Da molto tempo si avvertiva profondamente la necessità di un’opera sull’ilm al-fiqh che fosse concisa e che, al contempo, soddisfacesse le esigenze di ogni aspetto della vita di ciascun musulmano. Grazie ad Allah, l’Asan Fiqh, scritto in urdu dal Mawlānā Muḥammad Yūsuf Islāhī, ha colmato questa nostra necessità.
Riteniamo che la traduzione dell’opera sia accurata, essendo stata curata dal distinto pensatore islamico e uomo di lettere, il signor ʿAbbās ʿAlī Khān. Questo volume contiene tre capitoli, intitolati Ṣawm, Zakāt e Ḥajj.
È degno di nota che oggi nel mondo musulmano siano diffuse quattro scuole di fiqh: Ḥanafita, Mālikita, Shāfiʿita e Ḥanbalita. Esistono inoltre seguaci di un’altra scuola, i quali non seguono nessuna delle quattro suddette. Essi sostengono il ricorso diretto al Corano e agli ḥadīth. Sono conosciuti come Salafiti o Ahl al-Ḥadīth. Tutte le suddette scuole sono corrette. Le basi di ogni scuola poggiano sul Corano e sugli ḥadīth. Lo sforzo di tutti mirava a seguire integralmente il Corano e gli ḥadīth. Accusarsi reciprocamente a causa delle suddette divergenze, considerarsi a vicenda esclusi dalla religione e tentare di creare una frattura nell’unità della ummah musulmana non può essere l’operato di chiunque sia sinceramente schierato dalla parte della verità.
Nel subcontinente sono presenti seguaci di tutte le scuole. Tuttavia, poiché i seguaci della scuola Ḥanafita sono più numerosi, per evitare le divergenze quest’opera è stata redatta basandosi esclusivamente sulla scuola Ḥanafita, affinché i musulmani comuni possano seguire il proprio madhhab senza esitazione e con piena tranquillità. Nella maggior parte dei casi è stato tuttavia inserito anche il parere degli Ahl al-Ḥadīth.
In diverse epoche, gli illustri ʿulamāʾ, dopo approfondite ricerche su alcune masʾalah, hanno raccomandato opinioni differenti; nelle note è stata indicata anche quella tra tali opinioni che è stata ritenuta corretta, affinché chi lo desideri possa seguirla con animo aperto. Inoltre, insieme alle masāʾil, alla luce degli ḥadīth sono state descritte la virtù e l’importanza dellʿibādah e delle opere, affinché nel cuore nasca entusiasmo per lʿibādah.
Il giudizio sul nostro successo spetta ai lettori. Che Allah l’Altissimo ci conceda il tawfīq di seguire pienamente la Sua religione. Āmīn.
Bibliografia
Per la trattazione delle virtù e delle saggezze degli aḥkām sono state consultate le seguenti opere:
1. Tafsir an-Nasafī 2. Tafsir al-Khāzin 3. Tafsir al-Bayḍāwī 4. Tarjumān al-Qurʾān — Mawlānā Abū al-Kalām Āzād 5. Tafhīm al-Qurʾān — Mawlānā Sayyid Abū al-Aʿlā Mawdūdī (ra) 6. Tarjama wa Tafsīr — Mawlānā Shabbīr Aḥmad ʿUthmānī 7. Ṣiḥāḥ Sitta 8. Muwaṭṭaʾ — Imām Mālik (ra) 9. Riyāḍ aṣ-Ṣāliḥīn 10. Al-Ādāb al-Mufrad 11. Ḥiṣn al-Ḥaṣīn 12. Mishkāt 13. Iḥyāʾ ʿUlūm ad-Dīn 14. Kashf al-Maḥjūb.
Le questioni e le norme giuridiche sono state tratte dalle opere indicate di seguito, senza discussioni di ijtihād; sono state accolte soltanto le questioni applicabili al pubblico secondo l’opinione unanimemente accettata.
1. Hidāya 2. ʿAyn al-Hidāya — Sharḥ Hidāya 3. Fatḥ al-Qadīr 4. Qudūrī 5. Sharḥ al-Wiqāya 6. Nūr al-Īḍāḥ 7. Fiqh as-Sunna 8. ʿIlm al-Fiqh 9. Taʿlīm al-Islām 10. Islāmī Taʿlīm 11. Alāt-e Jadīda ke Sharʿī Aḥkām — Muftī Muḥammad Shafī (ra) 12. Rasāʾil o Masāʾil — Mawlānā Sayyid Abū al-Aʿlā Mawdūdī (ra) 13. Behishtī Zewar 14. Fatāwā — Dār al-ʿUlūm Deoband, e altre.
Capitolo sulla zakāt
Descrizione della zakāt
La ṣalāt e la zakāt sono in realtà due importanti atti di culto che rappresentano l’intera religione. Nell’adorazione fisica, la ṣalāt rappresenta l’intera religione; nell’adorazione finanziaria, la zakāt rappresenta l’intera religione. I diritti che la religione impone al servo sono di due tipi: i diritti di Allah e i diritti dei servi. La ṣalāt prepara il servo ad adempiere ai diritti di Allah, mentre la zakāt suscita un profondo senso dell’obbligo di adempiere ai diritti degli altri servi. E adempiere correttamente a questi due tipi di diritti è ciò che si chiama Islām.
Il rango della zakāt
La zakāt è il terzo grande rukn, o pilastro, dell’Islām. Nella religione, la zakāt viene subito dopo la ṣalāt. In effetti, in numerosi passi del nobile Corano, dopo la fede viene menzionata la ṣalāt e dopo la ṣalāt la zakāt. Da ciò risulta chiaramente, da un lato, quanto siano elevati nella religione il rango della ṣalāt e quello della zakāt; dall’altro, si comprende che, dopo la ṣalāt, per rango si intende proprio la zakāt. Questo fatto risulta evidente anche dagli ḥadīth del Nobile Profeta (ṣallallāhu ʿalayhi wa sallam):
Hazrat Abdullah ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che, quando il Profeta (pace e benedizioni su di lui) inviò Muʿadh ibn Jabal (che Allah sia soddisfatto di lui) nello Yemen, gli diede il seguente consiglio: «Stai per recarti presso gente alla quale è stato dato il Libro. Invitali innanzitutto a testimoniare la fede: non vi è altra divinità all’infuori di Allah e Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il Messaggero di Allah. Quando avranno riconosciuto questa verità, comunica loro che Allah ha reso obbligatorie per loro cinque preghiere nell’arco del giorno e della notte. Quando avranno accettato anche questo, di’ loro che Allah ha reso obbligatoria per loro la sadaqa (zakat). Essa sarà prelevata dai loro ricchi e distribuita ai poveri e ai bisognosi tra loro. Quando avranno accettato anche questo, nel riscuotere la zakat non scegliere i loro beni migliori e guardati dalla maledizione dell’oppresso. Infatti, tra l’oppresso e Allah non vi è alcun velo o ostacolo». (Bukhari, Muslim)
Il significato della zakat
Il significato della zakat è purificazione, crescita e sviluppo. Nel linguaggio della giurisprudenza islamica, zakat significa un atto di culto finanziario. Ogni musulmano che possiede il nisab deve prelevare dai propri beni la quantità stabilita dalla Sharia e destinarla a coloro che, secondo la Sharia, hanno diritto a ricevere la zakat.
Quando si paga la zakat, i beni vengono purificati e santificati. In seguito Allah benedice i beni. Nell’Aldilà Egli concede a chi paga la zakat una ricompensa e un premio di tale grandezza che l’essere umano non può nemmeno immaginarli. Per questo questo atto di culto è stato chiamato zakat, cioè l’azione che purifica e fa crescere.
L’essenza della zakat
Quando il credente spende con animo lieto, sulla via di Allah e per ottenere il compiacimento di Allah, i beni che ama e preferisce, nel suo cuore nasce una luce e uno splendore. La sporcizia materiale e l’amore per il mondo vengono rimossi. Poi nel cuore si generano vitalità, purezza e l’ispirazione ad amare Allah. In seguito tutto ciò continua a crescere. Pagare la zakat è esso stesso una manifestazione dell’amore per Allah, oltre a essere un mezzo efficace e affidabile per accrescere questo amore.
L’essenza della zakat non consiste soltanto nell’essere un metodo per provvedere al sostentamento dei poveri e dei bisognosi e per distribuire correttamente la ricchezza. È anche un importante atto di culto reso obbligatorio da Allah l’Altissimo. Senza di essa non è possibile purificare e santificare il cuore e l’anima dell’essere umano, né egli può diventare un sincero, benefico e virtuoso servo di Allah. In realtà, la zakat è l’espressione della gratitudine per le infinite benedizioni di Allah. Dal punto di vista giuridico, la zakat consiste nel fatto che, quando è trascorso un anno sul patrimonio di una persona agiata, essa deve prelevarne una parte determinata e destinarla agli aventi diritto. Ma l’essenza della zakat non si limita a questo. Piuttosto, attraverso questo atto, Allah l’Altissimo vuole rimuovere dal cuore del credente ogni forma di amore materiale per il mondo e insediarvi il Suo amore. In questo modo vuole educarlo affinché il credente sacrifichi sulla via di Allah la propria ricchezza, tutte le proprie forze e capacità, e ottenga pace e gioia spirituali. Vuole che, donando tutto sulla via di Allah, manifesti con gratitudine: «Allah, per la Sua grazia e benevolenza, mi ha concesso la possibilità di sacrificare la mia vita e i miei beni sulla Sua via». Per questo la Sharia ha stabilito un limite giuridico per la zakat e ha dichiarato che spendere almeno questa quantità è obbligatorio per ogni musulmano. Se non si spende nemmeno questa quantità, persino la fede diventa dubbia. Al tempo stesso, però, ha inculcato con grande forza l’ispirazione affinché il credente non consideri sufficiente spendere soltanto questa quantità, ma si abitui a spendere sempre di più sulla via di Allah. Anche dalla vita del Profeta (pace e benedizioni su di lui) e dei nobili Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro) questa verità risulta evidente.
Hazrat Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì: un uomo si presentò al cospetto del nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) e gli chiese qualcosa. A quel tempo il Profeta (pace e benedizioni su di lui) possedeva così tante capre che la valle tra due montagne ne era piena. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) donò tutte quelle capre all’uomo che aveva chiesto. Quando questi tornò dalla sua gente, disse loro: «Gente, diventate tutti musulmani. Muhammad dona così tanto alle persone che non vi è più alcun timore di diventare bisognosi». — (Kashf al-Mahjub)
Una volta, un mendicante si presentò alla corte di Hazrat Husayn (ra) e disse: «O nipote del Profeta, ho bisogno di quattrocento dirham». Hazrat Husayn portò subito quattrocento dirham dalla casa, glieli diede e cominciò a piangere. Quando gli chiesero il motivo del pianto, disse: «Piango perché non glieli ho dati prima che me li chiedesse, così da costringerlo a domandare. Com’è potuto accadere che quell’uomo venisse da me e tendesse la mano per chiedere l’elemosina?». —(Kashful Mahjub)
Hazrat Aisha (ra) racconta: una volta in casa fu macellata una capra. Il Profeta (s) tornò a casa e chiese se fosse rimasta della carne della capra. Hazrat Aisha (ra) rispose: «È rimasta soltanto una coscia; tutto il resto è stato distribuito». Il Profeta disse: «No, è rimasto proprio tutto ciò che è stato distribuito, tranne quella coscia». (Di ciò si può sperare la ricompensa o il valore nell’Aldilà.) (Jami‘ Tirmidhi)
Hazrat Asma, figlia di Abu Bakr (ra), racconta che il Profeta (s) le disse: «Continua a donare generosamente sulla Sua via, confidando in Allah. Non cadere nell’abitudine di distribuire contando e calcolando ogni cosa. Se donerai sulla via di Allah contando e calcolando, anche Lui ti darà contando e calcolando. Non accumulare ricchezze; altrimenti Allah farà lo stesso con te e non giungeranno nelle tue mani ricchezze incalcolabili. Perciò, per quanto puoi, spendi a mani aperte sulla via di Allah». (Bukhari, Muslim)
Hazrat Abu Hurayra (ra) racconta che il Profeta (s) disse: «Allah dice a ciascuno dei Suoi servi: “O figli di Adamo, continuate a spendere sulla Mia via; Io continuerò a darvi dal Mio inesauribile tesoro”». (Bukhari, Muslim)
Hazrat Abu Dharr (ra) racconta: una volta mi recai dal Profeta (s). Egli allora riposava all’ombra della Ka‘ba. Quando mi vide, disse: «Per il Signore della Ka‘ba, quelle persone sono esposte a una terribile perdita». Dissi: «Che mio padre e mia madre siano sacrificati per te; dimmi chi sono coloro che sono esposti a una terribile perdita». Egli rispose: «Sono coloro che possiedono grandi ricchezze e sono agiati. Sì, tra loro sono al sicuro dalla perdita coloro che spendono con animo aperto, davanti e dietro, a destra e a sinistra, i propri beni sulla via di Allah. Tuttavia, tra i ricchi, sono pochissimi quelli che agiscono così». —(Bukhari, Muslim)
Scopo del sistema della zakat
In realtà, il sistema della zakat mira a ripulire il cuore del credente dall’amore per il mondo e da tutti i rovi e le boscaglie che ne scaturiscono, facendo nascere in esso l’amore per Allah. Ciò è possibile soltanto quando il servo credente non si limita a essere soddisfatto di pagare la zakat, ma cerca piuttosto di assimilare in sé la sua forza vitale e pensa: «Tutto ciò che possiedo appartiene ad Allah. Soltanto spendendolo sulla Sua via posso ottenere il Suo compiacimento». Senza assimilare questa forza vitale e questo scopo della zakat, nessuno può amare per amore di Allah, né può essere vigile e generoso nel compiere il Suo diritto, riconoscendolo come tale.
In realtà, il sistema della zakat purifica l’intera società islamica dall’avarizia, dalla ristrettezza di vedute, dall’egoismo, dall’invidia, dall’ostilità, dalla durezza del cuore e dalla sottile tendenza allo sfruttamento. Vi fa nascere e sviluppa nobili e puri impulsi quali l’amore reciproco, il sacrificio, la compassione e la generosità, la sincerità, la benevolenza, la cooperazione e la solidarietà. È per questo che la zakat era obbligatoria per le comunità di ogni profeta. Naturalmente, vi erano differenze riguardo al suo nisab e alle norme giuridiche della fiqh; tuttavia, l’ingiunzione della zakat era presente in ogni Sharia.
La zakat nelle precedenti sharia
Riflettendo sul significato essenziale e sulla forza vitale della zakat, si comprende che essa è per il credente una pratica indispensabile e una qualità indispensabile. Per questo, si trova che il suo precetto era presente nella sharia di ogni profeta.
Il Corano testimonia che la zakat era obbligatoria per le comunità di tutti i profeti, così come era obbligatoria la preghiera. Nella sura al-Anbiya, dopo la narrazione relativa al profeta Musa e al profeta Harun, viene esposto dettagliatamente il dialogo ricco di riflessioni che ebbe luogo tra il profeta Ibrahim e il suo popolo. In seguito, nello stesso contesto, vengono menzionati il profeta Lut, il profeta Ishaq e il profeta Yaqub. Poi viene detto:
***** Arabo *********
E abbiamo fatto di tutti loro delle guide. Essi guidavano secondo il Nostro comando. E mediante la rivelazione li avevamo guidati a compiere opere buone, a stabilire la preghiera e a versare la zakat; ed erano tutti servi devoti.
In diversi passi del Corano viene menzionato quel patto e quel giuramento che erano stati richiesti agli ebrei. Tra le sue clausole più importanti vi era anche questa: avrebbero stabilito la preghiera e versato la zakat.
******* Arabo ******
E ricorda quando stringemmo un patto solenne con i Figli d’Israele: non adorerete nessuno all’infuori di Allah; tratterete bene i genitori, i parenti, gli orfani e i poveri; parlerete bene alla gente; stabilirete la preghiera e verserete la zakat. (Sura al-Baqara, 83)
In un altro luogo Allah l’Altissimo dice proprio ai Figli d’Israele
******* arabo *******
E Allah dice: «Io sono con voi, se continuerete a compiere la preghiera e a versare la zakat».
(Sura al-Ma’ida, 12)
Riguardo a Ismaele, figlio di Hazrat Ibrahim e antenato del Profeta (pace e benedizioni su di lui), il Corano dice, elogiandolo, che esortava la sua gente a compiere la preghiera e a versare la zakat
******* arabo ********
E Ismaele esortava la sua gente alla preghiera e alla zakat, ed era gradito al suo Signore come servo. (Sura Maryam, 55)
Hazrat Gesù, presentando la propria identità e spiegando lo scopo per cui era stato investito della missione profetica, disse: «Il mio Allah mi ha raccomandato di compiere la preghiera e di versare la zakat per tutta la vita».
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Egli mi ha ordinato di compiere la preghiera e di continuare a versare la zakat finché resterò in vita. (Sura Maryam, 31)
La grandezza e l’importanza della zakat
Si può comprendere la straordinaria grandezza e importanza della zakat nell’Islam dal fatto che nel Nobile Corano la preghiera e la zakat sono menzionate insieme in almeno trentadue passi. Dopo la fede, la prima richiesta riguarda proprio la preghiera e la zakat. In realtà, adempiere a queste due forme di culto significa praticare l’intera religione. Come può un servo che nella moschea si abbandona con profonda devozione, corpo e animo, davanti ad Allah, trascurare fuori dalla moschea i diritti di Allah? Allo stesso modo, come può colui che dona con animo sereno i suoi beni più cari sulla via di Allah, per compiacere Allah, provando nel cuore una profonda pace, violare i diritti degli altri servi? In realtà, l’Islam è l’espressione dei diritti di Allah e dei diritti dei servi. Per questo il Corano considera la preghiera e la zakat segni distintivi dell’Islam e una testimonianza dell’ingresso entro i confini dell’Islam. Nella Sura at-Tawba, dopo aver annunciato la rottura dei rapporti con i politeisti ed espresso il Suo disappunto, Allah l’Altissimo impartisce ai musulmani questa guida: se essi si pentono dell’incredulità e dell’idolatria, compiono la preghiera e continuano a versare la zakat, allora saranno considerati fratelli nella religione. In seguito, nella società islamica, occuperanno la stessa posizione dei musulmani.
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Se si pentono dell’incredulità e dell’idolatria, compiono la preghiera e versano la zakat, allora sono vostri fratelli nella religione. (Sura at-Tawba, 11)
Questo versetto afferma che la preghiera e la zakat sono segni evidenti dell’Islam e una testimonianza inconfutabile. Per questo il Corano ha definito il mancato versamento della zakat un segno e una pratica dei politeisti. Nell’Aldilà, tali persone sono state considerate negatrici e private della fede.
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La perdizione è per quei politeisti che non pagano la zakat e negano l’Aldilà. (Sura Ha Mim as-Sajda 6-7)
Durante il califfato del primo califfo, Hazrat Abu Bakr Siddiq (ra), quando alcune persone si rifiutarono di pagare la zakat, egli le considerò equivalenti a chi abbandona l’Islam e diventa apostata, e dichiarò: «Se queste persone si rifiutano di consegnare anche solo un capretto tra ciò che pagavano come zakat ai tempi del Profeta, combatterò contro di loro». Hazrat Umar (ra) cercò di dissuadere Siddiq Akbar e disse: «Come potete combattere contro di loro, dal momento che credono nella Kalima?». Aggiunse inoltre: «Il Profeta (s) ha detto che chi pronuncia “La ilaha illallah” avrà salva da parte mia la vita e i beni». Hazrat Abu Bakr (ra), dichiarando la sua ferma determinazione, disse.
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Per Dio, combatterò certamente contro coloro che fanno distinzione tra la preghiera e la zakat. (Bukhari, Muslim) (Hazrat Abu Bakr (ra) presentò il versetto n. 5 della sura Tawba come argomento per combattere contro coloro che negavano la zakat:
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Se si pentono, compiono la preghiera e pagano la zakat, allora lasciateli andare. (Traduttore)
La preghiera e la zakat sono due arkan, ossia due pilastri della religione; negarli o fare distinzione tra i due equivale in realtà ad allontanarsi dalla religione di Allah e a diventare apostati. Ed è dovere del credente combattere contro gli apostati.
Hazrat Abdullah ibn Mas’ud disse: ci è stato ordinato di compiere la preghiera e di pagare la zakat. Chi non paga la zakat non ha neppure la preghiera. (Tabarani)
Coloro che si astengono dal pagare la zakāt, il Corano li ha definiti privi della retta guida:
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La retta guida è per quei timorati di Dio che credono nell’invisibile, compiono la preghiera e spendono sulla via di Allah parte di ciò che abbiamo concesso loro. (Sura al-Baqara 2-3)
Dal punto di vista del Corano, veri credenti sono soltanto coloro che pagano la zakāt—
********** Arabo ************
Coloro che compiono la preghiera e spendono sulla via di Allah ciò che abbiamo dato loro, sono i veri credenti. (Sura al-Anfāl 2-3)
Il nobile Profeta (s), descrivendo il valore e l’importanza della zakāt, disse:
La persona generosa è vicina ad Allah, vicina al Paradiso, vicina ai servi di Allah e lontana dall’Inferno. Al contrario, l’avaro è lontano da Allah, lontano dal Paradiso, lontano dai servi di Allah e vicino all’Inferno. In verità, una persona generosa e ignorante è molto più gradita ad Allah di un avaro devoto. (Tirmidhi)
Le terribili conseguenze della negligenza nei confronti della zakat
A causa dell’eccezionale importanza della zakat, il Corano ha annunciato una punizione estremamente dolorosa per coloro che non la versano. Essi sono stati avvertiti affinché, accecati dall’amore per i beni transitori, non attirino su di sé terribili conseguenze. Devono proteggersi da quella terribile punizione, al solo pensiero della quale il corpo rabbrividisce.
********** আরবী ************
Annuncia a coloro che accumulano oro e argento e non li spendono sulla via di Allah una punizione dolorosa. (Quella punizione consiste nel fatto che) verrà un giorno in cui quell’oro e quell’argento saranno riscaldati nel fuoco dell’Inferno e poi, con essi, saranno marchiati i loro volti e le loro fronti, i loro fianchi e le loro schiene. (E sarà detto:) «Questo è ciò che avevate accumulato per voi stessi. Gustate dunque ora ciò che avete accumulato». (Sura al-Tawba, 34-35)
Fu chiesto ad ʿAbdullah ibn ʿUmar (r.a.) che cosa significasse, in questo versetto, la parola indicata con «…..». Egli rispose che con «……..» si intendono i beni sui quali non è stata versata la zakat. Per mettere in guardia coloro che non versano la zakat, il Profeta (s) ha raffigurato in questo modo il terribile castigo dell’Aldilà.
A colui al quale Allah l’Altissimo ha dato ricchezze, ma che poi non ha versato la zakat sui suoi beni, questi, nel Giorno della Risurrezione, saranno trasformati in un serpente velenoso. A causa dell’intensità del veleno, la testa del serpente sarà priva di peli e i suoi due occhi saranno due macchie nere. Nel Giorno della Risurrezione esso avvolgerà il collo dell’avaro che non ha versato la zakat, conficcherà le sue zanne velenose nelle sue due mascelle e dirà: «Io sono i tuoi beni, io sono le ricchezze che hai accumulato».
Poi il Profeta (s) recitò il seguente versetto:
********** আরবী ************
Coloro ai quali Allah ha concesso ricchezze per Sua grazia e che sono avari non pensino che questa avarizia sia un bene per loro; al contrario, essa è un gravissimo male per loro. Nel Giorno della Resurrezione, ciò che hanno accumulato per avarizia sarà trasformato in un collare e posto intorno ai loro colli. (Sura Âl ʿImrân, 180)
Inoltre, il Santo Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) ammonì i nobili Compagni affinché si salvassero dalle terribili conseguenze della trascuratezza della zakat. Egli disse:
Nel Giorno della Resurrezione, nessuno di voi venga da me con la propria capra caricata sul collo, chiedendomi aiuto. Io allora dirò: «Oggi non posso fare nulla per te. Ti avevo trasmesso gli ordini e le ingiunzioni di Allah». E guardate: quel giorno nessuno di voi venga da me con il proprio cammello caricato sul collo. Mi chiederà aiuto e io gli dirò: «Non posso fare nulla per te. Ti avevo trasmesso gli ordini di Allah». (Bukhari)
Un giorno il Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) vide due donne che portavano bracciali d’oro alle mani. Chiese loro: «Pagate la zakat su di essi?». Quando risposero di no, il Profeta disse: «Volete forse che, al posto di questi, vi vengano messi bracciali di fuoco?». Esse risposero: «No, no, mai!»
Allora il Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Continuate a pagare la zakat su di essi». (Tirmidhi)
Hazrat Abd Allah ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (sallallahu alayhi wa sallam), durante una predica, disse: «O gente! State lontani dall’avidità e dalla cupidigia. Coloro che sono periti prima di voi sono periti proprio a causa di questa avidità e cupidigia. L’avidità aveva generato in loro avarizia e ristrettezza d’animo. Di conseguenza, divennero avari e adoratori della ricchezza. Ciò li spinse a recidere i legami di compassione e affetto verso i propri cari, ed essi commisero il peccato di spezzare tali legami. Ciò li spinse alla dissolutezza, ed essi si abbandonarono alla dissolutezza». (Abu Dawud)
Come risultato di questi ammonimenti del Corano e della Sunna, i nobili Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro) ……. erano estremamente solleciti riguardo alla sadaqa. Il loro sentimento era così intenso che consideravano haram conservare presso di sé anche una sola moneta oltre il necessario. Abu Dharr (che Allah sia soddisfatto di lui) aveva l’abitudine costante di richiamare l’attenzione sulla zakat ogni volta che vedeva riunite alcune persone.
Esortazione e incoraggiamento alla zakat
A causa dell’eccezionale importanza e grandezza della zakat, nel Sacro Corano se ne sottolinea l’obbligo in ottantadue passi. Generalmente la preghiera e la zakat sono menzionate insieme. Per esempio:
********** ARABO ************
E osservate la preghiera e versate la zakat.
Nel Corano e nella Sunna si è esortati in vari modi a ciò, illustrandone gli enormi benefici religiosi e mondani. Per esempio:
Coloro che spendono i loro beni sulla via di Allah sono come un seme che produce sette spighe, e in ogni spiga vi sono cento chicchi. Così Allah moltiplica ciò che vuole, e Allah è immenso e generoso, onnisciente (Sura al-Baqara 261).
Il contadino affida i suoi semi alla terra di Allah, conta i giorni nella speranza e prega Allah per la pioggia. Poi Allah gli concede innumerevoli chicchi di grano in cambio di un solo seme. Presentando questa esperienza che risveglia la fede come esempio, Allah vuole far comprendere che qualunque cosa il servo spenda per compiacere Allah, Egli la moltiplicherà a tal punto da concedere settecento chicchi in cambio di ciascun seme. Anzi, può concederne ancora di più. Allah riconosce la profonda sincerità del servo e il suo fervore emotivo. Egli dona in tale misura che il servo non può nemmeno immaginarlo. E questo dono e ……… non sono destinati soltanto all’Aldilà; piuttosto, in questo mondo Allah l’Altissimo concede alla ………. società bene e benedizione, prosperità e progresso.
********** ARABO ************
La zakat che versate per il compiacimento di Allah fa realmente aumentare i beni di chi la elargisce. (Sura ar-Rum 39)
In realtà, la zakat, la sadaqa e simili vengono offerte da coloro che sono generosi, caritatevoli, compassionevoli e benevoli gli uni verso gli altri. Sono proprio la zakat e la sadaqa a creare queste qualità. Nel mondo, prosperità e benedizione, pace, sicurezza, progresso e agiatezza toccano in sorte a quella società i cui membri possiedono generalmente tali qualità; la ricchezza non si concentra nelle mani di pochi egoisti, gretti e avari. Al contrario, viene distribuita equamente nell’intera società, e tutti hanno la libertà di guadagnarsi da vivere e spendere secondo il proprio coraggio e le proprie capacità, beneficiando tutti delle stesse opportunità e agevolazioni.
Hazrat Abu Hurayra (r.a.) riferisce che il Profeta (s) disse: «Chi offre in sadaqa anche un solo dattero proveniente dai suoi guadagni leciti, Allah lo prende nelle Sue mani e continua ad accrescerlo, proprio come voi allevate i vostri figli; poi esso diventa grande quanto una montagna». (Bukhari)
Hazrat Abu Hurayra (r.a.) riferisce inoltre che il Profeta (s) disse: «La sadaqa non diminuisce la ricchezza, anzi la accresce; perdonare qualcuno accresce la nobiltà, senza causare umiliazione; e chi si mostra umile e mansueto esclusivamente per Allah, Allah gli conferisce un alto rango». (Muslim)
Il Corano afferma chiaramente che il purificatore del cuore, il seguace della retta via, colui che è dotato di saggezza, colui che ottiene il compiacimento, il perdono e la misericordia di Allah, la pace eterna dell’Aldilà e di Allah
Quelle persone che conseguono la vicinanza e continuano sempre a versare la zakat con animo soddisfatto.
********** arabo ************
(O Profeta,) accetta la sadaqa dai loro beni, purificali e guidali sulla via della rettitudine. (Sura At-Tawba 103)
Satana vi fa temere la povertà e l’indigenza e vi spinge ad adottare comportamenti osceni e vergognosi. D’altra parte, Allah vi promette il Suo perdono e la Sua misericordia; Egli è generoso e sapiente. Egli concede la saggezza a chi vuole. E chi riceve la saggezza consegue in realtà un’immensa ricchezza. (Sura Al-Baqara 268-269)
********** Arabo ************
E fanno di tutto ciò che spendono sulla via di Allah un mezzo per avvicinarsi ad Allah e per ricevere dal Messaggero (s) la preghiera per la misericordia. Ricorda: ciò è certamente un mezzo per avvicinarsi ad Allah, ed Egli certamente li accoglierà nella Sua misericordia. In verità, Egli è Perdonatore e Misericordioso. (Sura at-Tawba, 9:99)
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E sarà tenuta lontana dal Fuoco dell’Inferno quella persona che teme maggiormente Allah e che, per questo, dona i propri beni agli altri, affinché il suo cuore venga purificato dall’avarizia, dall’avidità e dall’attaccamento al mondo. (Sura al-Layl, 92:17-18)
Hazrat Adi ibn Hatim (r) racconta: Ho sentito il Profeta (s) dire: «O gente, proteggetevi dal Fuoco dell’Inferno, anche donando soltanto un pezzo di dattero». (Bukhari)
Hazrat Abu Hurayra (ra) racconta che il Profeta (s) disse: «Nel Giorno della Resurrezione, quando non vi sarà ombra in alcun luogo, eccetto quella del Trono di Allah, sette categorie di persone potranno stare all’ombra del Trono. Tra esse vi sarà una persona che spenderà sulla via di Allah con tale segretezza che la sua mano sinistra non saprà ciò che ha speso la destra». (Bukhari)
Quando qualcuno si presentava alla corte del Profeta (s) con beni destinati all’elemosina, egli era molto felice e pregava Allah di concedergli misericordia. Una volta Hazrat Abu Awfa (ra) si presentò alla corte del Profeta con l’elemosina. Allora il Profeta (s) pronunciò per lui la seguente supplica:
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O Allah, fa’ scendere la Tua misericordia sulla famiglia di Abu Awfa. (Bukhari)
Una volta il Nobile Profeta (s) rientrò a casa subito dopo la preghiera dell’‘Asr e uscì di nuovo dopo qualche tempo. Quando i nobili Compagni gli chiesero il motivo, egli disse: «In casa era rimasto un pezzo d’oro. Non ho ritenuto giusto che restasse in casa fino a notte. Perciò sono rientrato, l’ho distribuito tra i bisognosi e sono tornato». (Bukhari)
Hazrat Anas (r.a.) riferisce che il Profeta (s) disse: «Grazie alla sadaqa e alle donazioni, l’ira di Allah si placa e l’uomo viene protetto da una cattiva morte».
È forse possibile che un credente nutra un desiderio più grande e più elevato che essere al sicuro dall’ira di Allah e ottenere la khatema bil-khair (la morte con la fede)?
Il precetto della zakat
È obbligatorio per ogni sahib nisab (persona agiata) che, se possiede beni pari al nisab per un anno intero, versi necessariamente la zakat su di essi. La zakat è un obbligo categorico. Chiunque neghi questo obbligo diventa kafir. Quanto a chi non nega che sia obbligatoria, ma non paga la zakat, è fasiq e commette un grave peccato.
La differenza fondamentale tra zakat e tasse
La zakat non è una tassa del tipo di quella imposta dal governo alla popolazione. È un atto di culto finanziario e uno dei rukun, o pilastri, della religione dell’Islam; la preghiera e il digiuno sono pilastri dell’Islam. Nel Corano, generalmente, la zakat è menzionata insieme alla preghiera. Essa è un importante pilastro della religione di Allah, la religione dei profeti di ogni epoca.
I grandi benefici morali e spirituali che il sistema della zakat produce nell’animo delle persone e nella società islamica possono realizzarsi pienamente soltanto quando la differenza fondamentale tra ibadah e tasse sarà profondamente radicata nella mente e la zakat sarà versata considerandola un atto di adorazione ad Allah.
Naturalmente, l’amministrazione della raccolta e della distribuzione della zakat è stata affidata allo Stato islamico. E ciò rientra nelle sue responsabilità di mantenimento dell’ordine e della disciplina. Ma non perché essa sia una tassa o un’imposta imposta dal governo. Piuttosto, è responsabilità dello Stato islamico stabilire un ordine in tutti gli atti collettivi di adorazione dell’Islam.
Condizioni per l’obbligatorietà della zakat
Le condizioni per l’obbligatorietà della zakat sono sette. (Secondo la prospettiva degli Ahl al-Hadith, sono necessarie soltanto le prime cinque condizioni. Secondo loro, essere dotati di discernimento e aver raggiunto la pubertà non sono condizioni necessarie perché la zakat diventi obbligatoria. La loro prova è la parola del Corano: «…..in arabo…… date la zakat». E ciò vale per ogni musulmano, uomo o donna, nonché per il versetto «…….in arabo……. (O Profeta) prendi dai loro beni un’elemosina con cui purificarli e santificarli». La purificazione e la santificazione sono obbligatorie per ogni musulmano. Perciò la zakat è obbligatoria per ogni musulmano, uomo o donna, che sia dotato di discernimento e abbia raggiunto la pubertà oppure no. Anche gli altri sapienti, ad eccezione degli Ahl al-Hadith, non riconoscono le due condizioni successive. In altre parole, non considerano il possesso del discernimento e il raggiungimento della pubertà condizioni per l’obbligatorietà della zakat.)
(1) Essere musulmano.
(2) Possedere il nisab.
(3) Il nisab deve essere eccedente rispetto alle necessità effettive.
(4) Non essere indebitato.
(5) Il patrimonio deve essere posseduto per un anno.
(6) Possedere capacità intellettive.
(7) Aver raggiunto la pubertà.
Di seguito vengono analizzate queste condizioni:
1. Essere musulmano. La zakat non è obbligatoria per i non musulmani. Pertanto, chi abbraccia l’Islam non è tenuto a pagare la zakat per gli anni precedenti della sua vita.
2. Essere proprietario del nisab. Ciò significa possedere una quantità di beni sulla quale la Sharia ha reso obbligatoria la zakat.
3. Il nisab deve eccedere i bisogni essenziali. Per bisogni essenziali si intendono tutte le cose da cui dipendono il sostentamento e l’onore della persona, come cibo e bevande, abiti, casa e abitazione, attrezzi e macchinari dei lavoratori e simili. Gli animali da trasporto, biciclette, motocicli e simili, gli utensili domestici e i libri per lo studio (non destinati alla vendita) sono tutti beni necessari. La zakat non è obbligatoria su questi beni. Tuttavia, se i beni eccedenti raggiungono la quantità del nisab, la zakat sarà obbligatoria su di essi, purché siano presenti anche le altre condizioni.
4. Non essere indebitato. Per esempio, una persona può possedere beni del valore del nisab, ma avere un debito nei confronti di un’altra persona. In tal caso la zakat non è obbligatoria. Se però possiede una quantità di beni tale che, dopo aver saldato il debito, rimanga ancora un patrimonio pari al nisab, la zakat sarà obbligatoria.
5. Il patrimonio deve essere posseduto per un anno intero. Il semplice fatto che il patrimonio raggiunga il nisab non rende la zakat obbligatoria. Essa diventa obbligatoria quando tale patrimonio viene posseduto per un anno intero.
Hazrat Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «La zakat diventa obbligatoria per chiunque acquisisca una ricchezza, con qualunque mezzo, solo quando essa sia rimasta in suo possesso per un anno intero». (Tirmidhi)
6. Possedere la capacità intellettiva. La zakat non è obbligatoria per chi è privo di ragione e discernimento, come il pazzo.
7. Aver raggiunto la pubertà. La zakat non è obbligatoria per un bambino minorenne, per quanto grande possa essere il patrimonio in suo possesso. Essa non è obbligatoria né per lui né per il suo wali. (A questo proposito, Allama Maududi espresse la seguente opinione. Esiste una divergenza di opinioni riguardo ai bambini minorenni. Secondo una posizione, la zakat non è obbligatoria sul patrimonio dell’orfano. La seconda posizione sostiene che, quando l’orfano raggiunge la maggiore età e il suo wali gli trasferisce il patrimonio, deve informarlo riguardo alle disposizioni della zakat. In tal caso, egli deve versare tutta la zakat dovuta per il periodo in cui era orfano. Secondo la terza posizione, se il patrimonio dell’orfano è stato investito in un’attività commerciale e produce profitto, il suo wali deve versare la zakat. Altrimenti, la zakat non è obbligatoria. La quarta posizione sostiene che la zakat è obbligatoria sul patrimonio dell’orfano e che la responsabilità di versarla spetta al wali. Questa quarta opinione è la più corretta. In un hadith si legge:
In altre parole: «Badate! Chi è il wali di un orfano che possiede un patrimonio dovrebbe farlo fruttare in un’attività commerciale e non lasciarlo inattivo, affinché la zakat non consumi tutto il suo patrimonio». (Tirmidhi, Dar al-Qutni, Bayhaqi)
Un hadith mursal di significato analogo è stato trasmesso dall’Imam Shafi‘i, mentre un hadith marfu‘ è stato trasmesso da al-Tabarani e Abu Ubayd. A sostegno di questa posizione vi sono anche le opinioni dei Compagni e dei tabi‘in, tramandate da Hazrat Umar, Hazrat Aisha, Hazrat Abdullah ibn Umar e Hazrat Jabir ibn Abdullah (che Allah sia soddisfatto di tutti loro).
Esiste una divergenza di opinioni dello stesso tipo anche riguardo alla persona affetta da disturbi mentali, come è stato detto sopra. Anche in questo caso, secondo noi, l’opinione corretta è che la zakat sia obbligatoria sul patrimonio del pazzo e che spetti al wali provvedere a versarla. L’Imam Malik e Ibn Shihab al-Zuhri sostennero e spiegarono questa stessa opinione. (Rasa’il wa Masa’il, volume secondo, pp. 130, 138)
Condizioni per la validità del pagamento della zakat
Le condizioni affinché il pagamento della zakat sia valido sono sei. Quando sono presenti tutte e sei queste condizioni, la zakat è adempiuta; altrimenti no. Esse sono:
1. Essere musulmano,
2. Formulare l’intenzione di pagare la zakat,
3. Destinarla agli ambiti specificati,
4. Trasferirne la proprietà,
5. Essere dotato di senno,
6. Aver raggiunto la pubertà. Di seguito vengono illustrati tutti questi aspetti e i loro benefici:
1. Essere musulmano. Una condizione affinché la zakat sia valida è che colui che la paga sia musulmano, poiché la zakat non è obbligatoria per i non musulmani. Pertanto, se un non musulmano paga la zakat, essa non sarà valida. Di conseguenza, se qualcuno paga la zakat futura prima di abbracciare l’Islam e poi abbraccia l’Islam, allora la zakat pagata in precedenza — paga la zakat precedente e poi abbraccia l’Islam — non sarà valida. Dopo essere diventato musulmano, dovrà pagare nuovamente la zakat.
2. Avere l’intenzione di versare la zakāt. È necessario avere l’intenzione di versare la zakāt al momento di prelevarla o di consegnarla all’avente diritto. Se non si formula l’intenzione della zakāt al momento di prelevarla, essa non sarà valida. Per la zakāt è necessario che quel bene giunga all’avente diritto.
3. Al momento del versamento della zakāt, bisogna rendere il beneficiario proprietario del bene. Il proprietario può essere reso l’avente diritto oppure l’ente incaricato della riscossione e della distribuzione della zakāt.
4. Spendere per gli scopi determinati. Le categorie per il versamento della zakāt sono state indicate nel Corano. Se viene spesa per uno scopo diverso da questi, non sarà valida.
5. Avere capacità mentale. Se una persona mentalmente incapace o folle versa la zakāt, essa non sarà valida.
6. Aver raggiunto la pubertà. Se un bambino non ancora pubere versa la zakāt, essa non sarà valida.
Alcune questioni riguardanti l’obbligatorietà della zakāt
1. Se il denaro accantonato per una necessità reale deve essere speso nello stesso anno, non è necessario versare la zakāt su di esso. Se invece potrebbe essere necessario in futuro, dopo quell’anno, bisogna versare la zakāt su di esso. — (Ilmul Fiqah, quarto volume)
2. Sui beni per i quali è dovuto un altro diritto, come l’ushr, il kharāj e simili, non è dovuta la zakāt. (Ilmul Fiqah, quarto volume)
3. Se qualcuno dà in pegno o ipoteca qualcosa a un’altra persona, la zakat non sarà obbligatoria su di lui. Non sarà obbligatoria né per colui che dà il pegno né per colui che lo riceve. (ʿIlm al-Fiqh, 4° volume)
4. Se i beni o il denaro di qualcuno vanno perduti e, dopo un certo periodo, vengono ritrovati per grazia di Allah e il denaro perduto torna in suo possesso, la zakat non sarà obbligatoria per il periodo in cui erano perduti. Ciò perché, affinché la zakat diventi obbligatoria, i beni devono essere sotto il proprio controllo e in propria proprietà.
5. All’inizio dell’anno qualcuno possedeva beni per un valore pari al nisab. Durante l’anno, per qualche tempo, essi andarono perduti o si esaurirono. Poi, verso la fine dell’anno, per grazia di Allah, egli tornò a possedere beni per un valore pari al nisab. In tal caso la zakat sarà obbligatoria su quei beni. Il periodo intermedio durante il quale non possedeva beni non sarà preso in considerazione. (ʿIlm al-Fiqh)
6. Se qualcuno viene arrestato, la zakat sui suoi beni deve essere versata. In sua assenza, la verserà colui che gestirà i suoi affari oppure amministrerà i suoi beni. (Rasāʾil wa Masāʾil, 2° volume)
7. La zakat è obbligatoria sui beni del viaggiatore se egli possiede il nisab. Tuttavia, in quanto viaggiatore, avrà anche diritto a riceverla. Ma se è ricco e possiede il nisab, la zakat sarà obbligatoria su di lui. Il suo viaggio lo rende meritevole di ricevere la zakat, mentre la sua ricchezza rende la zakat obbligatoria su di lui. (Behesti Zewar, 3° volume)
8. Se qualcuno fa una donazione a un’altra persona e questa raggiunge il valore del nisab, diventando trascorso un anno, la zakat sarà obbligatoria su di essa. (Ibid.)
9. Sulla mobilia e sugli oggetti d’arredo della casa, come utensili di rame, ottone, alluminio, acciaio e altri materiali simili, sugli abiti da indossare e da usare per coprirsi, sui tappeti, sui materassi, sui mobili e simili, sugli ornamenti di metalli diversi dall’oro e dall’argento, sugli ornamenti di perle, sulle collane di perle e simili, per quanto preziosi possano essere, la zakat non sarà obbligatoria. (Ibid.)
10. Se qualcuno acquista una grande quantità di cereali per una festività e poi li vende per ottenere un profitto, la zakat non sarà obbligatoria su di essi. La zakat non sarà obbligatoria sui beni acquistati senza l’intenzione di commerciare. (Ibid.)
11. Una persona possedeva mille taka. Dopo il compimento dell’anno, cinquecento taka andarono perduti e la persona donò in elemosina i rimanenti cinquecento. In tal caso, resterà dovuta soltanto la zakat sul denaro andato perduto, mentre la zakat sul denaro donato in elemosina sarà considerata assolta. (Secondo l’Imam Shafi‘ī, la zakat sarà dovuta sull’intera somma. Se, in un’attività commerciale, il capitale complessivo raggiunge il niṣāb o lo supera, la zakat sarà dovuta anche se la quota individuale di ciascun socio non raggiunge il niṣāb.)
12. Se, dopo che la zakat è diventata obbligatoria, tutti i beni disponibili di una persona vengono distrutti, la zakat non sarà più dovuta su di essa.
13. In un’attività commerciale vi sono diversi soci e il capitale di tutti è stato investito. Se la quota separata di ciascun socio è inferiore al niṣāb, la zakat non sarà dovuta a nessuno di loro, anche se la quota complessiva di tutti raggiunge il niṣāb o lo supera.
14. Una persona versò, nel mese di Ramadan, la zakat su duemila taka. Questi duemila taka rimasero conservati presso di lui. Poi, nel mese di Rajab, per grazia di Allah, ne ricevette altri duemila. Al compimento dell’anno dovrà versare la zakat su quattromila taka. Non può ritenere che il denaro ricevuto nel mese di Rajab non abbia ancora compiuto un anno. Qualunque denaro o bene aumenti durante l’anno, sia a causa del profitto commerciale, della nascita di piccoli animali, di una donazione o di un’eredità—insomma, in qualunque modo si acquisiscano beni o denaro—si dovrà versare la zakat sull’intero patrimonio; anche la zakat sul denaro o sui beni acquisiti successivamente sarà dovuta, benché essi non abbiano ancora compiuto un anno.
Questioni relative alla zakat
1. Quando si versa la zakat, non è necessario dire al beneficiario o al destinatario della zakat che si tratta di zakat. È anzi lecito consegnarla dicendo che è un dono, un regalo per i bambini o un regalo per l’Eid. È sufficiente che chi versa la zakat formuli l’intenzione di versarla.
2. Non è lecito dare la zakat a un lavoratore come compenso per il suo lavoro, né a un dipendente o a un servitore come salario. Tuttavia, gli stipendi delle persone incaricate dal Bayt al-māl di raccogliere e distribuire la zakat possono essere pagati con il denaro della zakat.
3. È lecito versare la zakat in anticipo prima del compimento dell’anno, ed è anche lecito versarla in rate mensili, a condizione che colui che la versa sia un possessore del niṣāb. Se qualcuno versa la zakat in anticipo nella speranza di diventare possessore del niṣāb, la zakat di tale persona non sarà valida. Quando diventerà possessore del niṣāb e l’anno sarà compiuto, dovrà versare nuovamente la zakat. (Behesti Zeor)
Hazrat ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce: quando Hazrat ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui) chiese al Profeta riguardo al pagamento anticipato della zakāt, egli glielo permise. (Abū Dāwūd, Tirmidhī)
4. Per la zakāt si dovrebbe dare un bene di qualità media. Non è corretto che chi versa la zakāt dia un bene ordinario come zakāt, né è corretto che chi la riscuote prenda come zakāt il bene della qualità migliore. Chi versa la zakāt cercherà di offrire beni buoni sulla via di Allah, mentre chi la riscuote non dovrà eccedere nei confronti di nessuno.
5. Chi riscuote la zakāt può, se vuole, prendere il bene sul quale essa è divenuta obbligatoria, come oro o bestiame, oppure può prenderne il valore. In entrambi i casi la zakāt sarà valida. Occorre ricordare che, se si riscuote il valore, bisogna riscuotere il valore che il bene ha al momento del pagamento della zakāt, non quello che aveva quando la zakāt è divenuta obbligatoria. Supponiamo, per esempio, che una persona allevi capre. Trascorso un anno, una capra diventa soggetta alla zakāt. In quel momento il suo valore è di 50 taka. Per qualche ragione, però, il pagamento della zakāt viene ritardato di alcuni mesi. Se nel frattempo il valore della capra sale a 60 taka o scende a 40 taka, si dovranno versare come zakāt rispettivamente 60 o 40 taka.
6. La zakāt dovrebbe essere depositata nel Bayt al-māl dello Stato islamico. È responsabilità dello Stato islamico organizzare la riscossione e la distribuzione della zakāt. Là dove i musulmani, a causa della loro negligenza, vivono una vita di schiavitù, vale a dire là dove non esiste un ordinamento statale islamico, è dovere dei musulmani istituire di propria iniziativa il Bayt al-māl dei musulmani; è dovere dei musulmani istituire di propria iniziativa il Bayt al-māl dei musulmani e spendervi tutta la zakāt nei settori stabiliti. Se i musulmani sono privati di una simile gestione collettiva, dovranno consegnare personalmente la zakāt agli aventi diritto e continuare senza sosta, attraverso l’educazione e la formazione nonché mediante gli sforzi concreti, a operare affinché venga istituito un ordinamento statale islamico. Infatti, senza un ordinamento statale islamico è assolutamente impossibile osservare molti dei comandi, delle leggi e delle norme di Allah l’Altissimo.
7. Coloro che hanno diritto alla zakāt temporaneamente o permanentemente, come gli invalidi, i malati, le persone cagionevoli e deboli, i poveri bisognosi, i miskīn, le vedove, gli orfani e altri simili, possono ricevere aiuti dal Bayt al-māl sia temporaneamente sia in modo permanente; si può inoltre provvedere al loro mantenimento o all’erogazione di un sussidio.
8. Dal Bayt al-māl si può dare la zakāt sia a una singola persona avente diritto sia a un’organizzazione o a un ente. Si possono anche istituire enti di questo tipo, idonei a utilizzare la zakāt, come orfanotrofi e strutture per fornire gratuitamente istruzione e cure mediche ai bisognosi, e simili.
9. È lecito concedere ai bisognosi prestiti benevoli attingendo ai fondi della zakāt. Anzi, concedere loro prestiti benevoli per migliorare la loro condizione e offrire loro l’opportunità di reggersi sulle proprie gambe è un’azione eccellente.
10. Se si dà la zakāt ai parenti ai quali è lecito darla, si riceverà una ricompensa doppia: una per aver dato la zakāt e l’altra, ossia la ricompensa o il merito, per aver mantenuto saldi i legami di parentela. Se amici o parenti si vergognano di accettare la zakāt, oppure ritengono sconveniente prenderla nonostante siano bisognosi, non è corretto dire loro che il denaro o il bene offerto è zakāt. Non è una condizione informare l’avente diritto che si tratta di zakāt. Il modo migliore è far giungere loro la zakāt prima di una festività, in occasione di un matrimonio, sotto forma di aiuto o di dono, oppure in qualche altro modo.
11. È preferibile versare la zakat secondo l’anno lunare. Tuttavia, ciò non è obbligatorio. La zakat può essere versata anche secondo l’anno solare. Non è nemmeno obbligatorio versarla in un mese specifico. Ma poiché il mese di Ramadan è benedetto, è il mese in cui si compiono più opere meritorie e si ricevono ricompense maggiori, è preferibile versare la zakat in questo mese. Ciò non significa però che sia obbligatorio, né costituisce una condizione per l’adempimento della zakat.
12. In generale, è giusto che la zakat di una regione venga spesa o distribuita nella stessa regione. Tuttavia, in caso di particolare necessità, può essere destinata anche ad altre regioni. Per esempio, se amici o parenti vivono in un’altra zona e sono indigenti, oppure se in un’altra zona si è verificata una calamità naturale, è possibile inviarvi la zakat. Bisogna però assicurarsi che nessun indigente della prima regione o del primo villaggio ne venga privato.
13. Perché la zakat sia valida, è inoltre necessario rendere proprietaria della zakat la persona cui può essere assegnata e farle pervenire il possesso della zakat. Se qualcuno prepara del cibo e lo fa consumare a un avente diritto, la zakat non sarà valida. Se invece prepara il cibo, glielo consegna e gli dà la facoltà di mangiarlo egli stesso, di farlo mangiare ad altri o di farne ciò che desidera, allora la zakat sarà adempiuta. Anche versare la zakat a un’organizzazione o al bayt al-māl soddisfa la condizione di trasferimento della proprietà. Allo stesso modo, tale condizione è soddisfatta consegnandola a un incaricato della raccolta o dell’esazione della zakat. Da quel momento, la responsabilità passa al bayt al-māl o all’incaricato della raccolta della zakat. Non è responsabilità di chi versa la zakat rendere nuovamente proprietario l’avente diritto.
14. Se una persona versa la zakat per conto di un proprio parente, di un amico o di chiunque altro, essa sarà valida. Per esempio, se il marito versa di tasca propria la zakat sui gioielli e sugli altri beni della moglie, la zakat della moglie sarà adempiuta.
Una volta, il venerabile ʿAbbās, zio del Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui), non consegnò la zakat a ʿUmar, incaricato dal Profeta di riscuoterla. Allora il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Sono responsabile della sua zakat, anzi, di più ancora. O ʿUmar, non sai che lo zio è come il padre?». (Muslim)
Il tema del trasferimento della proprietà
Secondo gli studiosi hanafiti, una condizione indispensabile per la validità della zakat è che essa non si consideri adempiuta se non si rende un’altra persona proprietaria dei beni. A questo proposito, l’Allāma Mawdūdī ha scritto una nota dettagliata, estremamente utile per comprendere il tema del trasferimento della proprietà. Di seguito riportiamo la sua nota o osservazione lungimirante:
Il comando di Allah, l’Altissimo, è:
********** ARABO ************
L’elemosina è destinata ai poveri e agli indigenti, a coloro che lavorano per essa e anche a coloro i cui cuori si intende conquistare. (Sura al-Tawba: 60)
Si noti che qui la funzione della particella lām non riguarda soltanto i poveri, bensì anche gli indigenti, gli incaricati della gestione della zakat e i mu’allafa al-qulūb (coloro i cui cuori si intende conquistare). Questa lām conferisce il diritto di rendere qualcuno proprietario, di attribuire un diritto oppure di destinare qualcosa in modo particolare; qualunque sia il significato adottato, in breve, qualunque sia il significato con cui essa si riferisce ai poveri, lo stesso significato vale anche per le altre tre categorie di persone. Ora, secondo l’interpretazione degli hanafiti, se la lām implica tamlīk, cioè il conferimento della proprietà, allora, qualunque sia la persona appartenente a queste quattro categorie cui vengano consegnati i beni della zakat e della sadaqa obbligatoria, la condizione del conferimento della proprietà risulta soddisfatta. Da dove si ricava allora l’obbligo di conferire nuovamente la proprietà, ancora e ancora? Dopo che i beni della zakat sono entrati in possesso dei poveri e degli indigenti, vi è forse qualche divieto quanto al loro impiego? Se non ve n’è alcuno, allora, una volta che la zakat è giunta nelle mani degli incaricati della gestione della zakat, poiché la condizione richiesta dalla lām per il conferimento della proprietà è già soddisfatta, quale ragione può esserci per imporre di renderli nuovamente proprietari? Se si interpreta la lām nel senso del conferimento della proprietà, quando una persona consegna i beni della zakat e della sadaqa obbligatoria agli incaricati del dipartimento della zakat, si può dire che li abbia resi proprietari di tali beni, i quali sono così entrati nella loro proprietà, proprio come i beni del fay’ e del bottino entrano in possesso del governo (dello Stato islamico). Di conseguenza, essi non sono più tenuti a distribuire in seguito quei beni ai beneficiari legittimi in forma di trasferimento della proprietà. Al contrario, hanno il diritto di spenderli nei restanti sette impieghi della zakat nel modo che ritengono appropriato e secondo le necessità; dal punto di vista della lām di tamlīk (cioè riguardo alla condizione di rendere proprietari), non si può imporre loro alcuna restrizione. L’unica restrizione che si può imporre è che chiunque svolga il lavoro di raccolta e distribuzione della zakat riceva il compenso per il proprio lavoro. Egli spenderà il resto dei beni per gli altri beneficiari legittimi, poiché queste persone vengono rese proprietarie di tali beni in quanto incaricate del dipartimento della zakat, non in quanto beneficiari legittimi in sé. …… Le parole «incaricati della riscossione e della distribuzione della zakat» esprimono da sole lo scopo per cui la zakat viene consegnata nelle loro mani. Inoltre, queste parole stabiliscono anche quale parte di tali beni l’incaricato abbia il diritto di spendere legittimamente per sé.
Dopo questa analisi, prestiamo attenzione a quell’hadith che l’Imam Ahmad (raḥimahu Allāh) ha narrato da Anas ibn Mālik (raḍiya Allāhu ʿanhu). Anas (raḍiya Allāhu ʿanhu) racconta che un uomo si presentò al cospetto del Profeta (ṣallā Allāhu ʿalayhi wa sallam) e disse:
********** ARABO ************
Quando ho consegnato la zakat al funzionario da Lei inviato, sono dunque libero da ogni responsabilità davanti ad Allah e al Suo Messaggero?
Il Profeta (ṣallā Allāhu ʿalayhi wa sallam) rispose:
********** ARABO ************
Sì, quando l’hai consegnata all’incaricato da me inviato, sei stato sollevato da ogni responsabilità davanti ad Allah e al Suo Messaggero. Questa ricompensa ti spetta. Chi la spenderà in modo illecito ne porterà il peccato.
Da ciò risulta chiaramente che chi versa la zakat si libera da ogni responsabilità consegnando la propria zakat …….. all’incaricato della zakat. In altre parole, proprio come si soddisfa la condizione di rendere proprietario il povero o il bisognoso consegnandogli la zakat, allo stesso modo tale condizione si soddisfa consegnandola anche a ………….
Ora è necessario comprendere a quali persone si applichino le parole ………… menzionate nel Corano. Alcuni ritengono che esse siano limitate soltanto agli incaricati nominati dal governo islamico. Tuttavia, le parole del Nobile Corano sono state espresse in termini generali e possono applicarsi a chiunque svolga il lavoro di raccolta e distribuzione della zakat. Secondo la mia conoscenza e il mio giudizio, non vi è alcuna ragione per restringere a un significato particolare queste parole, usate in senso generale. Se non esiste un governo islamico, oppure se esiste ma trascura i propri doveri, e un gruppo di musulmani si impegna a svolgere questo lavoro, con quale logica si potrebbe dire: no, voi non rientrate in questa categoria?
A mio avviso, è una misericordia di Allah che
Invece di limitare agli organi governativi la categoria degli incaricati della zakat, Egli ha formulato il Suo comando con parole così generali da lasciare aperta la possibilità che, in assenza di un governo islamico o anche qualora esista un governo negligente nei propri doveri, i musulmani possano organizzarsi autonomamente per raccogliere e distribuire la zakat. Se si lascia che questo comando generale di Allah rimanga generale, gli amministratori delle organizzazioni che operano per l’istruzione degli studenti poveri, l’assistenza agli orfani, la cura degli anziani incapaci e dei disabili, le cure mediche per i malati indigenti e altre attività simili rientreranno pienamente e legittimamente nella categoria degli incaricati della zakat. Di conseguenza, avranno il diritto di ricevere la zakat e di spenderla secondo le necessità. Sarà inoltre possibile istituire organizzazioni di questo tipo appositamente per la raccolta e la distribuzione della zakat. Anche i loro amministratori saranno considerati incaricati della zakat. E, per quanto riguarda la distribuzione della zakat, non sarà necessario vincolare il loro operato con la sentenza secondo cui è obbligatorio trasferire la proprietà.
A mio avviso, se si possono mantenere le parole del Corano nel loro significato generale, esse non si applicheranno soltanto agli incaricati e agli amministratori della zakat sopra menzionati. Al contrario, rientreranno nella loro definizione anche molti altri operatori. Per esempio, il tutore di un orfano, chi si prende cura di un malato o di una persona disabile e chi presta assistenza a una persona indigente sono anch’essi incaricati della zakat. Hanno il diritto di raccogliere la zakat e provvedere alle necessità di tali persone. Se desiderano ricevere, secondo la prassi consueta, un compenso per il loro lavoro, possono farlo.
Se fosse necessario trasferire il denaro della zakat da un luogo a un altro, si potrebbero pagare con essa anche le spese postali e le commissioni bancarie. Infatti, finché svolgono tale servizio, anch’essi saranno considerati incaricati della zakat.
Per raccogliere la zakat, trasferire i beni della zakat da un luogo a un altro o soddisfare le varie necessità degli aventi diritto alla zakat, si potranno pagare con la zakat i costi di qualunque mezzo venga utilizzato, come treno, autobus, carrozza o carretto a mano. Infatti, durante lo svolgimento di questi servizi, tutti saranno considerati incaricati della zakat.
Gli stipendi e i compensi di ogni tipo di impiegati e lavoratori impiegati al servizio degli aventi diritto alla zakat possono essere pagati dal fondo della zakat. Infatti, tutti saranno considerati addetti alla zakat.
Gli stipendi e i compensi di ogni tipo di impiegati e lavoratori impiegati al servizio degli aventi diritto alla zakat possono essere pagati dal fondo della zakat. Infatti, tutti saranno considerati addetti alla zakat. Chi trasporta sacchi di cereali alla stazione ferroviaria, chi guida un veicolo per assistere i malati poveri o chi si prende cura dei bambini orfani rientrerà anch’egli in questa categoria.
La questione ora è questa: vi sono forse restrizioni riguardo alle spese sostenute dagli addetti alla zakat, tali da impedire loro di costruire abitazioni per servire gli aventi diritto alla zakat o di acquistare gli oggetti necessari, come veicoli, medicine, attrezzature, vestiti e simili? Io sostengo che, alla luce dell’interpretazione che gli hanafiti hanno dato di questo versetto, tali restrizioni riguardano soltanto coloro che versano la zakat. Essi stessi, senza dubbio, non possono sostenere spese di questo genere. Il loro compito consiste nel consegnare la zakat, secondo il comando di Allah l’Altissimo, a coloro per i quali è destinata, oppure nella proprietà di uno di loro. Quanto agli addetti alla zakat, non si possono imporre loro restrizioni di questo genere. Essi sono, in rappresentanza di tutti gli aventi diritto alla zakat, loro tutori o procuratori. Tutte le spese che il legittimo avente diritto potrebbe sostenere con questo patrimonio, essi possono sostenerle in qualità di suoi tutori o procuratori. Quando costruiscono un’abitazione o acquistano un mezzo di trasporto per le necessità dei poveri e dei bisognosi, è come se molti poveri e bisognosi, dopo aver ricevuto ciascuno separatamente la propria zakat, costruissero insieme un’abitazione o acquistassero un mezzo di trasporto; per tali spese non vi è alcuna restrizione. Allah l’Altissimo ha stabilito che la zakat venga consegnata agli addetti alla zakat e il Messaggero di Allah ha dichiarato esenti dall’obbligo coloro che consegnano la zakat nelle loro mani, perché consegnare loro questo patrimonio equivale a consegnarlo a tutti gli aventi diritto. Essi raccolgono la zakat per conto degli aventi diritto e la spendono come loro rappresentanti e protettori. Per quanto riguarda le loro spese, si può certamente obiettare e protestare qualora abbiano sostenuto una certa spesa senza necessità, abbiano speso più del necessario, abbiano percepito un compenso superiore alla tariffa consueta o abbiano corrisposto a un dipendente una remunerazione superiore a quella consueta. Ma, per quanto ne so, nella Legge sacra non esiste alcuna norma sulla cui base si possa affermare che determinate spese siano ammesse e altre no. La Legge sacra ha concesso loro il permesso di compiere qualsiasi attività necessaria a beneficio degli aventi diritto alla zakat. (Tarjumān al-Qurʾān, dicembre 1954)
Il niṣāb della zakat
Per niṣāb della zakat si intende la quantità minima di capitale sulla quale la Legge sacra rende obbligatoria la zakat. Colui che possiede un capitale pari al niṣāb è chiamato ṣāḥib al-niṣāb.
Equilibrio economico
Uno degli scopi fondamentali della zakat è creare un equilibrio economico. La zakat viene prelevata dai ricchi e dai capitalisti e distribuita ai bisognosi, affinché la ricchezza rimanga in circolazione e tutte le classi della società possano beneficiarne. Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah l’Altissimo ha reso obbligatoria per gli uomini l’elemosina (zakat). Essa sarà prelevata dai ricchi e distribuita ai bisognosi». (Bukhari, Muslim e altri)
Secondo la Legge sacra, sono ricchi e agiati coloro che possiedono beni pari al niṣāb e li possiedono ancora dopo il compimento di un anno. Ai tempi del Profeta erano considerati ricchi e agiati coloro che possedevano palmeti, oro, argento o bestiame domestico; la Legge sacra stabilì per tali beni una determinata quantità, dichiarando che chiunque ne possedesse almeno quella quantità era considerato agiato secondo la Legge sacra. Dalla sua ricchezza sarebbe stata prelevata l’elemosina e consegnata ai bisognosi della società. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Non vi è zakat sui datteri in quantità inferiore a cinque wasaq; non vi è zakat sull’argento in quantità inferiore a cinque uqiyya; e non vi è zakat per meno di cinque cammelli». (Bukhari, Muslim). Per i termini wasaq e uqiyya, si veda la nota terminologica.
La questione delle modifiche al nisab
Nell’epoca attuale, poiché il valore del denaro è diminuito enormemente e, dal punto di vista del valore, è sorta una notevole differenza anche rispetto al nisab dell’oro, dell’argento e del bestiame stabilito ai tempi del Profeta, alcuni hanno sostenuto che, alla luce delle circostanze, si debba riesaminare il nisab della zakat. In risposta a una domanda di questo genere, l’Allama Sayyid Abu’l-A‘la Mawdudi (ra) disse:
Durante l’epoca dei califfi ben guidati non fu apportata alcuna modifica al nisab e alle aliquote della zakat stabiliti dal Profeta (s), né oggi si avverte alcuna necessità di farlo. Riteniamo che, dopo il Profeta (s), nessuno abbia il diritto di modificare il nisab da lui stabilito. Tuttavia, è possibile modificare il nisab dell’oro, poiché la catena di trasmissione della tradizione in cui il suo nisab è indicato in venti mithqal è estremamente debole (Rasa’il wa Masa’il, vol. II, pp. 144-145).
In risposta a un’altra domanda, discutendo la saggezza e il significato del non modificare il nisab e l’aliquota della zakat, l’Allama Mawdudi (ra) disse: non abbiamo il diritto di alterare, neppure in misura determinata, i limiti stabiliti dal Legislatore della Sharia. Se si aprisse una volta questa possibilità, non verrebbero colpiti soltanto il nisab e l’ammontare della zakat. Al contrario, inizierebbe il processo di revisione e abrogazione di molte questioni, come la preghiera, il digiuno, il pellegrinaggio, il matrimonio, il divorzio e l’eredità, e le sue conseguenze non avrebbero fine. Inoltre, aprendo una volta questa porta, verrebbe distrutto l’equilibrio che il Legislatore della Sharia ha stabilito nella società per garantire la giustizia. In seguito inizierebbe un conflitto tra l’individuo e la società. Gli individui vorrebbero che le modifiche al nisab e all’aliquota fossero conformi ai loro interessi, mentre la comunità o la società le vorrebbe conformi ai propri. Al momento della scelta, ciò diventerebbe un problema. Se venisse emanata una legge riducendo il nisab e aumentando l’aliquota, coloro i cui interessi ne sarebbero colpiti non la pagherebbero di buon grado, e verrebbe meno il vero spirito di devozione con cui essa deve essere versata. Al contrario, la pagherebbero considerandola una multa, come una tassa, e poi ricorrerebbero a varie scuse e ne trascurerebbero il pagamento. Non rimarrebbe più l’atteggiamento attuale, per cui ogni individuo, considerando il comando di Allah e del Messaggero, china il capo ed estrae con soddisfazione il denaro della zakat, animato dallo spirito dell’adorazione. Questo accadrebbe se la maggioranza dei membri dell’assemblea legislativa imponesse agli altri, secondo il proprio volere, un determinato nisab e una determinata aliquota. (Rasa’il wa Masa’il, vol. II, p. 157)
Il nisab dell’oro e dell’argento
Il nisab dell’argento è di duecento dirham, il cui peso corrisponde a trentasei tola e cinque mashà e mezzo d’argento. Chi possiede questa quantità d’argento e la possiede per un anno intero è tenuto a pagare la zakat. Non è dovuta la zakat su una quantità d’argento di peso inferiore. (Questo nisab è il risultato della ricerca del Mawlana Abdush Shukur Sahib (si veda Ilmul Fiqh); anche la ricerca del Mawlana Abdul Hai Firangi Mahalli giunge alla stessa conclusione. Secondo alcuni studiosi, tuttavia, il nisab dell’argento è di cinquantadue tola e mezzo. Questa è l’opinione più diffusa.)
Il nisab dell’oro è di venti talai mithqal, il cui peso corrisponde a cinque tola e due mashà e mezzo d’oro. (Anche questo nisab è il risultato della ricerca del Mawlana Abdus Shukur Sahib (Ilmul Fiqh), sostenuta dal Mawlana Abdul Hai Firangi Mahalli. Tuttavia, è generalmente diffusa l’opinione che il nisab dell’oro sia di sette tola e mezzo (Behesti Zewar). Chi possiede oro di questo peso e lo possiede per un anno intero è tenuto a pagare la zakat. Non è necessario pagare la zakat per una quantità d’oro inferiore.)
La zakat sulla moneta e sulle banconote
È obbligatorio pagare la zakat sulla moneta governativa, qualunque sia il metallo di cui è composta, nonché sulle banconote e simili. Il loro valore non deriva dal fatto che siano di metallo o di carta, bensì dal potere d’acquisto che la legge ha conferito loro. Per questo esse sono equiparate all’oro e all’argento. Pertanto, chi possiede moneta o banconote per un valore pari a 36 tola e 5,5 mashā di argento è tenuto a pagare la zakat.
Se una moneta non è più in circolazione sul mercato, oppure si è deteriorata o è stata ritirata dal governo, e contiene una certa quantità di oro o argento, su di essa sarà dovuta la zakat in proporzione alla quantità di argento o di oro che contiene.
Se la valuta estera può essere facilmente convertita nel proprio Paese nella valuta nazionale, essa ha lo stesso statuto del denaro contante. Se non può essere convertita, la zakat sarà dovuta su di essa soltanto qualora contenga oro o argento in quantità pari al nisab. Se non contiene oro o argento, la zakat non sarà dovuta.
Verifica del peso del dirham
Il dirham menzionato a proposito della zakat è quello il cui peso è di 2 mashā e 1,5 ratti. Durante l’epoca del Profeta (pace e benedizioni su di lui) e di Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), i dirham avevano pesi diversi. Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) ritenne che la diversità dei pesi dei dirham causasse dispute tra la gente e creasse difficoltà anche riguardo alla zakat. Per questo prese un dirham di ciascun peso, li riunì e li fece fondere; poi divise il metallo in tre parti e stabilì come peso quello di una parte. Esso corrispondeva a quattordici qirat, e su questo peso i Compagni illustri raggiunsero il consenso. In seguito, questo peso fu adottato in tutta l’Arabia e gli obblighi della Sharia furono adempiuti di conseguenza. (Bahr al-Rā’iq e altre opere)
Il dirham menzionato nel capitolo sulla tahāra e sulla najāsa (purezza e impurità) equivale a un miskal, cioè a un dinar. Secondo la ricerca dell’Allāma Ibn ʿĀbid al-Shāmī, cento chicchi d’orzo equivalgono a un dinar, quattro chicchi d’orzo a un ratto e otto ratti a un mashā. Secondo questo calcolo, il peso di un dinar è di tre mashā e un ratto. Sulla base di questa ricerca, nel primo volume di Asān Fiqh abbiamo indicato il peso di un dirham come 3 mashā e 1 ratto.
La zakat sulle merci commerciali
Anche il nisab delle merci commerciali è quello dell’oro e dell’argento. In altre parole, la zakat deve essere calcolata sulla base del nisab dell’oro o dell’argento. Supponiamo, per esempio, che abbiate complessivamente quattrocento taka. Questa somma non raggiunge il nisab dell’oro, ma raggiunge quello dell’argento; pertanto, la zakat dovrà essere pagata secondo quest’ultimo nisab.
Il metodo per calcolare la zakat sulle merci commerciali è il seguente: quando è trascorso un anno dal giorno in cui si è iniziata l’attività, si deve calcolare il valore delle merci in magazzino (stock in trade). Poi si deve verificare quanto denaro contante è disponibile (cash in hand). La zakat va quindi calcolata sulla somma di entrambi. Se il valore delle scorte disponibili e del denaro contante è inferiore al nisab e in seguito, per effetto dell’improvviso aumento dei prezzi delle merci, raggiunge il valore del nisab o lo supera, l’anno della zakat inizierà dalla data in cui i prezzi sono aumentati.
Se un’attività commerciale ha diversi soci, la zakat non sarà dovuta sul totale delle scorte e del denaro contante dell’attività; sarà invece dovuta sulla quota di ciascun socio e sul denaro dei suoi profitti. Se questa quota e i relativi profitti raggiungono il nisab, la zakat sarà dovuta; altrimenti no.
Analogamente, se alcuni beni appartengono a più persone in comproprietà, la zakat sarà dovuta su di essi solo quando la quota di ciascun socio raggiungerà il nisab. Per esempio, supponiamo che quaranta capre appartengano congiuntamente a due persone, oppure che sessanta tola d’argento siano di proprietà di due persone. In tal caso, la zakat non sarà dovuta su di essi.
La zakat non è dovuta sugli arredi, le attrezzature, i mobili, gli articoli di cancelleria e gli edifici necessari per l’attività commerciale, cioè sui mezzi di produzione. È dovuta soltanto sul valore complessivo delle merci commerciali e del denaro contante. (Secondo l’opinione dell’Imam al-Shafi‘i, se le scorte complessive e il denaro contante dell’attività raggiungono il nisab, si deve versare la zakat, indipendentemente dal fatto che la quota di ciascun socio raggiunga o meno il nisab. Anche secondo l’Imam Malik, la zakat deve essere prelevata dai beni complessivi. Tuttavia, dal calcolo devono essere esclusi i soci che non possiedono il nisab o coloro che sono diventati proprietari della loro quota da meno di un anno. Questa opinione è più appropriata e conforme alla realtà.) Al momento di versare la zakat si devono includere nel calcolo anche le somme relative alle transazioni effettuate durante l’attività commerciale. Hazrat Samura ibn Jundub disse: «Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ci ordinò di versare la zakat sulle merci commerciali». (Abu Dawud)
La zakat sui gioielli
La zakat è dovuta sull’oro e sull’argento in qualunque forma si presentino: che siano monete, lingotti, fili metallici, ricami d’oro sui tessuti, fili sottili d’oro o d’argento usati nella tessitura, oppure gioielli utilizzati dalle donne; su ogni bene di questo genere la zakat è dovuta.
Una donna dello Yemen si recò dal Profeta (pace e benedizioni su di lui), accompagnata dalla figlia, che portava alle mani due pesanti bracciali d’oro. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) le chiese: «Versi la zakat su questi?». Ella rispose: «No, non verso la zakat». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Ti piacerebbe che, nel Giorno della Resurrezione, per questa colpa ti venissero messi al polso bracciali di fuoco?». Dopo aver udito ciò, la donna si tolse i due bracciali, li mise nelle mani del Profeta e disse: «Li offro per il compiacimento di Allah e del Suo Messaggero». (al-Nasa’i)
Hazrat Umm Salama (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: «Indossavo dei bracciali e un giorno chiesi al Profeta (pace e benedizioni su di lui): “O Messaggero di Allah, questo sarà considerato kanz (cioè una ricchezza accumulata sulla quale non viene versata la zakat)?”. Egli rispose: “La ricchezza che raggiunge la soglia per la zakat e sulla quale viene versata la zakat non è kanz”». (Abu Dawud)
Rispondendo a una domanda riguardante la zakat sui gioielli, Allama Maududi disse: Esistono diverse opinioni sulla zakat dei gioielli. Secondo una di esse, la zakat non è obbligatoria su di essi; prestarli come qard costituisce la loro zakat. Questa è l’opinione di Anas ibn Malik, Sa’id ibn al-Musayyib e Sha’bib. Secondo una seconda opinione, è sufficiente versare la zakat sui gioielli una sola volta nella vita. Secondo una terza opinione, non è dovuta la zakat sui gioielli usati abitualmente, mentre è obbligatoria su quelli che vengono riposti per la maggior parte del tempo. Secondo una quarta opinione, la zakat è obbligatoria su ogni tipo di gioiello. A nostro avviso, quest’ultima opinione è quella corretta. Innanzitutto, le parole degli hadith che stabiliscono l’obbligatorietà della zakat sull’oro e sull’argento sono generali. Per esempio: sulla plata si deve versare il due e mezzo per cento di zakat, mentre non è dovuta se la quantità è inferiore a cinque uqiyya. Da vari hadith e athar si apprende che la zakat è obbligatoria sui gioielli. È riportato con una catena affidabile in Abu Dawud, al-Tirmidhi e al-Nasa’i che una donna si recò dal Profeta (s) accompagnata dalla figlia. La figlia portava due braccialetti d’oro alle mani. Il Profeta (s) le disse: «Versi la zakat su questi?». Ella rispose: «No». Allora il Profeta (s) disse: «Ti piacerebbe che, nel Giorno della Resurrezione, Allah ti facesse indossare al loro posto braccialetti di fuoco?»
Inoltre, nella Muwatta, in Abu Dawud e in al-Daraqutni è riportata questa affermazione del Profeta (s) ********** TESTO ARABO ************: «Il gioiello per il quale hai versato la zakat non è kanz». Ibn Hazm dice che nel decreto inviato da Umar (ra) al suo governatore Abu Musa al-Ash’ari era contenuta questa disposizione: «Ordina alle donne musulmane di versare la zakat sui loro gioielli».
Ad Abd Allah ibn Mas’ud (ra) fu chiesto quale fosse la disposizione riguardo ai gioielli. Egli rispose: «Quando raggiungono il valore di duecento dirham, bisogna versare la zakat su di essi». Affermazioni di questo genere sono state trasmesse tra i Compagni da Ibn Abbas (ra), Abd Allah ibn Umar (ra) e Aisha (ra); tra i tabi’in da Sa’id ibn al-Musayyib, Sa’id ibn Buhayb, Ata, Mujahid, Ibn Sirin e al-Zuhri; e tra gli imam della giurisprudenza da Sufyan al-Thawri, Abu Hanifa e i suoi discepoli.
Aliquota della zakat
1. Sull’oro, sull’argento, sulle merci commerciali, sulle monete metalliche, sulle banconote, sui gioielli e simili sarà obbligatoria la zakat nella misura del due e mezzo per cento.
2. Sull’oro, sull’argento o sui gioielli è obbligatorio versare come zakat un quarantesimo, cioè il due e mezzo per cento, del loro valore. Tuttavia, non è necessario versare proprio oro o argento come zakat: se ne può calcolare il valore e versare denaro contante. Si possono anche dare stoffe o altri beni. Se il denaro contante e il valore delle merci commerciali raggiungono il nisab dell’oro o dell’argento, bisogna versare su di essi la zakat nella misura del due e mezzo per cento.
3. Se, dopo aver raggiunto il nisab dell’oro o dell’argento, una persona possiede una quantità aggiuntiva di oro, argento o merci commerciali, la zakat diventa obbligatoria su tale eccedenza quando essa raggiunge un quinto del nisab. Se è inferiore, la zakat è esonerata. (Ilmul Fiqh)
4. Se in un gioiello, in una massa o in un tessuto sono presenti sia oro sia argento, bisogna vedere quale dei due è in quantità maggiore. Si deve fare il calcolo sulla base di quello quantitativamente prevalente. Se prevale l’oro, si considera tutto oro e si versa la zakat secondo il nisab dell’oro. Se prevale l’argento, si considera tutto argento e si versa la zakat secondo il nisab dell’argento.
5. Se nei gioielli d’oro o d’argento è mescolato un altro metallo e la sua quantità è inferiore a quella dell’oro o dell’argento, esso non sarà preso in considerazione. Si dovrà pagare la zakat considerandoli oro e argento. Se invece al loro interno la quantità di oro e argento è inferiore, si dovrà calcolare soltanto l’oro e l’argento. Se raggiungono il nisab, si dovrà pagare la zakat; altrimenti no.
6. Se una persona possiede una certa quantità d’oro e una certa quantità d’argento, quando uno dei due raggiunge il nisab, si dovrà calcolare anche il valore dell’altro e pagare una zakat del due e mezzo per cento.
7. Se qualcuno possiede una quantità d’oro inferiore al nisab e una quantità d’argento anch’essa inferiore al nisab, dovrà sommare l’argento all’oro, oppure l’oro all’argento, e pagare una zakat del due e mezzo per cento quando in questo modo si raggiunge il nisab. Allo stesso modo, se possiede una certa somma di denaro contante, una certa quantità d’argento e alcune merci commerciali, dovrà pagare la zakat se, sommando tutto, si raggiunge il nisab dell’argento o dell’oro.
8. Non si deve pagare la zakat sulle perle, sulle gemme e simili presenti nei gioielli. Dopo averle escluse dal peso, si dovrà pagare una zakat del due e mezzo per cento sul restante oro e argento.
Beni sui quali non si deve pagare la zakat
1. Non si deve pagare la zakat sulle case e abitazioni di bambù, per quanto preziose possano essere.
2. Non si deve pagare la zakat su alcun tipo di gemme, perle e simili.
3. Non si deve pagare la zakat sugli animali allevati per l’irrigazione agricola, come buoi, bufali e cammelli. Il principio generale al riguardo è che sono esenti dalla zakat tutti i mezzi di produzione che una persona utilizza nella propria attività. Nel hadith si legge che non si deve pagare la zakat sui cammelli impiegati nei lavori agricoli. La loro zakat viene infatti prelevata dai raccolti prodotti dalla terra. Non si deve pagare la zakat neppure su tali strumenti di produzione.
4. Non è dovuta la zakat sulle macchine e sulle attrezzature delle fabbriche. Inoltre, non è dovuta la zakat sugli edifici della fabbrica, sui mobili utilizzati nell’attività commerciale, sui locali del negozio e simili.
5. Non è dovuta la zakat sugli animali degli allevamenti lattiero-caseari, poiché rientrano tra i mezzi di produzione. Tuttavia, la zakat è obbligatoria sui prodotti ottenuti dall’allevamento lattiero-caseario.
6. Se qualcuno tiene in casa, per passione, un oggetto di valore, su di esso non è dovuta la zakat. Se invece lo possiede per commerciare, la zakat è dovuta, come nel caso delle merci destinate al commercio.
7. Se qualcuno alleva pesci ornamentali in una vasca o in uno stagno, su di essi non è dovuta la zakat. Tuttavia, se li alleva per commerciare, deve pagare la zakat.
8. Se gli animali domestici vengono tenuti per uso personale, come le vacche per il latte, i bovini e i bufali per il trasporto dei carichi, oppure cavalli, elefanti e cammelli come mezzi di trasporto, non è dovuta la zakat, qualunque sia il loro numero.
9. Se si possiedono motociclette, automobili o autobus per gli spostamenti personali, su di essi non è dovuta la zakat.
10. Se si gestisce un allevamento di anatre e galline per vendere le uova, non è dovuta la zakat sulle anatre e sulle galline. Tuttavia, la zakat è obbligatoria sulle uova vendute, come lo è per le altre attività commerciali.
11. Se si allevano galline o altri uccelli per passione, su di essi non è dovuta la zakat.
12. Non si deve pagare la zakat sugli oggetti dati in affitto, come biciclette, risciò, taxi, autobus, mobili, articoli acquistati e simili. Tuttavia, se il profitto ricavato da questi raggiunge il nisab, dopo il compimento dell’anno si deve pagare la zakat. Non si deve pagare alcuna zakat sul valore di tali oggetti.
13. Non si deve pagare alcuna zakat sul reddito ricavato da negozi e abitazioni, per quanto elevato possa essere il loro valore.
14. Non si deve pagare la zakat sugli abiti indossati, sui cappotti, sui pantaloni, sugli scialli, sulle coperte, sui copricapi, sulle scarpe, sugli orologi, sugli arredi domestici, sulle penne e simili, per quanto elevato possa essere il loro valore.
15. Non si deve pagare la zakat sugli asini, sui muli e sui cavalli, se non sono destinati al commercio.
16. Non si deve pagare la zakat neppure sugli animali destinati al waqf. Non si deve pagare la zakat nemmeno sui cavalli allevati per il jihad e sulle armi destinate al jihad e al servizio della religione.
La zakat sugli animali
Gli animali domestici che pascolano liberamente nei campi e nelle praterie e che sono allevati per la riproduzione e per il latte sono chiamati sā’ima nella terminologia. Su di essi la zakat è obbligatoria. Non si deve pagare la zakat sugli animali allevati per la carne né sugli animali selvatici, come cervi, nilgau, ghepardi e simili. Tuttavia, se questi animali selvatici sono destinati al commercio, su di essi sarà obbligatoria la stessa zakat prevista per le merci commerciali. In altre parole, se il capitale commerciale, sia all’inizio sia alla fine dell’anno, ammonta a un dirham o più, si deve pagare la zakat; altrimenti no.
La zakat è obbligatoria sull’animale nato dall’incrocio tra un animale domestico e uno selvatico, a condizione che, tra gli animali che si sono accoppiati, la femmina sia domestica e il maschio selvatico. Per esempio, la zakat sarà obbligatoria sull’animale nato dall’accoppiamento tra una capra e un cervo maschio.
Non è dovuta la zakat sugli animali da pascolo dedicati in waqf. Allo stesso modo, non è dovuta la zakat sui cavalli dedicati in waqf o allevati per il jihad.
Se gli animali da pascolo sono allevati ai fini della zakat, su di essi sarà dovuta una zakat dello stesso tipo di quella dovuta sui beni commerciali.
Se qualcuno alleva animali da pascolo per aumentarne la progenie e poi, nel corso dell’anno, decide di commerciare, in quell’anno la zakat non sarà dovuta. Tuttavia, l’anno commerciale inizierà dal giorno in cui ha maturato l’intenzione di commerciare. Al compimento dell’anno dovrà versare la zakat commerciale.
Nisab e aliquote della zakat per pecore e capre
Per quanto riguarda la zakat, pecore, capre e dumba hanno tutte la stessa disposizione. Per tutte il nisab e l’aliquota della zakat sono uguali. Se qualcuno possiede sia dumba sia capre, e il numero di ciascuna specie raggiunge il nisab, dovrà versare separatamente la zakat per entrambe. Se invece il nisab viene raggiunto sommando le due specie, dovrà dare in zakat l’animale della specie più numerosa. Se i due numeri sono uguali, si può dare quella che si preferisce.
Nisab e modalità di versamento della zakat
Per 40 pecore o capre, una pecora o una capra.
Da 41 a 120 non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva.
Quando sono 121, si devono dare due capre come zakat.
Da 122 fino a 200 non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva.
Quando sono 201, tre capre.
Da 202 fino a 399 non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva.
Quando sono 400, si devono dare 4 capre o pecore come zakat.
Dopo 400, per ogni 100 completi sarà dovuta una capra o una pecora come zakat obbligatoria. In altre parole, una ogni cento. Per la zakat sulle pecore e sulle capre si deve dare un animale di un anno o più.
Nisab e aliquota della zakat per bovini e bufali
Per quanto riguarda la zakat, bovini e bufali hanno la stessa disposizione. Omar ibn Abd al-Aziz (r) considerò il bufalo come un bovino e gli impose lo stesso tipo di zakat che era stato stabilito dal Profeta (s). Il nisab e l’aliquota della zakat sono uguali per entrambi. Se qualcuno possiede animali di entrambi i tipi, quando, sommandoli, si raggiunge il nisab, la zakat diventa obbligatoria. La zakat deve essere data tra gli animali del tipo più numeroso. Se il numero dei due tipi è uguale, si può dare indifferentemente uno dei due.
Il nisab e l’aliquota della zakat
Chi possiede trenta bovini o bufali è tenuto a pagare la zakat. Se ne possiede meno, non è dovuta alcuna zakat.
Tra trenta bovini o bufali bisogna dare in zakat un vitello o un bufalo di un anno compiuto.
Da trentuno a trentanove non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva. Quando i bovini o bufali sono quaranta, bisogna dare in zakat un capo che abbia compiuto due anni.
Da quarantuno a cinquantanove non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva. Quando i bovini o bufali sono sessanta, bisogna dare in zakat due capi di un anno. Oltre i sessanta, per ogni trenta bovini o bufali si deve dare un capo di un anno e per ogni quaranta bovini o bufali un capo di due anni.
Supponiamo, per esempio, che qualcuno possieda settanta bovini o bufali. In settanta vi sono due nisab: uno di trenta e l’altro di quaranta. Se i bovini o bufali sono ottanta, vi saranno due nisab di quaranta ciascuno. Pertanto saranno dovuti due capi di due anni. Se sono novanta, vi saranno tre nisab di trenta ciascuno; perciò, per ogni trenta, si dovrà pagare la zakat sotto forma di un capo di un anno.
Il nisab e l’aliquota della zakat sui cammelli
Chi possiede cinque cammelli raggiunge il nisab ed è tenuto alla zakat. Per un numero inferiore di cammelli non è dovuta alcuna zakat.
Dettagli sul nisab e sulla zakat
Per cinque cammelli è dovuta una capra, e fino a nove cammelli resta dovuta quella stessa capra.
Per dieci cammelli sono dovute due capre, e fino a quattordici restano dovute quelle stesse due capre.
Per quindici cammelli sono dovute tre capre, e fino a diciannove restano dovute le stesse tre capre.
Per venti cammelli sono dovute quattro capre, e fino a ventiquattro restano dovute le stesse quattro capre.
Per venticinque cammelli è dovuta una cammella che abbia iniziato il secondo anno di vita.
Da 26 a 35 non è dovuto nulla in più. Per 36 cammelli è dovuta una cammella che abbia iniziato il terzo anno di vita.
Da 37 a 45 non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva.
Quando sono 46 cammelli, si deve dare una cammella che abbia iniziato il quarto anno d’età.
Da 47 a 60 non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva.
Quando sono 61, si deve dare una cammella che abbia iniziato il quinto anno d’età.
Da 62 a 75 non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva.
Quando sono 76, si devono dare due cammelle che abbiano iniziato il terzo anno d’età.
Da 77 a 90 non è dovuta alcuna zakat aggiuntiva.
Quando sono 91, si devono dare due cammelle che abbiano iniziato il quarto anno d’età.
Fino a 120 restano le due cammelle sopra menzionate.
Poi si ricomincia nuovamente il conteggio: per cinque capi una capra, per dieci capi due capre.
Un chiarimento importante riguardo al pagamento della zakat
La zakat obbligatoria su oro, argento e bestiame può essere versata sia sotto forma di oro, argento e bestiame, sia in denaro contante. Per la zakat sui gioielli non è necessario consegnare oro o argento: se ne può versare anche il valore in contanti, calcolato secondo il prezzo corrente di mercato.
Le categorie per le quali si può spendere la zakat
Nel Sacro Corano, Allah l’Altissimo non si è limitato a sottolineare l’importanza e il merito della zakat, esortando a compierla, ma ha anche indicato dettagliatamente le categorie per le quali deve essere spesa.
********** Arabo ************
Queste elemosine sono destinate ai poveri e ai bisognosi, a coloro che sono incaricati della gestione delle elemosine e a coloro dei quali si desidera conquistare i cuori; sono inoltre destinate alla liberazione degli schiavi, all’aiuto dei debitori, alla causa di Allah e ai viandanti. È un obbligo prescritto da Allah, e Allah è Onnisciente e Sapientissimo. (Sura at-Tawba: 60)
In questo versetto sono state menzionate le otto categorie cui è destinata la zakat:
1) I poveri o indigenti; 2) i miskin, bisognosi che non chiedono l’elemosina; 3) gli incaricati della riscossione e della distribuzione della zakat; 4) coloro di cui si intende conquistare il cuore; 5) per liberare gli schiavi; 6) per gli indebitati; 7) fi sabilillah, ossia sulla via di Allah; 8) i viandanti e i viaggiatori.
La zakat può essere spesa soltanto per queste otto categorie, e non al di fuori di esse.
Hazrat Ziyad ibn al-Harith (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta un episodio. Dice: un uomo si presentò al cospetto del Profeta (pace e benedizioni su di lui) e disse: «Datemi qualcosa della zakat». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Allah non ha lasciato la decisione delle categorie in cui spendere la zakat né a un profeta né ad altri; piuttosto, Egli stesso ha stabilito la questione e ne ha specificato otto categorie. Se rientri in una di queste categorie, certamente ti daremo la zakat».
Dettaglio delle categorie
1. Faqir: Con il termine faqir si indicano tutti gli uomini e le donne che dipendono dall’aiuto e dal sostegno altrui per il proprio sostentamento. Rientrano in questa categoria le persone indigenti, bisognose, incapaci e inabili che hanno diritto a un aiuto finanziario temporaneo o permanente. Alle persone incapaci di guadagnarsi da vivere, ai disabili, ai bambini orfani, alle vedove, a chi è in cattiva salute, ai deboli, ai disoccupati e a coloro che sono vittime di incidenti e calamità naturali si può fornire temporaneamente aiuto dalla categoria della zakat e si può anche stabilire per loro un sussidio permanente.
2. Miskin: Con il termine miskin si indicano quei nobili indigenti che, nonostante siano estremamente bisognosi e versino in gravi difficoltà, non tendono la mano a nessuno per rispetto e vergogna. Anche dopo essersi impegnati e aver lavorato duramente per procurarsi da vivere, non riescono a racimolare nemmeno due bocconi di riso; tuttavia, non raccontano a nessuno le proprie sofferenze. Nella hadith, la definizione di miskin è stata descritta così:
********** Arabo ************
La persona che non possiede ricchezze sufficienti per le proprie necessità e che, per il rispetto di sé, non può essere riconosciuta, così che la gente possa aiutarla finanziariamente, e che non esce a chiedere qualcosa alla gente. (Bukhari, Muslim)
3. I funzionari del dipartimento della zakat: Sono le persone che riscuotono la zakat e l’ushr, ne curano la custodia, la distribuzione e la conservazione dei registri contabili. Non importa che siano o meno possessori del nisab. I loro stipendi possono essere pagati con i fondi della zakat.
4. Coloro il cui cuore si intende conquistare: Sono le persone il cui cuore si intende conquistare. Per gli interessi dell’Islam e dello Stato islamico, può essere necessario conquistarle e porre fine alla loro opposizione. Tali persone possono essere anche miscredenti, oppure musulmani il cui Islam non è sufficiente a motivarli a servire l’Islam e lo Stato islamico. Si può dare loro la zakat anche se sono possessori del nisab.
Secondo l’opinione degli hanafiti, agli inizi dell’Islam si spendeva dalla zakat per conquistare il cuore di persone di questo tipo. Tuttavia, durante il califfato di Abu Bakr, ʿUmar rifiutò di dare la zakat a persone di questo genere (il fatto concreto fu il seguente: dopo la morte del Profeta, ʿUyayna ibn Hisn e al-Aqraʿ ibn Habis reclamarono ad Abu Bakr un appezzamento di terra. Egli scrisse loro un decreto di concessione. Essi volevano che anche altri Compagni lo firmassero come testimoni, per rafforzare la questione. Furono raccolte alcune firme. Poi, quando andarono da ʿUmar per ottenere la sua testimonianza, egli, dopo aver letto il decreto, lo strappò davanti ai loro occhi. Disse loro: «Il Profeta vi dava questo per conquistare i vostri cuori. Ma quella era l’epoca della debolezza dell’Islam. Ora Allah non ha lasciato l’Islam dipendente da voi». Poi essi si lamentarono con Abu Bakr dicendo: «Siete voi il califfo o ʿUmar?». Ma né Abu Bakr prestò attenzione alla questione, né gli altri Compagni espressero un’opinione diversa da quella di ʿUmar. Da ciò gli hanafiti argomentano che, quando i musulmani divennero la maggioranza e acquisirono una forza tale da poter stare in piedi sulle proprie gambe, non rimase più quella situazione a causa della quale era stata riservata una quota per conquistare i cuori. Pertanto, sulla base del consenso dei Compagni, quella quota fu abrogata per sempre) e questa disposizione fu definitivamente abrogata.
Anche l’imam Malik sostiene questa opinione. Tuttavia, secondo alcuni giuristi, questa categoria esiste ancora e, secondo necessità, si possono spendere i fondi della zakat per conquistare i cuori. (A proposito, l’allama Mawdudi afferma: «Secondo noi, è corretto ritenere che non vi sia alcuna ragione per cui la quota dei muʾallafa al-qulub sia stata abrogata fino al Giorno della Resurrezione. Senza dubbio, tutto ciò che ʿUmar disse era corretto. Se lo Stato islamico non ritiene necessario spendere denaro per conquistare i cuori, nessuno gli ha imposto di spendere necessariamente qualcosa in questa categoria. Ma se in un determinato momento ciò diventa necessario, Allah ha lasciato questa possibilità e essa dovrebbe rimanere. Il consenso raggiunto da ʿUmar e dai nobili Compagni riguardava il fatto che, date le circostanze di allora, essi non ritenevano necessario dare qualcosa a qualcuno per conquistare i cuori. Non vi è alcuna ragione valida per concludere da ciò che il consenso dei nobili Compagni abbia abrogato fino al Giorno della Resurrezione quella categoria che il Corano aveva istituito per una necessità particolarmente importante. (Tafhim al-Qur’an, vol. II, p. 207; anche l’imam al-Shafiʿi sostiene la stessa opinione)»
5. Liberare dalla schiavitù (affrancare gli schiavi): cioè lo schiavo che ha stipulato con il suo padrone un accordo secondo il quale, pagando una determinata somma, sarà liberato; tale schiavo è chiamato mukatab. Si può dare la zakat al mukatab per pagare il prezzo del suo affrancamento. Non è lecito affrancare uno schiavo comune con il denaro della zakat. Se in un determinato momento non vi sono schiavi, questa categoria viene meno.
6. Gli indebitati: coloro che sono oppressi dal peso dei debiti e non riescono a ripagarli dopo aver soddisfatto le proprie necessità. Siano disoccupati o lavoratori, non possiedono abbastanza beni perché, dopo aver estinto il debito, rimanga presso di loro una ricchezza pari al nisab. Tra gli indebitati rientrano anche coloro che sono stati vittime di un incidente imprevisto, hanno dovuto pagare un risarcimento o una multa, hanno subito il fallimento della propria attività commerciale, oppure hanno perso tutti i propri beni a causa di un’altra calamità.
7. Fi sabilillah (sulla via di Allah): significa il jihad sulla via di Allah. Rispetto a qital, cioè la guerra armata, il termine jihad viene generalmente usato in un senso più ampio. Nel jihad fi sabilillah rientrano tutti gli sforzi compiuti dai mujahidin per eliminare il sistema miscredente e instaurare il sistema islamico. Che tali sforzi siano compiuti con la penna, con le mani, con la parola e con la spada, oppure attraverso un duro lavoro e un grande sacrificio, il loro ambito non è così ristretto da significare soltanto guerra armata, né è così ampio da includere ogni attività quotidiana di assistenza sociale. In passato, i sapienti dell’Islam hanno unanimemente inteso il jihad fi sabilillah come l’insieme degli sforzi compiuti per stabilire la vera religione, diffonderla e divulgarla, e difendere lo Stato islamico. Dai fondi della zakat si possono spendere somme per le spese di viaggio di coloro che compiono tali sforzi, per i loro mezzi di trasporto e per procurare armi e attrezzature.
8. Il viandante o il viaggiatore: per quanto grandi siano i beni che il viandante o l’espatriato possiede nella propria casa, se durante il viaggio o mentre si trova lontano da casa cade in difficoltà economiche, gli si deve dare denaro della zakat.
Alcune considerazioni sull’impiego dei fondi della zakat:
1. Non è necessario spendere i fondi della zakat in tutte le categorie menzionate nel Corano. Al contrario, si possono spendere, secondo le necessità e le possibilità, nelle categorie e nella misura ritenute opportune. Anzi, se necessario, è possibile spendere l’intera somma in un’unica categoria.
2. Le categorie in cui si può spendere la zakat sono le stesse per l’ushr e per la sadaqa al-fitr. La sadaqa volontaria, invece, è lasciata alla discrezione del donatore.
3. Se una persona appartenente ai Banu Hashim viene incaricata della riscossione e della distribuzione della zakat, non è lecito darle un compenso prelevato dalla zakat. Il Profeta, per quanto riguarda sé stesso, e gli appartenenti ai Banu Hashim possono svolgere questo servizio senza compenso, qualora lo desiderino, proprio come il Profeta stesso si occupò della riscossione e della distribuzione della zakat.
4. In condizioni normali, la zakat di una persona dovrebbe essere impiegata tra i bisognosi e i poveri del suo stesso villaggio; non è opportuno che gli abitanti di quel villaggio rimangano privati di tale aiuto e che la zakat venga inviata altrove. Tuttavia, se le necessità di un altro luogo sono più urgenti o lo richiede un’esigenza religiosa, ad esempio se in un luogo si è verificato un terremoto, è sopraggiunta una carestia, si è abbattuta una calamità improvvisa o si è scatenata una terribile tempesta, oppure se in un altro luogo vi è una madrasa religiosa che necessita di sostegno finanziario, o vi abitano dei parenti, è lecito inviare la zakat altrove. Bisogna però fare attenzione affinché gli abitanti del proprio villaggio non ne siano completamente privati.
Coloro ai quali non è lecito dare la zakat
Non è lecito dare la zakat a sette categorie di persone. Se la si dà loro, l’obbligo della zakat non è assolto.
1. I genitori, i nonni paterni e materni e i loro genitori.
2. Figli e discendenti, fino alle generazioni inferiori, come figli e figlie, nipoti, pronipoti, nipoti maschi e femmine e simili.
3. Il marito.
4. La moglie.
Dare la zakat a queste persone significa beneficiare i propri congiunti. Tuttavia, ciò non significa affatto che una persona non debba aiutarle con i propri beni. Al contrario, secondo la Sharīʿa, provvedere al loro mantenimento e prendersene cura è un dovere indispensabile di ogni musulmano. Dare la zakat a tutti gli altri parenti, esclusi i quattro tipi sopra menzionati, non è soltanto lecito……. è anche un atto altamente meritorio e fonte di maggiore ricompensa.
5. Non è lecito dare il denaro della zakat a una persona agiata, sahib-e nisab. Non è neppure lecito dare a un povero bisognoso una somma tale da renderlo sahib-e nisab. Tuttavia, se è indebitato oppure ha molti figli a carico, gli si può dare una somma maggiore secondo necessità. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «La sadaqa non è lecita per una persona ricca, salvo per queste cinque categorie: (1) chi combatte sulla via di Allah, (2) chi è indebitato, (3) chi riscuote e distribuisce la sadaqa, (4) chi acquista con il proprio denaro beni della sadaqa, (5) colui il cui vicino è indigente e l’indigente offre in dono al suo vicino ricco la sadaqa ricevuta». (Muwattaʾ dell’Imam Malik)
6. Non è neppure lecito dare la zakat a un non musulmano.
7. Non è lecito dare la zakat ai discendenti di Banī Hāshim appartenenti ai seguenti tre clan.
(a) I discendenti di Ḥazrat ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui).
(b) I discendenti di Harith.
(c) I discendenti di Abu Talib.
I figli di Hazrat Ali (ra) e di Hazrat Fatima (ra) appartengono a questa terza categoria.
Oggigiorno è difficile verificare chi sia effettivamente un discendente dei Banu Hashim. Pertanto, ogni bisognoso dovrebbe ricevere aiuto dal Bayt al-Mal. Tuttavia, se è certo che qualcuno sia hascemita, non dovrebbe ricevere la zakat.
L’Imam Malik (r) riferisce che il Profeta (s) disse: «La ricchezza della sadaqa non è lecita per i discendenti di Muhammad (s), poiché la sadaqa è pur sempre l’impurità della gente». (Muwatta dell’Imam Malik)
Varie questioni riguardanti la zakat
1. Avete prestato del denaro a qualcuno, ma la sua situazione è davvero molto precaria. Se ora detraete il prestito dalla vostra zakat, la zakat non sarà assolta. Tuttavia, se gli date come zakat una somma pari all’importo del prestito e poi recuperate nuovamente da lui tale somma come rimborso del prestito, la zakat sarà assolta.
2. Non è lecito dare la zakat alla servitù domestica, alle domestiche, alle balie e ad altri lavoratori di casa come compenso o salario per il loro lavoro.
3. È lecito spendere il denaro della zakat per confezionare abiti per i poveri e bisognosi, per preparare trapunte e coperte durante la stagione invernale e per soddisfare le loro necessità in occasione dei matrimoni.
4. Se una donna che ha allattato un bambino è povera e bisognosa, le si può dare denaro della zakat. Quando quel bambino sarà cresciuto, potrà dare la zakat alla sua nutrice.
5. Si diede la zakat a una persona ritenendola avente diritto; poi si scoprì che era sahib-e nisab o un sayyid hascemita, oppure si diede la zakat al buio e poi si scoprì che era la propria madre, la propria figlia o un parente al quale non è lecito dare la zakat: in tal caso la zakat sarà valida. Non è necessario darla nuovamente. Tuttavia, se chi la riceve non ha diritto, non dovrebbe accettarla e, dopo averla ricevuta, dovrebbe restituirla.
6. Se, dopo aver dato la zakat a qualcuno ritenendolo avente diritto, si scopre che è non musulmano, la zakat non sarà valida. Dovrà essere data nuovamente.
7. La zakat diventa obbligatoria su banconote, monete e beni commerciali quando raggiungono il nisab dell’oro o dell’argento. Per esempio, se qualcuno possiede alcune banconote e diverse monete per un totale di 400 taka, oppure beni commerciali di tale valore, anche se non raggiunge il nisab dell’oro ma raggiunge quello dell’argento, sarà considerato sahib-e nisab e la zakat sarà obbligatoria per lui. Ciò perché 400 taka valgono più di 36,5 tola d’argento. (Va ricordato che attualmente il valore dell’oro e dell’argento è aumentato molto. Attualmente (1983), 36,5 tola d’argento valgono circa tremila taka. Inoltre vi sono divergenze riguardo al nisab. Secondo molti, il nisab della zakat è di 52,5 tola d’argento e 7,5 bhori d’oro. In ogni caso, il nisab della zakat sarà determinato in base al prezzo di mercato dell’oro e dell’argento. Traduttore
9. La zakat è obbligatoria sui depositi custoditi in banca.
10. Una persona continuò per tutto l’anno a fare elemosine e beneficenza in vari modi, ma senza formulare l’intenzione della zakat. Pertanto, dopo la fine dell’anno, ciò che aveva dato in beneficenza non potrà essere conteggiato come zakat. Per questo, al momento di versare la zakat, è necessario formularne l’intenzione.
11. Il denaro della zakat può essere inviato tramite vaglia postale, ed è lecito dedurre dalla zakat la commissione del vaglia postale.
Descrizione dell’ushr
Il significato dell’ushr
Il significato letterale dell’ushr è un decimo. Nel linguaggio tecnico, invece, l’ushr è la zakat sui prodotti agricoli: un decimo del raccolto di alcuni terreni e un ventesimo del raccolto di altri terreni.
La norma sharaitica dell’ushr
********** Arabo ************
O credenti! Spendete sulla via di Allah la parte migliore dei vostri guadagni e anche ciò che abbiamo fatto uscire per voi dalla terra (che abbiamo prodotto). (Sura al-Baqara: 267)
In un altro passo è stato detto:
********** Arabo ************
E assolvi il diritto di Allah il giorno in cui raccogliete il raccolto. (Sura al-Anʿām: 141)
Gli esegeti sono unanimi sul fatto che ciò significhi la zakat del raccolto, cioè lʿushr.
Dai suddetti versetti del Sacro Corano si apprende che un decimo del raccolto è obbligatorio e che negli hadith vi è un’enfasi al riguardo. Il Profeta disse:
Per il raccolto prodotto su una terra irrigata dall’acqua piovana, dall’acqua di una sorgente o di un fiume o di un canale, oppure naturalmente fertile e umida perché situata sulla riva di un fiume, è obbligatorio versare lʿushr, cioè un decimo del raccolto. Per la terra coltivata sollevando l’acqua da un pozzo, è obbligatorio versarne un ventesimo.
Aliquota dellʿushr
È obbligatorio versare come zakat un decimo del raccolto prodotto su una terra irrigata dalla pioggia o dall’acqua di fiumi e canali, oppure naturalmente fertile e umida perché situata sulla riva di un fiume. Per il raccolto prodotto su una terra irrigata mediante diversi sistemi di irrigazione, è obbligatorio versare come zakat un ventesimo.
Lʿushr (la zakat del raccolto) è un diritto di Allah e consiste esattamente in un decimo o in un ventesimo del raccolto complessivo. Pertanto, quando i cereali o la frutta sono pronti per essere utilizzati, si deve innanzitutto versare il loro ʿushr, e poi si potranno utilizzare quei cereali o quella frutta.
Non è lecito utilizzare il raccolto prima di aver versato lʿushr; altrimenti, che si tratti di un decimo o della sua metà, esso sarà destinato alla causa di Allah.
Su quali prodotti è obbligatorio l’ushr
L’ushr è obbligatorio su ogni prodotto della terra, compresi i raccolti che vengono immagazzinati, come cereali, senape, sesamo, canna da zucchero, datteri, frutta secca e simili, nonché sui raccolti che non possono essere immagazzinati, come verdure, cetrioli, cetriolini, carote, ravanelli, rape, angurie, mango, arance dolci e simili. (Secondo alcuni faqih, l’ushr non è obbligatorio sulle verdure, sugli ortaggi e sulla frutta che non possono essere immagazzinati. Tuttavia, se il contadino li vende al mercato, su di lui diventa obbligatoria la zakat commerciale, qualora il loro valore raggiunga il nisab; cioè, se all’inizio e alla fine dell’anno i beni commerciali ammontano a duecento dirham o più.)
Anche sul miele è obbligatorio l’ushr. Il Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) disse: «Pagate l’ushr del miele». — (Bayhaqi)
Hazrat Abu Sayyada (radiyallahu ‘anhu) riferisce: «Dissi al Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) che possedevo alveari. Allora il Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) disse: “Allora pagane l’ushr”.» (Secondo l’Imam Malik (radiyallahu ‘anhu) e Hazrat Sufyan al-Thawri (rahmatullahi ‘alayh), sul miele non vi è ushr. Anche la posizione più nota dell’Imam al-Shafi‘i (rahmatullahi ‘alayh) è questa. L’Imam Bukhari (rahmatullahi ‘alayh) dice che nessun hadith riguardante la zakat del miele è autentico. In al-Bayhaqi si narra che un uomo portò al cospetto del Profeta l’ushr del miele e chiese: “Predisponete la protezione della foresta di Sabala”. Il Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) dispose la protezione di quella foresta. In seguito, durante il califfato di Hazrat Umar (radiyallahu ‘anhu), Sufyan ibn Wahab gli chiese quale fosse la verità al riguardo. Egli gli scrisse che, se quell’uomo fosse venuto da lui offrendogli ciò che offriva al Profeta, lo avrebbe accettato e avrebbe predisposto la protezione della foresta di Sabala. Altrimenti, il miele è come l’acqua del cielo, un prodotto creato dalle api: chi desidera può farne uso.»
L’opinione dell’Allama Maududi è che sul miele non vi sia zakat. Tuttavia, sul suo commercio si applica lo stesso tipo di zakat previsto per gli altri beni commerciali.)
Questioni relative all’ushr
1. L’ushr deve essere prelevato dall’intero raccolto prodotto. Dopo aver versato l’ushr, tutte le spese agricole devono essere sostenute con il raccolto rimanente. Per esempio, se dal terreno di qualcuno si ottengono trenta maund di raccolto, dopo aver versato i tre maund corrispondenti a un decimo come ushr, le spese agricole devono essere sostenute con i restanti sette maund.
2. L’ushr diventa obbligatorio sul raccolto non appena esso diventa utilizzabile. Per esempio, ceci, piselli, mango e simili devono essere utilizzati prima che maturino. Pertanto, si deve versare l’ushr sulla quantità disponibile in quel momento. Non è lecito utilizzare il raccolto prima di aver versato l’ushr.
3. Se nel giardino di qualcuno sono maturati dei frutti e questi vengono venduti prima della maturazione, l’ushr sarà obbligatorio per l’acquirente. Se vengono venduti dopo la maturazione, l’ushr ricadrà sul venditore.
4. L’ushr sarà obbligatorio per colui che coltiva la terra, sia che la coltivi prendendola in affitto, sia che la coltivi a mezzadria.
5. Se due persone coltivano insieme, l’ushr sarà obbligatorio per entrambe, anche se il seme appartiene a una sola di loro.
6. Il nisab non è una condizione per rendere l’ushr obbligatorio. (Secondo l’Imam A‘zam e l’Imam Shafi‘i, se il raccolto è inferiore a cinque wasaq [trenta maund], non è dovuto alcun ushr. Anche l’opinione degli Ahl al-Hadith è questa. Una condizione perché l’ushr diventi obbligatorio è che il raccolto sia almeno di cinque wasaq, cioè trenta maund. La prova è il seguente hadith: …………….. in arabo …………
Non è obbligatoria la zakat sul raccolto inferiore a cinque wasaq. — Bukhari) Si deve pagare l’ushr, sia che il raccolto sia poco sia che sia molto. Naturalmente, un raccolto di appena due o due chili e mezzo non viene preso in considerazione.
7. Per l’ushr non è necessario che trascorra un anno intero. Al contrario, se una terra produce due raccolti all’anno, si deve pagare l’ushr su ciascun raccolto.
8. L’ushr è obbligatorio anche sul raccolto dei bambini minorenni e delle persone mentalmente incapaci.
9. Se si coltiva una terra costituita in waqf, l’ushr è obbligatorio per il coltivatore.
10. Se si irriga artificialmente una terra resa fertile dall’acqua piovana, nel determinare il suo ushr bisogna considerare se essa abbia acquisito maggiore fertilità grazie alle precipitazioni naturali oppure all’irrigazione.
11. L’ushr può essere versato sotto forma di prodotti agricoli oppure del loro valore.
12. Le terre appartenenti a musulmani in Bangladesh, India e Pakistan sono soggette all’ushr, che deve essere versato per esse.
13. Il pagamento dell’imposta fondiaria non esonera dall’ushr.
14. L’ushr deve essere speso per gli stessi scopi per i quali viene spesa la zakat.
Questioni relative ai tesori nascosti e ai minerali
Le questioni relative ai beni custoditi sotto terra e ai minerali sono le seguenti:
1. Un quinto dei beni trovati custoditi sotto terra è destinato al Bayt al-mal. Nel hadith si legge: …………….. in arabo …………, cioè anche un quinto del tesoro nascosto deve essere versato al Bayt al-mal.
2. I minerali, siano essi sostanze metalliche, come ferro, argento, oro, rame e simili, oppure sostanze non metalliche, come lo zolfo, appartengono per un quinto al Bayt al-Māl. Le restanti quattro parti spettano al proprietario della miniera.
3. I minerali che non si ammorbidiscono quando vengono bruciati, come le gemme e simili, oppure le sostanze liquide, come il cherosene e la benzina. Su tali sostanze non spetta alcuna quota al Bayt al-Māl. (Secondo l’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal, su ogni sostanza minerale, metallica, non metallica o liquida che sia, è obbligatoria la zakāt nella misura del due e mezzo per cento, qualora raggiunga il niṣāb e sia di proprietà privata. Ai tempi di ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz si agiva secondo questa opinione.)
Esposizione sulla ṣadaqat al-fiṭr
Il significato della ṣadaqat al-fiṭr
Il significato letterale di fiṭr è interrompere il digiuno. Ṣadaqat al-fiṭr significa l’elemosina per l’interruzione del digiuno. In senso terminologico, con ṣadaqat al-fiṭr si indica quell’elemosina obbligatoria che viene offerta dopo la conclusione del Ramaḍān e l’interruzione del digiuno. Nell’anno stesso in cui il digiuno del Ramaḍān fu reso obbligatorio per i musulmani, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ordinò di versare la ṣadaqat al-fiṭr.
Significato e benefici della ṣadaqat al-fiṭr
Nel mese di Ramaḍān, i digiunatori si impegnano secondo le proprie possibilità a rispettare la dignità del Ramaḍān e a prestare piena attenzione a quei limiti, regole, modalità e condizioni che la Sharīʿa ha ingiunto di osservare. Ciononostante, consapevolmente o inconsapevolmente, le persone commettono molte mancanze ed errori. Uno dei significati della ṣadaqat al-fiṭr è che l’uomo spenda con entusiasmo, sulla via di Allah, parte dei beni che ha guadagnato, affinché le sue mancanze ed errori siano compensati e il suo digiuno sia accettato presso Allah. Inoltre, uno dei significati del versamento della ṣadaqat al-fiṭr in occasione dell’Eid è che i poveri e gli indigenti della società possano soddisfare serenamente e adeguatamente il bisogno di vestiario e partecipare all’ʿĪd-gāh insieme agli altri musulmani, così che l’assemblea dell’ʿĪd-gāh sia numerosa e, grazie alla grande partecipazione dei musulmani lungo il percorso, si manifestino l’influenza e il prestigio dell’Islam.
Ḥaḍrat Ibn ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha prescritto la ṣadaqat al-fiṭr affinché questa elemosina purifichi i digiunatori dalle mancanze derivanti da parole e azioni futili e dall’oscenità, e affinché, al contempo, sia provveduto al cibo e alle bevande dei bisognosi. Pertanto, chi paga la ṣadaqat al-fiṭr prima della preghiera dell’Eid vedrà accettata la propria elemosina; mentre chi la paga dopo la preghiera, essa sarà una semplice elemosina come le altre donazioni». (Abū Dāwūd)
Shah Waliullah (che Allah abbia misericordia di lui) dice: il giorno dell’Eid è un giorno di gioia. In questo giorno, attraverso il grande raduno dei musulmani, si manifesta la gloria e lo splendore dell’Islam, e questo scopo viene realizzato mediante la sadaqat al-fitr. Inoltre, la sadaqat al-fitr contribuisce al completamento del digiuno. (Hujjat Allah al-Baligha)
La norma della sadaqat al-fitr
La sadaqat al-fitr è obbligatoria per ogni musulmano benestante, uomo o donna, minore o adulto. (Secondo gli Ahl al-Hadith, la sadaqat al-fitr è obbligatoria come la zakat. Pertanto, è obbligatoria per tutti: ricchi e poveri, uomini e donne, liberi e schiavi, piccoli e grandi. La loro argomentazione è che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) mandò persone nei vicoli e nelle strade della Mecca affinché annunciassero: «Sappiate che la sadaqat al-fitr è obbligatoria per ogni musulmano, uomo o donna, libero o schiavo, piccolo o grande». (Tirmidhi) Inoltre, Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) prescrisse la sadaqat al-fitr: un sa‘ di datteri e un sa‘ di orzo per ogni uomo e donna, libero e schiavo, piccolo e grande, e ordinò di versarla prima di recarsi al luogo della preghiera dell’Eid.) È obbligatoria per chi possiede, oltre a ciò che gli è realmente necessario, beni del valore minimo sul quale la zakat diventa obbligatoria, indipendentemente dal fatto che la zakat sia o meno dovuta su tali beni. Per esempio, se qualcuno possiede, oltre alla casa in cui abita, altre abitazioni vuote o costruite per essere date in affitto, e il loro valore raggiunge il nisab, la sadaqat al-fitr sarà obbligatoria per il proprietario, anche se su quelle abitazioni non è dovuta la zakat. Tuttavia, se egli trae il proprio sostentamento dall’affitto delle abitazioni, esse rientreranno nei suoi bisogni essenziali e la sadaqat al-fitr non sarà obbligatoria per lui. Analogamente, se qualcuno possiede in casa, oltre agli oggetti d’uso, mobili quali utensili di rame, arredamento di valore e simili, il cui valore raggiunge o supera il nisab, la sadaqat al-fitr sarà obbligatoria per lui, anche se non dovrà versare la zakat su tutti quei beni.
Perché la sadaqat al-fitr diventi obbligatoria non è necessaria alcuna condizione oltre al nisab menzionato sopra. Non sono condizioni né la libertà, né il raggiungimento della pubertà, né il possesso della ragione. È obbligatoria anche per lo schiavo, ma sarà il suo padrone a versarla. La fitra dei bambini minori e dei figli folli sarà versata dal padre, dalla madre o dal wali.
Perché la sadaqat al-fitr diventi obbligatoria, non è neppure necessario che i beni siano posseduti per un anno intero. Al contrario, se qualcuno diventa proprietario di una ricchezza anche poco prima dell’alba, la sadaqat al-fitr sarà obbligatoria per lui.
Il momento in cui la sadaqat al-fitr diventa obbligatoria
Il momento in cui la sadaqat al-fitr diventa obbligatoria è l’alba del giorno dell’Eid. (Secondo gli Ahl al-Hadith, il periodo in cui la sadaqat al-fitr diventa obbligatoria va dal tramonto dell’ultimo giorno di Ramadan fino a prima della preghiera dell’Eid. È chiamata sadaqa della rottura del digiuno. Pertanto, diventa obbligatoria subito dopo la rottura dell’ultimo digiuno di Ramadan, sebbene sia valido versarla anche prima.) Di conseguenza, non sarà obbligatoria per chi muore o perde la propria ricchezza prima dell’alba. Non sarà obbligatoria neppure per il bambino che nasce dopo l’alba. Sarà invece obbligatoria per chi nasce durante la notte dell’Eid. Allo stesso modo, se qualcuno abbraccia l’Islam o diventa proprietario di una ricchezza prima dell’alba, la sadaqat al-fitr diventerà obbligatoria per lui.
Il momento del versamento della sadaqat al-fitr
Sebbene il momento in cui la sadaqa al-fitr diventa obbligatoria sia l’alba, il significato e lo scopo di tale obbligo richiedono che essa venga consegnata ai bisognosi alcuni giorni prima dell’Eid, affinché i poveri e gli indigenti possano procurarsi con tranquillità cibo e vestiario e recarsi all’Eidgah insieme a tutti gli altri. Nel Sahih al-Bukhari si riferisce che i Compagni, che Allah sia soddisfatto di loro, distribuivano la sadaqa al-fitr già uno o due giorni prima. Se non è possibile consegnarla due o quattro giorni prima, è comunque necessario darla prima della preghiera dell’Eid. Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, disse:
********** Arabo ************
Chi versa la sadaqa al-fitr prima della preghiera, avrà offerto una sadaqa accettata presso Allah. Quanto a chi la versa dopo la preghiera, la sua sadaqa sarà semplicemente una sadaqa come le altre elemosine.
Per conto di chi è obbligatorio versare la sadaqa al-fitr
1. Una persona benestante deve versare la sadaqa al-fitr, oltre che per sé, anche per i figli minorenni. Se il figlio minorenne è ricco, la verserà con i suoi beni; altrimenti la verserà a proprie spese.
2. È obbligatorio versare la sadaqa al-fitr per i figli che hanno perso la capacità di intendere, abbiano o non abbiano beni, siano maggiorenni o meno.
3. Coloro che provvedono al sostentamento e al mantenimento dei propri servitori o dipendenti devono versare la sadaqa per loro.
4. Il padre deve versare la sadaqa per i figli maggiorenni se sono indigenti e poveri. Se sono benestanti, non è obbligatorio.
5. Non è obbligatoria a nome della moglie. Tuttavia, se il marito la versa, sarà considerata versata a nome della moglie.
6. Quando il padre muore, tutte le responsabilità che erano sue ricadono sul nonno.
7. Se una donna è benestante, la ṣadaqat al-fiṭr è obbligatoria soltanto per lei. Non è obbligata a versarla per il marito, i figli o i genitori, oltre che per se stessa.
La quantità della ṣadaqat al-fiṭr
La quantità della ṣadaqat al-fiṭr, secondo il ser di ottanta tola, è un ser e tre chatak di farina di grano (secondo Mawlana Ashraf Ali Thanvi, la quantità della ṣadaqat al-fiṭr per una persona è un ser e dodici chatak e mezzo. Per prudenza, è meglio darne due ser); se si danno orzo o farina d’orzo, oppure datteri o uva passa, bisogna darne il doppio della quantità di grano. (All’epoca del Profeta, probabilmente il valore dell’orzo, dei datteri e dell’uva passa era uguale.)
Varie questioni riguardanti la ṣadaqat al-fiṭr
1. Anche chi, per qualsiasi motivo, non ha potuto osservare il digiuno di Ramadan è obbligato a versare la ṣadaqat al-fiṭr. Il digiuno non è una condizione perché la ṣadaqat al-fiṭr diventi obbligatoria.
2. La ṣadaqat al-fiṭr può essere data sotto forma di derrate alimentari, oppure se ne può versare il valore monetario. Al momento di darla, si dovrebbe scegliere tra derrate alimentari e denaro tenendo conto di ciò che è più conveniente per i poveri e i bisognosi.
3. Se si desidera dare, al posto del grano, qualcosa d’altro, come sorgo, miglio, ceci, piselli e simili, la quantità dovrebbe equivalere al valore del grano o dell’orzo.
4. La sadaqa al-fiṭr di una persona può essere data a un povero oppure a più poveri. Allo stesso modo, la fitra di più persone può essere data a una sola persona oppure a più persone.
5. Se qualcuno possiede una certa quantità di grano e una certa quantità d’orzo, deve fare il calcolo e completare la quantità dovuta per la sadaqa al-fiṭr.
6. Se necessario, la fitra può essere inviata anche in un altro luogo. Tuttavia, non dovrebbe essere inviata altrove senza una valida motivazione.
7. Anche le categorie di spesa della sadaqa al-fiṭr sono le stesse della zakat.
Capitolo sul digiuno
Descrizione del digiuno
Il digiuno di Ramadan è il terzo pilastro fondamentale dell’Islam. Nel Corano non è stato impartito soltanto il comando di digiunare, ma sono state indicate anche le regole e le modalità del digiuno. Vi sono state discusse la grandezza e la benedizione del Ramadan. Per prima cosa descriveremo il merito e la benedizione del mese il cui digiuno la Legge islamica ha reso obbligatorio.
I meriti del benedetto Ramadan
La grandezza e i meriti del Ramadan nel Corano
Nel Sacro Corano sono indicate tre ragioni della grandezza e dei meriti del Ramadan:
1. La rivelazione del Corano, cioè in questo mese il Corano è stato rivelato.
2. Laylat al-Qadr, cioè in questo mese vi è una notte che, per bene e benedizione, è migliore di mille mesi.
3. L’obbligatorietà del digiuno, cioè in questo mese il digiuno è stato reso obbligatorio per i musulmani.
Per questi meriti, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) definì questo mese il mese di Allah e lo dichiarò il migliore di tutti i mesi. Di seguito ne viene presentata una breve analisi:
Le ragioni dei meriti del Ramadan
1. La rivelazione del Corano: il Corano dice—********** ************
Il Ramadan è un mese nel quale è stato rivelato il Corano, guida per tutta l’umanità: guida verso la retta via, con insegnamenti chiari, che espone chiaramente il vero e il falso. (Sura al-Baqara: 185)
Per comprendere la grandezza e il merito del Ramadan non è sufficiente sapere che in esso è stato rivelato l’ultimo Libro della guida di Allah. La realtà è che, se l’umanità fosse stata privata della fonte della guida, l’intera grande macchina dell’esistenza della natura universale sarebbe andata in rovina, nonostante la luce del sole e i puri raggi della luna e delle stelle. La natura universale, nonostante la sua raffinata fattura e la sua bellezza, sarebbe diventata priva di significato, incompleta e senza scopo. Di conseguenza, a causa del kufr, dell’ateismo e dello shirk, l’uomo sarebbe diventato peggiore persino delle feroci bestie della foresta. Il Corano è anche l’unica fonte della luce della guida sulla Terra. Chi ne è privato è privato della guida e del bene.
2. Laylat al-Qadr: È chiaramente affermato nel Corano che essa è inclusa nel mese di Ramadan e che il Corano è stato rivelato nella Laylat al-Qadr. Il significato inevitabile è che la Laylat al-Qadr è una notte del Ramadan migliore di mille mesi. Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Cercate la Laylat al-Qadr tra le notti dispari degli ultimi dieci giorni del Ramadan». (Bukhari)
3. L’obbligo del digiuno: Allah l’Altissimo ha scelto questo mese per un atto di adorazione importante come il digiuno e ha reso obbligatorio per i musulmani digiunare per tutto il mese:
********** ************ Pertanto, chiunque tra voi giunga a questo mese deve necessariamente digiunare per tutto il mese.
Hadith sulla grandezza e sui meriti del Ramadan
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui), descrivendo la grandezza e i meriti del Ramadan, disse che quando arriva la prima notte del Ramadan, Satana e i jinn ribelli vengono incatenati e tutte le porte dell’Inferno vengono chiuse. Nessuna di esse viene lasciata aperta. Tutte le porte del Paradiso vengono aperte. Nessuna di esse viene lasciata chiusa. Poi un banditore da parte di Allah proclama: «O voi che desiderate il bene e la prosperità, avanzate! O voi che desiderate commettere malvagità e peccati, fermatevi!». Poi, da parte di Allah, molti servi disobbedienti vengono liberati dall’Inferno. E ciò avviene ogni notte del Ramadan. (Tirmidhi, Ibn Majah)
- Questo è un mese in cui viene accresciuto il sostentamento dei credenti. (Mishkat)
- Il mese di Ramadan è il signore di tutti i mesi. (ʿIlm al-fiqh)
- La prima parte di questo mese è misericordia, la seconda è perdono, mentre la terza e ultima parte è liberazione e salvezza dal fuoco dell’Inferno. (Mishkat)
- In questo mese, se qualcuno compie volontariamente un atto meritorio facoltativo per ottenere il compiacimento di Allah, riceverà una ricompensa pari a quella dell’adempimento di un atto obbligatorio negli altri mesi. E chi adempie un atto obbligatorio avrà diritto a una ricompensa pari a quella di settanta atti obbligatori degli altri mesi. (Mishkat)
La grandezza e l’importanza del Ramadan nella storia
La storia testimonia che in questo mese ebbe luogo la prima battaglia decisiva tra la verità e la falsità. E il giorno che nel Corano è chiamato Yawm al-Furqan, il giorno che separò la verità dalla falsità, fu uno dei giorni di questo mese. Proprio in quel giorno ebbe inizio la prima vittoria della verità e la falsità fu sconfitta. La storia racconta anche che proprio in questo mese avvenne la conquista della Mecca. Riflettete su questi fatti e allora ne comprenderete il significato.
- La guida della verità fu rivelata proprio in questo mese.
- La vittoria iniziale dell’Islam avvenne proprio in questo mese.
- La piena vittoria dell’Islam si compie proprio in questo mese.
Il mese di Ramadan ritorna ogni anno per ricordare queste verità. La Sharia ha reso obbligatorio il digiuno in questo mese e ha istituito la preghiera notturna e la recitazione del Corano, affinché la forza vitale del jihad nel credente non si spenga. E affinché almeno una volta all’anno, durante il mese di Ramadan, egli possa ascoltare o leggere il Corano e tradurlo nel proprio cuore, con un senso di responsabilità commisurato alla propria posizione. La rivelazione del Corano, il suo studio e l’educazione al carattere combattivo del digiuno hanno questo scopo: i figli dell’Islam vivono per rendere la religione vittoriosa e saldamente affermata, e non devono mai essere negligenti verso le proprie responsabilità e i propri doveri.
Il significato del digiuno
In lingua araba il digiuno è chiamato ṣawm o ṣiyām. Significa astenersi da qualcosa e abbandonarlo. Nella terminologia della Sharia, il significato di ṣawm è
Astenersi dal cibo, dalle bevande e dai rapporti sessuali dall’alba vera fino al tramonto.
La norma sull’obbligatorietà del digiuno
Il digiuno di Ramadan fu reso obbligatorio per i musulmani un anno e mezzo dopo l’Egira.
********** arabo ************
O credenti, vi è stato prescritto il digiuno. Il digiuno è un obbligo individuale: chi lo nega è un miscredente, mentre chi lo omette senza una valida scusa è un empio e un gravissimo peccatore.
L’importanza del digiuno
Il Corano testimonia che il digiuno era prescritto nell’ambito di tutte le Leggi sacre celesti e che costituiva una parte indispensabile del culto di ogni comunità.
********** arabo ************
Così come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto.
Questo versetto non serve soltanto a narrare un evento storico, bensì a mettere in evidenza questa importante verità: il digiuno ha un rapporto particolare con la purificazione degli istinti umani e costituisce un diritto naturale della purificazione dell’anima. Anzi, sembra che essa non possa compiersi senza il processo di educazione e purificazione. Nessun’altra forma di culto può sostituirla. Per questo il digiuno era prescritto nelle Leggi sacre di tutti i profeti.
Nel descrivere l’importanza del digiuno, il Profeta (s) disse che chiunque abbandoni un digiuno del Ramadan senza una valida scusa prevista dalla Legge o senza essere malato, anche se digiunerà per tutta la vita, non potrà compensare il danno subito. (Ahmad, Tirmidhi, Abu Dawud)
In altre parole, la grandezza, il beneficio, la benedizione e l’importanza del digiuno del Ramadan sono tali che, se una persona negligente interrompe volontariamente un digiuno o non lo osserva, il danno che ne deriva non potrà essere compensato neppure digiunando per tutta la vita. Tuttavia, potrà assolvere il recupero prescritto dalla Legge.
Il digiuno ha come scopo
Il vero scopo del digiuno è generare il taqwā……. in arabo …… affinché il taqwā possa svilupparsi in voi. Il taqwā è in realtà una ricchezza che nasce dall’amore e dal timore di Allah. Dalla fede nell’Essenza di Allah e dalla profonda percezione della Sua misericordia, della Sua benevolenza e dei Suoi attributi nasce l’impulso dell’amore; mentre dalla consapevolezza e dalla fede nelle altre qualità, quali la collera, l’ira e la capacità di punire, si risveglia il sentimento del timore. Questo stato interiore di amore e timore si chiama taqwā: è la fonte di tutte le buone azioni e il vero mezzo per salvarsi da ogni peccato.
Il digiuno rafforza la fede nell’Essenza di Allah e suscita una profonda percezione della Sua benevolenza e del Suo scontento. Poiché per diverse ore consecutive durante l’intera giornata ci si astiene dal soddisfare le esigenze più fondamentali e necessarie della propria natura, l’uomo diventa estremamente incapace, indifeso e bisognoso. Diventa un mendicante della misericordia e della grazia di Allah in ogni istante della sua vita. Poi, quando vede la propria vita arricchita dalle benedizioni di Allah, è pervaso dall’impeto dell’amore per Allah e si dedica con sincero fervore all’obbedienza e alla devozione a Lui. Quindi, in solitudine, trattiene il suo intenso desiderio sessuale, in un luogo dove nessuno, tranne Allah, può vederlo; allora il timore di Allah nel suo cuore diventa sempre più intenso. Di conseguenza, l’impressione della grandezza e della supremazia di Allah sul suo cuore diventa così profonda che il suo corpo trema persino al pensiero di commettere un peccato.
Il digiuno autentico
Questo grande scopo del digiuno può essere raggiunto soltanto quando si digiuna con piena consapevolezza e si protegge il digiuno dalle azioni proibite che lo rendono privo di vita. Il vero digiuno è quello mediante il quale l’uomo preserva la mente, l’intelletto e tutte le proprie facoltà dalla disobbedienza ad Allah e calpesta i desideri della propria natura.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: Quando digiuni, è tuo dovere trattenere le orecchie, gli occhi, la bocca, le mani, i piedi e tutte le membra dal compiere ciò che dispiace ad Allah. (Kashf al-Mahjūb)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: Se una persona, pur digiunando, non si astiene dal dire menzogne e dal comportarsi falsamente, Allah non ha bisogno che essa rimanga affamata e assetata. (Bukhārī)
Ci sono molti digiunatori che, oltre a soffrire la fame e la sete durante il digiuno, non hanno nient’altro che ricada sul piatto della bilancia delle loro buone azioni. (Mishkāt)
Le virtù del digiuno
Il Profeta (S) disse: la ricompensa per ogni buona opera viene moltiplicata da dieci fino a settecento volte. Ma Allah ha dichiarato: «Il digiuno è diverso da tutto il resto: esso è per Me e Io stesso ne darò la ricompensa. Il servo rinuncia, per Me, ai propri desideri sessuali e al cibo e alle bevande». Il digiunatore ha due gioie: la prima è al momento dell’iftar, quando, animato da questa esultanza, gode delle benedizioni di Allah, poiché Allah gli ha concesso la grazia di adempiere un obbligo.
La seconda gioia è l’incontro con il proprio Signore, quando gli sarà concesso il permesso di presentarsi al cospetto di Allah e, contemplandoLo, i suoi occhi troveranno conforto.
L’odore della bocca del digiunatore è, presso Allah, migliore del profumo del muschio. Il digiuno è uno scudo per proteggersi dai peccati. Quando qualcuno di voi digiuna, si tenga lontano dalle parole oscene e dagli schiamazzi. Se qualcuno lo insulta o viene a litigare con lui, deve ricordare che sta digiunando. (Bukhari, Muslim)
Il Profeta (S) disse inoltre: chi digiuna con fede e nella speranza della ricompensa nell’Aldilà, riceverà il perdono di tutti i peccati precedenti (minori). (Bukhari, Muslim)
Istruzioni sull’avvistamento della nuova luna
1. Tentare di avvistare la luna nuova del Ramadan il ventinovesimo giorno di Sha‘ban è un obbligo collettivo per i musulmani. (È obbligatorio per la comunità musulmana predisporre l’avvistamento della luna del Ramadan. Se l’intera società non ne riconosce l’importanza e trascura la questione, tutti saranno peccatori.) Non è assolutamente lecito iniziare il digiuno basandosi sui calendari e simili, trascurando l’avvistamento della luna. Persino coloro che sono esperti nella scienza dei calcoli e sono virtuosi e pii non possono agire secondo i propri calcoli. Il Profeta (S) disse: «Digiunate quando la vedete e terminate il digiuno quando la vedete. Se la luna non viene avvistata il ventinovesimo giorno di Sha‘ban, completate i trenta giorni di Sha‘ban». (Sahih Bukhari e Muslim)
2. Non è lecito accettare l’avvistamento della luna sulla base di un’esperienza precedente e digiunare di conseguenza. Per esempio, esiste il detto secondo cui il giorno che è il quattro del mese di Rajab sarebbe il primo giorno del Ramadan, e ciò sarebbe stato verificato ripetutamente.
3. È raccomandabile cercare di avvistare la luna nuova e predisporre quanto necessario il ventinove di Rajab. Infatti, per conoscere il primo giorno di Ramadan è necessario conoscere le date di Sha‘ban. Supponiamo, per esempio, che la luna nuova sia sorta il ventinove di Rajab, ma che la gente non abbia predisposto alcun mezzo per avvistarla. Poi iniziò a fare i calcoli considerando il primo giorno di Sha‘ban come il trentesimo di Rajab. In questo modo arrivò il trentesimo giorno di Sha‘ban, ma, a causa delle nuvole o della polvere nel cielo, la luna non fu avvistata. Poiché si riteneva che fosse il ventinovesimo giorno di Sha‘ban, la gente considerò il primo giorno di Ramadan come il trentesimo di Sha‘ban. Di conseguenza, per negligenza, fu perso un giorno di digiuno di Ramadan.
Hazrat Aisha (che Allah sia compiaciuto di lei) riferì: «Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) teneva a mente i giorni e le date del mese di Sha‘ban con una riflessione e un calcolo tali da non riservare la stessa attenzione alle date di nessun altro mese; poi digiunava dopo aver avvistato la luna nuova di Ramadan». (Abu Dawud)
4. Chiunque avvisti con i propri occhi la luna nuova di Ramadan ha il dovere di informarne tutti gli abitanti del villaggio, oppure i responsabili dei musulmani, oppure un’istituzione, sia egli uomo o donna.
5. Se la parte occidentale del cielo, dove sorge la luna, è limpida, in tal caso l’inizio di Ramadan non sarà comprovato soltanto dalla testimonianza di due persone religiose, né sarà comprovata la luna nuova dell’Eid. In tale situazione è necessaria la testimonianza di un numero di persone sufficiente a dare certezza, sulla base delle loro dichiarazioni, dell’avvistamento della luna.
6. Se il luogo in cui sorge la luna non è limpido, per comprovare la luna nuova di Ramadan è sufficiente la testimonianza di una sola persona, sia essa uomo o donna, alle seguenti condizioni:
a) Il testimone deve essere maggiorenne, dotato di discernimento e un musulmano religioso.
b) Deve dichiarare di aver visto la luna con i propri occhi.
7. Se il cielo è limpido, la testimonianza di una sola persona non è sufficiente per la luna nuova dell’Eid, per quanto affidabile possa essere. Per la luna nuova dell’Eid è necessario accettare la testimonianza di due uomini religiosi e timorati di Dio, oppure di un uomo religioso e di due donne religiose. Anche se quattro donne testimoniano di aver visto la luna, ciò non sarà sufficiente a comprovare la luna nuova dell’Eid.
8. Nei luoghi in cui non vi è alcun qadi o governante musulmano, i musulmani dovrebbero provvedere autonomamente all’avvistamento della luna, darne diffusione e agire di conseguenza.
9. In tutta la città si diffuse la notizia che la luna era stata avvistata, ma, nonostante numerose ricerche, non fu trovata alcuna persona disposta ad attestare di averla vista personalmente. In tal caso, l’inizio del mese lunare non sarà considerato accertato.
10. Se si dice che una persona ha avvistato la luna di Ramadan, ma la sua testimonianza non è ammissibile secondo la Sharia e nessun altro l’ha vista, gli abitanti della città o del villaggio non digiuneranno sulla base della sua dichiarazione. Tuttavia, egli dovrà certamente digiunare, poiché per lui il digiuno è obbligatorio. Poi, dopo aver completato trenta giorni di digiuno, se la luna dell’Eid non sarà stata avvistata, digiunerà per trentun giorni e celebrerà l’Eid insieme agli abitanti del villaggio.
11. Se per qualche motivo la luna non viene avvistata in un determinato luogo e giunge la notizia che è stata avvistata in un altro luogo, qualora tale notizia sia accettabile secondo la Sharia, con essa sarà accertato sia l’inizio del Ramadan sia quello dell’Eid. I responsabili musulmani dovranno verificare tali notizie e, se risultano accettabili secondo la Sharia, provvedere a diffonderle in città.
12. Se l’avvistamento della luna viene accertato mediante la testimonianza di due persone affidabili e degne di fiducia e la gente digiuna di conseguenza, ma, dopo aver completato trenta giorni di digiuno, la luna dell’Eid non viene avvistata, celebreranno l’Eid il trentunesimo giorno. Quel giorno non sarà lecito digiunare.
Il digiuno dopo l’avvistamento della luna nuova
Hazrat Abdullah ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che, quando il Profeta (pace e benedizioni su di lui) vedeva la luna nuova, diceva:
********** Arabo ************
Allah è il Più Grande. O Allah, fa’ che questa luna sorga per noi come luna di sicurezza, fede e Islam. Concedici la capacità di compiere ciò che Ti è gradito e caro. O luna, il tuo e il nostro unico Signore è Allah. (Tirmidhi e Darimi)
Tipi di digiuno e relative disposizioni
Esistono sei tipi di digiuno, dei quali è necessario conoscere in dettaglio la descrizione e le disposizioni.
(1) Obbligatorio, (2) Wajib, (3) Sunna, (4) Volontario, (5) Makruh, (6) Haram.
1. Obbligatorio digiuno- durante l’anno, soltanto il digiuno di Ramadan (di 30 o 29 giorni, secondo l’avvistamento della luna) è obbligatorio per i musulmani. Nel Corano e negli hadith vi sono prove chiare dell’obbligatorietà del digiuno di Ramadan. La comunità musulmana lo ha sempre praticato nel corso di tutta la storia. Chi negherà l’obbligatorietà del digiuno di Ramadan sarà un miscredente e sarà espulso dall’Islam. Chi invece abbandonerà il digiuno senza una valida giustificazione sarà un peccatore e commetterà un grave peccato. Se il digiuno di Ramadan non viene osservato per qualche motivo o per negligenza, è obbligatorio recuperarlo. Questo obbligo non è limitato a un periodo determinato: lo si deve assolvere non appena se ne presenta l’opportunità. Anzi, è preferibile farlo quanto prima.
2. Digiuno wajib– Il digiuno per voto e quello di espiazione sono wajib. Se si fa voto di digiunare in un giorno determinato, è necessario digiunare proprio quel giorno. Se non si specifica il giorno, si può scegliere qualunque giorno. Non è corretto rimandare senza motivo.
3. Digiuno sunna– È sunna il digiuno che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) osservava personalmente e che raccomandava di osservare. Osservarlo porta una grande ricompensa, ma non è una sunna mu’akkada e non si commette peccato se non lo si osserva. I digiuni sunna sono i seguenti:
- Il digiuno di Ashura, cioè due digiuni: il nono e il decimo giorno di Muharram.
- Il digiuno del giorno di ʿArafa. Cioè, il digiuno del nono giorno di Dhu al-Hijjah.
- Il digiuno degli Ayyam al-Bid. Cioè, il digiuno dei giorni 13, 14 e 15 del mese lunare.
4. Digiuno nafl– Fatta eccezione per i digiuni fard, wajib e sunnah, tutti gli altri digiuni sono nafl o mustahabb. Il digiuno nafl è tale che, se praticato regolarmente, si ottiene una grande ricompensa. Ad esempio:
- Sei digiuni nel mese di Shawwal.
- Il digiuno del lunedì e del giovedì.
- Il digiuno del 15 Shaʿban.
- Il digiuno dei primi otto giorni del mese di Dhu al-Hijjah.
5. Digiuno makruh-
- Digiunare soltanto il sabato o la domenica.
- Digiunare soltanto nel giorno di ʿĀshūrāʾ.
- Digiunare senza il permesso del marito.
- Digiunare consecutivamente senza saltare alcun giorno, pratica chiamata ṣawm al-wiṣāl.
6. Digiuni proibiti: in cinque giorni dell’anno è proibito digiunare.।
- Digiunare nel giorno dell’ʿĪd al-Fiṭr.
- Digiunare nel giorno dell’ʿĪd al-Aḍḥā.
- Digiunare nei giorni di Tashrīq, cioè l’11, il 12 e il 13 di Dhū al-Ḥijja, è proibito.
Le condizioni del digiuno
Le condizioni del digiuno sono di due tipi:
- Condizioni per la validità del digiuno.
- Condizioni per l’obbligatorietà del digiuno.
Le cose necessarie affinché il digiuno sia valido sono chiamate condizioni di validità, mentre quelle necessarie affinché sia obbligatorio sono chiamate condizioni di obbligatorietà.
Condizioni per l’obbligatorietà del digiuno
1. L’Islam. Il digiuno non è obbligatorio per il miscredente.
2. Raggiungere la pubertà. Il digiuno non è obbligatorio per chi non ha raggiunto la pubertà.
Certamente, per abituarli, si dovrebbe ordinare ai ragazzi e alle ragazze minorenni di digiunare. Così come negli hadith è stata sottolineata l’importanza di abituarsi a pregare, allo stesso modo è stato raccomandato di digiunare. Si dovrebbe ordinare di digiunare soltanto a coloro che sono in grado di sopportare la fame e la sete. In questa materia, gli eccessi non sono buoni.
3. Essere a conoscenza del fatto che il digiuno di Ramadan è obbligatorio.
4. Non essere malati o incapaci. In altre parole, non avere alcuna scusa che permetta di non digiunare, come il viaggio, la vecchiaia, la malattia, il jihad e così via.
Condizioni per la validità del digiuno
1. L’Islam. Il digiuno del miscredente non è valido.
2. Per le donne, essere purificate dalle mestruazioni e dal lochia.
3. Formulare l’intenzione. Cioè, avere interiormente l’intenzione di digiunare. Se qualcuno, senza avere l’intenzione di digiunare, si astiene per tutto il giorno dalle cose dalle quali gli è stato ordinato di astenersi, il suo digiuno non sarà valido.
Gli obblighi del digiuno
Durante il digiuno è obbligatorio astenersi da tre cose dall’alba vera fino al tramonto.
1. Astenersi dal mangiare qualsiasi cosa.
2. Astenersi dal bere qualsiasi cosa.
3. Astenersi dal soddisfare il desiderio sessuale.
Nel soddisfare il desiderio sessuale rientrano tutti quei rapporti sessuali che provocano l’emissione dello sperma, sia attraverso il rapporto con la propria moglie, sia attraverso un’attività sessuale con una persona, un animale o altro, oppure attraverso la masturbazione. In breve, bisogna astenersi da tutto ciò. Non è invece obbligatorio astenersi dal guardare, accarezzare, abbracciare o baciare la propria moglie, perché ciò non provoca l’emissione dello sperma.
Le azioni sunnah e mustahabb del digiuno
1. È sunnah preparare il suhur, anche se consiste in alcuni datteri o in un sorso d’acqua.
2. È mustahabb mangiare durante il suhur, quando manca poco all’alba vera.
3. È mustahabb formulare l’intenzione di digiunare già durante la notte.
4. È mustahabb affrettarsi a fare l’iftar, cioè farlo subito dopo il tramonto del sole, senza ritardare.
5. È mustahabb fare l’iftar con datteri khurma oppure con acqua.
6. È sunnah astenersi dalla maldicenza, dal riferire parole per fomentare discordia, dalle menzogne, dalla rabbia e dagli eccessi. Naturalmente, queste azioni non sono permesse neppure negli altri momenti. Tuttavia, durante il digiuno si dovrebbe fare ancora maggiore sforzo per starne lontani.
Quali sono le cause che invalidano il digiuno
Durante il digiuno è obbligatorio astenersi da tre cose, vale a dire:
(1) non mangiare nulla, (2) non bere nulla e (3) non soddisfare il desiderio sessuale. È obbligatorio astenersi da tutte queste cose.
Pertanto, il digiuno si invalida compiendo qualsiasi atto contrario a questi tre obblighi sopra menzionati. Le cose che invalidano il digiuno sono poi di due tipi: il primo è quello per cui diventa obbligatorio soltanto il qada; il secondo è quello per cui diventano obbligatori sia il qada sia la kaffara.
Alcune regole fondamentali riguardo ai casi in cui la kaffara è obbligatoria
1. Se si fa entrare intenzionalmente qualcosa nello stomaco, ritenendola anche utile, sia essa cibo, medicina o un atto il cui piacere sia simile a quello del rapporto sessuale, in tutti questi casi diventano obbligatori sia il qaḍāʾ sia la kaffara.
2. Se qualcosa entra spontaneamente nello stomaco senza che si ritenga che sia utile, oppure si compie un atto il cui piacere non sia simile a quello del rapporto sessuale, sarà obbligatorio soltanto il qaḍāʾ.
3. La kaffara diventa obbligatoria soltanto quando viene interrotto un digiuno di Ramadan; se viene interrotto un altro digiuno al di fuori del Ramadan, la kaffara non sarà obbligatoria, sia che ciò avvenga per errore sia intenzionalmente.
4. Se viene interrotto un digiuno sostitutivo del Ramadan, la kaffara non sarà obbligatoria; essa diventa obbligatoria soltanto quando viene interrotto un digiuno durante il mese di Ramadan.
5. Se in una persona non sussistono le condizioni che rendono obbligatorio il digiuno, la kaffara non sarà obbligatoria neppure se il suo digiuno viene interrotto. Per esempio, il digiuno del viaggiatore e quello delle donne in stato di mestruazione o di nifās. Questo vale anche se il viaggiatore e la donna in stato di mestruazione o di nifās hanno formulato l’intenzione di digiunare prima dell’inizio del viaggio e prima dell’inizio delle mestruazioni o del nifās.
6. Se un atto avviene involontariamente, per esempio se qualcuno mangia per errore, compie un rapporto sessuale, mentre si sciacqua la bocca l’acqua gli scende improvvisamente in gola, oppure qualcuno viene costretto ad avere un rapporto sessuale, in tutti questi casi la kaffara non sarà obbligatoria.
7. Nel rapporto sessuale non è condizione che sia consapevole sia colui che lo compie sia colui o colei con cui viene compiuto. Tra i due, la kaffara sarà obbligatoria per chi è consapevole e compie volontariamente tale atto. Se la donna è consapevole, dovrà pagare la kaffara lei, non l’uomo. Se invece l’uomo è consapevole, dovrà pagarla lui; la kaffara non sarà obbligatoria per una donna pazza o mentalmente incapace.
8. Se una donna ha un rapporto sessuale con un ragazzo minorenne o con un pazzo, per lei saranno obbligatori sia il qaḍāʾ sia la kaffāra.
9. Se durante il Ramadan qualcuno mangia e beve senza aver formulato l’intenzione di digiunare, per lui non sarà obbligatoria la kaffāra, ma soltanto il qaḍāʾ. La kaffāra diventa obbligatoria soltanto se, dopo aver formulato l’intenzione di digiunare, egli invalida il digiuno.
10. Se qualcuno invalida il digiuno a causa di un dubbio, non dovrà offrire la kaffāra.
Casi in cui si deve recuperare soltanto il digiuno
1. Qualcuno si sveglia tardi e mangia pensando che ci sia ancora tempo per il suḥūr. Poi si accorge che è già spuntata l’alba. In tal caso sarà obbligatorio per lui recuperare il digiuno.
2. Prima del tramonto, qualcuno rompe il digiuno pensando che il sole sia già tramontato. Dovrà quindi recuperare il digiuno.
3. Se qualcosa entra nello stomaco involontariamente, per esempio se, facendo i gargarismi, dell’acqua scende nella gola; se si mette una medicina nel naso o nell’orecchio e questa entra nello stomaco; oppure se si applica una medicina su una ferita dell’addome o della testa e questa penetra nell’addome o nella testa, in tutti questi casi sarà obbligatorio il qaḍāʾ.
4. Se qualcuno costringe una persona che sta digiunando a mangiare, dovrà soltanto recuperare il digiuno.
5. Se qualcuno ha avuto un rapporto sessuale con una donna contro la sua volontà, oppure ha avuto un rapporto con una donna che dormiva profondamente o era priva di sensi, per quella donna è obbligatorio soltanto il qaḍāʾ.
6. Se una persona priva di senno ha compiuto un atto sessuale con una donna morta, una bambina molto piccola o un animale, oppure ha abbracciato qualcuno, lo ha baciato o si è masturbata, e in tali circostanze ha eiaculato, sarà obbligatorio soltanto il qaḍāʾ.
7. Se qualcuno non formula affatto l’intenzione di digiunare, ma si astiene dal mangiare e dal bere, oppure formula l’intenzione soltanto dopo mezzogiorno, in tal caso il digiuno non sarà valido e sarà obbligatorio il qaḍāʾ.
8. Se, durante il digiuno, acqua dagli occhi o sudore entrano nella bocca di qualcuno, egli ne avverte la salinità e la inghiotte, il digiuno sarà annullato e dovrà compiere il qaḍāʾ.
9. Se qualcuno si addormenta con dell’acqua in bocca e si sveglia dopo l’alba vera, dovrà compiere soltanto il qaḍāʾ; la kaffāra non sarà obbligatoria.
10. Se durante il digiuno vomita riempiendosi la bocca, il digiuno sarà annullato e dovrà compiere il qaḍāʾ.
11. Se, durante il digiuno, qualcuno inghiotte una pietra, un pezzo di ferro o qualcosa che non viene consumato né come alimento né come medicina, il digiuno sarà annullato e dovrà compiere il qaḍāʾ.
12. Se una donna, durante il digiuno, introduce una medicina o dell’olio nelle proprie parti intime, dovrà compiere soltanto il qaḍāʾ.
13. Se, durante il digiuno, qualcuno mangia per errore e poi, credendo che il digiuno sia stato invalidato, mangia e beve intenzionalmente, il digiuno sarà invalido e sarà obbligatorio recuperarlo, ma non sarà obbligatoria l’espiazione.
14. Se, durante il digiuno, qualcuno mette dell’olio nell’orecchio oppure assume un lassativo, il digiuno sarà invalido e sarà necessario soltanto recuperarlo.
15. Se una donna, per motivi medici o simili, introduce un dito nella vagina, oppure lo fa introdurre da un’ostetrica, e poi estrae tutto il dito o una parte di esso per inserirlo nuovamente, il digiuno sarà invalido e sarà obbligatorio recuperarlo. Se invece non lo inserisce nuovamente, ma il dito si bagna con qualcosa, il digiuno sarà invalido già al primo inserimento e sarà obbligatorio recuperarlo. Analogamente, se una donna introduce nella vagina del cotone o qualcosa di simile e questo entra completamente all’interno, il digiuno sarà invalido e sarà obbligatorio recuperarlo.
16. Se qualcuno compie, senza avere rapporti sessuali, un atto di piacere sessuale che normalmente provoca l’eiaculazione, e l’eiaculazione avviene, il digiuno sarà invalido e sarà obbligatorio soltanto recuperarlo. Per esempio, se qualcuno si masturba, oppure inserisce il pene nell’ombelico, nella coscia o nell’ascella della propria moglie e eiacula, oppure compie tale atto con un animale, oppure una donna cerca di provare piacere sessuale con un’altra donna e avviene l’eiaculazione, il digiuno sarà invalido e sarà obbligatorio soltanto recuperarlo.
17. Se, mentre usa il siwāk o anche spontaneamente, esce sangue dalle gengive e, durante il digiuno, lo inghiotte insieme alla saliva, il digiuno sarà invalido e sarà obbligatorio recuperarlo. Se però il sangue è in quantità inferiore alla saliva e non se ne avverte la presenza in gola, il digiuno non sarà invalido.
Le situazioni in cui sono obbligatori sia il recupero sia l’espiazione
1. Se qualcuno, durante il digiuno, compie un rapporto sessuale spinto dall’eccitazione, sia egli uomo o donna, oppure se un uomo compie un atto omosessuale, saranno obbligatori sia il recupero sia l’espiazione.
2. Se una donna diventa compagna di letto di un uomo e la punta del pene entra nella sua parte intima, saranno obbligatori sia il recupero sia l’espiazione, indipendentemente dal fatto che avvenga o meno l’eiaculazione.
3. Se uno sciocco, giacendo accanto alla propria moglie, le penetra nell’ano con il pene, il digiuno di entrambi sarà invalidato e saranno obbligatori sia il recupero sia l’espiazione.
4. Se, durante il digiuno, qualcuno mangia o beve qualcosa che normalmente si mangia o si beve, oppure mangia qualcosa che non viene usato come alimento, ma lo assume come medicinale, il digiuno sarà invalidato e saranno obbligatori sia il recupero sia l’espiazione.
5. Se la moglie è addormentata o priva di sensi e il marito ha un rapporto sessuale con lei, per il marito, cioè per l’uomo, saranno obbligatori il recupero e l’espiazione.
6. Se qualcuno compie un’azione che non invalida il digiuno, ma ritiene che il digiuno sia stato invalidato e poi mangia e beve, il digiuno sarà invalidato e dovrà compiere sia il recupero sia l’espiazione.
Per esempio, se qualcuno applica il kohl, oppure si spalma dell’olio sulla testa, oppure abbraccia una donna al petto o la bacia, poi ritiene che il digiuno sia stato invalidato e quindi mangia e beve deliberatamente, in tal caso saranno obbligatori sia il recupero sia l’espiazione.
Le cose che rendono il digiuno makruh
Cioè, la descrizione delle cose che non invalidano il digiuno, ma lo rendono makruh. Queste cose sono makruh tanzihi, non makruh tahrimi.
1. Assaggiare qualcosa. Tuttavia, se una donna, per necessità, assaggia del cibo, oppure lo assaggia al momento di acquistarlo al mercato perché suo marito è molto irascibile e severo, o se una domestica lo assaggia per paura del suo padrone, il digiuno non sarà makruh.
2. Masticare qualcosa in bocca oppure tenerla semplicemente lì, per esempio quando una donna mastica qualcosa per nutrire un bambino piccolo, oppure la tiene in bocca per ammorbidirla o raffreddarla, non rende il digiuno makruh. Naturalmente, fare ciò è lecito in caso di necessità. Per esempio, se il bambino di qualcuno ha fame, mangia soltanto cibo che deve essere masticato prima di darglielo e non c’è nessuna persona che non stia digiunando, allora masticarlo in queste circostanze non rende il digiuno makruh.
3. Baciare le labbra di una donna oppure abbracciarla nudi è makruh, vi sia o non vi sia il timore di eiaculazione o di avere un rapporto sessuale.
4. È makruh, durante il digiuno, compiere un’attività che indebolisca il corpo al punto da far temere di interrompere il digiuno.
5. Usare, mentre si sciacqua la bocca o ci si introduce acqua nel naso, una quantità d’acqua superiore al necessario.
6. Accumulare saliva in bocca e inghiottirla senza motivo.
7. Manifestare irrequietezza, lasciarsi prendere dal panico e mostrare squilibrio mentale.
8. Si presenta la necessità di compiere il ghusl e se ne ha anche la possibilità, ma senza motivo lo si rimanda fino a dopo l’alba vera. In tal caso il digiuno sarà makruh.
9. Lavarsi i denti masticando dentifricio in polvere, pasta dentifricia, carbone e simili rende il digiuno makruh.
10. Se, durante il digiuno, si fa maldicenza, si mente, si usano insulti e si litiga oppure si commette un’ingiustizia contro qualcuno, il digiuno diventa makruh.
11. È makruh introdurre intenzionalmente fumo o polvere nella bocca. Se invece si brucia incenso e se ne aspira il profumo, oppure si fuma il narghilè, il bidi o la sigaretta, il digiuno si annulla.
Le cose che non rendono makruh il digiuno
1. Se, dimenticando di essere a digiuno, qualcuno mangia o beve, oppure, sempre per dimenticanza, ha rapporti coniugali — anche più volte — o mangia fino a saziarsi, il digiuno non si annulla e non diventa makruh.
2. Se durante il giorno, mentre si è a digiuno, si ha un’emissione seminale durante il sonno e diventa obbligatorio fare il ghusl, il digiuno non diventa per questo makruh.
3. Durante il giorno è lecito applicare il surma, mettere olio sui capelli, massaggiare il corpo con olio e usare profumi; anche se, dopo aver applicato il surma, se ne vede traccia nel catarro espulso con la tosse, il digiuno non si annulla.
4. È lecito giacere con la propria moglie, abbracciarla e baciarla. Tuttavia, se vi è il timore di un’emissione seminale o di avere rapporti a causa dell’eccitazione sessuale, tali atti diventano makruh.
5. Sputare e inghiottire la saliva non è makruh.
6. Se una mosca entra nella gola, oppure vi entrano spontaneamente polvere o fumo, il digiuno non diventa makruh. Se invece si ingeriscono intenzionalmente queste cose, il digiuno si annulla.
7. Se, dopo aver visto i genitali di una donna o dopo che si è risvegliato il desiderio sessuale, avviene l’eiaculazione, il digiuno non diventa makruh.
8. Anche se avviene l’eiaculazione dopo aver toccato i genitali femminili di un animale, il digiuno non si annulla.
9. È lecito introdurre olio, acqua o medicine nell’orifizio dell’organo genitale maschile, oppure farvi arrivare tali sostanze con una siringa, o introdurvi un fiammifero o il bastoncino del contenitore del kohl; ciò non rende il digiuno makruh.
10. Se qualcuno introduce un dito o un bastoncino secco nell’ano e il bastoncino secco non penetra all’interno, il digiuno non si annulla.
11. Se qualcuno pensa che sia ancora notte e ha un rapporto coniugale, oppure inizia il rapporto senza ricordarsi del digiuno, poi all’improvviso si rende conto che è sopraggiunta l’alba o si ricorda del digiuno e interrompe immediatamente il rapporto coniugale, anche se l’eiaculazione avviene dopo essersi separato dalla moglie, il digiuno non si annulla. Questa eiaculazione sarà considerata come quella provocata da un sogno erotico.
12. Se l’acqua entra nell’orecchio, oppure vi viene introdotta intenzionalmente, il digiuno non diventa makruh.
13. Se tra i denti rimangono del cibo, un pezzo di carne, una fibra o un pezzo di noce di betel e non vengono estratti dalla bocca, ma vengono invece inghiottiti, il digiuno non si annulla qualora la quantità sia inferiore a quella di un cece.
14. Se, nonostante la propria volontà, si vomita riempiendo la bocca, sia che la quantità sia poca o molta, il digiuno non diventa riprovevole. Anche se qualcosa entra spontaneamente nello stomaco, il digiuno non diventa riprovevole.
15. Durante il digiuno, usare il siwāk in qualsiasi momento, sia esso secco, umido o fresco, non rende il digiuno riprovevole, anche qualora si percepisca il sapore amaro del fresco siwāk di neem.
16. In caso di caldo intenso, sciacquarsi la bocca, introdurre acqua nel naso, lavarsi le mani e il viso, fare il bagno o indossare abiti bagnati non è riprovevole.
17. Dopo aver masticato pan, ci si è sciacquati e gargarizzati bene, ma nella saliva si nota una sfumatura rossastra: ciò non rende il digiuno riprovevole.
18. Se si vomita intenzionalmente, ma in quantità esigua e senza riempirsi la bocca, il digiuno non viene invalidato e non diventa riprovevole.
19. Se durante l’uso del siwāk, oppure spontaneamente, esce sangue dalla bocca e lo si inghiotte, ma la quantità di sangue è inferiore a quella della saliva e non se ne percepisce il sapore in gola, il digiuno non viene invalidato.
Questioni relative all’intenzione del digiuno
1. Avere l’intenzione significa formularla interiormente; non è necessario pronunciarla a parole, è sufficiente desiderarlo nel cuore. Anzi, mangiare il suḥūr equivale a formulare l’intenzione, poiché il suḥūr viene consumato proprio per il digiuno. Tuttavia, per coloro che sono soliti mangiare a quell’ora, oppure per gli sciocchi che consumano regolarmente il suḥūr ma non digiunano, è necessario formulare l’intenzione.
2. È necessario formulare un’intenzione separata per ogni digiuno di Ramadan. Non è sufficiente formulare una sola intenzione per l’intero Ramadan.
3. Per il digiuno corrente di Ramadan non è necessario formulare l’intenzione specificando che è obbligatorio; è sufficiente formulare semplicemente l’intenzione di digiunare. Tuttavia, se un malato osserva il digiuno di Ramadan, deve formulare l’intenzione del digiuno dell’alba, perché il digiuno di Ramadan non è obbligatorio per lui. Se formula soltanto l’intenzione di digiunare o l’intenzione di un digiuno volontario, il suo digiuno non sarà considerato un digiuno di Ramadan.
4. È necessario che il viaggiatore, durante Ramadan, non formuli l’intenzione di un altro digiuno obbligatorio. Non sarà valido né formulare l’intenzione del digiuno obbligatorio di Ramadan né quella di un digiuno volontario.
5. Per il digiuno di recupero di Ramadan è necessario formulare specificamente l’intenzione prima dell’alba.
6. Se qualcuno dimentica di formulare l’intenzione del digiuno durante la notte e se ne ricorda durante il giorno, sarà valido formulare l’intenzione prima di mezzogiorno per tre tipi di digiuno:
a. per il digiuno corrente di Ramadan;
b. per quei digiuni votivi la cui data è stata specificata;
c. per il digiuno volontario.
7. Per i quattro tipi di digiuno indicati di seguito, è necessario formulare l’intenzione dal tramonto fino all’alba vera. Formulare l’intenzione dopo l’alba vera non è sufficiente.
a. Nel digiuno compensativo di Ramadan.
b. Nei digiuni votivi la cui data non è determinata.
c. Nel digiuno di espiazione.
d. Nel compensare quei digiuni volontari che, dopo essere stati iniziati, sono stati interrotti per qualche motivo.
8. Di notte non aveva formulato l’intenzione di digiunare. Anche al mattino non aveva pensato di digiunare; poi, prima di mezzogiorno, gli venne improvvisamente in mente che il digiuno non sarebbe stato valido se non come digiuno di Ramadan e formulò frettolosamente l’intenzione: in tal caso il digiuno sarà valido. Tuttavia, se al mattino ha mangiato qualcosa, non vi sarà più alcuna possibilità di formulare l’intenzione.
9. Nel mese di Ramadan, se qualcuno formula l’intenzione di osservare un digiuno volontario invece del digiuno obbligatorio, pensando di compensare in seguito il digiuno obbligatorio, quel digiuno sarà comunque il digiuno di Ramadan, non un digiuno volontario. Allo stesso modo, se formula l’intenzione di osservare un digiuno obbligatorio invece di un digiuno volontario, sarà comunque il digiuno di Ramadan. Il principio è che durante Ramadan si osserva soltanto il digiuno obbligatorio di Ramadan, e non un altro digiuno.
10. Il digiuno inizia dall’alba vera. Pertanto, prima dell’alba vera sono lecite tutte quelle azioni dalle quali è obbligatorio astenersi durante il digiuno. Alcuni pensano che, dopo aver formulato l’intenzione di digiunare, non sia lecito mangiare o bere. Ciò non è corretto. Prima dell’alba vera è lecito mangiare, bere e fare altro, anche se l’intenzione di osservare il digiuno del giorno seguente è stata formulata subito dopo il tramonto.
11. Quando si formula l’intenzione per un digiuno volontario, esso diventa obbligatorio. Se, dopo aver formulato l’intenzione al mattino, lo si interrompe, diventa obbligatorio recuperare quel digiuno.
12. Qualcuno decide durante la notte di digiunare il giorno seguente. Ma, prima dell’alba, cambia intenzione e non digiuna. In tal caso, il recupero non sarà obbligatorio.
13. Se si formula l’intenzione durante la notte, si dirà … in arabo … «Ho formulato l’intenzione di osservare domani il digiuno del mese di Ramadan». Se si formula l’intenzione durante il giorno, si dirà … in arabo … «Formulo l’intenzione di osservare il digiuno di oggi del mese di Ramadan». Tuttavia, non è obbligatorio formulare l’intenzione in arabo: la si può esprimere in qualsiasi lingua.
Suhūr e ifṭār
Il pasto consumato prima dell’alba con l’intenzione di digiunare si chiama suhūr. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) preparava personalmente il suhūr e esortava anche gli altri a consumarlo. Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: «Al momento del suhūr, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) mi diceva: “Dammi qualcosa da mangiare, perché intendo digiunare”. Allora gli davo alcuni datteri e una ciotola d’acqua».
Esortando a consumare il suhūr, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Consumate il suhūr, perché contiene una grande benedizione».
Per benedizione si intende che non si avvertirà debolezza nelle attività della giornata né nell’adorazione e nel culto, e il digiuno risulterà più facile.
Una volta il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Cercate aiuto per il digiuno diurno consumando il suhūr e cercate aiuto per l’adorazione notturna facendo il qaylūlah».
Mangiare il suhūr è una sunna. La differenza tra il digiuno dei musulmani e quello degli ebrei e dei cristiani è che questi ultimi non consumano il suhūr, mentre i musulmani lo fanno; se non si ha fame, è opportuno mangiare qualcosa di dolce, oppure bere latte o acqua. Per questo, consumare il suhūr comporta una grande ricompensa.
Il Profeta (s) disse: «Consumare il suhūr è una benedizione manifesta. Non dimenticate di consumare il suhūr, anche se si tratta soltanto di un sorso d’acqua. Infatti, Allah fa discendere la Sua misericordia su coloro che consumano il suhūr e gli angeli chiedono perdono per loro».
Rimandare il suhūr
È mustahabb consumare il suhūr con un tale ritardo che manchi soltanto poco all’alba vera. Molti consumano il suhūr molto presto per precauzione. Questo non è bene. Consumare il suhūr più tardi comporta una ricompensa.
Affrettarsi a fare l’iftār
È mustahabb affrettarsi a fare l’iftār. In altre parole, dopo il tramonto del sole non è appropriato ritardare per precauzione; al contrario, si dovrebbe fare immediatamente l’iftār. Una precauzione superflua di questo genere fa venir meno lo spirito religioso. Non è devozione religiosa che una persona si sottoponga inutilmente a delle difficoltà. La vera devozione religiosa consiste invece nel seguire il comando di Allah senza discutere né protestare.
Il Profeta (s) disse: «Tre cose rientrano nella condotta profetica:
1. Consumare il suhūr più tardi.»
2. Affrettare l’iftar.
3. Tenere la mano destra sopra la mano sinistra durante la preghiera.
Hazrat Ibn Abi Awfa (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: Una volta eravamo in viaggio insieme al Profeta (pace e benedizioni su di lui). Egli stava digiunando. Quando il sole scomparve alla vista, disse a un uomo: «Alzati e prepara per me il sattu». L’uomo rispose: «O Messaggero di Allah, aspetta ancora un po’; sarebbe meglio quando sarà scesa la sera». Gli fu ordinato: «Scendi dalla cavalcatura e prepara il sattu per noi». Egli disse nuovamente: «O Messaggero di Allah, mi sembra che ci sia ancora luce». Gli fu ordinato ancora: «Scendi dalla cavalcatura e prepara il sattu per noi». Allora egli scese e preparò il sattu per tutti. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) lo mangiò e disse: «Quando vedrete che l’ombra nera della notte si diffonde da quella parte, il digiunatore dovrebbe interrompere il digiuno». (Bukhari)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: Allah ha dichiarato: «Tra i Miei servi, quello che preferisco è colui che affretta l’iftar». (Tirmidhi) (Vale a dire: dopo il tramonto del sole, non ritardatelo in alcun modo.)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Le persone continueranno a trovarsi in una buona condizione finché continueranno ad affrettare l’iftar». (Bukhari, Muslim)
Con che cosa è mustahabb fare l’iftar
È mustahabb fare l’iftar con datteri e khurma; in mancanza di questi, è mustahabb farlo con acqua. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) faceva personalmente l’iftar con questi alimenti.
Hazrat Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: Prima della preghiera del maghrib, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) faceva l’iftar con alcuni datteri ammollati. In mancanza di questi, con khurma. E se non c’era neppure quella, beveva alcuni sorsi d’acqua. (Tirmidhi, Abu Dawud)
Il Profeta (s) incoraggiava i Compagni illustri a rompere il digiuno con questi alimenti. Diceva: «Chiunque di voi digiuni, rompa il digiuno con dei datteri; altrimenti, con dell’acqua. In verità, l’acqua è estremamente pura». (Ahmad, Tirmidhi, Abu Dawud)
I datteri erano un alimento prelibato degli Arabi e tutti, ricchi e poveri, potevano procurarseli facilmente. Quanto all’acqua, essa è disponibile in abbondanza ovunque. Il senso dell’incoraggiamento a rompere il digiuno con questi alimenti è che la comunità non debba affrontare alcuna difficoltà o inconveniente e possa rompere facilmente il digiuno al momento opportuno. Il Profeta (s) ha detto che una caratteristica dell’acqua è la sua purezza al punto che con essa si può purificare ogni cosa. La purezza esteriore è evidente; con essa si consegue anche la purezza spirituale. Quando il digiunatore, per ottenere il compiacimento di Allah e con una fede consapevole, rimane assetato per tutto il giorno e al tramonto estingue la sua sete con acqua fresca, nasce spontaneamente in lui l’ispirazione a rendere grazie; grazie a ciò, egli ha la fortuna di vedere illuminato il suo interiore, ossia il suo aspetto spirituale.
Tuttavia, bisogna tenere presente che è assolutamente errato esagerare in questa materia e ritenere contrario alla devozione rompere il digiuno con altri alimenti. È ugualmente errato pensare che rompere il digiuno con il sale sia un atto che procuri una ricompensa maggiore.
La supplica per la rottura del digiuno
*******ARABO*********
O Allah, ho digiunato per Te e con il sostentamento che Tu mi hai concesso ho rotto il digiuno.
La supplica dopo la rottura del digiuno
*******ARABO*********
La sete è passata, le vene si sono inumidite e, se Dio vuole, la ricompensa è certamente assicurata. (Abu Dawud)
La ricompensa per offrire l’iftar
Offrire l’iftar a un’altra persona è anch’esso un atto meritorio, e a chi lo offre viene assegnata una ricompensa pari a quella del digiunatore. Che si dia al digiunatore qualche boccone di cibo o gli si faccia rompere il digiuno anche solo con un dattero.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chiunque offra l’iftar a una persona digiuna riceverà una ricompensa pari a quella del digiunatore». (Bayhaqi)
Digiunare senza suhur
Anche se durante la notte non ci si sveglia per il suhur, si dovrebbe comunque digiunare. Non digiunare perché non si è consumato il suhur è da codardi. Rinunciare al digiuno per non aver consumato il suhur è un grave peccato.
Se talvolta ci si sveglia tardi e si pensa che resti ancora della notte, e si mangia e si beve qualcosa, per poi scoprire che lo si è fatto dopo l’alba vera, in tal caso, benché il digiuno non sia valido, si dovrà comunque rimanere come una persona digiuna e non si potrà mangiare né bere.
Se ci si sveglia così tardi da dubitare che sia già sorta l’alba vera, mangiare e bere in quel momento è riprovevole, mentre mangiare e bere dopo che è sorto il dubbio è peccato. Se in seguito si viene a sapere con certezza che l’alba vera era già sorta, sarà obbligatorio recuperare il digiuno. Ma se il dubbio rimane, il recupero non sarà obbligatorio. Tuttavia, per prudenza, lo si recupererà.
Le circostanze che permettono di non osservare il digiuno
Le circostanze che permettono di non osservare il digiuno sono dieci. La loro descrizione è la seguente:
(1) il viaggio, (2) la malattia, (3) la gravidanza, (4) l’allattamento, (5) l’intensità della fame e della sete, (6) la vecchiaia e la debolezza, (7) il timore per la propria vita, (8) il jihād, (9) la perdita di coscienza, (10) il deterioramento delle facoltà mentali.
1. Il viaggio
La Sharīʿa ha tenuto conto della facilità per il servo di Allah in tutte le sue disposizioni. In nessuna circostanza gli ha imposto inutilmente difficoltà o ristrettezze. Infatti, nel dichiarare nel Sacro Corano l’obbligatorietà del digiuno, si è tenuto conto dell’incapacità del viaggiatore e del malato, concedendo loro il permesso di non digiunare.
*******Arabo*********
Pertanto, chiunque tra voi sia presente durante questo mese, digiuni. Quanto a chi è malato o in viaggio, digiuni in altri giorni per completare il numero stabilito. (Sura al-Baqara: 185)
1. Qualunque sia lo scopo del viaggio, e sia che esso offra ogni tipo di comodità sia che comporti difficoltà e sofferenze, al viaggiatore è permesso in ogni caso non osservare il digiuno. Tuttavia, quando il viaggio non comporta alcuna difficoltà, è preferibile digiunare per ottenere le virtù e le benedizioni del Ramadan. Ma se vi sono afflizione e difficoltà, è meglio non digiunare.
2. Se, dopo aver formulato l’intenzione di digiunare o dopo aver iniziato il digiuno, qualcuno parte per un viaggio, è obbligatorio recuperare il digiuno di quel giorno. Tuttavia, se interrompe il digiuno, non dovrà compiere l’espiazione.
3. Se un viaggiatore diventa residente in un luogo prima di mezzogiorno e fino a quel momento non ha compiuto alcuna azione che invalida il digiuno, anche per lui è obbligatorio digiunare quel giorno; tuttavia, se invalida il digiuno, non dovrà compiere l’espiazione.
4. Se un viaggiatore intende stabilirsi in un luogo, anche qualora intenda rimanervi per meno di quindici giorni, è comunque opportuno che digiuni; in quei giorni non digiunare è makruh. Se invece intende rimanervi per quindici giorni, allora non gli è lecito non digiunare.
2. Malattia
1. Se si teme che il digiuno possa causare una malattia, oppure si ritiene che la malattia peggiorerà per la mancanza di medicine o di cibo, o ancora si ritiene che la guarigione sarà ritardata, in tali circostanze è permesso non digiunare. Tuttavia, bisogna sapere che deve esserci una valida ragione per nutrire tale convinzione: per esempio, il consiglio di un medico pio ed esperto, una propria esperienza ripetuta o una forte probabilità. Non è lecito non digiunare basandosi su un semplice timore infondato.
2. Se qualcuno, basandosi soltanto sulla propria supposizione che probabilmente il digiuno causerà o aggraverà una malattia, senza averne alcuna esperienza precedente e senza aver consultato un medico o un hakim esperto, non digiuna, sarà peccatore e dovrà anche compiere l’espiazione.
3. Non è corretto neppure seguire il consiglio di un medico irreligioso, che non riconosce il rispetto e l’importanza della Sharia.
3. Gravidanza
1. Se una donna ritiene con forte probabilità che il digiuno danneggerebbe il bambino che porta in grembo oppure danneggerebbe lei stessa, le è permesso non digiunare.
2. Se, dopo aver formulato l’intenzione di digiunare, una donna scopre di essere incinta e ritiene con certezza che il digiuno le recherebbe danno, le è permesso interrompere il digiuno. In seguito dovrà recuperarlo. Non dovrà versare alcuna espiazione.
4. Allattamento
1. Se una donna che allatta ritiene con forte probabilità che digiunare le arrecherebbe un grave danno, per esempio che il latte si esaurirebbe e il bambino si agitasse per la fame, oppure teme per la propria vita, le è permesso non digiunare.
2. Se è possibile far allattare il bambino dietro compenso e il bambino accetta anche il latte di un’altra persona, non è lecito non digiunare; se invece il bambino non accetta affatto il latte di un’altra persona, è lecito non digiunare.
3. Anche la donna che allatta dietro compenso, se ritiene con forte probabilità che, a causa del digiuno, il bambino o lei stessa subirebbe un danno, può interrompere il digiuno.
4. Una donna iniziò ad allattare proprio nel giorno di Ramadan. Anche se quel giorno aveva formulato l’intenzione di digiunare, le è comunque lecito non digiunare. Dovrà recuperare il digiuno interrotto, ma l’espiazione non sarà obbligatoria.
5. Intensità della fame e della sete
Una persona non è malata, ma si è indebolita a tal punto a causa della malattia che, se digiunasse, vi sarebbe un forte rischio che si ammalasse di nuovo; perciò le è permesso non digiunare.
6. Debolezza e vecchiaia
Una persona è diventata estremamente debole a causa della vecchiaia. Le è permesso non digiunare. Non ci si può aspettare che una persona simile guarisca e recuperi i digiuni non osservati. Perciò è obbligatorio per lei dare la fidya per il digiuno, sia immediatamente sia in seguito. La quantità della fidya è pari a quella della sadaqat al-fitr.
7. Pericolo per la vita
Se vi è pericolo per la vita a causa di un lavoro pesante, oppure se qualcuno costringe una persona dicendole che, se digiunerà, la ucciderà, la picchierà brutalmente o le taglierà un arto, anche a tale persona è permesso non digiunare.
8. Jihād
Si ha l’intenzione di compiere il jihād contro i nemici della religione e si ritiene che il digiuno renderà deboli; in tal caso è permesso non digiunare.
*È permesso non digiunare anche quando il jihād è effettivamente in corso.
*Anche quando, di fatto, non è in corso alcun jihād, ma vi è il timore di uno scontro imminente, tale permesso è valido.
*Se, dopo aver iniziato il digiuno, si viene a trovare in una situazione simile, è ugualmente permesso interrompere il digiuno. Non sarà necessario espiare mediante kaffāra.
9. Perdita di coscienza
Se qualcuno perde conoscenza e rimane incosciente per diversi giorni, dovrà recuperare i digiuni che avrebbe dovuto osservare durante tale periodo. Tuttavia, se il giorno successivo alla notte in cui ha perso conoscenza non compie alcun atto che annulli il digiuno, e si sa anche se aveva formulato o meno l’intenzione di digiunare, il digiuno di quel giorno sarà considerato valido e non dovrà recuperarlo. Dovrà invece recuperare quelli dei giorni successivi.
10. Alterazione della mente
Se qualcuno diventa pazzo e non riesce a digiunare, vi sono due possibilità:
Primo: la pazzia non guarisce mai. In tal caso il digiuno è completamente esonerato e non sono necessari né il recupero né la fidya.
Secondo: a un certo momento la pazzia guarisce; in tal caso sarà necessario recuperare i digiuni.
Situazioni in cui è lecito interrompere il digiuno
1. È lecito interrompere il digiuno quando si è improvvisamente privi di sensi a causa di una malattia che mette in pericolo la vita, oppure quando si è rimasti feriti in un incidente automobilistico o si è caduti da un luogo elevato e le proprie condizioni sono preoccupanti.
2. Se qualcuno si ammala improvvisamente e non vi è pericolo di vita, ma si teme che, non interrompendo il digiuno, la malattia possa aggravarsi molto, in tal caso è permesso interrompere il digiuno.
3. Se qualcuno soffre di una fame o di una sete così intense che, senza mangiare o bere qualcosa, vi è il rischio per la sua vita, in tal caso è lecito interrompere il digiuno.
4. Se una donna incinta subisce un incidente tale da mettere in pericolo la vita sua o del bambino nel suo grembo, in tal caso ha il diritto di interrompere il digiuno.
5. Se qualcuno viene morso da un serpente e ha bisogno immediato di medicine, in tal caso dovrebbe interrompere il digiuno.
6. Nonostante la propria debolezza, si è avuto il coraggio di digiunare. In seguito si ritiene che, se non si interrompe il digiuno, vi sia pericolo per la vita o che la malattia possa aggravarsi in modo grave. In tal caso è permesso interrompere il digiuno.
Norme sui digiuni compensativi
1. Non si dovrebbe ritardare senza motivo l’adempimento dei digiuni di recupero dei giorni di Ramadan non osservati per qualche ragione. Prima li si recupera, meglio è.
2. Che si tratti dei digiuni di Ramadan o di altri digiuni, non è necessario osservarli consecutivamente. Non è neppure necessario recuperarli subito dopo la fine della scusa; è sufficiente recuperarli quando se ne ha l’opportunità.
3. Non è obbligatorio recuperare i digiuni secondo l’ordine. Per esempio, si può osservare il digiuno corrente di Ramadan anche senza aver recuperato i digiuni arretrati.
4. Non è necessario fissare un giorno o una data specifici per osservare i digiuni di recupero. Si devono osservare tanti digiuni quanti sono quelli da recuperare.
5. Se sono rimasti da recuperare i digiuni di Ramadan di due anni, è necessario specificare a quale anno appartiene il recupero. Pertanto, si deve formulare l’intenzione di osservare il digiuno di recupero di un determinato anno.
6. Per osservare un digiuno di recupero è necessario formulare l’intenzione durante la notte. Se si formula l’intenzione di un digiuno di recupero dopo l’alba vera, essa non sarà valida. Quel digiuno diventerà volontario e il digiuno di recupero dovrà essere osservato nuovamente.
7. Alcuni digiuni di Ramadan sono rimasti da recuperare. Non si è avuta l’opportunità di recuperarli ed è arrivato un altro Ramadan. In tal caso, si devono osservare prima i digiuni del Ramadan in corso e recuperare quelli arretrati in seguito.
8. Se qualcuno, per dubbio, osserva durante il giorno un digiuno di Ramadan, e in seguito si scopre che quel giorno era il 30 di Shaʿbān, tale digiuno diventerà volontario, sebbene sarà riprovevole. Se invece quel digiuno viene interrotto, non sarà obbligatorio recuperarlo.
Questioni relative al kaffara
Se il digiuno di Ramadan viene invalidato, il kaffara consiste nel digiunare per sessanta giorni consecutivi. Se nel frattempo si salta un giorno di digiuno, bisogna ricominciare da capo e digiunare nuovamente per sessanta giorni consecutivi. Il giorno di digiuno saltato nel frattempo non verrà conteggiato.
Se, per qualsiasi motivo, qualcuno non può digiunare, deve nutrire sessanta indigenti fino a sazietà per due pasti al giorno.
1. Per le donne, nel kaffara vi è la facilitazione che, se durante il periodo dei digiuni viene saltato qualche giorno a causa delle mestruazioni, la continuità non viene interrotta. Tuttavia, bisogna iniziare a digiunare non appena cessano le mestruazioni.
2. Se, durante i digiuni del kaffara, sopraggiunge lo stato di nifas, la continuità viene interrotta. Bisogna ricominciare da capo e digiunare nuovamente per sessanta giorni.
3. Se, durante i digiuni del kaffara, arriva il mese di Ramadan, bisogna osservare i digiuni di Ramadan. Dopodiché bisogna nuovamente digiunare sessanta giorni consecutivi.
4. Se nello stesso Ramadan vengono invalidati più digiuni, sarà obbligatorio un solo kaffara per tutti i digiuni invalidati.
5. Se per qualcuno è diventato obbligatorio un kaffara e, prima di averlo eseguito, ne diventa obbligatorio un altro, per entrambi sarà sufficiente un solo kaffara, anche se i due kaffara riguardano due Ramadan diversi. La condizione è che i digiuni non siano stati invalidati a causa di rapporti sessuali. Per ogni digiuno invalidato a causa di rapporti sessuali sarà obbligatorio un kaffara separato.
6. Riguardo ai sessanta indigenti, bisogna accertarsi che siano adulti. Se si dà da mangiare a un bambino, bisogna nutrire nuovamente, in sua sostituzione, un indigente adulto.
7. In alternativa a offrire un pasto, è lecito distribuire cereali alimentari. Oppure se ne può dare il valore in denaro.
8. Per nutrire gli indigenti, il cibo deve essere di qualità media: né troppo buono né scadente.
9. Non è necessario rispettare la continuità nel nutrire gli indigenti: la kaffara sarà comunque valida.
10. Non è valido nutrire la stessa persona per sessanta giorni; lo stesso vale per la distribuzione di cereali alimentari o del loro valore.
Fidya
Se una persona diventa molto debole a causa della vecchiaia oppure soffre di una malattia grave dalla quale, apparentemente, non vi è speranza di guarigione e non ha la forza di digiunare, in una simile condizione la Shari’a concede a persone di questo tipo il permesso di non digiunare. Per ogni digiuno non osservato dovrà dare la fidya a un indigente. Come fidya si può anche offrire un pasto, distribuire una quantità adeguata di cereali alimentari oppure darne il valore in denaro.
La quantità della fidya
Dare a un povero una quantità di cereali alimentari pari alla sadaqa al-fitr, oppure darne il valore. In sostituzione di ogni digiuno, è inoltre lecito nutrire una persona bisognosa per due pasti. Si deve offrire un pasto di qualità media.
Questioni relative alla fidya
1. Se, nonostante abbia versato la fidya, il malato riacquista la salute, diventa obbligatorio recuperare i digiuni. Allah gli concederà una ricompensa separata per la fidya versata.
2. Se una persona ha alcuni digiuni da recuperare e, al momento della morte, lascia disposto che la fidya venga pagata con i suoi beni, la fidya sarà obbligatoria qualora il suo ammontare complessivo per i digiuni da recuperare sia pari a un terzo dei beni da essa lasciati (per beni lasciati si intende ciò che rimane dopo aver sostenuto le spese della sepoltura e del sudario e, se vi sono debiti, dopo averli saldati: un terzo di tale rimanenza). Se il valore della fidya è maggiore e l’ammontare di un terzo dei beni è inferiore, la fidya eccedente un terzo dei beni sarà lecita solo se gli eredi acconsentono spontaneamente e di buon grado. Non è necessario il consenso dei figli minorenni.
3. Se il defunto non ha lasciato disposizioni e gli eredi pagano la fidya di propria volontà, ciò sarà ugualmente lecito. Si spera che Allah accetti la fidya.
4. La fidya per ogni preghiera obbligatoria è uguale alla fidya per il digiuno. Si deve ricordare che vi sono cinque preghiere obbligatorie al giorno e, insieme ad esse, la preghiera del witr, cioè sei preghiere quotidiane.
5. Se, al momento della morte, qualcuno lascia disposto che venga pagata la fidya per le preghiere, la sua disposizione avrà lo stesso valore di quella relativa alla fidya per il digiuno.
6. Se un erede prega o digiuna per conto del defunto, ciò non sarà valido.
7. Non è corretto rimandare il digiuno di Ramadan a causa di una lieve malattia, pensando di recuperarlo in seguito, né ritenere di aver adempiuto al diritto del digiuno pagando la fidya.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se qualcuno abbandona anche un solo digiuno senza una valida giustificazione o senza che ciò sia dovuto a una malattia, non potrà compensarlo nemmeno digiunando per tutta la vita». (Tirmidhi, Abu Dawud)
Diverse disposizioni e regole del digiuno
1. Chi, per qualsiasi motivo, non può digiunare, deve evitare di mangiare e bere pubblicamente e comportarsi esteriormente come una persona digiuna.
2. Se una persona in possesso di tutte le condizioni perché il digiuno sia obbligatorio e valido interrompe il digiuno per qualsiasi motivo, è wajib che, per il resto della giornata, si comporti come una persona digiuna e si astenga dal mangiare, dal bere e dai rapporti sessuali.
3. Se un viaggiatore rientra a casa dopo mezzogiorno oppure decide di stabilirsi in un luogo, è mustahabb che trascorra il resto della giornata come una persona digiuna e si astenga dal mangiare e dal bere. Allo stesso modo, se una donna diventa pura dalle mestruazioni o dal nifas dopo mezzogiorno, è mustahabb che si astenga dal mangiare e dal bere per il resto della giornata.
4. Se qualcuno interrompe intenzionalmente il digiuno, oppure mangia dopo l’alba vera credendo che sia ancora notte, sarà wajib trascorrere l’intera giornata come una persona digiuna e astenersi dal mangiare e dal bere.
5. Se dopo mezzogiorno un bambino raggiunge la pubertà oppure una persona diventa musulmana, è mustahabb per loro trascorrere il resto della giornata come persone digiune.
6. Se, dopo aver iniziato il digiuno, una donna entra nel periodo mestruale, il digiuno si annulla. Tuttavia, da quel momento dovrebbe astenersi dal mangiare e dal bere come una persona digiuna.
Meriti e norme dei digiuni volontari
I sei digiuni di Shawwāl
Nei ḥadīth sono stati menzionati molti meriti di questo digiuno. Il Profeta (s) disse: «Chi digiuna durante Ramaḍān e poi digiuna per sei giorni consecutivi di Shawwāl è come se avesse digiunato per sempre». (Muslim, Abū Dāwūd)
Il Profeta (s) disse inoltre: «Chi digiuna durante Ramaḍān e poi osserva sei digiuni di Shawwāl viene purificato dai peccati come nel giorno in cui sua madre lo partorì». (Muslim, Abū Dāwūd)
Non è necessario osservare questi digiuni tutti insieme dopo l’ʿĪd. Si possono osservare consecutivamente oppure lasciando dei giorni intermedi.
È tuttavia preferibile iniziare questo digiuno il sesto giorno di Shawwāl. Ma non è obbligatorio. Lo si può osservare in qualunque momento risulti conveniente durante l’intero mese.
Il digiuno del giorno di ʿĀshūrāʾ
Il decimo giorno di Muharram è chiamato Yawm ʿĀshūrāʾ, ovvero il giorno di ʿĀshūrāʾ. In quel giorno anche i Quraysh della Mecca osservavano il digiuno e ricoprivano la Kaʿba con una nuova ghilāf. Questo digiuno veniva attribuito a Ḥaḍrat Ibrāhīm (ʿa). Anche il Profeta (s) osservava personalmente questo digiuno. Poi, quando emigrò a Medina, vide che anche gli ebrei lo osservavano. Allora anch’egli digiunò quel giorno e sollecitò tutti i Compagni a osservarlo.
Ḥaḍrat Ibn ʿAbbās (ra) riferisce che, quando il Profeta (s) emigrò a Medina, vide gli ebrei digiunare nel giorno di ʿĀshūrāʾ. Chiese loro allora quale caratteristica particolare avesse per loro quel giorno, al punto da digiunare in esso. Essi risposero: «È un giorno di grande importanza. In questo giorno Allah salvò Ḥaḍrat Mūsā (ʿa) e il suo popolo, e fece annegare il Faraone e le sue truppe. Per questo Mūsā (ʿa) digiunò quel giorno in segno di gratitudine per la grazia di Allah. Anche noi digiuniamo in questo giorno per la stessa ragione».
Il Profeta (s) disse: «Il nostro legame con Mūsā (ʿa) è più stretto del vostro, e noi abbiamo più diritto a osservare il digiuno in questo giorno».
Poi il Profeta (s) osservò personalmente il digiuno quel giorno e ordinò anche alla Umma di digiunare. (Bukhārī, Muslim)
È preferibile digiunare, oltre al decimo giorno, anche il nono oppure l’undicesimo, così da ottenere anche la virtù di quel giorno e non assomigliare agli ebrei.
Ḥaḍrat Ibn ʿAbbās (ra) riferisce che il Profeta (s) iniziò personalmente a osservare questo digiuno e sollecitò anche i Compagni a digiunare. I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah! Gli ebrei e i cristiani celebrano quel giorno come una grande festività. Se digiuniamo in quel giorno, finiremo per assomigliare loro». Egli disse allora: «L’anno prossimo, in shāʾ Allāh, digiuneremo il nono giorno». Ḥaḍrat Ibn ʿAbbās (ra) riferisce: «Tuttavia, il Profeta (s) morì prima che arrivasse l’anno seguente». (Muslim)
Il digiuno del giorno di ʿArafāt
Il nono giorno del mese del Ḥajj è chiamato Yawm ʿArafa, ovvero il giorno di ʿArafāt. Negli ḥadīth sono menzionate molte virtù del digiuno di questo giorno. Il Profeta (s) disse: «Spero da Allah che il digiuno del giorno di ʿArafāt sia considerato un’espiazione per entrambi gli anni: quello passato e quello successivo». (Tirmidhī)
La ricompensa del digiuno del giorno di ‘Arafah equivale a quella di mille giorni di digiuno. (Tirmidhi)
Il Profeta (s) prestava particolare attenzione al digiuno in questo giorno. Anche il digiuno degli otto giorni precedenti il giorno di ‘Arafah ha una grande ricompensa.
Il Profeta (s) disse: «Nessun giorno è più amato da Allah dei primi dieci giorni del mese di Dhul-Hijjah. Il digiuno di questi dieci giorni equivale al digiuno di tutto l’anno, e le preghiere volontarie di queste notti equivalgono alle preghiere volontarie della Notte del Destino».
Il digiuno degli Ayyam al-Bid
Il 13°, il 14° e il 15° giorno di ogni mese lunare sono chiamati Ayyam al-Bid. Sono alcuni giorni speciali della quindicina crescente. Sono chiamati Ayyam al-Bid (le date inondate da una luminosa luce di luna). Il Profeta (s) raccomandava vivamente il digiuno in questi giorni.
Hazrat Qatadah bin Malhan (ra) riferisce: «Il Profeta (s) ci raccomandava vivamente di digiunare il tredicesimo, il quattordicesimo e il quindicesimo giorno del mese lunare. Diceva: “Per quanto riguarda la ricompensa, questi tre digiuni equivalgono al digiuno perpetuo”». (Abu Dawud, Nasa’i)
Il digiuno del lunedì e del giovedì
Il Profeta (s) digiunava personalmente il lunedì e il giovedì e raccomandava ai Compagni di farlo. Hazrat Aisha (ra) riferisce: «Il Profeta (s) digiunava il lunedì e il giovedì». (Tirmidhi, Nasa’i)
Per incoraggiare la comunità, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Le opere vengono presentate il lunedì e il giovedì alla presenza di Allah. Desidero digiunare nel giorno in cui le mie opere vengono presentate». (Tirmidhi)
Una volta, quando i Compagni chiesero al Profeta (pace e benedizioni su di lui) riguardo al digiuno del lunedì, egli rispose: «Quel giorno sono nato e proprio quel giorno iniziò la rivelazione del Corano su di me». (Muslim)
Varie disposizioni riguardanti il digiuno volontario
1. Dopo aver iniziato un digiuno volontario, esso diventa obbligatorio. Se viene invalidato o interrotto per qualsiasi motivo, diventa obbligatorio recuperarlo.
2. Non è lecito interrompere nemmeno un digiuno volontario senza una valida giustificazione. Tuttavia, il digiuno volontario può essere interrotto per una giustificazione meno grave rispetto a quella richiesta per interrompere un digiuno obbligatorio.
3. Se qualcuno invita a mangiare una persona che sta digiunando e si ritiene che, se l’ospite non mangiasse, il padrone di casa si offenderebbe, oppure che egli non accetterebbe di mangiare lasciando l’ospite senza mangiare, o che il padrone di casa ne rimarrebbe ferito, in tal caso è lecito interrompere il digiuno. Tuttavia, chi digiuna dovrebbe recuperarlo.
4. Per le donne, osservare qualsiasi digiuno diverso da quello del Ramadan senza il permesso del marito è makruh tahrimi. Se una donna digiuna e suo marito le ordina di interrompere il digiuno, è obbligatorio interromperlo. In seguito dovrà recuperare quel digiuno anch’ella con il permesso del marito.
5. Se qualcuno fa voto di digiunare in quei giorni nei quali è vietato digiunare, come i due giorni dell’Eid, dovrà digiunare in un altro giorno.
6. Se qualcuno osserva un digiuno volontario e un ospite arriva a casa sua, e se non mangiasse con l’ospite questi si risentirebbe, in tal caso è lecito interrompere il digiuno volontario.
7. Se qualcuno formula l’intenzione di digiunare nel giorno dell’Eid e digiuna, dovrebbe interrompere il digiuno e poi recuperarlo.
8. Non è corretto digiunare uno o due giorni prima del Ramadan. Il Profeta (s) disse: «Nessuno digiuni uno o due giorni prima del Ramadan». Tuttavia, se qualcuno era solito digiunare proprio in quei giorni, può farlo. (Bukhari)
Spiegazione della preghiera del Tarawih
Tarawih è il plurale della parola tarawih. Significa sedersi brevemente per riposare. In termini tecnici, indica il sedersi per riposare dopo ogni quattro rakʿat della preghiera sunnah che si recita di notte nel Ramadan benedetto. Poiché nelle venti rakʿat di questa preghiera si fanno cinque pause di riposo, questa preghiera sunnah viene chiamata Tarawih.
La norma riguardante la preghiera del Tarawih
La preghiera del Tarawih è una sunnah mu’akkadah. Il Profeta (s) ne stabilì una disposizione particolare, e così fecero anche i nobili Compagni (ra). Chi abbandona il Tarawih senza una valida scusa è peccatore. È una sunnah mu’akkadah sia per gli uomini sia per le donne. Bisogna inoltre ricordare che la preghiera del Tarawih non dipende dal digiuno. È errato cioè ritenere che, se quel giorno si è digiunato, sia obbligatorio recitare il Tarawih. Si tratta di due atti di culto distinti. Coloro che non possono digiunare per una scusa o per incapacità, come chi è malato o in viaggio, oppure chi non ha digiunato, o una donna che non ha digiunato a causa delle mestruazioni o del puerperio ma si è purificata al momento del Tarawih, dovrebbero recitare il Tarawih. Se non lo fanno, incorreranno inevitabilmente nel peccato di aver abbandonato una sunnah.
Le virtù della preghiera del Tarawih
Nell’ultimo giorno del mese di Sha‘ban, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) pronunciò un importante discorso dando il benvenuto all’arrivo del mese di Ramadan. Disse: «In questo mese vi è una notte migliore di mille mesi. In questo mese Allah l’Altissimo ha reso la preghiera del Tarawih nelle ore notturne una pratica non obbligatoria. (Vale a dire: non un obbligo, bensì una Sunnah. Questo perché, rispetto agli atti obbligatori, tutte le Sunnah raccomandate vengono chiamate pratiche non obbligatorie.) Chiunque in questo mese compia volontariamente e con soddisfazione un’opera, riceverà una ricompensa e una ricompensa spirituale pari a quella delle pratiche obbligatorie degli altri mesi». (Mishkat; narratore: Salman al-Farisi, che Allah sia soddisfatto di lui. Si tratta di una lunga narrazione, di cui qui è stata riportata soltanto una parte.)
In un altro hadith, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) la descrisse come un mezzo per ottenere il perdono. Disse: «A chiunque compia la preghiera del Tarawih nelle notti di Ramadan con fede e con l’intenzione di ottenere la ricompensa dell’Aldilà, saranno perdonati tutti i peccati commessi». (Bukhari, Muslim)
Il momento della preghiera del Tarawih
Il Tarawih inizia dalla notte in cui viene avvistata la luna di Ramadan e termina quando viene avvistata la luna dell’Eid al-Fitr. Il tempo della preghiera del Tarawih inizia dopo la preghiera della ‘Isha e dura fino all’inizio dell’alba. Se qualcuno compie il Tarawih prima della preghiera della ‘Isha, il Tarawih non sarà valido. Se qualcuno compie il Tarawih dopo la preghiera della ‘Isha e, per qualche motivo, deve ripetere la preghiera della ‘Isha, dovrà ripetere anche il Tarawih. (Durr al-Mukhtar)
È certamente raccomandato compiere la preghiera del Tarawih dopo il primo terzo della notte e prima della mezzanotte. Sebbene sia lecito compierla dopo la mezzanotte, ciò contrasterebbe con il principio di compierla anticipatamente. (Rispondendo alla domanda su quale sia il momento migliore per il Tarawih, l’Allamah Sayyid Abul A‘la Mawdudi, che Allah abbia misericordia di lui, presentò un argomento di grande importanza. Disse: «Vi è divergenza di opinioni su quale sia il momento migliore per il Tarawih: il momento della ‘Isha o quello del Tahajjud? Vi sono argomenti a sostegno di entrambe le opinioni. Tuttavia, sembra esservi una maggiore propensione verso l’ultimo momento. Ma l’argomento importante a favore della priorità del primo momento è che i musulmani possono compiere collettivamente il Tarawih proprio all’inizio del suo tempo. Se si scegliesse l’ultimo momento, la grande maggioranza della Ummah resterebbe privata di questa ricompensa, e ciò costituirebbe una perdita enorme. Se alcune persone pie, allo scopo di ottenere il merito dell’ultimo momento, non partecipassero alla preghiera congregazionale del primo momento, potrebbe accadere che la gente comune sviluppasse un atteggiamento ostile nei loro confronti oppure, a causa della loro mancata partecipazione alla congregazione, abbandonasse essa stessa la preghiera del Tarawih. Oppure quelle persone pie sarebbero costrette a proclamare pubblicamente il proprio compimento del Tahajjud». (Rasa’il wa Masa’il, volume III, pag. 231)
La preghiera congregazionale del Tarawih
Durante il Ramadan, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) guidò la preghiera del Tarawih in congregazione per tre notti: la notte del 23, quella del 25 e quella del 27. Poi, quando notò tra i Compagni un grande entusiasmo, fervore e desiderio, non venne alla moschea. I nobili Compagni pensarono forse che si fosse addormentato. Allora cominciarono a bussare alla sua porta. Egli disse: «Che Allah accresca la benedizione del vostro entusiasmo e del vostro fervore. Non sono uscito per timore che questa preghiera potesse diventare obbligatoria per voi e che poi non foste sempre in grado di compierla. Perciò continuate a compiere questa preghiera nelle vostre case, perché compiere le preghiere non obbligatorie in casa è causa di maggiore ricompensa e benedizione». (Bukhari)
Da questo hadith risulta soltanto che il Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui) guidò personalmente il Tarawih in congregazione per tre notti. In seguito, il secondo califfo, il venerabile ‘Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, istituì regolarmente la sua congregazione, e i nobili Compagni l’accettarono a capo chino. In seguito, nessun califfo si oppose a questa Sunnah. Per questo gli studiosi hanno definito questa congregazione una Sunnah Mu’akkadah kifayah. (Una persona rivolse all’Allamah Sayyid Abul A‘la Mawdudi, che Allah abbia misericordia di lui, una domanda riguardo alla congregazione della preghiera del Tarawih. Egli rispose in dettaglio e trattò ampiamente l’argomento. Di seguito sono riportate la domanda e la sua risposta:
Domanda: Gli ulema affermano generalmente che è meglio recitare la tarawih all’inizio del suo tempo, cioè insieme alla preghiera della sera (‘isha), e che la preghiera della tarawih in congregazione è una sunna mu’akkada kifaya. Ciò significa che, se in un quartiere non si recita la tarawih in congregazione, tutti gli abitanti del quartiere saranno peccatori. Se invece anche solo due persone recitano la tarawih nella moschea, il peccato di aver abbandonato la congregazione sarà perdonato a tutti. È corretto? Se è così, perché ciò non avvenne all’epoca di Hazrat Abu Bakr (ra)? Quale giudizio si applicherà allora ai musulmani di quel tempo? Erano forse peccatori perché non recitavano la tarawih in congregazione?
Risposta: Dall’epoca del Profeta (s) fino all’inizio del periodo di Hazrat Umar (ra), non era in uso che tutti recitassero regolarmente la tarawih in un’unica congregazione. Piuttosto, alcuni la recitavano nelle proprie case, mentre altri la recitavano nella moschea formando piccole congregazioni separate. Ciò che fece Hazrat Umar (ra) fu eliminare questa frammentazione e ordinare a tutti di pregare in un’unica congregazione. Hazrat Umar (ra) disponeva di un argomento decisivo: il Profeta (s) aveva interrotto la pratica continuativa affinché essa non diventasse un giorno obbligatoria. Dopo la morte del Profeta (sa), non rimaneva più il timore che, a causa di una determinata pratica, essa fosse considerata obbligatoria. Per questo Hazrat Umar (ra) la ristabilì come sunna. Questo fu uno dei più luminosi esempi della profonda saggezza di Hazrat Umar (ra) in materia di religione: egli comprese correttamente l’intento del Legislatore e, di conseguenza, stabilì nella comunità una modalità corretta. Il fatto che nessuno tra i Compagni illustri (ra) sollevasse obiezioni su questo punto, ma lo accettasse umilmente, dimostra che egli aveva compreso correttamente l’intento del Legislatore: la pratica non doveva essere inclusa tra gli obblighi.
Esiste almeno una testimonianza del fatto che egli, in un’occasione, non partecipò alla tarawih. Una volta uscì con Abd al-Rahman ibn Abd e, vedendo nella moschea le persone recitare la tarawih, ne lodò l’operato. Sulla base di ciò, gli ulema affermano che, se in un quartiere non si recita affatto la preghiera della tarawih in congregazione, tutti gli abitanti di quel quartiere saranno peccatori. La tarawih è infatti una sunna dell’Islam praticata dall’intera comunità fin dall’epoca del Califfato ben guidato; abbandonare una pratica dell’Islam, e abbandonarla tutti insieme in un quartiere, è un segno di indifferenza verso la religione. Se ciò venisse accettato, vi sarebbe il timore che, col tempo, tutte le pratiche e le consuetudini dell’Islam scomparissero.)
Il numero di raka‘at della preghiera della tarawih
È dimostrato dal consenso dei Compagni che la preghiera della tarawih consta di venti raka‘at. Le venti raka‘at devono essere recitate nel modo seguente: dopo ogni coppia di raka‘at si deve pronunciare il salam; dopo ogni quattro raka‘at ci si deve sedere per riposare per un tempo pari a quello necessario per recitare quattro raka‘at. Sedersi per questo periodo di riposo è mustahabb. Tuttavia, se si ritiene che i fedeli guidati provino disagio rimanendo seduti così a lungo, è meglio non rimanere seduti per tutto quel tempo. A questo proposito si dovrebbe tenere conto dello stato d’animo dei fedeli guidati.
Secondo gli Ahl al-Hadith, è sunna recitare otto raka‘at di tarawih. A loro avviso, la recitazione di venti raka‘at non è dimostrata dalla sunna. Secondo loro, la maggior parte delle narrazioni parla di otto raka‘at, mentre la narrazione di Hazrat Abd Allah ibn Abbas (ra) che parla di venti raka‘at è più debole rispetto agli altri hadith. Di seguito riportiamo l’opinione espressa su questo argomento dall’Allama Maududi (r):
Quando, all’epoca di Hazrat Umar (ra), ebbe inizio la recitazione della tarawih in congregazione, si recitavano venti raka‘at con il consenso unanime dei Compagni. Questa pratica fu osservata anche all’epoca di Hazrat Uthman Ghani (ra) e di Hazrat Ali (ra). Il fatto che tre califfi fossero concordi su questo punto e non vi dissentissero dimostra che, fin dall’epoca del Profeta (s), le persone erano abituate a recitare venti raka‘at. Per questo l’Imam Abu Hanifa (r) e l’Imam Ahmad ibn Hanbal (r) espressero un’opinione favorevole alle venti raka‘at. A sostegno di questa posizione si trova anche un’affermazione dell’Imam Malik. Daud al-Zahiri (r) la accettò come una sunna dimostrata.
Hazrat Umar ibn Abd al-Aziz (r) e Aban ibn Uthman introdussero la pratica di recitare trentasei raka‘at invece di venti. Ciò non fu dovuto al fatto che le loro verifiche e ricerche divergessero da quelle dei Califfi ben guidati. Il loro obiettivo era piuttosto fare in modo che, quanto alla ricompensa, gli abitanti al di fuori della Mecca potessero eguagliare gli abitanti della Mecca. La pratica degli abitanti della Mecca consisteva nel compiere il tawaf della Ka‘ba dopo ogni quattro raka‘at della tarawih. Questi due illustri personaggi iniziarono a recitare quattro raka‘at al posto di ogni tawaf. Poiché questa pratica era diffusa tra gli abitanti di Medina e poiché l’Imam Malik considerava l’operato degli abitanti di Medina una prova autorevole, in seguito emise una fatwa a favore di trentasei raka‘at invece di venti.
Che cosa si può fare durante la pausa dopo ogni quattro rakaʿāt?
Durante la tarāwīḥ o la pausa, si può, se lo si desidera, rimanere seduti in silenzio, recitare il tasbīḥ oppure compiere preghiere facoltative. Gli abitanti della Mecca venerabile eseguivano il tawāf invece di rimanere seduti. Gli abitanti di Medina compivano quattro rakaʿāt di preghiera facoltativa. Alcuni faqīh dicono che durante la tarāwīḥ si reciti la seguente supplica:
*******আরবী*********
Il Sovrano, Colui che possiede il dominio e l’autorità: Allah è puro e santo, libero da ogni difetto, mancanza e incapacità. Puro e sublime è l’Essere che possiede ogni onore, venerazione, grandezza, timore reverenziale, forza, maestà e potere. Gloriosa è quell’Essenza che è eternamente vivente, che non è soggetta né al sonno né alla morte. Egli è puro e santo, al di sopra di ogni difetto e imperfezione. Egli è il nostro Signore, il Signore e il Sostentatore degli angeli e di Gabriele. O Signore, salvaci dal fuoco dell’Inferno.
La preghiera del witr in congregazione
È attestato che la preghiera del witr venga recitata in congregazione soltanto nel mese di Ramadan. Al di fuori del Ramadan, non è lecito recitare il witr in congregazione negli altri mesi.
*******Arabo*********
Al di fuori del Ramadan, la congregazione del witr non è lecita. Su ciò vi è il consenso unanime della comunità musulmana. (al-Hidāya)
Coloro che hanno pregato da soli possono anch’essi recitare la preghiera del witr in congregazione. Tuttavia, per coloro che hanno recitato la tarawih in congregazione, è necessario recitare il witr in congregazione. Infatti, dopo aver recitato in congregazione la preghiera sunnah della tarawih, non è corretto recitare da soli la preghiera wajib del witr. Non è corretto neppure recitare la tarawih con la congregazione, andare a dormire e poi recitare il witr insieme al tahajjud.
Il completamento del Corano durante la tarawih
Completare una volta il Sacro Corano, secondo l’ordine, durante l’intero mese benedetto di Ramadan è una sunnah mu’akkadah. (Ilmul Fiqh)
Il nobile Profeta (s) recitava ogni mese l’intero Corano al cospetto di Hazrat Jibril Amin (a). Nell’anno in cui lasciò questo mondo, recitò il Corano a Jibril due volte. In questo modo esortò la ummah:
Il digiuno e il Corano intercederanno per il credente. Il digiuno dirà: «O mio Signore! Ho tenuto questa persona lontana, durante il giorno, dal cibo, dalle bevande e dagli altri piaceri, ed essa si è trattenuta. O mio Signore! Accetta dunque la mia intercessione in favore di questa persona». Il Corano dirà: «L’ho tenuta lontana, durante la notte, dal sonno e dal riposo. Essa ha abbandonato il suo dolce sonno e ha continuato a recitare il Corano, in piedi, dinanzi a Te. O mio Signore! Accetta dunque la mia intercessione in favore di questa persona». Allah accetterà l’intercessione di entrambi. (Mishkat)
I nobili Compagni (ra) osservarono questa sunnah con grande cura. Hazrat Umar (ra) predispose speciali disposizioni affinché la preghiera della tarawih fosse recitata in congregazione e affinché durante essa venisse fatto ascoltare l’intero Corano. Non è assolutamente corretto abbandonare questa sunnah a causa della generale estraneità alla religione, della pigrizia e della disattenzione della gente. Si dovrebbe certamente predisporre almeno una volta, durante la tarawih, la recitazione e l’ascolto dell’intero Corano. E nei luoghi in cui si osservano entusiasmo e fervore tra le persone, interesse per l’adorazione e per la recitazione del Corano, e si è certi che il Sacro Corano possa essere recitato con piena concentrazione e rispetto, lentamente e con pause, in modo da adempiere al diritto della recitazione, è stato considerato preferibile completarlo più di una volta. Tuttavia, non è corretto completare il Corano in meno di tre giorni, poiché in tal caso non sarebbe possibile adempiere al diritto della recitazione del Corano.
Nel hadith, il modo in cui il Profeta (s) recitava è descritto così: pronunciava distintamente ogni singola lettera e recitava ogni versetto separatamente. Illustrando alla ummah il merito di recitare con tartil e facendo pause, disse: «Nel Giorno della Resurrezione sarà detto a coloro che recitavano il Corano: “Recitate come lo recitavate nel mondo, lentamente, con una bella melodia e con cura; e continuate a salire di un grado per ogni versetto”. La vostra dimora sarà presso l’ultimo versetto della vostra recitazione». (Tirmidhi)
Indicazioni necessarie
Se in un luogo l’interesse per la preghiera e il Corano è straordinariamente scarso e, a causa della pigrizia e della negligenza dei fedeli, si teme che, qualora durante la tarawih si organizzasse il completamento dell’intero Corano, ciò non solo diventerebbe un peso per la gente, ma essa comincerebbe anche a evitare di recarsi in moschea e di pregare in congregazione, allora è meglio non organizzare il completamento del Corano. In tal caso si dovrà recitare la tarawih con sure brevi, affinché la gente non venga privata della sunnah della tarawih. Alcune persone, per mancanza di conoscenza, ritengono che ascoltare e far ascoltare il Corano durante la tarawih sia lo scopo principale. Esse non prestano affatto attenzione alla tranquillità, all’equilibrio e alla concentrazione nella preghiera della tarawih. Quando queste persone ascoltano l’intero Corano durante la tarawih a velocità estrema, in seguito non si preoccupano più di pregare la tarawih e non ritengono neppure necessario recarsi in moschea per pregarla in congregazione. Questo modo di pensare è estremamente pericoloso. Anche se non si ha l’opportunità di ascoltare l’intero Corano, oppure se il completamento del Corano è già avvenuto, la preghiera della tarawih rimane comunque una sunnah mu’akkadah permanente. Non si dovrebbe mai mostrare negligenza nell’organizzarla.
Diverse questioni riguardanti la preghiera della tarawih
1. L’intenzione per la tarawih si formula così: «Intendo compiere due rakʿat della sunnah della tarawih». Poi si formula l’intenzione per due rakʿat. In questo modo si devono completare venti rakʿat con dieci salām.
2. È preferibile pregare il witr dopo la tarawih. Tuttavia, se per qualche motivo si prega il witr prima della tarawih o prima di aver completato tutta la tarawih, ciò è lecito.
3. Se un fedele arriva in ritardo e, mentre gli rimangono alcune rakʿat della tarawih, l’imam si alza per il witr, egli dovrebbe pregare il witr insieme all’imam. Poi completerà in seguito le rakʿat della tarawih rimaste.
4. Dopo aver pregato quattro rakʿat è mustahabb riposare per lo stesso tempo impiegato per pregare le quattro rakʿat. Tuttavia, se sedersi a lungo è gravoso per i fedeli, è meglio sedersi solo per poco tempo.
5. Se qualcuno partecipa alla tarawih senza aver pregato la preghiera obbligatoria dellʿishāʾ, la sua tarawih non sarà valida.
6. Se qualcuno ha pregato la preghiera obbligatoria dellʿishāʾ in congregazione, ma non ha pregato la tarawih in congregazione, gli sarà comunque valido pregare il witr in congregazione.
7. Anche chi non ha recitato la preghiera fard dell’Isha in congregazione può recitare la preghiera del witr in congregazione.
8. È makruh recitare la preghiera del tarawih da seduti senza una giustificazione. Se invece sussiste una giustificazione, è lecito recitarla da seduti.
9. Per chi non è riuscito a recitare la preghiera fard dell’Isha in congregazione, è lecito recitare la preghiera del tarawih in congregazione.
10. Un imam può guidare le preghiere fard e witr, mentre un secondo imam può guidare il tarawih. Hazrat Umar (ra) guidava personalmente le preghiere fard e witr, mentre Hazrat Ubay ibn Ka‘b (ra) guidava il tarawih.
11. Se, per qualsiasi motivo, alcune rak‘at del tarawih vengono invalidate, è obbligatorio ripeterle. Bisogna allora ripetere anche la parte del Sacro Corano recitata nelle rak‘at invalidate, affinché il completamento del Corano avvenga in una preghiera valida.
12. Nel tarawih, se l’imam si alza invece di sedersi nella seconda rak‘ah e se se ne ricorda prima della prosternazione della terza rak‘ah, oppure un fedele glielo ricorda, deve sedersi, recitare il tashahhud, pronunciare un solo salam, compiere il sujud as-sahw, quindi completare la preghiera e pronunciare il salam. In tal modo queste due rak‘at saranno valide. Se invece se ne ricorda dopo aver compiuto la prosternazione nella terza rak‘ah, aggiungerà una rak‘ah e completerà quattro rak‘at. Queste quattro rak‘at sostituiranno le due rak‘at.
13. Se l’imam si siede per il qa‘dah nella seconda rak‘ah, poi si alza per la terza rak‘ah e completa quattro rak‘at in questa condizione, tutte e quattro le rak‘at saranno valide.
14. Per coloro che non hanno recitato la preghiera dell’Isha in congregazione, non è valido recitare il tarawih in congregazione. Questo perché, recitando da soli la preghiera fard e in congregazione la preghiera nafl, si dà la precedenza alla nafl rispetto alla fard. Ciò non è valido.
15. Se qualcuno arriva alla moschea quando la preghiera obbligatoria dell’isha è già stata compiuta, prima eseguirà la preghiera obbligatoria e poi si unirà alla tarawih. Le rakʿat della tarawih che avrà perso le recupererà durante la pausa oppure dopo la preghiera del witr in congregazione.
16. Alcune persone, dopo aver eseguito in congregazione la preghiera obbligatoria dell’isha, hanno eseguito la tarawih in congregazione. Anche coloro che non hanno eseguito la preghiera obbligatoria in congregazione possono unirsi a loro, poiché seguono coloro che hanno eseguito la preghiera obbligatoria in congregazione e stanno pregando insieme alla congregazione della tarawih.
17. Anche coloro che non hanno eseguito la preghiera dell’isha in congregazione, ma da soli, possono unirsi alla congregazione del witr insieme a coloro che hanno eseguito la preghiera obbligatoria in congregazione e stanno pregando il witr in congregazione.
18. Il modo in cui oggi si è diffusa la pratica della shabina non è assolutamente lecito. Chi recita la shabina legge in modo estremamente imprudente e a velocità vertiginosa. Non si preoccupa minimamente di recitare correttamente o scorrettamente, né presta attenzione all’etichetta della recitazione. Da una recitazione di questo tipo non nasce alcuna sensazione di ricevere influenza e guida. L’unico obiettivo del recitatore è completarla in qualche modo. Quanto ai fedeli che seguono l’imam, la situazione è tale che alcuni rimangono in piedi dietro di lui, ma la maggior parte prega con l’imam soltanto per alcune rakʿat. Molti restano seduti dietro a conversare. Lodano la rapidità dell’imam nella recitazione e fanno ogni sorta di chiacchiere. Questa non è la preghiera notturna né la recitazione che il Profeta (pace su di lui) ha insegnato e che i Compagni osservavano regolarmente considerandola una sunnah. È, in realtà, un’ingiustizia e un’eccessiva trasgressione nei confronti del Corano, nonché una derisione della tarawih.
Il Corano dice:
*******Arabo*********
Questo Libro è una fonte di bene e benedizione che abbiamo fatto scendere su di te, affinché la gente possa riflettere e meditare sui suoi versetti e le persone dotate di conoscenza possano trarne insegnamento. (Sura Sad: 29)
Il Profeta (pace su di lui) disse: chi completa il Corano in meno di tre giorni non lo ha compreso in alcun modo. (Tirmidhi)
Il Corano dice: «Quando viene recitato il Corano, ascoltatelo con completa attenzione».
19. La regola riguardo alla recitazione del Corano durante il tarawih è che in una delle sure la Bismillah deve essere recitata ad alta voce, perché è un versetto del Corano. Chi recita l’intero Corano deve recitare la Bismillah e chi ascolta deve ascoltarla. Perciò l’hafiz deve recitarla ad alta voce. Di solito la Bismillah viene recitata all’inizio di Qul huwa Allahu. Ciò non è obbligatorio: può essere recitata all’inizio di qualunque sura. Dovrebbe essere recitata all’inizio di qualunque sura, affinché venga eliminata la falsa concezione della gente secondo cui deve essere recitata all’inizio di Qul huwa Allahu. Secondo coloro che ritengono che essa sia un versetto di ogni sura, durante la preghiera del tarawih essa dovrebbe essere recitata all’inizio di ogni sura. Secondo la scuola hanafita, la Bismillah è un versetto del Nobile Corano. Invece, secondo l’Imam Shafi‘i e i recitatori della Mecca e di Kufa, essa è un versetto di ogni sura.
20. Alcuni recitano Qul huwa Allahu tre volte durante il tarawih (alcuni dicono che recitare Qul huwa Allahu tre volte sia mustahabb, ma non nella preghiera bensì al di fuori di essa); recitarlo in questo modo è makruh.
21. Dopo aver completato il Corano, è sunna iniziarlo nuovamente subito. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah l’Altissimo ama che, quando qualcuno completa il Corano, lo ricominci subito e reciti fino a …………………».
Regole della recitazione del Corano
1. Taharah: purezza rituale
Il Nobile Corano è la parola pura e sublime di Allah l’Altissimo. Per toccarlo e recitarlo sono necessarie purezza e pulizia complete. Se non si è in stato di abluzione, è indispensabile compiere l’abluzione; se è necessario il bagno rituale, è indispensabile compierlo.
*******ARABO*********
Solo chi è completamente puro può toccarlo. (Sura al-Wāqiʿa, 79)
È lecito ascoltare il Corano durante le mestruazioni, il puerperio e lo stato di janāba (che richiede il ghusl), ma recitarlo e toccarlo sono harām. È lecito recitarlo senza wuḍūʾ, ma non è corretto toccarlo. ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) recitava in ogni stato, anche senza wuḍūʾ; tuttavia non recitava mai durante lo stato di janāba. ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «La donna mestruata e chi è tenuto a compiere il ghusl non recitino nulla del Corano» (cioè, in tale stato, recitare il Corano è harām). (Tirmidhī)
2. Durante la recitazione del Corano, l’intenzione dovrebbe essere sincera. Lo scopo della recitazione deve essere soltanto cercare il compiacimento e la guida di Allah, non attirare le persone attraverso il Corano. Essere orgogliosi della propria bella recitazione, vantarsi della propria devozione e desiderare che la gente ci elogi sono forme di mentalità spregevole. Allo stesso modo, coloro che recitano il Corano per farsi vedere dalla gente o per conseguire interessi mondani non otterranno mai la guida dal Corano. Costoro, nonostante recitino il Corano, ne rimangono molto lontani. In verità, in chi coltiva una mentalità spregevole, inclinazioni disoneste e intenti scorretti, non può sorgere alcun sentimento della grandezza e del prestigio del Corano, né può acquisire la conoscenza del Corano e delle sue profonde verità.
3. Recitarlo regolarmente e considerarlo indispensabile
La recitazione del Corano dovrebbe essere praticata regolarmente ogni giorno. È mustaḥabb recitarlo quotidianamente senza saltare alcun giorno. Si può recitare in qualsiasi momento, ma il momento più appropriato è la mattina, dopo la preghiera del Fajr. Per coloro ai quali Allah ha concesso la fortuna di memorizzare il Corano, la recitazione quotidiana è assolutamente necessaria, perché altrimenti non lo ricorderanno. Dimenticare il Sacro Corano dopo averlo memorizzato è inoltre un peccato grave. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi ha memorizzato il Sacro Corano e poi lo ha dimenticato, nel Giorno della Resurrezione sarà affetto dalla lebbra». (Bukhārī)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre:
Riflettete sul Corano, altrimenti esso uscirà dai vostri petti. Per Allah, proprio come un cammello fugge quando si allenta la corda, così, a causa della minima negligenza e dell’atteggiamento incurante, il Corano esce dal petto e fugge. (Muslim)
Per incoraggiare la recitazione regolare, egli disse: «Chi legge il Corano e continua a recitarlo regolarmente ogni giorno è simile a una borsa piena di muschio, il cui profumo si diffonde tutt’intorno. Chi invece ha imparato a leggere il Corano ma non lo recita è simile a una bottiglia piena di muschio, chiusa con un tappo o un turacciolo». (Tirmidhī)
Nel descrivere l’immenso compenso spirituale della recitazione con una voce melodiosa, il Profeta (s) disse: «Nel Giorno della Resurrezione ai recitatori del Corano sarà detto: “Recitate come recitavate il Corano nel mondo, con pause e con una voce melodiosa, e continuate a salire di un grado per ogni versetto. La vostra dimora sarà presso l’ultimo versetto che avrete recitato”». (Tirmidhi)
La recitazione del Corano accompagnata da rāga e rāgiṇī è makruh tahrimi. Bisogna astenersene.
4. Organizzazione dell’ascolto del Corano
Dovrebbero essere predisposte anche occasioni per ascoltare il Corano con entusiasmo e fervore. Hazrat Khalid ibn Ma‘dan disse: «La ricompensa per l’ascolto del Corano è il doppio di quella per la sua recitazione». (Darimi)
Il Profeta (s) amava molto ascoltare qualcun altro recitare il Corano. Una volta disse a Hazrat Abdullah ibn Mas‘ud (ra): «Recitami il Corano». Hazrat Abdullah ibn Mas‘ud (ra) disse: «O Messaggero di Dio, dovrei recitarti il Corano? Il Corano è stato rivelato a te». Il Profeta (s) disse: «Sì, recita. Mi piace molto ascoltarlo quando lo recita qualcun altro». Allora Hazrat Abdullah ibn Mas‘ud (ra) cominciò a recitare la sura an-Nisa. Quando arrivò al versetto—
*******ARABO*********
Rifletti: quale sarà la situazione quando porteremo da ogni comunità un testimone e faremo di te un testimone contro di loro? (Sura an-Nisa: 41)
Allora il Profeta (s) disse: «Basta, basta».
Hazrat Ibn Mas’ud (ra) disse: «Vidi le lacrime scorrere dai due occhi del Profeta (s).» (Bukhari)
Hazrat Abu Musa (ra) recitava il Corano in modo davvero bello. Ogni volta che Hazrat Umar (ra) lo incontrava, gli diceva: «O Abu Musa, ricordami il mio Signore.» Allora Abu Musa iniziava a recitare il Corano. (Sunan al-Darimi)
5. Riflessione e studio
È opportuno leggere il Corano comprendendolo e riflettere sui suoi versetti, abituandosi ad assimilare il suo messaggio e la sua saggezza. Bisogna recitarlo con la determinazione di obbedire ai suoi comandamenti e di tenersi lontani dai suoi divieti. Il Libro di Allah è stato rivelato proprio affinché lo si legga comprendendolo e si mettano in pratica le sue disposizioni.
Allah dice:
*******Arabo*********
Il Libro che abbiamo fatto scendere su di te è benedetto, affinché riflettano e meditino sui suoi versetti e affinché gli uomini dotati di conoscenza ne traggano insegnamento. (Sura Sad: 29)
È molto meglio leggere poche sure riflettendo e comprendendole, piuttosto che recitarne rapidamente diverse senza riflettere. Il venerabile ʿAbdullah ibn ʿAbbas (ra) disse: è molto meglio leggere comprendendole le sure brevi come al-Qadr e al-Qariʿa, piuttosto che recitare rapidamente al ʿImran e al-Baqara.
Nella preghiera volontaria è anche lecito recitare più volte la stessa sura o lo stesso versetto. Si rifletterà sul suo messaggio e sul suo significato profondo, recitandolo ripetutamente con amore. Una volta il Profeta (pace e benedizioni su di lui) continuò a recitare lo stesso versetto per tutta la notte, finché giunse l’alba. Il versetto è:
*******আরবী*********
O Signore! Se li punisci, essi sono certamente tuoi servi. E se li perdoni, tu sei l’Onnipotente, il Saggio. (Sura al-Māʾida: 118)
Certamente, recitare il Corano senza conoscere il suo significato e il suo senso ha una grande ricompensa; tuttavia, la recitazione mediante la quale si ottengono la purificazione e la tazkiya del cuore e si genera motivazione per le opere è quella compiuta con comprensione e consapevolezza.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Come il ferro arrugginisce nell’acqua, così il cuore arrugginisce». I Compagni chiesero: «O Messaggero di Allah! Qual è allora il modo per rimuovere questa ruggine?». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Ricordare spesso la morte e recitare il Corano».
Nella Torah è scritto: Allah dice: «O servo Mio! Non ti vergogni forse del fatto che, quando durante un viaggio ricevi la lettera di tuo fratello, ti fermi oppure ti siedi in disparte dalla strada, leggi una per una tutte le sue lettere e rifletti profondamente su di essa? E il Libro (la Torah) è il Mio comandamento che ti ho inviato, affinché tu possa riflettere sempre su di esso e osservare i suoi precetti. Eppure tu rifiuti di accettarlo, indugi nell’obbedire ai suoi precetti e, se lo leggi, non rifletti su di esso». (Kimiyā-ye Saʿādat)
Ḥasan al-Baṣrī (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Le persone delle prime generazioni dell’Islam credevano pienamente che il Corano fosse il comandamento di Allah e che fosse stato fatto discendere da Lui. In verità, durante la notte recitavano il Corano con profonda concentrazione e durante il giorno osservavano i suoi precetti. La vostra condizione, invece, è tale che leggete soltanto le sue parole e perfezionate persino i segni vocalici delle lettere. Ma, per quanto riguarda le opere, bisogna dire che siete rimasti completamente indietro in questo ambito». (Kimiyā-ye Saʿādat)
6. Sincerità e umiltà
Si dovrebbe recitare rivolti verso la qibla, con piena concentrazione, interesse, umiltà e devozione. Durante la recitazione, guardarsi intorno con negligenza e disattenzione, parlare con qualcuno o compiere qualunque azione che distragga la concentrazione sono tutte azioni makruh, cioè sconsigliate.
7. Taʿawwudh e tasmiya
All’inizio della recitazione si dovrebbe leggere *******আরবী******. Se nel frattempo l’attenzione si rivolge a qualche altra attività o si parla con qualcuno, si dovrebbe leggere nuovamente *****আরবী*********. Fuori dalla preghiera è mustahabb leggere *******আরবী********* all’inizio di ogni sura. Soltanto all’inizio della sura al-Tawba non si dovrebbe leggere *******আরবী*********.
8. Durante la recitazione è mustahabb lasciarsi influenzare dai contenuti del Sacro Corano e manifestare tale influenza. (Tuttavia, a questo proposito bisogna essere estremamente cauti e vigili, poiché la riyā’ annulla tutte le buone azioni dell’uomo.) Quando vengono menzionati la ricompensa e le infinite benedizioni del Paradiso, e ai credenti vengono annunciati la misericordia e il perdono, la salvezza, il compiacimento di Allah e la visione di Lui, si dovrebbe provare gioia. Quando invece si recitano i versetti che menzionano l’ira e il castigo di Allah, il terribile tormento dell’Inferno, i lamenti degli abitanti dell’Inferno e simili, si dovrebbe piangere per il timore. Se non si riesce a piangere, bisogna cercare di farlo. Durante la recitazione, il Profeta (s) recitava una supplica quando leggeva i versetti sul castigo e pronunciava il tasbih quando leggeva i versetti sul perdono.
9. Equilibrio nel tono di voce
La recitazione non deve essere né a voce troppo alta né a voce troppo bassa, bensì a un tono intermedio, affinché anche il proprio cuore ne sia attratto e negli ascoltatori si susciti il desiderio di ascoltare. In tal modo l’attenzione sarà attratta dalla riflessione.
Il Corano dice:
*******আরবী*********
E non recitare la preghiera a voce troppo alta, né troppo bassa, ma adotta una voce intermedia fra le due. (Sura Banī Isrāʾīl: 110)
10. Particolare attenzione alla recitazione durante il Tahajjud
Ogni volta che si recita, ciò è fonte di ricompensa, merito spirituale e guida; tuttavia, il merito della recitazione del Corano è massimo soprattutto durante la preghiera del Tahajjud. Ogni credente dovrebbe desiderare di raggiungere un rango sempre più elevato. Il momento incantevole del Tahajjud è libero da ostentazione, esibizionismo e artificiosità; è l’ambiente migliore per la devozione sincera ad Allah e per rivolgersi interamente a Lui, soprattutto quando una persona sta in piedi davanti ad Allah e recita la parola di Allah con assoluta concentrazione e sincero ardore. Il Profeta recitava a lungo durante il Tahajjud.
11. Particolare attenzione alla recitazione guardando il Sacro Corano
Recitare guardando il Sacro Corano nei momenti diversi dalla preghiera porta una ricompensa spirituale maggiore e un premio migliore. Innanzitutto si riceve la ricompensa della recitazione; in secondo luogo, quella di toccare con le mani la Parola di Allah e di contemplarla con i propri occhi. (Finora)
12. Scopo dell’ordine sequenziale
Le sure dovrebbero essere recitate nell’ordine sequenziale stabilito nel Corano. Tuttavia, per facilitare l’apprendimento dei bambini, è lecito insegnarle senza seguire tale ordine. Per esempio, nell’Amma Juzʾ si insegna procedendo a ritroso dalla Sura an-Nās fino alla Sura an-Nabaʾ. Recitare però contravvenendo all’ordine sequenziale del Sacro Corano è vietato all’unanimità.
13. Profonda concentrazione della mente
Molti praticano wazifa e zikr-adhkar con profonda concentrazione e trascorrono ore e ore in questo modo. Tuttavia, non recitano il Corano con altrettanta concentrazione. Eppure non può esistere alcun zikr o wazifa migliore della recitazione del Corano. Non può esserci mezzo migliore di questo per la tazkiya al-nafs (purificazione spirituale); dare la precedenza a un altro wazifa rispetto al Corano è il risultato di una mancata comprensione adeguata della religione ed è anche un peccato. Il Profeta (s.) dice: «Il servo può avvicinarsi maggiormente ad Allah proprio attraverso la recitazione del Corano». (Kīmiyā-ye Saʿādat)
Il Profeta (s.a.) dice: «La migliore forma di culto per la mia ummah è la recitazione del Corano».
14. La supplica dopo la recitazione
Dopo la recitazione è sunnah recitare la seguente supplica:
*******Arabo*********
O Allah! Abbi misericordia di me per mezzo del Corano e rendilo per me guida, luce, hidayah e misericordia. O Allah! Fammi ricordare ciò che dimentico di esso, insegnami ciò che non so e concedimi la tawfīq di recitarlo durante una parte della notte e al mattino e alla sera. E o Rabb dell’universo, rendilo una prova e una testimonianza a mio favore.
Descrizione del sujūd della recitazione
La norma riguardante il sujūd della recitazione
Nel Corano vi sono quattordici versetti (quindici secondo gli Ahl al-Hadith; essi compiono la prosternazione anche al versetto 77 della sura al-Hajj. Questa è anche l’opinione degli Shafiiti) la cui recitazione o ascolto rende obbligatoria la prosternazione. (Secondo tutti gli altri, eccetto l’imam Abu Hanifa, la prosternazione della recitazione è una sunna.) Sia che si reciti l’intero versetto, sia che si recitino le parole della prosternazione insieme a ciò che le precede e le segue (su quei versetti sono tracciate delle linee), la prosternazione diventa obbligatoria. Questa è chiamata prosternazione della recitazione.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: quando qualcuno recita un versetto della prosternazione e si prosterna, Satana si siede in disparte e continua a lamentarsi, dicendo: «Ahimè! Ai figli di Adamo fu ordinato di prosternarsi, ed essi si prosternarono e divennero meritevoli del Paradiso. A me fu ordinato di prosternarmi, ma rifiutai e divenni meritevole dell’Inferno». (Muslim, Ibn Majah)
I luoghi della prosternazione della recitazione
Il versetto 206 della sura al-A’raf, il versetto 15 della sura ar-Ra’d, i versetti 49 e 50 della sura an-Nahl, il versetto 109 della sura Bani Isra’il, il versetto 58 della sura Maryam, il versetto 18 della sura al-Hajj, il versetto 60 della sura al-Furqan, i versetti 25-25 della sura an-Naml, il versetto 38 della sura Ha-Mim Sajda, il versetto 62 della sura an-Najm, i versetti 20-21 della sura al-Inshiqaq e il versetto 19 della sura al-‘Alaq.
Le condizioni della prosternazione della recitazione
Le condizioni della prosternazione della recitazione:
(Cioè, le condizioni richieste per la preghiera sono le stesse anche per la prosternazione della recitazione. Ciò che invalida la preghiera invalida anche la prosternazione della recitazione.)
1. Taharah
Purificare il corpo, cioè purificarsi dall’impurità maggiore e dall’impurità rituale. Se non si è in stato di abluzione, bisogna compiere l’abluzione; e se è necessario il bagno rituale, bisogna compierlo.
- Avere gli abiti puri.
- Avere puro il luogo della preghiera.
- Coprire la ʿawra.
- Rivolgere il volto verso la qibla.
- Formulare l’intenzione della prosternazione della recitazione.
Questa è l’opinione della maggior parte degli ulema. Tuttavia, secondo alcuni ulema, per la prosternazione della recitazione non è indispensabile essere in stato di abluzione. Secondo gli Ahl al-Hadith, è preferibile compiere la prosternazione della recitazione con l’abluzione, ma è lecita anche senza abluzione.
L’Allamah Mawdudi (r) espresse al riguardo la seguente opinione:
Per questa prosternazione, la maggior parte degli ulema ritiene necessarie le stesse condizioni richieste per la preghiera. Tuttavia, tra tutti gli hadith pervenutici riguardo alla prosternazione della recitazione, non vi è alcuna prova a sostegno di tali condizioni. Da ciò sembra che, dopo aver udito il versetto della prosternazione, si debba eseguire la prosternazione ovunque ci si trovi e in qualunque stato, sia con l’abluzione sia senza, sia che sia possibile rivolgersi verso la qibla sia che non lo sia. Tra i musulmani della prima epoca vi furono persone che agirono in questo modo. L’imam al-Bukhari riferisce riguardo ad Abdullah ibn Umar (ra) che recitava il Corano mentre camminava. Quando incontrava un versetto della prosternazione, abbassava immediatamente la testa, con o senza abluzione, rivolto o non rivolto verso la qibla. Per questi motivi riteniamo che, se qualcuno agisce diversamente dalla maggior parte degli ulema, non debba essere biasimato. Infatti, non esiste alcuna Sunna autenticamente attestata a sostegno dell’opinione della maggior parte degli ulema, e tra i musulmani della prima epoca vi furono anche persone la cui pratica era contraria a tale opinione. (Tafhim al-Qur’an, secondo volume, sura al-A‘raf, nota 157)
Non è condizione formulare l’intenzione che questa prosternazione sia quella di un determinato versetto. E se si recita un versetto della prosternazione durante la preghiera e si esegue la prosternazione, l’intenzione non è condizione.
Modalità della prosternazione della recitazione
Si deve stare in piedi rivolti verso la qibla e formulare l’intenzione della prosternazione della recitazione, quindi andare in prosternazione dicendo «Allah Akbar». Dopo la prosternazione ci si deve rialzare dicendo «Allah Akbar». Non è necessario recitare il tashahhud né pronunciare il saluto finale.
Hazrat Abdullah ibn Mas‘ud (ra) disse: «Quando giungerete al versetto della prosternazione, andrete in prosternazione dicendo “Allah Akbar” e, quando solleverete la testa, direte “Allah Akbar”». (Abu Dawud)
È possibile eseguire la prosternazione della recitazione anche da seduti; tuttavia, è mustahabb andare in prosternazione partendo dalla posizione eretta.
Durante la prosternazione della recitazione, oltre a «Subhana rabbiyal a‘la», si possono recitare altre formule di glorificazione prescritte. Tuttavia, quando si esegue la prosternazione della recitazione nella preghiera obbligatoria, è preferibile recitare «Subhana rabbiyal a‘la». Nella preghiera volontaria o durante la prosternazione della recitazione al di fuori della preghiera, si può recitare qualunque formula di glorificazione. Per esempio, si può recitare la seguente formula:
*******Arabo*********
Il mio volto si prosterna davanti a Colui che lo ha creato e vi ha posto l’udito e la vista. Tutto ciò è avvenuto per Sua potenza. Allah l’Altissimo è fonte di maestà e benedizione, il migliore dei Creatori.
Questioni relative alla prosternazione della recitazione
1. La prosternazione della recitazione è obbligatoria per coloro per i quali è obbligatoria la preghiera. Non è obbligatoria per le donne mestruate o in puerperio, né per i minorenni. Non è obbligatoria neppure per chi è rimasto privo di sensi per più di un giorno e una notte.
2. Se il versetto della prosternazione viene recitato durante la preghiera, la prosternazione diventa immediatamente obbligatoria e non è consentito rimandarla. Se il versetto della prosternazione viene recitato fuori dalla preghiera, è preferibile prosternarsi subito; non vi è alcun problema nel rimandarla. Tuttavia, rimandarla a lungo senza motivo è sconsigliato.
3. Se il versetto della prosternazione viene recitato durante la preghiera, la prosternazione deve essere compiuta nella stessa preghiera. Se, dopo aver recitato il versetto della prosternazione, qualcuno compie la prosternazione in un’altra preghiera, ciò non è valido. Se qualcuno recita il versetto della prosternazione e dimentica di prosternarsi durante la preghiera, non gli resta altra possibilità che pentirsi e chiedere perdono. Sì, se quella preghiera viene invalidata, potrà prosternarsi fuori dalla preghiera.
4. Se qualcuno sta pregando o sta guidando la preghiera e sente il versetto della prosternazione recitato da un’altra persona, sia che quest’ultima lo reciti durante la preghiera sia fuori dalla preghiera, la prosternazione della recitazione non diventa obbligatoria né per il fedele che l’ha udito né per l’imam.
5. Se un fedele guidato recita il versetto della prosternazione, la prosternazione non diventa obbligatoria né per l’imam né per il fedele guidato.
6. Se qualcuno ascolta il versetto della prosternazione vicino all’imam, ma si unisce alla preghiera congregazionale dopo che l’imam ha già compiuto la prosternazione, se riesce a partecipare alla rakʿa nella quale l’imam ha compiuto la prosternazione, anche la sua prosternazione sarà considerata compiuta. Se invece si unisce nella rakʿa successiva, dovrà compiere la prosternazione dopo la preghiera.
7. Se qualcuno recita mentalmente il versetto della prostrazione, senza pronunciarlo a voce, oppure lo scrive soltanto, o legge ogni lettera separatamente, la prostrazione non diventa obbligatoria.
8. Se recita più volte il versetto della prostrazione nello stesso luogo, deve compiere una sola prostrazione. Se invece recita diversi versetti della prostrazione, deve compiere tante prostrazioni quanti sono i versetti recitati. Inoltre, se recita un versetto in diversi luoghi, deve compiere una prostrazione per ogni luogo in cui lo recita.
9. Durante la recitazione, se tutti gli ascoltatori hanno l’abluzione, è preferibile recitare ad alta voce il versetto della prostrazione. Se invece sono senza abluzione, oppure non vi è la possibilità di compiere subito la prostrazione, è preferibile recitarlo a bassa voce, perché potrebbero dimenticare di compiere la prostrazione in un altro momento e diventare peccatori.
10. È riprovevole recitare i versetti prima e dopo il versetto della prostrazione omettendo quest’ultimo, oppure recitare l’intera sura omettendo il suo ultimo versetto di prostrazione.
11. Alcuni ignoranti, quando durante la recitazione del Corano giungono al versetto della prostrazione, compiono la prostrazione direttamente sul Corano. In questo modo la prostrazione non è valida. La prostrazione della recitazione deve essere compiuta nel modo sopra indicato.
12. Nelle preghiere sirrī (recitate a bassa voce) non si dovrebbe recitare una sura che contiene una prostrazione. Allo stesso modo, non si dovrebbe recitarla nelle preghiere del venerdì e delle due feste, quando la congregazione è molto numerosa. Altrimenti si creerebbe confusione tra coloro che pregano dietro l’imam e la preghiera diventerebbe invalida.
Prostrazione di ringraziamento
Quando si ascolta una buona notizia, si riceve per la misericordia di Allah una grande benedizione, si ottiene il successo in una questione, si realizza una speranza o un desiderio, oppure viene allontanata una calamità o un’afflizione, è raccomandabile compiere la prostrazione di ringraziamento per la grazia e la benevolenza di Allah. Tuttavia, non si dovrebbe compiere questa prostrazione immediatamente dopo la preghiera; altrimenti gli ignoranti continuerebbero a considerarla parte della preghiera, oppure la praticherebbero ritenendola una sunna. Questa prostrazione è distinta dalla preghiera. Perciò deve essere compiuta in modo tale da non lasciare ad alcuno alcun dubbio. Hazrat Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) disse che, quando il Profeta (pace e benedizioni su di lui) era lieto per qualcosa o ascoltava una buona notizia, compiva una prostrazione per ringraziare Allah. (Tirmidhi)
È errato che alcune persone compiano due prosternazioni dopo la preghiera del witr ritenendole una sunna. È sbagliato farle considerandole una sunna e si dovrebbe smettere di compierle.
Il significato dell’iʿtikāf
Nel linguaggio, iʿtikāf significa rimanere bloccati o fermarsi in un luogo. Nella terminologia della sharīʿa, significa che una persona si separa dai rapporti e dai legami mondani, dalla moglie e dai figli, e rimane nella moschea.
L’essenza dell’iʿtikāf
L’iʿtikāf consiste nel fatto che l’uomo recida i propri affari e legami mondani, si distacchi dalle occupazioni della vita familiare e dai desideri e dalle brame della propria natura, e impieghi la propria forza e capacità di pensiero e d’azione nel ricordo di Allah e nell’adorazione. Poi, separandosi da ogni cosa, divenga vicino di Allah. Attraverso quest’opera, da un lato potrà astenersi da ogni genere di discorsi inutili e di azioni malvagie e, dall’altro, il suo rapporto con Allah si rafforzerà. Otterrà la Sua vicinanza e troverà pace nel cuore attraverso il Suo ricordo e la Sua adorazione. Questa pratica di formazione, protratta per alcuni giorni, lascerà un’impronta così profonda nella sua mente che, pur vedendo intorno a sé gli svaghi del mondo e gli oggetti che distolgono la mente, riuscirà a mantenere saldo il rapporto con Allah. Potrà astenersi dalla disobbedienza ad Allah e proverà gioia nell’osservare i Suoi comandamenti. In questo modo trascorrerà tutta la vita nella devozione ad Allah.
Le categorie dell’iʿtikāf
L’iʿtikāf è di tre tipi: wājib, mustaḥabb e sunna muʾakkada.
L’iʿtikāf wājib
L’iʿtikāf compiuto in adempimento a un voto è obbligatorio. Se qualcuno fa voto di compiere l’iʿtikāf senza condizioni, oppure lo subordina a una condizione, dicendo per esempio: «Se supererò l’esame, oppure se si realizzerà una certa mia faccenda, compirò l’iʿtikāf», allora tale iʿtikāf diventa obbligatorio e deve essere adempiuto.
L’iʿtikāf raccomandato
Qualunque iʿtikāf compiuto in Ramaḍān, eccetto quello degli ultimi dieci giorni, è raccomandato, sia che venga compiuto nei primi dieci giorni o nei secondi dieci giorni di Ramaḍān, sia che venga compiuto in qualsiasi altro mese.
L’iʿtikāf della sunna mu’akkada
Praticare l’iʿtikāf negli ultimi dieci giorni di Ramaḍān è una sunna mu’akkada kifāya. In altre parole, i musulmani dovrebbero provvedere collettivamente a questa sunna, poiché negli hadith ciò è stato vivamente raccomandato.
Nel Sacro Corano è scritto:
Arabo
Non unitevi alle vostre mogli mentre siete in iʿtikāf nelle moschee. (Sūra al-Baqara: 187)
Il Profeta (s) praticava regolarmente l’iʿtikāf ogni anno e lo osservò fino alla sua morte. Una volta, non potendo praticarlo per qualche ragione, l’anno seguente lo praticò per venti giorni. Per questo, se i musulmani abbandonassero collettivamente questa Sunna, sarebbero peccatori. Se anche solo alcune persone di un villaggio provvedessero a praticarla, poiché è una Sunna kifāya, l’iʿtikāf di queste poche persone sarebbe sufficiente per tutti. Sarebbe tuttavia estremamente triste se l’intera comunità musulmana diventasse incurante nei suoi confronti e questa cara Sunna del Profeta scomparisse completamente.
Ḥaḍrat ʿĀʾisha (ra) riferisce che il Profeta (s) praticava l’iʿtikāf negli ultimi dieci giorni di ogni Ramaḍān. Questa pratica rimase in vigore fino alla sua morte. Dopo la sua scomparsa, le sue mogli continuarono a osservare la pratica dell’iʿtikāf. (Bukhārī, Muslim)
Ḥaḍrat Anas (ra) riferisce che il Profeta (s) praticava l’iʿtikāf negli ultimi dieci giorni di ogni Ramaḍān. Un anno non poté praticarlo; per questo, l’anno seguente lo praticò per venti giorni. (Tirmidhī)
L’iʿtikāf più eccellente
Praticare l’iʿtikāf nella Masjid al-Ḥarām è la forma più eccellente. Seguono la Moschea del Profeta e poi Bayt al-Maqdis. Dopo queste, l’iʿtikāf più eccellente è quello praticato in una moschea congregazionale nella quale si compiono regolarmente le preghiere in congregazione. Seguono le moschee del quartiere nelle quali si compiono le preghiere in congregazione.
Le condizioni dell’iʿtikāf
L’iʿtikāf ha quattro condizioni, senza le quali non è valido.
1. Soggiornare nella moschea
È necessario per l’uomo compiere l’iʿtikāf nella moschea, sia che in essa si tengano o meno le preghiere quotidiane in congregazione. (Secondo l’Imam Abū Ḥanīfa (che Allah abbia misericordia di lui), è necessario compiere l’iʿtikāf nella moschea in cui si tiene la preghiera in congregazione. Secondo l’Imam Muḥammad (che Allah sia soddisfatto di lui) e l’Imam Abū Yūsuf (che Allah abbia misericordia di lui), l’iʿtikāf è valido in ogni moschea. Su questa opinione fu emessa la fatwā in quell’epoca. – Durar al-Mukhtār) Per l’uomo l’iʿtikāf non è valido al di fuori della moschea.
2. L’intenzione
Come l’intenzione è una condizione per gli altri atti di culto, così lo è anche per l’iʿtikāf. L’iʿtikāf non è valido senza intenzione; se qualcuno si trattiene semplicemente nella moschea senza intenzione, tale permanenza non sarà iʿtikāf. Inoltre, è certo che l’intenzione di un atto di culto è valida soltanto quando colui che la formula è musulmano. Deve essere dotato di discernimento; l’intenzione di una persona priva di coscienza o pazza non è considerata valida.
3. Purificarsi dal ḥadath akbar
Ciò significa che, quando per l’uomo o per la donna è obbligatorio il ghusl, egli o ella deve compierlo e purificare il proprio corpo; la donna deve inoltre purificarsi dalle mestruazioni e dal nifās.
4. Il digiuno
Anche il digiuno è una condizione dell’iʿtikāf, ma soltanto per l’iʿtikāf wajib. Il digiuno non è una condizione per l’iʿtikāf mustahabb. Quanto all’iʿtikāf sunnah, il digiuno non è una condizione, poiché anch’esso deve essere compiuto nel mese di Ramaḍān.
Regole dell’iʿtikāf
1. Il iʿtikāf obbligatorio può essere compiuto per almeno un giorno. Non è valido per un periodo inferiore; perciò il digiuno è una condizione dell’iʿtikāf obbligatorio.
2. Il digiuno è certamente una condizione dell’iʿtikāf obbligatorio. Tuttavia, non è necessario osservare quel digiuno appositamente per l’iʿtikāf. Per esempio, se qualcuno fa voto di compiere l’iʿtikāf durante il mese di Ramadan, l’iʿtikāf sarà valido: il digiuno di Ramadan è sufficiente per l’iʿtikāf. È però necessario che il digiuno osservato durante l’iʿtikāf sia obbligatorio, non facoltativo.
3. La durata dell’iʿtikāf obbligatorio è di almeno un giorno; per il periodo più lungo, può durare quanto si desidera.
4. Per l’iʿtikāf raccomandato non è stabilita una durata minima: può durare anche pochi minuti.
5. Poiché il digiuno è una condizione dell’iʿtikāf obbligatorio, anche se qualcuno intende non digiunare, dovrà comunque digiunare; pertanto, intendere di compiere l’iʿtikāf soltanto durante la notte sarebbe privo di senso.
6. Se qualcuno intende compiere l’iʿtikāf durante la notte e il giorno, oppure per diversi giorni, si deve considerare inclusa anche la notte e si dovrà compiere l’iʿtikāf anche durante la notte. Se però si fa voto di un giorno di iʿtikāf, l’iʿtikāf dell’intera giornata sarà obbligatorio, mentre quello della notte non lo sarà.
7. Le donne dovrebbero compiere l’iʿtikāf nella propria casa. Per loro, compiere l’iʿtikāf nella moschea è makrūh tanzīhī. Di solito dovranno delimitare con una tenda il luogo della casa in cui pregano e riservarlo all’iʿtikāf.
8. Poiché l’iʿtikāf negli ultimi dieci giorni di Ramadan è una sunnah muʾakkadah kifāyah, si dovrebbe compierlo affinché almeno alcune persone della famiglia se ne occupino. Se viene trascurato e nessuno del quartiere compie l’iʿtikāf, tutti saranno peccatori.
9. Se l’iʿtikāf obbligatorio viene invalidato per qualsiasi motivo, diventa obbligatorio recuperarlo. Quanto all’iʿtikāf sunnita e mustahabb, non è previsto alcun recupero.
Il periodo dell’iʿtikāf secondo la Sunna
Il periodo dell’iʿtikāf secondo la Sunna inizia poco prima del tramonto del sole del ventesimo giorno di Ramadan e termina non appena viene avvistata la luna dell’Eid. Sia che la luna venga avvistata il ventinove o il trenta di Ramadan, in ogni caso l’iʿtikāf secondo la Sunna sarà completato.
Chi compie l’iʿtikāf deve recarsi in moschea prima del tramonto del sole del ventesimo giorno di Ramadan; se è una donna, deve raggiungere il luogo stabilito della casa che ha destinato alla preghiera. Non deve uscire dal luogo dell’iʿtikāf fino all’avvistamento della luna dell’Eid. Tuttavia, è lecito uscire per necessità naturali, come urinare, evacuare o compiere il bagno rituale obbligatorio, oppure per necessità previste dalla Sharia, come la preghiera del venerdì e simili. Ma deve tornare nel luogo dell’iʿtikāf non appena la necessità è stata soddisfatta.
Il periodo dell’iʿtikāf obbligatorio
Poiché il digiuno è una condizione per l’iʿtikāf obbligatorio, la sua durata minima è di un giorno. Un voto di compiere l’iʿtikāf per meno di un giorno, per alcune ore, è privo di significato, perché il periodo del digiuno va dall’alba vera fino al tramonto del sole.
Il periodo dell’iʿtikāf mustahabb
L’iʿtikāf volontario può essere compiuto in qualsiasi momento. Per esso non è condizione il digiuno, né è richiesto un mese o un momento particolare. Ogni volta che si trova in moschea, una persona può formulare l’intenzione di compiere l’iʿtikāf volontario. Riceverà la ricompensa per tutto il tempo che resterà nella moschea.
Le opere raccomandate durante l’iʿtikāf
1. Praticare il dhikr e gli adhkār, riflettere sulle questioni della religione e sulle questioni della conoscenza, e dedicarsi al tasbīḥ e al tahlīl.
2. Recitare il Corano e riflettere su di esso.
3. Recitare il ṣalāt al-nabī e compiere altri dhikr.
4. Studiare e insegnare la religione.
5. Fare predicazione e tablīgh.
6. Dedicarsi alla stesura di libri e opere sulla religione.
Le attività consentite durante l’iʿtikāf
1. È permesso uscire per espletare i bisogni fisiologici. Si deve tenere presente che tali bisogni devono essere espletati in un luogo vicino alla moschea. Se vicino alla moschea vi è un luogo, ma è privo di riservatezza oppure molto sporco, è permesso recarsi nella propria casa per espletare i bisogni fisiologici.
2. È permesso uscire dal luogo dell’iʿtikāf anche per compiere il bagno rituale obbligatorio. Tuttavia, se nella moschea è disponibile un luogo per fare il bagno, lo si deve fare lì.
3. Si può uscire dalla moschea per mangiare se non vi è nessuno che possa portare il cibo. Se vi è qualcuno che può portarlo, è necessario mangiare nella moschea.
4. È permesso uscire anche per la preghiera del venerdì e per le preghiere dell’Eid. Se invece si compie l’iʿtikāf in una moschea dove non si svolge la preghiera congregazionale, è permesso recarsi altrove per le cinque preghiere quotidiane.
5. Se scoppia un incendio in un luogo, qualcuno cade nell’acqua e sta annegando, qualcuno sta uccidendo un’altra persona, oppure si teme che la moschea crolli, in tali circostanze non solo è permesso uscire dal luogo dell’iʿtikāf, ma è addirittura necessario. Tuttavia, l’iʿtikāf si interromperà.
6. Se qualcuno esce per una necessità naturale, ad esempio per la preghiera del venerdì, e in quel momento presta assistenza a un malato oppure partecipa a una preghiera funebre, non vi è alcun problema.
7. È permesso uscire dalla moschea per qualsiasi necessità naturale o prevista dalla sharīʿa.
8. È permesso recarsi alla preghiera del venerdì con sufficiente anticipo, così da poter compiere tranquillamente la preghiera di saluto alla moschea e le preghiere sunnite del venerdì. La valutazione dell’orario spetta a colui che compie l’iʿtikāf.
9. Se qualcuno viene costretto a uscire dal luogo dell’iʿtikāf, oppure qualcuno lo trattiene fuori, anche in tal caso l’iʿtikāf avrà termine.
10. Se qualcuno viene trattenuto fuori da un creditore, oppure si ammala e tarda a raggiungere il luogo dell’iʿtikāf, anche in tal caso l’iʿtikāf sarà invalidato.
11. Se non c’è nessuno che possa fare acquisti e in casa non c’è nulla da mangiare, a chi compie l’iʿtikāf è lecito fare acquisti nella misura necessaria.
12. È lecito uscire dalla moschea per recitare l’adhān.
13. Se, nel formulare l’intenzione di compiere l’iʿtikāf, qualcuno intende anche recarsi alla janāza, gli sarà lecito andarvi. Se formula un’altra intenzione, non gli sarà lecito andarvi.
14. Durante l’iʿtikāf è lecito dare a qualcuno consigli riguardo alla religione o consigli medici. È lecito sposarsi, dormire e riposarsi.
Le azioni non permesse durante l’iʿtikāf
1. Durante l’iʿtikāf, avere rapporti sessuali, abbracciare o baciare la propria moglie non invalida l’iʿtikāf se non si verifica eiaculazione.
2. Durante l’iʿtikāf, dedicarsi a qualsiasi attività mondana è makrūh taḥrīmī. Se lo si fa per necessità, sarà lecito.
3. Durante l’iʿtikāf, rimanere completamente in silenzio è makrūh taḥrīmī. È opportuno dedicarsi al dhikr, alla riflessione, alla recitazione e ad altre pratiche simili.
4. Vendere e comprare nella moschea, litigare, fare maldicenza o pronunciare discorsi futili di qualsiasi genere è makrūh.
5. Non è lecito uscire dalla moschea senza una necessità naturale o prevista dalla Sharia, né, dopo essere usciti per una necessità naturale o prevista dalla Sharia, rimanere fuori. In tal caso, l’iʿtikāf sarà invalidato.
Laylat al-Qadr
Negli ultimi dieci giorni del Ramadan c’è una notte chiamata Laylat al-Qadr e Laylatum Mubārakatun, che è stata definita migliore di mille mesi.
Il Corano dice:
*******ARABO*********
Abbiamo fatto scendere questo Libro nella sua notte benedetta.
In un altro passo il Corano dice:
*******Arabo*********
In verità, abbiamo fatto scendere questo Corano nella Laylat al-Qadr. Sai che cos’è la Laylat al-Qadr? È una notte migliore di mille mesi. (Sura al-Qadr)
Il significato di Laylat al-Qadr
Due significati di Qadr
Uno: determinare, fissare un tempo e decidere. In altre parole, Laylat al-Qadr è una notte nella quale Allah determina la misura esatta di ogni cosa, ne stabilisce il tempo, fa scendere i Suoi decreti e determina il destino di ogni cosa.
*******Arabo*********
In quella notte, per nostro comando, viene annunciata la decisione chiara e definitiva riguardo a tutte le questioni. (Sura ad-Dukhan)
Altrove nel Corano si legge:
*******Arabo*********
In quella notte gli angeli, e in particolare Gabriele, discendono; scendono sulla terra per svolgere ogni compito per ordine del loro Signore. (Sura al-Qadr: 4)
Il secondo significato di qadr è grandezza ed eccellenza. In altre parole, la Laylat al-Qadr è una notte che, presso Allah, possiede una grande importanza e un grande merito. È sufficiente, come prova della sua dignità e grandezza, il fatto che Allah abbia fatto discendere in quella notte una benedizione immensa come il Corano. L’uomo non può né immaginare né desiderare una benedizione più grande di questa. Proprio sulla base di questa bontà, benedizione, grandezza e merito, il Corano l’ha dichiarata migliore di mille mesi.
Determinazione della Laylat al-Qadr
Dagli hadith si apprende che si tratta di una delle notti dispari degli ultimi dieci giorni di questo mese di Ramadan, vale a dire la notte del 21, 23, 25, 27 o 29. Hazrat Aisha (ra) riferisce che il Profeta (s) disse: «Cercate la Laylat al-Qadr tra le notti dispari degli ultimi dieci giorni di Ramadan». (Bukhari)
Il significato del non aver indicato con precisione questa notte è che, durante gli ultimi dieci giorni di Ramadan, ci si impegni maggiormente nel dhikr e nell’adorazione.
Hazrat Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) riferisce: durante gli ultimi dieci giorni di Ramadan, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) si dedicava al dhikr e all’adorazione in modo tale da non farlo negli altri periodi. (Muslim)
Esortando a compiere in questa notte molte preghiere e atti di devozione, a praticare il dhikr, il tasbih e altro ancora, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando giunge Laylat al-Qadr, Gabriele scende sulla terra insieme agli altri angeli e prega per la misericordia e il perdono per ogni servo che, in piedi o seduto, è impegnato nel ricordo e nell’adorazione di Allah». (Bayhaqi)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «O gente! È giunta tra voi una notte migliore di mille mesi. Chi ne è privato rimane privato di ogni sorta di bene, e chiunque sia privato di questa notte è davvero un privato». (Ibn Majah)
La supplica speciale di Laylat al-Qadr
Hazrat Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) riferisce: gli dissi: «O Messaggero di Allah! Se in qualche modo venissi a sapere quale notte è Laylat al-Qadr, che supplica dovrei recitare?». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Recita questa supplica».
Testo arabo
O Allah, Tu sei davvero Colui che perdona molto ed è immensamente misericordioso. Ti piace perdonare; perdonami dunque i miei peccati.
Norme e disposizioni relative alla sadaqa al-fitr
Nello stesso anno in cui il digiuno fu reso obbligatorio per i musulmani, il Profeta (s) ordinò loro di versare la sadaqat al-fitr. Il servo adempie agli atti di culto resi obbligatori da Allah osservandone tutte le condizioni e le norme, ma, consapevolmente o inconsapevolmente, in essi rimangono molte mancanze e imperfezioni. Per compensare le mancanze che si verificano durante il digiuno, la šarīʿa ha reso obbligatoria la sadaqat al-fitr alla fine del Ramadan. In questo modo saranno compensate le loro mancanze e i musulmani poveri e bisognosi potranno procurarsi con tranquillità il necessario per mangiare e vestirsi e partecipare, insieme a tutti i musulmani, alla preghiera dellʿĪd.
Chi, tra le persone agiate, dopo aver soddisfatto le proprie necessità, possiede una ricchezza il cui valore raggiunge il niṣāb deve versare la sadaqat al-fitr, indipendentemente dal fatto che la zakāt sia obbligatoria o meno su tale ricchezza. La sadaqat al-fitr è obbligatoria.
È preferibile versare la sadaqat al-fitr uno o due giorni prima dellʿĪd; altrimenti deve essere versata prima della preghiera dellʿĪd. Versarla prima della preghiera dellʿĪd è mustaḥabb.
Se si dona il grano, la misura è un seer e tre chhatak; per l’orzo è il doppio. Secondo alcuni, per il grano è un seer e dodici chhatak e mezzo. Per i datteri e l’uva passa si deve donare il doppio della quantità di grano.
La sadaqat al-fitr dovrebbe essere data alle persone alle quali si dà la zakāt.
Capitolo sul ḥajj
Descrizione del ḥajj
Il ḥajj è il quinto importante pilastro dell’Islam. Il ḥajj ha un retroterra storico che ispira la fede. Senza tenerne conto, non è possibile comprendere la grandezza, il significato e lo scopo fondamentale del ḥajj. In un ambiente potente permeato da kufr e shirk, un servo credente proclamò il tawḥīd puro. Poi, nonostante i massimi ostacoli e le più dure opposizioni delle forze empie e oppressive della falsità, attraverso una fede, un timore reverenziale, una sincerità, una devozione esclusiva ad Allah, un amore intenso, un affetto profondo, un sacrificio e un’offerta, nonché un’obbedienza pura e assoluta ad Allah e una sottomissione completa, senza precedenti per ispirazione e pratica, costruì la storia completa dell’Islam e fondò un centro del tawḥīd e dell’ikhlāṣ dal quale l’umanità intera continuerà a ricevere il messaggio del tawḥīd fino all’ultimo istante del mondo.
Per rievocare nuovamente questa storia e suscitare emozione ed entusiasmo nei cuori delle persone, ogni anno folle di innamorati del tawḥīd, simili a falene, giungono da luoghi lontani e si radunano presso quel centro, compiendo tutto ciò che fece il loro capo e guida, il venerabile Ibrāhīm (su di lui la pace). Talvolta, indossando due pezzi di stoffa, compiono con emozione ed entusiasmo il ṭawāf attorno alla Bayt Allāh, e talvolta li si vede correre sulle colline di Ṣafā e Marwa. A volte stanno in piedi nella piana di ʿArafāt e rivolgono suppliche alla corte di Allāh, e a volte, facendo scorrere il coltello sulla gola degli animali nel luogo del sacrificio, prestano giuramento d’amore ad Allāh. In ogni momento — alzandosi, sedendosi, andando e tornando, mattina e sera — l’intero ambiente del Ḥaram continua a risuonare della loro stessa invocazione: «O Allāh! Il tuo servo è presente al tuo cospetto. La lode e la gloria appartengono esclusivamente a te; concedere misericordia è opera tua; nessuno è associato alla tua signoria e alla tua autorità».
In realtà, il pellegrinaggio consiste nel creare tali stati d’animo e nel sottomettersi completamente ad Allāh.
Il significato del pellegrinaggio
Nel significato linguistico, ḥajj significa intendere visitare. Nella terminologia della Sharīʿa, ḥajj indica quell’atto complessivo di culto che una persona compie dopo aver raggiunto la Bayt Allāh. Poiché durante il ḥajj il musulmano intende visitare la Casa di Allāh, esso è chiamato ḥajj.
Il pellegrinaggio è un atto di culto completo
Gli atti di culto islamici sono di due tipi. Primo: gli atti di culto fisici, come la preghiera e il digiuno. Secondo: gli atti di culto patrimoniali, come la ṣadaqa, la zakāt, le donazioni e le elemosine. La caratteristica del pellegrinaggio è che esso è al tempo stesso un atto di culto patrimoniale e un atto di culto del corpo. Attraverso gli altri atti di culto distinti, l’ikhlāṣ, la taqwā, l’umiltà, la modestia, il desiderio di servire Allāh, l’obbedienza, il sacrificio, la rinuncia, l’abbandono di sé e la vicinanza ad Allāh, nonché gli impulsi e le emozioni relativi a tali stati, si sviluppano separatamente. La completezza del pellegrinaggio consiste invece nel fatto che tutti questi sentimenti, emozioni e stati interiori sorgono e si sviluppano contemporaneamente e insieme.
Per istituire quella preghiera che è la fonte della religione, il primo luogo di culto costruito sulla terra fu quella moschea; durante il pellegrinaggio i credenti compiono con devozione e riverenza il ṭawāf intorno a essa. Per tutta la vita i musulmani pregano rivolti verso quella moschea, anche da luoghi lontani; durante il pellegrinaggio hanno la fortuna di stare in piedi in quella stessa moschea e adempiervi la preghiera.
Quel digiuno che è un mezzo efficace e indispensabile per correggere l’animo e il carattere, e durante il quale il credente, tenendosi lontano dai desideri e dalle passioni dell’io, acquista forza nella pazienza e nella sopportazione e si esercita a diventare un soldato e un mujāhid di Allāh.
Dal momento in cui indossa l’ihram per il pellegrinaggio fino a quando lo depone, trascorre giorno e notte in tale lotta spirituale: cancella dal cuore, una dopo l’altra, le immagini terrene e vi imprime quella dell’amore per Allah. Giorno e notte proclama il tawhid e diventa esclusivamente portatore della bandiera del tawhid.
Donando nella sadaqa e nella zakat i propri beni più cari, il servo credente cancella la propensione all’avidità e pianta il seme dell’amore per Allah. Anche durante il pellegrinaggio, l’uomo dona con mano generosa, per amore di Allah, le ricchezze accumulate nel corso di tutta la sua vita e, sacrificandole sulla Sua via, adempie al patto promessoGli. In definitiva, attraverso il pellegrinaggio si realizzano simultaneamente tutti gli scopi: un rapporto d’amore con Allah, la riforma del cuore e del carattere e il progresso spirituale. A condizione, però, che il pellegrinaggio non si riduca alla sola celebrazione dei suoi riti.
La realtà del pellegrinaggio
La realtà, o il significato profondo, del pellegrinaggio consiste nel fatto che l’individuo si affidi completamente al proprio Signore e diventi un musulmano sincero. Dalla santa Essenza di Allah Ta‘ala ci si può attendere questa potenza: nonostante tutti gli sforzi affidabili di riforma e correzione, le colpe e le mancanze che rimangono nella vita del servo vengono eliminate grazie alle azioni da compiere durante il pellegrinaggio e alle benedizioni dei suoi luoghi, ed egli ritorna dal pellegrinaggio purificato come se fosse nato proprio quel giorno. Il pellegrinaggio è anche una pietra di paragone della condizione reale: mostra cioè chi ha compiuto un pellegrinaggio autentico e chi, pur avendo eseguito tutti i suoi pilastri e visitato la Casa di Allah, è rimasto privo dei suoi benefici. È inoltre vero che, per quanto riguarda colui che, pur avendo ricevuto la possibilità di compiere il pellegrinaggio, rimane privo della correzione di sé, si può nutrire ben poca speranza che riesca a riformarsi in un altro modo. Per questo è estremamente importante che chi compie il pellegrinaggio esamini i propri sentimenti, le proprie emozioni e i propri desideri, e adempia ogni pilastro e ogni atto del pellegrinaggio con piena sincerità e partecipazione, ottenendo così i benefici per i quali il pellegrinaggio è stato reso obbligatorio.
Un uomo si presentò al cospetto di Hazrat Junayd Baghdadi (che Allah abbia misericordia di lui). Era tornato dopo aver visitato la Casa di Allah (dopo aver compiuto il pellegrinaggio), ma nella sua vita non si scorgeva alcuna traccia del pellegrinaggio. Egli gli domandò: «Da dove vieni?». Quello rispose: «Vengo dal pellegrinaggio alla Casa di Allah».
Hazrat Junayd (che Allah abbia misericordia di lui), profondamente meravigliato, disse: «Hai davvero compiuto il pellegrinaggio?»
Il viaggiatore: «Sì, ho compiuto il pellegrinaggio».
Hazrat: «Quando lasciasti la tua casa per partire per il pellegrinaggio, ti tenevi lontano dai peccati?»
Musāfir – Hazrat, non ci avevo pensato in questo modo.
Hazrat – Allora non sei affatto partito per il Hajj. Dimmi, durante questo sacro viaggio, hai attraversato le tappe che hai percorso e nei luoghi in cui hai trascorso la notte: hai attraversato anche le tappe che conducono alla vicinanza ad Allah?
Musāfir – Hazrat, non mi sono nemmeno accorto di queste cose.
Hazrat – Allora non hai compiuto alcun viaggio verso il Baytullah, né hai attraversato alcuna tappa in quella direzione. Dimmi: quando hai indossato l’ihram e tolto gli abiti che usavi quotidianamente, hai forse gettato via dalla tua vita, insieme a essi, anche i tuoi cattivi caratteri e le tue cattive abitudini?
Musāfir – Hazrat, non ci avevo mai riflettuto in questo modo.
Hazrat Junayd disse allora con grande tristezza: «Allora dove mai hai indossato l’ihram? Dimmi: quando ti sei fermato nella pianura di Arafat, hai provato qualche sentimento di mushāhada?»
Musāfir – Hazrat, non ho proprio capito che cosa significhi.
Hazrat – Significa questo: mentre facevi munājāt ad Allah nella pianura di Arafat, hai sentito dentro di te di trovarti in uno stato in cui il tuo Signore era davanti a te e tu Lo vedevi?
Viaggiatore – Hazrat, non ho vissuto una situazione simile.
Hazrat – Allora non sei giunto ad Arafat. Bene, dimmi: dopo essere arrivato a Muzdalifa, hai rinunciato ai desideri e alle passioni del tuo io carnale?
Viaggiatore – Hazrat, non ho prestato alcuna attenzione a questo aspetto.
Hazrat – Allora non sei andato nemmeno a Muzdalifa. Bene, dimmi: durante il tawaf della Baytullah, hai percepito lo splendore della bellezza e la potenza miracolosa di Allah Ta‘ala?
Viaggiatore – Hazrat, ne sono stato privato.
Hazrat – Allora, a rigore, non hai compiuto affatto il tawaf. Bene, poi, quando hai compiuto il sa‘y tra Safa e Marwa, hai compreso la saggezza, il significato profondo e lo scopo del compiere il sa‘y tra Safa e Marwa?
Viaggiatore – Non avevo alcuna consapevolezza di tutto ciò.
Hazrat – Allora, a quanto pare, non hai compiuto nemmeno il sa‘y. Poi, quando sei andato al luogo del sacrificio e hai compiuto il sacrificio, hai sacrificato anche il tuo io carnale e i suoi desideri?
Musafir: Venerabile, non ho prestato affatto attenzione a questo aspetto.
Venerabile: Allora dove hai compiuto il sacrificio? Bene, dimmi: quando hai lapidato le jamarāt, hai scagliato lontano da te anche i tuoi malvagi collaboratori, compagni e le tue cattive inclinazioni?
Musafir: Questo non l’ho fatto.
Venerabile: Allora non hai compiuto neppure il ramy.
Poi il Venerabile Junayd al-Baghdadi (r), con grande tristezza, disse: «Va’, torna indietro e compi nuovamente l’Hajj con questo stato d’animo, affinché si stabilisca un legame con il Venerabile Ibrahim (a.s.), della cui fede e dell’adempimento della promessa il Corano testimonia dicendo:»
*******আরবী*********
Egli è Ibrahim, colui che ha adempiuto pienamente al suo dovere di mantenere la promessa fatta al suo Signore.
La grandezza e l’importanza dell’Hajj
Nel Corano e nella Sunna sono state ampiamente illustrate la saggezza del hajj, la posizione del hajj nella religione, la sua grandezza e la sua importanza. Il Corano dice:
*******ARABO*********
È diritto di Allah sugli uomini che chiunque abbia la capacità e i mezzi per raggiungere la Casa di Dio compia il hajj; e chi disobbedisce a questo comando e si comporta da miscredente sappia che Allah non ha bisogno di alcuno di coloro che abitano nei mondi. (Sura Āl ʿImrān: 97)
1. Il hajj è un diritto di Allah sui Suoi servi. Per chiunque abbia la capacità e i mezzi per recarsi alla Casa di Dio, è obbligatorio adempiere al diritto di Allah. Coloro che, pur avendone la possibilità, non compiono il hajj, sono ingiusti e violano il diritto di Allah. Le parole del versetto dimostrano che il hajj è obbligatorio. In effetti, dalla narrazione di Hazrat Ali (r.a.) risulta chiaramente che il Profeta (s) proclamò l’obbligatorietà del hajj proprio quando fu rivelato questo versetto. (Tirmidhi – Kitāb al-Hajj)
A questo riguardo c’è anche una narrazione in Sahih Muslim, nella quale il Profeta (s) dice:
O gente! Il hajj è stato reso obbligatorio per voi. Pertanto, compite il hajj.
2. Un’altra importante verità alla quale questo versetto richiama l’attenzione è che non compiere il hajj nonostante se ne abbiano i mezzi costituisce un comportamento da miscredenti, come è stato detto. Proprio come nel Corano, in un passo, abbandonare la preghiera è definito un comportamento politeista:
*******ARABO*********
E compi la preghiera e non unirti ai politeisti (abbandonando la preghiera).
Allo stesso modo, in questo punto del versetto in esame, il non compiere il pellegrinaggio è stato definito un comportamento di kufr. Il Profeta (s) disse:
Se una persona dispone del denaro e dei mezzi necessari per le spese del pellegrinaggio, nonché di un mezzo di trasporto con cui può raggiungere la Casa di Allah, ma poi non compie il pellegrinaggio, non importa se muore da ebreo o da cristiano. Questo perché Allah dice:
*******Arabo*********
L’intento del narratore dell’hadith è questo: il Profeta (s) ha equiparato agli ebrei e ai cristiani coloro che non compiono il pellegrinaggio. Il significato dell’aver dichiarato equivalenti agli ebrei e ai cristiani coloro che non compiono il pellegrinaggio, e ai politeisti coloro che non recitano la preghiera, è che la Gente del Libro aveva completamente abbandonato il pellegrinaggio, mentre i politeisti, pur compiendo il pellegrinaggio, avevano abbandonato la preghiera. Per questo, l’abbandono della preghiera è stato definito un atto politeista e l’abbandono del pellegrinaggio un atto degli ebrei e dei cristiani. È dunque anche una verità assolutamente decisiva che persino nel Corano stesso sia stato rivolto questo monito a persone di tale genere. A titolo d’esempio, il narratore dell’hadith ha recitato soltanto la prima parte del versetto. Altrimenti, il monito cui si è richiamata l’attenzione si trova nella seguente parte del versetto. Eccola:
*******Arabo*********
Coloro che, pur disponendo dei mezzi, mostrano di rifiutarsi di compiere il pellegrinaggio sappiano che Allah l’Altissimo non si cura di nulla dell’intero universo. In altre parole, Egli non si cura del comportamento di kufr di chi abbandona il pellegrinaggio. Non si cura affatto di quelle persone né delle condizioni in cui moriranno. Questa è la formulazione più dura del monito. La realtà è che, come può essere adornata di fede e di guida una persona nei confronti della quale Allah dichiara il Suo scontento e la Sua assoluta indipendenza?
Hasan (ra) riferisce che Omar ibn al-Khattab (ra) disse: «È mia ferma intenzione inviare alcune persone nelle città entrate a far parte dello Stato islamico, affinché si informino e verifichino chi, pur avendo la possibilità di compiere il pellegrinaggio, non lo compie. Imporrò loro la jizya (la jizya è un’imposta di difesa riscossa dai non musulmani in cambio della protezione della loro vita e dei loro beni). Non sono musulmani, non sono musulmani». (Al-Muntaqa)
Musulmano è colui che si sottomette completamente ad Allah l’Altissimo. Anche il significato dell’Hajj è che la persona si sottometta completamente ad Allah. Se costoro fossero stati musulmani, come avrebbero potuto essere privati della fortuna dell’Hajj e, pur avendone i mezzi, come avrebbero potuto rimanere indifferenti all’Hajj?
Il merito e l’ispirazione dell’Hajj
Tenendo presente questa importanza dell’Hajj, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha incoraggiato in vari modi a compierlo. Descrivendone in diversi modi gli straordinari meriti, ha suscitato l’incoraggiamento e il desiderio di compierlo.
1. Colui che si reca in visita alla Casa di Allah, non commette atti sessuali osceni né alcuna azione di disobbedienza ad Allah, ritorna purificato dai peccati come lo era il giorno in cui nacque dal grembo di sua madre. (Bukhari, Muslim)
2. Colui che compie l’Hajj e la ʿUmrah è ospite di Allah. Se prega Allah, il suo Ospitante, Egli accoglie la sua preghiera; se Gli chiede il perdono, Egli gli concede il perdono. (Ibn Majah)
3. Continuate a compiere l’Hajj e la ʿUmrah uno dopo l’altra. Infatti, entrambi, l’Hajj e la ʿUmrah, eliminano la povertà, il bisogno e i peccati come la fornace ardente rimuove le impurità dal ferro, dall’oro e dall’argento, rendendoli puri. La ricompensa dell’Hajj mabrur non è altro che il Paradiso. (Tirmidhi, Nasa’i)
Si definisce Hajj mabrur l’Hajj compiuto con completa sincerità (ikhlas), devozione e osservanza delle condizioni, durante il quale il pellegrino si impegna pienamente a evitare la disobbedienza ad Allah.
4. Se incontrate qualcuno che ha visitato il Sacro Haram, salutatelo prima che raggiunga la sua casa, stringetegli la mano e chiedetegli di supplicare Allah per il perdono dei vostri peccati. Questo perché è già stata decretata la remissione dei suoi peccati. (Musnad Ahmad)
5. Ḥaḍrat Ḥusayn (ra) racconta: un uomo si rivolse al Profeta (s) dicendo: «Signore, sono debole sia nel corpo sia nello spirito». Gli fu detto: «Compi un jihād tale che neppure una spina ti tocchi il corpo». L’interrogante disse: «Signore, che genere di jihād è mai quello in cui non vi è alcun timore di ferite, dolore o sofferenza?». Il Profeta (s) rispose: «Compi il ḥajj». (Ṭabarānī)
6. Ḥaḍrat ʿAbdullāh ibn ʿAbbās (ra) racconta: un uomo si trovava a cavallo, proprio accanto al Profeta (s), nella pianura di ʿArafāt, quando improvvisamente cadde a terra e morì. Il Profeta (s) disse: «Lavatelo e seppellitelo con gli abiti dell’iḥrām. Nel Giorno della Resurrezione risorgerà recitando la talbiya». (Per il termine talbiya, si veda il glossario). «Lasciategli scoperti il capo e il volto». (Bukhārī, Muslim)
7. Ḥaḍrat Abū Dharr (ra) racconta: il Profeta (s) disse che il profeta di Allah, Ḥaḍrat Dāwūd (a.s.), si rivolse ad Allah dicendo: «O Signore! Quale ricompensa riceverà il servo che verrà a visitare la Tua Casa?». Allah disse: «O Dāwūd! Egli è Mio ospite. È suo diritto che Io gli perdoni in questo mondo i suoi errori e le sue mancanze e che, nell’Aldilà, quando Mi incontrerà, lo onori con la Mia misericordia».
Condizioni che rendono obbligatorio il ḥajj
Le condizioni che rendono obbligatorio il ḥajj sono dieci. Se manca anche una sola di esse, il ḥajj non diventa obbligatorio.
1. Islam: il ḥajj non può essere obbligatorio per un non musulmano.
2. Possedere la capacità mentale: il ḥajj non è obbligatorio per i pazzi, gli infermi di mente e coloro che sono privi di discernimento.
3. Aver raggiunto la pubertà: il ḥajj non è obbligatorio per i bambini minorenni. Se una persona benestante compie il ḥajj durante l’infanzia, prima di raggiungere la pubertà, con ciò non avrà assolto l’obbligo del farḍ. Dopo aver raggiunto la pubertà dovrà compiere nuovamente il ḥajj. Il ḥajj compiuto durante l’infanzia sarà nafl.
4. Disponibilità economica: chi compie l’Hajj deve essere benestante. Deve possedere una somma, al netto delle necessità essenziali e dei debiti, sufficiente a sostenere le spese del viaggio e deve avere denaro sufficiente per provvedere al mantenimento dei familiari a suo carico fino al suo ritorno dall’Hajj, poiché, secondo la Sharīʿa, il mantenimento di queste persone è sua responsabilità.
5. Libertà: l’Hajj non è obbligatorio per gli schiavi e le schiave.
6. Salute fisica: non essere affetti da una malattia tale da rendere impossibile il viaggio. Pertanto, non è obbligatorio che compiano personalmente l’Hajj gli zoppi, gli invalidi, i ciechi e le persone estremamente anziane. Qualora siano presenti tutte le altre condizioni, possono far compiere l’Hajj per loro tramite un’altra persona.
7. Non sussista alcun pericolo per la propria vita da parte di un governante ingiusto e tirannico e non si sia detenuti in prigione.
8. Sicurezza della strada: se è in corso una guerra, se lungo il percorso vengono create ostruzioni, se i mezzi di trasporto vengono distrutti, se vi è il rischio di ladri e briganti, se a causa di calamità naturali non è possibile viaggiare per via d’acqua, oppure se esiste un pericolo di qualsiasi genere, in tali condizioni l’Hajj non sarà obbligatorio. Tuttavia, in questa situazione, è opportuno lasciare disposizione testamentaria affinché, qualora dopo la sua morte le condizioni e le circostanze divengano favorevoli, un’altra persona compia l’Hajj per suo conto.
9. Durante il viaggio per l’Hajj deve essere presente il marito o un maḥram: ciò significa che, se il viaggio dura meno di tre notti e tre giorni, alla donna è consentito viaggiare senza il marito. Se il viaggio dura più a lungo, non è lecito recarsi all’Hajj senza il marito o un uomo maḥram. (Una donna che non abbia marito né un uomo maḥram può viaggiare con quelle compagne di viaggio la cui moralità sia degna di fiducia. Questa è l’opinione dell’Imam al-Shāfiʿī e dell’Imam Mālik. L’Imam al-Shāfiʿī ha spiegato così l’espressione «compagne degne di fiducia»: deve trattarsi di un certo numero di donne affidabili, che si recano all’Hajj insieme a persone maḥram. In tal caso, una donna senza marito può unirsi a quel gruppo. Tuttavia, non dovrebbe partire se nel gruppo vi fosse una sola donna. Questa opinione dell’Imam al-Shāfiʿī è estremamente equilibrata: offre a una donna senza marito e senza maḥram la possibilità di compiere l’Hajj e, al tempo stesso, elimina il timore di quelle tentazioni a causa delle quali è vietato a una donna viaggiare senza un maḥram.) È inoltre necessario che tale maḥram sia assennato, adulto, devoto e affidabile. Non è lecito viaggiare con un bambino incapace di intendere, con una persona perversa o con una persona inaffidabile.
10. Non essere nel periodo di ʿidda: sia che la ʿidda segua la morte del marito oppure il divorzio, durante il periodo di ʿidda l’Hajj non sarà obbligatorio.
Condizioni per la validità dell’Hajj
Le condizioni perché l’Hajj sia valido sono quattro. Se si compie l’Hajj osservando queste condizioni, esso sarà valido e affidabile; altrimenti non lo sarà.
1. L’Islam: l’Islam è una condizione sia perché l’Hajj diventi obbligatorio, sia perché sia valido. Se un non musulmano compie i riti fondamentali dell’Hajj e in seguito Allah l’Altissimo gli concede la grazia di abbracciare l’Islam, affinché quell’Hajj sia valido è necessario che il pellegrino sia musulmano.
2. Avere la facoltà di intendere: l’Hajj di una persona priva di senno o pazza non sarà valido.
3. Compiere tutti i riti fondamentali nel giorno, nel momento e nel luogo stabiliti. I mesi dell’Hajj sono Shawwāl, Dhū al-Qaʿda e i primi dieci giorni di Dhū al-Ḥijja. Anche per il compimento di tutti i riti fondamentali dell’Hajj sono stabiliti tempi e luoghi precisi. Se i riti fondamentali dell’Hajj vengono compiuti in modo diverso da quanto prescritto, l’Hajj non sarà valido.
4. Evitare tutto ciò che invalida l’Hajj e compiere tutti i suoi riti fondamentali e obblighi. Se uno dei riti fondamentali dell’Hajj non viene compiuto o viene omesso, l’Hajj non sarà valido.
Norme dell’Hajj
1. Quando sono presenti tutte le condizioni perché l’Hajj diventi obbligatorio, compiere l’Hajj una volta nella vita è obbligatorio. L’Hajj è un obbligo individuale, e il suo carattere obbligatorio è dimostrato dal Corano e dagli hadith. Chi nega che l’Hajj sia obbligatorio è un kāfir; chi, pur sussistendo le condizioni dell’obbligo, non compie l’Hajj è peccatore e fāsiq.
2. Non appena l’Hajj diventa obbligatorio, è opportuno compierlo già nello stesso anno. Ritardarlo senza motivo dopo che è diventato obbligatorio e continuare a rimandarlo da un anno all’altro è peccato.
Il Profeta (s) disse: «Chi intende compiere il Hajj dovrebbe affrettarsi a farlo. Potrebbe accadere che si ammali, oppure che perda la cammella da cavalcare. Potrebbe anche sopraggiungere qualche altra necessità. (Ibn Mājah)»
La perdita della cammella significa non disporre dei mezzi necessari per il viaggio, che la strada non sia sicura o che sopraggiunga una necessità a causa della quale non sia più possibile compiere il Hajj. L’uomo si presenterà davanti ad Allah portando il peso dell’obbligo. Quando si verificheranno condizioni favorevoli, e quale certezza si ha della propria vita? Perciò, confidando in che cosa rimanderà l’uomo e continuerà a inventare pretesti invece di compiere il Hajj?
3. Per adempiere all’obbligo del Hajj, in alcuni casi la legge islamica rende necessaria l’autorizzazione di determinate persone: per esempio, quando i genitori di qualcuno sono deboli o malati e hanno bisogno del suo aiuto, oppure quando una persona è debitrice nei confronti di qualcuno o ne è garante. In tali circostanze, compiere il Hajj senza autorizzazione è makruh tahrimi.
4. Il Hajj compiuto con guadagni illeciti è illecito.
5. Se si entra nel miqat senza aver indossato l’ihram, il Hajj diventa obbligatorio.
6. Se, dopo che il Hajj è diventato obbligatorio, qualcuno lo rimanda, poi diventa incapace, diventa cieco o paralizzato, oppure è colpito da una grave malattia e non è più idoneo al viaggio, dovrà mandare un’altra persona a compiere il Hajj sostitutivo, sostenendone personalmente le spese.
Il miqat e le sue disposizioni
1. Miqat indica il luogo specifico e stabilito dal quale non è lecito recarsi alla Mecca senza aver indossato l’ihram. Chiunque desideri recarsi alla Mecca, per qualsiasi motivo, deve necessariamente indossare l’ihram quando raggiunge il miqat. Proseguire oltre senza aver indossato l’ihram è makruh tahrimi. (Ilmul Fiqah)
2. Per le persone provenienti dai diversi Paesi sono stati stabiliti cinque miqat.
a. Dhu’l-Hulayfa:
Questo è il miqat degli abitanti di Medina, nonché di coloro che desiderano recarsi alla Mecca Mukarrama passando per Medina. Questo miqat si trova a circa otto o nove chilometri lungo la strada da Medina alla Mecca. Rispetto a tutti gli altri miqat, questo è il più lontano dalla Mecca; inoltre, gli abitanti di Medina hanno questo privilegio perché hanno sempre compiuto sacrifici maggiori sulla via di Allah.
b. Dhat ‘Irq:
Questo è il miqat dell’Iraq e delle persone che arrivano passando per l’Iraq. Si trova a circa ottanta chilometri a nord-est della Mecca.
c. Juhfa:
Questo è il miqat della Siria e delle persone provenienti dalla direzione della Siria. Si trova a circa centottanta chilometri a ovest della Mecca.
d. Qarn al-Manazil:
Un luogo montuoso situato sulla strada a est di Makkah Mukarramah, a circa cinquanta chilometri da Makkah. È il miqat degli abitanti del Najd e di coloro che arrivano da questa direzione.
E. Yalamlam:
Un luogo montuoso situato sulla strada proveniente dallo Yemen, a sud-est di Makkah, a circa sessanta miglia da Makkah. È il miqat dello Yemen e di coloro che arrivano da questa direzione. Questo miqat vale anche per gli abitanti dell’India, del Pakistan e del Bangladesh.
Questi miqat furono stabiliti direttamente dal Profeta (pace e benedizioni su di lui), come si apprende da al-Bukhari e Muslim. Questi miqat valgono per coloro che risiedono al di fuori del miqat, chiamati in terminologia afaqi. Ora, per coloro che risiedono all’interno del miqat, se si trovano entro i confini del Haram, il loro miqat è il Haram stesso. Se invece risiedono nel territorio del Hill, al di fuori dei confini del Haram, il loro miqat è il Hill. Tuttavia, se chi risiede nel Haram vuole assumere l’ihram per compiere l’umra, il suo miqat è il Hill, non il Haram.
Gli obblighi dell’Hajj
L’Hajj ha quattro obblighi. Se ne viene tralasciato anche solo uno, l’Hajj non è valido. Gli obblighi sono i seguenti:
1. L’ihram: è una condizione e un pilastro dell’Hajj.
2. Stazionare ad Arafat, anche se solo per un breve periodo.
3. Tawāf della ziyāra: i primi quattro giri sono farḍ e i restanti tre sono wājib.
4. Adempiere questi obblighi nel luogo stabilito, nel tempo stabilito e nell’ordine prescritto.
L’iḥrām e le sue norme
1. Indossare l’abito del ḥajj con l’intenzione di compiere il ḥajj e recitare la talbiya si chiama iḥrām. Dopo aver formulato l’intenzione del ḥajj e recitato la talbiya, la persona diventa muḥrim. Come, dopo aver pronunciato il takbīr nella preghiera, una persona entra nella preghiera e da quel momento mangiare, bere, muoversi ecc. diventano proibiti, così, dopo aver assunto l’iḥrām, il ḥajj ha inizio. In seguito, molte cose che prima di assumere l’iḥrām erano lecite e permesse diventano proibite durante l’iḥrām. Per questo viene chiamato iḥrām.
2. Qualunque sia il motivo per cui si va alla Mecca—viaggio, affari, commercio o qualsiasi altro scopo—è indispensabile assumere l’iḥrām quando si raggiunge il mīqāt. Proseguire oltre il mīqāt senza iḥrām è makrūh taḥrīman.
3. Fare il bagno prima di assumere l’iḥrām è sunna mu’akkada. È anche masnūn far fare il bagno ai bambini. È masnūn che le donne facciano il bagno anche durante le mestruazioni o il nifās. Tuttavia, se fare il bagno è difficile o causa sofferenza, si dovrebbe assolutamente compiere il wuḍū’. Questo wuḍū’ o bagno serve soltanto alla pulizia e all’igiene, non alla purificazione rituale. Perciò, se non si trova acqua, non è necessario fare il tayammum.
4. Per il bagno in preparazione all’iḥrām è mustaḥabb tagliare i capelli e le unghie, indossare un lenzuolo bianco e un taḥband, e applicare il profumo.
5. È lecito assumere l’iḥrām anche prima di raggiungere il mīqāt. È meglio farlo se si è in grado di rispettare l’onore dell’iḥrām; altrimenti, dopo aver raggiunto il mīqāt, diventa wājib assumere l’iḥrām.
6. Azioni vietate durante l’ihram: tra queste ve ne sono alcune vietate in ogni momento. Tuttavia, durante l’ihram, le azioni che costituiscono peccati ancora più gravi sono:
1. Avere rapporti sessuali o intrattenere conversazioni di natura sessuale; è vietato anche provare piacere parlando in questo modo con la propria moglie.
2. Disobbedire ad Allah e commettere peccati.
3. Litigare, azzuffarsi e insultare. Parlare in modo aspro.
4. Cacciare animali selvatici. La caccia non è soltanto haram; è altresì haram prestare qualsiasi tipo di aiuto al cacciatore, indicargli la strada o persino segnalargli la preda.
5. Indossare abiti cuciti, come camicie, panjabi, pigiami, sherwani, completi giacca e pantaloni, copricapi, canottiere, guanti e simili. Le donne possono indossare lo shalwar kameez, così come i calzini e, se lo desiderano, possono usare gioielli.
6. Indossare abiti colorati o tinti con sostanze profumate. Le donne possono indossare abiti di seta e anche abiti colorati, ma non profumati.
7. Coprire la testa e il viso. Le donne devono coprire i capelli.
8. Lavare la testa e la barba con sapone e simili.
9. Radere i peli da una qualsiasi parte del corpo. Rimuovere i peli con qualsiasi mezzo.
10. Tagliare le unghie o pulirle sfregandole contro una pietra o simili.
11. Applicare profumo.
12. Usare olio.
7. Atti leciti durante lo stato di ihram:
È lecito fare tutto ciò che non è stato menzionato sopra. Per esempio:
1. Riposarsi all’ombra.
2. Fare il bagno e lavarsi la testa, senza però usare sapone.
3. Grattarsi il corpo o la testa. Tuttavia, bisogna fare attenzione a non far cadere i capelli né i pidocchi dai capelli.
4. Portare con sé denaro, armi e simili.
5. Non c’è nulla di male nel dedicarsi al commercio nel tempo libero. Nel Corano si legge:
******Arabo********
Durante l’Hajj, se cercate il favore del vostro Signore (il profitto derivante dal commercio), non vi è alcun peccato.
6. Cambiare o lavare l’abito dell’ihram.
7. Usare anelli, orologi e simili.
8. Applicare il kohl, ma non il kohl profumato.
9. Farsi circoncidere.
10. Contrarre il nikah.
11. Uccidere gli animali nocivi, come aquile, corvi, topi, serpenti, scorpioni, tigri, cani e simili. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse che, nel territorio sacro o durante lo stato di ihram, non vi è colpa nell’uccidere cinque tipi di animali: il topo, il corvo, l’aquila, lo scorpione e il cane aggressivo.
12. La caccia marittima è lecita. Se una persona non in stato di ihram offre in dono una preda terrestre, è lecito mangiarla.
8. Il modo di entrare nello stato di ihram:
Dopo aver tagliato accuratamente i capelli e le unghie, fatto il bagno completo e applicato il profumo, indosserà l’abito dell’ihram. Cioè, indosserà un chadar e un tehband, poi pregherà due rakʿat di preghiera nafl. In seguito, formulando l’intenzione per l’hajj o lʿumra, reciterà la talbiya. (Se è mufrid, formulerà l’intenzione soltanto per l’hajj. Se è qarin, formulerà l’intenzione sia per l’hajj sia per lʿumra. Se è mutamattiʿ, formulerà dapprima l’intenzione per lʿumra e, dopo averla completata, quella per l’hajj. Per questi termini, si veda il glossario dei termini.) Nel momento stesso in cui, avendo formulato l’intenzione per l’hajj o lʿumra, recita la talbiya, entra nello stato di ihram. Da allora diventa muhrim. Se, invece della talbiya, si invia verso Mecca il cammello destinato al sacrificio, esso prende il posto della talbiya.
La talbiya e le relative norme
Le parole che il pellegrino diretto al Haram pronuncia subito dopo aver formulato l’intenzione dell’Hajj sono chiamate talbiya, e sono le seguenti:
*******ARABO*********
O Allah, eccomi a Te. Eccomi alla Tua chiamata. Eccomi davanti a Te; Tu non hai alcun socio. In verità, Tu sei Colui che merita la lode e il ringraziamento. Donare e concedere favori è opera Tua. Nessuno condivide con Te la Tua signoria e la Tua autorità.
1. Dopo aver indossato l’ihram, è obbligatorio recitare la talbiya una volta. Recitarla più volte è sunna.
2. Bisogna continuare a recitare la talbiya dal momento in cui si indossa l’ihram fino al lancio delle pietre al primo jamrah il 10 di Dhu al-Hijja. La talbiya va recitata ogni volta che si scende in un luogo basso, ogni volta che si sale, ogni volta che ci si riunisce con i compagni della carovana, dopo ogni preghiera e al mattino e alla sera.
3. È sunna recitare la talbiya a voce alta. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Gabriele venne da me e mi comunicò l’ordine di comandare ai miei compagni di recitare la talbiya ad alta voce». (Muwatta’ dell’Imam Malik, Tirmidhi, Abu Dawud e altri; che Allah abbia misericordia di loro). Le donne, invece, non reciteranno la talbiya ad alta voce. Nell’Hidaya è riportato che, quando recitano la talbiya, le donne non alzeranno la voce, poiché ciò potrebbe far temere una fitna. Esse non faranno neppure il raml e non correranno durante il sa‘y, perché ciò comprometterebbe il pudore.
4. Quando si recita la talbiya, bisogna recitarla tre volte. Recitarla tre volte è mustahabb.
5. È makruh parlare mentre si recita la talbiya. È consentito rispondere al saluto.
6. Non si dovrebbe salutare chi sta recitando la talbiya. Salutarlo è makruh.
7. Dopo la talbiya è mustahabb recitare il salat al-nabi.
La saggezza e i meriti della talbiya
Dopo la costruzione della Kaaba, Allah l’Altissimo ordinò al Suo amato habib, Hazrat Ibrahim (pace su di lui):
«Annuncia dunque a tutta l’umanità il richiamo all’hajj, affinché vengano da te da luoghi lontani, a piedi oppure cavalcando cammelli.»
In realtà, questa talbiya è la risposta del servo a quel richiamo proveniente da Allah. Il servo dice: «O Signore, ho udito il Tuo richiamo e sono giunto alla Tua presenza in risposta alla convocazione che mi hai rivolto». Il visitatore della Casa di Allah innalza questo grido a intervalli frequenti. In realtà, dice: «O Signore! Ci hai chiamati a presentarci nella Tua Casa, e noi, per il solo amore che nutriamo per Te, abbiamo abbandonato ogni cosa e siamo venuti a presentarci come pazzi. Ti rendiamo grazie per la Tua misericordia e le Tue benevolenze. Riconosciamo la Tua unicità». Il grido della talbiya fa riecheggiare la fede nell’unicità divina in ogni vena del credente e lo forma in modo tale che lo scopo della sua vita nel mondo sia soltanto diffondere ovunque il messaggio del tawhid.
Nel descrivere i meriti della talbiya, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando un servo credente innalza il grido di labbayk, tutto ciò che si trova alla sua destra e alla sua sinistra innalza il grido di labbayk, sia esso una pietra, una pianta o la terra. Esso giunge perfino da un’estremità all’altra della terra». (Tirmidhi)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Quando una persona in stato di ihram pronuncia per tutto il giorno il grido “labbayk, labbayk” e, al tramonto del sole, giunge a quel momento, tutti i suoi peccati vengono cancellati ed essa diventa pura come se fosse appena nata dal grembo di sua madre».
Supplica dopo la talbiya
*******ARABO*********
O Allah, da Te imploro la Tua soddisfazione e il Paradiso, e cerco rifugio dall’Inferno all’ombra della Tua misericordia.
Hazrat Ammar bin Khuzayma narra da suo padre che, quando il Profeta (s) recitava la talbiya per assumere l’ihram, implorava la soddisfazione e la misericordia di Allah e, grazie alla Sua misericordia, cercava rifugio dall’Inferno. (Musnad di al-Shafi‘i)
Dopo aver indossato l’ihram, colui che visita la Casa di Allah può recitare qualsiasi supplica desideri e quante ne voglia. Tuttavia, deve innanzitutto recitare quella prescritta dalla Sunna riportata sopra, perché si tratta di una supplica onnicomprensiva. Ottenere il compiacimento di Allah, conseguire il Paradiso e liberarsi dall’Inferno: questi sono i tre desideri supremi del credente e il frutto di tutti i suoi sforzi.
Il wuquf e le sue questioni
1. Wuquf significa stare in piedi e sostare. Durante il pellegrinaggio occorre sostare in tre luoghi, e le disposizioni relative ai tre luoghi sono diverse. Inoltre, per compiere le pratiche previste durante la permanenza in questi luoghi, è necessario raggiungerli. Non è obbligatorio formularne l’intenzione né stare in piedi; secondo gli Ahl al-Hadith, invece, formulare l’intenzione è una condizione.
2. Il più importante è Arafat, dove bisogna sostare. Arafat è una pianura immensa. L’area di Arafat inizia dal punto in cui termina il confine del Santuario; questa pianura dista circa quindici chilometri dalla Mecca la Nobile. Sostare nella pianura di Arafat è uno dei grandi pilastri del pellegrinaggio. Anzi, una volta il Profeta (pace e benedizioni su di lui) indicò la sosta ad Arafat come il pellegrinaggio stesso. Egli disse: ARABO. Nel Giorno di Arafat, quando milioni di persone, indossando lo stesso abito, stanno davanti ad Allah come incarnazione dell’umiltà e della sottomissione, è come se, in quel momento, avessero lasciato il mondo e fossero giunte nella pianura della Resurrezione. È una scena grandiosa, capace di ravvivare la fede. Sostando qui, si risveglia nella mente il ricordo della pianura della Resurrezione.
La sua importanza consiste nel fatto che, se per qualche motivo il pellegrino non riesce a raggiungere Arafat il giorno 9 di Dhul-Hijjah o durante la notte successiva, il suo Hajj non sarà valido. Se vengono omessi altri riti dell’Hajj, come il tawaf, il sa‘i, il ramy e simili, è possibile compensarli. Ma se non si sosta ad Arafat, non vi è alcun modo di rimediare.
3. Il tempo della sosta ad Arafat inizia dopo che il sole ha oltrepassato lo zenit il 9 di Dhul-Hijjah (dopo aver compiuto le preghiere di Zuhr e ‘Asr). Tuttavia, poiché questo è il pilastro più importante dell’Hajj e da esso dipende la validità del pellegrinaggio, tale intervallo è stato esteso, concedendo questa possibilità: se una persona riesce a giungere ad Arafat, anche solo per un breve momento, in qualunque istante della notte tra il 9 e il 10 di Dhul-Hijjah, prima dell’alba, la sua sosta sarà valida e il suo Hajj sarà compiuto. ‘Abd al-Rahman ibn Ya‘mar al-Dabili racconta: «Ho sentito il Profeta (pace e benedizioni su di lui) dire: “La sosta dell’Hajj è ad Arafat. Chi giunge prima dell’alba nella notte di Muzdalifah, il suo Hajj sarà compiuto”» (Tirmidhi, Abu Dawud).
4. Quanto più lunga è la sosta ad Arafat, tanto meglio è. Bisogna stare alla presenza di Allah con questa consapevolezza e questo sentimento, come se ci si trovasse nel luogo della resurrezione. Il servo dovrebbe dirsi interiormente: «Mi sono distaccato da ogni cosa e sto qui, solo, alla Sua presenza, per risolvere il mio caso e implorare la Sua benevolenza». Questo è il momento più prezioso nella vita del credente. Chi sa se questa fortuna gli sarà concessa nuovamente nel corso della sua vita? Perciò, mantenendo viva la fede e la capacità di esaminare se stessi, bisogna percepire pienamente l’importanza di ogni singolo momento di questo giorno e di questa notte. A proposito del Profeta (pace e benedizioni su di lui), Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce: dopo le preghiere di Zuhr e ‘Asr, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) salì sulla sua cammella Qaswa’ e giunse nel luogo designato per la sosta nella pianura di Arafat. Poi rivolse la sua cammella verso la direzione in cui si trovavano grandi massi. Quindi si mise in piedi, rivolto verso la qiblah, con la folla davanti a sé. Quando il sole tramontò, partì verso Muzdalifah (Muslim).
5. Illustrando l’importanza e il merito della sosta ad Arafat, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Tra i 360 giorni dell’anno non vi è giorno in cui Allah l’Altissimo liberi dal Fuoco dell’Inferno un numero maggiore di servi che nel giorno di Arafat. In quel giorno Allah si avvicina moltissimo ai Suoi servi e, davanti agli angeli, si vanta di loro dicendo: “O angeli! Vedete che cosa desiderano questi servi?”» (Muslim). Anas ibn Malik (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce: il Profeta (pace e benedizioni su di lui) sostò nella pianura di Arafat. Quando il sole stava per tramontare, fece cenno a Bilal (che Allah sia soddisfatto di lui) di tacere. Allora il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «O gente! Proprio ora Jibril è venuto da me, portandomi il saluto di Allah l’Altissimo e questo messaggio: Allah ha perdonato tutti coloro che si trovano nella pianura di Arafat». ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «O Messaggero di Allah! Questo messaggio è riservato a noi Compagni oppure riguarda tutta la comunità?» Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: «È per voi e anche per coloro che verranno qui dopo di voi» (al-Targhib).
La supplica della piana di Arafat
È necessario prestare particolare attenzione alle suppliche nella piana di Arafat e, durante la permanenza lì, bisogna rimanere sempre devoti e concentrati su Allah. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «La migliore supplica è quella del giorno di Arafat». Di seguito vengono riportate alcune suppliche masnun:
(a) Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) recitava molto spesso la seguente supplica nella piana di Arafat:
*******ARABO*********
O Allah! Tu sei degno di una lode pari a quella con cui Tu stesso Ti sei lodato, e sei degno di una lode assai migliore di quella che noi siamo capaci di offrirTi. O Allah! A Te sono la mia preghiera, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte. A Te dovrò ritornare e a Te appartiene ogni cosa. O Allah! Cerco rifugio in Te dal tormento della tomba, dalle insinuazioni malvagie (waswasa) che sorgono nella mente, dalle conseguenze nefaste delle azioni e dalle discordie. O Allah! Cerco rifugio in Te da tutte le calamità che il vento porta con sé. (Tirmidhi)
(b) In Al-Hizb al-Maqbul è riportata una supplica universale che, recitandola, porta benedizione.
*******ARABO*********
O Allah! Ti chiedo quel bene che il Tuo Profeta Ti ha chiesto e cerco rifugio in Te da quei mali dai quali il Tuo Profeta Ti ha chiesto protezione. O Signore! Abbiamo commesso una grande ingiustizia contro noi stessi. Se non ci perdoni e non hai misericordia di noi, saremo certamente tra i perdenti. O mio Signore! Fa’ di me una persona che stabilisce la preghiera e concedi la stessa grazia anche ai miei figli. O Signore! Accetta la mia supplica. Perdona i miei genitori. Perdona tutti i musulmani nel Giorno del Giudizio. O mio Signore! Abbi misericordia di entrambi i miei genitori, così come essi mi hanno allevato con affetto e amore durante la mia infanzia. O Signore! Perdona noi e perdona quei nostri fratelli che ci hanno preceduto nella fede; non permettere che nei nostri cuori vi siano odio o rancore verso coloro che hanno creduto. O Allah! Tu sei immensamente benevolo e misericordioso! O Signore! Tu ascolti e conosci ogni cosa; accetta il nostro pentimento, poiché Tu sei Colui che accetta il pentimento ed è misericordioso. Non vi è forza per astenersi dal peccato né capacità di obbedire ai comandamenti se non presso Allah, l’Altissimo e il Sublime.
(c) Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha esortato a recitare spesso questa supplica:
*******ARABO*********
O nostro Signore! Concedici il bene in questo mondo e il bene nell’Aldilà, e salvaci dal fuoco dell’Inferno.
Oltre a queste suppliche trasmesse dalla Sunna, ve ne sono altre che si possono recitare. Inoltre, si chieda ad Allah ogni bene di questo mondo e dell’Aldilà che una persona possa desiderare, e lo si chieda ripetutamente. Infatti, in quel momento Allah diventa immensamente misericordioso verso il Suo servo e non priva il Suo ospite dei Suoi doni.
7. È obbligatorio sostare a Muzdalifa. È sunna entrare a piedi nei confini di Muzdalifa. Durante la permanenza, è mustahabb recitare di tanto in tanto la talbiya, il tahlil e il tahmid. È sunna trascorrervi una notte. In un hadith si narra che il Profeta (s) partì da Arafat per Muzdalifa dopo il tramonto del sole e, giunto lì, pregò insieme il Maghrib e l’Isha. Poi si coricò e riposò fino al Fajr.
8. È sunna raggiungere Mina in un qualsiasi momento dell’8º giorno del mese di Dhu al-Hijja. È mustahabb arrivarvi dopo il sorgere del sole, recitare la preghiera del Zuhr lì e trascorrervi la notte.
Il tawaf e le sue norme
Il significato linguistico del tawaf è girare e compiere una circumambulazione intorno a qualcosa. Nella terminologia islamica significa compiere con devozione la circumambulazione e girare intorno al Baytullah.
La grandezza e la dignità del Baytullah
Il Baytullah non è semplicemente una casa fatta di mattoni e pietre. Al contrario, è uno speciale segno della grandezza di Allah sulla terra e il centro particolarmente venerato della Sua religione, che Allah stesso, sotto la Sua diretta tutela, fece costruire da un profeta venerato e illustre, la cui guida è ugualmente riconosciuta da ebrei, cristiani e musulmani. *******ARABO********* E ricorda il momento in cui assegnammo a Ibrahim il sito di questa Casa (la Kaaba). (Sura al-Hajj: 26)
Il Sacro Corano testimonia che la prima casa costruita per l’adorazione di Allah è questa Baytullah (la Kaaba).
Arabo
Senza dubbio, la prima casa di culto costruita per gli esseri umani è quella che si trova alla Mecca.
In realtà, Baytullah è il centro d’origine della religione. Secondo l’interpretazione del Corano, è la fonte del tawḥīd e il luogo autentico della preghiera; e questo tawḥīd e la preghiera sono il cervello e il compendio dell’intera religione. Dal punto di vista della fede, il tawḥīd è il fondamento essenziale della religione, mentre dal punto di vista delle opere la preghiera è il pilastro della religione. La costruzione di Baytullah è destinata proprio a questi due scopi fondamentali. Per questo Allah lo ha proclamato fonte di bene, benedizione e guida. *******ARABO********* In esso sono stati posti bene e benedizione, ed è stato reso fonte di guida per tutti i mondi. (Nell’àya 125 della Sura al-Baqara Allah dice—
*******ARABO*********
E affidammo a Ibrāhīm e Ismāʿīl questo incarico: «Mantenete pura la Mia Casa per coloro che compiono l’inchino e la prosternazione». Nella sura al-Ḥajj, al versetto 26, si dice—
ARABO
E ricorda il tempo in cui designai questa Casa per Ibrāhīm, con la guida: che nessuno fosse associato a Me e che la Mia Casa fosse mantenuta pura per coloro che compiono il ṭawāf, stanno in piedi, si inchinano e si prosternano.
Nel Corano, Allah lo ha menzionato in due luoghi come ARABO (la Mia Casa), e il venerabile Ibrāhīm (pace su di lui), quando reinsediò la sua discendenza nella distesa desertica e pietrosa di Mecca, disse: «O Allah! Li ho reinsediati facendoli abitare nei pressi della Tua Casa». (Nella Sura Ibrāhīm, versetto 37, è detto—
ARABO
O Allah! Ho reinsediato i miei figli accanto alla Tua Casa Sacra, in una landa desertica priva di acqua e vegetazione.) Che cosa potrebbe esserci di più grande della grandezza della Casa di Allah, se Allah l’Altissimo ha dichiarato che visitare questa Casa e compiere il pellegrinaggio è un Suo diritto nei confronti dei musulmani? Il pellegrinaggio consiste nel fatto che il credente indossa l’ihram, cioè si considera degno di presentarsi alla Casa di Allah, e con devozione gira intorno ad essa. Bacia la Pietra Nera incastonata in essa. Si stringe con il corpo e con l’anima al Multazam. Prega nella Moschea Sacra e sosta ad Arafat.
La virtù del tawaf
Quanto alla finalità della costruzione della Casa di Allah, si deve compiere il tawaf attorno ad essa. Allah l’Altissimo lo ha ingiunto con fermezza a Hazrat Ibrahim (pace su di lui), e tale ingiunzione è stata formulata in due passi del Corano.
*******আরবী*********
*******আরবী*********
1. Mantieni pura la Mia Casa per coloro che compiono il tawaf. (Sura al-Baqara: 125)
2. Si deve compiere il tawaf di questa Casa antica. (Sura al-Hajj: 26)
Nel descrivere la virtù del tawaf, il Profeta (s) dice: il tawaf della Casa di Allah è un atto di culto proprio come la preghiera. La sola differenza è che durante il tawaf potete parlare, mentre nella preghiera non è consentito. Pertanto, se durante il tawaf qualcuno desidera parlare, dalla sua bocca escano solo parole buone. (Tirmidhi, Nasa’i)
Hadrat ʿAbdullah ibn ʿUmar (r.a.) riferisce: Ho sentito il Profeta (s.a.s.) dire che toccare con la mano la Pietra Nera e l’Angolo Yemenita è un’espiazione dei peccati. L’ho anche sentito dire che la ricompensa di chi compie sette giri attorno a questa Casa con piena devozione e concentrazione equivale a quella della liberazione di uno schiavo. Ho inoltre sentito il Profeta (s.a.s.) dire che, per ogni passo compiuto durante il tawaf, Allah perdonerà un peccato e registrerà una buona azione. (Tirmidhi)
Istilam
Il significato lessicale dell’istilam è toccare e baciare. In senso terminologico significa baciare la Pietra Nera e toccare l’Angolo Yemenita. È sunnah compiere l’istilam della Pietra Nera all’inizio di ogni giro o circumambulazione del tawaf e compierlo nuovamente al termine del tawaf. L’istilam dell’Angolo Yemenita è mustahabb.
Quando si compie l’istilam della Pietra Nera, bisogna fare attenzione affinché, nel baciarla, non esca alcun suono dalla bocca. È conforme alla sunnah appoggiare soltanto il viso sulla Pietra Nera. Bisogna inoltre fare attenzione: se, a causa della folla eccessiva, non fosse possibile baciarla, si deve toccare la Pietra Nera con un bastone o qualcosa di simile e poi baciare ciò con cui la si è toccata. Se anche questo non fosse possibile, si devono rivolgere i palmi delle mani verso la Pietra Nera, sollevare le mani fino alle orecchie e baciarle.
Riguardo alla virtù dell’istilam della Pietra Nera e dell’Angolo Yemenita, il Profeta (s.a.s.) disse:
Per Allah! Nel Giorno della Risurrezione, Allah la farà risorgere dotata di vita. Avrà due occhi con cui vedrà e una bocca con cui parlerà. Testimonierà a favore di quei servitori che avranno compiuto il suo istilam. (Tirmidhi, Ibn Majah)
La supplica dell’Angolo Yemenita
Illustrando la virtù dell’Angolo Yemenita, il Profeta (s.a.s.) disse: presso l’Angolo Yemenita sono incaricati settanta angeli. Essi dicono «Amen» dopo la supplica di ciascun servitore che recita questa supplica:
O Allah! Ti chiedo perdono e benessere in questo mondo e nell’Aldilà. O nostro Signore! Concedici il bene in questo mondo e il bene nell’Aldilà. Salvaci dal fuoco dell’Inferno e concedici un posto in Paradiso insieme ai giusti.
Le tipologie del tawaf e le relative disposizioni
Il tawaf della Baytullah è di sei tipi e la disposizione relativa a ciascuno è diversa.
1. Tawaf az-Ziyarat: è chiamato anche tawaf al-ifadah e tawaf dell’Hajj. Il tawaf az-Ziyarat è uno dei pilastri dell’Hajj. Il Corano dice: *******in arabo********* È opportuno compiere il tawaf di questa Casa antica. Gli imam sono concordi sul fatto che qui si faccia riferimento proprio al tawaf az-Ziyarat, che viene compiuto il dieci del mese dopo la sosta ad Arafat. Se per qualche motivo non è possibile compierlo il dieci di Dhul-Hijjah, lo si può compiere anche l’11 o il 12.
2. Tawaf al-Qudum: è chiamato anche tawaf at-Tahiyyah. Il primo tawaf compiuto dopo l’ingresso alla Mecca è chiamato tawaf al-Qudum. Questo tawaf è obbligatorio soltanto per coloro che risiedono al di fuori del Miqat. (Nell’Ilm al-Fiqh, volume 5, e nel Quduri è definito sunnah. Secondo l’Imam Malik (che Allah abbia misericordia di lui), invece, il tawaf al-Qudum è obbligatorio. La sua argomentazione è che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi viene per visitare la Baytullah dovrebbe compiere il tawaf at-Tahiyyah». Ayn al-Hidaya, volume primo, p. 997.) In termini tecnici, costui è chiamato afaqi.
3. Tawaf al-Wada: l’ultimo tawaf compiuto al momento di congedarsi dalla Baytullah è chiamato tawaf d’addio o tawaf as-Sadr. Anche questo tawaf è obbligatorio per l’afaqi, cioè per chi proviene da oltre il Miqat. Dopo questo tawaf, è opportuno stringersi al Multazam, appoggiandovi il petto e la guancia destra, afferrare con la mano destra la tenda della Baytullah e supplicare con la massima umiltà e con voce rotta dalle lacrime. Questo è il momento dell’addio, e non si sa quando si avrà nuovamente questa fortuna. Riguardo a questo tawaf, la guida del Profeta (pace e benedizioni su di lui) è la seguente:
Nessuno dovrebbe lasciare la Baytullah senza aver compiuto il tawaf d’addio. Soltanto alla donna che ha avuto le mestruazioni è concesso di non compierlo. (Bukhari)
4. Tawaf dell’Umrah: è il tawaf dell’Umrah ed è uno dei suoi pilastri. Senza questo tawaf l’Umrah non è valida.
5. Tawaf del voto: se qualcuno fa voto di compiere il tawaf, esso diventa obbligatorio.
6. Tawaf volontario: può essere compiuto in qualsiasi momento, per tutti i giorni in cui si ha la possibilità di rimanere alla Mecca. Quale fortuna più grande può esserci per una persona che compiere molti tawaf?
Gli atti obbligatori del tawaf
Durante il tawaf è obbligatorio osservare con cura nove prescrizioni.
1. Purificazione dall’impurità rituale: cioè purificarsi dall’hadath minore e dall’hadath maggiore. Per le donne non è lecito compiere il tawaf durante le mestruazioni o il puerperio. Quando, durante il suo hajj, ʿAisha (ra) ebbe le mestruazioni, cominciò a piangere. Il Profeta (s) disse: «Che cosa c’è da piangere? È qualcosa legato al sangue delle figlie di Adamo. Continua a compiere tutte le pratiche che compiono i pellegrini, ma non compiere il tawaf della Kaʿba finché non ti sarai purificata». (al-Bukhari, Muslim)
2. Coprire la ʿawra: cioè coprire quelle parti del corpo che è necessario coprire. Il Profeta (s) disse: nessuno compia il tawaf nudo, con la ʿawra scoperta. (al-Bukhari)
3. Iniziare il tawaf con l’istilam della Pietra Nera.
4. Iniziare il tawaf dal lato destro. Jabir (ra) riferisce che, dopo essere giunto alla Mecca, il Profeta (s) si recò per prima cosa presso la Pietra Nera, ne fece l’istilam e poi iniziò il tawaf dal lato destro.
5. Compiere il ṭawāf a piedi. In presenza di una giustificata necessità, è lecito compiere il ṭawāf cavalcando o su un mezzo di trasporto. Per il ṭawāf volontario è lecito usare una cavalcatura anche senza giustificata necessità, ma è preferibile compierlo a piedi.
6. Dopo i primi quattro giri obbligatori del ṭawāf, completare i restanti tre giri (shawṭ).
7. Dopo aver completato i sette giri del ṭawāf, compiere una preghiera di due rakʿat. Ḥaḍrat Jābir (ra) racconta: «Quando giungemmo alla Bayt Allāh insieme al Profeta (s), egli fece l’istilām della Pietra Nera. Durante i primi tre giri fece il raml (vedi il termine), mentre compì i restanti quattro normalmente. Poi si diresse verso il Maqām Ibrāhīm e recitò questo versetto: “E prendete il Maqām Ibrāhīm come luogo permanente di preghiera”. Quindi si pose in piedi in modo che il Maqām Ibrāhīm rimanesse tra lui e la Bayt Allāh, e poi pregò». (Muslim)
8. Compiere il ṭawāf passando all’esterno dell’Ḥaṭīm, affinché l’Ḥaṭīm sia incluso nel ṭawāf.
9. Astenersi dalle azioni vietate durante l’iḥrām.
Suppliche durante il ṭawāf
Quando si giunge presso la Pietra Nera per compiere il ṭawāf della Kaʿba, si pronuncia *******আরবী********* e si recita la seguente supplica:
*******আরবী*********
O Allah! Iniziando questo istelām e il tawāf con fede in Te, riconoscendo la verità del Tuo Libro e seguendo la sunnah del Tuo Profeta (s.).
Durante il tawāf si reciti a bassa voce questa supplica:
*******Arabo*********
Allah è al di sopra di ogni imperfezione; a Lui appartengono tutte le lodi; non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah, e Allah è il più grande. Non vi è forza capace di guidare sulla retta via se non quella di Allah, né forza capace di salvare dal peccato se non quella di Allah.
Quando raggiungi il Rukn al-Yamānī, recitala nello spazio tra il Rukn al-Yamānī e l’Hajar al-Aswad.
*******Arabo*********
Si reciti anche la seguente supplica:
*******Arabo*********
O Allah, concedimi soddisfazione per ciò che mi hai dato e benedici me proprio attraverso ciò. E sii Tu il custode di ogni cosa invisibile, con bene e beneficio.
È bene recitare insieme ad essa anche la seguente supplica:
*******ARABO*********
Non vi è divinità all’infuori di Allah. Egli è Uno e Unico e non ha associati. Il dominio appartiene a Lui, tutta la lode appartiene a Lui ed Egli è onnipotente.
Questioni del tawaf
1. Dopo aver completato ogni tawaf, cioè ogni giro, è wajib pregare due rakaʿat. Riunire due tawaf e non pregare nel mezzo è makruh tahrimi.
2. Dopo sette giri, se qualcuno ne compie un ottavo, deve completare altri sei giri e compiere un altro tawaf. Ciò perché, una volta iniziata un’adorazione nafl, essa diventa obbligatoria.
3. Nei momenti in cui la preghiera è makruh, il tawaf non è makruh.
4. Se durante il tawāf giunge l’ora di una delle cinque preghiere quotidiane, oppure sopraggiunge una preghiera funebre o si rende necessario rinnovare l’abluzione, dopo aver provveduto a ciò non è necessario ricominciare il tawāf da capo. Si riprenderà dal punto in cui lo si era interrotto e lo si porterà a compimento.
5. Se, durante il tawāf, si dimentica quanti giri siano stati compiuti, bisogna ricominciare da capo. Tuttavia, se una persona affidabile lo ricorda, si agirà secondo quanto essa indica.
6. Durante il tawāf è makrūh mangiare e bere, comprare e vendere, recitare poesie o cantare sottovoce, nonché parlare senza necessità.
7. Durante il tawāf è sunna essere puri dalla najāsa reale.
8. Nel tawāf compiuto per primo sia nell’ḥajj sia nell’ʿumra è sunna praticare il raml, ed è sunna anche l’iḍṭibāʿ. (Si vedano i termini relativi a queste pratiche.)
Raml
Camminare rapidamente, inclinando e facendo oscillare le spalle, in modo da manifestare forza, autorità e prestigio. Questo è chiamato raml.
Quando il Profeta (pace e benedizioni su di lui) giunse alla Mecca nel settimo anno dell’Egira per compiere l’ʿumra, accompagnato da un gran numero di nobili Compagni (che Allah sia compiaciuto di loro), alcune persone cominciarono a dirsi l’un l’altra: «In che condizioni sono costoro? Sono diventati molto deboli e debilitati. Il clima di Medina ha rovinato la loro salute. In realtà, il clima di Medina è davvero pessimo».
Quando il Profeta (s) udì queste parole degli abitanti della Mecca, ordinò di fare il ramal nei primi tre giri del tawaf, cioè di camminare rapidamente mostrando la propria forza. Allah Ta’ala apprezzò talmente il comportamento dei Suoi servi in quell’occasione che lo considerò una sunnah permanente.
Il ramal è sunnah soltanto nel tawaf seguito dal sa’y. Pertanto, se qualcuno non desidera compiere il sa’y dopo il tawaf al-qudum, non farà il ramal in questo tawaf. Lo farà invece nel tawaf al-ziyarah, dopo il quale deve compiere il sa’y. Allo stesso modo, se chi compie l’Hajj qiran ha fatto il ramal nel tawaf dell’umrah, non farà il ramal nel tawaf dell’Hajj. Se qualcuno dimentica di fare il ramal nei primi tre giri, non lo farà più in seguito. Fare il ramal in tutti e sette i giri è makruh tanzihi.
Iztibag
Avvolgere il mantello o un indumento simile in modo tale che, invece di passare un’estremità sopra la spalla destra, la si faccia passare sotto l’ascella destra, lasciando scoperta la spalla destra. Anche in questo modo si può mostrare la propria forza.
Gli atti wajib dell’Hajj
Gli atti wajib dell’Hajj sono nove
1. Compiere il sa’y, cioè camminare rapidamente tra Safa e Marwa. (Lo si ritiene in base all’esposizione del Nobile Corano. Secondo gli Ahl al-Hadith, invece, il sa’y è fard. La loro prova è il seguente hadith:
*******আরবী*********
In altre parole, Allah l’Altissimo non considera completo il hajj e la ‘umrah di colui che non compie il sa‘y tra Safa e Marwa. (Muslim)
2. Sostare a Muzdalifa, cioè raggiungerla in un momento compreso tra l’inizio del fajr e l’alba.
3. Compiere il ramy, cioè lapidare le jamarat.
4. Compiere il tawaf al-qudum, cioè compiere per la prima volta il tawaf della Ka‘ba dopo essere entrati alla Mecca. Il tawaf al-qudum è obbligatorio per coloro che risiedono al di fuori del miqat, chiamati afaqi.
5. Compiere il tawaf di commiato, cioè compiere il tawaf al momento dell’ultimo commiato dalla Ka‘ba. Anche questo è obbligatorio soltanto per gli afaqi.
6. Radersi la testa o accorciare i capelli. Dopo aver completato i riti fondamentali del hajj, bisogna radersi la testa oppure accorciare i capelli. Il decimo giorno di Dhu al-Hijjah, dopo aver lapidato Jamrat al-‘Aqabah, è obbligatorio radersi la testa o accorciare i capelli.
7. Riunire le preghiere, cioè è obbligatorio riunire zuhr e ‘asr nella pianura di ‘Arafat, e maghrib e ‘isha a Muzdalifa.
9. Compiere nell’ordine il ramy, la rasatura della testa e il sacrificio.
Sa‘y
Nel dizionario, la parola sa‘y significa camminare con attenzione, correre e sforzarsi. In senso tecnico, con sa‘y si intende quell’atto obbligatorio dell’Hajj durante il quale il pellegrino in visita al Santuario corre tra i due monti chiamati Safa e Marwa. Safa si trova a sud della Casa di Allah, mentre Marwa si trova a nord. Oggi di questi due monti rimangono solo tracce minime e, nello spazio che li separa, sono state costruite due strade pavimentate: una per correre da Safa a Marwa e l’altra per andare da Marwa a Safa. In altre parole, sono due strade parallele, una per l’andata e una per il ritorno. Su queste due strade è stato realizzato un enorme tetto che le copre, affinché coloro che compiono il sa‘y non soffrano per il sole.
La realtà e la saggezza del sa‘y
Il Santo Corano dice:
*******আরবী*********
Safa e Marwa sono certamente annoverati tra i simboli di Allah l’Altissimo. …….. è il plurale della parola ……… . Si chiama ………. ciò che viene designato come segno per far percepire e ricordare un significato spirituale o un ricordo religioso. In realtà, questi luoghi, Safa e Marwa, sono luoghi memorabili del culto di Allah e della manifestazione concreta dell’Islam. Marwa è il luogo in cui il khalil di Allah, il profeta Ibrahim (pace su di lui), distese supino il suo unico figlio, il profeta Ismail (pace su di lui), e si accinse a passare il coltello sulla sua gola, affinché il sogno che aveva visto potesse diventare realtà. Allo stesso tempo, sacrificando per compiacere Allah la cosa più amata della sua vita, diede una testimonianza concreta della sua dichiarazione *******আরবী********* (Mi sono completamente sottomesso al Signore dei mondi).
Non appena ebbe visto questa straordinaria scena dell’Islam, ossia della sottomissione, Allah lo chiamò e disse: «Ibrahim! Hai dato forma concreta al tuo sogno». Non vi è alcun dubbio che questa fosse una grande prova.
*******আরবী*********
E gli dicemmo: «O Ibrāhīm, hai dimostrato di aver realizzato il tuo sogno. In verità, ricompensiamo così coloro che compiono il bene. Questo è certamente un’esperienza chiaramente manifesta».
Non appena il credente posa lo sguardo su Ṣafā e Marwah, nella sua mente emerge spontaneamente tutta questa storia del sacrificio. E insieme ad essa emergono anche le figure di Ibrāhīm e Ismāʿīl, che Allah conceda loro la pace.
Per imprimere saldamente questa verità nei cuori e per ricordare questa storia ispiratrice, Allah l’Altissimo ha incluso il saʿy tra i manāsik.
Allah dice:
*******আরবী*********
Pertanto, chi compie il Ḥajj e la ʿUmrah, non commette alcuna colpa compiendo il saʿy tra i due. E chi compie volontariamente un’opera buona, sappia che Allah la conosce bene e ne riconosce il valore.
Nell’epoca dell’Ignoranza, i politeisti della Mecca avevano costruito altari per i loro idoli su queste due colline. Sulla collina di Ṣafā si trovava l’idolo di Asāf e su quella di Marwah l’idolo di Nāʾilah. Si compiva il ṭawāf intorno ad essi. Per questo tra i musulmani vi erano esitazione e contrasto riguardo al fatto se compiere o meno il saʿy tra queste due colline. Allora Allah disse che non vi era alcuna colpa nel compiere questo saʿy, poiché il saʿy fa parte dei manāsik dell’Ḥajj, cioè degli atti rituali da compiere. Tra i manāsik dell’Ḥajj insegnati al nobile Ibrāhīm, che Allah gli conceda la pace, vi era anche l’ordine di compiere il saʿy tra Ṣafā e Marwah. Pertanto, i musulmani devono compiere il saʿy tra Ṣafā e Marwah con sincero desiderio, senza alcun disgusto o riluttanza. Allah conosce perfettamente lo stato dei cuori e considera con rispetto i sentimenti sinceri e le buone azioni degli uomini.
Norme del saʿy
1. È obbligatorio compiere il sa‘y dopo il tawaf della Ka‘ba. Non è lecito compiere il sa‘y prima del tawaf.
2. Durante il sa‘y non è obbligatorio essere puri dall’hadath minore e dall’hadath maggiore, ma è conforme alla sunna.
3. Nel sa‘y si devono percorrere sette tratte. Tutte e sette sono obbligatorie.
4. È conforme alla sunna iniziare il sa‘y subito dopo aver terminato il tawaf, ma non è obbligatorio.
5. È obbligatorio iniziare il sa‘y da Safa.
6. È obbligatorio compiere il sa‘y a piedi. In caso di necessità, lo si può compiere cavalcando una cavalcatura.
7. Durante l’intero hajj è opportuno compiere il sa‘y una sola volta, sia che lo si compia dopo il tawaf al-qudum, sia dopo il tawaf az-ziyarah. È preferibile compierlo dopo il tawaf az-ziyarah.
8. È conforme alla sunna salire su Safa e Marwa, rivolgersi verso la Baytullah, alzare entrambe le mani per la supplica e supplicare.
9. Durante il sa‘y, comprare e vendere è makruh. Se necessario, si può parlare.
Modalità del sa‘y e suppliche
Dopo aver completato il tawaf al-qudum o il tawaf al-ziyarah, quale che sia quello dopo il quale si compie il sa‘y, si deve salire sul monte Safa. Poi si deve recitare questo versetto *******আরবী********* (Safa e Marwa fanno parte dei simboli di Allah). Si deve salire su Safa fino a un’altezza tale da poter vedere la Baytullah. Poi, rivolti verso la Baytullah, si deve pronunciare tre volte Allahu Akbar e recitare la seguente supplica:
*******আরবী*********
Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. Egli è unico e non ha associati. A Lui appartengono il dominio e ogni lode. Egli è onnipotente su ogni cosa. Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah, ed Egli è unico. Ha mantenuto la Sua promessa, ha aiutato il Suo servo ed Egli solo sconfigge tutti i gruppi dei miscredenti. (Muslim)
Dopo aver recitato il Durud Sharif, si dovrebbe recitare la supplica che si desidera. Si dovrebbe pregare per sé, per i parenti e per i propri cari. Questo è un luogo in cui le suppliche vengono accettate. Perciò si dovrebbe supplicare con tutto il cuore per il bene della vita terrena e dell’Aldilà. Poi si deve recitare nuovamente la seguente supplica:
*******আরবী*********
O Allah! Tu hai detto: «Chiedetemi e vi darò». E Tu non vieni mai meno alla promessa. La mia richiesta a Te è questa: così come mi hai concesso la grazia di accettare l’Islam, allo stesso modo non privarmi mai di questo dono; fa’ che io muoia in questo stato e possa morire musulmano. (Muwatta)
Poi si deve scendere da Safa e dirigersi verso Marwa recitando questa supplica:
*******আরবী*********
O Signore! Perdonami e abbi misericordia di me. Tu sei l’Onnipotente, il Sublime.
Lungo il percorso da Safa a Marwa si trovano, sul lato sinistro, due segnali verdi. È sunna correre nello spazio compreso tra questi due segnali. Ciò vale soltanto per gli uomini. Le donne procederanno a passo normale, poiché correndo verrebbe compromessa la modestia.
Dopo essere saliti sul monte Marwa, si recitano le stesse suppliche recitate su Safa. È opportuno dedicarsi per un certo tempo al dhikr e al tasbih, poiché questo è un luogo in cui le suppliche vengono accolte.
Poi si deve scendere da Marwa e tornare verso Safa, recitando le suppliche recitate all’andata. Anche in questo caso si deve correre nello spazio compreso tra i due segnali verdi. In questo modo si devono compiere sette andate e ritorni tra Safa e Marwa.
Ramy
Il significato lessicale di ramy è lanciare e raggiungere il bersaglio. Come termine tecnico, ramy indica l’atto con cui i pellegrini lanciano pietre contro i tre pilastri. Il ramy alle jamarāt è wajib. Jamarāt è il plurale di jimār o jamrah. Un frammento di pietra è chiamato jamrah. Lungo la strada per Mina si trovano, a intervalli, tre pilastri alti quanto una persona. Poiché vengono lanciate pietre contro di essi, sono anch’essi chiamati jamarāt. I tre pilastri sono chiamati Jamrat al-Ulā, Jamrat al-Wusṭā e Jamrat al-ʿAqabah. Quello più vicino alla Mecca è chiamato Jamrat al-ʿAqabah. Quello successivo è chiamato Jamrat al-Wusṭā, mentre quello più avanti, vicino alla moschea di Khayf, è chiamato Jamrat al-Ulā.
Il significato profondo e la saggezza del ramy
Poco prima della nascita del Santo Profeta (s) — secondo la maggior parte degli studiosi, circa cinquanta giorni prima — Abraha, il governatore cristiano dell’Abissinia, intraprese un’aggressione verso Mecca con l’intento malvagio di distruggere la Baytullah. Avanzò verso Mecca con un enorme esercito, comprendente anche un corpo di elefanti, per attaccarla. Giunse fino alla valle di Muhassir, molto vicina a Mecca. Allah Ta‘ala dispose l’invio, dalla direzione del mare, di stormi di uccelli per vanificare il suo malvagio intento. Ognuno di essi portava una piccola pietra nel becco e due, una per ciascun piede; le scagliarono sull’intero esercito con una pioggia così torrenziale che la maggior parte di esso fu ridotta sul posto a un cumulo di rovine, mentre i superstiti continuavano a cadere e a morire lungo la strada. In tal modo Allah Ta‘ala annientò il complotto di Abraha.
La lapidazione dei Jamarat conserva il ricordo di quella pioggia di pietre distruttrice. Lanciare le pietre contro i Jamarat pronunciando «Allahu Akbar» e proclamando la grandezza di Allah è, in realtà, un avvertimento al mondo riguardo a questa verità e una dichiarazione della propria risoluzione: il credente esiste nel mondo per preservare la religione di Allah.
Se una forza, con intenzioni malvagie, volge uno sguardo ostile verso la religione e tenta di sradicarla, sarà annientata: questo è ciò che si proclama attraverso la lapidazione dei Jamarat.
Norme riguardanti il ramy
1. Il ramy è wajib. Secondo l’Imam Malik, il ramy presso il Jamarat al-‘Aqabah è fard; se non lo si compie, l’Hajj diventa invalido.
2. È masnun eseguire il ramy stando in un luogo basso. Eseguirlo da un luogo elevato è makruh.
3. È masnun pronunciare «Allahu Akbar» ogni volta che si lancia una pietra.
4. Se la pietra non colpisce la jamra, cioè se manca il bersaglio, non vi è colpa.
5. Il 10 di Dhul-Hijjah, cioè il primo giorno, si lanciano le pietre soltanto contro la Jamarat al-‘Aqabah. Poi, l’11 e il 12, bisogna lanciarle contro tutte e tre le jamarat. Il lancio delle pietre il 13 è mustahabb. In totale si effettuano sette lanci, per ciascuna delle sette pietre, dunque bisogna lanciarne quarantanove.
6. È makruh rompere una pietra grande per ricavarne sette.
7. È makruh lanciare più di sette pietre.
8. È wajib lanciare sette pietre in sette lanci. Se qualcuno lancia sette pietre tutte insieme, ciò sarà considerato un solo lancio.
9. Per il ramy, è mustahabb portare con sé piccole pietre dalla pianura di Muhassir, venendo da Muzdalifa. È makruh raccogliere pietre nei dintorni delle jamarat.
È opportuno notare che Allah accetta le pietruzze che rimangono accanto alle jamarat. Quelle che vengono accettate alla Sua presenza vengono portate via dagli angeli. Per questo è makruh effettuare il ramy con le pietruzze rimaste lì.
Hazrat Abu Sa‘id al-Khudri chiese al Profeta (s): «O Messaggero di Allah! Sembra che ogni anno diminuisca il numero delle pietruzze con cui effettuiamo il ramy». Egli rispose: «Sì, quelle che Allah accetta vengono portate via. Altrimenti vedreste che le pietruzze si ammucchierebbero formando montagne». (Dar al-Qutni)
10. È makruh eseguire il ramy con sassolini che si ha la certezza essere impuri.
11. Il decimo giorno si dovrebbe interrompere la talbiya non appena si inizia il ramy. Nel Sahih al-Bukhari è riportato che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) continuò a recitare la talbiya fino a quando eseguì il ramy presso la Jamrat al-‘Aqaba.
12. Il tempo sunnah per eseguire il ramy il dieci di Dhu al-Hijjah va dall’alba fino al declino del sole. Anche in seguito è permesso fino al tramonto, ma dopo il tramonto è makruh. Negli altri giorni, il tempo sunnah per eseguire il ramy va dal declino del sole fino al tramonto.
13. È sunnah trascorrere una notte a Mina per eseguire il ramy.
14. Dopo aver eseguito il ramy presso la Jamrat al-‘Aqaba il decimo giorno, negli altri giorni è sunnah eseguire il ramy nel seguente ordine:
Per prima cosa si deve eseguire il ramy presso la Jamrat al-Ula, situata vicino alla moschea di al-Khayf. Poi presso la Jamrat al-Wusta e infine presso la Jamrat al-‘Aqaba.
15. È preferibile eseguire a piedi il ramy presso la Jamrat al-Ula e la Jamrat al-Wusta, mentre è preferibile eseguirlo stando sulla propria cavalcatura presso la Jamrat al-‘Aqaba.
16. Dopo aver eseguito il ramy presso la Jamrat al-Ula e la Jamrat al-Wusta, è sunnah restare in piedi per il tempo necessario a recitare la sura al-Fatiha, impegnandosi nella recitazione del tahmid, del tahlil, del takbir, del salat e di altre formule, e invocando Dio con le mani levate.
17. Tra Mina e La Mecca vi era una pianura chiamata al-Muhassab. Ora vi è sorto un insediamento. Oggi viene chiamata Mu’ahada. Durante il Pellegrinaggio d’Addio, il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) soggiornò qui. Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) qui compì le preghiere di zuhr, asr, maghrib e isha. Poi si riposò qui per qualche tempo. In seguito partì da qui, raggiunse la Casa di Allah e compì il tawaf. (Bukhari)
Tuttavia, soggiornarvi è una sunnah, non è wajib né obbligatorio. Non vi è alcuna colpa nel non farlo.
18. Il rami può essere eseguito con tutti quegli oggetti con cui è lecito compiere il tayammum, come mattoni, pietre, terra cotta, ghiaia, terra, ciottoli e simili. Non è lecito eseguire il rami con legno o con oggetti metallici.
Metodo e supplica per il rami
Prima di compiere il primo rami presso la Jamarat al-‘Aqaba, si dovrebbe interrompere la talbiya e procedere al rami. Il metodo sunna per compiere il rami è il seguente: stando in un luogo leggermente più basso, reciterà dapprima questa supplica:
*******Arabo*********
Nel nome di Allah. Allah è il più grande. Compio quest’atto per annientare le insidie di Satana e ottenere il compiacimento di Allah. O Allah, rendi questo pellegrinaggio un Hajj mabrur. Perdona i peccati e accetta questo sforzo.
Poi prenderà ogni sassolino tra le dita e lo lancerà recitando «Allahu Akbar», mirando alla Jamarat. È makruh lanciare le pietre alla Jamarat al-‘Aqaba dall’alto della montagna, oppure usare grossi mattoni o pietre, o sassolini rimasti nelle vicinanze della Jamarat.
Questioni relative alla rasatura della testa o al taglio dei capelli
Radersi la testa o tagliare i capelli è un atto indispensabile tra i riti dell’Hajj. Allah dice:
*******Arabo*********
Entrerete, se Allah vuole, sani e salvi nella Masjid al-Haram, dopo esservi rasati la testa o aver tagliato i capelli. E non avrete alcun timore. (Sura al-Fath: 27)
In realtà, radersi la testa o tagliare i capelli è una modalità prescritta dalla Sharia per uscire dallo stato di ihram e tornare allo stato di liceità. Esprimendo la propria opinione sul significato di ciò, Shah Waliullah (ra) dice: il significato della rasatura della testa è che essa costituisce una modalità particolare e prescritta per uscire dallo stato di ihram. Se fosse stata prescritta una modalità contraria alla dignità, ogni persona avrebbe concluso il proprio ihram secondo la propria volontà e avrebbe introdotto modalità differenti. (Hujjatullah al-Baligha)
1. Il decimo giorno di Dhu al-Hijjah, nel Giorno del Sacrificio, dopo aver compiuto il ramy presso Jamrat al-Aqaba, è wajib radersi la testa o tagliare i capelli.
2. Per gli uomini sono permesse sia la rasatura della testa sia il taglio dei capelli. Tuttavia, la rasatura della testa ha maggiore merito, poiché il Profeta (s) ha pregato due volte per il perdono di coloro che si rasano la testa e una volta per il perdono di coloro che si tagliano i capelli. (Abu Dawud, Jama‘ al-Fawa’id)
3. Le donne devono tagliare una parte dei capelli. Per loro non è permesso radersi la testa. Hazrat Ali (ra) riferisce che il Profeta (s) ha proibito alle donne di radersi la testa.
4. Per gli uomini è lecito tagliare una lunghezza pari a un dito dai capelli di tutta la testa; è inoltre lecito tagliare una parte dei capelli di un quarto della testa. Per le donne è sufficiente spuntare leggermente le estremità dei capelli.
5. Se a qualcuno non sono affatto cresciuti i capelli o è calvo, sarà sufficiente passare semplicemente il rasoio sulla testa.
6. Se qualcuno rimuove i capelli usando un prodotto depilatorio, anche questo sarà lecito.
7. Dopo essersi rasati la testa o aver accorciato i capelli, lo stato di ihram termina e da quel momento diventano lecite le cose che erano vietate durante l’ihram. Tuttavia, i rapporti con la moglie non saranno ancora leciti finché non sarà stato completato il tawaf di ziyarat.
Descrizione del sacrificio rituale
La storia del sacrificio rituale è antica quanto la storia della religione o dell’umanità. Nel corso delle diverse epoche, gli esseri umani hanno adottato vari metodi per esprimere riverenza, offrire la propria vita, sottomettersi, manifestare amore e affetto, umiltà e modestia, rinuncia e sacrificio, culto e obbedienza. La Sharia di Allah, tenendo conto della psicologia umana e delle sue emozioni e sentimenti, ha stabilito per l’uomo tali metodi, accompagnandoli con le specifiche riforme e correzioni morali da Lui prescritte. Gli esseri umani hanno persino offerto la propria vita davanti alle divinità da loro stessi immaginate. E questa è la più alta espressione del sacrificio rituale. Anche questa offerta della vita Allah l’ha riservata a Sé. Ha dichiarato illecito offrire la propria vita in questo modo a chiunque altro all’infuori di Lui.
Il primo sacrificio rituale nella storia dell’umanità
Il primo sacrificio rituale nella storia dell’umanità fu quello di Abele e Caino, i due figli del profeta Adamo (pace su di lui). Esso è menzionato nel Sacro Corano.
*******ARABO*********
Racconta loro con esattezza la storia dei due figli di Adamo. Quando entrambi offrirono un sacrificio, quello di uno fu accettato, mentre quello dell’altro non lo fu. (Sura al-Māʾida: 27)
In realtà, uno di loro, il cui nome era Hābil, offrì in sacrificio un ariete molto bello, con sincero desiderio nel cuore di ottenere il compiacimento di Allah.
L’altro si chiamava Qābil. Con negligenza, offrì come sacrificio una certa quantità di cereali inadatti al consumo. Il sacrificio di Hābil fu bruciato da un frammento di fuoco disceso dal cielo. Questo era considerato il segno della sua accettazione. Al contrario, il fuoco non toccò affatto i cereali di Qābil: quello era il segno della loro mancata accettazione.
Il sacrificio in tutte le leggi divine
In tutte le leggi sacre rivelate da Allah era prescritto il sacrificio. Esso costituiva una parte indispensabile del culto di ogni comunità.
*******ARABO*********
Abbiamo stabilito per ogni comunità un rito del sacrificio, affinché possano pronunciare il nome di Allah sugli animali che Egli ha concesso loro. (Sura al-Hajj: 34)
In altre parole, il sacrificio era presente tra gli atti di culto di ogni sharīʿa. Naturalmente, nelle sharīʿa dei profeti di diversi paesi e popoli, in epoche diverse, le norme, le modalità e i dettagli relativi al sacrificio variavano in base alle circostanze. Tuttavia, sotto il profilo fondamentale, tutte le leggi celesti concordano su questo: il sacrificio di animali deve essere compiuto esclusivamente per Allah e invocando il Suo nome.
*******আরবী*********
Pertanto, pronunciate soltanto il nome di Allah su quegli animali.
È stato detto con parole inequivocabili che sugli animali deve essere pronunciato soltanto il nome di Allah. In altre parole, per sgozzarli bisogna farlo pronunciando il nome di Allah, e sgozzateli pronunciando il Suo nome per ottenere il Suo compiacimento. Poiché Egli vi ha donato questi animali. Egli li ha assoggettati a voi e ha posto in essi diversi benefici per voi.
Il sacrificio è una realtà grandiosa e memorabile.
Il sacrificio che oggi i musulmani compiono in ogni parte del mondo, e la grandiosa scena di offerta che ne consegue, è in realtà il riscatto di Hazrat Ismaele (pace su di lui). Nel Corano, narrando questo grande sacrificio, esso viene definito islām, īmān e iḥsān.
Il sacrificio è in realtà la manifestazione concreta di una risoluzione, di una fede incrollabile, della sottomissione e dell’offerta della propria vita: tutto ciò che l’essere umano possiede appartiene ad Allah e dovrebbe essere consacrato sulla Sua via. Esso è anche un segno della verità secondo cui, non appena Allah lo ordina, il servo non esita nemmeno a versare il proprio sangue. Questo giuramento, questa sottomissione e questa offerta della propria vita prendono il nome di
īmān, islām e iḥsān.
*******Arabo*********
Quando egli (Ismaele) raggiunse l’età in cui poteva accompagnarlo, un giorno Abramo gli disse: «Mio caro figlio, ho sognato di immolarti. Dimmi, che cosa ne pensi?». Il figlio rispose (senza alcuna esitazione): «Padre mio, esegui presto ciò che ti è stato ordinato. Se Allah vuole, mi troverai saldo». Infine, quando entrambi si furono sottomessi ad Allah e Abramo ebbe disteso il figlio con il volto rivolto verso il basso (per immolarlo), allora lo chiamammo dicendo: «O Abramo, hai dimostrato di aver realizzato il sogno. Così ricompensiamo coloro che compiono il bene. In verità, questa è una prova evidente e ardente. E lo riscattammo con un grande sacrificio. E rendemmo memorabile questa Sunnah di Abramo tra le generazioni future. Pace su Abramo! Così ricompensiamo coloro che fanno il bene. Certamente egli era tra i Nostri servi credenti». (Sura as-Saffat, 102-111)
In altre parole, finché il mondo durerà, questo grande ricordo del sacrificio rimarrà intatto tra la comunità musulmana, come riscatto di Ismaele (a.s.). Allah preservò la vita di Ismaele (a.s.) in cambio di questo riscatto, affinché fino al Giorno della Resurrezione i Suoi servi consacrati potessero compiere il sacrificio in tutto il mondo proprio in questo giorno. In tal modo, essi potessero mantenere vivo il ricordo di questo grande evento di obbedienza e di offerta della propria vita. I promotori di questa immutabile Sunnah del sacrificio furono Abramo (a.s.) e Ismaele (a.s.), mentre a mantenerla in vigore fino al Giorno della Resurrezione saranno i credenti che danno vita alla comunità del Profeta Muhammad (s.).
Un comando rivolto al Profeta (s.).
Al Profeta (s) è stato ordinato di mantenere vivo per tutta la vita l’impulso e la consapevolezza del sacrificio e del dono della vita.
*******Arabo*********
Di’: «O Muhammad (s), in verità la mia preghiera, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte sono tutti per Allah, il Signore dei mondi. Egli non ha alcun socio. Questo mi è stato ordinato e io sono il primo tra coloro che Gli obbediscono e Gli sono sottomessi». (Sura al-An‘am: 162-163)
Il significato di una fede salda e incrollabile in Allah e di una ferma convinzione nella Sua tawhid è che tutti gli sforzi dell’essere umano siano dedicati esclusivamente al Suo compiacimento. Egli sacrificherà quindi ogni cosa sulla Sua via e presenterà la prova della sua fede, del suo Islam, della sua obbedienza e del dono della sua vita.
Il luogo autentico del sacrificio è quello in cui ogni anno milioni di pellegrini offrono il proprio sacrificio. In realtà, questo è uno dei riti dell’Hajj. Tuttavia, il Misericordioso Allah non ha privato di questo grande merito neppure coloro che si trovano lontano dalla Mecca e non hanno partecipato all’Hajj. Il comandamento del sacrificio non riguarda soltanto coloro che compiono il pellegrinaggio alla Casa di Allah; è invece un’ingiunzione generale. Essa vale per ogni musulmano benestante. È inoltre dimostrato dagli hadith che Hazrat Abdullah ibn Umar (ra) disse: «Il Profeta (s) visse dieci anni a Medina e ogni anno continuò a compiere il sacrificio». (Tirmidhi, Mishkat)
Il Profeta (s) disse: «Chi, pur avendone la possibilità, non compie il sacrificio, non si avvicini al nostro luogo di preghiera dell’Eid». (Jama‘ul Fawa’id)
Hazrat Anas (ra) riferì che il Profeta (s), nel giorno dell’Eid al-Adha, disse: «Chi ha compiuto il sacrificio prima della preghiera dell’Eid deve rifarlo. Quanto a chi lo ha compiuto dopo la preghiera, il suo sacrificio è completo ed egli ha seguito correttamente la pratica dei musulmani».
È vero che, nel giorno dell’Eid al-Adha, alla Mecca non si tiene alcuna preghiera rispetto alla quale compiere il sacrificio prima di essa sia contrario alla sunnah dei musulmani. Questa è la pratica di Medina, e Hazrat Abdullah ibn Umar (ra) ne ha fornito la testimonianza. Egli disse inoltre che il Profeta (s) compiva il sacrificio proprio nel luogo di preghiera dell’Eid.
L’aspetto spirituale del sacrificio
Il Corano indica tre importanti finalità del sacrificio. In verità, il sacrificio è propriamente tale solo quando viene compiuto con la consapevolezza di queste finalità.
1. L’animale del sacrificio è un segno della venerazione di Allah
*******Arabo*********
E abbiamo fatto dei cammelli destinati al sacrificio uno dei simboli di Allah per voi. (Sura al-Hajj: 36)
……. è il plurale di ………… . …….. (sharīʿa) indica quel particolare simbolo che richiama l’attenzione su una verità spirituale e significativa e diventa motivo e segno per ricordarla; l’animale destinato al sacrificio è il segno tangibile di tale verità spirituale. Chi compie il sacrificio esprime in realtà il sentimento che il sangue dell’animale sacrificato sostituisca il proprio sangue. Esprime anche il sentimento che la sua vita sarà sacrificata sulla via di Allah nello stesso modo in cui egli ha sacrificato questo animale.
2. Il sacrificio è un’espressione concreta di gratitudine per le benedizioni di Allah l’Altissimo.।
*******আরবী*********
In questo modo abbiamo assoggettato questi animali a voi, affinché possiate essere riconoscenti. (Sura al-Hajj: 36)
Allah l’Altissimo ha concesso agli esseri umani una grande grazia assoggettando loro gli animali. L’uomo trae da essi molti benefici: beve il loro latte e ne mangia la carne. Con le loro ossa, pelli, lane e simili produce diversi oggetti. Si serve di loro nell’agricoltura. Trasporta carichi sul loro dorso e li usa anche come mezzi di trasporto. Attraverso di essi manifesta inoltre la propria influenza e il proprio prestigio. Il Corano richiama l’attenzione sui benefici di questi animali e, menzionando il loro assoggettamento all’uomo, vuole suscitare l’impulso a lodare Allah e a mostrargli gratitudine. Allo stesso tempo vuole far nascere anche questa riflessione: l’animale dovrebbe essere sacrificato nel nome di quel Dio eccelso che ha concesso questa grande benedizione. Il sacrificio è un’espressione concreta di gratitudine per la grande benedizione di Allah.
3. Il sacrificio è un’espressione della grandezza e dell’eccellenza di Allah
*******আরবী*********
Allah ha assoggettato a voi gli animali in questo modo, affinché proclamiate la Sua grandezza secondo la guida che Egli vi ha donato. (Sura al-Ḥajj: 37)
In altre parole, macellare l’animale nel nome di Allah è in realtà la dichiarazione che Colui che ha concesso tutte queste benedizioni e le ha assoggettate per noi è il loro vero Proprietario. Il qurbānī è un’espressione di gratitudine verso quel vero Proprietario e anche la manifestazione concreta del fatto che il cuore del credente nutre fede nella grandezza e nella supremazia di Allah.
Passando il coltello alla gola dell’animale, egli manifesta e proclama concretamente la verità sopra esposta, e pronunciando con la bocca «Bismillāh, Allāhu Akbar» ne dà riconoscimento.
La forza vitale del qurbānī
Nell’epoca preislamica, dopo aver compiuto il qurbānī, la gente portava la carne e la deponeva davanti alla Baytullāh. Spalmava il suo sangue sulle pareti della Baytullāh. Il Corano disse: Allah non ha alcun bisogno di questa vostra carne e di questo vostro sangue. A Lui giunge invece quell’emozione del qurbānī che si suscita, o dovrebbe suscitarsi, nei vostri cuori al momento della macellazione. Il qurbānī non consiste nella carne e nel sangue. Piuttosto, il qurbānī consiste nella convinzione che tutto ciò che possediamo è per Allah e deve essere offerto sulla Sua via.
Colui che compie il qurbānī non passa il coltello soltanto alla gola dell’animale; lo passa anche su tutte le sue cattive inclinazioni, estirpandole. Il qurbānī compiuto senza questo sentimento non è la Sunnah del venerabile Ibrāhīm e del venerabile Ismāʿīl (su di loro la pace), ma soltanto un’usanza nazionale. In esso vi è certamente un’abbondanza di carne, ma manca quella taqwā che costituisce la forza vitale del qurbānī.
*******Arabo*********
Il sangue e la carne di quegli animali non giungono in alcun modo ad Allah; piuttosto, da parte vostra giunge a Lui la vostra taqwā.
Un sacrificio rituale dietro al quale non vi sia il sentimento della taqwā non ha alcun valore agli occhi di Allah. Presso Allah viene accettata soltanto l’opera ispirata dalla taqwā.
*******ARABO*********
Allah accetta soltanto le opere dei timorati di Dio.
L’aspetto spirituale del sacrificio rituale del cammello
E abbiamo fatto per voi i cammelli destinati al sacrificio rituale tra i simboli dei riti di Allah. In ciò vi è per voi soltanto bene, e ancora bene. Metteteli dunque in fila, in piedi, e pronunciate su di essi il nome di Allah; quando poi saranno caduti e i loro fianchi avranno toccato terra, mangiatene voi stessi e datene da mangiare a chi non chiede e anche a chi chiede. (Sura al-Ḥajj: 36)
Il modo di sacrificare i cammelli consiste nel disporli in una fila e colpirli alla gola con un’arma affilata; allora da essi sgorga un torrente di sangue. Dopo che il sangue si è completamente riversato, cadono a terra. Imprimetevi una volta nella mente questa scena del sacrificio e riflettete su che cosa rappresenti il sacrificio dell’animale. Esso significa che anche la nostra vita è pronta a essere sacrificata in questo modo sulla via di Allah. In realtà, questo sacrificio prende il posto del sacrificio dei propri cari. Riflettete dunque sul sacrificio del cammello in questo senso. Considerate una volta la scena del suo ferimento, del sangue che scorre, della sua caduta a terra e della sua offerta della vita sulla via di Allah, così che vi sembrerà di vedere i soldati di Allah schierati in file sul campo del jihād. Le loro gole vengono trafitte dalle frecce o dai proiettili del nemico, poi sgorgano fontane di sangue. Infine, la terra tinta di sangue testimonia il dono della loro vita, ed essi cadono a terra uno dopo l’altro, offrendo le loro anime nelle mani di Allah.
Procedura del sacrificio rituale e invocazione
Per la macellazione, l’animale deve essere disteso in modo che sia rivolto verso la qibla; il coltello deve essere molto affilato. Per quanto possibile, il sacrificio rituale deve essere macellato con le proprie mani. Se per qualche motivo non si è in grado di macellarlo personalmente, bisogna restargli accanto.
Al momento della macellazione si deve recitare anzitutto questa supplica:
*******Arabo*********
Volgo il mio volto, con assoluta devozione, dalla parte di tutte le altre direzioni verso la religione di Ibrāhīm, e rivolgo lo sguardo verso Colui che ha creato i cieli e la terra; non sono mai tra coloro che associano altri ad Allah. In verità, la mia preghiera, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah, il Signore dei mondi. Egli non ha alcun associato. Questo è ciò che mi è stato ordinato e io sono tra coloro che si sottomettono. O Allah! Questo viene offerto per Te, ed è da Te concesso. (Mishkāt)
Poi si deve macellare dicendo: «Nel nome di Allah, Allah è il più grande». Dopo la macellazione si deve recitare questa supplica:
*******ARABO*********
O Allah! Accetta questo sacrificio da parte mia, così come hai accettato il sacrificio del tuo amato Ḥabīb Muḥammad (pace su di lui) e del tuo Khalīl Ibrāhīm (pace su di lui).
All’inizio della supplica compare la parola ………… . Se il sacrificio è il proprio, bisogna dire …… . Se invece è a nome di un’altra persona o di più persone, bisogna pronunciare i loro nomi.
Meriti e importanza del sacrificio
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui), menzionando l’eccellenza del sacrificio rituale e le sue innumerevoli ricompense, disse:
1. Nel giorno del Nahr, cioè il 10 di Dhu al-Hijjah, presso Allah non vi è alcuna opera migliore del far scorrere il sangue del sacrificio. Nel Giorno della Risurrezione, l’animale sacrificato si presenterà con le sue corna, il suo pelo e i suoi zoccoli. Il sacrificio viene accettato prima ancora che il suo sangue cada a terra. Perciò compi il sacrificio con sincero desiderio e cuore soddisfatto. (Tirmidhi, Ibn Majah)
2. I nobili Compagni chiesero al Profeta (pace e benedizioni su di lui): «O Messaggero di Allah! Che cos’è questo sacrificio?». Il Profeta rispose: «È la sunnah di vostro padre Abramo, su di lui la pace». I Compagni chiesero: «O Messaggero di Allah! Quale ricompensa ne riceveremo?». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Per ciascun pelo dell’animale si otterrà una ricompensa». (Tirmidhi, Ibn Majah)
3. Hadrat Abu Sa‘id al-Khudri, che Allah sia soddisfatto di lui, riferì che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse a Hadrat Fatimah al-Zahra, che Allah sia soddisfatto di lei: «Fatimah! Vieni e resta accanto al tuo animale sacrificato, perché, in cambio di ogni goccia del suo sangue che cade a terra, Allah perdonerà i tuoi peccati precedenti». Hadrat Fatimah, che Allah sia soddisfatto di lei, chiese: «Questa buona notizia è riservata alla Gente della Casa o riguarda tutta la comunità?». Il Profeta rispose: «Riguarda sia la Gente della nostra Casa sia tutta la comunità». (Jami‘ al-Fawa’id)
4. Hadrat Ibn Buraydah, che Allah sia soddisfatto di lui, riferì da suo padre che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) nel giorno dell’‘Id al-Fitr non si recava alla preghiera senza aver mangiato qualcosa. Nel giorno dell’‘Id al-Adha, invece, non mangiava nulla prima della preghiera dell’‘Id al-Adha. (Tirmidhi, Ahmad)
Poi, dopo essere tornato dalla preghiera, mangiava il fegato dell’animale sacrificato.
Norme e questioni relative al sacrificio rituale
Pratiche sunnah per chi compie il sacrificio rituale
Chi intende compiere il qurbani non deve tagliare i peli di alcuna parte del corpo, radersi la testa né tagliarsi le unghie dopo aver visto la luna del mese di Zulhajj. Taglierà i capelli, le unghie e così via dopo aver compiuto il qurbani. Questa pratica è masnun, non wajib. Anche per chi non ha la possibilità di compiere il qurbani è bene che, nel giorno del qurbani, invece di compierlo, si tagli i capelli, si tagli le unghie e rimuova i peli sotto l’ombelico. Questo atto varrà al posto del suo qurbani.
Hazrat Umm Salama (ra) riferisce che il Profeta (s) disse: chi deve compiere il qurbani non deve tagliarsi i capelli né le unghie dopo aver visto la luna, fino a quando non avrà compiuto il qurbani. (Muslim, Jam‘ul Fawa’id)
Hazrat Abdullah bin Amr bin As (ra) riferisce che il Profeta (s) disse: mi è stato ordinato di celebrare l’Eid nel giorno dell’Eid ul-Adha (il decimo giorno di Zulhajj). Allah l’Altissimo ha stabilito questo giorno come festa per la comunità. Una persona chiese: O Messaggero di Allah! Dimmi, qualcuno mi ha dato una capra per ottenere il suo latte. Posso ora compiere il qurbani con quella capra? Il Profeta (s) rispose: no, non compiere il qurbani con essa. Tuttavia, nel giorno del qurbani, tagliati i capelli, tagliati le unghie, accorciati i baffi e rimuovi i peli sotto l’ombelico. In tal modo, presso Allah, ciò varrà come il tuo qurbani completo. (Jam‘ul Fawa’id, Abu Dawud, Nasa’i)
Gli animali per il qurbani e le relative norme
1. Gli animali per il qurbani sono i seguenti:
Cammello, montone dalla coda grassa, pecora, capra, bovino e bufalo. Non è lecito compiere il qurbani con animali diversi da questi.
2. Un montone dalla coda grassa, una capra o una pecora può essere offerto soltanto per una persona. Non possono parteciparvi più persone.
3. Per un bovino, un bufalo o un cammello possono associarsi sette persone, non di più. Tuttavia, per questo valgono due condizioni:
La prima condizione è che l’intenzione di ogni partecipante sia quella di compiere il qurbani o l’aqiqah. Non deve essere semplicemente l’intenzione di mangiare la carne.
La seconda condizione è che la quota di ciascuno sia esattamente un settimo. Nessuno può partecipare con una quota inferiore.
Se una delle due condizioni non viene soddisfatta, il qurbani non sarà valido.
4. Nel caso di un cammello, di un bovino o di un bufalo, possono partecipare meno di sette persone; per esempio, si possono prendere due, quattro o un numero inferiore o superiore di quote. Anche in questo caso, tuttavia, è indispensabile che nessun partecipante abbia una quota inferiore a un settimo. Altrimenti il qurbani di nessuno sarà valido.
5. Se una persona acquista un bovino con l’intenzione di compiere il qurbani insieme ad altre persone come partecipanti, ciò sarà valido. Anche se al momento dell’acquisto intende comprare l’intero bovino per sé e in seguito decide di associarvi altre persone, ciò sarà lecito. Tuttavia, è meglio che, trovandosi in tale situazione, compia il qurbani dell’intero animale per sé, secondo l’intenzione iniziale. Se invece desidera associare qualcuno, deve associare una persona abbiente, per la quale il qurbani è obbligatorio. Se viene associata una persona per la quale il qurbani non è obbligatorio, ciò non sarà valido.
6. Nel qurbani di un bovino o di un bufalo, se qualcuno assegna di propria iniziativa una o più quote aggiuntive ad altre persone senza ottenere il consenso dei partecipanti, tale qurbani non sarà lecito. Le quote devono essere assegnate ottenendo il consenso delle persone alle quali saranno destinate. Non è lecito decidere mentalmente di includere qualcuno tra i partecipanti al qurbani, compiere prima il qurbani e ottenere il suo consenso soltanto in seguito.
7. Il qurbani di un montone, di una capra o di una pecora è valido quando l’animale ha compiuto un anno. Se ha meno di un anno, il qurbani non sarà valido. Un bovino o un bufalo deve aver compiuto due anni; se ne ha meno, il qurbani non sarà valido. Un cammello deve aver compiuto cinque anni; se ne ha meno, non sarà lecito.
8. È lecito compiere il qurbani di un animale le cui corna non sono spuntate fin dalla nascita oppure di cui una parte delle corna si è spezzata dopo che erano spuntate. Tuttavia, se il corno si è spezzato fin dalla base, non sarà lecito compiere il qurbani.
9. Non è valido il sacrificio di un animale cieco o con un occhio solo. Non è valido neppure il sacrificio di un animale zoppo che cammina usando soltanto tre zampe. Se appoggia a terra la quarta zampa, ma cammina zoppicando, il sacrificio è valido.
10. Il sacrificio di un animale a cui sia stata tagliata più di un terzo dell’orecchio o più di un terzo della coda non è valido.
11. Sebbene sia lecito sacrificare un animale debole e molto magro, è preferibile sacrificare un animale ben nutrito e bello. Se l’animale è così debole e magro che le sue ossa sono completamente prive di midollo, il suo sacrificio non è valido.
Hazrat Abu Sa’id al-Khudri (ra) riferisce che il Profeta (s) stava sacrificando un montone grasso e robusto, dotato di corna, con il contorno degli occhi nero, il muso nero e le zampe nere. (Abu Dawud)
12. È valido il sacrificio di un animale che dalla nascita non ha orecchie oppure le ha molto piccole.
13. Non è valido il sacrificio di un animale completamente privo di denti. Tuttavia, se alcuni denti sono caduti ma la maggior parte è ancora presente, è lecito sacrificarlo.
14. È lecito sacrificare un animale castrato, come un montone castrato o un caprone. Il Profeta (s) sacrificò personalmente un montone castrato.
15. Un uomo benestante, per il quale il sacrificio rituale è obbligatorio, acquistò un animale per il sacrificio. Dopo l’acquisto, nell’animale fu riscontrato un difetto a causa del quale non era valido sacrificarlo. In tal caso dovrà acquistare un altro animale e sacrificarlo. Se invece si trova nella stessa situazione una persona povera, per la quale il sacrificio rituale non era obbligatorio, le è lecito sacrificare anche l’animale affetto da quel difetto.
16. È lecito offrire in sacrificio una vacca o una capra anche se è gravida. Se il piccolo è vivo, è opportuno macellare anch’esso.
Norme riguardanti il sacrificio
1. Il sacrificio è obbligatorio. Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi, pur avendone i mezzi, non offre il sacrificio, non si avvicini al nostro luogo di preghiera per l’Eid».
Una persona chiese a Hazrat Abdullah ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) se il sacrificio fosse obbligatorio. Egli rispose: «Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) e i musulmani hanno offerto il sacrificio». Quando quella persona ripeté la domanda, Hazrat Abdullah gli disse in risposta: «Non capisci che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) e i musulmani hanno offerto il sacrificio?»
2. Il sacrificio è obbligatorio per il qārin e il mutamatti‘, ma non per il mufrid. Se lo offre di propria volontà, ne riceverà la ricompensa.
3. Per i musulmani comuni, esclusi i pellegrini, l’obbligatorietà del sacrificio dipende da due condizioni. La prima è possedere una disponibilità economica sufficiente. Ciò significa avere, oltre i beni necessari a soddisfare i bisogni fondamentali, una ricchezza tale che, calcolata, raggiunga il nisab.
In altre parole, il sacrificio è obbligatorio per chi è tenuto a versare la sadaqat al-fitr.
La seconda condizione è essere residenti. Il sacrificio non è obbligatorio per il viaggiatore.
4. Il sacrificio rituale è obbligatorio soltanto per conto proprio, non per conto della moglie né dei figli.
5. Secondo la Sharīʿa, il sacrificio rituale non era obbligatorio per una certa persona. Tuttavia, se essa acquista un animale con l’intenzione di sacrificarlo, il sacrificio di quell’animale diventa obbligatorio per lei.
6. Se il sacrificio rituale era obbligatorio per una persona, ma, trascorsi i tre giorni del sacrificio, per qualche motivo non è riuscita a compierlo, allora, se aveva acquistato una capra a questo scopo, dovrà darla in elemosina viva. Se non l’aveva acquistata, dovrà dare in elemosina il valore di una capra.
7. Qualcuno fece un voto dicendo: «Se si realizzerà una certa mia necessità, compirò un sacrificio rituale». Per grazia di Allah, la sua necessità si realizzò. Ora, sia che questa persona sia abbiente o indigente, il sacrificio rituale diventa obbligatorio per lei. La disposizione relativa al sacrificio rituale votivo è che tutta la sua carne venga distribuita tra i poveri e i bisognosi: né colui che ha compiuto il sacrificio potrà mangiarne, né potrà darne da mangiare ad alcuna persona abbiente.
I giorni e il periodo del sacrificio rituale
1. Il periodo per compiere il sacrificio rituale va dal giorno dell’Eid al-Adha, cioè dal decimo giorno di Dhu al-Hijjah, fino a prima del tramonto del dodicesimo giorno. In qualunque momento di questi tre giorni è lecito compiere il sacrificio, secondo la possibilità e la comodità. Tuttavia, il giorno migliore per compierlo è il giorno dell’Eid al-Adha, poi l’undicesimo giorno e quindi il dodicesimo.
2. Per gli abitanti delle città e dei porti, il sacrificio rituale non è lecito prima della preghiera dell’Eid. Lo compiranno dopo la preghiera. Gli abitanti delle campagne, invece, possono compierlo anche dopo la preghiera del fajr. (Probabilmente perché, per molte persone che abitano molto lontano, il ritorno dal luogo della preghiera dell’Eid può richiedere molto tempo, arrivando persino al pomeriggio.)
3. Se gli abitanti della città fanno compiere il loro sacrificio rituale in campagna, esso può essere compiuto in campagna anche dopo la preghiera del fajr. Anche se la carne arriva prima della preghiera dell’Eid, il sacrificio sarà comunque valido.
4. Nei giorni del sacrificio rituale, cioè dal 10 fino a prima del tramonto del sole del 12, è lecito compiere il sacrificio in qualunque momento, di giorno o di notte.
Tuttavia, è preferibile non compiere il sacrificio durante la notte, perché potrebbe accadere che qualche vaso sanguigno non venga reciso correttamente, rendendo il sacrificio non valido.
5. Le due condizioni perché il sacrificio rituale diventi obbligatorio sono essere residenti e benestanti. Se una persona è in viaggio, torna a casa prima del tramonto del sole del 12 ed è benestante, il sacrificio diventa obbligatorio per lei; se è residente e povera, ma Allah la rende ricca prima del tramonto del sole del 12, anche in questo caso il sacrificio diventa obbligatorio per lei.
Varie questioni riguardanti il sacrificio rituale
1. Al momento di compiere il sacrificio non è necessario pronunciare verbalmente l’intenzione o recitare una supplica. È sufficiente l’intenzione e la decisione del cuore affinché il sacrificio sia valido. Tuttavia, è preferibile recitare una supplica ad alta voce.
2. È preferibile sgozzare con le proprie mani il proprio animale destinato al sacrificio. Se per qualche motivo non si riesce a sgozzarlo personalmente, è necessario essere presenti accanto all’animale. Per esempio, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse a Fatema (che Allah sia soddisfatto di lei): «Fatema, vieni e rimani accanto al tuo animale destinato al sacrificio, perché in cambio di ogni sua goccia di sangue ti saranno perdonati i peccati precedenti». Fatema disse: «O Messaggero di Allah, questo è riservato alla nostra Famiglia del Profeta oppure a tutti i musulmani comuni?». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «È per noi e per tutti i musulmani». (Jāmiʿ al-Fawāʾid)
3. Se più persone partecipano insieme al sacrificio di un bovino, di un bufalo o di animali simili, la carne non deve essere divisa facendo una stima approssimativa. Al contrario, ogni parte, come la testa, i reni, il fegato e così via, deve essere divisa in sette porzioni perfettamente uguali. Poi a ciascuno si deve dare la parte che gli spetta.
4. La carne del sacrificio rituale può essere mangiata anche da chi offre il sacrificio e può essere distribuita tra parenti, familiari, amici e conoscenti. È preferibile distribuire un terzo ai poveri e ai bisognosi e dividere il resto tra sé, i parenti e gli amici. Tuttavia, non è obbligatorio distribuire un terzo ai poveri: non vi è nulla di male nel distribuirne una quantità inferiore ai poveri e agli indigenti.
5. Se più persone sono comproprietarie di una vacca, di un bufalo o di un cammello, invece di dividersi tra loro la carne, è lecito che la distribuiscano tutta insieme ai poveri oppure la cucinino e la offrano loro.
6. È lecito dare la carne della qurbani anche a un non musulmano. Tuttavia, non è lecito darla come compenso per il lavoro.
7. La pelle dell’animale sacrificato può essere data a una persona bisognosa, oppure può essere venduta e il ricavato dato in elemosina. Questo ricavato dovrebbe essere dato a coloro ai quali è lecito dare la zakat.
8. La pelle dell’animale sacrificato può essere utilizzata anche per i propri bisogni, per esempio per farne un tappetino da preghiera.
9. Non è corretto dare al macellaio carne, pelle, corde o altro come compenso per aver preparato la carne. Il compenso deve essere corrisposto separatamente. Le corde, la pelle e gli altri oggetti devono essere dati in elemosina.
10. Chi è tenuto a compiere la qurbani deve certamente compierla. Chi non vi è tenuto dovrebbe comunque compierla, se ciò non gli procura una difficoltà eccessiva. Naturalmente, non è corretto compiere la qurbani prendendo denaro in prestito.
La qurbani a nome dei defunti
Colui che Allah ha benedetto con ricchezze non dovrebbe limitarsi a compiere soltanto la qurbani che gli è obbligatoria. Al contrario, per ottenere l’inesauribile ricompensa spirituale della qurbani, è bene compiere il sacrificio a nome dei propri anziani, ossia dei genitori defunti, dei nonni e degli altri parenti. Per il credente è poi una grandissima fortuna compiere la qurbani a nome di un hadi e di un murshid grazie ai quali è stato possibile ottenere il dono della guida e della fede. Allo stesso modo, compiere la qurbani a nome delle Azwaj-e Mutahhara, cioè delle madri spirituali, è una fortuna inesauribile.
Descrizione dell’hady
Il significato lessicale della parola hady è dono o regalo; nella terminologia della Sharīʿa, hady indica l’animale che il pellegrino diretto al Ḥaram porta con sé per il sacrificio oppure vi invia in qualche modo.
1. Gli animali da hady sono di tre tipi: cammello, bovino e caprino. Il cammello è il migliore hady e la capra il peggiore. La pecora, il montone e simili rientrano nella categoria delle capre, mentre il bufalo e simili rientrano nella categoria dei bovini.
2. Per quanto riguarda l’età, la salute e simili dell’animale da hady, valgono le stesse disposizioni e condizioni previste per l’animale del sacrificio.
3. Se l’hady è volontario, come quando chi compie il ḥajj ifrād offre volontariamente un sacrificio nafl, anche colui che lo offre può mangiare la carne del sacrificio. Allo stesso modo, chi compie il ḥajj qirān o tamattuʿ può mangiare la carne del proprio sacrificio, così come è lecito mangiare la carne di un sacrificio ordinario. Infatti, l’hady del qirān e del tamattuʿ non è un’espiazione per una colpa o una mancanza; piuttosto, Allah l’Altissimo lo ha reso obbligatorio per chi compie il qirān e il tamattuʿ come espressione di gratitudine. Perciò è lecito mangiarne la carne come quella di un sacrificio ordinario. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) fece cucinare e mangiò un pezzo di ciascuno dei suoi animali da hady e ne bevve anche il brodo. È dimostrato dalla narrazione di Jābir (che Allah sia soddisfatto di lui) in Ṣaḥīḥ Muslim e da altre narrazioni di hadīth che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) offrì diversi sacrifici durante il ḥajj.
È noto che il qirān e il tamattuʿ comportano un solo sacrificio, mentre gli altri rimangono sacrifici nafl. Poiché egli fece cucinare e mangiò un pezzo di ciascuno di essi, si comprende che colui che offre il sacrificio può mangiare personalmente la carne di tutti e tre i tipi: tamattuʿ, qirān e nafl.
4. Non è lecito mangiare personalmente la carne di alcun hady, ad eccezione di quella del tamattuʿ, del qirān e del sacrificio nafl volontario. Che si tratti dell’hady per l’espiazione di una colpa, di un sacrificio votivo oppure del sacrificio del dam dell’ihsār (si veda la terminologia). Quando il Profeta (pace e benedizioni su di lui) fu impedito durante la tregua di al-Ḥudaybiyya e non poté raggiungere la Bayt Allāh, inviò l’hady dell’iḥṣār tramite Nājiya al-Aslamī e ordinò che non ne mangiasse la carne né la desse da mangiare ai suoi compagni.
5. Tutta la carne dell’hady di cui non è lecito mangiare personalmente deve essere donata in elemosina ai poveri e ai bisognosi; ciò è obbligatorio. È lecito darla sia ai poveri del Ḥaram sia a quelli che si trovano al di fuori di esso. I poveri del Ḥaram non possiedono alcuna caratteristica particolare. (ʿAyn al-Hidāya)
6. Non è obbligatorio distribuire in elemosina ai poveri e ai bisognosi tutta la carne dell’animale sacrificale la cui carne è lecita da mangiare; è piuttosto raccomandato. È opportuno dividerla in tre parti: una per sé, una per i parenti e una per i poveri e i bisognosi. Tuttavia, non è necessario farlo. È lecito anche dare tutta la carne ai poveri e ai bisognosi.
L’acqua di Zamzam: buone maniere e supplica
A est della Casa di Allah si trova un pozzo storico chiamato Zamzam. Negli hadith sono state esposte molte virtù di questo pozzo, nonché numerose benedizioni e virtù della sua acqua. Quando il profeta Abramo (pace su di lui), per ordine di Allah, portò il profeta Ismaele (pace su di lui) e sua madre Agar (pace su di lei) nel deserto arido e disabitato della Mecca e li stabilì lì, Allah l’Altissimo, mosso a compassione per la madre e il figlio, fece sgorgare per loro la sorgente di Zamzam in quella regione rocciosa. Nell’hadith si narra:
*******Arabo*********
Questo è il pozzo scavato da Gabriele e questa è la piccola vasca per l’acqua potabile di Ismaele (pace su di lui). (Dar al-Qutni)
Dopo il sa‘y, la rasatura della testa e le altre pratiche simili, è opportuno bere l’acqua di Zamzam fino a saziarsi. Bere una quantità tale da far scomparire le costole sotto l’acqua è un segno di fede. L’ipocrita, privo della fede, non riesce a berne altrettanta. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Il segno distintivo tra noi e gli ipocriti è che l’ipocrita non riesce a bere l’acqua di Zamzam fino a riempirsi lo stomaco, così che le costole scompaiano sotto l’acqua». (Ibn Majah)
Nel descrivere le benedizioni e le virtù dell’acqua di Zamzam, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «L’acqua di Zamzam è efficace per qualunque scopo venga bevuta. Se la si beve per guarire da una malattia, Allah concederà la guarigione. Se la si beve per saziarsi, Allah concederà la sazietà. Se la si beve per placare la sete, Allah placherà la sete. Questo è il pozzo che Gabriele (pace su di lui) scavò colpendo il suolo con il tallone, ed è la vasca scoperta dalla quale Ismaele (pace su di lui) beveva». (Dar al-Qutni)
In altre parole, per ordine di Allah, il profeta Gabriele (pace su di lui) fece sgorgare Zamzam appositamente per il profeta Ismaele (pace su di lui) e sua madre Agar (pace su di lei), in quella regione arida e sterile, affinché potessero placare la fame e la sete.
Hazrat Abdullah ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha detto: «L’acqua di Zamzam è la migliore tra tutte le acque del mondo. È nutrimento per gli affamati e guarigione per i malati». (Ibn Abbas)
Egli ha inoltre detto: «Se una persona beve l’acqua di Zamzam con l’intenzione di trovare protezione dai nemici, riceverà tale protezione». (al-Hakim)
Si dovrebbe bere l’acqua di Zamzam in piedi e pronunciando Bismillah, e berne a sazietà. Durante il consumo si reciterà questa supplica.
*******Arabo*********
O Allah, ti chiedo una conoscenza benefica, un sostentamento abbondante e la guarigione da ogni malattia. (Nayl al-Awtar)
Al-Multazam e la sua supplica
Si chiama Multazam quella parte della Casa di Allah e del muro situata tra la porta della Kaʿba e la Pietra Nera. È una sezione di circa sei piedi ed è uno dei luoghi importanti in cui le suppliche vengono accettate. Appoggiare a essa il corpo, il petto e il volto e supplicare con umiltà, sottomissione e voce implorante è una pratica della Sunna dell’Hajj. Dopo aver completato il tawaf, abbracciare il Multazam e rivolgere suppliche suscita in particolare una tale sensazione e una tale commozione da rendere quel momento un doloroso congedo dalla Casa di Allah.
Hazrat ʿAmr ibn Shuʿayb riferisce: mio padre Shuʿayb mi ha narrato che, mentre compivo il tawaf con mio padre ʿAbdullah ibn ʿAmr al-ʿAs (che Allah sia soddisfatto di lui), vidi alcune persone abbracciare la Casa di Allah. Allora dissi ad ʿAbdullah ibn ʿAmir: «Portami un po’ in quel luogo. Anche noi abbracciamo la Casa di Allah insieme alla gente». Egli disse: «Cerco rifugio in Allah contro Satana il lapidato». Poi, quando ebbe terminato il tawaf, abbracciò quella parte della Casa di Allah situata tra la Pietra Nera e la porta della Kaʿba e disse: «Per Allah, questo è il luogo presso il quale ho visto il Profeta (pace e benedizioni su di lui) abbracciarla». (Al-Bayhaqi)
Nella narrazione di Abu Dawud si riferisce che Abd Allah ibn Amir (r.a.) si fermò tra la Pietra Nera e la porta della Kaaba, allungò il petto, il volto e entrambe le mani, appoggiandoli alla parete della Kaaba, e disse: «Ho visto il Profeta (s.) fare così». (Abu Dawud)
Riguardo alla supplica presso il Multazam, il Profeta (s.) disse: «Chiunque, trovandosi in difficoltà, rivolga qui una supplica, sarà certamente posto al sicuro». (Abu Dawud, Ibn Majah)
Tenendo il corpo aderente al Multazam, reciterà dapprima la supplica seguente. Poi pregherà per il compimento dei desideri leciti della religione e della vita terrena:
*******ARABO*********
O Allah! Tu solo sei degno di lode: una lode e una gratitudine mediante le quali si possa adempiere almeno in parte al diritto delle Tue grazie, e si possa ricambiare in parte tali grazie con favore, doni e ricompensa. Ti lodo con quegli attributi Tuoi che conosco e con quelli che non conosco. Ti lodo per quelle Tue grazie che conosco e per quelle che non conosco. In ogni condizione Ti sono grato. O Allah! Concedi benedizioni e pace a Muhammad (s.) e alla famiglia di Muhammad. O Allah! Cerco rifugio presso di Te contro Satana, il reietto, e proteggimi da ogni male. Fa’ che io sia soddisfatto di tutto ciò che mi hai dato. Benedici per me ciò che mi hai concesso. O Allah! Includimi tra i Tuoi onorati ospiti. E concedimi la capacità di camminare sulla retta via, o Rabb degli universi, finché non mi ricongiungerò a Te.
Luoghi in cui le suppliche vengono accolte
Durante il pellegrinaggio, è caratteristica del credente dedicarsi al ricordo di Allah e alla recitazione del tasbih durante ogni rito, e rivolgere molte suppliche in ogni luogo. In particolare, si dovrebbe pregare abbondantemente in alcuni luoghi determinati. Quando Hazrat Hasan al-Basri stava tornando dalla Mecca a Basra, scrisse una lettera agli abitanti della Mecca. In essa illustrò l’importanza e il merito di soggiornare alla Mecca e disse soprattutto che le suppliche del credente vengono accolte in modo particolare nei seguenti undici luoghi:
1. Rivolgere una supplica aderendo con il corpo e il cuore al Multazam. Il Profeta (s.) disse: «Il Multazam è un luogo in cui le suppliche vengono accolte. Qualunque supplica il servo rivolga qui, viene accolta».
2. Sotto il Mizab.
3. All’interno della Santa Kaaba.
4. Presso Zamzam.
5. A Safa e Marwa.
6. A Safa e Marwa, nel luogo in cui si corre.
7. Presso il Maqam Ibrahim.
8. Nella pianura di Arafat.
9. A Muzdalifa.
10. A Mina.
11. Accanto ai Jamarat.
Umra
Umra significa visitare la Casa consacrata e, nella terminologia della Sharia, indica il pellegrinaggio minore, che può essere compiuto in qualsiasi momento. Non sono stabiliti per essa né un mese né un giorno specifici. Ogni volta che lo si desidera, si entra in stato di ihram, si compie il tawaf della Casa di Allah, si esegue il sa’y e poi si esce dallo stato di ihram radendosi il capo o accorciando i capelli. L’umra può essere compiuta insieme all’Hajj oppure separatamente. Il Corano dice:
*******Arabo*********
E compite l’Hajj e l’umra per il compiacimento di Allah. (Sura al-Baqara)
Negli hadith è stata illustrata l’enorme virtù dell’umra. Il Profeta (s) disse: «L’azione più eccellente è testimoniare la fede. Seguono per merito l’emigrazione e il jihad. Dopo queste due azioni, non vi è nulla di più eccellente di due atti: il primo è un Hajj mabrur e il secondo è un’umra mabrura». (Musnad Ahmad)
Per umra mabrura si intende un’umra compiuta esclusivamente per il compiacimento di Allah, osservandone tutte le norme, le regole e le condizioni.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre: «Chi parte dalla propria casa con l’intenzione di compiere il hajj o la ʿumra e poi muore lungo il cammino, entrerà in Paradiso senza rendiconto». Allah l’Altissimo si vanta davanti agli angeli dei visitatori della Casa di Allah. (al-Bayhaqi, al-Daraqutni)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Coloro che compiono il hajj e la ʿumra sono ospiti di Allah. Essi giungono in risposta all’invito di Allah. Pertanto, ricevono tutto ciò che Gli chiedono». (al-Bazzar)
Una ʿumra è un’espiazione per i peccati commessi fino alla ʿumra successiva. (al-Bukhari, Muslim)
Questioni della ʿumra
1. Compiere la ʿumra una volta nella vita è sunna mu’akkada. Inoltre, ogni volta che la si compie, si ricevono ricompensa e benedizioni. Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che al Profeta (pace e benedizioni su di lui) fu chiesto: «La ʿumra è obbligatoria?». Il Profeta rispose: «No, ma compi la ʿumra, poiché possiede un grande merito».
2. Per la ʿumra non sono stabiliti mesi, giorni o orari determinati, come invece lo sono per il hajj. La ʿumra può essere compiuta ogni volta che se ne presenti l’occasione.
3. È raccomandabile compiere la ʿumra nel Ramadan. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Compiere la ʿumra nel Ramadan equivale a compiere il hajj insieme a me». (Abu Dawud) In al-Bukhari si legge: «La ʿumra nel Ramadan equivale al hajj».
4. Per la ʿumra, il miqat è al-Hill, e ciò vale per tutti, siano essi afaqi, residenti all’interno dei miqat oppure abitanti della Mecca. Per il hajj, il miqat degli abitanti della Mecca è al-Hill.
5. Gli atti dell’‘umra consistono soltanto nell’indossare l’ihram, compiere il tawaf, il sa‘y e radersi il capo oppure accorciare i capelli.
Le categorie dell’Hajj
L’Hajj è di tre categorie e ciascuna ha norme specifiche: (1) Hajj al-Ifrad, (2) Hajj al-Qiran, (3) Hajj al-Tamattu‘.
Hajj al-Ifrad
Il significato letterale di ifrad è fare qualcosa da solo, compiere un’unica azione e simili. Nella terminologia della Shari‘a, si chiama Ifrad quell’Hajj al quale non viene associata l’‘umra: si indossa soltanto l’ihram per l’Hajj e si osservano i suoi riti e le sue modalità. Chi compie l’Hajj Ifrad è chiamato mufrid. Al momento di indossare l’ihram, il mufrid formulerà l’intenzione soltanto per l’Hajj e compirà gli elementi fondamentali dell’Hajj già descritti. Il sacrificio non è obbligatorio per il mufrid.
Hajj al-Qiran
La parola qiran significa unire due cose. In senso terminologico, si chiama Hajj al-Qiran il legare insieme l’ihram dell’Hajj e dell’‘umra e compiere gli elementi fondamentali di entrambi. Chi compie questo Hajj è chiamato qarin.
L’Hajj al-Qiran è superiore all’Ifrad e al Tamattu‘. (Secondo l’Imam al-Shafi‘i, l’Ifrad è superiore, mentre secondo l’Imam Malik è superiore il Tamattu‘, poiché il Tamattu‘ è menzionato nel Corano. L’Imam Ahmad ibn Hanbal dice che il Qiran è superiore quando si porta con sé l’animale destinato al sacrificio, mentre in assenza di esso è superiore il Tamattu‘. Secondo gli Ahl al-Hadith, per l’‘umra e l’Hajj è sufficiente compiere un unico tawaf e un unico sa‘y.)
Ḥaḍrat ʿAbdullāh ibn Masʿūd (ra) riferì che il Profeta (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) disse: «Compi la Ḥajj e la ʿUmrah insieme, poiché esse eliminano la povertà e i peccati come la fornace elimina le impurità dal ferro, dall’oro e dall’argento». (Tirmidhī)
Norme del Qirān
1. Per chi compie il Qirān è obbligatorio compiere la ʿUmrah durante i mesi della Ḥajj.
2. Nel Ḥajj al-Qirān è obbligatorio compiere il ṭawāf della ʿUmrah prima del ṭawāf della Ḥajj. Per la ʿUmrah si compiono un ṭawāf e un saʿy distinti, e anche per la Ḥajj si compiono un ṭawāf e un saʿy distinti.
3. Nel Qirān è conforme alla Sunna iniziare i riti della Ḥajj dopo aver completato tutti i riti della ʿUmrah.
4. Dopo la ʿUmrah del praticante del Qirān è vietato radersi il capo o accorciare i capelli.
5. Per chi compie il Qirān è permesso eseguire insieme il ṭawāf della ʿUmrah e il ṭawāf al-qudūm della Ḥajj, ed è inoltre permesso compiere insieme i saʿy di entrambi; tuttavia, ciò è contrario alla Sunna.
6. Per chi compie il Qirān è obbligatorio offrire il sacrificio. Questo sacrificio è un atto di gratitudine poiché Allah gli ha concesso l’opportunità di compiere insieme la Ḥajj e la ʿUmrah. Se non si hanno i mezzi per il sacrificio, è obbligatorio osservare dieci giorni di digiuno: tre giorni prima del giorno del sacrificio e sette giorni dopo gli Ayyām al-Tashrīq. Il Corano dice:
*******ARABO*********
Chi non ha la possibilità di offrire il sacrificio, digiunerà per tre giorni durante il pellegrinaggio e per sette giorni quando tornerete dopo aver completato il pellegrinaggio: in tutto, dieci giorni.
7. Il Hajj qirān e il tamattuʿ sono riservati soltanto a coloro che risiedono al di fuori del mīqāt; essi sono chiamati āfāqī. Il Corano dice:
*******ARABO*********
Questo (tamattuʿ e qirān) è per coloro le cui famiglie non risiedono presso la Moschea Sacra. Per coloro che risiedono all’interno del mīqāt è prescritto soltanto il Hajj ifrād.
Hajj tamattuʿ
La parola tamattuʿ significa godere per un breve periodo di alcune possibilità e comodità. In senso tecnico, il Hajj tamattuʿ consiste nell’eseguire insieme la ʿumra e il Hajj, entrando separatamente nello stato di ihrām: dopo aver compiuto la ʿumra, si esce dallo stato di ihrām e si godono quelle cose che sono proibite durante l’ihrām. Poi si entra nello stato di ihrām per il Hajj e lo si compie. Poiché in questo tipo di Hajj si ha la possibilità, nel periodo tra la ʿumra e il Hajj, di uscire dall’ihrām e godere delle cose lecite, esso viene chiamato Hajj tamattuʿ.
Il Corano dice
*******ARABO*********
Pertanto, per chi desidera beneficiare dellʿumra durante i giorni del ḥajj, è prescritto un sacrificio secondo le proprie possibilità.
Il ḥajj tamattuʿ è migliore dellʾifrād, poiché offre la possibilità di riunire insieme due atti di culto e di avere la fortuna di compiere anche alcune pratiche cultuali aggiuntive.
Vi sono due modalità per il ḥajj tamattuʿ. La prima consiste nel portare con sé lʾanimale destinato al sacrificio; la seconda nel non portare con sé lʾanimale dellʾhady. La prima è superiore alla seconda.
Questioni relative al tamattuʿ
1. È necessario per chi compie il tamattuʿ effettuare il tawāf dellʿumra nei mesi del ḥajj. (I mesi del ḥajj sono Shawwāl, Dhū al-Qaʿda e i primi dieci giorni di Dhū al-Ḥijja.) Oppure, almeno, la maggior parte dei giri del tawāf dellʿumra deve svolgersi durante il periodo del ḥajj.
2. Per il ḥajj tamattuʿ è necessario che il tawāf dellʿumra e quello del ḥajj si svolgano nello stesso anno. Se qualcuno compie il tawāf dellʿumra in un anno e quello del ḥajj lʾanno successivo, non può essere considerato una persona che compie il tamattuʿ.
3. Per il tamattuʿ è necessario entrare innanzitutto nello stato di iḥrām per lʿumra; è inoltre necessario completare il tawāf dellʿumra prima di entrare nello stato di iḥrām per il ḥajj.
4. È necessario per chi compie il tamattu‘ non fare ilām tra l’ihrām dell‘umra e quello dell’hajj. Per ilām si intende che, dopo aver deposto l’ihrām dell‘umra, non torni dalla propria famiglia. Tuttavia, se porta con sé l’animale destinato al sacrificio, il tamattu‘ è valido.
5. L’hajj tamattu‘ è previsto soltanto per coloro che risiedono al di fuori del mīqāt. Per coloro che risiedono alla Mecca o all’interno del mīqāt, il tamattu‘ e il qirān sono makrūh tahrīmī. (Ilmul Fiqh)
6. Per chi compie il tamattu‘ è sunna eseguire il tawāf al-qudūm, e dovrebbe praticare il ramal durante il tawāf az-ziyāra.
7. Come per chi compie il qirān, anche per chi compie il tamattu‘ il sacrificio è obbligatorio. Se non ne ha i mezzi, osserverà dieci giorni di digiuno: tre durante l’hajj, prima del giorno del sacrificio, e sette dopo gli Ayyām at-Tashrīq.
8. Se chi compie il tamattu‘ non ha portato con sé l’animale destinato al sacrificio, deporrà l’ihrām dopo il sa‘y dell’umra e la rasatura della testa. Se invece ha portato con sé l’animale destinato al sacrificio, non deporrà l’ihrām, ma lo deporrà dopo aver compiuto il sacrificio il 10 di Dhū al-Hijja.
L’hajj d’addio del Profeta
Secondo il racconto del compagno del Profeta, Hazrat Jābir:
Hazrat Jābir fu l’ultimo compagno a Medina; dopo la sua morte non rimase più alcun compagno a Medina. Era diventato molto anziano e aveva superato i novant’anni. Aveva anche perso la vista. Questo avvenne quando Muhammad ibn ‘Alī, nipote di Hazrat Husayn, cioè l’Imam Bāqir, si recò da Hazrat Jābir. L’Imam Bāqir racconta: quando alcuni di noi si presentarono al suo cospetto, egli chiese a ciascuno il nome e le condizioni. Quando dissi di essere il nipote di Hazrat Husayn, mi accarezzò la testa con grande affetto. Poi mi sbottonò la veste sul petto e pose la mano proprio al centro del mio petto. Io allora ero nel pieno della giovinezza. Con grande gioia disse: «Benvenuto, figlio di mio fratello. Tu sei un ricordo di Husayn. Dimmi, per quale motivo sei venuto». Io cominciai a dire: ————- . Egli era privo della vista. In quel momento giunse l’ora della preghiera. Indossava un piccolo mantello e, con quello, si alzò per la preghiera. Il mantello era così corto che, quando lo metteva sulle spalle, cadeva. Eppure tenne addosso proprio quello, benché lì vicino fosse riposto un mantello più grande. Dopo averci guidati nella preghiera e aver terminato, gli chiesi: «Hazrat, raccontateci l’hajj d’addio del Profeta (pace e benedizioni su di lui)».
Contando fino a nove sulle dita della mano, disse: il Messaggero di Allah (s) non compì il pellegrinaggio nei nove anni successivi al suo arrivo a Medina. Nel decimo anno dall’Egira annunciò pubblicamente che sarebbe andato in pellegrinaggio. Non appena si diffuse la notizia, molte persone cominciarono a radunarsi a Medina. Ognuno sperava di accompagnare il Profeta nel viaggio del pellegrinaggio, di obbedire ai suoi ordini e di fare tutto ciò che egli avrebbe fatto.
Infine giunse il momento di partire da Medina. L’intera carovana partì con il Profeta e raggiunse Dhul-Hulayfa, dove si fermò.
Qui accadde un avvenimento particolare. Una donna della carovana, Asma bint Umays (ra), moglie di Abu Bakr (ra), partorì. Chiese al Profeta che cosa dovesse fare in quelle condizioni. Il Profeta (s) disse: «In queste condizioni, fai il bagno per l’ihram e, trovandoti in questo stato, legati un panno come fanno le altre donne».
Poi il Profeta (s) pregò a Dhul-Hulayfa. Dopo la preghiera salì sulla cammella Qaswa. La cammella lo condusse fino alla vicina altura di Bayda. Quando dalla cima di Bayda mi guardai intorno, vidi che, fin dove arrivava lo sguardo, a destra e a sinistra non c’era altro che una moltitudine di persone. Alcune erano a cavallo, altre camminavano a piedi. Il Profeta era in mezzo a noi. Su di lui scendeva il Corano. Poiché lo comprendeva pienamente, noi facevamo, per ordine di Allah, tutto ciò che egli faceva. Giunto qui, recitò ad alta voce la talbiya:
*******ARABO*********
O Allah, il Tuo servo è presente al Tuo cospetto. Sono venuto al Tuo cospetto rispondendo alla Tua chiamata. Tu non hai alcun socio. Eccomi presente. Tu sei Colui che merita ogni lode, e solo Tu hai il diritto di concedere misericordia, grazia e ricompense. Nel dominio e nell’autorità non hai alcun socio.
Tutti recitarono la talbiya ad alta voce. Aggiunsero alcune parole, ma il Profeta (s) non protestò. Egli continuò a recitare sempre la sua talbiya.
Hazrat Jabir (ra) riferisce: «In questo viaggio la nostra intenzione era compiere il pellegrinaggio; non avevamo intenzione di compiere l’Umrah. Infine, quando giunsi alla Casa Sacra insieme al mio nobile Profeta, egli per prima cosa baciò la Pietra Nera. Poi iniziò il tawaf. Durante i primi tre giri fece il ramal, mentre nei quattro giri successivi procedette a passo normale. Poi giunse al Maqam Ibrahim e recitò questo versetto:
*******arabo*********
e prendi il Maqām Ibrāhīm come luogo di culto per te.
Poi si pose in piedi in modo che il Maqām Ibrāhīm si trovasse tra lui e la Bayt Allāh. Qui pregò due rakʿāt: nella prima recitò *******আরবী********* e nella seconda recitò *******আরবী*********. Poi si recò presso la Pietra Nera e la baciò. Quindi si diresse verso il monte Ṣafā. Giunto nei pressi di Ṣafā, recitò *******আরবী********* e disse *******আরবী*********: «Inizio il saʿy da Ṣafā, proprio come Allah ne ha iniziato la menzione in questo versetto.»
Pertanto salì su Ṣafā fino a raggiungere un’altezza tale che la Bayt Allāh apparve chiaramente davanti ai suoi occhi. Si pose in piedi rivolto verso la qibla. Poi si dedicò al tawḥīd e al takbīr.
Egli recitò:
*******Arabo*********
Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allāh. Egli è Uno e Unico; non ha alcun associato. A Lui appartiene il dominio e a Lui spettano tutte le lodi. Egli è onnipotente. Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allāh. Egli è Uno e Unico. Ha mantenuto la Sua promessa, cioè ha reso vittoriosa la religione in tutta l’Arabia. Ha soccorso il Suo servo e da solo ha sconfitto le schiere dei miscredenti politeisti.
Ripeté queste parole tre volte e fece una supplica. Poi scese e si diresse verso Marwa. A Marwa pronunciò le stesse parole che aveva pronunciato a Ṣafā. Così completò l’ultimo giro e giunse a Marwa. Qui tenne un discorso ai suoi compagni. Egli si trovava in alto, mentre i compagni erano in basso.
Egli disse:
Udendo ciò, Suraqa ibn Malik si alzò e disse: «O Messaggero di Allah, questa disposizione vale soltanto per quest’anno oppure per sempre?». (Per gli abitanti della Mecca, compiere stabilmente lʿumra durante i mesi del ḥajj era considerato un grave peccato. Suraqa ibn Malik vide che il ṭawāf e il saʿy compiuti durante i mesi del ḥajj venivano considerati stabilmente come ʿumra. Per questo pose tale domanda.)
Se all’inizio avessi compreso ciò che ho compreso in seguito, non avrei portato con me l’animale sacrificale. Avrei considerato questo ṭawāf e questo saʿy come il ṭawāf e il saʿy dellʿumra, li avrei trasformati in ʿumra e avrei deposto l’iḥrām. Quanto a coloro tra voi che non hanno portato con sé l’animale sacrificale, possono venire, considerare questo ṭawāf e questo saʿy come quelli dellʿumra e deporre l’iḥrām.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Non soltanto per quest’anno, ma per sempre».
Ḥaḍrat Jābir (che Allah sia soddisfatto di lui) prosegue dicendo: Ḥaḍrat ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) giunse alla Mecca dallo Yemen portando molti animali sacrificali per il Profeta. Vide che sua moglie, Ḥaḍrat Fāṭima, aveva deposto l’iḥrām, indossato abiti colorati e applicato il kohl. Non ritenendo ciò corretto, Ḥaḍrat ʿAlī espresse il proprio disappunto. Ḥaḍrat Fāṭima (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: «Mio padre me ne ha dato l’ordine», cioè il Profeta (pace e benedizioni su di lui) le aveva ordinato di deporre l’iḥrām.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) si rivolse a Ḥaḍrat ʿAlī e gli chiese: «Quando indossasti l’iḥrām e recitavi la talbiya, quale intenzione avevi formulato: avevi intenzione soltanto del ḥajj, oppure del ḥajj e dellʿumra insieme?». ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Dissi: “O Allah, indosso l’iḥrām per ciò per cui il Tuo Messaggero ha indossato l’iḥrām”».
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Poiché ho portato con me l’animale sacrificale, non ho la possibilità di deporre l’iḥrām. Anche tu hai formulato la mia stessa intenzione; pertanto, neppure tu puoi deporre l’iḥrām».
Ḥaḍrat Jābir (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: il numero complessivo dei cammelli portati dallo Yemen da Ḥaḍrat ʿAlī e di quelli del Profeta era cento. (In alcune narrazioni si riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) aveva portato con sé sessantatré cammelli, mentre Ḥaḍrat ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) ne aveva portati trentasette dallo Yemen.)
Tutti i Compagni, secondo le istruzioni del Profeta, si tolsero l’ihram e divennero leciti radendosi o accorciandosi i capelli. Il Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) e i Compagni che avevano portato con sé gli animali sacrificali, invece, rimasero in stato di ihram.
Poi, l’8 di Dhu al-Hijjah, coloro che si erano tolti l’ihram dopo l’umrah indossarono l’ihram per l’hajj. Il Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) partì per Mina cavalcando al-Qaswa. Là compì le cinque preghiere: zuhr, asr, maghrib, isha e fajr. Dopo la preghiera del fajr rimase per qualche tempo a Mina. Quando il sole si fu levato bene sopra l’orizzonte, partì verso Arafat. Ordinò che per lui fosse eretta una tenda di lana nel luogo chiamato Nimra (Nimra è in realtà un luogo dove termina il confine del santuario e inizia quello di Arafat. Nell’epoca della jahiliyyah, i Quraysh sostavano all’interno del confine del santuario, presso Mash‘ar al-Haram, mentre la gente comune sostava nella pianura di Arafat. Per questo i Quraysh pensavano che il Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) avrebbe sostato proprio in quel luogo. Egli, tuttavia, aveva già ordinato in precedenza di erigere la sua tenda nel luogo effettivo della sosta). I Quraysh erano certi che il Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) avrebbe sostato proprio presso Mash‘ar al-Haram, perché nell’epoca della jahiliyyah si faceva sempre così. Ma il Profeta (sallallahu alayhi wa sallam) oltrepassò il confine di Mash‘ar al-Haram ed entrò nel territorio di Arafat. Sostò nella tenda che, per suo ordine, era stata eretta nel luogo chiamato Nimra.
Poi, quando il sole cominciò a declinare, ordinò di fissare il howdah sul dorso di al-Qaswa. Una volta fissato il howdah, salì sulla cammella e raggiunse la pianura di Urana. Là pronunciò un discorso alla folla dalla groppa della cammella, su un’altura. Disse:
O gente riunita! Uccidere ingiustamente qualcuno e impossessarsi illecitamente dei beni altrui sono haram per voi. Sono haram proprio come è haram per voi questo giorno (e come lo considerate haram).
Sappiate bene che tutto ciò che apparteneva all’epoca della jahiliyyah è stato posto sotto i miei piedi. Anche il sangue versato nell’epoca della jahiliyyah è stato perdonato. Per primo proclamo il perdono del sangue della mia famiglia, cioè quello del figlio di Rabi‘ah ibn al-Harith ibn ‘Abd al-Muttalib. Il figlio di Rabi‘ah si trovava presso la tribù di Banu Sa‘d per essere allattato. Fu ucciso da alcuni membri della tribù di Hudhayl.
Tutte le pretese relative agli interessi dell’epoca della jahiliyyah sono abrogate. A questo proposito proclamo per primo la rinuncia alle pretese sugli interessi di mio zio al-‘Abbas ibn ‘Abd al-Muttalib. Da oggi tutte le sue pretese sugli interessi sono estinte.
O gente riunita! Temete Allah riguardo ai diritti delle donne. Le avete unite a voi nel vincolo del matrimonio come affidamento di Allah. Vi è stato reso lecito godere di loro soltanto secondo la parola e la legge di Allah. Un diritto particolare delle vostre mogli su di voi è che esse non permettano a coloro che non gradite nelle vostre case di sedersi sui vostri letti. Se commettono questo errore, potete infliggere loro una punizione lieve. Il loro diritto particolare su di voi è che provvediate al loro nutrimento e al loro vestiario secondo le vostre possibilità.
Lascio in mezzo a voi una fonte di guida: se vi aggrapperete saldamente ad essa e seguirete le sue istruzioni, non vi smarrirete mai dalla retta via. Questa fonte di guida è il Libro di Allah.
Nel Giorno della Risurrezione Allah l’Altissimo vi chiederà di me: vi ho trasmesso il messaggio di Allah? Dite: quel giorno, quale risposta darete ad Allah riguardo a me?
La gente riunita disse all’unisono: «Testimoniamo che hai adempiuto il dovere della trasmissione. Hai trasmesso ogni cosa. In qualità di ammonitore e consigliere sincero, non hai lasciato nulla da fare.»
Dopo queste parole, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) alzò l’indice verso il cielo, indicò la gente e disse: «O Allah, sii testimone; o Allah, sii testimone; o Allah, sii testimone! Io ho trasmesso il Tuo messaggio e i Tuoi comandamenti ai Tuoi servi, e anche i Tuoi servi sono testimoni che ho adempiuto il dovere della trasmissione.»
Poi Bilāl (che Allah sia soddisfatto di lui) recitò l’adhān e pronunciò l’iqāma. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) guidò la preghiera del mezzogiorno. Poi Bilāl (che Allah sia soddisfatto di lui) pronunciò per la seconda volta l’iqāma e il Profeta (pace e benedizioni su di lui) guidò la preghiera del pomeriggio. Dopo aver pregato insieme le preghiere del mezzogiorno e del pomeriggio, si recò nel luogo in cui ci si ferma. Quindi rivolse la sua Qaswā’ verso i grandi massi e fece disporre la gente riunita davanti a lui. La gente era in parte a cavallo e in parte a piedi. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) si rivolse verso la qibla e rimase lì. Quando infine il sole tramontò, partì da ʿArafāt verso Muzdalifa, facendo sedere Usāma ibn Zayd dietro di lui sul dorso del cammello. Giunto a Muzdalifa, pregò insieme il maghrib e l’ʿishā’. Fu recitato l’adhān e fu pronunciata due volte l’iqāma, una per ciascuna delle due preghiere. Tra queste due preghiere non compì alcuna preghiera sunna o supererogatoria. Poi si sdraiò per riposare. Infine giunse l’alba vera. Dopo l’adhān e l’iqāma, compì la preghiera dell’alba. Dopo la preghiera, si recò presso al-Mashʿar al-Harām, si mise in piedi rivolto verso la qibla e si dedicò al tasbīḥ e al taḥlīl. Quando la parte orientale si fu fatta molto luminosa, partì da lì verso Minā prima del sorgere del sole. Questa volta fece sedere Faḍl ibn ʿAbbās dietro di lui sul dorso del cammello. Quando giunse al centro della valle di Muḥassir, fece aumentare l’andatura della cammella. Uscito dalla pianura di Muḥassir, prese la strada centrale, che sbuca presso la grande jamra. Poi, giunto a quella jamra che si trovava vicino all’albero, la lapidò. Lanciò contro la jamra sette piccoli sassolini, dicendo «Allāhu akbar» a ogni lancio. Scagliò quei sassolini dal punto più basso. Terminata la lapidazione, si recò nel luogo del sacrificio e sgozzò con le proprie mani sessantatré vittime sacrificali. Affidò le rimanenti ad ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui). Aveva associato ʿAlī al suo hady; poi ordinò di prendere un pezzo da ciascuna vittima sacrificale. Furono cucinati e il Profeta (pace e benedizioni su di lui) e ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) mangiarono un po’ di quella carne e ne bevvero il brodo. Poi il Profeta salì sul dorso della cammella e partì verso la Casa di Allah per compiere la ziyāra. Giunto alla Mecca, pregò la preghiera del mezzogiorno. Al termine della preghiera andò dagli appartenenti alla famiglia di ʿAbd al-Muṭṭalib, che attingevano l’acqua di Zamzam e la distribuivano alla gente. Disse loro: «Attingete l’acqua riempiendo i secchi e fatela bere alla gente. Se non avessi temuto che, vedendomi, la gente vi aiutasse a tirare su i secchi, li avrei tirati su con voi.» Essi diedero al Profeta un secchio pieno d’acqua, e il Profeta ne bevve. (Muslim, narrato da Jaʿfar ibn Muḥammad ibn ʿAṭiyya)
Spiegazione della jināya
Jināya significa compiere un atto proibito, commettere un peccato e simili. Nel contesto del pellegrinaggio, invece, jināya significa compiere un atto che diventa proibito perché commesso nell’Haram oppure perché si è assunto l’ihrām. Le jināya sono di due tipi:
Primo: la jināya dell’Haram
Secondo: la jināya dell’ihrām
Quando da parte di una persona viene compiuto un atto proibito entro i confini del Santuario, oppure un atto proibito mentre si è in stato di ihram, per l’espiazione di queste due violazioni vigono norme distinte riguardo al kaffara e al sacrificio, che saranno esposte in seguito.
Il Santuario della Mecca e la sua sacralità
La casa più santa, più benedetta e più onorata della terra è quella che Allah ha indicato come la Sua Casa. È la casa che costituisce il centro del tawhid e della preghiera, nonché la prima casa edificata sulla terra per l’adorazione di Allah. Questa casa è fonte di guida e di benedizioni e rifugio per tutta l’umanità.
Questa Casa di Allah, situata al centro della moschea benedetta, è chiamata al-Masjid al-Haram (la Moschea Sacra). Non è soltanto la più eccellente di tutte le moschee del mondo, ma è stata definita la moschea autentica. La preghiera nelle altre moschee del mondo è valida perché esse sostituiscono questa Moschea Sacra, e tutti devono pregare rivolgendosi verso di essa. La grandezza di al-Masjid al-Haram è tale che una sola preghiera compiuta in essa vale quanto la ricompensa di centomila preghiere. (Ibn Majah)
In seguito Allah non considerò sacra soltanto la città della Mecca, ma incluse nei confini del Santuario anche una zona estesa per diversi chilometri tutt’intorno, proclamandola haram (cioè una regione degna di rispetto). A causa della sua sacralità stabilì alcune norme e modalità di rispetto, nonché specifiche disposizioni. Entro questi confini molte azioni sono state rese proibite e illecite per onorare questa regione, sebbene siano lecite e permesse nel resto del mondo.
Questi confini del Santuario furono stabiliti dapprima dal profeta Ibrahim (Abramo, la pace sia su di lui). In seguito, durante l’epoca della sua missione profetica, il Profeta (la pace e le benedizioni di Allah siano su di lui) li rinnovò. Questi confini sono ben noti e conosciuti. In direzione di Medina, il confine del Santuario si estende per circa cinque chilometri; in direzione dello Yemen per circa undici chilometri, e altrettanto in direzione di Ta’if e dell’Iraq; in direzione di Gedda si estende per circa sedici chilometri. Dopo il Profeta, Hazrat Umar, Hazrat Uthman e Hazrat Mu‘awiya (che Allah sia soddisfatto di loro) rinnovarono gli stessi confini. Pertanto, oggi questi confini sono estremamente noti. La grandezza e l’onore dei confini del Santuario sono segno del rapporto e dell’obbedienza ad Allah e alla Sua religione. Finché la Ummah conserverà nel suo insieme questa devozione e questo rispetto, la protezione e la misericordia di Allah continueranno a ricadere su di essa, ed essa potrà vivere nel mondo a testa alta.
Il Profeta disse: finché la mia Ummah continuerà ad adempiere al diritto dovuto alla grandezza, alla devozione e al rispetto del venerato Santuario, continuerà a ottenere il bene. Ma quando ne violerà l’onore, sarà distrutta. (Ibn Majah)
Le violazioni del Santuario
1. Tagliare o sradicare nel territorio sacro piante selvatiche, erbe e cespugli verdi e rigogliosi costituisce una jināya. Se non appartengono a nessuno, la sua espiazione consiste nel darne il valore in elemosina sulla via di Allah; se appartengono a qualcuno, bisogna pagarne il doppio del valore. Inoltre, si deve fare elemosina e si deve pagare anche il proprietario.
2. È lecito tagliare o sradicare l’idhkhir (l’idhkhir è un tipo di erba profumata). Su richiesta di ʿAbbās, che Allah ne sia soddisfatto, il Profeta, pace e benedizioni su di lui, aveva autorizzato il taglio o lo sradicamento dell’idhkhir.
3. Che si tratti di erbe e piante selvatiche oppure di cespugli e sterpaglie, tagliarli o sradicarli costituisce una jināya.
4. Se un ramo o una fronda non è selvatico, ma è stato piantato, tagliarlo non costituisce una jināya. Anche strappare alcune foglie da un albero simile non costituisce una jināya, se l’albero non appartiene a nessuno. Se appartiene a qualcuno, non si possono strappare foglie senza il suo permesso. Se le strappa il proprietario stesso, ciò non costituisce una jināya.
5. Uccidere la selvaggina del territorio sacro costituisce una jināya. Chi l’ha uccisa deve pagare un risarcimento.
6. Rompere o cuocere le uova degli uccelli del territorio sacro costituisce una jināya. Anche uccidere una locusta costituisce una jināya.
7. Se qualcuno possiede della selvaggina ed entra nel territorio sacro, è obbligatorio liberarla. Tuttavia, se la selvaggina è legata con una corda che egli tiene in mano, oppure è rinchiusa in una gabbia, non è obbligatorio liberarla.
8. Anche entrare nel territorio sacro senza aver indossato l’iḥrām al mīqāt costituisce una jināya. Per questo è obbligatorio offrire un sacrificio.
9. Entro i confini del territorio sacro, uccidere i seguenti animali non costituisce una violazione: vespe, serpenti, scorpioni, topi, mosche, cimici, zanzare, formiche e simili, nonché gli animali che vengono ad aggredire e dai cui attacchi è indispensabile difendersi.
10. Radersi la testa o tagliare i capelli fuori dal territorio sacro (per togliere l’ihram) costituisce una violazione. Per questo è obbligatorio un sacrificio.
Violazioni dell’ihram
Le violazioni dell’ihram sono di tre tipi.
1. Quelle per le quali sono obbligatori due sacrifici.
2. Quelle per le quali è obbligatorio un sacrificio.
3. Quelle per le quali è dovuto un sacrificio da offrire in elemosina.
Per le quali sono obbligatori due sacrifici
1. Se un uomo applica sulla testa un profumo intenso o dell’henné intenso, e l’effetto dura un giorno e una notte, sia che venga applicato su tutta la testa o su un quarto di essa, sarà obbligatorio per lui offrire due sacrifici. Se invece lo fa una donna, dovrà offrire un solo sacrificio.
2. Per quelle violazioni per le quali al pellegrino che compie il ḥajj ifrād è obbligatorio un sacrificio, al pellegrino qārin saranno obbligatori due sacrifici.
3. Se il pellegrino che compie il tamattuʿ porta con sé l’animale destinato al sacrificio, per tutte le violazioni gli saranno obbligatori due sacrifici, mentre per il mufrid sarà obbligatorio un solo sacrificio.
Le violazioni per le quali è obbligatorio un solo sacrificio
Soltanto in due circostanze è obbligatorio sacrificare un cammello o un bovino. In tutti gli altri casi, ovunque si menzioni un sacrificio, si deve intendere il sacrificio di una capra o di una pecora.
1. Se qualcuno compie il ṭawāf az-ziyārah in stato di janābah, cioè in uno stato che rende obbligatorio il bagno rituale, sarà obbligatorio sacrificare un cammello o un bovino.
2. Se, dopo la sosta ad ʿArafāt e prima del ṭawāf az-ziyārah o della rasatura della testa, si hanno rapporti con la propria moglie, sarà obbligatorio sacrificare un cammello o un bovino. In tutte le altre circostanze, diverse da queste due, sarà obbligatorio sacrificare una capra o una pecora.
3. Se si omette uno qualsiasi degli atti obbligatori del ṭawāf, sarà obbligatorio offrire un sacrificio.
Anche astenersi dagli atti vietati durante l’iḥrām rientra tra gli obblighi del ṭawāf. Di seguito vengono esposte le norme relative al sacrificio dovuto per alcuni di tali atti vietati.
4. Se viene applicata una grande quantità di profumo, diventa obbligatorio un sacrificio. Se viene applicata una piccola quantità di profumo, ma essa viene spalmata su una parte estesa del corpo, come la testa, le mani, i piedi e simili, sarà ugualmente obbligatorio un sacrificio.
5. Se il profumo viene applicato su tutto il corpo in un unico punto, sarà dovuto un sacrificio; se invece viene applicato su tutto il corpo in punti diversi, si dovrà compiere un sacrificio per ciascun punto.
6. Se, dopo aver applicato il profumo, viene compiuto il sacrificio ma il profumo non scompare, si dovrà compiere nuovamente il sacrificio.
7. Se si trascorre un giorno indossando abiti profumati, diventa obbligatorio un sacrificio.
8. Se si applica henné liquido sulla testa, sulla barba, sulle mani e sui piedi, è dovuto un sacrificio.
9. Perché diventi obbligatorio un sacrificio per aver indossato abiti cuciti, è condizione che li si sia indossati per un giorno e una notte. Se li si indossa per un periodo inferiore, il sacrificio non diventa obbligatorio: si dovrà soltanto fare elemosina. È inoltre condizione che gli abiti cuciti siano indossati nel modo consueto. Se si lascia semplicemente una kurta o una sherwani sulle spalle senza infilare le mani nelle maniche, non si commette alcuna violazione.
Le norme relative all’obbligo del sacrificio quando si compie il ṭawāf senza essersi purificati dalla najāsa ḥukmiyya sono le seguenti:
10. Se si compie un tawaf, diverso dal tawaf di ziyarat, in stato di janabah, diventa obbligatorio un sacrificio.
11. Se il tawaf di ziyarat viene compiuto in stato di hadas minore, diventa obbligatorio un sacrificio; lo stesso vale se il tawaf dellʿumrah viene compiuto in stato di hadas minore.
12. Se nel tawaf di ziyarat vengono omessi fino a tre giri, diventa obbligatorio un sacrificio; se ne vengono omessi più di tre, il solo sacrificio non è sufficiente: il tawaf deve essere ripetuto.
13. Se si tralascia uno qualsiasi degli obblighi dellʿhajj, diventa obbligatorio un sacrificio.
14. Se il mufrid si rade il capo o si taglia i capelli, oppure compie il tawaf di ziyarat dopo il 10 di Dhu l-Hijjah, diventa obbligatorio un sacrificio.
15. Se il qarin si rade il capo prima del sacrificio o prima del ramy, diventa obbligatorio un sacrificio.
Offese per le quali è obbligatoria soltanto la sadaqah
1. Se si usa una quantità di profumo per la quale non diventa obbligatorio un sacrificio, allora diventa obbligatoria la sadaqah. (Per sadaqah si intende una sadaqah pari alla sadaqat al-fitr.) Per esempio, se il profumo viene applicato su una superficie inferiore a quella di un arto, oppure su una superficie dell’abito inferiore o superiore a un quadrato di un palmo, ma non viene utilizzato per un giorno intero o una notte intera.
2. Se un abito cucito viene indossato per meno di un giorno o di una notte, oppure la testa viene coperta per tale durata, sarà obbligatoria una sadaqa. Se invece la testa viene coperta o l’abito cucito viene indossato per un breve periodo, ad esempio per meno di un’ora, sarà sufficiente dare una manciata di farina.
3. Se il tawaf al-qudum, il tawaf al-wadaʿ (tawaf di commiato) oppure un tawaf nafl viene compiuto in stato di hadath asghar, sarà obbligatoria una sadaqa.
4. Se nel tawaf al-qudum, nel tawaf di commiato o nel saʿy si omettono tre giri o meno, sarà obbligatoria una sadaqa per ciascun giro omesso.
5. Se si omette meno della metà dei lanci di ramy obbligatori in un giorno, ad esempio, il 10 del mese sono obbligatori sette lanci alla Jamarat al-ʿAqaba e se ne omettono tre, cioè si omettono tre lanci di pietre, sarà obbligatoria una sadaqa per ciascuna pietra.
6. Se qualcuno acconcia i capelli della testa o del collo di un’altra persona, sia che quest’ultima sia muhrim o non muhrim, sarà obbligatoria una sadaqa a carico di colui che ha acconciato i capelli.
7. Se vengono tagliate cinque o più unghie, ma non quelle di una sola mano o di un solo piede, bensì di dita appartenenti a mani o piedi diversi, sarà obbligatoria una sadaqa.
Indicazioni di principio
1. Se il valore di una sadaqa o il valore complessivo di diverse sadaqa obbligatorie è pari al prezzo di un sacrificio, sia perché il sacrificio è diventato economico, sia perché il valore di diverse sadaqa è aumentato al punto da permettere l’acquisto di un sacrificio, è opportuno detrarre una parte di tale somma, affinché il valore residuo non sia pari a quello del sacrificio.
2. Se si omette senza motivo un obbligo dell’Hajj, diventa obbligatorio il sacrificio. Se invece viene omesso per una giustificazione valida, non saranno obbligatori né il sacrificio né la sadaqa.
3. Se, durante lo stato di ihram, si compie un atto proibito, talvolta diventa obbligatorio il sacrificio e talvolta la sadaqa. Quando è obbligatorio il sacrificio, è anche possibile, in alternativa, distribuire una sadaqa a sei indigenti, dando a ciascuno una porzione. È inoltre possibile digiunare per tre giorni, quando e dove si desidera.
Dopo che la sadaqa è diventata obbligatoria, è stata concessa la possibilità di osservare un digiuno al suo posto.
Il riscatto della selvaggina
Tra gli atti proibiti durante l’ihram rientra anche la caccia agli animali selvatici. È proibito cacciare e anche aiutare qualcuno a cacciare. Chi caccia un animale selvatico deve offrirne il riscatto. Per riscatto si intende il valore della selvaggina, che sarà stabilito da due persone giuste. Nel Corano è detto:
*******ARABO*********
O credenti, non cacciate mentre siete in stato di ihram. Se qualcuno di voi caccia intenzionalmente, dovrà offrire come riscatto un animale equivalente alla selvaggina catturata. La decisione in merito sarà presa da due persone giuste tra voi. L’animale dovrà essere condotto alla Kaaba; oppure, come espiazione per questa trasgressione, si dovrà sfamare un certo numero di indigenti; oppure si dovrà digiunare per un numero di giorni equivalente, affinché si assapori la conseguenza dell’atto commesso. (Sura al-Ma’ida, 95)
La selvaggina resa illecita in questo versetto è quella terrestre. La selvaggina dei fiumi o del mare è lecita, sia che sia lecito mangiarla sia che non lo sia. Il Corano afferma chiaramente:
*******Arabo*********
Vi è stata resa lecita la caccia marina e il suo consumo, sia durante la vostra permanenza sia come provvista per la carovana. Ma la caccia terrestre vi è proibita finché siete in stato di ihram. (Sura al-Māʾida: 96)
Questioni relative alla caccia e alla sua compensazione
1. Così come è proibito cacciare personalmente, è proibito anche aiutare il cacciatore. Come il cacciatore deve pagare la compensazione, così deve pagarla anche chi lo aiuta.
2. Se più muhrim cacciano insieme, oppure uno caccia e gli altri lo aiutano, ciascuno deve pagare separatamente la compensazione.
3. Se un muhrim cattura diversi animali, deve pagare una compensazione separata per ogni animale catturato.
4. Si deve pagare una compensazione soltanto per la caccia agli animali selvatici. Se si caccia o si uccide un animale domestico, non si deve pagare alcuna compensazione. Per esempio, se qualcuno uccide una capra, una mucca, un cammello, una gallina e così via, non deve pagare alcuna compensazione.
5. Per gli animali la cui carne non è halal, la compensazione è una capra, per quanto grande possa essere l’animale. Per esempio, se qualcuno uccide un elefante, deve dare una capra come compensazione.
6. Se uccide personalmente più di tre pidocchi o locuste, oppure ordina a qualcun altro di ucciderli, diventa obbligatoria una sadaqat al-fitr. Se ne uccide tre o meno, darà in elemosina ciò che desidera.
7. Se la preda appartiene a qualcuno, si dovrà pagare una doppia compensazione: oltre a ciò che deve essere dato sulla via di Allah, si dovrà versare al proprietario anche il valore stimato.
8. Sarà obbligatorio tenere conto del valore del luogo e del momento in cui la preda è stata catturata. Non si potrà considerare il valore di un altro luogo o di un altro momento. Per questo il valore può variare a seconda del luogo e del periodo.
9. Si può anche acquistare un animale equivalente alla preda e inviarlo al Ḥaram affinché venga sgozzato. Si può inoltre acquistare del cibo con il suo valore e darne a ogni indigente una quantità pari alla sadaqat al-fitr. Oppure si può far osservare a ogni indigente un giorno di digiuno al posto dell’elemosina. Tuttavia, se con il valore stimato non è possibile acquistare alcun animale sacrificale, vi sono due possibilità: dare a ogni indigente una quantità pari alla sadaqat al-fitr oppure osservare un giorno di digiuno per ogni elemosina dovuta.
10. Se il valore stimato della preda non è sufficiente per acquistare una quantità di cibo pari alla sadaqat al-fitr, si darà in elemosina quanto è possibile oppure si digiunerà.
11. La disposizione e le categorie di spesa dell’elemosina offerta come compensazione sono le stesse della sadaqat al-fitr.
Spiegazione dell’Ehsar
Ehsar ………… Il significato letterale è impedire, vietare, trattenere. In terminologia, Ehsar significa che una persona ha assunto l’iḥrām per l’Hajj o l’Umrah e poi è stata impedita dal recarsi all’Hajj o all’Umrah. Una persona in tale situazione viene chiamata tecnicamente muḥṣar (colui che è stato trattenuto).
Essere impediti, dopo aver assunto l’ihram, dal compiere il ḥajj e non poter compiere il ḥajj o la ʿumra è una violazione. Perciò è obbligatorio per chi è impedito offrire, secondo le proprie possibilità, un sacrificio compensativo per l’ihsār. Questo si chiama dam al-ihsār. Il Corano dice:
*******আরবী*********
Compi la peregrinazione ḥajj e la ʿumra per la soddisfazione di Allah. Se venite assediati in qualche luogo o siete costretti a fermarvi, offrite ad Allah qualunque sacrificio possiate procurare e non radetevi il capo finché l’animale destinato al sacrificio non abbia raggiunto il luogo stabilito. (Sura al-Baqara: 196)
Alcuni casi di ihsār
Dopo aver assunto l’ihram, possono esserci molte ragioni per essere ostacolati e non poter compiere il ḥajj; qui ne vengono menzionate alcune:
1. La strada non è sicura; si teme il nemico, l’uccisione e il saccheggio; lungo il percorso vi sono animali feroci, oppure esiste qualche altro pericolo per la vita o i beni.
2. Ammalarsi, temendo che la malattia peggiori proseguendo, oppure non avere più la forza di avanzare a causa della debolezza.
3. Dopo aver assunto l’ihram, la donna non ha con sé alcun uomo maḥram; oppure il maḥram che l’accompagnava si ammala o muore, nasce una lite e si rifiuta di accompagnarla, oppure qualcuno gli impedisce di partire con lei.
4. Le spese di viaggio sono terminate, sono diventate insufficienti oppure sono state rubate.
5. Ha smarrito la strada e non è rimasto nessuno che potesse indicargliela.
6. Per una donna è iniziato il periodo di ʿidda. Per esempio, il marito l’ha divorziata oppure è morto dopo che lei aveva assunto l’iḥrām.
7. Una donna ha assunto l’iḥrām senza il permesso del marito e, dopo che lo ha assunto, il marito glielo ha vietato. In tutte queste situazioni, dopo aver assunto l’iḥrām, la persona diventerà muḥṣar.
Questioni dell’iḥṣār
1. A causa dell’iḥṣār, il muḥṣar acquisterà, secondo le proprie possibilità, un cammello, una vacca o una capra, e la invierà al Ḥaram affinché venga sacrificata a suo nome.
2. Il sacrificio dell’iḥṣār è wajib. Finché nel Ḥaram non sarà compiuto il sacrificio per conto del muḥṣar, il muḥṣar non scioglierà il proprio iḥrām. Quando invierà l’animale del sacrificio o il suo valore, stabilirà il giorno della macellazione, così da poter sciogliere il proprio iḥrām quel giorno.
3. Se si è impediti di compiere lʿumra oppure il ḥajj ifrād, si dovrà inviare un sacrificio; se invece non si possono compiere il ḥajj qirān o il tamattuʿ, si dovranno inviare due sacrifici, oppure il loro valore.
4. Non è lecito per il muḥṣar mangiare la carne del sacrificio dell’iḥṣār. Poiché anche questo è una sorta di sacrificio per una violazione rituale.
5. Se, dopo aver inviato l’animale destinato al sacrificio, l’impedimento viene rimosso e diventa possibile che l’animale sacrificale del muḥṣar raggiunga la Mecca prima di essere macellato e che egli possa avere la fortuna di compiere il ḥajj, allora sarà per lui obbligatorio partire al più presto per il ḥajj. Ma se non può arrivare prima del sacrificio e non vi è possibilità di compiere il ḥajj, per lui sarà obbligatorio non partire.
Ḥajj per procura
Il ḥajj per procura significa far compiere il ḥajj a un’altra persona al proprio posto e a proprie spese. Per una persona il ḥajj è obbligatorio, ma, per una ragione inevitabile, non è in grado di recarsi personalmente al ḥajj, come per malattia, estrema vecchiaia o per qualche altra ragione simile. Perciò ha la possibilità di mandare un’altra persona al ḥajj in sua vece, e quella persona compirà il ḥajj per suo conto.
Ḥaḍrat Abū Razīn (che Allah sia soddisfatto di lui) chiese al Profeta (pace e benedizioni su di lui): «O Messaggero di Allah! Mio padre è diventato molto anziano; non è in grado di compiere né il ḥajj né l’ʿumra. Non è nemmeno in grado di sedersi su una cavalcatura». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Compi il ḥajj e l’ʿumra per conto di tuo padre». (Tirmidhī)
Da ciò si apprende che è valido compiere il ḥajj anche al posto di un’altra persona. Chi non è in grado di adempiere personalmente al proprio ḥajj obbligatorio può mandare qualcun altro e adempiere così al proprio obbligo. Anzi, in una simile situazione è opportuno far adempiere il proprio obbligo. Questo è un obbligo prescritto da Allah; e chi non ha la possibilità di mandare qualcuno, deve lasciare per testamento che, dopo la sua morte, venga fatto compiere il ḥajj per procura con i suoi beni.
Quest’uomo si presentò al cospetto del Profeta (pace e benedizioni su di lui) e disse: «O Messaggero di Allah! Mio padre è morto e durante la sua vita non ha potuto adempiere al ḥajj obbligatorio. Posso dunque compiere il ḥajj per lui?». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se avesse avuto un debito, lo avresti saldato?». L’uomo rispose: «Sì, certamente lo avrei saldato». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Saldare il debito verso Allah è ancora più doveroso». (Jamʿ al-Fawāʾid)
Condizioni per la validità del ḥajj per procura
Affinché il hajj per conto altrui sia valido, vi sono sedici condizioni: le prime cinque riguardano colui che lo commissiona, mentre le undici riguardano colui che compie il hajj per conto altrui.
1. Per colui che desidera commissionare un hajj per conto altrui, il hajj deve essere obbligatorio secondo la Sharia. Se una persona commissiona un hajj per conto altrui benché il hajj non sia obbligatorio per lei, cioè non ne abbia i mezzi, tale hajj non adempirà il suo obbligo. Per esempio, se dopo aver commissionato il hajj per conto altrui quella persona acquisisce i mezzi economici e il hajj diventa obbligatorio per lei, l’obbligo non sarà assolto mediante il hajj per conto altrui che ha commissionato. Dovrà invece commissionarne nuovamente uno, qualora non possa compierlo personalmente.
2. Colui che desidera commissionare un hajj per conto altrui deve essere personalmente incapace di compierlo. Se la sua incapacità è temporanea e vi è speranza che venga meno, dopo aver commissionato il hajj per conto altrui, quando l’incapacità diventa permanente e non vi è più alcuna possibilità che scompaia — per esempio, se è diventato molto debole a causa della vecchiaia oppure è diventato cieco — non è necessario attendere fino alla fine della sua incapacità. Se, per speciale misericordia di Allah l’Altissimo, dopo aver commissionato il hajj per conto altrui la sua capacità viene ripristinata, non sarà obbligato a compiere nuovamente il hajj: si dovrà ritenere che l’obbligo sia già stato assolto.
3. L’incapacità deve manifestarsi prima di commissionare il hajj per conto altrui. Se si manifesta dopo averlo commissionato, il hajj per conto altrui non sarà considerato valido ai fini dell’obbligo. Dopo che l’incapacità si è manifestata, sarà necessario commissionare un hajj per conto altrui.
4. Colui che desidera commissionare un hajj per conto altrui deve personalmente incaricare un’altra persona di compierlo. Se qualcuno compie di propria iniziativa il hajj per conto di un’altra persona, senza che questa glielo abbia chiesto, l’obbligo di quest’ultima non sarà assolto. Anche il testamento formulato in punto di morte rientra nell’incarico. Tuttavia, se l’erede di una persona compie un hajj per conto del defunto, oppure lo fa compiere da qualcun altro, anche senza un testamento del defunto, l’obbligo sarà assolto.
5. Colui che commissiona il hajj per conto altrui deve sostenere personalmente tutte le spese del hajj.
6. Colui che compie il hajj per conto altrui deve essere musulmano.
7. Colui che compie il hajj per conto altrui deve essere sano di mente e cosciente: non può essere pazzo né mentalmente incapace.
8. Chi compie l’hajj sostitutivo deve essere sano di mente; può anche essere minorenne. L’hajj sostitutivo compiuto da una persona priva della capacità d’intendere e di ragionare non è valido e l’obbligo prescritto non viene assolto.
9. Quando entra in stato di ihram, colui che compie l’hajj sostitutivo deve formulare l’intenzione dell’hajj per conto della persona che lo ha incaricato di compierlo.
10. L’hajj sostitutivo sarà compiuto dalla persona che colui per conto del quale viene compiuto l’hajj sostitutivo avrà incaricato di compierlo. In altre parole, lo compirà esclusivamente la persona designata da colui che lo ha incaricato. Tuttavia, se questi le concede il permesso di incaricare qualcun altro di compiere l’hajj sostitutivo, allora esso sarà valido anche se compiuto da un’altra persona.
11. Colui che compie l’hajj sostitutivo lo compirà secondo la volontà della persona che lo ha incaricato. Per esempio, se chi lo ha incaricato indica l’hajj qirān o l’hajj tamattuʿ, colui che compie l’hajj sostitutivo dovrà compiere rispettivamente l’hajj qirān o l’hajj tamattuʿ.
12. Colui che compie l’hajj sostitutivo entrerà in stato di ihram per un solo tipo di hajj e per conto di una sola persona. Se entra in stato di ihram per compiere l’hajj sostitutivo per conto di due persone, l’obbligo prescritto non sarà assolto.
13. Colui che compie l’hajj sostitutivo dovrà recarsi al pellegrinaggio con un mezzo di trasporto, non a piedi.
14. Colui che compie l’hajj sostitutivo dovrà iniziare il viaggio per l’hajj dal luogo della persona che desidera far compiere l’hajj sostitutivo. Anche se l’hajj sostitutivo viene finanziato con un terzo dei beni del defunto, il viaggio dovrà essere iniziato dal luogo dal quale, in questo senso, è possibile intraprendere il viaggio per l’hajj.
15. Colui che compie l’hajj sostitutivo non deve invalidare l’hajj. Se, dopo averlo invalidato, lo compie nuovamente come adempimento sostitutivo, l’obbligo prescritto della persona che lo ha incaricato non sarà assolto.
16. Secondo gli hanafiti, non è necessario imporre come condizione a chi compie il hajj per conto altrui che debba prima adempiere il proprio hajj obbligatorio e che solo dopo possa compiere il hajj per conto altrui. Secondo gli ahl al-hadith, invece, la condizione è che, se non ha prima compiuto il hajj obbligatorio, non può compiere il hajj per conto altrui.
La presenza a Medina
Recarsi a Medina Tayyiba non è certamente un pilastro del hajj. Tuttavia, la straordinaria grandezza e il merito di Medina, l’immensa ricompensa della preghiera nella Moschea del Profeta e il forte desiderio di presentarsi alla corte del Profeta attirano il credente verso Medina. È sempre stato così. Che una persona viaggi da terre lontane fino alla Casa di Allah e poi torni a casa senza rivolgere salat e salam alla corte del Profeta: questa sarebbe una delusione estremamente dolorosa. Per questo il cuore del credente si leva in un grido angosciato.
La grandezza e il merito di Medina Tayyiba
Quale grandezza e quale merito maggiori di questi potrebbe avere Medina: qui il grande benefattore dell’umanità trascorse dieci anni della sua vita. Qui si trova la moschea costruita dalle sue mani benedette, nella quale egli pregava insieme ai suoi nobili Compagni. Qui si trova quella pianura storica in cui ebbe luogo la decisiva battaglia tra la verità e la falsità; e proprio in questa terra sacra riposano in pace i martiri di Badr, dei quali è orgogliosa l’intera umma musulmana. Qui riposano quelle anime pure alle quali il Profeta, durante la loro vita, aveva annunciato la buona novella del Paradiso; e proprio in questa terra sacra dimora personalmente il Profeta della misericordia.
Prima dell’Egira, il nome di questa città era Yathrib. Dopo l’Egira divenne famosa con il nome di Medina Tayyiba. Allah l’Altissimo stesso le diede il nome di Taba, cioè ………. (Hazrat Jabir ibn Samura (ra) disse: Ho sentito il Profeta (s) dire che Allah l’Altissimo ha chiamato Medina Taba. (Muslim)
I termini Taba, Tiba e Tayyiba significano “pura e piacevole”. A dire il vero, la terra sacra di Medina è in effetti pura e piacevole.
Dopo l’Egira, Hazrat Abu Bakr (ra) e Hazrat Bilal (ra) furono colpiti da una grave malattia, poiché il clima di questo luogo era molto cattivo e insalubre. Spesso si manifestavano epidemie. Il Profeta (s) pregò: “O Signore! Fa’ nascere nei nostri cuori amore per Medina, come amiamo la Mecca. Allontana verso Juhfa le febbri e le malattie di questo luogo e rendi piacevole il suo clima”. (Bukhari)
Dall’amore straordinario che il Profeta (s) nutriva per Medina si può dedurre che, ogni volta che tornava a Medina da un viaggio, appena scorgeva da lontano gli edifici della città, si agitava per la gioia e diceva: «Eccoli, sono arrivati». (Bukhari) Poi si toglieva il mantello dalle spalle e diceva: «Questa è la brezza di Ṭayba. Oh, com’è dolce!»
Ai suoi compagni che si coprivano il volto per proteggersi dalla polvere diceva: «Nella terra di Medina vi è guarigione». (Jazbul Qulub)
Il Profeta (s) disse: «Giuro per Colui nella cui mano è la mia vita: nella terra di Medina vi è la cura per ogni malattia».
Hazrat Saʿd (ra) disse: «Mi sembra che il Profeta abbia detto: nella sua terra vi è anche la cura della lebbra». (At-Targhib)
Insistendo sull’importanza di mostrare rispetto verso Medina, il Profeta (s) disse: «Ibrahim (a) dichiarò la Mecca sacra, e io dichiaro Medina sacra. Anche la zona compresa tra i due limiti di Medina è sacra. Qui non è permesso uccidere né portare armi. Non si può strappare nemmeno una foglia dagli alberi. Tuttavia, ciò è consentito per il nutrimento degli animali». (Muslim)
Illustrando il merito di vivere a Medina sopportandovi difficoltà e sofferenze, il Profeta (s) disse: «Chiunque, tra la mia umma, vivrà a Medina sopportandovi difficoltà e sofferenze, nel Giorno del Giudizio intercederò per lui». (Muslim)
Il Profeta (s) disse: «Tra tutti i membri della mia umma, intercederò innanzitutto per gli abitanti di Medina, poi per gli abitanti della Mecca e infine per gli abitanti di Ta’if». (Tabarani)
Hazrat Ibrahim (a), mentre reinsediava i suoi discendenti nella terra della Mecca, fece questo annuncio:
*******আরবী*********
Perciò, o Allah, fa’ sì che i cuori degli uomini siano attratti verso di loro e provvedi loro frutti come sostentamento, affinché possano essere servi riconoscenti. (Sura Ibrahim)
Riferendosi a questa preghiera, il Profeta (s) pregò per il bene e la benedizione di Medina:
O Allah! Ibrahim (a.s.) era il Tuo servo prediletto, il Tuo amico e il Tuo profeta. Egli Ti pregò per il bene e la benedizione della Mecca. Anch’io Ti prego allo stesso modo per il bene e la benedizione di Medina, anzi, ancora di più. (Muslim)
Descrivendo la sacralità e l’importanza religiosa di Medina, il Profeta (s) disse: «L’Ora non giungerà finché Medina non avrà espulso i malvagi dal suo interno, così come la fornace del fabbro espelle le impurità del ferro». (Muslim)
Descrivendo il merito di desiderare e cercare di morire a Medina, il Profeta (s) disse:
Chiunque possa morire a Medina, lo faccia senz’altro, poiché intercederò per chiunque vi morirà. (Musnad Ahmad, Tirmidhi)
Hazrat Ibn Sa’d ৯রা) riferisce che Hazrat Awf ibn Malik al-Ashja‘i (ra) sognò che Hazrat Umar (ra) era stato martirizzato. Quando gli fu raccontato questo sogno, egli disse con tristezza:
Come potrò ottenere la sorte del martirio? Mi trovo nella penisola araba, non partecipo personalmente ad alcun jihād e la gente mi circonda continuamente. Tuttavia, se Allah lo vorrà, anche in questa situazione Egli mi concederà la fortuna del martirio. Poi recitò questa supplica:
*******Arabo*********
O Allah! Concedimi la fortuna di essere martirizzato sulla Tua via e fammi morire nella città del Tuo Messaggero.
La grandezza della Moschea del Profeta
Una grande virtù della Moschea del Profeta è anche il fatto che il santo Profeta la costruì con le proprie mani consacrate e vi pregò per diversi anni. Egli dichiarò che questa era la sua moschea. Disse: «Una preghiera nella mia moschea è migliore di mille preghiere in qualsiasi altra moschea, eccetto la Moschea Sacra».
Hazrat Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi prega continuamente nella mia moschea per quaranta preghiere obbligatorie, senza tralasciarne nemmeno una, sarà risparmiato dal fuoco dell’Inferno e dagli altri castighi, e sarà così protetto anche dall’ipocrisia». (Musnad Ahmad, At-Targhīb)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Lo spazio tra la mia casa e il mio minbar è uno dei giardini del Paradiso, e il mio minbar si trova presso la vasca di Kawthar». (Bukhari, Muslim)
La visita alla Rauda benedetta
Quanto erano fortunati quei musulmani i cui occhi si rallegravano alla vista del Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui)! Essi furono sempre onorati della compagnia del Messaggero e trassero ispirazione dalle sue parole. Questa fortuna era riservata esclusivamente ai nobili Compagni. Tuttavia, fino al Giorno della Resurrezione resterà questa opportunità: gli amanti del Messaggero si recheranno presso la sua Nobile Tomba e, stando sulla sua soglia, gli offriranno benedizioni e saluti.
Hazrat Abdullah ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi compie il pellegrinaggio e, dopo la mia morte, visita la mia tomba, consegue la fortuna di visitarmi esattamente come colui che mi ha visitato durante la mia vita». (Bayhaqi)
Chi visita la mia tomba dopo la mia morte è come se mi avesse visitato durante la mia vita. Per colui che visita la mia tomba, la mia intercessione diventa dovuta. Tra i membri della mia comunità, chi, pur avendone la possibilità, non visita la mia tomba, non ha alcuna scusa accettabile. (Ilm-ul-Fiqh)
Chi viene a visitare la mia tomba e non ha altro scopo oltre a questo, ha acquisito presso di me il diritto che io interceda per lui. (Ilm-ul-Fiqh)
La disposizione relativa alla visita della Nobile Tomba
Visitare la Nobile Tomba è obbligatorio. È quanto sembra risultare dagli hadith. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi compie il pellegrinaggio, ma non viene a visitare la mia tomba, mi ha fatto un torto». In un altro hadith si dice: «Per colui che, pur avendone la forza e la possibilità, non visita la mia tomba, la sua scusa non è accettabile». Alla luce di questi hadith, i nobili sapienti hanno dichiarato obbligatoria la visita della Nobile Tomba.
In verità, i nobili Compagni, i Tabi’in e gli altri grandi sapienti dell’Islam si sono adoperati in modo particolare per visitare la Nobile Tomba. Hazrat Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) aveva l’abitudine, ogni volta che tornava da un viaggio, di recarsi innanzitutto presso la Nobile Tomba e offrire benedizioni e saluti.
Una volta Hazrat Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) venne a Medina insieme a Ka’b al-Ahbar e, come prima cosa, si recò presso la Nobile Tomba per offrire benedizioni e saluti.
Hazrat Umar ibn Abd al-Aziz inviò il suo messaggero dalla Siria a Medina affinché, una volta giunto, trasmettesse il suo saluto alla Corte della Missione profetica.
Le suppliche dell’Hajj in breve
Durante l’Hajj, recitando i vari riti dell’Hajj nei diversi luoghi, si devono pronunciare delle suppliche. Esse sono state riportate in modo appropriato in questo libro e ne è stata fornita anche la traduzione. Di seguito sono riportati l’indice delle suppliche e i relativi numeri di pagina:
Supplica per bere l’acqua di Zamzam — p. 270
Supplica dopo la Talbiya — p. 166
Supplica per il lancio delle pietruzze — p. 187
Supplica del Sa‘y — p. 182
Supplica del Tawaf — p. 176
Luoghi in cui vengono accolte le suppliche – p. 208
Supplica del sacrificio – p. 196
Supplica presso il Multazam, p. 207
Supplica nella pianura di Arafat – p. 168
I luoghi del pellegrinaggio
I luoghi sacri del Sacro Recinto e delle sue vicinanze, nei quali si compiono gli atti e i riti fondamentali del pellegrinaggio, sono luoghi di grande onore. Essi sono, in realtà, i segni di Allah l’Altissimo. Hanno uno stretto legame con la storia dell’Islam. Conoscerli è estremamente importante per ogni musulmano, soprattutto per i pellegrini. In questo modo potranno trarre pieno beneficio dal pellegrinaggio e nasceranno in loro quelle emozioni e quei sentimenti spirituali che costituiscono l’anima del pellegrinaggio. Di seguito vengono riportati i nomi e le descrizioni di questi luoghi.
1. La Casa di Allah
È una casa sacra quadrangolare che, per ordine di Allah, fu costruita dal profeta Ibrahim e dal profeta Isma‘il. Essi la costruirono con la speranza che, finché fosse esistito il mondo, sarebbe rimasta un centro di guida per tutta l’umanità. Da qui sarebbe sorto quel Messaggero che avrebbe continuato ad assumersi il grande compito di guidare il mondo intero. Il Corano testimonia che questa Casa di Allah fu la prima casa costruita sulla terra per l’adorazione di Allah da parte dei figli di Adamo. Essa è fonte di bene e di benedizione per tutto il mondo e centro di guida. Durante il pellegrinaggio, i visitatori del Sacro Recinto compiono il tawaf intorno ad essa con la massima devozione, riverenza, umiltà e modestia.
2. Batne Urna
Un luogo speciale nella piana di Arafat, noto come Batne Urna o pianura di Urna. Durante il Pellegrinaggio d’Addio, fu proprio in questa pianura che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) pronunciò un discorso davanti alla folla.
3. Jabal Rahmat
Una montagna benedetta nella piana di Arafat.
4. Jabal Qazah
Una montagna vicino a Mashʿar al-Haram, a Muzdalifa.
5. Jabal Arafat
Una montagna nella piana di Arafat. È proprio a causa di questa montagna che questa valle o pianura viene chiamata Arafat o piana di Arafat.
6. Hujfa
Hujfa è il nome di un luogo situato a circa centottanta chilometri a ovest della Mecca. Hujfa è il miqat per gli abitanti della Siria e per tutti coloro che giungono attraverso la Siria. Per recarsi nel Santuario, lì si deve entrare in ihram.
7. Jumrat
A una certa distanza, a Mina, si trovano tre pilastri. Essi sono chiamati Jumrat. Il primo pilastro, situato nel mercato verso la moschea di Khayf, è chiamato Jumrat al-Ula. Il secondo pilastro, situato verso la Casa di Allah, si chiama Jumrat al-Aqaba. Tra questi due si trova il terzo pilastro, chiamato Jumrat al-Wusta.
8. Santuario
Alcune aree nei dintorni della città della Mecca, dove si trovano la Casa di Allah e la Moschea Sacra, sono chiamate Santuario. I confini del Santuario sono stabiliti e sono noti a tutti. Fu Hadrat Ibrahim a stabilire per primo questi confini. In seguito, ai suoi tempi, il Profeta li rinnovò e li confermò. Il confine del Santuario si estende per circa cinque chilometri in direzione di Medina. In direzione dello Yemen per circa undici chilometri, anche in direzione di Ta’if per circa undici chilometri, e per altrettanti chilometri in direzione dell’Iraq. Dopo il Profeta, Hadrat Umar, Hadrat Uthman e Hadrat Mu’awiya mantennero questi confini nelle rispettive epoche. L’amore e l’obbedienza alla religione di Allah esigono che il musulmano presti la massima attenzione alla grandezza, al rispetto e alla salvaguardia di questi confini, e si astenga dal compiere le azioni vietate al loro interno.
9. Hatim
La parte nord-occidentale della Casa di Allah faceva parte della Kaaba all’epoca di Hadrat Ibrahim, ma in seguito, durante la ristrutturazione, non fu inclusa nell’edificio principale. Prima della missione profetica del Nobile Profeta, un incendio distrusse una parte della Kaaba. Quando i Quraysh cercarono di ricostruirla, i fondi risultarono insufficienti e alcune pareti furono lasciate più corte. Questa parte incompiuta è chiamata Hatim. Poiché Hatim fa parte della Casa di Allah, coloro che compiono il tawaf lo fanno dal lato esterno di Hatim, affinché il tawaf includa anche Hatim.
10. Dhāt ʿIrq
È un luogo situato a nord-est della Mecca, a circa … chilometri di distanza, designato come mīqāt per gli abitanti dell’Iraq e anche per coloro che entrano nel Santuario passando per la via dell’Iraq.
11. Dhū al-Ḥulayfa
Dhū al-Ḥulayfa è un luogo situato a otto o nove chilometri da Medina, sulla strada da Medina alla Mecca. Esso è il mīqāt per gli abitanti di Medina e per coloro che giungono da Medina, benché si trovi a diverse centinaia di chilometri dalla Mecca.
12. Rukn al-Yamānī
L’angolo della Bayt Allāh rivolto verso lo Yemen è chiamato Rukn al-Yamānī. È un luogo estremamente benedetto. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando si toccano il Rukn al-Yamānī e la Pietra Nera, i peccati vengono perdonati». (At-Targhīb)
13. Zamzam
Zamzam è un pozzo storico situato a est della Bayt Allāh. Quando il profeta Ibrāhīm (pace su di lui), per ordine di Allah, portò a Mecca e vi stabilì suo figlio Ismāʿīl (pace su di lui) e sua madre Hājar, in un deserto desolato, Allah mostrò loro una speciale benevolenza e fece sgorgare per loro questa sorgente di Zamzam in quella regione rocciosa. Negli ḥadīth sono menzionati i grandi meriti di questa sorgente e della sua acqua. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse che l’acqua di Zamzam dovrebbe essere bevuta fino a sazietà. Qualunque sia lo scopo per cui la si beve, esso sarà esaudito. Essa è nutrimento per l’affamato e guarigione per il malato.
14. Safa
Safa è il nome di una montagna situata a est della Baytullah. Oggi ne rimane soltanto una piccola traccia. Di fronte ad essa, a nord della Baytullah, si trova la montagna di Marwah. Per i visitatori del Santuario è obbligatorio compiere il sa‘y tra queste due montagne. Il sa‘y è menzionato nel Sacro Corano.
15. Arafat
Arafat è un’immensa pianura situata a circa quindici chilometri dalla Mecca. Il confine di Arafat inizia dal punto in cui termina il confine del Santuario. Raggiungere la pianura di Arafat e sostarvi costituisce un pilastro di fondamentale importanza dell’Hajj. Se si omette questo pilastro, l’Hajj non è valido. Negli hadith è menzionata la grande virtù della sosta ad Arafat.
16. Qarnul Manazil
Qarnul Manazil è il nome di una località montuosa situata lungo la strada diretta verso est dalla Mecca. Si trova a circa cinquanta chilometri dalla Mecca. È il miqat per gli abitanti del Najd e per coloro che entrano nel Santuario passando per la via del Najd.
17. Muhassab
È una pianura situata tra la Mecca e Mina, tra due montagne. Oggi è diventata una zona abitata. Ora viene chiamata Mu’ahada. Il Profeta (s) si fermò qui per qualche tempo mentre lasciava Mina. Tuttavia, fermarsi qui non fa parte dei riti dell’Hajj.
18. Muzdalifa
A metà strada esatta tra Mina e Arafat si trova un luogo chiamato Muzdalifa. È chiamato anche Jamʿ perché, nella notte del 10 Dhu al-Hijja, i pellegrini devono riunirsi qui. È obbligatorio sostare a Muzdalifa. Il tempo della sosta va dall’inizio della preghiera dell’alba fino al sorgere del sole.
19. Masjid al-Haram
Masjid al-Haram è superiore a tutte le moschee del mondo. Anzi, questa moschea è il luogo autentico della preghiera, e tutte le moschee del mondo sono, in realtà, sue sostitute. Questa è la moschea benedetta al cui centro si trova la Casa di Allah, la prima casa di culto del mondo e la fonte della guida e della benedizione per tutta l’umanità. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: la ricompensa per una preghiera compiuta in questa moschea equivale a quella di centomila preghiere compiute altrove.
20. Masjid an-Nabawi
Quando il Profeta giunse a Medina dopo l’Egira, costruì qui una moschea. Partecipò costantemente anche lui ai lavori di costruzione insieme ai Compagni. Disse: «Questa è la mia moschea». Pregò in questa moschea per dieci anni, e anche i nobili Compagni vi pregarono per molti anni. Descrivendo il merito e la grandezza di questa moschea, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
Si può intraprendere un viaggio soltanto per tre moschee: Masjid al-Haram, Masjid al-Aqsa e questa mia moschea. (Bukhari e Muslim)
Disse inoltre: chi compie quaranta preghiere nella mia moschea, in modo da non perderne neppure una nel mezzo, sarà salvato dal fuoco dell’Inferno e dagli altri castighi. Sarà inoltre liberato dall’ipocrisia. (At-Targhib)
21. Moschea di Khayf
Questa è una moschea di Mina. Durante la permanenza a Mina, i pellegrini recitano in questa moschea le preghiere di zuhr, asr, maghrib, isha e fajr.
22. Moschea di Nimrah
Questa si trova esattamente sul confine tra il Santuario e Arafat. Il muro di questa moschea rivolto verso la Mecca costituisce il punto di congiunzione tra il Santuario e Arafat. Nell’epoca dell’ignoranza, i Quraysh, invece di recarsi ad Arafat, si fermavano entro i confini del Santuario, cioè accanto al Mash’ar al-Haram, e consideravano ciò una loro prerogativa. Ma il Profeta (s) ordinò, durante il Pellegrinaggio d’addio, che la sua tenda fosse eretta a Nimrah. Così fu fatto. È proprio in questo luogo che si trova la Moschea di Nimrah.
23. Mash’ar al-Haram
Nella pianura di Muzdalifah vi è un’altura segnalata. Essa è stata recintata lungo il suo margine. Questo luogo è chiamato Mash’ar al-Haram. Qui è stato raccomandato con particolare insistenza di recitare molto dhikr e tasbih. Il Profeta (s) saliva su quell’altura, recitava il tasbih e supplicava. Anche questo è un luogo in cui le suppliche vengono accolte. Nel Sacro Corano è stato inoltre detto di ricordare molto Allah in questo luogo:
*******ARABO*********
Pertanto, quando ritornerete da Arafat, ricordate Allah presso il Mash’ar al-Haram, come vi è stato ordinato.
24. Il Muṭāf
Lo spazio ovale che circonda la Bayt Allāh, comprendente anche l’Ḥaṭīm, è chiamato Muṭāf, cioè il luogo del ṭawāf. Qui, giorno e notte, in ogni momento, le persone compiono il ṭawāf intorno alla Bayt Allāh come falene. Il ṭawāf si interrompe soltanto durante la preghiera congregazionale.
25. Il Maqām di Ibrāhīm
A nord-est della Bayt Allāh, a poca distanza dalla porta della Kaʿba, è stata costruita una piccola cupola. Al suo interno vi è una pietra sacra sulla quale sono impresse le orme dei due piedi di Ibrāhīm (a.s.). Questa è chiamata Maqām di Ibrāhīm. È un luogo estremamente sacro e benedetto, nonché uno dei grandi segni di Allāh. Allāh dice:
*******ARABO*********
E prendete il Maqām di Ibrāhīm come luogo permanente di culto.
Dopo aver completato i sette giri del ṭawāf, colui che lo compie prega due rakʿāt accanto al Maqām di Ibrāhīm. Il luogo della preghiera è tra il Maqām di Ibrāhīm e la porta della Kaʿba. L’Imām Mālik (r.a.) dice che il Maqām di Ibrāhīm si trova esattamente nel luogo in cui lo aveva lasciato il profeta Ibrāhīm (a.s.).
26. Il Multazam
La parte della parete della Casa di Allah situata tra la Pietra Nera e la porta della Kaaba è chiamata Multazam. È una porzione di circa sei piedi. È uno dei luoghi più importanti per l’accettazione delle suppliche. La parola Multazam significa il luogo in cui ci si avvince, cioè il luogo da abbracciare con il petto, il volto e le mani. È sunna abbracciarlo in questo modo e rivolgere qui suppliche con estrema umiltà e sincera devozione.
27. Mina
Un luogo situato entro i confini del Santuario, a circa cinque chilometri dalla Mecca. I pellegrini vi sostano nella notte tra l’otto e il nove di Dhu al-Hijja. Il nove, dopo che il sole è sorto pienamente, i pellegrini partono da qui verso Arafat.
28. I due segni verdi (al-Mīlayn al-Akhdarayn)
Tra Safa e Marwa, lungo il percorso verso Marwa, sulla sinistra si trovano due segni verdi. Essi sono chiamati al-Mīlayn al-Akhdarayn. È sunna correre tra questi due segni, ma ciò vale soltanto per gli uomini, non per le donne.
29. Wadi Muhassir
Muhassir è un luogo situato a metà strada tra Muzdalifa e Mina. Pochi giorni prima della nascita del Santo Profeta, Abraha, il sovrano cristiano dell’Abissinia, attaccò la Mecca con il malvagio intento di ridurre in polvere la Casa di Allah. Quando giunse nella pianura di Muhassir, Allah l’Altissimo inviò dal mare numerosi stormi di piccoli uccelli. Questi uccelli portavano piccoli sassi nei becchi e sulle zampe. I sassi furono scagliati contro i soldati di Abraha con tale forza e senza sosta che l’intero esercito fu annientato. I pellegrini raccolgono in questo luogo piccoli sassi e li usano per il lancio rituale. Il lancio viene compiuto con l’intento che chiunque avanzasse con il malvagio proposito di distruggere la vera religione venga annientato allo stesso modo in cui lo stormo di uccelli annientò l’esercito di Abraha. I pellegrini dovrebbero raccogliere qui, secondo necessità, piccoli sassi delle dimensioni di un cece e abbandonare immediatamente questo luogo, poiché è un luogo di castigo.
30. Yalamlam
È il nome di un luogo situato a sud-est della Mecca, sulla via proveniente dallo Yemen. Dista circa sessanta chilometri dalla Mecca. Questo luogo è il mīqāt per coloro che giungono dallo Yemen e dalla direzione dello Yemen. I pellegrini provenienti dal Bangladesh, dal Pakistan e dall’India devono assumere l’iḥrām qui.
Terminologia
1. Iḥrām
L’iḥrām consiste nel formulare l’intenzione del ḥajj, indossare l’abbigliamento del ḥajj e recitare la talbiya. Colui che entra nello stato di iḥrām è chiamato muḥrim. Come, dopo aver pronunciato il takbīr at-taḥrīma per la preghiera, diventano proibiti il mangiare, il bere, il camminare e così via, allo stesso modo, dopo essere entrati nello stato di iḥrām, diventano proibite molte cose che in precedenza erano lecite. Per questo è chiamato iḥrām.
2. Iḥṣār
Il significato letterale di iḥṣār è impedire, trattenere. In terminologia, significa che una persona formula l’intenzione di compiere il ḥajj o la ʿumra, ma poi viene impedita dal compiere il ḥajj o la ʿumra. Tale persona è chiamata muḥṣar.
3. Istilām
Significa toccare o baciare. Durante il ṭawāf, è sunna toccare o baciare la Pietra Nera all’inizio di ogni giro e al termine del ṭawāf. È mustaḥabb toccare l’Angolo Yemenita.
4. Iḍṭibāʿ
Si deve indossare il mantello in modo tale che, invece di appoggiarne un’estremità sulla spalla destra, la si faccia passare sotto l’ascella destra e la si getti sulla spalla sinistra. La spalla destra resterà scoperta. Ciò esprime agilità, forza ed entusiasmo e mostra che il soldato di Allah è pronto a combattere contro il nemico.
5. Iʿtikāf
Iʿtikāf significa che una persona abbandona per qualche tempo le occupazioni mondane, si trattiene in una moschea e vi rimane assorta nel dhikr, nel tasbīḥ, nel ricordo di Allah e in altre pratiche simili. Compiere questo atto negli ultimi dieci giorni di Ramaḍān è una Sunna muʾakkada.
6. Āfāqī
Si chiamano āfāqī le persone che abitano al di fuori del mīqāt.
7. Ifrād
Il ḥajj è di tre tipi. Uno di questi è l’ifrād. Coloro che compiono questo tipo di ḥajj sono chiamati mufrid.
8. Almam
Almam significa discesa. In terminologia, Almam significa recarsi presso i propri familiari dopo aver sciolto l’ihram.
9. Uqiyya
Un’unità di peso equivalente a 40 dirham.
10. Ayyām al-Bīḍ
Il 13°, 14° e 15° giorno di ogni mese lunare sono gli Ayyām al-Bīḍ, cioè i giorni luminosi.
11. Ayyām al-Tashrīf
Gli Ayyām al-Tashrīq vanno dal 9° al 13° giorno del mese di Dhū al-Ḥijja.
12. Talbiya
Una supplica speciale per coloro che visitano il Ḥaram, che essi continuano a recitare.
13. Tamattuʿ
Il tamattuʿ è una forma di ḥajj. Consiste nel compiere insieme il ḥajj e la ʿumra e nell’indossare un iḥrām distinto per ciascuno dei due. Dopo la ʿumra, si toglie l’iḥrām. A quel punto diventano lecite tutte quelle cose che erano vietate durante l’iḥrām. Poi si assume nuovamente l’iḥrām per il ḥajj. Una persona di questo tipo è chiamata mutamattiʿ.
14. Tamlīk
Tamlīk significa conferire la proprietà. Una condizione della zakāt è che colui al quale vengono affidati i beni della zakāt ne diventi proprietario, affinché possa spenderli come desidera.
15. Jināyat
Jināyat significa compiere un’azione proibita e malvagia. In senso tecnico, significa compiere un’azione che è vietata mentre ci si trova nel Ḥaram o in stato di iḥrām.
16. Dam-e ihsār
Se, dopo aver formulato l’intenzione, una persona viene impedita dal compiere il ḥajj o la ʿumra, deve offrire in sacrificio un animale secondo le proprie possibilità. Questo sacrificio è chiamato dam-e ihsār.
17. Raml
Si chiama raml il camminare rapidamente, ondeggiando, nei primi tre giri del tawāf.
18. Rāmī
A Minā vi sono tre pilastri posti a una certa distanza l’uno dall’altro. Bisogna lanciare pietre mirando ad essi. Questo si chiama rāmī. I pilastri sono chiamati jumrāt.
19. Sāʾima
Le sāʾima sono animali che vivono nutrendosi dell’erba nei boschi e nelle foreste. Non è necessario nutrirli in casa con foraggio o altro; tuttavia, vengono allevati per il loro latte.
20. Tawāf al-Qudūm
Il primo tawāf compiuto dopo l’ingresso alla Mecca è chiamato Tawāf al-Qudūm. Esso è obbligatorio per coloro che risiedono al di fuori del mīqāt.
21. Tawāf al-Ziyārah
Il tawāf compiuto il 10 di Dhū al-Ḥijjah, dopo la stazione ad ʿArafāt, è chiamato Tawāf al-Ziyārah. Questo tawāf è obbligatorio.
22. Tawāf al-Wadāʿ o tawāf d’addio
Il tawāf compiuto prima di congedarsi dalla Baytullāh è il tawāf d’addio. Questo tawāf è obbligatorio per gli Āfāqī.
23. ʿUmrah
La ʿUmrah è il piccolo pellegrinaggio. Può essere compiuta in qualsiasi momento. Ogni volta che se ne presenta l’opportunità, si entra nello stato di ihrām, si compie il tawāf della Baytullāh, si compie il saʿy e, dopo essersi rasati il capo o aver accorciato i capelli, si esce dallo stato di ihrām. La ʿUmrah può essere compiuta insieme al Ḥajj oppure separatamente.
24. Fidya
La Sharia ha concesso alla persona incapace di digiunare, a causa dell’impossibilità di osservare il digiuno, la possibilità di dare in sua vece a una persona bisognosa una quantità di cereali pari alla sadaqa al-fitr oppure di offrirle due pasti al giorno. In termini tecnici, ciò si chiama fidya. È lecito anche dare il valore dei cereali.
25. Qiran
Assumere contemporaneamente l’ihram per l’hajj e l’umra e compiere i riti fondamentali di entrambi. Il pellegrino che compie ciò si chiama qarin. L’hajj qiran è superiore sia all’hajj tamattu sia all’hajj ifrad.
26. Qirat
Un qirat equivale a cinque chicchi d’orzo. Venti qirat equivalgono a un mithqal.
27. Kaffara La pratica che la Sharia ha prescritto come compensazione per una mancanza o una violazione, secondo la Sharia, si chiama kaffara.
28. Mithqal
Un’unità di peso è chiamata miṡqāl. Esso equivale a tre māshā, pari a un rattī.
29. Muḥrim
Chiunque assuma l’iḥrām per il pellegrinaggio o la ʿumra dal mīqāt è chiamato muḥrim.
30. Muḥaṣṣar
Chiunque, dopo aver formulato l’intenzione di compiere il pellegrinaggio o la ʿumra, sia costretto per qualche motivo a non poterli compiere è chiamato muḥaṣṣar.
31. Mīqāt
Il mīqāt è un luogo determinato dal quale è vietato recarsi alla Mecca al-Mukarrama senza aver assunto l’iḥrām. Chiunque debba recarsi alla Mecca, per qualsiasi motivo, deve raggiungere il mīqāt e assumere l’iḥrām. Procedere oltre senza iḥrām è makrūh taḥrīmī.
32. Wasaq
Wasaq significa il peso di un cammello, equivalente a 60 sāʿ.
33. Hady
Letteralmente significa dono o regalo; nella terminologia della Sharīʿa, con hady si indica l’animale che il visitatore del Ḥaram porta con sé per il sacrificio o vi fa giungere in qualche altro modo.
34. Yawm al-tarwiya
L’ottavo giorno del mese di Dhū al-Ḥijja è chiamato Yawm al-tarwiya. Ciò significa che in quel giorno iniziano i riti del ḥajj.
35. Yawm ʿArafa
Il nono giorno del mese di Dhū al-Ḥijja, cioè il giorno del ḥajj, è chiamato Yawm ʿArafa, ossia il giorno di ʿArafa. In questo giorno i pellegrini si radunano nella pianura di ʿArafa.
36. Yawm al-naḥr
Il 10 del mese di Dhu al-Hijjah è chiamato Yawm al-Nahr. Poiché in quel giorno ha inizio il sacrificio.
— Fine —