Islam e Jahiliyya

[Il 23 febbraio 1941 il Maulana fu invitato a tenere un discorso all’assemblea del Majlis-i Islamiyyat dell’Islamia College di Peshawar. Questo è il discorso pronunciato in quell’assemblea, pubblicato in seguito in forma di opuscolo con il titolo «Islam e Jahiliyya».]

Nel campo d’azione della vita, è assolutamente necessario che l’uomo si formi anzitutto un’opinione chiara sulla natura, le qualità e lo stato di ogni cosa con cui deve entrare in contatto, nonché sul rapporto che egli ha con essa. Senza aver prima stabilito tale opinione, gli è impossibile applicare qualunque cosa a uno scopo qualsiasi. Che tale opinione sia fondamentalmente errata o corretta è una questione secondaria; ma non vi è il minimo dubbio che sia necessario farsene una precisa. E prima di averla determinata, è assolutamente impossibile decidere definitivamente come comportarsi e quale condotta adottare nei confronti di una determinata cosa o di una determinata persona. Non è affatto necessario addurre argomenti particolari per spiegare questo punto, perché ciascuno può comprenderlo attraverso la propria esperienza concreta di ogni giorno e di ogni notte. Quando si incontra qualcuno per la prima volta, bisogna sapere chi sia quella persona, quale sia il suo onore e la sua dignità, quali qualità e capacità possieda e quale rapporto esista tra lei e noi. Senza una risposta certa a queste domande, non è in alcun modo possibile determinare quale atteggiamento o comportamento si debba adottare nei suoi confronti. Anche se fosse assolutamente impossibile acquisire una conoscenza del tutto esatta al riguardo, è comunque necessario ricavare dai segni esteriori, per quanto possibile, almeno una risposta approssimativa a tali domande. Dopodiché, qualunque comportamento si tenga nei suoi confronti, esso deve fondarsi su questa opinione precedentemente stabilita. Il fatto che l’uomo assuma come cibo le sostanze che soddisfano il suo bisogno alimentare è possibile proprio grazie alla conoscenza o alla convinzione che esse lo nutrano. Al contrario, ciò che l’uomo scarta o getta lontano, ciò che utilizza per qualche suo scopo, ciò di cui cura la conservazione, gli oggetti verso i quali manifesta rispetto o indifferenza, ciò che teme o ama: in tutti questi casi il comportamento e l’uso adottati si fondano su concezioni precedentemente stabilite riguardo alla loro essenza e alle loro qualità, nonché al rapporto dell’uomo con essi.

Inoltre, se la concezione stabilita riguardo ai diversi oggetti è corretta, anche il comportamento adottato nei loro confronti sarà corretto; se invece tale concezione è falsa, imperfetta o incompleta, il comportamento dell’uomo verso di essi sarà conforme a ciò. Questi due aspetti dipendono strettamente l’uno dall’altro. Ma da che cosa dipende la correttezza o l’erroneità della concezione stessa? Dipende dal metodo seguito per formarsi un’opinione sull’oggetto. Tale opinione viene acquisita o sulla base di una scienza esatta, oppure facendo affidamento soltanto su congetture e supposizioni, su concezioni infondate o su un metodo fondato sull’osservazione sensibile. Si può fare, ad esempio, il caso di un bambino che vede il fuoco e, basandosi esclusivamente sulla conoscenza ricavata dall’apparenza esteriore, lo considera un «giocattolo meraviglioso». È proprio come conseguenza di questa concezione del fuoco che il bambino tende la mano per afferrarlo e sollevarlo. Un altro uomo, vedendo quel fuoco, comincia, affidandosi a semplici congetture e supposizioni, a sostenere che in esso vi sia un’essenza divina oppure che esso sia una manifestazione esteriore del divino. Sulla base di questa opinione decide che il rapporto tra lui e il fuoco debba essere quello tra padrone e servo e che sia suo dovere inchinarsi dinanzi ad esso. Un terzo uomo, osservando il fuoco, comincia a indagarne la forma reale, le qualità intrinseche, la forza e il potere; dopo aver riflettuto e studiato, stabilisce che si tratta di una sostanza che fornisce calore e che, pertanto, è opportuno impiegarla come un servitore docile. Basandosi su questa opinione, non considera il fuoco un giocattolo né lo accetta come una divinità da adorare; lo utilizza invece, secondo necessità, talvolta per preparare il cibo e talvolta per bruciare qualcosa. Non vi è dubbio che, tra questi diversi modi di comportarsi nei confronti dello stesso fuoco, il comportamento del bambino e quello dell’adoratore del fuoco siano frutto di pura ignoranza e cecità. Infatti, la concezione del bambino, secondo cui il fuoco sarebbe un giocattolo, è pienamente dimostrata falsa dall’esperienza concreta. Anche la convinzione dell’adoratore del fuoco che il fuoco sia Dio o che in esso si manifesti Dio non si basa su alcuna prova scientifica incontestabile. Al contrario, una simile concezione è stata adottata affidandosi esclusivamente al capriccio, all’immaginazione e a congetture infondate. D’altra parte, impiegare il fuoco per servire e assistere l’uomo e, con il suo aiuto, realizzare diverse attività necessarie e benefiche è indubbiamente un metodo d’azione scientificamente corretto. Infatti, l’opinione così formulata riguardo al fuoco è stata stabilita proprio sulla base della conoscenza e della scienza esatta.

Il problema fondamentale della vita umana

Dopo aver impresso profondamente nel cuore e nella mente questa introduzione, bisogna passare dai dettagli ai principi fondamentali e affrontare l’argomento concentrando l’attenzione su di essi. L’uomo si trova a esistere su questa terra; possiede un corpo, nel quale sono racchiuse innumerevoli forme di energia, capacità e talenti; davanti a lui si estende una vasta area comprendente il cielo e la terra, nella quale si trovano innumerevoli beni e materiali; egli possiede pienamente la capacità di utilizzarli e di trarne beneficio secondo le proprie necessità. Intorno a lui vi sono innumerevoli esseri umani, animali, piante, arbusti, rampicanti, pietre e altro ancora. La vita dell’uomo è intimamente legata a tutte queste cose sotto molti aspetti. In tali condizioni, come potrebbe l’uomo adottare qualsiasi comportamento nei loro confronti senza essersi prima formato un’opinione su se stesso, sugli altri animali, sugli oggetti e sui beni materiali, nonché sul rapporto che egli ha con essi? All’uomo è stata affidata una qualche responsabilità oppure no? È completamente libero e arbitrario, oppure è sottoposto a qualcuno? E, se è sottoposto a qualcuno, a chi è sottomesso e dinanzi a chi dovrà rispondere? Questa vita terrena ha una conseguenza oppure no? E, se l’ha, quale? Senza stabilire le risposte a queste e ad altre domande simili e senza giungere a una decisione definitiva al riguardo, l’uomo non può scegliere alcuna via per la propria vita. Il corpo dell’uomo e le energie racchiuse in esso sono di sua proprietà oppure gli sono stati soltanto donati da qualcun altro? Esiste o no qualcuno che ne esamini il rendiconto? Deve stabilire egli stesso i principi per il loro impiego e utilizzo, oppure sarà qualcun altro a stabilirli per lui? Senza trovare risposta a queste domande, non può impiegare in alcuna attività le proprie energie e i propri talenti. L’inesauribile tesoro di oggetti e beni materiali che lo circonda appartiene a lui o a qualcun altro? Il suo diritto di esercitare il potere su di essi è limitato o illimitato? E, se è limitato, chi ha stabilito tale limite? Senza definire le risposte a queste domande, l’uomo non può stabilire alcun principio per l’utilizzo degli oggetti e dei beni che si trovano intorno a lui. Analogamente, che cosa si intende per uomo? Su quale base devono essere stabilite le differenze e le distinzioni tra gli esseri umani? E su quale base devono essere fondate l’amicizia, l’inimicizia, l’accordo e il disaccordo, la cooperazione e la mancata cooperazione? Prima di essersi formata un’opinione su questo argomento, l’umanità non può stabilire alcun principio per i rapporti e i comportamenti reciproci. Inoltre, nessun uomo può adottare un qualsiasi comportamento nei confronti del mondo nel suo insieme senza aver prima stabilito quale sia la natura di questo universo e quale il suo ordinamento, nonché a quale livello si trovi l’uomo al suo interno.

Sulla base delle considerazioni esposte sopra, si può affermare senza esitazione che è impossibile utilizzare per qualsiasi scopo anche una sola di tali cose senza aver prima formulato su di esse un’opinione o l’altra; e in effetti, nella mente degli uomini del mondo è sempre presente, consciamente o inconsciamente, una qualche risposta a queste domande, poiché l’uomo è assolutamente costretto a determinarla. Infatti, prima di stabilire tale opinione, egli non è in grado di compiere alcuna azione. Naturalmente, non è necessario che nella mente di ciascuno siano presenti risposte filosofiche a queste domande, né che ogni persona debba determinare tali risposte mediante argomentazioni filosofiche, esaminando accuratamente ogni singola questione e fissandone chiaramente la conclusione nella propria mente. Ciò non è possibile per tutti. Nella mente di molti, queste domande non assumono affatto una forma precisa e chiara; molti forse non riflettono spontaneamente neppure un poco su tali questioni, ma, nonostante ciò, ogni persona stabilisce certamente, seppure in modo estremamente vago e approssimativo, una risposta positiva o negativa a esse. Di conseguenza, non può esservi il minimo dubbio che qualunque sia il principio che governa la sua vita, esso costituisca l’inevitabile conseguenza di quella stessa opinione.

Quanto questa affermazione è vera e applicabile all’individuo, altrettanto lo è per le diverse nazioni e i diversi gruppi. Poiché tali domande sono connesse ai problemi fondamentali della vita umana, prima di determinarne le risposte non è affatto possibile stabilire alcuna norma per la società e la civiltà, né adottare alcun programma d’azione per la collettività umana. In conformità con la risposta che verrà determinata a tali domande, si formerà anche una particolare concezione del carattere morale, e secondo la sua natura si realizzeranno concretamente i diversi aspetti e ambiti della vita. In una parola, l’intera società e la cultura si svilupperanno secondo la risposta a quelle domande: non è assolutamente possibile alcuna eccezione al riguardo. Tanto per l’individuo quanto per la collettività, quale che sia la risposta a queste domande, essa si manifesterà nella realtà. Anzi, esaminando e analizzando minuziosamente la condotta e le azioni di un individuo o di una società, si può facilmente scoprire quale risposta alle suddette domande fondamentali operi dietro di esse. Infatti, è del tutto impossibile che il comportamento individuale o collettivo sia contrario al tipo di risposta dato a tali domande. Può certamente esistere una differenza tra le rivendicazioni fondamentali e la condotta reale; tuttavia, non può esservi alcuna differenza tra la natura e il carattere della risposta che è realmente impressa negli strati più profondi della mente umana e la natura della condotta concreta.

Vi è un altro aspetto importante. È stato dimostrato che l’uomo non può compiere neppure un passo nelle attività di questo mondo senza aver stabilito nella propria mente una risposta alle suddette domande fondamentali della vita umana; in sostanza, tutte queste questioni riguardano realtà invisibili. Nessuna risposta è stata scritta sulla fronte dell’universo in modo tale che ogni uomo, non appena mette piede sulla terra, possa leggerla e conoscere quella corretta in virtù delle proprie capacità. Inoltre, nessuna risposta a tali domande è così semplice e chiara che ogni persona possa conoscerla spontaneamente. Per questo, tutti gli uomini, anche riunendosi insieme, non hanno potuto adottare un’unica risposta determinata alle domande menzionate. Su tale risposta è sempre esistita tra gli uomini una grande divergenza di opinioni. La verità è che gli uomini hanno sempre cercato di rispondere alle suddette domande attraverso vie diverse. È dunque assolutamente necessario conoscere quali possano essere i metodi per determinare le risposte a tali domande, quale metodo sia stato adottato a questo scopo nel mondo fino a oggi e quale tipo di risposta si possa ottenere attraverso questi diversi metodi.

Un modo per determinare le risposte alle suddette domande consiste nel fare affidamento sui propri sensi esterni e nel determinarle sulla base della conoscenza così acquisita. Il secondo consiste nell’osservare con l’aiuto dei sensi e, unendo a ciò l’idea dell’inferenza, stabilire un principio. Il terzo consiste nell’accettare la risposta data alle suddette domande dai profeti, gli uomini inviati da Allah, i quali affermano di essere direttamente portatori della conoscenza delle verità profonde.

Per determinare le risposte alle suddette domande fondamentali della vita umana, nel mondo sono stati adottati fino a oggi soltanto questi tre metodi. E probabilmente non esiste alcun altro mezzo oltre a questi per svolgere tale compito. Ciascuno di questi metodi risponde in modo completamente indipendente a tali domande. Da ciascuna risposta deriva uno speciale principio di condotta; prende forma uno specifico ideale morale e nasce un determinato sistema sociale e culturale. Ognuno di essi, per le proprie caratteristiche fondamentali, è del tutto distinto e diverso dai principi di condotta derivati da tutte le altre risposte. Cercherò in seguito di mostrare dettagliatamente quali risposte siano state ottenute alle suddette domande attraverso questi diversi metodi e quale tipo di principio di condotta sia derivato da ciascuna risposta.

Jahiliyyah pura, ovvero cecità assoluta

Quando l’uomo cerca di ottenere le risposte alle suddette domande facendo esclusivo affidamento sui sensi esterni e giunge a formulare un’opinione attraverso questo metodo, la conseguenza del tutto naturale di tale modo di pensare, alla quale egli è progressivamente costretto ad arrivare, è questa: il vasto e meraviglioso sistema dell’universo creato non è altro che la manifestazione concreta di un semplice evento casuale. Dietro di esso non esistono alcuna buona intenzione né alcun nobile scopo; esso è venuto all’esistenza spontaneamente, il suo funzionamento procede grazie alle proprie forze e alla fine si distruggerà eternamente da sé. Da nessuna parte esiste un proprietario di questa immensa natura dell’universo. E, anche se esistesse, non avrebbe alcun rapporto con la vita concreta dell’uomo. Si considera l’uomo semplicemente una sorta di “animale” e si suppone che sia nato su questa terra, probabilmente come risultato di un incidente. Nessuno sa se qualcuno lo abbia creato o se egli abbia acquisito da sé la propria esistenza. In realtà, questa domanda è qui irrilevante. L’uomo viene visto vivo e in movimento su questa terra; in lui esistono molteplici desideri, aspirazioni e brame, e le forze insite nella sua natura lo spingono incessantemente e con vigore a soddisfarli. Possiede membra, armi e strumenti; con il loro aiuto può appagare le brame e i desideri che porta dentro di sé. Sulla vasta ed estesa superficie terrestre che circonda l’uomo esistono innumerevoli risorse e mezzi; egli può applicare a tutte queste le proprie membra, armi e strumenti per soddisfare i propri desideri:

Pertanto, al di là del pieno soddisfacimento delle proprie brame e dei propri desideri mediante tutte le forze e capacità insite in lui, non esiste per l’uomo alcun altro ambito di impiego; e il mondo intero non è altro che un deposito inesauribile di beni e materiali. L’uomo vi stenderà la mano e si impossesserà dei beni e dei materiali secondo la propria volontà: questo sarebbe l’unico compito dell’uomo sulla terra. Sopra di lui non esiste alcuna entità dotata di potere e autorità, dinanzi alla quale egli possa essere obbligato a rispondere. Da nessuna parte esiste una fonte dalla quale egli possa ricevere le leggi e le norme indispensabili al sostentamento della propria vita, né la vera conoscenza e la guida. Di conseguenza, l’uomo è un’entità libera, irresponsabile e dotata di piena autonomia.

È compito loro stessi elaborare le leggi e le norme necessarie per sé, determinare i campi di utilizzazione delle forze insite in loro e stabilire i rapporti e le modalità d’azione con ogni sorta di esseri viventi e di cose presenti sulla Terra. Se vogliono ricevere qualche orientamento al riguardo, devono basarsi sul patrimonio di conoscenze ricavato dalla vita degli animali, dalla storia delle pietre e delle montagne e dall’esperienza storica dell’uomo stesso. L’uomo non è responsabile davanti a nessuno; se deve necessariamente rendere conto a qualcuno, lo deve fare davanti a se stesso oppure davanti al potere statale sorto dal popolo e influente sugli individui della società, e non davanti ad altri. Inoltre, la vita terrena dell’uomo è l’unica vita definitiva; le conseguenze di ogni azione sono limitate a questa vita e in essa si esauriscono. Pertanto, soltanto sulla base dei risultati manifestatisi in questo mondo si dovrà stabilire tutto ciò che riguarda una norma: se sia giusta o ingiusta, corretta o errata, utile o dannosa, accettabile o da rifiutare, e così via.

In realtà, questa è una completa concezione della vita: mediante l’osservazione sensibile dell’uomo, essa offre risposte a ogni sorta di domanda fondamentale della vita umana e propone soluzioni a ogni sorta di problema. Ogni parte di queste risposte è strettamente intrecciata con le altre; tra l’una e l’altra esistono naturale e intrinseca armonia e somiglianza. Per questo, chi accetta questa concezione della vita può adottare nel mondo un modo di vivere coerente e armonioso. La questione se questa risposta e la condotta e lo stile di vita da essa derivati siano essenzialmente corretti o errati è del tutto distinta.

Sulla base delle suddette risposte alle domande fondamentali della vita umana, occorre ora esaminare i principi e il ruolo che l’uomo adotta nella realtà concreta di questo mondo. Come conseguenza dell’adozione di una simile visione e concezione della vita nell’esistenza individuale, l’uomo assume dall’inizio alla fine una condotta totalmente libera, arbitraria e irresponsabile; comincia a considerarsi l’unico padrone di se stesso, del proprio corpo e delle proprie forze fisiche, impiegandole e utilizzandole secondo la propria volontà. Qualunque cosa della Terra venga sottoposta al suo dominio e qualunque persona sulla quale egli stabilisca la propria autorità, quest’uomo materialista tratterà ogni cosa come un proprietario. A parte le semplici leggi naturali e la forma di vita organizzata della società, nessuna forza potrà minimamente ledere o limitare il suo potere e i suoi diritti di libertà. Nel suo cuore e nella sua mente non vi saranno alcun sentimento morale, alcun senso di responsabilità né timore di dover rendere conto, capaci di ostacolare anche minimamente la sua vita senza freni. Laddove non vi siano ostacoli esterni, o anche quando ve ne siano ma sia possibile ignorarli e agire secondo la propria volontà, egli, come inevitabile conseguenza di questa opinione e concezione della vita, sarà certamente tirannico, traditore, corrotto, malvagio, peccatore per natura e distruttore. Per natura sarà egoista, materialista e opportunista. Al di là del soddisfacimento delle brame e dei desideri dei propri istinti e dei propri bisogni animaleschi, e del perseguimento esclusivo di questo scopo, non avrà altro obiettivo nella nascita e nella vita; e soltanto le cose che favoriranno questo fine della sua vita gli appariranno preziose e accettabili. In realtà, il sorgere tra gli individui di una simile mentalità e di una simile indole è il risultato naturale della dottrina in esame. Non si può negare che persone di questo tipo possano, per lungimiranza e per particolari finalità, mostrarsi compassionevoli, possano nutrire sentimenti di rinuncia ai propri interessi e di sacrificio di sé e, in una parola, possano manifestare nel corso dell’intera vita una sorta di sentimento morale responsabile. Tuttavia, analizzando le loro azioni concrete e il loro comportamento, si comprenderà chiaramente che, in fondo, ciò non è altro che un’estensione del loro egoismo e della loro vanità. In realtà, vedono il proprio progresso e il proprio benessere nel benessere e nel progresso del Paese e della nazione, ed è per questo che desiderano il benessere del proprio Paese e della propria nazione. Una persona di questo tipo, nella migliore delle ipotesi, può essere soltanto un nazionalista, e nulla più.

Inoltre, la società che sarà costituita dall’insieme di persone dotate di questa disposizione mentale presenterà i seguenti aspetti: la sua politica sarà fondata sul dominio dell’uomo. Potrà trattarsi del dominio di un singolo o di una famiglia, oppure del dominio di una particolare classe o del popolo. La forma di organizzazione più progredita che si possa istituire sarà lo Stato. In ogni caso, tuttavia, il vero legislatore sarà l’uomo. Ogni sorta di legge sarà elaborata e modificata sulla base del semplice desiderio, della brama, dell’aspirazione e dell’esperienza pratica. Anche i principi che regolano ogni azione saranno stabiliti e modificati secondo una prospettiva opportunistica e volta a cogliere le occasioni. Soltanto le persone più astute, ingannevoli, potenti, ipocrite, fraudolente, bugiarde, spietate e dalla natura più peccaminosa potranno ottenere l’autorità statale e il dominio dello Stato; a costoro saranno affidate la guida della società e la facoltà e il diritto di governare lo Stato. Nel loro codice di leggi, la forza sarà chiamata verità, mentre il debole sarà definito nullo.

In tali circostanze, l’intero sistema della società e della civiltà sarà fondato sull’adorazione di sé. Una volta liberati da ogni forma di piacere e godimento e da ogni vincolo morale, si stabilirà un criterio morale tale che non potrà creare grandi ostacoli al soddisfacimento delle passioni sfrenate.

Le arti, la letteratura e la mentalità affine ne saranno influenzate; le tendenze alla nudità e alla bestialità appariranno sempre più intense.

In campo economico, talvolta si estenderanno il feudalesimo e il sistema degli jagirdar; talvolta il capitalismo e il sistema plutocratico ne prenderanno il posto; altre volte i salariati e gli operai, insorti e promotori di una rivoluzione, instaureranno la propria dittatura assoluta. In tale situazione non sarà in alcun modo possibile istituire un sistema economico giusto. Infatti, in una società simile l’atteggiamento fondamentale di ogni individuo nei confronti della Terra e delle sue ricchezze sarà interamente materialista, e ciascuno penserà che questo mondo sia un campo da saccheggiare, nel quale non vi sia alcun ostacolo ad appropriarsi di quante più ricchezze si desideri, cogliendo il momento opportuno e mettendo le mani su ciò che si vuole. Anche il sistema educativo e formativo istituito per plasmare il carattere individuale in questa società avrà una natura conforme a questa concezione della vita e a questo comportamento. Nella mente di ogni nuova generazione e dei suoi discendenti verrà radicata la concezione già descritta riguardo alla Terra, all’uomo e alla posizione e dignità dell’uomo sulla Terra. Ogni sorta di informazione e di conoscenza, qualunque sia il ramo del sapere o della scienza cui appartenga, sarà ordinata e strutturata in modo tale che questa concezione della vita si radichi spontaneamente nella loro mente e nel loro cervello. Inoltre, essi saranno formati proprio per adottare già nella vita presente una condotta di questo genere e per essere idonei a trovare posto in una società simile con piena armonia. Non credo sia necessario dirvi qualcosa sulle caratteristiche di un’educazione simile: se ne può fare esperienza concreta già nella società attuale. Tutti gli istituti di istruzione in cui studiano gli abitanti di questo Paese sono stati fondati sulla base di questa ideologia, sebbene abbiano ricevuto i nomi di «Islamia College» e «Muslim University».

In realtà, il comportamento analizzato qui è un comportamento di pura «Jahiliyyah»; è analogo a quello del bambino che, affidandosi soltanto all’osservazione superficiale dei sensi esteriori, continua a considerare il fuoco un bel giocattolo. Vi è tuttavia una differenza: l’errore nell’osservazione del bambino viene scoperto immediatamente e attraverso l’esperienza concreta. Infatti, il fuoco che il bambino considera un giocattolo e che cerca di toccare è un fuoco inceneritore; non appena lo tocca, dimostra che non è un giocattolo, ma fuoco. Al contrario, l’errore di questo principio di osservazione nella vita sociale viene dimostrato solo dopo molto tempo e, per molti, forse non viene mai scoperto nel corso dell’intera vita. Questo perché il «fuoco» nel quale intervengono ha una fiamma appena tiepida: il suo calore non viene percepito subito e in modo insopportabile al solo contatto. In molti casi continua a scaldare per secoli. Nonostante ciò, chiunque desideri acquisire un’esperienza concreta al riguardo ha ampie possibilità di farlo. Nella vita quotidiana, l’amara esperienza del tradimento del popolo, della tirannia e della persecuzione dei governanti, dell’ingiustizia dei giudici, dell’egoismo e dello sfruttamento dei ricchi, nonché dell’immoralità e della corruzione della gente comune, prodotta da questa ideologia, e le scintille di fuoco che da essa scaturiscono — culto della nazione, amore della nazione, imperialismo, guerra, attività distruttive, conquista dei paesi e sterminio dei popoli — permettono di comprendere con estrema facilità che si tratta senza dubbio del comportamento della pura cecità e della pura Jahiliyyah. In realtà, non è un comportamento scientifico, né è un comportamento fondato sulla ragione e sulla riflessione. Infatti, la concezione dell’ordinamento di sé e dell’universo sulla quale l’uomo ha fondato tale comportamento non corrisponde allo stato reale delle cose né ai fatti autentici. Non vi è quindi alcun dubbio che il suo esito non avrebbe potuto essere così negativo.

È poi necessario esaminare anche gli altri metodi comunemente impiegati per acquisire la conoscenza. Il secondo metodo per risolvere i problemi fondamentali della vita umana e dare risposta alle sue domande fondamentali consiste nel condurre l’osservazione sulla base di semplici supposizioni e congetture e nel formulare una conclusione definitiva riguardo a tale aspetto della vita. Da questo metodo sono state elaborate tre diverse concezioni, e da ciascuna di esse è scaturito un particolare tipo di comportamento.

Shirk

Una concezione sostiene che, sebbene questo vasto ordinamento della natura dell’universo non avrebbe potuto funzionare senza un «Rabb», il suo dio (Ilah e Rabb) non è uno solo, bensì sono innumerevoli. Le fonti originarie delle diverse forze dell’universo sono legate alle mani di divinità diverse; la fortuna e la sfortuna, il successo e il fallimento, il guadagno e la perdita dell’uomo dipendono dal favore e dallo sfavore di innumerevoli esseri divini. I seguaci di questa ideologia si sforzano, con l’aiuto di congetture e supposizioni, di determinare l’origine e la dimora di tali poteri simili a divinità. Di conseguenza, qualunque potere abbia attirato la loro attenzione nel corso di questa ricerca, essi lo hanno considerato un «dio». Dopo aver adottato questa concezione, il comportamento che si manifesta spontaneamente nella vita umana è il seguente:

Primo: per effetto di ciò, l’intera vita dell’uomo si trasforma in un piedistallo di irreali congetture e supposizioni. L’uomo comincia allora, senza ricorrere a metodi scientifici e razionali, a considerare innumerevoli cose dotate di poteri soprannaturali e ritiene che esse siano capaci di influenzare in bene o in male il destino umano attraverso modalità miracolose e sovrannaturali. Per questo, il credente in tale concezione, immerso nell’irreale speranza di un’influenza benefica e nella vana paura di un’influenza malefica, spreca inutilmente le proprie immense energie. In un luogo comincia a nutrire speranza verso una tomba, convinto che essa porterà a compimento ciò che egli non è in grado di fare; in un altro si ripone fiducia in una divinità, nella speranza che migliori la sorte degli uomini. Queste persone si adoperano per compiacere tali divinità immaginarie e poteri soprannaturali. Se in qualche luogo scorgono anche il minimo presagio infausto, si scoraggiano e vengono sopraffatte dalla disperazione. Altrove, invece, costruiscono castelli immaginari di speranza e fiducia su presagi favorevoli. Proprio questo allontana e svia la loro ideologia, il loro pensiero e i loro sforzi dai metodi naturali, guidandoli verso una via del tutto anormale.

Secondo: proprio a causa di questa concezione viene compilato un lungo elenco di pratiche comprendente culto e preghiere, voti, doni, offerte e innumerevoli altri tipi di riti e cerimonie. E, poiché vi si dedicano, una parte enorme degli sforzi operativi dell’uomo viene spesa in attività prive di significato.

Terzo: immersi nella superstizione di questa immaginazione idolatrica dello shirk, offrono agli individui astuti e fraudolenti una grande occasione per intrappolarli nelle reti dell’inganno e saccheggiare il loro denaro. Così, qualcuno si insedia come re o sovrano e, mostrando la relazione della propria stirpe con il sole, la luna e le altre divinità, cerca di instillare nella mente della gente la convinzione che anch’essi siano divinità; e che voi siate loro schiavi. Qualcun altro si atteggia a sacerdote e afferma: «Abbiamo stretti rapporti con coloro nelle cui mani si trovano le chiavi fondamentali del vostro profitto e della vostra perdita; perciò potete raggiungerli attraverso di noi». Altri si insediano come sapienti, bramini o pir, stendono la rete degli amuleti, degli incantesimi, delle formule magiche e delle pratiche ascetiche o della «hasiliyyat», e cercano di imprimere nella mente della gente la ferma convinzione che queste nostre cose possano, mediante mezzi miracolosi e soprannaturali, soddisfare tutti i vostri bisogni, alleviare le vostre sofferenze e placare i vostri dolori. In seguito, i discendenti di queste persone astute si trasformano in una famiglia o classe stabile, dotata di uno status distinto. Di conseguenza, i loro diritti, il loro prestigio, la loro distinzione e la loro influenza cominciano, con il passare del tempo, a crescere, ad ampliarsi e a consolidarsi su basi sempre più profonde. Per effetto di ciò, grazie a tale credenza e ideologia, la divinità delle famiglie reali, dei detentori di cariche religiose e dei capi spirituali viene saldamente imposta sulle teste del popolo. E gli dèi artificiali trasformano la gente in schiavi assoluti, al punto che sembra che essi non siano altro che animali destinati a fornire loro latte, portare carichi e svolgere il lavoro dei mezzi di trasporto.

Quarto: così come questa ideologia non può offrire alcun fondamento stabile e indipendente alla conoscenza e alla scienza, alla filosofia, alla letteratura, né a un sistema sociale e politico completo, allo stesso modo l’uomo non può ricevere da tali «dèi» immaginari alcun ordinamento della vita degno di essere seguito. Nella speranza di ottenere il favore e l’aiuto di questi «dèi» immaginari, l’uomo continuerà a compiere regolarmente atti di culto e di adorazione e alcuni riti e cerimonie specifici; il suo rapporto con questi dèi rimarrà limitato a questo. Nei campi più vasti e ampi della vita umana, invece, elaborare le leggi necessarie per le attività concrete della vita e stabilire i principi dell’azione sarà esclusivamente compito degli uomini, in piena autonomia. In questo modo, la società «mushrik» fondata sullo shirk è di fatto costretta a seguire la via della pura cecità e della pura Jahiliyyah già descritta. In ogni ambito — carattere morale, attività concrete, forme e metodi sociali, politica, economia, conoscenza e scienza, arti e letteratura — il comportamento prodotto dalla concezione della vita fondata sullo shirk è analogo a quello della pura Jahiliyyah; sul piano dei principi, tra essi non vi è alcuna differenza.

Ascetismo

La seconda risposta data alla domanda fondamentale della vita umana, ottenuta mescolando all’osservazione reale infondate supposizioni e congetture, può essere definita in una parola: ascetismo. Il punto di partenza di questa dottrina è che la terra e l’essenza fisica dell’uomo sono, per l’uomo stesso, una sorta di «centro di pace», mentre la sua anima è tenuta rinchiusa in una gabbia come un prigioniero condannato. Poiché l’uomo mantiene un rapporto materiale con il mondo delle cose, tutto ciò che in lui è desiderio, aspirazione e bisogno costituisce essenzialmente una sorta di catena carceraria. Quanto più l’uomo conserva rapporti con questa terra e con i suoi beni, tanto più si rafforzano i vincoli di queste catene e tanto più egli viene ritenuto meritevole di una punizione severa. L’unico modo per liberarsi da tale punizione consiste nell’evitare con pieno successo ogni tipo di rapporto, legame, affare e complicazione della vita, nel reprimere severamente i naturali desideri e aspirazioni, nel rinunciare ai piaceri e ai godimenti, nel negare con fermezza i bisogni fisici e le richieste e gli impulsi degli istinti; nel recidere completamente l’amore e l’affetto che sorgono nel cuore e nella mente a causa dei rapporti reali di carne e sangue, e nel schiacciare questo nemico mediante una rigorosa e interminabile mortificazione della mente e del corpo, affinché non possa mai esercitare alcuna influenza o dominio sull’anima. In tal modo l’anima diventerà leggera e pura e acquisterà la forza di elevarsi verso il più alto cammino della liberazione. Da una simile dottrina è inevitabile che derivino nella vita umana le seguenti reazioni. In primo luogo, sotto la sua influenza, l’intera inclinazione dell’uomo viene orientata dal collettivismo all’individualismo e dalla società e dalla civiltà alla barbarie. L’uomo si allontana completamente dalla terra e dal modo di vivere. Non è disposto ad assumere alcuna responsabilità biologica e tutta la sua vita si trasforma nell’incarnazione concreta della non-cooperazione e dell’assenza di rapporti. Il suo carattere diventa completamente passivo e inattivo, animato da una mentalità negativa.

In secondo luogo, sotto la forte influenza di questa dottrina, le persone migliori e virtuose della società recidono i rapporti con il mondo, si rifugiano negli angoli più appartati della solitudine, lontano dagli occhi della gente, e si dedicano interamente alla ricerca della propria salvezza personale. Di conseguenza, le chiavi di ogni responsabilità e di ogni attività dotata di autorità nel mondo finiscono nelle mani delle persone dalla natura più malvagia della società.

In terzo luogo, l’influenza esercitata da questa dottrina sulla società e sulla civiltà genera tra le persone una moralità negativa, una mentalità antisociale (individualistica) e dottrine improntate al pessimismo. La loro energia operativa e la loro efficienza diventano sempre più deboli. Diventano «facili prede» per gli oppressori, e ogni governo oppressivo e audace può impadronirsi di loro con estrema facilità. In verità, questa dottrina è infallibile come una magia nel rendere le masse umili e addomesticate (docili) al servizio degli ingiusti.

In quarto luogo, tra la natura umana e questa filosofia di vita ascetica ha inizio una guerra permanente, nella quale essa viene spesso sconfitta. Quando viene sconfitta, per nascondere la propria debolezza, è costretta a ricorrere all’autoinganno mediante vari espedienti e sotterfugi. È proprio qui che risiede la causa fondamentale dei rituali impuri e vergognosi stabiliti nelle diverse religioni antiche sotto il velo dell’abbandono del mondo e dell’amore metaforico: il culto del mondo.

Panteismo

La terza dottrina che nasce dall’osservazione e dalla pratica fondate su congetture irreali è il panteismo. In altre parole, tutte le cose dell’uomo e dell’universo sono essenzialmente irreali. Non possiedono affatto un’esistenza indipendente. In realtà, una sola essenza ha semplicemente assunto l’intero mondo materiale come mezzo della propria manifestazione e perciò si manifesta spontaneamente in tutte queste cose. Se analizzata dettagliatamente, questa dottrina assume innumerevoli forme. L’intero creato, l’intero mondo materiale, non è che la manifestazione di un’unica essenza. In sostanza, è presente soltanto quell’essenza; tutto il resto che appare alla vista non è in realtà nulla: questo è il nocciolo della dottrina dell’unica essenza.

Questa dottrina genera nell’animo umano lo scetticismo. Nell’animo si desta, riguardo alla propria stessa esistenza, l’oscurità impenetrabile del dubbio. Di conseguenza, è superfluo dire che egli non può compiere spontaneamente alcuna azione nel mondo reale. Comincia a considerarsi una marionetta di legno, mossa da qualcun altro dietro le quinte, oppure come se qualcun altro danzasse dentro di lui. Si immerge nel profondo fango di questa infondata fantasia. La sua vita non può avere alcuno scopo o obiettivo, né un percorso d’azione definito. Pensa: «Io non sono nulla e non ho nulla da fare. Del resto, non posso nemmeno avere qualcosa da fare». In realtà, quell’essenza universale che si sviluppa dentro di me e in ogni strato del creato, e che procede dall’origine ignota fino all’eternità, è la causa di tutte le azioni: è essa stessa a compiere ogni opera. Se l’essenza è perfetta, allora anch’io sono perfetto; pertanto non ho bisogno di compiere alcuno sforzo o esercizio. E se quella stessa essenza si adopera per realizzare la propria perfezione, allora, con il movimento universale mediante il quale continua a correre verso il conseguimento della propria perfezione, anch’io, trascinato verso di essa come una sua parte, potrò raggiungerla. In realtà sono soltanto una parte; non so affatto dove stia andando l’essenza universale né dove desideri andare. Il risultato concreto di questo modo di pensare è identico a quello della filosofia di vita ascetica. In molti casi si osserva una concordanza tra i principi d’azione di coloro che adottano questa dottrina e quelli dei seguaci della pura ignoranza. Tutti costoro trasformano infatti la propria intera vita in schiavitù delle proprie passioni e dei propri desideri ciechi. Di conseguenza, corrono senza discernimento e senza turbamento lungo la strada verso la quale li conducono i loro istinti. Ritengono di non muoversi affatto da soli e che tutto ciò che accade sia compiuto dall’essenza universale.

In realtà, anche queste ultime tre ideologie sono colme della velenosa mentalità della giahiliyya, proprio come quella menzionata per prima. Di conseguenza, l’intera vita dei seguaci di tali dottrine viene tormentata dal veleno della giahiliyya. Innanzitutto, nessuna di queste ideologie possiede una base reale e scientifica: le diverse opinioni sono state elaborate basandosi esclusivamente su fantasie e supposizioni. In secondo luogo, l’esperienza concreta dimostra che tali ideologie sono del tutto opposte alla realtà effettiva. Se anche una sola di esse fosse conforme alla realtà, non vi sarebbe alcun motivo perché agire in base ad essa producesse cattivi risultati. Quando si osserva che il semplice consumo di una certa sostanza provoca certamente mal di stomaco, tutti comprendiamo con certezza che tale sostanza è effettivamente incompatibile con la struttura dello stomaco e con la sua capacità digestiva. Allo stesso modo, quando l’adozione delle ideologie dello shirk, dell’ascetismo e del panteismo conduce con certezza l’intera umanità alla rovina e a danni sotto ogni aspetto, e su questo non vi è più alcun dubbio, non può esservi la minima incertezza sul fatto che nessuna di tali ideologie sia conforme alla realtà e alla verità effettiva.

L’Islam

Dobbiamo ora esaminare il terzo metodo. Per ottenere risposte alle domande fondamentali della vita umana e risolvere i suoi problemi basilari, questo è l’unico metodo definitivo e ultimo. Accettare con sincerità e pienamente le risposte che i profeti inviati da Allah hanno dato a tali domande e la soluzione che hanno indicato ai problemi fondamentali della vita umana: questo è ciò che si chiama Islam.

Un esempio può aiutare a formarsi un’idea chiara di questo metodo. Quando si arriva per la prima volta in un luogo nuovo e sconosciuto, senza avere la minima esperienza del posto, l’unica possibilità è chiedere a qualcun altro e visitare quel luogo seguendo le sue indicazioni. In una simile situazione, bisogna innanzitutto trovare una persona che sostenga di avere una conoscenza completa del luogo in questione. Dopo averla incontrata, occorre cercare, attraverso vari esami e verifiche, di accertarsi senza dubbi che sia degna di fiducia e affidabile. Solo allora bisogna seguire la sua guida e, quando l’esperienza concreta dimostra che agire secondo le conoscenze e le informazioni ricevute da quella persona non ha prodotto alcun danno né cattivi risultati nella pratica, non rimane più alcuna esitazione o riserva sulla precisione della sua esperienza e sulla veridicità delle informazioni da lei fornite riguardo al luogo in questione. In realtà, questo metodo di procedere è essenzialmente scientifico. Poiché non può esistere alcun altro metodo scientifico oltre a questo, nel determinare un’opinione bisogna accettarlo come il metodo puro e infallibile.

Tenendo presente questo esempio, è molto facile determinare il metodo corretto per ottenere risposte alle domande fondamentali della vita umana. Per l’uomo, questo mondo è un luogo nuovo, sconosciuto e mai sperimentato. Egli non sa nulla della sua realtà più profonda né della sua condizione fondamentale. Non ha assolutamente alcuna esperienza del tipo e della struttura dell’organizzazione di questo mondo, delle leggi secondo cui viene gestita questa fabbrica universale, né di quale possa essere, sulla terra, la condotta adatta all’uomo. Di conseguenza, l’uomo si forma tutte le concezioni del mondo che può ricavare dall’apparenza, le considera la verità definitiva e agisce secondo la linea di condotta che gli sembra doverosa sulla base di esse. Ma i risultati concreti sono estremamente negativi.

In seguito, l’uomo continua a formulare diverse opinioni basandosi su pure supposizioni e, dopo aver agito secondo ciascuna di esse, ne subisce le amare conseguenze. Alla fine, l’unica strada definitiva che rimane è che l’uomo chieda ai profeti inviati da Allah di indicargli la via. I profeti affermano anche di presentarsi come persone pienamente esperte della verità autentica e delle realtà più profonde. Quanto più si esaminano e analizzano tutti gli aspetti della loro vita, tanto più essi si dimostrano estremamente veritieri, degni di fiducia, onesti, virtuosi, disinteressati e dotati di un pensiero infallibile. Esistono dunque ragioni razionali per credere loro fin dall’inizio e riporre fiducia in essi.

In seguito, bisogna esaminare la veridicità e la razionalità delle conoscenze e delle informazioni che essi trasmettono sul mondo e sulla posizione dell’uomo nel mondo, nonché la loro coerenza nella pratica. Inoltre, occorre verificare se esista qualche prova concreta, ossia fondata sui fatti, contro di esse e come si sia dimostrata nella verifica pratica la norma di condotta adottata nel mondo in conformità con tali indicazioni. Se, dopo un’indagine, una verifica e una ricerca, si possono ottenere senza alcun dubbio risposte affermative a tutte e tre queste questioni, allora è doveroso credere nei profeti e agire secondo la loro guida; inoltre, è auspicabile adottare, nell’ambito della vita pratica, la condotta e la linea d’azione necessarie per mantenere una reale coerenza con questa ideologia.

Come ho già detto, rispetto ai precedenti metodi della giahiliyya, quest’ultimo metodo è indubbiamente scientifico. Se l’uomo si sottomette di fronte a questa scienza, la segue rinunciando all’arbitrio e all’orgoglio, e vive rispettando i limiti che questa «scienza» ha stabilito per lui, allora questa sarà la condotta islamica.

La concezione dei profeti sull’uomo e sull’universo

I profeti dicono che questo immenso universo, presente intorno all’uomo e del quale egli costituisce una parte, non è il risultato di un incidente casuale. È piuttosto una sorta di regno ordinato, perfettamente strutturato e conforme a leggi. È Allah Onnipotente ad averlo creato; Egli ne è il Proprietario, l’unico Sovrano e Colui che lo governa e lo controlla. L’intero creato è sottoposto a un sistema totalitario. Tutto il potere e l’autorità qui presenti sono concentrati nelle mani di un’unica forza centrale. In questo mondo naturale non vige alcuna legge all’infuori di quella dell’Essere dotato di potere supremo. Tutte le forze operanti nell’ordine universale sono sottoposte e obbedienti a un’unica autorità centrale. Nessuno possiede neppure il minimo potere di opporsi alla Sua legge e ai Suoi comandi, o di compiere qualcosa secondo il proprio desiderio senza il Suo permesso. In questo sistema perfetto non vi è assolutamente spazio per alcuna forma di indipendenza o di irresponsabilità. E, per sua stessa natura, non può esservene.

L’uomo non è nato in questo mondo come suddito per propria scelta; è nato invece già come suddito, ed è impossibile per lui essere qualcosa di diverso da un suddito. Pertanto non ha alcun diritto di elaborare per sé un sistema di vita né di stabilire i propri doveri. L’uomo non è proprietario di nulla nell’universo. Non si pone quindi neppure la questione che possa elaborare autonomamente il modo di usare la proprietà. Il suo stesso corpo e ogni sorta di capacità e talento insiti in lui appartengono esclusivamente ad Allah e sono soltanto un dono di Allah. Egli non può dunque vantare alcun diritto su di essi. È dovere dell’uomo utilizzare ciò che gli è stato donato secondo la volontà e la legge di Colui che glielo ha donato.

Allo stesso modo, tutte le risorse sparse e presenti in varie forme intorno all’uomo — la terra, gli animali, l’acqua, le piante, gli alberi e gli arbusti, i minerali e così via — appartengono ad Allah Onnipotente; l’uomo non ne è il proprietario. Egli non ha quindi alcun diritto di disporne secondo il proprio desiderio. Al contrario, è suo dovere utilizzarle e spenderle secondo le norme e le leggi che il vero Proprietario ha stabilito per il loro uso. La vita di tutti gli uomini che hanno abitato sulla terra è strettamente interconnessa. Tutti sono sudditi di Allah Onnipotente. Pertanto, questi uomini non hanno il diritto di stabilire norme e principi per regolare i loro rapporti reciproci e le loro attività. È loro dovere svolgere ogni cosa secondo la legge data da Allah. I loro rapporti e le loro relazioni dovrebbero essere fondati sulla legge data da Allah.

Ma qual è questa legge di Allah? I messaggeri dicono che abbiamo ricevuto la legge di Allah dalla stessa fonte di conoscenza grazie alla quale abbiamo conosciuto i misteri del mondo e dell’uomo stesso. Allah ci ha donato personalmente questa conoscenza e ci ha ordinato di rendere l’intera umanità pienamente informata e consapevole a questo riguardo. È dunque dovere dell’uomo riporre fiducia e fede in noi, considerarci rappresentanti del gloriosissimo Re e accettare da noi la legge autorevole di Allah.

I messaggeri dicono inoltre che, a prima vista, tutte le attività della natura universale sembrano svolgersi in modo ordinato, armonioso e regolato, ma non si vede da nessuna parte alcun governatore, né si scorgono i suoi funzionari. Di conseguenza, l’uomo avverte qui una certa possibilità di libertà e di arbitrio, e può comportarsi come un “proprietario”. Può anche inchinarsi e sottomettersi con sentimento di servitù e obbedienza davanti a chiunque altro, anziché davanti al vero Proprietario; e in ogni circostanza può continuare a ricevere il proprio sostentamento, ossia i beni necessari alla vita. Può beneficiare di ogni sorta di comodità per le proprie attività. Tuttavia non riceve immediatamente la punizione della ribellione ad Allah. In realtà, tutto ciò è stato predisposto come prova per l’uomo. Poiché all’uomo sono state date conoscenza, intelletto, coscienza, capacità d’invenzione e facoltà di scelta, il vero “Proprietario”, il “Re dei re”, ha nascosto Se stesso e il Suo Stato invisibile agli occhi della gente. Il Suo scopo è mettere alla prova e verificare come l’uomo utilizzi concretamente le facoltà che Allah gli ha donato. Allah ha lasciato l’uomo in possesso della conoscenza e dell’intelletto, della libertà di scelta e di una sorta di “autonomia”. Se ora l’uomo comprende nel cuore di essere nato suddito e accetta con entusiasmo e di propria volontà proprio questa “condizione”, benché non vi sia stata alcuna costrizione da parte alcuna ad accettarla, allora potrà riuscire nella prova del suo Creatore. Al contrario, se non comprende la condizione di suddito, oppure, pur avendola compresa, assume il ruolo del ribelle, il suo fallimento nella prova sarà inevitabile. Eppure è proprio per questa prova che all’uomo è stata concessa una libertà limitata sulla terra. Sulla terra innumerevoli cose sono state poste sotto il suo dominio. Inoltre gli è stato concesso un periodo di tempo pari a una vita intera.

In seguito, i messaggeri hanno detto anche che, poiché la vita terrena è un’unica prova continua e ininterrotta, il vero rendiconto delle azioni non avrà luogo in questo mondo, né qui si otterrà alcuna ricompensa, pace o onore. (Nota: bisogna ricordare bene a questo proposito che il mondo in cui ora viviamo è essenzialmente il mondo naturale (mondo fisico), non un mondo fondato su leggi morali. Anche le leggi sulle quali è fondato l’attuale ordinamento dell’universo non sono leggi morali, bensì leggi naturali. Per questo, nell’attuale ordinamento terreno, le conseguenze morali delle azioni umane non possono manifestarsi pienamente. Naturalmente, il risultato morale si manifesterà nella misura esatta in cui le leggi naturali faranno sorgere condizioni favorevoli alla sua produzione. Ma se le leggi naturali non offrono tale possibilità, è impossibile che esso si manifesti. Per esempio, la conseguenza morale dell’omicidio può manifestarsi soltanto se le leggi naturali aiutano a trovare l’assassino, a dimostrare il suo crimine e ad applicargli la pena morale dell’omicidio. Altrimenti nessun “risultato” morale potrà manifestarsi affatto. Anche qualora le circostanze gli siano favorevoli, la conseguenza morale completa di quest’atto non si manifesterà mai. Infatti, la sola pena di morte inflitta al posto della vittima uccisa non costituisce la piena conseguenza morale di tale atto. Per questo il mondo attuale non è, e non può essere, il luogo della ricompensa. Perché sia un luogo di ricompensa, è assolutamente necessario un ordinamento universale nel quale, al posto dell’attuale ordinamento naturale, siano le leggi morali a essere predominanti ed efficaci. La legge naturale dovrà soltanto obbedire a esse e favorire il sorgere delle condizioni opportune.)

Non è affatto detto che tutto ciò che l’uomo ottiene di «buono» in questo mondo sia la ricompensa di una qualche virtù. Né ciò dimostra che Allah sia soddisfatto dell’uomo. E non è neppure un segno che tutto ciò che l’uomo ha fatto sia corretto. In realtà, si tratta soltanto di strumenti di prova: ricchezze, figli e capacità di procreazione, Stato e governo, beni e mezzi necessari alla vita; tutto è stato concesso all’uomo unicamente per metterlo alla prova. Lo scopo è che l’uomo, impiegando e utilizzando tali cose, presenti una prova concreta della propria capacità di agire bene o male. Allo stesso modo, ciò che accade nella vita presente dell’uomo sotto forma di sofferenze, perdite e colpi avversi non è necessariamente la punizione di un peccato. Molte di queste cose si manifestano spontaneamente, secondo le leggi naturali. (Nota: per esempio, il fatto che l’adultero si ammali non è la punizione morale del suo peccato; è soltanto una conseguenza naturale. Se le cure hanno successo, egli sarà liberato dalla malattia, ma non sfuggirà mai alla punizione morale. E, se compie la tawba, può essere salvato dalla punizione morale, ma solo per questo non sarà liberato dalla malattia.) Alcune di esse sono semplicemente una prova. (Nota: per esempio, la povertà di una persona. In tale situazione essa viene messa alla prova per vedere se, allo scopo di soddisfare i propri bisogni, ricorre a mezzi illeciti oppure rimane saldamente sulla via lecita; se, sotto i duri colpi dell’avversità, resta ferma sulla via della verità e dell’onestà oppure, agitata, imbocca la via dell’ingiustizia e del peccato.) Altre si verificano inevitabilmente come reazione all’aver adottato una concezione contraria alla realtà. (Nota: quando l’uomo comincia a considerare questo mondo privo di un «Rabb» e se stesso completamente «libero», poiché ciò è del tutto contrario alla realtà, questo mondo non è privo di un «Rabb» e l’uomo non è libero in esso; perciò è inevitabile subire un danno agendo contro la realtà. Se si tocca il fuoco ritenendolo un giocattolo, la mano si brucia, perché tale comportamento è del tutto contrario alla condizione naturale.)

In breve, questo mondo non è affatto il «luogo della ricompensa»; è essenzialmente il luogo della prova. I risultati delle azioni che vi si manifestano non dimostrano che un determinato metodo o una determinata azione siano corretti, impeccabili o erronei, peccaminosi o virtuosi, accettabili o da rifiutare. Perciò non possono essere considerati neppure un criterio. Il criterio autentico, infallibile e unico è dunque il risultato nell’Aldilà. Dopo la fine di questa vita terrena, che è solo un momento di tregua, esiste un’altra vita. Allora ogni azione della vita terrena sarà esaminata con assoluta precisione e soltanto allora sarà pronunciato il giudizio definitivo su chi avrà avuto successo e chi avrà fallito in questa prova. Il successo o il fallimento nella vita ultraterrena dipende da alcune cose. La prima è se l’uomo, mediante il corretto uso della propria facoltà di osservazione, di ragionamento e d’intelligenza, sia riuscito a riconoscere Allah come il vero e unico Amministratore e Legislatore, e gli insegnamenti e il sistema di vita ricevuti da Lui come autentici comandamenti di Allah. La seconda è se, dopo aver conosciuto questa verità profonda, pur avendo la libertà di scegliere la propria via, l’uomo abbia chinato il capo di propria sincera volontà e con autentico desiderio davanti alla sovranità effettiva di Allah e alle Sue prescrizioni della sharia.

La concezione islamica

La concezione presentata dai profeti riguardo all’uomo e al mondo è una concezione completa. Tutti i suoi aspetti e le sue parti sono interconnessi e tra loro esiste una stretta relazione logica. Una sua parte non è contraria né in conflitto con un’altra. Sulla sua base è estremamente facile fornire un’analisi completa di ogni sorta di avvenimento nel mondo e una spiegazione esaustiva dei segni della natura universale. Questa concezione non può essere analizzata. Non si osserva da nessuna parte una cosa del genere. Pertanto è una teoria scientifica (scientific theory) e, qualunque definizione se ne dia, essa sarà indubbiamente applicabile a questa concezione.

Inoltre, nessuna ricerca, osservazione diretta o esperienza concreta è riuscita finora a dimostrare che questa concezione sia «erronea». In realtà, è una verità divenuta realtà, e la sua verità è eterna. Non può in alcun modo essere annoverata tra le concezioni dimostrate erronee. (Nota: il fatto che una concezione scientifica di una determinata epoca sia contraria a essa non ne dimostra l’erroneità. Secondo il metodo scientifico, solo i fatti reali (Facts) possono confutarla, non una semplice teoria. Pertanto, finché un fatto reale e comprovato non dimostrerà erronea la concezione presentata dai profeti sull’uomo e sulla natura universale, considerarla tra le «concezioni del passato» non è soltanto un grave errore e una posizione antiscientifica, ma è anche il risultato di un’azione motivata da odio e ostilità.) Anche dal punto di vista delle leggi della natura universale che osserviamo, questa concezione appare pienamente vera. Di fronte all’ordine vasto e onnicomprensivo insito nella natura universale e alla sua organizzazione armoniosa, ogni persona intelligente penserà spontaneamente che debba esserci certamente un «Amministratore»; non può esserci alcuna ragione valida per non pensarlo. Analogamente, questo ordine armonioso fa apparire razionale credere che essa sia un «sistema centralizzato» e che in tale sistema vi sia un direttore indipendente e dotato di libera volontà; non è affatto plausibile considerarla decentralizzata e ritenere che funzioni sotto il controllo di innumerevoli direttori. Alla luce della chiara prova di fondamento scientifico, razionalità e intelligenza impeccabile che si trova nell’organizzazione stupefacente della natura universale, è molto più ragionevole considerarla un sistema ben ordinato e finalizzato; non vi è alcuna ragione per considerarla priva di scopo e simile a un giocattolo per bambini.

Oltre a ciò, se consideriamo l’organizzazione della natura universale come un regno reale e l’uomo come una parte di questo sistema vasto e armoniosamente organizzato, dobbiamo riconoscere che, sotto l’autorità di questo sistema di ordine e disciplina, non vi è alcuno spazio per l’arbitrio e la libertà dell’uomo. Essere suddito in questo mondo è la condizione propria dell’uomo. Anche sotto questo aspetto, la concezione sopra esposta appare estremamente razionale (most reasonable).

Anche esaminandola sotto il profilo della sua efficacia concreta, essa si dimostra una concezione realmente praticabile (practicable). Sulla base di questa concezione si può elaborare con grande facilità, fin nei dettagli, un programma completo e ampio per la vita umana. Filosofia, etica, conoscenza e scienza, letteratura e arti, politica e sistema statale, guerra e pace, relazioni internazionali: in una parola, per ogni aspetto e settore della vita e per ogni necessità e problema, è possibile ottenere sulla sua base un sistema autonomo e duraturo. Di conseguenza, in nessun settore della vita umana si presenterà mai la necessità di uscire dai limiti di questa concezione per determinare una linea di condotta.

D’altra parte, ora dobbiamo esaminare come viene plasmata la vita terrena dell’uomo sulla base di questa ideologia e quali ne siano i risultati. Questa dottrina rende la vita individuale completamente opposta a quella delle altre ideologie jahilite: la rende altamente responsabile, molto ordinata e disciplinata (well diciplined). Credere in questa ideologia significa che l’uomo non considererà il proprio corpo, tutte le proprie forze e capacità, questa terra né alcuna cosa terrena come una proprietà di sua esclusiva appartenenza, da usare liberamente; al contrario, li considererà proprietà di Allah e li utilizzerà secondo la Sua legge e le Sue prescrizioni. Considererà ogni cosa da lui acquisita come un deposito affidatogli da Allah e la utilizzerà ricordando che dovrà renderne conto a Lui, presso il quale nessuna azione e neppure alcun desiderio segreto del cuore rimane sconosciuto. Non vi è dubbio che una persona così consapevole sarà in ogni momento e circostanza una fedele seguace di un ideale. Una persona simile non può mai essere sfrenata né schiava delle proprie passioni; non può essere oppressiva o traditrice. È possibile riporre in una persona simile piena fiducia. Nel mantenere la disciplina e nell’osservare le regole, non sentirà il bisogno di alcuna pressione esterna. Si risveglierà in lui, perciò, un potentissimo vincolo morale e un senso di autocontrollo. Di conseguenza, anche nelle situazioni in cui non vi sia alcun timore di dover rendere conto a una potenza terrena, questa forza lo aiuterà a rimanere fermamente sulla via dell’onestà, della giustizia e della verità. In realtà, per rendere le persone della società degne della massima fiducia, non esiste alcun mezzo migliore e più efficace del timore di Allah e del senso di responsabilità nel custodire ciò che è stato affidato. Inoltre, questa dottrina non rende l’uomo soltanto combattivo e instancabilmente operoso; purifica tutti i suoi sforzi dalla contaminazione dell’egoismo, dell’adorazione di sé o dell’adorazione della nazione, e li dirige verso l’obiettivo di ideali morali superiori, sotto il controllo dell’onestà e della sincerità. Chi ritiene che la propria venuta in questo mondo non sia priva di scopo, che sia stato inviato qui proprio per compiere una grande opera, comprende che la sua vita non è destinata soltanto a se stesso o agli altri parenti, ma deve essere interamente consacrata alle opere volte a ottenere il compiacimento di Allah. Infatti non gli sarà concesso di scampare senza rendiconto: gli sarà chiesto conto di quanto del suo tempo e delle sue capacità abbia speso e in quale attività. Chi manterrà sempre vivo nel cuore questo pensiero non potrà avere eguali quanto a laboriosità, produttività, ordine e precisione dei propri sforzi. Pertanto, per quanto eccellente e ideale sia la persona che questa ideologia forma, non si può concepire un carattere umano migliore.

Anche sul piano generale e sociale, i risultati della sua applicazione sono estremamente promettenti. Anzitutto, questa ideologia trasforma completamente le fondamenta stesse della società umana. Secondo questa concezione, tutta l’umanità è suddita di Allah e, in questo mondo, la dignità, i diritti e le possibilità di accedere alle opportunità sono uguali per tutti. Nessun individuo, famiglia, classe, nazione o stirpe possiede alcuna superiorità o nobiltà sugli altri esseri umani, né alcun diritto discriminatorio. In tal modo vengono estirpati alla radice il dominio e la superiorità degli uomini. E quando la società viene edificata sulla base dell’ideale islamico, scompaiono per sempre i gravi difetti e le malattie derivanti dalle ideologie jahilite, quali la monarchia, il sistema degli jagirdar, il feudalesimo, l’aristocrazia (aristocracy), il bramanesimo e il papato.

Essa estirpa inoltre alla radice la discriminazione e l’ostilità fondate sulla stirpe, sulla tribù, sulla geografia, sulla regione e sulla razza. Sono infatti proprio queste gravi malattie ad aver provocato, nel corso dei tempi, spargimenti di sangue, guerre e conflitti nella società umana. Ma, secondo la prospettiva dell’ideologia islamica, Allah è il proprietario del mondo intero, tutti gli esseri umani sono figli di un unico Adamo e servi di Allah. In questa società non si fanno distinzioni tra le persone sulla base della tribù, della ricchezza o della razza; la differenza può fondarsi soltanto sulla purezza del carattere morale e sulla presenza o assenza del timore di Allah. Colui nel quale il timore di Allah sarà maggiore si dimostrerà superiore per onestà, senso della giustizia e impegno nella lotta per la verità. Nella società islamica saranno riconosciute soltanto la sua superiorità e le sue qualità.

In questo modo sono state radicalmente trasformate le basi e la prospettiva dei rapporti sociali tra gli uomini, così come delle loro differenze e discriminazioni. I criteri o le cause di unione e separazione che gli uomini hanno inventato da sé nel campo sociale dividono l’umanità in innumerevoli frammenti e innalzano inoltre tra questi frammenti mura invalicabili. Poiché è al di là delle capacità umane cambiare la stirpe, la patria, la nazionalità o la razza, una persona appartenente a una di queste categorie non può in alcun modo essere considerata appartenente a un’altra. Al contrario, nell’ideologia islamica la base dell’unione e della separazione tra gli uomini è stata fondata sull’accettazione della servitù ad Allah e sull’osservanza delle Sue prescrizioni. Pertanto, tutti coloro che abbandoneranno la servitù delle creature, inizieranno a servire il Creatore e, calpestando le leggi create dagli uomini, accetteranno la legge rivelata da Allah come unica legge della vita, saranno considerati membri di un’unica comunità. Coloro che non lo faranno apparterranno invece a un altro gruppo. In questo modo vengono abolite tutte le forme di differenza e discriminazione della società umana e ne rimane una sola; e questa differenza può essere superata da chiunque. Infatti, cambiando la propria fede e le proprie consuetudini di vita, è facile per chiunque passare da un gruppo all’altro.

Dopo queste correzioni e riforme, la mentalità, l’atteggiamento, la corrente di pensiero e la struttura sociale (social structure) della società edificata sulla base di questa ideologia cambiano radicalmente. Il suo Stato non viene fondato sul dominio degli uomini, ma sulle fondamenta della sovranità assoluta di Allah. (Nota: si veda «La dottrina politica dell’Islam», scritto dall’autore.) Qui, in realtà, viene instaurato il governo di Allah, e la legge di Allah viene promulgata e resa effettiva. L’uomo agisce soltanto in qualità di rappresentante di Allah. Di conseguenza, vengono immediatamente eliminati tutti i difetti derivanti dal governo degli uomini e dal loro diritto di elaborare le leggi.

In secondo luogo, quando viene istituito uno Stato sulla base di questa ideologia, si produce un’altra enorme differenza. L’intero ordinamento dello Stato viene infatti permeato dalla pura corrente spirituale dell’adorazione e della taqwa. I governanti e il popolo sentono allo stesso modo di vivere sotto il governo di Allah e che ogni loro questione è direttamente collegata ad Allah, il quale è informato di tutto, tanto del segreto quanto del manifesto. Il contribuente paga le imposte ritenendo di versarle ad Allah, mentre sia chi le riscuote sia chi le spende si considera soltanto depositario di esse. Ogni funzionario, dal soldato fino al giudice e al governatore, compie il proprio dovere con la stessa disposizione d’animo con cui esegue la salat; per loro entrambe le attività sono ugualmente adorazione e in entrambi i casi sono necessari lo stesso timore di Allah e il medesimo atteggiamento di reverenza. Al momento di eleggere i rappresentanti del popolo, si ricercano anzitutto, con la massima attenzione, qualità nobili come il timore di Allah, l’affidabilità, la lealtà, l’onestà e la sincerità. Di conseguenza, le persone più progredite della società e dotate del migliore carattere morale vengono investite della leadership e degli incarichi di responsabilità, e il potere dello Stato viene affidato proprio nelle loro mani.

Anche nell’ambito della società e della cultura, questa ideologia fa scorrere spontaneamente una corrente di timor di Dio e di purezza morale. Al posto dell’adorazione di sé si diffonde l’influenza dell’obbedienza ad Allah. Tra gli esseri umani, il rapporto con l’unico Allah acquista una dignità fondamentale, e la legge di Allah regola, organizza e disciplina i rapporti reciproci. Poiché questa legge è stata elaborata da quell’Essere sublime, puro da ogni forma di egoismo e dalla sozzura dei desideri dell’io, onnisciente, perfettamente sapiente e intelligente, nella legge da Lui stabilita non vi è il minimo spazio per alcun sistema fondato sull’inquietudine, sul disordine, sull’ingiustizia e sull’oppressione, né sulla disgregazione e sulla rovina. Inoltre, essa è stata elaborata tenendo conto di tutti gli aspetti della natura umana e di tutte le necessità biologiche dell’uomo.

Non è possibile presentare qui il quadro completo della grande società e della vita collettiva che si sviluppano sulla base di questa ideologia. Tuttavia, ritengo che quanto è stato esposto sopra permetterà al lettore di comprendere chiaramente quale stile di vita si formi, e quali risultati concreti si manifestino o possano manifestarsi, sulla base della concezione dell’uomo e del mondo presentata dai profeti. Inoltre, non si tratta soltanto del felice regno di un’immaginazione impossibile (utopia). In un’epoca della storia mondiale, sulla base di questa ideologia, furono fondate e amministrate una società, una vita collettiva e uno Stato progredito, offrendo all’umanità intera una chiara dimostrazione concreta della loro realtà. E la storia testimonierà che mai, nella società umana, si sono visti uomini migliori di quelli formati sulla base di questo ideale, né alcuno Stato si è dimostrato fino a oggi, più dello Stato fondato su tale base, benefico per l’intera umanità senza distinzione. Tra i cittadini di questo Stato il senso della responsabilità morale era divenuto estremamente intenso. A titolo di prova si può ricordare un episodio. Una donna beduina era rimasta incinta a causa di un adulterio; sapeva bene che, nella legge islamica, la pena per questo peccato era terribile, come la condanna a morte mediante lapidazione. Ciononostante, si presentò spontaneamente al cospetto del Messaggero e chiese che le fosse inflitta la pena per il suo crimine. Le fu detto di tornare dopo aver partorito e fu lasciata libera senza alcuna garanzia o cauzione. Dopo il parto, si presentò nuovamente e reclamò la pena dovuta. Anche questa volta fu rimandata indietro e le fu ordinato di tornare dopo aver allattato e allevato il bambino. Tornò dunque ancora una volta verso il deserto, ma non fu ritenuto necessario porla sotto sorveglianza della polizia. Trascorso il periodo stabilito per l’allattamento, la donna del deserto ritornò e chiese di essere purificata mediante l’inflizione della pena per il peccato commesso. Infine, fu condannata a morte per lapidazione. Quando morì, per lei fu invocata presso Allah la misericordia. In quel momento un uomo esclamò all’improvviso: «Quella donna era davvero spudorata». Il Nobile Profeta gli rispose: «Per Allah, se tutti i corrotti si fossero pentiti come si è pentita questa donna, anch’essi sarebbero stati perdonati».

In effetti, questa era la caratteristica dei cittadini nella società islamica. Ma le caratteristiche dello Stato e del governo erano ancora più straordinarie. Sebbene fosse il proprietario del Bayt al-Mal di regni dotati di entrate di decine di milioni e ricchi di immense prosperità, come l’Iran, la Siria e l’Egitto, il capo dello Stato riceveva come stipendio mensile appena centocinquanta taka; e tra i cittadini non si riusciva a trovare nemmeno una persona bisognosa di ricevere l’elemosina.

Se, dopo questa vasta esperienza storica concreta, qualcuno non riesce ancora a convincersi della verità della concezione relativa alla condizione e alla dignità dell’uomo contenuta nella profonda realtà dell’ordine mondiale istituito dai profeti, non esiste altro mezzo per soddisfarlo riguardo a tale questione. Infatti, in questo mondo è assolutamente impossibile osservare direttamente Allah, gli angeli e la vita dell’Aldilà. E là dove l’osservazione diretta non è possibile, oltre all’esperienza concreta dei diversi effetti, non può esistere alcun altro criterio per stabilire il vero dal falso. Si può fare un esempio: se, nonostante ogni sforzo, non è possibile comprendere quale complessa e incurabile malattia si sia sviluppata all’interno del corpo del paziente, il medico cerca di diagnosticarla somministrando diversi medicinali; e quello che aiuta a identificare la malattia sconosciuta viene considerato il rimedio effettivo per essa. Poiché la malattia scompare con quel medicinale, si dimostra senza dubbio che esso è pienamente adatto a curare la malattia interna del corpo: ciò è innegabile. Allo stesso modo, quando il complesso congegno della vita umana non riesce a funzionare correttamente secondo un’altra ideologia, mentre può funzionare armoniosamente soltanto sulla base dell’ideologia presentata dai profeti, questo costituisce una prova innegabile che proprio tale ideologia è conforme alla realtà. In verità, l’intero universo è un regno di Allah l’Altissimo. Dopo questa vita ne esiste realmente un’altra, e in quella vita ultraterrena tutti gli uomini dovranno rendere conto nei minimi dettagli di tutte le loro azioni compiute nella vita terrena: non vi può essere il minimo dubbio al riguardo.

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