Introduzione: discorso rivolto ai lavoratori durante la sessione conclusiva della conferenza annuale della Jamaat-e-Islami, tenutasi a Karachi il 13 novembre 1951.
Cari amici e collaboratori!
Dopo la conferenza durata quattro giorni, ora tutti si congedano da questo luogo. Il programma stabilito per l’occasione è stato completato per grazia di Allah, e in merito ne abbiamo anche discusso sommariamente durante la sessione speciale. Prima di congedarmi, desidero rivolgere ai miei collaboratori, ai rukn e ai muttaqī (attualmente membri associati), alcune parole importanti riguardo al nostro metodo di lavoro, affinché in futuro possano adempiere correttamente alle proprie responsabilità.
Il rapporto con Allah l’Altissimo
Desidero anzitutto ricordare ciò che i nobili profeti, i califfi ben guidati e gli uomini esemplari e virtuosi delle comunità hanno raccomandato ai loro collaboratori in occasione di ogni impresa. Essi li hanno esortati a temere Allah l’Altissimo, a nutrire per Lui una devozione sincera e a rendere più stretto il proprio rapporto con Lui. Seguendo il loro esempio e le loro orme, anch’io oggi vi rivolgo questa stessa raccomandazione. E anche in futuro, quando ne avrò l’opportunità, in shā’ Allāh continuerò a ricordarvela. Questo argomento è infatti così importante che dovrebbe avere la precedenza su ogni altra cosa. Nelle questioni di credo e fede, è necessario dare priorità alla fede in Allah; nell’adorazione, all’instaurazione di un rapporto sempre più intimo con Allah; nel carattere morale, al timore di Allah; e nei rapporti, nei comportamenti e nelle transazioni, alla ricerca della soddisfazione di Allah l’Altissimo. In particolare, l’opera per la quale ci siamo uniti può essere portata a compimento soltanto sulla base di un rapporto con Allah l’Altissimo. Quanto più profondo e saldo sarà il nostro rapporto con Allah, tanto più forte sarà il nostro movimento. Al contrario, se il nostro rapporto con Allah l’Altissimo si indebolirà, anche questo movimento finirà per indebolirsi. Che Allah ci protegga da ciò.
È evidente che, qualunque sia l’attività alla quale una persona partecipi—che appartenga a questo mondo o all’Aldilà—la sua motivazione deriva dallo scopo fondamentale di quell’attività. L’impegno e l’operosità che dedica all’impresa da lei intrapresa diventano visibili soltanto quando nel suo animo si manifesta un forte interesse e un grande entusiasmo per lo scopo principale. Nessuno, se non una persona egocentrica ed egoista, può adorare le proprie passioni. Pertanto, quanto più una persona sarà egoista, tanto più continuerà ad agire per il proprio interesse. Per il bene dei propri figli, non esita a rovinare non solo la propria vita terrena, ma persino la propria vita nell’Aldilà. Questo perché il suo unico desiderio è che i suoi figli godano di una felicità e di una pace maggiori.
Allo stesso modo, chi si dedica al servizio del proprio Paese e della propria nazione è fondamentalmente legato dall’amore per il Paese e per la nazione. Per questo è disposto a subire perdite economiche per la libertà, la sicurezza e il progresso del Paese e della nazione, accetta senza difficoltà le insopportabili sofferenze della prigione e lavora giorno e notte per tale causa. Anzi, non esita affatto a sacrificare la propria vita per essa. Perciò potete facilmente comprendere che, se non svolgiamo quest’opera per le nostre passioni, per i parenti o per qualche interesse particolare del Paese e della nazione, ma esclusivamente per Allah l’Altissimo, essa non potrà mai progredire se il nostro rapporto con Lui non sarà profondo e saldo. Il nostro impegno per quest’opera può iniziare soltanto quando sarà concentrato esclusivamente sulla sua istituzione. Per coloro che partecipano a quest’opera, non è sufficiente instaurare un rapporto con Allah l’Altissimo; è invece necessario che tutte le loro speranze e la loro fiducia siano legate esclusivamente ad Allah l’Altissimo. Questo rapporto non può essere semplicemente uno fra molti altri, ma deve diventare l’unico legame fondamentale e reale. Inoltre, devono mantenere costantemente vivo nel cuore il pensiero che tale legame con Allah l’Altissimo, anziché diminuire, cresca progressivamente. In verità, non vi è alcun dubbio fra noi sul fatto che instaurare un rapporto con Allah l’Altissimo costituisca l’anima stessa della nostra opera. Per grazia di Allah, nessuno dei nostri collaboratori è inconsapevole della sua importanza. Tuttavia, su questo tema alcune domande spesso mettono le persone in difficoltà: qual è il vero significato dell’instaurare un rapporto con Allah l’Altissimo? Come si instaura e come si rafforza? E qual è il modo corretto per sapere se abbiamo un rapporto con Allah l’Altissimo e, in tal caso, quanto è profondo?
Poiché spesso non conoscevo una risposta chiara a tutte queste domande, ho avuto l’impressione che molti si vedessero precipitati, a questo proposito, in un deserto sconfinato e in una condizione di totale impotenza. Seduti là, non riescono a trovare la strada verso la propria meta. Non riescono neppure a valutare correttamente quanta strada abbiano percorso, dove siano arrivati e quanta ne rimanga ancora. Di conseguenza, talvolta uno dei nostri collaboratori può lasciarsi guidare da idee confuse. Per qualcuno che procede su una simile via è diventato difficile distinguere se la meta sia lontana o vicina. Qualcun altro si è trovato di fronte a una situazione di completa incertezza. Per questo non mi limiterò a esortarvi semplicemente a instaurare un legame con Allah l’Altissimo; cercherò invece, per quanto mi sarà possibile, di fornire una risposta adeguata alle domande sopra menzionate.
Il significato di instaurare un rapporto con Allah Ta’ala
Nel Sacro Corano è stato detto riguardo all’importanza di instaurare un rapporto con Allah Ta’ala: la vita e la morte dell’uomo, la sua adorazione e devozione, il sacrificio e ogni altra cosa saranno consacrati esclusivamente ad Allah Ta’ala. Per questo, adoraLo in modo esclusivo:
In verità, la mia salat, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte sono consacrati esclusivamente ad Allah, il Rabb degli universi. Sura al-An’am: 162
Egli ha spiegato il din riguardo esclusivamente ad Allah Ta’ala con tale completa concentrazione che nulla, nel suo significato e nella sua importanza, rimane oscuro.
Esaminando le sue parole, si comprende che instaurare un rapporto con Allah Ta’ala significa:
Temere Allah Ta’ala in ogni azione, segreta o manifesta.
Confidare maggiormente nella grande potenza di Allah Ta’ala che nei propri mezzi e risorse, e attirarsi il disfavore della gente per compiacere Allah Ta’ala. La condizione completamente opposta consiste nell’attirarsi il dispiacere di Allah Ta’ala per ottenere la soddisfazione della gente. In seguito, quando questo legame e rapporto si sarà sviluppato fino a raggiungere una condizione in cui l’amicizia, l’inimicizia, le transazioni e ogni altra relazione con le persone saranno compiute esclusivamente per Allah Ta’ala, senza la minima influenza dei propri desideri, delle proprie passioni, inclinazioni o avversioni, allora si dovrà comprendere che il suo rapporto con Allah Ta’ala è divenuto completo.
Inoltre, ogni parola di ciò che recitate ogni notte nella vostra dua-e qunut testimonia questo vostro rapporto con Allah Ta’ala. Prestando attenzione alle parole di questa dua, potete comprendere chiaramente quale tipo di legame e rapporto con Allah Ta’ala riconoscete di voler instaurare.
O Allah! Ti chiediamo aiuto, chiediamo a Te la guida verso la retta e vera via, imploriamo da Te il perdono, confidiamo in Te, facciamo affidamento su di Te e riserviamo a Te ogni lode migliore. Siamo vincolati alla gratitudine verso di Te e non siamo annoverati tra gli ingrati. Ci teniamo lontani da ogni persona disobbediente a Te. O Allah! Adoriamo esclusivamente Te, compiamo la salat soltanto per Te, ci prosterniamo e consacriamo a Te tutti i nostri sforzi e le nostre attività. Desideriamo il Tuo favore e siamo timorosi e atterriti dal Tuo castigo. In verità, tutti i Tuoi tormenti sono destinati ai miscredenti.
Anche nella supplica che Hazrat Rasul-e-Karim (s) recitava quando si alzava per il tahajjud si trova un’immagine di questo rapporto con Allah l’Altissimo. Rivolgendosi ad Allah l’Altissimo, diceva:
O Allah! Mi sono sottomesso a Te, ho creduto in Te, ho riposto la mia fiducia in Te, mi sono rivolto interamente verso di Te, combatto soltanto per Te e proprio alla Tua corte presento la mia supplica.
Modi per rafforzare il rapporto con Allah
Sopra è stata fornita una descrizione corretta del rapporto che un credente dovrebbe avere con Allah l’Altissimo. Ora dobbiamo riflettere su come si possa stabilire questo rapporto e come lo si possa rafforzare.
Esiste un solo modo per stabilire questo rapporto: l’essere umano deve riconoscere con tutto il cuore Allah l’Altissimo, Unico e senza associati, come l’unico Padrone, l’unica Divinità e l’unico Sovrano di sé stesso e dell’intero universo. Deve accettare che tutte le qualità, i diritti e i poteri della signoria appartengano esclusivamente ad Allah l’Altissimo. Deve mantenere puro e incontaminato il proprio cuore e la propria mente. Solo dopo aver compiuto questo atto si stabilisce il rapporto con Allah l’Altissimo. Questo rapporto può essere rafforzato in due modi. Il primo è il metodo della riflessione e della ricerca, il secondo è il metodo dell’azione concreta.
Il modo per rafforzare, mediante la riflessione e la ricerca, il rapporto con Allah l’Altissimo consiste nell’acquisire, con l’aiuto del Sacro Corano e degli hadith autentici, una conoscenza dettagliata di questo tipo di legame. In questo modo dovrete acquisire una concezione chiara del rapporto naturale che avete con Allah l’Altissimo e del rapporto che dovreste effettivamente avere. Dovrete acquisire una concezione chiara di questo tipo di legame. Dovrete acquisire una concezione chiara e una percezione di questo tipo di legame e ricordarlo sempre; dovrete leggere il Sacro Corano e gli hadith comprendendoli e studiarli ripetutamente. Alla luce del Sacro Corano e degli hadith dovrete esaminare e analizzare tutti gli ambiti nei quali avete un legame con Allah l’Altissimo. Dovrete verificare in quali ambiti e in quale misura avete adempiuto alle vostre richieste verso Allah l’Altissimo e in quali ambiti avete avvertito delle mancanze. Quanto più aumenterà questa indagine interiore, tanto più, insha’Allah, aumenterà anche il legame tra voi e Allah l’Altissimo.
A titolo di esempio, si può dire che uno dei rapporti con Allah l’Altissimo è questo: Egli è il vostro Ma’bud e voi siete Suoi servi. Il secondo rapporto è che voi siete il Suo rappresentante sulla terra. Ed Egli ha affidato a voi innumerevoli cose. Il terzo rapporto è che, credendo in Lui, avete stipulato un patto di scambio. In base a tale patto avete concluso un accordo di scambio con la vostra vita e i vostri beni. In base a esso avete consegnato a Lui la vostra vita e i vostri beni. Ed Egli li ha acquistati in cambio del Paradiso. Il quarto rapporto è che dovrete rispondere davanti a Lui, ed Egli non vi giudicherà prestando attenzione soltanto alle vostre azioni esteriori. Al contrario, riguardo a ogni vostra azione, alle vostre intenzioni interiori e così via, Egli possiede prove e testimonianze evidenti: davanti al Suo sguardo vi sottoporrà a un rendiconto minuzioso. In sintesi, avete con Allah l’Altissimo rapporti di questo genere sotto molti aspetti. Dal comprendere chiaramente tutti questi legami e rapporti, dal coglierne il significato, dal ricordarli sempre e dall’adempierne le esigenze dipende che il vostro rapporto e legame con Allah l’Altissimo divenga più profondo e più stretto. D’altra parte, quanto più sarete vigili e attenti riguardo a ciò, tanto più il vostro rapporto con Allah l’Altissimo diverrà profondo e saldo; quanto più il vostro rapporto con Allah l’Altissimo diverrà profondo e saldo; quanto più il vostro rapporto con Allah l’Altissimo diverrà profondo e saldo, tanto più sarà possibile avanzare lontano. Per azione concreta si intende compiere con sincerità tutte le opere prescritte da Allah l’Altissimo.
In tutte queste attività si deve assumere come unico obiettivo non un interesse terreno, bensì il conseguimento del compiacimento di Allah Ta’ala. Tutte le azioni che Allah Ta’ala ha proibito devono essere abbandonate, in segreto e in pubblico e in qualsiasi circostanza, con sincera avversione. E alla base di ciò non deve esservi il timore di una perdita o di un pericolo terreno, bensì si deve mantenere particolarmente vivo il timore dell’ira o del castigo di Allah Ta’ala. In questo modo tutte le vostre attività raggiungeranno il livello del taqwa, e il percorso successivo vi eleverà al livello dell’ihsan. Cioè, secondo ciò che piace ad Allah Ta’ala, vi impegnerete con entusiasmo nella diffusione e nell’affermazione di ogni opera giusta e virtuosa, e vi dedicherete a contrastare ogni ingiustizia e ogni azione malvagia che Gli dispiace. Su questa via non sarete avari nel sacrificare la vostra vita e i vostri beni, il vostro lavoro e le energie della vostra mente e del vostro intelletto. Non solo: per qualunque sacrificio compiate su questa via, non dovrebbe nascere nel vostro cuore neppure il minimo orgoglio. Non dovete mai nutrire nemmeno l’idea di aver concesso il minimo favore a qualcuno. Al contrario, anche dopo il più grande sacrificio, nel vostro cuore dovrebbe rimanere vivo il pensiero che, nonostante tutto ciò, non siete riusciti ad adempiere al vostro dovere verso il Creatore.
Mezzi per sviluppare il rapporto con Allah
In realtà, seguire un simile percorso d’azione non è affatto facile. È una meta estremamente ardua da raggiungere. Per arrivarvi sono necessarie particolari forze e capacità. È possibile acquisire tale forza nei modi seguenti.
Uno. Salat: non si devono compiere soltanto le salat fard e sunnah, ma, secondo le proprie possibilità, anche le salat nafl. Tuttavia, le salat nafl devono essere compiute in assoluta segretezza, affinché in voi si risvegli lo spirito della sincerità. Se continuate a divulgare il fatto che compite salat nafl, soprattutto tahajjud, ciò può causare un grave danno tra le persone. Esiste un analogo rischio di danno anche nel divulgare le altre sadaqa nafl e gli adhkar e ad’iyah.
Due. Dhikr di Allah: si dovrebbe ricordare Allah Ta’ala in ogni circostanza della vita. Tuttavia, i metodi che diverse confraternite sufi hanno inventato a questo scopo o adottato da altri non sono affatto corretti. Al contrario, il metodo migliore e corretto è quello seguito dal Messaggero nobile (pace e benedizioni su di lui) a questo riguardo e insegnato ai nobili Compagni. Imparate a memoria, per quanto possibile, le du’a, gli adhkar e simili pratiche seguite dal Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui), comprendendone bene le parole e il significato; continuate a recitarle di tanto in tanto, prestando attenzione al significato. In verità, ricordare le parole di Allah e mantenere la mente concentrata su di Lui è un metodo particolarmente efficace.
Tre. Sawm: non è necessario soltanto il sawm fard; sono necessari anche i sawm nafl. È preferibile osservare regolarmente tre giorni di digiuno ogni mese. Per quanto riguarda i nafl, questa è una pratica particolarmente adatta. In questo periodo si dovrebbe compiere uno sforzo speciale per conseguire il taqwa, che è il fine principale del sawm, come descritto nel Nobile Corano.
Quattro. Spendere denaro sulla via di Allah:
A questo riguardo non si devono adempiere soltanto gli obblighi fard; secondo le proprie possibilità, si devono compiere anche opere nafl. È necessario comprendere bene una cosa: la quantità di denaro e di beni che avete speso sulla via di Allah Ta’ala non ha, in sé, alcuna importanza; ciò che conta realmente è quanto avete sacrificato per Allah. Se un povero, pur rimanendo affamato, spende anche una sola moneta sulla via di Allah, quella moneta è migliore dei mille taka di un ricco. I mille taka del ricco possono rappresentare soltanto un decimo, o un ventesimo, dei suoi beni di consumo. A questo proposito bisogna ricordare anche un’altra cosa: tra i metodi indicati da Allah e dal Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui) per la purificazione dell’anima (tazkiyah al-nafs), la sadaqa riveste un’importanza particolare. Potete verificarne personalmente l’efficacia: se commettete un errore o una mancanza in una determinata circostanza, vi limiterete a pentirvi sinceramente e a fare tawbah. Se per caso commettete nuovamente un errore o una mancanza, facendo sadaqa insieme alla tawbah l’anima diventa più pura e potrete avanzare con maggiore successo nel contrastare i pensieri malvagi.
Il Sacro Corano e la Sunnah ci ordinano di seguire proprio questo cammino semplice e diretto. Se lo si pratica con sincerità, senza sottoporsi a una dura ascesi, a penitenze o alla muraqabah, si potrà accrescere il legame e la connessione con Allah l’Altissimo rimanendo nella propria casa con la moglie e i figli e adempiendo a tutte le responsabilità familiari.
Come verificare il proprio legame con Allah l’Altissimo
Ora è necessario risolvere una questione. Come e in quale modo possiamo capire quanto si sia stabilita la nostra connessione e il nostro legame con Allah l’Altissimo? E come possiamo capire se il nostro rapporto con Allah l’Altissimo sta crescendo o diminuendo? In risposta, voglio dirvi che, per percepirlo, non è necessario ricevere buone novelle in sogno, né manifestare il kashf e i karamat; non è neppure necessario sedersi in una stanza buia aspettando di ricevere la luce. Allah l’Altissimo ha posto nel cuore di ogni essere umano il mezzo per misurare questo legame. Potete misurarlo nella vostra vita cosciente, attraverso il vostro impegno e le vostre azioni, proprio durante il giorno. Esaminate la vostra vita, il vostro impegno e il vostro modo di pensare. Fate voi stessi il vostro bilancio e verificate quanto avete rispettato il patto che vi lega ad Allah l’Altissimo. Avete utilizzato gli affidamenti di Allah l’Altissimo in qualità di persone degne di fiducia, oppure state commettendo qualche forma di tradimento? Quanto del vostro tempo, del vostro lavoro, delle vostre capacità, dei vostri talenti, delle vostre ricchezze e così via viene impiegato per Allah, e quanto viene destinato ad altri scopi? Quanto vi irritate e vi adirate quando vengono colpiti i vostri interessi o il vostro atteggiamento? E quanto sono grandi allora la vostra collera, la vostra sofferenza interiore e la vostra inquietudine mentale? Potete porre alla vostra coscienza molte altre domande di questo genere e, sulla base delle risposte, potete capire ogni giorno se esista o meno un legame e una connessione tra voi e Allah l’Altissimo; se esiste, quanto è forte e se sta crescendo o diminuendo. Pertanto, desistete dal tentare di ricorrere a mezzi soprannaturali quali le buone novelle ricevute in sogno, il kashf e i karamat, o il tajallī della luce. In realtà, non può esserci karāmah più grande del rimanere saldamente sulla retta via della verità, di fronte alle seduzioni e ai timori della varietà ingannevole di questo mondo materiale. Non può esserci ascesi della luce più grande del vedere la luce della verità e seguirla nel fitto buio della miscredenza, della dissolutezza e dello smarrimento. Per i credenti, se vogliono ricevere la più grande buona novella, l’unico mezzo consiste nel riconoscere Allah l’Altissimo come il proprio Rabb (Signore e Sostentatore), rimanere saldamente ancorati a questo riconoscimento e seguire la via da Lui indicata.
In verità, su coloro che dicono: «Allah è il nostro Signore» e poi rimangono saldi e incrollabili in ciò, scendono gli angeli, dicendo loro: «Non abbiate paura e non rattristatevi, ma gioite per la buona novella del Paradiso che vi è stato promesso». Sura Hā-Mīm as-Sajdah: 30
Dare la precedenza all’Aldilà
Dopo aver stabilito un legame e una connessione con Allah l’Altissimo, voglio dirvi ancora una cosa: in ogni circostanza dovete attribuire maggiore importanza all’Aldilà che alle opportunità e ai vantaggi terreni, e assumere come unico obiettivo alla base delle vostre azioni il desiderio di conseguire il successo nell’Aldilà.
Il Nobile Corano ci dice che l’Aldilà è il campo della vita eterna e permanente. Siamo stati inviati in questa dimora temporanea del mondo terreno soltanto per essere messi alla prova. Dobbiamo affrontare questa prova per dimostrare quanti, tra noi, utilizzando correttamente i pochi mezzi concessi da Allah, i poteri e l’autorità limitati, il poco tempo libero e le poche opportunità, possano dimostrarsi degni di diventare abitanti eterni del Paradiso di Allah l’Altissimo. Non saremo invece messi alla prova per stabilire quanto siamo capaci nell’industria, nel commercio, nell’agricoltura o nel governo di uno Stato, quanto siamo abili nel costruire strade e case, né quanto successo possiamo ottenere nel creare una civiltà e una cultura splendide. Il punto essenziale della nostra prova è piuttosto quanto siamo capaci di adempiere alla responsabilità del khilāfah, ossia della nostra rappresentanza, riguardo agli affidamenti che Allah l’Altissimo ci ha concesso. Viviamo qui come ribelli e indipendenti, oppure come Suoi servi obbedienti? Realizziamo la volontà di Allah nel mondo di Allah? Abbelliamo il mondo di Allah secondo la Sua volontà, oppure continuiamo a cercare di creare divisione e disordine? Ci sottomettiamo alle forze sataniche per compiacere Allah, oppure continuiamo a combatterle? Questa è la nostra prova. Anche la prova cui furono sottoposti Adamo ed Eva, pace su entrambi, nel Paradiso era essenzialmente proprio questa. E sulla base di questa domanda decisiva saranno scelti, tra gli esseri umani, coloro che diventeranno abitanti permanenti del Paradiso nell’Aldilà. Dunque, il criterio fondamentale del successo e del fallimento non consiste affatto nel fatto che uno sia stato messo alla prova sedendo su un trono regale e un altro stando sul patibolo, che uno sia stato messo alla prova ricevendo un vasto impero e un altro venendo lasciato in una capanna fatiscente. Le opportunità e i vantaggi temporanei del luogo della prova non sono una prova di successo, così come le difficoltà non sono un segno di fallimento. Il vero successo consiste nel fatto che, ovunque ci troviamo e qualunque sia la nostra condizione in questo luogo della prova, quali che siano i nostri mezzi, riusciamo a dimostrarci servi obbedienti di Allah l’Altissimo e autentici seguaci della Sua volontà. Soltanto in questo modo potremo conseguire nell’Aldilà lo speciale rango riservato ai servi obbedienti di Allah l’Altissimo.
Amici! Questo è il punto essenziale. Ma si tratta di una cosa che non può essere compiuta semplicemente sapendola, comprendendola e accettandola una volta sola; occorrono invece assiduo impegno e grande attenzione per mantenerla sempre presente. Altrimenti può accadere che, pur non negando l’aldilà, finiamo per dedicarci esclusivamente alle attività mondane, proprio come coloro che non credono nell’aldilà. Infatti, l’aldilà si trova al di là della nostra percezione e potrà essere visto direttamente solo dopo la morte. Nella vita terrena possiamo percepirne le conseguenze positive e negative soltanto mediante il pensiero e l’immaginazione. Questa vita mondana, invece, è percepibile dai sensi, può essere osservata direttamente e abbiamo continuamente esperienza di ogni suo aspetto buono e cattivo. La varietà dei suoi avvenimenti e delle sue conseguenze ci induce spesso nell’errore di considerarli definitivi. Quando si tratta di qualcosa concernente l’aldilà, soltanto la coscienza nascosta in un angolo del nostro cuore prova una lieve amarezza, sempre che essa sia ancora viva. Ma quando viene danneggiato un nostro interesse terreno, ogni poro del nostro corpo ne avverte il dolore. Tutti, indistintamente — nostra moglie e i nostri figli, i parenti, gli amici e la gente comune della società — possono percepirlo. Allo stesso modo, se conseguiamo il successo nell’aldilà, esso viene percepito soltanto da un angolo appartato del nostro cuore, a meno che, a causa della nostra negligenza, non sia ormai completamente insensibile. Il successo terreno, invece, può essere facilmente avvertito da tutto il nostro essere e da tutti i nostri sensi, e ne viene influenzato tutto il nostro ambiente. Per questo, accettare l’aldilà come idea o convinzione forse non è un compito difficile; ma assumerlo come fondamento dell’intero modo di pensare, del carattere quotidiano e dell’organizzazione complessiva della vita attiva, e vivere per tutta la vita conformemente a esso, è estremamente difficile. Per quanto sia facile dire a parole che il mondo non vale nulla, non è affatto facile estirpare dal cuore i suoi desideri e le sue brame, e dalla propria mentalità la sua influenza e il suo prestigio. Per giungere a questa condizione sono necessari molti sforzi e molta attenzione. Essa può diventare stabile soltanto grazie a uno sforzo incessante.
Coltivare il pensiero dell’aldilà
Forse chiederete: come possiamo impegnarci a questo scopo? E di quali mezzi possiamo servirci? In risposta, vorrei dirvi che anche per questo esistono due vie: una è quella del pensiero e dell’ideale; l’altra è quella dell’azione concreta.
Il metodo dell’esercizio intellettuale e ideale consiste in questo: non limitatevi a pronunciare con le labbra le parole: «Ho creduto nell’aldilà». Al contrario, prendete l’abitudine di studiare il Sacro Corano comprendendone il significato. In tal modo, agli occhi della vostra fede, l’aldilà, che si trova dietro il velo di questo mondo terreno, diventerà progressivamente molto chiaro. Infatti, probabilmente non esiste una sola pagina del Sacro Corano nella quale l’aldilà non sia menzionato in una forma o nell’altra. In diversi passi vedrete una rappresentazione così dettagliata dell’aldilà che vi sembrerà che qualcuno l’abbia descritta dopo averla vista con i propri occhi. In molti punti, inoltre, il quadro è reso con tale bellezza che, leggendolo, si ha l’impressione che, se il sottile velo di questo mondo materiale si scostasse poco a poco, sarebbe possibile vedere direttamente gli eventi descritti. Perciò, se una persona continua regolarmente a recitare il Sacro Corano comprendendone il significato, nella sua mente si rafforzerà gradualmente la consapevolezza dell’aldilà e potrà mantenerla sempre presente: comprenderà che trovare la propria dimora permanente sarà possibile soltanto dopo la morte e che deve prepararsi a essa proprio durante questa vita terrena transitoria.
Lo studio degli hadith rende questo atteggiamento ancora più saldo e forte. Infatti, negli hadith è contenuta una descrizione dell’aldilà quasi simile a un’esperienza diretta. Inoltre, da essi apprendiamo quanto il Nobile Profeta (pace su di lui) e i suoi Compagni mantenessero sempre uno sguardo vigile sull’aldilà. Anche visitare le tombe può essere di ulteriore aiuto a questo riguardo. Il Nobile Profeta (pace su di lui) disse, riguardo allo scopo della visita delle tombe, che per mezzo di essa l’uomo può ricordare la propria morte e, pur vivendo in questo mondo colmo di avidità e desideri, può mantenere vivo nella mente il pensiero che un giorno dovrà recarsi là dove sono andati tutti gli uomini e dove ogni giorno giungono innumerevoli persone. Tuttavia, bisogna ricordare che, al posto dei mausolei che oggi gli sviati hanno trasformato in centri per ottenere i propri scopi o per risolvere le difficoltà, sotto questo aspetto sono molto più utili i cimiteri della gente povera comune. Oppure, a questo scopo, si possono visitare le enormi tombe vuote e prive di guardiani degli antichi re e sovrani.
Veniamo dunque al metodo dell’azione concreta. In questa vita terrena, in ogni passo della vostra esistenza — nella casa e nella famiglia, tra vicini, amici e parenti, nell’amministrazione della vostra città e del vostro Paese, negli scambi e nelle attività economiche — vi trovate continuamente di fronte a un dilemma: da una parte la fede nell’aldilà, dall’altra la vita mondana vi attira. In tali circostanze dovete sforzarvi di avanzare sulla prima delle due vie. Se talvolta, per debolezza dell’anima o per pigrizia, vi incamminate su una via diversa, non appena ve ne ricordate dovete cercare di cambiare direzione; anche se siete avanzati molto sulla via sbagliata, non importa. Inoltre, di tanto in tanto dovete esaminare voi stessi e vedere in quali ambiti il mondo è riuscito ad attirarvi verso di sé e quante volte, invece, siete riusciti ad avanzare verso l’aldilà. Grazie a questa revisione potrete capire quanto vi siete rafforzati e quanto ancora vi manca per colmare le vostre lacune. Di ciò che constaterete essere carente, cercate voi stessi di porre rimedio. Se volete ricevere un aiuto esterno a questo proposito, dovete innanzitutto abbandonare la compagnia delle persone mondane e stabilire rapporti e intensificare i contatti con le persone pie che, per quanto ne sapete, danno la precedenza all’aldilà rispetto al mondo. Ma dovete assolutamente ricordare una cosa: finora non è stato scoperto alcun metodo concreto per accrescere o diminuire una qualità senza il proprio sforzo. Né è possibile creare una qualità di cui non sia presente in voi neppure l’elemento fondamentale.
Abbandonare l’orgoglio ingiustificato
Il terzo punto sul quale desidero ammonirvi è che, come risultato dei vostri sforzi continui degli ultimi anni, ciò non si manifesti mai in voi, né individualmente né a livello organizzativo. Non dovete mai coltivare, né individualmente né a livello organizzativo, l’errata convinzione che ormai abbiamo raggiunto la perfezione e che abbiamo conseguito tutto ciò che era necessario conseguire. Pertanto, non ci sarebbe più nulla di desiderabile per cui dovremmo impegnarci e sforzarci ulteriormente. Io e gli altri responsabili della Jamaat ci troviamo spesso di fronte a un problema. Da qualche tempo, alcune persone vanno diffondendo la voce, con l’intento di sminuire la Jamaat-e-Islami — in realtà il movimento islamico guidato dalla Jamaat — sostenendo che questa Jamaat sia soltanto un’organizzazione politica e che in essa non vi sia alcuna traccia di purificazione interiore o di spiritualità. Tra i suoi membri mancherebbero il rapporto con Allah e il pensiero dell’aldilà. Il dirigente di questo gruppo, così come non è discepolo di alcun pir, allo stesso modo non avrebbe alcuna possibilità di ricevere in una khanqah una formazione nella taqwa, nella devozione e nell’ihsan-kamāliyat. Lo scopo principale di questo tipo di propaganda è suscitare nei membri della Jamaat-e-Islami e nelle persone interessate al movimento avversione verso la Jamaat e cercare di ricondurli nuovamente a quei rifugi dove, sotto la protezione della miscredenza, il semplice servizio parziale all’Islam viene ancora considerato una grande impresa, e dove non esiste neppure l’idea di instaurare e rendere vittoriosa la dīn dell’Islam come sistema completo. Anzi, quando viene avanzata una simile proposta, si fa ogni sforzo per dimostrare in vari modi che essa è un progetto irreligioso, e la si distorce al punto da definire una concezione puramente mondana l’idea di ristabilire e rendere predominante il sistema di vita islamico al posto della miscredenza e della dissolutezza. Per questo siamo costretti a chiarire la differenza tra la purificazione interiore delle khanqah e la purificazione interiore islamica, a descrivere con chiarezza la vera natura della taqwa, della devozione e dell’ihsan, che sono ciò che l’Islam richiede, e diventa indispensabile analizzare quanto differisca dall’Islam la formazione nella devozione tradizionale e nella perfezione che viene impartita negli ambienti religiosi. Allo stesso tempo dobbiamo esporre il metodo di riforma e di formazione seguito dalla Jamaat-e-Islami e i suoi risultati, affinché chiunque possieda una corretta consapevolezza dell’Islam possa comprendere che, dopo essersi attratto allo scopo e alla linea d’azione della Jamaat-e-Islami, anche dopo aver ricevuto per tutta la vita una formazione nella purificazione interiore, persino tra coloro che impartiscono la formazione, non si manifesta quella disposizione iniziale che comincia a nascere.
Siamo costretti a dire tutte queste cose proprio a causa dell’ingiustizia dei nostri critici. Dobbiamo dirle non per semplice autodifesa, bensì per la sicurezza del movimento islamico; tuttavia chiediamo rifugio ad Allah affinché, per effetto di queste parole, nei cuori dei nostri collaboratori non nascano alcun orgoglio, arroganza o falsa concezione della propria perfezione. Che Allah non permetta che in noi compaia una qualche falsa superbia: in tal caso potremmo perdere persino tutto ciò che abbiamo acquisito finora.
Proprio per proteggervi da questo pericolo, vi esorto a comprendere bene tre verità profonde e a non dimenticarle mai.
La kamāliyat (perfezione) è una realtà senza limiti; il suo confine estremo si trova al di là della nostra vista. Il dovere dell’essere umano è sforzarsi continuamente di ascendere fino alla sua vetta e, anche quando vi sarà arrivato, non dichiarare di essere diventato kāmil. Nel momento stesso in cui una persona cade in questa convinzione, il suo progresso si arresta. E non soltanto si arresta: nello stesso momento comincia il suo declino. È necessario ricordare che non occorrono sforzi incessanti soltanto per elevarsi a un livello superiore, ma anche per rimanervi. Infatti, non appena si interrompe il corso di questo impegno, l’attrazione delle terre basse comincia a trascinare l’essere umano verso il basso. Una persona intelligente non dovrebbe limitarsi a guardare verso il basso per vedere quanto è salita. Al contrario, non dovrebbe guardare quanto è già salita; il suo dovere è guardare quanto ancora deve salire e quanto è tuttora lontana.
In secondo luogo, il più alto ideale di umanità che l’Islam ha posto davanti a noi si trova molto al di sopra dei suoi livelli iniziali e dei più alti ideali delle altre religioni e dottrine non islamiche. Non è affatto uno standard frutto dell’immaginazione; già in questa vita terrena, i nobili profeti, i grandi Compagni e gli uomini esemplari della comunità, attraverso la loro vita pura, ci hanno indicato la via verso il grande ideale dell’Islam. Tenete sempre davanti a voi questo ideale. In questo modo potrete proteggervi dall’inganno della vostra cosiddetta kamāliyat e acquisire una chiara consapevolezza del vostro arretratezza. Inoltre esso continuerà a ispirarvi agli sforzi per progredire in modo tale che, anche dopo una vita intera di lotta e di disciplina, penserete che vi restino ancora molti livelli di progresso da raggiungere. Non provate neppure il minimo orgoglio per la vostra salute e il vostro benessere osservando intorno a voi i malati moribondi. Rivolgete lo sguardo a quegli eroi della moralità e della spiritualità al cui posto siete scesi sul campo per combattere contro Satana. È dovere dei credenti guardare a coloro che sono relativamente più avanzati e progrediti nella ricchezza della dīn e, per quanto riguarda le ricchezze mondane, tenere davanti a sé coloro che sono relativamente più poveri nella ricchezza della dīn, affinché la sete di acquisire la ricchezza della dīn non si estingua in loro, possano ringraziare Allah Ta‘ālā per i beni che Egli ha concesso loro e la loro sete di ricchezze possa essere placata con poco.
In terzo luogo, le qualità e le caratteristiche che la nostra Jamaat ha acquisito finora sono state in realtà possibili soltanto grazie all’attuale ambiente corrotto. Infatti, in questa fitta oscurità abbiamo avuto la fortuna di accendere una lampada dalla fiamma tenue, e proprio per questo essa ora appare luminosa e visibile. Altrimenti, la verità è che, anche confrontando i nostri sforzi con il livello più basso dell’ideale islamico, in ogni ambito — nella vita personale e in quella organizzativa — dobbiamo riconoscere soltanto difetti e mancanze; ma questo riconoscimento non deve essere una semplice espressione di umiltà, bensì una sincera ammissione. In tal modo ciascuna delle nostre debolezze emergerà con chiarezza e cresceranno l’interesse e l’impegno per eliminarla.
I benefici dei centri di formazione
Proprio per aiutarvi in questo compito, da parte della Jamaat è stato adottato un nuovo sistema di formazione. In base a questo programma, tutti i membri o simpatizzanti della Jamaat possono partecipare ai centri di formazione che sono stati istituiti. La durata della formazione è stata volutamente ridotta, affinché persone di ogni categoria—commercianti, impiegati e agricoltori—possano trarne facilmente beneficio. Il corso di formazione si divide in due parti: una didattica e l’altra pratica. Nella prima parte, il nostro obiettivo è fare in modo che gli studenti, in breve tempo, possano acquisire una conoscenza chiara dell’insegnamento del Sacro Corano e degli hadith, delle norme e dei precetti della giurisprudenza islamica e di una parte necessaria dei libri della Jamaat. Di conseguenza, il lavoratore che riceve la formazione possa facilmente acquisire conoscenze religiose
Chi, riguardo alla propria religione, guarderà a una persona relativamente più progredita e la seguirà, mentre, osservando una persona relativamente più debole nelle questioni mondane, esprimerà gratitudine per i doni di Allah l’Altissimo, sarà considerato presso Allah una persona riconoscente e paziente. Invece, chi riguardo alla religione guarderà alle persone relativamente più deboli e, nelle questioni mondane, guarderà a chi possiede maggiori ricchezze, rammaricandosi per la mancanza di qualcosa, non potrà essere considerato presso Allah una persona riconoscente e paziente.
possa comprendere chiaramente il sistema, le sue esigenze, il modo di vivere conforme ad esso e il programma adottato per la sua istituzione. Allo stesso tempo, possa comprendere anche quale tipo di carattere personale e sociale sia necessario per la concreta attuazione del sistema di vita islamico. Lo scopo della parte pratica del programma è che, attraverso di essa, i nostri lavoratori possano avere per alcuni giorni l’opportunità di riunirsi in questo luogo e vivere in un ambiente islamico puro e limpido, l’opportunità di riunirsi in questo luogo e vivere in un ambiente islamico puro e limpido. Di conseguenza, nasceranno in loro l’abitudine all’osservanza delle regole, al mantenimento della disciplina, alla fratellanza e all’amore e alla cordialità; inoltre, avranno l’opportunità di assimilare le qualità gli uni degli altri e, sulla base della reciproca collaborazione, di eliminare i propri difetti e le proprie debolezze. Soprattutto, anche se soltanto per alcuni giorni, potranno recidere ogni rapporto con le continue attività mondane e concentrare interamente tutti i propri pensieri, obiettivi e attività esclusivamente per Allah l’Altissimo.
Per questo desideriamo sinceramente istituire stabilmente almeno un centro di formazione in ogni distretto. Tuttavia, per gestire centri di formazione di questo tipo, ci mancano sufficientemente persone qualificate e altri mezzi e risorse necessari. Per questa ragione, per il momento, è stato disposto di istituire temporaneamente centri di formazione a Lahore, Rawalpindi, Multan e Karachi.
Nonostante ciò, spero che anche questo modesto provvedimento vi sarà di grande beneficio. Inshallah, dopo aver messo in pratica il programma del centro di formazione, potrete constatarne personalmente l’enorme utilità. Allora comprenderete che la Jamaat ha effettivamente adottato un programma necessario.
Esorto tutti i lavoratori a trarre il massimo beneficio possibile da questo programma.
Prendetevi cura delle vostre case
Ora desidero parlarvi della riforma dei vostri figli e dei membri della vostra famiglia. Allah ha detto:
Dovete prestare particolare attenzione affinché anche i figli e i familiari per il cui vitto e vestiario vi preoccupate non diventino combustibile dell’Inferno. Dovete impegnarvi, per quanto vi è possibile, affinché il loro destino sia buono e avanzino sulla via del Paradiso. Se, nonostante ciò, qualcuno avanza volontariamente sulla via dell’errore, non ne sarete responsabili. In breve, dovete fare attenzione a non avere alcuna parte nel loro cattivo destino.
Spesso mi viene riferito che gli operatori della Jamaat si impegnano per la riforma e il bene della gente comune, ma non si impegnano altrettanto per la riforma delle proprie famiglie e dei propri figli. Forse questa lamentela può essere vera nel caso di alcune persone, mentre nel caso di altre può essere stata esagerata. Per me è difficile esaminare personalmente la situazione di ciascuno. Per questo desidero esporre alcuni principi generali al riguardo.
Tutti dovremmo desiderare sinceramente di vedere i nostri cari avanzare sulla via della pace e del bene, così che i nostri occhi ne siano rallegrati e il nostro cuore e la nostra anima trovino serenità; per questo è indispensabile impegnarci e averne cura. Allah l’Altissimo ha detto:
O nostro Signore! Rendi le nostre mogli e i nostri figli dotati di qualità tali che, guardandoli, i nostri occhi siano rallegrati, e rendici seguaci dei pii. Sura al-Furqan: 74
A questo riguardo, è necessario che gli operatori della Jamaat siano solidali con la vita gli uni degli altri. Non dovrebbero preoccuparsi soltanto della riforma dei propri figli, ma anche di quella dei figli degli altri operatori. Infatti, spesso si osserva che un bambino subisce più facilmente l’influenza degli amici del padre che quella del padre stesso.
La riforma reciproca e il suo metodo
Oltre a impegnarvi per la riforma di voi stessi e dei membri delle vostre famiglie, prestate attenzione anche alla riforma dei vostri compagni di lavoro. Coloro che si sono riuniti in una Jamaat per elevare, per amore di Allah, la parola della verità devono assolutamente essere solidali e aiutarsi reciprocamente. Devono comprendere che, se la loro organizzazione non è complessivamente forte sotto il profilo della moralità e della disciplina, il loro nobile obiettivo non potrà in alcun modo avere successo. Perciò, come conseguenza di questa consapevolezza, è loro dovere collaborare alla correzione reciproca dei difetti e delle mancanze e aiutarsi a vicenda ad avanzare insieme sulla via di Allah. Questo è il metodo dello sforzo complessivo di riforma dell’Islam. Se mi vedete inciampare e cadere, venite subito ad aiutarmi. E se mi vedete commettere un errore, allora mi farò avanti immediatamente e vi prenderò per mano. Se vedete una macchia sui miei abiti, pulitela. Se vedete una macchia sui miei abiti, pulitela. E se vedete dello sporco sui vostri abiti, lo pulirò anch’io. Inoltre, se riterrò che una certa cosa contenga il mio bene e il mio beneficio, ve lo farò sapere, pensando che sarà utile anche a voi. In effetti, proprio come gli scambi reciproci nelle questioni materiali accrescono il benessere generale, così, se si instaura una pratica di mutuo aiuto e di scambio anche nelle questioni morali e spirituali, il patrimonio morale dell’intera Jamaat continuerà ad aumentare.
Il metodo corretto per correggere reciprocamente i difetti e le mancanze è il seguente: se avete un’obiezione riguardo a un’azione di qualcuno o una lamentela nei confronti di qualcuno, non affrettatevi, ma cercate innanzitutto di comprendere adeguatamente la questione. Poi, alla prima occasione, incontratelo e discutetene privatamente con lui. Se neppure questo porta alla sua correzione e la questione sembra importante, informate l’emiro della zona interessata. Dapprima egli stesso tenterà di correggerlo. In seguito, se necessario, sottoporrà la questione alla riunione della Jamaat. Nel frattempo, discutere della questione con le persone interessate o, in loro assenza, parlarne diventerà chiaramente ghibah, cioè maldicenza. Pertanto, ciò deve essere assolutamente evitato.
Il corretto metodo della critica reciproca
La critica è un altro eccellente mezzo per eliminare i difetti, le mancanze e le debolezze presenti tra noi. Tuttavia, se non si presta attenzione ai corretti limiti e metodi della critica, vi è il rischio di provocare danni terribili. Per questo desidero discutere dettagliatamente i suoi limiti e il suo metodo.
Primo: non si deve discutere in ogni luogo e in ogni momento; ciò può essere fatto soltanto in una riunione speciale, su proposta o con il permesso dell’Amir della Jamāʿat.
Secondo: chi muove la critica deve innanzitutto, considerando Allah l’Altissimo presente e vigile, esaminare attentamente il proprio stato d’animo e chiedersi se abbia criticato spinto dalla sincerità e dalla benevolenza, oppure se alla base vi sia un interesse personale. Nel primo caso si può certamente muovere la critica; altrimenti, senza pronunciare parole dure, dovrebbe impegnarsi a rimuovere dal proprio cuore questa impurità.
Terzo: il modo e il linguaggio della critica devono essere tali che chiunque li ascolti possa comprendere che desiderate sinceramente la correzione.
Quarto: prima di parlare con l’intento di criticare, dovete riflettere attentamente se disponete di prove concrete a sostegno della vostra accusa. Parlare ingiustamente contro qualcuno è un peccato gravissimo e provoca disordine nella vita sociale.
Quinto: la persona sottoposta a critica deve ascoltare con grande pazienza ciò che afferma il critico e riflettervi con sincerità. Deve riconoscere apertamente la parte dell’accusa che è vera e confutare con argomenti e prove quella che non lo è. Adirarsi ascoltando una critica è un segno di orgoglio e di amor proprio.
Sesto: la critica e la relativa risposta non devono protrarsi senza limiti, poiché ciò potrebbe dare inizio a un dissidio permanente e a continui battibecchi. La discussione può proseguire soltanto finché le posizioni di entrambe le parti non siano state chiarite. Se anche dopo ciò la questione non viene risolta, sospendete la discussione a quel punto, affinché entrambe le parti possano riflettere sulle proprie posizioni con calma e serenità.
In seguito, se fosse assolutamente necessario prendere una decisione al riguardo, la questione potrebbe essere riproposta nella riunione successiva; tuttavia, nella vostra Jamaat deve comunque esistere una procedura per adottare una decisione definitiva sulle questioni controverse, e tale decisione deve porre fine alla controversia.
La critica espressa tenendo conto dei limiti sopra indicati non è soltanto benefica, ma è anche assolutamente necessaria per mantenere le regole e la disciplina della Jamaat. Senza un simile sistema, nessuna organizzazione può avanzare correttamente e per molto tempo. Pertanto, nessuno è al di sopra di questa critica. Io la considero assolutamente indispensabile per preservare l’esistenza della Jamaat. Sono fermamente convinto che il giorno in cui nella nostra Jamaat si chiuderà la porta a questa critica, proprio da quel giorno inizierà il nostro declino. Per questo, fin dall’inizio, dopo ogni conferenza generale ho organizzato una riunione speciale dei membri per criticare e riesaminare le attività e l’amministrazione della Jamaat. In tali riunioni, per prima cosa mi sottopongo io stesso alla critica, affinché, qualora qualcuno abbia obiezioni o lamentele nei miei confronti o riguardo a una mia azione, possa esprimerle liberamente davanti a tutti. In tal modo, o i miei errori e difetti saranno corretti, oppure, ascoltata la mia risposta, saranno dissipate le idee errate dell’accusatore e degli altri che la pensano come lui. Proprio ieri sera si è tenuta una riunione di questo tipo. Tutti voi avete assistito alla scena della critica aperta e franca. Ho appreso con stupore che alcuni membri della Jamaat, ai quali per la prima volta è capitato di assistere a una scena simile, ne sono rimasti profondamente turbati. Se avessero analizzato e valutato la cosa da un punto di vista diverso, l’importanza della Jamaat sarebbe aumentata ai loro occhi rispetto a prima. In questa terra, esiste forse un’organizzazione, oltre alla Jamaat-e Islami, nella quale tre o quattrocento delegati possano sedere insieme nello stesso luogo per diverse ore e, dopo una critica così libera e pubblica, non si rompa nemmeno una sedia, non venga spaccata nemmeno una testa, ma anzi, al termine della riunione, non rimanga nel cuore di nessuno neppure la minima traccia di rancore?
Preservare l’obbedienza e le regole della disciplina
Sento il bisogno di richiamare particolarmente la vostra attenzione su un altro punto. È questo: ancora oggi si nota tra noi una notevole mancanza di obbedienza e di disciplina. È vero che, considerando l’attuale ambiente sociale, possiamo sembrare molto ben organizzati. Tuttavia, se consideriamo il sublime ideale dell’Islam e i nostri gravosi doveri e responsabilità, la nostra attuale disciplina e organizzazione ci sembreranno del tutto insignificanti.
Siete entrati nel campo d’azione in pochi, con mezzi e risorse assai modesti. Eppure il vostro obiettivo è trasformare radicalmente non soltanto l’ordinamento esteriore della vita, ma anche la sua concezione interiore, contrapponendovi a forze migliaia di volte superiori e a mezzi e risorse centinaia di migliaia di volte maggiori, appartenenti alla corruzione e all’ignoranza. Ma potete calcolare voi stessi che, quanto a numero, forza, mezzi o risorse, non siete in alcun modo paragonabili ai vostri avversari. In queste condizioni, quale altra cosa possedete, oltre alla forza morale e organizzativa, con cui possiate sperare di avere successo nella competizione? Soltanto quando nella società nascerà fiducia nella vostra onestà e affidabilità, e la vostra organizzazione sarà così forte che i responsabili della Jamaat potranno, quando necessario, radunare le forze occorrenti con un solo cenno, allora il vostro nobile obiettivo potrà essere raggiunto.
Dal punto di vista islamico, per una Jamaat costituita allo scopo di dare concreta attuazione alla religione dell’Islam, obbedire al proprio Amir eletto nelle azioni giuste equivale fondamentalmente a obbedire ad Allah e al Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Chi ha aderito a questo movimento considerandolo un’opera di Allah e ha eletto uno dei propri membri come Amir al solo scopo di ottenere il compiacimento di Allah, osservando gli ordini e i divieti leciti e appropriati di tale Amir, manifesta in realtà obbedienza non a lui, ma ad Allah e al Suo Messaggero. In breve, quanto più stretto sarà il suo rapporto con Allah e con la religione da Lui scelta (il sistema di vita), tanto più egli dimostrerà di essere obbediente. Al contrario, quanto più una persona sarà arretrata e debole in questo rapporto, tanto più sarà giudicata debole nel preservare l’obbedienza e la disciplina. Poiché colui che avete scelto come Amir esclusivamente per l’opera di Allah non possiede su di voi alcun dominio personale, quale sacrificio potrebbe essere più grande del fatto che voi, come un semplice individuo, eseguiate con assoluta sincerità i suoi ordini contrari alle vostre inclinazioni, preferenze e interessi? Poiché questo sacrificio viene compiuto in realtà per Allah, presso Allah se ne riceverà in cambio una ricompensa immensa. Al contrario, se una persona, pur avendo aderito a questo movimento, non è disposta in alcuna circostanza ad accettare un incarico modesto, considera umiliante obbedire, oppure prova interiormente risentimento per un ordine e ne avverte irritazione e disagio, o ancora esita a eseguire un ordine contrario alla propria volontà e ai propri interessi, bisogna comprendere che non ha ancora sottomesso completamente i propri desideri e impulsi davanti ad Allah e che il senso del proprio io non ha ancora rinunciato alle proprie pretese e rivendicazioni.
Consigli ai dirigenti della Jamaat
Insieme a esortare i membri della Jamaat all’obbedienza, consiglio ai dirigenti della Jamaat di apprendere il modo corretto di impartire ordini. Chiunque venga investito di una carica di responsabilità nella Jamaat e abbia alcune persone alle proprie dipendenze non deve in alcun modo, ritenendosi importante, esercitare senza motivo la propria autorità sui collaboratori subordinati. Non dovrebbe mai assaporare il gusto del dominio; al contrario, è suo dovere trattare i colleghi con umiltà e gentilezza. Deve sempre vigilare con particolare attenzione affinché nel cuore di nessun lavoratore sorga uno spirito di ribellione e non venga meno la dedizione al metodo di lavoro affidatogli. Senza fare distinzioni tra giovani e anziani, deboli e forti, ricchi e poveri e così via, dovrebbe tenere conto delle condizioni personali di ciascuno e adottare un criterio adeguato per tutti, concedendo a ognuno tante agevolazioni quante ne merita. Dovrebbe formare la Jamaat in modo tale che, quando l’Amir dà un consiglio o presenta una richiesta in una determinata questione, i lavoratori la accolgano come un ordine e agiscano di conseguenza. Se in una questione la richiesta dell’Amir non viene attuata ed egli è costretto a ritenere necessario impartire un ordine, ciò dimostra soltanto l’assenza di coscienza organizzativa. In realtà, si devono impartire ordini ai soldati stipendiati. Ma i soldati volontari che si sono riuniti unicamente per ottenere il compiacimento del proprio Signore non hanno bisogno di ricevere ordini per obbedire all’Amir scelto da Allah. Per loro è sufficiente un semplice accenno: “Hai avuto l’opportunità di servire il tuo Signore svolgendo un certo compito in un certo luogo”. Quando vedrete che quasi tutte le amarezze che di tanto in tanto sorgono tra voi si sono spontaneamente dissolte.
L’ultimo consiglio
La mia ultima richiesta è questa: tutti coloro che sono legati alla Jamaat-e Islami, siano essi rukn o muttafiq, senza eccezione…… superino la riluttanza a spendere sulla via di Allah e facciano di tale spesa un’abitudine, continuino a dare la precedenza all’opera di Allah rispetto agli affari personali e sviluppino per essa un interesse e un entusiasmo tali da non permettervi di rimanere seduti tranquilli e sicuri. Non limitatevi a essere musulmani voi stessi: rendete musulmana anche la vostra tasca. Non dimenticate mai che il diritto di Allah non riguarda soltanto la vostra anima, il vostro corpo e il vostro tempo; Egli ha un diritto e una pretesa anche sulla vostra tasca. Per adempiere a questo diritto, Allah e il Suo Messaggero hanno stabilito una quantità minima, ma non hanno fissato alcun limite per la quantità massima. Spetta a voi determinarla; chiedete dunque alla vostra coscienza e al vostro intelletto con quale somma spesa potrete ritenere di aver adempiuto al diritto che Allah Ta‘ala possiede sui vostri beni. Non posso giudicare la condizione di nessuno a questo riguardo. Tuttavia, dirò certamente questo: vedendo gli enormi sacrifici che coloro i quali non credono nell’esistenza di Allah e non si preoccupano affatto dell’Aldilà compiono per affermare le proprie dottrine errate e distorte, le persone che hanno fede in Allah e nell’Aldilà dovrebbero vergognarsi.
Avverto che manca ancora molto dell’impegno che i lavoratori dovrebbero dimostrare per instaurare la religione dell’Islam. Indubbiamente alcuni lavoratori della Jamaat svolgono il proprio dovere con piena dedizione; vederlo riempie naturalmente il cuore di gioia e fa desiderare di pregare per loro dal profondo del cuore. Ma nella maggior parte dei lavoratori non si vede ancora un interesse simile. Di fronte al predominio della dissolutezza e della ribellione contro Allah, e all’attuale stato d’impotenza della religione di Allah (il sistema di vita), il dolore e il fuoco dell’indignazione che dovrebbero accendersi nel cuore di un credente si riscontrano soltanto in pochissime persone. A questo proposito dovreste essere almeno tanto inquieti quanto lo siete quando vedete vostro figlio malato o quando temete che la casa possa prendere fuoco. Naturalmente, anche in questa materia nessuno può stabilire un limite all’attività e all’interesse di una persona. Ognuno dovrebbe decidere secondo la propria coscienza e il proprio intelletto dopo quanto lavoro sia ragionevole ritenere assolti i doveri della vera devozione. Per la vostra istruzione sarà sufficiente osservare una volta l’attività di quei seguaci della falsità che lottano giorno e notte per diffondere e affermare nel mondo una qualche dottrina falsa e per questo sacrificano la propria vita e i propri beni.
L’opposizione
Ora desidero dire brevemente qualcosa riguardo alla vasta campagna di propaganda condotta recentemente contro la Jamaat. Non abbiamo mai disprezzato il dissenso ragionevole e fondato su prove, il cui scopo è dare a se stessi l’opportunità di comprendere e agli altri quella di capire, e alla cui base operano buone intenzioni e amore per la verità; insha’Allah non sarà diverso neppure in futuro. Poiché noi abbiamo espresso più volte opinioni di questo genere nei confronti degli altri, perché dovremmo privare gli altri di questo diritto? Purtroppo, tra i nostri oppositori sono ben pochi coloro che seguono questo principio. La maggior parte di loro ha condotto contro di noi una propaganda menzognera e calunniosa, distorcendo i nostri scritti e diffondendone interpretazioni conformi ai propri desideri. Lo scopo di tutte queste attività non è il bene nostro né quello del pubblico; il loro obiettivo principale è eccitare il pubblico contro di noi e sabotare gli sforzi che stiamo compiendo per ristabilire il sistema di vita islamico.
Alla radice di questa tempesta di menzogne, diversi gruppi hanno svolto un ruolo particolarmente attivo. Da un lato vi sono i dirigenti del partito al potere e i giornali sostenuti dal loro appoggio, poiché considerano pericoloso per sé il movimento volto a introdurre in questo Paese un sistema statale islamico. Dall’altro vi sono i gruppi portatori e propagatori delle dottrine occidentali ostili ad Allah e contrarie alla religione; per loro, le restrizioni della fede islamica e della moralità, imposte alla libertà sfrenata del pensiero e dell’azione, sono intollerabili. In terzo luogo vi sono diversi gruppi traviati, che nutrono grande apprensione all’idea dell’instaurazione di uno Stato islamico. Sanno infatti che, se in questo Paese venisse realmente istituito un sistema di governo islamico, la strada delle loro manipolazioni fuorvianti verrebbe chiusa. L’altro gruppo schierato contro di noi è quello dei comunisti. Anch’essi sanno molto bene che, se esiste un ostacolo realmente insormontabile al loro cammino, esso è soltanto la Jamaat-e-Islami. L’opposizione di questi gruppi può essere considerata in larga misura naturale. Anzi, sarebbe sorprendente se non si opponessero a noi, poiché non hanno alcuna remora a ricoprire la verità con la bruttura della menzogna. Il loro comportamento, dunque, non è affatto inatteso. Ma ciò che è doloroso è che tra i nostri oppositori siano inclusi anche alcuni ulema. Ancora più deplorevole è il fatto che, nella diffusione di menzogne e calunnie, questi grandi uomini stiano superando persino i loro compagni traviati. Quest’ultimo attacco è davvero estremamente doloroso per noi. Non perché siamo rimasti intimoriti vedendo la loro forza e le loro capacità, ma perché li consideravamo uomini devoti e timorati di Allah e non eravamo mai stati pronti a vedere il loro volto attuale. Speravamo infatti che, nello sforzo di realizzare la rivoluzione islamica, fossero proprio loro ad assumere il ruolo di pionieri e che noi ci limitassimo a seguire le loro orme. Ma, sfortunatamente, essi si sono schierati in una stessa fila con i comunisti, con coloro che negano gli hadith, con i qadianiti e con i portatori e propagatori delle dottrine occidentali ostili ad Allah e contrarie alla religione, colpendo noi fianco a fianco con loro.
Ahimè! Se solo avessero riflettuto anche per un istante su chi stavano abbandonando e chi stavano accettando agendo in questo modo.
Comunque sia, poiché da ogni parte sono in corso attacchi e opposizioni contro di noi, sento il dovere di dirvi alcune cose al riguardo, membri della Jamaat.
La prima cosa che desidero dirvi a questo proposito è di non agitarvi in nessuna circostanza. Dovete mantenere sempre sotto controllo le vostre parole e il vostro temperamento. Ogni volta che si presenterà una situazione provocatoria, consideratela una macchinazione di Satana e cercate rifugio presso Allah l’Altissimo. In realtà è Satana ad aver iniziato tali astuzie per vanificare questo nostro movimento. Da un lato va a incitare i nostri oppositori, spingendoli ad attaccarci; dall’altro cerca di provocarci, affinché ci lasciamo coinvolgere in discussioni e dispute di botta e risposta e non riusciamo in alcun modo a portare a termine il nostro compito: questo è ciò che desidera. Infatti il nostro obiettivo fondamentale gli è estremamente sgradito. Non dobbiamo quindi cadere nella sua trappola in nessuna circostanza.
In secondo luogo, per quanto possiate sentirvi feriti dal comportamento di vari ulema, dei loro discepoli e dei loro ammiratori e seguaci, limitatevi al dolore e al risentimento e non permettete in alcun modo che questi si trasformino in odio. In passato, a causa degli eccessi di alcuni ulema, un gruppo di persone si è messo a condannare l’intera comunità degli ulema come meritevole di biasimo e a insultarla. E non è finita qui: di conseguenza è stato persino propagato che la stessa autentica conoscenza religiosa fosse degna di condanna. Prestate particolare attenzione affinché un simile errore non si ripeta. Ricordate che la maggior parte degli ulema di Allah è sincera e idealista. Tra loro avete trovato collaboratori tra i migliori e più qualificati, e il numero di tali collaboratori cresce costantemente.
In terzo luogo, affidate interamente a me il compito di respingere gli attacchi esterni. Voi continuate soltanto a compiere ciascuno il proprio dovere. Quando sarà necessario, mi assumerò personalmente la responsabilità della difesa, oppure essa sarà affidata a persone responsabili della Jamaat. Il vostro unico compito è questo: se vi viene rivolta una qualsiasi accusa falsa, presentate all’accusatore, traendola dai libri della Jamaat, la risposta a tale accusa. Se anche dopo ciò qualcuno vorrà discutere, salutatelo e dedicatevi a un altro lavoro. La migliore regola per chi deve proseguire il cammino è questa: se il proprio abito rimane impigliato nelle spine lungo la strada, non deve fermarsi lì nemmeno per un istante; deve strappare quella parte dell’abito e proseguire verso la meta.
In quarto luogo, per quanto ingiustificata possa essere l’opposizione, non oltrepassate mai i limiti stabiliti da Allah l’Altissimo nel rispondervi. Prima di pronunciare o scrivere ogni parola, valutate attentamente se essa sia contraria alla verità e se potrete presentare conto di essa al cospetto di Allah. Che i vostri oppositori temano Allah oppure no, voi dovete comportarvi con timore di Lui.
La quinta cosa è questa: sfruttate pienamente la straordinaria opportunità di successo e di progresso che l’opposizione ha creato per il vostro movimento. Allah l’Altissimo vi ha così offerto l’occasione di rendere pubblico il vostro messaggio. Non abbiate paura, ma approfittate di questa opportunità per operare. Quando in Arabia si diffondevano calunnie di questo genere contro il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), Allah l’Altissimo gli diede la lieta notizia dicendo: …
Dovremmo rendere grazie, perché, da un lato, il governo, emanando continuamente circolari, ci ha offerto una preziosa opportunità di farci conoscere dai dipendenti pubblici. Dall’altro, i gruppi traviati ci stanno facendo conoscere nei loro stessi ambienti. Inoltre, quegli ulema che hanno emanato fatwa contro di noi hanno diffuso informazioni su di noi in tutte le regioni del Paese caratterizzate da una sensibilità religiosa. Una propaganda così vasta non sarebbe stata possibile neppure in vent’anni, anche impiegando tutte le nostre forze. Ora il nostro compito è far conoscere la nostra vera identità nei luoghi in cui sono state diffuse calunnie contro di noi. Insha’Allah, da ciò otterremo un doppio beneficio. Coloro che riusciranno a comprendere il mistero della falsa propaganda contro di noi non soltanto riporranno la loro fiducia nella Jamaat-e Islami, ma smaschereranno anche, ai loro occhi, la presunta bravura dei propagandisti che ci diffamano. Dopo aver visto con i propri occhi la prova evidente della cospirazione condotta contro la verità e la giustizia, anche il rispetto che nutrivano verso gli oppositori svanirà. È per questo che Allah Ta‘ala ha definito particolarmente debole la macchinazione di Satana. Egli mette nelle mani dei suoi seguaci un’arma che, sebbene sembri temporaneamente assai efficace, alla fine recide la vena principale di coloro che la usano. Infine desidero dire agli ulema e agli attivisti associati alla Jamaat: spiegate in modo particolare agli ulema delle vostre rispettive comunità; incontrateli personalmente o collettivamente e scambiate con loro lettere. Dite loro: avete riflettuto sulle conseguenze di ciò che avete fatto? In passato, a causa dei contrasti sorti in varie occasioni tra voi e le persone istruite in senso moderno, non soltanto voi, ma anche un gruppo di persone tra i musulmani istruiti modernamente ha cominciato ad attrarre verso l’Islam alcuni degli individui più capaci; ed è proprio per il loro sincero rispetto e interesse verso la religione che essi si stanno avvicinando a voi. Proprio in questo momento avete però iniziato una campagna d’attacco contro la Jamaat. E l’avete fatto in un modo talmente deplorevole che, per non parlare delle persone istruite modernamente, persino nei cuori dei vostri discepoli è diventato difficile conservare per voi devozione e rispetto. Quale beneficio sperate di ottenere da tutte queste azioni? Sapete anche voi che l’introduzione di un sistema statale islamico in questo Paese e la sua buona amministrazione non sono affatto compiti vostri. Al contrario, questo compito può essere svolto, invece di voi, proprio dalle persone istruite modernamente che hanno riformato e ricostruito il proprio pensiero, le proprie azioni e il proprio carattere morale secondo l’ideale islamico. E sono proprio loro adesso ad avanzare verso la Jamaat-e Islami. Senza queste persone, non potrete dimostrare l’esistenza, tra questa categoria, di alcun gruppo islamicamente orientato, attivo e forte. E voi non avete neppure la capacità di formare tra loro un gruppo simile. In queste condizioni, se continuate a opporvi alla Jamaat-e Islami, il significato evidente sarà che potete tranquillamente sopportare la guida di qualsiasi gruppo fasiq, fajir e traviato, ma non riuscite a tollerare soltanto la guida di un gruppo devoto alla religione. Avete davvero deciso di assumere questo ruolo? Avete riflettuto anche sulle conseguenze che potrebbe avere la responsabilità alla quale dovrete rispondere davanti ad Allah per questo? Anche ammettendo che abbiate divergenze con la Jamaat-e Islami su alcune questioni, è questo il momento adatto per farne una campagna? Non sarebbe stato possibile eliminare tali divergenze con un incontro, un dialogo, una discussione o con qualche altro mezzo? La questione era davvero così importante da non lasciare altra scelta se non emanare fatwa contro la Jamaat, distribuire volantini e pubblicare opuscoli? Se tutta questa organizzazione era davvero indispensabile e vi eravate dedicati a un’opera così nobile(?) con il solo scopo della religione, allora vi chiedo: per raggiungere questo scopo è forse lecito distorcere le parole altrui e attribuire a una persona ciò che non ha detto? E, anche dopo che i suoi scritti hanno dimostrato la falsità dell’accusa, è forse lecito continuare ad aggrapparsi a essa? Desidero dire con chiarezza, ai nostri attivisti che hanno studiato in varie madrase religiose e agli anziani delle loro rispettive comunità, quanto segue: gli anziani di Deoband e di Mazahirul Ulum si sono dedicati alla propaganda contro la Jamaat contando sul fatto che i loro discepoli sono disseminati in tutto il subcontinente pakistano-indiano. Pertanto, se pubblicano una fatwa o un volantino, tutti i discepoli deobandi e mazahiri continueranno ad attaccare la Jamaat da ogni parte, a occhi chiusi, mossi soltanto dalla venerazione del maestro e dall’ostilità settaria, facendo coro alle loro parole. In questa situazione, è vostro dovere dissipare le loro idee errate e spiegare loro questo: certamente abbiamo acquisito l’insegnamento del Nobile Corano e degli Hadith a Deoband e a Mazahirul Ulum; ma non abbiamo imparato a vendere la fede. Se, anche dopo aver ricevuto l’insegnamento del Corano e degli Hadith, qualcuno impara a venerare il maestro e il pir invece della verità e della rettitudine, e si abitua alle lotte settarie invece di seguire lo spirito islamico, quale beneficio ne deriva?
Corso breve di da‘wah
In seguito desidero darvi alcuni consigli per ampliare il movimento. Finora è stato redatto un elenco di letture completo, ma conciso, riguardante il nostro movimento. Con il suo aiuto potrete svolgere facilmente il vostro lavoro. Fino a oggi, uno dei problemi specifici degli attivisti della Jamaat era che i libri della Jamaat non erano sufficientemente numerosi, per cui era molto difficile farli leggere a tutti. Vi era inoltre un’altra difficoltà: stabilire quali libri, tra quelli della Jamaat, una persona dovesse studiare per acquisire la qualifica necessaria a unirsi alla Jamaat. Tuttavia, con la pubblicazione di alcuni nostri libri essenziali, questa difficoltà è stata superata.
1. Il Bangladesh e la Jamaat-e Islami
2. Le caratteristiche della Jamaat-e Islami
3. La da‘wah islamica e la politica d’azione
4. Il programma passato, presente e futuro dei musulmani
5. Resoconto delle attività della Jamaat-e Islami
6. La storia della Jamaat-e-Islami
7. Le sette richieste popolari della rivoluzione islamica
Se qualcuno studia i suddetti opuscoli, lasciate alla sua discrezione la decisione di unirsi alla Jamaat.
Dopo che si sarà unito alla Jamaat, dovrete certamente consigliargli di leggere le pubblicazioni della Jamaat e tutti i suoi opuscoli. Altrimenti il suo modo di pensare e il suo carattere morale non si formeranno adeguatamente, né potrà acquisire una chiara comprensione di quale debba essere, dal punto di vista islamico, la corretta soluzione ai molteplici problemi della vita quotidiana. Tuttavia, prima di unirsi alla Jamaat, non è necessario che egli legga tutti i libri.
Consigli alle attiviste
La maggior parte degli argomenti di cui ho parlato finora è ugualmente importante per uomini e donne. Ora desidero rivolgere in particolare alcune parole alle attiviste della Jamaat e alle donne interessate alla Jamaat.
Innanzitutto, vi esorto a cercare di acquisire quanta più conoscenza possibile sulla religione dell’Islam, per formare la vostra vita.
Non dovete limitarvi a leggere il Sacro Corano comprendendone il significato; dovete assolutamente studiare anche gli hadith e il fiqh. Non è sufficiente che abbiate una conoscenza sommaria soltanto dei principi fondamentali della religione dell’Islam e delle esigenze della fede; dovete anche sapere quali indicazioni la religione dell’Islam impartisce riguardo alle attività quotidiane della vostra vita personale, familiare e sociale. Una delle principali ragioni per cui oggi nelle famiglie musulmane si sono diffuse pratiche contrarie alla sharia e hanno trovato posto usanze e costumi dell’epoca dell’ignoranza è la vasta ignoranza delle donne riguardo alle norme e ai precetti della religione dell’Islam. Pertanto, il vostro dovere principale è innanzitutto eliminare le vostre debolezze.
Il secondo compito consiste nel cercare di conformare la propria vita concreta, il carattere morale, i modi di agire e la vita familiare a quanto si apprende della religione dell’Islam. Il carattere di una donna musulmana deve essere così saldo che, se ritiene vera una cosa, la sua fede rimanga incrollabile anche qualora tutta la sua famiglia e tutti i suoi parenti vi si oppongano unanimemente. Allo stesso modo, se ritiene falsa o ingiusta una cosa, non deve riconoscerla come vera cedendo alle pressioni di qualcuno. La madre, il padre, il marito e gli altri anziani della famiglia sono certamente degni di rispetto; i loro ordini devono essere obbediti e con loro bisogna sempre comportarsi con educazione; non è lecito trattarli con insolenza o in modo sregolato. Tuttavia, il diritto di Allah e del Suo Messaggero è superiore a quello di tutti gli altri. Pertanto, se qualcuno vi ordina di seguire la via della disobbedienza ad Allah e al Suo Messaggero, dovete rifiutarvi apertamente. Che si tratti di vostro padre o di vostro marito, non dovete mostrare alcuna debolezza in questa questione. Al contrario, anche se le conseguenze nella vita terrena dovessero apparire quanto mai terribili, dovete prepararvi ad accettarle con il sorriso, confidando in Allah l’Altissimo. Quanto più fermezza mostrerete nell’obbedienza alla religione, tanto più, insha’Allah, la sua benefica influenza si diffonderà nel vostro ambiente. Avrete inoltre l’opportunità di riformare e correggere le famiglie traviate. Al contrario, quanto più vi sottometterete davanti a usanze e pretese contrarie alla Sharia, tanto più diventerete, nella vostra società e nel vostro ambiente, un esecrabile esempio di debolezza nella fede e nella morale, invece di essere fonte delle benedizioni e dei benefici dell’Islam.
Il vostro terzo compito è attribuire, nell’opera di predicazione e riforma, la priorità assoluta e la massima importanza ai membri della vostra famiglia, ai vostri fratelli e sorelle e ai parenti più stretti. Allah l’Altissimo ha già sottoposto all’esame tutte le donne cui ha concesso dei figli. Se ora esse non ottengono un punteggio sufficiente per essere promosse, nessun’altra cosa potrà compensare tale perdita; perciò, per loro, l’obiettivo più importante sono i propri figli. È nostro dovere insegnare loro la religione e il carattere religioso. Un altro dovere delle donne sposate è guidare il proprio marito sulla retta via; se il marito già la segue, è loro dovere aiutarlo con ogni mezzo possibile. Inoltre, dopo aver adempiuto ai doveri verso le bambine, impiegherete tutto il tempo che riuscirete a risparmiare nel portare l’invito alla religione alle altre donne. Insegnate a leggere e a scrivere alle bambine e alle anziane analfabete, e fate leggere alle donne istruite la letteratura islamica. Organizzate riunioni regolari per le donne e date loro l’opportunità di ricevere un’educazione religiosa. Se qualcuna di voi non sa tenere un discorso, legga loro una parte di un buon libro. In breve, in qualunque modo sia possibile, lavorerete secondo le vostre capacità e farete ogni sforzo per eliminare l’ignoranza e le superstizioni tra le donne della vostra zona di conoscenza. Alle donne istruite è stata ora affidata un’altra enorme responsabilità. Per certi aspetti, l’importanza di questo compito è di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri. Si tratta di opporsi con tutte le proprie forze al modo in cui le donne attualmente influenzate dall’Occidente spingono la società femminile comune di questo paese verso lo sviamento, la spudoratezza e la sregolatezza mentale e morale, abusando a tale scopo dei mezzi, delle risorse e delle opportunità messi a disposizione dal governo e trascinando la società delle donne musulmane sulla via dell’errore.
Questo compito non può essere portato a termine con il solo sforzo degli uomini. Infatti, quando gli uomini protestano contro questo sviamento, si confonde la società femminile dicendo: «Costoro vogliono soltanto ridurvi in schiavitù. Hanno sempre desiderato che le donne rimanessero rinchiuse tra quattro mura e morissero lentamente. Non vogliono che siano mai sfiorate dal vento della libertà». Perciò, per allontanare questo pericolo, è assolutamente indispensabile ottenere la partecipazione attiva della società femminile. Per grazia di Allah, nel nostro paese non è affatto esiguo il numero delle donne colte, rispettabili e timorate di Allah. È loro dovere dare una risposta schiacciante alle begum del tipo Apwa. Devono dichiarare con fermezza e rendere chiaramente noto che la società delle donne musulmane disprezza e maledice ogni progresso e sviluppo ottenuti oltrepassando i limiti delle prescrizioni e dei divieti di Allah l’Altissimo. Non solo: alle donne devono anche mostrare, risolvendoli collettivamente nel rispetto dei limiti islamici, i problemi concreti per i quali si va propagandando che sia necessario violare le prescrizioni e i divieti di Allah e del Messaggero. In tal modo le bocche degli uomini e delle donne che diffondono lo sviamento verranno chiuse per sempre.
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