Introduzione
Storia e sīra
Nell’epoca della jāhiliyya gli Arabi non sapevano che cosa fosse la storia. Per loro, la storia consisteva nelle tradizioni tramandate per eredità. La descrizione dell’indole e della natura della vita araba era l’unico elemento della storia allora in uso. Essa era colma di gloriose narrazioni delle gesta eroiche degli antenati, della loro generosità, della lealtà verso la propria tribù e del rispetto degli impegni. Quella storia era ricca di genealogie e di resoconti riguardanti amici e nemici. La storia della Sacra Kaʿba e dei suoi custodi, il racconto dell’origine del pozzo di Zamzam, le vicende dei capi dei Jurhum e dei Quraysh, la piena causata dalla rottura della diga di Maʾrib e la storia degli abitanti di quella regione, che in seguito si dispersero in ogni direzione divisi in numerosi gruppi, le profezie degli indovini e dei sacerdoti, nonché la loro prosa ritmata e poesia: tutto ciò, attraverso cui si poteva conoscere l’essenza della vita sociale, politica e religiosa degli Arabi di quel tempo, costituiva il principale contenuto della storia della nazione araba. Quando l’Islam riapparve per mezzo di Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, anche allora quelle narrazioni tradizionali continuarono a essere raccontate di bocca in bocca. Inoltre, gli oratori e i narratori arabi trovarono un materiale vasto e di ampio respiro nelle storie dell’invito all’Islam, dei presagi della profezia già osservabili prima di esso, della sua crescita progressiva e del raggiungimento della maturità, della vita successiva alla profezia, degli avvenimenti della vita dei Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e delle vicende dei musulmani solo di nome, dei cristiani, degli ebrei e degli idolatri ostili al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e alla sua vita esemplare. Di conseguenza, anche queste nuove storie si diffusero tra loro nello stesso modo, attraverso la trasmissione orale. Il Sacro Corano, gli hadith del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e le parole dei Compagni si affermarono come ampia documentazione di quella nuova vita.
Il Sacro Corano fu scritto fin dall’inizio. Tuttavia, gli hadith del Nobilissimo Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimasero non scritti per lungo tempo, sebbene la gente li conoscesse come narrazioni affidabili e autentiche. Nessuno osò trascrivere gli hadith in modo sistematico. Fu proprio a causa delle parole del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riferite da Abu Saʿīd: «Non scrivete nulla di ciò che dico, eccetto il Corano; e se avete scritto qualcosa, cancellatelo», che nessuno osò metterli per iscritto.
Il significato di questo divieto è del tutto chiaro. Si temeva che, se le parole del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fossero state messe per iscritto durante la rivelazione del Corano, esse avrebbero potuto mescolarsi e confondersi con il Corano stesso. Non occorre aggiungere che questo divieto fu pronunciato esclusivamente con il nobile obiettivo di evitare tale commistione e che era limitato al periodo della rivelazione del Corano.
Ciononostante, fino all’inizio del regno di ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz non si intraprese un’attività sistematica di redazione degli hadith. Egli occupò il trono del califfato dal 99 al 101 dell’Egira. Si racconta che per quaranta giorni compì l’istikhāra per decidere se intraprendere o meno la redazione degli hadith. Alla fine ebbe l’impressione che fosse suo dovere farlo per ordine di Allah. Incaricò quindi Abū Bakr ibn Muḥammad ibn ʿUmar ibn Ḥazm della compilazione degli hadith. Abū Bakr era governatore e giudice di Medina. Visse fino al 120 dell’Egira. Mise per iscritto in forma di libro gli hadith che conosceva a memoria e lo inviò in varie città per essere esaminato. ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz incaricò inoltre Muḥammad ibn Muslim ibn Shihāb al-Zuhrī della raccolta degli hadith. Quest’ultimo compose un’opera sugli hadith.
Da allora i musulmani continuarono a raccogliere gli hadith. Tuttavia, tale attività non seguiva alcun metodo particolare di sistemazione: ciascuno raccoglieva nel modo che riteneva opportuno. Alcuni li trascrivevano in forma di libro, sotto uno specifico capitolo delle norme della sharīʿa. In seguito, la tradizione della composizione di libri progredì. In questa fase vediamo che molti organizzarono i capitoli delle raccolte di hadith e separarono da tali opere la biografia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In questa fase misero per iscritto la sua nascita, il periodo trascorso presso la nutrice e gli altri avvenimenti anteriori alla profezia. In seguito fornirono una descrizione dettagliata dell’invito rivolto ai Quraysh ad abbracciare la religione di Allah, della pazienza dimostrata da lui e dai suoi compagni di fronte alle persecuzioni e alle sofferenze inflitte dai Quraysh, nonché degli altri eventi connessi. Inserirono inoltre gli hadith relativi agli avvenimenti delle guerre e delle battaglie.
Gli storici seguirono un metodo diverso. Composero numerose opere di ampio respiro sulla storia. Attraverso di esse si rifletté il loro sentimento islamico; per questo, nella persona del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trovarono per i musulmani un modello indiscutibilmente degno di essere seguito e una fonte da cui ottenere la retta guida.
I primi storici musulmani autori di opere sulla Sīra
I primi autori di opere sulla Sīra furono ʿUrwa ibn al-Zubayr ibn al-ʿAwwām (92 dell’Egira), Abān ibn ʿUthmān (105 dell’Egira), Wahb ibn Munabbih (110 dell’Egira), Shurahbīl ibn Saʿd (123 dell’Egira), Ibn Shihāb al-Zuhrī (124 dell’Egira) e ʿAbd Allāh ibn Abī Bakr ibn Hazm (135 dell’Egira). Quasi tutte le opere da loro composte sono andate perdute. Tuttavia, alcune parti furono inserite qua e là in diverse opere storiche. A questo proposito è degna di menzione la storia di al-Ṭabarī. Una parte dell’opera di Wahb ibn Munabbih è oggi conservata nella città tedesca di Heidelberg.
Dopo di loro apparve un altro gruppo di autori di opere storiche e sulla Sīra. Tra i più celebri vi furono Mūsā ibn ʿUqba (141 dell’Egira), Muʿammar ibn Rāshid (150 dell’Egira) e Muḥammad ibn Isḥāq (152 dell’Egira). I principali esponenti della generazione successiva furono Ziyād al-Bukāʾī (183 dell’Egira), al-Wāqidī, autore dell’opera sulle Maghāzī, cioè la storia delle guerre condotte sotto la guida del Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace (207 dell’Egira), Ibn Hishām (218 dell’Egira) e il celebre autore dei Ṭabaqāt, Ibn Saʿd (230 dell’Egira).
La Sīra di Ibn Isḥāq
Tra le opere sulla Sīra sopra menzionate, la più celebre, la più autorevole e affidabile e di qualità più elevata è la Sīra di Muḥammad ibn Isḥāq. [1. «Muḥammad ibn Isḥāq ibn Yasār ibn ʿAbd al-Muṭṭalib ibn ʿAbd Manāf era un liberto. Suo nonno Yasār era uno dei prigionieri di guerra della città di ʿAyn al-Tamr, situata a ovest di Kufa, verso Bāriya. Quando, nel dodicesimo anno dell’Egira, durante il califfato di Abū Bakr, questa città passò sotto il dominio dei musulmani, Yasār fu condotto a Medina. Là, nell’ottantacinquesimo anno dell’Egira, nacque suo nipote Muḥammad. Trascorse la giovinezza proprio a Medina. In seguito partì per viaggiare nei paesi abitati dai musulmani. Nel cent quindicesimo anno dell’Egira si recò ad Alessandria, dove raccolse e trasmise gli ḥadīth ricevuti da un gruppo di studiosi egiziani di ḥadīth. Successivamente viaggiò nella Jazīra, a Kufa, Rayy, Buḥayra e infine a Baghdad. Fu proprio qui che morì, nel cent cinquantaduesimo anno dell’Egira. Il celebre sapiente Ibn ʿAdī commentò a suo riguardo: “Se anche l’unico merito di Ibn Isḥāq fosse stato quello di distogliere i sovrani suoi contemporanei dalla composizione di libri futili e di incoraggiarli a dedicarsi alla stesura della storia delle campagne armate del Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, della sua investitura profetica e della creazione del mondo, anche così egli sarebbe stato considerato il primo e il più eccellente in questo merito”.»] Egli compose quest’opera agli inizi del dominio abbaside. Si narra che una volta si recò a Baghdad alla corte del sovrano abbaside al-Manṣūr. Davanti ad al-Manṣūr era seduto suo figlio al-Mahdī. Al-Manṣūr disse: «Ibn Isḥāq, sai chi è costui?». Ibn Isḥāq rispose: «Sì, è il figlio dell’Amīr al-Muʾminīn, cioè al-Manṣūr». Allora al-Manṣūr disse: «Va’ e componi per lui un’opera che contenga la descrizione di tutti gli eventi, dalla creazione di Adamo, pace su di lui, fino ai giorni nostri». Ibn Isḥāq se ne andò e, in breve tempo, compose la suddetta opera e la presentò ad al-Manṣūr. Al-Manṣūr disse: «Ibn Isḥāq, hai reso l’opera eccessivamente lunga. Ora riscrivila in forma abbreviata». In seguito, quella vasta opera fu deposta nel tesoro del califfo.
La Sīra di Ibn Hishām
Dopo Ibn Isḥāq venne Ibn Hishām. [2. Abū Muḥammad ʿAbd al-Malik ibn Hishām ibn Ayyūb al-Ḥimyarī. Era originario di Bassora. In seguito si recò in Egitto, dove incontrò l’Imām al-Shāfiʿī. I due si dedicarono ampiamente allo studio della poesia araba. Oltre alla raccolta abbreviata della Sīra di Ibn Isḥāq, Ibn Hishām compose anche un’opera sui sovrani e sulle genealogie della tribù di Ḥimyar. Inoltre scrisse un’altra opera, nella quale spiegò le rare poesie relative alla Sīra. Morì nella città di Fusṭāṭ, nel duecentodiciottesimo anno dell’Egira.] Egli ci presentò quest’opera sulla Sīra in forma abbreviata. Portò a termine questo lavoro circa mezzo secolo dopo che Ibn Isḥāq aveva composto l’opera originale. Per redigere questo compendio dell’opera di Ibn Isḥāq, si avvalse della mediazione di una sola persona, di nome Ziyād al-Bukāʾī. [3. Il ḥāfiẓ Abū Muḥammad Ziyād ibn ʿAbd al-Malik ibn ʿAṭṭūfayl al-Bukāʾī al-ʿĀmirī al-Kūfī. Era noto come al-Bukāʾī perché proveniva dai Banū al-Bukā, un ramo dei Banū ʿĀmir ibn Ṣaʿṣaʿa. Si recò a Baghdad, dove apprese da Ibn Isḥāq la storia delle spedizioni militari del Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, e da Muḥammad ibn Sālim le norme della Sharīʿa, che poi insegnò e divulgò. In seguito tornò a Kufa. Là morì nel centottantatreesimo anno dell’Egira, durante il governo del califfo Hārūn al-Rashīd. Che Ibn Hishām stimasse adeguatamente questo suo maestro è dimostrato da queste parole riportate all’inizio dell’opera: “Ho omesso quelle questioni la cui esposizione sarebbe risultata sgradita a molti oppure che al-Bukāʾī non ci aveva dimostrato essere autentiche mediante la propria trasmissione”.] L’opera originale di Ibn Isḥāq, trasmessa da Ibn Hishām, presenta il contenuto di questo libro in forma estremamente abbreviata e riveduta. In alcuni punti egli vi incluse aggiunte e osservazioni critiche. Talvolta confrontò inoltre le narrazioni di Ibn Isḥāq con quelle di altri sapienti, verificandole e valutandole. All’inizio dell’opera descrisse alcuni dei metodi da lui seguiti nella sua compilazione. Nonostante ciò, non nutriamo alcun dubbio sul fatto che Ibn Hishām abbia compilato l’opera di Ibn Isḥāq con piena sincerità, affidabilità e scrupolosità. Non ne modificò nemmeno una parola. Ogni volta che sentiva la necessità di evidenziare un difetto nella narrazione di Ibn Isḥāq, di spiegare un’affermazione difficile da comprendere o di presentare una narrazione contraria a un’altra, iniziava il suo intervento con l’espressione: «Ibn Hishām dice».
Il principale obiettivo della compilazione della sua opera sulla Sīra era essenzialmente quello di abbreviarla. Per questo motivo omise la storia dei discendenti di Ismāʿīl, pace su di lui, a partire dagli inizi della creazione, nonché tutti gli altri racconti nei quali non ravvisava alcun rapporto con la Sīra. Non incluse neppure quelle poesie sulla cui autenticità nutriva dubbi.
Chi cercherà di conoscere i contenuti dell’opera originale di sīra attraverso la compilazione di Ibn Hishām, vi troverà una testimonianza di profonda dedizione e assoluta fedeltà, caratteristiche dei sapienti musulmani dell’antichità.
Il prestigio della Sīrat Ibn Hishām
In realtà, l’opera di sīra di Ibn Isḥāq è stata considerata, dall’antichità fino a oggi, la principale fonte autorevole per i lettori di sīra. Pochi tra coloro che possedevano una profonda conoscenza della vita del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non hanno considerato l’opera di sīra di Ibn Isḥāq la principale guida in materia. Questa sīra di Ibn Isḥāq è conosciuta dai sapienti fin dall’antichità con il nome di “Sīrat Ibn Hishām”, poiché Ibn Hishām ne fu il compilatore e il curatore del compendio. Ibn Khallikān afferma: «Fu Ibn Hishām a riunire, compilare e abbreviare l’intera biografia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, raccolta da Ibn Isḥāq, compresa la sua vita militare e civile. È questa l’opera che oggi risplende nelle mani dei lettori con il nome di Sīrat Ibn Hishām».
Numerosi commentatori e interpreti si dedicarono alla stesura di commenti alla Sīrat Ibn Hishām. Tra questi, il commento intitolato “al-Rawḍ al-Unuf”, di Abū al-Qāsim ʿAbd al-Raḥmān al-Suhaylī (581 dell’Egira), è molto dettagliato e ampio. (4. Abū al-Qāsim ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAbd Allāh ibn Aḥmad ibn al-Khusaymī al-Suhaylī al-Andalusī al-Mālikī. Suhayl è il nome di una valle appartenente alla regione di Córdoba, in Spagna. Nacque nel 508 dell’Egira e visse lì. Trascorse poi tre anni in Marocco, dove morì nell’581 dell’Egira.) In seguito, si dedicò allo studio di quest’opera Abū Dharr al-Khushānī. (5. Abū Dharr Muṣʿab ibn Muḥammad ibn Masʿūd al-Jayyānī al-Khushānī. Era conosciuto come al-Khushānī dal nome del villaggio di Khushayn, in Spagna, e della tribù Khushayn di Qādis. Nacque nel 533 dell’Egira e morì nel 604.) Egli spiegò i passi più difficili e formulò anche alcune critiche nella sua opera “Sharḥ al-Sīra al-Nabawiyya”. Il dottor Brünnow pubblicò inoltre quest’opera. Badr al-Dīn Muḥammad ibn Aḥmad al-ʿAynī completò nell’805 dell’Egira il suo commento, intitolato “Kashf al-Lisān fī Sharḥ Sīrat Ibn Hishām”.
D’altra parte, vediamo che alcuni autori si dedicarono anche alla riduzione di quest’opera. Uno di loro fu Burhān al-Dīn Ibrāhīm ibn Muḥammad al-Murḥal al-Shāfiʿī. Nella sua opera, composta da diciotto capitoli e intitolata “al-Dhakhīra fī Mukhtaṣar al-Sīra”, egli non si limitò ad abbreviare la Sīrat Ibn Hishām, ma vi aggiunse anche alcuni elementi. Terminò la stesura di quest’opera nell’anno 661 dell’Egira. In seguito, nell’anno 711 dell’Egira, Abū al-ʿAbbās Aḥmad ibn Ibrāhīm ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Wāsiṭī completò un altro compendio, intitolato “Mukhtaṣar Sīrat Ibn Hishām”. Alcuni autori composero persino la Sīrat Ibn Hishām in forma poetica. Tra loro vi furono: (1) Abū Muḥammad ʿAbd al-ʿAzīz ibn Muḥammad ibn Saʿīd al-Dumayrī al-Dayrīnī, morto nel 607 dell’Egira; (2) Abū Naṣr al-Fatḥ ibn Mūsā ibn Muḥammad al-Maghribī, morto nel 793 dell’Egira. L’opera composta da quest’ultimo autore si intitola “al-Fatḥ al-Qarīb fī Sīrat al-Ḥabīb”. Essa fu composta in diecimila versi.
Il presente compendio della Sīrat Ibn Hishām
All’inizio della mia giovinezza cercavo ripetutamente di leggere quest’opera dall’inizio alla fine, ma la disorganizzazione e la mancanza di armonia del suo metodo compositivo mi procuravano una profonda sofferenza mentale e noia. Perciò ne leggevo un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Erano la dolcezza e l’eleganza della lingua, insieme alla nobiltà dei contenuti, ad attirarmi verso quei brani isolati. Quei passi mi risultavano piacevoli come un giardino fiorito in mezzo a un deserto arido.
In realtà, quando leggevo il Corano e gli ḥadīth, provavo nel cuore quella stessa sensazione di pura devozione e di sincera obbedienza che sperimentavo leggendo i libri dedicati alla sīra. Mi sembrava di desiderare continuamente di leggerla, attratto irresistibilmente da qualche mistero sconosciuto. Anche il mio defunto padre era un autore di opere sulla sīra. Compose un compendio in trenta capitoli intitolato “Talkhīṣ al-Durūs al-Awwaliyya fī al-Sīra al-Muḥammadiyya”. Per molti anni, nelle istituzioni islamiche d’insegnamento, esso fu l’unico libro di testo. È superfluo dire che, a quell’epoca, la sīra era una delle principali materie d’insegnamento nelle scuole.
Nonostante ciò, non sono riuscito a leggere dall’inizio alla fine l’opera Sīrat Ibn Hishām. Ho già detto che la causa risiede nell’assenza di ordine nel metodo di composizione e nello stile narrativo sconnesso e frammentario. A un lettore della sīra si para improvvisamente davanti, interrompendone il percorso, un lungo elenco dei nomi di tutti i prigionieri di guerra di Badr, di tutti i cavalli utilizzati dall’esercito musulmano di Badr, dei soldati musulmani tra gli Anṣār e i Quraysh che presero parte alla battaglia di Badr, di coloro che vi furono martirizzati e di tutti i politeisti che furono uccisi. Allo stesso modo, costituiscono un ostacolo allo studio della sīra da parte del lettore le poesie recitate durante la battaglia di Badr, i dialoghi pronunciati per celebrare la gloria degli antenati, i discorsi in cui vengono menzionate le genealogie, i lunghi sproloqui intessuti con la pura magia delle parole e le interpretazioni coraniche introdotte in relazione a tali temi, sebbene estranee all’argomento principale della sīra; nella maggior parte dei casi, inoltre, esse sono riportate secondo la consuetudine delle opere di sīra, con l’indicazione della catena dei narratori, o isnād, la cui importanza è riconosciuta soltanto dagli studiosi critici.
Per questo ho intrapreso l’iniziativa di presentare al lettore, attraverso questo compendio, l’essenza della sīra in una forma piacevole da leggere, tale da non interrompere la continuità dello studio e ornata da un’impostazione nuova. Naturalmente, mi sono impegnato al massimo affinché il contenuto originale dell’opera rimanesse intatto, così che il lettore potesse citarlo e fosse certo di poter ricavare informazioni autorevoli dall’opera originale. Non ho cambiato neppure una lettera dell’opera originale. Ho sempre tenuto presente, infatti, che è mia responsabilità e mio dovere riportare fedelmente le parole dell’autore. Ho adottato e seguito costantemente il metodo di citare correttamente le parole di Ibn Hishām, indicando all’inizio del discorso: «Ibn Hishām ha detto». Ho apportato modifiche solo là dove erano necessarie secondo le esigenze e lo scopo della compilazione. Tutto il resto è costituito dalle parole di Ibn Isḥāq, riferite da Ibn Hishām. Ho menzionato i nomi dei narratori soltanto dove era necessario per comprovare una dichiarazione; altrove non l’ho fatto, sebbene nell’opera originale Ibn Isḥāq o Ibn Hishām ne menzionino i nomi nella maggior parte dei casi. Ho avuto cura di disporre ordinatamente tutte le citazioni di Ibn Hishām e, quando necessario, ne ho fornito spiegazioni e analisi. A questo proposito, ho dovuto fare affidamento sulle narrazioni degli studiosi della sīra, nonché su affidabili raccolte di hadith e dizionari.
Per coloro ai quali è negata la possibilità di studiare l’opera originale, questo compendio qui presentato costituisce un modo semplice per leggerla. In tal modo si può stabilire un saldo legame tra i giovani della società contemporanea e la loro antica e nobile eredità.
I lettori possono terminare la lettura di quest’opera in pochi giorni e acquisire rapidamente da essa una conoscenza preziosa e benefica. Se invece dovessero leggere l’opera originale, oggi fuori dalla portata di qualunque lettore, impiegherebbero molti mesi.
Prego Allah di rendere questa opera utile alla società. Mi riterrò appagato se questo mio piccolo e insignificante sforzo nel campo della conoscenza avrà successo. L’unico obiettivo del mio sforzo è il compiacimento di Allah e del Suo Messaggero.
Abd al-Salām Hārūn
Miṣr al-Jadīda
Metà del Ramaḍān
1374 dell’Egira
La genealogia ascendente da Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fino ad Adamo, pace su di lui
Dice Abu Muhammad Abd al-Malik ibn Hisham:
In quest’opera è narrata la vita del Messaggero di Allah, il venerabile Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. La sua genealogia ascendente è la seguente:
Suo padre era Abd Allah; suo padre era Abd al-Muttalib (il vero nome di Abd al-Muttalib era Shayba); suo padre era Hashim (il vero nome di Hashim era Amr); suo padre era Abd Manaf (il vero nome di Abd Manaf era al-Mughira); suo padre era Qusayy (il vero nome di Qusayy era Zayd); suo padre era Kilab; suo padre era Murra; suo padre era Ka‘b; suo padre era Lu’ayy; suo padre era Ghalib; suo padre era Fihr; suo padre era Malik; suo padre era al-Nadr; suo padre era Kinana; suo padre era Khuzayma; suo padre era Mudrika (il vero nome di Mudrika era Amir); suo padre era Ilyas; suo padre era Mudar; suo padre era Nizar; suo padre era Ma‘ad; suo padre era Adnan; suo padre era Udd; suo padre era Muqawwam; suo padre era Nahur; suo padre era Hita Taira; suo padre era Ya‘rub; suo padre era Yashjub; suo padre era Nabit; suo padre era Ismaele (pace su di lui); suo padre era Abramo (pace su di lui); suo padre era Tarikh (l’altro nome di Tarikh era Azar); suo padre era Nahur; suo padre era Sarigh; suo padre era Rау; suo padre era Falikh; suo padre era Ubayr; suo padre era Shalikh; suo padre era Arfakhshad; suo padre era Sam; suo padre era Noè (pace su di lui); suo padre era Lamech; suo padre era Matusalemme; suo padre era Akhnukh (secondo gli storici, egli era il venerabile Idris, pace su di lui); suo padre era Yarid; suo padre era Mahlil; suo padre era Qaynan; suo padre era Anush; suo padre era Seth; suo padre era Adamo, pace su di lui.
Dice Ibn Hisham:
«Se Allah vuole, inizierò quest’opera narrando la storia di Ismaele, figlio del venerabile Abramo. In seguito narrerò, in ordine, la storia degli antenati paterni di Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nati dalla discendenza di Ismaele, e di coloro che furono generati da quegli antenati. In questo modo tratterò tutti gli antenati paterni da Ismaele, pace su di lui, fino a Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nonché le storie tramandate riguardo a loro. Tuttavia, non registrerò le vicende dei figli di Ismaele che non furono antenati del venerabile Muhammad, per mantenere concisa l’opera e limitarla esclusivamente agli argomenti riguardanti la sira. Allo stesso modo, allo scopo di mantenere concisa l’opera, ometterò alcune narrazioni di Ibn Ishaq che egli aveva registrato in quest’opera. In tali narrazioni di Ibn Ishaq non vi è alcuna menzione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace; riguardo a esse non è stato rivelato nulla nel Corano, né esse rientrano tra le circostanze, le spiegazioni o le prove di alcun contenuto di quest’opera. Ho inoltre escluso alcune poesie citate da Ibn Ishaq, che ho constatato essere sconosciute agli esperti di poesia. Ho dovuto anche omettere alcune espressioni sconvenienti di Ibn Ishaq, capaci di suscitare il malcontento della gente, nonché alcune questioni non sostenute da al-Bukhari. Fatte salve queste poche cose, citerò integralmente, se Allah vuole, tutte le restanti informazioni di Ibn Ishaq, nella misura in cui sono state tramandate e riconosciute.»
La successione genealogica dei discendenti di Ismaele, pace su di lui
Da Ismaele, pace su di lui, nacquero dodici figli maschi. Essi erano: Nabith, Qayzar, Azral, Mish, Masmaʿ, Mashi, Dam, Azar, Taym, Yatur, Nabash e Qayum.
Da Nabith nacque Yasjub; da Yasjub nacque Yaʿrub; da Yaʿrub nacque Udd; e da Udd nacque Adnan.
Dopo Adnan, i discendenti di Ismaele si divisero in tribù. Adnan ebbe due figli: Maʿad e ʿAkk.
ʿAkk ibn Adnan si recò nello Yemen, dove i suoi discendenti si stabilirono permanentemente. ʿAkk sposò una donna della tribù dei Banu Ashʿar e continuò a vivere con loro; così il loro paese e la loro lingua divennero comuni. Gli antenati della tribù dei Banu Ashʿar erano: Ashʿar, suo padre Nabat, suo padre Udd, suo padre Humaysa, suo padre ʿAmr, suo padre ʿUrayb, suo padre Yashjub, suo padre Zayd, suo padre Kahlan, suo padre Yashzub, suo padre Yarub e suo padre Qahtan.
L’altro figlio di Adnan, Maʿad ibn Adnan, ebbe quattro figli: Nizar, Qudaʿa, Kanas e Iyad. I discendenti di Qudayr ebbero la fortuna di vivere fino a Himyar ibn Saba. Tuttavia, secondo gli esperti di genealogia riguardante Maʿad, tutti gli altri discendenti di Kanas ibn Maʿad si estinsero. Il re di Hira, Nuʿman ibn Mundhir, era però loro discendente.
Il sogno di Rabiʿa ibn Nasr
Tra i re, Rabiʿa ibn Nasr dello Yemen era un sovrano debole e sottomesso. Una volta, fece un sogno terribile e ne rimase profondamente sconvolto. Radunò tutti gli indovini, maghi e ʿayif presenti nel suo regno [6. A quel tempo esisteva una categoria di indovini che prediceva il futuro attraverso il verso e i movimenti degli uccelli, e simili. Erano chiamati ʿayif].
o astrologi, e disse loro riuniti: «Ho fatto un sogno che mi ha riempito di paura e terrore. Ditemi che cosa ho sognato e quale sia la sua interpretazione». Gli astrologi riuniti dissero: «Descriveteci il sogno. Noi ve ne daremo l’interpretazione». Il re disse: «Se ve lo raccontassi io, non potrei trovare né sollievo né tranquillità nella vostra interpretazione. Infatti, l’interpretazione o spiegazione di questo sogno può darla soltanto colui che è capace di parlare del sogno prima che io lo racconti». Uno degli astrologi disse: «Maestà, se desiderate conoscere l’interpretazione del sogno in questo modo, mandate a chiamare Satih e Shaqq, poiché non esiste nessuno più esperto di loro. Soltanto loro potranno dirvi ciò che volete sapere».
Il re convocò quei due indovini. Per primo si presentò alla corte del re Satiḥ. Il re gli disse: «Ho fatto un sogno che mi ha terrorizzato. Dimmi che cosa ho sognato. Se saprai descrivere correttamente il sogno, saprai anche interpretarlo correttamente.»
Satiḥ disse: «Va bene, lo farò. Avete visto in sogno un pezzo di fuoco uscire dall’oscurità, scendere nella pianura e divorare tutte le creature che vi si trovavano.»
Il re disse: «Bene! Hai descritto correttamente il sogno. Ora dimmi: qual è il suo significato?»
Egli disse: «Giuro per tutti i serpenti che abitano nei due Paesi rocciosi: gli Abissini entreranno nel vostro territorio e conquisteranno l’intero Yemen.» Il re disse: «O Satiḥ, questa è una faccenda davvero dolorosa e irritante.»
Quando accadrà? Durante il mio regno o dopo di me?»
Egli disse: «Accadrà qualche tempo dopo il vostro regno, dopo che saranno trascorsi più di sessanta o settant’anni.» Il re domandò: «Questa terra resterà per sempre in loro possesso, oppure finirà la loro occupazione abusiva?» Egli disse: «Dopo che saranno trascorsi poco più di settant’anni, la loro occupazione avrà fine. Poi saranno uccisi oppure fuggiranno.» Il re domandò nuovamente: «Chi li ucciderà o li espellerà?» Satiḥ disse: «Saranno uccisi o espulsi per mano di Iram ibn Dhu Yazan. Egli apparirà da Aden e non lascerà nessuno di loro nello Yemen.»
Il re disse: «Il dominio di Iram sarà eterno o temporaneo?»
Satiḥ disse: «Il loro dominio sarà temporaneo.»
Il re disse: «Per mano di chi avrà fine il potere?»
Satih rispose: «Per mano di un profeta puro e immacolato. Egli riceverà la rivelazione dal mondo celeste.»
Il re disse: «Di quale stirpe sarà?»
Satih rispose: «Discenderà dalla stirpe di Ghalib, figlio di Fihir, figlio di Malik, figlio di Nadar. Il suo popolo avrà il potere fino al momento della fine dell’universo.»
Il re disse: «Dunque l’universo ha una fine?»
Egli rispose: «Sì, nel giorno in cui si riuniranno i primi e gli ultimi esseri umani della terra. Coloro che compiono opere buone saranno felici, mentre coloro che compiono opere malvagie soffriranno.»
Il re disse: «La tua profezia è vera?»
Egli rispose: «Sì, per il giuramento dell’oscurità della notte e della luce dell’alba, per il giuramento del mattino ben ordinato: ciò che ho detto è assolutamente vero.»
Poi Shek giunse alla corte del re. Il re gli disse tutto ciò che aveva detto a Satiḥ. Tuttavia non gli rivelò ciò che Satiḥ aveva detto, per verificare se entrambi avessero fatto la stessa profezia oppure profezie diverse; per questo tenne la questione segreta.
Shek disse: «Avete visto in sogno una fiamma uscire dall’oscurità. Essa cadde tra una montagna e un giardino, poi divorò tutti gli esseri viventi di quel luogo».
Il re comprese che le dichiarazioni di entrambi erano identiche. L’unica differenza era che Satiḥ aveva detto che il frammento era sceso nella pianura, mentre Shek aveva detto che era caduto tra una montagna e un giardino. Poi disse a Shek: «Hai parlato correttamente. Ora dimmi qual è l’interpretazione di ciò».
Egli disse: «Giuro per tutti gli abitanti delle terre circondate da due montagne che i Sudanesi invaderanno il vostro paese e che tutti i deboli saranno costretti a obbedire a un loro semplice gesto. Essi estenderanno il loro dominio su tutto il territorio, da Abyan al monte Najrān».
Il re disse: «È una cosa estremamente dolorosa e irritante. Quando accadrà? Durante la mia vita o più tardi?»
Egli disse: «Dopo che sarà trascorso molto tempo dalla vostra morte. Poi un uomo potente vi libererà e scaccerà gli invasori, umiliandoli e coprendoli di vergogna».
Il re disse: «Chi è quest’uomo potente?»
Egli disse: «Un giovane, né spregevole né di animo vile. Egli sorgerà dalla casa di Dhū Yazan e non permetterà che neppure uno degli invasori rimanga nello Yemen».
Il re disse: «Il dominio di quest’uomo sarà eterno o temporaneo?»
Shaqq disse: «Il suo dominio avrà fine con l’avvento di un Messaggero inviato, che stabilirà la verità e la giustizia e verrà accompagnato dai pii e dai virtuosi; il dominio del suo popolo durerà fino al Giorno della Resurrezione».
Il re disse: «Che cos’è il Giorno della Resurrezione?»
Egli disse: «È il giorno in cui i governanti saranno giudicati; dal cielo giungerà un richiamo che tutti, vivi e morti, potranno udire. E, nel momento stabilito, tutta l’umanità sarà radunata. Quel giorno sarà di successo e prosperità per le persone moderate».
Il re disse: «È davvero vero ciò che hai detto?»
Egli disse: «Sì, giuro sul Signore dei cieli e della terra e di tutto ciò che vi è fra loro, piano o accidentato: la profezia che ti ho annunciato è corretta e incontestabile».
Rabi’a credette alle parole di questi due indovini e mandò in Iraq i propri familiari, fornendo loro il necessario per il viaggio. Poi inviò una lettera a Shapur ibn Khurzad, l’imperatore di Persia dell’epoca. Shapur provvide a farli stabilire a Hira.
La conquista del regno dello Yemen e l’attacco a Yathrib da parte di Abu Karib Hassan ibn Tubbaʿ Asʿad
Dopo la morte di Rabīʿa, l’intero regno dello Yemen passò nelle mani di Abū Karib Ḥassān ibn Tubbān Asʿad. Suo padre, Tubbān Asʿad, era già solito recarsi a Medina (Yathrib) dalla parte orientale e, in tal modo, preparò abilmente la strada per instaurare il proprio dominio senza molestare gli abitanti di Medina. Lì nominò uno dei suoi figli come governatore. Ma quel figlio fu improvvisamente ucciso da un assassino. In seguito Tubbān tornò col proposito di distruggere Medina e sterminarne gli abitanti. Allora un gruppo di uomini si riunì sotto la guida di ʿAmr ibn Ṭallā. Alla fine essi entrarono in guerra contro di lui. Questo gruppo si comportava come se di giorno combattesse contro di lui e di notte gli offrisse ospitalità. Meravigliato da tale comportamento, Tubbān disse: «Che meraviglia! Questo popolo è davvero educato e nobile». La guerra proseguì in questo modo. In tali circostanze, un giorno due dotti ebrei, venuti a conoscenza del suo intento di distruggere Medina e i suoi abitanti, si recarono da lui. Gli dissero: «O re, non faccia questo. Anche se insistesse, si troverebbe di fronte a un ostacolo insormontabile e non potrebbe realizzare ciò che desidera; inoltre, ben presto subirebbe una punizione». Il re domandò: «Per quale motivo dovrei subire una punizione?». Essi risposero: «Medina è il rifugio del profeta degli ultimi tempi. Egli sarà espulso dal luogo sacro dai Quraysh e verrà a stabilirsi qui».
Udite queste parole, il re rinunciò al suo proposito. Pensò che quei due uomini fossero davvero sapienti e rimase affascinato dalle loro parole. Lasciò Medina e adottò la loro religione.
Tubbā, cioè Tubbān Asʿad, e la sua gente erano pagani. Egli partì dallo Yemen dirigendosi verso la Mecca. Quando giunse tra i due luoghi chiamati Usmān e Amāj, alcuni uomini della tribù di Hudhayl ibn Mudāraka gli dissero: «O re, desidera trovare una casa sconosciuta, piena di tesori preziosi come diamanti, gemme, perle e smeraldi, della quale i re suoi predecessori erano invece all’oscuro?». Il re rispose: «Sì, desidero certamente trovare una casa simile». Essi dissero: «Alla Mecca c’è una casa. Gli abitanti della Mecca vi compiono il culto e pregano accanto ad essa».
In realtà, la gente dei Banū Hudhayl gli aveva dato questo consiglio proprio con l’intento di spingere Tubbān verso la rovina. Sapevano infatti che ogni re che aveva desiderato impadronirsi della Kaʿba, e chiunque l’avesse attaccata, era andato incontro alla distruzione.
Tubbān intendeva seguire il consiglio dei Banū Hudhayl. Prima di farlo, però, inviò un messaggero ai due dotti ebrei per conoscere il loro parere. I due dotti dissero: «I Banū Hudhayl vogliono soltanto distruggere lei e il suo esercito. Non sappiamo che sulla terra qualcuno, all’infuori di Dio, abbia mai potuto impadronirsi di una Casa di Dio. Se agisse secondo il consiglio che le hanno dato, lei e i suoi compagni verreste completamente annientati. Ciò è inevitabile e ineluttabile». Il re domandò: «Quando dunque mi avvicinerò a quella Casa, che cosa ritenete che dovrei fare?». Essi risposero: «Farà ciò che fanno gli abitanti della Mecca: compirà il ṭawāf intorno alla Casa, la onorerà e la venererà. Durante la sua permanenza presso di essa si raderà i capelli e, finché non si sarà allontanato dalla Casa, rimarrà in atteggiamento di estrema umiltà». Il re domandò: «Perché voi non fate queste cose?». Essi risposero: «Per Dio, quella è la Casa costruita da nostro padre Abramo. Tutto ciò che le abbiamo detto riguardo a questa Casa è vero. Tuttavia, gli abitanti della Mecca hanno ostruito il nostro accesso ad essa collocando numerosi idoli tutt’intorno. Ci hanno impedito di recarci presso di essa mantenendo il versamento di sangue nei suoi dintorni, nonostante ciò sia proibito. Essi sono associatori e impuri».
Tubbān seguì il consiglio dei due dotti ebrei e lo mise in pratica. Poi si recò dagli uomini della tribù di Hudhayl e ordinò che fossero loro tagliati mani e piedi. In seguito si recò alla Mecca, compì il ṭawāf intorno alla sacra Kaʿba, sacrificò animali accanto ad essa e offrì il sacrificio, quindi si rase i capelli. Trascorse così sei giorni alla Mecca. Durante quei sei giorni, la sua principale occupazione fu sacrificare animali, darne da mangiare agli abitanti della Mecca e offrire loro miele da bere. In sogno vide sé stesso mentre ricopriva la nobile Kaʿba con una copertura. In seguito rivestì la Kaʿba con un grosso tessuto chiamato khasf.
Poi sognò nuovamente di rivestire la Kaʿba con un tessuto ancora migliore. In seguito la ricoprì dunque con un prezioso tessuto yemenita. Secondo gli storici, questo Tubbā, cioè Tubbān, fu il primo a rivestire la nobile Kaʿba e lasciò agli abitanti della tribù di Jurhum, custodi della Kaʿba, l’incarico di continuare a rivestirla. Fu anche il primo a ordinare di purificare la Casa della Kaʿba, compresa la rimozione degli idoli, e mise tutti in guardia affinché non versassero sangue nei pressi della Kaʿba e non vi lasciassero cadaveri né pezzi di vestiario sporchi usati dalle donne mestruate. Fece costruire una porta per la Casa della Kaʿba e predispose serratura e chiavi.
Dopodiché Tubbā uscì dalla Mecca e si diresse verso lo Yemen insieme al suo esercito e ai due dotti ebrei. Giunto nello Yemen, invitò la popolazione ad abbandonare l’idolatria e ad adottare la religione che egli aveva abbracciato. Gli abitanti dello Yemen dichiararono chiaramente che non avrebbero abbandonato la loro religione se non dopo aver chiesto il giudizio al fuoco, secondo la loro usanza.
Gli abitanti dello Yemen risolvevano le controversie per mezzo del fuoco. Quel fuoco divorava l’oppressore, ma non arrecava alcun danno all’oppresso. Un giorno gli abitanti dello Yemen si recarono e si sedettero nel luogo da cui usciva il fuoco, portando con sé le loro statue e gli altri strumenti del loro culto, mentre i due sapienti ebrei vi andarono con i loro Libri celesti appesi alle spalle. Il fuoco uscì e si diresse dapprima verso gli abitanti dello Yemen. Vedendolo, essi furono presi dal timore e si allontanarono dal fuoco. I presenti li rimproverarono e dissero loro di rimanere seduti al loro posto con pazienza. Quando essi si sedettero pazientemente, il fuoco li circondò e bruciò fino a ridurre in cenere le statue e gli altri arredi religiosi. Anche i pochi sacerdoti della tribù di Himyar che trasportavano gli arredi religiosi furono inceneriti. Di conseguenza, la tribù di Himyar abbracciò la religione di Tubba‘an. Da allora la religione ebraica si affermò nello Yemen.
Dopo Tubba‘an salì sul trono dello Yemen suo figlio Hassān. Intraprese una spedizione di conquista con tutti gli abitanti dello Yemen, con l’intento di impadronirsi dell’intera Arabia e dei territori non arabi. Quando giunse così nel territorio del Bahrein, le tribù di Himyar e le altre tribù yemenite non vollero proseguire oltre con lui. Decisero di tornare in patria, presso le loro famiglie e i loro congiunti. Espressero questa intenzione ad ‘Amr, fratello di Hassān e partecipante a quell’esercito, dicendogli: «Uccidi tuo fratello Hassān e torna con noi in patria. Noi accetteremo te come re». ‘Amr ne parlò con gli uomini del suo esercito e tutti furono d’accordo. Soltanto Dhu Ru‘ayn al-Himyarī si oppose e lo proibì di commettere l’assassinio. Ma ‘Amr ignorò il suo divieto. Allora Dhu Ru‘ayn recitò i versi seguenti:
«Attenzione! Chi è disposto ad accogliere l’insonnia in cambio del proprio sonno?
Colui che conserva la propria vita felice
è davvero fortunato. Ma
Himyar ha tradito. E per Dhu Ru‘ayn rimase una scusa riconosciuta da Dio».
Scrisse questi versi su un pezzo di carta e vi appose il sigillo. Poi lo portò ad ‘Amr e gli disse: «Conserva presso di te questo biglietto che ho scritto». ‘Amr lo conservò. Poi uccise suo fratello Hassān e tornò nello Yemen con il suo seguito.
Dopo il ritorno di ‘Amr ibn Tubba‘an, egli fu colpito da una grave insonnia. Quando la malattia si aggravò, convocò medici, indovini, astrologi e pronosticatori e chiese loro un parere per scoprire il segreto della sua malattia. Uno di loro disse: «Vedete, ogni volta che qualcuno ha ucciso il proprio fratello o un congiunto consanguineo, proprio come voi avete ucciso vostro fratello, ha dovuto soffrire di un’insonnia di questo genere».
Non appena udì ciò, Amr cominciò a uccidere tutti gli uomini influenti dello Yemen che avevano consigliato di assassinare suo fratello Hassan. Dopo averli uccisi uno dopo l’altro, quando giunse da Dhu-Ruʿayn, questi disse: «Presso di voi si trova la prova della mia innocenza». Amr domandò: «Quale?». Dhu-Ruʿayn rispose: «Un pezzo di carta scritto da me, che ti avevo consegnato». Allora Amr lo tirò fuori e vide che vi erano scritti due versi. Capì che Dhu-Ruʿayn gli aveva dato un buon consiglio. Perciò non lo uccise.
In seguito Amr morì. Dopo la sua morte, nel governo himyarita sorsero anarchia e disordine, e gli Himyariti si dispersero. Approfittando di questa situazione, un terribile peccatore estraneo alla famiglia reale, chiamato Lakhnīʿa Yūsuf Dhu-Shanātir, si impose loro come sovrano. Uccise i loro nobili e si abbandonò ai divertimenti insieme ai membri della famiglia reale.
Il peccato più grave di Lakhnīʿa era l’omosessualità. Un giorno convocò a tale scopo Yurʿa Dhu-Nuwas, fratello di Hassan e figlio di Tubbān. Quando Hassan fu ucciso, Yurʿa era ancora un bambino. Nel giro di pochi anni divenne un giovane robusto e intelligente. Quando il messaggero di Lakhnīʿa giunse da Yurʿa, questi comprese le sue cattive intenzioni. Nascose sotto il piede, dentro la scarpa, un piccolo pugnale affilatissimo e leggero, quindi andò da Lakhnīʿa. Lakhnīʿa lo condusse in un luogo appartato e gli si avventò contro. Cogliendo l’occasione, Yurʿa lo colpì immediatamente e con forza con il pugnale. Dopo aver ucciso Lakhnīʿa, Yurʿa si presentò al popolo e cominciò a proclamare con orgoglio la propria impresa. Allora il popolo disse: «Ci hai liberati dalle mani di questo vile. Pertanto sei tu la persona più degna di governarci».
Con l’appoggio della tribù degli Himyariti e di tutti gli abitanti dello Yemen, Yurʿa Dhu-Nuwas instaurò su di loro un regno potente e duraturo. Yurʿa fu l’ultimo imperatore della dinastia himyarita e il protagonista dell’episodio di coloro che furono gettati nei fossati e bruciati nel fuoco, narrato nella sura al-Burūj del Corano.
Nella provincia yemenita di Najrān viveva ancora un gruppo di veri seguaci di Gesù, pace su di lui. Erano persone sapienti, virtuose e dotate di grande fermezza d’animo. Il loro capo era ʿAbdullāh ibn Thāmir. Dhu-Nuwas condusse contro di loro una spedizione militare, li invitò ad abbracciare il giudaismo e dichiarò chiaramente: «O diventate ebrei, oppure preparatevi a morire». Furono quindi scavati dei fossati per loro. Alla fine furono bruciati vivi spietatamente nel fuoco; molti altri furono uccisi con le spade e i loro cadaveri furono mutilati. In questo modo Dhu-Nuwas uccise circa ventimila persone.
Fu a proposito di questo Dhu-Nuwas e delle sue truppe che Allah l’Altissimo rivelò al venerabile Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «Maledetti siano i possessori del fossato, del fuoco alimentato, quando sedevano presso di esso, assistendo compiaciuti al massacro che compivano contro i credenti. E non si vendicavano di loro se non perché credevano in Allah, l’Eccelso, il Degno di lode».
Si narra che l’imām e comandante di questo gruppo di credenti, ucciso per mano di Dhu-Nuwas, fosse il venerabile ʿAbdullāh ibn Thāmir.
Lo Yemen sotto il dominio degli Abissini
Uno dei credenti uccisi nella fossa infuocata di Dhu Nuwas riuscì in qualche modo a salvarsi e a fuggire. Quest’uomo, di nome Daws Dhu Suluban e appartenente alla tribù di Saba, dopo essere scampato abilmente alla fossa di fuoco, montò sul proprio cavallo e si mise a galoppare a spron battuto attraverso il deserto, seminando gli uomini che inseguivano Dhu Nuwas. Cavalcando senza sosta, giunse alla corte dell’imperatore romano. Gli descrisse nei minimi dettagli il terribile massacro e le persecuzioni inflitte ai credenti di Najran da Dhu Nuwas, seguace dell’ebraismo, e dalle sue truppe, e chiese all’imperatore romano assistenza militare contro la potenza di Dhu Nuwas. L’imperatore disse: «Il tuo paese è molto lontano da qui. Perciò scriverò al re d’Abissinia. Anch’egli professa la mia religione e il suo paese è vicino al tuo». L’imperatore scrisse al re d’Abissinia, ordinandogli non solo di prestare aiuto, ma anche di vendicare quei torti. Daws si recò dal re dei musulmani d’Abissinia, il Negus, portando con sé la lettera dell’imperatore romano. Il Negus inviò con Daws un esercito di settantamila soldati dall’Abissinia. Il comando dell’esercito fu affidato a un uomo di nome Ariat. Come suo collaboratore rimase nell’esercito un altro uomo, chiamato Abraha al-Ashram.
Ariat sbarcò con il suo esercito sulla costa dello Yemen, giungendovi per mare. Con lui c’era anche Daws Dhu Suluban. Ricevuta la notizia, Dhu Nuwas avanzò insieme a Himyar e alle altre tribù yemenite a lui fedeli per impedire l’avanzata delle truppe di Ariat. Infuriò una violenta battaglia tra le due parti. Alla fine Dhu Nuwas e i suoi furono sconfitti. Vedendo la situazione, Dhu Nuwas diresse il cavallo verso il mare. Il cavallo si gettò tra le onde e Dhu Nuwas trovò la morte annegando. In quel momento ebbero fine Dhu Nuwas e il suo governo ebraico. Ariat entrò nello Yemen e salì al trono.
Il conflitto tra Ariat e Abraha
Ariat continuò a governare lo Yemen per lungo tempo. A un certo punto Abraha entrò in conflitto con lui. Sosteneva di avere, in quanto rappresentante del Negus, un diritto maggiore a governare lo Yemen. I soldati abissini si divisero, incerti sul da farsi. Quando sembrò imminente una guerra tra i due schieramenti, Abraha inviò ad Ariat questo messaggio: «Se gli Abissini combattono tra loro, si distruggeranno da soli e alla fine non ne ricaverà beneficio nessuno. Vieni dunque: affrontiamoci entrambi in combattimento. Chi di noi due vincerà avrà l’obbedienza dell’intero esercito». Ariat accettò la proposta e disse: «Sì, hai ragione». Tra Ariat e Abraha ebbe luogo una violenta battaglia. Abraha era relativamente più religioso, corpulento e basso, mentre Ariat era alto, avvenente e di grande corporatura. Aveva un’arma in mano. Per proteggere la schiena di Abraha, questi pose alle sue spalle il suo schiavo chiamato Atudah. Ariat colpì alla testa Abraha con la spada, ma il colpo gli raggiunse il volto. Il naso e il sopracciglio di Abraha furono recisi, mentre le labbra e l’occhio rimasero feriti. Per questo fu chiamato Abraha al-Ashram, cioè «dal naso reciso». A quel punto Atudah uscì da dietro Abraha, attaccò Ariat e lo uccise. In seguito, i soldati abissini fedeli ad Ariat si unirono allo schieramento di Abraha, che continuò a governare lo Yemen come rappresentante unanimemente riconosciuto dell’Abissinia.
L’episodio dei Compagni dell’Elefante
In seguito Abraha costruì a Sana’a una chiesa chiamata al-Qullays, una costruzione senza pari né simile in tutto il mondo di allora. Questa era la chiesa storica che Abraha aveva edificato come alternativa alla sacra Kaaba. Desiderava che gli Arabi la prendessero come centro del pellegrinaggio al posto della Kaaba e che trasferissero in quella zona il pellegrinaggio.
In seguito scrisse al Negus: «O re, ho costruito per te una chiesa senza eguali nella storia. Non mi fermerò finché non avrò trasferito il pellegrinaggio degli Arabi nella zona di questa chiesa». Ben presto gli Arabi vennero a sapere della lettera che Abraha aveva scritto al Negus. Si adirarono moltissimo. Nella tribù dei Banu Kinana vi era un gruppo che credeva nella pratica di rendere leciti i mesi in cui era proibito spargere sangue. Questo gruppo era chiamato nasā’a. Per gli Arabi era difficile osservare consecutivamente come mesi inviolabili i tre mesi di Dhu al-Qa‘da, Dhu al-Hijja e Muharram. Vivevano di razzie, saccheggi e altre attività, compreso l’omicidio. Perciò osservare per tre mesi consecutivi i mesi proibiti era diventato per loro gravoso. Pertanto, dopo aver completato il pellegrinaggio, la persona interessata usciva da Mina, dopo la parte restante dell’ottavo giorno…, e proclamava davanti alla gente: «Io sono colui che non ha alcuna macchia, le cui minacce non ricevono risposta e la cui decisione nessuno può cambiare». Tutti rispondevano in coro: «Certamente! Certamente!». Poi dicevano nuovamente: «Rimandateci uno dei mesi proibiti. Rendete lecito il mese di Muharram e, al suo posto, considerate proibito il mese di Safar». Questa era la nasā’a, cioè la pratica di spostare arbitrariamente i mesi sacri. Era un’usanza dell’epoca dell’ignoranza e una pratica completamente non islamica. Nota del traduttore.
Uno dei loro uomini irascibili andò di nascosto a defecare nella chiesa di Abraha e poi tornò al proprio villaggio.
A tempo debito, la cosa giunse alle orecchie di Abraha. Egli cominciò a chiedere alla gente:
«Chi ha fatto questo?» La gente rispose: «È stato un certo arabo. Fa parte dei pellegrini che compiono il hajj presso la Kaʿba della Mecca. Avendo sentito che intendete trasferire qui il pellegrinaggio dalla Mecca, si è adirato e ha fatto questo. Con ciò vuole dimostrare che questa chiesa non può sostituire la Kaʿba e non è degna di diventare il centro del hajj».
Abraha andò su tutte le furie. Giurò che avrebbe distrutto la Kaʿba, in un modo o nell’altro. Informò gli abissini del suo proposito, ed essi lo aiutarono a prepararsi fornendogli ogni sorta di materiali e attrezzature. A tempo debito, partì alla volta della Kaʿba con un gruppo di elefanti. Quando gli arabi lo seppero, temettero terribilmente le conseguenze e furono presi dal panico. Udendo che Abraha voleva distruggere la Kaʿba, la Casa sacra di Allah, gli arabi compresero che era loro preciso dovere combattere contro gli invasori.
Un nobile e influente cittadino dello Yemen, Dhu Nafr, invitò tutti gli yemeniti e gli altri arabi a scendere in campo contro Abraha per difendere la Kaʿba. Coloro che risposero al suo appello combatterono con Dhu Nafr contro Abraha. Tuttavia, egli e il suo esercito furono sconfitti e Dhu Nafr venne fatto prigioniero. Dopo ciò, Abraha proseguì verso il suo obiettivo desiderato. Quando giunse nella regione delle tribù Khathʿam, Nufayl ibn Habib al-Khathʿami gli si oppose con le due tribù khathʿamite Shahran e Nahis e con diverse altre tribù arabe affini. Anche Nufayl fu sconfitto e catturato insieme ai suoi uomini. Quando Abraha lo liberò, Nufayl lo accompagnò come guida. Mentre Abraha avanzava passando per Taʾif, Masʿud ibn Muʿattib lo incontrò insieme ad alcuni uomini della tribù Thaqif e gli disse: «O re, siamo come schiavi completamente obbedienti. Non siamo vostri oppositori. La casa verso cui state marciando non è il nostro luogo di culto. Volete attaccare la casa della Mecca; ebbene, vi forniremo un uomo come guida, che vi mostrerà la Kaʿba». Abraha si mostrò benevolo e favorevole nei loro confronti. Gli abitanti di Taʾif inviarono con lui un uomo chiamato Abu Righal, affinché gli mostrasse la strada per la Mecca. Quando Abraha e i suoi uomini giunsero in un luogo chiamato Mughammis[9. Nome di un luogo vicino alla Mecca, sulla strada per Taʾif.], Abu Righal morì. In seguito gli arabi usavano lanciare pietre sulla tomba di Abu Righal, e ancora oggi la gente continua a farlo presso la sua tomba a Mughammis.
Durante la sosta di Abraha a Mughammis, egli mandò alla Mecca, a cavallo, un abissino chiamato Aswad ibn Maqsud per effettuare una ricognizione. Aswad arrivò fino alla Mecca e, sulla via del ritorno, catturò il bestiame dei Quraysh e delle altre tribù che pascolava nei terreni della valle. Tra questi animali c’erano anche duecento cammelli di ʿAbd al-Muttalib ibn Hashim. A quel tempo egli era l’uomo più nobile e il principale capo tra i Quraysh. I Quraysh, i Kinana e gli Hudhayl della regione, indignati per la cattura del bestiame, volevano entrare in guerra contro Abraha. Tuttavia, rendendosi conto della propria impotenza, rinunciarono a quel proposito.
Quando mandò Hunata al-Himyari alla Mecca, Abraha gli disse: «Per prima cosa, individua l’uomo più rispettato e il capo della Mecca. Poi digli: il re non è venuto per combattere contro di voi; è venuto soltanto per distruggere la Kaʿba. Se non intraprenderete alcuna guerra per impedirci di farlo, non desideriamo versare il vostro sangue. Se egli non intende combattere contro di me, portalo da me».
Hunata entrò alla Mecca e, dopo essersi informato, scoprì che l’uomo più rispettato e il capo della città era ʿAbd al-Muttalib ibn Hashim. Quando si recò da ʿAbd al-Muttalib, gli riferì ciò che il re gli aveva ordinato di dire. ʿAbd al-Muttalib rispose: «Per Allah, non vogliamo combattere contro di lui e non ne abbiamo nemmeno la capacità. Questa è la Casa sacra di Allah; è affare Suo, la Sua Casa e il Suo onore. Se Egli non la difenderà, noi non potremo fare nulla».
Allora Hunata disse: «Venite con me dal re, perché mi ha ordinato di condurvi da lui». ʿAbd al-Muttalib si recò da Abraha accompagnato da uno dei suoi figli. Appena raggiunse l’esercito di Abraha, chiese notizie di Dhu Nafr, che era suo amico. Poté incontrare Dhu Nafr, che era prigioniero, e gli disse: «O Dhu Nafr, puoi fare qualcosa per aiutarci a rimediare alla calamità che ci è piombata addosso?» Dhu Nafr rispose: «Che aiuto può mai offrire un prigioniero del re, che aspetta a ogni istante di essere ucciso? In verità, non posso fare molto per questa vostra sventura. Tuttavia, c’è un mahout chiamato Anis, che è mio amico. Gli manderò un messaggio, lo informerò della vostra alta posizione e dei vostri diritti e gli chiederò di ottenere per voi il permesso di esporre le vostre ragioni al re. Gli chiederò persino, se possibile, di intercedere per voi». ʿAbd al-Muttalib disse: «Sarà sufficiente». Dhu Nafr inviò quindi ad Anis questo messaggio: «Ascolta! ʿAbd al-Muttalib è il signore incontrastato dei Quraysh, il capo dei mercanti della Mecca. È noto per provvedere il cibo agli uomini della valle e agli animali selvatici delle montagne. Tra gli animali caduti nelle mani del re, duecento cammelli appartengono proprio a ʿAbd al-Muttalib. Perciò organizza per lui un incontro con il re e aiutalo quanto puoi». Anis rispose: «Va bene. Farò del mio meglio». Poi Anis disse ad Abraha: «O re, il capo dei Quraysh è giunto alla vostra corte e desidera incontrarvi. È il capo dei mercanti della Mecca. È famoso perché nutre gli uomini della valle e provvede il cibo agli animali selvatici sulle cime dei monti. Vi prego di concedergli un’udienza, affinché possa presentarvi le sue richieste». Abraha gli accordò il permesso.
ʿAbd al-Muṭṭalib era l’uomo più bello, illustre, stimato e onorato del suo tempo. Abraha rimase incantato e profondamente colpito appena lo vide. Lo considerava talmente degno di onore che, pur sedendo lui su un seggio elevato, non riuscì a farlo sedere più in basso. D’altra parte, non voleva nemmeno che gli Abissini lo vedessero seduto sullo stesso trono regale del sovrano. Perciò Abraha scese dal proprio trono e si sedette su un tappeto più in basso, facendo sedere ʿAbd al-Muṭṭalib accanto a sé. Poi disse all’interprete: «Digli di esporre la sua richiesta». L’interprete obbedì. ʿAbd al-Muṭṭalib disse: «La mia richiesta è che mi vengano restituiti i duecento cammelli che sono finiti nelle mani del sovrano». Quando l’interprete riferì ciò ad Abraha, questi disse tramite lui: «Quando ti vidi per la prima volta rimasi profondamente colpito, ma ora, ascoltando le tue parole, ho cominciato a provare una grande avversione per te. È davvero sorprendente che tu venga a parlarmi per reclamare i duecento cammelli che ho preso, mentre, pur sapendo che siamo venuti a distruggere la Kaaba, il centro della religione tua e dei tuoi antenati, non dici nulla al riguardo». ʿAbd al-Muṭṭalib disse: «Io sono soltanto il padrone dei cammelli. La Kaaba ha un altro Padrone, ed Egli proteggerà la Sua Casa». Abraha disse: «Egli non potrà impedirmi di attaccare questa Casa». ʿAbd al-Muṭṭalib rispose: «Questa è una questione tra voi e il Padrone della Kaaba».
Abraha restituì i cammelli di ʿAbd al-Muṭṭalib. ʿAbd al-Muṭṭalib andò dai Quraysh e riferì loro ogni cosa. Ordinò loro di uscire dalla Mecca e di rifugiarsi nelle grotte nascoste delle montagne vicine, per proteggersi dalle possibili violenze dei soldati di Abraha. Poi ʿAbd al-Muṭṭalib stesso, insieme a un gruppo di Quraysh, si aggrappò alla soglia della porta della Kaaba e cominciò a pregare Allah, chiedendo il Suo aiuto per essere protetto dall’attacco di Abraha e delle sue truppe. Aggrappato alla soglia della Kaaba, ʿAbd al-Muṭṭalib cominciò a dire:
«O Allah, anche un servo protegge il proprio seguito. Proteggi dunque i Tuoi servitori obbedienti. Fa’ che la forza della loro croce non prevalga sulla Tua potenza. Se hai deciso di abbandonare la nostra qibla alla loro misericordia, allora fa’ ciò che vuoi!»
Dopodiché ʿAbd al-Muṭṭalib lasciò la soglia della porta della Kaaba e lui e i suoi compagni qurayshiti si rifugiarono nelle grotte delle montagne. Da lì rimasero a osservare che cosa avrebbe fatto Abraha entrando nella Mecca.
All’alba del giorno seguente, Abraha cominciò a prepararsi per entrare nella Mecca. Riorganizzò il suo esercito di elefanti e le sue truppe. Il suo elefante si chiamava Maḥmūd. Abraha era deciso a distruggere prima la Kaaba e poi a tornare nello Yemen. Quando fece dirigere l’esercito degli elefanti verso la Mecca, avanzò Nufayl ibn Ḥabīb e si fermò accanto all’elefante di Abraha. Poi gli afferrò l’orecchio e disse: «Inginocchiati e siediti. Altrimenti torna pacificamente nel luogo da cui sei venuto. Sappi che ti trovi nella città sacra di Allah». Non appena gli lasciò l’orecchio, l’elefante si inginocchiò. Nufayl lo colpì spietatamente e riuscì a malapena a farlo salire sulla montagna. Anche dopo averlo picchiato a lungo, non fu possibile farlo alzare. Allora gli inserirono nel tronco una bacchetta ricurva, ferendolo e facendolo sanguinare, affinché si alzasse. Ma non si alzò. Quando lo fecero voltare indietro verso lo Yemen, cominciò subito a correre. Anche quando lo diressero verso la Siria, procedette a passo spedito. Ma appena lo orientarono verso la Mecca, si inginocchiò. Proprio in quel momento Allah l’Altissimo inviò dal mare una specie di uccelli neri. Ogni uccello portava tre sassolini: uno nel becco e due nelle zampe. Le pietre erano come lenticchie e ceci. Chiunque venisse colpito da esse cominciava a morire all’istante. Tuttavia, non tutti furono colpiti. Molti fuggirono e cominciarono a tornare verso il luogo da cui erano venuti. La gente cadeva e moriva lungo la strada. Non appena un sasso colpì Abraha, egli morì all’istante. Ibn Isḥāq dice:
Dopo aver inviato Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, come Profeta, Allah l’Altissimo menzionò questo evento come una speciale misericordia e benevolenza verso i Quraysh. Attraverso di esso, infatti, li aveva salvati dal pericolo della sottomissione agli Abissini, affinché potessero conservare le proprie tradizioni. Allah dice nella sura al-Fīl:
Arabo ***********
«Non hai visto come il tuo Signore trattò gli uomini dell’elefante? Non vanificò forse il loro complotto? Inviò contro di loro stormi di uccelli, che scagliavano su di loro pietre d’argilla indurita, e così li ridusse come paglia triturata».
I discendenti di Nizar ibn Ma’ad
Nizar ibn Ma’ad ebbe tre figli: Mudar, Rabia e Anmar.[10. Ibn Hisham menziona Iyad come quarto figlio.]
I due figli di Mudar: Ilyas e Aylan
I tre figli di Ilyas: Mudraka, Tabikha e Qam’a
I due figli di Mudraka: Khuzayma e Huzayl
I quattro figli di Khuyzama: Kinana, Asad, Isdah e al-Hawn
I quattro figli di Kinana: Nadar11, Malek, Abdmanah e Milkan
I due figli di Nadar: Malek e Yakhlud
Malik aveva un figlio: Fihr
Fihr aveva quattro figli: Ghalib, Muharib, Harith, Asad
Ghalib aveva due figli: Lu’ayy, Taym
Lu’ayy aveva quattro figli: Ka’b, Amir, Samah, Awf
Ka’b aveva tre figli: Murrah, Adi, Hushays
Murrah aveva tre figli: Kilab, Taym, Yaqazah
Kilab aveva due figli: Qusayy, Zuhrah
Qusayy aveva quattro figli: Abd Manaf, Abd al-Dar, Abd al-Uzza, Abd Qusayy
I quattro figli di Abd Manāf: Hāshim, Abd Shams, al-Muṭṭalib, Nawfal
I figli di Abd al-Muṭṭalib ibn Hāshim
Ibn Hishām dice:
«Da Abd al-Muṭṭalib ibn Hāshim nacquero dieci figli e sei figlie. I figli erano: al-ʿAbbās, Ḥamza, ʿAbd Allāh, Abū Ṭālib, al-Zubayr, al-Ḥārith,
11. Secondo Ibn Hishām, Quraysh è un altro nome di Nāḍir. Solo i suoi discendenti sono conosciuti come Qurayshiti; non si può chiamare Qurayshita chi non discenda da lui. Altri affermano che Quraysh fosse il nome di Fihr ibn Mālik.
Ḥajla, al-Muqawwim, Ḍirār e Abū Lahab (il cui vero nome era ʿAbd al-ʿUzzā). Le figlie erano: Ṣafiyya, Umm Ḥakīm al-Bayḍāʾ, ʿĀtika, Umayma, Arwā e Barra.»
I genitori del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace
Da ʿAbd Allāh, figlio di ʿAbd al-Muṭṭalib, e da Āmina, figlia di Wahb, nacque Muḥammad ibn ʿAbd Allāh ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, il più nobile dei figli di Adamo (pace su di lui). Che Allah faccia discendere infinita pace, misericordia e benedizione sulla sua famiglia e sui suoi congiunti.
La sua genealogia dal lato materno è la seguente:
Āmina, figlia di Wahb, figlio di ʿAbd Manāf, figlio di Zuhra, figlio di Kilāb, figlio di Murra, figlio di Kaʿb, figlio di Luʾayy, figlio di Ghālib, figlio di Fihr, figlio di Nāḍir. La madre di Āmina era Barra, figlia di ʿAbd al-ʿUzzā, figlio di ʿUthmān, figlio di ʿAbd al-Dār, figlio di Quṣayy, figlio di Kilāb, figlio di Murra, figlio di Luʾayy, figlio di Ghālib, figlio di Fihr, figlio di Mālik, figlio di Nāḍir.
Pertanto, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era il più nobile, il migliore, il più elevato e il più illustre tra i discendenti di Adamo, da entrambi i lati della sua ascendenza, paterno e materno.
Lo scavo del pozzo di Zamzam e la controversia sorta al riguardo
Un giorno, mentre ʿAbd al-Muṭṭalib dormiva nell’Ḥaṭīm della sacra Kaʿba [12. Vale a dire la parte delle fondamenta della Kaʿba che era stata costruita da Ibrāhīm, pace su di lui. I Quraysh, tuttavia, non vi avevano costruito sopra nient’altro.], ricevette in sogno l’ordine di scavare il pozzo di Zamzam. Il racconto dello stesso ʿAbd al-Muṭṭalib è il seguente: «Stavo dormendo nell’Ḥaṭīm. In quel momento giunse uno sconosciuto e mi disse: “Scava il pozzo sacro”. Domandai: “Qual è il pozzo sacro?”. Lo sconosciuto scomparve senza rispondere. Il giorno seguente andai a dormire nella mia stanza; anche quella notte lo sconosciuto venne e disse: “Scava il pozzo protetto”. Domandai: “Qual è il pozzo protetto?”. Lo sconosciuto scomparve senza rispondere. Il giorno dopo andai a dormire nello stesso luogo. Lo sconosciuto venne di nuovo e disse: “Scava Zamzam”. Dissi: “Che cos’è Zamzam?”. Egli rispose: “È il pozzo la cui acqua non diminuisce né si prosciuga mai, che può fornire acqua potabile al maggior numero di pellegrini, e che si trova vicino al nido di un corvo dalle ali bianche, tra lo sterco e il sangue”. [13. Si narra che, quando ʿAbd al-Muṭṭalib si accinse a scavare il pozzo, nel luogo indicatogli vide un formicaio e una tana di corvi, ma non vide né sterco né sangue. Rimase quindi perplesso. Proprio allora vide all’improvviso una vacca correre verso quel luogo. Un uomo aveva tentato di macellarla, ma essa era fuggita correndo. L’uomo la inseguì, senza tuttavia riuscire a raggiungerla. Alla fine la vacca entrò nel recinto della Moschea Sacra. Quando giunse nel luogo indicato e si fermò, l’uomo la macellò proprio lì. Così sgorgarono il sangue e lo sterco della vacca. L’intera faccenda divenne chiara ad ʿAbd al-Muṭṭalib, che iniziò immediatamente lo scavo in quel punto.]»
Quando lo sconosciuto gli ebbe chiarito le caratteristiche del pozzo di Zamzam, il luogo fu identificato e non rimase più alcun dubbio sulla veridicità del sogno, il mattino seguente ʿAbd al-Muṭṭalib vi si recò con suo figlio al-Ḥārith, portando con sé una zappa. All’epoca non gli era ancora nato nessun altro figlio oltre ad al-Ḥārith. I lavori di scavo del pozzo di Zamzam [È opportuno ricordare che ʿAbd al-Muṭṭalib in realtà scavò nuovamente il pozzo di Zamzam. Questo pozzo era apparso per la prima volta nel 1910 a.C., nell’anno della nascita di Ismāʿīl. Secondo il calendario islamico, apparve 2572 anni prima della nascita del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In seguito il pozzo si prosciugò e fu sepolto sotto la terra. Alla fine non ne rimase più alcuna traccia. Nessuno riuscì a ritrovarlo finché ʿAbd al-Muṭṭalib non lo scavò nuovamente. (La storia della Mecca, pp. 22, 23 e 24)] procedettero. Quando ʿAbd al-Muṭṭalib vide la pietra dalla quale scaturiva il pozzo, gridò per la gioia: “Allāhu akbar!”. Udendo quel grido, i Quraysh compresero che ʿAbd al-Muṭṭalib aveva trovato ciò che cercava. Si recarono tutti da lui e dissero: “O ʿAbd al-Muṭṭalib, quello è il pozzo del nostro padre Ismāʿīl. Anche noi ne abbiamo diritto. Rendici partecipi del pozzo!”. ʿAbd al-Muṭṭalib rispose: “Non posso farlo. Questa cosa è stata concessa soltanto a me, non a voi”. Essi dissero: “Giudica tra noi con equità; altrimenti non ti lasceremo finché non avremo raggiunto un accordo definitivo”. ʿAbd al-Muṭṭalib disse: “Ebbene, scegliete chi volete come arbitro per dirimere questa controversia tra voi e me. Sono pronto ad accettare il suo giudizio”. Essi risposero: “Nella tribù dei Banū Saʿd vive una divinatrice di nome Ḥudhaym. Sarà lei il nostro arbitro”. ʿAbd al-Muṭṭalib partì con alcuni uomini della tribù dei Banū ʿAbd Manāf. Con lui andò un uomo per ciascuna tribù dei Quraysh. L’intero viaggio si svolse attraverso una regione desertica. Non appena raggiunsero un deserto tra il Ḥijāz e la Siria, l’acqua di ʿAbd al-Muṭṭalib e dei suoi compagni si esaurì. La loro condizione divenne così disperata per la sete che non restava loro alcuna speranza di sopravvivere. Chiesero acqua potabile alle tribù dei Quraysh che li accompagnavano, ma quelle rifiutarono di concedergliela. Dissero: “Anche noi ci troviamo nel deserto. Temiamo che la nostra condizione possa diventare come la vostra”.
Addolorato per il comportamento crudele dei Quraysh e pensando alla possibile sorte miserabile che li attendeva, ʿAbd al-Muṭṭalib domandò ai suoi compagni di viaggio: “Che cosa ritenete che dovremmo fare ora?”. I compagni risposero all’unisono: “Agiremo soltanto secondo il tuo parere. Dacci le istruzioni che ritieni migliori”. Egli disse: “Ritengo che ciascuno di noi debba scavarsi una tomba con quel poco di forza che ancora possiede. Poi, quando uno di noi morirà, noi che saremo ancora vivi lo deporremo in quella tomba e la ricopriremo di terra. Alla fine ne rimarrà una sola persona. È meglio che perisca il cadavere di un solo uomo piuttosto che vadano perduti i cadaveri dell’intera carovana”. Tutti lodarono all’unanimità la decisione di ʿAbd al-Muṭṭalib e si scavarono ciascuno la propria tomba. Poi si sedettero ad aspettare, contando le ore fino alla morte inevitabile causata dalla sete. Dopo un po’ ʿAbd al-Muṭṭalib disse ai suoi compagni: “Per Allah, è una terribile codardia rimanere completamente inerti, senza andare da nessuna parte e senza cercare alcun mezzo per salvarci la vita, abbandonandoci così impotenti alla morte. Può anche darsi che Allah ci procuri dell’acqua in qualche luogo. Perciò andiamo, mettiamoci in viaggio”. Si prepararono alla partenza. Gli altri Quraysh che viaggiavano con loro, quelli che avevano rifiutato di dare acqua, fino a quel momento avevano osservato ogni loro attività. ʿAbd al-Muṭṭalib montò sulla sua cavalcatura. Non appena essa cominciò a muoversi, da sotto i suoi zoccoli scaturì una sorgente di acqua potabile. Vedendo ciò, ʿAbd al-Muṭṭalib e i suoi compagni esclamarono: “Allāhu akbar!”. Poi ʿAbd al-Muṭṭalib e i suoi compagni scesero dalle cavalcature, bevvero l’acqua e riempirono d’acqua gli otri. In seguito ʿAbd al-Muṭṭalib chiamò i Quraysh e disse: “Venite, Allah ci ha dato da bere. Bevete anche voi e riempite i vostri otri”. Essi vennero, bevvero e riempirono gli otri. Poi dissero: “O ʿAbd al-Muṭṭalib, per Allah, la tua superiorità su di noi è stata definitivamente stabilita. Non litigheremo mai più con te a proposito di Zamzam. Abbiamo capito che Colui che oggi ti ha dissetato in questo deserto è lo stesso che ti ha dissetato con l’acqua di Zamzam. Dunque dedicati nuovamente, senza alcuna esitazione, alla tua nobile opera di dispensare acqua”.
ʿAbd al-Muṭṭalib si avviò per tornare, e con lui tornarono anche tutti gli altri membri della carovana. Nessuno si recò dalla divinatrice, e tutti dispensarono anche ʿAbd al-Muṭṭalib dal recarsi da lei.
Il voto di ʿAbd al-Muṭṭalib di sacrificare suo figlio
Quando scavava il pozzo di Zamzam, ʿAbd al-Muṭṭalib, ostacolato dai Quraysh, aveva fatto voto che, se gli fossero nati dieci figli e questi, raggiunta l’età adulta durante la sua vita, fossero stati capaci di provvedere a lui, avrebbe sacrificato uno di loro nel nome di Allah, accanto alla Kaʿba. Quando dunque il numero dei suoi figli raggiunse dieci e si rese conto che essi avrebbero potuto proteggerlo, li convocò tutti e li riunì, informandoli del voto che aveva fatto. Poi li invitò ad adempiere quel voto. Tutti i figli acconsentirono e chiesero: «Che cosa dobbiamo fare e come dobbiamo farlo?». Egli rispose: «Ciascuno di voi prenda una freccia, vi scriva sopra il proprio nome e venga da me». Tutti fecero così e tornarono da lui. ʿAbd al-Muṭṭalib andò con loro presso l’idolo chiamato Hubal. A quel tempo Hubal si trovava vicino a una cavità al centro della Kaʿba. In quella cavità venivano raccolte tutte le offerte consacrate in nome della Kaʿba.
Presso Hubal c’erano sette frecce. Su ciascuna freccia era incisa una frase. Su una era inciso: «prezzo del sangue». Quando tra loro sorgeva una disputa su chi dovesse pagare il prezzo del sangue (cioè: chi è il mio uccisore?), venivano estratte le sette frecce. Se usciva la freccia con inciso «prezzo del sangue», colui il cui nome veniva estratto doveva pagare il prezzo del sangue. Su una freccia era scritto «sì». Quando si intendeva compiere una certa azione, si estraevano le frecce secondo la stessa procedura. Se usciva quella con scritto «sì», l’azione desiderata veniva compiuta. Su un’altra freccia era scritto «no». Qualunque fosse l’azione che desideravano compiere, estraevano le frecce; se usciva quella con scritto «no», non compivano più quell’azione. Su un’altra freccia era scritto «dei vostri o tra voi», su un’altra «unito», su un’altra «fuori da voi» e su un’altra ancora «acqua». Quando intendevano scavare un pozzo, estraevano una di queste frecce, compresa quella relativa a tale questione, e agivano secondo il risultato che ne usciva.
A quel tempo, ogni volta che gli Arabi volevano circoncidere un ragazzo, dare in matrimonio una ragazza, seppellire un morto, oppure erano incerti sulla legittimità della nascita di un bambino, lo conducevano davanti all’idolo chiamato Hubal e portavano con sé anche cento dirham e un cammello sacrificale. Consegnavano il denaro e il cammello all’uomo incaricato di estrarre le frecce. Poi conducevano davanti all’idolo la persona riguardo alla quale desideravano una decisione e dicevano: «O nostra divinità, questi è il tale, figlio del tale; riguardo a lui desideriamo da te una decisione su questa determinata questione. Informaci dunque quale sia la decisione corretta nel suo caso». Poi ordinavano all’uomo incaricato di estrarre le frecce di procedere all’estrazione. Se usciva la freccia con scritto «dei vostri», comprendevano che il bambino in questione era legittimo; se usciva quella con scritto «fuori da voi», allora quel figlio veniva considerato loro alleato. Se invece usciva quella con scritto «unito», egli rimaneva tra loro in quella condizione, mentre la sua discendenza e la sua alleanza restavano indeterminate. Se, riguardo a qualche altra azione che desideravano compiere, usciva la freccia con scritto «sì», eseguivano immediatamente quell’azione. Se invece usciva quella con scritto «no», la rimandavano per quell’anno e l’anno successivo chiedevano nuovamente una decisione sulla stessa questione con il medesimo metodo. In tal modo, il responso delle frecce costituiva la decisione definitiva in tutte le loro faccende.
ʿAbd al-Muṭṭalib disse all’uomo incaricato di estrarre le frecce: «Estrai una freccia riguardo a questi miei figli». Gli riferì anche il voto che aveva fatto. A quel tempo ʿAbdallah era il più giovane dei figli di ʿAbd al-Muṭṭalib. [In seguito, anche Ḥamza e al-ʿAbbās (che Allah si compiaccia di loro), nati successivamente, furono più giovani di ʿAbdallah.] Egli era il figlio più amato da ʿAbd al-Muṭṭalib. Perciò questi osservava ansiosamente se la freccia avrebbe evitato ʿAbdallah oppure no: se lo avesse evitato, ʿAbdallah sarebbe stato salvo. Quando l’uomo incaricato di estrarre la freccia si accinse a farlo, ʿAbd al-Muṭṭalib si fermò presso l’idolo Hubal e cominciò a invocare Allah. Quando poi fu estratta la freccia, si vide che era uscito il nome di ʿAbdallah. Allora ʿAbd al-Muṭṭalib, tenendo ʿAbdallah con una mano e un grande coltello nell’altra, si recò accanto a Isāf e Nā’ila, gli idoli, con l’intenzione di sgozzarlo. I capi dei Quraysh, che erano seduti riuniti, si alzarono, gli andarono incontro e gli chiesero: «Ehi, ʿAbd al-Muṭṭalib, che cosa succede?». Egli allora si fece avanti e disse: «Sgozzerò questo mio figlio». I Quraysh e i suoi figli esclamarono all’unisono: «Non sgozzarlo per nessuna ragione che non sia necessaria. Se lo sacrifichi in questo modo, la pratica continuerà fino ai tempi futuri. La gente continuerà a portare i propri figli e a offrirli in sacrificio, e la stirpe umana finirà per estinguersi una persona dopo l’altra». Un certo Mughīra ibn ʿAbdallah ibn ʿUmar ibn Mak hūzum, appartenente alla tribù degli zii materni di ʿAbdallah, disse: «Non intraprendere un’azione simile finché non sarai assolutamente privo di ogni altra possibilità. Se possiamo liberarlo pagando un riscatto, siamo pronti a pagarlo». D’altra parte, i Quraysh e i figli di ʿAbd al-Muṭṭalib dissero: «Non sgozzarlo. Piuttosto, portalo con te nell’Ḥijāz. Là c’è una donna divinatrice che ha un jinn al suo servizio. Interrogala per sapere se la cosa sia giusta oppure no. Dopo di ciò non ti ostacoleremo. Sei libero di fare ciò che vuoi. Se la donna ordina di sgozzarlo, sgozzalo; se invece indica un’altra soluzione, accettala». Seguendo il consiglio dei Quraysh, ʿAbd al-Muṭṭalib e i suoi compagni partirono verso l’Ḥijāz. Giunsero a Medina e incontrarono quella donna a Khaybar. ʿAbd al-Muṭṭalib le raccontò ogni cosa riguardo a sé e a suo figlio. La donna disse: «Andatevene oggi. Lasciate che venga il mio jinn al mio servizio; poi gli chiederò informazioni». Tutti si accomiatarono dalla donna e tornarono indietro. Appena uscì, ʿAbd al-Muṭṭalib invocò Allah. Il mattino seguente tutti si riunirono di nuovo presso la donna. Ella disse: «Ho ottenuto le informazioni necessarie. Qual è la somma del riscatto stabilita nella vostra società?». Essi risposero: «Dieci cammelli». La donna disse: «Tornate nel vostro paese, conducete la persona in questione davanti all’idolo e offrite dieci cammelli. Poi estraete le frecce per decidere il destino dei cammelli e della persona in questione. Se esce il nome del vostro uomo, aggiungete altri cammelli finché il vostro signore non sarà soddisfatto. Se invece esce il nome dei cammelli, sappiate che il vostro signore è soddisfatto e che la vostra persona è stata risparmiata».
Dopodiché tutti partirono per la Mecca. Quando, seguendo le indicazioni della donna, giunsero presso l’idolo e si prepararono a compiere il rito, ʿAbd al-Muṭṭalib si alzò e iniziò a pregare Allah. Quindi presentarono debitamente ʿAbdullah insieme a dieci cammelli. ʿAbd al-Muṭṭalib si fermò presso Hubal e continuò a supplicare Allah. Poi furono estratte le frecce. Quando ne uscì una con il nome di ʿAbdullah, aggiunsero altri dieci cammelli, portandone il numero a venti. ʿAbd al-Muṭṭalib pregò nuovamente Allah. Le frecce furono estratte ancora e anche questa volta ne uscì una con il nome di ʿAbdullah. Furono quindi aggiunti altri dieci cammelli, portandone il numero a trenta, e ʿAbd al-Muṭṭalib continuò a pregare Allah. Anche questa volta, quando furono estratte le frecce, ne uscì una con il nome di ʿAbdullah. Furono aggiunti altri dieci cammelli, portandone il numero a quaranta, e ʿAbd al-Muṭṭalib pregò Allah. Anche allora fu estratta una freccia con il nome di ʿAbdullah. Furono aggiunti nuovamente altri dieci cammelli, portandone il numero a cinquanta, e ʿAbd al-Muṭṭalib continuò a pregare Allah. Anche questa volta fu estratta una freccia, che uscì con il nome di ʿAbdullah. Dopo aver aggiunto altri dieci cammelli, portandone il numero a sessanta, estrassero le frecce nello stesso modo e anche allora uscì il nome di ʿAbdullah. Aggiunti altri dieci cammelli, portando il numero a settanta, estrassero nuovamente le frecce secondo la stessa procedura, e ancora una volta uscì il nome di ʿAbdullah. Furono poi aggiunti altri dieci cammelli, portandone il numero a ottanta, e anche questa volta uscì il nome di ʿAbdullah. Quando furono aggiunti altri dieci cammelli, portandone il numero a novanta, anche allora uscì una freccia con il nome di ʿAbdullah. Infine, dopo aver aggiunto altri dieci cammelli, portandone il numero a cento, ʿAbd al-Muṭṭalib pregò Allah secondo la stessa procedura e fece estrarre la freccia; questa volta uscì il nome dei cammelli. I Quraysh riuniti e tutti gli altri esclamarono: «O ʿAbd al-Muṭṭalib, il tuo Signore ora è pienamente soddisfatto».
Secondo molti, ʿAbd al-Muṭṭalib disse allora: «Non mi fermerò finché non avrò fatto estrarre le frecce altre tre volte». Furono quindi estratte le frecce per ʿAbdullah e per i cammelli, mentre ʿAbd al-Muṭṭalib, in piedi, pregava. Uscì il nome dei cammelli. Allo stesso modo, anche la seconda e la terza volta uscì il nome dei cammelli. Alla fine furono sacrificati quei cento cammelli e, dopo il sacrificio, gli animali furono lasciati a terra in modo che nessuno potesse essere impedito o respinto dall’avvicinarsi a essi.
Gli avvenimenti riguardanti il periodo in cui il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) era nel grembo di Āmina
Secondo quanto si tramanda comunemente, Āmina bint Wahb, madre del Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace), raccontava che, dopo essere rimasta incinta del Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace), un visitatore sconosciuto venne da lei e le disse: «Colui che porti nel grembo sarà il più grande guida dell’umanità della sua epoca. Quando nascerà, dirai: “Affido questo bambino alla protezione dell’Unico e Solo Signore contro il male di ogni invidioso”. Poi gli darai il nome di Muḥammad». [14. Prima del Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace), soltanto tre persone avevano ricevuto questo nome: (1) Muḥammad ibn Sufyān ibn Mujāshi, il bis-bisnonno del poeta al-Farazdaq; (2) Muḥammad ibn Uḥayḥa ibn al-Jallāḥ; (3) Muḥammad ibn Ḥimrān ibn Rabīʿa. I padri di tutti e tre vennero a sapere che si avvicinava il tempo della venuta di un Messaggero di Allah e che questi sarebbe nato nell’Ḥijāz. Avendo appreso la notizia dalla gente, ciascuno di loro desiderò che fosse proprio suo figlio. Una volta si recarono da un re esperto nelle Scritture celesti. Egli annunciò loro che stava per apparire un profeta di nome Muḥammad. In quel periodo avevano lasciato a casa le rispettive mogli incinte. Pertanto ciascuno decise immediatamente che, se fosse nato un figlio maschio, gli avrebbe dato il nome di Muḥammad. In conformità a tale decisione, diedero quel nome ai loro tre figli.]
Mentre era incinta di lui, Āmina sognò che dal suo interno usciva un raggio di luce, grazie al quale riusciva a vedere i palazzi di Buṣrā nel territorio della Siria.
Poco dopo, mentre egli si trovava ancora nel grembo materno, suo padre ʿAbdullah morì.
La nascita del Messaggero di Allah
Il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) nacque di lunedì, nel momento propizio successivo al trascorrere della dodicesima notte del mese di Rabīʿ al-awwal dell’anno in cui ebbe luogo la spedizione di Abraha contro la Kaʿba con l’esercito degli elefanti, cioè nell’Anno dell’Elefante.
È narrato da Qays ibn Makhrama che disse: «Io e il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) siamo nati nell’anno dell’attacco di Abraha; perciò siamo coetanei».
Hassān ibn Thābit disse:
«Allora avevo sette o otto anni, ma ero già diventato piuttosto forte e alto. Avevo ormai la capacità di comprendere ciò che udivo. Improvvisamente sentii un ebreo salire sulla sommità di una fortezza di Yathrib (Medina) e gridare a gran voce: “O comunità degli ebrei!”. La gente si radunò intorno a lui e gli disse: “Che cosa ti è successo?”. Egli rispose: “Questa notte è sorta la stella della nascita di colui che aspettavamo!”.»
Quando nacque il venerabile Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sua madre Āmina mandò a chiamare suo nonno ʿAbd al-Muṭṭalib, dicendogli: «È nato un tuo nipote. Vieni a vederlo». ʿAbd al-Muṭṭalib venne e lo vide. In quell’occasione Āmina gli riferì tutto riguardo ai sogni che aveva visto durante la gravidanza, a ciò che le era stato detto sul neonato e al nome che le era stato ordinato di dargli. Poi ʿAbd al-Muṭṭalib uscì con lui dalla Kaʿba, affidò il bambino alla madre e si mise alla ricerca di una nutrice. Infine fu trovata come nutrice Halīma, figlia di Abū Dhuʾayb, della tribù dei Banū Saʿd ibn Bakr.
Il racconto di Halīma
Halīma raccontò che era partita insieme al marito e a un figlio ancora lattante, con un gruppo di donne dei Banū Saʿd, alla ricerca di bambini da allattare. Tutte quelle donne erano impegnate nella ricerca di lattanti. Quell’anno vi era una terribile carestia. Eravamo completamente prive di tutto. Io partii cavalcando un’asina bianca. Con noi c’era il nostro vecchio cammello, che non dava neppure una goccia di latte. Il bambino che avevamo con noi piangeva tanto per la fame che, a causa sua, trascorrevamo le notti insonni. Non avevo latte nel seno per saziarlo, né ve n’era nelle mammelle della cammella. Eravamo impazienti, sperando nella pioggia e in un miglioramento delle nostre condizioni. In quella situazione, montai sulla mia asina e partii. La strada era lunga e, continuando a viaggiare senza sosta, tutta la nostra carovana si stancò e si debilitò. Alla fine giungemmo alla Mecca alla ricerca di un lattante. A ciascuna di noi fu proposto di prendere il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ma non appena si diceva che era orfano di padre, ognuna si rifiutava. Infatti tutte speravamo di ricevere una buona ricompensa dal padre del bambino. Tutte dicevamo tra noi: “Un bambino senza padre! Che ricompensa potranno mai offrire sua madre e suo nonno?”. Per questo non volevamo prenderlo. Nel frattempo, tutte le donne giunte con me avevano trovato un lattante; soltanto io non ne avevo trovato alcuno. Quando decisi che sarei tornata a mani vuote, dissi a mio marito: “Per Dio, non mi piace affatto tornare a mani vuote insieme a tutte queste compagne di viaggio. Per Dio, andrò da quel bambino orfano e lo prenderò”. Mio marito disse: “Puoi prenderlo. Forse Allah ha posto proprio in lui il bene per noi».
Halīma disse: «Allora andai e portai con me il bambino orfano. Ero stata costretta a prenderlo soltanto perché non avevo trovato un altro bambino. Mi diressi con lui verso la carovana. Quando lo presi in braccio, i miei due seni si riempirono di latte, e il bambino Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, bevve fino a saziarsi. Anche il suo fratello di latte bevve fino a saziarsi. Poi entrambi si addormentarono, mentre prima non riuscivamo a dormire a causa dei suoi pianti. Mio marito andò dalla nostra cammella e vide che anche le sue mammelle erano piene di latte. La munse abbondantemente e noi due bevemmo fino a saziarci. Trascorremmo quindi una notte davvero serena».
Al mattino mio marito disse: «Halīma, sappi che hai portato con te un bambino straordinariamente benedetto». Io risposi: «In verità, anch’io la penso così».
Poi ci mettemmo in cammino. Io salii in groppa al mio asino. Il mio asino avanzava lasciandosi alle spalle l’intera carovana. Nessun asino della carovana riusciva a tenere il suo passo. Le donne che viaggiavano con me cominciarono a dire: «O figlia di Abū Dhu’ayb, fermati un poco e aspettaci. Non è forse questo il tuo stesso asino, quello sul quale sei venuta?». Risposi loro: «Sì, è proprio quello». Esse dissero: «Per Dio, ora è completamente cambiato».
Alla fine giungemmo alle nostre rispettive case nella tribù dei Banū Sa‘d. Non sapevo che esistesse al mondo una regione più colpita dalla siccità della nostra. Dopo essere tornata a casa con il piccolo Muḥammad, ogni giorno le nostre capre e le nostre pecore rientravano la sera sazie e con le mammelle colme di latte. Noi le mungevamo debitamente e bevevamo il latte, mentre gli altri non riuscivano a ricavarne nemmeno una goccia. Nelle mammelle delle loro capre e pecore non trovavano neppure una goccia di latte. Tanto che la gente della nostra tribù cominciò a dire ai pastori: «Portate le vostre greggi a pascolare dove pascolano le pecore della figlia di Abū Dhu’ayb, cioè Ḥalīma». Eppure, anche se i pastori facevano pascolare le pecore dove le conducevo io, le greggi tornavano affamate. Così, a poco a poco, la mia casa si riempì di abbondanza, felicità e prosperità. In queste condizioni trascorsero due anni, dopodiché svezzai il piccolo Muḥammad. Egli cresceva più rapidamente degli altri bambini e, all’età di due anni, era diventato un fanciullo vivace e paffuto. Lo portammo da sua madre, anche se desideravamo ardentemente tenerlo ancora con noi, poiché dal suo arrivo avevamo ricevuto immense benedizioni. Dissi a sua madre: «Sarebbe meglio se tu lasciassi che questo bambino rimanesse ancora con me, finché non fosse cresciuto più forte e robusto. Temo che possa essere colpito dalle malattie o dalle epidemie della Mecca». Alla fine ella lo rimandò con noi.
Tornammo dunque con lui. Pochi mesi dopo, un giorno, egli stava pascolando gli agnellini nei campi dietro casa nostra insieme al suo fratello di latte. In quel momento suo fratello arrivò correndo e disse a me e a suo padre: «Due uomini vestiti di bianco sono venuti, hanno preso il mio fratello qurayshita, lo hanno steso a terra, gli hanno aperto il ventre, ne hanno tirato fuori tutto e stanno frugando al suo interno».
Io e suo padre corremmo entrambi da lui, lo prendemmo e gli chiedemmo: «Figlio mio, che cosa ti è successo?». Egli rispose: «Sono venuti da me due uomini vestiti di bianco. Mi hanno steso a terra e mi hanno aperto il ventre. Poi hanno cercato qualcosa, ma non so che cosa fosse».
Dopodiché riportammo Muḥammad, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, nella nostra casa. Mio marito disse: «Ḥalīma, temo che questo bambino sia stato colpito da qualcosa. Perciò riportalo dalla sua famiglia prima che gli accada qualche danno».
In effetti lo portammo da sua madre. Sua madre disse: «Sorella nutrice, eri così desiderosa di tenerlo con te. Che cosa è successo perché tu lo abbia riportato?». Risposi: «Dio mi ha affidato due bambini e ho fatto ciò che dovevo fare. Temo che possa accadere qualche disgrazia e non riesco a smettere di preoccuparmi. Perciò ti riconsegno tuo figlio sano e salvo». Āmina disse: «Quello che dici non è la verità. Dimmi sinceramente che cosa è successo». Non mi lasciò andare finché non le ebbi raccontato tutto l’accaduto. Dopo aver ascoltato la storia, Āmina disse: «Pensi dunque che sia stato posseduto dai jinn?». Risposi: «Sì». Ella disse: «Quando lo portavo in grembo, vidi in sogno una luce uscire dal mio corpo, e il suo splendore illuminò i palazzi di Buṣrā, nella terra di Siria. Poi egli continuò a crescere nel mio grembo. Per Dio, non ho mai avuto una gravidanza tanto facile e leggera. Quando lo partorii, nacque con le mani appoggiate a terra e il capo sollevato verso il cielo. Puoi lasciarlo e andartene senza alcuna preoccupazione».
L’episodio della spaccatura del petto
Ibn Isḥāq dice:
Sawr ibn Yazīd ha riferito da alcuni sapienti — a quanto ritengo, soltanto da Khālid ibn Maʿdān al-Kalāʿī — che alcuni Compagni dissero una volta al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «O Messaggero di Allah, raccontaci qualcosa di te». Egli disse: «Sì, ascoltate. Sono il frutto della supplica del padre Ibrāhīm e l’adempimento della lieta novella annunciata dal fratello ʿĪsā. Quando fui concepito, mia madre vide in sogno una luce uscire da lei, grazie alla quale furono illuminati i palazzi della Siria. Fui poi allevato come figlio di latte presso la tribù dei Banū Saʿd ibn Bakr. Un giorno, in quel periodo, andai a pascolare le pecore dietro la casa della mia nutrice, Ḥalīma, insieme a uno dei miei fratelli di latte. In quel momento vennero da me due uomini vestiti di bianco. Avevano con sé un vassoio d’oro colmo di neve. Mi afferrarono, mi aprirono il ventre, poi estrassero il mio cuore e lo aprirono anch’esso; ne fecero uscire una goccia di sangue nero coagulato e la gettarono via. Poi lavarono e purificarono il mio ventre e il mio cuore con quella neve. Quindi uno di loro disse all’altro: “Pesa Muḥammad — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — con dieci membri della sua comunità”. Mi pesò e io risultai più pesante dei dieci. Poi disse di nuovo: “Pesalo con cento membri della sua comunità”. Io risultai più pesante anche dei cento. Poi disse ancora: “Pesalo con mille membri della sua comunità”. Quando mi pesò con mille persone, risultai ancora più pesante di loro. Allora disse: “Lascia stare. Per Allah, anche se fosse pesato con l’intera sua comunità, egli risulterebbe più pesante di tutti loro”».
Sotto la tutela del nonno
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase sotto la cura e la protezione di Allah anche durante la vita di sua madre Āmina bint Wahb e di suo nonno ʿAbd al-Muṭṭalib ibn Hāshim. In quel periodo Allah gli concesse una crescita fisica straordinariamente rapida, affinché attraverso di lui si manifestasse il miracolo voluto da Allah. Quando compì sei anni, sua madre morì in un luogo chiamato al-Abwāʾ, tra Mecca e Medina. Vi si era recata con il piccolo Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per visitare i parenti materni di Muḥammad presso la tribù dei Banū ʿAdī ibn al-Najjār. Morì durante il viaggio di ritorno verso Mecca. Dopo la morte della madre, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne allevato sotto la tutela esclusiva del nonno ʿAbd al-Muṭṭalib. Per ʿAbd al-Muṭṭalib veniva steso un mantello all’ombra della Kaʿba. I suoi figli e nipoti sedevano intorno a quel mantello finché ʿAbd al-Muṭṭalib non arrivava; per rispetto verso di lui, nessuno vi si sedeva sopra. Ma il giovane Muḥammad, risoluto, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, arrivava e si sedeva direttamente sul mantello. I suoi zii cercavano di prenderlo e farlo spostare. Vedendolo, ʿAbd al-Muṭṭalib diceva: “Non impedite a mio nipote di sedersi. Per Allah, egli è davvero un ragazzo straordinario”. Poi lo faceva sedere con lui sul mantello, gli accarezzava la schiena e lo onorava. Tutto ciò che faceva gli piaceva. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, compì otto anni, ʿAbd al-Muṭṭalib morì. Morì otto anni dopo che Abraha aveva attaccato la Kaʿba con il suo esercito di elefanti.
Sotto la tutela dello zio Abū Ṭālib
Dopo la morte di ʿAbd al-Muṭṭalib, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne allevato presso suo zio Abū Ṭālib. A quel tempo, un uomo della tribù dei Banū Lahab prediceva il destino osservando i segni fisici delle persone. Quando arrivava a Mecca, i Quraysh si affollavano da lui portando i loro figli. Egli osservava i corpi dei ragazzi e prediceva il loro destino. Anche Abū Ṭālib si recò da quell’indovino insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, come gli altri. L’indovino lo guardò e subito parve cominciare a riflettere. Per un momento ignorò il giovane Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dopo qualche istante disse: “Bisogna prestare un’attenzione speciale a questo ragazzo”. Notando l’eccessiva attenzione dell’indovino verso il giovane Muḥammad, Abū Ṭālib lo allontanò con discrezione. Allora l’indovino disse: “Che cosa fate? Riportatemi il ragazzo. Per Allah, è davvero un ragazzo straordinario”.
L’episodio del monaco Baḥīrā
Qualche tempo dopo, Abū Ṭālib partì per la Siria con una carovana per commerciare. Alla vigilia della partenza, il giovane Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, insistette per andare con lui. Lo zio, dal cuore tenero, non riuscì a ignorare la sua richiesta. Disse: “Lo porterò con me; non andrò mai da nessuna parte lasciandolo indietro”.
Abū Ṭālib partì per il viaggio portandolo con sé. Quando la carovana giunse nella regione di Busrā, si fermò per una sosta. Là viveva un monaco cristiano di nome Baḥīrā. Abitava in una chiesa ed era molto esperto nella religione cristiana. Da lungo tempo in quella chiesa era conservato un Libro celeste, e la conoscenza contenuta in esso era stata trasmessa di generazione in generazione. In passato essi erano spesso passati nei pressi di Baḥīrā, ma egli non usciva mai davanti a nessuno né parlava con alcuno. Quell’anno, però, quando la carovana dei Quraysh, con Abū Ṭālib e il giovane Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si fermò accanto alla chiesa di Baḥīrā, il monaco preparò per loro una grande quantità di cibo.
Si narra che Bahira, mentre era seduto nella sua chiesa, assistette a un fatto straordinario. Quando vide avvicinarsi la carovana, si accorse che, fra tutti i suoi membri, soltanto il giovane Muhammad era seguito dall’ombra di una nube proveniente dal cielo. Poi, quando si fermarono a riposare all’ombra di un albero, la nube e i rami dell’albero si inclinarono sopra il Messaggero di Allah, offrendogli ombra. Vedendo ciò, Bahira uscì dalla chiesa e mandò a dire alla gente della carovana: «O mercanti dei Quraysh, ho preparato del cibo per voi. Vi invito tutti, grandi e piccoli, servi e padroni, a venire a mangiare». Uno dei Quraysh disse: «O Bahira, oggi sei stato colmato di una nuova magnificenza. Siamo passati davanti a te molte volte, ma non ci hai mai offerto un’ospitalità simile. Perché oggi ti comporti così?». Bahira rispose: «È vero. Prima d’ora non l’avevo mai fatto. Ma oggi siete miei ospiti. Desidero quindi prendermi cura di voi, preparare del cibo per voi e far sì che tutti mangino».
Poi andarono tutti a mangiare. Ma, essendo ancora molto giovane, il Messaggero di Allah rimase con il convoglio della carovana, sotto l’ombra dell’albero. Dopo aver esaminato attentamente tutti i mercanti qurayshiti riuniti per il pasto, Bahira non vi scorse alcun segno di quei tratti e di quei comportamenti familiari che aveva notato nel giovane Muhammad. Disse dunque: «O ospiti qurayshiti, nessuno di voi sia privato del mio cibo». Essi risposero: «O Bahira, sono venuti tutti quelli che potevano venire qui. Soltanto un ragazzo è rimasto con il convoglio della carovana; è il più giovane di tutti». Bahira disse: «No, non lasciatelo fuori. Chiamatelo anch’egli, affinché mangi con voi». Un qurayshita disse: «Per al-Lat e al-ʿUzza, il figlio di ʿAbd Allah ibn ʿAbd al-Muttalib è con noi e non dovrebbe mangiare insieme a noi? Non può essere. Sarebbe una vergogna per noi». Detto ciò, si alzò, prese in braccio il giovane Muhammad, lo portò lì e lo fece sedere alla mensa con tutti gli altri. A quel punto Bahira iniziò a esaminare attentamente il suo intero aspetto e a osservare i segni distintivi del suo corpo. Aveva trovato la descrizione di quei segni nelle precedenti Scritture celesti. Quando tutti gli ospiti ebbero finito di mangiare e furono usciti uno dopo l’altro, Bahira si avvicinò al Messaggero di Allah e disse: «Figlio mio, ti scongiuro per al-Lat e al-ʿUzza: risponderai a ciò che ti chiederò?». Bahira li aveva invocati perché aveva sentito i Quraysh giurare per quei due idoli mentre conversavano fra loro. Il Messaggero di Allah disse: «Non chiedermi nulla in nome di al-Lat e al-ʿUzza. Per Allah, odio quei due dèi più di ogni altra cosa». Bahira disse: «Ebbene, allora ti scongiuro per Allah: risponderai a ciò che ti chiederò?». Il Messaggero di Allah disse: «Va bene, chiedi pure ciò che vuoi sapere». Bahira gli pose quindi diverse domande: sul suo sonno, sulla conformazione del suo corpo e su altri aspetti della sua condizione. Le risposte che il Messaggero di Allah diede a tutte le sue domande coincidevano perfettamente con le informazioni conosciute da Bahira. Poi gli esaminò la schiena e vide impressi, tra le due scapole, i sigilli della profezia. Il sigillo si trovava esattamente nel luogo in cui, secondo la descrizione delle Scritture celesti lette da Bahira, avrebbe dovuto trovarsi.
Dopo aver fatto tutto ciò, Bahira chiese ad Abu Talib: «Chi è per te questo ragazzo?». Egli rispose: «È mio figlio». Bahira disse: «Non è tuo figlio. Il padre di questo ragazzo non può essere vivo». Abu Talib disse: «È mio nipote». Bahira domandò: «Che cosa è accaduto a suo padre?». Abu Talib rispose: «Suo padre è morto mentre il ragazzo era ancora nel grembo di sua madre». Bahira ripeté: «Suo padre è morto mentre il ragazzo era ancora nel grembo di sua madre». Poi disse: «È proprio così che doveva essere. Torna a casa con tuo nipote e fai attenzione a proteggerlo dagli Ebrei. Per Allah, se vedessero questo ragazzo e riconoscessero i segni dai quali io l’ho riconosciuto, cercherebbero di fargli del male. Questo tuo nipote, infatti, presto apparirà come un uomo di grandissima importanza». Dopo di che tornò rapidamente in patria portandolo con sé.
La guerra di al-Fijar
Quando il Messaggero di Allah aveva vent’anni, ebbe luogo la guerra di al-Fijar. Fu chiamata guerra di al-Fijar perché, in quel conflitto, entrambe le tribù partecipanti, Kinana e Qays ʿAylan, violarono reciprocamente ciò che era proibito. Il comandante dell’esercito congiunto dei Quraysh e di Kinana era Harb ibn Umayya. Nella prima parte della giornata, Qays sconfisse Kinana, ma verso mezzogiorno Kinana ottenne la vittoria. (15. Ibn Hisham ha riferito che il Messaggero di Allah partecipò per alcuni giorni alla guerra di al-Fijar. I suoi zii lo portarono con sé sul campo di battaglia. Il Messaggero di Allah disse: «Respingevo le frecce e le lance scagliate dai nemici, le raccoglievo e le consegnavo ai miei zii». Questa fu l’ultima guerra di al-Fijar. È conosciuta come Fijar al-Barad. In precedenza si erano combattute altre tre guerre di al-Fijar: la prima fra Kinana e Hawazin, la seconda fra i Quraysh e Hawazin, e la terza fra Kinana e Hawazin.)
Il matrimonio con Khadija, che Allah sia soddisfatto di lei
Khadija bint Khuwaylid era una donna nobile e ricca, dedita al commercio, nell’Arabia di quel tempo. Assumeva persone per le sue attività commerciali pagando loro uno stipendio fisso oppure una quota dei profitti. I Quraysh erano rinomati come tribù di mercanti. Avendo appreso della sincerità, dell’affidabilità e della nobiltà di carattere del Messaggero di Allah, gli mandò a proporre di recarsi in Siria con le sue merci, promettendogli un compenso migliore di quello che era solita dare agli altri. Voleva inoltre affidargli l’assistenza di un giovane chiamato Maysara. Il Messaggero di Allah accettò la proposta e partì per la Siria portando con sé le merci di Khadija e il suo servo Maysara. Raggiunse la Siria in breve tempo.
Giunto in Siria, si riposò sotto un albero vicino alla chiesa di un religioso. Il religioso chiese a Maysara: «Chi è colui che riposa sotto quell’albero?». Maysara rispose: «È un uomo della tribù dei Quraysh, originario del Santuario». Il religioso disse: «Nessuno, all’infuori di un profeta, si è mai riposato sotto quest’albero!»
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vendette le merci che aveva portato e acquistò alcuni nuovi prodotti. Poi si mise in viaggio verso Mecca. Ovunque lungo il cammino arrivasse mezzogiorno e il sole fosse cocente, Maysarah vedeva che due angeli proteggevano Muhammad dal sole facendogli ombra, mentre egli procedeva cavalcando il cammello. Giunto a Mecca, consegnò a Khadija le merci acquistate. Khadija vendette quei beni e ne ricavò un profitto quasi doppio. Maysarah informò Khadija delle parole del sacerdote e del fatto che due angeli avevano fatto ombra al Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Khadija era una donna intelligente, nobile e dotata di una personalità forte.
Per lei, conoscere la grandezza e l’onestà del Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu considerato una fortuna ulteriore, ottenuta esclusivamente per volontà di Allah. Dopo aver ascoltato da Maysarah il racconto di quegli eventi miracolosi, Khadija mandò qualcuno a chiamarlo e gli disse: «Fratello, sono profondamente colpita e ammirata dalla posizione onorevole che occupate tra la vostra tribù, dai vostri legami di parentela e, soprattutto, dalla reputazione di cui godete per la vostra affidabilità, la dolcezza del vostro carattere e la vostra sincerità». Dopo aver detto ciò, Khadija gli propose di sposarla. Tra i Quraysh, Khadija era la donna di lignaggio più nobile, di rango più elevato e di maggiore ricchezza. Per questo, tutti gli uomini della sua tribù, se ne avessero avuto la possibilità, desideravano sposarla.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, informò gli zii della proposta di Khadija. Suo zio Hamza si recò da Khuwailid ibn Asad, padre di Khadija (ibn Abd al-Uzza ibn Qusay ibn Kilab ibn Murra ibn Ka’b ibn Lu’ayy), gli rivolse formalmente la proposta e il matrimonio fu celebrato. [16. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, diede a Khadija venti cammelli come dote. Ella fu la sua prima moglie e, durante la sua vita, egli non sposò nessun’altra.]
Da Khadija nacquero tutti i figli del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ad eccezione dell’unico figlio Ibrahim. Essi furono: Qasim, Tahir, Tayyib, Zaynab, Umm Kulthum e Fatima. In riferimento al nome di Qasim, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era noto anche come Abu Qasim. Qasim e Tahir morirono già nell’epoca dell’ignoranza. Le figlie, invece, assistettero tutte all’avvento dell’Islam, lo abbracciarono ed emigrarono con il padre. [17. Dal testo sembrerebbe che Tahir e Tayyib fossero due persone distinte. In realtà, entrambi erano soprannomi di Abd Allah, che veniva chiamato con questi due nomi.]
Il resoconto di Waraqa ibn Nawfal
Waraqa ibn Nawfal ibn Asad ibn Abd al-Uzza, cugino di Khadija, era uno studioso cristiano profondamente versato nelle antiche Scritture celesti. Era inoltre molto esperto nelle scienze mondane. Khadija riferì a Waraqa il commento del sacerdote cristiano che aveva udito da Maysarah, nonché ciò che Maysarah aveva visto personalmente: due angeli che facevano ombra al futuro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Waraqa disse: «Khadija, se questo episodio è realmente accaduto, sappi con certezza che Muhammad è il Profeta di quest’epoca. Sapevo che la venuta di un profeta tra gli attuali discendenti dell’umanità era ormai vicina e che lo si attendeva. Questa è l’epoca proprio di quel profeta». Dopo aver detto ciò, Waraqa si lamentava perché l’arrivo del profeta atteso tardava molto. Nell’impaziente attesa, spesso diceva: «Quanto ancora dovrà tardare!». Così, lamentandosi, recitava la poesia seguente:
[Arabo ************]
«Continuo ostinatamente a tenere a mente una questione importante, che per molto tempo ha spinto molti a piangere sommessamente. Dopo numerosi racconti su questa questione, è giunto ora anche un nuovo resoconto da Khadija; in verità, o Khadija, la mia attesa si è protratta moltissimo. Spero di poter vedere apparire la realtà di ciò che hai riferito, tra le alture e le pianure di Mecca, dicendo che lo aveva affermato il sacerdote cristiano. In verità, non mi piace distorcere le parole dei sacerdoti».
Arabo ************
«Muhammad diventerà presto il nostro signore e la nostra guida, sconfiggerà i suoi oppositori e diffonderà la luce in tutto il Paese, una luce con la quale illuminerà l’intero universo creato. Sconfiggerà coloro che gli muoveranno guerra, mentre coloro che cercheranno un accordo con lui saranno vittoriosi. Ahimè! Se fossi presente quando accadranno tutti questi eventi, sarei il primo fra tutti voi ad aggregarmi al suo gruppo.»
La ricostruzione della sacra Kaʿba
Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva trentacinque anni, i Quraysh decisero di restaurare l’edificio della sacra Kaʿba. L’obiettivo principale di questa decisione era costruire il tetto della sacra Kaʿba, poiché, senza un tetto, vi era il rischio che le pareti crollassero. A quel tempo le pareti della Kaʿba erano alte poco più di tre cubiti e mezzo ed erano state costruite soltanto sovrapponendo pietre alle pietre, senza alcuna malta. Per caso, in quel periodo una nave appartenente a un mercante romano fu trascinata dalle correnti marine fino alla costa di Jidda, dove si schiantò e andò completamente distrutta. I Quraysh presero le assi della nave e le prepararono, tagliandole e adattandole, per usarle nella costruzione del tetto della sacra Kaʿba. Nello stesso periodo giunse alla Mecca anche un maestro muratore egiziano. I Quraysh decisero in cuor loro che avrebbero potuto affidargli alcuni lavori per il restauro della sacra Kaʿba. In quel tempo, ogni giorno un serpente usciva dal pozzo vicino alla sacra Kaʿba e si sedeva sopra le pareti della Kaʿba per scaldarsi al sole. Nel pozzo da cui usciva il serpente venivano gettate le offerte quotidiane destinate alla Kaʿba. I Quraysh erano terrorizzati dal serpente, perché era così spaventoso che nessuno osava avvicinarsi. Quando qualcuno gli si accostava, esso allargava il cappuccio, si contorceva sfregando rumorosamente le scaglie e spalancava la bocca. Un giorno, mentre il serpente si scaldava al sole sopra le pareti della sacra Kaʿba, Allah vi inviò un uccello. L’uccello afferrò il serpente con un colpo del becco e lo portò via. Allora i Quraysh si rassicurarono e dissero: «È auspicabile che Allah abbia acconsentito al nostro intento. Oggi abbiamo presso di noi un muratore a noi gradito, il legname necessario è stato procurato e Allah ci ha liberati anche dal serpente.»
Quindi si prepararono ad abbattere le pareti della Kaʿba e a ricostruirle. In quel momento Abu Wahab ibn ʿAmr ibn ʿĀʾidh ibn ʿImrān ibn Makhzūm si alzò, staccò una pietra della Kaʿba e la prese in mano. Ma la pietra gli scivolò immediatamente dalla mano e tornò al suo posto. Vedendo questo fatto straordinario, disse: «O Quraysh, per la costruzione di questo edificio della Kaʿba impiegate soltanto ricchezze guadagnate lecitamente. Non spendete ricchezze ottenute attraverso la fornicazione, l’usura o l’oppressione.»
In seguito i Quraysh divisero tra loro i lavori di costruzione della Kaʿba. La costruzione della parte della porta fu assegnata ai Banū ʿAbd Manāf e ai Zuhra; la parte compresa tra il Rukn al-Aswad e il Rukn al-Yamānī fu assegnata alla tribù dei Banū Makhzūm, insieme ad altre tribù dei Quraysh; la costruzione del pavimento della Kaʿba fu assegnata ai Banū Jumah e ai Banū Sahm; mentre la parte adiacente alla Pietra Nera fu assegnata ai Banū ʿAbd al-Dār, ai Banū Quṣayy, ai Banū Asad ibn ʿAbd al-ʿUzzā e ai Banū ʿAdī ibn Kaʿb.
Ora era giunto il momento di iniziare la demolizione, ma tutti furono presi da una paura sconosciuta al momento di intraprendere il lavoro. Allora al-Walīd ibn al-Mughīra dichiarò: «Inizierò io la demolizione.» Detto ciò, prese una zappa, colpì un’estremità dell’edificio fatiscente e disse: «O Allah, non ci siamo allontanati dalla Tua religione e ciò che stiamo facendo lo facciamo con buone intenzioni.» Poi demolì una parte dell’angolo tra il Rukn al-Yamānī e il Rukn al-Aswad. Tutti trascorsero la notte successiva in apprensione. Dissero: «Vediamo se accadrà qualche disgrazia ad al-Walīd. Se succederà qualcosa, non demoliremo oltre; anzi, ricostruiremo ciò che è stato demolito e lo riporteremo allo stato precedente. Altrimenti capiremo che Allah è soddisfatto della nostra iniziativa e demoliremo anche la parte restante.» Il mattino seguente al-Walīd tornò normalmente al lavoro iniziato e cominciò ad abbattere le pareti della Kaʿba. Anche gli altri uomini cominciarono a demolirle insieme a lui. Si fermarono così quando raggiunsero le fondamenta costruite da Ibrāhīm, che Allah gli conceda la pace. Poi andarono tutti a raccogliere rare pietre verdi, dalla forma della gobba di un cammello, che aderivano l’una all’altra. 18. In alcune narrazioni si dice che le pietre fossero verdi come lame di lancia.
In seguito le tribù dei Quraysh raccolsero le pietre per ricostruire la Kaʿba. Ogni tribù le raccolse separatamente e portò a termine la propria parte della ricostruzione. Quando la costruzione delle pareti fu completata fino al punto destinato alla Pietra Nera, cominciarono le dispute su chi dovesse collocarla al suo posto. Ognuno desiderava ardentemente ottenere l’onore di sollevare la Pietra Nera e collocarla nella sua sede. Per questo le tribù cominciarono a coalizzarsi e si prepararono alla guerra.
Si narra che, in quel tempo, Abu Umayya ibn al-Mughīra, il più anziano di tutta la tribù dei Quraysh, propose: «O Quraysh, affidate la soluzione di questa controversia alla prima persona che entrerà dalla porta di questa Moschea Sacra». Tutti approvarono la proposta. Poco dopo si vide che il primo a entrare era proprio il Messaggero di Dio. Vedendolo, tutti esclamarono all’unisono: «Ecco il nostro al-Amīn (il degno di assoluta fiducia), Muhammad; accetteremo la sua decisione senza obiezioni». Quando il Messaggero di Dio si avvicinò ai contendenti, essi gli esposero la questione della loro disputa, ed egli disse: «Datemi un panno». Quando gliene portarono uno, lo stese, pose la Pietra Nera al centro del panno e disse: «Ogni tribù deve afferrare un lembo di questo panno». Tutti lo afferrarono e, sollevandolo, portarono la Pietra al posto stabilito. Poi egli sollevò personalmente la Pietra Nera, la collocò al suo posto e vi costruì sopra la muratura.
I soothsayer arabi, le predizioni dei sacerdoti ebrei e dei religiosi cristiani
I sacerdoti ebrei, i religiosi cristiani e i soothsayer arabi avevano predetto, già prima della venuta del Messaggero di Dio, che il momento del suo arrivo si stava avvicinando. Le comunità sacerdotali ebraiche e cristiane avevano formulato tale predizione esaminando, alla luce dei loro rispettivi Libri celesti, il profeta finale, i segni del tempo della sua venuta e le promesse che i loro profeti avevano fatto riguardo a lui. Le predizioni dei soothsayer arabi, invece, traevano origine dalle notizie ricevute dai jinn che ascoltavano di nascosto le conversazioni degli angeli. A quel tempo non era ancora stato impedito loro di origliare mediante il lancio di meteore che scacciavano gli shayṭān. Questi shayṭān si recavano presso i soothsayer, uomini e donne, e così talvolta fornivano loro qualche presagio riguardo alla venuta del profeta finale. Gli arabi comuni non prestavano grande attenzione a tali presagi. Ma, dopo la venuta del Profeta e il verificarsi nella realtà dei segni preannunciati, tutti poterono conoscerli e comprenderli.
Quando si avvicinò il momento in cui il Messaggero di Dio avrebbe ricevuto la profezia, fu impedito agli shayṭān di origliare e il loro accesso ai luoghi da cui ascoltavano di nascosto venne bloccato mediante il lancio di meteore. Da ciò i jinn compresero che tale provvedimento era stato adottato per attuare nel creato uno speciale processo o una disposizione di Dio.
Le caratteristiche fisiche e morali del Messaggero di Dio
Ibn Hishām dice:
Umar, il liberto di Ghufra, ha riferito nel modo seguente le caratteristiche fisiche e morali del Messaggero di Dio, sulla base della trasmissione di Ibrāhīm, figlio di Muhammad, figlio di ʿAlī ibn Abī Ṭālib:
Ogni volta che ʿAlī ibn Abī Ṭālib lodava il Messaggero di Dio, diceva: «Non era né molto alto né molto basso, ma di statura media. I suoi capelli non erano né fortemente ricci né completamente lisci; erano piuttosto leggermente ondulati. Non era né corpulento né grasso. Il suo volto non era completamente rotondo né piccolo. Aveva gli occhi neri. Le sopracciglia erano lunghe, le ossa delle articolazioni e l’osso tra le due spalle erano alti e ben delineati. La zona dal petto all’ombelico era ricoperta da una leggera peluria. Le mani e le piante dei piedi erano robuste. Quando camminava non trascinava i piedi; sembrava piuttosto che scendesse verso un terreno in discesa. Quando si voltava in una direzione, si girava con tutto il corpo. Tra le sue due spalle era visibile il sigillo della profezia. In verità, era l’ultimo dei profeti, il più generoso, il più coraggioso, incomparabilmente sincero, il più responsabile, il più affabile e socievole. Al primo sguardo, tutti rimanevano intimoriti nel vederlo». ʿAlī, che lo lodava, disse: «Non ho mai visto prima né dopo di lui una persona simile».
La descrizione del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) nel Vangelo
Ibn Ishaq dice:
Per quanto ne so, questa è la descrizione e la promessa riguardanti il venerabile Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) che Gesù, figlio di Maria, fece e che è riportata nel Vangelo compilato dal suo compagno Giovanni, il quale Gesù stesso fece mettere per iscritto secondo la rivelazione ricevuta da Allah:
«Chiunque mi odia e mi detesta odia Allah stesso. Se non avessi compiuto davanti a voi opere che nessun altro aveva mai compiuto, essi, cioè i miscredenti, non sarebbero stati colpevoli di nulla. Ma ora hanno respinto i segni di Allah. Hanno pensato che in questo modo avrebbero potuto sconfiggere me e Allah. Ciò è accaduto affinché si compisse la profezia del Libro divino. In verità, mi hanno odiato ingiustamente. Se “Munhamanna”, colui che Allah invierà, verrà da voi, egli testimonierà a mio favore. È lo Spirito santo proveniente da Allah. E anche voi testimonierete certamente a mio favore, perché siete con me fin dall’inizio. Vi ho detto tutte queste cose affinché non vi lamentiate. [19. Cfr. Bibbia, Giovanni 15:23-36.] Nella lingua siriaca “Munhamanna” significa Muhammad. In romano, il suo equivalente è “Paraclito”.»
Il conseguimento della profezia
Quando Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) compì quarant’anni, Allah lo inviò come misericordia per tutti i mondi e come annunciatore di buone novelle per tutta l’umanità. In precedenza, Allah l’Altissimo aveva stipulato con ciascuno dei profeti e messaggeri giunti sulla terra l’impegno che essi avrebbero creduto nel Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui), lo avrebbero sostenuto e lo avrebbero aiutato contro i suoi avversari. E avrebbe ordinato anche a coloro che avessero creduto in loro e li avessero sostenuti di assolvere tale compito. In conformità a questo patto, ogni profeta lasciò ai propri seguaci l’ordine di accettare Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) e di obbedirgli.
Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) narra: «Quando Allah l’Altissimo decise di onorare il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e di beneficare l’umanità per mezzo suo, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) cominciò ad avere sogni veridici, come parte della profezia. Qualunque sogno vedesse, si manifestava nella realtà allo spuntare del sole del mattino. In quel periodo Allah l’Altissimo gli rese gradito il ritiro in solitudine. La permanenza appartata e solitaria divenne per lui la cosa più amata.»
Abd al-Malik ibn Ubaydullah narra:
Quando Allah l’Altissimo volle onorare e elevare il rango del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e diede inizio alla sua profezia, ogni volta che usciva per una necessità si allontanava dagli abitati e si recava nelle valli montuose e nelle pianure di Mecca, molto lontano dalla gente. Ogni pietra o albero accanto al quale passava gli diceva: «La pace sia su di te, o Messaggero di Allah!» (O Messaggero di Allah, la pace sia su di te). Non appena udiva queste parole, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si guardava intorno, a destra e a sinistra, e si voltava indietro. Passarono alcuni giorni e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, continuò a udire e a vedere in questo modo. Poi, nel mese di Ramadan, mentre si trovava nella grotta di Hira [20. Hira è il nome di una grotta situata su una montagna a tre miglia da Mecca], gli giunse Jibril, la pace sia su di lui, portando da parte di Allah parole di supremo onore e dignità.
È stato riferito da ʿUbayd ibn ʿUmayr che:
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trascorreva ogni anno un mese nella grotta di Hira. Anche i Quraysh, nell’epoca dell’ignoranza, si dedicavano allo stesso modo alla pratica ascetica appartandosi e abbandonando l’adorazione degli idoli. Ogni anno egli trascorreva così un mese in solitudine, dedicandosi al culto. Durante quel mese dava da mangiare a tutti i poveri che si recavano da lui. Al termine di questo ritiro di un mese, prima di tornare a casa, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrava anzitutto nella Sacra Kaaba e compiva il tawaf sette volte o più; solo dopo faceva ritorno a casa. Quando sopraggiunse il mese in cui Allah lo avrebbe rivestito del massimo onore, cioè il Ramadan dell’anno in cui ricevette la profezia, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì come di consueto per soggiornare a Hira. Infine giunse quella notte grandiosa, nella quale Allah l’Altissimo lo onorò conferendogli la missione apostolica. In quel momento, per ordine di Allah, Jibril, la pace sia su di lui, venne da lui.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Stavo dormendo. In quel momento Jibril apparve portando un pezzo di stoffa di seta. Su quel pezzo di seta c’era qualcosa di scritto. Jibril mi disse: “Leggi!”. Io risposi: “Non so leggere”».
Allora mi strinse in un abbraccio così forte che pensai di morire. Dopo un po’ mi lasciò e disse: «Leggi!». Io risposi: «Non so leggere». Mi strinse di nuovo con forza. Anche questa volta, per la violenza della pressione, temetti di morire. Mi lasciò ancora e disse: «Leggi!». Io domandai: «Che cosa devo leggere?». Egli disse: «Iqraʾ bismi rabbika…», cioè: «Leggi nel nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Leggi, e il tuo Signore è il più Generoso. Egli ha insegnato con la penna. Ha insegnato all’uomo ciò che non conosceva». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Poi recitai i versetti che mi erano stati fatti ascoltare. Dopo avermi fatto recitare fino a quel punto, Jibril si fermò e poi se ne andò. In seguito mi svegliai. Mi sembrò di aver inciso qualcosa nella mia mente; quindi uscii dalla grotta di Hira. Quando giunsi in un punto tra le montagne, all’improvviso udii una voce dall’alto: “O Muhammad, tu sei il Messaggero di Allah e io sono Jibril”. Guardai verso il cielo e vidi Jibril in forma umana, all’orizzonte più lontano, con le due ali spiegate, mentre diceva: “O Muhammad, tu sei il Messaggero di Allah e io sono Jibril”. Rimasi immobile a fissarlo. Guardai verso le altre parti del cielo e lo vidi ovunque nella stessa forma. Rimasi a lungo in piedi, immobile in quel modo. Non riuscivo né ad arretrare né ad avanzare. Nel frattempo Khadija mandò alcune persone a cercarmi. Quando raggiunsero le zone elevate di Mecca, tornarono da Khadija. Io, invece, ero ancora fermo nello stesso luogo. Poi Jibril scomparve. Mi incamminai verso la mia famiglia. Quando giunsi da Khadija, mi sedetti molto vicino a lei. Ella disse: “O Abu al-Qasim, dove sei stato? Avevo mandato delle persone a cercarti. Sono tornate dopo averti cercato nelle alture di Mecca”. Le raccontai tutto ciò che avevo visto. Khadija disse: “Considera questo evento un presagio della massima bontà e rimani saldo. Giuro per Colui nelle cui mani è la mia anima: sono fermamente convinta che tu sia stato scelto come profeta per l’umanità di quest’epoca”».
In seguito Khadija, avvolta nei suoi abiti, si recò da Waraqa ibn Nawfal. Waraqa era cugino di Khadija. Aveva abbracciato il cristianesimo ed era un profondo conoscitore dei Libri celesti. In particolare, aveva acquisito molte conoscenze dai credenti nella Torah e nel Vangelo. Khadija gli narrò dall’inizio alla fine tutto ciò che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva visto e udito. Dopo aver ascoltato ogni cosa, Waraqa esclamò: «Quddusun quddusun! Santissimo angelo! Santissimo angelo! Giuro per Allah, o Khadija: credi che da Muhammad sia venuto proprio quel grande messaggero che veniva da Mosè. In verità Muhammad è stato scelto come profeta per l’umanità del tempo presente. [21. Suhayli dice: sebbene Gesù fosse il profeta più vicino quanto all’intervallo di tempo, Waraqa menzionò Mosè al suo posto perché a quel tempo Waraqa aveva abbracciato il cristianesimo. Secondo i cristiani, infatti, Gesù non è un profeta; secondo la loro fede, è una delle tre persone di Allah, fuse nell’essenza di Gesù. Tra i cristiani esistono tuttavia divergenze riguardo a questa interpretazione.] Digli di rimanere saldo».
Khadija tornò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli riferì ciò che Waraqa aveva detto. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ebbe terminato il suo mese di culto nella grotta di Hira, tornò a Mecca e cominciò, come di consueto, a compiere il tawaf intorno alla Kaaba. In quel momento Waraqa gli domandò: «Nipote, raccontami ciò che hai visto e udito». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli raccontò ogni cosa. Dopo aver ascoltato, Waraqa disse: «Sappi con certezza che sei il profeta dell’umanità di quest’epoca. Da te è venuto proprio quel grande messaggero che veniva anche da Mosè. Sappi inoltre con certezza che il tuo messaggio sarà dichiarato falso, sarai perseguitato, sarai costretto a emigrare e si combatterà contro di te. Se allora sarò ancora vivo, ti aiuterò apertamente a stabilire la religione di Allah». Poi Waraqa avvicinò la testa a lui e gli baciò la fronte. Terminato il tawaf, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornò a casa.
L’inizio della rivelazione del Corano
Nel sacro mese di Ramadan iniziò la rivelazione dell’ispirazione divina al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Allah, l’Altissimo e Onnipotente, dice:
«Nel mese di Ramadan è stato fatto scendere il Corano come guida per l’umanità, con prove chiare della retta guida e come discriminante tra il vero e il falso».
L’Altissimo Allah dice inoltre:
«In verità, abbiamo fatto scendere questo Corano nella Notte del Destino. E che cosa ti farà comprendere cos’è la Notte del Destino? La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, per ogni decreto; essa è pace fino al sorgere dell’alba». (Sura al-Qadr)
Allah, l’Altissimo, dice inoltre:
«Ha-Mim! Per il Libro chiaro! In verità, lo abbiamo fatto scendere in una notte benedetta. In verità, siamo sempre stati ammonitori. In essa viene deciso, per ordine Nostro, ogni comando saggio e ben fondato. In verità, stavamo per inviare un messaggero». (Sura al-Dukhan)
Allah, l’Altissimo, dice inoltre:
«Se credete in Allah, nel Suo servo e in ciò che abbiamo fatto scendere sul Giorno della Distinzione, il giorno in cui le due schiere si affrontarono…». Qui, il “giorno in cui le due schiere si affrontarono” indica il giorno dello scontro tra i politeisti e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sul campo di Badr.
L’accettazione dell’Islam da parte di Khadīja bint Khuwaylid
Khadīja bint Khuwaylid credette nel Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Accettò come vera la rivelazione che egli aveva ricevuto da Allah. Lo aiutò nell’adempimento della missione profetica. In verità, fu la prima persona a credere in Allah e nel Suo Messaggero e ad accettarlo come veritiero.
In questo modo Allah alleviava le sofferenze e i dolori del Suo Profeta. Ogni volta che si verificava una situazione spiacevole, quando qualcuno respingeva la sua predicazione e lo accusava di menzogna, egli ne rimaneva profondamente addolorato. Ma non appena si recava da Khadīja, per volontà di Allah la sua pena svaniva. Khadīja lo consolava, alleviava il dolore e la tristezza del suo cuore, riconosceva pienamente la verità della sua predicazione e lo incoraggiava ad accogliere con serenità il comportamento della gente. Che Allah faccia scendere la Sua misericordia su di lei! Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Per questo mi è stato ordinato di annunciare a Khadīja la lieta novella di una casa in Paradiso, costruita con perle e ornata di incomparabili decorazioni, nella quale non vi saranno né chiasso, né dolore, né sofferenza, né malattia».
L’interruzione della rivelazione
In seguito, per alcuni giorni la rivelazione si interruppe, e ciò divenne molto penoso per il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Poi Gabriele (a.s.) gli apparve portando la sura «Ad-Duha». In quella sura, il Grande Signore che lo aveva onorato con la profezia giurò che non lo aveva abbandonato e che non gli era diventato ostile. Allah l’Altissimo disse: «Per il mattino luminoso e per la notte quando si oscura!
Il tuo Signore non ti ha abbandonato, né ti ha lasciato, e non è diventato ostile nei tuoi confronti». Ciò significa: non ti ha abbandonato recidendo i rapporti con te; e non è neppure accaduto che, dopo averti nutrito ostilità, ti abbia amato di nuovo. «In verità, per te ciò che verrà sarà migliore di ciò che è stato». In altre parole: ciò che ho preparato per te dopo il tuo ritorno a Me sarà migliore di ciò che ti ho dato in questo mondo. Certamente Egli ti darà presto in tale abbondanza che sarai soddisfatto. Vale a dire: successo e vittoria in questo mondo, e ricompensa nell’Aldilà. «Non ti ha forse trovato orfano e dato rifugio? Non ti ha forse trovato smarrito e guidato? Non ti ha forse trovato povero e arricchito?». In questi versetti Allah l’Altissimo gli ricorda l’onore ricevuto nella sua prima vita, nonché la misericordia e la benevolenza che gli aveva mostrato quando era privo di padre e di madre, senza aiuto né sostegno e smarrito; gli ricorda come, per Sua grazia, lo avesse salvato da quella penosa condizione. «Dunque, non opprimere l’orfano e non respingere colui che chiede aiuto». Ciò significa: non mostrare arroganza e superbia verso i deboli servi di Allah, e non comportarti con crudeltà e arbitrio. «E proclama la grazia del tuo Signore». Vale a dire: fai conoscere alla gente e invita loro a essa, cioè all’immensa ricchezza e all’incomparabile dignità che hai ricevuto da Allah attraverso il conferimento della profezia.
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si dedicò con la massima discrezione a diffondere la religione presso le persone fidate e affidabili tra i suoi familiari e i suoi più stretti conoscenti. Cominciò a manifestare la grande benevolenza che Allah, conferendogli la profezia, aveva concesso a lui personalmente e all’intera umanità.
I primi ad accettare l’Islam
Il primo uomo ad avere creduto nel Messaggero di Allah, ad aver pregato con lui e ad aver accolto con tutto il cuore la rivelazione discesa su di lui da parte di Allah fu ʿAlī, figlio di suo zio paterno Abū Ṭālib, che Allah sia soddisfatto di lui. Allora aveva appena dieci anni.
Si può notare uno speciale favore di Allah nei confronti di ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di lui. Gli eventi precedenti alla sua conversione all’Islam mostrano che Allah desiderava il suo bene e aveva predisposto per lui quanto gli era adatto. In quel periodo i Quraysh attraversavano una grave calamità. Abū Ṭālib, padre di numerosi figli, si trovava in una situazione finanziaria estremamente difficile. Un altro zio paterno del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era al-ʿAbbās. Egli era l’uomo più agiato della tribù dei Banū Hāshim. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli disse: «O ʿAbbās, tuo fratello Abū Ṭālib è oppresso dal peso dei suoi numerosi figli. Vedi bene in quali terribili difficoltà si trova la gente. Vieni, alleggeriamo il peso dei suoi figli. Io mi assumerò la responsabilità di uno dei suoi figli e tu quella di un altro. In questo modo lo solleveremo dalla responsabilità di due figli».
Al-ʿAbbās disse: «Va bene, andiamo».
Quindi entrambi andarono da Abū Ṭālib e gli dissero: «Finché gli abitanti del paese non saranno usciti dall’attuale crisi finanziaria, desideriamo alleggerire il peso dei tuoi figli». Abū Ṭālib disse: «Lasciatemi ʿAqīl, poi prendete chi volete».
Allora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, prese ʿAlī e lo accolse nella propria famiglia. Al-ʿAbbās prese Jaʿfar e lo accolse nella sua famiglia. Da quel momento ʿAlī rimase con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fino a quando egli ricevette la profezia. Perciò, dopo che egli ricevette la profezia, ʿAlī credette in lui, lo riconobbe con tutto il cuore come profeta e cominciò a seguirlo.
Secondo alcuni storici, quando giungeva l’ora della preghiera, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recava nelle impervie caverne montane della Mecca, e con lui andava anche ʿAlī. Tuttavia, continuavano a farlo segretamente, all’insaputa di suo padre, dei suoi zii e di tutta la sua tribù. Là si recavano entrambi e pregavano in solitudine, poi rientravano a casa al calare della sera. In questo modo, per volontà di Allah, continuarono per qualche tempo. Un giorno Abū Ṭālib li vide mentre pregavano e, terminata la preghiera, chiese al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «Nipote, quale religione è mai questa che segui?». Egli rispose: «Zio, questa è la religione di Allah, la religione dei Suoi angeli, la religione dei Suoi profeti e messaggeri e, in particolare, la religione del nostro antenato Ibrāhīm. Allah mi ha costituito Messaggero e mi ha inviato all’umanità con questa religione. O zio, tra tutti coloro ai quali ho insegnato questa religione e che ho invitato ad accettare questo ordinamento di vita, tu sei più degno di ricevere questo invito. E, rispetto a tutti coloro che hanno accettato il mio invito e mi hanno aiutato nella mia missione, tu hai ancora più il dovere di rispondere a questo appello e di prestare il tuo aiuto».
Abū Ṭālib disse: «Nipote, non posso abbandonare la religione e le consuetudini dei miei antenati. Tuttavia, per Allah, finché sarò in vita, a causa della tua attività non dovrai affrontare alcuna situazione spiacevole».
In seguito abbracciò l’Islam Zayd ibn Hāritha ibn Shurahbīl ibn Kaʿb ibn ʿAbd al-ʿUzzā. In precedenza, il nipote di Khadīja, Ḥakīm ibn Ḥizām ibn Khuwaylid, aveva portato dalla Siria alcuni schiavi, tra cui Zayd ibn Hāritha. Un giorno sua zia paterna Khadīja andò da lui. A quel tempo Khadīja era già sposata con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ḥakīm disse: «Zia, scegli uno qualunque di questi schiavi. Qualunque ragazzo tu scelga, te lo darò». Ella scelse Zayd e lo prese con sé. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vide Zayd presso Khadīja ed espresse il desiderio di averlo, Khadīja glielo donò. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo liberò dalla schiavitù e lo prese come figlio adottivo. Questo avvenne prima che ricevesse la profezia.
In seguito abbracciò l’Islam Abu Bakr ibn Abu Quhafa. Il suo vero nome era ʿAtiq, mentre il vero nome di Abu Quhafa era ʿUthman. Dopo aver abbracciato l’Islam, Abu Bakr, che Allah si compiaccia di lui, lo proclamò pubblicamente. Era una persona molto popolare, affabile e cordiale tra la sua tribù. Tra i Quraysh era il più nobile e colui che conosceva meglio la genealogia della loro gente. Nessuno possedeva una conoscenza tanto perspicace quanto la sua riguardo ai Quraysh, alle loro qualità e ai loro difetti, al loro bene e al loro male. Era un commerciante, generoso e virtuoso. Gli appartenenti alla tribù si radunavano intorno a lui. Grazie alla sua cordialità nei rapporti, alla sua erudizione e alla sua abilità commerciale, molti stringevano con lui amicizia e familiarità. Per questo iniziò a invitare all’Islam coloro che, nella tribù, gli si avvicinavano ed erano suoi intimi e fidati. Per mezzo della sua predicazione abbracciarono l’Islam, uno dopo l’altro, ʿUthman ibn ʿAffan, al-Zubayr ibn al-ʿAwwam, ʿAbd al-Rahman ibn ʿAwf, Saʿd ibn Abu Waqqas e Talha ibn ʿUbayd Allah. Questi cinque, insieme ad Abu Bakr, ʿAli e Zayd, erano in tutto gli otto primi musulmani. Furono loro i primi a compiere la preghiera e ad accogliere l’Islam con il cuore e con l’anima.
In seguito abbracciarono l’Islam Abu ʿUbayda ibn al-Jarrah, Abu Salama ibn ʿAbd al-Asad e al-Arqam ibn Abu al-Arqam. [22. La casa di al-Arqam si trovava sulla montagna di Safa. Proprio in quella casa il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, invitava i Quraysh all’Islam. Questo periodo di permanenza clandestina e di predicazione proseguì fino a quando, con la conversione di ʿUmar, che Allah si compiaccia di lui, il numero dei musulmani raggiunse quaranta. Una volta raggiunto quel numero, si manifestarono pubblicamente.]
Abbracciarono l’Islam anche ʿUthman ibn Mazʿun e i suoi due fratelli, Qudama e ʿAbdullah; ʿUbayda ibn al-Harith; Saʿid ibn Zayd ibn ʿAmr e sua moglie Fatima, sorella di ʿUmar ibn al-Khattab; Asma bint Abu Bakr e ʿAʾisha bint Abu Bakr (ʿAʾisha era allora ancora una bambina); Khabbab ibn al-Aratt; ʿUmayr ibn Abu Waqqas; ʿAbdullah ibn Masʿud; Masʿud ibn Qari; Salit ibn ʿAmr; ʿAyyash ibn Abu Rabiʿa e sua moglie Asma bint Salama; Khunays ibn Hudhafa; ʿAmir ibn Rabiʿa; ʿAbdullah ibn Jahsh e suo fratello Abu Ahmad; Jaʿfar ibn Abu Talib e sua moglie Asma bint ʿUmays; Hatib ibn al-Harith e sua moglie Fatima bint Mujallal; suo fratello Khattab e sua moglie Fukaia bint Yasar; Maʿmar ibn al-Harith; Saʾib ibn ʿUthman ibn Mazʿun; al-Muttalib ibn Azhar e sua moglie Ramla bint Abu ʿAwf; al-Nahham, cioè Nuʿaym ibn ʿAbdullah; ʿAmir ibn Fuhayra; Khalid ibn Saʿid ibn al-ʿAs e sua moglie Amina bint Khalaf; Hatib ibn ʿAmr; Abu Hudhayfa ibn ʿUtba ibn Rabiʿa; Waqid ibn ʿAbdullah; Khalid, figlio di Bukayr ibn ʿAbd Yalil, e i suoi fratelli ʿAmir, ʿAqil e Yas; ʿAmmar ibn Yasir e Suhayb ibn Sinan al-Rumi. [23. Suhayb era arabo di nascita. Durante l’infanzia fu catturato dai Romani e crebbe tra loro come schiavo. In seguito un uomo della tribù dei Kalb lo acquistò e lo portò alla Mecca, dove lo vendette. ʿAbdullah ibn Judʿan lo comprò e lo affrancò. Negli hadith Suhayb è menzionato come il primo abitante di Roma ad aver abbracciato l’Islam.]
La predicazione pubblica
In seguito le persone cominciarono ad abbracciare l’Islam a gruppi, uomini e donne indistintamente. Così la notizia dell’Islam si diffuse in tutta la Mecca e se ne cominciò a parlare ampiamente. Allora Allah, il Sublime e l’Onnipotente, ordinò al Suo Messaggero di proclamare ad alta voce il Suo messaggio e di rivolgersi pubblicamente alla gente con l’invito alla religione di Allah. Dopo la rivelazione della profezia, prima dell’inizio della predicazione pubblica dell’Islam, l’attività clandestina di predicazione proseguì per tre anni. Fu allora che Allah ordinò: «O Profeta, ora comincia a proclamare ad alta voce e non prestare attenzione alle parole degli idolatri». Disse inoltre: «O Profeta, avverti i tuoi parenti più prossimi e sii benevolo e misericordioso verso i credenti che ti seguono. E di’: “Io sono un ammonitore manifesto”».
Quando pregavano, i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recavano in impervie caverne montane e pregavano di nascosto, lontano dagli occhi della gente. Un giorno, mentre un piccolo gruppo di Compagni del Messaggero di Allah, tra i quali Saʿd ibn Abu Waqqas, pregava in una caverna su una montagna della Mecca, giunse sul posto un gruppo di idolatri meccani. Essi cominciarono a insultare e condannare duramente i credenti e infine li assalirono, intenti a ucciderli. In quel momento Saʿd ibn Abu Waqqas colpì con grande forza la testa di uno degli idolatri usando la mandibola di un cammello morto e gliela spaccò. Questo fu il primo spargimento di sangue per la causa dell’Islam.
Sebbene il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, predicasse pubblicamente secondo il comando di Allah, finché non criticò le loro divinità essi non si allontanarono da lui né manifestarono opposizione contro di lui. Ma quando criticò le loro divinità, allora considerarono il suo movimento una cosa terribile e pericolosa. Si infuriarono violentemente contro di lui e si lanciarono con tutte le forze nella sua opposizione e nella sua inimicizia. Tuttavia egli protesse dall’ostilità, per amore dell’Islam, quel piccolo numero di persone che non si erano ancora manifestate pubblicamente.
Suo zio Abu Talib continuò a mostrare piena solidarietà e compassione verso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Lo proteggeva dagli attacchi dei Quraysh e si schierava al suo fianco. Così egli poté proseguire senza ostacoli nella predicazione della religione di Allah. Ma quando i Quraysh videro che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non dava la minima importanza alle loro veementi proteste contro la rottura dei legami e la critica delle loro divinità, e che inoltre suo zio continuava a proteggerlo e non era disposto in alcun modo a consegnarlo ai Quraysh, un giorno i loro notabili e i loro capi andarono tutti insieme da Abu Talib e gli dissero: «O Abu Talib, tuo nipote ha insultato le nostre divinità, ha denigrato la nostra religione, ha definito stolte le nostre capacità intellettuali e ha dichiarato traviati i nostri antenati. In questa situazione, o lo induci ad abbandonare tutto ciò, oppure lasciaci la possibilità di punirlo». Abu Talib rispose loro con parole toccanti e li congedò dopo averli persuasi e rassicurati.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, continuò a svolgere la sua missione come di consueto. Continuò a invitare le persone alla religione di Allah e a propagandarla e diffonderla. Di conseguenza, l’odio e l’ostilità dei Quraysh crebbero giorno dopo giorno. Essi si abbandonarono a aspre critiche contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e cominciarono a incitarsi a vicenda contro di lui.
Perciò tornarono da Abū Ṭālib e gli dissero: «O Abū Ṭālib, tu sei il più anziano e il nostro maggior rispettato. Ti consideriamo una persona autorevole e degna di rispetto.»
Avevamo detto di proibire a tuo nipote di farlo, ma tu non l’hai fatto. Per Allah, non possiamo più permettere che le cose continuino così. Non possiamo più sopportare la sua sfrontatezza: ci critica, condanna i nostri idoli e considera la nostra saggezza una follia. Ora o lo farai desistere, oppure entreremo in guerra contro di lui e contro di te, e non ci fermeremo finché una delle due parti non sarà distrutta.»
Abū Ṭālib fece chiamare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Gli disse: «Nipote, alcuni membri della tua comunità sono venuti da me e mi hanno detto queste cose». Quindi gli riferì ciò che avevano detto i capi dei Quraysh, poi aggiunse: «Ora che la situazione è giunta a questo punto, cerca di proteggere te stesso e me. Non impormi un peso superiore alle mie possibilità.»
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pensò che suo zio avesse cambiato posizione, che volesse lasciarlo solo di fronte ai Quraysh e che non fosse più in grado di sostenerlo. Perciò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Zio, per Allah, anche se mettessero il sole nella mia mano destra e la luna nella mia mano sinistra e mi chiedessero in cambio di abbandonare questa missione, non la abbandonerei. Continuerò a svolgerla finché Allah non darà vittoria alla Sua religione, oppure finché non perirò nel perseguirla». Dopo aver pronunciato queste parole, gli occhi del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si riempirono di lacrime. Poi si alzò e si preparò ad andarsene. Dopo che ebbe percorso una certa distanza, Abū Ṭālib lo chiamò: «Nipote, avvicinati». Egli si avvicinò. Abū Ṭālib disse: «Nipote, va bene. Continua a dire ciò che vuoi dire. Non ti consegnerò mai a loro, per nessuna ragione.»
Quando i Quraysh seppero che Abū Ṭālib non era disposto ad abbandonare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciandolo solo di fronte alle umiliazioni, e che, nonostante la rottura dei rapporti e l’ostilità, era fermamente deciso a non consegnarlo nelle loro mani, portarono da lui un giovane chiamato ʿUmāra ibn al-Walīd ibn al-Mughīra e dissero: «O Abū Ṭālib, guarda questo giovane. Si chiama ʿUmāra ibn al-Walīd. In tutta la tribù dei Quraysh non c’è un giovane altrettanto coraggioso, forte e avvenente. Prendilo come figlio: potrai trarre beneficio dalla sua intelligenza e dal suo aiuto. E consegnaci quel tuo nipote, che si oppone alla religione dei tuoi antenati, semina divisione nella tua comunità e considera la loro saggezza una follia. Consegnacelo, affinché lo uccidiamo. In cambio di un uomo, tu ne riceverai un altro.»
Abū Ṭālib disse: «Per Allah, mi state imponendo una cosa davvero abominevole. Potrei forse accettare una proposta secondo la quale voi mi dareste vostro figlio, io lo nutrirei e lo allevarei, mentre vi consegnerei mio figlio perché lo uccideste? Per Dio, sappiate che questo non accadrà mai.»
Muṭʿim ibn ʿAdī disse: «O Abū Ṭālib, la tua comunità ti ha fatto una proposta giusta. Vogliono liberarti da ciò che tu stesso non approvi. Eppure sembra che tu non sia disposto ad accettare nessuna delle loro proposte». Abū Ṭālib gli disse: «Per Allah, non mi hanno trattato con giustizia. In realtà, tu sei deciso a umiliarmi e per questo vuoi mettere l’intera comunità contro di me. Ora fai pure ciò che vuoi.»
A questo punto la situazione sfuggì al controllo di tutti e si profilò uno scenario di guerra. I Quraysh cominciarono a incitarsi a vicenda alla guerra. Ogni tribù si scagliò contro i pochi musulmani che si trovavano al suo interno, iniziò a perseguitarli crudelmente e li sottopose a forti pressioni affinché abbandonassero l’Islam. Soltanto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase al sicuro da queste persecuzioni. Allah lo protesse per mezzo di suo zio Abu Talib.
Quando Abu Talib vide che i Quraysh avevano scelto una via di estrema violenza, si adoperò per prendere contatto con i membri delle tribù dei Banu Hashim e dei Banu al-Muttalib. Li invitò tutti a sostenere e ad aiutare la politica che aveva adottato: proteggere il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e opporsi a qualunque comportamento sconveniente nei suoi confronti. Tutti i membri di queste due tribù risposero al suo appello e gli assicurarono il loro sostegno. Soltanto il maledetto Abu Lahab, nemico di Allah, rifiutò di appoggiarlo.
Il commento di al-Walid ibn al-Mughira sul Corano
Un gruppo di Quraysh si riunì presso l’anziano leader qurayshita al-Walid ibn al-Mughira. Si avvicinava allora la stagione del pellegrinaggio. Al-Walid disse: «O Quraysh! Si avvicina la stagione del pellegrinaggio e qui verranno persone da diverse regioni dell’Arabia. Essi hanno già sentito parlare di Muhammad. Stabilite dunque una posizione unanime nei suoi confronti. Non dovete avere alcun disaccordo su questa questione: non deve accadere che uno dica una cosa e un altro la contraddica. In tal caso, le parole dell’uno smentirebbero quelle dell’altro».
Tutti dissero: «Allora stabilite voi una posizione. Noi faremo tutti eco a quella posizione». Al-Walid disse: «Parlate, parlate voi; io ascolto». Tutti i presenti dissero: «Diremo che Muhammad è un indovino». Al-Walid disse: «No, non è un indovino. Abbiamo visto molti indovini. Le parole di Muhammad non sono come le espressioni ritmate e oscure degli indovini».
Tutti dissero: «Allora diremo che Muhammad è pazzo».
Al-Walid disse: «No, non è neppure pazzo. Abbiamo visto molti pazzi e sappiamo anche che cosa sia la pazzia. Nelle parole di un pazzo vi sono impaccio e oscurità; esse sono appesantite da estasi di intense emozioni e da dubbi e incertezze. Ma nulla di tutto ciò si trova nelle parole di Muhammad».
Tutti dissero: «Allora diremo che è un poeta».
Walīd disse: «No, non è neppure un poeta. Conosciamo ogni genere di poesia, ma le parole di Muḥammad non rientrano in nessun genere poetico».
Tutti dissero allora: «Diremo dunque che è un mago». Walīd disse: «Non è neppure un mago. Abbiamo visto molti maghi e molta magia, ma Muḥammad non pratica, come loro, l’arte di annodare nodi e soffiarvi sopra». Tutti dissero: «Che cosa vuoi dire, allora?»
Walīd disse: «Non c’è dubbio che ascoltare le parole di Muḥammad sia molto piacevole. Le sue radici sono saldissime e i suoi rami producono frutti. Qualunque cosa diciate sarà dimostrata falsa. Tuttavia, la cosa più appropriata sarebbe chiamarlo mago, perché parla in un modo che è efficace come la magia nel creare discordia tra fratelli, tra marito e moglie e tra parenti. Perciò lo si può davvero definire un mago: sotto la sua influenza la gente è stata realmente colpita dalla discordia».
Poi, quando cominciarono ad arrivare le persone nella stagione del pellegrinaggio, i Quraysh si appostarono in gruppi lungo le vie percorse dalla gente. Ogni volta che qualcuno passava loro accanto, gli dicevano di stare in guardia dal frequentare Muḥammad e lo informavano anche della sua attività. In questa occasione Allah rivelò riguardo a Walīd ibn al-Mughīra:
«Lasciate a Me la responsabilità di occuparmi di colui che ho creato da solo. Dopo averlo creato, gli ho dato grandi ricchezze e molti figli che gli stessero sempre accanto, e gli ho spianato la strada alla leadership e al prestigio. E tuttavia brama che Io gli conceda ancora di più. Giammai! Egli è profondamente ostile ai Miei versetti».
Dopodiché cominciarono a raccontare quelle cose sul Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a chiunque incontrassero. Quando, terminata la stagione del pellegrinaggio, gli Arabi si dispersero in ogni direzione, sulle loro labbra non si parlava d’altro che del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Così la sua fama si diffuse in ogni località dell’Arabia.
Resoconto delle persecuzioni contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace
A poco a poco i Quraysh divennero furibondi. La loro ostilità verso il Messaggero di Allah e i suoi compagni li fece perdere ogni controllo. Cominciarono a istigare gli ignoranti e i teppisti. Quegli stolti lo insultavano chiamandolo bugiardo e gli infliggevano sofferenze in vari modi. Lo accusarono di essere un indovino, un mago, un astrologo e un pazzo. Tuttavia il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase saldo nel diffondere e promuovere la religione di Allah. Progressivamente cominciò a predicare in modo sempre più aperto. Nonostante per loro fosse estremamente offensivo, egli continuò con grande fermezza a criticare le usanze corrotte degli Arabi, a respingere la loro idolatria e a dissociarsi dalle loro dottrine di miscredenza. ʿAbd Allāh ibn ʿAmr ibn al-ʿĀṣ racconta:
«Un giorno, quando i capi dei Quraysh si erano riuniti presso la Pietra Nera, mi presentai là. Essi menzionarono il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) e dissero: “La pazienza che abbiamo dimostrato nei confronti di quest’uomo è senza precedenti. Ci ha resi degli sciocchi e ha insultato le nostre divinità. Abbiamo sopportato la sua presenza nonostante una questione estremamente delicata e grave”. Mentre la discussione proseguiva tra loro, all’improvviso apparve il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace). Avanzando con passo tranquillo, baciò la Pietra Nera. Quando passò accanto a loro, alcuni fecero commenti ostili. Notai sul volto del Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) la reazione a quelle parole. Quando passò una seconda volta accanto a loro, fecero di nuovo commenti sarcastici. Notai la reazione sul volto del Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace). Quando, al terzo passaggio, fecero ancora commenti dello stesso genere, egli si fermò e disse: “O Quraysh, ascoltate! Giuro per Colui nelle cui mani è la mia anima: vi ho portato la rovina, se non credete”.»
Alle sue parole, la folla rimase ammutolita e sbalordita, come colpita da un fulmine. Persino colui che, appena un istante prima, aveva pronunciato contro di lui le parole più adirate e provocatorie, si accinse a calmare il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) usando parole il più possibile gentili. Fu persino costretto a dire: «Abu’l-Qasim, vattene. Non sei certo uno sciocco».»
Dopodiché il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) si allontanò da quel luogo. Il giorno seguente tutti si riunirono nello stesso posto. Anch’io ero là. Allora cominciarono a dirsi: «Avete visto quanto è diventata grande l’arroganza di Muhammad e quanta sfacciataggine ha mostrato? Vi ha detto apertamente in faccia ciò che proprio non vi piace, e voi lo avete lasciato andare».»
Proprio in quel momento apparve il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace). E allora, dove poteva andare? Tutti si avventarono insieme su di lui. Lo circondarono e continuarono a dirgli: «Sei tu che pronunci parole offensive contro la nostra religione e le nostre divinità».»
Il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Sì, sono io che pronuncio tali parole». Vidi allora uno di loro afferrare i due lembi del mantello del Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) sopra il collo, nel tentativo di strangolarlo e ucciderlo. In quel momento Abu Bakr avanzò e lo fermò. Scoppiò a piangere e disse: «Uccidereste forse un uomo solo perché dichiara Allah come suo Signore?»
Dopodiché la folla si allontanò da quel luogo. Quel giorno non avevo mai visto un attacco dei Quraysh contro il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) così violento come quello».»
L’accettazione dell’Islam da parte di Hamza
Un uomo della tribù di Aslam, dotato di una memoria eccezionale, mi raccontò:
«Un giorno, nei pressi del monte Safa, Abu Jahl incontrò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In quell’occasione si comportò sgarbatamente con lui e lo insultò. Gli rivolse parole estremamente offensive, denigrò l’Islam e scagliò frecciate sarcastiche contro la sua predicazione e il suo movimento. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non gli rispose con una sola parola. Una schiava di ʿAbdullah ibn Judʿan ascoltò quegli insulti mentre era seduta nella propria casa. Dopodiché Abu Jahl lasciò quel luogo e andò a sedersi in un’assemblea dei Quraysh accanto alla Kaʿba.»
Poco dopo, Hamza, figlio di ʿAbd al-Muttalib, tornava dalla caccia con arco e frecce. Era un eccellente cacciatore, molto abile nel tirare al bersaglio e nel rintracciare la selvaggina. Ogni volta che rientrava dalla caccia e lungo il cammino vedeva un’assemblea o un gruppo di Quraysh, si fermava, li salutava e conversava con loro. Era un giovane nobile e vigoroso dei Quraysh. Mentre passava accanto alla schiava di ʿAbdullah ibn Judʿan, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era già tornato a casa. Appena vide Hamza, la schiava gli disse: «Se solo avessi visto come, poco fa, Abu al-Hakam, figlio di Hisham [24. Abu al-Hakam era il soprannome o titolo di Abu Jahl. Il suo nome era ʿAmr ibn Hisham ibn al-Mughira ibn ʿAbdullah ibn ʿUmar ibn Makhzum], ha trattato tuo nipote Muhammad! Muhammad era seduto qui. Appena lo ha visto, lo ha maltrattato, insultato e trattato in modo estremamente offensivo. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, se n’è andato senza dire una parola.»
Udendo ciò, Hamza fu sopraffatto dall’ira. Infatti Allah voleva incoronarlo con la gloria dell’Islam. Si mise dunque rapidamente alla ricerca di Abu Jahl. Non si fermò da nessuno lungo la strada. Voleva impartire una lezione ad Abu Jahl non appena lo avesse trovato. Entrato nella Moschea Sacra, lo vide seduto in assemblea. Si diresse verso di lui e, appena gli fu vicino, lo colpì violentemente con l’arco, ferendolo gravemente. Poi disse: «Insulti Muhammad? Ebbene, io ho abbracciato la sua religione e sostengo tutto ciò che dice. Se ne sei capace, prova a colpire me a tua volta!»
Immediatamente alcuni uomini della tribù dei Banu Makhzum accorsero per aiutare Abu Jahl contro Hamza. Ma Abu Jahl disse: «Non dite nulla a Hamza. In verità, ho insultato suo nipote con parole estremamente ignobili.»
Hamza rimase saldo e incrollabile nell’Islam e continuò ad aiutare e sostenere l’attività del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dopo che Hamza ebbe abbracciato l’Islam, i Quraysh si resero conto che ormai non sarebbe stato facile perseguitare e umiliare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ogni volta che avessero tentato qualcosa, Hamza sarebbe accorso a opporsi. Perciò, per il momento, ridussero alquanto il livello delle persecuzioni.
Il piano di ʿUtba per contrastare il movimento del Messaggero di Allah
Una fonte mi ha riferito che un giorno ʿUtba ibn Rabiʿa, uno dei più eminenti capi dei Quraysh, era seduto nell’assemblea dei Quraysh. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sedeva allora da solo nella Moschea Sacra. ʿUtba disse: «O Quraysh, andrò da Muhammad e gli parlerò. Gli presenterò alcune proposte. Forse ne accetterà qualcuna e interromperà la sua predicazione. Che ne pensate?»
In quel periodo, poiché Hamza aveva abbracciato l’Islam, il numero dei musulmani aveva cominciato ad aumentare. Perciò tutti dissero: «È un’ottima proposta. Va’ e parlargli.»
Utba si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e si sedette accanto a lui. Disse: «Nipote, non ignori quanto tu sia nobile e di illustre stirpe tra la nostra tribù. Ti sei presentato al tuo popolo con una questione gravissima. Il tuo invito ha creato divisione nella comunità. Hai considerato stolti i tuoi conterranei e hai denigrato i loro antenati. Ascoltami! Ti sottoporrò alcune proposte alternative. Rifletti un po’ e vedi se puoi accettarne qualcuna».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Va bene, parli. La ascolto».
Utba disse: «Nipote, se con questo nuovo invito che hai cominciato a predicare desideri ottenere immense ricchezze, raccoglieremo del denaro per te e ti renderemo il più ricco fra noi. E se desideri acquisire una posizione di prestigio, ti faremo re di questo paese. Se invece accade che un jinn venga da te e tu non riesca ad allontanarlo, ti faremo curare. Ti rimetteremo in salute, qualunque sia la somma necessaria. Infatti, talvolta i jinn prevalgono sugli esseri umani e per scacciarli è necessaria una cura».
Dopo aver detto questo, Utba si fermò. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva ascoltato attentamente le parole di Utba. Quando ebbe finito di parlare, gli disse: «O Abu al-Walid, hai finito di parlare?» «Sì». Egli disse: «Allora ascolta alcune mie parole». Utba disse: «Parla». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cominciò a recitare la sura Ha-Mim as-Sajda: «Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Clementissimo. Ha-Mim! Questo è un Libro rivelato da Allah, il Misericordioso, il Clementissimo. È un Libro, un Corano rivelato in lingua araba, i cui versetti sono stati esposti dettagliatamente per gente dotata di conoscenza. È giunto come annunciatore di buone novelle e ammonitore. Ma la maggior parte di loro si è allontanata e non vuole ascoltare. Dicono: “I nostri cuori sono velati rispetto a ciò verso cui ci inviti”». Utba rimase ad ascoltare in silenzio. Seduto, appoggiato all’indietro sulle mani, ascoltava con la massima attenzione. Mentre recitava, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse al versetto della prosternazione di quella sura, si fermò e si prosternò. (25. Il versetto è il seguente: «La notte e il giorno, il sole e la luna sono tutti segni di Allah. Non prosternatevi davanti al sole o alla luna; prosternatevi soltanto davanti ad Allah, che li ha creati, se siete pronti ad adorare soltanto Lui».) Poi disse: «Avete ascoltato ciò che dovevate ascoltare. Ora fate ciò che ritenete opportuno».
Poi Utba si alzò e tornò dai suoi compagni. Vedendolo, questi cominciarono a dirsi l’un l’altro: «Utba era andato via con un’espressione sul volto e ora ritorna con un’espressione diversa». Non appena si fu seduto in mezzo al gruppo, tutti gli chiesero: «O Abu al-Walid, che cosa ne pensi?»
Utba disse: «Ho ascoltato parole quali non avevo mai udito prima. O Quraysh, davvero non sono poesia né parole di un indovino. Ascoltatemi e lasciate questa faccenda a me. Lasciate che quest’uomo faccia ciò che vuole e non abbiate rapporti con lui. Sono certo che ciò che Muhammad si è impegnato a predicare provocherà in futuro un grande sconvolgimento. Se gli Arabi lo sconfiggeranno, sarete risparmiati dal suo attacco grazie all’aiuto altrui. Ma se egli prevarrà sugli Arabi, il suo regno sarà il vostro regno e il suo prestigio sarà motivo del vostro prestigio. Sarete il popolo più fortunato della terra». A queste parole, tutti esclamarono all’unisono: «Muhammad ti ha stregato, questa volta!» Utba disse: «Questa è la mia opinione. Ora fate ciò che ritenete meglio».
La conversazione del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) con i capi dei Quraysh
L’Islam cominciò a diffondersi gradualmente tra gli uomini e le donne delle tribù dei Quraysh della Mecca. I Quraysh catturavano chiunque dei musulmani riuscissero a prendere e lo sottoponevano a dure persecuzioni!
In questa situazione, un giorno, dopo il tramonto, i capi dei Quraysh di ogni tribù si radunarono presso la Kaʿba. Tra coloro che si radunarono vi erano Utba ibn Rabiʿa, Shayba ibn Rabiʿa, Abu Sufyan ibn Harb, Nadr ibn al-Harith, Abu al-Bukhtari ibn Hisham, al-Aswad ibn al-Muttalib, Zamʿa ibn al-Aswad, al-Walid ibn al-Mughira, Abu Jahl ibn Hisham, ʿAbd Allah ibn Abi Umayya, al-ʿAs ibn Waʾil, Nubayh ibn al-Hajjaj, Munabbih ibn al-Hajjaj e Umayya ibn Khalaf. Cominciarono a dirsi l’un l’altro: «Mandate a chiamare Muhammad, parlategli e, se necessario, discutete con lui. Così potrete discolparvi agli occhi della gente». In effetti, fu mandato un messaggero da lui. Il messaggero andò e disse: «I capi dei Quraysh si sono radunati per parlare con te. Vieni da loro per un momento».
Non appena udì ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, accorse da loro a passi affrettati. Pensava che avessero riflettuto su qualcosa di nuovo riguardo all’invito che aveva rivolto loro. In realtà, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, desiderava sinceramente che tornassero sulla retta via. Era profondamente addolorato per la loro ostinazione e per le loro persecuzioni. Andò a sedersi accanto ai capi dei Quraysh. Essi dissero: «O Muhammad, ti abbiamo mandato a chiamare per parlarti di alcune cose. Per Dio, non sappiamo di nessun altro arabo che abbia provocato tra il proprio popolo una divisione come quella che hai provocato tu. Hai biasimato gli antenati, hai denigrato la religione tradizionale, hai insultato gli idoli, hai definito stolti gli uomini intelligenti e hai spezzato l’unità del popolo. In breve, non hai lasciato nulla di male da portare tra noi e te. Ora, se con queste parole hai intenzione di accumulare ricchezze, noi raccoglieremo per te denaro e beni, affinché tu divenga il più ricco tra noi. Se invece aspiri a una posizione elevata, ti faremo diventare il nostro capo. Se vuoi essere un re, vieni e ti faremo nostro re. E se colui che viene da te fosse un jinn o un demone che ha preso il sopravvento su di te, siamo pronti a farti curare, qualunque somma ciò richieda, affinché tu guarisca e noi non dobbiamo rendere conto alla gente riguardo a te».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Non desidero nulla di ciò che dite. Lo scopo dell’invito che vi ho rivolto non è che io desideri le vostre ricchezze o voglia essere superiore a voi per posizione, né che voglia diventare il vostro re. Allah mi ha inviato a voi come Suo Messaggero; ha fatto scendere su di me un Libro e mi ha ordinato di essere per voi ammonitore e portatore di buone notizie. In base al Suo ordine, vi ho trasmesso il messaggio del mio Signore e vi ho consigliato ciò che è bene per voi. Se accetterete questo mio invito, esso vi porterà felicità nella vita terrena e nell’Aldilà. Ma se lo rifiuterete, avrò pazienza finché Allah non emetterà il Suo giudizio definitivo riguardo a voi e a me».
Essi dissero: «O Muhammad, se nessuna delle proposte che ti abbiamo presentato è accettabile per te, allora ascolta quest’altra cosa. Sai bene che sulla terra nessuno ha una patria tanto angusta quanto la nostra; a causa della scarsità d’acqua e della mancanza di altre risorse conduciamo una vita così penosa che nessun altro popolo al mondo conduce una vita simile. Perciò prega il tuo Signore, che ti ha inviato come Messaggero, affinché allontani da qui queste montagne, rendendo più ampio il nostro territorio, e faccia scorrere anche nella nostra terra fiumi come quelli dell’Iraq e della Siria. Pregalo inoltre di riportare in vita i nostri antenati, tra i quali vi sia anche Qusay ibn Kilab, che fu uno dei nostri capi più sinceri e giusti. Chiederemo loro se ciò che dici è vero o falso. Se diranno che sei sincero e, secondo la nostra richiesta, tu compirai tutto questo, allora crederemo in te, riconosceremo la dignità che Dio ti ha conferito e ti accetteremo davvero come Messaggero di Allah».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse loro: «Non sono venuto da voi per queste cose. Oltre a ciò con cui Allah mi ha inviato, non ho autorità su nient’altro. E ciò con cui sono stato inviato ve l’ho già trasmesso. Se lo accetterete, esso vi aprirà le porte della felicità nella vita terrena e nell’Aldilà. Ma se lo rifiuterete, avrò pazienza finché Allah non pronuncerà un giudizio definitivo tra voi e me».
Essi dissero: «Se anche questa proposta non ti soddisfa, allora fa’ qualcosa per te stesso. Chiedi al tuo Signore di mandare con te un angelo. Egli testimonierà davanti a noi che dici il vero e parlerà con noi a tuo favore. E che Allah costruisca per te molti giardini e palazzi e ti doni grandi ricchezze in oro e argento. Così si placherà l’avidità di ricchezza che vediamo in te. Infatti tu vai al mercato proprio come noi e cerchi il sostentamento proprio come noi. Quando avrai tutte queste ricchezze, capiremo che sei davvero superiore a noi e più onorato presso il tuo Signore. Se, secondo la tua stessa pretesa, sei davvero un Messaggero, allora fa’ queste cose e vediamo».
Il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «No, non farò neppure questo. Non posso chiedere ad Allah tali cose. Non sono venuto da voi con queste cose. Allah mi ha inviato soltanto come portatore di buone notizie e ammonitore. Se risponderete al mio invito, ciò sarà per voi fonte di felicità nella vita terrena e nell’Aldilà. Ma se lo rifiuterete, accadrà ciò che Allah avrà decretato. Avrò pazienza finché Egli non avrà deciso la questione tra me e voi».
Essi dissero: «Allora fa’ cadere sulla nostra testa alcuni pezzi di nuvole, come credi che Allah possa fare, se lo desidera. Se non lo farai, non crederemo in te».
Il Messaggero di Allah disse: «Questo è interamente nelle mani di Allah. Se Egli vuole, può certamente farlo».
Dissero: «O Muhammad, il tuo Signore non sapeva forse che ci saremmo seduti con te e ti avremmo chiesto ciò che ora ti abbiamo chiesto? Non avrebbe potuto venire da te, insegnarti le risposte alle questioni che ti abbiamo sottoposto e informarti di ciò che avrebbe fatto a noi se avessimo rifiutato il tuo invito? Abbiamo saputo che un uomo chiamato al-Rahman, residente nello Yamama, ti insegna queste cose. [26. Costui è Musaylima ibn Habib al-Hanafi. È noto con il nome di Musaylima il Bugiardo. Era anziano e, nell’epoca preislamica, veniva chiamato “al-Rahman”. (Rawd al-Anf)]»
Per Allah, non crederemo mai ad al-Rahman. O Muhammad, ti dichiariamo la nostra incapacità. Considerato fin dove è arrivata la tua condotta nei nostri confronti, non ti lasceremo. Non ci fermeremo finché tu non ci avrai distrutti oppure noi non avremo distrutto te». Uno dei presenti disse: «Noi adoriamo gli angeli. Gli angeli sono le figlie di Allah». Un altro disse: «Portaci davanti Allah e gli angeli, altrimenti non crederemo in te».
Dopo aver ascoltato queste parole, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) se ne andò. Con lui venne anche suo cugino materno, Abdullah ibn Abi Umayya ibn al-Mughira. Egli disse: «Ascolta, Muhammad: la tua gente ti ha presentato alcune proposte e tu non ne hai accettata neppure una. Poi ti ha chiesto alcune cose affinché potesse conoscere e comprendere la posizione alla quale, come tu stesso affermi, Allah ti ha elevato, riconoscerti e seguirti. Ma non hai soddisfatto neppure quelle richieste. Ti hanno chiesto anche alcune cose per sapere che sei superiore a loro e che sei il Messaggero di Allah, ma non hai accolto neppure queste. Per Allah, non crederò in te finché non salirai al cielo per mezzo di una scala e io non ti vedrò salire con i miei stessi occhi; poi dovranno venire con te quattro angeli a testimoniare la veridicità della tua pretesa. Anzi, anche se tu facessi tutto questo, non credo che crederei in te». 27. Quest’uomo abbracciò l’Islam poco prima della conquista della Mecca.
Poi egli si allontanò dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Anche il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), lasciandolo, tornò a casa profondamente addolorato e abbattuto. Quando era stato convocato, infatti, era accorso pieno di speranza. Ma quando vide che, in realtà, essi si erano allontanati ancora di più da lui, il suo dolore non ebbe limite.
La condotta di Abu Jahl
Dopo che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) se ne fu andato, Abu Jahl disse: «O Quraysh, ascoltate! Muhammad non è disposto in alcun modo ad abbandonare la sua posizione. Non rinuncerà mai a criticare la nostra religione, denigrare i nostri antenati, considerare stoltezza la nostra intelligenza e insultare i nostri dèi. Giuro per Allah che domani aspetterò tenendo in mano la pietra più grande che riuscirò a sollevare. Non appena egli si prostrerà durante la preghiera, gli fracasserò la testa con quella pietra. Poi accada quel che deve accadere. Che mi consegniate alla giustizia o mi proteggiate, questo spetta a voi. I Banu Abd Manaf facciano ciò che ritengono opportuno». Tutti dissero: «Per Allah, non ti consegneremo in alcun modo alla giustizia. Fa’ ciò che hai deciso».
Il giorno seguente Abu Jahl si sedette davvero ad aspettare il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), con una grossa pietra. Anche il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) andò a pregare, come era sua abitudine quotidiana. Sebbene vivesse alla Mecca, pregava rivolto verso la Siria. Pregava in piedi tra il Rukn Yamani e la Pietra Nera, in modo che la Kaʿba si trovasse tra lui e la Siria. Si mise in preghiera, mentre i Quraysh, seduti nel loro luogo di riunione, contavano impazienti i momenti, ansiosi di vedere che cosa avrebbe fatto Abu Jahl.
Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si prosternò, Abu Jahl sollevò una pietra e avanzò verso di lui. Ma non appena gli fu vicino, tornò indietro sconfitto, terrorizzato e con il volto sconvolto. Le sue mani sembravano essersi irrigidite e immobilizzate sopra la pietra. La gettò lontano. In quel momento alcuni Quraysh gli andarono incontro e gli dissero: «O Abū al-Ḥakam, che cosa ti è successo?». Egli rispose: «Mi ero avvicinato a Muḥammad e volevo mettere in atto ciò che ieri notte vi avevo annunciato. Ma appena gli fui vicino, un cammello enorme e terrificante si frappose tra lui e me. Per Allah, non ho mai visto un cammello così terribile, con una gobba, un collo e denti simili. Stava per divorarmi».
Il racconto di Naḍr ibn al-Ḥārith
Dopo che Abu Jahl ebbe pronunciato queste parole, Naḍr ibn al-Ḥārith si alzò. Disse: «O gente dei Quraysh, per Allah, vi è piombata addosso una calamità per porre rimedio alla quale non avete ancora escogitato alcun espediente. Muḥammad era soltanto un giovane tra voi. Era il più amato e il più sincero fra voi. Era il più affidabile. Ma non appena giunse alla maturità, comparve con qualcosa di nuovo. Allora lo chiamaste mago. No, per Allah, non è un mago. Abbiamo visto i maghi e abbiamo visto i loro sortilegi e i loro incantesimi. Lo chiamaste indovino. Per Allah, non è un indovino. Abbiamo ascoltato e visto molti dei raggiri e delle ostentazioni degli indovini. Nelle sue parole non vi sono la confusione, le assurdità e l’agitazione che caratterizzano le parole di un folle. O Quraysh, esaminate attentamente la vostra situazione. Per Allah, vi è piombata addosso una terribile calamità».
Naḍr ibn al-Ḥārith era uno dei più astuti e intriganti tra i guerrieri dei Quraysh. Il suo compito consisteva nel tormentare in vari modi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e nell’ostilità contro di lui. Aveva trascorso un certo periodo ad al-Ḥīra, da dove aveva appreso le storie dei re persiani. Conosceva anche i racconti di Rustam e di Isfandiyār. Ogni volta che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si sedeva in un’assemblea per recitare la parola di Allah e ammoniva la sua gente ricordando come i popoli precedenti fossero stati distrutti dopo essere incorsi nell’ira di Allah, non appena il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, terminava di parlare e si allontanava, egli diceva: «O Quraysh, io so raccontare storie più belle di quelle di Muḥammad. Venite, vi farò ascoltare racconti più accattivanti delle sue parole». Poi raccontava loro le storie dei re persiani, di Rustam e di Isfandiyār. Quindi diceva: «Può forse Muḥammad raccontare qualcosa di più bello di queste mie storie?»
Abdullah ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui, diceva: «A proposito di Naḍr ibn al-Ḥārith furono rivelati nel Corano otto versetti».
Ogni volta che i versetti gli venivano recitati, egli diceva: «Queste non sono altro che racconti degli antichi!». Questo versetto e gli altri versetti in cui vengono menzionati i «racconti degli antichi» furono rivelati proprio a proposito di Naḍr ibn al-Ḥārith.
La persecuzione dei politeisti contro i musulmani deboli
I politeisti cominciarono a perseguitare duramente i Compagni che avevano abbracciato l’Islam e seguito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ogni tribù si scagliò con tutte le proprie forze contro i musulmani al suo interno. In alcuni luoghi li tenevano prigionieri, li picchiavano e li sottoponevano a indicibili sofferenze per la fame e la sete; in altri li facevano stendere nel deserto rovente della pianura della Mecca, durante il mezzogiorno, quando il caldo era più intenso, e li torturavano. I più deboli venivano sottoposti a tali torture fino a essere costretti ad abbandonare l’Islam. Alcuni rinunciavano all’Islam sotto la pressione di tormenti insopportabili. Altri ricevevano aiuto e sostegno, e così Allah li proteggeva. Bilāl, lo schiavo di Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, un tempo era schiavo di un uomo della tribù dei Banū Jumāḥ. Si chiamava Bilāl ibn Rabāḥ. Sua madre si chiamava Ḥamāmah. Era stato allevato fra loro sin dall’infanzia. Era un musulmano devoto e di animo puro. Umayya ibn Khalaf ibn Wahb ibn Ḥudhāfah ibn Jumāḥ lo portava nella pianura della Mecca a mezzogiorno, sotto il sole ardente, e lo faceva stendere supino. Poi ordinava di porre una grande pietra sul suo petto. Quindi gli diceva: «Se non sei disposto a rinnegare Muḥammad e ad adorare Lāt e al-ʿUzzā, dovrai rimanere così fino alla morte». Anche mentre pativa una sofferenza tanto terribile, egli ripeteva: «Aḥad», cioè: «Allah è uno, Allah è uno». Quando, durante quelle torture, pronunciava «Aḥad, Aḥad», talvolta passava accanto a lui Waraqah ibn Nawfal. Udendo quelle parole di Bilāl, anche Waraqah ibn Nawfal diceva subito: «Per Allah, o Bilāl, davvero Allah è uno, Allah è uno, Allah è uno». In seguito Waraqah si recava da Umayya ibn Khalaf e dagli altri membri della tribù dei Banū Jumāḥ che torturavano Bilāl e diceva loro: «Per Allah, se lo uccidete per questo motivo, lo considererò certamente un uomo di grandissimo merito e bacerò la polvere dei suoi piedi». Un giorno Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, passò di lì. Vide che Bilāl veniva torturato nello stesso modo. Disse a Umayya ibn Khalaf: «Non temi neppure un poco Allah mentre torturi quest’uomo indifeso? Per quanto tempo continuerai?»
Disse: «Sei stato tu a rovinarlo. Ora sii tu a liberarlo da questa situazione».
Abū Bakr disse: «Lo farò. Ho un ragazzo più robusto e forte di lui, che segue la tua religione. Te lo darò in cambio». L’altro disse: «Accetto». Abū Bakr disse: «Accetto anch’io. Te lo concedo». Poi lo consegnò a Umayya e prese Bilāl da Umayya, liberandolo. Prima dell’Egira, Abū Bakr liberò complessivamente sette schiavi neomusulmani, tra cui ʿĀmir ibn Fuhayra, Umm ʿUbayṣ e Zinnīra. Quando liberò Zinnīra, ella aveva già perso la vista. Vedendola, i Quraysh dissero: «Ha perso la vista per la maledizione di al-Lāt e al-ʿUzzā». Zinnīra disse: «Per Allah, non vi libererò mai». In quel momento Abū Bakr passava di lì. Non appena udì quelle parole, disse: «O madre di questo tale, rompi il tuo giuramento». Ella disse: «Che cosa stai dicendo? Dovrei rompere il giuramento? Sei stato tu a rovinarli. Ora sii tu a liberarli». Abū Bakr disse: «Li ho presi io! Ora sono liberi e affrancati». Poi disse alle due ragazze: «Restituite alla donna la farina». Le due ragazze dissero: «O Abū Bakr, dobbiamo prima essere sollevate dall’obbligo e poi restituire la farina?». Abū Bakr disse: «Sta a voi decidere».
Un’altra volta passava accanto a una schiava neomusulmana dei Banū Muʿammal. ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb la torturava e la costringeva ad abbandonare l’Islam. A quel tempo ʿUmar era ancora politeista. Dopo averla percossa finché non si stancò, le disse: «Mi scuso con te, perché non posso più picchiarti soltanto perché sono stanco». La ragazza rispose: «Che Allah faccia con te la stessa cosa». Vedendo quella scena, Abū Bakr acquistò immediatamente la schiava e la liberò.
Un giorno Abū Quḥāfa, padre di Abū Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), gli disse: «Figlio mio, vedo che liberi soltanto schiavi e schiave deboli. Se liberassi giovani schiavi maschi forti, al momento del bisogno potrebbero sostenerti con fermezza». Udendo ciò, Abū Bakr disse: «O padre, ciò che faccio lo faccio unicamente per Allah l’Altissimo».
Gli uomini della tribù dei Banū Makhsūm conducevano ʿAmmār ibn Yāsir e i suoi genitori nel deserto rovente della Mecca durante le ore più calde del giorno e li torturavano. Tutta la loro famiglia aveva abbracciato l’Islam. Durante le torture, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recava da loro e, per confortarli, diceva: «O famiglia di Yāsir, abbiate pazienza. Vi è stata promessa la ricompensa del Paradiso». Essi picchiarono la madre di ʿAmmār, Sumayya, fino a ucciderla. Ciononostante, ella non rinunciò all’Islam.
Ogni volta che il malvagio Abū Jahl veniva a sapere che qualcuno aveva abbracciato l’Islam, incitava immediatamente i Quraysh contro di lui. Se il convertito era una persona di alto rango, lo umiliava e lo insultava comunque, dicendo: «Hai abbandonato la religione di tuo padre, sebbene tuo padre fosse migliore di te. Perciò ti dichiareremo stolto, dimostreremo che le tue opinioni sono cattive ed errate e non ci fermeremo finché non avremo calpestato il tuo onore e la tua dignità». Se invece era un commerciante, gli diceva: «Distruggeremo i tuoi affari e rovineremo le tue merci». E se era una persona debole, la picchiava e aizzava la gente contro di lei.
Saʿīd ibn Jubayr racconta: «Chiesi ad ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās: “I politeisti perseguitavano i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a tal punto che, anche se avessero rinunciato all’Islam, non si sarebbe potuto biasimarli?”. Egli rispose: “Sì. Li picchiavano e li facevano soffrire con la fame e la sete. Ognuno di loro, dopo essere stato sottoposto a torture così disumane, diventava tanto debole da non riuscire nemmeno a stare seduto diritto».
Dopo averli sottoposti a tali torture, chiedevano loro: «Ammetti che, oltre ad Allah, anche al-Lāt e al-ʿUzzā sono le tue divinità?». Alcuni rispondevano: «Sì». Mostravano loro persino un insetto insignificante e dicevano: «Riconosci anche questo come divinità oltre ad Allah?». Alcuni, non avendo altra scelta e per liberarsi da torture insopportabili, rispondevano: «Sì».
La prima hijra dei musulmani in Abissinia
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vide che, da una parte, i suoi Compagni erano sottoposti a torture insopportabili, mentre lui, grazie allo speciale onore conferitogli da Allah l’Altissimo e al sostegno di Abu Talib, conduceva una vita relativamente sicura. Eppure non riusciva in alcun modo a impedire le ingiustizie inflitte loro. In quella situazione disse ai suoi Compagni: «Non sarebbe male se andaste in Abissinia. Là c’è un re sotto il cui dominio nessuno subisce ingiustizia. Quella terra è un rifugio di verità e giustizia. Rimanete là finché Allah non vi liberi da questa situazione insopportabile». Seguendo questo consiglio, i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, emigrarono in Abissinia per cercare rifugio presso Allah, temendo di essere costretti a ritornare nella miscredenza e spinti dall’esigenza di salvaguardare la propria religione e la propria fede. Questa fu la prima hijra dopo l’avvento dell’Islam.
I primi a lasciare la patria per questa hijra furono Uthman ibn Affan e sua moglie Ruqayya, figlia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace; Abu Hudhayfa ibn Utba e sua moglie Sahla bint Suhayl; al-Zubayr ibn al-Awwam; Musab ibn Umayr; Abd al-Rahman ibn Awf; Abu Salama ibn Abd al-Asad e sua moglie Layla bint Abi Hasma; Abu Sabra ibn Abu Ruhm e Suhayl ibn Bayda. Questi dieci furono i primi musulmani a emigrare in Abissinia. (Secondo Ibn Hisham, il capo del gruppo era Uthman ibn Mazun.) In seguito emigrò Jafar ibn Abu Talib, che Allah sia soddisfatto di lui. Poi i musulmani continuarono ad arrivare là uno dopo l’altro e a riunirsi: alcuni con le proprie famiglie, altri da soli, lasciando indietro i familiari. In questo modo il numero complessivo dei musulmani che emigrarono in Abissinia e vi si stabilirono raggiunse gli ottantatré. Tuttavia, a questo numero non sono inclusi i bambini piccoli e i ragazzi che li accompagnarono o nacquero dopo il loro arrivo.
L’invio degli emissari dei Quraysh in Abissinia per riportare indietro gli emigrati
Quando i Quraysh videro che i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vivevano in sicurezza e tranquillità dopo essere giunti in Abissinia, decisero di inviare due emissari capaci presso il Negus. In questo modo il Negus li avrebbe rimandati indietro e loro avrebbero avuto l’opportunità di farli apostatare. Erano fermamente determinati a far uscire i musulmani, in qualunque modo, dal loro rifugio sicuro e indisturbato. I due uomini inviati a tale scopo furono Abd Allah ibn Abu Rabia e Amr ibn al-As ibn Wail. I Quraysh raccolsero numerosi doni da consegnare al Negus per mezzo dei due emissari. Poi li inviarono dal Negus.
Umm Salama bint Abu Umayya ibn al-Mughira, moglie del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, racconta: «Dopo essere giunti in Abissinia, trovammo un vicino eccellente: era proprio il Negus. Ottenemmo piena sicurezza per la nostra religione e potemmo adorare Allah senza impedimenti. Nessuno ci trattava in modo offensivo e non eravamo costretti ad ascoltare parole sgradevoli. Quando i Quraysh vennero a sapere ciò, decisero di inviare presso il Negus due emissari esperti per occuparsi della nostra questione e di mandargli in dono alcune delle merci rare e splendide di Mecca. Tra le merci che giungevano al Negus da Mecca, le pelli erano considerate le migliori. Perciò i Quraysh ne raccolsero una grande quantità e gliela inviarono. Non lasciarono senza doni nessuno degli ufficiali e dei cortigiani del Negus. Insieme a tutti questi doni inviarono Abd Allah ibn Abu Rabia e Amr ibn al-As, spiegando loro ciò che dovevano fare. Dissero loro: “Prima di parlare al Negus degli emigrati, offrite doni a ogni cortigiano e ufficiale e chiedetegli di consegnarvi gli emigrati, senza parlare con loro prima della consegna”».
Poi partirono e giunsero dal Negus. Noi vivevamo allora in una dimora eccellente, presso il migliore dei vicini. Prima di parlare con il Negus, offrirono doni a ogni cortigiano e ufficiale. A ciascuno dissero: «Alcuni giovani sciocchi del nostro paese hanno trovato rifugio nel regno del re. Hanno abbandonato la religione del loro popolo, ma non hanno adottato neppure la vostra religione. Hanno inventato una nuova religione assurda, del tutto sconosciuta a voi e a noi. I personaggi più nobili del popolo ci hanno inviati dal re affinché li rimandi al loro stesso popolo. Quando parleremo con il re, consigliategli di rimandarli indietro e di non parlare con loro, poiché il loro popolo conosce meglio di chiunque altro i loro difetti e le loro colpe». Tutti i cortigiani acconsentirono. Poi offrirono i doni al Negus, che li accettò, e iniziarono a parlargli. Dissero: «O re, alcuni giovani insensati del nostro paese hanno trovato rifugio nel tuo paese. Hanno abbandonato la religione del loro popolo e non hanno adottato neppure la tua religione. Hanno inventato una religione assurda, sconosciuta a te e a noi. Le persone più rispettate della loro comunità ci hanno inviati da te come emissari per occuparci della loro questione. Sono i loro tutori e i loro parenti. Siamo venuti a chiederti di rimandarli indietro. I loro tutori e i loro parenti sono coloro che conoscono meglio i loro difetti e le loro colpe».
Umm Salama racconta: per Abd Allah ibn Abu Rabia e Amr ibn al-As, la cosa più indesiderabile era che il Negus ascoltasse la versione degli emigrati. I cortigiani del re gli dissero: «O re, quei due hanno detto la verità. Il loro popolo conosce meglio di chiunque altro i loro difetti. Consegnali dunque a questi due emissari, affinché li riportino nella loro patria e presso il loro popolo».
An-Najashi si adirò moltissimo. Disse: «No, in questa situazione non li consegnerò nelle mani di questi due emissari. Un gruppo di persone vive sotto la mia protezione. Sono ospiti nel mio Paese. Hanno preferito venire da me anziché recarsi altrove. Li convocherò e ascolterò anche la loro versione riguardo alle affermazioni di questi due stranieri. Se vedrò che i protetti sono davvero come dicono questi due, allora li consegnerò e li rimanderò al loro popolo; altrimenti non lo farò. Finché vorranno rimanere con me, li ospiterò con benevolenza».
Umm Salama racconta: in seguito, An-Najashi mandò a chiamare i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando il messaggero di An-Najashi andò a chiamare gli emigrati, tutti si riunirono per consultarsi. Si chiesero l’un l’altro che cosa avrebbero potuto dire al re. Tutti dissero all’unisono: «Diremo ciò che sappiamo e ciò che il nostro Profeta ci ha ordinato. Qualunque sia la conseguenza, la accetteremo».
Essi giunsero alla corte. An-Najashi aveva già convocato e fatto venire i sacerdoti. Essi avevano aperto l’Injil davanti al re. Il re domandò loro: «È forse quella la vostra religione, che avete abbracciato separandovi dal vostro popolo, senza abbracciare né la mia religione né alcun’altra?»
Ja‘far ibn Abu Talib rispose: «O re, eravamo un popolo ignorante. Adoravamo gli idoli, mangiavamo la carne degli animali morti e ci dedicavamo a oscenità e malvagità; rompevamo i legami con i parenti stretti, disprezzavamo i vicini e tra noi il più forte usurpava i diritti del più debole. In tale situazione, Allah ci mandò come profeta uno di noi. Lo conosciamo come uomo di nobile stirpe e veritiero, e lo abbiamo visto affidabile e virtuoso. Egli ci invitò ad adorare unicamente Allah e a credere nella Sua unicità. Ci ordinò di abbandonare ciò che adoravamo all’infuori di Allah, come pietre, idoli e simili. Ci ordinò di dire la verità, di custodire ciò che ci veniva affidato, di trattare bene i parenti, di comportarci bene con i vicini e di astenerci dalle azioni proibite e dallo spargimento di sangue. Ci vietò di compiere atti osceni, di mentire, di appropriarsi dei beni degli orfani e di accusare ingiustamente le donne innocenti. Ci ordinò di adorare un solo Allah e di non associarGli alcunché. Ci ordinò di pregare e di pagare la zakat». In questo modo Ja‘far espose uno dopo l’altro i precetti dell’Islam.
Ja‘far continuò: «Rispondemmo al suo invito credendo in lui. Cominciammo a seguire le prescrizioni che egli ci aveva portato da parte di Allah. Cominciammo ad adorare un solo Allah e non Gli associammo nessuno. Ci astenemmo da ciò che egli aveva dichiarato haram e accettammo come halal ciò che aveva dichiarato halal. Per questo il nostro popolo divenne nostro nemico: cominciarono a perseguitarci e a complottare per ricondurci dall’adorazione dell’unico Allah all’idolatria. Cominciarono a farci pressione affinché tornassimo a considerare lecite quelle azioni spregevoli. Quando ebbero preso il sopravvento su di noi, resero la nostra vita insopportabile con l’oppressione e la persecuzione e ci impedirono di praticare la religione che avevamo scelto, venimmo a rifugiarci nel tuo Paese. Ti ritenemmo migliore degli altri e desiderammo vivere come tuoi vicini. O re, la nostra speranza è di non subire ingiustizie presso di te».
An-Najashi gli domandò: «Il vostro Profeta ha portato la parola di Allah; ne possiedi qualche parte?» Ja‘far rispose: «Sì». An-Najashi disse: «Recitamela». Ja‘far recitò alcuni versetti dell’inizio della sura Maryam. Nell’udire quei versetti, An-Najashi cominciò a piangere. La sua barba si bagnò di lacrime. Anche i sacerdoti, piangendo, inzupparono l’Injil. Poi An-Najashi disse: «Sono certo che questa parola e quella che veniva a ‘Isa provengono entrambe dalla stessa fonte. O voi due emissari dei Quraysh, andatevene. Non li consegnerò in alcun modo nelle vostre mani. Rimarranno qui».
Umm Salama racconta: usciti dalla corte, ‘Amr ibn al-‘As disse: «Per Allah, domani tornerò da An-Najashi. Gli dirò qualcosa che lo renderà più severo riguardo ai musulmani rifugiati». Egli disse: «Non farlo. Sebbene siano nostri avversari, non è giusto spingersi fino a questo punto, poiché hanno molti parenti consanguinei». ‘Amr ibn al-‘As disse: «Informerò An-Najashi che i musulmani credono che ‘Isa ibn Maryam sia semplicemente il servo di Allah».
Il giorno seguente ci presentammo nuovamente alla corte di An-Najashi e gli dicemmo: «O re, i rifugiati sostengono riguardo a ‘Isa ibn Maryam qualcosa di gravissimo. Convocali e chiedi loro quale sia la loro opinione su ‘Isa».
Il re convocò nuovamente i musulmani a corte per chiedere loro la loro opinione su Gesù (pace su di lui). Umm Salama racconta: «Questa volta ci trovammo di fronte alla prova più difficile. I musulmani emigrati si riunirono nuovamente per consultarsi. Ora davanti a tutti si poneva una nuova domanda: che cosa avremmo detto se il re ci avesse interrogati su Gesù, su di lui la pace? Alla fine stabilimmo tutti che avremmo detto esattamente ciò che Allah aveva detto e ciò che il nostro Profeta ci aveva insegnato come verità. Qualunque fosse stato l’esito, lo avremmo accettato».
Quando gli emigrati giunsero a corte, egli domandò loro: «Che cosa pensate di Gesù, figlio di Maria?». Ja’far ibn Abu Talib disse: «Crediamo in ciò che il nostro Profeta ci ha insegnato su di lui. Egli ha detto che Gesù (pace su di lui) è il servo di Allah, il Suo Messaggero, uno spirito da Lui insufflato e la Sua parola, che Egli rivolse a Maria, vergine e incontaminata dagli uomini».
Udite queste parole, il Negus, in preda a una grande emozione, batté le mani a terra, prese un piccolo pezzo di legno e disse: «Per Allah, tra ciò che hai detto e ciò che crediamo di Gesù, figlio di Maria, non c’è nemmeno la differenza della misura di questo bastoncino».
Mentre il re pronunciava queste parole, i cortigiani presenti mormorarono qualcosa per la rabbia. Il re, uditili, disse: «Per quanto possiate mormorare, la mia opinione non cambierà. O emigrati, ora tornate alle vostre dimore. Nel mio regno continuate a vivere completamente al sicuro e senza preoccupazioni. Chi vi insulterà sarà multato. Anche se, facendo del male a uno solo di voi, potessi ottenere una montagna d’oro, non vorrei farlo. O funzionari del re, restituite i doni portati da questi due emissari. Non ne ho bisogno».
Umm Salama racconta: «Dopodiché i due tornarono con il peso dell’estrema umiliazione sul capo. Anche i doni che avevano portato furono restituiti. Noi continuammo a vivere presso di lui in un ambiente estremamente tranquillo e in compagnia del più nobile dei vicini».
Umm Salama racconta: Vivevamo in un ambiente così tranquillo, quando all’improvviso un uomo dell’Abissinia entrò in conflitto con il Negus per il diritto al regno. Non fummo mai più angosciati di quanto lo fossimo allora. Temevamo che, se quell’uomo avesse sconfitto il Negus, forse non avrebbe voluto offrirci asilo come lui e non avrebbe riconosciuto i nostri legittimi diritti. Il Negus partì per combattere contro il suo rivale. Il Nilo scorreva tra i due avversari. Gli emigrati compagni del Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, dissero: «C’è qui qualcuno che possa recarsi sul campo di battaglia durante questa guerra degli Abissini, vedere quale ne sarà l’esito e poi venire a riferircelo?». Al-Zubayr ibn al-Awwam disse: «Andrò io». Tutti approvarono il desiderio di questo compagno, il più giovane per età.
Riempirono d’aria un otre di pelle e lo diedero a Zubayr. Egli lo sistemò sul petto. Poi, appoggiandosi su di esso, attraversò a nuoto il Nilo e raggiunse l’altra riva. Quindi arrivò a piedi sul campo di battaglia.
Umm Salama racconta: In quel momento continuammo a pregare Allah affinché il Negus sconfiggesse il suo nemico e mantenesse il proprio dominio sul paese. Mentre aspettavamo con impazienza di conoscere l’esito della battaglia, all’improvviso scorgemmo Zubayr. Correva verso di noi agitando un panno e gridava: «Ascoltate la buona notizia: il Negus ha vinto! Allah ha distrutto il suo nemico e ha mantenuto il suo dominio sull’Abissinia». In seguito il suo governo in Abissinia si consolidò. Noi vivevamo lì nel luogo migliore. Alla fine tornammo dal Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli si trovava ancora alla Mecca.
La conversione all’Islam di Umar ibn al-Khattab
Quando Amr ibn al-As e Abdullah ibn Abi Rabi’a tornarono alla Mecca presso i Quraysh, questi vennero a sapere che non solo erano falliti nel riportare indietro i Compagni dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ma che il Negus li aveva congedati dopo aver rivolto loro parole sgradevoli. In quel periodo anche Umar abbracciò l’Islam. Era un uomo risoluto e audace. Nessuno osava dire o fare nulla contro di lui, neppure in sua assenza. Nessuno osava dire o fare nulla contro due eroi come Hamza e Umar. Avendo come compagni due eroi come Hamza e Umar, i Compagni dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ottennero una certa protezione dalle persecuzioni degli infedeli. Si può dire che, quanto a forza e potenza, superarono persino i Quraysh.
Abdullah ibn Mas’ud, che Allah sia soddisfatto di lui, diceva: «Finché Umar, figlio di al-Khattab, non abbracciò l’Islam, non potevamo recarci alla Kaaba e pregare. Dopo che Umar abbracciò l’Islam, sfidò i Quraysh e andò a pregare davanti alla Kaaba, e noi pregammo insieme a lui. Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, abbracciò l’Islam dopo che alcuni Compagni erano emigrati in Abissinia [Etiopia].»
La vicenda della conversione di Umar all’Islam fu la seguente: sua sorella Fatima bint al-Khattab e suo marito Sa’id ibn Zayd avevano allora trovato rifugio all’ombra dell’Islam. Entrambi avevano tenuto nascosta la cosa a Umar. Anche Naim ibn Abdullah al-Nahham, della tribù dei Banu Adi ibn Ka’b, teneva nascosta la propria conversione all’Islam per timore della gente della sua tribù. Apparteneva infatti allo stesso gruppo etnico di Umar. Un altro Compagno, Khabbab ibn al-Aratt, si recava di tanto in tanto da Fatima bint al-Khattab per insegnarle il Sacro Corano. Un giorno Umar uscì con la spada in mano alla ricerca dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e di alcuni suoi Compagni. Aveva saputo in precedenza che l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si era riunito in una casa vicino al monte Safa con quaranta suoi compagni, uomini e donne. Lì si trovavano con lui Hamza ibn Abd al-Muttalib, che Allah sia soddisfatto di lui, Abu Bakr al-Siddiq, che Allah sia soddisfatto di lui, Ali ibn Abi Talib, che Allah sia soddisfatto di lui, e quei musulmani che, invece di recarsi in Abissinia, erano rimasti alla Mecca presso l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Naim si fermò di fronte a Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, e gli chiese: «Dove stai andando, Umar?»
Umar disse: «Sto cercando quel miscredente di Muhammad, che ha seminato discordia tra i Quraysh, li ha dichiarati degli sciocchi, ha denigrato la loro religione e ha insultato le loro divinità. Lo ucciderò.»
Naim gli disse: «Umar, sei certamente vittima dell’autoinganno. Pensi forse che, dopo aver ucciso Muhammad, i Banu Abd Manaf ti lasceranno andare e tu potrai circolare liberamente? Piuttosto, occupati della tua casa.»
Umar disse: «Perché? Che cosa ha fatto qualcuno della mia famiglia?»
Naim disse: «Tuo cognato e cugino Sa’id ibn Zayd ibn Amr, e tua sorella Fatima. Per Allah, entrambi hanno abbracciato l’Islam. Seguono la religione di Muhammad. Perciò, se puoi, occupati prima di loro.» [28. Il suo scopo era distogliere l’attenzione di Umar, preoccupato per il pericolo che minacciava la vita dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Sebbene ciò potesse esporre Fatima e suo marito al rischio di persecuzioni, tale eventualità era molto meno grave del pericolo che minacciava la vita dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.]
Non appena udì ciò, ʿUmar si precipitò verso la casa di sua sorella e di suo cognato. In quel momento era presente anche Khabbāb ibn al-Aratt. Possedeva alcuni versetti del Sacro Corano, che stava insegnando ai coniugi Saʿīd. In quei versetti era scritta la sūra Ṭā Hā. Essi si accorsero dell’arrivo di ʿUmar. Khabbāb si nascose immediatamente in una stanzetta, mentre Fāṭima nascose le pagine del Sacro Corano. Prima di entrare in casa, ʿUmar aveva sentito Khabbāb recitare il Corano ai due. Appena entrato, disse: «Che cosa stavate leggendo? Vi ho sentiti». Saʿīd e Fāṭima risposero entrambi: «Non hai sentito nulla». ʿUmar disse: «Per Allah, vi ho sentiti. Avete adottato la religione di Muḥammad e la state seguendo». Detto ciò, diede uno schiaffo al cognato Saʿīd. Fāṭima si alzò e cercò di proteggere il marito dai suoi colpi. ʿUmar colpì Fāṭima così duramente che ella rimase ferita.
Vedendo il comportamento sconsiderato di ʿUmar, entrambi dissero: «Sì, abbiamo abbracciato l’Islam e creduto in Allah e in Lui. Ora puoi fare ciò che vuoi». Vedendo il sangue sul corpo di sua sorella, ʿUmar si pentì del proprio comportamento.
Poi disse alla sorella con tono di pentimento: «Ebbene, dammi quel libro che stavate leggendo. Lascia che lo legga un po’ per vedere quale messaggio predica Muḥammad». Qui va ricordato che ʿUmar sapeva leggere e scrivere.
Sua sorella disse: «Temiamo che, se te lo dessimo, tu lo danneggeresti».
ʿUmar giurò sulle divinità e disse: «Non aver paura. Dopo averlo letto, te lo restituirò certamente». Udendo ciò, nel cuore della sorella nacque la speranza che forse egli avrebbe abbracciato l’Islam. Perciò disse: «Caro fratello, essendo politeista, sei impuro. Per toccare questo libro, invece, è necessario purificarsi». [29. Vi è divergenza di opinioni riguardo alla condizione della purezza rituale per toccare il Sacro Corano. Alcuni la ritengono obbligatoria, mentre secondo altri non è obbligatoria, ma raccomandata.]
ʿUmar andò subito a fare il bagno rituale e tornò purificato. Fāṭima gli consegnò allora il Sacro Corano. Appena lo aprì, vide che il brano davanti a lui apparteneva alla sūra Ṭā Hā. Dopo averne letto alcuni versetti, disse: «Che parole meravigliose! Che messaggio sublime!». Udendo ciò dal suo nascondiglio, Khabbāb uscì e disse: «O ʿUmar, sembra che Allah abbia accolto la supplica del Suo Profeta e ti abbia scelto per l’Islam. Ieri egli pregò: “O Allah, rafforza l’Islam per mezzo di Abū al-Ḥakam ibn Hishām oppure di ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb”. O ʿUmar, rispondi alla chiamata di Allah, rispondi alla chiamata di Allah!»
Allora ʿUmar disse: «O Khabbāb, indicami dove si trova Muḥammad. Voglio andare da lui e abbracciare l’Islam». Khabbāb disse: «Si trova in una casa presso il monte Sakha, insieme ad alcuni Compagni».
ʿUmar si mise la spada a tracolla e si avviò alla ricerca del Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — e dei suoi Compagni. Giunto sul posto, bussò alla porta. Udendo il rumore, un Compagno si alzò, lo vide dalla finestra e si accorse che ʿUmar era lì, in piedi con la spada in mano. Spaventato, tornò dal Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — e disse: «O Messaggero di Allah, ʿUmar è davanti alla porta con la spada». Ḥamza — che Allah sia soddisfatto di lui — disse: «Lasciatelo entrare. Se è venuto con buone intenzioni, lo aiuteremo; se invece è venuto con cattive intenzioni, lo uccideremo con la sua stessa spada».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Lasciatelo entrare». Gli permise di entrare. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si alzò, andò incontro a ʿUmar e lo ricevette nella stanza. Lo afferrò saldamente, stringendo il pugno all’altezza del laccio dei suoi pantaloni oppure nel punto in cui i due lembi del mantello si univano sul collo. Poi disse: «O figlio di al-Khattab, per quale motivo sei venuto? Giuro su Allah, non penso che tu ti trattenga finché Allah non farà ricadere su di te una grave calamità».
ʿUmar disse: «O Messaggero di Allah, sono venuto per credere in Allah, nel Suo Messaggero e nella Legge da Lui rivelata».
Non appena udì ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pronunciò «Allahu Akbar» a voce così alta che tutti i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, capirono che ʿUmar aveva abbracciato l’Islam. Dopo che anche ʿUmar ebbe abbracciato l’Islam, in seguito a Hamza, il morale dei Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, crebbe enormemente. Essi furono certi che quei due avrebbero ormai potuto contrastare le persecuzioni e le violenze degli associatori contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e che, con l’aiuto di entrambi, tutti loro sarebbero stati capaci di affrontare i nemici dei musulmani. In seguito, i Compagni lasciarono quel luogo e tornarono ciascuno alla propria posizione.
ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: «La notte stessa in cui abbracciai l’Islam, cominciai a chiedermi chi fosse il più accanito nemico del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tra gli abitanti della Mecca. Sarei andato da lui per informarlo che avevo abbracciato l’Islam. Decisi che il più grande nemico fosse Abu Jahl. Così, senza indugio, andai a casa sua e bussai alla porta. Abu Jahl uscì e venne davanti a me. Disse: “Nipote, benvenuto”. [30. La madre di ʿUmar, Hantama bint Hisham, era sorella di Abu Jahl.]»
«Per quale motivo sei venuto?». Risposi: «Sono venuto a informarti che ho creduto in Allah e nel Suo Messaggero Muhammad e ho accettato la Legge e il messaggio da lui portati». Non appena udì ciò, mi chiuse la porta in faccia dicendo: «Che Allah ti copra di vergogna, e copra di vergogna anche la notizia che hai portato!»
Descrizione del patto
I Quraysh videro che i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avevano trovato rifugio in un luogo sicuro e tranquillo e che il Negus si era assunto la responsabilità di prendersi cura di coloro che avevano cercato rifugio presso di lui. Videro inoltre che ʿUmar aveva abbracciato l’Islam.
Di conseguenza, uomini come ʿUmar e Hamza erano entrati nel gruppo dei Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e l’Islam aveva cominciato a diffondersi tra le tribù vicine alla Mecca. Su queste questioni si riunirono nuovamente e decisero di sottoscrivere un patto secondo il quale, d’ora in poi, il resto dei Quraysh non avrebbe celebrato matrimoni né intrattenuto scambi commerciali con le tribù dei Banu Hashim e dei Banu ʿAbd al-Muttalib.
Convocarono un’assemblea, redassero e sottoscrissero questo patto. Poi appesero il documento all’interno della Kaʿba Sharīfa, affinché nella loro mente la sua importanza e il suo effetto fossero maggiori.
Manṣūr ibn ʿIkrima mise per iscritto questo patto e, a causa dell’invettiva del Messaggero di Allah, alcune delle sue dita rimasero paralizzate.
Dopo la conclusione di questo patto, i membri del clan dei Banū ʿAbd al-Muṭṭalib si rivolsero ad Abū Ṭālib. Si riunirono tutti presso di lui e tutti entrarono con Abū Ṭālib nella sua valle. D’altra parte, Abū Lahab uscì dal clan dei Banū Hāshim, si unì ai Quraysh ostili e sostenne la loro parte. Diceva: «Muḥammad mi riferisce cose che io non posso vedere. Dice che dopo la morte ci sarà una nuova vita. Se si crede a questo, che cosa mi rimane nelle mani?». Poi soffiava sulle sue due mani e diceva: «Possiate entrambi perire. (Cioè, entrambe le mani.) Non vedo presso di voi nulla di ciò che Muḥammad dice». (Probabilmente intendeva deridere il fatto che il registro delle opere sarebbe stato posto nelle mani.) In relazione a ciò, Allah rivelò questo versetto:
*************
«Periscano le due mani di Abū Lahab, e perisca egli stesso»
L’assedio e la vita nella valle dei due clan, i Banū ʿAbd al-Muṭṭalib e i Banū Hāshim, durarono due o tre anni. Durante quel periodo patirono sofferenze indescrivibili. Nulla giungeva loro, se non grazie all’aiuto segreto di uno o due parenti qurayshiti dal cuore benevolo.
[31. Secondo alcuni, l’occasione della rivelazione della sūra al-Lahab fu la seguente: quando Allah ordinò al Messaggero di Allah di invitare all’Islam i suoi parenti più prossimi, un giorno egli salì sul monte Ṣafā e chiamò tutti gli abitanti della Mecca. Quando furono riuniti, disse: «Se vi dicessi che dall’altra parte della montagna, nella pianura, è in agguato un esercito pronto ad attaccarvi, mi credereste?». Allora tutti dissero all’unisono: «Non ti abbiamo mai visto dire una menzogna». Egli disse: «Vi ammonisco riguardo a un castigo severo». In quel momento Abū Lahab disse: «Perisci! È per questo che ci hai chiamati?». In risposta a ciò fu rivelata la sūra al-Lahab.]
Le persecuzioni dei Quraysh contro il Messaggero di Allah
A causa della speciale protezione di Allah e dell’efficace opposizione esercitata dallo zio paterno e dalle tribù dei Banū ʿAbd al-Muṭṭalib e dei Banū Hāshim, non poterono sferrare alcun attacco fisico contro di lui. Così, non trovando altra soluzione, scelsero di intraprendere la via della denigrazione, delle provocazioni, degli scherni e delle derisioni, nonché delle dispute e dei litigi con lui. Il Corano continuò a essere rivelato con dettagliate descrizioni e analisi delle azioni di questo genere compiute dai Quraysh e del loro atteggiamento ostile nei confronti del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Nel Corano sono stati menzionati i nomi di alcuni di coloro che si comportarono in questo modo. I nomi degli altri non sono stati indicati, ma essi sono stati inclusi nella descrizione generale dei miscredenti.
Tra coloro appartenenti ai Quraysh i cui nomi sono stati menzionati nel Corano vi era Abū Lahab ibn ʿAbd al-Muṭṭalib. Sua moglie, Umm Jamīl bint Ḥarb ibn Umayya, è stata definita «colei che porta la legna», cioè Ḥammālat al-Ḥaṭab, poiché raccoglieva spine e le spargeva sul cammino percorso dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Per questo Allah rivelò riguardo a entrambi questa sura:
Testo arabo
«Periscano le mani di Abū Lahab, ed egli è già perito. Né i suoi beni né ciò che ha acquisito gli sono serviti. Sarà certamente gettato in un Fuoco dalle fiamme ardenti, e con lui sua moglie, la portatrice di legna. Al collo avrà una corda di fibre di palma.»
Ibn Isḥāq dice: Ho sentito dire che, quando Umm Jamīl venne a sapere di questa sura del Corano, rivelata riguardo a lei e a suo marito, si presentò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stringendo in mano una pietra. In quel momento egli era seduto con Abū Bakr al-Ṣiddīq, che Allah sia soddisfatto di lui, nella Moschea Sacra, accanto alla Kaʿba. Quando ella si avvicinò e si fermò davanti a loro due, Allah l’Altissimo rese il Messaggero di Allah invisibile ai suoi occhi. Così ella non riuscì a vedere nessun altro se non Abū Bakr. Disse: «O Abū Bakr, dov’è il tuo compagno? Ho sentito dire che mi denigra. Per Allah, se riuscissi a trovarlo, gli scaglierei questa pietra sul volto». Detto ciò, se ne andò. Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «O Messaggero di Allah, pensi che ella ti abbia visto?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Non mi ha visto. Allah le aveva sottratto la capacità di vedermi».
Quanto a Umayya ibn Khalaf ibn Wahb ibn Hudhāfa ibn Jumāḥ, ogni volta che vedeva il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo insultava ad alta voce e lo denigrava sottovoce. Riguardo a lui, Allah rivelò la sura al-Humaza:
Testo arabo
«Rovina inevitabile per ogni persona abituata a diffamare in faccia, a denigrare alle spalle e ad accumulare ricchezze, contandole e ricontandole. Crede che i suoi beni lo renderanno immortale. No, certamente sarà gettato nell’Huṭama, il Frantumatore. E che cosa ti farà comprendere che cos’è il Frantumatore? È il fuoco di Allah, attizzato, che giungerà fino ai cuori. Esso sarà chiuso sopra di loro e li avvolgerà; sarà circondato da alte colonne».
Un altro era ʿĀṣ ibn Wāʾil al-Sahmī. Khabbāb ibn al-Aratt, uno dei Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era un fabbro. Aveva venduto una spada e, per questo motivo, ʿĀṣ gli doveva una somma considerevole. Quando si recò da lui per riscuotere il suo denaro, ʿĀṣ disse: «O Khabbāb, il vostro uomo, Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, crede che coloro che entreranno in Paradiso riceveranno tutto l’oro, l’argento, gli abiti e i servi che desidereranno, non è così?». Khabbāb rispose: «Sì». ʿĀṣ disse: «Allora, o Khabbāb, concedimi tempo fino al Giorno della Resurrezione. Quando entrerò in Paradiso, salderò ciò che ti devo. O Khabbāb, giuro su Allah che tu e il tuo compagno Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non sarete più favoriti di me presso Allah, né sarete più fortunati di me». In questa circostanza Allah rivelò riguardo a ʿĀṣ:
Testo arabo *************
«Hai visto colui che rinnega i Miei versetti e dice: “Mi saranno continuamente concessi ricchezze e figli”? Ha forse conosciuto l’invisibile oppure ha ottenuto una promessa dal Misericordioso? No, affatto! Scriverò ciò che dice e gli aumenterò il castigo. Ciò che egli dice riguardo ai figli e alle ricchezze apparterrà infine a Me, ed egli verrà a Me da solo». (Sura Maryam)
Un’altra tradizione riferisce che Abū Jahl ibn Hishām incontrò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli disse: «O Muḥammad, devi smettere di insultare le nostre divinità; altrimenti insulterò il tuo dio». In questa circostanza Allah rivelò questo versetto:
Testo arabo *************
«Non insultate le loro divinità, affinché essi non insultino Allah per ostilità e ignoranza». (Al-Anʿām)
Un altro ancora era Naḍr ibn al-Ḥārith ibn Kalada ibn ʿAbd Manāf ibn ʿAbd al-Dār ibn Quṣayy. Ogni volta che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, invitava le persone ad Allah in una riunione, recitava il Corano, narrava ai Quraysh la storia dei popoli distrutti del passato e li metteva in guardia dal subire una sorte simile, egli raccontava agli ascoltatori di quella riunione le storie degli eroi persiani Rustam e Isfandiyār. Poi diceva: «Muḥammad non sa raccontare storie migliori di me. Le storie di Muḥammad non sono altro che racconti dei tempi antichi. Così come Muḥammad le ha messe per iscritto, anch’io le ho messe per iscritto». Riguardo a lui Allah rivelò:
Testo arabo *************
«Hanno detto: “Queste non sono altro che storie degli antichi, che Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si è fatto scrivere. Gli vengono insegnate ogni mattina e ogni sera”. O Profeta, di’: “Questa rivelazione l’ha fatta scendere Colui che conosce tutti i misteri dei cieli e della terra. In verità, Egli è il Perdonatore, il Misericordioso».” (Il Corano)
Testo arabo *************
«Ogni volta che vengono recitati i Miei versetti all’infedele, egli dice subito: “Queste non sono altro che storie degli antichi”».” (Al-Qalam)
Fu inoltre rivelato:
Testo arabo *************
«Guai a ogni bugiardo peccatore che, pur ascoltando i versetti di Allah recitati davanti a lui, si irrigidisce con arroganza e finge di non averli uditi. Annunciagli dunque un castigo doloroso».” (Al-Jāthiya)
Un altro uomo era al-Akhnas ibn Shurayq ibn ʿAmr ibn Wahb al-Thaqafī. Era una persona di grande prestigio. Offendeva il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, in vari modi e pronunciava parole indicibili. Riguardo a lui, Allah dice nella sura al-Qalam:
Testo arabo *************
«Non obbedire a chi giura continuamente, è spregevole, insulta e diffonde calunnie in modo eccessivo, ostacola il bene, trasgredisce i limiti, si abbandona al peccato, è oltremodo malvagio e prepotente e, soprattutto, è privo di una nobile origine.»
Walīd ibn al-Mughīra disse: «Mentre nella tribù dei Quraysh vi è un capo come me e nella tribù dei Thaqīf vi è Abū Masʿūd ʿAmr ibn ʿUmayr al-Thaqafī, è forse su Muḥammad che doveva scendere la rivelazione? Noi due, i principali uomini delle due città, siamo stati forse trascurati?»
In risposta, Allah rivelò i versetti della sūra az-Zukhruf,
Testo arabo
«Hanno detto: “Perché questo Corano non è stato fatto scendere su uno dei grandi uomini delle due città?”. Sono forse loro a distribuire la misericordia del tuo Signore? Nella vita terrena siamo Noi a distribuire tra loro i loro mezzi di sostentamento e a elevare alcuni di loro al di sopra di altri, affinché gli uni possano servirsi degli altri. Ma la misericordia del tuo Signore è migliore di ciò che essi accumulano.»
ʿUqba ibn Abī Muʿayṭ e Ubayy ibn Khalaf erano entrambi amici intimi. Una volta ʿUqba si sedette nell’assemblea del Messaggero di Allah e ascoltò le sue parole. Quando Ubayy lo seppe, andò da ʿUqba e gli disse: «Credi forse che io non sappia che ti sei seduto nell’assemblea di Muḥammad e hai ascoltato le sue parole?». Poi pronunciò un giuramento solenne e disse: «Se ti sei seduto nell’assemblea di Muḥammad e hai ascoltato le sue parole senza sputargli in faccia, allora per me sarà illecito guardare il tuo volto». La maledizione di Allah su ʿUqba! Quel miserabile eseguì davvero l’ordine di Ubayy, nemico di Allah.
A questo proposito Allah rivelò:
Testo arabo
«Nel Giorno in cui l’ingiusto si morderà le dita e dirà pentito: “Ahimè, se solo avessi seguito il Messaggero! Ahimè, se solo non avessi preso Tizio come amico intimo! Egli mi ha sviato dopo che mi era giunta la guida”. In verità, Satana è abilissimo nel degradare l’uomo.»
Un giorno Ubay ibn Khalaf si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, portando un vecchio osso ormai quasi completamente consumato, e disse: «O Muhammad, credi forse che Allah farà rivivere quest’osso ormai ridotto in rovina?». Poi lo sbriciolò sul palmo della mano, vi soffiò sopra e lo disperse verso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Sì, io affermo che Allah farà rivivere quest’osso e farà rivivere anche te dopo che sarai divenuto polvere, poi ti getterà nell’Inferno». A questo proposito Allah rivelò il versetto:
Testo arabo
«Egli propone un esempio riferito a Me e dimentica la propria creazione. Dice: “Chi darà vita a queste ossa quando saranno ormai consumate?”. Digli: “Darà loro vita Colui che le ha create la prima volta. Egli conosce ogni cosa della creazione. Egli è Allah, Colui che per voi ha prodotto il fuoco dall’albero verde, e voi accendete il vostro focolare con esso”». (Yāsīn)
Un giorno, mentre il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stava compiendo il tawāf attorno alla Kaʿba, Aswad ibn al-Muttalib ibn Khalaf e ʿĀṣ ibn Wāʾil al-Sahmī lo circondarono. Erano tutti anziani delle rispettive tribù. Dissero: «O Muhammad, vieni: noi adoreremo il tuo Allah e tu adorerai le nostre divinità. In questo modo parteciperemo reciprocamente alle rispettive pratiche. Se il tuo Signore è migliore delle nostre divinità, avremo ottenuto una parte della sua adorazione; e se le nostre divinità sono migliori del tuo Dio, anche tu avrai ottenuto una parte di esse». In risposta a ciò, Allah rivelò:
Testo arabo
«O Profeta, di’: “O miscredenti, io non adoro ciò che adorate voi; e voi non adorate Colui che adoro io. Io non adorerò ciò che adorate voi, né voi adorerete Colui che adoro io. A voi la vostra religione e a me la mia religione”». (Al-Kāfirūn)
Quando Allah menzionò l’albero di Zaqqūm per incutere timore ai miscredenti, Abū Jahl ibn Hishām disse: «O Quraysh, sapete qual è l’albero di Zaqqūm con cui Muhammad vi spaventa?». Risposero: «No». Allora disse: «Sono i datteri di Medina conservati con il burro. Giuro per Allah che, se avrò l’occasione di vivere a Medina, ne mangerò a sazietà». In merito a ciò, Allah rivelò:
Arabo *************
«L’albero di Zaqqum sarà il cibo del peccatore e ribollirà nel suo ventre come ribolle l’acqua bollente, al pari della feccia dell’olio.» (Ad-Dukhan)
In altre parole, riguardo a Zaqqum, la realtà non è quella che Abu Jahl continuava ad affermare.
Una volta, Walid ibn al-Mughira incontrò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cominciò a parlargli. Egli nutriva sempre più la speranza che Walid abbracciasse l’Islam. In quel momento giunse lì il Compagno cieco Ibn Umm Maktum. Cominciò a parlare con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli chiese di recitargli questo Corano. Al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la sua venuta e le sue parole parvero moleste, poiché non riusciva a dedicare sufficiente attenzione alla conversazione con Walid. Così la speranza che nutriva riguardo alla sua conversione all’Islam rischiò di svanire. Vedendo che le parole di Abd Allah ibn Umm Maktum cominciavano a diventare eccessive, si voltò infastidito e non gli prestò alcuna attenzione. Allora Allah l’Altissimo fece scendere su di lui:
Arabo *************
«Si accigliò e si distolse perché il cieco era venuto da lui. E tu sai: forse si sarebbe purificato o avrebbe accolto l’ammonimento, e l’ammonimento gli sarebbe stato utile. Quanto a colui che è indifferente, tu ti dedichi con grande attenzione a lui, sebbene non ti riguardi affatto che egli non si purifichi. E quanto a colui che è venuto correndo da te ed è timoroso del destino, tu mostri disinteresse verso di lui. No, in verità, questa è un’ammonizione: chi vuole, la accolga. È contenuta in scritti onorati, elevati e puri.» (Sura Abasa)
In altre parole, Allah dice: «Ti ho inviato come portatore di buone novelle e ammonitore per tutti, e non ti ho inviato per una persona specifica. Dunque non privare di ciò che desidera colui che lo desidera e non bramare colui che non lo desidera.»
Coloro che molestavano il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, proprio nei pressi della sua casa erano Abu Lahab, al-Hakam ibn Abi al-‘As, ‘Uqba ibn Abi Mu‘ayt, ‘Adi ibn Hamra as-Saqafi e Ibsul Asda al-Hadhali. Erano tutti suoi vicini. Nessuno di loro abbracciò l’Islam, a eccezione di al-Hakam ibn Abi al-‘As. Si tramanda che, quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregava, queste persone gli lanciassero addosso le interiora delle capre. Alcuni gettavano quelle interiora persino nelle pentole poste sul fuoco per cucinare nella sua casa. Alla fine il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu costretto a pregare nascosto dietro un muro. Quando gli gettavano addosso le interiora, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le infilzava sulla sommità di un bastone, usciva di casa, andava alla porta della casa degli interessati e diceva: «O clan di Abd Manaf, che genere di comportamento da vicini è questo?» Poi gettava quelle interiora per strada.»
Il ritorno degli emigranti dopo aver udito la notizia che gli abitanti della Mecca avevano abbracciato l’Islam in Abissinia
I Compagni del Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace, che erano emigrati in Abissinia, udirono che gli abitanti della Mecca avevano abbracciato l’Islam. Dopo averlo saputo, si misero in viaggio verso la Mecca. Quando giunsero nei pressi della città, scoprirono che ciò che avevano sentito, ossia che gli abitanti della Mecca avevano abbracciato l’Islam, non era vero. Perciò nessuno di loro entrò in città se non con la protezione di qualcuno degli abitanti della Mecca oppure di nascosto. In tutto, trentatré Compagni tornarono dall’Abissinia. Uthman ibn Maz’un entrò alla Mecca sotto la protezione di al-Walid ibn al-Mughira, mentre Abu Salama ibn Abd al-Asad entrò sotto la protezione di Abu Talib e di sua madre, Rabah bint Abd al-Muttalib.
La storia dell’annullamento del patto
Infine, un gruppo dei Quraysh prese l’iniziativa di annullare il patto che i Quraysh avevano sottoscritto allo scopo di tenere assediati Banu Hashim e Banu al-Muttalib nella gola. Il merito maggiore in questa vicenda spettò a Hisham ibn Amr, poiché era fratellastro uterino di Nadla ibn Hashim ibn Abd Manaf. Hisham si recava da Banu Hashim e Banu al-Muttalib, assediati, e portava loro viveri sul dorso dei cammelli. Giunto all’ingresso della gola, si toglieva l’elmo dalla testa e con esso colpiva con forza un lato dell’ingresso. Poi entrava nella gola. Tornava di nuovo e portava loro degli abiti. In questo modo forniva loro, in diversi momenti, le cose necessarie.
Un giorno Hisham si recò da Zuhayr ibn Abu Umayya ibn al-Mughira. Egli era figlio di Atiqa, figlia di Abd al-Muttalib, e gli disse: «O Zuhayr, tu vivi agiatamente, mangiando e vestendoti e godendo della compagnia di tua moglie e della tua famiglia, mentre sai bene dove e in quali condizioni si trovano i tuoi zii materni. Sono sottoposti al boicottaggio: nessuno commercia con loro né li sposa. Come puoi accettare una situazione simile? Giuro su Allah che, se fossero stati gli zii materni di Abu al-Hakam ibn Hisham (Abu Jahl) e tu gli avessi chiesto di boicottarli in questo modo, egli non avrebbe mai accolto la tua richiesta». Zuhayr disse: «Basta, è sufficiente. Non occorre aggiungere altro. Ascolta, Hisham: che cosa posso fare da solo? Se ci fosse un altro uomo con me, prenderei l’iniziativa di annullare questo patto». Hisham disse: «Ho già trovato un uomo». Zuhayr disse: «Chi è?». Hisham rispose: «Io stesso». Zuhayr disse: «Trova un altro uomo».
Hisham si recò da Mut’im ibn Adi e gli disse: «O Mut’im, se due uomini di Banu Abd Manaf morissero lentamente di fame, resteresti a guardare in silenzio quella scena per compiacere i Quraysh? Se continui a dare ai Quraysh un’opportunità simile, presto si scaglieranno anche contro di voi». Mut’im disse: «Ho capito. Che cosa posso fare da solo?». Hisham disse: «Hai già trovato un altro uomo». Mut’im chiese: «Chi è?». Hisham disse: «Sono io stesso». Mut’im disse: «Dobbiamo trovare un terzo uomo». Hisham disse: «Ho trovato anche un terzo uomo». Mut’im chiese: «Chi è?». Hisham rispose: «Zuhayr ibn Abu Umayya». Mut’im disse: «Trova un quarto uomo».
Allora si recò da Abu al-Bukhtari ibn Hisham e gli ripeté ciò che aveva detto a Mut’im. Abu al-Bukhtari disse: «Se intraprendiamo questa azione, avremo qualcuno che ci aiuti?». Hisham rispose: «Sì». Abu al-Bukhtari chiese: «Chi?». Hisham disse: «Zuhayr, Mut’im e io stesso». Abu al-Bukhtari disse: «Trova un quinto uomo».
Allora si recò da Zam’a ibn al-Aswad ibn al-Muttalib. Gli parlò della questione, menzionando la parentela e i diritti che lo legavano agli assediati. Zam’a disse: «C’è qualcun altro che sostiene l’azione alla quale mi inviti?». Hisham rispose: «Sì». Poi gli riferì tutto.
Dopodiché stabilirono una data per riunirsi ai piedi del monte chiamato Hajjun, sulle alture della Mecca. Giunto il momento, si radunarono là e decisero di dare inizio ai preparativi per annullare il patto. Zuhayr disse: «Mi farò personalmente promotore della questione e mi assumerò il compito di discuterne con tutti».
La mattina seguente andarono tutti a riunirsi nei luoghi d’incontro dei Quraysh. Zuhayr si presentò con un abito sfarzoso, fece sette giri attorno alla Kaʿba, poi si avvicinò alla folla riunita e disse: «O abitanti della Mecca, noi mangiamo e ci vestiamo, mentre i Banū Hāshim moriranno lentamente, stremati dall’assedio, senza che nessuno possa commerciare con loro: come può essere tollerato? Giuro su Allah, non mi fermerò prima di aver strappato questo patto che distrugge i legami e incita all’ingiustizia».
Abū Jahl, seduto in un angolo della Moschea Sacra, esclamò: «Stai mentendo. Giuro su Allah, non sarà strappato». Allora Zamʿa ibn al-Aswad disse: «Giuro su Allah, il più grande bugiardo sei tu. Quando questo patto fu scritto, noi non avevamo acconsentito a quella clausola». Abū al-Bukhtarī disse: «Zamʿa ha ragione. Non accettiamo né riconosciamo ciò che è stato scritto in questo patto». Mutʿim ibn ʿAdī disse: «Voi due avete ragione. Chi sostiene il contrario è un bugiardo. Dichiariamo davanti ad Allah la nostra estraneità a questo patto e respingiamo ciò che vi è scritto». Anche Hishām ibn ʿAmr disse parole simili. Dopo aver ascoltato tutto, Abū Jahl disse: «La questione è stata decisa nell’oscurità della notte e discussa altrove». Mentre Abū Jahl parlava, Abū Ṭālib era seduto in un angolo della moschea. Muṭʿim avanzò per strappare il documento del patto, ma, dopo averlo preso in mano, vide che le termiti avevano divorato l’intero documento, tranne le parole «Bismika Allāhumma» («Nel tuo nome, o Allah»).
Si narra che la mano di Manṣūr ibn ʿIkrima, lo scriba del patto, fosse rimasta paralizzata.
La vendita di un cammello ad Abū Jahl da parte di un uomo della tribù di Irāsh
Ibn Isḥāq dice: ʿAbd al-Malik ibn ʿAbd Allāh ibn Abū Sufyān al-Thaqafī, uomo dotato di una memoria prodigiosa, mi ha riferito:
Un uomo della tribù di Irāsh giunse una volta alla Mecca con un suo cammello. Abū Jahl acquistò il cammello da lui, ma cominciò a tergiversare riguardo al pagamento.
L’uomo di Irāsh, non sapendo più a chi rivolgersi, si recò a un’assemblea dei Quraysh. Rivolgendosi a tutti i presenti, disse: «O Quraysh, qualcuno di voi può riscuotere per me il mio credito da Abū al-Ḥakam ibn Hishām?
«Vedete, sono un viandante forestiero. Approfittando della mia debolezza, egli tergiversa nel pagarmi quanto mi deve.» In quel momento, in un angolo della moschea, era seduto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. I Quraysh presenti indicarono loro il Messaggero di Allah e dissero: «Vedete quell’uomo seduto laggiù? Andate da lui e parlate con lui. Vi farà pagare quanto vi è dovuto.» In realtà lo dicevano per deriderlo. Non ignoravano l’ostilità che esisteva tra Abū Jahl e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Il venditore di cammelli al-ʿIrāshī si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli disse: «O servo di Allah, Abū al-Ḥakam ibn Hishām, forte della sua arroganza, tergiversa nel pagarmi quanto mi deve. Sono un viandante forestiero. Ho chiesto a queste persone chi potesse farmi ottenere il mio diritto; tutti mi hanno indicato voi. Fatevi dare da lui quanto mi deve. Che Allah vi accordi la Sua misericordia.»
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Vieni con me.» Detto questo, si incamminò portandolo con sé. Quando i Quraysh lo videro andare con quell’uomo, mandarono qualcuno a seguirli e gli dissero: «Vai a vedere che cosa fa Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.»
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò a casa di Abū Jahl. Arrivato, bussò alla porta. Quello chiese dall’interno: «Chi è?» Egli rispose: «Sono Muḥammad, esci un momento!» Quello uscì subito. Era come se l’anima gli stesse per uscire dal corpo per la paura, e il suo volto era diventato pallido. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli disse: «Paga a quest’uomo quanto gli devi.» Egli rispose immediatamente: «Va bene, aspetta un momento e gli pagherò quanto gli devo.» Detto questo, entrò in casa. Poco dopo uscì e pagò al venditore di cammelli quanto gli spettava.
Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornò indietro e disse al venditore di cammelli: «Ora torna ai tuoi affari.» Questi si recò all’assemblea dei Quraysh e disse ai presenti: «Che Allah gli conceda la migliore ricompensa. Mi ha fatto pagare quanto mi era dovuto.» Poi disse all’uomo che avevano mandato a seguirli: «Ehi, che cosa hai visto?» Egli rispose: «È stato uno spettacolo straordinario! Non ha dovuto fare nulla. È andato semplicemente a bussare alla porta, e quello è uscito subito, come terrorizzato. Gli ha detto: “Paga a quest’uomo quanto gli devi.” Quello ha risposto: “Va bene, aspetta un momento. Glielo pago subito.” Detto questo, è entrato e ha portato immediatamente il denaro, pagandogli quanto gli doveva.» Poco dopo, quando Abū Jahl arrivò lì, tutti gli dissero: «Che cosa è successo? Che cos’hai? Non ti abbiamo mai visto fare una cosa simile a quella che hai fatto oggi!» Abū Jahl disse: «È vero che Muḥammad non ha fatto altro che bussare alla mia porta. Mi sono spaventato non appena ho udito la sua voce e subito sono comparso davanti a lui. Ho visto sopra la sua testa un cammello dall’aspetto terrificante. Non avevo mai visto un cammello con una gobba, un collo e denti come quelli. Per Allah, se mi fossi rifiutato, di certo mi avrebbe divorato.»
L’Isrāʾ, ossia il viaggio notturno
Una notte il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu condotto dalla Moschea Sacra alla Moschea al-Aqṣā, cioè a Bayt al-Maqdis. [33. Suhaylī dice: alcuni hanno riferito che l’evento ebbe luogo un anno prima dell’Egira a Medina.] In quel periodo l’Islam si era diffuso ampiamente tra i Quraysh e tra gli appartenenti alle altre tribù. ʿAbd Allāh ibn Masʿūd riferiva che al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu portato il Burāq. Era un animale quadrupede. Anche i profeti precedenti venivano fatti cavalcare su questo animale. Era tanto veloce che posava gli zoccoli là dove arrivava lo sguardo. Egli lo cavalcò e il suo compagno, Jibrīl, partì con lui. Proseguì osservando innumerevoli segni del cielo e della terra, finché giunse a Bayt al-Maqdis e vi si fermò. Lì vide una grande assemblea di profeti, tra i quali vide anche Ibrāhīm, Mūsā e ʿĪsā, che la pace sia su di loro. Pregò con tutti loro in congregazione. Poi gli furono portati tre recipienti: uno contenente acqua, uno vino e uno latte. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Dopo che quei tre recipienti furono posti davanti a me, udii qualcuno dire: “Se Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, prende il recipiente pieno d’acqua, si smarrirà e anche la sua comunità annegherà. Se prende il recipiente del vino, si smarrirà e anche la sua comunità si smarrirà. Se prende il recipiente del latte, egli e la sua comunità saranno guidati sulla retta via.”» Udite queste parole, presi il recipiente del latte e ne bevvi. Allora Jibrīl, che la pace sia su di lui, mi disse: «O Muḥammad, tu sei stato guidato sulla retta via, e anche la tua comunità.»
Riferito da Ḥasan. Egli disse che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, raccontò: «Stavo dormendo presso la Pietra Nera, quando improvvisamente arrivò Jibrīl. Mi diede un pizzicotto. Mi alzai a sedere, ma, non vedendo nulla, mi sdraiai di nuovo. Egli tornò e mi diede ancora un pizzicotto. Mi alzai di nuovo a sedere e, non vedendo nulla, mi sdraiai nuovamente. Venne per la terza volta e mi diede di nuovo un pizzicotto. Questa volta, appena mi fui messo a sedere, mi afferrò per il braccio e mi tirò. Là vidi un animale bianco, di forma intermedia tra un mulo e un asino. Aveva due ali sulle cosce. Con l’aiuto delle ali muoveva le zampe e poneva gli zoccoli al limite estremo della vista. Mi fece salire su quell’animale e partì portandomi con sé. Procedemmo fianco a fianco, tanto vicini che nessuno dei due potesse perdere l’altro.» Ḥasan prosegue il suo racconto: poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, continuò il viaggio, e anche Jibrīl proseguì con lui. Giunti a Bayt al-Maqdis, si fermarono. Lì videro un gruppo di profeti riuniti; tra loro erano presenti anche Ibrāhīm, Mūsā e ʿĪsā, che la pace sia su di loro. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, guidò la preghiera in qualità di imām. Poi gli furono portati due recipienti: uno contenente vino e l’altro latte. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, prese il recipiente pieno di latte, ne bevve un po’ e rifiutò quello pieno di vino. Vedendo ciò, Jibrīl disse: «O Muḥammad, tu stesso sei stato guidato sulla via dell’Islam, e anche la tua comunità è stata guidata sulla via dell’Islam. Il vino è stato reso illecito per voi.» Dopo ciò, egli riportò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, alla Mecca. La mattina seguente egli si recò dai Quraysh e raccontò loro l’accaduto della notte. La maggior parte della gente, dopo averlo ascoltato, disse: «Per Allah, è una cosa straordinaria e incredibile. Dalla Mecca partono molte carovane dirette in Siria. Impiegano un mese per andare e un mese per tornare. E Muḥammad ha percorso una distanza così grande in una sola notte, andando là e tornando poi alla Mecca!»
Hasan (che Allah si compiaccia di lui) racconta: «Dopo aver udito questo episodio, molti musulmani abbandonarono l’Islam. La gente andò da Abu Bakr (che Allah si compiaccia di lui) e gli disse: “O Abu Bakr, credi al tuo amico? Egli dice di essere andato la notte scorsa a Bayt al-Maqdis, di avervi pregato e poi di essere tornato alla Mecca!”»
Abu Bakr disse: «Voi lo smentite?» Tutti risposero: «Sì, ecco, la gente seduta nella moschea sta dicendo proprio questo». Abu Bakr (che Allah si compiaccia di lui) disse: «Giuro per Allah, se lo ha detto, ha detto soltanto la verità. Che cosa trovate di così sorprendente? Egli mi dice che riceve rivelazioni da Allah. La rivelazione giunge dal cielo alla terra in un solo istante. E io credo anche a questa sua affermazione. Ciò è ancora più straordinario dell’episodio per il quale vi state strabuzzando gli occhi». Poi si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli chiese: «O Profeta di Allah, hai detto alla gente di aver visitato Bayt al-Maqdis la notte scorsa?» Egli rispose: «Sì». Abu Bakr (che Allah si compiaccia di lui) disse: «O Messaggero di Allah, descrivimi l’aspetto di Bayt al-Maqdis, poiché io vi sono stato». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «In quel momento Bayt al-Maqdis fu innalzata davanti a me e io la osservai». Quindi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cominciò a descriverne l’aspetto ad Abu Bakr (che Allah si compiaccia di lui). Ascoltandolo, Abu Bakr (che Allah si compiaccia di lui) continuava a dire: «Hai detto la verità. Attesto che sei senza dubbio il Messaggero di Allah». Quando ebbe terminato la descrizione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse ad Abu Bakr: «O Abu Bakr, tu sei as-Siddiq». Quel giorno gli conferì il titolo di as-Siddiq, cioè «il Sommamente Veritiero».
Saʿid ibn al-Musayyab (che Allah abbia misericordia di lui) racconta: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, descrisse ai suoi Compagni la conformazione fisica dei profeti Abramo, Mosè e Gesù, pace su tutti loro. Li aveva visti quella notte. Disse: “Per conformazione fisica, il profeta Abramo (su di lui la pace) è quello che più somiglia al vostro compagno, cioè allo stesso Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Mosè, pace su di lui, era un uomo dalla carnagione bruna, alto, esile, con il naso prominente e di bell’aspetto. Sembrava appartenere alla tribù di Shanūʾa. Gesù (su di lui la pace) era di statura media, rubicondo, con capelli morbidi e lisci e numerosi nei sul volto. Sembrava che gocce d’acqua stillassero dai suoi capelli, come se fosse appena uscito dal bagno dopo essersi lavato. Tra voi, era ʿUrwa ibn Masʿud ath-Thaqafi quello che gli somigliava di più nella conformazione fisica”».
L’episodio del Miʿraj
Ibn Ishaq dice: ho appreso da una fonte attendibile che Abu Saʿid al-Khudri, che Allah si compiaccia di lui, disse: «Ho udito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: “Quando furono concluse le cerimonie di Bayt al-Maqdis, davanti a me fu portata la scala per l’ascensione ai cieli superiori. Non avevo mai visto nulla di più bello. Quando giunge il momento della morte, l’uomo vede proprio questa scala e la fissa con gli occhi spalancati. Il mio compagno, Gabriele, mi fece salire su quella scala e, conducendomi con sé, si fermò presso una porta del cielo. Questa porta è chiamata Bāb al-Ḥafāẓa, ossia la porta dei custodi. Qui è in servizio un angelo di nome Ismāʿīl. Sotto il suo comando vi sono dodicimila angeli, e ciascuno di questi angeli ha a sua volta sotto il proprio comando altri dodicimila angeli.”» Nel narrare questo hadith, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitò questo versetto del Corano,
Arabo
«Nessuno conosce le schiere del tuo Signore all’infuori di Lui.» (Sura al-Muddaththir)
«Poi, quando mi ebbe fatto entrare con sé, quell’angelo domandò: “O Gabriele, chi è costui?”. Egli rispose: “È Muhammad”. L’angelo domandò nuovamente: “È forse un profeta?”. Gabriele rispose: “Sì”. Poi pregò per il mio bene».
Dopo essere entrato nel primo cielo, vidi un uomo seduto. Davanti a lui venivano portate le anime di tutti i morti. Quando ne arrivava qualcuna, egli si rallegrava molto e diceva lodandola: «Questa è un’anima pura, uscita da un corpo puro». Quando invece ne arrivava un’altra, mostrava disgusto sul volto e diceva: «Ah! Questa è un’anima impura, uscita da un corpo contaminato dal peccato». Chiesi a Gabriele: «O Gabriele, chi è costui?». Gabriele rispose: «È tuo padre Adamo (pace su di lui). Davanti a lui vengono portate le anime dei suoi discendenti. Quando vede l’anima di un credente, si rallegra e dice: “Questa è un’anima pura, uscita da un corpo puro”. Quando invece vede l’anima di un miscredente, grida, la detesta e, disgustato, dice: “Questa è un’anima malvagia, uscita da un corpo peccatore”».
Poi vidi alcune persone. Le loro labbra erano come quelle dei cammelli e stringevano nei pugni piccoli frammenti di pietra ardenti e incandescenti. Se li infilavano in bocca e, subito dopo, essi uscivano dall’ano. Chiesi: «O Gabriele, chi sono costoro?». Egli rispose: «Sono coloro che si appropriano ingiustamente dei beni degli orfani».
Poi vidi altre persone. Non avevo mai visto ventri così orribili come i loro. Vidi che si trovavano sulla strada attraverso la quale i seguaci del Faraone venivano condotti all’Inferno. [34. Il Corano menziona che i seguaci del Faraone subiranno il più duro castigo dell’Inferno.] Si agitavano come cammelli tormentati dalla sete. I seguaci del Faraone diretti all’Inferno li calpestavano, eppure essi non avevano la forza nemmeno di spostarsi un poco da quel luogo. Chiesi: «O Gabriele, chi sono costoro?». Egli rispose: «Sono gli usurai».
Poi vidi un altro gruppo di persone. Davanti a loro c’era carne pregiata e ben nutrita, mentre accanto vi era carne cattiva, emanante un fetore nauseabondo. Eppure, lasciando la carne buona, mangiavano quella cattiva. Chiesi: «O Gabriele, chi sono costoro?». Egli rispose: «Sono coloro che, pur avendo una moglie lecita, si avvicinano a donne proibite».
Poi vidi alcune donne appese, con corde legate ai seni. Chiesi: «O Gabriele, chi sono costoro?». Egli rispose: «Sono quelle donne che, attraverso la fornicazione, fanno entrare tra i figli del marito un figlio generato da un altro uomo».
Poi mi fece salire al secondo cielo. Là incontrai i due cugini materni Gesù (pace su di lui) e Yahya ibn Zakariyya (pace su di lui).
Poi Gabriele (pace su di lui) mi fece salire al terzo cielo. Là vidi un uomo. Il suo volto risplendeva come la luna piena. Dissi: «O Gabriele, chi è costui?». Egli rispose: «È Giuseppe (pace su di lui), figlio di Giacobbe (pace su di lui)».
Poi salii al quarto cielo e là vidi un altro uomo. Gabriele mi informò che era Idris (pace su di lui). Poi salii al quinto cielo. Là vidi un vecchio dai capelli bianchi e dalla lunga barba. Non avevo mai visto un vecchio così bello. Chiesi: «O Gabriele, chi è costui?». Egli rispose: «È Aronne ibn Imran (pace su di lui), amato dal suo popolo!». Poi giunsi al sesto cielo. Là vidi un uomo alto, dalla carnagione bruna e dal naso lungo, simile a un uomo della tribù di Shanua. Dissi: «O Gabriele, chi è costui?». Gabriele rispose: «È tuo fratello Mosè ibn Imran (pace su di lui)».
Poi mi fece ascendere al settimo cielo. Lì vidi un anziano seduto su una sedia presso la porta di Bayt al-Ma’mur. Il vostro compagno, cioè Muhammad (sallallahu alayhi wa sallam), gli somiglia più di chiunque altro. Ogni giorno settantamila angeli entrano a Bayt al-Ma’mur e non vi fanno più ritorno. E così continuerà fino al Giorno della Resurrezione. Domandai: «Chi è costui?». Egli rispose: «È vostro padre Ibrahim (pace su di lui)».
Poi mi condusse in Paradiso. Lì vidi una giovane di straordinaria bellezza, dalle labbra leggermente scure. Le domandai: «Per chi sei?». Rispose: «Per Zayd ibn Haritha». Il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) comunicò questa lieta novella a Zayd ibn Haritha.
Il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Poi tornai indietro. Durante il viaggio incontrai Musa ibn Imran (pace su di lui). In verità, egli è uno dei vostri migliori amici. Mi domandò: “Quante preghiere sono state rese obbligatorie per te?”. Risposi: “Cinquanta ogni giorno”. Musa disse: “Ascolta, la preghiera è un compito molto gravoso e la tua ummah è assai debole. Torna da Allah e chiedigli di rendere più lieve il dovere della tua ummah”. Tornai da Allah e Gli chiesi di rendere più lieve il dovere per me e per la mia ummah. Allah ridusse di dieci le preghiere. Poi tornai indietro e incontrai nuovamente Musa. Egli mi disse ancora le stesse cose. Tornai di nuovo da Allah e Gli chiesi di ridurre le preghiere. Allah ne ridusse altre dieci. Così egli continuò a consigliarmi».
Ogni volta che tornavo da lui, diceva: «Va’ e chiedigli di ridurle ancora». Continuando a ridurle in questo modo, rimasero cinque preghiere al giorno. Anche questa volta, quando tornai da Musa (pace su di lui), egli mi consigliò di farle ridurre ulteriormente. Risposi: «Sono già tornato molte volte da Allah e Gli ho chiesto di ridurle. Mi vergogno, perciò non posso tornare di nuovo».
Pertanto, chi compirà queste cinque preghiere quotidiane con fede e devozione riceverà la ricompensa delle cinquanta preghiere obbligatorie».
La morte di Abu Talib e Khadija
Poi, nello stesso anno, morirono Abu Talib e Khadija (che Allah sia soddisfatto di lei). In seguito, sul Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) si abbatterono calamità e avversità una dopo l’altra. Khadija (che Allah sia soddisfatto di lei) era per lui una consigliera di straordinaria sincerità. Egli le confidava tutte le proprie sofferenze e difficoltà. Suo zio Abu Talib, invece, era per lui un sostegno e uno scudo: contrastava le persecuzioni dei Quraysh e gli offriva il massimo appoggio. Khadija e Abu Talib morirono tre anni prima dell’Egira a Medina.
Dopo la morte di Abu Talib, i Quraysh cominciarono a perseguitare il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) in un modo che non avevano osato adottare durante la vita di Abu Talib. Un giorno, persino un individuo dei Quraysh, estremamente vile e sconsiderato, gli sbarrò la strada e gli gettò della polvere sulla testa. Il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) tornò a casa con la polvere addosso. Vedendo ciò, una delle sue figlie accorse e, piangendo, gli ripulì la testa dalla polvere. Allora il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) le disse: «Figlia mia, non piangere! Allah proteggerà tuo padre». A questo punto disse: «Prima della morte di Abu Talib, i Quraysh non erano riusciti a trattarmi male in alcun modo».
Quando Abū Ṭālib si ammalò e la sua malattia giunse allo stadio terminale, un giorno i Quraysh si consultarono dicendo: «La sua malattia è ormai grave; Ḥamza e ʿUmar hanno abbracciato l’Islam e l’Islam si è diffuso fra tutte le tribù dei Quraysh. In queste circostanze dovremmo andare da Abū Ṭālib. Dovremmo recarci da lui e, con la sua mediazione, stipulare un accordo con Muḥammad. Altrimenti, i suoi sostenitori potrebbero arrivare a impadronirsi persino dei nostri beni». ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās riferì: «ʿUtba e Shayba ibn Rabīʿa, Abū Jahl, Umayya ibn Khalaf, Abū Sufyān ibn Ḥarb e altri importanti capi dei Quraysh si presentarono da Abū Ṭālib. Gli dissero: “O Abū Ṭālib, non ti è ignoto quanto tu sia onorato ai nostri occhi. Oggi sei afflitto da una grave malattia e temiamo per la tua vita. Conosci anche la natura del rapporto che abbiamo con tuo nipote. Chiamalo dunque e, prima della tua morte, concludi per noi un accordo con lui. Ottieni da noi una promessa riguardo a lui e ottieni da lui una promessa riguardo a noi, affinché noi non commettiamo eccessi contro di lui e lui non li commetta contro di noi. Noi non interferiremo con lui né con la sua religione, ed egli non interferirà con noi né con la nostra religione”».
Abū Ṭālib mandò a chiamare il Messaggero di Allah, che venne da lui. Gli disse: «Nipote mio, costoro sono i capi della tua comunità. Sono venuti per ottenere da te una parola e, in cambio, offrirti una promessa». Il Messaggero di Allah disse: «Sì, se accetterete da me una sola parola, diventerete padroni di tutta l’Arabia e tutti i popoli non arabi si sottometteranno a voi». Abū Jahl disse: «Bene! Allora, invece di una, sono disposto ad accettarne anche dieci». Il Messaggero di Allah disse: «Dichiarate che non vi è altra divinità all’infuori di Allah e cessate di adorare tutte le altre divinità che adorate». Udendo ciò, tutti si misero ad applaudire. Poi dissero: «Ebbene, Muḥammad, vuoi forse che adoriamo una sola divinità al posto di tutte le altre? Questa è una tua idea assurda». Quindi cominciarono a dirsi l’un l’altro: «Vedete, quest’uomo non vi darà mai ciò che vi aspettate da lui. Andatevene dunque e continuate a seguire la religione dei vostri padri, finché non giunga il giudizio di Allah riguardo a lui e a voi».
Quando tutti se ne furono andati, Abū Ṭālib disse al Messaggero di Allah: «Nipote mio, mi sembra che tu non abbia chiesto loro nulla di ingiusto».
Udendo queste parole dalla bocca di Abū Ṭālib, nel cuore del Messaggero di Allah si accese la speranza che egli abbracciasse l’Islam. Perciò continuò a insistere presso Abū Ṭālib, dicendogli: «Zio, pronuncia una sola volta questa formula. Allora, nel Giorno della Resurrezione, mi sarà concesso intercedere per te».
Vedendo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, così desideroso, Abū Ṭālib disse: «Nipote mio, dopo la mia morte tu, i tuoi fratelli e le tue sorelle sarete umiliati, e i Quraysh penseranno che io abbia abbracciato la fede soltanto per paura della morte. Se non fosse per questo timore, reciterei la formula della fede e abbraccerei la fede. Ti dico tutto questo soltanto per renderti felice».
Poi, quando si avvicinò l’ora della morte di Abū Ṭālib, ʿAbbās lo vide muovere le labbra. Accostò l’orecchio alla sua bocca. Quindi disse al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «Nipote mio, mio fratello ha recitato la formula della fede che gli avevi chiesto di recitare». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Non ho udito».
ʿAbdullāh ibn ʿAbbās (che Allah si compiaccia di lui) disse: riguardo agli uomini dei Quraysh che si recarono da Abū Ṭālib, Allah l’Altissimo rivelò questo versetto:
Testo arabo
«Ṣād. Per il Corano colmo di ammonimenti! Eppure sono i miscredenti a essere immersi nell’orgoglio e nell’ostinazione. Quante generazioni abbiamo distrutto prima di loro! Allora essi gridarono, ma non vi fu più alcuna possibilità di salvarsi. Costoro si sono meravigliati che sia sorto tra loro un ammonitore, e i miscredenti hanno detto: “Costui è certamente un mago, un bugiardo. Ha forse sostituito tutti gli dèi con un solo Dio? Questa è davvero una cosa straordinaria!”. I loro capi se ne andarono dicendo: “Andate avanti e rimanete saldi nei confronti delle vostre divinità. In verità, questa cosa ha certamente uno scopo. Non abbiamo mai sentito parlare di una cosa simile da parte di alcuna religione dei tempi recenti. Certamente non è altro che un’invenzione”». (Sura Ṣād)
Con “la religione dei tempi recenti” si intende il cristianesimo, i cui seguaci dicevano che Allah è il terzo di tre. In seguito, Abū Ṭālib morì.
Ricorrere alla tribù dei Banū Thaqīf nella speranza di ottenere aiuto
Dopo la morte di Abū Ṭālib, i Quraysh iniziarono a perseguitare duramente il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cosa che non avevano potuto fare finché suo zio Abū Ṭālib era in vita. Perciò egli si recò a Ṭā’if, presso la tribù dei Banū Thaqīf, nella speranza di ricevere aiuto e sostegno per contrastare le persecuzioni dei Quraysh. Sperava che forse avrebbero abbracciato l’Islam, e per questo vi si recò da solo.
Giunto a Ṭā’if, si recò dai tre uomini più importanti della tribù dei Banū Thaqīf. Erano tre fratelli: ʿAbd Yālīl, Masʿūd e Ḥabīb. Il loro padre si chiamava ʿAmr ibn ʿUmayr. Uno di loro aveva sposato una donna appartenente alla discendenza del sottoclan Banū Jumāḥ della tribù dei Quraysh. Sedutosi presso di loro, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, li invitò ad accettare l’Islam e chiese loro di aiutarlo a diffonderlo. Chiese loro di sostenerlo contro l’opposizione dei Quraysh. Uno di loro disse: «Se Allah ti ha inviato come Messaggero, allora faccia pure rimuovere da Lui il rivestimento della Kaʿba». [Il significato sembra essere che, poiché egli era stato inviato come Messaggero, il prestigio della Kaʿba fosse stato compromesso. Secondo loro, infatti, era irragionevole che fosse stato scelto come Messaggero un uomo indifeso come lui. — Traduttore] Un altro disse: «Allah non ha trovato nessun altro, oltre a te, da nominare Messaggero?». Il terzo disse: «Non ti rivolgerò affatto la parola. Se sei davvero un Messaggero, come sostieni, sarebbe pericoloso cercare di contraddire le tue parole; e se sei un bugiardo, allora non sarebbe opportuno parlare con te». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si alzò e se ne andò senza aggiungere altro. Prima di congedarsi, li pregò dicendo: «Poiché non avete accettato il mio invito, non riferite a nessun altro ciò che vi ho detto». Lo fece per timore che divulgassero le sue parole tra la gente e la incitassero contro di lui. Essi però non rispettarono la sua richiesta. Al contrario, aizzarono contro di lui gli ignoranti, gli stolti e gli schiavi della tribù. Questi accorsero da ogni parte insultando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e facendo un gran baccano. Una grande folla lo circondò. Egli fu costretto a rifugiarsi nel frutteto cinto da mura appartenente ai due fratelli ʿUtba e Shayba ibn Rabīʿa. In quel momento i due fratelli si trovavano proprio nel frutteto. Gli uomini della tribù dei Thaqīf che lo avevano inseguito allora tornarono indietro.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, andò a sedersi all’ombra di una vite. ʿUtba e Shayba avevano assistito fino a quel momento, in silenzio, alle indicibili angherie inflittegli dagli abitanti di Ṭā’if. Nel frattempo, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, incontrò quella donna del sottoclan dei Quraysh. Le disse: «Hai visto come i tuoi cognati si sono comportati con me?»
Poi, dopo essersi un po’ calmato, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rivolse ad Allah la seguente supplica:
Testo arabo
«O Allah, presso di Te io imploro aiuto per la mia debolezza, la mia incapacità, la mancanza di mezzi e di saggezza, nonché per la mia insignificanza e il disprezzo e l’indifferenza che la gente mostra nei miei confronti. O Misericordioso per eccellenza, Tu sei il Signore dei deboli e degli emarginati. Tu sei anche il mio Signore. Nelle mani della misericordia e della compassione di chi mi abbandoni? In quelle dell’estraneo che mi tratta crudelmente, o in quelle del nemico che, trattandomi crudelmente, è diventato influente e potente contro di me? Se mi concedi sollievo e sicurezza, ciò sarà senza dubbio per me motivo di conforto. Cerco rifugio nella Tua luce, al cui apparire tutte le tenebre vengono rischiarate e grazie alla quale vengono risolti tutti i problemi di questo mondo e dell’Aldilà. Sono pronto ad accettare a capo chino ogni Tuo rimprovero. Senza il Tuo aiuto non è possibile ottenere forza e capacità in alcun altro modo.»
Vedendo la condizione così penosa del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e le persecuzioni che aveva subito fino a quel momento, i due fratelli Utba e Shayba si turbarono, ricordando il legame di parentela che li univa a lui. Addas eseguì l’ordine. Prese il recipiente pieno d’uva, lo depose davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli disse: «Mangia». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, iniziò a mangiare pronunciando la basmala.
Addas, guardando il volto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Non ho mai sentito la gente di questo paese pronunciare queste parole», cioè la basmala. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O Addas, di quale paese sei? E qual è la tua religione?». Egli rispose: «Sono cristiano. Sono originario di Ninive». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Egli è mio fratello. Era un profeta, e anch’io sono un profeta». Non appena udì queste parole, Addas si chinò verso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e cominciò a baciargli la testa, le mani e i piedi.
Vedendo questa scena, i due figli di Rabi’a si dissero l’un l’altro: «Ehi! A quanto pare ha corrotto il ragazzo». Addas tornò da Utba e Shayba. Essi gli dissero: «Che ti è successo, Addas, perché hai baciato la testa, le mani e i piedi di quell’uomo?». Egli rispose: «O miei padroni, sulla terra non c’è nessuno migliore di lui. Mi ha rivelato una cosa che nessuno, eccetto un profeta, può conoscere». Essi dissero: «Addas, che sciocchezze stai dicendo! Non abbandonare la tua religione lasciandoti sedurre da lui, perché la tua religione è migliore della sua».
La storia dei jinn di Nasibin
Deluso dai Banu Thaqif, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì da Ta’if per tornare alla Mecca. Lungo il cammino, giunto nella valle di Nakhlah [nome di due valli situate a due giorni e due notti di distanza dalla Mecca. Una si chiama Nakhlat al-Yamaniyya e l’altra Nakhlat al-Shamiyya], pregava nel cuore della notte. In quel momento, sette jinn di Nasibin stavano passando da quel luogo. Udirono la recitazione del Corano da parte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Terminata la preghiera, tornarono a Nasibin [una città o località di Abbar, sulla strada da Mosul verso la Siria] e trasmisero il messaggio del Corano alla loro gente, nel quale avevano creduto non appena lo avevano ascoltato lungo il cammino. Nel Corano sacro, nelle sure al-Jinn e al-Ahqaf, Allah ha narrato al Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la storia di questi jinn. Alcuni versetti della sura al-Ahqaf recitano: «Ricorda quando indirizzai verso di te una schiera di jinn affinché ascoltassero il Corano. Quando giunsero, si dissero l’un l’altro: “Ascoltate in silenzio”. Terminato l’ascolto del Corano, tornarono dalla loro gente per ammonirla. Dissero: “O nostra gente, abbiamo ascoltato la recitazione di un Libro rivelato dopo Mosè, a conferma del suo Libro (la Torah), e guida verso la verità e la retta via. O nostra gente, rispondete all’invito di colui che chiama ad Allah e credete in Lui: Egli vi perdonerà i vostri peccati e vi salverà dal castigo doloroso”».
Nella sura al-Jinn, l’Altissimo Allah ha detto: «O Profeta, di’: “Mi è stato rivelato che un gruppo di jinn ha ascoltato il messaggio del Corano”»…. L’intera sura è così colma di riferimenti ai jinn.
Il Messaggero di Allah si recò presso tutte le tribù per trasmettere l’invito all’Islam
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse alla Mecca. Con l’eccezione di un piccolo gruppo di persone deboli che avevano già creduto in lui, l’intera comunità dei Quraysh era diventata la sua più accanita nemica. In tale situazione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò dai membri delle varie tribù giunti alla Mecca durante il pellegrinaggio. Li invitò ad Allah e disse: «Io sono il Profeta inviato da Allah a voi. Sostenetemi e proteggetemi dall’oppressione; allora vi esporrò e vi spiegherò il messaggio che Allah mi ha inviato».
Rabi‘a ibn ‘Abbad narra:
Allora ero appena diventato giovane. Ero andato a Mina con mio padre. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recava negli accampamenti delle diverse tribù arabe giunte da fuori della Mecca e pronunciava discorsi come il seguente: «O discendenti di questo e di quello, io sono il Messaggero inviato da Allah a voi. Allah vi ha ordinato di adorare soltanto Lui e di non associare a Lui nessuno. Vi ha proibito di adorare questi idoli. Vi ha ordinato di sostenermi, di credere in me, di proteggermi dall’oppressione, affinché io possa trasmettervi il messaggio di Allah». In quel momento, dietro di lui lo seguiva un uomo dagli occhi strabici, con due ciocche di capelli arruffati sul capo e vestito con abiti della regione di ‘Adn. Ogni volta che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, terminava il suo discorso di invito, quello diceva subito: «O discendenti di questo e di quello, quest’uomo, Muhammad, vi sta dicendo di abbandonare l’adorazione di al-Lat e al-‘Uzza e di rinunciare all’alleanza con i Banu Malik ibn Uqaysh. Uqaysh significa un cammello non domato che fugge impaurito alla vista di qualsiasi cosa. I Banu Malik ibn Uqaysh sono una tribù di jinn. Sta cercando di sviare la gente avanzando una pretesa nuova e fuorviante. Il suo invito conduce proprio in quella direzione. Non ascoltatelo e non seguitelo». Chiesi a mio padre: «Chi è l’uomo che insegue Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cercando di confutare il suo invito?». Egli rispose: «È suo zio, Abu Lahab, ‘Abd al-‘Uzza ibn ‘Abd al-Muttalib».
Ibn Ishaq disse: Ibn Shihab al-Zuhri mi ha riferito che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò personalmente in ogni accampamento dei membri della tribù dei Kinda e li invitò alla religione di Allah. Tuttavia, tutti, compreso il loro capo Mulayh, lo respinsero.
Si recò anche dai membri della tribù dei Banu ‘Amir ibn Sa‘sa‘a, li invitò ad Allah e si offrì a loro. In risposta, un uomo di nome Bayhara ibn Firas disse: «Se riuscissi ad avere con me questo giovane dei Quraysh, con il suo aiuto potrei conquistare l’intera terra d’Arabia». In seguito ebbe con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il seguente dialogo:
Bayhara: «Ebbene, se obbedissimo a te e ti aiutassimo nella tua missione, e poi Allah ti concedesse la vittoria, ci affideresti il potere e l’autorità?»
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «Il potere e l’autorità sono nelle mani di Allah. Egli li concede a chi vuole».
Bayhara: «Allora, che senso avrebbe esporci davanti all’intera nazione araba soltanto per te? Se tu vincessi, il potere passerebbe nelle mani di altri; non abbiamo alcun motivo per associarci a questa tua missione».
Anche la tribù dei Banū ʿĀmir lo respinse in questo modo. Al termine del pellegrinaggio, la gente lasciò Mecca e si mise in viaggio verso le proprie regioni. Anche i membri della tribù dei Banū ʿĀmir tornarono dal loro popolo e si recarono da un uomo molto anziano della tribù. A causa della vecchiaia, egli non poteva recarsi al pellegrinaggio. Ogni anno, al ritorno dal pellegrinaggio, andavano da quel vecchio e gli raccontavano ciò che era accaduto. Anche quell’anno, quando tornarono, il vecchio domandò loro che cosa fosse successo durante il loro pellegrinaggio. Essi risposero: «Questa volta è venuto da noi un giovane dei Quraysh. Un altro uomo della tribù dei Banū ʿAbd al-Muṭṭalib lo seguiva. Quel giovane sostiene di essere un profeta. Ci ha chiesto di proteggerlo dalle persecuzioni, di sostenerlo e di condurlo nella nostra regione». Udendo ciò, il vecchio portò entrambe le mani sulla propria testa e disse: «O Banū ʿĀmir, riflettete se sia possibile recuperare ciò che avete perduto. Infatti, nessun discendente di Ismāʿīl ha mai falsamente preteso di essere un profeta. Per Allah, ciò che quel giovane ha detto è assolutamente vero. Non siete riusciti a prendere una decisione corretta?»
ʿAbd Allāh ibn Kaʿb raccontò: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò anch’egli presso l’accampamento della tribù dei Banū Ḥanīfa, incontrò i suoi membri, trasmise loro l’invito alla religione di Allah e li esortò a sostenerlo. Ma essi lo respinsero nel modo più spregevole».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, continuò a svolgere la sua missione in questo modo. Ogni volta che alcune persone si riunivano a Mecca in occasione del pellegrinaggio o per qualsiasi altro motivo, egli si recava da loro. Così trasmetteva l’invito all’Islam a ogni tribù. Li esortava ad accogliere la misericordia divina e la guida che erano giunte a lui. Non appena veniva a sapere che qualche arabo noto e ragguardevole era arrivato a Mecca, si recava da lui e lo invitava alla religione di Allah.
Suwayd ibn Ṣāmit, della tribù dei Banū ʿAmr ibn ʿAwf, venne a Mecca per il pellegrinaggio o per la ʿumra. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, apprese la notizia, lo incontrò e lo invitò ad Allah e alla Sua religione, l’Islam. Suhayl disse: «Anch’io possiedo qualcosa di simile al messaggio che stai recitando». Il Messaggero di Allah disse: «Quale messaggio possiedi?». Egli rispose: «Un opuscolo contenente le parole di Luqmān». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Queste parole sono molto belle. Tuttavia, ciò che possiedo io è ancora migliore. È il Corano, che Allah ha fatto scendere su di me; esso è guida e fonte di luce». Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitò il Corano a Suwayd e lo invitò all’Islam. Suwayd non ignorò tale invito. Disse: «Le parole del Corano che mi hai recitato sono davvero meravigliose». Dopodiché Suwayd si congedò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e tornò dal suo popolo a Medina. Poco tempo dopo, alcuni membri della tribù dei Khazraj lo uccisero. La gente della tribù dei Banū ʿAmr diceva: «Noi crediamo che Suwayd sia morto da musulmano». Suwayd fu ucciso prima della battaglia combattuta tra le tribù degli Aws e dei Khazraj nel luogo chiamato Buʿāth, nei pressi di Medina.
L’inizio della diffusione dell’Islam a Medina
Infine giunse il momento in cui Allah decise di adornare la Sua religione con la corona della vittoria, di elevare il Suo Profeta a un rango di maggiore onore e di adempiere la promessa fattagli. Anche questa volta il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, continuò, come di consueto, a invitare all’Islam le persone giunte alla fiera del pellegrinaggio e a esortare le tribù arabe ad accoglierlo. Questa volta incontrò alcune persone di Medina. Erano un gruppo della tribù medinese dei Khazraj. Le incontrò in un luogo vicino ad al-ʿAqaba. Ciò accadde perché Allah aveva deciso di concedere il bene a quel gruppo. Non appena li incontrò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, domandò: «Chi siete?». Essi risposero: «Siamo membri della tribù dei Khazraj». Egli domandò nuovamente: «Siete forse tra coloro che hanno stretto un patto di alleanza con gli ebrei?». Risposero: «Sì». Egli disse: «Volete sedervi un momento? Vorrei parlarvi di alcune cose». Essi risposero: «Va bene, parla». Poi si sedettero in compagnia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, li invitò, presentò loro l’Islam e recitò per loro il Corano.
[36. Il nome di un luogo situato a due miglia da Mecca, tra Mecca e Mina. Da qui si lanciano le pietre, in uno dei riti del pellegrinaggio.]
[37. Questo evento ebbe luogo nell’undicesimo anno della missione profetica.]
Già in precedenza Allah l’Altissimo aveva predisposto una situazione favorevole alla loro conversione all’Islam. Nei dintorni di Medina vivevano degli ebrei. Erano possessori di Scritture celesti e, in virtù di ciò, disponevano di una conoscenza rivelata. I Khazraj e le altre tribù arabe erano politeisti, cioè adoratori di idoli. In precedenza, dopo aver sconfitto questi arabi pagani in guerre aggressive, gli ebrei avevano occupato i loro territori e vi si erano insediati. Ogni volta che sorgeva una situazione spiacevole tra i pagani e gli ebrei, questi ultimi minacciavano i pagani dicendo: «Si avvicina il tempo della venuta del profeta di questa epoca. Quando quel profeta arriverà, sotto la sua guida vi faremo a pezzi così come furono sterminati i popoli di ʿĀd e di Iram».
Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, conversò con il gruppo della tribù dei Khazraj e lo invitò alla religione di Allah, essi cominciarono a dirsi l’un l’altro: «Per Allah, è proprio il profeta del quale gli ebrei ci minacciano e con cui ci intimidiscono. Ora non dobbiamo assolutamente permettere agli ebrei di precederci nell’accettare l’Islam». Spinti da questo pensiero, risposero immediatamente all’invito del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e abbracciarono l’Islam. Dissero: «Abbiamo lasciato il nostro popolo indifeso di fronte all’ostilità di un terribile nemico. Speriamo che Allah renda tutta la nostra comunità tua sostenitrice. Torneremo da loro e presenteremo anche a loro il tuo invito. Se Allah li renderà tuoi sostenitori, non ci sarà nessuno più onorato e più potente di te».
Dopo aver abbracciato la fede e accettato l’Islam come verità, essi tornarono nella loro terra. Per quanto è dato sapere, questo gruppo della tribù dei Khazraj era composto da sei membri. Giunti a Medina, riferirono alla loro tribù le parole del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e la invitarono ad abbracciare l’Islam. Così, gradualmente, l’invito all’Islam giunse in ogni casa di Medina. Non rimase una sola casa in cui non si parlasse delle parole del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Il primo giuramento di al-‘Aqaba
L’anno seguente altri dodici uomini giunsero alla Mecca in occasione del pellegrinaggio. Incontrarono il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ad al-‘Aqaba. Presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giurarono di abbracciare l’Islam e di abbandonare le pratiche non islamiche. Questo rito di prestazione del giuramento è chiamato il primo giuramento di al-‘Aqaba. Esso si svolse secondo la modalità del giuramento delle donne musulmane, che ebbe luogo sul monte al-Safa, il giorno dopo la conquista della Mecca, subito dopo il giuramento degli uomini. Il primo giuramento di al-‘Aqaba fu prestato prima che giungesse l’ordine di combattere contro i miscredenti. Tra coloro che presero parte a questo giuramento vi erano As‘ad ibn Zurara, Rafi‘ ibn Malik, ‘Ubada ibn al-Samit e Abu al-Haytham ibn al-Tayyihan.
‘Ubada ibn al-Samit racconta: «Ero presente al primo giuramento di al-‘Aqaba. Eravamo dodici uomini. Il nostro giuramento fu prestato secondo la modalità del giuramento delle donne; ciò avvenne prima che giungesse l’ordine di combattere. Giurammo al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che non avremmo associato nulla ad Allah, non avremmo rubato, non avremmo commesso adulterio, non avremmo ucciso i nostri figli, non avremmo diffuso false accuse contro nessuno e non avremmo disobbedito al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nelle questioni giuste». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Se manterrete questi impegni, per voi vi sarà anche il Paradiso. Se invece ne violerete uno, il vostro destino sarà nelle mani di Allah: se vorrà, vi punirà, e se vorrà, vi perdonerà».
Ibn Ishaq racconta: Quando questo gruppo di Medina tornò dalla propria gente, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò con loro Mus‘ab ibn ‘Umayr affinché insegnasse loro a recitare il Corano, impartisse loro l’insegnamento dell’Islam e spiegasse loro la dottrina delle norme islamiche. Egli era chiamato il maestro di Medina. Guidava anche la preghiera dei musulmani di Medina, poiché le tribù degli Aws e dei Khazraj non gradivano che un appartenente a una tribù guidasse nella preghiera gli appartenenti all’altra.
Il secondo giuramento di al-‘Aqaba
Dopo qualche tempo Mus‘ab ibn ‘Umayr tornò alla Mecca. Alcuni nuovi musulmani di Medina si recarono alla Mecca per il pellegrinaggio insieme ai politeisti della loro stessa tribù. Essi promisero al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che si sarebbero riuniti tutti ad al-‘Aqaba nel periodo intermedio dei Giorni del Tashriq. I tre giorni successivi al dieci di Dhu al-Hijja sono chiamati Giorni del Tashriq; tashriq significa essiccare la pelle al sole, poiché in quel periodo gli Arabi essiccavano le pelli degli animali sacrificati. È superfluo dire che, quando giunse il momento stabilito da Allah per elevare la dignità del Messaggero di Allah, concedergli la vittoria, accrescere la forza dell’Islam e dei musulmani e sconfiggere il politeismo e i politeisti, fu prestato il secondo giuramento.
Ka‘b ibn Malik racconta: Partimmo verso la Mecca insieme ai pellegrini politeisti della nostra tribù. Nel frattempo ci eravamo abituati a pregare e avevamo appreso le norme dell’Islam. Era con noi anche il nostro anziano, rispettato capo della tribù, Bara ibn Ma‘rur. Non appena ci mettemmo in viaggio e uscimmo da Medina, Bara disse: «Ascoltate, ho preso una decisione; non so se sarete d’accordo con me.»
Dicemmo: «Che cos’è?» Egli rispose: «Ho deciso di non pregare dando la Kaʿba alle spalle, bensì rivolto verso la Kaʿba». Gli dicemmo: «Noi sappiamo che il nostro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, prega rivolto verso la Siria, cioè Bayt al-Maqdis. Non possiamo contraddirlo». Egli disse: «Allora pregherò rivolto verso la Kaʿba e Bayt al-
Maqdis insieme». Noi dicemmo: «Noi, invece, non lo faremo». Così, quando giungeva l’ora della preghiera, noi pregavamo rivolti verso Bayt al-Maqdis, mentre egli pregava rivolto verso la Kaʿba. In questo modo giungemmo alla Mecca. Poiché era venuto ostinandosi nella sua decisione, lo rimproverammo per tutto il viaggio. Ma egli non abbandonò in alcun modo la sua ostinazione. Dopo essere giunto alla Mecca, mi disse: «Nipote, portami dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Gli chiederò se il modo in cui ho pregato per tutto il viaggio era corretto; vedendo come vi comportavate contro di me, sono stato assalito dal dubbio».
Kaʿb ibn Mālik racconta: «Poi partimmo alla ricerca del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Non lo conoscevamo e non lo avevamo mai visto prima. Incontrato un abitante della Mecca, gli chiedemmo: “Dov’è il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace?”. Egli domandò: “Conoscete il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace?”. Rispondemmo: “No”. Disse: “Conoscete suo zio ʿAbbās ibn ʿAbd al-Muṭṭalib?”. Rispondemmo: “Sì”. Conoscevamo già ʿAbbās, che passava nella nostra regione per i suoi commerci. L’uomo della Mecca disse: “Entrate nella Moschea Sacra: colui che vedrete seduto con ʿAbbās è il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace”. Entrammo nella Moschea Sacra e vedemmo ʿAbbās seduto, con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, seduto accanto a lui. Lo salutammo e ci sedemmo presso di lui. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiese ad ʿAbbās: “Conosci questi due uomini?”. Egli rispose: “Sì, li conosco. Questo è il capo della tribù, al-Barāʾ ibn Maʿrūr, e questo è Kaʿb ibn Mālik”. Non potrò mai dimenticare ciò che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse riguardo a me. Disse: “È forse il poeta Kaʿb ibn Mālik?”. Risposi: “Sì”. Allora al-Barāʾ disse: “O Profeta di Allah, prima di partire per questo viaggio Allah mi ha concesso la grazia di abbracciare l’Islam. Da allora ho cominciato a pregare rivolto verso la Kaʿba, ma i miei compagni hanno disapprovato il mio comportamento. Per questo sono rimasto nel dubbio. O Messaggero di Allah, quale ritieni sia la cosa corretta?”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: “Avresti dovuto pregare rivolto verso una sola qibla; sarebbe stato meglio seguire pazientemente quella qibla”».
Dopo di ciò accettarono la qibla del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e cominciarono a pregare con noi rivolti verso Bayt al-Maqdis. In seguito partimmo per compiere il pellegrinaggio. Verso la metà dei Giorni del Tashrīq, convenimmo di incontrare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ad al-ʿAqaba. La notte successiva al giorno in cui si conclusero i riti del pellegrinaggio era la notte stabilita per incontrare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Con noi c’era ʿAbd Allāh ibn ʿAmr ibn Ḥarām, Abū Jābir, uno dei più rispettati capi della comunità. Prendemmo con noi anche lui. Tuttavia non lasciammo trapelare ai politeisti della nostra tribù che viaggiavano con noi né chi fosse con noi né ciò che stavamo per fare. Dicemmo ad Abū Jābir: «O Abū Jābir, tu sei uno dei nostri capi più rispettati. Ai nostri occhi, il modo di vita che segui è motivo di grande orgoglio. Non vogliamo che nell’Aldilà tu venga gettato nel fuoco dell’Inferno». Poi lo invitammo all’Islam e gli comunicammo che quel giorno avremmo incontrato il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ad al-ʿAqaba. Abū Jābir abbracciò immediatamente l’Islam e partecipò con noi al giuramento di al-ʿAqaba. In seguito divenne un predicatore.
Quella notte dormimmo nella carovana insieme alla gente della nostra tribù. Dopo che era trascorso un terzo della notte, partimmo verso al-ʿAqaba, come avevamo promesso al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Uscimmo con estrema cautela e segretezza, come uccelli notturni. Proseguendo il cammino, ci riunimmo in una valle vicino ad al-ʿAqaba. Eravamo in tutto settantatré uomini. Con noi c’erano anche due donne: Musʿab bint Kaʿb e Asmāʾ bint ʿAmr ibn ʿAdī. [39. Ibn Isḥāq dice: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non toccava mai le mani delle donne. Riceveva soltanto il loro impegno verbale. Quando esse prestavano il giuramento, diceva loro: “Potete andare. Il vostro giuramento di fedeltà è stato perfezionato”.]
Kaʿb ibn Mālik racconta: «Dopo esserci riuniti nella valle, rimanemmo in attesa del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Alla fine egli arrivò accompagnato da suo zio ʿAbbās ibn ʿAbd al-Muṭṭalib. A quel tempo ʿAbbās non aveva ancora abbracciato l’Islam. Era venuto soltanto per assistere personalmente a quell’importante impresa del nipote e accertarsi della sua sicurezza. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si sedette nell’assemblea, fu ʿAbbās a rivolgerci per primo la parola. Disse: “O membri eminenti della tribù dei Khazraj, certamente sapete quale posizione occupi tra noi Muḥammad. Finora lo abbiamo protetto dalle persecuzioni e dalle angherie della sua gente. Egli ha costituito un esempio raro tra i membri della sua comunità; perciò gode di onore e sicurezza presso la sua gente e nella sua patria. Nonostante ciò, nutre un desiderio irrefrenabile per voi ed è deciso a rimanere in mezzo a voi. Riflettete dunque se sarete capaci di mantenere la promessa con la quale lo state invitando e di proteggerlo dai suoi nemici. Se ne siete capaci, comprendete bene la responsabilità che vi assumete. Ma se pensate che in futuro lo consegnerete ai suoi nemici e che, dopo averlo portato con voi, lo esporrete comunque all’umiliazione, allora rinunciate fin d’ora ad assumervi questa responsabilità. Attualmente, infatti, egli vive con onore e al sicuro presso la sua gente e nella sua patria”. Dopo aver ascoltato queste parole di ʿAbbās, dicemmo: “Abbiamo ascoltato ciò che hai detto. O Messaggero di Allah, ora parla tu e accetta da noi qualsiasi impegno desideri!”»
A questo punto parlò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dapprima recitò il Corano, poi invitò tutti all’Islam e li esortò ad abbracciarlo. Infine disse: «Vi chiedo di impegnarvi a proteggermi così come proteggete dal pericolo le vostre mogli e i vostri figli».
Immediatamente Barā ibn Maʿrūr prese la mano del Messaggero di Allah e disse: «Sì. Giuro sul Sublime Essere che ti ha inviato come profeta con la vera religione: ti proteggeremo proprio come proteggiamo dalle avversità i nostri parenti, le nostre mogli e i nostri figli. O Messaggero di Allah, giuriamo di obbedirti. Giuro su Allah, siamo stati allevati e cresciuti tra la guerra e le armi. Siamo un popolo di guerrieri di generazione in generazione».
Non appena il Messaggero di Allah ebbe terminato di parlare con Barā, Abū al-Haytham ibn al-Tayyihān disse: «O Messaggero di Allah, tra noi e gli Ebrei esiste un patto di alleanza, e stiamo per romperlo. Dopo tutto questo, se Allah ti concederà la vittoria, ci abbandonerai per tornare alla tua tribù?». Udendo ciò, il Messaggero di Allah sorrise lievemente e disse: «Al contrario, sarò per sempre vostro compagno nella vita e nella morte, nella felicità e nella tristezza. Considererò il vostro sangue versato come il mio stesso sangue. Io apparterrò per sempre a voi e voi apparterrete per sempre a me. Combatterò contro chiunque combatterete voi».
Il Messaggero di Allah disse inoltre: «Scegliete tra voi dodici naqīb, cioè dodici rappresentanti, e mandateli da me, affinché possano far partecipare a questo patto gli appartenenti alle rispettive tribù». Essi allora scelsero dodici rappresentanti: nove della tribù dei Khazraj e tre della tribù degli Aws.[40. I nove rappresentanti dei Khazraj furono: Asʿad ibn Zurāra, Saʿd ibn Rabīʿa, Rāfiʿ ibn Mālik, Barā ibn Maʿrūr, ʿAbd Allāh ibn ʿAmr ibn Harām, ʿUbāda ibn al-Sāmit, Saʿd ibn ʿUbāda e Mundhir ibn ʿAmr ibn Khurays. I tre della tribù degli Aws furono: Usayd ibn Hudayr, Saʿda ibn Khaythama e Rifāʿa ibn Mundhir. Ibn Hishām afferma che gli storici autorevoli indicano Abū al-Haytham ibn al-Tayyihān come rappresentante al posto di Rifāʿa.]
Il primo a prestare giuramento al Messaggero di Allah, stringendogli la mano, fu Barā ibn Maʿrūr. In seguito fece partecipare a quel giuramento anche la sua tribù. Non appena terminò la nostra cerimonia di giuramento al Messaggero di Allah, Satana lanciò dalla cima del monte al-ʿAqaba un grido così forte che non avevo mai udito nulla di tanto assordante. Gridava: «O abitanti di Minā, non avete visto come i miscredenti si sono accordati con il Muḏammam, cioè il biasimato? [41. Muḏammam significa disprezzato o biasimato. È il contrario del nome Muḥammad, che significa lodato, con cui è chiamato il Messaggero di Allah. I politeisti lo chiamavano così. Coloro che abbracciavano l’Islam venivano invece chiamati ṣābi, cioè apostati o privi di religione.] Stanno tramando per combattere contro di voi». Il Messaggero di Allah disse: «Questo è il grido di Satana di al-ʿAqaba, ʿĀzib ibn ʿUzayb».
Poi il Messaggero di Allah disse: «Tornate ciascuno alla propria carovana».
ʿAbbās ibn ʿUbāda ibn Nāḍila disse: «O Messaggero di Allah, giuro su Allah, che ti ha inviato con la vera legge: se lo desideri, domani stesso attaccheremo con le spade coloro che si trovano a Minā».
Dopo di ciò andammo a coricarci e dormimmo fino al mattino. All’alba, un grande gruppo di Quraysh ci circondò. Dissero: «O gente della tribù dei Khazraj, abbiamo saputo che siete venuti per portare Muḥammad via da noi e che state complottando con lui per combattere contro di noi. A dire il vero, tra una guerra contro di voi e una guerra contro qualunque altra tribù araba, non ne desideriamo nessuna quanto quella contro di voi». Udendo ciò, i politeisti che si trovavano lì tra noi cominciarono a giurare su Allah e a dire: «Qui non è stato ordito alcun complotto di questo genere e non sappiamo che sia accaduto nulla di simile».
In realtà dicevano la verità. Non sapevano davvero nulla. Mentre rassicuravano i Quraysh con queste parole, giurando su Allah, ci guardavamo l’un l’altro in volto. Dopo che la gente ebbe lasciato Minā, i Quraysh condussero un’indagine ancora più approfondita. Alla fine scoprirono che l’accaduto era vero. Poi iniziarono a correre ovunque alla ricerca degli appartenenti alle tribù degli Aws e dei Khazraj. In un luogo chiamato Adhākh, vicino alla Mecca, incontrarono Saʿd ibn ʿUbāda e Mundhir ibn ʿAmr. Non riuscirono a catturare Mundhir, ma Saʿd fu preso. Saʿd aveva i capelli piuttosto lunghi. Lo afferrarono, gli legarono strettamente entrambe le mani al collo con una corda da cammello e poi lo portarono alla Mecca, picchiandolo, tirandolo per i capelli e trascinandolo.
Questa è la narrazione riferita dallo stesso Saʿd: «Ero nelle loro mani, prigioniero. In quel momento venne da me un gruppo di Quraysh. Tra loro vidi un uomo molto bello, dalla carnagione estremamente chiara e luminosa, alto, snello e dal volto amabile. Pensai tra me e me: “Se in questa grande folla si può sperare in un buon trattamento da parte di qualcuno, certamente sarà da parte di quest’uomo”. Ma quell’uomo venne da me e, come prima cosa, mi assestò un sonoro schiaffo. Allora pensai: “Se ho ricevuto un trattamento simile proprio da quest’uomo, non posso più sperare in un buon trattamento da parte di nessun altro”. Così mi trascinavano qua e là. Io ero completamente inerme. All’improvviso, un uomo tra la folla, mosso a compassione per me, disse: “Ahimè! In quale triste condizione ti trovi! Non c’è forse tra i Quraysh qualcuno che conosci o con cui hai rapporti d’affari?”. Risposi: “Sì, c’è. Un tempo offrivo protezione agli agenti commerciali di Zubayr ibn Mutʿim ibn ʿAdī e, quando nella nostra regione qualcuno voleva opprimerli, li difendevo. Inoltre aiutavo anche gli agenti commerciali di al-Hārith ibn Harb ibn Umayya”. L’uomo disse: “Allora grida a gran voce, menzionando i nomi di quei due e ricordando il rapporto che hai con loro”. Immediatamente gridai i nomi di quei due. Quell’uomo si mise subito alla ricerca di Zubayr e al-Hārith e li trovò nella Moschea Sacra, vicino alla Kaʿba.
Poi disse loro: “In questo momento, nella pianura non lontano dalla Mecca, un uomo dei Khazraj viene picchiato duramente. Viene colpito e, mentre subisce le percosse, pronuncia i nomi di voi due, dicendo di conoscervi”. Zubayr e al-Hārith chiesero: “Chi è quest’uomo?”. Egli rispose: “Saʿd ibn ʿUbāda”. Dissero: “Dice la verità. Quando i nostri mercanti si recavano nella sua regione, egli offriva loro protezione e li difendeva dall’oppressione”. Entrambi vennero allora e liberarono Saʿd dalle mani della folla. Dopodiché Saʿd se ne andò.
L’ultima bayʿa di al-ʿAqaba e le sue condizioni
L’ultima bayʿa di al-ʿAqaba fu conclusa dopo che Allah ebbe concesso il permesso di combattere con le armi. Pertanto, a eccezione dell’impegno alla guerra, le condizioni di questa bayʿa erano simili a quelle della prima bayʿa. La prima bayʿa era simile alla bayʿa delle donne avvenuta al momento della conquista della Mecca, poiché al tempo della prima bayʿa Allah non aveva ancora autorizzato il Suo Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a combattere. Dopo aver ricevuto tale autorizzazione, dunque, nella bayʿa finale di al-ʿAqaba il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece promettere ai credenti, riguardo alla guerra, che avrebbero combattuto contro tutti i miscredenti del mondo. Impose loro, da parte di Allah, le condizioni dell’alleanza e annunciò che per loro vi sarebbe stato il Paradiso se avessero mantenuto l’impegno osservando tali condizioni.
ʿUbāda ibn al-Ṣāmit (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò: “Ci impegnammo con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a combattere. Le condizioni di tale impegno erano le seguenti: in ogni circostanza, difficile o normale, avremmo sempre sostenuto la verità e la giustizia e, per quanto riguarda la religione di Allah, non avremmo temuto il biasimo di alcun censore”.
La concessione dell’ordine di combattere con le armi
Prima della bayʿa di al-ʿAqaba, al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non era stato concesso il permesso di combattere o, in caso di necessità, di versare sangue. Fino ad allora gli era stato ordinato soltanto di invitare alla religione di Allah, di perseverare di fronte all’oppressione e alle persecuzioni e di perdonare gli ignoranti. I Quraysh sottoposero a torture estreme e crudeli coloro che seguivano il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e che erano stati costretti ad abbandonare le proprie case. Alcuni, vittime di torture insopportabili, furono persino costretti ad abbandonare l’Islam. I Quraysh espulsero dal paese un certo numero di credenti. Così, alcuni musulmani furono vittime di torture disumane, altri abbandonarono l’Islam e altri ancora lasciarono il paese. Tra loro, alcuni emigrarono in Abissinia e altri a Medina. Quando dunque i musulmani furono umiliati e ridotti in miseria sotto ogni aspetto, i Quraysh ebbero raggiunto il culmine della ribellione contro Dio e il Suo Profeta fu respinto, Allah concesse al Suo Messaggero il permesso di condurre una guerra armata e di sconfiggere i ribelli ingiusti contro Dio. Questo è quanto ho appreso da ʿUrwa ibn al-Zubayr e da altri trasmettitori. Di conseguenza, i primi versetti rivelati, che dichiaravano leciti la guerra armata e lo spargimento di sangue per instaurare la legge di Allah e difendere i credenti, furono i seguenti:
Testo arabo omesso.
«È stato dato il permesso di combattere a coloro contro i quali si combatte, perché sono stati oppressi. In verità, Allah è certamente potente nel soccorrerli. Essi sono coloro che sono stati ingiustamente espulsi dalle loro case soltanto per aver detto: “Allah è il nostro Signore”. Se Allah non avesse disposto che alcuni uomini fossero respinti per mezzo di altri, sarebbero stati distrutti monasteri, chiese, luoghi di culto e moschee, nei quali il nome di Allah è ricordato in abbondanza. Allah soccorrerà certamente chi soccorre Lui. In verità, Allah è forte e Onnipotente. Essi sono coloro ai quali, se concediamo potere e autorità sulla terra, stabiliscono la preghiera, versano la zakat, sostengono la giustizia e la verità e contrastano l’ingiustizia e la falsità. Ad Allah spetta l’esito finale di ogni cosa.» (Sura al-Hajj, 39-41)
Ciò significa che ho reso loro lecita la guerra armata a causa delle persecuzioni e delle ingiustizie subite dal Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dai suoi Compagni. Essi non avevano commesso alcun crimine né peccato contro la gente. Ogni volta che avrebbero prevalso, avrebbero stabilito la preghiera, versato la zakat, ordinato il bene e impedito il male. Poi Allah rivelò nuovamente:
Testo arabo omesso
«Combatteteli finché nessun credente sia costretto ad abbandonare la propria religione e finché rimanga soltanto l’obbedienza ad Allah.» (Sura al-Baqara) Ciò significa adorare e servire esclusivamente Allah, e nessun altro.
Permesso ai musulmani di emigrare a Medina
Quando Allah concesse al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il permesso di combattere, e il gruppo sopra menzionato degli abitanti di Medina si impegnò a seguire le norme islamiche e a offrire ogni possibile aiuto e sostegno al Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e ai suoi seguaci, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò a quei musulmani di emigrare a Medina e di recarsi dai loro fratelli Ansar. Disse loro: «Allah Onnipotente vi ha procurato una terra sicura in cui stabilirvi e alcuni fratelli». Così i musulmani cominciarono a emigrare a gruppi. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, invece rimase alla Mecca in attesa dell’ordine di Allah di lasciare la città ed emigrare a Medina.
Resoconto dei musulmani emigrati a Medina
Il primo degli emigranti di stirpe coreiscita tra i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu Abu Salama ibn Abd al-Asad, della tribù dei Banu Makhzum. Emigrò a Medina un anno prima del giuramento di al-Aqaba. In precedenza era giunto dalla Abissinia alla Mecca, presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In quel periodo i Coreisciti cominciarono a perseguitarlo. Venne a sapere che gli abitanti di Medina avevano abbracciato l’Islam e partì emigrando con lui. Dopo Abu Salama emigrarono a Medina Amir ibn Rabi’a e sua moglie Layla bint Abu Hasma. Poi emigrò Abd Allah ibn Jahsh, insieme alla sua famiglia e a suo fratello Abd ibn Jahsh. Suo fratello era noto anche con il nome di Abu Ahmad. Aveva una vista debole; ciononostante, si spostava senza l’aiuto di nessuno nelle zone elevate e pianeggianti della Mecca. Era un poeta.
In seguito, anche Umar ibn al-Khattab (che Allah sia soddisfatto di lui) e Ayyash ibn Abi Rabia al-Makhzumi emigrarono a Medina. Dopo di ciò, i musulmani continuarono a emigrare in massa a Medina.
L’emigrazione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace
Dopo che i Compagni emigrarono a Medina, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase in attesa delle disposizioni di Allah riguardo alla sua emigrazione. In quel periodo, a Mecca non erano rimasti altri oltre ad Ali ibn Abi Talib, Abu Bakr al-Siddiq e pochi altri Compagni. Gli altri erano o prigionieri nelle mani dei miscredenti oppure erano stati costretti ad abbandonare l’Islam. Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) chiedeva spesso al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il permesso di emigrare. Ma il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli diceva: «Non avere fretta. Forse Allah ti procurerà un compagno». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, divenne il suo compagno nell’emigrazione. Questo era dunque ciò che Abu Bakr al-Siddiq (che Allah sia soddisfatto di lui) desiderava. Quando i Quraysh videro che, in altri luoghi, numerose persone estranee alla loro tribù avevano seguito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e che i suoi Compagni emigravano presso di loro, compresero che il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i suoi compagni avevano trovato una dimora sicura. Perciò cominciarono a preoccuparsi che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciasse la loro terra. Pensarono che avesse completato i preparativi per combatterli.
Per consultarsi su questa questione, si riunirono nella casa della consultazione, Dar al-Nadwa. Questa casa apparteneva a Qusayy ibn Kilab. I Quraysh vi si riunivano ogni volta che dovevano prendere una decisione. Questa volta, intimoriti dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si sedettero per discutere su cosa fare riguardo a lui. Abd Allah ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta che si riunirono lì nel giorno stabilito per prendere una decisione definitiva riguardo al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Questo giorno è noto come il «Giorno dell’Assemblea». Mentre entravano nella loro casa della consultazione, Iblis si presentò davanti a loro sotto le sembianze di un vecchio avvolto in una coperta. Se ne stava proprio davanti alla porta. Vedendolo, tutti dissero: «Chi è questo vecchio?». Egli rispose: «Sono un abitante del Najd». Nota 42: Secondo al-Suhayli, il motivo per cui Satana si presentò come abitante del Najd è che i Quraysh avevano già annunciato che nessun abitante della regione di Tihama sarebbe stato ammesso a questa assemblea consultiva, poiché ritenevano che gli abitanti di Tihama sostenessero Muhammad, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Per questo Iblis si manifestò sotto le sembianze di un vecchio abitante del Najd.
«Ho sentito per quale motivo vi siete riuniti oggi. Sono dunque venuto ad ascoltare la vostra discussione. Spero che non rinuncerete anche ai miei consigli e suggerimenti». Udito ciò, tutti gli permisero con grande deferenza di entrare. Egli entrò insieme a loro. Nel frattempo, i grandi capi e i notabili dei Quraysh avevano già preso posto. Poi cominciarono a dirsi l’un l’altro, a proposito del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «Sapete tutti a quale punto è giunta oggi l’attività di quest’uomo. Non si sa quando potrebbe piombare su di noi insieme ai suoi seguaci esterni. Ora non siamo al sicuro dai suoi attacchi. Dunque prendiamo tutti insieme una decisione definitiva sul suo conto».
La consultazione proseguì. A un certo punto uno di loro disse: «Legatelo con catene di ferro e rinchiudetelo in una stanza sprangata. Poi aspettate che gli tocchi la stessa sorte toccata in precedenza a poeti come lui, cioè una morte miserabile. Questa fu la sorte di Zuhayb, Nabigha e di altri poeti simili». Allora il vecchio disse: «No, questa vostra decisione non è corretta. Se lo imprigionate, la notizia della sua reclusione in una stanza chiusa giungerà agli orecchi dei suoi seguaci esterni. In tal caso potrebbero attaccarvi e strapparvelo dalle mani. In seguito il loro numero aumenterebbe e un giorno avrebbero la meglio su di voi. Pertanto questa vostra decisione non è corretta. Riflettete se potete prendere un’altra decisione».
Poi la discussione riprese. Uno di loro disse: «Lo espelleremo dal paese. Dopo di ciò non dovremo più preoccuparci di lui. Una volta che se ne sarà andato da noi, non ci importerà dove sia andato né dove dimori. Quando se ne sarà andato, saremo liberi dai problemi che ci causa. In seguito potremo ristabilire e normalizzare da soli i nostri reciproci rapporti di amicizia e fratellanza, così come le altre questioni».
Il vecchio del Najd disse: «No, neppure questa è una decisione corretta. Non avete forse visto il suo incomparabile eloquio, il suo linguaggio dolce, i suoi discorsi fondati su argomenti e quelle questioni che, a suo dire, gli sono state rivelate e che obnubilano la mente? Se compite questo passo, può darsi che egli si rechi presso un’altra tribù araba e che, con le sue parole dolci e persuasive, acquisti influenza su di essa, facendola diventare sua seguace. Poi, insieme a loro, vi attaccherà, conquisterà il vostro paese e vi strapperà il potere. Abbandonate questa proposta e prendete un’altra decisione».
Allora Abu Jahl disse: «Ho un’idea che finora non è venuta in mente a nessuno di voi». Tutti dissero: «Sentiamo, Abū al-Ḥakam, qual è la tua idea?»
Disse: «Dobbiamo scegliere da ogni tribù un giovane forte e nobile. Poi daremo a ciascuno di loro una spada affilata. Quei giovani attaccheranno tutti insieme e uccideranno Muḥammad. In questo modo potremo liberarci di lui. E poiché saranno tutti coinvolti nell’impresa, una parte della responsabilità dell’uccisione di Muḥammad ricadrà su ogni tribù. Di conseguenza, il clan di ʿAbd Manāf non potrà combattere contro l’intera nazione per vendicare l’uccisione; sarà costretto ad accontentarsi del prezzo del sangue. Noi, tutte le tribù insieme, pagheremo loro il prezzo del sangue».
L’anziano di Najd disse: «Questa è la decisione giusta. Non credo che si possa prendere una decisione migliore».
Dopo l’approvazione di questa decisione, la riunione consultiva fu dichiarata conclusa e tutti tornarono alle proprie case.
Immediatamente Jibrīl (pace su di lui) venne dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli disse: «Questa notte non dormirai nel letto sul quale dormi ogni giorno». Trascorso un terzo della notte, il gruppo degli assassini designati giunse alla porta della casa del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si radunò e si mise in agguato. Attendevano che egli si addormentasse. Il loro intento era assalirlo mentre dormiva. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si accorse della loro presenza, disse ad ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che Allah sia soddisfatto di lui: «Dormi nel mio letto e copriti dalla testa ai piedi con questa mia coperta verde di Ḥaḍramawt. Sii certo che non ti arriverà alcun colpo da parte loro». Quando dormiva, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si avvolgeva in quella coperta.
Muḥammad ibn Kaʿb al-Quraẓī racconta che tra gli assassini c’era anche Abu Jahl. Quando gli assassini si radunarono davanti alla porta della casa del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Abu Jahl disse loro: «Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sostiene che, se lo seguirete, saranno creati per tutti voi, arabi e non arabi, innumerevoli giardini simili ai giardini della Giordania. Ma se non lo seguirete, sarete distrutti e annientati; dopo la morte sarete riportati in vita e bruciati nel fuoco».
Proprio in quel momento il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, uscì e si presentò davanti a loro. Prese in mano una manciata di polvere. Poi, rivolgendosi ad Abu Jahl, disse: «Sì, lo dico, e anche tu sei uno di quelli che saranno bruciati nel fuoco». In quel momento Allah privò loro della vista, così non poterono vederlo. Egli cominciò a spargere quella polvere sulle loro teste. Nel frattempo recitava i seguenti versetti della sūra Yā Sīn:
«Yā Sīn! Per il Corano, deposito della conoscenza, in verità tu sei un Messaggero. Tu sei sulla retta via. Questo Corano è stato fatto scendere dal Potente, dal Misericordioso, affinché tu ammonisca un popolo i cui antenati non furono ammoniti; perciò essi sono immersi nell’ignoranza. La maggior parte di loro merita il castigo di Allah, e per questo non credono. Abbiamo messo ceppi al loro collo, che arrivano fino ai loro menti e li tengono incatenati; perciò tengono il capo sollevato. Abbiamo posto davanti a loro una barriera e dietro di loro un’altra barriera, e li abbiamo ricoperti, così non vedono». Mentre recitava quei versetti, gettò polvere sulla testa di ciascuno di loro. Poi si allontanò nella direzione che desiderava.
Dopo qualche tempo, un uomo dall’esterno venne da loro e chiese: «Perché state aspettando qui?». Essi risposero: «Stiamo aspettando Muhammad». Egli disse: «Allah vi ha fatto fallire. Muhammad è già uscito proprio davanti a voi. Non vi accorgete di ciò che avete sulla testa?». Allora ciascuno si portò le mani alla testa e vide che era coperta di polvere.
Poi iniziarono a perquisire la casa. Vedendo Ali, che Allah sia soddisfatto di lui, sdraiato sul letto e avvolto nel mantello del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dissero: «Ecco Muhammad, sdraiato con il mantello addosso». Perciò rimasero ad aspettare fino all’alba. Quando al mattino Ali si alzò dal letto, vedendolo tutti esclamarono: «Quell’uomo aveva dunque detto proprio la verità: Muhammad se n’è andato».
Ibn Ishaq dice: Abu Bakr era un uomo molto ricco. Quando chiese al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il permesso di compiere l’Egira, il Messaggero di Allah gli diceva: «Non avere fretta. Forse Allah ti ha indicato una via». Perciò, già da allora, egli acquistò due cammelle e le tenne nella propria casa. Fece ciò in preparazione dell’Egira.
Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, ha narrato: Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non mancava mai di recarsi almeno una volta al giorno, al mattino o alla sera, nella casa di Abu Bakr. Giunse il giorno in cui al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu concesso di lasciare la sua gente della Mecca e compiere l’Egira. Quel giorno venne a casa nostra a mezzogiorno, un momento in cui non veniva mai. Vedendolo, Abu Bakr disse: «Certamente è accaduto qualcosa; altrimenti il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non sarebbe venuto a quest’ora». Quando entrò in casa, nella casa di Abu Bakr non c’eravamo altri che io e mia sorella Asma, figlia di Abu Bakr. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Fate allontanare da me le altre persone che si trovano qui». Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «O Messaggero di Allah, non c’è nessuno oltre alle mie due figlie. Che mio padre e mia madre siano sacrificati per te. Che cosa ti è accaduto? Dimmelo». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Allah mi ha dato il permesso di lasciare la Mecca e compiere l’Egira». Abu Bakr disse: «Potrò venire anch’io con te?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Sì, anche tu potrai venire con me». Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, disse: Prima di quel giorno non sapevo che una persona potesse piangere anche per la grande gioia. Quel giorno vidi Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, piangere. Poi Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «O Messaggero di Allah, ecco: ho preparato queste due cammelle proprio per questo». Quindi assunsero come guida Abd Allah ibn Urayqit e lo portarono con sé. Egli era politeista. Lasciarono le due cammelle presso di lui, ed egli continuò a prendersene cura e a custodirle fino al tempo stabilito.
Ibn Ishaq dice: Al momento della partenza del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dalla Mecca, nessuno conosceva il suo progetto, eccetto Ali ibn Abi Talib, che Allah sia soddisfatto di lui, Abu Bakr al-Siddiq, che Allah sia soddisfatto di lui, e la famiglia di Abu Bakr. Fu lo stesso Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a informare Ali della questione, e gli disse di rimanere ancora per alcuni giorni alla Mecca. Gli abitanti della Mecca affidavano al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, oggetti di ogni genere. Coloro che non ritenevano sicuro custodire qualcosa presso di sé la depositavano presso il Messaggero di Allah, poiché la sua onestà e la sua affidabilità erano note a tutti. Perciò, dopo l’Egira, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, affidò ad Ali, che Allah sia soddisfatto di lui, il compito di restituire quei depositi e gli ordinò di rimanere ancora per qualche tempo alla Mecca.
Era ormai il momento di uscire dalla casa di Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, decise di partire e si recò da Abu Bakr. Poi entrambi uscirono dalla finestra sul retro della casa di Abu Bakr. In seguito raggiunsero una grotta del monte Thawr, situato nella parte bassa della Mecca, ed entrarono. Abu Bakr disse a suo figlio Abd Allah di ascoltare attentamente durante il giorno se la gente avesse parlato di loro e di venire da loro la sera per riferire ogni cosa. Ordinò al suo servo Amir ibn Fuhayra, schiavo liberato e in seguito lavoratore volontario retribuito, di portare al pascolo durante il giorno il suo gregge di pecore, poi di condurlo presso quella grotta del monte Thawr e di incontrarli nella grotta al calare della sera. Asma, figlia di Abu Bakr, portava loro il cibo ogni sera. [43. Ibn Hisham narra da Hasan al-Basri: Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, arrivarono di notte alla grotta del monte Thawr. Prima che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrasse, Abu Bakr entrò nella grotta. La esaminò accuratamente per verificare che non vi fossero animali feroci o serpenti. Corse questo rischio allo scopo di proteggere il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, da ogni pericolo.] Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase per tre giorni nella grotta del monte Thawr insieme ad Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui. Nel frattempo, i Quraysh offrirono una ricompensa di cento cammelli a chi avesse consegnato loro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che era sfuggito loro. Abd Allah ibn Abu Bakr trascorreva l’intera giornata in compagnia dei Quraysh e ascoltava le loro conversazioni e consultazioni. Ascoltava anche tutti i commenti che facevano su quei due. Poi, la sera, si recava da loro e riferiva tutte le notizie della giornata. Il servo Amir ibn Fuhayra portava invece al pascolo il gregge di Abu Bakr insieme alle greggi degli abitanti della Mecca. Quando calava la sera, conduceva gli animali presso la grotta del monte Thawr e li lasciava lì; allora i due mungevano le pecore oppure ne macellavano una. Al mattino, quando Abd Allah ibn Abu Bakr usciva dalla grotta del monte Thawr e si recava alla Mecca, Amir ibn Fuhayra lo seguiva con il suo gregge, così da cancellare le sue orme. Trascorsi tre giorni, il clamore degli abitanti della Mecca riguardo a loro cominciò gradualmente a placarsi. Allora Abd Allah ibn Urayqit giunse alla grotta del monte Thawr cavalcando una cammella e conducendo con sé le due cammelle del Messaggero di Allah e di Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui. Asma, figlia di Abu Bakr, venne da loro portando il cibo per il viaggio. Tuttavia aveva dimenticato di portare una corda con cui legarlo e appenderlo. I due partirono. Asma cercò di appendere il cibo, ma si accorse di non avere alcuna corda. Allora si sciolse la cintura, la divise in due e, trasformandola in una corda, legò e appese il cibo. Per questo Asma, figlia di Abu Bakr, veniva chiamata Dhat al-Nitaqayn, cioè «colei che possiede due cinture». [44. Ibn Hisham dice: Ho sentito da più di un sapiente che veniva chiamata Dhat al-Nitaqayn, cioè «colei che possiede due cinture». A spiegazione di ciò è stato detto che, quando Asma volle legare e appendere il recipiente del cibo, divise in due la propria cintura: con una parte lo legò avvolgendola attorno al recipiente, mentre con l’altra lo appese.]
Abū Bakr portò i due cammelli al Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — e, offrendogli il migliore dei due, disse: «O Messaggero di Allah! Possano i miei genitori essere sacrificati per te. Sali su questo». Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «Non salirò su un cammello che non è mio». Egli disse: «O Messaggero di Allah, questo è tuo. Possano i miei genitori essere sacrificati per te». Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «No; dimmi piuttosto a quale prezzo l’hai comprato». Abū Bakr gli disse il prezzo del cammello. Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «Prendo il cammello in cambio di questo prezzo». Abū Bakr disse: «Ti dono sia il cammello sia il suo prezzo».
Poi entrambi salirono sui cammelli e si misero in viaggio. Abū Bakr al-Ṣiddīq — che Allah si compiaccia di lui — fece salire dietro di sé il suo servo ʿĀmir ibn Fuhayra, affinché prestasse loro i servizi necessari lungo il cammino.»
Asmāʾ, figlia di Abū Bakr, racconta: dopo che Abū Bakr — che Allah si compiaccia di lui — e il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — furono partiti, arrivò un gruppo di Quraysh, tra cui Abū Jahl. Si fermarono davanti alla porta di Abū Bakr — che Allah si compiaccia di lui. Io andai da loro. Mi dissero: «Dov’è tuo padre?». Risposi: «Non so dove sia mio padre». Immediatamente, il vile e scellerato Abū Jahl mi diede uno schiaffo così forte sul viso che il mio orecchino volò via.
Poi se ne andarono. Nel frattempo trascorsero tre giorni. Non si riuscì a scoprire in quale direzione fosse partito il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace. All’improvviso, dalla parte bassa della Mecca giunse un jinn cantando. La gente non riusciva a vederlo, ma, udendo la sua voce, cominciò a seguirlo. Ben presto attraversò la parte alta della Mecca e se ne andò. Il canto che intonava era il seguente:
Testo arabo non disponibile.
«Che Allah, Signore degli uomini, ricompensi nel modo migliore quei due compagni che hanno trovato ospitalità nella casa di Umm Maʿbad [45. Il vero nome di Umm Maʿbad era ʿĀtika bint Khālid. Era una donna della tribù dei Banū Kaʿb. Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace —, Abū Bakr, ʿĀmir ibn Fuhayra e ʿAbdullāh ibn Urayqiṭ fecero una sosta presso la casa di questa donna. Desideravano acquistare da lei della carne e dei datteri, ma lì non ve n’era alcuno. Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — vide una capra in un angolo della casa di Umm Maʿbad. La capra non dava latte. Egli chiese alla donna il permesso di mungerla. Poi, non appena appoggiò la mano sulla sua mammella, questa si riempì di latte. Vedendo ciò, la donna abbracciò immediatamente l’Islam]»
Hanno trovato rifugio. Sono stati ospitati con generosità e poi hanno ripreso il viaggio. Chi è diventato compagno di Muḥammad ha avuto successo. Che tutti i Banū Kaʿb siano congratulati per la giovane donna dei Banū Kaʿb, presente e seduta nel luogo in cui si prendevano cura delle necessità dei musulmani.»
Ascoltando queste parole, comprendemmo che il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — era partito in direzione di Medina.»
Suraqa ibn Malik ibn Jusham racconta: il Messaggero di Allah lasciò Mecca dirigendosi verso Medina. I Quraysh offrirono cento cammelle come ricompensa a chi lo avesse catturato e riportato indietro. Un giorno ero seduto nell’assemblea consultiva della mia tribù, quando uno dei nostri uomini venne da noi e disse: «Giuro per Allah, ho appena visto passare un gruppo di tre uomini. Credo che siano Muhammad e i suoi compagni». Gli feci cenno con l’occhio di tacere, poi dissi: «Sono persone di una certa tribù. Hanno smarrito un animale e lo stanno cercando». Egli disse: «Forse è così».
Non disse altro. Dopo essermi trattenuto lì per poco, tornai a casa e cominciai a prepararmi per partire, sistemando il cavallo e le armi. Presi con me anche le frecce per la divinazione. Poi indossai l’armatura e partii. Lungo la strada, in un certo luogo, tirai una freccia per consultare la sorte. La freccia indicò proprio il responso che detestavo: «A Muhammad non sarà arrecato alcun danno». In realtà, desideravo catturarlo, consegnarlo ai Quraysh e ottenere la ricompensa di cento cammelle. Seguendo le loro orme, spronai rapidamente il cavallo e avanzai. Non appena il cavallo cominciò a correre a grande velocità, inciampò. Fui sbalzato dalla sella e caddi sulla strada. Dissi tra me: «Che cosa succede?». Tirai di nuovo una freccia per consultare la sorte. Anche questa volta il risultato fu lo stesso: «Non gli sarà arrecato alcun danno». Eppure non era ciò che desideravo. Nonostante tutto, ero deciso a non arrendermi.
Non ero disposto a fermarmi per nulla al mondo. Seguii di nuovo le impronte, spronando con forza il cavallo. Muhammad e i suoi compagni entrarono nel mio campo visivo, e potevo vederli chiaramente. All’improvviso, proprio in quel momento, il cavallo inciampò di nuovo. Fui sbalzato a terra. Dissi tra me: «Che cosa succede?». Tirai ancora una volta una freccia per consultare la sorte. Anche questa volta uscì il responso indesiderato: «Non gli sarà arrecato alcun danno». Ma neppure allora mi lasciai scoraggiare. Continuai ad avanzare seguendoli. Riuscii nuovamente a vederli distintamente. Non appena li ebbi scorti, il cavallo inciampò ancora; questa volta le zampe anteriori sprofondarono nel terreno e io fui sbalzato a terra. Quando riuscii a liberare le due zampe, da quel punto cominciò a uscire del fumo formando volute. A quel punto compresi che Muhammad era stato protetto da me e che era invincibile. Allora li chiamai dicendo: «Sono Suraqa, figlio di Jusham. Fermatevi un momento, devo parlarvi. Giuro per Allah che ogni dubbio riguardo a voi è svanito. Da parte mia non avrete alcun comportamento ostile». Il Messaggero di Allah disse ad Abu Bakr: «Chiedigli che cosa vuole da noi». Dissi: «Scrivetemi un messaggio. Questo scritto sarà una prova tra voi e me». Il Messaggero di Allah chiese ad Abu Bakr di scrivere qualcosa per me.
Abu Bakr scrisse un messaggio su un osso — oppure su un pezzo di stoffa o su un frammento di vaso di terracotta rotto — e me lo lanciò. Raccolsi quel frammento, lo infilai nel fodero delle mie frecce e tornai indietro. Dopo di allora non raccontai a nessuno l’accaduto. Quando il Messaggero di Allah conquistò Mecca e portò a termine le spedizioni di Hunayn e Ta’if, andai da lui portando con me quello scritto. Mi recai da lui a Jirana, tra Mecca e Ta’if. Mi presentai davanti a un reparto dell’esercito degli Ansar. Essi mi punzecchiavano leggermente con le lance e dicevano: «Vattene, vattene! Che cosa vuoi qui?». Mi avvicinai al Messaggero di Allah, che in quel momento era in groppa a un cammello. Ancora oggi mi sembra di vederlo seduto, con i suoi piedi bianchi e lucenti come grasso, appoggiati sulle staffe della sella. Sollevai il frammento scritto e dissi: «O Messaggero di Allah! Questo è l’oggetto sul quale avevi scritto un messaggio. Io sono Suraqa, figlio di Jusham». Il Messaggero di Allah disse: «Oggi è il giorno in cui si mantengono le promesse e si dimostra cortesia. Avvicinati». Mi avvicinai a lui e abbracciai l’Islam. In seguito mi venne in mente una questione da chiedere al Messaggero di Allah e gliela sottoposi, ma ora non la ricordo. Dissi: «O Messaggero di Allah, riempio d’acqua una vasca per i miei cammelli. Tuttavia, i cammelli smarriti degli altri vengono e si abbeverano. Se dunque do da bere a quei cammelli in questo modo, ne riceverò una ricompensa?». Egli rispose: «Ogni volta che si soddisfa il bisogno di un essere vivente, si riceve una ricompensa». Poi tornai dalla mia tribù e inviai al Messaggero di Allah gli animali destinati alla mia elemosina.
Ibn Ishaq racconta: la guida, Abdullah ibn Urayqit, accompagnò il Messaggero di Allah e Abu Bakr lungo la parte bassa di Mecca. Poi giunse nella zona costiera. Da lì avanzò attraverso la parte bassa della regione di Usfan e, dopo aver superato Qudayd, arrivò in un luogo chiamato al-Kharrar. Quindi attraversò Lakf e Madlajat Lakf, raggiungendo il luogo chiamato Madlaj Mahaj. Da lì passò per Marjat Mahaj, Marjat Dhil Ghudawayn, poi per Batn Dhi Kashr e Jadājid, fino ad arrivare ad Ajrad. In seguito attraversò la zona nemica di Dhu Salam, presso Madlajat Tihamah, e poi attraversò Ababid e al-Fajja.
Ibn Hisham racconta: poi li condusse fino ad Arj. A quel punto, molti abitanti del luogo erano lì ad attenderli. Un uomo della tribù degli Aslam, chiamato Aws ibn Hajar, giunse in quel luogo. Anche allora molti abitanti del luogo erano lì ad attenderli. Un uomo della tribù degli Aslam chiamato Aws Hajar fece salire il Messaggero di Allah sul suo cammello, chiamato Ibn al-Rida, per condurlo a Medina. Gli mandò insieme anche un suo servo chiamato Mas‘ud ibn Hunayda. In seguito la guida lasciò Arj conducendo entrambi. Passando a destra di Raqubah e attraverso Thaniyyat al-‘A’ir, giunse a Batn Rim. Da lì si diresse direttamente verso Quba e arrivò nell’insediamento dei Banu ‘Amr ibn ‘Awf. Era il dodicesimo giorno del mese di Rabi‘ al-Awwal, nel pieno di un pomeriggio ardente e accecante. Il sole era ormai quasi sopra le loro teste.
L’arrivo a Quba
ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿUwaymi ibn Sāʿida riferì questa narrazione, trasmessa da numerosi Compagni della sua stessa tribù: quando venimmo a sapere che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era partito dalla Mecca e pensavamo che sarebbe potuto giungere a Medina da un giorno all’altro, cominciammo ad aspettarlo ogni giorno, dopo la preghiera dell’alba, nella zona aperta del nostro quartiere. Non ce ne andavamo finché il calore del sole non diventava insopportabile. Quando non rimaneva più alcuna ombra, tornavamo a casa. Era la stagione del caldo intenso. Il giorno in cui il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse davvero, anche quel giorno eravamo seduti nella zona aperta ad aspettarlo, come ogni giorno. Quando, essendo il sole alto sopra le nostre teste, non rimase più alcuna ombra, entrammo nelle nostre case. Non appena fummo entrati, giunse il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Fu un ebreo il primo a vederlo. Aveva visto come lo aspettavamo; perciò gridò a gran voce: «O discendenti di Qayla, [46. Con queste parole si intendono tutti gli Anṣār. Qayla era una loro illustre antenata.]
il vostro tesoro di buona fortuna è arrivato!»
Incontrammo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, all’ombra di una palma. Con lui c’era Abū Bakr, che aveva quasi la sua stessa età. Fino ad allora, la maggior parte di noi non aveva mai visto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Si radunò una grande folla per vederlo, ma nessuno riusciva a capire chi fosse Abū Bakr e chi fosse il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando l’ombra si spostò dal corpo del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Abū Bakr cominciò a proteggerlo dal sole con il proprio mantello. Allora tutti riconoscemmo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Ibn Isḥāq dice: secondo molti, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu dapprima ospite di Kulthūm ibn Hidām; secondo altri, invece, di Saʿd ibn Khaythama. Coloro che sostengono che fu ospite di Kulthūm ibn Hidām dicono che, pur alloggiando nella casa di Kulthūm, si recava e sedeva nella casa di Saʿd ibn Khaythama, che non era sposato, per ricevere la gente. Anche i Muhājirūn non sposati alloggiavano in quella casa. Abū Bakr al-Ṣiddīq, che Allah si compiaccia di lui, fu ospite di Ḥabīb ibn Isāf; secondo un’altra versione, di Khābija ibn Zāyid.
ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che Allah si compiaccia di lui, rimase tre giorni alla Mecca. Durante questo periodo portò a termine la restituzione ai legittimi proprietari dei beni affidati al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace; poi compì l’Egira e raggiunse il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Anch’egli fu ospite di Kulthūm ibn Hidām.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase a Qubā, presso la tribù di Banū ʿAwf, per quattro giorni: lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. Durante questo periodo costruì lì una moschea.
L’arrivo a Medina
Poi, per volontà di Allah, lasciò Qubā il venerdì. Si recò nell’abitato dei Banū Sālim ibn ʿAwf e vi celebrò la preghiera del venerdì. Celebrò la preghiera del venerdì nella moschea di Baṭn al-Wādī. Un altro nome di Baṭn al-Wādī è Wādī Ranūnā. Fu proprio qui che celebrò la prima preghiera del venerdì a Medina.
Un gruppo di persone dei Banū Sālim ibn ʿAwf, tra cui ʿItbān ibn Mālik e ʿAbbās ibn ʿUbāda ibn Nāḍla, venne dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Messaggero di Allah, stabilisciti qui definitivamente, compiaciuto per tutta la forza, il sostegno e la protezione di cui disponiamo». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, indicando la propria cammella, disse: «Lasciatela libera di procedere. Ha ricevuto da Allah l’ordine di condurmi al luogo stabilito». Tutti fecero così. La cammella cominciò a procedere a suo piacimento. Quando giunse nei pressi dell’abitato della tribù dei Banū Bayāḍa, un gruppo di loro, guidato da Ziyād ibn Labīd e Furwa ibn ʿAmr, si presentò al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Messaggero di Allah, venite da noi e stabilitevi qui, tra tutta la forza, il sostegno e la protezione di cui disponiamo». Egli disse: «Lasciate che questa cammella proceda a suo piacimento, poiché ha ricevuto l’ordine di condurmi al luogo stabilito». La cammella continuò a procedere. Quando giunse all’abitato dei Banū Sāʿida, un gruppo di loro, guidato da Saʿd ibn ʿUbāda e Mundhir ibn ʿAmr, sbarrò la strada al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Anch’essi ripeterono la stessa richiesta dei Banū Bayāḍa e dei Banū Sālim. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse ai Banū Sāʿida le stesse parole che aveva rivolto ai Banū Bayāḍa e ai Banū Sālim. La cammella riprese ad avanzare. Quando passò accanto alle case della famiglia dei Banū al-Ḥārith, della tribù dei Khazraj, Saʿd ibn Rabīʿ, Khubayja ibn Zāʾid e ʿAbdullāh ibn Rawāḥa, insieme ad alcuni altri membri della famiglia dei Banū al-Ḥārith, sbarrarono la strada al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Lo invitarono a stabilirsi presso la loro famiglia e ad affidarsi alla loro forza, al loro sostegno e alla loro protezione. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Lasciate passare la cammella, poiché le è stato ordinato di condurmi al luogo adatto». Tutti si fecero da parte e la cammella proseguì. Proseguendo, la cammella oltrepassò le case dei Banū ʿAdī ibn al-Najjār, la famiglia degli zii materni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Allora Ṣālit ibn Qays e Abū Ṣālit Usayra ibn Abī Khubayja, insieme ad alcuni membri dei Banū ʿAdī ibn al-Najjār, si presentarono davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dissero: «O Messaggero di Allah, venite da noi e affidatevi a tutta la forza, il sostegno e la protezione di cui disponiamo». Egli disse: «Lasciate che la cammella proceda a suo piacimento, poiché ha ricevuto l’ordine di condurmi al luogo adatto». Si ricorda qui che Salāma bint ʿAmr, la madre di ʿAbd al-Muṭṭalib, era figlia dei Banū ʿAdī ibn al-Najjār.
Quando giunse nei pressi delle abitazioni dei Banū Mālik ibn al-Najjār, la cammella si inginocchiò. Nel luogo in cui si inginocchiò fu in seguito costruito l’ingresso della Moschea del Profeta. A quel tempo quel luogo era il deposito per l’essiccazione dei datteri appartenente a due orfani dei Banū al-Najjār. I due bambini erano Sahl e Suhayl, figli di ʿAmr. A prendersi cura di loro era Māʿiz ibn ʿUqra. Sebbene la cammella si fosse inginocchiata, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non scese dalla sua groppa, ma rimase seduto immobile. Poco dopo la cammella avanzò di qualche passo. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, continuò a tenere saldamente le redini. Poi la cammella si voltò indietro e tornò nuovamente al primo luogo in cui si era fermata. Lì si inginocchiò di nuovo. Questa volta si mosse e emise dei suoni, appoggiando a terra il petto e la parte inferiore del collo. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scese dalla groppa della cammella. Abū Ayyūb Khālid ibn Zayd prese i suoi bagagli e li portò nella propria casa. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu ospite di Abū Ayyūb. Gli chiese: «A chi appartiene il deposito per l’essiccazione dei datteri?». Māʿiz ibn ʿUqra rispose: «O Messaggero di Allah, appartiene a Sahl e Suhayl, figli di ʿAmr. Sono due orfani affidati alle mie cure. Otterrò il loro consenso. Costruisci qui la moschea». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ricevette l’ordine di costruire la moschea in quel luogo. Rimase nella casa di Abū Ayyūb fino a quando furono costruite la sua moschea e le sue abitazioni. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partecipò personalmente alla costruzione della moschea, affinché anche i musulmani fossero incoraggiati a prendervi parte. Di conseguenza, tutti i Muhājirūn e gli Anṣār vi parteciparono con grande entusiasmo. A questo proposito un musulmano recitò una poesia composta da lui:
«Se noi restassimo seduti mentre il Profeta lavora, ciò sarebbe il segno della nostra più grave deviazione». Durante la costruzione della moschea, di tanto in tanto i musulmani recitavano versi con entusiasmo. Per esempio: «Non c’è vita che abbia valore, eccetto quella dell’Aldilà. O Allah, effondi la Tua misericordia sugli Anṣār e sui Muhājirūn». E il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, unendo la sua voce alla loro, diceva: «Non c’è vita che abbia valore, eccetto quella dell’Aldilà. O Allah, effondi la Tua misericordia sugli Anṣār e sui Muhājirūn».
Quando furono costruite la moschea e le abitazioni, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciò la casa di Abū Ayyūb e andò ad abitare nella propria casa.
Abū Ayyūb racconta: quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu ospite nella mia casa, egli abitava al piano inferiore, mentre io e mia moglie stavamo al piano superiore. Dissi: «O Messaggero di Allah, per me è estremamente sgradito e sconveniente che io abiti al piano superiore mentre tu abiti a quello inferiore. Dunque tu abita di sopra e noi scenderemo a stare di sotto». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Per noi è più conveniente stare di sotto, così come lo è per coloro che vengono a incontrarci».
Perciò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, abitava al piano inferiore, mentre noi abitavamo a quello superiore. Una volta si ruppe una nostra brocca piena d’acqua. Avevamo una sola coperta e nessun altro copriletto o indumento pesante. Temendo che l’acqua potesse cadere sul corpo del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e arrecargli disagio, io e mia moglie asciugammo l’acqua proprio con quella coperta.
Preparavamo e mandavamo al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il cibo per la notte. Quando egli ci rimandava ciò che ne avanzava, io e mia moglie ne mangiavamo proprio nei punti toccati dalle sue mani, nella speranza di ricevere la benedizione. Una notte gli mandammo il cibo in questo modo. In quel cibo avevamo messo anche della cipolla o dell’aglio. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo rimandò indietro. Non trovammo nel cibo alcuna traccia del contatto della mano del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Allora, turbato, andai da lui e dissi: «O Messaggero di Allah, possano mio padre e mia madre essere sacrificati per te. Hai rimandato indietro il cibo, ma non vi ho trovato alcuna traccia del contatto della tua mano. Ogni volta che rimandavi indietro il cibo, io e mia moglie ne mangiavamo nei punti toccati dalla tua mano, per ricevere la benedizione».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Ho sentito nel cibo l’odore di una certa pianta. Poiché devo parlare avvicinando il mio volto a quello di molte persone, non ne ho mangiato. Tuttavia, voi potete mangiarne». Dopodiché mangiammo quel cibo. In seguito non mandammo mai più cipolle o aglio al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Ibn Ishaq dice: in seguito gli Emigrati cominciarono ad arrivare, uno dopo l’altro, presso il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), dopo aver compiuto l’Egira. Soltanto coloro che erano prigionieri o che erano stati costretti ad abbandonare l’Islam a causa di dure persecuzioni rimasero alla Mecca. Fatta eccezione per poche famiglie, la situazione di tutte le altre era tale che non poterono trasferire a Medina tutti i membri delle loro famiglie e i loro beni. Le famiglie che riuscirono a compiere l’Egira con tutti i loro membri furono: la famiglia dei Banu Mazyun, del clan dei Banu Jumah; i Banu Jahsh ibn Riyab, alleati dei Banu Umayya; e la famiglia dei Banu Bukayr, dei Banu Sa‘d ibn Layth, alleati dei Banu Ka‘b. Dopo l’Egira, le loro case rimasero completamente deserte e sprangate.
Predicazione e stipula del patto a Medina
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) arrivò a Medina nel mese di Rabi‘ al-Awwal e vi rimase fino al mese di Safar dell’anno successivo. Durante questo periodo furono costruiti per lui una moschea e una casa. Inoltre, poiché questa tribù degli Ansar di Medina, i Banu Malik ibn al-Najjar, aveva abbracciato l’Islam, esso si diffuse ampiamente. Ad eccezione delle quattro famiglie dei Khatma, dei Waqid, dei Wa’iq e degli Umayya, e di un gruppo della tribù degli Aws, tutti abbandonarono il politeismo.
Abu Salama ibn ‘Abd al-Rahman mi riferì che, nel primo sermone pronunciato dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) a Medina, egli dapprima si mise davanti alla gente e rese ad Allah la lode che Gli è dovuta. Poi disse le parole seguenti:
«O gente, accumulate opere buone per l’Aldilà. Sappiate che qualcuno tra voi potrebbe morire all’improvviso, senza lasciare nessuno che si occupi del suo gregge. Dopodiché il suo Signore gli porrà delle domande. E là non vi sarà alcun interprete. Egli dirà: “Non è forse giunto a te il Mio Messaggero? Non ti ho forse elargito ricchezze e favori? Quanto di ciò hai mandato innanzi per l’Aldilà?”. Allora egli guarderà a destra e a sinistra, ma non vedrà nulla. Guarderà davanti a sé e non vedrà altro che l’Inferno. Chiunque sia in grado di proteggersi dal Fuoco dovrebbe sforzarsi di farlo, anche con un pezzo di dattero. E chi non abbia nemmeno questa possibilità dovrebbe almeno proteggersi dal Fuoco dicendo una buona parola. In verità, la ricompensa di ogni buona azione va da dieci fino a settecento volte tanto. La pace e la misericordia di Allah siano su di voi».
In un’altra occasione pronunciò il seguente sermone:
«Ogni lode appartiene ad Allah. Io Lo lodo e chiedo aiuto a Lui. Cerchiamo rifugio presso di Lui contro le suggestioni malvagie dell’anima e contro le cattive azioni. Colui che Allah guida non può essere sviato da nessuno, e colui per il quale Allah ha decretato lo smarrimento non può essere guidato da nessuno. Attesto che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. Egli è Uno e non ha associati. In verità, il Libro di Allah è il migliore dei discorsi. Colui nel cui cuore Egli ha reso amato il Corano, al quale ha concesso di abbracciare l’Islam dopo essere rimasto immerso nella miscredenza e che ha scelto il Corano invece delle parole degli uomini, è riuscito. In verità, non vi sono parole più belle e più ornate del Corano. Amate ciò che Allah ama. Amate Allah con tutto il cuore. Non siate negligenti nel recitare la parola di Allah e nel ricordarLo, e non lasciate che il cuore si indurisca. In verità, Allah sceglie alcuni esseri da ogni Sua creatura; tra le loro opere ne ha prescelte alcune e tra i Suoi servi ne ha scelti alcuni. Egli ama le parole migliori. Tra ciò che è stato dato agli uomini vi sono sia il lecito sia l’illecito. Adorate dunque Allah e non associateGli nulla. TemeteLo come si deve. Siate sinceri con Allah mettendo in pratica, tra tutte le parole che pronunciate, quella migliore; fate nascere tra voi l’amore mediante la grazia di Allah. Quando viene violato il patto stretto con Allah, Egli si adira. La pace sia su di voi».
In seguito, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) stipulò un patto tra gli Ansar e gli Emigrati. Attraverso questo documento, egli promise e ottenne dagli Ebrei una coesistenza pacifica, riconobbe loro la libertà di praticare la propria religione e il diritto di possedere i propri beni, e stabilì e accettò con loro alcune condizioni. Il testo del patto era il seguente:
«Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Misericorde.
Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e in nome dei credenti musulmani dei Quraysh e di Yathrib, nonché di coloro che in seguito li seguiranno, si uniranno a loro e parteciperanno con loro al jihad, emana questa dichiarazione. Essi costituiscono un’unica umma, distinta da tutta l’umanità. I muhajirun provenienti dai Quraysh rimarranno nella condizione in cui si trovavano al momento della loro accettazione dell’Islam; tra loro resterà in vigore la consuetudine del pagamento reciproco del risarcimento e continuerà a essere applicata la precedente norma relativa al risarcimento reciproco. I credenti di ogni gruppo continueranno a liberare i prigionieri mediante il pagamento del riscatto. Anche i Banu Saʿida rimarranno nella condizione in cui si trovavano al momento della loro accettazione dell’Islam. I credenti di ciascuno dei loro gruppi potranno liberare i prigionieri mediante il pagamento del riscatto. I Banu Harith rimarranno nella condizione in cui si trovavano al momento della loro accettazione dell’Islam; tra loro resterà in vigore la precedente consuetudine del pagamento del risarcimento e i credenti di ciascuno dei loro gruppi continueranno a liberare i prigionieri sulla base del riscatto. Anche i Banu Jusham rimarranno nella condizione in cui si trovavano al momento della loro accettazione dell’Islam; resterà in vigore la loro precedente consuetudine del pagamento del risarcimento e i credenti di ciascuno dei loro gruppi continueranno a liberare equamente i prigionieri mediante riscatto. Anche i Banu Najjar rimarranno nella condizione in cui si trovavano al momento della loro accettazione dell’Islam e i credenti di ciascuno dei loro gruppi continueranno equamente a liberare i prigionieri mediante il pagamento del riscatto. I Banu ʿAmr ibn ʿAwf rimarranno nella condizione in cui si trovavano al momento della loro accettazione dell’Islam; resterà in vigore la loro precedente consuetudine del pagamento del risarcimento e i credenti di ciascuno dei loro gruppi potranno liberare equamente i prigionieri sulla base del riscatto. I Banu Nabīt rimarranno nella condizione in cui si trovavano al momento della loro accettazione dell’Islam; resterà in vigore la loro precedente consuetudine del pagamento del risarcimento e i credenti di ciascuno dei loro gruppi continueranno equamente a liberare i prigionieri mediante il pagamento del riscatto. I Banu Aws rimarranno nella condizione in cui si trovavano al momento della loro accettazione dell’Islam e i credenti di ciascuno dei loro gruppi potranno liberare equamente i prigionieri sulla base del riscatto. I credenti aiuteranno finanziariamente, in modo adeguato, ciascuno dei loro membri gravato da debiti o con numerosi figli, affinché possa pagare il risarcimento e il riscatto. Nessun credente si opporrà al protetto di un altro credente. I credenti timorati di Dio agiranno efficacemente contro chiunque tra loro sia ribelle, gravemente oppressivo, criminale, dannoso per gli interessi della comunità musulmana o fautore di disordini; tutti prenderanno provvedimenti congiuntamente contro tale criminale, anche se fosse il figlio di uno di loro. Nessun credente ucciderà un altro credente a vantaggio di un infedele, né aiuterà un infedele contro un credente. Nel territorio musulmano, i diritti dei non musulmani leali saranno ugualmente garantiti. I musulmani offriranno piena protezione anche al più umile tra i non musulmani. I credenti saranno alleati gli uni degli altri; ciò non si applicherà agli altri. Tra gli ebrei, chi ci obbedirà e ci seguirà avrà gli stessi diritti e lo stesso aiuto riservati a noi. Non sarà consentita alcuna oppressione contro tali persone, né si aiuterà qualcuno ad aggredirle. La protezione dei credenti sarà unica e comune a tutti. Quando si combatterà una guerra nell’interesse dell’Islam, nessun musulmano concluderà una tregua con un non musulmano se non sulla base dell’uguaglianza e della giustizia. Ogni gruppo di combattenti tra noi seguirà gli altri gruppi di combattenti. Un credente potrà uccidere un altro credente soltanto come punizione per un omicidio e in conformità con la legge di Allah. I credenti timorati di Dio si attengono al modello migliore e più saldo. Nessun politeista di Medina potrà offrire protezione alla vita e ai beni di un appartenente ai Quraysh, né potrà concedergli asilo a danno di un credente. Chiunque uccida un credente senza che questi abbia commesso un crimine punibile con la morte, e ciò sia debitamente provato, sarà condannato a morte. Tuttavia, se avrà soddisfatto in altro modo l’erede della vittima, non sarà giustiziato. In ogni caso, tutti i credenti si schiereranno contro tale musulmano assassino e a nessun credente sarà lecito parteggiare per lui. Nessun credente che abbia accettato questa dichiarazione e creda fermamente in Allah e nell’Aldilà potrà aiutare o dare asilo a chi introduce innovazioni estranee nella legge islamica. Chiunque aiuti o dia asilo a una persona del genere subirà la maledizione di Allah e, nel Giorno della Resurrezione, l’ira di Allah ricadrà su di lui. Non saranno accettati per lui né intercessione né riscatto. E ogni volta che divergerete su una questione, ricorrete ad Allah e al Suo Messaggero per decidere in merito.
Finché i credenti saranno impegnati in guerra, gli ebrei contribuiranno alle provviste belliche. Gli ebrei dei Banu Awf saranno considerati parte della stessa umma dei credenti, così come loro alleati. Tuttavia, musulmani ed ebrei praticheranno ciascuno la propria religione. Chiunque si dedichi all’oppressione, alla tirannia o ad attività criminali recherà rovina soltanto alla propria famiglia. I diritti degli ebrei dei Banu Najjar saranno uguali a quelli degli ebrei dei Banu Awf. Analogamente, i diritti degli ebrei dei Banu Harith, dei Banu Sa’ida, dei Banu Jusham, dei Banu Aws, dei Banu Tha’laba e dei Banu Shatiba saranno uguali a quelli degli ebrei dei Banu Awf. Tuttavia, chiunque si dedichi all’oppressione, alla tirannia e alla dissolutezza recherà rovina soltanto a sé stesso e alla propria famiglia. Tutte le questioni esteriori dei Tha’laba saranno rispettate al pari delle loro questioni interiori e delle loro vite. La lealtà e il rispetto degli impegni devono proteggere tutti dalla dissolutezza. Gli alleati dei Tha’laba avranno gli stessi diritti dei Tha’laba. Le questioni interne degli ebrei saranno rispettate come le loro vite. Nessuno di loro potrà uscire da Medina senza il permesso di Muhammad. Tutti devono sapere che nessuna disputa o interrogatorio potrà salvare dal Fuoco. Chiunque uccida qualcuno lo farà al prezzo della rovina propria e della propria famiglia. È diverso il caso in cui la vittima sia colpevole. Allah ama, in questa materia, la maggiore magnanimità. Gli ebrei sosterranno le proprie spese e sosterranno anche le spese dei musulmani. Coloro che hanno accettato questo patto hanno il dovere di aiutare pienamente qualunque alleato impegnato in guerra; tra loro devono sussistere benevolenza reciproca, consiglio sincero e magnanimità, e nessuno parteciperà con un altro ad azioni peccaminose. Danneggiare il proprio alleato è un crimine terribile e senza precedenti. È dovere di tutti aiutare l’oppresso. Finché i credenti saranno impegnati in guerra, gli ebrei continueranno a sostenerli finanziariamente. [47. Vale a dire che Allah e i credenti non hanno obiezioni ad accettare il loro aiuto.] Per le parti di questo patto, ogni parte del territorio di Yathrib è completamente sicura. Se il vicino non è colpevole e non si dedica ad attività dannose, la sua vita, i suoi beni e il suo onore avranno piena protezione, come la propria vita, i propri beni e il proprio onore. Nessuno potrà entrare nella casa altrui senza il permesso del proprietario. Qualunque evento spiacevole, controversia o conflitto sorga tra coloro che hanno accettato questo patto, per la sua risoluzione si dovrà ricorrere ad Allah e a Muhammad. Allah desidera che questo patto venga attuato con la massima vigilanza e integrità. [48. È significativo che, quando questo patto fu adottato, la jizya non fosse stata imposta e i musulmani fossero deboli. A quel tempo, se gli ebrei combattevano a fianco dei musulmani, partecipavano al bottino di guerra. Il patto li obbligava a contribuire alle spese della guerra.] Si sappia che non è permesso concedere protezione ai Quraysh e ai loro alleati. Coloro che hanno accettato il patto respingeranno uniti chiunque attacchi Medina. Quando sarà proposto un trattato e un’alleanza, essi stipuleranno un trattato e un’alleanza con chi li propone. Quando sarà loro proposta una simile pace o alleanza, anche per i credenti sarà obbligatorio rispettarla. Tuttavia, quando qualcuno parteciperà a una guerra contro la religione, riceverà la propria parte da coloro che lo avranno arruolato nell’esercito. I diritti e i doveri degli ebrei degli Aws e dei loro alleati saranno uguali ai diritti e ai doveri di coloro che hanno accettato questo patto, ed essi li riceveranno con piena giustizia da coloro che hanno stipulato il patto. Se qualcuno seguirà la via dell’integrità, i suoi precedenti atti di dissolutezza dovranno essere perdonati. Chi commetterà una cattiva azione ne subirà il danno personalmente. Allah desidera la massima integrità e veridicità nell’osservanza di questo patto. Questo patto non è una protezione per l’oppressore o il criminale. Chi non sia coinvolto in oppressioni o crimini, anche se si ritira dalla guerra o rimane inattivo, godrà della sicurezza entro i confini di Medina. Chi rimarrà saldo sulla via dell’integrità e del timore di Dio avrà Allah e Muhammad come protettori e sostenitori.
L’instaurazione del vincolo fraterno tra gli Ansar e i Muhajirun
Ibn Ishaq dice: il Messaggero di Allah stabilì un vincolo di fratellanza tra i Muhajirun e gli Ansar. Mi rifugio presso Allah dall’attribuirgli ciò che non disse. Ho appreso che egli stabilì un vincolo di fratellanza tra ogni coppia di uomini. Poi prese la mano di Ali ibn Abu Talib e disse: «Questo è mio fratello». Così il signore dei profeti, la guida dei timorati di Dio, il Messaggero del Signore dei mondi, colui che non ha eguali nell’universo, e Ali, figlio di Abu Talib, furono nuovamente uniti da un vincolo fraterno. Fu inoltre stabilito un vincolo di fratellanza tra Hamza ibn Abd al-Muttalib, il leone di Allah e del Suo Messaggero e zio del Messaggero di Allah, e Zayd ibn Haritha. Prima di partire per la battaglia di Uhud, Hamza aveva disposto che, qualora fosse morto, Zayd ibn Haritha avrebbe ereditato i suoi beni. Ja’far al-Tayyar, figlio di Abu Talib, e Mu’adh ibn Jabal, appartenente ai Banu Salama, furono uniti da un vincolo fraterno. Umar ibn al-Khattab e Itban ibn Malik divennero fratelli. Abu Ubayda ibn al-Jarrah e Sa’d ibn Mu’adh, Abd al-Rahman ibn Awf e Sa’d ibn al-Rabi’, al-Zubayr ibn al-Awwam e Salama ibn Salama, Uthman ibn Affan e Aws ibn Thabit, Talha ibn Ubayd Allah e Ka’b ibn Malik, Sa’id ibn Zayd e Ubayy ibn Ka’b, Mus’ab ibn Umayr e Abu Ayyub Khalid, Abu Hudhayfa ibn Utba ibn Ka’b, Mus’ab ibn Umayr e Abu Ayyub Khalid, Abu Hudhayfa ibn Utba e Ubbad ibn Bishr, Ammar ibn Yasir e Hudhayfa ibn al-Yaman, nonché Abu Dharr al-Ghifari e Mundhir ibn Amr, furono uniti da un vincolo fraterno. Inoltre, furono stabiliti vincoli di fratellanza tra Hatib ibn Abu Balta’a e Uwaym ibn Sa’ida, Salman al-Farisi e Abu al-Darda, e tra Birar, il liberto di Abu Bakr, e Abu Ruwayha.
Tra i compagni del Messaggero di Allah fra i quali egli stabilì vincoli di fratellanza, ho appreso soltanto i nomi dei compagni menzionati sopra.
L’origine della chiamata alla preghiera
Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ebbe ritrovato a Medina tutti i suoi fratelli emigrati e ottenuto il sostegno e la collaborazione uniti degli Ansar, tirò un sospiro di sollievo e l’Islam divenne una forza ben consolidata. Furono immediatamente istituite le preghiere regolari, la zakat e il digiuno divennero obbligatori e vennero promulgate le leggi per reprimere i crimini. Furono applicate anche le norme riguardanti ciò che è lecito e ciò che è illecito. In questo modo l’Islam si affermò pienamente tra loro. Questo gruppo degli Ansar, dopo aver abbracciato la fede, si era stabilito qui come residente permanente. Dopo l’arrivo del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) a Medina, i musulmani si radunavano spontaneamente presso di lui, non appena giungeva l’ora della preghiera; non era necessario chiamarli. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) pensò di organizzare anch’egli il raduno della gente per la preghiera mediante il suono del corno, come facevano gli ebrei. Ma subito dopo abbandonò l’idea, poiché non gli era gradita. In seguito prese in considerazione l’idea di chiamare i musulmani alla preghiera suonando una campana.
Mentre si svolgevano queste riflessioni, Abdullah ibn Zayd sognò il modo di chiamare la gente a radunarsi. Si recò dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e disse: «O Messaggero di Allah, stanotte ho visto in sogno uno sconosciuto vestito di verde, che andava in giro con una campana in mano. Quando quell’uomo mi passò accanto, gli dissi: “O servo di Allah, venderesti questa campana?”. Egli rispose: “Che cosa ne farai della campana?”. Dissi: “Chiamerò la gente alla preghiera”. Disse: “Vuoi che ti insegni qualcosa di migliore?”. Risposi: “Che cosa? Dimmi”. Egli disse: “Allahu akbar, Allahu akbar, Allahu akbar, Allahu akbar; ash-hadu an la ilaha illallah, ash-hadu an la ilaha illallah; ash-hadu anna Muhammadan rasulullah, ash-hadu anna Muhammadan rasulullah; hayya ‘ala-s-salah, hayya ‘ala-s-salah; hayya ‘ala-l-falah, hayya ‘ala-l-falah; Allahu akbar, Allahu akbar; la ilaha illallah”». Non appena ebbe raccontato il sogno al Messaggero di Allah, egli disse: «Se Allah vuole, questo sogno è veritiero. Va’ con Bilal e mettiti in un luogo. Insegnagli queste parole e lascia che sia lui a recitare l’adhan, poiché la sua voce è più forte della tua». Bilal recitò l’adhan. Umar lo udì mentre era seduto in casa. Subito venne dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), trascinandosi il mantello, e disse: «O Messaggero di Allah, per Allah, anch’io ho visto un sogno uguale a quello visto da Abdullah ibn Zayd». Allora il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) espresse la sua gratitudine dicendo: «Alhamdu lillah».
Resoconto della malattia di alcuni Compagni
Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, racconta:
A Medina la febbre era estremamente diffusa. Molti Compagni del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si ammalarono. Allah l’Altissimo aveva risparmiato da essa il Suo Profeta. Abu Bakr e i suoi due servitori, Bilal e Amir ibn Fuhayra, vivevano nella stessa stanza. Tutti furono colpiti dalla febbre. Andai a far loro visita. A quel tempo non era ancora stata rivelata la norma del velo. Le sofferenze dei malati erano indescrivibili. Mi recai dapprima da Abu Bakr e gli chiesi: «Padre, come ti senti?». Egli rispose recitando una poesia:
«Ogni uomo dimora presso i suoi cari, eppure la morte gli è vicinissima».
Compresi e pensai tra me: «Padre sta certamente delirando».
Poi andai da Amir ibn Fuhayra e gli dissi: «Amir, come ti senti?»
Anche lui rispose recitando dei versi: «Ho incontrato la morte prima di assaporarne il gusto,
la morte del codardo incombe sempre sulla sua testa,
ogni uomo combatte il jihād con tutte le sue forze, come il toro protegge la propria pelle con le corna».
Capii che stava delirando, avendo perso la consapevolezza di ciò che diceva.
Quando la febbre di Bilāl si aggravava, egli usciva e si sdraiava nel cortile della casa.
Poi recitava ad alta voce dei versi, dicendo:
«Ahimè! Potrò mai trascorrere una notte a Fakhkh in compagnia dell’udhkhur e delle rose?
Potrò mai, anche solo per un altro giorno, scendere allo stagno di Majanna? Potrò mai rivedere i due monti di Shāmā e Tafīl?[49. Fakhkh: il nome di un luogo alla periferia della Mecca. Udhkhur: il nome di una pianta profumata. Majanna: un mercato situato nella parte bassa della Mecca.][50. Shāmā e Tafīl sono i nomi di due monti della Mecca.]
Andai a riferire al Messaggero di Allah ciò che avevo sentito da loro. Dissi: «A causa dell’intensità della febbre, sono tutti deliranti. Non comprendono nemmeno ciò che dicono». Il Messaggero di Allah disse: «O Allah, rendi Medina per noi amata quanto la Mecca, o ancora più amata. Benedici per noi i raccolti che vi crescono e allontana da essa ogni malattia, portandola a Mahayyāya [51. Mahayyāya è un altro nome di al-Juhfa, il luogo dove i pellegrini provenienti dalla Siria assumono l’ihrām.]».
La data dell’Egira
Quando il Messaggero di Allah giunse a Medina, era quasi mezzogiorno, sotto il sole cocente. Era lunedì 12 Rabīʿ al-awwal. Il Messaggero di Allah aveva allora 53 anni. Questo avvenne 13 anni dopo l’inizio della profezia. In seguito rimase a Medina per i giorni restanti di Rabīʿ al-awwal e durante i mesi di Rabīʿ ath-thānī, Jumādā al-awwal, Jumādā ath-thāniya, Rajab, Shaʿbān, Ramaḍān, Shawwāl, Dhū al-Qaʿda, Dhū al-Ḥijja e Muḥarram. [Vale a dire che, dopo l’Egira a Medina, in questo periodo non si recò in alcun luogo fuori Medina: – il curatore]
La prima spedizione militare
Esattamente dodici mesi dopo il suo arrivo a Medina, nel mese di Ṣafar, partì per la spedizione di Waddān, ossia Abwāʾ. Giunse a Waddān alla ricerca dei Quraysh e dei Banū Ḍamra ibn Bakr. Là i Banū Ḍamra si sottomisero alla sua autorità. Dopodiché tornò sano e salvo a Medina, senza dover affrontare alcun complotto. Trascorse là i giorni restanti di Ṣafar e la prima parte del mese di Rabīʿ al-awwal.
La spedizione guidata da ʿUbayda ibn al-Ḥārith
Il Messaggero di Allah stesso aveva preparato lo stendardo di questa spedizione
Durante questo periodo di permanenza a Medina, il Messaggero di Allah inviò ʿUbayda ibn al-Ḥārith con una forza di cavalleria composta da 60 o 80 uomini. Erano tutti Muhājirūn. Nessuno degli Anṣār era con loro. Quando il gruppo giunse presso uno stagno nella parte bassa di Saniyyat al-Murra, si imbatté in un numeroso gruppo dei Quraysh. Tuttavia non ebbe luogo alcuno scontro. Soltanto Saʿd ibn Abī Waqqāṣ scagliò una freccia. Fu il primo tiro di freccia dell’esercito islamico. Dopodiché il gruppo fece ritorno. I musulmani erano allora molto entusiasti.
Spedizione guidata da Hamza verso la costa del mare
In quel periodo, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò verso la costa del mare, passando per Īs, un gruppo di trenta cavalieri muhājir guidati da Hamza (che Allah si compiaccia di lui). Anche in questa spedizione non inviò alcun ansār. Questa volta l’esercito musulmano si trovò di fronte a un contingente di trecento cavalieri meccani guidati da Abū Jahl. Grazie agli sforzi di Majdī ibn ʿAmr al-Juhanī, anche allora non ebbe luogo alcuno scontro. Egli separò le due parti, così entrambi gli eserciti si ritirarono, allontanandosi l’uno dall’altro. Anche questa volta non fu combattuta alcuna battaglia.
Spedizione di Buwwāt
Nel mese di Rabīʿ al-awwal, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì per una spedizione militare contro i Quraysh e giunse in un luogo chiamato Buwwāt. Vi arrivò passando per Ridwā. Tornò a Medina senza che si combattesse. Vi trascorse il resto del mese di Rabīʿ al-thānī e la prima parte di Jumādā al-ūlā. [52. Quando partì per questa spedizione, a Sāʾib ibn ʿUthmān ibn Mazʿūn (che Allah si compiaccia di lui) fu affidata la custodia di Medina. Buwwāt: il nome di una montagna nella zona della tribù dei Juhayna, vicino a Yanbuʿ.]
Spedizione di al-ʿUshayra
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, condusse nuovamente una spedizione militare contro i Quraysh. [53. In quel periodo, ad Abū Salama ibn ʿAbd al-Asad (che Allah si compiaccia di lui) fu affidata la difesa di Medina.] Attraversando il passo di Banū Dīnār e poi il deserto di Hābir, condusse l’esercito fino alla valle di Ibn Adhār, dove fece sosta all’ombra di un albero. Lì pregò; per questo vi si trova una moschea. Quando gli fu preparato del cibo, mangiò insieme a tutti. Il luogo in cui venivano collocate le pentole è ancora chiaramente visibile. Gli fu data da bere l’acqua della sorgente locale chiamata al-Mushtarab. Poi riprese il cammino lasciando alla sua sinistra il luogo chiamato Khalāyiq e attraversò il passo di ʿAbd Allāh. Quindi svoltò a sinistra, giunse nella pianura chiamata Yalʿyal e fece sosta alla confluenza di Yalʿyal e Dabuʿa; lì bevve l’acqua di un pozzo. Poi proseguì attraverso la pianura di Farsh Milāl. Infine raggiunse il sentiero delle piccole zone montuose di al-Yamāma. Seguendo quel sentiero, attraversò la pianura di Yanbuʿ e fece sosta ad al-ʿUshayra. Vi rimase alcuni giorni nei mesi di Jumādā al-ūlā e Jumādā al-thāniya. Qui invitò i Banū Mudlij e i loro alleati tribali dei Banū Dhamra a sottomettersi. Poi tornò sano e salvo a Medina.
Spedizione militare guidata da Saʿd ibn Abī Waqqās
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò un contingente sotto il comando di Saʿd ibn Abī Waqqās. Questo contingente, composto da otto muhājir, giunse in un luogo dell’Hijaz chiamato Kharrār. Poi tornò sano e salvo a Medina.
Spedizione di Safwan: la prima spedizione di Badr
Un giorno, meno di dieci giorni dopo il ritorno dalla spedizione di Ushayra, Kurz ibn Jabir al-Fihri attaccò i dintorni di Medina con l’intento di razziare i cammelli lasciati al pascolo e gli altri animali domestici. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si mise immediatamente a inseguirlo. [54. Quando partì per questa spedizione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, affidò a Zayd ibn Haritha la responsabilità della difesa di Medina.] Egli giunse in una valle chiamata Safwan, ai margini della pianura di Badr. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non riuscì a raggiungere Kurz ibn Jabir. Questo episodio è chiamato la prima spedizione di Badr. In seguito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornò a Medina e vi trascorse il resto del mese di Jumada ath-Thani, nonché i mesi di Rajab e Sha’ban.
Spedizione militare al comando di Abd Allah ibn Jahsh
Nel mese di Rajab, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò una spedizione composta da otto muhajirun rientrati dalla prima spedizione di Badr, al comando di Abd Allah ibn Jahsh. Non vi incluse nessun ansar. Consegnò ad Abd Allah ibn Jahsh una lettera e gli disse di aprirla e leggerla solo dopo aver percorso due giorni di cammino, non prima. Dopo aver letto la lettera, avrebbe dovuto agire secondo le istruzioni contenutevi, senza imporre nulla con la forza ad alcuno dei suoi compagni.
Dopo aver camminato per due giorni, Abd Allah ibn Jahsh aprì e lesse la lettera. Vi era scritto: «Quando leggerai questa mia lettera, parti immediatamente e recati in un luogo chiamato Nakhlah, tra Mecca e Ta’if, dove farai sosta. Là appostati per sorvegliare i Quraysh e, quando avrai raccolto qualche informazione, fammela sapere».
Non appena lesse la lettera, Abd Allah ibn Jahsh disse: «Accetto e rimango obbediente». Poi disse ai suoi compagni: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi ha ordinato di recarmi a Nakhlah, appostarmi per sorvegliare i Quraysh e informarlo di qualunque notizia venga a mia conoscenza. Mi ha inoltre vietato di imporre a chiunque di voi un obbligo in questa faccenda. Chiunque tra voi desideri ottenere il martirio, parta; chi non lo desidera, torni indietro. Io, tuttavia, obbedirò all’ordine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace». Dopo queste parole, tutti partirono con Abd Allah ibn Jahsh. Nessuno tornò indietro. Egli entrò nell’Hijaz. Presso un luogo chiamato Bahran, Sa’d ibn Abi Waqqas e Utbah ibn Ghazwan persero i loro cammelli. I due si misero a seguirne le tracce e, per cercarli, rimasero indietro rispetto ad Abd Allah ibn Jahsh. Abd Allah ibn Jahsh e i suoi compagni proseguirono invece il viaggio. Dopo aver camminato ancora, giunsero a Nakhlah e vi fecero sosta. In quel momento passò loro accanto una carovana dei Quraysh che trasportava uva passa e pelli, oltre ad altre merci dei Quraysh. Tra i suoi membri vi erano Amr ibn al-Hadrami, Uthman ibn Abd Allah, suo fratello Nawfal ibn Abd Allah, e al-Hakam ibn Kaysan. Quando la squadra di Abd Allah ibn Jahsh li vide, si allarmò, poiché era giunta molto vicino a loro. Ukkashah ibn Mihsan si avvicinò a quegli uomini. Aveva la testa rasata. Vedendolo, i Quraysh si rassicurarono e dissero: «Sono abitanti del luogo; non c’è nulla da temere da parte loro». Nel frattempo i musulmani si riunirono per consultarsi riguardo ai Quraysh. Quel giorno era l’ultimo giorno del mese di Rajab. Tutti espressero l’opinione che, se quel giorno avessero lasciato passare la carovana dei Quraysh, subito dopo essa sarebbe entrata nel territorio del Santuario e avrebbe ottenuto protezione dalle loro mani. D’altra parte, se li avessero uccisi quel giorno, sarebbero stati colpevoli di aver versato sangue durante un mese sacro. Così rimasero presi dall’esitazione e dal dubbio, riluttanti ad agire contro la carovana dei Quraysh. Poco dopo, però, si liberarono dell’esitazione e, risoluti, concordarono di uccidere chiunque fosse possibile e di prendere tutto ciò che ciascuno di loro possedeva. Waqid ibn Abd Allah at-Tamimi uccise Amr ibn al-Hadrami con un colpo di lancia e catturò Uthman ibn Abd Allah e al-Hakam ibn Kaysan. Nawfal ibn Abd Allah fuggì e si mise in salvo; non fu possibile catturarlo in alcun modo. In seguito Abd Allah ibn Jahsh si presentò a Medina al cospetto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, insieme ai superstiti della carovana e ai due prigionieri.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Io non vi avevo ordinato di combattere durante il mese sacro». Poi trattenne la carovana e i prigionieri e rifiutò di prendere i loro beni. A causa di queste parole del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Abd Allah ibn Jahsh rimase umiliato e senza risposta davanti a tutti. Gli uomini della sua squadra pensarono di essere perduti. I musulmani li rimproverarono per ciò che avevano fatto. Intanto i Quraysh dicevano: «Muhammad e i suoi compagni hanno violato la santità del mese sacro. Hanno versato sangue durante il mese sacro, si sono impadroniti dei beni altrui e hanno fatto prigionieri». Uno dei pochi musulmani che si trovavano ancora alla Mecca rispose: «Ciò che i musulmani hanno fatto, lo hanno fatto nel mese di Sha’ban». [La ragione di tale affermazione era che il mese di Sha’ban era iniziato dopo il tramonto dell’ultimo giorno del mese di Rajab. – Nota dell’editore]
Quando questa campagna di propaganda assunse vaste proporzioni, Allah l’Altissimo fece scendere sul Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il seguente versetto:
Arabo *************
«Ti chiedono di combattere nel mese sacro. Di’: combattere in questo mese è un’ingiustizia. Ma presso Allah è ancora più grave
impedire alle persone di seguire la via di Allah, miscredere, impedire l’accesso alla Moschea Sacra ed espellere da essa i suoi abitanti. In verità, sviare le persone attraverso la persecuzione è un peccato più grave dell’uccisione. Essi continuano a combattervi senza sosta, per potervi, se ne avessero la possibilità, far rinnegare la vostra religione». (Al-Baqara)
In altre parole, anche se avete combattuto nel mese sacro, essi vi hanno impedito di seguire la via di Allah, hanno miscreduto e vi hanno impedito di recarvi alla Moschea Sacra. E, sebbene foste gli abitanti della Moschea Sacra, espellervi da essa è, presso Allah, un crimine più grave che uccidere uno dei vostri miscredenti. Inoltre, il fatto che essi perseguitassero i musulmani, li costringessero ad abbandonare la religione e li riconducessero al sistema della miscredenza era un atto più esecrabile dell’uccisione. E questa loro gravissima ingiustizia continuano a commetterla incessantemente contro di voi, senza desistere né pentirsi.
Quando nel Corano giunse questa guida e Allah ebbe dissipato la paura e l’ansia dei musulmani, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) prese ufficialmente possesso della carovana catturata e dei prigionieri. I Quraysh gli inviarono un messaggio chiedendo che Uthman e al-Hakam fossero liberati in cambio di beni. In risposta, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) comunicò loro: «Non libereremo i prigionieri finché i nostri due uomini, Sa‘d ibn Abi Waqqas e Utba ibn Ghazwan, non saranno tornati, poiché temiamo che la loro vita sia stata messa in pericolo a causa vostra». Poco dopo, quando Sa‘d e Utba tornarono, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) li liberò in cambio di beni. Tuttavia, uno dei due prigionieri, al-Hakam ibn Qaysan, abbracciò l’Islam e divenne un autentico musulmano. In seguito rimase presso il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Più tardi fu martirizzato nell’episodio di Bi’r Ma‘una. Uthman ibn Abd Allah partì per la Mecca e morì da miscredente.
Il cambiamento della qibla
È stato tramandato che la qibla fu cambiata nel mese di Sha‘ban, diciotto mesi dopo l’arrivo del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) a Medina.
La battaglia di Badr
Un giorno, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne a sapere che una grande carovana dei Quraysh, guidata da Abu Sufyan ibn Harb, stava avanzando dalla Siria. La carovana trasportava ingenti ricchezze e merci commerciali dei Quraysh. Tra i membri della carovana vi erano Makhrama ibn Nawfal, Amr ibn al-As e altri trenta o quaranta uomini appartenenti ai Quraysh. Egli inviò i musulmani verso di loro e disse: «Questa è la carovana dei Quraysh. Contiene grandi ricchezze. Andate in quella direzione. Forse Allah vi farà entrare in possesso di quei beni». I musulmani decisero di andare a raggiungere la carovana. Alcuni si prepararono subito, mentre altri mostrarono una certa lentezza e tardarono. Non avevano infatti immaginato che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si fosse trovato di fronte a una guerra.
Avvicinandosi all’Higiaz, Abu Sufyan intuì la situazione. Cominciò a interrogare ogni viandante che incontrava, poiché era terrorizzato dai preparativi dei musulmani. Alla fine, alcuni viandanti gli riferirono chiaramente che Muhammad stava per attaccare lui e la sua carovana con i suoi compagni. Abu Sufyan procedette allora con cautela. Mandò immediatamente a Mecca, dietro compenso, Damdam ibn Amr al-Ghifari. Gli ordinò di recarsi dai Quraysh, chiedere loro di inviare uomini armati per mettere al sicuro le loro ricchezze e informarli che Muhammad, con i suoi uomini, si apprestava ad attaccarli. Damdam partì rapidamente alla volta della Mecca.
Tre giorni prima che Damdam arrivasse alla Mecca, Atika, figlia di Abd al-Muttalib, fece un sogno terribile. Raccontò la cosa a suo fratello Abbas e disse: «Fratello, oggi ho fatto un brutto sogno. Temo che una calamità si abbatta sulla tua gente. Perciò non dire a nessuno ciò che ti sto raccontando».
Abbas disse: «Che cosa hai visto in sogno?»
Atika disse: «Ho visto un cavaliere scendere in una pianura nei pressi della Mecca. Poi gridò a gran voce: “O Quraysh, preparatevi alla morte entro tre giorni! State in guardia!”. Quindi il suo cammello lo portò sulla cima del monte Abu Qubays. Là gridò di nuovo e annunciò la stessa cosa. Poi fece rotolare giù da quel luogo una grande pietra. Mentre rotolava, la pietra si frantumò ai piedi della montagna, e un suo frammento cadde in ognuna delle case della Mecca».
Abbas disse: «È un sogno grave. Non parlarne con nessuno. Mantienilo completamente segreto».
Quando Abbas uscì, incontrò il suo amico Walid ibn Rariya. Gli raccontò il sogno e lo avvertì di non riferirlo a nessuno. Walid informò suo padre Utba. Così la notizia si diffuse in tutta la Mecca. I Quraysh cominciarono a discuterne in ogni assemblea e riunione.
Abbas racconta: «Il giorno seguente andai a fare il tawaf intorno alla Kaaba. Abu Jahl stava parlando del sogno di Atika con un gruppo di uomini dei Quraysh. Appena mi vide, Abu Jahl disse: “Abbas, vieni qui dopo aver terminato il tawaf”. Dopo il tawaf, andai a sedermi con loro. Abu Jahl mi disse: “O figlio di Abd al-Muttalib, quando questa donna-profeta vi ha detto queste cose?”»
Dissi: «Di cosa si tratta?»
Abu Jahl disse: «Del sogno che ha fatto Atika.»
Dissi: «Che sogno ha fatto?»
Abu Jahl disse: «O figlio di Abd al-Muttalib, dopo che i vostri uomini hanno continuato a pretendere di essere profeti, ora vedo che anche le vostre donne hanno cominciato a fare le profetesse. A quanto pare, Atika ha sognato che qualcuno le diceva: “Preparatevi entro tre giorni”. Noi aspetteremo tre giorni. Se ciò che ha detto è vero, allora accadrà quel che deve accadere. Ma se trascorreranno tre giorni senza che accada nulla, emetteremo una dichiarazione scritta su di voi, attestando che in tutta l’Arabia non esiste famiglia più bugiarda della vostra.»
Abbas racconta: «Non reagii in modo particolare alle parole di Abu Jahl. Mi limitai a negare. Dissi: “Atika non ha fatto alcun sogno”. Poi ciascuno di noi tornò alle proprie occupazioni. Nel pomeriggio, una dopo l’altra, tutte le donne della famiglia di Abd al-Muttalib vennero da me e dissero: “Perché sopportate tanto questo miserabile insolente? Finora ha detto ai nostri uomini tutto ciò che voleva. Ora ha cominciato a dire tutto ciò che vuole anche alle nostre donne. Tu ascolti tutto questo senza provare alcun senso dell’onore?” Dissi: “Per Dio, mi sento profondamente a disagio. Non ho reagito in modo particolare, ma me la vedrò con lui. Se lo dice ancora una volta, farò per voi ciò che deve essere fatto”.»
Il terzo giorno dopo il sogno di Atika andai là. Ero furioso e pieno di risentimento. Pensavo: non ho potuto trattare quel miserabile come meritava; se ne avessi avuto di nuovo l’occasione, avrei fatto ciò che allora non ero riuscito a fare. Entrai nella moschea e lo vidi. Mi avvicinai a lui, aspettando che ripetesse anche solo una parte delle parole pronunciate quel giorno, per saltargli addosso. Abu Jahl era esile e magro, ma il suo sguardo era penetrante e la sua lingua tagliente. All’improvviso si diresse rapidamente verso la porta della moschea. Pensai: “Che la maledizione di Dio ricada su di lui! Che cosa gli è successo? Perché tutto il suo essere è così terrorizzato? Forse teme i miei rimproveri?” Improvvisamente capii che aveva udito le grida di Damdam ibn Amr al-Ghifari, che io non avevo ancora sentito. Damdam era arrivato nel deserto della Mecca e, seduto sul suo cammello, gridava: “O Quraysh, una terribile calamità! Una terribile calamità! I vostri beni sono con Abu Sufyan. Muhammad ha mandato i suoi compagni all’inseguimento di quei beni. Sembra che non riuscirete più a salvarli. Accorrete in aiuto! Accorrete in aiuto!” Prima ancora di gridare queste parole, al-Ghifari aveva già compiuto uno spettacolo straordinario: aveva tagliato il naso del cammello, rovesciato la portantina e strappato la propria veste.
A causa di questo terribile avvenimento non riuscimmo più a prestare attenzione gli uni agli altri. La gente si preparò con estrema rapidità. Dicevano: «Muhammad e i suoi seguaci pensano forse che siamo indifesi come la carovana di Ibn al-Hadrami? Mai! Questa volta faranno un’esperienza del tutto diversa. Quel giorno riuscirono a compiere una simile audacia contro appena due uomini, per di più uomini che volevano abbandonare il campo di battaglia oppure mandare qualcun altro al loro posto. Oggi, invece, l’intera tribù dei Quraysh si è preparata alla guerra. Nessuno dei notabili dei Quraysh è rimasto assente. Soltanto Abu Lahab non è venuto e al suo posto ha mandato Asi ibn Hisham ibn al-Mughirah». Abu Lahab doveva a quest’uomo quattromila dirham. Poiché non era riuscito a saldare il debito a causa della sua povertà, lo mandò in guerra al proprio posto in cambio di quella somma dovuta.
Anche Umayya ibn Khalaf aveva deciso di non andare in guerra. Era un vecchio corpulento e imponente. Uqba ibn Abu Muayt andò da lui. In quel momento Umayya era seduto con la gente nella Moschea Sacra. Uqba gli portò un profumo fatto di legno di sandalo e gli disse: «Tieni, profumati con questo, perché sei una donna». Umayya rispose: «Vattene da qui! Che Dio ti renda deforme». Vergognandosi, il vecchio Umayya si preparò quindi ad andare in guerra.
I preparativi furono completati e tutti si decisero fermamente a recarsi sul campo di battaglia. Ricordando allora la guerra che avevano combattuto contro i Banū Bakr ibn ʿAbd Manāt, dissero: «Temiamo che possano attaccarci alle spalle». Questo timore li rendeva esitanti riguardo alla partenza per la guerra. In quel momento Iblīs si presentò loro assumendo le sembianze di Surāqa ibn Mālik ibn Jaʿsham al-Mudlijī. Disse: «Rimarrò a proteggervi, affinché la tribù di Kināna non possa attaccarvi alle spalle». Dopo aver ricevuto questa rassicurazione, lasciarono rapidamente Mecca.
Nel frattempo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì per la spedizione insieme ai suoi Compagni. Erano trascorsi alcuni giorni del mese di Ramaḍān. Affidò ad ʿAmr ibn Umm Maktūm il compito di guidare la preghiera e consegnò lo stendardo bianco a Muṣʿab ibn ʿUmayr. Davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vi erano due stendardi neri: uno era presso ʿAlī, figlio di Abū Ṭālib, e si chiamava l’Aquila; l’altro era presso uno degli Anṣār. Quel giorno i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disponevano complessivamente di settanta cammelli. Cominciarono a cavalcarli a turno. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ʿAlī ibn Abū Ṭālib e Mursid ibn Abū Mursid si alternavano sul dorso di un cammello. Su un altro cavalcavano a turno Ḥamza ibn ʿAbd al-Muṭṭalib e i due servi del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Zayd ibn Ḥāritha e Abū Kabsha. Su un altro cavalcavano Abū Bakr, ʿUmar e ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, procedette da Medina lungo la strada per Mecca e raggiunse il passo montano fuori Medina. Da lì passò successivamente per ʿAqīq, Dhū al-Ḥulayfa, Awlāt al-Jaysh, Turbān, Malal, Ghamīṣ al-Ḥammām di Marʾīn, Sayyāla, nella zona sassosa di Yamāma, Fajj al-Rawḥāʾ, e da lì giunse a Shanūkā. Raggiunto un luogo chiamato Arqāẓ Dhariyya, incontrò un beduino. Gli chiese se avesse visto qualcuno, ma l’uomo non aveva alcuna informazione. I Compagni gli dissero: «Saluta il Messaggero di Allah». Egli domandò: «Tra voi c’è il Messaggero di Allah?». Tutti risposero: «Sì». Poi disse al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «Se sei davvero il Messaggero di Allah, dimmi che cosa porta nel ventre questa mia cammella». Salama ibn Sulāma ibn Waqsh gli disse: «Non interrogare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Vieni da me e ti dirò che cosa porta nel ventre. Hai avuto un rapporto con quella cammella, perciò nel suo ventre c’è un capretto generato da te». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimproverò subito Salama dicendo: «Taci! Stai parlando in modo osceno con quell’uomo?». Poi rivolse la sua attenzione altrove.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece una sosta presso un pozzo chiamato Sajsāj, a Rawḥāʾ. Da lì ripartì. Dopo aver percorso una certa distanza, abbandonò la strada per Mecca e prese quella sulla destra, dirigendosi verso Nājiya. La sua destinazione era Badr. Giunto in un luogo vicino a Badr, attraversò una valle chiamata Ruhqān. Questa valle si trova tra i passi di Nāẓira e Ṣafrāʾ. Da lì raggiunse il passo montano e poi, scendendo, arrivò nei pressi di Ṣafrāʾ. Una volta giunto, inviò Basbās ibn ʿAmr al-Juhanī e ʿAdī ibn Abū Zaghbā al-Juhanī nella zona di Badr, per raccogliere informazioni su Abū Sufyān ibn Ḥarb e sugli altri. Dopo averli mandati avanti, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ripartì in direzione di Badr.
Lungo il cammino venne a sapere che i Quraysh erano partiti da Mecca in forze per proteggere la loro carovana commerciale. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, comunicò la notizia ai Compagni e si consultò con tutti su ciò che avrebbero dovuto fare in quel momento. Per primo si alzò Abū Bakr al-Ṣiddīq e espresse la sua opinione in modo eccellente. Poi si alzò al-Miqdād ibn ʿAmr e disse: «O Messaggero di Allah, procedi nella direzione che Allah ti ha indicato. Per Allah, non ti diremo come i Banū Isrāʾīl dissero a Mūsā: “Va’, tu e il tuo Signore, a combattere; noi resteremo qui seduti”. Al contrario, diciamo: va’ a combattere, tu e il tuo Signore, e anche noi combatteremo al tuo fianco e a quello del tuo Signore. Per Colui che ti ha inviato con la vera Rivelazione, se ci condurrai fino a Bark al-Ghimād, nell’estremo Yemen, verremo con te fin là». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ringraziò al-Miqdād e pregò per lui.
Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si rivolse agli Anṣār: «Datemi il vostro consiglio». Il motivo per cui attribuì tanta importanza agli Anṣār era che essi erano i sostenitori dei musulmani. Quando gli avevano prestato giuramento ad al-ʿAqaba, avevano detto: «O Messaggero di Allah, finché non verrai nella nostra terra non saremo tenuti a proteggerTi. Quando verrai da noi, sarai sotto la nostra protezione. Ti proteggeremo da ogni pericolo proprio come proteggiamo i nostri figli, le nostre figlie e le nostre mogli». Per questo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, temeva che gli Anṣār potessero pensare che il loro obbligo di aiutarlo e proteggerlo sorgesse soltanto se egli fosse stato attaccato dai nemici a Medina. Avrebbero potuto ritenere che, qualora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avesse voluto condurli in una spedizione contro un nemico fuori dalla loro terra, non fosse loro dovere accompagnarlo. Quando dunque si rivolse agli Anṣār, Saʿd ibn Muʿādh disse: «O Messaggero di Allah, forse desideri conoscere la nostra opinione». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Sì». Saʿd disse: «Abbiamo creduto in te e nella Rivelazione che hai portato, riconoscendola come assolutamente vera. Proprio sulla base di questa certezza ti abbiamo promesso e giurato che obbediremo ai tuoi ordini e ti seguiremo. O Messaggero di Allah, fa’ dunque ciò che ritieni opportuno: noi siamo con te. Per Allah, che ti ha inviato con la verità suprema, se attraversassi questo mare davanti a noi e ti immergessi nelle sue acque profonde, ci immergeremmo con te. Nessuno di noi rimarrebbe indietro abbandonandoti. Se domani volessi affrontare il nemico portandoci con te, non avremmo alcuna obiezione. Siamo pazienti in guerra e saldi nella determinazione di fronte al nemico. Spero che Allah ti conceda di vedere da parte nostra un’azione tale da rallegrare i tuoi occhi. Avanza con noi, confidando nella misericordia di Allah».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu lieto delle parole di Saʿd e si sentì molto incoraggiato. Poi disse: «Mettetevi in marcia. Allah mi ha promesso che una delle due carovane cadrà nelle nostre mani. Una era la carovana commerciale con Abū Sufyān e ʿAmr ibn al-ʿĀṣ; l’altra era il grande esercito equipaggiato per la guerra, giunto sotto la guida di Abū Jahl. Per Allah, è come se vedessi già davanti a me la misera morte dei Quraysh».
Poi il Messaggero di Allah si accampò nei pressi della piana di Badr. In seguito uscì in ricognizione insieme a un altro Compagno. Dopo aver percorso una certa distanza, incontrarono un vecchio arabo. Gli chiese se sapesse qualcosa dei Quraysh o avesse sentito qualche notizia su Muhammad e i suoi compagni. Il vecchio disse: «Ditemi chi siete, altrimenti non parlerò». Il Messaggero di Allah disse: «Prima rispondi a ciò che ti abbiamo chiesto; poi ti diremo chi siamo». Il vecchio disse: «Ho sentito dire che Muhammad e i suoi compagni sono partiti in un certo giorno. Se ciò è vero, oggi dovrebbero trovarsi in un certo luogo. Quanto ai Quraysh, ho sentito dire che sono partiti in un certo giorno. Se ciò è vero, oggi dovrebbero essere arrivati in un certo luogo». Il vecchio indicò esattamente i luoghi in cui si trovavano realmente i due gruppi. Poi chiese: «Da dove venite?» Il Messaggero di Allah rispose: «Dall’acqua». Il vecchio domandò: «Che significa “dall’acqua”? Dall’acqua dell’Iraq?»
In seguito il Messaggero di Allah tornò dai suoi Compagni. Durante la notte inviò presso uno specchio d’acqua vicino alla piana di Badr un gruppo di Compagni, tra cui ʿAlī ibn Abī Tālib, al-Zubayr ibn al-ʿAwwām e Saʿd ibn Abī Waqqās, per raccogliere informazioni sui Quraysh. Là videro una mandria di cammelli dei Quraysh che beveva e incontrarono due servitori: Aslam, servo della tribù dei Banū Ḥajjāj, e ʿArīḍ Abū Yasār, servo dei Banū ʿĀṣ ibn Saʿīd. Li condussero con sé. In quel momento il Messaggero di Allah stava pregando. Fu chiesto loro: «Chi siete?» Risposero: «Siamo gli addetti all’approvvigionamento d’acqua dei Quraysh. Ci hanno mandati a prendere acqua potabile per loro». I musulmani non credettero alle loro parole, convinti che fossero uomini di Abū Sufyān. Furono quindi percossi e, sotto i colpi, furono costretti ad ammettere di essere uomini di Abū Sufyān. Poi i musulmani li lasciarono andare. Terminata la preghiera, il Messaggero di Allah disse: «Quando dicevano la verità, li avete percossi; quando dicevano il falso, li avete lasciati andare. Che comportamento è mai questo? Dicevano proprio la verità: sono uomini dei Quraysh. Ditemi ciò che sapete dei Quraysh». Essi risposero: «Per Allah, li troverete dall’altra parte di quella duna che vedete laggiù, nella pianura». Il Messaggero di Allah chiese: «Quanti sono?» Aslam e ʿArīḍ risposero: «Non lo sappiamo». Egli domandò: «Quanti animali macellano ogni giorno?» Risposero: «Alcuni giorni dieci, altri nove». Il Messaggero di Allah disse: «Allora il loro numero sarà compreso tra novecento e mille». Poi chiese: «Quali capi dei Quraysh sono venuti?» Risposero: «ʿUtba ibn Rabīʿa, Shayba ibn Rabīʿa, Abū al-Bukhtarī ibn Hishām, Ḥakīm ibn Ḥizām, Nawfal ibn Khuwaylid, al-Ḥārith ibn ʿĀmir ibn Nawfal, Ṭuʿayma ibn ʿAdī ibn Nawfal, al-Naḍr ibn al-Ḥārith, Zumʿa ibn al-Aswad, Abū Jahl ibn Hishām, Umayya ibn Khalaf, i due figli di al-Ḥajjāj, Nabīh e Munabbih, Suhayl ibn ʿAmr e ʿAmr ibn ʿAbd Wudd». Dopo aver ricevuto queste informazioni, il Messaggero di Allah si recò dai musulmani e disse: «La Mecca vi ha mandato i suoi pezzi più pregiati».
In precedenza Basbas ibn ʿAmr e ʿAdī ibn Abī al-Zaghbā, mentre svolgevano una ricognizione, erano giunti nella piana di Badr. Scesero dai cammelli presso una collina vicina allo specchio d’acqua e riempirono un otre d’acqua. Mujdī ibn ʿAmr al-Juhanī si trovava allora sulla riva dello specchio d’acqua. Tra le persone giunte nei pressi dell’acqua c’erano due schiave. Una di loro cominciò a reclamare dall’altra il pagamento di quanto le era dovuto. La schiava indebitata disse: «La carovana arriverà domani o dopodomani. Allora lavorerò per la carovana e ti pagherò ciò che ti devo». Mujdī disse: «Hai ragione». Poi mise pace tra le due. ʿAdī e Basbas ascoltarono la conversazione, tornarono dal Messaggero di Allah e gli riferirono ciò che avevano udito. Abū Sufyān ibn Ḥarb, per prudenza, si portò in avanti lasciando la carovana indietro. Giunto presso lo specchio d’acqua, chiese a Mujdī ibn ʿAmr: «Hai notato il passaggio di qualcuno?» Questi rispose: «Non ho visto nessuno di sospetto. Ho visto soltanto due cavalieri su cammello che sono venuti presso questa collina, sono scesi dai cammelli, hanno riempito un otre d’acqua e se ne sono andati». Abū Sufyān si recò nel luogo in cui Basbas e ʿAdī erano scesi dai cammelli. Vi trovò alcuni escrementi dei loro due cammelli, li raccolse e li sbriciolò. Al loro interno trovò alcuni noccioli. Vedendoli, disse: «Per Allah, questo è foraggio degli animali di Yathrib». Corse quindi dalla sua carovana. La condusse per un’altra strada, lasciò la piana di Badr sulla sinistra e si diresse rapidamente verso il mare.
Quando Abū Sufyān fu certo di aver messo in salvo la sua carovana, mandò questo messaggio all’esercito dei Quraysh: «Siete venuti per proteggere la vostra carovana commerciale, i vostri uomini e i vostri beni. Allah li ha messi al sicuro. Tornate dunque alla Mecca». In risposta Abū Jahl disse: «Non torneremo in alcun modo prima di aver raggiunto la fiera di Badr. Rimarremo qui per tre giorni, macelleremo gli animali e prepareremo un grande banchetto, berremo vino, le cantanti suoneranno gli strumenti e canteranno, e racconteremo agli arabi la nostra spedizione e la formazione del nostro esercito. Così il timore di noi si radicherà per sempre nei loro cuori. Andiamo dunque alla fiera». Ogni anno, infatti, nella piana di Badr si teneva una fiera, che era una delle più celebri dell’Arabia.
In seguito i Quraysh continuarono i preparativi e l’organizzazione. Si accamparono oltre una collina desertica, sul lato più lontano della piana di Badr. Allah fece cadere una pioggia torrenziale. Il terreno della piana non era completamente arido, ma alquanto umido. Il Messaggero di Allah e i suoi Compagni ricevettero tanta pioggia che il terreno del loro accampamento si bagnò, senza tuttavia ostacolare i loro movimenti. Al contrario, il terreno dell’accampamento dei Quraysh divenne così fangoso che per loro fu impossibile muoversi. Il Messaggero di Allah trasferì l’esercito musulmano in un luogo dove si era raccolta una quantità d’acqua ancora maggiore.
Hubāb ibn al-Mundhir disse: «O Messaggero di Allah, hai scelto questo luogo per ordine di Allah, così che non possiamo spostarci neppure di poco, oppure si tratta di una tua opinione strategica personale?» Egli rispose: «È soltanto una decisione strategica e una mia opinione personale». Hubāb disse: «O Messaggero di Allah, non è giusto scegliere questo luogo. Dunque spostati da qui insieme a tutti gli altri. Accampatevi dove c’è relativamente meno acqua. Poi chiuderemo i pozzi che si trovano nei dintorni di quel luogo. Sopra uno di essi costruiremo una cisterna e la riempiremo d’acqua. Quindi combatteremo il nemico. In questo modo avremo acqua potabile a sufficienza, mentre loro non ne avranno». Il Messaggero di Allah disse: «Hai ragione». Poi il Messaggero di Allah si mosse con tutti gli altri e pose l’accampamento in un luogo dove si era raccolta poca acqua. Ordinò quindi di chiudere i pozzi, e così fu fatto. Sopra uno dei pozzi fu costruita una cisterna, che venne riempita d’acqua; vi furono inoltre lasciati immersi i recipienti per l’acqua.
Sa‘d ibn Mu‘adh disse: «O Messaggero di Allah, permettici di costruire per te una struttura protetta, nella quale tu possa rimanere, mentre noi saremo i tuoi portatori. Poi affronteremo il nemico. Se Allah ci concederà la vittoria, la nostra speranza sarà realizzata. Ma se ciò non accadrà, ti porteremo via con noi e tu ti unirai agli altri musulmani. O Profeta di Allah, un gran numero di musulmani non ha potuto venire con te soltanto perché non sapeva che saresti andato in guerra. Essi non ti amano meno di quanto ti amiamo noi. Se avessero saputo che saresti andato in guerra, non si sarebbero certo trattenuti dal parteciparvi. Attraverso di loro Allah ti avrebbe protetto, ed essi sarebbero stati sinceramente bene intenzionati verso di te e avrebbero combattuto al tuo fianco».
Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) fu lieto di udire le parole di Sa‘d, lo lodò e pregò per il suo bene. Poi fu costruita per il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) una struttura protetta, nella quale egli rimase.
Al mattino i Quraysh uscirono passando attraverso le dune di sabbia. Non appena il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) li vide scendere, pregò: «O Allah, questi sono i Quraysh, che oggi sono scesi in guerra ribellandosi a Te con orgoglio e arroganza e rinnegando il Tuo Messaggero. O Allah, è giunto il momento dell’aiuto che mi hai promesso. O Allah, distruggili già questa mattina».
Quando tutti furono scesi sul campo, un gruppo dei Quraysh avanzò e giunse alla vasca costruita dal Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Tra loro vi era anche Hakim ibn Hizam. Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse ai Compagni: «Non impediteglielo». In effetti, tutti coloro che bevvero da quella vasca furono uccisi quel giorno. L’unica eccezione fu Hakim ibn Hizam, che non venne ucciso. In seguito abbracciò l’Islam e divenne un buon musulmano. Ricordò per tutta la vita quell’episodio. Ogni volta che doveva pronunciare un giuramento solenne, diceva: «Per Colui che mi salvò nel giorno della battaglia di Badr».
Quando i musulmani furono tranquilli e saldi, i Quraysh inviarono Umayr ibn Wahb al-Jumahi a contare il numero dei Compagni del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Egli cavalcò intorno all’esercito, compì un giro e tornò dicendo: «Sono poco più o poco meno di trecento. Tuttavia, datemi ancora un po’ di tempo per verificare se hanno qualche base segreta o degli alleati». Poi perlustrò tutta la pianura, ma non vide nulla. Al suo ritorno disse: «Non ho trovato nulla. Tuttavia, dal loro atteggiamento sembra che siano venuti decisi a combattere fino alla morte. Le cammelle di Yathrib hanno portato una morte certa. Sono un gruppo la cui unica forza e protezione sono le spade. Per Allah, sono certo che, se uno di loro verrà ucciso, uno dei vostri sarà ucciso in cambio. Quando avranno ucciso un numero pari di uomini tra i Quraysh, non sarà più una buona notizia per noi. Perciò riflettete ancora».
Udendo ciò, Hakim ibn Hizam si recò dagli uomini dell’esercito dei Quraysh. Per prima cosa andò da Utba ibn Rabi‘a e gli disse: «O padre di Walid, voi siete uno degli anziani capi dei Quraysh e tutti seguono la vostra parola. Siete disposto a compiere un’azione che vi renda ricordato per l’eternità?». Egli disse: «Hakim, che cosa vuoi dire?». Hakim rispose: «Riportate indietro l’esercito dei Quraysh e assumetevi la responsabilità di risolvere la questione dell’uccisione del vostro alleato, ‘Amr ibn al-Hadrami». Utba disse: «Sono disposto a farlo. Accoglierò la tua proposta a questo riguardo. Al-Hadrami era mio alleato, e sono pronto a pagare il prezzo del sangue e a risarcire il danno finanziario. Vai da Abu Jahl. Ritengo che, sulla questione di riportare indietro i Quraysh, nessuno tranne lui si opporrà». Poi Utba ibn Rabi‘a si alzò e si rivolse ai Quraysh: «O Quraysh, non trarremo alcun beneficio dal combattere Muhammad e i suoi compagni. Anche se oggi riuscissimo a ucciderlo, tra noi non nascerebbe mai la concordia. Nessuno vorrebbe guardare in faccia l’altro, poiché sarebbe riconosciuto come l’uccisore di suo cugino paterno, di suo cugino materno o di un altro parente. Dunque, torniamo indietro e togliamoci dalla strada di Muhammad e dei suoi uomini. Lasciamo la loro sorte agli Arabi. Se tutti gli Arabi lo uccideranno, il nostro obiettivo sarà raggiunto. E se non lo faranno, almeno saremo innocenti agli occhi di Muhammad».
Hakim racconta: «Poi andai da Abu Jahl e lo vidi mentre affilava le armi e l’equipaggiamento da guerra. Gli dissi: “O Abu al-Hakam, Utba mi ha mandato da voi”. Poi gli riferii ciò che Utba aveva detto. Egli rispose subito: “La mente di Utba si è alterata. Di certo Muhammad lo ha stregato. Questo non è assolutamente possibile. Non torneremo finché Allah non avrà pronunciato il giudizio definitivo tra noi e Muhammad. Ciò che Utba ha detto non viene dal suo cuore. Poiché Muhammad e i suoi uomini sono pochissimi e tra loro vi è anche suo figlio, lo ha detto temendo che, se si fosse combattuto, la vita di suo figlio sarebbe stata in pericolo”». Poi mandò a dire ad ‘Amir ibn al-Hadrami, fratello dell’ucciso ‘Amr ibn al-Hadrami: «Il tuo alleato Utba vuole riportare indietro i Quraysh, mentre hai davanti agli occhi l’opportunità di vendicarti. Perciò ricorda ai Quraysh il loro impegno a vendicare l’uccisione di tuo fratello». ‘Amir ibn al-Hadrami si alzò, si scoprì il petto e cominciò a lamentarsi gridando: «Ah, ‘Amr! Ah, ‘Amr!». Immediatamente risuonarono i tamburi di guerra. I Quraysh furono presi dal furore della battaglia. In un attimo ‘Amir vanificò la saggia iniziativa di Utba.
Aswad ibn ‘Abd al-Asad al-Makhzumi era tra i Quraysh un uomo estremamente malvagio e vile. Diede inizio alla sua spregevole impresa. Proclamò: «Berrò dall’abbeveratoio dei musulmani o lo distruggerò; e anche se questo dovesse causare la mia morte, non me ne importa». Detto ciò, scese sul campo e Hamza ibn ‘Abd al-Muttalib gli si fece incontro. Mentre i due si scambiavano attacchi e contrattacchi, Hamza colpì con la spada la gamba di Aswad. La gamba venne recisa. In quel momento egli era proprio vicino alla vasca. Cadde supino e il sangue sgorgò a fiotti dalla gamba. Poi strisciò nuovamente verso la vasca e, per mantenere la sua promessa, entrò entro i suoi confini. Hamza lo inseguì e lo uccise proprio all’interno dei confini della vasca.
Poi scese in campo Utba ibn Rabiʿa. Con lui vennero suo fratello Shayba e suo figlio Walid. Lasciate le file dei Quraysh e avanzato, egli lanciò una sfida per un combattimento singolo. Dalle file degli Ansar avanzarono contro di lui tre giovani: Awf e Muʿawwidh ibn al-Harith, che erano fratelli, e ʿAbdullah ibn Rawaha. I Quraysh dissero: «Chi siete?». Essi risposero: «Siamo degli Ansar». Quelli dissero: «Non abbiamo bisogno di voi». Poi uno di loro gridò: «O Muhammad, mandaci contro uomini della nostra gente che siano nostri pari!». Allora il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò ʿUbayda ibn al-Harith, Hamza e ʿAli. Quando si presentarono, i loro avversari furono lieti e dissero: «Bene. Ora abbiamo trovato avversari degni». Il più giovane dei combattenti dell’esercito musulmano iniziò a combattere contro Utba ibn Rabiʿa; Hamza contro Shayba e ʿAli contro Walid ibn Utba. Hamza non diede a Shayba, né ʿAli a Walid, alcuna possibilità di contrattaccare: li abbatterono al primo colpo. ʿUbayda e Utba si scambiarono invece un colpo ciascuno e rimasero entrambi gravemente feriti. Hamza e ʿAli si precipitarono quindi e finirono Utba con le loro spade. Poi presero ʿUbayda sulle spalle e lo portarono tra le file dell’esercito musulmano.
Poi i due schieramenti avanzarono simultaneamente l’uno verso l’altro e si avvicinarono. Il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse ai Compagni di non attaccare finché non avesse dato loro l’ordine. Disse: «Se i Quraysh vi circondano, respingeteli scagliando frecce». In quel momento il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, dispose in file l’esercito musulmano e si sistemò, insieme ad Abu Bakr al-Siddiq, nel luogo che sembrava una pedana. Non c’era nessun altro con lui. Pregava Allah di inviargli l’aiuto che gli aveva promesso e diceva: «O Allah, se oggi questo piccolo gruppo di musulmani sarà distrutto, non resterà nessuno che Ti adori». Abu Bakr disse: «O Messaggero di Allah, invoca Allah. Egli manterrà certamente la promessa che ti ha fatto». A un certo punto il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu preso per qualche istante dal torpore all’interno della sua pedana. Poi giunse l’aiuto. «Ecco, Gabriele sta arrivando conducendo un cavallo per le redini; nelle pieghe delle sue vesti si è depositato uno strato di polvere». Subito dopo il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, uscì e si recò sul campo di battaglia, esortando i combattenti a combattere con queste parole: «Per Colui nella cui mano è l’anima di Muhammad, chi oggi combatterà contro i miscredenti con pazienza e devozione, avanzando soltanto in avanti e senza mai ritirarsi, Allah lo farà entrare in Paradiso». ʿUmayr ibn Humam della tribù dei Banu Salama stava mangiando alcuni datteri che teneva in mano. Udito ciò che aveva detto il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Ah! A quanto pare, non c’è altro ostacolo tra me e il Paradiso se non ottenere il martirio». Detto questo, gettò via i datteri che aveva in mano, impugnò la spada e scese in campo per combattere contro i miscredenti. Poco dopo ottenne il martirio.
Poi il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, prese una manciata di polvere e avanzò verso i Quraysh. Quindi la soffiò verso di loro dicendo: «Che i loro volti siano sfigurati!». Poi ordinò ai Compagni: «Lanciate un attacco vigoroso». In breve tempo i Quraysh subirono una schiacciante sconfitta. Molti dei loro grandi capi furono uccisi o fatti prigionieri.
Ibn ʿAbbas disse: «Quel giorno il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse ai Compagni: “Ho saputo che alcuni uomini dei Banu Hashim sono stati condotti in guerra con la forza. Essi non desiderano affatto combattere contro di noi. Pertanto, se uno dei Banu Hashim vi capita davanti, non uccidetelo. Se vi capita davanti Abu al-Bukhtari ibn Hisham, non uccidetelo, poiché anch’egli è stato trascinato qui con la forza”». Un certo Abu Hudhayfa dell’esercito musulmano disse: «Noi uccideremo i nostri padri, fratelli, figli e parenti, e dovremmo risparmiare ʿAbbas? Se mi capiterà davanti, lo colpirò con la spada». Quando il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo seppe, chiamò ʿUmar ibn al-Khattab e gli disse: «O ʿUmar, si può colpire con la spada il volto dello zio del Messaggero di Allah?». ʿUmar disse: «O Messaggero di Allah, dammi il permesso di tagliargli il collo con la spada. Sono certo che Abu Hudhayfa è diventato un ipocrita». In seguito Abu Hudhayfa era solito dire: «Quelle parole che pronunciai il giorno della battaglia di Badr mi hanno riempito di timore. Questo timore non si allontanerà da me finché non ne avrò espiato la colpa ottenendo il martirio». In seguito ottenne il martirio nella battaglia di Yamama.
Gli angeli avevano aiutato i musulmani in molti giorni di calamità. Fu però ordinato di cercare tra i caduti il corpo di Abu Jahl. Ibn Masʿud disse: «Gli recisi la testa e la portai al Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dissi: “O Messaggero di Allah, questa è la testa del nemico di Allah, Abu Jahl”». Il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «È davvero così?». Risposi: «Per Allah, è proprio così». Ibn Masʿud disse: «Uccidere Abu Jahl era una promessa del Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace». Poi depose la sua testa davanti al Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli lodò Allah e Gli espresse gratitudine.
In seguito il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò di gettare nel pozzo i cadaveri dei capi dei Quraysh. Furono gettati tutti, tranne quello di Umayya ibn Khalaf. Il corpo di Umayya si era gonfiato ed era rimasto incastrato nella sua armatura. Quando i Compagni cercarono di liberarlo dai suoi abiti, la sua carne cominciò a lacerarsi. Vedendo ciò, lo lasciarono com’era e lo ricoprirono di terra e pietre. Dopo che i cadaveri furono gettati nel pozzo, il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, vi si fermò accanto. Era mezzanotte. I Compagni udirono il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, rivolgersi uno a uno a tutti coloro che erano stati gettati nel pozzo, chiamandoli per nome: «O abitanti del pozzo, o Utba, Shayba, Umayya e Abu Jahl! Avete trovato davvero ciò che Allah vi aveva promesso? Io ho trovato realizzata la promessa del mio Signore». I musulmani dissero: «O Messaggero di Allah, ti stai rivolgendo a persone morte e ormai imputridite». Il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Essi odono le mie parole proprio come le udite voi, solo che non possono rispondere».
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò all’esercito musulmano di raccogliere il bottino di guerra (i beni conquistati in guerra) che si trovava presso di esso. I musulmani iniziarono a disputarselo. Coloro che avevano raccolto quei beni dissero: «Questo bottino spetta a noi». Coloro che avevano combattuto contro il nemico dissero: «Questo bottino spetta a noi, perché, se non avessimo combattuto, non avreste avuto l’opportunità di raccoglierlo. Poiché eravamo impegnati a combattere contro i Quraysh, non abbiamo potuto unirci a voi nella raccolta del bottino; perciò avete potuto raccoglierlo». Quelli incaricati di sorvegliare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, temendo che i nemici potessero attaccarlo da un’altra direzione, dissero: «Per Allah, non avete più diritto di noi. Anche noi avevamo avuto il nemico alla nostra mercé e avevamo intenzione di ucciderlo. Nulla ci impediva di raccogliere quei beni, e volevamo farlo. Tuttavia, temendo che il nemico potesse lanciare un nuovo attacco contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ci siamo posti a sua guardia. Pertanto, non avete più diritto di noi a questo bottino».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò ʿAbd Allah ibn Rawāḥa nella parte alta di Medina e Zayd ibn Ḥāritha nella parte bassa, per annunciare ai musulmani la vittoria. Poi si mise in viaggio verso Medina, accompagnato dai prigionieri di guerra politeisti e da tutti i suoi uomini. Tra i prigionieri vi erano ʿUtba ibn Abī Muʿayṭ e al-Naḍr ibn al-Ḥārith. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, portò con sé anche il bottino ottenuto dai politeisti. Affidò a ʿAbd Allah ibn Kaʿb ibn ʿAmr ibn ʿAwf la custodia del bottino.
Uscito dal passo di Ṣafrāʾ, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse a una collina sabbiosa tra il passo e al-Nāziya; lì si fermò e distribuì equamente il bottino tra i musulmani. Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riprese il viaggio. Quando giunse a Rawḥāʾ, i musulmani del luogo cominciarono a congratularsi con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e con i suoi Compagni per la grande vittoria che Allah aveva concesso loro. Allora Salama ibn Sulāma disse: «Perché vi congratulate con noi? Abbiamo combattuto soltanto contro alcuni vecchi esperti. Erano diventati deboli come cammelli prigionieri; perciò li abbiamo sgozzati». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sorrise leggermente e disse: «Nipote, erano proprio loro i capi e i notabili».
Quando giunsero al passo di Ṣafrāʾ, il prigioniero al-Naḍr ibn al-Ḥārith fu ucciso. Lo uccise ʿAlī, figlio di Abū Ṭālib. Poi avanzarono nuovamente. Giunti ad ʿArq al-Ẓabya, fu ucciso anche ʿUqba ibn Abī Muʿayṭ. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò di ucciderlo, ʿUqba disse: «Chi si occuperà dei bambini, o Muḥammad?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si limitò a rispondere brevemente: «Il fuoco!». In seguito, ʿĀṣim ibn Thābit ibn Abī al-Aflaḥ al-Anṣārī uccise ʿUqba ibn Muʿayṭ. Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riprese il viaggio. Arrivò a Medina un giorno prima dell’arrivo dei prigionieri di guerra. Quando questi giunsero, furono distribuiti tra i Compagni, che li tennero presso di sé. Poi disse: «Trattate i prigionieri di guerra con compassione».
Nel frattempo, Haysamān ibn ʿAbd Allah giunse per primo alla Mecca portando la vergognosa notizia della miserabile sconfitta dei Quraysh. I Quraysh iniziarono a piangere i loro uccisi. Poi, ricomponendosi, si dissero l’un l’altro: «Non piangete in questo modo. Se Muḥammad e i suoi compagni lo venissero a sapere, batterebbero le mani dalla gioia. E non affrettatevi a riscattare i prigionieri, affinché Muḥammad e i suoi compagni non abbiano l’opportunità di essere rigidi con voi nel richiedere il riscatto». Aswad, figlio di ʿAbd al-Muṭṭalib, aveva perduto i suoi tre figli: Zamʿa, ʿAqīl e al-Ḥārith. Desiderava piangere i suoi figli. In quel momento, nel cuore della notte, udì il pianto di una donna afflitta. Aswad, che era cieco, disse a uno dei suoi schiavi: «Va’ a informarti se è stato permesso il pianto ad alta voce. Guarda se i Quraysh piangono i loro uccisi. In tal caso piangerò Zamʿa, perché il mio cuore è arso». Lo schiavo tornò e riferì: «Una donna sta piangendo perché ha perduto il suo cammello». Udendo ciò, Aswad recitò i seguenti versi: «Che strano! Quella donna veglia la notte piangendo così per un cammello. In realtà non piange per un giovane cammello, bensì per una luna piena il cui destino è assai sfortunato: quella luna piena per la quale piangono le tribù dei Banū Ḥuṣayṣ, dei Makhzūm e di Abū al-Walīd. Se piangessi, avrei molti motivi per piangere per ʿAqīl e per il valoroso al-Ḥārith. È impossibile enumerare tutte quelle schiere di piangenti. In verità, Zamʿa non ha eguali».
In seguito, i Quraysh si organizzarono per riscattare i prigionieri di guerra. Per prima cosa ottennero il consenso a liberare Suhayl ibn ʿAmr; allora i musulmani dissero: «Ora consegnate il denaro del riscatto». Miqrāz disse: «Trattenete me al posto di Suhayl e lasciatelo andare, affinché possa recarsi a inviare il denaro del suo riscatto». Essi accettarono, liberarono Suhayl e tennero Miqrāz come prigioniero al suo posto. In precedenza, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah si compiaccia di lui, aveva detto al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «O Messaggero di Allah, permettimi di estrarre i denti anteriori di Suhayl, così che la lingua gli sporga quando parla e non possa mai più tenere discorsi contro di te». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Non gli sfigurerò il volto, altrimenti Allah sfigurerebbe il mio volto, nonostante io sia un profeta».
Tra i prigionieri di guerra vi era Abū al-ʿĀṣ ibn al-Rabīʿ ibn ʿAbd al-ʿUzzā, genero del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e marito di sua figlia Zaynab. Quando Zaynab abbracciò l’Islam, fu separata da Abū al-ʿĀṣ, ma il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non fu in grado di separarli di fatto. Pertanto, benché Zaynab fosse musulmana, continuò a vivere nella casa del marito politeista. In questa situazione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, emigrò. In seguito, quando i Quraysh partirono per la battaglia di Badr, anche Abū al-ʿĀṣ si unì a loro. Così divenne uno dei prigionieri di guerra e fu condotto a Medina dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
In seguito, gli abitanti della Mecca cominciarono a inviare riscatti per liberare i prigionieri di guerra. Anche Zaynab inviò del denaro e la collana che Khadīja le aveva dato al momento del matrimonio, come riscatto per Abū al-ʿĀṣ ibn al-Rabīʿ. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vide la collana, fu profondamente commosso. Disse ai Compagni: «Se lo ritenete opportuno, potete restituire a Zaynab il riscatto che ha inviato e liberare il suo prigioniero». I Compagni lo liberarono e restituirono il denaro e la collana inviati come riscatto.
Abu al-ʿAs si recò alla Mecca e Zaynab venne a Medina, dove entrambi andarono a vivere presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. L’Islam li separò. Alla vigilia della conquista della Mecca, Abu al-ʿAs si recò in Siria per affari. Aveva ricevuto in custodia il denaro destinato al commercio, appartenente a lui e ai Quraysh, che gli era stato affidato come capitale. Dopo aver concluso gli scambi, mentre faceva ritorno, una spedizione inviata dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si impadronì delle sue merci, mentre Abu al-ʿAs fuggì e si mise in salvo. Quando la spedizione giunse da Zaynab, la figlia del Messaggero, e chiese protezione, Zaynab gliela accordò. Egli era venuto per chiedere la restituzione dei suoi beni. Al mattino il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, andò a pregare e si mise in preghiera insieme ai Compagni. Allora Zaynab gridò dalla stanza delle donne: «O gente, sappiate che ho concesso protezione ad Abu al-ʿAs ibn al-Rabīʿ». Dopo aver concluso la preghiera, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si rivolse a tutti e disse: «O musulmani, avete sentito anche voi ciò che ho sentito io?». Tutti risposero: «Sì, lo abbiamo sentito». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Per Allah, prima di udire questo annuncio non sapevo nulla di quanto è accaduto. In base al patto, chiunque può chiedere protezione ai musulmani». Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, andò da sua figlia e le disse: «Zaynab, prenditi cura di Abu al-ʿAs. Tuttavia, non permettere che venga da te in privato, poiché ora non sei lecita per lui».
ʿAbd Allah ibn Abū Bakr riferisce che inviò un messaggio alla spedizione che aveva requisito i beni di Abu al-ʿAs: «Sapete quale rapporto abbiamo con lui. Vi siete impadroniti di alcuni suoi beni. Se foste così gentili da restituirglieli, ciò sarebbe per noi gradito. Se invece non volete restituirli, sono bottino che Allah vi ha concesso; voi siete i legittimi proprietari di questi beni». Essi dissero: «O Messaggero di Allah, preferiamo restituirgli i suoi beni». Allora uno portò un secchio, un altro il suo vecchio otre, un altro ancora il suo recipiente di cuoio, e qualcun altro persino una piccola impugnatura di legno. Così egli ricevette indietro tutti i suoi beni, esattamente come prima; non ne rimase nemmeno uno. In seguito portò quei beni alla Mecca e restituì ai Quraysh ciò che apparteneva a ciascuno, dicendo: «O Quraysh, è rimasto a qualcuno di voi qualche bene da riavere?». Essi risposero: «Che Allah ti ricompensi nel modo migliore. Non ci spetta più nulla. Ti sei comportato con noi come un uomo veramente affidabile e nobile». Allora egli disse: «Dunque, attesto che non vi è altra divinità all’infuori di Allah e che Muhammad è Suo servo e Messaggero. Per Allah, non avevo abbracciato l’Islam presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, soltanto per timore che pensaste forse che lo avessi fatto con l’intento di appropriarmi dei vostri beni. Quando Allah ha predisposto che questi beni vi fossero consegnati e io sono stato liberato da ogni responsabilità, allora ho abbracciato l’Islam». Poi Abu al-ʿAs si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Tra i prigionieri di guerra di Badr che furono liberati per clemenza, senza pagare alcun riscatto, vi erano: Abu al-ʿAs ibn al-Rabīʿ, al-Muttalib ibn Ḥanṭab, Ṣayfī ibn Abū Rifāʿa e Abū ʿAzza ʿAmr ibn ʿAbd Allah ibn ʿUthmān. Abū ʿAzza era povero e gravato dal mantenimento di numerose figlie. Si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Messaggero di Allah, sai quali beni possiedo. Sono estremamente povero e oppresso dal peso di numerosi figli. Mostrati dunque clemente con me». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli condonò il riscatto e gli fece promettere che non avrebbe mai più preso le armi contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Abū ʿAzza tornò dalla sua tribù e recitò la seguente poesia in lode del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace:
«Chi porterà questo mio messaggio al Messaggero Muhammad?
Tu sei veritiero e sovrano del mondo, degno di ogni lode.
Tu sei colui che invita alla verità e alla giustizia,
onorato e di elevatissimo rango da parte dell’Onnipotente Allah,
onorato e di elevatissimo rango da parte nostra,
Colui contro il quale combatti è estremamente sventurato,
mentre colui con il quale ti riconcili è sommamente fortunato.”
Il riscatto imposto ai politeisti ammontava da mille a quattromila dirham per prigioniero. Tuttavia, si mostrava clemenza verso chi era privo di mezzi, liberandolo senza riscatto. Alla battaglia di Badr parteciparono complessivamente 83 Muhājirūn, 161 Anṣār della tribù degli Aws e 170 Anṣār della tribù dei Khazraj; il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, assegnò loro una parte del bottino. Il numero dei musulmani che parteciparono alla battaglia di Badr, tra Anṣār e Muhājirūn, era di trecentoquattordici. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, diede a tutti loro una parte del bottino e il compenso. La battaglia di Badr ebbe luogo la mattina di venerdì, il 17 di Ramaḍān.
La spedizione contro i Banū Sulaym
Dopo il ritorno dalla battaglia di Badr, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase a Medina per sette giorni. Poi condusse una spedizione contro la tribù dei Banū Sulaym. Ne assunse personalmente il comando e conquistò un loro luogo d’acqua chiamato Qadr. Qui non incontrò alcuna resistenza. Trascorse a Medina i giorni rimanenti di Shawwāl e l’intero mese di Dhū al-Qaʿda. Durante questo periodo liberò la maggior parte dei prigionieri di guerra dei Quraysh in cambio del riscatto.[58. Quando partì per questa spedizione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nominò Sībā ibn ʿArqaṭa al-Ghifārī responsabile di Medina. Alcuni dicono che lasciò Ibn Umm Maktūm incaricato di Medina.]
La spedizione di Sawīq
Fu proprio nel mese di Dhū al-Ḥijja che Abū Sufyān ibn Ḥarb condusse la spedizione di Sawīq. Quell’anno i politeisti erano andati in guerra rinunciando al pellegrinaggio. Infatti, non appena Abū Sufyān e gli altri Quraysh erano tornati alla Mecca, portando con sé l’umiliazione della sconfitta di Badr, avevano giurato: non si sarebbero lavati la testa con acqua per purificarsi dall’impurità causata dai rapporti coniugali finché non avessero lanciato un altro attacco contro Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e ottenuto un’adeguata vendetta [59. Come il pellegrinaggio e il matrimonio, anche questo bagno rituale era praticato nell’epoca dell’ignoranza]. Per adempiere a questo giuramento, Abū Sufyān partì con duecento cavalieri. Dopo aver attraversato Najdiyya, giunse presso una sorgente situata vicino a una montagna chiamata Sāyib, non lontano da Medina, e vi piantò le tende. Poi, nel buio della notte, raggiunse la casa di Ḥuyayy ibn Akhṭab dei Banū Naḍīr e bussò alla porta. Ḥuyayy, insospettito, rifiutò di aprire. Allora Abū Sufyān si recò da Salām ibn Mishkam. Costui era a quel tempo il capo dei Banū Naḍīr e il custode dei fondi accantonati per affrontare le loro crisi e le emergenze. Quando Abū Sufyān chiese il permesso di entrare in casa sua, egli glielo concesse e lo ospitò. Salām lo informò della situazione interna di Medina. In seguito, prima dell’alba, Abū Sufyān tornò dai suoi compagni. Mandò alcuni uomini dell’esercito dei Quraysh verso Medina. Essi giunsero in un luogo chiamato ʿUrayb, nei pressi di Medina. Qui appiccarono il fuoco nei palmeti. Là trovarono un Anṣārī e un suo alleato in una fattoria agricola comune e li uccisero. Poi scomparvero nella direzione da cui erano venuti. Gli abitanti di Medina si accorsero delle loro azioni. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì alla loro ricerca, lasciando Bashīr ibn ʿAbd al-Mundhir responsabile di Medina. Giunto nel luogo chiamato Qarqarat al-Qadr, non trovò alcuna traccia di Abū Sufyān e dei suoi uomini e fece ritorno. All’interno della fattoria vide alcuni oggetti che avevano abbandonato. Li avevano gettati per alleggerirsi e fuggire rapidamente.[60. La maggior parte degli oggetti lasciati dai Quraysh consisteva in farina di grano o d’orzo, che si può consumare con latte, miele e burro chiarificato oppure con acqua. Questa farina è chiamata sawīq in arabo. Per questo motivo la spedizione fu chiamata “spedizione di Sawīq”]. Poiché erano tornati senza combattere, i musulmani chiesero al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: “O Messaggero di Allah, questo sarà considerato per noi jihād?”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: “Sì.”
La spedizione di Dhū al-Amar
Dopo essere tornato dalla spedizione di Sawiq, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trascorse a Medina tutto il resto del mese di Dhu al-Hijja, o quasi tutto. Poi condusse una spedizione contro la tribù dei Ghatafan del Najd. Questa spedizione è conosciuta come la spedizione di Dhu Qarad. Rimase nel Najd per tutto, o quasi tutto, il mese di Safar. Trascorse a Medina tutto il mese di Rabi al-Awwal, salvo alcuni giorni, oppure quasi tutto il mese.
La spedizione di Furuʿ a Bahran
Questa volta condusse un’altra spedizione contro i Quraysh. Attraversò l’Hijaz e raggiunse Bahran passando per la regione di Furuʿ. Vi trascorse i mesi di Rabi al-Thani e Jumada al-Ula. Poi fece ritorno sano e salvo a Medina.
La battaglia di Banu Qaynuqa
Il fatto principale riguardante Banu Qaynuqa fu il seguente: una donna araba portò alcune merci al mercato della tribù di Banu Qaynuqa per venderle. Là si sedette vicino alla bottega di un orefice. Le persone della bottega le chiesero di scoprire il volto, ma la donna rifiutò. Allora l’orefice afferrò un lembo della veste della donna e lo legò alla sua schiena. La donna non se ne accorse. Quando si alzò, si ritrovò così immediatamente nuda. La gente del mercato, vedendola, scoppiò in fragorose risate. La donna cominciò subito a gridare. Un musulmano aggredì l’orefice e lo uccise. L’orefice era ebreo. Perciò gli ebrei si unirono e uccisero quel musulmano. Allora i familiari del musulmano ucciso presentarono una protesta ai musulmani; questi, infuriati, lanciarono un attacco, e scoppiò una guerra tra i musulmani e Banu Qaynuqa.
Tra gli ebrei di Medina, Banu Qaynuqa furono i primi a violare il patto stipulato tra loro e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Di conseguenza, il Messaggero di Allah li assediò e li costrinse ad arrendersi a condizioni favorevoli. Quando, con l’aiuto di Allah, il Messaggero di Allah li ebbe sottomessi, ʿAbd Allah ibn Ubayy ibn Salul si recò da lui e disse: «O Muhammad, tratta con benevolenza i miei alleati». Il Messaggero di Allah non rispose alle sue parole. Egli lo disse di nuovo: «O Muhammad, tratta con benevolenza i miei alleati». Il Messaggero di Allah si voltò dall’altra parte. Allora egli infilò la mano nella tasca dell’armatura del Messaggero di Allah, che gli disse: «Lasciami». A quel punto il Messaggero di Allah si adirò tanto che il suo volto divenne rosso. Poi gli disse: «Ehi, lasciami, dunque». Egli rispose: «No, prima garantiscimi che tratterai con benevolenza i miei alleati, poi ti lascerò. Credimi: quattrocento guerrieri a capo scoperto e trecento guerrieri corazzati mi hanno protetto da tutta la gente del mondo. E tu vuoi eliminarli in un solo giorno! Senza di loro non sono al sicuro neppure per un istante». Il Messaggero di Allah disse: «E va bene. Li lascio alla tua volontà».
In seguito, ʿUbada ibn al-Samit (che Allah sia soddisfatto di lui) si presentò al cospetto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Anch’egli aveva un rapporto di alleanza con Banu Qaynuqa. Tuttavia, senza preoccuparsi di ciò, li lasciò alla volontà del Messaggero di Allah e dichiarò davanti ad Allah e al Suo Messaggero di essere libero da ogni responsabilità riguardo al patto da lui stipulato con loro. Disse: «O Messaggero di Allah, i miei soli alleati e amici sono Allah, il Messaggero e i credenti. Sono completamente estraneo all’alleanza con questi miscredenti».
In merito a ʿUbada ibn al-Samit e ʿAbd Allah ibn Ubayy furono rivelati i seguenti versetti della sura al-Ma’ida,
«O credenti, non prendete mai gli Ebrei e i Cristiani come amici e alleati. Essi sono alleati gli uni degli altri. Chiunque tra voi li prenda come alleati sarà considerato uno di loro. In verità, Allah non guida sulla retta via gli ingiusti. Vedrai coloro nei cui cuori c’è una malattia correre dagli Ebrei e dai Cristiani e dire: “Temiamo che una disgrazia o una calamità ci colpisca.” Ma può darsi che Allah conceda la vittoria o faccia accadere qualcosa per Sua volontà. Allora si pentiranno di ciò che avevano celato nei loro cuori. I credenti diranno: “Sono forse questi quelli che giuravano solennemente e pronunciavano grandi parole, sostenendo di essere con voi?” Le loro buone opere sono state annullate e sono rimasti completamente perduti. O credenti, se qualcuno tra voi rinnega la propria religione, Allah farà sorgere un popolo che Egli ama e che Lo ama, umile verso i credenti e duro verso i miscredenti, che combatterà sulla via di Allah e non temerà il biasimo di alcun accusatore. Questa è una grazia di Allah: Egli la concede a chi vuole. Allah è immenso nella grazia e Onnisciente. Il vostro unico alleato è Allah, il Suo Messaggero e i credenti che compiono la preghiera, versano la zakat e si sottomettono ad Allah. Chiunque prenda Allah, il Suo Messaggero e i credenti come alleati appartiene al partito di Allah; sappiate che il partito di Allah è quello che certamente trionfa.»
La spedizione di Zayd ibn Haritha a Qarada
Qarada è una fonte d’acqua del Najd. La ragione di questa spedizione fu che, dopo l’episodio di Badr, i Quraysh considerarono pericoloso percorrere la loro consueta via per la Siria e iniziarono a viaggiare lungo la via dell’Iraq. Una carovana commerciale, guidata da Abu Sufyan, partì per la Siria attraverso quella strada. Il suo principale carico consisteva in una grande quantità d’argento. Furat ibn Hayyan dei Banu Bakr ibn Wa’il era la loro guida ingaggiata. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò Zayd ibn Haritha ad attaccare quella carovana. Giunto a Qarada, egli la intercettò. Quando gli uomini della carovana fuggirono terrorizzati, egli si presentò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, conducendo con sé l’intera carovana insieme alle sue merci.
La battaglia di Uhud
Quando i miscredenti dei Quraysh giunsero alla Mecca portando con sé la vergogna della sconfitta nella battaglia di Badr, e Abu Sufyan rientrò alla Mecca con la sua carovana, un gruppo di Quraysh, tra cui Abdullah ibn Abi Rabi’a, Ikrima ibn Abu Jahl e Safwan ibn Umayya, i cui padri, figli o fratelli erano stati uccisi in battaglia, si recò da Abu Sufyan. I profitti ricavati allora dalla carovana di Abu Sufyan erano ancora in suo possesso. Essi dissero: “O Quraysh, Muhammad vi ha inflitto una grave perdita e ha ucciso i vostri uomini migliori. Ora aiutateci con tutti i beni di questa carovana; così, speriamo di poter vendicare adeguatamente i nostri cari perduti.” Tutti diedero il loro consenso.
In seguito Abu Sufyan, insieme ai non-Quraysh appartenenti alla sua carovana, in particolare quelli della tribù di Kinana e gli abitanti di Tihama fedeli ai Quraysh, acconsentì a partire per la guerra; allora anche i Quraysh decisero di muovere guerra contro Muhammad. Per risvegliare lo spirito di vendetta e impedire ai combattenti di fuggire, i Quraysh portarono con sé anche alcune donne. Il comandante Abu Sufyan portò sua moglie Hind bint Utba; Ikrima ibn Abu Jahl portò Umm Hakim bint Harith; Harith ibn Hisham portò Fatima bint Walid; Safwan ibn Umayya portò Barza bint Mas’ud; e Amr ibn al-As portò Barita bint Munabbih. Poi avanzarono verso Medina. Si accamparono presso il monte Batn al-Subkha, vicino alle rive di due sorgenti che scaturivano dal canale situato all’imboccatura della valle davanti a Medina. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i musulmani vennero a sapere che essi si erano accampati in quel luogo. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si rivolse ai musulmani dicendo: “Ho fatto un buon sogno. Ho visto che una delle mie vacche veniva sgozzata. Ho visto anche come se si fosse aperta una breccia sul filo della mia spada. E ho visto che infilavo la mano dentro un’armatura fortificata. [61. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Lo sgozzamento della vacca significa che alcuni dei miei Compagni saranno uccisi. Quanto alla breccia che ho visto sul filo della mia spada, essa è il segno che sarà ucciso un membro della mia famiglia.”] Con questa armatura ho inteso Medina. Se ritenete di rimanere a Medina e di sfidare a combattere i Quraysh mentre essi si trovano nel luogo che hanno scelto, potete farlo. Se tuttavia rimarranno lì, quella sarà per loro una pessima posizione. E se entreranno a Medina, combatteremo contro di loro rimanendo a Medina.”
In realtà il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non voleva uscire da Medina. Anche Abdullah ibn Ubayy ibn Salul era contrario a uscire da Medina per combattere. Ma quei musulmani che non avevano potuto partecipare alla battaglia di Badr e ai quali Allah aveva destinato l’onore di prendere parte a Uhud e ad altre battaglie dissero: “O Messaggero di Allah, portaci fuori da Medina per affrontare il nemico. Non devono pensare che siamo diventati deboli o codardi.”
Abdullah ibn Ubayy ibn Sulul disse: «O Messaggero di Allah, rimanete a Medina e non uscite. Per Allah, se usciamo da Medina, i nemici potranno causarci un danno maggiore. Se invece i nemici entrassero a Medina e attaccassero, noi potremmo infliggere loro una sconfitta ben più grave. Dunque, o Messaggero di Allah, lasciate che gli infedeli rimangano dove sono. Se restano là, questo luogo diventerà per loro il peggiore dei luoghi d’assedio. Se invece entrano a Medina, i nostri uomini li affronteranno faccia a faccia, mentre le donne e i bambini lanceranno loro pietre dall’alto. E se si ritireranno, torneranno indietro così come sono venuti». D’altra parte, i musulmani che si trovavano presso il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — e desideravano combattere i Quraysh fuori da Medina cominciarono a manifestare il loro desiderio. Nel frattempo, il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — entrò nella sua casa e indossò l’armatura da guerra. Quel giorno era venerdì. Lo stesso giorno morì un certo ansar, Malik ibn Amr. Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — recitò per lui la preghiera funebre. Poi si presentò davanti alla comunità musulmana. I musulmani si pentirono, pensando che egli avesse voluto affrontare i Quraysh rimanendo a Medina. Dissero: «O Messaggero di Allah, non abbiamo approvato la vostra opinione; non avremmo dovuto farlo. Se volete rimanere a Medina, fatelo pure». Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «No, non è così: non è conveniente per un profeta togliersi l’armatura da guerra dopo averla indossata senza aver combattuto». Quindi il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — partì con mille Compagni. Quando giunsero a Shawt, tra Medina e Uhud, Abdullah ibn Ubayy ibn Sulul si separò portando con sé circa un terzo degli uomini. Disse: «Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — ha dato ascolto a loro e non a me. O gente, non capisco per quale motivo dovremmo far morire così tanti uomini».
Si separò dall’esercito musulmano insieme agli ipocriti della sua tribù e ai suoi seguaci dubbiosi. Abdullah ibn Amr ibn Haram li seguì e disse: «Vi scongiuro: non abbandonate i vostri fratelli musulmani e il Profeta di Allah di fronte all’attacco del nemico che incombe». Essi risposero: «Se avessimo pensato che ci sarebbe stata una battaglia, non vi avremmo lasciati. Ci sembra che non ci sarà alcuna battaglia». Quando si rifiutarono in ogni modo di tornare sul campo di battaglia, Abdullah disse: «O nemici di Allah, che Allah vi allontani! Allah non lascerà che il Suo Messaggero abbia bisogno di voi. Allah gli è sufficiente».
Gli Ansar dissero: «O Messaggero di Allah, che ne sarebbe se chiedessimo aiuto ai nostri alleati ebrei?». Egli rispose: «Non c’è alcuna utilità in loro». Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — continuò a prepararsi alla battaglia. Prese posizione nella valle vicina al monte Uhud. Dispose i soldati presso il pendio della montagna e rimase con la montagna alle spalle. Disse ai soldati: «Nessuno inizi la battaglia finché non avrò dato l’ordine». Nel frattempo, i Quraysh avevano lasciato tutti i loro cammelli e cavalli nei campi fertili di Thamgh, irrigati dal canale dei musulmani, non lontano da Uhud. Perciò, dopo aver udito il divieto del Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — di iniziare la battaglia, un ansar disse: «Non abbiamo ancora riscosso la nostra parte dei raccolti dai terreni agricoli degli Aws e dei Khazraj. Come possiamo tollerare che vi si faccia pascolare il bestiame?»
In seguito, il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — preparò alla battaglia i suoi settecento soldati. Nominò Abdullah ibn Zubayr comandante del reparto di cinquanta arcieri. Egli fu contraddistinto da un panno bianco. Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — gli disse: «Respingi con le frecce i cavalieri nemici. Che vinciamo o che perdiamo la battaglia, non permettere in nessun caso a nessuno di venire da dietro. Rimani saldamente al tuo posto, affinché non siamo attaccati dal tuo lato». Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — indossò due corazze una sopra l’altra e affidò lo stendardo a Mus’ab ibn Umayr.
Quel giorno il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — inizialmente non accettò come combattenti Samura ibn Jundub e Rafi ibn Khadij, entrambi quindicenni. In seguito, molti Compagni dissero: «O Messaggero di Allah, Rafi è un bravo arciere». Dopo averlo udito, il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — gli diede il permesso. Quando Rafi ebbe ottenuto il permesso, altri dissero: «O Messaggero di Allah, Samura può sconfiggere Rafi nella lotta». Allora diede il permesso anche a Samura. Tuttavia non lo concesse a Usama ibn Zayd, Abdullah ibn Amr, Zayd ibn Thabit, al-Bara ibn Hazm e Usayd ibn Zuhayr. In seguito fu loro concesso di partecipare alla battaglia del Fossato. A quel tempo avevano quindici anni.
I Quraysh prepararono alla battaglia il loro esercito, composto da tremila combattenti. Avevano con sé duecento cavalli. Khalid ibn al-Walid fu posto sul lato destro della cavalleria, mentre Ikrima ibn Abu Jahl fu posto sul lato sinistro.
Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — mostrò la propria spada e disse: «Chi è pronto ad adempiere al dovere di questa spada?». Molti si fecero avanti, ma egli non la diede a nessuno.
Abu Dujana si fece avanti e disse: «O Messaggero di Allah, qual è il dovere di questa spada?». Il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «Con questa spada dovrai colpire il nemico così tanto da farla incurvare». Abu Dujana disse: «O Messaggero di Allah, la prenderò io e ne adempirò il dovere». Egli diede dunque la spada proprio ad Abu Dujana. In verità, Abu Dujana era estremamente coraggioso e valoroso in battaglia. Durante la guerra camminava con un atteggiamento molto fiero. Aveva una fascia rossa. Quando si colpiva il corpo con essa, la gente capiva che si sarebbe gettato immediatamente nella battaglia. Dopo aver ricevuto la spada dal Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — tirò fuori quella fascia e si colpì con essa la testa. Poi cominciò a camminare ondeggiando con aria fiera tra le file dei soldati. Vedendolo, il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «Questo modo di camminare, fuori dal campo di battaglia, è davvero sgradito ad Allah».
Nel frattempo, Abu Sufyan disse agli uomini dei Banu Abdud Dar, portatori dello stendardo del suo esercito, per spronarli alla battaglia: «O Banu Abdud Dar, voi avete portato il nostro stendardo nella battaglia di Badr. Ma avete visto quale fu il nostro destino in quella battaglia. Ricordate che gli attacchi contro i soldati provengono proprio dalla direzione dello stendardo. Se lo stendardo cade, l’esercito viene sconfitto. Dunque, o manterrete saldamente lo stendardo, oppure fatevi da parte: saremo noi a poterlo portare». Udendo ciò, i portatori dello stendardo si concentrarono su di esso e promisero ad Abu Sufyan: «Ti affidiamo il comando. Domani, quando scenderemo in battaglia, vedrai come combatteremo». Abu Sufyan voleva proprio suscitare in loro questa determinazione.
Il giorno seguente, quando ebbe inizio la battaglia, Hind, figlia di Utba, avanzò insieme alle donne che l’accompagnavano, suonando i tamburi e seguendo gli uomini, e li incitava dicendo:
«Magnifici, o Banu Abdud Dar,
magnifica la vostra prontezza, o guardiani della retroguardia!
Colpite con ogni spada affilata»
Dicevano inoltre: «Se continuerete ad avanzare, vi abbracceremo e stenderemo per voi morbidi cuscini,
ma se indietreggerete
ci separeremo da voi»
Non avrete il nostro amore.”
Durante la battaglia di Uhud, affinché i Compagni potessero riconoscersi tra loro, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, insegnò loro un grido distintivo: «Amīt, amīt!», cioè: «Colpite a morte! Colpite a morte!»
A poco a poco la battaglia divenne furiosa. Abū Dujāna combatté con un vigore tale da avanzare uccidendo chiunque gli capitasse davanti. Zubayr ibn al-ʿAwwām racconta: «Un uomo dei politeisti uccideva ogni nostro soldato che vedeva. Abū Dujāna e quell’uomo avanzavano avvicinandosi l’uno all’altro. Pregavo Allah affinché li facesse incontrare. Ben presto si trovarono faccia a faccia e cominciarono a colpirsi a vicenda. Il politeista colpì Abū Dujāna, ma Abū Dujāna respinse il colpo con il suo scudo di cuoio. La spada penetrò nello scudo e vi rimase incastrata. Allora Abū Dujāna lo colpì a sua volta e lo uccise. Poi lo vidi sollevare la spada sopra la testa di Hind bint ʿUtba. Ma subito dopo abbassò la spada. [62. Abū Dujāna racconta: “Sul campo di battaglia vidi qualcuno che incitava gli infedeli. Avanzai per affrontarlo. Appena sollevai la spada, quello emise un grido di terrore. Mi accorsi che era una donna. Mi trattenni, pensando che avrei disonorato la spada del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, se avessi colpito una donna con essa.”]»
Ḥamza ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, che Allah si compiaccia di lui, combattendo uccise Arṭāt ibn ʿAbd Shuraḥbīl. Egli era uno dei membri del gruppo che portava lo stendardo. Subito dopo vide passare accanto a sé Sībā ibn ʿAbd al-ʿUzzā. Lo sfidò a combattere, dicendo: «Ehi, figlio della circoncisora, vieni davanti a me!» La madre di Sībā viveva a Mecca esercitando la professione di circoncisora.
Waḥshī, lo schiavo di Jubayr ibn Muṭʿim, racconta: «Guardavo Ḥamza. Lo vidi sollevare la propria spada contro i nemici e sterminarli in un batter d’occhio. Non lasciava vivo nessuno di quelli che gli stavano davanti. Combattendo, tutto il suo corpo si ricoprì di polvere e divenne grigio come un cammello dal manto grigio. In quel momento Sībā ibn ʿAbd al-ʿUzzā passò davanti a me e si avvicinò a Ḥamza. Quando Ḥamza lo vide, ruggì: “Ehi, figlio della circoncisora, vieni da me, ti farò divertire!” Dicendo così, lo colpì. Tuttavia sembrò che il colpo non lo avesse raggiunto alla testa. Puntai la mia lancia contro Ḥamza e, quando fui certo di aver preso bene la mira, gliela scagliai. La lancia gli penetrò nel ventre e uscì tra le due cosce. Anche in quelle condizioni egli avanzò verso di me, ma subito dopo, privo di forze, cadde. Attesi per qualche tempo. Egli si abbandonò alla morte. Allora andai da lui ed estrassi la mia lancia.»
Poi tornai tra le file dell’esercito dei Quraysh. Sul campo di battaglia non avevo altro obiettivo che uccidere Ḥamza. Lo uccisi sapendo che, se ci fossi riuscito, avrei ottenuto la libertà. Non appena tornai a Mecca, fui liberato. In seguito continuai a vivere a Mecca. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, conquistò Mecca, fuggii a Ṭāʾif e vi rimasi. Ma quando una delegazione di Ṭāʾif si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per abbracciare l’Islam, fui preso dallo smarrimento. Non sapevo dove andare. Pensai di recarmi in Siria o nello Yemen, perché là avrei potuto vivere tranquillo. Nel frattempo un uomo mi disse: “Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non uccide nessuno che abbracci l’Islam e pronunci la professione di fede.” Udito ciò, mi recai dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando mi vide in sua presenza, in piedi davanti a lui, dichiarare la mia sottomissione alla vera Religione, rimase sbalordito. Alzò gli occhi, mi guardò una volta e disse: “Siediti. Raccontami come hai ucciso Ḥamza.” Gli raccontai l’accaduto dall’inizio alla fine. Dopo aver ascoltato tutto, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Non venire mai davanti a me; non voglio vederti.” Da allora, finché il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase in vita, ogni volta che mi recavo da lui mi spostavo di lato, affinché non vedesse il mio volto.
Muṣʿab ibn ʿUmayr, che Allah si compiaccia di lui, combatté eroicamente per proteggere il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e fu martirizzato. Fu ucciso da Ibn Qamīʾa al-Laythī. Egli credette di aver ucciso proprio il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Perciò tornò dai Quraysh e disse: «Ho ucciso Muḥammad.» Dopo l’uccisione di Muṣʿab, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, affidò lo stendardo ad ʿAlī ibn Abī Ṭālib. Allora ʿAlī, che Allah si compiaccia di lui, e gli altri valorosi combattenti musulmani si lanciarono nella battaglia.
Quando la battaglia di Uhud assunse un aspetto terribile, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si sedette sotto lo stendardo degli Anṣār. Tramite un messaggero ordinò ad ʿAlī, che Allah si compiaccia di lui: «Avanza con lo stendardo.» ʿAlī avanzò e gridò: «Io sono il padre del terrore.» [63. Abū Saʿd, dalla parte dei Quraysh, aveva gridato: «Io sono colui che incute terrore. Chi è pronto a combattere con me? Venga!» ʿAlī, che Allah si compiaccia di lui, pronunciò quel grido in risposta.] Abū Saʿd avanzò verso di lui e gli disse: «Ehi, padre del terrore, hai forse voglia di combattere?» ʿAlī rispose: «Sì.» Poi i due cominciarono a combattere. Si susseguirono colpi e contrattacchi. Alla fine ʿAlī lo abbatté con un solo colpo. Dopo averlo abbattuto, ʿAlī, che Allah si compiaccia di lui, si allontanò senza infliggergli il colpo mortale. I suoi compagni gli dissero: «Perché ti sei allontanato senza dargli il colpo finale?» Egli rispose: «Abū Saʿd mi ha mostrato i genitali. Ma provai compassione e misericordia per lui e fu proprio per quella compassione che mi allontanai. Tuttavia ho capito che è stato Allah stesso a ucciderlo.»
Asim ibn Thabit ibn Abu al-Aqlah (che Allah sia soddisfatto di lui) scese in campo e uccise Musafi ibn Talha e suo fratello Julas ibn Talha. Colpì entrambi uno dopo l’altro con la lancia, ed entrambi, feriti, si recarono dalla loro madre Sulafa e posarono la testa sul suo grembo. Sulafa chiese al figlio: «O mio caro figlio, chi ti ha ferito?». Egli rispose: «Ibn Abu al-Aqlah». Allora Sulafa fece voto che, se fosse riuscita a uccidere Asim ibn Thabit ibn Abu al-Aqlah, avrebbe bevuto vino dal suo cranio.
Hanzala ibn Abu Amir, il Ghassil [fu insignito postumo del titolo di Ghassil perché gli angeli lo lavarono], scese in combattimento contro Abu Sufyan. A un certo punto Hanzala ebbe il sopravvento su Abu Sufyan. Vedendolo, un guerriero qurayshita di nome Shaddad ibn Aswad attaccò Hanzala di sorpresa e lo uccise. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse ai Compagni: «Gli angeli stanno lavando il vostro compagno Hanzala». In seguito, si seppe dalla moglie che egli si trovava in stato di impurità maggiore e che, dopo aver udito l’appello al jihad, non aveva avuto il tempo di compiere il lavaggio rituale. Si era recato immediatamente sul campo di battaglia.
Dopodiché Allah fece scendere il Suo aiuto sui musulmani e mantenne la promessa fatta loro. Così essi riuscirono a uccidere e ad annientare in gran numero l’esercito dei Quraysh. Incapaci di resistere all’attacco dell’esercito musulmano, i miscredenti furono costretti a fuggire e subirono una pesante sconfitta.
Zubayr (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: «Giuro per Allah, vidi Hind, figlia di Utba, e le sue compagne fuggire a perdifiato. Non vidi alcun gruppo di politeisti, grande o piccolo, avanzare per salvarle dalla cattura. Proprio quando la vittoria stava per compiersi pienamente, all’improvviso gli arcieri abbandonarono la loro posizione e si misero a inseguire l’esercito dei Quraysh in fuga, lasciando scoperto il passo alle nostre spalle. Fummo attaccati da dietro. Proprio in quel momento qualcuno gridò: “Muhammad è stato ucciso!”. Non avendo altra scelta, tornammo sul campo di battaglia, e anche l’esercito dei Quraysh si lanciò nuovamente contro di noi. Eppure avevamo persino sopraffatto i loro portabandiera e li avevamo messi in una condizione tale che nessuno poteva avvicinarsi alla loro bandiera abbattuta. Alla fine, una donna di nome Amra bint al-Harithiyya la sollevò e la portò ai Quraysh. Essi allora si ricompattarono nuovamente attorno a quella bandiera e facendone il loro sostegno».
I musulmani si dispersero. Approfittando dell’occasione, i nemici penetrarono tra loro e lanciarono un attacco su vasta scala. Quel giorno divenne così un giorno di dura prova e purificazione. Allah onorò molti musulmani con il martirio. I nemici arrivarono persino vicino al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli fu colpito a un lato del corpo; gli si ruppero così i denti e gli furono feriti il volto e le labbra. Fu Utba ibn Abi Waqqas a infliggergli questo colpo. Tutto il suo volto si coprì di sangue. Mentre si asciugava il sangue con la mano, disse: «Come potrà prosperare un popolo che ha insanguinato il volto del proprio profeta, mentre egli lo invita verso Allah l’Altissimo?». In risposta a queste sue parole, Allah l’Altissimo fece scendere il seguente versetto:
Arabo *******
«O Profeta, non spetta a te decidere in modo definitivo. La decisione spetta ad Allah. Egli può perdonarli oppure punirli, poiché sono ingiusti». (Āl ʿImrān)
Secondo il racconto di Abu Sa’id al-Khudri (che Allah sia soddisfatto di lui), il colpo di lancia di Utba ibn Abi Waqqas fece cadere il dente inferiore destro del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli ferì il labbro inferiore. Abdullah ibn Shihab al-Zuhri gli ferì la fronte, mentre Ibn Qumra lo colpì nella parte superiore della mandibola. Di conseguenza, due pezzi del suo elmo si spezzarono e gli penetrarono nella mandibola. Poi cadde in una delle fosse che Abu Amir aveva scavato per farvi cadere i musulmani e ucciderli senza che se ne accorgessero. In quel momento Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) gli afferrò la mano e Talha ibn Ubaydullah (che Allah sia soddisfatto di lui) lo sollevò. Con il loro aiuto, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riuscì a rialzarsi. Malik ibn Sinan, padre di Abu Sa’id al-Khudri, succhiò il sangue dal volto del Messaggero di Allah. Notando ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Il sangue di colui il cui sangue si è mescolato al mio non sarà toccato dal fuoco dell’Inferno».
Quando l’esercito politeista circondò l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, da ogni parte, egli disse: «Chi è disposto a sacrificare la propria vita per difenderci?». Udite queste parole, cinque Compagni ansar, tra cui Ziyad ibn Sakan, si alzarono e cominciarono a combattere uno dopo l’altro fino a cadere martiri per proteggere l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. L’ultimo fu Ziyad ibn Sakan oppure ‘Amara ibn Yazid ibn Sakan. Anch’egli combatté con grande coraggio e fu gravemente ferito. Nel frattempo, un gruppo di musulmani tornò sul posto e, combattendo in difesa del Compagno ferito, sconfisse e respinse il nemico. L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, indicò il Compagno ferito e disse: «Portatemelo». I musulmani lo condussero dall’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli lo fece distendere appoggiandogli la testa sulle proprie ginocchia. In quella posizione, il Compagno morì.
Abu Dujana, che Allah sia soddisfatto di lui, continuò a proteggere l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, facendo del proprio corpo uno scudo. Le frecce gli si conficcavano nella schiena, mentre egli, riparando l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stava curvo sopra di lui. Così, il numero delle frecce conficcate nel suo corpo divenne enorme. Anche Sa‘d ibn Abi Waqqas continuò a scagliare frecce nel tentativo di difendere l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Sa‘d raccontò: «Vidi Abu Dujana che continuava a porgermi una freccia dopo l’altra, dicendo: “Possano i miei genitori essere sacrificati per te. Continua a scagliare le frecce”». Talvolta mi dava persino frecce senza punta, dicendo: «Scagliala!».
Dopo la sconfitta e la diffusione della voce che l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fosse caduto martire, Ka‘b ibn Malik fu il primo a riconoscerlo. Ka‘b raccontò: «Gli occhi dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, brillavano da sotto l’elmo; lo riconobbi proprio da quello e subito gridai: “O musulmani, buone notizie! L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è vivo. È qui!”». In seguito, l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli fece cenno e disse: «Taci».
Dopo aver riconosciuto l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, i musulmani si diressero tutti con lui verso il passo della montagna. In quel momento, insieme all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vi erano un gruppo di musulmani, tra cui Abu Bakr al-Siddiq, ‘Umar al-Faruq, ‘Ali ibn Abi Talib, Talha ibn ‘Ubayd Allah e al-Zubayr ibn al-‘Awwam.
Mentre l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riposava nel passo della montagna, vi giunse Ubayy ibn Khalaf. Egli disse: «O Muhammad, anche se questa volta riuscirai a salvarti la vita, non sfuggirai a me». I musulmani dissero: «O Inviato di Allah, è opportuno che qualcuno di noi mostri clemenza verso quest’uomo?». L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Lasciatelo venire». Quando si avvicinò all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, questi prese una lancia da Harith ibn Simma. Secondo alcune narrazioni, dopo aver preso la lancia, l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece una mossa così terrificante che noi, spaventati e atterriti, ci disperdemmo e ci allontanammo di scatto da lui, proprio come uno sciame di vespe velenose, posato sul dorso di un cammello, si disperde e vola via quando il cammello si scuote con forza. Poi l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avanzò verso di lui e lo colpì con la lancia al collo. Colpito, Ubayy ibn Khalaf fu sbalzato dalla schiena del suo cavallo e rotolò diverse volte.
In precedenza, Ubayy ibn Khalaf incontrava l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, alla Mecca e gli diceva: «O Muhammad, ho un cavallo che si chiama al-‘Awj. Ogni giorno gli do da mangiare un farak di mais (quaranta chilogrammi). Cavalcando questo cavallo, ti ucciderò». L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispondeva: «Al contrario, se Allah vorrà, sarò io a uccidere te».
La ferita che l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva inferto alla spalla di Ubayy non era molto grave, ma sanguinava. In quelle condizioni, egli tornò dai Quraysh e disse: «Per Allah, Muhammad mi ha ucciso». I Quraysh dissero: «In realtà sei terribilmente spaventato. Non hai nulla da temere». Egli disse: «Quando eravamo alla Mecca, Muhammad mi disse: “Sarò io a ucciderti”. Ora temo che, anche se mi sputasse soltanto addosso, morirei». I Quraysh partirono con lui verso la Mecca. Durante il viaggio, nel luogo chiamato Sarif, la vita di questo nemico di Allah giunse al termine.
Quando l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse all’ingresso del passo della montagna, ‘Ali ibn Abi Talib, che Allah sia soddisfatto di lui, andò in cerca d’acqua, riempì un otre presso il bacino o lago circondato da pietre chiamato Mihras, nei pressi di Uhud, e la portò all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, perché bevesse. L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sentì un cattivo odore nell’acqua e non la bevve. Si lavò invece il sangue dal volto con quell’acqua e, mentre se ne versava un po’ sulla testa, disse: «Chi ha insanguinato il volto del Profeta di Allah sarà colpito dalla terribile ira di Allah».
In seguito, il Messaggero di Allah ﷺ si accinse a salire su una collina della montagna. Tuttavia era ormai molto indebolito e riusciva a mostrare la propria forza soltanto grazie alle due armature che indossava. Quando non riuscì a salire sulla collina, Talha ibn Ubayd Allah (ra) lo fece salire portandolo sulle spalle. Il Messaggero di Allah ﷺ disse: «Per il buon comportamento che Talha ha avuto verso il Messaggero, il Paradiso gli è diventato assicurato».
Tra coloro che furono uccisi nella battaglia di Uhud vi era Mukhayriq, della tribù dei Banu Thaʿlaba. Il giorno della battaglia di Uhud disse agli ebrei della sua tribù: «O ebrei, sapete con certezza che è vostro dovere aiutare Muhammad ﷺ». Gli ebrei dissero: «Ma oggi è sabato». Egli rispose: «La scusa del sabato non è valida per voi». Poi partì per la battaglia con la spada e l’equipaggiamento. Disse: «Se morirò, tutti i miei beni apparterranno a Muhammad. Egli li utilizzerà come vorrà». Quindi si recò dal Messaggero di Allah ﷺ e fu ucciso combattendo al suo fianco. Il Messaggero di Allah ﷺ disse: «Mukhayriq è il migliore degli ebrei».
Abu Hurayra (ra) era solito dire: «Ditemi, chi è colui che entrerà in Paradiso senza aver pregato?». Non riuscendo a rispondere, la gente chiedeva: «Chi è questo fortunato?». Egli rispondeva: «È ʿUsayrim, ʿAmr ibn Thabit ibn Waqash, dei Banu ʿAbd al-Ashhal». Husayn ibn ʿAbd al-Rahman disse: «Chiesi a Mahmud ibn Asad: “Che tipo di uomo era ʿUsayrim?”. Egli rispose: “In precedenza rifiutava di abbracciare l’Islam. Ma il giorno in cui il Messaggero di Allah ﷺ partì per la battaglia verso Uhud, comprese la verità dell’Islam e lo abbracciò. Poi si mise a correre con la propria spada e raggiunse il campo di battaglia. Cominciò a combattere e, gravemente ferito, cadde immobile. In seguito, gli uomini dei Banu ʿAbd al-Ashhal andarono sul campo di battaglia a cercare i corpi dei loro compagni e lo trovarono. Riconoscendolo, cominciarono a chiedersi l’un l’altro: ‘Come è arrivato qui ʿUsayrim? Egli rifiutava l’Islam’. Poi tutti gli chiesero: ‘O ʿAmr, per quale motivo sei venuto a combattere qui? Per impulso dell’appartenenza alla tua tribù o per attrazione verso l’Islam?’. Egli rispose: ‘Per attrazione verso l’Islam. Ho creduto in Allah e nel Suo Messaggero e sono diventato musulmano. Poi sono venuto dal Messaggero di Allah ﷺ con la spada, ho combattuto e sono stato ferito’. Poco dopo ʿUsayrim morì davanti ai loro occhi. Quando il Messaggero di Allah ﷺ venne a conoscenza della sua vicenda, disse: ‘Egli è tra gli abitanti del Paradiso’».
ʿAmr ibn Jamuh era un uomo gravemente zoppo. Aveva quattro figli valorosi come leoni, che andavano a combattere con il Messaggero di Allah ﷺ in diversi campi di battaglia. Il giorno della battaglia di Uhud essi cercarono di trattenere il padre ʿAmr. Dissero: «Allah ti ha esentato dall’obbligo di andare in guerra». ʿAmr si recò dal Messaggero di Allah ﷺ e disse: «I miei figli non vogliono permettermi di andare con te a questa battaglia. Per Allah, spero di entrare in Paradiso proprio con questa gamba zoppa».
Il Messaggero di Allah ﷺ disse: «È vero che Allah ti ha esentato dall’obbligo del jihad». Ai suoi figli, invece, disse: «Potreste anche non impedire a vostro padre di andare in guerra. Può darsi che Allah abbia già decretato per lui il martirio». In seguito, ʿAmr combatté a Uhud e fu martirizzato. Nel frattempo, Hind, figlia di ʿUtba, e le sue compagne cominciarono a mutilare i corpi dei Compagni del Messaggero di Allah ﷺ che erano stati uccisi. Tagliarono loro il naso e le orecchie. Hind ne fece braccialetti per i piedi e collane, poi donò quei braccialetti, le collane e gli orecchini a Wahshi, lo schiavo di Jubayr ibn Mutʿim. Estrasse il fegato di Hamza e lo masticò, ma, non riuscendo a inghiottirlo, lo sputò.
Quel giorno Halīs ibn Dhabban era il comandante dei soldati abissini nell’esercito dei Quraysh. Passando vicino ad Abu Sufyan, vide che questi colpiva il mento di Hamza con la punta della lancia e diceva: «Ribelle che non sei altro! Adesso assapora il piacere». Halīs, vedendo quella scena, non riuscì più a tacere. Gli uomini dei Banu Kinana erano lì vicino; li chiamò e disse: «O Banu Kinana, guardate il capo dei Quraysh: ecco come tratta il proprio cugino morto». Abu Sufyan, imbarazzato, disse: «Che disgrazia, è stato un mio passo falso. Non dirlo a nessuno».
In seguito, Abu Sufyan decise di tornare a casa dal campo di battaglia. Poco prima di partire, salì sulla montagna e gridò a gran voce: «Gli uomini operosi hanno ricevuto la giusta ricompensa. La vittoria e la sconfitta in guerra si alternano: un giorno è da una parte e il giorno dopo dall’altra. O Hubal, sii potente», cioè: «Conduci la tua religione alla vittoria». Il Messaggero di Allah ﷺ ordinò a ʿUmar (ra) di rispondere a quel grido e disse: «Di’: Allah è il più grande e il più elevato. Noi e voi non siamo uguali: i nostri uccisi sono abitanti del Paradiso, mentre i vostri uccisi sono abitanti dell’Inferno». Quando ʿUmar rispose ad Abu Sufyan con quel controgrido, Abu Sufyan disse: «O ʿUmar, vieni un po’ qui». Il Messaggero di Allah ﷺ disse a ʿUmar: «Va’ e ascolta ciò che vuole dire». ʿUmar si avvicinò. Abu Sufyan disse: «O ʿUmar, ti scongiuro in nome di Allah: dimmi la verità, abbiamo ucciso Muhammad?». ʿUmar rispose: «Per Allah, no. Egli ha udito le tue parole anche in questo momento». Abu Sufyan disse: «Ti considero più sincero e veritiero di Ibn Qumay’a». Va ricordato che Ibn Qumay’a aveva detto ai Quraysh: «Ho ucciso Muhammad».
In seguito, Abu Sufyan si rivolse a ʿUmar e disse: «Alcuni dei corpi dei vostri uccisi sono stati mutilati. Credimi, non ho ordinato di farlo, ma non l’ho neppure proibito. Inoltre, non sono né soddisfatto né scontento di questa azione».
Mentre Abu Sufyan abbandonava il campo di battaglia, lanciò una sfida per l’anno successivo, dicendo: «Ci incontreremo di nuovo con voi l’anno prossimo nella piana di Badr». Subito, per ordine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, un Compagno informò Abu Sufyan che anch’essi erano pronti ad affrontarlo l’anno seguente.
Dopo che l’esercito dei Quraysh ebbe lasciato il campo e si fu messo in marcia, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò Ali dicendogli: «Seguili e osserva dove vanno e che cosa fanno. Se conducono la cavalleria verso sud e cavalcano i cammelli, significa che sono diretti alla Mecca. Se invece cavalcano i cavalli e conducono con sé i cammelli, significa che sono diretti a Medina. Giuro per Allah, anche se volessero attaccare Medina, giungerò contro di loro con un esercito e opporrò resistenza». Ali racconta: «Li seguii e vidi che conducevano la cavalleria verso sud e si dirigevano alla Mecca cavalcando i cammelli».
A quel punto i musulmani uscirono alla ricerca dei caduti. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Cercate Saʿd ibn Rabīʿ e verificate se è morto o è ancora vivo». Un Compagno ansarita cominciò a cercarlo. Infine lo trovò tra i caduti, gravemente ferito e in punto di morte. Gli disse: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi ha ordinato di vedere se sei vivo o morto». Saʿd disse: «Considerami già morto. Porta il mio saluto al Messaggero di Allah e digli: “O Messaggero di Allah, Saʿd ibn Rabīʿ ha pregato Allah di concederti da parte nostra la ricompensa migliore che si addice a un profeta da parte della sua comunità”. E porta il mio saluto ai musulmani e di’ loro: “Saʿd ibn Rabīʿ dice che, finché anche uno solo di voi sarà vivo, se un nemico riuscisse a raggiungere il vostro Profeta, non avrete alcuna giustificazione davanti ad Allah”». Poco dopo aver pronunciato queste parole, Saʿd spirò. In seguito Muhammad ibn Maslama andò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli riferì la notizia di Saʿd. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, uscì personalmente alla ricerca di Hamza ibn Abd al-Muttalib. Lo trovò al centro della pianura. Vide che gli era stato squarciato il ventre, che gli era stato estratto il fegato e che il suo cadavere era stato mutilato, con il naso e le orecchie tagliati. Vedendo quella scena, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Se Safiyya non ne fosse stata addolorata e se non avessi temuto di inaugurare una pratica destinata a durare per sempre, avrei lasciato qui Hamza e avrei permesso agli animali e agli uccelli di cibarsi del suo cadavere. Se Allah mi concederà un’altra vittoria sui Quraysh in un campo di battaglia, mutilerò e sfigurerò in questo modo i cadaveri di trenta di loro». Quando i musulmani videro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, profondamente addolorato e sconvolto per il trattamento bestiale riservato a suo zio, anch’essi giurarono che, qualora avessero mai riportato una vittoria sui Quraysh, avrebbero mutilato i loro cadaveri in un modo senza precedenti nella storia degli Arabi.
Abdullah ibn Abbas racconta che fu proprio in relazione a quel giuramento del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dei suoi Compagni che Allah rivelò questo versetto:
Testo arabo *******
«Se punite qualcuno, punite nella stessa misura in cui siete stati puniti da parte loro. Ma se mostrate pazienza, sappiate che ciò è meglio per chi è paziente. Sii paziente e persevera; la tua pazienza e la tua perseveranza devono essere soltanto per la soddisfazione di Allah. Non addolorarti per il loro comportamento e non lasciare che le loro trame ti angustino.»
In seguito a questi due versetti, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, perdonò i politeisti e ordinò a tutti di astenersi dal mutilare i cadaveri.
Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avvolse il cadavere di Hamza in un lenzuolo. Quindi recitò la preghiera funebre. In seguito il cadavere fu portato accanto agli altri cadaveri, e il Profeta recitò la preghiera funebre per ciascuno di loro. In questo modo recitò la preghiera funebre per Hamza settantadue volte.
Ibn Ishaq racconta: Safiyya, figlia di Abd al-Muttalib, venne a vedere Hamza. Hamza era suo fratello germano. Il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse a Zubayr ibn al-Awwam, figlio di Safiyya: «Va’ da tua madre, persuadila con dolcezza e rimandala indietro, affinché non veda le condizioni strazianti di suo fratello». Zubayr andò e disse: «Madre, il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — ti chiede di tornare indietro». Safiyya disse: «Perché? Ho sentito che il corpo di mio fratello è stato mutilato. Ciò è avvenuto sulla via di Allah, e per me è motivo di gioia. Se Allah vuole, sarò paziente e resterò soddisfatta». Zubayr disse: «Ebbene, allora lascia che venga». Safiyya venne, vide Hamza, recitò: «In verità apparteniamo ad Allah e a Lui ritorneremo», e chiese perdono per lui. In seguito, per ordine del Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — il suo corpo fu sepolto.
Molti musulmani portarono a Medina i corpi dei martiri e li seppellirono. In seguito il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — vietò di fare ciò e ordinò di seppellirli nel luogo in cui erano stati uccisi.
È riferito da Abdallah ibn Tha‘laba. Quando il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — vide i corpi dei martiri, disse: «Attesto riguardo a costoro che chiunque sia stato ferito sulla via di Allah, quando Allah lo farà rivivere nel Giorno della Resurrezione, dal suo luogo ferito continuerà a sgorgare sangue. Il suo colore sarà quello del sangue e il suo profumo sarà come quello del muschio. Guardate chi tra loro conosceva meglio il Corano. Poi seppellite quella persona davanti agli altri». In seguito, in ciascuna tomba furono sepolte insieme da due a tre persone.
Poi il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — partì in direzione di Medina. In quel momento incontrò una donna chiamata Hamna, figlia di Jahsh. Quando le fu dapprima annunciato il martirio di suo fratello Abdallah ibn Jahsh, ella recitò: «In verità apparteniamo ad Allah», e chiese perdono. Poi, quando le fu annunciata la morte di suo zio materno Hamza ibn Abd al-Muttalib, recitò nuovamente: «In verità apparteniamo ad Allah», e chiese perdono. Quando poi le fu comunicato che suo marito Mus‘ab ibn Umayr era morto martire, ella proruppe in grida. Allora il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — commentò: «Per questo il marito ha un posto speciale nel cuore di sua moglie». Lo disse dopo averla vista rimanere salda alla notizia della morte dello zio e del fratello, ma gridare alla notizia della morte del marito.
In quel momento il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — passava vicino alle case dei Compagni ansar delle famiglie dei Banu Abd al-Ashhal e dei Banu Ja‘far. Udendo le grida laceranti delle famiglie afflitte e in lutto per la perdita dei loro cari uccisi in battaglia, anche i suoi occhi si riempirono di lacrime. Ricordando Hamza, anch’egli scoppiò a piangere e disse: «Non c’è nessuna donna che pianga per Hamza!» In seguito, quando Sa‘d ibn Mu‘adh e Usayd ibn Hudayr tornarono alle loro case, ordinarono alle donne delle loro famiglie di piangere e lamentarsi per lo zio del Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — udì quelle donne piangere per Hamza e uscì di casa. Le vide piangere sedute nella moschea. Disse loro: «Che Allah abbia misericordia di voi. Ora potete andare. Mi avete mostrato sufficiente solidarietà».
Un’altra donna apparteneva ai Banu Dinar. Suo marito, suo fratello e suo padre erano caduti martiri nella battaglia di Uhud. Quando le fu annunciata la morte di quei suoi cari, disse impassibile: «Come sta il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace?» Tutti risposero: «Sta bene. È come desideri che sia». La donna disse: «Mostratemi il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace. Voglio vederlo». Allora le fu mostrato il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace. Appena lo vide, disse: «O Messaggero di Allah, dopo aver constatato che sei al sicuro, ogni altra calamità mi sembra insignificante».
Poi il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — giunse a casa, consegnò la sua spada a sua figlia Fatima e disse: «Cara figlia, lavala e puliscila. Oggi è stata di grande utilità». Anche Ali ibn Abi Talib consegnò la sua spada a Fatima e disse: «Lava via anche il sangue da questa spada. Per Allah, oggi è stata di grande utilità». Il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «Se oggi ti sei dimostrato sincero in battaglia, sappi che anche Sahl ibn Hunayf e Abu Dujana hanno dato prova, insieme a te, di sincerità nel jihad».
La battaglia di Uhud ebbe luogo sabato 15 Shawwal. Il giorno seguente, domenica 16 Shawwal, l’araldo del Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — annunciò che bisognava inseguire i nemici. Tuttavia, quel giorno non avrebbe potuto partire nessuno che non fosse stato presente nella battaglia del giorno precedente; sarebbero potuti partire soltanto coloro che vi erano stati. Udendo ciò, Jabir ibn Abdallah disse: «O Messaggero di Allah, mio padre mi aveva lasciato a casa per sorvegliare le mie sette sorelle. Mi aveva detto: “Non sarebbe appropriato né per me né per te lasciarle senza alcun uomo con loro. Io non posso restare a casa e permettere che tu vada a combattere con il Messaggero di Allah, preferendolo a me. Perciò resta con le tue sorelle”. Così ero rimasto con loro». Udite queste parole, il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — gli permise di accompagnarlo nella spedizione per inseguire il nemico. Lo scopo di questa spedizione era soltanto incutere timore al nemico. Fu intrapresa per fargli comprendere che il suo inseguimento dimostrava la forza dei musulmani e che il disastro della battaglia di Uhud non li aveva minimamente scoraggiati.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì per la spedizione e raggiunse il luogo chiamato Hamrāʾ al-Asad, situato a otto miglia da Medina. Dopo esservi fermato fino a lunedì, martedì e mercoledì, tornò a Medina. In quel periodo affidò la responsabilità della sorveglianza di Medina ad ʿAbd Allāh ibn Umm Maktūm. Maʿbad ibn Abī Maʿbad al-Khuzāʿī era ancora politeista. Tutti gli appartenenti alla sua tribù, i Khuzāʿa, musulmani e politeisti senza distinzione, erano in stretti rapporti con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, custodivano i suoi segreti nella regione di Tihāma e lo informavano di qualunque cosa accadesse a Tihāma. Non gli nascondevano nulla. Un giorno il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, incontrò Maʿbad. Riguardo all’accaduto a Uḥud, questi disse: «Muḥammad, siamo addolorati e afflitti per la disgrazia che ti è capitata. Tutti desideravamo che Allah ti preservasse al sicuro». Poi Maʿbad se ne andò, mentre il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase ad Hamrāʾ al-Asad. A Rāwḥā incontrò Abū Sufyān e i suoi uomini. Essi avevano allora deciso di attaccare nuovamente il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i suoi Compagni. Si dicevano l’un l’altro: «Abbiamo già eliminato molti degli uomini influenti e dei capi tra i compagni di Muḥammad, ma stiamo tornando alla Mecca senza averli annientati completamente. Dovremmo invece attaccare nuovamente i superstiti e non fermarci finché non li avremo sterminati». In quel momento Abū Sufyān vide Maʿbad e gli disse: «Maʿbad, quali notizie porti da quella parte?». Maʿbad rispose: «Ho visto Muḥammad radunare con i suoi Compagni una folla immensa e accorrere con loro all’inseguimento di voi. Non ho mai visto un simile assembramento. Anche quelli che non erano venuti a combattere il giorno della battaglia di Uḥud questa volta si sono uniti a Muḥammad. Si sono pentiti delle loro azioni». (64. Rāwḥā, dimora della tribù dei Muzayna, è un villaggio situato a due giorni di cammino da Medina.)
«Ho visto tra loro una rabbia e un rancore così terribili contro di voi, quali non avevo mai visto prima». Abū Sufyān disse: «Che cosa dici?». Maʿbad rispose: «Lo giuro su Allah: forse arriveranno proprio ora. Forse vedrai le teste dei loro cavalli prima ancora di partire». «Noi siamo pronti a tornare all’attacco per sterminare gli uomini rimasti tra loro». Maʿbad disse: «Allora ve lo sconsiglio. Non fatelo. Vedendo la loro preparazione, ho persino composto una poesia». Abū Sufyān disse: «Che poesia hai composto? Recitala, così la ascoltiamo». Maʿbad disse: «Eccola:
«Per il loro tuonare e ruggire, il mio cammello è quasi svenuto dalla paura
quando una mandria di cavalli dal pelo corto scorreva sulla terra come un’inondazione:
si precipitava rapidamente verso il campo di battaglia, portando con sé uomini alti e fieri, simili a leoni
non erano vacillanti e a capo chino come soldati disarmati.
Fuggii immediatamente di corsa. Pensai che la terra si stesse piegando
quando esso si precipitò verso di noi insieme a un comandante invincibile.
Dissi: la valle ha tremato sotto il fragore dei passi di quella moltitudine.
O voi tra gli abitanti del Sacro Santuario che siete saggi e dotati di discernimento,
vi avverto senza ambiguità dell’esercito di Ahmad.
Tuttavia, nel suo esercito non vi è alcuna bassezza.
In realtà, non esistono parole adeguate all’avvertimento che sto pronunciando». Udite queste parole, Abu Sufyan e i suoi compagni rinunciarono a marciare in guerra.
Abu Sufyan incontrò una carovana dei Banu ʿAbd al-Qays. Chiese: «Dove state andando?». Essi risposero: «A Medina». Abu Sufyan domandò: «Per quale motivo?». Risposero: «Per commerciare in generi alimentari». Egli disse: «Potreste consegnare un messaggio da parte mia a Muhammad? Se lo farete, domani andrò al mercato di ʿUkaz e vi darò una grande quantità di uva passa». Essi accettarono di consegnare il messaggio. Egli disse: «Dite a Muhammad che abbiamo deciso di attaccare lui e i suoi uomini e di annientare ciò che resta di loro». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si trovava ancora a Hamraʾ al-Asad. Essi lo incontrarono là e gli riferirono il messaggio di Abu Sufyan. Dopo averlo ascoltato, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Hasbunallahu wa niʿmal-wakil! (Allah ci basta ed Egli è il migliore dei protettori.)» In seguito, in quella zona, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, catturò due spie nemiche: Muʿawiya ibn al-Mughira ibn Abu al-ʿAs e Abu ʿIzza al-Jumahi. Quest’ultimo era stato catturato dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, come prigioniero di guerra nella battaglia di Badr, e in seguito era stato liberato senza alcun riscatto. Egli disse: «O Messaggero di Allah, non uccidermi». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Non ti sarà concesso di tornare alla Mecca e dire compiaciuto: “Ho ingannato Muhammad due volte”. O Zubayr, decapitalo». Zubayr lo decapitò immediatamente.
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornò a Medina. A Medina viveva un uomo illustre di nome ʿAbdullah ibn Ubayy ibn Sulul. Ogni venerdì svolgeva un ruolo particolare per mostrare il proprio prestigio alla sua tribù. Ogni volta che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, iniziava a parlare davanti alla gente, egli si alzava e diceva: «O gente, ecco il Messaggero di Allah davanti a voi. Per mezzo suo Allah ha accresciuto la vostra forza e il vostro onore. Sostenetelo dunque e aiutatelo, ascoltate le sue parole e obbeditegli». Detto ciò, si sedeva. Prima della battaglia di Uhud, nessuno si opponeva a questo suo comportamento. Nella battaglia di Uhud, però, assunse il ruolo di un vile traditore e fece tornare indietro dalla guerra un gran numero di uomini. Nonostante ciò, il venerdì, quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pronunciava il sermone, egli si alzò come prima, elogiando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per ostentare il proprio prestigio. I musulmani gli afferrarono immediatamente le vesti da ogni parte e dissero: «Nemico di Allah, siediti! Dopo ciò che hai fatto, simili parole non ti si addicono». Mentre si allontanava passando sopra le spalle dei fedeli riuniti, egli disse: «La parola che stavo pronunciando per dare importanza all’operato del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è stata trattata come una cattiva parola». Alla porta della moschea incontrò un Compagno ansarita, che gli chiese: «Che cosa ti è successo?». Egli rispose: «Stavo cercando di dare importanza all’operato del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Per questo i suoi Compagni si sono scagliati contro di me, hanno cominciato a trascinarmi e a rimproverarmi. Mi ero impegnato a dare importanza all’operato del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ma a tutti è sembrato qualcosa di molto grave». Il Compagno ansarita disse: «Va’, torna indietro. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiederà ad Allah di perdonarti». Egli rispose: «Non desidero che egli chieda perdono per me».
Ibn Ishaq dice: «La battaglia di Uhud fu un giorno di estrema prova e calamità. Attraverso di essa Allah mise alla prova i credenti e separò i credenti dagli ipocriti. In quel giorno furono riconosciuti coloro che professavano con la bocca la fede, ma nel segreto coltivavano nel cuore concezioni kufr. E in quel giorno Allah onorò con il martirio quei Suoi servi prediletti ai quali aveva voluto concedere l’onore del martirio».
Terzo anno dell’Egira: la spedizione di al-Rajī
Dopo la battaglia di Uhud, un gruppo di uomini delle tribù di ʿAḍal e al-Qārah si presentò al cospetto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dissero: «O Messaggero di Allah, la nostra gente ha abbracciato l’Islam. Inviaci dunque un gruppo dei tuoi Compagni, affinché ci insegni in dettaglio le prescrizioni dell’Islam e ci reciti il Corano». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò con loro Murs̱id ibn Abū Murs̱id, Khālid ibn Bukayr, ʿĀṣim ibn Thābit, Khubayb ibn ʿAdī, Zayd ibn al-Dathinnah e ʿAbd Allāh ibn Ṭāriq. Nominò come comandante Murs̱id ibn Abū Murs̱id. Egli partì insieme a tutti loro. Quando giunsero ad al-Rajī, presso la riserva d’acqua della tribù di Hudhayl situata su al-Hudayyā, tra ʿUsfān e Mecca, in una regione dell’Ḥijāz, quelli li tradirono. I traditori chiamarono anche la tribù di Hudhayl in loro aiuto. I Compagni erano ancora in sella alle loro cavalcature. Videro uomini armati di spada che li avevano circondati da ogni lato. Si prepararono a combattere con le proprie spade. Allora i miscredenti dissero: «Per Allah, non vogliamo uccidervi; vogliamo soltanto ottenere per mezzo vostro del denaro dagli abitanti della Mecca. Giuriamo per Allah che non vi uccideremo». Ma Murs̱id ibn Abū Murs̱id, Khālid ibn Bukayr e ʿĀṣim ibn Thābit dissero: «Non ci fidiamo del giuramento né del patto di alcun politeista». ʿĀṣim ibn Thābit rispose recitando i seguenti versi:
«Non sono affatto debole, poiché sono un uomo forte, armato di lancia
Ho un arco e in esso frecce possenti e acuminate.
La punta di una lancia robusta e massiccia, colpita da quella freccia, schizza via
In verità, la morte è la realtà, mentre la vita è vana.
Ciò che Allah ha decretato per gli uomini è inevitabile
e l’uomo è costretto a sottomettersi al proprio destino».
Dopodiché combatterono contro gli infedeli e tutti e tre subirono il martirio.
Dopo l’uccisione di ʿĀṣim, gli uomini della tribù di Hudhayl decisero di vendere la sua testa a Sulāfa bint Saʿd. Dopo che i suoi due figli erano stati uccisi da ʿĀṣim nella battaglia di Uḥud, quella donna aveva giurato che, se fosse entrata in possesso della testa di ʿĀṣim, avrebbe bevuto vino dal suo cranio. La tribù di Hudhayl, a questo scopo, si recò a prendere la testa di ʿĀṣim, ma non poté portarla via, poiché vespe e api circondavano il suo cadavere. Dissero: «Per ora lasciamola qui. Nel pomeriggio vespe e api se ne andranno. Allora taglieremo via la sua testa e la porteremo con noi». Così dicendo, se ne andarono. Nel frattempo, Allah fece scorrere in quella zona una violenta piena, e il cadavere di ʿĀṣim fu trascinato via e scomparve nelle acque.
Prima del martirio, ʿĀṣim aveva pregato Allah affinché nessun politeista potesse toccare il suo cadavere e affinché egli stesso non toccasse alcun politeista, poiché considerava i politeisti impuri e li detestava con tutto il cuore. Quando ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah si compiaccia di lui, seppe che i politeisti non erano riusciti a toccare il cadavere di ʿĀṣim perché vespe e api lo avevano circondato, disse: «È così che Allah protegge il Suo servo credente. Durante la sua vita, ʿĀṣim aveva giurato di non toccare alcun politeista e di non permettere ad alcun politeista di toccare il suo corpo. Dopo la sua morte, Allah lo ha protetto nello stesso modo in cui egli aveva continuato a proteggere se stesso durante la sua vita».
Zayd ibn al-Dathina, Khubayb ibn ʿAdī e ʿAbdullah ibn Ṭāriq, tutti e tre, adottando un atteggiamento conciliante, desiderarono salvarsi. Porgendo le mani, si arresero. Gli infedeli li catturarono e li condussero verso Mecca per venderli. Quando giunsero a Ẓahrān, ʿAbdullah ibn Ṭāriq si liberò sciogliendo i legami delle mani e impugnò la spada. Gli infedeli non riuscirono a catturarlo, ma lo colpirono a morte lanciandogli pietre da lontano. Fu sepolto proprio a Ẓahrān.
Dopodiché giunsero a Mecca con Khubayb ibn ʿAdī e Zayd ibn al-Dathina. Presso i Quraysh si trovavano due prigionieri della tribù di Hudhayl. In cambio di loro, i due Compagni furono venduti ai Quraysh. Khubayb fu acquistato, per conto di ʿUqba ibn al-Ḥārith, da Ḥujayr ibn Abū Wahb, affinché ʿUqba potesse ucciderlo per vendicare l’uccisione di suo padre. Zayd ibn al-Dathina fu preso da Ṣafwān ibn Umayya, che intendeva ucciderlo per vendicare l’uccisione di suo padre, Umayya ibn Khalaf. Ṣafwān lo mandò a Tanʿīm, fuori dal Recinto Sacro, insieme al suo schiavo Nastās, allo scopo di ucciderlo. Là una grande folla di Quraysh, tra cui Abū Sufyān, circondò Zayd. Quando Zayd fu condotto avanti per essere ucciso, Abū Sufyān disse: «O Zayd, se oggi prendessimo Muḥammad al posto tuo, lo uccidessimo e mandassimo te dai tuoi familiari, ti piacerebbe?» Zayd rispose: «Giuro su Allah, non mi piacerebbe neppure minimamente che Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fosse punto da una spina e soffrisse per il dolore mentre io me ne stessi comodamente tra i miei familiari».
Abū Sufyān osservò: «Non ho mai visto nessuno amare un’altra persona con un amore tanto profondo quanto quello con cui i Compagni di Muḥammad amavano Muḥammad». Dopodiché Nastās uccise Zayd.
La liberta di Ḥujayr ibn Abū Wahb, Māwiya, che aveva già abbracciato l’Islam, raccontò: «Khubayb si trovava presso di me. Era tenuto prigioniero proprio in casa mia. Un giorno lo vidi mangiare uva da un grappolo grande quanto la testa di un uomo, benché in quel periodo a Mecca non ci fosse uva. Quando si avvicinò il momento della sua uccisione, mi chiese un rasoio per lavarsi e purificarsi in preparazione alla morte. Feci portare un rasoio da un ragazzo del quartiere e gli dissi di entrare nella stanza di Khubayb con il rasoio. Quando entrò nella stanza, all’improvviso pensai: “Che cosa ho fatto? Disastro! Se quest’uomo uccidesse il ragazzo per vendicarsi, che accadrebbe? Prenderebbe in anticipo la vita di una persona in cambio della propria vita”. Quando il ragazzo consegnò il rasoio a Khubayb, egli disse: “Tua madre non ha avuto paura di mandarti da me con questo rasoio, vero?”. Dopo aver detto ciò, rimandò immediatamente il ragazzo».
Dopodiché i Quraysh condussero Khubayb a Tanʿīm per ucciderlo. Khubayb disse: «Se non avete obiezioni, lasciatemi pregare due rakʿāt». Essi dissero: «Va bene, prega».
Egli compì con grande perfezione due rakʿat di preghiera. Poi si recò davanti ai miscredenti e disse: «Se non pensaste che sto trascorrendo il tempo in una lunga preghiera per paura di morire, pregherei ancora per un po’». In effetti, ogni volta che i musulmani si sono trovati di fronte a un’esecuzione di questo tipo, è diventato loro costume pregare due rakʿat; Khubayb fu il primo promotore e modello di questa consuetudine.
Poi i miscredenti lo fecero salire su un tronco di legno e lo legarono strettamente. In quel momento Khubayb recitò la seguente supplica: «O Allah, abbiamo trasmesso il messaggio del Tuo Messaggero. Fa’ dunque che entro domani mattina giunga al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la notizia di ciò che ci è stato fatto. O Allah, uccidi questi nemici uno per uno, contando ciascuno di loro, e non lasciarne sfuggire nessuno». Poi uccisero Khubayb, che Allah abbia misericordia di lui.
Muʿāwiya, figlio di Abū Sufyān, raccontava: «Quel giorno anch’io ero con Abū Sufyān tra coloro che si erano radunati intorno a Khubayb. A quel tempo era diffusa la convinzione che, quando veniva lanciata una maledizione contro qualcuno, egli potesse salvarsi da essa se si sdraiava immediatamente su un fianco».
ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lui, nominò Saʿīd ibn ʿĀmir, della tribù di Jumāḥ, governatore di una località della Siria. Egli sveniva improvvisamente davanti alla gente. La cosa fu riferita a ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lui. Gli riferirono che a Saʿīd era accaduto qualcosa. ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, gli chiese: «O Saʿīd, che cosa ti è successo?». Saʿīd rispose: «O Comandante dei credenti, non ho alcuna malattia. Tuttavia ero presente quando Khubayb fu ucciso e udii la sua maledizione. Ogni volta che mi torna in mente quella maledizione, mentre mi trovo in una riunione, perdo i sensi». In seguito, dopo essersi recato da ʿUmar, guarì.
ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās racconta che, quando il gruppo di ʿĀṣim e Mirsad cadde nell’agguato di al-Rajīʿ, gli ipocriti, appresa la notizia, commentarono: «Che disgrazia per questi uomini ingannati, che sono morti in questo modo! Non sono rimasti nelle loro case e non hanno nemmeno trasmesso l’invito del loro Profeta». In risposta a queste parole degli ipocriti, Allah fece scendere un versetto.
Arabo *********
Tra gli uomini vi è chi ti affascina con le sue parole sulla vita terrena (ossia pronuncia con la bocca splendide frasi sull’Islam), e prende Allah a testimone di ciò che ha nel cuore (benché il suo stato interiore sia completamente contrario alle sue parole), mentre è un accanito nemico della giustizia e della verità (ossia, quando discute con te, si impegna in una controversia aspra). E quando assume il potere, si adopera per diffondere la corruzione sulla terra e per distruggere i raccolti e l’umanità. Allah non ama la sua attività distruttiva. Quando gli si dice di temere Allah, il suo orgoglio lo trattiene sulla via del peccato; per un uomo simile è sufficiente l’Inferno, e quale luogo orribile! E tra gli uomini vi è anche chi sacrifica se stesso per ottenere il compiacimento di Allah (impegnandosi nel jihād sulla via di Allah e adempiendo ai Suoi diritti). In verità, Allah è immensamente benevolo verso i Suoi servi». Le ultime parole si riferiscono proprio ai musulmani della spedizione di al-Rajīʿ.
A proposito di questo episodio, gli storici hanno citato una poesia di Khubayb. Quando Khubayb seppe che era stata presa la decisione di metterlo sulla croce, recitò questa poesia:
«Le fazioni hanno radunato intorno a me tutte le loro tribù
Hanno manifestato contro di me tutta l’ostilità di cui erano capaci,
poiché, pur mettendo a rischio la mia vita, sono rimasto saldo nei miei princìpi.
Hanno radunato tutte le loro donne e i loro figli,
e sono stato avvicinato a un lungo e robusto ramo
(per essere messo al palo)
Espongo soltanto ad Allah la mia vita da esule e il mio grido di angoscia.
E anche i preparativi organizzati dalle fazioni nemiche per uccidermi.»
Pertanto, o Signore del Trono, concedimi la forza di avere pazienza dinanzi alla congiura ordita contro di me,
concedimi la capacità di sopportarla.
I nemici hanno venduto la mia carne,
e insieme a ciò si è spenta la lampada della speranza della mia vita.
Tuttavia, quella (morte imminente) è soltanto per il volere dell’Ilah,
se Egli vuole, può concedere una benedizione inesauribile persino alle mie membra fatte a pezzi
può concederla,
mi hanno offerto, al posto di un solo Ilah, la morte e la miscredenza
gli aveva chiesto di accettarne una.
I miei occhi hanno rifiutato entrambe e la mia mente
non ha affatto paura (della morte)
Non temo affatto la morte, poiché dovrò morire.
Desidero soltanto essere salvato dal fuoco divoratore di Jahannam.
Per Allah, non avrò alcun timore quando morirò musulmano; e, ucciso per la causa di Allah, qualunque sia la direzione in cui cadrò.
Non mostrerò la minima arrendevolezza davanti al nemico,
non manifesterò alcuna agitazione. Poiché ad Allah è il mio ritorno.”
Commemorando Khubayb, Hassān ibn Thābit compose e recitò i seguenti versi:
«Che cosa accade ai tuoi occhi, che non smettono di versare lacrime (rivolgendosi a se stesso),
che scorrono incessantemente sul petto come perle
per il dolore per Khubayb, che era uno di quei giovani che avevano conosciuto
Colui con il quale ti incontrerai, non vi saranno né fallimento né
inquietudine.
Dunque, o Khubayb, va’! Che Allah ti ricompensi nel modo migliore.
Che cosa risponderete se il Profeta vi interrogherà (o Quraysh)
quando i pii angeli saranno radunati all’orizzonte,
Per quale compenso avete ucciso il testimone di Allah?
In cambio di un uomo ribelle a Dio, opportunista e seminatore di disordini in ogni paese?
(Si ricordi che Khubayb aveva ucciso al-Harith nella battaglia di Badr.)
L’episodio di Bi’r Ma’una (4º anno dell’Egira)
Il Messaggero di Allah rimase a Medina per il resto del mese di Shawwal e per i mesi di Dhu al-Qa’da, Dhu al-Hijja e Muharram. In quell’anno i politeisti boicottarono il pellegrinaggio. Nel mese di Safar, il Messaggero di Allah inviò la spedizione di Bi’r Ma’una. L’episodio avvenne appena quattro mesi dopo la battaglia di Uhud.
Il contesto dell’episodio fu il seguente: Abu Bara Amir ibn Malik ibn Ja’far, noto come «Mulā’ib al-Asinna» (abile nel gioco delle lance), venne a Medina per incontrare il Messaggero di Allah. Il Messaggero di Allah gli presentò l’Islam e lo invitò ad abbracciarlo. Egli non accettò l’Islam, ma non disse neppure nulla contro di esso. Disse: «O Muhammad, se mandassi alcuni Compagni presso gli abitanti del Najd, affinché li invitassero alla tua religione, penso che essi accetterebbero la tua religione». Il Messaggero di Allah disse: «Temo che gli abitanti del Najd possano fare loro del male». Abu Bara disse: «Io garantisco la loro sicurezza. Mandali dunque; che invitino la gente alla tua religione».
Il Messaggero di Allah inviò quaranta Compagni scelti e capaci, sotto la guida del distinto Compagno Mundhir ibn Amr, del clan Banu Sa’ida. Mundhir era conosciuto con il titolo di «Mu’anniq li-yamūt» [La ragione di questo titolo era che correva rapidamente verso il martirio.] (colui che abbraccia la morte rapida). Tra i suoi valorosi compagni vi erano i distinti Compagni al-Harith ibn Simma, Haram ibn Milhan, Urwa ibn Asma, Nafi ibn Budayl ibn Warqa e Amir ibn Fuhayra, lo schiavo liberato di Abu Bakr al-Siddiq. Partirono e si stabilirono a Bi’r Ma’una. Questo pozzo si trova tra il territorio abitato dai Banu Amir e la zona rocciosa dei Banu Sulaym. Sebbene entrambe le zone fossero vicine al pozzo, quella dei Banu Sulaym era più vicina.
Harām ibn Milhān (che Allah sia soddisfatto di lui) portò una lettera del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ad ʿĀmir ibn al-Tufayl, acerrimo nemico dell’Islam. Quando gli si presentò, quello uccise Harām ibn Mirhān senza prestare la minima attenzione alla lettera. Poi chiese l’aiuto dei Banū ʿĀmir per sterminare anche il resto dei Compagni. Ma i Banū ʿĀmir respinsero la sua richiesta, dicendo: «Non vogliamo violare il patto dei Banū Barāʾ. Abū Barā è venuto garantendo loro la nostra protezione». Allora ʿĀmir chiese l’aiuto di alcune tribù dei Sulaym. Esse acconsentirono subito e li circondarono da ogni lato. Quando videro i Compagni, questi impugnarono le spade e furono martirizzati combattendo. Solo Kaʿb ibn Zayd riuscì a salvarsi. I miscredenti lo lasciarono a terra, credendolo morto. In realtà era ancora vivo. Benché indebolito dalla grande perdita di sangue, riuscì a fuggire a stento, portando in salvo la propria vita, dalla catasta dei caduti; in seguito fu martirizzato nella battaglia del Fossato.
Al momento dell’attacco, due Compagni, ʿAmr ibn Umayya al-Damrī e un Compagno ansārī [Mundhir ibn Muḥammad ibn ʿUqba], si trovavano per qualche ragione a una certa distanza dal gruppo. Non erano a conoscenza del pericolo corso dai loro compagni. Tuttavia, vedendo alcuni uccelli volare sopra le loro teste, ebbero dei sospetti. Pensarono che dietro il volo degli uccelli dovesse esserci certamente qualche segreto. Si avvicinarono per vedere cosa fosse accaduto loro. Videro tutti giacere coperti di sangue e notarono anche la presenza del gruppo che li aveva attaccati. L’ansārī disse a ʿAmr ibn Umayya: «Che cosa pensi che dovremmo fare ora?». Egli rispose: «Desidero andare dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, incontrarlo e informarlo di tutto». L’ansārī disse: «Non voglio fuggire vivo dal campo di battaglia dove Mundhir ibn ʿAmr è stato martirizzato. Io non sarei mai rimasto ad aspettare di apprendere dalla gente la notizia di un massacro». Poi combatté e fu martirizzato.
I miscredenti catturarono e imprigionarono ʿAmr ibn Umayya. Quando ʿĀmir ibn al-Tufayl seppe che era un uomo della tribù di Muḍar, gli tagliò i capelli sulla fronte e poi lo liberò, ritenendo che sua madre avesse fatto voto di liberare una schiava e che egli fosse stato liberato in adempimento di quel voto. In seguito ʿAmr ibn Umayya si mise in viaggio verso Medina. Quando giunse a Qarqara, situata non lontano da Medina, due uomini dei Banū ʿĀmir arrivarono e si misero a riposare con lui alla stessa ombra. ʿAmr non sapeva che tra i Banū ʿĀmir e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, esistesse un patto di protezione e non aggressione. Chiese loro informazioni e seppe che appartenevano alla tribù dei Banū ʿĀmir. Attese per un po’. Non appena furono colti dal torpore, li aggredì entrambi e li uccise. Riteneva che i Banū ʿĀmir avessero compiuto il massacro dei Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e che per questo fosse necessario vendicarsi dei Banū ʿĀmir.
Quando giunse dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ʿAmr ibn Umayya gli riferì tutto l’accaduto. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Per i due uomini che hai ucciso dovrò pagare il prezzo del sangue (diya)». Poi disse: «Abū Barā ha causato questo fatto. Io lo avevo disapprovato ed ero preoccupato». Quando Abū Barā venne a conoscenza dell’accaduto, ne fu profondamente addolorato. Abū Barā espresse la propria indignazione perché ʿĀmir ibn al-Tufayl aveva fatto infrangere la sua promessa e, avendo garantito loro protezione, aveva fatto ricadere una disgrazia sui Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Tra i caduti vi era anche ʿĀmir ibn Fuhayra. Hishām ibn ʿUrwa riferì da suo padre che ʿĀmir ibn al-Tufayl diceva: «In quel gruppo c’era un uomo che, subito dopo essere stato ucciso, vidi tra il cielo e la terra. Infine lo vidi come se fosse salito al cielo e fosse scomparso. Chi era quell’uomo?». La gente rispose: «Era ʿĀmir ibn Fuhayra».
L’espulsione dei Banū Naḍīr (quarto anno dell’Egira)
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò dai Banū Naḍīr per chiedere il loro aiuto nel pagamento del prezzo del sangue per i due uomini dei Banū ʿĀmir uccisi dal Compagno ʿAmr ibn Umayya (che Allah sia soddisfatto di lui). Infatti, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva con loro un patto di non aggressione. Anche tra i Banū Naḍīr e i Banū ʿĀmir esisteva un patto analogo. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse dai Banū Naḍīr, essi gli diedero il benvenuto e acconsentirono ad aiutarlo per il pagamento del prezzo del sangue.
Ma poco dopo concepirono un perfido complotto. Cominciarono a consultarsi segretamente su come uccidere il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Pensarono che non avrebbero mai più avuto un’occasione così favorevole. In quel momento il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era seduto accanto a un muro. Con lui c’erano Abū Bakr, ʿUmar e ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di loro. Gli uomini dei Banū Naḍīr si consultarono tra loro. Dissero: «Chi salirà sul tetto della casa vicina e farà rotolare una grande pietra su Muḥammad, liberandoci così da lui?». Un uomo dei Banū Naḍīr, ʿAmr ibn Jihāsh ibn Kaʿb, salì sul tetto per compiere quell’azione.
Proprio in quel momento il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne a conoscenza del loro complotto mediante la rivelazione, si alzò dal luogo in cui era seduto e tornò a Medina. I Compagni che lo accompagnavano non si erano ancora accorti di dove fosse andato il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dopo aver atteso a lungo e aver visto che non tornava, uscirono a cercarlo. Per strada videro un uomo che veniva da Medina. Gli chiesero notizie del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli rispose: «Ho visto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrare a Medina». I Compagni raggiunsero immediatamente il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli ordinò loro di prepararsi ad attaccare i Banū Naḍīr. Poi marciò contro di loro insieme ai musulmani. Essi si rifugiarono nelle loro fortezze. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò ai Compagni di tagliare le palme da dattero e di bruciarle. Vedendo ciò, gli uomini dei Banū Naḍīr cominciarono a gridare da lontano: «Muḥammad, tu vietavi di provocare disordine e biasimavi chi lo faceva; perché ora tagli e bruci le palme da dattero?»
In quel momento alcuni uomini della tribù dei Banu Awf ibn Khazraj, vale a dire Abd Allah ibn Ubayy Sulul, il suo custode della fiducia Malik ibn Abu Kawfal, Suwayd e Da’im dei Banu Nadir, gli inviarono questo messaggio: «Non abbiate paura e non arrendetevi. Non permetteremo in alcun modo che siate sconfitti dai musulmani. Se combatteranno contro di voi, noi combatteremo al vostro fianco». I Banu Nadir, rimanendo in attesa del loro aiuto, non si arresero né affrontarono il combattimento. Alla fine, però, non giunse alcun aiuto. Allah instillò la paura nei loro cuori. Essi chiesero al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «Non versate il nostro sangue; piuttosto, espelleteci. Lasceremo tutte le nostre armi. Permetteteci di portare con noi tutti i beni mobili che ciascuno dei nostri cammelli può trasportare». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, accolse la loro richiesta. Si procedette secondo la proposta dei Banu Nadir. Essi portarono via i beni mobili che potevano essere trasportati sul dorso dei cammelli. Alcuni arrivarono persino a spezzare la parte superiore delle porte delle loro case e a trasportarla sui cammelli. Alcuni partirono per Khaybar e altri per la Siria. Tra i principali esponenti di coloro che andarono a Khaybar vi erano Salam ibn Abu al-Huqayq, Kinana ibn al-Rabi ibn Abu al-Huqayq e Huyayy ibn Akhtab. Gli abitanti di Khaybar offrirono loro piena collaborazione.
Abd Allah, figlio di Abu Bakr, riferisce: «Abu Bakr — che Allah sia soddisfatto di lui — aveva raccontato che i Banu Nadir avevano portato con sé le loro donne, i figli e i beni mobili. Avevano portato con sé anche i loro strumenti musicali. Le schiave avanzavano dietro di loro suonando. Tra esse vi era anche Umm Amr, moglie di Urwa ibn al-Ward al-Abasi. Avevano comprato dal marito una donna di nome Salma. [65. In principio questa donna era stata sposata nella tribù dei Muzayna. Una volta Urwa ibn al-Ward aveva attaccato quella tribù e l’aveva saccheggiata. In quell’occasione aveva catturato la donna e l’aveva portata via. Urwa andava spesso dai Banu Nadir e prendeva da loro dei prestiti. Talvolta li pressava anche affinché comprassero la refurtiva che aveva razziato, ma egli si rifiutava di vendergliela. Allora essi fecero ubriacare Urwa e, con l’inganno, la comprarono da lui. Per questa compravendita procurarono anche i testimoni necessari. In seguito Urwa, rammaricandosi dell’accaduto, recitava questi versi: «I nemici di Allah mi fecero ubriacare e mi soggiogarono con menzogne e intrighi. Ah, il destino! Come potei accettare una proposta che la mia coscienza disapprovava?»] Procedevano con tale sfarzo e ostentazione che, a quel tempo, non si era mai vista un’altra tribù partire in modo altrettanto fastoso».
Lasciarono al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tutti i beni rimanenti. Tutti questi beni divennero proprietà del Messaggero di Allah, che poteva utilizzarli come desiderava. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, distribuì tali beni esclusivamente tra i Compagni che avevano compiuto la prima Egira. Quando i due Ansar Sahl ibn Hunayf e Abu Dujana Simak ibn Kharasha gli fecero presente la loro povertà, diede qualcosa anche a loro. In relazione ai Banu Nadir fu rivelata per intero la sura al-Hashr. In essa è narrata la terribile punizione con cui Allah colpì i Banu Nadir e la severa misura che fece adottare contro di loro al Suo Messaggero, conducendo un esercito contro di loro. Allah dice: «Egli è Colui che ha espulso dalle loro case, al primo assalto, quelli della Gente del Libro che erano miscredenti. Non pensavate che sarebbero usciti, ed essi credevano che le loro fortezze li avrebbero protetti da Allah. Ma Allah li raggiunse da dove non se lo aspettavano e gettò il terrore nei loro cuori. Essi distrussero le loro case con le proprie mani e con le mani dei credenti. Ciò avvenne perché essi stessi avevano abbattuto la parte superiore delle porte delle loro case per portarla via».
Traete dunque insegnamento, o gente dotata di intelletto. Se Allah non avesse decretato per loro l’espulsione — che è già una punizione inflitta loro da Allah — li avrebbe puniti in questo mondo con la spada; inoltre, nell’Aldilà, li attende il castigo del Fuoco infernale, oltre all’espulsione. Qualunque palma abbiate abbattuto o lasciato in piedi sulle sue radici, tutto ciò è avvenuto con il permesso di Allah, affinché Egli umiliasse i trasgressori. Quanto ai beni che Allah ha restituito al possesso del Suo Messaggero, appartenuti ai Banu Nadir, non sono beni che avete conquistato facendo correre i vostri cammelli e i vostri cavalli; piuttosto, Allah concede ai Suoi messaggeri il dominio su chi vuole. E quanto Allah ha restituito al Suo Messaggero, tra i beni degli abitanti delle città — vale a dire ciò che è stato conquistato mediante la guerra, l’impiego di cammelli e cavalli e l’uso della forza — appartiene ad Allah, al Suo Messaggero, ai parenti, agli orfani, ai poveri e al viandante, affinché la ricchezza non circoli soltanto tra i vostri ricchi. Prendete dunque ciò che il Messaggero vi ha dato e astenetevi da ciò che vi ha proibito».
Qui Allah l’Altissimo ha illustrato la norma relativa alla distribuzione tra i musulmani dei beni ottenuti attraverso la guerra.
Poi Allah dice:
«Non hai visto la condizione degli ipocriti? Dicono ai loro fratelli della Gente del Libro, immersi nella miscredenza — cioè ai Banu Nadir —: “Se sarete espulsi, usciremo anche noi con voi. Non ascolteremo mai le parole di nessuno contro i vostri interessi e, se vi verrà dichiarata guerra, vi aiuteremo certamente”. Allah attesta che sono bugiardi. Se saranno espulsi, gli ipocriti non usciranno mai con loro; se verrà combattuto contro di loro, non li aiuteranno mai; e, anche se li aiutassero, volterebbero le spalle e fuggirebbero dal campo di battaglia, senza riuscire a resistere fino alla fine. Poi non riceverebbero aiuto da nessuna parte. Essi hanno più paura di voi che di Allah, poiché sono gente priva di intelletto. Non combatteranno mai contro di voi tutti insieme, se non da dentro città fortificate o da dietro le mura. Le loro discordie interne sono assai profonde. Li credete uniti, ma i loro cuori sono divisi, perché sono gente priva di comprensione. Sono simili a coloro che, poco prima di loro, gustarono le conseguenze delle proprie azioni; e per loro vi è un castigo doloroso. Sono come Satana, che dice all’uomo: “Miscredi!”. Ma quando quello miscrede, egli dice: “Io non ho nulla a che fare con te. In verità, temo Allah, il Signore dei mondi”. La sorte di entrambi sarà il Fuoco: vi rimarranno in eterno. Questo è il compenso degli ingiusti».
La spedizione di Dhat al-Riqa (4º anno dell’Egira)
Dopo l’episodio dei Banū Naḍīr, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trascorse a Medina tutto il mese di Rabīʿ al-awwal e una parte di Jumādā al-awwal. Poi guidò una spedizione contro i Banū Thaʿlaba, una sottotribù dei Banū Muḥārib dei Ghatafān, nel Najd. Affidò il governo di Medina ad Abū Dharr al-Ghifārī. Giunto a Nakhl, nella zona abitata dalla tribù dei Ghatafān nel Najd, vi pose l’accampamento. Questa fu la spedizione di Dhāt al-Riqāʿ [66. Riqāʿ significa pezzi di stoffa usati per fare rattoppi. Il motivo di questo nome è che durante questa spedizione furono utilizzate bandiere rattoppate. Alcuni dicono invece che il nome derivi dal fatto che il terreno era estremamente pietroso e i soldati furono costretti a legarsi pezzi di stoffa ai piedi. Altri ancora dicono che Dhāt al-Riqāʿ fosse il nome di un albero o del luogo dell’episodio.]. Qui si trovò di fronte a una grande adunata della tribù dei Ghatafān. I due schieramenti si avvicinarono l’uno all’altro, ma non si combatté. Ciononostante, entrambi i gruppi rimasero intimoriti l’uno dall’altro. Di conseguenza, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì con i suoi Compagni.
Jābir ibn ʿAbd Allāh (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Partii da Nakhl insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cavalcando un cammello debole. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si mise in marcia con tutto il gruppo, gli altri compagni di viaggio cominciarono ad avanzare rapidamente, mentre io rimanevo indietro. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne da me e chiese: “O Jābir, come stai?”. Risposi: “O Messaggero di Allah, mi sono lasciato indietro”. Egli disse: “Ferma il cammello”. Fermai il mio cammello e anche il Messaggero di Allah fermò il suo. Poi disse: “Dammi il bastone che hai in mano, oppure taglia un ramo da un albero e fammene un bastone”. Gli diedi il bastone. Egli colpì più volte il mio cammello con quel bastone, poi mi disse: “Monta”. Montai, e allora il mio cammello cominciò a procedere così rapidamente da lasciare indietro perfino il cammello del Messaggero di Allah.»
Nel corso della conversazione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi disse: “Jābir, mi venderesti il tuo cammello?”. Risposi: “O Messaggero di Allah, te lo darò gratuitamente”. Egli disse: “No, vendimelo”. Chiesi: “Quanto pagherai?”. Disse: “Un dirham”. Risposi: “In tal caso ci rimetterei”. Egli disse: “E se te ne dessi due?”. Risposi: “No”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, continuò ad aumentare il prezzo fino a offrire un uqiyya (un’oncia). Allora dissi: “O Messaggero di Allah, sei soddisfatto di questo prezzo?”. Egli rispose: “Sì”. Dissi: “Allora te lo cedo”. Egli disse: “Lo accetto”. Poi chiese: “Jābir, ti sei sposato?”. Risposi: “Sì”. Chiese: “Una vergine o una donna già sposata?”. Risposi: “Una donna già sposata”. Egli disse: “Perché non hai sposato una ragazza giovane? Avrebbe scherzato con te e tu avresti potuto scherzare con lei”. Risposi: “O Messaggero di Allah, mio padre è stato martirizzato nella battaglia di Uḥud lasciando sette figlie. Per questo ho sposato una donna più anziana, che potesse occuparsi di loro e allevarle”. Egli disse: “Per volontà di Allah, hai fatto bene”. Poi disse: “Quando arriveremo a Sirār, farò macellare un cammello e sarà macellato. Trascorrerò lì una giornata, ospite di tua moglie. Le parlerò dell’Islam ed ella si prenderà cura di noi, mettendoci a disposizione cuscini e giacigli”. Dissi: “O Messaggero di Allah, noi non abbiamo cuscini”. Egli disse: “I cuscini si troveranno certamente. Quando arriverai là, agisci con intelligenza”».
Poi, giunti a Sirār [Sirār è un luogo situato a tre miglia da Medina], il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò di macellare un cammello. Esso fu subito macellato. Trascorremmo una giornata mangiando la carne di quel cammello. In serata il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrò in casa, e anche noi entrammo. Raccontai a mia moglie tutto l’accaduto e tutto ciò che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi aveva detto. Dopo aver ascoltato, mia moglie disse: “Ascolta la mia decisione: ascolteremo e obbediremo a tutto ciò che dirà il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace”».
La mattina presi il cammello per la testa, lo condussi dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e lo legai davanti alla porta della sua stanza. Poi andai a sedermi accanto al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nella moschea. Uscendo dalla moschea, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vide il cammello e chiese: “Che cos’è questo?”. I presenti risposero: “O Messaggero di Allah, lo ha portato Jābir”. Egli chiese: “Dov’è Jābir?”. Tutti mi chiamarono e mi condussero davanti a lui. Allora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Jābir, va’ a prendere questo cammello. È il tuo cammello”. Poi chiamò Bilāl e disse: “Va’ con Jābir e dagli un uqiyya come prezzo di questo cammello”. Andai con Bilāl, e mi diede qualcosa in più di un uqiyya. Per Allah, quel cammello continuò sempre ad accrescere la mia prosperità, e nella mia casa se ne riconoscevano l’importanza e il valore. L’episodio avvenuto con esso sulla via del ritorno dal campo di battaglia pietroso del Najd fu l’ultima manifestazione di tale valore. Questo fu il riflesso finale dell’importanza che gli veniva riconosciuta sulla via del ritorno dal campo di battaglia pietroso del Najd.
Jābir (che Allah sia soddisfatto di lui) aggiunse: «Al termine della spedizione di Dhāt al-Riqāʿ, partimmo da Nakhl insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In quel frangente, un musulmano maltrattò la moglie di un politeista. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si ritirò dal campo di battaglia con tutto il gruppo. Suo marito tornò a casa, dopo essere stato assente. Quando venne a sapere che sua moglie era stata maltrattata, giurò e promise che non si sarebbe fermato prima di aver ucciso almeno uno dei compagni di Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Cominciò a seguire le tracce del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, arrivò in un luogo e si fermò. Poi disse: “Chi è disposto a rimanere sveglio tutta la notte per sorvegliarci?”. Un Muhājir e un Anṣārī si offrirono. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, li incaricò di fare la guardia all’imboccatura di una grotta nella montagna. I due Compagni divisero tra loro la notte nel modo seguente: nella prima parte avrebbe fatto la guardia l’Anṣārī e nell’ultima il Muhājir. Di conseguenza, il Muhājir dormì nella prima parte della notte, mentre l’Anṣārī cominciò a pregare in piedi.»
Nel cuore della notte il combattente politeista giunse sul posto. Vedendo l’ansari intento alla preghiera, capì che era la sentinella dei musulmani. Immediatamente scagliò contro di lui una freccia, che gli trapassò il corpo. Poi la estrasse dal corpo e la conservò presso di sé. Nonostante ciò, egli rimase impassibile e continuò la preghiera. Quindi scagliò un’altra freccia, che anch’essa gli trapassò il corpo. Il combattente la estrasse dal corpo e la conservò presso di sé. Nonostante ciò, egli rimase saldo nella preghiera. Poi scagliò una terza freccia. Anche questa freccia trapassò il corpo di quel Compagno. Il combattente la estrasse e la conservò presso di sé. A quel punto egli completò la preghiera compiendo l’inchino e la prosternazione, quindi svegliò il suo compagno. Gli disse: «Siediti e alzati. Il combattente mi ha ferito e reso incapace di muovermi». Il muhajir balzò immediatamente in piedi. Vedendoli entrambi, il combattente capì che si erano accorti della sua presenza e stavano in guardia. Perciò fuggì.
Vedendo il corpo insanguinato dell’ansari, il Compagno muhajir disse: «Gloria ad Allah! Perché non mi hai svegliato al primo colpo di freccia?». Il Compagno ansari rispose: «Durante la preghiera stavo recitando una sura. Non volevo interrompere la preghiera prima di averla terminata. Ma, poiché il nemico continuava a scagliare frecce, ho compiuto l’inchino e la prosternazione e ti ho chiamato. Giuro per Allah, se non avessi temuto di venir meno al compito che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi aveva affidato, non avrei interrotto la preghiera finché non fossi stato ucciso».
Ibn Ishaq riferisce che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ritornò a Medina al termine della spedizione di Dhat al-Riqaʿ e vi rimase fino alla fine di Rajab.
La seconda spedizione di Badr (4º anno dell’Egira)
Poiché si avvicinava il momento stabilito nella sfida di Abu Sufyan, nel mese di Shaʿban il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì nuovamente per la spedizione di Badr[67. Si noti che in quella circostanza affidò il governo di Medina al Compagno ansari ʿAbd Allah ibn Ubayy ibn ʿAbd Allah ibn Sulul.] e vi stabilì il campo. Là trascorse otto notti aspettando Abu Sufyan. Nel frattempo Abu Sufyan partì con gli abitanti della Mecca e fece una sosta a Majanna. Giunse lì passando per Zahran. Poi decise di tornare alla Mecca.
Disse: «O Quraysh, per voi è conveniente combattere soltanto negli anni di buoni raccolti, quando potete occuparvi dei vostri alberi e bere il latte. Ma questo è un anno di carestia. Ho deciso di tornare. Tornate anche voi». Al sentire le sue parole, la gente tornò indietro. Gli abitanti della Mecca li chiamarono «l’esercito dei mangiatori di sattu». Dicevano: «Siete andati a combattere soltanto per mangiare sattu».
Nel frattempo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sedeva nella pianura di Badr, contando le ore in attesa del momento stabilito da Abu Sufyan. In quel frangente giunse da lui Makhsha ibn ʿAmr al-Damri. Durante la spedizione di Waddan, proprio quell’uomo aveva stipulato un trattato con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a nome della tribù dei Banu Damra. Disse: «O Muhammad, sei venuto presso questo bacino d’acqua per affrontare i Quraysh?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «È proprio così, o fratello dei Banu Damra! Se, nonostante ciò che vedi, lo desideri, siamo pronti a revocare il trattato che abbiamo con voi e a combattere. Se desideri che Allah determini il destino vostro e nostro attraverso la guerra, non abbiamo alcuna obiezione». Egli disse: «No, o Muhammad, per Allah, non ne abbiamo alcun bisogno».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, continuò ad aspettare Abu Sufyan. In quel momento Maʿbad ibn Abu Maʿbad al-Khuzaʿi passava accanto a lui. Vedendo che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era presente, spronò rapidamente il cammello e si allontanò recitando i seguenti versi poetici.
«(La mia cammella) prova avversione per la vicinanza di Muḥammad e dei datteri di Medina, neri come l’uva passa. Corre, fedele alle antiche consuetudini di suo padre. Oggi deve assolutamente raggiungere la pozza di Kudayd e domani, entro il pomeriggio, quella di Dajnān. (Kudayd è il nome di una località vicina alla Mecca.)
Il Compagno ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa recitò i seguenti versi in riferimento all’assenza di Abū Sufyān:
«Eravamo vincolati da una promessa: affrontare Abū Sufyān nella piana di Badr. Ma non abbiamo trovato veritiera la sua promessa, ed egli non è uomo da mantenere la parola. Giuro che, se avessi mantenuto la promessa, o Abū Sufyān, e ci avessi affrontati, saresti stato costretto a tornare disprezzato e biasimato, e avresti perso anche gli alleati. Proprio in questa piana di Badr abbiamo lasciato le membra di ʿUtba e di suo figlio. Qui abbiamo lasciato anche il cadavere di Abū Jahl. Avete disobbedito al Messaggero di Allah! Maledizione alla vostra religione e alle vostre turpi e fuorvianti azioni! Per quanto possiate rimproverarmi, continuerò a dire che, per il Messaggero di Allah, tutto ciò che possiedo, beni e persone, è sacrificabile. Noi gli siamo obbedienti. A nessuno, all’infuori di lui, prestiamo giuramento. Egli è per noi la stella polare che guida nella notte oscura.»
La spedizione di Dūmat al-Jandal (5º anno dell’Egira: Rabīʿ al-Awwal)
Dopo la seconda spedizione di Badr, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornò a Medina e vi rimase per un mese, cioè fino alla fine del mese di Dhū al-Ḥijja. Quell’anno i politeisti rinunciarono al pellegrinaggio. Era il quarto anno dall’arrivo del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a Medina. In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, condusse una spedizione militare a Dūmat al-Jandal. Non vi fu alcuno scontro e non fu neppure necessario che egli raggiungesse quel luogo. Tornò a Medina e vi trascorse il resto dell’anno.
La battaglia del Fossato (5º anno dell’Egira, Shawwāl)
La battaglia del Fossato ebbe luogo nel mese di Shawwāl del quinto anno dell’Egira. Lo sfondo di questa battaglia fu il seguente: una delegazione congiunta degli ebrei dei Banū Naḍīr e dei Banū Wā’il si recò alla Mecca e invitò i Quraysh ad attaccare Medina e ad annientare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, assicurando loro la propria piena collaborazione in tale impresa. Tra i membri più importanti della delegazione vi erano Salām ibn Abū al-Ḥuqayq, Huyayy ibn Akhṭab e Kināna ibn Abū al-Ḥuqayq della tribù dei Banū Naḍīr, nonché Hawdha ibn Qays e Abū ʿAmmār della tribù dei Wā’il. Essi incitarono numerose tribù arabe a unirsi e ad attaccare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. I Quraysh dissero loro: «O ebrei, voi siete depositari della prima Scrittura. Conoscete bene la questione sulla quale siamo in disaccordo con Muḥammad. Diteci voi: quale religione è migliore, la nostra o quella di Muḥammad?» Essi risposero: «La vostra religione è migliore di quella di Muḥammad e voi siete i vessilliferi della verità!»
Fu a loro riguardo che Allah l’Altissimo rivelò questi versetti della sūra al-Nisāʾ:
«Non hai visto coloro ai quali è stata data la Scrittura, che credono negli idoli e nel Ṭāghūt e definiscono i miscredenti più rettamente guidati dei credenti? Sono quelli che Allah ha maledetto; e colui che Allah ha maledetto non troverà mai alcun soccorritore. Possiedono forse una parte del regno di Allah? Se così fosse, non darebbero agli uomini neppure la minima cosa. Oppure invidiano gli uomini per il favore che Allah ha concesso loro, cioè la profezia? In verità, abbiamo dato alla discendenza di Abramo la Scrittura e la sapienza, e abbiamo dato loro un immenso regno. Tra loro vi furono alcuni che credettero in essa, mentre altri ne ostacolarono l’accettazione da parte degli uomini. E per bruciarli sarà sufficiente l’Inferno.»
Quando gli Ebrei dissero ai Quraysh parole di questo genere, la loro gioia non ebbe più limite. Inoltre, quando li invitarono ad attaccare il Messaggero di Allah, essi accettarono e si impegnarono a farlo. In seguito quegli Ebrei si recarono presso la tribù di Ghatafān e la invitarono a combattere contro il Messaggero di Allah. Le assicurarono che avrebbero preso parte all’impresa insieme a loro e le comunicarono che anche i Quraysh avevano accettato di unirsi a loro ed erano pronti ad attaccare.
Al momento stabilito, l’esercito dei Quraysh, guidato da Abū Sufyān, uscì in spedizione equipaggiato per la guerra. Anche Ghatafān partì, insieme ai Banū Fazāra e al loro capo, ʿUyayna ibn Ḥiṣn. Al-Ḥārith ibn ʿAwf ibn Abū Ḥāritha partì con i Banū Murra, mentre il capo degli Ashjaʿ, Misʿar ibn Ruzayra, si mise in marcia insieme alla sua tribù.
Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne a sapere di questi preparativi di guerra, fece immediatamente scavare una trincea o fossato intorno a Medina. Affinché i musulmani fossero incoraggiati a partecipare ampiamente a quest’opera nella speranza di ottenere la ricompensa divina, egli stesso scavò la trincea con le proprie mani. I musulmani si unirono in gran numero a lui nei lavori di scavo. Egli e i suoi Compagni continuarono quell’opera senza sosta. Soltanto alcuni ipocriti si tenevano lontani dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dai musulmani. Ricorrendo a vari pretesti e astuzie, trascuravano il lavoro e tornavano furtivamente alle loro case, senza che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo sapesse e senza averne ricevuto il permesso. Quanto ai musulmani, se qualcuno di loro si trovava in grave difficoltà e, per un’impellente necessità, aveva bisogno di recarsi presso la propria famiglia, informava debitamente il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e partiva solo dopo averne ottenuto il permesso. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non esitava a concederlo. Non appena soddisfacevano la loro necessità, tornavano e riprendevano il lavoro rimasto. In tal modo dimostravano il loro desiderio e la loro sincerità nel compiere opere buone. Riguardo a questi credenti, Allah l’Altissimo rivelò alcuni versetti della sūra An-Nūr:
«I credenti sono soltanto coloro che credono in Allah e nel Suo Messaggero e che, quando sono riuniti con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per una questione importante, non si allontanano senza averne ottenuto il permesso. In verità, coloro che ti chiedono il permesso sono quelli che credono realmente in Allah e nel Suo Messaggero. O Profeta, quando ti chiedono il permesso per qualche loro affare, concedilo a chi di loro desideri e chiedi perdono per loro. In verità, Allah è Perdonatore.»
Questi versetti furono rivelati proprio riguardo ai musulmani sinceri, desiderosi di compiere opere buone e obbedienti ad Allah e al Suo Messaggero.
Riguardo agli ipocriti che si allontanavano furtivamente senza chiedere il permesso al Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Allah l’Altissimo dice inoltre:
«Non considerate l’invocazione del Messaggero rivolta a voi come considerate l’invocazione che vi rivolgete gli uni agli altri. Allah conosce bene quelli tra voi che si allontanano furtivamente, nascondendosi. Coloro che disobbediscono all’ordine del Messaggero devono stare in guardia, affinché non li colpisca in qualsiasi momento una calamità o un castigo doloroso. Sappiate che ad Allah appartiene tutto ciò che è nei cieli e sulla terra. Egli sa perfettamente chi tra voi segue la verità e chi segue la falsità. E il Giorno in cui ritorneranno a Lui, Egli li informerà delle loro opere. In verità, Allah è Onnisciente.» (Sūra An-Nūr, versetto 64)
In questi versetti viene descritta la condotta degli ipocriti che, senza chiedere il permesso al Messaggero, si allontanavano furtivamente dall’incarico loro affidato.
Non appena il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ebbe terminato di scavare il fossato, i Quraysh arrivarono con un totale di diecimila guerrieri, comprendendo la tribù di Kinana, gli abitanti di Tihama e uomini delle loro varie tribù. Piantarono il campo a Mujtamaʿ al-Asyāl, tra al-Juruf e Jughāba, in un luogo chiamato Rūma. Anche gli uomini della tribù di Ghatafān giunsero con i loro alleati di Najd. Piantarono il campo nei pressi di Uhud, in un luogo chiamato “Jamb Naqma”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, schierò l’esercito musulmano, composto da tremila soldati, lasciando alle loro spalle il monte chiamato “S alā”. Tra lui e i nemici rimase il fossato. Egli provvide in anticipo a mettere donne e bambini all’interno delle fortezze.
Huyayy ibn Akhtab, della tribù di Banū Naḍīr, nemica di Allah, andò da Kaʿb ibn Asad, della tribù di Banū Qurayẓa. Questo Kaʿb ibn Asad era stato l’artefice dell’accordo di riconciliazione e del patto di non aggressione tra Banū Qurayẓa e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Per conto di Banū Qurayẓa, egli aveva garantito al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la pace e aveva concluso il patto. Kaʿb, accortosi dall’interno dell’arrivo di Huyayy, chiuse la porta della fortezza davanti a lui. Quando Huyayy gli chiese di aprire la porta, egli rifiutò. Quando Huyayy lo pregò nuovamente di aprirla, Kaʿb disse: «Vergogna su di te, Huyayy! Sei un uomo funesto. Io ho stretto un patto con Muḥammad e non lo infrangerò. Nel comportamento di Muḥammad ho visto soltanto profondo rispetto e sincera fedeltà alla parola data».
Huyayy disse: «Che succede? Apri un po’ la porta, devo parlarti di qualcosa». Kaʿb disse: «Non posso aprire la porta». Huyayy disse: «Hai chiuso la porta perché temi che io consumi le tue provviste». A quelle parole Kaʿb si sentì a disagio e aprì la porta. Allora Huyayy disse: «Ho portato per te la più grande gloria di quest’epoca e un mare dalle onde impetuose. Ho radunato tutto l’esercito dei Quraysh, con i suoi capi e notabili, e l’ho condotto a Mujtamaʿ al-Asyāl, nella regione di Rūma. D’altra parte, ho condotto l’intera tribù di Ghatafān, con i suoi capi e i suoi uomini di prestigio, nei pressi di Uhud, a “Jamb Naqma”. Tutti si sono impegnati e hanno stretto un patto con me, giurando che non si fermeranno finché Muḥammad e i suoi compagni non saranno annientati». Kaʿb disse: «In realtà hai preparato la mia pubblica umiliazione. Stai radunando nuvole che hanno già scaricato la pioggia e sono rimaste senz’acqua. Ora non fanno che tuonare e ruggire; non hanno nulla da offrire. Dunque, Huyayy, vergogna su di te! Non tormentarmi. Lasciami come sono. Muḥammad non mi ha mai trattato male; ha mostrato soltanto sincerità, giustizia e fedeltà alla parola data». Tuttavia Huyayy non si arrese e continuò a insistere con Kaʿb. Gli mise una mano sulla spalla e continuò a scuoterlo, finché alla fine riuscì, con le sue argomentazioni, a persuaderlo. Riuscì a strappargli una promessa. Disse che, se i Quraysh e Ghatafān fossero tornati indietro senza aver ucciso Muḥammad, sarebbe rimasto con Kaʿb nella sua fortezza e i due avrebbero condiviso allo stesso modo gioie e dolori. Così Kaʿb infranse il patto e la promessa stipulati con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Quando questa notizia giunse al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e ai musulmani, egli inviò Saʿd ibn Muʿādh ibn Nuʿmān, allora capo della tribù di Aws (che Allah sia soddisfatto di lui), Saʿd ibn ʿUbāda ibn Dulaym, capo dei Khazraj (che Allah sia soddisfatto di lui), ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa (che Allah sia soddisfatto di lui) e Khawwāt ibn Jubayr (che Allah sia soddisfatto di lui). Disse loro: «Andate a verificare se la notizia che abbiamo ricevuto è vera. Se lo è, tornate e informatemene con un segnale convenuto. Non dichiaratelo apertamente, per non spezzare il morale dei musulmani comuni. Se invece essi rimangono fedeli al patto, tornate e annunciatelo pubblicamente».
Quando arrivarono, videro che Kaʿb, Huyayy e i loro seguaci nutrivano contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sentimenti ancora più ignobili di quanto fosse stato riferito. Dissero: «Chi sarebbe mai il Messaggero di Allah? Non abbiamo alcun patto o promessa con Muḥammad». Udite queste parole, Saʿd ibn Muʿādh (che Allah sia soddisfatto di lui) li rimproverò aspramente.
A loro volta, anch’essi lo rimproverarono. In effetti, Saʿd ibn Muʿādh era un uomo dal temperamento piuttosto impetuoso. Saʿd ibn ʿUbāda gli disse: «Lasci perdere i rimproveri. Il patto che esiste tra noi e loro è molto più importante dei rimproveri». Poi i due capi e i loro due compagni tornarono dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo salutarono e dissero: «ʿUḍāl e Qāra», intendendo dire che, proprio come gli uomini di ʿUḍāl e Qāra avevano tradito a al-Rajīʿ il compagno Khubayb e i suoi compagni (che Allah sia soddisfatto di loro), anche costoro avevano seguito la stessa strada. Sentendo ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Allāhu akbar! O musulmani, ricevete la buona novella!»
In quel momento la calamità abbattutasi sui musulmani assunse proporzioni terribili. La paura crebbe enormemente tra loro. Da ogni parte i pensieri cominciarono ad accavallarsi. Anche l’ipocrisia degli ipocriti appartenenti al gruppo musulmano iniziò a manifestarsi. Muʿattib ibn Qushayr arrivò persino a dire: «Muḥammad ci aveva promesso che saremmo diventati proprietari di tutte le ricchezze degli imperi di Persia e di Roma. E invece oggi siamo ridotti al punto che non possiamo nemmeno andare al gabinetto in sicurezza». Aws ibn Qayẓī disse: «O Messaggero di Allah, le nostre case, cioè le nostre famiglie, sono rimaste indifese» (vale a dire che era giunta una minaccia da parte di alcuni uomini della loro stessa tribù). «Permettici dunque di tornare alle nostre case, poiché esse si trovano fuori Medina». In una situazione simile, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i politeisti rimasero schierati gli uni di fronte agli altri per più di venti giorni e meno di un mese. Tra le due parti non vi fu altra forma di combattimento oltre al lancio di frecce e all’assedio.
La sofferenza dei musulmani divenne insopportabile a causa del protrarsi dell’assedio. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò un messaggio a due capi della tribù dei Ghatafān, ʿUyayna ibn Ḥiṣn e al-Ḥārith ibn ʿAwf, proponendo loro che, se avessero abbandonato l’assedio insieme ai loro uomini e se ne fossero andati, rinunciando a combattere contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i suoi Compagni — che Allah sia soddisfatto di loro —, egli avrebbe dato loro un terzo dell’intero raccolto di Medina. Sulla base di questa proposta fu conclusa una tregua tra il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i Ghatafān, e fu redatto il documento della tregua. Restavano soltanto la firma e la ratifica definitiva dell’accordo. Erano però già state concluse le trattative e raggiunto il consenso di entrambe le parti riguardo allo scambio. Prima di completare il resto della procedura, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò a chiamare Saʿd ibn Muʿādh e Saʿd ibn ʿUbāda — che Allah sia soddisfatto di loro. Quando arrivarono, li informò della questione e chiese il loro parere. Entrambi dissero: «O Messaggero di Allah, questa proposta è una tua iniziativa nel nostro interesse, oppure Allah ti ha ordinato di farlo e noi dobbiamo necessariamente accettarla?». Egli rispose: «È una mia iniziativa personale. Vedo infatti che tutta l’Arabia si è unita per sferrare contro di voi un attacco totale e vi ha imposto da ogni parte un assedio inespugnabile. Perciò desidero spezzare, per quanto possibile, la loro forza».
Saʿd ibn Muʿādh disse: «O Messaggero di Allah, in passato noi e questa gente eravamo dediti al politeismo e all’idolatria. Allora non conoscevamo Allah né Lo adoravamo. A quel tempo essi non potevano mangiare neppure un nostro dattero, se non in occasione di ospitalità o di una vendita. E oggi, dopo che Allah ci ha rivestiti della gloria e dell’onore dell’Islam e ci ha guidati sulla via della verità, dovremmo dare loro i nostri beni? Per Allah, non ne abbiamo alcun bisogno. Per Allah, non daremo loro nulla se non i colpi delle nostre spade. In questo modo Allah determinerà il destino loro e il nostro». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Bene, allora seguirò la tua opinione in questa questione». A quel punto Saʿd ibn Muʿādh prese il documento dell’accordo e cancellò tutto ciò che vi era scritto. Poi disse: «Facciano pure ciò che possono».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i musulmani continuarono a rimanere all’interno dell’assedio nemico. Non ebbe luogo alcuna battaglia. Tuttavia alcuni cavalieri Quraysh, tra cui ʿAmr ibn ʿAbd Wudd, ʿIkrima ibn Abī Jahl, Hubayra ibn Abī Wahb e Ḍirār ibn al-Khaṭṭāb, tentarono di dare inizio ai combattimenti. Cavalcarono verso Banū Kināna e dissero: «O Banū Kināna, preparatevi alla battaglia. Oggi vedrete chi è più abile in guerra». Poi spronarono rapidamente i cavalli e si fermarono sull’orlo del fossato. Vedendo il fossato, rimasero sbalorditi e dissero: «Per Allah, questa è una tattica di guerra che gli Arabi non avevano mai escogitato». [68. Ibn Hishām dice: Si narra che Salmān il Persiano avesse consigliato al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, di adottare questa tattica.]
Poi, individuato il punto meno largo del fossato, lo attraversarono. A cavallo giunsero nella posizione dei musulmani, tra il monte Salā e il fossato. ʿAlī — che Allah sia soddisfatto di lui — avanzò con alcuni musulmani per affrontarli e si schierò per bloccare il passaggio aperto attraverso il quale gli infedeli erano arrivati al galoppo. I cavalieri continuarono a lanciarsi contro di loro.
ʿAmr ibn ʿAbd Wudd era rimasto così menomato dopo essere stato ferito nella battaglia di Badr che non aveva potuto partecipare alla battaglia di Uḥud. Era giunto contrassegnato da un emblema speciale, per mettere in mostra il proprio prestigio. Appena arrivato, gridò: «Chi vuole combattere con me?». ʿAlī — che Allah sia soddisfatto di lui — gli avanzò incontro. Disse: «O ʿAmr, avevi promesso ad Allah che, se un Quraysh ti avesse invitato a una delle due possibilità, avresti accettato. È vero?». Egli rispose: «Sì!». ʿAlī — che Allah sia soddisfatto di lui — disse: «Allora ti invito ad accettare Allah, il Suo Messaggero e l’Islam».
Egli rispose: «Non mi interessa». ʿAlī disse: «Allora ti invito ad accettare Allah, il Suo Messaggero e l’Islam».
Egli rispose: «Non mi interessa». ʿAlī disse: «Allora ti invito a combattere». Egli disse: «Nipote, non voglio ucciderti». ʿAlī — che Allah sia soddisfatto di lui — rispose: «Io invece voglio ucciderti». Udendo ciò, ʿAmr si infuriò. Saltò giù da cavallo, lo uccise per primo e gli colpì il muso. Poi avanzò verso ʿAlī — che Allah sia soddisfatto di lui. Tra i due infuriò una violenta battaglia. Alla fine ʿAlī — che Allah sia soddisfatto di lui — lo uccise.
Dopo di ciò, il suo gruppo di cavalieri fu sconfitto e fuggì oltre il fossato. Sconfortato per la morte di ʿAmr, ʿIkrima, figlio di Abū Jahl, gettò via la lancia e fuggì. Vedendo ciò, il poeta musulmano Ḥassān ibn Thābit disse:
«È fuggito, lasciandoci la sua lancia.»
O Ikrima, hai fatto finta di non aver combattuto.
Sei fuggito a perdifiato come uno struzzo maschio.
Come se ti fossi separato dalla strada stessa
senza mai tornare indietro con intenzioni concilianti.
(Vedendoti fuggire), sembrava di vedere la tua schiena.»
Nella battaglia del Fossato e in quella contro i Banu Qurayza, il grido convenuto dei compagni dell’Inviato di Allah era: «Hum, la-yunsarun», cioè: «La sconfitta dei nemici è inevitabile». Sotto la pressione della forza e del potere dei nemici, nonché del loro numero enormemente superiore, l’Inviato di Allah e i suoi compagni dovettero rimanere sul campo di battaglia in preda a una paura e a un terrore immensi.
Alla fine, Na’im ibn Mas’ud venne e disse: «O Inviato di Allah, ho abbracciato l’Islam. La mia tribù non lo sa. Ora dammi qualunque istruzione ritieni necessaria.»
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Tra noi sei l’unico di cui il nemico si fida. Se puoi, annientalo per conto nostro. La guerra non è altro che strategia.»
Nuaim ibn Masud si recò dai Banu Qurayza. Durante il periodo dell’ignoranza preislamica era stato loro un amico intimo. Disse loro: «O Banu Qurayza, certamente sapete quanto vi amo. In particolare, non ignorate il rapporto sincero che ho con voi.» Essi risposero: «Sì, è vero. Non abbiamo mai avuto motivo di lamentarci di te.» Allora egli disse: «La situazione dei Quraysh e dei Ghatafan è diversa dalla vostra. Questa è la vostra città. Qui si trovano le vostre mogli, i vostri figli e i vostri beni. Non potete trasferirli altrove. I Quraysh e i Ghatafan sono venuti a combattere Muhammad e i suoi Compagni, e voi li state aiutando. Tuttavia, le loro terre, i loro beni e le loro famiglie si trovano altrove. Perciò non sono nella vostra stessa situazione. Se qui vedranno un vantaggio per sé, se ne impadroniranno; altrimenti torneranno nelle loro terre. Allora voi rimarrete soli in questa città ad affrontare Muhammad e, in tale situazione, non potrete resistergli. Pertanto, se volete combattere contro i musulmani, prendete prima in ostaggio alcuni dei capi dei Quraysh. Rimarranno nelle vostre mani come garanzia, e così potrete sentirvi al sicuro. Non è prudente che combattiate Muhammad insieme a loro senza averli con voi come ostaggi.» Essi dissero: «Ci hai dato il consiglio giusto.»
Poi si recò dai Quraysh e disse ad Abu Sufyan e agli altri capi qurayshiti suoi compagni: «Sapete certamente che desidero sinceramente il vostro bene e che sono un acerrimo oppositore di Muhammad. Ho appreso una notizia e ho il dovere di comunicarvela, per il vostro bene e per dimostrarvi la mia sollecitudine. Non riferitela a nessuno.»
Nuaim disse: «Allora ascoltate. Gli ebrei si sono pentiti di aver violato il patto stipulato con Muhammad e i suoi compagni. Hanno mandato a Muhammad questo messaggio: “Ci pentiamo di ciò che abbiamo fatto. Se ora catturassimo alcuni dei capi dei Quraysh e dei Ghatafan, li consegnassimo a te e tu li uccidessi, saresti soddisfatto di noi? Poi ci uniremmo a te per sterminare tutti gli altri Quraysh e Ghatafan.” Muhammad ha accettato.» Nuaim disse inoltre ad Abu Sufyan: «Se gli ebrei vogliono prendere in ostaggio alcuni dei vostri uomini, fate attenzione: non consegnate loro neppure un solo uomo.»
Poi Nuaim si recò dai Ghatafan e disse: «O Banu Ghatafan, siete la mia stessa tribù e i miei parenti. Siete per me più cari di chiunque altro. Mi sembra che non abbiate motivo di lamentarvi di me.» Essi risposero: «Dici il vero. Non abbiamo nulla da rimproverarti.» Nuaim disse: «Allora non permettete a nessuno di venire a conoscenza della notizia che sto per comunicarvi.» Essi risposero: «Va bene. Custodiremo il segreto delle tue parole.» Nuaim allora ripeté loro esattamente ciò che aveva detto ai Quraysh e pronunciò anche ai Ghatafan lo stesso avvertimento rivolto ai Quraysh riguardo alla richiesta di ostaggi.
Questo accadde nella notte precedente il sabato del mese di Shawwal del quinto anno dell’Egira. Allah cambiò completamente la situazione a favore del Suo Messaggero. Abu Sufyan ibn Harb e i capi della tribù di Ghatafan inviarono presso i Banu Qurayza un gruppo di Quraysh e Ghatafan guidato da Ikrima ibn Abu Jahl. Essi andarono dai Banu Qurayza e dissero loro: «Non riusciamo più a resistere. I nostri cammelli e i nostri cavalli stanno morendo tutti. Preparatevi dunque alla guerra. Vogliamo combattere Muhammad e giungere a una decisione definitiva.» Essi risposero: «Oggi è sabato e in questo giorno non facciamo nulla. In passato alcuni dei nostri compirono un’azione di sabato, e voi conoscete bene la conseguenza che ne seguì. Inoltre non possiamo combattere contro Muhammad per aiutarvi. Tuttavia, se ci affidaste alcuni dei vostri uomini come ostaggi e garanzia della nostra sicurezza, potremmo partecipare alla guerra e aiutarvi. Temiamo che, se foste sconfitti in battaglia o riteneste difficile proseguire la guerra, tornereste nella vostra terra senza preoccuparvi della nostra sicurezza, lasciandoci indifesi nelle mani di Muhammad. Noi, invece, non abbiamo la forza di affrontare Muhammad.»
Quando la delegazione tornò con questa risposta dei Banu Qurayza, i Quraysh e i Ghatafan si dissero l’un l’altro: «La notizia che Nuaim ibn Masud ci ha riferito è vera in ogni dettaglio. Comunichiamo dunque ai Banu Qurayza che non siamo disposti a consegnare loro neppure un uomo come ostaggio. Se vogliono combattere, vengano a combattere.» Quando un messaggero recò nuovamente ai Banu Qurayza questa risposta dei Quraysh e dei Ghatafan, i capi dei Banu Qurayza si dissero l’un l’altro: «Vedete? Ciò che Nuaim ha detto è completamente vero. I Quraysh e i Ghatafan vogliono soltanto combattere e non si preoccupano minimamente del nostro bene o del nostro male. Se otterranno un vantaggio, avranno raggiunto il loro scopo; altrimenti ci lasceranno indifesi nelle mani di Muhammad e torneranno ciascuno nella propria terra.»
Pertanto comunicarono ai Quraysh e ai Ghatafan: «Finché non ci consegnerete degli ostaggi, non combatteremo Muhammad al vostro fianco.» In questo modo respinsero definitivamente la proposta dei Ghatafan e dei Quraysh, e Allah suscitò discordia tra i nemici e li sconfisse. Inoltre, in quella notte di freddo intenso, Allah fece soffiare contro di loro un vento gelido. Il vento rovesciò le loro tende e disperse gli utensili da cucina.
Quando giunse al Messaggero di Allah la notizia della loro discordia e delle loro divisioni, egli mandò il Compagno Hudhayfa ibn al-Yaman a sorvegliare di notte i movimenti del nemico.
È stato narrato da Muhammad ibn Kaʿb al-Qurazi. Un Compagno originario di Kufa chiese a Hudhayfa ibn al-Yaman: «Avete visto il Messaggero di Allah e siete rimasto in sua compagnia?». Egli rispose: «Sì». Quello chiese: «Come vi comportavate con lui?». Hudhayfa rispose: «Ci prodigavamo al massimo delle nostre capacità per lui». L’uomo di Kufa disse: «Per Dio, se lo avessimo trovato vivo, non gli avremmo permesso di camminare sulla terra, ma lo avremmo portato sulle nostre spalle». Hudhayfa, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Ascolta, nipote. Eravamo con il Messaggero di Allah presso il fossato. Egli trascorse una parte della notte in preghiera. Poi si voltò verso di noi e disse: “Chi di voi può andare a informarsi sui movimenti del nemico e poi tornare? Prego Allah che egli sia mio compagno in Paradiso!”. Il Messaggero di Allah aveva posto come condizione che chi fosse andato tornasse dopo aver portato a termine il compito. Nessuno tra i musulmani aveva la forza di partire, a causa della paura, del freddo e della fame. Quando nessuno si preparò, il Messaggero di Allah mi chiamò. Così dovetti prepararmi a partire. Egli disse: “O Hudhayfa, va’ in mezzo al nemico e osserva che cosa stanno facendo; poi torna da noi e non compiere alcuna azione”».
Allora andai e penetrai cautamente tra le file dell’esercito nemico. Le forze invisibili di Allah stavano ancora devastandoli. Le loro tende e tutte le loro pentole e gli utensili da cucina erano stati rovesciati, e il fuoco si era spento.
Allora Abu Sufyan disse loro: «O Quraysh, ciascuno di voi guardi intorno a sé per vedere se c’è qualcun altro». Dopo aver udito queste parole, fui il primo a mettere la mano sul mio vicino e a chiedergli: «Chi sei?». Egli rispose: «Il figlio di quel tale». [69. In Sharḥ al-Mawāhib è riportato: Hudhayfa disse: «Posai la mano su quella dell’uomo seduto alla mia destra e gli chiesi: “Chi sei?”. Egli rispose: “Sono Muʿawiya, figlio di Abu Sufyan”. Poi chiesi all’uomo seduto alla mia sinistra: “Chi sei?”. Egli rispose: “Sono ʿAmr ibn al-ʿAs”»].
Poi Abu Sufyan disse: «O Quraysh, il luogo in cui vi trovate non è più adatto a ospitarci. I nostri cammelli e i nostri cavalli sono morti, e i Banu Qurayza ci hanno abbandonati. Hanno fatto ciò che detestiamo. Potete vedere in quali condizioni ci ha ridotti il violento vento della tempesta. I nostri utensili da cucina, le tende e tutto il resto sono stati rovesciati. Persino il fuoco si è spento. Perciò partite tutti verso le vostre case. Io sto partendo».
Dopo aver detto ciò, si diresse verso il suo cammello. Il cammello era legato. Egli vi salì in groppa e poi lo colpì. Dopo averlo colpito tre volte, l’animale balzò in piedi. Sebbene avesse sciolto il legame del cammello, questo era ancora fermo in piedi. Se il Messaggero di Allah non mi avesse ordinato: «Non compiere alcuna azione finché non sarai tornato», avrei potuto ucciderlo se avessi voluto.
Hudhayfa disse: «Poi tornai dal Messaggero di Allah. In quel momento egli stava pregando, avvolto in una coperta yemenita. Durante la preghiera mi vide, mi fece avvicinare ai suoi piedi e sollevò una parte della coperta sopra di me. In quella posizione compì l’inchino e la prosternazione. Dopo aver concluso la preghiera con il saluto, gli riferii tutte le notizie sul nemico».
Quando i Ghatafan vennero a sapere che i Quraysh erano tornati indietro, partirono verso la loro patria. Al mattino il Messaggero di Allah e i musulmani abbandonarono il fossato e tornarono a Medina, riponendo le armi.
La spedizione contro i Banū Qurayẓa (5º anno dell’Egira)
A mezzogiorno, Gabriele venne dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Sul capo portava un turbante di seta. Era in groppa a un mulo bardato, avvolto in un tessuto di seta. Disse al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «O Messaggero di Allah, hai deposto le armi?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Sì». Gabriele disse: «Ma gli angeli non hanno ancora deposto le armi. E tu stai tornando dal campo di battaglia solo perché i musulmani te lo hanno chiesto! O Muḥammad, Allah ti ha ordinato di marciare contro i Banū Qurayẓa. Anch’io vi andrò e li distruggerò completamente».
Udite queste parole, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò a qualcuno di proclamare: «Coloro che obbediscono ad Allah e al Suo Messaggero vadano nel territorio dei Banū Qurayẓa e vi recitino la preghiera dell’ʿaṣr».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò ad ʿAlī, figlio di Abū Ṭālib, di marciare verso il territorio dei Banū Qurayẓa portando il suo vessillo. Anche i musulmani lo seguirono. Quando ʿAlī partì e giunse nei pressi della loro fortezza, udì un’espressione abominevole contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Udendo quelle parole, tornò indietro; lungo il cammino incontrò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli disse: «O Messaggero di Allah, non dovresti recarti da questa gente abietta». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, domandò: «Perché? A quanto pare hai udito da loro parole offensive e oscene sul mio conto». ʿAlī rispose: «O Messaggero di Allah, è proprio così». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Se mi avessero visto, non avrebbero detto nulla del genere». Poi, giunto nei pressi della fortezza dei Banū Qurayẓa, disse: «O fratelli delle scimmie, Allah vi ha umiliati, vero? State subendo il Suo castigo, vero?». Essi risposero: «O Abū al-Qāsim» (un soprannome comunemente usato per il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace), «nulla ti è ignoto».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, arrivò presso il pozzo chiamato ʿAṭṭāʾ, appartenente ai Banū Qurayẓa, e vi piantò la sua tenda. I musulmani cominciarono a raggiungerlo a gruppi. Alcuni arrivarono persino dopo l’ultima preghiera della sera. Non avevano ancora recitato la preghiera dell’ʿaṣr, perché il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva detto loro di recitarla nel territorio dei Banū Qurayẓa. Costretti dalle circostanze, avevano ritardato la preghiera a causa della guerra. Perciò recitarono l’ʿaṣr dopo la preghiera dellʿishāʾ. Per questo il Corano non li rimproverò. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, assediò i Banū Qurayẓa per venticinque giorni. Essi giunsero così allo stremo. E Allah instillò la paura nei loro cuori.
Dopo che gli uomini dei Quraysh e della tribù dei Ghatafān partirono verso le loro terre, Ḥuyayy ibn Akhṭab rimase con i Banū Qurayẓa nella loro fortezza. Rimase lì per mantenere la promessa fatta ai Banū Qurayẓa. Quando i Banū Qurayẓa ebbero la certezza che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non sarebbe mai tornato indietro senza combattere contro di loro, Kaʿb ibn Asad convocò gli uomini della tribù e disse: «O Ebrei, ascoltate! Vedete quale disgrazia si è abbattuta su di voi? Per liberarvi da questa situazione vi sottopongo tre proposte. Potete accettarne una qualsiasi». Essi domandarono: «Quali sono queste proposte?». Egli disse: «Seguiamo tutti Muḥammad e crediamo in lui. Per Allah, è chiaro per noi che egli è un profeta. Anche nelle nostre Scritture si fa menzione di lui. In questo modo potremo sentirci tranquilli e al sicuro riguardo alle nostre vite e ai nostri beni, nonché a quelli delle nostre mogli e dei nostri figli». Essi risposero: «Non rinnegheremo mai l’autorità della Torah né accetteremo alcuna alternativa ad essa». Egli disse: «Se non accettate questo, allora venite, uccidiamo tutti le nostre mogli e i nostri figli. Poi prendiamo le spade e combattiamo contro Muḥammad e i suoi compagni. Così non avremo più preoccupazioni né responsabilità alle nostre spalle. Continueremo a combattere finché Allah non pronuncerà una decisione definitiva tra noi e Muḥammad. Se saremo uccisi, potremo morire senza preoccupazioni riguardo al destino dei nostri discendenti. E se vinceremo, potremo prendere nuove mogli e nuovi figli». Tutti dissero: «È mai possibile uccidere questi innocenti e cari congiunti? Se loro non ci saranno più, che vantaggio avremo dal vivere nell’agio e nella prosperità?». Kaʿb disse: «Se rifiutate anche questo, rimane un’altra possibilità. Questa è la notte di sabato. Probabilmente Muḥammad e i suoi compagni oggi si sentiranno al sicuro riguardo a noi. Dunque, venite, lanciamo un attacco improvviso e uccidiamo Muḥammad e i suoi compagni». Essi dissero: «Dovremmo forse profanare il sabato in questo modo? Fare in questo giorno ciò che i nostri predecessori non fecero? È vero, alcuni lo fecero; perciò i loro volti furono sfigurati, come ben sapete». Kaʿb disse: «Dall’inizio dei tempi fino a oggi, tra voi non è mai nato un solo uomo capace di prendere, anche soltanto per una notte in tutta la sua vita, una decisione ferma e risoluta».
Poi, non riuscendo a prendere una decisione, inviarono un messaggero al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiedendogli: «Mandaci Abū Lubāba ibn ʿAbd al-Mundhir. Vogliamo consultarlo su alcune questioni». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo mandò da loro. Quando Abū Lubāba arrivò, l’intera tribù si radunò intorno a lui, mentre le donne e i bambini gli si avvicinavano piangendo. Alla vista di quella scena, il cuore di Abū Lubāba si intenerì. Essi dissero: «O Abū Lubāba, ritieni che dobbiamo accettare la decisione di Muḥammad su di noi?». Egli rispose: «Sì». Al tempo stesso fece un gesto portandosi la mano alla gola, per far capire che quella decisione non avrebbe comportato altro che la morte.
Abū Lubāba racconta: «Mi resi immediatamente conto di aver tradito Allah e il Suo Messaggero». [70. Quando Banū Qurayẓa fu assediata e i suoi membri ritennero inevitabile la propria distruzione, mandarono Shās ibn Qays dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli gli chiese di concedere loro un salvacondotto alle stesse condizioni alle quali era stato concesso ai Banū Naḍīr: avrebbero potuto portare con sé soltanto i figli, le mogli e tutti i beni che si potevano trasportare sul dorso dei cammelli, mentre avrebbero lasciato ogni altra proprietà, mobile e immobile, e non avrebbero portato con sé alcuna arma. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, respinse questa richiesta. Allora egli disse: «Concedici dunque soltanto la vita e mandaci via, affidandoci le nostre mogli e i nostri figli. Non vogliamo portare con noi alcun bene sul dorso dei cammelli». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, respinse anche questa richiesta e insistette perché accettassero il suo verdetto. Shās ibn Qays tornò portando con sé questa risposta del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. (Sharḥ al-Mawāhib, di Jarfānī.) Nello Sharḥ al-Mawāhib è inoltre narrato che, poiché il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva respinto la richiesta di salvacondotto, Abū Lubāba pensò che, se Banū Qurayẓa avesse accettato il verdetto del Messaggero di Allah, egli li avrebbe fatti uccidere. Perciò fece loro capire proprio questo con un gesto.] Subito dopo, invece di recarsi dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Abū Lubāba andò alla Moschea del Profeta, si legò a una delle colonne della moschea e disse: «Non mi allontanerò da questo luogo finché Allah non avrà perdonato il mio errore; nel luogo in cui ho tradito Allah e il Suo Messaggero non mostrerò mai più il mio volto a nessuno». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, attese a lungo Abū Lubāba. Poi, dopo aver appreso l’accaduto, disse: «Se fosse venuto da me, avrei chiesto perdono per lui. Ma, poiché ha fatto una simile promessa, non posso liberarlo finché Allah non lo avrà perdonato».
Umm Salama, che Allah sia soddisfatto di lei, racconta: quando Abū Lubāba fu perdonato, dissi: «O Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, posso annunciargli questa buona notizia?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Puoi annunciargliela». Allora Umm Salama si mise sulla soglia della porta della sua casa e disse: «O Lubāba, buone notizie! Sei stato perdonato». Si noti che a quel tempo non erano ancora stati rivelati i versetti sul velo.
In seguito i musulmani accorsero da lui per liberarlo. Ma Abū Lubāba disse: «Non mi libererò da solo, a meno che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non mi liberi con le sue stesse mani». Quando venne a sapere ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mentre si recava alla preghiera dell’alba, sciolse i suoi legami.
Ibn Hishām racconta che Abū Lubāba rimase legato alla colonna per sei giorni. A ogni ora della preghiera, sua moglie veniva e gli scioglieva i legami affinché potesse pregare. Poi egli tornava alla colonna e si legava nuovamente.
La mattina seguente Banū Qurayẓa si preparò ad accettare il verdetto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando appresero la notizia, alcuni membri della tribù degli Aws corsero dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dissero: «O Messaggero di Allah, Banū Qurayẓa sono nostri alleati. Ci hanno sostenuto contro la tribù dei Khazraj. Sai bene come hai trattato l’alleato dei Khazraj, cioè Banū Qaynuqāʿ». Prima di Banū Qurayẓa, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva assediato la tribù di Banū Qaynuqāʿ. Essi erano alleati della tribù dei Khazraj e si erano anch’essi sottomessi al verdetto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando ʿAbd Allāh ibn Ubayy ibn Salūl chiese che fosse loro risparmiata la vita, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, accolse la sua richiesta. Quando la tribù degli Aws chiese al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, di risparmiare la vita di Banū Qurayẓa, egli disse: «O gente degli Aws, se nominassi uno di voi come arbitro, sareste d’accordo?». Risposero: «Sì». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Nomino Saʿd ibn Muʿādh come arbitro».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva sistemato Saʿd ibn Muʿādh in una tenda della Moschea del Profeta, presso Rufayda, la moglie di un musulmano. Questa donna curava i feriti e prestava assistenza ai musulmani sofferenti. Quando Saʿd fu ferito da una freccia durante la battaglia del Fossato, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse ai musulmani: «Sistemate Saʿd nella tenda di Rufayda, affinché rimanga vicino a me e io possa informarmi sulle sue condizioni e prendermi cura di lui». Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo nominò arbitro riguardo a Banū Qurayẓa, gli uomini della sua tribù lo portarono a cavallo di un asino. Avevano sistemato sul dorso dell’asino un cuscino di cuoio. Era un uomo molto robusto e di bell’aspetto. Mentre lo conducevano dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli dicevano: «O Saʿd, tratta con benevolenza i tuoi alleati. Sei stato nominato arbitro affinché tu sia benevolo verso di loro». Vedendo che lo supplicavano con grande insistenza, egli disse: «È giunto il momento per Saʿd di non temere, riguardo alla religione di Allah, il biasimo o il rimprovero di alcuno». Alcuni di coloro che lo stavano conducendo dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornarono allora nell’accampamento dei Banū ʿAbd al-Ashhal. In quel momento vi giunsero alcuni membri di Banū Qurayẓa. Prima ancora che Saʿd arrivasse da loro, avevano appreso tutto e, ritenendo inevitabile la propria morte, cominciarono a piangere. [71. «È giunto il momento per Saʿd di non temere, riguardo alla religione di Allah, il biasimo o il rimprovero di alcuno»: udendo queste parole di Saʿd, essi capirono che forse egli avrebbe decretato la loro uccisione. Perciò, avendo ricevuto il presagio di una morte certa prima ancora di morire, cominciarono a piangere.]
Quando Saʿd giunse dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dai musulmani, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Date il benvenuto al vostro capo». Allora i Quraysh e gli Emigrati dissero: «L’ordine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riguarda soltanto gli Anṣār». Gli Anṣār dissero: «Questo ordine riguarda tutti». Poi tutti gli si avvicinarono e dissero: «O Saʿd, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ti ha affidato il compito di emettere il verdetto riguardo ai tuoi alleati». Saʿd disse: «Il verdetto che proclamerò sarà riconosciuto come il verdetto definitivo: lo promettete tutti nel nome di Allah?». Risposero: «Sì». Poi, indicando il lato dove si trovava il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Anche coloro che si trovano qui sono vincolati da questa promessa?». Per rispetto, Saʿd non menzionò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ma il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Sì». Allora Saʿd proclamò: «Il mio verdetto è che tutti gli uomini di Banū Qurayẓa siano uccisi, che tutti i beni siano distribuiti e che le donne e i bambini siano fatti prigionieri».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse a Saʿd, che Allah si compiaccia di lui: «La tua decisione è conforme alla decisione che Allah ha decretato al di sopra dei sette cieli».
Dopodiché tutti i membri dei Banū Qurayẓa furono fatti uscire dalle loro case e trattenuti nella casa di Qays bint al-Ḥārith, a Medina. In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò al mercato di Medina, dove ancora oggi si trova il mercato di Medina. Furono condotti a gruppi e uccisi all’interno di quelle trincee. Furono uccisi anche il nemico di Allah, Ḥuyayy ibn Akhṭab, e Kaʿb ibn Asad, il capo dei Banū Qurayẓa. In tutto erano seicento o settecento. Secondo coloro che ritengono che fossero più numerosi, il loro numero era compreso tra ottocento e novecento. Quando venivano condotti a gruppi dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiesero a Kaʿb ibn Asad, il loro capo: «O Kaʿb, come pensi che saremo trattati?». Kaʿb rispose: «Non capite proprio nulla? Non vedete quanto è impassibile e indifferente colui che vi chiama? Non vedete che chi di voi viene condotto via non torna più? Per Allah, sarete tutti uccisi».
Così furono uccisi tutti, uno dopo l’altro.
Fu condotto Ḥuyayy ibn Akhṭab, il più spregevole nemico dell’Islam. Indossava una veste rosa. L’aveva strappata in piccoli punti dappertutto, affinché non gli venisse sottratta. Le mani erano legate con una corda al collo. Quando vide il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Non mi sono mai pentito di averti osteggiato. Tuttavia, chi abbandona Allah deve essere sconfitto». Poi si rivolse alla gente presente e disse: «O gente, il comando di Allah non può essere violato. Per i Figli d’Israele, Allah aveva stabilito nel destino una grande strage». Dopo aver pronunciato queste parole, si sedette e fu decapitato.
La Madre dei credenti, ʿĀʾisha, che Allah si compiaccia di lei, disse: «Non fu uccisa nessuna donna dei Banū Qurayẓa, eccetto una. Quella donna parlava con me liberamente e rideva a crepapelle. Eppure, proprio in quel momento, gli uomini della sua tribù venivano uccisi per ordine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. All’improvviso un banditore gridò ad alta voce: “Che cosa c’è? Che ti è successo?”. Ella rispose: “Sarò uccisa”. Io dissi: “Dov’è quella certa donna?”. Udendo ciò, ella rispose: “Sono proprio io”. “Perché?”. Ella disse: “Perché ho commesso una grande atrocità”. Poi fu portata via e uccisa. [72. Ibn Hishām dice: questa era la donna che aveva ucciso il Compagno Khallād ibn Suwayd lanciandogli una macina da mulino.]»
ʿĀʾisha, che Allah si compiaccia di lei, diceva: «Non riesco a dimenticare quella donna. Mi meraviglia pensare che, pur sapendo che sarebbe stata uccisa, fosse così serena e piena di allegria».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò di uccidere ogni uomo adulto dei Banū Qurayẓa. ʿAṭiyya al-Quraẓī disse: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò di uccidere ogni uomo adulto. Io allora ero un adolescente. Poiché fui riconosciuto minorenne, fui lasciato libero».
Ayyūb ibn ʿAbd al-Raḥmān riferisce che Salmā bint Qays, una zia materna del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace — aveva pregato con lui rivolgendosi verso entrambe le qibla e aveva partecipato al giuramento di fedeltà delle donne — chiese al Messaggero di Allah di risparmiare la vita di Rifāʿa ibn Samūʾīl al-Quraẓī. Disse: «Rifāʿa ha deciso di pregare e di mangiare carne di cammello». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, accolse la sua richiesta e gli risparmiò la vita. Quest’uomo, Rifāʿa, era adulto e aveva chiesto protezione a Salmā. Conosceva già la famiglia di Salmā. In questo modo Salmā salvò la vita di Rifāʿa.
In seguito, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) distribuì tra i musulmani i beni, le donne e i bambini dei Banū Qurayẓa. Poi mandò Saʿd ibn Zayd al-Anṣārī nel Najd, affidandogli alcuni schiavi e schiave dei Banū Qurayẓa. In cambio di loro, egli acquistò là armi e cavalli per i musulmani e li riportò con sé.
Tra le donne dei Banū Qurayẓa, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) scelse per sé Rayḥāna bint ʿAmr ibn Khunāfa. Ella rimase sotto la sua proprietà fino alla morte del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) le propose di sposarla e di condurla dietro il velo. Ma ella disse: «O Messaggero di Allah, piuttosto prendimi sotto la tua protezione come schiava. Questo sarà più tranquillo sia per me sia per te». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) fece proprio come ella aveva detto. Al momento di accettarla come schiava, ella si era fermamente opposta all’accettazione dell’Islam e voleva rimanere aggrappata alla religione ebraica. Per questo il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si tenne lontano da lei e ne rimase addolorato. Un giorno, mentre era seduto in compagnia dei Compagni, udì alle sue spalle il rumore di calzature. Disse: «Certamente, Thaʿlaba ibn Saʿya sta venendo a informarmi che Rayḥāna ha accettato l’Islam». In effetti Thaʿlaba arrivò e annunciò che Rayḥāna aveva accettato l’Islam. Egli ne fu felice.
Allah l’Altissimo ha narrato nella sūra al-Aḥzāb del Nobile Corano la storia della battaglia del Fossato e dei Banū Qurayẓa. Ha narrato come i musulmani furono messi alla prova, quali immense grazie riversò su di loro e come li salvò da tutte le calamità, concedendo loro la vittoria in entrambe le battaglie. Prima di ciò, tuttavia, gli ipocriti avevano pronunciato parole sconvenienti. Allah dice: «O credenti, ricordate la grazia che Allah vi concesse quando schiere immense avanzarono contro di voi. Allora mandammo contro di loro un vento impetuoso e schiere che voi non vedevate (cioè gli angeli). Allah vedeva ciò che facevate. Quando vi assalirono da ogni parte, quando gli occhi di molti si spalancarono per la paura e i cuori giunsero alle gole, e voi formulavate ogni sorta di pensieri su Allah, allora i credenti furono messi alla prova e furono scossi violentemente. Gli ipocriti e coloro che avevano il cuore malato dicevano: “Allah e il Suo Messaggero ci hanno promesso soltanto un inganno”. Un gruppo di loro disse: “O abitanti di Yathrib, non potete più rimanere qui; tornate indietro”. E alcuni gruppi tra loro chiedevano al Profeta il permesso, dicendo: “Le nostre famiglie sono esposte al pericolo”. In realtà non erano esposte ad alcun pericolo: cercavano soltanto un pretesto per fuggire».
Questo versetto fu rivelato riguardo ad Aws ibn Qayẓī e ai suoi simili.
«Se il nemico fosse entrato da ogni parte di Medina e fosse stato loro chiesto di abbandonarsi alla fitna, cioè di commettere shirk, certamente lo avrebbero fatto e avrebbero esitato ben poco. In precedenza avevano promesso ad Allah che non sarebbero fuggiti dal campo di battaglia. E della promessa fatta ad Allah saranno certamente interrogati. (Le due tribù dei Banū Salama e dei Banū Ḥāritha avevano promesso, dopo essersi ritirate nella battaglia di Uḥud, che non avrebbero mai più fatto una cosa simile. Allah ricordò loro quella promessa, che avevano fatto di propria iniziativa.) O Profeta, di’: “La fuga dalla morte o dall’uccisione non vi gioverà; in tal caso godrete della vita soltanto per pochi giorni”. Di’: “Se Allah decide di sottoporvi a una calamità o di concedervi una grazia, chi potrà proteggervi dalla decisione di Allah?”. All’infuori di Allah non troverete per voi né protettore né soccorritore. Allah sa chi, tra voi, ostacola gli altri e chi dice ai propri fratelli: “Venite con noi”. Questi ipocriti partecipano assai poco alla guerra (cioè solo nella misura necessaria a proteggersi e a liberarsi delle proprie responsabilità). Il loro unico scopo è soddisfare l’invidia e l’ostilità che nutrono verso di voi. Quando la battaglia si avvicina, li vedrai guardarti con paura, come gli occhi di un moribondo privo di coscienza che si volgono per il terrore della morte. Poi, quando il pericolo è passato, vengono da voi con parole esaltate, avidi del bottino, e pronunciano grandi discorsi (cioè dicono cose che non vi piacciono, poiché non credono nell’Aldilà e non riceveranno alcuna ricompensa; perciò temono la morte proprio come la teme chi non crede nella vita dopo la morte). Non hanno creduto e Allah ha reso vane tutte le loro buone opere. Ciò è facilissimo per Allah. Essi pensano che le coalizioni (cioè i Quraysh e i Ghatafān invasori) non se ne siano andate. E se tornassero ad attaccare, desidererebbero rifugiarsi tra i beduini nel deserto e da lì chiedere vostre notizie; e, anche se rimanessero tra voi, parteciperebbero ben poco alla guerra».
In seguito Allah si rivolse ai credenti dicendo: «Avete nel Messaggero di Allah un modello eccellente, per chi spera in Allah e nell’Ultimo Giorno». (Cioè non per coloro che cercano di trarre vantaggio dalla vicinanza al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) o dal suo prestigio.) Poi, riferendosi alla sincerità dei credenti e al loro atteggiamento di riconoscimento e accettazione della prova promessa da Allah, Allah dice: «Quando i credenti videro le coalizioni invasori, dissero: “Questa è ciò che Allah e il Suo Messaggero ci avevano promesso; Allah e il Suo Messaggero dicono soltanto la verità”. Questa situazione accrebbe soltanto la loro fede e la loro sottomissione». (Cioè la pazienza nelle avversità, la sottomissione al destino e l’atteggiamento di accettazione della verità.)
«Tra i credenti ve ne sono molti che hanno mantenuto l’impegno preso con Allah. Alcuni hanno già compiuto il loro dovere (cioè hanno portato a termine la loro opera e sono tornati ad Allah, come i martiri di Badr e di Uḥud), mentre altri sono ancora in attesa (cioè attendono l’aiuto di Allah e di compiere ciò che il Messaggero e i Compagni hanno compiuto; non hanno apportato a ciò alcun cambiamento, vale a dire non hanno nutrito dubbi o esitazioni né cercato una via alternativa). Allah ricompenserà i sinceri per la loro sincerità e, se vorrà, castigherà gli ipocriti oppure li perdonerà. Egli è perdonatore e misericordioso. Allah ha rimandato indietro i miscredenti (cioè i Quraysh e i Ghatafān) con la loro collera e il loro rancore; non hanno ottenuto alcun bene. Allah è sufficiente ai credenti per combattere, poiché Egli è forte e onnipotente. Ha fatto uscire dalle loro fortezze la fazione della Gente del Libro (cioè i Banū Qurayẓa) che li aveva sostenuti e ha gettato il terrore nei loro cuori. Così avete potuto ucciderne una parte e farne prigioniera un’altra (cioè avete ucciso gli uomini e fatto prigioniere le donne e i bambini). Allah vi ha reso eredi della loro terra, delle loro abitazioni e dei loro beni, nonché di una terra che non avevate mai calpestato (cioè Khaybar). Allah è certamente capace di ogni cosa».
Quando la questione dei Banū Qutayba fu risolta, la ferita di Saʿd ibn Muʿādh peggiorò improvvisamente ed egli conseguì il martirio.
Hasan al-Basri (che Allah abbia misericordia di lui) riferisce: «Saʿd era un uomo molto corpulento e pesante. Tuttavia, coloro che trasportavano il suo corpo lo percepirono stranamente leggero. Allora alcuni ipocriti dissero: “Saʿd era davvero molto pesante; eppure non abbiamo mai visto un cadavere tanto leggero”. Avendo udito ciò, il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: “Vi è sembrato leggero perché, tra coloro che trasportavano il suo corpo, oltre a voi ve n’erano molti altri, cioè gli angeli. Per Allah, gli angeli si sono rallegrati e hanno gioito ricevendo lo spirito di Saʿd. Alla sua morte, il Trono di Allah ha tremato”».
Nella battaglia del Fossato furono uccisi tre politeisti. Uno di loro era Munabbih ibn ʿUthman. Fu colpito da una freccia e morì alla Mecca a causa delle ferite. Un altro era Nawfal ibn ʿAbdullah, dei Banu Makhzum. Aveva attraversato il fossato, fu catturato e poi ucciso. Era stato colpito da una freccia e il suo corpo era nelle mani dei musulmani. I politeisti proposero di riscattare il suo cadavere. Il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: “Non abbiamo bisogno né del suo corpo né del suo prezzo”. In seguito, il suo corpo fu loro restituito. Il terzo era ʿAmr ibn ʿAbd Wudd, della tribù dei Banu ʿAmir. Fu ucciso da ʿAli ibn Abi Talib (che Allah sia soddisfatto di lui).
Durante la spedizione contro i Banu Qurayza, alcuni musulmani furono martirizzati. Tra loro vi era Khallad ibn Suwayd, che fu ucciso quando gli fu scagliata addosso una macina. È stato riferito che il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse di lui: “Khallad riceverà la ricompensa di due martiri”. Il Compagno Abu Sinan morì mentre il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) assediava i Banu Qurayza. Fu sepolto nel cimitero dei Banu Qurayza. Quando lo schieramento degli eserciti sui due lati del Fossato ebbe avuto termine e i miscredenti ebbero abbandonato il Fossato, il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: “D’ora in poi i Quraysh non vi attaccheranno mai più; sarete voi, invece, ad attaccare loro”».
In effetti, dopo di allora i Quraysh non attaccarono più i musulmani. Al contrario, fu il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) ad attaccarli. Alla fine, Allah gli concesse l’opportunità di conquistare la Mecca.
La spedizione contro i Banu Lihyan
In seguito, il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) rimase a Medina per i mesi di Dhu al-Hijja, Muharram, Safar, Rabiʿ al-Awwal e Rabiʿ al-Thani. Nel sesto mese dopo la vittoria sui Banu Qurayza, nel mese di Jumada al-Ula, partì per la spedizione contro i Banu Lihyan. Lo scopo della spedizione era chiedere agli abitanti di Rajiʿ la restituzione di Khubayb ibn ʿAdi e dei suoi compagni (che Allah sia soddisfatto di loro). Egli partì in modo tale da far credere che fosse diretto verso la Siria. In realtà, intendeva attaccare gli abitanti di Rajiʿ.
Uscito da Medina, passò per il monte Ghurab, nei pressi della città, e percorse la strada verso la Siria, dirigendosi dapprima a Makhid e poi a Batra. Là svoltò a sinistra, attraversò la pianura di “Bina”, non lontana da Medina, superò la catena montuosa dello Yamama e avanzò lungo la strada per la Mecca. Quindi raggiunse rapidamente Ghurān, la terra abitata dai Banu Lihyan. Ghurān è la pianura compresa tra Amaj e Usfan, che si estende fino alla regione chiamata Saya. Giunto a Ghurān, constatò che essi erano stati avvertiti in anticipo e si erano rifugiati sulle montagne per mettersi al sicuro. Il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) pose il campo a Ghurān. Poiché il suo attacco a sorpresa non aveva raggiunto l’obiettivo, disse ai Compagni: “Se poniamo il campo a Usfan, gli abitanti della Mecca penseranno che siamo diretti alla Mecca”. Quindi si recò a Usfan con duecento Compagni a cavallo e vi pose il campo. Poi inviò due cavalieri, che giunsero fino a Qura al-Ghumaym. In seguito, il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) tornò a Medina con tutto l’esercito.
Jabir ibn ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui) riferisce che, durante il ritorno, il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) diceva: “Per volontà di Allah, siamo ritornanti, penitenti e lodatori del nostro Signore. Chiedo rifugio ad Allah dalle difficoltà e dalle sofferenze del viaggio, nonché dalla perdita della famiglia e dei beni”.
La spedizione di Dhu Qarad
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trascorse pochi giorni a Medina. Improvvisamente, Uyayna ibn Hisn al-Fazari, accompagnato da alcuni cavalieri dei Ghatafan, attaccò e depredò i cammelli da latte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che pascolavano in un luogo chiamato al-Ghaba, non lontano da Medina. Insieme ai cammelli razziati si trovavano anche un uomo della tribù dei Banu Ghifar e sua moglie. Essi uccisero l’uomo e portarono via i cammelli insieme a sua moglie.
Il primo ad apprendere della razzia fu Salama ibn Amr ibn al-Akwa. Si era recato ad al-Ghaba armato di arco e frecce, insieme allo schiavo di Talha ibn Abd Allah. Aveva con sé un cavallo. Giunto presso un’estremità del monte di Thaniyyat al-Wada, cominciò a gridare a gran voce: «Aiuto!». Poi si mise a inseguirli, avanzando rapidamente. Corse proprio come una belva feroce corre dietro alla sua preda. Raggiuntili, cominciò a scagliare frecce contro di loro. Ogni volta che lanciava una freccia diceva: «Prendete questa! Io sono il figlio di al-Akwa. Oggi è il giorno della fine dei peccatori». Quando i razziatori lo inseguivano, egli si ritirava, per poi uscire di nuovo subito dopo e avanzare per affrontarli. Così, ogni volta che ne aveva l’occasione, scagliava frecce dicendo: «Prendete questa! Sono il figlio di al-Akwa. Oggi è il giorno della fine dei peccatori». Intanto i razziatori continuavano a lamentarsi: «Quest’uomo si è accanito contro di noi fin dall’inizio della giornata!»
Il grido di Salama giunse alle orecchie del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli gridò annunciando: «Al pericolo! Al pericolo!». Subito, un gran numero di Compagni cominciò a radunarsi presso di lui a cavallo. Per primo arrivò Miqdad ibn Amr, poi Abbad ibn Bishr, quindi Sa’d ibn Zayd, Usayd ibn Zuhayr, Ukkasha ibn Mihsan, Muhrid ibn Nadala, Abu Qatada al-Harith ibn Rab’i e Abu Ayyash. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, li inviò sotto il comando di Sa’d ibn Zayd. Disse: «Continuate a inseguire i razziatori. In seguito invierò altri uomini». L’esercito di Sa’d li inseguì e li raggiunse. Abu Qatada uccise per primo Habib ibn Uyayna, lo coprì con il proprio mantello e poi si ricongiunse ai suoi compagni.
Poco dopo, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avanzò personalmente insieme a un gruppo di musulmani. Lungo il cammino vide Habib avvolto nel mantello da Abu Qatada. I Compagni che lo accompagnavano recitarono «In verità apparteniamo ad Allah e a Lui ritorniamo» e dissero: «Quale disgrazia! Abu Qatada è stato ucciso?»
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «No, questo non è Abu Qatada. Quest’uomo è stato ucciso da Abu Qatada. Egli lo ha però avvolto nel proprio mantello, affinché comprendeste che era un suo compagno». Ukkasha ibn Mihsan catturò due razziatori, Awbar e suo figlio Amr, e li uccise entrambi. Stavano viaggiando sullo stesso cammello. Recuperarono anche alcuni dei cammelli razziati. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si accampò presso il monte di Dhu Qarad. In seguito, gli altri musulmani si unirono a lui. Salama ibn al-Akwa disse: «O Messaggero di Allah, se mi mandassi con cento uomini, potrei riprendere i cammelli rimasti e catturare i razziatori». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Ora stanno consumando il pasto serale presso la gente dei Ghatafan».
Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, distribuì un cammello ogni cento uomini tra i suoi Compagni, ed essi trascorsero la giornata nutrendosi della sua carne. In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece ritorno a Medina insieme ai Compagni.
La moglie dell’uomo dei Ghifar giunse dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cavalcando uno dei cammelli, e gli comunicò la notizia della morte del marito. Poi disse: «O Messaggero di Allah, ho fatto voto che, se fossi scampata al pericolo cavalcando il dorso di questo cammello, lo avrei sacrificato in nome di Allah». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sorrise e disse: «Hai voluto ricompensare molto male questo cammello. Allah ti ha fatto scampare al pericolo facendoti cavalcare sul suo dorso, e tu vuoi sacrificarlo! Non si può fare un voto riguardo alla disobbedienza ad Allah. Non si può adempiere un voto con qualcosa di cui non si è proprietari. Questo cammello è mio. Torna dalla tua famiglia. Allah farà per te il bene proprio attraverso questo».
La spedizione contro i Banū al-Muṣṭaliq
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) trascorse a Medina il resto di Jumādā ath-Thāniya e il mese di Rajab. Poi, nel mese di Shaʿbān del sesto anno dell’Egira, condusse una spedizione contro il ramo dei Banū al-Muṣṭaliq della tribù dei Khuzāʿa.
A un certo punto il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) venne a sapere che i Banū al-Muṣṭaliq stavano radunando le loro truppe. A guidarli era al-Ḥārith ibn Abī Ḍirār, padre di Juwayriya, una delle mogli del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Appresa la notizia, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) partì con le sue truppe per affrontarli. Presso la sorgente chiamata al-Muraysīʿ ebbe luogo una violenta battaglia. Allah sconfisse i Banū al-Muṣṭaliq. Molti di loro furono uccisi. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) considerò bottino i loro figli, le loro donne e i loro beni.
In quella circostanza fu ucciso un musulmano di nome Ḥishām ibn Ṣubāba, della tribù dei Banū Kalb ibn ʿAwf. Un compagno anṣārī appartenente al gruppo di ʿUbāda ibn aṣ-Ṣāmit (che Allah sia soddisfatto di lui) lo uccise per errore, avendolo scambiato per un appartenente al campo nemico.
Mentre si trovavano presso la sorgente, accadde un fatto doloroso tra i musulmani. ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (che Allah sia soddisfatto di lui) aveva assunto come salariato un uomo dei Banū Ghifār, di nome Jahjaḥ ibn Masʿūd, perché si occupasse del suo cavallo. Questi ebbe una lite per l’acqua con Sinān ibn Wabar al-Juhanī, e la lite finì per trasformarsi in una rissa. Allora al-Juhanī gridò: «O Anṣār, aiutatemi!». Anche Jahjaḥ gridò: «O Muhājirūn, aiutatemi!». In quel momento ʿAbd Allāh ibn Ubayy ibn Salūl si trovava con un gruppo di uomini della sua tribù. Tra loro c’era anche il giovane Zayd ibn Arqam. Udendo le grida, ʿAbd Allāh ibn Ubayy si adirò e disse: «Sono arrivati fino a questo? Essi vivono in mezzo a noi, aumentano il loro seguito e si abbandonano all’arroganza. Vedo che la nostra situazione e quella dei Muhājirūn sta diventando come nel proverbio: “Nutri e ingrassa il tuo cane; un giorno ti morderà e ti divorerà”. Per Allah, quando torneremo a Medina, i più forti scacceranno da essa i più deboli». Poi disse alla sua gente: «Guardate che rovina vi siete procurati! Avete dato loro un posto in questa terra e avete condiviso con loro i vostri beni. Se non foste stati così generosi con loro, sarebbero stati costretti ad andarsene altrove».
Zayd ibn Arqam riferì queste parole al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). In quel momento egli aveva appena sconfitto il nemico e tirava un sospiro di sollievo. Quando apprese la notizia, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (che Allah sia soddisfatto di lui) era presso di lui. Disse: «Ordina a ʿAbbād ibn Bishr di mandarlo nella dimora della morte». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «O ʿUmar, se lo facessi, la gente direbbe che Muḥammad uccide i propri compagni. Non si può fare. Tuttavia, ordina subito di partire da qui». In genere il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) non partiva mai in un momento simile. Ciononostante, tutti si misero in marcia.
Quando ʿAbd Allāh ibn Ubayy ibn Salūl seppe che Zayd ibn Arqam aveva riferito le sue parole al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), si affrettò a recarsi da lui e cominciò a giurare: «Non ho detto nulla di ciò che Zayd ha riferito». Poiché ʿAbd Allāh ibn Ubayy era considerato un uomo molto rispettato nella sua tribù, i compagni anṣārī che si trovavano presso il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) dissero: «O Messaggero di Allah, forse Zayd ha udito male e forse non ha ricordato completamente ciò che ha riferito». In questo modo mostrarono una certa cortesia verso ʿAbd Allāh ibn Ubayy e lo salvarono.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) partì, e Usayd ibn Ḥuḍayr lo raggiunse. Dopo averlo salutato e resogli omaggio, disse: «O Messaggero di Allah, sei partito in un momento davvero scomodo. Di solito non parti mai in un momento simile». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Non hai sentito ciò che ha detto il vostro compagno?». Egli domandò: «Quale compagno?». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «ʿAbd Allāh ibn Ubayy». Usayd domandò: «Che cosa ha detto?». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Secondo lui, se riuscirà a tornare a Medina, i più forti ne scacceranno i più deboli». Usayd disse: «O Messaggero di Allah, se lo desideri possiamo cacciarlo noi. In verità è estremamente vile e spregevole, mentre tu sei potente». Poi aggiunse: «O Messaggero di Allah, sii un po’ indulgente con lui. Per Allah, Allah ti ha inviato a noi proprio nel momento in cui la sua tribù si stava preparando a incoronarlo. Perciò egli pensa che tu gli abbia sottratto un regno».
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, viaggiò con i suoi Compagni per un giorno e una notte. Durante il cammino, il sole cocente iniziò a causar loro una sofferenza insopportabile. Perciò fecero una sosta in un luogo. Non appena scesero a terra, tutti si addormentarono. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva intrapreso quel viaggio in un momento insolito proprio per distogliere l’attenzione dalla possibile reazione ostile che le parole di ʿAbdullah ibn Ubayy del giorno precedente avrebbero potuto suscitare tra la gente. Dopo il riposo, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riprese il viaggio con tutti i suoi uomini. Attraversando l’Hijaz, fece una sosta presso una sorgente. Quel luogo si chiamava Baqya. Quando ripresero il viaggio da lì, all’improvviso un vento doloroso e spaventoso soffiò sopra i musulmani. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Non abbiate paura di questo vento. È morto un grandissimo miscredente; è per questo che soffia questo vento». Al ritorno a Medina, videro che proprio quel giorno era morto Rifaʿa ibn Zayd, un personaggio influente dei Banū Qaynuqāʿ. Egli era il rifugio degli ipocriti, nonché colui che li istigava.
La sura al-Munāfiqūn del Nobile Corano riguarda ʿAbdullah ibn Ubayy e persone come lui. Zayd ibn Arqam, ponendo la mano sul proprio orecchio, disse: «Quest’uomo ha adempiuto, attraverso il suo orecchio, alla promessa di Allah». Quando ʿAbdullah, figlio di ʿAbdullah ibn Ubayy, venne a sapere della questione riguardante suo padre, disse al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «O Messaggero di Allah, ho sentito dire che desideri uccidere ʿAbdullah ibn Ubayy per le sue parole ostili. Se lo desideri davvero, ordinami di portarti la sua testa. Per Allah, la tribù dei Khazraj sa che nessuno tra loro è più devoto al proprio padre di me. Temo che tu possa ordinare a qualcuno di uccidere mio padre. Se egli lo uccidesse, vedendo poi l’uccisore di mio padre camminare liberamente in pubblico, forse la mia anima, spinta alla malvagità, mi renderebbe incapace di sopportarlo. Di conseguenza, potrei ucciderlo e sarei costretto a entrare nell’Inferno, poiché in tal caso sarei colpevole di aver ucciso un credente in cambio di un miscredente». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «No. Finché rimarrà con noi, saremo indulgenti con lui e lo tratteremo bene».
Da quel momento, ogni volta che ʿAbdullah ibn Ubayy commetteva qualche misfatto, erano gli uomini della sua stessa tribù a correggerlo. Lo rimproveravano, lo biasimavano e lo afferravano. Un giorno, dopo aver appreso questa situazione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse a ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb: «O ʿUmar, vedi come è cambiata la situazione? Il giorno in cui mi consigliasti di uccidere ʿAbdullah ibn Ubayy, se lo avessi ucciso, molti avrebbero arricciato il naso. Ma se oggi ordinassi di ucciderlo, quelli che allora avrebbero arricciato il naso sarebbero proprio coloro che oggi lo ucciderebbero». ʿUmar disse: «Per Allah, so che la decisione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è più benefica della mia decisione».
Miqyās ibn Ṣubāba, fratello di Hishām ibn Ṣubāba, il musulmano che ʿUbayda ibn Ṣāmit aveva ucciso per errore, ritenendolo un uomo del nemico, un giorno giunse dalla Mecca e incontrò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiedendo il prezzo del sangue per l’uccisione di suo fratello. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, predispose il pagamento del prezzo del sangue. Miqyās si era dichiarato musulmano. Dopo aver ricevuto il prezzo del sangue, rimase per alcuni giorni presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Poi, un giorno, uccise l’uomo che aveva ucciso suo fratello, rinnegò l’Islam e partì per la Mecca.
Quel giorno furono uccisi molti uomini dei Banū al-Muṣṭaliq. [73. Ibn Hishām dice: «Lo slogan dei musulmani nella battaglia contro i Banū al-Muṣṭaliq era: “O tu che sei aiutato, uccidi, uccidi!”»] Per mano di ʿAlī ibn Abī Ṭālib furono uccisi due uomini dei Banū al-Muṣṭaliq, tra cui Mālik e suo figlio. ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf uccise il cavaliere Aḥmar, detto anche Uḥaymir.
Quel giorno il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, catturò molti prigionieri di guerra. Li distribuì tra i musulmani come schiavi e schiave. Tra quei prigionieri vi era Juwayriya, figlia del capo tribale dei Banū al-Muṣṭaliq, al-Ḥārith ibn Abī Ḍirār, la quale in seguito avrebbe ottenuto l’onore di diventare moglie del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
ʿĀʾisha, che Allah sia soddisfatto di lei, racconta: Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, distribuì i prigionieri dei Banū al-Muṣṭaliq, Juwayriya bint al-Ḥārith toccò in sorte a Thābit ibn Qays oppure a un suo cugino. Juwayriya si adoperò immediatamente per ottenere la libertà pagando il riscatto. Era una ragazza estremamente graziosa e dolce.
Chiunque la vedeva rimaneva incantato. Juwayriya si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per chiedergli aiuto al fine di ottenere la libertà. Appena la vidi in piedi davanti alla porta della mia stanza, provai antipatia per lei. Capii che la bellezza affascinante che vedevo non sarebbe certamente sfuggita allo sguardo del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In seguito ella incontrò il Messaggero di Allah e disse: «O Messaggero di Allah, sono la figlia di al-Ḥārith ibn Abī Ḍirār. Mio padre è il capo della tribù. Tu non ignori la disgrazia in cui mi trovo. Sono toccata in sorte a Thābit ibn Qays — oppure a un suo cugino. Ti chiedo aiuto per pagare il mio riscatto». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «E se predisponessi per te qualcosa di ancora migliore?». Ella disse: «O Messaggero di Allah, che cosa sarebbe?». Egli disse: «Pagherò il tuo riscatto per conto tuo e ti sposerò». Juwayriya disse: «O Messaggero di Allah, accetto». Allora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «È ciò che ho fatto». Quando i musulmani seppero che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva sposato Juwayriya, restituirono tutti i Banū al-Muṣṭaliq che tenevano prigionieri, considerandoli parenti del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In questo modo, cento prigionieri dei Banū al-Muṣṭaliq ottennero la libertà soltanto perché Juwayriya aveva sposato il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In verità, non conosco alcuna donna che si sia dimostrata più benefica di Juwayriya per la propria tribù.
Yazid ibn Ruman racconta: dopo che la tribù dei Banu al-Mustaliq ebbe abbracciato l’Islam, l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò loro al-Walid ibn Uqba ibn Abi Mu’ayt. Avendo appreso del suo arrivo, molti cavalieri della tribù avanzarono per accoglierlo. Al-Walid, vedendo ciò, ebbe paura, tornò dall’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli disse che gli uomini della tribù avevano intenzione di ucciderlo e non gli avevano consegnato la zakat che dovevano versare. Allora i musulmani cominciarono a insistere vivamente perché si attaccassero i Banu al-Mustaliq. Di conseguenza, l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, decise di attaccarli. Proprio in quel momento una delegazione dei Banu al-Mustaliq si recò dall’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Inviato di Allah, quando abbiamo saputo che avevi mandato da noi un messaggero, volevamo accoglierlo e consegnargli la zakat che dovevamo versare. Ma egli tornò indietro a grande velocità. Poi abbiamo saputo che ti aveva detto che avevamo intenzione di ucciderlo. Per Allah, non siamo venuti per questo». Riguardo a questo episodio, Allah fece scendere questi due versetti della sura al-Hujurat.
«O credenti, se un empio vi porta una notizia, verificatela con cura, affinché, senza saperlo, non aggrediate un gruppo e poi vi pentiate di ciò che avete fatto. E sappiate che tra voi c’è l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Se egli vi seguisse in molte questioni, certamente cadreste nella disgrazia. ……….»
In questo viaggio, insieme all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, c’era anche Aisha, che Allah sia soddisfatta di lei. Quando egli stava tornando con lei e giunse in un luogo vicino a Medina, un gruppo di musulmani mosse accuse calunniose contro Aisha, che Allah sia soddisfatta di lei.
L’episodio della calunnia durante la spedizione contro i Banu al-Mustaliq, nel sesto anno dell’Egira
Aisha, che Allah sia soddisfatta di lei, racconta: ogni volta che l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si metteva in viaggio, sorteggiava quale delle sue mogli lo avrebbe accompagnato. Portava con sé colei il cui nome usciva nel sorteggio. Anche durante la spedizione contro i Banu al-Mustaliq fece come al solito il sorteggio, e ne uscì il mio nome. Perciò mi portò con sé.
A quel tempo le donne erano solitamente molto magre. Perciò la carne del corpo non aumentava di volume e il loro peso non cresceva. Durante il viaggio, quando il mio cammello era pronto per partire, mi sedevo nell’howdah. Gli uomini venivano, lo sollevavano e lo collocavano sul dorso del cammello, poi lo legavano al dorso con delle corde. Dopodiché si ripartiva.
Al ritorno dalla spedizione contro i Banu al-Mustaliq, l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse nei pressi di Medina e trascorse una notte in un luogo. Poi, quando fu annunciata la ripresa del viaggio, la carovana ripartì al completo. In quel momento ero uscita per espletare un bisogno naturale. Portavo al collo una collana di perle yemenite. Dopo aver espletato il mio bisogno e aver fatto ritorno, mi accorsi che la collana non era più al mio collo. Non avevo affatto notato quando fosse caduta. Non avendo altra scelta, uscii di nuovo dalla carovana per cercarla e tornai nel luogo in cui ero andata a espletare il mio bisogno. Nel frattempo la carovana si preparò a partire. Trovai la collana. Coloro che sollevavano l’howdah per il mio cammello vennero presso il mio cammello e, come al solito, sollevarono l’howdah. A quel punto avevano già terminato i preparativi per la partenza. Quando sollevarono l’howdah, pensarono che io fossi, come al solito, al suo interno. Perciò lo sollevarono, lo misero sul cammello e lo legarono. Non ebbero il minimo dubbio riguardo alla mia presenza nell’howdah. Poi fecero avanzare il cammello e partirono. Quando, dopo aver raccolto la collana, tornai al luogo dove la carovana aveva trascorso la notte, trovai la pianura deserta. Non c’era nessuno. L’intera carovana era già partita. Non avendo altra possibilità, mi avvolsi nel mantello e rimasi sdraiata proprio lì. Pensai che, quando si fossero accorti della mia assenza, sarebbero certamente tornati a cercarmi. Ero ancora sdraiata quando vidi Safwan ibn Mu’attal al-Sulami passare accanto a me. Anche lui si era separato dalla carovana per una necessità e non aveva trascorso la notte con essa. Mi vide da lontano, si avvicinò e venne a fermarsi davanti a me. Mi aveva vista prima che fosse rivelato l’ordine relativo al velo. Appena mi vide, esclamò: «In verità apparteniamo ad Allah e a Lui ritorneremo. Questa è la moglie dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace». Ero ancora avvolta nei miei abiti. Disse: «Che Allah abbia misericordia di te. Come mai sei rimasta indietro?». Non gli rivolsi la parola. Poi fece avanzare il cammello e disse: «Sali». Si allontanò un poco. Montai sul dorso del cammello e lui, tenendolo per la testa, si diresse rapidamente verso la carovana. Si fece mattina. La gente si stava riposando in un luogo, quando egli arrivò conducendomi sul dorso del cammello. Non appena videro quella scena, i calunniatori diffusero la calunnia. Tra i musulmani si diffusero agitazione e tumulto. Io, però, non seppi nulla. Appena giunsi a Medina, mi ammalai gravemente. Ancora non sapevo nulla dell’accaduto. La notizia giunse gradualmente anche all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e ai miei genitori. Ma neppure loro mi fecero sapere il minimo dettaglio. Notai tuttavia qualcosa di insolito nel comportamento dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Era meno affettuoso con me di prima. Quando mi ammalavo, mi trattava con tenerezza e premura, ma durante questa malattia non lo fece. La cosa mi dispiacque molto. Mia madre era presso di me per prendersi cura di me. In sua presenza egli veniva da me e si limitava a chiedere: «Come stai?». Non diceva neppure una parola in più. Ciò mi procurava una grande sofferenza. Un giorno, vedendo il suo comportamento freddo e privo di affetto, gli dissi: «O Inviato di Allah, se mi dai il permesso, andrò da mia madre. Sarà lei a prendersi cura di me». L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi diede il permesso e disse: «Puoi andare, non c’è alcun impedimento».
Andai da mia madre. A quel tempo non sapevo ancora nulla della calunnia. Dopo aver sofferto per più di venti giorni di malattia, ero diventata debole e smagrita.
Noi eravamo arabi. A differenza dei non arabi, non costruivamo latrine nelle nostre case. Trovavamo tutto ciò disgustoso. Noi donne uscivamo nel cuore della notte, in campo aperto, per espletare i nostri bisogni naturali. Una notte uscii con Umm Mistah, figlia di Abu Ruhma, figlio di Abd al-Muttalib, per rispondere al richiamo della natura. Mentre camminava con me, quella donna inciampò improvvisamente impigliando il piede nella coperta che indossava e subito esclamò: “Che la sorte di Mistah sia maledetta!”. Io dissi: “Vergogna! Vergogna! Come puoi dire una cosa simile di un emigrato che ha partecipato alla battaglia di Badr?”. Ella disse: “O figlia di Abu Bakr, non hai sentito nulla sul suo conto?”. Io dissi: “Di che si tratta?”. Allora mi informò della calunnia che circolava. Io dissi: “Anche Mistah ha preso parte a questa calunnia?”. Ella rispose: “Sì, per Allah, vi ha preso parte”.
Aisha racconta: dopo aver udito ciò, non riuscii più a espletare i miei bisogni naturali. Tornai a casa e cominciai a piangere. A forza di piangere, sembrava che il mio cuore stesse per spezzarsi. Dissi a mia madre: “Che Allah ti perdoni! La gente ha già detto tutto ciò che aveva da dire. Ma tu non mi hai fatto sapere nemmeno una minima parte. Che cosa succede?”. Mia madre disse: “Figlia mia, prendi la cosa alla leggera. Quando una donna è bella, suo marito la ama molto e ha anche una co-moglie, tutti, uomini e donne indistintamente, se la prendono con lei e si dedicano a diffondere contro di lei ogni sorta di calunnie”.
Nel frattempo, un giorno, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tenne un discorso a un’assemblea di musulmani. Io non sapevo nulla di quel discorso. All’inizio lodò Allah, poi disse: “O gente! Alcune persone stanno denigrando e insultando la mia famiglia e stanno dicendo menzogne sul loro conto. Eppure io non conosco della mia famiglia altro che il bene. Inoltre viene calunniato un uomo del quale ho una buona opinione: in mia assenza non è mai entrato nella mia casa”.
Aisha racconta: il principale artefice, sia manifesto sia occulto, di questa calunnia era Abd Allah ibn Ubayy ibn Salul. Anche alcune persone della tribù dei Khazraj lo avevano aiutato. I mercenari ipocriti avevano esagerato ciò che Mistah e Hamna bint Jahsh, sorella della Madre dei Credenti Zaynab bint Jahsh, avevano detto. Zaynab bint Jahsh, sorella di Hamna, era una delle mogli del Messaggero di Allah. Tra tutte le sue mogli, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, attribuiva soltanto a Zaynab una posizione pari alla mia. Eppure Zaynab non disse neppure una parola cattiva sul mio conto. Allah l’aveva mantenuta al più alto livello di sincerità. Fu soltanto Hamna bint Jahsh a prendere parte alla diffusione della calunnia. Arrivava persino a litigare con me per difendere sua sorella. Il suo comportamento mi metteva molto a disagio.
Dopo che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ebbe pronunciato il discorso sopra citato, Usayd ibn Hudayr disse: “O Messaggero di Allah, se coloro che hanno lanciato la calunnia appartengono alla tribù degli Aws, saremo noi a occuparci di loro. Se invece appartengono ai Khazraj, dacci l’ordine che desideri. Per Allah, gente del genere merita di essere uccisa”. Sa’d ibn Ubadah era considerato un uomo buono. Udendo ciò, disse: “Menzogne! Non li uccideremo. Dici così solo perché appartengono alla tribù dei Khazraj. Se fossero della tua tribù, non lo diresti”. Usayd disse: “Sei tu a mentire. In realtà sei un ipocrita e parli in difesa degli ipocriti”.
Aisha, che Allah si compiaccia di lei, racconta: allora tra le due parti scoppiò una violenta disputa. Vi fu persino il timore che le tribù degli Aws e dei Khazraj entrassero in guerra. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scese dal pulpito, chiamò Ali e Usama ibn Zayd, che Allah si compiaccia di entrambi, e si consultò con loro. Usama mi elogiò grandemente, poi disse: “O Messaggero di Allah, quanto a tua moglie, non conosco di lei altro che il bene. Questa è una calunnia falsa e infondata”. Ali, che Allah si compiaccia di lui, disse: “O Messaggero di Allah, non mancano le donne. Se vuoi, puoi divorziare da una moglie e prenderne un’altra. Tuttavia, interroga la serva: potrà riferire i fatti come sono realmente”. Perciò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiamò Barira, la domestica di Aisha, per interrogarla. Quando arrivò, Ali, che Allah si compiaccia di lui, la colpì duramente, poi disse: “Dirai la verità al Messaggero di Allah”. Barira disse: “Per Allah! So che Aisha è una donna casta e virtuosa. Non ho mai visto in lei alcun difetto. L’unica cosa che posso dire è che, quando macino il grano e ne faccio farina, chiedo ad Aisha di custodirla. Talvolta, però, ella dimentica la farina e si addormenta, e una capra viene a mangiarla”.
Aisha, che Allah si compiaccia di lei, racconta: poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne da me. I miei genitori erano seduti accanto a me. Con me era seduta anche una donna ansarita. Io piangevo e anche quella donna piangeva con me. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si sedette accanto a me e lodò Allah, enumerando le Sue qualità. Poi disse: “Aisha, se hai commesso qualche colpa del genere di ciò che la gente ha detto, pentiti davanti ad Allah. Allah accetta il pentimento dei Suoi servi”.
Non appena il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ebbe pronunciato queste parole, le mie lacrime si fermarono. Era come se non riuscissi più a percepire la sua presenza. Speravo che i miei genitori gli avrebbero risposto per conto mio, ma non dissero nulla. Per Allah, non avevo mai pensato di essere tanto importante da meritare che Allah facesse scendere riguardo a me un versetto del Corano, recitato in tutte le moschee e durante la preghiera. Speravo soltanto che al Messaggero di Allah sarebbe stato mostrato in sogno qualcosa con cui Allah avrebbe respinto la calunnia pronunciata contro di me. Poiché Allah sapeva che ero innocente, pensavo che, se non in sogno, forse gli avrebbe comunicato semplicemente la verità. Ma che su di me sarebbe scesa una rivelazione inclusa nel Corano, per Allah, non avevo mai pensato di essere tanto importante.
Vedendo che i miei genitori non sapevano cosa rispondere, dissi loro: «Non avete dato alcuna risposta al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace?». Essi dissero: «Per Allah, non riusciamo a trovare nulla che si possa rispondere». In verità, non so di nessun’altra famiglia che abbia mai affrontato una crisi così grande come quella in cui si trovò la famiglia di Abu Bakr, che Allah si compiaccia di lui, in quei giorni.
Vedendo che i miei genitori rimanevano in silenzio riguardo a me, le mie guance ricominciarono a inondarsi di lacrime e mi misi a piangere. Dissi: «Per Allah, non mi pentirò mai del peccato di cui parlate. So che, se ammettessi ciò che la gente va diffondendo, ammetterei qualcosa che non ho affatto commesso. Allah stesso è testimone che, in questa faccenda, sono completamente innocente. E se lo negassi, voi non mi credereste». Aisha dice: Poi cercai di ricordare il nome di Giacobbe, che Allah gli conceda la pace, ma non ci riuscii. Perciò dissi: «Ripeterò le parole pronunciate dal padre di Giuseppe, che Allah gli conceda la pace: “La pazienza conveniente è la più bella”. Quanto a ciò che riferite, Allah è il mio unico sostegno». Subito dopo queste parole, i segni della rivelazione apparvero sul Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli fu coperto con un panno e gli fu posto un cuscino sotto la testa. Di fronte a quella scena rimasi completamente impassibile, calma e senza paura. Sapevo di essere innocente. Allah non poteva farmi torto. Al contrario, i miei genitori sembravano sul punto di morire. Temendo che la calunnia diffusa fosse dichiarata vera dalla rivelazione, si trovarono in uno stato penoso.
Aisha, che Allah si compiaccia di lei, dice: Poco dopo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si riprese e si mise a sedere. Persino in quella giornata di freddo intenso, il sudore gli colava dal corpo come perle. Mentre si asciugava il sudore dalla fronte, disse: «Aisha, buone notizie per te! Allah ha fatto scendere una rivelazione che dichiara la tua innocenza». Io dissi: «Lode e ringraziamento ad Allah».
Dopodiché il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, uscì e tenne un discorso rivolto ai musulmani, recitando loro i versetti del Corano rivelati riguardo a quella vicenda. Poi fece applicare la pena per la calunnia a Mistah ibn Usama, Hassan ibn Thabit e Hamna bint Jahsh, poiché erano tra i principali diffusori di quella calunnia.
Ibn Ishaq riferisce, citando alcune persone dei Banu Najjar:
Umm Ayyub, moglie di Abu Ayyub Khalid ibn Zayd, gli disse: «Hai sentito ciò che viene diffuso riguardo ad Aisha?». Abu Ayyub rispose: «Sì, l’ho sentito. È una menzogna. Umm Ayyub, potresti mai fare una cosa simile?». Umm Ayyub disse: «Mai». Abu Ayyub disse: «Per Allah, Aisha è certamente migliore di te».
Aisha dice: Tra i versetti rivelati nel Corano riguardo a coloro che diffusero questa calunnia, ve ne sono alcuni che recitano: «Coloro che hanno diffuso questa calunnia sono un gruppo tra voi. Non consideratela un male per voi; al contrario, è un bene per voi. Ognuno di loro porterà la parte di peccato che ha commesso. E per colui che si è assunto la maggior parte della responsabilità di questa turpe azione vi è un castigo enorme». (Questo versetto si riferisce a Hassan ibn Thabit e ai suoi compagni, che parteciparono alla diffusione della calunnia.) «Quando avete udito questa voce, perché i credenti, uomini e donne, non hanno pensato bene della propria gente? (Come Abu Ayyub e sua moglie.) Quando ve la trasmettevate di bocca in bocca e diffondevate ciò che non sapevate, considerandola una cosa da nulla, mentre agli occhi di Allah era una cosa gravissima».
Dopo la rivelazione di questi versetti riguardo ad Aisha, che Allah si compiaccia di lei, e a coloro che avevano diffuso la calunnia contro di lei, Abu Bakr, che Allah si compiaccia di lui, disse: «Per Allah, poiché Mistah ha diffuso una calunnia così abominevole contro Aisha, non provvederò più al suo mantenimento e non gli recherò più alcun beneficio». Va ricordato che Mistah era un suo parente povero e che Abu Bakr provvedeva alle spese del suo mantenimento.
A proposito di questo giuramento di Abū Bakr fu rivelato: «Coloro tra voi che godono di agiatezza e sono generosi non giurino di non elargire ai parenti, ai poveri e a coloro che sono emigrati sulla via di Allah. Piuttosto, perdonino e mostrino clemenza. Non desiderate forse che Allah vi perdoni? Allah è perdonatore, misericordioso». Dopo aver udito questo versetto, Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, disse immediatamente: «Sì, desidero che Allah mi perdoni». Quindi riprese a provvedere al sostentamento di Mistah e giurò che non avrebbe mai più rinunciato a tale responsabilità.
Ibn Isḥāq dice: riguardo alla punizione inflitta a Ḥassān ibn Thābit per aver calunniato ʿĀʾisha, uno dei musulmani recitò i seguenti versi:
«Ḥassān ha ricevuto una punizione adeguata, e così anche Ḥamna e Mistah.
Poiché avevano pronunciato parole oscene,
facendo insinuazioni sulla moglie del loro Profeta e procurandogli angoscia,
furono colpiti dall’ira del Signore del Trono.
Avevano ferito il Messaggero di Allah, dando importanza a una calunnia perpetua e vergognosa
e diffondendola ovunque, oltre a umiliarlo.»
(Di conseguenza) la punizione sui calunniatori cominciò a riversarsi a dirotto
come una pioggia torrenziale.”
L’episodio di al-Hudaybiyya (6º anno dell’Egira)
In seguito, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) trascorse a Medina i mesi di Ramadan e Shawwal. Nel mese di Dhu al-Qa’da partì in direzione della Mecca con l’intenzione di compiere l’’umra. Non aveva intenzione di combattere. [74. Secondo Ibn Hisham, in quel periodo il governo di Medina fu affidato a Numayla ibn Abd Allah al-Laythi.] Prese con sé come compagni di viaggio anche gli arabi comuni residenti a Medina e i beduini nomadi dei dintorni. Temeva che i Quraysh, secondo il loro costume, gli avrebbero impedito di visitare la Casa di Allah oppure sarebbero avanzati contro di lui per combattere. A causa di questo timore, molti di coloro che avevano desiderato accompagnarlo rinviarono la partenza. Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) partì con il resto degli arabi, i Muhajirun e gli Ansar. Condusse con sé anche una carovana di cammelli destinati al sacrificio e indossò l’ihram per l’’umra. [75. Aveva portato con sé 70 cammelli. Il numero dei pellegrini dell’’umra era di 700; era stato portato un cammello ogni dieci persone.] Affinché i Quraysh non temessero che egli intendesse combattere e comprendessero che era andato soltanto a visitare la Casa di Allah e a renderle onore.
Quando giunse a Usfan, nei pressi della Mecca, incontrò Bishr ibn Sufyan al-Ka’bi. Questi disse: «O Messaggero di Allah, poco distante si è radunato l’esercito dei Quraysh. Avendo udito della tua partenza, sono venuti con una grande carovana di cammelli per combattere contro di te. Si erano già radunati a Dhu Tuwa. Hanno giurato che non ti permetteranno in alcun modo di entrare alla Mecca. Sotto la guida di Khalid ibn al-Walid sono avanzati verso Kura’ al-Ghamim [76. Dhu Tuwa è un luogo vicino alla Mecca. Kura’ al-Ghamim è una valle situata otto miglia prima di Usfan.]». Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Guai ai Quraysh! Lo spirito bellicoso li ha divorati. Che difficoltà avrebbero se mi lasciassero l’opportunità di venire a un accordo con l’intera popolazione araba? Se gli arabi mi sconfiggessero, il desiderio dei Quraysh sarebbe esaudito. Ma se Allah mi concedesse la vittoria sugli arabi, tutti troverebbero rifugio nell’Islam. E anche se non accettassero l’Islam, potrebbero combattere con forze ancora maggiori. Che cosa pensano i Quraysh? Per Allah, continuerò a combattere fino alla fine: o questa religione trionferà, oppure io perirò.»
Poi disse: «C’è qualcuno che possa condurci per una via diversa da quella lungo la quale si sono radunati i Quraysh?». Allora quell’uomo li condusse attraverso un impervio sentiero montano. Questa spedizione fu estremamente dura per i musulmani. Alla fine giunsero a una pianura ai margini della valle. Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse ai musulmani: «Dite: “Chiediamo perdono ad Allah e ci pentiamo”». Tutti lo dissero. Allora il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Queste furono proprio le parole che Mosè (pace su di lui) ordinò ai Figli d’Israele di pronunciare; ma essi rifiutarono di dirle».»
In seguito, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ordinò a tutti di avanzare verso la valle di al-Hudaybiyya, situata nella parte bassa della Mecca, passando a destra attraverso Jamz e dirigendosi verso Saniyyat al-Murar. L’esercito musulmano partì secondo le sue istruzioni. Il reparto di cavalieri avanzati dei Quraysh, osservando da un’altra direzione l’avanzata dell’esercito musulmano, tornò rapidamente dai Quraysh. Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) giunse con tutti i suoi a Saniyyat al-Murar, e proprio lì la sua cammella si fermò. La gente disse: «La cammella si è fermata». Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «La cammella non si è fermata, né è sua abitudine fermarsi. Tuttavia, ciò che trattenne l’esercito di elefanti di Abraha è ciò che le impedisce di dirigersi verso la Mecca. Oggi accetterò qualunque proposta i Quraysh mi facciano appellandosi ai legami di sangue». Poi ordinò ai suoi compagni di fermarsi. Tutti dissero: «O Messaggero di Allah, qui non c’è affatto acqua. Come possiamo fermarci qui?». Egli estrasse una freccia, la consegnò a un Compagno e gli ordinò di gettarla in un pozzo asciutto. Quando questi ebbe lanciato la freccia, il pozzo si riempì d’acqua e i musulmani si fermarono lì.
Quando il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ebbe stabilito il campo, giunse da lui Budayl ibn Warqa con alcuni uomini della tribù dei Khuza’a. Essi conversarono con il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) e gli chiesero: «Con quale intenzione sei venuto?». Egli spiegò che non era venuto con l’intenzione di fare la guerra; era venuto soltanto a visitare la sacra Ka’ba e a renderle onore. Disse loro le stesse cose che aveva detto a Bishr ibn Abu Sufyan. Essi tornarono dai Quraysh e dissero: «O Quraysh, avete deciso con troppa fretta riguardo a Muhammad. In realtà non è venuto per combattere; è venuto soltanto a visitare la Ka’ba».
Sentito ciò, i Quraysh li accusarono a loro volta e rivolsero loro parole spiacevoli. Dissero: «Anche se egli non fosse venuto per combattere, non gli permetteremo mai di entrare alla Mecca con la forza. Anche i comuni Arabi sanno che gli abitanti della Mecca non hanno mai permesso a nessuno di entrare in questa città con la forza».
Tutti i membri della tribù di Khuzāʿa, musulmani e politeisti senza distinzione, erano sinceramente ben disposti verso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e custodivano tutti i suoi segreti. Qualunque cosa accadesse alla Mecca, non gliela nascondevano mai.
I Quraysh inviarono al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Mikrāz ibn Ḥafṣ ibn Akhyāf. Quando lo vide avvicinarsi, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, osservò da lontano: «Quest’uomo è un traditore». Quando Mikrāz giunse da lui e conversò con lui, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli disse le stesse cose che aveva detto a Budayl e ai suoi compagni. Mikrāz tornò dai Quraysh e riferì loro tutto ciò che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva detto.
In seguito i Quraysh inviarono dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Ḥulayṣ ibn ʿAlqama, o ibn Zabān. Appena lo vide, egli osservò: «Quest’uomo appartiene a un popolo timorato di Dio. Portate davanti a lui i nostri animali destinati al sacrificio». Quando Ḥulayṣ vide passare davanti a sé una grande mandria di cammelli recanti i segni del sacrificio, con il pelo caduto sui loro corpi perché da molto tempo non erano giunti al luogo del sacrificio, tornò dai Quraysh e raccontò loro ciò che aveva visto. La vista degli animali destinati al sacrificio lo aveva tanto impressionato che non gli rimase più alcun dubbio sul fatto che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fosse venuto allo scopo di compiere la ʿumra, e non ritenne nemmeno necessario incontrarlo per interrogarlo. Udito ciò, i Quraysh dissero: «Siediti e taci. Sei un beduino ignorante: che cosa puoi capire?». A queste parole si adirò e disse: «O Quraysh! Non ci siamo alleati con voi per compiere simili azioni, né abbiamo stretto un patto con voi per questo. Si impedirà forse a colui che è venuto a visitare la Casa di Allah e a onorarla? Giuro solennemente che, se non permetterete a Muḥammad di portare a compimento il nobile scopo per cui è venuto, me ne andrò insieme a tutta la mia tribù e vi abbandonerò tutti in una volta». Gli dissero: «Ḥulayṣ, fermati un momento! Lasciaci arrivare a una decisione condivisa».
In seguito i Quraysh inviarono ʿUrwa ibn Masʿūd al-Thaqafī dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli venne a sedersi davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Muḥammad, hai forse radunato questa grande folla per sottomettere i tuoi parenti? Sappi però che anche i Quraysh sono usciti preparati allo scontro, assumendo l’aspetto di leoni con la loro debole carovana di cammelli. Hanno giurato davanti ad Allah che non ti permetteranno mai di entrare in città con la forza. Per Allah, molto presto tutta questa gente ti lascerà solo e si separerà da te». Abū Bakr al-Ṣiddīq, che Allah sia soddisfatto di lui, era seduto dietro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e ascoltava quelle parole. Adirato, disse: «Va’ a leccare il clitoride di al-Lāt! Pensi forse che abbandoneremo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e ce ne andremo?». ʿUrwa domandò: «Chi è quest’uomo?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «È il figlio di Abū Quḥāfa». Rivolgendosi ad Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, ʿUrwa disse: «Un tempo mi facesti un favore; altrimenti oggi avrei vendicato le parole che hai pronunciato. In cambio di quel favore, lascio correre». Poi, mentre parlava, ʿUrwa cominciò a toccare la barba del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In quel momento Mughīra ibn Shuʿba, che Allah sia soddisfatto di lui, rimase in piedi accanto al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, con la spada in mano. Ogni volta che ʿUrwa toccava la barba del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Mughīra gli dava un colpetto sulla mano con la spada e diceva: «Non mettere la mano sul volto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace; altrimenti questa spada cadrà sul tuo collo». ʿUrwa disse: «Vergogna a te! Quanto sei rozzo e duro di cuore». Vedendo ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sorrise. ʿUrwa domandò: «O Muḥammad, chi è costui?». Egli rispose: «È tuo nipote Mughīra ibn Shuʿba». (Mughīra e ʿUrwa appartenevano entrambi alla tribù dei Banū Thaqīf.) ʿUrwa disse: «O ingrato! Proprio l’altro giorno ti ho reso un enorme servizio». In seguito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, conversò con ʿUrwa e gli spiegò che non era venuto per combattere. Ibn Hisham dice: prima di abbracciare l’Islam, Mughīra aveva ucciso tredici uomini della famiglia Banū Mālik, appartenente ai Banū Thaqīf. Di conseguenza tra le due famiglie era sorta una forte tensione. Allora Mughīra aiutò i Banū Mālik pagando tredici riscatti per ottenere la propria liberazione e favorì una riconciliazione tra le due famiglie. Qui ʿUrwa allude proprio a quell’episodio.
ʿUrwa ibn Masʿūd si congedò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Aveva visto quanto i Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo venerassero e lo onorassero. Quando egli faceva le abluzioni, tutti gareggiavano e si contendevano l’acqua delle sue abluzioni; quando sputava, si affrettavano a raccogliere ciò che aveva sputato, e quando gli cadeva un capello, tutti cercavano di impadronirsene. Tornato dai Quraysh, disse: «O Quraysh! Ho visto l’imperatore di Persia, Cosroe, l’imperatore di Roma, Cesare, e il Negus, imperatore d’Abissinia, circondati dai loro apparati regali. Ma, per Allah, non ho mai visto nessun re essere venerato e rispettato dai suoi sudditi quanto Muḥammad lo è dai suoi Compagni. Essi non sono disposti, per nessun prezzo, ad abbandonare Muḥammad inerme davanti al nemico. In queste circostanze, fate ciò che ritenete opportuno».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò Khirāsh ibn Umayya al-Khuzāʿī alla Mecca, presso i Quraysh. Lo fece montare sul proprio cammello, Thaʿlab, e lo mandò dai capi affinché spiegasse lo scopo della sua venuta. Essi tentarono di uccidere il cammello del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e di uccidere Khirāsh, che Allah sia soddisfatto di lui. Tuttavia, alcuni uomini appartenenti a diverse tribù si unirono per proteggerlo e liberarlo. In seguito egli tornò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Dopodiché decise di mandare ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lui, dai capi dei Quraysh alla Mecca, per spiegare loro lo scopo della sua venuta. Ma ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «O Messaggero di Allah, temo che i Quraysh mi uccidano. Alla Mecca non c’è nessuno dei Banū ʿAdī ibn Kaʿb che possa proteggermi dalle loro grinfie. Inoltre essi sanno bene quanto io sia un loro acerrimo nemico. Manda piuttosto ʿUthmān ibn ʿAffān, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli è molto più influente di me presso gli abitanti della Mecca». Subito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò ʿUthmān, che Allah sia soddisfatto di lui, affinché spiegasse agli abitanti della Mecca che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non era venuto con l’intenzione di combattere, bensì per compiere la ʿUmra. ʿUthmān, che Allah sia soddisfatto di lui, partì. Dopo essere entrato in città, incontrò Abān ibn Saʿīd, che gli concesse protezione. Così poté trasmettere il messaggio del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. ʿUthmān, che Allah sia soddisfatto di lui, incontrò Abū Sufyān e gli altri capi dei Quraysh e trasmise loro il messaggio del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Essi dissero a ʿUthmān: «Ascolta, ʿUthmān, se vuoi circumambulare la Kaʿba, fallo pure». ʿUthmān rispose: «Non lo farò finché il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non avrà circumambulato la Kaʿba». I Quraysh trattennero ʿUthmān, che Allah sia soddisfatto di lui. Intanto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i musulmani udirono la notizia che ʿUthmān, che Allah sia soddisfatto di lui, era stato martirizzato.
La Bayʿat al-Riḍwān
Ibn Isḥāq dice: ʿAbdullah ibn Abū Bakr mi ha riferito che, nel momento stesso in cui il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, udì che ʿUthmān, che Allah sia soddisfatto di lui, era stato ucciso, disse: «Non lascerò questo luogo senza combattere i Quraysh». Fece prestare ai musulmani il giuramento di combattere. Questa fu la Bayʿat al-Riḍwān. Questo giuramento fu prestato sotto un albero. La gente comune diceva: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece prestare giuramento di sacrificare la propria vita». Jābir ibn ʿAbdullah, che Allah sia soddisfatto di lui, invece diceva che non si trattava di un giuramento di sacrificare la propria vita, bensì di un giuramento prestato affinché non fuggissimo. [78. Ibn Hishām ha riferito che Abū Sinān al-Asadī, che Allah sia soddisfatto di lui, fu il primo a prestare il giuramento.]
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece prestare il giuramento a tutti i musulmani. Nessuno ne fu escluso, tranne un uomo. Il nome dell’escluso era Jadd ibn Qays. Apparteneva ai Banū Salama. Jābir ibn ʿAbdullah, che Allah sia soddisfatto di lui, diceva: «Quest’uomo si sottrasse al giuramento nascondendosi sotto il ventre di un cammello. La scena in cui si nascondeva è ancora davanti ai miei occhi».
Infine il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, seppe con certezza che la notizia dell’uccisione di ʿUthmān, che Allah sia soddisfatto di lui, era falsa.
Il trattato di pace, o la tregua di al-Ḥudaybiyya
I Quraysh inviarono Suhayl ibn ʿAmr dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Lo mandarono con l’ordine di raggiungere un accordo con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. L’unico obiettivo di tale accordo era che Muḥammad tornasse indietro senza entrare alla Mecca, come in quell’anno. In tal modo gli Arabi non avrebbero mai potuto dire che Muḥammad era entrato alla Mecca con la forza contro i Quraysh.
Suhayl ibn ʿAmr giunse dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Vedendolo arrivare, egli disse: «Quest’uomo è stato mandato proprio ora perché i Quraysh hanno certamente deciso di concludere una tregua». Suhayl arrivò e intrattenne una discussione molto lunga. Poi le due parti raggiunsero un accordo riguardo alla tregua.
Mentre mancava soltanto che la decisione dell’accordo di pace fosse definitivamente approvata e messa per iscritto, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lui, si recò di corsa da Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, e disse: «O Abū Bakr, egli non è forse il Messaggero di Allah?». Abū Bakr rispose: «Sì». ʿUmar disse: «Non siamo forse musulmani?». Abū Bakr rispose: «Certamente». ʿUmar disse: «I Quraysh non sono forse politeisti?». Abū Bakr rispose: «Sì». ʿUmar domandò ancora: «Perché, allora, stiamo per sottometterci in questo modo riguardo alla nostra religione?». Abū Bakr rispose: «O ʿUmar, obbediscigli. Io attesto che Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è il Messaggero di Allah». ʿUmar disse: «Anch’io attesto che egli è il Messaggero di Allah».
Poi si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Messaggero di Allah, non sei forse il Messaggero di Allah?». Egli rispose: «Sì». ʿUmar disse: «Essi non sono forse politeisti?». Egli rispose: «Sì». ʿUmar domandò ancora: «Per quale motivo, allora, stiamo per tollerare questa umiliazione riguardo alla nostra religione?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Io sono il servo e il Messaggero di Allah. Non disobbedirò mai al Suo comando, ed Egli non mi farà mai smarrire».
In seguito ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, diceva: «Per tutta la vita ho cercato di espiare quella mia condotta erronea di quel giorno attraverso l’elemosina, la preghiera, il digiuno e la liberazione degli schiavi. Ho fatto tutto questo per sfuggire alle cattive conseguenze delle mie parole. Alla fine ho cominciato a sperare di riceverne un buon esito».
Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiamò ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che Allah sia soddisfatto di lui, e disse: «Scrivi: Bismillāh al-Raḥmān al-Raḥīm». Suhayl disse: «Queste sono parole che non conosco. Scrivi piuttosto: Bismika Allāhumma» — «Nel Tuo nome, o Allah». Poi egli disse: «Scrivi: il Messaggero di Allah, Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha concluso con Suhayl ibn ʿAmr un accordo di pace nei seguenti termini». Non appena ebbe pronunciato queste parole, Suhayl ibn ʿAmr esclamò: «Se ti riconoscessi come Messaggero di Allah, non avrei combattuto contro di te. Scrivi soltanto il tuo nome e quello di tuo padre». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Va bene, scrivi dunque: Muḥammad, figlio di ʿAbd Allāh, ha concluso con Suhayl, figlio di ʿAmr, un accordo di pace nei seguenti termini. Entrambe le parti hanno convenuto che la guerra sarà sospesa per dieci anni. Durante questi dieci anni, la gente godrà di piena pace e sicurezza e si asterrà da ogni tipo di aggressione reciproca. Se qualcuno dei Quraysh si recherà da Muḥammad senza il permesso del proprio tutore, egli lo rimanderà indietro. Se invece uno dei compagni di Muḥammad si recherà dai Quraysh, i Quraysh non lo rimanderanno indietro. Il nostro accordo non sarà mai violato. Entrambe le parti lo osserveranno con sincerità e piena dedizione. Nessuno tradirà né si occuperà di traffici clandestini. Chiunque desideri aderire a questo accordo o concluderne uno nuovo con una delle due parti — Muḥammad o i Quraysh — potrà farlo liberamente». Non appena questa clausola fu proclamata, la tribù dei Banū Khuzaʿa concluse immediatamente un’alleanza con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i Banū Bakr con i Quraysh. Nell’accordo di pace fu inoltre scritto: «Tu, Muḥammad, quest’anno tornerai indietro senza entrare nella nostra città, Mecca. L’anno prossimo apriremo per te le porte della Mecca e ci allontaneremo altrove. Entrerai liberamente e soggiornerai a Mecca per tre giorni insieme ai tuoi compagni. Potrai portare con te le spade nel fodero; non sarai obbligato a entrare senza spade».
Mentre l’accordo di pace veniva redatto sotto la supervisione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e di Suhayl ibn ʿAmr, proprio in quel momento giunse sul posto Abū Jandal, figlio di Suhayl ibn ʿAmr, incatenato. Era fuggito e si era rifugiato presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In quel momento, i compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non erano presenti sul posto. Erano già divenuti dubbiosi riguardo alla vittoria indicata dal sogno visto in precedenza dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Perciò, quando videro inserire nell’accordo la clausola secondo cui sarebbero tornati indietro quell’anno senza compiere lʿumra, e videro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tollerarla e accettarla, si trovarono in grande difficoltà e furono sul punto di smarrirsi. D’altra parte, vedendo Abū Jandal, Suhayl ibn ʿAmr perse il controllo, gli diede un violento schiaffo sul volto e lo afferrò per la veste sul petto. Diceva: «O Muḥammad, il patto tra te e me è stato concluso prima dell’arrivo di Abū Jandal». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «È vero». Allora egli cominciò a trascinare con forza Abū Jandal, tenendolo per la veste sul petto, per rimandarlo a Mecca. Abū Jandal gridava a gran voce: «O musulmani, sarò forse rimandato proprio dai Quraysh che mi perseguitano perché ho abbracciato l’Islam?». A quelle sue grida disperate, l’ira dei musulmani aumentò ancora. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O Abū Jandal, abbi pazienza e sii soddisfatto della tua condizione. Allah predisporrà una soluzione per liberare te e gli altri musulmani indifesi e perseguitati come te che si trovano a Mecca. Abbiamo concluso con i Quraysh un accordo di pace e tregua. Abbiamo preso Allah a testimone e ci siamo reciprocamente impegnati a rispettarlo. Non violeremo l’impegno che abbiamo preso con loro».
ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lui, corse da Abū Jandal e disse: «O Abū Jandal, abbi pazienza. Essi sono politeisti. Il sangue di tutti loro equivale al sangue dei cani». Mentre pronunciava queste parole, ʿUmar porgeva la propria spada ad Abū Jandal. Dice di aver sperato che Abū Jandal prendesse la spada e uccidesse suo padre. Tuttavia, alla fine, egli si lasciò indebolire dall’affetto verso il padre e la cosa rimase lì.
Terminata la redazione del documento, molti appartenenti a entrambe le parti, musulmana e politeista, ne furono testimoni. Tra i testimoni più importanti vi erano Abū Bakr al-Ṣiddīq, che Allah sia soddisfatto di lui, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lui, ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf, che Allah sia soddisfatto di lui, ʿAbd Allāh ibn Suhayl ibn ʿAmr, Saʿd ibn Abī Waqqāṣ, Maḥmūd ibn Maslama, Miqrāz ibn Ḥafṣ e ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che Allah sia soddisfatto di lui. Miqrāz era ancora politeista, mentre ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di lui, era il redattore del documento.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era preoccupato di come sacrificare i cammelli destinati al sacrificio e liberarsi dello stato di iḥrām. A quel tempo stava ancora pregando in stato di iḥrām. Quando l’accordo fu firmato, sacrificò il proprio animale sacrificale e si rasò la testa. Immediatamente anche tutti i compagni sacrificarono i loro animali e si rasero la testa. Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si mise in viaggio verso Medina. Mentre si trovava ancora tra Mecca e Medina, fu rivelata la sūra al-Fatḥ:
«O Profeta, in verità ti abbiamo concesso una vittoria manifesta, affinché Allah perdoni i tuoi peccati passati e futuri, completi su di te il Suo favore e ti guidi sulla retta via.»
Allah dice inoltre: «Allah ha reso vera la visione del Suo Messaggero. Egli aveva visto in sogno che sarebbe entrato presto alla Mecca, al sicuro e senza timore. Se Allah vuole, entrerete certamente nella Moschea Sacra, al sicuro, con il capo rasato o i capelli accorciati, senza paura. Egli, il Messaggero di Allah, ha conosciuto ciò che voi non avete conosciuto. Dopo quell’evento, il trattato di Hudaybiyya, Egli ha stabilito una vittoria imminente.»
Al-Zuhrī dice: tra tutte le vittorie ottenute dall’Islam in precedenza, questa, il trattato di Hudaybiyya, fu la più grande. Prima, ogni volta che la gente si trovava di fronte all’avversario, entrava in guerra. Ma, una volta concluso il trattato, la guerra ebbe fine e, di conseguenza, le persone ebbero l’opportunità di frequentarsi e conversare liberamente e senza timore. Così l’Islam cominciò a diffondersi ampiamente. In quel periodo accadde che, ogni volta che si discuteva dell’Islam con una persona dotata anche solo di un minimo di buon senso, essa abbracciava l’Islam. Nei due anni successivi al trattato, il numero di coloro che abbracciarono l’Islam non fu affatto inferiore a quello complessivo di coloro che lo avevano abbracciato prima del trattato; anzi, fu maggiore. (79. Ibn Hisham dice: una prova a sostegno di questa affermazione di al-Zuhrī è che il Messaggero di Allah si recò a Hudaybiyya con 1.400 musulmani. Soltanto due anni dopo, quando partì per la conquista della Mecca, con lui c’erano diecimila musulmani.)
La conquista di Khaybar: il mese di Muharram del 7º anno dell’Egira
Dopo essere tornato da Hudaybiyya, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trascorse a Medina il mese di Dhu al-Hijja e una parte del mese di Muharram. I politeisti non compirono il pellegrinaggio quell’anno. Nella parte finale di Muharram, egli partì per la spedizione contro Khaybar.
Abū Muʿāṭṭab ibn ʿAmr, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse a Khaybar, disse ai Compagni: «Fermatevi». Ero tra loro. Poi disse: «O Allah, Signore dei cieli, della terra e di tutto ciò che si trova tra loro, Sovrano assoluto di tutti i demoni e di coloro che essi hanno traviato, Signore assoluto del vento e di tutto ciò che esso sospinge, trasporta e solleva, chiediamo rifugio presso di Te da ogni male proveniente da questa località e dai suoi abitanti. Avanzate nel nome di Allah». Egli pronunciava queste parole ogni volta che entrava in una località.
Anas ibn Mālik, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non attaccava mai una popolazione prima del mattino. Se sentiva l’adhān, si fermava; se non lo sentiva, attaccava. Arrivammo a Khaybar durante la notte e ci fermammo per riposare, ma non sentimmo alcun adhān. Poi egli riprese la marcia con noi. Io ero in sella dietro Abū Ṭalḥa e i miei piedi toccavano quelli del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Al mattino, i lavoratori di Khaybar uscivano per il lavoro quotidiano portando zappe e ceste. Vedendo il Messaggero di Allah e il suo esercito, esclamarono stupiti: «Che disgrazia! A quanto pare, Muḥammad è arrivato con il suo esercito!». Dicendo ciò, fuggirono tornando indietro. Alla vista di quella scena, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Allāhu akbar! Khaybar è caduta. Ogni volta che giungiamo in una località, il mattino dei suoi abitanti diventa nefasto.»
Ibn Isḥāq dice: quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si recò da Medina a Khaybar, passò sopra il monte di Isr. Per questo motivo vi fu costruita una moschea. Poi passò attraverso Ṣahāba. In seguito si fermò con tutto il suo esercito nella valle di Rājiʿ. Qui si stabilì tra Khaybar e i Ghatafān, affinché i Ghatafān non potessero aiutare gli abitanti di Khaybar. Essi aiutavano sempre gli ebrei di Khaybar contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Avendo udito dell’arrivo del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, i Ghatafan raccolsero un gruppo di guerrieri e si misero in marcia per rafforzare gli Ebrei di Khaybar. Dopo aver percorso una breve distanza, udirono le grida di allarme per un pericolo abbattutosi sulle loro famiglie e sui loro beni, che avevano lasciato indietro. Pensarono che i musulmani avessero forse attaccato le loro famiglie da un’altra direzione. Tornarono quindi indietro e si dedicarono alla protezione delle rispettive famiglie e dei propri beni, lasciando gli abitanti di Khaybar ad affrontare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cominciò a conquistare gradualmente, una dopo l’altra, le ricchezze e le fortezze degli Ebrei di Khaybar. Per prima conquistò la loro fortezza di Na’im. Lì fu martirizzato il Compagno Mahmud ibn Maslama. Fu colpito e ucciso dal lancio della macina di un mulino per il grano. In seguito fu conquistata la fortezza di Abu al-Huqayq, Qamus. Da lì egli catturò alcuni Ebrei; tra loro vi era Safiyya, figlia di Huyayy ibn Akhtab. Ella era la moglie di Kinana ibn al-Rabi’. Furono catturate anche due sue cugine. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scelse Safiyya per sé. Dihya ibn Khalifa al-Kalbi aveva chiesto Safiyya al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Poiché egli l’aveva scelta per sé, diede a Dihya sua cugina. Infine, i prigionieri catturati a Khaybar furono distribuiti fra tutti i Compagni.
Una dopo l’altra, le fortezze di Khaybar e le loro ricchezze passavano nelle mani del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Restavano ancora da conquistare soltanto le due fortezze chiamate Watih e Sulalim. Alla fine egli conquistò entrambe. Le tenne sotto assedio per più di dieci giorni.
Il capo ebreo Marhab, dopo essersi armato, avanzò per affrontare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e cominciò a recitare una poesia che incitava alla battaglia. La poesia era la seguente:
«Tutta Khaybar sa che io sono Marhab (cioè molto potente).
Un eroe esperto e navigato, abile nel colpire con le armi.
Talvolta trafiggo da parte a parte, talvolta infliggo un colpo possente.
Quando le tigri avanzano furiose, neppure
nessuno può avvicinarsi a me.»
Sfidò: «Venite, chi è pronto a combattere in duello con me?». Kaʿb ibn
Malik (che Allah sia soddisfatto di lui), dopo aver recitato il canto di guerra, gli rispose dicendo:
«Khaybar sa che io sono Kaʿb. Io scaccio il dolore e le avversità; sono coraggioso e incrollabile.
Quando la battaglia infuria, una battaglia segue l’altra senza sosta.
Possiedo una spada affilata come il bagliore di un fulmine.
Vi calpesteremo affinché ogni difficoltà giunga al termine.
Per questo saremo ricompensati, oppure giungeranno nelle nostre mani
abbondanti bottini di guerra! (Essi giungeranno) sotto i colpi di pugni fragorosi come il tuono».
e non ci sarà motivo di biasimo al riguardo.»
Il Messaggero di Allah disse: «Chi è pronto a combattere contro quest’uomo?» Muhammad ibn
Maslama (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «O Messaggero di Allah, sono pronto a combattere contro di lui. Per Allah, sono un combattente molto agguerrito. Voglio vendicarmi di lui per l’uccisione di un mio parente. Ieri ha ucciso mio fratello, Mahmud ibn Maslama.» Il Messaggero di Allah disse: «Va’. O Allah, aiutalo a sconfiggere Marhab.» Quindi ebbe inizio un’aspra battaglia tra Muhammad ibn Maslama e Marhab. Un vecchio albero si ergeva tra loro come riparo. Entrambi cominciarono a ripararsi alternativamente dietro quell’albero. A un certo punto, la spada di Marhab rimase incastrata nello scudo di Muhammad ibn Maslama. Immediatamente Muhammad ibn Maslama colpì Marhab con la spada e lo uccise.
Dopo l’uccisione di Marhab, suo fratello Yasar avanzò lanciando un ruggito. Secondo Hisham ibn Urwa, al-Zubayr ibn al-Awwam andò a combattere contro di lui. Quando lo seppe, sua madre Safiyya bint Abd al-Muttalib chiese: «O Messaggero di Allah, mio figlio sarà ucciso?» Egli rispose: «No, tuo figlio, se Allah vuole, ucciderà Yasar.» E al-Zubayr uccise davvero Yasar.
Salama ibn Amr ibn al-Akwa disse: Il Messaggero di Allah inviò Abu Bakr al-Siddiq (che Allah sia soddisfatto di lui) con lo stendardo per conquistare una delle fortezze di Khaybar. Egli combatté e, pur facendo grandi sforzi, non riuscì a conquistare la fortezza e tornò indietro. Il giorno seguente inviò Umar ibn al-Khattab (che Allah sia soddisfatto di lui). Anch’egli combatté strenuamente, ma tornò sconfitto. Allora il Messaggero di Allah disse: «Domani mattina darò lo stendardo a un uomo che ama Allah e il Suo Messaggero. Allah concederà la conquista della fortezza per mano sua. Egli non è un uomo che fugge mai dal campo di battaglia.» Il Messaggero di Allah chiamò Ali (che Allah sia soddisfatto di lui). In quel momento soffriva di un disturbo agli occhi. Il Messaggero di Allah gli sputò sugli occhi e disse: «Avanza con questo stendardo e continua a combattere finché Allah non ti concederà la vittoria.»
Salama disse: Egli avanzò. Possedeva una forza, un vigore e un coraggio straordinari, tali da sottomettere il nemico. Si muoveva correndo avanti e indietro, facendo mosse evasive. Noi lo seguivamo alle sue spalle. Egli piantò lo stendardo in un mucchio di pietre sotto la fortezza. Dall’alto, un ebreo lo vide e chiese: «Chi sei?» Egli rispose: «Sono Ali, figlio di Abu Talib.» L’ebreo disse: «Per il giuramento della Torah! Avete vinto.» Alla fine Allah concesse la vittoria per mano di Ali.
Il Messaggero di Allah assediò gli abitanti di Khaybar nelle loro due fortezze, al-Watih e al-Sulalim. Quando si resero pienamente conto che non avevano altra scelta se non la morte, gli chiesero di risparmiare loro la vita e proposero di essere espulsi da Khaybar. Il Messaggero di Allah accettò la proposta e risparmiò loro la vita. In precedenza aveva già conquistato tutte le fortezze, eccetto quelle due, insieme a tutti i beni immobili e mobili, alle terre di al-Natah e di al-Qusayba e ai loro possedimenti. Gli abitanti di Fadak vennero a conoscenza di tutta la vicenda. Chiesero al Messaggero di Allah di risparmiare loro la vita, di non espellerli e di lasciar loro le terre e i beni. Il Messaggero di Allah accolse la loro richiesta. Tra coloro che si recarono da lui a nome degli ebrei per presentare questa richiesta vi era Muhayisa ibn Masud, appartenente ai Banu Haritha. Gli abitanti di Khaybar accettarono inizialmente queste condizioni, ma in seguito chiesero di non essere espulsi e di essere incaricati di coltivare la terra sulla base di una divisione a metà del raccolto. Sostennero che erano loro a saper coltivare meglio quelle terre e che erano i più esperti e competenti in tale attività. Il Messaggero di Allah approvò la proposta e raggiunse con loro un accordo. Stabilì tuttavia la condizione che avesse il diritto di espellerli ogni volta che lo desiderasse. Anche gli abitanti di Fadak accettarono un accordo con lui a questa condizione. Così Khaybar divenne proprietà comune dei musulmani, mentre Fadak divenne proprietà personale del Messaggero di Allah, poiché per conquistarla non era stata necessaria alcuna spedizione militare.
Dopo questi accordi, proprio quando il Messaggero di Allah tirò un sospiro di sollievo, Zaynab bint al-Harith, moglie di Sallam ibn Mishkam, gli regalò una capra arrosto. Prima di mandargli la capra arrosto, chiese: «Quale parte della capra preferisce mangiare il Messaggero di Allah?» Le fu detto che preferiva la carne della coscia. Allora mise una grande quantità di veleno nella coscia. Poi avvelenò l’intera capra e la portò al Messaggero di Allah. Egli masticò un pezzo di carne, ma non lo inghiottì. Anche il compagno Bishr ibn al-Bara ibn Marur era seduto a mangiare con lui. Bishr prese a sua volta un pezzo di carne, se lo mise in bocca e lo masticò. Lo sputò. Il Messaggero di Allah, invece, lo rigettò e lo gettò via. Disse: «Questo osso mi informa che è avvelenata.» Poi fece chiamare la donna e la interrogò. Ella confessò. Egli le chiese: «Perché hai fatto una cosa simile?» Lei rispose: «Sai bene come hai trattato la mia gente. Ho pensato di avvelenarti in questo modo. Se sei un re, mi salverò dalle tue mani; se invece sei un profeta, allora sarai avvertito da parte di Allah.» Dopo aver udito ciò, il Messaggero di Allah la perdonò. Tuttavia Bishr morì a causa del pezzo che aveva mangiato. Dopo aver completato la conquista di Khaybar, il Messaggero di Allah si recò a Wadi al-Qura. Tenne gli abitanti sotto assedio per alcuni giorni, poi partì per Medina.
A Khaybar o in qualche luogo lungo il cammino, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trascorse la prima notte di nozze con Safiyya. Umm Sulaym bint Milhan, madre di Anas ibn Malik, che Allah sia soddisfatto di lui, aveva adornato Safiyya come una sposa. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trascorse con lei la prima notte di nozze in una tenda simile a una cupola. Intanto Abu Ayyub Khalid ibn Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, rimase sveglio tutta la notte, con la spada sguainata, a fare la guardia al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Per tutta la notte pattugliò i dintorni della tenda. Al mattino, vedendolo, il Messaggero di Allah gli chiese: «Che succede, Abu Ayyub?». Egli rispose: «O Messaggero di Allah, stavo facendo la guardia per timore che questa donna potesse arrecarti qualche danno, poiché hai fatto uccidere suo padre, suo marito e altri membri della sua tribù. Inoltre, ha abbracciato l’Islam solo da poco. Per questo temevo che potesse arrecarti qualche pericolo». Alcuni riferiscono che, udite queste parole, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O Allah, proteggi Abu Ayyub così come egli ha vegliato tutta la notte per proteggermi».
Sulla via del ritorno da Khaybar, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si fermò in un luogo. Verso la fine della notte disse: «Chi può assumersi il compito di svegliarci all’ora della preghiera dell’alba, così che ora possiamo dormire?». Bilal, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «O Messaggero di Allah, posso assumermi io questo compito». Allora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i musulmani che lo accompagnavano si fermarono e si addormentarono. Durante la notte Bilal, che Allah sia soddisfatto di lui, iniziò a pregare. Dopo aver pregato per un po’, si sedette appoggiandosi al cammello, aspettando l’alba. A un certo punto si addormentò. Di conseguenza, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i combattenti musulmani non riuscirono a svegliarsi all’ora stabilita. Si svegliarono solo quando furono colpiti dal calore del sole cocente. Il primo a svegliarsi fu il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Appena si alzò, disse a Bilal, che Allah sia soddisfatto di lui: «Bilal, che cosa hai fatto oggi?». Egli rispose: «O Messaggero di Allah, sono stato sopraffatto anch’io da quel sonno che ha sopraffatto te». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Hai detto la verità». Poi avanzò per un breve tratto con il proprio cammello. Quindi lo fermò ed eseguì l’abluzione. Anche i Compagni eseguirono l’abluzione. Poi ordinò a Bilal di recitare l’iqama per iniziare la preghiera. Egli recitò l’iqama, e allora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, guidò i Compagni nella preghiera. Al termine della preghiera si rivolse ai Compagni e disse: «Se mai dimenticate di pregare, pregate non appena ve ne ricordate, poiché Allah ha detto: “Istituisci la preghiera per ricordarti di Me”».
Dopo la conquista di Khaybar, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, affidò a Ibn Luqaym al-Abasi, che Allah sia soddisfatto di lui, l’allevamento di tutti i polli e degli animali domestici di Khaybar. La conquista di Khaybar fu completata nel mese di Safar. Ibn Luqaym recitò una poesia su Khaybar, che recita così:
«Da un Profeta circondato da un impavido esercito vestito di bianco,
Nata fu attaccata,
quando gli abitanti di Nata furono dispersi qua e là,
e anche le due tribù, Aslam e Ghifar, furono separate tra loro,
allora furono certi della sconfitta».
La gente dei Banū ʿAmr ibn Zurʿar vide, fin dal mattino,
che gli abitanti di al-Shiqqah erano sprofondati nell’oscurità più profonda in pieno giorno.
Su tutta la sua pianura si erano diffusi distruzione e morte.
Non avevano lasciato nulla, se non i galli che cantano all’alba.
E ogni forte era stato conquistato da ʿAbd Ashhal
o dai cavalieri dei Banū Najjār.
Ashhal e Banū Najjār sono i nomi di due tribù degli Anṣār.
E i Muhājirūn, che avevano lasciato scoperta la fronte al di sopra degli elmi—
coloro che non possono nemmeno pensare di fuggire.
Sapevo che Maometto avrebbe certamente trionfato e
sarebbe rimasto lì per generazioni.
Quel giorno, le grida e i ruggiti aprirono gli occhi degli ebrei.”
Il ritorno di Ja’far ibn Abu Talib dall’Abissinia
Ibn Hisham dice:
Al-Sha’bi riferisce che Ja’far, figlio di Abu Talib, tornò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il giorno della conquista di Khaybar. Egli gli baciò la fronte e lo abbracciò, dicendo: «Oggi non riesco a stabilire se sono più felice per la conquista di Khaybar o per il ritorno di Ja’far». Ibn Ishaq dice: Amr ibn Umayya al-Damri fu inviato dal Negus per riportare indietro i compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che erano rimasti in Abissinia. Li condusse su due navi. In quel periodo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si trovava a Khaybar, dopo aver concluso il trattato di Hudaybiyya. Tra i compagni che vivevano in esilio vi erano Ja’far ibn Abu Talib, del clan dei Banu Hashim ibn Abd Manaf, sua moglie Asma bint Umays al-Khath’amiyya e il loro figlio Abd Allah ibn Ja’far, nato durante la loro permanenza in Abissinia. Del clan dei Banu Abd Shams ibn Abd Manaf vi erano Khalid ibn Sa’id ibn Umayya, sua moglie Amina bint Khalaf, il figlio Sa’id e la figlia Ama; entrambi questi ultimi erano nati in Abissinia. Vi erano inoltre Amr, fratello di Khalid, Mu’ayqib ibn Abu Fatima, che in seguito fu nominato da Umar ibn al-Khattab tesoriere del Bayt al-mal islamico, e Abu Musa al-Ash’ari. Dei Banu Asad ibn Abd al-Uzza vi era Aswad ibn Nawfal ibn Khuwailid.
Dei Banu Abd al-Dar ibn Qusayy vi era Jiham ibn Qays.
I Banū Zuhra: ʿĀmir ibn Abī Waqqāṣ e ʿUtba ibn Masʿūd.
I Banū Taym ibn Murra: al-Ḥārith ibn Khālid ibn Ṣakhr.
I Banū Jumāḥ ibn ʿAmr: ʿUthmān ibn Rabīʿa ibn Uḥayyān.
I Banū Sahm ibn ʿAmr: Maḥmiyya ibn al-Jazāʾ.
I Banū ʿAdī ibn Kaʿb: Maʿmar ibn ʿAbd Allāh ibn Saʿdala.
I Banū ʿĀmir ibn Luʾayy: Abū Ḥātim ibn ʿAmr e Mālik ibn Rabīʿa.
I Banū al-Ḥārith ibn Fihr ibn Mālik: al-Ḥārith ibn ʿAbd al-Qays ibn Laqīṭ.
Alcune delle mogli dei musulmani che erano rimasti lì e che erano deceduti partirono con loro. Il Najāshī inviò complessivamente sedici uomini con ʿAmr ibn Ḍamra su due navi. Tra i musulmani emigrati in Abissinia, quelli che non avevano partecipato alla battaglia di Badr, che non erano rientrati mentre il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si trovava alla Mecca, ma vi erano giunti in seguito, e che il Najāshī non aveva inviato su queste due navi, il numero complessivo degli uomini era trentaquattro.
L’Umrat al-Qadāʾ: 7º anno dell’Egira: mese di Dhū al-Qaʿda
Dopo il ritorno da Khaybar, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase a Medina dal mese di Rabīʿ al-awwal fino a Shawwāl. Durante questo periodo partecipò personalmente a varie spedizioni militari oppure vi inviò altri Compagni.
Poi, nel mese di Dhū al-Qaʿda, partì alla volta della Mecca per compiere l’Umra compensativa che era stata abbandonata l’anno precedente. L’anno prima, proprio in quel mese, i politeisti gli avevano sbarrato la strada e lo avevano costretto a tornare senza compiere l’Umra. In quello stesso viaggio, i musulmani che l’anno precedente erano stati suoi compagni stavano trascorrendo il tempo tra estrema povertà, ristrettezze e sofferenze. Ibn ʿAbbās, che Allah si compiaccia di lui, disse: «I Quraysh si schierarono in fila nel loro luogo di riunione, Dār al-Nadwa, per osservare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i suoi Compagni. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrò nella Moschea Sacra, si avvolse il mantello sotto l’ascella destra e sopra la spalla sinistra, sollevò il braccio destro e, lasciando scoperta l’ascella destra, disse: “Oggi Allah avrà misericordia di chiunque mostri di essere forte”. Dopo aver detto ciò, baciò la Pietra Nera. Poi egli e i suoi Compagni cominciarono a camminare rapidamente con passo vigoroso. Quando, passando dietro la Kaʿba, furono nascosti alla vista dei Quraysh, baciarono l’Angolo Yemenita e camminarono normalmente fino a raggiungere l’Angolo Nero, completando così un giro. Quindi ripresero a camminare rapidamente con il passo vigoroso di prima. Compirono in questo modo tre giri e completarono i rimanenti camminando normalmente.»
Durante questo viaggio, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sposò Maymūna, figlia di al-Ḥārith, mentre era in stato di ihrām. ʿAbbās ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, che Allah si compiaccia di lui, fu l’artefice di questo matrimonio.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase tre giorni alla Mecca. Il terzo giorno alcuni Quraysh, guidati da Ḥuwayṭib ibn ʿAbd al-ʿUzzā, vennero dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli dissero: «Il periodo stabilito per la vostra permanenza alla Mecca è terminato. Pertanto, lascia la Mecca». (80. Cioè, il periodo di tre giorni stabilito nel trattato di al-Ḥudaybiyya.)
I Quraysh gli avevano affidato l’incarico di provvedere alla partenza del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Che male c’è se concludo il matrimonio qui, alla vostra presenza, preparo del cibo per voi e voi partecipate?». Essi risposero: «Non abbiamo bisogno del tuo cibo. Vattene».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciò la Mecca. Lasciò il suo servitore Abū Rāfiʿ a occuparsi di Maymūna, che Allah si compiaccia di lei. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, raggiunse Sarif, nei pressi di Tanʿīm. Abū Rāfiʿ giunse da lui accompagnando Maymūna, che Allah si compiaccia di lei. Qui il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, consumò il matrimonio con Maymūna e in seguito tornò a Medina. Ibn Hišām disse: secondo la narrazione di Abū ʿUbayda, al termine di questo viaggio fu rivelato il versetto: «Allah ha reso vera la visione del Suo Messaggero: entrerete certamente nella Moschea Sacra, se Allah vuole, al sicuro e senza timore, con il capo rasato o i capelli accorciati. Egli sapeva ciò che voi non sapevate e, oltre a ciò, ha decretato una vittoria imminente». (Al-Fatḥ, ultimo passo)
La battaglia di Muʾta: 8º anno dell’Egira: Jumādā al-ūlā
Trascorse a Medina il resto di Dhu al-Hijjah e il periodo fino a Rabi al-Thani. Quell’anno i politeisti guidarono e supervisionarono il pellegrinaggio. Nel mese di Jumada al-Awwal inviò in Siria un esercito musulmano sotto il comando di Zayd ibn Harithah. Questo esercito si scontrò con il nemico a Mu’tah. L’ordine del Messaggero di Allah era che, se Zayd fosse caduto martire o fosse stato ferito, il comando sarebbe passato a Ja’far e, se anche Ja’far fosse caduto martire o fosse stato ferito, ad Abdullah ibn Rawahah.
Tremila musulmani si prepararono a partire per la guerra. Quando i musulmani vennero a salutarli e a congedarsi da loro, Abdullah ibn Rawahah scoppiò in lacrime. La gente gli chiese: «Perché piangi?». Egli rispose: «Non piango per l’attaccamento al mondo né per l’affetto che provo per voi. Ho sentito il Messaggero di Allah recitare un versetto del Corano. In quel versetto, menzionando l’Inferno, viene detto:
«Ognuno di voi vi giungerà. Questa è una decisione irrevocabile del tuo Signore». (Maryam) Non so come potrò salvarmi dall’Inferno dopo essermi avvicinato ad esso». I musulmani lo consolarono dicendo: «Che Allah sia con voi! Che vi protegga dall’Inferno e vi faccia tornare sani e salvi da noi».
In risposta, Abdullah ibn Rawahah recitò questa poesia:
«Chiedo perdono al Misericordioso e spero di poter
(agli infedeli) infliggere un colpo ampio e sanguinoso.
Oppure di poter sferrare con la mia mano assetata di sangue un colpo di lancia tale
da scagliare (il nemico) rapidamente verso la morte, insieme al suo fegato e alle sue viscere
ridurrà in brandelli.
così che i passanti presso la mia tomba possano dire: «Quest’uomo»
Allah lo aveva guidato sulla via della retta guida e lo aveva reso un ghāzī, ed egli
era stato guidato sulla retta via».
Poi l’esercito si mise in marcia. Anche il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, percorse con loro una certa distanza. Dopo averli accompagnati per un tratto, li congedò e, quando tornò indietro, ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa recitò questa poesia:
«Colui al quale abbiamo dato l’addio,
Allah conceda felicità e pace, tra i palmizi, a quel migliore degli amici e al migliore di coloro che congedano». Poi l’esercito musulmano si mise in marcia. Giunti a Maʿān, un luogo dello Shām (Siria), vi fecero una sosta. Lì appresero che l’imperatore romano Eraclio aveva allestito un accampamento a Māyāb, nella regione di Balqāʾ, con centomila soldati. Altri centomila uomini delle tribù di Lakham, Judhām, Bahrāʾ e Balī si erano uniti a loro. Erano guidati da un uomo della tribù di Balī e da un altro della tribù di ʿIrāsh, suo compagno. Il suo nome era Mālik ibn Rāfila. Dopo aver appreso queste notizie, l’esercito musulmano rimase per due giorni a Maʿān, riflettendo sul da farsi. Infine decisero di inviare una lettera al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, informandolo del numero dei soldati nemici. Egli avrebbe potuto inviare altri soldati in loro aiuto oppure impartire qualunque ordine ritenesse opportuno, e loro avrebbero agito di conseguenza.
ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa incoraggiò i musulmani dicendo: «O musulmani! Ciò che oggi vi dispiace è proprio ciò che desideravate: il martirio. Noi non combattiamo contando sulla forza dei numeri né sulla superiorità numerica. Combattiamo per l’ordinamento di vita con cui Allah ci ha onorati. Avanti, dunque: una delle due cose migliori, la vittoria o il martirio, è certamente destinata a noi».
Tutti i musulmani dissero: «Per Allah, Ibn Rawaha ha detto la verità.»
In seguito i musulmani avanzarono. Quando giunsero nei pressi della frontiera di Balqa, si trovarono di fronte all’esercito riunito dei Romani e degli Arabi sotto il comando di Eraclio. Il luogo di Balqa si chiamava Masharif. I nemici si avvicinarono. I musulmani si spostarono da una parte e si stabilirono in un villaggio chiamato Mu’ta. Affidando il comando dell’ala destra dell’esercito a Qutba ibn Qatada, dei Banu ‘Udhra, e quello dell’ala sinistra all’ansari ‘Ubaya ibn Malik, i musulmani si prepararono alla battaglia. Poi iniziò un’aspra battaglia tra le due parti. Il comandante supremo Zayd ibn Haritha combatté con tutte le sue forze, portando lo stendardo del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e cadde martire. Quindi Ja‘far ibn Abu Talib prese lo stendardo. Smontò da cavallo, gli tagliò le zampe e combatté finché cadde martire. Poco prima del martirio recitò questi versi:
«Ah! Com’è meraviglioso il Paradiso e quanto è bello raggiungerne la vicinanza!
Come il Paradiso è eccellente e puro, così lo sono le sue bevande.
Il castigo dei Romani si è avvicinato; sono miscredenti e
molto inferiori a me, benché abbia ricevuto i loro colpi.»
Ibn Hisham dice:
Ho appreso da una fonte affidabile che Ja‘far ibn Abu Talib dapprima prese lo stendardo con la mano destra. Quando la spada del nemico gli recise la mano destra, prese lo stendardo con la mano sinistra. Anche quella mano fu recisa. Allora lo strinse tra i due moncherini e in seguito cadde martire sotto i colpi del nemico. Che Allah sia soddisfatto di lui. A quel tempo aveva trentatré anni. Allah l’Altissimo gli diede in Paradiso due ali, con le quali egli vola dove desidera. Si narra che un soldato romano lo avesse fatto a pezzi con un colpo di spada.
Ibn Ishaq dice: Dopo che Jaʿfar fu martirizzato, ʿAbd Allah ibn Rawaha sollevò la bandiera e avanzò in sella al suo cavallo. Scese da cavallo e cominciò a riflettere e a esitare alquanto se partecipare alla battaglia. Poi disse tra sé:
«Lo giuro, o Ibn Rawaha, devi scendere in questo campo di battaglia,
devi entrarvi, oppure devi detestarlo.
Anche se tutti gli uomini si fossero radunati al grido di guerra e tra loro
si levassero gemiti di pianto,
perché ti vedo così indifferente al Paradiso?
Hai trascorso molti giorni nella felicità e nella tranquillità,
eppure tu sei in realtà in un vecchio recipiente
Non eri altro che una goccia d’acqua.
O anima mia, anche se oggi non verrai uccisa, dovrai
morire un giorno.
Questo è il campo di battaglia della morte nel quale sei entrata.
Finora hai ottenuto tutto ciò che desideravi.
Ora, se agirai come quei due (Zayd e Ja‘far),
allora sarai guidata sulla retta via.”
Dopodiché scese da cavallo. Allora un suo cugino gli portò un pezzo di carne attaccato a un osso e glielo porse, dicendo: «Prendi, mangia questo e recupera un po’ di forza, poiché in questi ultimi giorni hai sofferto moltissimo». Egli prese il pezzo di carne e ne strappò un po’ con i denti; proprio in quel momento udì da un lato il fragore di una violenta mischia e della confusione tra la gente. Allora disse: «E io dovrei rimanere in vita?» Gettò via il pezzo di carne, avanzò con la spada in mano e cadde martire combattendo.
Poi prese lo stendardo Thābit ibn Aqram della tribù dei Banū ʿAjlān. Disse: «O musulmani! Scegliete di comune accordo un comandante». Tutti dissero: «Siate voi il nostro comandante». Egli rispose: «Non sono in grado di assumere questo incarico». Allora i musulmani nominarono comandante Khālid ibn al-Walīd. Egli prese lo stendardo e cominciò a combattere con grande valore. Conduceva l’esercito ora verso un fianco, ora di nuovo in avanti, e continuò a combattere in questo modo. Una volta, non appena si fu diretto verso un fianco, anche l’esercito romano si spostò verso quel fianco e si diede alla fuga. In seguito egli tornò a Medina con l’esercito musulmano. È stato riferito che, mentre l’esercito musulmano era attaccato dal nemico, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, diceva: «Zayd ibn Ḥāritha aveva innalzato lo stendardo ed era stato martirizzato combattendo. Poi Jaʿfar aveva innalzato lo stendardo ed era stato martirizzato combattendo». Dopo di ciò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase in silenzio. I volti degli Anṣār impallidirono, poiché pensarono che forse fosse accaduto qualcosa di spiacevole ad ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa. Dopo qualche tempo egli disse: «Dopo Jaʿfar, ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa aveva innalzato lo stendardo ed era stato martirizzato combattendo». Poi disse: «Ho visto in sogno che questi tre uomini venivano fatti salire in Paradiso su letti d’oro. Vidi che il letto di ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa era leggermente inclinato. Chiesi: “Per quale ragione è così?”. Mi fu risposto che Zayd e Jaʿfar si erano gettati in battaglia senza tardare neppure per un istante».
Khālid si mise in cammino verso Medina con i suoi uomini e il suo esercito. Quando si avvicinarono a Medina, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i musulmani in generale andarono loro incontro per accoglierli. In particolare, i bambini e le bambine correvano loro incontro con maggiore rapidità. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avanzava cavalcando un animale insieme alla gente musulmana. Disse: «Fate salire i bambini sulle rispettive cavalcature. E portatemi il figlio di Jaʿfar». ʿAbd Allāh ibn Jaʿfar fu condotto dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il quale lo fece sedere davanti a sé sulla cavalcatura.
In quel momento, i musulmani di Medina gettavano terra verso quell’esercito e dicevano: «Ehi, gruppo di fuggiaschi! Siete fuggiti dopo essere andati a combattere il jihād sulla via di Allah». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «No, non sono fuggiti; piuttosto, se Allah vuole, lanceranno nuovamente l’attacco».
In quel momento, i Compagni tornati dalla battaglia di Muʾta scoppiarono a piangere ascoltando la poesia di Ḥassān ibn Thābit. Il significato della poesia è il seguente:
«A Medina ho trascorso una notte particolarmente dolorosa
Quando tutti gli uomini dormivano, io non riuscivo a dormire.
Il ricordo dell’amico ha fatto sgorgare dai miei occhi un fiume di lacrime,
In verità, è il ricordo il principale stimolo al pianto.»
In verità, perdere un amico è una grande prova,
tuttavia vi sono molte persone nobili che, quando affrontano le prove,
mantengono la pazienza.
vidi i migliori musulmani lanciarsi in battaglia, uno dopo l’altro, schiera dopo schiera,
e subito dopo di loro si lanciarono i loro discendenti.
questi uomini, che a Muʾta subirono il martirio uno dopo l’altro,
Allah non li priverà mai della Sua vicinanza,
tra loro figura il celebre Jaʿfar, quello dalle due ali,
Zayd e Abd Allah. In verità, le cause della morte erano terribili.
Una mattina partirono per la guerra con i credenti; un uomo benedetto
era il loro comandante.
colui che tra i Banu Hashim risplendeva come la luna piena,
quel coraggioso eroe che aveva rifiutato di accettare l’oppressione.
Poi lanciò un feroce attacco contro il pagano imbattibile del campo di battaglia.
Infine, a un certo punto, crollò piegandosi pesantemente.
E divenne parte della schiera dei martiri, la cui ricompensa è il Paradiso
e fitte foreste verdeggianti.
In Jaʿfar osservavamo la sua incondizionata obbedienza a Muhammad e
la salda capacità di comando nell impartire gli ordini.
Nella stirpe dei Banū Hāshim esistono ancora i pilastri dell onore e della gloria.
Essi sono montagne dell Islam, e i loro compagni
tra quei nobili uomini dal volto sereno vi sono Jaʿfar, ʿAlī,
il veneratissimo Muḥammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Ḥamza, ʿAbbās e ʿAqīl.
In verità, ovunque si prema il legno di sandalo, da esso
È destinata a fuoriuscire soltanto l’essenza del sandalo (cioè quella profumata).
(cioè, qualunque famiglia della discendenza dei Banū Ḥamīm dia alla luce un figlio
egli sarà come i figli menzionati. In qualunque famiglia di quella stirpe
nasca, comunque.)
Quando le persone si trovano impotenti e in difficoltà di fronte a un problema arduo,
sono proprio loro a risolvere la crisi.
Essi sono tutti gli intimi di Allah; su di loro Allah
ha fatto scendere il Suo decreto e
Presso di loro è custodito quel Libro sacro.”
La conquista della Mecca: l’8º anno dell’Egira, il mese di Ramadan
Dopo la battaglia di Muʾta, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase a Medina nei mesi di Jumada al-Thani e Rajab.
In quel periodo i Banu Bakr attaccarono ingiustamente la tribù dei Banu Khuzaʿa. La causa di questo attacco risaliva a prima dell’avvento dell’Islam: quando un uomo chiamato Malik ibn ʿAbbad, appartenente ai Banu Hadrami, attraversò il territorio dei Banu Khuzaʿa per affari, gli uomini di quella tribù lo uccisero e gli sottrassero tutto ciò che possedeva. Di conseguenza, i Banu Bakr assalirono e uccisero un uomo dei Khuzaʿa. Per vendicarsi, alla vigilia dell’avvento dell’Islam, la tribù dei Khuzaʿa uccise presso i confini del Sacro Recinto i tre figli di Aswad — Salma, Kulthum e Zuwayb — che era il capo dei Banu Dayl, un ramo dei Banu Bakr. Aswad era infatti un alleato di al-Hadrami. A causa di questa vicenda, tra i Banu Bakr e i Banu Khuzaʿa perdurava una violenta tensione. Con l’avvento dell’Islam, tale tensione tra le due tribù si attenuò e la loro attenzione si rivolse all’Islam. Nel trattato di Hudaybiyya stipulato tra i Quraysh e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vi era una clausola secondo cui nessuna terza parte avrebbe potuto stringere un’alleanza con Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, o con i Quraysh. Di conseguenza, i Banu Bakr dichiararono la loro alleanza con i Quraysh, mentre i Banu Khuzaʿa dichiararono la loro alleanza con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Dopo la conclusione del trattato, i Banu Dayl, un ramo dei Banu Bakr, ritennero di aver trovato l’occasione propizia per vendicarsi dell’uccisione dei tre figli di Aswad da parte dei Banu Khuzaʿa. Perciò Nawfal ibn Muʿawiya, capo della famiglia dei Banu Dayl, intraprese l’azione di vendetta. Va notato che quest’uomo non aveva alcuna autorità sull’intera tribù dei Banu Bakr. Una notte, mentre gli uomini dei Banu Khuzaʿa si trovavano presso la loro sorgente, al-Watir, Nawfal e i suoi compagni uccisero uno dei Khuzaʿa. E da lì scoppiò il caos: le due tribù si unirono ad altre tribù e si lanciarono in una guerra furiosa. In quel momento i Quraysh fornirono armi ai Banu Bakr e molti Quraysh combatterono con loro contro i Khuzaʿa, nascosti nell’oscurità della notte. Sconvolti, i Khuzaʿa cercarono rifugio all’interno del territorio inviolabile della Moschea Sacra. Gli uomini dei Banu Dayl, animati dal desiderio di vendetta e guidati da Nawfal, li inseguirono fino al Sacro Recinto. Gli uomini dei Banu Bakr dissero a Nawfal: «O Nawfal, fermati ora. Ci troviamo all’interno del Sacro Recinto. Temi Allah!»
Allora Nawfal pronunciò parole terribili. Disse: «Oggi egli non ha alcun dio o signore. O Banu Bakr, vendicatevi! Voi non esitate nemmeno a rubare nel Sacro Recinto. (È noto che i Quraysh erano accusati di aver rubato molte preziose statue d’oro della Kaʿba.) Perché dunque ora esitate a vendicarvi qui?». In precedenza, neppure l’uccisione notturna, presso la sorgente di al-Watir, di un debole uomo dei Khuzaʿa chiamato Munabbih aveva placato la loro sete di vendetta. Munabbih era uscito insieme a un altro uomo della sua tribù, chiamato Tamim ibn Asad. Munabbih disse: «O Tamim, provvedi a metterti in salvo. Io sono ormai destinato a morire. O mi uccideranno o mi lasceranno andare». Tamim fuggì da quel luogo, mentre essi uccisero Munabbih.
Sebbene gli uomini dei Khuzaʿa avessero trovato rifugio alla Mecca nella casa di Rafi, un ex schiavo di uno dei loro alleati, Budayl ibn Warqa, molti di loro persero la vita nell’attacco congiunto dei Banu Bakr e dei Quraysh. In questo modo i Quraysh uccisero i Banu Khuzaʿa, loro alleati del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nel luogo inviolabile del Sacro Recinto, violando così il trattato di Hudaybiyya. In seguito, ʿAmr ibn Salim al-Khuzaʿi e un uomo dei Banu Kaʿb si recarono a Medina, incontrarono il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli raccontarono tutto l’accaduto. Questo episodio fu una delle cause della conquista della Mecca. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era seduto nella moschea circondato dalla gente, egli giunse da lui, recitò una poesia e gli chiese aiuto. Il senso della poesia era il seguente:
«O Signore! Desidero ricordare a Muhammad l’antica alleanza tra nostro padre e suo padre e chiedergli di rinnovarla. Voi eravate figli e noi eravamo padri. Lì abbiamo abbracciato l’Islam e non lo abbiamo abbandonato. Che Allah ti guidi sulla retta via. Aiutaci immediatamente. Invita i servi di Allah ad accorrere in nostro aiuto. Tra loro vi è il Messaggero di Allah, che è stato separato dal patto. Se viene umiliato, il suo volto sarà macchiato d’infamia. Egli si trova con un esercito che avanza come il mare, con onde di schiuma. Sappi che i Quraysh hanno violato il tuo patto. Hanno infranto la tua tregua e hanno teso per me un’imboscata nel luogo chiamato Kuda. Sono pochi di numero e relativamente deboli quanto a forza. Hanno trascorso la notte nascondendosi presso al-Watir».
Dopo aver ascoltato questa storia, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O ʿAmr, riceverai aiuto». Subito dopo, vedendo in cielo un pezzo di nuvola, disse: «È proprio questo pezzo di nuvola che darà inizio all’aiuto ai Banū Kaʿb».
In seguito Budayl ibn Warqāʾ si recò a Medina con alcuni uomini dei Banū Khuzāʿa e incontrò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Lo informò delle loro disgrazie e delle persecuzioni inflitte loro dai Quraysh, che avevano scagliato contro di loro i Banū Bakr. Poi tornò alla Mecca. Prima di allora, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva detto ai musulmani: «Potete dare per certo che Abū Sufyān verrà da voi e proporrà di rendere inviolabile il patto di tregua e di prolungarne la durata».
Mentre Budayl ibn Warqāʾ e i suoi compagni tornavano alla Mecca, incontrarono Abū Sufyān ibn Ḥarb a ʿUsfān. I Quraysh lo avevano mandato dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per rendere inviolabile il patto di tregua e prolungarne la durata, poiché avevano avuto paura per il trattamento riservato ai Banū Khuzāʿa. Non appena incontrò Budayl ibn Warqāʾ, Abū Sufyān gli chiese: «Budayl, da dove vieni?». Egli pensava che Budayl fosse andato proprio dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Budayl rispose: «Sono uscito a viaggiare in questa zona con alcuni uomini dei Banū Khuzāʿa». Abū Sufyān disse: «Non sei andato da Muḥammad?». Egli rispose: «No». Quando Budayl partì per la Mecca, Abū Sufyān si recò nel luogo in cui erano state fermate le sue cammelle e ne esaminò lo sterco. Vedendovi un nocciolo di dattero, disse: «Senza dubbio Budayl è andato da Muḥammad». Considerò quel nocciolo di dattero un segno del suo viaggio a Medina.
Poi Abū Sufyān partì e raggiunse a Medina il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, quindi andò da sua figlia, la Madre dei Credenti, Umm Ḥabība. Quando stava per sedersi sul letto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Umm Ḥabība lo ripiegò. Vedendolo, Abū Sufyān disse: «Figlia mia, non mi ritieni forse degno di sedermi su quel letto?». Umm Ḥabība rispose: «Quello è il letto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Tu sei un politeista e sei impuro. Non voglio che tu stia sul letto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace». Abū Sufyān disse: «Figlia mia, da quando ti sei allontanata da me sei diventata cattiva».
Abū Sufyān si presentò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli parlò. Ma egli non rispose ad alcuna delle sue parole. In seguito andò da Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, e gli chiese di intercedere per lui presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, respinse direttamente la richiesta.
Poi andò da ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lui, e gli rivolse una richiesta analoga. ʿUmar disse: «Che cosa stai dicendo? Dovrei forse intercedere per te presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace? Anche se non trovassi altro alleato che una lucertola, combatterei contro di te!»
Poi andò da ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che Allah sia soddisfatto di lui. Là si trovava Fāṭima, la figlia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che Allah sia soddisfatto di lei. Davanti a lei il piccolo Ḥasan, che Allah sia soddisfatto di lui, gattonava. Abū Sufyān disse: «O ʿAlī, tu sei colui che ha più compassione per me. Sono venuto da te per una necessità particolare e non voglio tornarmene senza risultato. Intercedi dunque per me presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace». Egli rispose: «Vergogna a te, o Abū Sufyān! Per Allah, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha preso una decisione riguardo a una questione, e noi non siamo in grado di parlargli di essa».
Non avendo altra via, Abū Sufyān guardò Fāṭima, che Allah sia soddisfatto di lei, e disse: «O figlia di Muḥammad, ti piacerebbe che questo tuo figlioletto ordinasse alla gente di essere protetta e che, grazie a ciò, diventasse per sempre il capo degli Arabi?». Fāṭima, che Allah sia soddisfatto di lei, rispose: «Mio figlio non è ancora in grado di proteggere la gente. Inoltre, nessuno può proteggere qualcuno contro la volontà del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace».
Abū Sufyān disse: «O ʿAlī! Vedo che la situazione mi è sfavorevole. Dammi ora un buon consiglio». ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) rispose: «Non conosco alcun consiglio che possa esserti utile. Tuttavia, tu sei il capo della tribù dei Banū Kināna. Va’ e proteggi la gente; poi rimani nella tua città natale». Egli disse: «Questo mi salverà dalla rovina?». ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) rispose: «Non credo; tuttavia non vedo per te altra possibilità». Quindi Abū Sufyān andò alla moschea e annunciò: «O gente! Mi sono assunto la responsabilità di proteggere tutti gli abitanti della Mecca». Detto ciò, partì a cavallo di un cammello. Quando giunse dai Quraysh, questi gli chiesero: «Come sei tornato?». Egli rispose: «Sono andato da Muḥammad e gli ho parlato, ma non ha risposto a nulla. Poi sono andato da Abū Bakr, ma neppure lui mi ha detto nulla di incoraggiante. Poi sono andato da ʿUmar e l’ho trovato il più accanito dei nemici. Infine sono andato da ʿAlī e l’ho trovato più arrendevole di tutti. ʿAlī mi ha consigliato di fare una certa cosa, e io l’ho fatta. Non so se servirà a qualcosa».
Tutti dissero: «Che cosa ti ha detto di fare ʿAlī?». Abū Sufyān rispose: «Mi disse di prendere provvedimenti per proteggere gli abitanti della Mecca. Io sono venuto ad annunciarlo». La gente chiese: «Muḥammad ti ha autorizzato a fare questo?». Egli rispose: «No». La gente disse: «Allora ʿAlī si è semplicemente burlato di te. Questo non ti sarà di alcuna utilità». Egli rispose: «Ma non avevo altra scelta».
Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ordinò a tutti i musulmani di Medina e ai membri della sua famiglia di prepararsi al viaggio. Abū Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) andò da sua figlia ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) e la trovò intenta a preparare i bagagli. Vedendola, disse: «O ʿĀʾisha, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) vi ha ordinato di prepararvi al viaggio?». ʿĀʾisha rispose: «Sì, padre; preparati anche tu». Abū Bakr chiese: «Dove pensi che abbia intenzione di andare?». ʿĀʾisha rispose: «Non lo so». In seguito, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) informò chiaramente i musulmani che stava per dirigersi verso la Mecca. Ordinò loro di prepararsi al viaggio e disse inoltre: «O Allah, nascondi ai Quraysh ogni informazione sui nostri preparativi, affinché possiamo piombare su di loro all’improvviso». I musulmani furono pronti in breve tempo.
Quando il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ebbe completato tutti i preparativi per la partenza verso la Mecca, il Compagno Ḥāṭib ibn Abī Baltaʿa (che Allah sia soddisfatto di lui) inviò ai Quraysh una lettera tramite una donna. Nella lettera li informava che il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) aveva predisposto la spedizione verso la Mecca. La donna nascose la lettera nella sua acconciatura e partì. Subito Allah l’Onnipotente, tramite la rivelazione, svelò al Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) il complotto di Ḥāṭib. Egli inviò immediatamente ʿAlī ibn Abī Ṭālib (che Allah sia soddisfatto di lui) e al-Zubayr ibn al-ʿAwwām (che Allah sia soddisfatto di lui), dicendo loro: «Fermate quella donna lungo la strada e recuperate la lettera di Ḥāṭib, affinché egli non informi gli abitanti della Mecca di tutti i nostri preparativi per la spedizione e non li metta in guardia». I due partirono e la raggiunsero in un luogo chiamato al-Khalīfa. La fecero scendere dal cammello e cercarono la lettera nella portantina del cammello, ma non la trovarono. ʿAlī disse: «Per Allah, le parole del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) non possono essere false, e neppure noi mentiamo. Consegnaci questa lettera, altrimenti perquisiremo il tuo corpo».
Quando la donna vide che ʿAlī non intendeva cedere, disse: «Volgiti dall’altra parte». Egli si voltò. La donna sciolse la sua acconciatura e tirò fuori la lettera. ʿAlī e al-Zubayr portarono la lettera alla presenza del Messaggero di Allah.
Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) convocò Ḥāṭib e gli chiese perché avesse inviato la lettera. Ḥāṭib disse: «Per Allah, la mia fede in Allah e nel Suo Messaggero non è cambiata neppure minimamente. A Mecca non ho parenti, mentre tra i Quraysh si trovano mia moglie e i miei figli. Ho quindi voluto ottenere in questo modo la loro benevolenza».
ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «O Messaggero di Allah, egli ha agito da ipocrita. Dammi il permesso di tagliargli la testa».
Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «O ʿUmar, tu non lo sai. Può darsi che Allah l’Onnipotente abbia detto ai partecipanti alla battaglia di Badr, il giorno di Badr: “Fate ciò che volete; vi ho perdonati”».
Allah l’Altissimo rivelò riguardo ad Hatib un versetto della sura al-Mumtahina: «O credenti! Non prendete come amici coloro che sono nemici Miei e vostri, mostrando loro affetto e amore e desiderando conquistarne l’amicizia. … Avete un ottimo esempio in Ibrahim e nei suoi compagni. Egli disse al suo popolo: “Noi non abbiamo nulla a che fare con voi né con ciò che adorate all’infuori di Allah. Rinneghiamo ogni rapporto con voi. Tra noi e voi è sorta un’inimicizia permanente, finché non riconoscerete l’unico Allah come divinità da adorare.”»
Dopodiché il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì per la spedizione contro la Mecca. In quell’occasione nominò Abu Burhum al-Ghifari suo luogotenente a Medina. Partì dopo che erano trascorsi dieci giorni di Ramadan. Egli e tutti i musulmani osservarono il digiuno. Quando giunsero a Qudaid, una località situata tra Usfan e Medina, tutti interruppero il digiuno.
Da lì ripartì con diecimila musulmani e, giunto a Marr az-Zahran, fece una sosta. Lungo il cammino si unirono a lui circa settecento — secondo un’altra versione, mille — uomini dei Banu Sulaym e mille uomini dei Banu Muzayna. A quel tempo non vi era in Arabia alcuna tribù della quale un numero considerevole di persone non avesse abbracciato l’Islam. Tutti i Muhajirun e gli Ansar parteciparono alla spedizione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, contro la Mecca, e nessuno si tirò indietro.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece una sosta a Marr az-Zahran. Fino a quel momento i Quraysh non avevano la minima idea del suo viaggio né di ciò che si accingeva a fare. Una notte, allora, Abu Sufyan ibn Harb, Hakim ibn Hizam e Budayl ibn Waraqah uscirono per raccogliere informazioni sul Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Lungo il cammino, in un certo luogo, Abbas ibn Abd al-Muttalib (che Allah sia soddisfatto di lui) incontrò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Abu Sufyan ibn al-Harith e Abd Allah ibn Umayya ibn al-Mughira raggiunsero il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, in un luogo chiamato Naif al-Uqab, lungo il cammino tra la Mecca e Medina. Quando chiesero di incontrarlo, Umm Salama, Madre dei credenti (che Allah sia soddisfatto di lei), disse: «O Messaggero di Allah, sono venuti tuo cugino e tuo cognato». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Non ho bisogno di loro. Mio cugino mi ha insultato, mentre mio cognato — Abd Allah ibn Umayya, fratellastro di Umm Salama — si è opposto aspramente a me durante la mia permanenza alla Mecca».
Quando entrambi ricevettero questa risposta, Abu Sufyan ibn al-Harith disse: «Se il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non mi concede l’opportunità di incontrarlo, andrò via con questo mio figlio verso un luogo qualsiasi e morirò lentamente, consumato dalla fame e dalla sete».
Udite queste parole, il cuore del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si intenerì. Egli diede il permesso. Allora entrambi andarono da lui e abbracciarono l’Islam. Abu Sufyan ibn al-Harith chiese perdono per le poesie ingiuriose che aveva recitato in precedenza contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dopo aver abbracciato l’Islam recitò una nuova poesia. Il significato di questa poesia è il seguente:
«Nel giorno in cui combatterò come comandante, l’esercito di Muhammad
trionferà certamente sull’esercito dei politeisti.»
(L’esercito dei politeisti) come un viandante smarrito nell’oscurità della notte.
Oggi è giunto il mio turno, ora che ho ricevuto la guida.
Colui che guida mi ha guidato e mi ha trasformato
e mi ha condotto alla compagnia di Allah
che un giorno avevo allontanato.
Quel giorno mi ero frapposto contro Muhammad e
mi ero allontanato da lui e avevo preparato la guerra,
mentre venivo chiamato da parte di Muhammad
sebbene non mi fossi associato a lui.
Continuò a seguire la strada sulla quale procedeva—dei politeisti
non parlò secondo i loro capricci
sebbene parlasse da uomo di retta opinione
tuttavia fu chiamato bugiardo.
Finché non ricevetti la guida, in ogni assemblea desideravo compiacerli (i politeisti)
e non mi associavo alla comunità (musulmana).
Pertanto, dì ai Banu Saqif che non voglio combattere contro di loro.
Di’ ai Banū Thaqīf di intimidire qualcun altro, non me.
Poiché io non facevo parte dell’esercito che
aveva attaccato la città
e quell’attacco non era stato compiuto né con la mia lingua né con la mia mano.
In quell’esercito vi erano tribù provenienti da regioni lontane, nonché
guerrieri sconosciuti provenienti da Saham e Surdad.»
Si narra che, mentre recitava questo passo della poesia: «Colui che mi ha condotto alla compagnia di Allah è colui che avevo scacciato lontano», il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli batté il petto e disse: «Sei stato proprio tu a scacciarmi lontano.»
Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece sosta a Marr az-Zahrān, al-ʿAbbās ibn ʿAbd al-Muṭṭalib si allarmò. Capì che, se i Quraysh non fossero venuti di propria iniziativa dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per stipulare la pace, ed egli fosse entrato alla forza a Mecca, i Quraysh sarebbero stati annientati per sempre.
Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: salii sulla mula bianca del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e giunsi in un luogo chiamato Arak. Cominciai a cercare un taglialegna, un venditore di latte o chiunque altro si recasse alla Mecca, per informare gli abitanti della Mecca dell’arrivo del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, affinché venissero da lui a stipulare un accordo di pace prima che egli entrasse nella Mecca con la forza.
Mentre ero impegnato in questa ricerca, sentii Abu Sufyan e Budayl ibn Warqa conversare. Stavano parlando tra loro. Abu Sufyan diceva: «La scorsa notte ho visto un fuoco come non ne avevo mai visto prima, e non avevo mai visto neppure un esercito così grande». Budayl diceva: «Dev’essere certamente l’esercito della tribù dei Khuza’a. Si sono sicuramente preparati alla guerra». Abu Sufyan rispose: «I Khuza’a non hanno né tanta potenza né tanti uomini da accendere fuochi così numerosi e radunare un esercito tanto grande». Riconoscendo la voce di Abu Sufyan, dissi: «Ehi, Abu Sufyan!». Egli disse: «Sei tu Abbas?». Risposi: «Sì». Egli disse: «Che notizie ci sono?». Risposi: «Non lo sai? Ecco il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, con il suo esercito. Per Allah, la sorte dei Quraysh è in pericolo». Egli disse: «Che cosa possiamo fare ora?». Risposi: «Se il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ti cattura, ti ucciderà. Dunque sali dietro di me su questa mula; ti condurrò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e chiederò protezione per te».
Allora salì dietro di me, mentre i suoi due compagni tornarono indietro. Con Abu Sufyan dietro di me, passavo davanti a ciascun falò dell’esercito musulmano. Tutti chiedevano: «Chi è costui?». Ma, dopo aver dato un’occhiata e avermi visto in sella alla mula del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si tranquillizzavano. Nessuno si accorgeva che Abu Sufyan era dietro di me.
Quando passammo davanti a Umar ibn al-Khattab (che Allah sia soddisfatto di lui), egli venne verso di me. Vedendo Abu Sufyan seduto dietro di me, disse: «Nemico di Allah, Abu Sufyan! Sia lodato Allah, che te lo ha consegnato nelle nostre mani senza alcun accordo». Detto questo, corse dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Anch’io mi affrettai a seguirlo. Né Umar né la mula erano particolarmente veloci; tuttavia, la mula arrivò un po’ prima. Scesi dalla mula e andai dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Subito dopo giunse anche Umar (che Allah sia soddisfatto di lui), il quale disse: «O Messaggero di Allah! Ecco Abu Sufyan. Allah me lo ha fatto incontrare senza difficoltà e non abbiamo alcun accordo con lui. Permettimi dunque di mozzargli la testa».
Dissi: «O Messaggero di Allah! Io gli ho concesso protezione». Poi mi sedetti accanto al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e, attirandolo verso di me per la testa, dissi: «Per Allah, questa notte non permetterò che rimanga solo con qualcuno all’infuori di me».
Umar continuò a dire molte cose contro Abu Sufyan. Udendolo, dissi: «Taci, Umar! Se Abu Sufyan appartenesse alla tribù dei Banu Ka’b (i Banu Ka’b sono la tribù di Umar), non parleresti in questo modo. Parli così soltanto perché appartiene ai Banu Abd Manaf».
Umar disse: «Abbas, non dire cose simili. Se mio padre avesse abbracciato l’Islam, la tua conversione all’Islam mi sarebbe stata più cara della sua».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O Abbas, porta Abu Sufyan da te e domattina conducilo da me».
Condussi Abu Sufyan con me. Trascorse la notte presso di me. Al mattino lo condussi dal Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace.
Il Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace, disse: «O Abu Sufyan, vergogna su di te! Non è ancora giunto per te il momento di riconoscere che non vi è altra divinità all’infuori di Allah?». Egli rispose: «La vostra generosità, nobiltà e benevolenza verso i parenti sono incomparabili. Ritengo che, se esistesse un’altra divinità oltre ad Allah, ormai mi avrebbe aiutato». Il Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace, disse nuovamente: «O Abu Sufyan, vergogna su di te! Non hai ancora compreso che io sono il Messaggero di Allah?». Abu Sufyan disse: «Possano i miei genitori essere sacrificati per voi! Siete così generoso, tollerante e rispettoso dei parenti che non riesco a esprimerlo a parole. Tuttavia nutro ancora qualche dubbio e perplessità riguardo al fatto che voi siate il Messaggero». Allora Abbas disse: «Vergogna su di te! Abbraccia l’Islam e testimonia che non vi è altra divinità all’infuori di Allah e che Muhammad, che Allah benedica e gli conceda la pace, è il Suo Messaggero; altrimenti, proprio ora ti sarà tagliata la testa».
Abu Sufyan attestò la verità e abbracciò l’Islam. Poi Abbas disse: «O Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace, Abu Sufyan ama un po’ il prestigio. Dategli dunque qualcosa di onorevole». Il Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace, disse: «Ebbene, chiunque entri nella casa di Abu Sufyan sarà al sicuro. Chiunque chiuda la porta della propria casa sarà al sicuro. E anche chi entrerà nella Moschea Sacra non sarà molestato».
Quando Abu Sufyan uscì dalla presenza del Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace, per tornare alla Mecca, il Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace, disse: «O Abbas, trattienilo sul passo, in cima alla montagna, ai margini della valle, affinché gli eserciti di Allah gli passino davanti ed egli possa vederli». Abbas disse: «Allora andai e lo trattenni nel passo indicatomi dal Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace. Poi le varie tribù partirono schierate dietro i propri vessilli. Ogni volta che una tribù gli passava davanti, egli mi chiedeva: “O Abbas, chi sono costoro?”. Io rispondevo: “Sono i Banu Sulaym, oppure i Banu Muzayna, oppure questa o quella tribù”. Abu Sufyan diceva subito: “Non sono minimamente paragonabile a costoro”. Poi il Messaggero di Allah, che Allah benedica e gli conceda la pace, avanzò con il suo esercito verde. [81. Questo esercito fu chiamato “l’esercito verde” perché in esso si trovava la più grande concentrazione di oggetti fatti di ferro. (Ibn Hisham)] In esso erano riuniti gli Emigrati e gli Ansar. In quell’esercito non si vedeva altro che armi affilate di ferro. Abu Sufyan disse: “Gloria ad Allah! Gloria ad Allah! O Abbas, di chi è questo?”. Io risposi: “In questo esercito si trova il Messaggero di Allah in persona, che Allah benedica e gli conceda la pace, insieme agli Emigrati e agli Ansar”. Egli disse: “Nessuno ha la capacità di affrontare questo esercito. Per Allah, o Abbas, tuo nipote domani diventerà il sovrano di un grande impero”. Io risposi: “O Abu Sufyan, questa non è una questione di regalità; è la potenza della profezia”. Egli disse: “Allora è davvero meraviglioso”. Io dissi: “Affrettati a raggiungere i Quraysh”. Abu Sufyan tornò alla Mecca e proclamò: “O Quraysh, Muhammad è giunto con un esercito che voi non avete la capacità di affrontare. D’ora in poi, chiunque cercherà rifugio nella casa di Abu Sufyan non avrà nulla da temere”».
In quel momento Hind, figlia di Utba, si avvicinò ad Abu Sufyan, gli afferrò i baffi e disse: «O Quraysh, uccidete questo grasso ghiottone! Ha disonorato la dignità della leadership della nazione».
Abu Sufyan disse: «Guardatevi dalla vostra rovina. Non lasciatevi sviare dalle parole di questa donna. Un esercito invincibile incombe su di voi. In tali circostanze, chiunque entrerà nella mia casa sarà al sicuro».
Tutti dissero: «Maledetto te! A cosa ci servirà la tua casa?». Abu Sufyan disse: «Chiunque chiuderà la porta della propria casa e chiunque entrerà nella moschea sarà al sicuro».
Allora tutti si recarono ciascuno nella propria casa oppure nella Moschea Sacra.
ʿAbdullah ibn Abū Bakr racconta: quando il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) giunse a Dhū Ṭuwā, si avvolse il capo con un turbante di stoffa yemenita rossa e procedette a capo chino, per la vittoria che stava per conseguire grazie alla benevolenza di Allah. Chinò il capo così tanto in segno di gratitudine che la sua barba toccava il corpo del cammello.
Asmāʾ, figlia di Abū Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), racconta: quando il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) si fermò a Dhū Ṭuwā, Abū Quḥāfa disse a una delle sue giovani figlie: «Portami sulla cima del monte Abū Qubays». Abū Quḥāfa aveva ormai perso la vista. La ragazza lo condusse sulla cima del monte. Allora Abū Quḥāfa le chiese: «Che cosa vedi?». Ella rispose: «Vedo una grande folla». Egli disse: «Quello è l’esercito». La ragazza disse: «Vedo anche un uomo che corre davanti a quella folla, una volta da una parte e una volta dall’altra». Egli disse: «Quello è il comandante dell’esercito». La ragazza disse: «Ora la folla si è dispersa». Abū Quḥāfa disse: «Allora l’esercito è stato lasciato libero di procedere. Ora portami rapidamente a casa». La ragazza lo fece scendere dal monte. Prima che Abū Quḥāfa arrivasse a casa, l’esercito lo raggiunse. La ragazza portava al collo una collana d’argento; qualcuno gliela strappò.
Quando il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) giunse alla Mecca ed entrò nella Moschea Sacra, Abū Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) si presentò da lui accompagnando suo padre. Vedendolo, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Perché non hai lasciato questo anziano a casa? Sarei andato io da lui».
Abū Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «O Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), è più appropriato che sia lui a venire da voi piuttosto che voi andare da lui».
Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) lo fece sedere davanti a sé. Poi gli passò la mano sul petto e disse: «Abbraccia l’Islam». Immediatamente Abū Quḥāfa abbracciò l’Islam. In seguito Abū Bakr entrò nella moschea insieme a lui. In quel momento sulla testa di Abū Quḥāfa era avvolto un tipo di arbusto bianco chiamato «sagāma». Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Toglietegli questo dai capelli».
Poi Abū Bakr prese la mano di sua sorella e disse: «Per Allah, per mia sorella oggi l’Islam è forse una collana da portare al collo?». Nessuno rispose. Abū Bakr disse: «Mia cara sorella, non rattristarti per aver perso la tua collana».
Durante la conquista della Mecca e la battaglia di Ṭāʾif, i Compagni del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) usarono come nomi in codice «Banū ʿAbd al-Raḥmān» per i Muhājirūn, «Banū ʿAbdullah» per la tribù dei Khazraj e «Banū ʿUbaydullah» per gli Aws.
Quando il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ordinò ai musulmani di entrare alla Mecca, fece promettere ai comandanti musulmani: «Non ingaggiate lo scontro con nessuno, a meno che non vi venga sferrato un attacco». Indicò soltanto i nomi di alcune persone e disse: «Uccidetele, anche se dovessero nascondersi sotto il drappo della Kaʿba». Uno di loro era ʿAbdullah ibn Saʿd dei Banū ʿĀmir. In principio quest’uomo aveva abbracciato l’Islam e in seguito era stato nominato scriba della rivelazione. Poi aveva nuovamente abbandonato l’Islam, era diventato politeista ed era tornato dai Quraysh. Per questo il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ordinò di ucciderlo. Egli però fuggì e si rifugiò presso il suo fratello di latte, ʿUthmān ibn ʿAffān. ʿUthmān (che Allah sia soddisfatto di lui) lo tenne nascosto. Più tardi, quando la situazione alla Mecca si normalizzò e la popolazione si fu calmata, lo condusse dal Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). ʿUthmān (che Allah sia soddisfatto di lui) chiese che gli fosse risparmiata la vita. Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) rimase a lungo in silenzio senza rispondere. Poi disse: «E va bene». Dopo che ʿUthmān se ne fu andato, il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse ai suoi Compagni: «Sono rimasto in silenzio affinché qualcuno di voi avesse l’opportunità di ucciderlo». Uno dei Compagni ansar disse: «O Messaggero di Allah, avreste potuto farmi un cenno». Egli rispose: «Non spetta a un profeta uccidere le persone mediante un cenno». [82. Ibn Hishām dice: in seguito quest’uomo tornò ad abbracciare l’Islam. Durante il califfato di ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (che Allah sia soddisfatto di lui), fu incaricato di un servizio governativo. In seguito il terzo califfo, ʿUthmān (che Allah sia soddisfatto di lui), gli affidò un incarico ufficiale.]
Il secondo era ʿAbdullah ibn Khatal, della tribù dei Banu Tamim. Il motivo per cui fu ordinato di ucciderlo era che, quando era musulmano, era stato inviato insieme a un altro uomo per riscuotere la zakat. Con loro c’era anche un servitore musulmano. Durante il viaggio si fermarono in un luogo. In quell’occasione egli ordinò al servitore di macellare una capra e preparare da mangiare. Ma il servitore si addormentò senza preparare il cibo. Allora lo uccise, abbandonò l’Islam e divenne politeista.
Aveva due schiave, che cantavano canzoni denigratorie contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò di uccidere ʿAbdullah ibn Khatal insieme alle sue due schiave.
Un altro era Huwairith ibn Nuqayz. Durante la sua permanenza alla Mecca molestava il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Un altro ancora era Miqyas ibn Lubabah. Quando un Compagno ansarita uccise per errore suo fratello, Miqyas uccise quell’ansarita. Poi divenne politeista e si recò dai Quraysh. Per questo egli ordinò di ucciderlo.
Un’altra era Sarah, una schiava liberata dei Banu ʿAbd al-Muttalib. Anche lei, durante la sua permanenza alla Mecca, molestava il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Un altro ancora era ʿIkrima, figlio di Abu Jahl.
ʿIkrima fuggì nello Yemen e sua moglie, Umm Hakim bint al-Harith, abbracciò l’Islam. Quando Umm Hakim chiese al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la protezione per ʿIkrima, egli gliela accordò. Allora ella andò a cercare ʿIkrima nello Yemen e lo riportò con sé. In seguito ʿIkrima abbracciò l’Islam.
ʿAbdullah ibn Khatal e Miqyas furono uccisi. Quanto alle due schiave di ʿAbdullah, una fu uccisa e l’altra fuggì. In seguito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la perdonò. Perdonò anche Sarah. Tuttavia, in seguito, durante il califfato di ʿUmar ibn al-Khattab, che Allah si compiaccia di lui, un uomo la uccise. ʿAli, che Allah si compiaccia di lui, uccise Huwairith.
Umm Hānī, figlia di Abū Ṭālib, disse: Alla vigilia della conquista della Mecca, due uomini della tribù dei Banū Makhzūm fuggirono e si rifugiarono presso di me. Il marito di Umm Hānī era Hubayra ibn Abū Wahb, della tribù dei Makhzūm. Umm Hānī narrò: Appena giunsero da me, mio fratello ʿAlī ibn Abū Ṭālib venne da me e disse: «Li ucciderò». Chiusi la porta della casa e andai dal Messaggero di Allah. In quel momento egli stava facendo il bagno. Nel recipiente del bagno era rimasta della pasta d’impasto. Fāṭima lo coprì con un telo. Dopo aver terminato il bagno, egli pregò otto rakʿāt della preghiera di Ḍuḥā. Poi mi guardò e disse: «Benvenuta, Umm Hānī! Io concedo protezione a colui al quale tu hai dato protezione. Io garantisco la sicurezza a colui al quale tu hai garantito la sicurezza. Pertanto, ʿAlī non li uccida».
Ṣafiyya bint Shayba disse: Il Messaggero di Allah entrò alla Mecca e, quando la gente si fu calmata, salì sulla sua cavalcatura, si recò alla Kaʿba e compì il ṭawāf. In quel momento baciò la Pietra Nera, indicandola con un bastone ricurvo a un’estremità. Dopo aver completato il ṭawāf, chiamò ʿUthmān ibn Ṭalḥa e prese da lui la chiave della Kaʿba. Quando la porta fu aperta, entrò nella Kaʿba. Là vide una statua di un piccione fatta di legno. La spezzò e la gettò via. Poi si fermò sulla soglia della Kaʿba. In quel momento la gente si era rifugiata nella Moschea Sacra e vi rimaneva per ottenere da parte sua la garanzia della propria vita.
Ibn Isḥāq disse: Ho sentito da persone degne di fiducia che il Messaggero di Allah, stando sulla soglia della Kaʿba, pronunciò il seguente discorso:
«Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. Egli è Uno e non ha associati. Ha mantenuto la Sua promessa, ha dato la vittoria al Suo servo e ha sconfitto le schiere dei miscredenti. Sappiate che ogni pretesa riguardante sangue, beni o denaro del passato è da me calpestata sotto questo mio piede, cioè è abrogata. Rimarranno tuttavia in vigore il servizio della Kaʿba e l’accoglienza dei pellegrini. Sappiate che l’uccisione involontaria è prossima a quella intenzionale, sia che avvenga con un bastone sia con una bacchetta. Per essa si dovrà versare come diyya cento cammelli, quaranta dei quali gravidi. O Quraysh! Allah ha abolito il vostro orgoglio della jāhiliyya e la consuetudine di vantarsi dei vostri antenati. Tutti gli uomini sono figli di Adamo, e Adamo fu creato dalla terra». Poi recitò questo versetto:
«O umanità, vi abbiamo creati da un maschio e da una femmina e vi abbiamo divisi in popoli e tribù soltanto affinché vi conosceste. In verità, il più nobile di voi presso Allah è colui che più Lo teme». (al-Ḥujurāt) Poi aggiunse: «O Quraysh, quale comportamento vi aspettate da parte mia nei vostri confronti?». Tutti risposero: «Un comportamento buono, perché tu sei il nostro nobile fratello e il figlio di un nobile fratello».
Egli disse: «Andatevene, siete tutti liberi». Poi il Messaggero di Allah si sedette nella Moschea Sacra. ʿAlī ibn Abū Ṭālib venne da lui, tenendo in mano la chiave della Kaʿba. Disse: «O Messaggero di Allah, affidaci, insieme all’accoglienza dei pellegrini, anche l’incarico di custodire la porta della Kaʿba». Il Messaggero di Allah disse: «Dov’è ʿUthmān ibn Ṭalḥa?». Fu chiamato ʿUthmān. Egli disse: «O ʿUthmān, ecco la tua chiave. Oggi è il giorno della cortesia e della benevolenza».
Ibn Hishām disse: Ho appreso da alcuni uomini sapienti che, il giorno della conquista della Mecca, il Messaggero di Allah entrò all’interno della Kaʿba e vi vide immagini di angeli e molte altre cose. Vide persino un’immagine del venerabile Ibrāhīm, che teneva in mano frecce per decidere il bene e il male. Vedendola, disse: «La maledizione di Allah ricada sui politeisti! Hanno trasformato il nostro più antico venerabile antenato in qualcuno che decide il bene e il male mediante frecce. Che rapporto c’è tra Ibrāhīm e tutto questo?». Poi recitò questo versetto: «Ibrāhīm non era né ebreo né cristiano; era un musulmano sincero e non era tra i politeisti».
Poi ordinò di distruggere quelle immagini, e furono distrutte. In seguito il Messaggero di Allah entrò nella Kaʿba insieme a Bilāl e gli ordinò di recitare l’adhān. In quel momento Abū Sufyān ibn Ḥarb, ʿAttāb ibn Usayd e al-Ḥārith ibn Hishām erano seduti nel cortile della Kaʿba. ʿAttāb ibn Usayd disse: «Per fortuna Allah ha portato via con onore e in anticipo Usayd, mio padre. Altrimenti, udendo oggi questo adhān, avrebbe detto qualcosa che avrebbe suscitato persino la sua collera». Al-Ḥārith ibn Hishām disse: «Se ritenessi che egli, Muḥammad, fosse sulla retta via, lo seguirei». Abū Sufyān disse: «Non dirò nulla. Se dicessi anche una sola parola, persino queste pietre la rivelerebbero».
In quel momento il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) giunse da loro e disse: «Ho udito ciò di cui stavate parlando». Al-Harith e Attab dissero: «Testimoniamo che tu sei il Messaggero di Allah. Nessuno di coloro che erano con noi ti ha informato di ciò; perciò non possiamo accusare nessuno dei nostri compagni di avertelo riferito». (Dunque, certamente, è stato Allah a informarlo, e ciò è possibile soltanto se egli è il Messaggero di Allah.)
Ibn Hisham dice:
Abdullah ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) ha riferito: nel giorno della conquista della Mecca, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) entrò alla Mecca cavalcando la propria cavalcatura e per prima cosa compì il tawaf intorno alla Kaaba. A quel tempo, intorno alla Kaaba si trovavano ancora gli idoli fissati con il piombo. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) indicò gli idoli con il bastone che teneva in mano e disse: «È giunta la verità e la falsità è stata annientata. In verità, la falsità è destinata a essere annientata». Ogni volta che indicava un idolo con queste parole, esso cadeva a faccia in su o a faccia in giù. Così, uno dopo l’altro, tutti gli idoli furono abbattuti.
Una fonte affidabile mi ha riferito che, nel giorno della conquista della Mecca, mentre il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) compiva il tawaf intorno alla Kaaba, Fudala ibn Umayr al-Laythi escogitò un piano per ucciderlo. Quando si avvicinò al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) con questo intento, egli disse: «Chi sei? Fudala, forse?». Quello rispose: «Sì, o Messaggero di Allah». Egli domandò: «Che cosa pensavi dentro di te?». Rispose: «Nulla; ricordavo Allah». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) rise e disse: «Pentiti davanti ad Allah». Poi pose la mano sul suo petto, e il suo cuore si acquietò. In seguito Fudala diceva: «Dal momento in cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) tolse la mano dal mio petto, nessuna cosa al mondo mi è mai stata più cara di lui».
Fudala aggiunge: Poi mi diressi verso la mia famiglia. Mentre camminavo, passai accanto a una donna con la quale avevo avuto una relazione. Ella disse: «Vieni, parliamo». Io risposi: «No».
A questo proposito Fudala recitò i seguenti versi:
«La donna mi invitò a parlare. Io dissi: Allah e l’Islam mi vietano di rispondere al tuo invito. Se avessi visto Muhammad e il suo esercito nel giorno della conquista, quando gli idoli venivano spezzati e ridotti in frantumi, avresti visto la religione di Allah risplendere, mentre il politeismo era avvolto dalle tenebre».
Ibn Ishaq dice: Alla conquista della Mecca parteciparono complessivamente diecimila musulmani. Tra questi vi erano settecento — secondo un’altra versione, mille — della tribù dei Banu Sulaym; quattrocento dei Banu Ghifar e dei Banu Aslam; mille e trecento dei Muzayna; tutti gli altri erano uomini dei Quraysh e degli Ansar, dei loro alleati e delle tribù arabe, comprese le tre tribù di Tamim, Qays e Adas.
La celebre poesia composta riguardo al giorno della conquista della Mecca è una poesia di Hassan ibn Thabit al-Ansari:
«L’intera regione, da Dhat al-Asabi e Jiwa fino ad Adhra, è stata spazzata via. Le case di Jiwa sono state ridotte a deserto. La terra della tribù dei Banu Hashhash è ormai un’arida distesa desertica. Un vento impetuoso ne cancella le tracce e il cielo non vi fa cadere la pioggia. Un tempo vi era un amico benefico; nei boschi verdeggianti di quella regione pascolavano cammelli e pecore. Ma ora basti ricordare quei ricordi. La cosa curiosa, però, è che, mentre la notte si fa profonda, il sonno non viene ai miei occhi. La causa è quella chioma scompigliata — quel disordine arruffato — che l’aveva avvolta, così che non c’è modo di restituire la pace al suo cuore. Come se con lei fossero stati mescolati miele e acqua, sostanze segrete di Baytub Ba’s. Un giorno, quando si esamineranno le bevande, si vedrà che quelle erano bevande eccellenti, pure e offerte in sacrificio. Le concederemo il diritto di rimproverarci, se compiremo qualcosa degno di rimprovero, anche se ciò dovesse arrivare fino agli insulti o alle percosse. Berremo quelle bevande e subito diventeremo re e sovrani; diventeremo quel leone che non teme di affrontare alcunché. Ci siamo separati dalla nostra cavalleria, che corre sollevando polvere e la cui meta è Qada, l’altopiano della Mecca; non so se l’abbiate vista. È una schiera che litiga per le redini, ciascuno desiderando essere il primo a montare, e sui cui tori sono puntate lance assetate di sangue. I nostri cavalli corrono velocissimi. Persino le donne, agitando i veli, possono incitarli alla corsa. Se non ci impedirete di entrare, compiremo l‘umra; la vittoria è ormai certa e tutti i veli sono stati strappati — ossia, i chiari segni della vittoria sono ormai apparsi. Altrimenti, preparatevi a una guerra futura. Il messaggero di Allah, Gabriele, è tra noi. Egli è lo Spirito purissimo, cui nessuno è pari. Allah dice: “Ho inviato un servo che, nelle avversità, proclama la verità con voce risoluta. Io sono testimone delle sue opere. Accettatelo”. Ma voi — o abitanti della Mecca — rispondeste: “Non lo accetteremo e non intendiamo accettarlo”. Allah disse inoltre: “Ho inviato l’esercito degli Ansar; il loro obiettivo è la guerra”. Dobbiamo affrontare in un modo o nell’altro coloro che ci si oppongono: talvolta con insulti, talvolta con la guerra, talvolta con il rimprovero. A chi ci rimprovera o ci insulta rispondiamo con parole ritmate che gli spezzano i denti, mentre colpiamo coloro che versano il nostro sangue. Annuncialo ad Abu Sufyan: il nostro ingresso nella Mecca è imminente. È ormai chiaro che le nostre spade ti hanno reso schiavo e hanno ridotto in schiavitù i capi della tribù degli Abd al-Dar. Tu hai insultato Muhammad, e io gli ho risposto; presso Allah vi è la sua ricompensa. Hai insultato un uomo sommamente benefico, generoso e fermamente fedele alla verità, che è il più fidato di Allah e ha fatto dell’adempimento delle promesse il principio della sua vita. Possono forse essere uguali colui che insulta il Messaggero di Allah e colui che lo loda e lo sostiene? In verità, in cambio di mio padre, di mio nonno e del mio onore, proteggerò l’onore di Muhammad dalle vostre mani. La mia lingua è inespugnabile e innocente. Il mio mare non può essere contaminato da alcun secchio». 282
La battaglia di Hunayn: 8º anno dell’Egira
La tribù di Hawazin, dopo aver udito della conquista della Mecca da parte del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), si radunò sotto la guida di Malik ibn Awf. Insieme agli Hawazin si radunarono tutti i Banu Thaqif, i Banu Nasr, i Banu Jusham e i Banu Sa‘d, oltre a un piccolo gruppo dei Banu Hilal. A parte quel ristretto gruppo dei Banu Sa‘d e dei Banu Hilal, nessun altro dei Banu Qays partecipò a questa mobilitazione militare.
Nella tribù dei Banu Jusham vi era un anziano di nome Duraid ibn al-Simma. Era esperto e abile nella guerra. Non poteva fare altro che dare consigli militari. I Banu Thaqif avevano due capi. Tra i loro alleati vi era Qareb ibn al-Aswad; i Banu Malik avevano Dhu al-Khimar, Subay ibn al-Harith e suo fratello Ahmar ibn al-Harith. Tuttavia, Malik ibn Awf al-Nasri era il comandante supremo dell’intero esercito. Quando Malik decise di guidare un attacco contro il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), costrinse ogni uomo del suo esercito a portare con sé la propria moglie, i figli e i beni mobili. Quando raggiunse la valle di Awtas, una grande folla, insieme a Duraid ibn al-Simma, si radunò presso di lui. Giunto nella valle di Awtas, Duraid domandò ai suoi uomini: “Che luogo è questo?”. Tutti risposero: “Awtas”. Egli disse: “Sì, è certamente un luogo adatto alla guerra: non è troppo elevato né roccioso, ma neppure troppo molle. Tuttavia, perché sento i muggiti dei cammelli, i belati delle capre, i ragli degli asini e il pianto dei bambini?”. Tutti risposero: “Malik ibn Awf ha costretto gli uomini del suo esercito a portare con sé i loro beni e le loro mogli e i loro figli”. Egli domandò: “Dov’è Malik?”. Malik fu chiamato. Duraid disse: “O Malik, tu sei il dirigente e il capo della tua tribù. Dopo il giorno d’oggi verranno ancora molti altri giorni, senza che se ne veda la fine. Perché qui sento i muggiti dei cammelli, i ragli degli asini, i belati delle capre e il pianto dei bambini?”. Malik rispose: “Ho portato con gli uomini anche le loro famiglie e i loro beni”. Duraid domandò: “Perché?”. Malik rispose: “Ognuno avrà la propria famiglia e i propri beni alle spalle e combatterà con tutte le sue forze per proteggerli. Nessuno fuggirà dal campo di battaglia”. Duraid, mostrando il proprio disappunto per il ragionamento di Malik, disse: “In realtà, vedo che hai l’intelligenza di un pastore di pecore, non quella di un comandante militare. Chi viene sconfitto, quale vantaggio può mai ricavare da qualcosa? Se la guerra termina con una sconfitta, insieme alla tua rovina andranno perdute anche la tua famiglia e i tuoi beni”.
Duraid disse nuovamente: “Che notizie ci sono dei Banu Ka‘b e dei Banu Kilab?”. Malik rispose: “Nessuno di loro è venuto alla guerra”. Duraid disse: “Allora non sono venuti proprio i veri combattenti, i valorosi soldati. Se oggi vi fosse l’opportunità di ottenere una vera vittoria e gloria, i Banu Ka‘b e i Banu Kilab sarebbero certamente venuti. A mio parere, avreste dovuto seguire l’esempio dei Banu Ka‘b e dei Banu Kilab. Ebbene, quali guerrieri di rilievo sono venuti con voi?”. Gli uomini risposero: “Amr ibn Amir e Awf ibn Amir”. Duraid disse: “Sono guerrieri deboli; con loro non si otterrà né un vantaggio né un danno. Ascolta, Malik: non hai fatto bene a gettare la tribù di Hawazin in pasto al nemico. Rimandali nei loro luoghi sicuri. Poi combatti questi musulmani con la tua cavalleria. Se vincerai, in seguito verranno a unirsi a te; se sarai sconfitto, almeno le famiglie e i beni dei tuoi uomini saranno salvi”. Malik rispose: “No, non lo farò. Sei diventato vecchio e anche la tua saggezza è ormai afflitta dalla decrepitezza. O popolo di Hawazin, o mi obbedirete, oppure combatterò da solo con questa spada fino all’ultima goccia del mio sangue”. In realtà, Malik non voleva che, agendo secondo il consiglio di Duraid, questi ottenesse fama o la reputazione di uomo intelligente. I guerrieri riuniti giurarono fedeltà a Malik. Duraid disse: “Non sono disposto a partecipare alla battaglia di oggi e a correre il rischio del pericolo”. E disse in versi:
«Ahimè, se in questo momento di guerra fossi ancora giovane»
Allora avrei mostrato ogni sorta di tattica militare. Avrei comandato un esercito gigantesco,
con i capelli lunghi e simile alle capre di montagna.”
In seguito Mālik disse: «Non appena vedrete l’esercito musulmano, sguainerete le spade e vi lancerete tutti insieme all’attacco».
Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne a sapere dei preparativi bellici degli Hawāzin, mandò ʿAbdullah ibn Abī Ḥadrad al-Aslamī a infiltrarsi abilmente tra loro e a raccogliere informazioni. ʿAbdullah entrò tra loro, raccolse informazioni, poi tornò e le riferì al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, decise di affrontare gli Hawāzin. In quel momento gli fu comunicato che Ṣafwān ibn Umayya possedeva molte armi e attrezzature da guerra. Ṣafwān era ancora politeista. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò qualcuno da lui per chiedergli in prestito armi e attrezzature da guerra, allo scopo di combattere il nemico. Ṣafwān domandò: «Muḥammad, vuoi impossessartene?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «No, le prendo in prestito e garantisco che ti saranno restituite». Egli disse: «Non ho obiezioni». In seguito prestò cento corazze e il numero necessario di armi per esse. Si racconta che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli chiese anche di provvedere al trasporto di quelle armi, cosa che egli organizzò adeguatamente.
In seguito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì per la spedizione con dodicimila soldati: duemila provenienti dagli abitanti della Mecca e diecimila Compagni giunti da Medina insieme a lui al momento della conquista della Mecca. In quel frangente nominò ʿAttāb ibn Usayd governatore della Mecca per gli abitanti rimasti, e avanzò personalmente con il suo esercito contro gli Hawāzin.
È riferito da al-Ḥārith ibn Mālik. Egli disse: «Partimmo per la spedizione di Ḥunayn insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Eravamo appena usciti dall’epoca dell’ignoranza e non avevamo ancora abbandonato completamente i suoi usi e costumi. C’era un enorme albero verdeggiante chiamato Dhū Anwāṭ. Ogni anno i miscredenti dei Quraysh e gli altri Arabi si recavano presso quell’albero, appendevano le armi ai suoi rami, trascorrevano una giornata alla sua ombra e vi sacrificavano animali. Mentre ci dirigevamo verso Ḥunayn con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vedemmo un grande albero e dicemmo: “O Messaggero di Allah! Come i miscredenti hanno il loro Dhū Anwāṭ, concedici anche noi un Dhū Anwāṭ”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Allah è il più grande! La vostra affermazione è simile a quella dei figli d’Israele a Mosè: ‘Come i miscredenti hanno delle divinità, procuraci anche noi una divinità’. Queste sono antiche consuetudini. Volete aggrapparvi alle antiche consuetudini».
Jābir ibn ʿAbdullah, che Allah si compiaccia di lui, disse: «Arrivammo nei pressi della pianura di Ḥunayn e cominciammo a scendere attraverso un’ampia valle montuosa del Tihāma. Non era ancora sorta la luce dell’alba. Le truppe nemiche avevano già preso posizione nella valle e si erano nascoste nelle strette e impervie gole montane e nei dintorni, tendendoci un’imboscata. Erano in attesa, completamente preparate. Noi scendevamo per il passo montano del tutto ignari; improvvisamente ci assalirono con un attacco violento e simultaneo. Sconvolti dall’improvvisa aggressione, i nostri uomini cominciarono a fuggire precipitosamente in ogni direzione possibile, senza prestare alcuna attenzione gli uni agli altri. Sembrava che nessuno avesse neppure un istante per badare agli altri».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si spostò verso destra e cominciò a dire: «O soldati! Dove state andando? Venite da me. Io sono il Messaggero di Allah. Io sono Muḥammad, figlio di ʿAbdullah. Perché vi state gettando a capofitto sui cammelli?». Ma accanto al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimasero soltanto pochi Emigrati, Ansār e membri della sua famiglia. Tutti gli altri se ne andarono.
Ibn Ishaq disse: Quando gli uomini dell’esercito musulmano fuggirono in rotta, alcuni empi meccani rimasti accanto al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cominciarono a parlare in vari modi, ritenendo inevitabile la sconfitta. Abu Sufyan ibn Harb disse: «Anche se arrivassero fino alla costa del mare, la loro sconfitta non avrà fine». Le frecce usate per il sorteggio, la divinazione e il gioco d’azzardo erano ancora presso Abu Sufyan.
Jabala ibn Khunbal gridò: «Oggi il potere magico di Muhammad è giunto al termine». Shayba ibn Uthman disse: «Quel giorno decisi di uccidere Muhammad e vendicare tutto il sangue dei Quraysh. Non appena, con questa intenzione, mi avvicinai al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, una cosa terribile venne improvvisamente davanti a me e mi sbarrò la strada; mi sconvolse la mente e non riuscii a ucciderlo. Compresi che colpirlo era al di là delle mie possibilità».
Un meccano mi ha riferito che, subito dopo che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ebbe lasciato Mecca diretto verso Hunayn, vedendo il gran numero dei soldati di Allah disse: «Oggi, comunque vadano le cose, non saremo sconfitti per inferiorità numerica».
Al-‘Abbas ibn ‘Abd al-Muttalib, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: Ero con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tenendo le redini della sua mula bianca. Avevo un corpo molto robusto e una voce potente. Vedendo i soldati musulmani fuggire terrorizzati a perdifiato, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O gente, non vi vedo volgere lo sguardo indietro verso nessuno!». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi disse: «‘Abbas! Grida così: O Ansar! O voi che avete prestato giuramento sotto l’albero di babul!»
Cominciai a chiamare secondo l’ordine, e ciascuno rispondeva dicendo: «Eccomi, eccomi!». In quel momento alcuni Compagni a cavallo, non riuscendo a fermare i cammelli in fuga, li colpirono sulle spalle con le armature. Non riuscendo neppure così a farli tornare indietro, scesero dai cammelli portando con sé le armi e li lasciarono andare. Poi avanzarono nella direzione da cui proveniva la voce e raggiunsero il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In questo modo si radunarono circa cento Compagni, si schierarono contro il nemico e si impegnarono in una furiosa battaglia.
All’inizio si continuò a chiamare: «O Ansar!». In seguito si cominciò a chiamare soltanto: «O Khazraj!», poiché i Khazraj erano noti agli Arabi per la loro fermezza sul campo di battaglia. Quindi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avanzò con l’esercito dei Khazraj. Poi guardò verso il campo di battaglia e vide che era in corso uno scontro violento. Vedendolo, disse: «Ora il campo di battaglia si è infiammato».
Jabir ibn ‘Abd Allah, che Allah sia soddisfatto di lui, disse:
Il comandante delle truppe degli Hawazin combatteva montato su un cammello. In quel momento ‘Ali ibn Abi Talib, che Allah sia soddisfatto di lui, e un Ansari gli si scagliarono contro e colpirono le zampe del suo cammello. Il cammello si accovacciò appoggiandosi all’indietro. Allora l’Ansari colpì il comandante e gli recise la gamba sotto il ginocchio. Questi cadde immediatamente a terra. In quel momento la battaglia assunse una forma terribile e il suo corso cambiò completamente. I musulmani passarono dalla sconfitta alla vittoria, e la battaglia non terminò finché i prigionieri di guerra non furono condotti in file davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, guardò Abu Sufyan ibn al-Harith ibn Abd al-Muttalib. Quel giorno combatté con straordinaria fermezza. Era un musulmano sincero. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vide che teneva le redini della sua mula. Vedendolo, gli chiese: «Chi sei?». Egli rispose: «O Messaggero di Allah, sono tuo fratello».
Abdullah ibn Abu Bakr riferisce: Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, trovò Umm Sulaym bint Milhan con suo marito Abu Talha in una parte della pianura. Ella aveva avvolto una coperta attorno alla vita e al ventre. Suo figlio, Abdullah ibn Abu Talha, era allora con lei. Abu Talha aveva con sé il cammello e ne teneva stretta la corda legata al naso, per timore che scappasse. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Sei tu Umm Sulaym?». Ella rispose: «Sì, o Messaggero di Allah. Possano i miei genitori essere sacrificati per te! Uccidi coloro che fuggono abbandonandoti, così come uccidi i nemici che attaccano; infatti meritano di essere uccisi».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O Umm Sulaym, non basta forse Allah per questo?». Umm Sulaym aveva allora un pugnale. Abu Talha disse: «O Umm Sulaym, a cosa serve il pugnale?». Umm Sulaym rispose: «Lo tengo perché, se qualche politeista osasse avvicinarsi a me, gli squarcerei il ventre con esso». Abu Talha disse: «O Messaggero di Allah, hai sentito ciò che dice Umm Sulaym, nonostante il suo disturbo agli occhi?»
Abu Qatada, che Allah si compiaccia di lui, riferisce: Nel giorno della battaglia di Hunayn vidi un politeista e un musulmano che combattevano tra loro. In quel momento un altro politeista avanzò per aiutare il primo. Lo attaccai e gli tagliai la mano con un colpo di spada. Egli mi afferrò con l’altra mano e non mi lasciava in alcun modo; anzi, stava per uccidermi. Se poco dopo non fosse diventato debole per l’abbondante perdita di sangue, mi avrebbe certamente ucciso. Quando cadde, lo uccisi. Poi, poiché la battaglia infuriava tutt’intorno, non potei più occuparmi di lui. In quel momento giunse un abitante della Mecca e si impadronì dei suoi beni. Quando la battaglia cessò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Chi uccide qualcuno avrà tutti i suoi beni». Dissi: «O Messaggero di Allah, ho ucciso un uomo. Aveva molti beni, ma in seguito, a causa dell’intensità della battaglia, non ho più potuto occuparmi di lui. Non so chi abbia preso i suoi beni». Un abitante della Mecca disse: «O Messaggero di Allah, Abu Qatada dice la verità. Ho con me tutti i beni di quell’ucciso. Fa’ che raggiunga un accordo con me riguardo a essi». Abu Bakr al-Siddiq, che Allah si compiaccia di lui, disse: «Per Allah, non accetterà alcun accordo riguardo a questi beni. Sei venuto a cercare un espediente presso uno dei leoni di Allah, che combatte per la causa di Allah? E vuoi forse avere una parte del suo bottino di guerra?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Abu Bakr ha ragione. Restituisci i beni ad Abu Qatada».
Abu Qatada disse: In seguito riscossi tutti quei beni dall’uomo della Mecca e li vendetti. Con il ricavato acquistai un piccolo palmeto. Questo fu il primo bene che possedetti nella mia vita.
Ibn Ishaq dice: Dopo la sconfitta degli Hawazin, facendo il computo, si constatò che la tribù Banu Malik dei Thaqif aveva subito il maggior numero di perdite. Settanta uomini di questa tribù morirono in battaglia. Tra gli uccisi vi era anche Uthman ibn Abdullah ibn Rabi’a ibn al-Harith ibn Habib. Il comandante di questa tribù era Dhu al-Khimar. Quando egli fu ucciso, Uthman ibn Abdullah assunse il comando e anch’egli fu ucciso. Dopo la disastrosa sconfitta dei politeisti in questa battaglia, essi si recarono a Ta’if insieme a Malik ibn Awf. Alcuni dei loro soldati si accamparono ad Awtas, mentre altri si diressero verso Nakhla. Tra quelli che andarono verso Nakhla non vi era nessuno se non il sottoclan Banu Ghiyara dei Thaqif. I soldati del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non li inseguirono. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mandò Abu Amir al-Ash’ari a inseguire la parte dell’esercito politeista diretta verso Awtas. Là egli sfidò a combattere alcuni soldati sconfitti.
Abu Amir al-Ash’ari morì martire, trafitto da una freccia. In seguito suo cugino Abu Musa al-Ash’ari assunse il comando. Condusse la battaglia, riportò la vittoria e i politeisti furono sconfitti.
Di fronte alla sconfitta, Malik ibn Awf si appostò in una valle tra due montagne con un gruppo di cavalieri della sua tribù. Disse loro: «Lasciate andare i deboli. Poi arriveranno i forti. Nel frattempo aspettate qui». Rimase lì finché i deboli soldati sconfitti non se ne furono andati.
Khalid ibn al-Walid uccise una donna. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse presso il suo cadavere, vide una grande folla riunita. Domandò: «Che cosa è successo qui?». Tutti risposero: «Khalid ibn al-Walid ha ucciso una donna». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse a uno dei suoi Compagni: «Vai da Khalid, incontralo e digli che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ti ha proibito di uccidere bambini, donne, braccianti, schiavi e schiave».
Quel giorno il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva detto: «Se trovate Bujad dei Banu Saʿd ibn Bakr, non lasciatelo fuggire». Egli aveva commesso un grave crimine. I musulmani riuscirono a catturarlo e portarono con lui tutta la sua famiglia, compresa Shayma bint al-Harith, sorella di latte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Durante il viaggio fu trattata con una certa rudezza. Allora disse: «O Messaggero di Allah, sono tua sorella di latte». Egli domandò: «Qual è la prova?». Ella rispose: «Quando ti portavo sulle mie cosce, mi mordesti sulla schiena. Il segno è ancora visibile». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riconobbe il segno del morso. Stese il proprio mantello e la fece sedere con tutti gli onori, dicendo: «Se preferisci rimanere con me, potrai farlo con tutti gli onori. Se invece preferisci che ti dia dei doni e che tu ritorni presso la tua tribù, puoi fare anche questo». Ella disse: «Dammi ciò che desideri darmi e rimandami alla mia tribù». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le diede molte cose e la rimandò presso il suo popolo.
Secondo quanto riferiscono i Banu Saʿd, egli la congedò donandole uno schiavo di nome Māksthal e una sua schiava. In seguito Shayma fece sposare tra loro quei due schiavi, e la loro discendenza continuò a esistere per molto tempo.
Ibn Hisham dice:
A proposito della battaglia di Hunayn, Allah l’Altissimo rivelò questi versetti:
«Allah vi ha aiutato in molte battaglie, e anche nel giorno della battaglia di Hunayn, quando vi eravate compiaciuti del vostro grande numero. Ma quel grande numero non vi servì a nulla. Quel giorno la vasta terra divenne angusta per voi e fuggiste. Poi Allah fece scendere la tranquillità sul Suo Messaggero e sui credenti, e inviò schiere che voi non vedevate. Così Allah castiga i miscredenti. Questa è infatti la giusta punizione per i miscredenti». (At-Tawbah)
Ibn Ishaq dice: In seguito, tutti i prigionieri di guerra e il bottino di Hunayn furono portati davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Masʿud ibn ʿAmr al-Ghifari fu incaricato di sovrintendere al bottino. Per ordine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il bottino e i prigionieri di guerra furono depositati in un luogo chiamato Jiʿrana.
La battaglia di Ta’if: 8º anno dell’Egira
L’esercito sconfitto dei Banū Thaqīf si recò a Tā’if, chiuse le porte della città e iniziò a prepararsi per riprendere la lotta. ʿUrwa ibn Masʿūd e Ghaylān ibn Salama non avevano partecipato alle spedizioni di Ḥunayn e Tā’if. Avevano ricevuto a Jurash un addestramento all’uso di armi da guerra come carri corazzati, catapulte e dabūr.
Dopo la vittoria di Ḥunayn, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì per la spedizione. A proposito di questa spedizione, Kaʿb ibn Mālik recitò una poesia. Il suo significato era: «Dopo aver dissipato ogni dubbio da Tihāma e Khaybar, avevamo fatto riposare le spade. Avevamo lasciato alle spade la scelta tra Daws e Thaqīf. E se quelle spade avessero parlato, avrebbero pronunciato la parola definitiva. Se non vedrete quelle spade nel cortile delle vostre abitazioni, allora, anche se qualcuno dei nostri volesse proteggervi, non mostrerò verso di lui alcuna benevolenza. Abbatteremo i tetti delle vostre case e li porteremo nella pianura di Wajj. Di conseguenza, le vostre abitazioni saranno ridotte in rovina».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse dapprima a Nakhlah al-Yamāniyya, poi a Qabn, quindi a Mulayḥ e da lì a Buḥrat al-Rughāʾ, nella regione di Liyā. Là fece costruire una moschea e vi pregò. In seguito, passando per una strada chiamata Dayqah, raggiunse Nakhab e si accampò sotto un albero di sidr chiamato Ṣādirah, presso il terreno di un uomo dei Banū Thaqīf. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, intimò a quell’uomo: «Lascia questo luogo e allontanati, altrimenti abbatteremo e raderemo al suolo il tuo muro». Quando l’uomo rifiutò di andarsene, egli fece abbattere il suo muro.
Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riprese il cammino. Giunto nei pressi di Tā’if, fece erigere una tenda e vi si stabilì con i soldati. Qui alcuni Compagni morirono colpiti dalle frecce. Poiché i soldati del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si erano accampati proprio accanto alle mura di Tā’if, le frecce scagliate dagli abitanti della città dall’interno caddero su di loro. Gli abitanti di Tā’if avevano chiuso le porte della città in modo tale che i musulmani non poterono entrarvi. Quando alcuni Compagni morirono martiri, colpiti dalle frecce, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, spostò l’intero esercito nel luogo in cui oggi sorge la moschea di Tā’if. Pose la città sotto assedio. Durante questa spedizione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo accompagnarono due mogli, tra cui Umm Salama, che Allah si compiaccia di lei. Per loro fece costruire due abitazioni a forma di cupola. Egli pregava nello spazio tra quelle abitazioni e poi continuò a soggiornarvi. Quando i Banū Thaqīf abbracciarono l’Islam, ʿAmr ibn Umayya, che Allah si compiaccia di lui, costruì una moschea nel luogo in cui il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva pregato. Si tramanda che in quella moschea fosse stanziato un gruppo di guerrieri. Ogni giorno si udivano i loro clamori di guerra e i loro ruggiti minacciosi. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, assediò gli abitanti di Tā’if e combatté aspramente contro di loro con archi e frecce. [83. Ibn Hishām ha detto: in questa battaglia il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, utilizzò una catapulta. La catapulta che egli impiegò contro gli abitanti di Tā’if fu la prima catapulta dell’Islam.]
Quando giunse il giorno stabilito per abbattere le mura di Tā’if, un gruppo di Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrò sotto un carro corazzato e avanzò compatto con esso per demolire le mura della città. Gli uomini della tribù dei Banū Thaqīf cominciarono a scagliare contro di loro proiettili di ferro arroventati. Ciò costrinse i Compagni a uscire da sotto il carro corazzato. E chiunque ne usciva veniva colpito dalle frecce dei Thaqīf. In questo modo furono martirizzati numerosi musulmani. A quel punto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò di tagliare i giardini dei Thaqīf. I Compagni iniziarono a tagliarli.
Durante l’assedio dei Thaqīf da parte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, un giorno egli disse ad Abū Bakr al-Ṣiddīq, che Allah si compiaccia di lui: «O Abū Bakr, ho sognato che mi veniva offerta una coppa di burro chiarificato. Venne un gallo e, beccando ripetutamente, fece cadere tutto il burro dalla coppa». Abū Bakr, che Allah si compiaccia di lui, disse: «Mi sembra che oggi non riuscirete a sconfiggere i Banū Thaqīf». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «È anche la mia opinione».
Un giorno Khuwayla bint Ḥakīm, moglie di ʿUthmān ibn Maẓʿūn, che Allah si compiaccia di lei, disse: «O Messaggero di Allah, se Allah ti concederà la vittoria sugli abitanti di Tā’if, dammi i gioielli della donna più adornata dei Banū Thaqīf, Bādiya bint Ghīlān oppure Fāriʿa bint ʿUqayl». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le disse: «Anche se non mi sarà concessa l’autorizzazione riguardo ai Banū Thaqīf?». Dopo aver udito ciò, Khuwayla se ne andò e riferì la cosa a ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah si compiaccia di lui. ʿUmar, che Allah si compiaccia di lui, si recò immediatamente dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e domandò: «O Messaggero di Allah, hai detto ciò che Khuwayla mi ha riferito?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Sì». ʿUmar, che Allah si compiaccia di lui, disse: «O Messaggero di Allah, che Allah ti benedica e ti conceda la pace, non hai dunque ricevuto l’autorizzazione riguardo ai Banū Thaqīf?». Egli rispose: «No». ʿUmar disse: «Devo allora ordinare ora ai musulmani di lasciare questo luogo?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Sì». Allora ʿUmar, che Allah si compiaccia di lui, ordinò all’esercito musulmano di mettersi in marcia. Quando iniziarono a partire, Saʿīd ibn ʿUbayd lanciò un grido: «I Banū Thaqīf sono rimasti esattamente come prima!». ʿUyayna ibn Ḥiṣn disse: «Sì, sono rimasti con il loro prestigio e il loro onore». Un Compagno disse: «O ʿUyayna! I politeisti hanno respinto il Messaggero di Allah e tu li lodi? Eppure sei venuto a combattere dalla parte del Messaggero di Allah. Vergognati!». Egli rispose: «In realtà non sono venuto per combattere i Banū Thaqīf a vostro favore. Sono venuto con l’intenzione che, se Muḥammad avesse conquistato Tā’if, avrei preso una ragazza dei Banū Thaqīf affinché da lei mi nascesse un figlio, perché i Banū Thaqīf possiedono un’intelligenza straordinariamente acuta».
Durante l’assedio, alcuni schiavi di Tā’if si recarono dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e abbracciarono l’Islam. Egli li liberò tutti. In seguito, quando gli abitanti di Tā’if abbracciarono l’Islam, alcuni di loro chiesero al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, di restituire loro quegli schiavi. Tra coloro che presentarono la richiesta vi era anche al-Ḥārith ibn Kalada. Egli diede loro una risposta negativa e disse: «Sono servi liberati da Allah. Non posso ricondurli nuovamente ai ceppi della schiavitù».
In totale, dodici Compagni subirono il martirio a Ṭāʾif: sette dei Quraysh, quattro Ansar e uno della tribù dei Banū Layth.
Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciò Ṭāʾif al termine della guerra e dell’assedio, Buǧayr ibn Zuhayr recitò una poesia descrivendo Ṭāʾif e Ḥunayn, il cui significato è il seguente:
«Nel giorno in cui ci radunammo nella pianura di Ḥunayn, all’alba del giorno in cui ci radunammo ad Awṭās, e nel giorno del lampo — quest’ultimo probabilmente si riferisce a Ṭāʾif — infuriò una violenta battaglia. Con l’inganno Hawāzin aveva radunato la propria gente. Alla fine divennero come uccelli dispersi, cacciati dai loro nidi e divisi in ogni direzione. Non riuscirono a impedirci di assumere alcuna posizione; poterono soltanto sbarrare l’interno delle loro mura e dei loro fossati. Cercammo di far uscire gli abitanti di Ṭāʾif, ma essi chiusero le porte e si nascosero al sicuro nelle loro case. Un giorno torneranno pentiti presso quel poderoso esercito, splendente della gloriosa luce della morte, il cui raduno risplende di un’aura verde. Se lo si conducesse sul monte Ḥazan del Naǧd, quel monte verrebbe certamente cancellato. Noi avanziamo come i leoni della foresta quando camminano sull’erba spinosa. Siamo come cavalli veloci, che lungo il cammino talvolta si disperdono e poi si riuniscono. Indossiamo ogni tipo di armatura da guerra. Queste armature ci servono da fortezza, come l’aria accumulata in fondo a un pozzo poco profondo, quando viene liberata, viene usata come una fortezza. Le armature sono così lunghe da toccarci le scarpe e sono ben lavorate come quelle fabbricate da Dāwūd e dal re di Ḥīra, ʿAmr ibn Hind.»
Le terre di Hawāzin
Descrizione dei prigionieri di guerra, dei doni concessi per attrarre alcuni di loro all’Islam e delle ricompense elargite ad altri
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si fermò a Jiʿrāna, provenendo da Ṭāʾif insieme ai Compagni e a un gran numero di prigionieri di guerra di Hawāzin. In precedenza, quando aveva abbandonato l’assedio di Thaqīf e si stava allontanando da loro, un Compagno gli aveva chiesto di maledire i Banū Thaqīf. Egli rispose: «O Allah, guida Thaqīf e conducila presso di me!»
Una delegazione di Hawāzin giunse a Jiʿrāna e lo incontrò. A quel tempo, presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si trovavano seimila bambini e donne prigionieri di guerra della tribù di Hawāzin. Non era stato possibile contare il numero dei cammelli e delle pecore. I delegati dissero: «O Messaggero di Allah, siamo della tua stessa gente e tuoi parenti. Non ignori la terribile calamità che ci è caduta addosso. Abbi dunque benevolenza verso di noi; Allah avrà benevolenza verso di te.»
Si alzò un uomo di Hawāzin. Subito dopo si alzò un uomo dei Banū Saʿd ibn Bakr. Era Zuhayr, detto Abū Ṣurād. Disse: «O Messaggero di Allah, tra i prigionieri di guerra vi sono le tue zie paterne, le tue zie materne e le tue nutrici. Per nutrice si intendono le donne che allattano: Ḥalīma, la nutrice del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era una donna di questa stessa tribù dei Banū Saʿd, che è un ramo di Hawāzin. Se avessimo allattato al seno al-Ḥārith ibn Abū Shimr oppure al-Nuʿmān ibn al-Mundhir, e oggi essi fossero al tuo posto, anch’essi avrebbero mostrato compassione verso di noi. Tu sei certamente migliore di loro.»
L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «A che cosa volete dare la precedenza: ai vostri beni oppure alle vostre mogli e ai vostri figli?» Essi risposero: «Se ci chiedi di scegliere una delle due cose, restituiscici i nostri figli e le nostre donne». Egli disse: «Restituisco le donne e i bambini che si trovano presso di me e presso i Banū ʿAbd al-Muṭṭalib. Quanto agli altri, presentatevi all’assemblea durante la preghiera di mezzogiorno. Allora rivolgetevi a tutti i musulmani dicendo: “Rivogliamo le nostre mogli e i nostri figli. Per coloro che si trovano presso i musulmani, chiediamo all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, di intercedere presso i musulmani; e per coloro che si trovano presso l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiediamo ai musulmani di rivolgersi all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace”». Allora restituirò coloro che si trovano presso di me e chiederò ai musulmani di restituire anch’essi i loro».
All’ora della preghiera di mezzogiorno, i rappresentanti degli Hawāzin e dei Banū Saʿd agirono secondo le istruzioni dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, proclamò davanti a loro: «Immediatamente anche i Muhājirūn e gli Anṣār dissero: “Consegniamo all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, coloro che sono presso di noi”». Soltanto al-Aqraʿ ibn Ḥābis, a nome proprio e dei Banū Tamīm, ʿUyayna ibn Ḥiṣn, a nome proprio e dei Banū Fazāra, e ʿAbbās ibn Mirdās, a nome proprio e dei Banū Sulaym, non aderirono a questa richiesta. Tuttavia i Banū Sulaym, ignorando ʿAbbās, dissero: «Consegniamo nelle mani dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tutte le donne e tutti i bambini che si trovano presso ciascuno di noi». L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «A coloro tra voi che non vogliono rinunciare ai propri diritti, prometto che, tra i prigionieri di guerra che cadranno per primi nelle mie mani d’ora in poi, darò a ciascuno sei prigionieri in cambio di uno. Restituite dunque queste donne e questi bambini».
In seguito, l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiese ai rappresentanti degli Hawāzin: «Che notizie avete di Mālik ibn ʿAwf?» Essi risposero: «Si trova a Ṭāʾif con i Banū Thaqīf». L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Fategli sapere che, se verrà da me come musulmano, gli restituirò tutti i suoi beni e i suoi prigionieri e gli darò inoltre cento cammelli». Mālik temeva che, se i Banū Thaqīf avessero appreso della proposta dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo avrebbero trattenuto. Perciò escogitò un piano per recarsi dall’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Lungo il cammino lasciò preparato, in un certo luogo, un cammello come cavalcatura. Poi, di notte, partì da Ṭāʾif a cavallo e raggiunse quel cammello. In seguito montò sul dorso del cammello e si presentò all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando lo raggiunse ad al-Jiʿrāna o alla Mecca, l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli restituì tutti i prigionieri e i beni e gli diede anche cento cammelli. Mālik abbracciò l’Islam e divenne un musulmano sincero. In seguito Mālik ibn ʿAwf recitò una poesia in elogio dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. La poesia è la seguente:
«In tutta l’umanità non ho mai visto né udito di uomo alcuno pari a Muḥammad.
Se promette qualcosa a qualcuno, mantiene pienamente la sua promessa
e dona in grande abbondanza
Inoltre, se vuoi,
può persino dirti ciò che accadrà domani».
Quando le grandi tribù fuggirono con i loro eserciti e le loro armi
e persino le spade dalla lama affilatissima furono logorate dai colpi ripetuti
sul campo di battaglia coperto di polvere, egli era ancora intento a sorvegliare i cuccioli ed era
il leone incrollabile in agguato nella fortezza.”
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nominò Mālik ibn ʿAwf comandante dei musulmani della sua tribù e dei musulmani delle tribù Banū Sumāla, Banū Salima e Banū Kahm. Mālik continuò a combattere contro i Banū Thaqīf insieme a quei musulmani e alla fine li sottomise. Il poeta dei Banū Thaqīf, Abū Miḥjan, recitò con sarcasmo questi versi:
«Un tempo i nemici avevano paura di noi. Eppure
oggi i Banū Salim ci stanno attaccando.
Violando la sacralità di ogni legame e infrangendo il patto
Mālik, con il loro aiuto, ci ha attaccati. Tanto che
si è insediato attaccando perfino le nostre abitazioni.
Eppure eravamo noi a doverci vendicare.”
In seguito, molti musulmani cominciarono a insistere presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, affinché distribuisse loro una parte del fayʾ (i beni ottenuti senza combattimento), cioè cammelli e capre. Continuando a insistere, lo condussero sotto un albero, e il suo mantello rimase impigliato nei rami. Allora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Datemi il mio mantello. Per Allah, se possedessi una quantità di beni grande quanto gli alberi di Tihāma, la distribuirei tra voi. Non trovereste in me neppure la minima traccia di avarizia, codardia o menzogna». Poi si avvicinò al suo cammello e si fermò accanto a esso. Prese un pelo dal suo collo, lo mostrò e disse: «O gente dei musulmani, per Allah, dalla vostra parte del fayʾ non mi spetta più di un quinto, nemmeno di questo ciuffo di lana. E anche quel quinto ve l’ho già dato. Pertanto, se qualcuno ha preso da questi beni anche solo un ago e un filo, che li restituisca. Ricordate: chi commette un’appropriazione indebita, nel Giorno della Resurrezione quell’appropriazione assumerà per lui la forma del fuoco e diventerà causa di estrema vergogna e umiliazione».
Un certo uomo degli Anṣār aveva preso del filo di lana per ricucire la parte strappata della portantina del suo cammello; egli lo restituì. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Ti do la parte che mi spetta di questo». Egli rispose: «Dopo ciò che avete detto sull’appropriazione indebita, non ho affatto bisogno di questa cosa». Poi la restituì.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, distribuì beni alle persone influenti e ai capi allo scopo di conquistare i loro cuori. Diede cento cammelli ciascuno alle seguenti persone: Abū Sufyān ibn Ḥarb, Muʿāwiya, figlio di Abū Sufyān, Ḥakīm ibn Ḥizām, al-Ḥārith ibn Kalada, al-Ḥārith ibn Hishām, Suhayl ibn ʿAmr, Ḥuwayṭib ibn ʿAbd al-ʿUzzā, ʿAlāʾ ibn Jāriya, ʿUyayna ibn Ḥiṣn, al-Aqraʿ ibn Ḥābis, Mālik ibn ʿAwf e Ṣafwān ibn Umayya.
Diede meno di cento cammelli alle seguenti persone: Makhrama ibn Nawfal al-Zuhrī, ʿUmayr ibn Wahb al-Jumaḥī, Hishām ibn ʿAmr e ʿAmr ibn Luʾayy. A Saʿīd ibn Yarbuʿ al-Sahmī diede cinquanta cammelli.
Ad ʿAbbās ibn Mirdās ne diede meno di cinquanta. Egli si adirò e rimproverò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitando i seguenti versi:
«Questi erano i beni che avevo razziato. Li ottenni attaccando gli abitati delle pianure, cavalcando il dorso di un puledro. Li portai via tenendo svegli gli uomini della mia tribù, affinché non dormissero. Ma essi si addormentarono, mentre io ero l’unico a rimanere sveglio. Ciò che Uyaina e Aqra non riuscirono a fare, io e il mio cavallo riuscimmo a farlo: portare via quei beni. Sono un combattente esperto sul campo di battaglia. Tuttavia non mi è stato dato abbastanza. Ma non sono stato completamente privato: mi sono stati dati soltanto alcuni cammelli giovani. Le loro quattro zampe non sono ancora diventate molto lunghe. Hisn e Harith (il padre di Uyaina e Aqra, che ricevettero cento cammelli) non erano più influenti nella società di mio padre, Mirdas. E io stesso non sono inferiore a quei due. Colui che oggi avete umiliato non sarà mai più onorato.»
Il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò ai Compagni: «Andate, dategli ancora qualcosa per accontentarlo e fategli chiudere la bocca». I Compagni andarono da lui e lo accontentarono con altri cammelli.
Abu Sa’id al-Khudri, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: poiché il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva mostrato tale generosità ai capi dei Quraysh e delle altre tribù arabe senza dare nulla agli Ansar, questi si adirarono profondamente e alcuni cominciarono a pronunciare parole sconvenienti. Alcuni dissero perfino: «Il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha fatto piacere ai suoi parenti». In quel momento Sa’d ibn Ubada, che Allah sia soddisfatto di lui, incontrò il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, e disse: «O Messaggero di Allah, gli Ansar sono profondamente contrariati per il modo in cui hai distribuito il bottino. Hai distribuito questi beni tra la tua tribù, i Quraysh, e gli altri, ma non hai dato nulla agli Ansar». Il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O Sa’d, qual è la tua opinione personale?». Egli rispose: «O Messaggero di Allah, io sono uno degli appartenenti al mio gruppo». Il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Allora porta qui il tuo gruppo».
Sa’d radunò gli Ansar in quel luogo. Quando vi giunsero anche alcuni Muhajirun, il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, permise loro di entrare. Quando poi altri Muhajirun vollero venire, non diede loro il permesso. Quando ancora altri Muhajirun vollero venire, non diede loro il permesso. Quando tutti quegli Ansar si furono riuniti, il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, andò da loro. Anzitutto lodò Allah come si conviene, poi disse: «O Ansar, ho sentito pronunciare da parte vostra alcune parole sconvenienti e ho saputo che siete adirati e contrariati con me. Ditemi: quando venni da voi, non eravate forse smarriti? Poi Allah non vi guidò forse? Non eravate forse poveri, e poi Allah non vi rese agiati? Non eravate forse nemici gli uni degli altri, e poi Allah non vi rese cari gli uni agli altri?». Essi risposero: «Sì. Allah e il Suo Messaggero ci hanno concesso la più grande benevolenza». Egli aggiunse: «O Ansar, perché non rispondete?». Essi dissero: «O Messaggero di Allah, che cosa possiamo risponderti? Il Messaggero di Allah ci ha concesso la più grande benevolenza».
Il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Potete dire: sei venuto da noi in una condizione in cui nessuno aveva creduto in te, mentre noi soli abbiamo creduto; tutti ti perseguitavano, mentre noi soli ti abbiamo aiutato; eri stato cacciato, mentre noi ti abbiamo dato rifugio; sei venuto da noi indifeso e noi ti abbiamo accolto come uno di noi. Se dite queste cose, non direte affatto il falso e tutti ne riconosceranno la verità. O Ansar, vi siete forse risentiti con me per questi beni effimeri del mondo? Non vi è piaciuto che avessi già conquistato la fiducia di una categoria di persone? O Ansar, non siete forse lieti che la gente se ne vada con cammelli e capre, mentre voi portate con voi il Messaggero di Allah? Giuro per Colui nella cui mano è la vita di Muhammad: se non avessi dovuto emigrare, sarei stato un Ansar come voi. Se tutti prendessero una strada e gli Ansar un’altra, io seguirei la strada degli Ansar. O Allah, abbi misericordia degli Ansar, dei loro figli e anche dei discendenti dei loro figli».
Gli Ansar, Compagni del Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, piansero così tanto durante questo discorso che persino le loro barbe si inzupparono. Gridarono all’unisono: «Siamo soddisfatti e onorati di aver ricevuto il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, come nostra parte».
Poi il Messaggero di Allah, Allah lo benedica e gli conceda la pace, se ne andò. Anche i musulmani tornarono ciascuno alle proprie occupazioni.
Il Messaggero di Allah compie l’Umrah da Ji’rana
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nominò temporaneamente ‘Attab ibn Usaid governatore della Mecca, e ‘Attab compì il pellegrinaggio nell’ottavo anno dell’Egira insieme ai musulmani.
Ibn Ishaq racconta:
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì da Ji‘rana con l’intenzione di compiere la ‘umra. Ordinò che il bottino residuo della conquista fosse custodito a Ji‘rana, nei pressi di Marr az-Zahran. Dopo aver completato la ‘umra, si recò a Medina e nominò temporaneamente ‘Attab ibn Usaid, che Allah sia soddisfatto di lui, governatore della Mecca. Lasciò con ‘Attab anche Mu‘adh ibn Jabal, che Allah sia soddisfatto di lui, affinché insegnasse alla popolazione musulmana le norme dettagliate dell’Islam e il Corano. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, portò con sé a Medina il bottino residuo della conquista. Compì questa ‘umra nel mese di Dhu al-Qa‘da. Pertanto, la sua partenza per Medina avvenne alla fine di Dhu al-Qa‘da o all’inizio di Dhu al-Hijja. Ibn Ishaq dice che il pellegrinaggio di quell’anno fu compiuto secondo l’usanza allora in vigore tra gli Arabi. ‘Attab, che Allah sia soddisfatto di lui, compì il pellegrinaggio insieme ai musulmani. [85. Ibn Hisham riferisce, sulla base di una narrazione trasmessa da Zayd ibn Aslam, che dopo aver nominato ‘Attab governatore della Mecca, il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli assegnò un’indennità di un dirham al giorno. Un giorno, rivolgendosi ai musulmani, disse: “Allah non renderà mai soddisfatto colui che non si accontenta pur ricevendo un’indennità di un dirham. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi ha stabilito un’indennità di un dirham al giorno. Ora non ho bisogno di nessuno.”] Questo era l’ottavo anno dell’Egira. Dal momento in cui il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciò Ta’if, cioè dal mese di Dhu al-Qa‘da fino al Ramadan del nono anno dell’Egira, gli abitanti di Ta’if rimasero irremovibili nel politeismo e nell’opposizione all’Islam.
La conversione all’Islam di Ka‘b ibn Zuhayr dopo la partenza da Ta’if
Dopo che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciò Ta’if, Bujayr ibn Zuhayr informò per lettera suo fratello Ka‘b ibn Zuhayr, celebre poeta autoproclamato, dicendogli: “A Mecca egli ha ucciso molti di coloro che componevano poesie denigratorie contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Tra i poeti dei Quraysh, Ibn az-Zib‘ari, Hubayra e altri sono fuggiti e si sono messi in salvo. Se vuoi vivere, presentati senza indugio al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli non uccide chi si reca da lui come musulmano e pentito. Se invece non lo farai, rifugiati in qualunque luogo del mondo tu ritenga sicuro.”
In precedenza Ka‘b aveva detto in una poesia:
“Porta questo mio messaggio a Bujayr: hai forse desiderio di accettare ciò che ho detto? E se non lo accetti, allora conducimi da lui: verso quale altra cosa sei interessato? Sei interessato a quel carattere che non ho visto nei suoi genitori (cioè in quelli di Muhammad), e che non hai visto nemmeno nei tuoi genitori? Se non accetti le mie parole, non ne proverò dolore e, anche se per il tuo errore subissi un danno, non ti correggerò più. L’uomo leale ti ha fatto bere una bevanda nuova allo scopo di formare in te quel carattere speciale.”
Ka‘b inviò questa poesia a Bujayr, e Bujayr la recitò al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando egli udì le parole: “L’uomo leale ti ha fatto bere una bevanda nuova”, disse: “Sebbene Ka‘b sia un bugiardo, in questo ha detto la verità. Quell’uomo leale sono io.”
Quando fu recitato nuovamente: «Sei forse attratto da quel carattere che non hai visto nei suoi genitori?», il Messaggero di Allah disse: «Sì, egli non ha visto questo carattere nei suoi genitori».
Ibn Ishaq racconta: Quando Kaʿb ricevette la lettera di Bujayr, cominciò a vedere la morte davanti ai suoi occhi. Il terrore per la propria vita gli inaridì il cuore. I suoi nemici che lo circondavano, per spaventarlo e terrorizzarlo ancora di più, gli dicevano: «La morte di Kaʿb è imminente». Ridotto all’estremo, compose una poesia in lode del Messaggero di Allah. In essa menzionò la propria paura e il fatto che i suoi nemici lo terrorizzavano. Poi partì per Medina. Qui si recò presso un uomo della tribù dei Juhayna, che conosceva già, e fu suo ospite. In seguito quell’uomo condusse Kaʿb dal Messaggero di Allah all’ora della preghiera dell’alba. Pregò insieme a lui. Poi, indicando il Messaggero di Allah, disse a Kaʿb: «Quello è il Messaggero di Allah. Vai da lui e chiedigli protezione». Kaʿb si recò immediatamente dal Messaggero di Allah e si sedette davanti a lui, senza che questi lo riconoscesse. Kaʿb disse: «O Messaggero di Allah, se Kaʿb ibn Zuhayr, pentitosi e divenuto musulmano, venisse da te, lo accoglieresti?». Il Messaggero di Allah rispose: «Sì». Allora egli disse: «O Messaggero di Allah, sono io Kaʿb ibn Zuhayr». In quel momento un uomo degli Ansar accorse dal Messaggero di Allah e disse: «O Messaggero di Allah, permettimi di uccidere questo nemico di Allah». Il Messaggero di Allah disse: «Lascialo stare. È venuto pentito e ha abbandonato il politeismo». A causa del comportamento di quell’ansarita, Kaʿb si adirò con tutti gli Ansar. I Muhajirun, invece, non gli rivolsero alcuna parola sgradevole. Egli compose una poesia. Eccola:
«Suʿad, mia moglie, si è separata da me; perciò il mio cuore si è spezzato. Oggi sono umiliato e incatenato. Seguirla non mi ha recato alcun beneficio. … Ho saputo che il Messaggero di Allah mi ha minacciato; tuttavia spero di ottenere il perdono del Messaggero di Allah. Abbi un po’ di pazienza! Possa Colui che ti ha donato la ricchezza del Corano, ricco di ammonimenti, guidarti sulla retta via. Non punirmi lasciandoti influenzare dalle insinuazioni dei malvagi. Sebbene abbia pronunciato molte parole sconsiderate, non ho commesso alcun crimine. Oggi mi trovo in una situazione così delicata che, se un elefante avesse visto e udito ciò che io vedo e odo da questo luogo, sarebbe rimasto terrorizzato e sconvolto. Ma sarebbe diverso se il Messaggero di Allah, con il permesso di Allah, gli concedesse protezione. Finora ho vagato nell’oscurità della notte attraverso deserti desolati. Alla fine ho posto la mia mano nella mano di colui che è capace di vendicarsi e la cui parola è la sola verità. Non ritirerò più quella mano. Quando gli parlai e mi fu detto: “Sei accusato e responsabile di molti misfatti”, egli mi apparve più terribile del leone della fitta boscaglia di ʿIshr, quel leone che mantiene in vita altri due leoni nutrendoli con carne umana. Quando balza verso la cima di una montagna, non desiste finché non l’ha conquistata; le bestie feroci della regione di Jaww fuggono per il terrore che incute, e gli uomini non osano attraversare il suo territorio nemmeno in gruppi. Nel suo territorio può recarsi soltanto un uomo fidato, capace di muoversi con un’arma insanguinata e abiti vecchi e laceri. In verità, il Messaggero di Allah è una luce splendente che guida sulla retta via e una spada invincibile di Allah. Quando un gruppo di Quraysh credette in lui alla Mecca, alcuni di loro dissero ai credenti: “Allontanatevi!”. Essi si allontanarono, è vero; ma i Quraysh rimasero disarmati e impotenti di fronte a quegli eroi che in battaglia indossano lunghe e solide armature bianche, che non esplodono di gioia quando vincono, né si abbattono per la disperazione quando vengono sconfitti, poiché sanno che vittoria e sconfitta sono nelle mani di Allah e che in seguito la loro vittoria è inevitabile. Avanzano con passi calmi e sicuri, come cammelli bianchi. Quando gli uomini bassi e scuri fuggono davanti a loro, essi si difendono combattendo. Quando il colpo cade, colpisce il loro petto, non la schiena, perché non fuggono per paura della morte; al contrario, avanzano, offrendo il petto ai colpi del nemico e respingendoli».
È narrato da ʿAsim ibn ʿUmar ibn Qatada. Quando Kaʿb disse: «Quando gli uomini bassi e scuri fuggono», gli Ansar si adirarono con lui, poiché quelle parole erano rivolte proprio a noi Ansar. Uno dei nostri, infatti, si era comportato male con lui. In seguito, per placare il risentimento degli Ansar, egli elogiò nuovamente il loro sacrificio, la loro abnegazione e il ruolo di braccio destro del Messaggero di Allah.
La poesia era questa:
«Chi desidera rendere felice e gloriosa la propria vita non abbandoni la compagnia dei virtuosi Ansar. La nobiltà e la generosità sono un’eredità ricevuta dai loro antenati; perciò sono i migliori discendenti dei migliori uomini. Con le loro armature fanno svanire frecce e lance. Le loro armature sono come lance: non sono inferiori a esse in alcuna parte. Guardano con occhi rossi come braci ardenti e dallo sguardo penetrante. Quando affrontano la battaglia, affidano le loro vite al Profeta, pronti a morire. Difendono la religione dei credenti con spade sguainate e lance. Si purificano con il sangue degli infedeli e considerano ciò un atto di devozione. Come i leoni cacciatori dal collo grosso si esercitano alla guerra nelle fitte foreste di Khifja, così anch’essi perfezionano la propria abilità marziale. Quando respingono un aggressore, lo fermano completamente. Ad ʿAli ibn Masʿud al-Mazini al-Ghassani inflissero a Badr un colpo tale che l’intera Banu Nizar ne fu domata e costretta alla sottomissione. Se tutte le tribù sapessero ciò che io so degli Ansar, lo riconoscerebbero persino coloro che mi sono più ostili. Sono un popolo che, persino durante una carestia estrema, mostra generosità verso gli ospiti giunti di notte. Sono nobili discendenti dei Ghassan, la cui aristocrazia non presenta alcun difetto».
Mentre recitava la poesia riguardante sua moglie Suʿad, il Messaggero di Allah disse: «Avresti dovuto lodare gli Ansar in questa poesia, poiché ne sono degni». Allora Kaʿb recitò quest’ultima poesia. Ibn Hisham ha inoltre detto che Kaʿb recitò al Messaggero di Allah, seduto nella Moschea del Profeta, la poesia che aveva iniziato parlando di sua moglie Suʿad.
La battaglia di Tabuk: Rajab, il nono anno dell’Egira
Dopodiché, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase a Medina dal mese di Dhu al-Hijja fino al mese di Rajab, e in seguito ordinò ai musulmani di prepararsi per la spedizione contro i Romani. Gli storici Zuhri, Yazid ibn Ruman, Abd Allah ibn Abi Bakr, Asim ibn Jamrah e altri hanno narrato come segue la spedizione di Tabuk:
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordinò ai suoi Compagni di prepararsi per la spedizione contro i Romani. In quel periodo la situazione era estremamente difficile per i musulmani. Da una parte vi era il violento caldo estivo; dall’altra, nel Paese imperversava la carestia. I pochi frutti che erano cresciuti erano ormai completamente maturi. La gente provava un forte desiderio di raccoglierli e di rimanere in luoghi freschi e ombreggiati. In un momento simile, nessuno desiderava uscire. Prima della maggior parte delle spedizioni, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dava qualche indicazione sulla destinazione. Informava che il luogo verso il quale si partiva era diverso dalla destinazione effettiva. Ma per la spedizione di Tabuk la situazione fu completamente diversa. In questo caso rese nota a tutti la destinazione senza alcuna ambiguità. La destinazione era infatti molto lontana, il momento era estremamente delicato e la superiorità numerica del nemico era considerevole. Perciò informò in anticipo di ogni cosa, affinché la gente potesse prepararsi adeguatamente alla spedizione. Ordinò ai musulmani di prepararsi e annunciò che questa volta avrebbero affrontato l’imperatore romano. Durante questi preparativi, un giorno il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse a Jadd ibn Qays della tribù dei Banu Salama: «O Jadd, sei pronto a combattere i Romani quest’anno?». Egli rispose: «O Messaggero di Allah, mi permetterai di restare a casa invece di gettarmi nel rischio del peccato? Per Allah, la mia gente sa che pochi sono deboli quanto me davanti alle donne. Temo di non riuscire a controllarmi quando vedrò le donne romane». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non si occupò più della sua questione e disse: «Ti do il permesso». Riguardo a Jadd ibn Qays fu rivelato questo versetto:
Arabo ********
«Alcuni di loro dicono: “Concedimi il permesso di restare a casa e non mettermi nella tentazione”. Sappiate che sono già stati gettati nella tentazione. L’Inferno è già accerchiato intorno ai miscredenti.» Vale a dire che egli temeva di essere attratto dalle donne romane. In realtà, questa non era la sua vera preoccupazione. Non partecipando al jihad insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dando la precedenza ai propri interessi, egli si è esposto piuttosto a un pericolo ancora più grande. Per lui è stato destinato l’Inferno.
Gli ipocriti si dissero l’un l’altro: «Non mettetevi in viaggio con questo caldo intenso». In questo modo cercavano di sottrarsi al jihad e si lasciavano prendere dall’esitazione e dal dubbio sulla via della verità. A proposito di loro, Allah l’Altissimo rivelò:
«Dissero: “Non mettetevi in viaggio con il caldo”. Di’: “Il fuoco dell’Inferno è ancora più caldo”. Se solo avessero compreso! Che ridano dunque poco e piangano molto, come ricompensa per le loro malefatte.»
Ibn Ishaq dice:
Dopodiché il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cominciò a preparare la spedizione e ordinò ai musulmani di completare rapidamente i preparativi. Esortava i musulmani facoltosi ad aiutare sulla via di Allah fornendo cavalcature, denaro, provviste e quant’altro. I musulmani ricchi offrirono molto e ritennero sufficiente ottenere il compiacimento di Allah. In quel periodo ʿUthmān ibn ʿAffān, che Allah sia soddisfatto di lui, donò più di tutti gli altri. 86. Ibn Hishām ha detto che egli donò mille dinari per i musulmani poveri che partecipavano alla spedizione di Tabūk. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ne fu così felice da pregare: «O Allah, sii soddisfatto di ʿUthmān, poiché io sono soddisfatto di lui».
Sette musulmani tra gli Anṣār e gli altri vennero dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiedendo cavalcature. Erano estremamente poveri. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dichiarò di non essere in grado di fornire loro le cavalcature. Così, non potendo partecipare al jihād, tornarono indietro piangendo. Nella storia sono conosciuti come al-Bakkāʾūn, cioè i Piangenti. Erano: Sālim ibn ʿUmayr della tribù dei Banū ʿAmr ibn ʿAwf; ʿUlba ibn Zayd dei Banū al-Ḥāritha; Abū Laylā ʿAbd al-Raḥmān dei Banū Māzin; ʿAmr ibn Ḥumām e ʿAbd Allāh ibn Mughaffal al-Muzanī dei Banū Salima. Secondo alcuni, erano ʿAbd Allāh ibn ʿAmr, Ḥarmī ibn ʿAbd Allāh dei Banū Wāfiq e Irbāḍ ibn Sāriya dei Banū Fazāra, che Allah sia soddisfatto di tutti loro.
Si tramanda che, vedendo piangere due di loro, Abū Laylā ʿAbd al-Raḥmān e ʿAbd Allāh ibn Mughaffal, Ibn Yamīn ibn ʿUmayr chiese: «Perché piangete?». Essi risposero: «Siamo andati dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per chiedere una cavalcatura con cui recarci alla spedizione di Tabūk, ma egli non ha potuto darcela. Anche noi non possediamo nulla con cui poter partecipare alla spedizione insieme a lui». Allora Ibn Yamīn diede loro un cammello e alcune provviste di datteri. Essi salirono su quella cavalcatura e partirono per la spedizione insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Un gruppo di musulmani beduini venne dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, presentando varie scuse e chiedendo il permesso di non partecipare alla spedizione. Allah non concesse loro il permesso. Secondo alcuni, appartenevano alla tribù dei Banū Ghifār. La spedizione ebbe inizio sotto la guida del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Alcuni musulmani sinceri e devoti si astennero dal partecipare alla spedizione insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Nessuno aveva alcuna accusa da muovere contro la loro fede; la sola ragione della loro assenza era che non erano riusciti a dimostrare sufficiente fermezza nella decisione. Egli condusse l’esercito attraverso il passo montano di Thaniyyat al-Wadāʿ, situato alla periferia di Medina. ʿAbd Allāh ibn Ubayy separò i suoi uomini dall’esercito principale del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e li condusse lungo la strada che passava sotto Thaniyyat al-Wadāʿ e portava verso il monte Jubāb. Secondo molti, il suo esercito era composto da un gran numero di uomini. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e il suo esercito si furono allontanati, ʿAbd Allāh ibn Ubayy tornò a Medina insieme ai suoi compagni ipocriti e agli scettici. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciò ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che Allah sia soddisfatto di lui, a occuparsi della sua famiglia e dei suoi familiari, dicendogli di rimanere con loro. Gli ipocriti diffusero ogni sorta di calunnia a suo riguardo, dicendo che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo aveva lasciato indietro perché lo considerava pigro e voleva liberarsi di lui. Udendo queste parole degli ipocriti, ʿAlī si armò e raggiunse il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Questi si trovava allora nel luogo chiamato al-Jurf, a tre miglia da Medina, dove ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb e molti altri abitanti di Medina possedevano terreni. ʿAlī disse: «O Messaggero di Allah, gli ipocriti pensano che tu mi abbia lasciato indietro perché mi consideri pigro e vuoi liberarti di me». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rispose: «Mentono. Ti ho lasciato per occuparti di me e della tua famiglia. O ʿAlī, non sei soddisfatto del fatto che io ti abbia posto rispetto a me al grado in cui Mūsā pose Hārūn rispetto a sé? Dopo di me non vi sarà infatti alcun profeta». Dopo aver udito ciò, ʿAlī tornò a Medina, mentre il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì per la spedizione.
Diversi giorni dopo che l’esercito musulmano era partito per la spedizione di Tabūk sotto la guida del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Abū Khaythama tornò dalla sua famiglia. Vide che le sue due mogli si trovavano ciascuna nella propria tenda, all’interno del giardino. Avevano spruzzato d’acqua le loro tende per rinfrescarle. Giunto all’ingresso della tenda, guardò dentro verso le sue due mogli e vide anche i preparativi che avevano fatto per il suo comfort e il suo piacere. Disse allora, con ragione: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, soffre sotto il sole, il vento e il caldo, mentre Abū Khaythama dovrebbe sedere tra i propri terreni e beni, in compagnia di belle donne all’ombra fresca, e mangiare cibo preparato? Questo non è mai giusto. Per Allah, non entrerò nella tenda di nessuna di voi. Andrò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Preparatemi per il jihād». Esse prepararono il suo equipaggiamento. Poi gli condussero il cammello. Abū Khaythama partì e si affrettò alla ricerca del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando questi ebbe preso alloggio nelle tende, Abū Khaythama lo raggiunse. Durante il viaggio, un altro Compagno, ʿUmayr ibn Wahb al-Jumaḥī, si unì ad Abū Khaythama. Anche lui si stava recando alla spedizione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando entrambi furono vicini a Tabūk, Abū Khaythama disse a ʿUmayr: «Ho commesso un peccato. Perciò non ti farà alcun danno rimanere un po’ indietro. Lasciami raggiungere per primo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace».
Quando Abū Khaythama giunse vicino al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a Tabūk, i Compagni lo videro e dissero: «Un cavaliere di cammello sta venendo da questa parte». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Probabilmente è Abū Khaythama». I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah, è proprio Abū Khaythama». Giunto vicino, Abū Khaythama scese dal cammello, salutò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e si recò da lui. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O Abū Khaythama, hai fatto ciò che era giusto per te». 87. La parola originale è awlā laka. Questa espressione è usata in diversi passi del Sacro Corano, dove alcuni esegeti le hanno attribuito anche il significato di «ti sei avvicinato alla perdizione». In questo caso, tuttavia, sembra più appropriato il primo significato, cioè: «Hai fatto ciò che era giusto per te». Dopodiché egli raccontò al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tutta la sua vicenda. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si congratulò con lui e pregò per lui.
Durante il viaggio verso Tabuk, mentre attraversava Ḥijr, il luogo abitato da un popolo prospero, il Messaggero di Allah fece una breve sosta. Quando alcuni Compagni cercarono di procurarsi acqua potabile dai pozzi del luogo, il Messaggero di Allah li avvertì: «Non bevete quest’acqua e non fate con essa l’abluzione. Se qualcuno ha impastato la farina con quest’acqua, datela da mangiare ai cavalli e non mangiatela voi. Di notte, non uscite da soli». Quasi tutti i Compagni seguirono le istruzioni del Messaggero di Allah. Soltanto due uomini della tribù dei Banū Sāʿida uscirono da soli durante la notte: uno per espletare i propri bisogni e l’altro per cercare il suo cammello smarrito. Colui che era andato a espletare i propri bisogni svenne proprio nel luogo in cui si era recato. Quanto all’uomo uscito alla ricerca del cammello, fu sollevato da un vento impetuoso e scagliato sul monte Ṭayyiʾ. Quando informarono il Messaggero di Allah dell’accaduto, egli disse: «Non vi avevo forse proibito di uscire da soli?». Poi pregò per l’uomo che era svenuto mentre andava a defecare, e questi guarì. Quanto all’uomo scagliato sul monte Ṭayyiʾ, la gente della tribù di Ṭayyiʾ lo condusse dal Messaggero di Allah dopo che egli era tornato a Medina.
La mattina seguente si constatò che nella carovana nessuno possedeva neppure una goccia d’acqua. Quando informarono il Messaggero di Allah, egli pregò Allah. Allah mandò una nube e fece scendere la pioggia, soddisfacendo così il bisogno di tutti. Tutti raccolsero inoltre l’acqua necessaria per il tempo successivo.
Durante il viaggio verso Tabuk, un’altra volta si smarrì il cammello del Messaggero di Allah. I Compagni uscirono per cercarlo. In quel momento presso il Messaggero di Allah si trovava un Compagno di nome ʿUmāra ibn Ḥazm, che aveva partecipato al giuramento di al-ʿAqaba e alla battaglia di Badr. Era un anziano illustre dei Banū ʿAmr. Nel suo gruppo vi era un ipocrita della tribù dei Banū Qaynuqāʿ, di nome Zayd ibn al-Luṣayt.
Mentre ʿUmāra era alla presenza del Messaggero di Allah, il suddetto Zayd ibn al-Luṣayt, seduto presso i suoi uomini, disse: «Ebbene, Muḥammad sostiene di essere un profeta e di conoscere per voi le notizie del cielo. Non sa nemmeno dove si trovi il suo cammello?». Proprio in quel momento, alla presenza di ʿUmāra, il Messaggero di Allah disse: «Un uomo dice che Muḥammad sostiene di essere un profeta e di conoscere per voi le notizie del cielo: perché allora non sa dove si trovi il suo cammello? Per Allah, non so nulla oltre a ciò che Allah mi ha fatto conoscere. Allah mi ha indicato dove si trova il cammello: è in un certo luogo, all’interno di questa valle. Le sue redini sono rimaste impigliate in un albero. Andate e portatelo qui». I Compagni andarono, presero il cammello e lo riportarono. Poi ʿUmāra tornò presso i suoi uomini e disse: «Poco fa il Messaggero di Allah ci ha riferito una notizia straordinaria. Qualcuno tra le nostre truppe ha detto una cosa simile, e Allah gliel’ha fatta conoscere». Quindi riferì loro le parole di Zayd ibn al-Luṣayt. Allora uno degli uomini del gruppo di ʿUmāra, che era rimasto all’interno del gruppo e non si era recato dal Messaggero di Allah, disse: «Per Allah, è stato Zayd a dirlo». Allora ʿUmāra si avvicinò a Zayd, lo colpì sul collo e disse: «O servi di Allah, venite da me. Nella mia carovana si nasconde un serpente, e io non lo sapevo nemmeno. O nemico di Allah, esci dalla mia carovana. Non restare più con me».
È stato riferito che in seguito Zayd si pentì. Altri invece sostengono che Zayd fu accusato di aver perseverato nell’ipocrisia fino al momento della morte.
Durante il viaggio, di tanto in tanto uno o due uomini si separavano dall’esercito musulmano e tornavano indietro. Quando i musulmani informavano il Messaggero di Allah che qualcuno era tornato indietro, egli diceva: «Lasciatelo andare. Se vi è sincerità in lui, Allah lo ricondurrà da voi; altrimenti Allah vi ha liberati dalla sua compagnia. Ed è un bene». Una volta dissero: «O Messaggero di Allah, anche Abū Dharr è rimasto indietro. Il suo cammello lo ha trattenuto». Il Messaggero di Allah disse: «Se è rimasto indietro, lasciatelo. Se vi è del bene in lui, Allah lo ricondurrà tra voi; altrimenti pensate che Allah vi abbia liberati da lui». Abū Dharr cercò con grande impegno di far procedere rapidamente il suo cammello, ma senza risultato. Alla fine si caricò sulle spalle i propri equipaggiamenti e le provviste e cominciò a camminare seguendo le orme del Messaggero di Allah. Quando il Messaggero di Allah fece una sosta in un luogo, egli lo raggiunse. Vedendolo arrivare a piedi e da solo, il Messaggero di Allah disse: «Allah abbia misericordia di Abū Dharr: cammina solo, morirà solo e sarà risuscitato solo davanti ad Allah». ʿAbd Allāh ibn Masʿūd racconta che, quando ʿUthmān, durante il suo califfato, esiliò Abū Dharr a al-Rabdha, presso di lui non c’erano altri se non sua moglie e il suo servo. Egli raccomandò loro: «Quando morirò, lavatemi, avvolgetemi nel sudario e lasciatemi sulla strada. Poi, alla prima carovana che passerà davanti a voi, dite: “Quest’uomo è Abū Dharr, Compagno del Messaggero di Allah. Aiutateci a seppellirlo”». Dopo la sua morte, la moglie e il servo eseguirono la raccomandazione e lasciarono il suo corpo sulla strada. In quel momento ʿAbd Allāh ibn Masʿūd viaggiava dall’Iraq con un gruppo di pellegrini diretti alla ʿumra. Vedendo il corpo abbandonato sulla strada, il gruppo si fermò. Per poco non venne calpestato dagli zoccoli dei cammelli della carovana. Il servo si mise davanti a loro e disse: «È Abū Dharr, Compagno del Messaggero di Allah. Aiutateci a seppellirlo». ʿAbd Allāh ibn Masʿūd cominciò a piangere e disse: «Il Messaggero di Allah ha detto davvero la verità: cammini solo, morirai solo e sarai risuscitato solo». Poi scese con i suoi compagni di viaggio e lo seppellì. In seguito ʿAbd Allāh ibn Masʿūd raccontò loro l’episodio di Abū Dharr durante il viaggio verso Tabuk e le parole che il Messaggero di Allah gli aveva rivolto. In seguito ʿAbd Allāh ibn Masʿūd raccontò loro l’episodio di Abū Dharr durante il viaggio verso Tabuk e le parole che il Messaggero di Allah gli aveva rivolto. Quando il Messaggero di Allah giunse a Tabuk, Yuḥannā ibn Ruʾba, governatore di Ayla, si presentò a lui, pagò la jizya e concluse un accordo. Analogamente, anche gli abitanti di Jarba e Adhruḥ vennero e pagarono la jizya. Il Messaggero di Allah scrisse loro il seguente trattato:
«Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Clementissimo. Da parte di Allah e del Suo Messaggero Muhammad viene proclamata la sicurezza per Yuhanna ibn Ruʾba, per gli abitanti di Aylah e per tutti i loro mezzi di trasporto marittimi e terrestri. Il Messaggero di Allah si assume pienamente la responsabilità della sicurezza delle loro persone e dei loro alleati provenienti dalla Siria, dallo Yemen e dal mare. Se qualcuno agirà contro questo patto, non potrà sottrarsi alla punizione grazie alle proprie ricchezze e ai propri beni. Chiunque arrecherà danno a qualcuno, avrà il diritto di vendicarsi di lui. Essi potranno utilizzare l’acqua di qualunque bacino e viaggiare per qualsiasi via marittima o terrestre. Nessuno potrà impedirglielo.»
L’invio di Khalid ibn al-Walid da parte del Messaggero di Allah presso Uqaydir, governatore di Dumat al-Jandal
In seguito, il Messaggero di Allah inviò Khalid ibn al-Walid da Uqaydir ibn ʿAbd al-Malik, governatore di Dumat al-Jandal. Uqaydir era cristiano, apparteneva alla tribù di Kalb ed era il re di quella regione. Il Messaggero di Allah disse a Khalid: «Quando andrai, vedrai Uqaydir a caccia di bovini selvatici.»
In una notte estiva rischiarata dalla luna, mentre Uqaydir era seduto sul tetto insieme a sua moglie, Khalid giunse entro il campo visivo della sua fortezza. In quel momento un bovino selvatico cominciò a colpire con le corna la porta del palazzo di Uqaydir. Sua moglie disse: «Hai mai visto un bovino simile?». Egli rispose: «No». La moglie disse: «Allora è forse giusto lasciarsi sfuggire una preda simile?». Egli rispose: «Mai». Detto ciò, scese e montò a cavallo. Insieme a suo fratello Hassan e a diversi membri della sua famiglia, si mise all’inseguimento della preda. Non appena uscirono, furono catturati dalle truppe inviate dal Messaggero di Allah. Hassan, fratello di Uqaydir, fu ucciso dalle truppe musulmane. Indossava una tunica di seta ricamata d’oro. Khalid — che Allah sia soddisfatto di lui — la tolse e la fece mandare a Medina tramite un uomo, prima di recarvisi personalmente.
Anas ibn Malik — che Allah sia soddisfatto di lui — disse: «Quando la tunica di Uqaydir fu portata al Messaggero di Allah, la vidi. Vedendo che i musulmani la toccavano con le mani, meravigliati, il Messaggero di Allah disse: “Vi meravigliate vedendo questa? Per Allah, il fazzoletto che in Paradiso è destinato a Saʿd ibn Muʿadh è migliore di questa.”»
Ibn Ishaq disse: Khalid condusse Uqaydir dal Messaggero di Allah. Egli gli concesse salva la vita, stipulò con lui un trattato in cambio del pagamento della jizya e lo liberò. Uqaydir tornò nella sua regione.
Il Messaggero di Allah non avanzò oltre Tabuk; vi rimase invece per dieci giorni. Poi tornò a Medina. Lungo il cammino, nella valle di Wadi al-Mushaqqaq, c’era una piccola sorgente montana. La sua acqua bastava a malapena a dissetare due o tre viandanti. Il Messaggero di Allah disse: «Coloro che raggiungeranno per primi quella valle non bevano l’acqua, ma aspettino fino al nostro arrivo». Tuttavia, un gruppo di ipocriti vi giunse per primo, bevve tutta l’acqua che vi era e se ne andò. Quando il Messaggero di Allah arrivò, non vi trovò neppure una goccia d’acqua. Disse: «Chi è arrivato qui prima di noi?». Gli fu riferito che vi erano giunti per primi tizio e caio. Egli disse: «Avevo proibito che qualcuno bevesse l’acqua prima che io arrivassi». Poi maledisse quegli ipocriti e invocò su di loro una disgrazia. Quindi scese dalla sua cavalcatura e pose la mano ai piedi della montagna. Immediatamente, per volontà di Allah, una grande quantità d’acqua cominciò a scorrere. Ne bevve, passò la mano su quel punto della montagna e pregò Allah. Subito una fontana d’acqua zampillò con un fragore impetuoso, simile al lampo. La gente bevve fino a saziarsi e soddisfece le altre proprie necessità. Il Messaggero di Allah disse: «Se vivrete a lungo, in futuro sentirete parlare della fama di questa valle, e quest’acqua renderà fertili le zone circostanti la valle.»
Ibn Ishaq racconta: Ibn ʿUqayma al-Laythi riferì da un nipote di Abu Ruham al-Ghifari, e al-Laythi riferì da Ibn Shihab al-Zuhri, che Abu Ruham Kulthum ibn Husayn, uno dei Compagni che avevano partecipato alla Bayʿat al-Ridwan, disse: «Partecipai alla spedizione di Tabuk insieme al Messaggero di Allah e viaggiavo con lui. Una notte, mentre stavamo attraversando Akhdar, nei pressi di Tabuk, Allah fece calare il sonno su di noi. Poiché la mia cavalcatura era vicinissima a quella del Messaggero di Allah, temevo che, se si fossero avvicinate ancora, la mia cavalcatura potesse colpire i piedi del Messaggero di Allah. Perciò mi sforzavo con tutte le mie forze di rimanere sveglio e di tenere la mia cavalcatura lontana da quella del Messaggero di Allah. In quella situazione, durante una parte della notte, il sonno divenne irresistibile. Immediatamente la mia cavalcatura si accostò fianco a fianco a quella del Messaggero di Allah. Mi svegliai al suo “uh!”. Dissi: “O Messaggero di Allah, chiedi ad Allah perdono per me”. Egli disse: “Continua a camminare”.»
Il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — cominciò a chiedere chi, tra i Banu Ghifar, non avesse partecipato alla spedizione, e io gli elencai i nomi di coloro che non erano venuti. Egli disse: «Che ne è degli uomini alti, dai capelli rossicci, con barba e sopracciglia sottili?». Gli dissi che non erano venuti. Disse: «Che cosa hanno fatto gli uomini tarchiati, di bassa statura e dalla carnagione scura?». Risposi: «Non vedo nessuno di questo tipo tra noi». Disse: «E quelli che possiedono grandi ricchezze nelle zone abitate dai Ghifar e dagli Aslam dell’Hegiaz?». Cercai di ricordarmi di loro proprio pensando ai Banu Ghifar, ma non ci riuscii. Alla fine ricordai che erano un gruppo dei Banu Aslam, con i quali avevamo un patto di alleanza. Dissi: «O Messaggero di Allah! Sono un gruppo dei Banu Aslam, con i quali avevamo un patto di alleanza». Poi dissi: «O Messaggero di Allah! Sono un gruppo dei Banu Aslam che erano nostri alleati». Il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — disse: «Avrebbero potuto almeno aiutare un combattente capace a venire al jihad sulla via di Allah, mettendo a sua disposizione uno dei loro cammelli. Nulla glielo impediva. Di tutti i miei compagni, qualunque cosa facciano gli altri, per me è più doloroso che i Quraysh emigrati, gli Ansar e gli uomini dei Banu Ghifar e dei Banu Aslam non siano venuti con me».
Arrivo della delegazione della tribù dei Banu Thaqif e loro accettazione dell’Islam nel mese di Ramadan del nono anno dell’Egira
Ibn Ishaq racconta:
Il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — tornò da Tabuk a Medina nel mese di Ramadan, e nello stesso mese giunse da lui la delegazione della tribù dei Banu Thaqif. Il contesto dell’arrivo di questa delegazione era il seguente: in precedenza, quando il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — era tornato da Ta’if, Urwa ibn Mas‘ud al-Thaqafi lo aveva seguito. Prima di raggiungere Medina, incontrò il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — e accettò l’Islam. In seguito, quando espresse il desiderio di tornare presso la sua tribù per invitarla all’Islam, il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — gli disse: «Ti uccideranno». Egli conosceva l’ostinazione e la caparbietà della tribù dei Banu Thaqif. Sapeva anche che erano soliti rifiutare l’invito all’Islam proveniente da uno dei loro stessi membri. Ma Urwa disse: «O Messaggero di Allah! Per loro sono più caro di un neonato».
Egli era davvero altrettanto amato e rispettato da loro. Quindi tornò presso la sua tribù e la invitò ad accettare l’Islam. Sperava che, grazie al prestigio, all’influenza e all’autorità di cui godeva nella tribù, nessuno si sarebbe opposto. Mentre, dal tetto della casa della sua tribù, si rivolgeva ai suoi membri invitandoli adeguatamente all’Islam e annunciando loro la propria conversione, da ogni parte furono scagliate frecce contro di lui. Una freccia lo colpì, ed egli con ciò conseguì il martirio.
Secondo i Banu Malik, fu ucciso da Aws ibn Awf dei Banu Salim ibn Malik; secondo i suoi alleati, invece, fu ucciso da Wahb ibn Jabir dei Banu ‘Attab ibn Malik. (I Banu Salim e i Banu ‘Attab erano famiglie appartenenti ai Banu Malik, un ramo dei Banu Thaqif). Dopo che Urwa fu ferito, gli fu chiesto: «Qual è la tua opinione riguardo alla tua uccisione?». Egli rispose: «È un immenso onore e una gloria che Allah mi ha concesso. Allah stesso mi ha adornato con l’onore del martirio. Il mio rango non è affatto superiore a quello dei combattenti che hanno conseguito il martirio venendo con il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — prima che egli tornasse da questo luogo, lasciandovi. Perciò seppellitemi accanto a loro».
Si narra che, udita la notizia del martirio di Urwa ibn Mas‘ud, il Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — abbia commentato: «Urwa è paragonabile al combattente la cui storia di martirio è narrata nella sura Ya-Sin».
Dopo aver ucciso Urwa, i Banu Thaqif osservarono la situazione per un mese, poi si riunirono in un’assemblea consultiva. Stabilìrono che, poiché l’intera popolazione araba circostante aveva accettato l’Islam, i Banu Thaqif non sarebbero stati in grado di resistere combattendo da soli contro di loro. Di conseguenza decisero di inviare un’altra persona al Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — proprio come in precedenza avevano mandato Urwa. A questo scopo consultarono un certo ‘Abd Yalil ibn ‘Amr, coetaneo di Urwa ibn Mas‘ud, e gli dissero che, se fosse tornato dal Messaggero di Allah — Allah lo benedica e gli conceda la pace — in qualità di rappresentante dei Banu Thaqif, essi lo avrebbero trattato nello stesso modo in cui avevano trattato Urwa. Egli disse: «Accetterò solo se manderete con me alcuni altri uomini; altrimenti no». Alla fine decisero di mandare con ‘Abd Yalil sei uomini in tutto: due delle tribù alleate e tre dei Banu Malik. Secondo questa decisione, insieme ad ‘Abd Yalil inviarono Hakam ibn ‘Amr e Shurahbil ibn Ghaylan della famiglia dei Banu Mu‘attab; dai Banu Malik, ‘Uthman ibn Abu al-‘As della famiglia dei Banu Yasar, Aws ibn Awf della famiglia dei Banu Salim e Numayr ibn Kharash della famiglia dei Banu Harith. ‘Abd Yalil partì con loro come capo della delegazione. Li portò con sé proprio per liberarsi dal rischio di subire la sorte di Urwa ibn Mas‘ud, affinché ciascuno di loro, tornando a Ta’if, potesse coinvolgere la propria gente nella vicenda.
Quando la delegazione si avvicinò a Medina, alcuni Compagni videro Mugīra ibn Shuʿba (che Dio si compiaccia di lui) mentre pascolava i cammelli presso una sorgente. Il compito di pascolare quei cammelli era stato suddiviso a turno tra i Compagni, e in quel momento spettava a Mugīra. Dopo averli incontrati, Mugīra lasciò i cammelli presso i membri della delegazione di Banū Thaqīf e corse ad annunciare al Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, la lieta notizia del loro arrivo. Prima di incontrare il Messaggero di Dio, Mugīra (che Dio si compiaccia di lui) si recò da Abū Bakr al-Ṣiddīq (che Dio si compiaccia di lui). Gli comunicò che la delegazione di Banū Thaqīf era venuta per abbracciare l’Islam, ma chiedeva che il Messaggero di Dio concedesse loro alcune agevolazioni e redigesse un patto che garantisse la sicurezza dei loro beni, delle loro terre e dei loro abitanti. Abū Bakr (che Dio si compiaccia di lui) disse a Mugīra (che Dio si compiaccia di lui): «Ti scongiuro, nel nome di Dio, lasciami andare prima di te dal Messaggero di Dio e permettimi di discutere con lui questa questione». Mugīra acconsentì. Abū Bakr (che Dio si compiaccia di lui) si recò dal Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, e lo informò della delegazione. Poi Mugīra (che Dio si compiaccia di lui) tornò dai suoi amici della stessa tribù. [Si noti che Mugīra (che Dio si compiaccia di lui) era originario di Banū Thaqīf]. Trascorse con loro tutto il tempo del riposo pomeridiano e insegnò loro il modo di rivolgere il saluto islamico al Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace. Tuttavia, al momento dell’incontro, essi lo salutarono secondo l’uso jāhilita.
Quando la delegazione si presentò al Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, fu assegnata loro una stanza in una parte della Moschea del Profeta per il soggiorno. Finché non fu redatto un patto per Banū Thaqīf, gli scambi tra il Messaggero di Dio e la delegazione avvennero tramite Khālid ibn Saʿīd ibn al-ʿĀṣ, e fu proprio Khālid a redigere il patto. In quel periodo, fino alla stesura del patto e alla conversione della delegazione all’Islam, i membri della delegazione non mangiavano nemmeno il cibo inviato dal Messaggero di Dio se Khālid non ne aveva mangiato per primo. Tra le agevolazioni che chiesero al Messaggero di Dio vi era quella di poter continuare ad adorare al-Lāt e di non doverla abbattere per tre anni. Il Messaggero di Dio respinse questa richiesta. In seguito ridussero il periodo a un anno. Quando anche ciò fu respinto, continuarono a ridurlo fino a un mese. Il Messaggero di Dio respinse anche questa proposta. La delegazione spiegò che il motivo della richiesta era il desiderio di proteggersi dall’ira degli inesperti della tribù, dei giovani discendenti e delle donne, e che non volevano terrorizzarli distruggendo l’idolo prima che la gente della tribù avesse abbracciato l’Islam. Ma il Messaggero di Dio non accettò in alcun modo la richiesta. Al contrario, dichiarò con fermezza che avrebbe mandato immediatamente Abū Sufyān ibn Ḥarb e Mugīra ibn Shuʿba (che Dio si compiaccia di lui) a distruggere quell’idolo. Essi chiesero inoltre che non fossero costretti a pregare e a distruggere gli idoli con le proprie mani. Il Messaggero di Dio disse chiaramente che non poteva esserci Islam senza la preghiera, ma che non sarebbero stati costretti a distruggere gli idoli con le loro mani. La delegazione accettò la preghiera, pur definendola «umiliante», e acconsentì a osservarla.
Dopodiché tutti abbracciarono l’Islam e il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, redasse per loro un patto. Poi nominò loro comandante ʿUthmān ibn ʿĀṣ. Egli era il più giovane del gruppo e mostrava maggiore interesse degli altri nell’apprendere il Corano e l’Islam. Abū Bakr (che Dio si compiaccia di lui) commentò a suo riguardo: «O Messaggero di Dio, mi è sembrato che ʿUthmān fosse quello che comprendeva meglio l’Islam e apprendeva meglio il Corano».
Quando, compiuto il loro incarico, la delegazione partì in direzione di Ṭāʾif, il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, affidò ad Abū Sufyān ibn Ḥarb e a Mugīra ibn Shuʿba (che Dio si compiaccia di lui) il compito di distruggere l’idolo e li mandò con loro. Entrambi partirono insieme alla delegazione. Giunti alla periferia di Ṭāʾif, Mugīra (che Dio si compiaccia di lui) volle mandare avanti Abū Sufyān (che Dio si compiaccia di lui). Abū Sufyān rifiutò, dicendo: «Vai prima tu a incontrare la gente della tua tribù». Abū Sufyān rimase presso uno specchio d’acqua chiamato Dhū al-Ḥudum, mentre Mugīra, appena entrato in città, si scagliò contro gli idoli con una pala per abbattere al-Lāt e gli altri idoli. Anche i suoi parenti di Banū Muʿattab aiutarono Mugīra (che Dio si compiaccia di lui), temendo che la sua sorte potesse essere come quella di ʿUrwa ibn Masʿūd. Nel frattempo, le donne di Banū Thaqīf uscirono per strada piangendo e lamentandosi per l’idolo. Dicevano:
«Piangete per la protettrice: gli ingrati l’hanno abbandonata. [88. I politeisti chiamavano al-Lāt “Daffa”, cioè “protettrice”, poiché credevano che al-Lāt li proteggesse dai nemici e dalle calamità.]»
«Non hanno nemmeno combattuto bene per difenderla». [90. In altre parole, avrebbero dovuto venire a combattere per proteggere la protettrice, ma nessuno si fece avanti per farlo.]
Poi, quando Mugīra cominciò a colpire al-Lāt con l’ascia, Abū Sufyān continuò a esclamare: «Ahimè! Ahimè!»
Dopo aver distrutto al-Lāt, Mugīra raccolse tutti i tesori del tempio e li mandò ad Abū Sufyān. Tra questi tesori vi erano grandi quantità d’oro e articoli di seta.
Dopo il martirio di ʿUrwa ibn Masʿūd, suo figlio Abū Mulayḥ e suo nipote ʿĀrib ibn al-Aswad incontrarono il Messaggero di Allah e manifestarono l’intenzione di recidere ogni rapporto con i Banū Thaqīf e di abbandonarli per sempre. Questo avvenne prima ancora dell’arrivo della delegazione di Yalīl. Quando Abū Mulayḥ e ʿĀrib abbracciarono l’Islam, il Messaggero di Allah disse loro: «Scegliete come protettore chiunque desideriate». Essi risposero: «Prendiamo Allah e il Suo Messaggero come nostri protettori». Il Messaggero di Allah disse: «Anche vostro zio materno Abū Sufyān?». Essi risposero: «Sì». In seguito, quando gli abitanti di Tāʾif abbracciarono l’Islam, il Messaggero di Allah mandò al-Mughīra e Abū Sufyān a distruggere [l’idolo di] al-Lāt. Abū Mulayḥ disse: «O Messaggero di Allah, estingui il debito di mio padre con i tesori che saranno recuperati dal tempio di al-Lāt». Quando il Messaggero di Allah acconsentì, ʿĀrib disse: «O Messaggero di Allah, estingui anche il debito di mio padre al-Aswad». È opportuno ricordare che ʿUrwa e al-Aswad erano fratelli germani. Il Messaggero di Allah disse: «Al-Aswad è morto da politeista». ʿĀrib disse: «O Messaggero di Allah, aiuta un tuo parente musulmano, cioè me, poiché il debito grava sulle mie spalle e sono io a chiedere aiuto». Allora il Messaggero di Allah acconsentì e disse ad Abū Sufyān: «Estingui i debiti di ʿUrwa e al-Aswad con i tesori di al-Lāt». Quando al-Mughīra consegnò i tesori ad Abū Sufyān, gli ricordò l’ordine del Messaggero di Allah. Abū Sufyān estinse i debiti di ʿUrwa e al-Aswad.
Il documento d’impegno che il Messaggero di Allah redasse per i Banū Thaqīf era il seguente: «Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Misericorde. Da parte di Muḥammad, il Messaggero di Allah, ai credenti. È vietato tagliare gli alberi spinosi di Wajj (un luogo di Tāʾif). Chiunque violi quest’ordine sarà fustigato. Chiunque ecceda sarà catturato e inviato al Profeta Muḥammad. Questo è l’ordine del Messaggero di Allah. Questo documento è stato scritto da Khālid ibn Saʿīd secondo l’ordine del Messaggero di Allah, Muḥammad ibn ʿAbd Allāh. Nessuno violi questo documento. Chi lo violerà si attirerà una punizione su di sé, poiché esso è stato scritto per ordine del Messaggero di Allah».
Il nono anno dell’Egira è stato definito «l’anno dell’arrivo delle delegazioni». In quell’anno fu rivelata anche la sura al-Naṣr.
Ibn Isḥāq dice: Dopo la conquista della Mecca e di Tabūk, la conversione dei Banū Thaqīf all’Islam e il loro giuramento di fedeltà, le delegazioni degli Arabi cominciarono ad arrivare al Messaggero di Allah da ogni parte.
Gli Arabi, a voler essere precisi, aspettavano soltanto che i Quraysh abbracciassero l’Islam. Erano loro i capi e le guide degli Arabi. Erano i custodi e gli amministratori della Kaʿba e della Moschea Sacra, nonché i discendenti incontestati di Ismāʿīl ibn Ibrāhīm (pace su di lui). Nessuno tra gli Arabi lo negava. Eppure proprio quei Quraysh si erano impegnati con tutte le loro forze a opporsi al Messaggero di Allah. Con la conquista della Mecca, i Quraysh si sottomisero al Messaggero di Allah e accettarono la sottomissione all’Islam. Allora gli Arabi compresero di non avere la forza per fermare l’avanzata vittoriosa del Messaggero di Allah né per nutrire ostilità contro di lui; cominciarono così ad abbracciare l’Islam a gruppi. Da ogni parte la gente cominciò a recarsi da lui e ad abbracciare l’Islam. È proprio questo che Allah l’Altissimo ha detto nella sūra al-Naṣr, con queste parole:
Testo arabo
«Quando è giunto l’aiuto di Allah e la vittoria, e vedi la gente entrare a frotte nella religione di Allah, allora glorifica con lode il tuo Signore e chiediGli perdono. In verità, Egli è il Perdonatore.»
Arrivo della delegazione dei Banū Tamīm e rivelazione della sūra al-Ḥujurāt
Quando cominciarono ad arrivare le delegazioni delle tribù arabe, giunse per prima la delegazione della tribù dei Banū Tamīm, guidata da ʿUṭārid ibn Ḥājib al-Tamīmī. In essa vi erano anche i principali esponenti dei Banū Tamīm. Tra questi si distinguevano al-Aqraʿ ibn Ḥābis, Zabarkān ibn Badr dei Banū Māʿid, ʿAmr ibn al-Ahtam e Ḥabḥāb ibn Yazīd. Ne facevano inoltre parte Nuʿaym ibn Yazīd, Qays ibn al-Ḥārith, Qays ibn ʿĀṣim e ʿUyayna ibn Ḥiṣn. In precedenza, al-Aqraʿ ibn Ḥābis e ʿUyayra ibn Ḥiṣn avevano partecipato alla conquista della Mecca e alle spedizioni di Ḥunayn e Ṭāʾif. Entrambi si unirono anche alla delegazione dei Banū Tamīm. Questa delegazione dei Banū Tamīm giunse presso la Moschea del Profeta e, dall’esterno delle abitazioni, cominciò a chiamare a gran voce il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «O Muḥammad! Esci e incontraci». Le loro grida e il loro clamore furono penosi per il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dissero: «Siamo venuti da te per esporre le nostre gloriose qualità. Permettici dunque di far parlare il nostro oratore principale e il nostro poeta». Egli diede loro il permesso. Allora ʿUṭārid ibn Ḥājib cominciò a dire: «Ogni lode appartiene ad Allah, che ha riversato su di noi innumerevoli favori e che solo possiede il potere di concederli. Egli ci ha resi sovrani e ci ha arricchiti di immense ricchezze e prosperità, con le quali dimostriamo la nostra generosità. Egli ci ha resi, fra tutti gli abitanti dell’Oriente, i più ricchi di uomini e di beni. Esiste forse qualcuno pari a noi? Non siamo forse noi i loro capi e i più nobili? Chi pretende di essere nostro pari in nobiltà e lignaggio descriva dunque la propria superiorità. Potremmo dire molte altre cose, ma ci vergogniamo di dilungarci troppo sui benefici concessici da Allah. La nostra superiorità è ben nota. Ho detto tutto questo soltanto per darvi l’opportunità di pronunciare, come noi, un discorso volto a presentare la vostra identità e magari un discorso migliore del nostro».
Dopo aver detto ciò, ʿUṭārid si sedette. Allora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse a Thābit ibn Qays: «Alzati e rispondi al suo discorso».
Thābit si alzò e disse:
«Ogni lode appartiene al Sommo Allah, che ha reso efficace la Sua volontà nei cieli e sulla terra e la cui conoscenza abbraccia l’intero ambito della Sua autorità. Nulla viene all’esistenza e nulla appare se non per la Sua grazia; anche la comparsa di re e sovrani fra noi è frutto della Sua grazia. Per la Sua grazia Egli ha scelto come Messaggero, fra le Sue migliori creature, l’uomo dal lignaggio più nobile, dalla più alta distinzione e dotato di incomparabile veridicità. Poi ha fatto scendere su di lui il Suo Libro, lo ha nominato custode dell’intera umanità e lo ha riconosciuto come l’unico eletto da Allah fra tutti i mondi. In seguito ha invitato gli uomini a credere in lui; così, fra la sua stessa tribù e i suoi congiunti, gli Emigrati hanno accolto il suo invito: essi erano i più nobili, i più illustri e rispettabili e i più virtuosi di tutti. Noi siamo stati i primi ad accogliere l’invito del Messaggero. Siamo dunque i sinceri sostenitori di Allah e i più stretti collaboratori del Suo Messaggero. Combattiamo coloro che non credono; la vita e i beni di chi crede nel Messaggero di Allah sono al sicuro dalle nostre mani, mentre contro chi commette miscredenza combattiamo soltanto secondo la volontà e il comando di Allah. Questa lotta non ha fine. Per noi è lecito ucciderlo. Dopo aver detto ciò, chiedo ad Allah perdono per me e per tutti i musulmani e le musulmane. La pace sia su di voi».
Poi si alzò Zabarkān ibn Badr. Espose il suo discorso recitando una poesia. Il significato della poesia era il seguente:
«Noi siamo gli onorati; nessuna tribù è pari a noi. I re e i sovrani risiedono fra noi e tutti i luoghi di culto sono stati fondati grazie alle nostre iniziative. È incalcolabile il numero delle tribù che abbiamo saccheggiato con la forza. Ciononostante, il nostro onore e il nostro prestigio continuano a crescere inarrestabili. Anche durante la carestia, la nostra gente offre carne arrostita da mangiare. Quando le nuvole non fanno cadere la pioggia secondo il desiderio degli uomini, di notte i viandanti accorrono da ogni luogo presso di noi e noi prepariamo loro il cibo. Allora macelliamo grandi cammelli e sfamiamo completamente gli ospiti. Questa è la nostra consuetudine innata. Ogni volta che vedrai che ci rechiamo presso una tribù e manifestiamo con orgoglio la nostra nobiltà, vedrai allora che essa diventa nostra seguace e china il capo. Perciò, chi oggi esporrà davanti a noi la propria superiorità ci farà apprendere qualcosa di nuovo attraverso la sua descrizione, e quando la nostra delegazione tornerà questa notizia sarà divulgata. Non siamo disposti ad ammettere la superiorità di nessuno; tuttavia, nessuno negherà la nostra superiorità. In tal modo siamo invincibili nella gloria e nell’orgoglio».
Ḥassān non era presente a quell’assemblea. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo convocò affinché rispondesse al poeta dei Banū Tamīm. Egli venne e replicò recitando una poesia. Il significato di quella poesia era il seguente:
«Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, apparve fra noi, lo proteggemmo, sebbene fra noi vi fossero persone che lo amavano e altre che lo detestavano. Poiché era apparso nel nostro insediamento, lo proteggemmo, armati di spade, da ogni oppressore e aggressore. Egli era apparso in una casa nobile, situata fra genti sconosciute nei pressi di Jāriyat al-Jawlān, in Siria. Non c’è gloria paragonabile all’antica grandezza, alla nobiltà, all’onore regale e alla capacità di sopportare le dure calamità».
Hassān racconta: «Appena giunsi dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitai una poesia di risposta, imitando esattamente il metro della poesia recitata dal poeta della delegazione. Quando Jabārqān ebbe terminato di recitare la sua poesia, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse a Hassān: “O Hassān, rispondi alla poesia di Jabārqān!”. Hassān si alzò e recitò la poesia di risposta. Eccone il significato:
«I capi dei Quraysh hanno offerto agli uomini un modello esemplare. Tutti coloro che temono Dio, lasciando che questo timore governi le loro azioni segrete, e che seguono la giustizia e la rettitudine, sono loro favorevoli. Essi sono i capi qurayshiti: un popolo che, quando combatte, sconfigge il nemico oppure, almeno, si adopera per il bene della propria gente credente e realizza tale bene. Questa non è una nuova caratteristica del loro carattere; in realtà, ogni nuova caratteristica del carattere è cattiva. Se dopo di loro comparisse tra la gente un altro vincitore, ciascun simile vincitore sarebbe più insignificante persino dei loro vincitori più insignificanti. Se essi mostrano debolezza in qualche luogo, la gente comune non è capace di dimostrarvi valore; e là dove tutti gli altri mostrano valore, essi non mostrano debolezza. Se competono con la gente comune o gareggiano con i nobili e gli illustri, sono loro ad avere la precedenza. Sono noti per una purezza impeccabile: non si macchiano di alcuna impurità e nessuna avidità o bramosia li fa cadere nella bassezza. Non sono avari nel mostrare cortesia al vicino e non si lasciano sedurre da cose di poco conto. Quando nutriamo inimicizia verso una tribù, non la teniamo nascosta e non ci abbandoniamo segretamente alla ferocia come un toro selvatico. Quando la guerra solleva contro di noi il suo pugno aggressivo e gli innocenti vengono feriti dai suoi colpi, noi la domiamo e la sottomettiamo. Essi, quando riescono a sconfiggere il nemico, non si inorgogliscono, né si scoraggiano o si spaventano quando vengono sconfitti. Quando lottano faccia a faccia con la morte, sono come il leone della foresta di Hilya, ai cui garretti non si possono mettere catene. Accetta ciò che offrono spontaneamente e non cercare di prendere ciò che, adirati, non vogliono dare. La conseguenza della guerra contro di loro è terribile e amara. Abbandona dunque la loro inimicizia. Quando gli altri si disperdono in gruppi e la loro natura assume forme diverse, i seguaci del Messaggero di Allah continuano a venerarlo profondamente. Il mio cuore, unito a loro, ha dedicato loro la propria lode, e la lingua di ogni uomo si è fatta eloquente nel lodarli. Perché, qualunque cosa la gente dica, seriamente o per scherzo, essi — i seguaci di Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace — sono il migliore dei popoli.»
Dopo la conclusione di questo scambio di poesie e poesie di risposta, la delegazione giunta da loro abbracciò l’Islam. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, offrì loro numerosi doni d’onore. Quando la delegazione era venuta alla presenza del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva lasciato un giovane di nome ʿAmr ibn Ahṭam seduto nella carovana dei cammelli. Qays ibn ʿĀṣim era alquanto irritato con lui. Disse: “O Messaggero di Allah, abbiamo lasciato uno dei nostri uomini nella carovana; è però un giovane inesperto”. Voleva sminuire un po’ la sua posizione e far intendere che non fosse necessario dargli nulla. Ma il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli diede doni come agli altri. Quando ʿAmr ibn Ahṭam venne a sapere ciò che Qays aveva detto, lo rimproverò recitando questi versi:
«Mi hai denigrato davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ma hai mentito e non sei riuscito a danneggiarmi.
Noi abbiamo esercitato su di voi un dominio completo, mentre il vostro dominio è ormai prossimo a scomparire.»
Ibn Isḥāq racconta che, a proposito di questa delegazione, fu rivelato il seguente versetto della sura al-Ḥujurāt:
Testo arabo
«O Messaggero! In verità, la maggior parte di coloro che ti chiamano a gran voce da dietro le stanze è priva d’intelligenza.» (al-Ḥujurāt)
La vicenda dei rappresentanti dei Banu Amir, Amir ibn Tufayl e Arbad ibn Qays
Una delegazione di tre membri dei Banu Amir si recò dal Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam. Erano Amir ibn Tufayl, Arbad ibn Qays e Jabbar ibn Sulami. Erano i capi più intriganti e malvagi della tribù. Amir ibn Tufayl era venuto con un piano terribile contro il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam. In precedenza, i membri della sua tribù lo avevano esortato ad accettare l’Islam, sostenendo che la maggior parte degli abitanti del paese stava abbracciando la fede. Ma egli aveva detto: “Ho giurato. Non mi fermerò finché l’intera nazione araba non avrà riconosciuto la mia leadership. E oggi dovrei accettare la leadership di questo giovane della tribù dei Quraysh?”. Amir disse ad Arbad: “Quando noi due andremo a incontrare Muhammad, ci siederemo ai suoi due lati. Nel momento esatto in cui Muhammad volgerà il volto verso di me per parlarmi, tu lo colpirai con la spada”.
Poi i due rappresentanti incontrarono il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam. Amir cominciò a dire: “O Muhammad, concedimi l’opportunità di parlarti in privato”. Il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, rispose: “Non te la concederò finché non crederai nell’unico Allah”. Amir continuò a ripetere la stessa richiesta, per dare ad Arbad l’occasione di agire. Ma quando il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, rifiutò categoricamente di parlare con lui in privato, Amir si allontanò insieme alla delegazione. Mentre partiva, minacciò: “Vedrai: lancerò contro di te l’attacco di un enorme esercito”. Il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, disse: “O Allah, proteggimi da Amir ibn Tufayl”.
Usciti dalla presenza del Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, Amir disse ad Arbad: “Guai a te, Arbad! Che hai fatto di ciò che ti avevo ordinato? Per Allah, ti consideravo l’uomo più coraggioso della terra e quello che temevo di più. Da oggi non ti temerò più”. Arbad rispose: “Che tu possa essere rovinato! Non avere fretta. Non appena mi sono accinto a fare ciò che mi avevi detto, ho visto che davanti a me non c’era nessun altro se non te. Se avessi sferrato il colpo in quella situazione, sarebbe caduto sul tuo collo. Avrei dovuto colpire proprio te?”
Poi ciascuno di loro si mise in cammino verso casa propria. Lungo la strada, Allah fece venire la peste sul collo di Amir ibn Tufayl. Egli si recò nella casa di una donna dei Banu Salul e vi morì proprio di quella peste. In punto di morte, cominciò a lamentarsi dicendo: “O Banu Amir! Alla fine dovevo morire di gozzo del cammello, e per di più nella casa di una donna dei Banu Salul?”. [91. I Banu Salul erano conosciuti tra gli Arabi come una tribù estremamente codarda e spregevole. Il poeta Samaw’al dice: “Siamo un popolo che non considera l’uccisione una cosa vergognosa come la considerano i Banu Amir e i Banu Salul”.] Dopo aver sepolto Amir, i suoi compagni giunsero nell’insediamento dei Banu Amir portando con sé due capre. La gente della tribù dei rappresentanti disse ad Arbad: “O Arbad, come siete arrivati?”. Egli rispose: “Niente. Egli (Muhammad) ci ha invitati ad adorare un essere che, se fosse caduto nelle mie mani, avrei ucciso scagliandogli contro una freccia”. Uno o due giorni dopo aver pronunciato queste parole, Arbad stava andando da qualche parte con il suo cammello. Improvvisamente Allah scagliò su di lui un fulmine dal cielo e ridusse in cenere Arbad insieme al suo cammello. Arbad era il fratello del poeta Labid, che compose il seguente lamento funebre per la morte di Arbad:
“La morte non risparmia nessuno, nemmeno il padre affettuoso.
Per Arbad temevo soltanto la morte; non temevo una calamità dal cielo
né l’attacco di un leone.
Dunque, o occhio, perché non versi lacrime per Arbad?
Quando tutti noi, uomini e donne, trascorrevamo i nostri giorni in mezzo a grandi dolori e sofferenze
anche se tutti avessero gridato, Arbad non se ne sarebbe curato.
e se invece avessero mantenuto un comportamento equilibrato
anche in tal caso Arbad avrebbe adottato una posizione intermedia.
Era un uomo dalla parola dolce, intelligente e dal cuore umile.
Al tempo stesso, però, aveva anche una certa asprezza.
Quando gli alberi vengono spogliati durante l’inverno e poi tornano a essere fruttiferi e
si rinvigoriscono e appaiono le cose rimaste promettenti,
(cioè, quando nel paese compare la carestia e in seguito nel paese si produce di nuovo un raccolto
in condizioni favorevoli). Allora egli (Arbad)
dava prova di un coraggio e di una consueta perspicacia maggiori di quelli del feroce leone della foresta).
Le donne che lo piangono, ferite dal dolore per lui, fanno il lamento funebre come giovani gazzelle
nel deserto arido (piangendo invano). Nel giorno della calamità
la morte di quel valoroso cavaliere, colpito come da un fulmine, mi ha straziato.
Egli depredava, ma se il derubato si recava da lui, allora egli lo
dava un risarcimento e, se lo desiderava, restituiva la refurtiva.
nonostante la sua grande penuria, produce vegetazione.
Gli abitanti delle regioni rocciose sono semplicemente sfortunati,
per quanto numerosa possa essere la loro popolazione.
Anche quando talvolta godono di una certa prosperità, subito dopo la povertà si abbatte su di loro
Sono numerosi, ma solo per cadere vittime della rovina e
della distruzione.
L’arrivo della delegazione di Banu Abd al-Qays guidata da Jarud
Una delegazione della tribù dei Banu ʿAbd al-Qays, guidata da al-Jarud ibn ʿAmr, che professava il cristianesimo, si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Hasan narra: al-Jarud si presentò al cospetto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e iniziò a conversare con lui. Egli gli espose l’Islam e lo invitò e lo esortò ad abbracciarlo. Al-Jarud disse: «O Messaggero di Allah, io ho una religione. Ora sono disposto ad abbandonare la mia religione per abbracciare la tua. Tuttavia, puoi garantirmi che abbandonare la mia religione non mi recherà alcun danno?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Sì, te lo garantisco: abbracciare l’Islam significa che Allah ti ha dato l’opportunità di adottare una religione migliore della tua».
Udite queste parole, al-Jarud e i suoi compagni abbracciarono l’Islam. In seguito chiesero al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, delle cavalcature [mezzi di trasporto] per tornare in patria. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dichiarò di non essere in grado di fornirgliele. Allora al-Jarud disse: «O Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lungo la strada del ritorno in patria troviamo molti cammelli smarriti e senza padrone. Possiamo cavalcarli per proseguire il viaggio?». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «No, state in guardia! Non cavalcateli. Saranno cavalcature dirette all’Inferno».
In seguito al-Jarud uscì dalla presenza del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e si mise in viaggio verso la patria. Rimase saldo nell’Islam fino alla morte e fu un ottimo musulmano. Era ancora vivo quando, dopo la morte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, alcune persone abbandonarono l’Islam.
Quando alcuni membri della sua tribù, che erano musulmani, tornarono alla loro religione precedente, al-Jarud spiegò loro che l’Islam è l’unica vera religione e li invitò a ritornare all’Islam. Disse: «O gente, rendo testimonianza che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah e che Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, è il Suo servo e il Suo Messaggero. Dichiaro inoltre che chiunque non renda questa testimonianza è un miscredente».
L’arrivo della delegazione dei Banu Hanifa con Musaylima il Bugiardo
La delegazione dei Banu Hanifa, insieme a Musaylima il Bugiardo, si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Alloggiarono nella casa di una donna degli Ansar, Bint al-Harith, che in seguito divenne moglie di un membro dei Banu Najjar. Uno storico di Medina ha riferito che la delegazione dei Banu Hanifa portò Musaylima avvolto in un panno mentre il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era seduto con i suoi Compagni. Nella sua mano aveva un ramo di palma privato delle foglie, ad eccezione di alcune rimaste sulla sommità. Musaylima, avvolto nel panno, giunse dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli parlò e gli chiese qualche dono. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Anche se mi chiedessi questo ramo di palma, non te lo darei».
Ibn Ishaq dice: un anziano dei Banu Hanifa, abitante dello Yamama, mi ha raccontato in modo diverso la vicenda di Musaylima. Egli disse:
Quando la delegazione dei Banu Hanifa venne a incontrare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciò Musaylima presso la carovana di cammelli. Dopo che la delegazione ebbe abbracciato l’Islam, informò il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, che anche Musaylima era giunto con loro. Dissero: «O Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, abbiamo lasciato uno dei nostri compagni a fare da guardiano alla carovana di cammelli». Allora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli fece lo stesso dono che aveva fatto agli altri membri della delegazione. Disse inoltre: «Il vostro compagno non è meno degno di voi, tanto che lo avete lasciato qui a custodire i vostri beni invece di portarlo con voi». In seguito la delegazione partì dalla presenza del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e gli consegnò ciò che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli aveva dato. Non appena giunsero nello Yamama, Musaylima abbandonò l’Islam e avanzò la falsa pretesa di essere un profeta. Disse: «Quando menzionaste la mia persona a Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, presso di lui, non disse forse: “Egli non è meno degno di voi”? Lo disse soltanto perché sapeva che io ero il suo collega profeta». Poi cercò di dimostrare che le sue parole erano simili al Corano, rivolgendosi a loro con varie frasi ritmate. Una di queste sue frasi ritmate è:
Arabo
«Allah ha avuto misericordia delle donne incinte, poiché ha fatto uscire dai loro ventri esseri umani capaci di muoversi, tra intestini e fluidi.»
Musaylima rende leciti per la sua tribù il vino e la fornicazione e dispensa dalla preghiera. Nonostante ciò, continuava a riconoscere la profezia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. La tribù dei Banū Ḥanīfa accettò questa sua pretesa inventata.
Allah sa meglio quale delle due versioni della narrazione sopra riportate sia corretta.
La storia di ʿAdī, figlio di Ḥātim al-Ṭāʾī
ʿAdī ibn Ḥātim raccontava: «Dopo aver sentito parlare del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nessun altro arabo nutrì verso di lui un odio pari al mio. Io ero un cristiano di nobile stirpe. Ero considerato il capo della mia tribù, anzi il suo re. Quando sentii parlare del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nel mio cuore nacque una forte ostilità nei suoi confronti. Avevo uno schiavo arabo che pascolava i miei cammelli. Gli dissi: “Tieni pronti per me alcuni cammelli ben addestrati e robusti e legali vicino a me. Quando sentirai che l’esercito di Muḥammad sta venendo da questa parte, informami”. Egli portò i cammelli e li legò vicino a me.»
Una mattina venne da me e disse: “O ʿAdī, fai subito ciò che avevi intenzione di fare nel caso in cui l’esercito di Muḥammad ti fosse piombato addosso”. Vedendo sventolare alcune bandiere, chiesi alla gente: “Di chi sono queste bandiere?”. Risposero: “Sono le bandiere dell’esercito di Muḥammad”. A quelle parole dissi allo schiavo: “Allora portami vicino i miei cammelli”. Montai su uno dei cammelli e sugli altri feci salire mia moglie e i miei figli. Poi condussi la carovana di cammelli per recarmi dai cristiani di Siria. La carovana partì lungo il passo montano di Jūshiya. Lasciai nella tribù una figlia di Ḥātim e mi recai in Siria, dove rimasi. Nel frattempo, un gruppo di cavalieri del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne a cercarmi, catturò la figlia di Ḥātim e la condusse davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, come prigioniera di guerra. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva appreso della mia fuga in Siria. Fece sistemare la figlia di Ḥātim in un angolo della Moschea del Profeta, dove erano tenute prigioniere anche altre donne catturate. La figlia di Ḥātim era eloquente. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, passò accanto a loro, ella disse: “O Messaggero di Allah, mio padre è morto e il mio tutore è scomparso. Abbi dunque misericordia di me; Allah avrà misericordia di te”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Chi è il tuo tutore?”. Ella rispose: “ʿAdī ibn Ḥātim”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Quel ʿAdī che è fuggito da Allah e dal Suo Messaggero?”. Detto questo, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, se ne andò. La figlia di Ḥātim raccontò: “Il giorno seguente passò di nuovo accanto a me. Gli rivolsi le stesse parole del giorno precedente, ed egli ripeté la risposta del giorno precedente. Il giorno dopo ancora il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, passò nuovamente accanto a me. Ero ormai disperata. Un uomo al seguito del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi disse: “Alzati e parla con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace”. Mi alzai e dissi di nuovo: “O Messaggero di Allah, sono orfana di padre e anche il mio tutore è scomparso. Mostrati dunque benevolo verso di me; Allah si mostrerà benevolo verso di te”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Accolgo la tua richiesta. Non affrettarti a partire da qui. Se trovi nella tua tribù una persona fidata che possa ricondurti al tuo paese, fammelo sapere”. Cercando informazioni, venni a sapere che l’uomo che mi aveva detto di alzarmi e parlare con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era ʿAlī, figlio di Abū Ṭālib, che Allah sia soddisfatto di lui. Rimasi lì. Infine arrivò un gruppo di cavalieri delle tribù di Balī o Quḍāʿa. Desideravo andare da mio fratello in Siria; ritenendo quella carovana una compagnia adatta, mi recai dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e dissi: “O Messaggero di Allah, è giunto un gruppo di uomini della mia tribù. Ho fiducia in loro e sono adatti a condurmi alla mia destinazione”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi fornì una cavalcatura, provviste e abiti. Partii con quel gruppo e giunsi in Siria.»
ʿAdī racconta: «Ero seduto con la mia famiglia, quando all’improvviso vidi una donna a dorso di cammello avvicinarsi a noi. Pensai tra me e me: “Probabilmente è la figlia di Ḥātim”. E vidi che era proprio così. Venne da me e, una volta fermatasi davanti a me, cominciò a rimproverarmi come meglio credeva. Disse: “O tu che recidi i legami di parentela, o ingiusto! Hai lasciato indifeso l’ultimo membro della famiglia di tuo padre e sei fuggito portando con te i tuoi figli e tua moglie?”. Risposi: “O sorella, non rimproverarmi. In verità non ho alcuna scusa. Ciò che dici è proprio quello che ho fatto”.»
Ella scese dal dorso del cammello e rimase con me. Era una donna di acutissima intelligenza. Le chiesi: «Qual è la tua opinione riguardo a Muhammad?». Rispose: «Ritengo che tu debba unirti immediatamente al suo movimento. Se è un profeta, maggiore sarà il favore che mostrerà a colui che giungerà per primo da lui. E se è un re, la tua gloria non diminuirà affatto agli occhi dei nobili dello Yemen. Rimarrai esattamente come sei». Dissi: «Ciò che dici è giusto». Poi partii verso Medina per incontrare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Giunto là, entrai nella moschea; il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si alzò e si diresse con me verso la sua casa. Durante il tragitto incontrammo un’anziana donna. Ella gli chiese di fermarsi un momento. Egli rimase a lungo in piedi ad ascoltare le sue varie necessità e lamentele. Vedendo ciò, dissi tra me e me: «Per Allah, quest’uomo non può essere un re».
Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrò in casa sua insieme a me. Mi fece sedere su un cuscino fatto di fibre di palma da dattero. Dissi: «Si sieda lei». Egli rispose: «No, siediti tu». Mi sedetti su di esso, mentre il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si sedette per terra.
Pensai tra me e me: «Questo certamente non può essere il comportamento di un re». Poi disse: «O ʿAdi ibn Hatim, non sei forse un Raqusita?». [92. I Raqusiti erano un gruppo religioso dell’epoca, che professava una religione intermedia tra il cristianesimo e il sabeismo.] Risposi: «Sì». Egli disse: «Non consumi forse un quarto del bottino di guerra della tua tribù?». Risposi: «Sì». Egli disse: «Ma ciò è illecito secondo la tua religione». Risposi: «È proprio così». A quel punto fui certo che egli era davvero il Profeta di Allah, colui che fa ricordare agli uomini ciò che hanno dimenticato e insegna loro ciò che non conoscono. Poi disse: «O ʿAdi, forse non abbracci l’Islam perché vedi la povertà dei musulmani. Per Allah, non è lontano il giorno in cui i musulmani possiederanno una tale ricchezza e prosperità che non si troverà nessuno disposto a prendere il denaro. Un’altra ragione per cui non abbracci l’Islam potrebbe essere che i musulmani sono pochi e i loro nemici numerosi. Per Allah, è vicino il giorno in cui sentirai parlare di una donna che, partendo da al-Qadisiyya, sarà venuta da sola, senza timore e al sicuro, cavalcando il suo cammello, per compiere il pellegrinaggio alla Casa sacra. Forse non abbracci l’Islam anche perché tutti i re che vedi sono tra i non musulmani. Ma, per Allah, è imminente il giorno in cui i bianchi palazzi di Babilonia cadranno nelle mani dei musulmani».
ʿAdi diceva: «Ho visto realizzarsi due delle profezie del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ne rimane soltanto una e, per Allah, anch’essa si realizzerà certamente. Ho visto i bianchi palazzi di Babilonia cadere nelle nostre mani. Ho anche visto una donna compiere il pellegrinaggio partendo da al-Qadisiyya, da sola e al sicuro. E un giorno diventerà realtà anche la profusione di ricchezze, al punto che non si troverà nessuno disposto a prendere il denaro».
L’arrivo di Farwa ibn Musayk al-Muradi
Ibn Ishaq dice: Farwa ibn Musayk al-Muradi giunse dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rinnegando il dominio dei re di Kinda. Prima dell’avvento dell’Islam, in una guerra combattuta tra Murad e Hamdan, Hamdan inflisse a Murad ingenti perdite e compì un vasto massacro. Quel giorno è noto nella storia come «Yawm al-Radam», cioè «il giorno della costruzione di fosse comuni». Quel giorno fu Azda ibn Malik a guidare l’attacco di Murad contro l’esercito di Hamdan.
Quando Farwa lasciò i re di Kinda per recarsi dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitò i seguenti versi:
«Quando vidi che i re di Kinda, come traditori, del regno»
quando aveva disprezzato l’onore e la castità delle donne,
montando sulla propria cavalcatura, nella speranza di ottenere il migliore favore e il migliore rifugio,
partii diretto da Muhammad.”
Quando Farwa fu condotto al cospetto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, egli disse: “O Farwa! Sei addolorato soltanto per le perdite subite dalla tua gente nel Giorno di al-Radm?”. Egli rispose: “O Messaggero di Allah! Chi mai non sarebbe addolorato dopo aver subito perdite simili?”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Ascolta: se abbraccerai l’Islam, nonostante questa perdita subita dalla tua gente, seguiranno benefici sempre maggiori.”
In seguito nominò Farwa governatore delle tribù di Murad, Zubayd e Madhij, e inviò con lui Khalid ibn Sa’id in qualità di esattore della zakat. Khalid rimase in servizio lì fino alla morte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
L’arrivo di una delegazione di Dhu Zubayd guidata da ʿAmr ibn Maʿdi Yakrib
Una delegazione di Dhu Zubayd, guidata da ʿAmr ibn Maʿdi Yakrib, si recò dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e abbracciò l’Islam. In precedenza, dopo aver appreso la notizia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ʿAmr aveva detto a Qays ibn Makshuh al-Muradi: “O Qays! Sei il capo della tua tribù. Abbiamo saputo che un uomo della stirpe dei Quraysh, chiamato Muhammad, è apparso nell’Higiaz proclamandosi profeta. Vieni con noi da lui, così vedremo se ciò che sostiene è vero. Se è davvero un profeta, certamente te ne renderai conto. E se ci apparirà evidente che è davvero un profeta, lo seguiremo. Altrimenti sapremo fin dove arriva la sua conoscenza.” Ma Qays respinse questa proposta e la definì un’opinione dettata dalla stupidità. In seguito, ʿAmr ibn Maʿdi Yakrib si recò personalmente dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, insieme ai suoi uomini, e abbracciò l’Islam. Quando Qays ibn Makshuh lo seppe, disse: “ʿAmr si è opposto a me e ha ignorato la mia opinione. Bene, gli darò una lezione.” Minacciò e rimproverò aspramente ʿAmr.
(Secondo Ibn Hisham, in quella spedizione Hamdan era guidata da Malik ibn al-Harith al-Hamdani.)
In risposta, ʿAmr recitò i seguenti versi:
«Il giorno dell’episodio di Sāna ti diedi un giusto consiglio,
ti esortai a temere Allah e a concordare con la giustizia.
Sei sfuggito alla morte come un asino orgoglioso del proprio palo.
Mi ha trovato su un cavallo,
sul quale, seduto, sono in grado di arrestarne l’avanzata.
Indosso una corazza che, su un terreno roccioso, è
placida come uno stagno d’acqua limpida.»
Colpita dall’armatura, la lancia devia e la sua parte migliore schizza lontano.
Se vieni a fronteggiarmi, vedrai
che sei venuto ad affrontare un leone dall’unica criniera.
Allora vedrai il nostro indomito guerriero, dai pugni di ferro e dal collo eretto,
(cioè pronto e impaziente di combattere).
Se un suo avversario coetaneo tenta di sopraffarlo, egli stesso
lo sconfigge, lo afferra e lo scaglia in alto,
poi lo getta a terra e lo uccide,
gli estrae il cervello e lo riduce in pezzi,
poi lo inghiotte e lo divora.
I suoi denti e i suoi artigli sono contaminati dalla tirannia dello shirk.”
In seguito, ʿAmr ibn Maʿdī Yakrib rimase presso la tribù dei Banū Zubayr, sotto il governo di Farwa ibn Musayk, fino alla morte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In seguito si allontanò dall’Islam. Quando deviò dalla verità, recitò i seguenti versi:
“Il governo di Farwa ci è sembrato il peggiore dei governi.
Lo abbiamo trovato simile a quell’asino che infila il muso nell’utero e annusa.
Se tu vedessi questo governo, o Abū ʿAmr, allora
vedresti che la sua schiera è composta interamente da demoni e traditori.”
L’arrivo della delegazione di Kinda guidata da Ashʿath ibn Qays
Ibn Ishaq dice: Ashʿath ibn Qays giunse alla presenza dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a capo della delegazione di Kinda. Zuhri ibn Shihab mi ha riferito che Ashʿath incontrò l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nella Moschea del Profeta insieme a ottanta cavalieri di Kinda montati su cammelli. Il suo gruppo si presentò con i capelli ben pettinati, gli occhi truccati con il kohl e indossando tuniche yemenite ornate e guarnite di seta ricamata. Quando andarono a incontrarlo, l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Non siete forse diventati musulmani?». Essi risposero: «Sì». Egli disse: «Perché allora avete addosso tutta questa seta?». Non appena ebbe pronunciato queste parole, strapparono le parti di seta dei loro abiti e le gettarono via. Poi Ashʿath ibn Qays disse all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace:
«O Inviato di Allah! Come noi siamo discendenti di ʿAqīl al-Murāb, così anche tu sei discendente di ʿAqīl al-Murār». [93. Questo era il titolo di un antenato dei Banū Kinda. Poiché la madre di Kilāb ibn Murār, uno degli antenati dei Quraysh, era figlia dei Banū Kinda, Ashʿath scherzosamente affermò che egli era discendente di ʿAqīl al-Murāb per parte di nonno materno.] L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sorrise e disse: «Attribuite questa genealogia ad al-ʿAbbās ibn ʿAbd al-Muṭṭalib e a Rabīʿa ibn al-Ḥārith». Quei due erano mercanti e, quando si recavano per affari in qualche lontano insediamento arabo e veniva chiesto loro chi fossero, rispondevano: «Siamo discendenti di ʿAqīl al-Murār». Dicevano ciò nel tentativo di accrescere il proprio prestigio, perché nella tribù di Kinda vi erano molti sovrani. L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse nuovamente: «No, piuttosto siamo discendenti di Naḍar ibn Kināna. Non ci presentiamo come discendenti per parte materna e non rinunciamo mai alla nostra ascendenza paterna». In seguito, Ashʿath ibn Qays sollecitò i suoi compagni a tornare presso la loro tribù e disse: «Avete finito il vostro lavoro? Per Allah, non lascerò andare senza ottanta frustate chiunque pronunci una simile parola», cioè chiunque divulghi la discendenza materna invece di quella paterna.»
L’arrivo di Surad ibn ʿAbd Allah al-Azdī
Surad ibn ʿAbd Allah al-Azdī giunse dall’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, insieme a un gruppo di uomini della tribù di Azd, abbracciò l’Islam e divenne un musulmano molto devoto. L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo nominò comandante dei membri musulmani della tribù e gli ordinò di condurre con loro il jihād contro le tribù yemenite politeiste dei dintorni.
Per compiere il jihād secondo l’ordine dell’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, marciarono anzitutto contro Jurash. All’epoca questa città, abitata da tribù yemenite, era cinta da mura e fortificata. Quando la tribù di Khashʿam seppe che l’esercito musulmano stava accorrendo per attaccarli, si unì agli Yemeniti. L’esercito di Surad tenne sotto assedio per circa un mese gli Yemeniti di Khashʿam, i quali rimasero al sicuro all’interno di Jurash, opponendo resistenza. In seguito Surad si ritirò con il suo esercito. Quando giunse nei pressi del monte Shakar, gli abitanti di Jurash, ritenendolo sconfitto, lo inseguirono. Non appena attaccarono l’esercito di Surad, egli li attaccò a sua volta e ne uccise un gran numero. In precedenza, gli abitanti di Jurash avevano inviato a Medina due uomini presso l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, per osservare la situazione. Un giorno, dopo la preghiera del pomeriggio, essi andarono a sedersi presso l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il quale domandò loro: «Dove si trova Shakar?». I due uomini di Jurash risposero: «O Inviato di Allah! Nella nostra regione c’è una montagna che noi abitanti di Jurash chiamiamo Kashar». L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Il nome di quella montagna non è Kashar, bensì Shakar». Essi domandarono: «Che cosa è successo a Shakar, o Inviato di Allah?». Egli rispose: «In questo momento vi vengono uccise moltissime persone».
Quando i due uomini andarono a sedersi presso Abū Bakr o ʿUthmān, che Allah sia soddisfatto di lui, essi dissero: «L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha annunciato la morte della gente della vostra tribù. Chiedetegli di pregare per la liberazione della vostra tribù dalla calamità». Quando essi rivolsero questa richiesta all’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, egli pregò così: «O Allah, allontana questa calamità dagli abitanti di Jurash». Poi i due partirono verso Jurash. Al loro arrivo, seppero che Surad ibn ʿAbd Allah aveva ucciso gli abitanti di Jurash proprio quel giorno e in quel preciso momento, lo stesso giorno e alla stessa ora in cui l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva fatto loro menzione dell’accaduto.»
La delegazione di Jurash giunse dall’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e abbracciò l’Islam. L’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stabilì intorno alla loro città alcune aree protette per il pascolo degli animali. Furono designate aree separate per cavalli, cammelli e buoi da aratro, e fu proclamato che a nessuno sarebbe stato lecito catturare o mangiare gli animali di chiunque avesse fatto pascolare il proprio bestiame in quelle aree.
L’arrivo degli inviati dei sovrani della stirpe di Himyar
I sovrani di Himyar inviarono inviati al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, insieme a lettere, informandolo della loro conversione all’Islam. Tra questi sovrani vi erano al-Harith ibn ʿAbd Kulal, Nuʿaym, Maʿafir e Nuʿman Qayl, governatore di Hamdan. [94. Vi è divergenza riguardo al termine «Qayl». Alcuni dicono semplicemente che significhi «re». Altri sostengono che indichi un alto funzionario al servizio del re. Quest’ultima opinione è la più diffusa.] Questi inviati giunsero mentre il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornava dalla spedizione di Tabuk. Il sovrano dello Yemen, Dhū Yazan, inviò Malik ibn Marrah al-Bahawī. Tutti inviarono inviati e lettere dichiarando la propria conversione all’Islam, l’abbandono dello shirk e la rottura dei rapporti con i politeisti. In risposta, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scrisse loro la seguente lettera: «Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Misericorde. Da parte del Messaggero e Profeta di Allah, Muhammad, a Ruʿayn, Maʿafir, al sovrano di Hamdan Ibn ʿAbd Kulal, a Nuʿaym ibn ʿAbd Kulal e al governatore Nuʿman. Lodo Allah l’Altissimo, oltre il quale non vi è alcuna divinità. Dopo il nostro ritorno dalle terre dei Romani, i vostri inviati ci hanno incontrato a Medina e ci hanno trasmesso il vostro messaggio. Ci hanno informato della vostra conversione all’Islam e dell’uccisione dei politeisti. Se seguirete la via della rettitudine, obbedirete ad Allah e al Suo Messaggero, compirete la preghiera, verserete la zakat, pagherete ad Allah un quinto del bottino, la quota del Profeta, la parte scelta prima della distribuzione e la sadaqa obbligatoria imposta ai credenti, allora otterrete la guida di Allah. La sadaqa obbligatoria consiste in un decimo dei raccolti dei terreni agricoli irrigati dalla pioggia e dall’acqua dei canali, e in un ventesimo dei raccolti dei terreni irrigati artificialmente.»
Per ogni quaranta cammelli si deve versare una cammella di più di due anni, e per ogni trenta un cammello di più di due anni. Per ogni cinque cammelli si deve versare una capra, per dieci due capre; per ogni quaranta bovini una vacca, e per ogni trenta un vitello di uno o due anni; e per ogni quaranta capre o pecore da pascolo una capra. Questi sono i contributi obbligatori prescritti da Allah ai credenti. Chi dà di più fa cosa migliore; ma chi versa soltanto questa quota, dando prova della propria obbedienza all’Islam e aiutando i credenti a prevalere sui politeisti, è un credente. Egli possiede gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti i credenti. Allah e il Suo Messaggero garantiscono la sua piena protezione. Se un ebreo o un cristiano abbraccia l’Islam, entrerà a far parte dei credenti; i suoi diritti e doveri saranno uguali a quelli degli altri credenti. Se invece qualcuno desidera rimanere nella propria religione ebraica o cristiana, non sarà costretto a convertirsi all’Islam. Tuttavia, ogni adulto appartenente a questa categoria, uomo o donna, schiavo o libero che sia, dovrà pagare la jizya. L’ammontare della jizya sarà un dinaro, oppure una quantità di tessuto equivalente al suo prezzo d’acquisto, secondo il valore del maʿāfir, uno speciale tessuto yemenita. Chi verserà questa jizya al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avrà la protezione di Allah e del Suo Messaggero. Chi rifiuterà di pagarla sarà nemico di Allah e del Suo Messaggero.»
Il Profeta e Messaggero di Allah, Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ordina a Dhū Yazan, sovrano dello Yemen, quanto segue: quando i miei inviati Muʿadh ibn Jabal, ʿAbdullah ibn Zayd, Malik ibn ʿUbadah e ʿUqbah ibn Nāmir, insieme ai loro compagni — che Allah sia soddisfatto di tutti loro — verranno da voi, trattateli bene. Se riscuoteranno dai vostri sudditi la zakat e la jizya loro dovute e le consegneranno agli inviati sottoposti al comandante Muʿadh ibn Jabal, Dhū Yazan dovrà approvare tale operato.
Muhammad proclama nuovamente che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah e che egli è il servo e il Messaggero di Allah.
Si aggiunge che Malik ibn Marrah al-Bahawī mi ha informato che tu, Dhū Yazan, sei stato il primo tra i sovrani di Himyar ad abbracciare l’Islam e a uccidere i politeisti. Ricevi dunque la buona notizia e le congratulazioni, e tratta bene il popolo di Himyar. Non tradire e non opprimere nessuno. Ricorda che il Messaggero di Allah è il protettore di tutti voi, ricchi e poveri. La zakat-sadaqa non è lecita per Muhammad né per la sua famiglia. La zakat è un mezzo per purificare i beni ed è lecita soltanto per i poveri musulmani e i viandanti. Malik ti ha trasmesso il tuo messaggio in modo corretto e con fedeltà. Perciò vi ordino di trattarlo bene. Vi ho inviato alcuni tra i miei seguaci più sinceri, capaci, sapienti e timorati di Allah. Vi ordino di trattarli bene, poiché la loro relazione sarà considerata della massima importanza. E la pace, la misericordia di Allah e le Sue benedizioni siano su di voi.»
I consigli del Messaggero di Allah a Muʿadh ibn Jabal al momento di inviarlo nello Yemen
Ibn Ishaq dice: ʿAbdullah ibn Abī Bakr mi ha riferito che gli fu narrato quanto segue: quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò Muʿadh — che Allah sia soddisfatto di lui — come inviato, gli diede alcuni consigli e gli fece prestare un giuramento. Disse: «Inviterai all’Islam con semplicità, non con durezza. Susciterai in loro la speranza e non li allontanerai. Incontrerai così un gruppo della Gente del Libro. Ti chiederanno quale sia la chiave del Paradiso. Dirai loro: la chiave del Paradiso è attestare che Allah è Uno e non ha associati.»
La conversione all’Islam della tribù dei Banu Harith per opera di Khalid ibn al-Walid (che Allah si compiaccia di lui) durante la spedizione
Ibn Ishaq dice: nel mese di Rabi‘ ath-Thani o di Jumada al-Awwal del decimo anno dell’Egira, il Messaggero di Allah, Muhammad (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), inviò Khalid ibn al-Walid presso la tribù dei Banu Harith ibn Ka‘b di Najran, ordinandogli: «Prima di combatterli, invitali all’Islam per tre giorni. Se accettano l’invito, accettalo; altrimenti attaccali».
Khalid partì. Giunto nell’abitato dei Banu Harith, ordinò ai suoi compagni di disperdersi tutt’intorno e di invitare la gente all’Islam. Essi dicevano: «O gente, abbracciate l’Islam e sarete al sicuro». La gente cominciò ad abbracciare l’Islam e Khalid rimase presso di loro. Insegnò loro l’Islam e li informò del Corano e della Sunna del Messaggero. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli aveva inoltre ordinato che, se gli abitanti di Najran avessero abbracciato l’Islam invece di combattere, egli rimanesse presso di loro e continuasse a insegnare loro in dettaglio l’Islam. Khalid ibn al-Walid (che Allah si compiaccia di lui) scrisse al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la seguente lettera:
«Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole. Da Khalid ibn al-Walid al Profeta di Allah, Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. O Messaggero di Allah! Su di te siano la pace, la misericordia di Allah e le Sue benedizioni. Ti rendo lode ad Allah, all’infuori del quale non vi è alcuna divinità. O Messaggero di Allah, su di te siano la misericordia e la pace di Allah. Mi hai inviato presso i Banu Harith ordinandomi di non combatterli per tre giorni, ma di invitarli all’Islam. Se avessero abbracciato l’Islam, avrei dovuto accettarlo, rimanere presso di loro e insegnare loro le norme dettagliate dell’Islam, il Libro di Allah e la Sunna del Messaggero. Se invece non avessero abbracciato l’Islam, avrei dovuto combatterli. Appena sono giunto presso di loro, li ho invitati all’Islam per tre giorni, secondo l’ordine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ho inviato i miei compagni alla gente di questo luogo. Essi li hanno invitati dicendo: “O Banu Harith, abbracciate l’Islam e sarete al sicuro”».
Di conseguenza, i Banu Harith non combatterono e abbracciarono l’Islam. Io rimango in mezzo a loro e ordino loro ciò che Allah ha comandato, trattenendoli da ciò che Allah ha proibito. Insegno loro le norme dettagliate dell’Islam e le disposizioni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace; e continuo a farlo fino al momento in cui scrivo questa lettera. O Messaggero di Allah, su di te siano la pace, la misericordia di Allah e le Sue benedizioni».
In risposta, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scrisse a Khalid la seguente lettera: «Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole. Dal Profeta di Allah, Muhammad, a Khalid ibn al-Walid. Su di te sia la pace. Ti rendo lode ad Allah, all’infuori del quale non vi è alcuna divinità. Ho ricevuto la tua lettera tramite il messaggero e ho appreso che i Banu Harith hanno abbracciato l’Islam senza combattere e, rispondendo al vostro invito, hanno testimoniato che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah e che Muhammad è il Suo servo e Messaggero. Hai riferito che Allah li ha guidati con il messaggio della Sua guida. Annuncia dunque loro la buona novella e, al contempo, ammoniscili. Ora vieni e invita una delegazione dei Banu Harith a venire da me. E su di voi siano la pace, la misericordia di Allah e le Sue benedizioni».
Dopo aver ricevuto la lettera del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, Khalid tornò a Medina dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Con lui giunse anche una delegazione dei Banu Harith. Tra i membri più importanti della delegazione vi erano: Qays ibn al-Husayn, Yazid ibn ‘Abd al-Madan, Yazid ibn Muhajjal, ‘Abdullah ibn Q‘rad al-Ziyadi, Shaddad ibn ‘Abdullah al-Kinani e ‘Amr ibn ‘Abdullah al-Dibabi. Quando si presentarono al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, egli li vide e disse: «Chi sono costoro, dall’aspetto simile a quello degli Indiani?». I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah, sono uomini dei Banu Harith». Essi si presentarono davanti al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e lo salutarono. Dissero: «Testimoniamo che tu sei il Messaggero di Allah e che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Anch’io testimonio che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah e che io sono il Messaggero di Allah». Poi disse: «Dunque siete proprio voi il popolo che, quando viene respinto, avanza ancora di più?». Ripeté questa frase quattro volte. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Se Khalid non mi avesse informato che avete abbracciato l’Islam senza combattere, vi avrei decapitati e avrei gettato le vostre teste sotto i vostri piedi». Yazid ibn ‘Abd al-Madan disse: «Sappiate che non abbiamo lodato né te né Khalid». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Chi avete lodato, allora?». Essi dissero: «O Messaggero di Allah, abbiamo lodato Allah, il Glorioso e l’Onnipotente, che ci ha guidati per mezzo tuo». Egli disse: «Dite la verità». Poi disse: «In nome di che cosa, durante l’epoca dell’ignoranza, prevalevate sui vostri avversari nelle guerre e nei combattimenti?». Essi dissero: «Ma noi non prevalevamo su nessuno». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Sì, prevalevate su coloro che combattevano contro di voi». I membri della delegazione dissero: «O Messaggero di Allah, prevalevamo sui nostri avversari perché rimanevamo uniti e non ci dedicavamo a dispute e discordie; inoltre, non attaccavamo mai per primi né ingiustamente». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Dite la verità».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nominò Qays ibn al-Husayn amir dei Banu Harith.
In seguito, la delegazione dei Banū al-Ḥārith tornò nella propria terra alla fine di Shawwāl o all’inizio di Dhū al-Qaʿda. Quattro mesi dopo la loro partenza, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, morì.
Dopo la partenza della delegazione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò ʿAmr ibn Ḥazm presso i Banū al-Ḥārith per insegnare loro le ampie prescrizioni dell’Islam e la sua Sunna, nonché per riscuotere la loro sadaqa. Gli consegnò anche una lettera contenente le sue istruzioni. La lettera era così formulata:
«Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole. Questo è un proclama da parte di Allah e del Suo Messaggero. O credenti, rispettate i patti. Questo è un ordine rivolto ad ʿAmr ibn Ḥazm, inviato in Yemen dal profeta Muhammad, il profeta mandato da Allah. Gli ordinò di temere Allah in ogni luogo e in ogni circostanza. Bisogna ricordare che Allah è con coloro che Lo temono e compiono il bene. Gli fu ordinato di seguire sempre la via della giustizia e della verità, come Allah gli ha comandato. Che esorti la gente a percorrere la via del bene e impartisca ordini a tale proposito; che diffonda tra loro l’insegnamento del Corano e trasmetta alle persone una conoscenza approfondita del Corano, ammonendole affinché nessuno lo tocchi in stato d’impurità. Che spieghi ciò che è bene e ciò che è male per la gente, sia indulgente con coloro che seguono il diritto e la giustizia e sia severo contro coloro che commettono ingiustizia. In verità, Allah detesta l’ingiustizia e ha ordinato di astenersene. Egli ha detto: “Attenzione! La maledizione di Allah è sugli ingiusti!”. Che incoraggi la gente a desiderare il Paradiso e a compiere le opere che vi conducono, e la metta in guardia dall’Inferno e dalle opere che vi conducono. Per trasmettere alla gente una conoscenza profonda e completa dell’Islam, cerchi di farsi amare da loro e insegni loro le norme, le Sunan, gli obblighi e i comandamenti di Allah relativi al grande pellegrinaggio e al piccolo pellegrinaggio, cioè la ʿUmra. Proibisca alla gente di pregare indossando un solo panno corto; ciò è diverso se quel panno è abbastanza grande da poterne passare un’estremità attorno al collo dopo averlo indossato dall’altra estremità. Proibisca inoltre di sedersi con le gambe sollevate indossando un solo panno, in modo che le parti intime rimangano scoperte. Proibisca agli uomini di intrecciare i capelli e lasciarli pendere sulla schiena. Nei momenti di agitazione, proibisca alla gente di invocare il nome della tribù o del gruppo familiare e ordini loro di invocare soltanto il nome dell’unico e solo Allah. Coloro che, invece di invocare Allah, invocano una tribù o un gruppo particolare siano eliminati con la spada; e l’unico e solo Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nominò Qays ibn Ḥusayn comandante dei Banū al-Ḥārith.»
In seguito, la delegazione dei Banū al-Ḥārith tornò nella propria terra alla fine di Shawwāl o all’inizio di Dhū al-Qaʿda. Quattro mesi dopo la loro partenza, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, morì.
Dopo la partenza della delegazione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò ʿAmr ibn Ḥazm presso i Banū al-Ḥārith per insegnare loro le ampie prescrizioni dell’Islam e la sua Sunna, nonché per riscuotere la loro sadaqa. Gli consegnò anche una lettera contenente le sue istruzioni. La lettera era così formulata:
«Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole. Questo è un proclama da parte di Allah e del Suo Messaggero. O credenti, rispettate i patti. Questo è un ordine rivolto ad ʿAmr ibn Ḥazm, inviato in Yemen dal profeta Muhammad, il profeta mandato da Allah. Gli ordinò di temere Allah in ogni luogo e in ogni circostanza. Bisogna ricordare che Allah è con coloro che Lo temono e compiono il bene. Gli fu ordinato di seguire sempre la via della giustizia e della verità, come Allah gli ha comandato. Che esorti la gente a percorrere la via del bene e impartisca ordini a tale proposito; che diffonda tra loro l’insegnamento del Corano e trasmetta alle persone una conoscenza approfondita del Corano, ammonendole affinché nessuno lo tocchi in stato d’impurità. Che spieghi ciò che è bene e ciò che è male per la gente, sia indulgente con coloro che seguono il diritto e la giustizia e sia severo contro coloro che commettono ingiustizia. In verità, Allah detesta l’ingiustizia e ha ordinato di astenersene. Egli ha detto: “Attenzione! La maledizione di Allah è sugli ingiusti!”. Che incoraggi la gente a desiderare il Paradiso e a compiere le opere che vi conducono, e la metta in guardia dall’Inferno e dalle opere che vi conducono. Per trasmettere alla gente una conoscenza profonda e completa dell’Islam, cerchi di farsi amare da loro e insegni loro le norme, le Sunan, gli obblighi e i comandamenti di Allah relativi al grande pellegrinaggio e al piccolo pellegrinaggio, cioè la ʿUmra. Proibisca alla gente di pregare indossando un solo panno corto; ciò è diverso se quel panno è abbastanza grande da poterne passare un’estremità attorno al collo dopo averlo indossato dall’altra estremità. Proibisca inoltre di sedersi con le gambe sollevate indossando un solo panno, in modo che le parti intime rimangano scoperte. Proibisca agli uomini di intrecciare i capelli e lasciarli pendere sulla schiena. Nei momenti di agitazione, proibisca alla gente di invocare il nome della tribù o del gruppo familiare e ordini loro di invocare soltanto il nome dell’unico e solo Allah. Coloro che, invece di invocare Allah, invocano una tribù o un gruppo particolare siano eliminati con la spada. Un uomo fidato mi ha riferito, citando Abū Hurayra, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Prima dell’Ora sorgeranno trenta Dajjāl, e ciascuno di loro pretenderà di essere profeta”.»
La spedizione per la riscossione della zakāt dagli incaricati e dagli emiri nominati dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace
Ibn Isḥāq dice:
Prima della sua morte, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò i suoi amīr e funzionari incaricati a riscuotere la zakāt da tutti i Paesi e territori conquistati dai musulmani. Inviò Muhājir ibn Abū Umayya a Sanʿāʾ. Mentre egli si trovava a Sanʿāʾ, al-Aswad al-ʿAnsī si ribellò contro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Inviò Ziyād ibn Labīd della tribù ansarita dei Banū Bayāḍa ad Hadramaut, ʿAdī ibn Hātim presso le tribù dei Banū Ṭayyiʾ e dei Banū Asad, Mālik ibn Nuwayra presso i Banū Ḥanẓala, Zibariqān ibn Badr presso una parte dei Banū Saʿd, Qays ibn ʿĀṣim presso l’altra parte della stessa tribù e ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che Allah sia soddisfatto di lui, a riscuotere la zakāt dai musulmani e la jizya dai cristiani di Najrān.
La lettera di Musaylima al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e la risposta del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace
«Da Musaylima, il Messaggero di Allah, a Muḥammad, il Messaggero di Allah. La pace sia su di te. Sono stato associato a te nella profezia. A noi spetta metà della terra e ai Quraysh l’altra metà. Tuttavia, i Quraysh eccedono sempre.»
Due messaggeri vennero dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, portando questa lettera. Ibn Isḥāq disse: «Un anziano della tribù dei Banū Ashjaʿ mi riferì, citando Salama ibn Nuʿaym, che Nuʿaym disse: dopo aver preso la lettera dai due messaggeri e averla letta, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse loro: “Qual è la vostra posizione, voi due?”. Essi risposero: “Noi sosteniamo ciò che sostiene Musaylima”. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: “Giuro per Allah: se non fosse contrario al principio di non uccidere i messaggeri, vi avrei decapitati.”»
Poi scrisse a Musaylima: «Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Misericorde. Da Muḥammad, il Messaggero di Allah, a Musaylima, il falso pretendente. La pace sia su chi segue la guida venuta da Allah. Sappi che la terra appartiene interamente ad Allah. Egli concede il dominio della terra a chi vuole tra i Suoi servi, e il successo nell’Aldilà spetta ai timorati di Allah.» Questo scambio di lettere ebbe luogo nel decimo anno dell’Egira.
Il pellegrinaggio d’addio
Quando iniziò il mese di Dhū al-Qaʿda, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si preparò per l’Hajj e ordinò ai musulmani di prepararsi. Partì per l’Hajj quando mancavano cinque giorni alla fine del mese di Dhū al-Qaʿda.
Alla vigilia dell’Hajj insegnò alla gente i suoi riti e le sue regole. Poi rivolse un discorso alla folla riunita. Dopo aver lodato Allah, disse:
«O gente, ascoltate le mie parole. Probabilmente, dopo quest’anno, non vi incontrerò mai più in questo luogo. O gente, così come oggi e in questo mese è proibito danneggiare la vita e i beni altrui, allo stesso modo ciò resterà proibito fino al Giorno della Resurrezione. Presto comparirete davanti ad Allah e sarete chiamati a rispondere delle vostre opere. Ho assolto il compito di trasmettervi il messaggio di Allah. Chiunque abbia presso di sé un bene affidatogli da qualcuno, lo restituisca al suo proprietario. Ogni interesse è abolito. [95. Sono aboliti tutti i debiti e ogni rivalsa per omicidio o ferimento.] Avrete soltanto il capitale. Non farete torto a nessuno e non subirete torti. La decisione definitiva di Allah è che non vi sarà alcun interesse. Sono aboliti tutti gli interessi di al-ʿAbbās ibn ʿAbd al-Muṭṭalib. Sono abolite tutte le pene o rivalse per gli omicidi e i ferimenti commessi nel periodo dell’Ignoranza. Per primo, abolisco la pena o la rivalsa per l’uccisione di Ibn Rabīʿa, nipote di al-Ḥārith ibn ʿAbd al-Muṭṭalib. Ibn Rabīʿa era allattato presso la tribù dei Banū Layth. I Banū Hudhayl lo uccisero. Con questo omicidio inizio a perdonare tutti gli omicidi del periodo dell’Ignoranza.»
Poi, o gente, non vi è più alcuna possibilità che Satana venga mai adorato nella vostra terra. Egli ha perso ogni speranza a questo riguardo. Tuttavia, se gli obbedirete nelle piccole cose che considerate insignificanti e di poco conto, egli ne sarà soddisfatto. State dunque in guardia da Satana per quanto riguarda la vostra religione.
O gente, rinviare i mesi sacri all’anno successivo è un atto di empietà ancora più esecrabile. Con questa pratica i miscredenti vengono condotti sulla via dell’errore. Per mezzo di essa rendono lecita la guerra in un anno e illecita nell’altro. In questo modo tramano per eludere i giorni che Allah ha dichiarato sacri. Così, di fatto, rendono lecito ciò che Allah ha proibito e proibito ciò che Allah ha reso lecito. Fin dall’inizio della creazione dei cieli e della terra, il tempo scorre secondo il proprio ordine. Presso Allah i mesi sono dodici; quattro di essi sono sacri: tre consecutivi e uno è il Rajab della tribù di Muḍar. Questo mese si trova tra Shaʿbān e Jumādā ath-Thāniya. [96. Il motivo per cui il mese di Rajab viene chiamato “il Rajab della tribù di Muḍar” è che era proprio la tribù di Muḍar ad attribuirgli importanza. Nessun’altra tribù araba osservava questo mese come mese sacro.]
Avete doveri e diritti nei confronti delle vostre donne. Esse non devono far dormire nessun altro nei vostri letti e non devono dedicarsi ad atti osceni proibiti: questo è un loro dovere, poiché ciò suscita il vostro disgusto. Se tuttavia commettessero una simile azione, Allah vi ha dato il diritto di dormire separati da loro e di colpirle leggermente. Se poi si ravvedono, è vostro dovere provvedere normalmente al loro vitto e al loro abbigliamento. Siate benevoli verso le donne, poiché sono come prigioniere incapaci nelle vostre mani. Le avete prese in custodia come affidamento di Allah e le avete rese lecite per voi secondo la legge di Allah.
O uomini, comprendete bene le mie parole. Ho portato a compimento il compito di trasmettere agli uomini il messaggio di Allah. E vi lascio qualcosa che, se vi terrete saldamente, non vi farà mai smarrire: il Libro di Allah e la Sunna del Suo Messaggero, cose manifeste e chiare. O gente, ascoltate le mie parole e comprendetele. Sappiate che ogni musulmano è fratello dell’altro musulmano. I musulmani sono fratelli gli uni degli altri. Pertanto, è illecito prendere qualcosa appartenente al proprio fratello, a meno che egli non la doni di buon grado. Non fate torto alla gente. O Allah, ho trasmesso la Tua religione agli uomini?» La gente rispose: «Sì, o Allah, certamente il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ci ha trasmesso la Tua religione». Egli disse: «O Allah, sii testimone!»
Invio di Usāma ibn Zayd in Palestina
Ibn Hishām dice: dopo aver pronunciato il sermone sopra riportato, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partì con tutti i suoi uomini
tornò a Medina e vi trascorse i giorni rimanenti di Dhū al-Ḥijja, nonché i mesi di Muḥarram e Ṣafar. Poi inviò in Siria un esercito al comando di Usāma, figlio del suo liberto Zayd, ordinandogli di conquistare le regioni di Balqāʾ e Dārūm, in Palestina. La gente si preparò alla partenza. Tutti i Muhājirūn della prima emigrazione partirono con lui.
L’invio da parte del Messaggero di Allah di emissari presso re e sovrani
Ibn Hishām dice:
In precedenza, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva inviato alcuni Compagni come emissari presso i re e i sovrani di diversi paesi. Aveva mandato loro lettere per invitarli all’Islam.
Ibn Hishām dice: Un uomo fidato mi ha riferito da Abū Bakr al-Hudhalī che, dopo essere stato impedito di compiere la ʿumra il giorno di al-Hudaybiyya, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, un giorno si presentò ai suoi Compagni e disse: «O gente, Allah mi ha inviato come misericordia per tutta l’umanità. Non opponetevi dunque a me come i discepoli di Gesù si opposero a lui». I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah, come si opposero a Gesù i suoi discepoli?». Egli disse: «Egli ordinava loro di compiere le stesse cose che io vi ordino di compiere. Ma quando voleva mandare qualcuno in un luogo vicino, quello si mostrava riluttante e tergiversava. Gesù si lamentò di ciò presso Allah. Di conseguenza, ciascuno di coloro che tergiversavano subì questo destino: chiunque fosse stato inviato presso una determinata nazione ne avrebbe adottato la lingua».
In seguito, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scelse alcuni uomini tra i suoi Compagni come emissari e inviò presso i re e i sovrani di diversi paesi lettere contenenti l’invito all’Islam. Presso l’imperatore di Roma inviò Diḥya ibn Khalīfa al-Kalbī; presso l’imperatore di Persia, ʿAbd Allāh ibn Hudhāfa al-Sahmī; presso il Negus d’Abissinia, ʿAmr ibn Umayya al-Damrī; presso i due sovrani dello Yemen, Thumāma ibn Uthāl e Hawdha ibn ʿAlī, inviò Ḥāṭib ibn ʿAmr; presso il sovrano del Bahrein, al-Mundhir ibn Sāwā, inviò al-ʿAlāʾ ibn al-Ḥaḍramī; e presso il re della regione di confine siriana, al-Ḥārith ibn Abī Shamir al-Ghassānī, inviò Shujāʿ ibn Wahb al-Asadī.
Ibn Hishām dice: Per quanto ne so, Salīṭ fu inviato presso Thumāma, Hawdha e al-Mundhir.
Ibn Isḥāq dice: Yazīd ibn Abī Ḥabīb al-Miṣrī mi ha riferito di aver visto in un libro i nomi degli emissari inviati dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, presso i re degli Arabi e dei non Arabi e in diversi paesi. Nel libro erano menzionati anche i consigli che egli dava ai Compagni quando li inviava. Yazīd mandò quel libro al celebre sapiente Muḥammad ibn Shihāb al-Zuhrī. Al-Zuhrī riconobbe il libro come autentico. In quel libro si legge: Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venne dai suoi Compagni e disse: «Allah mi ha inviato come misericordia per tutti gli abitanti del mondo. Portate dunque il messaggio da parte mia; Allah riverserà su di voi la Sua misericordia. Non opponetevi a me come i discepoli di Gesù si opposero a lui». I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah, come si opponevano?». Egli disse: «Come io vi ho affidato il compito, egli affidava loro il compito di portare il messaggio in diversi luoghi. Colui che mandava in un luogo vicino era contento e lo accettava; colui che voleva mandare lontano si dispiaceva e rifiutava. Gesù implorò Allah riguardo a ciò. Di conseguenza, ciascuno di loro veniva inviato nel paese la cui lingua finiva per parlare».
Ibn Isḥāq dice: «Tra i discepoli che Gesù inviò nei diversi paesi del mondo e i suoi seguaci che furono inviati in seguito, i più importanti furono il discepolo Pietro e il suo seguace Paolo. Paolo non era un apostolo né un discepolo di Gesù. Essi furono mandati presso i Romani; Andrea e Matteo furono inviati in una regione i cui abitanti mangiavano carne umana. Tommaso fu mandato nella Babilonia d’Oriente, Filippo a Cartagine d’Africa o in Africa. Giovanni fu mandato nella città di Efeso, il cui popolo era quello degli Aṣḥāb al-Kahf. Giacomo fu mandato nell’Ḥijāz d’Arabia, Simone nella regione dei Berberi e Giuda presso i Giordani. Giuda non era un discepolo di Gesù».
L’ultima spedizione
Ibn Ishaq racconta: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, inviò in Siria Usama, figlio di Zayd ibn Haritha, e gli ordinò di conquistare le regioni di Balqa e Darum, in Palestina. I musulmani si prepararono adeguatamente. A questa spedizione parteciparono tutti i musulmani che avevano compiuto la prima Egira.
L’inizio della malattia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace
Ibn Ishaq racconta: mentre erano ancora in corso i preparativi per l’inizio della spedizione sotto il comando di Usama, nel Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, cominciarono a manifestarsi i sintomi della malattia, ed egli infine morì proprio a causa di quella malattia. La malattia ebbe inizio negli ultimi giorni del mese di Safar o il primo giorno di Rabi al-Awwal. Essa iniziò così: una notte, nel cuore della notte, egli si recò al cimitero di Medina, Baqi al-Gharqad, e chiese perdono per gli abitanti delle tombe. A partire dal giorno seguente fu colpito dalla malattia e dai suoi dolori.
Abu Muwayhiba, il liberto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, racconta: verso la mezzanotte il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, mi svegliò e disse: «O Abu Muwayhiba, mi è stato ordinato di chiedere perdono per i morti di questo cimitero. Vieni con me». Lo accompagnai. Fermatosi davanti al cimitero, disse:
«O abitanti delle tombe, la pace sia su di voi. Oggi vi trovate in una condizione di gran lunga migliore di quella in cui sono cadute le persone. Le tentazioni sono sopraggiunte come una notte profondamente oscura, che diventa progressivamente sempre più buia. Qualunque calamità stia arrivando è più grave di quella precedente.
Poi, rivolgendosi a me, disse: «O Abu Muwayhiba! Mi erano state offerte le ricchezze del mondo e il diritto di goderne per sempre, e poi il Paradiso; e mi era stato detto: “Scegli ciò che desideri tra queste ricchezze e il diritto di goderne per sempre, il Paradiso e l’incontro con Allah”».
Risposi: «O Messaggero di Allah, scelga le ricchezze del mondo e il diritto di goderne per sempre, e poi il Paradiso». Egli disse: «No, piuttosto ho scelto l’incontro con Allah e il Paradiso».
Poi pregò e chiese perdono per gli abitanti del cimitero di al-Baqī e tornò a casa. Subito dopo ebbe inizio la sua malattia, che alla fine lo condusse alla morte.
La moglie del Messaggero di Allah, ʿĀʾisha, ha raccontato: quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornò da al-Baqī e mi vide tormentata dal mal di testa mentre dicevo: «Ahimè, mi scoppia la testa!». Vedendomi in quello stato, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O ʿĀʾisha, piuttosto, è la mia testa a scoppiare». Poi disse: «Ebbene, che ne diresti se tu morissi prima di me e io mi occupassi del tuo sudario, della tua sepoltura e della tua preghiera funebre?». Io risposi: «Riesco già a immaginare chiaramente che, se ciò accadesse, torneresti a casa e ti divertiresti con una delle tue mogli».
Udendo ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sorrise. Per un breve momento sembrò che la sua sofferenza fosse scomparsa. Fino ad allora trascorreva il tempo a turno presso le sue mogli. Ma ben presto la sofferenza aumentò. In quel momento si trovava nella casa di Maymūna. Chiamò tutte le sue mogli e chiese loro il permesso di essere assistito nella mia casa. Tutte diedero il loro consenso.
Le mogli del Messaggero di Allah, ovvero le Madri dei Credenti
Ibn Hishām dice: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ebbe nove mogli: ʿĀʾisha bint Abū Bakr, Ḥafṣa bint ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, Umm Ḥabība bint Abū Sufyān ibn Ḥarb, Umm Salama bint Abū Umayya ibn al-Mughīra, Sawda bint Zamʿa ibn Qays, Zaynab bint Jaḥsh, Maymūna bint al-Ḥārith ibn Ḥazn, Juwayriya bint al-Ḥārith ibn Abū Ḍirār e Ṣafiyya bint Ḥuyayy ibn Akhṭab. Le loro biografie sono state tramandate da più studiosi affidabili.
[Il numero complessivo delle mogli del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu tredici. Tuttavia, le nove sopra menzionate erano ancora in vita al momento della sua morte. Due erano morte in precedenza. Con altre due vi fu soltanto un matrimonio nominale: esse non divennero mogli del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.]
Khadīja bint Khuwaylid, che Allah sia soddisfatto di lei
Khadīja fu la sua prima moglie. Suo padre Khuwaylid ibn Asad — secondo un’altra opinione, suo fratello ʿAmr ibn Khuwaylid — la diede in sposa al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah le diede come dote venti giovani cammelle. Con l’eccezione di Ibrāhīm, tutti i figli del Messaggero di Allah nacquero da lei. Il suo precedente marito era Abū Hāla ibn Mālik. Egli apparteneva ai Banū Usayd, alleati dei Banū ʿAbd al-Dār. Durante il matrimonio con Abū Hāla, ella ebbe un figlio di nome Hind e una figlia di nome Zaynab. Prima di Abū Hāla era stata sposata con ʿAtīq ibn ʿĀʾidh. Anche da quel matrimonio ebbe un figlio di nome ʿAbd Allāh e una figlia di nome Jāriya.
ʿĀʾisha bint Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lei
Il suo matrimonio con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu celebrato alla Mecca quando aveva appena sette anni. Dopo l’Egira a Medina, all’età di nove o dieci anni, iniziò la vita coniugale con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli non sposò nessun’altra ragazza vergine oltre ad ʿĀʾisha, che Allah sia soddisfatto di lei. Fu suo padre, Abū Bakr al-Ṣiddīq, che Allah sia soddisfatto di lui, a darla in sposa. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la sposò. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le diede come dote quattrocento dirham.
Sawda bint Zamʿa, che Allah sia soddisfatto di lei
Fu Ṣalīt ibn ʿAmr, secondo un’altra versione Abū Ḥātim ibn ʿAmr, a darla in sposa al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le diede come dote quattrocento dirham. Il nome del suo precedente marito era Sakrān ibn ʿAmr. [97. Ibn Hishām dice che Ibn Isḥāq non concorda con questa narrazione. Secondo lui, in quel periodo ʿAlī e Abū Ḥātim vivevano entrambi in esilio in Abissinia. In quel periodo erano assenti presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.]
Zaynab bint Jaḥsh, che Allah sia soddisfatto di lei
Fu suo fratello Abū Aḥmad ibn Jaḥsh a darla in sposa. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le diede una dote di quattrocento dirham. Il suo precedente marito era Zayd ibn Ḥāritha, che Allah sia soddisfatto di lui, lo schiavo liberato dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Riguardo a Zaynab fu rivelato questo versetto del Corano: «Quando Zayd ebbe divorziato da lei, Noi te la demmo in sposa».
Umm Salama bint Abū Umayya, che Allah sia soddisfatto di lei
Il suo altro nome era Hind. Fu suo figlio Salama a darla in sposa. Il Messaggero di Allah le diede un materasso imbottito di fibre di palma da dattero, una coppa, un piatto e una macina. Il nome del suo precedente marito era ʿAbdullah Abū Salama. Lì le nacquero quattro figli: Salama, ʿUmar, Zaynab e Ruqayya.
Ḥafṣa, figlia di ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lei
Suo padre, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, che Allah sia soddisfatto di lui, la diede personalmente in sposa al Messaggero di Allah, con una dote di quattrocento dirham. In precedenza era stata sposata con Khunays ibn Ḥudhāfa al-Sahmī.
Umm Ḥabība, figlia di Abū Sufyān ibn Ḥarb, che Allah sia soddisfatto di lei
Khālid ibn Saʿīd ibn al-ʿĀṣ prese l’iniziativa e avanzò la proposta per il suo matrimonio con il Messaggero di Allah. A quel tempo entrambi vivevano in esilio in Abissinia. Lo stesso Negus le consegnò, a nome del Messaggero di Allah, una dote di quattrocento dinari. Il nome del suo precedente marito era ʿUbaydullah ibn Jaḥsh al-Asadī. Il suo vero nome era Ramla.
Juwayriya, figlia di al-Ḥārith, che Allah sia soddisfatto di lei
Questa donna della tribù dei Khuzāʿa fu fatta prigioniera nella battaglia contro i Banū al-Muṣṭaliq e toccò in sorte a Thābit ibn Qays, che Allah sia soddisfatto di lui. Juwayriya stipulò con al-Ḥārith un accordo per ottenere la libertà in cambio di un riscatto. Per ricevere aiuto nel pagamento del riscatto si rivolse al Messaggero di Allah. Il Messaggero di Allah accettò di pagare il suo riscatto e le propose di sposarlo. Juwayriya accettò la proposta. In seguito ebbe luogo il matrimonio.
Ibn Hishām riferisce che il Messaggero di Allah fece ritorno dalla regione dei Banū al-Muṣṭaliq insieme a Juwayriya; lungo il cammino la affidò a un Compagno ansarita, ordinandogli di prendersene cura, e proseguì verso Medina. Dopo il suo arrivo a Medina, il padre di Juwayriya, al-Ḥārith ibn Abū Ḍirār, si recò dal Messaggero di Allah portando il riscatto per liberare sua figlia. Quando al-Ḥārith giunse in un luogo chiamato ʿAqīq, vide la carovana di cammelli che stava conducendo dal Messaggero di Allah come riscatto. Due cammelli gli piacquero moltissimo. Li nascose in una grotta sul monte ʿAqīq. Poi si recò dal Messaggero di Allah e disse: «O Muḥammad, avete portato via mia figlia come prigioniera. Ecco il suo riscatto». Il Messaggero di Allah disse: «Che ne è stato dei due cammelli che hai nascosto in una certa grotta sul monte ʿAqīq?». Al-Ḥārith disse: «Attesto che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah e che tu sei il Messaggero di Allah. Certamente, di questa cosa ti ha informato soltanto Allah». Al-Ḥārith abbracciò l’Islam. Inviò quindi degli uomini a recuperare dal monte ʿAqīq i due cammelli nascosti. Consegnò al Messaggero di Allah tutti i suoi cammelli. Sua figlia Juwayriya gli fu restituita.
Safiyya bint Huyayy ibn Akhtab, che Allah sia soddisfatto di lei
Safiyya, figlia del capo ebreo Huyayy ibn Akhtab, fu portata dal Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) da Khaybar come prigioniera di guerra, ed egli le conferì lo status di moglie. In occasione di questo matrimonio organizzò un semplice walima, nel quale agli ospiti furono serviti soltanto datteri e farina d’orzo tostato, invece di grasso o carne. Il nome del suo precedente marito era Kinana ibn al-Rabi ibn Abu al-Huqayq.
Maymuna bint al-Harith, che Allah sia soddisfatto di lei
Al-‘Abbas ibn ‘Abd al-Muttalib, che Allah sia soddisfatto di lui, organizzò il suo matrimonio con il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace). Egli versò, per conto del Messaggero di Allah, una dote di quattrocento dirham. Il nome del suo precedente marito era Abu Ruhm ibn ‘Abd al-‘Uzza. Secondo alcuni storici, ella era proprio la donna che, secondo le parole del Sacro Corano, si era offerta spontaneamente al Messaggero di Allah. Quando la proposta di matrimonio da parte del Messaggero di Allah giunse a questa donna, ella era in groppa a un cammello. Rispondendo immediatamente alla proposta, disse: «Questo cammello e il suo cavaliere sono dedicati ad Allah e al Suo Messaggero». A questo proposito l’Altissimo rivelò: «(È reso lecito per te) se una donna credente si offre spontaneamente e il Profeta desidera sposarla».
Alcuni dicono che la donna che si offrì al Messaggero di Allah non fosse lei, bensì Zaynab bint Jahsh. Altri dicono che fosse Umm Shurayk Ghaziyya bint Jabir. Secondo altri ancora, era una donna appartenente alla tribù dei Banu Sama. Tuttavia, il Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) rinviò la decisione riguardo a lei.
Zaynab bint Khuzayma, che Allah sia soddisfatto di lei
In primo luogo fu sposata con suo cugino paterno Jaham ibn ‘Amr. In seguito fu sposata con ‘Ubayda ibn al-Harith. Qabisa ibn ‘Amr al-Hilali la diede in moglie al Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) in cambio di una dote di quattrocento dirham. A causa della sua grandissima compassione e benevolenza verso i poveri, i bisognosi e coloro che vivevano nella miseria, era chiamata Umm al-Masakin, la Madre dei Poveri.
Queste sono le undici mogli del Messaggero di Allah (Allah lo benedica e gli conceda la pace) con le quali egli visse maritalmente. Tra loro, Khadija bint Khuwaylid, che Allah sia soddisfatto di lei, e Zaynab bint Khuzayma, che Allah sia soddisfatto di lei, erano ancora vive al momento della morte del Messaggero di Allah e anche dopo. Inoltre, con due di loro non fu possibile consumare il matrimonio. Una era Asma bint Nu‘man al-Kindiyya. Dopo averla sposata, il Messaggero di Allah scoprì che era affetta da lebbra, o da una malattia della pelle bianca. Perciò le fece un dono e la rimandò dalla sua famiglia. L’altra era ‘Amra bint Yazid al-Kilabiyya. Appena giunse dal Messaggero di Allah, gli chiese di essere liberata da lui. Il Messaggero di Allah disse: «Ella si tiene lontana e cerca rifugio presso Allah». Poi la rimandò dalla sua famiglia. Alcuni dicono che la donna che cercò rifugio dal Messaggero di Allah, cioè che rifiutò di avere rapporti coniugali con lui, fosse la cugina di Asma bint Nu‘man al-Kindiyya. Secondo alcuni, quando il Messaggero di Allah la invitò a recarsi da lui, ella disse con arroganza: «Noi siamo gente di una tribù nobile. Sono gli altri a venire da noi; noi non andiamo da nessuno». Udendo ciò, il Messaggero di Allah la rimandò dalla sua famiglia.
Tra le mogli del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sei erano della tribù dei Quraysh: Khadija bint Khuwaylid, che Allah sia soddisfatto di lei; Aisha bint Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lei; Hafsa bint Umar ibn al-Khattab, che Allah sia soddisfatto di lei; Umm Habiba bint Abu Sufyan, che Allah sia soddisfatto di lei; Umm Salama bint Abu Umayya, che Allah sia soddisfatto di lei; e Sawda bint Zam’a, che Allah sia soddisfatto di lei. Le restanti sette non erano qurayshite. Sei erano di origine araba: Zaynab bint Jahsh, che Allah sia soddisfatto di lei, della tribù dei Banu Asad; Zaynab bint Harith, che Allah sia soddisfatto di lei, della tribù dei Banu Amir; Zaynab bint Khuzayma, che Allah sia soddisfatto di lei, della tribù dei Banu Khazaya; Asma bint Nu’man al-Kindiyya, che Allah sia soddisfatto di lei, della tribù di Kinda; e Amra bint Yazid, che Allah sia soddisfatto di lei, della tribù dei Banu Kilab. L’altra era di origine non araba, ebraica: Safiyya bint Huyayy ibn Akhtab, che Allah sia soddisfatto di lei, della tribù dei Banu Nadir.
Ulteriori particolari sulla malattia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace
Ibn Ishaq disse:
Ubaydullah ibn Abdullah ibn Utba mi ha riferito, attraverso la moglie del Messaggero di Allah, Aisha, poi attraverso Muhammad ibn Muslim al-Zuhri e quindi attraverso Ya’qub ibn Utba, che Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, disse: «Dopo aver ottenuto dalle altre mogli il permesso di restare nella mia stanza per assisterlo, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrò nella mia stanza trascinando i piedi, con la testa fasciata, appoggiandosi alle spalle di due suoi familiari: Fadl ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui, e un altro uomo. Secondo Abdullah ibn Abbas, l’altra persona era Ali ibn Abu Talib, che Allah sia soddisfatto di lui.»
Poco dopo, il dolore del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aumentò ed egli disse gemendo: «Portatemi sette otri d’acqua attinta da pozzi diversi e versatemela sulla testa, affinché possa recarmi dalla gente e ricevere da loro il giuramento di fedeltà». Lo facemmo sedere presso un grande recipiente per lavare i panni e versammo abbondante acqua sulla sua testa. Infine disse:
«Basta. Basta.»
Al-Zuhri disse: Ayyub ibn Bashir mi ha riferito che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, uscì con la testa fasciata e si sedette sul pulpito della moschea. Non appena iniziò a parlare, per prima cosa invocò la misericordia per i martiri della battaglia di Uhud e chiese perdono per loro. Pregò a lungo invocando la misericordia su di loro. Poi disse: «Ad un servo fu chiesto da Allah di scegliere tra i beni del mondo e ciò che si trova presso Allah. Quel servo scelse ciò che si trova presso Allah». Abu Bakr al-Siddiq, che Allah sia soddisfatto di lui, comprese il significato di queste parole. Capì che quel servo non era altri che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Perciò, piangendo, disse: «Sacrifichiamo noi stessi e i nostri figli per la sua vita». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «O Abu Bakr, accettalo serenamente». Poi disse: «Chiudete queste porte aperte della moschea, ma non chiudete la porta adiacente alla casa di Abu Bakr. Infatti, tra tutte le persone che mi hanno accompagnato, Abu Bakr è colui che ho trovato il collaboratore più fidato».»
Abd al-Rahman ibn Abdullah mi ha riferito che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva detto anche: «Se avessi preso qualcuno tra i servi di Allah come amico intimo, avrei preso Abu Bakr. Tuttavia, finché non ci riuniremo presso Allah, saranno soltanto la compagnia, la fratellanza e la fede a costituire il legame tra noi».
Muḥammad ibn Jubayr mi ha riferito, citando la testimonianza di ʿUrwa ibn al-Zubayr e di altri uomini eruditi, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, nonostante la malattia manifestò inquietudine per il ritardo nell’invio dell’esercito di Usāma, che Allah sia soddisfatto di lui. Nel frattempo, alcuni esprimevano una lieve obiezione per la nomina del giovane Usāma come comandante, sebbene fossero presenti anziani Muhājirūn e Anṣār. Venuto a conoscenza di ciò, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, tornò a sedersi sul minbar con la testa fasciata. Dopo aver lodato Allah come si conviene, disse: «O gente, affrettatevi a inviare l’esercito di Usāma. Se avete discusso tra voi del suo comando, avete discusso allo stesso modo anche del comando di suo padre. In verità, Usāma era adatto a questo incarico, e anche suo padre era adatto a questo incarico». Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scese dal minbar. I musulmani cominciarono a preparare l’invio dell’esercito di Usāma. Nel frattempo, anche i dolori della malattia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si fecero più intensi. Quando Usāma ebbe raggiunto, con il suo esercito, una pianura situata a un farsakh da Medina, anche le sue truppe vi giunsero e altri musulmani si unirono a lui, proprio nel momento in cui si cercava di capire quale fosse la condizione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Al-Zuhrī disse: ʿAbd Allāh ibn Kaʿb ibn Mālik mi ha riferito che, in quel giorno, nel suo discorso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, oltre a ciò che aveva detto pregando per i partecipanti alla battaglia di Uḥud e indicando ai musulmani ciò che dovevano fare, disse anche: «O Muhājirūn, guardate con attenzione agli Anṣār. Gli altri, col tempo, raggiungono una certa agiatezza economica; ma, data la condizione attuale degli Anṣār, essi non hanno tale possibilità. Essi furono i custodi dei miei segreti e i miei protettori. Perciò ricompensateli per il loro buon comportamento con un buon comportamento nei loro confronti; e se ricevete da parte loro qualche cattiva azione, perdonateli».
Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, scese dal minbar ed entrò in casa. Subito i dolori della sua malattia aumentarono. Poco dopo perse conoscenza.
In quel momento si riunirono presso di lui alcune delle sue mogli, tra cui Umm Salama e Maymūna, che Allah sia soddisfatto di loro, insieme ad alcune donne musulmane, tra cui Asmāʾ bint ʿUmays. Presso di lui era già presente suo zio al-ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui.
Tutti decisero di somministrare al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il medicinale chiamato «ladūd». Al-ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Glielo somministrerò certamente io». Alla fine gli fu somministrato il ladūd ed egli riacquistò conoscenza. Quando rinvenne, domandò: «Chi mi ha fatto prendere questa cosa?». Tutti risposero: «O Messaggero di Allah, è stato tuo zio». Egli disse: «È una medicina portata da alcune donne provenienti dalla direzione dell’Abissinia. Perché me l’avete somministrata?». Al-ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «O Messaggero di Allah, temevamo che fossi stato colpito da una polmonite». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Allah non permetterà mai che io sia colpito da quella malattia. Tra i miei familiari, nessuno, eccetto mio zio, sarà risparmiato dal ladūd». Maymūna, che Allah sia soddisfatto di lei, dovette assumere il ladūd mentre era a digiuno. In questo modo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fece sì che i suoi familiari fossero puniti per quell’azione errata.
Usāma ibn Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Quando le condizioni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, peggiorarono gravemente, io, il mio esercito e gli altri musulmani tornammo a Medina; poi andammo a fargli visita. Lo trovammo privo della parola: non riusciva a parlare. Quando mi vide, cominciò ad alzare la mano verso il cielo e poi ad abbassarla posandola sul mio corpo. Capii così che pregava per me».
ʿĀʾisha, che Allah sia soddisfatto di lei, disse:
Quando giunsero gli ultimi momenti del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, l’ultima cosa che lo sentii pronunciare fu: «Piuttosto, desidero l’Amico supremo». Udendo ciò, dissi tra me e me: «Egli non ci preferisce». In quel momento compresi il significato di ciò che era solito dire: «A nessun profeta viene data la morte prima che gli sia lasciata la scelta tra la vita e la morte». In quelle parole egli aveva dichiarato la sua scelta per l’oggetto più amato: «Piuttosto, desidero l’Amico supremo».
Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, guida la preghiera comunitaria
Al-Zuhrī riferisce: Ho appreso ciò da Ḥamza ibn ʿAbd Allāh ibn ʿUmar. ʿĀʾisha (ra) disse: Quando la malattia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si aggravò enormemente, egli disse: «Dite ad Abū Bakr di guidare la preghiera». Io dissi: «O Messaggero di Allah, Abū Bakr è un uomo dal cuore molto tenero. La sua voce è molto flebile e, quando recita il Corano, spesso si mette a piangere». Egli disse: «Ditegli di guidare la preghiera». Ripetei ancora le mie parole. Egli disse: «Siete come le donne che si comportarono con Giuseppe. Andate e dite ad Abū Bakr di guidare la preghiera comunitaria». A dire il vero, avevo pronunciato quelle parole perché desideravo tenere Abū Bakr (ra) lontano dal guidare la preghiera. Sapevo infatti che, se fosse accaduto qualche incidente, la gente avrebbe ritenuto responsabile Abū Bakr (ra) e avrebbe addossato la colpa a lui. Sapevo che la gente non avrebbe mai gradito il successore del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Per queste ragioni desideravo tenerlo lontano da tale incarico.
ʿAbd Allāh ibn Zamʿa riferisce:
Quando la malattia del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse a uno stadio preoccupante, mi trovavo presso di lui insieme a un gruppo di musulmani. In quel momento Bilāl (ra) lo chiamò alla preghiera. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Dite a qualcuno che sia in grado di guidare la preghiera di assumere l’imamato». Per prima cosa mi imbattei in ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (ra). Gli dissi: «O ʿUmar, vieni a guidare la preghiera». ʿUmar (ra) si mise a guidare la preghiera. ʿUmar aveva una voce forte. Quando pronunciò il takbīr e il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo udì, disse: «Dov’è Abū Bakr? Questo non è gradito né ad Allah né ai musulmani». Fu mandato a chiamare Abū Bakr (ra). Quando ʿUmar (ra) ebbe terminato la preghiera che aveva iniziato, egli arrivò. Da allora fu lui a guidare la preghiera.
ʿAbd Allāh ibn Zamʿa riferisce: ʿUmar (ra) mi disse: «Guai a te, ibn Zamʿa! Che cosa mi hai fatto? Quando mi dicesti di guidare la preghiera, pensai che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ti avesse ordinato di chiedermi di guidarla. Altrimenti non l’avrei guidata». Io dissi: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non mi ha ordinato di chiederti di guidare la preghiera. Tuttavia, quando non trovai Abū Bakr (ra), ritenni che, tra i musulmani presenti, tu fossi il più degno di guidarla».
Ibn Isḥāq riferisce: Al-Zuhrī ha inoltre narrato, citando Anas ibn Mālik, che il giorno in cui Allah chiamò presso di Sé per sempre il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era lunedì. Proprio mentre i musulmani stavano compiendo la preghiera dell’alba in congregazione, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sollevò la tenda, aprì la porta, uscì e si fermò sulla soglia della porta adiacente alla casa di ʿĀʾisha (ra). I musulmani che stavano pregando furono sopraffatti dalla gioia dopo averlo visto per un istante. In quel momento, per la felicità, furono sul punto persino di interrompere la preghiera. Vedendolo in piedi da solo, senza l’aiuto di nessuno, tutte le loro preoccupazioni e apprensioni svanirono in un attimo. Egli sorrise di gioia vedendo l’ordine con cui compivano la preghiera e fece cenno dicendo: «Non abbandonate la preghiera, ma portatela a termine». Non ho mai più visto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, in una maniera così incantevole come in quel momento. Poi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rientrò. Quando la gente lo vide sollevato dalla malattia, ciascuno tornò alle proprie occupazioni; anche Abū Bakr (ra) tornò dalla sua famiglia nella zona di Sunuḥ. [98. In questo luogo Abū Bakr (ra) possedeva terreni e una casa, e vi abitava con la sua famiglia.]
Muḥammad ibn Ibrāhīm mi ha riferito, citando al-Qāsim ibn Muḥammad, che quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, udì il takbīr di ʿUmar mentre guidava la preghiera, disse: «Dov’è Abū Bakr? Presso Allah e presso i musulmani non è accettabile che qualcuno diverso da Abū Bakr (ra) guidi la preghiera». In verità, se ʿUmar (ra) non avesse pronunciato una certa frase poco prima della sua morte, i musulmani avrebbero creduto senza alcun dubbio che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avesse nominato Abū Bakr (ra) califfo. Ma ʿUmar (ra) respinse questa idea prima di morire. Disse: «Se nominerò un califfo, colui che era migliore di me aveva affidato anch’egli la questione alla loro libera valutazione». Poi, quando ʿUmar (ra) morì senza nominare un califfo, i musulmani compresero che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non aveva nominato Abū Bakr califfo.
Abū Bakr ibn ʿAbd Allāh mi disse (a me, Ibn Isḥāq): Lunedì, mentre Abū Bakr (ra) guidava la preghiera dell’alba, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, arrivò lì con la testa fasciata. La gente, felice, si scostò dalle file. Abū Bakr (ra) capì che lo avevano fatto per il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Perciò arretrò dal suo posto. Ma il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli pose la mano sulla schiena, lo spinse in avanti e disse: «Sei tu a guidare la preghiera». Poi pregò seduto alla destra di Abū Bakr (ra). Al termine della preghiera si rivolse ai fedeli e pronunciò una predica a voce così alta che la si udiva persino fuori dalla moschea. Disse: «O gente, il fuoco dell’Inferno è stato alimentato e le calamità si avvicinano fitte come una notte buia. Sappiate che non dovete seguire nulla di mio personale; non ho proibito nulla di ciò che è nel Corano». Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, terminò la predica, Abū Bakr (ra), pensando che la salute del Messaggero di Allah fosse tornata normale e poiché quel giorno spettava a lui il turno presso sua moglie Bint Khārija, gli chiese il permesso e si recò dalla sua famiglia a Sunuḥ. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, entrò in casa.
ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās (ra) riferisce: Quel giorno, quando ʿAlī ibn Abī Ṭālib (ra) uscì da casa del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la gente gli chiese: «O Abū al-Ḥasan, come sta il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace?». Egli rispose: «Al-ḥamdu li-Llāh, si è ristabilito». Allora al-ʿAbbās (ra) gli prese la mano e disse: «Per Allah, fra pochi giorni dovrai assumere la guida. Per Allah, ho visto i segni della morte sui volti dei figli di ʿAbd al-Muṭṭalib, e li ho visti anche sul volto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Vieni, andiamo dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Se, dopo la sua morte, la responsabilità dell’Islam e dei musulmani ricadrà su di noi, lo sapremo. Se invece passerà ad altri, gli diremo di raccomandare a tutti di occuparsi di noi». ʿAlī (ra) disse: «Non verrò. Se egli rifiuta di affidare questo incarico a noi, dopo di lui nessun altro lo farà». Poi, quello stesso giorno, verso mezzogiorno, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, morì.
Aisha (ra) racconta:
Quel giorno il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, venne direttamente dalla moschea da me e si sdraiò con la testa sulle mie ginocchia. Subito dopo, una persona della famiglia di Abu Bakr (ra) venne da me con un siwāk verde. Il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, guardò la sua mano in modo tale che sembrò desiderarlo. Dissi: «O Messaggero di Dio, vuoi che ti dia il siwāk?». Egli rispose: «Sì». Glielo consegnai. Allora lo usò a lungo e con grande intensità, poi lo depose. In seguito, il corpo del Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, cominciò a diventare sempre più pesante sulle mie ginocchia. Guardai il suo volto e vidi che i suoi occhi si stavano dilatando. Diceva: «Desidero il Compagno migliore del Paradiso?». Risposi: «Ti è stato dato di scegliere ciò che desidera il tuo cuore, e tu hai scelto ciò che era appropriato».
Poi esalò l’ultimo respiro. Ibn Ishaq racconta: Aisha (ra) disse: «Il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, è morto con la testa appoggiata sul mio petto, durante il turno in cui dimorava nella mia casa. In questa circostanza non ho fatto torto a nessuno. Il fatto che, al momento della sua morte, lo tenessi sulle ginocchia, poi lo adagiai su un cuscino e cominciai a battermi il volto e il petto insieme alle altre donne: tutto ciò non fu altro che la mia stoltezza e la mia ingenua spensieratezza giovanile».
È tramandato da Abu Hurayra (ra) che, quando il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, morì, Umar ibn al-Khattab (ra) si alzò e cominciò a dire: «Alcuni ipocriti vanno dicendo che il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, è morto. Per Dio, non è morto. È andato soltanto temporaneamente presso Dio, proprio come Mosè, su di lui la pace. Mosè (a) si recò presso Dio per quaranta giorni. Allora si diffuse la voce che fosse morto, ma in seguito ritornò. Per Dio, il Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, tornerà come Mosè (a). Ora saranno tagliati mani e piedi a coloro che dicono che è morto».
Abu Bakr (ra), appresa la notizia della morte del Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, accorse; Umar (ra) continuava ancora a ripetere quelle parole. Senza prestarvi attenzione, egli entrò nella stanza di Aisha (ra) e si recò dal Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace. In quel momento il Profeta era stato coperto con un tessuto yemenita in un angolo della stanza. Avvicinatosi, Abu Bakr scostò il panno dal volto del Messaggero di Dio, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, e lo baciò. Poi disse: «Possano i miei genitori essere sacrificati per te. Hai assaporato la morte che Dio aveva decretato per te. Dopo di ciò, la morte non ti raggiungerà mai più». Quindi gli ricoprì il volto. Poi uscì e vide che Umar (ra) continuava a ripetere le stesse parole. Gli disse: «Umar, smettila. Taci». Umar (ra) non era disposto a fermarsi in alcun modo. Vedendo quella situazione, Abu Bakr (ra) cominciò a rivolgersi alla gente. Udito ciò, il popolo si allontanò da Umar (ra) e si avvicinò a lui. Dopo aver lodato Dio, egli disse:
«O gente, sappia chi adorava Muhammad che Muhammad è morto. E sappia chi adorava Dio che Dio è il Vivente eterno e immortale». Poi recitò questo versetto:
Testo arabo
«Muhammad non è altro che il Messaggero di Dio. Prima di lui sono passati numerosi messaggeri. Se dunque morisse o fosse ucciso, tornereste forse indietro dall’Islam? Chi tornasse indietro non potrebbe recare alcun danno a Dio. Dio ricompenserà adeguatamente gli uomini riconoscenti». (Āl ʿImrān)
Dopo di ciò si verificò un tale cambiamento tra la gente che sembrava che non avessero mai sentito questo versetto prima di ascoltarlo dalla bocca di Abu Bakr. Lo impararono a memoria da Abu Bakr e continuarono a recitarlo incessantemente. Abu Hurayra riferisce che ʿUmar disse: «Dopo aver ascoltato questo versetto dalla bocca di Abu Bakr, rimasi sbalordito e confuso. Non riuscivo a rimanere in piedi. In quel momento compresi che il Messaggero di Allah era davvero deceduto».
Nel cortile del clan dei Banu Saʿida
Ibn Isḥāq dice:
Dopo la morte del Messaggero di Allah, un gruppo di Compagni ansariti si riunì nel cortile coperto del clan dei Banu Saʿida e si schierò sotto la guida di Saʿd ibn ʿUbāda. Nella casa di Fāṭima, ʿAlī, al-Zubayr ibn al-ʿAwwām e Ṭalḥa ibn ʿUbayd Allāh prestarono giuramento di fedeltà alla leadership. Anche il clan dei Banu ʿAbd al-Ashhal li seguì sotto la guida di Usayd ibn Ḥuḍayr. In quel momento un uomo venne da Abū Bakr e ʿUmar e disse: «Questo gruppo degli Anṣār si è riunito nel cortile dei Banu Saʿida e si è costituito separatamente sotto la guida di Saʿd ibn ʿUbāda. Se ritenete necessario preservare l’unità dei musulmani, andate subito da loro; altrimenti la situazione potrebbe assumere proporzioni gravi. Il Messaggero di Allah non è stato ancora neppure avvolto nel sudario e sepolto. La sua famiglia lo custodisce ancora nella casa dalle porte chiuse». ʿUmar disse ad Abū Bakr: «Andiamo da questi nostri fratelli ansariti e vediamo di che cosa si tratta».
La narrazione di ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās e di ʿUmar
ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās disse: «Verso la fine del califfato di ʿUmar, un giorno ero seduto nella casa di ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf a Mina, in attesa di lui. ʿAbd al-Raḥmān si trovava allora presso ʿUmar, che stava completando il suo ultimo pellegrinaggio. Quando ʿAbd al-Raḥmān tornò a casa da ʿUmar, mi trovò seduto ad aspettarlo. All’epoca gli insegnavo il Corano. ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf mi disse: “Ti saresti meravigliato vedendo un uomo venire dal Comandante dei Credenti ʿUmar e dirgli: «O Comandante dei Credenti, che cosa diresti di colui che afferma: ‘Se ʿUmar morisse, sceglierei come califfo una certa persona’? Per Allah, l’elezione di Abū Bakr a califfo fu un evento del tutto improvviso e inatteso»”. ʿUmar si adirò nell’udire queste parole, vedendovi la tendenza a promuovere la nomina di una determinata persona a califfo e a sminuire l’elezione del primo califfo. Disse: “Se Allah vuole, già questo pomeriggio terrò un discorso al popolo e li metterò in guardia contro coloro che vogliono deformare e distruggere la tradizione e l’eredità dei musulmani”. ʿAbd al-Raḥmān disse: “O Comandante dei Credenti, non farlo, perché durante il pellegrinaggio si radunano anche molti ignoranti, sconsiderati e irresponsabili. E ogni volta che ti presenterai davanti alla gente, gli ignoranti saranno intorno a te. Temo che fraintendano le tue parole, ne diano un’interpretazione errata e la diffondano ovunque. Aspetta dunque di essere tornato a Medina, perché Medina è il centro del Messaggero. Là avrai l’opportunità di consultarti con le persone autorevoli e sapienti; e, se dirai là ciò che intendevi dire, mentre ti trovi in quella città, i suoi uomini assennati potranno comprenderlo correttamente. Non vi sarà spazio per interpretazioni distorte o incomprensioni”. ʿUmar disse: “Bene, così sarà. Giunto a Medina, lo dirò alla prima occasione”».
Ibn ʿAbbās disse: «Alla fine di Dhū al-Ḥijja giungemmo a Medina. Trovai Saʿīd ibn Zayd vicino al pulpito e mi sedetti accanto a lui, così vicino da sfiorarlo. Poco dopo vidi arrivare ʿUmar. Allora dissi a Saʿīd ibn Zayd: “Oggi dirà qualcosa che non ha mai detto da quando è divenuto califfo”. Saʿīd, irritato da queste parole, replicò: “Che cosa potrebbe dire che non abbia mai detto prima?”. Comunque, ʿUmar salì e si sedette sul pulpito. Non appena il muezzin ebbe terminato la chiamata alla preghiera, pronunciò, dopo aver lodato Allah, il seguente discorso:»
«Oggi vi dirò una cosa che posso dire soltanto perché era scritto nel mio destino. Forse ve la dico perché la mia morte si è ormai avvicinata. Chi tra voi riuscirà a comprenderne il vero significato non vada in giro inutilmente dicendo ciò che io non ho detto. Allah aveva conferito a Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la missione profetica e aveva fatto scendere su di lui il Libro. In esso era inclusa anche la punizione dell’adulterio mediante la lapidazione; noi lo abbiamo letto, appreso e compreso. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha applicato personalmente questa punizione e, dopo di lui, anche noi l’abbiamo applicata. Temo che, dopo il trascorrere di molto tempo, un giorno qualcuno possa dire: “Nel Libro di Allah non troviamo da nessuna parte la punizione della lapidazione dell’adultero”. Così la gente abbandonerà un obbligo prescritto da Allah e cadrà nell’errore. Eppure la disposizione della lapidazione è stabilita senza ambiguità nel Libro di Allah per ogni adultero e adultera sposati; tuttavia, il reato deve essere provato senza ombra di dubbio mediante testimoni, gravidanza o confessione. Abbiamo anche letto nel Libro di Allah questa disposizione: non rinnegate la vostra ascendenza paterna, perché ciò equivale alla miscredenza. Badate! Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: “Non esaltatemi in modo eccessivo come furono esaltati eccessivamente ʿĪsā, che Allah gli conceda la pace, e altri, nella loro lode. Chiamatemi soltanto ‘servo e Messaggero di Allah’”. E vi dico ancora una cosa: ascoltate. Ho sentito dire che il tale avrebbe affermato: “Quando ʿUmar ibn al-Khattāb morirà, riconoscerò il tale come califfo”. Nessuno tra voi si lasci sviare dicendo che l’assunzione del califfato da parte di Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, fu un evento improvviso e inatteso. In effetti fu proprio così. Ma Allah ha protetto i musulmani dai suoi possibili effetti dannosi. La realtà è che tra voi non c’è, né c’è mai stato, nessuno dotato di una dignità e di un prestigio paragonabili a quelli di Abū Bakr. Pertanto, chiunque riconosca qualcuno come califfo e gli presti il giuramento di fedeltà senza consultarsi con i musulmani rende nullo il suo califfato; e anche il giuramento di chi glielo presta sarà invalido e respinto. Altrimenti non vi sarebbe alcun modo di garantire che quei due uomini siano protetti dall’essere uccisi». [99. Il significato è che riconoscere qualcuno come califfo, emiro o capo mediante il bayʿa, cioè il giuramento di obbedienza, può essere legittimo soltanto attraverso la consultazione e il consenso. Se però due persone si separano dall’intera comunità e, agendo arbitrariamente, prestano l’una all’altra il bayʿa dell’obbedienza, ciò equivale a ignorare e dividere la comunità. Un simile bayʿa non sarà riconosciuto a nessuno dei due. Entrambi dovranno essere espulsi dalla comunità, che concorda sulla scelta del capo tra i propri membri. Se infatti la comunità riconoscesse come capo e prestasse il bayʿa a uno di quei due individui arbitrari, poiché essi hanno disprezzato e ignorato l’opinione dell’intera comunità, umiliandola, non si potrebbe sapere quando qualcuno potrebbe arrivare a ucciderlo e nessuno potrebbe assumersi la responsabilità della loro sicurezza. Si veda Lisān al-ʿArab, nel capitolo relativo al significato della parola originale.]
ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: dopo la morte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, venimmo a sapere che gli Anṣār erano contrari a noi. Si riunirono nella corte del clan dei Banū Sāʿida insieme ai loro notabili e anziani. ʿAlī ibn Abī Ṭālib, al-Zubayr ibn al-ʿAwwām e i loro compagni si separarono da noi, mentre gli Emigrati si radunarono presso Abū Bakr. Dissi ad Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui: «Vieni con noi dai nostri fratelli Anṣār». Mentre ci recavamo da loro, incontrammo due uomini autorevoli tra loro. Ci informarono dell’atteggiamento degli Anṣār e poi dissero: «O Emigrati, dove state andando?». Rispondemmo: «Stiamo andando dai nostri fratelli Anṣār». Essi dissero: «Non è necessario che andiate da loro. Fate ciò che dovete fare». Io dissi: «Dobbiamo andarci». Poi giungemmo alla corte del clan dei Banū Sāʿida. Quando arrivammo, vedemmo in mezzo agli Anṣār riuniti un uomo avvolto in una coperta, con il volto coperto. Chiedemmo: «Che cos’ha?». Ci risposero: «È malato». Quando ci fummo seduti, uno dei loro oratori iniziò a tenere un discorso, attestando l’unicità di Allah e la missione del Suo Messaggero e lodando Allah come si conviene. Disse: «Noi siamo gli ausiliari di Allah e i valorosi combattenti dell’Islam. O Emigrati, voi siete una parte del nostro stesso gruppo. Una vostra schiera di pacifici abitanti del deserto è già venuta a unirsi a noi».
ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: ci rendemmo conto che volevano allontanarci dai nostri principi fondamentali e si accingevano a imporre con la forza il loro controllo esclusivo su di essi. Preparai in risposta un discorso eccellente, che mi sembrava molto appropriato. Volevo sottoporlo ad Abū Bakr. In Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, vi era una certa veemenza, per la quale lo temevo molto e cercavo, per quanto possibile, di non dispiacergli. Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «ʿUmar, dì qualcosa». Non volli irritarlo ulteriormente insistendo. Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, era molto più rispettato e sapiente di noi. Rispose alle loro parole in modo così bello che, del discorso che avevo preparato dopo aver riflettuto a lungo e del quale ero io stesso ammirato, nel suo discorso improvvisato non tralasciò una sola parola; anzi, disse cose migliori. Disse: «Ciò che avete detto riguardo alle vostre nobili qualità morali e ai vostri meriti è vero. È altresì incontestabile che, se non fosse stato per il contributo di questa tribù dei Quraysh, gli Arabi non avrebbero saputo nulla dell’Islam. Essi possiedono una posizione genealogica intermedia tra gli Arabi e la loro regione abitata si trova al centro dell’intera nazione araba. Per tutti voi preferisco uno di questi due uomini. Unitevi e prestate il bayʿa a colui che sceglierete tra loro». Così dicendo, prese la mano di Abū ʿUbayda ibn al-Jarrāḥ. Nulla di ciò che disse mi dispiacque, tranne quest’ultima frase. Per Allah, mi sembrava che persino avanzare verso il luogo dell’esecuzione per essere decapitato, benché fosse un atto peccaminoso, sarebbe stato probabilmente per me molto più gradito che essere emiro dei musulmani mentre Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, era presente.
ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, racconta: dopo questo discorso di Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, uno degli Anṣār disse: «Tra gli Arabi siamo tanto affidabili per intelligenza quanto superiori per rango e prestigio. Dunque vi sia un emiro scelto da noi e un altro scelto da voi, cioè dai Quraysh». In seguito vi fu una lunga disputa e si cominciò a parlare a voce molto alta. Temetti che alla fine si producesse una divisione o un conflitto tra i due gruppi dei musulmani, gli Emigrati e gli Anṣār. Allora dissi immediatamente, con l’intento di porre fine a ogni discussione: «O Abū Bakr, porgimi la tua mano». Egli la porse. Presi la sua mano e gli prestai il bayʿa. Poi gli Emigrati prestarono il bayʿa, e in seguito lo prestarono anche gli Anṣār. Dopodiché cominciammo a rimproverare Saʿd ibn ʿUbāda. Uno di loro, irritato, disse: «Avete messo Saʿd ibn ʿUbāda alle strette». Io risposi: «È Allah che ha messo Saʿd ibn ʿUbāda alle strette».
Al-Zuhrī ha riferito: ʿUrwa ibn al-Zubayr, che Allah sia soddisfatto di lui, mi ha informato che i due Anṣār che Abū Bakr, ʿUmar e gli altri Emigrati incontrarono mentre si recavano alla corte dei Banū Sāʿida erano ʿUwaym ibn Sāʿida e Muʿādh ibn ʿAdī dei Banū ʿAjlān. È stato tramandato che ʿUwaym ibn Sāʿida era uno dei fortunati Compagni in lode dei quali Allah fece scendere questo versetto:
Testo arabo omesso
«In essa vi sono uomini che amano purificarsi; e Allah ama coloro che si purificano.» (al-Tawba)
Dopo la rivelazione di questo versetto, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Tra questo gruppo, Uwaym ibn Saʿida è un uomo eccellente.»
È stato riferito riguardo a Muʿan ibn ʿAdi (ra) che, il giorno in cui il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, morì, i musulmani piansero copiosamente e dissero: «Avremmo dovuto morire prima del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Dopo la sua morte temiamo di dover affrontare una dura prova della nostra fede.» Ma soltanto Muʿan ibn ʿAdi disse: «Non desidero morire prima del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Infatti, mentre durante la sua vita ho creduto in lui, dopo la sua morte ho avuto nuovamente l’opportunità di rinnovare la mia fede.» In seguito, durante il califfato di Abu Bakr (ra), ottenne il martirio combattendo contro Musaylima il Bugiardo nella battaglia di Yamama.
Al-Zuhri riferisce, citando Anas ibn Malik (ra): il giorno dopo il primo giuramento di fedeltà al califfato, prestato nella piazza del clan dei Banu Saʿida, Abu Bakr (ra) si sedette sul pulpito della moschea. Prima che dicesse qualcosa, ʿUmar (ra) lodò Allah e pronunciò il seguente discorso: «O gente, ciò che vi dissi ieri [ossia che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non era morto, ma era scomparso temporaneamente come Musa (as), e così via] non l’ho ricavato dal Corano, né me l’ha detto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Pensavo che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sarebbe morto per ultimo, dopo aver completamente organizzato ogni aspetto della nostra vita collettiva. Ma in realtà non è così. Allah ha lasciato tra voi il Libro con il quale ha guidato il Suo Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, verso la meta da Lui prescelta. Se vi aggrapperete a questo Libro, Allah vi guiderà nella direzione verso cui ha guidato il Suo Messaggero. Oggi Allah vi ha affidato alla guida del migliore tra voi. Egli è uno dei compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il suo compagno più devoto nella grotta del monte Thawr. Prestate dunque giuramento di fedeltà a lui e accettatelo come califfo o emiro.» Allora la gente gli prestò per la seconda volta il giuramento di fedeltà. Questo fu il giuramento universale successivo a quello nella piazza dei Banu Saʿida.
Poi Abu Bakr (ra) pronunciò un discorso. Dapprima lodò Allah come si conviene, quindi disse: «O gente, mi è stata affidata la responsabilità su di voi. In realtà non sono migliore di voi. Se faccio del bene, aiutatemi; se commetto un’ingiustizia, correggetemi. La veridicità è lealtà, mentre la menzogna è tradimento. Chi tra voi è considerato debole sarà forte ai miei occhi finché, con il permesso di Allah, non gli avrò riconosciuto il diritto che gli spetta. E chi tra voi è considerato forte sarà debole ai miei occhi finché non avrò fatto valere da lui il diritto che gli spetta. Ricordate che, se una nazione abbandona il jihad sulla via di Allah, Allah la spinge verso l’umiliazione, il disonore e la rovina. E quando l’oscenità, l’impudicizia e la corruzione si diffondono in una società, Allah la colma di calamità, sciagure e disastri. Finché obbedirò ad Allah e al Suo Messaggero, voi seguirete le mie direttive. Ma quando disobbedirò ad Allah e al Suo Messaggero, la vostra obbedienza non mi sarà dovuta. Abbiate cura della preghiera; che Allah faccia scendere su di voi la Sua misericordia.»
Ibn ʿAbbas (ra) racconta: durante il califfato di ʿUmar (ra), una volta mi recavo con lui in un luogo. Procedeva tenendo in mano un bastone, diretto a sbrigare una sua faccenda. In quel momento non c’era nessuno con lui oltre a me. Borbottava tra sé qualcosa e, agitando il bastone, si colpiva il piede. Improvvisamente si rivolse a me e disse: «O Ibn ʿAbbas, sai perché, al momento della morte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dicevo quelle parole?» Risposi: «O Comandante dei credenti, non lo so. Voi lo sapete meglio.» Egli disse: «Stavo recitando un versetto e pensavo che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sarebbe rimasto tra la sua comunità finché non avesse potuto vedere le loro ultime azioni e testimoniare contro di esse. Fu sotto l’influsso di questa convinzione che pronunciai quelle parole. Il versetto è questo:»
Testo arabo omesso
«Così abbiamo fatto di voi una comunità equilibrata, affinché foste testimoni per l’umanità e il Messaggero fosse testimone per voi». (Al-Baqara)
Il lavaggio rituale e la sepoltura del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace
Ibn Ishaq disse: dopo che fu completato il giuramento di fedeltà ad Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), il martedì la gente si preparò a seppellire il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Abdullah ibn Abu Bakr, Husayn ibn Abdullah e altri mi hanno riferito che Ali ibn Abu Talib, Abbas ibn Abd al-Muttalib, al-Fadl ibn Abbas, Qutham ibn Abbas, Usama ibn Zayd e Shaqran, il liberto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, furono incaricati di lavarlo. Aws ibn Khawli (che Allah sia soddisfatto di lui), della famiglia Banu Awf della tribù dei Banu Khazraj, disse ad Ali ibn Abu Talib (che Allah sia soddisfatto di lui): «O Ali, per Allah, fa’ in modo che ci sia consentito partecipare alla preparazione della sepoltura del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace». Aws (che Allah sia soddisfatto di lui) era un Compagno che aveva partecipato alla battaglia di Badr. Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Vieni». Egli venne e partecipò al lavaggio del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) tenne il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, appoggiato al proprio petto. Abbas, al-Fadl e Qutham (che Allah sia soddisfatto di loro) lo giravano, secondo necessità, insieme ad Ali (che Allah sia soddisfatto di lui). Usama ibn Zayd e Shaqran (che Allah sia soddisfatto di loro) versavano acqua su di lui, mentre Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) lo lavava tenendolo appoggiato al proprio petto. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva ancora indosso la sua tunica. Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) lo strofinava e lo lavava delicatamente attraverso la tunica, senza toccare direttamente la pelle del corpo. Durante il lavaggio, Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) diceva: «Possano mio padre e mia madre essere sacrificati per te. Quanto è profumato il tuo corpo, sia da vivo sia da morto». Durante il lavaggio, dal corpo del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non uscì nulla delle impurità che normalmente fuoriescono dal corpo degli altri defunti.
Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) riferì: mentre si preparavano a lavarlo, gli incaricati del lavaggio furono in disaccordo. La questione era se si dovesse lavare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dopo avergli tolto gli abiti, come si fa con gli altri defunti, oppure lasciandogli gli abiti addosso. Durante questo disaccordo, all’improvviso Allah fece cadere su di loro il sonno. A causa del sonno, i volti di tutti finirono appoggiati sul petto del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In quella situazione, da un lato della casa una persona sconosciuta disse loro: «Lavate il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lasciandogli gli abiti addosso». Così il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu lavato lasciandogli indosso la tunica e fu strofinato attraverso gli abiti.
Ibn Ishaq disse: quando fu completato il lavaggio del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, egli fu avvolto in tre teli: due Suhari e un mantello yemenita, che fu avvolto in più pieghe.
Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: quando iniziarono i preparativi per scavare la tomba, si seppe che Abu Ubayda ibn al-Jarrah era esperto nello scavare il tipo di tomba «darih», come quelle degli abitanti della Mecca, mentre Abu Talha era esperto nello scavare a Medina la tomba «lahd». Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) mandò a chiamare entrambi. Disse: «O Allah, provvedi ciò che è meglio per il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace». Alla fine fu trovato Abu Talha, che scavò per il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, una tomba «lahd».
Il martedì il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fu lavato, avvolto nel sudario e deposto sul suo letto nella sua casa. In seguito i Compagni tornarono a discutere riguardo alla sepoltura. Alcuni dissero: «Lo seppelliremo nella Moschea del Profeta». Altri dissero: «Lo seppelliremo accanto alle tombe degli altri Compagni». Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) risolse la questione dicendo: «Ho sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire che ogni profeta è stato sepolto nel luogo in cui è morto».
Allora fu rimossa la stuoia sulla quale il Messaggero di Allah era morto e fu scavata una tomba proprio sotto di essa. La gente venne a gruppi e cominciò a recitare la preghiera funebre per il Messaggero di Allah. Quando gli uomini ebbero terminato, pregarono le donne. Poi fu il turno dei bambini e dei ragazzi. Infine, alla mezzanotte di mercoledì, il Messaggero di Allah fu sepolto.
Aisha disse: «Fu solo udendo, alla mezzanotte di mercoledì, il rumore dei colpi della zappa che capimmo che il Messaggero di Allah veniva sepolto.»
Ibn Ishaq disse: «Ali, Fadl, Qutham e Shaqran scesero nella tomba per deporvi il Messaggero di Allah.»
Quando Aws ibn Khawli chiese nuovamente ad Ali che fosse concesso agli Ansar di partecipare alla sepoltura del Messaggero di Allah, Ali gli disse di scendere nella tomba; egli vi scese insieme agli altri e partecipò a quella cerimonia.
Shaqran aveva sepolto insieme al Messaggero di Allah anche la coperta che questi usava, mentre lo deponeva nella tomba. In quell’occasione disse: «Dopo di voi, non sarà permesso a nessun altro di usare questa coperta.»
Mughirah ibn Shu’bah sosteneva di essere stato l’ultimo ad avere avuto contatto con il Messaggero di Allah. Infatti, lasciò intenzionalmente il proprio anello nella tomba e ne uscì. Poi, con il pretesto che l’anello era caduto, scese nella tomba per ultimo, lo recuperò e fu l’ultimo a toccare il Messaggero di Allah. In questo modo rivendicava di essere stato l’ultimo ad aver avuto contatto con lui.
Mukassam Abu al-Qasim, liberto di Abdullah ibn al-Harith, narrò: «Durante il califfato di Umar o di Uthman compii la umrah insieme ad Ali. Egli soggiornò nella casa di sua sorella Umm Hani. Quando, al termine della umrah, ebbe completato il ghusl, un gruppo di musulmani provenienti dall’Iraq venne a fargli visita. Gli chiesero se fosse vera la pretesa di Mughirah ibn Shu’bah, secondo cui egli era stato l’ultimo ad avere avuto contatto con il Messaggero di Allah. Ali rispose: “L’ultimo ad aver avuto contatto con lui fu Qutham ibn Abbas.”»
Ubaydullah ibn Abdullah ibn Utbah riferì che Aisha gli aveva detto: «Durante l’aggravarsi della malattia del Messaggero di Allah, egli aveva addosso una coperta nera quadrata. Con essa si copriva il volto e poi lo scopriva, alternativamente, e diceva: “La maledizione di Allah ricada sul popolo che trasforma la tomba del profeta in un luogo di prosternazione.”» Con queste parole metteva in guardia la propria comunità.
ʿĀʾisha (che Allah si compiaccia di lei) disse: «L’ultima disposizione testamentaria del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) fu questa: “Nella Penisola Arabica non rimanga alcuna religione all’infuori dell’Islam”».
Ibn Isḥāq disse:
Subito dopo la morte del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), i musulmani furono circondati da una terribile calamità. ʿĀʾisha (che Allah si compiaccia di lei) riferì che, in quel periodo, gli Arabi cominciarono ad apostatare, gli Ebrei e i Cristiani iniziarono a rialzare la testa e l’ipocrisia si diffuse ampiamente. A causa della perdita del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), i musulmani si trovarono come un gregge di nuvole cariche di pioggia in una notte d’inverno. Questa situazione perdurò finché essi non si organizzarono sotto la guida di Abū Bakr (che Allah si compiaccia di lui). Ibn Hishām disse: Abū ʿUbayda e altri uomini dotti mi hanno riferito che, con la morte del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), la maggior parte degli abitanti della Mecca assunse un atteggiamento incline ad abbandonare l’Islam. Vedendo ciò, l’allora governatore della Mecca, ʿAttāb ibn Usayd, si nascose per la paura. In seguito, Suhayl ibn ʿAmr riunì gli abitanti della Mecca e pronunciò un discorso. Dopo aver lodato Allah, annunciò la morte del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) e disse: «Con la sua morte, l’Islam è diventato ancora più forte. Decapiteremo chiunque diffonda dubbi e smarrimento».
In seguito, la gente cambiò atteggiamento e ʿAttāb ibn Usayd uscì dal suo nascondiglio.
Fu proprio a proposito di questa situazione che il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse a ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (che Allah si compiaccia di lui): «Egli si troverà in una situazione tale che tu non potrai dirne male».
Ḥassān ibn Thābit (che Allah si compiaccia di lui) compose e recitò, in occasione della morte del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), il seguente lamento funebre:
«A Medina rimangono luminose tracce e ricordi del Messaggero.
Le tracce e i ricordi ordinari svaniscono e vengono cancellati.
Ma i segni di quel luogo sacro sono imperituri ed eterni,
dove si conserva il minbar che reca il ricordo dell’ascesa della Grande Guida.
Lì si trovano quelle dimore nelle quali, da parte di Allah,
discendeva una luce splendente
Lì sono presenti tali segni eterni della sapienza
che non vengono alterati neppure dal trascorrere delle epoche.
Quanto più sono antichi, tanto più da essi scaturiscono nuove verità.
Lì ho potuto riconoscere
ho conosciuto meglio i segni e l’esempio del Messaggero (s.a.),
la sua tomba, nella quale fu sepolto.
Seduto lì, verso lacrime per il Messaggero, a causa del quale
molti occhi versano lacrime e sono resi fortunati.
Gli occhi versano lacrime, ricordando in realtà proprio il Messaggero (s.a.):
sono i suoi contributi a essere ricordati—
il cui numero non sono in grado di determinare.
Il mio cuore, svuotato e oppresso dal dolore per la perdita di Ahmad (s.a.), i suoi contributi
è stato dedicato al compito di ricordare.
Tuttavia, non sono riuscito a ricordare neppure un decimo di alcuno dei suoi meriti.
Non mi resta che, con il cuore oppresso dal dolore, stare accanto alla tomba in cui giace Muhammad (s.a.s.)
e trascorrervi a lungo il tempo, versando lacrime.
O tomba del Messaggero, sei divenuta una fonte inesauribile di benedizioni e bontà.
Così come lo è divenuta l’intera regione sfiorata dai passi della Guida del Retto Cammino.
O tomba, il tuo interno si è colmato di benedizioni, poiché custodisci un essere purissimo
e la persona a me più cara.
È stata resa ampia e disposta in strati ordinati.
Su quella tomba molti hanno gettato molte pietre e vi è stato piantato un sempreverde
‘sud’.
Di notte, la gente (con la sepoltura del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)
la conoscenza, la misericordia e la tolleranza
hanno seppellito e ricoperto di terra, sebbene
egli non sia un uomo da deporre nella terra.
Dopo la sepoltura, tornarono afflitti, avendo perso il Profeta (pace e benedizioni su di lui)
E le loro schiene e le loro mani sono diventate deboli.
È trascorso piangendo per quel grande uomo, per il cui dolore, nel giorno della sua morte,
hanno pianto persino il cielo e la terra.
Perciò gli uomini sono ancora più addolorati per lui. Mai forse
il lutto per una persona morta è stato pari al lutto per la morte di Muhammad?
A causa di questa morte, gli uomini persero colui che si trovava nel luogo della discesa della Rivelazione,
colui che era nel luogo della discesa della Rivelazione, irradiato dalla luce di Allah,
e distribuiva quella luce fino allo Yemen e al Najd.
Coloro che lo seguivano, egli guidava sulla via di Allah, il Misericordioso,
li proteggeva dall’umiliazione e dal biasimo e li guidava sulla via della giustizia.
Era per loro una guida che li conduceva verso la verità
e per essa si adoperava con grande impegno.
Era un maestro e una guida della verità
seguendo i quali si poteva conseguire la purificazione.
Guardava con indulgenza agli errori dei credenti
e accettava le loro scuse.
Se avessero compiuto opere buone e corrette, allora sarebbe stato Allah stesso a mostrarsi generoso nei loro confronti
.
E se fosse stato loro affidato il compito di svolgere un’azione
che era al di là delle loro capacità,
allora Egli solo l’avrebbe resa facile.
Finché i seguaci di Muhammad (pace e benedizioni su di lui) resteranno nella grazia di Allah,
egli sarà per loro una guida autorevole mediante la quale
potranno individuare la condotta corretta in ogni circostanza.
Per Lui è insopportabile che gli uomini si smarriscano, e che ricevano la retta guida
e vi rimangano saldi è il Suo desiderio più ardente.
—— Fine ——-