un segno evidente per le persone dotate d’intelligenza».

(Arabo***********)

Inviammo agli abitanti di Madyan il loro fratello Shuʿayb. Egli disse: «O popolo mio, adorate Allah, sperate nell’Ultimo Giorno e non seminate la corruzione sulla terra». Ma essi lo trattarono da bugiardo. Furono allora colpiti dal terremoto e rimasero bocconi nelle loro case. (Al-ʿAnkabūt: 36-37)

(Arabo***********)

Distruggemmo il popolo di ʿĀd e quello di Thamūd. Dalle loro abitazioni è ormai evidente quale fu la loro sorte. Satana aveva reso belle ai loro occhi le loro azioni e li aveva distolti dalla retta via, benché fossero persone avvedute. Distruggemmo anche Qārūn, Faraone e Hāmān. Mosè giunse da loro con segni evidenti, ma essi si abbandonarono all’orgoglio e alla superbia; tuttavia non poterono prevalere. Ognuno di loro fu da Noi colpito a causa del proprio peccato: su alcuni mandammo un vento impetuoso carico di pietre, alcuni furono colpiti dal fulmine, altri li facemmo sprofondare nella terra e altri ancora li facemmo annegare. Allah non fu ingiusto nei loro confronti; furono essi stessi a fare torto a se stessi. (Sūra al-ʿAnkabūt: 38-40)

7. La veridicità della buona novella e dell’ammonimento: un’altra ragione per cui il Sacro Corano narra gli eventi è annunciare ai credenti il Paradiso e le sue grazie, dimostrandone la veridicità, e ammonire i miscredenti riguardo all’Inferno e alle sue sofferenze e pene, dimostrandone la veridicità. Ad esempio:

È stato detto:

(O Profeta!) Annuncia ai Miei servi che Io sono il Perdonatore, il Misericordioso. E il Mio castigo è davvero doloroso. (Sura al-Hijr: 49-50)

Subito dopo questo versetto viene narrato l’episodio relativo alla verità del perdono e del castigo:

(Arabo**********)

Racconta loro la vicenda degli ospiti di Abramo. Quando giunsero alla sua casa e dissero: «Pace». Egli disse: «Siamo intimoriti riguardo a voi». Dissero: «Non temere. Ti annunciamo la buona novella di un figlio sapiente». (al-Hijr: 51-53)

Subito dopo si manifesta il copioso effondersi della misericordia di Allah:

(arabo***********)

Quando poi gli inviati giunsero alla casa di Lot, egli disse: «Voi siete davvero degli sconosciuti». Essi dissero: «No, anzi, ti abbiamo portato ciò su cui essi disputavano. Ti abbiamo portato la verità e siamo sinceri. Parti dunque con tutta la tua famiglia nell’ultima parte della notte e non seguire le loro orme. Nessuno di voi si volti indietro. Andate là dove vi è stato ordinato di andare». E gli comunicammo che, al mattino, sarebbero stati sterminati fino all’ultimo. (Sura al-Hijr: 61-66)

Nel versetto sopra citato si parla della misericordia accordata a Lot e della distruzione del suo popolo. Proseguendo un poco oltre, nella stessa sura si dice:

(Arabo***********)

In verità, gli abitanti di al-Hijr smentirono i profeti. Concedemmo loro i Nostri segni, ma essi se ne allontanarono. Scavavano tranquillamente le loro case nelle montagne. Poi, una mattina, un grido li colpì; e allora non servì loro a nulla ciò che avevano guadagnato. (Sura al-Hijr: 80-84)

In questi versetti viene illustrato il castigo doloroso inflitto ai mentitori. Viene inoltre dimostrato che la promessa di Allah è vera ed efficace. Questi episodi sono stati presentati così come si sono realmente verificati.

8. Descrizione delle benedizioni concesse ai profeti e ai messaggeri: nel Nobile Corano sono state narrate anche alcune storie per descrivere le grazie e le benedizioni concesse ai profeti e ai messaggeri. Ad esempio, le vicende del profeta Davide (a.s.), del profeta Salomone (a.s.), del profeta Giobbe (a.s.), del profeta Abramo (a.s.), di Maria e del profeta Gesù (a.s.). Tutti questi racconti sono stati trattati in varie parti del Nobile Corano. Il primo obiettivo è descrivere le benedizioni e le grazie; insieme a ciò, vengono naturalmente menzionate, in modo pertinente, anche alcune delle loro azioni.

9. Mettere in guardia i figli di Adamo dall’inimicizia di Satana: un altro obiettivo dei racconti narrati nel Nobile Corano è far comprendere che Satana è nemico di ogni essere umano vissuto o che vivrà sulla terra, da Adamo (a.s.) fino al Giorno della Resurrezione. In ogni momento e a ogni passo, Satana si adopera per sviare l’uomo. Non desidera mai il suo bene. Come prova evidente di ciò, nel narrare la vicenda di Adamo (a.s.), in vari passi viene menzionata la malvagia attività di Satana.

10. Alcuni altri motivi: oltre ai motivi sopra menzionati, nel Nobile Corano sono stati narrati diversi episodi e racconti anche per i seguenti motivi, ossia:

[10.1] Manifestare l’onnipotenza di Allah: ad esempio, il racconto della nascita di Adamo e di Gesù (a.s.), l’episodio del profeta Abramo (a.s.) e degli uccelli, e la vicenda dell’uomo [il profeta Uzayr (a.s.)] che fu riportato in vita cento anni dopo la sua morte. E altri episodi simili.

[10.2] Descrivere le conseguenze delle opere buone e benefiche e di quelle cattive e nocive, come la vicenda dei due figli di Adamo (a.s.), quella dei due proprietari dei giardini, quella dei Figli d’Israele, quella dei Compagni della Fossa e altre ancora.

[01.3] La natura dell’essere umano è quella di agire con fretta e di cercare di ottenere rapidamente ciò che desidera. Per questo si impegna per ciò che può ricevere subito o di cui può constatare la concretezza. Eppure Allah ha insegnato loro l’importanza di attendere e di avere pazienza per conseguire il vero bene. Perciò nel Corano sono narrati diversi racconti anche riguardo alle conseguenze della fretta dell’uomo e della calma e ponderatezza di Allah. Ne è un esempio la vicenda del profeta Mosè e di un servo di Allah, Khwaja Khidr, della quale parleremo più avanti. Su temi di questo genere il Corano ha narrato molte vicende, portando così il proprio intento alla piena realizzazione.

Nono capitolo

La prova che i racconti del Corano seguono gli scopi religiosi

1. Abbiamo già detto che tutti gli avvenimenti narrati nel Corano sono complementari agli scopi e agli obiettivi religiosi. La prova che tali avvenimenti seguono la religione è presente anche nei racconti stessi. Vorrei esaminare qui di seguito alcune delle prove più significative. La prima prova del fatto che questi avvenimenti completano gli scopi religiosi è la ripetizione dello stesso episodio in diversi luoghi, in forma dettagliata oppure sintetica.

Tuttavia, è degno di riflessione il fatto che non vi sia narrato l’intero episodio, bensì soltanto alcune sue parti specifiche. In particolare, sono state narrate quelle parti in cui sono presenti ammonimenti e insegnamenti. Solo raramente è accaduto che l’intero episodio fosse narrato insieme agli ammonimenti e agli insegnamenti. Anche in quei casi, ciò è stato fatto tenendo presenti ragioni particolari, la successione degli eventi e l’utilità. Naturalmente, nel narrare gli episodi, ho già dato indicazioni al riguardo.

Quando il lettore legge le parti ripetute dell’episodio e considera ciò che viene prima e ciò che viene dopo, trova l’intero episodio coerente. Si rende conto che la parte scelta in ciascun luogo e il modo in cui è stata narrata sono appropriati. Non dimentica che il Corano è fondamentalmente un libro di predicazione. Per questo, ogni parte dell’episodio è stata narrata nel luogo in cui compare in piena armonia con il tema della predicazione. Anche la coerenza dell’episodio è uno degli obiettivi principali del Corano. Ciò avviene sempre. Tuttavia, non si vede che la prospettiva artistica dell’episodio ne sia influenzata.

Esiste inoltre un principio organizzativo per la presentazione ripetuta delle diverse parti di uno stesso episodio. Esso diventa chiaro quando si leggono insieme le sure e le parti degli episodi secondo l’ordine cronologico della rivelazione delle sure del Corano. La maggior parte degli episodi è iniziata con un semplice accenno; in seguito è stata gradualmente condotta verso il completamento. Quando il lettore giunge al punto in cui la narrazione si conclude, l’intero quadro gli appare davanti agli occhi.

A titolo di esempio possiamo citare la vicenda del profeta Mosè. Infatti, tra tutti gli episodi ripetuti nel Corano, questo è quello narrato più volte: il loro numero sarà all’incirca trenta. Esamineremo alcuni dei luoghi più significativi e indicheremo anche quelli in cui è stato dato soltanto un accenno alla vicenda di Mosè, senza che ne sia stato narrato alcun dettaglio. Ne parleremo secondo l’ordine cronologico della rivelazione delle sure.

[1.1] La Sura al-Aʿlā, che occupa l’ottavo posto nell’ordine della rivelazione. In essa si fa un breve accenno alla storia di Mosè (a.s.). È detto: (Arabo***********)

Questo è scritto nelle Scritture precedenti, nei libri di Abramo e di Mosè.

Un simile accenno complessivo è stato fatto anche nella Sura an-Najm, che occupa il ventitreesimo posto nell’ordine della rivelazione.

[1.2] La Sura al-Fajr è la decima Sura nell’ordine della rivelazione. Qui viene narrata la storia del Faraone, ma non quella di Mosè. Vengono naturalmente menzionati anche i popoli di ʿĀd e Thamūd. È detto:

(Arabo***********)

e con il Faraone, signore di numerosi pioli. Essi si erano mostrati insolenti nel paese e vi avevano diffuso una terribile corruzione; allora il tuo Signore fece piovere su di loro il flagello del castigo.

Un’indicazione di questo genere è stata fornita anche nella Sura al-Burūj, che occupa il ventisettesimo posto nell’ordine della rivelazione.

[1.3] La Sura al-Aʿrāf occupa il trentanovesimo posto nell’ordine della rivelazione. In questa Sura si parla di diversi profeti e messaggeri; tra questi, la storia di Mosè è narrata con una certa dovizia di particolari. Sono narrate le vicende di quei profeti che incontrarono ostacoli mentre presentavano l’invito all’Islam ai loro popoli; tutti costoro trattarono i propri profeti da bugiardi e, alla fine, furono distrutti dal castigo di Allah.

Nella sura al-Aʿrāf il racconto inizia con l’invio del profeta Mosè e di Aronne, pace su di loro, dal Faraone. Poi si parla del miracolo del bastone e della mano luminosa, quindi della convocazione dei maghi e della loro esibizione di magia contro Mosè, pace su di lui. Viene narrato come Mosè li sconfisse, come i maghi abbracciarono la fede e come il Faraone perseguitò i Figli d’Israele. Si racconta poi con quali calamità il Faraone e il suo popolo furono messi alla prova: tra queste vi furono soprattutto locuste, pidocchi, rane e sangue. Ogni volta ottennero la salvezza facendo invocare Dio dal profeta Mosè, pace su di lui. In seguito riprese la persecuzione dei Figli d’Israele, poi essi lasciarono l’Egitto sotto la guida di Mosè. Quindi dissero a Mosè: «Come gli Egiziani hanno molte divinità, così dovremmo averne anche noi». In seguito Mosè si recò sul monte Tūr; dopo trenta notti incontrò Allah l’Altissimo, che prolungò il termine fino a quaranta notti. Trascorse anche questo periodo, Mosè chiese di vedere Allah; la montagna fu ridotta in frantumi, Mosè svenne e poi riacquistò i sensi. Tornato dal suo popolo, lo trovò intento ad adorare un vitello che aveva fabbricato; rimproverò suo fratello. In seguito settanta uomini furono messi alla prova per la visione di Allah. Quando insistettero per contemplare Allah nella zona del Tūr, il monte Tūr fu sollevato sopra di loro. Poi furono gratificati con la misericordia di Allah e fu detto loro che la misericordia di Allah sarà riservata a coloro che obbediscono al Profeta.

1.4 Poi, nella sequenza della rivelazione, nella sura al-Furqān, la quarantaduesima, e nella sura Maryam, la quarantaquattresima, vengono narrati alcuni eventi comuni. In questi racconti si parla della missione profetica dei profeti e della sorte di coloro che li hanno accusati di menzogna.

1.5 Anche nella sura Ṭā-Hā, la quarantacinquesima nell’ordine della rivelazione, il racconto è esposto con una certa ampiezza. Nella sura al-Aʿrāf la storia del profeta Mosè, pace su di lui, iniziava con la profezia e la missione profetica; vale a dire che lì si narravano gli eventi successivi alla sua investitura profetica, mentre nella sura Ṭā-Hā si comincia dagli eventi precedenti alla profezia, con la manifestazione della luce presso il monte Tūr. È detto:

(Arabo***********)

Ti è giunta la storia di Mosè? Quando vide un fuoco, disse alla sua famiglia: «Rimanete qui; ho visto un fuoco e forse potrò portarvi da esso un tizzone, oppure, raggiungendolo, troverò la strada». Quando giunse presso il fuoco, una voce lo chiamò: «O Mosè! In verità, Io sono il tuo Signore. Togliti dunque i sandali, perché ti trovi nella valle santa di Tuwa. Io ti ho scelto: ascolta quindi ciò che ti viene rivelato». Sura Ṭā-Hā, 9-13.

Quando il profeta Mosè, pace su di lui, ricevette l’ordine di invitare il Faraone, supplicò Allah: «Fa’ che mio fratello Aronne sia il mio sostegno, affinché mi dia coraggio e forza». Vengono ricordate le benedizioni che Allah aveva concesso al profeta Mosè e la misericordia che gli aveva accordato: l’episodio della sua infanzia e quello della restituzione di sua madre a lui. Gli eventi successivi sono narrati in modo simile a quelli della sura al-Aʿrāf. Tuttavia, sono stati omessi i castighi delle locuste, dei pidocchi, delle rane e del sangue. Allo stesso modo, non vengono narrati né la promessa fatta dal Faraone ai Figli d’Israele né la sua violazione. Nella sura Ṭā-Hā, invece, viene introdotto un altro episodio: la descrizione dettagliata del vitello fabbricato da un uomo chiamato al-Sāmirī.

1.6 La sura al-Shuʿarāʾ è la quarantaseiesima nell’ordine della rivelazione. Anche in questa sura viene narrata la missione profetica di Mosè, pace su di lui. Poi si racconta la partenza dei Figli d’Israele dall’Egitto. Tuttavia, in questa sura vengono presentati per la prima volta due elementi.

Primo: Mosè, pace su di lui, uccise un copto. In seguito lasciò l’Egitto per timore di essere catturato. Quando fu inviato nuovamente dal Faraone, questi gli ricordò di averlo allevato durante l’infanzia e l’uccisione del copto.

Due: viene illustrata la divisione del mare in due parti, con una strada sul fondo, nonché le questioni del dibattito tra Mosè (pace su di lui) e il Faraone. La descrizione degli attributi di Allah da parte di Mosè (pace su di lui) e il dialogo avuto con i maghi vengono presentati in una nuova forma.

[1.7] La sura An-Naml, quarantottesima sura nell’ordine della rivelazione. In questa sura sono narrati alcuni episodi riguardanti il fatto di dichiarare bugiardi i profeti e i messaggeri, nonché la sorte di coloro che li dichiararono tali.

[1.8] La sura Al-Qasas, quarantanovesima sura nell’ordine della rivelazione. Qui il racconto inizia dalla nascita di Mosè (pace su di lui): la sua nascita durante il dominio tirannico del Faraone, il neonato deposto in una cesta e affidato al fiume, la cesta recuperata da una persona vicina al Faraone, la sorella di Mosè (pace su di lui) che si informa sulla sua sorte e poi indica al Faraone una nutrice, grazie alla quale Mosè (pace su di lui) ha l’opportunità di essere allevato da sua madre.

Quando Mosè (pace su di lui) raggiunse la giovinezza, un giorno uccise un egiziano. Quando volle ucciderne un altro, fu minacciato ricordandogli il precedente omicidio; quindi un uomo accorse e gli riferì che in città si stava diffondendo la notizia del suo omicidio. Egli partì dall’Egitto verso Madyan. Lì conobbe le figlie di Shuʿayb (pace su di lui) e fece bere acqua alle loro capre; esse tornarono a casa e raccontarono tutto al padre. Mosè (pace su di lui) lavorò presso Shuʿayb (pace su di lui) per un periodo stabilito. A condizione di ciò, sposò sua figlia e tornò in patria con la propria famiglia; durante il viaggio, mentre cercava un fuoco — come narrato nella sura Ta-Ha — ricevette la profezia.

Nella sura Al-Qasas viene certamente menzionato un nuovo aspetto: la reazione derisoria del Faraone dopo essere stato invitato alla fede:

(Arabo***********)

Il Faraone disse: «O Haman! Cuoci i mattoni, poi costruisci per me un palazzo, affinché io possa dare un’occhiata al Signore di Mosè». (Sura Al-Qasas: 38)

[1.9] La sura Al-Isra (Banu Isra’il), cinquantesima nell’ordine della rivelazione. Qui si fa un breve riferimento all’annegamento del Faraone e al passaggio del mare da parte dei Figli d’Israele.

[1.10] Sura Yunus, cinquantunesima nell’ordine della rivelazione. Qui viene illustrata la conseguenza della smentita dei profeti e dei messaggeri. Tra questi eventi, viene narrato brevemente anche quello del profeta Mosè (pace su di lui). Vi si trova una breve descrizione dei maghi, del passaggio dei Figli d’Israele attraverso il mare e dell’annegamento del Faraone. Poi è stata aggiunta la seguente affermazione, che non è menzionata in nessun altro luogo.

(Arabo***********)

Quando cominciò ad annegare, disse: «Ora credo che non vi sia alcuna divinità all’infuori di Colui nel quale hanno creduto i Figli d’Israele. In verità, anch’io sono tra coloro che si sottomettono a Lui». «Solo ora lo dici? Eppure prima eri disobbediente ed eri tra i traviati. Oggi conserveremo il tuo corpo, affinché possa essere un segno per coloro che verranno dopo di te». (Sura Yunus: 90-92)

[1.11] Sura Hud, cinquantaduesima nell’ordine della rivelazione. In questa sura, mentre viene narrata la distruzione dei mentitori, a un certo punto viene narrato anche l’episodio di Mosè (pace su di lui).

[1.12] Sura al-Mu’min, sessantesima nell’ordine della rivelazione. Anche in questa sura viene menzionato il dialogo tra Mosè (pace su di lui) e il Faraone. Tuttavia, vi è aggiunta la seguente affermazione, che non è stata riportata in nessun altro luogo.

(Arabo***********)

(Nel corso del dibattito) il Faraone disse: «Lasciatemi, ucciderò Mosè; che invochi pure il suo Signore». (Sura al-Mu’min: 26)

Poi si parla di uno dei dignitari del Faraone che aveva creduto, ma aveva tenuto nascosta la propria fede. Egli disse alla gente: «Non uccidete Mosè; può darsi che la sua via sia quella giusta». Anche questa affermazione è riportata soltanto in questa sura.

[1.13] Nella sura Fussilat (la sura Ha-Mim as-Sajda), sessantunesima nell’ordine della rivelazione, è stato fatto un breve accenno all’episodio di Hazrat Musa (pace su di lui). Analogamente, anche nella sura az-Zukhruf (sessantatreesima nell’ordine della rivelazione) è stata presentata una breve discussione di questo episodio. Tuttavia, in essa sono state aggiunte le poche parole seguenti, che non sono state pronunciate altrove, se non nella sura az-Zukhruf. Faraone disse:

(ARABO*********)

«Non sono forse io il sovrano dell’Egitto? Questi fiumi scorrono sotto di me: non vedete? Sono migliore di costui, che è insignificante e non riesce neppure a parlare chiaramente». (Sura az-Zukhruf: 51-52)

[1.14] Nella sura adh-Dhariyat (sessantasettesima nell’ordine della rivelazione) è stata presentata una breve discussione sull’invio di Hazrat Musa (pace su di lui) come messaggero presso Faraone, sulla sua smentita da parte di Faraone e sulla distruzione di quest’ultimo.

[1.15] Nella sura al-Kahf (sessantanovesima nell’ordine della rivelazione) è narrato che Hazrat Musa (pace su di lui) incontrò e accompagnò un uomo al quale Allah aveva concesso una conoscenza speciale. Musa (pace su di lui) gli chiese di permettergli di rimanere al suo fianco, così da poterne trarre qualche beneficio. Egli rispose che non sarebbe riuscito a mostrare pazienza. Musa (pace su di lui), promettendo pazienza e perseveranza, si mise al suo seguito, ma non poté rimanere con lui a lungo mantenendo la pazienza. Infatti, vide accadere alcuni eventi di cui non riuscì a comprendere il vero significato. Di conseguenza, la separazione tra i due divenne inevitabile. Nel Sacro Corano questo episodio è narrato in un solo luogo.

[1.16] Nelle due sure chiamate sura Ibrahim (settantaduesima nell’ordine della rivelazione) e sura al-Anbiya (settantatreesima nell’ordine della rivelazione), questo episodio è stato menzionato soltanto in due punti. Nella seconda sura, l’aspetto importante dell’allusione è che la Torah vi è stata chiamata «Furqan» (ciò che distingue il vero dal falso).

[1.17] Nella sura al-Baqara (ottantasettesima nell’ordine della rivelazione) è stata presentata una discussione sulle benedizioni concesse da Allah ai Figli d’Israele e sul loro atteggiamento irriverente nei Suoi confronti. Lì l’argomento è stato descritto con una certa dovizia di particolari. In questa sura l’episodio di Musa (pace su di lui) è menzionato più volte. A un certo punto si parla anche della manna e delle quaglie che erano state loro concesse, nonché del fatto che i Figli d’Israele avevano chiesto in cambio altri alimenti. In un altro passo viene narrato l’episodio della macellazione della vacca. Il comando era semplice: macellare una vacca; ma essi lo complicarono con varie domande. A questo proposito è stato detto:

(ARABO*********) Poi la macellarono, benché sembrasse che non l’avrebbero fatto. (Sura al-Baqara: 71)

L’episodio della macellazione della vacca è del tutto nuovo in questa sura e non era stato narrato in nessuna sura precedente.

[1.18] Nella sura An-Nisāʾ (novantaduesima nell’ordine della rivelazione) si dice che i Banū Isrāʾīl insistettero per vedere Allah senza alcun velo interposto.

[1.19] Nella sura Al-Māʾida (centesima nell’ordine della rivelazione), narrando l’episodio dei Banū Isrāʾīl, si dice:

(ARABO**********)

Dissero: «O Mosè! In essa vi è un popolo potente e possente. Noi non vi entreremo mai, finché essi non ne saranno usciti. Se ne usciranno, allora vi entreremo certamente». (Sura Al-Māʾida: 22)

Poco più avanti si dice:

(ARABO**********)

Dissero: «O Mosè! Noi non vi entreremo mai, finché essi vi rimarranno. Va’ dunque tu e il tuo Signore e combattete; noi resteremo qui seduti». Mosè disse: «O mio Signore! Io ho autorità soltanto su me stesso e su mio fratello». Allora Allah disse: «Questa terra sarà loro interdetta per quarant’anni. Essi vagheranno sulla terra come smarriti. Non affliggerti dunque per il popolo disobbediente».

Poi furono lasciati in una regione desertica, dove si stabilirono. In seguito, non viene detto altro riguardo a Mosè (pace su di lui) e ai Figli d’Israele. Tuttavia, viene menzionato che i Figli d’Israele nutrivano inimicizia verso Gesù (pace su di lui).

La storia del venerabile Mosè (pace su di lui) è l’unica a essere narrata più frequentemente nel Sacro Corano. Dalla discussione precedente abbiamo compreso quale sia la natura delle ripetizioni. In tutti i luoghi, tranne sei, la storia è stata esposta molto brevemente o soltanto per cenni. Tuttavia, nei luoghi in cui lo stesso episodio viene ripetuto, viene necessariamente presentata ogni volta qualche nuova affermazione. Ora, se un lettore, leggendo il Corano, non riesce a cogliere la novità dell’episodio, quale colpa ne ha il Sacro Corano?

2. Un’ulteriore prova del fatto che gli episodi del Sacro Corano seguono finalità religiose è che, in ogni punto, la parte dell’episodio narrata, senza ripetizioni, è esattamente sufficiente a conseguire lo scopo. Viene narrata soltanto la parte pertinente al contenuto. Talvolta viene trattata la prima parte dell’episodio, altrove la parte finale, e altre volte soltanto quella porzione collegata all’insegnamento e all’ammonimento. Infatti, lo scopo del Corano non è narrare la storia, bensì impartire insegnamenti alla luce della storia. Ecco alcuni esempi:

[2.1] Spesso, nel narrare un episodio, si osserva che viene narrata la nascita del protagonista. Ciò avviene perché nel racconto della sua nascita sono presenti molti avvenimenti dai quali trarre insegnamento. È questo il caso, ad esempio, della nascita del venerabile Adamo (pace su di lui). Nell’episodio della nascita del venerabile Adamo (pace su di lui) si manifesta pienamente la potenza e la misericordia di Allah. Anche l’episodio di Iblīs, narrato insieme a esso, racchiude una finalità religiosa.

Analogamente, si può menzionare il racconto della nascita del venerabile Gesù (pace su di lui). Questo episodio è narrato dettagliatamente nel Corano, perché la nascita di Gesù (pace su di lui) fu un evento eccezionale, un grande miracolo. La sua nascita avvenne in modo contrario a ogni ragionamento e argomentazione. Sono stati esposti tutti i dettagli accessori riguardanti Gesù (pace su di lui), sia prima sia dopo la manifestazione dell’Islam. È degno di nota anche l’episodio della venerabile Maryam (pace su di lei). Ella era stata consacrata ad Allah. La venerabile Maryam (pace su di lei) crebbe sotto la tutela del venerabile Zakariyyā (pace su di lui) e già durante l’infanzia riceveva da Allah un eccellente sostentamento. Una volta, egli vide che presso Maryam (pace su di lei) vi erano molti frutti. È detto:

(ARABO**********)

Ogni volta che Zakariyyā entrava nel mihrab, trovava presso di lei del cibo. Un giorno le chiese: «O Maryam, da dove hai preso tutto questo?». Ella rispose: «Questo viene da Allah». (Sura Āl ʿImrān: 37)

L’intero episodio è stato esposto. È stato menzionato persino il racconto della nascita del venerabile Gesù (pace su di lui). Qui viene narrata una parte importante della vita del venerabile Gesù (pace su di lui). Allo stesso modo, anche il racconto della nascita del venerabile Mosè (pace su di lui) è riportato nel Sacro Corano. Vi sono alcuni aspetti e motivi:

a. La nascita di Hazrat Musa (a.s.) avvenne nel periodo in cui il Faraone stava sottoponendo i Figli d’Israele a una spietata repressione.

b. Il Faraone non lasciava in vita nessun figlio maschio dei Figli d’Israele.

c. Allah l’Altissimo salvò miracolosamente Musa (a.s.) e dispose che fosse allevato nella casa del Faraone.

Alla luce delle informazioni sopra riportate, si comprende che il racconto della nascita di Musa (a.s.) riveste una grandissima importanza. Allah mostrò che colui che era stato creato per la profezia fu condotto fino a tale destinazione, e nessuno poté arrecargli alcun danno. Oltre al racconto della nascita, sono menzionati anche altri eventi importanti della sua vita. Nel Corano sono inoltre narrati i racconti della nascita di Hazrat Isma‘il (a.s.) e di Hazrat Ishaq (a.s.), perché anche nelle loro nascite sono racchiusi ammonimenti e insegnamenti. Hazrat Isma‘il (a.s.) nacque quando Hazrat Ibrahim (a.s.) era ormai anziano e, con il suo aiuto, costruì la Ka‘ba. Hazrat Ishaq (a.s.) nacque quando la vecchiaia si era manifestata pienamente. Allo stesso modo, Hazrat Yahya (a.s.) nacque nella vecchiaia di Hazrat Zakariya (a.s.), quando i suoi capelli erano ormai diventati bianchi.

[2.2] Nel Corano troviamo anche alcuni racconti in cui viene descritta la situazione successiva alla nascita, senza narrare il racconto della nascita. È il caso, per esempio, del racconto di Hazrat Yusuf (a.s.), che comincia con un episodio della sua infanzia. Da bambino ebbe un sogno che era il riflesso della sua vita futura. Sognò undici stelle, la luna e il sole. Il suo saggio padre ne comprese il significato e cominciò a prendersi cura di lui con un’attenzione ancora maggiore. I suoi fratelli bruciavano e si consumavano nel fuoco dell’invidia. Poi gli eventi seguirono il loro corso.

Anche il racconto di Hazrat Ibrahim (a.s.) comincia dalla sua infanzia.

Un giorno, durante la sua infanzia, guardò il cielo e, vedendo una stella, pensò che forse quella fosse il suo Signore. Quando tramontò, disse: «Non amo ciò che tramonta». Quando sorse la luna, pensò che, essendo molto più grande, fosse proprio quella il suo Signore. Alla fine della notte, quando la luna tramontò e il sole sorse illuminando l’intera terra, disse: «Poiché questo è il più grande e il più luminoso, non può che essere una divinità». Ma quando, al termine del giorno, anche il sole tramontò, ritornò verso il vero Allah, Colui che non può essere visto, ma soltanto percepito. Poi invitò il suo popolo e suo padre a rivolgersi a quella Divinità, ma essi respinsero il suo invito.

Un giorno Hazrat Ibrahim (a.s.) approfittò della loro disattenzione e distrusse gli idoli che essi adoravano. La gente disse: «Nessuno ha fatto questo, se non un giovane di nome Ibrahim». Allora decisero di bruciarlo nel fuoco. Ma Allah lo salvò. È detto:

(Arabo**********)

Ordinai: «O fuoco, diventa fresco, in modo che la frescura sia adatta a Ibrāhīm». (Sura al-Anbiyāʾ: 69)

Anche la storia di Hazrat Dāwūd (a.s.) è iniziata dalla sua infanzia. Divenne famoso uccidendo un re tiranno chiamato Jālūt, un’impresa che fu interamente frutto della potenza di Allah. Ecco! È così che è stata introdotta la storia di Hazrat Dāwūd (a.s.). La storia di Hazrat Sulaymān (a.s.) ha inizio dalla sua giovinezza, quando egli propose una nuova sentenza in contrasto con una decisione presa da suo padre Dāwūd (a.s.). È detto:

(Arabo**********)

Quando alcune nubi vi erano penetrate, il loro giudizio era davanti a Me. (Sūra al-Anbiyāʾ: 78)

[2.3] Nel Nobile Corano sono narrati alcuni eventi dei quali è riportato soltanto l’episodio finale. Per esempio, quelli riguardanti Hazrat Nūḥ (a.s.), Hazrat Hūd (a.s.), Hazrat Ṣāliḥ (a.s.), Hazrat Lūṭ (a.s.), Hazrat Shuʿayb (a.s.) e altri nobili profeti. Riguardo a loro non è stata fornita alcuna discussione ulteriore oltre alla parte menzionata, perché proprio quella parte della loro storia è importante e in essa sono racchiusi insegnamento e ammonimento.

La sintesi e l’estensione del racconto

Finora la nostra discussione si è limitata a considerare da dove fosse iniziato il racconto. Ora discuteremo di quanto siano estesi gli aspetti istruttivi di molti eventi dell’al-Qurʾān, alcuni lunghi e dettagliati e altri brevi. Di seguito ne presentiamo alcuni esempi.

1. La vicenda di Mosè (a.s.) era molto importante. Per questo nel Corano essa è stata narrata in ogni dettaglio. La storia inizia con la nascita di Mosè (a.s.) e si conclude con l’insediamento presso la Terra Santa. Lì al suo popolo fu ordinato di rimanere per quarant’anni. Ciò fu la conseguenza delle trasgressioni dei Figli d’Israele. Questa vicenda è stata narrata dettagliatamente perché in ogni sua parte si manifesta un insegnamento e un ammonimento religioso. Inoltre, essa è pienamente conforme all’invito coranico e ai suoi obiettivi e finalità.

Anche la vicenda di Gesù (a.s.) è narrata dettagliatamente, sebbene alcune parti intermedie siano state riassunte. Sono stati narrati in dettaglio la sua nascita e i suoi miracoli, l’aiuto prestatogli dagli apostoli, il tentativo degli ebrei di crocifiggerlo dopo averlo accusato di menzogna, e poi la sua ascensione al cielo per ordine di Allah. Il Corano ha narrato anche le discordie e le divisioni dei Figli d’Israele dopo la sua ascensione. Nel Corano è inoltre detto che, nel Giorno del Giudizio, a Gesù (a.s.) sarà chiesto perché lui e Maria siano stati elevati al rango di pari ad Allah. Gesù (a.s.) risponderà:

Io li avevo invitati soltanto al puro tawḥīd. Poi affiderà l’intero popolo ad Allah e dirà: «Se vuoi, perdonali; oppure puniscili».

La vicenda di Giuseppe (a.s.) è stata narrata in modo continuativo. La cospirazione dei fratelli, la sua vendita come schiavo in Egitto, il suo passaggio sotto l’autorità di ʿAzīz, governatore d’Egitto, il tentativo di sedurlo da parte della moglie di lui, le insopportabili sofferenze della prigione, l’interpretazione dei sogni di due prigionieri, l’interpretazione del sogno del re e la liberazione dalla prigione, l’assunzione dell’incarico di amministrare le riserve alimentari dell’Egitto, l’arrivo dei fratelli in Egitto, l’incontro di Giuseppe (a.s.) con Beniamino, la detenzione di Beniamino, l’arrivo dei genitori in Egitto e infine la decisione di stabilirsi in Egitto con tutta la famiglia: dopo ciò cala il sipario sulla storia. La narrazione di questa vicenda ha due scopi: primo, attestare la rivelazione e la missione profetica; secondo, trasmettere importanti insegnamenti religiosi.

La vicenda di Abramo (a.s.) inizia con il racconto della sua adesione alla fede durante l’infanzia. Seguono la disputa con il padre e il suo popolo, la distruzione degli idoli, l’emigrazione, la nascita di Ismaele e Isacco, l’ordine ricevuto in sogno di sacrificare il figlio, la costruzione della Kaʿba e l’annuncio del rito del pellegrinaggio, la richiesta rivolta ad Allah di mostrargli l’evento della resurrezione dei morti per la tranquillità del cuore, e infine il sacrificio di quattro uccelli per ordine di Allah, la mescolanza delle loro carni e la loro successiva rinascita.

Anche la vicenda di Salomone (a.s.) è stata narrata dettagliatamente nel Corano. Il giudizio riguardante un campo, l’amministrazione del regno, la prova attraverso i magnifici cavalli, la sottomissione dei jinn e del vento al suo servizio, gli episodi relativi all’upupa, alla formica e alla regina di Saba, e infine il racconto della sua morte, quando rimase in piedi appoggiato al bastone, mentre i jinn non erano a conoscenza della sua morte: così si conclude la storia. L’intera vicenda è colma di importanti insegnamenti e ammonimenti.

2. Alcune vicende narrate nel Corano riguardano le attività di una sola parte della vita. È questo il caso della vicenda di Noè (a.s.), limitata al racconto della profezia e della missione profetica: l’invito alla religione, il rifiuto da parte del popolo, la costruzione dell’arca, il diluvio e l’annegamento del figlio di Noè (a.s.) — neppure il figlio di un profeta fu salvato dal castigo di Allah senza opere giuste. Allo stesso modo sono narrati la creazione di Adamo (a.s.), la sua discesa dal Paradiso sulla terra, l’accettazione del suo pentimento e altri episodi. È inoltre narrata la nascita di Maria (a.s.) e di Gesù (a.s.). Tuttavia, queste vicende non sono dettagliate come quelle menzionate in precedenza. Ciononostante, possono essere definite vicende dettagliate. Anche la vicenda di Davide (a.s.) è abbastanza significativa, ma non è narrata con la stessa ampiezza di quella di Salomone (a.s.). Tuttavia, la vicenda di Davide (a.s.) è stata narrata in diverse parti.

3. Alcune vicende sono state narrate brevemente nel Corano, come quelle dei profeti Hūd (a.s.), Ṣāliḥ (a.s.), Lūṭ (a.s.), Shuʿayb (a.s.) e altri. Sono stati narrati in forma sintetica soltanto gli episodi relativi alla missione profetica e alla profezia. Sono menzionati brevemente la nascita di Ismaele (a.s.), il sacrificio e la costruzione della Kaʿba da parte del padre e del figlio insieme. Alcuni episodi riguardanti Giacobbe (a.s.) sono narrati nella vicenda di Giuseppe (a.s.). Altrove è narrato il testamento di Giacobbe (a.s.) nei suoi ultimi momenti. Questa parte è importante perché contiene l’affermazione del tawḥīd, che egli pronunciò come testamento nei suoi ultimi istanti.

4. Alcuni episodi sono stati narrati in modo estremamente conciso. Per esempio, la storia del profeta Zakariyyā (pace su di lui) è limitata alla nascita di Yaḥyā (pace su di lui) e all’affidamento di Maryam (pace su di lei). La storia del profeta Ayyūb (pace su di lui) è narrata soltanto nella parte riguardante la malattia, l’invocazione ad Allah e la liberazione. La storia del profeta Yūnus (pace su di lui) è limitata alla parte che va dall’invito rivolto al suo popolo, al suo rifiuto da parte di esso e al tentativo di emigrare, fino a quando fu inghiottito dal pesce, liberato dal suo ventre in una terra deserta e il suo popolo abbracciò l’Islam.

5. Per alcuni episodi si è ritenuto sufficiente dare soltanto un’indicazione, senza narrarli nei dettagli. Per esempio, il profeta Idrīs (pace su di lui), il profeta al-Yasaʿ, Dhū al-Kifl e altri. È stato soltanto indicato che appartenevano al novero dei profeti. Nulla di più.

6. Sono state narrate alcune storie collegate ad altri episodi distinti. Per esempio, quella degli Compagni della Fossa, quella degli Compagni della Caverna, quella dei due figli di Ādam (pace su di lui), quella dei due proprietari dei giardini, quella dei proprietari del giardino e altre ancora. Alcune di queste storie sono già state trattate in precedenza, mentre altre saranno trattate più avanti. Ora desideriamo concludere qui l’argomento. Il nostro scopo era soltanto affermare che il Corano ha trattato di ogni episodio unicamente la parte connessa allo scopo religioso. Questo nostro scopo è stato raggiunto.

Descrizione della conclusione e dell’esito

Un’ulteriore prova del fatto che le storie narrate nel Corano seguono uno scopo religioso è che, insieme alla narrazione degli eventi, vengono esposte anche alcune indicazioni religiose e l’esito di quelle storie. Ciò è talvolta narrato all’inizio della storia, talvolta alla fine, oppure insieme alla storia principale.

Si è iniziato narrando un episodio istruttivo e in seguito è stata avviata la storia. In precedenza abbiamo discusso due esempi di questo tipo. Naturalmente, ciò presenta due aspetti:

1. Nel narrare l’episodio, presentare la prova della rivelazione e della missione profetica. In altre parole, è stato chiarito che questo episodio è stato ricevuto mediante la rivelazione. Per esempio, gli episodi del profeta Yūsuf (pace su di lui) e del profeta Ādam (pace su di lui). Ovunque siano stati narrati, prima è stata riconosciuta la rivelazione.

2. Prima è stato dato un accenno all’episodio, poi, narrandolo, se ne è dimostrata la veridicità. Per esempio:

(Arabo**********)

Annuncia ai Miei servi che Io sono davvero il Perdonatore, il Misericordioso, ma che il Mio castigo è estremamente doloroso. (Sura al-Hijr: 49-50)

In questo versetto, dopo aver parlato della misericordia e del castigo, viene narrata l’intera vicenda come prova della misericordia e del castigo.

Abbiamo inoltre menzionato due vicende in cui, al termine della narrazione, ne viene esplicitato lo scopo. Anche questo ha due motivi:

1. Dimostrare che tutte le vicende sono state comunicate tramite la rivelazione e che sono state presentate in modo tale che la vicenda stessa ne costituisca la prova. Per esempio, nella Sura al-Qasas, dopo la narrazione della vicenda di Mosè (pace su di lui), viene esposto il messaggio principale. Analogamente, nella Sura Hūd, dopo la narrazione della vicenda del profeta Noè (pace su di lui), viene presentato il messaggio autentico.

2. Dimostrare che Allah — ci guardi dal dirlo — non è ingiusto e che non ha punito alcun popolo senza avervi inviato un profeta o un messaggero. Per esempio, dopo aver narrato le vicende dei profeti e dei messaggeri, nella Sura al-‘Ankabūt viene detto:

(Arabo**********)

Ho punito ciascuno di loro per il suo peccato. Su alcuni di loro abbiamo mandato un vento impetuoso carico di pietre; alcuni furono colpiti dal tuono; alcuni li abbiamo fatti sprofondare nella terra e altri li abbiamo fatti annegare. Allah non fu ingiusto nei loro confronti; furono invece loro stessi a essere ingiusti verso sé stessi. (Sura al-‘Ankabūt: 40)

A dire il vero, chi rifletterà su queste storie del Corano potrà coglierne i misteri e comprendere che il Corano ha esposto, insieme a ogni evento, il suo esito e il suo insegnamento.

Ora discuteremo alcuni esempi o eventi in cui, mentre si narra l’evento, si richiama l’attenzione anche sull’aspetto istruttivo.

1. Nel Corano è detto:

(Arabo**********)

(Non hai visto colui) che passava vicino a una città le cui case erano crollate fino alle fondamenta? Disse: «Come potrà Allah ridare la vita a questa città dopo la morte?». Allora Allah lo fece rimanere morto per cento anni, poi lo risuscitò. Disse: «Quanto tempo sei rimasto in questo stato?». Egli rispose: «Un giorno, o parte di un giorno». Disse: «No, sei rimasto morto per cento anni. Ora guarda il tuo cibo e la tua bevanda: non si sono alterati. E guarda il tuo asino. Abbiamo voluto fare di te un segno per gli uomini. Guarda come ricomponiamo le sue ossa e poi le rivestiamo di carne». Quando ciò fu compiuto, egli disse: «Ora so che Allah è onnipotente». (Sura al-Baqara: 259)

Osservate come Allah l’Altissimo abbia espresso lo scopo proprio nel corso dell’evento, attraverso il versetto: «Abbiamo voluto fare di te un segno per gli uomini»; e come, alla fine dell’evento, sia stato esposto il vero insegnamento con le parole: «Ora so che Allah è onnipotente in ogni cosa».

2. Nel racconto di Hazrat Sulayman (a.s.) e della regina Bilqis, è detto per bocca dell’upupa:

(Arabo**********)

Ho visto una donna regnare sul popolo di Saba. Le è stato dato ogni cosa e possiede un trono imponente. Ho visto lei e il suo popolo prosternarsi al sole invece che ad Allah. Satana ha reso belle ai loro occhi le loro azioni e li ha distolti dalla retta via. Perciò non sono sulla retta via. Perché non si prosternano davanti ad Allah, che conosce ciò che è nascosto nei cieli e nella terra e conosce ciò che manifestate e ciò che celate? Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah; Egli è il Signore del Trono immenso. (Sura an-Naml: 23-26)

Nel narrare l’evento, tutte queste parole sono state poste sulla bocca dell’upupa. Lo scopo è che le persone, ascoltando le parole dell’upupa, ne siano influenzate.

3. Nella vicenda del profeta Giuseppe, quando il profeta Giuseppe interpretò i sogni dei due compagni di prigionia del re, disse:

(Arabo**********)

Questa conoscenza me l’ha insegnata il mio Signore. Ho abbandonato la religione di coloro che non credono in Allah e non hanno alcuna fede nell’Aldilà. (Sura Yusuf: 37)

(Arabo**********)

Seguo la religione dei miei padri, Abramo, Isacco e Giacobbe. Non si addice a noi associare ad Allah alcunché come socio. Questo è un favore di Allah verso di noi e verso tutti gli altri uomini. Ma la maggior parte delle persone non riconosce tale favore. (Sura Yusuf: 38)

Lo scopo principale è esporre, insieme alla narrazione della vicenda, ammonimenti educativi da diversi punti di vista. Tuttavia, essi sono stati fusi con la vicenda in modo tale da sembrare anch’essi parte della storia principale. I lettori della vicenda incontrano ovunque, all’interno degli eventi, descrizioni di questo genere.

In secondo luogo, che il suo stile sia proprio questo o leggermente diverso, poco importa; tuttavia si può affermare con certezza che questo elemento costituisce il principale scopo e obiettivo della narrazione delle storie. A dire il vero, nell’Al-Qur’an non si porrebbe affatto la questione della narrazione di storie senza un obiettivo e una finalità religiosi.

La fusione tra dimensione religiosa e artistica nella narrazione delle storie

Abbiamo già discusso del fatto che il perseguimento di obiettivi religiosi da parte della narrazione non significa che essa costituisca un ostacolo alle caratteristiche artistiche. Vogliamo ora dire che, proprio perché è al servizio degli obiettivi religiosi, tale caratteristica viene considerata, nel mondo artistico, il fondamento della storia. Anche quanto abbiamo affermato all’inizio di questo capitolo trova conferma in ciò. Vale a dire:

Al-Qur’an ha utilizzato la bellezza artistica come mezzo per influire sulla coscienza. In altre parole, Al-Qur’an ha impiegato gli strumenti della bellezza artistica per influenzare la coscienza religiosa. Di seguito discuteremo le peculiarità artistiche degli eventi sotto il titolo «La forma artistica della storia».

La forma artistica della storia

1. Uno degli scopi principali della narrazione dei vari eventi nel Nobile Corano è far luce sulla religione, sui profeti e messaggeri, sulla loro unità e comunanza, nonché sul comportamento identico e uniforme dei miscredenti e politeisti nei confronti di ciascun profeta e messaggero, e su altri temi analoghi. Questo argomento è stato naturalmente discusso anche nel capitolo precedente.

Il messaggio che emerge chiaramente dagli eventi narrati da Al-Qur’an è che la religione di ogni profeta e messaggero era una sola e che tutti invitavano alla medesima religione. Anche le comunità di ogni profeta che respinsero l’unica religione sembrano essere state intessute nello stesso filo. Ogni volta che giungeva un profeta, doveva affrontare quel gruppo. In diversi passi di Al-Qur’an tali eventi vengono ripetuti. Eppure, anche in questa ripetizione si crea una sorta di bellezza artistica. Osservando attentamente, sembra che non si tratti di persone diverse, bensì di un unico profeta, e non di comunità diverse, bensì di un’unica comunità. Allo stesso modo, i negatori, nonostante la distanza nel tempo e nelle circostanze, sembrano possedere tutti la medesima mentalità. Ogni profeta è venuto e ha lasciato questo mondo dopo aver invitato alla Kalima. E gli uomini traviati li hanno sempre definiti bugiardi e hanno deriso e schernito ciascuno di loro. Osservate i seguenti versetti:

(Arabo**********)

Abbiamo inviato Noè al suo popolo. Egli disse: «O gente del mio popolo! Adorate Allah; non vi è altra divinità all’infuori di Lui. Temo per voi il castigo di un Giorno tremendo». I notabili del suo popolo dissero: «In verità, ti vediamo in un evidente traviamento». Egli disse: «O popolo mio! Non sono affatto traviato; al contrario, porto un ammonimento da parte del Signore dei mondi. Conosco da parte di Allah ciò che voi non conoscete. Vi meravigliate forse che vi sia giunto un ammonimento dal vostro Signore per mezzo di un uomo tra voi, affinché vi avverta, così che possiate essere cauti e ricevere misericordia?». Poi lo smentirono. E salvammo lui e coloro che erano con lui nell’arca, mentre facemmo annegare quelli che lo smentivano. In verità, erano ciechi. (Sura al-Aʿrāf: 59-64)

(Arabo**********)

Inviammo al popolo di ʿĀd il loro fratello Hūd. Egli disse: «O popolo mio! Adorate Allah. Non avete altra divinità all’infuori di Lui». I notabili del suo popolo dissero: «Vediamo che sei uno stolto e ti riteniamo un bugiardo». Egli disse: «O gente del mio popolo! Non sono affatto uno stolto; piuttosto, sono un messaggero del Signore dei mondi. Vi trasmetto il messaggio del vostro Signore e sono per voi un consigliere sincero e fidato. Vi meravigliate forse che vi sia giunto un ammonimento dal vostro Signore per mezzo di un uomo tra voi, affinché vi avverta? Ricordate quando Egli vi fece succedere al popolo di Noè e accrebbe la vostra prestanza fisica. Ricordate dunque i benefici di Allah, affinché possiate prosperare».

Dissero: «Sei venuto da noi affinché adorassimo un solo Allah e abbandonassimo ciò che adoravano i nostri padri? Ebbene, portaci ciò con cui ci minacci, se sei veritiero». Egli disse: «Ormai sono diventati inevitabili per voi il castigo e l’ira del vostro Signore. Discutete con me riguardo a quei nomi che avete dato voi e i vostri padri? Allah non ha fatto scendere alcuna autorità su di essi. Aspettate dunque; anch’io aspetterò con voi». Poi salvammo lui e i suoi compagni per Nostra misericordia e sterminammo coloro che negavano i Nostri segni, perché non erano credenti. (Sura al-Aʿrāf: 65-72)

(Arabo**********)

Inviammo al popolo di Thamūd il loro fratello Ṣāliḥ. Egli disse: «O popolo mio! Adorate Allah; non vi è altra divinità all’infuori di Lui. Vi è giunta una prova dal vostro Signore: questa è la cammella di Allah. Lasciatela dunque pascolare sulla terra di Allah e non recatele alcun male, altrimenti vi colpirà un castigo doloroso. Ricordate quando Egli vi fece succedere al popolo di ʿĀd e vi stabilì sulla terra: nelle pianure costruite palazzi e scavate abitazioni nelle montagne. Ricordate dunque i benefici di Allah e non diffondete la corruzione sulla terra». I notabili superbi del suo popolo dissero ai credenti poveri: «Credete forse che Ṣāliḥ sia stato inviato dal suo Signore?». Essi risposero: «Crediamo certamente in ciò che egli ha portato». I superbi dissero: «Noi non crediamo in ciò in cui credete voi». Poi uccisero la cammella e disobbedirono al comando del loro Signore. Dissero inoltre: «O Ṣāliḥ! Portaci quel castigo con cui ci minacci, se sei davvero un messaggero». Allora il terremoto li colse e al mattino giacevano bocconi nelle loro case. (Sura al-Aʿrāf: 73-78)

Ovunque nel Corano si ripeta una scena di questo genere, essa presenta gli stessi tratti delle vicende di tutti i profeti e messaggeri. Questa situazione si è ripetuta al tempo di ogni profeta, fino a giungere infine a Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Agli occhi dell’immaginazione ci appare quella scena: egli presenta ai miscredenti l’invito alla professione di fede proprio come l’avevano presentata i profeti e messaggeri del passato. Nel frattempo, i miscredenti si comportano con lui esattamente come ci si era comportati in precedenza con i profeti e messaggeri. Riflettendo profondamente sulla successione di tutte queste vicende dei profeti e messaggeri, vi si scorgono una bellezza sconfinata e un’armonia perfetta.

2. Un’altra conseguenza del fatto che la narrazione segua gli obiettivi religiosi è che viene presentato dell’evento soltanto ciò che è conforme allo scopo. A questo proposito, il Corano ha adottato un metodo particolare, che può essere considerato una regola specifica. Così, dopo aver narrato gli eventi secondo l’ordine della rivelazione delle sure, nella sura in cui viene narrata l’ultima parte, insieme all’obiettivo religioso si compie anche l’aspetto artistico. Si osserva inoltre che talvolta la storia viene conclusa dal punto di vista artistico, senza che vi sia esposta la finalità religiosa.

Abbiamo visto nella vicenda del profeta Mosè, la cui parte conclusiva è stata narrata nella sura al-Māʾida, che vengono menzionate le varie grazie concesse da Allah ai Figli d’Israele in tempi diversi. Eppure, nonostante avessero ricevuto tante grazie, non possedevano neppure un minimo senso di gratitudine. Sebbene Allah avesse ordinato loro di farlo, non accettarono di entrare nella Terra Santa. Perciò furono esiliati nel deserto di Tīh e sottoposti a una punizione tale che l’unico modo per uscirne era la morte.

Qui vi era un intento religioso. Con il calare del sipario sulla vicenda nella scena del deserto di Tīh, è stato raggiunto il massimo sviluppo della bellezza artistica. Se questa storia fosse terminata in un luogo diverso dalla scena del deserto di Tīh, non sarebbe stata altrettanto sorprendente.

Cerchiamo ora la suddetta linea guida in alcune altre vicende.

[2.1] Le vicende del profeta Abramo sono narrate nel Nobile Corano in quasi venti luoghi. La parte conclusiva è stata narrata nella sura al-Ḥajj. La vicenda si conclude nel modo seguente:

(আরবী**********)

Quando assegnai ad Abramo il luogo della Casa di Allah e gli dissi: «Non associarmi nessuno e mantieni pura la Mia Casa per coloro che compiono il ṭawāf, per coloro che stanno in preghiera e per coloro che si inchinano e si prosternano. E proclama tra gli uomini l’obbligo del Ḥajj. Essi verranno da te a piedi e su cammelli magri, provenienti da luoghi lontani e remoti». (Sura al-Ḥajj: 26-27)

Osservando la questione dal punto di vista religioso, si vede che i riti fondamentali del Ḥajj nella religione del profeta Abramo erano gli stessi resi obbligatori dalla sharīʿa del Nobile Profeta. È proprio questo che qui si intende menzionare. Analogamente, verso la fine della sura al-Ḥajj (rivelata per centotreesima), riguardo al profeta Abramo è detto:

(আরবী**********)

Rimanete saldi nella religione di vostro padre Abramo. Egli vi ha chiamati musulmani in precedenza, e anche in questo [Corano]. (Sura al-Hajj: 78)

Se la si osserva da un punto di vista puramente artistico, si vedrà che non vi era scena migliore di quella in cui e nel modo in cui è stata conclusa la vicenda del profeta Abramo (pace di lui). Non vi era scena migliore di quella in cui è stata conclusa questa vicenda. Non vi era scena migliore di quella in cui è stata conclusa questa vicenda. Era possibile concludere la vicenda in quel punto e l’obiettivo religioso sarebbe stato pienamente raggiunto. Certamente, si sarebbe potuta concludere anche quando, dopo la costruzione della Kaʿba, egli invitava la gente al pellegrinaggio, oppure quando, prima della costruzione della Kaʿba, lasciava il caro bambino Ismaele (pace di lui) in una valle deserta. Ma in tal modo l’obiettivo religioso non sarebbe stato pienamente raggiunto.

Considerate la vicenda del profeta Gesù (pace di lui), narrata in otto passi del Corano. L’ultimo passo è narrato nella sura al-Māʾida (ordine della rivelazione: 112). In essa si dice:

(********** in arabo)

Quando Allah dirà: «O Gesù, figlio di Maria! Sei tu che hai detto alla gente: “Prendete me e mia madre come divinità all’infuori di Allah”?». Gesù dirà: «Gloria a Te! Non mi si addice dire ciò, né ne ho il diritto. Se l’avessi detto, Tu certamente lo sapresti. Tu conosci ciò che è nell’animo mio, mentre io non conosco ciò che è in Te. In verità, Tu sei il Conoscitore dell’invisibile. Non ho detto loro altro se non ciò che mi hai ordinato di dire: “Adorate Allah, mio Signore e vostro Signore”. Sono stato loro testimone finché sono rimasto tra loro; ma quando mi hai fatto morire, Tu sei stato il loro osservatore. Tu sei testimone di ogni cosa. Se li castighi, essi sono davvero Tuoi servi; e se li perdoni, Tu sei davvero l’Eccelso, il Saggio». (Sura al-Māʾida: 116-118)

Vedete: anche la conclusione della vicenda del profeta Gesù (pace di lui) è stata delineata attraverso la combinazione dell’obiettivo religioso e di quello artistico.

Da una parte l’obiettivo religioso è stato raggiunto, dall’altra la bellezza artistica ha raggiunto la sua perfezione. La nascita di Gesù (pace di lui) costituisce proprio l’elemento eccezionale e miracoloso. Nell’ultimo momento di quella complessità, egli si presenta davanti al Creatore, riconosce la propria condizione di servo, testimonia ciò che è stato detto alla sua gente e, infine, affida questa questione ad Allah, il Potente, il Sapientissimo.

Il requisito artistico imponeva che la storia terminasse proprio nel punto in cui è stata conclusa. Non vi era luogo migliore di quello per concludere questa storia.

[2.3] La vicenda di Hazrat Adamo (pace su di lui) si conclude, in tutti i passi del Corano, con la narrazione della sua discesa sulla terra. Vi è stato aggiunto soltanto che egli chiese perdono per il suo peccato e che Allah lo perdonò. Poi il Sacro Corano tace — sebbene nella Torah sia riportata una narrazione più dettagliata — poiché Hazrat Adamo (pace su di lui) fu mandato sulla terra come conseguenza del fatto che aveva seguito il consiglio del suo antico nemico, Satana, e disobbedito al comando di Allah. A questo punto l’obiettivo religioso è pienamente raggiunto.

Da un punto di vista artistico, si vedrà che in ogni punto conclusivo è presente ciò che un artista ricerca. Per un artista è sufficiente sapere che Hazrat Adamo (pace su di lui) fu espulso dal Paradiso a causa del proprio peccato. Da quel momento, l’immaginazione umana è completamente libera al riguardo. Ci si può chiedere: dove vagarono, inesperti, Hazrat Adamo ed Eva? Com’era il loro modo di vivere e come si svolgevano i loro rapporti economici? Sono domande fantasiose di vario genere. Se tali questioni fossero state discusse insieme alla vicenda, la bellezza artistica ne sarebbe risultata impoverita. Perciò, nel punto in cui la vicenda è stata conclusa, la bellezza artistica non ha subito alcuna diminuzione.

[2.4] La vicenda di Hazrat Sulayman (pace su di lui) è narrata nel Sacro Corano in tre luoghi. L’ultima sura in cui questa vicenda è stata esposta è la sura al-Anbiya (settantatreesima nell’ordine della rivelazione). In questa sura l’ultima parte della vicenda è narrata così:

(Arabo**********)

E ricorda Davide e Sulayman, quando giudicavano riguardo a un campo coltivato nel quale, durante la notte, erano entrate alcune pecore. Noi eravamo testimoni del loro giudizio. Facemmo comprendere a Sulayman la decisione corretta e donammo a entrambi giudizio e conoscenza. Sottomettemmo i monti e gli uccelli a Davide, affinché glorificassero insieme a lui la santità e la magnificenza di Allah: fummo Noi a fare ciò. Gli insegnammo a fabbricare per voi corazze, affinché vi proteggessero in battaglia. Sarete dunque riconoscenti? E sottomettemmo a Sulayman il vento, che soffiava, per suo ordine, verso la terra nella quale avevamo riversato la benedizione. Noi conosciamo perfettamente ogni cosa. E fra i demoni ve ne furono alcuni che sottomettemmo a lui: si immergevano per lui e svolgevano anche altri lavori. Eravamo Noi a tenerli sotto controllo. (Sura al-Anbiya: 78-82)

Nella vicenda di Hazrat Sulayman (pace su di lui) si trovano molti temi e obiettivi. In essa sono presenti anche saggezza e sapienza religiose. Tuttavia, a prima vista, sembra che nella conclusione della vicenda non vi sia armonia tra l’obiettivo religioso e l’aspetto artistico. Dal punto di vista artistico, la vicenda di Hazrat Sulayman (pace su di lui) avrebbe dovuto concludersi nella scena in cui viene narrata la sua morte e in cui egli rimase in piedi, appoggiato al bastone, anche dopo la morte.

Senza dubbio, questa scena era appropriata per concludere la storia. Nella vita di Hazrat Sulayman (pace su di lui), dal punto di vista artistico, sia l’amministrazione sia la saggezza avevano raggiunto la perfezione. Hazrat Sulayman (pace su di lui) era tanto un giudice quanto un uomo sapiente. Negli esempi narrati nel Corano si manifesta la saggezza e la lungimiranza donategli da Allah. D’altra parte, viene presentato anche l’aspetto dell’amministrazione di un vasto impero. In realtà, la storia si conclude attraverso una sintesi nella quale viene riassunta l’intera vita. Nel versetto in questione vengono descritte le attività dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza, e la vicenda si conclude riconducendo ogni cosa a un unico punto centrale.

[2.5] In molti passi del Sacro Corano le vicende di diversi profeti e messaggeri sono narrate in forma concisa; anche le loro conclusioni rispettano le esigenze artistiche e in esse si manifesta l’obiettivo religioso. È detto:

(Arabo**********)

Se ti accusano di menzogna, ebbene, prima di loro avevano accusato di menzogna Noè, il popolo di ʿĀd, quello di Thamūd, il popolo di Abramo e quello di Lot, gli abitanti di Madyan e anche il popolo di Mosè. Ciononostante, avevo concesso una dilazione ai miscredenti; poi li ho afferrati. Guarda dunque quanto fu terribile la conseguenza del Mio rifiuto. (Sura al-Ḥajj: 42-43)

Non vi è dubbio che in questa conclusione l’intento religioso e la bellezza artistica si siano pienamente sviluppati e che la narrazione si sia conclusa nel punto giusto.

[2.6] La storia di Giuseppe ha formato, dall’inizio alla fine, una sequenza autonoma. È iniziata con il sogno di Giuseppe e si è conclusa con la realizzazione di quel sogno. La vicenda si è conclusa con la venuta dei fratelli di Giuseppe, a capo chino per la vergogna, e con il ritorno e il ricongiungimento dei suoi genitori. Questa storia non è stata ripetuta, poiché, essendosi compiuto l’intento religioso della narrazione, non è stata riproposta altrove.

3. Tra gli intenti religiosi della narrazione delle vicende vi era anche l’esigenza che essa fosse conforme al luogo, al tempo e ai personaggi, ovunque venisse narrata. Sotto questo aspetto, essa rappresenta pienamente lo stesso colore e la stessa arte di cui abbiamo parlato in precedenza in un capitolo. In quel capitolo abbiamo descritto dettagliatamente i diversi colori e stati dell’immaginario coranico.

Abbiamo discusso il grado di concordanza e armonia riscontrabile tra gli elementi narrati nella vicenda sotto il titolo «La conformità della storia coranica all’intento religioso», fornendo in quella sede anche un esempio mediante il seguente versetto:

(Arabo************)

Annuncia ai Miei servi che Io sono il Perdonatore, il Misericordioso, e che il Mio castigo è un castigo doloroso. (Sura al-Hijr: 49-50)

Poi viene narrato un episodio nel quale è dimostrata la veridicità di quanto affermato sopra. Ora descriveremo alcuni altri esempi in cui lo scopo religioso e la composizione artistica si completano a vicenda.

[3.1] Nella sura al-Aʿrāf, la storia del profeta Adamo (pace su di lui) è narrata così:

(Arabo************)

E vi abbiamo creati, poi vi abbiamo dato forma. In seguito abbiamo detto agli angeli: «Prostratevi davanti ad Adamo». E tutti si prostrarono, tranne Iblis, che non era tra quelli che si prostrarono. Allah disse: «Che cosa ti ha impedito di prostrarti quando te l’ho ordinato?». Egli rispose: «Io sono migliore di lui. Mi hai creato dal fuoco, mentre lui lo hai creato dalla terra». Allah disse: «Vattene da qui. Non hai il diritto di essere superbo in questo luogo. Esci! Sei tra i vili e gli umiliati». Egli disse: «Concedimi una dilazione fino al Giorno della Resurrezione». Allah disse: «Ti è concessa». Egli disse: «Poiché mi hai sviato, certamente mi siederò per loro sulla Tua retta via. Poi verrò loro davanti, alle loro spalle, alla loro destra e alla loro sinistra. E non troverai riconoscenti la maggior parte di loro». Allah disse: «Esci da qui, disprezzato e umiliato. Chiunque di loro ti seguirà, certamente riempirò l’Inferno con tutti loro. O Adamo, abita tu e tua moglie nel Paradiso e mangiate ciò che desiderate; ma non avvicinatevi a quell’albero, altrimenti sarete tra gli ingiusti». Poi Satana li tentò entrambi affinché mostrassero loro le parti intime che erano loro nascoste. Disse: «Il vostro Signore non vi ha proibito questo albero se non perché non diventiate angeli o non diventiate eterni abitanti». E giurò loro: «Sono certamente per voi un sincero consigliere». Così, con l’inganno, li convinse. Quando ebbero assaggiato l’albero, le loro nudità apparvero loro ed essi cominciarono a coprirsi con le foglie del Paradiso. Il loro Signore li chiamò: «Non vi avevo proibito questo albero e non vi avevo detto che Satana è per voi un nemico manifesto?». Entrambi dissero: «O nostro Signore, abbiamo fatto torto a noi stessi. Se non ci perdoni e non hai misericordia di noi, saremo certamente perduti». Allah disse: «Scendete! Sarete nemici gli uni degli altri. Avrete sulla terra una dimora e godimento per un tempo stabilito». E disse ancora: «Su di essa vivrete, su di essa morirete e da essa sarete resuscitati». (Sura al-Aʿrāf: 11-25)

In seguito il discorso prosegue in modo coerente. Ai figli di Adamo è stato rivolto il consiglio di guardarsi dall’inganno di Satana: «O figli di Adamo, non lasciatevi ingannare da Satana, come egli fece cadere in errore i vostri genitori, Adamo ed Eva, e per questo furono espulsi dal Paradiso».

È stato detto agli uomini di stare in guardia persino dalle cose permesse e di non rendere proibito ciò che Allah ha reso lecito. Obbedite ai profeti e ai messaggeri che erano stati inviati da parte di Allah. A questo proposito è stato detto: «Abbiamo assegnato Satana come alleato a coloro che non credono». Poi è stata presentata la scena del Giorno della Resurrezione. Coloro che avevano seguito la guida inviata da Allah si trovano al cospetto di Allah. Allo stesso modo, anche coloro che avevano seguito Satana stanno in piedi davanti ad Allah per rendere conto. Il tutto si conclude così: un gruppo entra in Paradiso e un altro gruppo nell’Inferno. Proseguendo, è stato detto che gli abitanti dell’Aʿrāf chiameranno gli altri: «Entrate direttamente in Paradiso, senza paura né timore». Dall’altra parte, gli angeli chiameranno: «Questo è il Paradiso che vi è stato dato in ricompensa delle vostre buone opere». Di ciò abbiamo discusso nel capitolo «La raffigurazione artistica».

La verità è che egli è stato espulso dal Paradiso proprio perché seguiva Satana, mentre sarà fatto entrare nel Paradiso proprio perché non seguirà Satana. Il loro ritorno è simile al ritorno di una persona che ha lasciato la propria casa e, dopo qualche tempo, è tornata nuovamente a casa. Qui la bellezza artistica risiede proprio nell’«uscire e rientrare». Il luogo essenziale della discussione su questo tema è quello in cui abbiamo parlato della «composizione artistica».

Concludiamo qui questa discussione, nella speranza che i lettori possano, alla luce di essa, esaminare gli altri episodi.

Capitolo decimo

Le caratteristiche artistiche delle narrazioni

Ora desidero descrivere quelle caratteristiche artistiche generali grazie alle quali lo scopo religioso di un evento si realizza pienamente attraverso l’armonia della bellezza artistica, mentre tale bellezza e armonia rendono la narrazione più capace di esercitare un’influenza sulla mente, sull’intelletto e sul pensiero. Di conseguenza, l’animo umano si prepara ad accoglierla con grande facilità. Per questo tipo di descrizione sono stati adottati quattro principi artistici, vale a dire:

1. Varietà della narrazione: la prima forma di peculiarità artistica consiste nella differenza metodologica nel narrare le vicende. Nel descrivere gli eventi narrati nel Corano, riconosciamo quattro modalità. Esse saranno esaminate qui di seguito, nell’ordine.

[1.1] Per esempio, la narrazione dei Compagni della Caverna nel Corano comincia così:

(Arabo************)

Pensi forse che i compagni della Caverna e dell’Iscrizione fossero una cosa straordinaria tra i Nostri segni? Quando i giovani si rifugiarono nella caverna della montagna e pregarono: «Signore nostro, concedici misericordia da parte Tua e rendi facile per noi la nostra situazione». Allora ponemmo un velo sul loro udito, facendoli dormire nella caverna per alcuni anni. Poi li risvegliammo, affinché sapessimo quale dei due gruppi fosse più capace di determinare la durata della loro permanenza. (Sura al-Kahf: 9-12)

Questo è il sommario dell’evento. In seguito comincia la descrizione dettagliata della vicenda: le consultazioni reciproche prima di entrare nella caverna, le circostanze del loro ingresso, il loro sonno e il loro risveglio, l’invio di uno di loro ad acquistare del cibo, le discussioni e i sussurri in città riguardo a lui, il suo ritorno, la morte dei Compagni della Caverna, la costruzione di un monumento sulle loro tombe, le divergenze della gente al riguardo e così via. All’inizio la vicenda viene riassunta in modo tale che, non appena legge il sommario, il lettore desidera ardentemente conoscere ciò che accadrà in seguito.

[1.2] Talvolta viene narrata la conclusione o l’esito di un avvenimento, e solo dopo l’intera vicenda viene esposta nei dettagli. Ne è un esempio la vicenda del profeta Mosè (pace su di lui), narrata nella sura al-Qasas. Essa comincia così:

(Arabo************)

Ti narreremo con verità la vicenda di Mosè e del Faraone, per il popolo dei credenti. In verità, il Faraone si era insuperbito sulla terra e aveva diviso i suoi abitanti in fazioni, indebolendone una. Uccideva i loro figli maschi e lasciava in vita le loro donne. In verità, egli era uno dei corruttori. Noi volevamo favorire coloro che erano stati resi deboli sulla terra, farne delle guide, farne gli eredi e stabilirli al potere sulla terra, mostrando al Faraone, ad Haman e ai loro eserciti ciò che temevano da parte del gruppo indebolito. (Sura al-Qasas: 2-6)

In seguito viene narrata dettagliatamente la vicenda del profeta Mosè (pace su di lui): la nascita, l’educazione, l’allattamento, l’ingresso nella giovinezza, l’uccisione di un copto e il suo esilio dal paese, e così via. Poi cominciano gli avvenimenti successivi, già annunciati all’inizio. La vicenda viene iniziata in modo tale da accrescere l’ansia del lettore. L’eccesso di curiosità suscita nella sua mente la domanda: che cosa fece Mosè (pace su di lui) in quelle circostanze?

Lo stesso vale per la vicenda del profeta Giuseppe (pace su di lui). La storia comincia con una visione in sogno. Dopo averla vista, egli la racconta a suo padre. Il padre comprende che quel sogno allude al fatto che egli sarebbe stato innalzato e avrebbe acquisito prestigio sulla terra. La vicenda comincia così:

(Arabo************)

Quando Giuseppe disse a suo padre: «Padre mio! Ho visto in sogno undici stelle, il sole e la luna prosternarsi davanti a me». Il padre disse: «Figlio mio! Non raccontare questo sogno ai tuoi fratelli, altrimenti trameranno contro di te. In verità, Satana è per l’uomo un nemico dichiarato. Così il tuo Signore ti sceglierà, ti insegnerà l’interpretazione profonda delle parole e completerà su di te e sulla famiglia di Giacobbe il Suo favore, come in precedenza lo aveva completato sui tuoi antenati Abramo e Isacco. In verità, il tuo Signore è Sapiente, Saggio». (Sura Giuseppe: 4-6)

Subito dopo ha inizio la vicenda. Essa non è altro che la realizzazione del suo sogno, che suo padre Giacobbe (pace su di lui) aveva già intuito in precedenza. La vicenda si conclude con la piena realizzazione del sogno. Dopo questa bella conclusione, il Corano tace. Non dice nulla di quelle dichiarazioni narrate nella Torah.

[1.3] Spesso gli eventi iniziano direttamente, senza introduzione né descrizione sommaria. E talvolta terminano all’improvviso. Per esempio, nel narrare la nascita del profeta ʿĪsā (pace su di lui), viene raccontata senza introduzione la vicenda di Maryam (pace su di lei). Allo stesso modo, nel racconto del profeta Sulaymān (pace su di lui) e della regina Bilqīs, compaiono improvvisamente il resoconto dell’upupa e quello della formica.

[1.4] Si osserva anche che, nella narrazione degli eventi, è stato aggiunto il colore dell’immaginazione. La vicenda ha inizio e, mentre il racconto procede, dalla bocca del protagonista vengono pronunciate alcune suppliche. Per esempio, nel capitolo «Il quadro artistico» abbiamo presentato alcune scene della vicenda del profeta Ibrāhīm (pace su di lui) e del profeta Ismāʿīl (pace su di lui), dove si dice:

(ARABO************)

Ricorda quando Ibrāhīm e Ismāʿīl stavano ponendo le fondamenta della Casa della Kaʿba e dissero: «Signore nostro, accettalo da parte nostra. In verità, Tu sei l’Ascoltatore, l’Onnisciente». (Sūra al-Baqara: 127)

È una scena grandiosa. Negli eventi narrati nel Corano si trovano molti esempi e similitudini di questo genere.

2. Lo scioglimento improvviso del nodo del mistero: il secondo tipo consiste nello svelamento improvviso del mistero di un evento.

[2.1] Spesso il mistero dell’evento rimane ignoto sia al lettore sia al protagonista. Tuttavia, giunti a un certo punto della vicenda, esso si manifesta improvvisamente davanti al lettore. Un esempio è la vicenda del profeta Mūsā (pace su di lui), quando si recò presso un uomo retto e sapiente, narrata nella Sūra al-Kahf:

(Arabo************)

Quando Mosè disse al suo giovane compagno: «Non mi fermerò finché non avrò raggiunto la confluenza dei due mari, anche se dovessi proseguire per anni». Quando giunsero alla confluenza dei due mari, dimenticarono il loro pesce. Esso si immerse nel mare, aprendosi una galleria. Dopo aver oltrepassato quel luogo, Mosè disse al suo compagno: «Portaci la colazione; durante questo viaggio siamo stanchi». Egli rispose: «Hai notato? Quando ci siamo riposati presso la roccia, ho dimenticato il pesce. Satana mi ha fatto dimenticare di ricordartelo. E il pesce si è aperto meravigliosamente la strada nel mare». Mosè disse: «È proprio questo il luogo che cercavamo». Così tornarono sui loro passi seguendo le tracce. Poi incontrarono uno dei Nostri servi, al quale avevamo concesso misericordia da parte Nostra e avevamo impartito una conoscenza speciale. Mosè gli disse: «Posso seguirti, a condizione che tu mi insegni parte della retta conoscenza che ti è stata insegnata?». Egli rispose: «Non potrai assolutamente avere pazienza con me. E come potresti avere pazienza davanti a ciò che non comprendi?». Mosè disse: «Se Allah vuole, mi troverai paziente e non disobbedirò a nessun tuo ordine». Egli disse: «Se dunque mi segui, non chiedermi nulla finché non te ne parlerò io stesso». Poi proseguirono. Infine, quando salirono su una nave, egli vi praticò un foro. Mosè disse: «Hai praticato un foro per far annegare coloro che vi si trovano? Hai certamente commesso una cosa grave». Egli rispose: «Non ti avevo forse detto che non avresti potuto avere pazienza con me?». Mosè disse: «Non rimproverarmi per la mia dimenticanza». Poi ripresero il cammino. Infine incontrarono un ragazzo, ed egli lo uccise. Mosè disse: «Hai forse tolto la vita a un innocente, senza che vi fosse una vita da riscattare? Hai certamente commesso una cosa gravemente ingiusta». Egli disse: «Non ti avevo forse detto che non avresti potuto avere pazienza con me?». Mosè disse: «Dopo questo, se ti chiederò ancora qualcosa, non tenermi più con te. Da parte mia sei ormai libero da ogni accusa». Poi proseguirono. Quando giunsero presso gli abitanti di una città, chiesero loro del cibo, ma essi rifiutarono di ospitarli. Poi vi trovarono un muro sul punto di crollare, ed egli lo raddrizzò. Mosè disse: «Se avessi voluto, avresti potuto chiedere loro un compenso». Egli rispose: «Questa è la separazione tra me e te. Ora ti spiegherò il significato di ciò davanti a cui non hai potuto avere pazienza». (Sura al-Kahf: 60-78)

Non riusciamo a trovare una spiegazione completa degli elementi contenuti nel versetto citato, che hanno creato per noi questo mistero. Di fronte a tale mistero restiamo senza risposta, proprio come il protagonista della vicenda, il profeta Mosè (pace su di lui). Non sappiamo nemmeno chi sia colui che compì quegli straordinari eventi. In effetti, il Corano non ritenne necessario rivelarne il nome. E perché sarebbe stato necessario farlo? Quell’uomo compì ogni cosa con la potenza di Allah e secondo il Suo comando. E Allah non ci rivela l’esito della vicenda nello stesso modo in cui ci ha mostrato ciò che accadde davanti ai nostri occhi. Questo perché il Suo sguardo è rivolto verso fini di vasta portata, là dove il nostro sguardo non giunge. Allo stesso modo, il fatto che il suo nome non venga menzionato è pienamente conforme al carattere misterioso della vicenda.

Non vi è dubbio che, fin dall’inizio della vicenda, vi fosse un velo invisibile sull’ignoto. La curiosità di Mosè (pace su di lui) di incontrare il servo virtuoso, il cammino intrapreso alla sua ricerca, la dimenticanza da parte del giovane compagno di Mosè del fatto che il pesce fosse fuggito presso la roccia, il ritorno alla roccia per rimediare a quell’errore e infine l’incontro con il virtuoso: se non fosse tornato indietro, non lo avrebbe mai più incontrato. Anche l’evento che si verificò rimase avvolto nel mistero. Non si giunse neppure a conoscere il nome di colui che lo aveva provocato.

Solo ora il nodo del mistero comincia a sciogliersi. Mosè (pace su di lui) saprà perché furono introdotti questi eventi, e nello stesso momento ciò diventerà chiaro anche a noi. È stato detto:

(testo arabo**********)

Quanto alla nave, apparteneva ad alcuni poveri che cercavano il sostentamento in mare. Volli renderla difettosa, perché alle loro spalle vi era un re che si impadroniva con la forza di ogni nave. Quanto al ragazzo, i suoi genitori erano credenti. Temetti che egli li avrebbe oppressi con la sua ribellione e la sua miscredenza. E volli che il loro Signore desse loro in cambio un figlio migliore di lui, più puro e più vicino all’affetto. Quanto al muro, apparteneva a due ragazzi orfani della città. Sotto di esso vi era il loro tesoro nascosto e il loro padre era un uomo virtuoso. Perciò il tuo Signore, per misericordia, volle che essi raggiungessero la maturità e recuperassero il loro tesoro. Non ho fatto tutto questo di mia iniziativa. Questa è la spiegazione di ciò davanti a cui non hai potuto avere pazienza. (Sura al-Kahf: 79-82)

Dopo che, nella vicenda citata, il mistero creato intorno al servo virtuoso e lo svelamento dei segreti del kashf e delle karāmāt hanno avuto luogo, il lettore recupera in parte la propria consapevolezza. Si chiede: «Chi è costui?». Ma non riceve risposta. Il mistero rimane mistero. Egli era avvolto nel mistero all’inizio e lo è ancora adesso. In questa vicenda si è manifestata una sapienza straordinariamente potente. Di essa ci è apparso un fugace barlume, che poi è scomparso per sempre dalla nostra vista.

[2.2] Talvolta accade anche che il mistero della vicenda sia chiaro agli spettatori, mentre rimane ancora ignoto al protagonista. Egli, tuttavia, continua a svolgere il proprio compito. Gli spettatori sanno certamente come e perché ciò sia accaduto. Questo tipo di vicenda si verifica soprattutto quando a qualcuno viene detto qualcosa in tono scherzoso o per burla. Gli spettatori osservano fin dall’inizio le loro azioni e ne ridono. In precedenza abbiamo narrato la vicenda dei proprietari del giardino. Essa ne è un esempio eccellente. È stato detto:

(Arabo**********)

Quando giurarono che avrebbero raccolto i frutti del giardino al mattino. Ma non dissero: «Se Dio vuole». Allora una calamità, mandata dal tuo Signore, si abbatté sul giardino mentre essi dormivano. Così, al mattino, esso era ridotto a erba falciata e sparsa.

Noi conosciamo già l’accaduto, ma i proprietari del giardino sono ancora all’oscuro. È detto:

(Arabo**********)

Al mattino si chiamarono l’un l’altro e dissero: «Se volete raccogliere i frutti, recatevi presto al campo». Poi partirono parlando sottovoce: «Oggi nessun povero deve riuscire a entrare nel vostro giardino». E di buon mattino si avviarono con passo spedito e vigore. (Sura al-Qalam: 21-25)

Noi spettatori sorridiamo furtivamente mentre essi si dirigono verso il giardino parlando sottovoce. Intanto il giardino è stato completamente devastato. Quando noi ci rotoliamo dalle risate, soltanto allora il mistero comincia a svelarsi a loro.

(Arabo**********)

Quando videro il giardino, dissero: «Ci siamo smarriti, oppure siamo stati privati dei suoi frutti». (Sura al-Qalam: 26-17)

Questa è certamente una punizione adeguata per coloro che vogliono privare i poveri.

[2.3] Talvolta agli spettatori viene fatta conoscere solo una parte dell’evento, mentre la sua realtà essenziale rimane ancora nascosta alla vista; inoltre, vi è un aspetto dell’evento di cui né gli spettatori né il protagonista sono consapevoli. Un esempio è il trono dell’imperatrice Bilqis, che fu portato in un batter d’occhio. Sappiamo anche che ciò avvenne proprio davanti a Hazrat Sulayman (a.s.). Tuttavia, la regina Bilqis non ne era affatto al corrente. Quando le fu chiesto: «È questo il tuo trono?», ella rispose: «Sembra proprio che lo sia». Questo è un mistero di cui noi siamo informati fin dall’inizio. Ma, come Bilqis, anche noi eravamo all’oscuro della faccenda del palazzo di vetro. Insieme a Bilqis, comprendemmo la situazione proprio nel momento in cui ella sollevò la veste sopra le caviglie per attraversare la vasca d’acqua. Vedendola, Hazrat Sulayman (a.s.) disse: «Questa non è una vasca d’acqua; è un palazzo, sotto il quale è stato realizzato questo rivestimento di vetro». [In seguito lo descriveremo nei dettagli.]

[2.4] A volte accade che non si tratti di un evento misterioso, ma di un fatto semplice che inizialmente non appare chiaramente e che all’improvviso diventa più luminoso, lasciando stupefatti sia il lettore sia il protagonista. È il caso della vicenda di Hazrat Maryam (a.s.). Hazrat Maryam (a.s.) si recava da sola, separata dalla famiglia e dai suoi cari. In quel momento Jibril (a.s.) apparve in forma umana. Hazrat Maryam (a.s.) disse: «Se sei una persona retta, mi rifugio presso Allah da te». Non appena ascoltiamo l’episodio, comprendiamo che egli è Jibril (a.s.). Poco dopo, però, presentandosi, disse: «Sono un messaggero inviato dal tuo Signore per recarti la lieta notizia di un figlio virtuoso». Poi, improvvisamente, la scena ci appare davanti: sopraffatta dai dolori del parto, Maryam (a.s.) cercò rifugio sotto una palma e disse: «Ahimè! Se solo fossi morta prima di questo e fossi stata completamente dimenticata!». Allora l’angelo le chiamò dal basso: «Non affliggerti. Il tuo Signore ha fatto scorrere ai tuoi piedi una piccola sorgente». Fino alla fine del versetto.

3. Intervallo tra le scene: la terza caratteristica artistica della narrazione consiste nelle sottili pause che intervengono di tanto in tanto tra gli eventi descritti. Come oggi, a teatro e al cinema, durante l’intervallo cala il sipario e in questo modo si distingue una scena dall’altra, così nel Sacro Corano è presente un simile intervallo in tutti gli episodi narrati. Lo si può individuare facilmente anche negli episodi che abbiamo menzionato in precedenza. Ora, a titolo di esempio, discuteremo la vicenda di Hazrat Yusuf (a.s.). L’episodio si conclude complessivamente in 28 scene. Tuttavia, invece di esaminarle tutte, ne analizzeremo alcune in particolare.

I fratelli di Hazrat Yusuf (a.s.) si recarono da lui durante la carestia per procurarsi le razioni. Egli ricopriva allora l’incarico di ministro dell’Alimentazione. Ordinò ai fratelli che, quando fossero tornati, portassero con sé il loro fratello consanguineo. Nonostante Hazrat Ya’qub (a.s.) non fosse d’accordo, essi andarono in Egitto con Binyamin per procurarsi le razioni. Mentre misurava il grano, Hazrat Yusuf (a.s.) nascose una coppa nel sacco del fratello. Poi lo accusò di furto e, con uno stratagemma, lo trattenne presso di sé. A quel punto i fratelli si consultarono e chiesero che fosse trattenuto qualcun altro, ma egli respinse fermamente la richiesta. È stato detto:

(Arabo**********)

Quando persero ogni speranza di ottenere qualcosa da lui, si riunirono in disparte per consultarsi. Il loro fratello maggiore disse: «Non sapete che vostro padre vi ha fatto giurare per Allah e che in passato avete commesso un’ingiustizia riguardo a Yusuf? Perciò non lascerò mai questo paese finché mio padre non me lo ordinerà oppure Allah non avrà deciso qualcosa per me. Egli è il migliore dei giudici. Tornate da vostro padre e ditegli: “Padre nostro, tuo figlio ha rubato”. Noi riferiamo soltanto ciò che sappiamo e non potevamo conoscere l’invisibile. Interroga gli abitanti della città in cui ci trovavamo e la carovana con cui siamo venuti. Noi diciamo certamente la verità». (Sura Yusuf: 80-82)

Cala il sipario. Ora incontreremo i fratelli di Hazrat Yusuf (a.s.) in un’altra scena. Tuttavia, non sarà in una città d’Egitto. Li incontreremo mentre stanno davanti al padre, impegnati a rendere conto del loro operato. Il sipario si alza. Lì vediamo il loro padre, Hazrat Ya’qub (a.s.), pronunciare la seguente osservazione.

(Arabo**********)

Giacobbe disse: «Non è affatto così. Avete portato soltanto una storia inventata. Ora, la pazienza è la cosa migliore. Forse Allah li condurrà tutti insieme da me. Egli è Onnisciente e Sapientissimo». (Sura Yusuf: 83)

Il sipario calò. Ora vedremo il profeta Giuseppe (pace su di lui) e i suoi fratelli in un’altra scena. Lì vedremo Giacobbe (pace su di lui) profondamente immerso nei suoi pensieri. I figli erano angosciati vedendo lo stato del padre. Il sipario si rialzò.

(Arabo**********)Egli si allontanò da loro e disse: «Ahimè, Giuseppe!». Per il dolore, i suoi occhi divennero bianchi. Era consumato da un’angoscia insopportabile. Essi dissero: «Per Allah! Continuerai a ricordare Giuseppe finché non sarai prossimo alla morte o non morirai». Egli disse: «Io lamento soltanto davanti ad Allah il mio dolore e la mia angoscia, e so da Allah ciò che voi non sapete. Figli miei, andate e cercate Giuseppe e suo fratello, e non disperate della misericordia di Allah. Solo i miscredenti disperano della misericordia di Allah». (Sura Yusuf: 84-87)

Ora il sipario calerà di nuovo. I fratelli di Giuseppe (pace su di lui) partirono. Dopo questo, non sappiamo più nulla. Quando il sipario si rialzò, li sentimmo giungere dal profeta Giuseppe (pace su di lui), in Egitto, e dire:

(Arabo**********)

Quando giunsero da Giuseppe, dissero: «O governatore! Noi e le nostre famiglie siamo stati colpiti dalla sventura e abbiamo portato un capitale insufficiente. Concedici dunque la misura completa e facci la carità. Allah ricompensa coloro che fanno la carità». (Sura Yusuf: 88)

La storia degli abitanti della caverna, quella del profeta Maria (pace su di lei) e gli episodi riguardanti il profeta Salomone (pace su di lui) sono narrati nello stesso stile. Ne parleremo ancora più avanti, insha’Allah.

4. Rappresentazione della scena attraverso gli eventi: abbiamo già discusso tre caratteristiche artistiche della narrazione. Ora discuteremo di come la scena venga rappresentata attraverso gli eventi. Questo genere è collegato al capitolo «L’immagine artistica» del presente libro. Abbiamo detto in quella sede che, sebbene gli eventi narrati nel Corano appartengano al passato, quando i lettori li leggono o gli ascoltatori li ascoltano, l’intera scena si presenta davanti a loro come una realtà concreta. Sembra che l’evento si stia svolgendo proprio in quel momento davanti ai loro occhi.

Ciò che vogliamo dire ora è che la scena o l’immagine delineata attraverso gli eventi può assumere stili diversi. Per esempio, un’immagine può prendere vita e manifestarsi attraverso l’evento; oppure in essa può emergere l’espressione delle emozioni e dei sentimenti, o ancora l’impronta della personalità. Talvolta, benché un evento o una narrazione presenti due caratteristiche di questo tipo, una di esse risulta più evidente dell’altra. Di conseguenza, l’evento viene designato con il nome di quella caratteristica. Queste bellezze artistiche si manifestano in tutte le scene delle narrazioni. Desideriamo illustrarle non limitandoci a parlarne a parole, ma ricorrendo ad alcuni esempi.

In precedenza abbiamo narrato la vicenda dei proprietari dei giardini. Ne abbiamo persino osservato la rappresentazione. Abbiamo visto il profeta Abramo (pace su di lui) e il profeta Ismaele (pace su di lui) in piedi davanti alla Kaʿba. Abbiamo visto il profeta Noè (pace su di lui) e suo figlio nel momento del diluvio. Queste immagini sono sempre vive, eterne. Il lettore o l’ascoltatore di tali eventi ritiene che essi si stiano svolgendo proprio davanti ai suoi occhi. Ora riportiamo altri esempi.

Quando gli Aṣḥāb al-Kahf (gli abitanti della caverna) uscirono dal gruppo dei politeisti e intrapresero la via del tawḥīd, tennero una consultazione tra loro. Il Corano ce l’ha presentata. Ogni volta che la leggiamo o l’ascoltiamo, sembra che stiano consultandosi proprio davanti ai nostri occhi, al punto che ascoltiamo persino le loro parole.

(Arabo**********)

Ti raccontiamo la loro storia con verità. Erano alcuni giovani. Accrescemmo la loro guida. Rafforzammo i loro cuori quando si levarono e dissero: «Il nostro Signore è il Signore dei cieli e della terra; non invocheremo mai, al di fuori di Lui, alcuna divinità. Se lo facessimo, pronunceremmo certamente una parola empia. Questa nostra gente ha adottato divinità all’infuori di Lui. Perché non portano una prova evidente a loro riguardo? Chi è più ingiusto di colui che inventa menzogne contro Allah? Quando vi sarete separati da loro e da ciò che adorano all’infuori di Allah, rifugiatevi nella caverna: il vostro Signore vi ricoprirà della Sua misericordia e disporrà per voi una soluzione favorevole alle vostre faccende». (Sura al-Kahf: 13-16)

Qui la scena si conclude e cala il sipario. Come nel cinema-teatro del ventesimo secolo, qui vi è un intervallo tra una scena e l’altra. Quando il sipario si solleverà, vedremo che, dopo essersi consultati, essi sono entrati insieme nella caverna. Li vediamo entrare nella caverna con i nostri stessi occhi. Non c’è alcun dubbio. Si genera così una convinzione incrollabile. Ed è proprio questo ciò che esigono la rappresentazione e l’interpretazione del Corano.

(Arabo**********)

Vedrai il sole, quando sorge, passare oltre la loro caverna sulla destra e, quando tramonta, passare oltre loro sulla sinistra, mentre essi si trovano nell’ampio spazio della caverna.

Questo significa rendere qualcosa presente davanti agli occhi. Come oggi, a teatro, la diffusione della luce rende nitida la scena, così anche qui è stata la luce del sole a renderla chiara. Il movimento del sole ha dato vita a questa scena. Tuttavia, né quando il sole sorge né quando tramonta la sua luce penetra nella caverna. Per tutto il giorno vi si svolge un gioco di luce e ombra. È questo che viene espresso dalla parola «tazāwaru» (****). Con quanta semplicità è stata rappresentata la scena; quanto sforzo sarebbe stato necessario per mostrarla sullo schermo di un cinema!

Venite, guardate gli Aṣḥāb al-Kahf. È stato detto: «(Arabo**********) – “si trovano nello spazio ampio della caverna”». Questa espressione è un’aggiunta incomparabile, non inferiore per nulla a un miracolo. Queste poche parole hanno reso vivo e animato davanti ai nostri occhi l’intero quadro. Sembra che si muovano proprio davanti ai nostri occhi.

(Arabo**********)

Crederesti che fossero svegli, mentre invece dormivano. Li facevamo volgere ora sul fianco destro, ora sul sinistro. Il loro cane era con le zampe anteriori distese verso l’ingresso della caverna. Se li avessi spiati, saresti fuggito voltandoti indietro e saresti stato colto da terrore a causa loro. (Sura al-Kahf: 18)

L’immagine delineata attraverso queste poche parole è assolutamente viva e dinamica.

All’improvviso, tra gli Aṣḥāb al-Kahf si manifestò un fremito di vita. Vediamo ora che cosa accade:

(Arabo**********)

Così li risvegliai, affinché si interrogassero l’un l’altro. Uno di loro disse: «Quanto tempo siete rimasti?» Alcuni risposero: «Un giorno, o parte di un giorno». Altri dissero: «Il vostro Signore sa meglio quanto tempo siete rimasti. Ora mandate uno di voi in città con questa moneta, affinché veda quale cibo è puro e ve ne porti un po’. Dovrà andarvi con discrezione e non rivelare a nessuno le vostre notizie. Se venissero a sapere di voi, vi lapiderebbero oppure vi costringerebbero a tornare alla loro religione; allora non avreste più successo». (Sura al-Kahf: 19-20)

Questa è la terza scena, oppure la parte conclusiva della seconda scena. Ora sono tutti svegli. La loro prima domanda è: quanto a lungo avevano dormito? La risposta fu: un giorno, o meno. Eppure sappiamo che erano rimasti nella caverna per molto tempo. Lo abbiamo appreso dal riassunto dell’episodio. Erano affamati, perciò non si soffermarono tanto sulla questione. Ora quel credente che aveva detto: (arabo**********) «Il vostro Signore sa quanto a lungo avete dormito», ordinò a uno di loro di acquistare del cibo, mettendolo in guardia su diversi aspetti. Lo ammonì dicendo: bisogna andare in città con estrema discrezione, non si deve rivelare a nessuno l’esistenza di questo luogo e bisogna acquistare cibo buono e puro. Se qualcuno fosse venuto a conoscenza della loro storia, avrebbe potuto ucciderli o costringerli a tornare alla religione dei loro antenati. Furono dunque gli abitanti della caverna (gli Ashab al-Kahf) a dire queste parole. Noi sappiamo che erano trascorsi diversi secoli. Non esisteva più nessuno che potesse condannarli a morte lapidandoli o ricondurli alla religione ancestrale, poiché tutti avevano abbracciato l’Islam. Passiamo alla scena successiva per osservare le azioni del loro emissario.

Dove si trova la scena successiva? Qui è certamente necessario riflettere. Sappiamo che la gente era venuta a conoscenza della loro storia. Tuttavia, coloro che essi temevano come miscredenti, in realtà, a quel tempo non erano più miscredenti né politeisti. In quel periodo tutti erano diventati credenti.

(arabo**********)

In tal modo facemmo conoscere la loro storia, affinché la gente sapesse che la promessa di Allah è vera e che non vi è alcun dubbio sull’avvento dell’Ora. (Sura al-Kahf: 21)

A questo punto, lo scopo religioso dell’episodio è emerso. Al tempo stesso, anche l’aspetto artistico ha raggiunto il suo compimento. Ora la domanda che continua ad agitarsi nel nostro pensiero è questa: che ne fu di colui che era stato mandato in città? E cosa fece quando la gente scoprì il suo segreto?

Anche qui vi è una sottile pausa. Poi si comprende che, nel frattempo, la morte li aveva raggiunti. Allora la gente, ferma fuori dalla caverna, iniziò a discutere del motivo per cui essi erano rimasti saldi nella religione.

(arabo**********)

Quando si misero a discutere tra loro riguardo alla loro vicenda, dissero: «Costruite sopra di loro un edificio. Il loro Signore li conosce meglio». Quelli la cui opinione prevalse nella loro vicenda dissero: «Costruiremo certamente una moschea sul loro luogo». (Sura al-Kahf: 21)

Di nuovo una pausa. Ora, chi lo desideri può immaginare la costruzione di una moschea sopra il loro mausoleo. Nel frattempo, la gente cominciò a discutere su diverse questioni. Alcuni discutevano su quanti fossero, mentre altri discutevano su quanto a lungo avessero dormito.

(Arabo**********)

Ora diranno, basandosi su supposizioni riguardo a una questione ignota: «Erano in tre, e il quarto era il loro cane». Altri diranno: «Erano in cinque, e il sesto era il loro cane». E altri ancora diranno: «Erano in sette, e l’ottavo era il loro cane». (Sura al-Kahf: 22)

Quando, dopo aver riportato in vita i Compagni della Caverna, il proposito religioso fu compiuto, essi furono nuovamente avvolti nel mistero:

(Arabo**********)

Di’: «Il mio Signore conosce meglio il loro numero. Solo pochi conoscono la loro storia. Non disputare riguardo a loro se non con una discussione [limitata] e non chiedere a nessuno informazioni sulla loro condizione.»

Dopo che la vicenda ha raggiunto il suo compimento, il Corano ha espresso il suo proposito religioso. Richiamando l’attenzione degli uomini sulla manifestazione della potenza di Allah che si è verificata dopo aver riportato in vita i Compagni della Caverna, viene detto:

(Arabo**********)

Non dire mai, riguardo a una cosa: «La farò domani», senza aggiungere: «In shā’ Allāh» (se Allah vuole). E, quando dimentichi, ricorda il tuo Signore e di’: «Spero che il mio Signore mi guidi verso una via più vicina alla verità di questa».

Qui viene rivolta una particolare parola al Nobile Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Non è necessario addentrarci in quella discussione. Basti comprendere che, proprio come il Corano chiarisce lo scopo religioso insieme alla narrazione dell’evento, così fa anche qui. Quale occasione migliore avrebbe potuto esserci per un insegnamento educativo?

Infine, viene fornita l’informazione esatta sulla durata della loro permanenza nella caverna, che è anche la nostra posizione riguardo a questo episodio. Rimane il loro numero. Ancora oggi esso resta un mistero, proprio come gli Aṣḥāb al-Kahf.

(Arabo**********) Rimasero nella caverna per trecento anni, ai quali se ne aggiunsero altri nove. (sūra al-Kahf: 25)

L’insegnamento religioso racchiuso dietro questo episodio è espresso nelle parole seguenti:

(Arabo**********)

Di’: «Allah sa meglio quanto tempo vi rimasero. A Lui appartiene la conoscenza dell’invisibile dei cieli e della terra. Quanto è eccellente il Suo vedere e il Suo udire! Essi non hanno alcun protettore all’infuori di Lui, ed Egli non associa nessuno al Suo dominio. Recita ciò che ti è stato rivelato del Libro dal tuo Signore. Nessuno può modificare le Sue parole e non troverai alcun rifugio all’infuori di Lui». (sūra al-Kahf: 26-27)

Ho cercato di esaminare tutte le caratteristiche della narrazione e poi ve le ho presentate. Non vi è alcun dubbio che, nel Sacro Corano, gli eventi siano presentati in modo tale che, non appena il lettore li legge, ogni cosa prende vita davanti ai suoi occhi come un’immagine. Questa è la caratteristica più importante. Ed è proprio questa caratteristica a esercitare la maggiore influenza.

La rappresentazione delle emozioni e dei sentimenti

Ora rivolgeremo l’attenzione a un altro aspetto della rappresentazione della narrazione. Si tratta dell’espressione visibile delle emozioni e delle inclinazioni e tendenze dell’animo.

In precedenza abbiamo narrato l’episodio della conversazione tra i due proprietari dei giardini e il loro compagno. Allo stesso modo, abbiamo narrato anche l’episodio di Hazrat Mūsā (su di lui sia la pace) e di un uomo virtuoso. In entrambi questi episodi non sono presenti soltanto immagini di emozioni e sentimenti: vi sono rappresentate anche le personalità, e tutte quelle scene vengono rese vive e portate davanti agli occhi. Ora vi presento un altro episodio di questo genere: l’episodio di quando Hazrat Maryam (su di lei sia la pace) diede alla luce Hazrat ʿĪsā (su di lui sia la pace). È detto:

(Arabo**********)

Racconta nel Libro la storia di Maryam, quando si ritirò dalla sua famiglia in un luogo orientale. Poi si appartò da loro, ponendo una cortina per nascondersi alla loro vista. (Sura Maryam: 16-17)

La venerabile Maryam era contenta della sua solitaria vita appartata. Un giorno, infatti, mentre si dirigeva assorta verso il luogo dei bagni, vide lì un giovane. Colta di sorpresa dall’improvvisa apparizione, rimase completamente smarrita; in un istante, il mondo della sua immaginazione mutò.

(Arabo**********)

Poi inviammo a lei il Nostro Spirito, che le apparve sotto forma di un uomo perfetto. Maryam disse: «Cerco rifugio dal Misericordioso contro di te, se temi Allah». (Sura Maryam: 17-18)

Queste parole sono come quelle di una giovane vergine che siede sola e appartata, quando all’improvviso un uomo arriva e la aggredisce; non vedendo altra possibilità, ella cerca allora di risvegliare in lui il timore di Allah.

Sebbene noi comprendiamo che quel visitatore non fosse un giovane, bensì l’angelo Gabriele Amin, Maryam (a.s.) pensava che fosse un giovane sconosciuto. Riflettete: perché un giovane sconosciuto sarebbe venuto da una ragazza vergine e casta di famiglia nobilissima, la cui condotta era interamente circoscritta ai limiti della religione e il cui tutore era proprio il profeta Zaccaria (a.s.)? Sua madre l’aveva consacrata alla religione. Questa è la prima parte.

(Arabo**********)

Egli disse: «Sono il messaggero del tuo Signore. Sono venuto per donarti un figlio puro». (Sura Maryam: 19)

È facile immaginare, con la forza del pensiero, quale sarebbe lo stato d’animo e quali sarebbero i sentimenti di una vergine pudica se qualcuno la spaventasse approfittando della sua solitudine. Sebbene egli affermasse di essere il messaggero di Allah, cioè un angelo, ella non riuscì a credergli completamente. Un solo pensiero continuava a ruotare nella sua mente: forse voleva approfittare della sua ingenuità per violare la sua verginità. Altrimenti, perché le avrebbe annunciato un figlio in un modo che fino ad allora non aveva avuto alcun precedente? Questa è la seconda parte.

Ora Maryam (a.s.) assume il ruolo di una ragazza coraggiosa, che, senza lasciarsi intimidire dal pericolo, lo affronta con audacia.

(Arabo**********)

Ella esclamò: «Come posso avere un figlio, se nessun uomo mi ha mai toccata? E non sono mai stata una donna dissoluta!» (Sura Maryam: 20)

Maryam (pace su di lei) pronunciò queste parole con il cuore oppresso da un grande dolore. Ancora adesso Maryam e il giovane menzionato si trovano soli, in piedi. Nel frattempo, naturalmente, Maryam (pace su di lei) è riuscita a comprendere lo scopo della venuta dello straniero. Tuttavia non riesce in alcun modo a capire come ciò possa essere possibile. La sua unica consolazione è rappresentata dalle parole di quell’uomo: «Io sono il messaggero del tuo Signore». Eppure le sembra che anche questo possa essere l’inganno di un impostore, come abbiamo discusso all’inizio. Non è una questione di pudore o di vergogna. La faccenda deve essere chiarita ulteriormente. Perciò Jibril (pace su di lui) disse:

(Arabo**********)

Egli disse: «Sarà proprio così. Il tuo Signore ha detto: “Questo è facilissimo per Me, e voglio farne un segno per gli uomini e una misericordia da parte Nostra. È una cosa decretata”». (Sura Maryam: 21)

Che cosa le è accaduto? Qui vi è una lunga pausa artistica. Ma, durante questo momento di pausa, una domanda riecheggia ripetutamente nel mondo dei pensieri dei lettori: che cosa è accaduto a Maryam (pace su di lei)? Ancora una volta cambia lo scenario della vicenda. Anche questa volta vediamo Maryam preoccupata per un’altra questione, più di quanto lo fosse in precedenza.

(ARABO**********)

Poi concepì un figlio. In seguito si recò in un luogo lontano. I dolori del parto la costrinsero a cercare rifugio ai piedi di una palma da dattero. Disse: «Ahimè! Se solo fossi morta prima di questo e fossi scomparsa dalla memoria degli uomini». (Sura Maryam: 23)

Questa è la terza parte.

All’inizio, davanti a Hazrat Maryam (pace su di lei), c’era soltanto la sua persona. Era stata allevata in un ambiente puro e immacolato. Ma alla fine si trovò di fronte a una situazione completamente nuova. Anche la situazione presente era diversa. Ora era umiliata e disonorata agli occhi della sua gente, e soffriva non solo psicologicamente, ma anche fisicamente. Infatti, a causa dei dolori del parto, era stata costretta a rifugiarsi sotto una palma. Qui era sola. Non c’era nessun’altra persona con lei. Inoltre, Hazrat Maryam (pace su di lei) stava sperimentando tutte le difficoltà che normalmente incontra una donna al suo primo parto, senza avere nemmeno la minima idea di che cosa fare in una situazione simile. Non c’era neppure una persona che potesse offrirle un po’ di aiuto. Perciò disse con rammarico: «Ahimè! Perché non sono morta prima di trovarmi in questa situazione e non sono stata completamente dimenticata dalla memoria degli uomini?». Da queste parole possiamo comprendere il suo dolore fisico e psicologico, nonché la sua sofferenza e la sua miseria. Vediamo in quale grande difficoltà era sprofondata. È stato rivelato:

(Arabo**********)Poi l’angelo la chiamò dal basso: «Non rattristarti! Il tuo Rabb ha fatto scorrere un ruscello ai tuoi piedi. Scuoti verso di te il tronco della palma: su di te cadranno datteri maturi. Mangia, bevi e rasserena i tuoi occhi. Se vedrai qualcuno tra gli uomini, digli: “Ho fatto voto di digiuno per Allah; perciò oggi non parlerò assolutamente con nessuno”». (Sura Maryam: 24-26)

Questa è la quarta parte.

Questo evento è così sorprendente e sconvolgente che, per la sua improvvisa irruzione, siamo pronti a fuggire correndo (non Maryam). La nascita improvvisa del bambino, la voce dell’angelo dal basso e un figlio che per Maryam (pace su di lei) è fonte di dolore e di rimprovero: tutto ciò è davvero straordinario. E l’immediata predisposizione di cibo e bevande è, senza dubbio, un fatto stupefacente.

Riteniamo che anche Hazrat Maryam (pace su di lei) sia rimasta stupefatta: scuotere il ramo di palma da dattero con il corpo debole, raccogliere da esso datteri freschi e maturi e mangiarli. Poi, dopo aver recuperato un po’ di forza, si mise in cammino verso casa. Ma qui resta ancora da attraversare un altro ponte del pensiero.

(Arabo**********) Poi tornò dalla sua gente con il suo bambino. (Sura Maryam: 27)

Ora, dopo che Maryam (pace su di lei) ha raggiunto la tranquillità interiore, dovrebbe affidare ad altri le sue preoccupazioni e i suoi dolori.

(Arabo**********)

Dissero: «O Maryam! Hai commesso qualcosa di inaudito. O sorella di Aronne! Tuo padre non era un uomo malvagio, né tua madre era una donna dissoluta». (Sura Maryam: 27-28)

La gente della tribù cominciò a rimproverarla. La deridevano, rivolgendosi a lei come alla «sorella di Aronne», e dicevano: «Tu sei figlia di una famiglia nobile, nella quale in passato non era mai accaduto nulla di simile. Inoltre, anche tuo padre e tua madre non erano così. Come hai potuto infangare l’onore della tua stirpe?»

Maryam (pace su di lei), con il cuore oppresso, rimase in silenzio e, indicando il bambino, disse: «Non chiedete a me; chiedetelo a lui e riceverete una risposta». Sembra che Maryam (pace su di lei) fosse convinta che per mezzo di suo figlio sarebbe stato compiuto un miracolo. Per questo lo indicò. Dopo averlo udito, la gente, stupita, cominciò a biasimarla ancora più duramente. Erano infatti completamente sbalorditi: una ragazza vergine aveva concepito un figlio ed era felice di quel bambino. Poi, il fatto che, con profonda sicurezza, lo mostrasse alla gente con aria sprezzante la condusse all’estremo dello stupore.

Dissero: «Come possiamo parlare con un bambino ancora nella culla?»

Allora, miracolosamente, Hazrat Isa (pace su di lei) esclamò:

(Arabo**********)

Il bambino esclamò: «Io sono il servo di Allah. Egli mi ha dato la Scrittura e mi ha fatto profeta. Mi ha benedetto ovunque io sia. Mi ha ordinato di compiere la preghiera e di versare la zakat finché resterò in vita, e di obbedire a mia madre. Non mi ha reso arrogante né infelice. La pace sia su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò resuscitato e risorgerò». (Sura Maryam: 30-33)

Se poco prima non avessimo sentito parlare di questo evento, al sentirlo saremmo fuggiti sconvolti. Non avremmo potuto dormire la notte per la preoccupazione, e sui nostri volti sarebbe comparsa l’ombra dell’angoscia. Ma siamo venuti a conoscenza dell’evento. Così, oppressi dal dolore, mentre le lacrime sgorgano dagli occhi goccia dopo goccia, ci viene anche voglia di applaudire per l’eccesso di gioia. In quel momento calò il sipario. La situazione divenne tale che, per la tragedia dell’evento, le lacrime cadevano dagli occhi goccia dopo goccia, mentre si applaudiva per la gioia. Una voce si levò, scuotendo il cuore rapito dall’emozione. L’annunciatore proclamava:

(Arabo**********)

Questo è Gesù, figlio di Maria: la parola della verità sulla quale essi disputano. Non si addice ad Allah prendere un figlio. Gloria a Lui! Quando decide una cosa, dice soltanto: «Sii», ed essa è. (Quel bambino aggiunse:) «In verità, Allah è il mio Signore e il vostro Signore. Adoratelo dunque: questa è la retta via». (Sura di Maryam: 34-36)

A questo punto, sia lo scopo e l’obiettivo della religione, sia la scena e l’immagine dell’evento hanno raggiunto la loro pienezza; e si può dire senza dubbio che questa è una delle migliori rappresentazioni delle emozioni e dei sentimenti. Questo colore pervade l’intero evento, facendo impallidire tutte le altre caratteristiche.

L’impronta della personalità nella narrazione

Ora esaminiamo il terzo tipo di rappresentazione nel Nobile Corano. È uno dei vari tipi di rappresentazione, e tuttavia cerchiamo di descriverlo separatamente. Esso è legato alla personalità.

L’impronta della personalità è pienamente evidente anche nelle due storie precedentemente narrate: quella dei due proprietari dei giardini e del loro compagno, e quella del venerabile Mosè (pace su di lui) e di un uomo virtuoso. L’evento è legato alla personalità. Perciò, nella narrazione degli eventi, la rappresentazione della personalità è un’arte di altissimo livello. Lo scopo e l’obiettivo dell’intera storia sono legati alla personalità, sia che l’evento riguardi il Corano, sia che riguardi l’arte.

Sebbene nel Corano i diversi eventi e racconti siano stati narrati esclusivamente per la necessità di invitare alla religione, lo scopo principale di qualunque evento o racconto è dunque l’invito alla religione. Tuttavia, non è possibile separare da esso la rappresentazione della personalità. Questa caratteristica è presente in tutti i racconti coranici. La persona è stata presentata come un esempio umano. Nel Corano si parla di alcune persone e personalità che hanno oltrepassato i limiti della propria individualità e sono apparse come «uomini-esempio». A questo proposito esamineremo di seguito alcuni eventi.

1. Un leader di natura impulsiva

Per esempio, possiamo parlare di Mosè (pace su di lui). Era un leader dal temperamento impulsivo.

Il venerabile Mosè (pace su di lui) fu allevato nel palazzo del Faraone e raggiunse la giovinezza. Aveva un corpo robusto e vigoroso.

(Arabo**********)

Un giorno entrò in città, mentre i suoi abitanti erano ignari. Lì vide due uomini che lottavano. Uno apparteneva al suo stesso gruppo e l’altro al gruppo nemico. Quello del suo gruppo gli chiese allora aiuto contro l’uomo del gruppo nemico. Mosè gli sferrò un pugno e quello morì. (Sura al-Qasas: 15)

Da questo episodio emersero chiaramente due aspetti. Primo: il senso di appartenenza di Mosè (pace su di lui) al suo popolo. Secondo: la sua natura impulsiva. Infatti, quando un uomo del suo popolo gli chiese aiuto, egli si schierò immediatamente dalla sua parte, gli sferrò un pugno e pose fine alla sua vita. Poi, vergognandosi, disse:

(Arabo**********)

Mosè disse: «Questo è opera di Satana. In verità, egli è un nemico dichiarato, che svia. Poi disse: “O mio Signore! Ho certamente fatto torto a me stesso. Perdonami dunque”. Allah lo perdonò. In verità, Egli è il Perdonatore, il Misericordioso. Disse: “O mio Signore! Dopo il favore che mi hai accordato, non aiuterò mai più i colpevoli”. (Sura al-Qasas: 15-18)

Poi è stato detto:

Al mattino si ritrovò in città, timoroso e guardingo. (Sura al-Qasas: 18)

In questo versetto viene presentata un’immagine molto familiare. Quando una persona si spaventa, si guarda da una parte e dall’altra e si mette in cammino, perché non vuole trovarsi nuovamente di fronte a quella situazione. Questa è la condizione delle persone di natura irrequieta.

Il profeta Musa aveva promesso che non avrebbe più aiutato nessuno in difficoltà. Vediamo quanto fosse saldo in questa decisione. Improvvisamente vide:

()

All’improvviso vide che l’uomo che il giorno precedente gli aveva chiesto aiuto lo stava invocando a gran voce. Musa gli disse: «Tu sei davvero un evidente fuorviato». (Sura al-Qasas: 18)

Ma egli dimenticò la sua promessa. Si avvicinò a lui e volle ripetere quanto era accaduto in precedenza, perché era un uomo di natura impulsiva. Per questo dimenticò di essersi pentito di un’azione simile e di aver chiesto perdono alla presenza divina. Quando gli fu ricordato il peccato commesso in passato, ebbe paura.

(Arabo**********)

Quando poi Musa volle punire il nemico di entrambi, quello disse: «Vuoi forse uccidere anche me, come ieri hai ucciso un uomo? Tu vuoi diventare un tiranno sulla terra; non vuoi essere un riformatore». (Sura al-Qasas: 19)

In quel momento giunse un uomo che gli consigliò di fuggire dalla città. Sappiamo che egli emigrò seguendo questo consiglio. Lasciamolo per ora. Incontriamolo dopo che saranno trascorsi dieci anni. In tutto questo lungo periodo era forse sopraggiunta una qualche stabilità nella sua indole? Era riuscito a diventare una persona calma e serena?

Certamente no. Non vi fu alcun cambiamento fondamentale nella sua indole e nel suo temperamento. Quando giunse una voce dal lato destro del monte Tūr: «Getta il tuo bastone», egli lo gettò; ma quando il bastone si trasformò in un serpente in movimento, alla sua vista cominciò a fuggire a perdifiato. Non si voltò indietro neppure una volta. Anche in età matura non riuscì ad abbandonare la sua vecchia abitudine. Certo, in una situazione simile tutti sarebbero fuggiti, ma egli fuggì prima di tutti. Non si fermò neppure per un istante a cercare di vedere che cosa stesse accadendo.

Prevalse sui maghi, liberò i Figli d’Israele dalla persecuzione del Faraone, li fece attraversare il mare e poi, nel tempo stabilito, giunse al monte Tūr per ricevere la benedizione della profezia. Eppure, una volta giunto sul monte Tūr, rivolse ad Allah una strana richiesta:

(Arabo**********)

Mosè disse: «Mio Signore, mostrati a me, così che io possa vederti». Allah disse: «Non mi vedrai mai. Guarda la montagna: se rimane al suo posto, allora anche tu potrai vedermi». (Sura al-Aʿrāf: 143)

Ciò che accadde poi non fu in grado di comprenderlo appieno non solo Mosè, ma nessun essere umano sulla terra.

(Arabo**********)

Poi, quando il suo Signore manifestò la Sua luce sulla montagna, questa fu immediatamente ridotta in frantumi e Mosè cadde privo di sensi. Quando riprese conoscenza, disse: «O Signore! Tu sei al di sopra di ogni imperfezione; mi pento dinanzi a Te e sono il primo dei credenti». (Sura al-Aʿrāf: 143)

Mosè (pace su di lui) fece dunque ciò che fa una persona di natura irrequieta.

E non è finita qui. Quando tornò da là e vide che il suo popolo adorava un vitello, aveva in mano le tavole della Torah che il Signore gli aveva dato; senza riflettere, le scaraventò a terra e cominciò a tirare e trascinare suo fratello per la barba. Non volle nemmeno ascoltare ciò che aveva da dire. Così disse:

(Arabo**********)

O figlio di mia madre! Non tirarmi per la barba né per i capelli della testa. Temevo che avresti detto: «Tu hai creato divisione tra i Figli d’Israele e non hai tenuto conto delle mie parole». (Sura Ṭā Hā: 94)

Quando seppe che un uomo di nome Samiri aveva organizzato il culto del vitello, tutta la sua collera si riversò su di lui. Rivolgendosi a Samiri, proclamò con voce tonante:

(Arabo**********)

Mosè disse: «Vattene! Per te, per tutta la vita, questa sarà la punizione: dirai: “Non toccatemi”. Hai un appuntamento stabilito, che non verrà disatteso. Guarda il tuo dio al quale ti sei aggrappato. Lo bruceremo e lo disperderemo nel mare». (Sura Ṭā Hā: 97)

Il venerabile Mosè (pace su di lui) fece tutto questo sotto l’impeto della collera. Concediamogli ancora qualche anno di tempo.

Il popolo di Mosè (pace su di lui) si trovava nella pianura di Tih. Riteniamo che, quando si separò dal suo popolo, fosse entrato nella maturità. Incontrò un uomo virtuoso ed espresse il desiderio di trarre beneficio dalla sua compagnia. Sappiamo che neppure in quell’occasione riuscì a essere paziente. Infine, l’uomo virtuoso gli spiegò il significato delle azioni che aveva compiuto e si separò da lui.

Questa era la personalità di Mosè (pace su di lui), presentata, strato dopo strato del racconto, come figura esemplare.

2. Personalità dal cuore tenero e tollerante

Il carattere di Abramo (pace su di lui) era completamente opposto a quello di Mosè (pace su di lui). Abramo (pace su di lui) era un luminoso esempio di persona dal cuore tenero e dall’indole equilibrata. È detto:

(Arabo**********) In verità, Abramo era certamente una persona molto tenera di cuore e tollerante. (Sura al-Tawba: 114)

Già durante l’infanzia, mentre cercava di trovare Allah, rifletté profondamente nel modo seguente. È detto:

(Arabo**********)

Quando la tenebra della notte lo avvolse, vide una stella e disse: «Questo è il mio Signore». Quando poi tramontò, disse: «Non amo quelli che tramontano». Poi, quando vide la luna splendente, disse: «Questo è il mio Signore». Quando anch’essa scomparve, disse: «Se il mio Signore non mi guida, sarò certamente tra il popolo traviato». Poi, quando vide il sole ancora più splendente, disse: «Questo è il mio Signore, questo è il più grande». Quando anch’esso tramontò, disse: «O popolo mio, io sono innocente di ciò che associate ad Allah. In verità, rivolgo il mio volto, con devozione esclusiva, verso Colui che ha creato i cieli e la terra, e non sono tra i politeisti». La sua gente si mise a discutere con lui. Egli disse: «Discutete con me riguardo all’unicità di Allah, mentre Egli mi ha guidato? Io non temo coloro che associate ad Allah, a meno che il mio Signore non voglia infliggermi qualche male. Il mio Signore abbraccia ogni cosa con la Sua conoscenza. Non riflettete?». (Sura al-Anʿām: 76-81)

Quando Hazrat Ibrāhīm (A) credette nell’unicità di Allah, si rivolse per primo a suo padre, invitandolo al tawḥīd con tono estremamente dolce e affettuoso:

(Arabo**********)

Quando disse a suo padre: «O padre mio! Perché adori ciò che non ode, non vede e non ti è di alcuna utilità? O padre mio! Mi è giunta una conoscenza che non ti è giunta. Seguimi dunque: ti guiderò sulla retta via. O padre mio! Non seguire Satana: in verità Satana è disobbediente al Misericordioso. O padre mio! Un castigo del Misericordioso ti colpirà e diventerai allora compagno di Satana». (Sura Maryam: 42-35)

Ma il padre di Ibrāhīm (A) respinse il suo invito e disse in tono minaccioso:

(Arabo**********)

Disse: «O Ibrāhīm! Ti allontani dalle mie divinità? Se non desisti, certamente ti ucciderò lapidandoti. Allontanati da me per sempre».

Tuttavia, nemmeno di fronte a questo duro atteggiamento del padre lo si vide oltrepassare i limiti della pazienza e della tolleranza, né manifestare arroganza. Al contrario, rispose con educazione e mitezza:

(Arabo**********)

Ibrāhīm disse: «La pace sia su di te. Chiederò perdono al mio Signore per te. In verità, Egli è benevolo con me. Mi separo da voi e da coloro che adorate all’infuori di Allah; io adorerò il mio Signore. Spero di non rimanere deluso nell’adorare il mio Signore». (Sura Maryam: 47-48)

Poi il profeta Ibrāhīm distrusse gli idoli. Probabilmente questa fu l’unica azione che compì con fermezza. Fu soltanto grazie all’immensa potenza di Allah che riuscì a distruggere gli idoli. Aveva pensato che, quando la sua gente li avesse visti distrutti e ridotti in frantumi, sarebbe stata costretta a pensare: gli idoli non possono mai muoversi, neppure per sottrarsi alle proprie sofferenze e afflizioni. Dunque, certamente qualcuno li ha distrutti. Egli pensava che in questo modo la sua gente avrebbe creduto. Ed essi dissero tra sé:

Poi rifletterono tra sé e dissero: «O gente, siete voi gli ingiusti». (Sura al-Anbiyāʾ: 64)

Quando la sua gente decise di bruciarlo vivo nel fuoco, Allah disse:

Dissi: «O fuoco, diventa freddo e sicuro per Ibrāhīm». (Sura al-Anbiyāʾ: 69)

In seguito, il profeta Ibrāhīm (pace su di lui) emigrò insieme ai credenti. Tra i credenti vi era anche suo nipote, il profeta Lūṭ (pace su di lui). Poi, nella vecchiaia, Allah gli donò un figlio chiamato Ismāʿīl. Tuttavia, la vicenda prese un’altra piega: egli fu costretto a lasciare altrove sua moglie e suo figlio. Il Corano tace sul motivo. Confidando soltanto in Allah, li lasciò in una terra deserta. Allora si rivolse ad Allah in supplica, con estremo zelo e con voce accorata.

(Arabo**********)

O mio Signore! Ho stabilito uno dei miei discendenti presso la Tua Casa sacra, in una valle priva di coltivazioni. O mio Signore, affinché osservino la preghiera. Inclina verso di loro i cuori di alcune persone e provvedili di frutti come sostentamento. Forse saranno riconoscenti. (Sura Ibrāhīm: 37)

Hazrat Ismaele (a.s.) non era ancora entrato nella giovinezza: era appena un adolescente. In tale situazione, Hazrat Ibrahim (a.s.) sognò di sacrificare Ismaele (a.s.). Dopo essersi destato, si preparò ad affrontare la prova della fede. Allora Allah, mosso a compassione verso di lui, concesse al posto di Ismaele (a.s.) il «Grande Sacrificio».

In effetti, da tutti gli eventi e gli episodi tramandati riguardo a Hazrat Ibrahim (a.s.) emerge un’unica cosa: era una persona di indole estremamente mite e di natura paziente. A questo proposito, è il Corano stesso a renderne testimonianza:

Senza dubbio, Ibrahim era davvero paziente, dal cuore tenero e devoto ad Allah (Sura Hud: 75).

3. Hazrat Yusuf (a.s.)

Hazrat Yusuf (a.s.) era l’incarnazione di una personalità erudita e saggia.

La moglie di Aziz lo seduceva per indurlo a commettere un atto immorale e lo minacciava anche perché non dava ascolto alle sue parole. Ma egli respinse fermamente la sua proposta. Viveva nella casa di Aziz e perciò guardava tutti con rispetto e reverenza. Si adoperava sempre affinché non accadesse nulla che potesse gettare disonore sulla sua dignità.

È stato detto:

(Arabo**********)

Certamente la donna pensò a lui, ed egli pensò a lei, se non avesse visto il segno del suo Signore. Così allontanammo da lui le turpitudini. In verità, egli era uno dei Nostri servi eletti. (Sura Yūsuf: 24)

Osservate ora il vero volto della donna:

(ARABO**********)

Entrambi corsero verso la porta e la donna strappò da dietro la tunica di Yūsuf. (Sura Yūsuf: 25)

All’improvviso egli udì quella voce, la voce di cui la moglie aveva paura.

(ARABO**********) ed entrambi trovarono il marito della donna presso la porta.

Qui la donna si è rivelata per quella che era. Calunniò Yūsuf:

(ARABO**********) La donna disse: «È lui che intende commettere un atto osceno con la tua famiglia».

Poiché la donna era perdutamente innamorata di Yusuf (pace su di lui), non voleva che egli ricevesse una punizione severa. Perciò, alludendo personalmente a una pena più lieve, disse:

Mandatelo in prigione oppure infliggetegli una dolorosa punizione (quale altra punizione si può infliggere?). (Sura Yusuf: 25)

Egli disse con garbo la verità.

Disse: è stata lei a tentare di indurmi a non trattenermi. (Sura Yusuf: 26)

Lo dimostrò. La cosa interessante è che proprio un uomo vicino a quella donna si fece avanti come testimone.

(Arabo**********)

Un membro della famiglia della donna testimoniò: se la sua camicia è strappata davanti, la donna è sincera e lui è bugiardo. Ma se la camicia è strappata dietro, la donna è bugiarda e lui è sincero. (Sura Yusuf: 26-27)

Con ciò fu dimostrata la veridicità di Yusuf (pace su di lui).

L’episodio si diffuse tra tutte le donne dell’intera città. La moglie di al-ʿAzīz era così imbarazzata da non sapere più dove nascondere la testa. Un giorno invitò tutte le donne della città. Quando le donne presero i coltelli per mangiare il cibo — va ricordato che allora in Egitto era consuetudine che gli ospiti tagliassero il cibo con i coltelli — Yusuf (a.s.) fu fatto comparire davanti a loro. Le donne lo guardarono rapite. Anzi, mentre tagliavano il cibo con i coltelli rivolte verso di lui, ciascuna si ferì la propria mano.

(Arabo**********)

Quando lo videro, rimasero sbalordite e si tagliarono le mani. Dissero: «Questo non può essere un essere umano! È certamente un nobile angelo». (Sura Yusuf: 31)

Erano tutte donne. Tra loro vi era anche la moglie di al-ʿAzīz. Ella sapeva bene quanto le donne fossero rimaste sopraffatte.

(arabo**********) Dopo aver visto questi segni, ritennero opportuno tenerlo in prigione per alcuni giorni. (Sura Yusuf: 35)

In seguito vediamo che il profeta Yusuf (a.s.), mentre era in prigione, spiegò il sogno di due servitori del re. Riguardo a uno di loro, pensò che sarebbe stato liberato e nuovamente impiegato come compagno del re; allora gli disse: «Quando sarai dal re, parlargli di me». Ma, una volta uscito, quello se ne dimenticò. Così il profeta Yusuf (a.s.) continuò a sopportare le sofferenze della prigione per altri alcuni anni. Quando il re fece un sogno, si angustiò cercandone l’interpretazione. Nessuno riuscì a darne la corretta taʾbīr (significato). Allora quell’uomo si ricordò del profeta Yusuf (a.s.) e raccontò al re ogni cosa. In seguito il re lo fece chiamare fuori dalla prigione affinché gli spiegasse il sogno.

Qui si manifesta l’intelligenza del profeta Yusuf (a.s.). Egli ha dovuto sopportare in prigione tormenti pur essendo innocente. Oggi, pur avendo udito l’invito alla liberazione, teme che possano rimandarlo in prigione, nuovamente preda dei sospetti. Perciò cercava l’occasione di far loro pronunciare quella dichiarazione. Così fece dire al messaggero:

(Arabo**********)

Disse: «Torna dal tuo signore e chiedigli quale sia stata la sorte delle donne che si erano tagliate le mani. In verità, il mio Signore conosce bene le loro macchinazioni». (Sura Yusuf: 50)

Il re interrogò tutte quelle donne sull’intera vicenda. Esse raccontarono tutto. La stessa moglie dell’Aziz riconobbe la sua castità. Naturalmente, si comprende che a quel tempo quella donna era ormai anziana. Riteniamo che, quando avvenne questo episodio, la donna avesse quarant’anni o poco più. Aveva ormai raggiunto la maturità e, perciò, non era più possibile che si dedicasse ad alcuna condotta immorale. Pertanto ammise francamente:

(Arabo**********)

La moglie dell’Aziz disse: «Ora la verità è venuta alla luce. Sono stata io a tentarlo; egli è sincero». (Sura Yusuf: 51)

Dalla discussione precedente risulta chiaramente che il profeta Yusuf (pace su di lui) era estremamente saggio e razionale. Compiere ogni passo con cautela era una delle sue principali caratteristiche morali. Per questo è stato detto:

(Arabo**********)

Ciò affinché l’Aziz sappia che non l’ho tradito di nascosto e che Allah non lascia prosperare l’inganno dei traditori. Non dichiaro innocente me stesso: in verità, l’animo umano inclina fortemente al male. (Sura Yusuf: 52-53)

Quando il profeta Yusuf (pace su di lui) vide che il re era stato influenzato dalle sue parole ed era lieto dopo aver appreso l’interpretazione del sogno, arrivò persino a dire:

(Arabo**********) Certamente, da oggi hai acquisito presso di me la dignità di persona fidata. (Sura Yusuf: 54)

Approfittando dell’occasione senza lasciarsela sfuggire, disse al re:

(Arabo**********)

Affidami la gestione dei tesori del paese. Sono un custode fidato ed esperto. (Sura Yusuf: 55)

Così seppe sfruttare l’occasione. Gestendo in modo efficace sia il periodo di prosperità sia quello di carestia, dimostrò la propria competenza. Svolse l’incarico per quattordici anni. Durante questo periodo non si considerava soltanto ministro dell’alimentazione d’Egitto, ma anche responsabile degli Stati e delle regioni circostanti, poiché anch’essi erano stati colpiti dalla carestia. Perciò furono costretti a rifornirsi di cibo dall’Egitto per sette anni.

Quando i suoi fratelli vennero in Egitto per ricevere la razione, egli li riconobbe, ma loro non lo riconobbero. Pose loro la condizione che, se la volta successiva non avessero portato il loro fratello, non avrebbero ricevuto la razione. Quando nella consegna successiva portarono il fratello Beniamino, per separarlo dagli altri fece mettere una coppa regale tra i suoi bagagli e annunciò che una coppa era stata rubata dal palazzo reale. «O gente della carovana! Siete voi ad aver rubato.» Essi negarono di aver rubato e sfidarono gli addetti a perquisire i bagagli. Dissero anche: «Arrestate e trattenete colui presso il quale sarà trovata la coppa perduta.» Qui si manifesta la sagacia di Hazrat Yusuf (a.s.).

(Arabo**********)

Poi Yusuf cominciò a perquisire i loro sacchi prima di quello del proprio fratello. Infine estrasse quel recipiente dal sacco del proprio fratello. (Sura Yusuf: 76)

I fratelli di Yusuf (a.s.) lasciarono Beniamino e tornarono in patria; quando poi ritornarono, Hazrat Yusuf (a.s.) rivelò loro la propria identità. Prima di allora, li aveva confusi e impartito loro una piccola lezione.

Qui la personalità di Hazrat Yusuf (a.s.) è stata presentata in modo estremamente brillante. Conoscenza e saggezza, riflessione a mente fredda, razionalità e simili erano i tratti distintivi della sua personalità.

4. Hazrat Adam (a.s.)

Desideravamo discutere in dettaglio delle personalità di Hazrat Adam e Iblis. Tuttavia, invece di farlo, ne presentiamo insieme una descrizione sintetica, perché spero di raccontare altrove questo episodio in modo dettagliato.

A dire il vero, nel Corano Hazrat Adam (a.s.) è presentato come l’esempio di un essere umano nel quale sono presenti tutte le qualità e le caratteristiche umane. Tra le caratteristiche umane, una di esse si manifestò nella prima parte della vita di Hazrat Adam (a.s.) e si trova ancora oggi negli esseri umani. Si tratta della debolezza umana, della quale Iblis aveva approfittato. Per questo, sia Adam sia Eva credettero alle parole di Iblis.

(Arabo**********)

Iblis disse: «O Adam! Vuoi che ti indichi l’albero della vita eterna e il regno imperituro?» (Sura Ta-Ha: 120)

Per questo l’essere umano aspira da sempre a una vita che non abbia fine. Quando cerca di raggiungerla seguendo il consiglio di Satana, la distinzione tra lecito e illecito diventa per lui secondaria. Talvolta desidera vivere sulla terra attraverso i propri discendenti; altre volte desidera vivere tra i figli delle proprie convinzioni, della propria fede e delle proprie concezioni, che egli stesso ha generato. Ma l’Islam ha indicato la vera via per vivere. Per questo all’essere umano è stato chiesto di credere in un’altra vita dopo la morte. Da questo punto di vista, l’Islam è garante di una vita eterna. Quanto alla personalità di Iblis, essa è la personalità di Satana. Tutto qui! Per Iblis, questo è sufficiente.

5. Il profeta Sulayman (pace su di lui)

Ora parlerò di un episodio in cui lo sviluppo della personalità si manifesta in tutta la sua pienezza. Tale sviluppo supera persino la nostra immaginazione. Insieme ad esso, vi sono presenti in misura completa anche la bellezza artistica e l’obiettivo religioso. Si tratta della vicenda del profeta Sulayman (pace su di lui) e di Bilqis.

In questa vicenda emergono con chiarezza le personalità di entrambi. Vediamo la personalità di un uomo e, accanto ad essa, quella di una donna; inoltre, quella di un re e quella di una regina. Vediamo ora come vengono rappresentate le loro personalità.

(Arabo***********)

Sulayman passò in rassegna gli uccelli e poi disse: «Che cosa succede? Non vedo l’upupa. Oppure è assente? Certamente la sottoporrò a una dura punizione o la condannerò a morte, a meno che non adduca una valida giustificazione». (Sura an-Naml: 20-21)

Questa è la prima scena. Qui si manifesta un governante sapiente, nonché un profeta e, al tempo stesso, una personalità prudente e perspicace. Il re si informa sui suoi sudditi e si adira vedendo che uno di essi è assente senza permesso. Tuttavia, non è un re tirannico. Talvolta esiste una ragione legittima per un’assenza; se c’è una valida giustificazione, non vi è nulla da dire. Altrimenti, ciò costituisce una colpa. Per questo lo punirò o lo condannerò a morte.

(Arabo***********)

Poco dopo arrivò l’upupa e disse: «Sono venuto a conoscenza di qualcosa di cui voi non siete a conoscenza. Vi ho portato da Saba una notizia certa. Ho visto una donna regnare sul popolo di Saba. Le è stato dato ogni bene ed ella possiede un trono imponente. Ho visto lei e il suo popolo prosternarsi davanti al sole invece che ad Allah. Satana ha reso attraente ai loro occhi questa azione e li ha distolti dalla retta via, così essi non trovano la retta via. Perché non si prosternano davanti ad Allah, che manifesta ciò che è nascosto nei cieli e sulla terra e conosce ciò che nascondete e ciò che rendete manifesto? Non vi è altra divinità all’infuori di Allah, il Signore del Trono immenso». (An-Naml: 22-26)

Hudhud era assente; ora, con il suo arrivo, ebbe inizio la seconda scena. Sapeva che il re era estremamente potente e che la sua punizione era molto severa. Perciò iniziò il suo discorso in modo tale da attirare l’attenzione del re e, secondo la sua convinzione, evitare di essere punito per la sua assenza. Il discorso ebbe inizio con queste parole:

(Arabo************)

Ho portato una notizia di cui non sei a conoscenza. Si tratta di una notizia certa riguardo a Saba’.

Se un qualsiasi suddito comune dicesse al re: «Conosco una notizia di cui tu non sei a conoscenza», esisterebbe forse un re capace di non ascoltarlo? Hudhud vide che il re ascoltava attentamente le sue parole, e allora descrisse dettagliatamente l’accaduto. Poi, meravigliato dal comportamento del popolo di Bilqis, disse:

(Arabo***********)

(Non capisco) Perché non si prostrano davanti ad Allah, che conosce tutte le cose nascoste nei cieli e sulla terra? (Sura an-Naml: 25)

Qui Hudhud è colpevole. Il re non aveva ancora emesso alcuna decisione riguardo a lui. Pertanto Hudhud attirò con astuzia l’attenzione del re sul fatto che l’unico proprietario del Grande Trono è Allah. Sulayman (pace su di lui) disse:

(Arabo************)

Ora vedrò se dici la verità oppure menti. Prendi questa mia lettera, gettala in mezzo a loro, poi allontanati e osserva quale risposta daranno. (Sura an-Naml: 27-28)

Questa è la parte conclusiva della seconda scena. In essa compare un re saggio e giusto, che non ha perdonato la colpa di essersi assentato dall’esercito neppure dopo aver portato una notizia così importante. Perciò ha cercato di verificarne la veridicità. Un profeta e un re giusto hanno preso la decisione appropriata. Noi siamo soltanto semplici spettatori di questa scena. Non sappiamo ancora che cosa egli abbia scritto nella lettera; non possiamo saperlo finché la lettera non giunge nelle mani della regina. Quando la regina riceve la lettera, lo rende noto. Da qui ha inizio la terza scena.

(Arabo***********)

La regina disse: «O membri del consiglio, mi è stata consegnata una lettera nobile. Essa proviene da Sulayman e dice: Nel nome di Allah, l’Infinito Donatore, il Misericordioso. Non ostentate la vostra forza contro di me e venite a me sottomessi». (Sura an-Naml: 29-31)

La regina richiamò l’attenzione dei membri del consiglio e disse, per consultarsi con loro riguardo alla lettera:

(Arabo************)

La regina disse: «O membri del consiglio! Datemi il vostro parere sul da farsi. Io non prendo mai una decisione in alcuna questione senza la vostra presenza». (Sura an-Naml: 32)

Sempre e ovunque, è abitudine degli uomini dell’esercito mostrare costantemente il proprio valore e la propria prodezza. Infatti, senza dimostrare il loro valore e la loro prodezza, non avrebbero alcun mezzo di sostentamento. Inoltre, dicono che tutto il potere e l’autorità appartengono al re. Siamo pronti a obbedire a qualunque ordine venga impartito. Secondo la loro consueta abitudine, esclamarono:

(Arabo***********)

Dissero: «Siamo forti e valorosi guerrieri. Ora il potere decisionale spetta a te. Rifletti e dicci che cosa ci ordini di fare». (Sura an-Naml: 33)

A questo punto si manifestò la femminilità di Bilqis. Le donne generalmente cercano di evitare tumulti, disordini e conflitti, e non li amano. È nella natura delle donne cercare di ottenere ciò che vogliono con l’astuzia, senza ricorrere alla forza. È inoltre una loro caratteristica considerare l’uomo un avversario anche senza discussioni o contrasti.

(Arabo**********)

Ella disse: «Quando i re entrano in una città, la devastano e umiliano i suoi nobili; è così che agiranno. Gli invierò alcuni doni e vedrò quale risposta porteranno gli inviati». (Sura an-Naml: 34-35)

Qui cala il sipario su questa scena. Quando l’ambasciatore entrò da Sulayman (pace su di lui), il sipario si rialzò.

(Arabo**********)

Quando dunque giunsero da Sulayman, egli disse: «Volete forse aiutarmi con delle ricchezze? Ciò che Allah mi ha dato è migliore di quello che mi avete offerto. Piuttosto, siate voi a godervi i vostri doni. Tornate dai vostri, poiché certamente verremo contro di loro con un esercito al quale non potranno opporsi. Li umilierò certamente e li scaccerò da lì, mentre saranno avviliti». (Sura an-Naml: 36-37)

La rimandò indietro insieme ai doni e ai regali con cui l’ambasciatore era venuto da lui. Lasciamo che ritorni.

Sulayman (pace su di lui) non è soltanto un profeta o un re, ma anche un uomo valoroso. Grazie alla sua esperienza regale, comprese che il modo energico con cui erano stati restituiti i doni della sovrana avrebbe portato a una resa dei conti definitiva con lei.

Dal fatto che la sovrana avesse inviato dei doni si comprende che cercava di evitare l’ostilità. Li aveva mandati affinché si potesse giungere alla pace. D’altra parte, il re, Sulayman, era convinto che ella avrebbe accettato l’invito. Qui si risvegliò in Hazrat Sulayman (pace su di lui) quella virilità che desidera imporsi sulla donna attraverso la propria forza e il proprio ingegno.

Hazrat Sulayman (pace su di lui) desiderava far portare il trono della sovrana prima del suo arrivo e voleva costruire per lei un palazzo di vetro, ma l’episodio non è stato descritto chiaramente. Per spettatori come noi è rimasto un mistero. Quando la sovrana giunse da Hazrat Sulayman (pace su di lui), veniamo a conoscenza della seconda scena del palazzo:

(Arabo**********)

Sulayman disse: «O assemblea dei dignitari! Chi di voi mi porterà il trono della sovrana prima che essi giungano a me sottomessi?». Un potente jinn disse: «Te lo porterò prima che tu ti alzi dal tuo posto; ne sono capace e sono affidabile». (Sura an-Naml: 38-39)

Ma lo scopo religioso non è commisurato alle capacità dei jinn. Vedendo Sulayman (pace su di lui) rimanere in silenzio, un uomo credente, esperto del Libro di Allah, disse: «Eccomi al tuo servizio». Certamente, il suo potere era maggiore di quello di quel jinn.

(Arabo*********)

Colui che possedeva la conoscenza del Libro disse: «Te la porterò e te la consegnerò prima che tu possa battere le palpebre». (Sura an-Naml: 40)

Qui c’è una breve pausa. Solo per il tempo necessario a chiudere e riaprire gli occhi una volta. Poi la scena ricomincia.

(Arabo*********)

Quando Sulayman lo vide collocato davanti a sé, disse: «Questa è una grazia del mio Signore, per mettermi alla prova: mostrerò gratitudine o sarò ingrato? Chi mostra gratitudine lo fa a proprio vantaggio; quanto a chi è ingrato, sappia che il mio Signore è autosufficiente e generosissimo». (Sura an-Naml: 40)

Questa volta, per grazia di Allah, si risvegliò nell’interiorità di Hazrat Sulayman (a.s.) il profeta che vi dimorava. Questa grazia si manifestò per mezzo di uno dei Suoi servi, che fece comparire il trono della regina in un solo istante. Perciò Hazrat Sulayman (a.s.), con il cuore sereno, rendeva ripetutamente grazie al cospetto di Allah, affinché il suo obiettivo religioso potesse compiersi.

Poco dopo, si risvegliò nuovamente la virilità di Sulayman (a.s.).

(Arabo*********)

Disse: «Cambiate l’aspetto del suo trono. Vediamo se lo riconoscerà oppure se sarà tra coloro che non hanno senno». (Sura an-Naml: 41)

Ora la scena dell’accoglienza dell’imperatrice. Gli spettatori attendono con il fiato sospeso l’arrivo dell’imperatrice.

(Arabo*********)

Quando l’imperatrice arrivò, le fu chiesto: «Il tuo trono è così?». Ella rispose: «Sembra proprio che sia quello».

Che cosa accadde poi? Sembra che l’imperatrice non avesse ancora abbracciato l’Islam.

(Arabo*********)

Le disse di astenersi da ciò che adorava invece di Allah, [Sulayman (pace su di lui)]. (In precedenza, ella) apparteneva certamente a una comunità di miscredenti. (Sura an-Naml: 43)

A questo punto si conclude la seconda scena dell’imperatrice e degli spettatori, tra i quali ci sono anch’io.

(Arabo*********)

Le fu detto: «Entra in questo palazzo». Quando guardò in quella direzione, pensò che fosse una distesa d’acqua trasparente. Sollevò la veste che le copriva i piedi. Salomone disse: «È un palazzo costruito con cristallo trasparente». Bilqis disse: «Mio Signore! Ho davvero fatto torto a me stessa. Mi sottometto, insieme a Salomone, ad Allah, Signore dei mondi». (Sura an-Naml: 44)

Alla luce di questo episodio appare evidente che Bilqis rappresenta una donna pienamente compiuta. Poiché era una donna, cercò di risolvere il problema in modo pacifico, evitando disordini e conflitti. È inoltre degno di riflessione il fatto che non si lasciò conquistare subito, ma osservò. Tuttavia rimase ciò che era. Nella seconda scena rifletté sulla situazione predisposta per lei e su ciò che doveva considerare: egli [il profeta Salomone (pace su di lui)] le stava rendendo onore e le aveva tributato un’accoglienza straordinariamente generosa. Perciò si affidò a lui. Riconobbe la propria sottomissione davanti alla sua magnificenza, al suo splendore e al suo valore guerriero. Sebbene sapesse che tutta quella preparazione era stata fatta per lei, adottò comunque la prudenza femminile, quell’atteggiamento femminile che era stato conferito ad Eva (pace su di lei). Il sipario cala.

Questi episodi non mancano di nulla, né sotto l’aspetto religioso né sotto quello artistico. Non vi è alcun aspetto che richieda un’aggiunta. Non si tratta semplicemente di un racconto o di un romanzo privo di qualsiasi rapporto con la prospettiva artistica. È una narrazione fondata su basi religiose.

Le discussioni sulle emozioni, sui sentimenti e sugli effetti dell’essere umano, presentate sotto il titolo «La natura umana», sono state disposte in uno stile elegante, davvero piacevole.

Concludo qui la trattazione che ho dedicato ai racconti coranici. In seguito, se qualcuno desidererà spingersi oltre, questa trattazione gli servirà da guida.

Capitolo undicesimo

La natura umana

Nel Corano, insieme alla descrizione di diversi temi religiosi, viene offerto anche un breve quadro dei vari temperamenti e delle caratteristiche dell’essere umano. È sorprendente il modo in cui, attraverso una o due frasi, viene svelata la natura umana, così da apparire davanti a noi viva, dinamica e presente.

Probabilmente si tratta della rappresentazione della vera natura di tutti gli esseri umani. Viene presentata l’immagine dell’uomo con alcune caratteristiche e aspetti che sono maggiormente osservabili sulla terra. Questi aspetti della natura umana sono permanenti. Nessun popolo o tribù è esente da tali caratteristiche (necessariamente ognuno deve possederne almeno una).

Questi versetti furono originariamente rivelati in relazione a una situazione particolare, ma attraverso di essi sono state delineate alcune immagini vive e reali dell’essere umano, miracolose ed eterne per il loro contenuto. Infatti, queste immagini continuano a ripetersi ciclicamente, secolo dopo secolo, nel corso dello spazio e del tempo, e rimangono sempre vive, dinamiche e concrete.

Ora presenteremo brevemente alcuni esempi, così come sono esposti nel Corano. In precedenza abbiamo già presentato alcuni esempi di questo genere sotto il titolo «Immagini artistiche». Il loro posto naturale era proprio quel capitolo. Tuttavia, poiché sono pertinenti agli eventi o ai racconti, desideriamo discuterne nel presente capitolo.

1. La natura umana

Nel seguente versetto è stata delineata un’immagine alla quale sono legati tutti gli esseri umani. Si afferma:

Quando l’essere umano è colpito da una calamità, Mi invoca in ogni condizione, in piedi, seduto o sdraiato. Quando allontano da lui la sua calamità, si comporta come se, quando era stato colpito dalla calamità, non Mi avesse mai invocato. (Sura Yūnus: 12)

Nel breve esempio citato si sono riuniti tutti gli elementi della verità, della bellezza e della bellezza artistica. In realtà, questa è proprio la natura e la condizione dell’essere umano. La fitra dell’essere umano è tale che, quando è afflitto da una calamità e giunge al confine tra la vita e la morte, ricorda il nome di Allah, l’Onnipotente e il Possente, in modo tale da far pensare che nessuno, al di fuori di Lui, possa porvi rimedio. Non appena la calamità è scomparsa, egli si allontana dalla via della verità e della bellezza e continua a comportarsi come prima. Pensa di non essere mai stato colpito da alcuna calamità. Non trova neppure il tempo di voltarsi una volta indietro e guardare. La sua condizione di sofferenza è stata raffigurata con maestria artistica nel modo seguente:

(Arabo*********)

Allora Mi invocano sdraiati, seduti o in piedi, angosciati. (Sura Yunus: 12)

Poi, quando la calamità viene allontanata, la scena artistica viene presentata così:

(Arabo*********) Quando la calamità viene allontanata, si comportano come se non Mi avessero mai invocato. (Sura Yunus: 12)

Da queste due scene risulta evidente che, quando l’essere umano è colpito da una calamità, il corso della sua vita si arresta. Talvolta questo ostacolo si prolunga. Ma quando la calamità viene allontanata, la barca della vita riprende a navigare, come se non avesse mai incontrato alcun ostacolo.

Nel Corano scene di questo genere sono presentate in modo assai suggestivo. Sebbene la loro forma non sia identica, il loro carattere fondamentale è il medesimo. Tutte convergono in un unico punto. Ad esempio: (Arabo*********)

Quando concedo una grazia all’essere umano, egli si allontana e si ritira con arroganza; quando lo colpisce una sventura, cade nella più completa disperazione. (Sura al-Isra: 83)

(Arabo*********)

E se faccio assaporare all’essere umano una parte della Mia misericordia, poi gliela tolgo, egli diventa disperato e ingrato. Ma se, dopo una sventura che lo ha colpito, gli concedo di godere della prosperità, dice: «Il male si è allontanato da me». Allora si abbandona alla gioia e diventa superbo e arrogante. (Sura Hud: 9-10)

(Arabo*********)

L’uomo è stato creato impaziente. Quando lo colpisce una disgrazia, si lamenta e si dispera. Quando invece riceve il bene, diventa avaro. (Sura al-Maʿārij, 19-21)

Nel Sacro Corano vi sono molti versetti di questo genere. Il loro scopo è presentare agli uomini, da diverse prospettive, le loro caratteristiche permanenti. Tuttavia, le attività della vita umana confluiscono infine in un’unica tendenza: continuare a cercare la superiorità nella forza e nell’ostentazione. Quando si lascia completamente coinvolgere in questa condizione, dedica a tale scopo la sua preziosa vita. E se una calamità o una sventura sopraggiunge e diventa un ostacolo alle sue speranze, non esita nemmeno a tirarsi indietro.

2. Il credente dalla fede fragile

Tra gli uomini ve ne sono alcuni la cui fede è estremamente fragile. Non riescono a rimanere saldi nella loro fede. Restano sulla via della fede finché possono trarne beneficio in sicurezza e senza difficoltà. Ma se viene loro imposta una qualsiasi prova o difficoltà, non esitano ad abbandonare immediatamente la fede.

(Arabo*********)

Tra gli uomini ve ne sono alcuni che adorano Allah, avvolti nell’esitazione e nel dubbio. Se ricevono il bene, rimangono saldi nell’adorazione; ma se sono sottoposti a una prova, tornano alla condizione precedente. Sono perdenti in questo mondo e nell’Aldilà. Questa è davvero una questione evidente. (Sura al-Ḥajj, 11)

(Arabo*********)

Alcune persone dicono: «Abbiamo creduto in Allah», ma quando sono perseguitate sulla via di Allah, considerano la persecuzione degli uomini come il castigo di Allah. Quando giunge un aiuto dal tuo Signore, dicono: «Eravamo con voi». Allah non è forse informato di ciò che è nei cuori dei credenti? (Sura al-ʿAnkabūt: 10)

3. Persone opportuniste dalla natura astuta

Vi sono persone dalla natura opportunista e astuta. Quando compiono personalmente un’opera fondata sulla verità e ne traggono beneficio, ma poi qualcun altro compie quella stessa opera, si affrettano a rinnegarla.

(Arabo*********)

Quando giunse loro da parte di Allah il Libro, che confermava ciò che già possedevano, mentre in precedenza invocavano sempre la vittoria sui miscredenti, quando giunse loro ciò che riconoscevano, lo rinnegarono consapevolmente. Pertanto, la maledizione di Allah ricada sui miscredenti. (Sura al-Baqara: 89)

Quando vengono invitati ad Allah e al Messaggero affinché giudichino, una parte di loro si allontana. Ma se la verità è a loro favore, accorrono umilmente dal Messaggero. (Sura an-Nūr: 48-49)

4. Codardi

Vi sono anche persone che guardano la verità con odio e disprezzo e non vogliono conoscerla. Da una parte, la loro ostinazione e caparbietà le tengono lontane dalla verità; dall’altra, la codardia si è impadronita di loro. Per questo non trovano mai nemmeno il coraggio di affrontare la verità.

(Arabo*********)

Discutevano con te, nonostante la verità e la giustizia fossero ormai evidenti, come se fossero spinti verso la morte e la vedessero. (Sura al-Anfāl: 6)

5. Persone che suscitano ilarità

Alcune persone hanno una natura singolare. Cercano di fuggire dalla verità senza riflettere sulle conseguenze.

(Arabo*********)

Che cosa hanno da volgere le spalle all’ammonimento? Come asini spaventati e dispersi, in fuga a causa del frastuono. (al-Muddaththir: 49-51)

6. Umani solo nell’aspetto

È come una materia inerte in movimento, alla cui vista la gente scoppia a ridere.

(আরবী*********)

Quando li guardi, il loro aspetto ti sembra estremamente attraente. E se parlano, ascolti ciò che dicono. Ma sono come legna appoggiata contro una parete. (Sura al-Munāfiqūn: 4)

È una rappresentazione estremamente efficace degli ipocriti: un’ironia intrisa di dolore.

7. In cerca di lodi

Non fanno nulla, ma desiderano che la gente li elogi per ciò che non hanno fatto.

(আরবী*********) E desiderano che la gente li elogi per ciò che non hanno fatto. (Sura Āl ʿImrān: 188)

In ogni epoca e in ogni luogo si osserva la presenza di persone di questo genere.

8. Opportunisti

Ci sono persone che, vedendo un vantaggio, si uniscono a un gruppo e, quando lì sorgono difficoltà, passano a un altro gruppo.

(Arabo*********)

Sono persone che stanno sempre in agguato, aspettando il momento favorevole o sfavorevole per voi. Se, per volontà di Allah, risultate vittoriosi, dicono: «Non eravamo forse con voi?». Se invece i miscredenti ottengono una vittoria parziale, dicono loro: «Non vi avevamo forse circondati e protetti dalle mani dei musulmani?»

9. L’arrogante straordinario

Nei due versetti seguenti è raffigurato un arrogante di natura singolare. Questi due versetti sono stati menzionati anche sotto il titolo «Immagine artistica».

(Arabo*********)

E anche se aprissimo davanti a loro una porta del cielo ed essi vi salissero per tutto il giorno, direbbero comunque: «La nostra vista è stata alterata, oppure siamo stati stregati». (Sura al-Hijr, 14-15)

(Arabo*********)

Se avessimo fatto scendere su di loro qualcosa scritto su un foglio, e poi essi lo avessero toccato con le mani, i miscredenti avrebbero comunque detto: «Questa non è altro che magia evidente». (Sura al-Anʿām: 7)

10. Il codardo sfacciato

L’esempio della persona che è timorosa, ma anche sfacciata o sfrontata, è stato illustrato così:

(Arabo*********)

E se tu vedessi quando saranno fatti stare davanti all’Inferno! Diranno: «Quanto sarebbe stato bello se fossimo stati rimandati sulla terra! Allora non avremmo considerato false le prove del nostro Signore e saremmo diventati credenti». Ciò che prima tenevano nascosto apparirà loro chiaramente. Ma, se fossero rimandati, farebbero comunque ciò che era stato loro proibito. In verità, sono bugiardi. (Sura al-Anʿām: 27-28)

11. L’ipocrita debole

Qui viene presentato l’esempio di un ipocrita debole. Proprio come non riesce a prendere da solo alcuna decisione, allo stesso modo non riesce ad accettare la verità. Rimane in ogni momento oscillante tra esitazione e conflitto interiore.

(Arabo*********)

E ogni volta che viene rivelata una sura, si guardano gli uni gli altri e si chiedono a vicenda: «Qualche musulmano vi ha visto?». Poi si allontanano furtivamente. Allah ha distolto i loro cuori dalla verità. In verità, appartengono a un popolo di stolti. (Sura at-Tawba: 127)

]Quando persone di questo genere si allontanano furtivamente, è davvero uno spettacolo degno di essere osservato.

12. Quelli che adducono scuse

Qui vengono presentati gli esempi di persone codarde, che infrangono le promesse e adducono false scuse.

(Arabo*********)

Se ci fosse stato un vantaggio immediato e il viaggio fosse stato breve, certamente ti avrebbero accompagnato. Ma quando il viaggio è apparso loro lungo, hanno giurato dicendo: «Se ne avessimo avuto la possibilità, saremmo certamente partiti con voi». In verità, si stanno spingendo da soli verso la rovina. Allah sa che sono bugiardi. (Sura at-Tawba: 42)

13. Ci sono persone dedite all’inganno e all’ipocrisia. Sebbene si ritengano astute, nelle loro teste non c’è altro che pula. Cercano di ingannare la gente, ma, ahimè, stanno ingannando sé stesse.

(Arabo*********)

Tra gli uomini vi sono alcuni che dicono: «Crediamo in Allah e nell’Aldilà», ma non sono credenti. Cercano di ingannare Allah e i credenti, ma non ingannano altri che se stessi, senza rendersene conto.

14. I seminatori della corruzione

Vi è una categoria di persone che va in giro a diffondere corruzione senza sapere né comprendere; ma se viene invitata a desistere, si infiamma furiosamente.

(Arabo*********)

E quando viene loro detto: «Non diffondete fitna e corruzione sulla terra», rispondono: «Noi ci adoperiamo soltanto per riformare». Sappiate che, in realtà, sono proprio loro i seminatori della corruzione, ma non ne hanno consapevolezza.

15. Accecati dall’attrazione della vita terrena

Vi sono alcuni che attribuiscono maggiore importanza alla vita terrena. Ovunque si trovino, per loro contano soprattutto i bisogni biologici. Attribuiscono a questi tanta importanza che, se necessario, sono disposti a vivere una vita di umiliazione (e tuttavia non sono disposti a rischiare la morte protestando contro di essa), cosa impossibile per una persona amante della libertà. È stato detto:

(Arabo*********) Li vedrai più avidi di vita di chiunque altro.

16. Persone ostinate e di natura inerte

Vi sono anche persone le cui gambe sembrano essere fatte di pietra. Non fanno alcun tentativo per liberarsi da questa condizione.

(Arabo*********)

E quando viene detto loro: «Seguite ciò che Allah ha fatto scendere», essi dicono: «Mai! Noi seguiamo soltanto ciò che abbiamo trovato seguire ai nostri antenati». Anche se i loro antenati non sapevano nulla e non conoscevano la retta via. (Sura al-Baqara: 170)

17. Gruppo arbitrario

Vi sono persone che non seguono alcuna via determinata e non appartengono ad alcun gruppo o comunità. Riguardo a loro è detto:

(Arabo*********)

Che cosa sorprendente! Quando si vincolano a un patto, una parte di loro lo getta via. Anzi, la maggior parte di loro non è credente. (Sura al-Baqara: 100)

18. Che sia vero o falso, litigheranno comunque

Ci sono persone che, vero o falso, con cognizione di causa o meno, litigheranno o provocheranno disordini comunque. Ovunque si incontrino persone di questo genere, non si può fare a meno di rattristarsi.

(Arabo*********)

Ascolta! In precedenza disputavate su una questione della quale sapevate qualcosa. Perché ora disputate su una questione della quale non sapete nulla? Allah conosce molto bene ciò che voi non sapete. (Sura Âl ʿImrân: 66)

(Arabo*********)

Alcune persone cominciano a disputare riguardo ad Allah senza conoscenza, senza prove e senza un Libro illuminante. Discutono voltando il fianco, affinché possano sviare dal sentiero di Allah. (Sura al-Hajj: 8-9)

Qui viene presentato un ritratto perfetto della persona polemica e arrogante. Spinto dall’arroganza, continua a discutere girando il collo da una parte e dall’altra.

19. L’avaro

Coloro che non spendono nel momento del bisogno sono avari. Se qualcuno subisce una perdita dopo aver speso, allora ride vittoriosamente e dice: «Per fortuna ho fatto bene a non spendere. I miei soldi sono rimasti nelle mie mani». Ma se dal jihad deriva qualche beneficio, dice con rammarico: «Ahimè! Se anch’io avessi speso, sarebbe stato meglio».

(Arabo*********)

Tra voi vi sono alcuni che indugiano e, quando vi colpisce una calamità, dicono: «Per fortuna non sono andato con loro; Allah mi ha salvato». Ma se vi giunge una grazia da parte di Allah, cominciano a dire come se non vi fosse mai stata alcuna amicizia tra loro e voi: «Ahimè! Se fossi rimasto con loro, anch’io avrei ottenuto il successo». (Sura al-Baqara: 204-205)

20. Contraddizione tra l’interiore e l’esteriore

Vi sono persone il cui aspetto esteriore non ha alcuna corrispondenza con quello interiore. Sembrano completamente opposte: non una sola persona, ma due.

(Arabo*********)

Vi sono persone il cui parlare riguardo alla vita terrena ti meraviglia, e che prendono Allah a testimone di ciò che hanno nel cuore. In realtà, sono persone litigiose. Quando si allontanano, diffondono la corruzione sulla terra, distruggono i raccolti e cercano di causare la morte. Certamente Allah non ama la corruzione, i disordini e le sommosse. (Sura al-Baqara: 204-205)

21. Il penitente in punto di morte

Alcune persone conducono tutta la vita a proprio piacimento e si pentono nell’istante che precede la morte. Ma questo loro pentimento non è accettabile.

(Arabo*********)

Non vi è perdono per coloro che continuano a compiere il male e, quando la morte incombe sulle loro teste, dicono: «Ora mi pento». E non vi è pentimento per coloro che muoiono nello stato di miscredenza. (Sura an-Nisā’: 18)

22. Le persone di scarsa intelligenza

Alcune persone sono talmente limitate d’intelletto da essere completamente indifferenti a ciò che viene detto loro o non detto.

(Arabo*********)

Tra loro vi sono alcuni che ascoltano attentamente le tue parole, ma appena escono, dicono a quelli istruiti: «Che cosa ha appena detto?». (Sura Muḥammad: 16)

23. I veri credenti

A proposito di queste persone è stato detto:

(ARABO*********)

A coloro ai quali viene detto: «La gente si è radunata contro di voi e ha raccolto numerose armi ed equipaggiamenti: temeteli», la loro fede si rafforza ulteriormente ed essi rispondono: «Allah ci basta, ed Egli è il migliore dei protettori». (Sura al-Baqara: 273)

24. Poveri, ma soddisfatti di poco

Il detto di Allah, il Signore dei mondi, riguardo ad alcune persone:

(ARABO*********)

Le elemosine sono per quei poveri che sono interamente dediti alla via di Allah e non possono spostarsi altrove per cercare il sostentamento. L’ignorante li considera liberi dal bisogno perché non tendono la mano. Li riconoscerete dai loro segni. Non chiedono l’elemosina alla gente con insistenza e suppliche. (Sura al-Baqara: 273)

25. Coloro che temono Allah

Il decreto di Allah riguardo a queste persone è:

(Arabo*********)

I credenti sono coloro i cui cuori tremano quando viene menzionato il nome di Allah davanti a loro; e quando vengono recitati loro i versetti di Allah, la loro fede aumenta. Essi confidano nel loro Signore. (Sura al-Anfal: 2)

26. I veri servi di Allah

(Arabo*********)

I veri servi del Misericordioso sono coloro che camminano umilmente sulla terra e, quando gli ignoranti si rivolgono loro, rispondono: «Pace», e si allontanano. (Sura al-Furqan: 63)

27. Generosi e munifici

A proposito delle persone generose, l’Altissimo Allah dice:

(Arabo*********)

Essi nutrono i poveri, gli orfani e i prigionieri per amore di Allah e dicono: «Vi nutriamo soltanto per compiacere Allah. Non desideriamo da voi alcuna ricompensa né gratitudine.»

28. I pazienti

Dichiarazione riguardo a coloro che sono pazienti:

(Arabo*********)

Quando li colpisce una disgrazia, dicono: «In verità, dobbiamo ritornare ad Allah.» (Sura al-Baqara: 156)

29. Colui che dà la precedenza all’altro fratello

(Arabo*********)

Essi amano i Muhājirūn, non nutrono in cuor loro alcuna invidia per ciò che è stato dato ai Muhājirūn e, sebbene siano nel bisogno, danno loro la precedenza. (Sura al-Ḥashr: 9)

30. Coloro che reprimono la collera e perdonano gli altri

Questo è il comando di Allah riguardo a coloro che reprimono la collera e perdonano:

Essi reprimono la propria collera e perdonano le persone. (Sura Āl ʿImrān: 134)

Le caratteristiche discusse sopra si riscontrano in ogni epoca e tra tutti gli uomini. Il Corano li ha presentati in modo tale che, anche dopo centinaia di anni, sembra che siano tutti presenti davanti a noi.

Dodicesimo capitolo

Argomentazione scaturita dalla saggezza

Come sono state respinte in vari modi le altre predicazioni, così è stata respinta anche la predicazione islamica. A coloro che hanno introdotto argomentazioni e dispute per dimostrare l’infondatezza della predicazione dell’Islam, l’Islam ha risposto lanciando loro una sfida attraverso argomenti e prove. Poiché il Corano è essenzialmente legato alla predicazione islamica, contiene anch’esso argomenti e prove. Ora la domanda è: qual è la natura dell’argomentazione coranica? Quale metodo è stato adottato per queste argomentazioni e dispute, e quali prove sono state presentate a tale scopo?

Prima di rispondere a questa domanda, dovremmo chiederci: perché è venuto il Corano? E qual è lo scopo della sua rivelazione?

Non vi è dubbio che il Sacro Corano sia venuto per ravvivare e ristabilire la più grande dottrina, la dottrina del tawḥīd. Lo scopo era ravvivare questa dottrina in una comunità che associava altri ad Allah. Perciò, nulla poteva esserci di più sorprendente per loro dell’affermazione di qualcuno: «Allah è Uno».

(Arabo*********)

«Ha forse deciso di adorare un’unica divinità invece di molte divinità? Questa è davvero una cosa sorprendente». Alcuni dei loro notabili si allontanarono dicendo: «Andatevene e perseverate nell’adorazione delle vostre divinità. Certamente, questo discorso persegue uno scopo. Non abbiamo mai sentito una cosa tanto strana in passato. Non è altro che un’invenzione». (Sura Ṣād: 5-7)

Oggi, quando osserviamo queste parole e questi pensieri dei politeisti, ci viene da ridere. Ai nostri occhi, ciò che dicevano sembra una follia estrema. Tuttavia, dobbiamo considerare quale fosse, a quel tempo, la concezione generale del tawḥīd.

Non vi è dubbio che, allora, la dottrina del tawḥīd fosse considerata con estremo stupore.

È necessario comprendere un’altra cosa: non tutti gli abitanti dell’Arabia ai quali il Sacro Corano si rivolgeva erano politeisti. Vi erano anche persone appartenenti alla Gente del Libro, cioè seguaci delle Scritture precedenti. Tuttavia, non gradivano che un’altra religione venisse a cancellare la loro religione, né che una Scrittura celeste fosse rivelata a un uomo che non appartenesse alla loro comunità, per quanto i principi e i legami di quella nuova religione potessero essere affini alla loro religione.

(Arabo*********)

Ed essi pregavano per la vittoria sui primi miscredenti. Quando colui che conoscevano assai bene giunse presso di loro, lo rinnegarono. (Sura al-Baqara: 89)

È degno di riflessione il fatto che l’Islam, per quanto riguarda le basi e i principi religiosi, fosse in armonia con la Gente del Libro. (Poiché anch’essa, prima della distorsione, era Islam.) Tuttavia, l’Islam non era affatto disposto ad accettare il livello raggiunto allora dal credo degli ebrei e dei cristiani. Gli ebrei avevano fatto di Uzayr, pace su di lui, il figlio di Dio, mentre i cristiani avevano fatto di ʿĪsā, pace su di lui, il figlio di Dio. Perciò gli ebrei e i cristiani sostenevano: «Siamo figli di Dio e siamo i Suoi più vicini e prediletti. Se proprio dovremo entrare nell’Inferno, vi resteremo soltanto per pochi giorni». È quanto il Corano stesso ha dichiarato in diversi passi.

Alla luce della situazione sopra descritta, si può affermare che l’invito lanciato dall’Islam a ravvivare il credo del tawḥīd fosse, per gli ebrei e i cristiani, qualcosa di inaudito. Inoltre, la prima rivendicazione del Corano fu quella di ridare vita al grande credo, cioè al credo del tawḥīd, presentandolo in una forma nuova.

Abbiamo definito il credo del tawḥīd il più grande dei credi (sebbene oggi ciò non ci sembri affatto sorprendente: è una verità evidente di per sé), perché per nessun essere umano era cosa da poco abbandonare direttamente il credo tramandato dagli antenati. Il credo si fonde con la natura umana fin dall’infanzia, e non era facile che un uomo, dopo che le migliaia di eventi manifesti e nascosti della sua vita avessero cancellato il suo pensiero e la sua coscienza, si dirigesse verso un’unica divinità, vittoriosa su tutte le sue forze fisiche e mentali.

A dire il vero, l’Islam non è la prima religione a invitare al tawḥīd. Anche le altre religioni hanno invitato al tawḥīd e, per questo invito, hanno dovuto affrontare pericoli, afflizioni e sofferenze; anche l’Islam è passato attraverso sofferenze di questo genere. La differenza, tuttavia, è che il tawḥīd al quale invita l’Islam è completamente libero dallo shirk. È puro e libero persino da ogni sospetto di shirk. È tawḥīd nella sua forma più autentica. L’Islam si oppone totalmente anche alla più piccola traccia di forma o immagine che si possa trovare nell’essere umano.

Alla luce di quanto esposto, si comprende che il primo compito del Corano è rendere splendente il credo puro e incontaminato del tawḥīd. Va osservato che il centro permanente del credo, o della coscienza, è il cuore e la coscienza dell’essere umano. Non soltanto il credo religioso, ma ogni credo ha il suo vero luogo nel cuore umano. La via più vicina al cuore è l’immediatezza (cioè il cuore accetta ciò che viene presentato in modo evidente e semplice), mentre la via più facile per raggiungere la coscienza è la percezione o il sentimento (cioè la coscienza viene influenzata attraverso il sentimento). In tutto ciò, l’intelletto non occupa più del ruolo di un canale di collegamento. L’intelletto è un tunnel, ma oltre a questo tunnel ne esistono molti altri. Questo intelletto non è né il più ampio né il più affidabile di tutti i tunnel. E non è neppure il tunnel più vicino rispetto agli altri. In realtà, l’intelletto non possiede alcuna caratteristica speciale che possa separare il cuore dalla coscienza.

Oggi alcune persone, vedendo i progressi della scienza e della tecnologia, attribuiscono un’importanza eccessiva all’intelletto e alle capacità umane. Persino alcuni religiosi dalla mentalità ottusa, caduti in questa tentazione, cercano di sottoporre la visione e il pensiero religiosi alla verifica dei ragionamenti e delle discussioni prodotti dal cervello e della pietra di paragone della scienza. Queste persone sono vittime di un grave errore.

Queste persone attribuiscono alla conoscenza e all’intelletto umano un’importanza molto maggiore di quella che realmente meritano. Bisogna riconoscere loro soltanto il valore che spetta loro. Ciò non significa che l’Islam sminuisca la conoscenza e l’intelletto umano. Il campo della conoscenza umana è molto vasto; tuttavia, l’essere umano non può dominarlo completamente, sia esso intellettuale o percettivo. Inoltre, l’intelletto e la ragione umani non sono più di una delle innumerevoli vie sotterranee dell’essere umano. Una persona può chiudere per sé quella via sotterranea soltanto quando la sua anima soccombe alla debolezza e le sue forze si esauriscono. Per questo viene privata della capacità di prendere decisioni in quest’opera grandiosa.

È certamente vero che l’intelletto governa le attività e le necessità della vita quotidiana. Inoltre, penetra anche nei problemi che, in un modo o nell’altro, sono legati alla vita umana. Ma quando è in questione la fede e la dottrina, la sua dignità è molto più elevata. Il pensiero umano non può raggiungerne il limite estremo. Alla vetta delle dottrine può giungere soltanto colui che percorre la via della guida ed è dotato dell’intuizione conferitagli da Allah. In realtà, solo una persona di questo genere può illuminare il proprio cuore e i propri sentimenti con la luce della guida.

In tutte le religioni, hanno sempre potuto credere soltanto coloro che percorrono la via della guida e dell’intuizione. I razionalisti sono impegnati da secoli in dispute intellettuali riguardo alla dottrina del tawḥīd, ma non ne hanno ricavato nulla. In pochi anni, i dotti della logica non sono riusciti a realizzare neppure la millesima parte di ciò che il Nobile Corano ha mostrato. Vediamo dunque quale via semplice e comprensibile a tutti abbia adottato il Sacro Corano per raggiungere questo scopo.

L’esposizione semplice e chiara del Sacro Corano

Per affinare l’intuizione dell’essere umano, il Sacro Corano cerca sempre di risvegliare la sua coscienza e i suoi sentimenti. Spingendosi un passo oltre, vuole influenzare la sua coscienza morale. A questo scopo, ciò che il Corano intende fare è legato alla comprensione delle immagini e a ciò che è visibile. In altre parole, si potrebbe anche definire un’opera d’arte trasformata in argomentazione. Il Sacro Corano opera inoltre attraverso quelle realtà evidenti di per sé, eterne e permanenti. Sono realtà tali da aprire le porte luminose dell’intuizione, così che l’essere umano le percepisca mediante la propria disposizione innata.

Perciò, il metodo adottato dal Sacro Corano è un metodo semplice: presentare un oggetto in forma figurata attraverso l’immaginazione e la rappresentazione, come abbiamo illustrato nel capitolo precedente. Qui usiamo il termine «tajsīm» (rappresentazione) in senso artistico-espressivo, non in senso religioso. Infatti, l’Islam è una pura religione libera da concezioni materialistiche e non ha bisogno di essere rappresentato in forma concreta.

Il metodo con cui il Sacro Corano presenta le prove e gli argomenti degli oppositori e sconfigge l’avversario può essere definito argomentazione sapienziale. Questa argomentazione viene esposta talvolta mediante le parole, talvolta attraverso diversi racconti e narrazioni, e talvolta per mezzo di immagini. È attraverso la combinazione di tutti questi elementi che il Corano ha raggiunto il proprio scopo. Ne abbiamo già discusso in precedenza.

Inoltre, anche la scena della Risurrezione che è stata mostrata e le immagini della beatitudine e del castigo che sono state dipinte rientrano nell’argomentazione sapienziale. Esse colpiscono le porte della mente inconscia dell’essere umano, rendono più acuto il pensiero e ampliano l’intuizione. Risvegliano l’essere umano dal sogno ozioso e lo conducono nel mondo reale. Così la mente umana si prepara ad accogliere la verità e a rimanere salda in essa.

Inoltre, oltre alle immagini umane e psicologiche, ai racconti e alle narrazioni, alla scena della Risurrezione e alle immagini del castigo e della beatitudine, il Sacro Corano ha adottato un altro metodo per rendere accettabile l’invito: presentare l’argomentazione sapienziale attraverso le immagini. Per questo ho deciso di discuterne in un capitolo separato.

Tuttavia, l’argomento discusso in questo capitolo non è la disputa razionale. Desideriamo soltanto esaminare quale sia la forma o la natura di tali argomentazioni e prove. Il tema principale della nostra trattazione riguarda infatti la natura e la forma dell’immagine sulla quale si basa il procedere del Corano. Questo perché il contenuto di quest’opera si limita esclusivamente all’aspetto artistico del Corano. Nient’altro. La discussione degli altri temi coranici non rientra affatto nel nostro obiettivo.

Il problema del tawḥīd (monoteismo)

Abbiamo già detto che il primo invito e la prima rivendicazione dell’Islam sono il tawḥīd. Coloro ai quali il Corano si rivolgeva erano accaniti oppositori del tawḥīd. Lo consideravano qualcosa di strano. È interessante vedere come il Corano abbia presentato le proprie argomentazioni agli avversari del tawḥīd.

Non vi è alcun dubbio che il Corano abbia presentato l’invito al tawḥīd con un linguaggio estremamente semplice e toccante, cercando di scuotere la coscienza delle persone. L’esposizione coranica è così evidente e chiara che non contiene né alcuna complicazione né spazio per argomentazioni contrarie. È detto:

(Arabo***********)

Hanno forse preso come divinità idoli creati dalla terra, capaci di resuscitare i morti? Se nei cieli e sulla terra vi fossero altre divinità oltre ad Allah, entrambi sarebbero certamente periti. Gloria dunque ad Allah, Signore del Trono, ben al di sopra di ciò che affermano. Egli non sarà interrogato per ciò che fa, mentre saranno loro a essere interrogati. Hanno forse preso altre divinità oltre ad Allah? Di’: «Portate la vostra prova! Questo è il richiamo di coloro che sono con me e il richiamo di coloro che mi hanno preceduto». Ma la maggior parte di loro non conosce la verità e perciò si allontana. (Sura al-Anbiyāʾ: 21-24)

(Arabo***********)

Allah non ha preso alcun figlio e non vi è alcuna divinità insieme a Lui. Se ve ne fossero state, ciascuna si sarebbe separata con ciò che aveva creato e alcune avrebbero cercato di prevalere sulle altre. Gloria dunque ad Allah, ben al di sopra di ciò che affermano. (Sura al-Muʾminūn: 91)

Vi sono molte altre prove evidenti e autoevidenti a sostegno del tawḥīd. Il significato di questi versetti è che non vediamo alcun disordine o sconvolgimento né sulla terra né nei cieli. Tutto procede armoniosamente. Da ciò si comprende che l’amministrazione del vasto regno è nelle mani di uno solo: Allah, il Sommo Sapiente, il Signore dei mondi.

Il Corano ha inoltre chiarito che, se nei cieli e sulla terra vi fossero più divinità, ciascuna si sarebbe separata con la propria creazione. Sarebbe una cosa davvero ridicola: ogni creatura si rifugerebbe presso la propria divinità, e poi ogni divinità procederebbe separatamente con la propria creazione. Ma non si sa dove finirebbe tutto questo; nemmeno noi abbiamo una risposta. Perciò, appena ci viene in mente l’idea di più divinità, ci viene da ridere: se ve ne fossero più d’una, nei cieli e sulla terra si scatenerebbe un caos totale.

Si potrebbe porre anche un’altra domanda: se esistesse davvero un’altra divinità, che cosa avrebbe fatto? I cieli e la terra sono già stati creati e sono davanti a noi. Che cosa avrebbe creato di nuovo?

(Arabo***********)

Di’: «Avete mai riflettuto su coloro che adorate all’infuori di Allah? Mostratemi che cosa hanno creato sulla terra! Oppure hanno forse una partecipazione alla creazione dei cieli? Portatemi un Libro precedente a questo o una qualsiasi conoscenza tramandata, se siete veritieri». (Sura al-Aḥqāf: 4)

Guardate ancora: in ogni luogo sono presenti le creature di Allah. Il tocco della potenza di Allah si manifesta in ogni luogo e in ogni cosa. I nostri sensi lo vedono, la ragione lo riconosce e l’intuizione interiore lo percepisce. Nel Sacro Corano è detto:

(Arabo***********)

Di’: «Ogni lode appartiene ad Allah e la pace sia sui Suoi servi eletti. Chi è migliore: Allah o gli associati che essi Gli attribuiscono? Dimmi: chi ha creato i cieli e la terra? E chi fa scendere per voi l’acqua dal cielo?» (Sono Io a farla scendere.) «Poi, con quell’acqua, ho fatto sorgere giardini meravigliosi; voi non avreste la forza di far crescere i loro alberi. Vi è dunque un’altra divinità oltre ad Allah?» In verità, essi sono un popolo sviato. Dimmi: chi ha reso la terra abitabile e vi ha fatto scorrere fiumi, vi ha posto montagne salde e ha frapposto una barriera tra i due mari? Vi è dunque una divinità insieme a Lui? Eppure la maggior parte di loro non sa. Dimmi: chi risponde alla preghiera dell’afflitto quando Lo invoca, rimuove la difficoltà e vi rende successori sulla terra? Vi è dunque una divinità insieme ad Allah? Riflettete ben poco. Dimmi: chi vi guida nelle tenebre della terra e del mare e invia i venti come annunciatori della Sua misericordia? Vi è dunque una divinità insieme ad Allah? Allah è ben al di sopra di ciò a cui essi associano. Dimmi: chi dà origine alla creazione e poi la rinnova, e chi vi provvede dal cielo e dalla terra? Di nuovo: vi è dunque una divinità insieme ad Allah? Di’: «Portate la vostra prova, se siete veritieri». (Sura al-Naml: 59-64)

I diversi temi dei versetti menzionati sono parti complementari e reciprocamente connesse nel rafforzare e consolidare nella natura umana la coscienza del tawḥīd. Così, le scene dei cieli e della terra, i vari eventi e incidenti che si verificano nella vita quotidiana e le sensazioni naturali che costringono l’essere umano, oppresso dalle difficoltà del sostentamento, a volgersi ad Allah, agiscono insieme sul pensiero, sui sentimenti, sulla coscienza e sull’intuizione interiore, guidando la natura umana verso la coscienza del tawḥīd. Nel Sacro Corano vi sono innumerevoli versetti di questo genere. Allo stesso modo, non sono poche le scene della Resurrezione, del Paradiso e dell’Inferno presenti nel Sacro Corano. Non mancano neppure i versetti destinati a radicare nella mente e nel cuore degli esseri umani la dottrina del tawḥīd e la relativa coscienza. Tutto ciò è essenzialmente connesso agli argomenti fondati sulla saggezza e rientra nell’ambito di questo capitolo.

La resurrezione dopo la morte

La dottrina più difficile da far comprendere per l’Islam è quella della resurrezione dopo la morte, della Resurrezione, del raduno e di quanto vi è connesso. L’Islam si rivolse agli Arabi che avevano detto:

(Arabo***********)

La nostra vita terrena è l’unica vita. Moriamo o viviamo, tutto avviene qui, e non saremo mai resuscitati. (Sura al-Mu’minūn: 37)

La questione della resurrezione era per gli Arabi ancora più sorprendente dell’invito al tawḥīd. Essi chiamavano pazzi coloro che accettavano la resurrezione. Ritenevano che nessuna persona sana di mente potesse accettare una simile cosa.

I miscredenti dicevano: «Non volete che vi indichiamo un uomo che vi annunci che, anche se sarete completamente ridotti in pezzi, sarete ricreati? O mente su Allah, oppure è pazzo?». (Sura Saba’: 7-8)

Essi consideravano il raduno e la resurrezione da questa prospettiva così sorprendente. Vediamo ora quali argomenti e prove il Sacro Corano abbia presentato loro in una situazione tanto stupefacente.

Il Corano ha presentato loro una concezione delle condizioni manifeste e nascoste della creazione. Sulla terra, in particolare, richiamando l’attenzione sul dono di una vita speciale all’essere umano attraverso la creazione del palpito della vita. L’intento del Corano era mostrare che, così come Allah può dare inizio alla creazione, può anche ripeterla, ed è capace di farlo.

(Arabo***********) Mi sono forse stancato dopo aver creato per la prima volta? Eppure essi dubitano della nuova creazione (Sura Qaf: 15).

Nel metodo figurativo del Corano, che costituisce una sua particolare modalità espressiva, ciò è stato illustrato attraverso la speciale somiglianza della vita riscontrabile tra la terra e l’essere umano.

(Arabo***********)

Perisca l’uomo! Quanto è ingrato! Da che cosa lo ha creato? Da una goccia seminale lo ha creato, poi lo ha formato armoniosamente. Poi gli ha reso agevole il cammino; quindi lo fa morire e lo fa seppellire. In seguito, quando vorrà, lo farà risorgere. Eppure egli non è mai stato riconoscente e non ha adempiuto a ciò che gli è stato ordinato. L’uomo guardi dunque al suo cibo. Abbiamo fatto scendere su di esso l’acqua in modo miracoloso, poi abbiamo spaccato la terra e vi abbiamo fatto germogliare cereali, uva, ortaggi, ulivi, palme, giardini rigogliosi, frutti ed erba, a beneficio vostro e dei vostri animali da pascolo. (Sura Abasa: 17-32)

Altrove è detto:

(Arabo***********)

Egli trae il vivo dal morto e il morto dal vivo, e vivifica la terra morta. Così sarete fatti risorgere. Tra i Suoi segni vi è questo: Egli vi ha creati dalla terra e ora voi, esseri umani, vi disseminate sulla terra. E tra i Suoi segni vi è questo: ha creato per voi, tra voi stessi, delle compagne, affinché troviate tranquillità presso di loro, e ha posto tra voi affetto e misericordia. In ciò vi sono certamente segni per coloro che riflettono. Tra i Suoi segni vi sono anche la creazione dei cieli e della terra e la diversità delle vostre lingue e dei vostri colori. In ciò vi sono certamente segni per i sapienti. E tra i Suoi segni vi sono il vostro sonno durante la notte e il giorno e la vostra ricerca del Suo favore. In ciò vi sono certamente segni per coloro che prestano attenzione. E tra i Suoi segni vi è che Egli fa scendere l’acqua dal cielo, poi con essa vivifica la terra morta. In ciò vi sono certamente segni per le persone dotate d’intelletto. (Sura ar-Rum: 19-24)

Il Corano ha presentato loro immagini comprensibili e di cui avevano una conoscenza approfondita. I loro sensi osservavano continuamente queste immagini. Esse attiravano costantemente la loro ragione e il loro intelletto verso di esse (l’insegnamento).

Queste scene erano profondamente legate alla vita, ai mezzi di sussistenza, alla coscienza e ai sentimenti degli Arabi. Tali scene si erano fuse con la loro stessa essenza. Il Corano ha attirato la loro attenzione su di esse in modo tale da farle apparire come scene nuove. Certamente, chi osserva con occhi e orecchie aperti queste scene naturali vi scopre senz’altro qualcosa di nuovo, purché non rimanga ostinatamente ancorato alla propria testardaggine. Un ragionamento prodotto dalla mente non possiede alcuna stabilità; al massimo può costituire una prova di abilità.

Sia l’intelletto sia i sensi dell’uomo desiderano penetrare fino alle profondità del credo (consapevolezza). L’uomo è desideroso di conoscere ciò che è ignoto. Quanto più un credo rimane nascosto e lontano dalla coscienza e dai sentimenti, tanto più si desidera raggiungerlo. Per questo il Corano ha adottato, anche in materia di credo, un metodo espositivo basato su immagini e immaginazione.

(Arabo***********)

Non vedi forse che tutto ciò che è nei cieli e sulla terra, e gli uccelli che volano dispiegando le ali, proclamano la santità e la magnificenza di Allah? Ognuno conosce il modo di renderGli il culto, di proclamarne la santità e la magnificenza, che gli è proprio. (Sura an-Nur: 41)

I sette cieli, la terra e tutto ciò che si trova fra essi proclamano la Sua santità e la Sua magnificenza. Non esiste nulla che non proclami la Sua magnificenza e la Sua santità. Tuttavia, voi non comprendete il modo in cui essi proclamano la Sua magnificenza e la Sua santità. (Sura Bani Isra’il: 44)

(Arabo***********)

Coloro che portano il Trono e quelli che gli stanno intorno celebrano con lode la santità del loro Signore, credono in Lui e chiedono perdono per i credenti, dicendo: «O nostro Signore, la Tua misericordia e la Tua conoscenza abbracciano ogni cosa. Perdona dunque coloro che si pentono e seguono la Tua via e proteggili dal castigo dell’Inferno. O nostro Signore, fa’ che entrino nei Giardini eterni che hai promesso loro, insieme ai loro padri, alle loro spose e ai loro figli che sono virtuosi. In verità, Tu sei l’Eccelso, il Saggio. Proteggili inoltre dalle cattive azioni: colui che Tu proteggerai dalle cattive azioni, quel Giorno, sarà certamente oggetto della Tua misericordia. Questo è il grande successo». (Sura al-Mu’min: 7-9)

Le immagini tracciate in questi versetti suscitano nella natura umana una paura simile a quella che prova quando, vedendo l’immagine di qualcosa di sconosciuto, rimane intimorita e smarrita. Al tempo stesso, suscitano in essa curiosità riguardo a un mondo ignoto e sconosciuto: un mondo nel quale gli angeli portano il Trono e, insieme, celebrano le Sue lodi. Inoltre, sulla terra non vi è alcuna cosa che non glorifichi Allah e non celebri le Sue lodi.

Spesso le realtà invisibili sono vicinissime, ma, a causa dei limiti dell’intelletto umano, non è possibile comprenderle. Ciononostante, esse avvolgono i pensieri e la coscienza dell’uomo, e da esse si manifesta la potenza di Allah. Sotto il loro influsso, il cuore dell’uomo risplende della luce della fede.

(Arabo***********)

Nulla nei cieli e sulla terra è nascosto ad Allah. Egli è Colui che vi ha dato, come ha voluto, forma e aspetto nel grembo delle madri. (Sura Āl ʿImrān: 5-6)

Questo versetto dimostra che Allah conosce le notizie di tutto il mondo invisibile. Si tratta essenzialmente di una prova legata alla coscienza, non di una questione di indagine intellettuale. Nel versetto seguente è tracciata un’immagine ancora più ampia e sorprendente.

(Arabo***********)

Presso di Lui sono le chiavi dell’invisibile; nessuno le conosce all’infuori di Lui. Egli conosce ciò che è sulla terra e nel mare. Nessuna foglia cade senza che Egli lo sappia, né un solo chicco cade nell’oscurità della terra senza che Egli lo sappia, e nessuna cosa umida o secca cade in alcun luogo senza che Egli ne sia a conoscenza. Tutto è registrato in un Libro evidente. (Sura al-Anʿām: 59)

Nel versetto in questione, la potenza di Allah è descritta in modo estremamente sottile e tuttavia vigoroso. Viene mostrato quanto sia vasta l’estensione della conoscenza di Allah. Per esprimere questo significato sono state scelte le parole migliori, e con esse è stata tracciata un’immagine meravigliosa. Le parole di questo versetto esprimono l’ampiezza della conoscenza di Allah. Non solo: con queste parole è stata tracciata anche un’immagine immaginaria sorprendente. È detto, per esempio: «Nessuna foglia cade in modo che Egli non lo sappia. E non vi è alcun chicco, in un angolo oscuro della terra, del quale Egli non sia informato. Inoltre, Egli è a conoscenza di ogni cosa, umida o secca». Sembra che non si tratti di una descrizione, bensì di un’immagine riprodotta fedelmente.

Recitando questo versetto, l’uomo desidera percorrere con gli occhi dell’immaginazione l’intera terra e scoprire dove si trovi quella foglia caduta. Cerca anche quel seme nascosto nell’oscurità della terra. Ma nessuno, al di fuori di Allah, può conoscere queste cose. Quando, riflettendo, l’uomo ritorna a se stesso, il timore e la maestà di Allah lo avvolgono. In quel momento rivolge la sua attenzione al cospetto del Creatore, l’Altissimo, e continua a riconoscere la Sua conoscenza con profonda devozione.

Questa è la dimostrazione argomentativa del Corano, che si potrebbe anche definire un’immagine dell’argomentazione. Quale rapporto può avere con le elucubrazioni razionalistiche che i nostri razionalisti ci hanno propinato per secoli?

In molti passi il Corano ha evitato le argomentazioni e le dispute frutto della speculazione razionalistica. Ne riportiamo un esempio. Vi si proclama:

(Arabo***********)

Voi e coloro che adorate invece di Allah sarete combustibile per l’Inferno. Entrerete tutti in esso. (Sura al-Anbiyā’: 98)

Ascoltando questo versetto, i politeisti arabi pensarono che tra i cristiani vi fossero persone che consideravano Gesù (pace su di lui) una divinità. Dunque anche Gesù (pace su di lui) sarebbe entrato nell’Inferno? Il loro intento era deteriorare i rapporti tra musulmani e cristiani. Per questo ricorsero a un’argomentazione frutto della speculazione razionalistica.

A questo proposito, nel versetto seguente viene fornita una splendida risposta.

(Arabo***********) L’esempio che presentano davanti a te lo fanno soltanto per discutere. In verità, sono un popolo incline alla disputa. (Sura az-Zukhruf: 58)

In questa frase, espressa in modo del tutto semplice, non si è fatto ricorso alla mantica o alla logica.

Se il Corano avesse parlato nello stile dei ragionamenti e delle dispute intellettuali, non avrebbe ottenuto alcun risultato. Infatti, in tal modo non avrebbe raggiunto il suo obiettivo fondamentale. Poiché nessuna fede può essere stabilita mediante polemiche o controversie. La fede si colloca al di sopra della controversia.

Non vi è dubbio che il Corano abbia cercato di scuotere la coscienza dell’uomo. Per questo ha adottato il metodo della narrazione. Allo stesso modo, presentando il suo messaggio fondamentale in uno stile figurato, ha raggiunto il suo obiettivo. Poiché il Corano è al contempo portatore e ricettacolo di contenuti religiosi e artistici, lo stile che ha adottato per presentare il suo messaggio si colloca al vertice della bellezza e dell’armonia.

Lo stile narrativo del Corano

Il punto essenziale di tutta la discussione precedente è che il Corano cerca di raggiungere il fine prefissato presentando il suo messaggio con uno stile unico e inimitabile. Ha adottato lo stesso metodo persino quando presenta prove e argomentazioni. Inoltre, attraverso l’immaginazione e la raffigurazione, ha presentato ogni evento come un’immagine. In altre parole, il Corano ha presentato i significati incorporei in forma corporea e percepibile dai sensi.

Vogliamo esaminare quanto questo metodo artistico di narrazione sia riuscito ed efficace. Questo è l’argomento del nostro libro. Non sono oggetto della nostra trattazione i temi discussi dal Corano. Nelle discussioni svolte in precedenza sono comparsi alcuni riferimenti a tali temi; ciò è avvenuto soltanto per attirare l’attenzione sul modo in cui il Corano ha presentato quel tema e sulla sua forma e sul suo metodo.

Quando molti osservano in profondità i contenuti del Corano e riflettono sulla loro ampiezza, universalità e grandezza, esclamano: «Sono proprio questi contenuti a costituire la sua caratteristica distintiva. E questo è sufficiente. La narrazione del Corano, il suo modo di procedere e la sua analisi minuziosa sono questioni secondarie». Secondo loro, tutta l’inimitabilità del Corano risiede nei suoi contenuti. Altri, invece, discutono delle parole e delle frasi e affermano che l’inimitabilità del Corano è connessa separatamente a entrambe.

A questo proposito, sosteniamo che i contenuti prefissati sono scaturiti dallo stile narrativo adottato dal Corano. Pertanto, il valore di entrambi è uguale. Non desideriamo lasciarci coinvolgere in dispute vane sulle parole e sui significati, sebbene celebri letterati e studiosi della lingua si siano impegnati in tali controversie.

I letterati e i linguisti, tra cui Ibn Qutayba, Qudāma e Abū Hilāl al-ʿAskarī, hanno scritto su questo argomento. Noi però riteniamo che ciò che ʿAbd al-Qāhir al-Jurjānī ha detto in proposito nella sua opera intitolata «Dalāʾil al-Iʿjāz» sia caratterizzato da profonda erudizione ed equilibrio. Egli ha detto: una persona dotta non può neppure concepire che si possa discutere delle parole per il solo fatto che esse sono parole. Si può invece discutere del senso in cui una parola debba essere usata. Non si può discutere neppure di un significato appropriato. Sì, l’unica discussione possibile relativa al significato riguarda la parola alla quale il significato comprensibile sia associato. La parola rappresenta proprio quel significato. Inoltre, quel significato può essere espresso soltanto quando le parole siano composte secondo un ritmo e una misura specifici; altrimenti no. Non è possibile che la disposizione delle parole e il ritmo siano diversi e che, tuttavia, il significato rimanga identico.

Se ʿAbd al-Qāhir al-Jurjānī avesse scritto brevemente qualcosa a questo scopo, lo avremmo riportato alla lettera. Ma, ahimè, ha riempito l’intero libro con questa discussione. Perciò non siamo in grado di esporre pienamente il suo pensiero. Non possiamo neppure citare una sola parte del testo. Abbiamo constatato che il suo materiale è estremamente complesso.

Tuttavia, ciò che si può affermare con certezza è che egli possedeva la capacità di risolvere tali questioni. Se si fosse spinto un poco oltre nell’esaminarle, avrebbe potuto raggiungere il vertice dell’arte.

Vogliamo esporre il punto di vista di ʿAbd al-Qāhir: la disposizione e il ritmo della sua composizione costituiscono una grande esibizione nella rappresentazione del significato. Quando si adottano due metodi per spiegare un significato sotteso, nella mente e nell’animo si manifestano due significati diversi. Sembra che tra quel significato e il modo di esprimerlo vi sia una relazione tale che, una volta riconosciuta, non rimanga più alcuna possibilità di considerarli separatamente, come se parola e significato fossero distinti. Un significato si manifesta in un certo modo quando la disposizione e la rima sono dello stesso tipo. Nella misura in cui si percepisce un cambiamento nella forma della parola, si produce un cambiamento analogo anche nel significato. Talvolta l’aspetto intellettuale non viene influenzato, ma cambia lo stato d’animo e la sensibilità. È evidente che lo stile con cui il discorso viene presentato nell’arte è adottato unicamente per influenzare il mondo interiore. Perciò, quando nella frase si avvia un cambiamento dovuto al suo effetto, anche il significato subisce un cambiamento.

La discussione precedente indica proprio che il metodo di rappresentazione adottato nel Corano è estremamente importante. Esso infatti è il metodo descrittivo mediante il quale il significato, lo scopo e il tema coranici vengono presentati nella forma stessa in cui possiamo vederli. E questa condizione è il criterio determinante del suo valore e della sua dignità. Se invece di questa condizione ve ne fosse stata un’altra, non avrebbe avuto l’importanza che ha oggi.

Desideriamo chiarire ulteriormente la questione con alcuni esempi. Sebbene in varie parti di questo libro si trovino esempi di questo genere e ne abbiamo già fornito una spiegazione dettagliata, dalla quale è ormai risultata evidente la natura dello stile espositivo del Corano, tuttavia, poiché questo è l’ultimo capitolo del libro, presentiamo ancora alcuni esempi di discussione, come un ulteriore peso sulla comprensione. Del resto, non ci mancano certo gli esempi.

La prima caratteristica dello stile espositivo del Corano consiste nel dare una forma visiva a ciò che trascende i sensi, presentandolo in una forma comprensibile. Con lo stesso metodo, il Corano ha rappresentato i quadri della natura, la storia del passato, gli eventi e gli esempi, le scene del Giorno della Risurrezione, le scene del castigo e della pace, nonché la natura dell’essere umano, in modo tale che sembra che tutti siano presenti davanti ai nostri occhi. In questo modo il Corano ha ricondotto le realtà concettuali nell’ambito della percezione sensoriale. Inoltre, mediante la facoltà del pensiero, ha impresso loro anche movimento, cosicché all’occhio dell’immaginazione sembrano sempre in movimento.

Ora la domanda è: perché il metodo di rappresentazione adottato dal Corano è più importante degli altri metodi, nei quali il significato e lo stato delle cose vengono descritti nella loro forma reale? E, analogamente, perché un incidente o una storia vengono descritti nella loro condizione reale? Se lo scopo è descrivere una scena, e questa viene descritta con poche parole semplici, senza delinearne l’immagine immaginata,

Quanto alla dignità delle forme e dei metodi adottati dal Corano, è sufficiente dire questo: dapprima li osserviamo nella loro forma originaria, liberata da ogni velo. Poi li portiamo davanti a noi nell’immaginazione, sotto forma di immagini. In tal modo, entrambe le condizioni diventano reciprocamente evidenti.

Nel primo caso, il significato si rivolge all’intelletto e alla sensibilità e giunge a essi separato dall’immagine che lo trasmette. Quando invece si ricorre al metodo figurativo, il significato si rivolge ai sensi e alla coscienza e giunge all’essere umano attraverso una via diversa. In questo modo la coscienza ne viene influenzata. Tale effetto raggiunge l’essere umano attraverso vie eccezionali. Tra queste vie vi è anche l’intelletto. Non si può dire che l’intelletto sia l’unica via, né che non esista alcuna via oltre questa via e questo metodo.

Non vi è dubbio che lo stile di rappresentazione adottato dal Corano sia estremamente sorprendente.

Questo metodo è equilibrato per trasmettere tutti i dogmi, ma noi desideriamo esaminarne soltanto l’aspetto della bellezza artistica. Indubbiamente, questo modo di esporre è estremamente necessario dal punto di vista artistico. Perciò, la prima esigenza dell’arte è influenzare la coscienza e suscitare in essa un’attrazione artistica, utilizzare tale influenza per illuminare l’interiorità della vita e offrire nutrimento alla facoltà di pensare attraverso la scena. In questo modo, la frase intesa diventa illustrata e concreta. Riprendiamo ora uno degli esempi che abbiamo già presentato.

1. Quanto all’espressione del profondo odio verso la fede, il Corano avrebbe potuto dirlo direttamente a coloro che si allontanano dalla via della fede: «Tizio e Caio odiano la fede». Non appena avesse udito questa frase, l’essere umano avrebbe fissato nella propria mente l’idea dell’odio e avrebbe potuto coglierne il significato con piena certezza e tranquillità. Ma l’immagine dell’esteriorizzazione di questo odio è stata presentata attraverso la frase seguente, in questo modo:

(Arabo***********)

Che cos’hanno, dunque, da allontanarsi dall’ammonimento? Come asini selvatici dispersi, in fuga a causa del frastuono. (Sura al-Muddaththir: 49-51)

Con questo metodo descrittivo, oltre all’intelletto, partecipano anche la vista e la facoltà di pensare. Inoltre, viene presentata una bella caricatura di coloro che odiano la fede. Come gli asini selvatici, udendo un frastuono, si affannano a fuggire correndo in ogni direzione, così i miscredenti e i politeisti cercano di fuggire quando odono la parola di Allah. In questa immagine la bellezza artistica nasce quando, nell’immaginazione, si manifesta davanti agli occhi la scena della fuga della mandria di asini, che corre e si agita a causa del frastuono, mentre una tigre la insegue.

2. Sarebbe bastato esporre in modo semplice la debolezza e l’impotenza delle false divinità che gli Arabi adoravano: «Coloro che invocate all’infuori di Allah sono più deboli persino di una delle Sue insignificanti creature». In questo modo, senza associarlo ad altro, il messaggio sarebbe giunto direttamente alla mente dell’uomo.

Ma non è stato fatto così; è stato invece reso un quadro vivido. In questo modo:

(Arabo***********)

Coloro che invocate all’infuori di Allah non potranno mai creare neppure una mosca, anche se si riunissero tutti per farlo. E se la mosca sottraesse loro qualcosa, non potrebbero riprendergliela. Quanto sono deboli sia chi invoca sia colui che viene invocato. (Sura al-Hajj: 73)

L’intero quadro, concreto e animato, appare davanti ai nostri occhi e si manifesta in tre livelli.

(1) Le loro false divinità non sono capaci di creare neppure una mosca.

(2) Neppure se si sforzassero tutti insieme.

(3) Per non parlare della creazione: se una mosca portasse via qualcosa che appartiene loro, sarebbero del tutto incapaci di recuperarlo dalla mosca.

Questa è la rappresentazione della debolezza e dell’impotenza dei loro falsi dèi. In essa la questione è presentata in modo tale da suscitare nell’animo degli uomini disprezzo e odio nei confronti dei falsi dèi.

Ora la domanda è: qui si è forse fatto ricorso a un’iperbole eccessiva? E la balāgha (l’ornamento del linguaggio) si è forse confusa con l’iperbole dell’eccesso? Certamente no. Qui non vi è alcun elemento di esagerazione. Il punto fondamentale è che, anche se tutti i falsi dèi tentassero di creare una mosca, non sarebbero comunque capaci di farlo. Indubbiamente, la mosca è una creatura piccolissima e insignificante. Tuttavia, dietro la sua creazione vi è un miracolo: questo “miracolo” è legato alla creazione della vita, sia che si tratti della creazione di un animale grande, sia di uno piccolo. Il miracolo non consiste soltanto nella creazione di grandi animali; anche nella creazione di una creatura estremamente umile e insignificante vi è qualcosa di miracoloso.

La bellezza artistica presente in questa rappresentazione consiste nel fatto che, poiché essi (i falsi dèi) non possiedono nemmeno la capacità di creare una piccola mosca, che cosa mai potrebbero essere capaci di creare? Da ciò emerge spontaneamente la loro debolezza. Poi si afferma che, per non parlare del creare, se questa piccola mosca portasse via loro qualcosa, essi non sarebbero capaci nemmeno di recuperarlo. Tutto ciò costituisce un elemento della bellezza artistica.

3. Nel descrivere gli orrori del Giorno della Resurrezione sarebbe bastato dire in modo generico: «Quel giorno l’amico dimenticherà l’amico, e coloro che vengono seguiti rinnegheranno i propri seguaci». Non è corretto dire che, esprimendosi così, la descrizione sarebbe stata del tutto priva di valore. Tuttavia, ciò non ha alcun rapporto con il modo in cui il Corano ha dipinto la scena: essa, invece, è colma di vita e di movimento.

(Arabo***********)

(Quel giorno i seguaci diranno ai loro capi:) Noi vi seguivamo; ci proteggerete dunque dal castigo di Allah? Essi diranno: Se Allah ci avesse guidati sulla retta via, noi certamente vi avremmo guidati sulla retta via. Ora, che ci disperiamo o che pazientiamo, per noi è lo stesso: non vi è salvezza per noi. Quando ogni questione sarà stata decisa, Satana dirà: In verità, Allah vi aveva fatto una promessa veritiera, mentre io vi avevo fatto una promessa e oggi l’ho violata. Io non avevo alcun potere su di voi, se non quello di chiamarvi, e voi avete risposto al mio invito. Non biasimate dunque me, ma biasimate voi stessi. Io non posso esservi d’alcun aiuto, né voi potete essermi d’alcun aiuto. In precedenza mi avevate associato ad Allah; io ora rinnego ciò che mi avete associato. In verità, per gli ingiusti vi è un castigo doloroso. (Sura Ibrāhīm: 21-22)

Nel versetto citato sopra sono rappresentati tre gruppi. Essi prendono forma e si presentano davanti a noi come una scena immaginata e vivida.

a. I deboli

Erano mendicanti della misericordia dei potenti. A causa della propria debolezza, stupidità e dipendenza, erano sempre ansiosi di trovare rifugio nelle maniche delle vesti dei loro capi. Nel Giorno della Resurrezione, dapprima imploreranno i loro capi di liberarli da questa condizione. Poi li accuseranno di averli traviati.

b. Gli arroganti

Questo gruppo, composto da capi e persone della classe degli emiri e dei governanti, sarà allora sopraffatto dall’umiliazione e dal disonore. Vedranno il proprio destino. Saranno estremamente adirati vedendo i loro seguaci. Quanto ai seguaci, nonostante vedano i loro capi umiliati e disonorati, continueranno a rivolgersi a loro per chiedere la liberazione. Eppure, in quel momento, saranno essi stessi dipendenti dagli altri per ottenere la liberazione. Ma nessuno si farà avanti in loro favore. Allora i seguaci continueranno a dire: «Questi capi ci hanno sviati». Naturalmente, quel giorno ciò non recherà loro alcun beneficio. I capi, invece, si limiteranno a dire e poi resteranno in silenzio: «Se Allah ci avesse indicato la via della retta guida, anche noi avremmo potuto guidarvi».

c. Satana

Iblīs è l’artefice di ogni malvagità, compresi l’inganno, la frode e le opere sataniche. Quel giorno dirà ai suoi seguaci: «Allah vi aveva fatto una promessa veritiera, mentre la promessa che io vi avevo fatto era menzogna e inganno». Poi dichiarerà con chiarezza: «Non vi ho costretti a traviarvi. Mi sono limitato a invitarvi e voi siete accorsi di corsa. Perciò oggi non rimproverate me, ma rimproverate voi stessi».

Poi pronuncerà le sue ultime parole: «Mi dichiaro estraneo a ogni responsabilità per tutte le azioni nelle quali mi avete considerato socio».

La scena rappresentata nell’immagine precedente possiede caratteristiche uniche e incomparabili. In questa scena vediamo che i capi e i seguaci non si riconoscono più a vicenda. Tutti ammettono la propria colpa. Tuttavia, questa confessione non porta alcun beneficio. Inoltre, davanti a questa scena raccapricciante, ci sfugge involontariamente dalle labbra: se non avesse pronunciato parole simili, perché mai sarebbe stato chiamato Satana? Questa rappresentazione avvolge l’intera mente dell’uomo. Se le parole fossero state pronunciate in modo così semplice e diretto, la bellezza artistica che emerge da questa scena non sarebbe sbocciata.

4. In generale, sarebbe bastato dire semplicemente che le opere compiute dai miscredenti e dai politeisti non sono accettabili. Pertanto, quei miscredenti che danno priorità a queste pratiche inaccettabili vivono indubbiamente nel paese dei balocchi. Sono vittime di uno smarrimento permanente e non c’è nessuno che possa ricondurli da esso o guidarli sulla retta via. La loro mente ha ormai accettato questa concezione. Ma quando queste parole vengono espresse nel modo in cui lo sono nel versetto seguente, in esse si generano il palpito e il movimento della vita. Esse scuotono il mondo dei desideri e dei sentimenti.

(Arabo*************)

Le opere dei miscredenti sono come un miraggio nel deserto, che l’assetato scambia per acqua. Ma quando vi giunge, non trova nulla; trova invece Allah, che gli presenta il conto. Allah è rapido nel chiedere conto. Oppure sono come tenebre profonde in un mare impetuoso, ricoperto da onde, una sopra l’altra, e da nubi dense e nere: tenebre sopra tenebre. Quando egli protende la mano, quasi non riesce a vederla. E colui al quale Allah non concede luce non avrà alcuna luce. (Sura an-Nur: 39-40)

Nel versetto in questione è stata dipinta un’immagine artistica capace di affascinare completamente l’essere umano. È come una fiaba. Qui la facoltà d’immaginazione ha manifestato tutta la propria potenza; tuttavia, per gli elementi della scena variopinta e per renderla dinamica, servirebbero ancora un pennello raro e una macchina fotografica eccellente.

La domanda è: da dove si potranno procurare un pennello e una macchina fotografica capaci di rendere luminose e vivide quelle tenebre di cui parla questo versetto? Poi l’immagine dell’assetato, che corre dietro al miraggio, giunge sul posto e non vede nulla. Sì, all’improvviso vi trova qualcosa che non aveva mai immaginato nemmeno in sogno: l’Essenza di Allah, l’Altissimo. Dopodiché Allah regola il suo conto in un batter d’occhio.

In questo versetto scorgiamo lo scopo religioso per il quale questa scena è stata presentata. Al tempo stesso riconosciamo una forma d’arte modernissima, presente in quest’immagine sempre viva.

5. In alcuni versetti è stato tracciato un magnifico ritratto di coloro che, dopo aver ricevuto la guida, si smarriscono. Esso presenta delle somiglianze con l’esempio precedente. Anche qui si susseguono alcune immagini vivide. È detto:

(Arabo*************)

Essi sono coloro che hanno acquistato lo smarrimento in cambio della guida. Il loro commercio non ha prodotto loro alcun profitto e non hanno ricevuto la guida. Il loro esempio è quello di colui che accende un fuoco; quando questo illumina tutto ciò che lo circonda, Allah ne porta via la luce e li lascia nelle tenebre, cosicché non vedono nulla. Sono sordi, muti e ciechi: perciò non ritorneranno. Oppure il loro esempio è quello di coloro che camminano durante una notte tempestosa, avvolta dalle tenebre, dal fragore dei tuoni e dai lampi; vorrebbero sfuggire alla tempesta, ma i miscredenti sono completamente circondati da Allah. Quando il lampo illumina per un istante, avanzano per un tratto; quando torna l’oscurità, restano immobili. Allah è onnipotente su ogni cosa. (Sura al-Baqara: 16-20)

Nei versetti menzionati viene progressivamente delineata un’immagine affascinante. Alcune persone accendono un fuoco nell’oscurità della notte, e tutto ciò che le circonda si illumina; all’improvviso, quando quella luce scompare, sprofondano in tenebre senza limiti e cominciano a muoversi proprio in mezzo a esse. Intanto si scatena una tempesta di vento e pioggia.

Da una parte, tenebre impenetrabili, vento, pioggia e fulmini; dall’altra, il tuono profondo e solenne delle nubi, accompagnato dai lampi. Sconvolti dalla paura, non sanno più dove andare. Non appena scorgono il più lieve bagliore del fulmine, si tappano le orecchie con le dita, temendo il fragore del tuono. Poi il lampo illumina per un istante il cammino; alla sua luce percorrono pochi passi e subito si fermano di nuovo. Non riescono a decidere che cosa fare.

Per riprendere un’immagine così viva e in movimento sarebbe necessaria una macchina fotografica estremamente costosa e automatica. Qui, invece, l’immagine viva e dinamica viene presentata non mediante una macchina fotografica, ma attraverso poche parole. C’è forse qui qualcosa che renda l’immagine vivace e dinamica, qualcosa che la macchina fotografica può realizzare ma che le parole non possono? Al contrario, l’essere umano prova un piacere maggiore contemplando un’immagine fatta di parole. Perché insieme a essa opera anche la facoltà di pensare. Egli dipinge l’immagine, poi la cancella, e la rende persino mobile. In quel momento, nell’essere umano si propagano onde di emozione. La coscienza ne viene influenzata. Il battito del cuore accelera. Sapete perché accade? Soltanto per effetto di alcune parole.

Conclusione

A conclusione del metodo di rappresentazione adottato nel Nobile Corano, desideriamo discutere quella forza vitale che viene infusa nelle scene e i cui esempi sono stati menzionati in diverse parti di questo libro. Infondere il palpito della vita in alcune scene e renderle dinamiche è una caratteristica particolare di questo metodo.

Le immagini presentate nel Nobile Corano non si limitano a trasformare in figura il loro significato reale; in esse viene invece infuso il palpito della vita. Esse possono anche essere confrontate con esseri viventi e sottoposte a esame e valutazione.

Si può citare, a titolo d’esempio, la terrificante scena della Resurrezione. Vi si mostra una madre che allatta mentre corre via, dimentica del proprio figlio. Una donna incinta abortirà. Gli uomini, smarriti, correranno barcollando come ubriachi; in realtà non saranno ubriachi. Questa condizione non è suscitata dalle parole, bensì dal terrore che li colpisce. Essa non nasce dalle parole, ma da quella terribile situazione che si abbatterà sugli esseri umani.

Altrove, quella scena terrificante è delineata così: quel Giorno gli uomini fuggiranno dai loro padri, dalle loro madri, dai loro fratelli e dai loro amici.

(Arabo*************) Quel giorno ognuno avrà una preoccupazione che lo terrà completamente occupato. (Sura ʿAbasa: 37)

Quella terribile scena del Giorno della Resurrezione è stata presentata in modo tale da lasciare l’uomo sconvolto al solo vederla. Non è necessario alcun ulteriore elemento per verificare o analizzare l’evento. In quella scena terrificante e spaventosa, anche gli oggetti immobili e privi di vita sono stati resi viventi, come se anch’essi si unissero a loro. È detto:

(Arabo*************)

Quel giorno la terra e le montagne tremeranno, e le montagne saranno ridotte in polvere e trasformate in cumuli di sabbia. (Sura al-Muzzammil: 24)

Sembra che la terra sia un essere vivente, che continuerà a tremare per la paura.

(Arabo*************)

Come potrete dunque proteggervi, se negate quel Giorno che farà diventare vecchi i fanciulli, quel Giorno in cui il cielo si spaccherà? (Sura al-Muzzammil: 17-18)

In questo versetto si parla prima di rendere vecchi i fanciulli, e poi di spaccare il cielo.

Nella vicenda del profeta Noè (pace su di lui), la scena terrificante del diluvio è stata rappresentata, da un lato, attraverso immagini della natura e, dall’altro, è stato delineato un quadro doloroso attraverso padre e figlio. Il padre sale sull’arca e si salva dal diluvio, ma è angosciato per il figlio, il suo bene più prezioso. Il diluvio sta inghiottendo il figlio. (Il padre grida:) «Oggi sarà salvato soltanto colui al quale Allah concederà la Sua misericordia». Nel descrivere la scena terrificante della tempesta, dell’uragano e del diluvio, è stato detto: un’arca cominciò a navigare tra onde grandi come montagne imponenti. Attraverso la separazione tra padre e figlio, questa scena è stata condotta verso una condizione ancora più straziante. È una sofferenza tale che nemmeno il terrore della tempesta e del diluvio è riuscito a coprirla.

Il dolore e la sofferenza degli abitanti dell’Inferno si manifesteranno attraverso le loro grida, la cui immagine è stata dipinta nelle parole che seguono:

(Arabo*************)

Grideranno: «O Mālik! Di’ al tuo Signore di farci morire». Egli dirà: «Rimarrete così». (Sura az-Zukhruf: 77)

(Arabo*************) E continueranno a gridare lì.

La condizione cui giungerà un dannato, umiliato e disonorato, nel Giorno della Resurrezione non viene presentata soltanto attraverso poche parole; è piuttosto come se fosse fatta parlare dalla bocca di una persona vivente:

(Arabo*************)

E se vedessi quando saranno fatti comparire davanti al loro Signore. Egli dirà: «Non è forse questa la verità reale?». Risponderanno: «Sì, per il giuramento del nostro Signore». Allora Egli dirà: «Gustate oggi il castigo a causa della vostra miscredenza». (Sura al-Anʿām: 30)

Gli abitanti dell’Inferno rimpiangeranno e si pentiranno pubblicamente nel Giorno della Resurrezione, come una persona continua a rammaricarsi dopo aver perso un’opportunità.

(Arabo*************)

Quel giorno gli ingiusti si morderanno le dita e diranno: «Ahimè! Se solo avessi seguito la via del Messaggero. Ah, quale rovina per me! Se solo non avessi preso il tale come amico». (Al-Furqan: 27-28)

Raffigurando la condizione del credente e del miscredente, si è esortato al jihad in questo modo:

(Arabo*************)

Non mostrate debolezza nell’inseguirli. Se avete subito una ferita, anche loro hanno subito una ferita simile alla vostra. Voi sperate in Allah, mentre loro non sperano. (Sura An-Nisa: 104)

Attraverso poche parole è stata raffigurata la differenza tra i credenti e i miscredenti. Tale differenza ruota attorno alla posizione dei due gruppi e alle loro conseguenze.

Non desidero ripetere le scene che abbiamo descritto nei vari capitoli. Ritengo sufficiente questa discussione sui tipi di scene coraniche e sulla loro forza vitale. Proprio come il battito di una vita si trasmette a un’altra vita. Proprio come un effetto passa da un corpo vivente e reale a un altro corpo vivente. Allo stesso modo, l’effetto delle immagini e delle descrizioni ricade nella mente dell’essere umano, che finisce per fondersi con esse.

Un’altra caratteristica dello stile narrativo del Corano

Il tocco straordinario e incomparabile dell’Allah Onnipotente ha fatto nascere il palpito della vita proprio negli oggetti inanimati che ha toccato. Qualunque oggetto antico Egli abbia toccato è apparso in una forma nuova. Ciò non è altro che il miracolo di Allah, il Signore dei mondi, possessore di ogni potere e autorità. Questa creazione non è in alcun modo inferiore agli altri miracoli o manifestazioni della potenza divina.

La scena del mattino si vede ogni giorno; nella vita, questo mattino ritorna ancora e ancora. Ma nella particolare descrizione del Corano esso ha assunto una forma vivente, che tuttavia nessun occhio umano riesce a vedere.

Per il mattino, quando respira (si illumina). (Sura at-Takwir: 18)

La notte è il nome di una parte determinata del tempo, ma nella descrizione coranica appare viva e rinnovata:

E per la notte, quando trascorre. (Sura al-Fajr: 4)

Secondo il Corano, il giorno insegue rapidamente la notte, per raggiungerla:

Egli avvolge il giorno sulla notte. In tal modo, il giorno corre e rincorre la notte. (Sura al-A’raf: 54)

(Arabo*************) E l’ombra sarà di fumo, che non sarà né fresca né confortevole. (Sura al-Waqi’a: 43-44)

Il muro è una materia inerte, proprio come la pietra, ma il Corano lo ha presentato come un essere vivente dotato di consapevolezza e sensibilità:

(Arabo*************)

Poi trovarono là un muro inclinato e sul punto di crollare; egli lo raddrizzò e lo rimise in piedi. (Sura al-Kahf: 77)

(Arabo*************)

Non osservano forse gli uccelli che volano sopra le loro teste, spiegando e ripiegando le ali? È Allah l’Altissimo a sostenerli. (Sura al-Mulk: 19)

Tra le cose di cui al-Qur’an ha tracciato le immagini vi sono il cielo, la terra, la luna, il sole, le montagne, le foreste, le zone abitate, le terre incolte, la vegetazione e altro ancora. L’attenzione degli esseri umani è stata attirata attraverso immagini viventi di queste realtà. Nessuno può definire quelle immagini morte: sono assolutamente vive e in movimento.

Questo è il metodo di narrazione e di presentazione di al-Qur’an, che ha condotto il suo scopo e i suoi obiettivi alle soglie della perfezione.

Appendice 1

Questo libro fu pubblicato per la prima volta sette anni fa. Alhamdulillah! È stato accolto con pari apprezzamento da linguisti, letterati e persone di scienza religiosa. In esso si manifesta chiaramente questa verità: la religione non è un ostacolo alla ricerca scientifica e artistica che, libera da ogni vincolo e condizione, affronti i propri scopi e contenuti. Da ciò si comprende inoltre che, se l’intenzione è sincera e non vi sono vanità né desiderio di ostentazione, la trattazione dell’arte e della scienza non è in alcun modo incompatibile con la coscienza religiosa. Tuttavia, la libertà di pensiero e di prospettiva non significa affatto che si debba recidere completamente il legame con la religione, come ritiene un certo gruppo di cosiddetti intellettuali. Essi considerano infatti la questione sulla base di una particolare nazione e della sua storia. Come in Occidente si è creato un contrasto e un’antagonismo tra religione, scienza e arti, così desiderano creare la stessa situazione anche nel mondo islamico. Eppure, neppure per un istante, nell’Islam è sorto un conflitto tra religione, scienza e arti. La storia ne è testimone.

Vi è poi un’altra questione, che è assolutamente necessario sollevare in questo momento: il metodo figurativo occupa davvero il ruolo principale e fondamentale nel Corano?

Nell’introduzione al libro intitolato «Le scene della Resurrezione nel Corano» ho risposto a questa domanda nel modo seguente:

Per esaminare e valutare questa questione è necessario studiare e osservare attentamente i versetti del Corano. Non vi è dubbio che, se si includono le narrazioni coraniche, le scene della Resurrezione, la presentazione delle similitudini umane e gli argomenti fondati sulla saggezza, insieme agli stati psicologici, al pensiero e alla riflessione, all’immaginazione e alla rappresentazione, nonché agli esempi di alcuni eventi della profezia, si vedrà che il loro rapporto è pressappoco di 4 a 3. Tutti gli argomenti sopra menzionati sono stati presentati mediante il metodo figurativo. Ne sono stati esclusi soltanto i luoghi e i metodi in cui viene enunciata una prescrizione della legge religiosa, oppure viene adottato il metodo della dimostrazione e della prova, o ancora viene esposta semplicemente una questione. Nel Corano, una simile esposizione semplice, priva del metodo figurativo, costituisce circa un quarto del testo. Pertanto non è un’esagerazione affermare che «nel metodo espositivo del Corano, la figurazione e la visualizzazione hanno ricevuto una preferenza maggiore rispetto agli altri metodi».

Se Allah concederà il Suo aiuto e renderò pubblici i seguenti argomenti del Corano, nella mente delle persone nascerà una certezza pari a quella che alberga nella mia. Essi sono:

1. Le narrazioni della Torah e del Corano.

2. La natura dell’essere umano nel Corano.

3. Prove e argomentazioni nel Corano.

4. Strumenti artistici nel Corano.

Mi rallegra moltissimo il fatto di essere riuscito, attraverso questo libro, a cercare di attirare almeno un po’ l’attenzione sul metodo figurativo del Corano. È proprio un risultato di questo libro che la maggior parte dei lettori del Corano e gli insegnanti delle madrase riescano a cogliere intuizioni artistiche anche in passi la cui descrizione non si trova nel mio libro. Quando osservano la bellezza artistica in un determinato passo, ne sono rapiti dalla gioia. Allo stesso modo, si mettono a ricercare la bellezza artistica anche in diverse opere poetiche e prose, oltre che nel Corano.

Per un autore non è affatto cosa da poco che gli altri scrittori accolgano con favore la scoperta della bellezza artistica da lui indicata. Questa fortuna mi ha colmato di gioia. Per questo rendo ad Allah, il Sublime e l’Altissimo, mille e mille ringraziamenti.

L’uso scorretto del termine «arte»

Qui non si può fare a meno di aggiungere un’altra osservazione. Il termine «arte» viene usato impropriamente nell’epoca moderna, oppure il suo significato e la sua portata non vengono compresi correttamente. Anche nell’esegesi del Nobile Corano questa parola viene interpretata erroneamente.

Lo ammetto: sette anni fa, quando diedi a questo libro il titolo «At-Tasvirul Fanni fil Corano» (La bellezza artistica del Corano), avevo in mente una sola cosa: discutere della bellezza della descrizione e dell’interpretazione, nonché della loro forma e natura. Non mi era mai venuto in mente che, collegando l’arte al Corano, essa diventasse qualcosa di inventato, fondato sulla fantasia. La ragione è che, alla luce del lungo studio che ho compiuto sul Corano, non è possibile attribuire a esso un significato del genere.

Voglio dirlo chiaramente, e lo riconosco: non ho accettato alcuna concezione partorita dalla mente come credo religioso. Tuttavia l’ho accettata per questo motivo: non c’era altra via. Naturalmente, pur mostrando rispetto per la coscienza e la ragione umane, mi rendo conto che la mia coscienza mi ha obbligato a non oltrepassarne i limiti: accettare, sulla sola base della conoscenza, un’affermazione dietro la quale non vi sono prove né argomenti.

Mi meraviglio che il termine «arte» venga usato in un senso così arbitrario e nuovo, senza alcuna prova autentica a sostegno. Perché, allora, si fa questo? Non è forse possibile descrivere eventi reali secondo i criteri della scienza e dell’arte, preservandone al tempo stesso la veridicità e il carattere narrativo?

Forse Omero fondò l’Iliade su racconti immaginari e inventati?

Nelle opere dei narratori, romanzieri e drammaturghi occidentali non vi è forse neppure una traccia di verità?

Certo, anche una storia falsa può avere un rapporto con l’arte. Ma l’arte non si limita a questo. Indubbiamente, la verità e il significato possiedono quella qualità che può essere presentata in modo pienamente artistico. Per comprenderlo non occorre fare grandi sforzi: basta liberarsi dalla sudditanza mentale nei confronti dell’Occidente e prestare profonda attenzione all’aspetto pratico dell’uso della lingua.

La libertà di pensiero e di visione non significa che l’uomo possa dire ciò che vuole e fare ciò che gli piace. Desideriamo esaminare il Corano da una prospettiva storica, tenendo presente la sacralità della religione. Ciò che risulterà chiaro davanti a noi è che, nell’intero universo della creazione, non esiste alcun libro che contenga testimonianze storiche della storia umana e strumenti di analisi scientifica nella misura in cui tali strumenti sono presenti nella parte storica del Corano.

L’attendibilità delle affermazioni del Corano

Per verificare l’attendibilità degli eventi narrati nel Corano disponiamo soltanto di due mezzi. Nessuno dei due è incontrovertibile. Inoltre, in essi non è presente la forza della prova che si trova nel Corano.

Uno dei due mezzi menzionati è costituito dalle prove e dai dati storici. Se il Corano non viene valutato in base alla sua sacralità religiosa, ma soltanto come un’opera storica, si vedrà che, dal punto di vista scientifico, il suo valore è superiore a quello di tutti i libri di storia del mondo. Il narratore di quest’opera è Muhammad ibn ʿAbd Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Persino i suoi nemici di un tempo e quelli attuali sono costretti a riconoscere, riguardo alla sua persona, che era un uomo estremamente veritiero.

Solo chi è ostinato nel calunniare gli altri può dissentire da ciò. La compilazione e l’ordinamento del Sacro Corano sono stati realizzati con tale sapienza da non lasciare alcun margine per individuarvi difetti o muovere obiezioni. Tutti sono stati costretti a riconoscerlo.

L’analisi scientifica contenuta nel Corano non si trova facilmente in nessun’altra opera, sia essa un libro sacro oppure uno degli altri Libri celesti della storia, che nel corso del tempo hanno subito modifiche e ampliamenti. Nessun altro libro ci è giunto, nello stesso stato di conservazione, così come il Corano ci è pervenuto gradualmente. Quanto ai libri di storia, riguardo a essi rimane sempre spazio per dubbi e perplessità. Tra tutti i libri di storia esistenti nella società umana, non ve n’è neppure uno i cui dati e informazioni possano essere considerati certamente attendibili.

Per questo non può essere accettato neppure dalla ragione e dalla logica che la parte storica del Corano venga valutata secondo i criteri di una storia ordinaria, soprattutto in rapporto a una storia che non è autentica.

Il secondo mezzo è la conoscenza e l’intelletto. Desidero affermare con chiarezza e senza esitazione che la conoscenza e l’intelletto umano sono meritevoli e accettabili entro determinati limiti. Lo dico non sulla base della religione, ma sulla base della riflessione e della ricerca. Quando l’intelletto e la coscienza umani pretendono di conoscere ogni cosa e sostengono che nulla sfugga alla loro conoscenza, finiscono per distruggere da soli il proprio onore e la propria dignità. L’intelletto stesso non sa che cosa sia. Come potrebbe dunque comprendere le questioni astratte delle concezioni mentali? Ciò non significa che io neghi l’importanza dell’intelletto, della coscienza e della libertà dell’uomo. Voglio soltanto dire che all’intelletto e al pensiero umano si dovrebbe attribuire il valore che effettivamente meritano.

Sebbene vivessero in un mondo materialista, i gruppi religiosi d’Europa non amavano esprimere opinioni indipendenti nelle discussioni intellettuali. La conseguenza è stata la nascita di un’ostilità tra gli intellettuali e i gruppi religiosi. Per questo non vogliamo limitare la questione soltanto all’Islam delle origini. Infatti, l’espressione di un simile pensiero e punto di vista indipendente finirebbe per esercitare sugli altri un’influenza priva di qualsiasi prova, che possiamo definire il biasimevole taqlīd, ossia la cieca imitazione. Da ciò si comprende che la libertà di pensiero è una via dell’amicizia. Grazie a tale amicizia, continuiamo a imitare gli altri come scimmie.

Non c’è dubbio che coloro i quali riflettevano e indagavano sugli «avvenimenti del Corano e sull’immagine del Giorno del Giudizio tracciata nel Corano» abbiano incontrato, come me, degli ostacoli. Mi chiedevo: le scene raffigurate nel Corano si sono forse svolte proprio in questo modo? Oppure sono state descritte sotto forma di similitudini?

Per molto tempo ho riflettuto su questa questione, ma non ho trovato neppure un evento storico sul quale potessi fondare una fede incrollabile e che potessi confrontare con il Corano; non riuscivo neppure a concepire che un evento potesse essere confrontato con il Corano sulla sola base di supposizioni e concezioni. A quel tempo non vi era neppure una persona devota che mi proibisse di discutere apertamente di questioni religiose. D’altra parte, comprendevo abbastanza bene che nessuno potesse liquidare le mie parole come fondate sulla menzogna.

Se qualcuno scoprisse una verità che fosse possibile confrontare con il Corano, sono pronto a esaminarla con animo sereno. Ma se, prima di ricercare una simile verità, questo mio libro venisse dichiarato falso a causa di un punto di vista infondato, ciò sarebbe indice di scarsa intelligenza, quale che sia il valore del mio libro dal punto di vista religioso.

Alla luce della terminologia coranica, l’arte è il raro eloquio, la bellezza dell’interpretazione e dell’analisi, nonché la forza dell’esposizione. Nulla di tutto ciò pretende che il suo fondamento sia costituito soltanto da fantasie irreali e che possa essere dimostrato. La condizione, tuttavia, è che nell’individuo vi siano adeguata fermezza, comprensione e consapevolezza.

Appendice 2

Ordine cronologico della rivelazione delle sure del Corano

Nome della suraOrdine della rivelazioneOrdine della compilazione
Sura al-ʿAlaq / Sura Iqraʾ bi-ismi0196
Sura al-Muzzammil0273
Sura al-Muddaththir0374
Sura al-Qalam0468
Sura al-Fātiḥa / as-Sabʿ al-Mathānī0501
Sura Lahab / Sura Masa06111
Sura At-Takwir0781
Sura Al-A’la0887
Sura Al-Layl0992
Sura al-Fajr1089
Sura ad-Duha1193
Sura Inshirah / Sura Alam Nashrah / Sura ash-Sharh1294
Sura al-Ar13103
Sura al-Adiyat14100
Sura al-Kawthar15108
Sura at-Takathur16102
Sura al-Ma’un17107
Sura al-Kāfirūn18109
Sura al-Fīl19105
Sura al-Falaq20113
Sura al-Nas21114
Sura al-Ikhlas22112
Sura Abasa2480
Sura al-Qadr25ঙ97
Sura ash-Shams2785
Sura at-Tin2895
Sura Quraysh29106
Sura al-Qāriʿa30101
Sura al-Qiyāmah3175
Sura al-Humazah32104
Sura al-Mursalat3377
Sura Qaf3450
Sura al-Balad3590
Sura at-Tariq3686
Sura al-Qamar3754
Sura Sad3838
Sura al-Aʿrāf3907
Sura al-Jinn4072
Sura Ya-Sin4136
Sura al-Furqan4225
Sura Fatir4335
Sura Maryam4419
Sura Ṭā-Hā4520
Sura al-Wāqiʿa4656
Sura ash-Shu’ara4726
Sura an-Naml4827
Sura al-Qasas4928
Sura Banī Isrāʾīl/Sura al-Isrāʾ5017
Sura Yūnus5110
Sura Hud5211
Sura Yusuf5312
Sura al-Hijr5415
Sura al-An’am5505
Sura as-Saffat5637
Sura Luqman5731
Sura as-Saba5834
Sura az-Zumar5939
Sura al-Mu’min/Sura Ghafir6040
Sura Ha-Mim as-Sajda/Sura Fussilat6141
Sura ash-Shura6242
Sura az-Zukhruf6343
Sura ad-Dukhan6444
Sura al-Jathiya6545
Sura al-Ahqaf6646
Sura adh-Dhariyat6751
Sura al-Ghashiya6888
Sura al-Kahf6918
Sura an-Nahl7014
Sura di Noè7171
Sura di Abramo7214
Sura al-Anbiya7321
Sura al-Mu’minun7423
Sura as-Sajdah7532
Sura At-Tur7652
Sura Al-Mulk7767
Sura Al-Haqqah7869
Sura al-Ma’arij7970
Sura an-Naba8078
Sura An-Nazi’at8179
Sura Al-Infitar8282
Sura Al-Inshiqaq8384
Sura ar-Rum8430
Sura al-ʿAnkabūt8529
Sura al-Muṭaffifīn8683
Sura al-Baqara8702
Sura al-Anfal8808
Sura Āl ʿImrān8903
Sura al-Aḥzāb9033
Sura al-Mumtaḥina9160
Sura an-Nisa9204
Sura az-Zalzala9399
Sura al-Hadid9457
Sura Muhammad / Sura Qital9547
Sura ar-Raʿd9613
Sura ar-Rahman9755
Sura ad-Dahr/Sura al-Insan9876
Sura at-Talaq9965
Sura al-Bayyina10098
Sura al-Hashr10159
Sura an-Nur10234
Sura al-Hajj10322
Sura al-Munafiqun10463
Sura al-Mujadilah10558
Sura al-Hujurat10649
Sura at-Tahrim10766
Sura At-Taghabun10864
Sura As-Saff10961
Sura Al-Jumu’a11062
Sura al-Fath11148
Sura al-Ma’ida11205
Sura At-Tawba / Sura Bara’a11309
Sura An-Nasr114110