Prefazione
Dopo aver letto con particolare attenzione innumerevoli opere islamiche composte sul Corano, sugli hadith, sull’Islam, sulla storia della nazione musulmana e da alcuni dei più eminenti pensatori dell’epoca contemporanea, ho qui raccolto e presentato ai lettori, in forma concisa, il significato e il senso che ho compreso del principio fondamentale dell’Islam, la «Kalima Tayyiba». È superfluo dire che, nello scrivere in questo opuscolo quanto è stato esposto sul significato della Kalima e sulla sua spiegazione dettagliata, l’ho fatto secondo la ferma convinzione della mia fede, radicata nella mia mente e nel mio cuore. Sono fermamente convinto che, senza conoscere almeno questo significato ampio e dettagliato della Kalima Tayyiba e senza credervi con il cuore, non si può dire di conoscere questo principio fondamentale dell’Islam, né si può credervi pienamente. Inoltre, non sarebbe possibile conformare a questa Kalima la nostra vita pratica e operosa. Per questo, rivolgendomi alla generalità dei musulmani, ho cercato di spiegare l’argomento nel linguaggio e con le parole più semplici possibili.
È mio ardente desiderio che i musulmani dell’epoca attuale conoscano, comprendano e credano in questa Kalima almeno in modo così chiaro e ampio, e che, come i musulmani della prima epoca, ne traggano una forza rivoluzionaria altrettanto grande, tornando a diventare nuovamente invincibili sulla terra. Questo opuscolo fu pubblicato per la prima volta nel 1950. Negli anni trascorsi, numerose edizioni ne sono state completamente esaurite. Vedendo che questo opuscolo è stato apprezzato nella società, rendo centinaia di migliaia di grazie ad Allah Ta‘ala.
Desidero dire qui una cosa necessaria. L’essere umano è plasmato di errori e di fallacie. Nel descrivere il significato dettagliato della Kalima, può darsi che io abbia commesso qualche errore; ciò non sarebbe affatto sorprendente. Se i lettori riflessivi mi facessero notare i miei errori, proprio a me, allora mi renderebbero giustizia. Ma bisogna ricordare che questa spiegazione della Kalima è stata scritta esclusivamente sulla base del Corano e degli hadith; pertanto anche i suoi eventuali errori dovranno essere dimostrati unicamente mediante il Corano e gli hadith. Al di fuori di ciò, non riconosco alcun altro criterio per determinare ciò che è vero o falso, corretto o errato.
Muhammad Abdur Rahim
1° giugno 1987
أَلَمْ تَرَ كَيْفَ ضَرَبَ ٱللَّهُ مَثَلًا كَلِمَةً طَيِّبَةً كَشَجَرَةٍ طَيِّبَةٍ أَصْلُهَا ثَابِتٌ وَفَرْعُهَا فِى ٱلسَّمَآءِ ٢٤
تُؤْتِىٓ أُكُلَهَا كُلَّ حِينٍۭ بِإِذْنِ رَبِّهَا وَيَضْرِبُ ٱللَّهُ ٱلْأَمْثَالَ لِلنَّاسِ لَعَلَّهُمْ يَتَذَكَّرُونَ ٢٥
Non hai osservato come Allah abbia spiegato mediante parabole? La Kalima Tayyiba è come un albero puro, vigoroso e buono. La sua radice è saldamente stabilita in profondità nella terra e i suoi rami si estendono nell’immenso spazio. Esso continua in ogni momento a produrre i propri frutti, con il permesso di Allah, il suo Signore e Padrone (Sura Ibrahim: 24 e 25).
بِسْمِ الله الرّحمنِ الرَّحِيمِ
La Kalima Tayyiba
لآ اِلَهَ اِلّا اللّهُ مُحَمَّدٌ رَسُوُل اللّهِ
Parole iniziali
La Kalima Tayyiba è la dichiarazione fondamentale dell’Islam. Nessun essere umano può entrare nei confini dell’Islam senza recitare questa Kalima. Per questo, quando un miscredente o un politeista desidera accettare l’Islam, deve recitare anzitutto questa Kalima. Quando nasce un bambino in una famiglia musulmana, la prima cosa che gli viene fatta udire all’orecchio è il suono di questa Kalima. Nei quartieri musulmani, cinque volte nell’arco del giorno e della notte, il muezzin proclama ad alta voce questa Kalima e invita tutti alla preghiera. Durante la preghiera, questa Kalima deve essere recitata ripetutamente. Le parole di questa Kalima sono riportate in vari modi pagina dopo pagina nel Sacro Corano. Da ciò si può comprendere quanto sia grande l’importanza della Kalima nell’Islam. Pertanto, ogni musulmano deve conoscere molto bene il significato di questa Kalima.
Come un albero non può crescere se non si semina il seme, allo stesso modo, se questa Kalima non mette solide radici nel cuore e nella mente dell’essere umano, l’albero dell’Islam non può in alcun modo germogliare nel campo della sua vita. Come dalla semina del seme nasce un albero, che ha un tronco, rami, fiori e frutti, così, se i musulmani non comprendono molto bene il significato di questa Kalima e non lo accolgono con il cuore e con l’anima, nella loro vita non possono manifestarsi in alcun modo le qualità dell’Islam: compiere la preghiera, il digiuno, il pellegrinaggio e la zakat; distinguere ciò che è haram da ciò che è halal; e agire in ogni ambito e in ogni circostanza della vita mirando unicamente al compiacimento di Allah—né le altre qualità, né le altre qualità, possono in alcun modo manifestarsi nella vita dei musulmani.
Se il seme è cattivo, da esso non può germogliare un albero. Allo stesso modo, se una persona non accetta questa Kalima comprendendola adeguatamente, oppure ne adotta un significato errato, nella sua vita non le sarà in alcun modo possibile osservare i comandamenti e le norme dell’Islam.
Se concludete un affare con qualcun altro—qualunque tipo di affare sia—dovete anzitutto stabilire con lui un accordo chiaro e definitivo; altrimenti il vostro lavoro non può procedere bene. Se prestate del denaro a qualcuno, per prima cosa gli fate riconoscere che, una volta ricevuto il denaro, lo restituirà puntualmente e lo rimborserà entro una certa data. E soprattutto, che non negherà mai di aver ricevuto il denaro, e così via. Prestate denaro a quella persona solo se accetta tutte queste condizioni; altrimenti non prestate assolutamente neppure un centesimo a nessuno.
Se date a qualcuno la vostra terra da coltivare, dovete predisporre in anticipo anche con lui gli accordi necessari. Se invece desiderate coltivare o utilizzare la terra di qualcun altro, dovete accettare le condizioni del proprietario del terreno e consegnargli un documento di accettazione. Allo stesso modo, poiché il musulmano deve avere rapporti con Allah per tutta la vita, recitando questa Kalima egli stabilisce con Allah stesso un accordo riguardo a tutte le azioni della propria vita. Se firmate un documento senza sapere che cosa vi è scritto, non potrete in alcun modo agire secondo le condizioni di quel documento. Infatti, non sapete quali condizioni avete accettato firmandolo. Di conseguenza, le vostre azioni possono andare contro le condizioni del documento. Allo stesso modo, recitando la Kalima Tayyiba siete entrati nei confini dell’Islam e avete considerato voi stessi musulmani e «servi di Allah»; ma non avete saputo quali azioni avete accettato di compiere recitando questa Kalima e quali avete promesso di non compiere. In caso contrario, la vostra recitazione della Kalima non ha alcun valore. Questa vostra recitazione della Kalima non può essere accettata da Allah. Non potete diventare veri «musulmani» e «servi di Allah». Nessuna azione della vostra vita può essere compiuta secondo questa Kalima.
In verità, questa Kalima è grandissima e sublime sotto ogni aspetto. Allah l’Altissimo stesso ha proclamato la testimonianza di questa Kalima; tutti gli angeli e tutte le persone sapienti e virtuose tra le creature ne hanno riconosciuto la verità. È una proclamazione assolutamente vera e corretta, un simbolo incontrovertibile di equità e giustizia. Ciò che viene proclamato mediante questa Kalima è vero e autentico, pienamente conforme alla realtà. Essa è la proclamazione fondamentale dell’Islam. Nessuno può diventare musulmano se non conosce il vero significato di questa Kalima, se non l’accetta nel proprio cuore come verità suprema, se non ne proclama chiaramente la verità con la propria bocca e se non è interiormente disposto a seguirla completamente.
Questa Kalima è una vigorosa proclamazione della ‘aqida del tawhid e una proclamazione del completo rifiuto e della totale negazione della ‘aqida dello shirk. È mediante questa proclamazione che un musulmano può salvarsi dalla confusione e dalle dolorose conseguenze della ‘aqida dello shirk.
Per trarne pieno beneficio, devono essere soddisfatte sette condizioni. Primo: la conoscenza, cioè sapere ciò che viene negato e ciò che viene affermato mediante essa. Secondo: credere con fermezza, con il cuore e con l’anima, che ciò che si è appreso è vero, senza nutrire neppure il minimo dubbio. Terzo: provare per essa una devozione assoluta, mantenendo un atteggiamento severo e inflessibile contro lo shirk. Quarto: proclamarla con tale sincerità che non vi sia in essa la minima traccia di ipocrisia. Quinto: nutrire per questa Kalima amore sincero e profondo affetto, provando per questo gioia nel cuore. Sesto: obbedirle pienamente. Essere pronti a soddisfarne le richieste, accettando di compiere tutte le azioni mediante le quali si dimostra devozione ad Allah e si ottiene il Suo compiacimento. Settimo: essere interiormente e sinceramente pronti a negare e respingere tutto ciò che è contrario a essa.
Ora comprendete chiaramente che, così come nessuno può entrare nei confini dell’Islam senza recitare la Kalima Tayyiba, allo stesso modo nessuno può diventare un vero musulmano né agire come un musulmano limitandosi a pronunciarla con la bocca senza conoscerne il significato. Il motivo per cui la maggior parte dei musulmani del mondo attuale non osserva i comandamenti e le prescrizioni dell’Islam e, pur essendo ‘musulmana’, agisce e si comporta come un non musulmano, è semplicemente che recita la Kalima e vi crede, ma non sa che cosa recita né in che cosa crede. Di conseguenza, vediamo che nel mondo vivono milioni e milioni di musulmani, ma la maggior parte di loro non conduce una vita da veri musulmani osservando l’Islam; anzi, si vede che agiscono contro l’Islam a ogni passo. Che cosa potrebbe mai essere più doloroso di questo?
Poiché recitiamo la Kalima senza comprenderne il significato, non riusciamo ad agire come veri musulmani e, proprio per questa ragione, non riusciamo neppure a ottenere la misericordia di Allah. Di conseguenza, siamo caduti in ogni sorta di dolore e calamità, giungendo al limite estremo della decadenza.
Perciò, se ora desideriamo tornare a essere veri musulmani, se desideriamo nuovamente prosperare sulla terra ricevendo la misericordia di Allah e se desideriamo presentarci nell’Aldilà davanti ad Allah come autentici musulmani, dobbiamo conoscere e comprendere bene il significato della Kalima Tayyiba e, gradualmente, plasmare e costruire la nostra vita in conformità a esso. Per questo cerchiamo qui di esporre in dettaglio il significato della Kalima Tayyiba.
Il significato della Kalima Tayyiba
Sapete tutti che la Kalima Tayyiba non è qualcosa di lungo e complesso:
لا اله الا اللهُ مُحَمَّدٌ رَّسُولُ الله –
«Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah — Muhammad (s) è il Messaggero di Allah. Questa formula consta di due parti:
Prima parte لا اله الا اللهُ
Seconda parte مُحَمَّدٌ رَسُولُ الله
Significato della prima parte: «Non vi è alcuna divinità — all’infuori di Allah». In altre parole, all’infuori di Allah l’Altissimo non vi è alcuna divinità o signore di cui si possa essere servitori o schiavi.
Allah l’Altissimo è l’unica divinità, il Signore e il Padrone, degno di essere temuto e obbedito. Egli è il Creatore di tutti i mondi — noi siamo Sue creature. Egli è il Signore di tutti — noi siamo Suoi servi sottomessi. Egli è il Signore dei mondi e anche il nostro Padrone. È Lui solo che dobbiamo temere. Egli è l’unico degno di adorazione. Noi riconosciamo la servitù soltanto verso di Lui, obbediamo soltanto a Lui e seguiamo soltanto la Sua legge.
Quanto al significato della seconda parte: Muhammad (s) è il Messaggero di Allah; vale a dire che Allah l’Altissimo ha inviato il venerabile Muhammad (s) all’umanità come guida e condottiero, affinché diffondesse e istituisse il Suo modello.
Come ho già detto, questa formula è il fondamento stesso dell’Islam. Su di esso si erge il grande «edificio» di numerosi altri precetti e ordinamenti dell’Islam. Senza di essa tale «edificio» non potrebbe essere costruito né restare in piedi neppure per un istante. L’identità di Allah presentata in questa formula è, nell’Islam, la corretta identità di Allah. Nell’Islam, viene riconosciuta come «Allah» l’Essenza in cui sono presenti tali qualità e caratteristiche. Al contrario, chi non possiede in sé tutte quelle qualità riunite non può mai essere «Allah»; l’Islam non è disposto a riconoscerlo come Allah.
Dichiarando che Muhammad (s) è il Messaggero di Allah, si proclama che egli non è soltanto un uomo di nome Muhammad (s), ma è anche il Messaggero di Allah, e questa è la sua vera identità. In secondo luogo, per riconoscere correttamente Allah, si deve anche riconoscere correttamente e pienamente il Messaggero chiamato Muhammad (s).
Spiegazione della prima parte
La prima parte di questa formula può essere divisa in due parti. La prima è negativa: non esiste alcun adorato, cioè non esiste nessun signore né creatore. Non temo nessuno, non mi sottometto a nessuno, non obbedisco alla legge di nessuno, non desidero la misericordia, la benevolenza o l’aiuto di nessuno e non riconosco in nessuno il possesso di un’autorità superiore. Non rendo culto né adoro nessuno. Sotto questi aspetti, chiunque voglia esercitare su di me autorità e influenza, proprio lui lo rifiuto. Sono ribelle nei confronti di tutti. Non ho alcun rapporto con nessuno. La seconda parte è invece positiva: sotto tutti questi aspetti, riconosco e accetto unicamente Allah.
Ogni volta che una persona recita questa formula, attraverso di essa riconosce che questo mondo, con tutti i suoi esseri viventi, animali e beni materiali, non avrebbe potuto venire all’esistenza senza un creatore; tutto ciò è creazione del Creatore, e quel Creatore non è molteplice, ma uno solo. E quel Creatore non è altri che Allah. Nel chiaro annuncio del Nobile Corano è stato detto:
اللهُ الَّذِى خَلَقَ السَّمَوتِ وَالْأَرْضَ وَمَا بَيْنَهُمَا فِى سِتَّةِ أَيَّامٍ
È Lui Allah, che ha creato i cieli, la terra e tutto ciò che si trova fra essi in sei periodi di tempo. (Sura as-Sajda: 4)
وَإِلَٰهُكُمْ إِلَٰهٌ وَٰحِدٌ لَّآ إِلَٰهَ إِلَّا هُوَ ٱلرَّحْمَٰنُ ٱلرَّحِيمُ ١٦٣45
Il vostro adorato è un unico adorato; non esiste altro adorato all’infuori di Lui: Egli è immensamente perdonatore e misericordioso. (Sura al-Baqara: 163)
Allah non si è limitato a creare l’intero universo e poi ad abbandonarlo; Egli lo governa ordinatamente e provvede anche a mantenerlo in vita e a nutrirlo, insieme a tutti i suoi esseri viventi, fornendogli energia vitale e il nutrimento necessario, oltre a compiere altre opere simili. Anche in tutte queste questioni Egli non ha alcun associato, né alcun aiutante.
Allah Ta’ala è il Sostentatore, il Proprietario e il Signore degli abitanti di tutto l’universo. Egli solo è il Proprietario dei cieli e della terra, di tutto ciò che vi è fra loro, di tutti i beni, le ricchezze e i patrimoni.
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وَمَا مِنْ دَابَّةٍ فِي الْأَرْضِ إِلَّا عَلَى اللهِ رِزْقُهَا –
Spetta ad Allah Ta’ala provvedere il nutrimento a tutti gli esseri viventi del mondo. (Hud: 6)
ذلِكُمُ الله رَبِّكُمْ لَا إِلَهَ إِلَّا هُوَ خَالِقُ كُلِّ شَيْءٍ فَاعْبُدُوهُ ، وَهُوَ عَلَى كُلِّ
Egli è Allah, il vostro Dio; non vi è altra divinità all’infuori di Lui. Egli è il Creatore di ogni cosa; dunque adorate e servite soltanto Lui. Egli è responsabile di ogni cosa. (Sura al-An’am: 102)
Dai versetti sopra citati è stato dimostrato con assoluta chiarezza che esiste un Creatore di tutto l’universo e che questi non è altri che Allah Ta’ala. Egli è Uno e Unico; Egli solo è il Sostentatore, il Protettore, il Dispensatore del sostentamento e il Signore di tutto l’universo. Pertanto è dovere di ogni essere umano accettare la servitù verso quell’unico Allah, riconoscere soltanto Lui come divinità e Signore, e non ritenere che qualcun altro possieda tali attributi. Questo è il principio fondamentale della Kalima Tayyiba. Il significato dettagliato della Kalima Tayyiba è esposto con chiarezza nei due versetti seguenti del Sacro Corano:
يَٰصَىٰحِبَىِ ٱلسِّجْنِ ءَأَرْبَابٌ مُّتَفَرِّقُونَ خَيْرٌ أَمِ ٱللَّهُ ٱلْوَٰحِدُ ٱلْقَهَّارُ ٣٩
مَا تَعْبُدُونَ مِن دُونِهِۦٓ إِلَّآ أَسْمَآءً سَمَّيْتُمُوهَآ أَنتُمْ وَءَابَآؤُكُم مَّآ أَنزَلَ ٱللَّهُ بِهَا مِن سُلْطَٰنٍ إِنِ ٱلْحُكْمُ إِلَّا لِلَّهِ أَمَرَ أَلَّا تَعْبُدُوٓا۟ إِلَّآ إِيَّاهُ ذَٰلِكَ ٱلدِّينُ ٱلْقَيِّمُ وَلَٰكِنَّ أَكْثَرَ ٱلنَّاسِ لَا يَعْلَمُونَ ٤٠
O uomini! È meglio riconoscere divinità diverse e molteplici, oppure una sola divinità realmente potente e vittoriosa su tutti? Sappiate che gli oggetti che adorate e servite come divinità, all’infuori dell’unico Allah, non sono altro che alcuni nomi privi di significato. E quei nomi li avete inventati voi stessi e i vostri antenati; Allah non ha fatto scendere alcuna prova a loro riguardo. Eppure il diritto e il potere di impartire ordini e stabilire leggi appartengono esclusivamente ad Allah. Egli ha ordinato a tutti di non servire e adorare nessun altro all’infuori di Allah. Questa è l’unica vera e salda din, il perfetto e solido sistema di vita. Ma molti uomini non lo sanno. (Sura Yusuf: 39-40)
In questi due versetti del Corano il significato della Kalima Tayyiba è stato spiegato con estrema chiarezza. Il contenuto di questi due versetti può essere suddiviso in cinque parti.
Primo: l’unicità di Allah. Riconoscere un solo Allah rende possibile conseguire felicità e pace sia nella vita terrena sia in quella ultraterrena. È del tutto naturale che la vita dell’uomo venga distrutta da svariate sofferenze e inquietudini quando si riconoscono più divinità.
Secondo: il culto, l’adorazione e la sottomissione che i politeisti riservano, invece di Allah, alle varie divinità e agli uomini elevati a signori sono del tutto infondati e privi di qualsiasi base; non sono altro che un insieme di nomi. In realtà, essi non esistono affatto, e quei nomi non sono stati dati da Allah ta‘ala: sono stati inventati dagli stessi politeisti. Non possiedono neppure il minimo potere di arrecare danno o beneficio agli uomini. E, se non si possiede tale potere, nessuno può essere riconosciuto degno di culto o di adorazione.
Terzo: nello stabilire le leggi e le norme per la vita operativa dell’uomo, nessuno all’infuori dell’unico Allah possiede il potere e il diritto di ordinare o vietare alcunché. Coloro che riconoscono un solo Allah non potranno accettare altro se non le leggi e le norme stabilite da quell’unico Allah. Nella vita personale, nella società e nello Stato, così come nell’uso, nel godimento, nella spesa e nella distribuzione dei propri beni, saranno obbligati a seguire esclusivamente le leggi e le norme date da Allah. Infatti, Allah ta‘ala è l’unico assoluto sovrano e padrone del potere supremo. Questo potere non può essere attribuito a nessun altro.
Quarto: Allah ta‘ala è il solo Ma‘bud di tutti; l’uomo è schiavo e servo soltanto Suo. L’uomo non può riconoscere la sottomissione e l’obbedienza a nessuno all’infuori dell’unico Allah, né può prestare culto o adorazione a qualcun altro.
Quinto, e infine: traendo insieme le quattro fondamentali credenze sopra menzionate, l’unico sistema imperituro e saldo è quello stabilito da Allah per l’uomo come ordinamento della vita. Nessun’altra religione, dottrina, ideale o ordinamento della vita può essere accettabile e duraturo per l’uomo; né può essere una religione di pace e felicità. Se qualcuno tenta di cambiare anche solo una parola di esso, è un aperto nemico di questa religione. È superfluo dire che quella religione salda è esclusivamente l’Islam.
Il profeta Ibrahim (pace su di lui), rivolgendosi a suo padre e al suo popolo, disse:
وَإِذْ قَالَ إِبْرَٰهِيمُ لِأَبِيهِ وَقَوْمِهِۦٓ إِنَّنِى بَرَآءٌ مِّمَّا تَعْبُدُونَ ٢٦
إِلَّا ٱلَّذِى فَطَرَنِى فَإِنَّهُۥ سَيَهْدِينِ ٢٧
Dichiaro di essere estraneo a tutto ciò che voi adorate e a cui vi sottomettete, e riconosco soltanto quell’Essere sublime che mi ha creato. Certamente Egli mi guiderà sulla retta via. (Sura az-Zukhruf: 26 e 27)
Subito dopo, Allah ha detto:
وَجَعَلَهَا كَلِمَةًۢ بَاقِيَةً فِى عَقِبِهِۦ لَعَلَّهُمْ يَرْجِعُونَ ٢٨
E la rese una parola duratura tra i suoi discendenti, affinché potessero ritornare a essa. (Sura az-Zukhruf: 28)
Con la prima dichiarazione, il profeta Ibrāhīm (la pace sia su di lui) rinnegò tutte le divinità all’infuori di Allah e mantenne soltanto l’affermazione di riconoscere la servitù verso il Grande Creatore. Con tale dichiarazione, in realtà, egli proclamò, con parole diverse, proprio «lā ilāha illā Allāh» e rese questa Kalima una dichiarazione duratura per tutta l’umanità. In verità, mediante questa Kalima si riconosce esclusivamente Allah, per quanto riguarda la servitù e l’obbedienza, il timore reverenziale, la speranza nella misericordia e l’osservanza della legge; allo stesso tempo, si rinnega chiaramente lo shirk consistente nel riconoscere, sotto tutti questi aspetti, chiunque altro all’infuori di Allah. Questa è la pura credenza del tawḥīd dell’Islam. Nessuno può diventare «musulmano» senza riconoscere e accettare questa credenza in modo chiaro e senza riserve. Allah l’Altissimo ha ordinato di adottare proprio una simile credenza:
قُلْ إِنَّمَا أُمِرْتُ أَنْ أَعْبُدَ اللهَ وَلَا أَشْرِكَ بِهِ : اِلَيْهِ ادْعُوا وَالَيْهِ مَابِ
Di’: o Profeta! Mi è stato ordinato di essere esclusivamente servo e di adorare soltanto Allah; in nessun modo Gli assocerò dei soci. Invito a Lui e presso di Lui sono il mio rifugio e la mia destinazione finale. (Sura ar-Raʿd: 36)
Come ogni persona deve adottare una propria ʿaqīda, così deve invitare anche gli altri membri della società ad adottare la credenza che ha scelto e che considera l’unica verità. Tuttavia, questo invito può essere soltanto un invito ad accettare pienamente la servitù verso Allah. Nessuno ha il minimo diritto di rivolgere un invito diverso da questo: non ha il diritto di invitare a rinnegare Allah o ad associarGli dei soci. I profeti e i messaggeri furono inviati proprio per rivolgere questo invito, e per tutta la loro vita lo rivolsero agli abitanti del mondo.
La storia della Kalima Ṭayyiba
Qui si conclude il significato e la spiegazione della prima parte della Kalima Tayyiba. Ora bisogna vedere se ciò che è stato detto nella prima parte della Kalima dell’Islam sia qualcosa di nuovo nel mondo oppure se abbia una storia alle spalle. La sua spiegazione si trova proprio nelle pagine del Corano.
Basta sfogliare le pagine del Sacro Corano per trovare la prova che il messaggio dell’unicità di Allah Ta‘ala non è affatto nuovo sulla terra; al contrario, tutti i profeti giunti presso gli uomini del mondo hanno impartito questo stesso insegnamento alle rispettive comunità e hanno diffuso tra loro proprio questa concezione riguardo ad Allah. Nel Corano, rivolgendosi a Hazrat Muhammad (sallallahu alayhi wa sallam), Allah Ta‘ala dice:
وَمَا اَرْسَلْنَا مِنْ قَبْلِكَ مِنْ رَّسُولٍ إِلَّا نُوحِي إِلَيْهِ أَنَّهُ لَا إِلَهَ إِلَّا أَنَا فَاعْبُدُونِ.
(O Muhammad!) A tutti i profeti che ho inviato prima di te ho rivelato quest’ordine: «Non vi è alcun dio, adorato e signore, all’infuori di Me. Accettate dunque tutti soltanto la Mia servitù e il Mio culto.» (Sura Al-Anbiya: 25)
Da questo versetto si comprende senza alcun dubbio che ogni profeta e messaggero del mondo ha invitato al Tawhid. A titolo d’esempio, riportiamo qui alcuni versetti storici.
1. Hazrat Nuh (su di lui la pace), rivolgendosi al popolo del suo tempo, disse:
يقوم اعْبُدُوا اللهَ مَالَكُمْ مِنْ الهِ غَيْره
O popolo, accettate la servitù e il culto dell’unico Allah Ta‘ala; poiché all’infuori di Lui non avete alcun altro signore o dio. (Sura Al-A‘raf: 59)
2. Hazrat Yunus (a.s.) invitò per molti giorni il suo popolo contemporaneo al tawhid; ma il popolo non accettò il suo invito. Alla fine, disperato, lasciò il paese. Durante il viaggio cadde in mare e fu costretto a finire nel ventre di un pesce. Seduto nel ventre del pesce, Hazrat Yunus (a.s.) recitò questa preghiera:
اله الا انت سبحْنَكَ إِنِّي كُنْتُ مِنَ الظَّلِمِينَ –
O Allah! Non c’è nessuno degno di adorazione all’infuori di Te. Io proclamo soltanto la Tua santità e la Tua gloria. In verità, sono uno degli ingiusti e dei malfattori. (Sura al-Anbiya: 87)
3. Hazrat Musa (a.s.), dopo aver invitato per tutta la vita il suo popolo contemporaneo al tawhid, disse a un certo punto:
أغَيْرَ اللهِ آبغِيْكُمْ إِلْهَا وَهُوَ فَضَّلَكُمْ عَلَى الْعَلَمِينَ –
Dovrei forse cercare per voi un’altra divinità all’infuori di Allah, mentre Egli solo vi ha concesso superiorità e onore su tutti i popoli del mondo? (Sura al-A’raf: 180)
4. Hazrat Salih (a.s.) invitò il popolo del suo tempo dicendo:
يقَوْمِ اعْبُدُوا اللهَ مَالَكُمْ مِنْ الهِ غَيْره –
O gente! Accettate la servitù e l’adorazione soltanto di Allah Ta’ala; non avete altra divinità all’infuori di Lui.
Il profeta Shu‘ayb (a) disse al suo popolo contemporaneo:
اله غيره – يقَوْمِ اعْبُدُوا اللهَ مَالَكُمْ مِنْ
O mio popolo! Adorate e servite soltanto Allah Ta’ala; non avete altra divinità all’infuori di Lui. (Sura Hud: 84)
Quando il profeta Hud (a) predicò: «O gente! Adorate e servite soltanto Allah; non avete alcuno, all’infuori di Lui, degno di essere adorato», il popolo disse:
وَحدَه وَنَذَرَ مَا كَانَ يَعْبُدُ آبَاؤُنَا اجنتنا لِنَعْبُدَ الله
Sei venuto a dirci che serviremo e adoreremo soltanto Allah e abbandoneremo coloro che i nostri antenati adoravano? (Sura al-A’raf: 70)
Essi erano politeisti e, oltre a servire Allah, servivano anche altri. Non erano disposti a servire esclusivamente un solo Allah. Questa servitù comprende tanto l’adorazione quanto il timore e l’obbedienza alla legge.
Mi limiterò qui a menzionare questi pochi versetti.
Nel Sacro Corano si trova anche una descrizione sommaria della predicazione del tawḥīd e delle opere di tutti i profeti e messaggeri i cui nomi vi sono menzionati. Tuttavia, se dovessimo menzionarli tutti, il volume del libro aumenterebbe considerevolmente. In seguito vedremo proprio nel Sacro Corano per quale messaggio Allah l’Altissimo inviò nel mondo l’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s.).
Rivolgendosi a Hazrat Muhammad (s.), è stato detto:
قُلْ إِنَّمَا هُوَالهُ وَاحِدٌ وَاِنَّنِي بَرِى مِمَّا تُشْرِكُونَ –
(O Muhammad!) Di’: soltanto Allah è la vera divinità; Egli è Uno e Unico, e io non approvo affatto il vostro shirk; da esso sono completamente dissociato. (Sura al-Anʿām: 19)
Con “il vostro shirk” si intendono coloro che, insieme all’unico Allah, considerate divinità e adorate; io non li riconosco assolutamente. Al contrario, la mia dichiarazione è:
قُلْاهو ربيلاهو عَلَيْهِ تَوَكَّلْتُ وَإِلَيْهِ مَتَابٍ –
Di’: Egli solo è il mio Rabb, il mio Padrone e Signore. Non vi è alcuna divinità all’infuori di Lui. In Lui solo ripongo la mia completa fiducia e verso di Lui mi rivolgo. (Sura ar-Raʿd: 30)
In un altro luogo è stato detto:
قُلْ إِنَّمَا يُوحَى إِلَى أَنَّمَا الْهُكُم إِلهُ وَاحِدٌ ، فَهَلْ أَنتُم مُّسْلِمُونَ
Di’: (o Profeta!) Mi è stato rivelato che il vostro Ma‘būd—il vostro Creatore, Sostentatore e Signore—è uno solo. Volete dunque rimanere sottomessi e obbedienti a Lui? (Sura al-Anbiyā’: 108)
In questo versetto ciò è stato spiegato più dettagliatamente:
قُلْ إِنَّمَا أَنَا بَشَرٌ مِثْلُكُمْ يُوحَى إِلَى أَنَّمَا الْهُكُمُ الهُ وَاحِدٌ : فَمَنْ كَانَ
احدا يَرْجُوا لِقَاءَ رَبِّهِ فَلْيَعْمَلْ عَمَلًا صَالِحًا وَلَا يُشْرِكْ بِعِبَادَةِ رَبِّهِ
Di’: (o Muḥammad!) Io sono un essere umano come voi. Tuttavia mi viene rivelato che il vostro Ma‘būd è uno solo. Pertanto, chi spera di incontrare quell’unico Ma‘būd e di ottenere il Suo compiacimento deve compiere opere giuste, secondo le disposizioni di quell’unico Ma‘būd, e non deve associare nessun altro all’unico Ma‘būd nell’adorazione e nel servizio a Lui. (al-Kahf: 110)
In questo versetto si trova la descrizione completa del messaggio dell’ultimo Profeta, Ḥaḍrat Muḥammad (s). Innanzitutto egli dice che il Signore, Creatore, Padrone e Legislatore degli esseri umani è uno e unico: Allah.
In secondo luogo, egli dice che per coloro che crederanno in quell’unico Ma‘būd vi sono soltanto due mezzi per ottenere il compiacimento di quell’unico Ma‘būd e incontrarlo: il primo consiste nel riconoscere sinceramente l’unico Allah, obbedire soltanto al Suo comando, adorare e servire soltanto Lui e non associare nessun altro a Lui in ciò. Il secondo consiste nel compiere opere buone e virtuose secondo le disposizioni di quell’unico Allah e allontanarsi dalle azioni peccaminose e dalla disobbedienza.
Analizzando la biografia completa, le opere e l’intera missione del Profeta universale, si possono conoscere questi tre principi fondamentali. In realtà, anche i principi fondamentali dell’Islam e della Kalima sono proprio questi tre. È così dimostrato che l’ultimo Profeta non venne al mondo per proclamare qualcosa di nuovo. In verità, l’invito al tawhid, cioè all’unicità di Allah Ta’ala, non è affatto nuovo nel mondo; al contrario, è antico. Quanto è antica la creazione dell’uomo, altrettanto antichi sono il tawhid e il suo invito. Anzi, la verità è che, fin dal giorno in cui l’uomo cominciò per la prima volta a vivere sulla terra, egli è stato invitato ad avere fede nell’unico grande Allah, a riconoscersi Suo servo e a vivere secondo i Suoi comandamenti. Non è mai stato rivolto alcun invito ad avere fede in qualcun altro.
Ostacoli alla diffusione della Kalima Tayyiba
Ma, così come il messaggio di questa Kalima e del tawhid non è affatto nuovo nel mondo, allo stesso modo neppure l’opposizione e l’ostilità contro questa Kalima sono minimamente nuove o sorprendenti nella storia del mondo; al contrario, ogni volta che, in qualunque paese e per bocca di chiunque, questa parola «antica in eterno» è stata nuovamente proclamata e fatta risuonare, da ogni parte si sono levate montagne di opposizione e ostilità. Tutte le forze locali del male hanno fatto ogni sforzo per mettere a tacere per sempre questa voce; nessun lettore della storia del mondo ignora ciò.
Ma la domanda è questa: «La ilaha illallah»—
Che cosa mai è nascosto dentro questa breve Kalima, o quale realtà contiene, perché non appena viene pronunciata sorgano tutt’intorno così tanti nemici? È particolarmente degno di riflessione il fatto che, ogni volta che i profeti di Allah Ta’ala hanno presentato l’invito a questa breve Kalima in un qualunque paese e in qualunque società, la maggioranza degli abitanti di quella società sia immediatamente diventata loro acerrima nemica. Eppure, prima di presentare tale invito, ogni profeta era considerato, per il suo carattere morale, una persona altamente rispettata e amata da tutti gli uomini del suo tempo. Hazrat Musa (a.s.) era stato allevato e cresciuto proprio nella casa del sovrano dell’epoca, Faraone. Ma non appena pronunciò questa Kalima, suo padre adottivo Faraone divenne il suo più grande nemico. Hazrat Ibrahim (a.s.) era figlio di un sacerdote reale, il figlio prediletto di suo padre e, per questo motivo, particolarmente amato da tutti gli altri. Ma non appena innalzò la voce del tawhid, tutti, dai suoi genitori fino al sovrano dell’epoca, divennero suoi accaniti nemici. Arrivarono persino a gettarlo in una fornace ardente per distruggerlo per sempre. La nascita di Hazrat Isa (a.s.) fu per tutti gli uomini un grandissimo miracolo, qualcosa che l’intelletto comune non può comprendere. Per questo tutti lo consideravano una persona «straordinaria». Ma quando anch’egli, in quanto profeta, proclamò la santità e l’unicità di Allah Ta’ala, furono proprio gli appartenenti alla sua stirpe e i suoi parenti a scagliarsi contro di lui con ostilità; infine, il governo ebraico di allora ordinò la sua condanna a morte. Prima di proclamare il messaggio del tawhid, l’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s.a.s.), aveva vissuto per ben quarant’anni tra la propria stirpe e gli altri abitanti dell’epoca. Aveva ricevuto la sincera stima e devozione di tutti, grandi e piccoli, uomini e donne. Tuttavia, dal giorno in cui per la prima volta predicò questo messaggio del tawhid tra le persone che conosceva, i membri della sua stessa stirpe cominciarono a mostrargli apertamente ostilità. In seguito, durante i lunghi tredici anni della sua vita alla Mecca dopo l’inizio della sua profezia, Hazrat dovette affrontare una tempesta di persecuzioni, torture, oppressioni, insulti e ingiurie che sembrava arrivare fino al cielo; alla fine fu persino costretto a emigrare a Medina. Ma perché accade questo? Quale grande verità mai proclamarono gli onorevoli profeti, perché dovettero sopportare simili sofferenze, oppressioni, persecuzioni ed esilio?
Per trovare la risposta a questa domanda e conoscere la causa fondamentale di tali persecuzioni da parte dei connazionali e dei familiari contro gli onorevoli profeti, bisogna innanzitutto sapere quale sia il vero significato della parola «ilah». Una volta compreso dettagliatamente ciò, sarà molto facile capire quale enorme pericolo si addensi davanti agli oppositori quando si riconosce Allah come «l’unico Ilah».
Il vero Ilah (Ma’bud)
Su quasi ogni pagina del Sacro Corano si può trovare la descrizione del vero Allah, e da essa si può comprendere la spiegazione della parola araba «ilah». Tuttavia, se citassimo quei versetti del Corano e ne scrivessimo il significato, la trattazione diventerebbe molto lunga. Perciò qui riportiamo soltanto il loro significato essenziale. Ciò che è stato scritto qui, tenendo presenti quei versetti del Corano, è proprio la descrizione del vero Allah ed è proprio il significato autentico della parola «ilah».
Allah, cioè il vero «Ilah», è Colui che dà la vita e dà la morte. Egli nutre e provvede al sostentamento di tutti gli esseri viventi. Egli è Colui che ascolta le preghiere e stabilisce la pace e l’ordine. Solo Lui può ricreare ciò che è deteriorato e consumato. Nel mondo naturale vigono unicamente il Suo comando e la Sua legge. Egli è il principale artefice di ogni cosa. Solo in Lui si deve riporre pienamente la fiducia. Egli è la speranza dei disperati; nelle difficoltà e nelle calamità si può sempre sperare soltanto nella Sua misericordia. Il profitto e la perdita, il danno e il beneficio degli uomini avvengono unicamente per Sua volontà. Egli conosce perfettamente ogni cosa, visibile e invisibile, nota e ignota. Egli è il più potente e vittorioso su tutti. Egli è l’unico possessore di ogni eccellenza e autorità. È al di sopra di ogni difetto e imperfezione; non ha alcun errore, sbaglio, peccato o colpa. Egli è l’unico sovrano di tutto l’universo; è il vero imperatore, Shahanshah e re dei re dell’intero regno cosmico. Egli è il vero e assoluto proprietario di tutte le ricchezze e di tutti i beni del mondo. Ha creato l’intero universo e lo governa Egli stesso sulla base delle leggi e delle regole naturali da Lui stabilite. Egli ha creato gli uomini e ha dato loro un sistema completo per governare la loro vita individuale e collettiva. Pertanto, nella vita operativa degli uomini, solo i Suoi comandi e le Sue direttive sono la legge da osservare. In ogni ambito e in ogni questione della vita, si devono accettare con umiltà soltanto i Suoi comandi e divieti e continuare a rispettarli. Egli non subisce alcuna perdita né alcun danno; è imperituro, inesauribile ed eterno. È sempre stato presente, è presente e sarà presente. Per Lui non esistono passato, futuro o presente; ogni tempo è ugualmente presente davanti a Lui. Le Sue parole e i Suoi comandi non subiscono alcun mutamento. Nessuno ha la capacità di fare eccezione a una Sua volontà o di agire contro una Sua decisione. Solo Lui merita di essere temuto; nessun altro ha il diritto di ottenere la servitù o l’obbedienza assoluta di qualcuno. In tutte queste questioni Egli non ha alcun associato; è Uno e Unico. Nessuno può parlare contro la Sua volontà. Egli agisce secondo la propria volontà e non è minimamente obbligato ad ascoltare le parole, le preghiere o le intercessioni di qualcuno. Non dipende da nessuno e non ha bisogno di nessuno; al contrario, tutto l’universo dipende soltanto da Lui e da Lui solo. Senza la Sua misericordia, nessuno avrebbe la possibilità di vivere anche solo per un istante.
La concezione jahilita riguardo all’«Ilah» (Ma‘bud)
Sopra è stata fornita brevemente una descrizione dell’Ilah, cioè di Allah l’Altissimo. Questa descrizione è soltanto il sommario di alcuni versetti riguardanti questo argomento. Altrimenti, nessun essere umano è in grado di terminare la descrizione di Allah mettendola per iscritto. Tuttavia, la vera descrizione di Allah che si ricava da quanto è stato scritto è proprio la Sua reale sifat e le Sue qualità. Ma i politeisti del mondo, dimenticando la vera descrizione di Allah e le Sue qualità autentiche, hanno elaborato secondo i propri capricci alcune infondate concezioni riguardo ad Allah. Poiché non hanno conosciuto la vera descrizione di Allah, hanno smarrito la via della verità e della pace e hanno incontrato colpi a ogni passo. Qui riportiamo brevemente dal Corano la descrizione di tutto ciò.
Dimenticando Allah l’Altissimo, l’unico Soccorritore, i politeisti implorano l’aiuto di altre potenze:
وَاتَّخَذُوا مِنْ دُونِ اللهِ الهَةً لعلهم ينصَرُونَ –
Hanno preso, invece di Allah, altre potenze come «Ilah», nella speranza di poter forse ricevere aiuto da loro. (Sura Ya-Sin: 74)
Per ottenere ciò che desiderano, invocano i morti:
وَالَّذِينَ يَدْعُونَ مِنْ دُونِ اللّهِ لَا يَخْلُقُونَ شَيْئًا وَهُمْ يُخْلَقُونَ – اَمْوَاتٌ غَيْرُ
احياء : وَمَا يَشْعُرُونَ * أَيَّانَ يُبْعَثُونَ
Coloro che essi adorano all’infuori di Allah, ritenendoli signori, non possono creare neppure una cosa; anzi, sono stati creati da un altro Creatore. Sono morti, non vivi. Non sanno neppure quando e in quale momento saranno resuscitati. (Sura an-Nahl: 20-21)
Essi servono altre potenze, all’infuori di Lui, allo scopo di ottenere la vicinanza ad Allah l’Altissimo:
وَالَّذِينَ اتَّخَذُوا مِنْ دُونِهِ أَوْلِيَا ، – مَا نَعْبُدُهُمْ إِلَّا لِيُقَرِّبُونَا إِلَى اللهِ زُلْفَى
Coloro che, all’infuori di Allah, prendono altre potenze come signori e protettori dicono: «Noi li adoriamo soltanto affinché ci avvicinino ad Allah». In altre parole, per giungere al vero Allah, si fabbricano divinità artificiali. (Sura az-Zumar: 3)
Essi adorano altre potenze affinché intercedano presso Allah:
وَيَعْبُدُونَ مِنْ دُونِ اللهِ مَا لَا يَضُرُّهُمْ وَلَا يَنْفَعُهُمْ وَيَقُولُونَ هَؤُلاء شُفَعَاؤُنَا عِنْدَ الله
Essi adorano, all’infuori di Allah, cose che non hanno alcun potere di arrecare loro beneficio o danno. Dicono: «Essi intercederanno per noi presso Allah». (Sura Yunus: 18)
Questo significa che, secondo la loro idea, non si può giungere direttamente ad Allah. Per arrivare ad Allah, bisogna prendere le divinità artificiali come intermediari.
Adorano la luna e il sole. Ritengono che il giorno e la notte, la luna e il sole siano cose meravigliose e che non possano non essere oggetti di adorazione. Eppure la luna e il sole sono creati da Allah e sono soltanto segni della Sua esistenza e della Sua unicità. Allah dice:
وَمِنْ أَبْتِهِ الَّيْلُ وَالنَّهَارُ وَالشَّمْسُ وَالْقَمَرُ ط لَا تَسْجُدُوا لِلشَّمْسِ وَلَا لِلْقَمَرِ.
La notte e il giorno, la luna e il sole sono segni dell’esistenza e dell’unicità di Allah; dunque non prosternatevi né alla luna né al sole, poiché essi sono prove dell’esistenza del vero Allah e della Sua potenza infinita. Prosternarsi davanti a essi non apporterà alcun beneficio. (Sura Ha-Mīm as-Sajda: 37)
Sono schiavi dei sapienti, dei pīr e degli eruditi; eseguono tutto ciò che essi dicono, senza distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Obbedire ciecamente a una persona simile e seguirne indiscriminatamente gli ordini è shirk. Infatti, quando una persona esegue indiscriminatamente gli ordini di qualcuno che non sia Allah, gli conferisce la dignità spettante ad Allah. Allah descrive così la loro condizione:
اتَّخَذُوا أَحْبَارَهُمْ وَرُهْبَانَهُمْ أَرْبَابًا مِنْ دُونِ اللهِ –
Hanno preso i loro sapienti, i loro pīr, i loro eruditi e i loro capi come propri «Rabb», ossia signori, invece di Allah l’Altissimo. (Sura at-Tawba: 31)
Invocano gli esseri umani per essere liberati dalle calamità o per soddisfare le loro necessità. Un’invocazione di questo tipo è vietata agli occhi di Allah l’Altissimo ed è anch’essa inclusa nello shirk. Infatti, per tali scopi si deve invocare esclusivamente Allah. È stato detto:
إِنَّ ٱلَّذِينَ تَدْعُونَ مِن دُونِ ٱللَّهِ عِبَادٌ أَمْثَالُكُمْ فَٱدْعُوهُمْ فَلْيَسْتَجِيبُوا۟ لَكُمْ إِن كُنتُمْ صَٰدِقِينَ ١٩٤
Coloro che invocate invece di Allah non sono altro che servi impotenti come voi. Dunque, se davvero ritenete che possano salvarvi dalle difficoltà, rivolgete loro una supplica e vedete se risponderanno alla vostra preghiera, qualora la vostra convinzione su di loro sia vera. (Al-A‘raf: 194)
Abbandonano la legge dell’unico Allah e agiscono secondo i propri desideri, senza distinguere tra giusto e ingiusto, bene e male, peccato e virtù.
أَرَءَيْتَ مَنِ ٱتَّخَذَ إِلَٰهَهُۥ هَوَىٰهُ أَفَأَنتَ تَكُونُ عَلَيْهِ وَكِيلًا ٤٣
Non hai visto la condizione di colui che ha fatto della brama della propria passione il suo «signore», agendo soltanto secondo i desideri della propria inclinazione? Eppure, ti assumerai forse la responsabilità di lui? (Sura al-Furqan: 43)
Se si riflette un po’ profondamente sul significato dei versetti qui citati, si comprende con grande facilità che una parte degli uomini del mondo, invece di riconoscere l’unico Allah come «Ilah» e «Rabb», cioè Creatore e Sostentatore, ha realmente fatto della brama dei propri desideri, degli uomini potenti, dei falsi pīr e dervisci e dei capi religiosi, della luna e del sole e degli idoli inanimati dei veri «dèi» o «signori», e presta loro servitù, schiavitù, culto e obbedienza. Tuttavia, nessuno di loro negava completamente l’esistenza, gli attributi e le qualità dell’unico Allah, Creatore e Sostentatore dell’intero universo; nessuno diceva mai che non esistesse un Creatore o che Egli fosse privo di attributi e qualità. In realtà riconoscevano Allah come il più grande nella potenza e il supremo Legislatore, ma il difetto fondamentale della loro ‘aqīda era che, insieme ad Allah, consideravano anche gli esseri creati da Allah — angeli, jinn, uomini, idoli, luna, sole, stelle e così via — come Suoi soci, aiutanti o depositari di poteri analoghi. Nei momenti di difficoltà cercavano rifugio presso di loro; per risolvere qualche compito arduo chiedevano loro forza. Credevano che anch’essi possedessero qualche potere. Li adoravano per avvicinarsi al vero Allah, ottenere il perdono e la misericordia del vero Allah e ottenere la loro intercessione presso il vero Allah. Facevano voti per loro e li temevano anche, convinti che fossero capaci di arrecare agli uomini danno o beneficio. Un altro grave difetto era che, oltre alla legge di Allah, stabilivano ciò che fosse halal o haram secondo i desideri delle proprie anime e le parole dei loro cosiddetti pīr, dervisci e capi. Non riflettevano né chiedevano a nessuno quale fosse il comando di Allah Ta‘ala riguardo a quella questione, e se per Allah fosse halal o haram. Volevano sapere soltanto se i loro falsi pīr, dervisci o capi approvassero o disapprovassero la cosa desiderata, se la dichiarassero halal oppure la ritenessero haram. Non appena ricevevano un’indicazione conforme ai loro desideri, agivano immediatamente di conseguenza.
Pur credendo che Allah abbia creato tutte le ricchezze e che sia Lui ad averle concesse agli uomini, si consideravano i proprietari assoluti di tali beni e li guadagnavano, spendevano e utilizzavano secondo la propria volontà.
La ragione fondamentale dell’opposizione alla Kalima Tayyiba
Abbiamo esposto affiancate due concezioni riguardo ad Allah. La prima è la conoscenza del vero Allah; l’altra è la spiegazione della concezione che gli ignoranti e i politeisti del mondo hanno di «Allah». Dopo aver compreso bene questa spiegazione, nessuno avrà difficoltà a capire perché, nella storia del mondo, ogni volta che la voce di «la ilaha illallah» si è levata dalle labbra di qualcuno, gli sviati di quella società e i suoi governanti, capitalisti e capi religiosi seguaci del falso abbiano impiegato tutte le proprie forze nel tentativo estremo di distruggerla sul nascere. Perché, appena ascoltano questa Kalima, si infiammano completamente come il fuoco? E perché si affrettano ad assumere un’aperta ostilità contro persone che per molti anni sono state fedeli e veritiere?
Il fatto è che, ogni volta che la voce di questa Kalima si è levata di nuovo in un paese, gli abitanti di quel paese, non appena l’hanno udita, hanno compreso chiaramente quale fosse il suo significato e quale il suo messaggio interiore. Hanno capito quali interessi, credenze o sistemi vengono colpiti quando si crede sinceramente che questa Kalima sia vera e la si accetta, quando si modella la propria vita secondo essa o quando il suo insegnamento riesce a diffondersi e a essere affermato; hanno capito quali interessi, credenze o sistemi debbano essere abbandonati senza esitazione per adottare un nuovo insegnamento, una nuova fede e un nuovo sistema. Per questo vediamo che, non appena questa Kalima è stata pronunciata e divulgata in una società, gli abitanti di quella società si sono divisi, sotto il profilo dei principi, in due gruppi: un gruppo ha compreso questa Kalima, vi ha creduto e l’ha accettata con il cuore, l’ha pronunciata e divulgata con la parola, e ha incarnato il suo ideale in tutta la propria vita, in ogni singola azione, dimostrandone la verità.
L’altro gruppo ha compreso il significato di questa Kalima e, proprio dopo averlo compreso, ha impiegato tutte le proprie forze e ha speso ogni cosa possedesse nel tentativo di distruggerla sul nascere, affinché la sua voce non giungesse alle orecchie di altri esseri umani. Così, proprio come questa Kalima risale agli albori dell’esistenza umana, anche la sua opposizione risale a quel medesimo periodo. Per questo, fin dall’antichità, sono esistite in egual misura le due parole «musulmano» e «kafir», ossia i due gruppi di esseri umani. La lotta tra questi due gruppi è una lotta di principi e di ideali, e la storia di questa lotta è la storia della Kalima Tayyiba. Nel linguaggio islamico, questa lotta è chiamata «jihad».
L’insegnamento della Kalima Tayyiba
In sintesi, la «Kalima Tayyiba» è una grande dichiarazione rivoluzionaria. Coloro che la accettano non possono adorare, venerare o servire nessuno all’infuori di Allah; non possono, per ottenere la vicinanza ad Allah o nella speranza di ottenere la sua intercessione presso di Lui, adorare, servire o obbedire a nessuno all’infuori di Allah. Per ottenere la vicinanza ad Allah e liberarsi dal Suo castigo, non possono accettare in alcun modo, al di fuori dell’osservanza dei comandamenti e delle disposizioni di Allah, alcun essere umano — presidente, leader uomo o donna, pir o santo venerato — né alcun metodo o sistema diverso dall’Islam. Essi ritengono — e credono nel profondo del cuore — che, per ottenere la misericordia e il compiacimento di Allah e la vicinanza a Lui, l’unica via consista nel credere in Lui con tutto il cuore, riconoscere Lui solo come unico Ma‘bud, vivere secondo le Sue istruzioni e fare «jihad» affinché la Sua legge venga pienamente stabilita sulla terra. Coloro che divulgano vie diverse da questa, che vanno dicendo: «Per ottenere la vicinanza ad Allah bisogna diventare discepoli di un certo derviscio o di un certo pir o santo venerato, oppure recarsi al suo mausoleo per ottenere fayḍ e tawajjuh; altrimenti si brucerà e si morirà per la sua maledizione», oppure coloro che divulgano dicendo che «praticare soltanto secondo il Corano e gli hadith non è sufficiente per ottenere la vicinanza ad Allah», divulgano, in ultima analisi, lo shirk. Infatti, sperare qualcosa dalle forze spirituali dei signori pir e dei pii venerati della religione, o averne timore, è chiaramente shirk. Coloro che hanno creduto nella Kalima Tayyiba non sono mai disposti ad ascoltare tale invito. Essi proclameranno con voce chiara: «Per ottenere la misericordia di Allah, invocheremo Lui solo, serviremo Lui solo, abbandoneremo le opere e le vie da Lui proibite e ci impegneremo con tutte le nostre forze per cancellarle dal mondo. Poiché il potere dell’intercessioneقُل لِلّهِ الشَّفَاعَةُ جَمِيعَالَهُ مُلْكُ السَّمَوتِ وَالْأَرْضِ ثُمَّ الَيْهِ تُرْجَعُونَe l’autorità sull’intero universo appartengono esclusivamente a un solo Allah. Essi diranno: «Non crediamo che nessuno, all’infuori di Allah, abbia il potere di arrecare danno o beneficio agli esseri umani. Non riconosciamo tale potere né ad alcun vivente né ad alcuna persona sepolta nella tomba». In verità, queste sono le parole dell’uomo autenticamente tawhidista, e questa è l’unica via di vita per l’uomo tawhidista.
È proprio questo ciò che è stato detto in questo versetto del Corano:
يَٰٓأَيُّهَا ٱلَّذِينَ ءَامَنُوا۟ ٱتَّقُوا۟ ٱللَّهَ وَٱبْتَغُوٓا۟ إِلَيْهِ ٱلْوَسِيلَةَ وَجَٰهِدُوا۟ فِى سَبِيلِهِۦ لَعَلَّكُمْ تُفْلِحُونَ ٣٥-
O servi credenti! Temete Allah e cercate il mezzo per ottenere la Sua vicinanza, e a tal fine continuate a fare jihad sulla via di Allah; forse in questo modo potrete avere successo. (al-Mā’ida: 35) [[ Nota: Mawlana Ashraf Ali Thanvi (che Allah abbia misericordia di lui) ha scritto nella nota a questo versetto: «Alcuni sufi ignoranti hanno tentato invano di dimostrare, attraverso questo versetto, che prendere un pir sia obbligatorio; ma ciò non è vero». In realtà, l’insolenza di coloro che vogliono dimostrare attraverso questo versetto che prendere un pir sia obbligatorio è imperdonabile. Infatti, in nessun punto del Corano la parola “wasila” significa pir. L’Imam Raghib Isfahani, nella sua opera “Mufradat di Raghib Isfahani”, ha scritto che il significato della parola “al-wasila” è: “raggiungere qualcosa”. Il significato dell’intero versetto sarà dunque: continuare a percorrere la via vera e corretta con la conoscenza, l’adorazione e le opere nobili. ]]
Il significato di questa Kalima è: non vi è alcun Ma‘bud all’infuori di Allah. Pertanto, il titolare della signoria e della sovranità è soltanto Allah, nessun altro all’infuori di Lui. Pertanto, anche il legislatore e il datore di leggi è soltanto Lui.
Pertanto, nessun uomo che creda nella Kalima può obbedire a una società o a un sistema statale che non riconosca la signoria e la sovranità di Allah; né può accettare alcuna delle leggi e delle norme emanate da un simile Stato.
In verità, coloro che credono in questa Kalima Tayyiba non possono riconoscere l’obbedienza a nessuno Stato diverso da un governo autenticamente islamico; non possono accettare né sostenere la signoria e la sovranità di alcuno oltre ad Allah. Né possono osservare leggi e norme elaborate dagli uomini. Non possono neppure ricorrere ai tribunali in cui si giudica sulla base di leggi umane, né patrocinare cause fondate su tali leggi; poiché ciascuna di queste azioni è shirk e, compiendola, si finisce di fatto per negare Allah, anche se a parole Lo si riconosce. Il contenuto del Nobile Corano è:
ألَمْ تَرَ إِلَى الَّذِينَ يَزْعُمُونَ أَنَّهُمْ أَمَنُوا بِمَا أُنْزِلَ إِلَيْكَ وَمَا أُنْزِلَ مِنْ قَبْلِكَ
يُرِيدُونَ أَنْ يُتَحَاكَمُو إِلَى الطُّغُوتِ وَقَدْ أَمِرُوا أَنْ يُكْفُرُوايه
وَيُرِيدُ الشَّيْطَانُ أَنْ يُضِلَّهُمْ ضَلَلًا بَعِيدًا – وَإِذَا قِيلَ لَهُمْ تَعَالَوْا إِلَى مَا أَنْزَلَ
اللهُ وَالَى الرَّسُول رَاَيْتَ الْمُنْفِقِينَ يَصُدُّونَ عَنْكَ صُدُودًا –
(O Profeta!) Che cosa pensi di coloro che, da una parte, credono di aver fede nel Corano e nelle Scritture precedenti, mentre dall’altra chiedono che sia una potenza ribelle ad Allah a giudicare tra loro, benché fosse stato loro ordinato di rinnegarla completamente? (In realtà sono ipocriti.) Satana vuole sviare costoro e condurli molto lontano. Perciò, quando vengono invitati alla Legge di Allah e al Messaggero, vedrai che questi ipocriti si allontanano da te, scansandoti. (Sura an-Nisa’: 60-61) [[Nota—L’Allama Ibn Jarir at-Tabari ha scritto nella spiegazione di questo versetto: «Cercare la vicinanza ad Allah mediante un’azione attraverso la quale si possa ottenere il Suo compiacimento».]]
In altre parole, riconoscere la signoria di chiunque altro oltre all’unica signoria e sovranità di Allah, giudicare o chiedere che si giudichi secondo leggi elaborate dagli uomini invece che secondo la legge di Allah, e patrocinare cause fondate su tali leggi, è shirk manifesto. Pertanto, quando un leader contrario all’Islam o un potere politico pretende obbedienza dalla gente, il credente nel tawhid proclama a gran voce: «Oltre ad Allah, al Suo Messaggero, a uno Stato fondato sulla legge islamica e a un capo dello Stato che riconosca l’obbedienza ad Allah e segua la Sua legge, non possiamo riconoscere l’obbedienza a nessuno». Quando su di loro verranno imposte leggi elaborate dagli uomini e i giudizi saranno emessi in base ad esse, dichiareranno a gran voce: «Non accettiamo le leggi elaborate dagli uomini e non chiediamo alcun giudizio secondo esse». Quando nel mondo si tenterà di consumare, utilizzare e distribuire ricchezza, capitali e mezzi di produzione secondo il capriccio degli uomini o secondo un’ideologia o un sistema da essi inventato, essi diranno chiaramente che l’unico Sovrano assoluto di tutto il mondo è Allah. Egli è il vero Proprietario di ogni ricchezza e di tutti i mezzi di produzione. Pertanto, essi devono essere posseduti, utilizzati e sfruttati soltanto secondo la volontà di Allah e il sistema da Lui dato.
In questo modo, nella vita dell’uomo che crede nella Kalima Tayyiba comincia gradualmente un cambiamento radicale. Nel momento del pericolo, egli non invoca nessuno oltre ad Allah.
Non una divinità o un idolo, non un pīr o un santo venerabile, non una forza soprannaturale, non un re o un sovrano, né tantomeno un capo. Se chiama un medico e usa i medicinali secondo le sue indicazioni, non penserà affatto che sarà il medico o il medicinale a guarire la sua malattia; manterrà invece fermamente nel cuore la convinzione che, in realtà, a guarirlo sarà soltanto Allah. Tuttavia, li uso solo per obbedire al Suo comando. Leggendo e credendo in questa Kalima, egli guarderà con occhio acuto alla società e all’ordinamento statale contemporanei: qualunque cosa al loro interno risulti contraria o opposta a questa Kalima, egli si ribellerà immediatamente contro di essa e, finché non riuscirà a demolirla e a instaurare principi e ordinamenti conformi a questa Kalima, continuerà instancabilmente a impegnarsi, a lottare e a combattere per questo fine.
Proprio così fece il venerabile Ibrāhīm. Nelle parole del Corano, la sua dichiarazione fu:
إِنَّا بُرَءُوا مِنْكُمْ وَمِمَّا تَعْبُدُونَ مِنْ دُونِ اللَّهِ رَ كَفَرْنَا بِكُمْ وَبَدَا بَيْنَنَا ز
وَبَيْنَكُمُ الْعَدَاوَةُ وَالْبَغْضَاء اَبَدًا حَتَّى تُؤْمِنُوا بِاللَّهِ وَحْدَهُ –
Abbiamo reciso ogni rapporto con voi e con le vostre divinità, che adorate all’infuori di Allah, e ci siamo completamente liberati da ogni responsabilità nei vostri confronti. Abbiamo negato e rifiutato ogni vostra autorità, e da questo momento tra noi e voi sono cominciate chiaramente inimicizia e odio, per sempre. Questa situazione durerà finché non crederete nell’unico Allah e non Gli obbedirete. (Sura al-Mumtaḥana: 8)
Questa è, in verità, la dichiarazione di chi crede nel tawḥīd. Non può mai esservi alcuna eccezione. Dal punto di vista dell’Islam, colui che proclama questa dichiarazione è il vero «ribelle» e «rivoluzionario»: un sostenitore del tawḥīd, cioè un credente nell’unico Allah.
Se necessario per questa Kalima, l’uomo che crede nel tawḥīd deve rinunciare a tutto ciò che possiede. Prima di credere nella Kalima, l’essere umano è libero e arbitrario: fa senza restrizioni ciò che gli viene in mente e può fare tutto ciò che vuole; ma, dopo aver recitato questa Kalima, quella libertà non gli appartiene più. Da allora deve compiere ogni azione dopo averci riflettuto e, ogni volta che gli si presenta un’azione proibita, deve immediatamente astenersene.
In altre parole, finché era libero o indipendente dalla schiavitù verso Allah, era in realtà uno schiavo: schiavo delle passioni, delle consuetudini correnti nel paese e delle leggi create dagli esseri umani, nonché schiavo dei pīr, delle guide spirituali e dei capi. Ma non appena recitò «lā ilāha illā Allāh», le catene della schiavitù verso tutti costoro si spezzarono e caddero dal suo collo; accettando soltanto la schiavitù verso Allah l’Altissimo, egli ottenne la vera libertà. Nell’Islam, questa è chiamata vera libertà.
Ora, coloro sulle passioni e sulle abitudini dei quali questa Kalima infligge un colpo diretto, così come sulla loro pretesa di fare da pīr, sulla loro leadership e autorità, e sui loro beni, sulla loro economia arbitrariamente concepita, sulle loro cariche statali e sul loro ordinamento sociale, se non accettano la Kalima e non sono pronti ad abbandonare senza esitazione tutto ciò che le è contrario, è forse sorprendente che si ostinino a opporsi a questa Kalima? Coloro nei cui cuori vi era sete di verità, dopo aver trovato la verità, l’accettarono. Tra gli altri, alcuni hanno cominciato, per ignoranza, e altri, spinti dall’interesse personale e dall’orgoglio, a manifestare apertamente inimicizia verso questa Kalima. Nella storia del mondo, questa Kalima è la causa fondamentale di tutta l’opposizione e dell’inimicizia rivolte contro i profeti venerabili.
Spiegazione della seconda parte
مُحَمَّدٌ رَّسُولُ الله
Il significato e la spiegazione della prima parte della kalima tayyiba, «la ilaha illallah», sono stati esposti nel modo più conciso possibile. Dopo aver compreso la prima parte, non sarà particolarmente difficile comprendere il significato dell’ultima parte della kalima, cioè «Muhammadur Rasulullah». Il significato semplice di questa parte è: «Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il Messaggero di Allah l’Altissimo».
Se accettiamo la spiegazione del tawhid che abbiamo esposto sopra, diventa nostro preciso dovere conformarci, in ogni azione e a ogni passo della vita, alla guida e alla legge di Allah. Non solo: oltre alla legge di Allah non possiamo riconoscere né seguire assolutamente nulla, e dobbiamo dedicare tutta la nostra vita ad agire esclusivamente con l’obiettivo di ottenere il compiacimento di Allah. Il culto e la devozione, la politica e l’amministrazione dello Stato, la leadership e l’autorità, l’educazione e l’istruzione, le transazioni e le compravendite, il commercio, la guerra e la pace, l’amicizia e l’inimicizia—in breve, ogni atto della vita individuale e sociale deve necessariamente essere compiuto soltanto in conformità al compiacimento e alla legge di Allah. Ma ora sorge una difficoltà: dove troveremo la legge di Allah e come sapremo in quali azioni Allah si compiace e in quali si adira? Come potremo capire quale metodo e quale ordinamento di vita Allah l’Altissimo approva e quali invece disapprova? Finché non lo sapremo e non lo comprenderemo, per quanto possiamo essere credenti nel tawhid, non saremo mai capaci di agire secondo il tawhid. Vi è qui anche un altro punto importante. Nel mondo non sono mai mancate le persone capaci di pronunciare grandi e preziosi principi. Ma non si sono mai trovate in gran numero persone che, seguendo personalmente quei principi, mostrassero il modo di realizzarli. Perciò, per coloro che credono nella prima parte della kalima, è assolutamente necessaria, come guida e condottiero, una personalità che, possedendo un carattere puro e incontaminato e osservando personalmente la legge di Allah, mostri alla gente il modo pratico di seguirla. Senza una simile guida, l’uomo non può osservare la legge di Allah; e, senza di essa, non potremo mai ottenere pace e bene. Neppure la nostra fede nella kalima tayyiba potrà realizzarsi nella nostra vita. Di conseguenza, essa ci porterà a un esito estremamente doloroso. È una questione davvero molto difficile.
La necessità del Profeta
È davvero una questione su cui riflettere attentamente. Se Allah si fosse limitato a dirci: «Agite soltanto secondo la Mia legge e in conformità al Mio compiacimento; non riconoscete alcuna legge elaborata dagli uomini né alcun metodo escogitato da loro—se lo farete, diventerete politeisti, e per i politeisti non vi è altra via se non finire all’Inferno», ma non avesse rivelato insieme la legge e le norme, né avesse informato gli uomini dicendo: «In questa azione vi è il Mio compiacimento, mentre questa azione non Mi piace», allora non vi sarebbe stato limite alla miseria e alla sventura di questa debole razza umana. Se vi nominassero pilota di un aereo e vi facessero sedere su quel velivolo per recarvi da Dacca a Gedda attraverso la rotta aerea, senza che sappiate pilotare un aereo né conosciate la strada per arrivare a Gedda, potreste facilmente comprendere quanto sarebbe grande il pericolo in cui vi trovereste. Gli uomini del mondo possono anche commettere una simile follia, ma Allah l’Altissimo, il Misericordioso e il Benevolo, non l’ha mai fatto. Dal giorno in cui ha mandato l’uomo sulla terra, ha anche inviato a lui un sistema completo per governare la vita terrena. Ha spiegato chiaramente come debba essere compiuta ogni azione nel campo della vita. Ha inoltre dichiarato che in alcune azioni vi è il Suo compiacimento, mentre per altre Egli è scontento, e ha detto con chiarezza che chi seguirà una certa via otterrà il Suo compiacimento, mentre chi seguirà un’altra via sarà destinato a bruciare nell’Inferno. Non solo: per mostrare concretamente come attuare il sistema da Lui impartito, ha predisposto anche guide e maestri qualificati.
Proprio per questo, dall’antichità fino a oggi, in ogni epoca e in ogni paese del mondo, i nobili profeti hanno portato agli uomini questa legge di Allah. Tra loro, il primo profeta fu il progenitore dell’umanità, Hazrat Adamo (pace su di lui), e l’ultimo profeta fu Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Dopo la morte dell’ultimo Profeta, in ogni epoca un gruppo di suoi rappresentanti si impegnerà a diffondere questa «kalima» da lui presentata e a stabilirla come solida base del potere statale.
وَلَقَدْ بَعَثْنَا فِي كُلِّ أُمَّةٍ رَسُولًا أَنِ اعْبُدُوا اللهَ وَاجْتَنِبُوا الطَّاغُوتَ –
Abbiamo inviato un profeta a ogni intera comunità di ogni epoca con questo messaggio: «Adorate esclusivamente Allah l’Altissimo e disobbedite alle forze ribelli ad Allah: rinnegatele». (Sura an-Nahl: 36)
Il compito dei profeti
I profeti vengono nel mondo con la legge di Allah. L’unico scopo della loro venuta è che coloro che credono nella prima parte della Kalima Tayyiba — «la ilaha illallah» — e riconoscono l’assoluta signoria di Allah l’Altissimo possano diventare Suoi servi sinceri, agendo in ogni ambito della vita secondo le regole e il metodo mostrati dai profeti. I profeti stessi mettono in pratica la legge di Allah e la mostrano agli uomini. Sono loro a sapere meglio che cosa sia la legge di Allah e secondo quali regole si debba vivere affinché Allah l’Altissimo sia soddisfatto. Nessuno tra gli uomini, all’infuori dei profeti, può conoscere ciò. Perciò, dopo aver creduto in «la ilaha illallah», è dovere di tutti gli uomini credere nei profeti, riconoscere pienamente la propria obbedienza a loro e fare un ulteriore passo dichiarando: «Muhammadur Rasulullah» — Muhammad è il Messaggero di Allah. Proprio per questo, ogni profeta, così come ha proclamato nel mondo il messaggio della signoria di Allah e del tawhid, ha anche richiesto alla gente di obbedirgli.
انِّى لَكُمْ رَسُولٌ أمين – فَاتَّقُوا اللهَ وَأَطِيعُون – أَمِينٌ
Sono per voi un profeta fidato (da parte di Allah); dunque temete Allah, obbeditemi e seguitemi. (Sura ash-Shu’ara: 107 e 108)
‘Profeta fidato’ significa che la legge che Allah l’Altissimo gli ha inviato per gli uomini del mondo, egli l’ha trasmessa alle persone con piena accuratezza e ha mostrato concretamente come seguirla e osservarla. In questa sua custodia non ha commesso neppure il minimo atto di tradimento o di violazione della fiducia.
Allah stesso ha anche impartito un ordine chiaro e dato il permesso di prestare piena obbedienza a ogni profeta:
أَطِيعُوا اللهَ وَأَطِيعُوا الرَّسُولَ –
Obbedite ad Allah e obbedite al Messaggero.
E
منْ يُطِعِ الرَّسُولَ فَقَدْ أَطَاعَ اللَّهَ
Chi obbedisce al Messaggero obbedisce in verità proprio ad Allah. (Sura an-Nisa: 80)
Poiché i profeti non fanno nulla di propria volontà né secondo l’ordine di qualcun altro. Quando giunge un ordine da parte di Allah l’Altissimo, il profeta è il primo a metterlo in pratica attraverso le proprie azioni.
إِنْ أَتَّبِعُ إِلَّا مَا يُوحَى إِلَى –
Io seguo soltanto ciò che viene rivelato a me; non faccio nient’altro oltre a questo. (Sura al-An’am: 50)
Per questo Allah l’Altissimo ha inviato nel mondo l’ultimo profeta e messaggero, Hazrat Muhammad (s), come modello eccellente e guida da seguire. E ha detto:
لَقَدْ كَانَ لَكُمْ فِي رَسُولِ اللهِ أسْوَةٌ حَسَنَةٌ لِمَنْ كَانَ يَرْجُوا اللهَ وَالْيَوْمَ الأخرَ وَذَكَرَ اللهَ كَثِيرًا –
Indubbiamente, nella persona del Messaggero di Allah avete il modello migliore: per coloro che sperano in Allah e nell’Ultimo Giorno e ricordano molto Allah. (Sura al-Ahzab: 21)
Da tutti questi versetti si comprende chiaramente che la via per adorare Allah con sincerità e obbedire interamente a Lui consiste nel seguire soltanto i profeti in ogni ambito della vita e nel dichiarare apertamente la propria ribellione contro le forze ribelli ad Allah nel mondo. In verità, l’obbedienza al Profeta è la manifestazione concreta dell’obbedienza ad Allah.
La perfezione della Kalima
Come ho già detto, la successione dell’invio dei profeti, iniziata con Hazrat Adamo (a), si è conclusa con Hazrat Muhammad (s). Il codice che è giunto da parte di Allah l’Altissimo presso questo ultimo Profeta per il bene e la salvezza dell’intera umanità si chiama il Sacro Corano. Ora, tutti coloro che credono nella prima parte della Kalima, «la ilaha illallah», devono credere e accettare anche la sua parte finale, «Muhammadur Rasulullah». Infatti, nel mondo attuale, l’unico mezzo per offrire all’essere umano un sistema di vita corretto e bello e per conseguire ogni forma di felicità e pace nella vita terrena e nell’Aldilà è il Sacro Corano e la vita esemplare dell’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s). Così come il Nobile Corano, in quanto ultimo Libro di Allah, è ancora presente presso di noi nella sua forma immutata, allo stesso modo ogni aspetto della nobile vita dell’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s), è presente in modo luminoso e chiarissimo. Pertanto, qui la «Kalima Tayyiba» raggiunse la sua completezza: alla parte «la ilaha illallah» si aggiunse «Muhammadur Rasulullah». Di conseguenza, Muhammad (s) divenne per i credenti nella Kalima il modello guida eterno, sempre luminoso e immacolato. Allah l’Altissimo ha detto:
مَا كَانَ مُحَمَّدٌ أَبَا أَحَدٍ مِنْ رِجَالِكُمْ وَلكِنْ رَسُولَ اللهِ وَخَاتَمَ النَّبِيِّنَ –
Hazrat Muhammad non è il padre di nessuno dei vostri uomini; piuttosto, è il Messaggero di Allah l’Altissimo e l’ultimo dei profeti. (Sura al-Ahzab: 40)
Secondo questa dichiarazione, Hazrat Muhammad (s) è l’ultimo Profeta e Messaggero. Dopo di lui non verrà alcun profeta o messaggero: non vi è alcuna necessità che ne venga uno. Infatti, la legge e il codice di cui l’umanità ha bisogno sono già presenti presso di essa sotto forma del Nobile Corano, e la guida esemplare necessaria è rimasta per sempre indelebile nella persona di Muhammad (s): rimarrà per l’eternità, fino al Giorno della Resurrezione.
L’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s), visse secondo il codice di Allah contenuto nel Nobile Corano e mostrò come un musulmano debba vivere secondo il codice di Allah. Fu lui a fornire l’interpretazione di questo Corano attraverso le parole e le azioni concrete. La sua esposizione completa e dettagliata è stata accuratamente preservata presso i musulmani del mondo attraverso gli hadith o la Sunna. Egli lasciò anche una società esemplare, composta da persone formate secondo il codice del Corano. Questa società esemplare è rimasta per gli esseri umani del mondo il riflesso concreto, in tutta la sua purezza, dell’ideale presentato dal Messaggero. Pertanto, la profezia e la missione apostolica di Hazrat Muhammad (s) sono eterne e imperiture.
Perciò, quando leggiamo insieme la prima e l’ultima parte della Kalima — «la ilaha illallah Muhammadur Rasulullah» — affermiamo non solo che non riconosciamo nessuno all’infuori di Allah come signore e legislatore, e che non riconosciamo nessuno all’infuori di Allah come detentore della signoria, dell’autorità assoluta e del diritto di legiferare; dichiariamo inoltre che accettiamo e seguiamo esclusivamente la legge, il modo di vivere e la via e il metodo per giungere ad Allah che l’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s), ha predicato. A parte questo, non siamo affatto disposti ad accettare nient’altro, poiché egli è la nostra guida da seguire per sempre. Così come non accettiamo alcun principio contrario ai suoi principi, allo stesso modo non siamo disposti ad accettare alcuna leadership contraria alla sua guida. Dichiariamo inoltre apertamente la nostra ribellione contro tutto ciò che è contrario alla via e al metodo predicati dal Profeta, oppure che non è la via da lui presentata ma viene fatto passare nella società come se fosse la sua via. Dopo aver recitato questa Kalima completa, se abbandonassimo la via presentata dal Profeta e, al suo posto, seguissimo le leggi emanate da una forza ribelle ad Allah o da persone infedeli, oppure seguissimo principi e leadership contrari ai suoi principi e alla sua guida, allora nessuno sarebbe più grande bugiardo e traditore di noi.
Dopo aver recitato questa Kalima completa e aver creduto in essa, l’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s), è la nostra unica «guida esemplare». Per condurre una vita corretta nel mondo, o in qualunque ambito della vita — politica, economia, organizzazione sociale e adempimento delle responsabilità internazionali — non possiamo riconoscere nessun altro all’infuori di Hazrat Muhammad (s) come «guida esemplare», né possiamo compiere alcuna azione secondo i principi di qualcun altro. Recitando questa Kalima, proclamiamo ad alta voce: «O grandi signori seduti sul trono della guida del mondo! Siete bugiardi, vi arrogate un’autorità che non vi spetta; non avete né il diritto né la capacità di guidare. Non vi riconosciamo affatto come “guide”. La nostra “guida” è l’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s), e, dopo di lui, colui che, secondo la legge da lui presentata, ci organizzerà, ci dirigerà e ci guiderà per farci raggiungere l’obiettivo da lui stabilito: egli sarà la nostra guida. La guida di tutti gli altri è menzognera e distruttiva, e per annientarla continueremo fino alla morte una lotta inflessibile, senza perdono.»
A questo proposito è particolarmente degno di nota un hadith riguardante la Kalima. Hazrat Muhammad (s) ha detto: chi recita «la ilaha illallah» continuerà per sempre a ricevere da essa un’immensa «bontà», e ogni sorta di tormento e calamità resterà lontana da lui. Ma se esita ad adempiere il diritto della Kalima, non potrà ricavarne alcun beneficio. I Compagni chiesero: che cosa significa esitare ad adempiere il suo diritto? Hazrat Muhammad (s) rispose: «Il diritto della Kalima viene vanificato quando, dopo averla recitata, si disobbedisce apertamente ad Allah; quando, pur vedendo qualcuno disobbedire apertamente ad Allah, non nasce nel cuore alcun odio o avversione nei confronti di ciò; e quando non si fa tutto il possibile per porvi fine.» (Targhib e Tarhib)
Da questo hadith si comprende chiaramente che recitare la Kalima (non c’è nessuno degno di adorazione all’infuori di Allah) non significa soltanto riconoscere un’unica divinità soprannaturale, dichiararla a parole e compiere per Lui una minima parte di ibadah (adorazione); essa ha invece, in realtà, un rapporto strettissimo con la vita pratica e operosa dell’essere umano. Dopo aver recitato questa Kalima e aver riconosciuto la signoria e l’autorità dell’unico Allah onnipotente, nella vita pratica dell’uomo bisogna osservare le norme date da quell’unico Allah Ta‘ala. Bisogna obbedire adeguatamente ai Suoi ordini e ai Suoi divieti. Bisogna impegnarsi con tutte le proprie forze per stabilire in questo mondo la legge da Lui data, ed eliminare coloro che, in opposizione a essa, vogliono instaurare la propria signoria e autorità, ossia il dominio delle leggi da loro stessi create. Questo è l’unico scopo della recitazione della Kalima Tayyiba. Se, dopo aver recitato questa Kalima, non si cerca di conseguire il suo scopo conformemente a essa, non si potrà ottenere alcun beneficio dalla sua recitazione. In tal caso, tra recitare o non recitare questa Kalima, e credere o non credere in essa, in realtà non vi è alcuna differenza; anzi, a dire il vero, in tali circostanze sarebbe molto meglio non recitare la «Kalima» e non insultarla.
Per chi recita questa Kalima e tuttavia pensa che, poiché da nessuna parte esistono la polizia, i tribunali o le prigioni di Allah, sia facile violare la Sua legge, mentre il regno della forza ribelle ad Allah, con la sua polizia, i suoi soldati, i suoi tribunali e le sue prigioni, è presente ovunque e quindi sia impossibile opporvisi, pronunciare «la ilaha illallah Muhammadur Rasulullah» è del tutto privo di significato. Una persona simile non crede mai con il cuore che Allah sia l’unico Signore e Re e che Hazrat Muhammad (s) sia l’unica guida esemplare. Pertanto, la recitazione della Kalima con le labbra da parte sua non è altro che inganno. Allah ha dichiarato con parole chiare:
فَلَا وَرَبِّكَ لَا يُؤْمِنُونَ حَتَّىٰ يُحَكِّمُوكَ فِيمَا شَجَرَ بَيْنَهُمْ ثُمَّ لَا يَجِدُوا۟ فِىٓ أَنفُسِهِمْ حَرَجًا مِّمَّا قَضَيْتَ وَيُسَلِّمُوا۟ تَسْلِيمًا ٦٥
Per il tuo Signore, non potranno mai essere credenti finché non accetteranno te come unico giudice nelle controversie sorte tra loro e non accetteranno senza esitazione ciò che tu avrai deciso. (Sura An-Nisa: 65)
Dopo questa spiegazione della «Kalima Tayyiba», ogni musulmano che crede nella Kalima può giudicare da sé che tipo di musulmano sia: un musulmano completo o mezzo musulmano, un musulmano autentico o un musulmano ipocrita?
Qui è necessario comprendere chiaramente che soltanto colui che agisce in ogni ambito della vita seguendo esclusivamente la guida di Allah e del Suo Messaggero può essere considerato un musulmano puro e autentico: nessun altro.
Se avete compreso il significato dettagliato di questa kalima e ne avete reso testimonianza consapevolmente, allora d’ora in poi i vostri pensieri, le vostre convinzioni, le vostre concezioni, i vostri desideri e tutta la vostra vita dovranno conformarsi alle direttive di questa kalima. Nella vostra mente non potrà più sorgere alcun pensiero o immaginazione contrario a essa. Ora dovete decidere per tutta la vita che ogni parola o principio contrario a questa kalima è completamente falso e che soltanto questa kalima è vera. In ogni ambito della vostra vita, essa sarà la vostra guida e la vostra autorità direttiva. Dopo aver recitato questa kalima, non potete vivere liberi e arbitrari come i miscredenti. Non potete fare tutto ciò che desidera il vostro animo. Non potete accettare alcun sistema sociale, statale o amministrativo che non sia fondato sulla signoria, sulla sovranità e sulla legge del Grande Creatore e che, invece di rendere gli uomini sottomessi ad Allah, li costringa a servire altri uomini. Non potete tollerare alcun sistema educativo o culturale che non arricchisca le giovani generazioni dello spirito di obbedienza ad Allah, ma le renda atee, traviate e prive di carattere. Non potete accettare come vostro «leader» una persona peccatrice o miscredente; non potete diventare membri di alcun partito, associazione o organizzazione fondati su ideali e norme contrari all’Islam. Non potete unirvi ad alcun gruppo il cui obiettivo principale sia instaurare nel mondo una norma non islamica o perseguire esclusivamente interessi materiali. Non potete considerare né voi stessi né qualcun altro il proprietario assoluto dei beni e delle ricchezze. Nel guadagnare, accumulare, spendere e utilizzare il denaro non potete adottare alcun metodo proibito agli occhi di Allah. In una parola, dovete vivere l’intera vita seguendo questa kalima. Dovrete fare tutto ciò che essa vi ordina, anche se ciò dovesse causarvi una perdita di centinaia di migliaia di taka o esporre la vostra vita a un grave pericolo. E non potrete compiere ciò che questa kalima vi proibisce, anche se doveste perdere molte cose o persino sacrificare la vita. In sintesi, dovete legare tutta la vostra vita con la corda di questa kalima. Hazrat Muhammad (s) ha spiegato questo concetto con un esempio assai efficace. Egli ha detto:
مَثَلُ الْمُؤْمِنِ وَمَثَلُ الْإِيْمَانِ كَمَثَلِ الْفَرَسِ فِى أخِيَّتِهِ يَجُولُ ثُمَّ يَرْجِعُ
إلى اجيته
L’esempio del credente e della sua fede è quello di un cavallo legato a un palo con una corda. Il cavallo è costretto, dopo essersi aggirato, a tornare verso quel palo. Anche il collo del credente è legato con la corda della fede: egli non può oltrepassarla. (Bayhaqi)
Soltanto se riuscirete a recitare in questo modo la kalima tayyiba e, dopo averla recitata, a formarvi in questo modo, potrete diventare veri musulmani; soltanto allora potrete conseguire l’eccellenza in questo mondo e, ottenendo nell’Aldilà il compiacimento di Allah, salvarvi dal fuoco dell’Inferno ed entrare in Paradiso.
Tuttavia, bisogna ricordare che, dopo aver sviluppato un simile spirito rivoluzionario, non potrete vivere bene da soli e isolati in alcun luogo; perciò dovrete anche impegnarvi a formare una comunità composta da persone animate dal medesimo spirito, nella quale sia possibile vivere pienamente osservando la fede e l’obbedienza all’unico Allah. Infatti, questa kalima non può essere pienamente realizzata nell’ambito ristretto della vita individuale; per questo è assolutamente necessaria una società completa.
Lo shirk e i musulmani odierni
Da questa spiegazione dettagliata della kalima tayyiba avete potuto apprendere la dottrina del tawhid. L’esatto opposto del tawhid è lo shirk. Per conseguire pienamente il tawhid, dobbiamo evitare lo shirk; allo stesso tempo, per comprendere il significato e l’essenza del tawhid in modo più ampio e più chiaro, dobbiamo anche conoscere lo shirk.
Generalmente i musulmani ritengono che tutti i popoli ai quali i profeti del mondo hanno rivolto l’invito al tawhid e alla «Kalima Tayyiba» fossero atei, che non riconoscessero l’esistenza di Allah o che non credessero in Lui. Ritengono che adorassero soltanto divinità e idoli e che per questo fossero mushrik. Ma noi crediamo in Allah e crediamo nel Suo Messaggero; dunque non possiamo in alcun modo essere mushrik. Se invochiamo i devoti servi prediletti di Allah nei momenti di difficoltà, oppure organizziamo fiere presso le loro tombe per ottenere il loro compiacimento, facciamo voti e ci prostriamo davanti a loro, oppure ci sottomettiamo ai nostri ulema, pir e capi, o alle nostre passioni e ai nostri desideri, allora la nostra fede nel tawhid e il nostro essere musulmani non subiranno il minimo danno: lo shirk non troverà alcun accesso tra noi. Rimarremo per sempre seguaci del tawhid.
Ma basta leggere il Corano per comprendere chiaramente che questa concezione dei musulmani è completamente errata e del tutto contraria agli insegnamenti coranici. Queste concezioni errate sono sorte tra noi perché non conosciamo che cosa sia l’Islam. In realtà, leggendo il Corano apprendiamo che ogni popolo kafir o mushrik del mondo credeva in Allah. Credevano che Allah l’Altissimo fosse il Creatore di tutte le cose: il cielo, la terra, la luna, il sole, l’aria, l’acqua e tutto il resto. Credevano in Allah anche come Datore della vita, Datore del sostentamento, Colui che dà la morte e Governatore dell’universo. Tuttavia credevano anche che, oltre ad Allah, altre forze avessero il controllo o una compartecipazione in tali questioni: questo è lo shirk. Perciò, nonostante credessero nell’esistenza di Allah, Allah l’Altissimo li ha definiti mushrik. Ora bisogna riflettere su questo: se tali concezioni si riscontrano anche tra i musulmani, se un musulmano ritiene che, oltre ad Allah, altre forze possiedano attributi e poteri divini, e, pur credendo nell’unico Allah, è interiormente disposto a seguire le leggi e le norme create dagli uomini invece della legge e delle norme di Allah, non diventerà forse anch’egli mushrik? Se i musulmani accolgono tra loro quella fede o quelle azioni degli mushrik, degli ahl al-kitab, dei munafiqun e di altri, che possono essere definite shirk e a causa delle quali essi furono chiamati mushrik, perché non dovrebbero diventare mushrik? Vi è davvero una qualche ragione per sostenerlo? In realtà, se un’azione è peccato per una persona, non può esserci alcuna ragione per cui per un’altra debba diventare virtù o cessare di essere peccato. Presso Allah non esiste alcun favoritismo, né è possibile che ve ne sia. Tutti gli uomini sono Sue creature e sono ugualmente Suoi servi; ciascuno raccoglierà il frutto delle proprie azioni. Se una persona comune beve veleno, morirà, ma un musulmano no; se una persona di un’altra religione viene bruciata dal fuoco, brucerà, ma un musulmano no: non può esistere nulla del genere. Anzi, riflettendo un poco, sarete costretti ad ammettere anche questo: se un’azione o una convinzione rende mushrik gli altri popoli del mondo, quando la stessa azione e la stessa convinzione si riscontrano anche tra i musulmani seguaci del tawhid, essi saranno considerati meritevoli di una punizione ancora più severa.
Ora, se valutate la condizione degli attuali musulmani secondo il criterio del Corano, sarete costretti ad ammettere che tra i musulmani di oggi si riscontrano innumerevoli convinzioni e azioni di shirk. Molti musulmani credono che i loro pir e dervisci conoscano le realtà del mondo invisibile; che il loro sguardo benevolo possa recare beneficio alle persone e che la loro maledizione possa causare loro gravi danni. Credono che grazie alle loro preghiere una persona senza figli possa avere un figlio e un disoccupato possa ottenere un lavoro. Una persona colpita da una disgrazia può essere liberata dalla sua difficoltà. Eppure Allah l’Altissimo ha detto con parole chiare:
وَإِن يَمْسَسْكَ ٱللَّهُ بِضُرٍّ فَلَا كَاشِفَ لَهُۥٓ إِلَّا هُوَ وَإِن يَمْسَسْكَ بِخَيْرٍ فَهُوَ عَلَىٰ كُلِّ شَىْءٍ قَدِيرٌ ١٧
(O Profeta!) Se Allah ti infligge un danno o una disgrazia, nessuno può rimuoverla all’infuori di Lui. Se ti concede un beneficio, allora (anche questo è Lui il solo capace di concedertelo): Egli è onnipotente. (Al-An’am: 17)
قُلْ إِنِّى لَآ أَمْلِكُ لَكُمْ ضَرًّا وَلَا رَشَدًا ٢١
قُلْ إِنِّى لَن يُجِيرَنِى مِنَ ٱللَّهِ أَحَدٌ وَلَنْ أَجِدَ مِن دُونِهِۦ مُلْتَحَدًا ٢٢
(O Profeta!) Di’: «Non ho alcun potere riguardo al vostro beneficio o al vostro danno». Di’ inoltre: «Nessuno può proteggermi da Allah; e all’infuori di Lui non troverò mai alcun rifugio». (Sura al-Jinn: 21-22) Nota: alcuni ritengono che questo versetto sia stato abrogato e che, pertanto, non possa essere presentato come prova. Ma ciò non è corretto né definitivo. È vero, tuttavia, che alcuni Compagni hanno trasmesso l’idea che fosse stato abrogato. La questione reale è che quanto viene detto in questo versetto descrive la condizione autentica del Nobile Messaggero. Egli non conosceva veramente nulla, se non ciò che Allah gli faceva conoscere per mezzo della rivelazione. Grandi esegeti, come l’Imam al-Qurtubi e Mahmud al-Alusi, hanno affermato che questo versetto non è stato abrogato.
I due versetti dimostrano chiaramente che nessun pir ha il potere di arrecare beneficio o danno agli uomini, né di fare loro alcun bene o male; tale potere non appartiene nemmeno ad alcun avvocato o procuratore, re o sovrano, capo o giudice. Nel versetto sopra citato, Allah l’Altissimo ha fatto proclamare dallo stesso Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) che neppure egli possiede un potere reale. Il vero potere e la vera autorità appartengono esclusivamente ad Allah l’Altissimo. Perciò, nelle difficoltà, nelle calamità e nelle afflizioni, bisogna invocare soltanto Lui. Bisogna chiedere rifugio soltanto a Lui. Chiederlo a chiunque altro sarebbe contrario alla Kalima stessa.
Tra i musulmani è diffusa un’altra grave concezione: quella distorta dell’intercessione. Essi ritengono che i grandi pir, dervisci, awliya’ di Allah oppure gli ‘alim e i maulana intercederanno presso Allah nel Giorno della Resurrezione, salvandoli dall’Inferno e conducendoli in Paradiso. In realtà, anche questa concezione è del tutto priva di fondamento e completamente contraria agli insegnamenti coranici.
ط وَالْأَمْرُ يَوْمَنذ لله
يَوْمَ لَا تَمْلِكُ نَفْسٌ لِنَفْسٍ شَيْئًا
Nel Giorno della Resurrezione nessuno potrà essere d’aiuto a nessun altro. In quel giorno, l’unico detentore di ogni regno e autorità sarà Allah l’Altissimo.
Per quanto riguarda i signori pir, Allah l’Altissimo ha ordinato persino al Profeta dell’universo, il migliore degli uomini, Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui), di dichiarare:
قُلْ مَا كُنْتُ بِدْعاً مِّنَ الرُّسُلِ وَمَا أَدْرِى مَا يُفْعَلُ بِي وَلَابِكُمْ
بیDi’: «O Profeta, io non sono un profeta senza precedenti. Io stesso non so che cosa sarà fatto a me e a voi (nel Giorno della Resurrezione)». (Sura al-Ahqaf: 9)
Diffondendo questa concezione errata dell’intercessione o della raccomandazione, una categoria di pir egoisti ha reso le masse ignoranti proprie schiave cieche. Hanno fatto credere alla gente che, se si riesce a compiacere il pir, anche Allah sarà compiaciuto. Ma, conoscendo questo versetto coranico e il significato precedentemente esposto della Kalima Tayyiba, nessun musulmano può più accogliere nel proprio cuore questa concezione errata.
In realtà, questa concezione ha tenuto il musulmano comune lontano dalle attività e dalla mentalità islamiche. Ritenendola vera, essi si sono affannati con tutte le loro forze soltanto a compiacere il pir, stringendogli la mano, offrendogli doni, tributi e omaggi e baciandogli i piedi. Di conseguenza, la mentalità del tawhid si è allontanata e l’oscurità dello shirk è calata, avvolgendo completamente la vita. A questo punto, ai nostri giorni, si è manifestata in forma estremamente grave la tendenza ad adorare le tombe. All’inizio di qualsiasi attività personale o nazionale, la prima cosa che si fa è recarsi alla tomba di un determinato pir o di una persona chiamata «martire». Si ritiene che la persona sepolta lì lo farà superare la prova o gli allontanerà la calamità. In quel momento essi dimenticano completamente Allah e fanno della persona sepolta il detentore del bene e del male. Che questo sia manifestamente shirk non lascia alcun dubbio.
Inoltre, la nostra società musulmana, accettando e seguendo ciecamente l’attuale leadership contraria all’Islam, è rimasta coinvolta in un’altra forma di shirk. Se si comprende e si recita la Kalima Tayyiba credendovi sinceramente, non si può tollerare neppure per un istante questa leadership attuale. Infatti, coloro che oggi esercitano la leadership e l’autorità sulla nazione o sullo Stato musulmano non osservano essi stessi, nella loro vita privata, il principio fondamentale dell’Islam — la Kalima —; le loro vite stanno per crollare completamente sotto il peso delle molteplici disobbedienze. Inoltre, non governano il popolo musulmano secondo la legge di Allah né lo organizzano secondo gli ideali sociali e organizzativi dell’Islam; gli scopi e gli obiettivi della loro organizzazione, così come il loro metodo d’azione, non sono conformi alle prescrizioni di Allah.
Inoltre, quando ottengono il potere di governare i musulmani, non amministrano lo Stato secondo le norme date da Allah, bensì secondo le leggi umane vigenti o secondo il proprio arbitrio. Invece di rendere gli uomini servi di Allah, li trasformano nei loro spregevoli schiavi; impediscono con grande forza di vivere secondo le norme di Allah. Non esitano neppure a distruggere ogni tentativo e ogni sforzo volto a stabilire le norme di Allah. Eppure i musulmani continuano a tollerare in silenzio questo sistema organizzativo e di governo, accettando ciecamente una leadership contraria all’Islam. Nell’epoca attuale, questa è una forma di shirk grave. Questo shirk contribuisce in larga misura a portare la vita dei musulmani al di fuori dei limiti dell’Islam. Ma il comandamento della kalima tayyiba per coloro che la accettano e credono in essa è che non riconoscano in alcun modo una leadership o un’autorità di questo genere. Gli ordini di adottare politiche ingiuste e di compiere atti peccaminosi, chiunque li impartisca — siano essi pir, uomini pii, re, sovrani, capi, notabili, ulema o maulana — non possono essere assolutamente obbediti. È stato ordinato di tributare il massimo rispetto ai genitori; tuttavia, dopo aver riconosciuto il tawhid, non si deve obbedire neppure a un ordine ingiusto dei propri genitori: Allah l’Altissimo lo ha vietato chiaramente. In questo caso, non si può certo parlare di obbedire alle parole di capi, pir o notabili. È stato detto:
وَإِنْ جَاهَدَاكَ عَلَى أَنْ تُشْرِكَ بِي مَا لَيْسَ لَكَ بِهِ عِلْمٌ فَلَا تُطِعْهُمَا
Se i tuoi genitori ti costringono ad associare a Me qualcuno nel culto — di cui non hai alcuna conoscenza — non obbedire affatto ai loro ordini. (Sura Luqman: 15)
Parole conclusive
Dopo la spiegazione dettagliata del tawhid, abbiamo presentato anche ai lettori l’identificazione dello shirk comunemente diffuso nella società. Spero che i lettori abbiano compreso chiaramente questi due argomenti fondamentali.
Siamo musulmani; l’Islam è la nostra religione, il nostro sistema di vita. Le fondamenta di questo Islam sono state poste sul tawhid. Se non vi è tawhid, non si può trovare traccia dell’esistenza dell’Islam. L’unico nemico di questo tawhid è lo shirk. Pertanto, per preservare il tawhid, dobbiamo guardarci dallo shirk con particolare attenzione. Se, in qualche modo, anche solo una particella di shirk penetrasse tra migliaia di manifestazioni dell’Islam e migliaia di atti di adorazione e devozione, credetemi, tutta la fatica delle vostre buone azioni andrebbe completamente sprecata. Nel Sacro Corano è stato dichiarato:
إِنَّ اللهَ لا يَغْفِرُ أَنْ يَشْرَكَ بِهِ وَيَغْفِرُ مَا دُونَ ذَلِكَ لِمَنْ يَشَاءُ ، وَمَنْ يُشْرِكْ
بالله فقد افْتَرَى انَّما عَظِيمًا
Allah l’Altissimo non perdonerà mai lo shirk; perdonerà gli altri peccati se vorrà. Pertanto, chi associa altri ad Allah si carica inutilmente del peso di un peccato enorme. (Sura an-Nisa, 48)
Inoltre, lo shirk è un peccato così grave da annullare tutte le buone opere dell’essere umano. È stato detto:
وَلَوْ أَشْرَكُوا لَحَبِطَ عَنْهُمْ مَّا كَانُوا يَعْمَلُونَ –
Se commettono shirk, tutte le loro opere di culto e devozione diventeranno completamente vane. (Sura al-Anʿām: 88)
Questo shirk può diffondersi tra gli esseri umani in diversi modi. Se si crede che l’Essenza originaria di Allah sia divisa in più parti, si commette shirk. Anche credere che una qualità propria di Allah si trovi in qualcun altro è shirk. Il Creatore degli esseri umani è soltanto Allah, e nessuno all’infuori di Lui è il loro Protettore e Provveditore. Pertanto, anche riconoscere in minima misura qualcun altro come creatore, allevatore, protettore o provveditore è shirk. Allo stesso modo, credere che qualcun altro possieda anche solo un minimo diritto nella signoria, nella sovranità e nella legislazione, e obbedire senza opporsi a quelle leggi sulla base di tale convinzione, è shirk. Anche applicare con soddisfazione le leggi formulate da qualcun altro, invece di quelle di Allah, è manifestamente shirk. Nota—Riconoscere la servitù o compiere atti di culto per qualcun altro all’infuori di Allah è shirk; credere che non sia shirk obbedire alle leggi date da qualcun altro è anch’esso shirk. Allah ha detto:وَقَالَ الَّذِينَ اشْرَكُوا لَوْشَاءَ اللهُ مَا عَبَدْ نَا مِنْ دُونِهِ مِنْ شَيْءٍ نَحْنُ وَلَا أَبَاؤُنَا وَلَا حَرَّمْنَا مِنْ دُونِهِI politeisti dicono: «Se Allah avesse voluto, noi e i nostri antenati non avremmo servito né adorato nessuno all’infuori di Lui, e non avremmo dichiarato illecito nulla di nostra iniziativa, ignorando ciò che Egli ha reso lecito e illecito». Da questo versetto risulta chiaramente che, così come è shirk accettare la servitù e il culto di qualcun altro all’infuori di Allah, è esattamente lo stesso tipo di shirk elaborare autonomamente leggi su ciò che è lecito e illecito, ignorando le leggi di Allah sul lecito e sull’illecito. (Sura an-Naḥl: 35)
In realtà, questa Kalima ha presentato agli esseri umani del mondo una dottrina completa del tawhid. Essa ordina di riconoscere Allah Taʿālā come assolutamente Unico e senza associati. Egli è l’unico Creatore e Provveditore, e nessun altro è Suo associato in questo. Soltanto Lui è degno di essere temuto dagli esseri umani e di ricevere il loro culto; in ciò nessun altro è Suo associato. Egli è l’unico Legislatore e Datore della legge per gli esseri umani; anche in questo nessun altro è Suo associato.
Sulla base di questa dottrina del tawhid, Allah Taʿālā ha stabilito la religione da Lui scelta, l’Islam, come unico sistema di vita completo per tutta l’umanità. Si può e si deve accettare soltanto questo sistema di vita da Lui dato. In esso Egli ha fornito un sistema politico e statale completo, nonché un sistema sociale e un’economia completi. Ha inoltre stabilito un sistema giuridico completo per l’amministrazione della giustizia. È dovere di coloro che credono nel tawhid attuare correttamente tutto ciò nei diversi ambiti della vita. Solo impegnandosi ad adempiere questo dovere si assolve la propria responsabilità in quanto musulmani. Altrimenti, anche se si è «musulmani» per nome e per discendenza, non è possibile essere veri musulmani.
Pertanto è assolutamente necessario ricostruire correttamente la dottrina e la fede prima di ogni atto di culto e devozione. Per prima cosa bisogna eliminare dalla mente ogni sorta di concezione, convinzione e pensiero politeistico, rendendola completamente libera e purificata; quindi bisogna insediarvi il tawhid. Come, per ottenere un buon raccolto, occorre prima arare il terreno, eliminare ogni boscaglia e ripulirlo completamente da detriti e rifiuti, per poi seminarvi i semi, così bisogna fare anche nel campo della mente e del cuore umano. Solo allora potremo illuminare la nostra mente, il nostro cuore e la nostra vita — in ogni suo aspetto e ambito — con la luce splendente dell’Islam, attraverso la nostra fede nel tawhid. Per questo bisogna dire innanzitutto: «lā ilāha» — non ho alcuna divinità; non riconosco nessuno come divinità. Poi bisogna allontanare per sempre dal cuore ogni idea dell’esistenza delle «divinità», dei loro nomi e segni, del timore e delle preoccupazioni che suscitano, della venerazione e del rispetto verso di esse, nonché ogni disposizione ad accettare sottomissione e obbedienza, e dire: «illā Allāh» — non c’è alcun maʿbūd all’infuori di Allah; nessuno è rivale o pari ad Allah. Eppure noi musulmani comuni recitiamo questa Kalima a parole giorno e notte, ventiquattr’ore su ventiquattro. Molti di noi si affannano anche a purificare il cuore strofinandolo attraverso il dhikr del «fas anfas» e del «nafī-ithbāt» mediante questa Kalima. Un altro gruppo, invece, esce per strade e vie con questa Kalima, gira per vicoli e case e, chiunque incontri, lo afferra dicendogli: «Recita la Kalima». Non è che non gli facciano anche ascoltare qualcosa del significato della Kalima. Queste categorie di persone ritengono — e in cuor loro provano anche una certa arroganza — di aver pienamente assolto il dovere di diffondere questa Kalima Tayyiba, il motto fondamentale dell’Islam. Grazie al suo sfregamento, tutta la sporcizia del cuore sarebbe stata rimossa, rendendolo limpido come uno specchio, tanto da poter vedere chiaramente attraverso di esso fino ai sette cieli e alla terra. D’altra parte, si ritiene che sia sufficiente recitare la Kalima perché la nostra appartenenza all’Islam sia ormai stabilita. Nella vita pratica, soprattutto in ambito sociale e statale, si considera quasi del tutto superfluo osservare l’Islam.
È con grande rammarico che devo dire che tutte queste nostre concezioni e idee, questo metodo di propagare la kalima e questo modo di utilizzare la Kalima Tayyiba sono completamente errati dall’inizio alla fine. Nulla di tutto ciò è islamico. Per coloro che conoscono il Corano e gli hadith, la storia dell’Islam, il metodo seguito dal Messaggero di Allah e il metodo d’azione del movimento islamico, queste mie parole non saranno affatto nuove. Infatti, in primo luogo, la Kalima Tayyiba è essenzialmente un credo e una convinzione rivoluzionari, un pensiero e una dottrina. In secondo luogo, essa costituisce il criterio fondamentale per l’ideale della vita pratica e per la formazione del carattere. In terzo luogo, questa kalima è il principale appello del movimento, nonché lo strumento per l’organizzazione delle masse e la riforma della società. In quarto luogo, questa kalima è una rivoluzione, il fondamento di una società completa, il principio fondamentale per determinare un sistema statale indipendente e la politica di governo, nonché il criterio permanente per stabilire relazioni con nazioni e Stati diversi. La verità di tutto ciò è dimostrata in modo inconfutabile dall’ideale di vita e dal metodo d’azione dell’ultimo Profeta, il venerabile Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Pertanto, è dovere di coloro che credono nella kalima preservarne adeguatamente il prestigio e il significato, permettere che essa si sviluppi e si affermi secondo questa successione graduale, e impegnarsi a tal fine. In linea generale, la propagazione e l’applicazione di questa kalima devono avvenire proprio come ci ha mostrato l’ultimo Profeta, il venerabile Muhammad (pace e benedizioni su di lui). A questo proposito, se non aggiungessi un’altra osservazione necessaria, l’argomento resterebbe incompleto. Come è necessario recitare la Kalima Tayyiba per diventare musulmano come individuo, così è necessario recitare la kalima nello stesso modo affinché una collettività diventi musulmana. Noi musulmani del mondo abbiamo recitato tutti la kalima individualmente; anche come nazione dobbiamo recitarla proclamandola come ideale dello Stato. Dobbiamo redigere la nostra Costituzione e tutte le nostre leggi secondo questa kalima e governare concretamente lo Stato in conformità con essa. In vari Paesi del mondo è stato proclamato in modi diversi: noi, popolo di un certo Paese, riconosciamo l’unico Allah come Signore e Padrone di tutto l’universo e governeremo questo Stato, affidatoci da Lui, secondo la Sua legge. Inoltre, nelle costituzioni di alcuni Paesi è stato scritto: «La piena fiducia e fede nell’Onnipotente Allah costituirà il fondamento di tutte le attività». Insieme a ciò è stato scritto, a titolo esplicativo: questi principi costituiranno la formula fondamentale per governare il Paese e lo Stato li applicherà nel legiferare. … Essi saranno orientativi nell’interpretazione delle altre leggi e costituiranno il fondamento dell’operato dello Stato e dei cittadini. Ma, così come individualmente nessuno può diventare “musulmano” soltanto recitando la kalima, neppure, sul piano nazionale, gli abitanti di un Paese possono diventare pienamente musulmani soltanto mediante questa prefazione o questo documento scritto, né il loro Stato può diventare un governo autenticamente islamico. Per questo, quelle dichiarazioni costituzionali sono diventate completamente prive di significato. È dunque assolutamente necessario osservare concretamente tale dichiarazione e compiere ogni azione in conformità con essa, nonché instaurare, a questo scopo, la leadership di persone consapevolmente credenti nella kalima, che la mettano realmente in pratica e siano capaci di governare lo Stato secondo essa. Pertanto, oggi è dovere dei musulmani cercare, da un lato, di rendere pienamente islamica la propria vita individuale secondo la kalima e, dall’altro, di plasmare e costruire concretamente ogni settore della loro vita nazionale e dello Stato secondo il completo ideale islamico. Questo è oggi l’unico compito dei musulmani nel mondo. Non vi è dubbio che quanto più una persona si impegnerà in questo compito, tanto più la sua recitazione della kalima sarà proficua e feconda in questo mondo e nell’Aldilà.
Pertanto, accingiamoci a risollevare ancora una volta il capo sulla terra con questa kalima rivoluzionaria del tawḥīd. Plasmiamo e costruiamo la nostra vita personale, familiare, sociale, politica ed economica secondo l’ideale di questa kalima; abbattiamo tutti insieme, dalla società, lo shirk, la bidʿa e ogni genere di pratiche peccaminose e di disordine, e facciamo nuovamente trionfare, prima nei nostri rispettivi Paesi e poi nel mondo intero, il dīn del tawḥīd predicato dal Profeta universale; costruiamo di conseguenza la Costituzione, le leggi, il sistema educativo, la cultura e il sistema economico. A tal fine bisogna condurre una lotta organizzata e orientata verso le masse. Ogni persona deve essere ispirata dall’ideale di questa kalima; bisogna formare ogni famiglia, ogni società e ogni collettività. Portare avanti incessantemente questa lotta è il compito di tutta la vita dei musulmani. È una responsabilità affidata loro da Allah. Il ricordo di questa responsabilità deve rimanere sempre vivo nella mente, in ogni momento e in ogni circostanza: non si deve dimenticare questa verità neppure per un istante. Altrimenti, nel Giorno della Resurrezione, si dovrà provare vergogna davanti ad Allah e si sarà puniti. Questo libro ricorda a tutti proprio questa verità.
In sintesi
Conoscendo il significato di questa parte della kalima, “Lā ilāha illā Allāh”, e accettandola, diventa assolutamente necessario compiere le seguenti azioni:
1. Non riconoscerò né crederò che qualcuno, all’infuori di Allah, sia soccorritore, salvatore dalle avversità o liberatore.
2. Non potrò ritenere che qualcuno, all’infuori di Allah, possa arrecare danno o beneficio; riporrò la mia fiducia unicamente in Allah in ogni situazione.
3. Non potrò rivolgere suppliche né chiedere aiuto a nessuno, all’infuori di Allah.
4. Non adorerò né servirò nessuno, all’infuori di Allah, e non farò voti in nome di alcuno.
5. Non riconosceremo nessun altro, oltre ad Allah, come Signore, legislatore, promulgatore delle norme, re o sovrano; non obbediremo alla legge di nessun altro (non obbediremo a una legge che non sia stata fondamentalmente elaborata sulla base della legge di Allah e nei suoi limiti).
6. Non saremo servi o schiavi di nessun altro oltre ad Allah e non seguiremo ciecamente i desideri delle nostre passioni né le consuetudini vigenti nel paese.
7. Riconosceremo la legge di Allah come unica base in ogni aspetto della vita e compiremo ogni azione di conseguenza.
8. Manterremo sempre viva nel cuore e nella mente la convinzione che dovremo rendere conto di ogni azione della vita esclusivamente ad Allah, e ci sforzeremo sempre di compiere ciò che rende Allah soddisfatto e di astenerci da ciò che Lo rende insoddisfatto.
Pronunciando e accettando quest’ultima parte della Kalima, «Muhammadur Rasulullah», si deve riconoscere:
1. Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è l’ultimo Profeta e Messaggero di Allah l’Altissimo.
2. Il sistema di vita e la guida giunti da Allah tramite lui sono la verità e sono eterni.
3. Tutto ciò che è contrario all’esempio da lui presentato e agli insegnamenti da lui impartiti è errore e traviamento, e deve essere assolutamente abbandonato.
4. Nessun’altra persona al di fuori di Lui può essere la «guida indipendente» degli esseri umani. Egli è l’unica guida definitiva e suprema di coloro che credono nella Kalima.
5. Pertanto, ogni atto della vita umana dovrebbe conformarsi al Libro di Allah e agli hadith del Messaggero, ossia alla Sunna.
6. Si deve compiere ogni sforzo per instaurare una società e un ordinamento statale fondati, secondo questa Kalima, sulla sovranità di Allah, riconoscendo e proclamando che il diritto fondamentale di emanare leggi e norme appartiene esclusivamente ad Allah.
Questa è la fede fondamentale di ogni musulmano. Questo è il codice di condotta per ogni musulmano.
Al lettore
Continuate a recitare incessantemente la «Kalima Tayyiba». Attraverso questo libro avete potuto conoscerne il significato e la spiegazione dettagliati. Con ciò è ricaduta su di voi una grave responsabilità.
Ora dovete innanzitutto considerare se siete in grado di avere una fede completa e sincera in essa, insieme a questa spiegazione della Kalima. Se non ne siete capaci, preparatevi ad avere in essa una fede sincera. Plasmate e formate i vostri pensieri, la vostra fede e i vostri valori in conformità a ciò.
Secondo: alla luce della spiegazione dettagliata di questa Kalima, esaminate la vostra vita operativa. Se vi troverete qualcosa di contrario ad essa, eliminatelo. Riformate completamente voi stessi secondo la Kalima.
Terzo: se nella vostra intera famiglia e nella vostra casa vi è qualcosa di contrario a questa Kalima, intraprendete l’iniziativa di correggerlo.
Quarto: esaminate il vostro ambiente, la società, lo Stato, l’amministrazione, l’istruzione e la cultura, le transazioni economiche, la giustizia e i costumi, ogni cosa, secondo il criterio di questa Kalima, e dedicatevi allo sforzo di plasmare ogni cosa secondo questa Kalima. Non potrete compiere questo sforzo da soli; dovrete farlo organizzandovi in gruppo. Pertanto, radunate persone che condividano questo pensiero e, unendovi, iniziate a compiere ogni sforzo per affermare la Kalima come forza vittoriosa sull’intera vita.
Questa è l’unica dawa che ho rivolto a tutta l’umanità nel corso della mia vita.
(Mawlana) Muhammad Abdur Rahim