Nota dell’editore
Da lungo tempo si avvertiva profondamente la necessità di un’opera sul fiqh che fosse concisa e che, al contempo, soddisfacesse le esigenze di ogni aspetto della vita di ogni musulmano. Grazie ad Allah, Āsān Fiqh, scritto in urdu da Maulana Muhammad Yusuf Islahi, ha soddisfatto tale necessità. Rendiamo grazie ad Allah per aver potuto pubblicare in bengalese quest’opera composta in due volumi.
Riteniamo che la traduzione dell’opera sia accurata, essendo stata curata dal celebre pensatore islamico e scrittore, il signor Abbas Ali Khan. Questo volume comprende tre capitoli intitolati ‘Aqā’id, Tahārat e Salāt. Il secondo volume contiene le norme della zakāt, del sawm e dell’hajj.
È significativo notare che nel mondo musulmano contemporaneo sono diffuse quattro scuole di fiqh: hanafita, malikita, shafiita e hanbalita. Esistono inoltre seguaci di un’ulteriore scuola, che non seguono nessuna delle quattro suddette. Essi sono conosciuti come ‘salafiti’ o Ahl al-Hadith. Tutte le suddette scuole sono corrette. Le basi di tutte sono fondate sul Corano e sugli hadith. L’impegno di tutti consisteva nel seguire integralmente il Corano e gli hadith. A causa delle differenze di opinione sopra menzionate, accusarsi reciprocamente, ritenere l’altro espulso dalla religione e tentare di creare divisioni nell’unità della umma musulmana non può essere opera di chiunque segua sinceramente la verità.
Nel subcontinente sono presenti seguaci di tutte le scuole. Tuttavia, poiché i seguaci della scuola hanafita sono più numerosi, quest’opera è stata redatta esclusivamente sulla base della scuola hanafita, evitando le divergenze di opinione, affinché i musulmani comuni possano seguire il proprio madhhab senza esitazione e con piena serenità. In alcuni punti, tuttavia, nelle note sono state inserite anche le opinioni di altre scuole di fiqh.
In diverse epoche, i dotti hanno raccomandato opinioni differenti su alcune questioni, dopo averle esaminate approfonditamente; nelle note è stata menzionata anche quella ritenuta corretta. Così, chi lo desideri può agire anche in base a essa con animo aperto. Inoltre, insieme alle questioni giuridiche, sono state esposte alla luce degli hadith le virtù e l’importanza degli atti di culto e delle opere, affinché nel cuore nasca l’entusiasmo per il culto.
Il giudizio sul nostro successo spetta ai lettori. Che Allah l’Altissimo ci conceda la capacità di seguire pienamente la Sua religione. Amin. L’editore
Terminologia
Nei libri di fiqh vengono utilizzati alcuni termini che hanno significati specifici e particolari. Per comprendere gli ahkam e le masā’il del fiqh, è necessario conoscerne anche il significato corretto.
Anche in quest’opera tali termini sono stati utilizzati, quando necessario. Invece di spiegarli ogni volta, si è ritenuto ragionevole inserire fin dall’inizio del libro un elenco corredato delle relative spiegazioni. I termini sono stati spiegati secondo l’ordine alfabetico della lingua bengalese; qualora se ne avverta la necessità, si può consultare tale elenco. Si possono anche memorizzare tutti i termini insieme.
A
1. Adā
L’adorazione compiuta nel suo tempo stabilito si chiama adā. Per esempio, recitare la preghiera del fajr dal subḥ aṣ-ṣādiq fino a prima dell’alba e osservare il digiuno di Ramaḍān durante il mese di Ramaḍān si chiama adā.
2. Awsāṭ al-Mufaṣṣal
Le sure الطارق fino a البينة sono chiamate Awsāṭ al-Mufaṣṣal. È sunna recitarle nelle preghiere dell’‘aṣr e dell’‘ishā’.
3. Ayyām at-Tashrīq
I giorni 11, 12 e 13 del mese di Dhu al-Hijja sono chiamati Ayyam al-Tashriq. Il takbir recitato dopo ciascuna preghiera obbligatoria durante questi cinque giorni — Yawm Arafa (9 di Dhu al-Hijja), Yawm al-Nahr (10 di Dhu al-Hijja) e Ayyam al-Tashriq — è chiamato takbir al-Tashriq.
4. ʿAqida
Si tratta di una verità nella quale l’essere umano crede fermamente; per esempio, la verità che Allah è Uno e che nessuno Gli è associato nella Sua Essenza, nei Suoi attributi, nei Suoi decreti e nella Sua autorità. Questa è la ʿaqida del musulmano.
5. ʿAmal qalil
Con ʿamal qalil si intende un’azione che colui che prega compie solo in misura limitata. Se, per una necessità, si compie un ʿamal qalil, la preghiera non si invalida e non diventa neppure makruh.
6. ʿAmal kathir
È un’azione che colui che prega compie in misura considerevole, tanto che, vedendolo, qualcuno penserebbe che quell’uomo non stia pregando. Per esempio, se qualcuno si mette a grattarsi il corpo con entrambe le mani, oppure se una donna, durante la preghiera, comincia a legarsi i capelli. Queste azioni sono chiamate ʿamal kathir e invalidano la preghiera.
7. ʿAwrat
Le parti del corpo che devono essere coperte obbligatoriamente sono chiamate awrah. Per l’uomo è obbligatorio coprire dalla parte ombelicale fino alle ginocchia. È obbligatorio coprire anche le ginocchia. Per le donne è obbligatorio coprire tutto il corpo, ad eccezione del viso, dei palmi delle mani e delle piante dei piedi.
I
8. I riti islamici
Con riti islamici si intendono quegli atti di culto e quelle pratiche religiose che costituiscono segni della grandezza e della dignità della religione e che suscitano attrazione, amore e consapevolezza della sua grandezza e importanza.
9. Isāl al-thawāb
Far pervenire a una persona defunta la ricompensa delle proprie buone azioni e degli atti di culto mondani e fisici, cioè pregare Allah dicendo: «Fa’ giungere allo spirito di una certa persona la ricompensa di questo mio atto di culto o di questa mia buona azione», si chiama Isāl al-thawāb.
10. Yā’isa
La donna anziana alla quale è cessata la mestruazione è chiamata yā’isa.
Questo
11. Idhn-e ʿām
Questa è una delle condizioni perché la preghiera del venerdì sia obbligatoria. Significa che nel luogo in cui si celebra la preghiera del venerdì deve esserci libero permesso per persone di ogni categoria di parteciparvi e non devono esserci impedimenti o divieti di alcun tipo per nessuno.
12. Iqāmat
Prima di disporsi in piedi per la preghiera congregazionale, una persona ripete le parole pronunciate nell’adhān e, inoltre,قد قامت الصلوة ripetendole due volte, ciò viene chiamato iqāmat. Generalmente viene chiamato anche takbīr.
13. Iqtidāʾ
La preghiera in congregazione dietro l’imām è chiamata iqtidāʾ. Chi segue l’imām è chiamato muqtadī. L’imām che viene seguito è chiamato muqtadā.
14. Istiqbāl-e qibla
Durante la preghiera, rivolgere il viso verso la qibla è detto istiqbāl della qibla. Rivolgere il viso verso la qibla significa orientare verso di essa il viso e il petto. Questa è una delle condizioni della preghiera; se tale condizione non viene soddisfatta, la preghiera non è valida.
15. Istikhāra
Istikhāra significa cercare il bene. In termini tecnici, con preghiera dell’istikhāra o dell’istik hāra si intende quella preghiera volontaria che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) insegnò ai musulmani affinché, qualora talvolta, nel compiere un’azione lecita, non fosse chiaro quale fosse l’aspetto migliore e non si riuscisse a essere certi né dell’una né dell’altra possibilità, si recitassero due rakʿa di preghiera volontaria e la supplica prescritta dell’istikhāra. Si spera così che Allah, per la benedizione della preghiera dell’istikhāra, faccia nascere la certezza riguardo a una delle possibilità oppure un’inclinazione del cuore verso di essa.
16. Istinjāʾ
La purificazione e la pulizia delle parti anteriore e posteriore del corpo dopo aver espletato i bisogni naturali, cioè dopo aver urinato o defecato, si chiama istinjāʾ. L’istinjāʾ può essere effettuato con la terra o con l’acqua.
17. Istihāḍa
Il sangue che fuoriesce dall’orifizio urinario delle donne, diverso da quello delle mestruazioni e del nifās, è chiamato istihāḍa.
18. Un miṣāl
Quando il sole declina, se l’ombra di ogni oggetto, esclusa la sua ombra originale, raggiunge la lunghezza dell’oggetto stesso, ciò si chiama un miṣāl.
19. ʿIyādat
ʿIyādat significa recarsi presso un malato e informarsi delle sue condizioni. Questo atto è mustaḥabb.
E
20. Wājib
L’adempimento del wājib è altrettanto inderogabile di quello del farḍ. Chi lo considera insignificante e privo d’importanza e lo abbandona senza motivo sarà fāsiq e meriterà una punizione. Esso è più importante e più necessario della sunna mu’akkada. Tuttavia, chi nega il wājib non può essere definito kāfir.
21. Wādī
Il liquido che fuoriesce immediatamente prima dell’emissione dello sperma, nonché la sostanza densa che fuoriesce dal pene in altri momenti, per lo più dopo la minzione, si chiama wādī.
22. Watan aslī
Si chiama watan aslī il luogo in cui una persona risiede stabilmente. Se abbandona quel luogo con l’intenzione di stabilirsi permanentemente altrove, il nuovo luogo diventa il suo watan aslī. Il primo luogo non sarà più il suo watan aslī.
K
23. Qirāʾat
La recitazione del Sacro Corano durante la preghiera si chiama qirāʾat. Durante la preghiera, la recitazione equivalente a un versetto lungo o a tre versetti brevi è obbligatoria. La qirāʾat è uno dei pilastri della preghiera. Senza di essa, la preghiera non è valida.
24. Qurbānī
Il sacrificio di un animale nei giorni dell’Eid al-Adha per ottenere il compiacimento di Allah si chiama qurbānī. È l’impegno a non esitare, se necessario, a versare il proprio sangue sulla via di Allah.
25. Qaʿda ūlā
Nella preghiera di quattro rakʿat, il sedersi dopo la seconda rakʿat per recitare l’Attahiyyat è chiamato qaʿda al-ūlā.
26. Qaʿda al-ākhira
Il sedersi nell’ultima rakʿat di ogni preghiera per recitare l’Attahiyyat è chiamato qaʿda al-ākhira. Nella preghiera di due rakʿat è la seconda rakʿat, in quella di tre rakʿat è la terza rakʿat e in quella di quattro rakʿat è la quarta rakʿat a costituire la qaʿda al-ākhira. La qaʿda al-ākhira è farḍ in ogni preghiera
27. Qawma
Stare completamente eretti e diritti con animo tranquillo dopo essersi rialzati dal rukūʿ è chiamato qawma. È uno dei wāǧib della preghiera.
28. Qiṣār al-mufaṣṣal
Le sure dalla sura الزلزال alla sura الناس sono chiamate qiṣār al-mufaṣṣal. Recitare queste sure nella preghiera del maghrib è sunna.
29. Qunūt al-nāzila
Con Qunūt al-Nāzila si intende la supplica che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) recitò per proteggere dalla distruzione dei nemici, indebolirne la forza e causarne la rovina. Dopo il Profeta, anche i Compagni stabilirono di recitarla.
Kh
30. Khusūf
L’eclissi della luna è chiamata khusūf. Nel Corano si trovaوخسف القمرcioè: «La luna sarà oscurata e perderà la sua luce». La preghiera di due rakʿat recitata durante il khusūf è chiamata ṣalāt al-khusūf, ossia preghiera del khusūf.
G
31. Animali privi di sangue circolante
Si chiamano animali privi di sangue circolante quegli esseri viventi che non hanno affatto sangue oppure il cui sangue, pur essendoci, non circola, come le zanzare, le mosche, le vespe, gli scorpioni e simili.
32. Ghusl
Secondo la Sharīʿa, il lavaggio dell’intero corpo per purificarlo dalle impurità reali e rituali è chiamato ghusl.
C
33. Ombra originaria
A mezzogiorno, l’ombra che ogni oggetto proietta si chiama ombra originaria.
34. Ombra di un mithl
Quando, esclusa l’ombra originaria, l’ombra di ogni oggetto è pari alla sua lunghezza, si chiama ombra di un mithl.
35. Ombra di due mithl
Quando, esclusa l’ombra originaria, l’ombra di ogni oggetto è il doppio della sua lunghezza, si chiama ombra di due mithl.
J
36. Nella terminologia della giurisprudenza islamica, la posizione seduta tra le due prosternazioni è chiamata jalsa; essa è uno degli atti obbligatori della preghiera.
37. Jamāʿat-e sānī
Dopo che nella moschea si è svolta la congregazione regolare, se coloro che non hanno potuto prendervi parte formano nuovamente una congregazione, questa viene chiamata Jamāʿat-e sānī. In quali circostanze tale congregazione è lecita e in quali è makruh?
38. Jamʿ bayna al-salātayn
Riunire le preghiere di due momenti in un unico momento è chiamato jamʿ bayna al-salātayn. Per esempio, recitare insieme la preghiera di zuhr e quella di ʿaṣr durante il tempo di zuhr. Durante il pellegrinaggio, ad ʿArafāt, il 9 di Dhū al-Ḥijjah, le preghiere di zuhr e ʿaṣr vengono recitate insieme durante il tempo di zuhr. Poi, giunti a Muzdalifah, durante il tempo di ʿishāʾ, si recitano insieme maghrib e ʿishāʾ. Durante il pellegrinaggio il jamʿ bayna al-salātayn viene dunque praticato; secondo alcuni, esso è lecito anche durante il viaggio.
39. Jamʿ ṣūrī
Ciò significa posticipare una preghiera e recitarla quando il suo tempo sta per terminare, quindi recitare la preghiera del secondo momento non appena ne inizia il tempo. In questo modo, esteriormente sembrerà che le due preghiere siano state recitate nello stesso momento, ma in realtà entrambe saranno state recitate ciascuna nel proprio tempo. Secondo gli hanafiti, durante i viaggi diversi da quello del pellegrinaggio è lecito soltanto il jamʿ ṣūrī, mentre il jamʿ ḥaqīqī non è lecito.
40. Jamʿ al-ḥaqīqī
Significa celebrare insieme le preghiere di due momenti durante l’orario di una sola preghiera. Per esempio, recitare insieme la preghiera di mezzogiorno e quella del pomeriggio durante l’orario della preghiera di mezzogiorno.
41. Jamʿ al-taqdīm
Significa recitare la seconda preghiera, prima del suo orario, insieme alla prima preghiera durante l’orario di quest’ultima. Per esempio, recitare la preghiera del pomeriggio durante l’orario della preghiera di mezzogiorno, prima che inizi il suo tempo, insieme alla preghiera di mezzogiorno. È quanto si fa, per esempio, ad ʿArafāt durante il pellegrinaggio.
42. Jamʿ al-taʾkhīr
Significa ritardare la preghiera di un determinato orario e recitarla durante l’orario della seconda preghiera, insieme a quest’ultima. Per esempio, non recitare la preghiera del tramonto durante il suo orario, ma rimandarla all’orario della preghiera della notte e recitarla insieme a quest’ultima. È quanto si fa, per esempio, a Muzdalifa.
43. Janāba
Il significato letterale di janāba è stare lontano. Nella terminologia della giurisprudenza islamica indica quello stato di impurità in cui il bagno rituale completo diventa obbligatorio per l’uomo o la donna. Questo bagno è necessario dopo aver avuto un rapporto sessuale oppure in caso di emissione del seme, volontaria o involontaria, mediante un altro mezzo. Poiché in tale stato la persona deve astenersi dalla purificazione e dalla preghiera, esso viene chiamato janāba.
44. Preghiera jahrī
Si tratta cioè di una preghiera nella quale per l’imam è obbligatorio recitare ad alta voce. Sono jahrī, ad esempio, le prime due rakʿah del maghrib e dellʿishāʾ, il fajr, la preghiera del venerdì e le due preghiere dellʿĪd. In queste preghiere è obbligatorio per l’imam recitare ad alta voce.
ta
45. Taḥmīd
Dopo essersi rialzati dal rukūʿ, nella posizione di qawmah, ربنا لك الحمدrecitare.
46. Taḥiyyat al-masjid
Taḥiyyat al-masjid è la preghiera che è raccomandato secondo la Sunna recitare per chi entra nella moschea. Si possono recitare due rakʿah di taḥiyyat al-masjid, ed è raccomandato recitarne anche di più. Se, dopo essere entrato nella moschea, qualcuno recita una preghiera farḍ, wājib o sunna, essa sostituirà la taḥiyyat al-masjid.
47. Tasbīḥ
Recitare «Subḥāna rabbiyal-ʿaẓīm» oppure «Subḥāna rabbiyal-aʿlā» durante la preghiera.
48. Tasmiʿ
Quando ci si rialza dall’inchinoسمع الله لمن حمده recitare.
49. Tasmiyah
بسم الله الرحمن الرحيم recitare.
50. Tashahhud
Recitare l’At-Taḥiyyāt durante la seduta. Poiché alla fine si rende testimonianza dell’unicità di Dio e della missione profetica, viene chiamato tashahhud.
51. Taʿawwudh
اعوذ بالله من الشيطان الرجيمrecitare.
52. Taʿdīl al-arkān
Eseguire con sicurezza il rukūʿ e il sujūd e compiere correttamente il qawma, la jalsa e simili.
53. Taʿziyat
La taʿziyat consiste nell’esortare i parenti del defunto alla pazienza, nell’esprimere cordoglio e nel pregare per il defunto.
54. Takbīrat al-taḥrīma
Dire «Allāhu akbar» all’inizio della preghiera. Viene chiamato takbīrat al-taḥrīma perché, da quel momento, ha inizio la preghiera e durante essa diventano proibiti il parlare, il mangiare, il bere e tutto il resto.
55. Takbīr
Dire «Allahu Akbar». Generalmente anche l’iqāma viene chiamata takbīr.
56. Takbīr al-tashrīq
Il takbīr pronunciato una volta ad alta voce dopo ogni preghiera obbligatoria, dal fajr del 9 di Dhū al-Ḥijja fino all’ʿaṣr del 13 di Dhū al-Ḥijja, è chiamato takbīr al-tashrīq. Esso è:
الله اكبر الله اكبر لااله الاالله والله اكبر الله اكبر ولله الحمد-
57. Tahlīl
لااله الااللهLa recitazione viene chiamata tahlīl.
58. Taḥajjud
Taḥajjud significa alzarsi dal sonno; la preghiera compiuta dopo essersi alzati, dopo aver dormito per qualche tempo durante la notte, è chiamata preghiera del taḥajjud. Il modo conforme alla Sunna di compiere il taḥajjud è che una persona si alzi dal sonno dopo la metà della notte e preghi.
59. Tayammum
Nel dizionario, tayammum significa risolversi e avere l’intenzione; nella terminologia del fiqh, invece, significa conseguire la purificazione dall’impurità rituale mediante terra pura o simili, in assenza d’acqua. Si può fare il tayammum al posto dell’abluzione rituale e anche al posto del bagno rituale.
60. Tayāmun
Iniziare ogni azione dal lato destro, come cominciare l’abluzione dalla mano destra o indossare per prima la scarpa sul piede destro.
61. Tilāwat al-Mufaṣṣal
Le sure dalla sura الحجرات alla sura البروج sono chiamate Ṭiwāl al-Mufaṣṣal. È sunna recitarle nelle preghiere dell’alba e di mezzogiorno.
62. Ṭahārat
La ṭahārat è l’opposto della najāsat. Ṭahārat significa purificare il corpo, secondo la Sharia, dall’impurità reale e da quella rituale.
63. Ṭuhr
Lo stato di purità tra due mestruazioni è detto ṭuhr.
64. Dabāghat
Il trattamento della pelle grezza per renderla conciata e privarla dell’umidità e del cattivo odore è detto dabāghat. Con il dabāghat, la pelle di ogni animale lecito o illecito diventa pura. Tuttavia, la pelle del maiale non diventa pura in alcun modo.
65. Animale damawī
Un animale nel cui corpo circola il sangue.
66. Dirham
Il peso di un dirham è di tre māshā e un ratti, quasi equivalente a una taka.
67. Du’ misāl
Quando il sole declina, se l’ombra di ogni oggetto, esclusa la sua ombra originaria, diventa il doppio della sua lunghezza, ciò si chiama du’ misāl.
n
68. Najasat ḥaqīqiyya
Per najasat ḥaqīqiyya si intendono tutti quegli escrementi che suscitano il naturale disgusto dell’essere umano, dai quali la Sharīʿa ordina di proteggere il proprio corpo, i propri abiti e gli altri oggetti, e dai quali ordina di tenersi lontani.
69. Najasat ḥukmiyya
Una condizione di impurità che non è visibile, ma viene conosciuta attraverso la Sharīʿa, si chiama najasat ḥukmiyya, come non avere il wuḍūʾ o avere bisogno del ghusl. È chiamata anche ḥadath.
70. Najasat khafīfa
Queste impurità percepibili sono chiamate najāsat al-khafīfa, poiché la loro impurità è alquanto lieve e, secondo alcune prove della Sharīʿa, sussiste anche il dubbio che siano pure. Per questo, nella Sharīʿa, la loro norma è anch’essa alquanto lieve. Per esempio, gli escrementi degli uccelli proibiti.
71. Najāsat al-ghalīẓa
Si chiama najāsat al-ghalīẓa ciò riguardo a cui non sussiste alcun dubbio che sia escremento. Le persone lo aborriscono naturalmente e nella Sharīʿa vi sono prove della sua impurità. Per esempio, il maiale e ogni sua parte, l’urina e le feci umane, e simili.
72. Nafl
Si chiama nafl un’azione che il Profeta (ṣallā Allāhu ʿalayhi wa-sallam) compiva di tanto in tanto, ma che per lo più non compiva. Il nafl è chiamato anche mandūb, mustaḥabb e taṭawwuʿ.
73. Nifās
Il sangue che fuoriesce dall’organo speciale della donna dopo il parto è chiamato nifās. La durata massima della fuoriuscita di questo sangue è di 40 giorni, mentre non esiste una durata minima determinata.
74. Ṣalāt al-duḥā
La preghiera volontaria eseguita dal momento in cui il sole è sorto completamente fino a mezzogiorno è chiamata preghiera di Duha. Questa preghiera è raccomandata. Si possono eseguire quattro rakʿat, oppure più di quattro.
75. La preghiera del viaggiatore abbreviata
Per preghiera abbreviata del viaggiatore si intende la preghiera ridotta durante il viaggio. La Sharia ha concesso al viaggiatore una tale agevolazione per cui egli può eseguire le preghiere di Zuhr, ʿAsr e ʿIshāʾ in due rakʿat invece delle quattro. Non esiste l’abbreviazione per le preghiere di Fajr e Maghrib.
F
76. Un atto che è indispensabile per ogni musulmano e chi lo nega è un miscredente. Chi abbandona un obbligo senza una valida giustificazione è un peccatore trasgressore e merita una punizione. Gli obblighi sono di due tipi: obbligo individuale e obbligo collettivo.
77. Obbligo individuale
Ciò che è assolutamente indispensabile per ogni musulmano; chi non lo adempie commette un grave peccato e merita una punizione. Per esempio, la preghiera, il digiuno e simili.
78. Obbligo collettivo
Ciò che non è obbligatorio per ogni singola persona, ma è un obbligo collettivo per tutti i musulmani, cosicché, se alcuni lo adempiono, l’obbligo è assolto per tutti, mentre se nessuno lo adempie, tutti commettono peccato. Come la preghiera funebre, la preparazione e la sepoltura del defunto, e così via.
79. Fiqh
La parola fiqh significa discernimento, intelligenza e comprensione; come termine tecnico, fiqh indica le norme della Šarīʿa che gli studiosi dotati di profonda conoscenza e competenza nel Corano e nella Sunna hanno ricavato dal Corano e dalla Sunna con argomentazioni e prove.
80. Fidya
La fidya è un’elemosina offerta per conto del defunto in sostituzione delle preghiere da recuperare. La fidya per una preghiera consiste in un ser e un quarto di grano oppure due ser e mezzo d’orzo. Se ne può offrire anche il valore in denaro.
M
81. Māʾ jāri
L’acqua corrente è chiamata «māʾ jāri». Per esempio, l’acqua dei fiumi, dei mari, dei ruscelli montani, dei canali e simili. L’acqua «māʾ jāri» è pura. Con essa si può compiere la purificazione rituale. Tuttavia, se vi si mescola una quantità di impurità tale da alterarne il colore, il gusto e l’odore, con essa non si può compiere la purificazione rituale.
82. Mā’ rāqed qalīl
Rāqed significa stagnante. Mā’ rāqed qalīl indica un’acqua stagnante o raccolta in quantità così esigua che, se un’impurità cade su un lato, il colore, l’odore e il sapore dell’intera acqua cambiano fino all’altro lato.
83. Mā’ rāqed kathīr
È un’acqua raccolta in quantità così grande che, se un’impurità cade su un lato, sull’altro non si verifica alcun cambiamento. In altre parole, il colore, l’odore e il sapore dell’acqua non cambiano.
84. Mā’ ṭāhir muṭahhir
Si chiama mā’ ṭāhir muṭahhir l’acqua pura in sé, capace di purificare anche altre cose, con la quale sono validi l’abluzione e il bagno rituale.
85. Mā’ musta‘mal
È l’acqua con cui qualcuno ha compiuto l’abluzione per purificarsi dall’ḥadath minore o con l’intenzione di ottenere una ricompensa, oppure con cui si è bagnata una persona per la quale il bagno rituale era obbligatorio, purché sul suo corpo non vi fosse alcuna impurità. Tale acqua è pura in sé, ma con essa non sono valide l’abluzione e il bagno rituale.
86. Māʾ mashkūk
Māʾ mashkūk (acqua dubbia) è un’acqua pura, ma riguardo al fatto che renda o meno puri sussiste un dubbio. Per esempio, l’acqua avanzata dopo che un asino o un mulo ha bevuto. La norma relativa a quest’acqua è che, dopo aver fatto l’abluzione con essa, si deve eseguire anche il tayammum.
87. Māʾ najās (acqua impura)
È un’acqua con la quale non si può compiere la purificazione rituale e che, se entra in contatto con gli abiti o il corpo, li rende a loro volta impuri.
88. Mubāḥ
Qualsiasi atto lecito per il quale non si riceve ricompensa se lo si compie e non si commette peccato se non lo si compie.
89. Mubāsharat
Il rapporto sessuale viene chiamato mubāsharat.
90. Mudrik
Si chiama mudrik la persona che partecipa alla preghiera congregazionale insieme all’imam dall’inizio alla fine.
91. Madhy
Si chiama madhy il liquido biancastro che fuoriesce prima dell’eiaculazione, nel momento culminante dell’atto sessuale.
92. Murtadd
Si chiama murtadd la persona che, dopo aver creduto nell’Islam, ritorna nuovamente alla miscredenza.
93. Musafir
Nella terminologia della Sharia, si chiama musafir la persona che esce dal proprio villaggio per intraprendere un viaggio della distanza di 36 miglia [secondo alcuni studiosi hanafiti, questa distanza è di 48 miglia]. Tale persona, durante il viaggio, reciterà la preghiera qasr.
94. Masbūq
Si chiama masbūq il muqtadī che si unisce con un certo ritardo alla preghiera in congregazione, quando è già trascorsa una o due rakʿat.
95. Mustaḥabb
Si chiama mustaḥabb un atto che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) compiva occasionalmente e che per la maggior parte del tempo non compiva. Questo atto porta molta ricompensa; non compierlo non è peccato.
96. Maseḥ
Fare il maseḥ significa passare la mano bagnata. Sia che si faccia il maseḥ sulla testa o sui calzari, bisogna farlo con acqua non utilizzata.
97. Muqtadī
Si chiama muqtadī colui che recita la preghiera dietro l’imam.
98. Mukabbir
Colui che pronuncia l’iqāma e il takbīr è chiamato mukabbir. Quando la congregazione è numerosa, è chiamato mukabbir anche colui che ripete il takbīr dell’imam e ne fa giungere la voce a tutti i muqtadī.
99. Makrūh taḥrīmī
È ogni atto dal quale è obbligatorio per ogni musulmano astenersi. Chi lo compie senza una valida giustificazione diventa gravemente peccatore. Tuttavia, chi lo nega non può essere definito kāfir.
100. Makrūh tanzīhī
È un atto dal quale, astenendosi, si ottiene una ricompensa, mentre compiendolo non si commette peccato.
101. Mani
È una sostanza la cui emissione appaga il desiderio sessuale e allevia l’eccitazione.
r
102. Rukn
Rukn è chiamata quella parte di una cosa dalla quale dipende il suo essere stabilita o meno. Il plurale di rukn è arkan. Per esempio, con gli arkan della preghiera si intendono il qiyam, la qira’at, il ruku, il sujud, la qawma e la qa‘da al-akhira: tutte queste sono parti della preghiera dalla cui presenza dipende l’esistenza della preghiera. Gli arkan dell’Islam sono l’‘aqida, la preghiera, la zakat, il digiuno e l’hajj. È su questi che si erge il palazzo dell’Islam. Senza di essi, questo palazzo non potrebbe rimanere in piedi.
l
103. Laheq
Si chiama laheq quel ma’mum che partecipa alla preghiera congregazionale fin dall’inizio, ma poi perde una o più rak‘at.
s
104. Sutra
Se chi prega compie la preghiera in un luogo davanti al quale passano delle persone, erigere davanti a sé un oggetto alto come barriera si chiama, in termini tecnici, sutra.
105. Copertura dell’awra
Per awra si intende quella parte del corpo che, secondo la Sharia, è vietato rendere visibile. Per l’uomo è obbligatorio coprire la parte compresa tra l’ombelico e le ginocchia; per la donna è obbligatorio coprire tutto il corpo, eccetto il viso, le mani e i piedi. La copertura dell’awra significa coprire queste parti, cosa obbligatoria.
106. Prostrazione per errore
Sahw significa dimenticare. Se durante la preghiera, per errore, si verifica un’omissione o un’aggiunta che ne compromette la validità, alla fine della preghiera diventa obbligatorio compiere due prostrazioni per riparare tale mancanza. Queste sono chiamate prostrazioni del sahw.
107. Preghiera sirri
Le preghiere nelle quali è obbligatorio che l’imam reciti sottovoce sono chiamate preghiere sirri, come le preghiere di zuhr e asr.
108. Sunnah
La sunnah comprende tutte quelle azioni compiute dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) e dai nobili Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro). È di due tipi: sunnah mu’akkadah e sunnah ghayr mu’akkadah.
109. Sunnah mu’akkadah
Sono quelle azioni che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) e i nobili Compagni compivano sempre e che non tralasciavano mai senza una valida giustificazione. Tuttavia, non rimproveravano coloro che non le compivano. Chi dunque le abbandona senza giustificazione e prende l’abitudine di trascurarle è fāsiq e peccatore. Sarà privato della testimonianza del Profeta (pace e benedizioni su di lui). Se invece una di esse viene tralasciata accidentalmente, è un’altra questione.
110. Sunnah ghayr mu’akkadah
È un’azione compiuta dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) o dai Compagni, ma che talvolta hanno anche tralasciato senza giustificazione. Chi la compie riceve una grande ricompensa; chi non la compie non commette peccato.
111. Ṣāḥib al-tartīb
Nella terminologia della Sharīʿah, si definisce ṣāḥib al-tartīb il credente che non ha mai avuto preghiere qaḍāʾ, ma al quale sia divenuta qaḍāʾ una, due oppure le cinque preghiere di un giorno e una notte, consecutivamente o in momenti diversi, oppure che abbia già recuperato quelle divenute qaḍāʾ in precedenza e abbia ancora da recuperare una, due o cinque preghiere.
112. Ṣadaqat al-fiṭr
La ṣadaqa al-fiṭr è l’elemosina che ogni persona abbiente dà a chi ne ha diritto prima della preghiera dell’ʿĪd al-Fiṭr. Darla è obbligatorio per ogni musulmano che possieda una ricchezza superiore alle proprie necessità fondamentali, sia che la zakāt gli sia obbligatoria o meno. Non è inoltre necessario che tale ricchezza sia rimasta in suo possesso per un anno. È obbligatorio darla anche a nome di ogni minore; persino se un pazzo è ricco, è obbligatorio darla a suo nome.
Capitolo dell’ʿAqā’id
I pilastri dell’Islam
Qualunque edificio o abitazione poggia necessariamente su una base o su pilastri. Un’abitazione rimane solida finché la sua base o i suoi pilastri restano saldi. Se questi pilastri diventano instabili o si indeboliscono, anche la casa costruita su di essi si indebolirà. E se un pilastro si inclina fin dalle fondamenta, oppure diventa fatiscente e rischia di crollare, anche la casa non potrà rimanere in piedi e in qualsiasi momento precipiterà fragorosamente al suolo. L’esempio dell’Islam è proprio quello di una casa. Esso ha cinque arkān, o pilastri, che nell’Islam sono chiamati arkān.
Quanto più saldi saranno questi pilastri dell’edificio o della casa islamica, tanto più duraturo sarà l’edificio islamico. Se, Dio non voglia, questi arkān si indebolissero, le fondamenta si allentassero o rischiassero di crollare, anche l’edificio islamico non potrebbe rimanere integro. Un giorno precipiterebbe fragorosamente sulla terra.
Se ora l’Islam ci è caro e desideriamo adorare l’unico Dio, vivendo all’ombra di questa casa con animo sereno e in un ambiente pacifico, nutrendo al contempo la nobile aspirazione che tutti i servi di Allah trovino rifugio in questo edificio, si tengano lontani dal pericolo della miscredenza e dello shirk, vivano come servi prediletti di Allah e conseguano il successo nella religione e nel mondo, allora è nostro dovere conoscere bene l’essenza dei pilastri dell’Islam e provvedere pienamente alla loro stabilità e solidità. Poi non dobbiamo permettere in alcun modo che si indeboliscano. Questo perché il grande edificio dell’Islam, con le sue innumerevoli benedizioni, può rimanere in piedi soltanto quando questi suoi pilastri sono saldi e presenti.
I pilastri dell’Islam sono cinque:
1. La Kalima Ṭayyiba, cioè abbandonare le concezioni e le convinzioni della miscredenza e dello shirk e credere nei principi della ʿaqīda islamica.
2. Compiere la preghiera.
3. Versare la zakat.
4. Osservare il digiuno di Ramadan.
5. Compiere il pellegrinaggio alla Casa di Allah.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) dice: بني الاسلام على خمس
L’Islam si fonda su cinque cose
شهادة ان لأ اله الأالله و ان محمدا رسول الله-
Rendere testimonianza che non vi è altra divinità all’infuori di Allah e che Muhammad è il Messaggero di Allah.
واقام الصلوة
E compiere la preghiera.
وايتاء الزكوة
E versare la zakat.
وصوم رمضان
E osservare il digiuno di Ramadan.
وحج البيت
E visitare la Casa di Allah, ossia compiere il pellegrinaggio.
Concetti islamici: fede e pensiero
La base delle opere buone
Nell’Islam, la base di ogni atto di culto e di ogni opera buona è la fede. Senza la fede, nessun atto di culto è affidabile, nessuna buona azione sarà accettata e la salvezza non è possibile. Per quanto un’opera possa sembrare buona, se la fede non ne è il fondamento, essa non avrà alcun valore presso Allah. Il Corano definisce buona l’opera la cui fonte d’ispirazione è la fede.
Allah dice:
Chiunque compia una buona opera, uomo o donna, se è credente, gli concederò certamente una vita pura e buona. (Sura an-Naml: 97)
In un altro passo del Corano è detto:
(O Messaggero) dì loro: «Volete che vi dica chi sarà il più perdente e il più deluso riguardo alle proprie opere? Sono coloro i cui sforzi e le cui fatiche nella vita terrena si sono consumati nell’errore, mentre pensano di compiere opere buone. Sono coloro che hanno rinnegato i segni di Allah e non hanno creduto nell’incontro con Allah. Per questo tutte le loro opere sono fallite. Nel Giorno della Resurrezione esse non avranno alcun valore». (Sura al-Kahf: 103-105)
Che cosa si intende per fede?
La fede consiste nell’accettare con il cuore il significato della Kalima Tayyiba e della Kalima Shahadat e nel pronunciarlo con la bocca.
Kalima Tayyiba: لااله الا الله محمد رسول الله
Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il Messaggero di Allah.
Kalima Shahadat: اشهد ان لأ اله الا الله واشهد ان محمدا عبده ورسوله
Attesto che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah e attesto inoltre che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il Suo servo e Messaggero.
Le questioni delle quali si deve dare una riconoscimento generale dopo aver creduto nella Kalima Tayyiba e nella Kalima Shahadat sono chiamate credenze islamiche.
Le credenze islamiche sono sei:
1. La fede nell’essenza personale e negli attributi di Allah.
2. Credere negli angeli.
3. Credere nei messaggeri, compreso il credere nel sigillo della profezia.
4. Credere nei Libri celesti.
5. Credere nell’Aldilà.
6. Credere nel decreto divino.
Questi sei articoli di fede costituiscono in realtà le sei parti della fede. Tra essi esiste una relazione reciproca profonda e necessaria. Accettandone uno, si devono accettare anche tutti gli altri, e negandone uno, li si nega tutti. Il vero significato della fede consiste nell’accettarli tutti con il cuore. Se qualcuno rifiuta di accettarne anche soltanto uno, non può in alcun modo essere considerato un credente. Allo stesso modo, non è un credente colui che considera, di propria iniziativa, una nuova dottrina — oltre a questi sei articoli di fede dell’Islam — come parte della fede e la ritiene necessaria per la fede.
Credere nell’Essenza e negli attributi di Allah
1. Questo vasto e immenso universo naturale contiene innumerevoli sistemi solari. Esistono inoltre molti altri mondi di questo genere, con diversi tipi di organizzazione al loro interno. La loro vastità è al di là della nostra immaginazione. Queste creazioni non sono venute all’esistenza improvvisamente e per caso. Né sono il risultato dell’attività naturale delle cose protrattasi per molti anni. Al contrario, Allah l’Altissimo le ha create secondo un piano speciale, per Sua propria volontà e comando. Egli ne è il vero Proprietario. Le mantiene in essere con la Sua potenza infinita e le manterrà in essere per tutto il tempo che vorrà.
2. Allah l’Altissimo è il Creatore di ogni cosa del mondo naturale. Non esiste nulla che sia venuto all’esistenza da sé senza essere stato creato da Lui. L’esistenza e la permanenza di ogni cosa dipendono da Lui. Egli è il Sostentatore di tutti. Egli protegge chi vuole e distrugge chi vuole.
3. Egli esiste da un tempo senza inizio e rimarrà per tutta l’eternità. È eternamente Vivente ed eterno. Non può perire.
4. Egli è Uno e Unico. Tutti dipendono da Lui. Egli non dipende da nessuno. È onnipotente. Nessuno può modificare la Sua volontà e la Sua decisione. Non ha né padre né madre, né figli né discendenza. Non ha moglie, figli, familiari, fratelli, parenti, consanguinei o tribù.
5. Egli non ha associati in nulla. Nella Sua essenza, nei Suoi attributi, nel Suo dominio e nella Sua autorità non vi è alcun associato o compartecipe. Egli esiste di per Sé. Nel Suo dominio e nella Sua autorità, nella Sua essenza e nei Suoi attributi, non ha bisogno dell’aiuto di nessuno.
6. Nulla è al di là della Sua potenza. Non si può concepire alcuna cosa che Egli sia incapace di fare. Egli è al di sopra di ogni costrizione, incapacità, difetto e imperfezione. È la fonte di ogni bene. Ogni nome santo e ogni eccellente attributo appartengono a Lui. Né il sonno né la sonnolenza possono toccarLo. Egli è puro e santo, al di sopra di ogni difetto e imperfezione.
7. Egli è l’unico Re e Sovrano dell’intero universo. È la fonte di ogni autorità. Nell’universo è esercitata soltanto la Sua autorità. Nell’esercitare la Sua autorità e il Suo dominio, Egli non dipende da nessuno. Nessuno, all’infuori di Lui, può possedere autorità e dominio. Egli fa ciò che vuole e nessuno può chiedergli conto.
8. Egli è la vera fonte e il centro di ogni potere. Ogni altro potere è insignificante ai Suoi occhi. Nell’universo non esiste nulla che possa compiere un’azione o persino respirare contro la Sua volontà. Che si tratti di un essere umano, di un angelo, di un jinn o di un’altra creatura potente. Nessun pianeta gigantesco del mondo naturale né alcuna forza visibile o invisibile ( ), per quanto grandi e potenti possano essere, vale alcunché di fronte all’infinita potenza e al potere di Allah.
9. Egli è sempre e ovunque presente. Egli vede ogni cosa. Vede ogni cosa, sia che si trovi sotto terra o in un luogo dell’immenso cielo. È informato del futuro. Conosce pienamente i pensieri della mente umana, le idee e le emozioni nascoste nel più profondo del cuore e ogni sorta di segreto celato. Si trova più vicino all’uomo delle vene del suo collo. Possiede una conoscenza certa di tutte le cose passate e future. Nessuna foglia cade da un albero senza che Egli lo sappia, e non esiste seme nascosto nel terreno di cui Egli non sia a conoscenza.
10. La vita e la morte sono nelle Sue mani. Egli concede la vita e la morte a chi vuole. Nessuno può proteggere colui che Egli vuole far morire, e nessuno può uccidere colui che Egli vuole mantenere in vita.
11. Egli è l’unico proprietario di tutte le ricchezze. Nessuno può dare nulla a colui che Egli vuole privare di tali ricchezze, e nessuno può impedire che esse giungano a colui al quale Egli vuole concederle. Concedere o non concedere figli a qualcuno è interamente una Sua prerogativa. Egli concede figli maschi a chi vuole, figlie femmine a chi vuole, oppure entrambi a chi vuole. E priva di entrambi coloro che vuole. Nessuno ha il minimo potere di modificare la Sua decisione.
12. Il profitto e la perdita sono prerogativa esclusiva Sua. Se vuole sottoporre qualcuno a un danno o a una calamità, nessuno può impedirglielo. E se vuole fare del bene a qualcuno, nessuno può recargli alcun danno o male. In poche parole, all’infuori di Allah, nessuno può arrecare ad alcuno né bene né male.
13. Egli è l’unico che provvede al sostentamento di tutti. Le chiavi del sostentamento sono esclusivamente nelle Sue mani. Egli conosce perfettamente tutte le Sue creature. Egli concede il sostentamento a tutti. Anche aumentare o diminuire i mezzi di sostentamento è nelle Sue mani. Ognuno riceverà esattamente quanto Egli ha stabilito per lui. Nessuno ha il diritto di aumentarlo o diminuirlo.
14. Egli è sommamente giusto. È sapiente e giudica con equità. Egli emette decisioni corrette. Non nega a nessun avente diritto il suo diritto e non commette ingiustizia verso nessuno. Sarebbe contrario alla Sua giustizia e al Suo senso di equità considerare uguali ai Suoi occhi i virtuosi e i malvagi. Egli ricompensa ciascuno secondo le proprie opere. Non punisce alcun colpevole oltre la misura della sua colpa e non priva alcun uomo virtuoso della ricompensa che gli spetta. Ogni Sua decisione si fonda sulla Sua conoscenza perfetta, sul giudizio sano e sulla giustizia.
15. Egli ama profondamente i Suoi servi. Perdona i peccati e accetta il pentimento di chi si pente. Egli riversa continuamente la Sua misericordia sui Suoi servi. I credenti non devono disperare della Sua misericordia e del Suo perdono.
16. Egli è l’unico Essere che si possa amare. Soltanto il Suo compiacimento deve essere ricercato. Se si deve amare qualcuno oltre a Lui, lo si deve amare per amor Suo; il Suo amore deve guidare e governare ogni altro amore.
17. Egli solo merita la nostra gratitudine. Soltanto Lui ha il diritto di ricevere ogni adorazione, devozione e obbedienza. Nessuno all’infuori di Lui può avere il diritto di ricevere obbedienza, né si può mostrare gratitudine verso alcuno all’infuori di Lui. Soltanto davanti a Lui ci si può presentare umilmente. Soltanto a Lui ci si può prostrare. Soltanto a Lui si può chiedere ogni cosa. Soltanto a Lui si possono rivolgere umilmente suppliche e implorazioni.
18. È Suo diritto che gli uomini Gli obbediscano, osservino la Sua legge e seguano incondizionatamente le norme della Sharīʿa da Lui stabilite. Solo Lui ha il diritto di definire ciò che è ḥalāl e ciò che è ḥarām. Nessun altro possiede neppure una minima autorità in questa materia.
19. Si deve temere soltanto Lui. In Lui soltanto si devono riporre speranza e fiducia. In ogni circostanza si deve chiedere aiuto soltanto a Lui. Si deve riconoscere Lui come Colui che esaudisce i desideri, il Salvatore, il Protettore e l’Ausiliatore. In ogni cosa ci si deve affidare soltanto a Lui.
20. La guida si deve chiedere soltanto a Lui. Mostrare la retta via è opera Sua. Colui che Egli guida non può essere sviato da nessuno, e colui che Egli lascia smarrire nessuno può ricondurlo sulla retta via.
21. Il kufr, lo shirk, l’ateismo, la bidʿa e simili conducono alla rovina in questa vita e nell’Aldilà. Le persone peggiori sulla terra sono quelle che negano l’esistenza di Allah, non accettano la Sua religione, Gli associano altri e, invece di obbedire a Lui, seguono i propri desideri.
22. Su coloro che muoiono nello stato di kufr ricadono la maledizione di Allah, quella degli angeli e quella dell’intera umanità.
23. La conseguenza del kufr e dello shirk è il dispiacere di Allah e, di conseguenza, si dovranno subire una punizione e un’umiliazione eterne.
24. Lo shirk è un’evidente ingiustizia e una falsità. Allah può perdonare tutti gli altri peccati, ma non perdonerà in alcun modo il peccato dello shirk.
ان الله لايغفر ان يشرك به ويغفر ما دون ذالك لمن يشاء
La fede nel destino
La fede nel destino è, a ben vedere, una parte importante della fede nell’Essenza e negli attributi di Allah l’Altissimo. Per questo è menzionata nel Corano. Inoltre, considerando la sua importanza, negli hadith è stata considerata un credo permanente dell’Islam.
Il vero significato della fede nel destino è che tutto ciò che esiste di bene e di male nell’universo, o che vi esisterà in futuro, proviene da Allah ed è interamente compreso nella Sua conoscenza. Nessun aspetto, per quanto sottile e impercettibile, del bene o del male è al di fuori della Sua conoscenza. La Sua conoscenza abbraccia ogni cosa. Allah sa, già prima della nascita dell’uomo nel mondo, se egli compirà il bene o il male. Nessun atomo dell’universo può muoversi o agire contro la Sua volontà, né il funzionamento o il movimento di alcuna cosa sottile può rimanere al di fuori della Sua conoscenza. Nessuno possiede neppure la minima capacità di annullare ciò che Allah ha stabilito per qualcuno. Se Egli priva qualcuno di qualcosa, nessuno ha il potere di concedergliela. Solo nelle Sue mani è la determinazione della buona e della cattiva sorte, e la fortuna e la sfortuna degli uomini sono da Lui prestabilite. (Sebbene Allah l’Altissimo conosca ogni cosa della libertà o facoltà che ha concesso all’uomo, per metterlo alla prova sulla terra, di compiere il bene o il male entro i limiti della sua sfera d’azione, tale facoltà non viene annullata. L’insegnamento della religione dell’Islam è che l’uomo compia sempre opere virtuose e non sia negligente nell’obbedienza alla religione. Bisogna astenersi dal tormentarsi sul tema del destino e dal ricercare le sue informazioni complesse. Occorre ricordare soltanto che Allah ha preparato il Paradiso per il credente che compie opere virtuose e l’Inferno per i malfattori. Se, dopo aver creduto, compio opere virtuose, avrò diritto al Paradiso. Ma se, da miscredente, compio il male, sarò gettato nell’Inferno.)
Disse il nobile Profeta:
كتب الله مقاديرالخلائق قبل ان يخلق السموت والارض بخمسين الف سنة قال وكان عرشه على الماء (مسلم)
Allah ha scritto il destino delle Sue creature cinquantamila anni prima della creazione dei cieli e della terra. Egli dice: allora il Trono di Allah era sull’acqua. In altre parole, allora non esisteva alcuna creatura oltre all’acqua. (Muslim)
La fede negli angeli
1. Gli angeli sono creature obbedienti di Allah l’Altissimo. Sono creati dalla luce. Sono al di là della nostra vista. Non sono né femmine né maschi. Allah ha affidato loro diversi incarichi ed essi svolgono proprio quei compiti.
2. Gli angeli non fanno nulla di propria volontà. Non hanno alcun diritto sul governo, sul potere e sull’autorità di Allah. Sono sudditi privi di ogni autonomia rispetto ad Allah. Non appena ricevono da Allah un ordine, si dedicano ad adempiervi senza alcuna esitazione. Non hanno la capacità di fare qualcosa contrario al Suo comando.
3. Essi lodano e glorificano continuamente Allah. Non trasgrediscono alcun comando di Allah e non si stancano mai di glorificarLo ininterrottamente. Giorno e notte proclamano senza sosta la santità di Allah.
4. Gli angeli sono sempre intimoriti e terrorizzati dal timore di Allah. Non riescono nemmeno a concepire la disobbedienza o la ribellione contro Allah.
5. Svolgono con piena responsabilità il compito al quale sono preposti. Non mostrano alcuna negligenza nel dovere né nutrono alcuna intenzione di sottrarsi al lavoro.
6. Solo Allah sa quale sia il loro numero. Tuttavia, ve ne sono quattro molto celebri e vicini ad Allah. Essi sono:
a. Hadrat Jibrā’īl (pace su di lui). Il suo compito era portare il Libro e il messaggio di Allah ai profeti. Questo compito si è concluso, poiché il profeta Muhammad Mustafa (pace e benedizioni su di lui) era l’ultimo dei profeti.
b. Hadrat Isrāfīl (pace su di lui). Egli soffierà nella tromba poco prima del Giorno della Resurrezione.
c. Hadrat Mīkā’īl (pace su di lui). A lui è affidato il compito di far cadere la pioggia e di distribuire il sostentamento alle creature di Allah.
d. Hazrat Azrail (pace su di lui). È incaricato di prendere la vita di ogni essere vivente.
7. Due angeli accompagnano ogni persona. Uno registra le sue buone azioni e l’altro le sue cattive azioni. Sono chiamati «Kiramān Kātibīn» (gli scribi onorati).
8. Due angeli interrogano la persona nella sua tomba dopo la morte. Sono chiamati Munkir e Nakir.
La fede nei Messaggeri
1. Il sistema predisposto da Allah l’Altissimo per trasmettere ai Suoi servi i Suoi comandamenti, le Sue prescrizioni e la Sua guida è chiamato «Risālat». Coloro che trasmettono questa guida e questo messaggio agli uomini sono chiamati profeti, messaggeri o inviati.
2. Il messaggero o profeta trasmette correttamente agli uomini il messaggio di Allah. In questo non commette alcun tradimento: non esagera e non nasconde nulla. Riceve la rivelazione da parte di Allah e adempie pienamente al suo dovere di trasmetterla agli uomini.
3. La «Risālat» è un dono di Allah. Egli lo concede a chi vuole. Questa dignità non è il risultato di alcun desiderio o aspirazione dell’uomo, né di alcuno sforzo o impegno. È un dono speciale di Allah. Egli solo sa da chi riceverà questo grande servizio e in che modo lo riceverà.
4. Il «messaggero» è necessariamente un essere umano. Né gli angeli, né i jinn, né alcun’altra creatura possono ottenere questa dignità. Essi non hanno alcun diritto o influenza su Allah. La loro caratteristica è che Allah li sceglie come Suoi rappresentanti e per adempiere alla responsabilità della Risālat. Egli invia loro la Sua rivelazione.
5. Egli osserva pienamente il codice di vita, o religione, che propone, e diventa il modello e l’esempio della sua chiamata. Non è suo compito invitare gli altri a obbedire alla religione e poi tenersene lontano egli stesso.
6. In ogni epoca è venuto un profeta. Sono venuti per ogni popolo e in ogni paese. Il musulmano crede in tutti i profeti e non nega la profezia di nessuno. Il musulmano riconosce la fede nei profeti e messaggeri menzionati nel Corano e negli hadith e manifesta loro pieno rispetto. Quanto a coloro che non sono menzionati nel Corano e negli hadith, mantiene il silenzio: non afferma che siano stati profeti, né pronuncia parole che possano manifestare disprezzo nei loro confronti.
7. La chiamata di ogni profeta era la stessa. Negare anche uno solo di loro equivale a negarli tutti. Appartenevano tutti alla stessa comunità e tutti portarono lo stesso messaggio.
8. Avere fede nel profeta significa obbedirgli pienamente. Se non si obbedisce al profeta, riconoscerlo soltanto a parole come profeta è del tutto privo di significato.
9. Con il profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) la profezia è giunta al termine. Fino al Giorno della Resurrezione non verrà più alcun profeta. Per questo egli è il Sigillo dei profeti. La sua profezia è destinata a tutto il mondo e rimarrà valida per tutto il tempo in cui esisterà il mondo. Presso Allah troveranno la salvezza soltanto coloro che avranno creduto in lui e vivranno nella sua obbedienza.
10. Per noi, la vita del profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il modello perfetto in ogni ambito dell’esistenza. In materia di religione, il suo comando è definitivo. Il dovere del musulmano è eseguire con tutto il cuore e tutta l’anima ogni ordine che provenga da lui. Deve astenersi da ciò che egli ha proibito. In breve, deve accettare con piena sottomissione ogni sua decisione.
11. Obbedire al Messaggero è in realtà obbedire ad Allah stesso. Disobbedire al Messaggero equivale dunque a disobbedire ad Allah. L’obbedienza al Messaggero, motivata dall’amore per Allah, è la pietra di paragone della fede. La disobbedienza al Messaggero è un segno d’ipocrisia.
12. Il rispetto sincero e l’amore per il Messaggero sono segni della fede. La mancanza di rispetto e la maleducazione nei suoi confronti annullano tutte le buone opere. È preciso dovere del musulmano amare il Messaggero non soltanto più dei genitori, dei figli e dei parenti, ma persino più della propria vita.
Il Corano dice: النَّبِيُّ أَوْلَى بِالْمُؤْمِنِينَ مِنْ أَنْفُسِهِمْ
Il Profeta è più caro ai credenti delle loro stesse vite. (Al-Ahzab: 6)
13. Una chiara esigenza della fede nella Missione profetica è che ogni musulmano reciti la benedizione sul Profeta Mustafa (s.a.s.) e preghi per lui.
La fede nei Libri celesti
1. Allah l’Altissimo ha fatto scendere numerosi Libri, grandi e piccoli, per guidare i Suoi servi. In questi Libri ha esposto la religione e ha stabilito norme per condurre la vita. I profeti hanno spiegato con chiarezza il significato essenziale di questi Libri e lo hanno messo in pratica personalmente.
2. Bisogna credere in tutti i Libri celesti, perché il loro insegnamento fondamentale era unico e comune a tutti. In altre parole, è stato comandato: adorate Allah e tenetevi lontani dalla miscredenza e dall’associazionismo.
3. Tra i Libri celesti, quattro sono famosi: furono fatti scendere su quattro celebri profeti. Essi sono:
a. La Torah. Fu fatta scendere sul profeta Mosè (a.s.).
b. Zabur. Fu rivelato a Hazrat Davud (a.).
c. Injil. Fu rivelato a Hazrat Isa (a.).
d. Il Nobile Corano. Fu rivelato all’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad Mustafa (s.a.s.).
4. Tra i Libri celesti, soltanto il Nobile Corano esiste intatto nella sua forma e configurazione originarie, con ogni sua parola, lettera e segno vocalico originali, e sarà conservato così fino al Giorno del Giudizio. Allah stesso ha promesso di proteggerlo. Anche se alcuni ingiusti e peccatori, che Allah ce ne guardi, bruciassero tutte le copie del Corano, esso rimarrebbe comunque preservato. Ciò è dovuto al fatto che in ogni epoca e in ogni paese vi sono stati, vi sono e vi saranno milioni di musulmani nel cui petto il Corano era, è e sarà conservato intatto.
5. Gran parte degli altri tre Libri celesti è stata alterata. Nessuno di essi esiste oggi nella sua forma originaria. Innanzitutto, questi Libri furono compilati molto tempo dopo che quei Profeti avevano lasciato questo mondo.
In secondo luogo, persone traviate e dedite alla ricerca dei propri interessi mondani hanno aggiunto agli insegnamenti esposti in questi Libri alcune cose contrarie agli insegnamenti fondamentali della religione e hanno eliminato quelle questioni che erano contrarie ai loro interessi. Perciò oggi esiste un solo mezzo preservato, affidabile e universalmente accettato per conoscere la vera religione di Allah e metterla in pratica, ed è il Nobile Corano. Nessuno può sottomettersi alla vera religione di Allah negandolo e senza dipendere da esso. L’umanità, fino al Giorno del Giudizio, deve credere in questo Libro. Senza credere in esso, la salvezza è assolutamente impossibile.
6. Nessuno ha il diritto di apportare modifiche o aggiunte al Sacro Corano. Anche il compito del Profeta consisteva soltanto nell’osservarlo correttamente. Ricavare dal Sacro Corano significati conformi ai propri desideri e utilizzare i suoi versetti per i propri interessi mediante interpretazioni e spiegazioni è un’azione tipica degli empi.
7. Nel Corano si trova la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Non esiste alcun aspetto della vita individuale o sociale riguardo al quale il Corano non abbia fornito una guida chiara. Perciò, in qualsiasi ambito della vita, ignorare il Corano e costruire la propria vita secondo principi diversi da quelli da esso stabiliti è traviamento e una dichiarazione di ribellione contro il Corano.
La fede nell’Aldilà
1. La vita dell’essere umano non è soltanto la vita di questo mondo. Al contrario, dopo la morte e la resurrezione inizierà una seconda vita, che sarà eterna e dopo la quale la morte non toccherà più nessuno. Questa vita sarà estremamente felice oppure estremamente dolorosa e sofferta, secondo le azioni di ciascuno. Credere in questa vita è ciò che si definisce fede nell’Aldilà.
2. Dopo la morte, i due angeli Munkar e Nakir verranno presso ogni defunto e gli domanderanno:
«Dimmi, chi è il tuo Signore?»
«Dimmi, qual è la tua religione?»
Mostrando il Profeta Mustafa (s.a.s.), diranno: «Dimmi, chi è costui?»
Questa è la prima tappa dell’esame dell’Aldilà.
3. Un giorno, quando verrà suonata la tromba, l’intero universo sarà sconvolto. La terra tremerà violentemente e continuerà a tremare tutta fremente. Il sole e la luna entreranno in collisione. Le stelle, prive di luce, si disperderanno e si sparpaglieranno in ogni direzione. Le montagne e i monti voleranno come cotone cardato. Tutti gli esseri viventi dei cieli e della terra moriranno e l’intero universo sarà completamente distrutto.
4. Poi, per ordine di Allah, sarà suonato una seconda volta il corno. Allora tutti i morti torneranno in vita. Verrà all’esistenza un mondo nuovo. Questa volta la vita degli esseri umani sarà eterna. Questo è il Giorno del Qiyāma, e sarà un giorno terribilmente spaventoso. Gli esseri umani saranno presi dal terrore e dallo sgomento. Il loro sguardo sarà rivolto verso il basso. Ognuno attenderà il proprio destino.
5. Tutti gli esseri umani saranno riuniti nella piana del Ḥashr davanti ad Allah. Quel giorno Allah siederà sul seggio del giudizio. Il potere e la sovranità apparterranno unicamente a Lui. Nessuno avrà il coraggio di aprire bocca senza il Suo permesso. Allah chiederà conto a ciascuno separatamente. Egli emetterà il giudizio corretto sulla base della Sua conoscenza, del Suo sano giudizio e della Sua giustizia. A ciascuno sarà data la giusta e meritata ricompensa. Nessuno subirà la benché minima ingiustizia.
6. I registri delle opere dei servi virtuosi saranno consegnati nella loro mano destra, mentre quelli dei peccatori nella loro mano sinistra. I virtuosi otterranno la salvezza e il successo, mentre i peccatori resteranno delusi e sconfitti. I volti dei vittoriosi risplenderanno di gioia. Al contrario, i volti dei peccatori saranno oscurati e anneriti dal dolore e dalla sofferenza. I virtuosi e i devoti godranno in Paradiso della gioia e della soddisfazione dell’anima, mentre i ribelli ad Allah saranno gettati in una fornace ardente.
7. Il verdetto di quel giorno sarà saldo e irrevocabile. Nessuno potrà sfuggirgli. Nessuno potrà ingannare Allah dicendo il falso o accampando qualche scusa. Né un walī né un profeta potranno intercedere ingiustamente per qualcuno. Soltanto colui al quale Allah darà il permesso potrà parlare per la shafāʿa, cioè l’intercessione. Si intercederà soltanto per colui per il quale Allah avrà autorizzato l’intercessione. A nessuno sarà data l’opportunità di tornare una seconda volta nel mondo per compiere buone opere e rendere prospera la vita dell’Aldilà. Né il pianto né i lamenti di qualcuno potranno salvare alcuno dal castigo dell’Inferno.
8. Le opere di ogni essere umano nel mondo vengono registrate. Tutto ciò che diciamo e facciamo viene annotato dagli angeli di Allah. Non appena una parola esce dalla bocca, l’angelo la registra fedelmente.
9. Quel giorno nessuna opera dell’essere umano resterà nascosta allo sguardo di Allah. Sia che essa sia incisa in una dura pietra, anche della grandezza di un seme di senape, sia che si trovi nell’aria e nel cielo, oppure nascosta in uno strato oscuro delle profondità della terra, quel giorno Allah la porterà alla luce e la presenterà. Quel giorno ognuno sarà condotto davanti ad Allah.
10. Ai credenti abitanti del Paradiso saranno concessi beni di felicità incomparabili e inesauribili, quali nessun occhio ha mai visto, di cui nessun orecchio ha mai udito parlare e che nessun cuore ha mai neppure immaginato. Ovunque andranno, da ogni parte si udranno soltanto voci che diranno: «Salām, salām! Benvenuti, benvenuti!». Non saranno mai privati di questa gioia e felicità. Il loro dono più grande sarà che Allah concederà loro la Sua dīdār, la visione di Lui, e dirà: «O Miei servi, oggi vi dichiaro la Mia soddisfazione. D’ora in poi non sarò mai più adirato con voi».
11. I ribelli ad Allah saranno gettati nella fornace ardente dell’Inferno, le cui fiamme divampano furiosamente. Il fuoco li circonderà e non potranno mai fuggire da lì. Non moriranno, così da liberarsi dal tormento, né resteranno vivi per godere della vita. Nella disperazione desidereranno la morte in ogni istante, ma la morte non li raggiungerà mai. Il fuoco dell’Inferno continuerà a infuriarsi e non si spegnerà mai. Quando gli abitanti dell’Inferno, tormentati dalla sete, si agiteranno, verrà loro dato da bere metallo fuso rovente, che brucerà i loro volti. Oppure verrà loro dato qualcosa che non riuscirà a passare attraverso la gola. Al loro collo saranno posti collari di fuoco e indosseranno abiti di catrame e di fuoco. Per la fame saranno costretti a mangiare cibo spinoso. Allah sarà terribilmente adirato con loro.
12. Allah l’Altissimo possiede la conoscenza esatta di chi sarà tra gli abitanti del Paradiso e chi tra quelli dell’Inferno. Tuttavia, il Nobile Profeta (s.a.s.) ha spiegato chiaramente quali opere conducono una persona in Paradiso. Allo stesso modo, ha spiegato chiaramente quali opere hanno come conseguenza l’Inferno. In questo mondo non possiamo dichiarare con certezza che qualcuno sia destinato al Paradiso, eccetto quei fortunati ai quali il Santo Profeta (s.a.s.) ha annunciato la buona novella del Paradiso. Tuttavia, osservando buoni segni, si può certamente sperare nella misericordia di Allah.
13. Se vuole, Allah può perdonare qualsiasi peccato. Il Corano dice che Allah non perdonerà i peccati del kufr e dello shirk. Tuttavia, se ci si pente con cuore sincero, Egli perdonerà. (Sura al-Furqan).
14. Se una persona abbraccia la fede o si pente dei peccati in qualunque momento della vita, Allah accetta la sua fede e il suo pentimento. Ma, al momento della morte, quando compaiono gli angeli del castigo, non saranno accettati né la fede né il pentimento.
Credenze e concezioni non islamiche
Per diventare musulmani è assolutamente necessario conoscere pienamente le credenze e le concezioni islamiche, credere in esse volontariamente e consapevolmente, e riformare e costruire la propria vita sulla loro base. Allo stesso modo, è necessario conoscere pienamente anche le credenze e le concezioni non islamiche contrarie all’Islam e alla fede. Se non si riesce a purificare la mente e il cuore da tali credenze e concezioni, è assolutamente impossibile adempiere alle esigenze dell’Islam e condurre una vera vita islamica.
Di seguito vengono descritte brevemente quelle concezioni e credenze non islamiche dalle quali un musulmano può mantenersi libero e puro con piena consapevolezza.
1. Apprezzare le concezioni e le azioni del kufr, esserne orgogliosi e incoraggiare anche altri a seguirle è assolutamente contrario alla fede. Bisogna pentirsene al più presto.
2. Mostrare disprezzo verso la vera morale della religione islamica e i suoi segni distintivi, deriderli e parlarne con disprezzo e odio. Fare dichiarazioni insolenti contro l’Islam è una forma di ipocrisia della peggiore specie. Tollerare discorsi di questo genere e non manifestare, con le parole e con le azioni, il proprio sdegno verso di essi significa mancare di rispetto ad Allah e al Suo Messaggero, mostrare disobbedienza verso la religione e rivelare così una gravissima debolezza della fede.
3. Dopo essere venuti a conoscenza dei segni di Allah e del Suo nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), mostrare un atteggiamento inflessibile nel seguire le usanze degli antenati e le consuetudini sociali, e considerare umiliante obbedire agli ordini di Allah e del Suo Messaggero, è il risultato di una dottrina, di una fede e di un modo di pensare contrari all’Islam. Tutto ciò non ha il minimo rapporto con la fede.
4. Interpretare a proprio piacimento gli ordini e le disposizioni di Allah e del Messaggero, deformandone il significato per renderlo conforme ai propri interessi, e tenersi lontani dall’osservare alla lettera i comandi e i divieti di Allah e del Messaggero, è un atto di estrema ipocrisia.
5. Criticare gli ordini e le disposizioni di Allah e del Suo Messaggero, cercarvi dei difetti, ritenerli inadatti ai tempi moderni e dire cose come: «Queste sono pratiche dell’epoca dell’ignoranza», sono tutte conseguenze di un pensiero deviato, che non ha alcun rapporto con la fede.
6. I miscredenti in Allah accumulano ricchezze senza distinguere tra ciò che è lecito e ciò che è illecito e vivono una vita piena di divertimenti. Se, vedendo ciò, un musulmano si vergogna della propria fede e dice: «Ah, se non fossi stato musulmano, anch’io avrei potuto godermi il mondo», allora tali pensieri, concezioni e parole devono essere considerati il risultato di un modo di pensare contrario all’Islam. È assolutamente necessario proteggere la propria fede da tutto questo.
7. Considerare i divieti e le restrizioni della Legge islamica un ostacolo al progresso, essere orgogliosi di far lavorare le donne fianco a fianco con gli uomini in ogni ambito della vita, essere orgogliosi vedendo le donne rispettabili della propria casa stringersi la mano, conversare senza imbarazzo e intrattenere rapporti reciproci, e considerare tutto ciò progresso, è una forma spudorata di irreligiosità. Questo è del tutto contrario al rispetto di sé e al senso dell’onore religioso.
8. Non solo essere negligenti nell’acquisire l’istruzione e la formazione religiosa e accontentarsi dell’ignoranza riguardo all’Islam, ma anche dichiararsi incapaci di praticare l’Islam proprio a causa della propria ignoranza: questo è un modo di pensare arrogante che distrugge la fede e la dottrina di un musulmano.
9. Considerare chiunque altro oltre ad Allah il padrone e l’arbitro di profitto e perdita, onore e disonore, progresso e declino e simili è contrario alla fede nell’unicità divina.
10. Nutrire nel cuore timore per chiunque altro oltre ad Allah, confidare in qualcuno, riporre speranza in qualcuno o credere che qualcun altro abbia il potere di determinare l’ascesa e la caduta della vita umana distrugge la fede.
11. Considerare qualcuno diverso da Allah come tutore, patrono, esecutore degli affari, appagatore dei bisogni, allontanatore delle calamità, ascoltatore delle invocazioni, aiutante e protettore è contrario al credo tawhidico.
12. Chiedere a qualcuno informazioni sul futuro e credervi annulla la fede.
13. Considerare qualcuno diverso da Allah ḥāḍir-nāẓir, cioè ritenere che conosca tutto ciò che è nascosto e manifesto, è contrario al credo islamico.
14. Invocare qualcuno diverso da Allah per ottenere l’appagamento dei propri desideri, chiedere a qualcuno sostentamento e figli, lasciare in suo nome una ciocca di capelli dopo aver forato il naso e le orecchie del bambino e fare voti in nome di qualcuno è puro shirk.
15. Lasciare liberi animali in nome di qualcuno diverso da Allah, sacrificarli, compiere pratiche di bidʿa per salvare un figlio, porre un’arma presso il capo di un neonato per proteggerlo e temere un’altra forza per la vita del figlio sono tutte forme di shirk e contrarie al tawhid.
16. Considerare indispensabili, durante il matrimonio, la nascita di un figlio e la circoncisione, pratiche che l’Islam non ha ritenuto indispensabili è una mentalità non islamica e superstiziosa.
17. Incolpare Allah per le malattie e la morte, pronunciare affermazioni sconvenienti e irriverenti e nutrire cattivi pensieri nei confronti di Allah annulla la fede.
18. Non sperare nella misericordia di Allah dopo essere caduti in calamità straordinarie e aver subito ripetutamente calamità e diversi incidenti, e ritenere Allah privo di misericordia — Allah ce ne scampi — è una manifestazione di una mentalità kufr. Se simili sussurri satanici sorgono nel cuore, bisogna pentirsi immediatamente con cuore sincero.
19. Stare in piedi davanti a qualcuno con le mani giunte, prosternarsi davanti a qualcuno e inchinare il capo davanti a qualcuno sono shirk.
20. Baciare una tomba, stare davanti a essa con le mani giunte, appoggiare la fronte sulla tomba e ogni altra pratica di questo genere sono tutte contrarie al credo del tawhid e costituiscono una gravissima offesa.
21. Conservare presso di sé, per ottenere la benedizione, il ritratto di un pir, mettergli una ghirlanda di fiori e mostrargli venerazione sono puro shirk.
22. Cercare rifugio presso qualcuno diverso da Allah e dichiarare di credere che egli abbia il potere di cambiare la situazione è assolutamente shirk. [Fermare l’auto o il veicolo passando accanto alla tomba di una persona morta per mostrarle rispetto, fare offerte votive sulla sua tomba credendo che quella persona possa proteggere dagli incidenti e credere che, se non si fanno tali offerte, possa adirarsi e far piombare su qualcuno una disgrazia: tutto ciò è shirk in senso pieno — il traduttore.]
23. Considerare gli ordini e i divieti di qualcuno equivalenti agli ordini e ai divieti di Allah, dare priorità alle sue direttive, ritenere che qualcun altro abbia il diritto di modificare in più o in meno le norme della sharia, considerare qualcuno al di sopra della sharia o ritenere che egli possa abrogare una qualsiasi norma della sharia: tutto ciò è assolutamente shirk.
24. Fare il tawaf attorno alla casa o alla tomba di qualcuno e venerare un luogo considerandolo come la Kaaba Sharif sono manifestazioni di un credo contrario all’Islam.
25. Dare nomi come Ali Bakhsh, Nabi Bakhsh, Husain Bakhsh, Abdunnabi e simili, e invocare qualcuno chiamandolo Ya Ghaus ul-Madad, Ya Wali ul-Madad e con nomi simili, è contrario al credo del tawhid.
26. Ritenere corrette le leggi create dagli uomini rispetto alla legge di Allah, seguirle, considerarle obbligatorie, impegnarsi e adoperarsi per mantenerle intatte, nonché esserne sostenitori e collaboratori, è completamente contrario alla fede e al pensiero islamico.
27. Ritenere sufficiente, per la salvezza nell’Aldilà, instaurare un rapporto con un pīr o un walī invece della fede e delle opere, e ritenere che, grazie alla sua intercessione, tutto si sistemerà, oppure che egli possa esercitare su Allah un’influenza tale da far prendere le decisioni come desidera: questa è una credenza assolutamente contraria all’Islam.
28. Ritenersi completamente costretti a commettere peccati o a compiere opere buone, e ritenere che il servo non abbia alcun potere di fare il bene o il male, che tutto il bene e il male siano compiuti da Allah e che il servo agisca soltanto per costrizione: questa è una concezione e una credenza assolutamente contraria all’Islam. Con questa convinzione, anche credere nell’Aldilà diventa privo di significato.
29. Ritenersi pienamente capaci di compiere ogni azione e pensare che, in tutto ciò che l’essere umano fa, Allah non abbia alcun ruolo, e che l’essere umano abbia piena facoltà di compiere ogni azione: questa è una concezione contraria all’Islam. È necessario mantenere il cuore puro da tali concezioni.
30. Non ritenere i profeti e gli inviati impeccabili, attribuire loro un’azione malvagia o considerarli gli autori dei Libri celesti: questa è una credenza contraria all’Islam.
31. Criticare i nobili Compagni, ricercare i loro difetti e le loro mancanze, mostrare loro mancanza di rispetto o sminuire la loro dignità: questa è una concezione contraria all’Islam. È necessario pentirsi di tali concezioni.
32. Allah e il Suo Messaggero hanno descritto in modo dettagliato e chiaro tutte le questioni riguardanti la religione. Inventare ora qualcosa di nuovo riguardo alla religione attraverso il kashf e l’ilhām, oppure attraverso i sogni o la propria conoscenza e il proprio intelletto, introdurlo nella pratica e ritenerlo necessario è bidʿa. La bidʿa è un grave peccato e traviamento.
33. Quando si è colpiti da calamità, dolore e sofferenza, definire buona o cattiva la propria sorte, pronunciare parole contro il destino e dire cose come: «Che posso dire? Il mio destino è cattivo», «Allah aveva scritto questo sulla mia fronte», «È forse questa la mia sorte, da dover mai vedere il volto della felicità?» significa nutrire cattivi pensieri riguardo ad Allah e commettere insolenza nei Suoi confronti. È necessario mantenersi puri da tali concezioni e affermazioni contrarie all’Islam. Essere soddisfatti di ogni atto di Allah e accettare di buon animo ogni Sua decisione è un segno della fede autentica.
Capitolo sulla tahārat
Tahārat
Dopo essere stato insignito della dignità profetica, nella prima rivelazione fatta al Profeta Mustafa (s.a.) per spronarlo ad assolvere il suo compito profetico, subito dopo l’insegnamento del tawḥīd fu impartito l’ordine di adottare una purezza e una pulizia complete (tahārat).
وَثِيَابَكَ فَطَهِّر )المدثر-4)
Mantieni te stesso puro, incontaminato e pulito (al-Muddaththir, 4).
ثياب è il termineثوب è il plurale del termine. Il cui significato letterale è «abito». Tuttavia, quiثياب (siyāb) non indica soltanto gli abiti. Piuttosto, indica il corpo, gli abiti, la mente e l’intelletto; in breve, l’intera persona. Nella lingua araba, طاهر الثوب è chiamata la persona che è al di sopra di ogni difetto, mancanza e impurità. Il senso dell’ordine coranico è che l’impurità dei propri abiti, del corpo, della mente e dell’intelletto consiste nelle dottrine e nei pensieri erronei dello shirk e del kufr, e nel loro riflesso sul carattere. L’impurità del corpo e degli abiti consiste in una sporcizia e un sudiciume percepibili e ripugnanti per il buon gusto, che inoltre la Sharīʿa ha dichiarato impuri (najis).
Tenendo presente questa importanza della purezza, il Sacro Corano esorta ripetutamente gli uomini a praticarla. In due passi del Corano, Allah l’Altissimo afferma che coloro che preservano la purezza e la pulizia sono i Suoi servi prediletti.
وَاللَّهُ يُحِبُّ الْمُطَّهِّرِينَ
Allah ama coloro che si mantengono puri e puliti (al-Tawba, 108).
إِنَّ اللَّهَ يُحِبُّ التَّوَّابِينَ وَيُحِبُّ الْمُتَطَهِّرِينَ
Allah ama coloro che si pentono ripetutamente e rimangono puri e puliti (al-Baqara: 222).
Il Profeta benedetto (pace e benedizioni su di lui) fu egli stesso un esempio incomparabile di purezza e pulizia. Esortò con particolare insistenza la comunità alla purezza e alla pulizia e, illustrandone in vari modi l’importanza, la incoraggiò a mantenersi pulita. Egli disse: «La purezza e la pulizia sono metà della fede (الطهور شطر لايمان)». In seguito spiegò dettagliatamente e con chiarezza le relative norme, prescrizioni e modalità. Non solo: le mise in pratica nella propria vita, adempiendo pienamente al dovere di farle comprendere e assimilare ai suoi seguaci. Pertanto, è dovere imprescindibile di ogni musulmano ricordare e seguire quelle sue preziose indicazioni e, conformemente a esse, mantenere puro e pulito il proprio ẓāhir e bāṭin (l’aspetto esteriore e quello interiore). È inoltre dovere imprescindibile di ciascuno purificare la mente e il cuore dalle dottrine e correnti di pensiero errate, nonché dalle credenze dello shirk e della miscredenza, e mantenere il proprio corpo, gli abiti e ogni altra cosa a essi connessa liberi da ogni forma di impurità e sporcizia. Le credenze dello shirk e della miscredenza sono state illustrate nel capitolo precedente. Nelle pagine successive vengono esposte le norme relative alle impurità manifeste.
A questo proposito bisogna ricordare bene che il criterio per stabilire ciò che è puro e ciò che è impuro è la Sharīʿa di Allah. Nessuno ha il diritto di aggiungere o togliere alcunché in base alla propria conoscenza, coscienza o gusto personale. Sono pure esclusivamente le cose che la Sharīʿa ha dichiarato pure, e verità è soltanto ciò che la Sharīʿa ha proclamato tale. Allo stesso modo, sono certamente false e impure le cose che la Sharīʿa ha dichiarato false e impure. Inoltre, la purezza si consegue esclusivamente mediante i metodi e le procedure che la Sharīʿa ha stabilito per purificare e per ottenere la purezza. Stabilire secondo i propri gusti e le proprie concezioni personali un criterio per distinguere il puro dall’impuro, e rendere difficile la semplice e agevole Sharīʿa di Allah a causa di superstizioni e dubbi infondati, non significa soltanto gettare se stessi in enormi difficoltà, ma anche cadere in una gravissima deviazione e privarsi della corretta comprensione della religione. A causa di tali idee e comportamenti errati si vedono spesso conseguenze disastrose, e la gente finisce per considerare la Sharīʿa una grande disgrazia personale, allontanandosi così dalla religione islamica.
Descrizione delle impurità
La najāsat (نجاست) significa sporcizia, insudiciamento e impurità. È l’opposto della ṭahārat (طهارت) o purezza. Per conoscere il significato, i metodi, le norme e le questioni della ṭahārat, è anzitutto necessario comprendere il significato della najāsat, le sue categorie e le procedure per purificarla. Per questo vengono innanzitutto illustrate le norme relative alla najāsat e le questioni a essa connesse.
Categorie delle impurità
Le impurità sono di due tipi: najāsat ḥaqīqiyya e najāsat ḥukmiyya. Le norme, le prescrizioni e le questioni relative alle due categorie sono distinte. Per conseguire la purezza è estremamente necessario comprendere bene e ricordare le relative norme e questioni.
Impurità reale (najāsat ḥaqīqiyya)
Si definiscono impurità gravi (najāsat ghalīẓa) quelle cose la cui impurità non può essere in alcun modo messa in dubbio. La natura umana le detesta e la Sharīʿa le dichiara impure. La loro impurità e la loro ripugnanza sono percepite in modo particolarmente intenso; per questo la Sharīʿa ha stabilito disposizioni rigorose al riguardo. Di seguito vengono elencate alcune impurità gravi.
1. Il maiale. Ogni sua parte è un’impurità grave, sia che esso sia vivo sia che sia morto.
2. L’urina, le feci e lo sperma umani; qualunque sostanza liquida fuoriesca dall’orifizio urinario; lo sperma di tutti gli animali; nonché l’urina e le feci dei bambini piccoli.
3. Il sangue dell’uomo o degli animali.
4. Il vomito, indipendentemente dall’età della persona.
5. Il sangue che fuoriesce dall’orifizio urinario delle donne.
6. Qualunque sostanza liquida fuoriesca dall’orifizio urinario delle donne.
7. Il pus, il siero o qualsiasi altra sostanza liquida che fuoriesca da una ferita.
8. Il sudore e la saliva degli animali il cui avanzo è impuro.
9. La carne, il grasso e simili, nonché la pelle degli animali morti senza essere stati macellati secondo il rito, sono najasat ghaliza. Tuttavia, se la pelle viene conciata (tanning), diventa pura. Allo stesso modo, sono puri gli elementi in cui non circola il sangue, come le corna, i denti, gli zoccoli e simili.
10. Il latte degli animali proibiti, sia vivi sia morti, e il latte degli animali morti, siano essi leciti o proibiti.
11. Le sostanze liquide che fuoriescono dal corpo di un animale morto.
12. L’estratto che fuoriesce da una sostanza impura o qualsiasi sostanza dello stesso genere.
13. L’urina e le feci di tutti gli animali, eccetto gli uccelli. Lo sterco di mucche, bufali, elefanti, cavalli, asini, muli e simili; gli escrementi di cammelli, capre e simili. Le feci degli uccelli incapaci di volare, come anatre, galline e simili. L’urina e le feci di tutti gli animali predatori.
14. Il vino e le altre sostanze liquide inebrianti.
15. La pelle del serpente.
16. La saliva nella bocca del defunto.
17. Il sangue che scorre dal corpo del martire.
Najasat khafifa
Sono considerate najasat khafifa quelle sostanze la cui impurità è relativamente lieve. In base ad alcune prove della Sharia, sorge qualche dubbio riguardo alla loro purezza. Per questo, nella Sharia, il giudizio su di esse è alquanto più mite. Di seguito vengono elencate le sostanze la cui impurità è najasat khafifa.
1. L’urina degli animali halal, come bovini, bufali, capre e simili.
2. L’urina del cavallo.
3. Gli escrementi degli uccelli haram, come corvi, nibbi, falchi e simili. Tuttavia, l’urina e gli escrementi del pipistrello sono puri.
4. Se gli escrementi di un uccello halal sono maleodoranti.
5. Se un’impurità lieve si mescola con un’impurità grave, tutto diventerà impurità grave, per quanto piccola possa essere la quantità dell’impurità grave.
Metodo per purificarsi dall’impurità reale
Le cose che diventano impure sono di diversi tipi, e allo stesso modo sono diversi anche i metodi per purificarle. Alcune cose rimangono solide; alcune sono leggere e vengono trascinate via; alcune si asciugano con l’umidità; alcune non si asciugano oppure si asciugano solo in minima parte; in alcuni casi lo sporco scompare completamente, mentre in altri no. Per questo è necessario comprendere bene le regole e i metodi per purificarle.
Regole per purificare la terra e simili
1. Se la terra diventa impura, sia a causa di escrementi scarsi o liquidi, sia a causa di escrementi densi e compatti, in entrambi i casi diventerà pura una volta asciutta. Tuttavia, non è corretto eseguire il tayammum su una terra di questo tipo.
2. Prima che la terra impura si asciughi, bisogna versarvi abbondante acqua, in modo che l’acqua scorra via. Oppure, dopo avervi versato l’acqua, bisogna assorbirla con un panno o con qualcos’altro, affinché non rimangano tracce né odore degli escrementi. Anche in questo modo la terra diventerà pura. Naturalmente, è opportuno ripetere tale procedimento tre volte.
3. La terra, le zolle, la sabbia, le pietre e simili diventano pure una volta asciutte. Anche una pietra non liscia che assorbe le sostanze liquide diventa pura una volta asciutta.
4. L’erba, le colture e le piantine germogliate dalla terra diventano pure dopo essersi asciugate, se erano diventate impure.
5. Le cose saldamente fissate al suolo, come muri, colonne, recinzioni, stipiti e simili, diventano pure quando si asciugano.
6. Anche se la terra impura viene rivoltata, diventa pura.
7. Se una fornace diventa impura a causa delle feci, diventa pura accendendo il fuoco e facendo scomparire le tracce dell’impurità.
8. Sulla terra impura si deve versare della terra e coprire le feci in modo che non se ne senta l’odore; allora diventa pura. Tuttavia, su di essa non si può fare il tayammum.
9. Un recipiente fatto di terra impura rimane impuro finché è crudo. Quando, asciugandosi, diventa cotto, allora diventa puro.
10. La terra impastata con sterco è impura. Non è lecito pregare su di essa se non vi si stende sopra qualcosa.
non può assorbire l’impurità
Metodo per purificare tali oggetti
1. Se oggetti metallici, come spade, coltelli, lame, specchi, oro, argento e altri gioielli metallici, oppure utensili e ciotole di rame, ottone, alluminio e acciaio, diventano impuri, si purificano strofinandoli e sfregandoli con la terra oppure asciugandoli accuratamente con un panno umido. Bisogna strofinarli e asciugarli in modo tale che non rimanga alcuna traccia né odore dell’impurità. Naturalmente, gli oggetti non devono essere decorati.
2. Piatti, ciotole o pentole di porcellana, vetro o pietra liscia, oppure vecchi piatti, ciotole e pentole usati che non assorbono l’impurità, si purificano strofinandoli e sfregandoli con la terra oppure asciugandoli con un panno umido. Bisogna farlo in modo che non rimanga alcuna traccia dell’impurità. Naturalmente, ciò vale solo se non sono decorati.
3. Gli oggetti metallici o di porcellana si purificano lavandoli tre volte con acqua.
4. Se tali oggetti sono decorati, come gioielli oppure piatti e ciotole decorate, non si purificano semplicemente strofinandoli o asciugandoli con un panno umido; devono essere lavati con acqua.
5. Piatti, ciotole o altri oggetti metallici, come lame, coltelli, pinze, catene e simili, si purificano mettendoli nel fuoco.
6. Piatti e ciotole di terracotta o di pietra si purificano mettendoli nel fuoco.
7. Se su una stuoia, uno sgabello, uno sgabello o una panca, oppure su un oggetto simile, cade sporcizia solida o liquida, non si purifica semplicemente asciugandola con un panno umido. Bisogna lavarla con acqua.
Regole per purificare le cose che assorbono l’impurità
1. Se i calzini, le scarpe o altri oggetti di pelle diventano impuri e l’impurità è solida, come sterco, feci, sangue, sperma e simili, diventano puri raschiando o strofinando via l’impurità. Se invece l’impurità è liquida e, una volta asciutta, non è visibile, non saranno puri senza lavarli. Per lavarli, dopo ogni lavaggio bisogna aspettare tanto che l’acqua smetta di gocciolare. Bisogna lavarli tre volte in questo modo.
2. Se diventano impuri recipienti nuovi di terracotta (piatti, ciotole, brocche), recipienti di pietra che assorbono l’acqua, oppure piatti, ciotole o utensili di legno nei quali l’impurità penetra, per purificarli bisogna lavarli tre volte e, ogni volta, lasciarli asciugare finché l’acqua smetta di gocciolare. Tuttavia, lavandoli sotto acqua corrente, non è necessario rispettare questa condizione. Dopo averli lavati bene, è sufficiente che tutta l’acqua sia defluita.
3. Se i cereali alimentari diventano impuri, bisogna lavarli tre volte e asciugarli ogni volta. Se l’impurità è densa e si è raccolta in un unico punto, è sufficiente rimuoverla. Per esempio, se un gatto ha defecato sopra un mucchio di cereali e le feci si sono asciugate e indurite, è sufficiente rimuoverle. Al massimo, se si sospetta che ne sia rimasta qualche traccia sugli altri cereali, bisogna lavarli tre volte.
4. Se l’impurità entra in contatto con un indumento, bisogna lavarlo tre volte con acqua e strizzarlo bene ogni volta. Anche se, dopo averlo strizzato e lavato bene, rimangono cattivo odore o macchie, non c’è nulla di male: l’indumento sarà puro.
5. Se lo sperma entra in contatto con un indumento e si asciuga, l’indumento diventa puro raschiandolo via oppure strofinandolo energicamente. Se invece lo sperma non è asciutto, l’indumento diventa puro lavandolo tre volte con acqua. Se, dopo aver urinato e essersi lavati con acqua, fuoriesce dello sperma, bisogna lavare di nuovo l’indumento. Se lo sperma è molto liquido e si asciuga, sarà sufficiente lavarlo per purificarlo.
6. Le sostanze liquide simili all’acqua, se non sono oleose, possono essere usate per lavare e purificare l’impurità che ha contaminato un indumento.
7. Quando si lava un indumento sotto acqua corrente, non è necessario strizzarlo. È sufficiente che l’acqua passi da un lato all’altro dell’indumento.
8. Se il tessuto è tale che si strapperebbe strizzandolo con forza, bisogna lavarlo tre volte. Poi lo si deve premere con la mano o in altro modo, così che l’acqua fuoriesca senza strappare il tessuto.
9. Se dell’olio impuro, del burro chiarificato o un altro tipo di olio finisce su un tessuto, il tessuto diventa puro dopo essere stato lavato tre volte, anche se l’untuosità dell’olio rimane nel tessuto. L’impurità mescolata all’olio viene purificata lavandola tre volte.
10. Se un tessuto diventa impuro a causa del grasso di un animale morto, non è sufficiente lavarlo tre volte. Bisogna eliminare l’untuosità e poi lavarlo nuovamente.
11. Se un’impurità finisce su una stuoia, su un grande tappeto, su una moquette o su un altro tipo di giaciglio che non può essere strizzato, il modo di purificarlo è versarvi sopra dell’acqua tre volte. Dopo aver versato l’acqua ogni volta, bisogna lasciarlo asciugare. Per asciutto si intende che, appoggiandovi sopra qualcosa, questa non si bagni.
12. Se un recipiente vuoto e cavo diventa impuro e ha assorbito l’impurità, per purificarlo bisogna riempirlo d’acqua. Se nell’acqua si vedono tracce o effetti dell’impurità, bisogna svuotarlo e riempirlo di nuovo. Finché nell’acqua rimane anche solo una traccia di impurità, bisogna continuare a svuotarlo e a riempirlo con acqua nuova. Quando il colore e il cattivo odore dell’impurità saranno scomparsi, il recipiente sarà puro.
13. Per purificare un tessuto tinto con un colorante impuro, bisogna lavarlo tante volte finché l’acqua non esca limpida. Dopodiché il tessuto sarà puro, indipendentemente dal fatto che il colore sia rimasto o meno.
Metodo per purificare sostanze liquide e oleose
1. Se si produce sapone da grasso o olio impuro, il sapone diventa puro.
2. Se l’olio o il burro chiarificato sono impuri, bisogna aggiungere una quantità d’acqua pari a quella dell’olio o del burro chiarificato e farli bollire. Quando l’acqua sarà evaporata, bisogna aggiungere nuovamente la stessa quantità d’acqua e far bollire. Ripetendo questa operazione tre volte, diventeranno puri. In alternativa, si può aggiungere acqua all’olio o al burro chiarificato. L’olio o il burro chiarificato saliranno in superficie. A quel punto bisogna rimuoverli dalla superficie, aggiungere nuovamente acqua e ripetere l’operazione tre volte; così diventeranno puri.
3. Se il miele, lo sciroppo o la bevanda zuccherata sono impuri, bisogna aggiungervi acqua e farli bollire. Quando l’acqua sarà evaporata, bisogna aggiungerne nuovamente. Ripetendo questa operazione tre volte, diventeranno puri.
4. Se dell’olio impuro viene spalmato sulla testa o sul corpo, è sufficiente lavare la testa o il corpo tre volte perché diventino puri. Non è necessario rimuovere l’untuosità con alcunché.
Regole per rendere puri gli oggetti solidi
1. Se il burro chiarificato, il grasso o il miele solidificati diventano impuri, saranno puri semplicemente rimuovendo la parte impura.
2. Se la farina fine o la farina secca diventano impure, il resto diventerà puro semplicemente rimuovendo la parte impura. Per esempio, se un cane ha messo il muso sulla farina fine, sarà sufficiente eliminare quella parte perché diventi pura; oppure, se il cane ha messo il muso nella farina secca, separando la quantità che si ritiene sia stata raggiunta dalla sua saliva, il resto diventerà puro.
3. Se una parte del sapone viene contaminata da un’impurità, la parte restante rimarrà pura semplicemente tagliando via la parte impura.
Regole per rendere pura la pelle
1. Dopo la concia, ogni pelle diventa pura ritualmente, sia che appartenga a un animale lecito o illecito, carnivoro o erbivoro. Tuttavia, la pelle del maiale non diventerà in alcun modo pura ritualmente.
2. La pelle di un animale lecito diventa pura ritualmente subito dopo la macellazione rituale; non è necessario sottoporla alla concia per purificarla.
3. Se la pelle viene conciata con grasso di maiale o con un’altra sostanza impura, diventerà pura ritualmente dopo essere stata lavata tre volte.
Come purificare ritualmente il corpo
1. Se sul corpo si deposita un’impurità rituale concreta, esso diventa puro ritualmente lavandolo tre volte. Se vi finisce dello sperma e si asciuga, è sufficiente rimuoverlo per purificare ritualmente il corpo. Se lo sperma è liquido, il corpo diventa puro ritualmente lavandolo.
2. Se il corpo o i capelli vengono tinti con una sostanza impura, è sufficiente lavarli quanto basta affinché ne fuoriesca acqua pulita. Non è necessario rimuovere il colore.
3. Se, dopo aver inciso il corpo, vi viene inserita una sostanza impura, è sufficiente lavarlo tre volte per renderlo puro ritualmente; non è necessario rimuovere tale sostanza impura.
4. Se una sostanza impura viene inserita in una ferita e poi la ferita guarisce, non è necessario rimuovere tale sostanza impura. È sufficiente lavare il corpo, che diventerà puro ritualmente. Se un osso si rompe e al suo posto viene inserito un osso impuro, oppure se la ferita viene suturata con una sostanza impura, o ancora se un dente rotto viene fissato con una sostanza qualsiasi, in tutti questi casi, dopo la guarigione, sarà sufficiente lavare con acqua tre volte per diventare puri ritualmente.
5. Dopo aver strofinato sul corpo olio impuro o qualsiasi altra sostanza oleosa, è sufficiente lavarlo tre volte perché il corpo diventi puro. Non è necessario rimuovere l’untuosità.
Sei principi operativi della tahārat
1. Per evitare sforzi inutili, nelle norme della tahārat si applica una certa indulgenza.
In altre parole, se in determinate circostanze si presenta una difficoltà straordinaria riguardo a norme stabilite mediante il qiyās, la sharīʿa concede un’esenzione e un’agevolazione. Per esempio, l’acqua che cola dal cadavere durante il suo lavaggio è impura. Tuttavia, se alcune gocce di quell’acqua schizzano sul corpo di coloro che lavano il cadavere, ciò viene perdonato, perché è molto difficile proteggere il corpo da essa.
2. Anche ciò con cui le persone vengono normalmente a contatto rientra negli sforzi inutili. In altre parole, se un’azione che tutti compiono abitualmente viene considerata impura in base al qiyās, ma è molto difficile evitarla, la norma della sharīʿa in materia viene resa più semplice. Per esempio, durante la pioggia le strade diventano normalmente fangose e schivare completamente quell’acqua è molto difficile. Perciò, se gli schizzi di acqua fangosa finiscono sui vestiti, ciò viene perdonato.
3. Ciò che è stato dichiarato lecito per una necessità particolare è lecito solo quando tale necessità sussiste. In altre parole, una cosa resa lecita in una determinata circostanza per una particolare necessità sarà lecita soltanto in quella situazione. In altre circostanze, senza necessità, non sarà lecita.
Per esempio, se durante la trebbiatura del grano con l’aiuto di animali un animale urina sul grano, ciò viene perdonato per necessità e il grano rimane puro. Tuttavia, se un animale urina sul grano in qualsiasi altro momento, esso diventa impuro.
4. Un’impurità che è stata eliminata una volta non ritorna. In altre parole, quando nella sharīʿa viene stabilito che un’impurità è stata eliminata, essa non si ripresenterà. Per esempio, se si rende puro un indumento strofinando via il manī o lo sperma secco, in seguito, se quell’indumento cade nell’acqua, né l’indumento né l’acqua diventeranno impuri. Allo stesso modo, la terra impura diventa pura dopo essersi asciugata; se poi si bagna, l’impurità non ritorna.
5. Al posto della certezza e della convinzione ferma non si attribuisce alcun valore alle superstizioni e ai dubbi. In altre parole, se si è certi o fermamente convinti che una cosa sia pura, essa sarà considerata pura. Non la si può dichiarare impura soltanto per il dubbio.
6. Si deve giudicare secondo la consuetudine generalmente diffusa. Cioè, nel decidere ciò che è lecito o illecito, si devono considerare le consuetudini e le pratiche correnti. Per esempio, è abitudine costante degli esseri umani voler proteggere tutti gli alimenti e le bevande dall’impurità. Pertanto, anche gli alimenti e le bevande dei non musulmani devono essere considerati puri. È corretto dichiararli impuri soltanto quando la loro impurità sia accertata mediante una prova naturale e evidente.
Facilitazioni della Sharīʿa nelle norme della tahāra
1. È perdonata una quantità di najāsa ghalīẓa pari a un dirham. Se è solida, la quantità equivalente al peso di un dirham; se è liquida, una quantità delle dimensioni di un dirham. Cioè, se una quantità simile di najāsa ghalīẓa aderisce al corpo o agli abiti e si compie la preghiera in tale stato, la preghiera è valida e non deve essere ripetuta. Tuttavia, se è possibile lavarla via, è preferibile farlo.
2. Se la najāsa khafīfa aderisce al corpo o agli abiti, è perdonata fino a un quarto della superficie interessata.
3. Sono perdonati gli schizzi che colpiscono chi lava il defunto durante il lavaggio del defunto.
4. Se un animale urina mentre si trebbia nel cortile, il grano rimane puro.
5. Se schizzi di urina o di qualsiasi altra impurità, grandi quanto la testa di un ago, cadono sugli abiti o sul corpo, questi non diventano impuri. Per coloro che allevano animali domestici in casa, se sui loro corpi o sui loro abiti cadono l’urina, lo sterco o altro degli animali, ciò è perdonato anche qualora superi la quantità di un dirham.
6. Durante la stagione delle piogge, quando l’acqua delle strade diventa fangosa ed è difficile evitarla, i suoi schizzi sono tollerati.
7. Se gli escrementi di topo si mescolano ai cereali e sono in una quantità così esigua da non produrre alcun effetto percepibile nella farina, tale farina rimane pura. Se una certa quantità di escrementi di topo viene cotta insieme al pane o al riso e rimane solida senza sciogliersi, tale alimento rimane puro e può essere mangiato.
8. Vi sono animali che succhiano il sangue degli esseri umani, ma non hanno sangue circolante al loro interno, come mosche, zanzare, cimici e simili. Se bevono sangue e, uccidendoli, il sangue entra in contatto con il corpo o con gli abiti, né il corpo né gli abiti diventano impuri.
9. Quando un’impurità viene bruciata nel fuoco, il suo fumo è puro e anche la cenere è pura. Per esempio, se si brucia dello sterco e il suo fumo entra in contatto con il pane o con qualche alimento, oppure si lavano piatti e ciotole con la sua cenere, ciò è lecito. Nulla diventa impuro.
10. Se qualcuno si sdraia su un letto, una stuoia, una pedana o un terreno impuro, anche se è bagnato, oppure posa i piedi bagnati su un letto o su un terreno impuro, oppure l’effetto dell’impurità non è evidente sul letto impuro, il corpo rimane puro.
11. Durante la mungitura, se improvvisamente uno o due pezzi di sterco, di una mucca o di un vitello, cadono nel latte, devono essere rimossi immediatamente. Il latte rimarrà puro e non c’è nulla di male nell’utilizzarlo.
12. Se un panno bagnato viene messo ad asciugare in un luogo impuro o vi viene lasciato semplicemente, oppure qualcuno si siede su una pedana impura mentre i suoi abiti sono bagnati, il panno o gli abiti non diventano impuri. Tuttavia, se l’impurità è percepibile sul panno o sugli abiti, essi non rimarranno puri.
Varie questioni riguardanti la purezza e l’impurità
1. Il sangue dei pesci, delle mosche, delle zanzare e delle cimici non è impuro. Se viene a contatto con il corpo o con gli abiti, questi non diventano impuri.
2. Se una parte di un tappeto, di una stuoia o di un altro simile giaciglio è impura e la parte restante è pura, è corretto pregare sulla parte pura.
3. Dopo aver applicato l’henné su mani, piedi e capelli, se si viene a sapere che l’henné era impuro, è sufficiente lavare tre volte; non è necessario rimuoverne il colore.
4. Dopo aver applicato il surma o il kajal agli occhi, si viene a sapere che era impuro. Non è obbligatorio rimuoverlo né lavarlo via. Tuttavia, se una parte fuoriesce scorrendo, bisogna lavarla via.
5. La saliva del cane è impura, ma il suo corpo non lo è. Se un cane tocca il corpo o gli abiti di qualcuno, anche se il suo pelo è bagnato, il corpo o gli abiti non diventano impuri. Tuttavia, se sul corpo del cane è presente un’impurità, allora, toccandoli, renderà impuri gli abiti o il corpo.
6. Se un’impurità colpisce una tavola così spessa da poter essere spaccata nel mezzo, è permesso pregare sul lato opposto.
7. Il sudore dell’essere umano è puro, sia che egli sia musulmano sia che non lo sia; anche il sudore di una donna durante le mestruazioni o il nifās è puro. È puro anche il sudore di chi necessita del ghusl.
8. Se si cucina qualcosa usando il fumo prodotto bruciando un’impurità, ciò che viene cucinato sarà puro. Anche il vapore che deriva dall’impurità è puro.
9. Il muschio e il muschio di cervo sono puri.
10. Se, durante il sonno, dell’acqua fuoriesce dalla bocca e tocca il corpo o gli abiti, essi rimangono puri.
11. Anche se l’uovo di un uccello halal marcisce, rimane puro. Se viene a contatto con gli abiti o il corpo, questi rimangono puri.
12. Se qualcosa diventa impuro, ma non si ricorda in quale punto vi sia finita l’impurità, è opportuno lavarlo interamente.
13. Se la saliva del cane finisce su utensili di metallo o di terracotta, diventeranno puri lavandoli accuratamente tre volte. Il metodo migliore consiste nello strofinarli una volta con la terra e lavarli con acqua, quindi lavarli due volte soltanto con acqua.
Impurità rituale
L’impurità rituale è una condizione di impurità che non è visibile. Se ne viene a conoscenza attraverso la legge islamica, come nel caso dell’assenza di abluzione o della necessità di compiere il bagno rituale. L’impurità rituale è chiamata anche hadath.
Classificazione dell’impurità rituale
La impurità rituale minore, ossia l’ḥadath, è di due tipi: ḥadath minore e ḥadath maggiore.
Ḥadath minore
La condizione di impurità rituale causata dall’urinare o dal defecare, dall’espulsione di aria dall’ano, dalla fuoriuscita di sangue o pus da una parte del corpo, dal vomito in quantità tale da riempire la bocca, dalla fuoriuscita di sangue d’istiḥāḍa o dal dormire appoggiati viene chiamata ḥadath minore. Per purificarsi da essa bisogna compiere il wuḍūʾ. Se non si trova acqua o se il suo uso è dannoso, ci si può purificare anche mediante tayammum. In stato di ḥadath minore non si può pregare né toccare il Sacro Corano. Tuttavia, coloro che tengono sempre il Corano tra le mani e per i quali è difficile rinnovare continuamente il wuḍūʾ, oppure chi recita il Corano se è un bambino, possono farne a meno. Senza wuḍūʾ, cioè in stato di ḥadath minore, è possibile recitare il Corano oralmente.
Ḥadath maggiore
La condizione di impurità rituale causata dal rapporto sessuale con una donna, dall’emissione di sperma accompagnata da desiderio sessuale in qualunque modo, dall’emissione di sperma durante il sonno, oppure dalla fuoriuscita del sangue mestruale o del nifās, viene chiamata ḥadath maggiore. Per purificarsi dal ḥadath maggiore bisogna compiere il ghusl. Se non è possibile compiere il ghusl, ci si può purificare anche mediante tayammum. In stato di ḥadath maggiore non si può pregare, toccare il Sacro Corano, recitarlo oralmente né entrare nella moschea. Tuttavia, è consentito recarsi nella moschea in caso di necessità inderogabile. Per esempio, la Sharīʿa permette di attraversare la moschea quando il passaggio per il bagno vi conduce, oppure di entrarvi per prendere un recipiente d’acqua.
Descrizione delle mestruazioni
Dopo la pubertà, il sangue che fuoriesce naturalmente dall’orifizio urinario delle donne viene chiamato mestruazione. Questo sangue è impuro. Se entra in contatto con gli abiti o con il corpo, questi diventeranno impuri.
Età dell’inizio delle mestruazioni
L’età minima per avere il ḥayḍ è di nove anni. Se una ragazza ha una perdita di sangue prima dei nove anni, essa non viene considerata ḥayḍ. Generalmente, le donne hanno il ḥayḍ fino all’età di cinquantacinque anni. Se il sangue compare dopo i cinquantacinque anni, non può essere considerato ḥayḍ. Tuttavia, se a questa età il sangue è rosso scuro o tendente al nero, viene considerato ḥayḍ.
Durata del ḥayḍ
1. Nei giorni stabiliti del ḥayḍ, qualunque colore abbia il sangue, eccetto il bianco puro, sia esso rosso, giallo, color kaki, verde o nero, viene considerato ḥayḍ.
2. Per quelle donne alle quali, prima dei cinquantacinque anni, oltre al rosso scuro compaiono anche perdite di sangue verdi, color kaki o gialle, se dopo i cinquantacinque anni compare sangue verde, color kaki o giallo, esso deve essere considerato ḥayḍ.
3. Se il sangue compare per un periodo anche solo leggermente inferiore a tre giorni e tre notti, non viene considerato ḥayḍ. Per esempio, se a una ragazza il sangue compare all’alba del venerdì e si arresta molto prima dell’alba del lunedì, vale a dire quando manca ancora un po’ al completamento di tre giorni e tre notti, tale sangue non deve essere considerato ḥayḍ, bensì istiḥāḍa.
4. Se una ragazza ha l’abitudine di avere perdite di sangue per tre o quattro giorni e in un determinato mese esse durano più a lungo, tale periodo viene considerato ḥayḍ. Tuttavia, se il sangue fuoriesce per poco più di dieci giorni, si considerano ḥayḍ tanti giorni quanti erano quelli della sua abitudine, mentre i giorni rimanenti sono istiḥāḍa.
5. Il periodo di purezza tra due ḥayḍ è di almeno quindici giorni e non ha un limite massimo stabilito. Pertanto, se una donna non ha perdite di sangue per diversi mesi o per tutta la vita, rimane pura. Oppure, se ha una perdita di sangue per uno o due giorni, poi sta bene per dieci o dodici giorni, e quindi il sangue ricompare per uno o due giorni e si arresta, tutto il periodo deve essere considerato istiḥāḍa.
6. Se una donna ha perdite di sangue per un periodo inferiore alla durata del suo ḥayḍ, cioè per uno o due giorni, poi rimane pura per quindici giorni e successivamente ha di nuovo una perdita di sangue per uno o due giorni, quei quindici giorni saranno comunque considerati un periodo di purezza; il sangue comparso in seguito sarà istiḥāḍa.
7. Se a una donna compare per la prima volta il sangue e il flusso continua per diversi mesi, i primi dieci giorni a partire dal giorno in cui è comparso il sangue saranno considerati hayz, mentre i giorni successivi saranno considerati istihaza. In questo modo, in ogni mese si devono considerare hayz i primi dieci giorni e istihaza i restanti venti.
8. Se a una donna compare il sangue per uno o due giorni, poi rimane in stato di purezza per meno di quindici giorni e successivamente il sangue ricomincia a scorrere, tale periodo di purezza non deve essere considerato valido; si deve piuttosto ritenere che il sangue abbia continuato a scorrere in modo intermittente. In tal caso, il periodo corrispondente all’abitudine della donna sarà considerato hayz e il restante periodo istihaza. Quando il sangue compare per la prima volta, si devono considerare hayz i primi dieci giorni e istihaza i giorni restanti. Per esempio, se una donna ha l’abitudine di avere il hayz il primo, il secondo e il terzo giorno del mese, e in un certo mese il sangue compare nello stesso giorno e poi si interrompe, lasciandola pura per quattordici giorni, per poi ricomparire il sedicesimo giorno, si deve ritenere che il sangue sia comparso in modo intermittente per sedici giorni. Pertanto, secondo la sua abitudine, il primo, il secondo e il terzo giorno saranno considerati hayz e i restanti tredici giorni istihaza. Se invece ha l’abitudine di avere il hayz il quarto, il quinto e il sesto giorno, questi saranno considerati i giorni del hayz, mentre i primi tre giorni e gli ultimi dieci saranno considerati istihaza.
9. Se una donna non ha un’abitudine fissa — talvolta il sangue compare per quattro giorni, talvolta per sette e talvolta per dieci — tutti questi periodi saranno considerati hayz. Se il sangue compare nuovamente per più di dieci giorni, si dovrà verificare per quanti giorni era comparso nel mese precedente: quel numero di giorni sarà considerato hayz e i giorni restanti istihaza.
Descrizione del nifas
Il sangue che fuoriesce dagli organi genitali della donna dopo il parto è chiamato nifas. La condizione è che il sangue fuoriuscito dopo che più della metà del bambino è venuta fuori è nifas; quello fuoriuscito prima non è sangue di nifas.
Il periodo massimo di fuoriuscita del sangue del nifas è di quaranta giorni. Non esiste invece un periodo minimo prestabilito. È possibile anche che in una donna il sangue del nifas non compaia affatto.
Norme del nifas
1. Se dopo il parto una donna non presenta affatto sanguinamento, anche in tal caso, dopo il parto, le è obbligatorio compiere il ghusl.
2. Durante il periodo del nifās, ogni sangue di qualunque colore, eccetto il bianco, che fuoriesca anche una sola volta sarà considerato sangue di nifās.
3. Tra la fine del nifās e l’inizio delle mestruazioni devono trascorrere almeno 15 giorni di purezza.
4. Se, in caso di aborto spontaneo, gli organi del bambino si sono già formati e in seguito compare del sangue, questo sarà sangue di nifās. Ma se il bambino è soltanto un grumo di carne, il sangue che fuoriesce non sarà sangue di nifās. Tuttavia, se sono soddisfatte le condizioni delle mestruazioni, dovrà essere considerato mestruale; altrimenti sarà istiḥāḍa. Per esempio, se il sanguinamento dura meno di tre giorni oppure il periodo di purezza non raggiunge 15 giorni completi, sarà istiḥāḍa.
5. Se una donna sanguina per più di 40 giorni e questo è il suo primo parto, i primi 40 giorni saranno di nifās e i giorni rimanenti di istiḥāḍa. Dopo 40 giorni farà il ghusl, si purificherà completamente e adempirà gli obblighi religiosi; non aspetterà che il sangue cessi. Se non si tratta del suo primo parto e la durata abituale è nota, il periodo del nifās sarà quello stabilito dalla sua consuetudine, mentre i giorni rimanenti saranno di istiḥāḍa.
6. Se una donna ha l’abitudine di avere il sangue del nifās per 30 giorni, ma in una certa occasione il sanguinamento non si arresta dopo il trentesimo giorno e cessa solo al compimento dei 40 giorni, tutti questi 40 giorni saranno considerati nifās. Se il sangue compare in seguito, sarà istiḥāḍa. Pertanto, subito dopo i 40 giorni farà il ghusl e inizierà ad adempiere la preghiera e gli altri atti di culto, e recupererà le preghiere non eseguite nei 10 giorni precedenti.
7. Se il sangue cessa prima che siano trascorsi 40 giorni, farà il ghusl e inizierà a pregare e a compiere gli altri atti di culto senza aspettare il compimento dei 40 giorni. Se vi è il timore di un grave danno causato dal ghusl, si purificherà mediante tayammum e pregherà. Non dovrà in alcun modo lasciare che la preghiera diventi da recuperare.
Norme relative alle mestruazioni e al nifās
1. Durante i giorni delle mestruazioni, la preghiera e il digiuno sono proibiti. La preghiera è completamente dispensata. Tuttavia, dopo essersi purificata, dovrà recuperare i digiuni.
2. Durante il periodo di hayz e nifas, alle donne è proibito recarsi in moschea, compiere il tawaf intorno alla Kaaba e recitare il Corano.
3. Non è inoltre lecito compiere la prostrazione della recitazione né toccare il Corano; tuttavia è possibile toccarlo con l’aiuto di una custodia o di un fazzoletto. Non è lecito farlo neppure con un indumento indossato. È inoltre illecito toccarlo con un tessuto cucito insieme al Corano.
4. È lecito recitare la Sura al-Fatiha con l’intenzione di fare una supplica. Allo stesso modo, è lecito recitare la dua al-qunut e le altre suppliche coraniche con l’intenzione di fare una supplica.
5. È lecito recitare la kalima, recitare il durood, compiere il dhikr di Allah, fare istighfar e recitare altri wazifa. Per esempio, se qualcuno recita «La hawla wa la quwwata illa billah», non c’è nulla di male.
6. È lecito recarsi nell’area della preghiera dell’Eid, in un istituto di istruzione religiosa e, in caso di necessità inevitabile, in moschea. Tuttavia, è preferibile recarsi in moschea dopo aver compiuto il tayammum.
7. Una donna che insegna il Corano a qualcuno può insegnarlo mentre è in stato di hayz. Tuttavia, invece di recitare l’intero versetto in un solo respiro, dovrà recitarlo fermandosi e dividendolo in parti. Per le donne in questa condizione è lecito recitare in questo modo.
8. Durante il periodo di hayz e nifas, i rapporti coniugali sono haram. A eccezione di questo atto, tutto il resto è lecito, come baciarsi, mangiare e bere insieme, dormire nello stesso letto e così via. Tuttavia, in questo periodo, astenersi dal dormire nello stesso letto, dal mangiare e bere insieme, dal baciarsi, dalle effusioni affettuose e da atti simili è makruh. [La ragione per cui è makruh è che il Profeta (s.a.s.) frequentava le sue mogli quando erano in stato di hayz. Un’altra ragione è che gli ebrei trattavano le loro mogli come intoccabili durante il hayz. Per questo ai musulmani è stato vietato imitarli.]
9. Una donna ha l’abitudine di avere perdite di sangue per 5 giorni, ma il sangue si è fermato dopo 4 giorni. Una donna in questa situazione deve fare il ghusl e pregare. Tuttavia, prima che siano trascorsi 5 giorni non può avere rapporti con il marito, poiché il sangue potrebbe tornare.
10. Se il sangue di una donna si interrompe dopo dieci giorni e dieci notti completi, è lecito avere rapporti con lei anche se non ha fatto il ghusl. Analogamente, se una donna ha l’abitudine di avere il ciclo per sei giorni e poi il sangue si interrompe, è lecito avere rapporti con lei anche prima che faccia il ghusl. Ma se il sangue si interrompe prima della durata abituale, non è lecito avere rapporti prima che siano trascorsi tutti i giorni dell’abitudine, anche se la donna ha fatto il ghusl.
11. Una donna ha l’abitudine che il sangue si interrompa dopo sei giorni. Se però in un certo mese, trascorsi i sei giorni, il sangue non si interrompe, non farà il ghusl né pregherà, ma aspetterà che il sangue si interrompa. Se poi il sangue si interrompe dopo aver completato dieci giorni o prima, tutto questo periodo sarà considerato hayez. Se invece il sangue non si interrompe neppure dopo dieci giorni, la durata del suo hayez resterà di sei giorni; i giorni rimanenti saranno considerati istihaza.
12. Se una donna diventa pura durante il giorno nel mese di Ramadan, è obbligatorio per lei astenersi dal mangiare e dal bere per il resto della giornata. Trascorrerà il tempo fino a sera come le persone che digiunano e recupererà il digiuno di quel giorno.
13. Una donna, mentre era pura, si addormentò dopo aver inserito un pezzo di stoffa nella sua parte intima. Al mattino vide una macchia di sangue sulla stoffa. In tal caso, l’inizio del hayez deve essere calcolato dal momento in cui è stata vista la macchia di sangue.
Descrizione dell’istihaza
L’istihaza è un flusso di sangue che non è né hayez né nifas, ma fuoriesce a causa di una malattia. È un sangue simile a quello che continua a uscire quando si rompe una vena del naso di qualcuno e non si arresta.
Condizioni dell’istihaza
1. Il sangue che fuoriesce da una bambina di meno di nove anni è istihaza; anche il sangue che fuoriesce da una donna di più di cinquantacinque anni è istihaza. Tuttavia, in quest’ultimo caso, se il colore del sangue è rosso scuro o tendente al nero, deve essere considerato hayez.
2. Il sangue che compare nelle donne incinte è istihāda.
3. Il sangue che fuoriesce per meno di tre giorni e tre notti è istihāda; allo stesso modo, lo è il sangue che compare dopo dieci giorni e dieci notti.
4. Per una donna la cui durata delle mestruazioni è stabilita secondo la sua consuetudine, il sangue che compare dopo tale durata stabilita, nei giorni eccedenti, è istihāda. Ciò vale quando il sanguinamento continua oltre i dieci giorni.
5. Se, dopo dieci giorni di mestruazioni, il sangue di una donna si interrompe e ricomincia prima che siano trascorsi quindici giorni, questo sangue è istihāda, poiché il periodo di purezza tra due mestruazioni deve essere di almeno quindici giorni.
6. Se il sangue del nifās si interrompe dopo quaranta giorni e ricomincia dopo un’interruzione inferiore a quindici giorni, questo secondo sanguinamento è istihāda, poiché dopo la fine del nifās devono trascorrere almeno quindici giorni prima che possano comparire le mestruazioni.
7. Se, dopo il parto, il sangue di una donna continua per più di quaranta giorni, e si tratta del suo primo parto senza una consuetudine stabilita, tutto il sangue che fuoriesce oltre i quaranta giorni è istihāda. Se invece ha una consuetudine stabilita, il sangue che fuoriesce oltre la durata consuetudinaria è istihāda.
Le norme relative all’istihāda
Le norme riguardanti le donne affette da istihāda sono come quelle riguardanti i malati ai quali inizia a sanguinare il naso e il sanguinamento non si arresta, oppure che hanno una ferita dalla quale fuoriesce continuamente sangue, o una malattia urinaria a causa della quale l’urina gocciola continuamente. Le norme relative alle donne affette da istihāda sono le seguenti:
1. Durante l’istiḥāḍa è obbligatorio pregare. Non è permesso recuperare le preghiere omesse. Non si può neppure interrompere il digiuno.
2. Durante l’istiḥāḍa è lecito avere rapporti sessuali. A causa dell’istiḥāḍa, il ghusl non è obbligatorio per la donna.
3. Ci si purifica semplicemente compiendo il wuḍūʾ.
4. In questo stato sono leciti sia la recitazione del Corano sia l’ingresso nella moschea.
5. Queste donne non possono eseguire più preghiere con un solo wuḍūʾ. Ogni volta devono compiere un nuovo wuḍūʾ.
Leucorrea
In questa malattia, una sostanza liquida bianca o gialla continua a fuoriuscire dagli organi intimi della donna. La sua disposizione giuridica è esattamente come quella dell’istiḥāḍa. Queste donne pregheranno, digiuneranno e reciteranno il Corano. Tuttavia, prima di ogni preghiera dovranno lavare accuratamente le parti intime, compiere un wuḍūʾ nuovo e poi pregare.
Descrizione dell’acqua
La ṭahāra (purificazione) può essere ottenuta solo con acqua che sia pura per sua stessa natura. Con l’acqua impura non si può compiere né il wuḍūʾ né il ghusl, e non si può purificare alcuna cosa impura. Al contrario, con essa anche una cosa pura diventa impura. Per questo è necessario comprendere bene le norme e le questioni riguardanti la purezza e l’impurità dell’acqua, così da poter ottenere la ṭahāra con certezza e tranquillità.
Tipi di acqua
Fondamentalmente, l’acqua è di due tipi: pura e impura.
Acqua pura
Dal punto di vista dell’ottenimento della purificazione, l’acqua pura è di quattro tipi:
1. Ṭāhir muṭahhir ghayr makrūh: cioè un’acqua pura e purificante con la quale si possono compiere il wuḍūʾ e il ghusl con animo sereno e senza alcuna riprovazione. Ne sono esempi l’acqua piovana, quella dei fiumi, dei mari, degli stagni, dei canali, delle sorgenti, dei pozzi e dei pozzi tubolari. Che sia dolce o salata, acqua di rugiada o di neve, con tutte queste acque si possono compiere il wuḍūʾ e il ghusl senza alcuna riprovazione.
2. Ṭāhir muṭahhir makrūh: è un’acqua con la quale è riprovevole compiere il wuḍūʾ e il ghusl. Per esempio, un bambino piccolo ha messo la mano nell’acqua. Non si può affermare con certezza che la sua mano fosse impura, ma sorge il dubbio. Oppure vi ha accostato la bocca un gatto o un animale simile, il cui avanzo o residuo è makrūh. Pertanto, compiere il wuḍūʾ e il ghusl con tale acqua è makrūh.
3. Ṭāhir ghayr muṭahhir: è un’acqua pura con la quale non è lecito compiere il wuḍūʾ e il ghusl, come l’acqua mustaʿmal, cioè l’acqua con la quale qualcuno ha compiuto il wuḍūʾ oppure si è lavato una persona per la quale il ghusl era obbligatorio, senza che vi fosse alcuna impurità sul corpo. Se tale acqua entra in contatto con il corpo o con gli abiti, questi non diventano impuri. Tuttavia, con quest’acqua non si possono compiere né il wuḍūʾ né il ghusl.
4. Mashkuk: cioè quell’acqua riguardo alla quale sussiste un dubbio sulla validità dell’abluzione e del bagno rituale. Per esempio, l’acqua nella quale hanno immerso il muso un asino o un mulo. La norma relativa a quest’acqua è che, dopo aver fatto l’abluzione con essa, si deve compiere anche il tayammum.
Māʾ al-najāsah (acqua impura)
1. Stato dell’acqua impura: se una sostanza impura cade nell’acqua corrente e la situazione diventa tale da modificarne il colore, l’odore e il sapore.
2. Kathīr rāqid: molta acqua stagnante. Tuttavia, poiché vi è caduta una sostanza impura, il colore, l’odore e il sapore dell’acqua sono cambiati in ogni sua parte.
3. Qalīl rāqid: poca acqua stagnante. Se vi cade anche una piccola quantità di sostanza impura, persino qualora ciò non provochi alcun cambiamento nel colore, nell’odore o nel sapore dell’acqua, non è comunque consentito compiere con essa l’abluzione o il bagno rituale, né purificare alcuna cosa impura.
Sei principi pratici riguardanti l’acqua
1. L’acqua è pura per natura, cioè pura nella sua condizione originaria. Pertanto, finché non se ne trovi la prova dell’impurità, deve essere considerata pura. Per esempio, l’acqua presente in una buca nel bosco è pura. Se però una prova o un’indizio dimostra con certezza che è impura, deve essere considerata impura.
2. A causa di un dubbio non si può abbandonare ciò che è certo. Per esempio, in una stanza è conservata dell’acqua e si vede uscire un cane da quel luogo. Sorge allora il dubbio che forse il cane vi abbia immerso il muso. Oppure non si è visto il cane immergervi il muso e non vi sono nemmeno prove circostanziali che lo dimostrino. In una situazione simile, l’acqua deve essere considerata pura, poiché la sua purezza è certa; vi è soltanto il dubbio che sia impura. Il dubbio non elimina la certezza.
3. In caso di difficoltà, la norma viene resa meno rigida. Per esempio, gli escrementi degli uccelli sono impuri. Ora, poiché è molto difficile proteggere da essi un pozzo, la norma stabilisce che l’acqua del pozzo non diventa impura a causa degli escrementi degli uccelli.
4. In caso di necessità inevitabile, anche ciò che è illecito diventa lecito. Per esempio, può accadere che la sete metta in pericolo la vita, che non si trovi acqua pura e che si trovi soltanto acqua impura. In una simile situazione è lecito bere acqua impura.
5. Nell’applicare una norma della Sharia, bisogna basarsi sulla sostanza presente in quantità maggiore. Per esempio, se in un recipiente si mescolano acqua purificante e acqua pura già utilizzata, la norma dipenderà da quella presente in quantità maggiore. Se l’acqua mutahhir è maggiore, tutta l’acqua deve essere considerata mutahhir ed è lecito compiere con essa il wudu e il ghusl. Se invece è maggiore l’acqua musta‘mal (utilizzata), tutta l’acqua deve essere considerata musta‘mal e non è lecito compiere con essa il wudu e il ghusl.
6. Quando si viene a conoscenza di una nuova circostanza, bisogna attenersi alla norma a partire dal momento in cui la si apprende. Per esempio, se in un pozzo si trova un topo morto, la norma è che l’acqua del pozzo deve essere considerata impura dal momento in cui lo si vede. Se prima di allora si è fatto il ghusl con quell’acqua, bisogna considerarlo lecito.
Questioni riguardanti l’acqua
L’acqua con cui è valida la taharat
1. L’acqua piovana, quella dei fiumi, del mare, degli stagni, delle sorgenti, dei pozzi, dei tubi di adduzione dell’acqua e simili, sia dolce sia salata, nonché la rugiada, la neve e l’acqua derivata dallo scioglimento della neve, sono pure. È lecito compiere senza esitazione il wudu e il ghusl con ciascuno di questi tipi d’acqua.
2. Se si riscalda l’acqua accendendo il fuoco con sterco, escrementi e simili, essa rimane pura ed è valido compiere con essa il wudu e il ghusl.
3. Se in uno stagno, una cisterna o una cavità l’acqua è rimasta stagnante per molti giorni, oppure è stata conservata in un recipiente per molto tempo, e per questo il suo colore, odore o sapore è cambiato, l’acqua rimane comunque pura e con essa si può compiere senza esitazione la purificazione rituale.
4. L’acqua raccoltasi in piccole o grandi cavità nei boschi e nelle campagne è pura. Con essa si può compiere la purificazione rituale senza riprovazione. Tuttavia, se mediante argomenti o prove si accerta o si presume fortemente che sia impura, non sarà corretto compiere con essa l’abluzione o il lavaggio rituale.
5. Lungo le strade la gente lascia acqua in giare e grandi recipienti, dalla quale bevono tutti: bambini, adulti, abitanti delle città e abitanti dei villaggi. In questo ambito non si adottano neppure tutte le necessarie precauzioni. Quest’acqua è pura e con essa si possono compiere l’abluzione e il lavaggio rituale. Tuttavia, se mediante argomenti o prove si accerta che è impura, la questione è diversa.
6. Se un bambino mette la mano nell’acqua e non si ha né la certezza né il sospetto che la sua mano fosse impura, ma, poiché si ritiene che i bambini non prestino attenzione, si pensa che forse vi fosse attaccata un’impurità, la disposizione riguardo a quest’acqua è che essa rimane pura e con essa si possono correttamente compiere l’abluzione e il lavaggio rituale.
7. L’acqua contenuta nei recipienti dei non musulmani è pura, poiché generalmente tutti cercano di tenersi lontani dalle impurità. Tuttavia, se mediante argomenti o prove viene dimostrato che è impura, con essa non si potrà compiere validamente il lavaggio rituale.
8. Se nell’acqua cade una sostanza pura e, a causa di essa, ne cambia il colore, l’odore o il sapore, a condizione che tale sostanza non sia stata fatta bollire nell’acqua e che non l’abbia resa densa, come nel caso della sabbia mescolata all’acqua corrente; oppure se vi cade dello zafferano e l’acqua ne assume in parte il colore, o vi si scioglie del sapone o un’altra sostanza pura simile, in tutti questi casi l’acqua rimane pura e con essa sono lecite l’abluzione e il lavaggio rituale.
9. L’acqua dei pozzi dai quali attingono persone di ogni genere rimane pura, anche se le loro mani e i loro piedi, nonché i secchi, i recipienti e gli altri utensili, sono sporchi e pieni di polvere. Tuttavia, se si trova una prova che le mani, i piedi o i recipienti di coloro che attingono l’acqua siano impuri, la questione è diversa.
10. Anche se, a causa della caduta di foglie nell’acqua, cambiano tutte e tre le sue caratteristiche o anche una sola di esse, l’acqua rimane pura. Con essa si possono correttamente compiere l’abluzione e il lavaggio rituale.
11. Se l’acqua viene fatta bollire con sapone, foglie di giuggiolo o qualsiasi altra sostanza simile per pulire i vestiti o il corpo, oppure per purificare l’acqua, e non si addensa ma rimane liquida, allora con essa sono valide sia l’abluzione sia il bagno rituale, anche se il suo colore, odore e sapore cambiano.
12. Se con un’acqua vengono lavati recipienti puri, riso, verdure e simili, oppure vi viene immerso un panno pulito, e una sola delle caratteristiche dell’acqua cambia, o non ne cambia nessuna, in tal caso con quell’acqua sono valide l’abluzione e il bagno rituale.
13. Se nell’acqua viene fatto il bagno a un animale vivo diverso dal maiale e dal cane, e sul corpo dell’animale non vi è alcuna impurità né la sua saliva entra nell’acqua, allora l’acqua è pura. Allo stesso modo, se un animale diverso dal maiale e dal cane entra o fa il bagno in quell’acqua e sul suo corpo non vi è alcuna impurità, l’acqua è pura. A condizione che il muso dell’animale sia rivolto verso l’alto e che non vi cada saliva. Anche se nell’acqua cade la saliva di un cavallo o di un altro animale la cui carne è lecita, l’acqua rimane pura. Con essa si possono senza dubbio compiere l’abluzione e il bagno rituale.
14. Se nell’acqua cade una certa quantità di latte, si può senza esitazione compiere con essa l’abluzione e il bagno rituale, sia che il colore dell’acqua cambi in qualche misura, sia che non cambi.
15. Dopo che l’acqua corrente è diventata impura, non appena l’effetto dell’impurità scompare, essa torna a essere pura. Con essa si può compiere la purificazione.
16. Se creature prive di sangue circolante, come mosche, zanzare, calabroni e simili, cadono nell’acqua e vi muoiono, oppure vi cadono già morte, l’acqua rimane pura e con essa si possono compiere l’abluzione e il bagno rituale.
17. Se un animale acquatico muore nell’acqua, come un pesce, un granchio, una tartaruga, una rana e simili, l’acqua rimane pura. Con essa si può ottenere la purificazione senza alcuna riprovazione.
Nota: per quanto riguarda le rane terrestri e acquatiche vale la stessa norma. Tuttavia, se una rana terrestre ha sangue e muore nell’acqua, l’acqua diventa impura.
Acqua con cui la tahārat non è valida
1. Se in una piccola quantità d’acqua stagnante cade una goccia di urina, sangue o vino, oppure vi cade una piccola quantità di un’altra najāsa, o una quantità di feci grande quanto un rati, tutta l’acqua diventa impura. Che il colore, il sapore e l’odore dell’acqua cambino oppure no, con essa la tahārat non sarà valida.
2. Se un essere vivente dotato di circolazione sanguigna cade in poca acqua e vi muore, oppure vi cade già morto, l’acqua diventa impura. Tra gli esseri privi di circolazione sanguigna, se muoiono quelli che succhiano il sangue umano, come sanguisughe, mosche grandi e cimici grandi, l’acqua diventa impura. Se una rana dotata di sangue muore nell’acqua, l’acqua diventa impura e con essa la tahārat non sarà valida.
3. Se gli insetti che si sviluppano nelle feci e nello sterco muoiono in poca acqua, l’acqua diventa impura.
4. Se in una vasca c’era najāsa in poca acqua e poi vi si aggiunge acqua fino ad aumentarne molto la quantità, tutta l’acqua resterà comunque impura e la tahārat non sarà valida.
5. Quando nell’acqua viene mescolata o cotta un’altra sostanza, essa non viene più chiamata acqua comune, come nel caso dello sharbat, dello sciroppo, della zuppa, del sattu e simili. Con essa non saranno validi né il wuḍū né il ghusl.
6. Non è lecito fare il wuḍū o il ghusl con le sostanze fluide e scorrevoli che non vengono chiamate acqua, come succo di canna da zucchero, kewra, acqua di rose, aceto e simili. Neppure con gli estratti e le acque della frutta si possono fare il wuḍū e il ghusl, come il succo o l’estratto di limone e di arancia, l’acqua di anguria, l’acqua di cocco e simili.
7. Se nell’acqua viene fatta bollire una sostanza pura e, sebbene continui a essere comunemente chiamata acqua, essa diventa in qualche misura più densa, non si potranno fare con essa il wuḍū e il ghusl.
8. Se nell’acqua cade del latte o dello zafferano, fino a farle assumere completamente il colore del latte o dello zafferano, con essa è lecito compiere il wudu e il ghusl.
9. Se nell’acqua muore un animale che non è acquatico ma vive nell’acqua, oppure vi cade dopo essere morto, come un’anatra, con quell’acqua non è lecito compiere il wudu e il ghusl.
10. L’acqua mustaʿmal (acqua usata), sebbene sia pura — cioè, se entra in contatto con il corpo o con gli abiti, non li rende impuri — non può tuttavia essere usata per il wudu e il ghusl. Ciò perché, pur essendo pura in sé, non può purificare altri.
11. Se dell’acqua usata si mescola con acqua pura e la quantità di acqua usata è maggiore, tutta l’acqua sarà considerata acqua usata e non potrà essere utilizzata per il wudu e il ghusl.
Acqua con cui la purificazione rituale è makruh
1. È makruh compiere il wudu e il ghusl con l’acqua riscaldata dal sole. Essa può causare sul corpo macchie bianche simili a quelle della lebbra.
2. Se in poca acqua cadono saliva o tosse umane, è makruh compiere con essa il wudu e il ghusl.
3. Se un non musulmano (che non ha consapevolezza di ciò che è puro o impuro) mette la mano nell’acqua pura, ma non si è certi che sulla sua mano vi fosse impurità e vi è soltanto il dubbio — poiché generalmente il non musulmano non presta attenzione alla purezza e all’impurità, e quindi forse la sua mano era impura — in tal caso è makruh compiere il wudu e il ghusl con quell’acqua.
4. Chi non ha l’abluzione non dovrebbe compiere l’abluzione con l’acqua di Zamzam, e chi deve compiere il bagno rituale obbligatorio non dovrebbe fare il bagno con essa. È makruh lavare le impurità e praticare l’istinjā’ con quest’acqua.
5. È makruh compiere l’abluzione e il bagno rituale con l’acqua di un luogo in cui sia scesa la punizione di Allah su una popolazione.
6. È makruh compiere l’abluzione e il bagno rituale con l’acqua rimasta dopo che hanno bevuto un gatto, un topo o un uccello haram.
7. Se nell’acqua cade l’acqua rimasta dopo che hanno bevuto un asino o un mulo, compiere l’abluzione o il bagno rituale è dubbio, poiché non si può stabilire con certezza se essa sia pura o impura. Perciò, dopo aver compiuto l’abluzione o il bagno rituale con quest’acqua, si deve fare il tayammum.
Norme sull’acqua rimasta dopo aver bevuto e simili
1. L’acqua rimasta dopo che una persona ha bevuto è pura. Che si tratti di un musulmano o di un non musulmano, di una persona pia o peccatrice, di una donna o di un uomo, in stato di janābah oppure durante le mestruazioni o il puerperio, in ogni caso l’acqua rimasta è pura. Tuttavia, se subito dopo aver bevuto vino o consumato qualche altra sostanza impura beve dell’acqua lasciandone un residuo, essa diventa impura.
2. L’acqua rimasta dopo che hanno bevuto animali leciti è pura, siano essi uccelli o animali erbivori, come bovini, bufali, capre, cervi, tortore, piccioni e simili. Anche quella rimasta dopo che ha bevuto un cavallo è pura.
3. L’acqua rimasta dopo che hanno bevuto animali nei quali non circola il sangue è pura, siano essi leciti o illeciti. Anche quella rimasta dopo che hanno bevuto animali acquatici è pura, siano essi leciti o illeciti. Tuttavia, se subito dopo aver consumato un’impurità lasciano un residuo nell’acqua, essa diventa impura. Con essa non è lecito compiere la purificazione rituale.
4. È makruh utilizzare i resti d’acqua lasciati da animali la cui carne è vietata e che abitualmente vivono nelle case, come topi e gatti, dagli uccelli la cui carne è vietata e da quei piccoli animali che si muovono liberamente e mangiano spontaneamente, come galline, anatre e simili. Se la gallina è legata, i resti d’acqua lasciati dal suo muso sono puri. Se il gatto beve dell’acqua subito dopo aver mangiato un topo, l’acqua diventa impura.
5. I resti d’acqua lasciati da maiali, cani e animali feroci di ogni specie sono impuri. Per esempio, sono impuri i resti lasciati da tigri, orsi, scimmie e avvoltoi.
6. Sono impuri anche i resti d’acqua lasciati da animali selvatici la cui carne è vietata, come elefanti, rinoceronti e simili.
7. È lecito consumare latte, yogurt, siero e simili se il gatto vi ha immerso il muso.
8. I resti d’acqua lasciati da asini e muli sono dubbi. Anche l’abluzione e il bagno rituale compiuti con tale acqua sono dubbi. Dopo aver compiuto l’abluzione con quest’acqua, si deve fare il tayammum.
9. È makruh utilizzare i resti d’acqua lasciati dagli uccelli rapaci, come falchi, sparvieri e simili.
10. Se un topo ha rosicchiato una parte di pane o di biscotto, si può tagliare via quella parte e mangiare il resto.
11. Il sudore degli animali i cui resti d’acqua lasciati dal muso sono impuri è anch’esso impuro. Il sudore degli animali i cui resti d’acqua sono makruh è anch’esso makruh.
12. Per le donne è makruh mangiare e bere ciò che è stato lasciato da uomini estranei.
Questioni e norme riguardanti i pozzi
Norme dettagliate per rendere pura l’acqua del pozzo
Per comprendere le questioni riguardanti i pozzi, le modalità per purificarli e le relative norme giuridiche, è necessario ricordare le seguenti sette norme dettagliate:
1. Se tutta l’acqua di un pozzo è diventata impura, per purificarla è necessario estrarla tutta. Estrarre tutta l’acqua significa che, calando un secchio nel pozzo, non deve risalire nemmeno mezzo secchio d’acqua. Dopo aver estratto una quantità d’acqua tale, la scala, la corda e il secchio del pozzo diventano tutti puri. Se invece non è possibile estrarre tutta l’acqua del pozzo, bisogna estrarne trecento secchi; così l’acqua del pozzo diventerà pura.
2. Se il pozzo è puro e non è necessario estrarne nemmeno una piccola quantità d’acqua, tuttavia, qualora qualcuno desideri occasionalmente estrarre dal pozzo venti o ventidue secchi per tranquillizzarsi, ciò non sarà contrario alla Shariah e non vi sarà nulla di male.
3. Se si viene a sapere con certezza quando il pozzo è diventato impuro, ma non si trova alcun indizio per stabilire da quando ciò sia avvenuto, bisogna considerarlo impuro a partire dal momento in cui si è vista la impurità. Se invece si trova un indizio, come il cadavere di un animale gonfio e putrefatto, si dovrà ritenere con certezza che esso sia caduto nel pozzo ed sia morto alcuni giorni prima. Per questo motivo bisognerà ripetere le preghiere di tre giorni e tre notti e purificare nuovamente tutti i piatti, i recipienti e gli indumenti lavati con quell’acqua. Non è necessario rammaricarsi per ciò che non può essere riparato.
4. Per purificare un pozzo, bisogna effettuare il conteggio in base al secchio o alla tinozza normalmente utilizzato in quel pozzo. Se, al momento stabilito, si estrae l’acqua con un secchio molto più grande o molto più piccolo, bisogna calcolare secondo un secchio di dimensioni medie. Anche se la quantità d’acqua che deve essere estratta viene rimossa mediante un tubo o con un altro mezzo, il pozzo diventerà puro.
5. Per purificare il pozzo, sia che tutta l’acqua venga estratta in una sola volta, sia che venga estratta a intervalli, in entrambi i casi il pozzo sarà purificato.
6. Se ciò che ha reso impura l’acqua cadendo nel pozzo è intrinsecamente impuro, come un topo morto, un gatto o simili, bisogna prima rimuoverlo e poi estrarre l’acqua secondo la disposizione prevista. Se l’animale morto non viene rimosso, per quanta acqua si estragga dal pozzo, esso non sarà purificato. Se invece si ritiene che l’animale sia morto, marcito e si sia completamente dissolto nella terra, non è necessario rimuoverlo: sarà sufficiente estrarre l’acqua secondo la disposizione prevista affinché il pozzo venga purificato.
7. Se nel pozzo cade un oggetto che è puro in sé, ma sul quale vi era un’impurità, come un pallone da calcio, una scarpa, un indumento e simili, rimuoverlo non è una condizione per la purificazione del pozzo; è sufficiente estrarre l’acqua secondo la disposizione prevista.
Le impurità per le quali è necessario estrarre tutta l’acqua
1. Qualunque impurità cada nel pozzo, sia essa lieve o grave, in quantità piccola o grande, tutta l’acqua diventerà impura e sarà obbligatorio estrarla completamente. Per esempio, se vi cadono urina o feci umane, oppure urina o feci di bovini, bufali, cani, gatti e simili, o sangue, oppure una goccia di vino, in qualunque di questi casi il pozzo diventerà impuro.
2. Se nel pozzo cade un maiale, sia vivo sia morto, tutta l’acqua diventerà impura, poiché il corpo del maiale è impuro come l’urina e le feci.
3. Se una persona cade nel pozzo e vi muore, sia essa musulmana o non musulmana, tutta l’acqua diventerà impura. Allo stesso modo, se una persona vi cade dopo essere già morta, sia essa un bambino o un adulto, tutta l’acqua diventerà impura.
4. Se un cane, una capra o un animale più grande di questi, come un bovino, un bufalo, un cammello, un elefante, un cavallo e simili, cade nel pozzo e vi muore, tutta l’acqua diventerà impura.
5. Se un animale dotato di sangue circolante, ferito, cade nel pozzo, sia che muoia sia che rimanga vivo, bisogna estrarre tutta l’acqua.
6. Se nel pozzo cade un oggetto impuro, come un indumento, un recipiente, una scarpa o simili, tutta l’acqua diventa impura.
7. Se un animale dotato di sangue circolante, per quanto piccolo, cade nel pozzo e muore, poi marcisce e si gonfia, oppure vi cade già morto, marcito e gonfio, tutta l’acqua diventa impura. Per esempio, se vi cadono un topo, una lucertola, una sanguisuga o simili, e muoiono marcendo e gonfiandosi, bisogna estrarre tutta l’acqua.
8. Se nel pozzo cadono escrementi di anatra o di gallina, bisogna estrarre tutta l’acqua.
9. Se nel pozzo cadono e muoiono due gatti, oppure alcuni altri animali dello stesso peso, tutta l’acqua diventa impura.
10. Se nel pozzo cade un animale simile a un topo o a un camaleonte, con la coda recisa, bisogna estrarre tutta l’acqua.
11. Se un animale privo di sangue circolante, come uno scorpione, un calabrone, una vespa, un camaleonte o una rana terrestre, cade nel pozzo, muore e si gonfia fino a scoppiare, tutta l’acqua diventa impura e bisogna estrarla interamente.
Le impurità per le quali non è obbligatorio estrarre tutta l’acqua
1. Se un gatto, una gallina, un piccione o un animale delle sue stesse dimensioni cade in un pozzo e muore, ma non si gonfia né scoppia, il pozzo torna puro dopo averne estratto 40 secchi d’acqua. Tuttavia, è preferibile estrarne 60 secchi.
2. Se un topo, un passero o un animale delle sue stesse dimensioni cade in un pozzo e muore, ma non si gonfia né scoppia, il pozzo torna puro dopo averne estratto 20 secchi d’acqua. Tuttavia, è preferibile estrarne 30 secchi.
N.B.: Per stimare l’impurità del pozzo causata dalla caduta di un animale, nella giurisprudenza islamica sono stati assunti come riferimento tre animali: la capra, il gatto e il topo.
La disposizione relativa a un animale delle dimensioni di una capra o più grande è come quella del gatto.
La disposizione relativa a un animale delle dimensioni di un gatto o più piccolo di una capra è come quella del gatto.
La disposizione relativa a un animale delle dimensioni di un topo o più grande, ma più piccolo di un gatto, è come quella del topo.
3. Se una grande lucertola, dotata di sangue circolante, cade in un pozzo e muore, ma non si gonfia né scoppia, bisogna estrarre 20 secchi d’acqua. Tuttavia, è preferibile estrarne 30 secchi.
4. Una gallina cadde in un pozzo e morì. Mentre qualcuno stava attingendo l’acqua, gli fu detto che il pozzo era impuro. Egli gettò via quell’acqua, ma utilizzò poi quel secchio bagnato per attingere da un altro pozzo puro. Anche quel pozzo puro divenne quindi impuro. Per purificarlo, bisogna estrarre una quantità d’acqua pari a quella del pozzo impuro, cioè 40 secchi.
In tale situazione il pozzo non diventa impuro.
1. Se animali privi di circolazione sanguigna, come scorpioni, vespe, rane terrestri e simili, cadono nel pozzo e muoiono, oppure vi cadono dopo essere morti, il pozzo non diventa impuro.
2. Se animali acquatici, come pesci, granchi, coccodrilli e simili, cadono nel pozzo e muoiono, oppure vi cadono dopo essere morti, il pozzo non diventa impuro.
3. Se una persona viva cade nel pozzo e, dopo essere rimasta immersa, ne esce viva, il pozzo non diventa impuro. Tuttavia, il pozzo diventa impuro se sul suo corpo vi è qualche impurità.
4. Se nel pozzo cadono peli, zoccoli o ossa secche di qualsiasi animale lecito o illecito, eccetto il maiale, il pozzo rimane puro.
5. Se nel pozzo cade un animale il cui avanzo d’acqua è puro e ne esce vivo, il pozzo rimane puro.
6. Se animali il cui avanzo d’acqua è impuro [se un maiale cade nel pozzo e ne esce vivo, il pozzo diventa comunque impuro. Diventa impuro anche se vi cade una qualsiasi parte del suo corpo.] oppure il cui avanzo d’acqua è dubbio cadono nel pozzo e ne escono vivi, il pozzo non diventa impuro. La condizione è che il loro muso non venga immerso nell’acqua e che la saliva non vi cada. Tuttavia, per prudenza, è bene estrarre 20/30 secchi d’acqua.
7. Se nel pozzo cadono gli escrementi di un uccello diverso da anatre e galline, il pozzo non diventa impuro.
8. Se una parte dello sterco di una capra cade nel pozzo, l’acqua non diventa impura.
9. Per coloro che tengono in casa mucche e bufali è difficile proteggere il pozzo dallo sterco, e non è possibile proteggere da esso neppure i loro piatti e recipienti. Poiché per loro è difficile evitare completamente lo sterco, se nel pozzo ne cadono piccole quantità, l’acqua non diventa impura.
10. Se un non musulmano cade nel pozzo, oppure vi scende una persona che necessita del ghusl, l’acqua del pozzo non diventa impura, a condizione che sul suo corpo non vi sia alcuna impurità. Tuttavia, è meglio tirar fuori venti o trenta secchi d’acqua.
11. Se nel pozzo cade un oggetto la cui impurità non è certa, come una medicina straniera riguardo alla quale si sospetta che contenga alcool, l’acqua del pozzo non diventa impura.
12. Nelle città l’acqua viene distribuita dai serbatoi tramite tubature. Questa è acqua corrente. Se vi cade una sostanza impura, viene considerata impura soltanto quando il colore, l’odore e il sapore dell’acqua risultano alterati.
Descrizione dell’istinjā’
La pulizia dopo aver urinato o defecato si chiama istinjā’. Nella Sharīʿa è stata impartita una speciale esortazione a praticare l’istinjā’. Trascurare l’istinjā’ è un grave peccato. Il Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui) lo ha indicato come causa del tormento della tomba. Una volta passava accanto a due tombe. In quel momento disse: «Questi due defunti stanno subendo un tormento. Non per una causa importante, ma per qualcosa che viene considerato molto comune». Uno dei due non si puliva adeguatamente dopo aver urinato, mentre l’altro diffondeva pettegolezzi (Bukhārī).
Le buone maniere e le norme relative alla minzione e alla defecazione
1. È vietato sedersi per urinare o defecare con il volto o la schiena rivolti verso la qibla. Quando si aiutano i bambini a urinare o defecare, non li si deve sistemare in modo che abbiano il volto o la schiena rivolti verso la qibla. Si dovrebbe evitare di urinare o defecare con il volto o la schiena rivolti verso la luna o il sole.
2. È vietato urinare in una cavità o su un terreno duro. È vietato farlo in una cavità perché potrebbe contenere un animale nocivo che potrebbe uscire e mordere. Se si urina su un terreno duro, gli schizzi di urina ricadono addosso.
3. È vietato urinare o defecare sotto gli alberi che fanno ombra, sulle rive di fiumi e stagni nei punti da cui le persone prendono l’acqua, sotto gli alberi da frutto, nei luoghi in cui si compiono le abluzioni o il bagno rituale, nei cimiteri, così vicino alle moschee e ai luoghi della preghiera dell’Eid che il cattivo odore arrechi disturbo a chi prega, sulle strade percorse dal pubblico, ai lati delle strade o vicino a luoghi di riunione. In breve, è vietato farlo in tutti i luoghi in cui le persone si siedono, si riposano o svolgono altre attività. Urinare o defecare in tali luoghi arreca disturbo alle persone.
4. È vietato urinare o defecare in piedi. Tuttavia, se lo si fa occasionalmente per una necessità particolare, non vi è colpa.
5. Se su un anello sono scritti il nome di Allah, la professione di fede, un versetto o un hadith, quando si va a urinare o defecare bisogna toglierselo e metterlo da parte; altrimenti sarebbe irriverente.
Hazrat Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce:
Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) portava un anello sul quale erano incise le parole «Muhammadur Rasulullah». Quando urinava o defecava, se lo toglieva e lo lasciava da parte (Muslim, Tirmidhi).
6. Durante la minzione o la defecazione non è corretto parlare senza motivo, tossire, recitare un hadith, un versetto del Corano o qualsiasi cosa buona, né dire «Alhamdulillah» dopo aver starnutito. Non c’è colpa se si recita mentalmente.
7. Non è corretto defecare completamente nudi oppure, senza motivo, stando sdraiati o in piedi.
8. Quando si deve defecare all’aperto, prima di sedersi e prima di entrare nella toilette o nel luogo per defecare, è opportuno recitare la seguente supplica:
Arabo****************108******)
O Allah! Cerco rifugio presso di Te dagli uomini, dalle donne e dai jinn malvagi — (Bukhari).
Dopo aver terminato di defecare, bisogna uscire e recitare questa supplica:
(Arabo************108*****)
Lode ad Allah, che ha rimosso da me il disagio delle feci e dell’urina e mi ha dato sollievo — (Nasa’i, Ibn Majah). Se, dopo essere usciti dal luogo per defecare, non si ricorda la supplica precedente, è sufficiente recitare soltanto questo: (Arabo***) O Allah! Ti chiedo il perdono.
9. Non si dovrebbe urinare nell’acqua stagnante o nell’acqua corrente. Hadrat Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ha vietato di urinare nell’acqua corrente. Egli riferisce inoltre che il Profeta ha vietato di urinare anche nell’acqua stagnante — (Muslim, Nasa’i).
Le norme e le regole dell’istinjā’
1. Dopo aver urinato o defecato, è sunna pulire accuratamente l’ano con zolle di terra, nella misura necessaria, e poi purificarsi con l’acqua. Anche se non si trovano zolle di terra, ci si può pulire e purificare soltanto con l’acqua. Per fare l’istinjā’ usando solo l’acqua, dopo aver urinato bisogna attendere abbastanza a lungo da essere certi che non escano in seguito altre gocce di urina. Dopodiché si farà l’istinjā’ con l’acqua.
2. Dopo aver urinato, bisogna fare l’istinjā’ con una zolla di terra per un tempo sufficiente affinché essa si asciughi completamente, sia camminando sia in qualunque altro modo.
3. Quando si fa l’istinjā’ con una zolla di terra, bisogna prestare attenzione alla civiltà, alla buona educazione, al buon gusto, alla dignità religiosa e al pudore. In luoghi dove donne, bambini e uomini passano abitualmente, andare in giro senza alcuna esitazione con la mano dentro i pantaloni o nel tahband, parlare e assumere la strana posizione di premere una coscia contro l’altra è segno di estrema spudoratezza e inciviltà. Ciò suscita una reazione offensiva nei confronti della civiltà islamica e del senso del buon gusto. Questa pratica dovrebbe essere compiuta all’interno della latrina o lontano dagli sguardi della gente.
4. Per fare l’istinjā’ si possono usare acqua, zolle di terra, pietre, vecchi panni comuni e altri oggetti assorbenti, purché siano puri e rimuovano la najāsa. Bisogna tuttavia assicurarsi che l’oggetto usato per l’istinjā’ non sia prezioso né degno di rispetto.
5. È vietato fare l’istinjā’ con sterco, feci o una zolla di terra già usata una volta per l’istinjā’, né con oggetti che non rimuovono la najāsa, come aceto, sciroppo e simili.
6. È vietato fare l’istinjā’ con ossa, carbone, vetro o altri oggetti duri che potrebbero causare dolore durante l’istinjā’.
7. È vietato fare l’istinjā’ con ferro, rame, bronzo, oro, argento o altri oggetti metallici.
8. È vietato praticare l’istinjā’ con oggetti che costituiscono cibo per gli animali, come erba, foglie, paglia e simili; con oggetti di valore, come stoffe, o con parti del corpo umano, come capelli, carne e simili; con pezzi delle stuoie della moschea, scope e simili; con carta da scrivere sulla quale si possa scrivere; con l’acqua di Zamzam; con bucce di frutta. In breve, è vietato praticare l’istinjā’ con tutto ciò di cui esseri umani e animali traggono beneficio e che è necessario rispettare.
9. Se le feci non si diffondono al di fuori dell’ano, praticare l’istinjā’ è sunna mu’akkada; se invece si diffondono, è obbligatorio.
10. Se dagli orifizi urinario o anale fuoriesce un’altra sostanza, come sangue, pus e simili, si deve praticare l’istinjā’.
11. L’istinjā’ deve essere praticato con la mano sinistra. Dopo l’istinjā’, si deve lavare accuratamente la mano con terra o sapone.
Hazrat Abu Hurayra (ra) racconta: quando il Profeta (sa) si recava alla latrina, gli portavo l’acqua in un recipiente di ottone. Dopo aver praticato l’istinjā’, egli strofinava la mano sulla terra per pulirla. — (Abu Dawud, Nasa’i)
Descrizione dell’abluzione
Virtù e benedizioni dell’abluzione
Che cosa potrebbe dimostrare la grandezza e l’importanza dell’abluzione più del fatto che nel Corano non ne è stato dato soltanto il comando, ma è stato anche spiegato dettagliatamente quali parti del corpo devono essere lavate durante l’abluzione? È stato inoltre chiarito esplicitamente che l’abluzione è una condizione indispensabile della preghiera.
(Arabo*****************111)
O voi che avete creduto, sappiate che, quando vi alzate per la preghiera, dovete lavarvi il volto, le mani fino ai gomiti, passare le mani bagnate sulla testa e poi lavarvi i piedi fino alle caviglie (al-Mā’idah: 6).
Parlando dei meriti e delle benedizioni dell’abluzione, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
Nel Giorno della Resurrezione riconoscerò i membri della mia comunità. Un compagno chiese: «Come farai, o Messaggero di Allah?». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: «Potrò riconoscerli perché, grazie all’abluzione, i volti, le mani e i piedi dei membri della mia comunità brilleranno di luce».
In un’altra occasione, il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), parlando dell’importanza dell’abluzione, disse: «Chi compie bene l’abluzione secondo il metodo che ho indicato e, dopo l’abluzione, recita questa testimonianza di fede:
(Arabo**********111)
per lui saranno aperte le otto porte del Paradiso; poi entrerà in Paradiso da quella che preferirà» (Muslim).
Inoltre egli disse:
Grazie al wuḍūʾ, i peccati minori vengono perdonati, a colui che compie il wuḍūʾ sarà conferito nell’Aldilà un alto rango e, mediante il wuḍūʾ, tutti i peccati del corpo vengono cancellati (Bukhārī, Muslim).
In un’altra occasione, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) definì il wuḍūʾ un segno della fede e disse: «Rimanete saldamente sulla via della verità, ma non potrete mai assolvere pienamente il diritto di rimanere saldi sulla retta via. (Perciò, siate consapevoli dei vostri errori e della vostra incapacità.) E sappiate bene che, tra tutte le vostre opere, la preghiera è la migliore, e che soltanto il credente può osservare pienamente il wuḍūʾ» (al-Muwaṭṭaʾ dell’Imam Mālik, Ibn Mājah).
La modalità sunnah del wuḍūʾ
Colui che compie il wuḍūʾ deve innanzitutto formulare interiormente questa intenzione: «Compio il wuḍūʾ soltanto per compiacere Allah e per ricevere da Lui la ricompensa delle mie opere». Poi inizierà il wuḍūʾ e reciterà la seguente supplica (Abū Dāwūd, al-Tirmidhī, al-Nasāʾī).
(Arabo***********112)
O Allah! Perdona i miei peccati, rendi più spaziosa per me la mia dimora e benedici il mio sostentamento. – (al-Nasāʾī).
Ḥazrat Abū Mūsā al-Ashʿarī disse: portai l’acqua per il wuḍūʾ al Profeta (pace e benedizioni su di lui). Egli iniziò a compiere il wuḍūʾ. Sentii che durante il wuḍūʾ recitava questa supplica (Arabo***********). Gli chiesi: «O Messaggero di Allah! Stavi recitando questa supplica?». Egli rispose: «Quale cosa della religione e del mondo ho mai tralasciato di chiedergli?»
Per il wuḍūʾ, per prima cosa bisogna prendere l’acqua con la mano destra e strofinare e lavare molto bene entrambe le mani fino ai polsi per tre volte. Poi bisogna prendere l’acqua con la mano destra e fare il kullī tre volte. Bisogna anche usare il miswāk. [Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) attribuiva un’importanza straordinaria al miswāk. Ḥazrat ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: ogni volta che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) si alzava dal sonno, di giorno o di notte, sua abitudine era usare assolutamente il miswāk prima del wuḍūʾ (Abū Dāwūd (Abū Dāwūd). Ḥudhayfa (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: quando il Profeta (pace e benedizioni su di lui) si alzava durante la notte per il taḥajjud, era sua abitudine pulirsi bene la bocca e i denti con il miswāk; poi compiva il wuḍūʾ e si dedicava alla preghiera del taḥajjud.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui), esortando la comunità a usare il miswāk, diceva: «Il miswāk pulisce e deterge bene la bocca e rende Allah estremamente soddisfatto» (Bukhārī, Nasāʾī).
Il Profeta disse inoltre: «Se non temessi di imporre una difficoltà alla mia comunità, ordinerei di usare il miswāk durante ogni abluzione» (Bukhārī, Muslim) ]
Se talvolta non si dispone del miswāk, si devono strofinare bene i denti con il dito indice e pulirli. Quando non si è a digiuno, si deve fare il gargarismo e sciacquare la bocca per tre volte, facendo arrivare l’acqua fino all’interno della gola. Poi si deve aspirare acqua nel naso per tre volte, in modo che raggiunga l’interno delle narici. Durante il digiuno, naturalmente, bisogna agire con cautela. Quindi si deve pulire il naso con il dito della mano sinistra. Ogni volta si deve usare acqua nuova per il naso. Poi, prendendo l’acqua nei palmi di entrambe le mani, si deve lavare tre volte tutto il viso, in modo che non rimanga asciutto neppure lo spazio delle dimensioni di un capello. Se la barba è folta, si deve fare il khilāl tra i suoi peli, affinché l’acqua raggiunga le radici. Durante il lavaggio del viso si deve recitare questa supplica
(Arabo***********113)
O Allah, rendi luminoso il mio viso nel giorno in cui alcuni volti saranno luminosi e altri saranno oscuri.
Poi si devono strofinare e lavare bene entrambe le braccia fino ai gomiti. Prima si lava il braccio destro e poi quello sinistro, tre volte ciascuno. Se si indossano anelli alle mani, e se le donne portano bracciali e gioielli, bisogna muoverli affinché l’acqua raggiunga bene ogni parte. Si deve fare il khilāl tra le dita delle mani con le dita stesse. Poi, bagnando entrambe le mani, si deve passare sulle mani sulla testa e sulle orecchie.
Metodo per il masḥ
Il metodo del masḥ è il seguente: tenendo separati il pollice e l’indice, si uniscono le altre tre dita di entrambe le mani e, con la parte interna delle dita, si passa dalla radice dei capelli sulla fronte verso la nuca, compiendo il masḥ su un quarto della testa. Poi, tirando le mani dalla parte posteriore dei palmi verso la parte anteriore, si compie il masḥ sui tre quarti della testa. Quindi, con gli indici, si compie il masḥ sulla parte interna delle orecchie e, con i pollici, sulla parte esterna. Poi si compie il masḥ sulla nuca con il dorso delle dita di entrambe le mani. Non si deve compiere il masḥ sulla gola. La caratteristica di questo metodo è che, per compiere il masḥ su ciascuna parte, non si usa una seconda volta quella parte della mano che è già stata utilizzata.
Dopo aver passato le mani bagnate, bisogna lavare entrambi i piedi fino alle caviglie tre volte ciascuno, versando l’acqua con la mano destra e strofinando con la sinistra. Con il mignolo della mano sinistra bisogna far passare l’acqua tra le dita dei piedi. Sul piede destro si deve iniziare dal mignolo e terminare con l’alluce; sul piede sinistro si deve iniziare dall’alluce e terminare con il mignolo. Le azioni dell’abluzione devono essere compiute consecutivamente: subito dopo averne lavata una parte, bisogna lavare l’altra. Non si deve interrompere l’abluzione per qualche tempo.
Al termine dell’abluzione, bisogna rivolgere il volto verso il cielo e recitare tre volte questa supplica.
(Arabo************************114*********)
Testimonio che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah; Egli è Uno e non ha associati. Testimonio inoltre che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il Suo servo e il Suo Messaggero. O Allah, annoverami tra coloro che si pentono spesso e annoverami tra coloro che si mantengono frequentemente puri.
Disposizioni dell’abluzione
I casi in cui l’abluzione è obbligatoria
1. L’abluzione è obbligatoria per ogni preghiera, sia essa obbligatoria o wajib, sunnah o nafl.
2. L’abluzione è obbligatoria per la preghiera funebre.
3. Per la prostrazione della recitazione, l’abluzione è obbligatoria.
Situazioni in cui l’abluzione è necessaria
1. Per compiere il tawaf della Casa di Dio.
2. Per toccare il Sacro Corano.
Situazioni in cui l’abluzione è sunna
1. È sunna fare l’abluzione prima di andare a dormire.
2. È sunna fare l’abluzione prima del bagno rituale.
Situazioni in cui l’abluzione è raccomandata
1. È raccomandata l’abluzione per l’adhān e il takbīr.
2. Durante la recitazione della khuṭba, sia essa la khuṭba del venerdì oppure quella del nikāḥ.
3. Durante l’insegnamento religioso.
4. Durante il dhikr di Allah.
5. Dopo essersi svegliati.
6. Dopo aver lavato il defunto.
7. Durante la visita alla Rawḍa Mubāraka del Profeta (pace e benedizioni su di lui).
8. Durante la permanenza nella pianura di ʿArafāt.
9. Durante il sa‘y tra Safa e Marwa.
10. Prima di mangiare mentre ci si trova nello stato di janābah.
11. Durante le mestruazioni e il nifās, al momento di ogni preghiera.
12. È raccomandabile mantenere l’abluzione in ogni momento.
Gli obblighi dell’abluzione
Gli obblighi dell’abluzione sono quattro e, in realtà, è proprio il compimento di questi quattro atti a costituire l’abluzione. Se ne viene tralasciato anche solo uno, oppure resta asciutta una zona grande quanto un capello, l’abluzione non è valida.
1. Lavare una volta l’intero viso. Ciò significa che è obbligatorio lavare tutto il viso, dalla linea dei capelli sulla fronte fino sotto il mento e dalla radice di un orecchio fino alla radice dell’altro.
2. Lavare entrambe le mani almeno una volta, fino ai gomiti.
3. Passare una volta le mani bagnate su un quarto della testa.
4. Lavare una volta entrambi i piedi fino alle caviglie.
Le sunnah dell’abluzione
Vi sono alcune sunnah dell’abluzione. Durante l’abluzione è necessario osservarle. Sebbene l’abluzione sia valida anche se vengono tralasciate o si fa qualcosa di contrario ad esse, farlo intenzionalmente e ripetutamente è un grave errore. Si teme che una persona simile possa diventare peccatrice.
Le sunnah dell’abluzione sono quindici
1. Formare l’intenzione di ottenere il compiacimento di Allah e la ricompensa nell’Aldilà.
2. Iniziare l’abluzione dicendo: «Bismillāhir-Raḥmānir-Raḥīm».
3. Lavare entrambe le mani fino ai polsi prima di lavare il viso.
4. Sciacquare la bocca tre volte.
5. Usare il siwāk.
6. Introdurre acqua nel naso tre volte.
7. Fare il khilāl della barba tre volte. [Durante l’iḥrām non è corretto fare il khilāl della barba, poiché potrebbe accidentalmente strapparsi qualche pelo. Per chi è in stato di iḥrām è vietato strapparsi i capelli.]
8. Fare il khilāl tra le dita delle mani e dei piedi.
9. Passare le mani bagnate su tutta la testa.
10. Passare le mani bagnate su entrambe le orecchie. [Per passare le mani bagnate sulle orecchie non è necessario bagnarle con acqua nuova. Tuttavia, se le mani si sono asciugate toccando il berretto, il turbante, il fazzoletto o simili, bisogna bagnarle nuovamente.]
11. Eseguire le azioni nell’ordine stabilito.
12. Lavare prima gli arti del lato destro e poi quelli del lato sinistro.
13. Lavare il secondo arto subito dopo aver lavato il primo. Non ritardare tanto il lavaggio degli arti, uno dopo l’altro, che il primo si asciughi.
14. Lavare ciascun arto tre volte.
15. Recitare la supplica masnūn al termine dell’abluzione (la supplica è stata menzionata in precedenza).
Le pratiche mustahabb dell’abluzione
Vale a dire alcune piccole pratiche la cui osservanza è mustahabb nell’abluzione.
1. Compiere l’abluzione seduti in un luogo abbastanza elevato, in modo che l’acqua scorra altrove e gli schizzi non ricadano sul corpo.
2. Compiere l’abluzione rivolti verso la qibla.
3. Durante l’abluzione rituale, non chiedere l’aiuto di altri; cioè prendere l’acqua da sé e lavare da sé le proprie membra. [Se qualcuno si fa avanti spontaneamente e riempie d’acqua il recipiente, non c’è alcun problema. Non è corretto restare in attesa dell’aiuto di qualcuno. Lavare le membra di una persona malata o incapace non è affatto biasimevole.]
4. Prendere l’acqua con la mano destra per sciacquare la bocca e introdurre l’acqua nel naso.
5. Pulire il naso con la mano sinistra.
6. Quando si lavano i piedi, versare l’acqua con la mano destra e strofinarli lavandoli con la mano sinistra.
7. Recitare le suppliche prescritte durante il lavaggio delle membra.
8. Lavare le membra strofinandole ripetutamente, affinché non rimanga alcun punto asciutto né alcuna impurità.
Le azioni sconsigliate durante l’abluzione rituale
1. Trascurare le buone maniere e le pratiche raccomandate dell’abluzione, oppure fare il contrario di esse.
2. Consumare più acqua del necessario.
3. Usare così poca acqua che, durante il lavaggio delle membra, alcune parti rimangano asciutte.
4. Dire parole futili durante l’abluzione.
5. Lavare le membra gettandovi addosso l’acqua con forza e rumore.
6. Lavare ciascuna parte più di tre volte.
7. Fare il masḥ tre volte usando ogni volta acqua nuova.
8. Spruzzare l’acqua dalle mani dopo l’abluzione.
9. Senza motivo, durante l’abluzione, lavare quelle membra il cui lavaggio non è obbligatorio.
Masḥ su bende, ferite e simili
1. Su un osso fratturato è stata applicata una fasciatura o un’ingessatura di legno. Tuttavia, lavare quella parte è necessario per l’abluzione. In tal caso è sufficiente fare il masḥ su di essa.
2. Sulla parte ferita è stata applicata una fasciatura o un’ingessatura, e bagnarla con acqua potrebbe causare danni. In tal caso è sufficiente fare il masḥ; se anche questo rischia di causare danni, se ne è dispensati.
3. Se la ferita è tale che, per fasciare, nella fasciatura è stata inclusa anche una parte sana del corpo, e rimuovendo la fasciatura o lavando la parte sana dopo averla rimossa si rischia di causare danni, è sufficiente fare il masḥ.
4. Se lavando quella parte del corpo dopo aver rimosso la fasciatura non vi è alcun rischio di danno, ma dopo averla rimossa non c’è nessuno che possa rifasciarla, è permesso fare il masḥ.
5. Se sopra una fasciatura ne viene applicata un’altra, si può fare il masḥ anche su quest’ultima.
6. Un arto ha subito una lesione o una ferita e bagnarlo con acqua potrebbe causare danni. In tal caso è sufficiente fare il masḥ.
7. Se il viso o le mani e i piedi sono stati tagliati, oppure se un arto è dolorante e bagnarlo con acqua potrebbe causare danni, è sufficiente fare il masḥ. Se però anche fare il masḥ causa danni, si può ometterlo.
8. Se, a causa di screpolature alle mani o ai piedi, vi sono stati applicati cera, vaselina o un altro medicinale, sarà sufficiente versare acqua sopra. Non è necessario rimuovere la vaselina e simili. Se anche versare acqua fosse dannoso, sarà sufficiente fare il masḥ.
9. Se è stato applicato un medicinale sulla ferita o sulla lesione, oppure è stata versata acqua sulla fasciatura o vi è stato fatto il masḥ, e in seguito la fasciatura si è staccata o la ferita è guarita, allora sarà necessario lavare; il masḥ non sarà più sufficiente.
Gli oggetti sui quali non è consentito fare il masḥ
1. Sui guanti.
2. Sul berretto.
3. Sul turbante o sulla sciarpa.
4. Sul dupatta o sul burqa.
Le cause che invalidano il wuḍūʾ
Le cause che invalidano l’abluzione sono di due tipi:
Primo: ciò che fuoriesce dall’interno del corpo.
Secondo: ciò che proviene dall’esterno e ricade sulla persona.
Il primo tipo
1. L’emissione di urina o feci.
2. L’emissione di gas dall’ano.
3. La fuoriuscita di altre sostanze dagli orifizi urinario o anale, come vermi, calcoli, sangue, liquido pre-eiaculatorio e simili.
4. La fuoriuscita di sangue da una parte del corpo, fino a farlo scorrere.
5. Se, insieme al vomito, fuoriescono sangue, pus, cibo o altro, ad eccezione di saliva e catarro, e si vomita riempiendo la bocca, l’abluzione viene invalidata.
6. Anche se non si vomita riempiendo la bocca, se il vomito avviene ripetutamente e la quantità equivale a quella necessaria per riempire la bocca, l’abluzione viene invalidata.
7. Se insieme alla saliva fuoriesce sangue e la quantità di sangue è maggiore.
8. Se si verifica un’eiaculazione senza desiderio sessuale, per esempio sollevando un carico pesante, scendendo da un luogo elevato o provando un dolore intenso, e fuoriesce sperma, l’abluzione viene invalidata.
9. Se, a causa di un disturbo agli occhi, fuoriescono secrezioni o acqua e queste scorrono, l’abluzione viene invalidata. Ma ciò è scusato per chi ha gli occhi che lacrimano continuamente.
10. Se dal seno di una donna, a causa del dolore, fuoriesce un liquido diverso dal latte, l’abluzione viene invalidata.
11. Quando fuoriesce sangue da istiḥāḍa.
12. Quando fuoriesce madhy.
13. Ogni causa che rende obbligatorio il ghusl invalida necessariamente anche l’abluzione, come le mestruazioni, il nifās, l’emissione del seme e simili.
Seconda categoria
1. Se si dorme distesi sulla schiena, su un fianco oppure appoggiati.
2. In qualsiasi stato in cui non rimangano coscienza e sensibilità.
3. Se si perde conoscenza a causa di una malattia o di un dolore.
4. Se si diventa intossicati consumando o annusando una sostanza stupefacente.
5. Se si ride fragorosamente durante una qualsiasi preghiera diversa dalla preghiera funebre.
6. Se gli organi genitali di due persone entrano in contatto e tra i due organi non vi è alcun indumento o ostacolo, l’abluzione viene invalidata anche senza emissione del seme.
7. Se il malato, mentre prega sdraiato, si addormenta.
8. Se, fuori dalla preghiera, qualcuno si addormenta seduto in ginocchio o in un altro modo, con entrambi i fianchi sollevati da terra, il wuḍūʾ si annulla.
Le cause che non annullano il wuḍūʾ
1. Addormentarsi durante la preghiera, persino durante la prosternazione.
2. Sonnolenza mentre si è seduti.
3. Una risata fragorosa di un minorenne.
4. Una risata fragorosa durante la preghiera funebre.
5. Ridere durante la preghiera emettendo un suono appena percettibile, o sorridere lievemente.
6. Quando dal seno di una donna fuoriesce del latte.
7. Quando la ʿawra viene scoperta, quando si tocca la ʿawra o quando un’altra persona la vede.
8. Quando il sangue fuoriesce da una ferita ma non scorre e rimane all’interno della ferita.
9. Dopo l’abluzione, radersi la testa o la barba, oppure accorciarla.
10. Quando si tossisce o si sputa.
11. Quando un uomo e una donna si baciano.
12. Quando un insetto fuoriesce dalla bocca, dall’orecchio o dal naso.
13. Quando un insetto fuoriesce dal corpo.
14. Quando si ha un’eruttazione, anche se maleodorante.
15. Quando si mente, si fa maldicenza o si commette un peccato qualsiasi (Dio ce ne scampi).
Norme relative allo stato di hadath asghar
1. Nello stato di hadath asghar è proibita la preghiera, qualunque preghiera essa sia.
2. È proibita la prosternazione, sia essa la prosternazione della recitazione, quella di ringraziamento o una prosternazione compiuta semplicemente da qualcuno.
3. Toccare il Sacro Corano è makruh tahrimi, sia che si tratti del tessuto o del nastro che avvolge il Sacro Corano.
4. Il tawaf della Ka‘ba è makruh tahrimi.
5. Se su un pezzo di carta, stoffa, plastica, rexine o materiale simile è scritta una qualsiasi āya, anche toccarlo è makruh tahrimi.
6. Se il Sacro Corano è avvolto in un juzdan, in un fazzoletto o in un altro involucro, cioè in un tessuto separato, non sarà makruh toccarlo.
7. Per i bambini non ancora puberi, gli scribi, gli stampatori e i rilegatori non è makruh toccare il Corano in stato di hadas asghar. Questo perché per loro è difficile rimanere sempre puri dall’hadas asghar.
8. In stato di hadas asghar è lecito in ogni caso recitare e insegnare il Sacro Corano, sia guardando il testo sia senza guardarlo, e sia recitandolo a memoria.
9. È makruh toccare senza abluzione un libro di tafsir che contiene il testo originale del Corano.
10. In stato di hadas asghar (senza abluzione) è possibile scrivere il Sacro Corano, purché non si tocchi la superficie sulla quale si sta scrivendo.
11. Se la traduzione del Sacro Corano è in un’altra lingua, è preferibile toccarla dopo aver compiuto l’abluzione.
Norme sull’abluzione per il malato
Per quanto riguarda l’abluzione, è considerata un’eccezione la persona affetta da una malattia a causa della quale dal suo corpo fuoriesce continuamente qualcosa che invalida l’abluzione, e che non dispone di un intervallo sufficientemente lungo per poter pregare in stato di taharat. Per esempio:
1. Chi soffre di una malattia agli occhi e dagli occhi gli escono continuamente secrezioni o lacrime.
2. Chi soffre di un disturbo urinario e gli escono continuamente gocce di urina.
3. Chi soffre di un disturbo della fuoriuscita di gas e continua a emettere gas.
4. Chi soffre di un disturbo intestinale e ha continuamente evacuazioni.
5. Un malato dal quale fuoriescono continuamente sangue o pus.
6. Chi soffre di epistassi e dal naso gli esce continuamente sangue.
7. Chi emette continuamente mani o madhy attraverso l’uretra.
8. Una donna alla quale viene continuamente il sangue dell’istihada.
In tutte queste situazioni la disposizione è che tale persona compia una nuova abluzione per ogni preghiera, e che l’abluzione rimanga valida finché non sopraggiunga un’altra causa che la annulli. Per esempio, se qualcuno soffre di epistassi e compie l’abluzione per la preghiera di zuhr, questa resterà valida fino all’asr. Tuttavia, se, oltre al sangue dal naso, urina oppure emette gas, l’abluzione si annulla.
Questioni riguardanti il malato
1. Dopo aver compiuto una nuova abluzione, la persona affetta da una malattia cronica può compiere con quella abluzione tutte le preghiere obbligatorie, sunna e volontarie finché permane il tempo della preghiera.
2. Qualcuno compie l’abluzione per la preghiera del fajr. Poi, dopo il sorgere del sole, la sua abluzione si annulla. Ora, per compiere qualsiasi preghiera, dovrà fare una nuova abluzione.
3. Se si compie l’abluzione dopo il sorgere del sole, con quella abluzione si può compiere la preghiera di zuhr. Non è necessario fare una seconda abluzione per zuhr; tuttavia, questa abluzione si annullerà non appena inizierà il tempo dell’asr.
4. Se, durante l’intero tempo di una preghiera, la malattia di una persona affetta da una simile condizione scompare completamente, la sua condizione di malato cronico termina. Per esempio, se qualcuno perdeva continuamente gocce di urina, ma ora, dall’inizio del zuhr fino all’asr, non ne è uscita nemmeno una goccia, allora la sua condizione di malato cronico è terminata. In seguito dovrà compiere l’abluzione ogni volta che uscirà una goccia di urina.
Il masah sui calzari
Per offrire un’adeguata facilitazione, la Sharia ha autorizzato il masah sui calzari. In alcuni climi rigidi, soprattutto nei Paesi dove fa un freddo terribile, il cuore e l’animo si riempiono spontaneamente di gratitudine ed entusiasmo per questa concessione della Sharia, e nasce la percezione dell’immensa misericordia e benevolenza di Allah. In seguito cresce la certezza che la religione non ha trascurato nessuna nostra necessità o difficoltà.
Su quali mūza è lecito fare il masḥ
Quasi tutti concordano sulla liceità del masḥ sui mūza di pelle. Vi è tuttavia una certa divergenza di opinioni riguardo alla liceità o meno del masḥ sui mūza di lana, cotone, seta e nylon. La maggior parte dei giuristi ha posto alcune condizioni affinché sia lecito fare il masḥ sui mūza di lana, cotone e materiali simili. Alcuni studiosi, invece, sostengono che sia lecito fare il masḥ su ogni tipo di mūza senza alcuna condizione. Generalmente, nei libri di fiqh è consentito fare il masḥ soltanto sui mūza che presentano le quattro condizioni seguenti.
1. Devono essere abbastanza spessi da rimanere aderenti al piede anche senza essere fissati con nulla.
2. Devono essere abbastanza resistenti da permettere di percorrere a piedi tre miglia indossandoli.
3. Devono essere sufficientemente spessi da non permettere di vedere la pelle del piede dall’interno.
4. Devono essere impermeabili, così che, versando dell’acqua sulla parte superiore, non la assorbano e l’acqua non raggiunga la parte interna.
Sui mūza che non presentano queste quattro condizioni non è lecito fare il masḥ. Alcuni eminenti studiosi non riconoscono tali condizioni. Essi sostengono che ciò che è stato comprovato dalla Sunna è soltanto che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) fece il masḥ sui mūza e sulle scarpe.
Pertanto, è lecito fare il masḥ su ogni tipo di mūza senza alcuna condizione. Un celebre e universalmente noto studioso e pensatore lungimirante della nostra epoca, il Mawlānā Sayyid Abū al-Aʿlā Mawdūdī, nella dettagliata spiegazione fornita in risposta alla domanda di uno studente residente in Scozia, ha fatto ulteriore chiarezza sulla questione. Di seguito riportiamo la domanda e la relativa risposta:
Domanda: Tra gli studiosi vi sono divergenze riguardo al masḥ sui calzini. Vivo nelle regioni settentrionali della Scozia per motivi di studio. Qui, in inverno, fa un freddo terribile. È indispensabile indossare sempre calzini di lana. È lecito fare il masḥ su questo tipo di calzini? Vi prego di fornirmi una risposta dettagliata alla luce dell’indagine e dello studio della Sharīʿa.
Risposta: Vi è quasi unanimità tra tutti gli Ahl al-Sunna riguardo al masḥ sui calzini di pelle. Quanto ai calzini di lana e di cotone, i nostri giuristi hanno generalmente stabilito la condizione che siano spessi, non così sottili da lasciare intravedere la pelle del piede dal basso. Inoltre, il calzino deve rimanere sul piede senza alcun tipo di legaccio o fissaggio. Ho cercato, per quanto mi è stato possibile, di scoprire quale sia l’origine di queste condizioni, ma non ho trovato nulla di simile nella Sunna. Ciò che è comprovato dalla Sunna è che il Profeta (ṣa) fece il masḥ sulle scarpe e sui calzini. Nei libri di ḥadīth, eccetto quello di al-Nasāʾī, e nel Musnad di Aḥmad, è riportata la narrazione di al-Mughīra ibn Shuʿba secondo cui il Profeta (ṣa) compì l’abluzione (in arabo **********) e fece il masḥ sui propri calzini e sulle proprie scarpe. Secondo una narrazione di Abū Dāwūd, ʿAlī (ra), ʿAbd Allāh ibn Masʿūd (ra), al-Barāʾ ibn ʿĀzib (ra), Anas ibn Mālik (ra), Abū Usāma (ra), Sahl ibn Saʿd (ra) e ʿAmr ibn al-Ḥārith (ra) facevano il masḥ sui calzini. Inoltre, è riportato che anche ʿUmar (ra) e Ibn ʿAbbās (ra) praticassero quest’atto. Anzi, al-Bayhaqī ha trasmesso da Ibn ʿAbbās (ra) e Anas ibn Mālik (ra), e al-Ṭaḥāwī da Aws ibn Abī Aws (ra), che il Profeta (ṣa) fece il masḥ soltanto sulle scarpe. In ciò non si fa menzione dei calzini. È riportato che anche ʿAlī (ra) facesse allo stesso modo. Da queste diverse narrazioni risulta che è lecito fare il masḥ soltanto sui calzini, soltanto sulle scarpe, oppure sulle scarpe mentre si indossano i calzini, proprio come è lecito farlo sui calzini di pelle. In nessuna di queste narrazioni si trova che il Profeta (ṣa) abbia menzionato una delle condizioni imposte dai giuristi. Né si trova una narrazione che specifichi di quale tipo fossero i calzini sui quali il Profeta (ṣa) e i Compagni sopra citati fecero il masḥ. Pertanto sono costretto ad affermare che le condizioni imposte dai giuristi non hanno alcuna origine sulla quale essi abbiano potuto fondarle. E poiché i giuristi non sono legislatori della Sharīʿa, se qualcuno non osserva le condizioni da loro imposte non sarà peccatore.
L’opinione dell’Imam al-Shāfiʿī (ra) e dell’Imam Aḥmad (ra) è che si possa fare il masḥ sui calzini solo quando si siano indossate le scarpe sopra di essi. Tuttavia, nessuno dei Compagni (ra) la cui pratica è stata riferita sopra osservava questa condizione.
Riflettendo sulla questione del masḥ sui calzini, ciò che ho compreso è che, in realtà, si tratta di una concessione, come il tayammum, accordata ai credenti quando sono costretti, in qualunque modo, a tenere i piedi coperti e lavare ripetutamente i piedi risulta dannoso o difficile. Questa concessione non si basa sull’idea che, indossando i calzini dopo aver conseguito la purità rituale, i piedi siano protetti dall’impurità e non sia più necessario lavarli. Al contrario, si basa sulla misericordia di Allah, che richiede di concedere facilità al Suo servo. Pertanto, su qualunque cosa una persona indossi per proteggere i piedi dal freddo e dalla polvere della strada, o per proteggere una ferita del piede, e che sia difficile togliere e rimettere ripetutamente, si può fare il masḥ: che si tratti di calzini di lana o di cotone, di scarpe di pelle, di calzature di crepe o di qualsiasi panno avvolto e legato intorno al piede.
Quando vedo qualcuno passare la mano verso il piede per fare il masḥ dopo l’abluzione, mi sembra quasi che quel servo dica ad Allah: «Se mi fosse ordinato, toglierei immediatamente questo calzino e laverei il piede. Ma poiché Colui che possiede ogni autorità e signoria lo ha permesso, mi limito a fare il masḥ». Per me, questo è in realtà il vero significato del masḥ sui calzini. Sotto questo aspetto, sono equivalenti tutte le cose che le persone indossano in caso di necessità e sulle quali è stato concesso di fare il masḥ come agevolazione. (Rasāʾil wa Masāʾil, vol. II, p. 258).
La sintesi di questa indagine è che si può fare con certezza il masḥ su ogni tipo di calzino, sia esso di lana, cotone, seta o pelle, oppure di tela cerata o rexine. Se si avvolge un panno intorno al piede e lo si lega, sarà lecito fare il masḥ anche su di esso.
Oltre all’Allama Mawdūdī, anche l’Allama Ibn Taymiyya ha emesso un’analoga fatwā nel secondo volume della sua opera di fatāwā.
Anche l’opinione di Ḥāfiẓ Ibn Qayyim e dell’Allama Ibn Ḥazm è che si possa fare il masḥ su ogni tipo di calzino senza condizioni. (Per maggiori dettagli, si veda «Tarjumān al-Qurʾān», febbraio 1968, l’articolo principale di Rasāʾil wa Masāʾil, p. 53.)
Metodo per compiere il masḥ sulle mūza
- Si devono bagnare entrambe le mani con acqua fresca, quindi separare leggermente le dita della mano destra e passare le dita della mano destra sulla parte superiore del piede destro e quelle della mano sinistra sulla parte superiore del piede sinistro.
- Si devono far scorrere le dita dalla parte delle dita del piede verso la caviglia.
- Si devono far scorrere le dita esercitando una leggera pressione, in modo da percepire il contatto della mano bagnata sulla mūza.
- Il masḥ si compie sulla parte superiore del piede, non su quella inferiore.
- Il masḥ deve essere compiuto una sola volta su ciascuno dei due piedi.
Durata del masḥ
Per il viaggiatore, la durata del masḥ è di tre giorni e tre notti; per il residente, di un giorno e una notte. Questo periodo si calcola dal momento in cui viene annullata l’abluzione, non dal momento in cui si indossano le mūza. Per esempio, se qualcuno compie l’abluzione durante il tempo della preghiera di ẓuhr e indossa le mūza, poi la sua abluzione viene annullata al tramonto, per il residente il masḥ sarà valido fino al tramonto del giorno seguente. In altre parole, ogni volta che l’abluzione viene annullata, egli compirà il masḥ insieme alla nuova abluzione. Se invece è un viaggiatore, il suo masḥ sarà valido fino al tramonto del terzo giorno. In altre parole, la durata del masḥ termina dopo che sono trascorsi tre giorni e tre notti complete dal momento in cui l’abluzione è stata annullata. Per esempio, se l’abluzione viene annullata al tramonto del venerdì, la durata del masḥ si estenderà fino al tramonto del lunedì; se però egli compie l’abluzione per la preghiera del maghrib dopo il tramonto del lunedì, dovrà lavare i piedi.
Le cause che invalidano il masḥ
1. Il masḥ diventa invalido per tutte le cause che invalidano il wuḍūʾ. In altre parole, dopo aver rinnovato il wuḍūʾ, bisogna eseguire nuovamente il masḥ.
2. Se il khuff viene tolto per qualsiasi motivo, se si sfila da solo, oppure se la maggior parte del piede si scopre o fuoriesce.
3. Se, mentre si indossano i khuff, il piede si bagna con l’acqua, interamente o per la maggior parte.
4. Quando termina il periodo previsto per il masḥ, cioè dopo un giorno e una notte per il residente e dopo tre giorni e tre notti per il viaggiatore.
Nelle ultime tre situazioni non è necessario rinnovare il wuḍūʾ; è sufficiente lavare soltanto i piedi.
Alcune norme relative al masḥ
1. Se, non eseguendo il masḥ, diventasse inevitabile perdere un atto wajib, allora il masḥ diventerebbe wajib. Per esempio, se qualcuno temesse che, perdendo tempo a lavarsi i piedi, non avrebbe l’opportunità di sostare ad Arafat, oppure che la preghiera comunitaria finirebbe o che terminerebbe il tempo della preghiera, in tali situazioni il masḥ sarebbe wajib.
2. Se una persona dispone di una quantità d’acqua sufficiente a lavare tutte le membra eccetto i piedi, il masḥ diventa obbligatorio.
3. Se i calzari sono tanto corti da lasciare scoperti i malleoli, è lecito fare il masḥ su di essi qualora possano essere allungati con pelle, stoffa o materiali simili.
4. È lecito fare il masḥ su calzature che coprono interamente il piede, compresi i malleoli, senza lasciare visibile alcuna parte della pelle del piede, siano esse di pelle, gomma, plastica o nylon.
5. Se una persona indossa un calzare sopra un altro calzare, è sufficiente fare il masḥ sul calzare superiore.
6. Chi compie il tayammum non deve fare il masḥ. Durante il ghusl, inoltre, il masḥ sui calzari non è valido: è necessario lavare i piedi.
Descrizione del ghusl
Significato terminologico del ghusl
Nel dizionario, ghusl significa lavare interamente il corpo; nella terminologia della giurisprudenza islamica, significa lavare tutto il corpo secondo il metodo specifico prescritto dalla Sharīʿa, con l’intento di rimuovere l’impurità o di ottenere una ricompensa.
Sette indicazioni riguardo al ghusl
1. Quando ci si deve lavare nel bagno o in un luogo aperto, bisogna farlo indossando un tahband, un niqab o un altro indumento.
2. Bisogna sempre lavarsi in un luogo appartato, in modo da non essere visti da uomini o donne estranei.
Se non ci si trova in un luogo simile, ci si laverà dopo aver indossato un lungi o qualcosa di simile. Se non si dispone di nulla con cui coprirsi, si traccerà con le dita una linea tutt’intorno, si dirà «Bismillah» e ci si laverà stando seduti.
3. Le donne dovrebbero lavarsi sempre stando sedute. Se un uomo è nudo, dovrà lavarsi stando seduto. Tuttavia, non vi è nulla di male nel lavarsi in piedi indossando un lungi o qualcosa di simile.
4. Durante il ghusl è opportuno non parlare. Se vi è una necessità particolare, è un’altra cosa.
5. Quando ci si lava nudi, non ci si deve rivolgere verso la qibla.
6. Bisogna sempre lavarsi in un luogo puro e pulito. Si deve inoltre evitare di urinare o fare altro nello stesso luogo in cui ci si lava.
7. Tutte le cose riprovevoli durante l’abluzione lo sono anche durante il ghusl. Bisogna evitarle. Durante il ghusl è riprovevole recitare la supplica dell’abluzione.
Il modo sunnita di eseguire il ghusl
Il modo di eseguire il ghusl secondo la Sunna è il seguente: prendere l’acqua con la mano destra e lavare entrambe le mani fino ai polsi. Poi eseguire l’istinjā’, indipendentemente dal fatto che vi sia o meno impurità nel luogo dell’istinjā’. Se vi è impurità sul corpo, bisogna quindi rimuoverla. Poi lavare bene entrambe le mani con il sapone ed eseguire l’abluzione. Durante il risciacquo della bocca bisogna far giungere bene l’acqua fino alla gola e all’interno del naso. Se nel luogo del ghusl si è raccolta dell’acqua, lavare i piedi dopo il ghusl. Se il ghusl è obbligatorio, durante l’abluzione non si deve recitare alcuna supplica oltre alla Bismillah. Dopo l’abluzione, versare l’acqua sulla testa, poi sulla spalla destra e quindi sulla spalla sinistra. Bisogna strofinare bene tutto il corpo, con il sapone o anche a mani nude, in modo che nessuna parte rimanga asciutta e che il corpo sia ben pulito.
Poi bisogna versare per due volte l’acqua su tutto il corpo in questo modo, affinché non vi sia il rischio che rimanga asciutta alcuna parte. Se i piedi non sono stati lavati durante l’abluzione, bisogna lavarli ora. Poi bisogna asciugare bene tutto il corpo con un panno, una gamchha o un asciugamano.
Gli obblighi del ghusl
I soli tre obblighi del ghusl
1. Risciacquare la bocca. Durante il risciacquo bisogna assicurarsi che l’acqua raggiunga tutta la bocca, fino alla gola.
2. Introdurre acqua nel naso.
3. Versare acqua su tutto il corpo, in modo che non rimanga asciutto neppure un punto grande quanto un capello. L’acqua deve raggiungere le radici dei capelli e l’interno delle unghie.
In realtà, queste tre cose costituiscono il ghusl. Se ne viene omessa anche solo una, il ghusl non è valido.
Norme riguardanti i capelli raccolti e i gioielli
1. Se l’acqua raggiunge le radici dei capelli senza sciogliere la crocchia, per le donne non è necessario sciogliere la crocchia o la treccia. Tuttavia, se i capelli sono molto folti oppure la crocchia è legata così strettamente che l’acqua non può raggiungere le radici senza scioglierla, bisogna scioglierla.
2. Se i capelli sono sciolti, bisogna bagnarli tutti e far arrivare bene l’acqua fino alle radici, così che non ne rimanga asciutto neppure uno.
3. Se un uomo porta i capelli lunghi e li raccoglie in una crocchia come le donne, oppure li lega semplicemente insieme, deve scioglierli e far arrivare l’acqua a ogni capello e alle sue radici.
4. Per i gioielli aderenti, come anelli, collane rigide e simili, e per quelli indossati attraverso un foro, come gli anelli al naso, gli anelli o gli orecchini alle orecchie e simili, bisogna muoverli e ruotarli affinché l’acqua raggiunga la pelle sottostante.
Le sunnah del ghusl
1. Conseguire la purità con l’intenzione di ottenere il compiacimento di Allah e la ricompensa.
2. Eseguire il ghusl secondo l’ordine della Sunnah e compiere innanzitutto l’abluzione.
3. Lavare entrambe le mani fino ai polsi.
4. Rimuovere l’impurità dal corpo e lavarlo strofinandolo.
5. Usare il miswāk.
6. Versare acqua su tutto il corpo tre volte.
Azioni mustaḥabb del ghusl
Cioè, le azioni il cui compimento durante il ghusl è mustaḥabb
1. Fare il ghusl in un luogo in cui non si possa essere visti dalle persone. Se si fa il ghusl in piedi, bisogna farlo con gli abiti indosso.
2. Lavare prima il lato destro e poi quello sinistro.
3. Fare il ghusl in un luogo pulito.
4. Non usare una quantità eccessiva d’acqua, così da evitarne lo spreco, né una quantità tanto ridotta da non bagnare bene il corpo.
5. Fare il ghusl da seduti.
Norme del ghusl
Tipi di ghusl
Il ghusl si compie per tre scopi.
1. Per purificarsi dallo stato di impurità maggiore. Questo bagno rituale è obbligatorio.
2. Con l’intenzione di ottenere ricompensa. Questo bagno rituale è sunna o mustahabb.
3. Per pulire il corpo dalla polvere e dallo sporco, e per trovare sollievo durante il caldo. Questo bagno rituale è lecito.
Circostanze in cui il bagno rituale diventa obbligatorio
Il bagno rituale diventa obbligatorio in quattro circostanze.
1. Quando avviene l’emissione di sperma.
2. Quando il glande penetra nell’organo della moglie.
3. Quando si verifica il hayd.
4. Quando fuoriesce il sangue del nifās.
La prima circostanza in cui il ghusl diventa obbligatorio
Il ghusl diventa obbligatorio quando un uomo o una donna emette sperma accompagnato da desiderio sessuale. L’emissione dello sperma può avvenire in molti modi, ad esempio:
- In caso di emissione notturna o diurna durante il sonno, sia dopo aver visto qualcosa in sogno sia senza aver visto nulla.
- Quando si verifica l’emissione dello sperma durante un rapporto sessuale con un uomo, una donna o un animale.
- Attraverso pensieri e fantasie, oppure leggendo racconti o romanzi che suscitano eccitazione sessuale.
- Quando lo sperma viene emesso mediante masturbazione o in qualsiasi altro modo.
In sintesi, comunque avvenga, se lo sperma viene emesso accompagnato da desiderio e impulso sessuale, il ghusl diventa obbligatorio. [Va precisato che qui vengono illustrate le diverse circostanze dell’emissione dello sperma perché si sta esponendo la norma giuridica islamica relativa all’obbligatorietà del ghusl. Altrimenti, emettere sperma in qualsiasi modo diverso dal rapporto con la propria moglie e dall’emissione notturna durante il sonno (iḥtilām) è estrema ignoranza e un atto peccaminoso.]
Alcune disposizioni riguardanti l’eiaculazione
1. Se, in qualunque modo, fuoriesce una certa quantità di sperma e la persona compie il ghusl, ma poi fuoriesce nuovamente una certa quantità di sperma, il primo ghusl diventa nullo ed è necessario compiere il ghusl una seconda volta.
2. Una persona prova piacere sessuale durante il sonno a causa di un’emissione notturna. Tuttavia, dopo essersi svegliata, non trova alcuna traccia di sperma sui suoi abiti. Per lei il ghusl non sarà obbligatorio.
3. Dopo essersi svegliata, una persona vede che sui suoi abiti è rimasto dello sperma, ma non ricorda di aver avuto un’emissione notturna (iḥtilām). Per lei il ghusl sarà wajib.
4. Se durante il sonno si è provato piacere sessuale, ma si è certi che la traccia o l’umidità sugli abiti non sia sperma, bensì madhī o wadī, il ghusl sarà comunque obbligatorio.
5. Se una persona non è circoncisa e lo sperma fuoriesce, rimanendo nella pelle del prepuzio che viene asportata con la circoncisione, anche in questo caso il ghusl sarà obbligatorio.
6. Se una persona prova piacere sessuale in qualunque modo, ma proprio al momento dell’eiaculazione stringe il pene e impedisce allo sperma di fuoriuscire, e poi lo sperma fuoriesce dopo che è cessato il piacere intenso, il ghusl sarà obbligatorio.
La seconda causa che rende obbligatorio il ghusl
Se il pene di un uomo penetra nel corpo di una persona viva, il ghusl diventa obbligatorio, sia che questa persona viva sia una donna, un uomo, un mukhannath o un hijra, e sia che la penetrazione avvenga nell’orifizio urinario o nell’orifizio posteriore, con emissione di sperma o senza: in ogni caso il ghusl diventa obbligatorio.
Se colui che penetra e colui nel cui corpo avviene la penetrazione sono entrambi adulti e coscienti, il ghusl diventa obbligatorio per entrambi. Altrimenti, tra i due, diventa obbligatorio soltanto per colui che è adulto e cosciente. [Qui si sta esponendo la norma relativa all’obbligatorietà del ghusl. In caso contrario, introdurre il proprio pene, eccetto nell’orifizio anteriore della propria moglie, nell’orifizio posteriore o in qualunque orifizio di un’altra persona è un peccato gravissimo.]
Alcune questioni riguardanti i casi in cui il ghusl diventa obbligatorio
1. Se un uomo introduce il proprio pene nell’organo di una bambina molto giovane, e non vi è il timore che, per tale causa, i suoi organi anteriore e posteriore si siano lacerati fino a fondersi, il ghusl diventa obbligatorio per l’uomo.
2. Se una donna, sopraffatta dal desiderio sessuale, introduce nella propria vagina l’organo sessuale di un uomo privo di desiderio sessuale, oppure l’organo sessuale di un animale, oppure un oggetto e simili, il ghusl diventa obbligatorio, abbia o non abbia avuto un’emissione di sperma.
3. Se il pene di un uomo castrato penetra nel corpo di una donna o di un uomo, il ghusl diventa comunque obbligatorio. Se entrambi sono sani di mente e adulti, diventa obbligatorio per entrambi; altrimenti, per colui che è sano di mente e adulto.
4. Se un uomo, avvolgendo il proprio pene in un panno, nella gomma o in qualcos’altro, lo introduce nel corpo di qualcuno, il ghusl diventa obbligatorio.
La terza causa per cui il ghusl diventa obbligatorio
La terza causa o situazione che rende obbligatorio il ghusl è il sangue mestruale. La durata minima delle mestruazioni è di tre giorni e tre notti, mentre quella massima è di dieci giorni e dieci notti. Il periodo minimo di purezza tra due mestruazioni è di quindici giorni. Ciò significa che, se il sangue fuoriesce per meno di tre giorni, il ghusl non sarà obbligatorio. Se compare prima che siano trascorsi quindici giorni dalla fine di una mestruazione, non sarà considerato sangue mestruale. Pertanto, il ghusl non sarà obbligatorio.
La quarta causa che rende obbligatorio il ghusl
La quarta causa è il sangue del nifas. Il sangue che compare dopo la fuoriuscita di metà del bambino è soggetto alle norme del nifas. Quello che fuoriesce prima non è sangue del nifas; per questo il ghusl non sarà obbligatorio. La durata massima del nifas è di quaranta giorni e quaranta notti. Il sangue che compare dopo tale periodo non rende obbligatorio il ghusl. Se, dopo il parto, da una donna non fuoriesce affatto sangue, il ghusl non sarà obbligatorio. Tuttavia, è bene compierlo per prudenza.
Le situazioni in cui il ghusl non è obbligatorio
1. Se fuoriescono madhī o wadī, oppure il sangue dell’istiḥāḍa, il ghusl non sarà obbligatorio.
2. Se il pene penetra per una misura inferiore alla sua estremità, il ghusl non sarà obbligatorio.
3. Se lo sperma dell’uomo entra nella vagina in un modo diverso dal rapporto sessuale, il ghusl non sarà obbligatorio.
4. Se il pene di qualcuno penetra nell’ombelico di un’altra persona, il ghusl non sarà obbligatorio.
Le situazioni in cui il ghusl è sunnah
1. Il ghusl è sunnah il venerdì per la preghiera del Jumu‘ah.
2. Il ghusl è sunnah per le preghiere delle due Eid.
3. Il ghusl è sunnah per entrare nello stato di ihram per l’Hajj o la ‘Umrah.
4. Per i pellegrini, il ghusl è sunnah nel giorno di ‘Arafah dopo mezzogiorno.
Le situazioni in cui il ghusl è mustahabb
1. È mustahabb fare il ghusl per accettare l’Islam.
2. È mustahabb fare il ghusl dopo aver lavato un defunto.
3. È mustaḥabb fare il ghusl dopo essersi ripresi da un’alterazione mentale e da uno stato di incoscienza.
4. È mustaḥabb fare il ghusl nella notte del 15 di Shaʿbān.
5. È mustaḥabb fare il ghusl prima di entrare nella Mecca venerabile e nella Medina nobile.
6. È mustaḥabb fare il ghusl per la preghiera dell’eclissi solare e dell’eclissi lunare.
7. Fare il ghusl dopo la preghiera dell’alba del 10 per soggiornare a Muzdalifa.
8. Fare il ghusl durante il lancio delle pietre.
9. Fare il ghusl per pentirsi di un peccato.
10. Fare il ghusl prima di partecipare a qualsiasi assemblea o cerimonia religiosa e prima di indossare abiti nuovi.
11. Fare il ghusl dopo essere tornati a casa da un viaggio.
Le situazioni in cui il ghusl è lecito
È lecito fare il ghusl per proteggere il corpo dalla polvere e dalla sporcizia, per rinfrescarlo e proteggerlo dal calore e per eliminare la stanchezza e la fatica.
Varie questioni riguardanti il ghusl
1. Se una persona in stato di hadath maggiore si immerge in un fiume, in un canale o in uno stagno, oppure rimane sotto la pioggia, e l’acqua scorre su tutto il suo corpo, e inoltre si sciacqua la bocca e introduce acqua nel naso, il suo ghusl sarà compiuto e sarà purificata dall’hadath maggiore.
2. Se una persona non compie l’abluzione prima del ghusl, dopo il ghusl non è necessario che compia un’abluzione separata. Infatti, durante il ghusl sono state lavate proprio le parti che era obbligatorio lavare nell’abluzione. Perciò, insieme al ghusl, è stata compiuta anche l’abluzione.
3. Se durante il ghusl non si è sciacquata la bocca, ma si è presa in bocca una grande quantità d’acqua, così che l’acqua ha raggiunto ogni parte della bocca, il ghusl sarà valido. Infatti, lo scopo dello sciacquarsi la bocca è far arrivare l’acqua in ogni sua parte, e ciò è avvenuto.
4. Se si è applicato molto bene dell’olio massaggiandolo sulla testa o anche sul corpo, e poi, quando si versa l’acqua sul corpo, questa scivola via senza penetrare nei follicoli dei peli del corpo, non c’è alcun problema. Il ghusl sarà valido.
5. Se della pasta si è attaccata sotto le unghie, si è seccata ed è diventata dura, oppure è stato applicato qualche prodotto cosmetico, l’acqua non raggiunge la parte sottostante finché non lo si rimuove. In tal caso, se non lo si rimuove, il ghusl non sarà valido.
6. Se, a causa di una malattia, versare acqua sulla testa è dannoso, il ghusl sarà valido versando acqua su tutto il corpo eccetto la testa. Se non vi è timore di danno, è necessario versare acqua sulla testa.
Norme relative allo stato di hadath maggiore
1. È proibito entrare nella moschea in stato di hadath maggiore. Tuttavia, se è necessario entrarvi, è permesso farlo dopo aver compiuto il tayammum. Per esempio, se il percorso per raggiungere l’abitazione di qualcuno passa all’interno della moschea, non vi è altra via d’uscita e anche l’acqua si trova nella moschea, mentre all’esterno non vi sono rubinetti, pozzi o stagni, in tale situazione è possibile recarsi nella moschea dopo aver compiuto il tayammum. Tuttavia, una volta sbrigata la necessità, bisogna uscire immediatamente.
2. È proibito compiere il tawaf della Baytullah in stato di hadath maggiore.
3. È altresì proibito recitare il Sacro Corano, anche una sola āya.
4. È proibito anche toccare il Sacro Corano. Tuttavia, sarà permesso farlo alle stesse condizioni alle quali è permesso toccarlo in stato di hadath minore.
5. Le azioni vietate in stato di hadath minore sono vietate anche in stato di hadath maggiore, come eseguire la preghiera, il sujud al-tilawa, il sujud al-shukr e simili.
6. È lecito recarsi al luogo della preghiera dell’Eid in stato di hadas akbar, ed è anche permesso recarsi nei luoghi di insegnamento religioso.
7. È lecito recitare quei versetti del Sacro Corano che contengono lode, tasbih e suppliche, ad esempio:
(Arabo****************138*******)
8. È lecito recitare la sura al-Fatiha e la du‘a qunut con l’intenzione di supplicare.
9. È haram digiunare durante le mestruazioni e il puerperio.
10. Durante le mestruazioni e il puerperio è haram avere rapporti sessuali con la propria moglie. Tuttavia, a eccezione dei rapporti sessuali, è lecito baciarla, accarezzarla, dormire insieme e così via; anzi, in questa situazione è makruh interrompere ogni intimità con la propria moglie.
Spiegazione del tayammum
Il mezzo principale per ottenere la taharat è l’acqua, che Allah Ta‘ala, nella Sua speciale misericordia, ha fornito in abbondanza ai Suoi servi. Tuttavia, può verificarsi una situazione in cui non si trovi acqua in un determinato luogo, oppure, anche qualora la si trovi, ottenere la taharat mediante l’acqua sia al di là delle possibilità dell’uomo, oppure vi sia il timore di subire un grave danno utilizzandola. In tali circostanze, l’ulteriore misericordia di Allah Ta‘ala consiste nell’aver autorizzato a ottenere la taharat mediante la terra. Egli ne ha anche illustrato il metodo, affinché i Suoi servi non incontrino difficoltà o ristrettezze nell’osservare la religione.
Nel Corano si legge:
(Arabo*******************************139*************)
«E se non trovate acqua, ricorrete allora alla terra pura. Colpite con le mani la terra e passatele sul viso e sulle mani. Allah non vuole imporvi alcuna difficoltà; piuttosto, vuole purificarvi e completare su di voi il Suo beneficio, affinché siate riconoscenti». (al-Mā’ida: 6)
Il significato del tayammum
Nel dizionario, la parola tayammum significa avere un’intenzione e un proposito. Nella terminologia della giurisprudenza islamica, significa intendere purificarsi dall’impurità rituale mediante la terra. Il tayammum può essere compiuto in sostituzione sia del wudu sia del ghusl. In altre parole, mediante esso ci si può purificare tanto dall’hadath minore quanto dall’hadath maggiore. Questa autorizzazione al tayammum è uno speciale dono concesso alla comunità del Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui). Poiché l’ambito e l’estensione dell’attività di questa comunità comprendono tutta l’umanità del mondo e il suo periodo di esistenza giunge fino al Giorno del Giudizio, è del tutto giusto che essa abbia il diritto di beneficiare di questa concessione, affinché in qualsiasi epoca, in qualsiasi situazione e in qualsiasi parte del mondo la comunità non debba affrontare ristrettezze o difficoltà nell’osservare le prescrizioni religiose.
In quali situazioni è lecito il tayammum
1. Quando ci si trova in un luogo in cui non vi è alcuna speranza di trovare acqua, non c’è modo di informarsi presso nessuno e non si trova alcun segno che faccia pensare alla presenza di acqua. Oppure quando l’acqua si trova a un miglio di distanza o anche più lontano, e recarsi lì o portare l’acqua da lì comporterebbe una grave difficoltà. In tali situazioni il tayammum è lecito.
2. Quando vi è acqua, ma nei suoi pressi si trova un nemico o un animale feroce; oppure quando vi è acqua fuori casa, ma si teme la presenza di ladri o briganti; oppure quando vi è un pozzo, ma non si dispone di nulla con cui attingere l’acqua; oppure quando per una donna portare acqua dall’esterno sarebbe dannoso per il suo onore e la sua dignità. In tutte queste situazioni il tayammum è lecito.
3. L’acqua è disponibile, ma in quantità così scarsa che, se la si usasse per il wuḍūʾ o il ghusl, si soffrirebbe la sete oppure non si potrebbe cucinare il cibo; in tal caso è lecito fare il tayammum.
4. L’acqua è disponibile, ma il suo uso potrebbe aggravare una malattia o avere effetti negativi sulla salute, non per una superstizione. Per esempio, una persona è abituata a fare il wuḍūʾ o il ghusl con acqua calda durante l’inverno; quando ha bisogno del wuḍūʾ o del ghusl, l’acqua è disponibile, ma è fredda. Per esperienza sa che l’uso dell’acqua fredda gli provoca una malattia o danneggia la sua salute. In una situazione del genere è lecito fare il tayammum. Non è corretto rimanere in stato d’impurità aspettando l’acqua calda, né perdere la preghiera; piuttosto, farà il tayammum, si purificherà e compirà la preghiera e gli altri atti di culto.
5. L’acqua è disponibile, ma il venditore chiede un prezzo esorbitante; oppure il prezzo dell’acqua è equo, ma una persona bisognosa non ha i mezzi per pagarlo; oppure ha denaro sufficiente per pagare il prezzo, ma non possiede altro oltre alle spese di viaggio e, comprando l’acqua, rischierebbe di trovarsi in difficoltà. In una situazione del genere è lecito fare il tayammum.
6. L’acqua è disponibile, ma fa così freddo che usare l’acqua fredda potrebbe causare la morte, la paralisi o una malattia, come la polmonite, e non vi è la possibilità di riscaldare l’acqua; in una situazione del genere è lecito fare il tayammum.
7. Fare il wuḍūʾ o il ghusl potrebbe far perdere una preghiera che non può essere recuperata, come la preghiera funebre, la preghiera dellʿĪd e le preghiere dell’eclissi solare e lunare; allora è lecito fare il tayammum.
8. L’acqua si trova in casa, ma la persona è così debole da non poter alzarsi per prenderla o azionare la pompa dell’acqua. In una situazione del genere è lecito fare il tayammum.
9. Una persona sta viaggiando in treno, nave o autobus. Il mezzo continua a muoversi senza fermarsi e non vi è acqua a bordo; oppure l’acqua è disponibile, ma c’è una folla così numerosa che non è possibile fare il wuḍūʾ; oppure, anche quando il mezzo si ferma, non è possibile scendere. In una situazione del genere è lecito fare il tayammum.
10. Se la maggior parte del corpo presenta ferite o vaiolo, è lecito fare il tayammum.
11. Durante il viaggio si dispone di acqua, ma è possibile che più avanti non se ne trovi, col rischio di soffrire la sete o addirittura di perdere la vita; in tal caso è lecito conservare l’acqua e fare il tayammum.
Il modo sunnita di compiere il tayammum
Pronuncerà «Bismillāh al-Raḥmān al-Raḥīm» e formulerà l’intenzione di compiere il tayammum; quindi, tenendo i palmi delle mani leggermente distesi, li poserà delicatamente sulla terra pura. Se sui palmi si sarà attaccata molta polvere, la scuoterà via oppure la soffierà via con la bocca. Poi passerà delicatamente entrambe le mani su tutto il viso, in modo da non lasciare scoperto nemmeno lo spazio della larghezza di un capello. Dovrà anche passare le dita tra i peli della barba. Quindi, per la seconda volta, poserà le mani sulla terra e, dopo averle scosse, passerà dapprima la parte inferiore delle quattro dita della mano sinistra dalla parte superiore delle dita della mano destra fino al gomito. Poi strofinerà il palmo della mano sinistra sulla parte superiore del gomito, lo farà passare sul dorso della mano destra fino alle dita e passerà anche le dita tra loro. Allo stesso modo strofinerà la mano sinistra con la mano destra. Se porta un orologio o un anello, dovrà rimuoverlo e strofinare anche sotto di esso.
Gli atti obbligatori del tayammum
I tre atti obbligatori del tayammum:
1. Formulare, per il compiacimento di Allah, l’intenzione di purificarsi.
2. Colpire delicatamente la terra con entrambe le mani e strofinarle su tutto il viso.
3. Poi colpire o appoggiare delicatamente entrambe le mani sulla terra e strofinarle fino ai gomiti.
Le sunnah del tayammum
1. Pronunciare la basmala all’inizio del tayammum.
2. Eseguire il tayammum secondo il modo prescritto: cioè passare prima le mani sul viso e poi su entrambe le mani fino ai gomiti.
3. Colpire la terra pura con il lato interno delle mani, non con il dorso.
4. Dopo aver colpito la terra con le mani, scuoterne via la terra.
5. Tenere le dita distese quando si colpisce la terra con le mani, affinché la polvere raggiunga gli spazi tra le dita.
6. Passare almeno tre dita sul viso e sulle mani.
7. Passare prima sulla mano destra e poi sulla mano sinistra.
8. Dopo aver passato le mani sul viso, fare il khilāl della barba.
Le cose con cui il tayammum è valido o non è valido
1. Il tayammum è certamente valido con la terra pura; anzi, è valido con tutte le cose che appartengono alla categoria della terra. Sono valide per il tayammum tutte le sostanze che, se bruciate nel fuoco, non diventano cenere né si ammorbidiscono, ma restano come la terra, come il surma, la calce, i mattoni, le pietre, la sabbia, la ghiaia, il marmo, l’agata, il turchese e simili.
2. Il tayammum non è valido con le cose che non appartengono alla categoria della terra e che, messe nel fuoco, bruciano diventando cenere oppure si fondono. Per esempio: legno, ferro, oro, argento, rame, bronzo, vetro, coloranti e ogni tipo di oggetto metallico, carbone, cereali, stoffa, carta, nylon, plastica e cenere: con tutte queste cose il tayammum non è valido.
3. Se sulle cose con cui il tayammum non è valido si deposita una quantità di polvere tale che, colpendole con la mano, la polvere si solleva, oppure che, appoggiandovi la mano e trascinandola, rimane una traccia, allora il tayammum sarà valido con esse. Per esempio, se c’è polvere su una pezza di stoffa, sulle sedie o sui tavoli, oppure sul corpo di una persona.
4. Con le cose con cui il tayammum è valido, come terra, mattoni, pietre, recipienti di terracotta e simili, il tayammum sarà valido anche se tali cose sono state completamente lavate e non presentano alcuna polvere.
Le cose che annullano il tayammum
1. Il tayammum viene annullato da tutte le cose che annullano il wuḍū’. Le cause che rendono obbligatorio il ghusl annullano sia il tayammum fatto al posto del wuḍū’ sia quello fatto al posto del ghusl.
2. Se si compie un unico tayammum sia per l’abluzione sia per il ghusl, qualora l’abluzione venga invalidata, sarà invalidato il tayammum dell’abluzione, ma non quello del ghusl. Tuttavia, se si verifica una delle cause che rendono obbligatorio il ghusl, anche il tayammum del ghusl sarà invalidato.
3. Se il tayammum è stato compiuto esclusivamente perché non si trovava acqua, esso sarà invalidato non appena si troverà l’acqua.
4. Se il tayammum è stato compiuto a causa di una scusa valida o di una malattia, e poi la scusa o la malattia viene meno, il tayammum sarà invalidato. Per esempio, se qualcuno, a causa del freddo intenso, compie il tayammum invece dell’abluzione e poi viene resa disponibile dell’acqua calda, il tayammum sarà immediatamente invalidato.
5. Se, a causa della presenza nei pressi dell’acqua di una bestia feroce, di un serpente o di un nemico, si è compiuto il tayammum invece dell’abluzione, non appena tale timore sarà scomparso il tayammum sarà invalidato.
6. Se qualcuno compie il tayammum per mancanza d’acqua mentre viaggia in treno, in nave o in autobus, e durante il tragitto vede fiumi, canali, stagni, sorgenti e simili, il suo tayammum non sarà invalidato, poiché nel veicolo o nella nave in movimento non ha alcuna possibilità di usare l’acqua.
7. Se una persona compie il tayammum a causa di una determinata scusa, poi tale scusa viene meno ma ne sopraggiunge una seconda, il tayammum sarà comunque invalidato non appena viene meno la prima scusa. Per esempio, se qualcuno compie il tayammum perché non trova acqua, ma subito dopo aver trovato l’acqua si ammala al punto da non poterla usare, il suo primo tayammum, compiuto a causa della mancanza d’acqua, sarà comunque terminato.
8. Se qualcuno aveva compiuto il tayammum invece dell’abluzione e poi trova una quantità d’acqua sufficiente per compiere l’abluzione, il suo tayammum viene invalidato. Se invece compie il tayammum invece del ghusl, cioè per purificarsi dall’impurità rituale maggiore, e poi trova una quantità d’acqua sufficiente soltanto per l’abluzione ma non per il ghusl, il tayammum del ghusl non sarà invalidato.
Varie disposizioni sul tayammum
1. Se qualcuno, per mancanza d’acqua, compie il tayammum e prega, e dopo la preghiera trova dell’acqua, non è tenuto a ripetere la preghiera, anche se trova l’acqua durante il tempo stabilito per essa.
2. Quando, per mancanza d’acqua o a causa di una malattia o di un’incapacità, una persona ha bisogno del tayammum, deve compierlo con piena convinzione e adempiere gli obblighi religiosi. Non deve lasciarsi tormentare da pensieri del genere: «Ci si può purificare soltanto con l’acqua; a cosa serve il tayammum?». Per quanto riguarda la purezza e l’impurità, la questione non dipende dall’acqua o dalla terra, ma dal comando di Allah. E poiché la Legge sacra di Allah ha permesso di purificarsi con la terra e di pregare, si deve comprendere che anche mediante il tayammum si può ottenere una purificazione analoga a quella ottenuta con il wudu e il ghusl.
3. Se qualcuno cerca l’acqua in aperta campagna, compie il tayammum e prega, poi scopre che c’era dell’acqua nelle vicinanze, tanto il tayammum quanto la preghiera saranno comunque validi. Non è necessario fare il wudu e ripetere la preghiera.
4. Durante un viaggio, se qualcun altro possiede dell’acqua e si ritiene che, chiedendola, la si possa ottenere, è opportuno chiederla e fare il wudu. Se invece si ritiene che, anche chiedendola, non la si otterrà, è corretto compiere il tayammum.
5. Il tayammum è valido in sostituzione sia del wudu sia del ghusl. In altre parole, è valido per purificarsi tanto dall’hadath minore quanto dall’hadath maggiore, e il metodo del tayammum è quello descritto sopra. Non è necessario compiere un tayammum separato per ciascuno dei due: un solo tayammum è sufficiente per entrambi. Per esempio, se una persona è obbligata a fare il ghusl e compie il tayammum, con questo tayammum potrà anche pregare. Non è necessario un tayammum separato per il wudu.
6. Nel tayammum non è obbligatorio pregare, con un solo tayammum, soltanto le preghiere dello stesso orario. Al contrario, finché esso non viene invalidato, si possono pregare le preghiere di diversi orari. Allo stesso modo, con il tayammum compiuto per la preghiera obbligatoria si possono compiere le preghiere obbligatorie, sunnah e supererogatorie, la preghiera funebre e la prosternazione della recitazione. Invece, il tayammum compiuto soltanto per toccare il Sacro Corano, entrare nella moschea, recitare il Corano o recarsi al cimitero non rende valido pregare e compiere atti simili.
7. Se c’è acqua, ma facendo il wudu o il ghusl si perderebbe la preghiera funebre, la preghiera dell’Eid, la preghiera dell’eclissi solare o lunare, o preghiere simili, in tal caso è lecito compiere il tayammum e partecipare alla preghiera. Infatti, queste preghiere non possono essere recuperate in un altro momento.
8. Se qualcuno è incapace e non può compiere il tayammum con le proprie mani, un’altra persona deve farglielo eseguire secondo il metodo sunnah. Deve cioè far posare le sue mani sulla terra e poi strofinargli correttamente prima il viso e quindi le mani.
9. Se qualcuno possiede acqua in due recipienti, in uno acqua pura e nell’altro acqua impura, ma non sa quale dei due contenga l’acqua pura e quale quella impura, in tale situazione dovrebbe compiere il tayammum.
10. Una stessa persona può compiere più volte il tayammum con una sola zolla di terra. È lecito anche che più persone compiano il tayammum con quella stessa zolla. L’oggetto sul quale si compie il tayammum non ha lo stesso statuto dell’acqua māʾ mustaʿmal (acqua usata).
Capitolo della preghiera
Esposizione della preghiera
Dopo la fede, la preghiera è il secondo pilastro dell’Islam. Sarebbe opportuno esporre le norme e le questioni relative alla preghiera subito dopo il capitolo sui fondamenti della fede. Tuttavia, poiché per compiere la preghiera è indispensabile purificarsi da ogni tipo di impurità, le norme e le questioni relative alla preghiera vengono esposte dopo la trattazione dettagliata della tahāra.
Il significato della preghiera
La preghiera è un termine a noi molto noto. Nella terminologia coranica, al posto di «ṣalāt» viene usato il termine namaz. La ṣalātصلوة indica, nel suo significato lessicale, rivolgersi verso qualcuno, avanzare verso di lui, supplicare e avvicinarsi. Nella terminologia coranica, il significato della preghiera è rivolgere la propria attenzione ad Allah, avanzare verso di Lui, chiedere soltanto a Lui e avvicinarsi a Lui in modo assoluto. Il Corano ha insegnato gli elementi fondamentali di questo metodo di culto, mentre il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ne ha insegnato il metodo dettagliato e ogni suo particolare.
(Arabo*********149**************)
«E in ogni preghiera rivolgi il tuo sguardo proprio verso Allah e invocalo con sincera sottomissione.» (Al-Aʿrāf: 29)
«Prosternati e avvicinati ad Allah.» (Al-ʿAlaq: 19)
Nel hadith si narra:
– Il servo è più vicino al suo Signore quando si trova prosternato davanti ad Allah (Muslim).
– Quando uno di voi è impegnato nella preghiera, conversa con Allah (Bukhari).
Ma qual è il modo di rivolgere il cuore verso Allah, avvicinarsi a Lui e chiedere a Lui? Esiste una sola risposta corretta. Tutte le altre risposte sono errate e conducono fuori strada. Il metodo indicato dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) è quello corretto, affidabile e accettato. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) non insegnò soltanto a parole i pilastri della preghiera, le invocazioni della preghiera, i tempi, il numero delle rakʿāt e le modalità dettagliate, ma li mise in pratica per tutta la vita, mostrandoli concretamente. Le sue parole e le sue azioni al riguardo sono state conservate nei libri di hadith più autorevoli. Seguendo sempre queste regole e modalità, l’intera umma ha compiuto la preghiera, preservandola da ogni sorta di dubbio.
Il merito e l’importanza della preghiera
Dopo aver abbracciato la fede, la prima richiesta rivolta a un musulmano è che egli istituisca la preghiera. Allah l’Altissimo ha dichiarato:
«In verità, Io sono Allah. Non vi è alcuna divinità all’infuori di Me. Adora dunque soltanto Me e compi la preghiera per ricordarti di Me.» (Taha: 14)
Come, per quanto riguarda le dottrine di fede, la fede nell’Essenza e negli attributi di Allah è la fonte dell’intera religione, così, per quanto riguarda le opere, la preghiera è la base delle opere dell’intera religione. Per questo motivo, nel Sacro Corano, tra tutti gli atti di culto, è stata data la massima importanza alla preghiera. E si è insistito tanto sulla sua istituzione che sembra quasi che l’intera religione dipenda da essa.
Gli altri atti di culto, ad eccezione della preghiera, diventano obbligatori per determinate persone e in determinati momenti. Per esempio, il pellegrinaggio e la zakat sono obbligatori soltanto per quei musulmani che possiedono ricchezze. Il digiuno è obbligatorio soltanto per un mese all’anno. La preghiera, invece, è un atto per il quale non esiste altra condizione se non la fede. Non appena si abbraccia la fede, la preghiera diventa obbligatoria per ogni persona adulta e sana di mente, sia essa donna o uomo, ricca o povera, sana o malata, residente o viaggiatrice. Le cinque preghiere quotidiane sono un obbligo individuale. Persino sul campo di battaglia, quando, nel confronto armato con il nemico, si teme il pericolo in ogni momento, la preghiera non è soltanto obbligatoria, ma si insiste anche sulla sua esecuzione in congregazione. Nel Corano stesso è illustrata la modalità per compiere in congregazione la preghiera della paura.
Oltre a esortare e incoraggiare alla preghiera, il Corano, per imprimere saldamente nel cuore la sua importanza, ha minacciato di terribili conseguenze [ogni persona, eccetto quelli della destra, rimarrà confinata nell’Inferno a causa delle proprie opere. Quelli della destra dimoreranno nei giardini del Paradiso e chiederanno ai peccatori: “Che cosa vi ha condotti all’Inferno?”. Essi risponderanno: “Non pregavamo” (Al-Muddaththir: 38)] e di una grande umiliazione [nel Giorno in cui si verificherà una situazione terribilmente difficile (il Giorno della Risurrezione), essi (i peccatori che non pregavano) saranno chiamati a prosternarsi. Ma non potranno prosternarsi. I loro sguardi saranno abbassati e l’umiliazione li ricoprirà. Costoro sono quelli che (nel mondo) venivano chiamati a prosternarsi (a pregare), ma non si prosternavano pur essendo sani (Al-Qalam: 42-43)], che subiranno coloro che abbandonano la preghiera.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha illustrato in vari modi la straordinaria importanza e il merito della preghiera, nonché la terribile punizione per averla abbandonata. Egli disse:
-La preghiera è ciò che distingue il credente dalla miscredenza (Muslim).
-Chi compie regolarmente la preghiera, nel Giorno della Risurrezione quella preghiera sarà per lui luce, prova della fede e causa di salvezza.
Chi non compie la preghiera con attenzione, quella preghiera non sarà per lui né luce né prova della fede, e non lo salverà dal castigo di Allah. Una persona simile, nel Giorno della Risurrezione, avrà la compagnia del Faraone, di Qarun, di Haman e di Ubayy ibn Khalaf (Musnad Ahmad, Bayhaqi).
Hazrat Abu Dharr (r.a.) racconta: una volta, durante l’inverno, quando le foglie degli alberi cadevano, il Santo Profeta (s.a.s.) uscì e cominciò a scuotere, tenendoli, due rami di un albero; le foglie secche cominciarono a cadere frusciando. Allora il Profeta (s.a.s.) disse: «O Abu Dharr, quando un musulmano compie la preghiera con assoluta devozione e sincerità, i suoi peccati cadono proprio come stanno cadendo le foglie di questo albero» (Musnad Ahmad).
Una volta il Santo Profeta (s.a.s.) chiese ai Compagni: «Se accanto alla casa di qualcuno di voi scorresse un fiume nel quale egli facesse il bagno cinque volte al giorno, ditemi: resterebbe della sporcizia sul suo corpo?». I Compagni risposero: «No, non resterebbe alcuna sporcizia sul suo corpo». Il Profeta (s.a.s.) disse: «Questa è la condizione delle cinque preghiere quotidiane. Grazie a queste preghiere, Allah l’Altissimo cancellerà i suoi peccati» (Bukhari, Muslim).
Hazrat Ali (r.a.) disse che, negli ultimi momenti della vita del Santo Profeta (s.a.s.), dalle sue labbra uscirono queste parole: «La preghiera, la preghiera» (Al-Adab al-Mufrad).
Per comprendere l’importanza e l’eccellenza della preghiera nella religione, insieme alle chiare e insistenti indicazioni del Corano e della Sunna, bisogna ricordare anche quanto fosse profondo e stretto il rapporto personale del Santo Profeta (s.a.s.) con la preghiera. Nella preghiera trovava la freschezza degli occhi. Per motivi di ogni genere si recava nella moschea e compiva così tante preghiere volontarie che i suoi piedi si gonfiavano.
Comunque, dopo queste dettagliate esposizioni del Corano e della Sunna, diventa evidente che la preghiera è un segno indispensabile della fede. Dove c’è fede, deve esserci necessariamente la preghiera; e dove c’è la preghiera, bisogna comprendere che lì è presente l’intera religione. Se la preghiera è assente, non si può supporre l’esistenza della religione. Il secondo califfo, Hazrat Umar al-Faruq (r.a.), mentre impartiva istruzioni scritte ai responsabili del suo governo, richiamò la loro attenzione proprio su questa verità, dicendo: «Il fatto è che, tra tutti i vostri problemi, quello più importante per me è la preghiera. Chi ha custodito pienamente la propria preghiera ha custodito la propria religione. E chi ha rovinato la propria preghiera rovinerà ancora di più il resto della religione» (Mishkat).
Condizioni e norme di comportamento per istituire la preghiera
L’eccellenza e l’importanza descritte sopra riguardano quella preghiera che è veramente preghiera: la preghiera compiuta con piena consapevolezza, prestando attenzione a tutte le norme esteriori di comportamento e alle qualità interiori. Per questo, invece di usare una semplice espressione equivalente a «compiere la preghiera», il Corano usa i termini iqāmat (istituire) e muhāfazat (custodire): «E istituite la preghiera» (al-Baqara, 43) e «coloro che custodiscono le loro preghiere» (al-Mu’minun, 9). Iqāmat e muhāfazat significano che, nel compiere la preghiera, bisogna osservare tutte quelle norme esteriori di comportamento che riguardano la corretta realizzazione del suo aspetto esterno. Al tempo stesso, bisogna curare pienamente anche quelle qualità interiori che riguardano il cuore dell’orante, i suoi sentimenti e le sue emozioni.
Di seguito vengono illustrate brevemente queste norme di comportamento e queste qualità:
1. Tahārat, ossia la purità
La Sharīʿah ha insegnato i metodi e le norme della purità. Di conseguenza, bisogna purificare e pulire accuratamente il corpo e gli abiti, per presentarsi al cospetto di Allah.
Arabo****************153*****)
«O credenti, sappiate che, quando vi alzate per la preghiera, dovete lavare e pulire bene il viso e le mani fino ai gomiti, passare le mani bagnate sulla testa e lavare entrambi i piedi fino alle caviglie. E se siete in stato di janābah, purificatevi completamente. (al-Mā’idah: 6)
In un altro passo è stato dichiarato (Arabo*************154)
«E purifica e mantieni ben puliti i tuoi abiti. (al-Muddaththir: 4)
2. La puntualità nel rispetto degli orari
In altre parole, la preghiera deve essere compiuta esattamente al suo orario. Per questo la preghiera è stata resa obbligatoria con il rigoroso rispetto dei suoi tempi.
(Arabo****************154**)
«Dunque, adempi la preghiera. In verità, la preghiera è stata prescritta ai credenti in tempi stabiliti» (Nisāʾ: 103).
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «I servi migliori sono coloro che osservano il corso del sole, della luna e delle stelle, affinché il tempo della preghiera non trascorra» (Mustadrak di al-Hakim).
3. Osservanza scrupolosa degli orari della preghiera
Ciò significa che bisogna pregare continuamente e sempre, senza tralasciare alcuna preghiera. In verità, si possono chiamare oranti coloro che compiono la preghiera puntualmente e senza ometterne alcuna.
(Arabo**********154)
«E coloro che assolvono sempre la preghiera nei suoi tempi stabiliti» (al-Maʿārij: 22-23).
4. Organizzazione delle file
Si deve provvedere adeguatamente a mantenere dritte le file della preghiera. Raddrizzare correttamente le file della preghiera fa parte del compiere bene la preghiera.
Hazrat Nu‘man ibn Bashir racconta che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) faceva disporre le nostre file in modo tale da sembrare che con esse volesse raddrizzare il bersaglio di una freccia. Poi si accorgeva che avevamo compreso l’importanza di raddrizzare le file. Un giorno uscì e si mise in piedi per guidare la preghiera. Stava per pronunciare il takbīr, quando vide un uomo il cui petto sporgeva leggermente in avanti rispetto alla fila. Allora disse: «O servo di Allah, mantieni la fila dritta e allineata; altrimenti Allah volgerà i vostri volti gli uni contro gli altri». (Muslim)
Raddrizza e allinea le file durante la preghiera, poiché raddrizzare le file è parte dell’istituzione della preghiera. (Bukhari)
In altre parole, se non si raddrizzano correttamente le file, il diritto della preghiera non viene adempiuto adeguatamente.
Oltre a mantenere le file dritte e allineate, si deve anche organizzare la loro disposizione. In altre parole, le persone intelligenti, istruite e riflessive devono stare vicino all’imam. Ciò sarà possibile solo quando nella società nascerà rispetto per gli uomini di conoscenza, quando essi stessi avranno la consapevolezza della loro distinta dignità e si presenteranno presto in moschea per prendere posto vicino all’imam.
Hazrat Abu Mas‘ud racconta che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) veniva, ci metteva le mani sulle spalle per raddrizzare e allineare le nostre file e diceva: «State diritti, allineate le file e non state avanti o indietro gli uni rispetto agli altri; altrimenti vi arrabbierete gli uni con gli altri». Diceva inoltre: «Coloro che possiedono conoscenza e saggezza stiano vicino a me; poi quelli che sono loro vicini per dignità; poi quelli che, quanto a conoscenza e saggezza, sono vicini al secondo gruppo». (Bukhari)
5. Tranquillità interiore e moderazione
In altre parole, è necessario compiere la preghiera con animo sereno e tranquillo, fermandosi tra un movimento e l’altro, affinché si possano adempiere pienamente i diritti della recitazione, della posizione eretta, dell’inchino, della prosternazione e di tutti gli altri pilastri della preghiera.
(Arabo************)
Non recitare la preghiera a voce troppo alta né troppo bassa; segui invece una via intermedia (Banī Isrāʾīl: 110).
Hazrat Abū Hurayra (ra) racconta: una volta il Santo Profeta (s) era seduto in un angolo della moschea, quando un uomo entrò nella moschea e pregò. Poi si avvicinò al Profeta (s) e lo salutò. Il Profeta (s) ricambiò il saluto e disse: «Torna a pregare, perché non hai pregato correttamente». L’uomo pregò di nuovo e tornò a salutare il Profeta. Il Profeta (s) disse: «Torna a pregare, perché la tua preghiera non è corretta». Dopo aver pregato per la terza volta, l’uomo disse: «O Messaggero di Allah, insegnami come devo pregare». Il Profeta (s) disse: «Quando intendi pregare, compi innanzitutto bene l’abluzione. Poi rivolgi il volto verso la qibla. Quindi inizia la preghiera pronunciando il takbīr taḥrīma e recita la parte del Corano che ti è facile recitare. (In una trasmissione si dice: recita la Sura al-Fātiḥa e poi ciò che desideri.) Poi compi il rukūʿ con calma. Quindi rialzati dal rukūʿ fino a stare perfettamente eretto. Poi compi il sujūd con calma e siediti con calma, dopo il sujūd, fino a stare ben diritto. Compi l’intera preghiera in questo modo, con calma e serenità». (Bukhārī e Muslim)
Il significato delle suddette indicazioni del Santo Profeta (s) è che la preghiera non è un peso da togliersi in qualche modo dalla testa e da concludere in fretta. Al contrario, è il culto migliore di Allah. Il suo diritto è che venga compiuta con la massima concentrazione. Una preghiera che non viene compiuta con calma e serenità, agli occhi del Santo Profeta (s), non è affatto una preghiera.
Nel descrivere il modo in cui il Profeta (s) pregava, Hazrat ʿĀʾisha (ra) disse: il Profeta (s) iniziava la preghiera pronunciando il takbīr taḥrīma e cominciava a recitare il Corano da «Al-ḥamdu lillāhi rabbil-ʿālamīn». Quando andava nel rukūʿ, non teneva la testa né sollevata né inclinata verso il basso; la manteneva invece in una posizione intermedia, cioè diritta e allineata con la schiena. Quando si rialzava dal rukūʿ, non andava in sujūd finché non si fosse completamente raddrizzato. Poi, dopo aver sollevato la testa dal primo sujūd, non andava nel secondo sujūd finché non si fosse seduto completamente diritto. Recitava l’Attaḥiyyāt dopo ogni due rakʿāt. Durante la recitazione dell’Attaḥiyyāt, stendeva il piede sinistro e teneva eretto il piede destro, e vietava di sedersi come Satana. Secondo un’altra trasmissione, vietava di sedersi come un cane. Vietava anche di compiere il sujūd nel modo in cui una bestia feroce si siede stendendo davanti a sé entrambe le zampe. Poi concludeva la preghiera pronunciando (****). (Muslim).
6. Organizzazione della preghiera in congregazione
La preghiera obbligatoria deve essere compiuta in congregazione, purché non vi sia il timore di danni alla vita o ai beni. (Arabo************)
Compi il rukūʿ insieme a coloro che lo compiono (Al-Baqara: 43)
(Arabo*******************(
E quando (o Profeta) sarai con i musulmani, guiderai per loro la preghiera (Nisāʾ: 102).
Questa è l’ingiunzione riguardante l’adempimento della preghiera sul campo di battaglia. Anche in questa situazione delicata, i soldati non pregheranno separatamente, ma il Profeta guiderà la preghiera. In conformità all’ingiunzione coranica, essi pregheranno in congregazione dietro il Profeta.
Il Profeta disse:
Chi ascolta l’adhān del muezzin per la preghiera in congregazione e non ha alcuna scusa per rispondere al suo invito, e tuttavia non si reca alla preghiera in congregazione e prega da solo, non vedrà accettata quella preghiera presso Allah. Alcuni chiesero: «Che cosa significa “scusa”?». Egli rispose: il timore per la propria vita o i propri beni, oppure una malattia (Abū Dāwūd).
Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Profeta disse: «Chi, per quaranta giorni consecutivi, compie ogni preghiera in modo da partecipare al primo takbīr, sarà liberato da due cose: primo, dal Fuoco dell’Inferno; secondo, dall’ipocrisia» (Jāmiʿ at-Tirmidhī).
7. La recitazione del Corano con tartīl e riflessione
Nella preghiera, si adempie al diritto della recitazione del Corano quando esso viene recitato con pause, sincerità, attenzione o presenza del cuore e grande fervore. Poi bisogna riflettere su ogni singolo versetto. Il Santo Profeta recitava rendendo distinta ogni lettera e separando ogni versetto dall’altro. (Arabo*******************)
E recita il Corano con calma e in modo cadenzato (al-Muzzammil: 4)
Abbiamo fatto scendere su di te questo Libro, benedetto, affinché gli uomini riflettano sui suoi versetti e coloro dotati di intelletto ne traggano insegnamento. (Sad: 29).
8. Interesse e attenzione
La vera preghiera è quella in cui l’orante si rivolge ad Allah con devozione, concentrando mente, spirito, emozioni e pensieri; il desiderio di incontrarLo e di chiedere a Lui è così grande che, dopo aver compiuto una preghiera, il cuore resta impaziente nell’attesa della successiva.
«Per ogni preghiera, mantieni correttamente la tua qibla, invocaLo e riserva a Lui l’obbedienza e la servitù» (al-A’raf: 29)
«O credenti! Quando il venerdì si chiama alla preghiera, lasciate ogni attività e affrettatevi verso il ricordo di Allah» (al-Jumu’a: 9).
9. Umiltà e sottomissione
In altre parole, l’orante starà davanti ad Allah come un servo obbediente, quale simbolo di estrema umiltà e sottomissione, affinché il cuore tremi per la grandezza e la potenza di Allah e sui suoi arti si manifesti il segno dell’umiltà e della mitezza.
(Arabo*********************)
“Osservate la preghiera, in particolare la preghiera migliore, e state davanti ad Allah come incarnazione di devozione e sottomissione.” (Al-Baqara: 238) (Arabo*******************)
“E annuncia, o Profeta, la buona novella a coloro che sono umili e rispettosi, i cui cuori tremano quando sentono ricordare Allah, che sopportano con fermezza le avversità e assolvono la preghiera.” (Al-Hajj: 34-35). (Arabo****************)
‘E ricorda il tuo Signore mattina e sera, dentro di te, con umiltà e timore, a bassa voce, e non essere tra gli incuranti. (Al-A’raf: 205).
Quando il venerabile Imam Zayn al-Abidin (r) compiva l’abluzione per la preghiera, il suo volto impallidiva. I familiari gli chiedevano: «Che cosa ti succede durante l’abluzione?». Egli rispondeva: «Non sapete davanti a quale Essere sto per stare?». (Ihya’ ul-‘Ulum).
10. Umiltà e modestia
L’umiltà e la modestia sono l’anima della preghiera. La preghiera priva di umiltà e modestia non è vera preghiera. Nel Corano viene usata la parola «khushu‘», che significa diventare piccoli, essere sottomessi e inchinarsi con umiltà. Adottare questo «khushu‘» nella preghiera significa che non soltanto il corpo, ma anche la mente e il cuore, ogni cosa, si inchinino e si sottomettano umilmente davanti ad Allah. Nel cuore nasce un timore così grande della maestà e della grandezza di Allah che sentimenti malvagi, attaccamenti e pensieri indesiderati non riescono a entrarvi. Anche il corpo ne riceve l’impronta. Si manifesterà un’espressione adeguata alla maestà e alla potenza di Allah, l’Onnipotente.
(Arabo****************)
Hanno certamente successo quei credenti che sono umili nella loro preghiera. (Al-Mu’minun: 1-2).
11. La percezione della vicinanza ad Allah
La preghiera avvicina l’uomo ad Allah a tal punto che non si può immaginare di raggiungere una vicinanza simile attraverso qualsiasi altra opera. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Il servo è più vicino al suo Signore quando è in prosternazione» (Muslim).
Una condizione importante per adempiere la preghiera è che nel cuore di colui che prega vi sia la percezione della vicinanza. Nel suo cuore deve esserci anche il desiderio di tale vicinanza, ed egli deve pregare come se vedesse Allah o, almeno, con la sensazione che Allah lo stia guardando.
Prosternati e avvicinati a Lui. (Al-‘Alaq: 19)
12. Il ricordo di Allah
La vera qualità della preghiera è il ricordo di Allah. La preghiera è il metodo completo e affidabile per ricordare Allah, poiché è il metodo da Lui stesso insegnato, Colui il cui ricordo è ricercato. La preghiera priva della qualità del ricordo di Allah non è la preghiera del credente, bensì quella dell’ipocrita. Lo scopo stesso dell’adempimento della preghiera è ricordare Allah.
E adempi la preghiera per ricordarti di Me. (Ta-Ha: 14)
(Arabo***************)
(Va ricordato che questo versetto è un versetto della prosternazione).
In realtà credono nei Nostri versetti coloro che, quando vengono loro ricordati mediante questi versetti, cadono prosternati, glorificano e proclamano la santità del loro Signore e non si insuperbiscono né si mostrano arroganti – (as-Sajda: 15).
In altre parole, il loro inchinarsi e prosternarsi sono inchinarsi e prosternarsi con consapevolezza. Non recitano soltanto il tasbih con la bocca, incuranti, ma qualunque parola pronuncino lo fanno ricordando Allah, e la loro preghiera è direttamente per Allah.
13. Tenersi lontani dal riya
Una grande condizione per custodire la preghiera è mantenerla lontana dal riya, dall’ostentazione per farsi vedere dalla gente o da altre basse inclinazioni. Altrimenti sarà contraria alla sincerità; il riya non solo invalida la preghiera, ma conduce alla rovina anche chi prega in questo modo. (Arabo**************)
Guai a quei fedeli che sono incuranti della loro preghiera e pregano per farsi vedere dalla gente (al-Ma’un: 4).
Hadrat Shaddad ibn Aws (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi prega per farsi vedere dalla gente ha commesso shirk» – (Musnad Ahmad).
14. Sottomissione completa
La condizione finale e generale dell’istituzione della preghiera è che il credente, nella preghiera, si affidi completamente al suo Allah. Finché resterà in vita, sarà un servo obbediente ad Allah e, quando si troverà di fronte alla morte, anche la sua morte sarà per Allah.
In verità, la mia preghiera, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte appartengono tutti ad Allah, il Signore dei mondi. Egli non ha alcun associato; questo è ciò che mi è stato ordinato. E io sono il primo tra tutti a sottomettermi ad Allah – (al-Anʿām: 163-163).
Nel versetto sono menzionate quattro cose secondo un ordine particolare: la preghiera e il sacrificio, poi la vita insieme alla preghiera e la morte insieme al sacrificio. In realtà, la preghiera e il sacrificio sono due questioni generali che rappresentano l’intera vita del credente. La preghiera è in effetti il riflesso di questa verità: il credente non è un servo obbediente ad Allah soltanto nella preghiera, bensì lo è durante tutta la sua vita, anche al di fuori della preghiera. Il sacrificio manifesta questa verità: la vita e i beni del credente sono affidati a lui affinché tutto venga sacrificato sulla via di Allah.
La preghiera compiuta con completa sottomissione sarà la vera preghiera. Essa eserciterà un’influenza tale sull’intera vita che, da un lato, chi prega sarà estremamente vigile per tenersi lontano dall’ingiustizia e dall’oscenità: lungi dal commettere un’azione malvagia, proverà disgusto persino al solo pensarvi; dall’altro, sarà desideroso e sollecito nel compiere il bene, anzi nel compiere le opere migliori.
Per adempiere pienamente al diritto dell’istituzione della preghiera e rendere la preghiera una vera preghiera, bisogna osservare le quattordici condizioni sopra indicate. Inoltre, bisogna praticare regolarmente il tahajjud, le altre preghiere volontarie e il dhikr e adhkar, secondo la Sunna. Bisogna anche abituarsi a fare sempre, in un luogo appartato, l’autoesame e a pregare presso la corte di Allah con il cuore commosso e le lacrime agli occhi.
Il periodo in cui la preghiera è stata resa obbligatoria
Il Profeta e i nobili Compagni recitavano la preghiera fin dall’inizio. Tuttavia, le cinque preghiere quotidiane furono rese obbligatorie nella notte del Miʿrāj. Un anno prima dell’Egira, il Nobile Profeta ottenne l’onore del Miʿrāj e si presentò alla presenza di Allah. In quell’occasione gli fu offerta questa preghiera. In seguito, il venerabile Jibrīl venne e gli insegnò il significato e il modo di compiere la preghiera. Il fatto che la preghiera sia obbligatoria è affermato chiaramente nel Corano, e tra tutti gli atti di culto è stata data una particolare insistenza sulla preghiera. Chi nega che la preghiera sia obbligatoria non è certamente musulmano.
Gli orari della preghiera
Gli orari della preghiera sono stati prescritti come obbligo secondo tempi stabiliti. [Nel Corano si legge: (Arabo*********)
—Perciò istituisci la preghiera. In verità, la preghiera è stata prescritta ai credenti secondo tempi stabiliti (An-Nisāʾ: 1:103)]. Secondo l’analisi del Corano e della Sunna, gli orari delle preghiere obbligatorie sono cinque: Fajr, Zuhr, Asr, Maghrib e Isha. [Nell’illustrare gli orari della preghiera, nel Corano è stato ordinato: (Arabo**************)
Istituisci la preghiera dal declino del sole fino all’oscurità della notte e recita il Corano all’alba secondo tempi stabiliti. In verità, la recitazione dell’alba è testimoniata (cioè, gli angeli sono testimoni di questa preghiera). (Banī Isrāʾīl: 78)
Il declino del sole significa che, dopo mezzogiorno, la sua intensità diminuisce gradualmente. Questo cambiamento avviene quattro volte al giorno ed è indicato dalla parola “dulūk”. Per esempio:
(1) Dopo mezzogiorno, quando il sole declina verso occidente.
(2) Alla fine del giorno, quando i suoi raggi si attenuano e in essi appare una tonalità giallastra.
(3) Nel momento in cui tramonta il sole.
(4) Quando, dopo il tramonto del sole, il bagliore rossastro svanisce e scende l’oscurità.
Questi sono i quattro momenti in cui è stato ordinato di compiere le preghiere di Zuhr, Asr, Maghrib e Isha. La recitazione del Corano all’alba significa «la preghiera del Fajr». Nel Corano, per la preghiera viene usata la parola «salat». In alcuni passi, invece, la preghiera è stata considerata una sua parte importante. Da ciò si può comprendere l’importanza di questa parte della preghiera. La recitazione del Fajr è testimoniata; cioè, dopo il sonno e il riposo della notte, la mente e l’animo sono allora molto sereni, l’essere umano acquista vigore e anche il momento è assai piacevole e silenzioso.
Nell’altro versetto sopra menzionato, in cui si è fatto complessivamente riferimento alle quattro preghiere, altrove nel Corano ne viene fornita una spiegazione dettagliata.
—e compi la preghiera ai due estremi del giorno e dopo che una parte della notte è trascorsa (Hud: 114).
La preghiera chiaramente indicata alle due estremità del giorno è la preghiera del Fajr e del Maghrib. La preghiera che si compie dopo che la notte è diventata alquanto profonda è la preghiera dell’Isha. (Arabo***************)
E glorifica il tuo Signore lodandolo prima del sorgere del sole e prima del suo tramonto, e dopo che sia trascorso un certo tempo della notte. Glorificalo nuovamente e alle estremità del giorno. (Taha: 130)
Prima del sorgere del sole, cioè la preghiera del Fajr, e prima del tramonto, cioè la preghiera dell’Isha, è stato ordinato di pregare. Poi le estremità del giorno sono tre: il mattino, dopo mezzogiorno e dopo il tramonto. Cioè Fajr, Zuhr e Maghrib.
(Arabo********************)
Perciò glorifica Allah quando giunge la sera e quando giunge il mattino. A Lui soltanto appartiene la lode nei cieli e sulla terra. (E glorificalo.) E nel tardo pomeriggio e quando giunge per te il momento dello Zuhr. (ar-Rum: 17-18).
Qui tasbih significa preghiera. In questo modo il Corano ha stabilito anche gli orari. Altrimenti, quale significato potrebbe avere stabilire soltanto l’orario della recitazione del tasbih? In seguito Allah l’Altissimo inviò Hazrat Jibril (pace su di lui) per spiegare gli orari della preghiera. Egli si presentò dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) e indicò l’orario esatto di ciascuna preghiera.
Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
Jibril (pace su di lui) mi fece compiere la preghiera presso la Casa Sacra per due volte. Il primo giorno mi fece compiere la preghiera dello Zuhr quando il sole aveva appena iniziato a declinare verso occidente e l’ombra non era più lunga della suola di una scarpa. Poi mi fece compiere la preghiera dell’Asr quando l’ombra di ogni cosa era uguale alla sua lunghezza. Quindi mi fece compiere la preghiera del Maghrib quando il digiunatore rompe il digiuno. Mi fece compiere la preghiera dell’Isha non appena svanì il chiarore del cielo occidentale, poi mi fece compiere la preghiera del Fajr quando per i digiunatori divennero proibiti cibi e bevande. La seconda volta mi fece compiere la preghiera dello Zuhr quando l’ombra di ogni cosa era uguale alla sua lunghezza, e quella dell’Asr quando l’ombra di ogni cosa era il doppio della sua lunghezza. Mi fece compiere la preghiera del Maghrib all’ora della rottura del digiuno, e quella dell’Isha dopo che era trascorso un terzo della notte. Mi fece compiere la preghiera del Fajr dopo che la luce dell’alba si era ben diffusa. Poi si volse verso di me e disse: «O Muhammad (pace e benedizioni su di lui), questo è l’orario delle preghiere dei profeti. L’orario corretto della preghiera è compreso tra questi due momenti».
L’orario del Fajr
Dalla comparsa della luce dell’alba fino a prima del sorgere del sole.
L’orario dello Zuhr
Inizia dopo che il sole ha iniziato a declinare verso occidente. L’orario dura fino a quando l’ombra di ogni cosa diventa il doppio della sua ombra originaria. Per esempio, l’ombra originaria di un pezzo di legno lungo un cubito era di quattro dita a mezzogiorno. Quando dunque l’ombra di quel pezzo di legno raggiunge due cubiti e quattro dita, termina l’orario dello Zuhr. Tuttavia, per prudenza, la preghiera dello Zuhr dovrebbe essere compiuta entro il momento in cui l’ombra di ogni oggetto, esclusa la sua ombra originaria, diventa uguale alla sua lunghezza. Questo è anche l’orario della preghiera del Venerdì. Nella stagione calda è però preferibile ritardarla leggermente. La preghiera del Venerdì, invece, è migliore se viene compiuta all’inizio del suo orario in ogni stagione.
L’orario della preghiera dell’ʿAṣr
L’orario dell’ʿAṣr inizia non appena termina quello del Ẓuhr e dura fino al tramonto del sole. È preferibile compiere la preghiera dell’ʿAṣr prima che il sole assuma una colorazione gialla. Dopo che ha assunto tale colorazione, la preghiera è makrūh. Se, per qualche motivo, la preghiera dell’ʿAṣr è stata ritardata e il sole è diventato giallo, bisogna compierla subito, senza rimandarla come preghiera di recupero.
L’orario della preghiera del Maghrib
Inizia dopo il tramonto del sole e dura fino alla scomparsa della colorazione rossa del cielo occidentale. È mustaḥabb compierla non appena ne entra l’orario.
L’orario della preghiera dell’ʿIshāʾ
Inizia dopo la scomparsa della colorazione bianca del cielo occidentale, successiva a quella rossa, e dura fino all’alba vera. La colorazione bianca del cielo occidentale viene ricoperta dall’oscurità circa un’ora e un quarto dopo il tramonto. Tuttavia, per prudenza, la preghiera dell’ʿIshāʾ dovrebbe essere compiuta dopo un’ora e mezza.
Oltre a queste preghiere farḍ, ve ne sono tre wajib. Di seguito vengono indicati i loro orari.
L’orario della preghiera del Witr
La preghiera del witr dovrebbe essere eseguita subito dopo la preghiera dell’isha. Tuttavia, per coloro che sono abituati ad alzarsi regolarmente nell’ultima parte della notte, è mustahabb eseguirla in quel momento. Ma se si teme di non riuscire a svegliarsi, è mustahabb recitarla subito dopo la preghiera dell’isha.
L’orario delle preghiere delle due Eid
Quando, dopo il sorgere del sole, il suo colore giallastro è scomparso e la luce solare diventa intensa, inizia il tempo della preghiera delle due Eid e dura fino a mezzogiorno. Tuttavia, è sempre mustahabb eseguire presto la preghiera dell’Eid. [La preghiera del witr è wajib. Nella shariah soltanto tre preghiere sono wajib: il witr e le due preghiere dell’Eid. Anche la preghiera votiva è wajib. Ogni preghiera nafl diventa wajib dopo che la si è iniziata. Se una preghiera viene invalidata per qualche motivo, diventa obbligatorio recuperarla come qada.]
Questi orari delle preghiere valgono per tutto il mondo
La regola per determinare gli orari delle preghiere esposta sopra vale per tutti i paesi del mondo. Nei luoghi in cui il sole sorge e tramonta nell’arco di 24 ore, gli orari delle preghiere devono essere determinati secondo la regola sopra indicata, indipendentemente dal fatto che la notte e il giorno siano brevi o lunghi. [Per quanto riguarda la determinazione degli orari delle preghiere nelle terre vicine alle regioni polari, dove vi è una distanza eccezionale tra la notte e il giorno, è degno di attenzione ciò che il pensatore islamico Allama Maududi disse in risposta a una domanda. Di seguito sono riportate la domanda e la risposta tratte dal secondo volume di Rasail wa Masail.]
Gli orari delle preghiere e del digiuno nei paesi vicini alle due regioni polari
Domanda: Mio figlio si trova in Inghilterra per un periodo di formazione. Vuole conoscere le regole e i metodi fondamentali per determinare gli orari del digiuno. A causa della pioggia, delle nuvole, della nebbia e simili, il sole si vede molto raramente. A volte il giorno è molto lungo, altre volte molto breve. Talvolta, inoltre, tra il sorgere e il tramonto del sole vi sono venti ore di differenza. In queste condizioni, bisogna digiunare per venti ore o anche più?
Risposta: Nei paesi in cui il sole sorge e tramonta nell’arco di 24 ore, gli orari delle preghiere devono essere determinati esattamente secondo la regola stabilita dal Corano e dagli hadith, sia che la notte sia breve sia che sia lunga. In altre parole, la preghiera del fajr prima del sorgere del sole, quella dello zuhr dopo il mezzogiorno, l’asr prima del tramonto, la preghiera del maghrib subito dopo il tramonto e l’isha dopo che è trascorsa una parte della notte. Allo stesso modo, il digiuno inizia al momento del subh sadiq e bisogna fare l’iftar subito dopo il tramonto. Nei luoghi in cui non è possibile lasciare un intervallo tra lo zuhr e l’asr oppure tra il maghrib e l’isha, si eseguiranno insieme le preghiere dei due rispettivi orari.
Vostro figlio si informi, quando gli è più comodo, presso l’ufficio meteorologico, per sapere a che ora sorgono e tramontano il sole in quel luogo e a che ora è mezzogiorno circa. Stabilisce quindi gli orari delle preghiere di conseguenza.
Non c’è bisogno di preoccuparsi perché là le giornate del periodo del digiuno sono più lunghe. Ibn Battuta racconta, riguardo alla città di Bulgaria in Russia, che quando vi giunse d’estate era il mese di Ramadan. Là, dal momento dell’iftar fino all’alba vera, si disponeva soltanto di due ore. In questo breve intervallo i musulmani del luogo facevano l’iftar, mangiavano e recitavano anche la preghiera dell’isha. Poco dopo la preghiera dell’isha sopraggiungeva l’alba vera. Poi recitavano la preghiera del fajr.
Le rakʿat delle preghiere
La preghiera del fajr
Le prime due rakʿat sono sunna mu’akkada [Si chiama sunna mu’akkada quella preghiera alla quale è stata attribuita una forte raccomandazione. Se una persona, senza una valida scusa, abbandona intenzionalmente questa preghiera, commette un grave peccato. Per preghiera sunna ghayr mu’akkada (nafl) si intende una preghiera che non è obbligatoria, ma per la quale, se la si compie, si riceve una grandissima ricompensa. È bene compierla quando si hanno tempo, possibilità e desiderio. Se non la si compie, non si commette peccato.] Poi seguono due rakʿat di preghiera fard. Gli hadith raccomandano con grande insistenza la sunna del fajr. Sebbene il Profeta (s) abbia raccomandato anche le altre sunna, ha insistito più di ogni altra sulla sunna del fajr. Egli stesso vi prestava grandissima attenzione. Disse: «Non abbandonate mai la sunna del fajr, anche se i cavalli vi calpestassero». [(Ahmad, Abu Dawud) Il significato di questo hadith non è che si debba compiere questa sunna anche a costo della vita. Per timore della morte è persino lecito abbandonare la preghiera fard. Queste parole sono state pronunciate a causa della fortissima raccomandazione.]
Disse inoltre: «La sunna del fajr mi è più cara del mondo e di tutti i suoi beni». [Muslim, Tirmidhi, Nasa’i.]
Tra le preghiere sunna, il Profeta (s) era così assiduo nella sunna del fajr come non lo era in quella di nessun’altra preghiera. [Bukhari, Muslim, Ahmad.] Hazrat Hafsa (ra) disse: «Il Profeta (s) recitava la sunna del fajr nella mia stanza e la recitava brevemente». [Ahmad, Bukhari, Muslim.] Nella sunna del fajr, nella prima rakʿat recitava (*****) e nella seconda rakʿat (*****). [Ahmad, Tahawi, Tirmidhi.]]
La preghiera dello zuhr
Prima quattro rakʿat di sunna muʾakkada (con un solo salām), poi quattro rakʿat farḍ. Poi due rakʿat di sunna muʾakkada e infine due rakʿat nafl.
La preghiera del Jumuʿa
Prima quattro rakʿat di sunna muʾakkada (con un solo salām), poi due rakʿat farḍ in congregazione, quindi quattro rakʿat di sunna muʾakkada con un solo salām. [Questa è l’opinione dell’Imām Abū Ḥanīfa (che Allah abbia misericordia di lui). I suoi Ṣāḥibayn (i suoi due discepoli) sostengono che, dopo i farḍ, si debbano recitare due rakʿat di sunna muʾakkada: prima quattro rakʿat con un solo salām, poi due rakʿat. Entrambe le opinioni trovano sostegno negli ḥadīth. Ḥaḍrat Abū Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Recitate quattro rakʿat dopo la preghiera del Jumuʿa» (Tirmidhī). ʿAbdullāh ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) recitava due rakʿat di sunna a casa dopo la preghiera del Jumuʿa e diceva che anche il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) faceva così. Secondo l’opinione di Ḥaḍrat Isḥāq, se la preghiera dopo il Jumuʿa viene recitata in moschea, sono quattro rakʿat, poiché il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse di recitare quattro rakʿat dopo la preghiera del Jumuʿa; se invece viene recitata a casa, sono due rakʿat, poiché il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ne recitava due.]
La preghiera dellʿAṣr
Prima quattro rakʿat di sunna ghayr muʾakkada, oppure mustaḥabb, poi quattro rakʿat farḍ.
Al-Maghrib
Prima tre rakʿat farḍ, poi due rakʿat di sunna muʾakkada, quindi due rakʿat nafl.
Al-ʿIshāʾ
Prima quattro rakʿat di sunnah ghayr mu’akkadah, poi quattro rakʿat di farḍ, poi due rakʿat di sunnah mu’akkadah, poi tre rakʿat di witr, poi due rakʿat nafl. [Dopo il witr, due rakʿat nafl. Il Profeta (s) disse: «Dì a coloro per i quali è difficile alzarsi durante la notte di recitare due rakʿat dopo il witr. Se riescono ad alzarsi durante la notte per recitare il tahajjud, tanto meglio; altrimenti queste due rakʿat saranno considerate tahajjud» (Mishkat).
Nelle cinque preghiere quotidiane, il numero delle sunnah mu’akkadah è: due per il fajr, sei per lo zuhr, due per il maghrib e due per lʿishāʾ, per un totale di dodici (Tirmidhi). In diversi hadith ne sono state illustrate le virtù ed è stata sottolineata la loro importanza. Coloro che le abbandonano senza motivo commettono un grave peccato. Il Profeta (s) disse: «A chi, oltre alle preghiere obbligatorie, recita ogni giorno dodici rakʿat per Allah, Egli costruirà una casa in Paradiso» (Muslim).
I momenti makruh per la preghiera
Questi momenti sono di tre tipi: primo, il momento in cui ogni preghiera è vietata; secondo, il momento in cui ogni preghiera è makruh; terzo, il momento in cui è makruh soltanto la preghiera nafl.
I momenti in cui ogni preghiera è vietata
1. Quando il sole sta sorgendo, fino a quando il suo colore giallastro non è completamente scomparso e la luce non si è adeguatamente diffusa.
2. Esattamente a mezzogiorno, fino a quando il sole non ha oltrepassato lo zenit.
3. Da quando il sole assume una colorazione rossa fino al tramonto. Tuttavia, se per qualche motivo non si è recitata la preghiera dellʿaṣr di quel giorno, la si deve recitare; non è permesso recuperarla in seguito.
Nei tre momenti sopra menzionati è vietata ogni preghiera, sia essa fard, sunna o nafl, wajib oppure sunna mu’akkada. In questi momenti sono vietate anche la prosternazione di ringraziamento e la prosternazione della recitazione. Se, dopo aver iniziato la preghiera, sopraggiunge uno di questi momenti makruh, la preghiera diventa invalida. Tuttavia, se si presenta una preghiera funebre, bisogna celebrarla senza ritardarla.
I momenti in cui è makruh pregare
1. Quando si avverte il bisogno impellente di urinare o defecare, oppure di espellere aria.
2. Quando si ha una fame intensa e il cibo è già pronto davanti a sé, se si ritiene che, senza mangiare, non si riuscirà a concentrarsi nella preghiera. Se si prega in questa condizione, la preghiera sarà valida, ma sarà makruh. È opportuno soddisfare prima queste necessità e poi pregare, così da poter pregare con la mente concentrata.
I momenti in cui è makruh soltanto la preghiera nafl
1. Quando l’imam si alza dal proprio posto per pronunciare la khutba, sia essa la khutba del venerdì, dell’Eid, del matrimonio o dell’Hajj.
2. Dopo la preghiera del Fajr, fino al sorgere del sole e alla diffusione della sua luce.
3. Dal termine della preghiera dell’Asr fino al tramonto.
4. Durante il tempo del Fajr, ogni preghiera nafl diversa dalla sunna del Fajr.
5. Durante il tempo della preghiera farḍ si pronuncia il takbīr.
6. Prima della preghiera dell’Eid, sia in casa sia sul campo.
7. Dopo la preghiera dell’Eid, nella musallā dell’Eid, la preghiera nafl.
8. Ad ʿArafāt, tra Zuhr e ʿAṣr e dopo ʿAṣr.
9. A Muzdalifa, tra Maghrib e ʿIshāʾ e dopo.
10. Durante il tempo del Maghrib, all’inizio della preghiera del Maghrib.
È makruh pregare la preghiera dell’ʿIshāʾ molto tardi e anche dopo la mezzanotte. È makruh ritardare la preghiera del Maghrib finché le stelle non siano apparse chiaramente.
Esposizione dell’adhān e dell’iqāma
Il significato dell’adhān e dell’iqāma
Adhān significa mettere in guardia, informare e proclamare. Nella terminologia della sharīʿa, l’adhān è la chiamata e la proclamazione, mediante alcune parole specifiche, allo scopo di radunare le persone per la preghiera congregazionale. All’inizio, calcolando approssimativamente l’ingresso dell’orario, le persone si recavano spontaneamente in moschea e pregavano in congregazione. Ma quando il numero dei musulmani cominciò gradualmente ad aumentare e molte persone, impegnate in varie attività, iniziarono ad abbracciare l’Islam, si comprese che si dovesse proclamare l’inizio della preghiera. Pertanto, nel primo anno dell’Egira, il Profeta (s) insegnò il metodo dell’adhān.
Il significato dell’iqāma è far stare in piedi. Nella terminologia islamica, consiste nel ripetere le parole dell’adhān prima dell’inizio della preghiera congregazionale e nell’annunciare che la congregazione sta per disporsi in piedi. Per questo, nell’iqāma, dopo (****) si dice: (*****), cioè la preghiera è iniziata o le persone si sono alzate per pregare.
I meriti dell’adhān
L’adhān è un segno distintivo della comunità musulmana. Negli ḥadīth sono state riportate molte parole riguardo ai meriti e alla grande importanza dell’adhān. Di seguito ne vengono citate alcune.
Il Profeta (s) ha detto:
1. Dopo i profeti e i martiri, colui che pronuncia l’adhān entrerà in Paradiso. (ʿIlm al-fiqh)
2. Tutti coloro, uomini o jinn, fino ai quali giunge l’adhan e che lo ascoltano, testimonieranno il giorno della Resurrezione in favore della fede di colui che lo ha recitato (Bukhari).
3. Per chi recita l’adhan ininterrottamente per sette anni e desidera per questo la ricompensa dell’Aldilà, viene decretata la liberazione dall’Inferno (Abu Dawud, Tirmidhi).
4. Nel Giorno della Resurrezione, i colli di coloro che recitavano l’adhan saranno elevati. Ciò significa che quel giorno saranno insigniti di un rango eminente (Muslim).
5. Quando viene recitato l’adhan, nel cuore di Satana sorgono paura e terrore, ed egli fugge in preda alla massima agitazione. Non può rimanere fin dove giunge il suono dell’adhan (Bukhari e Muslim).
6. Nel luogo in cui viene recitato l’adhan discende la misericordia di Allah, e quel luogo rimane al sicuro dal castigo e dalle calamità (Tabarani).
Il metodo conforme alla Sunnah per l’adhan e l’iqamah
Il metodo conforme alla Sunnah per l’adhan è il seguente: il mu’adhdhin (colui che recita l’adhan), dopo essersi purificato, starà in piedi in un luogo elevato, rivolto verso la qiblah, inserirà gli indici nelle orecchie e pronuncerà ad alta voce le parole seguenti:
(*****): «Allah è il più grande», quattro volte.
(*****) (Testimonio che non c’è divinità all’infuori di Allah.) – due volte.
(****) Testimonio che Muhammad (s) è il Messaggero di Allah) – due volte.
(****) (Venite alla preghiera) – due volte
(****) (Venite alla salvezza e al successo) – due volte.
(****) (Allah è il più grande) – due volte
(****) (Non c’è divinità all’infuori di Allah) – una volta.
Dopo aver pronunciato due volte Allahu Akbar e ciascuna delle altre formule, bisogna fermarsi per un tempo sufficiente a permettere agli ascoltatori di rispondere—
vale a dire, affinché anch’essi possano pronunciarle. Quando pronuncia (*****) volgerà il viso verso destra, e quando pronuncia (****) verso sinistra.
Al momento dell’iqāma si devono ripetere quelle stesse parole lo stesso numero di volte. L’unica differenza è che queste parole devono essere pronunciate a bassa voce, stando nelle file della preghiera. E dopo (****) si dirà due volte (****).
Risposta all’adhān e supplica
1. Chiunque senta l’adhān ha l’obbligo di rispondere. In altre parole, deve dire ciò che dice il muezzin. Tuttavia, dopo aver detto (****) e (****), si deve dire (****). Il Profeta (s) disse: quando il muezzin dirà (***) e uno di voi dirà (***), poi (***); quindi, quando il muezzin dirà (****) e colui che risponde dirà (****); poi, quando il muezzin dirà (***) e colui che risponde dirà (***); quindi, quando il muezzin dirà (****), colui che risponde dirà (****); poi, quando il muezzin dirà ((******) e colui che risponde ……. allora chi pronuncerà queste parole in risposta all’adhān entrerà in Paradiso. (Muslim)
2. Quando, durante l’adhān dell’alba, il muezzin dirà (****) (La preghiera è migliore del sonno), chi ascolta dirà (****) (Hai detto la verità e hai detto qualcosa di buono).
3. Dopo aver ascoltato l’adhān, si reciterà il durood sharīf. Secondo la narrazione di ʿAbdullāh ibn ʿUmar (ra), il Profeta (s) disse: quando qualcuno tra voi sente il mio nome
****1 Senza l’aiuto di Allah non possiamo né astenerci dai peccati né compiere alcuna buona azione. Il significato di (***) è la forza di astenersi dal peccato, mentre il significato della parola (****) è la forza di obbedire ad Allah e di sottomettersi ai Suoi comandamenti.
dirà anch’egli ciò che dice il muezzin e reciterà il durood per me. Infatti, chi recita una volta il durood per me, riceve da Allah dieci misericordie. Su questa base, gli ulema dicono che è mustahabb, dopo averlo ascoltato la prima volta, dire una volta (***), (****) (ʿIlm al-fiqh, volume 2).
4. Dopo aver ascoltato l’adhān, si reciterà la seguente supplica. Jābir (ra) riferì che il Profeta (s) disse: chi reciterà questa supplica dopo aver ascoltato l’adhān avrà diritto alla mia intercessione. (Bukhārī)
(Arabo***************)
O Allah, Signore di questo invito perfetto e della preghiera imminente, concedi a Muhammad (pace e benedizioni su di lui) al-Wasīla, concedigli l’eccellenza e insedialo nella Stazione Lodata che gli hai promessa.
Il significato di «invito perfetto» è questo richiamo al tawḥīd, che risuona cinque volte al giorno da ogni moschea e continuerà a risuonare fino al Giorno della Resurrezione. Il significato di «al-Wasīla» è quella posizione di vicinanza ad Allah in Paradiso che sarà concessa soltanto al Profeta (pace e benedizioni su di lui). Egli disse:
Quando uno di voi ascolterà l’adhān del muezzin, lo ripeta anch’egli, poi reciti la benedizione su di me. (Infatti, chi recita una volta la benedizione su di me, Allah farà scendere su di lui dieci benedizioni.) Poi chieda ad Allah al-Wasīla per me. Essa è una posizione in Paradiso riservata a uno dei servi prediletti di Allah. Spero di essere io quel servo. Chi pregherà per al-Wasīla per me, avrà diritto alla mia intercessione. (Muslim).
Il significato della «Stazione Lodata» è un rango elevato di accettazione, tale che colui che vi sarà insediato sarà «lodato dalle creature» nel mondo terreno e nell’Aldilà. Allah dice nel Corano:
(Arabo*************************)
Ben presto il tuo Signore ti insedierà nella «Stazione Lodata»: (Banī Isrāʾīl 79).
5. È raccomandato rispondere all’iqāma, ma non è obbligatorio. Se in qualche occasione una donna pronuncia l’adhān, esso deve essere ripetuto.
6. Quando si odono le parole di più adhan, è sufficiente dare una sola risposta. Non è necessario rispondere separatamente a ciascun adhan.
7. Il venerdì, rispondere all’adhan durante la khutba non è wajib né makruh, bensì mustahabb (ʿIlm al-Fiqh).
Regole e modalità dell’adhan e del mu’adhdhin
1. L’adhan deve essere recitato da un uomo. L’adhan recitato da una donna non è valido. Se una donna recita l’adhan per una preghiera, esso deve essere ripetuto.
2. L’adhan deve essere recitato da una persona informata sulle questioni indispensabili della Sharia, virtuosa e devota. È preferibile che la voce sia molto alta.
3. L’adhan dovrebbe essere recitato da una persona istruita e assennata. È makruh l’adhan recitato da un pazzo o da una persona poco lucida. È makruh anche l’adhan recitato da un bambino immaturo.
4. L’adhan dovrebbe essere recitato fuori dalla moschea, in un luogo elevato e rivolti verso la qibla. Tuttavia, non è makruh recitare nella moschea il secondo adhan del venerdì, quello recitato prima della khutba.
5. L’adhan deve essere recitato in piedi. È makruh recitare l’adhan da seduti.
6. Durante la recitazione dell’adhān è mustahabb inserire gli indici di entrambe le mani nei condotti uditivi.
7. È sunna pronunciare le parole dell’adhān con pause tra una formula e l’altra e recitare l’iqāmah senza interruzioni. Le formule dell’adhān devono essere pronunciate prendendo fiato in modo che chi ascolta possa rispondere.
8. Durante l’adhān, quando si pronuncia (****), è sunna volgere il viso verso destra, e quando si pronuncia (****), verso sinistra. Tuttavia, bisogna fare attenzione che il petto e le piante dei piedi non si allontanino dalla direzione della qibla.
Questioni relative all’adhān e all’iqāmah
1. Per le preghiere farḍ al-ʿayn, l’adhān è sunna mu’akkadah, sia che si tratti della preghiera nel suo orario sia di una preghiera da recuperare, e sia che colui che prega sia residente o in viaggio: in tutti questi casi l’adhān è sunna mu’akkadah. Tuttavia, durante un viaggio, quando sono presenti tutti i compagni che partecipano alla preghiera in congregazione, l’adhān sarà mustahabb e non sunna mu’akkadah.
2. L’adhān deve essere pronunciato dopo l’inizio dell’orario della preghiera. Se viene pronunciato prima, non è valido. Quando giunge l’orario, deve essere pronunciato una seconda volta, qualunque sia la preghiera interessata.
3. L’adhān deve essere pronunciato in lingua araba e con le formule insegnate dal Profeta (pace e benedizioni su di lui). Non è lecito pronunciare l’adhān in una lingua diversa dall’arabo, né chiamare alla preghiera usando formule diverse da quelle insegnate dal Profeta (pace e benedizioni su di lui). In tali circostanze, anche se le persone comprendessero l’adhān e si riunissero, esso non sarebbe valido. È assolutamente necessario pronunciare l’adhān secondo il metodo stabilito dalla Sunna.
3. L’adhān deve essere sempre pronunciato da una persona sana di mente, pubere e di sesso maschile. L’adhān pronunciato da una donna è makrūh taḥrīmī. È altresì makrūh l’adhān pronunciato da un pazzo o da una persona ubriaca. È makrūh anche l’adhān pronunciato da un bambino incapace di discernere. Se in una circostanza l’adhān viene pronunciato da una donna, da un pazzo o da un bambino incapace di discernere, deve essere ripetuto.
5. Nelle moschee in cui si tengono regolarmente le preghiere in congregazione e la preghiera in congregazione è già stata celebrata secondo la consuetudine con adhan e iqama, è makruh celebrare una nuova preghiera in congregazione pronunciando nuovamente l’adhan e l’iqama. Tuttavia, se in una moschea non vi è un’organizzazione regolare della preghiera in congregazione e non vi sono né un imam designato né un muezzin, allora anche lì non è makruh, bensì è preferibile, pregare dopo aver pronunciato nuovamente l’adhan e l’iqama.
6. Non è corretto pronunciare l’adhan per preghiere diverse dalla preghiera fard ‘ayn, come la preghiera funebre, quella dell’Eid, le preghiere wajib e quelle nafl.
7. Durante la recitazione dell’adhan non è corretto parlare o rispondere al saluto. Se qualcuno risponde involontariamente al saluto, non vi è problema. Ma se poi comincia a parlare, dovrà recitare nuovamente l’adhan.
8. Non appena si ascolta il primo adhan del venerdì, è wajib abbandonare ogni attività e recarsi alla moschea. Dopo aver ascoltato l’adhan, è haram continuare a occuparsi delle normali attività e commerciare.
9. Quando il suono dell’adhan giunge alle orecchie di qualcuno, uomo o donna, che abbia compiuto l’abluzione o che ne sia privo, egli dovrebbe prestare attenzione all’adhan. Se ciò avviene mentre sta camminando, è mustahabb fermarsi. Durante l’adhan non è corretto dedicarsi ad alcun’altra attività se non rispondervi. Non dovrà né salutare né rispondere al saluto. Se stava recitando il Corano, dovrà interrompere la recitazione.
10. Chi pronuncia l’adhan ha il diritto di pronunciare l’iqama. Se, dopo aver pronunciato l’adhan, si allontana, oppure desidera personalmente che qualcun altro pronunci l’iqama, l’iqama pronunciata da quest’ultimo sarà valida.
11. Il muezzin deve pronunciare l’adhan nella moschea in cui deve compiere la preghiera fard. È makruh pronunciare l’adhan in due moschee per una stessa preghiera fard.
12. È lecito che diversi muezzin pronuncino l’adhan contemporaneamente.
13. Quando nasce un bambino, è raccomandabile recitare l’adhan nel suo orecchio destro e l’iqamah nel suo orecchio sinistro.
Rispondere all’adhan è wajib, ma vi sono sette situazioni in cui non si dovrebbe farlo.
1. Durante la preghiera.
2. Mentre si ascolta la khutbah, sia quella del venerdì sia un’altra khutbah.
3. Durante le mestruazioni o il puerperio.
4. Mentre si studia o si insegna l’‘ilm al-din.
5. Durante il rapporto con la propria moglie.
6. Mentre si sta urinando o defecando.
7. Mentre si sta mangiando.
Condizioni perché la preghiera diventi obbligatoria
Le condizioni perché la preghiera diventi obbligatoria sono cinque. Se manca anche solo una di esse, la preghiera non sarà obbligatoria.
1. L’Islam. Ciò significa che la preghiera è obbligatoria per i musulmani, non per gli infedeli.
2. Aver raggiunto la pubertà. Finché il ragazzo o la ragazza non avrà raggiunto la pubertà, la preghiera non sarà obbligatoria per lui o per lei.
3. Possedere la ragione. Se una persona è pazza, incosciente, oppure continuamente ubriaca o priva di sensi, la preghiera non sarà obbligatoria per lei.
4. Per le donne, essere purificate dalle mestruazioni e dal puerperio. Durante le mestruazioni e il puerperio, la preghiera non è obbligatoria.
5. Che sia iniziato il tempo della preghiera. Ciò significa che si deve disporre di un tempo sufficiente per eseguirla, o almeno di un tempo sufficiente per purificarsi e pronunciare il takbīr al-taḥrīma. Se sussistono le quattro condizioni precedenti, ma non si dispone di un tempo sufficiente per la preghiera, allora la preghiera di quel tempo non sarà obbligatoria.
Gli obblighi della namāz
Perché la namāz sia valida o corretta, sono necessarie quattordici cose: se anche una sola viene omessa, la namāz non sarà valida. Queste quattordici cose sono chiamate i farā’iḍ, ossia gli obblighi, della namāz. Di esse, sette sono obblighi precedenti alla namāz (necessari) e sono chiamati condizioni, o sharā’iṭ. Le altre sette sono obblighi o elementi necessari all’interno della namāz e sono chiamati arkān, ossia pilastri, della namāz.
Le condizioni della namāz
Le condizioni della namāz sono sette. Se anche una sola di esse manca, la namāz non sarà valida.
1. La purezza del corpo
Ciò significa che, se sul corpo è presente una najāsa reale, essa deve essere rimossa secondo le indicazioni della Sharī‘a. Se è necessario il wuḍū’, bisogna compiere il wuḍū’. Se è necessario il ghusl, bisogna compiere il ghusl. Se il corpo non è purificato dalla najāsa reale e da quella rituale, la namāz non sarà valida.
2. La purezza degli abiti
Ciò significa che devono essere puri gli abiti indossati o con cui ci si copre per recitare la namāz. La camicia, i pantaloni, il copricapo, il turbante, il cappotto, lo sherwani, lo scialle, la coperta, le calze, i guanti: in breve, tutto ciò che si trova sul corpo di chi recita la namāz deve essere puro. Altrimenti, la namāz non sarà valida.
3. La purezza del luogo della preghiera
Ciò significa che devono essere puri i luoghi in cui chi prega appoggia i due piedi, le ginocchia, le mani e il corpo durante la prosternazione. Che si tratti del terreno nudo oppure di un tappeto, di un tappetino per la preghiera o di qualsiasi altra cosa stesa sul terreno. Sebbene, affinché la preghiera sia valida, sia necessario che almeno questa superficie sia pura, non è tuttavia corretto pregare in un luogo accanto al quale vi siano escrementi o urina e da cui provenga cattivo odore.
4. Coprire lʿawra
Ciò significa coprire quelle parti del corpo che è obbligatorio coprire per gli uomini e per le donne. Per l’uomo è obbligatorio coprire la parte compresa tra l’ombelico e le ginocchia. Per la donna è obbligatorio coprire tutto il corpo, ad eccezione dei palmi delle mani, dei piedi e del viso. [Questo è un obbligo che deve essere osservato sempre, dentro e fuori dalla preghiera. Sebbene sia un obbligo, durante la preghiera è stato incluso tra le condizioni, poiché non è una parte della preghiera.] Quando si lasciano scoperti i piedi, bisogna fare attenzione che le caviglie non rimangano scoperte, poiché per le donne è obbligatorio coprire le caviglie.
5. L’inizio dell’orario della preghiera
Ciò significa che ogni preghiera deve essere eseguita nel suo orario stabilito, entro il tempo prescritto. La preghiera eseguita prima dell’inizio dell’orario non è valida, mentre quella eseguita dopo la sua scadenza sarà una preghiera da recuperare.
6. Rivolgersi verso la qibla
Ciò significa pregare rivolti verso la qibla. Se, senza una valida ragione o una malattia, qualcuno prega rivolto in una direzione diversa dalla qibla, la sua preghiera non sarà valida.
7. Formulare l’intenzione (niyya)
Vale a dire formulare interiormente l’intenzione per quella specifica preghiera obbligatoria che si deve compiere. Se si deve compiere una preghiera arretrata di un determinato momento, si deve intendere: «Sto compiendo la preghiera arretrata di quel determinato momento di quel determinato giorno». Per le preghiere volontarie e sunnite è sufficiente intendere semplicemente: «Sto compiendo una preghiera volontaria» oppure «Sto compiendo una preghiera sunnita». Per esprimere l’intenzione o il proposito interiore è preferibile pronunciarlo anche con la bocca, ma non è obbligatorio. Se si prega dietro un imam, è necessario formulare anche l’intenzione di seguirlo.
I pilastri della preghiera
Le azioni obbligatorie all’interno della preghiera sono chiamate pilastri. I pilastri della preghiera sono sette.
1. Il takbīr taḥrīma
Vale a dire pronunciare «Allāhu akbar» all’inizio della preghiera, esprimendo così la maestà e la grandezza di Allah. Poiché dopo questo takbīr diventano proibiti tutti gli spostamenti, il mangiare e il bere, nonché il parlare, esso è chiamato takbīr taḥrīma.
2. Il qiyām
Vale a dire stare dritti in piedi durante la preghiera. È obbligatorio rimanere in piedi per il tempo necessario a recitare la quantità di Corano la cui recitazione è obbligatoria. Va osservato che questo «qiyām» è obbligatorio soltanto nelle preghiere farḍ e wajib. Nelle preghiere sunnite e volontarie il «qiyām» non è obbligatorio.
3. Recitazione
Cioè recitare almeno un versetto durante la preghiera. Se, in una circostanza, qualcuno conclude la preghiera recitando sempre lo stesso versetto, la preghiera sarà valida e non sarà necessario ripeterla. Tuttavia, non è assolutamente corretto prendere l’abitudine di recitare sempre lo stesso versetto. Il versetto può essere lungo o breve, ma deve essere composto almeno da due parole. Se invece il versetto consiste di una sola parola, l’obbligo non sarà adempiuto. Questa è l’opinione dell’Imām Abū Ḥanīfa (che Allah abbia misericordia di lui). Secondo l’opinione dell’Imām Muḥammad e dell’Imām Abū Yūsuf (che Allah abbia misericordia di entrambi), è obbligatorio recitare tre versetti brevi oppure un versetto lungo.
Nelle preghiere obbligatorie, la recitazione è obbligatoria soltanto in due rakʿa: siano esse le prime due, le ultime due, le due centrali oppure la prima e l’ultima; in tutti questi casi l’obbligo sarà adempiuto. Nelle preghiere del Witr, nelle preghiere sunnah e in quelle nafl, la recitazione è obbligatoria in ogni rakʿa.
4. Il rukūʿ
È obbligatorio compiere un rukūʿ in ogni rakʿa. Il rukūʿ consiste nel chinarsi in avanti durante la preghiera al punto che le mani arrivino all’altezza delle ginocchia.
5. Il sujūd
È obbligatorio compiere due sujūd in ogni rakʿa.
6. La qaʿda al-ākhira
Vale a dire, rimanere seduti nell’ultima rakʿa della preghiera per il tempo necessario a recitare da (****) fino a (****).
7. Concludere la preghiera mediante un atto intenzionale
Vale a dire, dopo aver completato tutti gli arkān della preghiera, compiere un’azione vietata durante la preghiera e mediante la quale essa giunge al termine. [Ad eccezione del qiyām, tutti gli altri arkān sono obbligatori in ogni preghiera, sia essa farḍ, wājib o nāfila. Il qiyām è obbligatorio soltanto nelle preghiere farḍ e wājib.]
Gli atti wājib della preghiera
Con gli atti wājib della preghiera si intendono quelle questioni necessarie la cui omissione involontaria può essere rettificata mediante il sujūd al-sahw. Se, dopo aver omesso qualcosa per dimenticanza, non si compie il sujūd al-sahw, oppure se si omette intenzionalmente qualcosa e non si compie il sujūd al-sahw, oppure si abbandona intenzionalmente qualcosa, diventa wājib ripetere la preghiera. Gli atti wājib della preghiera sono quattordici.
1. Recitare la qirāʾa nelle prime due rakʿa della preghiera farḍ.
2. Recitare la Sūra al-Fātiḥa nelle prime due rakʿa della preghiera farḍ e in tutte le rakʿa delle altre preghiere.
3. Dopo aver recitato la Sūra al-Fātiḥa, recitare un’altra sūra nelle prime due rakʿa della preghiera farḍ e in tutte le rakʿa delle preghiere wājib, sunna e nāfila, sia essa una sūra completa, un versetto lungo o tre versetti brevi.
4. Recitare la sura al-Fātiḥa prima della seconda sura. Se qualcuno recita prima un’altra sura e poi la sura al-Fātiḥa, il wajib non sarà adempiuto.
5. Mantenere l’ordine corretto tra la recitazione, il rukūʿ, il sujūd e i versetti.
6. Compiere la qawma, cioè alzarsi dal rukūʿ e rimanere in piedi ben diritti.
7. Compiere la jalsa, cioè sedersi ben diritti tra le due prosternazioni con calma e compostezza.
8. Osservare il taʿdīl degli arkān, cioè compiere correttamente il rukūʿ e il sujūd con certezza e serenità.
9. Compiere la qaʿda ūlā, cioè nelle preghiere di tre o quattro rakʿāt, sedersi dopo le due rakʿāt per il tempo necessario a recitare (****).
10. Recitare una volta l’Attaḥiyyāt in entrambe le qaʿda.
11. Nelle due rakʿāt del fajr, nelle prime due rakʿāt del maghrib e dellʿishāʾ, nelle preghiere del jumūʿa e dellʿĪd, nel tarāwīḥ e nella preghiera del witr durante il mese di Ramaḍān, l’imām deve recitare a voce alta. Nelle preghiere dello ẓuhr e dellʿaṣr, e nelle ultime rakʿāt del maghrib e dellʿishāʾ, deve recitare a bassa voce.
12. Concludere la preghiera con il salām.
13. Pronunciare il takbīr e recitare la supplica del qunūt nella preghiera del witr.
14. Pronunciare i takbīr aggiuntivi nelle preghiere delle due feste dell’Eid.
Le sunnah della preghiera
Durante la preghiera, oltre agli atti obbligatori e ai wajib, il Profeta (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) ne compiva anche alcuni altri; tuttavia, non è riportato che ne abbia sottolineato l’importanza come fece per gli atti obbligatori e i wajib. Questi sono chiamati sunnah della preghiera. Sebbene, se vengono omessi, la preghiera non si invalidi e non diventi obbligatoria la prostrazione per dimenticanza, è comunque opportuno osservarli. Infatti, il Profeta (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) li osservava e, in realtà, la preghiera è quella che assomiglia alla preghiera del Profeta (sallallāhu ʿalayhi wa sallam).
Le sunnah della preghiera sono ventuno
1. Prima di pronunciare il takbīr tahrīmah, sollevare entrambe le mani fino alla parte inferiore delle orecchie per gli uomini e fino alle spalle per le donne. [A causa del freddo, il Profeta (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) sollevò le mani fino al petto sotto il mantello.] Se, per una valida scusa, un uomo solleva entrambe le mani fino alle spalle, ciò è valido.
2. Al momento di pronunciare il takbīr tahrīmah, tenere distese le dita di entrambe le mani e rivolgere verso la qiblah i palmi e le dita.
3. Subito dopo aver pronunciato il takbīr taḥrīma, legare le mani sotto l’ombelico per gli uomini. L’Imam al-Shāfiʿī (r) e gli ʿulamāʾ di Ahl al-Ḥadīth ritengono invece che anche per gli uomini sia sunna legarle sopra l’ombelico. Tuttavia, non è corretto affermare che legare le mani all’altezza dell’ombelico non sia comprovato dagli ḥadīth. Ibn Abī Shayba ha citato, tramite al-Qāḍī, una narrazione di Wāʾil ibn Ḥujr secondo cui egli vide il Profeta (s) legare le mani sotto l’ombelico. Tutti i narratori di questo ḥadīth sono affidabili, ed è inoltre comprovato che ʿAlqama incontrò Ibn Ḥujr. ʿAllāma Firingī Maḥallī ha discusso dettagliatamente questo argomento nella sua opera al-Qawl al-Ḥāzim. Per le donne, le mani si legano sopra il petto. Il modo conforme alla sunna di legare le mani è porre il palmo della mano destra sul dorso della mano sinistra, afferrando il polso sinistro con il pollice e il mignolo della mano destra e distendendo le altre tre dita sopra la mano sinistra. Questo metodo vale sia per gli uomini sia per le donne. Tuttavia, per le donne non è sunna afferrare il polso sinistro con due dita.
4. Quando si pronuncia il takbīr taḥrīma, non abbassare il capo.
5. Per l’imam, pronunciare ad alta voce il takbīr taḥrīma e il takbīr quando si passa da un rukn all’altro.
6. Recitare il thanāʾ, cioè recitare «Subḥānaka Allāhumma» fino alla fine. È riportato negli ḥadīth anche il fatto di recitare la seguente supplica:
O Allah! Crea tra me e i miei peccati una distanza come quella tra l’Oriente e l’Occidente. O Allah, purificami dai peccati come una veste bianca viene lavata e liberata dalla sporcizia e dalle impurità. O Allah, lava via i miei peccati con acqua e ghiaccio. (al-Bukhārī)
Secondo Abū Yūsuf (r), è mustaḥabb recitare la seguente supplica:
Rivolgo il mio volto, con devozione esclusiva, verso Colui che ha creato i cieli e la terra, allontanandomi da tutte le altre direzioni, e non sono tra gli associatori. In verità, la mia preghiera, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah, il Signore dei mondi; e io sono il primo tra coloro che si sottomettono. (al-Anʿām)
7. Recitare.
8. Recitare (*****) prima della sura al-Fātiḥa in ogni rakʿa.
9. Nella terza e nella quarta rakʿa della preghiera obbligatoria recitare soltanto la sura al-Fātiḥa.
10. Dire «Āmīn». Anche l’imam dirà «Āmīn», così come colui che prega da solo. Nelle preghiere in cui l’imam recita ad alta voce, tutti i fedeli guidati diranno «Āmīn» al termine della sura al-Fātiḥa.
11. Recitare sottovoce la sana, l’istiʿādha, la basmala e «Āmīn» [Secondo gli hanafiti, «Āmīn» deve essere recitato sottovoce. In una trasmissione, questa sarebbe anche l’opinione dell’imam Mālik. Anche l’ultima opinione dell’imam al-Shāfiʿī è la stessa. Tuttavia, sia la recitazione sottovoce sia quella ad alta voce sono comprovate dagli ḥadīth. Perciò non è affatto corretto litigare su questa base e ingiuriarsi tra gruppi. Poiché sia la recitazione ad alta voce sia quella sottovoce sono comprovate dagli ḥadīth, si dovrebbe rispettare chi pratica il metodo che, secondo la propria comprensione, ritiene essere la Sunna; non è corretto ingiuriarlo.]
12. Seguire nella recitazione il metodo prescritto dalla Sunna: in ogni preghiera recitare la quantità di Corano che è conforme alla Sunna.
14. Nel rukūʿ tenere la testa e la schiena perfettamente dritte e afferrare entrambe le ginocchia con le dita delle due mani.
15. Nella qawma (stando in piedi dopo essersi rialzati dal rukūʿ), l’imam dirà (*****) e il fedele guidato dirà (****).
16. Quando ci si reca in prosternazione, appoggiare prima le ginocchia, poi entrambe le mani, quindi il naso e infine la fronte.
17. Durante la jalsa e la qa‘da, distendere la gamba sinistra e sedervi sopra, mantenendo la gamba destra eretta in modo che le punte delle dita siano rivolte verso la qibla. Tenere entrambe le mani sulle ginocchia.
18. Durante l’Attahiyyat, fare un gesto con il dito indice quando si pronuncia «la ilaha».
19. Nell’ultima qa‘da, recitare il salat dopo l’Attahiyyat.
20. Dopo il salat, recitare una du‘a masnun.
21. Volgere il saluto prima verso destra e poi verso sinistra.
Le pratiche mustahabb della preghiera
Nella preghiera vi sono cinque pratiche mustahabb. Osservarle è molto meritorio, mentre ometterle non è peccato.
1. Se un uomo indossa uno scialle o qualcosa di simile, quando solleva le mani per il takbir tahrima deve tirarle fuori dallo scialle; le donne devono pronunciare il takbir tahrima senza tirare fuori le mani.
2. Mantenere lo sguardo rivolto verso il luogo della prosternazione quando si è in piedi, verso i piedi durante il rukūʿ, verso le ginocchia durante il jalsa e il qaʿda, e verso le spalle durante il saluto finale.
3. Quando si prega da soli, recitare il tasbīḥ più di tre volte durante il rukūʿ e la prosternazione.
4. Trattenere la tosse per quanto possibile.
5. Quando si sbadiglia, cercare di tenere la bocca chiusa; se la bocca si apre, coprirla con la mano destra quando si è in piedi e con il dorso della mano sinistra nelle altre posizioni.
Le cause che invalidano la preghiera
Le cause che invalidano la preghiera sono quattordici. È necessario ricordarle per salvaguardare la preghiera.
1. Parlare durante la preghiera. Che si parli poco o molto, la preghiera sarà invalidata e dovrà essere ripetuta. Il parlare può verificarsi in cinque modi:
** Il primo modo è parlare direttamente con qualcuno oppure rispondere alle parole di qualcuno. Che sia nella propria lingua, in un’altra lingua o persino nella lingua del Corano, in ogni caso la preghiera sarà invalidata. Per esempio, se qualcuno rivolge parole coraniche a una persona di nome Yaḥyā, oppure a una ragazza di nome Maryam, o fa una domanda a un viandante, oppure impartisce un ordine a qualcuno, oppure pronuncia qualcosa dopo aver udito una cattiva notizia, oppure dopo aver sentito qualcuno starnutire, oppure dopo aver udito qualcosa di straordinario, oppure dopo aver ricevuto una buona notizia, oppure vede qualcuno e si accorge che sta dicendo cose insensate e futili, e allora gli rivolge la parola; oppure rivolge il salām a qualcuno o risponde al salām; oppure, se qualcuno fa una supplica fuori dalla preghiera, dice āmīn; oppure, dopo aver udito «Yā Allāh», pronuncia qualcosa; oppure, udendo il nome del Profeta, recita il ṣalawāt; oppure una donna dice qualcosa vedendo un bambino cadere. In breve, se in qualunque modo si parla con qualcuno o si risponde a qualcosa, la preghiera sarà invalidata.
Secondo caso: rivolgere lo sguardo verso un animale e dire qualcosa. Per esempio, durante la preghiera si vede che una gallina o un gatto sta mangiando del cibo e gli si dicono alcune parole per scacciarlo; in tal caso la preghiera si annulla.
Terzo caso: pronunciare spontaneamente alcune parole, proprie o in arabo, annulla la preghiera. Se però si tratta di una parola presente nel Corano, la preghiera non si annulla. Se quella parola è un suo intercalare abituale, la preghiera si annulla anche se è una parola coranica. Per esempio, se «sì» è un intercalare abituale di qualcuno, la preghiera si annulla, sebbene tale parola si trovi nel Corano.
Quarto caso: fare suppliche e dhikr. La preghiera si annulla sia che la supplica venga recitata nella propria lingua sia in arabo. Se invece una delle suppliche o delle formule di dhikr del Corano e degli hadith gli esce improvvisamente di bocca, la preghiera non si annulla. Ciò significa che, se per errore e in modo fortuito accade improvvisamente una cosa simile, la preghiera non si annulla. Ma se lo si fa intenzionalmente e diventa un’abitudine, non si può dire durante il rukūʿ, il sujūd o la seduta qualunque cosa si desideri. Inoltre, se durante la preghiera si chiede qualcosa che si può chiedere alle persone, la preghiera si annulla, anche se la richiesta è formulata in arabo.
Quinto caso: mentre qualcuno sta pregando, vede un’altra persona recitare il Corano in modo errato e gli suggerisce la correzione; la sua preghiera si annulla, sia che l’altra persona stia recitando erroneamente durante la preghiera sia al di fuori di essa. Tuttavia, se chi recita in modo errato è l’imam, la preghiera non si annulla. Se il maʾmūm suggerisce la correzione guardando il Corano, oppure ascoltando una recitazione corretta da un’altra persona, la suggerisce al proprio imam e la preghiera si annulla. Se l’imam accetta il suggerimento, anche la preghiera dell’imam si annulla.
2. Anche recitare il Corano durante la preghiera guardandolo annulla la preghiera.
3. Se viene meno una qualsiasi delle condizioni della preghiera, sia che si tratti di una condizione per la validità sia di una condizione per l’obbligatorietà, in entrambi i casi la preghiera si annulla. Per esempio: viene meno la purità rituale, si rompe il wuḍūʾ, diventa necessario il ghusl, compare il sangue mestruale, gli abiti diventano impuri, il tappeto da preghiera diventa impuro, ci si volge senza motivo in una direzione diversa dalla qibla, oppure si scopre la ʿawra e questa rimane scoperta per un tempo sufficiente a compiere il rukūʿ o il sujūd; oppure si perde conoscenza per qualche altra ragione o si impazzisce. In breve, se viene meno anche una sola condizione, la preghiera si annulla.
4. Se viene omesso uno qualsiasi degli elementi obbligatori della preghiera, sia per errore sia intenzionalmente, la preghiera si annulla. Per esempio, se non si compie il qiyām, oppure si omettono il rukūʿ o il sujūd, oppure non si recita affatto la recitazione coranica, la preghiera si annulla, sia che ciò avvenga per errore sia intenzionalmente.
5. Se si omette intenzionalmente uno qualsiasi degli elementi obbligatori della preghiera, o se li si omettono tutti.
6. Se si omette per dimenticanza un obbligo della preghiera e non si esegue la prostrazione per dimenticanza, la preghiera dovrà essere ripetuta.
7. Tossire senza motivo e senza una necessità valida. Tuttavia, se la tosse sopraggiunge spontaneamente a causa di una malattia, oppure si tossisce per liberare la gola, o per far notare all’imam un errore affinché capisca che sta recitando erroneamente la preghiera, per questi motivi la preghiera non si annulla. Al di fuori di questi casi, se si tossisce senza motivo, la preghiera si annulla.
8. Se, a causa di dolore, sofferenza, lutto o una grave disgrazia, si emettono esclamazioni di dolore oppure un suono doloroso o un lamento, la preghiera si annulla. Tuttavia, se talvolta una parola esce involontariamente dalla bocca, oppure qualcuno piange per timore di Allah, o piange sopraffatto dalla recitazione, o emette esclamazioni di dolore, in questi casi la preghiera non si annulla.
9. Se durante la preghiera si mangia o si beve qualcosa, intenzionalmente o per errore — per esempio, se si aveva del cibo in tasca e lo si mangia inavvertitamente o intenzionalmente — la preghiera si annulla. Tuttavia, se dalla zona tra i denti esce qualcosa di più piccolo di un cece e chi prega lo inghiotte, la preghiera non si annulla. Non è comunque corretto farlo intenzionalmente. Chi prega deve pulirsi bene la bocca prima di mettersi a pregare.
10. Camminare durante la preghiera per alcuni passi senza un motivo valido. Anche in questo caso la preghiera si annulla.
11. Compiere un atto eccessivo. Ciò significa fare qualcosa che, a osservarlo, porterebbe la gente a ritenere che quella persona non stia pregando. Per esempio, sistemare i propri abiti con entrambe le mani, oppure una donna che durante la preghiera si lega la treccia, o un bambino che durante la preghiera prende il latte: in questi casi la preghiera si annulla.
12. Commettere nella recitazione del Nobile Corano un errore grave che ne alteri il significato, oppure prolungare molto l’alif di «Allah» nel takbir: in tal caso la preghiera si annulla. [Prolungando l’alif, il significato diventa: «Allah è forse grande?»]
13. Che una persona adulta scoppi in una risata fragorosa.
14. Se sulla parete c’era qualcosa di scritto o un manifesto, oppure lo sguardo cadde su una lettera e la si lesse, la preghiera sarà invalidata. Tuttavia, se se ne comprese il significato senza leggerla, la preghiera non sarà invalidata.
15. Se una donna rimane in piedi vicino a un uomo per il tempo necessario a compiere una prostrazione o un inchino, in tale situazione la preghiera sarà invalidata. Tuttavia, se si tratta di una bambina troppo giovane verso la quale non si prova attrazione sessuale, oppure se è una donna ma tra loro vi è una barriera, la preghiera non sarà invalidata.
Le cause per cui la preghiera diventa makrūh
È opportuno astenersi da alcune azioni che, pur non invalidando la preghiera, la rendono makrūh.
***2. [Non è corretto scrivere qualcosa o affiggere manifesti in un punto della moschea verso il quale lo sguardo di chi prega possa rivolgersi.]
Le azioni makrūh nella preghiera sono ventotto
1. Indossare abiti contrari all’uso consueto. Per esempio, mettere un mantello sulla testa lasciandolo pendere ai due lati senza appoggiarlo sul collo; oppure appoggiare la camicia o lo shervani sulle spalle senza infilare le mani nelle maniche; oppure mettere una sciarpa o simili intorno al collo lasciandola pendere da entrambi i lati.
2. Raccogliere i vestiti per proteggerli dalla polvere, scuotere via la polvere, oppure soffiare ripetutamente o usare le mani per rimuovere sassolini e simili dal luogo della prostrazione. [Se si rimuovono i sassolini una sola volta con la mano o si pulisce il luogo soffiando una sola volta, non vi è alcun inconveniente.]
3. Giocherellare con gli abiti indossati, la barba, i bottoni, i capelli o altro; mettere le dita in bocca; schioccare le dita delle mani mentre si è in piedi; oppure grattarsi il corpo senza motivo. [La maggior parte delle persone compie queste azioni. Bisogna cercare di evitarle con particolare attenzione. Il modo corretto è quindi pregare con piena consapevolezza e sviluppare nel cuore concentrazione, umiltà e sottomissione.]
4. Pregare indossando abiti così ordinari che una persona non gradirebbe indossarli per andare al mercato, a una riunione o a un’assemblea. Per esempio, pregare con in testa un berretto da bambino. Nelle moschee vengono lasciati berretti scadenti, fatti di foglie di palma o di altro materiale, e molti pregano indossandoli. Eppure nessuno gradirebbe partecipare a un incontro con uno di questi berretti in testa.
5. È makruh pregare a capo scoperto per pigrizia o noncuranza. Tuttavia, se si prega nella propria casa senza berretto per mancanza di osservanza religiosa, non sarà makruh. È però preferibile pregare nella moschea con abiti decorosi.
6. Pregare senza aver soddisfatto il bisogno di urinare, defecare o emettere gas.
7. Pregare con i capelli degli uomini raccolti e legati.
8. Far schioccare le dita delle mani oppure intrecciare le dita di una mano con quelle dell’altra.
9. Tenere le mani sui fianchi durante la preghiera.
10. Distogliere il viso dalla qibla oppure guardare qua e là con gli occhi di traverso, senza motivo.
11. Durante la prosternazione, stendere entrambe le mani a terra fino ai gomiti. Ciò è makruh solo per gli uomini. Le donne devono prosternarsi stendendo a terra entrambe le mani fino ai gomiti.]
12. Pregare rivolti verso una persona che è rivolta verso colui che prega.
13. Che l’imam stia completamente all’interno del mihrab. Se i piedi sono fuori dal mihrab mentre la prosternazione e simili avvengono all’interno, non c’è nulla di male.
14. Non trattenere lo sbadiglio quando si è in grado di farlo e sbadigliare deliberatamente.
15. Pregare indossando un abito sul quale vi sia l’immagine di un essere vivente, oppure pregare su un tappeto da preghiera sul quale vi sia l’immagine di un essere vivente nel punto destinato alla prosternazione, oppure pregare in un luogo dove vi siano immagini sopra la testa o a destra e a sinistra.
16. Stare da soli in piedi dietro, nonostante vi sia spazio nella fila davanti.
17. Pronunciare il salām con un gesto della mano o della testa.
18. Pregare con gli occhi chiusi. Se si chiudono gli occhi per concentrarsi nella preghiera e creare uno stato d’animo di umiltà, sottomissione e modestia, la preghiera non sarà makruh; anzi, è una buona pratica.
19. Prosternarsi appoggiando a terra soltanto la fronte o soltanto il naso, oppure prosternarsi con il bordo del berretto o sopra il turbante.
20. Sedersi a gambe incrociate senza motivo e sedersi premendo il ventre e il petto contro le ginocchia, senza motivo.
21. Stare in piedi, senza motivo, su un luogo più elevato rispetto al solo imam. Se insieme a lui vi sono anche alcuni ma’mum, non vi è nulla di male. Allo stesso modo, è makruh che anche i ma’mum stiano senza motivo su un luogo più elevato.
22. Inchinarsi durante il qiyam senza aver completato la recitazione e completare la recitazione mentre si è inchinati.
23. Nella preghiera fard, recitare senza rispettare l’ordine progressivo del Corano. Per esempio, recitare (****) nella prima rakaʿah e (****) nella seconda rakaʿah. Oppure recitare la sura successiva, al-Kāfirūn, omettendo nel mezzo una sura di tre versetti e lasciando da parte la sura al-Kawthar, che è una sura di tre versetti. È inoltre makruh recitare nella prima rakaʿah alcuni versetti di una sura e poi, nella seconda rakaʿah, recitare alcuni versetti successivi saltandone due. È makruh recitare in una rakaʿah due sure in modo tale che tra esse venga omessa una sura, oppure più sure, piccole o grandi. È inoltre makruh fare una recitazione più lunga nella seconda rakaʿah rispetto alla prima, oppure scegliere una determinata sura da recitare nella preghiera e recitarla sempre. Se l’ordine viene invertito per errore, non vi è nulla di male. Va notato che queste cose sono makruh soltanto nelle preghiere fard; non lo sono nel tarawih o nelle altre preghiere nafl.
24. Omettere una delle sunnah della preghiera.
25. Sollevare entrambi i piedi da terra durante la prosternazione.
26. Contare con le dita, durante la preghiera, i versetti, le sure o i tasbih.
27. Sbadigliare o mostrare pigrizia durante la preghiera.
28. Pregare tenendo qualcosa in bocca al punto da rendere difficile la recitazione. Se non crea difficoltà, non sarà makruh.
Circostanze in cui è lecito o obbligatorio interrompere la preghiera
1. Se, mentre si sta pregando, il treno parte e vi si trovano bagagli e bambini, è lecito interrompere la preghiera.
2. Se, durante la preghiera, arriva un serpente, oppure alcune vespe o altri insetti nocivi entrano nei vestiti, è lecito interrompere la preghiera e uccidere quell’animale nocivo.
3. Se arriva un gatto per catturare una gallina, un piccione o un altro uccello domestico, e si teme che, non interrompendo la preghiera per scacciarlo, il gatto lo divori, in tal caso è lecito interrompere la preghiera per questo timore.
4. Se si teme una perdita materiale qualora si porti a termine la preghiera, è lecito interromperla. Per esempio, se una donna sta pregando e c’è una pentola sul fuoco, il contenuto potrebbe bruciarsi oppure la pentola potrebbe rovesciarsi cadendo; oppure, se qualcuno sta pregando in moschea e ha lasciato scarpe, ombrello e simili in un luogo dove si teme che vengano rubati; oppure, se una donna sta pregando in casa e ha dimenticato di chiudere la porta, causando il rischio di un furto; oppure, se un cane, un gatto o una scimmia sta per entrare in casa e si teme che provochi qualche danno. In breve, in tutte le circostanze in cui si teme una perdita materiale, è lecito interrompere la preghiera. Se invece si teme una perdita del tutto insignificante, è meglio completare la preghiera.
5. Se durante la preghiera si avverte lo stimolo a urinare o a defecare, si dovrebbe interrompere la preghiera, espletare i propri bisogni, rinnovare l’abluzione e poi pregare nuovamente.
6. Un cieco sta camminando lungo una strada. Davanti a lui c’è un pozzo oppure la riva di un fiume: se vi cade, potrebbe annegare e morire. Per salvarlo, sarà obbligatorio interrompere la preghiera. Dio non voglia che egli muoia; se ciò accadesse, colui che sta pregando sarebbe peccatore.
7. Se, mentre si sta pregando, prende fuoco il corpo di un bambino, oppure un bambino inconsapevole raggiunge il cornicione del tetto, oppure entra una scimmia in casa e si teme che porti via un neonato, oppure un bambino piccolo prende in mano un coltello o una lametta e si teme che tagli la mano o il piede a sé stesso o a un altro bambino, oppure qualcuno sta per essere ferito da un treno o da un’automobile, in tutte queste situazioni sarà obbligatorio interrompere la preghiera per salvare la persona in pericolo dalla rovina. Se non la si interrompe, si commetterà un grave peccato.
8. Se la madre, il padre, il nonno, la nonna, il nonno materno o la nonna materna si trovano in pericolo e chiamano, sarà obbligatorio interrompere la preghiera per aiutarli. Se vicino a loro c’è qualcun altro che può aiutarli, oppure se chiamano senza necessità, è meglio non interrompere la preghiera. Se, mentre si sta compiendo una preghiera volontaria o sunnah, essi chiamano senza necessità e non sanno che la persona chiamata sta pregando, sarà comunque obbligatorio interrompere la preghiera e rispondere loro.
Metodo dettagliato per compiere la preghiera
Quando qualcuno si accinge a compiere la preghiera, deve innanzitutto assicurarsi che nessuna delle condizioni della preghiera sia stata trascurata. Poi deve rivolgere con devozione la mente ad Allah e immaginare di stare in piedi davanti a Lui. Infine reciterà con devozione e piena partecipazione la supplica seguente.
(Testo arabo***************)
Con piena devozione ho rivolto il mio volto verso Colui che ha creato i cieli e la terra, e non sono tra coloro che associano altri a Lui. In verità, la mia preghiera, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte sono esclusivamente per Allah, il Signore e Padrone di tutti i mondi. Egli non ha alcun associato. Questo mi è stato comandato e io sono il primo tra coloro che Gli obbediscono. (Al-Anʿām)
Dopodiché colui che prega si alzerà diritto e formulerà l’intenzione della preghiera. In altre parole, stabilirà nel cuore che sta compiendo un certo numero di rakʿah della preghiera di una determinata ora. L’intenzione consiste in realtà nella decisione del cuore, ed è questa che occorre. (Tuttavia, è bene pronunciare a voce tale intenzione.) Per esempio: «Compio i tre rakʿah obbligatori della preghiera del maghrib». Se si prega dietro un imam, bisogna inoltre intendere: «Prego dietro questo imam». (È bene pronunciare l’intenzione a voce, ma è sufficiente dire soltanto: «Compio tanti rakʿah della preghiera di questa determinata ora». Per esempio: «Compio i quattro rakʿah obbligatori della preghiera dello zuhr». Se si tratta di una preghiera sunnah o volontaria, si dirà: «Compio i due rakʿah sunnah o volontari dello zuhr». Le lunghe formule che generalmente vengono pronunciate per l’intenzione sono invece superflue. Anzi, possono ostacolare la preghiera. Supponiamo, per esempio, che qualcuno si trovi già dietro l’imam. Non appena termina l’iqāmah, l’imam pronuncia il takbīr di consacrazione e inizia la preghiera, mentre quella persona continua a recitare le lunghe formule dell’intenzione. Di conseguenza, perde la partecipazione al primo takbīr insieme all’imam. Oppure supponiamo che l’imam sia in rukūʿ: il fedele che lo segue potrebbe pronunciare il takbīr di consacrazione e unirsi al rukūʿ, ma rimane in piedi a recitare a voce lunghe formule dell’intenzione. Nel frattempo l’imam si è rialzato dal rukūʿ e quel rakʿah è ormai perso per il fedele. Perciò è opportuno limitarsi alle brevi parole necessarie dell’intenzione. Non è giusto affliggersi aggiungendo inutilmente parole superflue.
Takbīr
State in piedi, mantenendo il corpo nella sua posizione naturale. Tra i due piedi deve esserci necessariamente una distanza di almeno quattro dita. Tenga lo sguardo rivolto verso il luogo della prosternazione e, insieme all’intenzione, dica «Allāhu akbar» e sollevi entrambe le mani fino all’altezza delle orecchie, con i palmi rivolti verso la qibla e le dita naturalmente distese. Poi congiunga le mani sotto l’ombelico, in modo che il palmo della mano destra poggi sul dorso della mano sinistra. Afferri il polso sinistro con il pollice e il mignolo della mano destra. Distenda le altre dita della mano destra sulla mano sinistra. [Secondo la pratica degli Ahl al-Hadith, sia le donne sia gli uomini tengono le mani congiunte sul petto. Essi affermano inoltre che sia le donne sia gli uomini devono sollevare le mani all’altezza delle spalle.]
Poi reciti la seguente supplica, o sana: (in arabo)
Tu sei puro e santo, o Allah! Tu solo sei degno di lode. Tu sei Colui che elargisce le benedizioni ed è magnifico. Il Tuo nome e il Tuo rango sono elevatissimi. Non vi è alcuna divinità all’infuori di Te. [Gli Ahl al-Hadith recitano la seguente supplica: (in arabo)]
Dopo la sana reciti per intero l’istiʿādhah e la basmalah.
Recitazione della Sura al-Fātiḥah e del Corano
Poi reciti la Sura al-Fātiḥah e dica «Āmīn». Se invece è un ma’mūm, dopo aver recitato la sana ascolti in silenzio la recitazione dell’imam. [Gli Ahl al-Hadith recitano sottovoce la Sura al-Fātiḥah dietro l’imam.] Quando l’imam termina la Sura al-Fātiḥah, dica «Āmīn» sottovoce. [Nelle preghiere in cui la recitazione viene fatta ad alta voce, gli Ahl al-Hadith dicono «Āmīn» ad alta voce dietro l’imam.] Poi reciti una sura del Corano o alcuni versetti, almeno tre brevi versetti. Se è un ma’mūm, deve rimanere in silenzio.
Rukūʿ
Dopo aver recitato, entrate nel rukūʿ dicendo «Allāhu akbar». [Gli Ahl al-Ḥadīth praticano il rafʿ al-yadayn quando entrano nel rukūʿ, quando si rialzano dal rukūʿ e quando, dopo due rakʿāt, si alzano per la terza rakʿa; cioè sollevano le mani fino alle spalle.] Nel rukūʿ appoggiate le mani sulle ginocchia e afferratele con le dita. Tenete entrambe le braccia ben distese. Durante il rukūʿ bisogna fare attenzione che la testa non scenda più in basso della vita né rimanga più in alto; piuttosto, la vita e la testa devono trovarsi perfettamente alla stessa altezza. Poi recitate per tre volte il tasbīḥ seguente.
Il tasbīḥ del rukūʿ
(******) Il mio Signore Magnifico è puro da ogni difetto. [Gli Ahl al-Ḥadīth recitano (******) Tu sei puro e magnifico, o Allāh; a Te spetta la lode del mio Signore. O mio Signore, perdonami.]
Questo tasbīḥ (*******) può essere recitato più di tre volte: cinque, sette o anche più volte. Se siete l’imām, prestate attenzione ai muqtadī. Non recitatelo così tante volte da farli sentire a disagio. Tuttavia, qualunque sia il numero di volte in cui lo recitate, fatelo a voce bassa.
Qawma
Qawma. Dopo il rukūʿ, dite (***********) («Allāh ascolta colui che Lo loda»), rialzatevi completamente e dite (*******) («O nostro Signore, a Te appartiene ogni lode»). Se siete un muqtadī, recitate la seconda formula; se siete l’imām, recitate la prima. [In questa posizione, gli Ahl al-Ḥadīth dicono (********)]
Sujūd
Poi andate in sujūd dicendo il takbīr. Eseguite il sujūd in questo modo: appoggiate prima entrambe le ginocchia a terra, poi entrambe le mani, quindi il naso e infine la fronte. Il volto deve trovarsi tra le due mani. I pollici devono essere all’altezza delle orecchie. Le dita delle mani devono essere distese e tutte rivolte verso la qibla. Entrambi i gomiti devono rimanere sollevati da terra; anche le ginocchia devono essere separate dalle cosce e il ventre deve essere separato dalle cosce. I gomiti devono essere sollevati da terra quanto basta perché possa passarvi sotto un piccolo capretto. Entrambi i piedi devono rimanere a terra, appoggiati sulle dita, e le dita devono essere rivolte verso la qibla.
Durante la prosternazione recitate almeno tre volte, facendo delle pause, (*****) .
Jalsa
Poi, pronunciando il takbīr, sollevate prima la fronte e poi la testa e sedetevi tranquillamente. Il modo di sedersi è il seguente: tenete il piede destro eretto e stendete il piede sinistro, sedendovi su di esso con entrambe le ginocchia. Poi mettete entrambe le mani sulle rispettive ginocchia, in modo che le dita poggino sulle ginocchia. [Nella ǧalsa è riportata una supplica negli hadith. Gli Ahl al-Hadith raccomandano vivamente di recitare questa supplica. (Arabo*********)
(O Allah, perdonami, abbi misericordia di me, guidami, concedimi agiatezza e provvedimi sostentamento (Abū Dāwūd).]
Poi, pronunciando il takbīr, eseguite la seconda prosternazione.
Eseguite questa prosternazione come la prima. Dopo aver compiuto le due prosternazioni, pronunciate il takbīr e alzatevi per la seconda rakʿa. [Secondo gli Ahl al-Hadith, dopo la prosternazione della prima e della terza rakʿa si dovrebbe sedere per un momento e poi alzarsi. Non è corretto alzarsi direttamente dalla prosternazione.] Poi completate la seconda rakʿa recitando la Basmala, la sūra al-Fātiḥa e la recitazione coranica.
Qaʿda(***)
Poi eseguite il rukūʿ, la qawma, la prosternazione e la ǧalsa come nella prima rakʿa e, dopo la seconda prosternazione, alzatevi e sedetevi in qaʿda. Il modo di sedersi in qaʿda è lo stesso descritto per la seduta in ǧalsa. Poi recitate il tashahhud tranquillamente, facendo delle pause.
Tashahhud
(Arabo*****************)
Ogni lode, ogni adorazione e ogni purità appartengono ad Allah. O Profeta (s.), la pace sia su di lei. La Sua misericordia e le Sue benedizioni siano su di lei. La salvezza (la pace) sia su di noi e sui devoti servi di Allah. Testimonio che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah e testimonio che Muhammad (s.) è Suo servo e Messaggero.
Quando si pronuncia «la ilaha», formate un anello con il pollice e il medio della mano destra, tenendo chiuse le altre dita, e sollevate l’indice verso il cielo per indicare; quando si pronuncia «illallah», abbassate il dito. Mantenete il dito in questa posizione fino al saluto finale.
Se la preghiera è composta da quattro rakʿat, dopo aver recitato il Tashahhud dite il takbir e alzatevi per la terza rakʿat. Poi recitate nello stesso modo la Bismillah e la sura Fatiha. Se si tratta di una preghiera sunnah o nafl, nella terza e nella quarta rakʿat recitate una sura o alcuni versetti dopo la sura Fatiha. Se si tratta di una preghiera fard, nella terza e nella quarta rakʿat non recitate alcuna parte del Corano dopo la sura Fatiha. Recitate soltanto la sura Fatiha e passate al rukūʿ.
Dopo aver compiuto entrambe le prosternazioni della quarta rakʿat, recitate l’«Attahiyyatu». Poi recitate il seguente Durood Sharif
(Arabo*****************)
O Allah! Fa’ scendere la pace e la misericordia su Muhammad (s.) e sulla sua famiglia, come hai fatto scendere la misericordia su Ibrahim (a.s.) e sulla sua famiglia. O Allah! Fa’ scendere le benedizioni su Muhammad (s.) e sulla sua famiglia, come hai fatto scendere le benedizioni sul venerabile Ibrahim (a.s.) e sulla sua famiglia.
Preghiera dopo il durūd
Dopo il durūd recitate la seguente supplica (arabo****************)
O Allah! Ho commesso una grande ingiustizia contro me stesso, e nessuno all’infuori di Te può perdonare i peccati. Concedimi dunque il Tuo speciale perdono e abbi misericordia di me. In verità, Tu sei il Perdonatore, il Misericordioso.
Oppure recitate la seguente supplica, o recitate entrambe. (arabo********************)
O Allah! Cerco rifugio presso di Te dal castigo dell’Inferno e dal castigo della tomba; cerco rifugio presso di Te dalla tentazione del Masīḥ ad-Dajjāl; cerco rifugio presso di Te dalle prove della vita e della morte. O Allah! Cerco rifugio presso di Te dai peccati e dai debiti opprimenti.
Saluto
Dopo aver recitato questa supplica, per concludere la preghiera, girate prima il volto verso destra e dite: «As-salāmu ʿalaykum wa raḥmatullāh», poi girate il volto verso sinistra e dite: «As-salāmu ʿalaykum wa raḥmatullāh». Mentre pronunciate queste parole, dovete pensare che questa vostra supplica di pace e misericordia è rivolta a tutti coloro che partecipano alla preghiera e agli angeli. Dopo aver terminato la preghiera, potete recitare qualsiasi supplica lecita. Dal Profeta (S) sono state tramandate numerose suppliche e invocazioni. Dovete certamente abituarvi a recitare queste suppliche e invocazioni. Di seguito ne riportiamo alcune:
Suppliche dopo la preghiera
(Arabo**************)
Chiedo perdono ad Allah. O Allah! Tu sei la fonte della pace e da Te fluisce la pace. Tu sei colmo di bontà e di benedizioni, o Signore della misericordia e della grazia — (Muslim).
2. Un giorno il Profeta (pace e benedizioni su di lui), tenendo la mano di Hazrat Mu’adh (che Allah sia soddisfatto di lui), disse: «O Mu’adh! Ti amo». Poi disse: «Ti raccomando di non dimenticare mai di recitare questa supplica dopo ogni preghiera. Recitala certamente dopo ogni preghiera» —
(Arabo**************)
O Allah! Aiutami affinché possa renderti grazie e adorarti nel modo migliore.
(Arabo***************)
Non c’è altra divinità all’infuori di Allah. Egli è unico e solo, non ha associati. La sovranità, il dominio e il regno appartengono esclusivamente a Lui, ed Egli solo è degno di lode e gratitudine. Egli è onnipotente su ogni cosa. O Allah! Nessuno può impedire ciò che Tu concedi, e nessuno può concedere ciò che Tu non concedi. La grandezza di nessun uomo illustre può giovare contro di Te — (Bukhari e Muslim).
4. Subhanallah 33 volte, Alhamdulillah 33 volte, Allahu akbar 33 volte e una volta (Arabo********)
Allah è puro e santo; ogni lode appartiene ad Allah; Allah è il più grande di tutti; non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. Egli è Uno e non ha associati. A Lui appartiene il regno e a Lui soltanto appartiene ogni lode. Egli è onnipotente su ogni cosa (Sahih Muslim, da Abu Hurayra).
Il modo di compiere la preghiera rituale per le donne
Il modo di compiere la maggior parte degli elementi fondamentali della preghiera rituale è lo stesso per le donne e per gli uomini. Tuttavia, nel compiere sei elementi della preghiera rituale da parte delle donne vi sono alcune differenze. La ragione fondamentale di tali differenze è che durante la preghiera rituale le donne devono prestare particolare attenzione alla copertura delle parti intime e al pudore. I sei elementi nel cui compimento vi sono differenze sono i seguenti:
1. Sollevare le mani nel takbir tahrima
Che sia inverno o estate, le donne devono sempre sollevare le mani per il takbir tahrima da sotto lo scialle, il dupatta o un indumento simile. Non devono portare le mani fuori dallo scialle o dal dupatta e devono sollevarle soltanto fino all’altezza delle spalle, non fino alle orecchie.
2. Congiungere le mani
Le donne devono sempre congiungere le mani sopra il petto. Non è opportuno congiungerle sotto il petto, sopra l’ombelico. Invece di afferrare il polso della mano sinistra con il pollice e il mignolo della mano destra, devono semplicemente appoggiare il palmo della mano destra sul dorso della mano sinistra.
3. Ruku‘
Nel rukūʿ, le donne devono chinarsi soltanto quanto basta perché entrambe le mani arrivino alle ginocchia. Invece di afferrare le ginocchia con le dita, devono appoggiare su di esse le dita unite. Inoltre, i gomiti di entrambe le braccia devono rimanere aderenti ai fianchi.
4. Sujūd
Durante il sujūd, le donne devono tenere l’addome aderente alle cosce e le braccia aderenti alle ascelle. Devono appoggiare a terra le mani fino ai gomiti e tenere distese entrambe le gambe, anziché sollevarle verticalmente.
5. Qaʿda e jalsa
Nel qaʿda o nella jalsa, devono sedersi con entrambi i piedi rivolti verso destra, appoggiandosi sul fianco sinistro, in modo che la coscia destra sia accanto alla coscia sinistra e il polpaccio della gamba destra poggi sul piede sinistro.
6. Recitazione
Le donne devono sempre recitare a bassa voce. Non è loro consentito recitare ad alta voce in nessuna preghiera.
Come eseguire la preghiera del witr
La preghiera che si compie dopo la preghiera della sera è chiamata witr. Il motivo per cui è chiamata witr è che le sue rakʿat sono dispari. La preghiera del witr è wajib. Il Profeta (s) ne ha raccomandato con particolare insistenza l’adempimento. Egli disse:
Chi non recita il witr non ha alcun rapporto con la nostra comunità. [Abu Dawud, Hakim. A causa di questa forte raccomandazione, l’Imam Abu Hanifa (r) lo considera wajib. Tuttavia, secondo gli Ahl al-Hadith, l’Imam al-Shafiʿi e il qadi Abu Yusuf, la preghiera del witr è sunna.] La preghiera del witr consiste di tre rakʿat, come quella del maghrib. ² L’Imam al-Shafiʿi e gli Ahl al-Hadith sostengono che si debba recitare una sola rakʿa. Secondo gli Ahl al-Hadith, è lecito recitare anche tre, cinque, sette o nove rakʿat, poiché ciò è attestato negli hadith. Il modo di recitarle è il seguente: se si desidera recitare tre o cinque rakʿat con un solo salam, non ci si siede nel mezzo per il tashahhud, ma ci si siede nell’ultima rakʿa, si recitano il tashahhud e il salawat, quindi si conclude con il salam. Per recitare sette o nove rakʿat con un solo salam, ci si siede prima dell’ultima rakʿa e ci si alza dopo aver recitato soltanto l’Attahiyyat. Poi, dopo aver recitato un’ultima rakʿa, si recitano l’Attahiyyat, il salawat e la supplica, quindi si conclude con il salam. —[Namaz-e Muhammadi, Mawlana Muhammad Junagari (r).] La maggior parte dei Compagni giuristi recitava tre rakʿat.
Il modo di recitare la preghiera del witr è il seguente: recitate due rakʿat come nella preghiera obbligatoria. Poi, nella terza rakʿa, dopo la sura al-Fatiha, recitate una sura breve o alcuni versetti. Quindi, pronunciando il takbir, sollevate entrambe le mani fino alle orecchie come si fa nel takbir tahrima. Poi congiungete le mani e recitate lentamente la supplica del qunut. [Secondo gli Ahl al-Hadith, invece di congiungere le mani dopo il rukuʿ, si devono sollevare entrambe le mani verso il cielo e recitare la supplica del qunut.
(****) Significato: O Allah, perdonami. (*****) Significato: il vero Re, puro e sublime, al di sopra di ogni difetto e mancanza. (****) Significato: Signore degli angeli e di Jibril l’amino. (Abu Dawud, al-Nasaʾi)
Qunut al-nazila
Con qunut al-nazila si intende la supplica che il Nobile Profeta (s) recitava per proteggersi dalla distruzione causata dai nemici, per spezzare la loro forza e annientarli. ***1 Dopo di lui, i nobili Compagni (ra) stabilirono di recitarla. ****2
Se in un determinato momento la comunità islamica si trova ad affrontare una situazione estremamente difficile, se la sua vita diventa insopportabile a causa dei pericoli imminenti provenienti dai nemici, giorno e notte, nonché della paura e del terrore da essi provocati, se da ogni parte si manifesta la potenza dei nemici e questi continuano a infliggere disumane persecuzioni alla comunità islamica per distruggerla e spegnere la luce dell’Islam, allora è sunna recitare il qunut al-nazila, per salvarsi da una situazione tanto disperata e supplicare Allah di spezzare la forza dei nemici e distruggerli.
Questioni relative al qunut al-nazila
Supplica del qunūt
(Arabo*************)
O Allah! Noi cerchiamo aiuto soltanto da Te e chiediamo perdono soltanto a Te. Abbiamo creduto in Te e confidiamo soltanto in Te; lodiamo le Tue eccellenti qualità, Ti rendiamo grazie e non neghiamo i Tuoi benefici (non siamo ingrati). Rinunciamo a coloro che Ti disobbediscono e recidiamo ogni rapporto con loro. O Allah! Noi adoriamo soltanto Te, preghiamo soltanto per Te e ci prostriamo soltanto davanti a Te; ci affrettiamo verso di Te e siamo pronti a obbedire al Tuo comando. Speriamo nella Tua misericordia e temiamo il Tuo castigo. Il Tuo castigo raggiungerà certamente i miscredenti.
Sarebbe bene recitare insieme ad essa anche la seguente supplica:
(Arabo**********)
O Allah! Concedimi la guida e annoverami tra coloro che hai guidato. Concedimi l’agiatezza e annoverami tra coloro ai quali l’hai concessa; prenditi cura di me e annoverami tra coloro dei quali sei il Protettore. Benedici ciò che mi hai donato e proteggimi dal male che hai decretato. Poiché Tu sei Colui che decreta e nessuno può decretare contro di Te. Colui del quale Tu sei il Protettore non può essere umiliato e chiunque Tu abbia preso come nemico non potrà mai ottenere onore. Tu sei colmo di benedizioni, o mio Signore, Altissimo e Magnifico. Benedizioni e pace sul caro Profeta e sui suoi discendenti.
I seguaci degli Ahl al-Ḥadīth recitano questa supplica nel witr.
Se non si conosce a memoria la supplica del qunūt, bisogna impararla al più presto possibile. Finché non la si sarà imparata a memoria, al posto della supplica del qunūt si dovrà recitare la seguente supplica.
(Arabo*************)
O Allah! Concedici il bene in questo mondo, concedici il bene nell’Aldilà e salvaci dal fuoco dell’Inferno. Se non si ricorda neppure questa, si reciterà (***) tre volte. Dopo aver terminato la preghiera del Witr, è mustahabb recitare questa supplica (****). Nel recitarla tre volte, la terza volta la si reciterà ad alta voce *****.
Nella preghiera del Witr si può recitare qualsiasi sura dopo la Sura al-Fatiha. Tuttavia, è preferibile recitare nella prima rak‘a (****), nella seconda rak‘a (****) e nella terza rak‘a (*(****).
Abu Ubayd ibn Ka‘b dice che il Profeta (s) recitava queste tre sure nella preghiera del Witr.
1. È lecito recitare il qunut nazila in tutte le preghiere recitate ad alta voce. ****3 In particolare, si dovrebbe praticare nella preghiera del fajr.
****1 Hazrat Abu Hurayra (ra) riferisce che il Profeta (s) recitava questo qunut nella preghiera della sera, ininterrottamente per un mese, per liberare i prigionieri musulmani e distruggere gli infedeli. Abu Hurayra (ra) riferisce: un giorno il Profeta (s) non recitò questa supplica. Allora gli chiesi il motivo per cui non l’avesse recitata. Egli disse: «Non hai visto che i prigionieri musulmani sono stati liberati?» – (Abu Dawud)
****2 È narrato riguardo ad Abu Bakr (ra) che recitò questo qunut nazila durante la guerra contro Musaylima il Bugiardo. Analogamente, Hazrat Umar (ra), Hazrat Ali (ra) e Amir Mu‘awiya (ra) recitarono il qunut nazila durante le guerre. (Ghunyat al-Mustamli).
****3 Allama Tahawi ha menzionato la recitazione del qunut nazila soltanto nella preghiera del fajr. L’autore del libro Shami ha dato preferenza proprio a questa opinione.
2. Se i ma’mum ricordano la supplica del qunūt al-nāzila, anche l’imam la reciterà sottovoce, e tutti i ma’mum la reciteranno sottovoce. Tuttavia, poiché oggi generalmente i ma’mum non ricordano la supplica, è preferibile che l’imam la reciti ad alta voce ***1, facendo delle pause, mentre i ma’mum continueranno a dire: «Āmīn, Āmīn».
3. Dopo essersi rialzati dal rukūʿ nell’ultima rakʿa, l’imam e tutti i ma’mum terranno le mani conserte ***2; l’imam reciterà il qunūt e i ma’mum diranno sottovoce «Āmīn». Secondo l’imam Abū Ḥanīfa e l’imam Abū Yūsuf, è sunna recitare il qunūt al-nāzila con le mani conserte.
4. Anche chi prega da solo può recitare il qunūt. Anche le donne possono recitarlo nella loro preghiera.
La supplica del qunūt al-nāzila
(Arabo***************)
Al-ʿAynī, nello Sharḥ al-Hidāya, ha esposto l’argomentazione a favore della recitazione ad alta voce in tutte le preghiere. Le parole di al-ʿAynī nello Sharḥ al-Hidāya sono:
(Arabo*********)
Se mai una calamità colpisce i musulmani, l’imam reciterà il qunūt nelle preghiere recitate ad alta voce. Questa è anche l’opinione della maggior parte degli ulema e dell’imam Aḥmad ibn Ḥanbal. Si vedano Qunūt al-nāzila e le questioni giuridiche correlate, del defunto Muftī Muḥammad Kifāyatullāh.
***1 Abū Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce: il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) recitava ad alta voce il qunūt al-nāzila. (Al-Bukhārī).
***2 Se qualcuno, invece di tenere le mani congiunte, supplica tenendole sollevate, oppure prega lasciandole lungo i fianchi, come è riportato da Imām Muḥammad, secondo gli ḥadīth è consentito farlo. Questo perché discutere, litigare e creare discordia su tali questioni non è affatto auspicabile.
O Allah! Guidaci e includici tra coloro che hai guidato. Concedici prosperità e includici tra coloro ai quali hai concesso prosperità. Proteggici e includici tra coloro che hai protetto. Benedici ciò che ci hai concesso. Preservaci dal male che hai decretato, poiché sei Tu a decretare e nessuno può imporre il proprio decreto su di Te. Colui che proteggi non può mai essere umiliato e disprezzato. Colui che dichiari Tuo nemico non può mai ricevere onore. Tu sei immensamente benedetto. O nostro Signore, Altissimo e Gloriosissimo, Ti chiediamo perdono e ci pentiamo davanti a Te. La misericordia di Allah sia sul Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace).
O Allah! Perdonaci. Perdona gli uomini e le donne credenti, gli uomini e le donne musulmani; unisci i loro cuori e rafforza i loro rapporti reciproci. Aiutaci contro i Tuoi nemici e contro i loro nemici.
O Allah! Maledici quei miscredenti che sviano le persone e le allontanano dalla Tua via, che accusano di menzogna i Tuoi messaggeri e che provocano discordia tra i Tuoi prediletti. Gettali nel terrore e fai ricadere su di loro un castigo che Tu non revochi per i loro peccati.
Descrizione delle preghiere facoltative
Le pratiche compiute dal Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) insieme alle cinque preghiere quotidiane sono state menzionate dettagliatamente sopra, nella sezione dedicata alle cinque preghiere. Oltre a queste, il Santo Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) recitava molte preghiere facoltative in diversi momenti. Negli ḥadīth sono state esposte molte virtù di tali preghiere. In realtà, è proprio attraverso l’abbondanza di atti di culto facoltativi che il servo consegue la vicinanza ad Allah e raggiunge un rango elevato. Ogni volta che qualcuno desidera compiere una preghiera facoltativa, eccetto negli orari in cui è makrūh, e per quanto desidera compierne, ciò costituisce per lui una causa di bene e di benedizione. Tuttavia, il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) eseguiva alcune preghiere facoltative particolari in momenti specifici e ne illustrava anche le virtù specifiche. Di seguito vengono menzionate queste preghiere facoltative particolari.
La preghiera del tahajjud
La preghiera del tahajjud è una sunnah. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) la recitava sempre regolarmente e incoraggiava i nobili Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro) a compierla regolarmente. Nel Nobile Corano è stata posta una particolare enfasi sulla preghiera del tahajjud. Poiché alla comunità è stato ordinato di seguire il Profeta, questa enfasi sul tahajjud è stata indirettamente rivolta all’intera comunità.
(Arabo*************)
E continua a pregare il tahajjud durante una parte della notte. Questo è un favore e una benevolenza aggiuntivi di Allah per te. Presto Allah ti conferirà, in entrambi i mondi, l’onore desiderato. (Bani Isra’il: 7).
Coloro che praticano regolarmente il tahajjud, il Corano li definisce muhsin e muttaqi e li descrive come destinatari della misericordia di Allah e possessori della felicità e delle ricchezze eterne dell’Aldilà.
(Arabo************)
In verità, i muttaqi continueranno a godere delle delizie dei giardini e delle sorgenti, e accetteranno tutto ciò che il loro Signore e Sostentatore concederà loro regolarmente. (Infatti) erano certamente, già prima di questo (nella vita terrena), dei muhsinīn (grandemente virtuosi). Dormivano soltanto per una piccolissima parte della notte e, nelle ultime ore della notte, praticavano l’istighfār. (Chiedevano piangendo il perdono di Allah) (adh-Dhāriyāt: 15-18)
In verità, la preghiera del tahajjud è un mezzo indispensabile ed efficace per purificare e santificare la mente e il carattere e per rimanere saldi sulla retta via.
(Arabo*****************)
In effetti, alzarsi dal sonno durante la notte è molto efficace per disciplinare l’animo, e la recitazione del Corano o il dhikr compiuti in quel momento sono del tutto appropriati. (Al-Muzzammil: 6).
Allah ha definito questi servi Suoi servi prediletti e ha testimoniato la loro pietà e la loro fede. (Subhanallah)
(Arabo**************)
I servi prediletti di Allah sono coloro che si prostrano davanti al loro Signore e trascorrono la notte in piedi. — (Al-Furqan: 63-64).
Questa straordinaria qualità dei credenti li manteneva saldi di fronte ai violenti attacchi della miscredenza e li adornava con la corona della vittoria. Tra le cause fondamentali dell’incomparabile vittoria dei mujahidin disarmati che, sul campo di Badr, facevano risuonare alta la voce della verità, vi era anche questa: nelle ultime ore della notte piangevano davanti ad Allah, versando lacrime, e chiedevano perdono per i peccati.
(Arabo*************)
Queste persone sono salde e incrollabili nelle prove del fuoco, seguono la verità, sono profondamente obbedienti, spendono i loro beni sulla via di Allah e, nelle ultime ore della notte, chiedono ad Allah perdono per i propri errori. — (Al ‘Imran: 17).
Lo stesso Santo Profeta (s) ha detto molte cose riguardo all’eccellenza del tahajjud. Hazrat Abdullah ibn Salam (ra) riferisce: quando il Profeta (s) giunse a Medina, le prime parole che udii dalla sua nobile bocca furono:
«O gente! Diffondete e propagate l’Islam, date da mangiare alle persone, mantenete saldi i legami di parentela e, mentre la gente dorme, continuate a pregare durante la notte. Così entrerete in Paradiso in sicurezza.» (al-Hakim, Ibn Majah, al-Tirmidhi).
Hazrat Salman al-Farisi (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse:
«Praticate la preghiera del tahajjud: essa è l’usanza dei virtuosi, vi avvicinerà ad Allah, cancellerà i peccati, vi proteggerà dai peccati e allontanerà le malattie dal corpo.»
In un’altra occasione disse:
«Dopo le preghiere obbligatorie, la migliore preghiera è quella del tahajjud recitata durante la notte.» (Sahih Muslim, Ahmad).
Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse inoltre:
Nell’ultima parte della notte, Allah l’Altissimo discende verso il cielo più vicino alla terra e dice: «C’è qualcuno che invoca, affinché Io ascolti la sua invocazione? C’è qualcuno che chiede, affinché Io gli conceda ciò che chiede? C’è qualcuno che chiede perdono per i peccati, affinché Io gli perdoni i peccati?» (Sahih al-Bukhari).
L’orario della preghiera del tahajjud
Il significato di tahajjud è alzarsi dal sonno. Il senso dell’ingiunzione coranica di compiere il tahajjud durante una parte della notte è alzarsi dopo aver dormito per una parte della notte e pregare. Il momento masnun del tahajjud è il seguente: dopo la preghiera dell’isha, ci si corica e poi ci si alza dopo la metà della notte per pregare.
Il Profeta (s) talvolta si alzava nel cuore della notte, talvolta poco prima o poco dopo, e guardando verso il cielo recitava alcuni versetti dell’ultimo ruku della sura Āl ʿImrān. Poi usava il miswak, faceva il wudu e pregava. Dopo essersi svegliato recitava i seguenti versetti:
In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell’alternarsi della notte e del giorno vi sono molti segni per le persone dotate di intelletto, che ricordano Allah in piedi, sedute e distese, e riflettono sulla perfezione della creazione dei cieli e della terra. Poi dicono spontaneamente: «O nostro Signore, non hai creato tutto ciò invano. Tu sei puro, santo e sublime, al di sopra di ogni opera vana. O nostro Signore, salvaci dunque dal fuoco dell’Inferno. Chiunque Tu getti nell’Inferno, lo hai certamente sottoposto a una profondissima umiliazione, e gli ingiusti non avranno alcun soccorritore. O Signore, abbiamo udito un araldo che invitava alla fede e chiamava ad accettare il nostro Signore, e abbiamo accolto il suo invito. O nostro Signore, perdona i nostri peccati, cancella le nostre cattive azioni e fa’ che la nostra fine sia insieme ai giusti. O Allah, adempi le promesse che hai fatto per mezzo dei Tuoi messaggeri e non coprirci di vergogna nel Giorno della Resurrezione. Certamente Tu non vieni meno alla promessa». (Āl ʿImrān)
Il numero delle rakʿat del tahajjud
Il numero delle rakʿat del tahajjud è almeno due e al massimo otto. Era consuetudine del Santo Profeta (s) pregare otto rakʿat, due alla volta. Perciò è preferibile pregare otto rakʿat, ma non è obbligatorio. In base alle proprie condizioni e alle possibilità, è sufficiente pregare quanto si riesce.
La preghiera del tarawih
La preghiera del tarawih è sunnat mu’akkadah sia per le donne sia per gli uomini. Per gli uomini, è sunnah compiere il tarawih in congregazione. Il tarawih consiste di venti rakʿat ****1
Hazrat ʿUmar (r.a.) dispose che si compissero venti rakʿat della preghiera del tarawih. In seguito, anche i Califfi ben guidati compirono venti rakʿat.
Il modo di eseguire la preghiera del Tarawih è il seguente: formulare l’intenzione di compiere due rakʿat di Tarawih come Sunna e pregare in questo modo, proprio come si eseguono le altre preghiere Sunna e nafl. Dopo ogni quattro rakʿat, sedetevi per il tempo necessario a compiere quattro rakʿat. Durante questa pausa è bene recitare alcuni tasbih e fare dhikr. È anche possibile rimanere seduti in silenzio.
Il tempo della preghiera del Tarawih va dopo la preghiera dellʿIsha fino a prima dell’alba.
Nei hadith sono state esposte molte virtù della preghiera del Tarawih. Il nobile Profeta (r) disse:
«Chi compie il Tarawih nelle notti di Ramadan, con fede e con l’intenzione di ottenere la ricompensa dell’Aldilà, Allah gli perdonerà tutti i peccati commessi.» (Bukhari, Muslim).
Per una descrizione dettagliata della preghiera del Tarawih, si veda il capitolo sul digiuno.
1. Secondo gli Ahl al-Hadith, il Tarawih consiste in otto rakʿat.
La preghiera di Chasht
La preghiera di Chasht è mustahabb. Il suo tempo inizia quando il sole è sorto pienamente e la sua luce si è diffusa, e dura fino a prima che il sole cominci a declinare. In questo periodo, chi lo desidera può compiere quattro rakʿat di preghiera nafl o più. Il Profeta (s) ne ha compiute quattro rakʿat, e in altre occasioni più di quattro. L’intenzione per la preghiera di Chasht si formula così:
Intendo compiere la preghiera del Duḥā di quattro rakʿat, sunnat del Profeta.
Taḥiyyat al-masjid
Taḥiyyat al-masjid indica la preghiera che è stata prescritta per chi entra nella moschea. Il Profeta (s) disse: «Quando uno di voi entra in moschea, non si sieda prima di aver pregato queste due rakʿat» (Bukhārī, Muslim).
Poiché la moschea è stata costruita per l’adorazione di Allah, in segno di rispetto per essa, dopo esservi entrata una persona dovrebbe prosternarsi subito dinanzi ad Allah. Se, dopo essere entrato nella moschea, qualcuno compie la preghiera farḍ, wājib, sunnat o un’altra preghiera, anche in tal modo assolve Taḥiyyat al-masjid. Taḥiyyat al-masjid può essere costituita da due rakʿat oppure da un numero maggiore.
Taḥiyyat al-wuḍūʾ
Dopo aver completato il wuḍūʾ, è raccomandabile pregare due rakʿat prima che l’acqua dell’abluzione si asciughi. Questa preghiera è chiamata Taḥiyyat al-wuḍūʾ. Non c’è nulla di male nel pregarne quattro rakʿat. Anche il merito di Taḥiyyat al-wuḍūʾ è stato menzionato negli ḥadīth. Il Profeta (s) disse:
«A chi compie bene il wuḍūʾ e prega due rakʿat con piena sincerità, il Paradiso sarà garantito» (Ṣaḥīḥ Muslim).
È raccomandabile pregare queste due rakʿat anche dopo il ghusl, poiché con il ghusl si compie anche il wuḍūʾ.
Preghiera nafl durante il viaggio
È mustahabb compiere due rakʿat prima di partire per un viaggio; inoltre, al ritorno, è opportuno compiere due rakʿat nella moschea prima di entrare in casa. Quando il Profeta (s) tornava da un viaggio, raggiungeva innanzitutto la moschea e vi compiva due rakʿat (Sahih Muslim). Egli disse: «Durante un viaggio, nessuno lascia a casa qualcosa di migliore di due rakʿat compiute in casa» (Tabarani).
Se durante il viaggio qualcuno desidera fermarsi in un luogo, è mustahabb compiervi innanzitutto due rakʿat (si vedano al-Shami e altre opere).
Salat al-Awwabin
La Salat al-Awwabin si compie dopo la preghiera del maghrib. Il Profeta (s) ne ha illustrato l’immenso merito e ha esortato a compierla. Dopo il maghrib si devono compiere sei rakʿat della preghiera degli Awwabin, a gruppi di due rakʿat. Questa preghiera è mustahabb.
Salat al-Tasbih
Questa preghiera è chiamata Salat al-Tasbih perché in ciascuna rakʿat si recita settantacinque volte questo tasbih—
(Arabo***********)
La salat al-tasbih è mustahabb. Negli hadith si parla delle sue numerose ricompense. Il Profeta (s) ha compiuto questa preghiera in quattro rak‘at. Per questo è preferibile compiere le quattro rak‘at con un unico salam. Tuttavia, è valida anche se si compiono due rak‘at.
Il modo di compiere la salat al-tasbih è il seguente: formulate l’intenzione di compiere quattro rak‘at di salat al-tasbih e legate le mani. Poi, dopo aver recitato la sana, recitate quindici volte questo tasbih.
Poi recitate l’isti‘adha, la basmala, la sura al-Fatiha e una parte del Corano. Quindi recitate dieci volte il tasbih.
Dopo aver recitato il tasbih del ruku‘, recitate questo tasbih dieci volte; durante la qawma, dopo esservi rialzati dal ruku‘, recitatelo dieci volte; nel sujud, dopo «Subhana rabbiyal a‘la», recitatelo dieci volte; dopo esservi rialzati dal sujud, durante la jalsa, recitatelo dieci volte. Nel secondo sujud recitatelo allo stesso modo dieci volte.
Poi, nella seconda rak‘at, recitatelo allo stesso modo: quindici volte dopo la sana, dieci volte dopo la recitazione, dieci volte nel ruku‘, dieci volte dopo esservi rialzati dal ruku‘, dieci volte in ciascuno dei due sujud e dieci volte tra i due sujud.
Poi compiete allo stesso modo la terza e la quarta rak‘at. In altre parole, recitate il tasbih settantacinque volte in ogni rak‘at, per un totale di trecento volte. Per tenere il conto del tasbih, non contate piegando le articolazioni delle dita; contate invece premendo sulle dita. Se dimenticate di recitare il tasbih in una posizione, recuperatelo in un’altra. Per esempio, se lo dimenticate durante la jalsa, recuperatelo nel sujud. Se dimenticate di recitarlo nel sujud, non recuperatelo durante la jalsa, poiché la jalsa dopo il sujud non dovrebbe essere prolungata. Recuperatelo quindi nell’altro sujud.
La preghiera del pentimento
Ogni essere umano commette errori e peccati. Quando viene commesso un peccato, è mustahabb, provando vergogna e rimorso e piangendo davanti ad Allah, compiere due rak‘at per chiedere il perdono del peccato.
Hazrat Abu Bakr (ra) riferisce che il Santo Profeta (s) disse:
Quando un musulmano commette un peccato, dovrebbe purificarsi, pregare due rakʿat di preghiera nafl e chiedere ad Allah il perdono del peccato. Allora Allah gli perdonerà il peccato. Poi egli recitò questo versetto.
(Arabo*************)
E la loro condizione è tale che, se talvolta commettono un atto osceno o si fanno torto commettendo un peccato, ricordano immediatamente Allah e Gli chiedono perdono per il peccato. Perché, oltre ad Allah, chi può perdonare i peccati? Ed essi non persistono consapevolmente nei peccati che hanno commesso. (Āl ʿImrān 135)
La preghiera dell’eclissi solare e lunare ***1
Durante l’eclissi solare e lunare è sunna compiere due rakʿat di preghiera. Tuttavia, non sono necessari l’adhān e l’iqāma. Se si desidera radunare le persone, lo si farà in un altro modo.
Nella preghiera è sunna recitare sure lunghe, come al-Baqara o Āl ʿImrān, ed eseguire rukūʿ molto lunghi. ****2 Dopo la preghiera, l’imam si dedicherà alla supplica, mentre i fedeli diranno continuamente «āmīn, āmīn». Poi, non appena l’eclissi terminerà, terminerà anche la supplica. Tuttavia, se prima della fine dell’eclissi sopraggiunge il momento di un’altra preghiera, si interromperà la supplica e si eseguirà la preghiera prevista per quel momento.
Durante l’eclissi lunare la preghiera in congregazione non è sunna. Ognuno pregherà individualmente due rakʿat. Il Profeta (s) disse:
Il sole e la luna sono due segni di Allah. Non subiscono un’eclissi per la nascita o la morte di qualcuno. Quando vedrete che il sole o la luna è oscurato da un’eclissi, invocate Allah, pregateLo e compite la preghiera finché l’eclissi non sarà terminata e il sole o la luna non tornerà a essere limpido. ****3
Nei momenti in cui la preghiera è vietata, come all’alba, al tramonto e a mezzogiorno, se si verifica un’eclissi solare non si deve pregare. Tuttavia, se l’eclissi persiste anche dopo la fine di questi momenti proibiti, si può pregare.
Durante la preghiera dell’eclissi solare è sunna recitare ad alta voce. Allo stesso modo, è sunna compiere preghiere nafl nei momenti di paura, calamità, sventure, dolore e difficoltà.
***1 L’eclissi solare è chiamata kusuf, mentre l’eclissi lunare è chiamata khusuf.
***2 È preferibile recitare la sura al-‘Ankabut nella prima rak‘a e la sura al-Rum nella seconda rak‘a. Tuttavia, non è obbligatorio recitarle.
****3 Bukhari, Muslim.
Per esempio, supponiamo che arrivi una terribile tempesta, che continui a cadere una pioggia torrenziale incessante, che si verifichi un terremoto, che inizino a cadere fulmini dal cielo, che scoppi un’epidemia, che sorga il timore dei nemici, che inizino disordini e attività distruttive: in breve, è sunna pregare in ogni momento di pericolo. Questa preghiera dovrebbe essere compiuta individualmente, secondo la propria comodità.
Salat al-Hajat
Quando il servitore si trova davanti a una necessità particolare, sia che essa riguardi Allah, come il desiderio di superare un esame o la necessità di una casa o di un negozio, sia che riguardi un’altra persona, come il desiderio di sposare una ragazza amante dell’Islam o la necessità di un impiego alle dipendenze di qualcuno, è mustahabb per lui compiere due rakaʿat di preghiera con l’intenzione della Salat al-Hajat. Poi reciterà la seguente supplica:
(Arabo*************)
Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. Egli è Colui che sorvola su ogni errore e mancanza, ed è immensamente Misericordioso. Egli è esente da ogni difetto e imperfezione, il Signore del possente Trono. Ogni lode spetta soltanto ad Allah, Signore e Sovrano dei mondi. O Allah, Ti supplico per quelle cose per le quali la Tua misericordia è indispensabile e che sono causa della Tua benevolenza e del Tuo perdono. Desidero partecipare a ogni bene e desidero essere al sicuro da ogni peccato. O Allah, non lasciarmi finché non avrai perdonato i miei peccati, alleviato le mie sofferenze e la mia miseria, e soddisfatto tutte le mie necessità che Ti sono gradite, o Tu che sei il più grande dei benefattori.
Dopo questa supplica, chieda ciò che desidera. Questa preghiera è stata sperimentata per il soddisfacimento delle necessità.
Una volta un cieco si presentò al cospetto del Profeta (pace e benedizioni su di lui) e disse: «O Messaggero di Allah, prega Allah per la mia vista». Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se avrai pazienza, riceverai una ricompensa immensa; ma, se vuoi, pregherò per te».
Quando egli espresse il desiderio che pregasse per lui, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) gli insegnò questa preghiera. (ʿIlm al-Fiqh 9, vol. 2).
La preghiera dell’Istikhara
La parola Istikhara significa desiderare il bene. Se si presenta una situazione, ad esempio quando arriva una proposta di matrimonio e ci si chiede se accettarla o rifiutarla; quando sorge il dubbio se intraprendere o meno un viaggio; quando si tratta di avviare un’attività, di associarsi a qualcuno in una determinata questione, di comprare o vendere un negozio, una casa o un terreno, oppure di accettare o lasciare un lavoro—in breve, quando sorge una difficoltà in qualsiasi faccenda—è mustahabb, per prendere una decisione, compiere due rakaʿat di preghiera nafl e recitare la supplica prescritta dell’Istikhara. Dopo l’Istikhara, se si segue la direzione verso la quale si avverte un’inclinazione o una propensione del cuore, si potrà avere successo per grazia di Allah.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Colui che compie l’istikhara non fallisce mai, chi chiede consiglio non si pente mai e chi è parsimonioso non dipende mai dagli altri» (at-Tabarani).
Hazrat Saʿd ibn Abi Waqqas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Ricorrere all’istikhara presso Allah è una fortuna per i figli di Adamo. Anche accettare la volontà di Allah è una fortuna per i figli di Adamo. La sfortuna dei figli di Adamo consiste nel non ricorrere all’istikhara presso Allah e nel mostrare scontento per il decreto di Allah» (Musnad Ahmad).
Metodo per compiere l’istikhara
Il metodo dell’istikhara è il seguente: in qualunque momento opportuno, eccetto negli orari proibiti, recitate due rakaʿat di preghiera dell’istikhara, come una normale preghiera nafl. Poi recitate la lode e la glorificazione di Allah, nonché il durood sharif. Dopodiché recitate la supplica dell’istikhara insegnata dal Profeta, rivolgetevi verso la qibla e andate a dormire. È bene ripetere questa pratica sette volte. In seguito, adottate la direzione verso la quale comprenderete di sentirvi inclini, considerandola la volontà di Allah.
Se per qualche motivo non è possibile pregare, per esempio perché una donna si trova nello stato di mestruazione o di nifas, sarà sufficiente recitare soltanto la supplica. Dopodiché si dovrebbe agire secondo la direzione verso la quale propende il cuore.
La supplica dell’istikhara
Hazrat Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì: «Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ci insegnava la supplica dell’istikhara nello stesso modo in cui ci insegnava il Sacro Corano.»
Egli diceva:
Se qualcuno di voi, in qualche momento, si preoccupa per una questione importante, reciti due rakʿat di preghiera supererogatoria e pronunci questa supplica—
(Arabo*************)
O Allah! In base alla Tua conoscenza, chiedo da Te il bene, e mediante la Tua potenza imploro la Tua grande grazia e benevolenza. Poiché Tu sei il Possessore della potenza, mentre io sono impotente. Tu sai tutto, io non so, e Tu conosci perfettamente anche l’invisibile.
O Allah! Se, secondo la Tua conoscenza, quest’opera è benefica per me, per la mia religione, per la mia vita terrena e per il mio esito finale, scrivila nel mio destino. Rendila facile per me e colmala di benedizioni per me. Ma se quest’opera è dannosa per me, per la mia religione, per la mia vita terrena e per il mio esito finale, allontanala da me e preservami da essa; scrivi per me il bene ovunque esso sia e poi concedimi la capacità di esserne soddisfatto e di rimanere saldo.
Descrizione della moschea
Dopo l’emigrazione a Medina Sharif, la più grande preoccupazione del nobile Profeta (s) fu quella di costruire una moschea per l’adorazione di Allah. Vicino alla sua abitazione vi era un terreno appartenente a due bambini orfani chiamati Sahl e Suhail. Il Profeta (s) li chiamò e acquistò da loro quel terreno. Poi iniziò la costruzione della moschea. Insieme ai nobili Compagni (ra), lo stesso Profeta (s) lavorava con le sue mani benedette e trasportava mattoni e pietre. Vedendo ciò, un Compagno esclamò:
(Arabo***********)
Se restiamo seduti in silenzio mentre il Profeta (s) lavora con le proprie mani, questo nostro comportamento ci farà smarrire.
I nobili Compagni lavoravano con entusiasmo e gioia, recitando poesie in forma melodiosa—
(Arabo***********)
O Allah! La vera vita è quella dell’Aldilà. Abbi dunque misericordia degli Ansar e dei Muhajirun.
In realtà, la moschea è un centro nevralgico della vita islamica, attorno al quale ruota l’intera vita dei musulmani. Al di fuori di essa, è inconcepibile l’esistenza di una comunità islamica. Per questo il Profeta (s) dispose la costruzione di questa moschea subito dopo essere giunto a Medina e la edificò trasportando personalmente mattoni e pietre.
Per mantenere vivo lo spirito religioso tra i musulmani, suscitare in loro una reale consapevolezza dell’esistenza della comunità e riunire le sue parti disperse, è necessario fare della moschea il centro nevralgico della vita islamica e organizzare al suo interno la celebrazione della preghiera in congregazione. Proprio a questo scopo fu ordinato al profeta Musa (a) e al profeta Harun (a) di individuare alcune abitazioni in Egitto e di stabilirvi la preghiera in congregazione. In tal modo fu loro ordinato di fare di quelle abitazioni il centro della vita dei musulmani e di riunire le forze disperse.
(Arabo***********)
Ordinammo a Musa (a) e a suo fratello: «Procurate in Egitto alcune abitazioni per il vostro popolo, stabilitele come luoghi orientati verso la qibla e celebrate la preghiera» (Yunus: 87).
Il Messaggero di Allah (s) ha dato vari incoraggiamenti a costruire le moschee e a mantenerle attive. Egli ha detto—
Per colui che costruisce una moschea per ottenere il compiacimento di Allah, Allah costruisce una casa in Paradiso (Tirmidhi, Bukhari).
Costruire una moschea significa edificare l’edificio della moschea. Ma, in verità, istituire una moschea significa adorare Allah al suo interno e predisporre l’istituzione della preghiera in congregazione. Altrimenti, è certo che, se questo scopo non viene realizzato, la moschea sarà soltanto un edificio come gli altri edifici e abitazioni.
Il Profeta (s) disse: «Sarà all’ombra del Trono di Allah colui il cui cuore è sempre legato alla moschea» (Bukhari).
Ciò significa che il pensiero della moschea non si allontana mai dal suo cuore. Dopo aver compiuto una preghiera obbligatoria, attende con impazienza quella successiva.
Per comprendere quanto siano necessarie e importanti le moschee per mantenere viva e vigile la vita religiosa dei musulmani, si consideri che il Profeta (s), pur soffrendo sul letto di morte, si alzò dal letto in quelle condizioni e, sostenuto da due uomini, raggiunse la moschea trascinando a fatica i suoi piedi benedetti sul terreno. Poi compì la preghiera in congregazione (Bukhari).
Per Allah, in tutto il mondo, la parte a Lui più cara è quella in cui è stata istituita una moschea di Allah. Come potrebbe dunque essere possibile che i credenti non abbiano un rapporto straordinario con la moschea?
Hazrat Abu Hurayra (r.a.) riferisce che il Messaggero di Allah (s) disse:
Tra tutti i luoghi delle località, il luogo più caro ad Allah è la Sua moschea, mentre il luogo più detestato sono i mercati di quei centri abitati (Muslim).
Un tempo il Profeta (s) descrisse il legame stretto con la moschea come un segno evidente della fede. Poi ordinò che, nella comunità musulmana, coloro che mantengono un rapporto sincero con la moschea e amano occuparsi del suo servizio sono veri credenti, e che voi siate testimoni della loro fede. È certo che, nella comunità musulmana, proprio queste persone sono degne di rispetto. Seguirle porta fortuna nella religione e nella vita terrena.
Hazrat Abu Sa’id al-Khudri (ra) riferì che il Profeta (s) disse:
Quando vedrete qualcuno mantenere uno stretto rapporto con la moschea e occuparsi della sua manutenzione, siatene testimoni: è un credente. Ciò perché Allah dice: (Arabo*************)
A mantenere vive le moschee di Allah sono soltanto coloro che credono in Allah e nell’Aldilà.
Questo hadith è stato riportato da Tirmidhi e Ibn Majah.
L’adab e le buone maniere nella moschea
1. Quando si entra nella moschea, si dovrebbe porre per prima la pianta del piede destro. Poi, dopo aver recitato il Durud Sharif, si dovrebbe recitare la supplica insegnata dal Profeta (s). Il Profeta (s) disse: quando uno di voi viene alla moschea, reciti il Durud sul Profeta e dica questa supplica: (Arabo*************)
O Allah, apri per me le porte della Tua misericordia. (Sahih Muslim)
2. Entrando nella moschea, si dovrebbe anzitutto recitare la preghiera volontaria di due rakʿat, la tahiyyat al-masjid. Il Profeta (s) disse: «Quando qualcuno di voi entra nella moschea, non si sieda finché non abbia pregato due rakʿat». (Bukhari, Muslim).
3. Nella moschea si dovrebbe rimanere seduti con animo sereno e umiltà, affinché la grandezza di Allah e il timore di Lui pervadano il cuore. Fare chiasso nella moschea, scherzare e ridere, parlare di attività mondane, comprare e vendere, e compiere altre attività di questo genere è contrario alla dignità della moschea. Il Profeta (s) mise in guardia da tali azioni. Egli disse:
«Verrà un tempo in cui le persone parleranno nella moschea esclusivamente di cose mondane. Non prendete parte alle conversazioni di costoro. Allah non accetterà la preghiera di tali persone negligenti nei confronti della religione.»
La grandezza della moschea e il rispetto dovuto a essa richiedono che si vi entri con timore e reverenza e ci si sieda umilmente nel primo posto disponibile. È una grave ingiustizia farsi strada spingendo le persone e passando sopra le loro spalle. È altresì sbagliato correre precipitosamente nella moschea per raggiungere l’inchino e la rakʿat insieme all’imam. Correre in questo modo è contrario alla dignità della moschea. Che si riesca o meno a raggiungere la rakʿat, si dovrebbe camminare nella moschea lentamente, con la massima educazione e compostezza. Il Profeta (s) disse: «È necessario che rimaniate nella moschea con calma e decoro».
4. Non si dovrebbe entrare nella moschea portando con sé o dopo aver mangiato cibi maleodoranti. Il Profeta (s) disse: «Nessuno venga nella nostra moschea dopo aver mangiato aglio o cipolla». Questo perché ciò che reca disturbo agli esseri umani reca disturbo anche agli angeli. (Bukhari, Muslim).
5. Non si dovrebbe portare nella moschea un bambino così piccolo da non essere capace di avvertire quando deve urinare o defecare. Si teme infatti che possa urinare o defecare, oppure profanare in altro modo il rispetto dovuto alla moschea. Non si dovrebbe neppure permettere l’ingresso nella moschea ai folli che non distinguono ciò che è puro da ciò che è impuro.
6. Non è corretto attraversare la moschea come semplice passaggio. Non appena si entra nella moschea, diventa un suo diritto che chi vi entra preghi oppure compia il dhikr e reciti il Corano. Entrare da una porta e uscire semplicemente da un’altra significa mancare di rispetto alla moschea. Se qualcuno vi entra per errore, dovrebbe uscire non appena se ne ricorda.
7. Se si smarrisce qualcosa, non è corretto annunciarlo nella moschea gridando a gran voce. Quando qualcuno faceva un annuncio del genere nella moschea, il Profeta (s) si adirava con lui e diceva: (arabo**********)
Che Allah non ti restituisca ciò che hai perduto! (Bukhari)
8. Si dovrebbe mantenere un profondo legame del cuore con la moschea. Si dovrebbe andare alla moschea per ogni preghiera con gioia ed entusiasmo. Il nobile Profeta (s.) disse:
Nel terribile Giorno della Resurrezione, quando non vi sarà alcuna ombra se non quella del Trono di Allah, quel giorno sette categorie di persone saranno sotto l’ombra del Trono. Una di queste categorie sarà composta da coloro i cui cuori rimanevano attaccati alla prosternazione. (Bukhari)
Ciò significa mantenere uno stretto legame con la moschea, tanto che la moschea diventa costantemente oggetto dei suoi pensieri. Dopo aver terminato una preghiera, guarda l’orologio in attesa dell’ora della preghiera successiva.
Il Profeta (s.) disse:
Per coloro che si recano alla moschea mattina e sera, Allah prepara la loro ospitalità. (Bukhari, Muslim)
Il Profeta (s.) disse inoltre:
Quando una persona compie l’abluzione in casa e si reca alla preghiera, al suo arrivo in moschea Allah è tanto lieto quanto lo sono i familiari quando un viaggiatore torna a casa al termine del viaggio. (Ibn Khuzayma)
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre:
Coloro che si recano alla moschea nell’oscurità del mattino avranno con sé una luce completa nel Giorno della Risurrezione. (al-Tabarani).
Hazrat Sa‘id ibn al-Musayyib (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
Chi compie bene l’abluzione e poi esce di casa per la preghiera riceverà una ricompensa per ogni passo del piede destro, mentre per ogni passo del piede sinistro gli sarà cancellato un peccato. Che la moschea sia vicina o lontana. Poi, una volta giunto alla moschea, se compie la preghiera insieme a tutta la congregazione, riceverà la ricompensa completa; se si unisce dopo che una parte della preghiera è già stata compiuta e completa la preghiera rimanente dopo il saluto finale, riceverà comunque la ricompensa completa. E se, arrivando alla moschea, trova che la preghiera congregazionale è già terminata e compie la preghiera da solo nella moschea, riceverà ugualmente la ricompensa completa. (Abu Dawud).
9. Predisporre profumi e simili nella moschea e mantenerla pura e pulita sono diritti della moschea. Agli occhi di Allah, questo è un comportamento degno degli abitanti del Paradiso. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: predisporre la pulizia della moschea, mantenerla pura e pulita, portare fuori i rifiuti, provvedere ai profumi nella moschea e, soprattutto il venerdì, riempirla di fragranza, così come tutte le altre opere di questo genere, condurrà le persone in Paradiso. (Ibn Majah, al-Tabarani).
Disse inoltre:
Pulire i rifiuti della moschea è la dote delle belle hurī del Paradiso. (al-Tabarani).
In altre parole, chi si occupa di mantenere la moschea pulita e ordinata paga la dote delle vere e belle hurī.
Hazrat Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta che una donna si occupava di spazzare la Moschea del Profeta. Un giorno morì improvvisamente. La gente la seppellì senza darle importanza e non informò nemmeno il Profeta (pace e benedizioni su di lui). Quando il Profeta, dopo aver chiesto di lei, seppe che era morta e che era stata sepolta ritenendo la cosa di poca importanza, disse:
«Perché non me l’avete fatto sapere?»
Poi si recò presso la sua tomba, pregò per lei e disse: «La migliore opera di questa donna era che si occupava di spazzare la moschea». (Bukhari, Muslim, Ibn Majah e altri).
10. È makruh fare l’abluzione nel cortile della moschea, fare i gargarismi oppure, dopo aver fatto l’abluzione, scuotere le mani nella moschea spargendo acqua. Alcune persone, dopo l’abluzione, si asciugano il viso e le mani e lasciano nella moschea l’acqua usata. Ciò costituisce una mancanza di rispetto verso la moschea. Allo stesso modo, è makruh pulire sulle pareti, sulle cornici o sulle tende della moschea il fango rimasto sui piedi, sui vestiti o su altre parti.»
11. Non si dovrebbe entrare nella moschea in stato di janabah, mestruazione o lochiazione. Entrare nella moschea in tali condizioni senza una necessità inderogabile è makruh tahrimi.
12. È makruh dormire nella moschea o trascorrervi inutilmente il tempo stando sdraiati o seduti. Al viaggiatore, tuttavia, è permesso soggiornarvi e dormirvi. Inoltre, coloro che praticano l’i‘tikaf devono rimanere e dormire nella moschea.
13. Non si dovrebbe andare nella moschea con abiti che lascino scoperta la ‘awra. Per esempio, non si dovrebbe andare con abiti indecorosi o sollevando i vestiti. Al contrario, si dovrebbe andare con il corpo adeguatamente coperto e con rispetto.
14. Non si dovrebbero chiudere le porte della moschea, affinché chiunque lo desideri possa entrarvi a pregare. Tuttavia, se vi è il timore che vengano rubati oggetti e beni di valore, è permesso chiudere le porte. Durante l’orario della preghiera, però, le porte devono essere necessariamente lasciate aperte. In condizioni normali, tenere chiuse le porte della moschea è makruh.
15. Nella moschea si dovrebbe provvedere regolarmente all’adhān e alla preghiera in congregazione. Si dovrebbe incaricare di pronunciare l’adhān e di guidare la preghiera come imam una persona che, agli occhi di tutti coloro che frequentano la moschea, sia considerata complessivamente la migliore sotto il profilo della religione e della morale. Per quanto possibile, si dovrebbe cercare di trovare per l’adhān e l’imamato una persona che svolga questo incarico esclusivamente nella speranza della ricompensa nell’Aldilà.
Ḥaḍrat ʿUthmān ibn Abī al-ʿĀṣ (ra) racconta: presentai una richiesta al Profeta (s) e dissi: «Nominami imam della comunità».
Il Profeta (s) disse:
«Sii il loro imam, ma abbi riguardo per le persone deboli, e nomina un muezzin che non prenda alcun compenso per la pronuncia dell’adhān». (Abū Dāwūd, Tirmidhī, Ibn Mājah, Nasāʾī).
16. Per mantenere operative le moschee, occorre predisporre ogni cosa in modo completo. Mantenere operativa una moschea significa che in essa si adori Allah e che le persone vi siano impegnate nel dhikr e nella riflessione, nella recitazione, nelle preghiere volontarie e in attività simili. Allah l’Altissimo ha detto—
(Arabo**************)
In queste case, che Allah ha permesso di elevare e in cui si menzioni il nome di Allah. (An-Nūr: 36)
In altre parole, è diritto della moschea che la sua dignità venga rispettata, che in essa si pratichi il dhikr e la riflessione e che vi si provveda all’adorazione di Allah; questo è il diritto e il dovere dei credenti e la testimonianza della loro fede.
Nel Corano si dice: (আরবী************)
Sono soltanto coloro che credono in Allah e nell’Aldilà a costruire le moschee di Allah, a mantenerle vive e ben curate (at-Tawba: 17).
Oggi, invece, generalmente le persone decorano le moschee con splendidi motivi ornamentali e le fanno risplendere di luci colorate, escogitando ogni sorta di sistemazione sorprendente. Anzi, raccolgono persino offerte a tale scopo, il che è ancora peggio. Tuttavia, sono estremamente negligenti nel mantenere vive le moschee e nel conseguire la fortuna di adorare Allah. Eppure il Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
Non mi è stato ordinato di costruire le moschee alte e sfarzose. (Abu Dawud).
Dopo aver riferito questo hadith, l’Onorevole Ibn Abbas mise in guardia la gente dicendo:
«Continuerete a decorare le vostre moschee come gli ebrei e i cristiani decorano i loro luoghi di culto.»
Quando si esce dalla moschea, bisogna muovere prima il piede sinistro e poi recitare questa supplica: (আরবী********)
O Allah, ti imploro per la tua grazia e la tua benevolenza.
18. Urinare, defecare e compiere atti sessuali sul tetto della moschea è makruh tahrimi. Se qualcuno ha adibito una stanza della propria casa a moschea, la norma della moschea non si applica all’intera casa; vi rientra soltanto la parte destinata alla preghiera. Allo stesso modo, i luoghi destinati alle preghiere dell’Eidain o ai funerali non rientrano nella norma della moschea.
19. In generale, non è permesso a chi esercita una professione sedersi nella moschea per svolgere il proprio lavoro. Tuttavia, se una persona si occupa della custodia della moschea e vi svolge temporaneamente il proprio lavoro, per esempio un sarto che cuce o uno scrivano che scrive, ciò è permesso.
Descrizione della preghiera in congregazione
L’importanza e il merito della preghiera in congregazione
Dall’importanza e dal merito attribuiti nel Corano e nella Sunna alla preghiera in congregazione emerge chiaramente che le preghiere obbligatorie devono essere compiute in congregazione e che, in una società islamica, non si può neppure concepire l’adempimento delle preghiere obbligatorie senza la congregazione. Naturalmente, se sussiste una valida scusa, il discorso è diverso.
Il comando del Corano (arabo***************)
E inchinatevi insieme a coloro che si inchinano — (al-Baqara: 43)
I mufassirun hanno generalmente dimostrato, sulla base di questo versetto, che la preghiera dovrebbe essere compiuta in congregazione — (Maʿālim al-Tanzīl, Khāzin, Tafsīr Kabīr e altri).
Per comprendere l’eccezionale importanza e l’enfasi attribuite nella religione alla preghiera in congregazione, si consideri che persino sul campo di battaglia, quando in ogni momento vi è il rischio di uno scontro sanguinoso con il nemico, è stato prescritto di non pregare separatamente, ma di pregare insieme alla congregazione. Inoltre, nel Corano non è stato impartito soltanto l’ordine di pregare in congregazione; sono state anche spiegate le modalità della preghiera:
(Arabo*****************)
«E quando ti troverai tra i musulmani e ti alzerai per guidarli nella preghiera (in una situazione di guerra), una parte di loro stia con te e tenga con sé le armi. Poi, quando avranno compiuto la prosternazione, si ritirino alle spalle, e venga l’altra parte, che non ha ancora pregato, a pregare con te. Anch’essi rimangano vigili e tengano con sé le armi.» (Nisāʾ: 102).
Il Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto molte cose sull’enfasi e sul merito della preghiera in congregazione. Ne ha incoraggiato la pratica menzionandone l’importanza e le benedizioni, e ha pronunciato severi avvertimenti contro coloro che abbandonano la congregazione. Egli disse:
Per gli ipocriti non c’è preghiera più gravosa di quella dell’alba e di quella della sera. Se sapessero quanto è grande la ricompensa di queste due preghiere, si presenterebbero sempre per compierle, anche strisciando sulle ginocchia.
Poi disse:
Ho pensato di ordinare a un muezzin di pronunciare l’iqāmah per la preghiera in congregazione, di ordinare a qualcuno di guidare la preghiera al mio posto, e di prendere personalmente un fascio di legna da ardere, appiccare il fuoco alle case di coloro che, pur avendo udito l’adhān, non escono dalle loro case e bruciarli. (Bukhārī, Muslim).
La preghiera compiuta in congregazione ha un merito ventisette volte maggiore di quella compiuta individualmente. (Bukhārī, Muslim).
** Hazrat Anas (ra) riferisce: il Profeta (s) ha detto:
Chi adempie regolarmente ogni preghiera in congregazione per quaranta giorni, in modo da non perdere nemmeno il takbīr iniziale, riceverà la decisione di essere liberato da due cose. (Cioè, Allah l’Altissimo decreta per lui protezione e salvezza da due cose.) La prima è la liberazione dal fuoco dell’Inferno e la seconda è la liberazione e la protezione dall’ipocrisia (Tirmidhī).
** Hazrat ʿAbdullah ibn Masʿūd (ra) riferisce: il Profeta (s) ha detto:
O musulmani, Allah ha stabilito per voi le «Sunane Hudā». In altre parole, vi ha insegnato una pratica grazie alla quale la comunità può rimanere salda sulla retta guida. E compiere queste cinque preghiere in congregazione nella moschea è proprio una delle «Sunane Hudā». Se cominciaste a pregare nelle vostre case, come è stato indicato riferendosi a una certa persona, abbandonereste la Sunna del vostro Profeta. E se abbandonerete la Sunna del Profeta, vi allontanerete dalla via della retta guida (Muslim).
** Secondo la narrazione di Ubayy ibn Kaʿb (ra), il Profeta (s) disse:
Se la gente conoscesse la ricompensa e il merito della preghiera in congregazione, accorrerebbe a unirvisi, qualunque fosse la sua condizione. La prima fila della congregazione è come la fila degli angeli. Pregare in due è meglio che pregare da soli. Inoltre, quanto più numerosa ***1 sarà la gente, tanto più quella congregazione sarà gradita e amata da Allah. ***2
** Il Profeta (s) disse inoltre:
Annuncia a coloro che si recano alla moschea per la preghiera in congregazione nelle notti buie che, nel Giorno della Resurrezione, riceveranno una luce completa (Tirmidhī).
**Hazrat ʿUthmān (ra) riferisce che il Profeta (s) disse:
Chi compie la preghiera della sera in congregazione riceverà la ricompensa dell’adorazione di metà della notte, e chi compie la preghiera dell’alba in congregazione riceverà la ricompensa dell’adorazione dell’intera notte (Tirmidhī).
***1 Nella Torah è scritto che, quanto maggiore sarà il numero di persone nella preghiera congregazionale della comunità di Muhammad, tanto maggiore sarà la ricompensa per ciascuno. In altre parole, se saranno mille persone, ciascuno riceverà la ricompensa di mille preghiere. (ʿIlm al-Fiqh).
**2 Abū Dāwūd.
**Hazrat Ibn ʿAbbās (ra) riferisce che il Profeta (s) disse: Chi, dopo aver udito l’adhān, non viene a compiere la preghiera in congregazione, senza avere alcuna scusa per non venire, non vedrà accettata la preghiera che compie da solo.
Un Compagno (ra) chiese: «Che cosa si intende per scusa?». Il Profeta (s) rispose: «La paura o la malattia» (Abū Dāwūd).
Hazrat Aswad (ra) riferisce: Un giorno eravamo al servizio di Hazrat ʿĀʾisha (ra), quando si parlò della costanza nella preghiera e delle sue virtù. Allora Hazrat ʿĀʾisha (ra), descrivendo il letto di morte del Santo Profeta (ra), disse:
Un giorno, quando giunse l’ora della preghiera, il Profeta (s) disse: «Dite ad Abū Bakr (ra) di guidare la preghiera». Noi dicemmo: «Abū Bakr è un uomo dal cuore tenero. Se si mettesse al suo posto, non riuscirebbe a controllarsi e non sarebbe in grado di guidare la preghiera».
Il nobile Profeta (s) ordinò nuovamente: «Dite ad Abu Bakr di guidare la preghiera». Noi ripetemmo ancora le stesse parole. Allora il Profeta (s) disse: «Mi state parlando come le donne d’Egitto parlarono a Hazrat Yusuf (a)? Dite ad Abu Bakr di guidare la preghiera».
Comunque, Hazrat Abu Bakr (ra) si fece avanti per guidare la preghiera. In quel momento il nobile Profeta (sa) si sentì un po’ meglio e cominciò a dirigersi verso la moschea, sostenuto da due persone. Quella scena si staglia davanti ai miei occhi: i suoi piedi benedetti strisciavano sul terreno mentre avanzava. Ciò significa che non aveva abbastanza forza nelle gambe per sollevare i piedi. Abu Bakr (ra) aveva già iniziato la preghiera nella moschea. A quel punto volle indietreggiare, ma il nobile Profeta (s) glielo proibì e fece guidare la preghiera proprio da lui (Sahih Bukhari).
Le norme della preghiera congregazionale
1. La preghiera congregazionale è wajib per le cinque preghiere quotidiane. È wajib anche se una qualsiasi di esse viene eseguita fuori dalla moschea, ad esempio in casa o in un campo. È lecito tenere la preghiera congregazionale in casa, ma non è corretto farlo senza una valida scusa. La preghiera congregazionale dovrebbe essere eseguita nella moschea.
2. La preghiera congregazionale è una condizione per la preghiera del venerdì e per le preghiere delle due feste. In altre parole, né la preghiera del venerdì né quella delle due feste possono essere eseguite senza la congregazione.
3. Eseguire la preghiera tarawih del Ramadan in congregazione è una sunnah mu’akkadah, anche quando l’intero Sacro Corano viene recitato in congregazione.
4. Anche nella preghiera dell’eclissi solare, la preghiera congregazionale è una sunnah mu’akkadah.
5. È mustahabb eseguire in congregazione la preghiera witr del Ramadan.
6. Nella preghiera dell’eclissi lunare, la preghiera in congregazione è makruh tahrimi.
7. Anche nella normale preghiera nafl la preghiera in congregazione è makruh se vengono predisposti l’adhan e l’iqamah per convocare i fedeli, come per la preghiera fard. Tuttavia, se in un certo momento alcune persone si riuniscono senza alcuna organizzazione e compiono la preghiera nafl in congregazione, non vi è alcuna colpa.
Condizioni affinché la preghiera in congregazione sia wajib
1. Essere uomini. Per le donne la preghiera in congregazione non è wajib.
2. Essere baligh. Per i bambini non ancora baligh la preghiera in congregazione non è wajib.
3. Essere coscienti. Per gli incoscienti, i pazzi e gli ubriachi la preghiera in congregazione non è wajib.
4. Non avere quelle giustificazioni che permettono di tralasciare la preghiera in congregazione.
Giustificazioni per tralasciare la preghiera in congregazione
Gli impedimenti che consentono di non partecipare alla preghiera congregazionale sono di quattro tipi. Per questi motivi si può rinunciare alla congregazione, ma è meglio parteciparvi per quanto possibile.
1. Il fedele non è in grado di recarsi alla moschea. Per esempio:
(a) è talmente debole da non riuscire a camminare.
(b) è affetto da una malattia che gli impedisce di muoversi.
(c) è cieco, paralizzato o ha una gamba amputata. In una simile condizione, anche se qualcuno lo accompagnasse alla moschea, la preghiera congregazionale non sarebbe obbligatoria per lui.
2. Recarsi alla moschea è molto difficile oppure vi è il timore che la malattia peggiori. Per esempio:
(a) piove a dirotto.
(b) fa molto freddo e si teme di ammalarsi uscendo.
(c) Un’oscurità terribile, tale da non riuscire a vedere la strada.
(d) Presenza di fango e acqua sulla strada per la moschea.
(e) Il timore che il mezzo di trasporto parta e il rischio di subire una perdita aspettando il mezzo successivo.
3. Il timore per la propria vita o i propri beni, ad esempio:
(a) La presenza, sulla strada per la moschea, di qualche animale nocivo, come un serpente o una bestia feroce.
(b) Un nemico in agguato.
(c) Il timore di ladri o banditi lungo la strada, oppure il rischio che la casa venga derubata.
4. Una necessità umana tale che, se non viene soddisfatta, si rischia di non riuscire a concentrarsi nella preghiera. Ad esempio:
(a) Si ha fame e il cibo è pronto.
(b) Si avverte il bisogno di urinare o defecare.
Raddrizzare le file
1. Per la preghiera in congregazione si dovrebbe provvedere a raddrizzare perfettamente le file. Il comando del Profeta (pace e benedizioni su di lui) è:
«Mantenete dritte e allineate le vostre file durante la preghiera. Farlo fa parte della preghiera» (al-Bukhari, Muslim).
Hazrat Nuʿman ibn Bashir (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) raddrizzava le nostre file come se con esse stesse raddrizzando una freccia. Lo faceva affinché si rendesse conto che avevamo compreso bene le sue parole. Una volta uscì e si mise in piedi per guidare la preghiera; proprio mentre stava per pronunciare il takbir, il suo sguardo cadde su un uomo il cui petto sporgeva leggermente in avanti rispetto alla fila. Allora il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
«O servo di Allah, raddrizza e allinea la tua fila. Fa’ che non accada che, a causa del fatto che le file non sono dritte, Allah volga i vostri volti gli uni lontano dagli altri» (Muslim).
2. Per prime devono essere raddrizzate e allineate le file anteriori. Poi, se rimangono alcune imperfezioni, si sistemeranno le file posteriori.
3. Dietro l’imam, a lui più vicini, staranno coloro che sono più avanzati in conoscenza e discernimento. Poi, più vicini, staranno coloro che sono loro più prossimi per intelligenza e capacità di giudizio.
4. Dietro l’imam vi sarà dapprima la fila degli uomini, poi quella dei ragazzi e infine quella delle donne.
5. I muqtadi staranno ai due lati dell’imam, in modo che egli si trovi al centro; non dovrà accadere che vi siano più persone da un lato dell’imam e meno dall’altro.
6. Se vi è un solo muqtadi, sia egli un uomo adulto o un ragazzo non adulto, dovrà stare alla destra dell’imam, leggermente arretrato. È makruh che l’unico muqtadi stia dietro l’imam o alla sua sinistra.
7. Se vi sono più muqtadi, devono stare dietro l’imam. Se i muqtadi sono due e stanno alla destra dell’imam, ciò sarà makruh tanzihi. Se sono più di due, sarà makruh tahrimi. Infatti, quando i muqtadi sono più di due, è wajib che stiano dietro l’imam (Ilmul Fiqah – Durr al-Mukhtar, Shami).
8. Se inizialmente vi è un solo muqtadi e in seguito ne arrivano altri, il muqtadi che si trova allineato con l’imam dovrà essere tirato indietro nella fila, oppure l’imam dovrà avanzare, affinché tutti i muqtadi possano stare insieme in un’unica fila dietro l’imam.
9. Quando la fila precedente è completa, chi arriva in seguito non dovrà stare da solo nella fila posteriore. Si dovrà tirare qualcuno dalla fila precedente e portarlo nella fila posteriore. Tuttavia, se si tira qualcuno che non conosce questa disposizione, egli lo considererà sconveniente.
10. È makruh stare nella fila posteriore quando vi è ancora spazio nella fila precedente.
La preghiera congregazionale delle donne
1. È lecita la preghiera congregazionale composta esclusivamente da donne (cioè sia l’imam sia coloro che lo seguono sono donne) e non è makruh.
Hazrat Umm Warqa (che Allah sia compiaciuto di lei), figlia di Nawfal, riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) si recava a casa sua per farle visita. Egli aveva anche nominato per lei un muezzin, che recitava l’adhan per la loro preghiera. Umm Warqa guidava nella preghiera le donne della sua casa. (Abu Dawud)
2. Quando una donna guida nella preghiera altre donne, l’imam deve stare al centro della fila e non davanti ad essa, sia che coloro che la seguono siano una o più persone.
3. È lecito per un uomo guidare nella preghiera esclusivamente donne, a condizione che nella congregazione vi sia almeno un uomo oppure una donna mahram tra loro, come la madre, la sorella o la moglie. Se però nella congregazione non vi è né alcun uomo né alcuna donna mahram, guidare la preghiera sarà makruh tahrimi.
4. Se colei che segue l’imam è una donna, sia adulta sia minorenne, deve stare dietro l’imam, che sia sola o che siano in più. Anche se è una sola, non deve stare accanto all’imam, bensì dietro di lui.
La sutrah
1. Se qualcuno prega in un luogo davanti al quale passano delle persone, dovrebbe collocare davanti a sé qualcosa alto circa un gaz e spesso almeno quanto un dito. Ciò è mustahabb.
2. Passare davanti a chi sta pregando è un peccato. Tuttavia, se è stata collocata una sutrah (l’oggetto menzionato sopra), si può passare davanti ad essa senza peccato. Non è però consentito passare tra la sutrah e colui che prega.
3. Se l’imam colloca una sutrah davanti a sé, essa è sufficiente per tutti coloro che lo seguono nella preghiera. In tal caso, non è peccato passare davanti alla congregazione.
Questioni riguardanti la preghiera congregazionale
1. Se qualcuno arriva alla moschea più vicina e vede che la preghiera congregazionale è già terminata, è meritorio che cerchi di partecipare alla preghiera congregazionale in un’altra moschea. È anche lecito tornare a casa e pregare in congregazione insieme ai familiari.
2. Perché la preghiera congregazionale sia valida, è necessario che il luogo in cui pregano l’imam e colui che lo segue sia considerato uno stesso luogo: per esempio, se entrambi pregano nella stessa moschea o nella stessa casa, oppure se l’imam sta nella moschea e colui che lo segue sta fuori, sulla strada o nella propria casa, ma tra loro vi sono file ininterrotte di fedeli.
3. Se l’imam sta all’interno della moschea e colui che lo segue sta sul tetto della moschea, oppure se la casa di qualcuno è adiacente alla moschea e costui sta sul tetto della propria casa, ciò è valido purché tra loro non vi sia uno spazio vuoto abbastanza grande da poter contenere due file.
4. Se qualcuno ha già compiuto da solo una preghiera obbligatoria e in quel momento si sta svolgendo la stessa preghiera obbligatoria in congregazione, dovrebbe unirsi alla congregazione. Tuttavia, non vi si unirà per il Fajr, l’Asr e il Maghrib, perché dopo il Fajr e l’Asr la preghiera è makruh. Il motivo per cui non ci si unisce al Maghrib è che la seconda preghiera sarebbe nafl; e non è riportato che una preghiera nafl consista di tre rak‘at.
5. Se qualcuno sta compiendo una preghiera obbligatoria e poi inizia la stessa preghiera in congregazione, dovrebbe interrompere la propria preghiera e unirsi alla congregazione. Tuttavia, nel caso del Fajr, se ha già compiuto la prosternazione della seconda rak‘ah, completerà la preghiera. Dopo averla completata, se vede che la preghiera congregazionale non è ancora terminata, si unirà alla congregazione qualora si tratti dello Zuhr o dell’Isha.
6. Se qualcuno ha iniziato una preghiera nafl e viene formata la preghiera congregazionale del fard, reciterà due rakʿat e concluderà con il salām.
7. Se qualcuno ha iniziato le prime quattro rakʿat della sunnah muʾakkadah dello zuhr o del jumuʿah e in quel momento l’imām si alza per la preghiera del fard, dovrà recitare due rakʿat della sunnah e concludere con il salām. Poi completerà quella sunnah dopo il fard.
8. Quando l’imām si è alzato per recitare la preghiera del fard, non si dovrebbe recitare la sunnah. Tuttavia, se si è certi di non perdere alcuna rakʿah del fard, si può recitare la sunnah. Poiché la sunnah del fajr ha un’enfasi particolarmente grande, la si reciterà se si spera anche solo di riuscire a partecipare a una rakʿah della preghiera congregazionale. Se non si spera di riuscire a partecipare a una rakʿah, non la si reciterà.
9. Quando nella preghiera congregazionale si sta recitando il fard, chi desidera recitare la sunnah dovrà farlo in un luogo separato della moschea. Se ciò non è possibile, dovrà allontanarsi dalle file della congregazione e recitarla in un angolo della moschea. Se neppure questo è possibile, non reciterà la sunnah. Per questo motivo, nel luogo in cui si svolge la preghiera congregazionale del fard, qualsiasi altra preghiera è makrūh taḥrīmī.
10. Se per qualche motivo si arriva in ritardo e non si spera di poter partecipare all’intera preghiera congregazionale, si dovrebbe comunque andare in moschea e pregare in congregazione. Si può sperare nella ricompensa della preghiera congregazionale; anzi, anche se la congregazione è già terminata, si può sperare presso Allah di riceverne la ricompensa.
Il Profeta (s) disse:
Chi compie bene l’abluzione e poi si reca in moschea con l’intenzione di partecipare alla preghiera congregazionale, ma al suo arrivo scopre che la congregazione è già terminata, riceverà da Allah la ricompensa della preghiera congregazionale come coloro che vi hanno partecipato e pregato. La loro ricompensa non sarà diminuita in alcun modo. — (Abū Dāwūd).
11. Chi partecipa al rukūʿ insieme all’imām sarà considerato come colui che ha raggiunto quella rakʿah. Ma se non raggiunge il rukūʿ, non avrà raggiunto quella rakʿah.
12. Se, oltre all’imam, una sola persona si unisce alla preghiera, la preghiera congregazionale sarà valida per le preghiere ordinarie. Per la preghiera congregazionale del venerdì, invece, sono necessarie almeno altre due persone oltre all’imam. Altrimenti la preghiera congregazionale del venerdì non sarà valida.
Norme sulla seconda preghiera congregazionale
Dopo che nella moschea si è svolta regolarmente la prima preghiera congregazionale, se alcune persone che non vi hanno partecipato svolgono una seconda preghiera congregazionale, questa sarà lecita in alcune circostanze e makrūh in altre.
1. Dopo che nella moschea si è svolta regolarmente la preghiera congregazionale, se qualcuno svolge una seconda preghiera congregazionale a casa propria o in un campo, ciò sarà lecito. Su questo non vi è alcun dissenso.
2. È lecita una seconda preghiera congregazionale nelle moschee situate in luoghi di passaggio, che non hanno né un imam fisso né un muezzin, e nelle quali non è stabilito alcun orario preciso per la preghiera.
3. Se la prima preghiera congregazionale non si è svolta regolarmente, con la proclamazione dell’adhān ad alta voce e l’iqāma, in tal caso sarà lecita una seconda preghiera congregazionale.
4. Se la prima preghiera congregazionale è stata svolta da persone che non appartengono al quartiere e che non hanno alcuna responsabilità riguardo alla moschea, allora in quel luogo sarà lecita una seconda preghiera congregazionale.
5. Se si modifica la modalità della seconda preghiera congregazionale, essa sarà senza dubbio lecita. Modificare la modalità significa che, nella seconda preghiera congregazionale, l’imam si sposti dal luogo in cui si trovava l’imam della prima congregazione e si metta in un altro luogo. (Nel secondo volume di Ilmul Fiqah, citando il Durr al-Mukhtār, si afferma che secondo l’imam Abū Yūsuf, se si modificano la forma e la modalità della preghiera congregazionale, la seconda preghiera congregazionale non sarà makrūh; ed è su questa opinione che si basa la fatwā.)
È riportato nel Tirmidhi e in Abu Dawud che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) vide un uomo pregare da solo. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «C’è qualcuno che possa aiutarlo?». Allora un uomo si alzò e pregò insieme a lui. Tuttavia, nella moschea non dovrebbe verificarsi una situazione in cui si tenga regolarmente una seconda congregazione.
6. Se le condizioni sopra indicate non sono presenti e non si verifica una situazione analoga, la seconda congregazione sarà makruh. In altre parole, se in una moschea di un quartiere gli abitanti del quartiere, secondo le modalità consuete, recitano l’adhan a voce alta e compiono la preghiera congregazionale con l’iqamah, poi alcune persone arrivano nella stessa moschea dopo la congregazione e pregano formando una congregazione senza cambiare il modo consueto della congregazione, in tal caso la congregazione sarà makruh tahrimi.
Descrizione dell’imamato
Scelta dell’imam
L’imamato nella preghiera è una grande dignità e responsabilità religiosa. È la dignità dell’erede del Messaggero. Per questo, l’imam deve essere scelto con grande attenzione. Questa responsabilità deve essere affidata a una persona che, nel complesso, sia migliore e più degna di tutti coloro che pregano, che li superi tutti in conoscenza, devozione, sacrificio, dedizione e lungimiranza e discernimento sottile nelle questioni della religione. Egli sarà l’imam dei musulmani nella moschea e, nella vita pratica, anche la loro guida e il loro leader.
Quando il Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui), dal suo letto di morte, non fu più in grado di recarsi alla moschea, designò Hazrat Abu Bakr Siddiq (che Allah sia soddisfatto di lui) a rappresentarlo, poiché era il migliore di tutti nell’intera Ummah. Le donne della casa si opposero due volte, dicendo che Hazrat Abu Bakr Siddiq era una persona dal cuore troppo tenero e non sarebbe riuscito a controllarsi. Ciononostante, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse per tre volte: «Dite ad Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) di guidare la preghiera». Poi Hazrat Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) guidò la preghiera.
In realtà, la preghiera è la fonte della vita religiosa. Nella preghiera, colui che ha il diritto di rappresentare i musulmani davanti alla corte di Allah è chi è degno di questa dignità e, nel complesso, eccelle su tutti per le sue qualità religiose. Hazrat Abu Mas‘ud (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
L’imam dei musulmani deve essere colui che conosce il Corano più di tutti. Se tutti sono uguali sotto questo aspetto, allora deve essere colui che conosce la Sunnah e la Sharia più di tutti. Se anche sotto questo aspetto sono tutti uguali, allora deve essere colui che ha compiuto l’egira per primo. Se anche sotto questo aspetto sono tutti uguali, allora deve essere colui che ha l’età maggiore. (Muslim).
Per lettore assiduo del Corano si intende colui che nutre un amore e un legame particolari con il Corano; colui che lo recita frequentemente, ne è hafiz e sa leggerlo bene; colui che è capace di riflettere e approfondire lo studio del Corano e che ne ha compreso l’invito e la saggezza. Se queste qualità si riscontrano in tutti, si dovrà nominare imam colui che ha maggiore esperienza della Sunnah e della Sharia e maggiore competenza riguardo agli ahkam e alle questioni della religione.
Essere all’avanguardia nell’emigrazione significa essere all’avanguardia sulla via della religione e primeggiare su tutti nel sacrificio e nella dedizione. Se queste qualità sono presenti in tutti in egual misura, si dovrà dare la preferenza a colui che le possiede in misura maggiore.
Questioni riguardanti l’imamato
1. Non è lecito che una donna guidi nella preghiera degli uomini. Hazrat Jabir (ra) riferisce che il Profeta (s) disse: «Nessuna donna guidi nella preghiera un uomo». — (Ibn Majah)
2. Se una donna guida nella preghiera altre donne, deve stare al centro della fila, non davanti.
3. È necessario che l’imam reciti il Corano tenendo conto delle necessità e delle difficoltà di coloro che pregano dietro di lui, e che non prolunghi il ruku e il sujud. Recitare lunghe sure e prolungare il ruku e il sujud senza tenere conto di coloro che pregano dietro di lui è makruh tahrimi.
Il Profeta (s) disse:
Se uno di voi guida la preghiera, deve renderla breve, poiché tra coloro che pregano dietro di lui vi possono essere malati, persone deboli e anziani. Se invece prega da solo, può prolungarla quanto desidera. — (al-Bukhari, Muslim)
Hazrat Muʿādh (ra) recitava sure lunghe nella preghiera della sera. In seguito fu presentata una lamentela al Profeta (s) a questo proposito. Il Profeta (s), adiratosi molto con Hazrat Muʿādh, disse:
«O Muʿādh, vuoi forse coinvolgere la gente nella fitna?»
Poi gli disse: «(in arabo************) Recita sure di questo tipo». – (Bukhari, Muslim)
Il Profeta (s), parlando di se stesso, disse:
«Quando comincio a guidare la preghiera, penso di prolungarla. Ma quando giunge alle mie orecchie il pianto dei bambini, la abbrevio, perché so quanto soffre il cuore della madre quando il bambino piange». – (Bukhari)
4. È lecito designare un mukabbir tra l’imam e i fedeli per far giungere il takbīr dell’imam ai muqtadī; egli pronuncerà il takbīr dopo aver udito quello dell’imam, e i muqtadī, udendo il suo takbīr, compiranno il sujūd e gli altri arkān della preghiera.
5. È makrūh taḥrīmī nominare imam una persona fāsiq, malvagia o seguace di una bidʿa. Tuttavia, se in una certa occasione non si trova nessun altro oltre a tale persona, non sarà makrūh.
6. È lecito nominare imam un seguace di qualunque scuola di fiqh e pregare dietro di lui. Se la preghiera dell’imam è valida secondo il suo fiqh, la preghiera di tutti i muqtadī sarà valida, indipendentemente dalla scuola di fiqh che seguono.
7. Se una persona compie da sola la preghiera obbligatoria del maghrib, dell’isha o del fajr e qualcuno viene a seguirla come ma’mum, allora quell’imam dovrà recitare ad alta voce. Anche se ha già recitato la sura al-Fatiha o la sura successiva, dovrà recitarla nuovamente a voce alta. Ciò perché per l’imam, in queste preghiere, è obbligatorio recitare ad alta voce. Tuttavia, per aver recitato due volte la sura al-Fatiha, sarà obbligatorio compiere la prostrazione per dimenticanza.
8. È makruh nominare imam una persona affetta da una malattia che generalmente suscita ripugnanza nella gente, come la lebbra o una malattia simile.
9. È makruh nominare imam un ragazzo avvenente, nominare imam un ragazzo la cui barba non è ancora spuntata.
10. Non si dovrebbe assumere il ruolo di imam di persone che non sono soddisfatte della propria imamità. Assumere il ruolo di imam contro la volontà della comunità è makruh tahrimi.
11. Se talvolta si compie la preghiera nella casa di qualcuno, il proprietario della casa ha il diritto di fare da imam. Tuttavia, se egli fa spontaneamente avanzare qualcun altro, non vi è nulla di male. Analogamente, se in una moschea vi è un imam designato, è lui ad avere il diritto di fare da imam. Tuttavia, se egli stesso nomina un’altra persona come imam, non vi sarà nulla di male.
12. Se per qualsiasi motivo la preghiera dell’imam si invalida, si invaliderà la preghiera di tutti coloro che pregano, sia che si venga a sapere dell’invalidazione durante la preghiera, sia dopo la preghiera. Se lo si viene a sapere dopo la preghiera, sarà obbligatorio per l’imam informarne tutti i ma’mum, affinché possano ripetere la preghiera.
13. È responsabilità dell’imam ordinare ai ma’mum di raddrizzare e allineare le file, dicendo loro di avvicinarsi e stare uniti gli uni agli altri, senza lasciare alcuno spazio tra due persone.
14. Un uomo può guidare nella preghiera anche soltanto delle donne, a condizione che tra le donne vi sia necessariamente una sua parente mahram, oppure che, oltre a quelle donne, partecipi alla preghiera congregazionale almeno un altro uomo.
La guida della preghiera per mezzo di una macchina
Non è lecito compiere la preghiera congregazionale seguendo un imam la cui voce sia stata registrata su un registratore a nastro, oppure seguendo, con l’ausilio di un grammofono, una registrazione di una preghiera congregazionale. Allo stesso modo, se qualcuno guida la preghiera tramite la radio da una località molto lontana, non è lecito compiere la preghiera seguendolo. L’opinione espressa dall’Allama Maududi (che Dio abbia misericordia di lui) in merito, in risposta a una domanda, è riportata di seguito:
Domanda: La radio è un mezzo di comunicazione che trasmette le parole e la voce di una persona fino a migliaia e migliaia di miglia di distanza. Allo stesso modo, la voce umana può essere conservata su un disco grammofonico e poi riprodotta nuovamente mediante un procedimento speciale. La domanda è dunque questa: se un imam guida la preghiera tramite la radio da migliaia e migliaia di miglia di distanza, oppure se una voce viene registrata su un disco grammofonico e poi riprodotta, è lecito riunirsi per la preghiera seguendo queste voci meccaniche?
Risposta: Pregare, sotto la guida di una persona tramite la radio, da località molto lontane, oppure compiere la preghiera congregazionale in questo modo, non è fondamentalmente valido. Se esaminerete attentamente le ragioni, potrete comprenderlo voi stessi.
Il compito dell’imam non consiste soltanto nel guidare la preghiera. Egli è inoltre, sotto un certo aspetto, il capo della comunità locale. Il suo compito consiste nello stabilire rapporti personali con la gente, nel prestare attenzione al loro carattere, al loro comportamento e alle condizioni locali. In seguito, secondo le circostanze e le necessità, deve assumersi la responsabilità di correggerli e guidarli mediante il suo sermone o in qualsiasi altra occasione. Naturalmente, è un altro discorso il fatto che, insieme ad altre istituzioni, anche questo tipo di istituzione abbia subito un declino. Tuttavia, in ogni circostanza, è necessario mantenere l’istituzione fondamentale nella sua forma autentica. Se la preghiera cominciasse a essere guidata via radio, oppure si iniziasse a svolgere la guida della preghiera e il sermone tramite un grammofono, la vera forza vitale della guida dell’imam andrebbe perduta per sempre.
La preghiera non è una semplice «adorazione», come nelle altre religioni. Pertanto, eliminare la personalità dalla guida della preghiera e introdurvi un carattere «meccanico» significa, in realtà, distruggerne la dignità e il valore.
Inoltre, se una persona, da un luogo centrale, svolgesse la guida della preghiera e il sermone tramite la radio o il grammofono, ponendo fine alla guida della preghiera locale, ciò produrrebbe un’uniformità artificiale (Uniformity), che distruggerebbe la forza vitale democratica (Spirit) dell’Islam e spianerebbe la strada alla dittatura. Questa cosa è conforme alla natura di quei sistemi di governo che adottano il principio di rendere la gente completamente obbediente a un unico leader, come il fascismo e il comunismo. L’Islam, invece, non vuole rendere l’autorità di un imam centrale o di un emiro tanto onnipresente da trasferire interamente nelle sue mani l’autorità della popolazione locale, impedendo così lo sviluppo, tra gli stessi abitanti, della capacità di riflettere sui propri interessi, comprendere i propri affari e prendere decisioni. L’epoca del Profeta (che Dio abbia misericordia di lui) fu l’epoca migliore (khayr al-qurun). Allora gli imam non svolgevano il semplice ruolo di sacerdoti, il cui compito fosse soltanto eseguire alcuni riti religiosi. Al contrario, venivano nominati come leader locali. Il loro compito consisteva nell’istruzione e nella purificazione spirituale, nonché nella riforma e nel miglioramento della società e della civiltà. Le comunità locali dovevano essere costituite affinché partecipassero, secondo le proprie capacità, al benessere e allo sviluppo della grande comunità centrale. Come potrebbero essere realizzati scopi così grandi e importanti tramite la radio o il grammofono? Una macchina non può in alcun modo sostituire l’essere umano. Può piuttosto essergli d’ausilio; per queste ragioni ritengo che la «guida meccanica della preghiera» sia assolutamente contraria alla forza vitale islamica. -(Risāle o masā’il, vol. 1, p. 156 — Abul A‘la Maududi).]
La norma riguardante chi segue l’imam
1. Una condizione per la validità della preghiera del muqtadī è che anch’egli formuli l’intenzione dicendo: «Sto pregando seguendo questo imām».
Non è necessario pronunciare l’intenzione a voce; è sufficiente formularla interiormente.
2. È necessario che il muqtadī stia dietro all’imām. Se il muqtadī è uno solo, deve stare allineato con l’imām; se sta davanti, la preghiera non sarà valida.
Si considera che stia davanti anche se i suoi piedi oltrepassano quelli dell’imām.
3. È obbligatorio per il muqtadī seguire l’imām in tutti gli atti obbligatori (farḍ e wājib) della preghiera. Non è però necessario imitarlo nelle sunnah della preghiera. Pertanto, se l’imām è seguace della scuola shāfiʿita e pratica il rafʿ al-yadayn entrando e rialzandosi dal rukūʿ, il muqtadī seguace della scuola hanafita non sarà tenuto a seguirlo in questa sunnah. Analogamente, se durante la preghiera dell’alba recita il duʿāʾ al-qunūt, il muqtadī hanafita non è tenuto a recitarlo. Tuttavia, se durante la preghiera del witr l’imām shāfiʿita recita il duʿāʾ al-qunūt dopo il rukūʿ, anche il muqtadī hanafita dovrà recitarlo dopo il rukūʿ, poiché nella preghiera del witr il qunūt è obbligatorio.
4. Quando nella preghiera congregazionale vi è un solo muqtadī, sia egli un ragazzo adulto o minorenne, deve stare alla destra dell’imām, allineato con lui o leggermente arretrato. Stare dietro o a sinistra dell’imām è makrūh. Se invece il muqtadī è una donna, deve stare dietro in ogni caso.
5. È makrūh stare nella seconda fila quando c’è posto nella prima. Se nella prima fila non c’è posto, è makrūh stare da soli nella seconda fila. [Ḥaḍrat Wābisa ibn Maʿbad (ra) racconta che una volta il Profeta (s) vide un uomo pregare da solo dietro la fila. Allora il Profeta (s) gli ordinò di ripetere la preghiera (Tirmidhī, Abū Dāwūd).] In tal caso, il muqtadī dovrebbe tirare indietro dalla fila precedente una persona della quale ritenga che non ne sarà contrariata. Se nella fila precedente non si trova nessuno di simile, dovrà necessariamente stare da solo.
6. È necessario che il muqtadī partecipi con l’imām a tutti gli arkān, eccetto la recitazione. Se non partecipa a uno degli arkān, la preghiera non sarà valida. Per esempio, se l’imām entra nel rukūʿ e poi si rialza, ma il muqtadī non compie il rukūʿ, oppure lo compie dopo che l’imām si è rialzato dal rukūʿ, la preghiera del muqtadī non sarà valida. Se invece il muqtadī entra nel rukūʿ con un lieve ritardo o leggermente in anticipo e poi si unisce all’imām nel rukūʿ, la preghiera sarà valida.
Categorie del muqtadī.
Per il modo in cui prende parte alla preghiera in congregazione, il muqtadī è di tre categorie: mudrik, masbūq e lāḥiq.
Mudrik
Si chiama mudrik colui che prende parte alla preghiera insieme all’imam ininterrottamente dall’inizio alla fine.
Masbūq
Si chiama masbūq colui che si unisce alla preghiera in congregazione dopo che sono già trascorse una o più rakʿāt.
Lāḥiq
Si chiama lāḥiq colui che si è unito alla preghiera in congregazione, ma dopo esservisi unito ha perso una o più rakʿāt, sia perché ha perso il wuḍūʾ, sia perché si è addormentato, sia perché non ha potuto restare nella congregazione dovendo andare di corpo, oppure perché, per una qualche ragione straordinaria, non ha potuto compiere il rukūʿ e il sujūd.
Questioni riguardanti il masbūq
Il masbūq, dopo essersi unito alla preghiera congregazionale, eseguirà dapprima con l’imam le parti della preghiera che riesce a compiere insieme a lui. Poi, quando l’imam avrà terminato la preghiera e avrà pronunciato il salām, il masbūq non pronuncerà il salām; piuttosto, si alzerà per recuperare le rakʿāt che ha perso. Quindi eseguirà le rakʿāt perdute come colui che prega da solo: reciterà cioè la qirāʾa e, qualora commetta un errore, compirà anche il sujūd as-sahw. Pregherà in un ordine tale che si siederà per il quʿūd considerando come prima rakʿa quella contenente la recitazione che aveva compiuto insieme all’imam. Per esempio, se una persona si unisce alla preghiera congregazionale dello ẓuhr dopo che sono state eseguite tre rakʿāt, allora, dopo aver pregato una rakʿa con l’imam, si alzerà e pregherà le tre rakʿāt perdute nel modo seguente: nella prima rakʿa reciterà una sūra insieme alla Sūrat al-Fātiḥa e compirà il quʿūd ūlā (la prima seduta). Pertanto, questa rakʿa sarà comunque la seconda rakʿa nel conteggio dell’intera preghiera. Poi, nella seconda rakʿa, reciterà anch’egli una sūra insieme alla Sūrat al-Fātiḥa, ma dopo di essa non farà il quʿūd, perché questa è la terza rakʿa tra quelle da lui ottenute. Nella terza rakʿa, poi, non reciterà alcuna sūra insieme alla Sūrat al-Fātiḥa. Si siederà nel quʿūd ākhir (la seduta finale), terminerà la preghiera e pronuncerà il salām.
Questioni riguardanti il lāḥiq
Il lāḥiq eseguirà dapprima le rakʿāt che non ha potuto pregare insieme all’imam e le compirà come il muqtadī: non reciterà la qirāʾa, ma resterà in piedi in silenzio. Se commette un errore per il quale il sujūd as-sahw diventa obbligatorio, lo compirà anch’egli. Dopo aver eseguito le preghiere che aveva perso, si unirà alla preghiera congregazionale e completerà il resto della preghiera insieme all’imam. Se nel frattempo l’imam termina la preghiera, il lāḥiq completerà da solo il resto della preghiera. Per esempio, una persona si è unita alla preghiera congregazionale insieme all’imam fin dall’inizio; dopo una rakʿa, però, ha perso il wuḍūʾ. Si è quindi recata in silenzio a fare il wuḍūʾ, mentre nel frattempo l’imam ha eseguito un’altra rakʿa. In tal caso, il lāḥiq eseguirà le rakʿāt che ha perso nel modo in cui le esegue il muqtadī, cioè senza recitare la qirāʾa e simili. Se nel frattempo l’imam ha terminato la preghiera congregazionale, il lāḥiq pregherà separatamente le rakʿāt che gli restano.
Questioni riguardanti la recitazione nella preghiera
1. È obbligatorio recitare correttamente il Nobile Corano. Recitare correttamente significa pronunciare ogni lettera in modo esatto, così che sia evidente la differenza nella pronuncia tra lettere come (******) e simili. Se, pur avendoci provato, non si riesce a pronunciare correttamente una lettera, si è scusati. Tuttavia, recitare in modo errato con negligenza e non abituarsi a recitare correttamente costituisce un grave peccato.
2. Nelle prime due rakʿāt delle preghiere farḍ, dopo la Sūrat al-Fātiḥa, è obbligatorio recitare una sūra, oppure un āya lungo, oppure tre āyāt brevi. In tutte le rakʿāt delle preghiere witr, sunna e nafl, dopo la Sūrat al-Fātiḥa è obbligatorio recitare una sūra, oppure un āya lungo, oppure un āya breve. Nella terza e nella quarta rakʿa delle preghiere farḍ non è consentito recitare alcuna sūra dopo la Sūrat al-Fātiḥa; si reciterà soltanto la Fātiḥa e poi si andrà nel rukūʿ.
3. In ogni rakʿa di tutte le preghiere, eccetto la terza e la quarta rakʿa delle preghiere farḍ, è obbligatorio recitare la Sūrat al-Fātiḥa, sia che la preghiera sia farḍ, wājib, sunna o nafl.
4. È wajib recitare prima la Sura al-Fatiha e poi una sura qualsiasi oppure tre brevi versetti. Se si recita prima un’altra sura e poi la Sura al-Fatiha, il wajib non sarà adempiuto.
5. Le preghiere del fajr, del maghrib, dell’isha, del jumu‘a e delle due Eid sono jahrī. Ciò significa che è wajib che l’imam reciti ad alta voce nelle prime due rak‘at del maghrib e dell’isha e in tutte le rak‘at delle altre preghiere. Se l’imam recita a bassa voce per errore, dovrà compiere la sajda sahw. Se invece recita deliberatamente a bassa voce, la preghiera dovrà essere ripetuta.
6. Le preghiere di zuhr e ‘asr sono sirrī; cioè, in queste due preghiere è wajib che l’imam e il muqtadi recitino a bassa voce. Anche nella preghiera del witr è wajib recitare a bassa voce per chi prega da solo.
7. Se qualcuno prega da solo il fajr, il maghrib o l’isha, per lui è preferibile recitare ad alta voce.
8. Se l’imam sta compiendo la preghiera in recupero del fajr, del maghrib o dell’isha, anche per lui è wajib recitare ad alta voce.
9. È lecito recitare nella seconda rak‘a la stessa sura recitata nella prima rak‘a. Tuttavia, non è preferibile farlo.
10. Anche nella preghiera sirrī è necessario recitare pronunciando con la bocca. Non è sufficiente recitare mentalmente tenendo la bocca chiusa.
11. È makruh inchinarsi per il ruku‘ prima di aver terminato la recitazione, così come recitare mentre si è inchinati.
12. Nelle preghiere farḍ è makrūh recitare intenzionalmente secondo un ordine contrario alla sequenza del Corano. Per esempio, se qualcuno recita «al-Kāfirūn» nella prima rakʿa e «A-lam tara» nella seconda. Se ciò avviene per errore, non sarà makrūh. Nelle preghiere nafl, invece, non è makrūh nemmeno se si recita intenzionalmente senza rispettare la sequenza.
13. È makrūh recitare nella seconda rakʿa alcuni versetti della stessa sura partendo da un punto successivo, dopo averne omessi meno di due. Analogamente, se qualcuno recita due sure omettendo nel mezzo una sura di tre versetti e recitando poi quella successiva, ciò sarà makrūh. Per esempio, se nella prima rakʿa recita la sura al-Lahab e nella seconda al-Falaq, omettendo nel mezzo «Qul huwa Allāhu», sarà makrūh. Tuttavia, ciò è makrūh soltanto nelle preghiere farḍ, non in quelle nafl.
14. È makrūh recitare due sure in una sola rakʿa omettendo nel mezzo uno o più versetti. Anche questo è makrūh nelle preghiere farḍ, ma non in quelle nafl.
15. Se qualcuno non ricorda alcun versetto del Corano, per esempio perché si è convertito da poco all’Islam, ha appena iniziato a pregare e non ha ancora memorizzato alcuna sura o versetto coranico, dovrebbe impararne a memoria il più presto possibile. Nel frattempo, al posto della recitazione, reciterà «Subḥān Allāh», «al-ḥamdu li-llāh» e simili. Tuttavia, sarà peccatore se trascurerà di imparare a memoria le sure e i versetti del Corano.
Recitazioni masnūn nella preghiera
1. Durante il viaggio, dopo la sura al-Fātiḥa si può recitare qualsiasi sura; tuttavia, quando si è a casa e non si è in viaggio, è sunna che sia l’imam sia chi prega da solo recitino nella preghiera una quantità determinata di sure.
** Nelle preghiere del fajr e dello ẓuhr è sunna recitare una delle sure comprese tra la sura al-Ḥujurāt e la sura al-Burūj. Queste sure sono chiamate ṭiwāl al-mufaṣṣal (*****).
Nelle preghiere dellʿaṣr e dellʿishāʾ è masnūn recitare una delle sure comprese tra la sura al-Ṭāriq e la sura al-Bayyina. Queste sono chiamate awsaṭ al-mufaṣṣal (*******).
** Nella preghiera del maghrib è conforme alla Sunna recitare una delle sure comprese da Sura az-Zilzāl fino a Sura an-Nās. Queste sono chiamate «Qisār al-Mufaṣṣal». )(********)
2. Stabilire di propria iniziativa una sura specifica è contrario alla Legge islamica. Naturalmente, nelle preghiere in cui il Profeta (s) recitava più spesso determinate sure, è conforme alla Sunna recitare proprio quelle sure.
** Nella Sunna del fajr, il Profeta (s) recitava per lo più Sura al-Kāfirūn nella prima rakʿa e Sura al-Ikhlāṣ nella seconda rakʿa.
** Nella preghiera del witr, il Profeta (s) recitava Sura al-Aʿlā nella prima rakʿa, Sura al-Kāfirūn nella seconda rakʿa e Sura al-Ikhlāṣ nella terza rakʿa.
** Nella preghiera del fajr del venerdì egli recitava spesso Sura Alif Lām Mīm as-Sajda e Sura ad-Dahr.
3. Nella preghiera del venerdì il Profeta (s) recitava spesso Sura al-Aʿlā e Sura al-Ghāshiya, oppure Sura al-Jumuʿa e Sura al-Munāfiqūn.
Hazrat Ibn ʿAbbās (ra) dice che il Profeta (s) recitava (****) e (******) nella preghiera del fajr del venerdì, e nella preghiera del venerdì recitava Sura al-Jumuʿa e Sura al-Munāfiqūn.
4. Nella prima rakʿa della preghiera obbligatoria la recitazione dovrebbe essere più lunga che nella seconda rakʿa. Per questo il Profeta (s) recitava nella prima rakʿa sure più lunghe rispetto alla seconda rakʿa (Bukhari).
5. Nella preghiera del fajr è opportuno recitare più a lungo che nelle altre preghiere, perché in quel momento la mente è calma e concentrata. Inoltre, al mattino e alla sera si radunano gli angeli. La recitazione della prima rakʿa dovrebbe essere una volta e mezza quella della seconda rakʿa.
La prosternazione della recitazione
Nel Nobile Corano vi sono quattordici luoghi in cui, recitando o ascoltando, diventa obbligatoria una prosternazione. Che si ascolti dalla recitazione dell’imam durante la preghiera, che reciti personalmente qualcuno, che qualcuno reciti o ascolti al di fuori della preghiera, e che venga recitato o ascoltato l’intero versetto oppure soltanto il versetto della prosternazione insieme ai versetti precedenti e seguenti: in tutte queste situazioni la prosternazione della recitazione diventa obbligatoria. ****1
La disposizione sulla recitazione dietro l’imam
Durante la preghiera, la recitazione del fedele guidato dietro l’imam non è corretta. Recitare ad alta voce dietro l’imam è makruh tahrimi, poiché ostacola la recitazione dell’imam e il Profeta (s) lo ha vietato.
Una volta, dopo la preghiera del fajr, egli chiese ai Compagni: «Qualcuno di voi stava recitando dietro di me?»
Un Compagno rispose: «Sì, lo facevo.»
Egli disse: «Vi chiedo: perché litigate con me recitando il Corano?»
Recitare sottovoce dietro l’imam non è makruh, ma non è neppure necessario. Ciò perché, per tutti i fedeli che lo seguono, la recitazione dell’imam
***1 Per una descrizione dettagliata della prosternazione della recitazione, si veda il secondo volume di quest’opera.
è considerata la loro recitazione. Il venerabile Jabir ibn Abd Allah (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
Chi prega dietro un imam, la recitazione dell’imam è considerata la recitazione di chi lo segue.***1
La recitazione della sura al-Fatiha dietro l’imam
Quando l’imam recita ad alta voce, come nelle preghiere ad alta voce quali fajr, isha e maghrib, è makruh che chi lo segue reciti la sura al-Fatiha. Quando invece l’imam recita sottovoce, come in zuhr e asr, l’opinione più equilibrata è che sia mustahabb per chi lo segue recitare la sura al-Fatiha. Anche l’imam Muhammad (che Allah abbia misericordia di lui), per cautela, ha detto che è meglio per chi lo segue recitare la sura al-Fatiha. ****2 Come ha riportato l’autore di Hidaya:
(Arabo******************)
***1 [Le parole dell’hadith sono le seguenti: (Arabo************)
L’Imam Muhammad (r) ha narrato questi due hadith nel suo Muwatta attraverso due catene di trasmissione, ed entrambi i narratori sono estremamente affidabili. In una catena figura l’Imam Abu Hanifa (r), nell’altra Musa ibn Abi Aisha (r). L’Allama Ibn Hammam dice: «Questo hadith è sahih e conforme ai criteri di al-Bukhari e Muslim». L’Allama Ayni dice: «Questo hadith è sahih». Uno è Abu Hanifa — anche lui è proprio Abu Hanifa — e l’altro è Musa ibn Abi Aisha (r). Anche lui è una persona molto devota e una delle persone più affidabili. L’Imam al-Bukhari e Muslim hanno trasmesso hadith da lui.]
***2[Anche l’opinione dell’Imam Malik è che sia mustahabb per il ma’mum recitare la sura al-Fatiha nelle preghiere sirriyyah. L’Imam Shafi‘i e l’Imam Ahmad ibn Hanbal hanno dichiarato obbligatoria per il ma’mum la recitazione della sura al-Fatiha sia nelle preghiere sirriyyah sia in quelle jahriyyah. Anche l’opinione degli Ahl al-Hadith è la stessa.)]
Descrizione del sajda as-sahw
Sahw significa dimenticare. Se, per dimenticanza, durante la preghiera si aggiunge o si omette qualcosa, si verifica un errore o una mancanza; per correggerlo, diventa wajib eseguire due prostrazioni nell’ultima seduta della preghiera. Questo si chiama sajda as-sahw.
Modo di eseguire il sajda as-sahw
Nell’ultima seduta della preghiera, dopo l’Attahiyyat, si deve volgere il salam verso destra. Poi, dicendo «Allahu Akbar», si deve andare in sajda. Si eseguono due prostrazioni secondo le modalità delle altre prostrazioni della preghiera; quindi si recitano l’Attahiyyat, il durud e le altre formule, si volge il salam in entrambe le direzioni e si conclude la preghiera. Situazioni in cui il sajda as-sahw diventa wajib
1. Quando, per dimenticanza, si omette un atto wajib della preghiera, per esempio dimenticando di recitare la sura al-Fatiha oppure dimenticando di recitare una sura dopo la sura al-Fatiha.
2. Quando si ritarda l’esecuzione di un atto wajib, sia per dimenticanza sia perché ci si è fermati a pensare; per esempio, una persona, dopo aver recitato la sura al-Fatiha, rimane in silenzio e, dopo essere rimasta in silenzio per qualche momento, recita un’altra sura.
3. Se si ritarda l’adempimento di un farḍ o si compie un farḍ prima del momento previsto; per esempio, si ritarda il rukūʿ dopo la recitazione [qui per ritardo si intende un intervallo sufficiente a compiere una sajda o un rukūʿ], oppure si compie la sajda prima del rukūʿ.
4. Si compie ripetutamente uno stesso farḍ; per esempio, si eseguono due rukūʿ consecutivi.
5. Si modifica la forma di un wāǧib; per esempio, si recita ad alta voce durante una preghiera sirrī oppure a bassa voce durante una preghiera jahrī.
Questioni relative alla sajda del suḥū
1. Se si omette volontariamente o per dimenticanza uno dei farḍ della preghiera, la preghiera diventa invalida. Allo stesso modo, se si tralascia intenzionalmente un wāǧib, la preghiera diventa invalida. Anche compiendo la sajda del suḥū, la preghiera non sarà valida. Bisogna ripetere la preghiera.
2. Se si omette uno o più wāǧib, è sufficiente compiere due sajda una sola volta. Anche se si omettono tutti i wāǧib della preghiera, sono sufficienti due sajda; non è corretto compiere più di due sajda del suḥū.
3. Se, stando in piedi, per errore si recita l’Attaḥiyyāt prima della Sūra al-Fātiḥa, la sajda del suḥū non diventa wāǧib. Ciò perché prima della Fātiḥa si pronunciano la lode e la glorificazione di Allah, e nell’Attaḥiyyāt sono presenti la lode e la glorificazione. Tuttavia, se si recita l’Attaḥiyyāt dopo la recitazione, oppure nella seconda rakʿa prima o dopo la recitazione, la sajda del suḥū diventa wāǧib.
4. Se per errore si omette una qauma o non si esegue la jalsa tra le due sajda, diventa necessario compiere la sajda del suḥū.
5. Se qualcuno dimentica di compiere la prima seduta (qaʿda ūlā) e, invece di sedersi, si alza completamente in piedi, quando se ne ricorda non deve tornare a sedersi; deve piuttosto completare la preghiera ed eseguire il suǧūd as-sahw secondo le modalità prescritte. Se invece non si è alzato completamente e si trova vicino al suǧūd, si risiederà. In tal caso non sarà necessario il suǧūd as-sahw.
6. Se qualcuno, in una preghiera farḍ di due o quattro rakʿat, dimentica la seduta finale (qaʿda ākhira)***1 e, invece di sedersi, si alza in piedi, se se ne ricorda prima di compiere il suǧūd, si siederà, completerà la preghiera ed eseguirà il suǧūd as-sahw. In questo modo la preghiera farḍ sarà valida. Se se ne ricorda dopo aver compiuto il suǧūd, cioè che non ha eseguito la qaʿda ākhira, non si siederà più; aggiungerà invece una rakʿa e completerà quattro o due rakʿat. In questo caso non sarà necessario il suǧūd as-sahw. Queste rakʿat diventeranno nafl. La preghiera farḍ dovrà essere ripetuta. Se l’errore avviene nella preghiera farḍ del maghrib, allora si dovrà ripetere
***1 Si vedano all’inizio del libro i termini della giurisprudenza islamica.
Non eseguirà una quinta rakʿa. Completerà la preghiera sedendosi nella quarta rakʿa, perché la preghiera nafl non è dispari. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:
Le rakʿat della preghiera nafl si eseguono a due a due (ʿIlm al-fiqh).
7. Se si dimentica di recitare la Sura al-Fātiḥa, oppure si dimentica la duʿāʾ al-qunūt, oppure si dimentica di recitare at-Taḥiyyāt, oppure si dimenticano i takbīr aggiuntivi dellʿĪd al-Fiṭr o dellʿĪd al-Aḍḥā, il suǧūd as-sahw diventa obbligatorio.
8. Se, nelle preghiere ad alta voce del maghrib, dellʿishāʾ o del faǧr, l’imam recita per errore a bassa voce, il suǧūd as-sahw diventa obbligatorio.
9. Se all’imam sfugge uno degli atti obbligatori e il suǧūd as-sahw diventa obbligatorio, anche il muqtadī dovrà eseguire il suǧūd as-sahw. Se invece a un muqtadī sfugge uno degli atti obbligatori, il suǧūd as-sahw non diventa obbligatorio né per il muqtadī né per l’imam.
10. Se qualcuno dimentica di recitare una sura dopo la Sura al-Fātiha, oppure recita prima una sura e poi la Sura al-Fātiha, reciterà un’altra sura dopo la Sura al-Fātiha e dovrà assolutamente compiere il sajda al-sahw dopo la qaʿda finale.
11. Se qualcuno dimentica di recitare una sura nella prima o nelle prime due rakʿa della preghiera farḍ, la reciterà nelle rakʿa successive e completerà la preghiera compiendo il sajda al-sahw.
12. Se durante una preghiera sunna o nafl qualcuno dimentica di recitare una sura, il sajda al-sahw diventa obbligatorio.
13. Se, nell’ultima rakʿa di una preghiera farḍ di quattro rakʿa, qualcuno rimane seduto per il tempo necessario a recitare l’At-taḥiyyāt, poi dubita che quella sia la sua qaʿda ula e, invece di pronunciare il salām, si alza per la quinta rakʿa, se se ne accorge prima di compiere il sajda, si risiederà, completerà la preghiera, compirà il sajda al-sahw secondo la procedura prescritta e pronuncerà il salām. Se invece compie il sajda della quinta rakʿa, aggiungerà una sesta rakʿa e completerà la preghiera compiendo il sajda al-sahw. In tal caso la preghiera farḍ sarà valida, mentre le due rakʿa aggiuntive saranno considerate nafl.
14. Se, nelle ultime due rakʿa di una preghiera farḍ di quattro rakʿa, una persona che prega da sola o l’imam dimentica di recitare la Sura al-Fātiha, il sajda al-sahw non sarà obbligatorio. Tuttavia, se la dimentica durante una preghiera sunna o nafl, il sajda al-sahw sarà obbligatorio, poiché nelle ultime rakʿa della preghiera farḍ la recitazione della Fātiha non è obbligatoria. Nelle preghiere sunna e nafl, invece, la Sura al-Fātiha è obbligatoria in ogni rakʿa.
15. Se qualcuno, per errore, compie due rukūʿ in una rakʿa, oppure tre sajda in una rakʿa, oppure recita due volte la Sura al-Fātiha, il sajda al-sahw sarà obbligatorio, poiché la Sura al-Fātiha deve essere recitata una sola volta.
16. Se nella qaʿda ula, dopo l’At-taḥiyyāt, qualcuno inizia a recitare il ṣalāt sul Profeta e recita per una durata pari a «Allāhumma ṣalli ʿalā Muḥammad», oppure rimane seduto in silenzio per altrettanto tempo, il sajda al-sahw sarà obbligatorio.
17. Se un masbūq commette un errore mentre completa la parte restante della preghiera, dovrà compiere il sajda al-sahw nella seduta finale.
18. Se qualcuno compie due rakʿāt della preghiera farḍ di ẓuhr o di ʿaṣr, ma pensa di averne compiute quattro e conclude con il salām, poi si rende conto di averne compiute solo due, completerà le due rakʿāt rimanenti e compirà il sajda sahw.
19. Se durante la preghiera qualcuno dubita di aver compiuto tre o quattro rakʿāt, e questo dubbio si verifica per la prima volta accidentalmente, mentre di norma non gli capita, ripeterà la preghiera. Se invece gli capita spesso di avere un simile dubbio, agirà secondo ciò che ritiene più probabile. Se non prevale alcuna delle due possibilità, considererà il numero minore di rakʿāt. Per esempio, se durante la preghiera di ẓuhr dubita di aver compiuto tre o quattro rakʿāt e non propende chiaramente per nessuna delle due possibilità, considererà di aver compiuto tre rakʿāt, completerà la rakʿa rimanente e compirà il sajda sahw.
20. Se si omette una sunna o una pratica mustaḥabb della preghiera, non è necessario compiere il sajda sahw. Per esempio, se qualcuno dimentica di recitare il thanāʾ all’inizio della preghiera, oppure dimentica di recitare il tasbīḥ nel rukūʿ e nel sujūd, oppure dimentica la supplica nel chinarsi per il rukūʿ e nel rialzarsi, oppure dimentica il durūd sharīf e la supplica successiva, il sajda sahw non diventa obbligatorio.
21. Se durante la preghiera si commette un errore per il quale il sajda sahw è obbligatorio, ma si conclude la preghiera senza compierlo, e poi ci si ricorda di averlo omesso per dimenticanza, se il volto è ancora rivolto verso la qibla e non si è parlato con nessuno, si compirà immediatamente il sajda sahw e, dopo l’attahiyyāt e il durūd, si concluderà con il salām.
22. Se qualcuno, per errore, compie un solo sujūd in una rakʿa, non appena se ne ricorda — nella prima o nella seconda rakʿa, oppure in qualunque momento prima di recitare l’attahiyyāt nella seduta finale — dovrà compiere il sujūd mancante e poi il sajda sahw secondo la procedura prevista. Se si ricorda del sujūd dopo aver recitato l’attahiyyāt, compirà il sujūd, reciterà nuovamente l’attahiyyāt, quindi compirà il sajda sahw e completerà la preghiera secondo le modalità della seduta.
23. Durante il viaggio è obbligatorio accorciare la preghiera. Tuttavia, se qualcuno, per errore, non la accorcia e compie tutte e quattro le rakʿāt, in tal caso sarà obbligatorio compiere il sajda sahw nell’ultima rakʿa secondo la procedura prevista. In questo modo la preghiera sarà valida: le prime due rakʿāt saranno farḍ e le ultime due saranno nafl.
Descrizione dell’esecuzione delle preghiere qaḍāʾ
Se una preghiera farḍ o wājib non viene compiuta nel suo tempo stabilito e viene eseguita dopo la scadenza di tale tempo, ciò si chiama esecuzione qaḍāʾ. Se viene compiuta durante il tempo stabilito, si chiama adāʾ.
Norme sulle preghiere qaḍāʾ
1. Il recupero delle preghiere farḍ è farḍ, mentre il recupero delle preghiere wājib (witr) è wājib.
2. Anche il recupero della preghiera promessa per voto è wājib.
3. Dopo aver iniziato una preghiera nafl, essa diventa wājib. Se per qualche motivo la preghiera nafl si invalida o, dopo averla iniziata, si è costretti per qualche ragione a interromperla, il suo recupero diventa wājib.
4. Non è previsto il recupero delle sunnah mu’akkadah né delle preghiere nafl. Tuttavia, poiché la sunnah del fajr è molto importante e negli ḥadīth se ne sottolinea fortemente l’importanza, se vengono perdute sia la preghiera farḍ del fajr sia la sua sunnah, entrambe devono essere recuperate prima di mezzogiorno. Dopo mezzogiorno si deve recuperare soltanto la preghiera farḍ; non si deve recuperare la sunnah. Se invece la preghiera farḍ del fajr viene eseguita durante il suo tempo e rimane da pregare la sunnah, questa può essere pregata dal sorgere del sole fino a prima di mezzogiorno, ma non dopo che il sole ha superato lo zenit. Inoltre, se non si riesce a pregare un’altra sunnah o una preghiera nafl durante il suo tempo, il suo recupero non sarà wājib.
5. Se per qualche motivo non vengono pregate le quattro rakʿah di sunnah prima della preghiera farḍ del ẓuhr, possono essere pregate dopo la preghiera farḍ. Possono essere pregate sia prima sia dopo le due rakʿah di sunnah del ẓuhr che seguono la preghiera farḍ. Tuttavia, una volta terminato il tempo del ẓuhr, il loro recupero non sarà wājib.
Norme e indicazioni sulle preghiere qaḍāʾ
1. Lasciare che una preghiera diventi qaḍāʾ senza motivo né valida giustificazione è un grave peccato. Negli ḥadīth è stata menzionata una severa punizione per questo. Se tale errore è avvenuto per negligenza, si deve fare un pentimento sincero e prendere la ferma risoluzione di correggersi in futuro.
2. Se una preghiera viene persa a causa di una giustificata scusa o incapacità, non è corretto rimandarne il recupero; bisogna recuperarla il prima possibile. Ritardarla senza motivo è un peccato. Del resto, non vi è alcuna garanzia sulla durata della vita: potrebbe non presentarsi l’occasione, e in tale condizione l’uomo si presenterà davanti ad Allah senza aver potuto recuperare le preghiere, pur avendone avuto l’opportunità e avendole rimandate.
3. Se in una certa occasione le preghiere di più persone vengono perse—per esempio, quando durante un viaggio compiuto insieme non è stato possibile pregare entro il tempo stabilito, oppure quando, a causa di un incidente in un quartiere, tutti hanno perso la preghiera, o ancora quando alcuni si sono addormentati e tutti hanno perso la preghiera—in tal caso bisogna recuperarle in congregazione. Se si deve recuperare una preghiera silenziosa, nella preghiera congregazionale di recupero si deve recitare silenziosamente; se è una preghiera ad alta voce, si deve recitare ad alta voce. ****1
4. Se a qualcuno capita di perdere una preghiera, è meglio che la recuperi in segreto, a casa. Se ciò è avvenuto per negligenza, è peccato anche rendere pubblico tra la gente questo peccato. Anche se la preghiera è stata persa a causa di un’incapacità, è biasimevole e makruh renderlo noto agli altri. Anche qualora la si recuperi in moschea, non è corretto permettere che la gente lo sappia.
5. Non vi è un momento determinato per recuperare le preghiere perse. Non appena ci si ricorda e se ne ha l’opportunità, bisogna recuperarle. Tuttavia, se ci si ricorda durante i momenti proibiti, bisogna aspettare e recuperarle dopo che tale periodo è trascorso.
****1 [Una volta la carovana del Profeta (s.) viaggiò per tutta la notte e, verso la fine della notte, piantò le tende in un luogo. Poi tutti si addormentarono così profondamente che passò il tempo della preghiera dell’alba, e continuarono a dormire. Quando il giorno fu ormai sorto, il calore del sole li svegliò. Il Profeta (s.) ordinò immediatamente di fare l’adhān e celebrò la preghiera dell’alba in congregazione.]
6. Se si perdono contemporaneamente le preghiere di più momenti, non bisogna ritardarne il recupero. Bisogna recuperarle il più presto possibile. Se possibile, bisogna recuperarle tutte nello stesso momento di preghiera. Non è necessario recuperare la preghiera di mezzogiorno nel momento di mezzogiorno e quella pomeridiana nel momento pomeridiano; al contrario, è preferibile recuperarle tutte nello stesso momento.
7. Chi, per negligenza, non ha pregato per lungo tempo, trascorrendo così mesi e anni senza pregare, e poi Allah gli concede l’opportunità di pentirsi, sarà tenuto a recuperare tutte quelle preghiere. Se si pente, si può sperare che Allah gli perdoni il peccato di non aver pregato. Tuttavia, le preghiere che non sono state celebrate non saranno perdonate; perciò bisogna recuperarle tutte.
8. Se le preghiere di qualcuno sono rimaste da recuperare per diversi mesi o anni, egli dovrebbe fare una stima del loro numero e iniziare a recuperarle. In tal caso, il modo di recuperare le preghiere è il seguente: per il momento di preghiera che desidera recuperare, pronuncerà l’intenzione menzionando quel momento e dicendo: «Sto celebrando la prima» oppure «l’ultima preghiera di quel momento». Per esempio, se tra le preghiere da recuperare desidera recuperare quella dell’alba, dirà: «Sto celebrando la prima» oppure «l’ultima preghiera dell’alba». Continuerà in questo modo finché tutte le preghiere da recuperare non saranno state completate.
9. Se una preghiera diventa qaḍāʾ durante il viaggio e la si recupera quando si è residenti, la si deve eseguire in forma abbreviata. Analogamente, se diventa qaḍāʾ mentre si è residenti, la si deve eseguire per intero durante il viaggio.
10. Se è diventata qaḍāʾ soltanto la preghiera del witr e non ve ne sono altre da recuperare, non è corretto pregare il fajr senza prima recuperare il witr. Se, pur ricordandosi del witr da recuperare, si prega prima il fajr e poi il witr, dopo aver recuperato il witr si dovrà ripetere la preghiera del fajr.
11. Se un malato avrebbe potuto pregare a letto facendo i gesti indicati, ma alcune preghiere sono diventate qaḍāʾ, dovrebbe lasciare ai propri eredi l’istruzione di pagare la fidya per le preghiere qaḍāʾ con un terzo dei suoi beni. La fidya per una preghiera qaḍāʾ consiste in un seer e un quarto di grano oppure due seer e mezzo d’orzo. È sufficiente anche pagarne il valore.
12. Se un malato diventa così debole da non avere la forza di pregare neppure facendo i gesti indicati, oppure perde conoscenza, e in questo modo diventano qaḍāʾ sei preghiere, non sarà obbligatorio recuperarle tutte. Tuttavia, se riacquista conoscenza dopo cinque preghiere, dovrà recuperare tutte le preghiere.
13. Coloro che, per ragioni ingiustificate, hanno trascorso una parte della vita nella negligenza e hanno accumulato innumerevoli preghiere qaḍāʾ, se poi ricevono da Allah la possibilità di pentirsi, possono recuperare le preghiere perdute nel modo più semplice: invece di pregare, insieme alle preghiere obbligatorie delle cinque occasioni quotidiane, le sunnah e le nafl con l’intenzione di sunnah e nafl, continueranno a pregarle come qaḍāʾ delle preghiere obbligatorie perdute. Continueranno finché non avranno la forte convinzione di aver recuperato tutte le preghiere. È molto bene che una persona reciti le sunnah e le nafl insieme alle preghiere obbligatorie ordinarie delle cinque occasioni quotidiane, ma non deve trascurare il recupero delle preghiere perdute. Le preghiere perdute sono come un debito. È del tutto privo di senso non pensare a estinguere il debito e, nel frattempo, continuare a fare elemosine e opere caritatevoli. Tuttavia, se oltre a predisporre completamente il recupero delle preghiere obbligatorie perdute recita anche le sunnah e le nafl nelle cinque preghiere quotidiane, si può sperare che Allah l’Altissimo le accetti.
14. Non esiste una preghiera qaḍāʾ per la preghiera del venerdì. Se non si riesce a recitare la preghiera del venerdì, si devono recuperare quattro rakʿat della preghiera di ẓuhr.
15. Una persona partecipò alla preghiera dell’Eid insieme all’imam. Poi, per qualche ragione, la sua preghiera si invalidò. Ora non può più recuperare quella preghiera, perché non esiste una preghiera qaḍāʾ per l’Eid. Secondo gli Ahl al-Ḥadīth, la preghiera dell’Eid può essere recitata anche da soli. Se non si riesce a partecipare alla preghiera comunitaria nell’area dell’Eid, oppure un malato non può recarvisi, la si può recitare da soli. Non si può tuttavia recitarla da soli durante il suo orario, perché la preghiera dell’Eid richiede la preghiera comunitaria.
16. Se, per qualche ragione, non si riesce a recitare il primo giorno la preghiera dell’Eid al-Fiṭr o dell’Eid al-Aḍḥā, la preghiera dell’Eid al-Fiṭr può essere recuperata il giorno successivo, mentre quella dell’Eid al-Aḍḥā può essere recuperata fino al dodicesimo giorno.
Il sahib-e tartib e le sue preghiere da recuperare
Colui che, dopo aver raggiunto la pubertà, non ha mai tralasciato alcuna preghiera, oppure nella sua vita ne ha tralasciata una o due, consecutivamente o occasionalmente, o ancora, se inizialmente ne aveva tralasciate alcune, le ha poi recuperate e ora ne ha una, due o fino a cinque da recuperare, è chiamato, nella terminologia della sharīʿa, «sahib-e tartib». Nel recuperare le preghiere del sahib-e tartib è necessario osservare due aspetti.
Il primo è che, finché non avrà recuperato le preghiere perdute, non potrà compiere la preghiera del tempo successivo. Per esempio, se qualcuno ha da recuperare le preghiere del fajr, dello zuhr, dellʿasr, del maghrib e dellʿishāʾ, cioè le preghiere di un’intera giornata e notte, finché non avrà recuperato queste cinque preghiere non gli sarà valido compiere la preghiera del fajr del giorno seguente. Se la compie consapevolmente, essa non sarà valida; dopo aver recuperato le preghiere arretrate dovrà ripetere quella del fajr. Se però il sahib-e tartib non ricorda le preghiere da recuperare e compie la preghiera del tempo, non sarà necessario ripeterla. La stessa disposizione vale per il recupero della preghiera del witr come per le altre preghiere.
Il secondo aspetto è che le preghiere arretrate devono essere recuperate in ordine. Vale a dire: prima quella del fajr, poi quella dello zuhr, quindi quella dellʿasr, poi quella del maghrib e infine quella dellʿishāʾ. Se compie quella dello zuhr prima di quella del fajr, dopo aver recuperato il fajr dovrà recuperare nuovamente lo zuhr. Analogamente, se prima di recuperare lo zuhr compie lʿasr o il maghrib, dopo aver recuperato lo zuhr dovrà nuovamente compiere lʿasr e il maghrib.
Chi ha più di cinque preghiere da recuperare non è un sahib-e tartib. Nel recuperare le preghiere arretrate non è obbligato a rispettare l’ordine. Può recuperare, quando ne ha l’occasione, la preghiera arretrata del momento che desidera. È consentito compiere le preghiere del tempo prima di recuperare quelle arretrate. L’obbligo di rispettare l’ordine riguarda soltanto il sahib-e tartib.
La preghiera dell’incapace e del malato
1. Per quanto grave sia la malattia, si dovrebbe compiere la preghiera nel suo tempo, per quanto possibile. Anche se non si ha la forza di eseguire tutti gli arkān della preghiera, si dovrebbe compiere nel suo tempo eseguendo gli arkān che si è in grado di compiere, oppure eseguendoli con dei cenni. ***1
2. Si deve pregare in piedi per quanto possibile. Se non è possibile compiere l’intera preghiera in piedi, la si dovrà compiere in piedi finché si avrà la forza di rimanere in piedi. Anche se un incapace o un malato riesce ad alzarsi in piedi soltanto per pronunciare il takbīr tahrīma, dovrà pronunciarlo in piedi e poi completare la preghiera da seduto. Se si ha la forza di pregare in piedi, non è valido pregare da seduti.
3. Se qualcuno non è assolutamente in grado di pregare in piedi, oppure teme di cadere a causa della debolezza, o gli gira la testa stando in piedi, o prova una sofferenza insopportabile, oppure, pur stando in piedi, non ha la forza di eseguire il rukūʿ e il sujūd, in tutti questi casi pregherà seduto.
4. Se è possibile pregare seduti, ci si dovrà sedere nel modo prescritto dalla Sunna, come ci si siede durante la recitazione dell’At-tahiyyāt. Se non è possibile sedersi in questo modo, si pregherà seduti nel modo in cui si riesce a stare seduti. Se non è possibile eseguire il rukūʿ e il sujūd, li si compirà con un cenno.
5. Per eseguire il rukūʿ e il sujūd con un cenno, non è sufficiente farlo con gli occhi o con il viso. Si dovrà fare un cenno con la testa. Nel rukūʿ si abbasserà la testa un po’ meno, mentre nel sujūd la si abbasserà maggiormente.
6. Se non è possibile appoggiare la fronte a terra per eseguire il sujūd, sarà sufficiente farlo con un cenno. È makrūh eseguire il sujūd su un cuscino o su altro oggetto sollevato fino all’altezza della fronte.
*****1 [I dotti del Dīn hanno insistito a tal punto su questo che, se una donna incinta entra in travaglio quando giunge l’orario della preghiera e conserva coscienza e lucidità, dovrà affrettarsi a pregare in qualunque modo possibile, in piedi o seduta. Infatti, dopo la comparsa del sangue del nifās, la preghiera diventerà da recuperare, e ometterla pur avendo la forza di pregare è un grave peccato.]
7. Se non si ha neppure la forza di pregare, oppure ciò causa grande sofferenza, o si teme che la malattia peggiori, o che la benda sulla ferita si sciolga, si pregherà sdraiati. Il modo migliore di pregare sdraiati è stendersi sulla schiena con i piedi rivolti verso la qibla. Tuttavia, non si dovranno tenere le gambe distese, ma le ginocchia sollevate. Si dovrà sollevare leggermente la testa ponendo sotto di essa un cuscino o qualcosa di simile. Poi si eseguiranno il rukūʿ e il sujūd con un cenno. Se anche questo non è possibile, si dovrà mettere la testa verso nord, rivolgere il viso verso la qibla e pregare sul fianco destro. Se neppure questo è possibile, si pregherà nel modo in cui si è capaci.
8. Se le condizioni del malato sono tali da non permettergli di pregare neppure con un cenno, non pregherà. Quando starà meglio, recupererà le preghiere. Se tale condizione dura per più di cinque orari di preghiera, il loro recupero non sarà obbligatorio e quelle preghiere saranno perdonate. Analogamente, se a causa della debolezza si sta perdendo conoscenza e tale stato dura per sei orari di preghiera, il loro recupero non sarà obbligatorio. Allo stesso modo, se una persona sana perde improvvisamente conoscenza e rimane in tale stato per sei orari di preghiera, quelle preghiere le saranno perdonate.
9. Se durante la preghiera qualcuno si ammala improvvisamente e non riesce più a pregare in piedi, pregherà seduto; se non riesce seduto, pregherà sdraiato o con un cenno. In breve, completerà la preghiera nel modo in cui riesce.
10. Se, su una barca, una nave, un treno, un aereo o simili in movimento, è difficile pregare in piedi, si pregherà seduti. Tuttavia, se non vi è alcuna difficoltà a pregare in piedi, è preferibile pregare in piedi.
11. Se, quando era in buona salute, qualcuno ha trascurato alcune preghiere e poi si ammala, non dovrà aspettare di essere guarito per recuperarle. Dovrà recuperarle durante la malattia, in qualunque modo gli sia possibile.
12. Se il letto di un malato diventa impuro e procurarsi un letto puro è difficile, oppure non è possibile cambiarlo, sarà valido pregare sul letto impuro.
Spiegazione della preghiera abbreviata
La Sharīʿa ha concesso al viaggiatore la possibilità di abbreviare la preghiera durante il viaggio. In altre parole, delle preghiere che consistono di quattro rakʿāt ne pregherà soltanto due. Allah dice:
«Quando vi mettete in viaggio sulla terra, non è colpa vostra abbreviare la preghiera» (al-Nisāʾ: 101).
Il Profeta ha detto:
«Questa è una sadaqa che Allah vi ha concesso; accettate dunque questa sadaqa» (al-Bukhārī, Muslim, al-Tirmidhī e altri).
La norma della preghiera del qaṣr
Dopo essere uscito dal proprio villaggio o abitato, per il musāfir è obbligatorio pregare in forma qaṣr. Se recita la preghiera completa, commette peccato (ʿIlm al-Fiqh, vol. 2, p. 130; Durr al-Mukhtār e altri).
Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn ʿUmar (raḍiya Allāhu ʿanhu) disse: «Ho viaggiato insieme al Profeta (ṣallā Allāhu ʿalayhi wa sallam), ad Abū Bakr (raḍiya Allāhu ʿanhu), a ʿUmar (raḍiya Allāhu ʿanhu) e a ʿUthmān (raḍiya Allāhu ʿanhu). Non li ho mai visti recitare più di due rakʿāt nelle preghiere farḍ» (Bukhārī, Muslim). Il qaṣr si applica soltanto alle preghiere il cui farḍ è di quattro rakʿāt, come Ẓuhr, ʿAṣr e ʿIshāʾ. Nelle preghiere il cui farḍ è di due o tre rakʿāt non si può fare alcuna riduzione. Il Fajr deve essere recitato per intero, con due rakʿāt, e il Maghrib per intero, con tre rakʿāt.
La norma delle preghiere sunna e nafl durante il viaggio
Non è corretto tralasciare la sunna della preghiera del Fajr. È opportuno recitare anche la sunna del Maghrib; per quanto riguarda le sunna degli altri momenti di preghiera, si ha la facoltà di non recitarle. Tuttavia, finché il viaggio continua, è meglio recitare soltanto il farḍ e tralasciare le sunna. Se durante il viaggio ci si ferma in qualche luogo, le si reciteranno. Il Witr deve essere recitato per intero, perché è wājib. Non si applica il qaṣr alle preghiere sunna, nafl e Witr. Durante il viaggio si devono recitare lo stesso numero di rakʿāt che si recitano a casa.
La distanza per il qaṣr
Se qualcuno parte da casa per recarsi in un luogo che dista tre giorni di viaggio dalla sua casa o dal suo villaggio, per lui è obbligatorio fare il qaṣr. La distanza di tre giorni è approssimativamente di trentasei miglia. Se una persona viaggia a velocità moderata, camminando a piedi ogni giorno, non può percorrere più di trentasei miglia. Perciò, se qualcuno parte da casa con l’intenzione di compiere un viaggio di almeno trentasei miglia, dovrà pregare in forma qaṣr in ogni caso, sia che arrivi a destinazione a piedi in tre giorni, sia che vi giunga in poche ore con un mezzo di trasporto veloce. [La dettagliata spiegazione fornita da ʿAllāma Mawdūdī (raḥimahu Allāh) getta luce sulla verità di che cosa si intenda per viaggio secondo la Sharīʿa. Una persona mi aveva chiesto:
Quanto deve essere lungo il viaggio, calcolato in miglia inglesi, perché la preghiera del qaṣr diventi obbligatoria? In risposta, ʿAllāma Mawdūdī (raḥimahu Allāh) disse: «I faqīh hanno espresso opinioni diverse su questo argomento.»
Per la preghiera qasr è stata stabilita una distanza di viaggio minima di nove miglia e massima di quarantotto miglia. La ragione della divergenza è che dal Santo Profeta (s) non è stata trasmessa su questo argomento alcuna dichiarazione esplicita. In assenza di un testo esplicito (***) o di una dichiarazione, vi è spazio per divergenze tra le prove sulla cui base è stato effettuato l’istinbāṭ, cioè è stata formulata la norma della Sharīʿa. Questa è la posizione corretta: la norma del viaggio non deve necessariamente applicarsi al semplice superamento di una determinata soglia; il Legislatore non ha inteso stabilire una distanza di questo tipo per la preghiera qasr. Il Legislatore ha lasciato alla consuetudine generalmente vigente la definizione di ciò che si intende per viaggio, e ogni persona può facilmente comprendere quando si trova in viaggio e quando no. È vero che, quando usciamo dalla città per una gita in campagna o andiamo dalla campagna in città per fare acquisti e vendite, non avvertiamo mai di essere musāfir. Al contrario, quando dobbiamo realmente compiere un viaggio, percepiamo spontaneamente la condizione del viaggio. In base a questa percezione si può recitare la preghiera qasr oppure quella completa. Occorre comprendere molto bene che, nelle questioni della Sharīʿa, è affidabile il giudizio interiore di colui che intende attenersi alla Sharīʿa e non va in cerca di scuse (Rasā’il wa Masā’il, vol. 1, p. 167).
Luogo d’inizio della preghiera qasr
Dopo essere partito per il viaggio, il musāfir reciterà la preghiera completa finché resterà all’interno del proprio abitato. Una volta uscito dall’abitato o dal villaggio, reciterà la preghiera qasr. Se la stazione del villaggio si trova all’interno del suo abitato, non reciterà la qasr, ma la preghiera completa. Se invece si trova al di fuori, reciterà la qasr.
Durata della preghiera qasr
Il musāfir continuerà a recitare la qasr finché non farà ritorno al proprio watan aṣlī (consultare la definizione). Se intende soggiornare in un luogo per quindici giorni o più, quel luogo sarà considerato il suo watan iqāma (consultare la definizione). Nel watan iqāma dovrà recitare la preghiera completa, anche se, dopo aver avuto l’intenzione di restarvi quindici giorni, vi soggiornerà per un periodo più breve. Se invece intende rimanere in un luogo per meno di quindici giorni, ma per qualche motivo continua a restarvi bloccato, rimandando continuamente la partenza, reciterà comunque la qasr. Anche se, in questa situazione d’incertezza, trascorrono diversi mesi, quel luogo non sarà considerato il watan iqāma e lì dovrà continuare a recitare la qasr.
Varie questioni relative alla preghiera qasr
1. Se durante il viaggio qualcuno, per errore, recita quattro rakʿāt in modo tale da essersi seduto nella seconda rakʿa e aver recitato l’Attaḥiyyāt, compirà i sujūd as-sahw. In questo caso, due rakʿāt saranno farḍ e due rakʿāt nafl. La preghiera sarà valida. Se invece non si è seduto nella seconda rakʿa per recitare l’Attaḥiyyāt, tutte e quattro le rakʿāt saranno nafl. Dovrà ripetere la preghiera qasr.
2. Se durante il viaggio si intende soggiornare in diversi luoghi — per esempio cinque giorni in uno, dieci giorni in un altro, dodici giorni in un altro ancora — senza avere l’intenzione di restare quindici giorni in alcun luogo, si dovrà recitare la qasr per tutto il viaggio.
3. Se, dopo il matrimonio, una donna comincia a vivere stabilmente nella casa dei suoceri, il suo «watan asli» sarà allora il luogo in cui vivrà con suo marito. Se ora da lì va a visitare la casa dei suoi genitori e la distanza tra la casa dei suoceri e quella dei genitori è di 36 miglia, nella casa dei genitori dovrà recitare la preghiera abbreviata (qasr). Tuttavia, se si reca nella casa dei suoceri solo per alcuni giorni e intende risiedere stabilmente nella casa dei genitori, allora il luogo che era il suo «watan asli» prima del matrimonio resterà il suo watan asli.
4. Se una donna viaggia con suo marito, un dipendente con il suo padrone oppure un figlio con suo padre, cioè se il viaggiatore è una persona soggetta e obbediente a un’altra, allora la volontà o l’intenzione della persona soggetta non avrà valore. In tale situazione, anche se la donna, il dipendente o il figlio intendesse restare in un luogo per quindici giorni, non potrà diventare residente (muqim), se suo marito, il suo padrone o suo padre non ha intenzione di restarvi per quindici giorni.
5. Un residente può pregare dietro a un viaggiatore. È opportuno che l’imam viaggiatore lo annunci, affinché, quando l’imam recita due rakaʿat e conclude la preghiera con il saluto, il fedele residente che lo segue possa alzarsi e completare le due rakaʿat rimanenti.
6. È valido per il viaggiatore pregare dietro a un imam residente. In tal caso, seguendo l’imam, reciterà per intero le quattro rakaʿat obbligatorie e non farà l’abbreviazione (qasr).
7. Se qualcuno non ha stabilito nulla riguardo alla durata della propria permanenza in un luogo, oppure ha intenzione di restarvi per meno di quindici giorni, ma durante la preghiera decide di restarvi per più di quindici giorni, allora reciterà la preghiera per intero e non farà l’abbreviazione (qasr).
8. Le preghiere divenute arretrate durante il viaggio, una volta rientrato a casa, dovranno essere recuperate in forma abbreviata (qasr). Allo stesso modo, se alcune preghiere sono diventate arretrate mentre ci si trovava a casa e poi si è dovuti partire improvvisamente, durante il viaggio le preghiere da recuperare dovranno essere recitate per intero e non in forma abbreviata.
Riunire due preghiere durante il viaggio
Durante il viaggio per il pellegrinaggio, è sunna praticare il «jamʿ bayna ṣ-ṣalātayn», cioè riunire due preghiere appartenenti a due orari differenti. Il 9 di Dhu l-Hijja, nella pianura di Arafat, la preghiera di mezzogiorno (zuhr) e quella del pomeriggio (ʿaṣr) vengono recitate insieme nell’orario di zuhr. Si pronuncia una sola chiamata alla preghiera (adhan), mentre l’iqama viene pronunciata separatamente per ciascuna delle due preghiere; poiché la preghiera di ʿaṣr viene recitata prima dell’orario stabilito, l’iqama viene pronunciata separatamente per informare la gente.
Poi, dopo il tramonto del sole, i pellegrini si dirigono verso Muzdalifa. Una volta giunti a Muzdalifa, eseguono insieme le preghiere del maghrib e dell’isha. Se qualcuno esegue la preghiera del maghrib lungo la strada per Muzdalifa, essa non sarà valida e dovrà ripeterla.
Al di fuori del viaggio per l’hajj, non è lecito riunire due preghiere in nessun altro viaggio. È tuttavia lecito il «jamʿ sūrī» (si veda il termine). Per jamʿ sūrī si intende ritardare la prima preghiera fino alla fine del suo tempo ed eseguire la seconda all’inizio del suo tempo. In questo modo, esteriormente sembrerà che le due preghiere vengano eseguite insieme; in realtà, ciascuna delle due preghiere viene eseguita nel proprio tempo. [Secondo gli Ahl al-Hadith, è lecito riunire due preghiere in ogni viaggio. Non è lecito soltanto il jamʿ sūrī, ma anche il «jamʿ haqīqī». Per jamʿ haqīqī si intende eseguire insieme, nello stesso tempo, le preghiere di due tempi distinti. Vi sono due modi per farlo:
** Il primo consiste nell’eseguire insieme la prima preghiera nel suo tempo, prima che inizi il tempo della seconda. Per esempio, dopo il mezzogiorno, eseguire la preghiera dell’asr insieme a quella dello zuhr. Questo si chiama jamʿ taqdīm.
** Il secondo consiste nel ritardare la prima preghiera ed eseguire entrambe le preghiere nel tempo della seconda. Per esempio, ritardare la preghiera dello zuhr ed eseguire insieme zuhr e asr nel tempo dell’asr. Questo si chiama jamʿ taʾkhīr. Secondo gli Ahl al-Hadith, sono leciti tutti e tre: jamʿ sūrī, jamʿ taqdīm e jamʿ taʾkhīr. Il viaggiatore agirà secondo quello che gli è più agevole, in base alle necessità. Ciò può essere fatto sia durante il viaggio sia mentre si soggiorna in un luogo. Tutto questo è dimostrato da hadith autentici.
Hazrat Ibn ʿAbbas (che Allah sia compiaciuto di lui) riferì che, durante un viaggio, se il sole aveva già oltrepassato il meridiano mentre il Profeta (pace e benedizioni su di lui) si trovava ancora a casa, egli eseguiva prima insieme le preghiere dello zuhr e dell’asr, poi partiva. Se invece il sole non aveva ancora oltrepassato il meridiano mentre era a casa, iniziava il viaggio e, quando giungeva il tempo dell’asr, eseguiva insieme zuhr e asr. Analogamente, se prima della partenza il sole era già tramontato mentre si trovava ancora a casa, eseguiva insieme maghrib e isha, poi partiva. Se invece il sole non era ancora tramontato mentre era a casa, usciva e, quando giungeva il tempo dell’isha, scendeva dalla cavalcatura ed eseguiva insieme maghrib e isha. — (Musnad Ahmad).
Hazrat Muʿadh ibn Jabal (che Allah sia compiaciuto di lui), narrando un episodio di Tabuk, disse:
Durante la spedizione di Tabuk, quando il Profeta (pace e benedizioni su di lui) desiderava iniziare il viaggio prima che il sole oltrepassasse il meridiano, ritardava la preghiera dello zuhr ed eseguiva insieme quella dell’asr. Se invece partiva dopo che il sole aveva oltrepassato il meridiano, eseguiva zuhr nel suo tempo insieme alla preghiera dell’asr, quindi iniziava il viaggio. Se partiva prima del tramonto, ritardava la preghiera del maghrib ed eseguiva insieme quella dell’isha. Se partiva dopo il tramonto, univa la preghiera dell’isha a quella del maghrib. (Tirmidhi).]
Descrizione della preghiera del venerdì
Le virtù del venerdì
Presso Allah, il venerdì è il migliore e il più eccellente di tutti i giorni. In questo giorno si riuniscono sei qualità distintive che non si trovano negli altri giorni; per questo è chiamato jumʿa (grande adunanza). La prima qualità distintiva è che in questo giorno si raduna una grande assemblea di musulmani. Essi si riuniscono in un luogo centrale per ricordare Allah e compiere atti di adorazione, e una grande congregazione esegue la preghiera del venerdì. Per questo il Profeta (s) definì questo giorno la festa dei musulmani. 1 Nell’epoca dell’ignoranza gli Arabi chiamavano questo giorno «Yawm ʿArūba». Quando, nell’Islam, questo giorno fu stabilito come giorno dell’assemblea dei musulmani, gli fu dato il nome di «Jumʿa». Jumʿa è in realtà un termine islamico. Il sabato degli Ebrei era consacrato all’adorazione, perché in quel giorno Allah salvò i Figli d’Israele dalla schiavitù del Faraone. I Cristiani scelsero autonomamente la domenica per distinguersi dagli Ebrei. Tuttavia, né il profeta Gesù (a.s.) diede alcuna disposizione in tal senso, né ve n’è alcuna menzione nel Vangelo. La credenza dei Cristiani è che, dopo essere stato crocifisso, Gesù (a.s.) risorse dalla tomba e salì al cielo. Era domenica. In seguito, nell’anno 321 d.C., l’Impero romano stabilì ufficialmente, mediante un proclama governativo, che quel giorno fosse festivo. Per distinguere la comunità musulmana da queste due comunità, l’Islam scelse il venerdì per l’adorazione collettiva, escludendo quei due giorni. È su questa base che il venerdì viene chiamato il giorno della festa dei musulmani. Nel descrivere le altre cinque qualità o virtù, il Profeta (s) disse:
1 [Una volta, durante la predica del venerdì, il Profeta (s) disse: «O musulmani! Oggi è un giorno che Allah ha definito per voi come giorno di festa. Perciò, in questo giorno, fate il bagno; chi può procurarsi un profumo lo usi. In questo giorno dovete certamente usare il siwāk e pulirvi i denti e la bocca» (Muwatta, Ibn Māja).]
Il venerdì è il migliore e il più eccellente di tutti i giorni. Presso Allah, il suo rango è superiore a quello di tutti gli altri giorni. Anzi, la sua dignità è maggiore persino di quella dell’Eid al-Adha e dell’Eid al-Fitr. Questo giorno possiede cinque caratteristiche che non si trovano negli altri giorni. Esse sono:
1. In questo giorno Allah creò Adamo (a.s.).
2. In questo giorno Allah inviò il profeta Adamo (a.s.) sulla terra come Suo khalīfa.
3. In questo giorno egli morì.
4. In questo giorno vi è un momento particolare nel quale, qualunque cosa buona e pura il servo chieda ad Allah, Egli certamente gliela concede.
5. E proprio in questo giorno avrà luogo il Giorno del Giudizio. Non vi è nulla tra gli angeli vicini ad Allah, il cielo, la terra, l’aria, le colline, le montagne, i fiumi e i mari che non tema e non tremi a causa del venerdì (Ibn Mājah).
Il Profeta (s) disse inoltre:
Siamo giunti nel mondo per ultimi, ma nel Giorno del Giudizio entreremo per primi in Paradiso. Agli ebrei e ai nazarei furono date la Scrittura e la guida prima di noi, mentre a noi furono date dopo di loro. A tutti loro era stato imposto di onorare il venerdì, ma essi dissentirono riguardo ad esso, mentre Allah ci concesse la grazia di rimanere saldi in questo. Perciò tutti loro resteranno dietro di noi. Gli ebrei onorano il giorno seguente, il sabato, e i nazarei onorano il giorno dopo ancora, la domenica (al-Bukhārī, Muslim).
Il Profeta (s) iniziava a prepararsi per il venerdì già dal giovedì e diceva:
La notte del venerdì è una notte bianca e il giorno del venerdì è un giorno luminoso (Mishkāt).
L’Imam al-Ghazālī (r) dice: «Sono soltanto coloro che trascorrono il tempo aspettandolo a ricevere l’ispirazione e la benedizione del venerdì. Quanto sono sventurati i negligenti, che non sanno nemmeno quando sia arrivato il venerdì e chiedono alla gente: “Che giorno è oggi?”» (Iḥyāʾ ʿulūm al-dīn).
L’obbligatorietà della preghiera del venerdì
L’ingiunzione che rende obbligatorio il venerdì fu rivelata alla Mecca prima dell’Egira. Tuttavia, a causa delle condizioni avverse di quel luogo, per i musulmani non era possibile compiere il culto collettivamente. Perciò il Profeta (s) non poté metterla in pratica. Prima di lui, però, a coloro che erano emigrati e avevano raggiunto Medina, il Profeta (s) inviò per iscritto al loro capo, Hazrat Musʿab ibn ʿUmayr (r), le seguenti istruzioni:
(Arabo******************)
Il venerdì, quando il sole ha oltrepassato lo zenit, avvicinatevi ad Allah recitando la preghiera di due rakʿat. Ricevuto questo ordine, Musʿab ibn ʿUmair (che Allah sia soddisfatto di lui) celebrò la prima preghiera del venerdì a Medina con dodici uomini. (ad-Dāraquṭnī).
Ḥazrat Kaʿb ibn Māqil (che Allah sia soddisfatto di lui) e Ibn Sīrīn (che Allah sia soddisfatto di lui) dicono che, ancora prima, gli Anṣār di Medina si consultarono e decisero di riunirsi una volta alla settimana per compiere un atto collettivo di culto. A questo scopo scelsero il venerdì, escludendo il sabato degli ebrei e la domenica dei cristiani. La prima preghiera del venerdì a Medina fu quindi celebrata da Asʿad ibn Zurārah (che Allah sia soddisfatto di lui) nella regione di Bayāḍah, con 140 persone. (Musnad Aḥmad, Abū Dāwūd, Ibn Mājah).
Poi, quando il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) emigrò dalla Mecca a Medina, durante il viaggio si fermò in un luogo chiamato Qubāʾ. Il quinto giorno partì da lì verso Medina. Quando giunse presso i Banū Sālim ibn ʿAwf, entrò il tempo della preghiera del venerdì. Lì celebrò la prima preghiera del venerdì. (Ibn Hishām).
Norme, meriti e importanza della preghiera del venerdì
La preghiera del venerdì è un obbligo individuale. Il suo carattere obbligatorio è dimostrato in modo inequivocabile dal Corano, dagli ḥadīth e dal consenso della comunità. Inoltre, essa gode di grande considerazione in quanto simbolo dell’Islam. Chi nega il suo carattere obbligatorio è fuori dai confini dell’Islam. Chi la abbandona per negligenza diventa un fāsiq.
Il Corano dice: (Arabo*******************)
O credenti, quando il venerdì viene convocata la preghiera del venerdì, affrettatevi al ricordo di Allah e abbandonate ogni compravendita. Questo è meglio per voi, se agite con comprensione e consapevolezza.
Con l’espressione «ricordo di Allah» si intendono il sermone e la preghiera. «Correre» significa sforzarsi di raggiungere la moschea il più rapidamente possibile, nel pieno rispetto delle regole e con concentrazione. Il senso di questa straordinaria ingiunzione è che le altre preghiere possono essere compiute anche senza la preghiera congregazionale e, se il loro tempo è trascorso, possono essere recuperate. La preghiera del venerdì, invece, non è valida senza la preghiera congregazionale e, anche se il suo tempo è trascorso, non può essere recuperata. Perciò, dopo aver udito l’adhān, coloro ai quali ci si rivolge chiamandoli credenti non possono assolutamente dedicarsi ad alcuna compravendita né ad altra attività. In realtà, il beneficio eterno di stare in piedi e prosternarsi davanti ad Allah e di dedicarsi al Suo ricordo durante questo periodo è molte volte superiore ai benefici temporanei, instabili e mondani delle occupazioni terrene. A condizione, tuttavia, che l’uomo compia ciò con piena consapevolezza e sincera partecipazione interiore.
Il Nobile Profeta (s.) disse:
La preghiera del venerdì, insieme alla preghiera congregazionale, è obbligatoria per ogni musulmano. Ne sono esenti soltanto gli schiavi, le donne, i minorenni e i malati (Abū Dāwūd).
Chi crede in Allah e nell’Aldilà è tenuto a compiere la preghiera del venerdì. Se poi, per dedicarsi a giochi, divertimenti o attività commerciali, tratta questa preghiera con noncuranza, Allah distoglierà da lui il Suo volto, poiché Egli è Santo e indipendente da ogni bisogno (al-Dāraquṭnī).
Se qualcuno abbandona la preghiera del venerdì senza motivo, il suo nome sarà registrato come quello di un ipocrita in un libro che non potrà in alcun modo essere cancellato né modificato (Mishkāt).
Mi viene in mente di incaricare qualcun altro di guidare la preghiera al posto mio e di andare personalmente a dare fuoco alle case di coloro che, non venendo alla preghiera del venerdì, se ne stanno seduti nelle loro case (Muslim).
Ibn ʿUmar (r.a.) e Abū Hurayra (r.a.) dissero di aver udito il Profeta (s.), in piedi sul pulpito, pronunciare queste parole:
La gente dovrebbe astenersi dall’abbandonare la preghiera del venerdì; altrimenti Allah sigillerà i loro cuori, ed essi rimarranno immersi nell’indifferenza (Muslim).
Chi ascolta l’adhān della preghiera del venerdì, ma poi non vi partecipa; quindi ascolta anche il secondo adhān del venerdì, ma non vi partecipa, e continua così a non partecipare per tre venerdì consecutivi: sul suo cuore viene apposto un sigillo e il suo cuore viene trasformato nel cuore di un ipocrita (Ṭabarānī).
L’Allāma Sarakhsī dice:
La Jumuʿa è un obbligo secondo il Corano e la Sunna, e riguardo al suo carattere obbligatorio si è stabilito il consenso della comunità (al-Mabsūṭ, vol. 2, p. 22).
L’Allāma Ibn Hammām dice:
La Jumuʿa è un obbligo prescritto dal Corano e dalla Sunna. Vi è consenso della comunità sul fatto che chi la nega è un miscredente (Fatḥ al-Qadīr, vol. 1, p. 807).
Ibn ʿAbbās dice:
Chi, per negligenza, abbandona diversi venerdì consecutivi ha gettato l’Islam alle spalle (ʿIlm al-Fiqh).
Il Profeta, esortando alla Jumuʿa e descrivendone il merito, dice:
Chi si lava il venerdì, provvede completamente alla propria purificazione e pulizia, poi si applica olio e profumo, raggiunge la moschea all’inizio del tempo, quando il sole comincia a declinare, non separa due persone l’una dall’altra — cioè non commette l’errore di scavalcare le file passando sopra le spalle e le teste degli altri, né di sedersi tra due persone già sedute — ma si siede tranquillamente nel primo posto che trova e compie le preghiere sunnite e altre devozioni che Allah gli ha assegnato; poi, quando il khatib sale sul minbar, si siede in silenzio e ascolta la khutba: a una persona simile saranno perdonati tutti i peccati commessi tra il venerdì precedente e questo venerdì (Bukhari).
Hazrat Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: coloro che vengono alla preghiera del venerdì si dividono in tre categorie:
1. Un gruppo è composto da coloro che si dedicano a discorsi futili. La loro parte non consiste in altro che in tali discorsi futili.
2. La seconda categoria è costituita da coloro che vengono e cominciano a supplicare Allah. Se Allah vorrà, accoglierà la loro supplica; altrimenti non lo farà.
3. La terza categoria è costituita da coloro che vengono e si siedono in silenzio: non passano davanti agli altri musulmani scavalcandone le spalle e non arrecano dispiacere a nessuno. Per costoro, questa buona azione diventa un’espiazione per tutti i peccati commessi fino al venerdì successivo e nei tre giorni seguenti (Abu Dawud).
Come dice Allah:
Chi compie una buona azione ne riceve una ricompensa dieci volte maggiore.
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre:
Chi compie bene il bagno rituale il venerdì, si reca di buon mattino alla moschea a piedi, non a bordo di un mezzo, poi ascolta attentamente la khutba e durante la khutba non compie alcuna azione futile, riceverà, in ricompensa per ogni suo passo, il premio dell’adorazione di un anno: la preghiera di un anno e il digiuno di un anno (Tirmidhi).
Condizioni della preghiera del venerdì
La Sharia ha stabilito alcune condizioni affinché la preghiera del venerdì sia valida e obbligatoria. Se tali condizioni non sono presenti, la preghiera del venerdì non sarà obbligatoria. Queste condizioni sono di due tipi. Alcune devono essere presenti nella preghiera stessa; sono chiamate «condizioni dell’obbligatorietà». Altre devono essere presenti al di fuori della preghiera; sono chiamate «condizioni di validità».
Condizioni dell’obbligatorietà
Cinque condizioni perché la preghiera del venerdì sia obbligatoria.
1. Essere maschio. La preghiera del venerdì non è obbligatoria per le donne.
2. Essere libero. Non è obbligatoria per lo schiavo.
3. Aver raggiunto la pubertà ed essere dotato di intelletto. Non è obbligatoria per i minori e per i pazzi.
4. Essere residente. Non è obbligatoria per il viaggiatore.
5. Essere in buona salute. Non è obbligatoria per il malato e l’inabile. Per malato s’intende colui che non può raggiungere la moschea. Chi invece è in grado di camminare e di raggiungere la moschea è tenuto a compiere la preghiera del venerdì.
Gli inabili sono di due tipi. In primo luogo, coloro che hanno un’inabilità fisica, come il cieco, lo zoppo o l’anziano che non può camminare. In secondo luogo, coloro ai quali è sopraggiunto qualche impedimento dall’esterno, come una tempesta, la pioggia, il maltempo, la presenza di una belva feroce sulla strada o il timore di persone ostili.
Disposizione riguardo alla preghiera del venerdì quando non sussistono le condizioni dell’obbligatorietà
La preghiera del venerdì è obbligatoria per chi possiede le cinque condizioni sopra indicate. Tuttavia, se una persona non possiede tutte queste condizioni o ne è priva di alcune, e compie comunque la preghiera del venerdì, la sua preghiera sarà valida. In altre parole, dopo aver compiuto la preghiera del venerdì, non sarà necessario che compia anche la preghiera di Zuhr. Per esempio, se una donna si reca alla moschea e compie la preghiera del venerdì, oppure se la compie un viaggiatore o un inabile, la sua preghiera sarà valida e, dopo aver compiuto la preghiera del venerdì, non sarà necessario che compia la preghiera di Zuhr. Per esempio, una donna non avrà bisogno di recarsi alla moschea e compiere la preghiera del venerdì. Analogamente, se una donna si reca alla moschea e compie la preghiera del venerdì, oppure se la compie un viaggiatore o un inabile, la sua preghiera sarà valida e non dovrà compiere la preghiera di Zuhr.
Condizioni di validità (*****)
Perché la preghiera del venerdì sia valida, devono essere soddisfatte cinque condizioni. Se qualcuno compie la preghiera del venerdì senza soddisfare tali condizioni, dovrà compiere la preghiera di Zuhr. Le condizioni sono le seguenti:
1. Trovarsi in un centro abitato idoneo alla preghiera congregazionale (miṣr jāmiʿ).
2. Che sia entrato il tempo della preghiera di Zuhr.
3. Che sia pronunciata la khuṭba.
4. Che vi sia una congregazione.
5. Che la preghiera sia accessibile a tutti in generale.
Spiegazione delle condizioni
1. Misr jāmiʿ
La preghiera del venerdì non è valida nei boschi e nelle giungle, nei villaggi rurali o nei luoghi di soggiorno temporaneo.
Ḥaḍrat ʿAlī (che Allah si compiaccia di lui) disse:
La preghiera del Jumuʿa e le preghiere delle due feste non sono valide in alcun luogo diverso dal Misr jāmiʿ.
Per Misr jāmiʿ si intende una città o un grande abitato in cui vi siano abbastanza musulmani per i quali la preghiera del Jumuʿa sia obbligatoria, e che, se si riunissero in una moschea qualsiasi di quell’abitato, non vi troverebbero posto [generalmente, la definizione di Misr jāmiʿ riportata sopra è quella dei giuristi hanafiti. Ne sono state esposte anche molte altre definizioni, come:
1. È un misr il luogo in cui la popolazione ammonta a diecimila persone.
2. Oppure si definisce misr (città) il luogo in cui persone di tutte le professioni si guadagnano da vivere.
3. Il luogo che l’imam contemporaneo indica come misr e nel quale ordina di istituire il Jumuʿa è un misr.
4. Si definisce misr il luogo in cui vi sono mercati, strade e quartieri, e dove vi è un amministratore capace di far ottenere agli oppressi i loro diritti dalle mani degli oppressori, nonché un sapiente presso il quale la gente si reca per apprendere le questioni giuridiche.
Oltre a queste, i giuristi hanno riportato molte altre definizioni. Da ciò si comprende che non esiste una definizione chiara e precisa del misr jāmiʿ sulla cui base si possa stabilire con certezza che la preghiera del Jumuʿa si possa celebrare soltanto in città e non nei villaggi. In realtà, i giuristi hanno dato importanza allo scopo essenziale della condizione del misr jāmiʿ e hanno cercato, ciascuno secondo la propria prospettiva, di renderlo il più chiaro possibile. A questo proposito hanno prestato particolare attenzione a due aspetti. Il primo è che, poiché la preghiera del Jumuʿa è un farḍ di grande importanza, per il quale è stata data una forte esortazione, il maggior numero possibile di musulmani si riunisca per compierla e nessuno sia privato, per quanto possibile, della benedizione di questo grande farḍ. Il secondo è che la preghiera del Jumuʿa non venga celebrata da gruppi di persone dispersi e separati. Al contrario, deve essere celebrata in un luogo centrale dove possa riunirsi una grande assemblea di musulmani. L’Allama Mawdudi, analizzando il misr jāmiʿ, afferma:
Per quanto ho riflettuto sulle disposizioni della Sharia, mi sembra che il loro scopo sia questo: celebrare la preghiera del Jumuʿa separatamente, in piccoli gruppi distinti e dispersi, non realizza lo scopo del Jumuʿa. Per questo il Legislatore della Sharia ha ordinato che il Jumuʿa venga celebrato nel misr jāmiʿ. L’espressione misr jāmiʿ indica di per sé un insediamento che riunisce piccoli gruppi, cioè dove gli abitanti di molti piccoli insediamenti si riuniscono per celebrare la preghiera del Jumuʿa. A questo scopo, il numero di botteghe, mercati e insediamenti, o altri elementi simili, non influisce sulla centralità del misr. Né tali elementi hanno un rapporto diretto con la congregazione del Jumuʿa e con il misr, tale che per la validità della preghiera del Jumuʿa siano necessari un mercato e numerose botteghe. È sufficiente un insediamento dotato di una posizione centrale, affinché i musulmani dei dintorni possano riunirvisi. Se si tratta di una grande città che possiede una posizione centrale sotto il profilo della civiltà, tanto meglio. Altrimenti, l’imam contemporaneo designerà come misr jāmiʿ l’insediamento che riterrà appropriato e ordinerà agli abitanti dei dintorni di riunirvisi. L’Allama Ibn Hummam afferma: (in arabo****************)
In altre parole, se l’imam proclama un luogo come mesr e ordina alla gente di istituirvi la preghiera del venerdì, allora in quel luogo la preghiera sarà valida. Se invece gli abitanti di un luogo vietano di istituirvi la preghiera del venerdì, non sarà opportuno istituirvela. (Fath al-Qadir, vol. 1, p. 409). Tuttavia, se non vi è un imam, la preghiera del venerdì può essere istituita sulla base dell’opinione dei musulmani, e sulla base della loro decisione può essere nominato un qadi. Allo stesso modo, in base alla loro decisione, può essere nominato un sostituto dell’imam, che potrà proclamare qualunque villaggio «mesre jame’».
Quindi, nel presentare una proposta giusta e pratica, egli dice:
In tal modo, anche i musulmani nomadi potranno adempiere la preghiera del venerdì secondo il metodo corretto della Sharia. Il metodo consiste nel dividere le zone rurali in piccoli distretti, la cui distanza, tenendo conto delle condizioni locali, varierà da quattro o cinque miglia fino a otto o nove miglia. Tra questi distretti si dovrà proclamare mesre jame’ un luogo centrale, con il consenso degli abitanti musulmani. Poi si dovranno dichiarare dipendenti dal mesr i villaggi circostanti, e gli abitanti musulmani di quei luoghi vi si recheranno per adempiere la preghiera del venerdì. Questa organizzazione non sarà soltanto valida alla luce degli hadith autentici, ma non sarà neppure contraria alle analisi e alle deduzioni dei giuristi hanafiti. I giuristi hanno fornito diverse definizioni dei villaggi o delle zone rurali dipendenti dal mesr: alcuni hanno fissato a nove miglia la distanza delle abitazioni dipendenti dal mesr, altri a due miglia e altri ancora a sei miglia. Altri affermano che è considerato dipendente dal mesr il luogo dal quale si può recarsi al mesr per adempiere la preghiera del venerdì e tornare a casa prima che sopraggiunga la notte. L’autore del «Bada’i» ha preferito proprio quest’ultima definizione. Anche negli hadith se ne trova conferma. Nel Tirmidhi è riportato da Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui): (in arabo*************)
In altre parole, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: la preghiera del venerdì è obbligatoria per colui che, dopo averla adempiuta, può raggiungere casa prima che sopraggiunga la notte.
Altrove Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: (in arabo***************)
In altre parole, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: ascoltate, se qualcuno tra voi si allontana per una o due miglia con il gregge di capre in cerca di pascolo, ma quando giunge il venerdì non ritorna qui — lo disse tre volte — allora sul cuore di una simile persona sarà apposto un sigillo.
Da questi hadith e dalle analisi dei giuristi si comprende che sono dipendenti dal mesr i luoghi situati a sei o sette miglia, o a una distanza analoga, i cui abitanti possano tornare a casa prima di sera dopo aver adempiuto la preghiera. Per coloro che abitano entro tale distanza, siano essi residenti permanenti delle zone rurali oppure nomadi, è obbligatorio recarsi al mesr per partecipare alla preghiera congregazionale del venerdì. Ibn al-Humam dice nel Fath al-Qadir:
La preghiera del venerdì nei villaggi rurali
Non è valida la preghiera del venerdì celebrata separatamente, qua e là, ignorando le condizioni del misr jāmiʿ, in ogni piccolo villaggio e in ogni insediamento rurale, grande o piccolo. ***1 Al contrario, è obbligatorio per i musulmani stabilire insieme, dopo essersi consultati, un luogo centrale per la preghiera del venerdì; i musulmani dei dintorni vi si riuniranno e celebreranno la preghiera del venerdì.
L’allāma Ibn al-Hammām dice nel Fatḥ al-Qadīr: (arabo************)
Chiunque viva in un luogo sottoposto al misr, quale che sia, è tenuto alla preghiera del venerdì come gli abitanti del misr. Deve recarsi al misr e celebrare la preghiera del venerdì (Fatḥ al-Qadīr, primo volume, p. 411).
Anche coloro che abitano alla periferia della città sono tenuti alla preghiera del venerdì come gli abitanti della città. È loro obbligatorio recarvisi e celebrare la preghiera del venerdì (Fatḥ al-Qadīr, primo volume, p. 411).
Per periferia della città si intendono tutti gli insediamenti circostanti dai quali chi partecipa alla preghiera del venerdì può tornare a casa, dopo la preghiera, prima di sera.
***1 Secondo gli Ahl al-Hadīth, non è condizione per la preghiera del venerdì che essa si tenga in una città o in un grande insediamento. Ovunque si riuniscano alcune persone per la preghiera comunitaria, là la preghiera del venerdì diventa obbligatoria. La loro prova è che Ḥazrat Abū Hurayra (ra) chiese per lettera a Ḥazrat ʿUmar (ra), da Baḥrayn, se fosse possibile celebrare la preghiera del venerdì in Baḥrayn. L’Amīr al-Muʾminīn rispose )(************) “Celebrate la preghiera del venerdì ovunque vi troviate” (Ibn Khuzayma). L’allāma Ibn Ḥazm dice che la prova più importante della validità della preghiera del venerdì nei villaggi è questa: quando il Profeta (s) giunse a Medina, costruì moschee nei piccoli insediamenti di Medina, separati l’uno dall’altro come piccoli villaggi, e celebrò la preghiera del venerdì in quegli insediamenti. Essi non erano né grandi villaggi né città. (Islāmī Taʿlīm, ʿAwn al-Maʿbūd—commento di Abū Dāwūd, cfr.)
Il Profeta (s) disse—
La preghiera del venerdì è obbligatoria per chi può raggiungere la propria famiglia prima di sera (Tirmidhī).
Ḥaḍrat ʿĀʾisha (ra) riferisce:
Le persone venivano dalle loro abitazioni e dai dintorni di Medina per la preghiera del venerdì. I loro corpi si ricoprivano di polvere e sabbia e sudavano copiosamente. Un giorno il Profeta (s) si trovava presso di me e uno di loro si presentò al cospetto del Profeta. Egli disse: «Quanto sarebbe stato meglio se oggi foste venuti dopo aver fatto il bagno rituale!» (Bukhārī).
2. Il tempo della preghiera di Ẓuhr
Non è lecito eseguire la preghiera del venerdì prima o dopo il tempo della preghiera di Ẓuhr. Se, durante la preghiera del venerdì, il tempo di Ẓuhr sta per terminare, la preghiera diventa invalida, anche se si è rimasti seduti nell’ultima posizione per il tempo necessario a recitare l’Attaḥiyyāt. Ciò perché la preghiera del venerdì non può essere recuperata.
3. La khuṭba
È inoltre necessario pronunciare la khuṭba, durante il tempo prescritto, prima della preghiera del venerdì. Se la khuṭba viene pronunciata prima dell’inizio del tempo prescritto, la preghiera non è valida. Analogamente, la preghiera non è valida se la khuṭba viene pronunciata dopo la preghiera.
4. La preghiera in congregazione
Dal momento in cui inizia la khuṭba fino alla fine della preghiera, oltre all’imam devono essere presenti almeno altre tre persone capaci di guidare la preghiera. Se si tratta di donne o di ragazzi non ancora puberi, la preghiera non è valida.
5. Iẕn-i ʿām (accesso libero per tutti)
In altre parole, la preghiera può essere celebrata annunciandola in un luogo pubblico, dove tutti abbiano accesso e il permesso illimitato di pregare, senza che a nessuno siano imposti ostacoli o divieti di alcun genere. Se la preghiera del venerdì viene celebrata in un luogo in cui l’ingresso è vietato alla gente comune, vale a dire a porte chiuse, essa non sarà valida. Analogamente, non sarà lecito celebrare la preghiera del venerdì nella residenza o nel bungalow di un zamindar o di un alto funzionario, se l’ingresso della gente comune è vietato.
La condizione di un governante musulmano per la preghiera del venerdì
Nei libri di fiqh è stata stabilita la condizione della presenza di un governante per la preghiera del venerdì. ***1 Ciò significa che il governante musulmano, personalmente o tramite il suo rappresentante, deve istituire la preghiera del venerdì. Lo scopo di questa condizione è che tra i doveri essenziali dei governanti musulmani vi è quello di predisporre l’istituzione della preghiera del venerdì e di provvedere alla supervisione di questa grande assemblea, affinché siano mantenuti la pace e l’ordine e non si verifichi alcun disordine. Ora, nei luoghi in cui vi è un governante non musulmano, la preghiera del venerdì non cessa di essere dovuta ai musulmani per il fatto che questa condizione non è presente. Al contrario, diventa loro dovere riunirsi e celebrare insieme la preghiera del venerdì. I giuristi hanno compreso l’importanza di questa condizione in questo modo. In seguito hanno emesso una fatwa chiara: là dove vi sia un governante non musulmano, i musulmani devono organizzare la preghiera del venerdì per propria iniziativa. Nel celebre libro di fiqh Shami si legge:
(in arabo****************)
Nei paesi governati da miscredenti, è valido che i musulmani organizzino autonomamente la preghiera del venerdì e quella delle due festività. Là, colui che sarà nominato qadi di comune accordo tra i musulmani sarà il qadi; e sarà suo dovere reclamare un governante musulmano e battersi per questo.
***1 Nella Hidaya si legge: (in arabo****************)
In altre parole, l’istituzione della preghiera del venerdì non è lecita se non sotto un governante o tramite il rappresentante di un governante.
Maulana Abd al-Hayy Firangi Mahalli lo ha affermato con parole tanto chiare: nei Paesi in cui il potere è nelle mani di governanti non musulmani, la preghiera del venerdì è obbligatoria anche per i musulmani che vi abitano. Dopo il dominio moghul, quando in India si instaurò il dominio inglese, sorse la questione se in quel luogo fosse lecito celebrare la preghiera del venerdì. Alcune persone dalla mentalità rigida ritennero che, poiché per la preghiera del venerdì è condizione che vi sia un governo musulmano, in India fosse preferibile non celebrarla. Ma Maulana Abd al-Hayy dichiarò senza ambiguità che la preghiera del venerdì è obbligatoria per i musulmani anche in assenza di un governante musulmano.
(Arabo******************)
Non vi è alcun dubbio che in India, dove si è affermata la predominanza dei cristiani ed essi hanno nominato governanti miscredenti, la preghiera del venerdì è obbligatoria e la sua celebrazione è lecita sulla base del consenso reciproco dei musulmani; chi emetterà una fatwa per abolire la preghiera del venerdì sarà egli stesso traviato e travierà anche gli altri (Tafhimat, vol. 2, p. 410, Allama Maududi, che Dio abbia misericordia di lui).
Le sunnah della preghiera del venerdì
Le sunnah della preghiera del venerdì sono otto rakʿah, tutte sunnah muʾakkadah. Prima del farḍ, quattro rakʿah con un solo salām, e dopo il farḍ, quattro rakʿah con un solo salām. Questa è l’opinione dell’Imam Abū Ḥanīfa, che Dio abbia misericordia di lui.
I due discepoli dell’Imam, che Dio abbia misericordia di lui, affermano che le sunnah della preghiera del venerdì sono dieci rakʿah: quattro rakʿah prima del farḍ e sei dopo. Le quattro rakʿah si eseguono con un solo salām, mentre le successive due rakʿah con un solo salām.
Norme e adab della preghiera del venerdì
1. Il venerdì è sunnah provvedere alla purificazione e alla pulizia, tagliare i capelli e le unghie, indossare, per quanto possibile, abiti belli, profumarsi e recarsi per primi nella moschea congregazionale.
Il Profeta (s) disse:
Chi si farà il bagno il venerdì, indosserà bei vestiti, si profumerà se ne avrà l’occasione, verrà alla preghiera del jumuʿa, non passerà scavalcando il collo della gente, poi compirà la preghiera che Allah gli avrà destinato, rimarrà in silenzio dall’arrivo dell’imam fino alla fine della preghiera, vedrà perdonati tutti i suoi peccati commessi tra il jumuʿa precedente e quello attuale (ʿIlm al-Fiqh, vol. 2).
2. Se, nonostante le disposizioni adottate, per dimenticanza o per qualsiasi altro motivo non si riesce a compiere il jumuʿa, si devono compiere le quattro rakʿat obbligatorie dello zuhr e si dovrebbe fare anche della carità. Allo stesso modo, se non si riesce a compiere la preghiera del jumuʿa perché si sta assistendo un malato, a causa di una tempesta o per timore del nemico, si deve compiere lo zuhr.
3. È preferibile che colui che pronuncia la khutba conduca anche la preghiera. Tuttavia, se per qualche motivo la preghiera viene condotta da un’altra persona, essa sarà comunque valida (Durr al-Mukhtar).
Tuttavia, la preghiera del jumuʿa deve essere condotta da chi ha ascoltato la khutba. Se la preghiera viene condotta da una persona che non ha ascoltato la khutba, essa non sarà valida.
4. È preferibile che tutti gli abitanti della località si riuniscano nella stessa moschea jamiʿ per compiere la preghiera del jumuʿa. Tuttavia, in una città è lecito compierla in diverse moschee (Bahr al-Raʾiq).
5. In una città o in una località in cui si tiene la preghiera del jumuʿa, è haram compiere la preghiera dello zuhr prima della preghiera del jumuʿa (ʿIlm al-Fiqh).
6. I malati e le persone incapaci, per i quali la preghiera del jumuʿa non è wajib, devono compiere separatamente la preghiera dello zuhr il venerdì. Per tali persone, compiere in congregazione la preghiera dello zuhr il venerdì è makruh tahrimi (Durr al-Mukhtar).
7. La preghiera del venerdì dovrebbe essere più lunga del khutba.
Il fatto che la preghiera del venerdì sia lunga e il khutba breve dimostra che il khatib possiede una profonda conoscenza della religione e lungimiranza (Muslim).
8. Anche se un masbuq si unisce alla congregazione durante l’ultima seduta, oppure partecipa al tashahhud dopo la prosternazione per errore, la sua preghiera del venerdì sarà comunque valida. Dopo che l’imam avrà pronunciato il salam, egli si alzerà e compirà due rakʿat.
9. I preparativi per il venerdì dovrebbero iniziare già dal giovedì. Il Profeta iniziava i preparativi già dal giovedì (Mishkat).
10. Nel giorno del venerdì si dovrebbe dedicare maggiore attenzione al dhikr, al tasbih, alla recitazione del Corano, alla supplica, all’istighfar, alle elemosine e alla carità, all’assistenza ai malati, alla partecipazione ai funerali, alla visita dei cimiteri e alle altre opere buone. Abu Sa’id al-Khudri riferisce che il Profeta disse: «Vi sono cinque opere buone tali che, se qualcuno le compie in un solo giorno, Allah lo farà entrare in Paradiso».
1 – Assistere e prendersi cura di un malato
2 – Partecipare a un funerale
3 – Digiunare
4 – Eseguire la preghiera del venerdì
5 – Liberare uno schiavo
È riportata anche un’altra narrazione di Abu Saʿīd al-Khudrī (ra), secondo cui il Profeta (s) disse:
Chi recita la sura al-Kahf il venerdì avrà una luce splendente fino al venerdì successivo (al-Nasāʾī).
Abū Hurayra (ra) riferisce che il Profeta (s) disse: chi recita la sura al-Dukhān nella notte del venerdì avrà settantamila angeli che imploreranno il perdono per lui, e i suoi peccati saranno perdonati (al-Tirmidhī).
Inoltre, il Profeta (s) disse:
Il venerdì vi è un momento in cui qualunque supplica il servo rivolga viene accolta (al-Bukhārī).
Riguardo a quando sia questo momento, gli studiosi hanno espresso diverse opinioni; due di esse sono considerate le più autentiche. La prima va da quando l’imam sale sul minbar per il sermone fino alla conclusione della preghiera. La seconda riguarda gli ultimi momenti del venerdì, quando il sole sta tramontando. È opportuno dedicarsi alla supplica in entrambi questi momenti.
11. È mustahabb recarsi in moschea molto prima della preghiera del Jumuʿa. Il Profeta (s) disse:
Come una persona fa il bagno per purificarsi, così chi, nel giorno del Jumuʿa, si lava accuratamente e arriva in moschea nella prima parte del tempo, è come se avesse sacrificato un cammello. Poi, chi arriva dopo di lui è come se avesse sacrificato un cammello; poi, chi arriva dopo di lui è come se avesse sacrificato un montone cornuto. Quando poi il khatib esce per pronunciare la khutba, gli angeli lasciano le porte, chiudono il registro delle presenze e si siedono all’interno della moschea per ascoltare la khutba e compiere la preghiera (Bukhari, Muslim).
12. È sunnah recitare la sura (****) e la sura (****) nella preghiera del fajr del giorno del Jumuʿa.
13. È sunnah recitare nella preghiera del Jumuʿa la sura (***) e la sura (****), oppure la sura (***) e la sura (***).
14. In moschea si dovrebbe sedere nel primo posto disponibile; è makruh scavalcare la testa e il collo di qualcuno. Ciò causa disagio alle persone, fisicamente e psicologicamente, e ne compromette anche la concentrazione. Hazrat ʿAbdullah ibn ʿAbbas (ra) riferisce che il Profeta (s) disse: «Chi, per non arrecare alcun disagio ai propri fratelli musulmani, lascia la prima fila e si mette nella seconda, riceverà da Allah una ricompensa doppia rispetto a quella degli uomini della prima fila» (Tabarani).
15. È mustahabb recitare abbondantemente il salat sul Profeta (s) nel giorno del Jumuʿa. Il Profeta (s) disse:
Tra i vostri giorni, il giorno migliore è il Jumuʿa: in questo giorno fu creato Adamo (a) e in questo stesso giorno morì. In questo giorno avrà luogo la Qiyama. Perciò, in questo giorno, recitate abbondantemente il salat su di me, poiché il vostro salat e il vostro salam mi vengono presentati. I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah! Il tuo corpo non si decomporrà forse fino a dissolversi?». Il Profeta (s) disse: «Allah ha proibito alla terra di consumare i corpi dei profeti» (Abu Dawud).
Norme e adab della khutba
1. Il khatib pronuncerà due khutba. Nel primo khutba insegnerà agli ascoltatori i precetti della religione e il modo di metterli in pratica. [Questo scopo fondamentale del khutba può essere raggiunto soltanto quando il khatib si rivolgerà agli ascoltatori nella loro lingua, affinché possano comprendere. Tuttavia, tra i faqih esistono divergenze riguardo alla possibilità di pronunciare il khutba in una lingua diversa dall’arabo.
In realtà, il primo khutba viene pronunciato per impartire esortazioni e ammonimenti, spiegare l’essenza della religione e istruire le persone; pertanto può essere pronunciato anche in lingue diverse dall’arabo. Il secondo khutba, invece, dovrebbe essere pronunciato in arabo. Inoltre, quando si tiene una conferenza internazionale dei musulmani, entrambi i khutba dovrebbero essere pronunciati in arabo. Esponendo la propria opinione su questo argomento, Allama Maududi (r) afferma:
«Dovrebbe essere così: una parte del khutba, cioè la seconda parte, deve essere necessariamente in arabo. Questa parte sarà riservata alla lode e alla glorificazione di Allah l’Altissimo, alla salat e al salam sul Messaggero di Allah (s), sui suoi Compagni, sulla famiglia e sulla discendenza, nonché alla recitazione di versetti del Corano. Poi la seconda parte, cioè il primo khutba, dovrebbe contenere esortazioni, ammonimenti e insegnamenti islamici conformi alle esigenze dell’epoca, espressi in una lingua che tutti gli ascoltatori, o almeno la maggior parte di essi, possano comprendere. A questo scopo si dovrebbe usare soprattutto una lingua che abbia, presso i musulmani, una posizione internazionale o almeno regionale. Per esempio, in India (l’India britannica), invece della lingua regionale o del dialetto locale, il khutba dovrebbe essere pronunciato in urdu, perché l’urdu è compreso dagli abitanti di quasi tutte le province. Tuttavia, nelle località remote dove la gente non comprende l’urdu, il khutba può essere pronunciato nella lingua locale. Ma dove si tiene una conferenza internazionale dei musulmani, non si dovrebbe pronunciare il khutba in alcuna lingua diversa dall’arabo» (Tafhīmāt, vol. 2, p. 342). Nel secondo khutba reciterà alcuni versetti del Corano, reciterà il durood sul Profeta e pregherà per gli Ashab del Messaggero (s) e per i musulmani in generale.
2. È responsabilità del khatib preparare per ogni venerdì un sermone adeguato al tempo e alle circostanze, e consigliare, alla luce del Corano e della Sunna, riguardo alla situazione del Paese e della millat e ai problemi che la nazione musulmana si trova ad affrontare. Deve ispirare a risolvere tutti i problemi secondo la prospettiva della religione e incoraggiare ad adottare i mezzi necessari a tale scopo. Deve ricordare ai musulmani le loro responsabilità e i loro doveri religiosi e suscitare in loro sollecitudine per la religione e la millat. È lecito leggere e far ascoltare un khutba già preparato tratto da un libro, così come è lecito, come forma di tabarruk, leggere e far ascoltare un khutba autentico dello stesso Profeta (s). Tuttavia, il vero scopo del khutba del venerdì è che colui che ha la responsabilità dei musulmani esponga loro, ogni settimana, i precetti della religione in modo naturale, continuo e ordinato, chiarisca i loro doveri e offra indicazioni sui problemi emergenti alla luce del Libro e della Sunna. Perciò, il metodo migliore per raggiungere lo scopo del khutba è che il khatib, quando necessario, esponga le questioni della sharia e impartisca la guida. Non sarà sufficiente limitarsi a leggere un libro. [Anche gli studiosi Ahl al-Hadith ritengono lecito, anzi preferibile, pronunciare il khutba in una lingua diversa dall’arabo. Mawlana Abdus Salam Bastawi afferma:
Il significato della khutba è rivolgere ammonimenti e consigli alle persone presenti. Il consiglio è utile soltanto quando viene dato nella lingua degli ascoltatori. Pertanto, la khutba dovrebbe essere pronunciata nella lingua degli ascoltatori. Se gli ascoltatori sono arabofoni, la khutba dovrebbe essere pronunciata in arabo; se parlano un’altra lingua, dovrebbe essere pronunciata in quella lingua. Non è obbligatorio pronunciare la khutba soltanto in arabo. Piuttosto, si dovrebbe recitare il testo originale arabo, tradurlo e spiegarlo agli ascoltatori (Islāmī Ta‘līm, volume quarto, p. 130).
Discutendo dello scopo della khutba, Allama Maududi (r) dice:
In realtà, la khutba non è stata istituita affinché la gente ascolti una volta alla settimana, per abitudine, un discorso come quelli che vengono pronunciati nelle chiese cristiane sotto forma di Serman o di predica. Al contrario, questa khutba è stata resa una parte attiva della vita collettiva dei musulmani. Il suo scopo era riunire obbligatoriamente tutti i musulmani una volta alla settimana, far loro ascoltare i comandamenti di Allah e imprimere saldamente nel loro cuore gli insegnamenti della religione. Qualora si manifestassero alcune forme di corruzione nell’individuo o nella comunità, si sarebbe dovuto cercare di correggerle e si sarebbe dovuto incoraggiare la gente a compiere opere per il bene della società. Inoltre, il capo dello Stato islamico () avrebbe presentato direttamente al popolo la politica del governo e avrebbe dovuto essere data a ciascuno l’opportunità di porre domande o di esporre le proprie opinioni. –(Tafhīmāt, volume 2, p. 335).]
3. Dopo aver pronunciato la prima khutba, il khatib siederà sul minbar per il tempo necessario a recitare tre brevi versetti oppure a dire tre volte «Subhanallah». Poi si alzerà e pronuncerà la seconda khutba. Nella prima khutba informerà la comunità sui precetti e le norme della religione, con parole toccanti e colme di incoraggiamento ed entusiasmo. Nella khutba è mustahabb pronunciare un discorso che susciti incoraggiamento, entusiasmo ed emozione.
Nel secondo khutba si devono recitare alcuni versetti del Corano, il durood e il saluto, nonché rivolgere suppliche per gli Ashab del Messaggero (s) e per i musulmani in generale.
4. Il khutba deve essere breve rispetto alla preghiera. È makruh rendere il khutba più lungo della preghiera. Il Profeta (s) disse: «Rendere lunga la preghiera e breve il khutba è segno della saggezza e della lungimiranza del khatib. Perciò rendete lunga la preghiera e breve il khutba». (Muslim).
5. Durante il khutba è wajib sedere in silenzio e ascoltarlo con attenzione, sia che l’ascoltatore si trovi vicino al khatib sia che si trovi lontano.
6. Durante il khutba è mustahabb sedere vicino al khatib e rivolgersi verso di lui. In un hadith è riportato: «Siate presenti al khutba e state vicino all’imam». (Mishkat).
7. Quando il khatib si alza per il khutba, non è corretto pregare né parlare. Durante il khutba, pregare, parlare, dedicarsi allo zikr e al tasbih, mangiare e bere, porgere il saluto o rispondere al saluto, così come compiere qualsiasi atto che ostacoli l’ascolto del khutba, è makruh tahrimi. Durante il khutba è inoltre vietato insegnare a qualcuno una norma della Shariah o esortarlo a compiere il bene. Il Profeta (s) disse:
«Quando l’imam tiene il khutba, colui che parla è come chi porta il carico di un libro; e chi, durante il khutba, dice a un altro: “Taci”, non ha compiuto la preghiera del venerdì». (Musnad Ahmad, Tabarani).
Tuttavia, durante il khutba, compiere una preghiera qada non è soltanto lecito, ma è anzi wajib.
8. Se durante il khutba viene pronunciato il nome del Profeta, è lecito recitare il durood mentalmente.
9. Nella seconda khutba è mustahabb pregare per la progenie del Profeta, per i Compagni, in particolare per i Khulafa Rashidun, per Hazrat Hamza (ra) e per Hazrat Abbas (ra). È lecito anche pregare per il responsabile dello Stato islamico. Tuttavia, è makruh tahrimi pronunciare elogi inappropriati ed esagerati (Ilmul Fiqah, secondo volume, p. 148, citando Durr al-Mukhtar).
10. Sebbene nella khutba dell’ultima preghiera del venerdì di Ramadan (Jum‘at ul-Wida) non sia vietato parlare o leggere riguardo all’addio e alla separazione, non è stato tramandato nulla in tal senso dal Profeta (s) o dai venerabili Compagni. Nessun libro autorevole di fiqh contiene alcun riferimento a questo proposito. Pertanto, non è corretto leggere stabilmente testi di questo tipo. In questo modo, qualcosa che è soltanto di livello mubah viene letto dalla gente con grande pompa; coloro che non leggono la khutba d’addio non vengono considerati virtuosi, e la gente comune ha attribuito alla Jum‘at ul-Wida uno status della sharia. Per questo è meglio starne lontani (Ilmul Fiqah, secondo volume, p. 148).
11. Non appena termina la khutba, si dovrebbe iniziare la preghiera pronunciando l’iqama. È makruh tahrimi dedicarsi a qualsiasi attività mondana tra la khutba e la preghiera. Se questa pausa si prolunga, per esempio se il khatib si siede per mangiare o si mette a dirimere una questione d’affari di qualcuno, allora la khutba deve essere pronunciata una seconda volta. Se invece sorge una necessità religiosa, come dover comunicare a qualcuno una disposizione della sharia, dover compiere l’abluzione, oppure accorgersi dopo la khutba che era necessario fare il bagno rituale [si tenga presente che la tahara non è una condizione per la khutba. Anche se qualcuno pronuncia per errore la khutba in stato di janaba, non è necessario ripeterla.
(Arabo****************)
Se il khatib pronuncia la khutba seduto o in stato di impurità, ciò sarà lecito (Hidaya).] Pertanto, non vi è alcun problema in questa interruzione. Non sarà necessario ripetere la khutba una seconda volta.
L’uso del microfono nella preghiera e nella khutba
Durante la khutba è lecito usare il microfono quando necessario.
Anche durante la preghiera, se necessario, non vi è alcun problema nell’usare il microfono. ****1
La compravendita è vietata dopo l’adhān del venerdì
Non appena si ascolta l’adhān del venerdì, si dovrebbe interrompere ogni attività commerciale e ogni compravendita, prepararsi adeguatamente e recarsi ad ascoltare la khuṭba e a compiere la preghiera. Ciò perché, dopo l’adhān del venerdì, la compravendita diventa illecita. Nel Corano è detto chiaramente:
(Arabo****************)
O credenti! Quando, nel giorno del venerdì, viene fatto l’adhān per la preghiera, affrettatevi al ricordo di Allah e cessate la compravendita. (Al-Jumuʿa: 9)
I commentatori concordano sul fatto che (****) significhi la khuṭba oppure sia la khuṭba sia la preghiera. Quanto all’adhān indicato da (****), si tratta dell’adhān pronunciato prima della khuṭba, non di quello pronunciato molto tempo prima. Ḥaḍrat Sāʾib ibn Yazīd (ra) riferisce che, al tempo del Profeta (ṣ), veniva pronunciato un solo adhān, e ciò avveniva quando il khaṭīb si recava sul minbar e
****1 Il Muftī Muḥammad Shafī, esprimendo la propria opinione al riguardo, afferma: «Dall’analisi esposta dai giuristi e dalla pratica dei Compagni del Profeta (ra) riguardo al cambiamento della qibla si ricava una prova chiara: non si può decretare che, per questo motivo, la preghiera venga invalidata» (La norma della Sharīʿa riguardo agli strumenti moderni, p. 89).
L’Allāma Mawdūdī (ra), fornendo le prove a sostegno del fatto che l’uso del microfono nella preghiera non è soltanto lecito, ma preferibile, afferma: «È sulla base di questi argomenti e di queste prove che considero l’uso del microfono nella preghiera non soltanto lecito, ma anche preferibile. La mia coscienza testimonia che, se tali strumenti fossero esistiti al tempo del Profeta (ṣ), egli li avrebbe certamente utilizzati nella preghiera, nell’adhān e nella khuṭba. Per esempio, durante la battaglia del Khandaq accettò senza esitazione lo scavo del fossato secondo il metodo iraniano» (Tafhīmāt, vol. 2, p. 380).]
si sedeva; poi, durante il periodo di Ḥaḍrat Abū Bakr (ra) e di Ḥaḍrat ʿUmar, quando il numero delle persone era aumentato considerevolmente, essi introdussero un altro adhān aggiuntivo. Questo adhān veniva pronunciato nel mercato di Medina, presso la loro abitazione chiamata «Zawā» (Bukhārī, Abū Dāwūd, Nasāʾī).
L’allama Shabbir Ahmad Usmani dice nel suo tafsir che (***) indica l’adhān pronunciato davanti all’imam. La consuetudine di pronunciare l’adhān precedente fu istituita all’epoca di Hazrat Uthman, con il consenso unanime dei nobili Compagni.
Il metodo della khutba secondo la Sunna
Il khatib siederà rivolto verso gli ascoltatori, in condizioni di pulizia e decoro, mentre il mu’adhdhin pronuncerà l’adhān davanti al khatib.
Subito dopo la fine dell’adhān, il khatib salirà sul minbar e, dopo aver recitato mentalmente “A‘ūdhu billāhi min ash-shaytānir-rajīm”, pronuncerà la khutba.
Per prima cosa loderà e glorificherà Allah, poi renderà testimonianza dell’unicità di Allah e della missione profetica. Quindi terrà, con entusiasmo e solennità, un discorso breve ma completo. Poi si siederà per un breve periodo, fino al tempo necessario per recitare tre volte “Subhanallah”.
Poi si alzerà una seconda volta e pronuncerà la seconda khutba. Anche in questa khutba ripeterà la lode e la glorificazione di Allah, nonché la testimonianza di fede. Reciterà alcuni versetti del Sacro Corano e invocherà benedizioni e pace sul Profeta. Pregherà per i nobili Compagni, per i califfi ben guidati e in particolare per Hazrat Hamza e Hazrat Abbas. Poi concluderà la khutba pregando per i musulmani in generale. Subito dopo la fine della khutba, tutti si alzeranno per la preghiera.
Descrizione della preghiera delle due feste
Hazrat Anas riferisce che, quando il Profeta emigrò dalla Mecca e giunse a Medina, vide che la gente si dedicava ai giochi e ai divertimenti in due giorni stabiliti dell’anno. Chiese loro: «Che cosa sono questi due giorni?»
Dissero: «Prima dell’avvento dell’Islam, in questi due giorni ci divertivamo e gioivamo».
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «In sostituzione di questi due giorni, Allah ha stabilito due giorni migliori: uno è il giorno dell’Eid al-Fitr e l’altro è il giorno dell’Eid al-Adha».
Il significato dell’Eid al-Fitr
Il primo giorno del mese di Shawwal, i musulmani celebrano l’Eid al-Fitr. Allah l’Altissimo ha prescritto ai Suoi servi varie forme di culto, come il digiuno del mese di Ramadan, la recitazione del Corano durante le preghiere di tarawih e le elemosine; i servi hanno ricevuto da Lui la capacità di adempiere bene a tali atti di culto e hanno così conseguito il successo. Per questo si celebra l’Eid al-Fitr, come autentica espressione di gioia.
Il significato dell’Eid al-Adha
Il decimo giorno del mese di Dhul-Hijjah, i musulmani celebrano l’Eid al-Adha. Questa celebrazione ricorda in realtà quel grande sacrificio che il profeta Ibrahim e il profeta Ismail (pace su entrambi) presentarono davanti ad Allah. Il profeta Ibrahim, seguendo il comando di Allah, si preparò a sacrificare per compiacerLo il suo unico figlio, il profeta Ismail. Ismail, avendo appreso che questa era la volontà di Allah, pose con animo lieto la gola sotto il tagliente coltello. Celebrando l’Eid al-Adha in ricordo dell’incomparabile storia del sacrificio, i musulmani dichiarano con le loro parole e le loro azioni che offriranno sulla via di Allah la vita e i beni che possiedono non appena riceveranno il Suo comando. Tagliando la gola dell’animale e facendone scorrere il sangue, fanno ad Allah questo voto: «O Allah! Come facciamo scorrere il sangue dell’animale per il Tuo compiacimento, così, se necessario, non esiteremo a far scorrere anche il nostro sangue sulla Tua via. Se ci sarà concessa questa fortuna, dimostreremo di essere Tuoi servi obbedienti e fedeli».
Azioni sunnah nel giorno dell’Eid al-Fitr
1. Preparare il proprio abbigliamento e il proprio ornamento.
2. Fare il bagno rituale dopo la preghiera del Fajr, in preparazione alla preghiera dell’Eid.
3. Usare il miswāk.
4. Indossare, secondo le proprie possibilità, abiti nuovi o puliti e usare profumo.
5. Alzarsi molto presto.
6. Recarsi presto all’ʿīd-gāh.
7. Versare la sadaqat al-fiṭr prima di recarsi all’ʿīd-gāh.
8. Mangiare qualcosa di dolce prima di recarsi all’ʿīd-gāh.
9. Compiere la preghiera dell’Eid all’ʿīd-gāh. Recarsi all’ʿīd-gāh per compiere la preghiera è una sunnat mu’akkada. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) compiva la preghiera dell’Eid all’ʿīd-gāh, nonostante l’eccezionale merito di pregare nella Moschea del Profeta. Soltanto una volta, a causa della pioggia, egli compì la preghiera nella Moschea del Profeta (Abū Dāwūd).
10. Recarsi a piedi per una strada e tornare per un’altra.
11. Recitare lentamente per strada il seguente takbīr. (in arabo***********)
Azioni sunnah nel giorno dell’Eid al-Adha
1. Anche nel giorno dell’Eid al-Adha sono sunnah le stesse azioni che lo sono nel giorno dell’Eid al-Fitr.
1. Nel giorno dell’Eid al-Adha è sunnah non mangiare nulla prima di recarsi all’Eidgah. Ḥazrat Barīdah (ra) riferisce che nel giorno dell’Eid al-Fitr il Profeta (s) mangiava certamente qualcosa prima di recarsi all’Eidgah, mentre nel giorno dell’Eid al-Adha mangiava dopo essere tornato dall’Eidgah. (In Tirmidhī, Ibn Mājah e Musnad Aḥmad si aggiunge che mangiava la carne del sacrificio.)
2. Nell’Eid al-Adha è sunnah recitare ad alta voce il takbīr mentre ci si reca all’Eidgah.
La preghiera dell’Eid
Nel giorno dell’Eid è wajib compiere una preghiera di due rakʿat. Le condizioni affinché la preghiera dell’Eid sia valida e wajib sono le stesse della preghiera del jumuʿah. Tuttavia, la khuṭbah dell’Eid non è una condizione, mentre la khuṭbah del jumuʿah è fard. La khuṭbah dell’Eid è sunnah.
L’intenzione per la preghiera dell’Eid
Formulo l’intenzione di compiere le due rakʿat obbligatorie della preghiera dell’Eid, con sei takbīr. Chi desidera formularla in arabo dirà:
In arabo:
(Nel caso dell’Eid al-Fitr si dirà la formula prevista, mentre nel caso dell’Eid al-Adha si dirà la formula prevista.)
Metodo della preghiera dell’Eid
Dopo aver formulato l’intenzione per la preghiera dell’Eid, si solleveranno le mani fino ai lobi delle orecchie pronunciando «Allāhu akbar». Poi si legheranno le mani e si reciterà la sana.
Poi si dovrà pronunciare tre volte «Allāhu akbar», sollevando ogni volta le mani fino ai lobi delle orecchie. Dopo ogni takbīr si dovrà rimanere fermi per il tempo necessario a recitare tre volte «Subḥānallāh». Dopo il terzo takbīr, senza lasciar ricadere le mani, le si dovrà legare. Poi si reciteranno il taʿawwudh, la tasmiyah, la sūra al-Fātiḥa e un’altra sūra insieme ad essa.
Poi, dopo il rukūʿ e le prosternazioni secondo la modalità prescritta, nella seconda rakʿa si reciteranno la sūra al-Fātiḥa e un’altra sūra insieme ad essa.
Poi, prima di andare in rukūʿ, pronuncerà tre takbīr e lascerà ricadere le mani. Quindi pronuncerà il quarto takbīr e andrà in rukūʿ.
Orario della preghiera dell’Eid
L’orario della preghiera dell’Eid inizia quando, dopo che il sole è sorto completamente, la sua luce brillante si è diffusa, e rimane fino a mezzogiorno. Tuttavia, è raccomandabile non ritardare la preghiera dell’Eid. La pratica conforme alla Sunna è recitare la preghiera dell’Eid al-Aḍḥā un po’ prima e quella dell’Eid al-Fiṭr un po’ più tardi.
Questioni giuridiche riguardanti la preghiera dell’Eid
1. Se qualcuno perde la preghiera dell’Eid, non può recitarla da solo, poiché la preghiera dell’Eid richiede la preghiera congregazionale. Analogamente, se qualcuno partecipa alla preghiera dell’Eid, ma la sua preghiera viene invalidata per qualche motivo, non potrà recuperarla e il recupero non sarà obbligatorio per lui. Tuttavia, se un’altra persona si unisce a lui, può recitare la preghiera.
2. Se, per qualche motivo, non è stato possibile recitare la preghiera dell’Eid al-Fiṭr nel giorno dell’Eid, è possibile recitarla il giorno successivo; se invece si tratta dell’Eid al-Aḍḥā, è possibile recitarla fino al 12 di Dhū al-Ḥijja.
3. Senza una giustificazione, è possibile recitare la preghiera dell’Eid al-Aḍḥā fino al 12, ma ciò sarà makrūh. Non è assolutamente lecito ritardare senza giustificazione la preghiera dell’Eid al-Fiṭr.
4. Per la preghiera dell’Eid non vi sono né adhān né iqāma.
5. Per le donne ***1 e per chi, per qualsiasi motivo, non abbia recitato la preghiera dell’Eid, è makruh recitare una preghiera nafl prima della preghiera dell’Eid.
6. Se qualcuno si unisce alla preghiera dell’Eid quando l’imam ha già pronunciato il takbir e iniziato la recitazione, deve formulare l’intenzione e pronunciare anzitutto il takbir. Se si unisce durante il ruku‘, deve formulare l’intenzione e pronunciare anzitutto il takbir. Se si unisce durante il ruku‘, deve formulare l’intenzione e, invece del tasbih, pronunciare il takbir, ma senza sollevare le mani. Se l’imam si rialza dal ruku‘ prima che egli abbia completato il takbir, anche lui si rialzerà insieme all’imam. In tal caso, il takbir che gli sarà sfuggito è perdonato.
7. Se l’imam dimentica di pronunciare i takbir aggiuntivi nella preghiera dell’Eid e se ne ricorda quando è già nel ruku‘, pronuncerà il takbir trovandosi nel ruku‘ e non passerà alla recitazione. Anche se si rialza dal ruku‘ per eseguire il qiyam, la preghiera non sarà invalida.
8. Nell’‘Idgah, o nel luogo in cui si recita la preghiera dell’Eid, è makruh recitare un’altra preghiera, sia prima sia dopo la preghiera dell’Eid. [Hazrat Abdullah ibn Abbas (ra) disse: «Il Profeta (s) uscì per la preghiera dell’Eid. Poi recitò soltanto due rak‘at; prima e dopo di esse non recitò alcuna preghiera» (Tirmidhi).]
***1 La partecipazione dei bambini e delle donne alla preghiera dell’Eid
Secondo gli Ahl al-Hadith, la partecipazione delle donne e dei bambini alla preghiera dell’Eid è masnun. Ciò perché l’Eid, come il Jumu‘ah, rientra nei precetti dell’Islam. Il Profeta (s) esortava personalmente le donne ad andare all’‘Idgah. Hazrat Umm ‘Atiyyah (ra) disse: «Il Profeta (s) ci ordinò di portare all’‘Idgah le ragazze vergini, le giovani donne, le donne velate e anche quelle che si trovavano nel periodo mestruale. Tuttavia, quelle che erano nel periodo mestruale si sarebbero sedute separate dal luogo della preghiera nell’‘Idgah, avrebbero pronunciato il takbir e partecipato alla supplica dei musulmani». Io dissi: «O Messaggero di Allah! Molte donne non hanno un velo. Come andranno all’‘Idgah?». Il Profeta (s) disse: «Colei che ha un velo ne faccia entrare con sé, sotto il proprio velo, una sorella nella religione» (Bukhari, Muslim, Tirmidhi).
Hazrat Ababas (ra) disse: «Andai con il Profeta (s) alla preghiera dell’Eid. Egli guidò la preghiera e pronunciò il khutbah. Poi si recò presso l’assemblea delle donne, rivolse loro esortazioni e consigli e le incoraggiò a fare sadaqah e beneficenza» (Bukhari).
9. Chi non abbia raggiunto la preghiera dell’Eid non deve recuperarla, perché la preghiera dell’Eid non ha un recupero. ***1
10. È unanimemente lecito celebrare la preghiera dell’Eid in diversi luoghi della città. Per coloro che non possono recarsi all’Eidgah, si dovrebbe organizzare la preghiera in città, affinché possano compiere la preghiera dell’Eid.
11. Nella preghiera dell’Eid la recitazione deve essere fatta ad alta voce. È bene recitare le sure che recitava il Profeta (s). Talvolta recitava le sure «Al-A‘la» e «Al-Ghashiya» (Ahmad, Tirmidhi), e talvolta le sure «Qaf» e «Al-Qamar» (Tirmidhi, Abu Dawud).
Questioni relative al khutbah dell’Eid
1. Il khutbah dell’Eid è sunnah e ascoltarlo è wajib.
2. È sunnah pronunciare il khutbah dell’Eid dopo la preghiera. Hazrat Abu Sa‘id (r) riferisce: il Profeta (s) si recava all’Eidgah il giorno dell’Eid al-Fitr e dell’Eid al-Adha. Lì, per prima cosa, compiva la preghiera. Poi si alzava rivolto verso l’assemblea. La gente sedeva nelle proprie file. Egli allora faceva loro wa‘z e spiegava i precetti e le disposizioni della religione. Se doveva inviare un esercito in qualche direzione o impartire qualche istruzione particolare, lo faceva. Poi tornava a casa (Bukhari, Muslim).
3. È sunnah pronunciare due khutbah e sedersi per un breve intervallo tra i due, come si fa durante il khutbah del venerdì.
4. Nel khutbah dell’Eid si devono pronunciare i takbir: nove volte nel primo khutbah e sette volte nel secondo.
5. Nel khutbah dell’Eid al-Fitr si devono spiegare le norme relative alla sadaqat al-fitr; nel khutbah dell’Eid al-Adha si devono spiegare le norme relative al qurbani e al takbir al-tashriq.
****1 Secondo gli Ahl al-Hadith, chi non riesce a partecipare alla preghiera dell’Eid deve compiere da solo due rakʿat.
Il takbīr al-tashrīq
1. Il nono giorno del mese di Dhū al-Ḥijja è chiamato «Yawm ʿArafa» (il giorno di ʿArafa). Il decimo giorno è chiamato «Yawm al-Naḥr» (il giorno del sacrificio), mentre l’undicesimo, il dodicesimo e il tredicesimo giorno sono chiamati Ayyām al-Tashrīq. Il takbīr recitato dopo le preghiere obbligatorie in questi cinque giorni è chiamato takbīr al-tashrīq.
2. Il takbīr al-tashrīq è il seguente: (in arabo*****************)
3. Il takbīr al-tashrīq deve essere recitato dopo ogni preghiera obbligatoria, dalla preghiera del fajr del giorno di ʿArafa fino alla preghiera dellʿaṣr del 13 Dhū al-Ḥijja. In altre parole, è obbligatorio recitare il takbīr dopo ventitré preghiere.
4. È obbligatorio recitare ad alta voce il takbīr al-tashrīq. Le donne lo reciteranno a bassa voce.
5. Non è obbligatorio recitare il takbīr al-tashrīq per il viaggiatore e per le donne. Tuttavia, se pregano dietro una persona per la quale è obbligatorio recitare il takbīr, anche per loro diventa obbligatorio recitarlo.
6. Il takbīr al-tashrīq dovrebbe essere recitato subito dopo aver terminato la preghiera. Tuttavia, se dopo la preghiera si compie un’azione vietata durante la preghiera, come scoppiare in una risata fragorosa, parlare oppure uscire dalla moschea, non si reciterà il takbīr. Se però si perde l’abluzione, è permesso recitare il takbīr senza abluzione, ed è permesso recitarlo anche dopo aver rinnovato l’abluzione.
7. Se l’imam dimentica di recitare il takbīr, il muqtadī dovrebbe iniziare subito a recitarlo. In questo modo anche l’imam se ne ricorderà. Non è corretto restare seduti in silenzio ad aspettare l’imam, pensando che si debba recitare il takbīr solo dopo che lo avrà recitato lui.
Descrizione della malattia e della morte
Norme e adab per far visita al malato
Recarsi dal malato per informarsi sulle sue condizioni è chiamato, nella terminologia islamica, “ʿiyādat” (assistenza). Far visita al malato è mustahabb. Se un malato non ha parenti stretti che possano occuparsi di lui, è dovere dei musulmani fargli visita e assisterlo. Il Profeta (s) si impegnava particolarmente nel far visita ai malati. Non si recava soltanto a far visita ai musulmani, ma anche ai non musulmani. Spiegò la grande importanza e il grande merito della ʿiyādat, insistendo su di essa, e indicò anche alcune regole di comportamento.
1. Per incoraggiare a far visita ai malati, egli menzionò meriti di questo genere:
Nel Giorno della Risurrezione Allah dirà: «O figlio di Adamo, Mi ero ammalato: perché non sei venuto a visitarMi?»
Il servo dirà: «O Allah! Tu sei il Signore dei mondi; come avrei potuto farTi visita?»
Allah dirà: «Un Mio tale servo si era ammalato e tu non sei andato a fargli visita. Se fossi andato da lui per fargli visita, Mi avresti trovato lì» (Muslim).
Quando un servo visita il suo fratello musulmano malato o si reca da lui per incontrarlo, un annunciatore proclama dal cielo: «Congratulazioni a te! Congratulazioni per aver visitato il tuo malato: ti sei costruito una dimora in Paradiso» (Tirmidhi).
2. È opportuno recarsi dal malato e confortarlo. Bisogna esortarlo alla pazienza e attirare la sua attenzione sul fatto che la malattia è in realtà una misericordia di Allah. Infatti, qualunque dolore o sofferenza, anche minima, colpisca il credente, per mezzo di essa i suoi peccati vengono espiati. Il Profeta (s) chiedeva al malato (*****): «Dimmi, come stai?». Poi lo confortava dicendo (********): «Non preoccuparti: se Allah vuole, questa malattia sarà causa della purificazione dai peccati».
Hazrat Abu Sa‘id (ra) riferisce che il Profeta (s) disse: «Qualunque calamità, malattia, afflizione, dolore, sofferenza o lutto colpisca i musulmani — persino se una spina li trafigge — Allah, per mezzo di tutto ciò, perdona loro i peccati» (Bukhari, Muslim).
Hazrat Abu Sa‘id riferisce inoltre che il Profeta (s) disse: «Quando vai a prenderti cura di un malato, rivolgergli parole di conforto, anche se queste parole non cambiano la situazione, farà comunque piacere al malato» (Tirmidhi, Ibn Majah).
3. È anche sunna pregare per il malato in sua presenza. Hazrat Aisha (ra) riferisce che era abitudine del Profeta (s), quando qualcuno tra noi si ammalava, passare la mano destra sul suo corpo e recitare questa supplica:
(arabo***************)
«O Signore degli uomini! Allontana la sofferenza da questo malato. Donagli la guarigione. Tu sei il Guaritore. La guarigione viene da Te. Concedigli una guarigione tale che non rimanga alcuna traccia della malattia.» 4. È anche opportuno chiedere al malato di pregare per noi. Infatti, durante la malattia, il suo cuore è rivolto verso Allah. In un hadith si legge: «Quando andate a visitare un malato, chiedetegli di pregare per voi. La supplica del malato è come quella degli angeli» (Ibn Majah). Gli angeli pregano per volontà di Allah e, per loro, le loro suppliche vengono accettate.
5. Non è opportuno trattenersi a lungo presso il malato. Tuttavia, se si ritiene che egli gradisca una visita più lunga e ne tragga conforto, non c’è nulla di male. Hazrat Abdullah ibn Abbas (ra) disse che non è opportuno sedersi a lungo presso il malato né fare confusione.
6. Quando si fa visita a un non musulmano, se se ne presenta l’occasione, è opportuno attrarlo con saggezza verso la fede e l’Islam. Durante la malattia il cuore diventa più tenero ed egli è relativamente più ricettivo nell’accettare la verità. Hazrat Anas (ra) racconta che un ragazzo ebreo frequentava il servizio del Profeta. Quando si ammalò, il Profeta (s) andò a fargli visita. Si sedette accanto alla sua testa e poi disse: «Accetta la vera religione». Il ragazzo continuò a guardare suo padre. Il padre disse: «Obbedisci ad Abul-Qasim».
Il ragazzo accettò l’Islam; allora il Profeta (s) uscì dalla sua casa dicendo: «Lode ad Allah, Egli ha salvato il ragazzo dall’Inferno» (Bukhari).
Norme di comportamento e disposizioni per il moribondo
1. Se si manifestano segni che indicano che al malato resta poco da vivere, è sunnah adagiarlo sul fianco destro, in modo che il volto sia rivolto verso la qibla, e sollevargli la testa. Se ciò gli causa sofferenza, bisogna lasciarlo nella posizione che gli procura maggiore sollievo.
2. È opportuno recitare la kalima seduti accanto al malato. Tuttavia, non è corretto ordinare al moribondo di recitarla, per evitare che, a causa della difficoltà dell’agonia, egli rifiuti improvvisamente di recitare la kalima, oppure che, nell’agitazione, gli escano di bocca parole sconvenienti. Una volta che abbia recitato la kalima, è opportuno tacere. Se però il malato parla di questioni mondane, bisogna fargli il talqin, affinché le sue ultime parole siano la kalima tayyiba. È mustahabb fare il talqin della kalima tayyiba al malato. Il Profeta (s) disse:
«Fate il talqin della kalima “la ilaha illallah” al moribondo» (Muslim). Disse inoltre: «Colui le cui ultime parole saranno “la ilaha illallah” entrerà in Paradiso» (Abu Dawud).
3. Al momento della morte è mustahabb recitare la sura Yasin accanto al malato. Il Profeta (s) disse: «Recitate la sura Yasin presso il moribondo» (Fatawa Alamgiri).
5. È mustahabb applicare profumo e simili al moribondo.
6. Dopo che l’anima è uscita, bisogna chiudergli delicatamente gli occhi.
Al momento di chiudergli gli occhi, è opportuno recitare questa supplica: (in arabo**************)
O Allah, rendi facile il suo difficile passaggio. Rendi facile la condizione che lo attende in seguito. Benedícilo con la contemplazione del Tuo volto e rendi il luogo verso il quale sta andando migliore del luogo dal quale sta partendo.
7. È del tutto naturale provare dolore e lutto per la morte dei propri cari. È naturale anche che dagli occhi scendano lacrime. Ma non è lecito piangere con gemiti e lamenti, percuotersi il petto, strapparsi gli abiti, rotolarsi nel dolore come un pazzo e simili. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha proibito severamente tali atti.
8. È assolutamente ingiusto parlare con tono di lamentela per la morte, maledire se stessi o invocare il male su di sé. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Continuate sempre a pregare per voi stessi, poiché gli angeli continuano a dire “Amin” per le vostre suppliche» (Muslim).
9. Bisogna ricordare il defunto con parole buone. Anche se ha commesso qualche cattiva azione, bisogna menzionare soltanto le sue virtù. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Menzionate le virtù dei vostri defunti e tacete riguardo ai loro difetti e alle loro mancanze» (Abu Dawud).
Le disposizioni riguardanti il lavaggio rituale del defunto
1. Dopo la morte, non bisogna ritardare il suo lavaggio rituale, la preparazione del sudario e la sepoltura. Il comando del Profeta (pace e benedizioni su di lui) è il seguente:
Affrettatevi a provvedere alla sudariatura e alla sepoltura. Non è giusto che il defunto rimanga a lungo nella casa di qualcuno (Abu Dawud).
2. Il lavaggio rituale del defunto è un obbligo collettivo (fard kifaya). Se un defunto è privo di eredi o familiari, la responsabilità del suo lavaggio ricade collettivamente su tutti i musulmani. Se un defunto viene sepolto senza lavaggio rituale, tutti i musulmani peccheranno, qualora, pur sapendolo, abbiano trascurato il loro dovere.
3. Se un defunto viene deposto nella tomba senza essere stato lavato e non gli è stata ancora gettata la terra sopra, è obbligatorio tirarlo fuori e lavarlo; tuttavia, se la terra è già stata gettata sopra, non si deve più estrarlo.
4. Se una parte del corpo del defunto non è stata lavata e ci si accorge di ciò dopo averlo avvolto nel sudario, è opportuno togliere il sudario e lavare quella parte. Tuttavia, se è rimasta asciutta soltanto una piccola parte, come un dito o un’altra parte di dimensioni equivalenti, non è necessario togliere il sudario e lavarla.
Lavare ritualmente il defunto una volta è obbligatorio, mentre lavarlo tre volte è sunna.
6. Chi è autorizzato a vedere il defunto può occuparsi del suo lavaggio rituale. Perciò un uomo non può lavare una donna, né una donna può lavare un uomo. Tuttavia, la moglie può lavare il marito, poiché fino al termine del periodo di attesa (‘idda) deve essere considerata ancora sotto il vincolo matrimoniale con lui. Per il marito, invece, non è lecito lavare la moglie, poiché con la morte della moglie il matrimonio termina immediatamente. Secondo gli Ahl al-Hadith, il marito può lavare la moglie.
7. Un uomo o una donna possono lavare un bambino o una bambina minorenni.
8. Se il defunto ha una persona cara, è preferibile che sia proprio questa a occuparsi del suo lavaggio rituale. Se non conosce il metodo del lavaggio, se ne occuperà un’altra persona pia.
9. Se un bambino muore subito dopo la nascita, è obbligatorio lavarlo. Se nasce già morto, lavarlo non è obbligatorio, ma è comunque preferibile farlo.
Procedura per il lavaggio del defunto secondo la Sunna
Si deve adagiare il defunto su una tavola, togliergli gli abiti e coprirlo con un altro panno dall’ombelico fino alle ginocchia, affinché non si veda la parte intima. Poi, avvolgendo la mano in un panno, gli si deve praticare l’istinjā’. Dopodiché gli si deve fare il wuḍū’, nel modo seguente: innanzitutto gli si lava il viso, poi entrambe le mani fino ai gomiti, quindi gli si passa la mano bagnata sulla testa e infine gli si lavano entrambi i piedi. Non gli si deve versare acqua nella bocca e nel naso; tuttavia è lecito inumidire del cotone e passarlo sulle gengive e all’interno del naso. Se è morto in stato di janāba o di ḥayḍ, ciò è necessario. Poi si devono mettere pezzi di cotone nel naso, nella bocca e nelle orecchie, affinché l’acqua non vi penetri, e quindi lo si deve lavare. Si possono usare sapone e simili. Poi si deve adagiare il defunto sul fianco sinistro e versargli tre volte, dalla testa ai piedi, acqua tiepida con foglie di sidr, in modo che raggiunga anche il fianco sinistro. Dopodiché lo si deve girare sul fianco destro e versargli l’acqua nello stesso modo per tre volte. Poi lo si deve mettere seduto, sostenendolo con alcuni oggetti, e premere delicatamente il suo ventre. Se fuoriesce materia fecale, la si deve rimuovere. Non è però necessario ripetere il wuḍū’ e il lavaggio. Poi lo si deve adagiare sul fianco sinistro e versargli tre volte acqua mescolata con canfora. Infine si deve asciugare tutto il corpo con un panno.
Questioni relative al kafan
1. Dopo che il corpo si è asciugato in seguito al lavaggio, gli si deve mettere il kafan.
2. Mettere il kafan è un obbligo collettivo (farḍ kifāya).
3. L’acquisto del kafan spetta a coloro che provvedevano al suo mantenimento durante la sua vita. Se il defunto non ha nessuno che abbia tale responsabilità e non ha lasciato alcun bene, il kafan è responsabilità collettiva di tutti i musulmani, sia che se ne faccia carico una sola persona, sia che vi provvedano tutti insieme.
4. Il kafan è uguale per tutti: adulti e minori, muḥrim e non muḥrim.
5. Il sudario deve essere di un tipo di stoffa che sarebbe stato lecito per il defunto durante la sua vita. Per le donne è lecito usare come sudario seta o stoffa colorata. Per gli uomini, invece, non si può usare stoffa di seta né stoffa color zafferano.
6. È makruh usare come sudario una stoffa troppo costosa. Non è neppure corretto che sia di qualità del tutto scadente. Al contrario, il sudario dovrebbe essere dello stesso livello della stoffa che il defunto usava durante la sua vita.
7. È preferibile che il sudario sia bianco, sia nuovo sia usato.
8. Molti provvedono al proprio sudario mentre sono ancora in vita; non c’è nulla di male in questo. È invece makruh preparare la propria tomba mentre si è ancora in vita.
9. Per l’uomo, secondo la Sunnah, si usano tre pezzi di stoffa
(a) una camicia o kurta non cucita
(b) un tahband
(c) un chador
La camicia deve estendersi dal collo fino ai piedi. L’izār e il tahaband devono estendersi dalla testa fino ai piedi, mentre il chador deve essere più lungo di un cubito, così da poter essere annodato alle due estremità, presso la testa e presso i piedi. Il kurta, o la camicia, non deve avere né maniche né colletto.
10. Il kafan femminile consiste di cinque pezzi di stoffa:
(a) il kurta
(b) l’izār
(c) il copricapo
(d) la fascia per il petto
(e) il chador
Il kurta deve estendersi dal collo fino ai piedi. Non deve avere né colletto né maniche. L’izār deve estendersi dalla testa fino ai piedi. Il chador deve essere più lungo di un cubito. Il copricapo deve essere lungo tre cubiti; deve coprire la testa e ricadere sul viso. Non deve essere annodato né avvolto. La fascia per il petto deve estendersi dal petto fino alle ginocchia. Deve essere abbastanza larga da poter essere annodata.
11. Se non è possibile procurare il sudario secondo quanto sopra, per gli uomini sarà sufficiente l’izar e il chadar, e per le donne l’izar, il chadar e il copricapo. Se non si riesce a procurare neppure questi, si deve fare quanto è possibile. Se una parte del corpo rimane scoperta, la si deve coprire con foglie o altro, affinché non resti nuda.
12. Se si tratta di un bambino morto o di un aborto spontaneo, lo si dovrebbe avvolgere in una stoffa pura e pulita e seppellirlo.
Modalità di avvolgimento nel sudario
La modalità di avvolgimento nel sudario per un uomo è la seguente: per prima cosa si deve stendere il chadar del sudario su una panca o su una tavola. Sopra il chadar si deve stendere l’izar. Poi si deve vestire il defunto con il kurta e adagiarlo sull’izar. Quindi si deve avvolgere l’izar in modo che il suo bordo destro rimanga sopra l’altro; cioè, si deve avvolgere prima dal lato sinistro. Allo stesso modo si deve avvolgere anche il chadar.
La modalità di avvolgimento nel sudario per una donna è la seguente: per prima cosa si stende il chadar, poi l’izar; quindi, dopo averle fatto indossare il kurta, si dividono i capelli della defunta in due parti e li si dispongono a destra e a sinistra sopra il kurta. Poi si solleva il copricapo sulla testa e lo si pone sul viso, senza legarlo. Quindi si adagia la defunta sull’izar. Successivamente si fa indossare l’izar secondo la modalità descritta sopra, in modo che il bordo destro ricada sopra quello sinistro. Allo stesso modo si avvolgono la fascia pettorale e il chadar. Si devono legare la testa, la vita e i piedi con strisce di stoffa, affinché non si sciolgano per il vento durante il trasporto.
La preghiera funebre
La preghiera funebre consiste nel rivolgere una supplica al Misericordioso e Clementissimo per il defunto. Quando i musulmani recitano insieme una supplica, vi è la possibilità che essa venga accettata presso Allah, l’Altissimo. Per questo, quanto maggiore è il numero di persone presenti alla preghiera funebre, tanto meglio è. Tuttavia, non è corretto ritardare la preghiera funebre per radunare più persone.
La disposizione relativa alla preghiera funebre
La preghiera funebre è un obbligo collettivo (fard kifāya). Il suo carattere obbligatorio è attestato dal Libro e dalla Sunna. Pertanto, chi lo nega è un miscredente.
Nella preghiera funebre vi sono due obblighi:
1. Pronunciare quattro volte «Allāhu akbar». Ogni takbīr equivale a una rakʿa. In questa preghiera non vi sono né l’inchino né la prosternazione.
2. Stare in piedi. Non è lecito pregare la preghiera funebre da seduti senza una giustificazione. Non è lecito nemmeno pregare salendo su qualcosa.
Le sunnah della preghiera funebre
In questa preghiera vi sono tre sunnah
1. Recitare la lode e la glorificazione di Allah.
2. Recitare la benedizione sul Profeta (pace e benedizioni su di lui).
3. Recitare la supplica per il defunto.
Modalità di esecuzione della preghiera
È sunna disporsi in tre file per la preghiera. Se i partecipanti sono numerosi, si possono formare più di tre file, ma è preferibile che il numero delle file sia dispari. Il defunto sarà posto davanti, rivolto verso la qibla; l’imam si collocherà all’altezza del suo petto e tutti formuleranno la seguente intenzione:
(arabo****************)
Se il defunto è una donna, al posto di (****) si dirà (****); formulata così l’intenzione, si dirà una volta «Allahu Akbar» (****), si solleveranno entrambe le mani fino alle orecchie, le si porterà in posizione come nel takbīr al-taḥrīma e si reciterà: (arabo***********)
O Allah, Tu sei puro e santo da ogni sorta di difetto e imperfezione, insieme a ogni lode. Il Tuo nome è benedetto e portatore di bene, la Tua grandezza è immensa, la Tua lode è sublime e non vi è altra divinità all’infuori di Te.
Dopo aver recitato la sana, dirà nuovamente il takbīr, senza però sollevare le mani. Poi reciterà il seguente durūd
(arabo*****************)
Poi, pronunciando il takbīr, reciterà la supplica per il defunto. Se il defunto è adulto, sia uomo sia donna, reciterà questa supplica:
(Arabo*******************)
O Allah, perdona i peccati dei nostri vivi e dei nostri morti, di quelli tra noi presenti e di quelli assenti, dei nostri piccoli e dei nostri anziani, dei nostri uomini e delle nostre donne. O Allah, mantieni nell’Islam coloro ai quali concedi la vita e fa’ morire nella fede coloro ai quali concedi la morte.
Poi pronuncerà il quarto takbīr e rivolgerà il saluto in entrambe le direzioni. L’imām pronuncerà il takbīr ad alta voce.
Supplica per il defunto minorenne
(Arabo*)
O Allah, manda avanti questo bambino per la nostra salvezza e il nostro conforto; fa’ che il dolore e la tristezza causati dalla sua perdita siano per noi motivo di ricompensa e di sostentamento, e rendilo nostro intercessore, la cui intercessione sia accolta.
Supplica per la defunta minorenne
(Arabo**************)
Chi non conosce queste suppliche dirà: (Arabo*************)
Se non è in grado di recitarla, sarà sufficiente pronunciare soltanto quattro takbīr e la preghiera sarà valida.
È assai deplorevole che molti musulmani siano privati della fortuna di partecipare alla preghiera funebre dei propri cari e di supplicare insieme. Adducendo varie scuse e obiezioni, non partecipano personalmente alla preghiera funebre. Lasciando che siano altri a eseguire la preghiera, restano in silenzio, come se assistessero a uno spettacolo.
1. La congregazione non è una condizione per la preghiera funebre. Se una sola persona esegue la preghiera funebre, l’obbligo è assolto. Tuttavia, tutti dovrebbero partecipare alla preghiera funebre con ordine e disciplina. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse che partecipare alla preghiera funebre è un diritto del defunto musulmano (Muslim).
2. È sconsigliato eseguire la preghiera funebre nelle moschee costruite per le cinque preghiere quotidiane. È sconsigliato anche nella moschea del venerdì. Tuttavia, non è sconsigliato nella moschea costruita appositamente per la preghiera funebre.
3. Se nello stesso momento si riuniscono diversi defunti per la preghiera funebre, si può eseguire una preghiera separata per ciascuno oppure una sola preghiera per tutti. Per eseguirla insieme, bisogna disporre ogni bara con la testa verso nord e i piedi verso sud; vale a dire, nessuna bara deve trovarsi all’altezza della testa o dei piedi di un’altra. Poi l’imam si porrà all’altezza del petto del defunto collocato sul lato orientale. In tal modo si troverà all’altezza del petto di tutti.
4. La preghiera funebre si invalida per le stesse cause che invalidano le altre preghiere. Tuttavia, non si invalida per una risata fragorosa, né se una donna si trova allineata con un uomo o davanti a lui.
5. Se una persona giunge in ritardo alla preghiera funebre, dopo che l’imam ha già pronunciato alcuni takbīr, non si unirà all’imam non appena arriva, ma attenderà il takbīr successivo. Quando l’imam pronuncerà il takbīr, egli lo pronuncerà e si unirà alla preghiera. Questo takbīr sarà considerato il suo takbīr tahrīma. Quando l’imam avrà pronunciato il salām, egli completerà la preghiera pronunciando i takbīr che gli sono sfuggiti, come il masbūq.
6. Se qualcuno necessita dell’abluzione o del bagno rituale e pensa che, eseguendo l’abluzione o il bagno rituale, non riuscirà a partecipare alla preghiera funebre, gli sarà lecito compiere il tayammum e partecipare alla preghiera funebre. In tal caso non è prevista alcuna ripetizione della preghiera funebre.
7. La persona più titolata a guidare la preghiera funebre è il capo dello Stato islamico oppure il governatore della città da lui nominato. In mancanza di questi, il qāḍī della città oppure il suo vice. Se anche questi non sono presenti, l’imam del quartiere. L’imam del quartiere guiderà la preghiera quando nessuno dei familiari del defunto è superiore all’imam per conoscenza e timore di Dio. Altrimenti, il familiare è il più titolato a guidare la preghiera funebre. In seguito, la guiderà colui al quale il walī concederà il permesso.
8. Subito dopo la preghiera funebre, il defunto dovrebbe essere portato alla tomba.
9. Se il defunto è un bambino piccolo, deve essere portato alla tomba in braccio: una persona lo porterà per un tratto, un’altra per il tratto successivo, alternandosi in questo modo fino alla tomba.
10. Se il defunto è adulto, deve essere posto su una barella e portato sulle spalle da quattro persone, ciascuna delle quali terrà una delle quattro estremità.
11. È makrūh trasportare il defunto su un veicolo senza una valida giustificazione.
12. È Sunna portare il feretro con un passo leggermente spedito, ma non tanto rapidamente da far sobbalzare il defunto.
13. È meritorio seguire il corteo funebre. È makruh precederlo completamente. È lecito procedere in parte davanti e in parte dietro.
14. Coloro che accompagnano il corteo funebre non devono sedersi prima della deposizione nella tomba. Sedersi senza una valida giustificazione è makruh.
15. È meritorio accompagnare il corteo funebre a piedi. Chi lo accompagna su un veicolo deve rimanere dietro di esso.
16. Recitare ad alta voce invocazioni e dhikr mentre si accompagna il corteo funebre è makruh.
17. Per le donne accompagnare il corteo funebre è makruh tahrimi.
Metodo per portare il feretro sulle spalle
Il metodo meritorio per sollevare il feretro e portarlo sulle spalle consiste nel prendere la stanga anteriore sulla spalla destra e camminare per dieci passi. Allo stesso modo, si camminerà per altri dieci passi e, dopo ogni dieci passi, si cambierà stanga. In questo modo si percorreranno quaranta passi. In un hadith si dice che a chi porta il feretro sulle spalle per quaranta passi vengono perdonati quaranta peccati maggiori.
1. Seppellire il mayyit è fard kifaya, così come lavarlo. Recitare la preghiera funebre è fard kifaya.
2. La lunghezza della tomba deve essere uguale all’altezza del defunto e la profondità la metà di essa. La larghezza deve essere di due cubiti, affinché il defunto possa essere deposto al suo interno.
3. Prima di deporlo nella tomba, il feretro deve essere collocato verso il lato della qibla della tomba. Coloro che lo depongono nella tomba devono farlo rivolti verso la qibla.
4. Al momento di deporlo nella tomba è raccomandato dire (**************).
5. Dopo aver deposto il defunto nella tomba, è sunnah adagiarlo sul fianco destro, rivolto verso la qibla.
6. Se il defunto è una donna, è raccomandato coprire la tomba al momento di deporla. Se vi è il rischio che il corpo del defunto rimanga scoperto, ciò è obbligatorio.
7. È raccomandato iniziare a gettare la terra nella tomba dal lato della testa. Ogni volta si prenderà la terra con entrambe le mani e la si getterà nella tomba. La prima volta si dirà (***), la seconda (******) e la terza (**********)
8. Dopo la sepoltura è raccomandato rimanere per qualche tempo accanto alla tomba e pregare per il defunto.
9. È raccomandato piantare nella tomba un ramo fresco di un albero. Nel hadith si narra che una volta il Profeta (s) divise in due un ramo verde e ne piantò una parte in ciascuna di due tombe, poi disse: finché questo ramo non si sarà seccato, il tormento del defunto nella tomba sarà alleviato.
11. È opportuno seppellire una sola salma in una tomba. In caso di necessità, se ne possono seppellire più di una.
12. È haram costruire sopra le tombe, per abbellirle, edifici, cupole, minareti e simili.
13. Se qualcuno muore durante un viaggio per mare e la terraferma è molto lontana, tanto che si teme che il cadavere si deteriori prima di arrivarvi, bisogna lavare la salma, recitare la preghiera funebre per essa e poi affidarla al mare. Se invece la terraferma è vicina, è opportuno seppellirla a terra.
Le condoglianze (taʿziyat)
In termini islamici, si chiama taʿziyat il rivolgere parole di consolazione ai familiari del defunto affinché siano pazienti, esprimere loro cordoglio, alleviare il loro dolore e pregare per il perdono della salma, e simili. Il Profeta (s) lo praticò personalmente e insistette affinché venisse praticato. Egli disse:
«Chi presenta le condoglianze a una persona colpita da una disgrazia riceverà una ricompensa pari a quella della persona stessa colpita dalla disgrazia» (Tirmidhi).
Ḥaḍrat Muʿādh (ra) racconta che, quando morì suo figlio, il Profeta (s) gli inviò la seguente lettera di condoglianze:
Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso
Da Muhammad, il Messaggero di Allah, a Muʿādh ibn Jabal:
Pace su di te. Anzitutto recito davanti a te la lode e la glorificazione di Allah, all’infuori del quale non vi è alcuna divinità. Poi prego che Allah ti conceda una grande ricompensa per questo lutto, ti dia la forza di pazientare e conceda a noi e a te la capacità di renderGli grazie. La verità è che la mia vita, i miei beni e la mia famiglia sono doni benedetti di Allah, ed essi sono un deposito affidato a noi da Lui. Finché Allah vuole, ci concede di godere di questi doni. Quando vuole, li riprende e, in cambio, concede una grande ricompensa. In altre parole, se pazienti per la soddisfazione di Allah e per la ricompensa dell’Aldilà, Egli ti onorerà con la Sua misericordia speciale e la Sua guida.
Pertanto abbi pazienza, affinché il lamentarti disperatamente per il tuo dolore non faccia andare perdute la tua ricompensa e la tua ricompensa spirituale, lasciandoti poi nel rimpianto. Ricorda che piangere e lamentarsi per il dolore non farà tornare il defunto e non diminuirà il dolore e la tristezza. Il decreto che viene rivelato si compie ed è già stato compiuto. (Muʿazzem Kabir).
Isale sawab
Il significato di isale sawab è far giungere la ricompensa. Come termine tecnico, isale sawab significa che una persona intende far giungere a una persona amata la ricompensa delle proprie buone azioni e dei propri atti di culto.
È mustahabb far giungere al defunto la ricompensa di ogni atto di culto nafl, sia di natura patrimoniale, come la sadaqa, la beneficenza e il sacrificio rituale, sia di natura fisica, come la preghiera, il digiuno e simili. Non siamo in alcun modo capaci di ricambiare i Suoi immensi doni, la Sua benevolenza e il Suo amore. Tuttavia, il credente considera una fortuna far giungere alla sua anima pura la ricompensa del proprio culto. Non c’è nessuno più sventurato di colui che non abbia avuto questa fortuna nemmeno una volta nella vita.
La modalità dell’isale sawab
La regola dell’isale sawab è questa: la persona che desidera far giungere a qualcuno la ricompensa di un atto di culto, dopo averlo completato pregherà così:
«O Allah, fai giungere la ricompensa di questa mia adorazione a quel mio defunto.»
Per l’infinita misericordia di Allah, si può sperare che Egli faccia giungere la ricompensa al defunto.
La questione dell’īsāl al-thawāb
1. Per l’īsāl al-thawāb non è necessario formulare, al momento dell’adorazione, l’intenzione di far giungere la ricompensa a un’altra persona. Al contrario, in seguito, ogni volta che lo desidera, si può far giungere a un altro la ricompensa della propria adorazione.
2. Quando qualcuno fa giungere la ricompensa della propria adorazione a una persona defunta, Allah fa giungere tale ricompensa al defunto e non priva l’adoratore della sua ricompensa; gli concede anzi la ricompensa completa di quella adorazione. Perciò, in virtù di questa infinita benevolenza di Allah l’Altissimo, quando il servo credente compie un’adorazione nafl, dovrebbe far giungere la sua ricompensa alle anime dei pii.
3. Se qualcuno desidera far giungere la ricompensa delle proprie opere a più persone, essa non viene divisa in più parti. Allah l’Altissimo, per la Sua infinita benevolenza, concede a ciascuno la ricompensa completa.
4. Oltre a queste semplici questioni dell’īsāl al-thawāb, imporre condizioni di propria invenzione, fissare un determinato giorno o una determinata data, poi osservare tali pratiche come se fossero precetti della sharīʿa e, sulla loro base, creare fazioni tra i musulmani è altamente riprovevole. Per i credenti animati dal desiderio di seguire la via della verità, comportarsi in questo modo è del tutto sconveniente.
Bibliografia
1. Tafsīr an-Nasafī.
2. Tafsīr al-Khāzin.
3. Tafsīr al-Bayḍāwī.
4. Tarjumān al-Qurʾān — Mawlānā Abū al-Kalām Āzād (r).
5. Tafhīm al-Qurʾān — Mawlānā Mawdūdī (r).
6. Traduzione e tafsīr — Mawlānā Shabbīr Aḥmad ʿUthmānī (r).
7. Ṣiḥāḥ Sitta.
8. Muwaṭṭaʾ.
9. Riyāḍ al-Ṣāliḥīn.
10. Al-Adab al-Mufrad.
11. Ḥiṣn al-Ḥaṣīn.
12. Miškāt.
‘3. Iḥyāʾ ʿUlūm al-Dīn.
14. Kašf al-Maḥjūb e altre opere.
Sono state consultate le seguenti opere:
1. Hidāya.
2. ‘Ayn al-Hidāya (spiegazione di al-Hidāya).
3. Fath al-Qadīr.
4. al-Qudūrī.
5. Sharḥ al-Wiqāya.
6. Nūr al-Īḍāḥ.
7. Fiqh al-Sunna – Sayyid Sābiq (che Allah abbia misericordia di lui).
8. ‘Ilm al-fiqh.
9. Ta‘līm al-Islām.
10. Namāz-e Muḥammadī – Maulana Muḥammad Junaghaḍī (r.).
11. Islāmī Ta‘līm – Maulana ‘Abd al-Salām Bāstavī (r.).
12. Alāt-e Jadīda ke Shar‘ī Aḥkām – Muftī Muḥammad Shafī‘ (r.).
13. Rasā’il wa Masā’il – Maulana Mawdūdī (r.).
14. Beheštī Zewar e opere simili.