Parole dell’autore

Tra le credenze sull’acīda sulle quali poggia l’edificio della fede, la fede nell’Aldilà è una delle più importanti. Se non si crede nell’Aldilà, non nasce una fede autentica in Allah, nel Messaggero, nel Libro di Allah e così via. Inoltre, per liberarsi dalla schiavitù delle passioni e dalle insinuazioni sataniche e compiere con sincerità le buone azioni, non è assolutamente possibile fare a meno di una salda fede nell’Aldilà.

Non basta, tuttavia, avere una fede qualsiasi nell’Aldilà. Essa deve essere conforme all’Islam e al Corano e agli hadith. Se questa fede è incompleta o errata, l’intero edificio della fede e delle opere crollerà e andrà in frantumi.

Per quanto Allah mi abbia concesso di apprendere sull’Islam e sulla storia islamica, sono giunto alla ferma convinzione che, una volta acquisita una chiara concezione dell’Aldilà, sarà possibile seguire nella vita terrena la via di Dio. Inoltre, l’insorgere nel cuore della propensione al peccato viene estirpato sul nascere quando la corretta e salda fede nell’Aldilà rimane costantemente desta nell’animo.

La vita terrena non è l’unica vita; al contrario, la vita dopo la morte è la vita vera ed eterna. Là si manifesteranno necessariamente le conseguenze morali della vita terrena. Là Allah, il Signore dei mondi, presenterà al giudizio ogni azione segreta e manifesta degli esseri umani. Quel giorno sarà emessa una decisione equa per ogni peccato e ogni buona azione. Se l’aspetto terrificante di quel giorno rimane eternamente vigile in un angolo del cuore, e insieme ad esso vi è il timore di Dio, Onnisciente e Onnipotente, allora sarà possibile allontanarsi dal peccato e acquisire un carattere elevato e nobile. Non esiste, né può esistere, una seconda via o una via alternativa per acquisire un simile carattere.

Dopo essermi sottratto per qualche tempo al tumulto del mondo e aver condotto una vita solitaria e silenziosa in prigione, ho scritto quest’opera, «Oltre il sipario della morte». Ho ricevuto improvvisamente l’ispirazione per scriverla mentre leggevo il tafsīr della sura «Qāf» nell’opera Tafhīm al-Qur’ān. Oltre a ciò, in quel periodo non ebbi neppure l’opportunità di chiedere il consiglio di qualche sapiente qualificato o di avvalermi di opere autorevoli. È quindi del tutto naturale che nel libro siano rimaste alcune lacune e alcuni errori o inesattezze. Se qualche lettore benevolo informasse l’autore al riguardo, oppure fornisse ulteriori spiegazioni e informazioni, queste saranno aggiunte con gratitudine a un’edizione successiva, in shā’ Allāh. Inoltre, spero di poter offrire un’esposizione più dettagliata nella prossima edizione.

Naturalmente, sul mercato esistono libri scritti da molti autori su questo argomento. Tuttavia, pur non avendo a disposizione alcun «libro di riferimento» (un’opera autorevole da seguire) durante la stesura di questo libro, ho cercato di scrivere da una prospettiva nuova. In ogni caso, spetta al lettore giudicare se il libro sia valido o meno.

Poiché quest’opera ha potuto essere pubblicata quasi due anni dopo la sua stesura, considero ciò unicamente un’immensa benevolenza di Allah l’Altissimo e chino il capo davanti a Lui in segno di gratitudine.

Se, dopo aver letto questo piccolo libro, qualcuno cercasse, alla sua luce, di condurre la propria vita sulla via di Dio, considererei fecondo il lavoro dei miei giorni silenziosi e privi di compagnia.

Chiedo ai nobili lettori e lettrici di pregare affinché Allah, il Signore dei mondi, conceda anche a me la forza di proseguire incessantemente sul Suo Sirat al-Mustaqim. Amen.

Umilmente

—L’autore

Rabi al-Awwal 1395 dell’Egira

1975 d.C.

Nessun essere umano è consapevole della propria morte,

si prepara per cento anni, ma non sa nulla dell’istante successivo.

Quell’uomo non è vigile né consapevole

Non ha paura della morte.

Non sa nulla neppure dell’istante

dei cento anni di sogni colorati.

La domanda naturale della mente umana

La vita in questo mondo è forse l’unica vita, oppure esiste una vita anche dopo? In altre parole, la vita umana si conclude con la morte, oppure la sua continuazione proseguirà anche dopo? Questa è una domanda naturale della mente umana; in ogni epoca ci sono state divergenze su di essa e, sulla sua base, si sono formati due sistemi sociali contrapposti.

Dopo essere venuto al mondo, l’essere umano rimane per un certo periodo in questo mondo, poi se ne va. Per alcuni, questo periodo dura soltanto pochi istanti; per altri, alcuni giorni, alcuni mesi o alcuni anni. Qualcuno vive persino oltre cento anni. E qualcuno, in estrema vecchiaia, conduce una vita più indifesa di quella di un bambino.

Durante la vita, quanti desideri e aspirazioni, quanti sogni variopinti affollano l’esistenza degli esseri umani. La vita di alcuni si riempie di felicità e agi senza fine, ed essi ottengono opportunità, comodità e mezzi per godersela pienamente. Ricchezze, onore e rispetto, fama e gloria: e chissà cos’altro ancora. Infine, un giorno, lasciando tutto e facendo piangere tutti, devono abbandonare questo mondo. Il loro Takht-e-Taus, la loro regalità, i cortigiani, i wazir e i nazir, gli amici e gli ammiratori, le immense ricchezze: nessuno di loro ha potuto trattenerli, e nessuno potrà farlo in futuro. Re e sudditi, ricchi e poveri, bianchi e neri: tutti devono assaporare la morte.

 Nella vita di qualcuno sopraggiunge una continua miseria e sofferenza: l’indifferenza altrui, la tirannia e la persecuzione, l’ingiustizia e l’oppressione. Per tutta la vita egli deve sopportare in silenzio tutto questo. Alla fine, liberatosi dai crudeli vincoli della società, anch’egli un giorno lascia questo mondo.

Si vede anche il caso di una persona che conduce una vita estremamente onesta. La menzogna, l’odio e l’invidia per i beni altrui sono contrari alla sua natura. Dare da mangiare agli affamati, aiutare chi è in difficoltà, parlare bene, compiere il bene e pensare bene sono tra le sue principali qualità.

Ma dalla sua nazione ricevette la più profonda indifferenza, persecuzione e ingiustizia. Alla fine, tra crudeli torture, la sua vita giunse al termine dietro le mura di una prigione oppure sul patibolo. In questa vita non ricevette alcuna ricompensa per la sua verità e la sua bontà. Dunque la sua umanità sarà forse destinata a fallire, limitandosi a lanciare grida di dolore? Si trovano poi innumerevoli esempi di persone o gruppi che, levando la voce in nome della verità e lottando per affermarla, hanno fatto infuriare il potente oppressore, adoratore della falsità, e hanno fatto vacillare e tremare il trono del suo potere. In seguito, per soddisfare la propria vendetta, egli fece imprigionare il portatore della bandiera della verità. In carcere lo sottopose a un crudele rullo compressore di torture, lacerandogli e martoriandogli il corpo colpo dopo colpo. Eppure non riuscì a distoglierlo dalla via della verità. Chiunque abbia udito parlare delle sue persecuzioni e torture ha sentito la pelle d’oca. Forse, per compassione, dagli occhi sono sgorgate anche due lacrime.

Coloro che seguono la giustizia, la verità e la bontà non desiderano forse che l’oppresso venga ricompensato e che il tiranno oppressore venga punito? Ma quando e come?

Si trova anche il caso di un uomo che vive felicemente con la moglie, i figli e i familiari. Non ha mai commesso un’ingiustizia contro nessuno. Improvvisamente, un giorno, una banda di malfattori armati assalì ingiustamente la sua casa. Uccisero il padrone di casa e i suoi figli, sottoposero le donne a brutali violenze, saccheggiarono le ricchezze della casa e appiccarono il fuoco a ciò che restava. Chiunque venisse a conoscenza dell’accaduto ne provava grande rammarico. Sulla bocca di tutti c’erano le stesse parole: Ahimè! Una condotta tanto spietata e crudele! Non ci sarà forse giustizia?

Forse non vi è neppure alcuna possibilità di giustizia per lui, perché coloro nelle cui mani è affidata la giustizia potrebbero avere legami e complicità con quei mostri umani. Dunque l’ingiustizia sfrenata contro i figli dell’umanità continuerà forse così per sempre? Prima che si facesse giustizia, il soffio vitale di quei figli dell’umanità perseguitati si era già spento. Ora dove sono? Le anime tormentate si sono dissolte nel vasto universo? Si sono annientate, oppure vagano ancora lanciando grida di dolore? Com’è il capitolo che segue la loro morte? Un vuoto assoluto, o qualcos’altro?

E quanto agli oppressori, quei mostri umani, contro i quali in questo mondo non è stata fatta giustizia, anch’essi moriranno. Dopo la morte non accadrà loro proprio nulla? Non ci sarà forse alcuna forma di punizione?

E poi, guardate: nel mondo, se si volesse punire adeguatamente qualcuno per i suoi crimini e ricompensarlo per le sue opere nobili, sarebbe davvero possibile farlo nel modo giusto?

Immaginate che un uomo abbia ucciso ingiustamente più di cento esseri umani. A causa della sua oppressione, centinaia di famiglie sono state distrutte. Alla fine, un giorno fu condotto sul banco degli imputati. Una volta giunto lì, potrebbe anche salvarsi sfruttando una scappatoia della legge o ricorrendo ad altri mezzi. Se non avesse alcuna possibilità di salvarsi, voi lo punireste. Quale punizione? La pena massima potrebbe essere la morte. Anche la condanna a morte di un vero assassino può essere revocata. La persona che detiene il massimo potere potrebbe persino liberare quell’assassino per utilizzarlo a proprio vantaggio. E se la condanna a morte venisse effettivamente eseguita, una sola pena di morte sarebbe forse sufficiente per l’uccisione di più di cento persone? Sarebbe una punizione adeguata per lui? Ma voi non avete il potere di fare nulla di più.

D’altra parte, un uomo, con gli sforzi e le fatiche di tutta una vita, con un lavoro instancabile, sacrifici e abnegazione, liberò un’intera nazione dai lacci della schiavitù umana e la sottopose alla legge giusta di un’Essenza onnipotente. Per loro instaurò un sistema sociale bello e felice. Essi divennero felici, prosperi e progrediti. La loro vita, i loro beni, il loro onore e la loro dignità divennero completamente al sicuro. Si può ricompensare una persona così grande con una ricompensa adeguata?

Se le conseguenze delle azioni delle persone sopra menzionate si protraessero anche dopo la morte e un’Essenza onnipotente punisse e ricompensasse entrambe le categorie secondo il dovuto — ciascuno in base a ciò che merita — non sarebbe forse questa la vera giustizia? Interrogate allora la vostra coscienza: non è forse indispensabile anche la vita dopo la morte?

Questa è la domanda naturale che, da tempo immemorabile, ha turbato e agitato la mente umana.

L’essere umano non riesce e non può trovare la risposta corretta attraverso il pensiero e la ricerca. Per ottenere la risposta corretta bisogna rivolgersi a un’Essenza onnisciente e infallibile. Questo libro è proprio la risposta corretta a quella domanda.

Diverse dottrine riguardo all’aldilà

Fin dall’antichità sono state elaborate diverse dottrine nel tentativo di trovare una risposta alla naturale domanda della mente umana descritta sopra.

A questa domanda è intimamente legata un’altra domanda. E cioè: esiste o no un padrone, un governatore di questa vita e della morte? Questo mondo e l’innumerevole moltitudine delle creature, i cieli, la luna e il sole, i pianeti e le stelle, le montagne, i fiumi e tutto il resto: hanno anch’essi un Creatore oppure no? Le risposte a tutte queste domande si trovano insieme.

1. Una dottrina sostiene che non esiste nulla chiamato Creatore. Questo mondo, il cielo, gli esseri umani, gli animali e tutte le altre creature sono sorti improvvisamente come conseguenza di un incidente. La nascita e la morte dell’uomo sono il risultato di quello stesso incidente. Non esiste alcunché chiamato aldilà. Nulla di ciò che sta andando verso la distruzione, compresa l’umanità, può tornare a esistere. Un giorno questo mondo sarà certamente distrutto. Dopo di ciò non resterà più nulla.

2. Alcuni sostengono che questo mondo sia senza inizio e senza fine. Non sarà distrutto; soltanto gli esseri viventi periranno. Tuttavia, non sarà possibile risorgere.

3. Altri credono invece nella reincarnazione. Ciò significa che, dopo la morte, l’essere umano nascerà ripetutamente in questo mondo per sperimentare le conseguenze delle proprie azioni buone o cattive.* [Se questa dottrina fosse corretta, coloro che rinascono dopo la morte dovrebbero avere una qualche conoscenza di ciò che avviene dopo la morte. Ma chi ha mai parlato dello stato successivo alla morte? Dopo la reincarnazione sarebbe inoltre indispensabile conservare la conoscenza della precedente vita terrena. Altrimenti, come si potrebbe sapere che la vita successiva è la conseguenza della precedente? E se ciò non fosse noto, come si potrebbero percepire la ricompensa o la punizione della reincarnazione? – L’autore]

4. Altri ancora sostengono che, dopo la morte, per gli esseri umani esistano l’inferno e il paradiso. Tuttavia, dopo aver scontato la punizione nell’inferno, il peccatore rinascerà per condurre anche nella vita terrena un’esistenza umiliata. Anche qui rimane una domanda: la punizione dell’inferno non è forse già sufficiente per il peccatore?

5. Secondo alcuni, questo mondo è il luogo del grande peccato. Qui la vita stessa è una grande punizione. Finché l’anima umana resterà legata al mondo materiale, dovrà tornare qui dopo la morte, rinascendo più e più volte. La vera liberazione dell’anima consiste nel grande nirvana (Emancipazione dell’anima) o nella sua distruzione. Ciò può avvenire nel modo seguente: a ogni nascita l’uomo deve acquisire una certa quantità di meriti. In seguito, sommando i meriti di diverse vite, se questi risultano considerevoli, allora avverrà la sua ‘fana’, o distruzione. Questa era la sua liberazione dal mondo peccaminoso, il grande nirvana.

Anche qui non esiste alcuna punizione o ricompensa permanente per il peccato e la virtù.

6. Esiste anche un altro gruppo di credenti nell’aldilà, nel paradiso e nell’inferno. Essi sostengono di essere gli eredi di una stirpe che era amatissima e prescelta da Dio. Pertanto, nell’aldilà non hanno nulla da temere. Anche se saranno gettati nell’inferno per i loro peccati, vi resteranno soltanto per breve tempo. Considerando il prestigio della loro stirpe, Dio li promuoverà assai presto al paradiso.

7. Esiste un altro gruppo di credenti nell’aldilà, nell’inferno e nel paradiso. Essi sostengono che Dio abbia condannato a morte per crocifissione il suo unico figlio (?), e che, in cambio di ciò, abbia perdonato tutti i peccati dell’intera umanità. Basterà credere in questo suo figlio e pronunciare alcune sue lodi per ottenere la salvezza nell’aldilà.

 8. Alcuni credono certamente nell’aldilà, nell’inferno e nel paradiso. Tuttavia, proprio in questo mondo, considerano alcune persone (morte o vive) dotate di qualità speciali e dotate di poteri straordinari. Credono che, nell’aldilà, queste persone eserciteranno la loro influenza presso Dio e procureranno loro la salvezza. Sotto l’influsso di questa credenza, invece di rivolgersi a Dio, desiderano compiacere questi cosiddetti uomini potenti e influenti. Quando costoro muoiono, sulle loro tombe vengono deposti fiori, dolci votivi, offerte votive e vengono formulati voti; si arriva persino a prosternarsi davanti alle tombe. Quando invece sono vivi, li si cerca di compiacere offrendo loro vari doni preziosi o offerte votive.

Sopra sono state discusse diverse dottrine riguardanti l’aldilà. La domanda è: qual è la prova della veridicità delle dottrine sopra menzionate? Queste dottrine si fondano su una conoscenza accurata e corretta, oppure sono state costruite esclusivamente sulla base di supposizioni e congetture? Oppure sono una rete di cieche superstizioni tramandate di generazione in generazione? Oppure sono la rete ingannevole con cui qualche astuto individuo egoista, o un gruppo di tali individui, depreda il denaro altrui in nome della religione e allo scopo di acquisire meriti?

Se ciò è frutto dell’immaginazione e fondato su supposizioni e congetture, oppure se è cieca superstizione o la rete ingannevole di persone avide di denaro, rivestite dell’abito delle guide religiose, allora tutti riconosceranno che non è in alcun modo degno di fede. Se invece si fonda sulla conoscenza, qual è allora la fonte di tale conoscenza? Perciò bisogna proprio esaminare la questione sulla pietra di paragone della conoscenza certa.

Le fonti della vera conoscenza

Esaminiamo ora quali siano le fonti della vera conoscenza. Le fonti della conoscenza sono principalmente:

1. I cinque sensi (conoscenza basata sui sensi e acquisita attraverso i sensi)

2. La rivelazione (wahy) (la conoscenza infallibile e assolutamente certa ricevuta dai profeti da parte di Dio).

Le fonti della conoscenza sono soltanto le due sopra indicate. Gli scienziati acquisiscono questa conoscenza attraverso l’esperimento e l’osservazione. Ma alla sua base si trovano anch’essi i sensi e alcuni insiemi di materiali fondamentali.

Si può acquisire conoscenza anche attraverso testimonianze e prove. Ma tale conoscenza deriva dai sensi del testimone. Allo stesso modo, la conoscenza acquisita leggendo la storia è anch’essa una conoscenza che lo storico ha visto con i propri occhi o udito con le proprie orecchie. In altre parole, è una conoscenza fondata sui sensi. Anche questa conoscenza non è sempre esatta. Vengono rese anche testimonianze contrarie alla verità e la storia viene talvolta scritta deformando la verità. Tuttavia, bisogna considerare tutte queste cose fonti di conoscenza, sia vera sia falsa.

Ora, la conoscenza riguardo all’aldilà, cioè la conoscenza secondo cui l’aldilà esiste o quella secondo cui l’aldilà non esiste, non può in alcun modo derivare dai sensi. Nessuno ha avuto l’opportunità di oltrepassare il velo della morte per andare a vedere con i propri occhi, né esiste alcun mezzo per mantenere un contatto con le anime dei morti; perciò nessuno può affermare che l’aldilà esista o non esista.

Alcuni, fingendo di essere scienziati, affermano che, poiché nessuno ha visto l’aldilà, non si può assolutamente credere che esso esista. Ma questa loro affermazione non è affatto scientifica né conforme allo spirito della scienza. Infatti, se nessuno è andato oltre la morte per vedere come stanno realmente le cose laggiù, come si può affermare che l’aldilà non esista?

Lei può dire che cosa c’è e che cosa non c’è nella mia cassa soltanto aprendola e guardandovi dentro. Ma come può dire che nella cassa non c’è nulla senza averla aperta? Può affermare con certezza soltanto questo: non so se nella cassa ci sia qualcosa oppure no.

Un vero scienziato può determinare la verità o la falsità di qualcosa mediante l’osservazione dei propri esperimenti (che, naturalmente, talvolta possono anch’essi essere errati). Ma prima di aver condotto tali esperimenti e osservazioni, non può dire assolutamente nulla, né sì né no, sull’esistenza di qualcosa. Deve dire semplicemente: «A questo riguardo non so nulla». Pertanto, l’affermazione di un autentico scienziato sarà: non è stato possibile condurre esperimenti e osservazioni per stabilire se l’aldilà esista o no. Perciò sarebbe sbagliato dire che esiste, così come sarebbe sbagliato dire che non esiste.

Dalla discussione precedente si è appreso che la prima fonte della conoscenza, i cinque sensi, non ha potuto darci alcuna idea riguardo all’aldilà. Ora rimane la seconda fonte: la rivelazione. Vediamo quale conoscenza ci dona la rivelazione.

L’avvento dei profeti attraverso le epoche

La fede nella rivelazione può derivare soltanto dalla fede in Dio. Tra le varie dottrine riguardo all’aldilà presentate sopra, gli aderenti a tutte le dottrine, ad eccezione di quelle indicate ai numeri 1, 2 e 5, credono grosso modo in un Creatore o in Dio. D’altra parte, molti, pur credendo in Dio, hanno negato l’aldilà. Ma coloro che non credono nell’esistenza di Dio sono naturalmente increduli riguardo all’aldilà. Questa discussione sull’aldilà non ha lo scopo di dimostrare l’esistenza di Dio. Tuttavia, discutendo dell’aldilà, non si potrà dimostrare soltanto l’esistenza di Dio, ma anche la Sua unicità.

La terra, i cieli e tutto ciò che si trova tra essi, persino ciò che è sottoterra e nelle profondità del mare, hanno tutti un Creatore. Egli è Allah l’Onnipotente. Dopo aver creato gli esseri umani, Egli inviò, epoca dopo epoca, profeti tra le popolazioni di diversi paesi per informarli sul corretto ordinamento della vita. È superfluo dire che i profeti erano esseri umani. Tuttavia, Allah l’Altissimo scelse come profeti le persone migliori della società. La conoscenza che Allah trasmette al profeta è chiamata conoscenza della rivelazione. Il profeta riceve questa conoscenza direttamente da Dio, oppure tramite l’angelo Gabriele (pace su di lui), oppure attraverso i sogni. Poiché tale conoscenza proviene da Dio, essa è assolutamente infallibile e costituisce la verità decisiva.

Il primo profeta in questo mondo fu lo stesso primo uomo, Hazrat Adamo (pace su di lui). L’ultimo profeta fu Hazrat Muhammad, dall’Arabia (pace e benedizioni su di lui). In totale, in questo mondo vennero centov ventiquattromila profeti, oppure, secondo altre opinioni, un numero maggiore o minore. Nel Corano sono menzionati alcuni profeti. Di molti altri, invece, non viene fatto il nome. Ciò è dichiarato nel Corano stesso.

L’ultimo profeta, Muhammad (pace e benedizioni su di lui), e tutti gli altri profeti presentarono ciascuno la stessa dottrina riguardo all’Aldilà. Tra le loro affermazioni sull’Aldilà non vi fu la minima divergenza. Tutti dissero la stessa cosa.

Occorre ricordare che questi oltre centomila profeti non appartenevano alla stessa epoca né alla stessa regione, tanto da essersi riuniti in una conferenza e aver raggiunto una decisione dopo molte discussioni. Dalla grande inondazione di Hazrat Noè (pace su di lui) fino all’ultimo profeta, Muhammad (pace e benedizioni su di lui), per quasi seimila anni furono inviati profeti a popoli diversi. Anche nel periodo compreso tra Hazrat Adamo (pace su di lui) e Hazrat Noè (pace su di lui) vennero molti profeti.

In genere, dopo la morte di un profeta, quando gli uomini avevano completamente dimenticato i suoi insegnamenti e il suo esempio, veniva inviato un altro profeta. L’ultimo profeta apparve seicento anni dopo la morte di Hazrat Gesù (pace su di lui). Salvo poche eccezioni, un profeta non incontrò mai un altro profeta. Eppure, pur appartenendo a epoche e tempi diversi, tutti dissero la stessa cosa. La ragione è che il messaggio da loro predicato agli uomini non era frutto della loro immaginazione. Essi trasmisero agli uomini esclusivamente la conoscenza concessa da Allah. Fu proprio da questa conoscenza divina che presentarono la stessa dottrina riguardo all’Aldilà.

Una sola risposta esatta

È universalmente riconosciuto che esiste una sola risposta esatta. Le risposte errate, invece, sono molte. Tra coloro che commettono errori non vi è unità di pensiero. Il loro pensiero non scaturisce da una fonte infallibile. Perciò, provate a chiedere a venti studenti di una classe di risolvere un problema di matematica. Vedrete che la risposta corretta sarà identica per tutti. Coloro che avranno risposto erroneamente non saranno d’accordo tra loro. Le loro risposte saranno diverse, perché non saranno fondate sulla conoscenza corretta.

I profeti di Allah hanno risposto alla domanda riguardante l’Aldilà. La loro risposta è corretta perché quella di tutti loro è stata esattamente la stessa. E la ragione della sua correttezza e veridicità sta nel fatto che la loro conoscenza era concessa da Dio.

Pertanto, la conoscenza che i profeti possedevano riguardo all’Aldilà era, da un lato, una grande verità e, dall’altro, unica e identica per tutti loro.

La concezione islamica dell’Aldilà

La concezione dell’Aldilà trasmessa dai profeti, chiamata concezione o dottrina islamica, si può riassumere così: un giorno la Terra, i cieli e tutte le creature che vi si trovano saranno inevitabilmente distrutti. L’inizio e la descrizione di questa distruzione sono esposti dettagliatamente nel Corano. Ogni cosa, eccetto Dio, sarà distrutta. Poi, per ordine di Dio, sarà creato un nuovo mondo. Ogni essere umano sarà riportato in vita e comparirà al cospetto di Dio. Quel giorno dovrà rendere conto davanti a Dio di tutto ciò che avrà fatto di bene o di male durante la vita terrena. Questo è stato chiamato Giorno del Giudizio. L’unico Sovrano e Giudice di quel giorno sarà Allah l’Altissimo.

Al momento di quel giudizio non vi saranno avvocati o difensori a sostenere la causa dell’imputato. Non sarà necessaria neppure la testimonianza di alcun essere umano. Se egli negherà la propria colpa, saranno le membra del suo corpo a rendere una testimonianza veritiera. Non vi sarà modo di non confessare la colpa, perché già durante la vita terrena ogni azione e attività dell’essere umano viene registrata con assoluta precisione. Le parole, le conversazioni, il riso, il pianto, i movimenti delle membra e persino ogni atto segreto o manifesto vengono riprodotti fedelmente come in un film. Sarà questa prova vivente a essere posta davanti a lui. Non vi sarà alcun modo di negare nulla.

Se qualcuno supererà il giudizio di quel giorno, la sua dimora sarà il Paradiso. Sarà un luogo di felicità inesauribile. Coloro che falliranno quel giorno saranno destinati alla Jahannam, cioè all’Inferno. Sarà una fornace ardente che divamperà per l’eternità. Sia che l’essere umano vada in Paradiso o all’Inferno, la sua vita o durata sarà eterna. Otterrà una vita immortale. Questa vita eterna è chiamata Aldilà, o, nella terminologia coranica, «Akhirat».

Opposizione all’Aldilà

In ogni epoca, gli ignoranti si sono opposti con veemenza all’Aldilà. Non volevano in alcun modo credere che, dopo la morte, l’essere umano sarebbe stato riportato in vita. Sebbene credessero in un Creatore, la loro concezione dei Suoi attributi e della Sua identità era errata e meschina. Perciò non riuscivano in alcun modo a credere nell’Aldilà.

Dopo la morte, ogni parte del corpo umano, ogni osso, pelle e carne, ogni particella e atomo, si distrugge, si deteriora e scompare. Oppure è tutta divorata dalla terra. Come potrebbe allora riacquistare il corpo e la vita precedenti, ormai dissolti? Questo era al di là della loro conoscenza e della loro ragione. Perciò, quando ciascun profeta, parlando dell’Aldilà, cercava di risvegliare negli esseri umani il senso di responsabilità, gli ignoranti lo definivano pazzo. Non si limitarono a rifiutare di accettare la sua dottrina; lo perseguitarono anche in vari modi con l’accusa di diffonderla.

Perché opporsi all’aldilà?

Perché la fede nell’aldilà era considerata così pericolosa? Perché la predicazione di questa dottrina faceva infuriare tanto i suoi oppositori? Quale rovina provocava in loro questa predicazione, al punto che non potevano tollerarla?

Alla base vi era una ragione psicologica. Vale a dire che il carattere, le attività, i costumi, i comportamenti, i gusti e la capacità di riflessione, la civiltà e la cultura di coloro che credono nell’aldilà assumono una certa forma. Al contrario, negli increduli tutte queste cose assumono una forma completamente opposta. È una verità comprovata.

Nei credenti nell’aldilà si sviluppa una mentalità tale che, in ogni momento, pensano di dover rendere conto a Dio, dopo la morte, di ogni loro azione segreta o manifesta. Sono fermamente convinti che ogni loro parola e azione venga registrata con esattezza da una forza invisibile. Per loro non è possibile nascondere alcuna cosa. Per ogni loro azione malvagia dovranno necessariamente ricevere una punizione. Questa è la loro ferma convinzione. Perciò cercano di astenersi da ogni azione malvagia.

Il carattere degli increduli nell’aldilà è esattamente l’opposto. Poiché, secondo la loro concezione o fede, dopo la morte non esiste più nulla, non dovranno rendere conto a nessuno delle loro azioni. Se nella vita terrena si abbandonano alla più sfrenata dissolutezza e all’anarchia sessuale, se sono briganti e predoni, se privano gli esseri umani della libertà personale e li costringono a vivere una vita peggiore di quella degli animali, non hanno comunque motivo di temere. Credono infatti che, per tutto questo, dopo la morte non dovranno rendere conto a nessuno. Dopo la morte non esiste assolutamente più nulla: né una nuova vita, né le seccature e gli affanni del rendiconto.

È stata elaborata una nuova dottrina che nega un Creatore e l’aldilà. Essa sostiene che, poiché non esiste alcun creatore dell’universo né alcunché chiamato aldilà, finché si è in vita bisogna godere appieno di questo mondo. Perché dopo la morte tutto finirà. Dunque, mangia, bevi e goditi la vita (Mangia, bevi e sii allegro). Si afferma inoltre che la vita di questo mondo è l’unica lotta per l’esistenza (Una lotta per l’esistenza). Solo chi è forte, astuto e intelligente ha il diritto di sopravvivere (Sopravvivenza del più adatto). Quanto al debole, anche se onesto e giusto, non ha alcun diritto di sopravvivere.

Riconoscere il Creatore e l’aldilà significa dover porre un freno alle passioni, porre fine all’arbitrio e alla sfrenatezza, e non poter godere della vita attraverso l’ingiustizia e mezzi disonesti. Inoltre, la vita deve essere resa rigorosamente regolata e ordinata. Ma, facendo ciò, non si può godere della vita fino in fondo. Dunque, questa era la ragione psicologica che li spingeva a negare l’esistenza di Dio e dell’aldilà.

La visione e la mentalità sopra descritte nascono dal rifiuto di credere nell’aldilà. Essi non credono in qualità come la moralità, la giustizia, l’equità, la compassione e la misericordia verso i deboli e gli oppressi. La crudeltà, la barbarie, l’assassinio, la violazione delle promesse e il tradimento non sono riconosciuti da loro come crimini. La loro coscienza non prova alcun rimorso nel trasformare le donne in oggetti di piacere per soddisfare i desideri sessuali, né nel ridurre in schiavitù o distruggere, per realizzare i propri interessi, non solo un essere umano, ma un intero paese e un’intera nazione. Perciò la storia testimonia che, sebbene molte nazioni del passato siano assurte alle vette del progresso e della prosperità terreni, a causa della loro incredulità nell’aldilà erano sprofondate nell’abisso della decadenza morale. Erano diventate crudeli persecutrici e assetate di sangue, vere belve umane. Per questo Allah le ha distrutte dalle fondamenta e ha cancellato ogni traccia del loro nome dalla faccia della terra.

Questa era la vera ragione per cui, quando un profeta invitava a credere nell’Aldilà, gli increduli nell’Aldilà lo umiliavano, lo ferivano a colpi di pietra oppure lo esiliavano dalla sua patria. Credendo nell’Aldilà, non volevano rendere ordinato e ben regolato il loro modo di vivere, né volevano frenare la loro sfrenata brama di piacere. Non volevano rinunciare al desiderio di rendere schiave le persone e di esercitare su di loro un dominio divino. Questa era la causa principale del loro contrasto con i profeti.

In passato, a causa dell’incredulità nell’Aldilà e dell’estremo degrado morale, i popoli del profeta Noè, del profeta Lot, Nimrod, il faraone, i popoli di ʿĀd e Thamūd, il popolo di Tubbaʿ e molti altri furono ridotti a cumuli di rovine. Nella società umana i loro nomi vengono pronunciati con odio e maledizioni. Le antiche civiltà greca e romana sono diventate soltanto oggetti della storia passata.

Soltanto il timore di Dio reprime la propensione al crimine

Per reprimere i crimini, in ogni Paese vengono promulgati diversi codici penali. Naturalmente, non si può negare che essi siano necessari. Ma la propensione al crimine può essere repressa soltanto promulgando codici penali e infliggendo pene ai colpevoli?

Perché, nonostante nel Paese esistano leggi e codici penali, vengono commessi omicidi, rapine, aggressioni, adulterio, corruzione, violenze reciproche e altri crimini abominevoli? È necessario ricercare e comprendere le vere cause di tutto ciò.

La persona incline al crimine generalmente compie le proprie malefatte in assoluta segretezza, lontano dagli occhi della gente. Dopodiché ricorre a vari espedienti per eludere la legge. Per questo accade che, nonostante la legge preveda pene severe per i criminali, il colpevole riesca a uscire indisturbato. Essere liberato dopo aver commesso un crimine lo incoraggia a commetterne altri con un entusiasmo doppio o quadruplo. Le nostre leggi e il nostro sistema giudiziario sono imperfetti, poiché sono opera dell’uomo. Anche nella professione forense manca l’onestà. Inoltre, spesso il colpevole viene assolto perché influenza il sistema giudiziario oppure, persino dopo la condanna, grazie all’influenza di gruppi potenti. Di conseguenza, le persone oppresse, perseguitate e indifese vengono private di una giustizia equa. Così accade che il vero assassino, chi ha saccheggiato e sottratto milioni e miliardi di denaro, e chi si è macchiato di vari crimini, eluda la legge con diversi mezzi disonesti e circoli nella società a testa alta.

Non si dovrebbe desiderare soltanto la punizione del criminale: si dovrebbe desiderare lo sradicamento del crimine. Come è possibile?

La propensione al crimine nasce dapprima nell’angolo segreto della mente. Un ambiente peccaminoso tutt’intorno, la compagnia di persone viziose, la lettura di opere letterarie oscene e di cattivo gusto, di drammi e romanzi, nonché film e programmi televisivi che suscitano eccitazione sessuale favoriscono la nascita della propensione al crimine. In seguito, il desiderio, la volontà e la determinazione di commettere un crimine spingono l’essere umano a delinquere. Ora è necessario distruggere questa propensione sul nascere, proprio nella mente. Ma ciò non è assolutamente possibile mediante una legge, incutendo paura o ricorrendo a una forza esterna. È necessario infondere nell’interiorità della mente una forza capace di reprimere la propensione al crimine. Soltanto il timore di Dio e dell’Aldilà può essere la fonte di tale forza. Se nell’essere umano è radicata la ferma convinzione che la vita terrena non sia l’unica vita, ma che dopo la morte ne esista un’altra, senza fine, e che la vita dell’Aldilà dipenda dalle azioni compiute durante la vita terrena; se egli sa che nell’Aldilà dovrà rendere conto, davanti ad Allah l’Altissimo, di ogni singola cosa fatta in questa vita, in segreto e pubblicamente; che nessun peccato né alcuna buona azione potranno essere nascosti; che nessuno potrà salvare qualcun altro dalla punizione per i peccati, né privarlo della ricompensa per le buone azioni, allora inculcare questa convinzione nell’essere umano e, conformemente a essa, formare la mente e il carattere nella pratica proteggerà la società da ogni forma di vizio.

Pertanto, solo il timore di Dio e dell’aldilà può tenere l’essere umano lontano dal peccato. Nella storia dell’Islam esiste un luminoso esempio al riguardo. Ne citerò uno.

All’epoca del secondo califfo, Hazrat ʿUmar al-Faruq (r.a.), viveva alla periferia di Medina un’anziana donna. In casa c’erano lei e sua figlia. Raccoglievano latte da vari luoghi e poi lo vendevano al mercato per guadagnarsi da vivere.

Una notte l’anziana disse alla figlia: «Se mescoliamo un po’ d’acqua al latte, potremo ricavarne un prezzo maggiore».

La figlia rispose: «Come sarebbe possibile? Non hai sentito che l’Amir al-Mu’minin ha decretato una punizione per i corrotti?»

L’anziana disse: «Sciocchezze! Di notte, in questo villaggio appartato, dove sarebbe l’Amir al-Mu’minin? E dove sarebbe la sua guardia segreta, che potrebbe scoprirci?»

La figlia disse: «È vero che nessun essere umano potrà vedere questa nostra cattiva azione. Ma puoi forse ingannare l’occhio di Dio, madre? Nel Giorno del Giudizio saremo certamente chiamate a risponderne».

L’anziana tornò in sé. Il timore di Dio e dell’aldilà la riempì di terrore. Si pentì e frenò la propria inclinazione al peccato.

Il califfo Hazrat ʿUmar (r.a.), mentre percorreva la città in incognito, si trovò per caso ad ascoltare la conversazione tra le due donne. Compiaciuto del timore di Dio della ragazza, la prese come moglie per suo figlio.

Nella società, episodi di questo genere forse accadono continuamente. Ma, rispetto alla popolazione, la loro forza è del tutto insignificante.

Se il carattere degli esseri umani viene formato su una simile base di timore di Dio e dell’aldilà, non sarà necessario mantenere alcuna forza pubblica per estirpare dalla società il crimine e la corruzione. Se nel cuore degli addetti al dipartimento o alle forze anticorruzione non vi è il timore di Dio e dell’aldilà, non sarà affatto sorprendente che anch’essi divengano corrotti. In tal caso, invece di reprimere la corruzione e il crimine in quel Paese, il compito di tutti sarà riunirsi per sostenerli.

Fede nell’aldilà e carattere

In ogni epoca e presso ogni popolo, l’idea della formazione del carattere è stata grandemente apprezzata. Perciò, in ogni epoca, le persone di buon carattere sono state guardate con rispetto. Dire la verità, vivere con mezzi leciti, mostrare compassione verso gli altri, aiutare chi è in difficoltà, rispettare la vita, i beni e l’onore degli altri, giudicare equamente tutti senza distinzione tra amici e nemici, essere operosi e dediti alle buone azioni, sacrificarsi, avere pazienza e tolleranza, esprimere gratitudine e simili sono universalmente riconosciuti come qualità di un nobile carattere.

Ora la domanda è: come si possono acquisire queste qualità caratteriali? Come si può ottenere la motivazione per acquisirle, e quale può essere la fonte di tale motivazione?

Naturalmente, non è impossibile acquisire alcune delle qualità sopra menzionate anche senza credere in Dio e nell’aldilà. Tuttavia, esse saranno parziali, temporanee, incomplete e unilaterali. Sotto l’impulso del nazionalismo e del patriottismo, tali qualità possono essere acquisite parzialmente soltanto nell’interesse del Paese e della nazione. Ma, proprio nell’interesse del Paese e della nazione, rinunciare a tali qualità viene considerato un atto nobile. Spinti dal nazionalismo e dal patriottismo, sottomettere altri Paesi e popoli, trasformare gli appartenenti ad altre nazioni in schiavi e costringerli a vivere in condizioni inferiori a quelle degli animali non viene affatto considerato riprovevole.

Viene citato l’esempio del popolo inglese e si dice che, pur non credendo collettivamente in Dio e nell’aldilà, esso sarebbe più affidabile, giusto, veritiero, magnanimo e compassionevole verso l’umanità degli altri popoli, e dedito al servizio dell’umanità. Ma la realtà è che, anche se individualmente alcuni di loro possono possedere certe qualità morali, nel loro insieme scelgono come rappresentanti nazionali persone che, sulla scena internazionale, commettono senza esitazione crimini spregevoli quali menzogna aperta, inganno, violazione delle promesse, tradimento, ingiustizia, sopruso e omicidio. E nonostante ciò ricevono le congratulazioni dell’intera nazione. In che cosa il comportamento dei governanti britannici verso gli abitanti delle loro colonie è stato meno barbaro della barbarie? L’atto d’inganno e di tradimento compiuto dal celebre e indimenticabile leader della nazione inglese, Clive, nei boschetti di mango di Plassey, per porre le fondamenta dell’Impero britannico, è un episodio memorabile della storia. Un impiegato indigente della Compagnia delle Indie Orientali giunse in India nel 1744. Quando tornò in patria nel 1760, possedeva quasi due crore di rupie in contanti. Nel cofanetto dei gioielli di sua moglie vi erano gemme e perle del valore di due lakh di rupie. A quel tempo era l’uomo più ricco tra quelli d’Inghilterra, d’Irlanda e di Scozia. Queste ricchezze erano state depredate ingiustamente dai sudditi dei regni conquistati. Nella loro concezione della vita, saccheggiare i beni altrui non è contrario alla morale. Sono forse eventi immaginari le ingiustizie, i soprusi e il comportamento crudele di Dalhousie e Warren Hastings? Quale grande carattere possiedono gli americani, promotori della civiltà e dei diritti umani nel mondo attuale? Per i propri interessi non hanno esitato a sterminare, con armi nucleari, centinaia di milioni di esseri umani. Insediando in Medio Oriente uno Stato ebraico chiamato Israele, è stata distrutta la pace dell’intero Medio Oriente; milioni di persone sono rimaste senza casa e senza nulla, costrette a vivere una vita disumana. Gli abitanti dell’America non ne sono forse responsabili? È questo un esempio di carattere compassionevole verso l’umanità?

Nel comunismo e nel socialismo non vi è affatto posto per i principi morali e l’etica. Quale carattere possedevano Hitler, Lenin, Stalin e gli altri governanti atei che, non credendo in Dio e nell’aldilà, fecero scorrere fiumi di sangue di milioni e milioni di persone? Anche in Cina vediamo la stessa scena.

La dichiarazione di Allah riguardo al fatto che non si può essere veramente virtuosi negando l’Aldilà è la seguente:

(Arabo***************************)

«In verità, coloro che non si aspettano di incontrarci (nell’Aldilà), che sono soddisfatti e rassicurati della vita terrena e che sono incuranti dei Nostri segni, avranno come dimora finale l’Inferno, in ricompensa delle opere che hanno compiuto (seguendo le loro dottrine e i loro metodi d’azione erronei).»

— Sura Yunus: 7-8)

Perché, anche se dopo aver negato l’Aldilà si riesce a essere virtuosi e a compiere opere buone, la loro dimora finale dovrebbe essere l’Inferno invece della ricompensa del Paradiso? Certamente, sulla base dell’utilitarismo (UTILITARIANISM — la dottrina secondo cui è giusto ciò che è utile al bene pubblico) si possono acquisire alcune qualità morali parziali. Queste qualità morali restano limitate all’individuo e alla nazione. Pertanto, indipendentemente da nazione e religione, non rimane altra scelta che riconoscere, nell’interesse dell’umanità, l’obbedienza assoluta a un Onnipotente.

Inoltre, è auspicabile che il buon senso morale costituisca un metodo o un criterio per determinare il carattere. Né può fornire agli abitanti di un paese e di una nazione un corretto ordinamento della vita, né può stabilire alcun criterio del bene e del male. Il bene e il male vengono determinati in base all’epoca, alle circostanze e agli interessi nazionali. Ciò che oggi è considerato bene, domani diventa male. Così si vede che nei parlamenti di alcuni paesi il consumo di alcol viene dapprima vietato e in seguito nuovamente dichiarato legale. Nei paesi nazionalisti, ai cittadini della propria nazione viene conferito uno status che agli appartenenti ad altre nazioni è invece completamente negato. Anche agli occhi della legge, i cittadini nazionali e gli stranieri non ricevono lo stesso trattamento.

È proprio per questo che la fede in Dio e nell’Aldilà diventa estremamente necessaria. Dio ha dato agli esseri umani un ordinamento della vita bello, giusto e completo, ha dichiarato ciò che è bene e ciò che è male e ha stabilito leggi e norme di condotta uniformi per distinguere il giusto dall’ingiusto. Queste regole e norme rimarranno salde e immutabili.

Dopo aver stabilito il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, Allah dichiara che nell’Aldilà gli esseri umani saranno giudicati proprio sulla base del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto. Là, coloro che avranno un buon carattere saranno ricompensati e conseguiranno una vita di felicità eterna. Al contrario, la sorte di coloro che avranno un cattivo carattere sarà terribile. Questa è una verità inevitabile, che non vi è alcuna ragione legittima per negare.

Ora è possibile vivere bene e acquisire un buon carattere soltanto sulla base di una ferma fede in Allah e nell’Aldilà. Infatti, l’ispirazione spontanea a formare un buon carattere può essere ottenuta unicamente attraverso la fede nell’Aldilà. Finché questa fede rimarrà viva nel cuore, si riceverà l’ispirazione a compiere il bene e a seguire la retta via.

Anche la storia dell’umanità testimonia che, ogni volta che gli uomini o una nazione hanno negato Allah e l’Aldilà, oppure li hanno dimenticati, sono sprofondati nell’abisso della decadenza morale. A causa delle ingiustizie e delle oppressioni da essi commesse, nella vita sociale sono discesi lamento e disperazione. Infine quella nazione è stata annientata e il suo nome e ogni sua traccia sono scomparsi dalla terra.

Vediamo ora quali argomenti inconfutabili il Sacro Corano presenta riguardo all’Aldilà. La fede nell’Aldilà è così importante che non credervi equivale a non credere in Allah e nei Suoi profeti e messaggeri. Soltanto quando, insieme a una ferma fede nel tawhid e nella profezia, si consolida una ferma convinzione nell’Aldilà, il magnifico edificio della visione islamica della vita e dell’ordinamento islamico della vita, mostrato dai profeti e dai messaggeri, potrà essere salvaguardato. Ed è proprio a causa dell’incredulità nell’Aldilà che questo edificio crollerà in frantumi.

Perciò Allah l’Altissimo dice:

( Arabo *******************************)

«Gli increduli giurano solennemente nel nome di Allah dicendo che Allah non resusciterà i morti. Perché non dovrebbe farlo? È una promessa che Egli deve certamente mantenere. Ma la maggior parte delle persone non lo sa. La resurrezione è necessaria affinché, quel Giorno, Allah sveli la verità riguardo a ciò su cui essi erano in disaccordo. Così gli increduli sapranno di essere stati menzogneri. Per dare esistenza a qualcosa non occorre altro: quando diciamo “Sii!”, essa diviene immediatamente.» — (Sura an-Nahl, 38-40)

Qui Allah l’Altissimo illustra la necessità razionale e morale della resurrezione e del risveglio dopo la morte. Fin dagli albori dell’esistenza umana sono sorti numerosi dissensi e disaccordi riguardo alla verità autentica. A causa di tali divergenze si sono create fratture, conflitti e scontri tra stirpi, popoli e tribù. Su queste basi, i sostenitori e i propagatori di diverse dottrine e visioni del mondo hanno edificato le proprie religioni, sistemi sociali e civiltà-culture. In vari periodi, milioni di persone hanno sacrificato la vita, i beni, l’onore e la dignità a sostegno delle singole dottrine e per affermarle. Vi sono stati anche sanguinosi scontri con i seguaci di opinioni diverse. I sostenitori di una dottrina hanno cercato di espellere e sradicare coloro che professavano opinioni differenti. E i seguaci delle dottrine aggredite non hanno rinnegato le proprie convinzioni e dottrine fino all’ultimo momento. Anche la coscienza esige che, riguardo a divergenze tanto aspre, venga necessariamente svelata questa verità: quale parte aveva ragione e quale torto; chi era saldo sulla retta via e chi era traviato. Sulla terra non si vede alcuna possibilità che questa verità venga svelata. L’ordine del mondo è tale che qui è difficile che la verità venga completamente liberata dai veli che la ricoprono. Perciò, per soddisfare questa esigenza della coscienza, è necessaria l’esistenza di un altro mondo.

Questa non è soltanto un’esigenza della coscienza, ma anche un’esigenza della morale e dell’etica. Infatti, numerosi gruppi hanno preso parte a questi dissensi, conflitti e scontri: alcuni hanno commesso violenze e oppressioni, mentre altri le hanno subite; alcuni hanno sacrificato la vita e i beni, mentre altri ne hanno approfittato. Ciascuno ha adottato, secondo la propria dottrina, una filosofia morale e una visione etica, e di conseguenza nella vita di milioni di persone si sono prodotte ripercussioni positive o negative. Deve certamente venire un momento in cui gli esiti di tutto ciò si manifesteranno sotto forma di ricompensa o punizione. Se nell’ordinamento di questo mondo non è possibile manifestare pienamente le conseguenze morali, allora è necessario un altro mondo nel quale esse si manifestino pienamente.

Allah dice:

(Arabo ****************************************)

«Tutti voi dovrete ritornare a Lui. Questa è la promessa irrevocabile di Allah l’Altissimo. Egli dà inizio alla creazione e la ripeterà una seconda volta. La seconda creazione avverrà affinché Egli ricompensi con giustizia coloro che, dopo aver creduto, hanno compiuto opere buone. Quanto a coloro che hanno seguito la via degli increduli, berranno acqua bollente e subiranno un castigo doloroso. Questo castigo sarà la conseguenza di ciò che hanno fatto negando la verità.» —(Sura Yunus: 4)

Qui viene avanzata la tesi dell’aldilà e ne viene fornita la prova. La tesi sostenuta è che l’aldilà, cioè la resurrezione dell’essere umano, avverrà certamente. Ciò non è affatto impossibile. Come prova, si afferma che Colui che può creare una volta è certamente capace di ripetere quell’atto più volte. Dunque, se Egli ha creato l’essere umano una prima volta, perché non dovrebbe poterlo fare una seconda volta?

In seguito viene spiegata la necessità dell’aldilà. L’argomento precedente è sufficiente a dimostrare che una seconda creazione è del tutto possibile. Si afferma poi che, dal punto di vista della coscienza e della giustizia, la resurrezione è particolarmente necessaria, e che questa necessità non può essere soddisfatta in alcun modo senza la resurrezione. Coloro che, riconoscendo soltanto Allah l’Altissimo come Creatore e Signore, vivono una vita di autentica servitù e obbedienza hanno giustamente diritto alla ricompensa; mentre coloro che rifiutano la verità e vivono in modo opposto devono subirne le conseguenze per le loro azioni. Ma nella vita terrena questa necessità non è stata affatto soddisfatta, né vi è alcuna possibilità che lo sia. Proprio per soddisfare questa necessità, la resurrezione, ossia la vita dell’aldilà, è assolutamente indispensabile.

(Arabo ***********************************)

«Ogni essere dovrà assaporare la morte e nel Giorno della Resurrezione vi sarà data la vostra piena ricompensa. Pertanto, coloro che in quel Giorno saranno salvati dal fuoco dell’Inferno e ammessi in Paradiso saranno davvero vittoriosi.» —(Sura Āl ʿImrān: 185)

Anche qui viene presentato l’argomento della necessità dell’aldilà. Innanzitutto viene menzionata una verità comprovata, vale a dire che ogni essere umano è mortale. Ogni essere vivente deve assaporare la morte: questa è un’esperienza quotidiana della vita umana.

Dopodiché, in questo mondo, durante la sua vita, l’essere umano continua a compiere sia azioni buone sia cattive. Qui non si riceve la giusta ricompensa né per le azioni buone né per quelle cattive. Una persona virtuosa può trascorrere tutta la vita compiendo il bene senza riceverne la ricompensa, mentre un malvagio può trascorrere tutta la vita compiendo il male senza subire alcuna punizione. Sono fatti estremamente reali che nessuno potrà negare. Eppure, la ricompensa per le azioni buone e la punizione per quelle cattive sono assolutamente necessarie. Poiché in questo mondo non è possibile garantire una ricompensa corretta e completa per il bene né una punizione adeguata per il male, la necessità di un’altra vita dopo la morte è innegabile.

(Arabo ***************************************************)

«Ogni essere umano dovrà morire, e in questo mondo vi metteremo alla prova con la prosperità e le avversità; e, per ricevere il risultato di questa prova, dovrete tornare proprio a Noi.»

-(Sura al-Anbiyāʾ: 35)

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La ragione del Corano riguardo all’Aldilà

In risposta all’affermazione degli increduli secondo cui, molto tempo dopo che le ossa, la pelle, la carne e le particelle del corpo umano si saranno decomposte, non vi sarebbe alcuna possibilità che esso torni in vita, Allah l’Altissimo dice:

( Arabo ***************************************************)

“Tutto ciò che la terra divora dei morti ci è noto. E ogni cosa, fino all’ultimo atomo e alla più piccola particella, è conservata nel Nostro Libro.” – (Sura al-Qāf: 4)

Se la capacità di Dio di ridare la vita non giunge alla comprensione degli increduli privi di senno, ciò è soltanto indice della ristrettezza delle loro conoscenze. Questo non significa che Allah sia incapace in tale materia. Essi pensano che sia impossibile e irreale che, migliaia di anni dopo che i corpi di coloro che sono morti fin dall’inizio dei tempi, e di coloro che moriranno in futuro, si siano disgregati e siano divenuti nulla, quei corpi possano essere ricostituiti. Ma Allah dice che, anche se le particelle in cui il corpo umano si è disgregato sfuggono alla vista e alla conoscenza degli uomini, non sfuggono mai alla Sua conoscenza. Allah sa dove esse si trovano e, inoltre, sono registrate nei minimi dettagli nel Libro custodito. Al solo comando di Allah esse si riuniranno nuovamente e ricostituiranno esattamente il corpo precedente. L’uomo non sarà soltanto riportato in vita, ma riceverà proprio il corpo identico a quello che aveva nel mondo. Per Allah, questo non è affatto difficile.

Allah ha dato in molti altri passi del Sacro Corano la risposta proprio a questo tipo di domanda:

(Arabo ****************************************)

“Vi abbiamo creati. Perché dunque non riconoscete la verità di ciò (dell’Aldilà)?” – (Sura al-Wāqiʿa: 57)

Se chi non crede nell’Aldilà ammette che è stato Allah a crearlo, perché dovrebbe rifiutare di ammettere che Egli possa crearlo una seconda volta?

(Arabo ******************************************)

“O genere umano! Se nutrite dubbi sul fatto che sarete riportati in vita il Giorno della Resurrezione, allora riflettete: vi abbiamo creati dapprima dalla terra, poi da una goccia di sperma, poi da un grumo di sangue, poi da un grumo di carne, in parte formato e in parte non formato, affinché vi manifestassimo la Nostra potenza. E lasciamo nell’utero chi vogliamo fino a un termine stabilito, cioè fino al momento del parto. Poi vi facciamo uscire dall’utero verso il mondo esterno in stato di infanzia, affinché possiate giungere alla maturità. Tra voi vi è chi muore prima di raggiungere la maturità, e vi è chi vive a lungo fino a raggiungere la vecchiaia. Così accade che, dopo aver acquisito conoscenza di qualcosa, torniate a non averne consapevolezza. E inoltre vedete la terra arida e secca; poi, quando facciamo scendere su di essa la pioggia, essa si ravviva e si anima, si fertilizza e produce ogni sorta di splendidi raccolti.” – (Sura al-Ḥajj: 5)

Gli eventi sopra menzionati sono verità reali che si vedono accadere continuamente. Nessuno può negarli. Sebbene coloro che negano l’Aldilà credano che questi fatti siano veri, definiscono irreale l’Aldilà. Questa è soltanto una negazione ostinata e arbitraria; altrimenti, dietro di essa non vi è alcuna logica.

Allah l’Altissimo ha richiamato l’attenzione dell’umanità sul mistero della sua nascita per dissipare le sue illusioni:

( Arabo ***********************************************)

«Avete mai riflettuto sul fatto che siete voi, oppure Io, a creare il figlio dal liquido seminale che eiaculate nella vagina della donna durante il rapporto? Io ho stabilito la morte tra voi. E non sono incapace di trasformare le vostre forme e di crearvi in altre forme che sfuggono alla vostra conoscenza. Voi conoscete la vostra prima creazione. Perché dunque non traete insegnamento?»

— (Sura al-Wāqiʿa: 58-62)

Nel Suo breve discorso, Allah l’Altissimo ha posto davanti all’umanità una questione di grandissima importanza. Se l’uomo abbandonasse tutte le discussioni e riflettesse soltanto sul mistero della propria nascita, ogni cosa gli diventerebbe chiara. In seguito, non rimarrebbe nel suo animo alcun spazio per dubitare dell’esistenza e dell’unicità di Dio né dell’Aldilà,

Allah l’Altissimo pone la domanda: dopo che il liquido seminale dell’uomo e della donna si è unito, il figlio nasce forse spontaneamente da esso? Il compito di generare un figlio spetta all’essere umano o a un’altra forza? Quale potere possiedono l’uomo e la donna per cui, non appena i loro liquidi seminali si uniscono, possano generare un figlio?

Ogni persona dotata di mente sana e coscienza risponderà: «No, no, no: tutto questo è oltre le capacità dell’uomo». Osservate il suo graduale sviluppo, dal momento in cui il liquido seminale combinato dell’uomo e della donna entra nell’ovulo della moglie fino a prima della nascita.

Dopo che gli spermatozoi e gli ovuli infinitamente minuti dell’uomo e della donna si uniscono, si forma una cellula e da essa un coagulo di sangue. Dopo qualche tempo, il coagulo sviluppatosi si trasforma nella forma di un piccolo essere umano. Quella forma è incomparabile, unica, diversa da qualsiasi altra. Può essere bella oppure brutta, dotata di tutte le membra oppure menomata. In seguito, adornarlo con i doni di un’intelligenza straordinaria, conoscenza e capacità di giudizio, memoria acuta e illimitata facoltà inventiva, oppure fare l’opposto: è forse opera di un artista umano? No; è forse opera di qualche divinità, di demoni o di mostri, all’infuori di Dio?

La provvista di nutrimento predisposta in modi meravigliosi per il corpo in crescita del bambino durante la gravidanza, nonché l’organizzazione anticipata, già prima della nascita, di tutto ciò che gli sarà adatto in questo mondo — cibo, bevande, dimora e un ambiente di allevamento e cura circondato da autentico affetto, tenerezza e amore — è interamente sottoposta al piano dello stesso Artefice. Chi altri può essere, se non Allah, l’onnipotente e incomparabile Artefice, Creatore e Signore dell’universo?

Qualcuno potrebbe dire che tutto ciò è opera della natura. Ma che cosa si intende per «natura»? Persone come loro definiscono tutte le creazioni come azione e reazione successive a un incidente. Ma la «natura» possiede forse una propria conoscenza, un piano, un progetto distinto per ciascuna creatura, volontà e capacità operativa, oppure il potere di fare qualcosa? Ciò che voi volete chiamare «natura» è anch’esso completamente sotto il controllo del Creatore dell’universo. La luce, l’aria, le nuvole del cielo, la pioggia, la nascita della vegetazione grazie alla pioggia, il magnifico verdeggiare tutt’intorno, il torrente che scorre con un mormorio melodioso, il cinguettio degli uccelli nei boschetti: tutto è controllato dalla mano sapiente della medesima Potenza suprema.

Inoltre Allah dice che ha distribuito la morte tra noi; ciò significa che tutti sono mortali e che la durata della vita non è uguale per tutti. Alcuni lasciano questo mondo nell’istante stesso della nascita, altri vivono più di cento anni. La morte giunge inaspettatamente alla porta dell’uomo in qualsiasi momento. Allah ha stabilito il tempo e l’istante del suo arrivo. Non può essere anticipato o posticipato nemmeno di un momento. Ma, quando arriva la morte, nessuno può trattenere nessuno. Il più potente imperatore del mondo, nel cui impero il sole non tramontava, è mai riuscito qualcuno a trattenerlo, nonostante cento tentativi? Quanti figli, dopo aver immerso i genitori in un mare di dolore, quanti innamorati, dopo aver condannato l’amata alle fiamme dell’eterna separazione, quanti genitori, lasciando i loro piccoli figli orfani e indifesi, se ne vanno oltre la morte; e nessuno può farci nulla. La scienza si vanta delle sue nuove e meravigliose scoperte. Ma finora qualcuno è riuscito a scoprire una medicina contro la morte? Qualcuno è riuscito a scoprirne un antidoto? La vita e la morte sono legate alla catena di leggi e principi saldi e immutabili, sotto il controllo di una mano così potente che non è possibile alcuna eccezione. L’unico Sovrano di quella Potenza è Allah. Egli è il Signore della vita e della morte, il Signore e Padrone di questo mondo e dell’aldilà.

Nel versetto coranico in questione Allah ha dichiarato anche che non è limitato alla capacità di creare l’umanità secondo un unico metodo prestabilito. È capace di crearla anche in forme e modi al di là della conoscenza umana. Ha creato il primo uomo, Hazrat Adamo (a.s.), in un certo modo. Ha creato Hazrat Gesù (a.s.) in deroga alla regola ordinaria della nascita. Per ricreare una persona morta non sarà necessario collocarla, sotto forma di spermatozoo, nell’ovulo di una donna. Egli è pienamente capace di ridarle la vita esattamente nella forma fisica e nello sviluppo con cui è morta. Pertanto, che cosa può essere se non follia negare l’aldilà coltivando idee errate sull’infinita potenza e conoscenza di Allah, il possessore di una creazione tanto misteriosa e di una tale maestria creativa?

Allah dice inoltre: «Nella vita terrena vi sono state date facoltà visive, uditive e gli altri sensi in una determinata forma. Nell’aldilà sono capace di trasformarli e di dar loro un’altra forma. Quel giorno vedrete e udrete cose che ora non potete vedere né udire. Oggi la vostra pelle, le mani, i piedi, gli occhi e così via non possiedono la facoltà della parola; la facoltà della parola che avete sulla lingua è un dono mio. Allo stesso modo, nell’aldilà sono capace di dare la facoltà della parola a ciascuna delle vostre membra. In questo mondo vi ho concesso una durata di vita determinata, dalla quale non vi è mai stata e mai vi sarà eccezione. Ma nell’aldilà cambierò questa mia regola e vi darò una vita eterna e inesauribile. Oggi vi è un limite alla sofferenza che potete sopportare: se lo oltrepassate, non potete più rimanere in vita. La nascita e la morte di questo mondo sono soggette alla mia legge ineluttabile. Nell’aldilà cambierò questa legge e vi darò una vita nella quale, pur subendo per l’eternità la più dura punizione, rimarrete vivi. È al di là della vostra immaginazione che un vecchio possa riacquistare la giovinezza. L’uomo sarà completamente libero dalle malattie e la vecchiaia non sfiorerà nessuno. Tutto ciò che accade qui — il susseguirsi dell’infanzia, della giovinezza e della vecchiaia, l’attacco delle malattie e la guarigione — è frutto delle mie leggi e disposizioni immutabili. Nell’aldilà stabilirò nuove leggi per la vostra vita. Non appena il fortunato entrerà in Paradiso, riceverà la giovinezza eterna. Allora non vi sarà alcuna possibilità che il sole della sua giovinezza tramonti verso l’orizzonte occidentale del cielo della sua vita, né potrà mai essere sfiorato dalla minima malattia!»

Infine Allah dice: «Sapete certamente di essere nati attraverso un metodo misterioso e miracoloso. Come una goccia di seme sia stata trasferita dal testicolo del padre al grembo della madre, diventando la causa della vostra nascita. Come siate stati allevati nell’oscurità del grembo materno e mandati in questo mondo come esseri umani viventi. Come, attraverso il graduale sviluppo e la crescita di uno spermatozoo infinitamente piccolo, siano stati collocati in esso, armoniosamente, una mente, un cervello, mani e piedi, naso, orecchie e occhi come questi. Come gli siano state concesse coscienza, sensibilità, intelligenza, diverse arti e tecniche e un’incomparabile capacità inventiva. Il segno di incomparabile miracolosità che si manifesta in tutto ciò è forse in qualche misura inferiore al ridare la vita ai morti? Questo miracolo lo osservate con i vostri stessi occhi centinaia di volte, giorno e notte. Perché, nonostante ciò, continuate a non credere nell’aldilà?»

(Arabo************************************)

Colui che non crede nell’Aldilà dice: «Chi potrà ridare la vita a queste ossa, dopo che saranno consumate insieme alla carne in seguito alla morte?». (O Profeta,) digli: «Colui che le ha create la prima volta sarà proprio Lui a ridare loro la vita. Egli possiede una perfetta padronanza dell’arte della creazione. È Lui che ha fatto scaturire per voi il fuoco dagli alberi verdi, e con esso accendete i vostri focolari. Colui che ha creato i cieli e la terra non è forse capace di creare qualcosa di simile? Certamente, ne è capace. Egli è l’Eccelso nell’arte della creazione, il Sapiente. Quando vuole una cosa, Gli basta ordinarle: “Sii!”, ed essa è».

— (Sura Yā Sīn: 78-82)

Quale argomento più grande di questo potrebbe esserci riguardo alla resurrezione? Prendiamo, per esempio, il caso di un orologiaio che costruisce centinaia di orologi. Se qualcuno ne frantumasse uno davanti ai suoi occhi e dicesse che quell’orologio non potrà mai più essere ricostruito in alcun modo, tutti riconoscerebbero la sua stupidità. Colui il cui mestiere consiste nel fabbricare continuamente nuovi orologi potrà certamente assemblare, a partire dai pezzi sparsi di un orologio rotto, un altro orologio identico; non vi è alcun dubbio al riguardo. Pensare che il Creatore e Artefice onnipotente, che la prima volta ha creato l’essere umano con elementi diversi e in modi molteplici, non possa farlo una seconda volta è un’idea strana e ridicola. Dietro la creazione di un essere umano completo opera un processo graduale di sviluppo: dapprima una cellula nel grembo della donna, poi un grumo di sangue, quindi un ammasso di carne e infine un essere umano completo. Dietro questo processo di sviluppo agisce unicamente la volontà del grande Creatore, Allah l’Altissimo. Sebbene la creazione dell’essere umano avvenga secondo tale procedimento graduale, qualsiasi cosa può venire all’esistenza non appena Allah impartisce il Suo comando. Anche questo potere Gli appartiene. Pertanto, per la resurrezione dell’essere umano dopo la morte non sarà necessario attraversare le diverse fasi del grembo materno, né questa è la volontà di Allah. È necessaria soltanto la Sua volontà e il Suo comando. Per Sua volontà e per Suo comando, le molecole e gli atomi disgregati del corpo umano si riuniranno e, in un istante, un essere umano completo, fatto di sangue, carne, ossa e pelle, verrà all’esistenza in stato vivente. È una cosa estremamente semplice e comprensibile.

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L’argomento storico a favore dell’Aldilà

Nel descrivere l’Aldilà, Allah l’Altissimo, il Sapientissimo, da una parte ha invitato gli esseri umani a riflettere e a ricercare riguardo agli straordinari metodi della creazione; dall’altra ha posto come testimoni, della certezza dell’Aldilà, gli avvenimenti del passato.

(Arabo **************************************)

«Per il monte Tūr. Per il Libro sacro e manifesto, scritto su una pergamena liscia. E per la Casa frequentata, il cielo elevato e il mare gonfio di onde. Il castigo del tuo Signore certamente si verificherà e nessuno potrà impedirlo». — (Sura At-Tūr: 1-8)

Nel versetto in questione, per castigo si intende l’Aldilà. Infatti, l’Aldilà porterà ai suoi negatori un castigo terribile e doloroso. Affinché nell’animo degli uomini nascesse la fede nell’Aldilà come verità inevitabile, Allah l’Altissimo ha giurato su cinque cose. In altre parole, queste cinque cose recano testimonianza della verità dell’Aldilà.

Prendiamo anzitutto in considerazione il monte Tūr: è una montagna storica e sacra, sulla quale Allah l’Altissimo conversò con Hazrat Mūsā (pace su di lui) e lo adornò della corona della profezia. In quella circostanza fu presa anche la decisione della rovina di una nazione straordinariamente potente e superba e del mutamento del destino di un’altra nazione oppressa e schiacciata. Tale decisione non fu presa in virtù della legge del mondo basata sui numeri e sulla forza (legge fisica), bensì secondo la legge morale e la legge della punizione delle cattive azioni (legge della retribuzione). Perciò il monte Tūr è stato presentato come un segno della prova storica della verità dell’Aldilà.

Fu su quel monte Tūr, durante quella grande notte, che venne presa la decisione riguardo a come il Faraone, accecato dalla potenza e pretendente alla divinità sugli uomini, signore di un vasto territorio, sarebbe stato sommerso nelle profondità del Mar Rosso insieme al suo esercito e ai suoi dignitari. E fu presa la decisione di liberare per sempre dalla schiavitù i Figli d’Israele, disarmati, innocenti, perseguitati e oppressi.

L’evento sopra menzionato rimane e rimarrà per sempre nella storia dell’umanità come un esempio ardente del giudizio morale che Allah l’Altissimo, Signore e Padrone dell’universo, esige dagli esseri umani dotati di conoscenza e coscienza, di libero arbitrio e della capacità di agire. Per adempiere a questa esigenza di Allah l’Altissimo, è dunque assolutamente necessario un Giorno del Giudizio, nel quale tutta l’umanità del mondo sarà riunita e ciascuno sarà giudicato con la massima precisione. Ciò sarà ragionevole soltanto dopo la fine della vita umana. In quel Giorno nessuno sfuggirà al giudizio, neppure per la più lieve ingiustizia o sopraffazione.

Nel versetto in questione, con «Libro sacro» si intende l’insieme dei libri rivelati ai profeti precedenti, ossia la Torah, l’Injīl, lo Zabūr e gli altri libri celesti. A quel tempo questi libri erano ancora conservati presso molte persone. Attraverso tali libri, gli altri profeti presentarono riguardo all’Aldilà la stessa dottrina che l’ultimo profeta, Muhammad Mustafa (pace e benedizioni su di lui), presentò ai Quraysh. Ogni profeta disse che un giorno tutta l’umanità sarebbe stata riunita davanti a Dio e che allora ciascuno avrebbe dovuto rispondere delle proprie azioni. A nessun profeta fu rivelato un libro nel quale non si facesse alcun cenno all’Aldilà, né un libro nel quale si affermasse che dopo la morte non esiste alcun Aldilà.

Poi Allah l’Altissimo ha giurato sul Bayt al-Maʿmūr. In ogni cielo e in Paradiso è stata istituita una casa sacra, verso la quale angeli e abitanti dei cieli si volgono come verso la qibla per adorare e servire Allah. La sacra Kaʿba della Mecca è chiamata il Bayt al-Maʿmūr della terra, perché questa casa fu costruita a imitazione del Bayt al-Maʿmūr del Paradiso: dapprima dagli angeli e in seguito da Hazrat Ibrāhīm (pace su di lui).

La sacra Kaʿba reca testimonianza luminosa di diverse verità. È chiaro come la luce del giorno che la verità dei profeti di Allah, la Sua saggezza eterna e la Sua potenza infinita circondano questa sacra Casa.

Circa duemilacinquecento anni prima della rivelazione di questo sacro versetto (secondo un’altra opinione, quattromila anni), in una landa deserta e priva di abitanti, circondata da montagne e senza acqua, un uomo si allontanava dopo avervi abbandonato la sua amata moglie e il suo unico figlio ancora lattante. Dopo qualche tempo, quello stesso uomo costruì in quel luogo una casa per l’adorazione di Allah e lanciò un solenne appello: «O umanità, venite, contemplate questa sacra Casa e compite il pellegrinaggio.»

Il suo invito possedeva una tale forza magnetica e conquistò a tal punto il cuore e la mente degli uomini che quella Casa divenne il centro dell’attrazione dell’intera Arabia. E quell’illustre invitante non era altri che il glorioso profeta Hadrat Ibrahim Khalilullah (pace su di lui). Al suo invito, da ogni città, villaggio e regione dell’Arabia, innumerevoli persone accorsero per visitare quella Casa, facendo risuonare ogni luogo con il grido: «Labbayka Allahumma labbayk» («Siamo qui, siamo qui, o Allah, siamo qui»). Perché quella era la Casa di Allah.

Dalla sua costruzione fino alla rivelazione del versetto sopra citato, migliaia di anni dopo, quella Casa è esistita come rifugio di pace e sicurezza, e continua a esserlo ancora oggi.

A quei tempi, in ogni angolo dell’Arabia, da paese a paese, da tribù a tribù e da uomo a uomo, infuriava una sanguinosa carneficina. Ma, avvicinandosi a questa Casa sacra, persino il pugno di ferro degli indomabili e assetati di sangue si allentava. Nessuno aveva mai osato sollevare la mano entro i suoi confini. Grazie a questa Casa, gli arabi poterono beneficiare di quattro mesi sacri durante i quali, ovunque, regnavano la pace e la piena sicurezza della vita, dei beni e dell’onore. In quel periodo si spostavano senza timore e liberamente, portando con sé le merci per il commercio. E i loro affari prosperavano come il grano che cresce rigoglioso.

Tale era la straordinaria maestà di questa Casa sacra che neppure un potente conquistatore del mondo avrebbe potuto rivolgerle uno sguardo bramoso. Appena quarantacinque anni prima della rivelazione di questa sacra parola, un sovrano sconsiderato e superbo del proprio potere aveva intrapreso una spedizione allo scopo di ridurre quella Casa in polvere. Allora, in tutta l’Arabia, non vi era alcuna forza capace di fermarlo. Eppure, senza nemmeno riuscire a toccare quella Casa, egli fu completamente distrutto insieme al suo enorme esercito, ancora al di fuori dei suoi confini. Le loro ossa e le loro carni furono frantumate in modo miracoloso. Molti di coloro che avevano assistito con i propri occhi a quell’evento erano ancora vivi quando esso venne ricordato.

Non sono forse tutto ciò la vera prova che i profeti di Allah non pronunciano parole immaginarie? I loro occhi vedono cose che agli altri non sono concesse; dalle loro labbra vengono pronunciate verità e conoscenze che gli altri non hanno la capacità di comprendere. Dicono e fanno cose tali che molti loro contemporanei li definiscono pazzi. Ma, trascorsi i secoli, gli uomini lodano con entusiasmo la loro saggezza e lungimiranza. Quando simili grandi uomini hanno ripetuto in ogni epoca la stessa verità, ossia che l’Aldilà certamente esisterà, come si può definire, se non ostinazione, il fatto di non credervi?

In seguito, Allah Ta‘ala menzionò il cielo elevato, segno della Sua straordinaria arte creatrice, e lo presentò come testimone dell’Aldilà. Anche nell’epoca del massimo sviluppo della scienza, gli scienziati non sono riusciti ad acquisire una conoscenza completa del cielo. Quanto sia vasta e immensa la sua estensione, e dove abbiano inizio e fine, è ancora al di là della loro conoscenza. È difficile dire se quell’infinito spazio vuoto che si vede sopra le nostre teste, nel quale orbitano la Luna, il Sole, i pianeti e le stelle, situati a milioni e milioni di miglia di distanza gli uni dagli altri, sia esso stesso il cielo, oppure se il cielo cominci ai suoi confini estremi. La velocità della luce è di centottantaseimila miglia al secondo; eppure, sebbene la luce di molte stelle abbia iniziato il suo viaggio a quella velocità, non è ancora giunta sulla Terra. Non è stato ancora possibile misurare la distanza dalla Terra dei luoghi in cui si trovano queste stelle.

Per gli scienziati, non c’è dubbio che il cielo sia una grande meraviglia. Secondo loro, il nostro sistema solare si trova in una parte di quella porzione dell’intero cielo chiamata galassia. All’interno di questa galassia si trovano la Luna, il Sole, i pianeti e le stelle. Le più recenti osservazioni e ricerche degli scienziati hanno rilevato l’esistenza di almeno un milione di galassie. Tra queste innumerevoli galassie, la più vicina a noi impiega un milione di anni perché la sua luce raggiunga la Terra, sebbene la velocità di quella luce sia di centottantaseimila miglia al secondo.

La porzione più piccola dell’intero mondo celeste di cui la scienza ci ha finora fornito una conoscenza ha un’estensione già così vasta e immensa. Quanto siano grandi la potenza e la conoscenza del Creatore di tutto ciò va oltre la nostra immaginazione. Al riguardo, la conoscenza dell’uomo è più piccola di una goccia d’acqua in confronto a un oceano. Ora, se l’essere umano più insignificante osasse affermare, riguardo a Dio che ha dato esistenza a questo meraviglioso regno della creazione, che Egli non è in grado di ridare la vita dopo la morte o di creare un nuovo mondo dopo il cataclisma e la distruzione universale, si dovrebbe dire che nel suo regno del pensiero si è certamente prodotta qualche forma di disordine.

Guardate dunque: è forse poco sorprendente la presenza dei mari impetuosi e ondosi sulla superficie della Terra? Tre parti della Terra sono acqua e una parte è terraferma: così insegna la geografia. Con l’immensa massa delle acque marine e il peso della terraferma, la Terra ruota incessantemente nello spazio come una trottola. A pensarci, gira persino la testa dell’uomo.

Se qualcuno riflette e studia il mare con profonda attenzione e con uno sguardo limpido e imparziale, il suo cuore testimonierà che l’immensa massa d’acqua raccolta sulla Terra è un’opera creativa che non può mai essere il risultato improvviso di un incidente. Inoltre, ad essa sono legati innumerevoli saggi propositi; un’organizzazione così ordinata, bella, sapiente e armoniosa non avrebbe potuto sorgere spontaneamente, senza un Creatore e un Governatore.

Nel grembo del mare sono state create innumerevoli creature. Le loro forme e strutture sono di vario genere. Ognuna è stata creata esattamente in modo adatto alla profondità che le è stata assegnata come dimora. L’acqua del mare è stata resa salata. Per questo, sebbene ogni giorno muoiano nel suo grembo innumerevoli esseri viventi, i loro corpi non imputridiscono né si dissolvono al punto da inquinare l’acqua del mare. L’aumento e la diminuzione della massa d’acqua sono stati limitati e regolati in modo tale che essa non penetri mai nel sottosuolo attraverso il fondo marino fino a esaurirsi, né si sollevi impetuosamente sommergendo tutta la terraferma. Da milioni e milioni di anni, il suo crescere e diminuire è rimasto entro i limiti stabiliti. Anche questo aumento e questa diminuzione avvengono per ordine del Creatore.

Per effetto del calore del sole, dalle acque del mare si forma il vapore, che sale verso l’alto. Da esso si formano le nuvole. Le nuvole, sospinte dal vento, irrigano diverse regioni della terraferma. Grazie alle piogge si producono tutte le risorse necessarie al sostentamento non solo degli uomini, ma di tutti gli esseri terrestri.

Dal grembo del mare l’uomo ricava anche abbondanti alimenti. Vi raccoglie preziose perle, coralli, diamanti e gioielli. Solcando il suo petto, le navi navigano da un paese all’altro. Vi si svolgono liberamente commerci e scambi. Gli uomini si spostano da un luogo all’altro. Questo profondo, stretto e benefico rapporto tra la terraferma e l’umanità è possibile soltanto grazie all’organizzazione armoniosa di una mano esperta. Non è affatto un sistema governato dal caso.

Alla luce della discussione precedente, non si dovrà forse accettare come una verità incontestabile che un Dio unico e onnipotente abbia creato il mare in modo così grandioso, insieme agli innumerevoli altri beni necessari, per l’insediamento dell’uomo e il suo sostentamento?

Se è così, allora soltanto una persona priva di senno potrebbe dire che Dio farà sorgere nuvole dal mare per il sostentamento della sua vita e renderà la sua terra ricca d’acqua, fertile e verdeggiante, ma non gli chiederà mai se, vivendo soltanto per la Sua grazia, egli Gli abbia mostrato gratitudine oppure sia stato disobbediente. Allah, l’Altissimo, gli ha dato la forza, la conoscenza e l’intelligenza per governare le imbarcazioni nel mare agitato, mantenendolo sotto controllo e sottomesso. Ma non gli chiederà mai se abbia condotto quell’imbarcazione sulla via della giustizia e della verità oppure per depredare i beni altrui. Sarebbe forse errato definire confusi nel loro modo di pensare coloro che nutrono pensieri simili e pronunciano parole del genere?

Colui il cui potere è tanto grande che la creazione di questo immenso e misterioso mare è soltanto una minima manifestazione della Sua infinita potenza; Colui che ha posto un’immensa riserva d’acqua sulla superficie della Terra, mentre essa ruota nello spazio; Colui che ha sciolto inesauribili ricchezze di sale e le ha mescolate nel grembo del mare; Colui che vi ha creato innumerevoli esseri viventi e ha provveduto al loro nutrimento; Colui che ogni anno ne solleva miliardi di galloni d’acqua e irriga miliardi di acri di terra arida: proprio Lui, dopo aver creato una sola volta l’umanità, sarebbe diventato così impotente da non poterla creare nuovamente? Se qualcuno pronunciasse simili vaneggiamenti e assurdità, forse direste certamente che ha perso l’equilibrio mentale.

Nel Sacro Corano, Allah l’Altissimo ha presentato innumerevoli argomentazioni incontrovertibili riguardo all’inevitabilità dell’Aldilà. Dopo tutto ciò, non può esserci alcun motivo per dubitare dell’Aldilà.

Il mondo è il campo di prova dell’essere umano

“(Arabo *********************************)

È Lui che ha dato la morte e la vita, affinché possa mettervi alla prova e vedere chi di voi è il migliore nelle opere (nelle azioni compiute).” — (Sura al-Mulk: 2)

Che il mondo sia il campo di prova dell’essere umano è affermato anche in diversi altri passi del Corano. L’essere umano continua a sostenere la prova fino all’istante che precede la morte. Con la morte, la sua prova giunge immediatamente al termine. La prova è dunque terminata, ma il suo risultato non è stato in alcun modo reso noto. E senza la proclamazione del risultato, la prova è priva di significato. Del resto, la prova serve proprio a stabilire chi sia il migliore nelle opere. Colui che ha sostenuto la prova è morto. Non si è saputo se l’abbia superata o fallita. Ora, poiché la morte è sopraggiunta prima della pubblicazione del risultato, dopo la morte è assolutamente necessaria un’altra vita affinché il risultato venga conosciuto. Questa è la vita dell’Aldilà.

Dunque, la conclusione è questa: il risultato della prova sostenuta dall’essere umano per tutta la vita sarà reso pubblico dopo la morte. A tal fine, ogni essere umano sarà riportato in vita in un nuovo mondo e condotto al cospetto di Allah l’Altissimo. Questo luogo è chiamato la pianura del raduno. Proprio da questo cospetto saranno proclamati il successo e il fallimento della prova degli esseri umani. Ai vincitori sarà ordinato di entrare in Paradiso, mentre ai falliti sarà ordinato di entrare nell’Inferno.

Sebbene la proclamazione definitiva del bene e del male avrà luogo nel tribunale dell’Aldilà, al momento della morte ciascuno comprenderà quale sarà il proprio posto. Lo comprenderanno dal comportamento degli angeli al momento della morte. Questo argomento sarà trattato al momento opportuno.

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ʿĀlam al-Barzakh

Sorge una domanda nella mente: dove va immediatamente l’anima umana dopo la morte e dove dimora? Dopo il rendiconto nel Giorno della Resurrezione, il Paradiso o l’Inferno diventerà la sua dimora permanente. Ma, durante il lungo periodo che precede la Resurrezione, dove resterà l’anima?

La risposta si trova anche nel Sacro Corano. Sebbene il periodo immediatamente successivo alla morte sia considerato parte dell’Aldilà, al periodo intermedio tra la morte e il Giorno del Giudizio è stato dato un nome distinto, chiamato nel linguaggio islamico ʿĀlam al-Barzakh.

Il significato della parola «Barzakh» è: sipario, velo. ʿĀlam al-Barzakh significa un mondo invisibile coperto da un velo. Oppure, l’invisibile ʿĀlam al-Barzakh funge da enorme velo tra questo mondo materiale e l’Aldilà.

Allah dice:

(Arabo *********************************)

«E dietro di loro vi è il Barzakh, fino al giorno in cui saranno resuscitati e riportati in vita.» — (Sura al-Mu’minun: 100)

Nell’Islam viene presentato il concetto di quattro tipi di mondi. Primo: ʿĀlam al-Arwāḥ, il mondo spirituale. Secondo: ʿĀlam al-Ajsām, il mondo grossolano o materiale (il mondo attuale). Terzo: ʿĀlam al-Barzakh, il mondo invisibile velato successivo alla morte. Quarto: ʿĀlam al-Ākhirah, l’Aldilà, il mondo eterno dopo la resurrezione.

Dopo la creazione del progenitore dell’umanità, il profeta Adamo (pace su di lui), in un certo momento, per il solo comando di Allah, tutte le anime dell’umanità vennero all’esistenza. La loro dimora temporanea è quel ʿĀlam al-arwāḥ, ossia il mondo spirituale.

Un giorno Allah si rivolse collettivamente a queste anime (i figli dell’uomo privi di corpo o dotati di un corpo sottile), dicendo:

(Arabo ************************)

«Non sono forse Io il vostro Creatore e Signore, il vostro Sostentatore?» Tutte le anime risposero all’unisono: «Certamente, Tu sei il nostro unico Creatore e Sostentatore.»

In questo modo Allah ottenne da tutte le anime create per il mondo, cioè dagli esseri umani, il riconoscimento della loro servitù e obbedienza nei Suoi confronti. Infatti, riconoscendoLo come Signore, si riconoscono la propria servitù e obbedienza. Il luogo in cui queste anime dimoravano prima di giungere nel mondo e in cui dimorano ancora è l’ʿĀlam al-arwāḥ, il mondo in cui risiedono le anime.

Quando ebbe inizio il turno dell’arrivo degli esseri umani in questo mondo, le anime cominciarono a essere trasferite, una dopo l’altra, da quel sottile mondo spirituale a questo mondo materiale. Dopo che nel grembo materno si è formata la figura completa del bambino, per il solo comando di Allah l’anima determinata, ossia l’essere umano incorporeo, entra dal mondo spirituale nella forma umana presente nel grembo materno. Poi, al momento stabilito, nasce e fa il suo ingresso nel mondo.

Dopo la morte, l’anima viene nuovamente trasferita dal mondo materiale all’ʿĀlam al-barzakh. L’anima abbandona soltanto il corpo. Non muore.

La parte specifica dell’ʿĀlam al-barzakh in cui l’anima dimora è chiamata «tomba». Tuttavia, le tombe non saranno uguali per tutti. Per alcuni la tomba sarà come la foresteria di Allah. Per altri sarà come la cella angusta di una prigione destinata ai criminali.

Qui rimarranno le anime degli esseri umani defunti per un periodo determinato, cioè fino all’istante precedente al Giorno della Resurrezione.

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Descrizione della tomba

Nella descrizione della vita successiva alla morte, il Sacro Corano e gli hadith hanno parlato delle tombe. Nell’epoca preislamica, gli idolatri arabi e tutti indistintamente—ebrei e cristiani—seppellivano i loro morti.

A un’osservazione materiale ed esteriore, la tomba non è altro che una fossa nella terra, nella quale viene sepolto il cadavere. La terra consuma quel cadavere. Ma la vera tomba è una realtà appartenente a un mondo invisibile e sottile, al di là della nostra conoscenza, della nostra ragione e della nostra immaginazione. È stato detto sopra che la tomba è una parte del mondo del Barzakh.

La realtà è che, dopo la morte, sia che una persona venga sepolta, sia che venga ridotta in cenere su una pira, sia che venga divorata da animali selvatici, sia che, sommersa dall’acqua, diventi cibo per gli animali acquatici, il luogo in cui sarà posta la sua anima separata dal corpo sarà la sua tomba. Al suono della terza tromba di Israfil (pace su di lui), ciascuno riceverà una nuova vita, sorgerà dalla tomba e si affretterà verso il campo del Giudizio.

Il Faraone è sprofondato, insieme al suo esercito, nelle profondità del Mar Rosso. Forse il suo immenso esercito è diventato cibo per gli animali acquatici. Oppure, dopo che i cadaveri galleggianti di molti di loro sono giunti a riva, sono diventati cibo per sciacalli, cani, aquile e avvoltoi. Il cadavere del Faraone è conservato da migliaia di anni in un museo egiziano, dove chiunque lo desideri può ancora vederlo con i propri occhi. Ma le anime di tutti loro si trovano ciascuna nella propria tomba. Là il loro castigo continua.

(Arabo ****************************************)

«Allah salvò l’uomo credente che aveva abbracciato la fede tra il popolo del Faraone dalle conseguenze malvagie delle loro macchinazioni, mentre una dura punizione circondò la gente del Faraone dopo la loro morte. (Si tratta della punizione del fuoco dell’Inferno.) Poi, quando avverrà la Resurrezione, sarà ordinato: “Gettate la gente del Faraone e i suoi seguaci nella punizione più terribile”.» — (Sura al-Mu’min: 45-46)

Il versetto sopra riportato costituisce una prova concreta del duro castigo che i peccatori dovranno subire nel mondo del Barzakh. Sono stati tramandati anche numerosi hadith sul tema del “castigo della tomba”. In questo versetto Allah l’Altissimo menziona chiaramente due livelli di punizione. Un livello relativamente più lieve viene inflitto al Faraone e alla sua gente prima della Resurrezione: essi vengono esposti mattina e sera al fuoco dell’Inferno, affinché nei loro cuori si instilli il terrore che un giorno, alla fine, saranno gettati in quel fuoco infernale. Poi, quando avverrà la Resurrezione, nel secondo livello sarà inflitta loro la grande punizione che è stata stabilita per loro. In altre parole, saranno gettati in quell’Inferno, la cui scena terrificante viene mostrata loro da quando furono sommersi nel mare.

Ciò non è riservato soltanto al Faraone e ai suoi seguaci. Al contrario, a ogni peccatore, dal momento stesso della morte fino alla Resurrezione, sarà mostrato davanti agli occhi quel terribile destino che alla fine dovrà necessariamente subire. D’altra parte, ai servi virtuosi di Allah continuerà a essere mostrata la splendida dimora che Allah ha preparato per loro. È narrato da Bukhari, Muslim e nel Musnad di Ahmad, da Hadrat Abdullah ibn Umar (che Allah si compiaccia di lui):

(Arabo **************************************)

«A chiunque tra voi muoia viene mostrata mattina e sera la sua dimora definitiva. Se è destinato al Paradiso oppure all’Inferno, gli viene detto: “Questa è la dimora nella quale entrerai quando Allah, nel Giorno della Resurrezione, ti ridarà la vita per la seconda volta e ti presenterà davanti a Sé”.»

Il Sacro Corano ha dichiarato con chiarezza il castigo dei peccatori e la felicità e la tranquillità dei servi virtuosi subito dopo la morte, nella tomba o nel mondo del Barzakh:

(Arabo *****************************************)

«Se poteste vedere la condizione in cui gli angeli prendono le anime dei miscredenti, colpendoli sul volto e sui fianchi e dicendo: “Assaggiate ora il tormento dell’essere bruciati nel fuoco”».

-(Sura al-Anfal: 50)

(Arabo ***********************************)

«Quando gli angeli prendono le anime di quei timorati di Dio in uno stato puro e immacolato, dicono loro: “La pace sia su di voi. Entrate in Paradiso per le buone azioni che avete compiuto.”»

-(Sura an-Nahl: 32)

Nei due versetti sopra citati si annuncia che, subito dopo la morte dei peccatori e dei virtuosi, cioè nell’al-Barzakh o nella tomba, ai primi e ai secondi viene annunciato rispettivamente l’ingresso nell’Inferno e in Paradiso. Dopo il giudizio nel Giorno della Resurrezione e prima di entrare nell’Inferno o in Paradiso, i peccatori trascorreranno il tempo nell’al-Barzakh subendo il castigo, mentre i servi virtuosi vivranno nella pace più completa. I due versetti costituiscono dunque una prova evidente del castigo nella tomba per i peccatori e della felicità e della pace per i virtuosi.

Nell’hadith si dice che la tomba è, per alcuni, come un giardino del Paradiso e, per altri, come una delle fosse dell’Inferno. Per coloro che sono peccatori, il castigo comincia subito dopo la morte. Rinchiusi in uno spazio angusto, vengono puniti in vari modi. L’aria rovente e le fiamme dell’Inferno li raggiungono. Diversi serpenti velenosi e scorpioni continuano a morderli giorno e notte. Il Sacro Corano dice:

(Arabo ***************************************)

«Se poteste vedere quella situazione, quando gli angeli stavano prendendo le anime dei miscredenti (uccisi in guerra). Li colpivano ripetutamente sul volto e sulle parti inferiori del corpo, dicendo: “Ora assaporate il piacere di bruciare nel fuoco.”»-(Sura an-Nahl: 28)

(Arabo ****************************************)

«Coloro che, dopo aver fatto torto alle proprie anime, vengono catturati dagli angeli (al momento della morte), rinunciano alla loro ostinazione e si sottomettono, dicendo: “Non stavamo commettendo alcun peccato”. Gli angeli rispondono: “Sì, è proprio così. Allah conosce bene ciò che facevate. Ora andate ed entrate dalle porte dell’Inferno. Vi resterete per sempre”. È dunque vero che per gli arroganti vi è una dimora pessima».—(Sura an-Nahl: 28)

(Arabo ******************************************)

«E quale sarà allora la loro condizione, quando gli angeli prenderanno le loro anime e li colpiranno sul volto e sulla schiena? Ciò accadrà perché avevano seguito una via e un comportamento che avevano suscitato il dispiacere di Allah, e non avevano voluto seguire la via che Gli fosse gradita. Per questo Egli ha reso vane tutte le loro opere».—(Sura Muhammad: 27-28)

Dopo la morte, le anime dei peccatori saranno poste negli angusti luoghi determinati del عالم al-Barzakh e lì saranno punite in vari modi. Nell’al-Barzakh non vi sarà il corpo: vi saranno soltanto il ruh, cioè l’anima, e la piena percezione della felicità e della sofferenza. La condizione dei peccatori sarà simile a quella degli imputati detenuti.

Al contrario, la condizione di coloro che temono Allah e sono virtuosi sarà del tutto opposta. Saranno, per così dire, ospiti di Allah l’Altissimo e la loro dimora sarà incomparabilmente più confortevole.

In essa vi saranno diversi beni capaci di donare felicità e pace. Perciò è stato detto che sarà simile a un giardino del Paradiso.

Al mu’min e al muttaqi saranno annunciate, al momento della morte, buone notizie riguardo al tempo e al luogo della loro morte.

(Arabo ***************************************)

«Coloro che hanno detto: “Allah è il nostro Signore” e poi sono rimasti saldi in questa convinzione, riceveranno certamente la visita degli angeli, che diranno loro: “Non abbiate paura e non rattristatevi; gioite alla buona novella del Paradiso che vi è stato promesso”».-(Sura Hāmīm as-Sajda: 30)

(Arabo ***************************************)

«Sventura per quei miscredenti che fanno torto a se stessi. Quando gli angeli prendono le loro anime e li catturano, essi si sottomettono immediatamente e dicono: “Non abbiamo commesso alcun peccato”. Gli angeli risponderanno: “Come potete dire di non aver commesso peccati? Allah l’Altissimo conosce perfettamente tutte le vostre azioni”».-(Sura an-Nahl: 28)

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse:

(Arabo *************************************)

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) riferisce che Allah dice: «Ho preparato per i Miei servi virtuosi nella tomba molte cose che nessun occhio ha mai visto, che nessun orecchio ha mai udito e che sono al di là dell’immaginazione umana».

Nel Corano è stato detto riguardo al castigo dei peccatori nelle tombe:

(Arabo *****************************************)

«L’abbondanza e la competizione per i beni e i figli vi tengono orgogliosi del vostro potere, inducendovi a dimenticare Dio. Poi, all’improvviso, morite e vi presentate nella tomba. Pensavate forse che dopo ciò non ci fosse più nulla? Non pensatelo mai. Presto conoscerete la realtà. Se aveste conosciuto con certezza la condizione di quel momento, questo vostro errore sarebbe svanito. Dopo essere entrati nella tomba, vedrete certamente l’Inferno. Quel giorno acquisirete una convinzione visiva riguardo all’Inferno in cui non volevate credere. Poi sarete interrogati sulle infinite benedizioni che avete goduto sulla terra.» — (Sura At-Takāthur, 1-8)

Una spiegazione chiara della suddetta dichiarazione del Nobile Corano si trova negli hadith. In Bukhari e Muslim si trova una narrazione di Hazrat Abdullah ibn Umar (ra). Vi si dice:

Il Profeta ha detto: quando qualcuno tra voi muore e giunge nella tomba, ogni mattina e ogni sera gli viene mostrata la sua futura dimora. Se è destinato al Paradiso, gli viene mostrato il posto in Paradiso; se è destinato all’Inferno, gli viene mostrato il posto nell’Inferno. Poi gli viene detto: «Questa è la tua dimora definitiva.»

Il Profeta disse: poi Allah ti manderà là.

«Quando il servo viene deposto nella tomba e i suoi compagni, dopo averlo sepolto, cominciano a tornare indietro, mentre egli ode ancora il rumore dei loro passi, giungono da lui due angeli. Essi faranno sedere il defunto. Poi, indicando il Profeta Mustafa (s), gli diranno: “Che cosa pensavi di quest’uomo nel mondo?”»

Se quell’uomo è credente, risponderà: «Egli è il servo e il Messaggero di Allah.» Allora gli verrà detto: «Guarda quale luogo abominevole ti era stato destinato nell’Inferno. Ma Allah ha sostituito quel luogo con un posto in Paradiso.» A quel punto vedrà entrambi i luoghi.»

Ma quando la stessa domanda viene posta al miscredente, egli risponderà: «Non so dirlo. Dicevo anch’io ciò che diceva la gente.»

Gli sarà detto: «Non hai cercato di comprendere con la tua conoscenza e il tuo discernimento, né hai voluto conoscere la verità leggendo il sacro Libro di Allah.»

Poi sarà colpito duramente con un martello di ferro. Continuerà a lanciare urla terribili per il dolore insopportabile. Sulla superficie della terra, tutti gli esseri viventi, eccetto i jinn e gli uomini, udranno quelle urla e quei lamenti.

I nomi dei due angeli in questione sono Munakir e Nakir.

Le descrizioni dettagliate del tormento della tomba sono state registrate in diverse raccolte di hadith. Il tormento della tomba è una verità inevitabile. Pertanto, ogni musulmano dovrebbe rivolgere sempre ad Allah l’Altissimo suppliche ferventi per essere salvato dal tormento della tomba e vivere come un vero musulmano.

Hazrat Zayd ibn Thabit disse:

«Un giorno il Messaggero di Allah (s) cavalcava un mulo in un giardino circondato da mura, appartenente alla tribù dei Banū Najjār. Anche noi eravamo con lui. All’improvviso, quando il mulo fece un balzo, il Profeta (s) rischiò di cadere a terra. Si vide che lì c’erano cinque o sei tombe. Il Profeta disse: “Qualcuno di voi conosce gli abitanti di queste tombe?”»

Uno di noi disse: «Io li conosco.»

Il Profeta (s) disse: «Quando sono morti?»

Disse: «Costoro sono morti nell’epoca dello shirk.»

Il Profeta disse: «Questa umma, cioè l’umanità, viene messa alla prova nella tomba e subisce il castigo. Se non temessi che smettereste di seppellire i morti, supplicherei Allah di farvi udire il castigo della tomba che io sto udendo.»

Poi il Profeta (s) si rivolse verso di noi e disse: «Chiedete tutti rifugio ad Allah dal castigo di Jahannam.»

Tutti dissero all’unisono: «Chiediamo rifugio dal castigo di Jahannam.»

Il Profeta (s) disse: «Chiedete rifugio ad Allah dal castigo della tomba.»

Tutti dissero: «Chiediamo rifugio ad Allah dal castigo della tomba.»

Il Profeta (s) disse: «Chiedete rifugio ad Allah da tutte le fitna segrete e manifeste.»

Tutti dissero: «Chiediamo rifugio ad Allah da tutte le fitna segrete e manifeste.»

Il Profeta (s) disse: «Ora chiedete ad Allah rifugio dalla fitna del Dajjāl».

Tutti dissero: «Chiediamo ad Allah rifugio dalla fitna del Dajjāl». — (Muslim)

È opportuno precisare che questa supplica viene recitata, secondo il metodo insegnato dal Profeta (s), dopo la preghiera e prima di volgere il salām.

Nell’Islam è lecito visitare la tomba di una persona dopo la sua morte. Recarsi presso la tomba, porgere il salām al defunto e pregare per lui: questa è la norma conforme all’Islam. Tuttavia, nelle società musulmane sono diffusi lo shirk consistente nel culto delle tombe e il chiedere qualcosa ai defunti. Per salvaguardare la fede, bisogna tenersi lontani da tutto ciò.

Anche riguardo all’anima del defunto, tra alcuni membri della società musulmana si riscontrano certe concezioni errate e politeistiche. Essi credono che, dopo la morte, l’anima continui a recarsi e ad aggirarsi in questo mondo. Credono inoltre che essa possieda molti poteri sconfinati. Non vi è alcun dubbio che tali concezioni costituiscano shirk. Infatti, sotto l’influsso di queste idee errate, molti chiedono aiuto a tali anime immaginarie e offrono voti e sacrifici in loro nome. È assolutamente impossibile che l’anima ritorni dall’Ālam al-Barzakh in questo mondo materiale.

Tuttavia, quando si porge il salām al defunto, Allah, con la Sua mirabile potenza, fa giungere quel saluto alla persona nell’Ālam al-Barzakh. Alcuni sostengono che il defunto possa persino vedere e riconoscere chi lo saluta. Nell’epoca della radio e della televisione, chiedersi come ciò sia possibile è una domanda priva di senso.

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Il grande cataclisma o la distruzione

Tutto ciò che accade nel mondo è sottoposto al piano e al programma di Allah l’Altissimo. La distruzione dell’universo creato, la creazione di un nuovo mondo e la resurrezione degli esseri umani: tutto è sottoposto al Suo grandioso piano e programma.

L’angelo Hadrat Israfil (a.s.) attende l’ordine di Dio per dare inizio al cataclisma. Non appena riceverà l’ordine, soffierà nel suo corno. Si può immaginare che suonerà una sirena di potenza straordinaria.

Prima dell’inizio del cataclisma, Hadrat Israfil (a.s.) soffierà nel corno. In altre parole, emetterà una sorta di suono di flauto. Nel Corano questo flauto è chiamato Sur. In inglese viene detto BUGLE. Quel suono di flauto è un presagio del tumulto e della devastazione. Quel flauto e il suo suono sono al di là della nostra immaginazione ed è impossibile esprimerli a parole. Cerchiamo di comprenderlo con un esempio. Oggi il suono di una sirena segnala un pericolo imminente e la distruzione, soprattutto la sirena in tempo di guerra; allo stesso modo, il «Sur», o corno, continuerà a creare terrore e orrore nell’istante che precede la distruzione totale. Qui si è usata la sirena come esempio per facilitarne la comprensione.

Dal corno si udrà un fragoroso rumore crepitante, accompagnato da un suono continuo. Dal corno, o dalla sirena, continuerà a provenire un suono così assordante, terribile e agghiacciante da squarciare i timpani. Ognuno udirà questo suono allo stesso modo, proveniente dal luogo a lui più vicino. Ciascuno penserà che il suono sorga proprio al suo fianco. È anche possibile che l’angelo suoni il suo corno, o la sua sirena, dallo stesso luogo. Tuttavia, in ogni parte del mondo, vicino agli esseri umani, potrebbe essere collocato qualche dispositivo invisibile simile alla tromba di un altoparlante.

Nella hadith, questo Sur (corno) è stato descritto in tre forme, precisamente:

1. Nafkhatul Fiza, cioè il suono del corno che incute paura, terrore e sgomento.

2. Nafkatuz Saik, cioè il suono del corno che fa cadere morti, o fa morire cadendo.

3. Nafkhatul Qiyam, cioè il suono del corno che farà risorgere tutti dalle tombe e li riunirà nella pianura dell’Hashr.

In altre parole, dopo il primo squillo della tromba si verificherà un terribile sconvolgimento e una catastrofe naturale, tanto che uomini e animali, terrorizzati e sconvolti, correranno qua e là come impazziti.

Al secondo squillo della tromba, chiunque si troverà dovunque morirà all’istante e cadrà a terra. Poi, dopo un lungo intervallo — che potrebbe durare alcuni anni, alcuni decenni oppure anche un breve periodo — si udirà il terzo e ultimo squillo della tromba. E subito dopo tutti risorgeranno dal luogo della loro morte o dalle loro tombe e saranno radunati nel campo del Giudizio. Allah dice:

(Arabo *********************************)

«(Ammoniscili quel giorno) in cui la terra sarà trasformata in un’altra terra e i cieli in altri cieli. Poi tutti compariranno davanti all’unico Allah, l’Onnipotente, con mani e piedi incatenati e privi di ogni conforto. Quel giorno vedrai i peccatori vestiti di pece, mentre le fiamme ardenti del Fuoco avvolgeranno i loro volti. Ciò avverrà affinché Allah ricompensi ciascuno secondo le sue opere. Allah non tarda nel rendere il conto.» — (Sura Ibrāhīm: 48-51)

Da questo versetto e dagli altri indizi del Corano si apprende che la terra e i cieli del Giorno della Resurrezione non saranno ridotti al nulla. Piuttosto, l’attuale ordine naturale giungerà al termine. In un momento particolare tra il secondo e il terzo squillo della tromba — che soltanto Allah conosce — la terra e i cieli saranno ricreati, dopo averne mutato l’attuale forma e configurazione, con un ordine diverso e nuove leggi e modalità naturali. Questo sarà l’Alam al-Ākhira, cioè l’Aldilà e il mondo ultraterreno. Poi, con l’ultimo squillo della tromba, tutti gli esseri umani morti, da Ḥaḍrat Ādam (la pace sia su di lui) fino all’istante precedente alla Resurrezione, saranno riportati in vita e compariranno davanti ad Allah. Nella terminologia coranica questo si chiama ḥashr. Il significato letterale è invece raccogliere e riunire in un unico luogo persone provenienti da ogni direzione. — (Tafhīm al-Qurʾān)

Il breve riepilogo della descrizione progressiva della distruzione fornita nel Sacro Corano è questo: in quel momento, dapprima, il sole perderà la sua luce. Il cielo si squarcerà. Le stelle cadranno giù precipitando. Un terremoto devastante scuoterà il mondo intero. Le montagne saranno frantumate e voleranno come particelle di polvere. I mari si agiteranno e traboccheranno, inondando la terraferma. In breve, ogni cosa sarà distrutta, sconvolta e ridotta in rovina. Non rimarrà alcuna esistenza di ciò che si chiama mondo, firmamento o creato. Non esisterà neppure un angelo. Rimarrà soltanto l’Essenza santa di Allah.

(Arabo ***************************************)

“(Quel giorno si griderà chiedendo:) A chi appartiene oggi il regno? (Dove sono oggi i sovrani del mondo, orgogliosi del loro potere?) (Si eleverà questa voce, o questa risposta:) Oggi il regno, l’autorità e la sovranità appartengono unicamente ad Allah, l’Onnipotente e il Dominatore supremo. (Sarà detto:) Oggi a ogni persona sarà dato ciò che merita per quanto ha acquisito. Oggi nessuno subirà ingiustizia. E Allah è rapidissimo nel fare il conto.” — (Sūra al-Muʾmin: 16-17)

Ora si pone la questione di esaminare il rendiconto della vita terrena degli esseri umani. È forse cosa facile esaminare nei dettagli la vita di un numero così incalcolabile di persone? Presso Allah, invece, tutto è facilissimo.

Allah dice che, quando ha creato l’essere umano, il Suo compito non è terminato con la creazione. Egli osserva i suoi movimenti. Conosce persino i pensieri che sorgono nelle regioni più profonde del suo cuore.

Allah dice inoltre di essere più vicino all’essere umano della vena del suo collo. La conoscenza infinita di Dio lo circonda completamente. Per osservare ogni suo movimento, Allah non ha bisogno di recarsi in alcun luogo. Ogni sua azione segreta e manifesta, in ogni istante, Gli è perfettamente nota. Nonostante disponga di una conoscenza diretta di tutto ciò, in qualità di Sovrano dell’universo Egli ha incaricato innumerevoli ufficiali di registrare ogni azione degli esseri umani. Per ogni figlio dell’uomo sono stati incaricati due angeli: uno a destra e l’altro a sinistra. Non appena una parola viene pronunciata dalla sua bocca, essi restano sempre vigili per annotarla. In questo modo i due angeli continuano a redigere una registrazione esatta e minuziosa di ogni azione dell’essere umano. Questa registrazione, o documento scritto, sarà presentata come prova nel Giorno del Giudizio, e non vi sarà alcun modo di negarla.

È assai difficile farsi un’idea corretta della registrazione perfetta delle azioni quotidiane dell’essere umano. Tuttavia, sulla base delle informazioni che fino a oggi ci sono state rivelate, si può affermare con certezza che, in ogni angolo e in ogni particella dell’ambiente nel quale l’essere umano svolge le sue attività quotidiane, si imprimono immagini identiche delle sue azioni, delle sue parole, delle sue risate e dei suoi pianti, dei suoi movimenti, dei suoi gesti, della sua voce e di ogni altra cosa. Tutto ciò può essere nuovamente reso visibile in modo tale che non vi sia alcuna differenza tra la prima e la seconda immagine. L’essere umano è riuscito a padroneggiarne in parte il funzionamento mediante strumenti dotati di conoscenze e capacità limitate. Gli ufficiali incaricati da Allah, però, cioè gli angeli, non hanno bisogno neppure di tali strumenti, né il loro operato è soggetto ad alcun limite o impedimento. Il corpo umano e ogni oggetto che lo circonda sono per loro nastri e pellicole, sui quali possono imprimere fedelmente ogni parola e ogni immagine. Poi, nel Giorno del Giudizio, essi potranno far udire all’essere umano con le proprie orecchie tutto ciò che egli stesso ha detto, e fargli vedere con i propri occhi tutto ciò che ha fatto pubblicamente o in segreto. Dopo di ciò, non gli sarà più in alcun modo possibile negarlo.

Nella vita terrena, a un certo punto la morte giunge improvvisamente alla porta dell’essere umano. Vi è un angelo specificamente incaricato di separare l’anima dal corpo e causare la morte. Il suo nome è Hazrat Azra’il (A). È chiamato anche «Malekul Mowt» (il re della morte, o l’angelo della morte). Al momento della morte si prova anche una sofferenza insopportabile. Allah dice che, quando colui che ha sempre cercato di evitare la morte si presenta con l’inevitabile e doloroso castigo, la verità autentica gli si rivela. Fino ad allora, tra questo mondo e l’aldilà permaneva un velo impenetrabile.

Al momento della morte quel velo sarà sollevato. Allora egli vedrà chiaramente l’aldilà, del quale i profeti di Allah hanno sempre proclamato l’ammonimento. Non soltanto la verità dell’aldilà gli apparirà manifesta, ma saprà anche se inizia il viaggio verso l’aldilà come persona fortunata oppure sfortunata.

Durante la vita terrena, l’incredulo aveva deriso e respinto tutto ciò, considerandolo falso e immaginario. Ma ora quel cosiddetto aldilà immaginario è chiaramente davanti ai suoi occhi.

È così che ogni essere umano muore. Poi, quando dopo la catastrofe universale risuonerà la sirena della resurrezione, ogni essere umano sarà condotto nel campo del Giudizio. Saranno con lui due angeli. Uno avrà il compito di condurlo dal luogo della resurrezione fino al cospetto di Dio, mentre l’altro sarà il portatore della sua registrazione e il suo testimone. Probabilmente sono proprio questi due angeli a essere incaricati di registrare le azioni compiute dall’essere umano durante la vita terrena. Quando, al suono della sirena, l’essere umano risorgerà dalla sua tomba o dal luogo della sua morte, questi due angeli lo prenderanno sotto la loro custodia e lo condurranno al cospetto di Dio, proprio come la polizia conduce l’imputato in tribunale.

(Arabo ***********************************)

«Quel Giorno Dio dirà a ogni miscredente: “Hai trascorso la vita nella noncuranza, non credendo in questo Giorno. Oggi ho rimosso il velo dai tuoi occhi. Ciò che non volevi credere e che non volevi vedere con gli occhi del cuore, oggi osservalo direttamente. Oggi ho reso acuta la tua vista affinché tu possa vedere questa Verità.”» — (Sura Qaf: 22)

I due angeli presenteranno davanti a Dio la persona affidata alla loro responsabilità, e colui che ha il compito di presentarla dirà:

(Arabo **************************************)

«O Dio, ecco colui che mi era stato affidato: l’ho condotto qui. (Dopo il giudizio, sarà impartito l’ordine:) Getta nell’Inferno ogni miscredente ostinato che nutre odio verso la Verità.» — (Sura Qaf: 23-24)

I principali peccati degli abitanti dell’Inferno

(Arabo ***********************************)

«Getta nell’Inferno ogni miscredente che nutre odio verso la Verità, ostacola il bene e la retta via, trasgredisce i limiti e nutre dubbi riguardo al Din.» — (Sura Qaf: 24-26)

Analizzando i due versetti sopra citati, i principali peccati commessi dagli abitanti dell’Inferno erano i seguenti:

  • Rinnegare la verità proclamata dai profeti.
  • Nutrire odio verso la verità e verso coloro che invitano ad essa.
  • Essere ingrati verso Dio, nonostante la Sua grazia e i Suoi doni ricevuti in ogni momento della vita.
  • Ostacolare la retta via, tenersene lontani e sviare gli altri.
  • Non adempiere, con i propri beni, ai diritti dovuti a Dio e agli esseri umani.
  • Trasgredire i limiti stabiliti da Dio nella vita.
  • Commettere ingiustizia, soprusi e persecuzioni contro gli altri.
  • Dubitare della religione predicata dal Profeta.
  • Instillare dubbi nella mente altrui.
  • Associare altri a Dio.

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La disputa tra Satana e gli esseri umani

È noto che, nel mondo terreno, Satana è costantemente impegnato nel traviare gli esseri umani. Nell’aldilà, verrà ordinato di gettarlo nell’Inferno insieme alla persona condannata al castigo infernale. In quel momento, l’uomo e Satana continueranno ad accusarsi a vicenda. Il disgraziato accuserà Satana, dicendo che è stato traviato unicamente a causa della sua istigazione. Pertanto, quel castigo spetta soltanto a lui.

D’altra parte, Satana, senza riconoscere la propria colpa, dichiarerà colpevole proprio quell’uomo. Presenterà la propria difesa davanti a Dio, dicendo:

(Arabo ***********************)

«O Signore e Provveditore, non ho affatto cercato di traviarlo. Al contrario, era lui stesso traviato.»

Allah rivolgerà loro la parola dicendo: «Non litigate così davanti a Me. Non serve a nulla. In verità, vi avevo avvertiti entrambi in anticipo che chi travia se stesso e travia anche un altro dovrà subirne le conseguenze, e che entrambi avreste dovuto subirle. Ora sopportate entrambi questa punizione inevitabile. La Mia decisione è salda e immutabile. L’ordine che vi è stato impartito non sarà cambiato. Non sarà modificata la legge immutabile che avevo proclamato nel mondo: sia il traviato sia colui che travia dovranno subire una dura punizione. Ciononostante, Io non commetto neppure la minima ingiustizia verso i Miei servi. La punizione che oggi è stata decretata per voi vi spetta davvero. Il Mio sistema di giudizio è fondato sulla verità e sulla giustizia. Nessuno viene punito per qualcosa di cui non è realmente responsabile, né per un crimine che non sia stato dimostrato da prove e testimonianze inconfutabili.» (Si veda la sura Qaf, 27-29.)

La ragione del successo degli abitanti del Paradiso

D’altra parte, riguardo a coloro che temono Dio, che hanno risposto all’invito dei profeti e hanno creduto pienamente e senza esitazione nelle parole dei profeti, Allah dice che il Paradiso sarà avvicinato moltissimo a loro. Poiché questo Paradiso sarà la loro dimora eterna, non appena sarà pronunciata la sentenza a loro favore, esso sarà portato vicinissimo a loro. Non sarà necessario raggiungerlo a piedi con fatica o per mezzo di un qualsiasi veicolo. Nell’istante stesso in cui sarà pronunciata la sentenza, entreranno agevolmente in Paradiso. Allah ha anche menzionato, in termini generali, per quali qualità otterranno il Paradiso.

(Arabo **********************************************)

«E il Paradiso sarà avvicinato ai timorati di Dio e non sarà affatto lontano. Sarà detto: “Questo è ciò che vi era stato promesso: per ogni persona che ritorna ad Allah e osserva i Suoi comandamenti, custodendoli.”» (Si veda la sura Qaf, 31-32.)

(Arabo *************************************************)

«Colui che teme il Misericordioso senza averLo visto; colui che si volge ad Allah con cuore sincero.» (Si veda la sura Qaf, 33.)

o La loro prima qualità sarà il timore di Dio (taqwā). Nella vita terrena, per paura del dispiacere di Dio, vivranno sempre timorosi e trepidanti. Sarà proprio questo timore di Dio a mantenerli saldi sulla retta via in ogni momento.

o Nel linguaggio del Corano, la loro seconda qualità è indicata con il termine «awwāb». La parola «awwāb» è di ampio significato. Con «awwāb» si intende una persona che ha abbandonato la disobbedienza ad Allah e la schiavitù delle passioni, scegliendo esclusivamente la via che conduce al compiacimento di Allah. Ha abbandonato tutto ciò che Allah disapprova e adottato tutto ciò che Allah ama. Se si allontana improvvisamente dalla via di Dio, ne rimane profondamente turbata, si pente immediatamente e ritorna sulla via di Dio. È una persona che ricorda sempre Allah e decide ogni cosa secondo i principi di Allah.

o Parlando della terza qualità, sono stati definiti «ḥāfiẓ», termine che generalmente significa custode. Si tratta di un custode che osserva pienamente i limiti stabiliti da Allah, gli obblighi e i divieti di Allah, nonché gli altri depositi e compiti a lui affidati. Custodisce quei diritti che Allah gli ha imposto. Mantiene quei giuramenti e quelle promesse che ha fatto ad Allah insieme alla professione della fede. Sorveglia attentamente il proprio tempo, le proprie forze, il proprio lavoro e i propri sforzi, affinché non vengano spesi in azioni malvagie o su vie fuorvianti. Dopo essersi pentito, custodisce il proprio pentimento affinché non vada perduto. Esamina se stesso in ogni momento mediante la muḥāsaba al-nafs, per verificare di non aver disobbedito ad Allah con le proprie parole o azioni. Una persona simile è chiamata «ḥāfiẓ», e proprio coloro che possiedono queste qualità saranno gli abitanti del Paradiso.

o È colui che non ha mai visto Allah, ma, confidando fermamente nella Sua misericordia illimitata, continua sempre a temerLo. L’oceano di misericordia, bontà e compassione che è Allah non può mai essere visto, né può essere percepito in alcun modo dai sensi. Nonostante ciò, chi Lo teme si astiene sempre dalla disobbedienza nei Suoi confronti. Nel suo cuore, il timore dell’invisibile Allah è maggiore di quello suscitato da qualunque altra forza percettibile o da qualsiasi essere potente e visibile. Sebbene creda che Allah sia il Raḥmān e il Raḥīm, non si abbandona al peccato confidando nella Sua misericordia e nel Suo perdono. Al contrario, rimane in ogni momento timoroso e trepidante davanti ad Allah.

Nella parte in arabo del versetto in questione si allude a due qualità del credente. Primo: temere Allah, che non è mai stato visto. Secondo: non muovere un passo sulla via del peccato per timore di Lui, nonostante Egli sia il Raḥmān e il Raḥīm.

o Chi rimane sempre sinceramente attratto da Allah: Allah ha definito il cuore di una persona simile «qalb munīb».

La parola «munīb» ha un significato ampio. Come l’ago della bussola rimane rivolto verso nord in ogni circostanza e, nonostante ogni tentativo, non può essere deviato verso un’altra direzione, così il cuore di un credente viene definito «qalb munīb» soltanto quando, in ogni condizione — nella gioia e nel dolore, nelle difficoltà e nelle calamità, nel sonno e nei sogni, così come durante la veglia — rimane attratto unicamente da Allah e rivolto verso di Lui.

Soltanto quei fortunati che saranno adornati delle cinque qualità sopra descritte otterranno l’accesso al Paradiso di Allah.

Poi l’Onnipotente Allah si rivolgerà a loro dicendo: «Entrate nel Paradiso, dove non vi sono né sofferenza né dolore, né alcuna preoccupazione o ansia. È un luogo di felicità pura e inesauribile. Là, da parte dei Miei angeli, vi sarà rivolto il benvenuto.»

Questo Paradiso è un luogo in cui l’essere umano otterrà ogni cosa desiderata. Inoltre, Allah ha preparato per lui altri tesori inestimabili, che egli non è nemmeno in grado di immaginare. — (Sura al-Qāf: 31-35)

Nel Giorno del Giudizio, nell’Aldilà, l’umanità sarà divisa in tre gruppi in base ai propri peccati e alle proprie buone azioni: il gruppo degli eletti, il gruppo della destra e il gruppo della sinistra.

Nel Giorno del Giudizio, la scena davanti alla gloriosa corte di Allah sarà forse questa: davanti a Lui vi sarà il gruppo degli eletti; alla destra, un gruppo, e alla sinistra, un altro gruppo. Quest’ultimo sarà un gruppo davvero sventurato.

Nella Sura al-Wāqiʿa, ciò viene descritto nel modo seguente:

(Arabo ****************************************)

«Quel Giorno sarete divisi in tre categorie. Una categoria sarà quella della destra. Che dire di questa categoria? Un’altra sarà quella della sinistra. Che cosa si può dire della sventura di questa categoria? E un’altra categoria sarà quella degli eletti. Questa è il Paradiso colmo delle benedizioni di Allah. In questa categoria vi saranno molti dei primi tempi e pochi degli ultimi tempi. Essi siederanno, appoggiati ai cuscini e rivolti gli uni verso gli altri, su troni ornati d’oro e di seta. Intorno a loro gireranno eternamente giovani, offrendo loro gioia e piacere. Nelle loro mani vi saranno brocche d’acqua, coppe e calici colmi di vino purificato, attinto dalle sorgenti. Bevuto quel vino, non cominceranno ad avere vertigini, né perderanno la ragione. E gli eternamente giovani serviranno loro diversi frutti prelibati, affinché possano scegliere ciò che desiderano. Inoltre, saranno servite loro carni squisite di diversi uccelli, ed essi ne mangeranno a loro piacimento. Per loro saranno destinate fanciulle dagli occhi belli e di straordinaria bellezza! La loro bellezza sarà come quella di perle e gemme custodite con cura. Otterranno tutto ciò come ricompensa per le buone azioni compiute nel mondo. Là non udranno discorsi vani, sciocchi e volgari, né parole peccaminose o conversazioni sconvenienti. I loro discorsi e le loro conversazioni saranno decorosi; non vi sarà in essi alcuna verbosità (discorsi insensati). Saranno salutati soltanto con queste parole: “Pace, pace su di voi.”» — (Sura al-Wāqiʿa: 7-26)

Il gruppo degli eletti

Nel gruppo degli avanguardisti menzionato sopra vi saranno coloro che sono in prima linea nell’onestà, nell’acquisizione delle virtù e nel seguire la retta via. Sono stati i primi a rispondere all’invito di Dio e del Messaggero (s). Che si tratti del jihad, di elargire generosamente denaro sulla via di Allah, di servire l’umanità o di svolgere attività di da‘wa e tabligh—insomma, qualunque occasione si presenti nel mondo per impegnarsi e sacrificarsi nell’instaurazione della giustizia e nell’eliminazione dell’ingiustizia, coloro che in tali attività si trovano nelle prime file fanno parte del gruppo degli avanguardisti. Per questo, nell’Aldilà, nel Giorno del Giudizio finale, questo gruppo sarà posto davanti a tutti. Gli altri timorati di Dio e virtuosi occuperanno il lato destro. Quanto ai peccatori sventurati, saranno sul lato sinistro.

È stato narrato un hadith da Aisha (ra) secondo cui un giorno il nobile Profeta (sa) chiese alla gente: «Sapete chi sarà il primo ad avere un posto all’ombra della potenza di Allah nel campo della resurrezione?»

La gente rispose: «Allah e il Suo Messaggero lo sanno meglio».

Il Profeta disse: «Sono coloro che, quando viene loro presentata una richiesta in nome della verità, l’accettano. Nei confronti degli altri prendono la stessa decisione che prenderebbero per se stessi».

Sopra sono stati menzionati i giovani eterni. Essi rimarranno giovani in questo modo per tutta l’eternità. Non raggiungeranno mai la maturità e non invecchieranno.

Hazrat Ali (ra) e Hazrat Hasan al-Basri (ra) hanno detto che si tratta di quei bambini morti prima di raggiungere la pubertà. Non avevano né peccati né meriti per i quali potessero ricevere una punizione o una ricompensa.

È opportuno precisare che i giovani sopra menzionati saranno figli di persone alle quali non sarà toccato il Paradiso. Riguardo ai figli degli abitanti del Paradiso, Allah ha dichiarato che i loro figli saranno riuniti con loro in Paradiso. Non soltanto i loro figli innocenti, ma anche quegli adulti che conseguiranno il Paradiso grazie alle loro opere buone avranno l’opportunità di vivere insieme ai loro genitori. — (Si veda la sura at-Tur, 21)

Il gruppo della destra

Poi, riguardo agli abitanti del Paradiso fortunati della seconda categoria, Allah dice:

(Arabo **************************************************************)

«Essi godranno di giuggioli senza spine, di giardini di frutti ombrosi estesi in lontananza, di sorgenti d’acqua sempre scorrenti e di frutti inesauribili. Questi frutti saranno disponibili in quantità sufficiente in ogni stagione, e non vi sarà alcun ostacolo nell’ottenerli e nel gustarli. Siederanno su seggi elevati. Noi creeremo nuovamente le loro spose e le renderemo vergini, profondamente innamorate dei loro mariti e della stessa età. Tutto ciò sarà per la gente della destra». (Sura al-Wāqiʿa, 28-38)

Le vergini qui menzionate saranno proprio quelle donne che, grazie alla loro fede e alla loro vita virtuosa, entreranno in Paradiso. Là otterranno una nuova giovinezza, anche se nel mondo saranno morte in vecchiaia. Che nel mondo siano state belle o meno, in Paradiso saranno rese straordinariamente belle. Anche se moriranno madri di diversi figli, in Paradiso rimarranno eternamente vergini. La loro verginità non verrà mai meno, neppure dopo i rapporti coniugali.

Se anche i mariti di queste fortunate donne saranno abitanti del Paradiso, allora non ci sarà altro da dire. Esse saranno le loro compagne eterne. Altrimenti, saranno date in nuovo matrimonio a un altro abitante del Paradiso.

Nello Shama’il di Tirmidhi è riportato un hadith. Un giorno, un’anziana si rivolse al Profeta Mustafa (pace e benedizioni su di lui) e disse: «O Messaggero di Allah, prega affinché io possa entrare in Paradiso».

Il Profeta, scherzando un po’, disse: «Nessuna donna anziana potrà entrare in Paradiso».

Udite queste parole, l’anziana se ne andò da lì piangendo.

Il Profeta disse alla gente: «Ditele che non potrà entrare in Paradiso nella vecchiaia. Allah ha detto che renderà vergine ogni donna del Paradiso».

Nella raccolta di al-Tabarani è riportata una lunga narrazione di Umm Salama (che Allah sia soddisfatto di lei). Quando al Profeta furono poste domande riguardo alle donne sopra menzionate nel Corano, egli spiegò il versetto in questione dicendo che erano donne morte nella vita terrena. Erano anziane, con gli occhi infossati nelle orbite e i capelli brizzolati e bianchi. Dopo una simile vecchiaia, Allah le renderà vergini.

Umm Salama (che Allah sia soddisfatto di lei) chiese: «Se una donna sulla terra ha avuto più di un marito, con quale marito sarà in compagnia in Paradiso?»

Il Profeta disse: «Le sarà dato il diritto di scegliere uno dei suoi precedenti mariti. Sceglierà quello il cui carattere, la cui condotta e il cui comportamento erano migliori. Si rivolgerà ad Allah dicendo: “O Allah, poiché il comportamento e il modo di trattarmi di tal dei tali erano molto migliori di quelli degli altri, concedimi il diritto di essere sua compagna”».

Poi il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Umm Salama, è così che il buon carattere e il buon comportamento assicurano il bene della vita terrena e dell’Aldilà».

È superfluo dire che anche gli uomini del Paradiso riacquisteranno la giovinezza.

In diversi hadith è riferito che avranno circa trent’anni, come giovani appena divenuti adulti, a un’età in cui non è ancora spuntata la barba. Avranno un aspetto bello, chiaro di carnagione e ben proporzionato.

La schiera della sinistra

Poi, riguardo al gruppo sventurato posto a sinistra, è stato detto degli abitanti dell’Inferno:

(Arabo *****************************************************)

«Essi dimoreranno tra un vento rovente e acqua bollente. Saranno avvolti da una nube di fumo nero e ardente, che non sarà mai fresca né confortevole. Essi sono coloro che nella vita terrena vivevano felici e nell’agiatezza. La loro vita felice e agiata li aveva indotti a dedicarsi alle opere peccaminose. Compivano tali peccati con ostinazione e arroganza. Dicevano: “Dopo la morte diventeremo forse scheletri e ci mescoleremo alla terra. Come potremo allora tornare in vita? E anche i nostri antenati saranno forse riportati in vita in questo modo?”. Allah dice: “O Profeta! Di’ loro che tutti, i primi e gli ultimi, saranno radunati in un giorno stabilito. Per esso è stato fissato un termine”. Poi Allah dice: “O gruppo di traviati e bugiardi, mangerete l’albero di Zaqqum nell’Inferno. Con esso riempirete i vostri ventri. Poi berrete a sazietà acqua bollente, come cammelli assetati». —(Sura al-Wāqiʿa: 42-55)

Lo Zaqqum è una specie di frutto estremamente spinoso e sgradevole.

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Le miserie degli abitanti dell’Inferno

In molti passi del Sacro Corano sono descritte le condizioni degli abitanti del Paradiso e dell’Inferno. Innanzitutto viene menzionato il terribile destino degli abitanti dell’Inferno. In seguito vengono forniti anche alcuni particolari della suprema felicità degli abitanti del Paradiso.

(Arabo *****************************************************)

“Gli infedeli miscredenti saranno condotti a schiere verso l’Inferno. I custodi dell’Inferno apriranno le porte e chiederanno loro: «Non sono forse venuti da voi i messaggeri di Allah a recitarvi i versetti del loro Signore? Non vi avevano forse avvertiti che avreste incontrato questo giorno?». Essi risponderanno: «Sì, lo hanno fatto», ma quel giorno sarà compiuta la promessa del castigo riservato ai miscredenti. Poi sarà detto loro: «Entrate nell’Inferno». Quale orribile dimora è l’Inferno per i miscredenti superbi! E vi dovranno rimanere per sempre.”-(Sura az-Zumar: 71-72)

Riguardo agli abitanti dell’Inferno è stato detto:

(Arabo ********************************************************)

“Nel Giorno della Risurrezione li presenteremo con il capo e il volto rivolti verso il basso. La loro dimora sarà l’Inferno. Se l’intensità del fuoco dell’Inferno diminuisse, la accresceremmo. Questa sarà la loro ricompensa finale, perché avevano negato i Nostri segni. Dicevano: «Dopo la morte, i nostri scheletri si mescoleranno alla terra. Come potranno poi essere ricreati?»”-(Sura Bani Isra’il: 97-98)

(Arabo ***********************************************************)

“Ai miscredenti saranno fatte indossare vesti di fuoco dell’Inferno. Sopra le loro teste sarà versata acqua bollente. Essa farà fondere la loro pelle e ciò che si trova nei loro ventri. Per loro saranno preparate sbarre di ferro. Quando, a causa dell’insopportabile sofferenza, cercheranno di uscire dall’Inferno, saranno ricacciati nuovamente dentro. Sarà detto loro: «Gustate il fuoco!»”-(Sura al-Hajj: 19-22)

“Per i miscredenti è stato preparato il fuoco dell’Inferno. Là non moriranno e il loro castigo non sarà alleviato. Essi grideranno: «Signore nostro, liberaci da questo castigo! Abbandoneremo le nostre cattive azioni passate e da ora in poi compiremo il bene». Allah dirà loro: «Non vi avevo forse concesso una lunga vita, affinché poteste comprendere la verità?». Poiché non lo avete fatto, subite dunque questo castigo. Oggi gli ingiusti non avranno alcun soccorritore.”-(Sura Fatir: 36-37)

(Arabo *************************************************)

«Presto getterò nel Fuoco coloro che hanno rifiutato i Miei segni. Quando la pelle dei loro corpi sarà bruciata, la sostituirò con una nuova pelle, affinché continuino a subire il castigo. Allah è onnipotente e sapiente.» — (Sura an-Nisāʾ: 56)

(Arabo ****************************************************)

«Costoro dicono: “Dopo la nostra prima morte non c’è più nulla. E poi non saremo riportati in vita una seconda volta; se sei veritiero, riportaci in vita i nostri antenati morti, così vedremo”. (In risposta viene detto:) “Sono forse migliori loro, o il popolo di Tubbaʿ e quelli che vennero prima di loro? Li distruggemmo perché erano peccatori. ……… Il tempo stabilito per riportare tutti costoro in vita è il Giorno della Decisione. Quel giorno nessun amico intimo potrà essere d’aiuto a un altro amico intimo. E da nessun luogo riceveranno aiuto. ………… L’albero di zaqqūm sarà il cibo dei peccatori. Sarà come la feccia dell’olio; ribollirà nei loro ventri come ribolle l’acqua bollente. (Verrà detto:) ‘Afferralo e trascinalo a forza verso il Jahannam. Versa sul suo capo il castigo dell’acqua bollente che ribolle.’ ‘Assapora questo! Tu eri davvero un uomo onorato e potente.’ Questo è ciò di cui dubitavate.» — (Sura ad-Dukhān: 34-50)

Il sovrano ribelle a Dio, inebriato dal potere, si era insediato come signore degli uomini. Si considerava la persona più influente e onorata del mondo. Gli uomini si prostravano davanti a lui, volenti o nolenti, e continuamente ne celebravano le lodi e le virtù. Sopra è stato descritto quale sarà la sua sorte dopo il giudizio dell’Aldilà.

«E quale sarà la situazione quando questi miscredenti saranno condotti e fatti stare davanti al Fuoco? Sarà detto loro: “Avete consumato nella vita terrena le benedizioni che vi spettavano e ne avete goduto. Oggi vi sarà inflitto un castigo umiliante, come ricompensa per l’arroganza che avete mostrato sulla terra senza averne alcun diritto e per le disobbedienze che avete commesso”.» — (Sura al-Aḥqāf: 20)

(Arabo ************************************************)

«Che accadrà quando gli angeli prenderanno le loro anime e li trascineranno colpendoli sul volto e sulla schiena? Ciò avverrà perché hanno seguito pratiche, metodi e dottrine che hanno suscitato l’ira di Allah, e non hanno voluto seguire la via che Lo avrebbe soddisfatto. Per questo Egli ha reso vane e infruttuose tutte le loro opere.» — (Sura Muḥammad: 27-28)

Le parole sopra riportate sono state pronunciate nel contesto del conflitto e dello scontro tra l’Islam e la miscredenza. Nella vita terrena, questi ipocriti si erano tenuti al riparo dai rischi del conflitto tra l’Islam e la miscredenza, per proteggere i propri interessi. Ma, dopo la morte, dove potranno fuggire dalla presa di Allah? In quel momento, i loro ultimi tentativi e stratagemmi non potranno salvarli dai colpi degli angeli.

Anche questo versetto dimostra quale sarà il castigo nell’Alam al-Barzakh dopo la morte. Da ciò risulta chiaramente che il castigo dei miscredenti e degli ipocriti comincia già al momento della morte. Tuttavia, questo castigo non è come quello che sarà inflitto loro al termine del giudizio nel Giorno della Resurrezione.

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La suprema beatitudine degli abitanti del Paradiso

Da una parte è stata fornita una descrizione dettagliata del terribile destino nell’Aldilà dei sovrani ribelli a Dio e dei capi della società, accecati dal potere e negatori dell’invito alla religione dei profeti; dall’altra è stata descritta anche la vita eterna, felice e beata, di coloro che credono nella vera religione e si dedicano anima e corpo alla via di Dio. Qui ne vengono menzionati alcuni esempi:

(Arabo ********************************************)

«Coloro che nella vita terrena erano timorati di Dio, timorosi e obbedienti per timore di Dio, saranno condotti in Paradiso a schiere. Il custode del Paradiso dirà loro: “As-salāmu ʿalaykum, benvenuti, entrate nella vostra dimora eterna, il Paradiso, e vivete qui nella massima felicità”. Essi diranno: “Ogni lode appartiene ad Allah, che ha mantenuto la promessa fattaci. Egli ci ha dato questo Paradiso in pieno possesso. Possiamo abitare dove desideriamo. Quanto è bello il premio per coloro che compiono il bene!”» — (Sura az-Zumar: 73-75)

(Arabo *******************************************************)

«Per ogni persona che teme di essere presentata davanti al suo Signore vi sono due giardini. Quali dunque, tra i favori del vostro Signore, negherete? (Quei giardini) sono rigogliosi di rami verdeggianti. ……… In entrambi i giardini scorrono incessantemente due sorgenti. ……… In entrambi i giardini vi saranno due varietà di ogni frutto. ……… Gli abitanti del Paradiso si appoggeranno su giacigli il cui interno sarà di spesso broccato di seta. I rami degli alberi del giardino si piegheranno sotto il peso dei frutti. Vi saranno anche bellezze perfette, che abbassano gli occhi per modestia. Prima di allora nessun uomo né jinn le avrà toccate. Saranno di una bellezza straordinaria, simili a perle e gemme preziosamente custodite. Quale può essere la ricompensa del bene se non il bene? ……… Oltre a quei due giardini, ne saranno concessi altri due. ………… Giardini densi, verdeggianti e freschi. ……… Nei due giardini vi saranno due sorgenti che zampilleranno come fontane. ……… Vi saranno frutti innumerevoli, datteri, melograni e altri ancora. ……… (Tra queste grazie vi saranno) spose caste e virtuose. ……… Fanciulle dagli occhi grandi, dimoranti nelle tende. Nessun uomo né jinn avrà toccato prima queste abitanti del Paradiso. Gli abitanti di questi giardini si appoggeranno su tappeti verdi e su splendide e preziose coperte.» — (Sura ar-Rahman: 46-76)

(Arabo *******************************************************)

«Coloro che mantengono il patto stipulato con Allah e non infrangono il giuramento, che preservano i legami che Allah ha ordinato di mantenere, temono il loro Signore e temono il severo rendiconto; coloro che perseverano per ottenere il compiacimento del loro Signore, osservano la preghiera, spendono segretamente e pubblicamente di ciò che abbiamo concesso loro come sostentamento e respingono il male con il bene: per loro è la dimora dell’Aldilà. Per loro vi saranno giardini nei quali entreranno insieme a loro anche i loro antenati, le loro mogli e i loro figli che saranno virtuosi. Gli angeli verranno da ogni parte a dar loro il benvenuto e diranno: “As-salāmu ʿalaykum” (la pace sia su di voi). Poiché avete affrontato con pazienza le circostanze del mondo (contro le forze avverse all’Islam), oggi siete divenuti degni di questo luogo. Quanto è meraviglioso questo giardino dell’Aldilà!» — (Sura ar-Raʿd, 20-24)

(Arabo *************************************************************)

«Nel Giorno della Resurrezione i peccatori saranno riconosciuti a prima vista. Saranno trascinati tenendoli per i capelli della fronte e per i piedi. Quali dunque dei prodigi di Allah negherete quel Giorno? Questo è l’Inferno che essi negavano come menzogna. Continueranno ad aggirarsi tra il suo fuoco e la sua acqua bollente e ardente. …… D’altra parte, per il piacere di coloro che temono Dio, in Paradiso saranno concessi due giardini. …… Un giardino colmo di verdi piante rampicanti. ……… Due sorgenti scorrono tra i due giardini. ……… Ogni frutto del giardino sarà di due specie. …… Il padrone di questo giardino vi siederà appoggiato a cuscini su splendidi giacigli di seta. I rami degli alberi del giardino si piegheranno sotto il peso dei frutti. Vi saranno inoltre belle donne che abbasseranno lo sguardo per pudore, che prima di allora non saranno state toccate né da uomo né da jinn ……… saranno di una bellezza incomparabile, simili a perle e gemme custodite.» — (Sura ar-Raḥmān, 41-45)

(Arabo **************************************************)

«Coloro che hanno rifiutato i Nostri segni li faremo bruciare nel Fuoco. Quando la loro pelle sarà completamente consumata, gliene daremo in cambio un’altra, affinché possano gustare il castigo. Allah è Onnipotente e Sapiente.» — (Sura an-Nisāʾ, 56)

(Arabo ****************************************************)

«Presso Allah, il più alto rango spetta a coloro che hanno creduto in Lui, hanno abbandonato case, commerci e campi per la Sua causa e hanno lottato sulla via di Allah con i loro beni e le loro vite: la loro vita è dunque riuscita. Il loro Signore (Allah) annuncia loro la buona novella della Sua misericordia, del Suo compiacimento e di dimore in giardini dove è stata predisposta per loro una felicità e una pace eterne. Vi dimoreranno per sempre. Presso di Lui vi è una ricompensa inesauribile per le buone opere.»

(Arabo *****************************************************)

«O credenti! Volete che vi indichi un commercio che vi libererà da un castigo doloroso? Credete in Allah e nel Suo Messaggero e combattete sulla via di Allah con i vostri beni e le vostre vite. Se volete sapere, sappiate che questo è un bene per voi. (Perché, grazie a ciò,) Allah vi perdonerà i vostri peccati, vi farà entrare nei giardini del Paradiso sotto i quali scorrono i fiumi e, nelle dimore eterne e nei giardini, vi concederà splendide abitazioni. Questo è, in verità, il grande successo.»

Nel Nobile Corano, in molti luoghi, sono state fornite descrizioni dettagliate di questo genere degli abitanti del Paradiso e degli abitanti dell’Inferno. A titolo d’esempio, sopra ne sono state menzionate soltanto alcune.

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Il Giorno dell’Aldilà: il giorno della vittoria e della sconfitta

Allah l’Altissimo ha dichiarato che il Giorno del Giudizio dell’Aldilà è il vero giorno della vittoria e della sconfitta, ovvero il giorno del successo e del fallimento:

(Arabo *************************************************************)

«I miscredenti affermano con grande arroganza che dopo la morte non saranno in alcun modo resuscitati. (O Profeta,) dì loro: “Giuro sul mio Signore: sarete certamente resuscitati nell’Aldilà. Poi vi sarà reso noto ciò che avete fatto nel mondo. E tutto questo è facilissimo per Allah. Credete dunque in Allah, nel Suo Messaggero e nella “Luce” che ho fatto scendere. Allah è informato di ogni cosa che fate. Saprete tutto ciò nel Giorno in cui Egli vi riunirà per la grande assemblea (il Giorno della Risurrezione). Quel giorno sarà per gli uni e per gli altri il giorno della vittoria e della sconfitta. Coloro che crederanno in Allah e compiranno opere virtuose, Allah cancellerà i loro peccati. Li farà entrare nel Paradiso, sotto le cui dimore scorrono i fiumi. Vi dimoreranno per sempre. Questo è il grande successo. Al contrario, coloro che rinnegheranno Allah e l’Aldilà e tratteranno da menzogne i Miei versetti e i Miei segni saranno gli abitanti dell’Inferno. Vi resteranno per sempre. Quale pessima dimora!”» — (Sura At-Taghābun: 7-10)

Sopra, con “Nūr” si intende il Sacro Corano.

La parola “Taghābun” ha diversi significati, che vengono qui illustrati uno dopo l’altro.

Tutti coloro che si opponevano alla verità non volevano in alcun modo credere nell’Aldilà. A questo riguardo mostrarono un’estrema ostinazione. Eppure non avevano, né hanno tuttora, alcun mezzo con cui poter affermare con certezza che non esiste un Aldilà. Questo argomento è stato trattato nella prima parte del libro.

Allah ha ordinato al profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) di rispondere, nel versetto sopra citato, alle arroganti parole pronunciate dai miscredenti. In realtà, è Allah stesso a fornire la risposta. Ed è stato ordinato di rispondere giurando per Allah. Può giurare soltanto chi possiede una conoscenza visiva della verità di qualcosa. La conoscenza che il Profeta aveva dell’Aldilà non consisteva soltanto nel fatto che Allah lo aveva dichiarato. Certamente, quando Allah dice qualcosa, non può esserci alcun dubbio sulla sua verità. Tuttavia, quella sarebbe una ferma convinzione della verità di qualcosa senza averla vista; non è una fede basata sulla visione diretta.

Il profeta Ibrāhīm (pace su di lui) possedeva una ferma fede e convinzione nel fatto che Allah può riportare in vita i morti. Tuttavia desiderava vedere con i propri occhi il processo con cui i morti vengono riportati in vita. Desiderava trasformare la sua fede in una certezza completa e ottenere la tranquillità interiore. Perciò pregò il Signore. Allora il Signore gli mostrò il miracolo, riportando in vita quattro uccelli morti davanti agli occhi del profeta Ibrāhīm. (Si veda la sūra al-Baqara, versetto 260.)

Ora, la fede nella resurrezione dei morti non può essere la stessa per il profeta Ibrāhīm (pace su di lui) e per un credente comune. Ma la fede del nostro ultimo Profeta (pace e benedizioni su di lui) nell’Aldilà e nella resurrezione dei morti era proprio come la suddetta fede basata sulla visione diretta del profeta Ibrāhīm. Allah concesse al Suo ultimo e amatissimo Profeta l’opportunità di vedere con i propri occhi, durante la notte del Miʿrāj, i misteri della creazione e molte altre realtà nascoste. Perciò non avrebbe dovuto avere alcuna esitazione nel giurare per il Signore sulla verità dell’Aldilà.

Le parole “Poi vi sarà reso noto ciò che avete fatto nel mondo” contenute nel sacro versetto sopra citato sono estremamente importanti. Proprio all’inizio di questa sūra, Allah ha detto che, dopo aver creato l’essere umano, gli ha concesso piena libertà d’azione. Se vuole, egli può diventare un miscredente ostinato e percorrere la via del peccato. Può diventare un oppressore spietato, un saccheggiatore dei beni, dell’onore e della dignità altrui, e un demone assetato di sangue. Oppure, credendo in Allah, nel Suo Messaggero e nell’Aldilà, può condurre una vita estremamente pura. Dopo aver concesso questa libertà di scegliere la via del bene o quella del male, e aver dichiarato che la ricompensa per chi percorre la retta via e la punizione per chi segue la via del male sono inevitabili, come si può allora pensare che Allah, Colui che ha concesso questa libertà e ha ammonito l’umanità, non chiederà agli uomini, dopo la morte, quale via abbiano scelto? In realtà, l’Aldilà esiste proprio per rendere noto questo. Allah è un’Essenza onnipotente che ha dato la vita e la morte affinché, attraverso di esse, possa mettere alla prova gli esseri umani e vedere chi, nelle opere compiute durante la vita terrena, sia stato migliore. (Si veda la sūra al-Mulk, versetto 2.)

In seguito, questo Giorno dell’Aldilà è stato chiamato il Giorno della vera vittoria e della vera sconfitta. Anche questa affermazione è estremamente significativa, e in essa è racchiuso il vero senso dell’Aldilà.

Nel mondo, una persona comincia a percorrere il cammino della vita con il proprio intelletto e la propria capacità d’agire. Per rendere la propria vita felice e bella, non risparmia lavoro, sforzi e impegno. Ognuno desidera conseguire il successo attuando il proprio programma d’azione. È attraverso il lavoro e l’impegno quotidiani dell’uomo che, alla fine, vengono determinati la vittoria e la sconfitta.

Naturalmente, a causa della diversità delle prospettive e delle concezioni della vita, variano anche i criteri di vittoria e sconfitta, oppure di successo e insuccesso. Anche il compimento di un’impresa attraverso qualunque metodo vile viene considerato da molti un successo. Se, per conseguire il successo, si devono adottare ingiustizia e soprusi, estrema corruzione, metodi incivili, spregevoli e infami, ciò viene comunque considerato un successo. Impadronendosi con la forza dei beni altrui, coinvolgendo qualcuno in false cause e riducendolo sul lastrico mediante false testimonianze e false prove, qualcuno diventa vincitore, milionario o multimilionario. Anche questo, secondo molti, viene chiamato successo. Possedendo numerose automobili e case e vivendo nel massimo agio e nel lusso insieme alla moglie e ai figli, egli è considerato una persona vittoriosa. La gente dice: «La vita di quell’uomo è davvero compiuta».

Qualcuno, diventato proprietario di immense ricchezze attraverso mezzi disonesti, riesce a estendere il proprio dominio sulla società. Vuole tenere tutti sottomessi. Non riesce a tollerare nemmeno una parola contro di lui. Le schiere dei cortigiani interessati cantano le sue lodi giorno e notte. Nella società, la voce della verità viene messa a tacere. I suoi sostenitori e portatori vengono perseguitati e tormentati da lui. Il loro posto diventa nelle buie celle delle prigioni. Inebriato dal potere, vuole esercitare una sorta di dominio divino su tutti. Anche questo, secondo lui e secondo molti, è un enorme successo.

D’altra parte, una persona accoglie la verità con tutto il cuore e tutta l’anima e cerca di vivere onestamente. Rinunciando alla corruzione, all’usura, alle tangenti, al mercato nero, alla menzogna, all’inganno e alla frode, finisce per essere danneggiata. Poiché proclama la verità e conduce una «lotta» contro la falsità, i suoi parenti, i suoi amici e i suoi conoscenti si allontanano da lei. L’indifferenza, il disprezzo e la povertà della società rendono insopportabile la sua vita. La gente dice che quell’uomo è semplicemente uno stupido. Altrimenti la sua vita non sarebbe fallita in questo modo.

Le manifestazioni esteriori della vittoria, del successo e del fallimento nella vita descritta sopra le vediamo continuamente intorno a noi. Ma la vera vittoria o sconfitta, il vero successo o insuccesso, saranno determinati nel Giorno del Giudizio nell’aldilà.

Parliamo ora brevemente del modo in cui l’aldilà determina la vittoria e la sconfitta.

Molti esegeti hanno commentato che, al termine del giudizio nell’aldilà, gli abitanti del Paradiso riceveranno quelle porzioni del Paradiso che sarebbero spettate agli abitanti dell’Inferno se questi ultimi avessero agito come gli abitanti del Paradiso durante la vita terrena. Allo stesso modo, gli abitanti dell’Inferno occuperanno quelle porzioni dell’Inferno che sarebbero spettate agli abitanti del Paradiso se questi ultimi avessero vissuto sulla terra come gli abitanti dell’Inferno.

Nel Sahih al-Bukhari è riportato, da Abu Hurayra (r.a.), che a chiunque entrerà in Paradiso verrà mostrata quella parte dell’Inferno in cui si sarebbe trovato se non avesse seguito la retta via. Per questo sarà ancora più riconoscente a Dio. Allo stesso modo, all’abitante dell’Inferno verrà mostrata quella parte del Paradiso che avrebbe ottenuto se avesse seguito la retta via durante la vita terrena. In tal modo il suo rammarico e il suo rimorso aumenteranno ulteriormente.

Coloro che nel mondo sono stati oppressi e perseguitati riceveranno nell’Aldilà, dagli oppressori, una quantità di buone azioni equivalente all’ingiustizia e all’oppressione subite. Oppure, una quantità equivalente di peccati dell’oppresso sarà posta sulle spalle dell’oppressore. Quel giorno nessuno possiederà ricchezze con cui poter soddisfare le richieste dell’oppresso. A ciascuno non resterà nulla se non buone azioni e peccati. Pertanto, se nel mondo qualcuno ha commesso un’ingiustizia contro un’altra persona, per soddisfare le richieste dell’oppresso dovrà cedergli le buone azioni che avrà accumulate. Naturalmente, l’oppresso riceverà dall’altra parte una quantità di buone azioni esattamente equivalente all’ingiustizia commessa contro di lui. Oppure, se nel tesoro dell’oppressore non vi saranno buone azioni, una quantità equivalente di peccati dell’oppresso sarà posta sulle spalle dell’oppressore.

A questo proposito vi è un hadith riportato in Bukhari da Hazrat Abu Hurayrah (ra). Nell’hadith si dice che, se una persona commette qualunque ingiustizia contro suo fratello (un essere umano), deve risolvere la questione qui, cioè già nel mondo. Infatti, nell’Aldilà nessuno possiederà neppure un centesimo. Là, dunque, gli sarà data una parte delle sue buone azioni a quella persona. Oppure, se non avrà abbastanza buone azioni, gli sarà attribuita una parte dei peccati dell’oppresso.

Analogamente, nel Musnad di Ahmad è riportato da Jabir ibn Abdullah ibn Unays che il Profeta (sa) disse: «Nessuno destinato al Paradiso potrà entrare in Paradiso, né nessuno destinato all’Inferno potrà entrare nell’Inferno, finché non avrà soddisfatto le richieste derivanti dalle ingiustizie e dalle oppressioni da lui commesse. Anche se avesse dato a qualcuno un solo schiaffo, dovrà offrirgli una compensazione».

Il narratore dice: «Allora chiedemmo: “Come avverrà ciò? Quel giorno saremo privi anche di un centesimo”».

Il Profeta rispose: «La compensazione dovrà essere pagata mediante peccati e buone azioni».

Nel Sahih Muslim e nel Musnad di Ahmad vi è una narrazione di Hazrat Abu Hurayrah (ra). Un giorno il nobile Profeta (sa) chiese ai Compagni riuniti: «Sapete chi è il povero?»

Essi risposero: «È povero chi non possiede neppure un centesimo e non ha alcuna ricchezza».

Il Profeta (sa) disse: «Tra i membri della mia comunità, il povero è colui che giungerà nel luogo della Resurrezione portando con sé le buone azioni, come la preghiera, il digiuno e la zakat, ma avendo insultato qualcuno nel mondo, calunniato e diffamato qualcun altro, consumato ingiustamente i beni di qualcuno, ucciso qualcuno o percosso qualcuno. Poi le sue buone azioni saranno distribuite tra gli oppressi. E, anche dopo ciò, non gli resterà alcuna buona azione con cui pagare la compensazione. Allora il peso dei peccati degli oppressi che vantano diritti su di lui sarà posto sulle sue spalle, ed egli entrerà nell’Inferno».

Colui che possedeva immense ricompense entrò nell’Inferno portando sul capo un enorme fardello di peccati, mentre pagava il risarcimento agli oppressi. Quale terribile destino! Al solo pensarci, il corpo rabbrividisce. O Allah, proteggici da un simile destino.

Un enorme inganno

Nel versetto menzionato sopra, la parola “Taghābun” viene usata nella lingua araba anche nel senso di frode e inganno.

In genere si osserva che, nel mondo, gli uomini si aiutano e si sostengono a vicenda, con animo tranquillo e grande gioia, nel compiere grandi peccati come lo shirk, la miscredenza, l’ingiustizia, l’iniquità, l’adulterio, la dissolutezza, gli omicidi e altri simili. Tra loro si instaurano, a questo proposito, profondi legami di amicizia e cordialità.

I membri di famiglie moralmente traviate, i capi che propagano il peccato e la misguidance e i loro seguaci, le bande di briganti e ladri, i partiti e le compagnie che propagano e diffondono la misguidance, il peccato e l’oscenità, nonché gli Stati e le nazioni portatori e fautori di vasta ingiustizia, iniquità, sedizione e corruzione, si aiutano e si sostengono a vicenda nel diffondere la dissolutezza. Più Stati lanciano spedizioni per sottomettere un Paese o uno Stato debole e ridurne in schiavitù gli abitanti, confidando nel fatto che tra loro sia stata conclusa una grande alleanza oppure un patto militare.

Ognuno di coloro che mantengono rapporti reciproci nutre la convinzione di essere il più grande amico dell’altro e che il loro aiuto e sostegno procedano con il massimo successo. Ma quando compariranno nell’Aldilà sul campo del Giudizio, si renderanno conto di essere stati completamente ingannati. Ognuno dei suddetti individui sentirà che il padre benevolo, il fratello, il marito, la moglie, l’amico, il leader o colui che considerava un compagno è in realtà il suo peggior nemico. Quel giorno tutti i rapporti e i legami, la parentela, l’amicizia, l’alleanza o il patto si trasformeranno in inimicizia. Quel giorno si copriranno reciprocamente di insulti e maledizioni. Ognuno vorrà addossare la propria colpa all’altro, affinché sia l’avversario a subire la punizione più severa. Di ciò si fa menzione in vari passi del Corano.

I peccatori si accusano a vicenda

A causa della sua debolezza umana, spesso l’uomo si lascia influenzare dagli altri. Molti si dedicano al peccato per il marito o la moglie, per compiacere il padre o il figlio, per rendere felici gli amici, per soddisfare un leader politico o un pīr-maestro, per compiacere un superiore e conservare il posto di lavoro o ottenere una promozione, oppure per soddisfare un governante tirannico. A causa della loro stoltezza, nell’Aldilà saranno completamente ingannati e delusi. Nel Sacro Corano questo fatto viene menzionato ripetutamente, mettendo in guardia simili gruppi, vittime dell’autoinganno. Di seguito ne riportiamo alcune citazioni:

(Arabo **************************************************************)

«Coloro che la gente seguiva obbedendo alle loro parole, nel Giorno della Resurrezione si dissoceranno completamente dai propri seguaci. Entrambi vedranno l’orrore della terribile punizione di quel giorno. Il loro rapporto sarà completamente reciso. I seguaci diranno: “Se solo potessimo tornare una volta al mondo, ci separeremmo completamente da loro, proprio come oggi essi si sono separati da noi”. Ma Allah mostrerà a tutti le loro opere, che recheranno loro rimorso e pentimento. Saranno gettati nell’Inferno e non potranno in alcun modo uscirne, dal suo fuoco.» — (Sura al-Baqara: 166-167)

Gli angeli di Allah chiederanno, al momento della morte, a coloro che hanno falsamente accusato Dio:

(Arabo **************************************************************)

«Dove sono oggi quelli che adoravate all’infuori di Allah?». Risponderanno: «Si sono allontanati da noi». Poi riconosceranno di aver rinnegato Allah. Allah dirà loro: «Entrate nell’Inferno insieme alle comunità di jinn e uomini che vi hanno preceduto». Ogni volta che una comunità entrerà nell’Inferno, maledirà la comunità ad essa simile. Quando tutte le comunità vi saranno riunite, l’ultima dirà della precedente: «O nostro Signore, sono stati loro a farci deviare. Accresci dunque per loro il castigo nell’Inferno». Allah dirà: «Per entrambi vi sarà un castigo raddoppiato, ma voi non lo sapete». La prima dirà all’ultima: «Non siete affatto migliori di noi. Gustate dunque il castigo per ciò che avete guadagnato».» — (Sura al-Aʿraf: 37-39)

Generalmente si vede che i deboli, i poveri, i sudditi e gli oppressi obbediscono, volenti o nolenti, ai governanti tirannici al potere. Riguardo alla loro sorte nell’Aldilà è stato detto:

(Arabo **************************************************************)

«Quando entrambe le fazioni saranno riunite nel luogo della resurrezione, la classe debole dirà a coloro della classe potente, orgogliosa e superiore: “Noi seguivamo proprio voi. Oggi potete alleviare per noi una parte del castigo di Dio?”. Essi risponderanno: “Se Allah ci avesse mostrato una via, ve l’avremmo indicata. Ora, che sopportiamo questa punizione senza poterla tollerare oppure che la accettiamo con pazienza, per noi è lo stesso. Non abbiamo più alcun mezzo di salvezza”.» — (Sura Ibrahim: 21)

(Arabo **********************************************************)

«Il profeta Abramo (pace su di lui) disse: “Avete preso gli idoli come divinità invece di Allah soltanto per la vostra reciproca amicizia. Ma nel Giorno della Resurrezione vi rinnegherete e vi maledirete a vicenda. La vostra dimora finale sarà Jahannam e non avrete alcun soccorritore.”» — (Sura al-‘Ankabut: 25)

Nel versetto sopra si afferma proprio che non vi è alcuna ragione per prendere come divinità, invece di Allah l’Altissimo, Creatore e Sostentatore dell’universo, gli idoli fabbricati con le proprie mani. Nel farne delle divinità, le persone hanno agito da alleate l’una dell’altra; i loro interessi reciproci e la loro amicizia le hanno spinte ad adorare questi idoli. Nell’Aldilà comprenderanno il loro errore.

(Arabo ************************************************************)

«O umanità! Temete Allah, vostro Signore, e temete il Giorno in cui nessun padre potrà essere d’aiuto al proprio figlio e nessun figlio potrà essere d’aiuto al proprio padre. La promessa che Allah vi ha fatto riguardo al Giorno della Resurrezione è certamente vera e inevitabile. Non lasciate dunque che la vita terrena vi inganni e che il seduttore Satana vi distolga da Allah.» — (Sura Luqman: 33)

(Arabo ***************************************************************)

«Nel Giorno della Resurrezione, quando saranno gettati a faccia in giù nel Jahannam, diranno: “Se solo avessimo seguito Allah e il Messaggero!” E diranno: “O nostro Signore! Ahimè, noi seguivamo soltanto i nostri capi e i nostri anziani. O nostro Signore, raddoppia dunque il loro castigo e maledicili con la maledizione più estrema.”» — (Sura al-Ahzab: 66-68)

(Arabo *******************************************************************)

«Questi miscredenti dicono: “Non crederemo mai al Corano, né ad alcun Libro precedente”. Se solo vedessi la loro condizione, quando questi ingiusti saranno ritti davanti al loro Signore e si accuseranno a vicenda! Quel giorno, i deboli e gli indifesi diranno ai notabili arroganti: “Se non fosse stato per voi, avremmo creduto in Allah”. I notabili arroganti diranno ai deboli: “Forse vi abbiamo allontanati dalla retta via dopo che il messaggio della guida vi era giunto? Siete stati voi stessi a commettere il peccato”. I deboli diranno ai ricchi: “Sì, certamente. Anzi, erano le vostre trame, di giorno e di notte, a mantenerci nell’errore. Eravate voi a ordinarci di rinnegare Allah e di associargli dei simili nell’adorazione”. Allah dice: “Quando vedranno il castigo, cercheranno di nascondere la vergogna e il rimorso. Metteremo catene al collo di coloro che hanno negato queste verità. Riceveranno la ricompensa delle loro azioni, secondo ciò che hanno compiuto”» — (Sura Saba’, 31-33).

Osservate ancora: nella società, quando coloro che sono lontani da Allah e ribelli a Lui giungono al potere e governano gli altri, nasce una feroce opposizione contro coloro che invitano alla verità. Guardano con odio i timorati di Allah, fedeli alla verità, e la classe dei governanti al potere, per giustificare la corruzione e i disordini nella società, accusa coloro che invitano alla verità di essere traviati, ipocriti, persone che indossano la maschera della religione e seminatori di confusione. Ma nell’Aldilà saranno amaramente ingannati, quando la verità autentica apparirà loro in tutta evidenza. Diranno:

(Arabo *************************************)

«E diranno (dall’Inferno): “Che cosa è accaduto? Non vediamo coloro che non vediamo, che annoveravamo tra i malvagi”» — (Sura Sad, 62).

Nel Giorno della Resurrezione, Allah l’Altissimo dirà ai miscredenti:

(Arabo *****************************************)

«Oggi è il Giorno del Giudizio definitivo, quello che voi smentivate. (Poi verrà l’ordine di Allah:) “Conducete questi ingiusti, insieme ai loro compagni e a coloro i cui ordini seguivano, e portateli verso l’Inferno. Ebbene, fermateli un momento: dobbiamo interrogarli. Che cosa vi è accaduto? Perché oggi non vi aiutate gli uni gli altri?”. Ecco, oggi si abbandonano gli uni agli altri. I capi e i seguaci si affronteranno e si scambieranno accuse. I seguaci diranno: “Il vostro arrivo esercitava su di noi una tremenda influenza; cioè, non avevamo altra scelta che obbedire ai vostri ordini”. I capi diranno: “Siete stati voi stessi a non voler credere. Quale autorità avevamo mai su di voi? Anzi, eravate voi stessi disobbedienti e ribelli”. Ora la parola del nostro Signore si è avverata e dobbiamo gustare quel castigo. (Poi riconosceranno dicendo:) “Vi abbiamo sviati e noi stessi eravamo sviati”. Allah dice: “Quel giorno, entrambi i gruppi saranno ugualmente partecipi del castigo. È così che trattiamo i colpevoli”» — (Sura as-Saffat, 21-34).

Coloro che, per meri interessi mondani, si dedicano alla disobbedienza ad Allah per compiacere i capi e i governanti ribelli e lontani da Lui devono trarre insegnamento dalla discussione precedente.

Il nobile Profeta (s.a.s.) dichiara dunque:

(Arabo **********************************)

«Non è assolutamente lecito obbedire a una creatura (un essere umano) disobbedendo ad Allah.»

(Arabo ********************************************************************)

«Coloro che avevano rinnegato Allah e l’Aldilà diranno nel Giorno della Resurrezione: “O nostro Signore, mostraci coloro, tra i jinn e gli uomini, che ci hanno traviato, affinché oggi li calpestiamo e li rendiamo umili e disonorati.”» (Hā Mīm as-Sajda: 29)

(Arabo *******************************************************************)

«Nel Giorno della Resurrezione, quando gli amici si incontreranno, nessuno di loro parlerà con l’altro. Quel giorno i peccatori penseranno che, per salvarsi dal castigo di quel giorno, potrebbero dare in cambio il proprio figlio, la propria moglie, il proprio fratello, i membri della propria famiglia e persino tutto ciò che esiste sulla terra, se con ciò potessero salvarsi. Ma ciò non potrà mai accadere. Il castigo li colpirà certamente e quel giorno le fiamme della Jahannam bruceranno la loro pelle.» (Sura al-Maʿārij: 10-16)

(Arabo **********************************************************************)

«In quel terribile Giorno della Resurrezione, l’uomo fuggirà lontano dal fratello, dalla madre, dal padre, dalla moglie e dal figlio. Quel giorno ognuno sarà così terrorizzato e occupato da non avere il tempo di rivolgere lo sguardo verso altro.» — (Sura Abasa: 34-37)

È ormai chiaro da quanto esposto sopra quale grande inganno e frode attenderanno nell’aldilà questi ribelli contro Dio e avversi a Dio.

In questo mondo, alcune persone hanno preso altri esseri umani come associati di Dio. In altre parole, per compiacere questi falsi associati di Dio, hanno disobbedito alla parola e ai comandi di Dio, Creatore dell’universo, e, abbandonando la retta via, hanno adottato il cammino errato nella vita. Che vengano chiamati pubblicamente «ilah» o «Rabb», oppure no, quando si è obbedito loro nel modo in cui si dovrebbe obbedire a Dio, essi sono stati fatti associati e compartecipi di Dio. Riguardo a questi falsi dèi, ossia agli associati di Dio, e ai loro seguaci, è stato detto:

(Arabo ***********************************************************)

«(Affinché non dimentichino quel Giorno) in cui Dio li chiamerà e dirà: “Dove sono oggi i Miei associati, che voi consideravate Miei associati?”. Coloro ai quali saranno rivolte queste parole diranno: “O nostro Signore! Costoro sono quelli che abbiamo fatto smarrire. Come noi eravamo smarriti, così abbiamo fatto smarrire anche loro”. Poi sarà detto ai loro seguaci: “Chiamate in aiuto coloro che avete associato a Me”. Essi li chiameranno, ma quelli non risponderanno loro. Allora entrambi i gruppi vedranno avvicinarsi il castigo dell’Inferno. Quanto sarebbe stato meglio se avessero seguito la retta via!» — (Al-Qasas: 62-64)

L’aldilà: il Giorno del profitto e della perdita

Nei versetti del Sacro Corano menzionati sopra, l’aldilà è chiamato Yawm at-Taghabun. La parola «taghabun» significa vittoria e sconfitta, nonché inganno e frode, argomenti già esaminati ampiamente sopra. Inoltre, in arabo anche il profitto e la perdita negli affari sono chiamati «taghabun». In altre parole, l’aldilà è davvero il Giorno del profitto e della perdita.

L’uomo intraprende un’attività commerciale nutrendo nel cuore la speranza di trarne profitto. Quando la sua attività è redditizia, naturalmente ne è felice. Quando subisce una perdita, diventa triste e affranto.

Allah ha paragonato a un commercio tutto ciò che gli uomini del mondo compiono per tutta la vita. I profitti e le perdite di questo commercio saranno conosciuti nel Giorno del Giudizio nell’aldilà. A questo proposito Allah dice:

(Arabo *******************************************************************)

«O voi che avete creduto, ascoltate. Volete che vi indichi un commercio che vi salverà da un castigo doloroso? Quel commercio consiste nel credere in Allah e nel Suo Messaggero e nel combattere sulla via di Allah con i vostri beni e le vostre vite. Questo è meglio per voi, se solo sapeste. Allora Egli vi perdonerà i vostri peccati e vi farà entrare in Giardini sotto i quali scorrono ruscelli, dove dimorerete per sempre, e vi concederà, nei Giardini della dimora eterna, splendide abitazioni. Questa è davvero la grande riuscita». — Sura as-Saff, 10-12

Il commercio è un’attività nella quale l’uomo investe il proprio capitale, il tempo, il lavoro, le capacità e l’intelligenza. Fa tutto questo affinché ne tragga profitto. Nel versetto del Sacro Corano qui esaminato, la fede e il combattimento sulla via di Allah sono stati chiamati commercio. Se l’uomo impiega tutto ciò che possiede in questa attività, ciò che ne ricaverà è indicato nel versetto successivo. Sono principalmente tre cose:

o Egli sarà salvato nell’aldilà da un castigo duro e doloroso.

o Allah perdonerà la moltitudine dei suoi peccati.

o Avrà il suo posto in un Paradiso, dove godrà dell’inesauribile felicità e delle ricchezze di Allah. Quella sarà la sua dimora eterna. E tutto questo è stato definito la grande riuscita. Dalla spiegazione precedente abbiamo appreso che l’aldilà è, in realtà, il giudice definitivo dei profitti e delle perdite eterni dell’uomo.

Dalla spiegazione precedente è stato inoltre dimostrato con chiarezza che l’aldilà, cioè la vita dopo la morte, è una verità inevitabile e ineludibile. È stata anche illustrata la sua necessità.

1. La parola «jihad» significa sforzo totale. Si definisce jihad ogni tipo di sforzo fisico, mentale, finanziario e intellettuale, nonché l’impiego di tutti i mezzi e le risorse disponibili, per ottenere qualcosa. Il jihad può essere di due tipi: il jihad sulla via di Allah e il jihad sulla via di Satana. Il jihad compiuto esclusivamente per ottenere il compiacimento di Allah e attraverso i metodi e le modalità da Lui stabiliti è chiamato jihad sulla via di Allah. Il jihad compiuto per meri interessi terreni e personali è il jihad sulla via di Satana. In altre parole, il jihad contro la religione di Allah è chiamato jihad sulla via di Satana o sulla via del taghut. In ogni epoca, le forze ribelli contro Dio hanno condotto il jihad sulla via di Satana contro la vera religione. È particolarmente importante ricordarlo. Tutto ciò che è buono lo è per il suo buon esito. Pertanto, il successo finale della vita nell’Aldilà sarà il vero successo.

La realtà è che la vita terrena è un enorme centro di esame per l’essere umano.

(in arabo ***************************************************************)

«Allah ha dato la vita e la morte affinché vi mettesse alla prova, per vedere chi di voi è migliore nelle opere.» — (Sura al-Mulk: 2)

L’essere umano è stato mandato qui dotato di coscienza, della conoscenza del bene e del male e della libertà d’azione. È stato mandato per un periodo determinato. Gli è stato inoltre comunicato il programma della sua vita. Al termine del tempo che gli è stato concesso, dovrà tornare da Colui che lo ha mandato. Dopo il ritorno, gli sarà naturalmente e pienamente a buon diritto chiesto fino a che punto abbia osservato il programma che gli era stato assegnato.

Il programma della sua vita è il Sacro Corano. La sua piena realizzazione è rappresentata dall’intera vita dell’ultimo Profeta, Muhammad Mustafa (pace e benedizioni su di lui). Per questo, tale vita è un modello grande e indispensabile per ogni essere umano.

Se l’essere umano mette in pratica il suddetto programma, sarà ricompensato nella vita dopo la morte. Se invece lo trascura, dovrà certamente subire una punizione. Tuttavia, la decisione di attuare o meno il programma è stata lasciata alla sua libertà. Questa è la sua grande prova del fuoco. La gioia di superare l’esame e il dolore di non superarlo sono del tutto naturali. Non è certo una novità che, se l’esaminando trascura il proprio dovere, debba affrontare il più profondo rimorso e pentimento.

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Le cinque domande dell’Aldilà

Nel Tirmidhi Sharif è riportato un hadith riguardo alle principali domande che Allah l’Altissimo rivolgerà all’umanità nel Giorno del Giudizio. Lo ha narrato Hazrat Ibn Mas‘ud (che Allah sia soddisfatto di lui). È stato detto:

(Arabo ****************************************************************)

Quel giorno all’essere umano saranno poste principalmente cinque domande. Non potrà fare neppure un passo avanti senza rispondere. Le domande sono:

o In quale attività ha trascorso il tempo della sua vita.

o (In particolare) in quale attività ha impegnato il periodo della sua giovinezza.

o Come ha guadagnato il suo denaro.

o Come e per quale via ha speso il denaro e i beni che aveva guadagnato. In quale misura ha messo in pratica nella sua vita la vera conoscenza che aveva acquisito.

Nel rispondere alle suddette cinque domande emergerà il quadro completo dell’intera vita dell’essere umano. L’uomo può trascorrere la propria vita in due modi. Primo: dopo aver creduto in Allah, nel Messaggero e nell’Aldilà, vivere nell’obbedienza ad Allah.

Secondo: vivere una vita ribelle a Dio e lontana da Dio, in contrasto con l’obbedienza a Dio. Peccato, immoralità, ingiustizia e oppressione verso gli altri, corruzione, usura, tangenti, adulterio, omicidio e simili sono manifestazioni di una vita ribelle a Dio e lontana da Dio. Sarà chiesto quale delle due abbia scelto.

Anche la prima domanda sopra menzionata non è meno importante. Certamente, dopo la prima domanda, nessuna delle altre sarebbe necessaria. Tuttavia, le altre domande indicano con il dito dove risiedano le debolezze dell’uomo.

La giovinezza è quel periodo della vita umana in cui si sviluppano pienamente la forza operativa e l’insieme delle inclinazioni, e si sviluppa anche l’impulso sessuale. Un fiume gonfio fino agli argini e acceso dalla passione sessuale diventa agitato al minimo soffio di vento, supera i propri limiti e inonda entrambe le rive. Allo stesso modo, nel fiume colmo della vita umana, le onde della sessualità possono superare i limiti sotto le raffiche delle passioni. Ciò non è anormale. La vera prova del fuoco per l’uomo consiste proprio nel lasciare gli impulsi senza briglie oppure nel reprimerli e tenerli sotto controllo. Durante la giovinezza l’uomo può anche abusare della propria forza fisica. Oppure può servire l’umanità mediante virtù quali la moderazione, l’amore e l’affetto, il perdono, la compassione e la benevolenza. Per questo questa domanda è estremamente importante.

La terza e la quarta domanda rivelano il vero carattere umano. Guadagnare denaro e ricchezze è un’esigenza naturale dell’uomo. È inoltre una necessità enorme per il sostentamento della vita.

È assolutamente necessario stabilire un principio sia per il guadagno sia per la spesa della ricchezza. Infatti, la felicità e l’infelicità, il progresso e il declino dell’intera società umana dipendono dal modo in cui il denaro viene guadagnato, speso e distribuito.

Molti non ammettono che sia necessario adottare un principio per guadagnare e spendere il denaro. Secondo loro, si può guadagnare denaro con qualsiasi mezzo. Così come, nel guadagnare ricchezze sfruttando gli altri attraverso l’usura e le tangenti, oppure disorientandoli con l’ebbrezza dell’oscenità, dovrebbe esserci libertà illimitata, allo stesso modo desiderano libertà anche nelle spese. Secondo loro, non è affatto biasimevole spendere la ricchezza guadagnata non per distribuirne una parte tra i poveri o impiegarla in opere benefiche, ma semplicemente nel lusso e nei piaceri, nonché nella diffusione e nell’affermazione dell’immoralità, del peccato e dell’oscenità. Ai loro occhi non è ingiusto neppure concentrare, con mezzi disonesti e riprovevoli, la ricchezza dell’intera società nelle mani di pochi, lasciando gli altri nudi e affamati.

D’altra parte, per protestare contro un simile sistema economico sfruttatore e ingiusto, si nazionalizzano la ricchezza, il guadagno e i principi della spesa e della distribuzione, trasformando l’intera nazione in schiavi politici. Gli esseri umani di quel paese finiscono allora per diventare peggiori degli animali. Non conservano né libertà personale né alcuna dignità umana. Come i buoi e i bufali del contadino, devono lavorare a occhi chiusi nei campi e nelle pianure per produrre raccolti, senza avere alcun diritto su ciò che producono. Anche questo sistema ingiusto non è considerato riprovevole da molti.

Tuttavia, il Signore Allah, Creatore, Proprietario e Sostentatore dell’intero universo creato, ha stabilito che, proprio come ciascuno deve guadagnare denaro con mezzi leciti e sulla retta via, così deve spenderlo sulla retta via e per buoni fini. Dei beni e delle ricchezze guadagnati si deve donare ai poveri, agli incapaci, agli indifesi, ai ciechi, agli ammalati e agli indigenti privi di mezzi di sostentamento. È stato inoltre raccomandato di fare attenzione affinché la ricchezza accumulata non resti inutilizzata come un risparmio custodito, né venga spesa in sfarzo e piaceri. Ecco perché, nell’Aldilà, queste due domande hanno grande importanza.

La quinta e ultima domanda sarà questa: quando l’appello alla verità giunse all’uomo, o quando egli riuscì a comprendere la verità, la accettò oppure la respinse? E, dopo aver acquisito la conoscenza della verità, formò il proprio carattere in conformità con essa? Condusse la propria vita alla luce illuminante di quella conoscenza? Se, sottomettendosi ai propri desideri, respinse la verità per interessi personali e piaceri mondani, oppure per cieco odio verso colui che invitava alla verità, anche questo dovrà essere presentato davanti a Dio nel Giorno del Giudizio.

Anche dopo aver riconosciuto come veritiero l’appello dell’ultimo Profeta, gli eruditi della nazione ebraica si dedicarono all’opposizione per interessi mondani e per cieco odio verso l’ultimo Profeta. Una parte considerevole della comunità musulmana dei nostri giorni continua a lasciarsi trasportare dalla corrente di quello stesso errore.

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L’anima

Una questione è se il castigo della tomba ricada sull’anima oppure sul corpo. Su questo esistono divergenze di opinione. Alcuni sostengono che ricada soltanto sull’anima. Altri sostengono che ricada sia sull’anima sia sul corpo. A questo proposito, è necessario discutere anche che cosa sia l’anima.

Sebbene l’anima sia una realtà invisibile e sottile, è un’essenza innegabile! Perciò è estremamente difficile analizzarla. Allah dice:

(Arabo ******************************************************************)

«Quando lo avrò plasmato perfettamente e avrò soffiato in lui qualcosa del Mio spirito, allora prostratevi davanti a lui». — (Sura al-Hijr: 29)

Dal versetto sopra riportato si comprende che lo spirito insufflato nel corpo umano è in realtà una sottile immagine luminosa degli attributi di Allah. La longevità, la conoscenza, la forza, la volontà, il libero arbitrio e così via, insieme a tutti gli altri attributi presenti nell’essere umano, la cui totalità è chiamata anima, costituiscono un sottile riflesso o un’immagine luminosa degli attributi divini, immessa o insufflata nel corpo umano.

È superfluo dire che non siamo in grado di analizzare correttamente l’anima. Tuttavia, possiamo comprendere soltanto questo: l’anima mantiene il corpo vivo e attivo. La sua assenza trasforma l’essere umano in un cadavere immobile.

L’anima è una realtà che, pur non essendo mai visibile, può essere percepita chiaramente. È una forza misteriosa che, non appena si unisce al corpo umano, lo rende vivo e attivo.

In realtà, è l’anima a essere il vero essere umano. Il corpo non è altro che il mezzo o l’involucro di quell’essere umano. Sebbene l’anima sia una realtà sottile e invisibile, possiede una forma, e tale forma è identica a quella del corpo. L’anima è quella autentica; il corpo è una copia. Quando dice «io», l’anima intende l’essere umano stesso. Il dolore e la sofferenza, così come la gioia e la felicità, non appartengono al corpo dell’«io» (l’anima). Sebbene l’essere umano (l’anima) e il corpo siano due entità distinte, sono reciprocamente legati.

La gioia e il dolore si percepiscono nel corpo. Ma spesso la gioia e il dolore si manifestano anche al di fuori del corpo. Il corpo è in rapporto con il mondo materiale, mentre l’anima è in rapporto con l’infinito mondo invisibile.

Non è difficile concepire che l’anima possa provare gioia o dolore nella tomba o nell’aldilà dopo la morte. Naturalmente, come è stato detto in precedenza, una conoscenza precisa di quel mondo è al di là della nostra conoscenza, della nostra ragione e della nostra immaginazione. Se ne può tuttavia avere soltanto una vaga idea.

La persona (l’anima) che, durante il sonno, abbandona il corpo e si aggira altrove, in paesi e società diversi, sull’acqua, sulla terra e nello spazio, prova anch’essa pienamente gioia e dolore. Anch’essa possiede un corpo incorporeo dotato di membra complete. E, a ben vedere, sono proprio dell’anima la gioia e il dolore. Perciò, durante un incubo, talvolta l’essere invisibile che ha abbandonato il corpo, sopraffatto dal dolore e dalla sofferenza, versa lacrime. Dopo il risveglio si constata che le guance della persona in carne e ossa, distesa sul letto, sono bagnate di lacrime. Eppure il pianto dell’anima e la causa che lo ha provocato si sono verificati forse a centinaia o migliaia di miglia di distanza. La stanchezza provata dopo un intenso sforzo nel sogno lascia i suoi effetti fino al risveglio. Quando soggiornavamo a Calcutta, una notte, proprio nel nostro quartiere, un celebre calciatore stava giocando a pallone in sogno. All’improvviso, nel sonno, gridò ad alta voce «gol!» e diede un calcio al pallone. Poiché il suo calcio colpì la moglie che dormiva accanto a lui, quella notte fu necessario chiamare un medico.

L’uomo-anima invisibile potrebbe trovarsi molto lontano dal giaciglio, aggredito da una tigre, da un orso o da banditi e predoni, mentre grida disperatamente chiedendo aiuto. Spesso si può udire il suono delle sue grida provenire anche dal corpo disteso.

Si è detto in precedenza che l’uomo-anima che, nel sogno, compie le proprie azioni altrove possiede anch’egli un corpo. Le sue gioie e i suoi dolori sono simili a quelli dell’uomo dotato di un corpo materiale. Poiché, sia nello stato di sogno sia nello stato di veglia, gioie e dolori appartengono all’anima e non al corpo, se si anestetizza una parte del corpo mediante un farmaco, recidendo il legame di quella parte con l’anima, e la si taglia con un coltello, l’anima non proverà alcuna sensazione. Si è detto che il legame dell’anima è con il mondo invisibile e sottile. Il mondo invisibile e sottile è illimitato ed è un mondo al di fuori del mondo materiale. Perciò, nel sogno, si incontra il defunto che si trova nel barzakh. Ciò non significa che il defunto o la sua anima ritornino in questo mondo materiale.

Al risveglio dimentichiamo le gioie e i dolori di breve durata, ritenendoli illusori. Il sogno viene considerato irreale e falso dopo essersi dissolto. Ma se il sogno non finisse mai, allora sarebbe reale e vero.

Dopo la morte, nella tomba, l’uomo-anima può provare gioia e dolore, oppure i servi virtuosi possono godere e i peccatori soffrire in un modo contrario alle nostre concezioni. Se gioia e dolore appartengono all’anima e non al corpo, quale ragione potrebbe esserci perché dopo la morte non vi siano gioia e dolore?

A proposito del sonno e dei sogni, mi è venuta in mente un’altra cosa. Che cos’è dunque questo fenomeno del sonno? Durante il sonno, l’anima rimane legata al corpo oppure se ne distacca? Questa è davvero una domanda.

Non so che cosa diranno gli scienziati e gli studiosi della fisiologia. Il loro campo riguarda infatti la materia, o Matter, non le questioni invisibili. Certamente molte sostanze invisibili vengono rilevate con l’aiuto del microscopio. Ma una sostanza come l’anima è mai stata rilevata al microscopio? E non solo l’anima: le sensazioni dell’anima, come la gioia, il dolore o la sofferenza, sono mai diventate visibili attraverso qualche strumento?

La domanda è dunque: dove va l’anima durante il sonno? E dove dimora? Forse gli psicologi diranno qualcosa. Ma anch’essi si basano su congetture e supposizioni. Qual è la prova della loro veridicità? A dire il vero, è una questione estremamente difficile da comprendere. Non c’è dubbio che questo sia un aspetto degno di nota del mistero della creazione. Il Nobile Corano dice:

(Arabo ***********************************************************************)

«Allah sottrae le anime al corpo al momento della loro morte, e anche quelle la cui morte non è ancora sopraggiunta, durante il sonno. Poi trattiene quelle per le quali è stata decretata la morte e rimanda le altre fino a un termine stabilito. In ciò vi sono molti segni per la gente riflessiva.» – (Sura az-Zumar: 42)

Allah dice inoltre:

(ARABO *********************************************************************)

«Egli prende le vostre anime durante la notte. E durante il giorno sa tutto ciò che fate. (Dopo aver preso le vostre anime, il giorno seguente) vi rimanda nuovamente nel vostro mondo delle azioni, affinché possa compiersi il termine stabilito della vita. Infine, è a Lui che dovrete ritornare. Allora vi informerà delle opere che compivate.» – (Sura al-An’am: 60)

In questi due versetti è stato detto che l’anima si separa dal corpo al momento della morte e anche durante il sonno. La differenza, però, è che le anime di coloro per i quali non è stata decretata la morte vengono rimandate per un periodo stabilito.

Si comprende dunque che il sonno sopraggiunge quando l’anima viene separata dal corpo. Tuttavia, il sonno è temporaneo, perché l’anima viene rimandata. Colui la cui anima non viene rimandata viene dichiarato definitivamente morto.

Nel primo versetto è stato anche detto che ciò offre materia di riflessione alle persone riflessive.

Il professor Arthur Ellison, riflettendo e svolgendo ricerche sui versetti del Corano, giunse alla conclusione che la morte e il sonno sono la stessa cosa, poiché in entrambi i casi l’anima si separa dal corpo. Tuttavia, durante il sonno l’anima ritorna nel corpo, mentre nella morte non ritorna: ciò è stato dimostrato dallo studio PARA PSYCHOLOGIC.

Tuttavia, il modo in cui l’anima lascia il corpo è diverso. Quando l’anima si separa dal corpo per sempre, l’uomo se ne rende conto al momento della separazione e prova un dolore insopportabile.

(Arabo*************)

«E in verità giunsero i tormenti, o la durezza, della morte. (Questa morte è qualcosa) da cui avevi cercato di fuggire.» – (Sura Qāf: 19)

Talvolta, tuttavia, si osservano anche delle eccezioni. Alcune persone sane stanno pregando. Mentre sono prosternate, la morte sopraggiunge senza che né loro né gli altri se ne accorgano. Oppure, dopo aver mangiato la sera, dormono tranquillamente, ma quel sonno non si interrompe più. Si sentono raccontare anche episodi del genere. Mia madre, sana e forte, dopo aver svolto per tutto il giorno le faccende quotidiane, si alzò per la preghiera serale della ‘ishā. Aveva intenzione di mangiare dopo aver terminato la preghiera. Ma, mentre era prosternata, la sua anima lasciò il corpo. Che Allah la perdoni.

Al momento della morte, non appena l’anima lascia il corpo, cessano il battito, la circolazione del sangue e la vitalità del corpo. Durante il sonno, invece, tutte queste funzioni rimangono. In realtà, anche questa differenza tra il sonno e la morte dipende dalla decisione di Allah, il Signore del corpo e della vita. Quando viene decretata la morte, il corpo assume un certo stato; quando non viene decretata, il suo stato rimane in gran parte normale. Anche questa è una manifestazione dell’infinita potenza di Allah, e non c’è modo di negarlo. Cerchiamo di comprenderlo con un esempio. Immaginate un uomo che cambia casa e si trasferisce altrove. In tal caso porta con sé tutti gli oggetti della casa, fino alla scopa e allo zerbino. Alla fine rimane soltanto un’abitazione vuota. Ma quando si reca altrove per qualche ora o per qualche giorno, gli arredi della sua casa restano come prima: manca soltanto lui. La morte è proprio così: non è soltanto un cambio di casa, ma un trasferimento da questo mondo all’aldilà. E, dopo il suo trasferimento, nella sua dimora non lascia nessuno degli arredi, come il battito del cuore, la circolazione del sangue, la vitalità del corpo, la ragione, la coscienza, la capacità di percepire e così via. Durante il sonno, invece, l’anima si allontana per un certo periodo, lasciando nella sua dimora tutti i suoi arredi.

Spero che, dopo questo esempio, non sia difficile comprendere la differenza tra il sonno e la morte.

L’intercessione nell’aldilà

Poiché senza una trattazione dettagliata dell’intercessione la discussione sull’aldilà non sarebbe completa, ritengo necessario presentare qui una spiegazione generale ma chiara dell’intercessione.

Allah Ta’ala è il Creatore dell’universo e di tutte le creature in esso contenute. Egli è il Signore tanto della dunya quanto dell’akhirah. Come è l’unico Sovrano del comando e del governo, così nell’aldilà, nel campo del raduno, è Lui il solo ad avere il diritto esclusivo di esaminare le opere dei Suoi servi e di decidere in merito. Egli dice: (Arabo************) «Quel Giorno (il Giorno della Resurrezione) la sovranità apparterrà esclusivamente ad Allah Ta’ala. Egli solo deciderà riguardo al destino degli esseri umani». – (Sura al-Hajj: 56)

In altre parole, nel giudizio di quel Giorno Egli non avrà alcun bisogno di ricorrere all’aiuto di qualcuno, di istituire una giuria per giungere alla decisione corretta o di accettare il consiglio di qualcuno. Egli è onnisciente di per Sé. Conosce le opere segrete e manifeste di ciascuno. Inoltre, per manifestare giustizia ed equità, i Suoi angeli hanno registrato con precisione, nei minimi dettagli, ogni opera segreta e manifesta dei servi, preparando un registro delle opere. Questo registro sarà consegnato a ciascuno. Vedendo quel registro, i peccatori esprimeranno la loro meraviglia e diranno: (Arabo************)

«È davvero sorprendente che in questo registro delle opere non sia rimasto non scritto alcun peccato, né piccolo né grande». – (Sura al-Kahf: 49)

Il registro delle opere è scritto dagli angeli. Essi non commettono errori. Non hanno alcuna inclinazione a sbagliare o a peccare. Ma questo significa forse che Allah dipende dal registro delle opere scritto dagli angeli? Niente affatto. Gli angeli hanno semplicemente scritto ciò che hanno visto fare al servo nel momento in cui lo faceva. Non hanno alcuna conoscenza delle azioni future del servo. Quando lo vedono compiere qualcosa, si limitano a registrarla. Ma per Allah passato e futuro sono entrambi presenti. Anche le azioni future del servo si presentano davanti a Lui nella forma del presente. Pertanto Egli è capace di prendere la decisione corretta sulla base della Sua perfetta conoscenza, anche senza il registro delle opere scritto dagli angeli. Tuttavia, per amore della giustizia e affinché i servi credano, Egli ha istituito il sistema della registrazione delle opere. Dunque, se fosse necessaria una terza parte per prendere la decisione, si abbasserebbe Allah dalla Sua sublime dignità. Che qualcun altro possa influenzarLo o fornirGli una conoscenza maggiore delle opere e della condotta morale dei servi: questo può pensarlo soltanto un mushrik. Pertanto, nel Giorno del giudizio, Egli non avrà bisogno di accettare il consiglio o l’intercessione di alcuno. (Arabo****************)

«Prima che giunga quel Giorno in cui non vi sarà né commercio, né amicizia e affetto, né intercessione». – (Sura al-Baqarah: 254)

Ma è davvero deplorevole che molti nutrano un’idea errata riguardo al tawhid. La loro convinzione, anzi la loro ferma fede, è che esistano alcune persone che, nel campo del raduno, intercederanno presso Allah in favore dei peccatori. Allah Ta’ala li perdonerà secondo la loro intercessione e li manderà in Paradiso.

Essi credono che questa intercessione sarà efficace. Pertanto attribuiscono più importanza all’intercessione che alla devozione ad Allah. Una ragione di questa attribuzione d’importanza è che considerano gli intercessori persone predilette da Allah, a Lui vicinissime e dotate di grandissima influenza. La conseguenza inevitabile è che, invece di tenere a freno i propri desideri, rinunciare ai piaceri mondani, compiere sacrifici e osservare i comandamenti di Allah, diventano estremamente ansiosi di compiacere quelle persone che hanno scelto di considerare loro intercessori. Perciò, per ottenere la loro soddisfazione, offrono loro nazr-o-niyaz, fanno voti di nazr-o-niyaz in loro nome, depongono fiori e shirni sulle loro tombe, spargono rose sulle tombe, vi accendono lampade, distribuiscono shirni in nome dei pii defunti e compiono con grande entusiasmo azioni simili, incoraggiando anche altri a farle. Credono che in questo modo potranno compiacerli. E una volta compiaciuti, essi intercederanno certamente in loro favore nel campo del raduno. E questa intercessione non sarà mai vana.

Queste idee sono sorte per mancanza di una conoscenza e di una fede fondamentali nell’Islam. Alcune persone non vogliono accettare i principi fondamentali dell’Islam e formarsi secondo essi; in realtà sono malfattori. Non hanno una concezione corretta dell’akhirah. Non desiderano nemmeno imitare la vita concreta del Qur’an, degli hadith, del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) e dei nobili Compagni. Pensano: anche se l’akhirah esiste, forse vi è un altro modo semplice per salvarsi. I jinn e i demoni umani li istigano, dicendo loro che un certo wali defunto, noto con quel nome, svolgerà per loro il compito dell’intercessione. Aggrappandosi a questa speranza, si recano alla tomba di un venerabile musulmano o a una tomba immaginaria e gli rivolgono una devozione, un rispetto e delle suppliche che spettano esclusivamente ad Allah Ta’ala. I defunti non hanno alcun modo di sapere ciò che essi fanno presso tali tombe. E quando Allah Ta’ala li informerà di tutto questo, essi, invece di compiacersi dei devoti delle tombe, saranno profondamente addolorati per il loro comportamento shirkista. Per coloro che vogliono fare degli esseri umani dei khuda al posto di Allah, o che vogliono associarli ad Allah, non si può in alcun modo sperare, da parte di una persona pia, in una preghiera o in un’intercessione, se non in una maledizione.

Prendiamo poi in considerazione alcuni dei cosiddetti awliya viventi di questo mondo. Presso di loro accorrono perfino i criminali più spregevoli della società. Si recano da loro convinti che siano così influenti presso Dio da riuscire certamente, il Giorno della Resurrezione, a influenzare Dio e a procurare loro la salvezza. Con questa speranza adornano il suddetto pir o wali con ogni sorta di preziosi doni votivi e offerte nazr-niyaz.

È del tutto conforme alla ragione che, nel Giorno della Resurrezione, Allah l’Altissimo conceda loro l’onore dell’intercessione: saranno certamente abitanti del Paradiso. Altrimenti, come potrebbe colui che non nutre alcuna speranza per la propria salvezza ottenere questa fortuna, cioè la fortuna di intercedere per altri? E, in realtà, se un pir o wali fosse veramente pio, come potrebbe essere amico di peccatori e criminali? Nel Giorno della Resurrezione i peccatori non avranno né amici né intercessori. (Arabo******************)

«Per gli ingiusti non vi sarà alcun amico intimo, né alcun intercessore la cui parola possa essere ascoltata.» (Sura al-Mu’min: 18)

Alcuni cosiddetti pir e wali, noti solo di nome, in cambio di ingenti somme di nazrana e di preziosi doni e offerte hadiya, invece di correggere il carattere dei peccatori che si oppongono alla società, li incoraggiano a perseverare nei peccati; la loro stessa salvezza è incerta e, per aver aiutato gli oppressori, anch’essi meriteranno la punizione.

È riguardo a tali persone che il Corano dice: (Arabo***********)

«Nel Giorno della Resurrezione, quei capi che erano stati seguiti nel mondo dichiareranno di essere estranei ai loro seguaci; tuttavia saranno certamente puniti e ogni legame e vincolo tra loro sarà reciso. Coloro che nel mondo avevano seguito tali capi diranno: “Ahimè! Se ci fosse stata data un’altra opportunità nel mondo, oggi avremmo mostrato loro il nostro disappunto, proprio come essi mostrano ora il loro malcontento e la loro irritazione nei nostri confronti”. Allah l’Altissimo presenterà le azioni da loro compiute nel mondo in modo tale che saranno sopraffatti dal dolore e dal rimorso. Ma non vi sarà alcuna via d’uscita dal fuoco dell’Inferno». — (Sura al-Baqara: 166-167)

I capi religiosi delle comunità precedenti, accecati dalla brama di guadagnare denaro, allontanavano così le persone dalla via di Allah in nome della religione.

Il Corano dice: (Arabo****************)

«In altre parole, la maggior parte degli eruditi e dei pii asceti della Gente del Libro divora il denaro e i beni della gente con mezzi illeciti e la allontana dalla via di Allah.» — (Sura At-Tawba: 34)

In questo modo, questi oppressori traviati, seduti sui loro seggi religiosi, vendono fatwe, guadagnano denaro illecitamente, depredano le offerte votive e inventano ogni sorta di regole e pratiche religiose mediante le quali la gente acquista da loro la salvezza nell’Aldilà; senza nutrirli e soddisfarli, non si possono celebrare gli eventi della vita e della morte, i matrimoni e così via, e li nomina propri amministratori, incaricati di spezzare o ricostruire il proprio destino. Non si fermano a questo; anzi, per il proprio interesse, questi pir e dervisci avvolgono la gente nella trappola dello sviamento e, quando viene rivolta una chiamata alla verità per la riforma e la correzione, questi mercanti della religione sono i primi a tendere la rete dei loro inganni, decisi a sbarrarle la strada.

Presentando questo esempio della Gente del Libro delle comunità precedenti, Allah ha messo in guardia i musulmani. Tuttavia, molti tra noi, imitandoli, hanno mantenuto in pieno fermento seggi religiosi artificiali.

Coloro che non sono disposti a seguire essi stessi i precetti dell’Islam e, ingannando la gente in nome della religione, la tengono lontana dall’Islam, saranno anch’essi angosciati per la propria salvezza: quale idoneità avrebbero mai a intercedere per gli altri?

Il concetto islamico dell’intercessione

Ma questo significa forse che nell’ambito delle credenze islamiche non esiste alcunché chiamato intercessione? Sì, certamente esiste. Tuttavia, il Nobile Corano ha ripetutamente confutato la concezione idolatrica dell’intercessione descritta sopra e ha presentato una concezione conforme all’Islam. Alcune persone intercederanno per altre nel luogo della resurrezione.

Questa intercessione sarà di natura completamente diversa. Non diminuirà neppure minimamente gli attributi di Allah, né diminuirà in alcun modo la Sua signoria e autorità. L’intercessione di quel Giorno avverrà con il Suo permesso, sarà soggetta a condizioni particolari e sarà limitata. Avrà luogo secondo regole e procedure specifiche.

  • Primo: la questione dell’intercessione è interamente nelle mani di Allah e avverrà secondo la Sua volontà.

(Arabo*************)

«Di’: tutta la questione dell’intercessione è nelle mani di Allah.» – (Sura az-Zumar: 44)

(Arabo**************)

«Chi potrà intercedere presso di Lui senza il Suo permesso?» – (Sura al-Baqara: 255)

  • Solo per colui del quale Allah sarà compiaciuto e per il quale concederà a qualcuno il permesso di intercedere, l’intercessore potrà aprire bocca.

(Arabo********)

«Non si potrà intercedere per nessuno salvo per coloro dei quali Allah si è compiaciuto.» – (Sura al-Anbiya: 28)

  • Tutto ciò che l’intercessore dirà al momento dell’intercessione sarà, sotto ogni aspetto, veritiero e giusto.

(Arabo************)

«Nessuno potrà parlare, eccetto coloro ai quali Allah, il Misericordioso, concederà il permesso; e ciò che diranno sarà assolutamente corretto». – (Sura an-Naba’: 38)

L’intercessione che avrà luogo entro le condizioni e i limiti sopra esposti non sarà simile ad alcuna raccomandazione presso i tribunali degli uomini di questo mondo. Sarà soltanto supplica, preghiera e richiesta di perdono nella forma della più umile sottomissione. Nient’altro. Nella mente dell’intercessore non troverà posto neppure la minima idea che egli possa voler cambiare la decisione di Allah o accrescere la Sua conoscenza. Dopo aver ottenuto il permesso, concesso per pura benevolenza, dall’unico Padrone e Re dell’Aldilà, l’intercessore dirà con grande umiltà e sottomissione: «O Signore e Re del mondo! Perdona i peccati e le colpe di questo Tuo servitore e accoglilo nell’ambito del Tuo perdono e della Tua misericordia».

Da ciò risulta che, così come Allah è Colui che concede il permesso per l’intercessione e la accetta, in realtà anche l’intercessore è Allah stesso.

(Arabo********)

«All’infuori di Lui (Allah), essi non avranno né alcun wali o tutore, né alcun intercessore». – (Sura al-An‘am: 51)

Gli hadith hanno indicato quali persone saranno gli intercessori e per chi sarà fatta l’intercessione. Gli intercessori saranno persone pie e vicine ad Allah. Essa sarà fatta per coloro la cui fede e le cui opere saranno così insufficienti sulla bilancia da non renderli degni del perdono. Mancherà loro qualcosa per meritare il perdono. Per colmare questa mancanza, Allah, per Sua grazia, concederà il permesso di intercedere per loro.

Dalla discussione precedente è chiaro che nessuno ha il diritto di intercedere a propria discrezione. Allah concederà a qualcuno il permesso di intercedere per coloro per i quali Egli sarà compiaciuto e avrà deciso di perdonare.

Allora sorge naturalmente nella mente questa domanda: se è così, ossia se sarà Allah l’Altissimo a fare ogni cosa, quale sarà dunque la ragione dell’intercessione?

La risposta è che, in quel giorno della grande prova, la cui terribilità atterrirà non solo la gente comune, ma persino i profeti, e nel quale nessuno avrà la forza né il coraggio di parlare al cospetto del Signore Supremo, Allah concederà ad alcuni dei Suoi servi eletti e prediletti il permesso di intercedere, elevando così il loro rango. Il grado più alto spetterà all’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad Mustafa (pace su di lui).

Da questa discussione dettagliata è ormai del tutto chiaro che l’intercessione è in realtà il nome di una speciale modalità di perdono da parte di Allah l’Altissimo, in parte distinta dalle regole generali del perdono. Possiamo definirla il principio della speciale concessione del perdono (Special concessional laws of amnesty). Anche questa è, a suo modo, una norma e un principio. Anch’essa è pienamente conforme alle qualità di Allah: la Sua unicità, la Sua signoria, la Sua autorità, la Sua maestà e la Sua conoscenza. Essa non pregiudica affatto le leggi che regolano la ricompensa o la punizione.

È inoltre necessario ricordare che ottenere il perdono nell’aldilà è assolutamente impossibile senza la grazia di Allah. Il Profeta disse:

«Sappiate che nessuno tra voi può sperare nella salvezza soltanto in virtù delle proprie opere.» — (Muslim)

Ma, così come è vera questa affermazione, è altrettanto vero che la grazia di Allah l’Altissimo, il Suo «faḍl e karam», si fonda su un principio. Egli accoglierà sotto l’ombra del Suo faḍl e karam soltanto coloro che, grazie alla loro fede e alle loro opere, ne saranno degni. Quanto migliori saranno la fede e le opere di una persona, tanto più essa avrà diritto al Suo faḍl e karam. E quanto più scarso sarà il patrimonio di fede e di opere di una persona, tanto meno essa sarà degna di ricevere la Sua grazia. Vi saranno inoltre molti sventurati che non saranno affatto degni del perdono.

In sintesi, nella realtà il perdono dipende dalla fede e dalle opere dell’essere umano. Tuttavia, dall’inizio alla fine, il diritto di decidere in questa materia appartiene esclusivamente ad Allah l’Altissimo.

Tutto ciò che è stato detto costituisce la concezione corretta dell’intercessione secondo la prospettiva dell’Islam. Se non si cancellano dalla mente le concezioni errate e politeistiche sull’intercessione descritte sopra e non si adotta la concezione islamica, la fede nell’aldilà diventerebbe priva di significato.

Se il defunto può sentire qualcosa del mondo terreno

Dopo la morte, una persona dimora in un mondo invisibile chiamato ʿālam al-barzakh. Ora la domanda è se possa udire le parole della gente del mondo terreno, le sue acclamazioni, le sue lodi, le sue preghiere e le sue suppliche.

La risposta si trova nel Sacro Corano. Allah dice: (Arabo************)

«Chi è più fuorviato di colui che invoca, all’infuori di Allah, esseri che non possono rispondergli nemmeno fino al Giorno della Resurrezione? Anzi, essi non hanno alcuna cognizione delle invocazioni rivolte loro da queste persone.» — (Sura al-Ahqaf: 5)

Le invocazioni della gente del mondo terreno che li chiama non giungono affatto fino a loro. Essi non odono personalmente quelle invocazioni con le proprie orecchie, né ricevono in alcun modo la notizia che qualcuno li sta chiamando.

Per comprendere in dettaglio questa parola di Allah l’Altissimo, bisogna intendere quanto segue: gli esseri che tutti i politeisti del mondo invocano oltre ad Allah sono di tre tipi. Il primo è costituito da alcuni oggetti inanimati e privi di vita, che gli uomini stessi hanno creato con le proprie mani e hanno reso oggetti di culto.

In secondo luogo, alcune persone pie e venerabili che sono vissute in passato.

In terzo luogo, quelle persone fuorviate e traviate che, dopo aver fuorviato e corrotto anche altri, hanno lasciato questo mondo.

Riguardo alle divinità del primo tipo, è del tutto evidente che, essendo materia inerte e priva di vita, esse non possono né udire né vedere nulla, né hanno alcun potere di fare alcunché.

Anche le divinità del secondo tipo, cioè i pii e venerabili defunti, resteranno all’oscuro delle suppliche e delle preghiere della gente del mondo per due ragioni. La prima è che si trovano presso Allah in una condizione nella quale le voci della gente del mondo non giungono direttamente; la seconda è che Allah e i Suoi angeli non fanno pervenire loro alcuna notizia del mondo. La ragione è che, proprio coloro che per tutta la vita hanno insegnato agli uomini a pregare esclusivamente alla presenza di Allah, ora vengono invocati dagli uomini: per loro non potrebbe esserci nulla di più doloroso. Allah non desidera in alcun modo infliggere sofferenza alle anime dei Suoi pii servi.

Anche le divinità del terzo tipo hanno due ragioni per restare all’oscuro. La prima è che si trovano, in qualità di accusati, nella prigione di Allah, dove non giunge alcuna voce del mondo. Allah e i Suoi angeli non fanno loro sapere che la loro missione ha avuto un grande successo nel mondo e che gli uomini li hanno trasformati in divinità.

Se venisse comunicata loro una simile notizia, sarebbe per loro motivo di grande gioia. Allah, invece, non desidera mai rendere soddisfatti questi ingiusti.

A questo proposito, bisogna comprendere che i saluti e le preghiere degli abitanti del mondo vengono fatti giungere ai Suoi pii servi. Ciò sarà infatti per loro motivo di gioia.

Allo stesso modo, Allah fa udire ai peccatori e ai criminali le maledizioni, le umiliazioni, i rimproveri, gli insulti e simili cose pronunciate dagli abitanti del mondo. In tal modo accresce ulteriormente la loro sofferenza interiore.

Nel hadith si narra che, dopo la battaglia di Badr, ai miscredenti uccisi in battaglia furono fatti ascoltare i rimproveri del Nobile Profeta, poiché ciò fu per loro causa di sofferenza. Tuttavia, ai pii servi non viene fatto giungere nulla che possa essere causa della loro sofferenza interiore.

Ritengo che la discussione precedente renda chiara la questione se il defunto possa sapere e udire qualcosa del mondo.

Qualche tempo fa, dopo aver visitato ad Ajmer il mausoleo del Khwaja Sahib, chiesi a un mio amico cantante: proprio come noi chiediamo molte cose alla corte di Allah l’Altissimo, supplichiamo, imploriamo e piangiamo, così vidi alcune persone chiedere molte cose al defunto Khwaja Sahib, supplicandolo e implorandolo. Alcuni cantavano qawwali nel suo mausoleo. Nell’Islam tutto ciò è severamente proibito: lei che cosa ne pensa?

Egli disse: «Comunque sia, se cantare nel suo mausoleo fosse proibito, egli lo avrebbe vietato, oppure ci avrebbe colpiti con la sua maledizione; ma nulla di simile è accaduto a nessuno. Inoltre, egli amava i canti qawwali».

Il mio amico evitò di rispondere alle prime osservazioni; tuttavia credeva che, quando si cantavano qawwali nel suo mausoleo, egli li ascoltasse e ne fosse contento. Ritengo che la discussione precedente confuterà questa convinzione del mio amico e di molti altri. Molti considerano numerosi santi e dervisci di Allah possessori di poteri illimitati e chiedono loro molte cose. Eppure, all’infuori di Allah, nessun altro, nessuna forza o entità, può arrecare danno o beneficio agli esseri umani. Ciò è affermato in molti passi del Sacro Corano.

La cosa curiosa, e il grande successo di Satana, è che coloro che per tutta la vita insegnarono il tawhid, dopo la morte sono stati trasformati dalla gente in divinità.

Hazrat Abd al-Qadir Jilani (che Allah abbia misericordia di lui) insegnò che, dopo la sua morte, rivolgersi a lui dicendo: «O Abd al-Qadir! Per amore di Allah, dammi qualcosa» sarebbe anch’esso shirk. Eppure ho visto le parole sopra riportate scritte a grandi lettere sul muro esterno della celebre khanqah della tariqa Qadiriyya. Anche a suo nome si sono diffuse molte forme di shirk. Ma egli, come molti altri simili a lui, non può assolutamente sapere che persone ignoranti li hanno trasformati in divinità.

Alcuni credono anche che l’anima del defunto vada e venga nel mondo terreno; se questa convinzione fosse vera, le affermazioni precedenti risulterebbero false. Khwaja Ajmeri e Hazrat Abd al-Qadir Jilani (che Allah abbia misericordia di lui) vedrebbero allora con i propri occhi che la gente li ha trasformati in divinità, e ciò sarebbe per loro causa di una terribile sofferenza. E Allah non lo gradisce mai. Pertanto, non esiste alcun modo per tornare nel mondo terreno dall’alam al-barzakh.

Un’idea errata

È innegabile che nell’aldilà saranno vittoriosi gli uomini retti e virtuosi. Tra i non musulmani, molti compiono diversi tipi di opere buone. Dire la verità, aiutare chi è in difficoltà, spendere denaro e fare sacrifici per il bene degli indigenti, compiere numerose opere utili alla collettività: anche tra i seguaci di altre religioni si osservano azioni di questo genere. Sebbene non credano nel tawhid di Allah e nel dīn al-haqq, tra loro si trovano le qualità sopra menzionate. Non vi è dubbio che le azioni descritte siano meritorie. Che cosa accadrà dunque loro quando saranno giudicati nell’aldilà?

Molti credono che, come ricompensa per le loro opere buone, anch’essi otterranno il Paradiso. Esaminiamo ora, verificandola e valutandola, quanto sia fondata questa convinzione o idea.

(Arabo****************)

«E chiunque compia opere buone, uomo o donna, purché sia credente, costoro entreranno in Paradiso e non subiranno la minima ingiustizia (vale a dire, non sarà leso alcuno dei loro diritti).» – (Sura an-Nisāʾ: 124)

(Arabo*******)

«Chiunque compia opere buone, uomo o donna, a condizione che sia credente, gli faremo vivere nel mondo una vita pura e buona e, nell’Aldilà, gli daremo una ricompensa eccellente secondo le opere di tali persone.» – (Sura an-Naḥl: 97)

(Arabo**********)

«E chiunque compia opere buone, uomo o donna, se è credente, costoro entreranno tutti in Paradiso, dove sarà loro elargito un sostentamento inesauribile.» – (Sura al-Muʾmin: 40)

I versetti sopra citati annunciano una ricompensa per le opere buone. Tuttavia, ogni volta viene posta la condizione che chi compie tali opere debba necessariamente essere credente. La ricompensa per le opere buone si otterrà soltanto dopo aver creduto nei fondamentali articoli di fede islamici.

In molti passi del Sacro Corano si dice così:

(Arabo**************)

Coloro che hanno creduto e hanno compiuto opere buone: ciò significa che la fede è il prerequisito delle opere buone. Prima bisogna credere in Allah, nel Suo Libro, nel Suo Messaggero, nell’Aldilà e nelle altre realtà. Poi sono state indicate anche quali siano le opere buone. I profeti e i messaggeri hanno mostrato personalmente queste opere nella vita reale. Bisogna compierle secondo i metodi e le modalità da loro indicati. Lo scopo di tali opere sarà questo: tutte quelle opere buone dovranno essere compiute esclusivamente per ottenere il compiacimento di Colui che è stato riconosciuto come Creatore, Datore del sostentamento, Padrone, Signore, Re e Governatore, il che significa credere in Lui. Se non si crede in Colui che è l’unico avente diritto di conferire la ricompensa e non si desidera ottenere il Suo compiacimento, da dove potrebbe venire la ricompensa? Perciò la salvezza e la ricompensa nell’Aldilà dipendono dalle opere buone, e le opere buone saranno feconde insieme alla fede.

Chi può negare che l’unico Creatore, Padrone e Signore dell’universo e di ogni sua particella sia Allah l’Altissimo? È stato Allah a dare all’uomo tutto ciò di cui ha bisogno per vivere. Per il progresso e la prosperità nella vita, Egli ha creato tutti i mezzi e gli elementi necessari al benessere, alla comodità e alle nuove invenzioni. Gli ha dato conoscenza, intelletto e coscienza, energia operativa e una straordinaria capacità inventiva. È Lui che ha inviato agli uomini la dīn al-ḥaqq, cioè un ordinamento di vita vero, bello e benefico. Per guidare sempre gli uomini sulla retta via e impartire loro un’educazione morale, Egli ha inviato, attraverso le epoche, i profeti e i messaggeri. È Lui il Creatore, Padrone e Signore di questo mondo e dell’Aldilà. È Lui l’unico Padrone e Giudice del Giorno del Giudizio. Eppure si è negata la signoria, l’autorità e l’obbedienza dovute ad Allah. Si sono negati i Suoi profeti e messaggeri e il Giorno del Giudizio dell’Aldilà. Invece di lodare, obbedire e sottomettersi ad Allah, il Creatore, il Signore e il Sostentatore, lo si è fatto nei confronti di una Sua creatura o di un oggetto immaginario. Sopra, tra le qualità delle persone virtuose non musulmane, è stata menzionata la veridicità. Ma, dopo aver negato la vera religione e aver rifiutato la gratitudine verso il Creatore, Signore e Sostentatore misericordioso, quale valore, anche solo di un centesimo, può mai avere la veridicità?

In secondo luogo sono state menzionate qualità come la loro generosità, le opere di pubblica utilità e le elemosine. Ma riflettete: il denaro e i beni, tutti i mezzi per le opere di pubblica utilità, la conoscenza, l’intelletto e l’energia operativa sono tutti doni di Allah. Da una parte si è aiutato il prossimo con i beni ricevuti in dono, dall’altra si sono negati l’obbedienza, la sottomissione e la gratitudine verso il vero Donatore. È come donare al santo la vacca altrui. Quale valore può avere una simile donazione?

Non è forse segno di orgoglio, arroganza e ingratitudine chinare il capo in obbedienza ad Allah, il Creatore e Sostentatore, e negare proprio a Lui la lode, il culto e la devozione? Non è forse estrema insolenza, ingratitudine e tradimento? Inoltre, il culto, la devozione, la sottomissione e l’obbedienza sono stati rivolti alle altre creature di Allah. Si è attribuita alla creatura la gloria propria del Creatore. Può esserci insolenza, ingiustizia e oppressione più grandi di queste? Perciò Allah dice:

(Arabo**********)

“L’esempio di coloro che hanno rifiutato di accettare la religione di Dio è questo: le loro opere buone saranno come un cumulo di cenere. Come, in un giorno di tempesta, quel cumulo di cenere sarà disperso nel vuoto dalla furia del vento, così essi non otterranno alcun beneficio da nessuna parte delle loro opere buone. Infatti, la loro incredulità nella religione di Dio li aveva portati molto lontano, facendoli smarrire.” – (Sura Ibrāhīm: 18)

In altre parole, coloro che hanno agito con ingratitudine, tradimento, arbitrio, disobbedienza e peccato verso il loro Signore Allah e hanno rifiutato di adottare quei metodi di servitù, obbedienza e adorazione ai quali invitavano gli apostoli — pace su di loro — vedranno infine tutta la loro attività esistenziale e il patrimonio delle loro opere e della loro condotta di una vita intera ridursi a qualcosa di così vano e privo di significato da sembrare un’enorme massa di cenere, accumulatasi lentamente fino ad assumere la forma di una montagna. Ma, sotto il soffio impetuoso di un solo giorno, ogni particella di quella cenere svanirà nel vuoto. La loro ingannevole e splendida civiltà e cultura, le loro straordinarie arti e opere architettoniche, le loro immense università, il sapere e le scienze, le belle arti e gli innumerevoli altri beni — persino il loro culto e la loro devozione, le opere buone compiute pubblicamente, le elemosine e le attività benefiche — si dimostreranno non altro che un’enorme massa di cenere. Nel Giorno del Giudizio dell’Aldilà, tutte queste loro attività dettate dall’orgoglio e dall’arroganza non avranno alcun peso né valore sulla bilancia del giudizio.

Allah dice inoltre:

(Arabo*************)

«Coloro tra voi che rinnegheranno la religione dell’Islam e moriranno nello stato di miscredenza vedranno vanificarsi tutte le loro buone opere, in questo mondo e nell’Aldilà. Saranno abitanti dell’Inferno e vi rimarranno in eterno». — (Sura al-Baqara: 217)

Non saranno vanificate soltanto le buone opere di coloro che sono miscredenti nella religione islamica; anche coloro che, dopo aver creduto nella religione islamica, la abbandoneranno avranno una sorte uguale a quella dei miscredenti infedeli.

In sintesi, quasi pagina dopo pagina del Nobile Corano è stato dichiarato senza ambiguità che chiunque rifiuti di accettare la vera religione inviata da Allah, compia o non compia buone azioni in questo mondo, avrà come dimora l’Inferno.

Se coloro che negano Allah e il Suo Messaggero desiderano ardentemente ricevere una ricompensa nell’Aldilà, dovrebbero reclamarla presso coloro che hanno adorato e lodato, sotto il cui comando e dominio hanno vissuto e di cui hanno riconosciuto la signoria e l’autorità. Ma, quel Giorno, oltre ad Allah, esisterà forse un essere potente capace di concedere a qualcuno una ricompensa o di infliggergli una punizione? Avranno forse la capacità, il coraggio e l’audacia di organizzare slogan o marce di protesta per rivendicare il Paradiso? Inoltre, coloro che hanno negato la resurrezione, l’Aldilà, il rendiconto e l’Inferno e il Paradiso, che cosa potrebbero mai ottenere là, o che cosa avrebbero mai da chiedere per ottenerlo?

Pertanto, se nell’Aldilà non verrà attribuito alcun valore alle buone opere dei miscredenti ribelli e avversi a Dio, ciò sarà fondato sulla giustizia perfetta.

Tuttavia, se hanno compiuto qualche buona azione sulla terra, ne riceveranno la ricompensa già in questo mondo. Dopo la morte non avranno nulla da reclamare.

I benefici terreni della fede nell’Aldilà

Ogni essere umano, qualunque sia il Paese o la nazione cui appartiene, anela alla pace. Questa pace consiste nel vivere serenamente e al sicuro con la moglie, i figli e i familiari; nel potersi muovere liberamente e con sicurezza; nel godere dei propri diritti fondamentali e nel restare al riparo dalle ingerenze altrui nella propria libertà. La pace consiste anche nella libertà e nella possibilità di costruire la propria vita secondo i propri ideali e valori. Se uno solo di questi aspetti viene ostacolato, oppure viene meno la certezza di uno di essi, la pace viene turbata.

Ma questa pace esiste davvero in qualche luogo della società umana? In nessun luogo esiste affatto e, dove esiste, è solo in minima misura. Se nella vostra famiglia non vi sono conflitti di ideali né imperversa la tempesta dei dissensi estremi; se entro i confini della vostra abitazione non si aggirano mai ladri o malfattori; se riuscite a portare al sicuro nei vostri magazzini tutto il raccolto dei vostri campi; se i vostri servitori, andando a fare la spesa per voi, non si appropriano neppure di una minima moneta e non attentano ai vostri beni e alla vostra vita per effetto di complotti esterni, allora si potrà senz’altro dire che vivete in pace. Ma oggi si vede ovunque l’esatto contrario; perciò la pace non esiste in alcun luogo.

Prendiamo proprio il caso della nostra società. A causa dell’estremo decadimento morale, la piaga della corruzione dilagante a ogni livello della società ha reso insopportabile la vita delle persone. Corruzione tra la gente comune, corruzione tra insegnanti e studenti, corruzione tra i responsabili di ogni livello. Dal furto delle scarpe nelle moschee fino al furto dei beni dello Stato, tutto avviene su vasta scala. Corruzione anche nelle istituzioni incaricate di reprimere la corruzione e la criminalità. Il fantasma che si dovrebbe scacciare si è nascosto proprio nella senape con cui lo si dovrebbe scacciare. Di conseguenza, la legge e l’ordine sono crollati. Così l’oppresso non ottiene alcuna giustizia, mentre i ricchi potenti e gli elementi antisociali, facendosi beffe della legge, realizzano i loro malvagi propositi.

Guardate poi come oggi il terrorismo estremo abbia messo radici in Paese dopo Paese. Omicidi, rapine, sequestri (compresi i dirottamenti aerei), massacri spietati e l’uso di dinamite e di ogni sorta di esplosivo per far saltare edifici e abitazioni sono diventati eventi quotidiani. Oggi, nelle case, negli istituti scolastici, sulle strade e nei luoghi pubblici, l’onore, la dignità e perfino la vita delle donne non sono al sicuro. Un Paese potente lancia un’aggressione armata contro un altro Paese e vi impone il proprio dominio. Uccide crudelmente milioni di uomini e donne. Incendia uno dopo l’altro villaggi e campi coltivati. Dalle ossa degli esseri umani si levano soltanto gemiti e grida di dolore. Non vi è alcun rimedio a questa tirannia e oppressione. Oggi l’intera umanità è impotente.

Qualcuno possiede un rimedio contro tutto questo? Proprio l’altro giorno, a Beirut, i terroristi fecero esplodere l’edificio dell’ambasciata americana. Vi furono ingenti perdite di vite e beni. Un aereo passeggeri sudcoreano fu distrutto dal colpo di un missile russo. Diverse centinaia di figli innocenti di Adamo persero la vita. La Russia, impadronendosi con la forza dell’Afghanistan, devastò le case e le terre degli afghani e uccise crudelmente centinaia di migliaia di persone; per paura della morte, milioni di persone rimasero senza casa. I loro gemiti e le loro grida di dolore hanno rattristato gli abitanti del mondo intero. Israele ha trasformato l’intero Libano in una Karbala. Ma si è forse trovato qualche rimedio? Eventi raccapriccianti di questo genere continuano a verificarsi ogni giorno, sempre nuovi, in tutto il mondo. Alla domanda se sarebbero state adottate misure contro i terroristi, Caspar Weinberger, a nome del governo americano, non seppe dire nulla; e cos’altro avrebbe potuto dire? Se a un colpo si risponde con un altro colpo, bisogna aspettarsi un colpo ancora più grande. Come si può eliminare l’atteggiamento che porta a colpire ingiustamente? Le società e i governanti della civiltà moderna conoscono forse qualche metodo efficace per correggere il carattere dei nemici dell’umanità — antisociali, criminali, banditi, predoni, terroristi e simili? No, assolutamente no. Sanno soltanto competere nella fabbricazione di armi, per sferrare attacchi e per difendersi dagli attacchi. Non possiedono alcuna arma per correggere il carattere umano.

Quest’arma si trova soltanto nell’Islam. Allah l’ha inviata all’umanità attraverso i profeti e i messaggeri. Quest’arma è una fede, una ferma convinzione sulla cui base si formano la mentalità, il carattere, il gusto e i valori della vita. È una fede che propone una visione della vita, insegna lo scopo e l’obiettivo dell’esistenza, insegna i doveri e il senso di responsabilità, dà significato alla vita e suscita un intenso senso di responsabilità davanti a una forza invisibile per ogni propria azione. È una fede che insegna che l’universo e gli esseri umani che lo abitano non sono stati creati senza uno scopo. Dopo averli creati, non li ha lasciati qui senza freni, affinché facessero tutto ciò che volevano, senza che vi fosse qualcuno a ricompensare una buona azione o a punire una cattiva azione. La verità è che, dopo la morte, si dovrà tornare da Colui che ha creato l’essere umano. Poi si dovrà rendere conto a Lui di ogni azione buona o cattiva compiuta durante la vita terrena. Se nella vita terrena qualcuno commette ingiustizie, e in quanto criminale o terrorista distrugge la vita e i beni degli esseri umani, dovrà ricevere senza dubbio la punizione che merita. Quel giorno nessuno avrà la forza di impedire la punizione del Punito­re. La punizione di allora sarà eterna, perché anche la vita di allora non avrà fine e la morte non toccherà mai più nessuno. Questa è la fede nell’Aldilà. Quel giorno, Colui che elargirà la punizione o la ricompensa sarà Allah l’Altissimo in persona: il Creatore di questo mondo, il Creatore di tutti gli esseri viventi e di tutte le cose, compresi gli uomini, e il Creatore, Padrone e Signore dell’Aldilà.

Solo questa fede può rendere l’essere umano veramente umano; può trasformare il crudele e spietato in una persona affettuosa e misericordiosa. Può trasformare l’uomo immorale in una persona virtuosa e il malfattore rapinatore in un protettore della vita e dei beni degli uomini. Può trasformare il terrorista in un amico dell’umanità, sensibile alle sofferenze umane, e il corrotto in un combattente contro la corruzione. Nel settimo secolo dalla creazione si verificò proprio un simile evento miracoloso, sotto la guida del profeta arabo Muhammad Mustafa (pace e benedizioni su di lui). Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) fece nascere nei peccatori la fede in Allah con tutti i Suoi attributi e fece nascere in loro anche la fede nell’aldilà e il senso della responsabilità. Sulla base di questa fede ne corresse il carattere. Trasformò una nazione feroce e assetata di sangue in una nazione dedita al bene dell’umanità. Per mezzo loro fondò un autentico Stato del benessere. Legò tutti con saldi vincoli di fratellanza, affetto e amore, compassione per le sofferenze altrui e reciproco aiuto e sostegno. Ogni ingiustizia scomparve dalla società. Nacque una società tanto felice e bella quale il mondo non aveva mai visto prima. Ancora oggi, in nessun luogo del mondo esiste un sistema sociale simile.

Se oggi le superpotenze e gli Stati da esse protetti credessero in Dio e nell’aldilà, e se destinassero al servizio dell’umanità l’enorme quantità di denaro che spendono nella corsa agli armamenti, nascerebbe un mondo nuovo. Se ovunque gli uomini smarriti formassero il proprio carattere sotto la guida ideale del Profeta universale Muhammad Mustafa (pace e benedizioni su di lui), fondata sulla fede in Dio e nell’aldilà, cesserebbe ovunque il macabro gioco del sangue umano. Ognuno considererebbe al sicuro la propria vita e i propri beni, e la mentalità corrotta scomparirebbe. L’amministrazione, l’ordine pubblico, il commercio, l’istruzione, la giustizia e ogni altra cosa continuerebbero a funzionare correttamente e per il bene degli uomini. Le forze dell’ordine non violerebbero esse stesse la legge. Nessuno trasferirebbe all’estero le ricchezze del Paese. Nessuno si approprierebbe dei beni dello Stato e nessuno ingannerebbe il prossimo. Nessuno si insedierebbe come dittatore sul collo della nazione con l’aiuto delle armi. La voce degli oppressi non verrebbe mai ridotta al silenzio; nessuno dovrebbe essere incatenato alla schiavitù; in nessun luogo si udrebbero lamenti per mancanza di cibo e vestiario; nessuno soffrirebbe per i dolori della malattia a causa della mancanza di cure. Questi sono tutti i benefici e il bene terreno derivanti dalla fede nell’aldilà. Se gli uomini orgogliosi del potere, i governanti tirannici, i portatori e gli schiavi mentali della civiltà materialista occidentale, incredula in Dio e nell’aldilà, riuscissero a comprendere questa verità, l’intera umanità potrebbe trarne beneficio.

I doveri dei genitori verso i figli e dei figli verso i genitori

Il figlio nato dal seme del padre e dal grembo della madre è amato soprattutto dal padre e dalla madre. I genitori non riescono a sopportare alcun dolore o sofferenza del figlio. Quando il figlio si ammala, i genitori diventano estremamente inquieti. Tuttavia si può certamente affermare che, generalmente, il figlio è oggetto di un amore più grande per la madre che per il padre. Per ottenere questo amato e desiderato frutto del massimo e più intenso affetto, la madre accoglie volontariamente e con il sorriso sulle labbra la sofferenza della gravidanza e l’estremo dolore del parto. Questo dolore è simile all’agonia della morte. Molte donne, incapaci di sopportarlo, muoiono persino. Eppure nessuna si rifiuta di affrontare nuovamente una gravidanza. Dopo dolori e sofferenze estremi, quando il figlio viene alla luce, basta che la madre lo guardi perché tutti i suoi affanni, dolori e tormenti svaniscano e sul suo volto sbocci un sorriso di gioia celestiale. È naturale che questo figlio sia l’oggetto del suo amore più grande.

Poiché il sangue del padre scorre nelle vene del figlio, anche questi è per il padre l’oggetto del suo amore più grande. Pertanto, naturalmente, la madre e il padre desiderano vedere i propri figli vivere una vita felice e serena. Per rendere felici i figli, i genitori non risparmiano alcuno sforzo. Il padre che guadagna procura loro terreni, costruisce case e lascia loro denaro in banca, affinché possano vivere nella più grande felicità.

Se il loro compito si limitasse a questo, bisogna capire che la loro concezione della vita è errata o incompleta. La vita terrena non è l’unica vita, ma soltanto una parte dell’esistenza nel suo complesso. In questo libro è stata esaminata dettagliatamente proprio la vita che esiste dopo quella terrena e che è la vera vita.

Bisogna dunque ammettere che coloro che desiderano vedere i propri figli felici e al di sopra di ogni dolore e sofferenza devono riflettere necessariamente anche sulla vita che viene dopo quella terrena. Ma tra coloro che riconoscono l’esistenza dell’aldilà, quanti pensano alla vita eterna dei propri figli nell’aldilà? Se il figlio ha un buon lavoro, un’auto, una casa, guadagni enormi ottenuti con entrambe le mani, fama e notorietà, i genitori ne sono felicissimi. Non si chiedono come i figli guadagnino il proprio denaro né per quale via conducano la loro vita. Non ritengono necessario informarsi se vivano da veri musulmani oppure siano immersi nei piaceri di una vita materialista, senza ideali e senza freni. Se riescono a dare la figlia in sposa al figlio di un ricco, oppure se il genero è un alto dirigente o un uomo d’affari, considerano così realizzato il desiderio della loro vita sotto questo aspetto. Se la figlia diventa ballerina o cantante, oppure una stella del cinema e causa di svago per innumerevoli persone dedite ai piaceri, molti padri e madri ne sono pieni di gioia. Naturalmente, per coloro che non credono nell’aldilà, è normale comportarsi in questo modo. Anche Allah l’Altissimo ha detto:

(Arabo*************************)

«Mangiate, bevete e godetevi la vita per qualche giorno. In verità, siete criminali» – (Sura al-Mursalāt: 46)

Hanno negato la vita dell’Aldilà. Pensano che la vita consista soltanto in quella di questo mondo. Ma il fatto che lo pensino non trasforma forse la verità in menzogna? L’Aldilà certamente verrà, e in quella vita non avranno più nulla da reclamare. Quel Giorno saranno distrutti coloro che avevano considerato falsa la vita dell’Aldilà.

Questo è quanto riguarda coloro che non credono nell’Aldilà. Ma anche coloro che si definiscono musulmani mostrano esattamente lo stesso comportamento. Non è forse qualcosa su cui riflettere?

D’altra parte, è dovere dei figli essere riconoscenti verso i genitori, obbedire loro, servirli e non permettere che nella loro vita sopraggiungano sofferenze o difficoltà. Alcuni adempiono a questo dovere, altri no. Coloro che non lo fanno sono certamente ingrati e disobbedienti, e meritano l’umiliazione. Ma coloro che considerano loro responsabilità e dovere mostrare gratitudine devono anche sforzarsi affinché la vita dei genitori nell’Aldilà sia felice. Inoltre, se durante la loro vita il figlio ideale vede i genitori afflitti da qualche sofferenza, ne rimane profondamente addolorato e si adopera con tutte le sue forze per alleviare le loro pene. Allo stesso modo, dopo la loro morte, il figlio ideale pensa che forse sua madre o suo padre stia soffrendo. Sebbene allora, in realtà, non possa più fare nulla, prega con tutto il cuore Allah Ta‘ālā per loro: «O Signore! Abbi misericordia di loro, come essi mi hanno allevato con grande affetto quando ero piccolo». Anche questa supplica è stata insegnata da Allah Ta‘ālā. Pertanto, se il figlio recita sinceramente per i genitori la supplica che Egli ha insegnato, si può certamente sperare che venga accolta. In questo modo il figlio può adempiere correttamente ai diritti dei genitori, sia durante la loro vita sia dopo la loro morte.

Ma che cosa vediamo? Spesso accade che il padre non riesca a trattare con equità le sue mogli e i suoi figli. Nella distribuzione dei beni assegna a qualcuno più del dovuto, privando altri della loro legittima quota; ad alcuni dà meno e altri li priva completamente. Inoltre, alcuni figli, influenzati da una concezione materialistica della vita, esercitano ingiustamente la propria influenza sul padre, privano i fratelli e le sorelle dei loro diritti e si fanno attribuire dal padre la parte del leone dell’eredità. Il padre, poi, intesta segretamente dei beni a una delle mogli o a uno dei figli. Entrambi i comportamenti sono gravemente ingiusti e disonesti. Per questo, nell’Aldilà, dovranno affrontare un severo castigo da parte di Allah.

Pertanto, se i genitori desiderano per i propri figli una vita felice nell’Aldilà e i figli desiderano vedere felice e prospera la vita dei genitori nell’Aldilà, allora nel mondo entrambi dovranno comportarsi secondo ciò che Allah e il Suo Messaggero hanno insegnato.

È dovere dei genitori plasmare il carattere dei figli secondo il modello dell’Islam fin dall’infanzia, affinché conducano una vita pienamente musulmana. D’altra parte, se un figlio virtuoso vede che i genitori si sono smarriti, deve sforzarsi con tutte le sue forze di riportarli sulla retta via.

Se entrambi adempiono ai propri doveri reciproci, la vita di entrambi nell’Aldilà sarà di felicità senza fine. Per grazia di Allah Ta‘ālā, potranno allora vivere insieme, nello stesso luogo, una vita di felicità eterna.

Allah dice:

(Arabo*****************)

«Un Paradiso che sarà la loro dimora eterna. Vi entreranno essi stessi, credenti, e insieme a loro vi entreranno coloro tra i loro genitori, mogli e figli che sono stati virtuosi. Gli angeli verranno da ogni parte per dare loro il benvenuto e diranno: “La pace sia su di voi. Oggi avete ottenuto questa felicità per la pazienza con cui avete affrontato ogni cosa nel mondo. Quanto è bella la dimora dell’Aldilà!”» – (Sura ar-Raʿd: 23-24)

È stato inoltre detto:

(Arabo************)

«Gli angeli che portano il Trono divino e quelli che si trovano attorno ad esso glorificano tutti il loro Signore, lodandolo. Credono in Lui e chiedono perdono a favore dei credenti. Dicono: “O nostro Signore! Tu abbracci ogni cosa con la Tua misericordia e la Tua conoscenza. Perdona dunque e salva dal castigo dell’Inferno coloro che si sono pentiti e hanno seguito la Tua via. O nostro Signore! Fa’ entrare loro nei Giardini eterni che hai promesso loro, e anche coloro tra i loro genitori, mogli e figli che sono virtuosi, conducili con loro laggiù. Tu sei certamente l’Onnipotente, il Saggio.”» – (Sura al-Mu’min: 7-8)

Il significato delle parole sopra riportate di Allah l’Altissimo è del tutto chiaro e non necessita di spiegazioni. Nella Sura at-Tur è stato detto ancora più chiaramente:

(Arabo***************)

«Coloro che hanno creduto e la cui progenie ha seguito le loro orme nella fede, a qualunque livello, riunirò a loro anche quei figli. E non diminuirò in nulla le loro opere.» – (Sura at-Tur: 21)

Nella Sura al-Mu’min è detto che i credenti e le persone virtuose godranno della felicità del Paradiso. Allora, per rallegrare i loro occhi, sarà concesso ai loro genitori, alle loro mogli e ai loro figli di dimorare insieme a loro, purché, dopo aver creduto, abbiano compiuto opere virtuose. In altre parole, proprio come nella vita terrena, anche nella vita dell’Aldilà potranno vivere insieme in Paradiso, con mogli, figli e familiari. Nella Sura at-Tur viene aggiunto che, se i figli continueranno a seguire le orme dei loro antenati nella fede, a qualunque livello, saranno riuniti ai loro antenati, anche se non avranno raggiunto l’eccellenza nella fede e nelle opere che aveva procurato agli antenati un rango elevato. E questa riunione non consisterà in visite occasionali, come talvolta accade tra le persone. Al contrario, continueranno a vivere con loro in Paradiso. Inoltre è stata data questa ulteriore rassicurazione: per riunire i figli ai loro antenati, il rango di questi ultimi non sarà abbassato né fatto scendere, ma sarà elevato il rango dei figli, che saranno riuniti ai loro padri.

Prendiamo, per esempio, un padre e un figlio che abbiano entrambi ottenuto il Paradiso grazie alla fede e alle opere. Il padre appartiene però al primo grado, mentre il figlio al terzo. Ora, per riunirli, il padre non sarà portato al terzo grado; al contrario, il figlio sarà promosso al primo grado e gli sarà data l’opportunità di vivere insieme al padre. Non vi è alcun dubbio che ciò sia un segno dell’immensa benevolenza e generosità di Allah Ta‘ala verso i Suoi servi virtuosi.

È una questione su cui tutti i genitori e tutti i figli dovrebbero riflettere profondamente. Se entrambi adempiranno correttamente alle proprie responsabilità reciproche, non solo la loro vita nell’Aldilà sarà felice e bella, ma anche su questa terra nasceranno una società e un ambiente belli e puri. Non esisteranno malvagità, ingiustizia né oscenità, e nascerà una società umana fondata sulla giustizia, con sicurezza per la vita e i beni.

Parole conclusive

La conclusione è dunque questa: dopo la morte, il fatto che l’essere umano riceverà una nuova vita e accederà a un’esistenza nuova è una verità inevitabile e innegabile. Questo mondo esiste proprio affinché quella vita finale sia felice e colma di gioia. La vita terrena è il campo d’azione della vita futura.

(Arabo*****************)

È proprio per riempire i granai, a Poush, con le spighe dorate del nuovo riso che arrivano le piogge durante i mesi di Ashar e Shraban. Solo il contadino saggio, che si bagna e si brucia lavorando instancabilmente nei campi sotto l’acqua della stagione delle piogge e il calore dei raggi del sole, raccoglie alla fine dell’autunno il suo raccolto dorato di Shraban. Anche questo mondo è dunque un campo da coltivare per ottenere il raccolto nell’Aldilà. Qualunque opera si compia qui, tale e quale sarà il suo frutto nell’Aldilà.

Il misericordiosissimo Allah ha ammonito ripetutamente l’umanità, in tutto il Sacro Corano, riguardo alla sua vita futura. Egli ama immensamente gli esseri umani da Lui creati. Per questo desidera che l’uomo renda bella anche la sua vita eterna nell’Aldilà. In ogni ammonimento di Allah si manifesta la Sua profonda premura, il Suo affetto e la Sua tenerezza.

«Questo Giorno del Giudizio è una verità assoluta, del tutto certa. Perciò, chi vuole scelga presso il suo Signore il suo ultimo rifugio. Vi abbiamo avvertiti e continuiamo ad avvertirvi che si sta avvicinando un giorno di terribile castigo. Quel giorno ogni persona vedrà il frutto delle proprie opere. Coloro che quel giorno avranno negato diranno pentiti: “Ahimè! Se solo, invece di nascere esseri umani, fossimo stati polvere!”» – (Sura an-Naba’: 39-40)

Va inoltre ricordato che Allah non nutre alcun odio, né potrebbe nutrirlo, verso coloro che si ribellano a Dio e si allontanano da Lui. Come potrebbe odiare le Sue creature, che dipendono da una sola particella della Sua grazia? Al contrario, la Sua misericordia e compassione infinite si manifestano quando Egli rivolge un solenne appello persino ai più ribelli e peccatori, invitandoli a tornare a Lui.

È inoltre necessario ricordare che, in questo solenne appello, Egli non persegue alcun interesse personale.

(Arabo**************)

«Non chiedo loro — agli esseri umani e ai jinn — alcun sostentamento. Né desidero che provvedano al Mio nutrimento. In verità, Allah è il Sostentatore, il Possente senza limiti.» – (Sura adh-Dhariyat: 57-58)

Nel versetto in questione, Allah ha dichiarato con voce ferma di non avere alcun interesse nei confronti dei jinn e degli esseri umani. Che l’uomo si sottometta e obbedisca a Dio oppure no, la Sua divinità è una realtà eterna e perpetua. Dio non ha affatto bisogno della sottomissione e dell’obbedienza di alcuno. Sottomettersi a Dio è invece un dovere innato e naturale dell’essere umano. È proprio per questo che gli esseri umani sono stati creati. Se si allontanano dalla sottomissione e dall’obbedienza a Dio, contraddicono la propria stessa natura e attirano su di sé la propria rovina.

In ogni parte del mondo, invece, i falsi dèi dipendono dall’obbedienza dei loro sudditi. Dalla loro obbedienza dipendono lo sfarzo della divinità di questi falsi dèi, l’abbondanza delle loro ricchezze e la loro vita lussuosa. Essi non sono i sostentatori dei loro seguaci; al contrario, sono i sudditi e i seguaci a essere la causa del loro sostentamento e del loro benessere. Quando i popoli sottomessi e obbedienti si ribellano, il palazzo della loro divinità va in frantumi. Ma Allah, l’Onnipotente e il Magnifico, è il Sostentatore e il Custode di tutti gli esseri viventi.

Perché, dunque, il ripetuto e fervente invito a tornare a Lui? Il suo unico scopo è perdonarli, se essi tornano a Lui.

Egli desidera elargire loro le particelle della Sua grazia.

(Arabo**********)

«E coloro che non associano ad Allah un’altra divinità, non uccidono una persona, salvo che per giusta causa, e non commettono adulterio — e coloro che fanno ciò subiranno le conseguenze delle loro azioni. Nel Giorno della Resurrezione il loro castigo sarà raddoppiato e vi dimoreranno in eterno, umiliati. Ma coloro che si pentono, tornano ad Allah, credono e compiono opere virtuose, Allah trasformerà i loro peccati in buone azioni. Allah è certamente onnipotente e misericordioso.» — (Sura al-Furqan: 68-70)

Nei versetti in esame, prima di annunciare il perdono, Allah ha menzionato tre peccati estremamente gravi:

Primo: associare a Allah qualcun altro. Invocare qualcuno insieme ad Allah per ricevere aiuto nelle avversità o per ottenere i propri desideri — ciò che nella terminologia islamica viene chiamato shirk.

Secondo: uccidere ingiustamente. Anche questo è un peccato così grave che, per questo, si dovrà diventare abitanti eterni di Jahannam, come i miscredenti politeisti.

(Arabo**************)

«E chiunque uccida intenzionalmente un credente, la sua ricompensa sarà l’Inferno, dove rimarrà per sempre. Allah sarà adirato con lui, lo maledirà e gli ha preparato un castigo terribile.» – (Sura an-Nisāʾ: 93)

Allah desidera vedere nella società umana piena pace e ordine, e desidera vedere completamente al sicuro la vita, i beni, l’onore e la dignità di ogni persona. Nulla di diverso rientra in alcun modo nella Sua volontà. Perciò dice:

(Arabo***********)

«Chiunque uccida una persona senza che questa abbia commesso un omicidio o causato corruzione sulla terra, è come se avesse ucciso tutta l’umanità; e chiunque salvi la vita di una persona, è come se avesse salvato la vita di tutta l’umanità.» – (Sura al-Māʾida: 32)

Allah ha reso il sangue degli esseri umani inviolabile gli uni per gli altri. Per questo sono stati annunciati il monito sopra riportato e il severo castigo.

Terzo: tra i peccati maggiori, sopra è stato menzionato ancora un altro peccato: l’adulterio.

Tuttavia, il grande e misericordioso Allah ha dato parole di speranza ai peccatori anche dopo che hanno commesso tali peccati. Ha promesso di sostituire i peccati del peccatore pentito e ritornato a Lui (tawba) con opere buone! In altre parole, se dopo aver peccato una persona si pente, chiede perdono a Dio, abbandona le azioni peccaminose, abbraccia una fede completa e comincia a compiere opere virtuose, allora i peccati precedentemente scritti nel registro delle sue opere vengono cancellati e al loro posto vi vengono scritte opere buone. La contaminazione e l’oscurità del suo cuore vengono rimosse, ed esso diventa bello, limpido e puro. Cambiano le sue idee, la sua capacità di riflessione e i suoi gusti. Diventa destinatario dell’infinita grazia e misericordia di Allah. Quale opportunità più preziosa di questa potrebbe esserci per i peccatori?

Tuttavia, vi è un punto al quale occorre prestare particolare attenzione. È stato detto che, dopo aver peccato, bisogna pentirsi e avere fede. L’espressione «avere fede» ha un significato particolarmente importante. Avere fede non significa soltanto credere nell’esistenza e nell’unicità di Allah. Significa anche credere nel Libro: nel Libro di Allah sono stati esposti chiaramente il lecito e l’illecito, il peccato e la virtù, la verità e la menzogna. Bisogna credere che ciò che esso dichiara illecito è illecito, ciò che dichiara lecito è lecito, ciò che dichiara peccato è peccato e ciò che dichiara virtù è virtù. Quando si considera il peccato come peccato, è naturale provare pentimento e rimorso per esso. Eppure, anche dopo aver peccato, molti non lo considerano un peccato. Dopo aver commesso omicidio e adulterio, invece di pentirsene, se ne vantano e provano piacere nel raccontarlo agli altri. Bisogna credere con il cuore e con l’anima a ogni prescrizione e norma contenuta nel Libro di Allah e sottomettersi ad essa. Bisogna accettare il Corano come la guida normativa dell’intera vita. Solo allora il pentimento e le opere buone saranno accettati da Allah. In ogni caso, per i peccatori la via del ritorno ad Allah rimane sempre aperta. Non vi è dubbio che questo sia un segno dell’infinita misericordia e compassione di Allah.

Per comprendere quanto Allah gioisca per il Suo servo che si pente, è significativo il seguente hadith.

Il narratore del hadith, Hazrat Anas (che Allah sia compiaciuto di lui), riferì che il Profeta di Allah disse: «Quando un servo si pente sinceramente davanti ad Allah, Egli gioisce più di quell’uomo che, mentre attraversava una landa deserta e pietrosa, perde improvvisamente la sua cavalcatura. Sul dorso dell’animale si trovavano il suo cibo, le sue bevande e tutti gli altri suoi beni. Dopo averla cercata a lungo, disperato, si rifugia all’ombra di un albero. Spezzato dalla disperazione e dal dolore, dopo qualche tempo vede all’improvviso davanti a sé l’animale smarrito, con tutti i suoi beni. Afferra le sue redini e, per l’eccesso della gioia, dalla sua bocca escono queste parole sbagliate: “O Allah, tu sei il mio servo e io sono il tuo Signore”». – (Muslim)

A questo proposito è opportuno menzionare anche un altro hadith. Hazrat Omar Faruq (che Allah sia compiaciuto di lui) disse:

Una volta alcuni prigionieri di guerra furono condotti al cospetto del Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Tra loro vi era una donna che aveva perso il figlio lattante. Ogni volta che vedeva davanti a sé un bambino, lo stringeva al petto e lo allattava. Vedendo la sua condizione pietosa, il Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ci chiese: «Potete mai immaginare che questa donna getti con le proprie mani il suo bambino nel fuoco?»

Rispondemmo: «Mai. Per non parlare del fatto che lo getterebbe nel fuoco con le proprie mani, se anche egli stesse per cadervi da solo, farebbe tutto il possibile per salvarlo».

Il Profeta disse:

(ARABO**********)

«Allah è molto più misericordioso verso i Suoi servi di quanto questa donna lo sia verso il proprio figlio». – (Tafhim al-Qur’an, si veda il commento alla sura Hud)

Guardate quanto è misericordioso Allah e quanto l’uomo è disobbediente e ingrato.

Pertanto, anche se qualcuno ha commesso peccati in misura eccessiva spinto dalle proprie passioni, non ha motivo di disperare. Deve tornare a Dio con cuore pentito senza indugiare, abbandonare la via del peccato e affidarsi interamente alla Sua servitù e obbedienza. Coloro che, abbandonando il sistema di vita dato da Dio, credono in un sistema di vita creato dall’uomo, e coloro che, rinunciando alla guida del Profeta universale Muhammad (pace e benedizioni su di lui), corrono affascinati da una guida priva di Dio, devono tornare al Messaggero di Allah finché sono ancora in tempo.

Il Profeta ha detto: «La fretta è opera di Satana. È buona soltanto in cinque casi: (1) dare rapidamente in sposa una ragazza quando raggiunge la maturità; (2) saldare un debito non appena si presenta l’opportunità di farlo; (3) seppellire il defunto subito dopo la morte; (4) provvedere all’ospitalità non appena arriva un ospite; (5) fare tawba subito dopo aver commesso un peccato».

A che serve fare tawba proprio adesso? Lasciamo passare ancora qualche giorno. Che l’età si consolidi un po’. Se faccio tawba adesso, non riuscirò a mantenerla, e così via: tutto questo è un grande inganno di Satana.

Non si può fare affidamento nemmeno su un solo istante della vita. Si racconta che il venerabile Gesù (pace su di lui) abbia detto: «Il mondo consta soltanto di tre giorni. Ieri è già passato e non hai più alcun potere su di esso. Non sai se domani sarai ancora in vita. Soltanto il giorno presente è ciò che possiedi. Pertanto, considera questo giorno come la tua unica risorsa e impiegalo bene».

Che parole preziose! Eppure, immersi negli inganni di Satana, molti giungono alla fine della loro vita. Non hanno più l’opportunità di fare tawba. Di conseguenza, muoiono continuando ad annaspare nei peccati.

Un’altra cosa. Alcuni pensano che basti fare tawba in un momento futuro e dedicarsi allora alle opere religiose. Non c’è bisogno di assumere un’aria religiosa così presto.

Non comprendono quanto ingannino se stessi. Infatti, continuando a peccare, il loro cuore diventa così duro che l’inclinazione a fare tawba non ritorna mai più. E se la morte sopraggiungesse all’improvviso mentre stanno peccando, come potrebbero impedirla?

Non vi è dubbio, dunque, che tutti quei pensieri siano inganni e raggiri di Satana. Che Allah l’Altissimo ci protegga da essi. Amin.

Dopo aver compiuto il pentimento, è particolarmente necessario acquisire la conoscenza del Corano e degli hadith per sapere quali siano le buone opere prescritte da Allah. Dopo aver creduto in Allah e aver riconosciuto la propria obbedienza a Lui, la prima cosa da fare è stabilire la preghiera. Tra tutte le opere che Allah ha ordinato agli esseri umani, la prima è la preghiera. La preghiera è il primo segno della dichiarazione di fede in Dio e del riconoscimento dell’obbedienza a Lui. Coloro che trasgrediscono questo atto obbligatorio di culto prescritto da Dio devono essere considerati come persone che hanno rinnegato l’obbedienza; e dopo ciò, non sono in grado di adempiere agli altri obblighi prescritti da Dio. La prima cosa di cui si chiederà conto nell’Aldilà sarà la preghiera. Se si supera questa prima stazione dell’esame, le altre stazioni saranno più facili; ma se si fallisce già alla prima, le stazioni successive saranno molto più difficili.

Bisogna conoscere bene la realtà, ossia il significato profondo, della preghiera. Insieme ad essa, bisogna conoscere bene e abituarsi a praticare la zakat, il digiuno, il pellegrinaggio e, in breve, ogni comando e prescrizione di Allah.

Bisogna sempre ricordare una cosa: Allah l’Altissimo ha stabilito alcuni precetti che devono essere osservati nella vita personale. Tra questi vi sono stabilire la preghiera, osservare il digiuno del Ramadan, versare la zakat, compiere il pellegrinaggio e fare inoltre elemosine e opere di carità; spendere il denaro sulla via dell’Islam, guadagnarlo e spenderlo in modo lecito, e non nutrire invidia, rancore, arroganza né parlare male degli altri, e così via.

Vi sono poi alcuni precetti che riguardano la famiglia, i parenti, la società e l’intera umanità. Bisogna comportarsi bene con tutti e rispettare i loro diritti, non commettere ingiustizie né torti verso alcuno, non violare i diritti altrui e così via. Non c’è alternativa al rispetto di questi precetti. In nessun modo la vita dell’essere umano può essere centrata esclusivamente sull’interesse personale. Perciò è dovere del padre preparare i figli affidati alla sua cura a seguire la via di Allah. Lo stesso vale per il dovere del marito nei confronti della moglie. L’essere umano ama più di ogni altra cosa la propria moglie e i propri figli. Non riesce a sopportare nemmeno le loro lievi malattie o i loro dolori e affanni. Dunque, non dovrebbe forse desiderare che la loro vita eterna dopo la morte sia felice e bella? Eppure la maggior parte delle persone è indifferente al riguardo.

Poi bisogna oltrepassare i confini della propria famiglia e svolgere nella società esterna l’opera di invito all’Islam e di diffusione del suo messaggio. Allo stesso modo, uno Stato musulmano presenterà l’invito all’Islam sia all’interno dello Stato sia sulla scena internazionale, oltre i suoi confini. Questo è un dovere che deve adempiere.

Se non si cerca di porre fine all’ingiustizia, alla sopraffazione, alla corruzione e al peccato con tutti i mezzi possibili, anche nella vita terrena le calamità e le disgrazie che provengono da Dio non ricadono soltanto sugli oppressori, ma anche su quelle persone rette che non hanno cercato di porvi fine.

Allah dice:

(Arabo***********)

«Temete quella tribolazione nella quale non saranno immersi soltanto coloro che tra voi hanno commesso ingiustizia.» – (Sura Al-Anfal: 25)

Esaminando nuovamente il Sacro Corano, si apprende anche che coloro che hanno sempre seguito la via di Dio e si sono impegnati nella diffusione dell’Islam, praticando l’“amr bil ma‘ruf (ordinare il bene)” e il “nahi ‘anil munkar (allontanare dal male)”, quando poi Dio ha fatto scendere il castigo per i peccati di una certa categoria di persone, ha salvato in modi straordinari coloro che avevano compiuto le suddette buone opere. Pertanto, per salvarsi dai pericoli di questo mondo e dell’aldilà, sarà saggio seguire proprio quella via.

Infine, prima di concludere questo libro, che tratta di ciò che vi è oltre il velo della morte, ossia dell’aldilà, vorrei aggiungere ancora una cosa.

La fede è come un seme, mentre le opere sono il suo albero e i suoi frutti. Quanto più salda sarà la fede nell’aldilà, tanto più robusto sarà l’albero delle opere, adornato di rami, germogli, fiori e frutti.

Considerata da un altro punto di vista, la fede è un patto tra Allah e il Suo servo. Il significato essenziale di tale patto è questo: poiché Allah è il Creatore e il Re dell’uomo, mentre l’uomo è per nascita il Suo schiavo e suddito, lo schiavo e suddito dovrà obbedire, in ogni ambito della sua vita, ai comandi, ai divieti e alle leggi del suo unico Signore e Re. Dovrà obbedire ai comandi, ai divieti e alle leggi del Creatore, del Signore e del Re. Anziché osservare la legge del Creatore, del Signore e del Re, seguire la legge di qualcun altro — che non è né il suo Creatore, né il suo Signore, né il suo Re — significherebbe tradimento, ingratitudine e somma stoltezza, e costituirebbe una violazione del patto.

Ancora, la forza che ostacola l’osservanza della legge di Dio o l’adempimento della servitù e dell’obbedienza a Lui in ogni ambito della vita è la forza taghutica, la forza che pretende di essere una divinità artificiale. Per rendere effettivo il patto stipulato tra Dio e il Suo servo, è una necessità inevitabile anche rovesciare questa forza taghutica. Pertanto, in tutti gli ambiti della vita — vale a dire in tutti quei campi e quelle questioni intimamente legati alla vita e ai mezzi di sussistenza dell’uomo, alla felicità e al dolore, alla vita, ai beni, all’onore e alla dignità — in una parola, nella vita personale e familiare, nella vita politica ed economica, nel campo dell’istruzione e della cultura, nella guerra, nella pace, nell’inimicizia, nell’amicizia e nelle relazioni internazionali, e in ogni altro ambito simile, è una richiesta della fede stabilire il governo, la signoria, l’autorità e il dominio della legge di Allah. La lotta per soddisfare questa richiesta è stata chiamata «al-jihadu fi sabilillah» — il jihad sulla via di Allah. E il suo esito vittorioso è l’«iqamat-e-din» — l’instaurazione della religione dell’Islam, per la quale sono venuti tutti i profeti. Quest’opera è indispensabile per il successo nell’aldilà. Ogni momento della vita dell’ultimo Profeta è stato dedicato a quest’opera, e la piena imitazione del suo operato è l’unico compito del vero credente. Alla luce di ciò, è dovere indispensabile determinare il programma di vita di un credente per tutta la sua esistenza.

Infine, rivolgiamo la nostra supplica accorata al cospetto di Allah, il Misericordioso, il Clemente. Che Egli ci conceda la piena capacità di adempiere alle responsabilità sopra menzionate. Che ci mantenga puri e immacolati da ogni sorta di peccato e ci conceda la forza di camminare sulla Sua retta via. E che, alla fine, possiamo incontrarLo come Suoi amati servi. Amin.

(Arabo***********************)

— Fine —