La supplica dell’autore

Quattro anni fa, proprio oggi, scrissi un articolo a puntate sul velo. Esso fu pubblicato in alcuni numeri di «Tarjumān al-Qurʾān». Allora alcuni aspetti della discussione furono volutamente tralasciati e alcune questioni dovettero essere lasciate incomplete, poiché all’epoca non era mia intenzione comporre un libro; l’intento era scrivere un articolo. Riunendo tutti quegli argomenti, con le necessarie aggiunte e analisi, è stata data loro la forma del presente libro. Non si può ancora sostenere che l’argomento qui trattato sia definitivo e rappresenti l’ultima parola. Tuttavia, coloro che sono sinceramente interessati a comprendere la questione troveranno in quest’opera, in larga misura, dati teorici e informazioni, nonché argomenti e prove capaci di appagare la loro sete; almeno questa è certamente la speranza che nutro.

–Il tawfīq è nelle mani di Allah; è a Lui che chiediamo aiuto. Amīn.

22 Muharram 1351 dell’Egira         —Abū al-Aʿlā

Il problema fondamentale della società umana

Natura e carattere del problema

I problemi più importanti e complessi della civiltà umana sono due. Il benessere e il progresso dell’umanità dipendono da una soluzione corretta ed equilibrata di questi due problemi. Per questo, fin dai tempi più remoti, gli studiosi del mondo sono stati turbati e preoccupati nel tentativo di risolverli.

Il primo problema consiste nel modo in cui debba essere stabilita la relazione tra la donna e l’uomo nella vita sociale. Essa è infatti la pietra angolare della civiltà e, se vi è anche il minimo margine di deviazione, l’edificio che verrà eretto su di essa sarà necessariamente anch’esso storto.

Il secondo problema riguarda le relazioni individuali e collettive dell’umanità. Se anche la minima incoerenza dovesse rimanere nella regolazione armoniosa di queste relazioni, l’umanità dovrebbe sopportarne le amare conseguenze per generazioni e generazioni.

Se da un lato l’importanza dei due problemi è tale, dall’altro la loro complessità è in continuo aumento, al punto che nessuno potrà risolverli senza un’analisi minuziosa di tutti i dati della natura umana. È davvero pertinente l’osservazione secondo cui l’essere umano è un mondo in miniatura; la sua struttura fisica, la conformazione della sua natura, le sue capacità e attitudini, i suoi desideri, le sue ispirazioni e sensazioni, nonché le sue relazioni effettive con innumerevoli specie della creazione esterne al proprio essere, e altri temi simili, dimorano nell’essere umano come in un intero universo. Senza rivolgere uno sguardo limpido a ogni angolo di un simile mondo, non è possibile conoscere la vera natura dell’essere umano; e senza una conoscenza piena e autentica, è altresì impossibile risolvere i suoi problemi fondamentali.

La questione è inoltre così complessa che, dall’antichità fino a oggi, è rimasta un campo di ricerca per il sapere, la scienza e l’indagine. Anzitutto, tutti i dati del mondo non sono stati ancora svelati all’umanità. Nessuna conoscenza umana ha finora raggiunto la perfezione assoluta; in altre parole, nessuno può sostenere di avere sotto il proprio controllo tutti i dati connessi a quella conoscenza. Inoltre, l’ampiezza e la sottigliezza dei dati finora esaminati sono tali che, per quanto riguarda non il singolo individuo, ma persino un intero gruppo, il suo sguardo vigile non può posarsi contemporaneamente su tutti. Se un aspetto viene colto dall’occhio della conoscenza, l’altro rimane avvolto dalle tenebre. In alcuni punti lo sguardo si restringe, mentre in altri le inclinazioni personali ne oscurano il cammino. Gravato da questa duplice debolezza, l’essere umano, nonostante ogni tentativo di risolvere i problemi della propria vita, rimane sconfitto e alla fine emergono soltanto i suoi errori e le sue deviazioni. Una soluzione corretta del problema è possibile soltanto quando si raggiunge una visione equanime di tutti i dati a esso connessi. E finché, se non tutti i dati, almeno tutti gli aspetti dei dati scoperti non saranno illuminati simultaneamente dalla luce della conoscenza, non si potrà raggiungere tale visione equanime. D’altra parte, l’ampiezza del panorama è per sua natura così vasta che non può cadere interamente nel campo visivo; e, oltre a ciò, il desiderio, l’interesse e l’aspirazione dell’avversione propria della natura sono così potenti che si distoglie lo sguardo persino da ciò che appare chiaramente. In una simile condizione, è mai possibile acquisire la capacità di vedere con equanimità? In tali circostanze, la soluzione adottata incorrerà inevitabilmente o in un eccesso smisurato, oltrepassando i limiti ragionevoli, oppure in insufficienza e carenza.

Tra i due problemi principali sopra descritti, è il primo quello che qui costituisce l’oggetto della nostra discussione. Esaminando la storia passata a questo riguardo, vediamo soltanto uno stupefacente alternarsi tra eccessi smisurati e carenze estreme. Da un lato vediamo la donna nutrire i figli in quanto madre e, assumendo il ruolo di compagna di vita, sostenere l’uomo nelle vicende ascese e cadute della vita. Dall’altro, quella stessa donna è stata impiegata come serva o schiava. È stata comprata e venduta come una vacca o una capra. È stata privata della proprietà e dell’eredità. È stata ridotta a incarnazione del peccato, della lordura e dell’umiliazione. Non le è stata concessa alcuna possibilità di manifestare o sviluppare la propria personalità. E anche quando, in qualche periodo, la donna è stata elevata e valorizzata, è stata subito sprofondata nell’immoralità e nella dissolutezza. È stata trasformata in un giocattolo degli istinti bestiali. Altre volte è stata definita «agente di Satana»; e, insieme alla sua cosiddetta emancipazione e al suo progresso, è iniziato anche il declino dell’umanità.

Non definiamo questi due estremi soltanto, dal punto di vista delle concezioni, come trasgressione dei limiti ragionevoli e carenza estrema; quando però, attraverso l’esperienza, ne vediamo le conseguenze velenose, allora, in termini morali, chiamiamo il primo trasgressione dei limiti ragionevoli e il secondo estrema insufficienza o carenza. Lo sfondo storico sopra menzionato ci insegna proprio questo: quando una nazione, dopo aver superato l’epoca della vita selvaggia, avanza verso la civiltà e l’insediamento stabile, le sue donne continuano a vivere con gli uomini come serve e domestiche. In principio, le forze primitive le conducono gradualmente verso il progresso. Ma quando lo sviluppo della civiltà raggiunge un certo livello, esse comprendono che non possono avanzare sulla via del progresso mantenendo arretrate le proprie compagne. Ritenendo allora sbarrata la via del proprio progresso, rendono, secondo le necessità, la metà della nazione (le donne) capace di avanzare insieme alla prima metà (gli uomini). In questo modo continuano a compensare il divario e, non accontentandosi del solo compenso, proseguono sempre più avanti. Alla fine, l’ordine della stirpe — chiamato fondamento della civiltà — viene distrutto e cancellato dalla libertà femminile. Insieme al declino morale, emerge inevitabilmente anche il declino delle forze mentali, fisiche e materiali. Quale può mai essere l’esito finale di tutto ciò, se non la distruzione?

Poiché una presentazione ampia di esempi tratti dalla storia aumenterebbe la mole dell’opera, riteniamo opportuno menzionarne qui soltanto due o quattro.

 

Grecia

Tra le nazioni antiche, la civiltà greca fu la più gloriosa. Nel periodo iniziale di questa nazione, la posizione della donna era assai degradata sotto il profilo della visione morale, dei diritti giuridici, delle usanze sociali e di altri aspetti. Nella mitologia greca, la donna «Pandora» è descritta come causa delle sofferenze e delle miserie dell’umanità, così come Hazrat Hawwa (a.s.) è stata ritenuta responsabile di tale questione nella mitologia ebraica. Nessuno ignora quanto le immaginarie e false storie riguardanti Hazrat Hawwa (a.s.) abbiano fortemente influenzato i costumi, le norme, le leggi, la vita sociale e il carattere morale delle comunità ebraiche e cristiane. Anche l’idea che i Greci nutrivano riguardo a «Pandora» influenzò in egual modo la loro mentalità. Ai loro occhi, la donna era un essere spregevole. Nella società la donna non godeva di alcuna considerazione, e una posizione onorata era riservata esclusivamente all’uomo.

Nella fase iniziale del progressivo sviluppo della civiltà, questo sistema rimase in vigore con alcune modifiche. L’unico effetto della civiltà e della luce della conoscenza che si poté osservare fu che i diritti giuridici della donna rimasero quelli di prima, mentre in ambito sociale le fu conferito uno status più elevato. Essa divenne la regina della casa dei Greci. I suoi doveri rimasero limitati all’interno della casa. Entro questi confini esercitava anche piena autorità. La sua castità era ritenuta estremamente preziosa e veniva rispettata. Nelle famiglie greche nobili era diffusa la pratica del velo. All’interno delle loro abitazioni, gli ambienti degli uomini e delle donne erano separati. Le loro donne non partecipavano alle riunioni cui prendevano parte uomini e donne insieme. Non apparivano nei teatri pubblici. Ritenevano onorevole stabilire un rapporto con un uomo attraverso il matrimonio. Vivere come prostitute era considerato estremamente spregevole e maledetto. Questa era la situazione dell’epoca in cui la nazione greca era molto potente e occupava rapidamente i più alti gradini del progresso. Sebbene in quel periodo esistesse la corruzione morale, essa era limitata. Le donne greche potevano rivendicare purezza, pudore e castità, mentre gli uomini erano il loro opposto. Non aspiravano a tali virtù, né ci si poteva aspettare che conducessero una vita pura. La classe delle prostitute era una parte integrante della società greca. Per un uomo, intrattenere rapporti con questa classe non era affatto considerato biasimevole.

Tra i Greci, l’influenza del culto degli istinti e dell’eccitazione sessuale cominciò gradualmente ad ampliarsi, e in quell’epoca la classe delle prostitute raggiunse una posizione così elevata che è raro trovarne un esempio nella storia. I bordelli divennero il centro e il luogo di ritrovo dell’intera società greca. Una costellazione di filosofi, poeti, storici, letterati ed esperti circondava quella luna. Le prostitute non si limitavano ad assumere il ruolo di presidentesse nelle assemblee scientifiche, culturali e letterarie; importanti discussioni politiche si svolgevano anzi alla loro presenza. Anche nelle questioni dalle quali dipendevano la vita e la morte della nazione, il loro parere era considerato definitivo. Eppure, sulla base dei loro giudizi e delle loro valutazioni, non veniva mai amministrata giustizia a nessuno. Il culto della bellezza accese tra i Greci un fuoco di passione sessuale di grande intensità. Le statue e i nudi ideali dell’arte verso i quali manifestavano brama di bellezza divennero il combustibile di quel fuoco. Alla fine la loro mentalità si corruppe a tal punto che non consideravano in alcun modo biasimevole, dal punto di vista morale, il culto della passione sessuale. I loro criteri morali erano cambiati tanto che persino i più grandi filosofi e moralisti non consideravano l’adulterio e l’oscenità turpi e biasimevoli. In generale, i Greci ritenevano il matrimonio una consuetudine superflua e consideravano ragionevole l’unione pubblica tra uomo e donna al di fuori del matrimonio. Infine, anche la loro religione si arrese ai loro istinti animaleschi. Il culto della dea dell’amore (Afrodite) si diffuse in tutta la Grecia. Nella mitologia greca si racconta della dea dell’amore che, pur essendo moglie di un dio, aveva instaurato rapporti fisici amorosi con altri tre dèi e con un uomo. Il figlio nato da queste unioni sessuali fu in seguito chiamato Cupido. Questo Cupido era oggetto di culto, o ma‘būd, presso i Greci. Non è difficile immaginare quanto fosse basso il livello morale di una nazione che aveva accolto un carattere tanto abominevole non soltanto come proprio modello, ma anche come oggetto di culto. Dopo una simile decadenza morale, nessuna nazione può risollevarsi. Proprio nell’epoca di questa decadenza morale, in India furono diffuse le dottrine del Vāmamārga e in Iran quelle mazdakite. In una situazione del genere, a Babilonia la prostituzione acquisì lo status di purezza religiosa. Di conseguenza, Babilonia in seguito rimase soltanto nell’ambito dei racconti del passato e la sua esistenza si dissolse per sempre dal mondo.

Quando in Grecia ebbe inizio il culto della dea dell’amore, i bordelli si trasformarono in templi di culto. La prostituta spudorata divenne una devāyānī, cioè una dea, e la pratica dell’adulterio fu elevata al rango di attività religiosa.

La seconda evidente conseguenza di questo culto della passione sessuale fu che, tra la nazione greca, le malefatte della setta di Lot si diffusero come un’epidemia e ottennero sostegno religioso e morale. Durante l’epoca di Omero e di Esiodo tali pratiche non esistevano. Ma quando lo sviluppo culturale, in nome dell’estetica (Aesthetics), introdusse il culto della nudità e del piacere sessuale, le fiamme divampanti della passione raggiunsero un punto tale da allontanare la nazione greca dalla via naturale e condurla su una via contraria alla natura. Gli esperti d’arte definirono ciò una «solida relazione d’amicizia» tra due persone. I Greci Armodio e Aristogitone furono i primi a ricevere un onore tanto grande che nella loro patria furono erette statue in loro memoria. Tra loro si era instaurato un rapporto amoroso reciproco, illecito e innaturale. La storia testimonia che, dopo quell’epoca, nella vita nazionale dei Greci non ebbe più inizio alcuna nuova era.

 

Roma

Dopo la nazione greca, giunse nel mondo l’opportunità dell’ascesa romana. Anche qui vediamo, come in precedenza, il quadro dell’ascesa e della caduta. Quando i Romani uscirono dalle tenebre della barbarie e apparvero sulla luminosa scena della storia, il loro ordinamento sociale si presentava così: l’uomo era divenuto il principale responsabile della famiglia e deteneva pieno dominio sulla moglie e sui figli. In alcuni casi era persino autorizzato a uccidere la propria moglie.

Quando la barbarie diminuì in una certa misura e i Romani cominciarono a progredire sul piano della civiltà e della cultura, pur mantenendosi le antiche consuetudini familiari, la loro rigidità si attenuò e la situazione divenne alquanto più moderata. Durante lo sviluppo della repubblica romana non si diffuse, come presso i Greci, la pratica del velo. Tuttavia, donne, giovani e ragazze venivano mantenuti rispettosi all’interno della disciplina familiare. La castità e la virtù, soprattutto per le donne, erano un gioiello inestimabile e costituivano la pietra di paragone del rispetto. Anche il criterio morale era di alto livello. Un giorno un membro del senato romano baciò sua moglie davanti alla propria figlia. Si ritenne che ciò costituisse un grave oltraggio al carattere nazionale, e nella sede del senato fu espresso contro di lui un voto di biasimo. A quel tempo il matrimonio era l’unico mezzo legittimo e onorevole dell’unione tra uomo e donna. L’onore della donna dipendeva dalla sua maternità. Sebbene esistesse la classe delle prostitute e gli uomini avessero il diritto di frequentarla entro certi limiti, il popolo romano la considerava tuttavia estremamente spregevole e gli uomini che intrattenevano rapporti con essa erano guardati con disprezzo.

Con il progresso della civiltà e della cultura, cominciò a cambiare anche l’atteggiamento dei Romani nei confronti delle donne. Gradualmente si verificarono tali cambiamenti nelle norme sul matrimonio e sul divorzio e nelle consuetudini familiari, che la situazione divenne l’opposto di quella precedente. Il matrimonio si trasformò in un semplice contratto giuridico (Civil Contract), la cui durata e dissoluzione dipendevano dal marito e dalla moglie. La responsabilità del rapporto coniugale divenne priva d’importanza. Alla donna furono riconosciuti pieni diritti sull’eredità e sulla proprietà dei beni. Il diritto romano la rese indipendente dall’autorità del padre e del marito. Le donne romane non ottennero libertà soltanto nella sfera sociale; anche una parte considerevole della ricchezza nazionale passò gradualmente sotto il loro controllo. Cominciarono a prestare denaro ai mariti a tassi d’interesse elevati. Di conseguenza, il marito si trasformò nello schiavo della moglie ricca. Il divorzio divenne così facile che il rapporto coniugale veniva spezzato per ogni minima ragione. Il celebre filosofo e studioso romano Seneca (56 a.C. – 4 a.C.), rammaricandosi dell’eccesso di divorzi, disse: «Oggi a Roma il divorzio non è affatto motivo di vergogna. La donna conta la propria età proprio in base al numero dei suoi mariti.»

In quell’epoca le donne cominciarono a prendere successivamente molti mariti. Marziale (43-104 d.C.) menziona una donna che aveva avuto dieci mariti. Giovenale (60-140 d.C.) osserva a proposito di una donna che in cinque anni aveva avuto otto mariti. San Girolamo (340-420 d.C.) descrive una donna che nel corso della sua vita aveva avuto trentadue mariti e che era la ventunesima moglie di suo marito.

In quell’epoca cominciò a scomparire dalla mente delle persone anche l’idea che il rapporto sessuale tra uomo e donna al di fuori del matrimonio fosse riprovevole. Persino i più eminenti moralisti consideravano l’adulterio un atto comune. Nel 184 a.C. Catone (Cato) fu nominato a Roma censore e sorvegliante dei costumi. Anch’egli dichiarò lecita la licenziosità sessuale. Cicerone consigliò di allentare i vincoli morali per le giovani donne. Epitteto (Epictetus), pienamente seguace dei princìpi filosofici degli Stoici (Stoics), quali l’autocontrollo, l’indifferenza, il distacco, la sopportazione e la solitudine, impartiva ai suoi discepoli il seguente insegnamento:

Per quanto possibile, astenetevi dalla compagnia delle donne prima del matrimonio. Ma se qualcuno non riesce a essere moderato in questa materia, non rimproveratelo.

Alla fine i vincoli del carattere morale e della vita sociale si allentarono a tal punto che l’Impero romano sprofondò in un diluvio di lascivia, nudità e oscenità. Nei teatri cominciarono a essere rappresentate scene di spudoratezza e nudità. Si ritenne necessario abbellire le case con immagini nude, lascive e oscene. La prostituzione si diffuse a tal punto che, durante il regno dell’imperatore romano Tiberio (14-37 d.C.), fu necessario emanare una legge per impedire alle ragazze delle famiglie nobili di esercitare la prostituzione e la danza. All’epoca era molto popolare un gioco chiamato Flora (Flora), nel quale si svolgevano gare di corsa tra donne nude. Si diffuse l’usanza dei bagni comuni per uomini e donne, senza distinzione. Nella letteratura romana venivano pubblicati senza esitazione scritti contenenti oscene immagini di nudo, e proprio questo genere di letteratura era gradito e apprezzato dalla gente comune. Il livello della letteratura era così basso che, nella composizione di questi scritti sconvenienti e indecenti, non si avvertiva neppure la necessità di ricorrere a espressioni figurate o allusive.

Dopo essere stato soggiogato dagli istinti bestiali, il glorioso edificio dell’Impero romano crollò nella polvere in modo tale che non rimase neppure l’ultima delle sue pietre.

L’Europa cristiana

La religione cristiana apparve per porre rimedio a un simile degrado morale del mondo occidentale. All’inizio se ne osservarono risultati assai positivi. Le porte dell’oscenità furono chiuse, la nudità fu eliminata da ogni ambito della vita, furono adottate misure per abolire la prostituzione; prostitute, cantanti e danzatrici furono distolte dalla dissolutezza e fu inculcato negli esseri umani il concetto di un carattere puro e virtuoso. Tuttavia, le concezioni dei sacerdoti cristiani riguardo alle donne e ai rapporti sessuali oltrepassarono ogni limite. Di conseguenza, fu dichiarata una lotta contro la natura umana.

La loro concezione iniziale e fondamentale era che la donna fosse la fonte principale del peccato. Per l’uomo, la donna era la fonte dell’incitamento al peccato e una sorta di porta dell’inferno. Tutte le sofferenze e le miserie dell’umanità erano state causate dalla donna. Nascere donna era una cosa vergognosa. Ella avrebbe dovuto vergognarsi della propria bellezza e del proprio fascino, poiché quella era l’arma mortale di Satana. Poiché aveva portato la maledizione sul mondo e sui suoi abitanti, avrebbe dovuto espiare per tutta la vita.

Tertulliano, guida religiosa della prima epoca della comunità cristiana, fece il seguente commento sulla donna:

È la porta attraverso cui entra Satana, colei che attira verso l’albero proibito, trasgressora della legge di Dio e distruttrice dell’uomo.

Il grande asceta cristiano (Chrysostum) disse quanto segue riguardo alla donna:

—un peccato inevitabile, una maligna tentazione innata, un pericolo piacevole, un’ansia familiare, un’amante distruttiva, un ostacolo adornato.

La sua concezione era che, anche quando la relazione sessuale tra uomo e donna avveniva attraverso il matrimonio, essa fosse in sostanza un atto impuro e che fosse auspicabile astenersene. Una simile concezione ascetica del carattere morale si stava diffondendo per la prima volta in Occidente sotto l’influenza della filosofia priva di ogni traccia di sensualità (Neo Platonism). La dottrina cristiana la portò all’estremo. La castità e la verginità divennero allora la pietra di paragone del carattere morale. La vita coniugale fu considerata spregevole e decadente dal punto di vista del carattere morale. La gente cominciò a considerare l’astensione dal matrimonio un atto virtuoso e un segno di carattere elevato. Il modo di condurre una vita pura consisteva nel non sposarsi affatto oppure, pur sposandosi, nel recidere la relazione coniugale tra uomo e donna. In diverse assemblee e riunioni religiose furono promulgate leggi secondo cui gli appartenenti al clero non potevano unirsi alle proprie mogli in privato; persino per incontrarsi dovevano farlo in un luogo aperto, alla presenza di almeno due uomini. L’idea che la relazione coniugale fosse impura cominciò a radicarsi tra i vari gruppi cristiani. Si può citare un esempio di una consuetudine allora vigente. Nel giorno in cui si svolgeva una cerimonia religiosa in chiesa, non era consentito parteciparvi ai coniugi che avevano vissuto insieme la notte precedente. Poiché, attraverso l’unione sessuale, erano diventati peccatori, in tale condizione non si poteva permettere loro di recarsi in un luogo sacro. Questo atteggiamento ascetico aveva reso più aspri tutti i rapporti familiari, persino quello tra madre e figlio, e i rapporti che si consolidavano in seguito al matrimonio erano considerati impuri e peccaminosi.

Le due suddette concezioni non avevano soltanto svilito eccessivamente la dignità della donna dal punto di vista morale e sociale, ma avevano anche influenzato a tal punto le leggi e le norme culturali che, da un lato, la vita coniugale era diventata pericolosa per uomini e donne e, dall’altro, la dignità della donna nella società era stata svilita e disprezzata sotto ogni aspetto. Le leggi di ogni genere entrate in vigore nel mondo occidentale secondo le norme cristiane presentavano le seguenti caratteristiche:

1. Nel campo del sostentamento, la donna era stata resa completamente incapace di provvedere a se stessa e tenuta soggetta all’uomo. In materia di eredità, i suoi diritti erano estremamente limitati, e lo erano ancor più riguardo ai beni e alle proprietà. Non aveva autorità nemmeno sul denaro guadagnato da lei stessa. Il marito aveva piena autorità su ogni cosa.

2. Non era consentito il ṭalāq né il khulʿ. Per quanto potesse essere grave l’ostilità tra marito e moglie, e per quanto la casa potesse diventare simile all’inferno a causa dei loro rapporti vicendevolmente amari, tuttavia tanto la religione quanto la legge costringevano marito e moglie a rimanere legati da un vincolo indissolubile. Qualora la situazione divenisse estremamente insostenibile, a entrambi era consentito sciogliere il matrimonio a condizione che nessuno dei due potesse sposarsi nuovamente altrove. Ciò era ancora più rigoroso del principio precedente. Infatti, in tali circostanze, per la donna e l’uomo separati non rimaneva altra via che praticare l’ascetismo per tutta la vita oppure abbandonarsi alla dissolutezza sessuale.

3. Dopo la morte del marito, alla moglie, e dopo la morte della moglie, al marito era completamente vietato e considerato peccaminoso risposarsi. I sacerdoti cristiani dicevano che ciò non era altro che schiavitù degli istinti animaleschi e brama di piacere. Lo chiamavano «adulterio raffinato». Per gli ecclesiastici il secondo matrimonio era un reato. In alcuni luoghi, secondo le leggi ordinarie del paese, non era affatto consentito. Altrove, benché non vi fossero impedimenti legali, il popolo di sentimenti religiosi non lo considerava lecito.

L’Europa moderna

Quando, nel XVIII secolo dell’era cristiana, i filosofi e gli scrittori d’Europa iniziarono a ribellarsi contro la società in nome dei diritti individuali e della libertà personale, davanti a loro esistevano quelle erronee consuetudini civili, formatesi dall’odiosa combinazione della morale cristiana, della concezione della vita e del feudalesimo. Esse avevano imprigionato lo spirito umano in vincoli innaturali e avevano sbarrato ogni via al progresso. La prospettiva elaborata dai fondatori della nuova Europa per infrangere quelle consuetudini vigenti e introdurre al loro posto questo nuovo ordine di norme diede origine alla Rivoluzione francese. Da allora, il progresso della civiltà e della cultura occidentali fu indirizzato lungo una via il cui esito finale è giunto allo stadio attuale.

All’inizio della nuova era, tutto ciò che fu fatto per sollevare le donne dalla loro degradazione portò i suoi benefici nella vita sociale. Furono allentate le precedenti restrizioni sul matrimonio e sul divorzio. Fu nuovamente riconosciuto alle donne il diritto di guadagnarsi da vivere. Fu corretta la prospettiva morale sulla cui base la donna era stata umiliata e trascurata. Furono altresì corretti quei principi sociali a causa dei quali la donna conduceva una vita simile a quella di una schiava. Come agli uomini, anche alle donne fu aperta la via dell’istruzione superiore. Le capacità e i talenti delle donne, repressi sotto il peso di consuetudini sociali difettose e delle concezioni morali dell’età oscura, cominciarono gradualmente a manifestarsi grazie a tali molteplici provvedimenti. Esse si occuparono della casa, portarono purezza nella società e operarono per il bene della popolazione. Il miglioramento della salute, l’educazione dei figli, l’assistenza ai malati, il progresso della vita domestica e della scienza, e tutte le qualità che si erano manifestate nelle donne insieme alla nuova civiltà, furono i primi risultati di quel movimento. Tuttavia, nelle prospettive dal cui grembo nacque questo movimento era presente fin dall’inizio il desiderio di oltrepassare ogni limite ragionevole. Nel XIX secolo le attività ispirate da tale desiderio erano già molto avanzate e, fino all’inizio del XX secolo, la società europea giunse al secondo estremo dell’incontinenza e degli eccessi.

Le prospettive sulle quali fu fondata la nuova società occidentale possono essere espresse nei seguenti tre titoli:

a) Stabilire l’uguaglianza tra donna e uomo,

b) L’indipendenza economica della donna e

c) La libera promiscuità tra donne e uomini.

Alla fine si manifestarono pienamente le possibili conseguenze dell’edificazione dell’ordinamento sociale su queste tre basi fondamentali.

In primo luogo, fu formulata una tale definizione dell’uguaglianza secondo cui donne e uomini non sono uguali soltanto quanto a dignità morale e diritti umani, ma, nella vita civile, esse devono svolgere tutte le attività svolte dagli uomini, e i vincoli morali devono essere allentati per le donne nello stesso modo in cui lo sono stati per gli uomini. A causa di questa falsa concezione dell’uguaglianza, la donna divenne indifferente e ribelle nei confronti delle sue attività quotidiane. In realtà, dalla cura di tutte queste attività naturali e quotidiane dipende la prosperità della civiltà e la sopravvivenza del genere umano. Le tendenze economiche, politiche e partitiche resero la sua personalità individualista. La partecipazione alle campagne elettorali, l’accettazione di impieghi negli uffici e nelle fabbriche, la competizione con gli uomini negli affari indipendenti e nelle imprese industriali, la partecipazione ai giochi, agli sport, agli esercizi fisici e alle attività ricreative della società, il trascorrere del tempo nei club, nei teatri, negli spettacoli di danza e musica e in simili occasioni, nonché in molte altre attività inutili e indescrivibili, influenzarono la loro mente e il loro intelletto a tal punto che le grandi responsabilità della vita coniugale, l’educazione dei figli, la cura e l’assistenza della famiglia, la buona amministrazione della casa e tutte le altre attività necessarie finirono fuori dal loro programma. Inoltre, nacque in loro un sincero disprezzo per le loro attività naturali. Qui la disciplina familiare occidentale — chiamata pietra angolare della civiltà — cominciò a diffondersi in modo degradante. La vita domestica, dalla cui felicità e tranquillità dipende lo sviluppo della capacità operativa dell’essere umano, cominciò in realtà a estinguersi. Nella cura della civiltà, il sano rapporto reciproco tra donna e uomo, cioè il rapporto matrimoniale, divenne ora più fragile di una tela di ragno. Il controllo delle nascite, l’aborto e l’infanticidio cominciarono a ostacolare la crescita della discendenza. La falsa concezione dell’uguaglianza morale introdusse tra donne e uomini un’uguaglianza nella depravazione. Ciò che era vergognoso persino per un uomo non rimase più vergognoso per una donna.

In secondo luogo, l’indipendenza economica della donna la rese spregiudicata nei confronti dell’uomo. Secondo gli usi precedenti, l’uomo guadagnava e la donna si occupava della casa. Ora ciò cambiò. Si stabilì che d’ora in poi sia la donna sia l’uomo avrebbero guadagnato e che la responsabilità della disciplina domestica sarebbe stata affidata a una terza persona estranea alla famiglia. Ora, tra donna e uomo, non rimase alcun rapporto, eccetto quello sessuale, che li obbligasse a restare legati l’uno all’altra. Per soddisfare il nemico della lussuria, è davvero necessario che donna e uomo vivano insieme in una casa, rimanendo necessariamente legati da un vincolo di rapporto reciproco eterno? Una donna che può procurarsi da sé i mezzi di sussistenza, che è capace di soddisfare tutte le proprie necessità e non dipende dalla sicurezza e dall’aiuto altrui, perché dovrebbe accettare la subordinazione a un uomo soltanto per il piacere sessuale? Perché dovrebbe imporsi sulle spalle restrizioni morali e legali? E perché dovrebbe assumersi le pesanti responsabilità di una famiglia? Soprattutto quando la concezione dell’uguaglianza morale ha reso libera da ostacoli la via del piacere sessuale, perché dovrebbe abbandonare un modo così facile, piacevole e decoroso di soddisfare i propri desideri per adottare l’antico percorso, fatto di sacrificio e responsabilità? Insieme alla religione è scomparsa anche la paura del peccato. Poiché la società non la rimprovererà più per l’immoralità, è scomparsa dal suo cuore anche la paura della società. La sua unica paura era quella di avere un figlio illegittimo. Ma per liberarsi da ciò esiste anche la contraccezione. E se, nonostante tutto, avviene il concepimento, non c’è alcun motivo per cui l’aborto debba essere considerato dannoso. Se anche questo fallisce, il neonato può essere ucciso di nascosto. Ma se il desiderio di maternità della disgraziata — che, sfortunatamente, non è ancora scomparso — impedisce di uccidere il neonato, che male c’è? Oggi, infatti, si svolgono tante campagne in favore della «madre nubile» e del figlio illegittimo che chiunque abbia il coraggio di guardarli con disprezzo sarà accusato di essere affetto da superstizione.

È questo che ha sradicato l’ordinamento della società occidentale. Oggi, in ogni paese, milioni di giovani donne scelgono la castità perpetua e conducono una vita dedita alla lussuria. Altre numerose donne, invece, cadono nella trappola di un amore improvviso e si legano al vincolo matrimoniale. Ma, a parte il rapporto sessuale, tra marito e moglie non rimane alcun altro legame necessario che possa unirli per sempre. Per questo, oggi, nel rapporto matrimoniale non vi è spazio per alcuna stabilità o solidità. Poiché né il marito né la moglie si preoccupano dell’altro, non sono disposti neppure a riflettere o a cercare un accordo riguardo alla loro relazione coniugale. Il semplice amore sessuale si raffredda immediatamente; di conseguenza, una divergenza di opinioni insignificante, o persino, nella maggior parte dei casi, la sola indifferenza, li porta alla separazione. Soltanto per questa ragione, la maggior parte dei matrimoni finisce con il divorzio o con la separazione legale. La contraccezione, l’aborto, l’uccisione del feto e del neonato, il calo del tasso di natalità e l’aumento del numero dei figli illegittimi sono in larga misura le conseguenze finali delle cause sopra menzionate. Anche la diffusione delle cattive azioni, dell’impudicizia e delle malattie veneree avviene per le medesime cause.

In terzo luogo, la libera promiscuità tra donne e uomini ha accresciuto enormemente nelle donne il desiderio di esibire la propria bellezza, la nudità e l’immoralità. Per natura, l’attrazione sessuale è fortemente presente tra uomini e donne, e a causa della loro libera promiscuità tale attrazione sessuale aumenta ulteriormente. Inoltre, in una società mista di questo genere nasce naturalmente, tanto negli uomini quanto nelle donne, l’irresistibile desiderio di adornarsi in modo attraente per le persone dell’altro sesso. Poiché, in seguito al mutamento della prospettiva morale, simili comportamenti non sono considerati biasimevoli, anzi l’espressione pubblica dell’amore è ritenuta degna di lode, lo sfarzo della bellezza e dell’avvenenza supera progressivamente ogni limite. Alla fine giunge al culmine della nudità. Questa è la situazione attuale della civiltà occidentale. Oggi, tra le donne, il desiderio di apparire attraenti come calamite per l’altro sesso è così forte che esse non riescono a soddisfare il proprio desiderio con abiti eleganti e vistosi, né con rossetto, fard e altri cosmetici applicati a un raffinato trucco. Alla fine, quelle disgraziate finiscono per spogliarsi. Da parte degli uomini, intanto, sorge la richiesta di una nudità ancora maggiore. La fiamma ardente della brama non viene infatti spenta dalla bellezza nuda, ma divampa ancora più intensamente e reclama una nudità maggiore. Come un sorso d’acqua accresce la sete del viandante assetato tormentato dal simun del deserto, così la sete sessuale di questi disgraziati si è trasformata in un’arsura estrema. Insoddisfatti dalla sete sessuale senza limiti, questi gruppi di lussuriosi forniscono continuamente, con ogni mezzo possibile, gli strumenti per la soddisfazione sessuale reciproca. A che servono le immagini nude, la letteratura erotica, i racconti d’amore, i balli nudi e i film colmi di passione sessuale? Tutto ciò serve a spegnere quel fuoco — o, in realtà, a renderlo ancora più ardente — come esempio di ciò che questo falso ordinamento sociale ha posto accanto al collo di ciascuno, chiamandolo «arte» per nascondere la propria debolezza.

Ora la vitalità delle nazioni occidentali corrose sta gradualmente esaurendosi. In verità, finora nessuna nazione corrosa è mai sopravvissuta. Tutte le energie fisiche e mentali che Allah l’Altissimo ha donato agli esseri umani per vivere e progredire sono state distrutte da una simile corrosione. In realtà, come possono coloro che vivono oppressi da ogni parte dall’assillo degli stimoli sessuali, le cui emozioni e i cui sentimenti sono costretti a fronteggiare a ogni istante nuove provocazioni e nuove eccitazioni, e che sono costantemente influenzati da un ambiente eccitante, procurarsi quella sicurezza, quella pace e quella serenità della mente assolutamente indispensabili per un’attività costruttiva e creativa, quando immagini nude, letteratura oscena, musica affascinante, danze erotiche, film d’amore, scene dal vivo che catturano la mente e le occasioni di incontrare quotidianamente il sesso opposto lungo il cammino mantengono calde ed eccitate le loro cellule sanguigne? In mezzo a una simile eccitazione, dove si trova per i loro giovani discendenti quel campo tranquillo e fresco in cui sia possibile sviluppare le loro forze mentali e morali? Non appena entrano in contatto con essa, il demone degli istinti bestiali li divora. Dopo essere caduti negli artigli di un simile demone, dove rimane la possibilità del loro progresso?

La dolorosa disperazione nel pensiero umano

La storia dell’ascesa e della caduta storica di tremila anni è strettamente legata a un vastissimo territorio, che in passato fu culla di due grandi civiltà e la cui civiltà ancora oggi fa risuonare nel mondo il tamburo della vittoria. Storie simili appartengono anche all’Egitto, a Babilonia, all’Iran e ad altri paesi. Anche nell’antico subcontinente indiano, per centinaia di anni, è ricaduta la maledizione del superamento dei limiti legittimi e dell’estrema degradazione. Da un lato, la donna è stata considerata una schiava; l’uomo è divenuto suo marito, suo signore e il suo adorato ma‘būd; ella ha dovuto rimanere soggetta al padre durante l’infanzia, al marito durante la giovinezza e al figlio durante la vedovanza. È stata arsa viva sulla pira del marito. È stata privata dell’autorità e dell’eredità. Nel matrimonio le è stata applicata una legge così crudele che, contro la sua volontà, è stata consegnata nelle mani di un uomo e non ha potuto liberarsi dai lacci della sua autorità e della sua sottomissione fino all’ultimo momento della vita. Come gli Ebrei e i Greci, è stata ritenuta l’incarnazione del peccato e della degradazione morale e spirituale. Si è rifiutato di riconoscere la sua personalità eterna.

D’altra parte, quando le è stata mostrata compassione, è stata trasformata in un giocattolo degli istinti bestiali. È divenuta così intimamente compagna fisica dell’uomo che alla fine è perita insieme alla sua stessa nazione. Che cosa ricordano il culto del fallo e della vulva, le statue di coppie nude nei templi, le prostitute sacre, i giochi d’amore dell’Holi e i bagni seminudi nei fiumi? Dopo il movimento della Via della Sinistra nell’antica India, il peccato e la dissolutezza rimasero come esito finale: proprio come in Iran, Babilonia, Grecia e Roma, dopo il progressivo sviluppo della civiltà e del tahdhīb-tamaddun dell’India, essi si diffusero come una malattia contagiosa e immersero la nazione indù nell’abisso dell’umiliazione e della decadenza per diversi secoli.

Gettando uno sguardo profondamente penetrante su questa storia, si comprende quanto sia risultato difficile per l’essere umano conoscere, comprendere e mantenersi fermo nell’equità e nella giustizia riguardo alla donna. L’equità e la giustizia possono significare, da un lato, concedere alla donna un’opportunità sufficiente per manifestare la propria personalità e le proprie capacità, affinché possa partecipare, con elevata competenza operativa, al perfezionamento della civiltà umana e del tahdhīb-tamaddun. Dall’altro lato, tuttavia, occorre vigilare con tale attenzione che ella non diventi causa della degradazione morale e della distruzione dell’umanità. Inoltre, bisogna stabilire una modalità per il suo aiuto e la sua collaborazione nelle attività dell’uomo, in modo che l’azione congiunta di entrambi sia benefica per la civiltà. Da centinaia di migliaia di anni il mondo conta i giorni in attesa di questa equità e giustizia, ma finora essa non è stata possibile. Talvolta esso è giunto a un estremo e ha reso inattiva una parte dell’umanità. Altre volte è giunto all’estremo opposto, ha riunito le due parti dell’umanità e le ha immerse insieme nell’abisso della distruzione.

Tuttavia, l’equità e la giustizia non sono assenti: esistono. Ma, essendosi evoluto per centinaia di migliaia di anni tra la violazione dei limiti legittimi e il vuoto estremo, l’essere umano ha subito un tale smarrimento mentale da non riuscire a riconoscere, pur vedendola con i propri occhi, che questa è proprio la cosa da sempre desiderata, che cerca da epoche e generazioni. Vedendo questo ideale da sempre bramato, storce il naso per errore e lo deride. Si cerca di rendere ridicolo chiunque lo incarni. È come un bambino nato nel ventre di una miniera di carbone e cresciuto e allevato là dentro. Non vi è dubbio che quell’aria impregnata di carbone e quel luogo avvolto nelle tenebre gli sembreranno naturali. Quando poi lo si conduce dall’interno della buia miniera di carbone alla superficie terrestre, alla vista di ogni cosa nelle limpide distese del mondo naturale illuminate dal sole, dapprima storcerà certamente il naso. Ma in realtà è pur sempre un essere umano. Quanto tempo gli occorrerà per distinguere il soffitto di carbone dal cielo ornato di stelle? Quanti giorni trascorrerà a distinguere l’aria inquinata da quella pura?

Il musulmano della nuova era

L’unico capace di indicare la via corretta a un mondo disorientato nel labirinto dei due estremi opposti era il musulmano. Soltanto lui possedeva la soluzione corretta a tutti i complessi problemi della vita sociale. Ma è una straordinaria e dolorosa ironia del destino del mondo che proprio quel disgraziato, nelle cui mani c’era la fiaccola della luce in questa oscurità della notte più buia, sia diventato cieco di notte. Lungi dal guidare gli altri, egli stesso si è smarrito come un cieco e ha continuato a seguire, uno dopo l’altro, coloro che si erano smarriti.

L’insieme delle prescrizioni della sharia, per indicare il cui significato complessivo viene usata come titolo la parola «velo», appartiene in realtà alle parti particolarmente importanti dell’ordinamento sociale islamico. Se si collocano adeguatamente tali prescrizioni entro i criteri di questo ordinamento sociale, nessuna persona dotata di naturale intuito potrà fare a meno di riconoscere che, nell’organizzazione della società, al di fuori di esse non può esistere alcun altro mezzo di moderazione ed equilibrio. Se queste norme e disposizioni potessero essere realmente tradotte nella vita concreta, il mondo afflitto dal dolore e dalla sofferenza si dirigerebbe rapidamente e senza proteste verso questa fonte di pace, ottenendo senza dubbio il rimedio più efficace per le malattie sociali. Ma da chi sarà compiuta quest’opera? Colui che aveva la capacità di compierla è proprio quello che da lungo tempo è malato. Prima dunque di procedere oltre, è necessario esaminare anche, almeno in parte, la sua malattia.

Contesto storico

Nella parte finale del XVIII secolo e all’inizio del XIX, l’ondata della conquista dei paesi da parte delle nazioni occidentali sommerse i paesi musulmani con la furia di una violenta tempesta. In quel periodo i musulmani si trovavano in uno stato di semisonno e semiveglia e, in breve tempo, questa tempesta inondatrice, cominciando dall’Oriente, inghiottì l’intero mondo musulmano dell’Occidente. Prima ancora di giungere alla seconda metà del XIX secolo, la maggior parte degli Stati musulmani era divenuta schiava dell’Europa, mentre gli altri paesi, pur non essendo ridotti in schiavitù, furono sconfitti e assoggettati all’influenza altrui. Dopo che questa rivoluzione devastatrice ebbe preso pienamente forma, gli occhi dei musulmani cominciarono ad aprirsi. L’orgoglio nazionale che i musulmani in ascesa avevano conquistato attraverso le vittorie universali e l’espansione dei loro regni fu inaspettatamente ridotto in polvere. In seguito, sotto i colpi incessanti del potente nemico, cominciarono a indagare sulle cause della propria sconfitta e della vittoria degli europei, come un ubriaco che abbia smaltito la sbornia. Ma la mente non era ancora tornata alla normalità. Sebbene l’ebbrezza fosse passata, l’equilibrio mentale rimaneva ancora compromesso. Da un lato, l’intenso sentimento di umiliazione e disonore li spingeva a cambiare una condizione tanto miserevole; dall’altro, lo stile di vita amante del lusso e avverso al lavoro, formatosi nel corso di molti secoli, cercava la via più facile e più vicina per modificare la situazione. Inoltre, avevano ormai perduto l’abitudine di mettere al lavoro le loro logore capacità di conoscenza, intelletto, riflessione e discernimento. A ciò si aggiunse il terrore e lo sgomento che, in modo inatteso, si diffondono tra le nazioni sconfitte e asservite. Dalla combinazione di tutte queste cause, i musulmani desiderosi di riforme finirono per dedicarsi a varie forme di peccato, tanto immaginarie quanto pratiche. La maggior parte di loro non riuscì neppure a comprendere la vera causa della propria inferiorità e corruzione, né quella del progresso europeo. E coloro che la compresero non possedevano neppure il minimo coraggio, spirito di sopportazione e atteggiamento combattivo necessari per attraversare l’arduo cammino del progresso. In entrambi i gruppi erano presenti in egual misura debolezza e sgomento. In una simile mentalità confusa, il modo più semplice per progredire consisteva nel riflettere nella propria vita le apparenze esteriori della civiltà e della cultura occidentali, trasformandosi in uno specchio al cui interno si riflettessero le incantevoli vedute di splendidi giardini e dei colori della primavera, mentre in realtà non esistevano né il giardino né la sua bellezza e il suo splendore.

Schiavitù mentale

Giunta la malattia a questo stadio estremo, si cominciarono a imitare l’abbigliamento occidentale, l’organizzazione sociale, la letteratura, le arti, i costumi, i comportamenti e i modi di vivere. L’imitazione dell’Occidente divenne evidente persino nelle forme del parlare. Si cominciò a tentare di modellare e adornare la società musulmana secondo l’ideale occidentale. La ribellione contro Dio, l’ateismo e il materialismo furono adottati ciecamente come una «moda». Si ritenne segno di pensiero limpido credere ciecamente alle dottrine e alle correnti di pensiero, esplicite o implicite, importate dall’Occidente, e presentarle come argomento di discussione nelle riunioni. Insieme a esse furono adottati il consumo di alcol, il gioco d’azzardo, le lotterie, le corse dei cavalli, il teatro, la danza, il canto e altri fenomeni generati dalla cultura occidentale. Ogni sorta di concezione e metodo d’azione riguardante il pudore, la moralità, i rapporti sociali, il guadagnarsi da vivere, la politica, le leggi e perfino le credenze e le pratiche religiose fu accettata senza protesta né riflessione, come una rivelazione discesa dal cielo, con le parole: «Abbiamo ascoltato e abbiamo accettato». Proprio come i nemici dell’Islam del passato avevano nutrito odio e protestato contro gli avvenimenti storici, le prescrizioni della sharia islamica e le narrazioni del Corano e degli hadith, così i musulmani di quest’epoca cominciarono a vergognarsene e si impegnarono a cancellare tale disonore.

I padroni bianchi dell’Occidente criticarono aspramente il jihad islamico. E costoro (i musulmani), rendendo omaggio ai piedi dei loro padroni, dissero: «Signore, dove siamo noi e dove il jihad!». Essi criticarono l’istituzione della schiavitù. E costoro dissero: «Questa è assolutamente vietata nell’Islam». Quando criticarono la poligamia, abolirono immediatamente un versetto o una prescrizione del Corano. Essi dissero: «È auspicabile instaurare la piena uguaglianza tra la donna e l’uomo». E costoro dissero: «Questa è precisamente la dottrina fondamentale della nostra religione». Quando criticarono il matrimonio e il divorzio, costoro si affrettarono a correggerli. Essi dissero: «L’Islam è nemico delle arti». E costoro risposero: «Signore! L’Islam ha sempre patrocinato la danza, il canto, la pittura e la scultura».

Introduzione al tema del velo

Questa è l’epoca più esecrabile e vergognosa della storia nazionale dei musulmani, poiché proprio in quest’epoca ebbe inizio la controversia sul purdah. Se l’oggetto della discussione fosse stato il limite stabilito dall’Islam per la libertà delle donne, la risposta non sarebbe stata affatto difficile. Infatti, l’unico dissenso riscontrabile al riguardo consiste nel chiedersi se una donna possa lasciare scoperti il volto e le mani; non si tratta di una divergenza importante. Ma la questione reale è diversa. Questa domanda è sorta tra i musulmani perché l’Europa ha guardato con disprezzo all’“harem”, al purdah e alla copertura esterna delle donne. Nella loro letteratura, gli europei ne hanno tracciato rappresentazioni sprezzanti e derisorie, assegnando al “confinamento” delle donne (purdah) un posto di rilievo nell’elenco dei difetti dell’Islam. Quando l’Europa ha respinto il purdah considerandolo degno di disprezzo, com’era possibile che i musulmani, suoi stessi schiavi spirituali, non provassero istintivamente vergogna per esso? Come avevano fatto riguardo al jihad, alla schiavitù, alla poligamia e ad altre questioni analoghe, così fecero anche in questo caso. Cominciarono a sfogliare le pagine del Corano, degli hadith e delle opere frutto delle profonde ricerche degli imam esperti di fiqh. Il loro scopo era vedere se vi si potessero trovare mezzi e argomenti per rimuovere quella brutta macchia d’infamia. Si venne a sapere che alcuni imam avevano permesso di lasciare scoperte le mani e il volto. Si apprese inoltre che una donna poteva uscire di casa per le proprie necessità. Si scoprì anche che poteva portare acqua ai soldati sul campo di battaglia e assistere i feriti, recarsi in moschea per la preghiera e altrove per ricevere e impartire istruzione. Questo era tutto ciò di cui avevano bisogno. Dopodiché proclamarono: «L’Islam ha concesso alla donna piena libertà. Il purdah non è altro che un’antica usanza dell’epoca oscura e barbara. Fu introdotto dai musulmani di mentalità angusta e superstiziosi molto tempo dopo l’epoca iniziale dell’Islam (il Califfato dei Ben Guidati). Nel Corano e negli hadith non esiste alcun precetto sul purdah. Vi si impartiscono soltanto insegnamenti morali riguardo al pudore e al decoro. Non è stato stabilito alcun principio che possa limitare la libertà di movimento delle donne».

Il punto di partenza

È una debolezza naturale dell’essere umano che, quando nella vita pratica sceglie una determinata via, generalmente si lasci guidare dall’emotività invece di ricorrere, nella scelta, alla ragione e al buon senso con mente calma e ponderata. In seguito si serve di argomenti e prove per dimostrare l’infallibilità della decisione nata da quella emotività. Lo stesso è accaduto anche riguardo al purdah. La controversia sorta su questo tema non nacque da alcuna necessità razionale o legata alla sharia. Fu provocata soltanto dall’attrazione, dalle emozioni e dall’entusiasmo suscitati dall’influenza esercitata dalla cultura esteriormente brillante della nazione vittoriosa e dallo smarrimento prodotto dalla sua intensa propaganda contro la civiltà islamica.

Quando la nostra società istruita e amante delle riforme osservò, con occhi spalancati per lo stupore, la bellezza, il lusso degli abiti, gli spostamenti liberi e senza freni ovunque e l’attività svolta dalle donne europee nella loro società, nacque inevitabilmente in loro il desiderio che anche le loro donne potessero comportarsi allo stesso modo e che la loro civiltà potesse raggiungere il livello di quella europea. Quando le nuove idee sulla libertà delle donne, sull’istruzione femminile e sull’uguaglianza tra donne e uomini venivano riversate incessantemente su di loro, come una pioggia scrosciante, attraverso le vivaci lettere a stampa di un linguaggio autorevole e persuasivo, essi ne furono attratti. Sotto la potente influenza di questa letteratura, avevano perso la capacità di distinguere il bene dal male. Nella loro mente si era radicata l’idea che, per diventare veramente progressisti e liberarsi dalla macchia dell’antichità e della decadenza, dovessero credere ciecamente a quelle correnti di pensiero e prospettive, propagandarle con la penna e con i discorsi e attuarle coraggiosamente nella vita reale. Quando vedevano donne avvolte in vesti bianche, con il volto velato, coperte come tende ambulanti o con abiti funebri simili a sudari, queste schiere di infelici autoingannati, colpite dalla vergogna, cadevano a terra. Quanto a lungo si poteva ancora sopportare tutto ciò? Alla fine, costretti oppure ammaliati, si prepararono a rimuovere quella macchia vergognosa.

Il movimento per la libertà delle donne che, verso la fine del XIX secolo, cominciò a sollevarsi tra i musulmani aveva alla sua radice le emozioni, i sentimenti e l’entusiasmo sopra menzionati. In alcuni casi, tali emozioni e sentimenti erano nascosti dietro una sottile apparenza di perspicacia. Essi stessi non erano consapevoli di dove quel movimento li stesse conducendo. Erano autoingannati. Altri, invece, erano consapevoli di tali emozioni e sentimenti, ma esitavano a manifestare davanti agli altri il loro reale trasporto. Costoro non erano autoingannati, tuttavia cercarono di ingannare il mondo esterno creando una cortina fumogena di confusione. Comunque sia, entrambi i gruppi miravano allo stesso obiettivo: nascondere l’ispirazione originaria del proprio movimento e cercare di condurre, al posto di un movimento guidato dall’emotività, un movimento presentato come razionale. Per dirigere questo movimento furono impiegati in modo tale da ingannare le masse musulmane la salute delle donne, il loro sviluppo nell’acquisizione del sapere e nei campi pratici, la tutela dei loro diritti naturali e innati, la piena libertà di guadagnarsi da vivere, la liberazione dall’oppressione e dall’arbitrio degli uomini, la dipendenza dello sviluppo civile dal progresso delle donne in quanto metà della nazione, nonché altre tecniche importate direttamente dall’Europa. Fu adottata anche una strategia tale da impedire che alle masse musulmane fosse svelato il segreto celato: lo scopo principale di quel movimento era indurre le donne musulmane ad adottare i comportamenti delle donne europee e il sistema sociale europeo.

 

Il grande inganno

La frode più grave in questa materia è stata il tentativo di dimostrare, adducendo argomentazioni tratte dal Corano e dagli hadith, che questo movimento fosse conforme all’Islam. Eppure esiste una differenza abissale tra gli scopi della civiltà islamica e di quella occidentale e i principi fondamentali dei loro ordinamenti sociali. Lo scopo intrinseco della civiltà islamica è controllare la potenza sessuale dell’essere umano mediante norme morali e disciplinari, affinché essa, invece di consumarsi sotto il dominio della dissolutezza e dell’eccitazione sessuale, venga impiegata nella costruzione di una civiltà pura, sacra e virtuosa. Al contrario, lo scopo della civiltà e della cultura occidentali è accelerare il progresso materiale impiegando in egual misura donne e uomini nelle attività della vita e nell’adempimento delle responsabilità. Inoltre, essa utilizza l’eccitazione sessuale in modo tale da trasformare l’amarezza della lotta per la vita in dolce piacere e godimento. Questa divergenza di scopi esige inevitabilmente una differenza fondamentale anche nei modi di vivere tra l’Islam e la cultura occidentale. L’Islam richiede un ordinamento sociale nel quale i campi d’azione delle donne e degli uomini siano distinti. La loro libera promiscuità è stata vietata e sono stati sradicati tutti i mezzi e gli strumenti contrari al controllo di questa disciplina. Al contrario, l’obiettivo e la pretesa della cultura occidentale sono attirare entrambi i sessi nello stesso campo della vita e rimuovere ogni ostacolo al loro incontro reciproco sfrenato, senza freni, e allo svolgimento comune delle attività. Inoltre, è stata loro offerta un’opportunità illimitata di contemplare reciprocamente la bellezza e di godere sessualmente.

Ora ogni persona dotata di coscienza può immaginare fino a che punto ingannino se stessi e gli altri coloro che da un lato desiderano seguire la cultura occidentale e dall’altro presentano le norme dell’ordinamento sociale islamico come prova a loro favore. Nell’ordinamento sociale islamico il limite estremo della libertà femminile è stato stabilito in modo tale che la donna possa tenere scoperte le mani e il volto e, quando necessario, possa anche uscire di casa. Ma costoro, seguaci dell’Occidente, hanno assunto proprio il limite estremo fissato dall’Islam come il primo passo del loro cammino. Là dove il cammino dell’Islam è terminato, essi iniziano, giungendo a un punto in cui abbandonano il pudore, il decoro e la modestia. Non vengono mostrati soltanto le mani e il volto, ma anche la testa nuda ornata di capelli, con la linea armoniosa dell’attaccatura, le spalle coperte da maniche, le trecce e il seno sollevato e seminudo, esposti alla vista degli osservatori. Ciò che resta della grazia del corpo viene anch’esso coperto da stoffe così sottili che attraverso di esse diventano visibili quelle parti del corpo capaci di soddisfare la sete libidinosa dell’uomo. In seguito, con tali abiti e ornamenti, moglie, figlia e sorella vengono condotte non davanti a uomini mahram, bensì davanti agli amici, e viene loro concessa la libertà di ridere e scherzare, conversare e divertirsi con uomini estranei in un modo che nessuna musulmana potrebbe permettersi neppure con il proprio fratellastro o fratello uterino. La libertà di uscire di casa, concessa esclusivamente per necessità e con la completa copertura del corpo prescritta dalla sharia, viene invece impiegata per passeggiare sulle strade pubbliche con sari attraenti, bluse seminude e sguardi privi di ritegno, per girare nei parchi di divertimento, intrattenersi in club e alberghi e assistere a proiezioni cinematografiche. La libertà che l’Islam ha concesso alla donna, a determinate condizioni, di svolgere attività diverse dai lavori domestici viene presentata come argomento a favore dell’idea che anche la donna musulmana, al pari della donna europea, debba abbandonare la vita domestica e le responsabilità familiari, vagando ovunque per attività politiche ed economiche e lavorando duramente fianco a fianco con gli uomini.

Questa è, grosso modo, la situazione nel subcontinente indiano. Gli schiavi mentali dell’Egitto, della Turchia e dell’Iran, pur avendo ottenuto l’indipendenza politica, sono avanzati di dieci passi oltre. Le donne musulmane di questi paesi indossano abiti simili a quelli delle donne europee. Con ciò desiderano cancellare la differenza tra l’originale e l’imitazione. La Turchia si è spinta così avanti in questa materia che nelle fotografie delle donne turche esse vengono mostrate sulla spiaggia con abiti da bagno. Il corpo delle donne vestite in tal modo rimane scoperto per tre quarti. La parte restante è coperta da tessuti così sottili che le parti sporgenti e quelle incavate del corpo risaltano e si delineano attraverso gli indumenti aderenti.

Si può forse trovare da qualche parte nel Corano e negli hadith una base a sostegno di un simile modo di vivere? Se qualcuno desidera seguire questa strada, dovrebbe dichiarare apertamente di essere un oppositore dell’Islam e delle leggi dell’Islam. Non solo si adotta apertamente e consapevolmente quell’ordinamento sociale e quel modo di vivere, di cui il Corano ha dichiarato illeciti tutti i principi fondamentali, gli scopi e i metodi d’azione, ma si compie addirittura il primo passo su questa strada proprio nel nome del Corano. Lo scopo è confondere e ingannare il mondo, per poi compiere, sempre nel nome del Corano, i passi successivi su questa stessa strada. Quale grande ipocrisia, bassezza e astuzia!

Il tema della nostra discussione attuale

Abbiamo descritto sopra la condizione dei musulmani dell’epoca moderna. Ora ci troviamo davanti a due aspetti da esaminare. In quest’opera dovremo concentrare l’attenzione su entrambi.

In primo luogo, occorre spiegare davanti all’intera umanità, musulmana e non musulmana senza distinzione, l’ordinamento sociale islamico e chiarire anche perché in tale ordinamento siano state impartite le prescrizioni relative al velo e alla segregazione.

In secondo luogo, davanti ai musulmani dell’epoca moderna dovranno essere presentati comparativamente, da un lato, i precetti del Corano e degli hadith e, dall’altro, la visione della cultura e della socialità occidentali e le loro conseguenze, affinché abbia fine il loro duplice modo di agire e possano scegliere una delle due vie. Se desiderano vivere da veri musulmani, dovranno attenersi pienamente agli insegnamenti islamici; altrimenti, rinunciando a ogni rapporto con l’Islam, dovranno adottare proprio quel sistema sociale occidentale verso le cui conseguenze vergognose e terribili esso li sta attirando.

Discussione teorica

Le ragioni per cui si oppone il purdah non sono meramente negative. In realtà, esso è fondato su una base positiva e ben definita. Il fondamento dell’opposizione del partito contrario non consiste soltanto nel fatto che la gente considera un’ingiusta reclusione il confinare le donne in casa e il farle uscire da essa con il corpo coperto; e che, pertanto, il purdah debba essere abolito. La realtà è piuttosto che dinanzi a loro vi è una concezione distinta della vita della donna. Essi sostengono una propria dottrina stabile riguardo ai rapporti tra donne e uomini. Vogliono che la donna faccia qualcosa d’altro, invece di vivere in questo modo. Si oppongono al purdah perché, rimanendo confinata in casa e velata, la donna non può rendere manifesta neppure quella desiderata concezione della vita. Né può fare «qualcos’altro».

Ora è necessario esaminare quale sia quella «qualcos’altro» che le donne dovrebbero fare. Quale dottrina e quali principi fondamentali vi sono alla sua base, quanto essa sia giusta e ragionevole e quali risultati abbia prodotto nella pratica? È evidente che, se accettassimo direttamente i loro principi dottrinali, il purdah e quell’ordinamento sociale — del quale il purdah è una parte inseparabile — risulterebbero in realtà completamente errati. Ma perché mai dovremmo accettare la loro dottrina senza verificarla e sottoporla a un esame razionale? Dovremmo forse accogliere senza esame qualsiasi cosa soltanto perché è nuova e ha raggiunto un’ampia diffusione generale?

La concezione della libertà nel XVIII secolo

È stato già detto che i filosofi, gli scienziati naturalisti e gli scrittori che nel XVIII secolo si dedicarono ai tentativi di riforma sociale si trovarono in realtà di fronte a un ordinamento civile nel quale erano presenti molteplici complicazioni e non vi era la minima grazia. Esso era colmo di usanze e cerimonie irrazionali e tradizionali, nonché di incoerenze contrarie alla ragione e alla natura. Il suo cammino verso il progresso era stato sbarrato da secoli di continuo declino. Da un lato, tra la classe borghese media, il risveglio della conoscenza e dell’intelligenza si agitava e ispirava a oltrepassare i limiti dello sforzo e dell’iniziativa individuale; dall’altro, i notabili della società e i capi religiosi erano impegnati a rendere più saldi i vincoli delle consuetudini e delle leggende tramandate. Dalla Chiesa all’esercito e ai tribunali, dal palazzo reale alle attività agricole e agli scambi economici, ogni settore della vita e ogni istituzione dell’organizzazione operavano in modo tale che i frutti di tutto il lavoro e del talento del gruppo risvegliatosi, legato alla classe borghese, venivano sottratti da alcune classi decadute in nome dei diritti da esse precedentemente acquisiti. In una situazione simile, ogni tentativo di riforma e correzione cominciò a fallire di fronte all’egoismo e all’ignoranza del gruppo al potere. Per tutte queste ragioni, tra i riformatori e i fautori del cambiamento si risvegliava ogni giorno una cieca ispirazione alla rivoluzione. Infine divampò l’incendio della ribellione contro l’intero ordinamento sociale dell’epoca e contro ciascuno dei suoi settori e delle sue parti. In seguito ottenne il consenso generale una dottrina estrema della libertà individuale, il cui scopo era concedere all’individuo, contro la società, piena libertà e una liberazione senza restrizioni. Si cominciò a diffondere una dottrina secondo cui, così come all’individuo doveva essere riconosciuto il diritto di compiere, in piena libertà e secondo la propria volontà, ciò che desiderava, allo stesso modo egli doveva avere la libertà di astenersi da ciò che non desiderava. La società non avrebbe avuto alcun diritto di privare qualcuno della sua libertà individuale. L’unico dovere del governo sarebbe stato mantenere intatta la libertà d’azione degli individui. Le istituzioni pubbliche avrebbero dovuto soltanto aiutare l’individuo a raggiungere i propri obiettivi.

Nella dottrina estrema ed esagerata della libertà, nata dalla naturale protesta e dall’ira contro il crudele ordinamento sociale, era presente il germe di un male e di una distruzione ancora maggiori. Neppure coloro che per primi avevano presentato questa dottrina erano pienamente consapevoli delle sue inevitabili conseguenze. Se le conseguenze di una libertà senza freni e dell’arbitrio di tal genere si fossero manifestate durante la loro vita, probabilmente anch’essi ne sarebbero rimasti terrorizzati. Ai loro tempi, essi avevano voluto introdurre una simile dottrina soltanto come arma per estirpare gli eccessi irragionevoli e i vincoli assurdi che affliggevano la società. Ma alla fine essa cominciò a radicarsi nelle menti e nei cuori degli abitanti dell’Occidente e a svilupparsi progressivamente.

{Da questa concezione della libertà individuale sono nati l’attuale ordinamento sociale democratico, l’ordinamento culturale democratico e la licenziosità morale (Licentiousness). Per circa un secolo e mezzo, questa dottrina ha fatto dilagare in Europa e in America un’ondata di disordini e oppressioni, al punto che l’umanità è stata costretta a ribellarsi contro di essa. Infatti, un simile ordinamento sociale, concedendo alla licenza un diritto illimitato contro gli interessi del popolo, ha calpestato l’interesse pubblico e distrutto la società. Gradualmente, attraverso questa ribellione, sono apparsi il socialismo e il fascismo. Tuttavia, fin dall’origine della nascita dei nuovi ismi rimase insito il germe di un’ingiustizia e di un male. In realtà, per risolvere una dottrina estrema ne fu sollevata un’altra, anch’essa estrema. Il difetto del movimento per la libertà individuale del XVIII secolo consiste nel fatto che esso ha sacrificato la collettività per amore dell’individuo.

D’altra parte, il difetto dell’attuale dottrina democratica del XX secolo consiste nel fatto che essa ha sacrificato l’individuo sull’altare della collettività. Per il bene dell’umanità esiste ancora oggi, come nel XVIII secolo, una dottrina equilibrata.}

I cambiamenti del XIX secolo

La Rivoluzione francese fu allevata nel grembo di questa libertà. Per mezzo di questa rivoluzione furono abolite molte delle precedenti concezioni morali, consuetudini civili e religiose. Quando, in seguito a tali abolizioni, si manifestò un progresso, gli uomini di mente rivoluzionaria cominciarono a dire che proprio la logora etica vigente da tempo immemorabile era diventata un ostacolo sulla via del progresso. Senza sostituirla, non era possibile avanzare. Dopo l’abolizione dei falsi principi fondamentali della morale cristiana, le loro armi della critica furono rapidamente scagliate contro i principi basilari della morale umana. Che pericolo c’è mai nella dignità e nella castità? Perché mai imporre alla giovinezza il peso della paura di Allah? Se qualcuno si innamora di un’altra persona senza sposarla, quale colpa vi sarebbe? Dopo il matrimonio, l’essere umano diventa forse così crudele da dover essere privato del diritto di offrire il proprio amore altrove? Domande di questo genere risuonarono tutt’intorno nella nuova società rivoluzionaria; in particolare, tali interrogativi furono posti a gran voce attraverso le opere dei romanzieri. All’inizio del XIX secolo, (George Sand) era la leader di questo gruppo. Questa donna stessa infranse quei principi morali sui quali si fondano la civiltà umana e, in particolare, la dignità della castità femminile. Pur essendo la moglie sposata di un uomo, violò il vincolo matrimoniale e instaurò una relazione illecita con un altro. Alla fine si separò dal marito. Poi ebbe inizio la successione dei suoi amanti, e non le fu possibile vivere insieme a nessuno per più di due anni. Dalla sua biografia si viene a sapere di sei uomini con i quali ebbe pubblicamente relazioni amorose. Uno dei suoi amanti fece il seguente commento in sua lode:

«All’inizio George Sand cattura una farfalla e la rinchiude in una gabbia di fiori: questo è il periodo in cui le dichiara il suo amore. Poi, quando la trafigge con la punta della proboscide, essa comincia ad agitarsi e lei ne trae il massimo piacere. Poi, un giorno, il suo amore viene meno. Poi le strappa le ali e la annovera tra quegli insetti che vengono scelti come personaggi principali dei suoi romanzi.»

Anche il poeta francese «Alfred Musse» fu uno dei suoi amanti. Alla fine fu talmente addolorato dal suo tradimento che, al momento della morte, lasciò scritto che George Sand non potesse partecipare al suo funerale. Questo era il carattere morale personale di quella donna. Per trent’anni, attraverso la sua letteratura, aveva influenzato il carattere della gioventù francese. Nel suo romanzo da lei stessa scritto, Lelia (Lelia), scrive a Stenio a nome di Lelia:

«Per quanto ho avuto l’opportunità di osservare il mondo, sento quanto siano errate le idee dei nostri giovani e delle nostre giovani sull’amore. È del tutto sbagliato pensare che l’amore debba essere riservato a una sola persona, o che si debba conquistare il suo cuore, e per di più per sempre. Bisogna certamente lasciare spazio nella propria mente a ogni altra immaginazione. Sono pronta ad ammettere che alcune persone hanno il diritto di dimostrare fedeltà nella vita coniugale. Ma la maggior parte delle persone sente un bisogno diverso ed è anche capace di soddisfarlo. A tal fine è necessario che l’uomo e la donna si concedano piena libertà a vicenda, mostrino reciproca generosità e sradichino dal cuore tutto ciò che genera gelosia e rivalità nell’amore; ogni amore è giusto, sia esso ardente o tranquillo, sensuale o platonico, saldo o mutevole, autodistruttivo o fonte di felicità—»

In un altro suo romanzo, intitolato Jacus (Jacus), ella descrisse un marito che presentò alla società come un marito ideale. La moglie di Jacus, il personaggio principale del romanzo, abbraccia in segreto un altro uomo, mentre il marito di mentalità liberale non vi oppone alcuna obiezione. Spiegando il motivo, il marito dice:

«Quale diritto ho di calpestare il fiore che desidera donare il suo profumo a qualcun altro oltre a me?»

Altrove, l’autrice esprime il seguente commento con le parole di «Jacus»:

Non ho cambiato le mie opinioni, né ho fatto alcun compromesso con la società. Tra tutti i metodi sociali esistenti, il matrimonio è, a mio parere, il più estremo dei metodi animaleschi. Sono convinto che, se l’umanità desidera perfezionare la propria intelligenza e il proprio sapere, certamente abolirà questo metodo. In seguito, al suo posto, sceglierà un metodo umano e sacro. Allora i figli dell’umanità saranno più progrediti di questi uomini e donne e non creeranno alcun ostacolo alla libertà reciproca. Attualmente l’uomo è tanto egoista e la donna tanto timorosa che non reclamano, al posto delle consuetudini attualmente in vigore, consuetudini più elevate e nobili. Sì, coloro nei quali mancano la coscienza e la virtù dovranno pur sempre rimanere stretti in dure catene.

Tutte queste dottrine e concezioni venivano divulgate nel 1833 d.C. e negli anni contemporanei. George Sand era riuscita ad arrivare soltanto fino a quel punto. Non aveva avuto il coraggio di condurre le proprie dottrine e concezioni fino alle loro inevitabili conseguenze finali. Tuttavia, nella sua mente e nel suo animo rimaneva una certa dose di spirito indipendente, di progressismo e di oscurità della morale tradizionale del passato. Trenta o trentacinque anni dopo di lei, in Francia apparve una seconda schiera di drammaturghi, letterati, filosofi moralisti e altri. Alexander Dumas e Alfred Naquet ne erano tra i principali capi. Essi dedicarono tutte le loro energie alla diffusione della dottrina secondo cui l’essere umano ha un diritto innato alla libertà e ai piaceri della vita. Imporre norme morali e vincoli sociali su questo diritto costituiva una particolare forma di persecuzione della società contro l’individuo. In precedenza, la rivendicazione della libertà d’azione dell’individuo veniva avanzata soltanto in nome dell’amore. Ai loro successori una simile base, fondata su una semplice inclinazione sentimentale, sembrò debole. Pertanto cercarono di fondare l’arroganza personale, la dissolutezza e la libertà sfrenata su solide basi di ragione, filosofia e scienza. Il loro scopo era che i giovani e le giovani, qualunque cosa facessero, potessero farla con la piena soddisfazione della mente e della coscienza, e che la società, invece di adirarsi per la loro sfrenatezza giovanile, la considerasse moralmente legittima e appropriata.

Verso la fine del XIX secolo, scrittori come Paul Adam, Henry Betaille e Pierrelouis dedicarono tutte le loro energie, attraverso la letteratura, a infondere coraggio ai giovani e alle giovani affinché vivessero senza freni. Di conseguenza, anche quel senso di esitazione, pudore e ostacolo che l’idea dell’antica morale aveva mantenuto vivo nella natura umana si estinse completamente. In realtà, in «La-Morale-De-La Amour», Poul Adam rimproverò i giovani e le giovani per questa loro stoltezza: quando si innamorano, danno inutilmente assicurazioni del tipo che daranno la vita per l’amata, che la ameranno sinceramente, che apparterranno a lei per sempre, e così via. Paul Adam diceva:

Si dicono tutte queste cose perché il desiderio del godimento fisico—che è presente per natura in ogni essere umano e nel quale non vi è alcun peccato—viene considerato riprovevole secondo le antiche dottrine. Per questo l’essere umano cerca inutilmente di coprirlo con il velo della menzogna. La terribile debolezza della nazione consiste nel fatto che i suoi innamorati esitano a dire apertamente che lo scopo dei loro incontri è semplicemente soddisfare il desiderio fisico e ottenere piacere e suprema estasi.

Dopo di ciò egli dava ai giovani e alle giovani il seguente consiglio:

Siate persone amabili e razionali. Non fate del servitore dei vostri istinti e del vostro piacere il vostro idolo. (Nessuno sbagli nel comprendere il significato di ciò. Con queste parole si intendono quegli uomini e quelle donne che possono servirsi l’uno dell’altra allo scopo di soddisfare i propri istinti.) Chi costruisce un tempio dell’amore e poi rimane adoratore della medesima divinità è davvero uno sciocco. Dovrebbe scegliere un nuovo ospite a ogni momento di piacere.

Pierre Louis si spinse alcuni passi più avanti degli altri e cominciò a proclamare a gran voce che i vincoli morali ostacolano in realtà lo sviluppo del talento umano e delle facoltà intellettuali. Finché all’essere umano non sarà concessa la piena libertà di godere dei piaceri fisici, recidendo tutti questi vincoli, non sarà possibile alcuno sviluppo dell’intelligenza né alcun progresso materiale o spirituale. Nel suo libro Afrodite cercò con fermezza di dimostrare che Babilonia, Alessandria, Atene, Roma, Venezia e gli altri centri della cultura e della civiltà raggiunsero il massimo sviluppo proprio quando in essi regnavano pienamente l’immoralità, la dissolutezza e la schiavitù agli istinti. Ma non appena i vincoli morali e giuridici furono imposti ai desideri e alle passioni umane, insieme agli istinti e ai desideri anche l’anima umana finì prigioniera di quei vincoli.

Nella Francia di quell’epoca, Pierre Louis era un celebre letterato e scriveva saggi secondo un metodo personale. Era inoltre direttore di una rinomata istituzione letteraria. Alle sue dipendenze vi era un gruppo di narratori, drammaturghi, moralisti e altri, impegnati a diffondere le sue dottrine e la sua visione. Con tutta la forza della sua penna promosse ampiamente la nudità e la libera mescolanza tra uomini e donne. Nel suo libro Afrodite, esaltava con entusiasmo un’epoca della Grecia in questi termini:

Quando l’umanità nuda, piena immagine di una bellezza inconcepibile, riguardo alla quale i credenti avevano assicurato che Dio l’aveva creata a propria immagine, presentava il proprio corpo, con ogni sorta di ornamenti e di leggiadre pose, nelle sembianze di una sacra prostituta davanti a ventimila spettatori, allora dichiararle il proprio amore con piena passione carnale era quell’amore puro, santo e celeste dal quale tutti noi siamo stati creati—

non sarebbe stato considerato un atto peccaminoso, vergognoso o impuro.

In sostanza, egli spogliò la poesia di ogni suo velo e dichiarò apertamente quanto segue:

Dobbiamo sradicare, mediante una vigorosa educazione morale, questa detestabile idea: diventare madre non è in alcuna circostanza vergognoso, ingiusto o disonorevole per una donna.

Il progresso del ventesimo secolo

Nel diciannovesimo secolo, il pensiero e le idee erano giunti soltanto fino a questo punto. All’inizio del ventesimo secolo apparve all’orizzonte un nuovo falco, che cercò di volare più in alto dei suoi predecessori. Nel 1908 fu pubblicato un dramma di Peorr Wolff e Caston Leronx, intitolato Lelys. In questo dramma, due ragazze discutono con il padre, davanti al loro giovane fratello, sostenendo di avere il diritto di dichiarare liberamente il proprio amore secondo la loro volontà. Affermano anche quanto possa essere dolorosa la vita di una giovane donna senza amore! Un padre anziano rimprovera la figlia per il suo amore illecito verso un giovane. In risposta, la figlia dice:

Come potrò spiegartelo? Nessuno ha il diritto di dire a una ragazza che deve rimanere zitella senza aver conosciuto l’amore—che si tratti di sua sorella o di sua figlia—e tu non sei assolutamente riuscito a comprenderlo.

La Prima guerra mondiale non si limitò ad accrescere questo movimento per la libertà, ma lo portò anche al suo estremo limite. Il movimento per la contraccezione ebbe un’influenza particolarmente forte sulla Francia. Per quarant’anni consecutivi il tasso di natalità francese era diminuito. Delle sue ventisette province, soltanto in venti il tasso di natalità era superiore a quello di mortalità. In alcune regioni del Paese la situazione era tale che, su cento nascite, il numero dei morti era compreso tra 130 e 160. Quando ebbe inizio la grande guerra, decisiva per la vita o la morte della nazione francese, gli uomini pensosi del Paese si resero conto che nel grembo della nazione il numero dei giovani adatti alla guerra era estremamente esiguo. Si sarebbe forse potuta mettere al sicuro la vita nazionale sacrificando quel piccolo numero di giovani, ma sarebbe stato difficile sopravvivere al successivo attacco nemico. Questa consapevolezza suscitò in tutta la Francia un’intensa ispirazione a incrementare il tasso di natalità. Da ogni parte, scrittori, giornalisti, oratori, studiosi e politici cominciarono a proclamare con voce unanime: «Fate figli. Non temete il vincolo tradizionale del matrimonio. Tutte le donne nubili e le vedove che saranno disposte a concepire figli nel proprio grembo per il bene della patria, invece di essere condannate dalla società, saranno degne del suo onore».

In quel periodo si presentò naturalmente un’opportunità d’oro per i signori amanti della libertà. Essi approfittarono di questa opportunità e cominciarono a diffondere tutte le teorie e le correnti di pensiero rimaste nella bisaccia di Satana.

Un illustre scrittore dell’epoca, editore del Lo-Lyon Republican, nel suo articolo intitolato «Perché lo stupro dovrebbe essere considerato un reato?», fece il seguente commento:

Quando un povero privo di cibo, esasperato dai morsi della fame, si dà al furto e al saccheggio, si dice: procurategli cibo e vestiario, e il furto e il saccheggio cesseranno da soli. Ma è sorprendente che l’aiuto e la compassione offerti per soddisfare un bisogno naturale del corpo non vengano analogamente offerti per soddisfare il secondo bisogno naturale e importante, cioè per placare la fame sessuale. Come l’uomo si dedica al furto a causa dell’impulso intenso della fame, così anche lo stupro e, nella maggior parte dei casi, persino l’omicidio sono conseguenze di un impulso altrettanto intenso della fame sessuale, che non è meno naturale della fame e della sete. Un giovane sano e vigoroso non può trattenere con la forza il proprio istinto sessuale, così come non può placare la propria fame con la promessa che la settimana prossima avrà di che nutrirsi. Nelle nostre città vi è abbondanza di ogni cosa. Ma, proprio come è straziante per un indigente la mancanza di cibo, altrettanto straziante è per lui la mancanza di rapporti sessuali. Come si distribuisce gratuitamente il cibo agli affamati, così è nostro dovere predisporre qualche misura anche per coloro che sono tormentati dalla fame del secondo tipo.

È necessario ricordare che non si tratta di un articolo umoristico. Esso fu scritto con grande senso di responsabilità e serietà e, allo stesso modo, fu diffuso in Francia con la massima serietà.

In quel periodo la Facoltà di Medicina di Parigi conferì il titolo di «dottore» a un medico esperto per un suo articolo. L’articolo fu pubblicato anche in un organo ufficiale. In un passaggio del suddetto articolo si legge il seguente commento:

Oggi diciamo senza esitazione che fui mandato sulla cima di una montagna per sputare sangue. Crediamo che verrà un giorno in cui potremo dire, senza falso orgoglio né vergogna, che all’età di vent’anni avevamo la sifilide. Queste malattie sono semplicemente il prezzo dei piaceri della vita. La vita di chi la trascorre in modo tale da non contrarre alcuna malattia è incompleta. Egli si astiene dal soddisfare i propri bisogni fisici naturali per codardia, per mitezza d’animo o per traviamento religioso, sebbene questo sia soltanto uno dei suoi bisogni naturali, e per di più un bisogno insignificante.

Letteratura neomalthusiana

Prima di procedere oltre, ritengo necessario esaminare ancora una volta le teorie e le correnti di pensiero discusse a proposito del movimento per il controllo delle nascite o per la contraccezione. Quando, nella parte finale del XVIII secolo, il grande economista inglese Malthus propose il controllo delle nascite per controllare la popolazione in crescita, non avrebbe mai immaginato, neppure in sogno, che il suo consiglio, un secolo più tardi, avrebbe favorito la diffusione dell’adulterio e dell’oscenità. Malthus aveva raccomandato l’autocontrollo, il matrimonio in età più avanzata e simili misure per arrestare l’aumento della popolazione. Ma quando, nella parte finale del XIX secolo, ebbe inizio il movimento neomalthusiano (New Malthusian Movement), il suo principio fondamentale era soddisfare liberamente l’istinto sessuale e, come conseguenza naturale di ciò, impedire scientificamente la nascita dei figli. In tal modo venne rimosso anche l’ultimo ostacolo rimasto alla realizzazione di rapporti sessuali illeciti, e la via al peccato divenne libera da ogni impedimento. Infatti, ora una donna poteva liberamente offrire il proprio corpo a un uomo diverso dal marito. Non rimaneva più alcuna preoccupazione riguardo alla nascita dei figli o alla responsabilità di allevarli. Non vi è qui spazio per descrivere le terribili conseguenze di tutto ciò; tuttavia, presenterò alcuni esempi delle teorie diffuse nella letteratura relativa al controllo delle nascite.

Ecco una breve esposizione degli argomenti e delle prove sulla base dei quali è stata elaborata l’impostazione neomalthusiana in queste opere:

Ogni essere umano si trova per natura di fronte a tre grandi e impellenti necessità: la prima è il cibo, la seconda il riposo e la terza la soddisfazione del desiderio sessuale. La natura ha deposto nell’uomo una forza piena e intensa per queste tre cose. Ha inoltre riversato un piacere particolare nel soddisfacimento di tali necessità. Per questo l’essere umano desidera naturalmente soddisfarle. La ragione e il ragionamento lo spingono a correre verso di esse con la rapidità di una freccia. Per le prime due necessità il suo modo di agire è lo stesso. Ma è sorprendente che, per la terza, il suo modo di agire sia diverso. Le norme morali della società gli hanno imposto l’obbligo di non soddisfare il desiderio sessuale al di fuori del matrimonio. Entro i confini coniugali sono state rese indispensabili, per la donna e per l’uomo, la fedeltà e la salvaguardia dell’onore della castità. Inoltre è stata posta la condizione che non sia consentito impedire la nascita dei figli. Norme di questo genere sono completamente erronee e dimostrano insensatezza. Sono contrarie alla conoscenza e alla natura. Sono inoltre erronee sul piano morale e foriere di terribili conseguenze per l’umanità.

Osservate ora anche il palazzo delle dottrine costruito su fondamenta di questo genere. Il leader del Partito Socialdemocratico tedesco, Babel, scrive con parole chiare:

  • La donna e l’uomo non sono forse semplicemente animali? Tra una coppia di animali si è mai posta la questione del matrimonio, di un matrimonio permanente?

Dice il dottor Drysdale:

Tra tutti i nostri desideri, anche l’amore è qualcosa di mutevole. Stabilire per esso un’unica forma equivale a correggere le leggi della natura. I giovani e le giovani desiderano questo cambiamento in modo particolare. Secondo il grande e giusto ordine della natura, desideriamo che le loro esperienze in questo campo siano varie. Le relazioni libere sono espressione di un carattere superiore perché presentano una maggiore affinità con le leggi naturali. Inoltre scaturiscono direttamente dalla passionalità, dal sentimento e dall’amore disinteressato. L’ispirazione e il desiderio da cui nascono tali relazioni possiedono un grande valore morale. Come potrebbe una simile felicità essere resa possibile da quello scambio commerciale che trasforma in realtà il matrimonio in una professione?

Il lettore osservi come e quando la prospettiva stia cambiando e come si stiano gradualmente adottando ideologie opposte. In un primo momento si è cercato di considerare l’adulterio innocente dal punto di vista morale e di porre matrimonio e adulterio sullo stesso piano. Ma ora, avanzando ulteriormente, si considera il matrimonio stesso come qualcosa di riprovevole e si attribuisce all’adulterio una dignità superiore.

Il suddetto dottore afferma in un altro luogo:

È necessario adottare un sistema in virtù del quale si possa considerare rispettabile amare al di fuori del matrimonio. È motivo di gioia che, con l’allentamento delle norme sul divorzio, anche la via del matrimonio stia ormai chiudendosi. Perché ora il matrimonio è un contratto tra due persone per vivere insieme, e entrambe le parti possono porvi fine ogni volta che lo desiderano. Questo è l’unico metodo sano per i rapporti sessuali.

Scrive il celebre leader neomalthusiano francese Paul Robin:

Negli ultimi venticinque anni abbiamo ottenuto un successo tale da portare quasi il figlio illegittimo al livello di quello legittimo. Ora non resta che fare in modo che possano nascere soltanto bastardi, ossia figli illegittimi. Perché, in tal caso, non si porrebbe più neppure la questione della concorrenza.

Il celebre filosofo inglese “Mill”, nella sua opera On Liberty, afferma con decisione che chi non sia in grado di dimostrare di possedere mezzi e risorse sufficienti per vivere dovrà essere impedito per legge dal contrarre matrimonio. Ma quando in Inghilterra si pose la questione di porre fine alla prostituzione, proprio questo illustre filosofo vi si oppose con veemenza. Il suo argomento era che ciò costituiva un’ingerenza nella libertà individuale e un’umiliazione per i lavoratori. Perché con ciò li si trattava come bambini.

Riflettete: la dignità della libertà individuale deve essere riconosciuta affinché se ne possa approfittare per commettere adulterio. Ma se qualche sciocco, appellandosi alla libertà individuale, desidera sposarsi, egli non avrà il diritto di vedere tutelata tale libertà. L’ingerenza della legge nella sua libertà non solo è ammissibile, ma la coscienza del filosofo amante della libertà la considera necessaria. Qui la rivoluzione della prospettiva morale sta giungendo al suo estremo limite. Ciò che prima era riprovevole è ora diventato innocente, e ciò che era innocente è ora diventato riprovevole.

 

Conseguenze

La letteratura procede in prima fila e l’opinione pubblica la segue. Alla fine, il carattere sociale, le norme e i principi, le leggi e i regolamenti dello Stato si arrendono al suo cospetto. Là dove, per un secolo e mezzo consecutivo, filosofia, storia, morale, scienza, romanzi, drammi, arti e altri mezzi capaci di produrre una rivoluzione mentale continuano, con la loro forza congiunta, a imprimere nella mente degli uomini lo stesso tipo di visione e di pensiero, è estremamente improbabile che la società non ne venga influenzata. Inoltre, là dove il governo e l’intero sistema sociale sono fondati sui principi democratici, è impossibile che le leggi non cambino insieme al mutamento dell’opinione pubblica.

La Rivoluzione industriale e la sua reazione

Nel frattempo, anche gli altri elementi della civiltà erano divenuti pienamente adeguati ai tempi. Fu proprio in quel periodo che ebbe luogo la Rivoluzione industriale (Industrial Revolution). I cambiamenti da essa prodotti nella vita economica e gli effetti da essa manifestatisi nella vita culturale stavano dirigendo il corso degli eventi proprio nella direzione verso la quale la letteratura rivoluzionaria desiderava indirizzarlo. La possibilità delle invenzioni meccaniche e della produzione di massa (Mass Production) aveva conferito una forza straordinaria all’idea di libertà individuale sulla quale era stato fondato il sistema capitalistico. La classe ricca istituì grandi imprese industriali e commerciali. I nuovi centri dell’industria e del commercio si trasformarono in enormi città. Milioni di uomini e donne furono trascinati dalle campagne verso le città. Il costo della vita divenne spropositatamente elevato. Gli alloggi, il cibo, gli abiti e i beni di uso quotidiano necessari per condurre la vita divennero carissimi. In parte a causa del progresso culturale e in parte per opera dei capitalisti, tra i beni necessari alla vita trovarono posto innumerevoli articoli di lusso. Tuttavia, nel sistema capitalistico non fu effettuata una distribuzione della ricchezza tale da permettere a tutti di godere in egual misura dei mezzi per ottenere tutte le comodità, i piaceri e gli ornamenti lussuosi che i capitalisti avevano creato nella vita quotidiana. Dopo aver attirato le masse dalle campagne verso le città, i capitalisti avrebbero potuto facilmente provvedere ai beni indispensabili per la loro vita, agli alloggi, al cibo, agli abiti e così via. Il risultato fu che la moglie divenne un peso per il marito e i figli per il padre. Non solo divenne impossibile sostenere il peso dei parenti e dei congiunti, ma diventò estremamente difficile persino provvedere a se stessi. La situazione economica costrinse ogni individuo a guadagnarsi da vivere. Le donne di ogni categoria — nubili, sposate, vedove e così via — dovettero uscire di casa per procurarsi il sostentamento. In seguito, quando aumentarono le occasioni di commistione tra donne e uomini e ne apparvero le inevitabili conseguenze, l’idea di libertà e la nuova concezione morale dissero a tutti — padri e figlie, fratelli e sorelle, mariti e mogli — per consolarli: «Non siate impazienti, ciò che sta accadendo va benissimo! Questo non è decadimento; in realtà, è proprio progresso ed emancipazione (Emancipation). Questo abisso nel quale i capitalisti vi stanno gettando non è una fossa infernale: è il paradiso, il paradiso assoluto».

L’interesse individuale capitalistico

Le altre questioni non rimasero limitate a questo. Il sistema capitalistico, fondato su una certa concezione della libertà individuale, concesse all’individuo il diritto illimitato e incondizionato di accumulare ricchezza con ogni mezzo possibile. Qualunque fosse il mezzo con cui la ricchezza veniva acquisita, anche se l’accumulo di ricchezza da parte di qualcuno avesse provocato la rovina di un numero qualsiasi di persone, la nuova concezione morale lo considerava legittimo e sacro. In tal modo, l’intero sistema culturale fu organizzato in modo da sostenere sotto ogni aspetto l’individuo contro la collettività. D’altra parte, non rimase alcun mezzo per tutelare i diritti della collettività contro gli interessi personali dell’individuo. Per gli individui egoisti furono aperte tutte le strade per distruggere la società. Essi cominciarono ad adottare sempre nuovi metodi per soddisfare i propri interessi, approfittando di tutte le debolezze umane. Comparve un individuo che, per riempirsi le tasche, induceva altri al vizio del bere. Nessuno si faceva avanti per proteggere la società da questo ratto della peste. Comparve un altro individuo che stendeva la rete dell’usura. Non vi era nessuno che proteggesse gli uomini dalla presa di questa sanguisuga succhiasangue. Anzi, tutte le leggi tutelavano gli interessi di questa sanguisuga, affinché nessuno potesse conservare al sicuro neppure una goccia del proprio sangue dalla sua presa. Comparve una terza persona, che inventava uno strano metodo di gioco d’azzardo. La sua diffusione divenne così ampia che nessun settore dell’industria e del commercio rimase libero dall’influenza del gioco d’azzardo. Non vi era nessuno che proteggesse la vita economica degli uomini da questo fuoco divoratore. Nell’epoca in cui era possibile alimentare la più grave debolezza umana, la passione sessuale, per conseguire enormi vantaggi personali, era impossibile che, in quella fase impura di arroganza individuale, ribellione e ostilità, gli individui accecati dall’interesse non rivolgessero la loro attenzione a simili debolezze umane. In realtà, si è tratto da questa dissolutezza sessuale tutto il profitto possibile. Nei teatri, nelle sale da ballo e nei centri di produzione cinematografica, tutte le attività ruotavano attorno alla donna bella. La partecipazione delle donne a tali attività era indispensabile. Le donne venivano presentate al pubblico in forme sempre più nude e in atteggiamenti eccitanti. In questo modo si accresceva la sete sessuale della gente e le si sottraeva il denaro. Alcuni cominciarono a sfruttare le donne come merce d’affitto e, sviluppando la prostituzione, la trasformarono in un’attività internazionale ben organizzata. Altri inventarono sempre nuovi strumenti di bellezza e di lusso; attraverso di essi alimentarono nelle donne l’istintivo desiderio di esibire la propria bellezza e le spinsero a migliorarsi, mentre le schiere di commercianti interessati cominciarono a guadagnare enormi somme grazie a ciò. Alcuni inventarono poi nuovi abiti sessualmente provocanti e nuove mode della nudità, fecero indossare tali abiti alle donne belle e le incoraggiarono a circolare nella società; e le schiere dei giovani moderni cominciarono ad affollarsi intorno a loro con occhi e menti avidi. Le giovani donne furono attratte dagli abiti appariscenti e audacemente scoperti di nuova invenzione, e anche il mercato dei nuovi vestiti si animò. Alcuni, cogliendo l’occasione, iniziarono a diffondere fotografie nude e letteratura oscena e, contagiando così le masse con una malattia simile alla lebbra, cominciarono a guadagnare una discreta somma di denaro. Gradualmente la situazione giunse a tal punto che nessun settore del commercio e degli affari rimase libero dagli strumenti della passione sessuale. Osservate le pubblicità di una qualsiasi impresa commerciale: vedrete che, senza l’immagine nuda o seminuda di una donna, ogni annuncio è assolutamente privo di valore. Negli alberghi, nei ristoranti, nelle vetrine dei negozi o nelle sale espositive, le figure femminili erano collocate in modo tale da attirare gli uomini proprio verso di esse. In una situazione simile, l’unico mezzo per tutelare gli interessi delle masse indifese e sventurate era che esse respingessero tutti questi attacchi con la propria forza morale e si salvaguardassero dalla presa della passione sessuale. Ma il sistema capitalistico era fondato su basi così deboli che non era possibile respingere i suoi attacchi. Esso disponeva di una completa filosofia di vita e di un potente esercito satanico, cioè della letteratura, che sconfiggeva e annientava immediatamente la visione morale. Il merito dell’assassino consiste nel preparare la vittima al sacrificio volontariamente e con animo soddisfatto.

Il sistema politico democratico

Il pericolo non finì qui. Inoltre, questa concezione della libertà diede origine al sistema di governo democratico occidentale, che divenne un’arma potente per portare a compimento, in ogni suo aspetto, una rivoluzione morale di questo tipo.

Il principio fondamentale della nuova democrazia era che l’uomo sarebbe stato egli stesso il proprio governante e avrebbe redatto per sé la costituzione di governo e le leggi. Avrebbe promulgato le leggi a proprio piacimento e avrebbe abrogato o modificato qualsiasi legge secondo la propria volontà. Sopra di lui non esisteva alcuna potenza o autorità superiore, libera dalle debolezze umane e capace di imporsi, la cui guida l’uomo potesse accettare a capo chino per salvarsi dalla via dell’errore. Non disponeva di alcuna legge fondamentale, immutabile ed eterna, al di là del potere umano. Non aveva alcuna pietra di paragone salda e incrollabile, non soggetta a mutamenti sotto l’impulso delle cattive inclinazioni umane, con la quale potesse distinguere il vero dal falso. In tal modo, la nuova prospettiva della democrazia rese l’uomo pienamente autonomo e irresponsabile. Essi stessi divennero i propri governanti e accettarono l’opinione pubblica come fonte di ogni legge.

È evidente che, là dove nella vita sociale tutte le leggi sono subordinate all’opinione pubblica e dove l’autorità governativa diventa schiava di questo nuovo dio-democrazia, le leggi e il potere statale non riescono affatto a proteggere la società dal disordine morale; al contrario, finiscono per diventare strumenti della sua distruzione. Le leggi continuano a cambiare insieme ai mutamenti dell’opinione pubblica. Nella misura in cui muta la prospettiva del popolo, si modellano analogamente i principi e i vincoli delle leggi. La direzione verso la quale pende la maggioranza dei voti diventa la pietra di paragone per stabilire la verità e il bene. Se una proposta, per quanto malvagia e assurda, riuscisse a ottenere il sostegno del cinquantuno per cento, non vi sarebbe alcun ostacolo a trasformarla in legge. Un esempio assolutamente orribile e ripugnante di ciò si trova nella Germania dell’epoca precedente ai nazisti. Un filosofo tedesco di nome Dr. Magnus Herschfield era presidente della Lega mondiale per la riforma sessuale. Per sei anni condusse una vigorosa propaganda a favore della pratica immorale del popolo di Lot. Alla fine, il dio-democrazia acconsentì a dichiarare lecita, o ‘halal’, questa pratica illegale, e il Parlamento tedesco decise con un’enorme maggioranza che, se tale atto fosse stato compiuto con il consenso di entrambe le parti, non sarebbe più stato illegale. Fu stabilito che, qualora la persona sulla quale veniva compiuto tale atto fosse minorenne, il suo tutore avrebbe votato in sua vece.

Nel servire questo dio-democrazia, la legge appare alquanto lenta; i suoi ordini vengono sì eseguiti, ma con inerzia e indifferenza. Tutte le parti dell’amministrazione statale colmano le lacune che rimangono nell’adempimento di questa completa sottomissione. Coloro che dirigono questi sistemi di governo democratici accettano, ancor prima di redigere le leggi, l’influsso della letteratura, della filosofia morale e delle inclinazioni del popolo che li circondano. Ogni forma di sfrenatezza morale che si diffonde tra il pubblico viene riconosciuta e accettata, con il favore dei responsabili dell’amministrazione, a ogni livello ufficiale. Per quanto riguarda le questioni che fino ad allora rimangono proibite, la polizia e i tribunali si astengono dal far rispettare la legge. Anche tali pratiche proibite vengono così considerate lecite. Prendiamo, per esempio, la questione dell’aborto. Esso è ancora vietato dalle leggi occidentali. Eppure non esiste paese in cui non venga praticato apertamente e su larga scala. In Inghilterra ogni anno si praticano approssimativamente novantamila aborti. Tra le donne sposate ve ne sono addirittura il venticinque per cento che abortiscono da sole oppure ricorrono all’aiuto di uno specialista. In alcuni luoghi esistono veri e propri club per l’aborto. Le donne dell’alta società vi pagano una quota settimanale e, secondo necessità, ricevono l’assistenza di specialisti dell’aborto. A Londra esistono numerose cliniche dove vengono curate le pazienti che hanno abortito. (Il professor Judd ha registrato un’ampia descrizione dell’argomento nel suo libro Guide to Modern weekedness. Il libro è stato pubblicato diversi anni fa.) Nonostante ciò, nei codici legislativi inglesi l’aborto è ancora registrato come reato.

Principi fondamentali e prove

Ora desidero descrivere dettagliatamente in quale misura la combinazione di questi tre elementi — la moderna prospettiva morale, il sistema culturale capitalistico e il governo politico democratico — stia influenzando il carattere sociale e i rapporti sessuali tra uomini e donne, e in quale misura ciò si stia manifestando. Poiché finora ho parlato soprattutto della Francia, da dove ebbe inizio questo movimento, presenterò innanzitutto proprio la Francia come prova. (Si veda l’opera del sociologo francese Paul Bureau, Towards Moral bankruptcy. Fu pubblicata nel 1925.)

Scomparsa del sentimento morale

Il primo risultato della propaganda delle prospettive descritte nel capitolo precedente fu che il sentimento morale degli uomini nei confronti del comportamento sessuale si atrofizzò. La vergogna, il pudore, il disgusto, il disprezzo e simili cominciarono a scomparire giorno dopo giorno. La consapevolezza della differenza tra matrimonio e adulterio svanì dal cuore. Alla fine, l’adulterio si trasformò in una cosa talmente innocente che non si sentì più nemmeno il bisogno di nasconderlo con disgusto.

Fino alla fine del XIX secolo, la prospettiva morale del popolo francese era cambiata soltanto al punto che, per gli uomini, l’adulterio veniva considerato un fatto naturale del tutto ordinario. Se i figli ormai giovani non contraevano malattie veneree e non correvano il rischio di essere mandati in tribunale, i genitori incoraggiavano di buon grado la loro licenziosità sessuale. Inoltre, se ne ricavavano un vantaggio materiale, ne erano estremamente soddisfatti. Ritenevano che i rapporti sessuali tra uomini e donne al di fuori del matrimonio non fossero riprovevoli. Si trovano persino casi in cui i genitori incoraggiavano i figli giovani a stringere relazioni con donne influenti o ricche, per assicurare loro un futuro brillante. Tuttavia, la loro prospettiva sugli uomini era allora diversa da quella del periodo successivo. La castità della donna era considerata preziosa. Gli stessi genitori che consideravano l’intemperanza sessuale dei propri figli un’esuberanza giovanile e la tolleravano, non riuscivano invece a sopportare la minima macchia o disonore nel carattere delle proprie figlie. Anche se l’uomo immorale veniva considerato innocente, la donna immorale non veniva considerata tale. Sebbene aggrottassero la fronte con disgusto al solo pronunciare il nome della prostituta professionista, non mostravano disgusto verso l’uomo che condivideva il suo letto. Analogamente, anche nella vita coniugale le responsabilità morali dell’uomo e della donna non erano le stesse. Sebbene si tollerasse l’immoralità del marito, quella della moglie era considerata gravemente riprovevole.

All’inizio del ventesimo secolo questa situazione cambiò. Il movimento per l’emancipazione femminile suonò la tromba dell’uguaglianza morale tra uomini e donne, con il risultato che la cattiva condotta delle donne fu considerata innocente al pari di quella degli uomini. Cambiò anche l’idea che, se una donna avesse avuto rapporti sessuali con un uomo al di fuori del matrimonio, ciò avrebbe potuto ledere la sua nobiltà o il suo onore. Paul Bureau afferma:

Non soltanto nelle grandi città, ma anche nelle piccole città e nelle campagne della Francia, gruppi di giovani moderni hanno adottato il principio secondo cui, non essendo essi stessi casti, non hanno il diritto di esigere dal sensale una donna virtuosa o vergine. In Borgogna, a Beaune e in altre regioni è cosa comune che, prima del matrimonio, una ragazza abbia avuto la compagnia di molti amici e, al momento delle nozze, non senta il bisogno di tenere nascosti al sensale gli episodi della sua vita passata. Essi parlano apertamente delle loro relazioni illecite con altri uomini, come si discuterebbe di sport o di guadagnarsi da vivere. Al momento del matrimonio, lo sposo non viene soltanto informato della vita passata della sposa, ma viene anche a sapere quali amici abbiano fino ad allora goduto del suo corpo. In tali circostanze, il futuro sposo si premura particolarmente affinché nessuno possa sospettare che egli abbia la benché minima obiezione verso una simile condotta della sposa. —Dalla suddetta opera, pp. 94

Egli aggiunge:

È assai frequente vedere le ragazze istruite della classe media colta francese lavorare negli uffici o negli esercizi commerciali. Esse frequentano liberamente la società rispettabile e nessuna di tali attività è affatto considerata contraria alla morale. In seguito, quando una di queste ragazze si innamora di un giovane e comincia a vivere con lui, il matrimonio tra loro viene ritenuto del tutto superfluo. Esse considerano preferibile vivere insieme senza sposarsi. Naturalmente, dopo aver soddisfatto i desideri di entrambi, ciascuno di loro ha il pieno diritto di separarsi dall’altro e di offrire altrove il proprio amore. I loro rapporti di questo genere non rimangono ignoti alla società. Entrambi frequentano insieme gli ambienti rispettabili. Non nascondono neppure questo loro rapporto reciproco, e nessun altro vede nulla di male nel loro modo di vivere. Questo comportamento comparve dapprima tra coloro che lavoravano nelle fabbriche. In seguito era considerato estremamente riprovevole. Ma è divenuto un fatto ordinario e quotidiano nelle famiglie agiate. Il modo di vivere che oggi ha assunto questo genere di rapporto ha raggiunto nella vita sociale la dignità che un tempo spettava al matrimonio. —Dalla suddetta opera, pp. 94-96

In questo modo anche la concubina è ormai stata regolarmente riconosciuta. Monsieur Berthelemy (M. Berthelemy) era professore di diritto all’Università di Parigi. Egli afferma: «La donna mantenuta sta gradualmente acquisendo uno status giuridico simile a quello della moglie sposata. In Parlamento si è cominciato a discutere della loro situazione. Ora il governo ha iniziato a tutelare i loro interessi. Dopo la morte di un soldato, la sua concubina riceve una pensione analoga a quella che viene concessa alla moglie legittima del soldato».

Le ragioni per cui, secondo l’etica francese, l’adulterio è considerato innocente possono essere dedotte dal seguente episodio:

Nel 1918, un’insegnante di un istituto scolastico rimase incinta pur non essendo sposata. Nel dipartimento dell’istruzione vi erano alcuni vecchi tradizionalisti, i quali cominciarono a sollevare un certo clamore al riguardo. Allora una delegazione di persone rispettabili si recò dal ministro dell’Istruzione e presentò le seguenti argomentazioni e prove in modo tale che la questione riguardante quell’insegnante venne messa a tacere.

1. Quale diritto ha una persona di intromettersi nella vita privata di qualcun altro?

2. E quale sarebbe, poi, la sua colpa?

3. Non è forse più democratico diventare madre di un figlio senza sposarsi?

Nell’istruzione impartita ai soldati dell’esercito francese rientrava anche l’insegnamento su come proteggersi dalle malattie veneree e sulla contraccezione, poiché era una verità incontestabile che i soldati avrebbero certamente commesso fornicazione. Il 3 maggio 1919, il comandante di stormo della 127ª Divisione francese diffuse ai soldati la seguente dichiarazione:

Si è venuto a sapere che è stata presentata una denuncia per l’affollamento di soldati armati nei bordelli militari. La loro denuncia è che i soldati armati si sono praticamente assicurati il monopolio di quel luogo, senza lasciare alcuna possibilità agli altri. A causa dell’aumento del numero dei soldati, l’alto comando sta cercando di aumentare il numero delle prostitute. Ma, finché non sarà predisposto il necessario, con la presente si comunica ai soldati armati di non trattenersi troppo a lungo all’interno. Devono sbrigarsi un poco a soddisfare la propria concupiscenza.

Riflettete: questo avviso viene regolarmente diffuso in forma ufficiale dal dipartimento militare di un governo civile del mondo. Ciò significa che dalle loro menti e dai loro cervelli era stata cancellata persino l’idea che la fornicazione potesse essere moralmente riprovevole. Questa concezione era stata estirpata dalla società, dalle leggi del paese e dalla mente di tutti. (Quando soldati la cui condizione morale è questa entrano in un paese nelle vesti di vincitori, si può facilmente immaginare quale terribile sorte possa toccare all’onore e alla castità delle donne di quel paese. Questo è un tipo di criterio morale delle forze armate. Il Corano presenta un altro tipo di criterio morale: «Quando i musulmani ottengono il potere nel mondo, vi stabiliscono la preghiera, versano la zakat, ordinano il bene e vietano ciò che è riprovevole». Un tipo di soldato vaga qua e là come un bruto. L’altro tipo di soldato conquista il potere per salvaguardare la dignità morale degli esseri umani e insegnare loro la purezza. Gli uomini sono forse diventati tanto ciechi da non riuscire a distinguere fra questi due tipi?)

Poco prima della Prima guerra mondiale era stata istituita in Francia un’agenzia. Qualunque fosse la condizione e la condotta morale di una donna, il compito di tale agenzia consisteva nell’indurla, in ogni caso, a sottoporsi a una nuova prova. Se un uomo desiderava avere un rapporto sessuale con una donna, doveva soltanto comunicarne l’indirizzo. Inoltre, doveva versare all’agenzia venticinque franchi come quota iniziale. In seguito, diventava compito dell’agenzia persuadere quella donna ad acconsentire a tale atto.

Dai registri di questa agenzia si è appreso che non vi era alcuna classe della società francese i cui appartenenti non avessero, in gran numero, fatto affari tramite essa. Tutte queste attività non erano un segreto per il governo francese. — Paul Bureau, p. 16

Riguardo a quanto fosse giunta al culmine la loro degenerazione morale, Paul Bureau dice:

In alcuni distretti della Francia e nelle zone popolose delle grandi città, non erano rari i rapporti sessuali tra parenti stretti, persino tra padri e figlie e tra fratelli e sorelle.

L’eccesso di oscenità

Prima della Prima guerra mondiale, il procuratore generale francese monsieur Bulot (M. Bulot) dichiarò in una sua relazione che il numero delle donne che si guadagnavano da vivere prostituendo il proprio corpo era di cinquecentomila. Tuttavia, non è possibile paragonare le prostitute di quel luogo alle cortigiane del subcontinente indiano. La Francia è un Paese altamente civilizzato e progredito. Là ogni attività viene svolta su vasta scala con cortesia e ordine. Attraverso giornali, immagini, cartoline, telefoni, lettere d’invito personali e ogni altro mezzo conforme alle buone maniere, si attira l’attenzione dei clienti. La coscienza degli uomini non rimprovera mai tali attività; anzi, le donne che hanno l’opportunità di accumulare maggior fortuna in questo commercio riescono per lo più a esercitare una notevole autorità nella politica, nell’economia e tra le classi agiate del Paese. Come erano queste donne all’epoca della civiltà greca, così sono diventate anche quelle di oggi.

Un membro del Senato francese, monsieur Ferdinand Dreyfus (M. Ferdinand Dreyfus), afferma che la prostituzione non è più una questione privata. Grazie ai profitti finanziari ricavati dalle sue agenzie, si è trasformata in un commercio e in un’industria ben organizzata. Agenti distinti forniscono la materia prima di questo commercio, importando ed esportando ragazze indipendenti e molto giovani come merci di tale attività. Qui la domanda di bambine al di sotto dei dieci anni è estremamente elevata.

Paul Bureau dice:

È una potente istituzione. Viene amministrata in modo ben organizzato da alti funzionari e dipendenti salariati. Qui lavorano addetti alla propaganda, scrittori, oratori, medici, levatrici, commercianti e turisti. Ci si avvale della pubblicità e si adottano nuovi e svariati metodi di esibizione.

Oltre a questi luoghi di oscenità, la prostituzione viene esercitata apertamente negli alberghi, nelle sale da tè, nei locali da ballo e simili. Talvolta vi si praticano anche violenze bestiali e crudeltà estreme. Nel 1914, una volta, in Francia il sindaco di una città dovette intervenire per salvare la vita di una bambina. La bambina aveva dovuto soddisfare in un solo giorno ventisette clienti, e anche dopo molti altri clienti erano in attesa.

Durante la Prima guerra mondiale, oltre ai bordelli commerciali, si ebbe anche il merito di istituire una sorta di bordello di beneficenza. Le donne patriottiche che durante la guerra, dopo aver prestato il loro nobile servizio agli eroi che difendevano la sicurezza della Francia, avevano avuto figli illegittimi senza padre, furono insignite di questo titolo onorifico. È impossibile tradurre in parole un’idea così vile. Tutte queste donne continuavano a esercitare la prostituzione in modo organizzato, e aiutare costoro divenne un dovere morale per gli appartenenti alla classe dei malfattori. Le riviste molto diffuse Frantasio (Frantasio) e Lavie Parisiemme (Lavie Parisiemme) raggiunsero il culmine nell’attirare l’attenzione degli uomini d’affari su queste donne. All’inizio del 1917, in un numero di quest’ultima rivista furono pubblicati 199 annunci di tali donne.

 

La malattia contagiosa della frenesia sessuale e dell’oscenità

Malattia sessuale

La spudoratezza e l’adulterio, che come naturale conseguenza del fuoco divampante delle tendenze sessuali avevano ottenuto un’ampia accettazione pubblica, affondavano le loro radici in quella letteratura, in quelle pubblicità, fotografie, rappresentazioni teatrali, danze e canti, nudità e oscenità.

Un esercito di capitalisti interessati al proprio profitto è impegnato ad alimentare in ogni modo possibile la brama sessuale, espandendo così i propri affari. I giornali quotidiani, settimanali, quindicinali e mensili pubblicano articoli e immagini di estrema oscenità. Questa è infatti un’arma particolarmente efficace per aumentare la diffusione delle loro pubblicazioni. In quest’opera vengono impiegati talento raffinato, astuzia e abilità psicologica, affinché la vittima non possa in alcun modo difendersi. Inoltre, vengono pubblicati in forma di libro testi e opuscoli di estrema indecenza riguardanti le questioni sessuali. Tutto ciò viene diffuso in quantità così grande che ogni edizione arriva a essere stampata in venticinque o trentamila copie. Talvolta si è visto persino pubblicare la sessantesima edizione di queste opere. Alcune case editrici sono dedicate esclusivamente a questo lavoro. Vi sono molti autori e letterati che proprio grazie a simili opere hanno raggiunto fama e onori. Oggi comporre un libro osceno non è affatto disonorevole; anzi, se l’opera viene accolta dal pubblico, l’autore diventa degno di essere ammesso all’Académie française o almeno di ricevere la Croix d’honneur.

Il governo ignora silenziosamente tutta questa spudoratezza e questa istigazione alla lussuria. Se per caso viene pubblicato qualcosa di estremamente vergognoso, la polizia, pur controvoglia, deferisce il colpevole. Inoltre, esistono tribunali magnanimi. Dalle loro sedi di giustizia il colpevole viene lasciato andare con un semplice ammonimento. Infatti, anche coloro che occupano i seggi giudiziari traggono piacere da una simile letteratura. La penna di alcuni giudici, inoltre, è impegnata nella composizione di letteratura sessuale oscena. Se per caso un giudice si dimostra antiquato e vi è il rischio che emetta una sentenza sconveniente, allora grandi letterati e scrittori famosi intervengono collettivamente nella questione, e sui giornali si critica aspramente tale decisione sostenendo che, per il progresso della letteratura e delle arti, è necessaria libertà d’azione. Imbrigliare la morale con la mentalità di un’epoca oscura significa soffocare la voce dell’estetica. E attraverso quali mezzi si promuove questa estetica? Le immagini e i film di nudo sono particolarmente efficaci a questo scopo. Se ne producono milioni di album, che vengono esposti non solo nei mercati, negli alberghi e nelle caffetterie. Nella seconda sessione dell’Associazione contro l’oscenità, Émile Puresy presentò un rapporto nel quale affermava:

Questi sudici e volgari dipinti a olio suscitano nei sensi umani eccitazione e una sete ardente. Spingono i disgraziati acquirenti a compiere peccati tali che il solo pensarvi fa rabbrividire il corpo. Il loro effetto devastante sui ragazzi e sulle ragazze è indescrivibile. Molte scuole e università sono state rovinate da tutto ciò, moralmente e fisicamente; soprattutto per le ragazze, nulla può essere più dannoso di questo.

Nei teatri, nei cinematografi, nei locali musicali e nelle caffetterie si coltiva questa estetica attraverso l’intrattenimento. Ogni rappresentazione teatrale che l’aristocrazia della società francese guarda con piacere, e per ogni drammaturgo e attrice di talento sui quali vengono riversati fiori accompagnati da applausi elogiativi, è colma di eccitazione sessuale. La caratteristica è proprio questa: il personaggio moralmente più abietto viene presentato come il migliore e come un ideale di alto livello. Nelle parole di Paul Bureau:

Se qualcuno, osservando il quadro della vita che i nostri drammaturghi hanno delineato negli ultimi trenta o quarant’anni, volesse farsi un’idea della nostra vita culturale, potrebbe comprendere soltanto questo: nella nostra società tutte le coppie sposate sono ingrate e diffidano l’una dell’altra nella vita coniugale. Forse il marito è uno sciocco, oppure sua moglie è la sua acerrima nemica. Se la moglie possiede qualche qualità pregevole, questa consiste nel nutrire sempre avversione verso il marito ed essere pronta a dichiarare il proprio amore altrove.

Se questa è la condizione delle rappresentazioni teatrali della classe aristocratica, è facile immaginare quale possa essere l’aspetto dei teatri e dei luoghi di divertimento del pubblico comune! Il linguaggio, i gesti aggraziati e i piaceri della nudità di cui godono gli amanti dei divertimenti sessuali vengono rappresentati spudoratamente sul palcoscenico. In anticipo si annuncia al pubblico che vi si troveranno tutti gli elementi necessari a soddisfare la loro sete di sesso. Si dice inoltre: il nostro palcoscenico è privo di convenzionalità e conforme alla natura (Realistico).

Emil Puresi ha registrato numerosi esempi nel suo rapporto. Si è recato in diversi luoghi di divertimento per raccogliere questi esempi e, per illustrarli, ha usato lettere invece dei nomi.

B. «Qui le canzoni, i monologhi e i gesti delle attrici erano di estrema oscenità. La scena svelata sul palcoscenico rimase sul punto di culminare in un rapporto sessuale. Vi si erano radunati più di mille spettatori. Tra loro vi erano anche molte persone rispettabili. Tutti, rapiti, emettevano esclamazioni di approvazione.»

N. «Qui le brevi canzoni, i brevi discorsi pronunciati di tanto in tanto, i gesti e i silenzi raggiungevano il culmine dell’impudenza. Anche bambini e giovani minorenni sedevano con i genitori e si godevano questo spettacolo, e ogni ragazzo applaudiva con tutte le sue forze alla vista della rappresentazione oscena.»

L. «Qui il pubblico, facendo chiasso per cinque volte, costrinse ripetutamente l’attrice a eseguire una tale rappresentazione che ella dovette concluderla con una canzone di estrema oscenità.»

R. «Qui il pubblico insisteva ripetutamente affinché un’attrice eseguisse una rappresentazione estremamente oscena.»

Alla fine l’attrice esclamò con irritazione: «Siete forse così spudorati? Non vedete che qui ci sono anche alcuni bambini?». Detto questo, se ne andò senza terminare la rappresentazione. Era così oscena che neppure la più peccatrice avrebbe potuto sopportarne una replica.

G. «Al termine dello spettacolo si tenne una lotteria delle attrici. Esse cominciarono a vendere ogni biglietto al prezzo di dieci shantim (uno shantim equivaleva all’incirca a due annas). L’attrice il cui nome usciva nella sorte di un uomo diventava sua per quella notte.»

Paul Bureau dice: «Nella maggior parte dei casi viene portata sulla scena una donna sul cui corpo non vi è la minima traccia di vestiario. Una volta Adlophe Biason scrisse sul celebre giornale francese “Tamps”, protestando contro tutto ciò: ormai sul palcoscenico non resta altro che compiere l’atto sessuale. In effetti, sarà proprio allora che l’arte raggiungerà la sua perfezione».

La letteratura legata al movimento per la contraccezione e alla cosiddetta conoscenza erudita e medico-scientifica della sessuologia ha svolto un ruolo di primo piano nella diffusione della spudoratezza e nella distruzione del carattere morale degli esseri umani. Nelle conferenze pubbliche, nelle fotografie oscene e nei libri, attraverso immagini e relative spiegazioni, vengono illustrati la gravidanza, gli argomenti a essa connessi e le modalità d’uso degli strumenti contraccettivi in modo tale che, dopo di ciò, non rimane più nulla da rivelare. Nei libri di questo genere sulla sessuologia non viene lasciato inesplorato alcun aspetto dell’atto sessuale, a partire dall’analisi del corpo. Esteriormente, a tutte queste questioni è stata data una veste scientifica, come se non vi fosse alcuna possibilità di opporvisi. Inoltre, si è giunti a un punto tale che tutto ciò viene definito “servizio sociale”. Come giustificazione si afferma che si vuole proteggere gli altri dall’errore e dalla confusione riguardo all’atto sessuale. Ma la realtà è che, attraverso la diffusione di tutta questa letteratura e di questo insegnamento, si crea una turpe spudoratezza tra uomini e donne e tra ragazzi e ragazze adolescenti. Grazie a tutto ciò si è giunti a una situazione in cui una fanciulla minorenne, venuta in biblioteca per studiare, acquisisce conoscenze sessuali che persino le donne sposate non possono avere. Lo stesso accade ai ragazzini. Le loro inclinazioni sessuali si risvegliano prima del tempo. Di conseguenza nasce nella loro mente il desiderio di sperimentare la masturbazione. Prima ancora di raggiungere la piena maturità, cadono preda degli artigli dell’istinto carnale. Per il matrimonio è stabilito un limite d’età, ma non è stabilito alcun limite d’età per sperimentare l’atto sessuale. Perciò tali pratiche iniziano già all’età di dodici o tredici anni.

Presagio del declino nazionale

Quando la profanazione, il culto degli istinti e la schiavitù del piacere e del godimento fisico giungono al culmine; quando tutti, uomini e donne, giovani e vecchi senza distinzione, si abbandonano ai piaceri; quando il fuoco ardente della follia trascina l’essere umano al di là del proprio controllo, è del tutto naturale che si manifestino tutte le cause del declino nazionale. Vedendo una nazione di questo genere, ormai avviata alla rovina, giunta a una posizione elevata, si conclude che i suoi piaceri non siano un ostacolo al progresso, bensì un aiuto. Si sostiene inoltre che una nazione raggiunga il massimo sviluppo soltanto quando giunge al culmine dei piaceri. Ma una simile conclusione è del tutto erronea. Là dove le forze della creazione e quelle della distruzione agiscono congiuntamente e, nel complesso, risultano chiaramente visibili soltanto le attività costruttive, solo chi ha perduto la capacità di giudizio può annoverare le forze distruttive tra le cause della creazione.

Per esempio, se un commerciante prudente accumula una grande ricchezza grazie all’intelligenza, al lavoro e all’esperienza, e al tempo stesso si dedica al bere, al gioco d’azzardo e ai piaceri, quale follia potrebbe essere maggiore del considerare entrambi gli aspetti della sua vita come cause di benessere e progresso? In realtà, le cause del suo progresso e l’insieme di quei vizi operano rispettivamente per la sua prosperità e per la sua rovina. Il fatto che egli sia saldamente insediato in un palazzo grazie alla forza delle prime qualità non significa che le forze distruttive non stiano esercitando la loro influenza su di lui. Osservando con un po’ di attenzione, si vedrà che tali forze distruttive stanno consumando continuamente la forza del suo cervello e del suo corpo. Stanno depredando il denaro guadagnato con il suo lavoro. Mentre lo conducono alla rovina, queste forze attendono sempre l’occasione in cui, con un attacco decisivo, potranno finirlo al primo colpo. Il demonio del gioco d’azzardo può, in un momento nefasto, distruggere in un istante il denaro guadagnato durante tutta la sua vita, e resta in attesa proprio di quel momento. Il demonio dell’alcol può, approfittando al momento opportuno della sua incoscienza, indurlo a commettere un errore così fatale da renderlo fallito nel giro di un istante. Anch’esso è alla ricerca di quell’occasione. Anche il demonio della malvagità attende il momento in cui potrà coinvolgerlo in un omicidio, in un suicidio o in una rovina improvvisa. Non si può neppure immaginare quale sarebbe stato il suo progresso se quell’uomo non fosse caduto nelle grinfie di quei demoni!»

Lo stesso vale per una nazione. Essa progredisce grazie alle forze costruttive. Ma, per mancanza di una corretta direzione, dopo aver avanzato di alcuni passi sulla via del progresso, comincia a creare le cause della propria rovina. Per qualche tempo le forze creative continuano a guidarla in avanti. Ma, contemporaneamente, le forze distruttive consumano dall’interno la sua forza vitale, come un tarlo. Alla fine la svuotano a tal punto che un colpo improvviso riduce in polvere il suo edificio glorioso. Descriverò qui brevemente le grandi e manifeste cause della rovina che l’errato ordinamento sociale della nazione francese ha attirato su di essa.

Perdita della forza fisica

Il primo effetto nefasto del dominio esclusivo del desiderio sessuale fu che la forza fisica degli abitanti della Francia cominciò progressivamente a venir meno. La schiavitù del desiderio aveva esaurito in loro la capacità di autocontrollo e di pazienza. La diffusione delle malattie veneree aveva esercitato un’azione devastante sulla loro salute. Dall’inizio del XX secolo si era creata una situazione tale che le autorità militari erano costrette, ogni pochi anni, ad abbassare gli standard di idoneità fisica per il reclutamento di nuovi soldati (New Reqruits). Infatti, in seguito si trovava un numero assai esiguo di giovani che raggiungevano lo standard d’idoneità stabilito in precedenza. Questo costituisce un indicatore affidabile che, proprio come un termometro (Thermometre), mostra quasi con certezza quanto rapidamente stesse diminuendo la forza fisica della nazione francese. Tra le cause di questo declino, le malattie veneree costituivano una causa particolarmente importante. Nei primi due anni della Prima guerra mondiale, il numero dei soldati inviati negli ospedali per la sifilide era di settantacinquemila. In una sola caserma militare di medie dimensioni, nello stesso momento, 242 soldati furono colpiti da questa malattia. Da un lato, si consideri quella situazione critica, quando la nazione francese oscillava sull’orlo tra la vita e la morte, quando per l’esistenza dell’intera nazione era necessario il massimo sforzo di ogni soldato e un franco aveva un valore enorme. Tempo, energia, tutte le risorse e ogni bene dovevano essere impiegati in misura straordinaria per la difesa del Paese; dall’altro lato, si osservino i giovani di questa nazione: migliaia di loro, a causa dei piaceri sessuali, non solo divennero inabili al lavoro per lunghi periodi, ma in quel momento di crisi fecero spendere il denaro e le risorse della nazione per le cure mediche.

Un medico specialista francese, il dottor Laredde (Dr. Laredde), afferma che in Francia ogni anno trentamila persone perdono la vita soltanto a causa della sifilide e delle malattie da essa provocate. Dopo la febbre, essa è la maggiore causa di morte. Ecco la condizione di una malattia venerea! Oltre a questa, ve ne sono molte altre dello stesso genere.

La dissoluzione della disciplina familiare

La diffusione universale di questa sfrenata follia sessuale e della propensione alla dissolutezza aveva recato alla civiltà francese una seconda grande calamità: la dissoluzione della disciplina familiare. Il nome della relazione stabile e salda mediante la quale si instaura la disciplina familiare è matrimonio. È attraverso questa relazione che nella vita umana si stabiliscono pace, armonia, serenità e stabilità. È questa stessa relazione a trasformare la vita individuale in vita sociale. Essa rende gli uomini servi della civiltà, affinché possano reprimere la maledizione del disordine. Entro i limiti di questa disciplina si crea un’atmosfera tanto pacifica e nobile di amore, pace e sacrificio, che la nuova generazione può essere allevata e cresciuta formando un carattere retto, ricevendo un’educazione impeccabile e sviluppando un carattere puro. Ma dove dal cuore di uomini e donne è stata completamente cancellata l’idea del matrimonio e del suo nobile scopo, dove nella mente non trova posto alcun altro fine della relazione sessuale se non la soddisfazione della passione, e dove schiere di uomini e donne assetati di desiderio vagano di fiore in fiore, come api, bevendone il miele, là questa disciplina non può essere instaurata né mantenuta. Quando uomini e donne non possiedono la capacità di portare il grave peso delle responsabilità della vita coniugale, dei suoi diritti, dei suoi doveri e delle sue norme morali, la conseguenza della loro condizione mentale e morale è che l’educazione di ogni nuova generazione diventa peggiore di quella della generazione precedente. L’egoismo e l’arbitrio crescono tanto fra gli uomini che i vincoli della civiltà cominciano a spezzarsi. Fra gli uomini aumentano a tal punto l’instabilità e l’esitazione nel prendere decisioni che né nella politica nazionale né in quella internazionale rimane alcuna stabilità. Per la mancanza della pace familiare, la loro vita diventa sempre più amara, e un’eterna inquietudine non permette loro di godere della pace neppure per un istante. Questo è l’inferno terreno che gli uomini si procurano nella follia di una stolta brama di piaceri.

In Francia, ogni anno, soltanto sette o otto persone su mille contraggono matrimonio. Questa proporzione è così esigua che da essa si può facilmente comprendere quale enorme parte degli abitanti francesi rimanga celibe.

Inoltre, anche tra quel numero esiguo di persone che contraggono matrimonio, sono pochissime quelle che si sposano con l’intento di condurre una vita onesta e pura. Naturalmente esse hanno anche altri scopi oltre a questo. Era persino divenuto un desiderio diffuso nella società sposare una donna che avesse dato alla luce un figlio illegittimo, così da dichiarare legittimo il figlio. Paul Bureau dice:

Tra la classe operaia francese era generalmente diffusa l’usanza che, prima del matrimonio, la donna intenzionata a sposarsi ottenesse dal suo futuro marito la promessa che egli avrebbe riconosciuto il suo figlio illegittimo come proprio figlio legittimo.

Nel 1917, presso il tribunale civile della Senna (Saine), una donna rilasciò la seguente dichiarazione:

Prima del matrimonio avevo avvertito mio marito al riguardo: l’unico scopo del mio matrimonio era che il figlio che avevo partorito quando ero nubile fosse dichiarato legittimo. La questione ora è se io debba vivere ancora con lui come marito e moglie. Allora non ne avevo alcuna intenzione, e non ne ho neppure adesso. Per questo, proprio il giorno in cui ci sposammo, alle cinque e mezza, divorziati da mio marito. Fino a oggi non ho avuto rapporti con lui, perché non avevo alcuna intenzione di adempiere alle responsabilità della vita coniugale.

—Dal libro precedentemente citato di Paul Bureau, p. 55

Il preside di un importante college di Parigi osservò a Paul Bureau che, generalmente, l’unico scopo del matrimonio dei giovani moderni è quello di avere anche nella propria casa i servizi di un’amante. Per dieci o dodici anni vanno in giro assaporando liberamente i piaceri da ogni parte. Poi arriva un momento in cui, stanchi e sfiniti da tale sregolatezza e licenziosità, prendono in moglie una donna, così da poter godere almeno in parte della pace domestica e, al tempo stesso, continuare a vivere i piaceri come un amante dei divertimenti libero e dedito al piacere. —Dalla suddetta opera.

In Francia, l’adulterio commesso da un uomo sposato non è affatto considerato biasimevole o degno di condanna. Se qualcuno tiene in casa, oltre alla moglie, un’amante, non ha bisogno di tenerlo nascosto. Anche la società considera ciò un fatto del tutto ordinario e possibile.

—Dalla suddetta opera, pp. 76-77

In tali condizioni, il rapporto matrimoniale si è indebolito a tal punto da spezzarsi per ogni minimo motivo. Spesso la vita coniugale di questi sventurati non dura più di qualche ora. A titolo d’esempio, si può ricordare che un uomo rispettabile di Francia, che aveva ricoperto più volte anche la carica di ministro, divorziò dalla propria moglie appena cinque ore dopo il matrimonio. Il divorzio avviene per motivi tanto futili che, ad ascoltarli, viene da ridere. Se, per esempio, uno dei coniugi russa nel sonno oppure non ama il cane dell’altro, la separazione diventa inevitabile. Una volta, presso il tribunale civile della Senna, nello stesso giorno furono pronunciati duecentonovantaquattro divorzi. Nel 1844, quando fu approvata la nuova legge sul matrimonio, furono pronunciati quattromila divorzi. Nel 1900 il numero salì a settemilacinquecento, nel 1913 a sedicimila e nel 1931 raggiunse i ventunomila.

Sterminio della stirpe

Allevare i figli è un’attività morale di alto livello. Per essa sono necessari il controllo degli istinti, il sacrificio delle brame e dei desideri, l’accettazione della sofferenza e della fatica e il sacrificio delle proprie ricchezze e della propria vita. Gli egoisti e coloro che sono schiavi dei propri istinti non sono affatto preparati a questo nobile compito. Poiché la solitudine, l’assenza di rapporti sociali e la bestialità si impadroniscono di loro.

Da quasi un secolo in Francia è in corso un movimento per il controllo delle nascite. In conseguenza di questo movimento, ogni uomo e ogni donna francese ha imparato metodi grazie ai quali può godere dei piaceri sensuali e al tempo stesso evitare le loro conseguenze naturali: il concepimento, il parto e la procreazione. Non esiste città, sobborgo o villaggio in cui i farmaci e gli strumenti contraccettivi non siano venduti apertamente. Di conseguenza, il loro uso non è limitato soltanto ai dediti ai piaceri sessuali sfrenati; anche gli uomini e le donne sposati ne fanno largo uso e desiderano che la nascita di un figlio non costituisca in alcun modo un ostacolo ai loro piaceri. Osservando la misura in cui il tasso di natalità francese sta diminuendo, gli esperti hanno stimato che questa vasta epidemia di controllo delle nascite impedisce ogni anno la nascita di almeno seicentomila bambini. Le gravidanze che si verificano nonostante tutti questi metodi vengono distrutte mediante l’aborto. In tal modo si impedisce inoltre la venuta al mondo di altri tre o quattrocentomila esseri umani. L’aborto non viene praticato soltanto dalle donne nubili: anche le donne sposate sono loro pari sotto questo aspetto. Dal punto di vista morale, tale atto è considerato al di sopra di ogni critica e un diritto della donna. Sembra che la legge del Paese tenga gli occhi chiusi su questo argomento. Sebbene nei codici sia ancora registrato come reato, il fatto è che, su trecento persone, a malapena una viene deferita per questo reato. E tra quelle che vengono deferite, il settantacinque per cento viene assolto dal tribunale. Le tecniche mediche dell’aborto sono così semplici e generalmente conosciute che la maggior parte delle donne può praticarlo da sé. Quelle che non ne sono capaci non incontrano alcuna difficoltà nel ricevere l’aiuto di un medico. Uccidere il feto, o sopprimere il bambino nel grembo materno, è diventato per loro una cosa comune, come l’estrazione di un dente dolorante.

Una simile mentalità ha fatto della natura materna qualcosa di tale che quella madre, la quale ha sempre riconosciuto l’amore e l’affetto come il bene supremo e assoluto del mondo, non solo è diventata avversa e triste nei confronti dei propri figli, ma è addirittura divenuta loro nemica. Ai figli che vengono alla luce nonostante gli inutili tentativi di prevenire la gravidanza viene riservato un trattamento spietato. Paul Bureau esprime questo doloroso fatto con le seguenti parole:

Ogni giorno sui giornali vengono rese note le disgrazie di quei figli ai quali i genitori hanno inflitto un trattamento crudele e disumano. Anche i giornali menzionano soltanto i casi eccezionali, ma tutti sanno bene con quale crudeltà, in generale, i genitori trattano questi sventurati ospiti indesiderati. I loro genitori sono tristi e indifferenti nei loro confronti perché questa schiera di infelici ha completamente distrutto la felicità e i piaceri della loro vita. In molti casi, la mancanza di coraggio impedisce l’aborto, e così il bambino innocente viene al mondo. Ma subito dopo la sua venuta, è costretto a subire una punizione completa. —Opera citata, p. 74

L’avversione e l’odio verso i figli sono giunti a un punto tale che, un giorno, quando morì il bambino di sei mesi di una donna, ella organizzò uno spettacolo di danze e canti ponendo davanti a sé il cadavere del figlio morto, e cominciò a dire davanti ai vicini:

Ora non permetteremo che nasca un secondo figlio. Con la morte di questo bambino, io e mio marito abbiamo ottenuto una pace completa. Pensaci: che cosa è un figlio? Piange continuamente lagnandosi, crea sporcizia; e c’è forse un modo per sfuggire a tutto questo? —Opera citata, p. 75

È ancora più doloroso il fatto che l’infanticidio si stia diffondendo come una malattia contagiosa. Il governo francese e i tribunali del paese continuano a ignorare questo crimine gravissimo, proprio come l’aborto. A titolo d’esempio, nel 1918 due donne furono condotte davanti al tribunale di «Loir» con l’accusa di infanticidio, e in seguito entrambe furono rilasciate. Una di loro aveva ucciso per annegamento il proprio bambino. Il suo primo figlio veniva allevato da un parente, il quale si era dichiarato disposto ad allevare anche il secondo. Ma la madre aveva deciso che avrebbe eliminato a ogni costo un simile nemico. In tribunale il suo crimine fu ritenuto meritevole di perdono. La seconda donna dapprima strangolò il proprio figlio. Poiché ritenne che la sua vita non fosse stata completamente spenta, lo scagliò contro un muro e gli fracassò il cranio. Secondo il giudice e i giurati, non fu ritenuta meritevole della pena di morte. Nello stesso anno, davanti al tribunale della Senna, fu condotta una ballerina per un reato analogo. Cercò di tirare fuori la lingua del figlio, poi gli fracassò il cranio e lo uccise tagliandogli la gola. Anche questa donna fu dichiarata innocente dal giudice e dai giurati.

Una nazione che può giungere a un simile estremo nell’ostilità verso i propri discendenti non può essere salvata dalla distruzione da nessun ordinamento del mondo, per quanto ben organizzato. La nascita di nuove generazioni è indispensabile per mantenere intatta la continuità di una nazione. Una nazione che diventa nemica dei propri discendenti diventa in realtà nemica di se stessa. Continua a suicidarsi e, anche se non ha nemici esterni, essa stessa continua a cancellare la propria esistenza. È stato già detto che, negli ultimi sessant’anni, il tasso di natalità francese è progressivamente diminuito. In alcuni anni il tasso di mortalità supera quello di natalità. In certi anni i due tassi rimangono uguali. In altri periodi, il tasso di natalità aumenta rispetto a quello di mortalità solo nella proporzione di una persona ogni mille, e con grande difficoltà. D’altra parte, in Francia il numero degli stranieri di origine non francese continua ad aumentare di giorno in giorno. Nel 1931, su un totale di quarantuno milioni e ottocentomila abitanti della Francia, vi erano due milioni ottocentonovantamila stranieri di origine non francese. Se questa situazione continua, non vi sarà nulla di sorprendente nel fatto che, alla fine del ventesimo secolo, la nazione francese diventi una minoranza nella propria patria.

Questo è il risultato finale di quelle teorie e prospettive sulla cui base, all’inizio del diciannovesimo secolo, fu condotto il movimento per i diritti delle donne.

 

Alcuni altri esempi

Abbiamo descritto la dottrina francese e le sue conseguenze soltanto per mantenere intatta la successione degli eventi storici. Tuttavia, sarebbe ingiusto ritenere la Francia l’unica responsabile in questa materia. In realtà, la situazione è quasi analoga in tutti quei Paesi che hanno adottato le suddette discordanti dottrine della cosiddetta ideologia e della socialità. Prendiamo, ad esempio, il sistema sociale degli Stati Uniti d’America, che è giunto al massimo grado di sviluppo.

L’influenza sessuale dell’ambiente sui giovani

Il famoso George Ben Lindsey (Ben Lindsey) fu un tempo presidente del Tribunale per i minorenni di Denver (Chairman of the Juvenile Court of Denver), istituito per giudicare i reati dei giovani. Per questo motivo ebbe l’opportunità di conoscere bene la condizione morale della gioventù americana. Nel suo libro intitolato “Revolt of Modern Youth”, scrive che i ragazzi e le ragazze americani hanno cominciato a raggiungere la maturità prima del tempo stabilito. In essi l’inclinazione sessuale si manifesta già in età assai precoce. A titolo d’esempio, esaminando la condizione di trecentododici ragazze, egli constatò che duecentocinquanta di loro avevano raggiunto la maturità sessuale già tra gli undici e i tredici anni e mostravano segni di una tale sete sessuale e di un tale bisogno fisico che non è possibile riscontrare in una ragazza di diciotto anni. -Opera citata, pp. 82-86

La dottoressa Edith Hooker (Edith Hooker) scrive nella sua opera intitolata ‘Laws of Sex’:

Tra le classi agiate e rispettabili è cosa assai comune che una bambina di sette o otto anni instauri una relazione amorosa con ragazzi della sua stessa età e che, nella maggior parte dei casi, abbia anche rapporti sessuali.

Aggiunge inoltre:

Una bambina di sette anni, il fiore all’occhiello di una famiglia, si unisce al fratello maggiore e ad alcuni amici. In un altro caso, si vide un gruppo composto da due bambine e tre bambini impegnato in rapporti sessuali reciproci. Essi inducevano anche altri bambini e bambine della loro stessa età a compiere tale atto. La più grande del gruppo era una bambina di dieci anni. Ciononostante, ebbe l’onore di ricevere dichiarazioni d’amore da parte di diversi innamorati. -Opera citata, p. 328

Da un rapporto di un medico di Baltimora si apprende che, in quella città, in un solo anno furono intentate più di mille cause con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con bambine di età inferiore ai dodici anni.

-La suddetta opera, p. 177

Questa è la prima conseguenza di un ambiente eccitante, colmo di ogni mezzo e di ogni elemento atto a risvegliare la passione sessuale. Un autore americano afferma:

La condizione in cui trascorre la vita la maggior parte dei nostri abitanti è così anormale che già all’età di dieci o quindici anni nei ragazzi e nelle ragazze si risveglia il desiderio di innamorarsi l’uno dell’altra. È naturale che le conseguenze di questo desiderio sessuale precoce siano estremamente gravi e terribili. Per lo meno, il suo risultato è che le giovani adolescenti fuggono da casa con gli amici oppure si sposano in giovanissima età. Ma, se falliscono nel gioco dell’amore, arrivano a suicidarsi.

Pratiche sessuali nelle scuole

In tal modo, per tutti quei ragazzi e quelle ragazze nei quali si risveglia anzitempo l’impulso sessuale, le scuole diventano il primo campo di sperimentazione. Le scuole sono di due tipi. In un tipo vengono ammessi soltanto studenti dello stesso sesso, mentre nell’altro è prevista la coeducazione di ragazzi e ragazze.

Nelle scuole del primo tipo si sta diffondendo, come una malattia contagiosa, l’omosessualità e la masturbazione. Infatti, per soddisfare il tipo di emozioni e sentimenti che vengono risvegliati già nell’infanzia e che l’ambiente circostante porta al massimo grado di eccitazione, diventa indispensabile adottare l’uno o l’altro mezzo. Il dottor Hooker afferma che in questi istituti d’istruzione, nei collegi, nelle scuole di formazione per infermiere e negli istituti d’istruzione religiosa si verificano continuamente casi in cui due persone dello stesso sesso si impegnano reciprocamente in rapporti sessuali e non mostrano alcun interesse verso il sesso opposto. -La suddetta opera, p. 331

A questo proposito egli cita molti altri casi e afferma che ragazze coinvolte in rapporti sessuali con altre ragazze e ragazzi con altri ragazzi sono andati incontro a conseguenze terribili. La rapidità con cui questa omosessualità si diffonde, come una malattia contagiosa, si può comprendere dalla lettura di altre opere. Il dottor Lowry ha menzionato nella sua opera “Herselt” che una volta il preside di una scuola comunicò segretamente per lettera a quaranta famiglie che non era più possibile tenere i loro figli a scuola, perché tra loro si era sviluppata una terribile situazione di immoralità. -La suddetta opera, p. 179

Ora parleremo delle scuole del secondo tipo, dove è prevista la coeducazione di ragazzi e ragazze. Qui, così come sono presenti gli elementi che suscitano l’eccitazione sessuale, sono altrettanto disponibili i mezzi per soddisfarla. L’impulso e la tendenza sessuale che si sviluppano nell’infanzia trovano modo di essere soddisfatti dopo l’ingresso in questo tipo di scuola. Ragazzi e ragazze si abituano a studiare letteratura estremamente disgustosa e oscena. Racconti e romanzi d’amore, opuscoli di arte soltanto nominale, libri osceni riguardanti problemi sessuali e articoli informativi sulla contraccezione diventano gli oggetti più attraenti per gli studenti e le studentesse delle scuole e dei collegi, sotto l’influsso sessuale. Il celebre autore americano Hindrich von Loewen afferma che la letteratura più richiesta nelle università americane non è altro che un compendio di ogni sorta di impurità, sporcizia, oscenità e sfrontatezza. Mai prima d’allora una letteratura di questo genere era stata diffusa tra il pubblico con tanta libertà.

Le conoscenze acquisite da questa letteratura preparano i giovani e le giovani, attraverso discussioni libere al riguardo, alla verifica diretta. Ragazzi e ragazze, giovani e giovani donne, escono insieme per feste di petting e lì godono pienamente della vita, bevendo liberamente alcolici e fumando sigarette, tra danze e canti.* Il signor Lindsay stima che il 45 per cento delle studentesse delle scuole superiori abbia perduto la propria moralità prima ancora di lasciare la scuola.

Nei livelli successivi dell’istruzione, la proporzione è molto più elevata. Il signor Lindsay afferma che, quanto alla brama sessuale, i ragazzi delle scuole superiori sono molto più arretrati rispetto alle ragazze. Generalmente sono proprio le ragazze ad assumere l’iniziativa in un modo o nell’altro, mentre i ragazzi danzano al loro cenno.

Tre principali fattori di incitamento

Nelle scuole e nei college esiste comunque una certa disciplina, che pone qualche ostacolo ai rapporti tra gli studenti e le studentesse. Ma quando queste schiere di giovani e giovani donne, con il fuoco ardente della fame sessuale e la loro natura sfrenata, lasciano gli istituti scolastici ed entrano nel campo della vita, il tumulto e i disordini da essi provocati superano ogni ostacolo e ogni vincolo. Qui esiste un vero e proprio deposito di polvere da sparo per eccitare le loro tendenze sessuali, e si possono trovare facilmente anche i mezzi e gli elementi per placare l’eccitazione.

A proposito delle cause per cui in America si sta diffondendo in modo straordinario l’immoralità, una rivista americana commenta come segue:

Esistono tre forze sataniche, e la loro trinità ha oggi creato un inferno su questa nostra terra, esercitando la propria influenza su di essa. Queste tre forze sono:

1. La letteratura oscena, che dalla Prima guerra mondiale diffonde spudoratamente la sfrontatezza con sorprendente rapidità e su vasta scala.

2. Il cinema; non si limita a incitare alla propensione per l’amore lascivo, ma ne impartisce anche un insegnamento pratico.

3. Il basso livello morale delle donne; a causa del loro abbigliamento, della nudità nella maggior parte dei casi, della crescente abitudine di fumare sigarette e della libera frequentazione degli uomini, tra loro e persino gli sconosciuti si instaurano legami sempre più stretti.

Questi tre elementi si stanno diffondendo ampiamente anche da noi. Di conseguenza, il declino e infine la scomparsa della civiltà cristiana e dell’ordinamento sociale diverranno inevitabili. Se ancora non riusciremo ad arrestarne il corso, la nostra storia sarà scritta in modo analogo: il culto degli istinti e la frenesia sessuale che hanno gettato Roma e le altre nazioni nell’abisso della distruzione, insieme al loro alcol, alle loro donne e ai loro canti e balli, faranno lo stesso con noi.

In tutti i giovani e le giovani nelle cui vene scorre anche solo una goccia di sangue caldo, queste tre forze diaboliche che influenzano la civiltà e l’ordinamento sociale suscitano un’agitazione perpetua delle emozioni e dei sentimenti. In realtà, l’eccesso di oscenità è l’inevitabile conseguenza di tale agitazione.

*. How I can get married, p. 172

L’eccesso di oscenità

Le donne americane che hanno fatto della prostituzione il loro mezzo di sostentamento permanente sono circa tra le quattrocentomila e le cinquecentomila. * Tuttavia, non si possono considerare le prostitute americane come quelle di questo paese. Non sono prostitute per tradizione familiare. La prostituta americana è una donna che fino a ieri esercitava una professione indipendente, che, frequentando cattive compagnie, ha perso la propria moralità e si è rifugiata in un bordello. Vi trascorrerà qualche tempo. In seguito abbandonerà la prostituzione e accetterà un lavoro in un ufficio o in una fabbrica. Dalle indagini è risultato che il cinquanta per cento delle prostitute americane proviene dalle domestiche (Domestic Servant) e intraprende la prostituzione. Il restante cinquanta per cento abbandona il lavoro negli ospedali, negli uffici e nei negozi e si reca nei bordelli. Generalmente si comincia questo mestiere tra i quindici e i vent’anni e, raggiunti i venticinque o trent’anni, si abbandona nuovamente il bordello per iniziare un’attività indipendente. **

Da questa discussione si può facilmente comprendere quale significato si celi alla base dell’esistenza delle quattrocentomila o cinquecentomila prostitute americane.

Nel capitolo precedente è stato descritto come, nei paesi occidentali, la prostituzione si sia trasformata in un’attività internazionale ben organizzata. New York in America, Rio de Janeiro e Buenos Aires sono importanti centri di tale attività. Ciascuno dei due grandi centri di questa attività a New York dispone di un proprio consiglio direttivo, il cui presidente e segretario vengono regolarmente eletti. Ciascuno ha un consulente legale che li rappresenta in giudizio. Migliaia di intermediari sono incaricati di adescare e rapire giovani donne. Essi si aggirano ovunque alla ricerca delle loro vittime. Si può stimare quanto siano abili questi cacciatori da questo episodio: il presidente dell’associazione degli immigrati che arrivavano a Chicago una volta contò il numero degli arrivi nell’arco di quindici mesi. Si seppe così che, durante quel periodo, erano state ricevute lettere da 7.200 ragazze dirette a Chicago, nelle quali annunciavano che stavano arrivando. Ma soltanto 1.700 giunsero a destinazione. Delle ragazze restanti non si ebbe più alcuna notizia.

Oltre ai bordelli, vi sono colà numerose case d’appuntamento e case d’incontri. Lo scopo è questo: qualora uomini e donne rispettabili desiderino incontrarsi, in quei luoghi vengono predisposte per loro sistemazioni adeguate. Da un’indagine è emerso che in una sola città vi sono 78 case di questo genere. In altre due città ve ne sono rispettivamente 43 e 33.*

Non sono soltanto uomini e donne non sposati a frequentare tutte queste case; vi si recano anche molti uomini e donne sposati. Un celebre riformatore sociale osserva: «Un terzo degli abitanti di New York, dal punto di vista morale e

­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­*.Prostitution in U.S.A., p. 64-69

**.Heself, p. 116

non adempie ai doveri della vita coniugale sotto il profilo fisico. Non vi è una differenza significativa tra la situazione di New York e quella delle altre regioni del Paese.**

Un’associazione di riformatori morali americani è denominata «Committee of Fourteen». Da parte di questa associazione vengono ampiamente svolte ricerche sui ritrovi di persone immorali, indagini sulla situazione morale del Paese e adottate misure efficaci per attuare la riforma morale. Nei suoi rapporti si afferma che tutte le sale da ballo, i locali notturni, i saloni di bellezza [Beauty Saloons], i negozi di manicure [Manleure Shops], le sale per massaggi [Massage Rooms] e i saloni di acconciatura [Hair Dressing saloons] presenti in America si sono quasi sempre trasformati in bordelli. Non sarebbe un’esagerazione dire che sono persino peggiori di questi ultimi. Infatti, le azioni malvagie che vi vengono compiute sono indicibili.

Malattie veneree

La conseguenza inevitabile della licenziosità sessuale sono le malattie veneree. Si stima che il 90 per cento degli abitanti dell’America sia affetto da queste malattie. Dall’Encyclopedia Britannica si apprende che nei dispensari pubblici di quel Paese vengono curati ogni anno, in media, duecentomila malati di sifilide e centosessantamila di gonorrea. Sessantacinque dispensari sono destinati esclusivamente alla cura di tali malattie. Tuttavia, l’affluenza dei pazienti presso i medici privati è maggiore di quella presso i dispensari pubblici. Qui vengono curati il 61 per cento dei malati di sifilide (gomma) e l’89 per cento dei malati di gonorrea. —Opera citata, vol. 23, p. 45

Ogni anno muoiono da trenta a quarantamila bambini affetti da sifilide congenita. Tra le morti causate da malattie diverse dalle gravi malattie febbrili, il tasso di mortalità dovuto alla sifilide è estremamente elevato.

Secondo gli esperti, il 60 per cento dei giovani è affetto da quella gonorrea. Tra loro vi sono sia sposati sia non sposati.

I ginecologi concordano sul fatto che, tra le donne sposate sottoposte a intervento chirurgico, nel 75 per cento dei casi si riscontrano i germi della sifilide.*

*.Prostitution in U.S.A., p. 64-69

**.Heself, p. 116

Divorzio e separazione

In tali condizioni, come possono rimanere intatti l’ordine familiare e il rapporto coniugale? Le donne indipendenti che, senza avere bisogno di soddisfare il desiderio sessuale, non sentono nella propria vita la necessità di un uomo, e con le quali gli uomini possono unirsi senza sposarle, considerano il matrimonio una cosa superflua. La filosofia moderna e la concezione materialistica hanno cancellato dal loro animo l’idea che stabilire una relazione con un altro uomo al di fuori del matrimonio possa costituire una colpa o un peccato. Questo ambiente ha reso anche la società talmente insensibile che essa non considera tali donne degne di odio o di condanna. George Lindsay ha espresso nel modo seguente l’atteggiamento delle donne americane in generale:

Perché dovrei sposarmi? Tra le mie compagne che si sono sposate negli ultimi due anni, cinque su dieci hanno visto il proprio matrimonio trasformarsi in un divorzio. Ritengo che ogni ragazza dell’epoca attuale abbia il naturale diritto di agire liberamente nelle questioni d’amore. Abbiamo una conoscenza sufficiente della contraccezione. Grazie a essa è venuto meno anche il timore che la nascita di un figlio illegittimo possa complicare la nostra situazione attuale. Crediamo che, secondo i metodi moderni, cambiare le pratiche e le consuetudini tradizionali sia ciò che detta la coscienza.

Solo un intenso amore può indurre al matrimonio una donna spudorata con un simile atteggiamento. Ma nella maggior parte dei casi questo amore non è sincero: nasce sotto l’impulso di un’eccitazione momentanea. Quando l’ebbrezza dell’eccitazione svanisce, tra marito e moglie non rimane più alcun amore. Una lieve diversità di carattere e di abitudini suscita odio tra loro. Alla fine ricorrono al tribunale, presentando una domanda di divorzio o di separazione.

Lindsey dice:

Nel 1922 ogni matrimonio celebrato a Denver si concluse con una separazione, e fu intentata una causa di divorzio ogni due matrimoni. Ciò non si limitava a Denver: un fenomeno analogo si verificò in quasi tutte le città d’America. Egli aggiunge: i divorzi e le separazioni continuano ad aumentare di giorno in giorno. Se questa situazione dovesse proseguire — e vi sono ampie probabilità che ciò accada — allora, nella maggior parte delle regioni del Paese, per i divorzi saranno presentate in tribunale esattamente tante cause quante saranno le licenze concesse per i matrimoni.*

Un tempo, sul giornale di Detroit (Detroit) chiamato «Free Press», fu pubblicato un articolo. Se ne riporta qui di seguito un estratto:

* Le leggi del sesso, p. 204

La scarsità dei matrimoni, l’abbondanza dei divorzi e la diffusione di rapporti sessuali permanenti o temporanei al di fuori del matrimonio dimostrano che ci stiamo precipitando rapidamente verso la bestialità. Il desiderio naturale di generare figli sta scomparendo; sta nascendo un’avversione verso i neonati; dalla mente degli uomini si sta cancellando la consapevolezza che l’ordine familiare e domestico sono indispensabili alla stabilità della civiltà e di uno Stato indipendente. D’altro canto, attraverso la civiltà e il potere governativo, sta prendendo forma una spietata indifferenza.

Come mezzo per porre rimedio alla diffusione dei divorzi e delle separazioni, fu introdotto il Companionate Marriage, cioè il matrimonio sperimentale. Ma questa soluzione si è dimostrata peggiore del male stesso. Il matrimonio sperimentale significa che l’uomo e la donna, invece di vincolarsi al «matrimonio di tipo antico», vivranno insieme per un certo periodo. Se durante questa convivenza si stabilirà tra loro un’intesa, allora entrambi si uniranno in matrimonio; altrimenti si separeranno e continueranno a cercare fortuna altrove. Durante il periodo di prova dovranno astenersi dal generare figli. Infatti, se nascerà un figlio, allora il vincolo matrimoniale tra loro diventerà obbligatorio secondo le consuetudini. In Russia questo è chiamato Free Love, cioè «amore libero».

Suicidio nazionale

Il culto dell’istinto, la ripugnanza per l’adempimento dei doveri coniugali, l’avversione per la vita familiare e l’instabilità dei rapporti coniugali hanno spesso distrutto il naturale sentimento e l’affetto materno della donna. Eppure, in realtà, questo è il più grande affetto spirituale del genere femminile, e non solo la civiltà, ma anche l’esistenza stessa dell’umanità dipende dalla sua presenza. È proprio dalla mancanza di questo affetto che sono nati il perverso entusiasmo per la contraccezione, l’aborto e l’uccisione dei neonati. Nonostante gli ostacoli legali, in America ogni giovane donna ha pieno accesso alle conoscenze relative alla contraccezione. I farmaci e gli strumenti contraccettivi vengono venduti liberamente sul mercato. Non solo le donne comuni, ma persino le studentesse delle scuole e dei college portano con sé questi prodotti, affinché il dolce «appuntamento serale» con il loro amante non vada perduto perché egli, per errore, ha dimenticato di portarli.

George Lindsay dice

495 ragazze delle scuole superiori mi hanno spontaneamente confessato di aver avuto rapporti sessuali con dei ragazzi. Soltanto 25 di loro rimasero incinte. Le altre

*. Revolt of Modern Youth. P.211-214

alcune si salvarono per fortuna. Ma la maggior parte possedeva una conoscenza sufficiente della contraccezione. Questa conoscenza era diventata per loro una cosa talmente comune che la gente non può immaginarlo.

Le ragazze nubili usano quei farmaci e quegli strumenti affinché non si crei alcun ostacolo sulla via della loro libertà. Lo scopo per cui le donne sposate li usano è che, se hanno un figlio, non devono assumersi soltanto la responsabilità del suo mantenimento e della sua educazione, ma, a causa sua, viene anche sbarrata al marito la via del divorzio. È proprio per evitare tutti questi pericoli che le donne sposate usano i farmaci contraccettivi. Tutte le donne provano avversione all’idea di diventare madri perché, per godere pienamente della vita, è assolutamente desiderabile liberarsi da questo pericolo rappresentato dai figli. Inoltre, il parto fa diminuire anche la loro bellezza.*

Qualunque sia la ragione, tra coloro che instaurano relazioni di questo tipo tra uomini e donne, per il 95 per cento il naturale esito della relazione viene impedito dagli anticoncezionali. Per il restante 5 per cento, qualora sfortunatamente avvenga il concepimento, rimane aperta la via all’uccisione del feto e dei neonati. George Lindsay dice che in America ogni anno vengono praticati un milione e mezzo di aborti e vengono uccisi migliaia di neonati. -Opera citata, p. 220

La situazione in Inghilterra

Non desideriamo prolungare ulteriormente questo argomento. Tuttavia, non riteniamo opportuno concluderlo senza citare una parte dell’opera di George R. Scott intitolata «Storia della prostituzione» [A History of Prostitution]. L’autore è inglese e ha delineato la situazione della propria patria con le seguenti parole:

Oltre alle donne che hanno scelto di affittare il proprio corpo come unico mezzo di sostentamento, esiste un’altra categoria, il cui numero aumenta di giorno in giorno: esse ricorrono anche ad altri mezzi per procurarsi il necessario per vivere e, per guadagnare qualche soldo in più, si dedicano incidentalmente anche alla fornicazione. Tra le prostitute professioniste e queste donne non vi è alcuna differenza. L’unica differenza è che queste ultime non vengono chiamate prostitute. Potremmo definirle, naturalmente, Amateur Prostitutes, cioè «prostitute non professioniste».

Oggi il numero di queste prostitute lascive o non professioniste è maggiore di quanto non sia mai stato in passato. Donne appartenenti a questa categoria si trovano in tutti gli strati, alti e bassi, della società. Se mai si definiscono, anche solo per allusione, prostitute queste signore rispettabili, esse vanno su tutte le furie. Ma

*.Macfeddin manhood and Marriage hs.C

La loro insoddisfazione e la manifestazione della loro collera non cambiano in nulla i fatti. Il fatto è che tra loro e le famigerate e sfrontate prostitute di Piccadilly non vi è la minima differenza.

……La cattiva condotta e l’impudenza al riguardo, fino ad assumere persino atteggiamenti da prostitute, sono diventate una moda tra le giovani donne di qui. Fumare sigarette, bere intensamente, tingersi le labbra di rosso, ostentare conoscenze di sessuologia e di contraccezione, discutere di letteratura oscena e ogni altra cosa del genere sono diventati per loro una moda. …… Il numero delle ragazze e delle donne che, prima del matrimonio, hanno instaurato senza alcuna esitazione rapporti sessuali con altri continua ad aumentare di giorno in giorno. Le ragazze davvero pudiche e modeste, che un tempo si vedevano pronunciare il voto davanti all’altare della consacrazione in chiesa, oggi sono diventate estremamente rare.

Nel descrivere le cause che hanno portato la situazione a questo punto, l’autore afferma:

L’intenso desiderio di ornarsi aveva suscitato nelle ragazze una brama indomabile e, soggiogate da essa, erano rimaste affascinate dai costosi abiti delle nuove mode e dai vari articoli destinati ad accrescere la bellezza. Questa è una delle principali cause di quella prostituzione contraria alla morale. Ogni giorno si possono vedere per le strade centinaia di migliaia di giovani e donne adornate con costosi e splendidi abiti. Osservandole, ogni persona dotata di coscienza dirà che il denaro guadagnato onestamente non può sostenere le spese di un simile abbigliamento. Pertanto, non sarebbe esagerato affermare che sono esclusivamente gli uomini ad acquistare per loro gli abiti.

Una simile affermazione era altrettanto esatta cinquant’anni fa quanto lo è oggi; l’unica differenza è che, in passato, gli uomini che compravano loro gli abiti erano forse i loro mariti, padri o fratelli. Oggi, invece, sono altri uomini a comprarli al loro posto.

Anche l’emancipazione femminile è in larga misura responsabile di questa situazione. Negli ultimi anni la supervisione e la tutela dei genitori nei confronti delle ragazze si sono talmente ridotte che, di conseguenza, oggi esse sono diventate così indipendenti e spregiudicate come neppure i ragazzi avrebbero potuto essere trent’ o quarant’anni fa.

Una delle principali cause della grande diffusione della promiscuità sessuale nella società è che le ragazze, in numero sempre crescente, stanno accettando impieghi presso aziende, uffici e in altri settori. In questi luoghi hanno continuamente l’opportunità di mescolarsi agli uomini. Ciò ha fatto scendere a un livello molto basso il senso morale tanto degli uomini quanto delle donne. Quando un uomo, facendosi avanti, desidera fare qualcosa, la donna non ha la forza di impedirglielo. Di conseguenza tra i due si instaurano rapporti sessuali, che superano ogni vincolo della moralità. Oggi l’idea del matrimonio e di una vita virtuosa non trova più posto nella mente delle giovani donne. Quella stagione di ebbrezza e di piaceri che un tempo cercavano soltanto gli uomini della classe libertina è oggi desiderata da ogni ragazza. La verginità e la castità sono ormai considerate usanze di un’epoca antica, e le ragazze moderne le ritengono un pericolo. Secondo loro, la gioia della vita consiste nel bere fino in fondo, durante la giovinezza, il vino inebriante e variopinto del piacere sessuale. Per questo si aggirano intorno a sale da ballo, nightclub, alberghi, bordelli e simili. Nella speranza di ciò, si preparano a partire in automobile con uomini del tutto sconosciuti per una gita di piacere. In breve, esse si gettano e continuano a gettarsi volontariamente e consapevolmente in un ambiente che, per sua natura, accende nell’animo umano il fuoco della passione. Non sono affatto preoccupate delle inevitabili conseguenze naturali che ne derivano; al contrario, le accolgono con favore.

La questione decisiva

Coloro che nel nostro Paese e negli altri Paesi si oppongono al sistema del purdah hanno davanti agli occhi, in realtà, proprio un simile quadro della vita. Le scene splendenti di questa vita hanno sopraffatto i loro sensi. Questi punti di vista, tali princìpi morali e gli aspetti luminosi di simili piaceri materiali e fisici hanno influenzato la loro mente e il loro intelletto. La loro avversione per il purdah deriva dal fatto che la filosofia morale occidentale nella quale hanno riposto la loro fede è del tutto contraria alla filosofia morale del purdah, e che il purdah ostacola tutti i guadagni materiali e i piaceri che essi desiderano. Ora la questione è se siano disposti ad accettare anche il lato oscuro di questo modo di vivere, cioè le sue conseguenze velenose. Su questo punto, tuttavia, non sono tutti concordi.

Vi è un gruppo disposto ad accettare tutte queste conseguenze. In realtà, secondo costoro, anche questo è un aspetto luminoso della concezione occidentale della vita, non un aspetto oscuro.

Il secondo gruppo considera tutto ciò il lato oscuro del quadro e non è disposto ad accettarne le conseguenze. Tuttavia è rimasto affascinato da tutti i piaceri associati a un simile modo di vivere.

Esiste poi un terzo gruppo, privo sia della conoscenza necessaria per comprendere questi punti di vista, sia di qualsiasi consapevolezza delle loro conseguenze. Non è disposto neppure a compiere lo sforzo di riflettere e indagare se esista un rapporto di causa ed effetto tra questi punti di vista e tali conseguenze. Ritiene suo dovere lasciarsi trascinare dalla corrente della folla e continuare a imitare ciecamente l’epoca.

Questi tre gruppi sono così mescolati tra loro che, nelle discussioni, diventa difficile stabilire a quale gruppo appartenga chi vi prende parte. In genere, a causa di tale mescolanza, l’argomento trattato si trasforma in un inestricabile guazzabuglio. Per questo ritengo necessario distinguere e separare ciascun gruppo, e poi discutere di ognuno secondo le sue caratteristiche.

Il gruppo iniziato ai principi della civiltà occidentale

Il primo gruppo ha abbracciato consapevolmente e deliberatamente quelle dottrine e quei principi culturali sui quali si sono costruite la civiltà e la cultura occidentali. Esso pensa esattamente con la stessa mente e lo stesso intelletto con cui pensano gli artefici della società della nuova Europa, e guarda ai problemi della vita dalla medesima prospettiva. Vuole inoltre tingere della stessa tonalità occidentale la vita culturale dei propri paesi. Secondo esso, il fine supremo dell’istruzione femminile è mettere le donne in condizione di guadagnarsi da vivere e, insieme, dotarle dell’arte e delle astuzie necessarie a conquistare il cuore degli uomini estranei alla famiglia. Secondo la sua concezione, il posto della donna nella famiglia è quello di una persona capace di guadagnare, al pari dell’uomo, contribuendo con la propria quota al bilancio comune. Nella società, invece, la donna dovrebbe aggiungere un elemento di piacere alla vita sociale con la sua bellezza, il suo abbigliamento e i suoi modi aggraziati. Con la sua voce simile a quella del cuculo dovrebbe suscitare nel cuore un fremito di gioia. Con la sua arte musicale dovrebbe ristorare l’udito. Con la sua danza lasciva dovrebbe far scorrere nell’animo una corrente vivificante. Con i suoi atteggiamenti — «mentre cammina, i fianchi ondeggiano; il corpo della giovinezza trema» — dovrebbe dilettare gli animi dei figli di Adamo. Gli spettatori ne godrebbero appieno con gli occhi, mentre nelle loro fredde cellule sanguigne continuerebbe a scorrere una corrente elettrica. La donna andrebbe in giro a prestare servizio alla società, diventerebbe membro delle municipalità e dei consigli, parteciperebbe a conferenze, assemblee e associazioni. Spenderebbe il proprio tempo e il proprio intelletto per risolvere problemi politici, culturali e sociali. Parteciperebbe a sport, divertimenti e giochi. Stabilirebbe record nel nuoto, nella corsa, nei salti, nei volteggi e persino nel volo. Secondo loro, nella vita nazionale non vi sarebbe per la donna altro compito oltre a questo. In breve, farebbe tutto ciò che è al di fuori della casa, mentre non si avvicinerebbe neppure ai confini di ciò che appartiene all’interno della casa. Una vita simile è da loro considerata la vita ideale. Essi credono che questa sia l’unica via al progresso terreno e che tutte le antiche concezioni morali che ostacolano tale via siano prive di senso e erronee. Come l’Europa ha sostituito gli antichi valori morali con valori nuovi, così hanno fatto anch’essi. Il progresso materiale e i piaceri del corpo sono per loro gli unici beni desiderabili e dotati di valore. La modestia, la castità e la purezza, la rettitudine morale, i doveri e la fedeltà della vita coniugale, la conservazione della stirpe e simili non sono per loro soltanto privi di valore: sono piuttosto nient’altro che inganni barbarici e superstiziosi. Senza estirpare tutto ciò, non è possibile compiere alcun passo verso il progresso.

In realtà, costoro sono autentici credenti nella religione occidentale. Con gli stessi metodi mediante i quali l’Europa ha propagato le proprie dottrine e la propria visione del mondo, anch’essi, avendo abbracciato quelle dottrine, cercano di diffonderle ampiamente nei paesi orientali.

La nuova letteratura

Anzitutto osservate la loro letteratura, che è la forza più potente nella formazione della mente e dell’intelletto. Attraverso questa cosiddetta letteratura (?) [in realtà, pseudol letteratura] si compie con ogni energia lo sforzo di presentare ai futuri discendenti, in forma luminosa, una nuova visione del carattere, e di strappare dagli atomi e dalle particelle della mente e dell’intelletto gli antichi valori morali per gettarli lontano. Qui presenterò alcuni esempi tratti dalla letteratura urdu.

In una rinomata rivista mensile letteraria di questo paese era stato pubblicato un racconto intitolato «La lezione di Shirin». L’autore del racconto era altamente istruito, celebre nell’ambiente letterario e titolare di un alto incarico. Il riassunto della storia è il seguente: una giovane si è seduta a studiare presso il suo insegnante. Durante la lezione, gli presenta, per discuterne, la lettera d’amore di un giovane innamorato. Aveva conosciuto per la prima volta quel giovane amico durante un tea party. Là, una donna li aveva presentati l’uno all’altra. Da quel giorno erano iniziati i loro incontri e lo scambio di lettere. La giovane desidera che il suo insegnante scriva una risposta a quella lettera d’amore. L’insegnante sta cercando di distoglierla da tutte queste sciocchezze e di attirarla verso lo studio. Tra la giovane e l’insegnante si svolse a questo proposito il seguente dialogo:

La giovane: Certo che voglio studiare. Ma voglio studiare cose che mi aiutino a realizzare la speranza dei miei sogni a occhi aperti. Non voglio studiare cose che mi condannino fin d’ora a restare zitella.

Insegnante: Dunque, oltre a questo sant’uomo, hai anche altri amici giovani?

Giovane: Sì, ce ne sono alcuni. Tuttavia, la caratteristica di questo giovane è che rimprovera con una voce molto dolce.

Insegnante: Dunque, dimmi, che cosa succederebbe se tuo padre venisse a sapere del contenuto di questa lettera?

Giovane: Ma dai! Tuo padre non scriveva forse lettere d’amore di questo genere quando era giovane? Era proprio un elegante signore. E che ci sarebbe di strano se le scrivesse ancora? Non è ancora diventato vecchio!

Insegnante: Cinquant’anni fa non sarebbe stato neppure concepibile che qualcuno scrivesse una lettera d’amore di questo genere a una ragazza di famiglia rispettabile.

Giovane: Dunque, la gente di allora si innamorava soltanto di persone delle classi inferiori? Ah, allora quelli delle classi inferiori se la passavano proprio bene a quei tempi, mentre quelli delle classi rispettabili erano proprio malvagi.

Nelle ultime affermazioni di Shirin risuona il motivo della concezione letteraria dell’autore del racconto.

Shirin dice: Noi giovani donne moderne abbiamo una doppia responsabilità. È nostro dovere recuperare tutte le gioie e i divertimenti che i nostri anziani hanno perduto e rimuovere tutte le abitudini di collera e di menzogna che ancora esistono.

Qualche anno fa, su un’altra celebre rivista letteraria, fu pubblicato un racconto non molto lungo intitolato «Il rimorso». Eccone il riassunto, in parole semplici e piane:

Una fanciulla nubile di nobile famiglia si innamora di un giovane. All’insaputa dei genitori, lo fa venire nella propria stanza. In seguito, a causa dell’instaurarsi di una relazione sessuale illecita, rimane incinta. Poi, per dimostrare a se stessa la legittimità di quell’azione così riprovevole e impura, mormora tra sé:

Perché sono così preoccupata? E perché il mio cuore trema così?… La mia coscienza mi rimprovera forse? Mi vergogno forse della mia debolezza? Eppure l’episodio di quella splendida notte di luna è stato scritto a lettere d’oro nel libro della mia vita. Ricordo quei momenti inebrianti della giovinezza come il bene più prezioso della mia vita. Non sono forse pronta a sacrificare tutto per rivivere quei momenti?….

Perché dunque il mio cuore trema? È forse per il peccato? Ho commesso forse un peccato? No, non ho commesso alcun peccato. Contro chi avrei peccato? Chi è stato danneggiato dal mio peccato? Io mi sono sacrificata. Mi sono sacrificata per lui. Ahimè, se avessi potuto sacrificarmi ancora di più per lui! Non temo il peccato. Ma sì, temo questa strega della società. Il suo sguardo sospettoso e carico di significato si posa su di me….

Perché mai dovrei aver paura proprio di lei? Forse a causa del mio peccato? Ma quale sarebbe il mio peccato? Quello che ho fatto, non lo farebbe forse anche un’altra ragazza della società? Ah, quella dolce notte: il tocco del nettare delle sue labbra sulle mie! Lo stretto abbraccio delle sue braccia! E sul suo profumato e dolce petto, in una sorta di gioiosa estasi inesprimibile, avevo perso me stessa: e allora? Che cosa avrebbe fatto un’altra? Un’altra donna avrebbe forse respinto lui in quel momento?

Peccato? Io non ho mai commesso alcun peccato. Non sono mai stata pentita. Sono pronta a farlo di nuovo. .. Castità? Che cos’è poi la castità? La santa verginità o la purezza dell’animo? Io non sono più vergine. Ho forse perduto la castità?

Che faccia pure la società, questa strega amante dei disordini. Che cosa può farmi? Nulla. Perché dovrei temere le sue sfrontate beffe? E perché dovrei aver paura dei suoi bisbigli? Perché dovrei impallidire in volto? Perché mai dovrei nasconderlo per paura delle sue derisioni e dei suoi scherni? Il mio cuore mi dice che ho fatto bene. Allora perché dovrei comportarmi da ladra? Perché dunque non dovrei proclamare a gran voce, tra squilli di tromba e rulli di tamburo, che ho fatto questo e che ho fatto bene?

I nuovi letterati vogliono insegnare a ogni ragazza dell’epoca moderna — probabilmente anche alle proprie sorelle e figlie — questo modo di ragionare e questa mentalità, adducendo argomenti e prove di tal genere. Il loro insegnamento è il seguente: se, in una notte di luna, una giovane donna ha la possibilità di ricevere l’abbraccio di un uomo che non è suo marito, deve dissolversi sul suo petto ardente. Perché in una simile situazione non è possibile fare altro. Quando una donna si trova in una situazione del genere, non può fare nulla se non questo. Non è un atto peccaminoso, bensì sacrificio e dedizione. Con ciò non viene neppure lesa la dignità della castità. Che cosa importa alla castità, se si sacrifica la verginità conservando la purezza dell’animo? Questo rimane scritto a lettere d’oro nella vita di una donna. Anche la sua condotta dovrebbe essere tale che l’intero libro della sua vita sia scritto a lettere d’oro in questo modo.

Ora resta la società. Se dunque la società accusa donne così caste e virtuose, bisogna chiamarla fautrice di discordia e strega. Chi sono i colpevoli: coloro che accusano queste fanciulle votate al sacrificio, oppure quelle vergini di nobile famiglia che, nelle belle notti illuminate dalla luna, non riescono a resistere al dolce abbraccio di un petto scoperto? Una società tirannica che definisce brutta un’azione tanto bella non può avere alcun diritto in virtù del quale la gente debba rispettarla e, dopo aver compiuto un’azione così bella, debba nascondere il volto per paura di essa. Ogni ragazza deve manifestare pubblicamente e senza timore questa grandezza morale e, invece di vergognarsi personalmente, deve far vergognare la società stessa.

Un’audacia e una sfrontatezza simili non le hanno mai avute neppure le prostitute di professione. Quelle disgraziate non possedevano infatti alcuna filosofia morale capace di trasformare il peccato in virtù e la virtù in peccato. Le prostitute di un tempo perdevano sì la propria castità, ma si consideravano spregevoli e peccatrici. Ora, invece, la nuova letteratura vuole far avanzare la figlia e la nuora di ogni famiglia di molti passi oltre le prostitute di un tempo. Infatti sta inventando una nuova filosofia per coprire le cattive azioni e l’oscenità.

Esiste un’altra rivista che gode di grande considerazione negli ambienti letterari del nostro Paese. In questa rivista fu pubblicato un racconto intitolato «Devar». Il padre dell’autore del racconto aveva ottenuto grande rispetto nella società scrivendo letteratura morale di alto livello per le donne. Per questa nobile opera era stimato anche dalla comunità femminile. Eppure, nel racconto, suo figlio presenta alle sue sorelle, raffigurandolo con grande efficacia, il personaggio di una fanciulla che, prima del matrimonio, al pensiero della piena maturità e dell’eccitazione sessuale del devar da lei immaginato, prova nel corpo e nell’animo un brivido di piacere indicibile. Fin dalla fanciullezza aveva una concezione tale da pensare: «Una giovinezza che si consuma in silenzio e tranquillità è segno di sterilità. Secondo me, agitazione ed entusiasmo sono inevitabili nella giovinezza, e l’attrazione e la repulsione della bellezza e dell’amore ne costituiscono il sacrificio». Con questa visione e queste convinzioni, quando la fanciulla vide nella sala nuziale il volto barbuto del marito, le sue delicate inclinazioni rimasero avvolte nella nebbia. Allora decise, secondo i desideri che aveva già immaginato, che si sarebbe legata ai vincoli d’amore del fratello del marito. L’occasione si presentò presto. Quando il marito partì per l’Inghilterra per studiare, il devar e la bhabi si divertirono a sazietà e commisero entrambi un estremo tradimento ai danni del fratello e del marito. L’autore del racconto rivela questa malvagità proprio attraverso la scrittura della fanciulla adultera. Ella scrive e invia in forma di lettere alla sua amica nubile tutte le proprie attività. Le racconta dettagliatamente come, superate tutte le fasi iniziali, l’amore tra devar e bhabi giunse al suo culmine. Nella lettera non viene lasciato nulla di non detto riguardo all’estasi del corpo e dell’animo durante gli stretti abbracci e il rapporto sessuale. Rimane soltanto la raffigurazione dell’atto sessuale. Probabilmente si è lasciata questa lacuna con l’idea che i lettori e le lettrici la colmassero da sé con il pennello della fantasia.

Se si confronta con l’esempio della Francia descritto in precedenza la nuova letteratura, apparirà chiaramente che quest’ultima schiera di esploratori ha intrapreso lo stesso cammino verso la stessa destinazione. È proprio per quel sistema di vita che si stanno formando menti e intelletti sotto il profilo della visione del mondo e della moralità; la loro attenzione è rivolta soprattutto alle donne, affinché in esse non resti neppure l’ultima traccia di pudore e rispettabilità.

La nuova cultura

Nella realtà non si trovano soltanto questa filosofia morale e questo modo di vivere; insieme a essi sono entrati in funzione anche un sistema culturale di tipo capitalistico e i principi fondamentali della democrazia occidentale. È attraverso l’azione congiunta di queste tre forze che viene costruito il quadro della vita occidentale. Si scrive la letteratura più volgare e oscena sulla sessualità e la si diffonde ampiamente tra gli studenti delle scuole e dei collegi. Immagini nude e fotografie di donne prive di carattere adornano ogni giornale, opuscolo, abitazione e negozio. In casa, nei mercati e nei bazar si fanno suonare dischi di grammofono estremamente osceni e di cattivo gusto. Tutte le attività del cinema accrescono soltanto l’eccitazione sessuale. Sullo schermo bianco e luminoso, ogni sera esso rappresenta l’oscenità e la sfrontatezza in modo così attraente che ogni ragazzo e ogni ragazza assume la vita degli attori e delle attrici come modello ideale. Quando, dopo aver assistito a rappresentazioni capaci di stimolare desideri e passioni, i giovani e le giovani escono dal teatro, cercano con impaziente entusiasmo l’occasione di tendere tutt’intorno le reti dell’amore. Tutto ciò è una delle varie forme dei vantaggi del capitalismo. Grazie a questo sistema di vita capitalistico, nelle grandi città si sta rapidamente creando una situazione in cui per le donne diventa indispensabile cercarsi da sole i mezzi di sostentamento. È con l’aiuto di questo sistema oppressivo che è iniziata la propaganda, insieme a medicine e apparecchiature.

Le benedizioni del moderno sistema democratico sono giunte soprattutto nei Paesi orientali attraverso l’Inghilterra e la Francia. Esso ha aperto principalmente alle donne la via dell’attività politica e sociale.

In secondo luogo, ha istituito alcune organizzazioni nelle quali la libera promiscuità tra uomini e donne è diventata indispensabile. In terzo luogo, ha allentato a tal punto i vincoli della legge che non solo l’espressione del desiderio di oscenità, ma persino la sua messa in pratica, nella maggior parte dei casi non viene affatto considerata un reato.

In tali circostanze, coloro che hanno deciso, con piena fiducia in sé, di percorrere questa via della vita hanno subìto una rivoluzione quasi totale nella loro moralità e nella loro vita sociale. Ora le loro donne escono vestite in modo tale che, a guardarle, le si potrebbe scambiare per attrici cinematografiche. La loro arroganza è giunta a tal punto che, dalla nudità dei loro abiti, dall’impudica ostentazione della loro bellezza, dall’eccesso degli ornamenti e da ogni loro grazioso atteggiamento, appare chiaramente che, oltre a trasformarsi in calamite sessuali, queste donne non hanno alcun altro scopo o intento. La loro spudoratezza è arrivata a un’estremità tale che, per una donna rispettabile di questa classe, non è considerato motivo di vergogna fare il bagno insieme agli uomini indossando un costume da bagno, farsi fotografare in tale condizione e pubblicare poi la fotografia sui giornali. Anzi, lì non si pone neppure la questione della vergogna. Secondo la moderna concezione morale, tutte le parti del corpo umano sono uguali. Se si possono lasciare scoperte le palme delle mani e le piante dei piedi, che colpa vi sarebbe a lasciare scoperte le natiche e il clitoride? Ai loro occhi, il godimento dei piaceri della vita, la cui manifestazione complessiva viene chiamata arte, è al di sopra di ogni moralità. Esso è persino la loro pietra di paragone morale. Su questa base, il padre e il fratello si gonfiano di gioia e d’orgoglio quando vedono che, davanti a loro, la figlia o la sorella, sul palcoscenico, riceve gli applausi di centinaia di ascoltatori e spettatori desiderosi, attraverso danze, canti e graziosi atteggiamenti amorosi. Il successo materiale — il cui secondo nome è lo scopo della vita… — secondo loro è più prezioso di tutte quelle cose che si possono sacrificare per ottenerlo: se una donna è diventata l’oggetto desiderato e ha acquisito la capacità di conquistare la popolarità nella società, anche se ha perduto la castità non ha perduto nulla; al contrario, ha guadagnato tutto. Per questo non riescono in alcun modo a comprendere perché dovrebbe essere biasimevole che una ragazza studi all’università insieme ai ragazzi, o che, nel pieno della giovinezza, si rechi da sola in Europa per motivi di studio.

Gli schiavi devoti dell’Occidente dovranno prendere una decisione

Sono costoro le persone che criticano maggiormente la pratica del purdah. Secondo loro, il purdah è una cosa tanto insignificante e manifestamente falsa che, per abolirlo, bastano il sarcasmo, le battute e le beffe. Ma questa concezione è identica a quella di chi non avverte alcuna necessità del naso sul proprio volto e, per questo, deride chiunque gli capiti di vedere con un naso. Con argomenti così sciocchi possono essere sconfitti soltanto gli sciocchi. Se in loro vi fosse anche solo una minima traccia di razionalità, capirebbero certamente che tra loro e noi esiste, in realtà, una differenza fondamentale nei criteri di valore. Ciò che noi consideriamo prezioso è privo di valore ai loro occhi. Pertanto, l’azione che noi riteniamo necessaria secondo i nostri criteri di valore è inevitabilmente considerata da loro non soltanto inutile, ma anche priva di senso. Tuttavia, di fronte a una divergenza fondamentale di questo genere, soltanto una persona di scarsa intelligenza può, invece di discutere l’autentico oggetto della divergenza, litigare sui suoi rami e sulle sue ramificazioni. Nel determinare i valori umani bisogna seguire unicamente la legge naturale. Secondo la legge naturale, è degno di essere assunto come criterio di valore ciò che la struttura fisica dell’uomo, quale richiesta dalla natura, esige e ciò attraverso cui possono derivare all’uomo benessere, felicità e pace.

Pertanto, verifichiamo e mettiamo alla prova con questa pietra di paragone se, nel disaccordo sui criteri di valore, siamo noi sulla via giusta oppure voi. Portate qui le prove e gli argomenti delle scienze e della conoscenza che possedete; noi presenteremo quelli che possediamo. Poi osservate, come persone giuste e sapienti, da quale parte penda il peso. Se in questo modo dimostreremo la validità dei nostri criteri di valore, potrete, se vorrete, accettare i valori fondati sulla pura conoscenza e sulla ragione, oppure seguire i valori adottati per semplice inclinazione istintiva. Ma ricordate che, scegliendo questa seconda via, la vostra condizione diventerà così deplorevole che, invece di deridere il nostro modo di agire, sarete voi stessi a diventare oggetto di scherno.

Il secondo gruppo

Dopo costoro vi è un altro gruppo. Nel primo gruppo si trovano tanto non musulmani quanto persone musulmane solo di nome. Il secondo gruppo, invece, è composto interamente da musulmani. Tra costoro si osserva oggi una strana mescolanza di mezzo purdah e mezzo progresso. Non sono né da questa parte né dall’altra, come un gruppo ondeggiante e indeciso. Da un lato nutrono un’inclinazione verso l’Islam, seguono la pietra di paragone che l’Islam ha posto per il carattere, la civiltà, la nobiltà e la bontà d’animo, desiderano adornare le proprie donne con l’ornamento del rispetto e della castità e aspirano a proteggere le proprie case dall’impurità morale. Non sono neppure disposti ad accettare le conseguenze che è naturale emergano secondo i principi fondamentali della cultura e della società occidentali. Dall’altro lato, però, dopo aver infranto i principi fondamentali e le leggi dell’ordinamento sociale islamico, mantenendo un certo autocontrollo da una parte e mostrando una certa esitazione dall’altra, conducono le proprie mogli, sorelle e figlie proprio sulla via della civiltà occidentale. Sono vittime dell’erronea convinzione che, unendo un metodo per metà occidentale e per metà islamico, potranno godere dei vantaggi di entrambe le civiltà; vale a dire che nelle loro case il carattere islamico rimarrà intatto e l’ordine della vita familiare sarà preservato. Inoltre, nella loro vita sociale non saranno presenti soltanto gli effetti deleteri dell’ordinamento sociale occidentale, ma anche il suo autoinganno, il lusso e i vantaggi materiali. Ma, anzitutto, non sarebbe giusto intrecciare insieme le due metà di due civiltà contrapposte, fondate su ideali e obiettivi diversi. Infatti, quando si uniscono elementi così incompatibili, è più probabile che si raccolgano insieme i loro difetti anziché le loro qualità.

In secondo luogo, è altrettanto irragionevole e contrario alla natura pensare che, una volta allentati i vincoli del solido sistema morale dell’Islam e una volta che gli uomini abbiano cominciato a trarre piacere dalla violazione della legge, sarà possibile mantenerli entro una linea di demarcazione tale da non comportare alcun rischio di danno. Il cambiamento verso un abbigliamento seminudo, questa brama di bellezza e di ornamenti, queste riunioni tra amici che impartiscono le prime lezioni di spudoratezza impavida, questa crescente passione per i film, le immagini nude e le storie e i drammi d’amore, questa educazione delle ragazze secondo il modello occidentale, forse non potranno ancora dispiegare pienamente tutti i loro effetti, e forse la generazione attuale potrà persino rimanere al sicuro dalle loro conseguenze nefaste. Ma sarebbe segno di stoltezza pensare che, per questo, anche le generazioni future saranno al sicuro da tali conseguenze. Nella cultura e nell’ordinamento sociale, gli errori prendono spesso avvio da questioni insignificanti. Tuttavia, proprio quell’errore insignificante, accrescendosi di generazione in generazione, assume infine una forma terribile. I risultati delle errate basi fondamentali sulle quali furono modellate le forme moderne dell’ordinamento sociale in Europa e in America non si manifestarono immediatamente; il loro pieno esito, invece, è giunto solo recentemente, nella terza e nella quarta generazione, rivelandosi completamente. Pertanto, la commistione tra il sistema occidentale e quello islamico, così come questo progresso a metà, non è in realtà qualcosa di permanente e incrollabile; la sua inclinazione naturale è piuttosto rivolta verso l’occidentalismo. Coloro che percorrono questa strada dovrebbero sapere che, anche se non riusciranno personalmente a raggiungere la meta del viaggio che hanno intrapreso, i loro figli e nipoti vi giungeranno certamente e lì si fermeranno.

La questione decisiva

In queste circostanze, prima di procedere oltre, tutti devono riflettere e indagare profondamente e risolvere la seguente questione fondamentale. Essa è questa:

Siete pronti ad accettare tutte quelle conseguenze dell’ordinamento sociale occidentale che si sono manifestate in Europa e in America e che costituiscono il naturale esito di tale ordinamento? Desiderate forse che anche nella vostra società si crei un ambiente altrettanto eccitante e dominato dalla frenesia sessuale? Volete che tra il vostro popolo si riversi una simile ondata di spudoratezza, perdita della castità e oscenità? Volete che le malattie veneree si diffondano in forma epidemica? Volete che la disciplina della famiglia e della casa venga distrutta? Volete che il divorzio, la separazione matrimoniale e la separazione dei coniugi divengano pratiche ampiamente diffuse? Volete che giovani uomini e giovani donne si abituino ai rapporti sessuali liberi? Volete che la procreazione venga impedita mediante il controllo delle nascite, l’aborto, l’uccisione del feto, l’uccisione del neonato e pratiche simili? Volete che giovani uomini e giovani donne, nella loro eccessiva frenesia sessuale, distruggano le proprie maggiori energie operative e la propria salute? Volete forse che anche tra i ragazzi e le ragazze minorenni cominci a manifestarsi prematuramente l’inclinazione sessuale e che, di conseguenza, fin dall’inizio si radichi una deviazione nel loro sviluppo mentale e fisico?

Se siete pronti ad accettare tutto questo per guadagno materiale e per desiderio dei piaceri dei sensi, allora percorrete senza esitazione la via della civiltà occidentale e, da quel momento, non pronunciate più il nome dell’Islam. Prima di intraprendere quella via, dovrete anche dichiarare pubblicamente di aver reciso i vostri rapporti con l’Islam, affinché in seguito non possiate ingannare nessuno nel nome dell’Islam e affinché il vostro stato umiliante non divenga motivo di vergogna o di colpa per l’Islam e i musulmani.

Ma se non siete pronti ad accettare tutte queste conseguenze, se comprendete la necessità di una cultura grande e pura, nella quale possano essere salvaguardati il carattere puro e i diritti rispettosi dell’onore, nella quale l’uomo possa trovare un ambiente tranquillo per il proprio sviluppo mentale, spirituale e materiale, nella quale uomini e donne, al sicuro dalle deviazioni e dagli errori dell’eccitazione reciproca, possano adempiere ai propri doveri culturali secondo le loro migliori capacità, nella quale la pietra angolare della cultura, cioè la famiglia, possa essere saldamente istituita, nella quale la discendenza sia al sicuro e non vi sia neppure il rischio di mescolanza tra i popoli, nella quale la vita familiare dell’uomo divenga una dimora di gioia e di pace, un luogo d’istruzione amichevole per i figli e la discendenza, e tutti i membri della famiglia possano svolgere insieme le proprie attività con reciproca compassione, allora, per conseguire tutti questi nobili obiettivi, non potete volgevi verso l’Occidente. L’Occidente, infatti, ha intrapreso un cammino del tutto opposto, e, anche dal punto di vista logico, è impossibile giungere a oriente viaggiando verso occidente. Se questo è davvero il vostro desiderio, dovete adottare la via dell’Islam.

Ma prima di muovere un passo su questa via, dovrete allontanare dalla mente il desiderio di quei guadagni materiali e di quei piaceri dei sensi, e dovrete cancellare dalla mente e dal cuore anche la visione esteriore e la mentalità autoingannevoli dell’Occidente. Dovrete inoltre rifiutare tutti i principi fondamentali adottati dalla cultura e dall’ordinamento sociale occidentali. L’Islam ha i propri principi e obiettivi fondamentali. Possiede anche una propria eterna prospettiva sociologica. In conformità alle esigenze naturali dei suoi principi fondamentali, dei suoi obiettivi e della sua prospettiva sociologica, ha elaborato un ordinamento sociale corrispondente. In seguito, provvede al mantenimento di tale ordinamento sociale mediante una particolare disciplina e una rigorosa osservanza delle regole. Nell’istituire tutte queste regole, questi principi e questa disciplina, sono state impiegate estrema competenza e particolare attenzione alla psicologia umana. In loro assenza, infatti, questo ordinamento sociale non può essere liberato da difetti, deviazioni e disordine. Esso non è un sistema immaginario come la repubblica di Platone, né l’utopico regno felice immaginato da Sir Thomas More, né il Rāmarājya; è invece un sistema che ha superato la prova del fuoco di millequattrocento anni. In tutto questo lungo periodo, in nessun paese o popolo si è visto manifestarsi, sotto la sua influenza, neppure un decimo di quei mali che sono apparsi nella civiltà occidentale nel giro di un solo secolo. Se volete trarre beneficio da questo solido e ben progettato ordinamento sociale, dovrete seguirne pienamente la disciplina, le regole e i principi. Inoltre, non avrete alcun diritto di inserirvi metodi contrari alla natura di tale ordinamento sociale, escogitati da voi stessi oppure appresi da altri, ormai inservibili e disprezzati.

Poiché il terzo gruppo è composto da alcuni sciocchi privi di coscienza e di discernimento, incapaci di giudicare e di giungere a una decisione corretta, essi meritano di essere ignorati. È dunque preferibile procedere oltre senza discutere di loro.

 

Legge naturale

La natura ha creato anche l’essere umano, come tutti gli altri esseri viventi, dividendolo in due categorie: maschio e femmina, ed entrambi possiedono una naturale attrazione reciproca. Tuttavia, studiando gli altri esseri viventi, si constata che la loro divisione in maschi e femmine e la naturale attrazione esistente fra loro hanno come unico scopo la perpetuazione della specie. Per questo motivo, in essi l’attrazione, vale a dire il senso sessuale, è stata data soltanto nella misura necessaria alla procreazione, cioè alla perpetuazione della specie. Nella loro natura esiste una forza di controllo che non permette loro di oltrepassare determinati limiti nelle questioni sessuali. Nell’essere umano, invece, il senso sessuale è illimitato e incontrollato, ed è molto più intenso che negli altri esseri viventi. Nella sua attività sessuale non esistono restrizioni dovute al tempo o alla stagione. Nella sua natura non esiste alcuna forza capace di mantenerlo entro un limite determinato. In entrambi i sessi esiste un senso sessuale reciproco e permanente. Fra loro vi sono inesauribili elementi di attrazione e di desiderio sessuale. Nel loro intimo alberga un enorme desiderio di passione e d’amore. La loro costituzione fisica, la conformazione del corpo, la grazia, il senso del tatto e ogni parte del loro corpo hanno suscitato un desiderio per il sesso opposto. Nella loro voce, nel modo di camminare, nella conformazione del corpo, nei movimenti aggraziati e così via, la forza attrattiva è presente in tutta la sua intensità. Inoltre, il regno della natura che li circonda è stato colmato di innumerevoli elementi che risvegliano il loro desiderio sessuale e li fanno innamorare l’uno dell’altra. Il dolce ondeggiare della brezza, il mormorio dei fiumi, l’incantevole verde della terra, il profumo dei fiori, il canto degli uccelli, il fragore delle nuvole temporalesche, la bellezza delle notti illuminate dalla luna— in breve, ogni scena della bellezza naturale e ogni bellezza del mondo creato risvegliano direttamente o indirettamente il desiderio sessuale dell’essere umano.

Esaminando e valutando l’organizzazione fisica dell’essere umano, si comprende che la grande riserva di energia contenuta in essa è una combinazione di energia vitale, energia operativa ed energia sessuale. Nel corpo esistono alcune ghiandole endocrine che, secernendo l’umore vitale [Hormone], eccitano e stimolano determinati organi. Tali ghiandole endocrine generano nell’essere umano capacità operativa, abilità nel lavoro, intelligenza e così via. Inoltre, queste ghiandole risvegliano in lui il senso sessuale e fanno sorgere l’impulso emotivo che stimola la capacità sessuale. Per il manifestarsi di tali emozioni e impulsi, suscitano il desiderio della bellezza, della grazia, dello splendore e dei vari ornamenti e accessori. In seguito, fanno sorgere anche negli occhi, nelle orecchie, nell’olfatto, nel tatto e nell’immaginazione la capacità di sentirsi attratti da tutti questi ornamenti e accessori.

*All’interno del corpo umano esistono alcune ghiandole endocrine. La sostanza secreta da queste ghiandole endocrine è chiamata Hormone. Gli ormoni eccitano e stimolano determinati organi e parti del corpo. Nel corpo della donna e dell’uomo esistono le seguenti nove ghiandole endocrine:

Pineale, ipofisi, tiroide e paratiroidi, timo, pancreas, surrene, ovaio, placenta.

Nel corpo femminile sono presenti tutte quelle sopra elencate, mentre nel corpo maschile ve ne sono soltanto alcune. -Traduttore

Questa simile efficienza dell’opera della natura si manifesta anche nel patrimonio delle forze mentali dell’essere umano. Fra le forze stimolanti presenti nella sua mente vi sono due grandi desideri. Il primo lo induce a garantire la sicurezza della propria esistenza e a prendersi cura di sé. Il secondo lo costringe a stabilire una relazione con il sesso opposto. Nella giovinezza, quando la capacità operativa dell’essere umano raggiunge il suo pieno sviluppo, questo secondo desiderio diventa così intenso che spesso reprime il primo. Sotto la sua influenza, l’essere umano ne viene talmente dominato da non esitare a sacrificare la propria vita e persino a gettarsi volontariamente e consapevolmente verso la propria distruzione.

L’influenza dell’attrazione sessuale sulla formazione della civiltà

A che cosa serve tutto questo? Serve forse soltanto a garantire la continuità dell’esistenza della specie, cioè alla procreazione? Niente affatto. Infatti, per mantenere l’esistenza della razza umana non è necessaria una procreazione nella stessa misura richiesta dai pesci, dalle capre e dagli altri animali. E allora, quale può essere la ragione per cui la natura ha creato nell’essere umano un senso e un’attrazione sessuale maggiori che in ogni altro essere vivente, producendo inoltre in misura massima gli elementi stimolanti a ciò destinati? Dunque, tutto questo serve forse soltanto al piacere e al lusso dell’essere umano? Neppure questo. La natura non ha presentato il piacere e il lusso come unico fine e obiettivo della vita. Per spingere l’essere umano e gli altri esseri viventi ad agire al fine di realizzare un grande scopo, essa ha presentato il piacere e il godimento sessuale come una forma di gratificazione, affinché ciascuno potesse compiere tale attività considerandola propria. Riflettete ora: quale grande scopo si trova davanti alla natura in questa materia? Per quanto si possa riflettere e svolgere ricerche al riguardo, non si può individuare altra ragione se non questa: la natura vuole edificare una civiltà prendendo soltanto la razza umana e lasciando da parte gli altri esseri viventi.

Per questo, nel cuore dell’essere umano è stato posto un desiderio di passione e d’amore tale da non reclamare soltanto l’unione fisica e la procreazione, ma da esigere anche il conseguimento di una compagnia eterna, un legame intimo e una relazione spirituale.

Per questo, nell’essere umano è stato dato un senso sessuale in misura maggiore della capacità di accoppiamento. Se anche un decimo del desiderio e dell’attrazione sessuale presenti in lui fosse impiegato nella procreazione, la sua salute ne verrebbe distrutta. La sua forza fisica si esaurirebbe prima ancora che raggiungesse la normale maturità. L’eccesso di attrazione sessuale presente nell’essere umano non ha lo scopo di fare in modo che egli compia più atti sessuali di tutti gli animali e gli uccelli; il suo unico scopo è invece unire la donna e l’uomo e rendere stabile e solida la loro relazione reciproca.

Per questa ragione, nella natura della donna, insieme all’attrazione e al desiderio, si riscontrano il pudore e il senso dell’onore, una riluttanza artificiale all’atto sessuale, un atteggiamento di fuga e una naturale inclinazione a opporsi. Ciò è presente, in misura maggiore o minore, in ogni donna. Questo atteggiamento di fuga e questa riluttanza artificiale si osservano anche nelle femmine degli animali. Nella donna umana, tuttavia, la loro forza e intensità sono maggiori. Ciò è stato reso ancora più rigoroso dalle emozioni del pudore e del senso dell’onore. Da questo si comprende che lo scopo del magnetismo sessuale nell’essere umano non è altro che un’unione eterna. Non significa che ogni desiderio sessuale debba necessariamente sfociare soltanto nell’atto sessuale.

Per questa ragione il figlio dell’essere umano è stato creato più debole e indifeso di ogni altro animale. Rispetto ai piccoli degli animali, il figlio dell’uomo dipende per diversi anni dai genitori per la sicurezza e il mantenimento. Acquista molto più tardi la capacità di reggersi sulle proprie gambe e di essere autosufficiente. Anche questo ha come scopo intrinseco il fatto che la relazione tra donna e uomo non sia limitata a un semplice rapporto sessuale; piuttosto, come conseguenza di tale relazione, essi siano costretti a unirsi e a collaborare.

Nel cuore dell’essere umano è stato riversato verso i figli un affetto e una tenerezza maggiori che verso ogni altro essere vivente. Gli animali e gli uccelli si prendono cura dei propri piccoli solo per un periodo molto breve, poi li abbandonano. Dopo di ciò, tra loro non rimane più alcun legame. Anzi, non si riconoscono nemmeno l’un l’altro. L’essere umano, invece, anche dopo il termine del periodo iniziale di cura dei propri figli, rimane attratto dal loro affetto e dalla loro tenerezza. Questo amore affettuoso prosegue attraverso figli, nipoti e le generazioni successive. La natura egoistica e animalesca dell’essere umano viene tanto influenzata da questo affetto, da questa tenerezza e da questo amore, che egli desidera per i propri figli più di quanto desideri per se stesso. Nel suo cuore nasce un’ambizione tale da indurlo a predisporre per i figli, per quanto possibile, una vita più agiata. Lascerà loro il frutto del proprio lavoro e della propria fatica. La natura può avere come scopo, creando questo intenso amore e attaccamento, quello di trasformare la relazione sessuale tra uomo e donna in un’unione eterna. Questa unione e questo legame eterni vengono resi un sostegno alla formazione della famiglia. In seguito, la continuità dell’amore propria della collettività lega molte altre famiglie attraverso il matrimonio. Così, dall’unione dell’amore e degli amati, si instaura tra loro un’organizzazione di reciproco aiuto, collaborazione e scambio. In questo modo viene all’esistenza una relazione sociale e civile.

 

Il problema fondamentale della civiltà

Da ciò si è compreso che l’unico scopo del desiderio sessuale riversato nelle particelle e negli atomi del corpo umano e nell’anima interiore, e a sostegno del quale sono stati ampiamente raccolti, ai vari livelli del creato, elementi e sostanze stimolanti, è attirare l’essere umano dall’individuo alla collettività. La natura ha voluto questo desiderio proprio come autentica forza stimolante della civiltà umana. Come risultato di questo desiderio e di questa attrazione sessuale, si crea un legame tra i due sessi della razza umana, e tale legame dà inizio alla vita sociale.

Dopo aver esaminato e verificato la questione, è diventato del tutto evidente che il problema dei rapporti tra uomo e donna è in realtà un problema fondamentale della civiltà. Dal suo समाधान dipendono il benessere e la corruzione, il progresso e il declino, la solidità e la debolezza della civiltà. Tra questi due aspetti della razza umana esiste un rapporto bestiale, che in altri termini viene definito semplicemente sessuale e direttamente libidinoso. Esso non ha altro scopo se non la conservazione dell’esistenza della razza o la procreazione. Il secondo rapporto è umano. Il suo scopo è che, mediante la forza congiunta di entrambi, essi si aiutino e collaborino reciprocamente, secondo le proprie possibilità e capacità naturali, per raggiungere uno scopo comune. A questo fine, il loro amore sessuale funge da mezzo di unione e collaborazione. Questi elementi bestiali e umani, insieme e nello stesso momento, consentono lo svolgimento delle attività civili e procurano ulteriori individui per mantenerle. Dal fatto che, nella combinazione dei due tipi di elementi, venga o non venga mantenuta una piena armonia ed equilibrio dipendono il benessere e il male della civiltà.

Elementi indispensabili per la formazione di una civiltà pura e santa

Ora dobbiamo comprendere, esaminando e verificando questo problema, in che modo sia possibile, per una civiltà pura e virtuosa, realizzare una corretta armonia e una combinazione naturale dei rapporti bestiali e umani tra donna e uomo. Inoltre, dobbiamo comprendere quali errori e deviazioni nell’instaurazione dell’armonia di questa combinazione fanno sì che la civiltà cada nel disordine.

1. Moderazione nel desiderio sessuale

La domanda più importante e prioritaria è questa: come si possono tenere sotto controllo questo desiderio e questa attrazione sessuale? È stato già detto che nell’essere umano questo desiderio è presente in misura maggiore che negli altri esseri viventi. Non solo nell’interno del corpo umano è intensa la forza che stimola sessualmente; anche nell’immenso mondo esterno, infatti, sono disseminati ovunque innumerevoli elementi di eccitazione sessuale. La natura stessa ha raccolto tali elementi in quantità così grande che, se l’uomo adottasse con attenzione mezzi per accrescerli e perfezionarli mediante la propria forza inventiva, e adottasse una civiltà nella quale la sua sete sessuale continuasse ad aumentare e poi cercasse continuamente facili mezzi per soddisfarla, allora essa supererebbe inevitabilmente i limiti desiderabili. L’elemento bestiale dell’essere umano prevarrebbe su quello umano, e questo demone bestiale divorerebbe sia la sua umanità sia la sua civiltà.

La natura ha reso dolci ciascuno degli aspetti del rapporto sessuale, dal suo inizio fino agli elementi che lo stimolano. Ma è stato già indicato che la natura ha utilizzato questo gusto così dolce esclusivamente per il proprio scopo, cioè la formazione della civiltà. Se questo piacere supera i limiti e l’uomo ne rimane completamente assorbito, esso non distruggerà soltanto la civiltà, ma può anche diventare, e diventa, causa della distruzione dell’uomo; e ciò è già accaduto molte volte in passato.

Esaminate le istruzioni e la storia delle nazioni che sono state distrutte. La follia sessuale aveva oltrepassato i limiti al loro interno. La loro letteratura era piena di scritti di questo genere, destinati all’eccitazione. Le loro concezioni, i racconti, le poesie, i dipinti, le statue, i luoghi di culto, le abitazioni e ogni altra cosa ne costituiscono una prova evidente. Osservate anche la condizione delle nazioni che oggi avanzano verso la distruzione. Per quanto possano chiamare la loro follia sessuale arte, letteratura di gusto, apprezzamento della bellezza o con qualunque altro nome bello e innocente, i cambiamenti nell’interpretazione non modificano in alcun modo la verità dei fatti. Che cosa significa, se non che nella società le donne sono ansiose di ottenere la compagnia degli uomini e gli uomini quella delle donne? Perché cresce tra uomini e donne il desiderio di coltivare la bellezza e di adornarsi? Quale può essere la ragione per cui, nella società mista di uomini e donne, il corpo della donna è rimasto privo di vesti? Che cos’è ciò per cui la donna espone ogni parte del proprio corpo davanti al pubblico e dal lato degli uomini si leva la richiesta: «Ancora, ancora»? Che significato ha il fatto che immagini nude, statue nude e danze nude siano le più apprezzate? È forse per questo che, finché al cinema non si può gustare l’amore e l’innamoramento e in esso non iniziano a comparire rapporti sessuali nelle parole e nelle azioni, non vi si prova alcun piacere? Se non è per la follia sessuale, per quale motivo esistono tutte queste scene e tante altre simili? Quale può essere l’esito, se non la distruzione, di una civiltà in cui si crea un ambiente sessualmente stimolante e privo di armonia come questo?

In un ambiente di questo genere, l’intensità del desiderio sessuale, l’eccitazione incessante e l’attività sessuale continua rendono inevitabilmente deboli i discendenti; ne risultano compromesse le loro forze fisiche e mentali, la capacità di pensare diventa dispersa e disordinata, l’oscenità aumenta, si diffondono le malattie sessuali e iniziano movimenti per la contraccezione, l’aborto e l’uccisione dei feti e dei neonati.*

Uomini e donne continuano a indulgere nell’unione sessuale come gli animali. La natura ha concesso loro un desiderio sessuale maggiore rispetto agli altri esseri viventi, ma essi lo impiegano in attività contrarie allo scopo voluto dalla natura, e la loro bestialità supera quella di tutti gli animali. Persino le scimmie e le capre maschio risultano inferiori a loro. Non vi è dubbio che un istinto bestiale così intenso distruggerà la civiltà umana, e persino l’intera umanità. Coloro che vi si abbandoneranno subiranno un declino morale che li farà sprofondare così in basso da non lasciare più alcuna speranza di risalita.

1.Un medico afferma: «L’inizio della maturità porta con sé molti cambiamenti importanti. In quel periodo si verifica una condizione rivoluzionaria nelle attività della mente e del corpo, che si sviluppano e si manifestano sotto ogni aspetto. In quel momento sono necessarie tutte le energie per sopportare questi cambiamenti e per conseguire tale sviluppo e manifestazione. Per questo, allora, la resistenza dell’essere umano alle malattie è molto debole. Il lungo periodo necessario per il normale sviluppo e la manifestazione del corpo, per la crescita e il perfezionamento degli organi e degli arti e per i cambiamenti mentali e fisici, dopo il quale l’essere umano passa dall’infanzia alla giovinezza, affatica il corpo umano. Ciò accade perché in quel periodo il corpo umano è impegnato nel massimo sforzo. In tale condizione non sarebbe ragionevole imporgli un peso anormale; in particolare, l’attività sessuale e l’eccitazione sessuale gli sarebbero dannose.»

Un altro celebre psicologo e sociologo tedesco afferma: «Poiché gli organi sessuali suscitano una straordinaria sensazione di estremo piacere e appagamento, nonché di eccitazione emotiva, sono sempre pronti a consumare una grande parte anche delle nostre energie mentali. Se riuscissero a prevalere, terrebbero l’essere umano immerso nel piacere personale invece che al servizio della civiltà. Per una minima disattenzione, renderebbero squilibrata la vita sessuale dell’essere umano, trasformandola da benefica in dannosa. La prevenzione di questo pericolo dovrebbe essere il grande scopo dell’educazione.»

Analogamente, lo stesso risultato si verificherà in una civiltà in cui, invece di seguire il bisogno naturale, si adotterà un’estrema privazione. Come è dannoso oltrepassare i limiti nel soddisfare il desiderio sessuale, così è dannoso reprimerlo eccessivamente. Il sistema civile che vuole rendere gli esseri umani celibi e rinuncianti al mondo lotta contro la natura. Ma la natura non viene mai sconfitta dal suo avversario; al contrario, lo riduce in frantumi. È assolutamente vero che nessuna civiltà può essere costruita sul fondamento dell’autentico ascetismo. In realtà, esso è contrario alla formazione della tahdhib-tamaddun. Tuttavia, radicando saldamente nella mente la dottrina ascetica, si può certamente creare nel sistema civile un ambiente di continenza in cui i rapporti sessuali siano considerati una cosa riprovevole, odiosa e volgare. L’astensione da essi sarà considerata uno standard morale. Ma reprimere il desiderio sessuale significa reprimere l’umanità. Esso non verrà represso da solo; insieme a esso saranno represse tutte le doti dell’essere umano: il talento, la forza operativa, l’intelligenza, l’iniziativa, il coraggio, la determinazione e il valore. Come conseguenza di tale repressione, l’intera forza dell’essere umano diventerà inerte. Le sue gocce di sangue si raffredderanno e si coaguleranno, ed egli non avrà più alcuna capacità di risvegliarle. Infatti, questa energia sessuale è la più grande forza stimolante dell’essere umano.

Pertanto, il compito iniziale di una civiltà retta e virtuosa sarà proteggere il desiderio sessuale sia dall’eccesso sia dall’estrema privazione, ricondurlo a una condizione intermedia di giusto equilibrio e sottoporlo a un rigoroso controllo mediante norme e regole adeguate. L’organizzazione della vita sociale dovrebbe essere tale che, da un lato, si debbano eliminare tutte le eccitazioni e gli stimoli anormali che l’essere umano produce attraverso il proprio desiderio e la propria inclinazione al piacere; dall’altro, si debbano lasciare aperte tutte le vie volute dalla natura per placare e soddisfare l’eccitazione naturale.

2. Fondazione della famiglia

Ora sorge spontaneamente in un angolo della mente questa domanda: qual è la volontà della natura? Siamo forse stati lasciati nelle tenebre riguardo a ciò, così da agire a occhi chiusi secondo il nostro capriccio e chiamare poi tutto questo desiderio della natura? Oppure, riflettendo e indagando sui segni della natura, non possiamo conoscere le sue intenzioni? Probabilmente molti sostengono proprio la prima opinione. Per questo, senza prestare attenzione ai segni della natura, quando qualcosa accade lo definiscono arbitrariamente intenzione della natura. Ma quando un ricercatore dei fatti si mette alla ricerca della verità, dopo aver fatto solo pochi passi gli sembra che la natura indichi chiaramente con il dito la propria intenzione.

È noto che, creando l’essere umano, come gli altri esseri viventi, in forma maschile e femminile e infondendo in entrambi l’attrazione sessuale, lo scopo primario della natura era la procreazione. Ma, per quanto riguarda l’essere umano, la procreazione non è l’unica esigenza della natura; piuttosto, oltre a ciò, la natura si aspetta da lui anche qualcos’altro. Con una modesta riflessione e indagine possiamo comprendere quale sia questa esigenza e di che natura essa sia.

La prima cosa che attira la nostra attenzione è che, tra tutti gli esseri viventi, soltanto il figlio dell’uomo richiede più tempo, lavoro e attenzione per essere accudito e allevato. Anche considerandolo semplicemente come un animale distinto, vediamo tuttavia che occorrono diversi anni perché possa soddisfare le proprie esigenze biologiche, cioè procurarsi il cibo e acquisire la capacità di provvedere alla propria difesa. Nei primi due o tre anni è talmente indifeso che non può sopravvivere senza le continue cure e l’allevamento della madre.

È evidente che, per quanto possa trovarsi in una fase iniziale della barbarie, l’essere umano non è un semplice animale. Un certo grado di civiltà diventa indispensabile alla sua vita. Di conseguenza, a causa della civiltà, alle esigenze naturali dell’allevamento dei figli si aggiungono altre due esigenze. Primo: chi si occupa dell’allevamento deve impiegare nell’educazione dei figli tutti i mezzi e le risorse civili che riesce ad acquisire. Secondo: il figlio deve essere educato in modo tale da prepararsi a svolgere le attività dell’ambiente civile nel quale è nato e a prendere il posto delle generazioni precedenti. Di conseguenza, quanto più la civiltà progredisce, tanto più queste due esigenze diventano un peso grave. Da un lato aumenterà il bisogno dei mezzi indispensabili e degli articoli necessari all’allevamento dei figli; dall’altro, la civiltà non richiederà soltanto lavoratori istruiti e adeguatamente formati, secondo la propria dignità, per garantire la propria esistenza, ma desidererà anche, per il proprio sviluppo e progresso graduale, che la generazione futura sia migliore di quella presente; in altre parole, chi alleva ogni bambino deve cercare di formarlo affinché sia migliore di lui. Questo è un sacrificio estremo, che induce l’essere umano a immolare il proprio interesse personale.

Queste sono le esigenze della natura umana. La prima portavoce di tali esigenze è la donna. Dopo aver goduto per qualche tempo della compagnia della donna, l’uomo può liberarsi per sempre dalla propria responsabilità. Ma la conseguenza naturale di questa unione la donna continua a subirla per anni e persino per tutta la vita. Dal concepimento deve sopportare per almeno cinque anni le conseguenze di quella unione. Tuttavia, se si devono rispettare pienamente le esigenze della civiltà, ciò significa che la donna che ha goduto per un solo momento del piacere dell’unione con l’uomo deve portare per ben quindici anni il pesante fardello della responsabilità. Ora la domanda è: come può una sola parte assumersi una responsabilità comune? Finché la donna non sarà libera dal timore del tradimento del suo compagno, finché non sarà tranquilla riguardo all’allevamento dei propri figli e finché non sarà sollevata dal procurarsi i beni quotidiani necessari alla propria vita, come potrà essere pronta a portare un fardello tanto grave? Per una donna che non abbia alcun tutore o protettore, il concepimento non è altro che un incidente, una calamità, una calamità terribile. È del tutto naturale che desideri esserne liberata. Altrimenti, come potrebbe accogliere con favore un simile concepimento?

Se si riconosce la necessità di preservare l’esistenza dell’umanità e di fondare e sviluppare la civiltà, è inevitabile che, quando l’uomo impone alla donna un fardello, egli divenga suo compagno nel portarlo. Ma come si può indurre l’uomo ad accettare questa partecipazione? Riflettendo sull’inevitabile comando della natura per la conservazione della razza, si vede che, in questa materia, l’uomo compie ciò che deve fare nell’atto sessuale e lo conclude in un istante. Dopodiché l’intero fardello rimane soltanto sulla donna e in nessun modo ricade sull’uomo. Anche considerando la questione dal punto di vista dell’attrazione sessuale, si vede che essa non costringe l’uomo a restare unito a quella donna. Se lo desidera, l’uomo può abbandonare una donna e stabilire una relazione con un’altra. In questo modo può continuare a spargere il proprio seme ovunque. Pertanto, se tutte queste azioni vengono lasciate alla sua volontà, non vi può essere alcuna ragione per cui egli sia disposto spontaneamente a portare il fardello successivo. In tali circostanze, esiste forse qualcosa che lo costringa a spendere il proprio lavoro e i propri guadagni per quella donna e per il figlio che porta in grembo? Perché dovrebbe provare affetto per quella donna incinta invece che per un’altra bella fanciulla? Perché dovrebbe mantenere a proprie spese un inutile pezzo di carne? E poi, perché dovrebbe perdere il sonno a causa dei pianti e delle grida del neonato? Perché dovrebbe lasciarsi danneggiare da questo piccolo diavolo che rompe ogni cosa, sporca tutta la casa e non vuole obbedire ad alcun divieto o restrizione?

La natura ha fornito da sé una soluzione parziale a questo problema. Ha creato nella donna la bellezza, la dolcezza, il potere di affascinare e la capacità di sacrificarsi e dedicarsi per amore. Impiegando queste armi, ella può vincere l’egoismo e l’arbitrio dell’uomo e sottometterlo. Inoltre, la natura ha creato anche nel bambino umano una straordinaria forza di seduzione, grazie alla quale, nonostante la sua natura e il suo carattere penosi, distruttivi e dispettosi, egli mantiene i genitori legati da vincoli di affetto e tenerezza. Tuttavia, tutto ciò non è sufficiente a costringere l’essere umano, anno dopo anno, a sopportare perdite, sofferenze e sacrifici per adempiere ai doveri morali e civili. Bisogna ricordare che l’eterno nemico dell’uomo, Satana, gli sta sempre accanto. Egli cerca continuamente di deviarlo dalla via naturale. Nella sua faretra d’inganni possiede argomenti e prove inesauribili e incitamenti per sviare dalla retta via gli appartenenti a ogni popolo di ogni epoca.

È una delle forze fondamentali della religione il fatto che essa ispiri uomini e donne al sacrificio e alla dedizione per la nazione e la civiltà. Essa prepara l’animale umano, accecato dall’egoismo, al sacrificio. Soltanto i profeti inviati da Allah, conoscendo pienamente la volontà della natura, hanno proposto il matrimonio come via corretta per i rapporti sessuali tra uomo e donna e per la cooperazione civile. È grazie al loro insegnamento e alla loro guida che il matrimonio si è diffuso tra tutti i popoli della terra. Sulla base morale da essi predicata si è sviluppata nell’uomo una tale capacità spirituale di agire da permettergli di sopportare per essa sofferenze, privazioni e perdite. Altrimenti, in realtà, chi potrebbe essere il più grande nemico dei figli, se non i loro stessi genitori? Attraverso le norme sociali istituite dai profeti sono state poste le fondamenta dell’organizzazione familiare, la cui salda presa costringe ragazzi e ragazze ad assumere relazioni così responsabili e a svolgere questo genere di attività comune. Altrimenti, le pretese animalesche della giovinezza sono così impetuose che, senza una disciplina esterna, il solo senso del dovere morale non può impedire loro di abbandonarsi alla licenza sessuale. L’attrazione sessuale è di per sé antisociale. Genera inclinazione all’egoismo, all’arbitrio e all’anarchia. Non contiene stabilità né senso di responsabilità. Suscita soltanto l’impulso al piacere e al godimento momentanei. Non è facile domare questo demone e indirizzarlo al servizio di una vita sociale fondata sulla pazienza, sulla tolleranza, sul lavoro, sul sacrificio, sull’abnegazione, sul senso del dovere e sull’organizzazione familiare. È proprio l’organizzazione familiare a rinchiudere questo demone in una piccola bottiglia e a sottrargli la funzione di intermediario della peccaminosità e della dissolutezza. In tal modo essa lo incarica di essere l’agente dell’incessante cooperazione tra uomo e donna e dell’attività comune indispensabile alla costruzione della vita. Altrimenti la vita civile dell’uomo giungerebbe al termine; l’uomo vivrebbe come un animale e, alla fine, la razza umana scomparirebbe dalla faccia della terra.

Pertanto, per liberare il desiderio sessuale dall’arbitrio e dall’eccesso e soddisfare le sue esigenze naturali, l’unica via che la natura stessa vuole vedere aperta è che tra uomo e donna si realizzi, attraverso il matrimonio, un’unione duratura e che mediante tale unione siano poste le fondamenta dell’organizzazione familiare. Gli strumenti necessari per far funzionare una grande e vasta fabbrica come la civiltà vengono prodotti nella piccola officina della famiglia. Non appena ragazzi e ragazze entrano nella giovinezza, i direttori dell’officina si preoccupano di predisporre per loro la migliore vita coniugale possibile, affinché dalla loro unione matrimoniale possano nascere discendenti migliori. In seguito, ogni lavoratore di questa officina si sforzerà con piena sincerità di educare nel modo migliore possibile i discendenti che nasceranno da loro. Non appena il neonato inizia il primo momento della sua vita nel campo di lavoro del mondo, entra, entro i confini della famiglia, in un ambiente di amore, cura, protezione ed educazione, come se ricevesse l’‘acqua della vita’ necessaria al proprio sviluppo. In realtà, soltanto nella famiglia il figlio trova la compagnia di due persone che non soltanto lo amano, ma desiderano nel loro cuore che egli raggiunga una posizione più elevata di quella nella quale è nato. Soltanto i genitori desiderano vedere il proprio figlio migliore sotto ogni aspetto, più felice e più prospero. Così, involontariamente e inconsapevolmente, cercano di rendere la generazione futura migliore di quella presente. Nel loro sforzo non vi è la minima traccia di egoismo. Non desiderano nulla per sé; desiderano soltanto il bene dei propri figli e trovano la ricompensa del proprio lavoro nel vederne la vita compiuta e coronata dal successo. Dove si possono trovare, in questa fabbrica della famiglia, lavoratori tanto devoti e operatori tanto altruisti, che non soltanto prestino lavoro gratuito per il bene dell’umanità, ma siano anche capaci di spendere al loro servizio il proprio tempo, la propria tranquillità, le proprie forze, capacità e tutto ciò che hanno ottenuto con il loro lavoro? Chi altro è disposto a sacrificare per questo compito ogni cosa preziosa che possiede, mentre altri ne godono i frutti? Chi altro trova la ricompensa del proprio lavoro nel formare per gli altri lavoratori eccellenti e servitori devoti? Può esistere aspirazione più pura e più nobile di questa per l’umanità?

Ogni anno, per l’esistenza della razza umana, la continuità della civiltà umana e il suo progresso, sono necessarie miliardi di coppie di questo genere, capaci di consacrarsi volontariamente e con gioia al compito di questo nobile servizio e di porre, unendosi in matrimonio, le fondamenta di un simile campo d’azione. La grande fabbrica che opera nel mondo può funzionare soltanto in questo modo: devono formarsi in successione volontari di questo genere, che procurino il personale necessario a farla funzionare. Se non vengono ammessi nuovi lavoratori e, per questa ragione naturale, i vecchi diventano inadatti al lavoro, il numero degli addetti diminuirà gradualmente. Un giorno questo organismo costruttivo resterà paralizzato. Coloro che fanno funzionare questa macchina della civiltà hanno il dovere non soltanto di mantenerla in funzione durante la propria vita, ma anche di cercare persone che possano sostituirli.

Considerato da questo punto di vista, il matrimonio non è soltanto un mezzo lecito per placare l’attrazione sessuale; è piuttosto un dovere sociale indispensabile. La società ha un diritto naturale sull’individuo e non si può mai concedere all’individuo il diritto di riservare a sé la decisione se sposarsi o non sposarsi. Coloro che rifiutano di sposarsi senza una ragione plausibile non sono soltanto parassiti della società, ma anche traditori e saccheggiatori. Ogni persona nata nel mondo, dal primo respiro della propria vita fino all’ingresso nella giovinezza, usufruisce di quelle inesauribili ricchezze che le generazioni precedenti hanno accumulato. È grazie alle istituzioni da esse fondate che egli ha l’opportunità di vivere, di essere allevato e sviluppato e di contribuire allo sviluppo dell’umanità. Durante questo periodo continua soltanto a ricevere e non dona nulla. La società impiega le proprie risorse e il proprio tempo per portare a compimento le sue capacità incomplete, nella speranza che, quando avrà acquisito la capacità di dare qualcosa a sua volta, lo farà certamente. Ora, se una volta raggiunta l’età adulta rivendica la propria libertà personale e il proprio arbitrio, dicendo che soddisferà soltanto i propri istinti ma non adempirà alle responsabilità e ai doveri connessi a tali istinti, allora tradisce e inganna la società. Ogni momento della sua vita deve essere considerato ingiusto e iniquo. Se nella società vi è anche solo un minimo di consapevolezza, invece di considerare questo colpevole un gentiluomo, una gentildonna o una persona rispettabile, lo considererà un ladro, un brigante e un impostore. Volenti o nolenti, siamo diventati possessori di tutte quelle ricchezze che i nostri predecessori hanno lasciato per noi. Come possiamo allora essere liberi di decidere se adempiere o meno alla volontà della legge naturale in virtù della quale abbiamo ricevuto questa eredità? Dobbiamo o non dobbiamo generare futuri discendenti che ereditino tali ricchezze dell’umanità? Dobbiamo o non dobbiamo formare, nel modo in cui siamo stati formati, una seconda schiera incaricata di amministrare tutte queste ricchezze?

3. Sradicare la dissolutezza sessuale

Insieme alla fondazione del matrimonio e della famiglia, è altresì necessario chiudere ogni via che conduca al soddisfacimento dei desideri sessuali al di fuori delle mura della fortezza matrimoniale. In caso contrario, infatti, non si può compiere la volontà della natura, per la quale essa esige il matrimonio e la fondazione della famiglia.

Come nell’antica jāhiliyya, anche nell’epoca dell’odierna jāhiliyya la maggior parte delle persone considera l’adulterio un atto naturale. Secondo loro, il matrimonio non è altro che una cosa meramente artificiale e superflua, inventata dalla civiltà. La loro concezione è che, come la natura ha creato un caprone per ogni capra e un cane per ogni cagna, così ha creato un uomo per ogni donna. Pertanto, la legge della natura sarebbe questa: quando vi siano desiderio e opportunità, e quando l’uomo e la donna siano reciprocamente consenzienti, tra loro avverrà l’atto sessuale proprio come avviene tra gli animali! In realtà, questa è una interpretazione completamente errata della natura umana. Essi hanno considerato l’uomo un semplice animale. Perciò, ogni volta che usano la parola «natura», con essa intendono la natura animale anziché quella umana. La relazione sessuale promiscua che definiscono «naturale» può forse esserlo per gli animali, ma non lo è per l’essere umano! Essa non è soltanto contraria alla natura umana, ma, se la si giudica in base alle sue conseguenze finali, è contraria anche alla natura animale insita nell’uomo. Questo perché nell’essere umano umanità e animalità non sono due realtà distinte. In realtà, entrambe, unite nella medesima essenza, formano un’unica personalità, e le esigenze dell’una e dell’altra sono così intimamente connesse che, se una viene trascurata, l’altra si deteriora spontaneamente.

In apparenza si potrebbe pensare che l’adulterio soddisfi le esigenze della natura animale. Infatti, anche lo scopo della procreazione e della conservazione dell’esistenza del genere umano si realizza unicamente attraverso l’atto sessuale, sia esso compiuto mediante il matrimonio oppure al di fuori di esso. Tuttavia, se si presta attenzione a quanto abbiamo esposto in precedenza, si comprenderà che questo atto ostacola tanto lo scopo della natura umana quanto quello della natura animale. La natura umana esige che la relazione sessuale sia solida e duratura, affinché i genitori possano allevare insieme il figlio e affinché l’uomo, per un periodo adeguato, possa assumersi pienamente la responsabilità non solo del figlio, ma anche della madre del figlio. Se l’uomo non acquisisce la certezza che il figlio è generato da lui, non sarà affatto disposto a fare sacrifici e sopportare sofferenze per allevarlo, né accetterà che quel figlio diventi suo erede. Allo stesso modo, se la donna non acquisisce la certezza che l’uomo dal quale sta concependo sia disposto ad assumersi la responsabilità del mantenimento suo e del figlio, anch’ella non accetterà di affrontare il rischio della gravidanza. Se, nell’allevamento del figlio, i genitori non collaborano, la sua educazione, la sua condizione morale, mentale ed economica non potranno raggiungere il livello necessario perché egli diventi un membro utile della civiltà umana. Tutto ciò rientra nelle esigenze della natura umana. Quando, calpestando tutte queste esigenze, l’uomo e la donna instaurano una relazione temporanea come semplici animali, trascurano persino le esigenze o i bisogni della natura animale [vale a dire la procreazione e la crescita della discendenza]. Infatti, in quel momento non hanno, né possono avere, alcun interesse per la procreazione e la crescita della discendenza; la relazione avviene unicamente per il desiderio del piacere sessuale. Ciò è completamente contrario alla volontà della natura.

Gli stessi alfieri dell’epoca della moderna jāhiliyya sono affetti da questa debolezza. Perciò avanzano un altro argomento e dicono: se due membri della società si incontrano e trascorrono alcuni momenti in un piacere gioioso, quale danno viene arrecato alla società perché essa debba intervenire? Se una parte usa la forza contro l’altra, oppure ricorre all’inganno e alla frode, o causa qualche pericolo o turbamento sociale, allora certamente la società ha il diritto di intervenire. Ma quando nulla di tutto ciò si verifica e si tratta soltanto del piacere goduto da due persone, quale diritto ha la società di ostacolare le loro azioni? Se in questo modo si interviene negli affari privati degli esseri umani [Private affairs], allora la libertà individuale perde ogni significato.

Questa concezione della libertà individuale è una particolare forma di ignoranza dei secoli XVIII e XIX, che svanisce non appena appare il primo raggio della conoscenza e della ricerca della verità. Dopo una modesta riflessione e ricerca, le persone possono comprendere che, nella vita sociale, non vi è posto per il tipo di libertà rivendicato per l’individuo. Coloro che desiderano una simile libertà farebbero meglio ad andare nei boschi e nelle foreste e a vivere come gli animali. La società umana è in realtà una tale rete di amore e di relazioni, che la vita di ogni essere umano è intimamente connessa a quella di innumerevoli altri esseri umani. Ognuno influisce sugli altri, così come è influenzato dagli altri. Laddove esistono tali relazioni reciproche, nessuna azione può essere definita completamente personale e individuale. Non si può concepire alcuna azione personale che non eserciti, nel suo insieme, un’influenza sulla società. Per non parlare delle azioni degli arti e degli organi: non esiste neppure un desiderio nascosto nell’angolo della mente che non agisca sulla nostra esistenza e che, riflettendosi poi all’esterno, non eserciti la sua azione sugli altri. Le conseguenze di ogni singola azione della nostra mente e del nostro corpo si trasferiscono da noi e giungono così lontano, in luoghi tanto remoti, da restare al di fuori della nostra conoscenza. In tali condizioni, come si può affermare che l’uso delle proprie forze da parte di un individuo non eserciti alcuna influenza su nessun altro all’infuori di lui? Dunque, gli altri non dovrebbero forse fare nulla al riguardo, e sarebbe davvero giusto che quell’individuo disponesse in questa materia di una libertà assoluta? Se non ho la libertà di agitare nella direzione che voglio il pezzo di legno che tengo in mano, di muovere a mio piacimento le gambe e andare dove desidero, di guidare il mio veicolo come mi pare e di ammucchiare a piacimento i rifiuti nella mia casa, e se non è auspicabile che queste e innumerevoli altre attività personali siano sottoposte alle norme sociali, allora perché soltanto la mia attività sessuale dovrebbe godere di una tale dignità da non essere sottoposta ad alcuna norma o disciplina sociale, e perché mi dovrebbe essere concessa una libertà così completa da poterla impiegare secondo il mio desiderio?

Affermare che il rapporto sessuale consumato da un uomo e una donna in un luogo appartato, all’insaputa di tutti, non abbia alcuna ripercussione sulla vita sociale, non è altro che un discorso infantile. In realtà, le azioni di una persona che ha un rapporto diretto con una società non si ripercuotono soltanto su quella società, bensì sull’intera umanità. Esse non riguardano soltanto le persone del presente, ma anche le generazioni future, che ne subiranno le conseguenze. Nessun individuo può, in nessuna circostanza, vivere separatamente in un luogo sicuro, sottraendosi ai vincoli delle norme sociali e sociologiche che legano l’intera umanità. Come è coinvolto nella vita sociale quando si trova nei campi aperti, nei mercati, sulle strade o nelle assemblee, così vi è coinvolto anche quando, protetto in una stanza chiusa e tra le mura domestiche, si tiene al riparo. Quando, in segreto, sacrifica la propria capacità procreativa a un piacere temporaneo, sconsiderato e voluttuoso, in realtà si dedica a diffondere il disordine nella vita sociale, a violare i diritti della nazione e a infliggere innumerevoli danni morali, materiali e civili alla società. Per il proprio interesse, egli colpisce quelle istituzioni sociali dalle quali ha tratto beneficio in quanto membro della società, e rifiuta di adempiere al proprio dovere per garantirne la continuità. La società ha istituito ogni sorta di strutture, dal municipio all’apparato statale, dagli istituti d’istruzione alle forze armate, dalle fabbriche ai laboratori di ricerca scientifica, confidando unicamente che ogni persona beneficiaria avrebbe contribuito, per la parte necessariamente spettantele, al loro mantenimento e al loro sviluppo. Ma quando quell’uomo infedele dissipò la propria energia sessuale in modo tale da non avere più alcun desiderio di generare figli, di perpetuare la stirpe e di assumersi la responsabilità di allevarli, in un solo colpo recise le radici dell’intero sistema. Spezzò il contratto sociale al quale era legato in quanto essere umano. Invece di adempiere al proprio dovere, lo caricò sulle spalle degli altri. Non può essere una persona rispettabile: è un ladro, un truffatore e un usurpatore dei diritti altrui. Mostrargli indulgenza equivale a commettere un’ingiustizia contro l’intera umanità.

Dopo aver compreso il valore dell’individuo nella vita sociale, si può certamente affermare che la forza conferita alla nostra mente e al nostro corpo non è stata affidata a noi per il beneficio del singolo, bensì come un deposito destinato all’intera umanità. Dovremo rendere conto all’intera umanità di ogni nostra capacità. Se sprechiamo una parte della nostra vita o delle nostre energie, oppure arrechiamo danno a noi stessi con le nostre cattive azioni, il vero risultato di questo comportamento non sarà semplicemente che abbiamo sprecato o danneggiato ciò che possedevamo. In realtà, sarà considerato come se avessimo sottratto ciò che ci era stato affidato in deposito per il bene dell’intero genere umano, danneggiando così l’umanità. La nostra stessa esistenza sulla Terra testimonia che abbiamo potuto venire al mondo perché altri hanno sopportato sofferenze e responsabilità, irradiando verso di noi la luce della vita. In seguito, l’organizzazione statale ha garantito la sicurezza della nostra vita. I servizi sanitari si sono adoperati per preservare la nostra salute. Grazie allo sforzo congiunto di milioni e milioni di persone, sono stati forniti i beni quotidiani necessari alla nostra esistenza. Tutte le istituzioni, nel loro insieme, ci hanno fornito capacità e mezzi, hanno cercato di istruirci e ci hanno elevati alla posizione che oggi occupiamo. Questa sarebbe la ricompensa per tutto ciò? Sarebbe giustizia distruggere inutilmente, o rendere nociva anziché benefica, quella vita e quelle capacità alla cui creazione, conservazione e sviluppo altri hanno contribuito tanto? Per questo il suicidio è stato proibito. Per questo il più grande sapiente e filosofo del mondo, il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha dichiarato maledetto chi si masturba. Hadith sul fatto che chi si masturba è maledetto. Per questo l’omosessualità, cioè la turpitudine del popolo di Lot, è stata definita un crimine abominevole. Per questo anche l’adulterio, presentato come un divertimento personale, non è affatto un momento d’oro, bensì una particolare ingiustizia contro l’intera nazione.

Riflettendo profondamente, si vedrà quanti atti di ingiustizia sociale siano strettamente intrecciati con la pratica dell’adulterio. Per esempio:

1. Innanzitutto, l’adultero corre il rischio di contrarre malattie veneree. In questo modo non danneggia soltanto la propria energia quotidiana, che dovrebbe essere impiegata per il bene pubblico, ma danneggia anche la società e la propria discendenza. Per quanto riguarda la gonorrea, ogni medico concorda sul fatto che le lesioni provocate da essa nell’uretra siano, nella maggior parte dei casi, incurabili. Un medico ha osservato che, una volta contratta la gonorrea, non si guarisce più. Di conseguenza, organi come il fegato, la vescica e l’apparato rettale e urinario vengono spesso colpiti. Essa causa anche la gotta e altre malattie. Vi è inoltre il rischio di una sterilità permanente. Può diventare contagiosa anche per gli altri. Considerate poi l’altra terribile conseguenza di tale pratica: la sifilide, o piaga venerea. È noto a tutti che essa avvelena l’intero organismo. La sua azione tossica si diffonde in ogni organo e parte del corpo, dalla testa ai piedi. Non distrugge soltanto la forza fisica della persona malata, ma i germi della malattia si trasmettono in vari modi da un individuo a innumerevoli persone. I figli innocenti del malato continuano a subirne le conseguenze di generazione in generazione. Come naturale conseguenza, il figlio di un padre dissoluto, che aveva considerato il piacere sessuale di pochi istanti come l’oggetto supremo dei suoi desideri, nasce cieco, muto, sordo oppure folle.

2. Non ogni adultero contrae necessariamente una malattia venerea. Tuttavia, non gli è possibile salvarsi dalla debolezza morale inevitabilmente associata a tale pratica. Spudoratezza, inganno, false macchinazioni, egoismo, schiavitù degli impulsi, incapacità di reprimere le inclinazioni viziose, pensieri disonesti, propensione a godere del piacere sessuale, instabilità, diffidenza e altri simili sono conseguenze morali dell’adulterio, che si imprimono profondamente nella mente dell’adultero. Il danno prodotto dalla debolezza di chi coltiva questi vizi non si limita alla sfera sessuale; da lui si diffonde in ogni ambito della vita e nella società. Se questi vizi si diffondessero nella maggior parte dei membri della società, ne risulterebbero minacciati e paralizzati l’arte, la letteratura, gli svaghi, lo sport, la scienza e il sapere, il commercio e gli affari, la vita sociale, l’economia, la politica, i tribunali, l’organizzazione militare, l’amministrazione del Paese e ogni altra cosa. In particolare, secondo il sistema democratico, è inevitabile che le caratteristiche morali dei singoli si riflettano nella vita dell’intera nazione. Come potrebbe esserci stabilità nella politica di una nazione in cui la maggioranza delle persone manca di fermezza e determinazione e in cui la maggior parte degli abitanti è priva di qualità come lealtà, sacrificio e autocontrollo?

3. Non appena si accorda un posto legale all’adulterio, diventa necessario mantenere in vigore nella società anche la prostituzione. Chi sostiene che un giovane abbia il diritto di divertirsi ammette al tempo stesso che nella società sia necessario un certo numero di donne destinate a condurre, sotto ogni aspetto, una vita estremamente vile e abietta. Ora la domanda è: da dove verranno tutte queste donne? Apparterranno necessariamente alla società stessa. Saranno figlie o sorelle di qualche membro della società. Milioni di donne che avrebbero potuto essere l’attrice della propria casa, il sostegno della propria famiglia e le tutrici di numerosi bambini dovranno essere estromesse dalla società e collocate nei mercati e nelle piazze, affinché questi luoghi possano trasformarsi, come i gabinetti pubblici municipali, in latrine per uomini dalla natura libertina. In tal modo si potranno sottrarre alle donne tutte le caratteristiche proprie del pudore e si potrà insegnare loro a vendere la propria bellezza e giovinezza. Inoltre, dovranno essere preparate in modo tale da poter vendere, a ogni momento, il proprio amore, il corpo e l’anima, la propria bellezza e le proprie movenze seducenti a compratori sempre nuovi, finendo per diventare, invece di prestare un servizio utile, giocattoli destinati per tutta la vita a soddisfare la brama sessuale altrui.

4. Se si accetta l’adulterio come legale, le consuetudini civili del matrimonio vengono distrutte. Alla fine, al posto del matrimonio, in tutta la società non rimane che l’adulterio. A questo proposito, la prima cosa da osservare è che gli uomini e le donne inclini all’adulterio raramente possiedono la capacità di condurre una sana vita coniugale. Infatti, questo sistema genera malafede, senso d’inferiorità, brama di piacere sessuale e natura sfrenata, mentre in persone di questo genere sorgono l’instabilità dei desideri e la debolezza nel reprimere le cattive inclinazioni. Esso distrugge dalle fondamenta tutte quelle qualità necessarie a una vita coniugale riuscita. Anche qualora si leghino nel vincolo matrimoniale, tra loro non si consolideranno mai quel comportamento affettuoso, quell’intimità, quella fiducia reciproca e quella relazione di affetto e cordialità grazie alle quali si possono avere buoni figli e costruire una famiglia lieta. Inoltre, dove la via dell’adulterio è resa agevole, è di fatto del tutto impossibile mantenere in vigore i principi civili del matrimonio. Infatti, coloro ai quali viene offerta l’opportunità di soddisfare le proprie cattive inclinazioni invece di assumersi delle responsabilità, quale necessità avrebbero mai di caricarsi sulle spalle pesanti responsabilità?

5. È stato dimostrato che la legalizzazione e la diffusione dell’adulterio non sradicano soltanto la civiltà, ma recidono persino le radici della stirpe umana. A causa delle relazioni sessuali libere, né gli uomini né le donne desiderano, né possono desiderare, fare qualcosa per la stabilità e la solidità del genere umano.

6. Quando dall’adulterio nasce un figlio per la società e per il genere umano, esso è necessariamente un figlio illegittimo. La distinzione tra figli legittimi e illegittimi all’interno della discendenza non deriva da una semplice emotività — sebbene alcuni sciocchi lo credano —; in realtà, sotto molti aspetti, generare un figlio illegittimo significa commettere una crudele ingiustizia contro il figlio stesso e contro l’intera civiltà umana. Innanzitutto, il figlio viene concepito quando i genitori sono dominati da un istinto bestiale. Il sentimento umano sacro che nasce durante il rapporto sessuale tra una coppia sposata non è mai possibile nel corso di un’unione sessuale illegittima. A unirli è soltanto una frenesia sessuale bestiale, e in quel momento essi sono lontani da tutte le caratteristiche umane; e in quel momento sono lontani da tutte le caratteristiche umane. Né la madre né il padre sono pronti ad accogliere con un «benvenuto» un figlio illegittimo di questo genere. Egli non è un essere desiderato; al contrario, per i genitori rappresenta un peso o un pericolo indesiderato. È privato dell’affetto, dell’amore e dell’aiuto del padre. Gli tocca soltanto l’allevamento unilaterale da parte della madre, e anche questo accompagnato da insoddisfazione e da uno slancio privo di sincerità. È privato delle cure affettuose dei nonni paterni e materni, degli zii paterni e materni e degli altri parenti stretti della famiglia. Un figlio simile, per sua natura e in ogni circostanza, cresce come un essere umano difettoso e incompleto. Non può formarsi in lui un carattere corretto, né può svilupparsi alcun suo talento. Non riesce a ottenere i mezzi e le risorse necessari al progresso e all’efficienza. Egli sarà incompleto e difettoso, privo di risorse, di amici, di sostegno e oppresso; e, in tali condizioni, non potrà mai essere altrettanto utile alla costruzione della civiltà quanto avrebbe potuto esserlo come figlio legittimo.

I sostenitori dei rapporti sessuali illegittimi affermano che dovrebbe esistere un sistema statale per l’allevamento e l’educazione dei figli. I genitori genererebbero il figlio attraverso relazioni sessuali libere e lo affiderebbero alla responsabilità dello Stato affinché lo allevi e lo educhi rendendolo idoneo a prestare servizio alla civiltà. Lo scopo di una simile proposta è che, in tal modo, la libertà e l’indipendenza degli uomini e delle donne sarebbero preservate. Inoltre, il desiderio di generare figli e di allevarli, che si trova dietro l’istinto sessuale, verrebbe soddisfatto anche senza matrimonio. Ma è sorprendente che costoro propongano, per le generazioni presenti e future, un sistema di educazione e di allevamento statale tale da non lasciare alcuna possibilità allo sviluppo dell’indipendenza e al perfezionamento della personalità. In un sistema nel quale milioni di figli vengono formati contemporaneamente secondo lo stesso ideale, le stesse regole e lo stesso modello, lo sviluppo della loro personalità individuale è assolutamente impossibile. Al massimo, si creerà tra loro un’uguaglianza artificiale e li si modellerà tutti allo stesso modo. Da questa fabbrica i figli usciranno con personalità dello stesso tipo, come i pezzi di ferro che escono da una grande fabbrica tutti prodotti nello stesso stampo. È motivo di riflessione quanto siano basse e spregevoli le concezioni che questi sciocchi hanno dell’essere umano! Vogliono modellare i figli degli uomini come se fossero scarpe della Bata Company. Ignorano che formare la personalità di un figlio è una vera e propria arte finissima (arte). Quest’arte può essere praticata soltanto in una piccola galleria, dove lo sguardo di ogni pittore sia rivolto a un solo quadro. In una fabbrica in cui operai salariati producono milioni di quadri dello stesso tipo, invece di svilupparsi un’arte delicata come quella dell’educazione dei figli, essa verrebbe distrutta.

In seguito, per l’educazione nazionale, sarebbe necessario un corpo di operatori che assumesse, per conto della società, la responsabilità dell’allevamento dei figli. È evidente che a questo compito possono essere adatti soltanto coloro che sono capaci di reprimere la propria emotività e le proprie cattive inclinazioni e nei quali si riscontra autocontrollo e moderazione morale. Altrimenti, come potrebbero suscitare autocontrollo e moderazione nei figli? Ora la domanda è: da dove si importeranno persone di questo genere? Essi vogliono istituire il sistema educativo nazionale proprio per lasciare uomini e donne senza freni, affinché soddisfino le proprie cattive inclinazioni. Quando, in questo modo, nella società sarà stata distrutta fin dalle radici la disposizione all’autocontrollo e la capacità di reprimere le inclinazioni, dove si troverà un uomo dotato di vista nel villaggio dei ciechi, che insegni alla nuova generazione a camminare sulla retta via?

7. La vita della donna che un uomo egoista rende madre di un figlio attraverso l’adulterio viene distrutta per sempre. L’umiliazione e l’odio da parte della gente, insieme a una montagna di sventure, le crollano addosso in modo tale che ella continua a esserne schiacciata per tutta la vita. L’ideale morale moderno propone questa soluzione: ogni forma di maternità deve essere considerata allo stesso modo, sia che derivi dal matrimonio sia che derivi da altri mezzi. Si dice che la maternità sia degna di rispetto in ogni circostanza. Si dice inoltre che, da parte della società, maledire e stigmatizzare una donna che abbia assunto la responsabilità della maternità per ingenuità o per negligenza costituisca una grande ingiustizia nei suoi confronti. Ma, a questo proposito, la prima cosa da dire è che, per quanto ciò possa favorire la donna adultera, nel complesso rappresenta una grande calamità per la società. Il disprezzo e l’umiliazione con cui la società guarda naturalmente un figlio illegittimo costituiscono, da un lato, un grande ostacolo al peccato e alle cattive azioni di uomini e donne e, dall’altro, sono un segno particolare del mantenimento vivo del sentimento morale nella società. Se alla madre di un figlio legittimo e a quella di un figlio illegittimo viene accordata la stessa dignità, ciò significherà che nella società sono state eliminate le differenze tra bene e male, tra ciò che è benefico e ciò che è dannoso, e tra peccato e virtù. In secondo luogo, anche se fosse così — cioè se alla madre di un figlio legittimo e a quella di un figlio illegittimo venisse conferita la stessa dignità — questo risolverebbe forse le difficoltà che la madre di un figlio illegittimo dovrà affrontare? Anche se i sostenitori della nuova concezione considerano uguali le due madri, la natura non le considererà mai uguali e, in realtà, esse non potranno mai ricevere la stessa dignità. La loro equiparazione è contraria all’intelligenza, alla coscienza, alla ragione, alla giustizia e alla verità. Come può essere uguale alla donna saggia che ha contenuto gli impulsi e i sentimenti della propria giovinezza finché non ha trovato come marito un uomo rispettabile e responsabile, quella donna stolta che, sopraffatta dall’eccitazione momentanea dell’impulso sessuale, ha sottomesso il proprio corpo a un uomo egoista, il quale non è disposto ad assumersi alcuna responsabilità per il mantenimento e l’educazione né di lei né del figlio? Quale intelligenza o coscienza considererebbe uguali queste due donne? Si può inscenare una parvenza di uguaglianza tra loro, ma da quale luogo potrà quella stolta adultera ottenere il sostentamento, la protezione, il trattamento compassionevole, l’affetto, lo sguardo amorevole, gli auguri, la tranquillità e la stabilità che riceve una donna sposata? Da quale mercato si potranno importare, per il suo figlio illegittimo, l’affetto del padre e l’amore della famiglia paterna? Al massimo le si potrà concedere un aiuto finanziario per legge! Ma nel mondo una madre e un figlio hanno forse bisogno soltanto di denaro? È dunque vero che, anche se accordare uguali diritti alla maternità legittima e a quella illegittima può offrire agli immorali una consolazione esteriore, ciò non può proteggerli dalle amare conseguenze della loro stoltezza né i figli illegittimi dal danno naturale derivante dalla loro nascita.

Per le ragioni sopra esposte, è assolutamente indispensabile, per l’instaurazione e lo sviluppo della vita sociale, fermare completamente la diffusione dei rapporti sessuali nella società e lasciare aperta un’unica via per placare e soddisfare gli impulsi della giovinezza. Questa via è quella della vita coniugale. Dare a uomini e donne la libertà di commettere adulterio non significa soltanto concedere loro un’indebita indulgenza e commettere un’ingiustizia verso la società: significa ucciderla. La società che considera irrilevante questa questione, vuole ignorare l’adulterio considerandolo semplicemente un momento di piacere (Having a good time) e vuole mostrarsi tollerante verso il seminare la propria avena selvatica (Sowing wild oats) è, in realtà, una società ignorante. Non è consapevole dei propri diritti. È essa stessa a recare danno a se stessa. Se fosse consapevole dei propri diritti e comprendesse quali effetti velenosi abbia, nelle questioni sessuali, la libertà individuale sugli interessi della società, considererebbe questo fenomeno come considera il furto, la rapina e l’omicidio; anzi, lo riterrebbe più grave del furto e della rapina. Il ladro, il rapinatore e l’assassino danneggiano, al massimo, una persona o alcune persone, ma l’adultero depreda l’intera società e le generazioni future. Nello stesso tempo sottrae il patrimonio di milioni e miliardi di esseri umani. La portata del suo crimine è più ampia e si estende molto più lontano di quella degli altri crimini. Quando è universalmente riconosciuto che, se qualcuno invade i diritti altrui per soddisfare il proprio interesse personale, è giusto ricorrere alla forza della legge affinché la società lo contrasti, e quando, su questa base, il furto, l’omicidio, il saccheggio, l’inganno e gli altri modi di appropriarsi dei beni altrui sono considerati crimini e se ne ostacola la diffusione mediante la punizione, non vi è alcuna ragione per cui la legge del Paese, in quanto protettrice della società, non debba dichiarare l’adulterio un reato punibile.

Anche dal punto di vista dei principi è chiaro che matrimonio e adulterio non possono contemporaneamente far parte di un unico ordinamento sociale. Se per una persona si rende lecita la soddisfazione dell’istinto sessuale al di fuori del matrimonio, allora rendere vigente per un’altra la norma del matrimonio per il medesimo scopo diventa privo di senso. L’esempio è proprio questo: dichiarare legale viaggiare in treno senza biglietto e, contemporaneamente, mantenere in funzione il sistema di vendita dei biglietti. Nessuna persona dotata di coscienza può accettare contemporaneamente entrambi questi sistemi. La soluzione logica sarebbe abolire completamente la pratica della vendita dei biglietti. Ma se si deve mantenerla, allora si deve dichiarare reato viaggiare senza biglietto. Allo stesso modo, anche per quanto riguarda matrimonio e adulterio, applicare entrambi è ingiusto e irrazionale. Se si ritiene necessario il matrimonio per la civiltà — come è stato dimostrato in precedenza con argomentazioni — allora sarà assolutamente necessario dichiarare l’adulterio un crimine.*

È una caratteristica assai evidente dell’ignoranza che si percepiscano soltanto le conseguenze delle questioni molto limitate e manifeste in breve tempo. Invece, alle questioni le cui conseguenze, per la loro ampiezza e la loro lunga portata, non possono essere avvertite e i cui risultati si manifestano tardivamente, non si attribuisce alcuna importanza e non si presta loro alcuna attenzione. Questa è la ragione per cui si dà importanza al furto, alla rapina, all’omicidio e simili, ma non all’adulterio. Anche una società barbara non considera degno di perdono chi accumula in casa propria topi affetti dalla peste o diffonde malattie contagiose, perché la sua azione appare chiaramente dannosa. Ma l’adultero che, per il proprio interesse personale, recide le radici della civiltà riceve ogni indulgenza presso i barbari ignoranti, perché il danno da lui causato, benché razionalmente dimostrabile, non viene percepito. Perciò nella mente degli ignoranti non penetra affatto l’idea di quale possa essere l’atto criminoso contenuto nell’adulterio. Se la base della civiltà fosse fondata, invece che sulla barbarie, sulla coscienza e sulle scienze naturali, questo sistema non verrebbe mai accettato.

4. Metodi per prevenire l’oscenità

Per impedire una pratica dannosa per la civiltà non sarà sufficiente dichiararla un reato per legge e stabilire una pena per essa; sarà invece necessario adottare, oltre a ciò, quattro tipi di misure. Per esempio:

a) Occorre riformare la mentalità delle persone, mediante l’istruzione e l’educazione, a tal punto che ciascuno guardi spontaneamente a tale atto con disgusto e lo consideri un peccato; la sua coscienza morale deve trattenerlo dal commettere tale peccato.

b) Occorre formare il carattere sociale e l’opinione pubblica contro questo peccato in modo tale che la gente comune

1. Esiste la comune e distorta convinzione che, prima del matrimonio, a un giovane debba essere offerta qualche possibilità di soddisfare il proprio desiderio sessuale. Si sostiene infatti che sia difficile reprimere il desiderio sessuale in gioventù e che reprimerlo danneggi la salute. Ma tutte le fonti da cui è stata tratta questa conclusione sono fondate sull’errore. Un desiderio sessuale il cui impulso non possa essere represso è una condizione anormale [abnormal], e tale condizione si sviluppa nelle persone comuni perché un sistema culturale erroneo le eccita con la forza. Sono il nostro cinema, la nostra letteratura, la pittura, la danza e la musica, nonché il libero contatto con donne adornate e agghindate nella società mista di uomini e donne, a rendere le persone normali sessualmente anormali. Altrimenti, in un’atmosfera tranquilla e pura, non potrebbe mai sorgere tra uomini e donne comuni un’eccitazione sessuale che non possa essere repressa mediante la formazione della mentalità e l’educazione morale. È del tutto errata anche l’idea che, se non si hanno rapporti sessuali in gioventù, la salute ne risenta e che quindi l’adulterio sia lecito per il bene della salute. In realtà, per preservare tanto la salute quanto la moralità, è necessario cambiare quelle false disposizioni sociali e quei falsi criteri della vita lussuosa che hanno reso difficile il matrimonio e facile l’adulterio.

lo consideri un atto criminale e vergognoso e lo guardi con tale disgusto che l’opinione pubblica possa trattenere da questo peccato anche coloro la cui educazione è incompleta o la cui coscienza morale è debole.

c) Occorre rimuovere dall’ordinamento culturale tutti i mezzi e i fattori che incitano e tentano le persone a commettere questo peccato. Inoltre, per quanto possibile, occorre estirpare alla radice anche tutti i mezzi e i fattori che costringono le persone a commetterlo.

d) Nella vita culturale occorre creare, contro questo peccato, ostacoli tali che, anche qualora qualcuno desideri commetterlo, non possa farlo facilmente.

La coscienza testimonia la verità e la necessità dei quattro metodi sopra esposti, e la natura stessa lo esige. In pratica, questo è anche il metodo seguito in tutto il mondo: per porre fine a ciò che le leggi sociali considerano reato, insieme alle pene si adottano anche questi quattro tipi di misure. Se si ammette che la diffusione dei rapporti sessuali distrugge la civiltà e costituisce un grave reato contro la società, allora si deve necessariamente ammettere anche che, per sbarrare la strada all’adulterio, insieme alle pene si debbano adottare tutte le misure riformatrici e preventive sopra descritte. A tal fine è necessaria anche l’educazione del popolo. Occorre suscitare nel popolo un atteggiamento contrario. Anche tutte quelle cose che provocano eccitazione sessuale nelle persone devono essere allontanate dai confini della civiltà. Occorre inoltre eliminare dall’ordinamento sociale gli ostacoli che si frappongono al matrimonio. Bisogna imporre limitazioni sufficientemente rigorose anche ai rapporti reciproci tra uomini e donne, così che, se qualcuno desidera stabilire una relazione tra uomini e donne al di fuori del vincolo matrimoniale, quella strada gli sia sbarrata. Dopo aver riconosciuto l’adulterio come peccato e reato, nessuna persona dotata di coscienza potrà pronunciare neppure una parola contro queste misure.

Alcuni riconoscono i principi morali e sociali sulla cui base l’adulterio è stato considerato un peccato. La loro ostinazione, tuttavia, consiste nel ritenere che, contro l’adulterio, si debba fare affidamento soltanto sulle misure riformatrici, invece che su quelle punitive e preventive. Essi dicono: «Risveglia nell’essere umano, mediante l’educazione, un sentimento spirituale tale e rafforza a tal punto le esigenze del suo cuore e la sua coscienza morale, che questo si arresti spontaneamente. Altrimenti, adottare misure punitive e preventive invece di riformare e correggere spiritualmente l’essere umano significherebbe non soltanto trattarlo come un bambino, ma anche insultare l’umanità».

Anche noi ammettiamo fino a questo punto che questa è la via per riformare e migliorare l’umanità. In realtà, il culmine della civiltà consiste proprio nel fatto che nell’animo umano si crea una forza grazie alla quale egli continua spontaneamente a rispettare le norme e l’ordinamento sociale, e la sua coscienza lo trattiene dal recidere i vincoli morali. È proprio a questo scopo che si impiegano tutte le energie nell’educazione dell’uomo. Ma la domanda è: la nostra civiltà è davvero giunta a quel traguardo? Grazie all’istruzione generale e morale, l’umanità è stata forse così perfezionata da poter fare affidamento sulla sua spiritualità, senza bisogno di alcuna misura pubblica, punitiva e preventiva, per preservare l’ordinamento sociale? Lasciamo da parte le epoche passate. Quella era, secondo la loro espressione, l’«età oscura». Di fronte a noi c’è il ventesimo secolo, questa «età luminosa». In quest’epoca, volgete lo sguardo verso paesi civili come l’Europa e l’America. Tutti i loro abitanti sono istruiti. I cittadini sono orgogliosi della loro istruzione superiore. Ma là l’istruzione e la formazione spirituale hanno forse posto fine ai reati e alle violazioni della legge? Là non si verificano forse furti e rapine? Non si verificano forse casi di inganno, frode, oppressione e malefatte? Là non c’è forse bisogno di polizia, tribunali, prigioni, registri culturali e contabilità? Tra la popolazione si è forse sviluppato un tale senso di responsabilità morale che ormai non viene più trattata come una «bambina»? Se non è così, se anche in quest’epoca civile non si può lasciare il rispetto della legge e dell’ordine sociale esclusivamente alla coscienza morale della popolazione, se ancora oggi, in ogni luogo, si «umilia l’umanità» adottando misure sia punitive sia preventive per porre fine ai reati, quale può essere allora il motivo per cui, soltanto in materia di rapporti sessuali, l’«umiliazione dell’umanità» è diventata intollerabile? Soltanto in questa materia l’«umiliazione dell’umanità» è diventata intollerabile? Perché proprio in quest’unico ambito si insiste tanto nel trattare questi «bambini» alla stregua degli «adulti»? Riflettete un po’ più profondamente e osservate quale tipo di ladro si nasconde nell’angolo più recondito del loro animo.

Si dice che le cose considerate sessualmente eccitanti e perciò escluse dai limiti della civiltà costituiscano l’essenza stessa dell’arte e del gusto per la bellezza; se si rinunciasse a tutte queste cose, la fonte stessa della bellezza della vita umana si inaridirebbe. Pertanto, se si vuole fare qualcosa per preservare la civiltà e riformare la società, bisognerebbe farlo in modo da non arrecare alcun danno alle belle arti e al godimento della bellezza. Anche noi concordiamo fino a questo punto con questi gentiluomini: l’arte e il godimento della bellezza sono beni davvero preziosi. È auspicabile preservarli e svilupparli. Ma la vita sociale e il benessere sociale hanno il massimo valore. Non si possono sacrificare per nessuna forma d’arte o di piacere. Per sviluppare e far fiorire l’arte e il godimento della bellezza, bisogna scoprire un metodo capace di armonizzarli con la vita sociale e il suo benessere. All’arte e al godimento della bellezza che, invece della vita, portano distruzione e, invece del benessere, recano rovina, non si può in alcun modo permettere di fiorire entro i confini della società. Questa non è una nostra opinione personale o domestica; è piuttosto la richiesta della coscienza e della natura. Il mondo intero lo riconosce in linea di principio e lo applica ovunque. Ciò che nel mondo è ritenuto distruttivo e foriero di rovina per la vita sociale non viene tollerato in alcun luogo con il pretesto dell’arte e del godimento della bellezza. Se una letteratura incita alla disgregazione, ai conflitti, agli omicidi, ai saccheggi e simili, essa non viene tollerata per il solo fatto di essere letteratura; allo stesso modo, se attraverso una qualche opera letteraria si incitasse alla diffusione di malattie letali come la peste e il colera, ciò non sarebbe tollerato in nessun luogo. Nessun governo del mondo autorizza la proiezione pubblica di film o la rappresentazione di opere teatrali che diffondano l’eccitazione alla turbativa della pace e alla ribellione. Per quanto possano essere frutto di abilità artistica, le immagini che esprimono impulsi di oppressione, conflitto, disordine e immoralità, o che violano gli ideali morali universalmente riconosciuti, non sono considerate rispettabili né da alcuna legge né dalla coscienza di alcuna società. Sebbene l’arte del borseggio sia una tecnica estremamente sottile e l’abilità manuale richiesta sia considerata straordinaria, nessuno desidera svilupparla. Per falsificare banconote, assegni e documenti sono necessarie eccezionali capacità intellettuali e abilità, ma nessuno considera legittima quest’arte. Nell’arte dell’inganno e della truffa, la mente umana ha dimostrato in molti modi la propria capacità inventiva. Tuttavia, nessuna società civile ama onorare tali capacità. È una verità riconosciuta che la vita sociale, la sua pace, sicurezza, prosperità e il suo benessere sono più preziosi di qualsiasi bella arte e di qualsiasi godimento della bellezza. Pertanto, non si possono sacrificare per nessuna forma d’arte. Naturalmente, l’unico punto di disaccordo su questa questione è che noi consideriamo contrario alla vita sociale e al suo benessere ciò che altri non considerano tale. Se il loro punto di vista fosse come il nostro, anch’essi sentirebbero, come noi, la necessità di regolamentare l’arte e il godimento della bellezza.

Si dice anche che istituire il pardah tra uomini e donne e impedire loro di circolare liberamente nella società per porre fine ai rapporti sessuali illeciti significhi, in realtà, nutrire dubbi e sospetti sul loro carattere. Ciò farebbe pensare che si considerino tutti gli esseri umani privi di carattere e che non si abbia alcuna fiducia nel carattere degli uomini e delle donne. È un ragionamento davvero logico. Estendiamo un po’ questo modo di ragionare. La serratura usata sulla porta di casa sembrerebbe dichiarare che il padrone di casa considera ladri tutti gli abitanti della Terra. L’esistenza della polizia testimonia che il governo considera disonesti tutti gli abitanti del paese. Anche il motivo per cui si firma un contratto negli scambi di denaro sarebbe che una parte considera l’altra intenzionata ad appropriarsi del denaro. Le misure preventive adottate per impedire i reati implicherebbero che tutti coloro che ne sono influenzati siano considerati potenziali criminali. Secondo questo modo di ragionare, dunque, anche lei sarebbe considerato in ogni momento un ladro, un malvivente, un predatore dei beni altrui e una persona dal carattere sospetto. Eppure ciò non intacca minimamente il suo rispetto di sé. Perché allora, proprio in quell’unico ambito, la sua sensibilità è così fragile?

La questione è in realtà proprio quella indicata sopra. Coloro nella cui mente permane l’influenza logora delle antiche concezioni morali considerano adulterio e immoralità sessuale riprovevoli. Tuttavia, non li considerano così riprovevoli da doverli eliminare completamente. Per questo il loro punto di vista e il nostro differiscono riguardo all’adozione di misure correttive e preventive. Se i fatti naturali venissero loro rivelati e riuscissero a comprendere la reale situazione a questo riguardo, concorderebbero con noi sul fatto che, finché l’uomo rimane uomo e finché in lui sono presenti gli elementi dell’umanità, egli preferirà il progresso della vita sociale alle inclinazioni malvagie dell’essere umano e al suo godimento dei piaceri; non potrà restare indifferente a tutte queste misure preventive.

5. La corretta natura del rapporto coniugale

Dopo aver posto le basi della famiglia e sbarrato la via alla dissolutezza sessuale, ciò che è indispensabile per una civiltà virtuosa è definire correttamente, nell’ordinamento sociale, il rapporto tra donne e uomini. I loro diritti devono essere stabiliti con giustizia. Tra loro devono essere ripartite equamente le responsabilità. All’interno della famiglia, posizione e mantenimento devono essere determinati in modo tale che non vi sia alcuna discordanza tra moderazione ed equità. Tra tutti i problemi della civiltà, questo è uno dei più difficili. Eppure l’umanità, nella maggior parte dei casi, non è riuscita a risolverlo.

Vi sono alcune nazioni che hanno posto la donna in una posizione di autorità sull’uomo. Ma non troviamo nemmeno un esempio di una di queste nazioni che abbia raggiunto una vetta elevata di cultura e civiltà. Almeno nelle pagine della storia non si trova neppure il nome di una nazione che, facendo della donna la governante dell’uomo, abbia conquistato nel mondo forza e prestigio o compiuto un’opera degna di nota.

La maggior parte delle nazioni del mondo ha dato all’uomo preminenza sulla donna. Ma nella maggior parte dei casi questa preminenza ha assunto la forma dell’oppressione, trasformando la donna in una schiava. È stata umiliata e calpestata. Non le è stato riconosciuto alcun diritto economico o civile. È stata utilizzata come una domestica insignificante della famiglia e come un giocattolo per soddisfare i desideri sessuali dell’uomo. È vero che a un gruppo di donne al di fuori della famiglia sono stati concessi un certo grado d’istruzione e gli ornamenti della civiltà, ma soltanto affinché potessero soddisfare in modo più

attraente e completo il desiderio dell’uomo. Così, attraverso la loro arte musicale, potevano offrire piacere all’udito; mediante la danza e i movimenti del corpo, piacere alla vista; e attraverso la massima e più intensa attrazione sessuale, piacere fisico. Questo era il modo estremamente vergognoso con cui i bassi istinti dell’uomo avevano scoperto di umiliare e disonorare la femminilità. Nessuna nazione che abbia adottato questo metodo è sfuggita alla distruzione.

La moderna civiltà occidentale ha adottato una terza via. Essa consiste nel sostenere che tra donne e uomini debbano esistere uguaglianza e parità di diritti. Le responsabilità di entrambi dovrebbero essere analoghe e quasi identiche. Entrambi dovrebbero competere nello stesso campo di lavoro, procurarsi ciascuno i propri mezzi di sussistenza e diventare autosufficienti. Questo sistema di organizzazione sociale non ha ancora raggiunto la perfezione, perché la superiorità dell’uomo è tuttora evidente. In nessun ambito della vita donne e uomini sono ancora riusciti a essere uguali. La donna non ha ancora ottenuto tutto ciò che avrebbe dovuto ottenere nella forma di una piena parità. Tuttavia, nella misura in cui è stata instaurata, tale parità ha prodotto soltanto un disordine nell’organizzazione civile. Abbiamo già discusso dettagliatamente i suoi risultati. Perciò non riteniamo necessario aggiungere qui nuove osservazioni. Tutte e tre le forme di civiltà sopra descritte sono prive di giustizia, moderazione ed equilibrio, perché hanno trascurato di comprendere le indicazioni della natura e di adottare adeguatamente la via da essa prescritta. Riflettendo profondamente con razionalità e discernimento, si comprenderà che la natura stessa ha fornito una soluzione equilibrata a tutte queste questioni. Anzi, è anche una grande forza della natura il fatto che, sotto la sua influenza, la donna non possa scendere tanto in basso quanto si è tentato di farla scendere, né elevarsi tanto in alto quanto ha desiderato o quanto l’uomo ha cercato di elevarla. Guidato da un discernimento accecato dall’errore e dall’autoinganno, l’uomo ha adottato due opposti estremismi. La natura, invece, vuole la giustizia, la via di mezzo e la moderazione, e indica essa stessa il cammino per raggiungerle.

Nessuno può negare che, in quanto esseri umani, donne e uomini siano uguali. Donne e uomini sono due parti dell’umanità. Nella costruzione della civiltà, nella fondazione e nella realizzazione del progresso e nel servizio all’umanità, entrambi vi partecipano in egual misura. Entrambi possiedono mente, intelletto, coscienza, sentimenti, istinti e bisogni umani. Per il miglioramento e il progresso della civiltà, lo sviluppo mentale, l’esercizio dell’intelletto, della coscienza e della capacità di pensiero sono necessari in egual misura a entrambi, affinché ciascuno possa assumere pienamente il proprio ruolo al servizio della civiltà. Sotto questo aspetto, la richiesta di uguaglianza è del tutto ragionevole. È una richiesta imprescindibile di una civiltà virtuosa offrire anche alla donna, come all’uomo, l’opportunità di svilupparsi quanto più possibile secondo le sue capacità e attitudini naturali. Deve esserle data l’opportunità di acquisire conoscenze e ricevere un’istruzione superiore. Come all’uomo, devono esserle riconosciuti anche diritti civili ed economici. Nella società deve ricevere una posizione tale da suscitare in lei il senso della dignità e da far nascere quelle qualità umane che possono svilupparsi soltanto attraverso il senso della dignità. Le nazioni che hanno negato questo tipo di uguaglianza, mantenendo le proprie donne ignoranti, analfabete, umiliate e private dei diritti sociali, sono esse stesse cadute nell’abisso della decadenza. Perché degradare la metà dell’umanità significa degradare l’umanità. È vano aspettarsi persone rispettabili dal grembo di una madre disprezzata e umiliata, persone istruite dalle braccia di una madre ignorante, o persone dai pensieri elevati dalle cure di una madre decaduta.

Ma l’uguaglianza ha un secondo aspetto. Esso consiste nel fatto che il campo d’attività di donne e uomini debba essere lo stesso, e che entrambi debbano svolgere lo stesso tipo di lavoro. A entrambi dovrebbero essere affidate in egual misura le grandi responsabilità di ogni ambito della vita, e nell’organizzazione civile entrambi dovrebbero occupare la stessa posizione. A sostegno di ciò si presentano prove tratte da esperimenti e osservazioni scientifiche, affermando che donne e uomini sono uguali quanto a forza e capacità fisiche (equipotenti). Si sostiene che tra loro esista questo tipo di uguaglianza. Tuttavia, per giungere a una simile conclusione non basta dire che anche l’intenzione della natura sia affidare a entrambi lo stesso tipo di compiti. Una tale conclusione non sarà mai ragionevole finché non si sarà dimostrato che anche la costituzione fisica di entrambi è uguale, che la natura ha imposto a entrambi lo stesso tipo di responsabilità e che le loro condizioni mentali sono identiche. Tutte le teorie scientifiche scoperte dall’umanità fino a oggi hanno fornito una risposta opposta.

La conformazione della natura femminile nella biologia

È stato dimostrato dalle ricerche della biologia che la donna differisce dall’uomo sotto ogni aspetto, persino per quanto riguarda la propria forma, struttura e le molecole proteiche delle cellule dei tessuti. Quando nel grembo materno avviene la formazione del sesso [formazione-struttura] del nascituro, da quel momento la struttura fisica delle due categorie comincia a svilupparsi in forme differenti. La struttura fisica della donna è fatta in modo da renderla capace di generare e allevare i figli. A partire dalla formazione iniziale dell’utero fino alla maturità, il completo sviluppo del suo corpo avviene proprio per il perfezionamento di questa capacità, ed è questa capacità a determinare il percorso della sua vita futura.

Dopo il raggiungimento della maturità comincia il ciclo mestruale. Esso influisce sul funzionamento di tutti i suoi organi e apparati. Dalle osservazioni dei fisiologi si può sapere che durante il ciclo mestruale nelle donne si verificano i seguenti cambiamenti:

1. Diminuisce la capacità del corpo di conservare il calore. Di conseguenza, viene dispersa una maggiore quantità di calore corporeo e la temperatura diminuisce.

2. Il polso si indebolisce, la pressione sanguigna diminuisce e si osservano variazioni nella respirazione.

3. Si osservano cambiamenti nelle ghiandole endocrine, nelle tonsille e nelle ghiandole linfatiche.

4. Il metabolismo delle proteine diminuisce.

5. I fosfati e i cloruri vengono escreti in quantità minore e il metabolismo gassoso peggiora.

6. La capacità digestiva viene compromessa. La quota di proteine e grassi contenuta negli alimenti diventa insufficiente per la formazione del corpo.

7. La capacità respiratoria diminuisce e negli organi della parola iniziano a manifestarsi dei cambiamenti.

8. Il sistema nervoso si affatica e la sensibilità si indebolisce.

9. La memoria diminuisce e non si riesce a mantenere la concentrazione su alcuna cosa.

Tutti questi cambiamenti avvicinano talmente una donna sana a uno stato di malattia, che diventa difficile distinguere tra salute e malattia. È difficile trovare anche solo il trenta per cento di donne che durante le mestruazioni non provino alcun dolore o disagio. Una volta, esaminando mille sessanta donne, si constatò che tra loro l’84 per cento aveva sofferto di qualche forma di dolore o disagio durante le mestruazioni. Il dottor Elim Nudik, specialista in fisiologia, afferma:

I cambiamenti che generalmente si osservano tra le donne mestruate sono i seguenti:

Mal di testa, spossatezza, dolore agli arti, debolezza nervosa, asprezza del carattere, dolore alle vie urinarie, diminuzione della capacità digestiva, in alcuni casi stitichezza, talvolta nausea e vomito. Un numero considerevole di donne avverte un lieve dolore al seno, che a volte aumenta eccessivamente. In alcune donne, durante questo periodo, la voce diventa rauca. Talvolta la capacità digestiva viene meno e si manifesta difficoltà nella respirazione.

Tra le donne esaminate dal dottor Kreger, la metà aveva sofferto di disturbi digestivi durante le mestruazioni e, verso la fine, di stitichezza.

Il dottor Gib Hard afferma:

Si sono trovate pochissime donne che non abbiano sofferto alcun disturbo durante il periodo mestruale. Nella maggior parte dei casi si sono riscontrati mal di testa, dolore nella parte inferiore dell’ombelico e secchezza della gola. In questo periodo il loro umore diventa irritabile e sentono il desiderio di piangere.

In queste condizioni non sarà esagerato dire che, durante il periodo mestruale, una donna diventa realmente malata. È una sorta di malattia che colpisce ogni mese una donna.1

Tutti questi cambiamenti fisici esercitano inevitabilmente un’azione sulle facoltà mentali e sugli organi della donna. Nel 1909, dopo attente osservazioni, il dottor Voicechevsky osservò che in quel periodo diminuiscono nella donna la capacità di concentrazione e quella di compiere lavoro mentale. Il professor Krschi Skevsky, dopo aver condotto osservazioni psicologiche, giunse alla conclusione che in quel periodo il sistema nervoso delle donne si eccita. La facoltà percettiva si indebolisce e perde il suo equilibrio. La capacità di giungere a decisioni fondate su un pensiero ordinato diminuisce e spesso viene meno del tutto. Persino le decisioni già stabilite e maturate in precedenza negli angoli della mente diventano vacillanti. Di conseguenza, anche le attività della vita quotidiana alle quali è abituata non vengono più svolte correttamente in questo periodo. In quel periodo la bigliettaia del tram sbaglierà nel dare i biglietti e nel contare il denaro. La conducente guiderà l’automobile con paura e lentamente, e a ogni incrocio resterà confusa. Una dattilografa commetterà errori, batterà a macchina lentamente, nonostante gli sforzi lascerà sfuggire delle parole, batterà frasi sbagliate e, volendo premere con il dito un tasto, finirà per premere quello di un’altra lettera. L’avvocata non riuscirà a sostenere correttamente la causa. Anche nel presentarla commetterà errori nell’argomentazione. La capacità di giudizio della magistrata diminuirà ed ella sbaglierà nel prendere decisioni. Una dentista non riuscirà facilmente ad avere a portata di mano gli strumenti per l’estrazione dei denti durante il lavoro. Una cantante perderà la propria intonazione e il senso del ritmo. Persino un esperto di voce potrà dire, semplicemente ascoltando la voce, che la cantante è mestruata. In breve, durante il periodo mestruale la mente, il cervello e il sistema nervoso della donna diventano deboli e disordinati. Gli arti non riescono più ad agire secondo la sua volontà; al contrario, una forza interiore dominante offusca la sua volontà e la sua capacità di giudizio. Ella compie azioni involontarie. In questa condizione non conserva più la propria libertà d’azione e perde la capacità di svolgere attività che comportino responsabilità.

Il professor Lapinsky, nel suo libro intitolato The Development of Personality in Women, osserva che durante il periodo mestruale la libertà d’azione delle donne viene meno. Una forza dominante le rende sottomesse. La capacità di scegliere liberamente se compiere o non compiere un’azione viene quasi completamente meno.

Tutti questi cambiamenti si verificano in una donna sana e gradualmente si trasformano in una malattia. Sono registrati numerosi casi in cui, in questa condizione, la donna diventa simile a una pazza. Non è impossibile che, al minimo stimolo, si adiri eccessivamente, compia qualche atto come un animale o una persona priva d’intelligenza, e persino arrivi al suicidio. Il dottor Kraft Ebing dice che le donne che nella vita quotidiana vediamo miti, educate e allegre subiscono un improvviso cambiamento durante il periodo mestruale. Questo periodo giunge loro come una sorta di «tempesta» ed esse diventano brusche, litigiose e intolleranti. Persino la servitù di casa, i figli e il marito finiscono per assumere un atteggiamento ostile nei loro confronti. Non trattano bene neppure le persone estranee. Dopo approfondite indagini, alcuni specialisti sono giunti alla conclusione che la maggior parte degli atti criminali commessi dalle donne avviene durante il periodo mestruale, perché in quel periodo esse non riescono a controllarsi. In tali circostanze anche una donna molto onesta può arrivare a rubare e poi pentirsene. Weinberg, dopo attente osservazioni, ha dichiarato:

Il cinquanta per cento delle donne suicide compie questo atto proprio durante il periodo mestruale. Sulla base di ciò, il dottor Kraft Ebing ha osservato che, nel corso di un processo in tribunale contro una donna adulta accusata di un reato, le autorità dovrebbero accertare se il reato sia stato commesso durante il suo periodo mestruale.

La gravidanza è più gravosa del periodo mestruale. Il dottor Reprev afferma che, durante la gravidanza, vengono espulse quantità maggiori di quelle sostanze corporee in eccesso che, in condizioni di fame, vengono espulse dalla donna. La capacità di compiere lavoro fisico e mentale che la donna possiede in condizioni normali subisce un disordine durante la gravidanza. L’equilibrio del cervello viene compromesso. Tutti i suoi elementi mentali cadono in uno stato di disordine continuo. Ella oscilla tra la malattia e la salute. In seguito, per cause insignificanti, giunge al limite della malattia. Il dottor Fischer afferma che una donna sana, durante la gravidanza, soffre di una grave agitazione mentale. In lei compaiono irrequietezza e ansia. La memoria si deteriora e diminuiscono la sensibilità, la capacità di riflessione e la facoltà di comprendere. Hulak, Elias, Albert Moll e altri specialisti concordano pienamente sul fatto che l’ultimo mese della gravidanza trascorra in condizioni tali che, in quel periodo, la donna non possiede più la capacità di compiere alcun tipo di lavoro fisico o mentale.

Dopo il parto vi è il rischio di essere colpita da varie malattie. Vi è anche il rischio che la puerpera soffra di una malattia settica. Per ritornare alla condizione precedente alla gravidanza, negli organi si produce un movimento convulsivo, a causa del quale l’intero sistema fisico cade nel disordine. Anche quando non vi è alcun motivo di apprensione, occorrono diverse settimane per tornare allo stato normale. In questo modo, dal concepimento fino al compimento di un intero anno, la donna rimane di fatto malata o semimalata. Di conseguenza, la sua capacità lavorativa si riduce alla metà, o anche meno, rispetto alle condizioni normali.

In seguito, il periodo dell’allattamento è tale che, durante questo tempo, ella non vive per se stessa; vive invece per adempiere al deposito che la natura ha affidato alla sua custodia. In questo periodo, le sostanze preziose presenti nel suo corpo si trasformano in latte materno per il figlio. Dall’alimento, nel suo corpo viene assimilata soltanto la quantità necessaria a mantenerla in vita, mentre il resto si trasforma in latte materno. Dopo di ciò, per lungo tempo deve rivolgere tutta la sua attenzione alla cura, alla protezione e all’educazione del figlio.

Nell’epoca attuale il problema dell’allattamento è stato risolto in questo modo: ai bambini si devono fornire alimenti dall’esterno. Ma questa non è affatto una soluzione adeguata. Infatti, per ciò che la natura ha conservato nel latte materno al fine di nutrire il bambino, non può esistere alcun sostituto equivalente. Privare il bambino di ciò non è altro che una grande ingiustizia e un atto di egoismo. Tutti gli specialisti concordano sul fatto che, per il reale sviluppo del bambino, non esiste alimento migliore del latte materno.

Affinché la madre possa, libera da preoccupazioni per il figlio e con animo tranquillo, dedicarsi al lavoro fuori casa, è stata avanzata, per quanto riguarda l’educazione e l’istruzione dei bambini, la proposta delle “case di cura” o degli “asili nido”. Ma nelle “case di cura” o negli asili nido non è possibile fornire l’autentico affetto materno. Da dove potrebbero venire, dal cuore di una nutrice salariata, l’affetto e l’amore, la sollecitudine e la benevolenza di cui il bambino ha bisogno nella prima fase dell’infanzia? Questo nuovo metodo di allevamento dei bambini non è stato ancora sperimentato. Questo nuovo metodo di allevamento dei bambini non è stato ancora sperimentato. I discendenti prodotti dalla nuova fabbrica degli asili nido non hanno ancora dato frutti. Finora non sono ancora diventati visibili la loro indole, il loro carattere, i loro costumi e comportamenti né le loro attività. Pertanto, non sarebbe opportuno pronunciarsi in anticipo sul successo o sull’insuccesso di questo esperimento, affermando che il mondo ha scoperto un valido sostituto del grembo materno. È ancora universalmente riconosciuta la verità che il grembo materno è il luogo naturale di allevamento e di educazione del bambino.

Ora è comprensibile persino a una persona dotata di un minimo di buon senso che, anche se la forza fisica e mentale e le capacità dell’uomo e della donna fossero uguali, la natura non ha comunque imposto a entrambi responsabilità uguali. Per la continuità della stirpe, all’uomo non è stato imposto alcun compito oltre a quello di seminare il seme. Dopo di ciò egli è completamente libero e può svolgere qualsiasi altro lavoro della vita. Alla donna, invece, è stata affidata ogni responsabilità relativa alla continuità della stirpe. Fin da quando si trovava nel grembo materno, in una sorta di incubatrice, ella viene modificata e trasformata per essere resa idonea ad assumersi questa responsabilità. Tutti gli organi del suo corpo vengono formati proprio a questo scopo. Per questo, durante tutta la sua giovinezza, si verifica il ciclo mestruale. In questo periodo, per un intervallo compreso ogni mese tra tre e dieci giorni, ella è incapace di assumersi la responsabilità di lavori particolarmente importanti e di compiere un duro sforzo fisico o mentale di qualsiasi natura. Per questo deve sopportare terribili sofferenze durante la gravidanza e per un intero anno dopo il parto. In questo periodo vive, in realtà, in uno stato di semivita. Per questo i due anni dell’allattamento trascorrono in modo tale che ella irriga il campo dell’umanità con il proprio sangue e lo rende fertile con il flusso del proprio seno. Per questo, i diversi anni dedicati alle cure e all’allevamento iniziale del bambino trascorrono per lei tra fatiche e sofferenze tali che, durante questo periodo, il sonno notturno e il riposo diurno diventano per lei proibiti. In questo modo sacrifica per la futura progenie ogni propria felicità, tranquillità, gioia, piacere e desiderio naturale.

Se le cose stanno realmente così, riflettete e considerate quale sia la giustizia. È forse giustizia che la donna debba assolvere da sola tutte le responsabilità assegnatele dalla natura e che, per di più, sulle sue spalle venga posto anche il peso di tutte le responsabilità sociali, mentre l’uomo è stato liberato da tutte le responsabilità assegnategli dalla natura proprio per assolverle? Le si dovrebbe forse dire: «O donna! Porta anche i pesi delle sofferenze che la natura ha posto sulle tue spalle e, oltre a ciò, unisciti a noi e lavora per guadagnarti da vivere. Partecipa insieme a noi, in misura uguale, al governo del paese, alla giustizia, all’industria, al commercio, all’agricoltura, al mantenimento della pace nel paese, alla difesa nazionale e a tutte le altre attività. Entra nella nostra società e procuraci svago. Procura gli strumenti del nostro lusso e dei nostri desideri, della nostra gioia e del nostro divertimento, del nostro piacere e del nostro godimento».

Questa non è giustizia, ma ingiustizia; non è uguaglianza, ma palese disuguaglianza. La giustizia dovrebbe consistere proprio in questo: colei sulla quale la natura ha imposto responsabilità molto maggiori dovrebbe essere lasciata svolgere i lavori più leggeri e semplici della società. Al contrario, colui sul quale la natura non ha imposto alcuna responsabilità dovrebbe svolgere i compiti più importanti e più gravosi della società. Inoltre, dovrebbe assumersi anche la responsabilità del sostentamento e della protezione della famiglia.

Imporre alla donna il lavoro fuori casa non è soltanto un’ingiustizia; in realtà, ella non possiede nemmeno la piena idoneità a svolgere le attività maschili sopra menzionate. Solo colui la cui capacità lavorativa è incrollabile, che può adempiere continuamente e sempre ai propri doveri con tale competenza e sulla cui forza fisica e mentale si può fare affidamento, può essere idoneo a svolgere tutte queste attività. Ma come potranno portare il peso di tali responsabilità quei lavoratori che ogni mese diventano inabili o poco abili per un periodo considerevole e la cui capacità lavorativa scende ripetutamente al di sotto del livello desiderato? Immaginate un esercito o una marina composta da donne, nella quale, proprio al momento della guerra, alcune siano ricoverate in maternità e un intero contingente sia diventato incapace di lavorare a causa della gravidanza. Se portate l’esempio dell’esercito, direte che si tratta di un lavoro molto difficile. Ma parlate della polizia, della magistratura, del servizio diplomatico, delle ferrovie e dell’industria e del commercio. Quale di queste responsabilità non richiede una forza lavorativa competente e costantemente affidabile? Dunque, coloro che vogliono far svolgere alle donne il lavoro degli uomini probabilmente si propongono di trasformare l’intero genere femminile in uomini e distruggere la razza umana, oppure di trasformare con la forza una certa percentuale di donne in uomini e selezionarle perché subiscano una punizione, oppure di abbassare il livello di competenza richiesto per ogni genere di lavoro nella società.

Ma, qualunque siano i metodi sopra indicati ai quali ricorriate, preparare la donna al lavoro dell’uomo è completamente contrario alle esigenze e alle leggi della natura! Ciò non è vantaggioso né per l’umanità né per la società femminile. Poiché, secondo la fisiologia, la donna è stata creata per partorire i figli e allevarli, dal punto di vista psicologico sono stati riposti in lei anche qualità quali l’amore, la compassione, l’affetto materno, la tenerezza del cuore, la sensibilità acuta, la flessibilità emotiva e l’impeto dei sentimenti: qualità pienamente adatte alle attività quotidiane assegnatele dalla natura.

Nella vita coniugale, all’uomo è stata conferita dignità per l’azione e alla donna per il fatto di essere influenzata dall’azione. Per questo, nella donna sono state create qualità tali da prepararla ad agire soltanto nella direzione dell’essere influenzata. In lei vi sono, invece della durezza, mitezza, dolcezza e flessibilità. Invece della capacità di esercitare influenza, possiede quella di riceverla. Invece dell’azione, la capacità di accoglierla. Invece della fermezza e dell’incrollabilità, una propensione alla sottomissione, alla modestia e all’umiltà. Invece dell’arroganza e dell’audacia, il rifiuto, l’inclinazione alla fuga e la resistenza. Come potrebbe una donna avere successo in quelle attività e in quei settori della vita in cui sono necessarie durezza, dominio, autorità, opposizione e indifferenza, e in cui, al posto di emozioni e desideri deboli, sono necessari fermezza di propositi e risolutezza? Trascinare la donna in tutti questi settori della società significa distruggere la femminilità e distruggere anche tutti quei settori.

Ciò comporta per la donna non un progresso, bensì un regresso. Non si chiama progresso reprimere il talento naturale di una persona e creare in lei capacità artificiali contrarie alla natura; il vero progresso consiste piuttosto nel rendere l’uomo forte e fiorente e nel creare per lui l’opportunità di lavorare.

In questo non vi è alcun successo della femminilità, bensì soltanto insuccesso. In alcuni aspetti della vita la donna è debole e l’uomo è forte e progredisce; in altri, invece, l’uomo è debole e la donna è all’avanguardia. Nella competizione con l’uomo, la sventurata donna viene posta proprio negli aspetti della vita in cui è debole. La conseguenza inevitabile sarà che la donna risulterà sempre inferiore all’uomo. Per quanto si possano adottare ogni sorta di metodi, anche se tutti gli uomini del mondo si sforzassero con ogni energia, non potrebbero produrre tra le donne una sola madre appartenente alla classe comune, mentre tra loro si trovano Aristotele, Avicenna, Kant, Hegel, Omar Khayyam, Shakespeare, Alessandro, Napoleone, Saladino, Nizam al-Mulk Tusi e Bismarck.

Ciò non porta beneficio alla civiltà, ma le reca danno. Per la vita umana e per la civiltà sono necessarie tanto la durezza e l’inflessibilità quanto la dolcezza e la flessibilità. Quanto vi è bisogno di un abile comandante, di un saggio consigliere e di un eccellente governante, altrettanto vi è bisogno di un’eccellente madre, di un’eccellente consorte e di familiari esemplari. Qualunque delle due categorie venga esclusa, la civiltà ne subirà inevitabilmente un danno.

Questa è una tale divisione del lavoro (Division of work) che la natura ha stabilito tra le due categorie. Tutte le scienze, come la biologia, la psicologia e la sociologia, indicano proprio questa divisione del lavoro. Il fatto che la responsabilità di partorire e allevare i figli sia stata affidata alla donna è una verità decisiva. Ciò traccia per lei un confine nella civiltà umana. Nessun sistema artificiale può modificare questa verità. Una civiltà retta può essere soltanto quella che la accetta esattamente così com’è. In seguito, collocherà la donna nel suo posto appropriato e le conferirà rispetto sociale. Riconoscerà i suoi legittimi diritti civili ed economici. Le affiderà soltanto le responsabilità della casa e affiderà all’uomo le responsabilità esterne e la tutela della famiglia. La civiltà che tenterà di abolire questa divisione del lavoro potrà temporaneamente esibire una dimostrazione di progresso materiale e di splendore, ma alla fine la sua distruzione sarà certa. Quando infatti alla donna verranno affidate responsabilità economiche e civili pari a quelle dell’uomo, getterà via il peso delle responsabilità naturali che le sono state affidate. Di conseguenza, non sarà distrutta soltanto la civiltà, ma anche l’umanità. Se la donna tenterà qualcosa contrario alla sua natura e alla sua costituzione naturale, potrà in una certa misura assumere il lavoro dell’uomo; ma l’uomo non potrà in alcun modo diventare capace di partorire e allevare i figli.

Alla luce di questa divisione naturale del lavoro, l’organizzazione familiare e i ruoli assegnati alla donna e all’uomo dovranno basarsi sulle condizioni imprescindibili indicate di seguito:

1. Procurare il sostentamento della famiglia, assisterla e mantenerla, nonché svolgere nella civiltà il lavoro produttivo, sarà compito dell’uomo. La sua educazione dovrà essere tale da renderlo quanto più idoneo possibile al conseguimento di tutti questi scopi.

2. Allevare i figli, svolgere i lavori domestici e rendere la vita familiare dolce come il paradiso saranno compiti della donna. Bisognerà impartirle un’educazione adeguata e prepararla a questo scopo.

3. Per mantenere intatta la disciplina familiare e proteggerla dall’autorità di tanti capi quante sono le teste, si dovrà conferire a una sola persona un’autorità legalmente riconosciuta, affinché la famiglia non si trasformi in un esercito senza comandante. Si deve ricordare che una simile persona può essere esclusivamente un uomo. Infatti, il membro della famiglia il cui equilibrio mentale e intellettuale peggiora ripetutamente durante il periodo mestruale e la gravidanza non può, in nessuna circostanza, essere idoneo a esercitare tale autorità.

Nel sistema civilizzazionale, per preservare questa divisione del lavoro, l’istruzione e l’organizzazione, si dovranno adottare le necessarie misure preventive, affinché qualche individuo sciocco o alcuni individui sciocchi non mandino in rovina, per insensatezza, quel sistema civilizzazionale unificando i campi d’attività degli uomini e delle donne.

 

Errori e deviazioni umani

Per elaborare un sistema civilizzazionale ben ordinato che tenga conto delle esigenze della natura umana, delle sue inclinazioni umane e di tutti gli indizi offerti dalla sua costituzione fisica, si è già cercato di dimostrare, mediante una discussione approfondita e ricca di conoscenze e mediante esami e verifiche scientifiche, quali debbano essere i suoi princìpi fondamentali e le sue condizioni riguardo ai rapporti tra uomini e donne, ossia sotto il profilo dei rapporti sessuali. Tutto ciò che è stato detto nella discussione relativa a questo argomento è stato espresso in termini inequivocabili e non lascia spazio ad alcuna ripetizione. Gli argomenti trattati sono estremamente chiari dal punto di vista della conoscenza e della scienza e, generalmente, tutte le persone colte ne sono pienamente informate. Ma il culmine della debolezza umana consiste nel fatto che, fra tutti i sistemi civilizzazionali elaborati dagli uomini, nessuno ha inserito pienamente e armoniosamente questi chiari e giusti insegnamenti della natura. È altrettanto chiaro che l’uomo non ignora le proprie esigenze naturali. Non gli sono ignote né la propria condizione mentale né le proprie caratteristiche fisiche. Ciononostante, è altrettanto evidente che finora non è riuscito a elaborare un sistema civilizzazionale armonioso nei cui princìpi fondamentali siano state inserite in modo coerente tutte queste esigenze, caratteristiche, significati e finalità.

La vera causa della disperazione

L’unica causa della disperazione è proprio quella cui si è fatto cenno all’inizio di questo libro. È una debolezza naturale dell’essere umano che il suo sguardo non abbracci complessivamente tutti gli aspetti di una questione. Di solito, è sempre un singolo aspetto ad attirarlo. Poi, quando si inclina verso una direzione, l’altra rimane fuori dal suo campo visivo, oppure egli trascura deliberatamente le altre direzioni; nelle questioni minute e personali della vita, questa debolezza dell’essere umano si manifesta in modo evidente.

I problemi della civiltà e della cultura sono molteplici e di vasta portata. Ognuno di questi problemi presenta inoltre innumerevoli aspetti evidenti e nascosti. Come sarebbe dunque possibile che tali problemi rimanessero immuni dall’influenza delle debolezze umane?

All’essere umano sono stati certamente concessi la conoscenza e la coscienza. Tuttavia, generalmente, la sola coscienza non lo aiuta a risolvere i problemi della vita. L’attaccamento e la tendenza all’inclinazione lo rendono unilaterale e, quando procede in una determinata direzione, egli ricorre alla conoscenza e alla coscienza per sostenerla. In tale situazione, anche se la sua conoscenza vuole guidarlo in un’altra direzione e la sua coscienza protesta contro il suo atteggiamento unilaterale, egli non ammette comunque la propria colpa; al contrario, costringe la propria conoscenza e coscienza a escogitare argomentazioni a sostegno dei desideri e degli attaccamenti.

Alcuni esempi evidenti

Tra i problemi della società attuale che costituiscono oggetto della nostra discussione, questa ostinazione dell’essere umano si è manifestata attraverso estremi eccessi ed estremi difetti.

Un gruppo di persone, inclinando eccessivamente verso la moralità e la spiritualità, considerò i rapporti sessuali tra uomo e donna come qualcosa di assolutamente esecrabile. Questa incongruenza la riscontriamo nelle dottrine buddhista, cristiana e indù. Vediamo che, proprio per effetto di ciò, in una vasta parte del mondo i rapporti sessuali, dentro o fuori dai confini della famiglia, sono considerati un atto riprovevole. Qual è stata la conseguenza? La vita innaturale e anticivile dell’ascetismo è stata considerata l’obiettivo della moralità e della purificazione spirituale. Molti uomini e donne dell’umanità sprecarono le loro energie mentali e fisiche seguendo una via contraria alla natura, cioè combattendo contro di essa. Coloro che si unirono secondo le esigenze della natura lo fecero con l’atteggiamento di chi fosse costretto a soddisfare una necessità esecrabile. È evidente che un simile rapporto non può suscitare tra marito e moglie alcun amore, affetto, aiuto o solidarietà. Non solo da ciò non può nascere alcuna civiltà virtuosa e progredita, ma, proprio a causa delle cosiddette concezioni morali, viene lesa la dignità della donna. I fanatici sostenitori dell’ascetismo definirono l’attrazione sessuale una tentazione satanica e la donna “un’agente del demonio”. Essi considerarono la donna un essere impuro di tal genere, cosicché chi desidera la purezza del cuore è costretto a odiarla. Nella letteratura cristiana, buddhista e indù sono state diffuse concezioni di questo tipo sulla donna; ed è facile immaginare quale possa essere la dignità della donna in un ordinamento sociale fondato su tali concezioni e dottrine.

Esiste, proprio all’opposto, un altro gruppo, favorevole alle esigenze fisiche, che in questo campo si è spinto tanto oltre da aver superato non solo le esigenze della natura umana, ma persino quelle della natura animale. Nella civiltà occidentale ciò si è manifestato in modo tale da non poter più essere tenuto nascosto. Secondo la legge di quei paesi, l’adulterio non è un reato. Sono considerati reati la violenza o l’interferenza nei diritti legali altrui. Se non viene commesso uno di questi due reati, l’adulterio non è affatto un reato punibile e, per di più, non è neppure considerato un reato vergognoso. Fino a questo punto essi erano rimasti entro i confini della natura animale. Ma in seguito avanzarono ancora oltre. Trascurarono persino la procreazione, che è lo scopo dei rapporti sessuali tra gli animali. Trasformarono i rapporti sessuali in un semplice mezzo di godimento fisico. L’essere umano, creato come la migliore delle creature, giunto a questo punto si trasformò nella peggiore delle creature. Anzitutto, deviando dalla natura umana, stabilisce, come un animale, rapporti sessuali sfrenati, sulla cui base non può essere costruita alcuna civiltà. Poi si allontana persino dalla natura animale e impedisce anche il naturale esito dei rapporti sessuali: la nascita dei figli. Il suo scopo è che non possano nascere future generazioni destinate a mantenere l’esistenza del genere umano.

Un gruppo comprese, è vero, l’importanza della famiglia, ma la sua organizzazione fu realizzata attraverso vincoli normativi così rigidi da mettere una catena al collo dell’individuo, senza mantenere alcun equilibrio tra diritti e doveri. L’ordinamento familiare degli indù ne è un esempio lampante. Qui la donna non ha alcuna libertà di volontà e di azione. Non ha alcun diritto nella civiltà e nel guadagnarsi da vivere: finché è moglie è schiava, e anche quando è madre è schiava. Nella vedovanza la sua vita è peggiore di quella di una schiava; da viva è come una morta. Il suo destino consiste soltanto nell’adempiere ai doveri; quanto ai diritti, non ne possiede alcuno. Sotto questo ordinamento sociale si cerca fin dall’inizio di trasformare la donna in un essere privo di parola, affinché in lei non sorga alcuna consapevolezza della propria personalità. Non c’è dubbio che in questo modo le fondamenta della famiglia si rafforzino e che in tale famiglia non vi sia alcun timore di una ribellione della donna. Ma, umiliando e degradando metà della nazione, questo ordinamento sociale ha commesso, nella sua stessa struttura, un’ingiustizia così terribile che la società indù ne sta ora subendo le conseguenze.

Il secondo gruppo cercò di elevare la dignità della donna e le concesse piena libertà nella volontà e nell’azione. In questo campo si oltrepassarono talmente i limiti che la disciplina familiare fu completamente distrutta. La moglie è libera, la figlia è libera, il figlio è libero! In realtà, nella famiglia non c’è nessuno che sia capo o anziano autorevole. Nessuno ha alcuna autorità. Il marito non può chiedere alla moglie: “Dove hai trascorso la notte?” Il padre non può dire alla figlia: “Con chi frequenti e dove vai?” Marito e moglie sono soltanto due amici perfettamente uguali e conducono la vita domestica a condizioni paritarie. Il figlio è come un membro minorenne di questa “confederazione familiare”. In questo gruppo manca quel necessario elemento di obbedienza indispensabile a causa delle lievi differenze di temperamento e di natura. Questo è l’ordinamento sociale occidentale. È quell’ordinamento sociale occidentale i cui portabandiera sostengono di aver portato una rivoluzione nella civiltà e nell’ordinamento sociale. Per vedere la vera natura della loro rivoluzione, occorre leggere il resoconto di un tribunale europeo o americano per i matrimoni e i divorzi, oppure del Juvenile Court‘1 occorre leggerne il resoconto. Recentemente, dalle cifre sulla criminalità pubblicate dal Ministero dell’Interno inglese, si è potuto sapere che il numero dei reati tra i ragazzi e le ragazze minorenni è in rapido aumento. È stato altresì detto che la vera causa di ciò è che la disciplina familiare si è indebolita enormemente.2

Nessuna civiltà umana è riuscita a comprendere correttamente l’elemento di pudore e modestia custodito nella natura umana, e in particolare nella natura femminile, né a realizzarlo concretamente nell’abbigliamento e nelle consuetudini sociali! Il pudore e la modestia sono considerati una virtù suprema dell’essere umano, e in particolare della donna. Tuttavia, tale virtù non si è manifestata nell’abbigliamento e nella vita sociale attraverso alcun metodo razionale e consuetudini adeguate. Nessuno ha tentato di stabilire i giusti limiti del «sitr-e awrat» e di salvaguardarli uniformemente. Non è stato stabilito sulla base di alcun principio come dovesse essere tradotto il pudore nell’abbigliamento e nel comportamento di uomini e donne. Non è stato fissato alcun limite preciso e ragionevole riguardo alle parti del corpo che dovessero essere coperte o scoperte nei rapporti e negli incontri tra uomini, tra donne e tra uomini e donne. Per quanto la questione fosse importante dal punto di vista della civiltà, della buona educazione e della morale comune, altrettanta negligenza le è stata riservata. Essa è stata lasciata in parte alle usanze dei diversi paesi, poiché le consuetudini cambiano con le condizioni generali. In tal modo, agli individui non è rimasta la possibilità di adottare, secondo la propria volontà, una via corretta basata sui loro desideri, gusti e capacità di scelta. Ne è derivata, nell’abbigliamento e nella vita sociale dei diversi gruppi, una strana mescolanza di modestia e impudicizia. In tutto ciò non si riscontra alcuna relazione reciproca razionale, alcuna unità, alcuna armonia né il minimo principio. Nei paesi orientali la questione è rimasta soltanto sconnessa. Ma nell’abbigliamento e nella vita sociale dei popoli occidentali l’oscenità ha oltrepassato ogni limite, fino a sradicare completamente il pudore e la modestia. La loro nuova concezione è stata che il pudore e la decenza non siano sentimenti naturali, ma siano stati creati dall’abitudine di indossare abiti. Il «satr-e awrat» e la modestia non hanno alcun rapporto con la morale e la buona educazione; al contrario, sarebbero uno strumento per risvegliare l’attrazione sessuale dell’essere umano.1La concretizzazione pratica di questa filosofia dell’impudicizia consiste nell’abbigliamento seminudo, nei concorsi di bellezza del corpo, nelle danze nude, nelle immagini pornografiche, nelle rappresentazioni oscene sui palcoscenici, nel movimento sempre più diffuso del nudismo e nel ritorno dell’essere umano verso la bestialità, allontanandosi dalle donne caste, virtuose e pie.

Anche nell’altro versante di questo problema si riscontra tale eccesso. Coloro che hanno attribuito importanza alla morale e alla purezza hanno provveduto alla protezione della donna, considerandola non un essere vivente dotato di coscienza, ma un ornamento privo di vita, simile a un gioiello prezioso. Hanno inoltre evitato di affrontare la questione della sua istruzione e formazione. Eppure, per il bene della civiltà e della cultura, tale questione è importante per la donna quanto lo è per l’uomo. D’altra parte, coloro che hanno riconosciuto l’importanza dell’istruzione e della formazione della donna hanno trascurato l’importanza della morale e della purezza, piantando così, sotto un altro aspetto, i semi della distruzione della civiltà e della cultura.

Coloro che prestarono attenzione al sistema della divisione naturale del lavoro (Division of Labour) affidarono alla donna, al servizio della civiltà e della società, soltanto i lavori domestici e la cura dei figli. Il compito di procurare il sostentamento fu affidato all’uomo. Tuttavia, non riuscirono a mantenere l’equilibrio in tale divisione del lavoro. Privarono la donna di tutti i suoi diritti economici. Non le fu riconosciuto alcun diritto in materia di eredità. La proprietà dei beni e dei patrimoni fu assegnata interamente agli uomini. In questo modo, rendendo la donna economicamente invalida, instaurarono di fatto tra uomo e donna un rapporto tra padrone e schiava. Per porre rimedio a ciò emerse un altro gruppo. Esso volle concedere alla donna diritti economici e culturali. Ma commise a sua volta un altro errore. Il materialismo aveva ottenebrato le loro menti. Perciò intesero la liberazione della donna dalla schiavitù economica e culturale nel senso che anch’essa dovesse diventare, come l’uomo, una persona della famiglia capace di guadagnare. Per assumersi tutte le responsabilità della civiltà, anch’essa avrebbe dovuto parteciparvi in misura pari all’uomo. Secondo la prospettiva materialista, questo sistema aveva una grande attrattiva. Infatti, non solo alleggerì il pesante fardello dell’uomo, ma, grazie alla partecipazione della donna al guadagno, si cominciarono ad acquisire denaro e beni di lusso in misura quasi doppia.

Oltre a ciò, per amministrare il sistema economico e sociale della nazione si ottennero il doppio delle mani e delle menti rispetto al passato. Di conseguenza, il progresso della civiltà cominciò improvvisamente ad accelerare. L’eccessivo orientamento verso gli aspetti materiali ed economici giunse a tal punto che gli altri aspetti della vita civile furono trascurati e abbandonati, benché la loro importanza non fosse affatto inferiore sotto il profilo economico e materiale. Così, pur conoscendo le leggi naturali, continuarono a violarle deliberatamente. Le loro stesse ricerche scientifiche ne forniscono la prova. Avevano rivendicato giustizia per la donna; ma le osservazioni e gli esperimenti dimostrarono che, in realtà, le avevano fatto torto. Volevano concedere alla donna pari diritti, ma nella pratica instaurarono una disuguaglianza tra uomini e donne. La loro stessa scienza industriale ne dà prova. Volevano riformare la civiltà e la cultura, ma in realtà crearono strumenti micidiali per la loro distruzione. Possiamo conoscerne i dettagli dagli eventi e dalle cifre da loro riportati. Va osservato che essi non sono consapevoli di tutti questi dati; ma, come è stato già detto, è una debolezza umana non riuscire ad adottare, nel formulare le leggi della vita, disposizioni equilibrate e adeguate rispetto a tutti i principi. La sua natura spinge l’essere umano verso un estremo; e quando vi si dirige, molte cose escono dal suo campo visivo. Inoltre, benché molti principi gli divengano evidenti, li ignora e chiude gli occhi pur avendoli davanti. Qui viene presentata la testimonianza di tale cecità. In verità, quale prova migliore di questa può esistere della cecità deliberata?

Lo scienziato russo Anton Nemilov era un comunista convinto. Per dimostrare, mediante esperimenti scientifici, la disuguaglianza naturale tra uomo e donna, dedicò quasi duecento pagine della sua opera intitolata The Biological Tragedy of Woman¹. Tuttavia, nel registrare tutti i dati scientifici, egli stesso scrive:

Oggi, se si proponesse di concedere alla donna diritti limitati nell’ordinamento civile, almeno la gente approverebbe tale proposta. Noi, tuttavia, siamo fermamente contrari. Non dovremmo illuderci considerando un compito facile l’instaurazione, nella vita reale, dell’uguaglianza tra uomo e donna. In nessun luogo del mondo è stato fatto uno sforzo pari a quello compiuto nella Russia sovietica per rendere uguali donne e uomini. Eppure, il fatto è che all’interno della famiglia la posizione della donna è cambiata ben poco. — p. 76

Non solo nella famiglia, ma anche nella società non si è verificato alcun cambiamento. La ferma convinzione che donne e uomini non possano essere uguali non è radicata soltanto tra le classi comuni, ma anche tra le persone altamente istruite dello Stato sovietico. Tra le donne si è diffusa profondamente l’idea che, se fossero considerate alla pari degli uomini,

1. La traduzione inglese di quest’opera fu pubblicata a Londra nel 1932

allora riterrebbero che l’uomo sia stato privato della propria dignità. Inoltre lo definirebbero debole e privo di virilità. Se cercassimo di conoscere le opinioni di scienziati, scrittori, studenti, commercianti e di cento comunisti su questo argomento, scopriremmo che essi non considerano mai le donne loro uguali. Se leggessimo un romanzo contemporaneo, per quanto possa essere opera di uno scrittore indipendente, vi troveremmo qua e là descrizioni che dimostrerebbero falsa la suddetta idea dell’uguaglianza tra donne e uomini.

-pp. 95-194

Qual è la ragione di ciò?

La ragione è che qui i principi rivoluzionari entrano in conflitto con una teoria di estrema importanza. «Questa teoria è che, dal punto di vista fisiologico, l’uguaglianza tra donne e uomini non è possibile e che non sono state assegnate a entrambi responsabilità uguali. -p. 77

La questione risulterà ancora più chiara attraverso un’altra citazione: in sostanza, tra tutti i lavoratori si è manifestata apertamente la sfrenatezza sessuale. Ciò ha creato una situazione terribile e minaccia di distruggere il sistema socialista. È necessario contrastarla con ogni mezzo possibile. Perché è estremamente difficile combattere su questo fronte. Potrei citare centinaia di migliaia di casi che dimostrerebbero come la sfrenatezza sessuale non si sia diffusa soltanto tra gli ignoranti, ma anche tra i funzionari superiori altamente istruiti e intelligenti.

-pp. 202-203

Quanto sono chiare e autorevoli le affermazioni sopra riportate! Da un lato, vi è il chiaro riconoscimento che la natura non ha stabilito l’uguaglianza tra donna e uomo. Il tentativo di instaurare l’uguaglianza nella vita pratica è fallito. Nella misura in cui è stata instaurata una sorta di uguaglianza combattendo contro la natura, nella stessa misura si è riversata una corrente di oscenità e l’intero assetto della società è giunto sull’orlo del crollo. D’altro lato, vi è la pretesa che i diritti della donna nell’ordinamento sociale non debbano essere regolati e che, qualora lo siano, noi ci opporremo. Quale prova più evidente potrebbe esservi, a questo proposito, del fatto che l’uomo non è ignorante, bensì istruito e consapevole? Eppure, quanto è grande la sua schiavitù nei confronti della natura! Considera false le teorie e le verità da lui stesso scoperte e nega i risultati dei propri esperimenti e delle proprie osservazioni. Chiudendo gli occhi da ogni parte, procede in un’unica direzione dietro le proprie passioni e giunge al loro limite illusorio. Per quanto la sua stessa conoscenza, ragione e coscienza possano presentare argomenti e prove inconfutabili e solidi contro il raggiungimento di un simile estremo, e per quanto i suoi occhi possano vedere conseguenze cattive e velenose, tutto è vano.

**********

***********

Hai forse osservato colui che ha preso il proprio capriccio come ilah? Allah, pur sapendolo e consapevolmente, lo ha sviato, ha posto un sigillo sulle sue orecchie e sul suo cuore e ha steso una copertura sui suoi occhi. Chi dunque potrà guidarlo? Non accetterete ancora l’ammonimento?

— Sura al-Jāthiya, 23

Il principio dell’equilibrio della legge nell’Islam

In questo mondo di estremi squilibri, di eccessi e di carenze, esiste un unico ordinamento civile nel quale si riscontrano piena giustizia ed equilibrio e nel quale è stata prestata attenzione a ogni aspetto della natura umana, persino a quelli nascosti. Esso è stato elaborato sulla base di una conoscenza completa e particolareggiata della costituzione fisica dell’uomo, comprese le sue inclinazioni animalesche, della sua natura mentale, delle sue caratteristiche psicologiche e dei suoi bisogni naturali. Il fine della natura posto dietro ciascuna di queste creazioni è stato realizzato pienamente in modo tale che nessun altro fine, per quanto minimo, venga ostacolato o danneggiato. Infine, la combinazione di tutti questi fini diventa il mezzo per realizzare un fine grandioso: il fine della vita umana. Questa giustizia, questo equilibrio e questa armonia sono così perfetti che nessun uomo può crearli con il proprio sapere, i propri sforzi e il proprio impegno. Che una legge sia opera dell’uomo e che in essa non si riscontri in alcun punto una tendenza unilaterale è del tutto impossibile. Per non parlare del creare egli stesso una legge, il punto è che la gente comune non può comprendere pienamente il significato di questa disposizione giusta, equilibrata e profondamente scientifica, finché non possieda una straordinaria erudizione e non conduca per anni e anni ricerche ed esperimenti al riguardo. Non elogio questa legge perché credo nell’Islam; piuttosto, credo nell’Islam perché in essa vedo un equilibrio e un’armonia perfetti, nonché una perfetta corrispondenza con le leggi della natura. Alla luce di tutto ciò, il mio animo testimonia che l’autore di tutte queste leggi e disposizioni è necessariamente ed esclusivamente Colui che ha creato i cieli e la terra e che possiede la conoscenza del presente e del futuro. La verità è che soltanto Lui può indicare ai figli di Adamo sviati, che si precipitano in direzioni diverse, il giusto metodo per seguire la giustizia e la via di mezzo.

**************

**************

 

L’ordinamento sociale islamico

।। Uno ।।

Prospettiva fondamentale

È una caratteristica dell’Islam che esso stesso faccia luce sui misteri delle proprie leggi e norme. Riguardo alle norme islamiche stabilite per regolare i rapporti tra uomini e donne nella società, è l’Islam stesso ad averci detto su quali principi fondamentali delle scienze e su quali misteri della natura si fondino tali norme.

Il significato fondamentale della relazione coniugale

Il primo mistero svelato a questo proposito è il seguente:

****************************

Ho creato ogni cosa a coppie. – Sura adh-Dhariyat: 49

In questo versetto si allude al significato ampio della legge coniugale (Legge del sesso). L’ingegnere della natura universale rivela così la propria arte e tecnica ingegneristica: ha costruito tutte le macchine della natura universale secondo la legge coniugale (Legge del sesso), vale a dire che ha costruito ogni loro parte a coppie; e tutte le meraviglie tecniche che si osservano nell’universo creato sono lo straordinario risultato di questa legge delle coppie!

Consideriamo ora che cosa sia la legge coniugale (Legge del sesso). Il principio fondamentale della legge coniugale è che in una delle due parti vi sia l’azione e nell’altra la disposizione a ricevere l’azione. In una vi sia l’influenza e nell’altra l’accettazione dell’influenza. In una vi sia la capacità di unire e intrecciare, e nell’altra la disposizione a essere unita e intrecciata. Questa unione e la concessione della possibilità di unirsi, questa azione e la disposizione a riceverla, questa influenza e la sua accettazione, questa autorità e l’accettazione dell’autorità: il rapporto fra tutti questi elementi è il rapporto coniugale fra due cose. Da questo rapporto deriva ogni opera di costruzione, e mediante l’opera di costruzione funziona la fabbrica dell’intero universo creato. Tutto ciò che esiste nell’universo creato è stato creato a coppie, ciascuno secondo la propria categoria. In ogni coppia, il rapporto coniugale che si osserva sotto il profilo fondamentale consiste nel fatto che una delle due parti è agente e l’altra riceve la sua azione. Naturalmente, in ciascuna categoria dell’universo creato, la forma di questo rapporto è diversa: un tipo di legame di coppia si osserva nella materia, un altro tipo nella materia solida in crescita. E ancora, un certo tipo di legame di coppia, o di legge coniugale, si osserva negli esseri viventi. Tutte queste leggi coniugali sono diverse e distinte secondo le rispettive condizioni e finalità naturali. Tuttavia, in tutte il principio fondamentale della legge coniugale è unico e identico, quale che sia il tipo o la categoria. Per il vero scopo della natura, cioè per il compimento dell’opera di formazione e l’acquisizione di una forma, è indispensabile che in una delle due parti vi sia la forza di agire e nell’altra la forza di ricevere l’azione.

Dopo aver compreso il significato del versetto sopra citato, da esso si dimostrano tre principi fondamentali della legge coniugale:

1. La formula con cui Allah l’Altissimo ha creato l’intero universo e il metodo che ha stabilito come mezzo per dirigere la propria fabbrica non possono mai essere impuri o vili; al contrario, nella loro essenza sono puri e onorevoli. Perciò è desiderabile che essi esistano. Gli oppositori della fabbrica possono considerarli impuri e detestabili e allontanarsene. Ma il Costruttore e Proprietario della fabbrica non desidererà mai che la Sua fabbrica si fermi. Egli desidererà invece che le parti e gli ingranaggi delle macchine della fabbrica rimangano in funzione e continuino a svolgere il proprio lavoro.

2. Sia l’azione sia la ricezione dell’azione sono ugualmente necessarie al funzionamento di questa fabbrica. L’esistenza dell’agente e di colui che riceve la sua azione è ugualmente importante in questa fabbrica. Non vi è un onore speciale nell’azione dell’agente, né vi è disonore nel ricevere l’azione altrui. La perfezione dell’agente consiste nel possedere la forza d’azione e le qualità dell’agente, così da poter compiere adeguatamente l’aspetto attivo dell’unione coniugale. Se qualcuno utilizzasse le parti di una macchina comune per un lavoro diverso da quello loro proprio, per il quale non sono state fabbricate, tale persona sarebbe definita stolta e inesperta. Anzitutto, il tentativo sarebbe infruttuoso e, se si cercasse di imporlo con la forza, la macchina si guasterebbe. La stessa cosa vale per la gigantesca macchina dell’universo creato. Solo uno stolto e un inesperto può concepire di collocare la parte agente al posto di colei che riceve l’azione, e colei che riceve l’azione al posto della parte agente. Poi, tentando di farlo e nutrendo la speranza di riuscirvi, può dare prova di una stoltezza ancora maggiore. Ma il Creatore di questa gigantesca macchina non lo farà mai. Egli manterrà la parte agente nel posto dell’azione e le impartirà l’educazione adeguata; e, assegnando la parte ricettiva al compito di ricevere, predisporrà in essa la formazione dell’idoneità a ricevere l’azione.

3. L’azione possiede una certa superiorità rispetto alla ricezione dell’azione. Non nel senso che nell’azione vi sia onore e, al contrario, nel ricevere l’azione vi sia disonore; bensì nel senso che nell’azione si trovano effettivamente superiorità, forza e influenza. Se una cosa agisce su un’altra, ciò avviene perché la prima, rispetto alla seconda, è superiore, più forte e dotata della capacità di esercitare influenza. La cosa che riceve l’azione e ne è influenzata la riceve ed è influenzata perché è sottomessa, debole e dotata della capacità di subire influenza. Come per il compimento dell’azione sono ugualmente necessarie l’esistenza dell’agente e di colui che riceve l’azione, così è necessario che nell’agente vi siano superiorità e capacità di esercitare influenza, e nella parte ricettiva la capacità di riconoscere la subordinazione e di ricevere l’influenza. Infatti, se i due fossero uguali quanto a forza e nessuno avesse predominio sull’altro, nessuno dei due riconoscerebbe l’influenza dell’altro e l’azione non si compirebbe affatto. Se la stoffa fosse dura quanto l’ago, la cucitura non potrebbe essere eseguita. Se il terreno non possedesse morbidezza tale da riconoscere il predominio della zappa e dell’aratro, l’agricoltura e l’opera di costruzione diventerebbero impossibili. In breve, nessun lavoro di quelli che si compiono sulla terra potrebbe essere realizzato se a un agente non corrispondesse un ricettore dell’azione e se quest’ultimo non possedesse la capacità di essere influenzato dall’agente. Pertanto, colui che nella coppia è l’agente esige per natura di possedere superiorità, fermezza e forza d’autorità: ciò che si chiama virilità. È desiderabile che egli sia così, affinché, in quanto parte attiva, possa adempiere il proprio dovere. D’altra parte, la natura della parte ricettiva esige che possieda dolcezza e disposizione a ricevere l’influenza: ciò che si chiama femminilità. Infatti, proprio queste qualità possono renderla efficace nella funzione ricettiva dell’ordinamento coniugale. Coloro che ignorano questo profondo mistero prendono la superiorità personale dell’agente nel senso di onore e dignità, e considerano spregevole e umiliata la parte che riceve l’azione; oppure, negando del tutto la superiorità, cercano di instillare nella parte ricettiva tutte quelle qualità che dovrebbero trovarsi nell’agente. Ma l’Ingegnere che ha creato entrambe queste parti le inserisce nella macchina in modo tale che, quanto all’onore, esse siano uguali, e che siano uguali quanto a istruzione, educazione, cura e benevolenza ricevuta. Tuttavia, fra esse devono essere create proprio la supremazia e la subordinazione che la natura dell’azione e della ricezione dell’azione richiede, affinché lo scopo dell’ordinamento coniugale possa compiersi. Altrimenti entrambe diventerebbero come pietre dure, con il risultato che fra loro potrebbe esservi soltanto conflitto, senza che possano adottare alcuna attività comune o alcun metodo di cooperazione reciproca.

Questi sono i principi che si ricavano già dal significato primario del sistema coniugale. Il semplice fatto che la donna e l’uomo esistano in coppie, in quanto esseri inerti, esige che tali principi siano presenti nella loro relazione. Procedendo oltre, si potrà comprendere che nella legge sociale istituita dal Creatore dei cieli e della terra è stata prestata particolare attenzione ai tre aspetti sopra descritti.

La natura animalesca dell’essere umano e il suo timore

Ora procedete di un altro passo. L’esistenza della donna e dell’uomo non è soltanto un’esistenza inerte, bensì anche un’esistenza animale. Da questo punto di vista, quale esigenza si cela dietro il fatto che tra loro si instauri una relazione coniugale?

Il Corano dice:

********************

Allah l’Altissimo ha creato per voi delle coppie tra voi stessi. Ha creato delle coppie anche tra gli animali. In questo modo Egli vi disperde sulla terra. — Sura Ash-Shura: 11

*************************

Le vostre donne sono per voi come un campo coltivato.

-Sura al-Baqara: 223

Nel primo versetto si parla contemporaneamente della creazione dell’essere umano e degli animali in coppie. Il loro scopo comune viene indicato nel fatto che, attraverso il loro rapporto coniugale, la progenie si moltiplica.

Nel secondo versetto, distinguendo l’essere umano dalla semplice categoria degli animali, viene chiarito che, tra gli animali, in questo particolare tipo di rapporto coniugale esiste una relazione tra il campo coltivato e il contadino. Questa è una verità conforme alla biologia. Dal punto di vista biologico, questa è la più bella similitudine che si possa dare della donna e dell’uomo.

Da questi due versetti si ricavano inoltre tre principi fondamentali. Essi sono i seguenti:

  • Allah l’Altissimo ha creato la coppia umana, come quella degli altri esseri viventi, affinché attraverso il loro rapporto sessuale la progenie continui a moltiplicarsi. Questa è una necessità della natura animale dell’essere umano, e bisogna offrirgli l’opportunità di soddisfarla. Egli non ha creato l’essere umano affinché alcuni di loro si limitassero a provvedere soltanto al proprio sostentamento sulla terra, trascurando la perpetuazione della razza umana; Egli ha invece posto nella natura animale dell’essere umano una tale attrazione sessuale che i coniugi possano unirsi e continuare a generare la propria progenie, affinché la terra di Allah rimanga operante. Pertanto, la legge che proviene da Allah non può mai reprimere né estinguere l’attrazione sessuale; al contrario, deve necessariamente contenere i mezzi attraverso i quali l’essere umano possa soddisfare questa sua esigenza naturale.

2. Dopo aver paragonato la donna e l’uomo al contadino e al campo coltivato, si afferma che il rapporto tra i coniugi umani è distinto dal rapporto coniugale degli altri esseri viventi. Anche tralasciando il giudizio sull’essere umano in quanto tale e considerandolo soltanto come animale, si può vedere che la costituzione fisica di questi due esseri [del maschio e della femmina] è stata fatta in modo tale che tra loro debba esistere lo stesso rapporto saldo e indissolubile che sussiste tra un contadino e il suo campo coltivato. Il compito del contadino non consiste soltanto nel gettare i semi nel proprio terreno: spetta a lui anche irrigarlo, sorvegliare i semi e il raccolto e provvedere alla loro cura. Allo stesso modo, la donna non è un campo nel quale un essere qualsiasi, passando per la strada, abbia gettato un seme, dopo di che un albero sia spuntato spontaneamente; la realtà è piuttosto che, quando la donna concepisce, diventa di fatto dipendente dal contadino, affinché egli provveda al suo sostentamento e alla sua cura e ne assuma pienamente la responsabilità.

3. Secondo la biologia, l’attrazione sessuale presente tra i coniugi umani è esattamente dello stesso tipo di quella presente anche negli altri animali. Ogni essere vivente di una determinata specie prova un’attrazione sessuale animale verso ogni essere vivente del sesso opposto, e il grande desiderio di moltiplicarsi posto in loro attrae reciprocamente quegli individui delle due categorie nei quali esiste effettivamente la capacità di procreare. Pertanto, la legge stabilita dal Creatore dell’universo non può ignorare questo lato debole della natura animale dell’essere umano. In esso, infatti, è celata una tendenza enorme verso l’anarchia sessuale [Sexual anarchy], che non può essere contenuta senza particolari metodi di salvaguardia. Se una volta sfugge al controllo, l’essere umano diventa peggiore persino dell’animale.

(Arabo******************************)

In verità, abbiamo creato l’essere umano nella forma più bella, poi lo riduciamo al più vile dei vili; eccetto coloro che credono e compiono opere giuste. — Sura At-Tin: 4-6

 

La natura umana e i suoi desideri

È stato già illustrato che la natura bestiale costituisce il terreno e il fondamento della creazione umana. Su questo terreno è stato innalzato l’edificio dell’umanità. Tra tutte le cose necessarie a preservare l’esistenza individuale e collettiva degli esseri umani, Allah l’Altissimo ha collocato, nella loro componente bestiale, il desiderio di ciascuno e la capacità di ciascuno di soddisfarlo. Ora, non è affatto volontà di Allah impedire il soddisfacimento di uno qualsiasi di questi desideri o distruggere una qualsiasi di tali capacità. Infatti, tutte queste condizioni sono necessarie e, senza di esse, l’essere umano e la razza umana non possono sopravvivere. Tuttavia, la natura vuole che l’essere umano, nel soddisfare i propri desideri e nell’utilizzare tutte le proprie capacità, non adotti metodi puramente bestiali; al contrario, per quanto riguarda le aspirazioni proprie della sua componente umana e le esigenze sovrabbestiali presenti in lui, è auspicabile che il suo metodo sia umano. A questo scopo, Allah l’Altissimo ha stabilito i limiti della Shari’a, affinché le attività umane siano sottoposte a ordine e disciplina. Insieme a ciò, è stato pronunciato anche questo avvertimento: se si oltrepassano i limiti o si adotta un metodo inferiore, la distruzione sarà inevitabile.

(arabo********************************)

Chi viola la legge di Allah fa torto a se stesso. — Sura At-Talaq: 1

Ora osservate verso quali caratteristiche della natura umana e verso quali desideri e aspirazioni il Nobile Corano indirizza l’attenzione in materia coniugale.

La spiegazione del tipo di rapporto che è stato insito nella natura umana tra entrambe le categorie [uomini e donne] è la seguente:

(arabo**************************)

Tra i Suoi segni vi è questo: Egli [Allah l’Altissimo] ha creato per voi, tra voi stessi, delle spose, affinché troviate tranquillità presso di loro, e ha posto tra voi amore e misericordia. — Sura ar-Rum: 21

(arabo**********************)

Esse sono un ornamento per voi e voi siete un ornamento per loro. — Sura al-Baqara: 187

Nel versetto precedente, in cui si menziona la creazione delle coppie sia degli esseri umani sia degli animali, si afferma che lo scopo della creazione delle coppie è soltanto la conservazione della progenie. Qui, distinguendo l’essere umano dall’animale, viene descritta questa sua caratteristica: la creazione delle coppie ha uno scopo più elevato, e cioè che il loro rapporto non sia meramente sessuale, bensì un rapporto d’amore e di affetto. Essi partecipano reciprocamente alla gioia e al dolore. Tra loro vi sarà una compagnia, un’unione e una vicinanza come quelle che esistono tra il corpo e l’abito che lo ricopre. Un simile rapporto tra i due costituisce la pietra angolare della civiltà umana; ciò è già stato detto in precedenza. Con le due parole [arabo] si è indicato che nella donna vi sono, per l’uomo, tranquillità e fonte di gioia, e che il servizio conforme alla sua natura consiste nel diffondere nella pace e nella gioia di questo mondo combattivo e operoso le particelle di serenità e felicità: questa è la vita familiare dell’essere umano. Gli occidentali, tuttavia, hanno trascurato l’importanza della vita familiare in nome delle comodità e dei piaceri materiali. In realtà, questa sfera familiare possiede un’importanza pari a quella delle altre sfere nell’ordinamento civile e sociale; ed è altrettanto indispensabile alla vita civile quanto lo sono le altre sfere.

2. Questo rapporto sessuale non desidera soltanto l’amore reciproco tra marito e moglie, ma desidera anche che con i figli nati da tale rapporto si stabilisca un legame profondo e sincero. A tal fine, il Creatore dell’universo ha disposto la struttura fisica dell’essere umano, e in particolare della donna, nonché le condizioni naturali della gravidanza e dell’allattamento, in modo tale che l’affetto e la tenerezza per il figlio si intreccino con il suo sangue, la sua carne e ogni sua particella. Il Sacro Corano dice: (arabo******************)

Sua madre lo ha portato nel grembo con grande sofferenza. Poi lo ha svezzato dopo due anni.

— Sura Luqman: 14

(arabo********************************)

Sua madre lo portò nel grembo con grande sofferenza, lo partorì con grande sofferenza e trascorsero trenta mesi dal concepimento fino allo svezzamento.                              -Sura al-Ahqaf: 15

La stessa condizione vale anche per l’uomo, sebbene, per quanto riguarda l’amore per i figli, sia alquanto inferiore alla donna.

(Arabo****************************)

L’amore per le cose piacevoli stabilisce tra gli esseri umani i rapporti di parentela e matrimoniali. Da questi rapporti nasce la famiglia, dalla famiglia il clan e dal clan la nazione. Poi, dall’insieme di questi rapporti, si forma la civiltà.

(Arabo*******************************)

Ed Egli è Allah, Colui che ha creato l’essere umano dall’acqua. Poi ha stabilito tra loro rapporti di parentela e matrimoniali. –Sura al-Furqan: 54

(Arabo***************************)

O genere umano! Vi abbiamo creati da un uomo e da una donna. Poi vi abbiamo divisi in nazioni e tribù affinché possiate riconoscervi gli uni negli altri. –Sura al-Hujurat

Pertanto, i rapporti di consanguineità, di discendenza e matrimoniali costituiscono in realtà il fondamento primario e naturale della civiltà umana. Tale istituzione civile dipende da una condizione nella quale l’identità dei figli sia nota ai genitori e la loro discendenza sia al sicuro.

3. Il desiderio naturale dell’essere umano è questo: se qualcuno desidera lasciare a qualcuno una parte dei frutti del lavoro della propria vita, allora desidera lasciarla ai figli e ai propri cari; allora la lascerà ai figli e ai propri cari, con i quali per tutta la vita è stato legato da un rapporto di sangue.

(arabo******************************)

Secondo la disposizione del Corano di Allah, tra i parenti alcuni hanno più diritto di altri in materia di eredità. –Al-Anfal

(Arabo*******************************)

Coloro che avete adottato come figli, Allah non li ha resi vostri figli. – Sura Al-Ahzab

Pertanto, anche per la distribuzione dell’eredità è necessario preservare la discendenza.

4. La tendenza alla vergogna nella natura umana è una tendenza del tutto naturale. Allah ha creato, nella costituzione fisica dell’essere umano, alcune parti del suo corpo tali da suscitare il desiderio di tenerle coperte. È proprio questo impulso insito nella costituzione fisica che, fin dai tempi antichi, ha costretto l’essere umano a indossare una qualche forma di abito. In questo capitolo il Corano confuta con parole inequivocabili le dottrine moderne. Il Corano afferma che provare vergogna nel mostrare e cercare di tenere coperte quelle parti del corpo umano che suscitano attrazione sessuale negli uomini e nelle donne è un’esigenza naturale della natura umana. Naturalmente, Satana desidera che gli esseri umani le lascino scoperte.

(arabo*******************************)

Poi, quando entrambi ebbero gustato il frutto di quell’albero, le parti coperte dei loro corpi furono scoperte ed essi cominciarono a ricoprirle con le foglie del Paradiso.

— Sura al-A‘raf:

Ancora, il Corano dice che Allah ha introdotto gli abiti affinché, da un lato, con essi si copra ciò che deve essere coperto e, dall’altro, si accresca la bellezza. Non è sufficiente coprire ciò che deve essere coperto; insieme a ciò è necessario avere nel cuore il timore di Allah.

(arabo*********************)

Vi abbiamo dato gli abiti per coprire le vostre parti intime e per adornarvi; ma l’abito della taqwa è il migliore. — Sura al-A‘raf, 26

Questa è la concezione fondamentale dell’ordinamento sociale islamico. Dopo averla accolta nel cuore, studiate la forma dettagliata di questo ordinamento sociale, che è stata elaborata sulla base di tale concezione. Nel corso di questo studio dovreste verificare con occhio attento quanta devozione, utilità, coerenza e razionalità siano state mantenute nell’applicare alla lettera tutti i principi che l’Islam ha adottato come fondamento della propria legislazione. In tutte le disposizioni elaborate dagli uomini che abbiamo esaminato, abbiamo osservato questa evidente debolezza: tra i loro principi fondamentali e i dettagli concreti non viene mantenuta una piena armonia e coerenza. Tra i principi e i loro rami si manifesta una grande disparità. La forma in cui vengono esposti i principi è di un tipo, mentre i piccoli dettagli stabiliti per dar loro una forma concreta assumono un altro aspetto. Dopo essere ascesa nei cieli del pensiero, della ricerca e della ragione, viene presentata una certa dottrina. Ma, discendendo dal mondo superiore al campo dell’azione concreta, quando l’uomo si trova alle prese con i problemi, perde ogni cosa a tal punto da non ricordare più neppure la propria dottrina. Osservate con particolare spirito critico le leggi elaborate dagli uomini, come se vi applicaste un cannocchiale, e verificate se nella norma che un uomo del deserto arabo aveva presentato al mondo — per la cui elaborazione non era stato consultato né alcun consiglio legislativo né alcun comitato selezionato — vi sia, in qualche punto, spazio per incoerenze, difetti o deviazioni.

 

L’ordinamento sociale islamico

Due

Principi fondamentali e norme obbligatorie

Il problema più importante nella costruzione della società, come è stato esposto altrove, consiste nel sottrarre l’istinto sessuale alla sfrenatezza e sottoporlo a un ordine e a una disciplina. In caso contrario, l’ordine della civiltà non può essere preservato. Se tale principio venisse mai trasgredito, non vi sarebbe alcun mezzo per proteggere l’essere umano da un terribile declino morale e psicologico. A questo scopo, l’Islam ha sottoposto i rapporti tra uomini e donne a confini distinti, collegandoli a un unico centro.

 

Uomini e donne proibiti

Anzitutto, la legge islamica ha reso reciprocamente haram quegli uomini e quelle donne che sono costretti a vivere insieme o a mantenere rapporti molto stretti: la madre e il figlio, il padre e la figlia, il fratello e la sorella, la zia paterna e il nipote, lo zio paterno e la nipote, la zia materna e il nipote, lo zio materno e la nipote, il patrigno e la figlia, la matrigna e il figlio, la suocera e il genero, il suocero e la nuora, la cognata e il cognato [due sorelle insieme], nonché gli uomini e le donne legati da parentela di latte. Rendendo haram il matrimonio tra tutti questi uomini e donne, li ha purificati dalla brama sessuale a tal punto che non possono neppure concepire una qualsiasi attrazione sessuale. [Naturalmente, se si tratta di persone dalla natura bestiale, non sottoposte ad alcun vincolo morale, è un caso diverso.]

 

Proibizione della fornicazione

Dopo aver fissato questi confini, la seconda restrizione imposta è che tutte le donne unite in matrimonio con altri uomini sono haram. Quanto alle donne rimaste, escluse quelle sopra menzionate, sono stati proibiti i rapporti sessuali illeciti con loro.

(Arabo*********************************)

Non avvicinatevi neppure alla fornicazione. Essa, infatti, è da un lato un’oscenità e dall’altro una via erronea.

—Sura Banī Isrāʾīl: 32

 

Il matrimonio

In questo modo, mediante l’applicazione di controlli, impedimenti e divieti, sono state sbarrate tutte le vie della dissolutezza sessuale. Tuttavia, è stata lasciata aperta una via per soddisfare le esigenze e i desideri della natura bestiale dell’essere umano e per mantenere in vigore l’ordine e il metodo stabiliti dalla fabbrica della natura. È stato detto: «Soddisfa questa esigenza e questa necessità, ma non mediante relazioni sconnesse e prive di regole; non agendo di nascosto e neppure attraverso la via dell’oscenità pubblica. Al contrario, mediante una procedura regolata e una dichiarazione pubblica, fa’ sì che nella tua società diventi noto e manifesto a tutti che quel determinato uomo e quella determinata donna sono diventati l’uno dell’altra.»

(Arabo************************)

Sono state rese lecite per voi, oltre a queste donne, tutte le altre, affinché possiate stabilire con loro un rapporto legittimo in cambio dei vostri beni [dote], non una relazione sessuale libera. ………. Pertanto, sposatele con il permesso dei tutori di queste donne. ……. Che esse siano unite dal vincolo matrimoniale, non perché si atteggino ad amanti pubblicamente o segretamente. —Sura an-Nisāʾ: 24-25

Osservate qui l’equilibrio dell’Islam. La relazione sessuale che al di fuori del vincolo matrimoniale era haram e detestabile, entrando nei limiti del matrimonio, non è diventata soltanto lecita, ma si è trasformata in un’eccellente opera meritoria. Se ne ordina l’adempimento e si disapprova l’astenersene. Una simile relazione tra marito e moglie diventa un atto di adorazione. Anzi, se la moglie, per sottrarsi al legittimo desiderio del marito, osserva un digiuno nafl oppure si dedica alla preghiera e alla recitazione, sarà peccatrice. A questo proposito ascoltate alcune delle nobili parole del Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui):

(Arabo******************************)

Dovreste sposarvi. Poiché il matrimonio è un eccellente mezzo per proteggere gli occhi dallo sguardo lascivo e preservare le parti intime. Chi tra voi non ha la possibilità di sposarsi, digiuni; poiché il digiuno reprime il desiderio sessuale. -Tirmidhi

(Arabo***************************************)

Giuro su Allah: per quanto riguarda il timore di Allah e il tenersi lontani dal Suo scontento, io sono certamente il più sollecito tra voi. Tuttavia digiuno, interrompo il digiuno, prego, dormo di notte e mi sposo. Questa è la mia sunnah; chi si astiene dalla mia sunnah non ha nulla a che fare con me. -Bukhari

(Arabo*********************************)

La moglie non osservi il digiuno [facoltativo] senza il permesso del marito. -Bukhari

(Arabo*****************************)

Quando una donna trascorre la notte separata dal marito, gli angeli la maledicono finché non ritorna dal marito. -Bukhari

(Arabo*************************************)

Quando uno di voi vede una donna e si sente attratto dalla sua bellezza, si rechi da sua moglie. Poiché tutto ciò che si trova in quella donna si trova anche in sua moglie. – Tirmidhi

Lo scopo della Shariah alla base di tutte queste disposizioni è chiudere ogni via alla corruzione sessuale. I rapporti sessuali devono essere confinati entro i limiti del vincolo matrimoniale. Al di fuori di questi limiti, per quanto possibile, non deve sorgere alcun tipo di eccitazione sessuale. Qualora, in conformità alle esigenze della natura o a causa di qualche circostanza, si produca un’eccitazione sessuale, deve essere stabilito un centro per soddisfarla. Tale centro è la moglie per il marito e il marito per la moglie. Tutte queste disposizioni sono state stabilite affinché l’essere umano possa proteggersi da ogni eccitazione innaturale e autoprodotta e da ogni attività disordinata, dedicandosi con energia concentrata all’ordine civile. Allah l’Altissimo ha infuso in ogni uomo e donna l’amore e l’attrazione sessuale necessari al funzionamento di questa struttura; tutto ciò deve essere impiegato nella formazione della famiglia e nella sua stabilità. Il rapporto coniugale è preferibile sotto ogni aspetto, poiché soddisfa le esigenze della natura umana e animale e realizza lo scopo della legge di Allah. Al contrario, evitare il matrimonio è sconsigliabile sotto ogni aspetto, poiché conduce inevitabilmente a una delle due azioni riprovevoli: o l’essere umano non soddisferà affatto le esigenze della legge della natura e consumerà le proprie energie lottando contro di essa, oppure, costretto dalle esigenze della natura, soddisferà i propri desideri per vie errate e illecite.

 

Organizzazione della famiglia

Dopo aver stabilito che il desiderio sessuale è un mezzo per creare la famiglia e garantirne la stabilità, l’Islam organizza la famiglia. Anche qui, con pieno equilibrio, esso ha tenuto conto di tutti quegli aspetti della legge della natura già discussi. Ho esposto dettagliatamente, nell’opera intitolata Haqquz-Zawjain [i diritti dei coniugi], il grado di equità osservato nella determinazione dei diritti dell’uomo e della donna. Studiandola, potrete sapere che l’Islam ha istituito tra le due categorie tutta l’uguaglianza possibile. Tuttavia, l’Islam non sostiene alcuna uguaglianza contraria alla legge della natura. In quanto esseri umani, la donna possiede esattamente gli stessi diritti dell’uomo.

(Arabo**********************************)

Ma, in quanto capo, gli è stata attribuita una posizione personale non nel senso dell’onore del marito, bensì nel senso dell’influenza e dell’autorità. Ciò è stato concesso all’uomo con equità.

(Arabo********************************)

Stabilendo così tra la donna e l’uomo il rapporto naturale di “Giyānī” e “Giyān-pradatte”, l’Islam organizza la famiglia secondo il metodo seguente:

 

L’autorità e il dominio dell’uomo

All’interno della famiglia, l’uomo detiene la posizione di capo e amministratore; cioè è il governante, il protettore e il tutore della moralità e di ogni altra questione della famiglia. La sua obbedienza è obbligatoria per la moglie e per i figli [a meno che non ordini qualcosa di contrario ad Allah e al Messaggero]. È responsabilità del marito provvedere al sostentamento della famiglia e procurare i beni necessari alla vita quotidiana.

(Arabo************************************)

Allah l’Onnipotente ha dato a uno dei due una posizione superiore rispetto all’altro; su questa base, l’uomo ha autorità sulla donna. E anche perché l’uomo spende il proprio denaro per il mahr e il mantenimento. — Sura an-Nisa: 34

(Arabo********************************)

L’uomo è il responsabile della propria moglie, dei figli e dei familiari, e per questo dovrà rispondere ad Allah nell’Aldilà. – Bukhari

(Arabo*********************************)

La donna virtuosa è obbediente al marito e, con la grazia di Allah, custodisce il suo onore in sua assenza. – Sura an-Nisa 34

(Arabo************************************)

Il Profeta (s) ha detto: quando una donna esce di casa senza il permesso del marito, ogni angelo del cielo continua a maledirla e, finché non ritorna, tutti, eccetto i jinn e gli esseri umani, la maledicono da qualunque direzione ella passi.

(Arabo***********************************)

Ammonite quelle delle vostre mogli dalla cui disobbedienza temete conseguenze. Se con ciò non desistono, separate i letti. Se neppure questo le corregge, percuotetele. Poi, se vi obbediscono, non cercate pretesti per infierire contro di loro. — Sura an-Nisāʾ: 34

(Arabo********************************)

Abbiamo ordinato all’essere umano di trattare bene i genitori. Ma se essi insistono affinché tu Mi associ qualcosa di cui non hai conoscenza, non obbedire loro. — Sura al-ʿAnkabūt: 8

(Arabo************************************)

La famiglia è stata organizzata in modo tale che al suo interno vi sia un capo e governante. Riguardo a coloro che tentano di distruggere quest’ordine e questa disciplina, il Profeta (s) pronunciò il seguente monito:

(Arabo************************************)

Chiunque cerchi di guastare il rapporto tra un marito e sua moglie, non ha nulla a che fare con me.

 

Il campo d’attività della donna

In questo ordinamento, la donna è stata resa la regina della casa. La responsabilità di provvedere al sostentamento ricade sul marito, mentre spetta alla donna amministrare la casa con il denaro guadagnato.

(Arabo********************************)

La donna è responsabile della casa del marito e dovrà rispondere dell’amministrazione di essa. –Bukhari

È stata sollevata dalle responsabilità relative alle attività fuori casa: per esempio, la preghiera del venerdì non le è stata resa obbligatoria. Anche il jihad non è per lei un dovere, sebbene, quando se ne presenti la necessità, possa recarsi a servire i mujahidin. Questo argomento sarà discusso adeguatamente più avanti. Non è necessario che partecipi alla preghiera funebre; anzi, le è stato impedito di farlo. –Bukhari

Non le è stato imposto di pregare in congregazione né di recarsi alla moschea. Sebbene le sia stato permesso di andare alla moschea con alcune restrizioni, ciò non è stato approvato.

Non le è stato concesso di viaggiare se non accompagnata da un uomo maḥram. —Tirmidhī

In sintesi, sotto ogni aspetto è stata disapprovata l’uscita della donna dalla propria casa e, secondo la legge islamica, ciò che per lei è preferibile è rimanere in casa. (Arabo******************) — Il significato è: «Dimorate all’interno delle vostre case». Alcuni sostengono che questo ordine fosse rivolto specificamente alle mogli del Profeta (pace e benedizioni su di lui), poiché il versetto comincia con le parole: «O mogli del Profeta». Ma quale delle istruzioni contenute in questo intero versetto è specifica per le mogli del Profeta? Vi si dice: «Se siete timorate di Dio, non parlate in tono seducente con nessuno, affinché colui che ha una malattia nel cuore non nutra speranze nei vostri confronti. Parlate in modo diretto. Dimorate nelle vostre case. Non uscite mostrando ornamenti e abbellimenti come le donne dell’epoca dell’ignoranza. Compiute la preghiera, versate la zakāt e obbedite ad Allah e al Messaggero. Allah desidera tenervi lontane dall’impurità».

Riflettete attentamente su queste istruzioni. Quale di esse è tale da non applicarsi alle donne comuni? Le donne comuni non devono forse essere pie? Devono forse parlare con uomini estranei in tono seducente? Devono forse astenersi dalla preghiera, dalla zakāt e dall’obbedienza ad Allah e al Messaggero? Allah desidera forse lasciarle nell’impurità? Se tutte queste istruzioni riguardano l’intero genere femminile, perché soltanto l’ordine «Dimorate all’interno delle vostre case» dovrebbe essere rivolto alle mogli del Profeta?

In realtà, questa errata concezione è sorta perché all’inizio del versetto si leggono le parole: «O mogli del Profeta! Voi non siete come le donne comuni». Ma il modo di esprimersi è esattamente quello usato, per esempio, rivolgendosi a un figlio di famiglia nobile: «Voi non siete forse figli della gente comune, che andate vagando per le strade dei mercati e commettete cattive azioni?»

Dovete muovervi con una certa cautela. Ciò non significa che sia apprezzabile o giusto che gli altri ragazzi e le altre ragazze vadano in giro per mercati e bazar come persone sfrontate, né che per loro non sia auspicabile comportarsi bene. Al contrario, con questa espressione si intende stabilire uno standard di buona condotta, affinché ogni ragazzo e ogni ragazza che desideri essere come i figli delle famiglie nobili possa sforzarsi di raggiungere tale standard. Nel Corano si è adottato questo modo di impartire consigli alle donne perché, nell’epoca dell’ignoranza araba, tra le donne esisteva una libertà simile a quella che oggi si trova in Europa. Attraverso il Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui), esse venivano gradualmente rese seguaci della civiltà islamica e venivano stabiliti per loro limiti morali e vincoli di ordine e disciplina sociale. In queste circostanze, la vita delle Madri dei Credenti è stata sottoposta a una disciplina particolare, affinché potessero essere un modello per le altre donne e il loro stile di vita potesse essere seguito nelle case dei musulmani comuni. Allo stesso modo si è espresso l’Allāma Abū Bakr Ḥiṣṣām nella sua opera intitolata Aḥkām al-Qurʾān. Egli afferma che, sebbene questa istruzione fosse stata rivelata per il Profeta (pace e benedizioni su di lui) e per le sue mogli, la sua applicazione vale in egual misura per il Profeta universale e per i musulmani comuni. Infatti ci è stato ordinato di seguire il Profeta, e tutti gli ordini rivelati al Profeta valgono anche per noi. Solo riguardo ad alcuni ordini specifici è stato chiarito che essi erano riservati esclusivamente al Profeta. Opera citata, volume 3.

Questo è il significato evidente del versetto. Tuttavia, su questo punto non è stata imposta una severità eccessiva, perché in alcune circostanze può diventare necessario che le donne escano di casa. Può darsi che una donna non abbia alcun tutore. Può anche accadere che, a causa della povertà economica del capofamiglia, della disoccupazione, della malattia, dell’incapacità o di molte altre ragioni simili, la donna debba lavorare fuori casa. In tali circostanze, nella legge è stata lasciata un’ampia possibilità.

Nel ḥadīth si legge:

(Arabo*****************************)

Allah l’Altissimo vi ha permesso di uscire di casa secondo necessità.

— al-Bukhari

Ma il fatto che il luogo di lavoro della donna sia la sua casa non viene modificato da questo tipo di permesso, concesso in considerazione delle circostanze e delle necessità, nell’ordinamento della società islamica. Si tratta semplicemente di un permesso concesso in una situazione particolare, e tale deve rimanere.

 

Le necessarie restrizioni

Alla donna adulta è stata concessa una libertà considerevole nelle questioni che la riguardano personalmente. Tuttavia, non le è stata concessa una libertà pari a quella accordata all’uomo adulto. Per esempio:

L’uomo può andare dove vuole. Ma la donna—sia essa nubile, sposata o vedova—in ogni circostanza deve essere accompagnata da un uomo mahram durante il viaggio.

(Arabo************)

Per una donna che crede in Allah e nell’Aldilà non è lecito viaggiare per tre giorni o più senza avere con sé suo padre, suo fratello, suo marito, suo figlio o un altro uomo mahram.

(arabo****************)

È stato narrato da Abū Hurayra che il Profeta (s) disse: una donna non intraprenda un viaggio della durata di un giorno e una notte se non è accompagnata da un uomo maḥram.

(arabo*****************)

È stato inoltre narrato da Abū Hurayra che il Profeta (s) disse: non è lecito per una donna musulmana viaggiare anche solo per una notte senza un uomo maḥram. – Abū Dāwūd

Nelle diverse narrazioni, la divergenza riguardo alla durata del viaggio, se debba essere di uno o due giorni, non è così importante. Ciò che è importante, invece, è che alla donna non è stata concessa la libertà di viaggiare da sola, poiché ciò è estremamente dannoso. Per questo il Profeta (s) non attribuì tanta importanza alla determinazione della durata del viaggio. In relazione alle diverse condizioni, ai diversi tempi e alle diverse circostanze, menzionò durate differenti.

All’uomo è stata concessa piena libertà riguardo al proprio matrimonio. Può sposare qualunque donna musulmana o appartenente alla Gente del Libro, e può anche prendere una schiava. La donna, invece, non è pienamente libera in questa materia: non può sposare una non musulmana.

(arabo************)

Ella non è lecita per loro, né essi sono leciti per lei. – Sura al-Mumtaḥana: 10

Non può avere rapporti sessuali neppure con quello schiavo. Come al maschio è stato concesso nel Corano di avere rapporti con una schiava, una simile autorizzazione non è stata concessa alla donna. Durante il califfato di Hazrat Umar (ra), una donna, travisando il Corano, ebbe rapporti con il proprio schiavo. Quando Hazrat Umar (ra) ne venne a conoscenza, sottopose la questione alla riunione consultiva dei Compagni per discuterla. Dopo la discussione, fu adottata all’unanimità la seguente decisione:

(আরবী***********)

Ella ha travisato il Libro di Allah.

Quando un’altra donna chiese a Hazrat Umar (ra) il permesso di compiere un atto simile, egli la punì severamente e disse:

(আরবী************)

Finché le donne arabe resteranno al sicuro da azioni riprovevoli, ciò sarà un bene per loro.

Una donna può scegliere come marito qualunque uomo musulmano libero, ad eccezione dello schiavo e del miscredente. Tuttavia, anche in questa materia, è necessario ottenere il consenso del padre, del nonno, del fratello e degli altri tutori. Neppure il tutore ha il diritto di dare una donna in matrimonio contro la sua volontà. Infatti, a questo riguardo, vi è una disposizione del Profeta:

(আরবী***********)

Nel prendere la decisione riguardo alla scelta del marito, la ragazza ha un diritto maggiore del tutore.

(Arabo**********)

Una ragazza vergine non deve essere data in matrimonio senza il suo consenso.

Tuttavia, neppure per una donna è appropriato sposare chiunque desideri contro il parere degli uomini responsabili della famiglia. Per questo, ovunque nel Nobile Corano si menzioni il matrimonio dell’uomo, si dice che egli deve sposarsi. Ad esempio:

(Arabo***********)

Non sposate donne politeiste.

(Arabo************)

Le sposano dopo aver ottenuto il permesso dei membri della loro famiglia.

Ma laddove si parla del matrimonio delle donne, si ordina di darle in matrimonio. Ad esempio:

(Arabo**********)

Date in matrimonio le donne vedove.

(Arabo**************)

Non date in matrimonio le vostre donne a uomini politeisti, a loro, a loro, prima che credano.

Tutto ciò significa che, così come la donna sposata è sottoposta al marito, allo stesso modo la donna non sposata è sottoposta alla persona responsabile della famiglia. Ma questa subordinazione non significa che ella non abbia alcuna libertà nelle sue intenzioni e nelle sue azioni, né che non abbia alcuna libertà nelle questioni che la riguardano; il suo vero significato è che spetta all’uomo proteggere l’ordine sociale dalle fratture e dal disordine, e proteggere il carattere e le attività della famiglia dai pericoli interni ed esterni. Proprio per preservare quest’ordine, è dovere indispensabile della donna obbedire a colui al quale è affidata la responsabilità di preservarlo, sia egli suo marito, suo padre o suo fratello.

 

I diritti della donna

In questo modo l’Islam — (Arabo************) — [Allah l’Altissimo ha conferito ad alcuni di loro una posizione superiore rispetto ad altri], oltre a riconoscere come verità naturale (Arabo*********) — [gli uomini hanno una certa superiorità sulle donne] — ha anche definito correttamente tale superiorità. Esso riconosce nel modo giusto anche le differenze biologiche e psicologiche esistenti tra la donna e l’uomo. Mantiene esattamente le differenze nella misura in cui esistono e, in conformità con la loro natura, stabilisce per entrambi la posizione e il mantenimento. Dopo ciò, la questione importante riguarda i diritti della donna. Nel determinare tali diritti, l’Islam ha tenuto conto di tre aspetti.

In primo luogo, l’autorità è stata conferita all’uomo esclusivamente per mantenere l’ordine della famiglia; egli non deve quindi approfittarne per commettere ingiustizie, né deve accadere che il rapporto tra governante e obbediente si trasformi in un rapporto tra padrone e schiava.

In secondo luogo, alla donna devono essere offerte tutte quelle opportunità grazie alle quali possa manifestare il proprio talento naturale entro i limiti dell’ordinamento sociale e possa partecipare nel miglior modo possibile alla costruzione della civiltà.

In terzo luogo, deve essere possibile per la donna raggiungere le vette più alte del progresso e del successo. Ma tutto ciò che otterrà nel suo progresso e nel suo successo, lo otterrà in quanto donna. Non ha alcun diritto di assumere l’aspetto di un uomo, e formarla per condurla a una vita maschile non è benefico né per lei né per la civiltà. Inoltre, non può conseguire il successo conducendo una vita maschile.

Tenendo pienamente presenti i tre aspetti sopra descritti, l’Islam ha conferito alla donna ampi diritti civili ed economici e l’ha onorata con un elevato rispetto e una grande dignità; inoltre, per preservare tutti questi diritti e questa dignità, ha fornito, attraverso direttive morali e giuridiche, una garanzia permanente di un tipo che non trova eguali in alcun ordinamento sociale antico o moderno del mondo.

 

Diritti economici

La questione più importante e necessaria, mediante la quale si afferma la dignità dell’essere umano nella società e grazie alla quale egli può mantenerla intatta, è la sua indipendenza economica. Tutte le leggi e le norme, ad eccezione dell’Islam, hanno mantenuto la donna in una condizione di debolezza economica, e la causa principale della schiavitù della donna nella società è proprio questa sua miseria finanziaria. L’Europa volle porre fine a tale situazione e, a questo scopo, rese la donna capace di guadagnare. Di conseguenza, attirò su di sé un’altra grande calamità. L’Islam adottò una via intermedia tra queste due posizioni. Conferì alla donna un ampio diritto all’eredità. Essa riceve l’eredità del padre, del marito, dei figli e degli altri parenti prossimi (secondo il diritto successorio, alla donna è stata assegnata la metà della quota dell’uomo. Il motivo è che la donna riceve dal marito il mahr e il mantenimento, mentre l’uomo è privato di tali benefici. Il mantenimento della donna non è soltanto un obbligo del marito; se il marito non c’è, anche il padre, il fratello, i figli o altri parenti anziani sono tenuti a provvedere al suo mantenimento. Pertanto, poiché alla donna non è stata attribuita la grave responsabilità che grava sull’uomo, non le è stata assegnata la quota ereditaria attribuita all’uomo). Inoltre, riceve il mahr dal marito. Diventa pienamente proprietaria dei beni e delle ricchezze ottenuti attraverso tutti questi mezzi, e suo padre, suo marito o chiunque altro non ha alcun diritto di impedirle di disporne. Inoltre, se investe capitale in un’attività commerciale o guadagna denaro con il proprio lavoro, ne sarà anch’essa proprietaria. Ciononostante, la responsabilità del suo mantenimento ricade interamente sul marito. Per quanto ricca possa essere la moglie, il marito non può essere esonerato dall’obbligo di provvedere al suo mantenimento. In questo modo, nell’Islam, la condizione economica della donna è stata resa così solida che spesso ella si trova in una situazione migliore dell’uomo.

 

Diritti civili

Alla donna è stato conferito il pieno diritto di scegliere il marito. Nessuno può costringerla a sposare qualcuno contro la sua volontà, né può impedirglielo. Tuttavia, se sceglie come marito un uomo che è di condizione inferiore rispetto alla sua stirpe, in tal caso i suoi tutori avranno il diritto di opporvisi.

Alla donna è stato concesso il pieno diritto di divorziare da un marito sgradevole, tirannico o incapace. L’Islam ha ordinato al marito di esercitare, con buona condotta e atteggiamento compassionevole, i diritti che gli sono stati concessi sulla moglie. Il Corano dice:

(arabo**************************)

Trattate bene le donne

(arabo**************************)

Non dimenticate di rendere i rapporti reciproci compassionevoli e affettuosi.

Il Nobile Profeta (s) disse:

(arabo**************************)

Tra voi, i migliori sono coloro che sono migliori con le proprie mogli e che trattano con affetto i propri familiari.

Questa non è soltanto un’esortazione morale. Se il marito esercita ingiustamente e con oppressione i propri diritti sulla moglie, questa avrà il diritto di ricorrere ai provvedimenti previsti dalla legge.

4. Alle vedove e alle donne divorziate, così come a quelle il cui matrimonio sia stato sciolto secondo la legge o che siano state separate dal marito, è stato riconosciuto il pieno diritto di risposarsi; è stato inoltre chiaramente stabilito che l’ex marito e i suoi parenti non hanno alcun diritto su tali donne. Un simile diritto non è stato riconosciuto alle donne nella maggior parte degli Stati d’Europa e d’America.

5. Nel diritto civile e penale è stata istituita la piena parità tra donne e uomini. Per quanto riguarda la tutela dei beni, della vita, dell’onore e della dignità, nell’Islam non è stata stabilita alcuna differenza tra donne e uomini.

 

L’istruzione delle donne

Alle donne non è stato semplicemente consentito di acquisire un’istruzione religiosa e mondana; si è ritenuto che la loro istruzione fosse necessaria tanto quanto quella degli uomini. Come gli uomini ricevevano dal Nobile Profeta (s) un’istruzione religiosa e morale, così la ricevevano anche le donne. Venivano stabiliti orari appositi, durante i quali esse si recavano dal Nobile Profeta (s) per ricevere insegnamenti. Le sue consorti, in particolare ʿĀʾiša al-Ṣiddīqa (r), erano maestre non solo delle donne, ma anche degli uomini; importanti Compagni e Tābiʿūn apprendevano da lei gli hadith, il tafsīr e il fiqh. Il Nobile Profeta (s) ordinò di impartire l’istruzione persino alle schiave, per non parlare delle donne di famiglia nobile. Egli disse:

(Arabo********************************)

Chi possiede una schiava, le impartisce una buona istruzione, le insegna la buona educazione e la decenza, poi la emancipa e la sposa, riceverà una ricompensa doppia.

Bukhārī

Pertanto, dal punto di vista dell’istruzione e della formazione di base, secondo l’Islam non vi è alcuna differenza tra donna e uomo. Naturalmente, è necessaria una differenza nel tipo di istruzione. Secondo l’Islam, la vera istruzione della donna consiste nel formarla come moglie eccellente, madre eccellente e perfetta donna di casa. Poiché il suo ambito di attività è la casa, è necessario impartirle un’istruzione che possa renderla più adatta a questo ambito. Inoltre, ha bisogno anche di quelle conoscenze e discipline capaci di formare l’essere umano nella sua autentica umanità, di forgiare il suo carattere e di ampliare la sua visione. Questo tipo di istruzione e formazione è indispensabile per ogni donna. Tuttavia, se una donna possiede una saggezza e capacità intellettuali eccezionali e, anche dopo aver ricevuto tale istruzione e formazione, desidera conseguire un’istruzione superiore in altri campi del sapere, l’Islam non le porrà ostacoli. La condizione è però che non oltrepassi i limiti stabiliti dalla sharīʿa.

 

La vera emancipazione della donna [Emancipazione]

Questi sono soltanto discorsi sui diritti. Ma da tutto ciò non si può comprendere l’immenso beneficio che l’Islam ha arrecato alla donna. L’intera storia della civiltà umana testimonia che, nel mondo, la donna era considerata l’incarnazione dell’umiliazione, della vergogna e del peccato. Per il padre, la nascita di una figlia era una grave colpa e motivo di vergogna. Per sfuggire all’umiliazione dei rapporti con suocero e suocera, si era diffusa l’usanza di uccidere le figlie. [Il Corano descrive con queste parole la mentalità dell’epoca dell’ignoranza:

(Arabo********************************)

Quando a qualcuno di loro veniva annunciata la nascita di una figlia, il suo volto si oscurava, come se avesse bevuto veleno. A questa notizia si vergognava a tal punto da non riuscire a mostrarne il volto, né a farlo vedere. Pensava così: «Dovrò accettare la figlia con disonore, oppure seppellirla nella terra?»

Lasciando da parte gli ignoranti e gli illetterati, per lungo tempo anche la società istruita e i capi religiosi si sono trovati di fronte al dubbio se la donna fosse davvero un essere umano, se Allah avesse posto o meno un’anima in lei, e così via. Secondo la religione hindu, i Veda sono proibiti alle donne. Secondo il buddhismo, per chi ha rapporti con una donna non esiste alcuna via per raggiungere il nirvana. Secondo le religioni cristiana ed ebraica, soltanto la donna è responsabile del peccato umano. In Grecia, le donne di casa non avevano accesso all’istruzione, alla civiltà, alla cultura né ai diritti sociali. A Roma, in Iran, in Egitto, in Cina e negli altri centri della civiltà, la condizione della donna era quasi analoga. Dopo secoli di schiavitù, subordinazione e odio e umiliazione universali, il sentimento dell’autostima era scomparso dall’animo della donna. Aveva dimenticato con quali diritti fosse nata nel mondo e quale posto d’onore le spettasse. L’uomo considerava un proprio diritto commettere ingiustizie e violenze contro di lei, mentre la donna riteneva suo dovere sopportare tali oppressioni. In lei era stato radicato l’atteggiamento servile, tanto che era stato radicato in lei in modo tale da farle provare orgoglio nel definirsi schiava del proprio marito, e l’adorazione del marito costituiva la sua religione.

In una simile situazione, colui che portò una grande rivoluzione non soltanto sul piano giuridico, ma anche su quello psicologico, fu l’Islam. Soltanto l’Islam ha trasformato la mentalità sopra descritta riguardo alle donne e agli uomini. Gli slogan sui diritti delle donne, sull’istruzione femminile e sul risveglio delle donne che oggi sentite sono l’eco di quel messaggio rivoluzionario pronunciato dalle labbra di Hazrat Muhammad (s). Egli cambiò il corso del pensiero umano e fu l’unico a far udire agli abitanti del mondo queste parole: la donna è esattamente un essere umano, proprio come l’uomo.

(Arabo***************************)

Allah l’Altissimo vi ha creati tutti da un’unica persona e da essa ha creato la sua compagna. Agli occhi di Allah non vi è alcuna differenza tra uomini e donne.

Sura an-Nisāʾ: 1

(Arabo***************************)

Qualunque opera compia l’uomo, ne riceverà il corrispondente frutto; e qualunque opera compia la donna, ne riceverà esattamente il corrispondente frutto.

Sura an-Nisāʾ: 32

La via verso il rango che l’uomo può raggiungere attraverso la fede, le buone opere e il progresso spirituale è ugualmente aperta anche alla donna. Se un uomo può diventare Ibrāhīm ibn Adham, nessuno può ostacolare una donna dal diventare Rābiʿa al-Baṣrī.

(Arabo***************************)

Il loro Signore rispose alle loro preghiere dicendo: «Non lascerò andare perduta l’opera di nessuno di voi, sia egli uomo o donna; voi appartenete gli uni agli altri».

-Āl ʿImrān: 195

(Arabo***************************)

E chiunque compia il bene, sia egli donna o uomo, ma sia credente, costoro entreranno in Paradiso e non subiranno la minima ingiustizia.

_An-Nisāʾ: 124

Inoltre, Muhammad (s) è l’unica persona ad aver ammonito gli uomini che, così come gli uomini hanno diritti sulle donne, anche le donne hanno diritti sugli uomini.

(Arabo***************************)

Come la donna ha responsabilità e doveri, così ha anche dei diritti.

Inoltre, Hazrat Muhammad (s) ha liberato la donna dalla vergogna, dall’umiliazione e dall’onta, conferendole onore e dignità. Egli disse al padre che la figlia non è motivo di vergogna per lui; al contrario, allevandola e adempiendo ai suoi diritti, egli può ottenere il Paradiso.

(arabo***************************)

Se una persona alleva le proprie due figlie fino alla pubertà, quella persona e io giungeremo insieme nel Giorno della Resurrezione così come sono unite le mie due dita.

Muslim

(arabo***************************)

Se qualcuno ha figlie e le alleva, esse saranno per lui una barriera contro l’Inferno.

-Nasāʾī

Il Nobile Profeta (s.) ha detto al marito che una buona moglie è per lui la più grande benedizione al mondo.

(arabo***************************)

Tra le benedizioni del mondo, la migliore è una buona moglie

an-Nasāʾī

(Arabo**************************)

Tra le cose del mondo, le donne e il profumo sono quelle che amo di più, e la preghiera è la frescura dei miei occhi.

an-Nasāʾī

(Arabo**************************)

Tra le benedizioni del mondo, non c’è nulla di migliore di una moglie eccellente.

Ibn Mājah

Solo il Profeta dell’Islam, Hazrat Muhammad (s), ha dichiarato che, dopo Allah e il Suo Messaggero, la madre è la persona più degna di ricevere onore, rispetto e buon trattamento.

(Arabo***************************)

Un uomo disse: «O Messaggero di Allah, chi ha più diritto a ricevere da parte mia un buon trattamento?». Il Messaggero rispose: «Tua madre». Egli disse: «E dopo di lei chi?». Rispose: «Tua madre». Egli disse: «E poi chi?». Rispose: «Tua madre». Egli disse: «E dopo di lei chi?». Rispose: «Tuo padre».

Bukhari.

(Arabo***************************)

Allah l’Altissimo ti ha proibito la disobbedienza verso tua madre e la privazione dei suoi diritti. — Bukhari

Il Nobile Profeta (s) ha inoltre spiegato alle persone che l’eccesso di emotività, la delicatezza delle percezioni sensoriali e la tendenza verso gli estremi sono caratteristiche naturali della donna. Allah l’ha creata con questa natura, e ciò non è un difetto della femminilità; al contrario, è proprio la sua bellezza. L’uomo può trarre da lei il massimo beneficio possibile soltanto lasciandola salda in questa sua natura. Se si cerca di renderla diritta e rigida come un uomo, ella si spezza.

In questo modo, il Nobile Profeta (s) è stato il primo e l’ultimo a cambiare, riguardo alla donna, non soltanto la mentalità degli uomini, ma anche quella delle donne, sostituendo alla mentalità dell’epoca dell’ignoranza una mentalità corretta, fondata non sull’emotività, bensì sulla conoscenza e sulla ragione. Inoltre, non si è limitato a riformare e correggere la dimensione spirituale: ha anche provveduto, mediante la legge, a tutelare i diritti della donna e a impedire l’ingiustizia e le angherie degli uomini. Per di più, ha suscitato nelle donne una consapevolezza tale da permettere loro di comprendere i propri diritti legittimi e di ricorrere alla legge per preservarli.

Il Profeta (s) nutriva per le donne una tale misericordia, affetto e tenerezza, ed era per loro un protettore così grande, che al minimo torto o ingiustizia subita esse si recavano immediatamente dal Profeta a lamentarsene. Anche gli uomini vivevano nel timore e nell’apprensione, pensando che forse, in qualsiasi momento, le donne avrebbero potuto presentare contro di loro una lamentela al Profeta.

Ha narrato Abdullah ibn Umar (ra):

Finché il Profeta (s) fu in vita, eravamo molto cauti nei rapporti con le nostre mogli, per timore che improvvisamente venisse rivelato contro di noi qualche ordine punitivo. Dopo la morte del Profeta (s), cominciammo a parlare con loro liberamente. — Bukhari

Nella narrazione di Ibn Majah si apprende che il Profeta (s) proibì di alzare le mani contro la propria moglie. Un giorno Umar (ra) si lamentò dicendo che le donne erano diventate molto insolenti. Per renderle obbedienti, avrebbe dovuto essere concesso il permesso di picchiarle. Il Profeta (s) diede il permesso. Sembrava che la gente fosse pronta da tempo. Ottenuto il permesso, proprio quel giorno settanta donne furono picchiate dai loro mariti. Il giorno seguente, nella casa del Profeta, si radunò una folla di donne che venivano a presentare le loro lamentele. Il Profeta (s) radunò la gente e disse:

(Arabo************************************************)

Oggi settanta donne hanno circondato la famiglia del Profeta Muhammad (s). Ognuna di loro si lamentava del proprio marito. Coloro che hanno compiuto simili azioni non sono i migliori tra voi.

Il risultato di queste riforme morali e giuridiche è che nella società islamica alla donna è stata conferita una dignità così elevata, che non se ne trova esempio in nessun’altra società del mondo. Una donna musulmana può ascendere, nella vita terrena e nelle questioni della religione, a vette così elevate di onore e progresso sotto il profilo materiale, spirituale e dell’intelligenza, alle quali soltanto l’uomo può ascendere. La sua condizione di donna non costituisce sotto alcun aspetto un ostacolo su questa via. In questo ventesimo secolo il mondo è molto indietro rispetto all’Islam. Il progresso del pensiero umano non ha potuto raggiungere il culmine del pensiero al quale l’Islam è giunto. Ciò che i Paesi occidentali hanno concesso alla donna, non glielo hanno concesso in quanto donna, bensì trasformando la donna in un uomo. In realtà, agli occhi loro la donna è ancora disprezzata, come lo era nell’epoca della jahiliyya. Regina della casa, moglie del marito, madre dei figli: in breve, per una vera donna non esiste ancora alcuna dignità. Se esistono onore e dignità, essi appartengono alla «donna-maschio» o alla donna mascolinizzata, che è donna dal punto di vista fisico, ma uomo nella mentalità e svolge nella civiltà e nella società attività proprie dell’uomo. In altre parole, questa non è la dignità della femminilità, bensì la dignità della virilità! Inoltre, una chiara prova del complesso di inferiorità e del turbamento mentale è il fatto che la donna occidentale indossa con orgoglio gli abiti dell’uomo, mentre nessun uomo può nemmeno immaginare di indossare abiti femminili e uscire in pubblico. Per le donne occidentali essere moglie è umiliante. Essere marito, invece, non è umiliante per nessun uomo. La donna prova orgoglio nel compiere attività maschili. Nessun uomo, invece, ha mai considerato degne di onore le attività femminili, come occuparsi della casa e allevare i figli. Questa è un’opera compiuta unicamente dall’Islam: mantenendo la donna nel suo posto naturale, le ha conferito un’elevata dignità nella civiltà e nella società. In realtà, soltanto l’Islam ha elevato la dignità della femminilità. La civiltà islamica mantiene la donna donna e l’uomo uomo, affidando a entrambi separatamente quelle attività per le quali la natura li ha creati. Poi, mantenendo ciascuno al proprio posto, ha concesso a entrambi pari opportunità di onore, progresso e successo. Secondo essa, la femminilità e la virilità sono entrambe parti necessarie dell’umanità. Nella formazione della civiltà, l’importanza di entrambe è uguale. Il servizio che entrambi svolgono rimanendo entro i propri limiti è ugualmente benefico e merita uguale dignità. Né nella virilità vi è alcuna superiorità, né nella femminilità alcuna umiliazione. Come l’uomo, rimanendo uomo e compiendo attività maschili, ottiene onore, progresso e successo, così la donna, rimanendo donna e compiendo attività femminili, otterrà proprio in ciò il suo onore, progresso e successo. Compito di una civiltà retta è mantenere la donna nel suo naturale campo d’azione, conferirle pieni diritti umani, adornarla di onore e rispetto, sviluppare attraverso l’istruzione le sue capacità latenti e aprirle la via del progresso e del successo proprio entro quel campo d’azione e quei limiti.

Il sistema sociale islamico

।।Tre।।

Conservazione

Questa era la struttura completa dell’ordinamento sociale islamico. Prima di procedere oltre, esaminiamone ancora una volta le caratteristiche essenziali.

1. Lo scopo di questo ordinamento è mantenere l’ambiente collettivo quanto più possibile puro dall’eccitazione e dall’agitazione sessuale, affinché le energie fisiche e mentali dell’essere umano possano svilupparsi in un ambiente puro e pacifico e, mediante le proprie energie preservate e riunite, possano partecipare alla costruzione della civiltà.

2. I rapporti sessuali devono essere rigorosamente limitati entro i confini del matrimonio; al di fuori di tali confini non si deve impedire soltanto il disordine nelle azioni, ma si devono altresì ostacolare quanto più possibile tutte le vie del disordine nei pensieri.

3. L’ambito di attività della donna sarà separato da quello dell’uomo. Tenendo conto della natura e delle caratteristiche di entrambi, nonché delle loro capacità mentali e fisiche, saranno loro affidati distinti compiti nell’edificazione della civiltà. I loro rapporti saranno organizzati in modo che, entro i limiti legittimi, siano di aiuto reciproco. Tuttavia, nessuno interferirà nelle attività dell’altro oltrepassando tali limiti.

4. Nell’ambito dell’ordine e della disciplina familiare, l’uomo assumerà la dignità di servitore, e tutti i membri della casa saranno obbedienti al capofamiglia.

5. Sia le donne sia gli uomini avranno diritti umani, e a entrambi dovrà essere concessa l’opportunità di progredire. Tuttavia, non potranno violare i limiti stabiliti per loro nella società.

Per l’ordinamento sociale la cui struttura è stata fondata su questo quadro, sono necessarie alcune misure di salvaguardia, grazie alle quali il suo ordine possa rimanere intatto in tutte le sue caratteristiche. Queste misure di salvaguardia dell’Islam sono di tre tipi:

a) riforma spirituale,

b) leggi punitive,

c) misure preventive.

Questi tre tipi di misure di salvaguardia sono stati proposti tenendo conto della natura dell’ordinamento sociale e della loro adeguatezza ai suoi obiettivi, e svolgono collettivamente il compito di mantenerlo.

Attraverso la riforma spirituale, l’essere umano viene educato in modo tale da essere spontaneamente pronto a obbedire a questo ordinamento sociale, che vi sia o non vi sia all’esterno una forza capace di costringerlo a tale obbedienza.

Mediante le leggi punitive, viene sbarrata la strada a ogni sorta di crimine che possa distruggere questo ordinamento.

Mediante le misure preventive, nella vita sociale è stato introdotto un sistema che purifica l’ambiente della società dalle eccitazioni anormali e dai movimenti artificiali, riducendo al minimo il rischio della dissolutezza sessuale. Per coloro la cui riforma spirituale non è stata realizzata attraverso l’educazione morale e che non temono neppure le leggi punitive, questo sistema crea sul loro cammino ostacoli tali che, nonostante il loro interesse e desiderio per la dissolutezza sessuale, diventa loro difficile intraprendere azioni concrete. Inoltre, è un sistema che separa gli ambiti degli uomini e delle donne, stabilisce l’ordine familiare secondo il vero metodo islamico e mantiene quei confini che l’Islam ha prescritto per conservare la distinzione tra uomini e donne nella vita.

Riforma spirituale

Nell’Islam, il fondamento dell’obbedienza è stato posto interamente sulla fede. Per colui che crede in Allah, nel Suo Libro e nel Suo Messaggero, valgono i comandamenti e i divieti della Sharia. Per obbedire ai comandamenti e astenersi dai divieti, gli è necessaria almeno la consapevolezza che Allah ha ordinato questa o quella cosa e ha proibito quest’altro o quell’altro. Pertanto, quando un credente apprende dal Libro di Allah che Allah ha proibito l’oscenità e le azioni ingiuste, la sua fede esige che egli si astenga da tali azioni e impedisca anche al proprio animo di esserne attratto. Analogamente, quando una donna apprende quale posizione Allah e il Suo Messaggero le hanno assegnato nella società, la sua fede esige che accetti quella posizione con animo soddisfatto e con sincero interesse, senza oltrepassare i propri limiti. Così, come negli altri ambiti della vita, anche entro i confini della moralità e della vita sociale, la corretta e completa obbedienza all’Islam dipende dalla fede. Per questa ragione, prima di impartire qualsiasi direttiva riguardo alla moralità e alla vita sociale, nell’Islam si è innanzitutto invitati alla fede e si è cercato di radicarla saldamente nel cuore.

Questo è un mezzo fondamentale della riforma spirituale, che non riguarda soltanto la moralità, ma è connesso all’intero sistema islamico. In particolare, nell’ambito del carattere, l’Islam ha adottato un metodo scientifico di educazione e formazione, di cui segue una breve descrizione:

Il pudore:

È stato detto in precedenza che l’essere umano, influenzato e guidato dalla propria natura animalesca, commette adulterio, furti, menzogne e altri reati; tutto ciò è contrario alla natura umana. Nel linguaggio del Corano, queste azioni sono chiamate «munkar». La parola «munkar» significa «ignoto» o «sconosciuto». Chiamare queste azioni «munkar» significa che, quando la natura umana non ha familiarità con tali azioni e la sua natura animalesca la costringe a compierle, essa guarderà con ripugnanza tutte queste azioni «munkar», ossia sconosciute. Il sapiente Legislatore della Sharia ha indicato con il dito questa cosa o questo elemento: si tratta del «pudore».

La vergogna che l’uomo attratto dalle azioni «munkar» prova davanti alla propria natura e davanti ad Allah è chiamata, nella terminologia islamica, «haya». Haya significa pudore. Questo pudore è una forza che trattiene l’uomo dall’oscenità e dalle altre azioni munkar, ossia riprovevoli. Se talvolta, influenzato e guidato dalla natura animalesca, egli commette una cattiva azione, è proprio questo elemento [il pudore] a tormentargli la coscienza. Il sommario dell’educazione morale islamica è questo: essa porta alla luce dalle profondità della natura umana questo elemento latente del pudore, lo nutre attraverso la conoscenza, la facoltà di comprensione e l’elemento, lo nutre attraverso la conoscenza, la facoltà di comprensione e la coscienza, e, creando un saldo sentimento morale, lo nomina guardiano nella mente dell’uomo. Questa è la spiegazione del seguente hadith:

(Arabo************************************************************************)

Ogni religione ha un carattere, e il carattere dell’Islam è il pudore.

Un altro hadith getta luce su questo argomento:

(Arabo**********************************************)

Se non hai vergogna, allora fai ciò che vuoi.

Poiché, quando non rimane più alcuna vergogna, l’impulso della natura animalesca prevale sull’essere umano, e allora per lui il «munkar» non è più «munkar».

La vergogna naturale dell’essere umano è come una sostanza priva di forma, che non assume alcuna forma determinata. Essa prova un’avversione istintiva per tutte le azioni turpi, ma in sé non possiede alcuna consapevolezza. Per questo non sa perché provi avversione per una determinata azione; tale ignoranza indebolisce gradualmente il sentimento della sua avversione. In seguito, sotto la pressione degli impulsi animaleschi, l’essere umano comincia a compiere atti spregevoli e, dopo averli ripetuti più volte, alla fine perde il senso della vergogna. Lo scopo dell’educazione morale islamica è eliminare questa ignoranza. Essa non si limita a informarlo delle azioni «munkar» manifeste, ma gliele rende chiare anche negli angoli più segreti del cuore. Lo mette in guardia dalla nocività di ciascun atto spregevole, affinché lo odi con discernimento interiore. Inoltre, l’educazione morale rende la vergogna così educata e sensibile che agli occhi dell’individuo non rimane nascosta neppure la minima inclinazione verso un atto spregevole, ed egli non può fare a meno di pronunciare un ammonimento persino riguardo al più piccolo difetto dei desideri e delle passioni.

Nell’etica islamica l’ambito della vergogna è così ampio che nessun settore della vita ne è escluso. Per esempio, Islam ha fatto ricorso ad essa anche nel settore della civiltà e della società connesso alla vita sessuale dell’essere umano, per realizzarvi una riforma morale. Essa rivela alla vergogna il delicato e dolce segreto dell’animo umano nelle questioni sessuali, la mette in guardia al riguardo e la incarica di sorvegliarlo. Non vi è qui spazio per una discussione dettagliata. Mi limiterò a fornire alcuni esempi.

Il ladro della mente

Dal punto di vista della legge, l’adulterio si compie mediante il rapporto e l’unione fisica. Ma dal punto di vista morale, l’attaccamento a una persona dell’altro sesso al di fuori dei limiti coniugali costituisce adulterio sotto il profilo dell’intenzione e del desiderio. Deliziarsi gli occhi della bellezza di una persona estranea, godere del suono della sua voce nell’orecchio, usare parole aggraziate nella conversazione, dirigere ripetutamente i propri passi verso la sua abitazione: tutto ciò è l’introduzione all’adulterio e, nel suo significato, è adulterio. La legge non può cogliere un adulterio di questo genere. Esso è il ladro della mente, e soltanto la polizia della mente può arrestarlo. A questo proposito, nel hadith è stato pronunciato il seguente ammonimento:

(Arabo************************************************************************)

Gli occhi commettono adulterio e il loro adulterio è lo sguardo; le mani commettono adulterio e il loro adulterio è il toccare; i piedi commettono adulterio e il loro adulterio è percorrere questa strada; la conversazione è l’adulterio della lingua; il desiderio è l’adulterio della mente; infine, l’organo sessuale dimostra la verità o la falsità di tutto ciò.

I danni dello sguardo

Lo sguardo è il più grande ladro della mente. Per questo il Sacro Corano e gli Hadith lo indicano per primo. Il Corano dice:

(Arabo*********************************************************)

O Profeta! Di’ agli uomini credenti di distogliere lo sguardo dalle altre donne e di custodire le proprie parti intime. Questa è la via più pura per loro. Allah è ben informato di ciò che fanno. E, o Profeta, di’ alle donne credenti di distogliere lo sguardo dagli altri uomini e di custodire le proprie parti intime. – Sura an-Nur: 30-31

In un Hadith è detto:

(Arabo***********************************************)

O figli dell’uomo! Il vostro primo sguardo è perdonabile. Ma fate attenzione a non rivolgere un secondo sguardo. —Jassas

Fu detto a Hazrat ʿAlī (ra):

O ʿAlī! Non rivolgere un secondo sguardo dopo il primo. Il primo è perdonabile, ma il secondo no.

Hazrat Jābir (ra) chiese: «Che cosa devo fare se il mio sguardo cade improvvisamente [su qualcosa]?». Il Profeta rispose: «Distogli immediatamente lo sguardo». —Abū Dāwūd

La tendenza a esibire la propria bellezza

Anche il desiderio, nel cuore della donna, di esibire la propria bellezza è una delle cause degli effetti nocivi dello sguardo. Il desiderio, però, non è sempre evidente. Da qualche parte, dietro il velo dell’animo, si cela il desiderio di esibire la propria bellezza, ed esso si manifesta nella ricercatezza dell’abbigliamento, nella cura dei capelli, nella scelta di abiti fini e raffinati e in altre questioni simili. Il Corano usa per tutto ciò il termine generale «tabarruj della jāhiliyya». L’esibizione della bellezza e l’abbigliamento adottati allo scopo di appagare gli occhi di chiunque altro al di fuori del marito sono chiamati «tabarruj della jāhiliyya». Anche se qualcosa è bello per questo scopo, sarà considerato «tabarruj della jāhiliyya». Non è possibile emanare alcuna legge in proposito. Ciò dipende dalla coscienza della donna. Ella deve esaminare da sé il proprio animo e verificare se vi si nasconda qualche desiderio impuro. Se ve ne fosse, per lei vale il comando di Allah:

Non andate ora in giro con gli ornamenti e l’ostentazione con cui vi adornavate e vi pavoneggiavate nell’epoca della jāhiliyya. —al-Aḥzāb 33

Gli ornamenti dietro i quali non vi è alcun desiderio o intenzione impura sono ornamenti islamici. Quelli in cui vi sia anche solo la minima traccia di un desiderio malvagio sono ornamenti della jāhiliyya.

I danni della lingua

La lingua è un altro emissario di Satana nell’animo. Per mezzo della lingua vengono continuamente perpetrati e diffusi innumerevoli mali, la cui quantità non si può stimare. Un uomo e una donna conversano. Nessun desiderio malvagio viene espresso apertamente, ma il ladro nascosto dell’animo continua a creare dolcezza nella voce, attrattiva nel modo di parlare e un incantesimo nella conversazione. Il Corano smaschera questo ladro dell’animo:

(Arabo********************************)

Se avete timore di Allah nel cuore, non parlate con tono soave [con gli altri], altrimenti colui nel cui cuore vi è una malattia [di cattivi desideri] concepirà una speranza nei vostri confronti. Quando parlate, fatelo in modo semplice e diretto [come una persona parla normalmente con un’altra]. -Al-Ahzab: 32

È proprio questo ladro dell’animo a provare piacere nel descrivere e nell’ascoltare la situazione delle relazioni sessuali lecite o illecite altrui. Per assaporare questo piacere vengono cantate canzoni d’amore, vengono narrate storie d’amore vere o false, e tutto ciò si diffonde nella società come il calore di un fuoco che arde lentamente.

Il Corano dice:
(Arabo***********************************************************************)

Coloro che desiderano che l’immoralità si diffonda tra i musulmani avranno una punizione dolorosa in questo mondo e nell’Aldilà. An-Nur: 19

I danni della lingua hanno molte altre categorie, e in ciascuna di esse è posto un ladro dell’animo. L’Islam le ha esaminate e ha messo in guardia al loro riguardo. A una donna non è stato permesso descrivere al proprio marito la condizione di un’altra donna. Nel hadith è stato detto:
(Arabo*********************************************************)

È stato vietato agli uomini e alle donne di raccontare ad altri i particolari intimi della loro vita coniugale. Anche questo infatti diffonde l’oscenità e suscita nel cuore l’infatuazione amorosa. — Abu Dawud

Se, durante la preghiera congregazionale, l’imam commette un errore o si rende necessario richiamare la sua attenzione su qualcosa, agli uomini è stato permesso di avvertirlo dicendo «Subhanallah». Alle donne, invece, è stato detto di non pronunciare nulla con la bocca, ma di battere una mano contro l’altra. — Abu Dawud, Bukhari.

Il danno dei suoni

Spesso la lingua rimane in silenzio. Tuttavia, attraverso altri movimenti, viene attirato l’udito. Anche questo è legato a una cattiva intenzione, e l’Islam ha pronunciato a tale riguardo un ammonimento:

Esse non battano i piedi a terra, affinché si possa conoscere quale ornamento [gioielli ecc.] hanno nascosto. – Sura an-Nur: 31

Il danno del profumo

Tra tutti i messaggeri che portano notizie da una mente malvagia a un’altra, il profumo è uno di essi. È un mezzo estremamente sottile per trasmettere informazioni, che la gente considera appunto sottile. Ma il pudore islamico è così sensibile che, data la delicatezza della sua natura, anche questo movimento sottile risulta grave. Il pudore islamico non permette a una donna musulmana di camminare per strada o recarsi in un luogo di riunione adornata con abiti impregnati di profumo. Perché quale vantaggio vi sarebbe nel tenere nascosti la sua bellezza e i suoi ornamenti? La sua fragranza, infatti, si diffonderebbe nell’aria suscitando eccitazione.

(Arabo*******************************************************************)

Il Profeta (s) disse: «La donna che usa profumo o sostanze profumate e poi si reca tra la gente è una donna traviata.»

(Arabo****************************************************************)

Qualunque donna tra voi si rechi in moschea, non usi profumi o sostanze profumate.

(Arabo************************************************************)

Per gli uomini è adatto un profumo incolore e fragrante, mentre per le donne è adatto un profumo dai colori vivaci e senza odore.

I mali della nudità

Nel capitolo sul satr [secondo la legge islamica, il satr indica le parti del corpo dell’uomo e della donna che devono essere coperte; – Traduttore], l’Islam ha fornito una spiegazione corretta del pudore e del senso dell’onore umano che nessuna civiltà del mondo ha potuto confutare. Al giorno d’oggi, persino tra le nazioni più civilizzate del mondo, uomini e donne non esitano a lasciare scoperta qualunque parte del corpo. Per loro, l’abbigliamento serve alla bellezza, non al satr. Ma, secondo l’Islam, l’importanza del satr è maggiore di quella della bellezza; l’Islam ordina a uomini e donne di coprire quelle parti del corpo nelle quali si manifesta l’attrazione sessuale reciproca. La nudità è un’oscenità che il pudore e il senso dell’onore islamici non possono in alcun modo tollerare. Non si parla nemmeno di mostrarsi nudi davanti a persone dell’altro sesso: l’Islam non approva neppure che marito e moglie si mostrino nudi l’uno davanti all’altra. – Ibn Mājah

(Arabo*************************************************************)

Quando uno di voi si reca dalla propria moglie, dovrebbe prestare attenzione alla ʿawra. Che entrambi non restino nudi come gli asini. — Ibn Majah

(Arabo*******************************************************************)

Hazrat Aisha (che Allah sia compiaciuto di lei) disse che non vide mai il Messaggero di Allah (pace su di lui) nudo.

Un pudore e un senso del decoro ancora maggiori consistono nel fatto che l’Islam non approva neppure il restare nudi quando si è soli. La ragione è che si dovrebbe provare maggiore pudore dinanzi ad Allah.

(Arabo*********************************************************************)

Attenzione! Non restate mai nudi. Infatti gli angeli di Allah sono con voi; non si allontanano da voi, eccetto quando andate a defecare o vi recate dalla vostra moglie. Pertanto abbiate pudore davanti a loro e rispettate il loro onore.

Un abito attraverso il quale si vedono parti del corpo e viene esposta la ʿawra, agli occhi dell’Islam, non è affatto un abito.

(Arabo******************************************************************************)

Il Messaggero di Allah (s) disse: «Le donne che, pur indossando abiti, sono nude, che compiacciono gli altri e cercano di essere compiaciute dagli altri, e che camminano con ostentazione, piegando il collo come i cammelli bactriani, non entreranno mai in Paradiso e non ne sentiranno neppure il profumo.»

Qui sono stati riportati alcuni esempi affinché da essi si possa comprendere il livello del carattere islamico e la sua forza vitale morale (Spirito). L’Islam desidera mantenere l’ambiente sociale e la sua atmosfera liberi e puri da ogni elemento che inciti all’oscenità e alle azioni riprovevoli. La fonte di tutte queste incitazioni si trova nell’intimo dell’essere umano. È proprio lì che vengono coltivati i germi dell’oscenità e delle azioni riprovevoli, e da lì hanno origine piccoli impulsi o incitamenti che in seguito diventano causa di ansia e turbamento. L’ignorante li considera insignificanti e li trascura; ma, agli occhi del saggio, essi sono in realtà la radice della grave malattia che distrugge il carattere, la civiltà e la società. Pertanto, l’insegnamento morale dell’Islam mira a suscitare nell’intimo dell’essere umano un sentimento di vergogna così grande che egli continui a esaminare se stesso e, non appena avverta la minima inclinazione verso il male, possa distruggerla sul nascere con la propria forza di volontà.

La legge penale

Il principio fondamentale della legge penale islamica è che, finché una persona non commette un crimine tale da distruggere l’ordinamento civile, non deve essere intrappolata nei tentacoli della politica. Ma, una volta commesso tale crimine, non si deve renderla avvezza a peccare e a subire la pena infliggendole una punizione lieve. Le condizioni per provare il crimine devono essere rigorose. – [Nella legge islamica della testimonianza, le condizioni per provare un crimine sono state generalmente rese molto rigorose. Per provare l’adulterio sono state rese le più rigorose di tutte. In generale, per ogni questione la legge islamica considera sufficienti due testimoni. Ma per provare l’adulterio sono stati prescritti almeno quattro testimoni.] Per quanto possibile, si deve proteggere le persone dal ricadere nell’ambito della legge. – [Il Profeta (s) disse: (arabo*********************) Proteggete i musulmani dalla punizione per quanto possibile. Se vi è una via per salvare il colpevole, lasciatelo andare. Infatti, per l’imam è meglio sbagliare nel perdonare che sbagliare nell’infliggere una punizione. – Tirmidhi] Ma quando una persona ricade nell’ambito della legge, le si deve infliggere una pena così severa che non solo si tenga lontana dal ripetere il peccato, ma che anche le centinaia di migliaia di persone inclini a questo peccato ne siano intimorite vedendo una punizione tanto grave. Poiché lo scopo della legge è liberare la società dal crimine, non fare in modo che le persone commettano ripetutamente crimini e subiscano ripetutamente punizioni.

Per la salvaguardia dell’ordinamento sociale, il sistema penale islamico ha stabilito come crimini punibili due sole azioni: la prima è l’adulterio, la seconda è la falsa accusa.

La pena per l’adulterio

È già stato detto riguardo all’adulterio che, dal punto di vista morale, questo atto è il risultato della più estrema degradazione dell’essere umano.

La persona che commette questo atto dimostra in realtà che la sua umanità ha ceduto di fronte alla bestialità. Da quel momento non può più rimanere un membro onesto della società umana. Agli occhi della società, esso è uno dei grandi crimini che colpiscono alla radice la civiltà umana. Per tutte queste ragioni l’Islam lo ha stabilito come un peccato punibile, indipendentemente dal fatto che insieme ad esso venga commesso o meno un altro crimine: sia che vi sia stata coercizione, sia che vi sia stata violazione dei diritti altrui.

La direttiva del Corano è questa:

Fustigate ciascuna delle donne adultere e degli uomini adulteri con cento colpi di frusta e non lasciatevi mai muovere a compassione nei loro confronti riguardo alla legge di Allah, se credete in Allah e nell’Aldilà; e quando saranno puniti, che sia presente un gruppo di musulmani per assistere alla loro punizione. — Sura an-Nur: 2

In questo capitolo esiste una grande differenza tra la legge islamica e quella occidentale. Secondo la legge occidentale, l’adulterio in sé non è un reato. Ai loro occhi, l’adulterio è considerato un reato soltanto quando viene commesso con la forza oppure con una donna sposata. In altre parole, secondo la loro legge l’adulterio è un reato, mentre l’uso della forza e la violazione dei diritti altrui costituiscono reati aggiuntivi. A causa di questa differenza fondamentale, anche riguardo alla pena si opera una distinzione tra i due sistemi. La legge occidentale ritiene sufficiente la reclusione per l’adulterio commesso con la forza e, in caso di adulterio con una donna sposata, concede al marito il diritto a un risarcimento. Questa pena non previene il reato; al contrario, rende le persone ancora più audaci. Perciò, nei Paesi in cui vigono tali leggi, il livello dell’adulterio continua ad aumentare. Al contrario, la legge islamica protegge l’adulterio da questo tipo di reato e di criminali. Nei Paesi in cui per l’adulterio vengono applicate pene di questo genere, il reato non diventa mai universale. Una volta applicata la pena secondo la legge della sharia, tra tutti gli abitanti del Paese si crea un tale terrore che per diversi anni nessuno osa commettere un reato di questo tipo. Nella mente di chi è incline a questo genere di reati, ciò costituisce una sorta di operazione psicologica, attraverso la quale si produce spontaneamente una riforma interiore.

In Occidente si guarda con orrore ai cento colpi di frusta. La ragione non è che non si apprezzi la punizione fisica degli esseri umani; la vera ragione è piuttosto che la loro sensibilità morale non si è ancora sviluppata. In passato consideravano l’adulterio una colpa. Ora lo considerano un semplice gioco, un divertimento, mediante il quale due persone, un uomo e una donna, possono intrattenersi per qualche tempo. Per questo desiderano che la legge mostri indulgenza verso tale atto e che, finché l’adultero non interferisca con la libertà o con i diritti legali altrui, non venga adottata alcuna misura efficace. Quando poi si verifica un’interferenza nella libertà o nei diritti altrui, ciò viene considerato un reato che lede il diritto di una sola persona. Perciò ritengono che una pena ordinaria o un risarcimento costituiscano una punizione sufficiente per questo reato.

È evidente che chi nutre una simile concezione dell’adulterio considererà i cento colpi di frusta per questo atto una pena persecutoria. Ma quando la sua sensibilità morale e sociale si sarà sviluppata e comprenderà che l’adulterio, sia volontario sia forzato, è in ogni caso un reato sociale e che l’intera società ne viene danneggiata, anche il suo atteggiamento verso la pena cambierà spontaneamente. Dovrà riconoscere che la società deve essere protetta da questo male e che, poiché gli elementi che incitano all’adulterio sono radicati nella natura bestiale dell’essere umano e la loro estirpazione non è possibile mediante la semplice reclusione e il risarcimento, non vi è altra scelta, per sbarrargli tutte le vie, se non adottare misure severe. È preferibile infliggere una dura punizione fisica a una o due persone e proteggere milioni di esseri umani da innumerevoli mali morali e sociali, piuttosto che, risparmiando al colpevole la sofferenza della pena, danneggiare l’intera nazione e i suoi futuri discendenti innocenti.

Vi è un’altra ragione per cui si considera oppressivo anche un solo colpo di frusta. La si può comprendere facilmente riflettendo sulle fondamenta della civiltà occidentale. Ho già spiegato che questa civiltà ha avuto origine dalla tendenza a sostenere l’individuo contro la collettività e che l’intera sua base è stata costruita su una concezione eccessiva degli interessi e dei diritti individuali. Perciò, per quanto l’individuo possa commettere ingiustizie contro la collettività, ciò non appare così intollerabile agli occidentali; anzi, nella maggior parte dei casi lo accolgono con piacere. Quando però si interviene contro l’individuo per tutelare i diritti della collettività, i loro corpi rabbrividiscono e tutta la loro simpatia va all’individuo anziché alla collettività. Inoltre, come tutti gli abitanti dell’epoca della jāhiliyya, gli aderenti alla jāhiliyya occidentale si distinguono per attribuire maggiore importanza all’emotività che alla ragione. Poiché il danno arrecato a un individuo viene percepito in forma limitata, lo considerano un male enorme. Al contrario, non riescono a percepire l’importanza del danno vasto arrecato all’intera società e ai suoi futuri discendenti.

La disposizione della sharia riguardo all’accusa infondata di adulterio

Il danno causato dall’adulterio si verifica in forma quasi analoga anche con una falsa accusa di adulterio. Accusare falsamente una donna rispettabile di adulterio non reca disonore soltanto a lei; accresce anche l’ostilità tra famiglie diverse, getta il dubbio sulla discendenza, distrugge i rapporti coniugali e fa sì che una sola persona, pronunciando una volta alcune parole, infligga sofferenze a molte persone per molti anni. Il Corano ha stabilito una severa punizione per questo reato.

Il Corano dice: (Arabo****************************************)

Coloro che accusano donne caste di adulterio e poi non riescono a presentare quattro testimoni a sostegno della loro accusa, siano puniti con ottanta frustate e, in seguito, non venga mai più accettata la loro testimonianza. Costoro sono malfattori. – Sura An-Nur: 4

Misure preventive

In questo modo, da un lato, il diritto penale islamico abolisce con la propria forza politica gli atti ingiusti e, dall’altro, protegge le persone rispettabili della società dalle calunnie degli uomini malintenzionati. L’insegnamento morale dell’Islam purifica l’essere umano interiormente in modo tale che, se a causa di una carenza nell’educazione morale nasce nella mente un cattivo desiderio e questo viene trasformato con la forza in un’azione, esso viene represso dalla legge. Tra questi due metodi è stato adottato un metodo aggiuntivo affinché contribuisca alla riforma spirituale e all’educazione morale. Attraverso tutti questi metodi, l’ordinamento sociale è stato corretto in modo tale che le debolezze rimaste negli individui a causa delle carenze dell’educazione morale non aumentino né divengano operative; nella società si crei un ambiente in cui i cattivi desideri non abbiano l’opportunità di manifestarsi e siano sbarrate tutte le possibili vie attraverso le quali l’ordinamento civile potrebbe essere distrutto.

Ora descriveremo uno per uno, per esaminarli dettagliatamente, quei metodi.

Il comando riguardante l’abbigliamento e la ‘awra

Per quanto riguarda le direttive sociali, la prima opera dell’Islam è stata sradicare la nudità e stabilire i limiti della ‘awra per uomini e donne. Sotto questo aspetto, la condizione dell’Arabia dell’epoca della jāhiliyya non era diversa. Essi si spogliavano senza esitazione l’uno davanti all’altro. – [Si narra in un hadith: Hazrat Miswar bin Makhrama (ra) stava trasportando una pietra. Durante il tragitto gli si sciolse il tahband, e continuò a trasportare la pietra in quella condizione. Il Profeta (s) lo vide e disse: “Copri il tuo corpo e non camminare nudo”. – Muslim] Ritenevano inutile coprirsi durante il bagno e la defecazione. Si compiva il tawaf della Ka‘ba completamente nudi e lo si considerava un atto di grande devozione. – [Ibn Abbas (ra), Mujahid (r), Tawus (r) e Zuhri (r) hanno concordemente affermato che il tawaf della Ka‘ba si compiva nudi.] Anche le donne si spogliavano durante il tawaf. – [Muslim, nel Kitab at-Tafsir, ha descritto questa consuetudine degli Arabi: una donna compiva il tawaf nuda e diceva alla gente riunita: “Chi mi donerà una veste con cui coprire il mio corpo?”. In questo modo, donare una veste a quella donna nuda era considerato una grandissima opera meritoria.] Le vesti delle loro donne erano tali che una parte del petto rimaneva scoperta, così come parti delle braccia, della vita e della zona sotto le ginocchia. Esattamente la stessa situazione si osserva oggi in Europa, America e Giappone. In nessuno dei Paesi orientali esiste un ordinamento sociale che stabilisca quali parti del corpo debbano rimanere scoperte e quali coperte.

A questo riguardo, l’Islam ha impartito all’umanità la prima lezione di civiltà.

(Arabo******************************************)

O figli dell’umanità! Allah l’Altissimo ha fatto scendere un abito per coprire i vostri corpi, ed esso è anche il vostro ornamento. — Sura al-A’raf: 26

In base al significato di questo versetto, coprire il corpo è stato reso obbligatorio per ogni uomo e ogni donna. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha impartito severe istruzioni affinché nessuno si mostri nudo davanti a un’altra persona.

(Arabo***********************************************)

È maledetto chi guarda le parti intime del proprio fratello.

— Jassas: Ahkam al-Qur’an

(Arabo***********************************************)

Nessun uomo deve vedere un altro uomo nudo, né nessuna donna deve vedere un’altra donna nuda. — Muslim

(Arabo********************************************************)

Giuro su Allah, sarebbe preferibile per me essere gettato dal cielo e fatto a pezzi piuttosto che trovarmi nella condizione di vedere le parti intime di qualcuno o che qualcuno veda le mie parti intime. -al-Mabsūṭ

(Arabo*********************************************************)

Attenzione, non restate mai nudi. Infatti, coloro che sono con voi non si allontanano mai da voi, eccetto durante la defecazione e il rapporto sessuale. -Tirmidhī

(Arabo****************************************************)

Quando uno di voi si accosta a sua moglie, anche allora deve tenere coperte le sue parti intime e non deve spogliarsi completamente, come un asino. -Ibn Mājah

Una volta il Profeta (pace e benedizioni su di lui) si recò al pascolo dei cammelli della zakāt e vide che il cammelliere giaceva nudo. Lo allontanò immediatamente dal servizio e disse:

(Arabo*******************************)

Chi è sfrontato non ci è utile in alcun modo.

I limiti dell’awra per l’uomo

Insieme a tutte queste disposizioni, sono stati definiti separatamente anche i limiti entro i quali il corpo di uomini e donne deve essere coperto. La parte del corpo che è stato reso obbligatorio coprire è chiamata awra nella terminologia della Sharia. La parte compresa tra l’ombelico e le ginocchia dell’uomo è stata definita awra, ed è stato ordinato che non venga scoperta davanti agli altri e che gli altri non la guardino.

(Arabo****************************************************)

È riportato da Abu Ayyub Ansari che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «Ciò che si trova sopra le ginocchia e sotto l’ombelico è una parte da coprire». —Dar al-Qutni

(Arabo*************************************************)

Per l’uomo, la parte da coprire va dall’ombelico alle ginocchia. —Mabsut

(Arabo************************************************************)

È narrato da Hazrat Ali (r.a.) che il Profeta (s.a.s.) disse: «Non mostrare a nessuno la tua coscia e non guardare la coscia di alcuna persona, viva o morta». —Tafsīr al-Kabīr

Questa è un’ingiunzione universale. Nessuno, eccetto la moglie, ne è esente.

(Arabo*******************************************************)

Proteggete la vostra awra dallo sguardo degli altri, eccetto le vostre mogli e le vostre schiave. —Ahkām al-Qurʾān

I limiti dell’awra per le donne

Per le donne, i limiti dell’awra sono stati stabiliti in modo più ampio. È stato loro ordinato di coprire tutto il corpo, ad eccezione del viso e delle mani. Padri, fratelli e tutti i parenti stretti rientrano in questa disposizione, e per nessun uomo, eccetto il marito, può esservi un’eccezione.

(Arabo********************************************************)

Il Profeta (s.a.s.) disse: «Per una donna che crede in Allah e nell’Aldilà non è lecito tenere scoperte le mani oltre questo». Detto ciò, pose la mano al centro del suo polso. —Ibn Jarīr

(Arabo****************************************************************)

Quando una ragazza raggiunge la pubertà, nessuna parte del suo corpo dovrebbe essere visibile. Possono essere visti soltanto il viso e le mani fino ai polsi. – Abu Dawud

Hazrat Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) racconta: «Una volta, quando mi presentai davanti a mio nipote Abdullah bin Tofayel vestita con eleganza, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) lo disapprovò. Dissi: “O Messaggero di Allah! Ma è mio nipote”. Allora il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:

(Arabo************************************************)

Quando una fanciulla raggiunge la pubertà, non le è lecito mostrare alcuna parte del corpo eccetto il viso e le mani». Detto ciò, egli pose la mano sopra il suo polso in modo tale che tra il centro del polso e il punto in cui aveva appoggiato la mano rimanesse soltanto la misura di un pugno. — Ibn Jarir

Hazrat Asma bint Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lei), cognata del nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), una volta si presentò davanti a lui indossando un abito sottile. Attraverso il tessuto si vedevano le membra del suo corpo. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) distolse immediatamente lo sguardo e disse:

(Arabo*********************************************************)

«O Asma! Dopo aver raggiunto la pubertà, a nessuna donna è lecito mostrare ad altri alcuna parte del corpo, eccetto questa e quella». Dicendo ciò, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) indicò il suo viso e le mani fino ai polsi. — Fath al-Qadir

Un giorno Hafsa bint Abd al-Rahman si presentò nella casa di Aisha (r.a.) indossando un velo sottile. Allora ella lo strappò e la coprì con un pesante mantello. — Imam Malik: al-Muwatta

Il Profeta (s.a.s.) disse:

(Arabo**********************************************)

La maledizione di Allah ricada su quelle donne che, pur indossando abiti, sono nude.

Non fate indossare alle donne abiti così aderenti da rendere evidente la forma del corpo.

Da tutte queste narrazioni si comprende che, ad eccezione del viso e delle mani fino ai polsi, l’intero corpo della donna rientra nell’awra. Essa deve coprire questa awra anche davanti ai familiari più stretti della casa. Non le è consentito scoprirla davanti a nessuno, eccetto il marito, sia egli il padre, il fratello o il nipote. Non è consentito neppure indossare abiti attraverso i quali siano visibili le membra del corpo.

Tutte le disposizioni impartite in questo capitolo riguardano le donne giovani. Le disposizioni relative alla copertura dell’awra si applicano quando una ragazza raggiunge la pubertà e restano in vigore finché conserva attrattiva sessuale. Superata questa età, sono state alquanto attenuate.

Il Nobile Corano dice:

(Arabo********************************************************************)

Le donne molto anziane che non nutrono più alcuna speranza di risposarsi non commettono alcuna colpa se si tolgono il dupatta. A condizione, tuttavia, che non abbiano l’intenzione di mostrare i propri ornamenti. Per loro è bene adottare prudenza in questa materia. -Sura an-Nur: 60

Qui viene spiegata con chiarezza la ragione dell’attenuazione della severità. Il senso dell’espressione «non nutrono la speranza di sposarsi» è che non vi siano desiderio né attrazione sessuale. Inoltre, a titolo di precauzione, è stata posta la condizione che non si abbia l’intenzione di mostrare i propri ornamenti; vale a dire che, se nel cuore rimanesse anche una minima scintilla di desiderio sessuale, non sarebbe lecito togliersi il dupatta. Questa regola è stata resa più flessibile soltanto per quelle donne anziane che, essendo giunte alla vecchiaia, sono libere dalle restrizioni relative all’abbigliamento e nei confronti delle quali non vi è il timore che cada uno sguardo malizioso, anziché uno sguardo rispettoso. Donne di questo tipo possono restare in casa senza il dupatta o il chador.

Chiedere il permesso

La seconda restrizione imposta in seguito è questa: è vietato entrare in una casa senza il permesso dei suoi abitanti, affinché nessuno possa vedere le donne della casa in una condizione nella quale non sarebbe appropriato che un uomo le vedesse.

(Arabo*******************************************************)

Quando i vostri figli avranno raggiunto la pubertà, dovranno entrare nelle case chiedendo il permesso, come facevano coloro che li hanno preceduti. -Sura an-Nur: 59

Anche qui la ragione viene spiegata chiaramente. L’ordine di chiedere il permesso si applica soltanto a coloro nei quali è sorto il sentimento sessuale. Prima che tale sentimento sorga, non è necessario chiedere il permesso.

Insieme a ciò, è stato ordinato anche agli altri di non entrare nella casa di nessuno senza permesso.

(Arabo********************************************)

O credenti! Non entrate nella casa di nessuno senza il permesso del padrone di casa e, quando entrate, salutate con il salām gli abitanti della casa. – Sura an-Nūr: 27

Lo scopo effettivo è stabilire una separazione tra l’interno e l’esterno della casa, affinché nella vita familiare le donne possano rimanere al sicuro dagli sguardi degli uomini estranei. Inizialmente gli arabi non riuscirono a comprendere la ragione di queste direttive. Per questo, talvolta sbirciavano dall’esterno verso l’interno della casa. Una volta accadde un episodio simile proprio al nobile Profeta (sallallahu alayhi wa sallam). Un giorno egli si trovava nella sua hujra. In quel momento un uomo sbirciò dalla finestra. Egli disse:

Se avessi saputo che avresti sbirciato, ti avrei cavato un occhio. L’ordine di chiedere il permesso era stato impartito proprio per proteggersi dagli sguardi. –Bukhārī

Dopodiché dichiarò:

Se qualcuno guarda all’interno della casa altrui senza permesso, l’abitante della casa ha il diritto di cavargli un occhio. –Muslim

In seguito fu ordinato agli estranei che, se avevano bisogno di chiedere qualcosa dalla casa altrui, lo chiedessero dall’esterno, da dietro la separazione, senza entrare nella casa.

(Arabo***************************************)

Quando chiederete qualcosa alle donne, chiedetelo da dietro una cortina. Ciò è più puro per i vostri cuori e per i loro. – Sura al-Ahzab: 53

Anche qui viene pienamente chiarito lo scopo dei divieti e delle restrizioni. Il vero scopo è proteggere uomini e donne dal desiderio e dall’eccitazione sessuale; mediante questa disposizione è stata impedita la libera promiscuità tra uomini e donne.

Queste disposizioni non riguardano soltanto gli estranei, ma anche i servitori della casa. È narrato che, un giorno, Hazrat Bilal (r.a.) oppure Hazrat Anas (r.a.) chiese a Hazrat Fatima (r.a.) di consegnargli uno dei suoi figli. Ella allora gli consegnò il bambino da dietro una cortina. – Fath al-Qadir

Eppure entrambi erano servitori speciali del Santo Profeta (s.a.w.s.) e a lui vicini come familiari.

Incontro in privato e contatto fisico

La terza restrizione è che nessuno, eccetto il marito, può rimanere in privato con una donna né toccarle il corpo, per quanto possa essere il suo amico più intimo o il suo parente più prossimo.

(Arabo***********************************)

È narrato da Uqba bin Amer (ra) che il Profeta (s) disse: «Attenzione, non recatevi in privato dalle donne». Un uomo degli Ansar disse: «O Messaggero di Allah, quale norma hai stabilito riguardo al cognato?» Il Profeta (s) disse: «Egli è come la morte!» — Bukhari, Muslim, Tirmidhi

(Arabo******************************)

Non avvicinatevi a nessuna donna in assenza del marito. Poiché Satana scorrerà in ciascuno di voi come il sangue. -Tirmidhi

(Arabo******************************************)

Amr ibn al-‘As disse: «Il Profeta (ص.) ci ha vietato di avvicinarci a una donna in assenza di suo marito». Tirmidhi

(Arabo***************************************)

D’ora in poi, nessuno si avvicini a una donna in assenza di suo marito, finché presso di lei non vi siano una o due persone. – Muslim

Esiste un’analoga disposizione anche contro il toccare:

(Arabo***************************************)

Il Profeta (s.a.s.) disse: «Se qualcuno tocca la mano di una donna con la quale non ha alcun legame lecito, nell’Aldilà gli sarà posto sulla mano un fuoco ardente».

Hazrat Aisha (r.a.) riferisce che il Profeta (s.a.s.) riceveva dalle donne la bayʿa soltanto a parole. Non prendeva le loro mani tra le proprie. Non toccò la mano di nessuna donna, eccetto quella della propria moglie. –Bukhari

Usayma bint Rukayqa riferisce: «Mi recai dal Profeta (s.a.s.) insieme ad alcune donne per prestargli la bayʿa. Egli ci fece giurare di astenerci dall’associazione di altri ad Allah, dal furto, dall’adulterio, dalla falsa calunnia e dalla disobbedienza al Profeta». Terminato il giuramento, dicemmo: «Venite, prestiamo la bayʿa alla vostra mano». Il Profeta disse: «Io non tocco le mani delle donne; ricevo soltanto il giuramento a parole». –Nasa’i e Ibn Majah

Anche queste disposizioni si applicano soltanto alle donne anziane. È lecito sedersi in privato presso una donna anziana e toccarle il corpo. Hazrat Abu Bakr (r.a.) frequentava una tribù presso la quale aveva ricevuto allattamento. Egli stringeva la mano alle donne anziane di quella tribù. Si narra che Hazrat Abdullah ibn al-Zubayr si facesse massaggiare mani e piedi da una donna anziana.

La distinzione stabilita tra le donne giovani e quelle anziane dimostra che è necessario impedire la libera mescolanza tra uomini e donne, poiché essa può aprire la strada alla corruzione.

 

La distinzione tra maḥram e non-maḥram

Ad eccezione del marito, tutti gli uomini, siano essi maḥram o non-maḥram, sono soggetti alle disposizioni sopra indicate. In presenza di qualunque di loro, la donna non può lasciare scoperta alcuna parte del corpo, salvo il viso e le mani, cioè la propria ʿawra; così come un uomo non può scoprire davanti a un altro uomo la propria ʿawra [qualsiasi parte compresa tra l’ombelico e le ginocchia].

Tutti gli uomini dovrebbero entrare nelle case con il permesso, e nessuno di loro è autorizzato a sedersi in solitudine presso una donna o a toccarle il corpo. –[Riguardo al contatto fisico o al posare la mano sul corpo, vi è una notevole differenza tra un uomo mahram e un uomo non mahram. Un fratello può prendere la mano della sorella per aiutarla a salire su un mezzo di trasporto o a scenderne. È evidente che ciò non è lecito a un uomo non mahram. Quando il nobile Profeta tornava da un viaggio, attirava a sé Hazrat Fatima (ra) e le baciava la testa. Hazrat Abu Bakr (ra) baciava la testa di Hazrat Aisha (ra).]

 

Le disposizioni sul purdah

Di seguito sono riportati i versetti del Sacro Corano nei quali è stato ordinato il purdah:

(Arabo**************************************************************************************************************)

[O Profeta! Di’ agli uomini credenti di abbassare lo sguardo e di preservare la castità sessuale. Ciò è più puro per loro. E di’ alle donne credenti di abbassare lo sguardo, di preservare la propria castità sessuale e di non mostrare la propria bellezza, eccetto quella che appare spontaneamente. E che si tirino il velo sul petto e non mostrino la propria bellezza [a nessuno] se non a queste persone: i mariti, i padri, i suoceri, i figli, i figliastri, i nipoti maschi, i nipoti da parte di sorella, le proprie donne, i propri schiavi, i servitori privi di desiderio per le donne e quei bambini che non hanno ancora conoscenza delle parti intime delle donne. [Ordina inoltre loro] di non battere i piedi mentre camminano, affinché la loro bellezza nascosta non venga rivelata dal rumore dei passi.]

–Sura an-Nur: 30-31

(Arabo**************************************************)

O mogli del Profeta! Voi non siete come le altre donne. Se desiderate adottare la devozione, non parlate in modo seducente e allusivo [ambiguo]. Altrimenti, coloro nei cui cuori vi è una cattiva intenzione nutriranno una certa speranza nei vostri confronti. Parlate in modo semplice e diretto. Rimanete nelle vostre case e non andate in giro ostentando la vostra bellezza e giovinezza come ai tempi della passata jahiliyya. –Sura al-Ahzab: 32-33

(Arabo**********************************************************)

O Profeta! Di’ alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne credenti di coprire il corpo e il volto con i loro mantelli. —Sura al-Ahzab: 59

Riflettete su tutti questi versetti. Agli uomini è stato semplicemente ordinato di abbassare lo sguardo e di preservare il proprio carattere dall’oscenità sessuale. Alle donne, invece, oltre ai due ordini sopra menzionati, sono state impartite ulteriori istruzioni riguardo alla socialità e al comportamento. Ciò significa chiaramente che, per preservare il loro carattere, non sono sufficienti soltanto il controllo dello sguardo e la protezione delle parti intime; sono necessarie anche molte altre regole di condotta. Ora dobbiamo esaminare come il Nobile Profeta (saws) e i nobili Compagni (ra) abbiano attuato queste disposizioni nella società islamica. Dobbiamo inoltre esaminare quale sia il vero significato di tutte queste disposizioni e se le loro parole e le loro azioni gettino luce sul modo in cui esse possano essere applicate.

Controllo dello sguardo

Anzitutto, alle donne e agli uomini è stato ordinato: «Abbassate lo sguardo». Ciò significa non fissare il volto di nessuno, ma rivolgere lo sguardo verso il basso. Questo è il significato letterale dell’espressione coranica «ghadd al-basar». Tuttavia, con ciò non se ne chiarisce pienamente il significato. Il vero scopo dell’ordine di Allah l’Altissimo non è che l’uomo guardi sempre verso il basso e non alzi mai lo sguardo; lo scopo effettivo è piuttosto che si protegga da ciò che, nella terminologia degli hadith, è chiamato adulterio degli occhi. Per un uomo, guardare la bellezza e l’avvenenza di una donna estranea e trarne piacere è causa di corruzione; allo stesso modo, anche per una donna guardare un uomo estraneo è causa di corruzione. L’inizio della corruzione e del disordine avviene qui, naturalmente e secondo la natura umana. Per questo, questa via è stata chiusa per prima, e questo è il vero scopo del controllo dello sguardo, ossia dell’abbassare lo sguardo.

È vero che, vivendo nel mondo con gli occhi aperti, lo sguardo finirà per posarsi su ogni cosa. Non è possibile che un uomo non veda mai una donna, né che una donna non veda mai un uomo. Perciò il legislatore della Sharia ha stabilito che, qualora lo sguardo cada improvvisamente su qualcuno e si avverta una certa attrazione per la sua bellezza, è vietato rivolgergli una seconda volta lo sguardo.

Hazrat Jarir (ra) riferisce: chiesi al Messaggero di Allah (saws): «Che cosa devo fare se per caso il mio sguardo cade su qualcuno?». Egli rispose: «Distogli lo sguardo». —Abu Dawud

(Arabo********************************************************)

Hazrat Barida (che Allah sia compiaciuto di lui) riferisce che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse ad Hazrat Ali (che Allah sia compiaciuto di lui): «O Ali! Non guardare una seconda volta dopo il primo sguardo. Il primo sguardo sarà perdonato; ma se guarderai una seconda volta, ciò non sarà perdonato». —Abu Dawud

(Arabo******************************************)

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: «A chiunque rivolga uno sguardo lascivo a una donna estranea, nel Giorno della Resurrezione sarà versato negli occhi ferro fuso incandescente». —Fath al-Qadir

Tuttavia, ci si trova di fronte a molte situazioni in cui diventa necessario vedere una donna estranea. Per esempio, quando una donna è sottoposta alle cure di un medico, oppure quando depone come testimone davanti a un giudice in una causa, o sta annegando, oppure la castità e l’onore di una donna sono in pericolo: in tali circostanze non solo è lecito guardarle il volto, ma, se necessario, si possono vedere anche le parti intime. Si può persino toccarle il corpo; anzi, quando una donna sta bruciando nel fuoco o sta annegando nell’acqua, sollevarla e portarla in braccio non è soltanto lecito, ma diventa obbligatorio. L’istruzione del Legislatore della Sharīʿa è che, in simili circostanze, si mantenga l’intenzione quanto più pura possibile. Tuttavia, se a causa di un impulso naturale dell’essere umano sorgesse anche la minima eccitazione, non vi sarebbe alcuna colpa. Questo perché tale sguardo è rivolto per necessità, e per l’essere umano non è possibile reprimere gli impulsi naturali.

Analogamente, non solo è lecito vedere una donna estranea con l’intenzione di sposarla e osservarla attentamente, ma negli hadith vi sono anche istruzioni al riguardo. Lo stesso nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha guardato una donna proprio a questo scopo.

(Arabo**********************************************************)

Si riferisce da Mughirah ibn Shuʿbah che un giorno egli fece una proposta di matrimonio a una donna. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) gli disse: «Guardala, perché ciò sarà più favorevole a creare amore e armonia tra voi». —Tirmidhi

(Arabo****************************************************)

È narrato da Sahal ibn Saʿd che un giorno una donna si recò dal nobile Profeta (s.a.s.) e disse: «O Messaggero di Allah! Mi offro a te in matrimonio». Allora il Profeta (s.a.s.) la guardò. – Bukhari

(Arabo****************************************)

Hazrat Abu Hurayra racconta: «Ero seduto presso il Profeta (s.a.s.) quando arrivò un uomo e disse: “Ho intenzione di sposare una donna degli Ansar”. Il Profeta (s.a.s.) disse: “L’hai vista?”. L’uomo rispose: “No”. Il Profeta (s.a.s.) disse: “Guardala, perché generalmente negli occhi delle donne degli Ansar vi è qualche difetto”. – Muslim

(Arabo******************************************************************)

È narrato da Jabir ibn Abd Allah che il Profeta (s.a.s.) disse: «Se qualcuno di voi propone il matrimonio a una donna, dovrebbe guardarla per quanto possibile, per vedere se in lei vi sia qualcosa che lo incoraggi a sposarla». – Abu Dawud

Riflettendo su tutte queste eccezioni, si comprende che l’intento di Allah l’Altissimo non è proibire completamente di guardare le donne; il Suo intento è in realtà chiudere la via alla fitna e alla corruzione. È stata proibita quella contemplazione che non è necessaria, che non comporta alcun beneficio civile e che può provocare eccitazione sessuale.

Tutte queste disposizioni sono state stabilite per gli uomini esattamente come per le donne.

In un hadith narrato da Hazrat Umm Salama si riferisce che un giorno ella e Hazrat Maymuna erano sedute presso il Profeta (s.a.s.). In quel momento giunse il cieco Hazrat Ibn Umm Maktum. Il Profeta (s.a.s.) disse: «Mettetevi il velo davanti a lui». Hazrat Umm Salama disse: «Non è forse cieco? Non può né vederci né riconoscerci». Il Profeta (s.a.s.) disse: «Siete forse cieche anche voi, che non riuscite a vederlo?»

Tuttavia, dal punto di vista psicologico, esiste una lieve differenza tra il guardare una donna con gli occhi di un uomo e il guardare un uomo con gli occhi di una donna. La natura dell’uomo tende ad agire per prima. Dopo aver trovato qualcosa di suo gradimento, egli si adopera per ottenerla. Nella natura della donna, invece, vi sono una tendenza a porre ostacoli e una propensione alla fuga. Finché la sua natura non cambia, ella non può diventare tanto intrepida e audace da correre verso qualcuno dopo che questi le sia risultato gradito. Il Legislatore della sharīʿa, tenendo conto di questa differenza, non ha stabilito per le donne, riguardo al guardare gli uomini, una severità pari a quella stabilita per gli uomini riguardo al guardare le donne. Infatti, nei libri degli ḥadīth è celebre la narrazione di ʿĀʾisha (ra): «Il Profeta (s) le mostrò, in occasione dell’ʿĪd, i giochi degli Abissini». —[Questa narrazione è stata riportata in forme diverse da Bukhārī, Muslim, al-Nasāʾī, il Musnad di Aḥmad e altri. Alcuni l’hanno interpretata dicendo che l’episodio si verificò probabilmente quando ʿĀʾisha (ra) era ancora minorenne e quando il comandamento del purdah non era ancora stato rivelato. Tuttavia, in una discussione dettagliata di Ibn Hūrān si afferma che l’episodio avvenne quando una delegazione proveniente dall’Abissinia era giunta a Medina. La storia dimostra che tale delegazione giunse a Medina nel settimo anno dell’Egira. Considerando la questione da questo punto di vista, ʿĀʾisha (ra) aveva allora quindici o sedici anni. Inoltre, nella narrazione di Bukhārī si dice che il Profeta (s) aveva coperto ʿĀʾisha (ra) con un mantello. Ciò dimostra che anche i comandamenti relativi al purdah erano già stati rivelati.] Da ciò si apprende che alle donne non è assolutamente vietato guardare gli uomini. È però vietato che uomini e donne siedano insieme nella stessa assemblea e si guardino fissamente. Non è lecita neppure una forma di sguardo dalla quale possano derivare immoralità o danni. Nella casa dello stesso Compagno cieco, Ibn Umm Maktūm, dal quale il Profeta (s) aveva ordinato a Umm Salama di osservare il purdah, il Profeta aveva poi ordinato a Fāṭima bint Qays (ra) di trascorrere il periodo della ʿidda. Il qāḍī Abū Bakr Ibn al-ʿArabī, nella sua Aḥkām al-Qurʾān, riferisce l’episodio nel modo seguente:

Egli dice che Fāṭima bint Qays desiderava trascorrere la ʿidda nella casa di Umm Sharīk. Il Profeta (s) disse: «In questa casa entrano e escono molte persone. Rimani nella casa di Ibn Umm Maktūm, perché egli è cieco e lì puoi stare senza purdah.»

Da ciò si comprende che lo scopo è ridurre il rischio di immoralità e di danno. Fu vietato rimanere nel luogo in cui tale rischio era maggiore e fu ordinato di rimanere là dove era minore. Quella donna, infatti, doveva necessariamente abitare da qualche parte; poiché non era necessario che soggiornasse in un luogo determinato, alle donne fu vietato riunirsi nello stesso luogo con un uomo estraneo e incontrarlo e conversare con lui faccia a faccia.

Chi possiede la capacità di giudicare con dignità e razionalità e di comprendere lo spirito della sharīʿa può facilmente capire quali siano le ragioni logiche dei comandamenti relativi al controllo dello sguardo e, sotto questo aspetto, perché tali comandamenti siano resi più severi o più indulgenti. Il vero scopo del Legislatore della sharīʿa è impedire il gioco degli sguardi; altrimenti, egli non nutre alcuna ostilità verso gli occhi di nessuno. I due occhi dapprima guardano con innocenza. Lo Shayṭān della mente ne assapora il piacere, che è connaturato alla natura umana. Si godono gli altri piaceri della bellezza naturale. Perciò osserva una volta la bellezza umana e ricavane un piacere spirituale. Ma, interiormente, lo Shayṭān continua ad accrescere il piacere e il gusto del godimento. Alla fine il gusto della bellezza si eleva fino al desiderio dell’unione. Chi può negare che, tra tutti i peccati commessi e commessi tuttora nel mondo, lo sguardo degli occhi ne sia la prima e la più importante causa? Qualcuno può sostenere che lo stato d’animo prodotto dalla vista di tanti fiori sia esattamente uguale a quello prodotto dalla vista di un bel giovane o di una bella fanciulla? Se tra i due stati vi è una differenza e uno dei due è più carico di attrattiva sessuale dell’altro, come si può dire che la libertà concessa nel gustare una bellezza debba essere concessa anche nel caso dell’altra? Il Legislatore della sharīʿa non vuole impedire a nessuno di gustare la bellezza. Egli dice piuttosto: scegli la compagna o il compagno secondo il tuo desiderio e, concentrandoti su di lui o su di lei, soddisfa tutta la tua inclinazione al gusto della bellezza. Se ti allontani da questo centro e vai in giro a guardare l’aspetto e la giovinezza altrui, ti abbandonerai all’immoralità e all’oscenità. Anche se, a causa dell’autocontrollo e degli altri divieti, non ti abbandonerai concretamente alla dissolutezza, non potrai proteggerti dalla dissolutezza nel regno dei pensieri. Molte delle tue energie saranno sprecate nell’eccitazione degli occhi. Il tuo animo sarà contaminato da molti desideri peccaminosi ancora irrealizzati. Sarai continuamente tormentato da amori ingannevoli e trascorrerai molte notti insonni, sognando senza sosta. Molti bei serpenti e serpentesse ti morderanno. Il battito del cuore e l’eccitazione del sangue consumeranno la tua forza vitale: è forse un danno da poco? Tieni tutto ciò sotto controllo. Bisogna astenersi dal guardare senza motivo e dal guardare in modo tale da poter provocare immoralità e danno. Se vi è una reale necessità di guardare e da ciò deriva un bene civile, allora ciò sarà giustificato.

Restrizioni e limiti relativi alla manifestazione della bellezza

I comandamenti relativi al controllo dello sguardo si applicano in egual misura a uomini e donne. Alcuni comandamenti, inoltre, sono specifici per le donne. Il primo di questi è che non è permesso mostrare la propria bellezza al di fuori di un determinato limite.

Prima di riflettere sullo scopo e sui dettagli di questo comandamento, è necessario ricordare ancora una volta quegli insegnamenti esposti in precedenza nel capitolo sull’abbigliamento e sulla ʿawra. L’intero corpo della donna, fatta eccezione per il volto e le mani, costituisce la ʿawra e non è lecito scoprirlo neppure davanti al padre, allo zio paterno, al fratello o al figlio. È persino makrūh che una donna scopra la propria ʿawra davanti a un’altra donna. —[Per un’altra donna è esattamente altrettanto harām guardare le parti del corpo di una donna comprese tra l’ombelico e le ginocchia quanto è harām per un uomo guardare tali parti di un altro uomo. Guardare le altre parti è makrūh, ma non harām.] Tenendo presente questa verità, è necessario discutere i limiti della manifestazione della bellezza.

1. Alla donna è permesso mostrare la propria bellezza davanti al marito, al padre, al suocero, al figlio, al figliastro, al fratello, al nipote e al nipote da parte di sorella.

2. Le è stato altresì permesso di mostrare la propria bellezza davanti al proprio schiavo (e non davanti allo schiavo di qualcun altro).

3. Può inoltre mostrarsi adornata davanti a un uomo che sia al suo servizio e subordinato a lei e che non nutra alcun interesse o desiderio per le donne. – [Nel commentare questa disposizione, Hafiz Ibn Kathir dice: (arabo******************) Con ciò si intendono quei lavoratori, servitori e subordinati che non sono astuti né scaltri, ma estremamente semplici di cuore e privi di desiderio sessuale per le donne. Il desiderio sessuale può essere assente in due situazioni. Primo: quando in loro non vi è affatto desiderio sessuale, come nel caso degli anziani, degli insipienti o degli eunuchi per nascita. Secondo: quando possiedono la forza virile e il naturale interesse e desiderio per le donne, ma non possono nutrire desiderio sessuale per le donne della casa presso cui prestano servizio come servitori subordinati, oppure nella quale si recano per ricevere assistenza in qualità di mendicanti. Le parole sopra citate del Corano si riferiscono a entrambe queste categorie di persone. Tuttavia, bisogna ricordare che gli uomini davanti ai quali è permesso alle donne mostrare la propria bellezza devono necessariamente possedere due qualità. Primo, non devono neppure pensare di nutrire alcun desiderio sessuale per le donne della casa presso cui servono. Inoltre, il padrone di ogni casa deve verificare se, nel caso dei servi ai quali è stato permesso di entrare in casa, l’idea iniziale che ci si era formati su di loro si sia dimostrata fondata. Se, dopo aver concesso loro il permesso, sorge qualche sospetto nei loro confronti, bisogna impedirne l’ingresso in casa. Un esempio eloquente al riguardo è quello dell’eunuco al quale il Profeta (s) aveva permesso di entrare in casa.]

Il fatto è che a Medina vi era un eunuco. Egli frequentava le mogli del Profeta. Un giorno era seduto presso Hazrat Umm Salama (ra) e conversava con suo fratello, Hazrat Abdullah (ra). In quel momento il Profeta (s) giunse sul posto e, mentre entrava in casa, udì l’eunuco dire ad Hazrat Abdullah le seguenti parole:

«Domani, se Ta’if sarà conquistata, ti mostrerò Badia bint Ghaylan Saqafi. La sua caratteristica è questa: quando viene dal davanti, sul suo ventre si vedono quattro pieghe, mentre quando si volta se ne vedono otto». Poi elogiò oscenamente le sue parti intime. Udendo ciò, il Profeta (s) disse: «O nemico di Dio! Tu l’hai osservata molto attentamente». Poi disse alle sue consorti: «Vedo che quest’uomo è ben informato sulle condizioni delle donne. Pertanto, non gli sia permesso venire da voi».

Il Profeta (s) non si limitò a questo: lo espulse da Medina. Infatti, dal modo in cui quell’uomo aveva descritto le parti intime di bint Ghaylan, il Profeta (s) ritenne che, vedendo il suo aspetto e i suoi modi femminei, le donne frequentassero quell’uomo senza alcuna esitazione, come frequentano le donne della propria cerchia. Approfittando di questa opportunità, quell’uomo veniva a conoscenza delle condizioni intime delle donne e poi le elogiava davanti agli uomini. Da ciò potevano derivare enormi danni e disordini.]

4. Può inoltre mostrare la propria bellezza davanti ai bambini nei quali non si sia ancora manifestato il desiderio sessuale. Nel Nobile Corano è detto:

(arabo*******************************************)

«Bambini che non hanno ancora acquisito la conoscenza delle questioni intime delle donne.»

5. È lecito mostrare la bellezza e gli ornamenti delle donne davanti a quelle donne con cui si intrattengono abitualmente rapporti. Nel Sacro Corano, invece dell’espressione «donne in generale», è stata usata l’espressione «le vostre donne». Con ciò si intendono le «donne rispettabili», oppure le «proprie parenti», o ancora «le donne della propria categoria». Non è permesso mostrare la bellezza della donna in questione davanti a donne ignoranti e sciocche, a donne il cui comportamento sia sospetto o sul cui carattere vi siano tracce di corruzione e licenziosità. Infatti, anche costoro potrebbero essere causa di disordine e male. Dopo che i musulmani si recarono in Siria e le musulmane iniziarono a frequentare le donne ebree e cristiane, ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) scrisse al governatore della Siria, Abū ʿUbayda ibn al-Jarrāḥ (che Allah sia soddisfatto di lui), ordinandogli di vietare alle musulmane di entrare negli hammam (bagni pubblici) insieme alle donne della Gente del Libro. —Tafsīr di Ibn Jarīr

Ibn ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui) spiega che le musulmane possono mostrare davanti alle donne non musulmane e alle donne dhimmī soltanto ciò che possono mostrare davanti a uomini estranei. —Tafsīr al-Kabīr

Lo scopo di tutte queste disposizioni non era mantenere una distinzione religiosa; piuttosto, era proteggere le musulmane dall’influenza di donne il cui temperamento, carattere, cultura e civiltà non erano conosciuti, oppure che, se conosciuti, risultavano inaccettabili dal punto di vista dell’Islam. Tra queste donne non musulmane, quelle rispettabili e pudiche sono incluse nelle «vostre donne» del Corano (arabo********).

Riflettendo su tutti questi confini, si possono distinguere due categorie:

1. La bellezza che è permesso mostrare entro questi limiti consiste nel coprire con ornamenti le parti del corpo escluse dall’ambito del satr al-ʿawra, nell’abbellirsi con bei vestiti e ornamenti, nell’usare il kohl e il profumo, nel pettinarsi e negli altri modi di acconciarsi che le donne sono solite adottare nella propria casa secondo i desideri propri della loro femminilità.

2. È permesso mostrare questo tipo di abbigliamento davanti agli uomini che sono per sempre proibiti alle donne, oppure davanti a uomini privi di desiderio sessuale, o ancora davanti a persone che non saranno causa di disordine e male. Per le donne è stata posta la condizione delle «proprie donne»; per i subordinati, quella di essere «privi di desiderio sessuale»; e per i ragazzi, quella di essere «ignari delle parti intime delle donne». Da ciò si comprende che l’intento del Legislatore della Sharīʿa è limitare l’esibizione della bellezza femminile entro confini tali da evitare che la bellezza e l’abbigliamento delle donne provochino qualsiasi eccitazione illecita o il rischio di dissolutezza sessuale.

Riguardo a tutti gli uomini che si trovano al di fuori di questi limiti, è stato ordinato di non mostrare davanti a loro la bellezza e l’abbigliamento; inoltre, camminando, non si deve fare un passo in modo tale che la bellezza nascosta e gli ornamenti vengano rivelati dal rumore dei passi. Di conseguenza, lo sguardo dell’uomo si fissa su quella donna. La bellezza che con questo ordine si ingiunge di nascondere agli uomini estranei è precisamente quella che è stato permesso mostrare entro i limiti sopra indicati. Lo scopo è chiarissimo. Se le donne si presentano ben vestite davanti a persone che nutrono desideri sessuali e i cui desideri, non essendo maḥram, non si sono trasformati in sentimenti puri e innocenti, nessuno sostiene che, per il fatto di mostrarsi in tal modo, ogni donna diventerà priva di pudore e ogni uomo si trasformerà di fatto in un peccatore. Tuttavia, nessuno può negare che il fatto che le donne circolino pubblicamente in abiti eleganti e partecipino a raduni pubblici stia causando innumerevoli danni, palesi e nascosti, psicologici e materiali. Oggi le donne d’Europa e d’America spendono per l’abbigliamento la maggior parte dei propri guadagni e di quelli dei loro mariti. Il peso di queste spese cresce quotidianamente a tal punto che non dispongono più dei mezzi finanziari per sostenerlo. —[Recentemente si è tenuta un’esposizione di prodotti chimici. Dalla descrizione degli esperti si è appreso che le donne inglesi spendono ogni anno venti milioni di sterline e le donne americane centoventicinque milioni di sterline. Quasi il novanta per cento delle donne desidera fare qualche tipo di «make-up». (N.d.T. — Si tratta di dati risalenti a quarant’anni fa, quando fu scritto questo articolo. Non vi è dubbio che oggi il lusso delle donne sia aumentato molte volte rispetto ad allora.)] Non sono forse proprio gli sguardi lussuriosi che accolgono le donne nei mercati, negli uffici e nei luoghi pubblici a creare questa mania? Riflettete ancora: quale altra ragione potrebbe esserci per cui tra le donne nasce un desiderio così forte di adornarsi e perché esso cresca così rapidamente? Non è forse perché desiderano ricevere l’ammirazione degli uomini e apparire ai loro occhi nel modo più attraente? —[La mania di apparire belle è cresciuta talmente tra le donne che, per essa, arrivano persino a sacrificare la vita. Il loro sforzo estremo consiste nel rimanere magre e snelle, senza avere nel corpo neppure una libbra di carne oltre il necessario. Ogni ragazza desidera mantenere il proprio corpo entro le misure che gli esperti di bellezza hanno stabilito per polpacci, cosce e busto, come se, oltre ad apparire piacevole agli occhi degli altri, queste infelici non avessero altro scopo nella vita. Per raggiungere il loro obiettivo, le sventurate trascorrono le giornate senza mangiare, si privano degli alimenti nutrienti e vivono di bevande leggere come succo di limone, caffè amaro e simili. Senza il consiglio del medico, anzi contro il suo consiglio, usano farmaci che le rendono magre e deboli. Sotto il dominio di questa mania, molte donne hanno sacrificato e continuano a sacrificare la propria vita. Nel 1937, la celebre attrice di Budapest «Juscilabas» morì improvvisamente per arresto cardiaco. In seguito all’indagine si scoprì che da diversi anni viveva in stato di semi-digiuno e usava farmaci brevettati per dimagrire. Poi, improvvisamente, un giorno le vennero meno le forze vitali. Dopo di ciò, nella sola Budapest si verificarono altri tre casi consecutivi. La famosissima bellezza ungherese «Magda Varsili» sacrificò la vita per apparire più esile. In seguito, la cantante «Luisa Zabu» perse improvvisamente i sensi e morì una notte sul palcoscenico, davanti a migliaia di spettatori. Era addolorata perché il suo corpo non corrispondeva ai canoni di bellezza dell’epoca moderna. Per eliminare questo dolore, la poveretta ricorse a metodi artificiali e in due mesi perse sessanta libbre di peso. Il risultato fu che il cuore si indebolì eccessivamente e un giorno sacrificò la vita per i clienti della bellezza.]

Dopo di lei venne il turno di un’attrice di nome «Imula». Con metodi artificiali aveva reso il proprio corpo così leggero che alla fine fu colpita da una permanente malattia cerebrale. In seguito, invece del palcoscenico, dovette essere ricoverata in un manicomio. I fatti riguardanti persone famose di questo genere vengono pubblicati sui giornali. Ma chi sa quanta salute e quante vite distrugge ogni giorno questa mania della bellezza e di atteggiarsi ad amanti, che si è diffusa di casa in casa? Chi dirà se questa è libertà della donna o schiavitù della donna? Questa cosiddetta libertà ha imposto ancor più pesantemente su di loro il dominio dell’istinto sessuale degli uomini. Le ha rese schiave a tal punto che sono state private della libertà persino riguardo al nutrimento e alla tutela della salute. La vita e la morte di queste sventurate ormai esistono soltanto per gli uomini.] Per quale motivo accade tutto ciò? È forse un desiderio del tutto innocente? Non si cela forse al suo interno un desiderio sessuale che vuole estendersi oltre i propri limiti naturali e, per soddisfare la cui pretesa, esiste un desiderio analogo anche dall’altra parte? Se negate ciò, forse domani non esiterete a sostenere che il fumo che si vede in un vulcano non indica che, dal suo interno, nessuna lava è sul punto di eruttare.

Avete la libertà di svolgere le vostre attività e di fare ciò che desiderate. Ma non negate la verità. Questa verità ormai non è più nascosta. I suoi risultati sono apparsi alla luce del giorno. Voi accettate consapevolmente questi risultati. Ma l’Islam vuole fermare la questione proprio nel punto da cui comincia a manifestarsi. Il suo sguardo infatti non è rivolto all’apparente inizio innocente dell’esibizione della bellezza, bensì alla terribile conseguenza che, come l’oscurità del Giorno del Giudizio, si diffonde nell’intera società.

Hadith:

(arabo*****************************************)

La donna che cammina davanti a uomini estranei adornata e abbigliata con eleganza è come l’oscurità del Giorno del Giudizio priva di luce. — Tirmidhi

Nel Corano, là dove è stata vietata l’esibizione della bellezza davanti a uomini estranei, vi è anche un’eccezione. Vale a dire: (arabo***********) Non vi è alcuna colpa in ciò. La gente ha cercato di trarre qualche vantaggio da questa eccezione. Il problema, però, è che da queste parole non vi è spazio per ricavare un vantaggio maggiore. Il legislatore della Sharia dice: non esibire volontariamente la tua bellezza davanti agli altri. Ma nessuno sarà responsabile per l’abbigliamento che si manifesta spontaneamente o che è costretto a manifestarsi: questo è il significato chiarissimo. La tua intenzione non deve essere quella di esibire la bellezza e l’abbigliamento. Non dovresti avere in alcun modo l’impulso o il desiderio di mostrare ad altri i tuoi ornamenti, né, quand’anche non fosse possibile altro, di attirare su di te lo sguardo altrui facendo udire almeno il tintinnio sommesso dei gioielli. Devi fare tutto il possibile per nascondere la tua bellezza e il tuo aspetto adornato. Se poi qualcosa si manifesta contro la tua volontà, Allah non te ne riterrà responsabile. Il vestito con cui coprirai la tua bellezza sarà naturalmente visibile. Attraverso di esso si vedranno la struttura e l’altezza del tuo corpo, la grazia fisica, la forma e le proporzioni. Per le attività necessarie dovrai lasciare scoperte le mani e una parte del viso. In tal caso non vi è alcuna colpa. Non è tua intenzione mostrarli; al contrario, sei costretta a farlo. Se una persona malvagia ne trae piacere, che lo faccia. Egli subirà la punizione del suo malvagio desiderio. Tu avrai adempiuto, secondo le tue possibilità, alla responsabilità che la civiltà e la moralità ti avevano affidato.

Questo è il vero significato del versetto sopra citato. Se si studiano e si esaminano le diverse divergenze tra gli esegeti riguardo al significato di questo versetto, si constaterà che, nonostante tutte le differenze di opinione, il senso delle loro affermazioni si riduce proprio a quanto è stato esposto sopra.

Secondo Ibn Mas‘ud, Ibrahim Nakha‘i e Hasan al-Basri, per bellezza manifesta si intendono quegli abiti attraverso i quali si può coprire la bellezza interiore, come il burqa, lo scialle e simili.

Secondo Ibn ʿAbbās, Mujāhid, ʿAtāʾ, Ibn ʿUmar, Anas, Ḍaḥḥāk, Saʿīd ibn Jubayr, al-Awzāʿī e gli imam seguaci della scuola hanafita, ciò significa il volto, le mani e gli ornamenti usati su di essi, come l’henné sulle mani, gli anelli, il kohl sugli occhi e simili.

Secondo Saʿīd ibn al-Musayyib, l’unica eccezione è il volto; e, secondo un’altra narrazione, anche al-Ḥasan al-Baṣrī ha sostenuto questa opinione.

Hadrat ʿĀʾisha (che Allah si compiaccia di lei) era favorevole a tenere il volto coperto. Secondo lei, per ornamento manifesto si intendono le mani, i braccialetti, gli anelli, i monili da polso e simili.

Miswar ibn Makhrama e Qatāda permettono di scoprire le mani insieme agli ornamenti e, dalle sue parole, sembra che egli permetta di lasciare scoperti soltanto gli occhi, invece dell’intero volto. — [Ibn Jarīr e Aḥkām al-Qurʾān.]

Riflettete sul significato di tutte queste divergenze. Da tutti questi esegeti (arabo***********) si comprende che Allah l’Altissimo permette di mostrare quegli ornamenti che necessariamente vengono esposti o che è necessario esporre. Nessuno di loro intende permettere di esibire le mani o di farne l’oggetto dello sguardo altrui.

Ciascuno di loro, secondo la propria capacità di comprensione e tenendo presenti le necessità delle donne, ha cercato di stabilire quale parte del corpo, in caso di necessità, possa essere necessariamente scoperta o rimanga naturalmente scoperta. Noi diciamo di non limitare (arabo**********) a una sola di queste due interpretazioni. Una donna credente che desideri attenersi ai comandi di Allah e del Suo Messaggero e non desideri coinvolgersi in disordini e mali può decidere autonomamente, in base alla propria situazione e alle proprie necessità, se lasciare scoperti il volto e le mani oppure no; e, qualora scelga di farlo, in quali momenti farlo, in quale misura scoprirli e in quale misura coprirli. A questo riguardo il Legislatore della Sharīʿa non ha impartito alcuna prescrizione esplicita. Né è conforme alla ragione pratica stabilire una prescrizione esplicita in base alla diversità delle situazioni e delle necessità. Una donna costretta, per le proprie necessità, a uscire e a svolgere attività lavorative avrà talvolta bisogno di scoprire le mani e talvolta il volto. Per una donna di questo tipo esiste un permesso nella misura della necessità. Ma una donna la cui situazione non sia questa non deve, senza motivo, lasciare volontariamente scoperte mani e volto.

Pertanto, l’intento del Legislatore della Sharīʿa è che, se una parte del corpo viene scoperta allo scopo di mostrare la propria bellezza, ciò costituisce peccato. Se qualcosa si scopre involontariamente e spontaneamente, non vi è peccato. Se una necessità reale costringe a scoprirla, ciò sarà lecito. Ora la questione è: mettendo da parte la diversità delle situazioni, quale prescrizione esiste precisamente riguardo al volto? Il Legislatore della Sharīʿa preferisce che esso rimanga scoperto oppure lo disapprova? È possibile scoprirlo soltanto in caso di necessità, oppure esso non è affatto qualcosa da nascondere agli sguardi altrui?

I versetti della Sūra al-Aḥzāb fanno luce su queste questioni.

Disposizioni riguardo al volto

I versetti della sura al-Ahzab menzionati sopra sono questi:

(Arabo)

O Profeta! Di’ alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne musulmane di tirare sopra di sé il velo usando i propri mantelli. Con questa disposizione si può sperare che vengano riconosciute e quindi non siano molestate. — Sura al-Ahzab: 59

In particolare, il versetto è stato rivelato per ordinare di coprire il volto. (Arabo) è il plurale della parola (Arabo), che significa mantello. (Arabo) significa appendere. Il significato letterale di (Arabo) è: appendere sopra di sé una parte del mantello. Anche il significato di mettere il velo è questo. Tuttavia, il vero scopo di questo versetto non è il «velo» comunemente conosciuto, bensì coprire il volto, sia con il velo, con il purdah o con qualsiasi altro mezzo. È stato spiegato che il beneficio consiste nel fatto che, quando una donna musulmana esce di casa in questo modo coperta, la gente comprenderà che è una donna rispettabile, non spudorata né priva di pudore. Per questo motivo nessuno ostacolerà il suo pudore.

Tutti i commentatori del Sacro Corano hanno espresso proprio questo significato del versetto. Hazrat Ibn Abbas (ra), nel commentarlo, disse:

Allah l’Altissimo ha ordinato alle donne musulmane che, quando escono di casa per una necessità, lascino ricadere sul volto un lembo del mantello dalla sommità del capo. – Tafsir di Ibn Jarir

L’Imam Muhammad bin Sirin chiese a Hazrat Ubayda bin Sufyan bin al-Harith al-Hajrami come si dovesse mettere in pratica questo ordine. In risposta, egli lo mostrò personalmente: si coprì la fronte, il naso e un occhio, lasciando scoperto soltanto l’altro occhio. – Tafsir di Ibn Jarir

L’Allama Ibn Jarir al-Tabari dice nel tafsir di questo versetto:

O Profeta! Di’ alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne musulmane che, quando escono dalle loro case per qualche necessità, non indossino abiti come quelli delle schiave, lasciando scoperti il capo e il volto; piuttosto, facciano scendere su di sé il velo del mantello, affinché gli uomini dissoluti non attentino alla loro pudicizia e riconoscano che sono donne rispettabili. — Tafsir di Ibn Jarir

L’Allama Abu Bakr al-Jassas dice:

Questo versetto dimostra che alla donna giovane è stato ordinato di tenere il volto coperto dagli uomini estranei e che, quando esce di casa, deve mostrarsi velata e dignitosa, affinché chi nutre intenzioni malvagie non sia attratto da lei. — Ahkam al-Qur’an, terzo volume

L’Allama al-Naysaburi dice nel suo tafsir «Ghara’ib al-Qur’an»:

Nei primi tempi dell’Islam, le ragazze uscivano indossando una camicia e un dupatta, come nell’epoca della jahiliyya. Anche l’abbigliamento delle donne rispettabili non si distingueva da quello delle ragazze delle classi inferiori. In seguito fu ordinato loro di far scendere il mantello e di coprirsi il volto con esso, affinché la gente potesse riconoscerle come donne rispettabili e non come donne immorali.

L’Imam al-Razi dice:

Nell’epoca della jahiliyya, sia le donne rispettabili sia le schiave circolavano tutte senza velo, e gli uomini malvagi le inseguivano. Allah l’Altissimo ordinò alle donne rispettabili di coprirsi con il mantello. Questo può avere due significati. Primo: da questo abito si potrà riconoscere che si tratta di una donna rispettabile e che non la si deve seguire. Secondo: si potrà comprendere che non sono donne immorali. Infatti, nessuno può aspettarsi che una donna che tiene il volto coperto acconsenta a scoprire la propria awra [oppure: il volto non è considerato parte dell’awra — cioè della parte del corpo che, secondo la terminologia coranica, deve essere coperta davanti a tutti tranne che tra marito e moglie. Anche la parte compresa tra l’ombelico e le ginocchia dell’uomo è chiamata awra in questo senso —, la cui copertura sarebbe dunque obbligatoria]. Pertanto, questo abito dimostrerà che ella è una donna velata e che sarebbe vano aspettarsi da lei qualunque comportamento disonesto. — Tafsir Kabir

Il qadi Baydawi dice:

(Arabo******************************************)

Il significato è che, quando usciranno per una loro necessità, copriranno il corpo e il volto con il mantello. Qui la parola (arabo********) è stata usata al posto di (arabo*******), cioè deve essere avvolta sopra il mantello. Con ciò, (arabo*********************) è stata stabilita la distinzione tra le donne nobili, le schiave e le cantanti. (arabo**********) significa che una persona sospetta non oserà attentare al loro onore. — Tafsir di Baydawi

Da tutte queste dichiarazioni risulta provato che, dall’epoca santa dei nobili Compagni (ra) fino all’ottavo secolo, in ogni epoca il suddetto versetto è stato interpretato nello stesso modo, e tale interpretazione è proprio quella che abbiamo potuto comprendere dalle sue parole. Esaminando poi gli hadith, appare chiaramente che, dopo la rivelazione di questo versetto, all’epoca del nobile Profeta (s), le donne musulmane in generale avevano cominciato a coprirsi il volto e l’uso di circolare con il volto scoperto era venuto meno. Nei libri di hadith di Abu Dawud, Tirmidhi, Muwatta e altri si riferisce che il Profeta (s) vietò alle donne, durante lo stato di ihram, di coprirsi il volto e di indossare guanti. Ciò dimostra che già in quell’epoca santa si era diffuso l’uso del velo per coprire il volto e dei guanti per coprire le mani. Ne era vietato l’uso soltanto durante lo stato di ihram. Tuttavia, durante l’hajj, lo scopo non era quello di rendere il volto della donna visibile al pubblico; piuttosto, lo scopo era che, nell’abbigliamento rituale dell’ihram, il velo del viso non potesse diventare una parte dell’abbigliamento femminile, come invece avveniva normalmente negli altri momenti. In altri hadith si dice che, anche durante l’ihram, le mogli del Profeta e le altre donne musulmane comuni tenevano il volto scoperto nascosto allo sguardo degli uomini estranei.

(Arabo************************************************)

Hazrat Ayema (ra) racconta: «Le cavalcature passavano vicino a noi, mentre ci trovavamo in stato di ihram insieme al Profeta (s). Quando qualcuno ci veniva incontro, tiravamo il nostro mantello dalla testa sopra il volto. Quando passavano oltre, ci scoprivamo nuovamente il volto».

— Abu Dawud

(Arabo***************************************************)

Fatima bint al-Mundhir dice: «Durante lo stato di ihram ci coprivamo il volto con un panno. Con noi c’era Asma, figlia di Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lei). Ella non ce lo proibì». Imam Malik: al-Muwatta’

Nel Fath al-Bari, nel Kitab al-Hajj, si trova una narrazione di Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei):

(arabo**********************************************_)

Le donne, mentre sono in stato di ihram, lascino pendere i propri veli dal capo sul volto.

Copertura

Chiunque rivolga la propria attenzione alle parole del Sacro Corano, al loro riconoscimento pubblico, all’esegesi unanimemente accettata e alla loro applicazione nell’epoca del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), non potrà negare questa verità: nella legge islamica esiste l’ingiunzione per le donne di coprirsi il volto davanti agli estranei, e quest’ordine veniva osservato nell’epoca del Profeta (pace e benedizioni su di lui). Sebbene il Sacro Corano non proponga la parola «niqab», cioè copertura, in senso letterale, ne propone il significato e il contenuto. Le donne musulmane, sotto lo sguardo di Colui sul quale fu fatto scendere il Corano, lo avevano adottato come parte dell’abbigliamento da indossare all’esterno della casa, e anche allora era chiamato «niqab», ossia velo o copertura.

È motivo di rammarico che questo sia proprio quel «niqab» (velo) che l’Europa considera estremamente sgradito e detestabile. Persino la sua sola idea è insopportabile alla coscienza occidentale. Lo considerano un segno di oppressione, ristrettezza mentale e barbarie. È una di quelle cose il cui nome viene citato quando si parla dell’ignoranza e dell’arretratezza dei popoli orientali. E quando si dice che un popolo orientale sta progredendo nella civiltà e nella cultura, la prima cosa che viene proclamata con particolare enfasi è che il «niqab» è scomparso da quel popolo. Ora abbassate il capo per la vergogna, sapendo che non si tratta di un’invenzione delle epoche successive: è un’invenzione dello stesso Sacro Corano, e il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ne aveva introdotto la pratica. Ma non basta abbassare il capo. Se lo struzzo nasconde la testa nella sabbia alla vista del cacciatore, l’esistenza del cacciatore non scompare. Anche voi potete abbassare il capo allo stesso modo, ma ciò non cancellerà i versetti coranici né farà scomparire i fatti comprovati dalla storia. Se cercate di calarvi sopra un sipario mediante interpretazioni complicate, questa «macchia di vergogna» risulterà ancora più evidente. Dopo aver creduto nella «parola divina» occidentale e aver accettato proprio come una «macchia d’infamia» ciò che essa considera tale, vi resta un solo modo per eliminarla: dichiarate la vostra liberazione dall’Islam, quell’Islam che ordina persino «oggetti detestabili» come il «niqab», il velo e la copertura del volto. Voi desiderate il «progresso» e avete bisogno della «civiltà». Come potrebbe dunque essere accettabile per voi quella religione che impedisce alle donne di trasformarsi in fiaccole luminose di assemblee e riunioni, che insegna il pudore, il velo e la castità rispettabile, e vieta loro di adornarsi per diventare fonte di piacere agli occhi di chiunque non viva nella casa? Dov’è il «progresso» in una religione simile? Quale rapporto può avere una religione del genere con la «civiltà»? Per il «progresso» e la «civiltà» è invece necessario che la donna — non più donna, ma una signora europea — prima di uscire resti libera da ogni lavoro per ben due ore e si dedichi soltanto alla cura della bellezza e alla toeletta; che impregni tutto il corpo di profumo; che indossi abiti estremamente attraenti per colore e taglio; che si trucchi il viso e le braccia; che renda le labbra rosso sangue con il rossetto; che ravvivi gli occhi per tendere correttamente l’arco delle sopracciglia e lanciare sguardi penetranti. Quando uscirà di casa così adornata in ogni graziosa posa, la situazione sarà tale che ogni suo atteggiamento sembrerà attirare il cuore e la mente e dire: «Il posto giusto è proprio questo». E se neppure così sarà appagato il desiderio di esibire gli ornamenti personali, porterà sempre con sé uno specchio e gli strumenti cosmetici, così da poter correggere a brevi intervalli anche il minimo difetto nella propria acconciatura.

Abbiamo ripetuto più volte che tra gli scopi dell’Islam e quelli della civiltà occidentale esiste una differenza abissale; chi interpreta le direttive islamiche dal punto di vista occidentale commetterà quindi un errore gravissimo. Il criterio con cui l’Occidente valuta il valore e la dignità delle cose è completamente diverso da quello dell’Islam. Le cose che l’Occidente considera estremamente importanti e desiderabili nella vita, dal punto di vista dell’Islam non hanno alcuna importanza. Al contrario, ciò a cui l’Islam attribuisce importanza è privo di valore agli occhi dell’Occidente. Ora, per chi crede nel criterio occidentale, ogni elemento dell’Islam sembrerà bisognoso di correzione. Quando si accingerà a interpretare le direttive islamiche, finirà inevitabilmente per modificarle, e neppure dopo averle modificate riuscirà ad applicarle nella propria vita, perché a ogni passo l’interpretazione del Corano e della Sunna gli creerà ostacoli. Prima di rivolgere l’attenzione ai dettagli delle modalità con cui attuare le direttive di Allah, una persona simile dovrebbe riflettere sullo scopo per cui tali modalità sono state adottate e sulla loro accettabilità. Se non riesce ad approvare neppure quegli scopi, perché dovrebbe affrontare l’inutile fatica di discutere i mezzi per conseguirli e di modificarli? Perché non abbandona semplicemente quella religione i cui scopi e obiettivi considera difettosi? Se invece concorda con i suoi obiettivi, la controversia si riduce soltanto a stabilire se i mezzi pratici proposti per conseguirli siano appropriati o inappropriati. Questa controversia può essere facilmente risolta. Ma soltanto le persone rispettabili possono seguire questa strada. Restano ora gli ipocriti. Essi sono i peggiori tra le creature di Allah l’Altissimo. È proprio di loro pretendere di credere in qualcosa, mentre in realtà la loro fede è riposta in qualcos’altro.

La controversia che si sta svolgendo intorno al «niqab» e al «burqa» si fonda in realtà sull’ipocrisia. Si è fatto ogni sforzo per dimostrare che questa forma del velo era diffusa tra i popoli dell’epoca preislamica e che questa eredità della jahiliyya fu trasmessa ai musulmani molto tempo dopo l’epoca del Profeta. Perché tanta preoccupazione per un’indagine storica in contrasto con un versetto esplicito del Corano, con la prassi comprovata dell’epoca profetica e con le chiare spiegazioni dei Compagni e dei tabi‘in? Semplicemente perché davanti a loro vi erano, e vi sono, tutti quegli scopi e quegli ideali che sono accettati dall’opinione pubblica occidentale. Nel loro cuore si sono radicate quelle concezioni di «progresso» e «civiltà» che sono state imitate dagli occidentali. Poiché indossare il burqa e coprire il volto è contrario a tali scopi e non è compatibile con quelle concezioni, si è cercato, mediante l’indagine storica, di eliminare tutte quelle questioni che sono registrate nella giurisprudenza islamica. È una palese ipocrisia, praticata anche in questa questione come nelle altre. La sua vera causa è quella mancanza di principi, quella limitatezza d’intelletto e quella carenza di coraggio morale già descritte sopra. Se non fosse così, non sarebbe mai sorta nella mente, pur proclamando la propria obbedienza all’Islam, l’idea di presentare una ricostruzione storica del Corano. Avrebbe o reso i propri scopi identici a quelli dell’Islam [se avesse desiderato rimanere musulmano], oppure si sarebbe separato apertamente da questa religione, che considera un ostacolo al progresso secondo il proprio metro di sviluppo.

Per chi comprende gli scopi della legge islamica e possiede anche un po’ di buon senso, non è difficile capire che permettere alle donne di muoversi fuori casa con il volto scoperto è contrario a quegli scopi ai quali l’Islam attribuisce tanta importanza. La cosa che più attrae una persona in un’altra è il suo volto. La bellezza insita nella creazione umana, in altre parole la più grande manifestazione della bellezza umana, è il volto. Esso è ciò che attira maggiormente lo sguardo. È ciò che suscita emozioni e sentimenti. È il principale agente dell’impulso e dell’eccitazione sessuale. Per comprendere questo non occorre alcuna profonda conoscenza psicologica. Interrogate la vostra stessa mente. Chiedete il giudizio ai vostri stessi occhi. Verificate e analizzate la questione attraverso il vostro personale esame psicologico. L’ipocrisia è un’altra cosa. Se l’ipocrita, il munafiq, considera persino il riconoscimento dell’esistenza del sole contrario al proprio interesse, allora si metterà a negare l’esistenza del sole in pieno giorno. Se vi attenete alla verità, dovrete riconoscere che, quanto al sex appeal, Allah l’Altissimo ha posto nel volto la maggior parte di tutta la bellezza del corpo. Se doveste sposare una ragazza, come prendereste la vostra decisione riguardo a lei? Una possibilità sarebbe che ella stesse davanti a voi con tutto il corpo coperto, eccetto il volto. La seconda sarebbe che mostrasse il volto attraverso una fessura della finestra. Dite ora: quale di queste due possibilità scegliereste? Dite sinceramente: rispetto all’intero corpo, la bellezza del volto non è forse per voi più importante?

Dopo aver riconosciuto questa verità, proseguite. Se non si desidera fermare la dissolutezza sessuale della società e l’eccitazione sessuale incontrollata, allora dovrebbe essere permesso lasciare scoperto non solo il volto, ma anche il seno, le braccia, le cosce, i polpacci e ogni altra parte del corpo, come avviene nella civiltà occidentale. In tal caso non vi sarebbe alcuna necessità di quei limiti e di quelle restrizioni descritti sopra riguardo al sistema islamico del velo. Ma se lo scopo è impedire l’ondata dell’eccitazione sessuale, quale discorso potrebbe essere più contrario alla sana ragione e più antiscientifico di questo: mettere catene alle porte piccole, lasciando invece completamente aperta la porta principale?

Ora si potrebbe chiedere: se la situazione è questa, perché l’Islam ha permesso di scoprire il volto in caso di necessità imprescindibile? La risposta è che la legge islamica non è squilibrata né unilaterale. Da un lato tiene conto delle conseguenze morali, ma dall’altro giudica tenendo presenti le reali necessità dell’essere umano, e ha mantenuto tra le due cose un equilibrio e un’armonia straordinari. Vuole sbarrar​e la strada alla corruzione morale e, allo stesso tempo, non vuole imporre a nessuno restrizioni tali da impedirgli di soddisfare le proprie reali necessità. Questa è l’unica ragione per cui, riguardo alla copertura del satr e alla manifestazione della bellezza, non sono state date per il volto e le mani indicazioni altrettanto esplicite. Infatti, nascondere il satr e la bellezza non crea alcuna difficoltà nel soddisfare le necessità della vita. Ma se le mani e il volto rimanessero sempre coperti, si creerebbero enormi difficoltà alle donne nel soddisfare le proprie necessità. Pertanto, per le donne è stata stabilita in generale questa regola: devono tenere sul volto un velo e una copertura, ma è stata concessa loro, secondo il principio in questione, la possibilità di scoprirlo qualora vi sia realmente necessità di farlo. A condizione, tuttavia, che lo scopo non sia mostrare la propria bellezza, bensì soddisfare una necessità reale. Inoltre, è stato sbarrato anche il cammino alla corruzione e al male che potevano derivare dall’altra parte, ordinando agli uomini di abbassare lo sguardo. Se una donna rispettabile scopre il volto per una propria necessità, l’uomo dovrà abbassare lo sguardo e astenersi da ogni altro comportamento nei suoi confronti.

Riflettendo su queste prescrizioni relative all’osservanza del velo, si comprende che il velo islamico non è affatto una consuetudine della jahiliyya, bensì una legge fondata sulla conoscenza e sulla ragione. La consuetudine della jahiliyya è rigida e immutabile. Una consuetudine, una volta affermatasi in una determinata forma, non può essere modificata in alcuna circostanza. Ciò che è stato occultato rimane occultato per sempre. Anche dopo la morte non è possibile renderlo manifesto. Al contrario, una legge fondata sulla ragione e sulla coscienza ammette flessibilità. A seconda delle circostanze, essa lascia spazio al rigore e all’attenuazione. In base alle situazioni, nelle sue norme e nei suoi principi sono previste anche modalità per le eccezioni. Una legge di questo genere non può essere osservata ciecamente. Per seguirla sono necessarie capacità di comprensione e discernimento. Una persona coscienziosa che osserva la legge può decidere da sé quando sia opportuno rispettare le norme generali e quando, dal punto di vista della legge, si presenti una necessità effettiva per la quale sia possibile avvalersi della facoltà di deroga. Inoltre, può decidere da sé in quale situazione e in quale misura possa trarre beneficio da un’autorizzazione, e come, nel cercare tale beneficio, si possa preservare intatto lo scopo della legge. In tutte queste questioni, in realtà, soltanto una pura niyyah, cioè un’intenzione o aspirazione, può rendere la mente del credente un vero mufti. Il Profeta (pace su di lui) disse:

(arabo*************************************))

Chiedi il parere della tua coscienza e abbandona ciò riguardo a cui nel tuo animo sorgono inquietudine o dubbio.

Per questo motivo non è possibile obbedire all’Islam nell’ignoranza e senza comprenderlo. Esso è una legge fondata sulla coscienza e sulla ragione, e per osservarla sono necessari, a ogni passo, sensibilità e capacità di comprensione.

 

Regole per uscire di casa

Dopo aver definito i limiti dell’abbigliamento e delle parti da coprire, l’ultima ingiunzione rivolta alle donne è questa:

(Arabo**********************************)

Dimorate nelle vostre case con dignità e non mostratevi in pubblico con gli ornamenti, come ai tempi dell’Ignoranza. -Sura al-Ahzab: 33

(Arabo***************************************************)

Non battano i piedi in modo tale da far apparire la loro bellezza nascosta. -Sura an-Nur: 31

(Arabo******************************************)

Non parlate con voce sommessa, altrimenti coloro nei cui cuori vi è una malattia saranno indotti alla tentazione. -Sura al-Ahzab: 32

Vi è divergenza sulla pronuncia della parola (arabo******). La maggior parte degli abitanti di Medina e alcuni abitanti di Kufa hanno letto (arabo*******) [con la fatḥa sopra la kaf]. Essa deriva dalla radice della parola (arabo********). Secondo questa lettura, il significato sarebbe: «Rimanete stabilmente nelle vostre case». Al contrario, la maggior parte degli abitanti di Basra e di Kufa ha letto (arabo******) [con la kasra sotto la kaf]. Essa deriva dalla parola (arabo********). Il significato sarebbe: «Rimanete nelle vostre case con dignità e tranquillità».

La parola (arabo***********) ha due significati. Il primo è mostrare bellezza e ornamenti. Il secondo è ostentare eleganza e sfarzo nel camminare, procedere con un’andatura ondeggiante e con movenze aggraziate: nel versetto coranico sono intesi entrambi i significati. Nell’epoca della prima jāhiliyya, le donne uscivano adornate con grazia, proprio come le donne dell’epoca moderna della jāhiliyya si muovono in pubblico. Inoltre, il loro modo di camminare era intenzionalmente tale che ogni passo non sembrava posarsi sul terreno, bensì sul cuore degli spettatori. Il celebre tābiʿī e commentatore coranico Qatāda disse:

(arabo***************************************)

Per comprendere questa situazione non è necessario alcun resoconto storico. Recatevi in una società in cui le donne si presentano con abiti e ornamenti occidentali: potrete vedere con i vostri stessi occhi i comportamenti dell’epoca della prima jāhiliyya. L’Islam ordina di astenersi da ciò. Esso dice: anzitutto, il luogo che veramente vi è destinato è la vostra casa. Siete state sollevate dalle responsabilità esterne affinché possiate rimanere in casa con pace e dignità e assolvere i doveri della vita familiare. Tuttavia, se ve ne fosse necessità, vi è lecito uscire di casa. Ma, quando uscite, abbiate piena cura della vostra castità e del vostro onore. Nei vostri abiti e ornamenti non vi siano sfarzo e splendore tali da attirare su di voi gli sguardi altrui, né vi sia in voi una tale ansia di mostrare la vostra bellezza da lasciar intravedere, camminando, ora il fulgore del volto e ora da esibire le vostre mani. Nei vostri modi non vi sia alcuna grazia seducente capace di fissare su di voi gli sguardi degli altri. Non uscite indossando ornamenti il cui tintinnio versi miele nelle orecchie altrui. Non emettete deliberatamente suoni con la voce per farvi udire dagli altri. Sì, se è necessario parlare, parlate; ma non cercate di farlo con una voce dolce e seducente. Osservando tutte queste regole, norme e delimitazioni, potete uscire di casa.

Questo è dunque l’insegnamento del Sacro Corano. Ora, osserviamo per un momento gli hadith. Secondo tale insegnamento, quale condotta aveva stabilito il Profeta (s) per le donne nella società, e come i nobili Compagni (ra) e le loro donne l’avevano messa in pratica.

Permesso di uscire per necessità

Si narra negli hadith che, prima della rivelazione delle disposizioni sul velo, Hazrat Umar (ra) insisteva: «O Messaggero di Allah (s), imponi il velo alle donne». Una volta, quando Umm al-Mu’minin Hazrat Sawda bint Khāmya (ra) uscì di casa durante la notte, Umar (ra) la vide. La chiamò e le disse: «Sawda! Ti abbiamo riconosciuta». Con ciò intendeva che alle donne fosse vietato uscire di casa in qualsiasi forma. Dopo la rivelazione dell’ordine sul velo, giunse per Hazrat Umar l’occasione che cercava. Cominciò a impedire severamente alle donne di uscire e di circolare. Si verificò nuovamente il precedente episodio con Hazrat Sawda (ra). Non appena ella uscì di casa, Hazrat Umar (ra) la fermò. Hazrat Sawda (ra) si lamentò di ciò con il Nobile Profeta (s). Il Profeta disse:
******************************************

Allah l’Altissimo vi ha permesso di uscire secondo le vostre necessità. — Muslim, Bukhari e altri.

Da ciò si può comprendere che il significato coranico di ciò non è che le donne non debbano mai mettere piede fuori dai confini della casa; al contrario, è loro pienamente permesso uscire per soddisfare le proprie necessità. Tuttavia, tale permesso non è incondizionato né illimitato. Non è lecito alle donne muoversi liberamente ovunque e mescolarsi alle assemblee degli uomini. Secondo il significato della Legge islamica, per necessità si intende che uscire sia diventato assolutamente indispensabile per una donna. È evidente che non è possibile stabilire, per tutte le donne e in ogni epoca, un unico metodo riguardo all’uscire o al non uscire di casa. Tuttavia, dal metodo che il Legislatore islamico ha stabilito per l’uscita delle donne nelle normali circostanze della vita e dalle modalità con cui ne ha regolato l’estensione entro i limiti del velo, si possono dedurre lo spirito e l’orientamento della legge islamica. Comprendendolo pienamente, ciascuno può conoscere da sé il principio secondo cui, nelle circostanze personali e nelle questioni minori, tali limiti devono essere ampliati o ristretti alla luce delle circostanze. Per spiegarlo, menzioneremo alcuni esempi.

Il permesso di recarsi alla moschea e i suoi limiti

È universalmente noto che la preghiera obbligatoria è la più importante. È stata attribuita particolare importanza al recarsi in moschea per la preghiera e al partecipare alla preghiera congregazionale. Tuttavia, nel capitolo della preghiera congregazionale, alle donne sono state impartite istruzioni del tutto opposte a quelle impartite agli uomini. Per un uomo è migliore quella preghiera che viene compiuta in casa nella massima riservatezza. L’Imam Ahmad e al-Tabarani hanno narrato da Umm Humayd al-Sa’idiyya il seguente hadith:

(Arabo******************************************)

Ella disse: «O Messaggero di Allah (s)! Desidero pregare insieme a voi». Il Profeta (s) disse: «Lo so. Ma per te è meglio pregare in un luogo appartato che nella tua stanza. Ed è meglio per te pregare nella tua stanza che nella veranda della tua casa. Ed è meglio per te pregare nella moschea del tuo quartiere che nella moschea congregazionale. —[Solo le donne possono comprendere appieno il motivo per cui è stato loro ordinato di pregare in un luogo così appartato. Per alcuni giorni del mese sono costrette ad abbandonare la preghiera. Di conseguenza viene così a manifestarsi una cosa che nessuna donna pudica desidera rivelare neppure ai propri fratelli e sorelle. Per questa vergogna, molte donne finiscono per abbandonare del tutto la preghiera. Il Legislatore della Sharia, avendolo compreso, raccomandò: «Pregate in silenzio e in disparte, affinché nessuno possa sapere quando pregate e quando la tralasciate». Naturalmente, si tratta soltanto di una raccomandazione, non di un ordine. Le donne possono formare una preghiera congregazionale separata all’interno della casa, e una donna può guidarla. Il Profeta (s) aveva autorizzato Umm Waraqa bint Nawfal a guidare la preghiera congregazionale delle donne (Abu Dawud). È riportato da al-Daraqutni e al-Bayhaqi che Aisha (ra) guidò la preghiera delle donne e pregò stando al centro della fila. Da ciò si può comprendere questa norma: quando una donna guida la preghiera congregazionale delle donne, deve stare al centro della fila, anziché in prima posizione come farebbe un uomo.]»

Su questo argomento, in Abu Dawud è stato narrato un hadith da Ibn Mas’ud (ra):

(Arabo*****************************)

Per una donna è meglio pregare in una stanza appartata che nella propria stanza.

Si osservi: in questa materia il metodo è stato reso completamente opposto. Per l’uomo, pregare da solo e in solitudine è stato definito il peggiore dei modi di pregare, mentre per lui la preghiera in una congregazione sempre più numerosa è la preghiera migliore. Al contrario, per la donna è stata definita migliore la preghiera in solitudine; e questa preghiera solitaria non è stata soltanto preferita alla preghiera in congregazione, ma è stata definita persino migliore di quella rispetto alla quale un musulmano non potrebbe ricevere alcuna benedizione più grande: cioè la preghiera in congregazione nella Moschea del Profeta, guidata dal grande Imam degli Anbiyā’, Hazrat Muhammad (S). Ora, qual è la ragione di questa differenza e disparità? L’unica ragione è che il Legislatore della Sharīʿa non ha gradito che le donne uscissero e ha voluto impedire che uomini e donne si riunissero insieme nella congregazione. Tuttavia, la preghiera è un culto sacro e la moschea è un luogo sacro. Il saggio Legislatore della Sharīʿa ha manifestato il proprio intento di impedire la mescolanza tra uomini e donne illustrando il merito e il minor merito delle diverse forme di preghiera. Ma non ha vietato alle donne di recarsi in un luogo sacro per compiere un atto così pienamente meritorio. Le parole usate nell’ḥadīth per concedere tale permesso sono una dimostrazione dell’incomparabile saggezza del Legislatore della Sharīʿa.

(Arabo**********************************************)

Non impedite alle serve di Allah di recarsi nelle moschee di Allah. Se la moglie di uno di voi chiede il permesso di andare in moschea, non impeditele. — Bukhari, Muslim

(Arabo*************************************************)

Non impedite alle vostre mogli di recarsi alla moschea. Tuttavia, le loro case sono migliori per loro. — Abū Dāwūd

Da queste parole risulta chiaramente che il Legislatore della Sharīʿa non ha vietato alle donne di recarsi alla moschea. Infatti, recarsi alla moschea per la preghiera non è un’azione malvagia tale da poter essere dichiarata illecita. Tuttavia, non si può sostenere che nella moschea debba esserci un’assemblea mista di donne e uomini. Alle donne fu concesso il permesso di recarsi alla moschea. Ma non fu detto che si dovesse mandarle alla moschea o condurle con sé; fu detto soltanto che, se desideravano recarvisi per compiere una preghiera inferiore, abbandonando la preghiera migliore, e chiedevano il permesso a tale scopo, non si poteva impedire loro di farlo. Hazrat ʿUmar (R) era un giurista islamico e comprese quel significato del Legislatore della Sharīʿa. Nella Muwaṭṭaʾ è narrato che egli era continuamente in discussione su questo argomento con sua moglie ʿĀtika bint Zayd. Hazrat ʿUmar (R) non amava che sua moglie si recasse alla moschea. Ma ella insisteva per andarvi. Quando chiedeva il permesso di recarsi alla moschea, Hazrat ʿUmar (R), osservando scrupolosamente l’ordine del Profeta (S), rimaneva in silenzio. Ciò significa che non le impediva di andare, ma non le dava nemmeno un permesso esplicito. Anche sua moglie era molto risoluta su questo punto. Diceva: “Per Allah, continuerò ad andarvi finché non me lo proibirai esplicitamente”. — [Questa non era soltanto la condizione della moglie di ʿUmar (R). Al contrario, all’epoca del Profeta (S), numerose donne si recavano alla moschea per la preghiera in congregazione. In Abū Dāwūd è riportato che nella Moschea del Profeta vi erano due file di donne.]

Condizioni per recarsi alla moschea

Insieme al permesso di recarsi alla moschea furono imposte anche alcune condizioni. La prima condizione è che non ci si può recare alla moschea durante il giorno. È possibile partecipare alle preghiere notturne, cioè alla preghiera della sera e a quella dell’alba.

(ARABO**********************************************)

È narrato da Hazrat Ibn ʿUmar (r.a.) che il Profeta (s.a.s.) disse: «Lasciate che le donne vengano alla moschea durante la notte». — Tirmidhi

(ARABO*************************************************)

Hazrat Nafiʿ, illustre discepolo di Hazrat Ibn ʿUmar, disse: «La notte è stata stabilita per questo, affinché nell’oscurità della notte sia possibile osservare adeguatamente il velo». — Tirmidhi

(ARABO*************************************************)

Hazrat Aisha (r.a.) disse: «Il Profeta (s.a.s.) eseguiva la preghiera dell’alba in un momento tale che, quando, al termine della preghiera, le donne tornavano a casa avvolte nei loro mantelli, non era possibile riconoscerle nell’oscurità». — Tirmidhi

La seconda condizione è che non si venga alla moschea adornate e cosparse di profumi. Hazrat Aisha (r.a.) disse: «Un giorno il Profeta (s.a.s.) era seduto nella moschea. In quel momento giunse una donna della tribù dei Muzayna, agghindata e con grande ostentazione. Allora il Profeta (s.a.s.) disse: “Non permettete alle vostre donne di venire alla moschea agghindate e con grande ostentazione”». — Ibn Majah

Riguardo al profumo, il Profeta (s.a.s.) disse: «La notte in cui verrete alla preghiera, non venite dopo aver usato alcun tipo di profumo. Venite con abiti del tutto semplici. La preghiera della donna che verrà cosparsa di profumo non sarà valida». — Muwaṭṭaʾ: Imam Malik

La terza condizione è che non si mescolino agli uomini nella stessa fila né stiano nella fila davanti. Dovranno stare nella fila dietro gli uomini.

(Arabo*****************************************)

Il Profeta (s) disse: per gli uomini il posto migliore è nella fila davanti e quello peggiore nella fila dietro. Per le donne il posto migliore è nella fila dietro e quello peggiore nella fila davanti.

Nel capitolo sulla preghiera in congregazione, il Profeta (s) stabilì che donne e uomini non dovessero pregare stando fianco a fianco, fossero marito e moglie oppure madre e figlio.

Hazrat Anas (ra) disse: «Una volta mia nonna materna Mulaika invitò il Profeta (s). Dopo aver mangiato, quando egli [il Profeta] si alzò per la preghiera, io e Yatin [probabilmente il fratello di Hazrat Anas] ci mettemmo dietro il Profeta, e Mulaika si mise dietro di noi». —Tirmidhi

La seconda narrazione riferita da Hazrat Anas (ra) è questa: egli disse: «Una volta il Profeta (s) pregò nella nostra casa. Io e Yatim ci mettemmo dietro di lui, e mia madre Umm Sulaym si mise dietro di noi». —Bukhari

Hazrat Ibn Abbas (ra) disse: «Una volta, quando il Profeta (s) si alzò per la preghiera, io mi misi al suo fianco e Hazrat Aisha (ra) si mise dietro di noi». —Nasai

La quarta condizione è che le donne non emettano suoni ad alta voce durante la preghiera. È stato stabilito che, se durante la preghiera è necessario avvertire l’imam di qualcosa, l’uomo dirà «Subhanallah» e la donna batterà le mani. —Bukhari

Nonostante l’imposizione di tutti questi limiti e divieti, Hazrat Umar (r.a.) temette che nella congregazione si verificasse una mescolanza tra uomini e donne; perciò fece destinare nella moschea una porta separata per le donne e vietò agli uomini di passare da quella porta. — Abu Dawud

Procedura da seguire per le donne durante l’Hajj

L’Hajj è il secondo obbligo collettivo dell’Islam. Come per gli uomini, è obbligatorio anche per le donne. Tuttavia, durante il tawaf, è stato vietato alle donne mescolarsi con gli uomini. Nel Sahih al-Bukhari è narrato da Ata che, all’epoca del Profeta (pace e benedizioni su di lui), le donne compivano il tawaf insieme agli uomini, ma non si mescolavano tra loro. Nell’opera Fath al-Bari è narrato da Ibrahim al-Nakha’i che Hazrat Umar (r.a.) aveva vietato la mescolanza tra donne e uomini durante il tawaf. Una volta vide un uomo tra la folla delle donne, lo afferrò e lo colpì con un bastone. — Fath al-Bari, vol. 3, p. 312

È narrato nell’al-Muwatta’ che Hazrat Abdullah ibn Umar (r.a.) faceva partire i membri della propria famiglia da Muzdalifa verso Mina prima di tutti gli altri, affinché potessero compiere la preghiera e il lancio delle pietre prima dell’arrivo della gente. Persino Hazrat Asma (r.a.), figlia di Hazrat Abu Bakr (r.a.), si recava a Mina nell’oscurità dell’alba. Questa era la consuetudine per le donne all’epoca del Profeta (pace e benedizioni su di lui). — al-Muwatta’ di Imam Malik

Partecipazione delle donne alla preghiera del venerdì’ e alle preghiere dell’Eid

Le assemblee del venerdì e dell’Eid sono così importanti nell’Islam che non è necessario descriverle. Considerata la loro importanza, il Legislatore della Sharia ha abolito, specialmente per queste assemblee, quelle condizioni imposte per la preghiera ordinaria, come il divieto di partecipare alla congregazione durante il giorno. Sebbene sia stato chiaramente affermato riguardo alla preghiera del venerdì che essa non è obbligatoria per le donne [Abu Dawud], e che la loro partecipazione alle congregazioni delle due preghiere dell’Eid non sia necessaria, se lo desiderano possono partecipare a queste congregazioni osservando le altre condizioni. Gli hadith dimostrano che il Profeta stesso (pace e benedizioni su di lui) conduceva le sue donne alla preghiera dell’Eid.

(Arabo*********************************************************)

È narrato da Umm Atiyya che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) conduceva al luogo della preghiera dell’Eid le ragazze vergini, le giovani donne, le donne sposate e le donne mestruate. Le donne che non erano idonee a pregare rimanevano separate dalla congregazione e partecipavano soltanto alla supplica. — Tirmidhi

(Arabo****************************************_)

Ibn Abbas (ra) dice che il Profeta (s) si recava alla festa dell’Eid insieme alla propria moglie e alla propria figlia. – Ibn Majah

La visita alle tombe e la partecipazione ai funerali

Nella sharia, partecipare al funerale di un musulmano è considerato fard kifaya. Le istruzioni necessarie a questo riguardo non sono sconosciute alle persone istruite. Tuttavia, tutto ciò riguarda soltanto gli uomini; alle donne è stato proibito partecipare ai funerali. Naturalmente, tale proibizione non è stata applicata con rigore; anzi, in alcune circostanze è stato concesso il permesso. Ma dalle indicazioni del Legislatore della sharia risulta chiaramente che la partecipazione delle donne ai funerali non è esente da obiezioni.

Nel Sahih al-Bukhari è narrato un hadith da Umm Atiyya:

(Arabo************************************************)

Ci è stato proibito partecipare ai funerali, ma non in modo rigoroso. – Bukhari

È narrato in Ibn Majah e an-Nasa’i che un giorno il Profeta (s) partecipò a un funerale. Lì fu vista una donna. Umar (ra) la rimproverò. Il Profeta (s) disse: «Umar, lasciala stare. A quanto pare, quella donna era una parente stretta del defunto. In preda al dolore, era venuta insieme al defunto». Considerando il suo stato d’animo, il Profeta (s) proibì a Umar (ra) di rimproverarla.

Lo stesso vale per la visita alle tombe. Il cuore della donna è molto tenero. Il ricordo dei suoi cari defunti lascia un’impronta profonda nel suo cuore. Il Legislatore della Sharia non ha ritenuto giusto ignorare questo suo dolore. Tuttavia ha dichiarato chiaramente che è vietato alle donne recarsi spesso alle tombe. In una tradizione narrata da Abu Hurayra (ra) in Tirmidhi si legge: (Arabo*******************************************)

Il Profeta (s) ha maledetto le donne che visitano frequentemente le tombe.

Dopo essersi recata alla tomba di suo fratello, Abd al-Rahman ibn Abu Bakr (ra), Aisha (ra) disse: «Per Dio, se fossi stata presente al momento della tua morte, non sarei venuta a visitare la tua tomba». — Tirmidhi

Anas ibn Malik racconta che un giorno il Profeta (s), vedendo una donna seduta accanto a una tomba e piangere, non glielo proibì. Le disse soltanto: «Temi Allah e abbi pazienza».

Riflettete su queste disposizioni. La preghiera è un atto di culto sacro. La moschea è un luogo benedetto. Durante il pellegrinaggio, l’uomo si presenta al cospetto di Allah con pensieri sacri. Al funerale e presso la tomba, nella mente di ogni persona sorge il pensiero della morte e il cuore è sopraffatto dal dolore e dalla tristezza. In tutte queste situazioni il desiderio sessuale scompare completamente oppure, anche qualora rimanga, è influenzato da altri sentimenti sacri. Tuttavia, persino in tali raduni, la Sharia non ha approvato la mescolanza tra uomini e donne. Considerando la sacralità della situazione, la purezza dell’intenzione e i sentimenti delle donne, ha permesso loro di uscire di casa e talvolta le ha persino condotte con sé; ma ha imposto restrizioni così rigorose riguardo al velo che non è rimasta neppure la minima possibilità di disordine o male. In seguito, salvo che per il pellegrinaggio, fu dichiarato che era preferibile che le donne non partecipassero a tali attività.

Considerata una legge con una simile tendenza, potete forse aspettarvi che essa permetta la mescolanza tra uomini e donne nelle scuole e nei collegi, negli uffici e nelle fabbriche, nei parchi e nei luoghi di divertimento, nei cinema e nei teatri, nei caffè e nelle sale da ballo?

La partecipazione delle donne alla guerra

Avete osservato i limiti e il rigore del velo. Ora vedete in quali circostanze e per quale motivo sono stati allentati. I musulmani entrano in guerra in una situazione di pericolo generale. La situazione richiede che tutte le forze della nazione siano impiegate per l’autodifesa. In questa situazione l’Islam concede alle donne, in generale, il permesso di partecipare al servizio militare. Ma al tempo stesso viene sottolineata anche questa verità: colei che è stata creata per diventare madre non è stata creata per decapitare o versare sangue. Metterle un’arma in mano significa uccidere la sua natura. Per questo l’Islam ha permesso alle donne di portare le armi soltanto per difendere la vita, l’onore e la castità. In generale, tuttavia, affidare alle donne il lavoro del soldato e arruolarle nelle forze armate è contrario ai principi islamici. Sul campo di battaglia si può richiedere loro soltanto questo servizio: fasciare i soldati feriti, dare da bere agli assetati, cucinare per i soldati e occuparsi della manutenzione dei loro accampamenti nelle retrovie. Per svolgere tutti questi compiti, i limiti del velo sono stati notevolmente allentati. Per tali servizi, secondo la Sharia, sarà lecito l’abbigliamento delle superiori dei conventi cristiani, con lievi modifiche.

È attestato nei libri degli hadith che le consorti del Profeta e le altre donne musulmane si recavano sui campi di battaglia insieme al Profeta (s). Esse davano da bere agli assetati e medicavano i feriti. Anche dopo la rivelazione dell’ingiunzione del velo questa attività continuò. — [Bukhari]

Nel libro degli hadith di Tirmidhi si narra che Umm Sulaym e altre donne ansar partecipavano spesso alle spedizioni militari insieme al Profeta (s). Nel Sahih di Bukhari si narra che una volta una donna presentò al Profeta (s) la seguente richiesta: «Prega affinché io possa accompagnare i combattenti per mare». Il Profeta (s) pregò: (arabo**********) «O Allah, fa’ che ella sia una di loro».

Quando, nella battaglia di Uhud, i mujahidin musulmani si trovarono in difficoltà, Aisha (ra) e Umm Sulaym portavano sulle spalle otri d’acqua e davano da bere ai soldati. Anas (ra) racconta di averle viste correre avanti e indietro in modo tale, sollevando i pantaloni, che si vedeva la parte inferiore delle gambe. [Bukhari, Muslim

verso la fine di pagina 265] Riguardo a un’altra donna chiamata Umm Sulayt, Umar (ra) riferì di aver udito personalmente il Profeta (s) dire: «Nella battaglia di Uhud, ovunque guardassi, a destra o a sinistra, vedevo Umm Sulayt impegnata nel combattimento per proteggermi». Nella stessa battaglia, Rubayyiʿ bint Muʿawwidh e un gruppo di donne insieme a lei erano impegnate a medicare i feriti. Erano loro a trasportare i soldati feriti e a condurli a Medina. [Bukhari] Nella battaglia di Hunayn, Umm Sulaym si aggirava qua e là con un pugnale in mano. Il Profeta (s) le chiese: «Che cosa stai facendo?». Ella rispose: «Se un politeista mi passerà vicino, gli squarcerò il ventre». [Muslim] Umm ʿAtiyya partecipò a sette battaglie. Le furono affidati la gestione dell’accampamento, la preparazione del cibo per i soldati e la cura dei feriti e dei malati. [Ibn Majah] Ibn Abbas (ra) riferisce che alle donne che prestavano questo tipo di servizio sul campo di battaglia veniva assegnata una parte del bottino. — Muslim

Da ciò si può dedurre che la forma del velo islamico non era simile ad alcuna usanza dell’epoca dell’ignoranza preislamica, tale da non poter essere modificata secondo le circostanze e le necessità. Se necessario, i suoi limiti potevano essere ridotti. Non soltanto era possibile scoprire il volto e le mani; se necessario, potevano essere scoperte anche alcune parti del corpo comprese nella ʿawrah da coprire. Ma, cessata la necessità, il velo doveva essere ristabilito entro i limiti stabiliti per le condizioni ordinarie. Come questa pratica del velo non è un’usanza dell’epoca dell’ignoranza, così la sua riduzione non equivale alla libertà dell’epoca dell’ignoranza. Per le necessità della guerra, le donne europee oltrepassarono i propri limiti. Ma, terminata la guerra, si rifiutarono di rientrare nuovamente entro quei limiti. La condizione delle donne musulmane non è come la loro.

 

Appendice

Questa è una prospettiva giusta e una via mediana di cui il mondo ha bisogno, anzi un bisogno estremo, per il proprio progresso, benessere e sicurezza morale. Come ho detto all’inizio, da centinaia e migliaia di anni il mondo si affanna nel determinare il posto della donna nella civiltà [cioè della metà del genere umano]. Talvolta si è spinto verso l’eccesso estremo e talvolta verso l’estrema svalutazione, e questi due estremi si sono dimostrati entrambi dannosi; l’esperienza e l’osservazione ne testimoniano il danno. Tra questi due estremi, la giustizia e la via mediana sono precisamente ciò che l’Islam ha presentato. Essa è conforme alla ragione e alla natura, e pienamente adatta alle necessità umane. Ma è motivo di rammarico che nell’epoca moderna siano sorti ostacoli di tale natura da rendere difficile per gli uomini comprendere e riconoscere il valore della «retta via».

Tra tutti questi ostacoli, il principale è che l’uomo dell’epoca moderna è stato colpito dall’itterizia, e che sulle persone orientali inclini all’Occidente si è abbattuto un altro attacco ancora più grave di questa malattia, che si potrebbe chiamare itterizia bianca. Chiedo perdono ai miei amici e fratelli per questa mia franca affermazione; tuttavia, quando si manifesta la verità, nessuna amarezza dovrebbe impedirlo. È un fatto reale che non esiste alcun precetto né alcun insegnamento dell’Islam contrario ai fatti filosofici accertati; anzi, la verità più profonda è che tutto ciò che è un fatto filosofico è Islam. Ma per vederlo occorre uno sguardo privo di colori, così da poter vedere ogni cosa nel suo colore autentico. Occorrono una mente aperta e una natura sana, affinché i fatti siano accolti nella loro forma invariata e non vengano sottomessi alle proprie inclinazioni; al contrario, siano le inclinazioni dell’animo a essere sottomesse ad essi. Là dove ciò manca, anche se vi è conoscenza, essa risulterà sterile. Chi guarda attraverso una lente colorata vedrà ogni cosa del proprio colore. Uno sguardo ristretto può giungere, dei problemi e delle questioni, soltanto a quel lato che gli viene presentato e si manifesta davanti a quell’angolo [angolo] dal quale li osserva. Inoltre, nonostante ciò, sui fatti filosofici che raggiungeranno la mente nella loro condizione reale agiranno la ristrettezza della mente e la deformazione della sua indole. Essi pretenderanno che i fatti si conformino alle esigenze, alle emozioni, ai sentimenti e alle inclinazioni della loro mente. Se qualcosa non è conforme ai loro desideri, continueranno a ignorarla anche dopo averne riconosciuto la verità e seguiranno soltanto le proprie passioni. È evidente che, quando l’uomo è colpito da questa malattia, né la conoscenza, né l’esperienza, né l’osservazione possono guidarlo. Per un simile malato è assolutamente impossibile comprendere correttamente un qualsiasi precetto dell’Islam, perché l’Islam è la «religione naturale», anzi è la natura stessa. Per il mondo occidentale è difficile comprendere l’Islam proprio perché è affetto da questa malattia. Tutto ciò che esso possiede in fatto di conoscenza è «Islam», ma il suo sguardo è colorato. In seguito, questa itterizia cromatica ha colorato lo sguardo del gruppo dei nuovi istruiti dell’Oriente. Questa malattia impedisce di trarre dai fatti filosofici conclusioni corrette e di vedere nella vita i problemi nel loro colore naturale. Tra loro, coloro che possono essere musulmani credono nella religione dell’Islam, ne riconoscono la verità e non sono privi del desiderio di obbedire alla religione. Ma che cosa può fare il misero di fronte all’itterizia dei suoi occhi? Con questi occhi, qualunque cosa guardino, la vedono nel colore opposto a quello di Allah.

La seconda causa che ostacola la retta comprensione è questa: quando generalmente gli uomini riflettono su una questione dell’Islam, non considerano nel suo insieme il sistema al quale tale questione è collegata; al contrario, la separano da quel sistema e la esaminano isolatamente. Ne consegue che la questione appare priva di ogni ragionevolezza e discernimento, e in essa sorgono dubbi di ogni genere. Questo è accaduto riguardo all’usura: essa è stata considerata separatamente dai princìpi economici fondamentali dell’Islam e della natura, nonché dall’ordinamento economico. Di conseguenza, al suo interno hanno cominciato a manifestarsi mille mali. Tanto che persino grandi studiosi islamici hanno avvertito la necessità di introdurvi riforme contrarie alla Sharia. Lo stesso errore fondamentale è stato commesso riguardo alla schiavitù, alla poligamia, ai diritti dei coniugi e a molte altre questioni analoghe. Anche la questione del purdah è diventata vittima di questo errore. Se, invece di osservare l’intero edificio, vedete soltanto una delle sue colonne, resterete meravigliati chiedendovi perché essa sia stata eretta. La sua collocazione vi sembrerà superiore a ogni ragione e discernimento. Non riuscirete in alcun modo a comprendere con quale armonia e utilità l’ingegnere l’abbia posta per mantenere saldo l’edificio, né come, abbattendola, l’intero edificio ne sarebbe danneggiato. L’esempio del purdah è esattamente lo stesso. Se lo si separa dal sistema sociale per il quale era stato istituito, come una colonna dell’edificio, quando se ne avvertì la necessità, esso apparirà del tutto contrario a ogni ragione e discernimento. Non si potrà in alcun modo comprendere perché sia stata tracciata questa linea di demarcazione tra i due sessi dell’umanità. Pertanto, per comprendere correttamente la ragionevolezza della colonna, bisogna osservare nella sua completezza l’edificio nel quale essa è stata collocata.

Ora il vero purdah dell’Islam è davanti a voi. Davanti a voi è anche il sistema sociale per la cui salvaguardia sono state stabilite le norme del purdah. Davanti a voi sono inoltre i principali elementi fondamentali di questo sistema, ai quali sono state collegate le disposizioni essenziali del purdah, mantenendo uno speciale equilibrio. Davanti a voi sono tutti i dati filosofici accertati sui quali è stato edificato questo sistema sociale. Dopo aver osservato tutto ciò, dite: vi è forse in esso qualche debolezza? Vi è forse in qualche punto anche la minima traccia di squilibrio? Vi è forse un punto in cui, abbandonando una particolare tendenza di parte, si possa proporre una riforma fondata esclusivamente sulla conoscenza e sulla ragione? Lo affermo con profonda intuizione: così come la terra e il cielo sono fondati sulla giustizia e sull’ordine, così come nell’organizzazione dell’universo si osserva una perfetta armonia e disciplina, così come vedete un completo equilibrio e una corrispondenza tra la struttura di un atomo e i legami del sistema solare, esistono precisamente questo stesso senso di giustizia, questa armonia e disciplina, questo equilibrio e questa perfezione in tale sistema sociale. Gli eccessi estremi, le carenze estreme e l’unilateralità sono debolezze inevitabili delle opere umane. Questo sistema [il sistema islamico] è completamente libero da tutte queste debolezze. Riformarlo e correggerlo è al di là delle capacità umane. Se l’uomo, con la sua conoscenza fallace, volesse apportarvi anche il più piccolo cambiamento, invece di riformarlo ne distruggerebbe l’equilibrio.

È motivo di rammarico che io non disponga di alcun mezzo con cui poter far giungere il mio messaggio a quei fratelli che vivono in Europa, America, Russia e Giappone. Non avendo trovato un ordinamento civile sano e proporzionato, essi stanno distruggendo la propria vita e stanno diventando causa della distruzione anche delle altre nazioni del mondo. Ahimè, se potessi portare loro questo rimedio vivificante, del quale sono davvero assetati! Forse non riescono a sentire questa sete. Comunque sia, gli indù, i cristiani e i parsi dei paesi vicini sono alla mia portata. La maggior parte di loro comprende la mia lingua. A loro rivolgo l’invito a liberare la mente dall’ostilità verso l’Islam sorta in loro a causa dei conflitti storici e politici con i musulmani e, da puri ricercatori della verità, a conoscere, comprendere ed esaminare questo sistema sociale islamico che ho descritto in quest’opera. In seguito, lo mettano alla prova confrontandolo con il sistema sociale occidentale verso il quale si stanno precipitando. Infine, non per me né per chiunque altro, ma per il proprio bene, decidano quale sia la via del vero benessere.

Ora, distogliendo lo sguardo dai lettori comuni, desidero dire qualcosa a quei fratelli traviati che vengono chiamati musulmani.

Alcuni dei nostri fratelli musulmani di recente istruzione riconoscono tutte le cose esposte sopra. Ma dicono:

È indiscutibile che, alla luce delle circostanze e dell’epoca, vi sia ampio margine per attenuare il rigore delle norme della legge islamica. Pertanto, desideriamo soltanto approfittare in qualche misura di questa possibilità. Le circostanze attuali esigono un’attenuazione del purdah. È diventato necessario che le donne musulmane frequentino scuole e collegi, affinché possano ricevere un’istruzione superiore. È necessario che ricevano un’educazione tale da permettere loro di comprendere i problemi civili, sociali, economici e politici e di acquisire la capacità di risolverli. Altrimenti, nella lotta per la vita, i musulmani resteranno indietro rispetto alle nazioni vicine. In futuro vi è il timore di danni ancora maggiori. Se le donne musulmane non acquisiscono la capacità di godere dei diritti che vengono concessi alle donne nella vita politica del paese e, a causa degli ostacoli e delle restrizioni del purdah, non possono usufruire di tali opportunità e vantaggi, il peso dei musulmani sulla bilancia politica del paese diminuirà considerevolmente. Considerando le condizioni dell’epoca islamica, essi attenuarono in larga misura il purdah islamico. —[Per amore della discussione lo si chiama semplicemente “attenuazione”; altrimenti, essi non lo hanno attenuato, bensì abolito.] Soltanto pochi anni dopo si ottenne un progresso considerevole. Che male c’è se anche noi seguiamo le loro orme?

Per quanto numerosi siano i timori descritti, li ammettiamo tutti; anzi, non importa se i timori fossero dieci volte maggiori. In realtà, nessun timore di questo genere può rendere lecita alcuna modifica o attenuazione delle leggi islamiche. Di fatto, a causa di tale stoltezza o per costrizione, vivete per la vostra debolezza in un luogo sporco e malsano. Lì non solo osservare le norme igieniche è diventato difficile per voi, ma, in un quartiere abitato da persone sudicie, è diventato difficile per voi non rimanere sudici. In una simile situazione, non può neppure sorgere la questione di modificare o attenuare le norme igieniche. Se ritenete corrette quelle norme, allora vostro dovere sarà rendere pulito il vostro ambiente attraverso sforzi e lotte. Se non avete la forza e il coraggio di lottare e, a causa della vostra debolezza, siete sconfitti dall’ambiente, allora, per quanto sudiciume vi venga gettato addosso, immergetevi in esso. Perché mai si dovrebbero cambiare, per voi, le norme igieniche? Ma se ritenete davvero errate quelle norme e vi siete ormai abituati a sopportare questa sporcizia, allora stabilite per voi la norma che preferite. Per coloro che sono attaccati alla sporcizia, nelle norme della purezza e della pulizia non vi è spazio per i loro desideri o le loro avversioni.

Non vi è dubbio che, come ogni legge, anche la legge islamica ammetta, a seconda delle circostanze, tanto la severità quanto l’attenuazione. Ma, come ogni legge, anche la legge islamica esige che, per decidere se applicare severità o attenuazione, la situazione sia considerata con una visione e uno spirito che siano propri dell’Islam, con lo sguardo e lo spirito dell’Islam. Considerare la situazione da una prospettiva diversa e poi aggredire i precetti della legge con le forbici dell’attenuazione non si chiama attenuazione, bensì aperta modifica. Se la situazione per la quale si reclama un’attenuazione della legge islamica viene considerata da una prospettiva islamica, si deve giungere alla conclusione che, in una simile situazione, invece dell’attenuazione è necessario adottare una severità ancora maggiore. L’attenuazione può essere adottata soltanto quando lo scopo della legge viene facilmente raggiunto con altri mezzi e non è necessaria una maggiore severità nel garantirne l’osservanza. Ma quando lo scopo della legge non viene raggiunto con altri mezzi, anzi tutte le altre forze sono impegnate a distruggerlo e il suo compimento dipende proprio dal mantenerne l’osservanza, in una simile situazione soltanto chi non conosce lo spirito della legge può pensare all’attenuazione.

È stato spiegato dettagliatamente sopra che lo scopo delle leggi dell’ordinamento sociale islamico è preservare le norme della vita coniugale, prevenire la dissolutezza sessuale e reprimere l’eccessiva eccitazione sessuale. A questo scopo il Legislatore della sharia ha adottato tre mezzi: primo, la riforma del carattere; secondo, le leggi penali; terzo, le misure preventive, cioè la copertura delle parti intime e il velo. Sono come tre colonne sulle quali poggia questo edificio: la sua solidità dipende dalla loro solidità e la sua rovina dalla loro distruzione. Venite, osservate una volta la situazione attuale del vostro paese e vedete quale sorte è toccata a queste tre colonne.

Anzitutto osservate l’ambiente morale. Vivete in un paese, l’India prima della spartizione, del quale il settantacinque per cento degli abitanti è governato da una nazione non musulmana; una civiltà non musulmana lo ha ricoperto come una violenta tempesta. Come i germi della peste e del colera, i princìpi del carattere non islamico e le idee della civiltà non islamica hanno infettato l’ambiente. L’atmosfera ne è stata avvelenata. La sua tossicità vi ha circondato da ogni parte. Le parole oscene e ingiuriose che, fino a poco tempo fa, vi facevano rabbrividire, sono ora diventate oggetti tanto comuni che le considerate parte della vita quotidiana. I vostri figli vedono ogni giorno immagini oscene nei giornali e nelle pubblicità e si sono abituati alla spudoratezza. Persone di ogni età della vostra società vanno al cinema, dove non vi è nulla di più piacevole della nudità, dell’oscenità e delle scene d’amore colme di frenesia sessuale. Padri e figli, fratelli tra loro, madri e figlie siedono fianco a fianco e assistono pubblicamente a scene di baci e abbracci, agli incontri tra amanti e alle dichiarazioni d’amore senza provare la minima vergogna. Canzoni estremamente oscene ed eccitanti dal punto di vista sessuale vengono cantate in ogni casa e in ogni negozio. Nessun orecchio ne è libero. Le donne delle classi elevate, indigene e inglesi, vanno in giro con abiti seminudi, e gli occhi vi si sono talmente abituati che nessuno vi percepisce più la spudoratezza. Grazie alla concezione della moralità diffusa dall’educazione occidentale, il matrimonio è considerato una logora usanza antica, l’adulterio un divertimento, la commistione tra uomini e donne qualcosa di non biasimevole, anzi degno di lode, il divorzio un gioco, l’adempimento dei doveri coniugali un vincolo insopportabile, generare figli e propagare la stirpe una stupidità, l’obbedienza al marito una forma di schiavitù, diventare moglie un pericolo e atteggiarsi da amante una sorta di paradiso immaginario.

Osservate poi quale effetto produce questo ambiente sulla vostra gente. Esiste forse, nella vostra società, un qualche controllo dello sguardo? Tra centinaia di migliaia di persone si trova forse anche una sola persona che tema di mostrare la bellezza di una donna sconosciuta? Non si commette forse apertamente adulterio con gli occhi e con la lingua? Anche le vostre donne si astengono forse dagli ornamenti e dall’esibizione della bellezza dell’epoca della jahiliyya? Nelle vostre case non si indossano forse ancora abiti riguardo ai quali il Nobile Profeta, pace e benedizioni su di lui, disse: «Maledette siano quelle donne che, pur indossando abiti, sono nude»? Non vedete forse vostra madre, vostra sorella e vostra figlia indossare abiti che una donna musulmana non può portare davanti a nessuno se non a suo marito? Nella vostra società non vengono forse raccontate e ascoltate senza esitazione storie oscene e fatti indicibili e irriferibili d’amore? Durante le riunioni, la gente non prova forse alcuna vergogna nel raccontare le proprie cattive azioni? Se questa è la situazione, ditemi: dove si trova la prima e più solida colonna della purezza morale, sulla quale è stato edificato l’edificio dell’ordinamento sociale islamico? Il senso dell’onore islamico è scomparso a tal punto che la donna musulmana non è più soltanto compagna di letto di un musulmano, ma anche di un non musulmano! Non solo nel regno britannico, ma anche nei regni musulmani, pur vedendo simili fatti, il sangue dei musulmani non si infiamma. Si sono visti persino musulmani così privi di senso dell’onore che, quando la propria sorella è diventata moglie di un non musulmano, quell’uomo ha dichiarato con orgoglio di essere il cognato di un certo grande ricco kafir. Si tratta di un episodio dell’India meridionale. Un mio amico mi ha raccontato un episodio ancora più straziante. Nell’India orientale, una donna musulmana intratteneva pubblicamente una relazione con un ricco non musulmano. Di conseguenza era diventata proprietaria di grandi ricchezze. Il mio amico ha visto i cosiddetti musulmani del luogo vantarsi di questa vicenda. Dopo tutto ciò, è rimasto forse ancora qualcosa della spudoratezza e del declino morale?

Ora osservate per un momento la condizione del secondo pilastro. In tutta l’India le leggi penali dell’Islam sono state abrogate. Né negli Stati britannici né in quelli musulmani è in vigore alcuna pena per l’adulterio. Non solo: la legge attualmente in vigore non considera affatto l’adulterio un reato. Se qualcuno volesse indurre la figlia di una famiglia rispettabile a dedicarsi alla dissolutezza, non esiste alcuna legge mediante la quale si possa proteggere la sua castità e il suo onore. Se qualcuno ha un rapporto sessuale illecito con una donna maggiorenne consenziente, nessuna legge consente di punirlo. Se una donna si abbandona pubblicamente all’adulterio, non esiste alcuna autorità in grado di impedirglielo. La legge del Paese considera reato soltanto l’adulterio commesso con la forza. Ma chiedete a un avvocato quanto sia difficile dimostrare un adulterio commesso con la forza! Anche il rapimento di una donna sposata è un reato. Ma chiedete ai giuristi britannici quale rimedio esista presso i tribunali dei governanti quando una donna sposata si reca volontariamente a vivere nella casa di qualcuno.

Riflettete: entrambi questi pilastri sono crollati. Ora l’intero edificio del vostro ordinamento sociale poggia su un solo pilastro. Volete forse distruggere anche questo? Da una parte ci sono i danni della pratica del purdah da voi descritti, dall’altra la completa rovina del carattere morale e dell’ordinamento sociale qualora il purdah venisse abolito: esaminate e soppesate le due cose. Entrambe sono pericoli, e bisogna necessariamente accettare l’uno o l’altro. Ora chiedete voi stessi alla vostra coscienza quale dei due pericoli sia relativamente minore.

Se si deve prendere una decisione basandosi sulle condizioni dell’epoca, dirò che la situazione dell’India non è favorevole ad allentare il purdah, ma esige piuttosto che venga reso più rigoroso. Infatti i due pilastri che sostenevano l’ordinamento sociale sono crollati, e ora ogni cosa dipende da un solo pilastro. Sedetevi con mente serena e riflettete su come risolvere i problemi della civiltà, dell’economia e della politica. Potrebbero emergere altri modi per risolverli entro i limiti islamici. Ma non rendete ancora più debole quest’unico pilastro rimasto, che è già diventato debole. Prima di allentarlo, dovrete accumulare una forza tale che, se una donna musulmana uscisse senza purdah e in qualche luogo si trovassero due occhi per guardarla, vi fossero cinquanta mani pronte a strapparle quegli occhi.

Fine

1. Nelle campagne le donne chiamano il periodo mestruale «la malattia mensile». –Traduttore

1. È opportuno osservare che l’opera originale intitolata «Purdah» fu scritta circa sessantun anni fa, ed è facile supporre che, insieme al cosiddetto progresso o sviluppo della modernità, sia cresciuta sempre più anche la propensione alla criminalità.

2. Blue Book of Crime Statistics for 1934, vedi

1. Wester Marck ha sostenuto esattamente questa tesi nella sua opera The History of Human Marriage.