Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

Generalmente l’Islam viene definito una dottrina democratica. Almeno dalla seconda metà del secolo scorso, questa affermazione è stata ripetuta innumerevoli volte. Tuttavia, sono fermamente convinto che, tra coloro che vanno diffondendo tale idea, neppure una persona su mille possieda una conoscenza adeguata della religione dell’Islam. Essi non hanno neppure tentato minimamente di comprendere quale tipo di democrazia abbia posto nell’Islam e quale sia la sua vera natura. Alcuni di costoro, osservando le forme esteriori e le cerimonie dell’ordinamento sociale islamico, hanno compiuto il vano tentativo di apporvi l’etichetta della democrazia. La mentalità della maggior parte di queste persone, a questo proposito, è estremamente pericolosa. Quando vedono che qualcosa è generalmente diffuso nel mondo, si impegnano con ogni mezzo per dimostrare che la stessa cosa esiste anche nell’Islam. E credono sinceramente che un simile operato costituisca un grande servizio all’Islam. Probabilmente considerano l’Islam alla stregua di un «orfano» indifeso. Infatti, come un orfano non può vivere senza la protezione di una persona influente, così essi ritengono che sia anche la condizione dell’Islam. Oppure pensano forse che noi non abbiamo potuto ottenere onore nel mondo semplicemente perché siamo musulmani. Soltanto se riusciremo a dimostrare che il nostro sistema di vita e i nostri ideali contengono i principi fondamentali di tutte le dottrine e di tutte le consuetudini diffuse nel mondo, potremo ottenere considerazione nel consesso delle nazioni.

Il risultato di una simile mentalità si è rivelato estremamente grave nella società musulmana. Non appena il comunismo sorse nel mondo, un gruppo di musulmani cominciò a proclamare con arroganza: «Il comunismo non è altro che una nuova versione dell’Islam». Analogamente, quando si levò la voce della dittatura, alcuni ricominciarono a gridare: «Obbedite al leader, obbedite al leader», affermando che l’intero ordinamento islamico fosse fondato sulla dittatura. In breve, ai nostri giorni la politica e l’ordinamento statale dell’Islam, a causa della pura ignoranza, sono diventati un misterioso labirinto. Sono stati considerati un miscuglio di innumerevoli dottrine di ogni genere, e si cerca di dimostrare che nell’Islam esista tutto ciò che gode di maggiore domanda sul mercato del mondo. In realtà, è assolutamente necessario studiare e ricercare adeguatamente la questione. Se da ciò si giungesse a stabilire una spiegazione o una definizione corretta e scientifica della politica islamica, la porta a tutti i malintesi e alle fantasie di pensiero frammentarie riguardanti questo tema verrebbe chiusa per sempre. Inoltre, questa discussione non si limiterà a zittire coloro che, proclamando la propria estrema ignoranza, sostengono che l’Islam non sia realmente in grado di offrire alcun ordinamento politico e civile; essa farà anche risplendere, nel campo dello studio e della ricerca, una luce pura e limpida. Il mondo attuale è immerso, sotto questo aspetto, in una profonda oscurità. Oggi, per la liberazione e il bene dell’umanità smarrita in questa fitta oscurità, è assolutamente necessario diffondere una simile luce, benché generalmente non si riscontri negli abitanti del mondo alcuna consapevolezza di tale necessità.

I fondamenti della dottrina islamica

Anzitutto è necessario imprimere saldamente nella mente di tutti una cosa: l’Islam non è un insieme o una combinazione di alcune dottrine e idee frammentarie e di molteplici principi d’azione. Esso non è stato formato raccogliendo opinioni di vario genere provenienti da ogni direzione. In realtà, l’Islam è un ideale organico e armonioso, fondato su alcuni principi solidi. Dai suoi grandi pilastri fino ai dettagli più minuti, ogni cosa ha con i suoi principi fondamentali un rapporto logico. Tutte le norme e le consuetudini che l’Islam ha proposto riguardo a ogni settore e livello della vita umana hanno tratto la loro sostanza vitale e la loro corrente interiore proprio dai suoi principi originari. Da questi principi può formarsi compiutamente una vita islamica, proprio come nel mondo vegetale dal seme emergono la radice, dalla radice il fusto, dal fusto i rami e dai rami i ramoscelli e le foglie. Anche quando l’albero si è ampiamente sviluppato, persino la sua foglia più lontana rimane strettamente collegata alla radice principale; allo stesso modo, nell’Islam, anche le cose più minute sono legate ai suoi principi fondamentali. Pertanto, per comprendere qualsiasi aspetto o settore della vita islamica, è necessario rivolgere l’attenzione alle sue radici fondamentali e comprenderle. Senza questo, non è in alcun modo possibile afferrare la sua sostanza vitale, la sua essenza e la sua corrente interiore.

Il compito dei profeti

L’Islam è il sistema di vita inviato da Allah. Non è soltanto l’ordinamento predicato da Muhammad (pace su di lui); in linea generale, questo fatto non è sconosciuto a nessuno. In realtà, tutti i profeti inviati da Allah fin dai capitoli più antichi della storia umana hanno predicato esclusivamente questo ordinamento. Tutti i profeti vennero per far riconoscere l’autorità e la signoria dell’unico Allah e affinché gli uomini Lo adorassero. Invece di una trattazione così breve, è necessario studiare profondamente la questione. In realtà, tutte queste verità profonde e questi significati reconditi sono nascosti dietro un velo.

Dobbiamo esaminare con precisione, da una prospettiva particolarmente indagatrice, quale fosse lo scopo di far riconoscere la signoria di Allah. È inoltre indispensabile una trattazione profonda e sottile per comprendere chiaramente perché, quando un servo di Allah, cioè un profeta, proclamava: «Non avete alcun signore all’infuori di Allah», le forze locali ribelli ad Allah cominciassero a trafiggerlo come spine velenose della giungla. Generalmente, a questa dichiarazione iniziale del profeta viene attribuito un significato molto ristretto. Si ritiene che lo scopo principale di tale dichiarazione fosse semplicemente invitare la gente ad andare nella moschea, a chinare il capo davanti ad Allah e a prosternarsi; dopo di ciò, l’uomo sarebbe del tutto libero, e tale dichiarazione non avrebbe imposto alcuna limitazione quanto al riconoscere l’obbedienza a un governo fondato su un qualunque sistema esterno e al seguirne le leggi.

Chiedo: se il significato di questo messaggio iniziale del Profeta fosse stato soltanto questo, quale stolto al mondo avrebbe mai interferito anche minimamente con la libertà religiosa dei propri sudditi obbedienti e sottomessi ai suoi ordini? Proprio per questo è diventato assolutamente necessario esaminare attentamente su quale questione vi fosse, in sostanza, divergenza tra i nobili profeti e le altre potenze del mondo riguardo ad Allah, e su quale argomento si svolgessero tra loro il conflitto e la lotta.

In effetti, il Nobile Corano ha chiarito la questione in più passi. I miscredenti e i politeisti contro i quali i profeti combattevano, in realtà, non negavano affatto Allah. Tutti riconoscevano l’esistenza di Allah. Credevano che fosse Allah l’Altissimo ad aver creato i cieli e la terra, nonché quegli stessi miscredenti e politeisti. Il vento si muoveva secondo il Suo comando. Il sole, la luna e le stelle erano tutti sotto il Suo controllo.

 ﴿قُل لِّمَنِ الْأَرْضُ وَمَن فِيهَا إِن كُنتُمْ تَعْلَمُونَ﴾

﴿سَيَقُولُونَ لِلَّهِ ۚ قُلْ أَفَلَا تَذَكَّرُونَ﴾

﴿قُلْ مَن رَّبُّ السَّمَاوَاتِ السَّبْعِ وَرَبُّ الْعَرْشِ الْعَظِيمِ﴾

﴿سَيَقُولُونَ لِلَّهِ ۚ قُلْ أَفَلَا تَتَّقُونَ﴾

﴿قُلْ مَن بِيَدِهِ مَلَكُوتُ كُلِّ شَيْءٍ وَهُوَ يُجِيرُ وَلَا يُجَارُ عَلَيْهِ إِن كُنتُمْ تَعْلَمُونَ﴾

﴿سَيَقُولُونَ لِلَّهِ ۚ قُلْ فَأَنَّىٰ تُسْحَرُونَ﴾

«Chiedi loro: “A chi appartiene la terra e tutto ciò che essa contiene?”. Di’: “Se lo sapete”. Essi diranno: “Ad Allah”. Di’: “Perché dunque non riflettete su questo?”. Chiedi loro: “Chi è il Signore dei sette cieli e il Signore del Trono sublime?”. Essi diranno: “Allah”. Di’: “Perché dunque non Lo temete?”. Chiedi loro: “Nelle mani di chi è il dominio su ogni cosa, Colui che offre protezione a tutti e contro il quale nessuno può offrire protezione ad altri? Ditelo, se lo sapete”. Essi diranno: “Allah”. Di’: “In quale inganno siete dunque stati gettati?”» (al-Mu’minun: 84)

وَلَئِن سَأَلْتَهُم مَّنْ خَلَقَ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ وَسَخَّرَ الشَّمْسَ وَالْقَمَرَ لَيَقُولُنَّ اللَّهُ ۖ فَأَنَّىٰ يُؤْفَكُونَ﴾

﴿اللَّهُ يَبْسُطُ الرِّزْقَ لِمَن يَشَاءُ مِنْ عِبَادِهِ وَيَقْدِرُ لَهُ ۚ إِنَّ اللَّهَ بِكُلِّ شَيْءٍ عَلِيمٌ﴾

﴿وَلَئِن سَأَلْتَهُم مَّن نَّزَّلَ مِنَ السَّمَاءِ مَاءً فَأَحْيَا بِهِ الْأَرْضَ مِن بَعْدِ مَوْتِهَا لَيَقُولُنَّ اللَّهُ ۚ

«Se chiedi loro chi ha creato i cieli e la terra e chi ha sottoposto il sole e la luna al proprio ordine, certamente diranno: “È opera di Allah”. Ma, nonostante ciò, dove si allontanano sviati? E se chiedi loro chi fa scendere la pioggia dal cielo e chi ridà vita alla terra morta, certamente diranno: “È opera esclusiva di Allah”» (al-‘Ankabut: 61-63)

  وَلَئِن سَأَلْتَهُم مَّنْ خَلَقَهُمْ لَيَقُولُنَّ اللَّهُ ۖ فَأَنَّىٰ يُؤْفَكُونَ

«Se chiedi loro chi li ha creati, certamente diranno: “Allah ci ha creati”. Nonostante ciò, dove si dirigono sviati dalla retta via?» (az-Zukhruf: 87)

Pertanto risulta chiaramente che, riguardo all’esistenza di Allah e al fatto che Egli è il Creatore e l’unico sovrano dei cieli e della terra, nella società umana non vi è mai stata alcuna divergenza. Da sempre la gente lo riconosceva spontaneamente e senza esitazione. Non vi era dunque certamente alcuna necessità di inviare i profeti per ripetere queste verità e farle riconoscere alla gente. Si pone allora con forza davanti a noi la domanda: quale era lo scopo della venuta dei profeti nel mondo? E riguardo a che cosa era sorta la loro lotta con le potenze terrene?

Il Corano Majid ha dato una risposta chiara. Il Corano dice: i profeti affermavano: «Colui che ha creato voi, i cieli e la terra è in verità l’unico vostro Rabb e Ilah. Dunque non riconoscete nessun altro, all’infuori di Lui, come Rabb e Ilah». In sostanza, era proprio intorno a questa verità che si concentravano gli sforzi estremi dei profeti e ogni sorta di conflitto e controversia con le forze ostili. Gli uomini del mondo, infatti, non erano affatto disposti ad accettare il messaggio menzionato dai profeti. Ma quale profonda ragione si celava alla radice di questa controversia? Che cosa significa «Ilah»? Che cosa si intende per «Rabb»? Qual è la ragione fondamentale dei ripetuti sforzi dei profeti per far riconoscere Allah soltanto come «Rabb» e «Ilah»? E perché mai gli uomini del mondo non sono disposti ad accettare questa verità e, non appena la odono, assumono un atteggiamento bellicoso?

Qui cercherò di presentare le risposte a tutte queste domande.

‘Ilah’ significa

Tutti sanno che la parola «Ilah» significa signore, divinità adorata o ma‘būd. Tuttavia, gli uomini dell’epoca presente hanno quasi dimenticato il vero significato di queste parole. La parola ma‘būd deriva da «‘abd». ‘Abd significa servo, schiavo; e il significato di ‘ibādah non è soltanto compiere un culto: tutte le attività della vita completa che un servo e schiavo conduce vivendo in sottomissione e servitù costituiscono propriamente la ‘ibādah. Stare in piedi per servire, rimanere con le mani giunte in segno di rispetto e reverenza, chinare il capo considerandosi schiavo, manifestare spontaneamente entusiasmo e ardore nell’obbedire agli ordini, sopportare sforzi, sacrifici e sofferenze nell’obbedienza, portare a termine i compiti secondo le istruzioni, presentare ogni cosa secondo gli ordini del padrone, inchinarsi umilmente davanti alla sua incomparabile potenza e alla sua profonda maestà, osservare ogni legge da lui elaborata e promulgata, evitare ed estirpare ogni cosa proibita, prepararsi al sacrificio di sé secondo il suo comando: questo è il vero significato della ‘ibādah. E colui al quale l’essere umano presta la ‘ibādah in questo modo è il vero ma‘būd dell’uomo: proprio lui è l’Ilah.

‘Rabb’ significa

Il vero significato della parola «Rabb» è sostenitore e allevatore; poiché nel mondo si obbedisce e si eseguono gli ordini proprio di colui che sostiene e alleva, la parola «Rabb» significa anche «proprietario» e «padrone». Per questo, in terminologia araba, il proprietario di una cosa è chiamato «rabb al-māl», cioè il proprietario della cosa, mentre il proprietario di una casa è chiamato «rabb ad-dār». Colui che l’essere umano considera il proprio sostentatore e allevatore, dal quale desidera ricevere onore, rispetto, progresso e pace, e dalla cui benevola attenzione teme di essere privato, con il rischio che la sua vita venga sprecata o distrutta; colui che l’essere umano designa come signore, padrone e proprietario e al quale obbedisce ed esegue gli ordini nella vita reale: costui è in verità il suo Rabb.

Osservate con attenzione il significato di queste due parole e riflettete profondamente: chi si presenta avanzando una vigorosa pretesa di essere l’Ilah e il Rabb degli uomini? Quale potere afferma: «Prestatemi la vostra sottomissione e la vostra ‘ibādah»? Qualche elemento naturale — alberi, pietre, fiumi, mari, animali, bestie, luna, sole e stelle — ha mai avanzato una simile pretesa davanti agli uomini? Uno solo di questi possiede forse anche la minima capacità di avanzare una tale pretesa?

Ogni essere umano può comprendere che nessuno di questi è in grado di avanzare una simile pretesa davanti agli uomini. In realtà, soltanto l’uomo avanza una simile pretesa per instaurare il proprio dominio sugli altri uomini — ed è l’uomo stesso a poterlo fare. Il desiderio di dominio può trovare posto soltanto nella mente e nel cuore dell’uomo. È proprio la brama smodata di dominio dell’uomo, o il suo ardente desiderio di sfruttamento, a eccitarlo e animarlo terribilmente; ed è per diventare il «dio» degli altri uomini, per incatenarli alla propria schiavitù, per costringerli a chinare il capo ai suoi piedi, per imporre loro i propri ordini e le proprie leggi, per soddisfare la propria avidità e le proprie brame e per usare gli uomini come strumenti, che l’uomo si lascia inebriare da tale potere. Fino a oggi l’uomo non ha scoperto nessun altro oggetto di tentazione paragonabile al diventare il «dio» degli uomini. Chi possiede una certa forza e capacità, ricchezza, astuzia e prontezza d’ingegno, o qualsiasi altra forma di potere, si sforza con tutta l’anima di oltrepassare i propri limiti naturali e legittimi, di acquisire influenza e di instaurare il proprio dominio sulle persone deboli, povere, prive d’intelligenza o, sotto qualche aspetto, inferiori che lo circondano.

Nel mondo si trovano generalmente due tipi di persone di questa natura, desiderose di dominio e bramose di potere. Questi due tipi di persone avanzano verso i propri obiettivi seguendo due vie diverse.

Il primo tipo di persone è estremamente audace. Oppure dispone di tutti i mezzi e gli strumenti necessari per affermare la propria pretesa di divinità. Le persone di questa categoria avanzano direttamente e con parole esplicite la propria pretesa di essere divinità. Il faraone d’Egitto apparteneva a questa categoria. Inebriato dal potere della propria monarchia e delle proprie forze armate, disse: (انا ربكم الاعلى) «Io sono il vostro Signore supremo» (ما عملت لكم من اله غيرى) «Non so che abbiate un altro signore oltre a me». Quando il profeta Mosè (su di lui la pace) avanzò davanti a lui la richiesta di liberare i Figli d’Israele e gli disse di accettare anch’egli l’adorazione del Signore dei mondi, allora il faraone disse:

(قَالَ لَئِنِ اتَّخَذْتَ إِلَٰهًا غَيْرِي لَأَجْعَلَنَّكَ مِنَ الْمَسْجُونِينَ )

«Se riconosci qualcuno all’infuori di me come divinità, ti farò arrestare e imprigionare».

Anche il re con il quale il profeta Abramo (su di lui la pace) disputò riguardo ad Allah avanzava una pretesa analoga. È particolarmente degno di nota il modo in cui il Sacro Corano riferisce questo episodio:

(أَلَمْ تَرَ إِلَى الَّذِي حَاجَّ إِبْرَاهِيمَ فِي رَبِّهِ أَنْ آتَاهُ اللَّهُ الْمُلْكَ إِذْ قَالَ إِبْرَاهِيمُ رَبِّيَ الَّذِي يُحْيِي وَيُمِيتُ قَالَ أَنَا أُحْيِي وَأُمِيتُ ۖ قَالَ إِبْرَاهِيمُ فَإِنَّ اللَّهَ يَأْتِي بِالشَّمْسِ مِنَ الْمَشْرِقِ فَأْتِ بِهَا مِنَ الْمَغْرِبِ فَبُهِتَ الَّذِي كَفَرَ ۗ وَاللَّهُ لَا يَهْدِي الْقَوْمَ الظَّالِمِينَ)

«Rifletti sulla persona che disputò con Abramo. La disputa tra loro riguardava chi fosse il Signore di Abramo. Perché ebbe luogo questa disputa? Perché Allah gli aveva dato il regno di un paese. Quando Abramo disse che il mio Signore è Colui nelle cui mani sono la vita e la morte, quella persona rispose: “La vita e la morte sono nelle mie mani”. Abramo disse: “Il mio Allah fa sorgere il sole da oriente; se ne hai il potere, fallo sorgere da occidente”. Udendo ciò, quell’uomo miscredente rimase sbalordito e senza risposta». (Sura al-Baqara, 258)

È da chiedersi perché quell’uomo rimase senza risposta. Non aveva certo negato Allah. Riconosceva e ammetteva pienamente che Allah, Signore dell’intero universo creato, fa sorgere e tramontare il sole secondo il Suo unico decreto. Qui non si discuteva né vi era alcun disaccordo su chi fosse il Signore dell’universo: la disputa riguardava chi fosse il sovrano degli uomini, in particolare degli abitanti della regione dell’Iraq. Quell’uomo non aveva mai preteso di essere Allah; aveva soltanto preteso di essere il Signore dei suoi connazionali. E la ragione principale di tale pretesa era semplicemente che nelle sue mani si trovavano il potere monarchico e l’autorità di governo. Aveva stabilito il proprio dominio assoluto e il proprio controllo sulla vita e sui beni del popolo. Poteva far impiccare chiunque a suo piacimento. Considerava le proprie parole come la “legge del paese”. Era orgoglioso del fatto che i suoi ordini personali vigessero come legge sull’intera popolazione. Per questo disse anche al profeta Abramo (su di lui la pace): “Obbediscimi, servimi e adorami”. Ma quando il profeta Abramo (su di lui la pace) dichiarò con parole chiare: “Adorerò e servirò soltanto Lui; riconoscerò come mio unico Signore soltanto Colui che è il Signore della terra intera e dei cieli, Colui che governa l’adorazione della luna, del sole e di ogni cosa”, quell’uomo rimase sbalordito nell’udire ciò. La questione che lo preoccupava e lo angosciava era infatti come poter sottomettere quell’uomo.

La pretesa di divinità e di signoria avanzata dal Faraone e da Nimrod non era limitata soltanto a questi due individui. In ogni luogo del mondo, ogni sovrano ha avuto, e ha tuttora, una pretesa di questo genere. Nell’antico Iran il re era chiamato «dio» e davanti a lui si praticavano formalmente la schiavitù e la devozione. In realtà, però, nessun iraniano lo considerava Allah, né egli stesso lo aveva mai preteso. Anche alcune famiglie regnanti dell’India si consideravano discendenti degli dèi. Le dinastie del Sole e della Luna sono ancora oggi ricordate nelle pagine della storia. Qui il re era chiamato datore del pane, «Rāziq». Davanti a lui si arrivava persino a chinare il capo e a prosternarsi. Eppure nessun re pretendeva di essere il «Signore Supremo», né i sudditi lo consideravano tale. Anche la situazione degli altri Paesi del mondo era, ed è tuttora, analoga. Per i governanti di alcuni Paesi si usano comunemente espressioni che indicano la capacità di essere «Ilah» e «Rabb». Vi sono anche molti Paesi nei quali, pur non utilizzando tali parole, si impiegano certamente espressioni dal significato equivalente. Per avanzare una simile pretesa di signoria divina non è indispensabile dichiararsi apertamente «Ilah» o «Rabb»; non è neppure necessario dire a parole: «Io sono l’Ilah o il Rabb». Al contrario, coloro che oggi esercitano sulla gente un dominio e un governo, una forza e un potere, un’influenza e un’autorità analoghi a quelli instaurati dal Faraone e da Nimrod, in sostanza pretendono di essere «Ilah» e «Rabb», anche se non lo dichiarano apertamente. D’altra parte, tutti coloro che li riconoscono possessori di un simile potere e dominio, in sostanza riconoscono proprio la loro pretesa di essere «Ilah» e «Rabb». Non importa che non usino queste parole con la bocca.

In sintesi, coloro che avanzano direttamente la pretesa di essere Ilah e Rabb appartengono a un tipo di persone; coloro invece che non dispongono di una forza e di mezzi analoghi, né degli strumenti necessari per far accettare una simile pretesa, ma sono capaci di usare largamente le armi dell’inganno, della frode, dell’astuzia e dell’espediente, e di sottomettere la mente e il cuore della gente, appartengono a un altro tipo. Questi ultimi, servendosi dei mezzi di cui dispongono, conferiscono la dignità di «Ilah» a una divinità, a uno spirito defunto, a un fantasma, a una tomba, a un pianeta o a un albero, e dicono alla gente: «Questo è capace di causarvi danno o beneficio; può soddisfare le vostre necessità; è il vostro protettore e soccorritore. Se non lo compiacete, vi farà sprofondare nella carestia, nella malattia, nel lutto, nel dolore e nelle calamità. Se invece lo compiacete e lo supplicate di soddisfare le vostre necessità, vi aiuterà». Ma quanto al modo di compiacerli e di attirare la loro attenzione sulla vostra miseria e sventura, noi conosciamo il mezzo efficace per soddisfarli. Noi possiamo essere il tramite per raggiungerli. Accettate la nostra guida; riconoscete il nostro dominio assoluto sulla vostra vita, sui vostri beni, sul vostro onore e su ogni cosa che vi appartiene, e compiacciateci». Così innumerevoli stolti rimangono intrappolati nella rete inscindibile dell’inganno, e sotto la protezione di questi falsi dèi si instaura il dominio esclusivo e la signoria di quei sacerdoti, idolatri e ministri del culto.

Tra costoro vi è anche un altro gruppo, che ricorre a vari tipi di formule magiche, divinazione e sortilegi, amuleti e incantesimi. Vi sono poi persone che, da un lato, riconoscono la devozione ad Allah e, dall’altro, cercano di rendere l’intera umanità loro schiava. Dicono alla gente: «Non potete ottenere direttamente la vicinanza a Lui; per raggiungerla, noi siamo l’unico mezzo o intermediario. Tutti i riti dell’adorazione possono essere compiuti soltanto tramite noi. Pertanto, dal momento della nascita fino alla morte, tutte le cerimonie religiose saranno celebrate nelle nostre mani e con il nostro aiuto». Vi è poi un altro gruppo che si impadronisce in modo esclusivo del Libro di Allah, priva completamente la gente della sua conoscenza e comincia a impartire direttive su ciò che è lecito e illecito, ritenendosi interprete di Allah. Le loro parole diventano la «legge del Paese» ed essi rendono le persone obbedienti ai propri ordini invece che ad Allah. Questo è il principio fondamentale di tutti i sistemi sacerdotali, del bramanesimo e del papato che, fin dall’antichità, sono esistiti sotto nomi e forme diverse e che tuttora permangono in varie regioni del mondo. Grazie a ciò, diverse famiglie, dinastie, tribù o classi hanno impresso sulla popolazione il marchio infamante della propria superiorità.

La causa fondamentale della rovina

Riflettendo da questo punto di vista, si comprende senza dubbio che il dominio diretto o indiretto degli esseri umani sugli esseri umani è la causa fondamentale di ogni genere di inquietudine e rovina nel mondo, in ogni epoca, tra tutti i popoli e in tutti i Paesi. Esso è la principale fonte di ogni disgregazione e rovina. Da esso continuano ancora oggi a nascere innumerevoli correnti velenose, che si diffondono in ogni direzione. Allah conosce da sempre, perfettamente, i segreti interiori e le inclinazioni della natura di tutti gli esseri umani. E grazie all’esperienza di migliaia di anni abbiamo anche noi appreso con certezza che l’essere umano non può fare a meno di riconoscere qualcun altro — chiunque egli sia — come «Ilah» e «Rabb». In realtà, la vita umana non può proseguire senza riconoscere qualcuno come «Rabb» e «Ilah». Anche se qualcuno non riconosce Allah come «Ilah» e «Rabb», non può comunque salvarsi dal riconoscere qualcun altro come «Ilah» e «Rabb». Inoltre, se non si riconosce l’unico Allah come «Rabb» e «Ilah», allora innumerevoli «Rabb» possono gravare su di lui; questa è, in realtà, la conseguenza inevitabile del non riconoscere l’unico Allah come «Ilah» e «Rabb».

Riflettete: i membri dell’Ufficio politico del Partito Comunista della Russia sovietica non erano forse i «Rabb» e gli «Ilah» dell’intero popolo russo? E l’attuale capo del Partito, loro successore, non è forse il più grande e il più alto tra quei molteplici «Rabb» e «Ilah»? In effetti, non si potrebbe trovare in quella terra un villaggio o una fattoria collettiva in cui non fosse esposto con rispetto il ritratto del «Signore Supremo» e del più grande dio dei russi, cioè del capo del Partito. Molti forse non sanno che, all’inizio della Seconda guerra mondiale, nella parte della Polonia occupata furono importati migliaia di ritratti di Stalin. Ma perché? In realtà, alla base vi era un grande obiettivo. Se la popolazione fosse stata influenzata da tali ritratti, in seguito sarebbe stato facile instaurarvi pienamente la religione bolscevica. A questo proposito vorrei porre una domanda: perché si attribuisce a un singolo uomo un’importanza tanto grande, anormale e quasi sovrumana? Anche se una determinata persona rappresentasse un’intera nazione, per quale ragione si dovrebbe stabilire la sua influenza e il suo prestigio assoluti sulla mente, sul cuore e sull’anima di milioni e milioni di persone? Perché il prestigio e la potenza della sua personalità, la sua superiorità e la sua grandezza dovrebbero scorrere nei nervi e nel sangue della popolazione del Paese? È proprio così che nel mondo si instaura il culto della personalità: in questo modo un essere umano diventa il «signore» e il «dio» di altri esseri umani. In ogni epoca e in ogni Paese, proprio con questo metodo sono state poste le basi del sistema del Faraone, di Nimrod, dello zar e del kaiser.

Durante la guerra precedente, anche la situazione dell’Italia era analoga. Il «Gran Consiglio Fascista» era la forma collettiva degli innumerevoli «ilah» di quel Paese, e Mussolini era il più grande «Rabb» e «ilah» di quella terra. I dirigenti del partito nazista tedesco erano un insieme di innumerevoli «ilah», mentre Hitler era il loro più grande «ilah». Sebbene fosse un Paese democratico, in Gran Bretagna i direttori della «Bank of England» e alcuni lord di alto rango erano gli dèi dell’intero Paese. I pochi capitalisti di «Wall Street» in America si erano insediati come «ilah» e «Rabb» dell’intero Paese.

In breve, ovunque si volga lo sguardo, si può vedere che in un luogo una nazione si è insediata come «ilah» di un’altra nazione, in un altro una classe come «ilah» di un’altra classe, e altrove un gruppo ha assunto il ruolo di «ilah» e «Rabb» di tutti gli altri gruppi (ما عملت لكم من اله غيرى) «Non so che abbiate un altro “ilah” all’infuori di me», proclama qualche dittatore, avanzando la pretesa di un’autorità assoluta. In realtà, in nessun luogo del mondo gli esseri umani riescono a vivere senza qualche «ilah» o l’altro.

È tuttavia necessario riflettere su quanto siano terribili le conseguenze dell’instaurazione del dominio dell’uomo sull’uomo (della «divinità»). Se a una persona vile, spregevole e stolta si conferissero la dignità e i poteri di commissario di polizia di una zona, oppure se una persona ignorante e di vedute ristrette fosse insediata al posto di primo ministro di un Paese, le conseguenze concrete sarebbero esattamente analoghe anche in questo caso. Anzitutto, l’ebbrezza della divinità e della signoria è di per sé estremamente pericolosa. Dopo aver bevuto questo vino, nessun essere umano può rimanere in senno. E anche se qualcuno conservasse la sanità d’animo, dove potrebbe trovare il sapere, l’altruismo, la purezza e, soprattutto, l’imparzialità indispensabili per assolvere adeguatamente i doveri e le responsabilità della «divinità»? Per questo, ovunque sia stato instaurato il dominio dell’uomo sull’uomo come «divinità», vi si sono manifestati in un modo o nell’altro tirannia e oppressione, sfruttamento e persecuzione, disordine e sregolatezza, ingiustizia e disuguaglianza, abuso del potere: non vi è alcuna eccezione. Nella società sottoposta al dominio dell’uomo, l’anima umana viene crudelmente privata della sua libertà naturale. Sulla mente e sull’intelletto dell’uomo, sulle sue forze, capacità e talenti innati, vengono imposti vincoli rigidi; sul cammino dello sviluppo e della crescita della personalità umana si erge una pesante pietra d’intralcio. Si comprende con estrema facilità quanto fosse grande la verità pronunciata dall’ultimo Profeta, Muhammad (pace e benedizioni su di lui):

(******)

L’Onnipotente Allah ha dichiarato: «Avevo creato l’uomo secondo una natura sana e retta. Ma poi Satana li avvolse, li fece deviare e smarrire dal sentiero semplice e retto della natura. E ciò che avevo reso lecito per loro, questo Satana lo rese illecito, privandoli di esso».

Come ho detto sopra, questa è l’unica causa fondamentale di tutte le sofferenze e calamità dell’uomo, di tutte le sue fratture e catastrofi, di tutti i suoi disordini e privazioni. Questa è il principale e autentico ostacolo sulla via della liberazione e del progresso dell’umanità. Questa terribile malattia ha spinto nell’abisso di una morte inesorabile il carattere morale e l’anima dell’uomo, le sue forze scientifiche e filosofiche, la sua società e civiltà, la sua politica ed economia: in una parola, l’intera umanità. Fin dai tempi antichi, questo «tarlo» ha svuotato l’umanità della sua sostanza; fino a oggi l’ha resa debole e impotente. Ma con che cosa si può curare questa malattia? Dal punto di vista dell’Islam, l’unico rimedio contro di essa consiste nel fatto che l’uomo rinneghi con parole chiare e voce elevata tutti gli ilah del mondo e ogni «Rabb». In realtà, non esiste altra cura per questa terribile malattia dell’umanità. Al di fuori di ciò, non vi è e non può esservi altra via di liberazione per l’uomo. Infatti, anche diventando ateo, l’uomo non può liberarsi degli innumerevoli «ilah» e «Rabb»; la storia delle diverse nazioni o gruppi atei del mondo lo ha dimostrato in modo incontrovertibile.

Il compito essenziale dei nobili profeti

In realtà, i nobili profeti sono apparsi nel mondo proprio per attuare questa riforma fondamentale; essi hanno realizzato questa cura essenziale dell’umanità. Sono venuti precisamente per estirpare il dominio dell’uomo sull’uomo. Sono apparsi per liberare gli uomini dalla tirannia e dall’oppressione degli uomini, dalla rete della servitù agli «dèi» falsi e artificiali, dallo sfruttamento e dal malgoverno. Il loro unico scopo era organizzare entro i limiti l’uomo che trasgredisce i limiti dell’umanità, ricondurre entro tali limiti l’uomo che se ne è allontanato, prendendolo per mano, e rendere l’intera umanità seguace e aderente a un sistema di vita fondato sulla giustizia. Nella società e nel sistema di vita da loro istituiti, l’uomo non sarà il signore (dio) dell’uomo e l’uomo non sarà schiavo dell’uomo. Tutti gli uomini saranno umili servitori dell’unico Allah. Dal primo all’ultimo, questo fu il messaggio di tutti i profeti all’umanità:

(قَالَ يَا قَوْمِ اعْبُدُوا اللَّهَ مَا لَكُم مِّنْ إِلَٰهٍ غَيْرُهُ ۖ)

«O uomini! Riconoscete la servitù verso Allah; all’infuori di Lui non avete alcun altro Ilah.» (Sura Hud: 84)

Hazrat Nuh, Hazrat Hud, Hazrat Salih e Hazrat Shuʿayb: tutti avevano pronunciato queste medesime parole. Anche l’ultimo Profeta, Hazrat Muhammad (s.a.), proclamò proprio questo:

(******)

«Sono venuto soltanto per avvertirvi e mettervi in guardia. All’infuori di Allah non avete alcun Ilah; Egli è l’Uno e l’Unico, il Vittorioso; Egli è il Rabb dei cieli, della terra e di tutto ciò che si trova fra essi.» (Sura Sad: 65-66)

(إِنَّ رَبَّكُمُ اللَّهُ الَّذِي خَلَقَ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ فِي سِتَّةِ أَيَّامٍ ثُمَّ اسْتَوَىٰ عَلَى الْعَرْشِ يُغْشِي اللَّيْلَ النَّهَارَ يَطْلُبُهُ حَثِيثًا وَالشَّمْسَ وَالْقَمَرَ وَالنُّجُومَ مُسَخَّرَاتٍ بِأَمْرِهِ ۗ أَلَا لَهُ الْخَلْقُ وَالْأَمْرُ ۗ)

«Allah è il vostro Rabb, senza dubbio: Egli ha creato i cieli e la terra, e il sole, la luna e le stelle sono tutti sottoposti al Suo comando. Badate! A Lui appartengono la creazione e a Lui apparterrà anche il dominio.» (Sura al-Aʿraf: 54)

(ذَٰلِكُمُ اللَّهُ رَبُّكُمْ ۖ لَا إِلَٰهَ إِلَّا هُوَ ۖ خَالِقُ كُلِّ شَيْءٍ فَاعْبُدُوهُ ۚ وَهُوَ عَلَىٰ كُلِّ شَيْءٍ وَكِيلٌ)

—Egli è Allah, Egli è il vostro Signore. Non vi è altro signore all’infuori di Lui; Egli è il Creatore di ogni cosa. (Sura al-An‘am: 102)

(وَمَا أُمِرُوا إِلَّا لِيَعْبُدُوا اللَّهَ مُخْلِصِينَ لَهُ الدِّينَ حُنَفَاءَ )

—È stato loro ordinato soltanto di abbandonare ogni cosa, volgersi da ogni direzione e riconoscere la servitù esclusivamente verso Allah, obbedendo soltanto a Lui. (Sura al-Bayyina: 5)

(قُلْ يَا أَهْلَ الْكِتَابِ تَعَالَوْا إِلَىٰ كَلِمَةٍ سَوَاءٍ بَيْنَنَا وَبَيْنَكُمْ أَلَّا نَعْبُدَ إِلَّا اللَّهَ وَلَا نُشْرِكَ بِهِ شَيْئًا وَلَا يَتَّخِذَ بَعْضُنَا بَعْضًا أَرْبَابًا مِّن دُونِ اللَّهِ ۚ فَإِن تَوَلَّوْا فَقُولُوا اشْهَدُوا بِأَنَّا مُسْلِمُونَ)

—Venite, accettiamo una parola comune tra noi e voi: che non adoreremo altri all’infuori di Allah, che non assoceremo a Lui alcunché come socio o compartecipe nell’autorità, e che nessuno di noi prenderà altri come signori all’infuori di Allah. (Sura Āl ʿImrān: 64)

In verità, proprio questa dichiarazione ha liberato l’anima, l’intelletto e il pensiero, la coscienza, nonché l’insieme delle forze mentali e materiali dell’uomo dai vincoli di una schiavitù secolare; ha rimosso gli opprimenti fardelli sotto la cui tremenda pressione le loro spalle venivano schiacciate e piegate, e sotto i quali erano oppressi. Per l’umanità intera, questo fu il manifesto della vera libertà. Anche nel Nobile Corano è narrata questa incomparabile impresa del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui):

(ويضع عنهم اصرهم والا غلل التى كانت عليهم)

—Il Profeta rimuove dagli uomini tutti i fardelli che gravano su di loro e spezza ogni sorta di loro vincoli.

Il fondamento della politica statale

Il credo fondamentale menzionato è il centro e il fondamento dell’ordinamento che i nobili profeti hanno presentato per la vita. Anche la filosofia dello Stato islamico poggia su di esso. Il primo principio della politica dello Stato islamico è che gli esseri umani non hanno alcun diritto di elaborare leggi, impartire ordini e formulare norme: né il singolo né la collettività. Questo diritto deve essere sottratto a tutti. Non si può concedere a nessun essere umano il diritto che uno impartisca ordini e gli altri li accettino e li eseguano senza discutere, oppure che una persona o un gruppo elabori le leggi e gli altri le seguano ciecamente; in realtà, questo diritto è riservato esclusivamente ad Allah.

(إِنِ الْحُكْمُ إِلَّا لِلَّهِ ۚ أَمَرَ أَلَّا تَعْبُدُوا إِلَّا إِيَّاهُ ۚ ذَٰلِكَ الدِّينُ الْقَيِّمُ)

– «Nessuno, oltre ad Allah, ha il diritto di impartire ordini e di elaborare leggi. Il Suo comando è di non accettare il culto o la sottomissione di nessuno all’infuori di Allah; in verità, questo è il corretto e perfetto ordinamento della vita». (Sura Yūnus: 40)

(يَقُولُونَ هَل لَّنَا مِنَ الْأَمْرِ مِن شَيْءٍ ۗ قُلْ إِنَّ الْأَمْرَ كُلَّهُ لِلَّهِ ۗ)

– «La gente chiede: “Abbiamo forse una qualche parte nell’autorità?”

– Di’: «O Muhammad (pace e benedizioni su di lui), ogni diritto e ogni autorità sono riservati ad Allah». (Sura Āl ʿImrān: 154)

(وَلَا تَقُولُوا لِمَا تَصِفُ أَلْسِنَتُكُمُ الْكَذِبَ هَٰذَا حَلَالٌ وَهَٰذَا حَرَامٌ)

– «Non dite a vanvera, con la vostra bocca, che questa è lecita e quella è illecita». (Sura an-Nahl: 116)

(وَمَن لَّمْ يَحْكُم بِمَا أَنزَلَ اللَّهُ فَأُولَٰئِكَ هُمُ الظَّالِمُونَ)

– «Coloro che non legiferano secondo la norma rivelata da Allah e non governano in conformità ad essa sono, in realtà, gli ingiusti». (Sura al-Mā’ida: 45)

Da questi versetti risulta indubbiamente che la signoria, il potere e la sovranità appartengono esclusivamente ad Allah; nessun altro possiede questo diritto. L’unico Legislatore è Allah. Nessun essere umano ha il diritto di comandare e proibire; nemmeno un profeta possiede tale autorità. Anche il Profeta si attiene agli ordini di Allah.

(إِنْ أَتَّبِعُ إِلَّا مَا يُوحَىٰ إِلَيَّ)

Io seguo soltanto la rivelazione che mi viene trasmessa. (Sura al-An‘ām: 50)

La gente comune deve limitarsi a seguire, e ciò perché il Profeta non presenta mai ordini propri. Egli trasmette alla gente soltanto le direttive ricevute da Allah. Pertanto, senza seguire il Profeta, non è possibile obbedire agli ordini di Allah.

(وَمَا أَرْسَلْنَا مِن رَّسُولٍ إِلَّا لِيُطَاعَ بِإِذْنِ اللَّهِ ۚ)

Ogni volta che ho inviato un messaggero, l’ho inviato affinché fosse seguito secondo il permesso (Sanction) di Allah. (Sura an-Nisāʾ: 64)

(أُولَٰئِكَ الَّذِينَ آتَيْنَاهُمُ الْكِتَابَ وَالْحُكْمَ وَالنُّبُوَّةَ ۚ)

– «A questi profeti ho dato il Libro, l’autorità di comandare (Authority) e la profezia. (Sura al-Anʿām: 89)

(*****)

Nessun essere umano ha mai potuto ricevere da Allah il Libro, l’autorità di comandare e la profezia e poi invitare gli altri uomini, invece di Allah, a diventare suoi servi o schiavi. Al contrario, il suo unico dovere è invitare e ordinare a tutta l’umanità di diventare serva di Allah.

Dai versetti sopra citati risulta che, come caratteristiche fondamentali dello Stato islamico, sono indispensabili i seguenti elementi:

Uno: nessun individuo, stirpe, famiglia, classe o partito, e nemmeno lo Stato, possiede il diritto alla signoria e alla sovranità (Sovereignty). L’unico Signore è Allah l’Altissimo. Tutto ciò che esiste al di fuori di Lui non è altro che Suo umilissimo servo e suddito.

Due: nessuno, all’infuori di Allah, possiede il diritto di elaborare leggi e formulare norme. Nemmeno tutti i musulmani riuniti possono elaborare alcuna legge per se stessi, né hanno il diritto di modificare o correggere in alcun modo le leggi date da Allah.

Tre:La legge fondamentale eterna dello Stato islamico è quella norma che il Profeta (pace su di lui) ha presentato al mondo da parte di Allah. Il governo che dirige lo Stato islamico applicherà soltanto la legge di Allah. E proprio per questo avrà il diritto di ricevere l’obbedienza dei cittadini.

La natura dello Stato islamico

Riflettendo sulla base delle caratteristiche sopra menzionate, si potrà comprendere a prima vista che, qualunque altra cosa sia, questo non è affatto una democrazia (Democracy). Infatti, in politica si definisce democrazia quel sistema di governo nel quale è riconosciuto ai cittadini del Paese il diritto alla sovranità assoluta. In esso le leggi vengono elaborate secondo la volontà del popolo e secondo la volontà del popolo vengono modificate o abrogate. Il popolo può promulgare leggi a suo piacimento e può anche abrogare le leggi codificate. Nell’Islam, però, nella politica islamica, non vi è la minima possibilità di tutto ciò. Pertanto, nel senso sopra indicato, il sistema di governo islamico non può essere chiamato «democrazia». (Coloro che lo affermano commettono un grave errore: il traduttore)

Il nome più corretto e appropriato per il sistema di governo islamico potrebbe essere «Hukumat-e Ilahiya», il governo di Allah. Nella terminologia inglese viene chiamato «teocrazia» (Theocracy); tuttavia, ciò che gli europei intendono con teocrazia è completamente diverso dalla teocrazia islamica. Nella teocrazia europea, un determinato gruppo di ecclesiastici (Priest Class) emana leggi inventate da loro stessi in nome di Allah* e, di fatto, impone la propria sovranità sui cittadini comuni.

[* Presso i sacerdoti cristiani e i papi non vi era altro che qualche insegnamento morale di Gesù (pace su di lui). Essi non disponevano in origine di alcuna norma per la religione concreta e la vita sociale degli esseri umani. Per questo elaboravano leggi secondo il proprio arbitrio, in base alle proprie passioni e ai propri desideri, e le applicavano come se fossero leggi date da Allah.]

Sarebbe più logico chiamare questo tipo di sistema di governo «governo satanico» invece di «governo islamico». D’altra parte, nella «teocrazia» presentata dall’Islam, la responsabilità della guida non è affidata a uno specifico gruppo religioso, ma è posta nelle mani dei musulmani comuni del Paese. Tuttavia, il popolo non la gestisce secondo il proprio arbitrio: la gestisce secondo il Libro di Allah e la Sunna del Suo Messaggero. Se mi fosse concesso di coniare un nuovo termine per questa denominazione, chiamerei questo tipo di sistema e metodo di governo «Theo Democracy», ossia «Stato democratico di Allah». Infatti, sotto l’autorità suprema e assoluta di Allah (Paramountcy), ai musulmani è stato concesso il diritto a una sovranità popolare limitata (Limited Popular Sovereignty). In esso l’organo esecutivo (Executive) sarà eletto con il voto dei musulmani comuni; saranno i musulmani stessi a poterlo destituire. Inoltre, tutte le questioni relative all’instaurazione dell’ordine di governo e quelle sulle quali la legge sacra di Allah non ha stabilito disposizioni chiare saranno decise sulla base dell’opinione collettiva dei musulmani, chiamata nell’terminologia islamica «ijma». L’interpretazione della legge di Allah, la sua applicazione concreta e la definizione delle sue direttive non sono prerogativa esclusiva di una determinata classe, parte o tribù. Tra i musulmani comuni, chiunque possieda il talento dell’ijtihad ha il diritto di esprimersi nell’interpretazione del Libro di Allah. Da questo punto di vista, bisogna dire che in ciò la dignità della democrazia è stata pienamente salvaguardata; tuttavia, come ho detto sopra, nessuno possiede il minimo diritto di modificare in alcun modo la legge di Allah e del Suo Messaggero. Nessun individuo, presidente, assemblea legislativa, mujtahid, studioso o grande sapiente, in una parola neppure tutti i musulmani riuniti, può farlo. In questo senso, il sistema di governo o la politica islamica può essere chiamato «teocrazia».

Una domanda

Prima di iniziare la discussione successiva, ritengo necessario fornire qui la risposta e una breve spiegazione del motivo per cui nel sistema di governo islamico sono stati indicati tali limiti alla democrazia e di quale sia la natura di questi limiti e divieti. Un interlocutore potrebbe dire che, facendo ciò, Allah avrebbe sottratto agli esseri umani la conoscenza, l’intelligenza, la coscienza e la libertà della mente; eppure poco prima è stato dimostrato che Allah ha concesso all’essere umano piena libertà di intelletto, conoscenza e pensiero. La risposta a questa domanda è che Allah ha riservato assolutamente a Sé il diritto di emanare le leggi, su questo non vi è alcun dubbio; ma non lo ha fatto per privare l’essere umano della sua naturale libertà originaria, bensì per proteggere i suoi diritti. Lo scopo principale di stabilire tali limiti è tenere l’essere umano lontano dalla via dell’errore e impedirgli di colpirsi da solo con l’ascia ai piedi. È necessario esaminare e sottoporre a critica, almeno brevemente, la cosiddetta democrazia occidentale, che vanta pomposamente di offrire l’opportunità della sovranità universale. Le persone la cui aggregazione assume la forma di uno Stato non elaborano mai tutte insieme le leggi, né si riuniscono tutte per redigere una legge. Nella realtà, per amministrare gli affari, il potere sovrano e governativo viene affidato ad alcune persone determinate: non può essere altrimenti. Esse elaborano e promulgano le leggi per conto del popolo. A questo scopo vengono stabiliti il sistema e il metodo delle elezioni. In questa competizione elettorale, generalmente prevalgono coloro che riescono a ingannare il popolo usando come strumenti il potere economico, la conoscenza, l’istruzione, l’astuzia, l’inganno, la propaganda menzognera e simili. Alla fine, grazie al voto popolare, costoro si insediano nella posizione di «divinità» del popolo. Dopodiché elaborano le leggi non per il benessere del popolo, ma soltanto per soddisfare i propri interessi, e le promulgano usando il potere conferito loro dal popolo. In realtà, questa maledizione della democrazia incombe sull’Europa, sull’America, sull’Inghilterra e su tutti gli altri Paesi conosciuti e definiti come il cosiddetto paradiso della democrazia.

Nei Paesi democratici le leggi vengono elaborate secondo la volontà del popolo; tuttavia, l’esperienza concreta ha dimostrato senza ombra di dubbio che il popolo stesso non riesce a comprendere correttamente che cosa sia nel proprio interesse e che cosa non lo sia. In sostanza, non vi è dubbio che ciò derivi dalla debolezza innata dell’essere umano. L’uomo riesce certamente a cogliere la verità e molti aspetti essenziali delle innumerevoli questioni della vita; ma molti altri aspetti rimangono invece al di là della sua vista. Il giudizio (Judgment) che ciascun individuo formula sul proprio bene e sul proprio male, generalmente, non può fare a meno di essere parziale. L’uomo è fortemente dominato dalle emozioni del cuore, dall’entusiasmo e dalle passioni e dai desideri. Pochissime persone sono in grado di giungere a una decisione imparziale basata esclusivamente su criteri scientifici e razionali. Spesso si osserva anche che, sotto la forte pressione dell’entusiasmo e delle emozioni, l’uomo finisce per sacrificare persino fatti dimostrati da una ragione impeccabile e da una prospettiva scientifica. Potrei presentare innumerevoli esempi a dimostrazione di ciò; tuttavia, per timore di aumentare inutilmente la mole dell’articolo, desidero presentarne soltanto uno. L’elaborazione in America della legge proibizionista (Prohibition Law) è un episodio famoso. Secondo i criteri della scienza, della conoscenza e della pura ragione, era stato dimostrato incontestabilmente che l’alcol è dannoso per la salute. Esso esercita effetti e reazioni devastanti sulla mente, sull’intelletto e sulla coscienza. Provoca disgregazione e rovina nella società umana. Proprio a sostegno di questi principi e di queste verità, un tempo l’opinione pubblica americana aveva deciso di approvare una legge che proibisse gli alcolici. In seguito, però, la stessa legge fu nuovamente modificata attraverso il voto popolare.

Quando questa legge fu effettivamente applicata, proprio il popolo che l’aveva promulgata si ribellò contro di essa. Dopo l’entrata in vigore della suddetta legge, la gente cominciò a produrre illegalmente alcolici sempre peggiori e a consumarli di nascosto. La situazione divenne talmente grave che, in quel Paese, il consumo di alcol aumentò di diverse volte rispetto a prima. L’ondata di peccato e di criminalità assunse proporzioni ancora più imponenti. Alla fine, fu nuovamente il voto di quel popolo a dichiarare legali gli alcolici proibiti: l’haram fu di fatto reso halal. La legge fu modificata non perché il consumo di alcol fosse risultato utile dal punto di vista della scienza, della conoscenza e della ragione. In realtà, il popolo era diventato schiavo degli avidi desideri e delle brame generate dall’ignoranza. Aveva riconosciuto il diavolo del proprio nafs come padrone e legislatore. Così, per asservirsi al nafs, modificò proprio la legge proibizionista sugli alcolici, che era stata pienamente sostenuta dalla scienza, dalla ragione e dalla coscienza. Si potrebbero citare molti altri esempi di questo genere. Da questi esempi risulta chiaramente che l’uomo, in linea di principio, non possiede i requisiti per essere legislatore (Legislator). Anche se, dopo aver negato Allah, riuscisse a liberarsi dalla schiavitù e dall’adorazione delle altre divinità, dovrebbe comunque diventare schiavo dei desideri del proprio nafs. Riconoscerebbe il diavolo del proprio nafs come propria divinità e lo seguirebbe necessariamente. Pertanto, non vi è dubbio che sia indispensabile stabilire i limiti necessari a tutelare i loro interessi e la loro stessa libertà naturale.

Per questo Allah ta‘ālā ha imposto, nel sistema di vita assegnato agli esseri umani, determinate prescrizioni e divieti. Nella terminologia islamica, essi sono chiamati hududullah, ossia i limiti stabiliti da Allah (Divine Limits). Questi limiti sono stati stabiliti proprio per preservare l’equilibrio di ogni aspetto e settore della vita umana e la sua armonia complessiva. In sostanza, consistono in un insieme di principi fondamentali, norme, prescrizioni, divieti e leggi. Per mezzo di essi è stato determinato il limite estremo della libertà umana. È stato detto agli uomini: entro questi limiti avete il diritto di elaborare le norme (Regulation) relative ai dettagli e agli aspetti accessori; ma non avete in alcun modo il diritto di violarli o oltrepassarli. Al contrario, se oltrepasserete questi limiti, la vostra pace, il vostro ordine e il vostro equilibrio saranno frantumati e sconvolti.

 

Lo scopo della definizione dei limiti da parte di Allah

A titolo d’esempio si può menzionare la vita economica dell’uomo. Allah ta‘ālā ha dimostrato il diritto dell’uomo alla proprietà privata, l’obbligatorietà del pagamento della zakat e la ragionevolezza del divieto dell’interesse e della corruzione. Ha stabilito l’introduzione del principio dell’eredità e la necessità di vietare il gioco d’azzardo e le compravendite fraudolente; imponendo chiaramente prescrizioni e divieti sui metodi di produzione, accumulazione e spesa, ha indicato determinati confini dei diritti individuali. Se gli uomini, rispettando debitamente questi principi e operando al loro interno, regolano tutte le proprie attività, da un lato la libertà personale (Personal Liberty) dell’uomo rimane tutelata e, dall’altro, non può sorgere la tragica situazione della lotta di classe (Class War) né dell’oppressione e della tirannia derivanti dall’autorità e dal dominio di una classe sull’altra. Non può sussistere alcuna ragione per instaurare un capitalismo oppressivo o la dittatura dei lavoratori.

Anche per la vita familiare (Family Life) Allah ta‘ālā ha stabilito determinati limiti. Il pudore e la segregazione, il diritto dell’uomo all’autorità e alla tutela, i diritti e i doveri del marito, della moglie, dei figli e dei genitori, le norme sul divorzio e sul khul‘, il permesso condizionato della poligamia, la punizione dell’adulterio e delle accuse infondate, sono tra le disposizioni più importanti della vita familiare. Per mezzo di esse sono stati tracciati confini attorno alla vita familiare dell’uomo. Se l’uomo vive rispettando questi limiti e regola la vita familiare al loro interno, nessuna famiglia potrà trasformarsi nell’inferno dell’oppressione e della persecuzione; allo stesso modo, da queste case non potrà scaturire la tempesta devastatrice della libertà satanica delle donne. Proprio perché oggi questi limiti vengono oltrepassati, il terremoto della libertà femminile ha mostrato il suo sguardo perfido, minacciando di distruggere l’intera civiltà umana.

Allo stesso modo, per preservare la civiltà e l’ordine sociale, Allah ta‘ālā ha stabilito numerose leggi permanenti e immutabili, tra cui la legge del qiṣāṣ, la pena del taglio della mano per il ladro, il divieto di consumare alcolici e l’obbligo di coprire determinate parti del corpo. Per mezzo di esse, le porte della disgregazione, della rovina e dell’inquietudine interna della società umana sono state chiuse per sempre.

Non mi è possibile presentare qui un elenco completo dei limiti stabiliti da Allah e fornire una descrizione dettagliata dell’efficacia e dell’indispensabilità di ciascuno di essi nel preservare l’equilibrio e l’armonia della vita umana. Qui desidero soltanto dire che Allah ha donato agli esseri umani, nella forma sopra menzionata, una costituzione (Constitution) stabile, salda e immutabile. Essa non priva affatto l’essere umano dello spirito fondamentale della libertà, né della libertà dell’intelletto, della coscienza e del pensiero. Ha tracciato per la vita umana una strada maestra semplice, limpida, chiara e diritta. Seguendo questa via, l’essere umano non sarà gettato nella distruzione a causa della propria naturale ignoranza e debolezza, né le sue forze interiori, capacità e qualità saranno applicate su vie errate e ingiuste, finendo così per fallire. In realtà, solo avanzando lungo questa via continua stabilita da Allah è possibile per l’essere umano conseguire il vero bene e il progresso. Su una strada montana in salita e in discesa, da un lato vi è un abisso profondo e dall’altro un altopiano elevato. Il termine di questa strada viene contrassegnato in vari modi. Infatti, se tali segnali non esistessero, il viandante correrebbe il grave rischio di smarrirsi e, per un minimo errore momentaneo, precipitare in un abisso senza fondo. Ma vi è forse qualche ragione per ritenere che, fissando limiti di questo genere, sia stata sottratta la libertà dell’essere umano? In realtà, il loro scopo è salvarlo dalla distruzione e metterlo in guardia a ogni svolta della strada e contro ogni possibile pericolo. Giunti a ogni curva, essi indicano la direzione, dicendo: la tua strada non è da questa parte, ma da quella. Non devi andare di qua, devi andare di là; proprio questo permette al viandante di giungere sano e salvo alla meta stabilita. Allo stesso modo, questo è esattamente lo scopo dei limiti stabiliti nel sistema di governo donato da Allah. Sono i segnali a indicare la direzione corretta del cammino della vita umana. In ogni luogo difficile e impervio, a ogni curva e a ogni crocevia, indicano i limiti e guidano l’essere umano verso la pace e il bene. Dicono senza alcun dubbio verso quale direzione si debba andare e verso quale no.

Ho detto sopra che la costituzione stabilita da Allah è salda e immutabile. Come gli abitanti della Turchia e dell’Iran, gli esseri umani sono liberi di abolire completamente questa costituzione e dichiarare ribellione contro di essa; tuttavia, nessuno ha il diritto di modificarla o apportarvi anche il minimo cambiamento. Essa è una costituzione salda e immutabile fino alla fine dei tempi. Ogni volta e ovunque venga istituito uno Stato islamico, essa costituirà la sua legge fondamentale. Finché il Corano e la Sunna del Messaggero rimarranno nel mondo, nessuna disposizione di questa costituzione potrà essere rimossa o modificata. Per vivere da musulmano, ogni individuo è obbligato a seguire questa costituzione donata da Allah.

Lo scopo dello Stato islamico

Allah ha stabilito uno scopo preciso per lo Stato che sarà fondato secondo questa costituzione di governo dell’Islam. In diversi passi del Nobile Corano questo scopo è stato spiegato con chiarezza:

 لَقَدْ أَرْسَلْنَا رُسُلَنَا بِالْبَيِّنَاتِ وَأَنزَلْنَا مَعَهُمُ الْكِتَابَ وَالْمِيزَانَ لِيَقُومَ النَّاسُ بِالْقِسْطِ ۖ وَأَنزَلْنَا الْحَدِيدَ فِيهِ بَأْسٌ شَدِيدٌ وَمَنَافِعُ لِلنَّاسِ

Ho inviato i Miei profeti con disposizioni chiare. Ho dato loro il Libro e la Bilancia. Con il loro aiuto, gli esseri umani potranno stabilire la giustizia e l’equità. Ho dato anche il ferro. In esso sono racchiusi una grande forza e un bene inesauribile per l’umanità. (Hadith: 25)

Il ferro menzionato nel versetto significa il potere statale o (Coercive Power). Qui si afferma che l’unico compito dei profeti è instaurare, secondo le disposizioni chiare donate da Allah e secondo la Bilancia conferita nel Suo Libro — cioè secondo il sistema di vita corretto e equilibrato (Well Balanced) che è stato donato — l’ordinamento sociale e statale e la giustizia sociale (Social Justice). Altrove è stato detto:

 الَّذِينَ إِن مَّكَّنَّاهُمْ فِي الْأَرْضِ أَقَامُوا الصَّلَاةَ وَآتَوُا الزَّكَاةَ وَأَمَرُوا بِالْمَعْرُوفِ وَنَهَوْا عَنِ الْمُنكَرِ ۗ وَلِلَّهِ عَاقِبَةُ الْأُمُورِ

Se li stabilirò sulla terra e concederò loro il potere politico, essi istituiranno la salāt, verseranno la zakāt, compiranno opere buone e benefiche e impediranno alle persone di compiere ingiustizia e peccato. (Sūra al-Ḥajj: 41)

In un altro luogo è stato detto:

 كُنتُمْ خَيْرَ أُمَّةٍ أُخْرِجَتْ لِلنَّاسِ تَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَتَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنكَرِ وَتُؤْمِنُونَ بِاللَّهِ ۗ

—Voi siete la migliore comunità; siete stati creati proprio per il bene dell’intera umanità. Ordinerete il bene, dissuaderete le persone dal male e dal peccato e crederete in Allah. (Sūra Āl ʿImrān: 110)

Riflettendo su questi versetti, risulta chiaramente dimostrato che lo scopo dello Stato concepito dal Corano non è negativo; davanti ad esso si presenta un autentico scopo positivo. Il suo scopo ultimo non è soltanto liberare gli esseri umani dall’oppressione e dalla persecuzione reciproca, preservare la loro libertà e proteggere il Paese dalle aggressioni esterne. Uno dei suoi principali obiettivi è anche istituire, secondo il Libro di Allah, un sistema armonioso di giustizia sociale. Il suo scopo è chiudere tutte le fonti e tutti i mezzi del peccato stabiliti dalle chiare prescrizioni di Allah e aprire tutte le vie della virtù e del bene. A tal fine, lo Stato potrà ricorrere all’uso della forza in funzione del luogo e delle circostanze. Si farà propaganda. Si adotteranno inoltre molteplici mezzi di educazione e formazione sociale. A tal fine si farà ricorso anche all’influenza sociale e alla pressione dell’opinione pubblica.

Lo Stato onnicomprensivo

È ovvio che uno Stato di questo genere non può restringere e limitare il proprio campo d’azione e la propria sfera d’influenza. In realtà, questo sistema statale onnicomprensivo sottopone alla propria influenza tutti gli esseri umani e l’intera vita umana. Esso organizza ogni aspetto e ogni settore della società e della cultura secondo la propria particolare visione morale e il proprio programma riformatore. Sotto un simile Stato, nessuna persona può dichiarare privata alcuna sfera della propria vita. In questo senso, lo Stato islamico è quasi analogo allo Stato fascista o comunista. Tuttavia, pur essendo onnicomprensivo, non presenta alcuna compatibilità con gli Stati dittatoriali e autoritari (Totalitarian e Autharitarian) dell’epoca attuale. Nello Stato islamico la libertà individuale non può mai essere sottratta. In esso non vi è neppure la minima traccia di dittatura. Osservando il sistema di giustizia piena e di armonioso equilibrio istituito dalla dottrina dello Stato islamico in questo ambito, nonché il sottile confine tracciato tra al-ḥaqq e al-bāṭil, ogni mente desiderosa di conoscere la verità testimonierà che un sistema tanto armonioso non può essere stato concepito da altri che da Allah.

Stato partitico e ideologico

Se si riflette profondamente sulla costituzione dello Stato islamico, sui suoi obiettivi e sulla sua natura riformatrice, si comprende senza dubbio che non è possibile per chiunque assumere adeguatamente la responsabilità di governare un simile Stato. Sono idonei a governare lo Stato islamico soltanto coloro che hanno fatto dell’obiettivo dello Stato islamico lo scopo della propria vita; coloro che non sono soltanto sostenitori delle sue attività riformatrici e non si limitano ad avere una fede completa in esse, ma conoscono pienamente anche la loro ispirazione spontanea e interiore, nonché ogni dettaglio, persino il più remoto, dei loro obiettivi. A questo proposito l’Islam non ha imposto alcuna condizione geografica, razziale o linguistica: la costituzione, gli obiettivi e il programma riformatore dell’Islam sono stati presentati a tutti gli uomini del mondo, senza distinzione. Chiunque lo accetti con tutto il cuore e tutta la mente, qualunque sia la sua stirpe, il suo Paese o la sua nazione, non può incontrare alcun ostacolo nell’entrare a far parte del gruppo dirigente dello Stato. Al contrario, coloro che non lo accettano non possono essere associati ad alcuna attività dei governanti dello Stato. Entro i confini dello Stato islamico possono vivere come dhimmi (sudditi). Nello Stato islamico saranno pienamente tutelati la loro vita, i loro beni, il loro onore e la loro reputazione. Tuttavia, non è stato loro riconosciuto alcun diritto nella gestione degli affari statali. Ciò perché si tratta di uno Stato ideologico. La responsabilità del suo governo e della sua guida può essere assolta correttamente soltanto da coloro che credono in quell’ideale e lo seguono. Sotto questo aspetto esiste una certa analogia tra lo Stato islamico e lo Stato comunista. Tuttavia, non vi è la minima analogia tra il trattamento riservato dallo Stato comunista, governato dai comunisti, agli oppositori (ai non comunisti) e quello applicato nello Stato islamico ai non musulmani. Non appena lo Stato comunista viene instaurato, le sue dottrine e le sue pratiche culturali vengono imposte con la forza ai non comunisti; se essi non le accettano, vengono privati delle loro terre e dei loro possedimenti, e la terra trema sotto la violenza di spargimenti di sangue e massacri. Milioni di persone vengono deportate nell’inferno terreno della Siberia. Lo Stato islamico, invece, tratta i non musulmani con liberalità e giustizia. Osservando i limiti stabiliti in questa materia tra equità e oppressione, onestà e menzogna, ogni persona riflessiva e amante della verità riconoscerà senza dubbio la loro correttezza, la loro bellezza intrinseca e la loro razionalità. Ogni persona potrà comprendere che tra il metodo ideale di azione del riformatore inviato da Allah per guidare gli uomini sulla via del bene e il modo di operare dei riformatori artificiali e ipocriti del mondo (?) esiste una differenza enorme, come quella tra il cielo e la terra.

Il Califfato

In seguito tenterò di fornire una breve spiegazione della struttura e dei principi operativi dello Stato islamico. È stato già detto che, secondo l’ideale islamico, l’unico detentore della sovranità e unico legislatore è Allah l’Altissimo. Questo è, in verità, il principio fondamentale dell’ideologia islamica. Alla luce di questo principio deve essere determinato il rango di coloro che si adopereranno per instaurare nel mondo la legge e l’ordinamento della vita concessi da Allah. Riflettendo anche solo un poco, si può comprendere senza dubbio che l’uomo impegnato a stabilire l’ideale islamico può ottenere soltanto la dignità di rappresentante del vero Sovrano, Allah l’Altissimo, e null’altro. Proprio per questo l’Islam gli ha conferito la dignità del Califfato, ossia della rappresentanza; nel Nobile Corano è detto:

  وَعَدَ اللَّهُ الَّذِينَ آمَنُوا مِنكُمْ وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ لَيَسْتَخْلِفَنَّهُمْ فِي الْأَرْضِ كَمَا اسْتَخْلَفَ الَّذِينَ مِن قَبْلِهِمْ

In altre parole, Allah ha promesso ai credenti tra voi e a coloro che compiono opere buone in conformità alla loro fede che li nominerà califfi, ossia rappresentanti, sulla terra, così come aveva conferito questa dignità a coloro che li avevano preceduti. (Sura An-Nur, 55)

Questo versetto illumina con chiarezza la concezione islamica dello Stato. In esso si fa riferimento a due principi fondamentali.

Primo: l’Islam ha conferito all’uomo il diritto al Califfato, invece della sovranità (Rulership), e ha usato una terminologia corrispondente. Nell’ideale islamico, infatti, il diritto di sovranità e di legiferare è riservato esclusivamente ad Allah l’Altissimo. Pertanto, secondo la democrazia islamica, chiunque governi nel mondo sarà necessariamente rappresentante (Viceregent) del Sovrano supremo (Allah); potrà esercitare, nella gestione della vita degli uomini e dello Stato, i diritti e i poteri delegati da Allah (Delegate Power). Secondo: la promessa di nominare i califfi è stata fatta a tutti i credenti. Nel suddetto versetto non è detto diversamente. Da ciò risulta che, in linea di principio, ogni credente è rappresentante, ossia califfo, di Allah. Il Califfato conferito da Allah ai credenti è un Califfato universale (Popular Vice regency); non è riservato né attribuito esclusivamente a una persona, a una famiglia, a una tribù o a una classe particolare. Ogni credente è individualmente califfo di Allah. Per questo ogni califfo è personalmente responsabile davanti ad Allah.

Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto:

 كلهم راع وكلكم مسؤل عن رعيته

Ciò significa che ciascuno di voi è responsabile e che ciascuno di voi dovrà rispondere davanti ad Allah delle proprie responsabilità.

Per quanto riguarda l’essere califfo, non vi è tra gli esseri umani alcuna differenza o distinzione, né alcuna forma di superiorità o inferiorità.

La natura della democrazia islamica

Questa è la base fondamentale della democrazia nella politica islamica. Analizzando il concetto sopra esposto del califfato universale, si osserveranno inevitabilmente i seguenti risultati.

Primo: ogni individuo della società islamica sarà un «califfo» di Allah e tutti parteciperanno in egual misura all’adempimento delle responsabilità del califfato. Per questo motivo, in tale società non può esservi il minimo spazio per la divisione in classi, per le disuguaglianze o le differenze ereditarie e sociali; ogni individuo ha diritto alla stessa dignità e al medesimo onore. Naturalmente, sulla base delle capacità personali e dell’eccellenza del carattere e della disposizione naturale, possono manifestarsi le qualità distintive di qualcuno. Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha chiarito proprio questo nel seguente hadith:

Nessuno ha superiorità o qualità distintive sugli altri; ciò può essere stabilito soltanto in base alla maggiore o minore conoscenza, alle opere e alla taqwa relative alla religione dell’Islam. Tutti gli esseri umani sono figli di Adamo, e Adamo fu creato dalla terra. Gli arabi non hanno superiorità sui non arabi, né i non arabi sugli arabi; allo stesso modo, i bianchi non hanno superiorità sui neri, né i neri sui bianchi. … La superiorità di qualcuno può essere riconosciuta soltanto in ragione della taqwa.

Dopo che, con la conquista della Mecca, l’intero territorio arabo fu incluso nello Stato islamico, il Profeta dell’universo (pace e benedizioni su di lui) si rivolse ai membri della sua stirpe o tribù, cioè ai bramini dell’Arabia di allora, dicendo:

  يا معشر قريش ان الله قد اذهب عنكم نخوة الجاهلية و

تعظمها الاباء ايها الناس كلهم من ادم وادم من تراب ـ لافخر للانسان ـ  لافضل للعربئ علئ العجمئ ولا للمجمئ علئ العربئ ان اكرمكم عند الله اتقاكم ـ

O Qurayshiti! Allah ha rimosso da voi l’orgoglio, l’arroganza e la vanità genealogica dell’epoca dell’ignoranza. O uomini! Siete tutti discendenti di Adamo, e Adamo è stato creato dalla terra. Non vi è spazio per l’orgoglio genealogico. Gli Arabi non hanno alcuna superiorità sui non Arabi, né i non Arabi sugli Arabi. Tra voi, la persona più onorata è quella maggiormente timorata di Allah.

Secondo: nella società islamica, lo status sociale ereditato di una persona o di un gruppo (Social Status), oppure la professione esercitata, non può costituire per nessuno alcun ostacolo allo sviluppo delle proprie capacità, all’espressione del talento e alla progressiva formazione della personalità. Ogni individuo potrà godere in egual misura, come tutti gli altri membri della società, delle ampie opportunità e dei vantaggi per progredire. A ciascuno saranno ugualmente aperte tutte le porte del progresso, in virtù delle proprie capacità naturali, competenze e talenti. Nessuno potrà creare ostacoli al progresso e allo sviluppo di un altro. Nell’ideale islamico, questo sistema di libero accesso alle opportunità esiste pienamente. Nella società islamica, persino schiavi e figli di schiavi sono stati nominati ufficiali militari e governatori provinciali. E i personaggi eminenti delle grandi famiglie aristocratiche hanno accettato la loro leadership e riconosciuto la loro obbedienza. Nella storia dell’Islam non sono affatto rari i casi di persone che, dopo aver cucito scarpe di cuoio, sono giunte a sedere ai vertici della leadership. Numerosi tessitori e commercianti di tessuti hanno avuto l’opportunità di diventare qāḍī, muftī e interpreti della giurisprudenza islamica (faqīh) del Paese. Oggi sono annoverati tra le grandi personalità della storia dell’Islam.

Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto:

  اسمعوا واطيعوا ولو استعمل عليكم عبد حبشئ

Ciò significa: anche se fosse nominato vostro capo uno schiavo abissino, obbedite ai suoi ordini e riconoscetene l’autorità.

Terzo: nella società costituita secondo l’ideale islamico, non può esservi la minima possibilità che una persona o un gruppo (Group) si insedi come dittatore. In questa società ogni individuo è il khalīfa di Allah. Nessuno può usurpare il diritto al khilāfa del popolo e insediarsi come signore assoluto e arbitro di tutto. Proprio per stabilire il governo e l’ordine sociale, ogni cittadino della società islamica, secondo i principi islamici, esercita il proprio diritto al khilāfa; ogni khalīfa, quando il proprio diritto al khilāfa viene affidato a una determinata persona come autorità di governo…

Pertanto, da un lato egli è responsabile dinanzi ad Allah e, dall’altro, dinanzi al popolo. Infatti, è stato possibile per lui governare proprio perché sono stati loro ad affidargli il diritto del proprio califfato. In una simile situazione, se egli, invece di essere il califfo eletto, assume il ruolo di usurpatore, il califfato universale della carica di dittatore viene completamente eliminato. Non vi è il minimo dubbio che lo Stato islamico sia uno Stato totalizzante. Ogni aspetto e settore della vita islamica rimane sotto la sua influenza. Le leggi promulgate dai governanti dello Stato islamico sono, in realtà, totalizzanti e onnicomprensive. E questa è la base fondamentale del carattere totalizzante dello Stato islamico. L’ordinamento che Allah ha concesso per ogni aspetto e settore della vita umana sarà necessariamente applicato nella sua piena ampiezza. Abbandonando questa norma stabilita da Allah, i governanti dello Stato islamico non possono intervenire per elaborare, secondo la propria volontà, un sistema statale regolamentato (Regimentation). Non possono costringere i cittadini dello Stato islamico ad adottare una determinata occupazione o professione, ad astenersi da una determinata professione, a ricevere un’istruzione in una materia specifica o a non ricevere una determinata istruzione. Lo Stato islamico non ha concesso al suo emiro (presidente) diritti e poteri analoghi a quelli che i dittatori russi, tedeschi e italiani si sono arrogati durante i loro regimi, né a quelli esercitati da Kemal Atatürk in Turchia. Inoltre, è degno di nota che ogni individuo della società islamica sia personalmente responsabile dinanzi ad Allah. Questa responsabilità personale (Personal Responsibility) è estremamente importante nel suo adempimento; a questo riguardo nessuno è socio di un altro. Perciò è necessario che vi sia libertà entro i limiti della legge. Ogni cittadino deve poter scegliere liberamente una via e avere l’opportunità di impiegare le proprie energie per progredire secondo le proprie inclinazioni. Se l’emiro crea anche il minimo ostacolo o controllo, sotto qualsiasi aspetto, nel cammino della vita di qualcuno, sarà chiamato ingiusto e dovrà rispondere dinanzi ad Allah di tale ingiustizia. Proprio per questo, nello Stato islamico fondato dal Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) e dai Califfi ben guidati, non esisteva neppure una forma di controllo di questo genere.

Quarto: ogni musulmano e musulmana della società islamica, adulto e dotato di sana ragione, avrà il diritto di votare. Infatti, ciascuno di loro è titolare del califfato conferito da Allah. Nell’esercizio di questo califfato, Allah l’Altissimo non ha imposto alcuna condizione relativa a un determinato livello di istruzione o di ricchezza. La fede e le buone opere conformi ad essa sono il criterio del diritto di voto; pertanto, nell’esercizio del voto, tutti i musulmani hanno pari dignità.

Stabilire un equilibrio tra individualismo e collettivismo

L’Islam, da un lato, ha istituito una democrazia completa e, dall’altro, ha sradicato l’individualismo (Individualism) che ostacola la vita sociale. Nell’Islam, il rapporto reciproco tra individuo e società è stato instaurato in modo armonioso. In esso, a differenza del comunismo e del fascismo, l’individualità non è stata dissolta nel grembo della società; d’altra parte, a differenza della democrazia occidentale senza freni, non è stata concessa all’individuo la possibilità di oltrepassare i propri limiti e ledere gli interessi della società. In realtà, ciò che costituisce lo scopo della vita collettiva nell’Islam è anche l’obiettivo della vita individuale: l’instaurazione della legge di Allah e il conseguimento del compiacimento di Allah. Inoltre, nell’Islam, dopo aver tutelato adeguatamente i diritti dell’individuo, gli sono stati imposti particolari doveri nei confronti della collettività. Di conseguenza, è stato stabilito un equilibrio perfetto tra individualismo e collettivismo. In tal modo l’individuo può avere piena opportunità di sviluppare le proprie energie naturali e, al tempo stesso, può contribuire, mediante le energie acquisite con il proprio sviluppo, al maggiore benessere e beneficio della collettività.

In realtà, il tema richiederebbe una trattazione dettagliata, ma qui non vi è spazio per farlo. L’unica ragione di questa breve e pertinente discussione è impedire il sorgere, nella mente dei lettori, di possibili idee errate derivanti dalla precedente analisi della democrazia islamica.

L’organizzazione dello Stato islamico

Alla luce della spiegazione che ho fornito del califfato universale, è facile comprendere quale possa essere la posizione dell’imam o del presidente dello Stato islamico. Ogni musulmano, individualmente, ha ricevuto da Allah il califfato e si limita ad affidare volontariamente a una persona migliore, scelta dalla propria società, il potere di esercitarlo. In realtà, nella società islamica il califfo non ha alcuna posizione o diritto superiore a questo. Il fatto che venga chiamato califfo non significa che egli sia l’unico califfo di Allah. Al contrario, viene chiamato califfo soltanto perché in lui sono stati riuniti e concentrati i califfati individuali dell’insieme dei musulmani. In conclusione, desidero esaminare brevemente alcuni temi importanti dell’ideale statale dell’Islam. Spero che questa discussione permetta ai lettori di formarsi un’idea chiara dello Stato islamico.

Primo: il presidente dello Stato islamico sarà eletto:

  إِنَّ أَكْرَمَكُمْ عِندَ اللَّهِ أَتْقَاكُمْ ۚ

In altre parole, la persona più timorata di Dio tra voi è anche quella più degna d’onore tra voi (Sura al-Ḥujurāt: 13).

Secondo questo principio. In altre parole, sarà eletto alla carica di presidente soltanto colui che gode della piena fiducia del popolo musulmano per il suo carattere morale e per qualità analoghe; e, una volta eletto, spetteranno a lui piena autorità e pieni diritti nella gestione dello Stato islamico. Bisogna riporre in lui fiducia senza riserve e affidarsi a lui.

Finché egli riconoscerà l’obbligo di obbedire ad Allah e al Messaggero e continuerà a seguire gli insegnamenti da loro impartiti, sarà dovere imprescindibile di ogni cittadino obbedirgli.

Secondo: l’Amīr (presidente) non è al di sopra delle critiche. Ogni musulmano può criticarlo. Non è consentito criticare soltanto le sue attività pubbliche: ciascuno ha anche il diritto di criticare la sua vita privata. Se necessario, l’Amīr può essere destituito. Agli occhi della legge, la sua posizione sarà uguale a quella dei cittadini comuni; si potrà intentare contro di lui una causa in tribunale, e in tribunale non avrà diritto ad alcun trattamento privilegiato.

Terzo: l’Amīr sarà obbligato ad agire previa consultazione. A tale scopo dovrà essere istituito un Majlis al-Shūrā, o parlamento. È auspicabile che il popolo nutra una fiducia incrollabile nei confronti del Majlis al-Shūrā. Per questo, dal punto di vista della Sharīʿa, non è vietato eleggere i membri del Majlis al-Shūrā mediante il voto dei cittadini musulmani, benché non si trovi alcun esempio di elezione dei membri della Shūrā tramite voto popolare durante l’epoca dei Califfi ben guidati.

Quarto: le decisioni della Shūrā, in genere, non riconoscono la maggioranza come criterio della verità.

 قُل لَّا يَسْتَوِي الْخَبِيثُ وَالطَّيِّبُ وَلَوْ أَعْجَبَكَ كَثْرَةُ الْخَبِيثِ ۚ

In altre parole, l’impuro e spregevole e il puro non possono mai essere uguali, anche se la moltitudine dell’impuro ti stupisse. (Sura al-Māʾida: 100)

Anche se il parere di una sola persona è contrario all’opinione comune dell’intero Majlis al-Shura, esso può essere vero e corretto: nell’Islam vi è piena libertà a questo riguardo. Pertanto, se il parere di una persona è vero, l’Islam non ammette in alcun modo che esso venga respinto soltanto perché non è sostenuto da un grande gruppo. Di conseguenza, spetta interamente all’amir decidere se sostenere il parere della maggioranza o quello della minoranza del Majlis. Anzi, l’amir dello Stato islamico avrà pieno diritto di rifiutare l’opinione comune dell’intero Majlis e di prendere una decisione sulla base del proprio parere. Tuttavia, il popolo dello Stato osserverà con attenzione come l’amir eserciti in tali questioni i suoi vasti poteri e la sua autorità: con taqwa e timore di Allah, oppure sotto l’impulso dell’arbitrio e dell’autoritarismo. Qualora si manifesti quest’ultima condizione, l’opinione pubblica non potrà costituire alcun ostacolo alla progressiva destituzione di un simile amir.

Quinto: non può essere eletto o nominato a ricoprire l’emirato (la presidenza dello Stato), un seggio nel Majlis al-Shura o qualsiasi altra carica di responsabilità chiunque si candidi a tale carica o compia in qualunque modo uno sforzo per ottenerla. Nell’Islam la pratica della candidatura (candidature) non è affatto approvata. Nella legge islamica di governo non vi è neppure spazio per condurre una campagna elettorale a proprio favore. Al candidato non sarà assegnata alcuna carica. Questa è una direttiva esplicita del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui). Che più persone si candidino per una determinata carica, si lancino fango a vicenda, ingannino e confondano gli elettori comuni usando manifesti, volantini, assemblee, conferenze, giornali e ogni altro strumento di propaganda, distribuiscano dolci, shirni, pulao e qorma, e vadano di porta in porta dagli elettori a bordo di automobili: l’Islam non può mai tollerare attività così spregevoli. Anzi, per effetto di esse, lungi dall’essere eletti, costoro saranno incriminati davanti ai tribunali.

Sesto: nel Majlis al-Shura dello Stato islamico non vi è spazio per il sistema dei partiti. All’interno della Shura ogni membro rimarrà indipendente e voterà a favore della verità, esprimendo liberamente la propria opinione. Nella legge islamica di governo non vi è spazio per un’attività secondo cui un membro sostenga sempre e in ogni circostanza un determinato partito, senza giudicare se esso agisca giustamente o ingiustamente. In realtà, l’ideale islamico è del tutto opposto. Si deve sostenere colui che è riconosciuto come seguace della verità. Di conseguenza, colui che oggi si ritiene sostenitore della verità sarà sostenuto, mentre chi sarà ritenuto avversario della verità verrà contrastato. Questa è la linea d’azione e la concezione dell’ideale islamico.

Settimo: nel sistema statale islamico vi è la direttiva di liberare completamente il potere giudiziario dall’influenza del potere esecutivo. Il compito del giudice consiste nell’applicare la legge di Allah ai Suoi servi. Egli non siederà sul seggio del tribunale come rappresentante dell’amir o del califfo; in realtà, vi siederà in qualità di rappresentante di Allah. Pertanto, entro i limiti del tribunale, neppure la dignità del califfo in persona avrà alcuna importanza. Nessuna persona sottoposta allo Stato islamico può essere esentata dal comparire davanti al giudice a causa della propria posizione personale, familiare o ufficiale. Un comune cittadino, sia esso operaio, contadino o povero, può intentare una causa in tribunale contro qualunque persona dello Stato. La causa può essere presentata persino contro il califfo in persona e, qualora sia dimostrato il diritto del querelante, la legge di Allah sarà applicata al califfo. Il giudice ha pieno diritto di applicare la legge di Allah al califfo, così come la applica ai comuni cittadini.

Analogamente, se lo stesso califfo avesse una lamentela contro qualcuno, non potrebbe intraprendere alcuna azione in virtù dei poteri propri di un governante. Sarebbe anch’egli obbligato a presentarsi davanti alle porte del tribunale secondo la procedura ordinaria, come un comune cittadino.

In questo piccolo libro non è possibile presentare un quadro dettagliato e completo dello Stato islamico. Per acquisire una conoscenza corretta della concezione intrinseca dello Stato islamico e del suo metodo di funzionamento, sarebbe necessario presentare la biografia del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) e la storia del periodo dei califfi ben guidati. Ma questo articolo non offre lo spazio necessario. Tuttavia, credo che quanto è stato detto qui sarà sufficiente per formarsi un’idea chiara del governo islamico.

— Fine —