Parola dell’editore
Seguendo il percorso del movimento islamico guidato dai nobili profeti (pace su di loro), la Jamaat-e-Islami del Bangladesh continua a portare avanti, su questa terra, il movimento per l’instaurazione di una società islamica. La forza principale di questa carovana è costituita dai membri (rukn), il cui autentico scopo nella vita è instaurare la religione. Tuttavia, a causa della debolezza umana, talvolta si riscontra inattività in alcuni di loro. Il libro «La vera essenza del rukniyyat» è l’edizione attuale del discorso pronunciato dall’allora emiro della Jamaat, il professor Ghulam Azam, alla conferenza centrale dei membri (rukn), tenutasi dal 25 al 27 dicembre 1997 presso la Jamea Islamia di Tongi (oggi filiale di Tongi della Ta’mirul Millat), con indicazioni per uscire da questa situazione. Nel frattempo, il libro ha suscitato una notevole risposta tra le forze umane del movimento islamico. Spero che, studiandolo, i membri (rukn) e gli attivisti traggano nuovo slancio nel cammino del movimento islamico.
L’essenza del movimento islamico
«Movimento islamico» è una traduzione bengalese appropriata di jihad fi سبيلillah, cioè della lotta sulla via di Allah. In ogni epoca, sono stati i profeti e gli inviati a guidare questo movimento. Chiunque desideri assumersi la responsabilità del movimento islamico deve trarre il proprio modello e la propria ispirazione proprio dal movimento guidato dai profeti e dagli inviati.
Allah l’Altissimo applica a ogni creatura, piccola o grande, del Suo vasto creato, l’ordinamento che ha stabilito per essa. A nessuna creatura, eccetto i jinn e gli esseri umani, Allah ha concesso la facoltà di disobbedire al Suo ordinamento. Persino l’essere umano non ha la capacità di violare le norme e le disposizioni che Egli ha stabilito per il corpo umano. Le disposizioni stabilite per tutte le creature, compreso il corpo umano, non sono state trasmesse al Messaggero. Queste regole, disposizioni e leggi vengono applicate direttamente da Allah.
Ma le disposizioni che Allah l’Altissimo ha stabilito per ogni ambito della vita umana, da quella individuale a quella collettiva, sono state trasmesse tramite il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui). Invece di applicare direttamente queste leggi e disposizioni, Allah ha affidato al Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) e a coloro che credono in lui la responsabilità di attuarle in nome di Allah. Questa è la responsabilità della rappresentanza di Allah, ossia del califfato. Il compito del califfo consiste nel cercare di instaurare, in nome di Allah, le Sue disposizioni.
Le leggi e le disposizioni di Allah non possono essere applicate sotto un altro sistema sociale
Poiché Allah non costringe gli esseri umani a seguire la Sua legge, le persone opportuniste ed egoiste, aggirando la legge di Allah, instaurano nella società e nello Stato leggi inventate da loro. Perciò, in ogni società umana è necessariamente in vigore qualche norma o disposizione. Non esiste una società priva di ordinamento.
Ogni volta che, nel corso dei secoli, un profeta invitava i suoi compatrioti ad accettare la legge di Allah, gli interessi egoistici radicati si opponevano al profeta allo scopo di mantenere in vigore le leggi precedentemente esistenti. Così, da sempre, è proseguito il conflitto tra la verità e la falsità. Questa lotta è ciò che si chiama movimento islamico. Nel Sacro Corano è stata riportata la storia dei conflitti organizzati ai tempi di molti profeti.
Sotto un sistema sociale fondato su leggi create dagli uomini, alcune pratiche religiose dell’Islam possono sopravvivere; tuttavia, in quanto sistema di vita, l’Islam non può essere instaurato senza eliminare le norme create dall’uomo. Il cambiamento del sistema sociale è possibile soltanto se, tra la popolazione, una forza significativa si mobilita attivamente per introdurre la legge islamica e riesce a sconfiggere gli interessi egoistici radicati.
Il movimento della Jamaat-e-Islami
Seguendo il corso del movimento islamico guidato dai profeti e dagli inviati, la carovana della Jamaat-e-Islami opera in Bangladesh. Per attuare l’Islam nella società umana, proprio come il Messaggero creò dapprima un gruppo di persone pronte a conformarsi pienamente all’Islam nella propria vita, così anche la Jamaat continua a formare persone attraverso tre fasi di da‘wa e quattro programmi d’azione. Coloro che accettano l’invito della Jamaat vengono fatti avanzare gradualmente attraverso diversi livelli. A uno di questi livelli vengono riconosciuti come rukn. Sono coloro che osservano gli obblighi e i doveri, si tengono lontani da ciò che è haram, decidono di offrire ad Allah la propria vita e i propri beni per rendere vittoriosa la religione di Allah, riconoscono che instaurare l’Islam è il vero scopo della loro vita e, prendendo Allah come testimone,
إِنَّ صَلَاتِي وَنُسُكِي وَمَحْيَايَ وَمَمَاتِي لِلَّهِ رَبِّ الْعَلَمِينَ –
pronunciano la professione di fede e prestano giuramento: sono proprio costoro a essere riconosciuti come rukn della Jamaat-e-Islami. Dopo essere diventati rukn, ricevono programmi specifici affinché possano progredire ulteriormente nella loro vita religiosa e affinché il loro livello possa elevarsi. Viene loro affidata la responsabilità della formazione spirituale e personale. Se continuano a rispettare correttamente tutte le promesse fatte prendendo Allah come testimone al momento del giuramento di rukniyat, è naturale che il loro livello aumenti.
Perché allora il livello dei rukn diminuisce?
Non dovrebbe essere normale che coloro che, dopo aver dedicato molto tempo a formarsi per passare da membri associati al livello di rukn, invece di avanzare sulla via del din, finiscano per regredire. Tuttavia, poiché il livello di numerosi rukn era diminuito, non è stato possibile mantenere il loro status di rukn, nonostante fosse stata data loro l’opportunità di riprendersi. O si è dovuto annullare il loro status di rukn, oppure si sono dovute accettare le loro dimissioni. Da tutti i casi di questo tipo esaminati è stato dimostrato che le vere cause della diminuzione del livello di rukniyat sono due:
(1) Primo motivo: nonostante, al momento del giuramento di appartenenza, si dichiari: «Raggiungere il compiacimento di Allah e il successo nell’Aldilà è l’obiettivo ultimo della mia vita», a causa di varie debolezze le esigenze mondane finiscono per avere la precedenza. Siamo costretti a fare tutto ciò che è necessario per soddisfare le esigenze mondane, per il bisogno di sopravvivere. Tuttavia, vivremo unicamente per soddisfare le esigenze della religione. La religione è il vero obiettivo della vita del mu’min. Nel libro «Il movimento islamico: condizioni del successo», Maulana Maududi (che Allah abbia misericordia di lui) ha esaminato quattro qualità come capitale iniziale dei membri del movimento islamico; questa qualità occupa il quarto posto.
Quando il conseguimento dell’agiatezza economica e l’aumento delle comodità e dei piaceri terreni diventano il principale obiettivo della vita, mentre le esigenze della religione passano in secondo piano, è naturale che il livello diminuisca.
(2) Secondo motivo: al momento del giuramento di appartenenza, la dichiarazione fatta davanti ai servi di Allah, prendendo Allah come testimone, è una dichiarazione di una responsabilità così grande che Allah mette alla prova in vari momenti e in vari modi, per verificarne la veridicità. Egli non lascia alcun mu’min senza sottoporlo a una prova.
وَلَنَبْلُوَنَّكُمْ بِشَيْءٍ مِّنَ الْخَوْفِ وَالْجُوعِ وَنَقْصٍ مِنَ الْأَمْوَالِ وَالْأَنْفُسِ وَالثَّمَرَاتِ –
«Vi metteremo certamente alla prova con qualcosa della paura, della fame e della diminuzione dei beni, delle vite e dei raccolti. (Al-Baqara, 155)
In questo versetto Egli ha affermato con una doppia enfasi che metterà certamente alla prova, e ha anche spiegato come lo farà. Da parte della falsità verrà suscitata la paura; seguire la via halal porterà povertà e si verificheranno perdite di vite e di beni. In altre parole, la prova avviene attraverso tutte le calamità e le avversità che sopraggiungono nella vita terrena. Non tutti vengono messi alla prova nello stesso modo. La prova arriva proprio dal lato in cui ciascuno presenta una debolezza.
Quando arriva la prova, il membro consapevole se ne accorge e diventa prudente. Considerando le calamità, le sofferenze, gli ostacoli difficili e i problemi come una prova, si adopera con pazienza per preservare il livello della propria appartenenza, affinché non fallisca nella prova. Si rivolge supplichevolmente alla corte di Allah, affinché Allah gli conceda la tawfiq di superare la prova.
Coloro che non sono vigili riguardo alla prova considerano le calamità e le sofferenze una scusa o un pretesto per non svolgere il lavoro della religione. Pensano: «Come posso lavorare come prima in questa situazione?». Di conseguenza il loro livello continua a diminuire ed essi falliscono nella prova. Gradualmente non riescono più nemmeno a mantenere il livello minimo dell’appartenenza e, di conseguenza, o presentano le proprie dimissioni oppure la loro appartenenza viene annullata.
Perché Allah mette alla prova?
Coloro che, consapevoli della responsabilità di stabilire la religione di Allah, hanno il coraggio di diventare rukn sono in realtà disposti a portare il difficile fardello di governare uno Stato islamico. Nel versetto 55 della sura an-Nur, Allah l’Altissimo ha promesso di affidare questa sacra responsabilità proprio a coloro che saranno ritenuti idonei ad assolverla. È precisamente per verificare tale idoneità che Allah stesso mette alla prova.
Coloro ai quali viene affidata questa responsabilità del califfato acquisiscono un potere tale da avere l’opportunità di praticare liberamente corruzione, favoritismo verso i propri familiari, tirannia, sfruttamento e oppressione nei confronti del popolo. Perciò Allah l’Onnipotente dispone le prove, proprio per verificare queste persone prima di affidare loro questa grande responsabilità.
Allah l’Altissimo selezionò, attraverso numerose prove difficilissime, i Compagni con i quali il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) fondò il governo islamico a Medina.
La loro prova finale fu l’Egira. Il potere dello Stato fu affidato proprio a coloro che, rinunciando all’affetto per le proprie case, i propri beni e i propri parenti, abbandonarono persino la patria per adempiere alle esigenze della religione. È forse normale che queste persone, sottoposte a tali prove, disobbediscano ad Allah praticando corruzione e favoritismo? Possono forse corrompersi coloro che sono stati capaci di rinunciare ai propri beni per il bene della religione? Come potrebbero praticare il favoritismo verso i propri familiari coloro che hanno abbandonato parenti e congiunti per amore della religione?
Allah l’Altissimo non affida il potere, senza sottoporlo a prove, a chi pretende di stabilire la Sua religione. Perciò questa prova è indispensabile.
È attraverso le prove che cresce il livello della rukniyat
Sono considerati idonei al movimento soltanto coloro che superano le prove. Coloro che vengono esclusi non sono idonei a percorrere questa via. Se in un rukn vengono riscontrati difetti tali da non consentire che egli rimanga rukn, innanzitutto la sua rukniyat viene sospesa e gli viene data l’opportunità di correggersi. Se non si corregge, gli viene consigliato di presentare le dimissioni. Oppure, per necessità, la rukniyat viene revocata. In questo modo si esorta i rukn a comprendere l’importanza di rimanere privi di difetti.
Coloro ai quali è affidata la responsabilità finanziaria dell’organizzazione sono sottoposti a prove particolari. Anche chi non è in grado di adempiere ai requisiti di affidabilità relativi al Bayt al-mal, ai fondi elettorali, ai fondi di qualsiasi istituzione gestita dall’organizzazione e simili viene escluso. Una disciplina organizzativa di questo tipo contribuisce a elevare il livello.
L’essenza autentica della rukniyat
La causa fondamentale per cui la qualità della rukniyat diminuisce per quei due motivi principali è anch’essa la mancanza dell’essenza autentica della rukniyat. Alla conferenza dei rukn del 1986 parlai delle responsabilità della rukniyat. Alla conferenza del 1992, mentre ero ancora in prigione, inviai uno scritto intitolato «La dignità della rukniyat». Questi due argomenti sono stati pubblicati nello stesso libro dal Dipartimento editoriale della Jamaat-e-Islami con il titolo «La responsabilità e la dignità della rukniyat».
Oggi discuto in particolare della coscienza della rukniyat; alcuni suoi punti sono stati trattati nel medesimo libro, sotto il titolo «La dignità della rukniyat», da una prospettiva diversa.
Per spiegare l’essenza autentica della rukniyat, desidero presentare cinque considerazioni:
1. Qual è il posto della rukniyat nel cammino del progresso della vita religiosa?
2. Vigilanza sulla causa fondamentale del suo deterioramento.
3. Cautela riguardo ai criteri di selezione e di esclusione di Allah.
4. La responsabilità di testimoniare la verità davanti al popolo.
5. L’impegno ad accrescere il deposito nella banca di Allah.
Ora fornirò una breve spiegazione di queste cinque considerazioni:
Prima coscienza: qual è il posto della rukniyat nel cammino del progresso della vita religiosa?
Come rukn della Jamaat-e-Islami, sono costretto a riconoscere che la Jamaat ha dato un contributo enorme alla formazione della mia vita religiosa. Dapprima, dopo aver ricevuto l’invito al dīn attraverso il defunto leader della Jamaat, il signor Abdul Khaleq, entrai nella Jamaat come membro associato. In seguito, grazie ai suoi sforzi, iniziai a lavorare come operatore. Attraverso le riunioni delle unità della Jamaat e lo studio della letteratura islamica diffusa dalla Jamaat, acquisii una concezione rivoluzionaria dell’Islam, che continuò ad affinare il mio īmān, ad arricchire il mio ʿilm e a rafforzare il mio ʿamal.
Prima di entrare nella Jamaat non avevo neppure l’idea che l’Islam fosse l’unico sistema di vita completo, che in ogni ambito dell’esistenza si dovessero seguire il comando di Allah e il metodo del Messaggero, e che si dovessero trasformare in ʿibāda tutte le attività mondane. Per ottenere il compiacimento di Allah e il successo nell’Ākhira, occorre offrire il sacrificio della propria vita e dei propri beni per stabilire la legge di Allah, seguendo l’esempio del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e dei nobili Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro). Entrando nella Jamaat, appresi inoltre che, se l’Islam non viene stabilito nella società e nello Stato, non è possibile vivere come musulmani completi; l’Islam non è stato inviato per consentire di sopravvivere in qualche modo sotto un altro sistema sociale; l’umma di Muhammad è stata creata proprio per assumere la responsabilità della guida dell’umanità; e l’Islam è giunto proprio per liberare gli esseri umani dalla schiavitù degli uomini. In una parola, desidero dire che quel poco progresso che ho avuto la fortuna di compiere nei campi dell’īmān, dell’ʿilm e dell’ʿamal non sarebbe stato assolutamente possibile se non avessi partecipato al movimento della Jamaat-e-Islami.
Tutti i miei fratelli e sorelle Rukn sono costretti a riconoscere come vere, anche nella propria vita, tutte queste mie parole. Prima di entrare nella Jamaat-e Islami, ho visto diverse forme dell’Islam. Poiché ho attraversato tutti quegli ostacoli e ho trovato la Jamaat, il valore di questa organizzazione è immenso ai miei occhi. Coloro che sono diventati Rukn dopo che la da‘wa della Jamaat si è diffusa ampiamente potrebbero non avere un’idea elevata della dignità della Jamaat. Nell’epoca attuale, piena di migliaia di fitna in nome dell’Islam, solo coloro che hanno ricevuto da Allah Pak il tawfiq di uscire dal vortice delle diverse opinioni e vie in nome dell’Islam e di percorrere questa strada possono comprendere quale grande misericordia di Allah Pak sia la Jamaat-e Islami. Quando pensiamo a come sarebbe trascorsa la vita di ciascuno di noi se non avessimo trovato questa strada, chiniamo il capo in segno di gratitudine ad Allah.
Ricordando a quale livello della vita religiosa ci troveremmo e quale sarebbe il nostro livello nei campi dell’iman, dell’ilm e dell’amal se non avessimo aderito a questa Jamaat, voglio esprimermi con le parole insegnateci da Allah Ta‘ala:
الْحَمْدُ للهِ الَّذِي هَدَانَا لِهذَا وَمَا كُنَّا لِتَهْتَدِي لَوْ لَا أَنْ هَدَانَا اللَّهُ.
«Tutta la lode appartiene ad Allah, Colui che ci ha guidati su questa strada. Se Allah non ci avesse guidati, non avremmo ricevuto la guida.» (Sura al-A‘raf, 43)
Bisogna comprendere a quale posizione nella vita religiosa la Jamaat-e Islami conduce, passo dopo passo, colui che rende Rukn. Tale posizione può essere definita il livello più basso del mu’min kāmil. Infatti, la condizione per diventare Rukn consiste soltanto nell’osservare i farḍ e i wājib e nell’astenersi da ciò che è haram. Non è stata posta come condizione l’osservanza dei sunnat e dei nafl e l’astensione dai makruh per poter diventare Rukn. Chi non osserva correttamente i farḍ e i wājib o è negligente nell’astenersi dall’haram non può neppure essere considerato al livello inferiore del mu’min kāmil. Il mu’min kāmil è una realtà di grande portata. Il livello del Rukn può al massimo essere definito il livello più basso del mu’min kāmil.
Nell’attuale ambiente corrotto del Paese e della società, molti autentici credenti non trovano il coraggio di soddisfare anche solo le condizioni necessarie per diventare Rukn. Molti di coloro che sono attivi con tutto il cuore e l’anima nel movimento islamico e svolgono un ruolo energico nelle diverse attività dell’organizzazione non osano assumersi la responsabilità della rukniyyat. Sebbene per molti diventare Rukn sembri una cosa estremamente difficile, in realtà è soltanto il livello più basso del mu’min kāmil.
Se si paragona il progresso e il miglioramento della vita religiosa a una scala, il gradino più alto di questa scala è il livello dei Compagni venerabili. Tra il livello più basso e quello più alto esiste una distanza enorme. Di conseguenza, questa scala è necessariamente molto lunga. La Jamaat ha condotto colui che ha reso Rukn soltanto al primo gradino di questa lunga scala. Ora è responsabilità del Rukn impegnarsi a migliorare la propria vita religiosa salendo questa scala.
È naturale che la vita religiosa progredisca per coloro che, spinti dalla propria coscienza, continuano ad accrescere l’ilm studiando il Corano, gli hadith e la letteratura islamica, si abituano ai sunnat e ai nafl oltre ai farḍ e ai wājib, si rivolgono assiduamente all’ultimo terzo della notte alla sublime corte di Allah Ta‘ala per rafforzare il rapporto con Lui, mantengono le promesse nelle transazioni e trattano bene tutti, e così via.
E, allo scopo di formare le persone, se si continua a dedicare il tempo necessario a portare l’invito del dīn a tutti coloro che si ha l’opportunità di incontrare e con cui si ha l’occasione di parlare, compresi parenti, vicini e colleghi di professione, a seguire assiduamente coloro che accettano l’invito per farli avanzare sulla via del dīn e a includere nell’organizzazione le persone promettenti e capaci, si può sperare nella soddisfazione di Allah. È proprio attraverso il lavoro di invito al dīn che Allah è maggiormente compiaciuto e concede l’onore di essere Ansarullah.
Se si continua a svolgere con devozione questi due compiti di formazione di sé e di formazione delle persone, aumenterà il senso del legame con Allah. Per rafforzare il legame con Allah, bisogna adottare come guida l’opuscolo Hidayat di Maulana Maududi (che Allah abbia misericordia di lui). In questo libro viene insegnato un metodo estremamente pratico ed eccellente per rafforzare il legame con Allah. Anche il libro di Maulana Matiur Rahman Nizami, «Come ottenere la vicinanza ad Allah», è molto utile a questo proposito.
Seconda consapevolezza: vigilanza riguardo al declino del livello
Bisogna restare vigili riguardo alle due cause fondamentali per cui il livello della rukniyat tende a diminuire. Durante l’autoesame, ogni giorno bisogna chiedersi se, in tutte le proprie attività, si sta dando la priorità al dīn anziché al mondo. E ogni volta che giunge una prova da parte di Allah, bisogna accettarla con pazienza e pregare alla corte di Allah per superarla. Bisogna informare i responsabili dell’organizzazione e i fratelli del dīn della propria situazione e chiedere loro di pregare. Inoltre, bisogna cercare di adempiere alle responsabilità del dīn con ancora maggiore sincerità.
Terza consapevolezza: cautela contro l’epurazione
Allah l’Altissimo non ha garantito a nessuno che, una volta ricevuta la guida, non cadrà mai più nell’errore. Al contrario, nel Corano ci è stato insegnato di pregare, insieme allo sforzo di rimanere saldi nella guida fino alla morte.
رَبَّنَا لَا تُزِغْ قُلُوبَنَا بَعْدَ اذْهَدَيْتَنَا وَهَبْ لَنَا مِن لَّدُنْكَ رَحْمَةً إِنَّكَ أَنْتَ الْوَهَّابُ .
«O nostro Signore! Dopo che ci hai guidati, non permettere che nei nostri cuori si insinui alcuna deviazione. Concedici misericordia dal tesoro della Tua grazia. Tu sei l’unico vero Donatore.» (Āl ʿImrān, 8).
La guida è una benedizione così grande che, se la si trascura, vi è un forte rischio di smarrirsi. Nel principio della scelta e dell’esclusione stabilito da Allah non vi è alcun favoritismo. Quando Egli concede a qualcuno la capacità di avanzare sulla via della religione, superando tutti gli ostacoli, si deve comprendere che Allah lo ha scelto. Quando qualcuno fallisce nella prova assegnatagli da Allah e, per mancanza di pazienza e coraggio, perde la forza di proseguire sulla difficile via della religione, si deve comprendere che è stato escluso. L’ultimo versetto della sura al-Hajj offre una chiara comprensione di questa questione.
وَجَاهِدُوا فِي اللهِ حَقَّ جِهَادِمٍ هُوَ اجْتَبُكُمْ وَمَا جَعَلَ عَلَيْكُمْ فِي الدين من حرج مِلَّةَ أَبِيكُمْ إِبْرَاهِيمَ –
«Combattete per Allah con il dovuto impegno nel jihad. Egli vi ha scelti e non ha posto per voi alcuna difficoltà nella religione. Questa è la via del vostro padre Ibrahim.»
– (Sura al-Hajj – ultimo versetto)
La prima parte della sura al-Hajj fu rivelata alla vigilia dell’Egira, mentre la parte finale fu rivelata subito dopo l’Egira. Qual è il significato dell’ordine impartito in questo versetto a coloro che emigrarono per amore della religione, abbandonando ogni cosa, di compiere il jihad adempiendone il dovuto? Qui bisogna notare che, sebbene in molti versetti dell’intero Corano si dica «wa jahidu fi sabilillah», in questo versetto la parola «sabil» non compare. Certamente la parola «sabil» non è stata omessa per dimenticanza o senza motivo. Riporto qui l’esempio del versetto 59 della sura an-Nisa:
يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا أَطِيعُوا اللَّهَ وَأَطِيعُوا الرَّسُولَ وَأُولِي الأمر منكم –
In questo versetto la parola «ati’u» è menzionata insieme ad Allah e al Messaggero, ma è stata omessa in relazione agli «ulil-amr». Così come qui la parola «ati’u» non è stata omessa senza motivo, anche nell’altro versetto l’omissione della parola «sabil» ha un significato. Allah solo conosce il significato esatto. Tuttavia, la seguente interpretazione può essere considerata ragionevole.
Sabil significa via. In molti versetti si parla del jihad sulla via di Allah con la vita e i beni. In questo versetto, invece, non si parla di compiere il jihad con la vita e i beni. I nobili Compagni, dopo aver combattuto per tredici anni sulla via di Allah con la vita e i beni, emigrarono abbandonando ogni cosa. Essi avevano già attraversato tutte le vie. Portando con sé soltanto la vita, abbandonarono l’attaccamento alla patria e l’affetto per i familiari, obbedendo al comando di Allah. Ora fu loro ordinato di compiere il jihad in Allah. In altre parole: siete venuti dopo aver sacrificato ogni cosa, per la soddisfazione di Allah e secondo il Suo comando. Nel mondo non vi è più nulla che desideriate o possiate ottenere. Dunque diventate completamente rivolti ad Allah e dissolvete i vostri desideri nella volontà di Allah. Diventate totalmente immersi in Allah.
Perché Allah vi ha scelti per realizzare la Sua volontà. E, ritenendovi degni di essere scelti, vi ha concesso la capacità di compiere l’Egira. Nel compimento degli obblighi della religione, Egli non vi ha trattenuti con alcun ostacolo. Molti credenti non hanno potuto compiere l’Egira a causa della loro debolezza. Voi avete potuto farlo perché siete stati annoverati tra gli scelti da Allah.
Questo sacrificio e questa abnegazione da parte vostra sono proprio l’esempio del vostro padre ideale, Ibrāhīm (pace su di lui). Anche voi, seguendo il suo esempio nell’adempiere al comando di Allah, siete riusciti a sacrificare ogni cosa nel mondo.
Da ciò apprendiamo che coloro che, ignorando paure e intimidazioni, brame e tentazioni, calamità e avversità, rimangono saldi nel difficile cammino del movimento islamico sono annoverati tra i prescelti da Allah l’Altissimo. Invece coloro che, soccombendo alla debolezza, si ritirano, rientrano tra gli esclusi.
Degli oltre cento venti milioni di abitanti del Bangladesh, cento dieci milioni sono musulmani. Tra i musulmani vi sono milioni di persone che, per conoscenza del Corano e degli hadith, cultura nelle questioni mondane, titoli accademici, ricchezza, prestigio, autorità e capacità di leadership, sono di gran lunga superiori a membri come noi. Di fronte all’immensa forza del falso, a persone così esigue come noi
إِنَّ صَلَاتِي وَنُسُكِي وَمَحْيَايَ وَمَمَاتِي لِلَّهِ رَبِّ الْعَالَمِينَ –
concedendoci così la grazia di prestare bayʿa ad Allah. Se rimane viva in noi la consapevolezza di essere tra i prescelti da Allah, non accetteremo mai di essere privati di questo onore. Dobbiamo rivolgere con supplica accorata questa preghiera: che Allah l’Altissimo ci protegga dall’esclusione.
Quarta consapevolezza: testimoniare la verità
Dobbiamo prendere seriamente la questione affinché il popolo possa vedere, nella nostra vita reale, un esempio della grande bandiera della kalima che abbiamo preso in mano, proclamando la legge di Allah e il governo delle persone rette. Dopo un lungo periodo di formazione e grazie al metodo organizzativo, ciò che siamo riusciti ad acquisire in termini di luce della religione di Allah, fede, conoscenza e pratica, è alla portata soltanto di un numero esiguo di persone tra la gente comune. Qual è allora il modo, per il popolo, di ottenere la luce della religione?
Attraverso la descrizione, presente in diverse sure del Corano, delle qualità dei credenti, dei virtuosi e dei servi di Allah, da un lato sono stati incoraggiati i nobili Compagni, mentre dall’altro la gente comune è stata invitata a riflettere sul fatto che alcune persone simili a voi, membri della vostra stessa società, vostri parenti e vicini, rispondendo all’appello del Messaggero, hanno acquisito qualità tali da costringervi a lodarle. Per quanto malvagia possa essere una persona, è costretta a lodare chi possiede buone qualità. È del tutto naturale sentirsi attratti da coloro che possiedono qualità umane.
Se la nostra vita concreta, di noi che portiamo la bandiera della grande verità, testimonierà correttamente quella verità, il popolo ne sarà certamente attratto. Se le persone non riusciranno a vedere la vera forma dell’Islam attraverso la nostra vita, non risponderanno soltanto alle nostre parole.
La nostra qualità di rukun avrà raggiunto il suo scopo il giorno in cui le persone che ci conoscono parleranno di noi in questo modo: «Qualcuno dirà: “Non ho mai visto una persona buona come Tizio. È davvero difficile trovare una persona così onesta”. E un altro dirà: “Come potrebbe essere altrimenti? È un rukun della Jamaat-e-Islami. Se non fosse così onesto, forse la Jamaat lo avrebbe fatto rukun?”»
Diventare rukun avrà raggiunto il suo scopo solo se il nostro comportamento, i nostri rapporti negli affari, il rispetto delle promesse, il modo di agire, il temperamento e la sensibilità saranno ritenuti degni della lode dei parenti e dei vicini. Quando il livello morale dei rukun raggiungerà questo punto, nasceranno nei cuori del popolo fiducia e speranza: se la responsabilità di governare il Paese venisse affidata alla Jamaat-e-Islami, il loro benessere sarebbe garantito. Questo argomento è stato trattato dettagliatamente nel libro «Testimonianza della verità».
Quinta consapevolezza: l’obiettivo di aumentare i depositi nella banca di Allah
In un hadith qudsi Allah dice: il figlio di Adamo rivendica dicendo «mio, mio». In realtà, gli appartiene soltanto ciò che ha mangiato e digerito, ciò che ha indossato fino a consumarlo e ciò che ha speso sulla via di Allah. Tutto il resto, dopo la sua morte, apparterrà agli altri.
Nemmeno ciò che ha mangiato ma non ha digerito gli appartiene. Se vomita o ha la diarrea, saranno cani, gatti, galline e corvi a mangiarlo. Prima di consumarsi, anche il vestito può passare nelle mani di un altro. Solo ciò che è stato depositato a suo nome nella banca di Allah gli appartiene con certezza.
Perciò i rukun devono avere come obiettivo quello di far aumentare continuamente l’ammontare dei depositi sul proprio conto nella banca di Allah. Già prima di diventare rukun vengono incoraggiati a versare il cinque per cento del proprio reddito. È quindi necessario comprendere l’importanza di aumentare l’ammontare dell’ianat. Oltre al reddito regolare, bisogna continuare a donare sulla via di Allah ogni volta che se ne ha la possibilità.
È necessario abituarsi a versare nel baitulmal, tra il denaro che siamo costretti a spendere ogni mese per il mantenimento della famiglia, una somma tale da farci percepire il senso del sacrificio. A questo proposito vorrei avanzare un suggerimento.
Supponiamo che una famiglia sia composta da 7 membri. Se si considera la Jamaat-e-Islami come un membro della famiglia, allora quella famiglia sarà considerata composta da 8 membri. Dividendo per 8 la somma spesa ogni mese esclusivamente per vitto e vestiario, e versando come i‘anat la quota risultante da una parte, si potrà avvertire, nonostante la pressione che ciò eserciterà sulle spese familiari, di aver compiuto quel piccolo sacrificio per Allah.
È bene prendere l’abitudine, all’inizio di ogni mese, di versare la i‘anat di quel mese prima ancora di cominciare le spese familiari. Lo si può fare con questo fervore: «Ho saldato per primo ciò che devo ad Allah, nella speranza che Egli benedica i miei guadagni e il mio sostentamento familiare». Se Allah protegge dalle malattie, dalle calamità e dalle avversità, questa è già una grande benedizione per la famiglia. E tale potere è nelle mani di Allah.
I benefici di queste consapevolezze
Se riusciamo a mantenere sempre vive queste cinque consapevolezze, saremo capaci di avanzare, in-sha’Allah, salendo la scala del progresso nella religione. Questo progresso non ha fine.
Questa aspirazione a diventare un mu’min kāmil deve essere perseguita incessantemente. In nessuna circostanza dobbiamo pensare: «Sono diventato un kāmil». Avere questa convinzione significa dare inizio alla decadenza. Infatti, una volta formatasi tale convinzione, lo sforzo di avanzare si fermerà e comincerà il regresso.
Nel campo dell’acquisizione del sapere si vede che, anche dopo aver conseguito il B.A., il M.A., o aver superato gli esami di Fāḍil o Kāmil, non si diventa un oceano di conoscenza. Tuttavia, grazie all’istituto d’istruzione si acquisisce una quantità di sapere sufficiente a dare il coraggio di tuffarsi nell’oceano della conoscenza. Questo non è compito dell’istituto d’istruzione: è responsabilità della persona stessa.
Allo stesso modo, con l’aiuto del metodo organizzativo della Jamaat, dopo aver ottenuto il grado di rukniyat si riceve il coraggio di impegnarsi sulla via per diventare un mu’min kāmil. Se utilizziamo questo coraggio, in-sha’Allah continueremo a progredire. Questo non è compito dell’organizzazione: è responsabilità del rukn stesso.
Diventare rukn significa trasformarsi in una macchina automatica. La Jamaat lo ha reso un motore automatico e lo ha lasciato libero di agire. Se ancora c’è bisogno di trascinarlo come un vagone ferroviario, bisogna capire che non è più un motore, ma si è trasformato in un vagone. La responsabilità del rukn consiste nel continuare, con il proprio sforzo, a impegnarsi per migliorare incessantemente la propria vita religiosa e, come motore su questa via, nel portare avanti molte altre persone come vagoni. Se la consapevolezza della rukniyat rimane viva, è possibile adempiere adeguatamente a entrambe queste responsabilità.
Dobbiamo essere un modello per i nostri operatori
Se il nostro livello migliorerà, gli operatori ci considereranno un modello e aumenteranno in loro il desiderio e l’entusiasmo di diventare rukn. In caso contrario, saremo proprio noi considerati un ostacolo sulla loro strada per diventare rukn. Considerando la questione da questo punto di vista, è necessario che la consapevolezza delle nostre responsabilità sia estremamente profonda. Se non saremo una risorsa per il movimento, diventeremo una calamità. Il progresso del movimento dipende da noi.
Perciò rivolgo a voi un appello accorato: prendiamo una decisione ferma su questa questione; solo allora il tempo, il lavoro e il denaro che abbiamo sacrificato per questa conferenza avranno veramente raggiunto il loro scopo.
Proprio per la grande importanza della Rukniyat, ho ritenuto mio dovere presentare tre discorsi su questo tema in altrettante conferenze dei rukn. Nel 1986, “La responsabilità della Rukniyat”; nel 1992, “La dignità della Rukniyat”, inviato dal carcere; e in questa conferenza del 1997, “Lo spirito della Rukniyat”: se praticheremo e applicheremo regolarmente tutti gli insegnamenti esposti in queste occasioni, in-sha’Allah Allah Onnipotente ci concederà il tawfiq di stabilire la Sua grande religione.
Esempi della mancanza del senso di responsabilità, dignità e consapevolezza della Rukniyat
Dal linguaggio usato da coloro che scrivono e inviano una richiesta di dimissioni per essere sollevati dalla Rukniyat, si comprende proprio che sono privi del senso della responsabilità, della dignità e della consapevolezza che essa comporta. Nessuno diventa rukn improvvisamente, spinto dall’emozione. Dopo aver riflettuto a lungo, si diventa rukn avanzando gradualmente, passo dopo passo, come operatore. Eppure, al momento di presentare le dimissioni, chiedono di essere sollevati dichiarando di non essere in grado di adempiere alle proprie responsabilità a causa di difficoltà personali.
In realtà, poiché hanno perso la disposizione mentale con cui erano diventati rukn, oppure perché hanno fallito la prova proveniente da Allah, finiscono per essere esclusi.
Tra coloro che presentano le dimissioni, quelli che, pur dichiarandosi incapaci di adempiere alle responsabilità della Rukniyat, continuano a partecipare regolarmente alla Jamaat come operatori, forse un giorno ritroveranno il coraggio di diventare nuovamente rukn. Ma per coloro che si dimettono con l’intenzione di abbandonare la Jamaat, il rischio di un declino dal punto di vista della religione è particolarmente forte. Dopo aver compreso il din e saputo che far parte di un’organizzazione islamica è fard, una volta diventati rukn della Jamaat è lecito abbandonarla per un solo motivo. Se qualcuno si dimette per unirsi, al fine di raggiungere lo scopo per il quale era entrato nella Jamaat-e-Islami — adempiere alla responsabilità dell’iqamat al-din — a un’organizzazione migliore di questa Jamaat, non vi è alcuna colpa. Ma se qualcuno abbandona un’organizzazione religiosa a causa della propria debolezza personale, secondo l’hadith ha agito come chi si strappa dal collo la corda dell’Islam.
Tra coloro la cui appartenenza come rukn viene annullata a causa della violazione delle condizioni della rukniyat, alcuni, pentiti, continuano a lavorare con ikhlās in qualità di lavoratori e, col tempo, diventano nuovamente rukn. Pertanto è nostro dovere impegnarci per farli diventare ancora rukn, prendendo di mira i rukn revocati. È nostro dovere religioso cercare di correggere, con animo compassionevole, il nostro fratello che abbia perso la rukniyat a causa di qualche colpa.
Supplicare alla corte di Allah
Dobbiamo ricordare sempre quale grande benevolenza il nostro Ma‘būd ci ha concesso, dando a peccatori insignificanti come noi il tawfīq di adempiere al grande incarico per il quale Allah l’Altissimo inviò i profeti e i messaggeri, e continuare a renderGli grazie nella Sua corte.
Dovremmo continuare a pregare e a impegnarci affinché, per mezzo della stessa benevolenza con cui ci ha condotti su questa via, Egli ci conceda anche l’idoneità a percorrerla.
Dobbiamo continuare a supplicare nella Sua nobile corte affinché non veniamo estromessi dalla fortuna che il Misericordioso Padrone ci ha concesso, facendoci avanzare anche solo un poco sulla via del dīn; al contrario, affinché possiamo progredire per tutta la vita salendo la scala della vita religiosa. Su questa via non vi è alcun limite al progresso. Pertanto non c’è motivo di ritenere di aver già raggiunto il progresso.
Che ar-Raḥmān ar-Raḥīm accetti tutti noi per un servizio degno della Sua religione, conceda a questa Jamāʿat l’idoneità a stabilire il dīn e scelga la nostra amata patria, il Bangladesh, per la vittoria dell’Islam. Amīn. Thumma Amīn.
Fine