Tra le varie fitne sorte nell’epoca attuale contro l’Islam, la pretesa di una nuova profezia è estremamente grave. Questa pretesa di una nuova profezia sta causando un’enorme deviazione tra la comunità musulmana. Generalmente, è proprio la mancanza, da parte dei musulmani, di una conoscenza completa e corretta della religione ad aver reso possibile la nascita e la diffusione di questa fitna. Siamo convinti che, se i musulmani non fossero stati inesperti riguardo alla religione e avessero compreso adeguatamente il Khatm-e Nubuwwat, in nessun modo questa fitna avrebbe potuto sorgere e diffondersi nel XX secolo.

Informare e rendere consapevole il popolo del significato e dell’importanza della fede nel Khatm-e Nubuwwat è il metodo corretto per sradicare questa fitna. Non esiste, né può esistere, altra via. È necessario sottoporre a una critica razionale e corretta, fornendo una risposta, tutti i dubbi e le perplessità che vengono suscitati nella mente dei musulmani a questo riguardo.

Il celebre pensatore islamico del mondo moderno, Allama Sayyid Abul A‘la Maududi, compose nel 1962 un opuscolo intitolato “Khatm-e Nubuwwat”. Subito dopo la sua pubblicazione in urdu, la traduzione bengalese del suddetto libro fu offerta ai lettori. In pochissimo tempo il libro si esaurì. A causa delle ripetute richieste dei lettori, nel 1967 fu presentata al pubblico la seconda edizione del libro e nel 1977 la terza edizione; anche questa edizione, tuttavia, si esaurì rapidamente. Superando diversi ostacoli e difficoltà, oggi presentiamo al pubblico la quarta edizione. Se questo opuscolo sarà anche minimamente utile alle persone colte nel contrastare le dottrine fuorvianti che vengono diffuse nella società musulmana riguardo al Khatm-e Nubuwwat, considereremo il nostro lavoro ben ricompensato.

-L’editore

L’ultimo Profeta

(ARABO **********)

“Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini; egli è piuttosto il Messaggero di Allah e l’ultimo dei profeti. E Allah conosce ogni cosa.”

Questo versetto è citato nel quinto rukū della sūra al-Aḥzāb. In questo rukū Allah l’Altissimo rispose alle false accuse che alcuni miscredenti e ipocriti avevano iniziato a diffondere contro il matrimonio del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, con Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei. La loro affermazione era la seguente: Zaynab, che Allah sia soddisfatto di lei, era la moglie di Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, il figlio adottivo di Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. In altre parole, era la nuora del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Pertanto, dopo che Zayd l’aveva ripudiata, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva sposato la propria nuora. In risposta, Allah l’Altissimo dice nel versetto 37 della suddetta sūra: questo matrimonio è stato celebrato per Mio ordine e affinché non vi sia alcuna colpa per i musulmani nel sposare la moglie divorziata del proprio figlio adottivo. Poi, nei versetti 38 e 39, dice: nessuna forza può impedire al Profeta di compiere ciò che Allah gli ha imposto. Il compito dei profeti non è temere gli uomini, bensì temere Allah. La consuetudine di Allah riguardo ai profeti è questa: senza curarsi di nessuno, essi trasmettono sempre il messaggio di Allah al mondo e obbediscono ai Suoi ordini con cuore assolutamente saldo. Subito dopo Egli presenta il versetto qui discusso. Questo versetto ha sradicato tutte le domande e le false propagande degli oppositori.

La loro prima domanda è: Avete sposato vostra nuora. Eppure la vostra stessa sharīʿa afferma che la moglie sposata del figlio è proibita al padre. In risposta fu detto: «Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini». In altre parole: l’uomo la cui moglie divorziata fu sposata era forse figlio di Muhammad (pace e benedizioni su di lui)? Tutti sapete che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) non ha alcun figlio.

La loro seconda domanda è: anche ammettendo che il figlio adottivo non sia un figlio generato, si può dire che sia lecito sposare la sua moglie divorziata; ma era davvero necessario sposarla, e quale necessità ve n’era? In risposta fu detto: «Ma egli è il Messaggero di Allah». In altre parole, è compito indispensabile del Messaggero eliminare ogni avversione e ogni parzialità riguardo a una cosa lecita che, a causa delle vostre usanze e consuetudini, è stata trasformata senza motivo in una cosa proibita, e rendere la sua liceità indiscutibile e certa. [Coloro che negano il khatm an-nubuwwa sollevano qui la domanda: in quale hadith è riportata questa domanda dei miscredenti e degli ipocriti? Ma questa domanda è in realtà frutto della loro ignoranza del Corano. In molti passi del Nobile Corano, Allah ha dato risposta alle domande degli oppositori senza riportarle, e dalla risposta stessa emerge spontaneamente quale fosse la domanda a cui si rispondeva. Anche qui si verifica la stessa cosa. Anche qui la risposta enuncia da sé il contenuto della domanda. Il fatto che la seconda frase inizi con la parola «ma» dopo la prima dimostra che, dopo aver risposto nella prima frase a una delle affermazioni dell’interrogante, rimaneva ancora un’altra domanda. A essa viene data risposta nella seconda frase. Essi avevano ricevuto nella prima frase la risposta alla loro domanda: Muhammad (pace su di lui) aveva sposato sua nuora. In seguito la loro domanda era: quale necessità vi era mai di compiere questo atto? In risposta fu detto: «Ma egli è il Messaggero di Allah e l’ultimo dei profeti». In altri termini, è come se qualcuno dicesse: Zayd non si è alzato, ma Bakr si è alzato. Ciò significa che, dopo aver ricevuto una risposta a una domanda dalle parole «Zayd non si è alzato», all’interrogante restava un’altra domanda: se Zayd non si è alzato, allora chi si è alzato? In risposta a questa domanda fu pronunciata la frase: «Ma Bakr si è alzato».]

Per dare ulteriore enfasi, disse: «E l’ultimo dei profeti». In altre parole, se nella sua epoca non fosse stata introdotta alcuna norma legislativa e riformatrice della società, dopo di lui non sarebbe venuto, per portare a compimento quest’opera, non solo nessun messaggero, ma neppure alcun profeta. Pertanto la necessità di porre fine alle usanze dell’epoca dell’ignoranza si è manifestata proprio ora, ed egli stesso porterà a compimento quest’opera.

Poi, con ulteriore enfasi, disse: «E Allah conosce ogni cosa». In altre parole, solo Allah sa quale sia, in questo momento, la necessità di far cessare questa cattiva usanza per mezzo di Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e quale danno deriverebbe dal non farlo. Egli sa che dalla Sua parte non verrà più alcun profeta. Pertanto, se questa cattiva usanza non viene eliminata per mezzo dell’ultimo profeta, dopo di lui non verrà una seconda persona che possa estirparla; se egli non la estirperà, essa rimarrà per sempre tra i musulmani di tutto il mondo. Anche se i riformatori delle epoche successive riuscissero a eliminarla, dietro l’opera di nessuno di loro vi sarebbe un’autorità eterna e universale tale da obbligare gli uomini di ogni paese e di ogni epoca a seguirli; né la personalità di alcuno di loro sarebbe considerata così pura e sacra che, solo perché un’opera sarebbe stata la sua sunna, ogni odio, esitazione e dubbio al riguardo scomparirebbe in un istante dal cuore degli uomini.

La decisione del contesto coranico

Nell’epoca attuale un gruppo ha creato la fitna della nuova profezia. Esso interpreta l’espressione «khatim an-nabiyyin» come «il sigillo dei profeti». Vuole far credere che, dopo essere stati sigillati dal Messaggero di Allah (pace su di lui), molti altri profeti verranno al mondo. In altre parole, finché la profezia di qualcuno non sarà sigillata dal Messaggero di Allah, egli non potrà essere profeta.

Ma, se si considera il versetto contenente l’espressione «khatim an-nabiyyin» nel contesto particolare della successione degli eventi in cui è stato enunciato, non si vede alcuna possibilità di ricavarne questo significato. Inoltre, una volta adottato tale significato, viene meno la necessità di usare l’espressione in quel contesto, ed essa finisce per contraddire il vero scopo del discorso. Non sarebbe forse una cosa del tutto estranea e fuori luogo che, mentre si risponde alla presunta protesta contro il matrimonio di Zaynab e ai vari dubbi e sospetti da essa scaturiti, all’improvviso, nel mezzo, si dicesse: «Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il sigillo dei profeti»? In altre parole, tutti i profeti che verranno in futuro saranno sigillati da lui. L’improvvisa comparsa di questa affermazione nel mezzo della successione degli eventi non sarebbe soltanto fuori luogo, ma indebolirebbe anche l’argomentazione presentata in risposta agli oppositori. In una simile situazione, agli oppositori si sarebbe presentata una splendida occasione, ed essi avrebbero potuto dire facilmente: sarebbe stato meglio se non aveste compiuto questo atto durante la vostra vita; non vi sarebbe stata alcuna possibilità di pericolo. Se era davvero così necessario abolire questa cattiva usanza, allora l’atto sarebbe stato compiuto dai profeti che, dopo di voi, sarebbero venuti recando il vostro sigillo.

Il gruppo menzionato ha attribuito all’espressione anche un altro significato deformato: «khatim an-nabiyyin» significherebbe «il più eccellente dei profeti». In altre parole, la porta della profezia rimane aperta, ma la profezia ha raggiunto la sua perfezione nel Messaggero di Allah. Tuttavia, anche adottando questo significato, non si può sfuggire al riemergere della confusione già menzionata. Neppure questo significato ha alcun rapporto con il contesto precedente e successivo. Anzi, esprime un significato completamente opposto alla successione degli eventi narrati prima e dopo. I miscredenti e gli ipocriti avrebbero potuto dire: «Signore, anche se di rango inferiore al vostro, poiché dopo di voi verrà un altro profeta, avreste potuto lasciare a lui questo compito. Quale logica vi sarebbe mai nel dover essere proprio voi a eliminare questa cattiva usanza?»

Significato lessicale

Dunque, considerando il rapporto con gli eventi precedenti e successivi, si può affermare senza alcun dubbio che qui l’espressione Khātimun nabiyyīn significa proclamare la conclusione della successione della profezia. In altre parole, dopo il Messaggero di Allah (s) non verrà più alcun profeta. Ma questa non è l’unica verità soltanto in considerazione del contesto precedente e successivo: lo è anche dal punto di vista lessicale. Secondo i dizionari e gli usi proverbiali arabi, la parola «khatm» significa: apporre un sigillo, chiudere, giungere fino alla fine e, dopo aver portato a termine un’opera, essere sollevati dalla responsabilità.

Khātamal amal (******) significa: faragha min al-amal (*****), cioè aver portato a termine il lavoro. Khātamal ināya (*****) significa: aver chiuso l’apertura del recipiente e avervi apposto un sigillo, affinché nulla potesse uscirne e nulla dall’esterno potesse entrarvi.

Khātamal kitāb (*****) significa: aver chiuso la lettera e avervi apposto un sigillo, così che la lettera fosse conservata.

Khātama ʿalā al-qalb (******) significa: aver apposto un sigillo sul cuore. Dopodiché non sarà più in grado di comprendere alcuna parola proveniente dall’esterno, né alcun pensiero stabile presente dentro di lui potrà uscirne.

Khitām kulli mashrūb (****) significa: il gusto che si percepisce dopo aver bevuto una bevanda.

Khātimat kulli shay’in ʿāqibatuhu wa ākhiratuhu (***********) significa: il khātima di ogni cosa è il suo esito e la sua fine.

Khātama ash-shay’a balagha ākhirahu (***********) significa: khatmare una cosa vuol dire che essa è giunta fino alla fine. È in questo senso che si intende l’espressione «khatm del Corano»; e proprio sulla base di questo significato, l’ultimo versetto di ogni sura viene chiamato «khawātim».

Khātim al-qawm, ākhiruhum (Arabo *********), cioè khātim al-qawm significa l’ultimo individuo della nazione (si vedano Lisān al-ʿArab, al-Qāmūs e Aqrab al-Mawārid). [Qui ho menzionato soltanto tre dizionari. Ma perché proprio soltanto questi tre? Consultate un qualunque dizionario affidabile della lingua araba e vi troverete la spiegazione sopra riportata della parola «khatm». Tuttavia, coloro che negano il khatm della profezia hanno completamente ignorato questo significato lessicale per scassinare la casa protetta della religione di Dio. Essi sostengono che, quando una persona viene chiamata «khātam al-shuʿarā», «khātam al-fuqahā» o «khātam al-mufassirīn», non si intende con ciò che, dopo colui al quale è stato conferito tale titolo, non sia più comparso alcun poeta, giurista o esegeta. Al contrario, con ciò si intenderebbe che in quella persona si è compiuto il perfezionamento della scienza o dell’arte sopra menzionata. Oppure, poiché tali titoli vengono talvolta usati allo scopo di esaltare enormemente qualcosa, il significato lessicale di khatm non diventa mai «completo» o «eccellente», e l’uso del significato «ultimo» non può essere considerato erroneo.

Soltanto una persona ignorante delle regole grammaticali può dire una cosa del genere. Non è regola di alcuna lingua che, se una parola viene talvolta usata, invece del suo significato originario, in un altro significato lontanamente correlato, quest’ultimo diventi il significato originario e il suo uso nel significato lessicale autentico venga proibito. Quando direte davanti a un arabo:

(Jā’a khātam al-qawm), egli non penserà mai che sia arrivato il migliore o il più perfetto della tribù. Piuttosto, penserà che siano arrivati tutti i membri della tribù, fino all’ultimo di essi.]

Per questo tutti i lessicografi e i commentatori hanno unanimemente interpretato l’espressione «khātim al-nabiyyīn» come ākhir al-nabiyyīn, cioè l’ultimo dei profeti. Secondo i dizionari arabi e l’uso proverbiale, «khātim» non significa il timbro dell’ufficio postale, quello che viene apposto sulla lettera per spedirla; significa piuttosto il sigillo applicato all’apertura della busta affinché nulla possa uscirne e nulla dall’esterno possa entrarvi.

La parola del Messaggero di Allah

Il significato che la parola assume considerando il contesto precedente e successivo e il suo significato lessicale è confermato anche da varie spiegazioni del Messaggero di Allah (s). A titolo d’esempio, cito qui alcuni hadith:

(Arabo *********)

(1) Il Messaggero di Allah (s) disse: A guidare i Figli d’Israele erano i messaggeri di Allah. Quando un profeta moriva, un altro profeta gli succedeva. Ma dopo di me non ci sarà alcun profeta; ci saranno soltanto califfi.

(Arabo *********)

(2) Il Messaggero di Allah (s) disse: «Il mio esempio rispetto ai profeti che mi hanno preceduto è quello di un uomo che costruì un edificio e lo adornò, rendendolo molto bello e gradevole. Tuttavia, in un angolo rimaneva vuoto il posto di un mattone. Le persone giravano intorno all’edificio, ammirandone la bellezza e meravigliandosi, e dicevano: “Perché non è stato collocato un mattone in questo punto?”. Ebbene, io sono quel mattone e sono l’ultimo dei profeti». (Vale a dire: dopo la mia venuta, l’edificio della profezia ha raggiunto la sua completezza; ora non vi è alcuno spazio vuoto che richieda nuovamente la venuta di un profeta per essere colmato).

Quattro hadith di questo genere sono riportati nel Sahih Muslim, nel Kitab al-Fada’il, capitolo Khatim an-Nabiyyin. Nell’ultimo hadith è stata aggiunta anche la seguente parte: (Arabo *********) «Poi sono venuto e ho posto fine alla successione dei profeti».

Questo hadith è stato riportato nel Sahih at-Tirmidhi, con le medesime parole, nel Kitab al-Manaqib, capitolo Fadl an-Nabi, e nel Kitab al-Adab, capitolo al-Amthal.

Nel Musnad di Abu Dawud at-Tayalisi, questo hadith è riportato nella catena di trasmissione narrata da Jabir ibn Abd Allah, e la sua parte finale è la seguente: (Arabo *********) «Per mezzo mio è stata posta fine alla successione dei profeti».

Nel Musnad di Ahmad, hadith di questo genere, con lievi variazioni nelle parole, sono stati narrati da Ubayy ibn Ka’b, Abu Sa’id al-Khudri e Abu Hurayra (ra).

(Arabo *********)

(3) Il Messaggero di Allah (s) disse: «Mi è stata accordata superiorità sugli altri profeti in sei aspetti: (1) mi è stata concessa la capacità di pronunciare parole concise e pienamente significative. (2) Sono stato sostenuto con forza e autorità. (3) I beni ottenuti come bottino di guerra sono stati resi leciti per me. (4) La terra è stata resa per me un luogo di preghiera — vale a dire che, secondo la mia sharia, la preghiera può essere compiuta in ogni luogo del mondo, non soltanto in luoghi di culto specifici — e la terra è stata resa uno strumento di purificazione — vale a dire che, non soltanto con l’acqua, ma anche con la terra mediante il tayammum, si può conseguire la purificazione, compiendo così le funzioni dell’abluzione e del bagno rituale. (5) Sono stato inviato come Messaggero per l’intero mondo e (6) per mezzo mio è stata posta fine alla successione dei profeti».

(4) Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «La successione della missione profetica e della profezia è stata conclusa. Dopo di me non verrà alcun messaggero né alcun profeta».

(Arabo *********)

(5) Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Io sono Muhammad. Io sono Ahmad. Io sono colui che cancella: per mezzo mio sarà cancellata la miscredenza. Io sono colui che raduna: dopo di me, le persone saranno radunate nella piana della resurrezione (vale a dire che dopo di me rimarrà soltanto il Giorno della Resurrezione). Io sono colui che arriva per ultimo (e colui che arriva per ultimo è colui dopo il quale non verrà più alcun profeta)».

(Arabo *********)

Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah non ha certamente inviato alcun profeta senza che questi mettesse in guardia la propria comunità riguardo al Dajjāl. (Tuttavia, ai loro tempi egli non fece la sua comparsa.) Ora io sono l’ultimo profeta e voi siete l’ultima comunità. Il Dajjāl farà certamente la sua comparsa ora tra voi».

(Arabo *********)

(7) ʿAbd al-Raḥmān ibn Jubayr racconta: Ho sentito ʿAbd Allāh ibn ʿUmar ibn ʿĀṣ dire che un giorno il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) uscì dalla sua casa e venne in mezzo a noi. Venne come se stesse prendendo congedo da noi. Disse per tre volte: «Io sono il profeta illetterato Muhammad». Poi disse: «Dopo di me non vi sarà più alcun profeta».

(Arabo *********)

(8) Il Messaggero di Allah (s) disse: «Dopo di me non vi sarà più alcuna profezia. Rimarranno soltanto le cose che portano buone notizie». Gli fu chiesto: «O Messaggero di Dio, quali sono le cose che portano buone notizie?». Egli rispose: «Il buon sogno». Oppure disse: «Il sogno benefico». (Vale a dire: ormai non vi è più alcuna possibilità che venga rivelata la wahy di Dio. Al massimo si può dire che, se Allah l’Altissimo dà a qualcuno qualche indicazione, essa gli verrà data soltanto attraverso un buon sogno.)

(Arabo *********)

(9) Il Messaggero di Allah (s) disse: «Se dopo di me ci fosse stato un profeta, Umar ibn Khattab avrebbe avuto questo onore».

(Arabo *********)

(10) Il Messaggero di Allah (s) disse ad Hazrat Ali (ra): «Il tuo rapporto con me è come quello di Aronne con Mosè. Tuttavia, dopo di me non vi sarà alcun profeta».

Bukhari e Muslim hanno riportato questo hadith anche nel racconto della battaglia di Tabuk. Nel Musnad di Ahmad sono stati riportati da Hazrat Sa’d ibn Abi Waqqas due hadith dal contenuto analogo. La parte finale di uno di essi è: (Arabo *********) «Tuttavia, dopo di me non vi sarà più alcuna profezia». Dai dettagli riportati da Abu Dawud al-Tayalisi, l’Imam Ahmad e Muhammad Ishaq a questo proposito, si apprende che, prima di partire per la battaglia di Tabuk, il Messaggero di Allah (s) decise di lasciare Hazrat Ali (ra) a Medina Tayyiba per proteggerla e amministrarla. A causa di ciò, gli ipocriti cominciarono a fare diversi commenti. Hazrat Ali (ra) disse al Messaggero di Allah (s): «O Messaggero di Dio, mi lasci forse tra i bambini e le donne?». Il Messaggero di Allah (s), per consolarlo, gli disse: «Il tuo rapporto con me è come quello di Aronne con Mosè». In altre parole, come Hazrat Mosè (as), quando si recò sul monte Sinai, lasciò Hazrat Aronne indietro per occuparsi dei Figli d’Israele, così io ti lascio indietro per proteggere Medina. Ma subito dopo il Messaggero di Allah ebbe anche il timore che, a causa di questo paragone con Hazrat Aronne, potesse in seguito sorgere qualche fitna. Perciò chiarì immediatamente la questione, dicendo: «Dopo di me nessuno sarà profeta».

(Arabo *********)

(11) Hazrat Sawban ha riferito che il Messaggero di Allah (s) disse: «La questione è questa: nella mia ummah vi saranno trenta impostori. Ognuno di loro pretenderà di essere un profeta. Eppure, dopo di me non vi sarà alcun profeta».

Un altro hadith contenente questo stesso insegnamento è stato narrato da Abu Dawud nel «Kitab al-Malahim», da Hazrat Abu Hurayra (ra). Anche Tirmidhi ha narrato questi due hadith da Hazrat Thawban e da Hazrat Abu Hurayra (ra). Il testo della seconda narrazione è il seguente:

(Arabo *********)

Vale a dire che arriveranno addirittura una trentina di impostori. Ognuno di loro affermerà di essere il Messaggero di Allah.

(12) Il Messaggero di Allah (s) disse: Tra i Figli d’Israele che sono vissuti prima di noi vi furono molti uomini ai quali fu rivolta la parola, benché non fossero profeti. Se nella mia comunità vi sarà qualcuno così, sarà Umar.

Nel hadith riportato in Muslim su questo stesso argomento, al posto di (****) è stata usata la parola (****). Tuttavia, i termini mukallim e muhaddith sono sinonimi. Si tratta, cioè, di una persona con la quale Allah l’Altissimo ha parlato, oppure alla quale ha parlato da dietro un velo. Da ciò si comprende che, se al di fuori della profezia qualcuno di questa comunità avrà la fortuna di parlare con Allah, egli sarà unicamente Hazrat Umar.

(Arabo *********)

(13) Il Messaggero di Allah (s) disse: Dopo di me non vi sarà più alcun profeta, né dopo la mia comunità vi sarà un’altra comunità, cioè la comunità di un profeta futuro.

(Arabo *********)

(14) Il Messaggero di Allah (s) disse: «Io sono l’ultimo profeta e la mia moschea (cioè la Moschea del Profeta) è l’ultima moschea». [Coloro che negano il khatm-e nubuwwat adducono questo hadith come prova, sostenendo che, così come il Messaggero di Allah (s) definì la propria moschea l’ultima moschea, sebbene essa non sia l’ultima — dopo di essa sono state costruite innumerevoli moschee nel mondo — allo stesso modo egli disse di essere l’ultimo profeta. Secondo loro, ciò significherebbe che dopo di lui verranno altri profeti. Certamente, egli sarebbe l’ultimo profeta quanto al primato e la sua sarebbe l’ultima moschea quanto al primato. Ma in realtà proprio una simile interpretazione distorta dimostra che costoro hanno perduto la capacità di comprendere il significato delle parole di Allah e del Suo Messaggero. Esaminando tutti gli hadith relativi a questo argomento nel punto di Sahih Muslim in cui questo hadith è riportato, diventa evidente in quale senso il Messaggero di Allah (s) definì la sua moschea l’ultima moschea. Nelle narrazioni di Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui), di Abdullah ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) e di Maymuna (che Allah sia soddisfatto di lei), citate dall’imam Muslim, si afferma che nel mondo esistono soltanto tre moschee che hanno un primato sulle moschee comuni. Pregare in esse procura una ricompensa mille volte maggiore rispetto alle altre moschee; per questo è lecito viaggiare esclusivamente verso queste tre moschee allo scopo di pregarvi. Tra le restanti moschee del mondo, invece, non è lecito viaggiare verso una moschea particolare, trascurando tutte le altre, al solo scopo di pregarvi. La prima di queste è la Masjid al-Haram, costruita dal profeta Ibrahim (pace su di lui). La seconda è la Masjid al-Aqsa, edificata dal profeta Sulayman (pace su di lui), e la terza è la Moschea del Profeta nella città pura di Medina, costruita dal Messaggero di Allah (s). Il significato delle parole del Messaggero di Allah (s) è dunque questo: poiché dopo di me non verrà più alcun profeta, dopo la mia moschea non sarà costruita nel mondo una quarta moschea nella quale la ricompensa della preghiera sia maggiore rispetto alle altre moschee e verso la quale sia lecito viaggiare allo scopo di pregarvi.»

Molti Compagni hanno trasmesso questi hadith direttamente dal Messaggero di Allah (s), e numerosi muhaddith li hanno riportati con catene di trasmissione estremamente solide e affidabili. Dopo averli studiati, risulta chiaro che il Messaggero di Allah (s), usando parole diverse in situazioni diverse e in modi diversi, ha chiarito inequivocabilmente di essere l’ultimo profeta. Dopo di lui non verrà alcun profeta. La successione della profezia si è conclusa con lui, e chiunque, dopo di lui, pretenda di essere un messaggero o un profeta sarà un dajjal e un bugiardo. Quale interpretazione della locuzione coranica «Khatam an-Nabiyyin» potrebbe essere più forte, affidabile e probante di questa? Le parole del Messaggero di Allah costituiscono qui la prova e l’autorità supreme. Inoltre, poiché esse spiegano un versetto del Corano, diventano una prova ancora più forte. La domanda è: chi ha compreso il Corano più di Muhammad (s), e chi ha maggiore diritto di interpretarlo rispetto a lui? Chi esiste mai che possa attribuire un altro significato al khatm-e nubuwwat e che noi siamo disposti non solo ad accettarlo, ma persino a prenderlo in considerazione?

Il consenso dei Compagni

Dopo il Corano e la Sunna, l’ijma, ossia il consenso dei nobili Compagni, è il terzo elemento di fondamentale importanza. Tutte le narrazioni storiche affidabili dimostrano che, subito dopo la morte del Messaggero di Allah (s), i nobili Compagni combatterono collettivamente contro tutti coloro che pretendevano di essere profeti e contro coloro che riconoscevano la loro profezia. A questo proposito, il caso di Musaylima il Bugiardo è particolarmente significativo. Egli non negava la profezia del Messaggero di Allah (s); sosteneva invece di essere stato associato a lui nella profezia. Le parole autentiche della lettera che aveva inviato al Messaggero di Allah prima della sua morte erano le seguenti:

«Dal messaggero di Allah, Musaylima, a Muhammad, il messaggero di Allah. La pace sia su di te. Sappi che sono stato associato a te nell’incarico della profezia.»

Nonostante avesse riconosciuto così esplicitamente la missione di Muhammad, egli fu dichiarato estraneo all’Islam e gli fu fatta guerra. Anche la storia dimostra che i Banu Hanifa credettero sinceramente in lui. Tuttavia, erano caduti nell’errore di ritenere che Muhammad (s) stesso lo avesse associato al proprio incarico profetico. Vi è inoltre un altro fatto: un uomo aveva ricevuto l’insegnamento del Corano a Medina e, recatosi presso i Banu Hanifa, presentò a Musaylima i versetti coranici come versetti rivelati a lui.

(Arabo *********)

Ciononostante, i nobili Compagni non lo riconobbero come musulmano e combatterono contro di lui. [Coloro che negano l’ultima profezia citano, in contrasto con gli hadith del nobile Profeta (s), la seguente narrazione attribuita ad Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei): «Dite certamente che egli è il Khatam an-Nabiyyin; non dite che dopo di lui non vi è alcun profeta». Innanzitutto, citare Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) per negare il chiaro comando del nobile Profeta (s) è pura sfrontatezza. Inoltre, la suddetta citazione attribuita ad Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) non è affatto affidabile. Nessuna opera autorevole di scienza degli hadith menziona questa dichiarazione attribuita ad Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei). Nessun famoso compilatore di hadith ha trascritto o citato questo hadith.

Il suddetto hadith è stato tratto dal tafsir intitolato «Dār-i Manhūr» e da un’altra raccolta di hadith poco conosciuta, intitolata «Takmila Majmaʿ-ul-Bihār»; tuttavia, non si sa nulla riguardo alla sua origine o alla sua attendibilità. Menzionare le parole di ʿĀʾisha (ra) per negare un hadith chiaro, trasmesso dal Messaggero (s) o riportato da famosi trasmettitori di hadith attraverso fonti estremamente affidabili, è soltanto una gravissima insolenza. Non è quindi possibile sostenere che i Compagni non dichiararono guerra contro di lui perché egli era uscito dall’Islam; piuttosto, gli fu dichiarata guerra proprio perché aveva proclamato una ribellione. Secondo la legge islamica, anche se si combatte contro musulmani ribelli, i loro prigionieri di guerra non possono essere ridotti in schiavitù. Anzi, non soltanto un musulmano, ma anche un dhimmī (non musulmano), qualora proclami una ribellione, non può essere ridotto in schiavitù dopo essere stato arrestato. Tuttavia, durante la guerra contro Musaylima e i suoi seguaci, Abū Bakr al-Ṣiddīq (ra) dichiarò che le loro figlie e i loro figli minorenni sarebbero stati ridotti in schiavitù e, dopo la loro cattura, si constatò che erano stati effettivamente ridotti in schiavitù. ʿAlī (ra) divenne proprietario di una prigioniera di guerra appartenente a quel gruppo. Il figlio nato da quella prigioniera, Muḥammad ibn al-Ḥanafiyya, divenne in seguito una figura universalmente conosciuta nella storia dell’Islam.

(Arabo *********) Da ciò risulta chiaramente che il crimine per il quale i nobili Compagni combatterono contro di lui non era il crimine della ribellione; il crimine consisteva invece nel fatto che un uomo rivendicava la profezia dopo Muḥammad, ṣallā Allāhu ʿalayhi wa-sallam, e che altre persone credevano nella sua profezia. Questa misura fu adottata immediatamente dopo la morte del Messaggero di Allah. A guidarla fu Abū Bakr al-Ṣiddīq (ra), e l’intero gruppo dei Compagni avanzò unanimemente sotto la sua guida per portare a termine quest’azione. Quale esempio del consenso unanime dei Compagni potrebbe essere più chiaro di questo?

Il consenso unanime degli studiosi

Nella Sharīʿa, dopo il consenso unanime dei Compagni, la prova più forte del quarto grado è il consenso unanime degli studiosi delle generazioni successive ai Compagni. Esaminando la questione da questo punto di vista, si constata che, dal primo secolo dell’Egira fino a oggi, gli studiosi di ogni epoca e di ogni regione dell’intero mondo musulmano sono sempre stati concordi sul fatto che:

«Dopo Muḥammad, ṣallā Allāhu ʿalayhi wa-sallam, nessuno può essere profeta. Chiunque, dopo di lui, rivendichi la profezia, e chiunque accetti questa falsa pretesa, è un kāfir e non ha posto nella comunità dell’Islam.»

Presento alcune prove a questo proposito:

(1) All’epoca dell’Imām Abū Ḥanīfa (80-150 Egira), un uomo rivendicò la profezia e disse: «Datemi l’opportunità e presenterò il segno della profezia.»

Avendo udito ciò, l’Imām dichiarò: chiunque chieda a costui di mostrare un segno della profezia diventerà anch’egli un kāfir. Infatti, il Messaggero di Allah (s) ha detto: (******) «Non vi è alcun profeta dopo di me.»

(Arabo *********)

(2) L’eminente studioso Ibn Jarir al-Tabari (224-310 dell’Egira) scrive, nel suo celebre commentario coranico, a proposito dell’interpretazione del versetto (Arabo *******) :

(Arabo *******)

Vale a dire: «Colui che ha concluso la profezia e vi ha apposto il sigillo: fino al Giorno del Giudizio la sua porta non sarà aperta a nessun altro». (Tafsir di Ibn Jarir, volume ventiduesimo, pagina 12)

(3) L’eminente studioso Ibn Hazm al-Andalusi (384-456 dell’Egira) ha scritto: Certamente, la catena della rivelazione si è conclusa dopo il Messaggero di Allah (s.). La prova a sostegno di ciò è che la rivelazione giunge soltanto a un profeta, e l’Altissimo Allah ha detto: «Muhammad non è il padre di nessuno dei vostri uomini; egli è però il Messaggero di Allah e l’ultimo dei profeti». (Al-Muhalla, volume primo, pagina 26).

(4) L’imam al-Ghazali (450-505 dell’Egira) dice: «L’intera comunità musulmana ha unanimemente tratto da questa frase il significato secondo cui il Messaggero di Allah (s.) ha dichiarato esplicitamente che dopo di lui non verranno né un messaggero né un profeta; qui non vi è alcuna possibilità di attribuirle un significato particolare, né di stravolgere la frase o di tirarla per i capelli per ricavarne un secondo significato. Pertanto, chi da essa ricaverà forzatamente un secondo significato esprimerà un’affermazione assurda e frutto di pura fantasia, e non vi è alcun impedimento a emettere, sulla base della sua affermazione, una fatwa di incredulità contro di lui. Infatti, egli ha negato la veridicità del versetto coranico riguardo al quale l’intera comunità musulmana concorda che non può essergli attribuito un secondo significato, né se ne può ricavare forzatamente un altro». (Al-Iqtisad fi al-I’tiqad, pagina 113)

(5) Muhyi al-Sunna al-Baghawi (morto nel 510 dell’Egira) ha scritto nel suo commentario Tafsir ‘Alim al-Tanzil: Attraverso il Messaggero di Allah (s.), l’Altissimo Allah ha concluso la catena della profezia. Pertanto, egli è l’ultimo dei profeti, e Ibn Abbas dice che Allah l’Altissimo ha decretato in questo versetto che dopo Muhammad (s.) non vi è alcun profeta. (Volume terzo, pagina 158)

(6) L’eminente studioso al-Zamakhshari (467-538 dell’Egira) ha scritto nel Tafsir al-Kashshaf: Se dite: come può il Messaggero di Allah (s.) essere l’ultimo profeta, dal momento che Gesù (pace su di lui) discenderà alla fine dei tempi?, io risponderò: il significato del fatto che il Messaggero di Allah sia l’ultimo profeta è che dopo di lui nessun altro sarà insediato nella posizione di profeta. Gesù (pace su di lui) è stato costituito profeta prima del Messaggero di Allah (s.). Dopo la sua discesa, egli seguirà il Messaggero di Allah (s.) e pregherà rivolto verso la sua qibla. In altre parole, sarà incluso nella comunità del Messaggero di Allah (s.). (Volume secondo, pagina 115)

(7) Qāḍī ʿIyāḍ (morto nel 544 dell’Egira) ha scritto: chiunque rivendichi per sé la profezia, oppure ritenga lecito credere che una persona qualsiasi possa conseguire la profezia mediante i propri sforzi e possa elevarsi al rango di profeta, almeno attraverso la purificazione — come ritengono alcuni filosofi e alcuni sufi dalla mente deviata — e allo stesso modo chi, pur non rivendicando la profezia, affermi di ricevere la rivelazione, tutte queste persone sono miscredenti e smentiscono la profezia del Messaggero di Allah. Egli infatti ha annunciato di essere l’ultimo dei profeti e che dopo di lui non verrà alcun profeta; inoltre ha trasmesso da parte di Allah la notizia che Egli ha posto fine alla profezia e lo ha inviato a tutta l’umanità. L’intera comunità musulmana concorda sul fatto che qui debba essere adottato il significato apparente dell’espressione e concorda altresì che non vi sia alcuna possibilità di attribuirle un altro significato. Pertanto, alla luce del Corano, degli hadith e del consenso unanime, non vi è alcun dubbio sulla miscredenza dei gruppi sopra menzionati. (Al-Shifāʾ, volume II, pp. 270-271)

(8) L’Allāma al-Shahrastānī (morto nel 548 dell’Egira) ha scritto nella sua celebre opera al-Milal wa al-Niḥal: chiunque affermi che, anche dopo Muḥammad — che Allah lo benedica e gli conceda la pace —, verrà un altro profeta, fatta eccezione per ʿĪsā, non può essere considerato miscredente senza che vi sia alcun dissenso tra due persone qualsiasi. (volume III, p. 249)

(9) L’Imām al-Rāzī, nel suo Tafsīr al-Kabīr, spiegando l’espressione «sigillo dei profeti», dice: in questa formulazione, l’espressione «sigillo dei profeti» è stata usata perché, se il profeta dopo il quale verrà un altro profeta lasci qualche incompletezza nella spiegazione dei consigli e delle direttive, il profeta che verrà dopo di lui potrà completarla. Ma colui dopo il quale non verrà alcun altro profeta sarà molto affettuoso verso la propria comunità e le offrirà una guida chiara. Infatti il suo esempio è quello di un padre che sa che, dopo la sua morte, il figlio non avrà un altro tutore né un altro sostenitore. (volume VI, p. 581)

(10) L’Allāma al-Bayḍāwī ha scritto nel suo Tafsīr Anwār al-Tanzīl: cioè, egli è l’ultimo dei profeti. Ha posto fine alla successione dei profeti, oppure per mezzo suo è stato apposto il sigillo alla successione dei profeti. E il fatto che, dopo di lui, ʿĪsā discenderà non reca alcun pregiudizio alla conclusione della profezia, poiché egli discenderà seguendo la religione del Messaggero di Allah. (volume IV, p. 164)

(11) L’Allāma Ḥāfiẓ al-Dīn al-Nasafī (morto nel 810 dell’Egira) ha scritto nel suo Tafsīr Madārik al-Tanzīl: il Messaggero di Allah è il sigillo dei profeti. Cioè, egli è l’ultimo dei profeti. Dopo di lui nessun’altra persona sarà designata come profeta. Quanto a ʿĪsā, egli era stato stabilito nella funzione profetica prima del Messaggero di Allah. Quando poi discenderà, sarà seguace della legge religiosa del Messaggero di Allah; cioè, sarà membro della comunità del Messaggero di Allah. (p. 471)

(12) L’Allāma ʿAlāʾ al-Dīn al-Baghdādī ha scritto nel suo Tafsīr Khāzin: (Arabo *****) cioè, Allah ha posto fine alla profezia del Messaggero di Allah. Pertanto, dopo di lui non vi è alcuna profezia e nessuno è suo compartecipe in questa materia.

cioè, Allah sa che dopo di lui non vi è alcun profeta» (pp. 371-472)

(13) L’Allāma Ibn Kathīr (morto nel 774 dell’Egira) ha scritto nel suo celebre commentario: è dunque evidente, alla luce del versetto in questione, che, poiché dopo il Messaggero di Allah non vi è alcun profeta, non può nemmeno sorgere la questione di un altro messaggero. Infatti, la missione messaggeriale è una dignità particolare, mentre la dignità della profezia è più generale. Ogni messaggero è profeta, ma non ogni profeta è messaggero. Chiunque, dopo il Messaggero di Allah, rivendichi questa dignità sarà un mentitore, un impostore, un dajjāl e uno sviato. Per quanto possa essere capace di provocare sconvolgimenti nell’ordine naturale e di compiere prodigi mediante la magia, la sua pretesa non deve essere accettata. Fino al Giorno della Resurrezione, tutti coloro che rivendicheranno questa dignità avranno una condizione di questo genere. (volume III, pp. 493-494)

(14) Allama Jalaluddin Suyuti (morto: 911 dell’Egira) ha scritto nel suo Tafsir al-Jalalayn: «Ciò significa che Allah l’Altissimo sa che dopo il Messaggero di Allah (s) non vi è alcun profeta. E che, dopo la discesa di Hazrat Isa (a), egli agirà conformemente alla sharia del Messaggero di Allah». (pagina 768)

(15) Allama Ibn Nujaym (morto: 970 dell’Egira) ha scritto nel celebre libro di usul al-fiqh, al-Ashbah wa-n-Naza’ir, nel «Kitab as-Siyar», capitolo «Bab ar-Ru’ya»: se qualcuno non ritiene che Muhammad (sallallahu alayhi wa sallam) sia l’ultimo profeta, non è musulmano. Ciò perché conoscere e riconoscere queste parole rientra tra le necessità fondamentali della religione. (pagina 179)

(16) Mulla Ali Qari (morto: 1016 dell’Egira) ha scritto nello Sharh Fiqh al-Akbar: «Secondo il consenso unanime, affermare la profezia di un’altra persona dopo il nostro Messaggero (s) è kufr». (pagina 202)

(17) Shaykh Ismail Haqqi (morto: 1137 dell’Egira), a proposito dell’interpretazione riportata nel Tafsir Ruh al-Bayan, ha scritto: gli studiosi hanno letto la parola “khatam” con la fatha sulla ta; il suo significato è uno strumento con cui si appone un sigillo, cioè uno strumento per sigillare.

Ciò significa che il Messaggero di Allah (s) è venuto per ultimo tra tutti i profeti e che, per mezzo suo, è stata apposta la sigilla sulla catena dei profeti. In persiano lo chiameremmo “Mohr Paygambar”, cioè colui per mezzo del quale è stata apposta la sigilla alla porta della profezia, che è stata così chiusa, e la catena dei profeti è stata portata a compimento. Altri lettori hanno letto la parola con la kasra sotto la ta: “Khatim an-Nabiyyin”. Ciò significa che il Messaggero di Allah era colui che apponeva il sigillo; in altre parole, colui che sigillava i profeti. In questo modo il significato della parola diventa sinonimo di “khatam”. Dunque, dopo il Messaggero di Allah (s), gli studiosi della sua comunità avrebbero ricevuto da lui, per eredità, soltanto la sua rappresentanza. Con la sua morte ebbe termine anche l’eredità della profezia, e la discesa di Hazrat Isa (a) dopo di lui non arrecherà alcuna imperfezione alla sua profezia. Infatti, essere Khatim an-Nabiyyin significa che dopo di lui nessuno sarà nominato profeta, mentre Hazrat Isa (a) era stato nominato profeta prima di loro. Pertanto, egli sarà annoverato tra i seguaci del Messaggero di Allah, pregherà rivolto verso la qibla del Messaggero di Allah e farà parte della sua comunità. In quel momento non scenderà alcuna rivelazione su Hazrat Isa (a), né egli emanerà nuove disposizioni giuridiche; sarà invece il rappresentante del Messaggero di Allah. Ahl as-Sunna wa-l-Jama‘a è unanime sul fatto che dopo il nostro profeta non vi sia alcun profeta. Infatti Allah l’Altissimo ha detto: Muhammad (sallallahu alayhi wa sallam) è l’ultimo profeta. E il Messaggero di Allah ha detto: “Dopo di me non vi sarà alcun profeta”. Pertanto, chiunque dica ora che dopo Muhammad (s) vi sia un profeta sarà dichiarato kafir, poiché ha negato il Corano; allo stesso modo sarà dichiarato kafir chi nutra dubbi al riguardo. Infatti, dopo che le prove evidenti hanno separato la verità dalla falsità, la sua pretesa sarà respinta. E chiunque rivendichi la profezia dopo Muhammad (s), vedrà respinta la propria pretesa. (volume ventiduesimo, pagina 188)

(18) Nel libro intitolato Fatawa Alamgiri, redatto collettivamente dai più eminenti studiosi dell’India e del Pakistan nell’anno 1200 dell’Egira, su ordine dell’imperatore Aurangzeb Alamgir, è riportato: se qualcuno ritiene che Muhammad (s) non sia l’ultimo profeta, non è musulmano; e se afferma di essere il messaggero di Allah o un profeta, sarà emessa contro di lui una fatwa di kufr. (secondo volume, pagina 263)

(19) Allama Shawkani (morto: 1255 dell’Egira) ha scritto nel suo Tafsir Fath al-Qadir: l’intera comunità musulmana ha letto la parola “khatim” con la kasra sotto la ta, mentre una sola persona l’ha letta con la fatha. La prima lettura significa che il Messaggero di Allah ha posto fine a tutti i profeti, cioè è venuto per ultimo; la seconda significa che egli è un sigillo per tutti i profeti e che, per mezzo suo, la catena dei profeti è stata chiusa con un sigillo. Di conseguenza, la loro schiera è divenuta perfetta. (quarto volume, pagina 275)

(20) Allama Alusi (morto: 1280 dell’Egira) ha scritto nel Tafsir Ruh al-Ma‘ani: la parola “profeta” ha un significato più generale della parola “messaggero”. Pertanto, il fatto che il Messaggero sia Khatim an-Nabiyyin significa anche che egli è Khatim al-Mursalin. Egli è l’ultimo profeta e l’ultimo messaggero: ciò significa che, dopo che egli ebbe ricevuto nel mondo la qualità della profezia, questa qualità scomparve per sempre dagli esseri umani e dai jinn. (volume ventiduesimo, pagina 32)

Chiunque pretenda di ricevere la rivelazione della profezia dopo il Messaggero di Allah sarà considerato un infedele. Tra i musulmani non vi è spazio per divergenze su questo punto. (Ventiduesimo volume, p. 38)

«Il Corano ha proclamato in termini inequivocabili che il Messaggero di Allah è l’ultimo profeta; la Sunna del Messaggero di Allah lo ha spiegato con assoluta chiarezza e l’intera comunità musulmana lo ha messo in pratica. Pertanto, chiunque avanzi una pretesa contraria sarà considerato un infedele». (Ventiduesimo volume, p. 39)

Ho citato qui le spiegazioni e le opinioni dei più eminenti sapienti, giuristi, tradizionisti e commentatori del mondo musulmano, dal subcontinente indo-pakistano, attraverso il Marocco e l’Andalusia, dalla Turchia fino allo Yemen. Insieme ai loro nomi ho indicato anche le loro date di nascita e di morte. Da ciò si può comprendere che tra loro sono inclusi i più eminenti sapienti della storia dell’Islam, dal primo al tredicesimo secolo dell’Egira. Avrei potuto citare anche le opinioni dei sapienti del quattordicesimo secolo dell’Egira, ma ho deliberatamente tralasciato di farlo, poiché erano contemporanei di Mirza Ghulam Ahmad Qadiani. E forse molti potrebbero dire che essi abbiano esposto questo significato della conclusione della profezia proprio con l’intento di opporsi a Mirza Sahib. Per questo ho presentato qui soltanto le citazioni delle opinioni dei sapienti delle epoche precedenti a Mirza Sahib, poiché non si può neppure sollevare la questione di un loro contrasto con lui. Da queste opinioni è stato dimostrato in modo definitivo che, dal primo secolo dell’Egira fino a oggi, l’intero mondo musulmano ha unanimemente interpretato l’espressione «Khātim al-nabiyyīn» come «ultimo profeta». I musulmani di ogni epoca hanno sostenuto la medesima dottrina: dopo il Messaggero di Allah, la porta della profezia è stata chiusa per sempre. Essi hanno unanimemente riconosciuto che chiunque pretenda di essere profeta o messaggero dopo Muhammad, e chiunque accetti la sua pretesa, diventa infedele; su questo punto, in nessuna epoca è sorta tra i musulmani neppure la più insignificante divergenza. Alla luce di questa discussione, dunque, ogni persona dotata di ragione e discernimento può decidere se, contro il significato dell’espressione «Khātim al-nabiyyīn» attestato dai dizionari arabi, contro il significato che emerge dal contesto del versetto coranico, contro ciò che il Messaggero di Allah stesso ha spiegato, contro il consenso dei nobili Compagni e contro ciò che l’intera comunità musulmana ha riconosciuto unanimemente e senza ambiguità dall’epoca dei Compagni fino a oggi, vi sia spazio o possibilità di adottare un altro significato, aprendo cioè la porta della profezia a un nuovo pretendente. E come si possono riconoscere come musulmane persone che non si sono limitate a esprimere la mera idea di aprire la porta della profezia, ma hanno fatto entrare attraverso quella porta un individuo nell’edificio della profezia e sono persino giunte a credere nella sua «profezia»?

A questo proposito bisogna considerare tre questioni.

Dio è forse ostile alla nostra fede?

La prima questione è che la profezia è un argomento di grandissima importanza. Dal punto di vista del Corano, essa fa parte dei fondamenti della dottrina islamica; dalla sua accettazione o negazione dipendono la fede e l’infedeltà dell’uomo. Se una persona è un profeta e la gente non la riconosce, diventa infedele. Allo stesso modo, coloro che riconoscono come profeta una persona che non lo è diventano anch’essi infedeli. In una situazione così complessa non si può concepire alcuna forma di disattenzione da parte di Dio l’Altissimo. Se fosse previsto l’avvento di un profeta dopo Muhammad, Dio stesso lo avrebbe dichiarato nel Corano con parole chiare e inequivocabili, lo avrebbe proclamato pubblicamente per mezzo del Messaggero di Allah, e il Messaggero di Allah non avrebbe mai lasciato questo mondo prima di aver informato pienamente l’intera comunità che dopo di lui sarebbero venuti altri profeti e che tutti noi saremmo stati obbligati ad accettarli. La porta della profezia sarebbe rimasta aperta dopo il Messaggero di Allah e attraverso quella porta sarebbe entrato un profeta, senza credere nel quale non avremmo potuto rimanere musulmani; eppure non solo siamo stati lasciati completamente all’oscuro su questo punto, ma, al contrario, Dio e il Suo Messaggero hanno detto concordemente cose tali che, per milletrecento anni, l’intera comunità ha ritenuto — e ritiene ancora oggi — che dopo Muhammad non verrà alcun altro profeta. Perché Dio e il Suo Messaggero ci avrebbero trattati in questo modo? Dio e il Suo Messaggero non nutrono certo alcuna ostilità verso la nostra religione e la nostra fede!

Ammettiamo, per amore di discussione, che la porta della profezia sia ancora aperta e che, dopo l’avvento di un profeta, noi possiamo negarlo senza timore né preoccupazione: allora vi sarebbe da temere soltanto di essere interrogati davanti a Dio. Ma se, nel Giorno del Giudizio, Egli ci chiedesse conto di ciò, presenteremmo direttamente davanti al Suo tribunale i documenti già menzionati. Da ciò risulterebbe almeno che sono stati il Libro di Dio e la Sunna del Messaggero a gettarci in questa infedeltà! Possiamo affermare senza timore che, dopo aver esaminato tali documenti, Dio non ci punirà per non aver creduto in un nuovo profeta. Ma se davvero la porta della profezia fosse stata chiusa, se non potesse venire alcun nuovo profeta e, nonostante tutto ciò, qualcuno credesse in un pretendente alla profezia, allora dovrebbe riflettere se, per salvarsi dalla colpa di questa infedeltà, potrebbe presentare davanti a Dio qualche documento grazie al quale sperare di essere liberato. Prima di comparire in tribunale, dovrebbe analizzare qui stesso le prove raccolte per la propria difesa. E alla luce delle prove che abbiamo presentato, dovrebbe giudicare se una persona assennata potrebbe, affidandosi alla difesa su cui basa la propria condotta, accogliere il rischio di subire la punizione dell’infedeltà.

Perché c’è bisogno di un profeta adesso?

La seconda questione è che nessuno può sviluppare in sé la qualità della profezia progredendo nell’adorazione e nelle opere buone. L’idoneità alla profezia non è qualcosa che si possa acquisire. La profezia non viene conferita agli uomini come ricompensa per un grande servizio. Piuttosto, in caso di una particolare necessità, Allah l’Altissimo concede questo onore a una persona particolare. Quando si presenta tale necessità, Allah l’Altissimo eleva allora una persona a questa dignità; e quando la necessità non sussiste o viene meno, Allah l’Altissimo non continua inutilmente a inviare un profeta dopo l’altro. Quando cerchiamo nel Nobile Corano in quali circostanze sorga la necessità di inviare un profeta, vi troviamo quattro situazioni di questo genere:

La necessità di inviare un profeta a una determinata nazione sorge quando in precedenza non è giunto alcun profeta tra loro e non è giunto loro neppure il messaggio di un profeta inviato a un’altra nazione.

La necessità di inviare un profeta sorge quando la nazione interessata dimentica gli insegnamenti dei profeti inviati in precedenza, oppure tali insegnamenti vengono alterati e diventa impossibile seguire il cammino da loro indicato.

L’istruzione delle genti non ha potuto raggiungere la perfezione per mezzo dei profeti inviati in precedenza e, per il completamento della religione, si rende necessario un profeta aggiuntivo.

Un profeta ha bisogno di un altro profeta che lo aiuti e lo sostenga.

Dalla discussione precedente è ormai chiaro che, dopo il Messaggero di Allah, non vi è alcuna necessità di un profeta.

Il Corano stesso afferma che il Messaggero di Allah è stato inviato come guida per il mondo intero. La storia culturale del mondo mostra che, dal momento in cui egli ricevette la profezia, nel mondo intero prevalgono condizioni tali da permettere che il suo invito raggiunga sempre tutte le nazioni del mondo. Anche dopo di ciò, non vi è alcuna necessità di inviare profeti distinti a ciascuna nazione.

Il Corano afferma questo, e al contempo tutte le narrazioni degli hadith e della sīra ne sono testimoni: gli insegnamenti del Messaggero di Allah sono stati conservati in forma completamente autentica e incontaminata. Non vi è stata alcuna alterazione o modifica. Nel Corano che egli portò non è stata aggiunta né tolta una sola parola fino a oggi, e ciò non potrà accadere neppure fino al Giorno della Risurrezione. Anche le istruzioni che impartì attraverso le proprie parole e le proprie azioni ci sono pervenute oggi in una forma tale che è come se vivessimo nella sua epoca. Pertanto, anche la seconda necessità è venuta meno.

Inoltre, il Nobile Corano afferma chiaramente che, per mezzo del Messaggero di Allah, la religione di Dio è stata perfezionata. Pertanto, non vi è più bisogno di alcun profeta neppure per il completamento della religione.

Resta ora la quarta necessità. A questo proposito, la mia affermazione è che, se per tale ragione fosse stato necessario un profeta, egli sarebbe stato inviato insieme al Messaggero di Allah nella sua epoca. Ma tutti sanno che nessun profeta fu inviato nell’epoca del Messaggero di Allah; pertanto, questa ragione è venuta meno.

Ora vogliamo sapere quale sia la quinta ragione per cui dovrebbe venire un nuovo profeta dopo il Messaggero di Allah. Se qualcuno dicesse che l’intera comunità si è corrotta e che, per riformarla, è necessario un altro nuovo profeta, gli chiederemmo: è mai venuto al mondo, fino a oggi, un profeta soltanto per riformare, tanto che proprio per questo scopo dovrebbe apparire un altro nuovo profeta? I profeti vengono inviati proprio per trasmettere la rivelazione, poiché è al profeta che viene rivelata la rivelazione. E la rivelazione è necessaria per portare un nuovo messaggio o per proteggere dalla distorsione il messaggio precedente. Dopo che il Corano di Allah e la Sunna del Messaggero di Allah sono stati preservati, quando la religione di Allah è stata perfezionata e ogni possibile necessità della rivelazione è venuta meno, per la riforma resta soltanto la necessità della riforma, non quella di un profeta.

La nuova profezia oggi non è una misericordia per i musulmani, ma equivale a una maledizione

Il terzo punto è che, ogni volta che apparirà un profeta tra un popolo, proprio allora sorgerà la questione della miscredenza e della fede. Coloro che riconosceranno quel profeta apparterranno a un’unica comunità, mentre coloro che lo rinnegheranno formeranno necessariamente una comunità distinta. Il contrasto tra queste due comunità non resterà al livello di una divergenza parziale; di conseguenza, finché una delle due non abbandonerà le proprie convinzioni e il proprio credo, i due gruppi non potranno mai riunirsi. Inoltre, in pratica, le fonti della guida e della legge saranno diverse per ciascuno di essi. Infatti, un gruppo elaborerà le proprie leggi dalla rivelazione e dalla Sunna del proprio profeta, mentre il secondo gruppo rifiuterà innanzitutto di riconoscere proprio queste due cose come fonti della propria legge. Pertanto, la creazione di una società comune attraverso la loro unione non sarà mai possibile.

Dopo aver osservato queste verità luminose, chiunque potrà comprendere chiaramente che il «sigillo della profezia» è una grande misericordia di Allah Onnipotente per la comunità musulmana. Grazie a esso, l’intera comunità musulmana ha potuto entrare in una fratellanza eterna e universale. Questa realtà ha ora protetto i musulmani da tutte le divergenze fondamentali che avrebbero seminato tra loro i germi di una separazione perpetua. Pertanto, chi riconosce Muhammad, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, come guida e condottiero, e non desidera volgersi ad alcuna fonte di guida diversa dall’insegnamento da lui impartito, può oggi entrare in questa fratellanza. Se la porta della profezia non fosse stata chiusa, la comunità musulmana non avrebbe mai trovato questa unità, poiché dopo l’avvento di ogni profeta tale unità sarebbe andata in frantumi.

Anche la ragione e la coscienza umana confermano che, dopo aver donato una religione universale e perfetta e averla preservata da ogni forma di distorsione e alterazione, la porta della profezia dovrebbe essere chiusa. In tal modo, con l’avvento collettivo di questo ultimo profeta, i musulmani di tutto il mondo potranno rimanere per sempre parte di un’unica comunità e l’arrivo, senza necessità, di nuovi profeti non potrà creare ripetutamente divisioni all’interno della comunità. Che il profeta sia zillī oppure burūzī, dotato di una comunità, di una legge religiosa e di un Libro — in qualunque condizione egli sia profeta e venga inviato da parte di Dio — la conseguenza inevitabile della sua venuta sarà che coloro che lo accetteranno costituiranno una comunità, mentre coloro che non lo accetteranno saranno considerati miscredenti. Quando si presenta una reale necessità dell’invio di un profeta, allora, e soltanto allora, questa divisione è inevitabile. Ma quando non vi è alcuna necessità del suo avvento, non si può in alcun modo attendere dalla saggezza e dalla misericordia di Dio che Egli coinvolga inutilmente i Suoi servi nello scontro tra miscredenza e fede, negando loro l’opportunità di appartenere collettivamente a un’unica comunità. Pertanto, tutto ciò che è dimostrato dal Corano, dalla Sunna e dall’ijmāʿ è riconosciuto come corretto anche dalla ragione e dalla coscienza umana, e da ciò risulta che la porta della profezia oggi dovrebbe rimanere chiusa.

Il significato del «Messia promesso»

Coloro che invitano alla nuova profezia sono soliti dire ai musulmani ignoranti che negli hadith è stata annunciata la venuta del «Promesso Messia». E il Messia era un profeta. Pertanto, la sua venuta non incide in alcun modo sul sigillo della profezia. Al contrario, sia il sigillo della profezia sia la venuta del «Promesso Messia» sono ugualmente vere.

A questo proposito aggiungono che il venerabile Gesù, figlio di Maria, non è il «Promesso Messia». Egli è morto. Colui la cui venuta è stata annunciata negli hadith sarebbe il «Messia simile al Messia», cioè un Messia simile al venerabile Gesù. E sarebbe quel «tal dei tali» che è apparso recentemente. Accettandolo, non si contraddice la fede nel sigillo della profezia.

Per squarciare il velo di questo inganno, qui trascrivo, con le relative fonti, gli hadith autentici citati su questo argomento nei libri affidabili degli hadith. Esaminando questi hadith, ciascuno potrà comprendere da sé che cosa disse il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, e come oggi egli viene rappresentato.

Hadith riguardanti la discesa del venerabile Gesù

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(1) Il venerabile Abu Hurayra, che Allah si compiaccia di lui, ha narrato che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, disse: «Giuro per l’Essere maestoso nella cui mano si trova la mia vita: certamente il figlio di Maria scenderà tra voi come governante giusto. Poi spezzerà la croce e ucciderà il maiale». [Spezzare la croce e uccidere il maiale significa che l’esistenza della religione come religione distinta verrà abolita. L’intera struttura della religione cristiana poggia sulla credenza che Allah abbia dato al Suo unico figlio, cioè al venerabile Gesù, la morte completa sotto la “maledizione” dopo averlo fatto crocifiggere. E con ciò i peccati di tutta l’umanità sarebbero stati espiati. La differenza tra i cristiani e le comunità degli altri profeti consiste nel fatto che essi hanno adottato soltanto questa credenza e poi hanno respinto tutta la legge divina. Hanno persino dichiarato lecito il maiale, che è vietato nella legge di tutti i profeti.»

Pertanto, quando il venerabile Gesù stesso verrà e dirà: «Io non sono il figlio di Dio, non sono stato crocifisso e ucciso, e non sono stato l’espiazione dei peccati di nessuno», allora le fondamenta della fede cristiana saranno sradicate dalle radici. Analogamente, quando dirà: «Non ho dichiarato lecito il maiale per i miei seguaci, né li ho liberati dalle prescrizioni della legge», anche la seconda caratteristica della religione cristiana sarà eliminata.

In altre parole, allora le differenze tra le religioni saranno eliminate e gli uomini entreranno tutti nell’unica religione dell’Islam. Di conseguenza non ci sarà più bisogno della guerra e non verrà riscosso il tributo della jizya da nessuno. Gli hadith successivi, il numero 5 e il numero 15, lo hanno dimostrato. Egli porrà fine alla guerra (in un’altra versione, al posto di «guerra» è riportata la parola «jizya», cioè porrà fine alla jizya). A quel punto la ricchezza aumenterà tanto che non ci sarà nessuno disposto ad accettarla, e (la situazione arriverà al punto che l’uomo) considererà più prezioso, per amore di Allah, compiere una sola prosternazione che il mondo e tutto ciò che contiene.

(2) In un altro hadith, Hazrat Abu Hurayra (ra) narrò che (Arabo **********)

Il Giorno della Resurrezione non avrà luogo finché Gesù, figlio di Maria, non sarà disceso….” E in seguito è stato detto che ciò è pienamente conforme al suddetto hadith. – (Bukhari, Kitab al-Mazalim, Bab Kasr al-Salib; Ibn Majah, Kitab al-Fitan, Bab Fitnat al-Dajjal)

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(3) Hazrat Abu Hurayra (ra) narrò che il Messaggero di Allah (s) disse: «Come sarete quando il figlio di Maria scenderà tra voi e il vostro imam sarà scelto tra voi stessi?» [Vale a dire che Hazrat Gesù (as) non guiderà la preghiera. Egli pregherà dietro l’imam precedentemente designato dai musulmani.]

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(4) Hazrat Abu Hurayra narrò che il Messaggero di Allah (s) disse: «Gesù, figlio di Maria, scenderà. Poi ucciderà i maiali e distruggerà la croce. Per lui saranno recitate più preghiere nello stesso momento. Distribuirà così tanta ricchezza che alla fine non si troverà nessuno disposto a riceverla. Abolirà il tributo kharaj. Soggiornando in un luogo chiamato Rawha [Rawha è il nome di un luogo situato a 25 miglia da Medina], da lì compirà il pellegrinaggio hajj o la visita ʿumra, oppure entrambi. (Il narratore rimase incerto su quale di queste cose avesse menzionato il Messaggero di Allah.)»

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(5) Hazrat Abu Hurayra narrò che, dopo aver descritto l’uscita del Dajjal, il Messaggero di Allah disse: «Nel frattempo, mentre i musulmani si prepareranno a combatterlo, si disporranno in ranghi e sarà terminata la recitazione dell’iqāma per la preghiera, Gesù, figlio di Maria, scenderà e guiderà i musulmani nella preghiera. Il nemico di Allah, il Dajjal, non appena lo vedrà, comincerà a dissolversi come il sale si dissolve nell’acqua. Anche se Gesù (as) lo abbandonasse in tale stato, egli si dissolverebbe e morirebbe. Ma Allah l’Altissimo lo ucciderà per mano di Hazrat Gesù (as). Egli mostrerà ai musulmani la punta della propria lancia, tinta del sangue del Dajjal.»

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(6) Hazrat Abū Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) ha narrato che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Tra me e lui, cioè Hazrat Gesù, non vi sarà alcun altro profeta. Egli discenderà. Appena lo vedrete, lo riconoscerete. Sarà di statura media. La sua carnagione sarà una mescolanza di rosso e bianco. Indosserà due vesti gialle. Dai capelli della sua testa sembrerà che l’acqua stia per gocciolare, sebbene non saranno affatto bagnati. Combatterà la gente per l’Islam. Spezzerà la croce in pezzi. Ucciderà i maiali. Abolirà la tassa jizya. Durante la sua epoca, Allah annienterà tutte le comunità. Ucciderà il Masīḥ al-Dajjāl e rimarrà nel mondo per quarant’anni. Poi morirà e i musulmani pregheranno la ṣalāt funebre per lui.»

(Arabo **********)

(7) Hazrat Jābir ibn ʿAbd Allāh (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Ho sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: … Poi Gesù figlio di Maria discenderà. L’emiro dei musulmani gli dirà: “Venga, ci guidi nella preghiera”. Ma egli dirà: “No, voi siete emiri gli uni degli altri”. [Vale a dire che il vostro emiro dovrebbe essere scelto tra voi stessi.] Lo dirà in considerazione dell’onore che Allah l’Altissimo ha conferito a questa comunità.»

(Arabo **********)

(8) Hazrat Jābir ibn ʿAbd Allāh ha narrato, riguardo a Ibn Ṣayyād, che poi ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb disse: «O Messaggero di Allah, permettimi di ucciderlo». Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Se egli è quella persona, cioè il Dajjāl, non sarete voi a ucciderlo; lo ucciderà invece Gesù figlio di Maria. E se non è quella persona, non avete alcun diritto di uccidere qualcuno tra i protetti.»

(Arabo **********)

(9) Hazrat Jābir ibn ʿAbd Allāh ha narrato che, riguardo al Dajjāl, il Messaggero di Allah disse: «In quel momento Gesù figlio di Maria apparirà improvvisamente tra i musulmani. Allora la gente si alzerà per la preghiera. Gli sarà detto: “O Spirito di Allah, avanza!”. Ma egli dirà: “No, il vostro imam deve stare davanti a voi; sarà lui a guidare la preghiera”. Poi, dopo la preghiera dell’alba, i musulmani usciranno per affrontare il Dajjāl. Il Messaggero di Allah disse: “Quando quel bugiardo vedrà Hazrat Gesù, comincerà a dissolversi come il sale si scioglie nell’acqua. Poi egli avanzerà verso il Dajjāl e lo ucciderà. Allora alberi e pietre grideranno: ‘O Spirito di Allah, quell’ebreo si nasconde dietro di me!’. Nessuno dei seguaci del Dajjāl sopravvivrà: saranno tutti uccisi.”»

(Arabo **********)

(10) Hazrat Nawwas ibn Sam‘an Kilabi riferisce, a proposito del Dajjal, che il Messaggero di Allah disse: «Mentre il Dajjal continuerà a fare queste cose, Allah Onnipotente invierà il Messia, figlio di Maryam. Egli scenderà nella parte orientale di Damasco, presso il minareto bianco, indossando due vesti gialle e appoggiando le mani sulle spalle di due angeli. Quando abbasserà il capo, sembrerà che l’acqua gli goccioli dai capelli. Quando invece lo rialzerà, sembrerà che gocce d’acqua brillino come perle. Qualunque miscredente venga sfiorato dal suo respiro — la cui portata giungerà fin dove arriverà il suo sguardo — non resterà in vita. Quindi il figlio di Maryam inseguirà il Dajjal, lo raggiungerà alle porte di Lydda e lo ucciderà. [Si può qui osservare che Lydda (Lydda) si trova in Palestina, a soli pochi chilometri da Tel Aviv, capitale dell’attuale Stato d’Israele. Gli ebrei vi hanno costruito un enorme aeroporto.]

(Arabo **********)

(11) Hazrat ‘Abdullah ibn ‘Amr ibn al-‘As riferisce che il Messaggero di Allah disse: «Il Dajjal apparirà tra la mia comunità e vi rimarrà per quaranta [non so se quaranta giorni, quaranta mesi o quarant’anni]» [queste sono le parole di Hazrat ‘Abdullah ibn ‘Amr]. Poi Allah invierà ‘Isa ibn Maryam. Il suo volto sarà simile a quello di ‘Urwah ibn Mas‘ud, un Compagno. Egli inseguirà il Dajjal e lo ucciderà. Dopo ciò, per sette anni, le persone vivranno in una condizione tale che tra due uomini non vi sarà inimicizia.

(Arabo **********)

(12) Hazrat Hudhayfah ibn Asid al-Ghifari riferisce che un giorno il Messaggero di Allah giunse alla nostra assemblea. Noi eravamo impegnati in una discussione tra noi. Il Messaggero di Allah domandò: «Di che cosa state discutendo?». Le persone risposero: «Stiamo discutendo dell’Ora». Egli disse: «Essa non avrà mai luogo prima che si siano manifestati dieci segni». Poi elencò i dieci segni: primo, il fumo; secondo, il Dajjal; terzo, la creatura della terra; quarto, il sorgere del sole da occidente; quinto, la discesa di ‘Isa ibn Maryam; sesto, Gog e Magog; settimo, tre enormi sprofondamenti del terreno: uno a oriente; ottavo, uno a occidente; nono, un altro nella Penisola Arabica; decimo, infine, un enorme fuoco sorgerà dallo Yemen e spingerà gli uomini verso la pianura della Resurrezione.

(Arabo **********)

(13) Thawban, il liberto del Messaggero di Allah, riferisce che il Messaggero di Allah disse: «Allah Onnipotente ha salvato dal fuoco dell’Inferno due eserciti della mia comunità. Uno di essi è quello che attaccherà l’India, mentre il secondo sarà quello che rimarrà insieme a ‘Isa ibn Maryam».

(Arabo **********)

(14) Majma ibn Jariya al-Ansari (ra) disse: Ho sentito il Messaggero di Allah (s) dire: Ibn Maryam ucciderà il Dajjal presso la porta di Ludd.

(Arabo **********)

(15) Abu Umama al-Bahili narrò, in un lungo hadith riguardante il Dajjal, che quando l’imam dei musulmani si sarà fatto avanti per guidare la preghiera dell’alba, proprio in quel momento Isa ibn Maryam scenderà presso di loro. L’imam si farà indietro per far avanzare Isa (a), ma Isa (a) gli poserà la mano sulla spalla e dirà: «No, guida tu la preghiera, perché essi si sono alzati per te». Così sarà l’imam a guidare la preghiera. Dopo aver pronunciato il saluto finale, Isa (a) dirà: «Apri la porta». La porta verrà aperta. Fuori, il Dajjal sarà in attesa con settantamila soldati ebrei armati. Non appena il suo sguardo cadrà su Hazrat Isa (a), comincerà a liquefarsi come il sale si scioglie nell’acqua, e volgerà le spalle e fuggirà. Isa (a) dirà: «Ho per te un colpo dal quale non potrai in alcun modo sfuggire». Poi lo catturerà presso la porta orientale di Ludd e Allah Onnipotente sconfiggerà gli ebrei… La terra sarà allora riempita di musulmani come un recipiente si riempie d’acqua. Tutti crederanno nella medesima professione di fede e nel mondo nessuno adorerà altri all’infuori di Allah.

(Arabo **********)

(16) Uthman ibn Abi al-As (ra) disse: Ho sentito il Messaggero di Allah (s) dire: «… e Isa ibn Maryam, pace su di lui, scenderà al momento della preghiera dell’alba. L’emiro dei musulmani gli dirà: “O Spirito di Allah, guida la preghiera!”. Egli risponderà: “La gente di questa comunità è essa stessa costituita dai propri emiri”. Allora l’emiro dei musulmani si farà avanti e guiderà la preghiera. Terminata la preghiera, Isa (a) avanzerà verso il Dajjal con il proprio esercito. Lo ucciderà con la sua arma e i suoi seguaci, sconfitti, volgeranno le spalle e fuggiranno. Ma non troveranno in alcun luogo un posto dove nascondersi. Persino gli alberi grideranno: “O credente, qui si nasconde un miscredente!”. E anche le pietre grideranno: “O credente, qui si nasconde un miscredente!”»

(Arabo **********)

(17) Samura ibn Jundub narrò, in un lungo hadith, che il Messaggero di Allah (s) disse: «Poi, al mattino, Isa ibn Maryam verrà tra i musulmani e Allah Onnipotente sconfiggerà il Dajjal e il suo esercito. Persino i muri e i tronchi degli alberi grideranno: “O credente, un miscredente si nasconde dietro di me. Vieni, uccidilo!”»

(Arabo **********)

(18) Ibn Husayn ha narrato che il Messaggero di Allah disse: «Nella nostra comunità vi sarà sempre un gruppo saldo nella verità, che prevarrà sul gruppo degli oppositori. Infine giungerà il decreto di Allah l’Altissimo e Gesù, figlio di Maria, pace su di lui, discenderà.»

(Arabo **********)

(19) Hazrat Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, ha narrato riguardo al Dajjal che il Messaggero di Allah disse: «In seguito Gesù, pace su di lui, discenderà. Ucciderà il Dajjal. Dopodiché Gesù, pace su di lui, rimarrà sulla terra per quarant’anni come imam giusto e sovrano equo.»

(Arabo **********)

(20) Safina, il liberto del Messaggero di Allah, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato riguardo al Dajjal che il Messaggero di Allah disse: «In seguito Gesù, pace su di lui, discenderà e, per volere di Allah l’Altissimo, lo ucciderà nei pressi del sentiero sul monte Ufuayq. [Ufuayq è oggi chiamato Faiq. È l’ultima città dell’attuale Siria, al confine tra la Siria e Israele. Alcune miglia più a ovest si trova un lago chiamato Tiberiade. Qui ha origine il fiume Giordano. A sud-ovest di esso, tra le montagne, in una zona bassa, vi è una strada. Questa strada scende per circa millecinquecento piedi e giunge al luogo da cui il fiume Giordano esce dal lago di Tiberiade. Questo passo montano è chiamato “Aqabah di Ufuayq” (il basso passo montano di Ufuayq).]»

(Arabo **********)

(21) Hazrat Hudhayfa ibn al-Yaman ha narrato riguardo al Dajjal che il Messaggero di Allah disse: «Quando poi i musulmani si prepareranno per la preghiera, Gesù, figlio di Maria, discenderà davanti ai loro occhi. Egli guiderà i musulmani nella preghiera; poi, dopo aver pronunciato il saluto finale, dirà alla gente: “Allontanatevi da me e da questo nemico di Dio…”. E Allah l’Altissimo concederà ai musulmani il dominio sulle forze del Dajjal.»

I musulmani continueranno a ucciderli senza pietà. Alla fine persino gli alberi e i blocchi di pietra grideranno: «O servo di Allah, o servo del Misericordioso, o musulmano! Guarda, qui c’è un ebreo: uccidilo». In questo modo Allah li distruggerà e i musulmani conseguiranno la vittoria. Spezzeranno le croci, uccideranno i maiali e aboliranno la jizya. [Il hadith è stato riportato in forma abbreviata anche da Muslim; inoltre Hafiz Ibn Hajar al-Asqalani lo ha considerato sahih nel sesto volume di Fath al-Bari, a pagina 550.]

Questi 21 hadith sono stati riportati, con catene di trasmissione autentiche, nei libri affidabili di hadith attraverso 14 Compagni. Inoltre, numerosi altri hadith su questo argomento sono stati riportati in altre raccolte di hadith. Tuttavia, temendo di allungare la discussione, non li ho citati qui. Ho riportato soltanto gli hadith più solidi e affidabili per quanto riguarda il testo della trasmissione e la catena dei trasmettitori.

Che cosa dimostrano questi hadith?

Chiunque legga questi hadith potrà comprendere da sé che qui non viene menzionato affatto alcun «Messia promesso», «simile al Messia» o «Messia buruzi». Anzi, oggi nessuna persona nata dal grembo di una madre e generata da un padre potrebbe affermare di essere proprio quel Messia riguardo al quale il Profeta dell’intero universo, Hazrat Muhammad Mustafa, sallallahu alayhi wa sallam, aveva profetizzato. Da queste dichiarazioni inequivocabili degli hadith si apprende che colui che nacque duemila anni fa dal grembo di Hazrat Maryam, senza padre, fu proprio Gesù, alayhis salam, e che sarà lui a discendere. In questo contesto è del tutto irrilevante discutere se egli sia morto o si trovi da qualche parte in vita. Anche ammettendo, per amore della discussione, che sia morto, si può dire che Allah ha il potere di ridargli la vita. [Coloro che negano il potere di Allah di ridare la vita ai morti dovrebbero comprendere il versetto 259 della sura al-Baqara. In questo versetto Allah dice di aver lasciato morto per cento anni uno dei Suoi servi e poi di avergli ridato la vita.] Inoltre, dopo aver mantenuto in vita uno dei Suoi servi per mille anni in un luogo qualsiasi di questo vasto universo creato da Lui, Allah può riportarlo su questa terra in qualunque momento, secondo la Sua volontà. Alla luce dell’infinita potenza di Allah, ciò non appare affatto straordinario. È superfluo dire che chi accetta l’hadith come verità deve necessariamente riconoscere colui che verrà in futuro come il suddetto Gesù ibn Maryam. Quanto a chi nega l’hadith, in realtà non può riconoscere neppure l’esistenza di un futuro veniente, poiché la convinzione riguardo alla sua venuta non trova fondamento in alcun luogo al di fuori degli hadith. Tuttavia, proprio qui si osserva questa strana contraddizione: l’idea e la convinzione della venuta vengono accettate sulla base degli hadith, ma quando quegli stessi hadith affermano chiaramente che il suddetto veniente non sarà un «simile al Messia» (una persona simile al Messia), bensì sarà proprio Gesù ibn Maryam, alayhis salam, allora ciò viene negato.

La seconda affermazione che emerge da questi hadith in modo chiaro e inequivocabile è che Hazrat Gesù ibn Maryam, alayhis salam, non discenderà una seconda volta in qualità di profeta. Non gli sarà rivelata alcuna wahy. Non porterà da parte di Dio alcun nuovo messaggio o precetto. Non apporterà alcuna aggiunta né alcuna riduzione alla sharia muhammadiana. Non sarà mandato nel mondo neppure per ravvivare la religione dell’Islam. Non inviterà le persone ad avere fede in lui e non formerà una comunità distinta con coloro che crederanno in lui. [Gli studiosi precedenti hanno esposto questo argomento con estrema chiarezza. Allama Aftabani (722-792 dell’Egira) ha scritto nell’opera Sharh Aqaid al-Nasafi: «È una verità dimostrata che Muhammad, sallallahu alayhi wa sallam, è l’ultimo profeta… Se si dice che negli hadith è narrata la venuta di Hazrat Gesù, alayhis salam, dopo di lui, risponderò che è vero: è stata annunciata la venuta di Hazrat Gesù, alayhis salam; tuttavia egli sarà un seguace di Muhammad, sallallahu alayhi wa sallam. Questo perché la sua sharia è stata abrogata. Pertanto non gli sarà rivelata alcuna wahy e non stabilirà alcun nuovo precetto. Al contrario, agirà come rappresentante di Muhammad, il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam». (Edizione stampata in Egitto, p. 135)]

Anche Allama Alusi ha presentato quasi la stessa tesi nella sua opera di tafsir intitolata Ruh al-Ma‘ani. Egli ha detto: «In seguito Gesù, alayhis salam, discenderà. Egli rimarrà certamente nella dignità del grado profetico che gli era stato conferito in precedenza, poiché non sarà rimosso dal suo grado precedente. Tuttavia non seguirà la sua precedente sharia, perché essa è stata abrogata per lui e per tutte le altre persone. Pertanto, attualmente, non stabilirà le norme della sharia islamica in alcun ambito, dai principi fondamentali fino ai dettagli minori. Al contrario, sarà il rappresentante di Muhammad, il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, e sarà uno dei governanti della comunità muhammadiana, tra i governanti della sua ummah». (vol. 22, p. 32)

L’Imam Razi ha esposto questa stessa idea in modo ancora più chiaro con le seguenti parole: «L’epoca dei profeti si è conclusa con Muhammad, sallallahu alayhi wa sallam. Dopo la venuta di Muhammad, sallallahu alayhi wa sallam, la venuta dei profeti è terminata. Pertanto, dopo la discesa di Gesù, alayhis salam, ai nostri giorni, non è affatto irragionevole che egli sia un seguace di Hazrat Muhammad, sallallahu alayhi wa sallam». (Tafsir al-Kabir, vol. 3, p. 343)] Egli sarà mandato nel mondo con un’unica responsabilità distinta: distruggere completamente la fitna del Dajjal. Per questo discenderà in modo tale da non lasciare ai musulmani alcun margine per dubitare della sua discesa. I musulmani tra i quali discenderà comprenderanno senza alcun dubbio che egli è proprio colui riguardo al quale il Messaggero di Allah, sallallahu alayhi wa sallam, aveva profetizzato parlando di Gesù ibn Maryam e che, conformemente alle parole del Messaggero di Allah, è disceso al momento stabilito; egli verrà e si unirà alla schiera dei musulmani. Pregherà dietro l’imam dei musulmani di quel tempo. [Sebbene due hadith (n. 5 e 21) dicano che, dopo la discesa di Gesù, alayhis salam, egli guiderà personalmente la prima preghiera, dalla maggior parte degli hadith, e in particolare da alcuni hadith più forti (nn. 3, 7, 9, 15 e 16), risulta che egli rifiuterà di guidare la preghiera e farà avanzare l’imam e il capo dei musulmani di quel tempo. I muhaddith e i mufassir hanno unanimemente adottato questa opinione.] Il capo dei musulmani di quel tempo lo farà avanzare, affinché non rimanga alcuno spazio per il dubbio che egli sia tornato per svolgere nuovamente il compito profetico con la propria dignità di profeta. Si può certamente affermare che, in presenza di un profeta di Dio in una comunità, nessun’altra persona può esserne l’imam o il capo. Pertanto, la sua inclusione nella schiera dei musulmani come semplice individuo proclamerà spontaneamente proprio questo: egli non è venuto in qualità di profeta. Di conseguenza, con la sua venuta non si pone affatto la questione che la porta della profezia venga riaperta.

Indubbiamente, il suo arrivo è paragonabile a quello di un ex capo di Stato durante il mandato dell’attuale capo di Stato in carica. In una simile situazione, l’ex capo di Stato può partecipare agli incarichi statali sotto l’autorità del capo di Stato in carica. Qualsiasi persona dotata di buon senso può facilmente comprendere che il semplice arrivo di un ex capo di Stato durante il mandato di un altro capo di Stato non costituisce di per sé una violazione della legge. Tuttavia, la violazione della legge diventa inevitabile in due casi. Primo: se l’ex capo di Stato, dopo essere arrivato, cerca nuovamente di assumere le funzioni di capo di Stato. Secondo: se qualcuno nega la dignità e le responsabilità che egli aveva in qualità di capo di Stato. Ciò equivarrebbe infatti a contestare la legittimità degli atti compiuti durante il suo mandato. Se nessuna di queste due situazioni si verifica, il semplice arrivo dell’ex capo di Stato non può in alcun modo modificare la situazione giuridica. Anche il secondo avvento di Gesù (a) è analogo. Il suo semplice avvento non fa crollare le porte del sigillo della profezia. Tuttavia, se al suo arrivo egli assume la carica di profeta e continua a svolgere le funzioni della profezia, oppure se qualcuno nega persino la dignità della sua precedente profezia, allora in questo caso viene infranta la legge profetica stabilita da Allah. Da un lato, il hadith dichiara esplicitamente che dopo Muhammad Rasulullah (s) non vi sarà alcun profeta; dall’altro, informa che Gesù, pace su di lui, scenderà nuovamente. Da ciò si comprende chiaramente che il suo secondo avvento non avrà lo scopo di svolgere le funzioni della profezia.

Analogamente, il suo avvento non farà sorgere tra i musulmani alcuna nuova questione riguardo alla miscredenza e alla fede. Ancora oggi, chiunque non creda nella sua precedente profezia diventerà miscredente. Anche Muhammad Rasulullah (s) credeva nella sua profezia. E l’intera comunità di Muhammad Rasulullah (s) crede in lui fin dall’inizio. Anche al momento del secondo avvento di Gesù (a) questa stessa situazione rimarrà invariata. I musulmani non crederanno in una nuova profezia; al contrario, quel giorno, come oggi, crederanno soltanto nella precedente profezia di Gesù figlio di Maria (a). Come questa situazione non è oggi contraria al sigillo della profezia, così non lo sarà neppure allora.

L’ultima conclusione che si può trarre da questi hadith e da molti altri è che il Dajjal che sarà inviato per estirpare la fitna mondiale del Dajjal contro il quale Gesù (a) sarà mandato sarà di origine ebraica. Egli si presenterà come il «Messia». Chi non conosca la storia degli ebrei e il loro pensiero e le loro convinzioni religiose non sarà in grado di comprendere il significato di questa questione. Dopo la morte di Salomone, pace su di lui, quando i Figli d’Israele furono colpiti dal degrado sociale e religioso e dal declino politico, e il loro declino continuò a lungo, fino a quando infine i sovrani di Babilonia e dell’Assiria li assoggettarono, li espulsero dal loro paese e li dispersero in diverse regioni del mondo, i profeti dei Figli d’Israele continuarono ad annunciare loro la buona novella che un «Messia» sarebbe venuto da parte di Dio a liberarli da questa estrema umiliazione. Alla luce di queste profezie, gli ebrei attendevano l’avvento di un Messia. Egli sarebbe stato un re. Avrebbe conquistato il paese con la guerra. Avrebbe riunito in Palestina i Figli d’Israele provenienti da vari paesi e avrebbe fondato per loro uno Stato potente. Ma quando Gesù figlio di Maria (a) venne da parte di Dio come «Messia», senza alcun esercito, smentendo tutte queste speranze e aspirazioni, gli ebrei rifiutarono di riconoscerlo come il «Messia». Tentarono di ucciderlo. Da allora fino a oggi il mondo ebraico attende quel Messia promesso, il cui avvento era stato loro annunciato. La loro letteratura è piena di sogni felici e racconti immaginari su quell’epoca tanto desiderata. Da centinaia di anni il popolo ebraico vive alimentandosi del gusto fantastico del quadro delineato nelle opere del Talmud e nella letteratura rabbinica. Siede col cuore colmo di speranza, convinto che questo Messia promesso sarà un potente leader militare e politico. Egli riporterà sotto il dominio degli ebrei l’intera regione dal Nilo all’Eufrate, che gli ebrei considerano il «territorio loro assegnato in eredità», e vi riunirà gli ebrei provenienti da tutto il mondo.

Se si osserva la situazione attuale del Medio Oriente e si analizzano gli eventi alla luce delle profezie di Rasulullah (s), si vedrà che, come disse il Profeta (s), il palcoscenico è ormai completamente pronto per l’avvento del principale Dajjal, colui che svolgerà il ruolo del «Messia promesso» degli ebrei. I musulmani sono stati espropriati della maggior parte della Palestina. Lì è stato fondato uno Stato ebraico chiamato Israele. Ebrei provenienti da vari paesi del mondo vi si stanno insediando a ondate. America, Gran Bretagna e Francia lo hanno trasformato in una grande potenza militare. Con l’aiuto dei capitalisti ebrei, scienziati e industriali ebrei lo stanno rapidamente guidando sulla via del progresso. Questa potenza è diventata un grave pericolo per i paesi musulmani circostanti. I governanti di questo Stato non hanno affatto nascosto il loro desiderio di conquistare questo «territorio ricevuto in eredità»

(mappa *****************)

Non lo hanno nascosto. Nella pagina seguente è riportata una riproduzione del progetto della futura organizzazione dello Stato ebraico, che essi divulgano da molto tempo. Da questa mappa si vedrà che intendono estendere il proprio impero sull’intera Siria, sul Libano e sulla Giordania, su quasi tutto l’Iraq, nonché su İskenderun in Turchia, sul Sinai e sulla regione del Delta in Egitto, e perfino sugli altopiani dell’Higiaz e del Najd in Arabia, compresa Medina Munawwara. Alla luce di questa situazione, è chiaro che in futuro tenteranno di impadronirsi di quelle regioni nel tumulto di una guerra mondiale, e proprio in quel periodo il cosiddetto principale Dajjal arriverà sotto le sembianze del loro Messia promesso. Rasulullah (s) non si limitò ad annunciare il suo avvento; disse anche che in quel periodo montagne di calamità si sarebbero abbattute sui musulmani e che ogni giorno sarebbe sembrato loro lungo come un anno. Per questo egli stesso cercò rifugio presso Dio dalla fitna del Messia Dajjal e ordinò anche ai musulmani di cercare rifugio.

Per affrontare questo Masih Dajjal, Allah non invierà un «simile al Messia», bensì il vero Messia. Duemila anni fa gli ebrei rifiutarono di accettare questo vero Messia e, secondo quanto credevano, lo crocifissero, eliminandolo dalla faccia della terra. Questo vero Messia non scenderà in India, Africa o America, ma scenderà a Damasco, perché allora proprio lì sarà in corso la guerra. Si veda cortesemente anche la mappa della pagina seguente. Essa mostra che Damasco si trova a soli cinquanta-sessanta miglia dal confine d’Israele. Se si ricorda il contenuto dell’hadith che ho già citato, sarà facile comprendere che il Masih Dajjal entrerà in Siria con un esercito di settantamila ebrei e si presenterà davanti a Damasco. Proprio in quel momento, dopo l’alba, Hazrat Isa, alayhis salam, scenderà presso un minareto bianco nella parte orientale di Damasco e, dopo la preghiera del fajr, uscirà con i musulmani per affrontare il Dajjal. Sotto il suo impetuoso attacco, il Dajjal si ritirerà e tornerà verso Israele passando per il passo montano di Ufaik (si veda l’hadith n. 211). Ma egli continuerà a inseguirlo. Alla fine, il Dajjal sarà ucciso per mano sua all’aeroporto di Lidda (hadith nn. 10, 14 e 15). In seguito, gli ebrei saranno catturati e uccisi ovunque, e l’esistenza della nazione ebraica cesserà (hadith nn. 9, 15 e 21). Dopo che la verità sarà manifestata da Hazrat Isa (a.s.), anche la religione cristiana scomparirà (hadith nn. 1, 2, 4 e 6) e tutte le comunità religiose si fonderanno nella comunità musulmana (hadith nn. 6 e 15).

Senza alcuna esitazione né ambiguità, proprio questa verità inequivocabile emerge dagli ahadith. Dopo questa lunga discussione, non rimane alcuno spazio per dubitare che l’attività condotta nel nostro Paese in nome del «Messia promesso» non sia altro che una gigantesca frode.

Ora desidero presentare l’aspetto più ridicolo di questa frode. Colui che ha proclamato di essere identico al Messia menzionato in questa profezia ha presentato personalmente la seguente esilarante dichiarazione per dimostrare di essere Isa ibn Maryam:

«Egli, cioè Allah, nella terza parte di Barahin-e-Ahmadiyya ha dato il nome di Maryam a me. Poi, come è stato rivelato in Barahin-e-Ahmadiyya, per due anni sono stato allevato con le qualità di Maryam… Poi… lo spirito di Isa, proprio come nel caso di Maryam, è stato insufflato in me e, in senso metaforico, sono stato reso incinto. Infine, dopo alcuni mesi, che non sarebbero stati più di dieci, attraverso l’ispirazione menzionata nella quarta parte di Barahin-e-Ahmadiyya, sono stato trasformato da Maryam in Isa. Così sono diventato Isa ibn Maryam». (Kishti-e-Nuh, pp. 87, 88, 89)

In altre parole, dapprima egli diventa Maryam, poi rimane incinto di se stesso. Quindi nasce dal proprio ventre, da se stesso, come Isa ibn Maryam. Rimaneva tuttavia un altro problema: secondo gli ahadith, Isa ibn Maryam sarebbe disceso a Damasco. Damasco è da diverse migliaia di anni una celebre e universalmente nota città della Siria. Ancora oggi, sulle mappe del mondo, questa città è indicata con questo nome. Perciò questo problema è stato risolto con un’altra esilarante dichiarazione:

«È degno di nota che il significato della parola Damasco mi sia stato rivelato da parte di Allah in questo modo: il nome Damasco è stato dato a una città nella quale abitano persone dalla natura simile a quella di Yazid, seguaci delle abitudini e dei pensieri dell’impuro Yazid… Questa città di Qadian, poiché la maggior parte dei suoi abitanti possiede una natura yazidiana, ha una corrispondenza e un rapporto con Damasco». (Izala-e-Auham, nota a piè di pagina, pp. 63-73).

Rimane ancora un’altra difficoltà. Secondo la descrizione degli ahadith, Ibn Maryam scenderà presso un minareto bianco. La soluzione di questo problema è stata trovata facilmente: cioè, il signor Masih è venuto personalmente e ha fatto costruire il proprio minareto. Ora ditemi: chi andrà a spiegargli che, secondo la descrizione dell’hadith, il minareto sarà già presente lì prima della discesa di Ibn Maryam? Qui invece si vede che il minareto viene costruito dopo l’arrivo del signor Messia promesso.

Rimane ancora l’ultimo e più complesso problema. Vale a dire, secondo la descrizione degli ahadith, Isa ibn Maryam (a.s.) ucciderà il Dajjal presso l’ingresso di Lidda. Nel tentativo di risolvere questo problema, dapprima sono state pronunciate molte parole senza senso. Talvolta è stato ammesso che Lidda fosse il nome di un villaggio di Bayt al-Muqaddas (Izala-e-Auham, pubblicato dall’Anjuman Ahmadiyya di Lahore, edizione ridotta, p. 220). Altre volte è stato detto: «Lidda designa quelle persone che litigano senza motivo… Quando le dispute immotivate del Dajjal raggiungeranno il culmine, apparirà il Messia promesso e porrà fine a tutte le sue dispute» (Izala-e-Auham, p. 730). Ma quando neppure così il problema fu risolto, si dichiarò chiaramente che Lidda, in arabo Lud, significa la città di Ludhiana nel Punjab. E uccidere il Dajjal all’ingresso di Ludhiana significherebbe che proprio qui, nonostante l’opposizione dei malvagi, fu prestato per la prima volta il bay‘ah a Mirza Ghulam Ahmad sahib. (Al-Huda, p. 91).

Qualunque persona dotata di sano giudizio, esaminando imparzialmente queste dichiarazioni, sarà costretta a giungere alla conclusione che qui, in pieno giorno, è stata inscenata la recita di un bugiardo e di un impostore.

-:Fine:-