Allah, gloria a Lui l’Altissimo, ha detto:
(Arabo********************)
In verità, la salat è stata prescritta ai credenti, ed è stato stabilito un tempo preciso per essa. (Sura 4, An-Nisa’: 103)
(Arabo*************)
In verità, hanno avuto successo quei credenti che compiono la loro salat con umiltà e concentrazione. (Sura 23, Al-Mu’minun: 1-2)
(Arabo**************)
Accettate tutto ciò che il Messaggero (Muhammad) vi dà e astenetevi da tutto ciò da cui vi proibisce di astenervi. Temete Allah. Sappiate che Allah è severo nel castigo. (Sura 59, Al-Hashr: 7)
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, ha detto:
(Arabo**********)
«Eseguite la salat esattamente come mi avete visto eseguirla». (Sahih al-Bukhari, Musnad Ahmad)
Chi era l’Allama Ibn al-Qayyim?
L’Allama Hafiz Ibn al-Qayyim fu una stella straordinariamente luminosa e splendente nel mondo islamico. Sebbene la sua morte fisica sia avvenuta molti anni fa, i suoi immensi e fecondi contributi al regno della conoscenza islamica lo hanno mantenuto splendente come la stella Thurayya.
Nacque a Damasco. Nacque nell’anno 691 dell’Egira.
Per la straordinaria elevazione raggiunta nel mondo della scienza e della pratica islamiche, i suoi contemporanei gli conferirono tre titoli:
1. «Allama» – oceano di conoscenza.
2. «Shamsuddin» – il sole della religione dell’Islam.
3. «Hafiz»: era al contempo hafiz del Corano e degli hadith. La sua intelligenza e la sua memoria erano incomparabili.
La sua kunya era Abu Abd Allah. Il suo nome completo era Muhammad ibn Bakr ibn Ayyub ibn Sa’d. Tuttavia, è conosciuto in tutto il mondo soprattutto con il nome di ‘Allama Ibn al-Qayyim al-Jawziyya.
Ibn al-Qayyim fu allievo e degno successore dello Shaykh al-Islam, l’Imam Ibn Taymiyya. L’Imam Ibn Taymiyya era stato insignito del titolo di «Shaykh al-Islam», cioè maestro o guida dell’Islam. Tutti conoscono la famosa frase sull’Imam Ibn Taymiyya: «Ciò che Ibn Taymiyya non conosceva non era un hadith».
Ibn al-Qayyim fu il suo degno discepolo. La sua erudizione nella scienza degli hadith era pari a quella del suo maestro. Le analisi e le opinioni dell’Imam Ibn Taymiyya furono divulgate e diffuse soprattutto per mezzo di Ibn al-Qayyim. Nelle sue opere Ibn al-Qayyim ripeteva spesso: «Qāla shaykhunā», cioè: «Ha detto il nostro maestro, lo shaykh». ‘Allama Ibn al-Qayyim era al contempo:
hafiz del Corano e degli hadith, il più eminente erudito della Sunna del Messaggero, il più eminente esegeta, il più eminente analista degli hadith, il più eminente studioso della sira, il più eminente faqih e, soprattutto, era un mujtahid mutlaq (un mujtahid indipendente e pienamente autonomo).
La caratteristica più eminente di ‘Allama Ibn al-Qayyim era il fatto che fosse un seguace rigoroso e inflessibile della Sunna del Messaggero. Anche nella ricerca della Sunna del Messaggero era all’avanguardia. Le sue opere ne sono una luminosa prova. In particolare, la sua grande opera «Zād al-Ma‘ād» è un aureo monumento alla Sunna del Messaggero.
Tra le opere immortali di ‘Allama Ibn al-Qayyim, alcune opere degne di nota sono:
1. Zād al-Ma‘ād (quattro volumi).
2. Tahdhīb Sunan Abī Dāwūd wa Īḍāḥ Mushkilātihi.
3. Safar al-Hijratayn.
4. Marāhil al-Sā’irīn.
5. al-Kalim al-Tayyib.
6. Zād al-Musāfirīn.
7. Naqd al-Manqūl.
8. I‘lām al-Muwaqqi‘īn ‘an Rabb al-‘Ālamīn (in tre volumi).
9. Badā’i‘ al-Fawā’id (in due volumi).
10. As-Sawa’iq al-Mursala.
11. Hadi al-Arwah ila Bilad al-Afrah.
12. Nuzhat al-Mushtaqin.
13. Ad-Da’ wa ad-Dawa’.
14. Miftah Dar as-Sa’ada (un’opera monumentale).
15. Gharib al-Usulub.
16. Ijtima’ al-Juyush al-Islamiyya.
17. Kitab at-Turuq al-Hikma.
18. Iddat as-Sabirin.
19. Ighathat al-Lahfan.
20. At-Tibyan fi Aqsam al-Qur’an.
21. Kitab ar-Ruh.
22. As-Sirat al-Mustaqim.
23. Al-Fath al-Qudsi.
24. At-Tuhfat al-Makkiyya.
25. Al-Fatawa, eccetera.
26. Jam‘ al-Ifhām.
A causa della sua rigorosa osservanza della Sunnah del Messaggero e della sua opposizione alle innovazioni religiose, l’Allamah Ibn al-Qayyim dovette affrontare, proprio come il suo maestro Ibn Taymiyyah, numerosi periodi di prigionia, oppressione e persecuzione.
Il qadi Burhanuddin al-Zar‘i disse di lui: «Sotto il cielo non si è mai visto nessuno dotato di una conoscenza più vasta della sua».
Questo grande sapiente, modello vivente della Sunnah del Messaggero, lasciò questo mondo il 13 Rajab dell’anno 751 dell’Egira.
Questo è il migliore dei libri sulla preghiera
Questo libro è un’opera eccellente, incomparabile e unica, riguardo al modo in cui il Messaggero di Allah compiva la preghiera.
Questo libro è essenzialmente una raccolta dei paragrafi riguardanti la salat, tratti dal capitolo sugli atti di culto dell’opera aurea «Zad al-Ma‘ad», la più fedele e autorevole tra quelle scritte dall’Allamah Hafiz Ibn al-Qayyim sulla vita del Messaggero e sulla Sunnah del Messaggero.
Come si preparava il Messaggero di Allah alla preghiera, in quale modo pregava, cosa recitava durante la preghiera, come osservava gli arkan e gli ahkam della preghiera, quali altre preghiere compiva oltre a quelle obbligatorie e quante raka‘at pregava?
-In questo libro è stata riportata una narrazione affidabile e autenticata di tutte queste questioni. Per ignoranza, le generazioni successive non osservano molte delle modalità della preghiera che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, praticava personalmente. Inoltre, hanno aggiunto alla preghiera molte pratiche che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, non praticava. Eppure il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, ha dichiarato chiaramente: (arabo************)
Significato: Pregate esattamente nel modo in cui mi avete visto pregare. (Sahih al-Bukhari, Musnad Ahmad)
Questa era la parola dello stesso Messaggero di Allah. Ma Allah l’Altissimo stesso ha detto: (arabo**************)
Significato: O Profeta, di’: «Se amate Allah, allora seguitemi; Allah vi amerà». (Sura 3, Āl ʿImrān: 31)
In un altro versetto del Sacro Corano, Allah l’Altissimo dice: (arabo*********************)
Significato: Accettate ciò che il Messaggero di Allah vi ha dato e astenetevi da ciò che vi ha proibito. (Sura al-Hashr: 7)
Ora ci è diventato chiaro che dobbiamo seguire il Messaggero di Allah in ogni azione e conformarci a lui. Dobbiamo osservare scrupolosamente tutte le norme e le modalità che egli ha stabilito.
La preghiera è il migliore atto di culto dell’Islam. Dobbiamo pregare esattamente nel modo in cui pregava il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui. Egli ha impartito un’istruzione chiara: i suoi seguaci devono pregare esattamente nel modo in cui egli pregava.
Coloro che conoscono la Sunna del Messaggero e le tradizioni dei nobili Compagni, oggigiorno recandosi in moschea rimangono stupiti e persino vengono rimproverati dagli ignoranti. Per esempio:
Gli imam del nostro Paese hanno ritenuto assolutamente necessario che, dopo aver concluso la preghiera con il saluto, i fedeli alzino le mani e compiano la munājāt insieme a loro. Eppure non vi è alcuna prova che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, dopo aver concluso la preghiera con il saluto, abbia alzato le mani e compiuto la munājāt insieme ai fedeli.
Il risultato di questo comportamento degli imam è stato che ora i fedeli hanno cominciato a considerarlo parte della preghiera. Non solo: nella maggior parte dei casi la situazione è diventata così estrema che, se un imam, dopo aver concluso la preghiera con il saluto, non compie la munājāt alzando le mani insieme ai fedeli, non gli viene più consentito di guidare la preghiera. Per quanto ne sappiamo, alcuni hanno perso il loro incarico di imam proprio per questo motivo. Altri continuano a farlo soltanto per mantenere il loro incarico di imam, pur sapendo che questa pratica non fa parte della Sunna del Messaggero di Allah.
Di conseguenza, gli imam non sono forse rimasti prigionieri di una grande fitna a causa delle loro stesse azioni?
Diremo che, se talvolta un imam compie la munājāt alzando le mani insieme ai fedeli, ciò non è illecito. Tuttavia, trasformarla in una pratica regolare e renderla necessaria e imprescindibile dopo ogni preghiera è contrario alla Sunna del Messaggero. Inoltre, il fatto di non riuscire ad abbandonare questa pratica, pur sapendo che non è corretta, per paura di suscitare il disappunto dei fedeli, non equivale forse a trasformare una consuetudine inventata da noi stessi in una norma della Sharīʿa?
Questa è dunque un’aggiunta inventata nella preghiera. D’altra parte, è tramandato che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, praticasse il rafʿ al-yadayn al momento del takbīr al-taḥrīma, quando si andava in rukūʿ e quando ci si rialzava dal rukūʿ. È inoltre tramandato che praticasse il rafʿ al-yadayn anche quando si alzava dopo aver compiuto due rakʿāt. Il rafʿ al-yadayn in questi momenti è una Sunna chiara e autenticamente comprovata del Messaggero di Allah. Tuttavia, molti fedeli non lo praticano per ignoranza. Altri, pur sapendolo, non lo praticano per paura dei rimproveri. E chi lo pratica viene definito ahl al-ḥadīth.
Un’altra forma di ignoranza è particolarmente dolorosa. Alcuni, come scusa per non seguire questa Sunna, dicono: «Io sono hanafita e nel madhhab hanafita non esiste il rafʿ al-yadayn; per questo non lo pratico».
Questa non è altro che una calunnia contro l’imam Abū Ḥanīfa, il grande vessillifero dell’Islam. Infatti, l’imam Abū Ḥanīfa, che Allah abbia misericordia di lui, ha illustrato chiaramente l’identità del suo madhhab. Egli disse: (in arabo*******************)
Significato: «Quando si trova un hadith autentico, quello è il mio madhhab.» [Vedi: Ibn ʿĀbidīn, al-Ḥāshiya, vol. 1, p. 63.]
Dalle parole dell’Imam Abū Ḥanīfa (che Allah abbia misericordia di lui) risulta evidente che il suo madhhab consiste nel mettere in pratica gli hadith autentici e comprovati.
La ragione per cui disse «quando si trova un hadith autentico» è che, ai suoi tempi, gli hadith circolavano oralmente e vivevano nella memoria delle persone. Fino alla sua morte, le raccolte di hadith non erano ancora state compilate. Fu solo dopo la sua morte che gli imam degli hadith raccolsero, verificarono e selezionarono gli hadith sparsi nei vari Paesi e nelle varie città.
Temeva che potessero esistere hadith oltre a quelli che egli conosceva. Per questo pronunciò quelle parole. E, in effetti, il suo timore si dimostrò fondato. Quando gli imam degli hadith raccolsero e verificarono gli hadith provenienti da tutte le regioni, emersero numerosi hadith che in precedenza non erano giunti a Kūfa, la città dell’Imam Abū Ḥanīfa. [Anche chi non è in grado di leggere le grandi opere necessarie per conoscere direttamente dagli hadith il modo in cui pregava il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), dovrebbe almeno leggere Mishkāt Sharīf.]
Sebbene la frase sopra citata fosse dell’Imam Abū Ḥanīfa, anche l’Imam al-Shāfiʿī pronunciò parole dello stesso tenore. Anche le dichiarazioni e i principi degli altri imam erano analoghi. Il Corano e la Sunna costituivano il fondamento di tutte le loro azioni.
Essi fornirono con piena sincerità l’interpretazione dei versetti coranici e degli hadith che richiedevano spiegazione. È vero che vi furono alcune differenze tra le interpretazioni dei vari imam, ma nessuno di loro definì la propria interpretazione come definitiva o unica.
Inoltre, sulle questioni pertinenti riguardo alle quali non si trovavano indicazioni nel Corano, negli hadith o persino nelle dichiarazioni dei Compagni illustri, praticarono l’ijtihād. Su tali questioni formularono le proprie opinioni con piena sincerità, ricorrendo al qiyās alla luce dello spirito del Corano e della Sunna. Ognuno espresse il parere che riteneva migliore. Nessuno di loro considerò la propria opinione definitiva e incontestabile. Al contrario, tutti dissero: «Quando si trova un hadith autentico, quello è il mio madhhab; in tal caso, la mia opinione e la mia interpretazione devono essere abbandonate.»
Grazie a questa loro apertura, anche gli studenti formati da loro dissentirono da loro su molte questioni. Per esempio, Abū Yūsuf e Muḥammad ibn al-Ḥasan al-Shaybānī, allievi dell’Imam Abū Ḥanīfa, dissentirono su molte questioni dal loro veneratissimo maestro Abū Ḥanīfa. Il dissenso degli studenti non diminuì affatto il prestigio dell’Imam; al contrario, lo accrebbe.
Tutti gli studiosi sanno che anche le opinioni divergenti degli studenti dell’Imam Abu Hanifa sulle questioni in cui dissentirono da lui sono considerate parte del madhhab dell’Imam Abu Hanifa. Ciò è dovuto alla sua grande affermazione: «Quando si trova un hadith autentico, quello è il mio madhhab».
È dunque evidente che, se una persona, pur trovando un hadith autentico, non lo accetta né lo mette in pratica appellandosi al madhhab, in definitiva disobbedisce proprio all’Imam del madhhab.
Al giorno d’oggi, collettivamente, la nostra situazione è tale che, per mancanza di una conoscenza corretta, non riusciamo né a seguire adeguatamente il Corano e la Sunna, né a seguire propriamente gli Imam dei madhhab.
Torniamo ora all’argomento di questo libro. Alhamdulillah. Questo libro ci aiuterà a compiere la preghiera secondo il metodo della Sunna autenticamente comprovata. E quando riusciremo realmente a seguire la Sunna del Messaggero, sarà dimostrato che stiamo mostrando rispetto agli Imam dei madhhab e che li stiamo seguendo.
Abbiamo tradotto e curato quest’opera. Come abbiamo già detto, qui abbiamo raccolto i paragrafi riguardanti la preghiera dall’opera originale Zad al-Ma‘ad. Zad al-Ma‘ad è una delle opere immortali dell’Allama Ibn al-Qayyim. Non è soltanto un’opera di fiqh, ma anche un’opera sulla biografia del Messaggero e sulla Sunna del Messaggero.
In quest’opera, l’Allama Ibn al-Qayyim ha esposto apertamente, in ogni ambito, il modello esemplare e la Sunna del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Ha armonizzato gli hadith apparentemente discordanti, li ha spiegati e ha fornito una soluzione. Nel raccogliere da quest’opera eccellente i paragrafi riguardanti la preghiera, abbiamo apportato anche alcuni interventi editoriali. Essi sono:
1. Abbiamo utilizzato titoli e sottotitoli.
2. Abbiamo modificato in alcuni punti l’ordine, cioè il metodo di disposizione, anticipando o posticipando alcuni argomenti, per renderli adatti ai lettori contemporanei.
3. Nel verificare e analizzare l’autenticità o l’inautenticità di vari hadith, l’autore ha dedicato un’ampia discussione alle condizioni dei trasmettitori; non l’abbiamo inclusa in quest’opera, ma ne abbiamo riportato soltanto i risultati della sua analisi.
4. Abbiamo inoltre abbreviato le lunghe discussioni pertinenti su vari argomenti, riportandone i punti essenziali.
5. Poiché l’autore stesso è un’autorità in materia di hadith e di scienza degli hadith, in molti casi non ha indicato le fonti degli hadith. Noi le abbiamo indicate in alcuni punti, ma non ovunque.
6. L’opera originale non contiene note o annotazioni. Per rendere più chiari alcuni argomenti ai lettori e alle lettrici, abbiamo aggiunto delle note. (Pertanto, se nelle note vi fossero errori o imprecisioni, la responsabilità ricade su di me.)
7. In diversi punti dell’opera abbiamo aggiunto alcuni paragrafi. In tali paragrafi sono stati riportati esclusivamente hadith. Non vi è contenuta alcuna mia opinione personale. I paragrafi aggiunti sono stati contrassegnati con una nota che ne indica l’inserimento.
In questo modo abbiamo cercato di rendere quest’opera preziosa, oltre che autentica, semplice, chiara, bella, scorrevole, piacevole da leggere e adatta al grande pubblico.
Sono fermamente convinto che quest’opera si dimostrerà molto utile ai credenti. Per coloro che desiderano pregare esattamente come pregava il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), quest’opera sarà un’amica di grande utilità. Quest’opera è il riflesso della preghiera del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).
Quest’opera è per coloro che desiderano pregare come il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), sulla base di hadith autentici.
-Questo libro è per coloro che desiderano attenersi alla Sunnah del Messaggero di Allah.
-Questo libro è per coloro che desiderano raggiungere la serenità interiore seguendo il modo in cui il Messaggero di Allah compiva la preghiera.
-Questo libro è per coloro che desiderano fare del Corano e della Sunnah il criterio della propria عبادت e devozione, nonché dell’intera propria vita.
-Questo libro è per coloro che desiderano seguire veramente i grandi imam delle rispettive scuole giuridiche, i quali avevano fondato tutte le loro pratiche e opinioni sul Corano di Allah e sulla Sunnah del Messaggero di Allah, e avevano ordinato anche ai loro seguaci di fare altrettanto.
Prima di concludere, desidero presentare una giustificazione. In questo libro abbiamo usato la parola namaz, mentre il termine originale del Corano e degli hadith è salat. Avremmo dovuto usare proprio la parola salat, ma abbiamo usato namaz al posto di salat per comodità della maggior parte dei lettori. Infatti, da molti secoli questa parola è conosciuta e comunemente usata nella lingua bengalese e presso i bengalesi. Allo stesso modo, al posto della parola Allah, la parola Khoda è diventata nota e corrente. Riteniamo che, nel linguaggio quotidiano, termini originali come Allah e salat debbano entrare ampiamente nell’uso comune. Allora saranno usati anch’essi nei libri, insha Allah.
Durante la stesura di questo libro, mia figlia maggiore, Sajada Homayra Himu, mi ha aiutato scrivendo sotto dettatura alcune parti. Prego per il bene terreno e ultraterreno suo, dell’editore del libro e di tutti i lettori e le lettrici.
Che Allah, Tabarak wa Ta‘ala, conceda a tutti noi la capacità di compiere la preghiera secondo il metodo insegnato dal Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui. Se il nostro modo di compiere la preghiera è errato, che Allah ci conceda la fortuna di correggerlo e di diventare seguaci della Sunnah del Messaggero. Amin.
Abdus Shahid Nasim
28.07.2000 d.C.
Come pregava il Messaggero di Allah?
1
Il metodo del Messaggero di Allah per compiere l’abluzione in vista della preghiera
Come compiva l’abluzione il Messaggero di Allah?
Il Messaggero di Allah pregava per lo più dopo aver compiuto una nuova abluzione. Tuttavia, a volte pregava più volte con una sola abluzione.
Per una singola abluzione utilizzava un mudd d’acqua (circa un chilogrammo), o una quantità leggermente inferiore o superiore. Durante l’abluzione usava abbondantemente l’acqua sulle parti del corpo da lavare. Tuttavia, non sprecava l’acqua: ne usava pochissima. Ha anche proibito alla sua comunità di sprecare l’acqua. Ha detto:
«Tra i membri della mia comunità ci saranno alcuni che sprecheranno l’acqua durante l’abluzione (sebbene ciò sia un’azione ispirata dai sussurri di Satana)». Ha inoltre detto: «Durante l’abluzione, un diavolo chiamato Walhan viene a insinuare dubbi (per far consumare più acqua). Non lasciatevi ingannare da lui».
Una volta Saʿd ibn Abī Waqqāṣ stava compiendo l’abluzione. In quel momento il Messaggero ﷺ passò accanto a lui e gli disse: «Saʿd, non sprecare l’acqua!». Saʿd chiese: «O Messaggero di Allah, si può sprecare acqua?». Egli rispose: «Sì. Anche se compiessi l’abluzione seduto sulla riva di un fiume impetuoso, vi sarebbe spreco. In ogni circostanza, guardati dallo spreco». (Musnad Aḥmad)
È dimostrato da fonti autentiche che il Messaggero di Allah ﷺ lavò gli arti dell’abluzione talvolta una volta, talvolta due volte e talvolta tre volte. È inoltre dimostrato che, nella stessa abluzione, lavò alcuni arti una volta, altri due volte e altri ancora tre volte.
Talvolta prendeva una manciata d’acqua e con essa si sciacquava la bocca e si lavava il naso. Altre volte compiva entrambe queste operazioni con due o tre manciate. Talvolta usava metà di una manciata d’acqua per sciacquarsi la bocca e l’altra metà per lavarsi il naso. Quando usava due o tre manciate, probabilmente compiva queste due operazioni separatamente oppure insieme. Tuttavia, nella narrazione di ʿAbd Allāh ibn Zayd riportata da al-Bukhārī e Muslim, si legge che il Messaggero di Allah ﷺ prese una sola manciata d’acqua, con la quale si sciacquò la bocca e si lavò il naso, e fece ciò tre volte. Da un altro ḥadīth risulta invece che compì queste due operazioni usando tre manciate d’acqua.
Questo ḥadīth è quello più autentico riguardo al modo di sciacquarsi la bocca e lavarsi il naso. Non si trova alcun ḥadīth autentico secondo cui egli si sarebbe sciacquato la bocca e lavato il naso prendendo manciate separate. Esiste una narrazione di questo genere trasmessa da Ṭalḥah: egli la riferì da suo padre, e suo padre da suo nonno; tuttavia, il nonno non era un Compagno e non aveva incontrato il Messaggero di Allah ﷺ.
Il Messaggero di Allah ﷺ prendeva l’acqua con la mano destra. Con la mano destra si lavava il naso e con la sinistra lo puliva.
Passava le mani bagnate su tutta la testa. Cominciava dalla fronte e procedeva verso la nuca, poi dalla nuca tornava verso la parte anteriore. Poiché faceva in questo modo, alcuni hanno riferito che passasse le mani sulla testa due volte. In realtà passava le mani sulla testa una sola volta. Lavava più volte gli altri arti, ma passava le mani sulla testa una sola volta. Questo è dimostrato in modo inequivocabile; l’opinione contraria non è autentica. Il ḥadīth trasmesso da Ibn al-Yamānī, tramite suo padre, da ʿUmar, secondo cui avrebbe passato le mani sulla testa tre volte, non è accettabile, poiché padre e figlio erano entrambi trasmettitori deboli, benché la condizione del padre fosse alquanto migliore.
La narrazione riportata da Abū Dāwūd tramite ʿUthmān, secondo cui avrebbe passato le mani sulla testa tre volte, è in contrasto con tutti gli altri ḥadīth autentici trasmessi da ʿUthmān. Nei vari ḥadīth autentici trasmessi da lui si menziona soltanto che passava le mani sulla testa una volta.
Non si trova in alcun ḥadīth autentico neppure la prova che il Messaggero ﷺ passasse le mani bagnate soltanto su una parte della testa. Tuttavia, quando durante l’abluzione indossava un turbante, si strofinava la fronte e completava il passaggio delle mani sulla testa facendole scorrere sopra il turbante.
In Abu Dawud è riportato un hadith trasmesso da Anas, che dice: «Una volta vidi il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, compiere l’abluzione indossando un turbante di stoffa qatari. Inserì la mano sotto il turbante e si passò la mano sulla parte anteriore della testa. Non scompose il turbante né lo strinse». In altre parole, si asciugò la testa sotto il turbante senza scomporlo né toglierlo. Tuttavia, da questo hadith non si può dimostrare che non sia lecito passare la mano sul turbante. La prova di ciò si trova negli hadith trasmessi da al-Mughira ibn Shu‘ba e da altri Compagni. Il fatto che nell’hadith di Anas non vi sia alcuna indicazione al riguardo non cambia nulla.
Non vi è alcuna prova che il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, abbia mai compiuto l’abluzione senza sciacquarsi la bocca e aspirare acqua nel naso. Non esiste neppure un solo precedente in tal senso.
Egli osservava sempre l’ordine prescritto nell’abluzione. Non vi è alcuna prova che abbia mai contravvenuto a tale ordine.
Quando si passava la mano sulla testa, a volte lo faceva direttamente sull’intera testa. A volte se la passava sopra il turbante. Altre volte si passava la mano sulla fronte e sul turbante. È già stato detto che non esiste alcuna prova che abbia completato il passaggio della mano sulla testa strofinando soltanto la fronte.
Insieme alla testa, si passava la mano anche all’interno e all’esterno delle orecchie. Per questo non prendeva nuovamente dell’acqua. La prova è costituita dall’hadith trasmesso da Abdullah ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui.
Non è stata trovata alcuna prova che si sia passato la mano sul collo.
Quando non indossava calze di cuoio o di stoffa, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si lavava i piedi. Quando invece indossava le calze, si passava la mano direttamente sopra di esse.
Iniziava l’abluzione dicendo «Bismillah». Gli hadith citati per sostenere che iniziasse l’abluzione dicendo qualcosa d’altro oltre a «Bismillah» sono falsi e inventati. Egli stesso non fece mai una cosa simile, né la insegnò alla comunità. Non esiste alcuna prova che si debba dire qualcosa d’altro oltre a «Bismillah».
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), dopo aver terminato l’abluzione, recitava la seguente supplica:
(Arabo***************)
Significato: Attesto che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. E attesto che Muhammad è servo e Messaggero di Allah. O Allah, annoverami tra coloro che si pentono e tra coloro che si purificano.”
È stato narrato in al-Nasa’i che, dopo l’abluzione, egli recitava anche la seguente supplica:
(Arabo***************)
Significato: Tu sei libero da ogni difetto e incapacità. Riconoscendo la Tua lode, attesto che non vi è alcuna divinità all’infuori di Te. Ti chiedo perdono e a Te ritorno.”
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), all’inizio dell’abluzione, non pronunciava né esprimeva parole o intenzioni del tipo: “Intendo rimuovere l’impurità o intendo pregare”. In nessun hadith, autentico o debole, vi è alcuna prova che egli lo facesse. Neppure i suoi Compagni lo fecero. Non esiste a questo riguardo alcuna prova, né autentica né debole.
Non vi è prova che egli lavasse le braccia al di sopra dei gomiti e le gambe al di sopra delle caviglie. Abu Hurayra, invece, era solito farlo. Nell’hadith che egli narrò riguardo all’abluzione del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), si afferma che lavare i gomiti e le caviglie rientra tra le parti dell’abluzione.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) non asciugava le membra lavate dopo aver compiuto il wuḍūʾ. Non vi è alcuna prova di ciò in un ḥadīth autentico. Il racconto trasmesso da ʿĀʾisha e Muʿādh ibn Jabal, secondo cui egli asciugava le membra con un pezzo o una parte di stoffa, non è autentico. Infatti, tra i trasmettitori del primo ḥadīth vi è Sulaymān ibn Akram, che non è un narratore accettabile, mentre tra quelli del secondo vi è al-Afrīqī, un narratore debole. L’imām al-Tirmidhī ha detto che non è stato tramandato dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) alcun ḥadīth autentico riguardo all’asciugare con un panno le membra del wuḍūʾ.
Talvolta il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) eseguiva da sé il wuḍūʾ usando l’acqua, mentre altre volte, quando ce n’era bisogno, qualcuno gli versava l’acqua ed egli eseguiva il wuḍūʾ. In al-Bukhārī e Muslim è riportato da al-Mughīrah ibn Shuʿbah che, durante un viaggio, egli versò l’acqua sul Messaggero (pace e benedizioni su di lui) affinché eseguisse il wuḍūʾ. Tuttavia, non era una pratica abituale.
Dopo aver eseguito il wuḍūʾ, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) faceva il khilāl della barba. Tuttavia, non lo faceva sempre, bensì solo occasionalmente. Su questo argomento vi è comunque divergenza tra gli studiosi degli ḥadīth. Secondo l’imām al-Tirmidhī e altri, il khilāl della barba è attestato da un ḥadīth autentico. Invece, secondo l’imām Aḥmad ibn Ḥanbal e Abū Zurʿah, non vi è alcuna prova del khilāl della barba in un ḥadīth autentico.
Durante il wuḍūʾ egli faceva anche il khilāl delle dita, ma non regolarmente. Ciò è attestato da un ḥadīth trasmesso da Mustawrīd ibn Shaddād, riportato nelle raccolte di Sunan. Tuttavia, da coloro che erano esperti del wuḍūʾ del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), come ʿUthmān, ʿAlī, ʿAbdullāh ibn Zayd e al-Rubayyiʿ — che Allah sia soddisfatto di tutti loro — e altri, non è stata trasmessa alcuna narrazione al riguardo. Pertanto, anche questo atto non è dimostrato in modo più solido del khilāl della barba.
È stata tramandata una narrazione secondo cui, durante il wuḍūʾ, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) girava l’anello da una parte e dall’altra. Tuttavia, questa narrazione è ḍaʿīf (debole). L’imām al-Dāraquṭnī ha giudicato deboli i trasmettitori Muʿammar e suo padre nella catena di trasmissione del ḥadīth.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) faceva il masḥ sui calzini.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) faceva il masḥ sui calzini ovunque si trovasse, sia in residenza sia durante i viaggi. Ciò è comprovato da ḥadīth autentici. Egli mantenne questa pratica fino alla morte.
Tuttavia, da vari ḥadīth autentici e ḥasan risulta che è stato stabilito un periodo di masḥ di un giorno e una notte per chi è residente, e di tre giorni e tre notti per chi è in viaggio. (Vale a dire che, dopo aver eseguito una volta il wuḍūʾ e aver indossato i calzini, il residente può fare il masḥ per un giorno e una notte, mentre il viaggiatore può farlo per tre giorni e tre notti. Dopodiché dovrà nuovamente lavarsi i piedi ed eseguire il wuḍūʾ.)
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) passava le mani umide sulla parte superiore dei calzini. Non vi è alcuna prova autentica che abbia passato le mani umide sulla parte inferiore dei piedi. Tuttavia, in un hadith maqṭūʿ (con catena di trasmissione interrotta) si trova l’indicazione di passare le mani umide sulla parte inferiore dei calzini, ma questa affermazione contraddice il contenuto di tutti gli hadith autentici.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) passava le mani umide sia sulle scarpe sia sui calzini, proprio come le passava sul turbante insieme alla fronte. Da diversi hadith relativi ai suoi atti e alle sue parole risulta che passasse le mani umide sia sulle scarpe sia sui calzini. Secondo alcuni, lo faceva soltanto in determinate circostanze. Probabilmente passava le mani umide anche sulle scarpe perché era difficile togliere quelle di cuoio. Tuttavia, Allah ne sa meglio.
La realtà è che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) non rendeva inutilmente difficile nessuna questione. Adottare la facilità era il suo principio. Se non indossava i calzini, si lavava i piedi; se li indossava, passava le mani umide su di essi, senza preoccuparsi di toglierli. D’altra parte, non indossava inutilmente i calzini solo per poter passare le mani umide su di essi. Piuttosto, se aveva i piedi scoperti li lavava, mentre se indossava i calzini passava le mani umide su di essi: questo era il suo principio. Secondo il nostro maestro, l’Imam Ibn Taymiyya, questa è la risposta corretta alla domanda su quale delle due pratiche sia migliore: lavare i piedi o passare le mani umide sui calzini.
Il metodo del tayammum del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)
Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) faceva il tayammum, lo faceva nel modo seguente: colpiva una sola volta con i palmi delle mani e con essi passava le mani sul dorso di entrambe le mani e sul viso. Non vi è alcuna prova in un hadith autentico che colpisse due volte con le mani a questo scopo. Inoltre, non vi è alcuna prova che passasse le mani sugli avambracci fino ai gomiti. L’Imam Ahmad ibn Hanbal ha detto che coloro i quali sostengono il contrario esprimono una loro opinione personale, non dimostrata dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) faceva il tayammum con il terreno sul quale è lecito pregare. Per fare il tayammum colpiva con le mani il terreno compatto, la sabbia e il terreno salino. Egli disse: «Ovunque un membro della mia comunità preghi, lì vi sono per lui una moschea e il mezzo per conseguire la purificazione —
— da questo hadith risulta chiaramente che, se una persona prega in un luogo sabbioso, la sabbia è sufficiente per il suo tayammum.
Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) andò alla battaglia di Tabuk, a causa della scarsità d’acqua fece il tayammum proprio con la sabbia. Non vi è alcuna prova che, recandosi a Tabuk, portasse con sé zolle di terra o ordinasse a qualcuno dei suoi Compagni di portarle. In realtà, la maggior parte della sabbia è terra. Lo stesso vale per il terreno dell’Hegiaz.
Non è noto alcun metodo specifico, trasmesso dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), per strofinarsi le mani nel tayammum. Si menziona un metodo secondo il quale si dovrebbe passare il palmo della mano sinistra sul dorso della mano destra, iniziando dalla punta delle dita fino al gomito, poi ruotarlo e strofinare la parte inferiore della mano; allo stesso modo si dovrebbe strofinare anche la mano sinistra. Non esiste alcuna prova di questo metodo né da parte del Messaggero (pace e benedizioni su di lui), né da parte dei Compagni. Egli non lo ordinò e non vi è alcuna prova che lo avesse approvato.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) attribuì al tayammum lo stesso valore dell’abluzione. Non vi è alcuna prova che egli facesse un tayammum separato per ogni preghiera. Egli non lo ordinò neppure. Questa è la posizione corretta, qualora non si trovi alcuna prova contraria.
2
Il modo in cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) pregava
Il takbīr iniziale
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), non appena si alzava per la preghiera, pronunciava «Allāhu akbar». (Questo viene chiamato «takbīr iniziale»). Prima di pronunciare questo takbīr non leggeva né diceva assolutamente nulla, e non pronunciava neppure l’intenzione (niyyah). (L’intenzione consiste semplicemente nel determinare nel cuore ciò che si intende fare [irādah]). Egli non diceva nemmeno qualcosa come: «Rivolto verso la qiblah, sto compiendo come imam le tante rakʿah obbligatorie di questa determinata preghiera, oppure le sto compiendo come seguace dietro questo imam. Sto compiendo una preghiera da recuperare o una preghiera eseguita nel suo tempo». Non diceva parole di questo genere neppure per le preghiere obbligatorie (e nemmeno per quelle sunnah e supererogatorie).
Dire tutte queste cose prima del takbīr iniziale è un’innovazione religiosa (bidʿah). Infatti, non esiste alcun hadith del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a sostegno di esse. Non vi è neppure alcuna dichiarazione dei Compagni, né alcuna parola dei Tābiʿūn. Inoltre, nessuno dei quattro imam ha detto qualcosa al riguardo. Nessuno di loro approvò il fatto di pronunciare tali parole.
Tuttavia, alcuni studiosi delle epoche successive caddero nell’errore interpretando una dichiarazione dell’imam al-Shāfiʿī. La sua dichiarazione è: «Lo stato della preghiera non è come quello del digiuno: nessuno può entrare nella preghiera senza menzionarla».
Con ciò, questi dotti hanno inteso il suo riferimento come il menzionare o pronunciare l’intenzione della preghiera. In realtà, però, l’Imam al-Shafi‘i intendeva con queste parole la pronuncia del takbīr al-taḥrīma per la preghiera.
L’interpretazione dei dotti sopra citati riguardo all’affermazione dell’Imam al-Shafi‘i è errata. Infatti, come potrebbe l’Imam al-Shafi‘i dichiarare obbligatorio un atto che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), i suoi nobili Compagni e i califfi ben guidati non hanno neppure menzionato? Se troviamo anche una sola parola del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e dei suoi nobili Compagni su questo argomento, la seguiremo certamente. Infatti, la nostra regola di condotta è seguire la Sunnah del Messaggero di Allah e il metodo dei suoi nobili Compagni. Il cammino migliore da loro indicato è il nostro cammino. Umilmente, seguiremo soltanto le regole di condotta da loro attestate.
Fare rafʿ al-yadayn al momento del takbīr al-taḥrīma
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), per iniziare la preghiera, non diceva altro che «Allāhu akbar» e, pronunciando «Allāhu akbar», praticava il rafʿ al-yadayn (sollevava entrambe le mani). A tal fine sollevava entrambe le mani, rivolte verso la qiblah, fino all’altezza delle spalle o delle orecchie. In quel momento teneva le dita delle mani distese. Esistono diverse narrazioni riguardo all’altezza a cui sollevava le mani. Abū Ḥumayd al-Sāʿidī (che Allah sia soddisfatto di lui) e i suoi compagni hanno riferito che le sollevava all’altezza delle spalle. Anche ʿAbd Allāh ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) ha affermato lo stesso. Wā’il ibn ʿĀzib (che Allah sia soddisfatto di lui) ha detto che portava le mani vicino alle orecchie. Alcuni hanno affermato che quest’ultima opinione è la migliore, ma che è consentito sollevarle a una qualsiasi delle altezze sopra menzionate. Secondo alcuni, non è consentito sollevarle al di sopra dei lobi delle orecchie. Tuttavia, è valido sollevarle fino alle spalle. Questa è la conclusione della questione.
Gli altri momenti in cui praticava il rafʿ al-yadayn pronunciando il takbīr («Allāhu akbar») saranno menzionati a loro debito luogo.
Che cosa recitava dopo il takbīr al-taḥrīma?
Dopo aver sollevato le mani pronunciando il takbīr al-taḥrīma, le abbassava e poneva la mano destra sul dorso della mano sinistra. Poi, prima di iniziare la preghiera (la sūrah al-Fātiḥah), recitava diverse suppliche. Talvolta recitava questa supplica:
(Arabo**************)
Signore mio! Allontana da me tutti i miei errori e peccati, così come hai posto una distanza tra l’Oriente e l’Occidente. O Allah! Lavami e purificami dai miei errori e peccati con acqua, neve e sostanze fredde. O Allah! Purificami dai miei peccati rendendomi candido e immacolato, proprio come un abito bianco diventa splendente dopo essere stato liberato dalla sporcizia e dalle macchie.
Talvolta recitava questa supplica:
(in arabo************)
Significato: Ho rivolto con sincerità il mio volto verso il Creatore dell’universo e di questa terra. Non appartengo a coloro che Gli associano dei soci. In verità, la mia preghiera, il mio sacrificio, la mia vita e la mia morte sono per Allah l’Altissimo, il Signore e Sostentatore di tutti i mondi. Egli non ha alcun socio. Mi è stato ordinato di accettare queste parole e io sono stato il primo ad accettarle.
Talvolta recitava questa supplica:
(in arabo****************)
Signore! Tu sei l’unico Sovrano dell’universo. Non c’è altra divinità all’infuori di Te. Tu sei il mio Signore e io sono il Tuo servo. Ho commesso un torto contro me stesso e riconosco la mia colpa. Perciò, perdona tutte le mie colpe. Nessuno può perdonare le colpe all’infuori di Te. Guidami verso l’acquisizione del migliore carattere morale; nessuno può guidarmi verso questa via all’infuori di Te. Elimina dal mio carattere e dal mio comportamento ogni difetto e mancanza; nessuno può eliminarli all’infuori di Te. Signore! Eccomi al Tuo cospetto. Tu sei sommamente Misericordioso e ogni bene è nelle Tue mani. Tu non sei responsabile del male. Seguirò soltanto la Tua volontà e a Te farò ritorno. Tu sei colmo di abbondanza, sei eccelso, o Signore! Ti chiedo perdono e rivolgo il mio volto verso di Te.
Di solito il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, recitava questa supplica durante la preghiera notturna (tahajjud). Talvolta, in quel momento, recitava anche questa supplica:
(Arabo***************)
Signore mio, Tu solo sei il Signore di Jibril e Israfil, il Creatore dei cieli e della terra e il Conoscitore dell’invisibile e del visibile. Sei Tu a dirimere le controversie tra i Tuoi servi. Guidami sulla retta via riguardo alla controversia sulla grande verità nella quale, secondo il Tuo comando, mi trovo coinvolto. Tu, infatti, guidi sulla retta via chi vuoi.
Talvolta recitava anche la seguente supplica: (Arabo******************)
Signore mio, a Te appartiene ogni lode. Tu sei la luce dell’universo, di questa terra e di tutto ciò che si trova tra essi.
-Abdullah ibn Abbas (ra.) narrò che il Messaggero di Allah (s.a.s.), dopo aver pronunciato il takbīr di taḥrīma, recitava la suddetta supplica.
Talvolta recitava tre volte الله اكبر كبيرا tre volte الحمد لله كثيرا tre volte سبحان الله بكرة واصيلا e insieme اللهم اني اعوذبك من الشيطان الرجيم من همزه ونفخه ونفثه lo diceva.
Talvolta الله اكبر dieci volte, سبحان الله dieci volte, الحمد لله dieci volte, لااله الا الله dieci volte, استغفر الله dieci volte e اللهم اغفرلى واهدنى وارزقنى dieci volte; poi اللهم اني اعوذبك من ضيق المقام يوم القيامة lo diceva dieci volte. È dimostrato da fonti autentiche che il Messaggero di Allah (s.a.s.), dopo aver pronunciato il takbīr di taḥrīma, recitava una di queste suppliche.
È stato narrato che iniziava la preghiera recitando la seguente sana:
(Arabo**************)
Significato: O Allah! Tu sei puro da ogni difetto, incapacità e debolezza. Io lodo Te soltanto. Benedetto è il Tuo nome. Sublime è la Tua maestà. E non vi è alcuna divinità all’infuori di Te.”
La menzione di questa sana (frase di lode ad Allah) è stata riportata in diverse raccolte di Sunan da ʿAlī ibn ʿAlī al-Rifāʿī. Egli narrò da Abū al-Mutawakkil, il quale narrò da Abū Saʿīd (ra). Un hadith analogo è stato narrato anche da ʿĀʾisha (ra). Quando ʿUmar (ra) guidava la preghiera, la recitava ad alta voce e la insegnava a tutti.
L’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal disse: «Preferisco recitare questa duʿāʾ seguendo ʿUmar. Tuttavia, se qualcuno inizia la preghiera recitando una qualsiasi delle duʿāʾ menzionate sopra, ciò è valido.»
L’Imam Aḥmad ha sostenuto, sulla base di argomentazioni, che questo duʿāʾ è il migliore, il più completo e il più eccellente. Il fatto che ʿUmar lo recitasse ad alta voce affinché tutti lo udissero quando guidava la preghiera significa che tutti dovrebbero recitarlo all’inizio della preghiera, in particolare durante le preghiere obbligatorie.
Recitazione della Sūra al-Fātiḥa
Dopo aver recitato la sana/duʿāʾ menzionata sopra, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) recitava «Aʿūdhu billāhi min ash-shayṭāni r-rajīm». Poi recitava la Sūra al-Fātiḥa insieme a «Bismillāhi r-Raḥmāni r-Raḥīm».
A volte recitava la Sūra al-Fātiḥa ad alta voce e altre volte in silenzio. Tuttavia, per la maggior parte del tempo la recitava ad alta voce. Ma non la recitava ad alta voce in tutte e cinque le preghiere quotidiane, né quando era residente né quando era in viaggio. Se l’avesse recitata ad alta voce in tutte e cinque le preghiere quotidiane, come avrebbe potuto ciò rimanere sconosciuto ai califfi ben guidati, alla maggior parte dei Compagni e soprattutto agli abitanti di Medina? È dunque certo che non recitava la Sūra al-Fātiḥa ad alta voce in tutte e cinque le preghiere quotidiane.
Quando recitava ad alta voce la Sura al-Fātiḥa, recitava ad alta voce anche la basmala all’inizio.
La pronuncia di «Āmīn»
Dopo aver terminato la Sura al-Fātiḥa, diceva «Āmīn». Quando recitava la Sura al-Fātiḥa ad alta voce, pronunciava anch’egli «Āmīn» ad alta voce, e anche coloro che pregavano dietro di lui lo pronunciavano ad alta voce insieme a lui.
Rimanere in silenzio per un breve momento
Durante la preghiera rimaneva in silenzio per qualche momento in due occasioni. Una volta, tra il takbīr al-taḥrīma e la recitazione (della Sura al-Fātiḥa). Abū Hurayra lo interrogò proprio riguardo a questo silenzio e ne ebbe conferma.
Vi è divergenza di opinioni su quando rimanesse in silenzio la seconda volta. Alcuni hanno detto che fosse dopo la recitazione della Sura al-Fātiḥa, mentre altri hanno detto che fosse dopo aver terminato la recitazione del Corano e prima di entrare nel rukūʿ. Altri ancora hanno detto che rimaneva in silenzio due volte, senza considerare la prima. Accettando quest’ultima opinione, i momenti di silenzio diventerebbero tre. Eppure è chiaro che rimase in silenzio soltanto due volte.
Il terzo momento di silenzio menzionato, cioè quello prima di entrare nel rukūʿ, in realtà non era un suo silenzio. Era il breve tempo che si prendeva per espirare e raggiungere la tranquillità interiore. Infatti, non univa la recitazione e il rukūʿ nello stesso respiro.
Il silenzio tra il takbīr al-taḥrīma e l’inizio della Sura al-Fātiḥa era ragionevole. Infatti, era un silenzio preparatorio all’inizio della Sura al-Fātiḥa.
La seconda pausa di silenzio, cioè quella dopo la conclusione della sura al-Fātiḥa, era prevista per consentire ai ma’mūm di terminare la recitazione della sura al-Fātiḥa.
La terza pausa di silenzio, cioè quella dopo la conclusione della recitazione e prima di andare in rukūʿ, era soltanto una brevissima pausa, della durata di un istante, per riprendere fiato e ritrovare la calma.
Coloro che non hanno menzionato la terza pausa non lo hanno fatto perché era molto breve. Coloro che invece l’hanno considerata, pur riconoscendone la brevità, ritenevano che il Messaggero, pace e benedizioni di Allah su di lui, rimanesse in silenzio in tre momenti. Pertanto, in sostanza, non vi è alcuna contraddizione tra le due narrazioni. Questa è la conciliazione dei ḥadīth riguardanti questo argomento.
I ḥadīth riguardanti le due pause di silenzio sono stati trasmessi attraverso Samura ibn Jundub, Ubayy ibn Kaʿb e ʿImrān ibn Ḥusayn, che Allah sia compiaciuto di loro, secondo fonti autentiche. Abū Ḥātim ha citato questi ḥadīth nella sua raccolta di ḥadīth autentici.
Uno di coloro che hanno narrato il ḥadīth delle due pause di silenzio è Samura ibn Jundub. Egli disse: «Durante la preghiera del Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, ho memorizzato le sue due pause di silenzio. Rimaneva in silenzio una volta dopo il takbīr taḥrīma e una seconda volta dopo aver recitato “ghayril-maghdūbi ʿalayhim wa laḍ-ḍāllīn”».
In alcuni ḥadīth trasmessi attraverso determinate catene si narra che il Messaggero, pace e benedizioni di Allah su di lui, rimaneva in silenzio per qualche istante dopo la recitazione. Ma questa è un’affermazione del tutto generica. Il contenuto del precedente ḥadīth, cioè quello di Samura, è chiaro: vi si afferma esplicitamente che rimaneva in silenzio dopo la recitazione della sura al-Fātiḥa. ….. Pertanto, il ḥadīth narrato da Samura ibn Jundub, che Allah sia compiaciuto di lui, costituisce la prova in questo caso.
Il suo metodo di recitazione (la recitazione del Corano nella preghiera)
La recitazione del Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, era fluida e cadenzata. Si fermava dopo aver recitato ogni versetto. Alla fine del versetto terminava con una voce leggermente prolungata.
Dopo aver terminato la sūra al-Fātiḥa, passava a un’altra sūra. Iniziata l’altra sūra, talvolta prolungava la recitazione, mentre altre volte la abbreviava a causa di un viaggio o per qualche altro motivo. Tuttavia, generalmente la sua recitazione non era né breve né lunga, bensì di durata media.
La sua recitazione nelle diverse preghiere
Nella preghiera dell’alba recitava generalmente da sessanta a cento versetti. Nella preghiera dell’alba recitava spesso la sūra Qāf, la sūra ar-Rūm, la sūra at-Takwīr; talvolta recitava la sūra az-Zalzala in entrambe le rakʿa, e talvolta al-Falaq e an-Nās. Tuttavia, recitava al-Falaq e an-Nās soltanto durante i viaggi. Talvolta recitava entrambe le rakʿa con la sūra al-Muʾminūn. In essa, nella prima rakʿa recitava fino al punto in cui vengono menzionati Mūsā e Hārūn, e il resto nella seconda rakʿa.
Il venerdì, nella preghiera dell’alba, recitava per intero la sūra as-Sajda e la sūra ad-Dahr. Non recitava una parte di una sūra e una parte dell’altra. Inoltre, non divideva la sūra as-Sajda tra le due rakʿa, ma la recitava interamente in una sola rakʿa. Fare così è contrario alla sua consuetudine. Coloro che ritengono preferibile pregare l’alba del venerdì recitando soltanto la sūra as-Sajda ignorano la Sunna del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). A causa di questa concezione erronea della gente, alcuni imām consideravano sconsigliabile recitare la sūra as-Sajda nella preghiera dell’alba del venerdì.
In realtà, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) guidava la preghiera dell’alba del venerdì proprio con queste due sūre. In esse sono descritti l’inizio della creazione dell’essere umano, il suo destino finale, la creazione di Adamo e le cause che conducono al Paradiso e all’Inferno. In altre parole, poiché esse descrivono ciò che è accaduto e ciò che accadrà nella vita umana, il venerdì mattina egli le faceva ascoltare a tutti. Per la stessa ragione recitava la sūra Qāf, la sūra al-Qamar, la sūra al-Aʿlā e la sūra al-Ghāshiya nelle preghiere del venerdì e dellʿĪd.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) prolungava spesso la recitazione nella preghiera di mezzogiorno. È riportato nel Ṣaḥīḥ Muslim che Abū Saʿīd al-Khudrī (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò: dopo l’iqāma della preghiera di mezzogiorno, se qualcuno si fosse recato a Jannat al-Baqīʿ per rispondere a un bisogno naturale, avesse espletato il bisogno, fosse tornato a casa, avesse compiuto l’abluzione e fosse ritornato, avrebbe potuto raggiungere il Profeta (pace e benedizioni su di lui) già nella prima rakʿa. Talvolta, nella preghiera di mezzogiorno, egli recitava proprio una recitazione così lunga. A volte recitava una quantità di versetti pari a quella della sūra as-Sajda. Altre volte recitava la sūra al-Aʿlā e al-Layl, oppure la sūra al-Burūj e at-Tāriq.
Nella preghiera del pomeriggio recitava una quantità pari alla metà di quella recitata a mezzogiorno. Talvolta era un po’ più lunga, altre volte un po’ più breve.
Quanto alla recitazione nella preghiera del tramonto, la sua pratica era diversa da quella della gente dei tempi attuali. Talvolta recitava la sūra al-Aʿrāf, talvolta la sūra aṭ-Ṭūr e talvolta la sūra al-Mursalāt nella preghiera del tramonto. Divideva una di queste sūre tra le due rakʿa.
A proposito della pratica del nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), Abu Umar ibn Abd al-Barr ha riferito quanto segue: egli recitava nella preghiera del maghrib talvolta la sura al-A’raf, talvolta la sura as-Saffat, talvolta la sura ad-Dukhan, talvolta la sura al-A’la, talvolta la sura at-Tin, talvolta le due protettrici (an-Nas e al-Falaq) e talvolta la sura al-Mursalat. Inoltre, recitava nella preghiera del maghrib anche sure brevi. Tutte queste trasmissioni hanno acquisito notorietà attraverso catene autentiche. Tuttavia, recitare sempre sure brevi nella preghiera del maghrib era una pratica di Marwan ibn al-Hakam [Marwan ibn al-Hakam, il quarto califfo omayyade, cioè Mu’awiya, che Allah sia soddisfatto di lui, > Yazid > Mu’awiya ibn Yazid > Marwan ibn al-Hakam. Il suo regno durò dal 64 al 65 dell’Egira. Fu proprio a causa di questo Marwan che si verificò il martirio di Uthman.] ibn al-Hakam. Per questo Hazrat Zayd ibn Thabit lo criticò. Hazrat Malik disse: «Voi recitate nella preghiera del maghrib soltanto sure brevi, mentre io ho visto il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitare una delle due sure lunghe, cioè la sura al-A’raf». Questo è un hadith autentico. I compilatori delle raccolte di Sunan lo hanno riferito. L’imam an-Nasa’i ha riferito da Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, la quale disse che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava la sura al-A’raf nella preghiera del maghrib, dividendola in due parti e recitandola nelle due rak’a. Pertanto, recitare sempre nella preghiera del maghrib soltanto versetti brevi e sure brevi è contrario alla Sunnah. Questa era la pratica di Marwan ibn al-Hakam.
L’ultima delle cinque preghiere quotidiane è la preghiera dell’isha. Secondo una trasmissione, egli recitò nella preghiera dell’isha la sura at-Tin. Secondo un’altra trasmissione, ordinò a Mu’adh ibn Jabal di recitare nella preghiera dell’isha sure come ash-Shams, al-A’la e al-Layl. Inoltre, vietò a Mu’adh, quando si recava a tarda notte presso la tribù di Amr ibn Awf per guidarla nella preghiera dell’isha, di recitare la sura al-Baqara.
Il fatto è che Mu’adh, che Allah sia soddisfatto di lui, pregava la preghiera dell’isha insieme al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Poi si recava presso la tribù di Amr ibn Awf e guidava nella preghiera dell’isha le persone che lo stavano aspettando. Dopo aver pregato l’isha nella moschea del Profeta, impiegava molto tempo per raggiungere quella tribù. Pregava dietro al Profeta in qualità di fedele e poi, recatosi presso quella gente, guidava nuovamente per loro la preghiera dell’isha. Tuttavia, anche a quell’ora così tarda, recitava la sura al-Baqara nella preghiera. Ciò causava grandi difficoltà agli operai che lavoravano durante il giorno. Quando la cosa giunse all’attenzione del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), egli impartì a Mu’adh, che Allah sia soddisfatto di lui, l’ordine sopra menzionato e gli vietò di mettere le persone in difficoltà recitando una lunga porzione di Corano a tarda notte.
Nella preghiera del venerdì recitava la sura al-Jumu’a e la sura al-Munafiqun. Talvolta recitava anche la sura al-A’la e la sura al-Ghashiya. Tuttavia, non guidava mai la preghiera recitando soltanto le parti finali delle prime due sure [le parti finali sia della sura al-Jumu’a sia della sura al-Munafiqun iniziano con «O voi che credete»]. Ciò sarebbe contrario anche alla sua consuetudine.
Nella preghiera dell’Eid recitava per intero la sura Qaf e la sura al-Qamar. Talvolta recitava la sura al-A’la e la sura al-Ghashiya. Faceva così in entrambe le preghiere dell’Eid.
Questa è la guida autentica riguardo al tipo di recitazione che egli eseguiva in ciascuna preghiera fino alla sua morte. I califfi ben guidati seguirono questa sua guida.
Abu Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, completava la sura al-Baqara nella preghiera dell’alba. Di conseguenza, quando pronunciava il saluto finale, era quasi l’ora dell’alba. Un giorno la gente attirò la sua attenzione dicendo: «O califfo del Messaggero di Allah! È ormai giunta l’ora dell’alba». Egli rispose: «Non pensate che io sia distratto riguardo all’alba». Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, recitava nella preghiera dell’alba la sura Yusuf, la sura an-Nahl, la sura Hud, la sura Banu Isra’il e altre sure analoghe.
Se la lunga recitazione che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) eseguiva nella preghiera dell’alba fosse stata abrogata, ciò non sarebbe rimasto nascosto ai califfi ben guidati né a coloro che criticavano la lunga recitazione. In Sahih Muslim è stato riferito da Jabir ibn Samura, che Allah sia soddisfatto di lui: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava la sura Qaf nella preghiera dell’alba, dopodiché abbreviava la sua preghiera». Qui «dopodiché» significa dopo la preghiera dell’alba. In altre parole, la sua recitazione nell’alba era lunga, mentre nelle preghiere successive all’alba la recitazione veniva abbreviata. Ne è prova la dichiarazione di Umm al-Fadl, moglie di Hazrat Abbas. Dopo aver sentito suo figlio, Abdullah ibn Abbas, recitare la sura al-Mursalat ad Arafat, gli chiese: «Figlio mio, non mi avevi detto che avevi sentito il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitare questa sura nell’ultima preghiera del maghrib della sua vita?»
Nel hadith di Jābir e di Samura, nella parola «poi» è presente un pronome. Dietro questo pronome è sottinteso o celato il nome qui indicato.
È noto a tutti che il pronome viene sempre usato al posto di un nome già menzionato. Pertanto, qui «poi» deve essere inteso come «dopo la preghiera dell’alba»; non vi è altra possibilità interpretativa.
Pertanto, il significato di «poi» nel suddetto hadith è che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) accorciava la recitazione nelle preghiere successive a quella dell’alba. Ciò non significa che, a partire da quel giorno, abbia accorciato la recitazione in tutte le preghiere. Se questo fosse stato il significato, non sarebbe rimasto nascosto ai Califfi ben guidati. Pur conoscendo la pratica abrogante del Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), essi non si sarebbero accontentati di seguire la pratica abrogata.
A proposito dell’accorciamento della recitazione, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Quando uno di voi guida la preghiera, accorci la recitazione». E nella narrazione di Anas: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) adottava il principio di accorciare la recitazione in tutte le preghiere». Il criterio per comprendere entrambe queste affermazioni deve essere la stessa pratica del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). In altre parole, l’accorciamento menzionato in questi due hadith si concretizzava nella pratica effettiva del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) nella recitazione, che abbiamo appena illustrato.
Da queste due affermazioni non è possibile adottare un’interpretazione contraria alla pratica effettiva del Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui). È infatti assolutamente inconcepibile che facesse una cosa e ne dicesse un’altra. Senza dubbio, egli parlava di un accorciamento della recitazione come quello che praticava personalmente. È inoltre noto a tutti che dietro di lui pregavano anche anziani, persone deboli e persone impegnate in varie necessità.
La conciliazione possibile tra le divergenze riguardo alla recitazione lunga e a quella breve è che inizialmente egli recitasse passi molto lunghi e che in seguito li accorciasse in una certa misura, recitando passi meno lunghi. Vi sono anche prove a sostegno di questa soluzione. L’imam al-Nasāʾī e altri imam del hadith hanno trasmesso da ʿAbd Allāh ibn ʿUmar che egli disse: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ci parlava dell’accorciamento della recitazione e ci guidava nella preghiera recitando la sūra al-Ṣāffāt». Pertanto, un esempio di recitazione breve è la sūra al-Ṣāffāt. (Allah ne sa meglio.)
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) non stabiliva una sūra specifica per una determinata preghiera, recitando in quella preghiera soltanto tale sūra. Fanno eccezione la preghiera del venerdì e le due preghiere dell’ʿĪd. ʿAmr ibn Shuʿayb ha trasmesso attraverso suo padre e suo nonno. Suo nonno disse: «Non esiste sūra, breve o lunga, che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) non abbia recitato quando guidava la preghiera obbligatoria». Il hadith è stato riportato da Abū Dāwūd.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) recitava una sūra completa in una preghiera. Talvolta recitava una sūra completa in una rakʿa, mentre altre volte divideva una sūra tra due rakʿa. A volte recitava la prima parte di una sūra. Non vi è invece alcuna prova che abbia recitato la parte centrale o quella finale di una sūra.
Egli recitò due sure nella stessa rakʿa durante le preghiere volontarie. Tuttavia, non vi è alcuna prova che abbia recitato due sure in una sola rakʿa durante le preghiere obbligatorie.
ʿAbd Allah ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitava due sure in ogni rakʿa; si tratta però di un’affermazione generale. Qui non viene specificato se lo facesse nelle preghiere obbligatorie o in quelle volontarie.
Nella narrazione riportata da Abū Dāwūd, un uomo della tribù di Juhayna dice: «Ho sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitare la sura al-Zalzala in entrambe le rakʿa della preghiera dell’alba». Tuttavia, dopo aver detto ciò, lo stesso uomo aggiunge: «Ma non so se abbia recitato la sura al-Zalzala in entrambe le rakʿa per errore o intenzionalmente».
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, prolungava la recitazione della prima rakʿa rispetto alla seconda. Faceva così in ogni preghiera, compresa quella dell’alba. Talvolta prolungava la prima rakʿa finché cessava il rumore dei passi dei fedeli che arrivavano alla moschea. In altre parole, la prolungava finché tutti i fedeli arrivavano e riuscivano a unirsi alla prima rakʿa.
Egli prolungava la recitazione della preghiera dell’alba più di quella delle altre preghiere. Vi possono essere diverse ragioni per cui prolungava la preghiera dell’alba:
a. Poiché durante la recitazione coranica dell’alba sono presenti gli angeli. In quel momento si riuniscono gli angeli della notte e quelli del giorno, perché è l’ora del cambio del loro turno.
b. Poiché nella preghiera dell’alba il numero delle rakʿa è ridotto.
c. Poiché i musulmani devono alzarsi dal sonno e dal riposo per partecipare alla preghiera dell’alba.
Gh. Poiché subito dopo questa preghiera i musulmani escono per un lungo periodo a dedicarsi al lavoro e al sostentamento, affinché l’influenza del Corano rimanga tra loro per molto tempo.
Ng. Poiché in quel momento la mente delle persone è serena e vi è l’opportunità di ascoltare, comprendere e riflettere sul Corano con attenzione.
C. Poiché questa è la prima devozione della giornata, le attribuiva maggiore importanza e desiderava ottenere, proprio all’inizio della giornata, abbondanti ricompense e benedizioni attraverso di essa.
Per le persone dotte non vi è alcuna difficoltà nel comprendere questa saggezza, questo significato e questi profondi segreti della Sharīʿa.
Il suo modo di eseguire il rukūʿ
Dopo aver terminato la recitazione, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) rimaneva in silenzio per un breve tempo, per riprendere fiato e ritrovare la calma. Poi eseguiva il rafʿ al-yadayn, come al momento del takbīr al-taḥrīma, e pronunciando «Allāhu akbar» passava al rukūʿ.
Nel rukūʿ appoggiava entrambe le mani sulle ginocchia, come per stringerle saldamente. Teneva le braccia distaccate dai fianchi e lasciava spazio tra esse e le costole. Distendeva la schiena in posizione diritta e allungata. Manteneva la testa allineata alla schiena, senza sollevarla né abbassarla.
Nel rukūʿ recitava questo tasbīḥ: (in arabo***************)
Talvolta aggiungeva e recitava insieme a questa anche il seguente tasbīḥ: (in arabo******************)
Significato di entrambe le frasi: «Il mio Signore è santo e glorioso, libero da ogni difetto e debolezza. Tu sei santo, o Allah, libero da ogni difetto e debolezza! A Te appartiene ogni lode, o nostro Signore. O Allah, perdonami!»
Rimaneva in rukūʿ per un tempo tale che si sarebbe potuto recitare circa dieci volte il tasbīḥ sopra menzionato. Anche nel sujūd rimaneva per un tempo altrettanto lungo. A questo proposito, l’affermazione di Barāʾ ibn ʿĀzib, che Allah sia compiaciuto di lui, ha causato una certa incomprensione. Egli narrò: «Ho pregato dietro al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fino alla sua morte. La durata del suo qiyām e del suo rukūʿ era uguale. Anche il sujūd e la seduta tra i due sujūd duravano all’incirca lo stesso tempo».
Da questa affermazione, alcuni hanno dedotto che il qiyām e il rukūʿ del Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, fossero di uguale durata e che anche il sujūd durasse altrettanto. In realtà, non vi è alcun motivo per interpretarla in questo modo. Infatti, la lunghezza della sua recitazione coranica è ampiamente comprovata. Nella preghiera del fajr recitava cento versetti, o poco più o poco meno. Ho già menzionato in precedenza anche gli ḥadīth riguardanti la sua recitazione nella preghiera del maghrib: durante il maghrib recitava le sure al-Aʿrāf, al-Ṭūr e al-Mursalāt. Ma tutti sanno che non rimaneva nel rukūʿ e nel sujūd per un tempo altrettanto lungo.
A dimostrarlo è l’ḥadīth di Anas, riportato nelle Sunan [tra i sei libri autentici di ḥadīth, esclusi al-Bukhārī e Muslim, gli altri quattro sono chiamati Sunan o Sunan al-Arbaʿa]. In esso Anas, che Allah sia compiaciuto di lui, dice: «Dopo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non ho mai pregato dietro a nessuno la cui preghiera fosse simile alla sua, tranne che dietro questo giovane», cioè ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz. Il narratore dice: «Ho recitato il tasbīḥ dieci volte ciascuno nel rukūʿ e nel sujūd di ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz».
Ne è prova anche l’ḥadīth narrato da Anas, che Allah sia compiaciuto di lui, nel quale egli afferma che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, quando ci guidava nella preghiera, recitava la sura al-Ṣāffāt.
Solo Allah sa ora quale sia il significato dell’affermazione di Barāʾ ibn ʿĀzib, che Allah sia compiaciuto di lui. [A nostro avviso, nell’affermazione di Ḥaḍrat Barāʾ ibn ʿĀzib «La durata del suo qiyām e del suo rukūʿ era uguale», con qiyām si intende il qiyām successivo al rukūʿ e precedente al sujūd.]
Nella preghiera del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si mantenevano naturalezza ed equilibrio tra le varie parti. Quando prolungava il qiyām (la recitazione coranica), prolungava naturalmente anche il rukūʿ e il sujūd. Quando invece accorciava il qiyām, accorciava anche il rukūʿ e il sujūd.
Durante la preghiera notturna (cioè il tahajjud e le preghiere volontarie), talvolta prolungava il rukūʿ e il sujūd quanto il qiyām. Faceva quasi lo stesso anche nella preghiera dell’eclissi solare.
Egli attribuiva grande importanza al mantenimento dell’equilibrio e della naturalezza tra le diverse parti e i diversi elementi della preghiera. A questo riguardo, le indicazioni ricevute da lui sono quelle descritte sopra.
Durante la preghiera notturna (il tahajjud e le altre preghiere volontarie), nel rukūʿ recitava anche le seguenti suppliche e formule di tasbīḥ: (Arabo****)
Significato: Tu sei purissimo, libero da ogni debolezza, difetto e incapacità, Signore di tutti gli angeli e di Jibrīl.”
(Arabo******************)
Significato: Mio Signore, ho chinato il capo davanti a Te, ho creduto in Te, mi sono sottomesso a Te soltanto e ho riposto la mia fiducia in Te. Tu sei il mio Padrone. Le mie orecchie, i miei occhi, il mio cervello, le mie ossa, le mie vene e i miei nervi si sono tutti umiliati davanti a Te. Ogni volta che i miei piedi si sollevano e ogni volta che si abbassano, ciò avviene soltanto per il compiacimento di Allah, il Signore dei mondi.”
Rialzarsi dal rukūʿ
Poi sollevava la testa dal rukūʿ e si metteva in posizione eretta. Nel momento in cui sollevava la testa dal rukūʿ, egli:
1. Eseguiva il rafʿ al-yadayn (sollevava entrambe le mani).
2. E recitava il seguente tasbīḥ: (Arabo*******)
Significato: Allah ha ascoltato chi ha lodato il suo Signore?
In questa occasione, e nelle due occasioni menzionate sopra, eseguiva il rafʿ al-yadayn complessivamente tre volte. [Vale a dire: al momento del takbīr tahrīmah, quando si andava nel rukūʿ e quando si sollevava la testa dal rukūʿ. Più avanti verrà menzionato un altro rafʿ al-yadayn.]
Circa trenta Compagni hanno tramandato dal Messaggero di Allah (s.a.s.) che egli eseguiva il rafʿ al-yadayn in queste tre occasioni; non si trova alcuna prova del contrario. Per tutta la sua vita, fino alla morte, egli pregò in questo modo.
Il ḥadīth relativo a questo argomento, tramandato da Barāʾ ibn ʿĀzib, non è autentico. In realtà, il Messaggero di Allah (s.a.s.) non abbandonò mai questa pratica e non tornò mai indietro da essa.
Il fatto che Ibn Masʿūd (r.a.) omettesse il rafʿ al-yadayn non era dovuto al fatto che lo avesse appreso dal Messaggero di Allah (s.a.s.). In realtà, non si oppose al rafʿ al-yadayn né agì in contrasto con esso. La questione era che, a quell’epoca, gli amīr e i governanti arrivavano tardi alla preghiera. Perciò egli pregava in casa senza adhān né iqāmah. In quelle occasioni, ai suoi due lati stavano due fedeli. Egli non si poneva davanti a loro come imām, ma stava in mezzo a loro, allineato con essi. Poiché in tale posizione gli era difficile eseguire il rafʿ al-yadayn, non lo faceva.
Eppure, contro questa sua pratica, vi è un gran numero di ḥadīth autentici. Nonostante siano presenti così tanti ḥadīth autentici, incontrovertibili, ampiamente comprovati e relativi alla pratica del rafʿ al-yadayn del Messaggero di Allah (s.a.s.), come si può dunque abbandonarlo? È inconcepibile. Che Allah l’Altissimo conceda a tutti noi il tawfīq di seguire la pratica del Messaggero di Allah (s.a.s.)—āmīn. Egli si alzava dal rukūʿ raddrizzando la colonna vertebrale. Disse: (Arabo********************)
Significato: Non è valida quella preghiera nella quale il fedele non si raddrizza con la schiena diritta dopo il rukūʿ e non si siede. (Ṣaḥīḥ Ibn Khuzayma)
Che cosa diceva quando si rialzava dal rukūʿ?
Quando si rialzava completamente dal rukūʿ, diceva:
ربنا ولك الحمدtalvolta dicevaربنا لك الحمدe altre volte dicevaاللهم ربنا لك الحمد
Significato: O Allah/ nostro Signore! Tutta la lode è Tua.”
Queste tre formule sono state trasmesse con una catena autentica dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Tuttavia, non è autentico dire: اللهم ربنا ولك الحمد poiché egli non aggiungeva la congiunzione «wa» alla parola «Allahumma» nella stessa formula. Il qiyām che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) compiva, raddrizzandosi dopo il rukūʿ, durava quanto il suo rukūʿ e il suo sujūd. In un ḥadīth autentico è narrato che, dopo essersi alzato dal rukūʿ, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) talvolta recitava questa supplica:
(arabo*****************)
Significato: Allah ascolta (e accetta) le parole di colui che Lo loda. Nostro Signore, tutta la lode è Tua. Tua è la lode che riempie l’universo. Tua è la lode che riempie questa terra. E Tua è la lode che riempie tutto ciò che Tu desideri. Tu sei il più degno e meritevole di tutto ciò che il Tuo servo esprime in termini di gloria, lode e onore. Noi siamo tutti Tuoi umilissimi servi. Mio Allah! Nessuno può impedire ciò che Tu vuoi concedere, e nessuno può concedere ciò che Tu non vuoi concedere. Il potere di una persona potente e la ricchezza di una persona facoltosa non le giovano in alcun modo dinanzi a Te.”
È stato narrato attraverso una catena autentica che, durante il qiyam dopo il rukuʿ, egli recitava anche questa supplica:
(Arabo*****************)
Significato: O Allah! Lavami e purificami dai miei errori con acqua, ghiaccio e sostanze fredde. Liberami dai peccati come si pulisce e si rende candido un abito bianco eliminandone lo sporco. Crea tra me e i miei peccati la stessa distanza che hai posto tra oriente e occidente.»
Inoltre, durante il qiyam dopo il rukuʿ, egli pronunciava spesso anche queste parole: (Arabo*****************)
Significato: Ogni lode appartiene al mio Signore, ogni lode appartiene al mio Padrone…..
In questo modo, il suo qiyam, cioè la posizione eretta, finiva per durare quanto il rukuʿ. Dopo aver sollevato la testa dal rukuʿ, rimaneva in piedi per un tempo così lungo che la gente diceva tra sé: forse ha dimenticato.
È stato narrato nel Sahih Muslim, da Anas (che Allah sia soddisfatto di lui), che quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si alzava dal rukuʿ dicendo «Samiʿa Allahu liman hamidah», rimaneva in piedi per un tempo così lungo che noi dicevamo: forse è rimasto nel dubbio. Poi andava in sujud. In seguito rimaneva seduto tra i due sujud per un tempo così lungo che noi dicevamo: forse ha dimenticato.»
È stato narrato attraverso una catena autentica che, nella preghiera dell’eclissi solare, egli prolungava il qiyam dopo il rukuʿ a tal punto che durava quasi quanto il rukuʿ. E quel rukuʿ durava quanto il qiyam precedente al rukuʿ.
Queste sono le affermazioni autenticamente comprovate dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) riguardo al rukūʿ e al qiyām successivo al rukūʿ. Non vi è alcuna affermazione in contrasto con esse né alcuna affermazione contraria a esse. Non ve n’è alcuna in nessuna fonte.
Resta da esaminare il ḥadīth narrato da al-Barāʾ ibn ʿĀzib (che Allah sia soddisfatto di lui). Nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī è riportato da al-Barāʾ ibn ʿĀzib (che Allah sia soddisfatto di lui) il seguente ḥadīth a questo proposito: «Il rukūʿ e la prosternazione del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), così come il suo stare seduto e in piedi, duravano quasi lo stesso tempo.»
Sono invece esclusi da ciò il qiyām durante la recitazione e il julūs durante il tashahhud. Questo perché nella preghiera vi sono due tipi di qiyām (stare in piedi) e due tipi di julūs (stare seduti). Quando al-Barāʾ (che Allah sia soddisfatto di lui) disse che il rukūʿ, la prosternazione, il qiyām e il julūs del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) avevano la stessa durata, intendeva il qiyām successivo al rukūʿ e il julūs tra le due prosternazioni. Solo adottando questo significato delle sue parole esse non risultano in contrasto con tutti gli altri ḥadīth autentici. Infatti è chiaro e comprovato che il qiyām e il julūs del tashahhud del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) duravano più degli altri pilastri della preghiera.
Il nostro maestro, l’Imām Ibn Taymiyya, ha detto che i governanti dei Banū Umayya avevano abbreviato questi due pilastri della preghiera. In questo modo intervennero anche in varie altre parti della preghiera, introducendo diversi tipi di bidʿa, come non pronunciare completamente il takbīr e pregare molto in ritardo, tra le altre cose. Arrivarono persino a considerare sunnah queste bidʿa da loro introdotte.
Il modo in cui eseguiva la prosternazione
Dopo aver concluso con calma il qiyām successivo al rukūʿ, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) diceva «Allāhu akbar» e scendeva in prosternazione. In quel momento non praticava il rafʿ al-yadayn.
È stato tuttavia narrato che in quel momento praticasse anch’egli il rafʿ al-yadayn. Ibn Ḥazm (che Allah abbia misericordia di lui) e altri hanno giudicato autentica questa narrazione. In realtà, si tratta di un’affermazione basata su una supposizione. In sostanza, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) non praticava il rafʿ al-yadayn quando scendeva in prosternazione. A causa dell’errore del rāwī (il narratore del ḥadīth), si è formata l’errata convinzione che in quel momento praticasse il rafʿ al-yadayn. Allah ne sa meglio.
Quando scendeva in prosternazione, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) poggiava le ginocchia a terra prima delle mani. Poi poggiava le due mani, quindi la fronte e infine il naso.
Prima le mani o prima le ginocchia?
È stato narrato attraverso una catena autentica che egli poneva le ginocchia prima delle mani. Il hadith è stato narrato da Sharīk > da ʿĀṣim ibn Kulayb > da suo padre > da Wā’il ibn Ḥujr, che Allah sia compiaciuto di lui. Wā’il, che Allah sia compiaciuto di lui, disse: «Ho visto che, quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si prosternava, poneva le due ginocchia prima delle due mani. Quando si rialzava dalla prosternazione, sollevava le due mani prima delle due ginocchia». [Vedi al-Tirmidhī, capitolo sulla preghiera]
Non è stato visto fare il contrario.
Un hadith marfūʿ narrato da Abū Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui, ha creato una contraddizione a questo riguardo. Il hadith recita: «Quando uno di voi va in prosternazione, non si sieda come si siede il cammello; piuttosto, ponga le due mani prima delle due ginocchia». [Vedi Abū Dāwūd]
Allah sa meglio riguardo a questo hadith. Tuttavia, è possibile che nel hadith siano state inserite, da parte di qualche narratore, alcune parole frutto dell’immaginazione. Inoltre, la prima parte è incoerente con la seconda. Se si pongono le mani prima delle ginocchia, ci si siede proprio come un cammello. Infatti, il cammello pone prima entrambe le mani, non le ginocchia.
Quando i sostenitori del porre le mani prima delle ginocchia vennero a sapere che il cammello distende le mani prima delle ginocchia, spiegarono che le ginocchia del cammello si trovano nelle mani e non nelle zampe. In realtà, le parole di queste persone non sono accettabili per diversi motivi:
Primo: quando il cammello si siede, distende per prime entrambe le mani, mentre le due zampe rimangono in piedi. Quando poi si rialza dalla posizione seduta, le due zampe si sollevano per prime, mentre le due mani sono ancora a terra.
È proprio questo modo che il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha proibito di seguire nel hadith, e lui ha fatto il contrario.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) appoggiava per primo a terra l’arto che era più vicino al suolo e che naturalmente vi arrivava per primo. Quando si rialzava, sollevava prima, uno dopo l’altro, gli stessi arti che aveva appoggiato per primi: prima le ginocchia, poi le mani e infine la fronte. Quando si rialzava dalla prosternazione, sollevava prima la testa, poi le mani e infine le ginocchia.
Questo è l’opposto del modo in cui si accovaccia il cammello. In questo modo, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) vietò di imitare gli animali, di distendere le mani a terra come le bestie feroci, di allargare le mani come i cani e di beccare come i corvi. Inoltre vietò di sollevare le mani durante il saluto come la coda dei cavalli.
Che entrambi abbiano detto: «Le ginocchia del cammello si trovano nelle zampe anteriori del cammello» è davvero sorprendente. Nessun linguista potrebbe comprenderne il significato e accettare una simile affermazione. È infatti risaputo che le ginocchia non si trovano nelle mani, bensì nelle gambe.
Se egli avesse davvero riferito che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) aveva detto di appoggiare le mani prima delle ginocchia, avrebbe detto: «Non sedetevi come il cammello e appoggiate le mani prima delle ginocchia». Solo così l’affermazione sarebbe stata coerente.
Ritengo che il contenuto di questo hadith narrato da Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) fosse in origine corretto. Inizialmente, probabilmente, l’hadith diceva: «Che egli appoggi le due ginocchia prima delle due mani». In seguito, i narratori hanno confuso il contenuto, come è accaduto anche nel caso di diversi altri hadith. Ad esempio, nell’hadith di Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riguardante il pasto del suhur, egli riferì dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui): «Bilal recita l’adhan durante la notte. Perciò continuate a mangiare e bere anche dopo il suo adhan, finché Ibn Umm Maktum non recita l’adhan». In seguito, alcuni narratori hanno menzionato il nome di Ibn Umm Maktum al posto di quello di Bilal e quello di Bilal al posto di quello di Ibn Umm Maktum. In un altro hadith, un narratore successivo ha confuso i termini, menzionando l’Inferno al posto del Paradiso e il Paradiso al posto dell’Inferno.
-In questo modo, sembra che in questo hadith un narratore successivo abbia detto «ginocchia» al posto di «mani» e «mani» al posto di «ginocchia». La soluzione del problema si trova nel modo in cui il cammello si accovaccia. In questo caso, l’hadith di Wa’il ibn Hujr è quello corretto.
Esiste inoltre un’altra narrazione, trasmessa dallo stesso Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui), a sostegno del fatto di appoggiare prima le ginocchia. Abu Bakr ibn Abi Shayba > da Muhammad ibn Fudayl > da Abdullah ibn Sa’id > da suo nonno > da Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) > dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), ha narrato questo hadith. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Quando uno di voi va in prosternazione, appoggi prima le ginocchia delle mani. Non si sieda come il cammello».
Al-Athram ha trasmesso questo hadith da Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) nella sua raccolta di Sunan, con una catena autentica.
Questo hadith coincide esattamente con quello narrato da Wā’il ibn Hujr. Eccone un altro analogo:
Ibn Khuzayma ha riportato, nella sua raccolta di hadith autentici, un hadith trasmesso da Mus‘ab ibn Sa‘d. Mus‘ab lo narrò dopo averlo udito da suo padre Sa‘d, che disse: «Noi ponevamo le mani prima delle ginocchia. Vedendo ciò, il Messaggero di Allah ci ordinò di porre le ginocchia prima delle mani».
Anche ammesso che nella trasmissione del primo hadith di Abu Hurayra non si sia verificata alcuna confusione, esso risulta comunque abrogato. Questa è l’opinione dell’imam Ibn Qudama, autore di al-Mughnī, e di altri esperti di hadith.
Vi sono inoltre altri due motivi per cui l’hadith non è accettabile. Essi sono:
Primo. Nella catena di trasmissione dell’hadith figura un narratore, Yahya ibn Salama ibn Kuhayl. Egli non è affidabile. L’imam al-Nasa’i ha detto che quest’uomo è da abbandonare come narratore (matrūk). Ibn Hibban ha detto che è estremamente debole e inidoneo come narratore (munkar) e che non può in alcun modo essere considerato affidabile. Ibn Ma‘in ha addirittura respinto la sua idoneità come narratore.
Secondo. L’hadith narrato da Mus‘ab ibn Sa‘d da suo padre Sa‘d può essere accettato come hadith conciliatore in questa questione. L’hadith è infatti affidabile. In questo hadith Sa‘d dice: «Noi facevamo in quel modo; poi il Messaggero di Allah ci ordinò di porre le mani sulle ginocchia». Quanto all’autore di al-Mughnī, l’imam Ibn Qudama, nell’hadith: «Noi ponevamo le mani prima delle ginocchia. Vedendo ciò, il Messaggero di Allah ci ordinò di porre le ginocchia prima delle mani».
Anche in questa trasmissione un narratore ha confuso i due nomi Sa‘d e Abu Sa‘id. Sebbene nella catena di trasmissione di questo hadith vi sia confusione riguardo al nome del Compagno, il contenuto fondamentale dell’hadith (matn) è corretto. Pertanto, questo hadith può essere accettato come elemento conciliatore nella questione se si debbano porre prima le mani o prima le ginocchia. In altre parole:
-In un primo periodo, i Compagni ponevano prima le mani.
-In seguito, il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, ordinò di mettere prima le ginocchia.
Inoltre, l’autenticità della catena di trasmissione del primo hadith di Abu Hurayra non fu riconosciuta neppure dall’Imam al-Bukhari, dall’Imam al-Tirmidhi, da al-Daraqutni e da Abu Hatim.
Vediamo ora quali fossero le pratiche dei Compagni riguardo a questa questione. I celebri esperti di hadith Abd al-Razzaq e Ibn al-Mundhir hanno riportato nelle loro raccolte di hadith, tramite Abd Allah ibn Mas’ud, che Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, poneva sempre le ginocchia a terra prima delle mani.
L’Imam al-Tahawi ha riferito da Fahad > egli da Umar ibn Hafs > egli da Alqama e al-Aswad, discepoli di Abd Allah ibn Mas’ud. Entrambi dissero: «Abbiamo inciso nel nostro sapere che Umar ibn al-Khattab, che Allah sia soddisfatto di lui, dopo il ruku’ si piegava appoggiandosi sulle ginocchia come un cammello e poneva le ginocchia prima delle mani.»
L’Imam al-Tahawi ha inoltre riportato, tramite Hajjaj ibn Arta’ah, questa dichiarazione di Ibrahim al-Nakha’i: quando Abd Allah ibn Mas’ud andava in sajda, poneva le ginocchia a terra prima delle mani. L’Imam al-Tahawi ha riportato anche una trasmissione da Abu Marzuq > egli da Wahb > egli da Shu’ba? > egli da al-Mughira. Al-Mughira disse: chiesi a Ibrahim al-Nakha’i di un uomo che, andando in sajda, mette le mani a terra prima delle ginocchia. Egli rispose: «C’è forse qualcuno che faccia una cosa simile, se non uno stupido o un pazzo?»
Ibn al-Mundhir ha detto che tra gli studiosi è sorta una divergenza riguardo a quale debba essere posto per primo: le mani o le ginocchia. Tra coloro che ritengono si debbano mettere le ginocchia prima delle mani vi sono Umar ibn al-Khattab, che Allah sia soddisfatto di lui, Ibrahim al-Nakha’i, Muslim ibn Yasar, Sufyan al-Thawri, al-Shafi’i, Ahmad ibn Hanbal, Ishaq ibn Rahwayh, Abu Hanifa e i suoi discepoli, nonché gli abitanti di Kufa.
Al contrario, tra coloro che ritengono si debbano mettere le mani prima delle ginocchia vi sono Malik e al-Awza’i. Essi dissero: «Abbiamo visto la gente mettere le mani prima delle ginocchia.» Questa è anche l’opinione degli ahl al-hadith.
In al-Bayhaqi, l’hadith di Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, è citato con una formulazione leggermente diversa. Lì l’hadith è riportato così: «Quando uno di voi compie la sajda, non si lasci cadere come un cammello; piuttosto, metta le mani sulle ginocchia.»
Al-Bayhaqi ha detto: se questo hadith è rimasto preservato e integro (mahfuz), allora costituisce una prova a favore del porre le mani prima delle ginocchia quando ci si prosterna. Tuttavia, per diversi motivi, è preferibile accettare l’hadith narrato da Wa’il ibn Hujr (cioè l’hadith che prescrive di porre le ginocchia prima delle mani). Tali motivi sono i seguenti:
1. Il fatto di porre le ginocchia prima delle mani è dimostrato da altri hadith narrati da Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui). Lo hanno affermato al-Khattabi e altri esperti di hadith.
2. Il testo principale (matn) di questo hadith narrato da Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) presenta una notevole confusione. Nelle narrazioni trasmesse attraverso diverse catene si rilevano discrepanze nel testo. Talvolta si dice: «Che ponga le mani prima delle ginocchia». Talvolta si dice: «Che ponga le ginocchia prima delle mani». In altri casi, una parte del testo principale è stata omessa.
3. I grandi esperti di hadith, come l’imam al-Bukhari e al-Daraqutni, hanno giudicato difettosa la catena di trasmissione dell’hadith di Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) sul porre le mani prima delle ginocchia.
4. Un gruppo di studiosi ritiene che la narrazione sul porre le mani prima delle ginocchia sia stata abrogata (mansukh). Ibn al-Mundhir ha detto che molti ritengono che questa narrazione sia stata invalidata.
5. Poiché il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha vietato di gettarsi nella prosternazione come un cammello, anche per evitare il modo di procedere del cammello è preferibile la narrazione di Wa’il ibn Hujr.
6. Anche le prove disponibili riguardo alle tradizioni (pratiche) dei grandi Compagni depongono a favore del porre le ginocchia prima delle mani. ‘Umar, ‘Abdullah ibn ‘Umar e ‘Abdullah ibn Mas‘ud (che Allah sia soddisfatto di loro) ponevano le ginocchia prima delle mani. Non vi è alcuna prova che qualcuno di loro abbia agito conformemente alla narrazione di Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui). Esiste soltanto un’opinione divergente secondo cui ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) lo avrebbe fatto talvolta.
7. A sostegno dell’hadith narrato da Wa’il ibn Hujr (che Allah sia soddisfatto di lui) vi sono anche hadith narrati da ‘Abdullah ibn ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) e da Anas (che Allah sia soddisfatto di lui). Invece, a sostegno di Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) non vi è alcun hadith narrato da un altro Compagno.
8. La maggior parte degli studiosi segue l’hadith narrato da Wa’il ibn Hujr (r.a.). Invece, soltanto l’Imam al-Awza‘i e l’Imam Malik hanno seguito questo hadith narrato da Abu Hurayra (r.a.). Quando Abu Dawud afferma che gli ahl al-hadith seguono l’hadith di Abu Hurayra, intende dire: alcuni degli ahl al-hadith. Infatti, l’Imam Ahmad ibn Hanbal, l’Imam al-Shafi‘i e l’Imam Ishaq non hanno seguito questo hadith.
9. L’hadith di Abu Hurayra (r.a.) è un hadith qauli (basato su parole). D’altra parte, l’hadith di Wa’il ibn Hujr (r.a.) è un hadith fi‘li (basato sulla descrizione delle azioni del Messaggero di Allah, s.a.w.). Gli hadith fi‘li sono generalmente più mahfuz (preservati e inalterati) rispetto agli hadith qauli. Anche sotto questo aspetto, dunque, la narrazione di Wa’il ibn Hujr è preferibile.
10. La descrizione pratica (fi‘li) fornita da Wa’il ibn Hujr (r.a.) su come il Messaggero di Allah (s.a.w.) si recava in prostrazione è confermata anche da altre narrazioni sahih. Tutte le narrazioni fi‘li comprovate e autentiche relative al modo e alla procedura della preghiera del Messaggero di Allah (s.a.w.) sono autentiche. Anche questa è una narrazione dello stesso genere; pertanto, essa deve essere accettata come prova della norma relativa a questo argomento. Non vi è un argomento abbastanza solido per dare alla narrazione contraria la precedenza su questa. Questa è la conclusione cui siamo giunti secondo la nostra comprensione e conoscenza. Tuttavia, la vera conoscenza appartiene soltanto ad Allah.
Su che cosa si prostrava?
Il Messaggero di Allah (s.a.w.) si prostrava per lo più sulla terra. Talvolta si prostrava sull’acqua, sul fango, su una stuoia di foglie di palma da dattero, su un materasso di fibre di palma da dattero e su una pelle conciata.
Come si prostrava?
Il Messaggero di Allah (s.a.w.) si prostrava con la fronte e il naso a terra. Si prostrava con la fronte scoperta, non con la fronte coperta dal turbante. Non vi è alcuna prova in un hadith sahih che si prostrasse con la fronte coperta dal turbante. Non vi è prova di ciò neppure in alcun hadith hasan.
Tuttavia, ‘Abd al-Razzaq ha citato nella sua opera al-Musannaf una narrazione trasmessa da Abu Hurayra (r.a.). In essa egli afferma che il Messaggero di Allah (s.a.w.) si prostrava sulla fascia del turbante.
Uno di coloro attraverso i quali questo hadith è stato tramandato è ʿAbdullah ibn Muharraz. In quanto trasmettitore di hadith, quest’uomo non è affidabile ed è abbandonato (matrūk).
Anche Abū Aḥmad ha tramandato un hadith simile attraverso Jābir (che Allah sia soddisfatto di lui). Nella catena di trasmissione di questo hadith compaiono due uomini, ʿAmr ibn Shahr e Jābir al-Jaʿfī. Entrambi sono inaffidabili e abbandonati (matrūk). L’hadith è stato trasmesso da una persona abbandonata attraverso un’altra persona abbandonata. Pertanto, neppure questo hadith è accettabile.
Il contenuto di un hadith tramandato nei Marāsīl di Abū Dāwūd è il seguente: un giorno il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) vide un uomo pregare nella sua moschea. L’uomo era prosternato con un turbante avvolto sulla fronte. Allora il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) gli tolse il turbante dalla fronte. ‘
Quando si prosternava, poggiava saldamente la fronte e il naso a terra. Teneva le due braccia discoste, lasciando libere le ascelle. Le teneva talmente discoste che se ne poteva vedere il candore. Se lo si fosse voluto, un capretto avrebbe potuto correre nello spazio tra le due braccia. (Al-Bukhārī e Muslim)
Durante la prosternazione teneva i palmi delle due mani all’altezza del collo oppure delle orecchie.
In Ṣaḥīḥ Muslim è stato tramandato un hadith da al-Barāʾ (che Allah sia soddisfatto di lui). Egli riferisce che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quando ti prostri, poggia entrambi i palmi delle mani a terra e tieni sollevati entrambi i gomiti».‘
Quando si prosternava, teneva la schiena diritta. Teneva le punte delle dita dei due piedi, piegate, rivolte verso la qibla. Teneva distesi i palmi e le dita delle mani, ma non li teneva completamente uniti né li teneva troppo distanziati.
Ibn Ḥibbān ha tramandato nella sua raccolta di hadith autentici: «Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si inchinava, teneva le dita delle mani separate; quando invece si prosternava, le teneva unite».‘
In questo modo collocava sulle terra le ginocchia, i palmi delle mani, le punte dei piedi, la fronte e il naso, con tranquillità, mantenendo la schiena dritta e rimanendo in prosternazione.
Che cosa diceva durante la prosternazione?
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), durante la prosternazione, recitava diversi tasbih e faceva anche delle suppliche. Da fonti autentiche si sa che recitava varie forme di tasbih e diverse suppliche. Talvolta recitava questo tasbih:
سبحان ربي الاعلىSignifica: «Il mio Signore, l’Altissimo, è santo e privo di ogni imperfezione.»
Questo tasbih lo recitava egli stesso e ordinava ai Compagni di recitarlo. Talvolta recitava il seguente tasbih:
Significa: «O Allah, nostro Signore! Tu sei santo e privo di ogni imperfezione, e a Te va la lode. O Allah, perdonami.»
Talvolta recitava questo tasbih:
Significa: «Tu sei il Purissimo, privo di ogni imperfezione, Signore di Gabriele e di tutti gli angeli.»
Talvolta recitava questo tasbih: (in arabo******************)
Talvolta recitava: (in arabo************************)
Significato: O Allah! Desidero, con la Tua soddisfazione, proteggermi dal Tuo dispiacere. Per mezzo del Tuo perdono, desidero proteggermi dalla Tua punizione. Per mezzo della Tua Essenza, cerco rifugio presso di Te. Sono incapace di lodarti quanto meriti; Tu stesso hai lodato Te stesso nella misura in cui hai voluto, o mio Signore!
Talvolta recitava questa supplica: (in arabo*********************)
Significato: Mio Dio! Mi sono prosternato davanti a Te. Ho creduto in Te. E mi sono sottomesso a Te. Tu sei il mio Padrone e Signore. Il mio volto è prosternato davanti a Colui che lo ha creato, gli ha dato la forma migliore e gli ha donato l’udito e la vista attraverso gli occhi e le orecchie. Tu sei il migliore dei creatori, o Allah; quanto è benedetto il Tuo nome. (Sahih Muslim)
Talvolta, dopo essersi prosternato, chiedeva perdono dicendo: (in arabo************)
Significato: O Allah! Perdona tutti i miei peccati: quelli anteriori e posteriori, i primi e gli ultimi, quelli manifesti e quelli nascosti. (Muslim)
Talvolta recitava questa supplica: (in arabo*******************)
Significato: O Allah! Perdona tutti i miei errori, la mia ignoranza e i miei eccessi, dei quali Tu sai più di me. Mio Allah! Perdona tutte le mie trasgressioni, le mie incapacità, gli errori involontari, gli errori intenzionali e tutto ciò che di simile ho commesso. O Allah! Perdona tutti i miei peccati, passati e futuri, segreti e manifesti. Tu sei il mio Salvatore; non vi è altro salvatore all’infuori di Te.”
Durante la prosternazione recitava talvolta questa supplica: (Arabo****************)
Significato: O Allah! Crea luce nel mio cuore. Dona luce alla mia lingua. Dona luce al mio udito. Dona luce alla mia vista. Dona luce alla mia destra. Dona luce alla mia sinistra. Dona luce davanti a me. Dona luce dietro di me. Dona luce sopra di me. Dona luce sotto di me. Crea luce dentro di me e accresci sempre più la mia luce.”
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, ordinò di impegnarsi nelle suppliche durante la prosternazione. Disse: «Durante la prosternazione, il servo è più vicino ad Allah. Rivolgete molte suppliche durante la prosternazione. La prosternazione è il momento più adatto perché la supplica venga accolta». Qui sono evidenti tre punti:
Primo: attraverso la prosternazione, il servo si avvicina moltissimo ad Allah.
Secondo: Allah accoglie molto spesso le suppliche pronunciate durante la prosternazione.
Terzo: perciò, durante la prosternazione, rivolgete molte suppliche.
Durante la prosternazione, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, pronunciava frequentemente due tipi di suppliche. Sono i seguenti:
Uno: supplica di lode ad Allah.
Due: supplica di richiesta.
La straordinaria dignità della prosternazione
Come il qiyām della preghiera è nobile, grazie alla recitazione della Parola di Allah (il Corano) e allo stare a lungo in piedi davanti ad Allah con obbedienza e umiltà, così anche la prosternazione gode di una straordinaria dignità presso Allah. La dignità della prosternazione davanti ad Allah è grandissima. Perché:
1. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Il servo che è più vicino al suo Signore è quello prosternato».
2. Maʿdān ibn Abū Ṭalḥa racconta: dissi a Sawbān, il liberto del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui): «Insegnami qualcosa da cui possa continuare a trarre beneficio». Egli rispose: «Prosternati molto, perché ho sentito il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) dire: “Ogni volta che un servo compie una prosternazione per Allah l’Altissimo, Allah eleva di un grado la sua dignità e cancella uno dei suoi peccati”».
Maʿdān racconta: poi andai da Abū al-Dardāʾ (che Allah sia soddisfatto di lui) e gli chiesi della stessa questione. Egli mi riferì lo stesso ḥadīth che mi aveva riferito Sawbān.
3. Quando Rabīʿa ibn Kaʿb al-Aslamī espresse al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) il desiderio di essere suo compagno in Paradiso, egli gli disse: «Allora aiutami a realizzare ciò compiendo molte prosternazioni».
4. Allah l’Altissimo ha detto riguardo all’ultimo versetto della sura al-ʿAlaq:
واسجد واقترب«Prostrati e avvicinati (a Me).»
5. Tutte le creature, piccole e grandi, si prosternano davanti ad Allah.
6. È proprio durante la prosternazione che il servo ha l’opportunità di mostrarsi più umile davanti al suo Signore e di manifestare la massima devozione e umiltà. Perciò, questo è lo stato più onorevole del servo presso il suo Signore.
7. La prosternazione è la manifestazione suprema dell’adorazione e della servitù. Infatti, per manifestare umiltà, devozione, riverenza e obbedienza propria del servo, la prosternazione è ciò che il Padrone ama maggiormente.
Quanto rimaneva nella prosternazione?
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) manteneva l’equilibrio tra tutti gli elementi (arkān) della preghiera. Quando prolungava la stazione in piedi (la recitazione), prolungava nella stessa proporzione anche il rukūʿ e la prosternazione. Per esempio, nella preghiera dell’eclissi solare e nella preghiera notturna (tahajjud), prolungava molto la stazione in piedi, così come il rukūʿ e la prosternazione.
Quando invece accorciava relativamente la stazione in piedi (la recitazione), accorciava nella stessa proporzione anche il rukūʿ e la prosternazione. Generalmente faceva così nella preghiera dell’alba.
La prova del mantenimento di questo equilibrio si trova nel hadith di al-Barāʾ ibn ʿĀzib (che Allah sia soddisfatto di lui). Egli ha detto: il qiyām, il rukūʿ e il sujūd del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) erano equilibrati; la loro durata era pressoché uguale.”
Da questa discussione ricaviamo tre punti:
1. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) manteneva l’equilibrio tra le varie parti della preghiera. Quando prolungava la recitazione, prolungava anche il rukūʿ e il sujūd. Quando abbreviava la recitazione, abbreviava anche il rukūʿ e il sujūd.
2. Durante l’eclissi solare e la preghiera notturna prolungava molto il qiyām, il rukūʿ e il sujūd.
3. Nelle preghiere obbligatorie accorciava relativamente il qiyām, il rukūʿ e il sujūd.
Sedersi dopo essersi rialzato dal sujūd
Poi si sarebbe sollevato dal sujūd dicendo «Allāhu akbar». In quel momento non eseguiva il rafʿ al-yadayn. Nel rialzarsi dal sujūd sollevava prima la testa e poi le mani.
Poi stendeva il piede sinistro e si sedeva tranquillamente su di esso. Teneva sollevata la pianta del piede destro. L’imām al-Nasāʾī ha riportato a questo proposito, con una catena autentica, un hadith trasmesso da ʿAbd Allāh ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui). Egli ha detto: «La Sunnah consiste nello stendere il piede sinistro e sedersi su di esso, tenendo sollevata la pianta del piede destro e rivolgendone le dita verso la qiblah».”
Non si conosce dal Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam) alcun altro modo di sedersi in questa fase.
In quel momento teneva le due mani sulle due cosce. Appoggiava i gomiti sulle cosce e le estremità delle mani sulle ginocchia. Distendeva il palmo della mano sinistra sul ginocchio sinistro. Teneva chiuse a pugno le due dita sul lato destro della mano destra, poneva il pollice sul dito medio formando un cerchio e sollevava l’indice verso l’alto, continuando a recitare la supplica e muovendolo. Questo hadith è stato narrato da Wa’il ibn Hujr (raḍiyallāhu ‘anhu).
Nel hadith narrato da Abū Dāwūd da ‘Abdullāh ibn az-Zubayr (raḍiyallāhu ‘anhumā) a questo proposito, ‘Abdullāh ibn az-Zubayr (raḍiyallāhu ‘anhumā) dice: «Quando il Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam) recitava la supplica, indicava con l’indice e non lo muoveva».
Sembra che in seguito qualcuno, cioè un narratore, abbia aggiunto la frase «non lo muoveva». Infatti, l’autenticità di questa breve frase è oggetto di discussione.
L’Imam Muslim ha citato questo hadith anche nel suo Ṣaḥīḥ Muslim, riportandolo da ‘Abdullāh ibn az-Zubayr (raḍiyallāhu ‘anhumā). Tuttavia, non ha menzionato questa aggiunta, cioè le parole «non lo muoveva». Al contrario, lo ha riportato così: «Quando il Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam) sedeva nella preghiera, poneva il piede sinistro tra le due cosce e lo stinco e si sedeva sul piede destro. Poneva il palmo della mano sinistra sul ginocchio sinistro, il palmo della mano destra sulla coscia destra e indicava con l’indice».
Nel hadith di Abū Dāwūd compare la frase «non lo muoveva», mentre qui essa non compare. Inoltre, nel hadith di Abū Dāwūd non viene detto che questa frase «non lo muoveva» si riferisca alla preghiera.
A questo proposito, il hadith di Wa’il ibn Hujr (raḍiyallāhu ‘anhu) è solido e merita la precedenza. Inoltre, Abū Ḥātim ha affermato nella sua raccolta di hadith autentici che si tratta di un hadith autentico.
La supplica che recitava nella seduta tra le due prosternazioni
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) sollevava la testa dalla prima prostrazione e sedeva con serenità. Durante questa seduta tra le due prostrazioni recitava la seguente supplica: (Arabo******************)
Significato: O Allah! Perdonami, abbi misericordia di me, rafforzami, accresci il mio onore e la mia dignità, guidami sulla retta via, concedimi la salute e provvedimi il sostentamento.” [Tirmidhi, Abu Dawud, Ibn Majah. Questa supplica è riportata anche da al-Hakim attraverso Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) e altri.]
Hudhayfa (che Allah sia soddisfatto di lui) disse che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), durante la seduta tra le due prostrazioni, recitava la seguente supplica: (Arabo**************)
Significato: Signore! Perdonami. Signore! Perdonami.”
Prolungare la seduta tra le due prostrazioni
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) prolungava la seduta tra le due prostrazioni quanto la prostrazione stessa.
Esistono prove di ciò in tutti gli hadith. Nelle raccolte autentiche è riportato un hadith trasmesso da Anas (che Allah sia soddisfatto di lui). Egli disse: il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) rimaneva seduto tra le due prostrazioni così a lungo che dicevamo: forse ha dimenticato oppure è caduto nel dubbio.
Questa è la Sunna. Dopo l’epoca dei Compagni, la maggior parte delle persone ha abbandonato questa Sunna.
Alzarsi in piedi dopo la seconda prostrazione
Dopo essersi rialzato dalla prima prostrazione, essersi seduto tranquillamente e aver recitato la supplica, egli andava alla seconda prostrazione dicendo «Allahu Akbar». Anche nella seconda prostrazione faceva come nella prima.
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, terminata la seconda prostrazione, si alzava dicendo «Allahu Akbar».
Quando si alzava, afferrava con entrambe le mani i piedi e le ginocchia e si sollevava facendo leva sulle cosce. Questa sua pratica è stata riferita da Wa’il ibn Hujr e Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di entrambi.
Non si alzava facendo leva con le mani sul terreno.
La seduta di riposo e il disaccordo al riguardo
Malik ibn al-Huwayrith ha riferito che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, prima di alzarsi dopo la seconda prostrazione, non si alzava senza essersi seduto per qualche istante mantenendosi eretto. Questa seduta viene chiamata seduta di riposo.
Tuttavia, tra i giuristi è sorto un disaccordo riguardo a questa seduta di riposo. È sorta la questione: questa seduta è una sunna? Deve essere imitata da tutti? Oppure egli la praticava a causa di qualche difficoltà? Al riguardo si trovano entrambe le versioni.
Al-Khallāl ha riferito che l’imam Aḥmad ibn Ḥanbal, accettando la narrazione di Mālik ibn al-Ḥuwayrith, sostenne l’opinione a favore della seduta di riposo. Disse: «Yūsuf ibn Mūsā mi ha informato che, quando ad Abū Umāma fu chiesto come ci si dovesse alzare dalla prosternazione, egli rispose: “Bisogna alzarsi facendo affidamento su entrambi i piedi”». La prova di ciò è l’ḥadīth narrato da Rifāʿa. Tuttavia, dall’ḥadīth di Ibn ʿAjlān non si ricava che il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, si alzasse facendo affidamento su entrambi i piedi.
D’altra parte, un gran numero di Compagni, che Allah si compiaccia di loro, hanno narrato ḥadīth riguardanti le caratteristiche e il modo in cui il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, compiva la preghiera. Nessuno di loro ha menzionato questa seduta di riposo.
Questa seduta è menzionata soltanto negli ḥadīth narrati da Abū Ḥumayd e da Mālik ibn al-Ḥuwayrith, che Allah si compiaccia di loro.
Se il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, avesse compiuto regolarmente e stabilmente questa pratica, il gran numero di Compagni che hanno narrato le caratteristiche e il modo in cui egli compiva la preghiera l’avrebbe certamente menzionata. Il fatto che egli l’abbia compiuta una volta non dimostra che essa sia una sunnah della preghiera. Tuttavia, se è dimostrato che l’abbia compiuta in quanto sunnah, allora essa va imitata. Se invece l’avesse compiuta una sola volta a causa di una difficoltà personale, non sarebbe considerata una sunnah della preghiera. Questa è la soluzione di questa divergenza di opinioni.
Come compiva la seconda rakʿah?
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, iniziava a recitare la sūrat al-Fātiḥah non appena si alzava dalla prosternazione della prima rakʿah. Dopo essersi alzato non faceva una breve pausa, né rimaneva in silenzio per qualche momento come nella prima rakʿah.
Tuttavia, tra i giuristi è sorta una divergenza riguardo al fatto che nella seconda rakʿah recitasse o meno «Aʿūdhu billāhi min ash-shayṭāni r-rajīm» prima di recitare la sūrat al-Fātiḥah.
Essi sono però tutti concordi sul fatto che questo non è l’inizio della preghiera, bensì un momento intermedio.
A proposito del recitare o meno il taʿawwudh sono emerse due opinioni, sulla base di due affermazioni dell’Imam Aḥmad. Alcuni dei suoi discepoli, fondandosi su una delle sue opinioni, hanno detto: se l’intera recitazione della preghiera viene considerata come un insieme di recitazioni, è sufficiente recitare il taʿawwudh una sola volta. Se invece la recitazione di ogni rakʿa viene considerata indipendente, allora il taʿawwudh deve essere recitato per ogni Fātiḥa.
In realtà, l’inizio dell’insieme delle preghiere sottoposte a un’unica takbīrat al-iḥrām è uno solo. È dunque chiaro che è sufficiente recitare il taʿawwudh una sola volta all’inizio. Ciò è dimostrato anche da un ḥadīth autentico. Abū Hurayra (ra) ha narrato che, quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si alzava per la seconda rakʿa, iniziava la recitazione senza fermarsi.
In realtà, l’inizio delle rakʿāt avviene nella prima rakʿa. [La divergenza è sorta perché si è ritenuto necessario recitare il taʿawwudh all’inizio della recitazione del Corano. È sorta la questione se l’inizio delle rakʿāt sottoposte a un’unica takbīrat al-iḥrām sia uno solo oppure se ogni rakʿa abbia un inizio distinto.] L’interruzione tra le due rakʿāt non è dovuta a una pausa, bensì al dhikr. E il dhikr non interrompe la continuità della recitazione, poiché durante esso vengono pronunciate parole come la lode, il tasbīḥ, il tahlīl, la ṣalāt sul Profeta e altre espressioni analoghe.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) eseguiva la seconda rakʿa come la prima, fatta eccezione per quattro aspetti. Essi sono:
1. La takbīrat al-iḥrām.
2. Rimanere in silenzio per qualche istante dopo la takbīrat al-iḥrām.
3. Recitare, durante quel silenzio, la lode iniziale e la supplica.
4. E renderla un po’ più lunga rispetto alla seconda rakʿa.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) nella seconda rakʿa non pronunciava il takbīr dell’iḥrām, non rimaneva in silenzio per qualche istante e, durante quel silenzio, non recitava il dhikr iniziale né la supplica. Inoltre, la accorciava alquanto rispetto alla prima rakʿa. In ogni sua preghiera, la prima rakʿa era più lunga della seconda.
La seduta del primo tashahhud e le relative modalità
Dopo aver completato entrambe le prosternazioni della seconda rakʿa, quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si sedeva per il tashahhud, appoggiava la mano sinistra sulla coscia sinistra e la mano destra sulla coscia destra. Con l’indice della mano destra indicava verso la qibla. In quel momento non teneva il dito completamente sollevato, né lo teneva abbassato; piuttosto, lo sollevava leggermente verso l’alto e lo muoveva. Poneva il pollice sul dito medio formando una sorta di cerchio, quindi sollevava l’indice e continuava a recitare il tashahhud, mantenendo lo sguardo fisso su di esso. Nel frattempo teneva la mano sinistra distesa sulla coscia sinistra.
Nel primo tashahhud sedeva nello stesso modo in cui sedeva tra le due prosternazioni. Distendeva il piede sinistro e sedeva su di esso. Teneva il piede destro eretto, con le dita rivolte verso la qibla. Nessuno lo vide mai sedere in modo diverso durante questa seduta.
Nella narrazione di ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr (che Allah sia soddisfatto di lui), riportata nel Ṣaḥīḥ Muslim, si afferma che, quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) sedeva durante la preghiera, poneva il piede sinistro tra la coscia e la gamba e distendeva il piede destro.
In realtà, questa narrazione riguarda la seduta finale. Se ne parlerà più avanti. Questa è una delle caratteristiche delle sue due sedute.
Nella descrizione della preghiera del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), riportata da Abū Ḥumayd (che Allah sia soddisfatto di lui) nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e nel Ṣaḥīḥ Muslim, si afferma che, quando durante una preghiera di quattro rakʿāt sedeva dopo la seconda rakʿa per il primo tashahhud, distendeva il piede sinistro e sedeva su di esso, mentre teneva eretto l’altro piede, cioè quello destro. Quando invece sedeva nella seduta finale, spostava leggermente in avanti il piede sinistro e lo poneva sotto la gamba destra. Teneva eretto il piede destro, appoggiava le natiche a terra e sedeva su di esse.
A proposito del piede destro, qui troviamo due descrizioni trasmesse da Abū Ḥumayd e da ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr. Abū Ḥumayd disse che lo teneva eretto, mentre Ibn al-Zubayr disse che lo distendeva.
Nessun narratore ha mai detto che egli si sedesse così nella prima sessione del tashahhud. Non siamo a conoscenza di nessuno che abbia detto una cosa simile.
Tuttavia, a causa delle diverse narrazioni riguardo al modo in cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) sedeva, tra la gente si sono formate diverse opinioni. Per esempio, alcuni hanno sostenuto che egli si sedesse sui glutei in entrambe le sessioni del tashahhud. Questa è la scuola giuridica di Mālik, che Allah abbia misericordia di lui.
Alcuni hanno sostenuto che in entrambe le sessioni si dovesse distendere il piede sinistro e sedersi su di esso, mantenendo il piede destro eretto. Questa è l’opinione di Abū Ḥanīfa, che Allah abbia misericordia di lui.
Alcuni hanno detto che nella sessione del tashahhud accompagnata dal saluto finale ci si dovesse sedere sui glutei, mentre nell’altro tashahhud ci si dovesse sedere sul piede sinistro disteso. Questa è l’opinione di al-Shāfiʿī, che Allah abbia misericordia di lui.
Alcuni hanno detto che, nelle preghiere con due tashahhud, nella sessione dell’ultimo tashahhud ci si debba sedere sui glutei, per distinguere le due sessioni. Questa è l’opinione dell’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal, che Allah abbia misericordia di lui.
Quanto a ciò che ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr, che Allah sia compiaciuto di lui, ha detto, ossia che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) distendeva il piede destro, significa che nell’ultima sessione egli appoggiava i glutei a terra e sedeva facendo affidamento su di essi. Perciò distendeva il piede destro. Teneva il piede sinistro tra le due cosce e le gambe, mentre appoggiava i glutei a terra.
Su questo punto si è discusso: dove e come teneva allora la pianta del piede destro? La distendeva oppure la manteneva eretta?
Allah conosce meglio la realtà della questione. Tuttavia, secondo noi, qui non vi è alcuna differenza sostanziale. Infatti, egli non sedeva mai sul piede destro; piuttosto, lo distendeva verso destra. Di conseguenza, esso non rimaneva né eretto né completamente disteso. In questo caso, distenderlo significa che egli distendeva il dorso della pianta del piede destro, cosicché essa non rimaneva completamente eretta. Per «mantenerlo eretto» si intende invece erigere la parte inferiore della pianta del piede, poiché in tale posizione essa non sarebbe stata distesa ed egli non vi si sarebbe seduto.
Pertanto, le affermazioni di Abu Humayd e di Abdullah ibn al-Zubayr (che Allah sia soddisfatto di entrambi) sono entrambe corrette.
Oppure si può dire che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) a volte faceva in un modo e a volte nell’altro. La realtà la conosce meglio Allah.
Che cosa recitava nel primo tashahhud?
Nelle preghiere di quattro o di tre rakʿat, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) sedeva dopo aver compiuto due rakʿat. Abbiamo chiamato questa la seduta del primo tashahhud. Durante questa seduta recitava sempre il tashahhud.
Nella raccolta di al-Nasa’i è riportato un hadith attraverso Abu al-Zubayr. Egli lo trasmise da Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui). Jabir disse: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ci insegnava il tashahhud come ci insegnava una sura del Corano». [Se in quel momento dimenticava di recitare il tashahhud, eseguiva la prostrazione dell’oblio nella seduta finale. (al-Bukhari). Recitare il tashahhud a bassa voce è una sunnah. (Abu Dawud)]
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) insegnò il seguente tashahhud:
Significato: ogni espressione di venerazione e di onore è per Allah. Allah è il Signore di tutta la pace, della prosperità e dell’abbondanza. Egli è anche il Signore di ogni purezza. O Profeta! Su di te sia la pace; su di te discendano la grazia e la benedizione di Allah. La pace sia su di noi e su tutti i servi virtuosi di Allah. Attesto che non vi è altra divinità all’infuori di Allah. Attesto inoltre che Muhammad è il Suo servo e il Suo Messaggero.
Nella raccolta di al-Nasa’i è riportata, nell’hadith di Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui), la seguente versione del tashahhud:
(Arabo**********************)
Significato: Nel nome di Allah e con Allah; tutte le formule di saluto onorifiche appartengono ad Allah. Allah è il possessore di ogni pace, bene, abbondanza e di ogni genere di purezza. O Profeta, su di te discendano la pace, la misericordia e la benedizione di Allah. La pace sia su di noi e su tutti i pii servi di Allah. Attesto che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. Attesto inoltre che Muhammad è il servo e il Messaggero di Allah. Chiedo ad Allah il Paradiso e cerco rifugio dall’Inferno.»
A parte questo hadith, in nessun altro hadith viene menzionata la «Bismillah» prima del tashahhud. Tuttavia, questo hadith presenta una certa debolezza nella catena di trasmissione (la fonte narrata). Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, recitava questo tashahhud (il primo tashahhud) in modo molto conciso.
In questo tashahhud non cercava rifugio dal castigo della tomba, dal castigo dell’Inferno, dalle tentazioni della vita e della morte, né dalla tentazione del Masih al-Dajjal. Tuttavia, poiché il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, ordinava generalmente di cercare sempre rifugio da queste quattro cose, alcuni preferiscono cercare rifugio da esse anche nel primo tashahhud. È però più corretto recitare questa richiesta di rifugio insieme all’ultimo tashahhud.
Alzarsi dalla posizione seduta del primo tashahhud
Dopo aver concluso il tashahhud, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, si alzava dicendo «Allahu akbar». Si alzava appoggiandosi sulle cosce, con la parte anteriore delle piante dei piedi e le ginocchia poggiate a terra.
In Sahih Muslim è narrato da Abdullah ibn Umar, che Allah sia compiaciuto di entrambi, che in quel momento il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, eseguiva il «raf‘ al-yadayn».
Anche in alcune catene di trasmissione di al-Bukhari questa pratica è stata narrata. Tuttavia, in tutte le catene di trasmissione da Abdullah ibn Umar, che Allah sia compiaciuto di lui, non viene menzionato unanimemente il raf‘ al-yadayn in questa circostanza.
Tuttavia, dalla narrazione di Abu Humayd as-Saʿidi è dimostrato in modo incontrovertibile che qui si praticava il rafʿ al-yadayn. Nel fornire una descrizione dettagliata della preghiera del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), egli disse:
«Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si alzava per la preghiera, diceva “Allahu akbar” (cioè il takbīr di consacrazione) e praticava il rafʿ al-yadayn. In quel momento sollevava entrambe le mani all’altezza delle spalle. Nella preghiera stava in piedi in modo tale che ogni parte del corpo si sistemava tranquillamente al proprio posto. Poi recitava. Al termine della recitazione sollevava entrambe le mani all’altezza delle spalle e praticava il “rafʿ al-yadayn”. Poi eseguiva il rukūʿ. Posava le dita delle mani sulle ginocchia in modo naturale. Teneva la testa allineata con la schiena; non la abbassava né la sollevava rispetto a essa. Poi sollevava la testa dicendo: “Samiʿa Allahu liman hamidah”. Dopo aver sollevato la testa dal rukūʿ, rimaneva in piedi con tranquillità, fino a quando ogni parte del corpo tornava stabilmente al proprio posto. Poi si chinava verso terra per il sujūd. Durante il sujūd teneva le braccia lontane dai fianchi e orientava le dita dei piedi verso la qiblah. Poi stendeva entrambi i piedi e si sedeva su di essi. [In altre narrazioni di Abu Humayd (che Allah sia soddisfatto di lui) si riferisce che in quel momento stendeva il piede sinistro e si sedeva su di esso.] Poi andava al secondo sujūd. Quindi diceva “Allahu akbar”, stendeva il piede sinistro e si sedeva su di esso. Sedeva con tranquillità, fino a quando ogni parte del corpo rimaneva stabilmente al proprio posto. Poi si alzava per la seconda rakʿah. Eseguiva gli elementi della seconda rakʿah nello stesso modo della prima. Poi, dopo aver completato il tashahhud della seconda rakʿah, quando si alzava, praticava il “rafʿ al-yadayn”. Sollevava le mani, durante il rafʿ al-yadayn, fino all’altezza delle spalle, come faceva all’inizio della preghiera. Poi completava il resto della preghiera nello stesso modo. Infine, nell’ultimo sujūd, dopo il quale si pronuncia il salām, portava entrambi i piedi fuori verso destra e si sedeva appoggiandosi sulla natica sinistra, a contatto con il suolo.»
— Questa narrazione è stata tratta dal Sahih di Abu Hatim.
— Una narrazione analoga si trova anche nel Sahih Muslim. In al-Tirmidhi è riportato con una catena autentica, da ʿAli ibn Abu Talib (che Allah sia soddisfatto di lui), che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) praticava il rafʿ al-yadayn in questi momenti.
Che cosa recitava nella terza e nella quarta rakʿah?
Dopo essersi alzato dal primo tashahhud, recitava soltanto la sura al-Fatihah. Non esiste alcuna prova che nella terza e nella quarta rakʿah recitasse qualcos’altro oltre alla sura al-Fatihah.
Tuttavia, l’Imam al-Shafiʿi considera mustahabb aggiungere una recitazione alla sura al-Fatihah anche nelle ultime due rakʿah. Per questo prende come prova l’hadith narrato da Abu Saʿid (che Allah sia soddisfatto di lui). L’hadith è riportato nel Sahih Muslim. In esso Abu Saʿid (che Allah sia soddisfatto di lui) dice: dall’inclinazione in piedi del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) nella preghiera di zuhr, deducevamo che nelle prime due rakʿah recitasse una quantità pari a quella della sura as-Sajdah, mentre in quelle due rakʿah recitava la metà di quanto recitava nelle prime due rakʿah. [Si noti che la sura as-Sajdah contiene 30 versetti. Pertanto, il significato di questo hadith è che nelle prime due rakʿah recitava una quantità pari a trenta versetti, mentre nelle ultime due recitava una quantità pari a quindici versetti.] Inoltre, dall’inclinazione in piedi del Messaggero di Allah nella preghiera di ʿasr, deducevamo che nelle prime due rakʿah di ʿasr recitasse la metà di quella quantità. (Sahih Muslim)
D’altra parte, un hadith chiaro e universalmente riconosciuto è quello narrato da Abu Qatadah (che Allah sia soddisfatto di lui). In questo hadith egli afferma chiaramente che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) nelle ultime due rakʿah recitava soltanto la sura al-Fatihah e non aggiungeva a essa alcun’altra recitazione. Abu Qatadah (che Allah sia soddisfatto di lui) disse:
«Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) guidava la preghiera per noi. Nelle prime due rakʿat delle preghiere di zuhr e ʿasr recitava, insieme alla sura al-Fātiḥa, altre due sure. A volte recitava a voce udibile, così che noi potessimo sentirlo.»
Queste parole sono riportate sia da al-Bukhārī sia da Muslim. Nella narrazione di questo ḥadīth di Abū Qatāda, Muslim aggiunge anche: «E nelle ultime due rakʿat recitava soltanto la sura al-Fātiḥa.»
Da questi due ḥadīth, narrati da Abū Qatāda (che Allah sia soddisfatto di lui) e riportati da al-Bukhārī e Muslim, si ricava un’indicazione chiara e incontrovertibile per risolvere questa questione controversa. D’altra parte, in questo caso, l’affermazione di Abū Saʿīd (che Allah sia soddisfatto di lui) si basa su un’ipotesi.
A questo proposito possiamo giungere alla conclusione che la pratica abituale del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) consisteva nel recitare soltanto la sura al-Fātiḥa nelle ultime due rakʿat, senza aggiungervi la recitazione di un’altra sura. La prova è il ḥadīth di Abū Qatāda.
Tuttavia, talvolta recitava anche un’altra sura insieme alla sura al-Fātiḥa nelle ultime due rakʿat. La prova è il ḥadīth di Abū Saʿīd (che Allah sia soddisfatto di lui). Ma questo non era il suo modo abituale: si trattava di un’azione eccezionale rispetto alla sua pratica ordinaria.
La sua pratica abituale nella preghiera e le sue eccezioni
In diverse circostanze, talvolta faceva anche eccezioni alla pratica abituale. Per esempio, la sua pratica ordinaria nella preghiera del fajr era recitare a lungo; tuttavia, a volte recitava brevemente. Nella preghiera del maghrib era sua abitudine recitare brevi sure, ma talvolta recitava anche a lungo. La sua pratica ordinaria era non recitare la duʿāʾ al-qunūt nella preghiera del fajr, ma talvolta la recitava. La sua pratica ordinaria era recitare sottovoce nelle preghiere di zuhr e ʿasr, ma talvolta i Compagni potevano sentire la sua recitazione. Generalmente recitava la basmala sottovoce, ma talvolta la recitava ad alta voce.
In sintesi, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) talvolta faceva eccezioni in alcuni aspetti del modo di eseguire la preghiera. Erano eccezioni temporanee alla sua pratica ordinaria. Lo scopo era lasciare occasionalmente spazio a tali eccezioni. Tuttavia, questa possibilità non costituiva la sua pratica abituale.
Per esempio, una volta mandò un uomo a cavallo a raccogliere e portare una notizia importante. Dopo averlo inviato, si mise a pregare. Durante la preghiera guardava ripetutamente verso la strada che quell’uomo aveva preso.
Eppure, in Sahih al-Bukhari è riportato un hadith narrato da Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei. Ella racconta: chiesi al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riguardo al guardare qua e là durante la preghiera. Egli rispose: «Questo è un inganno di Satana. In questo modo egli cerca di distrarre il servo dalla preghiera»……
Per una persona dotata di una buona conoscenza del Corano e degli hadith, non è affatto difficile conciliare questi due hadith. Egli non era mai distratto, nella preghiera, dalla consapevolezza di Allah. L’hadith del messaggero a cavallo è legato a una situazione di guerra. Sul campo di battaglia egli recitava spesso la Salat al-Khawf. Fu soltanto per il bene dei musulmani che durante quella preghiera guardava verso la via d’arrivo del messaggero atteso. Questa non era la sua consuetudine generale.
Allungava le prime due rakʿah e la prima rakʿah
La consuetudine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era di rendere le prime due rakʿah della preghiera di quattro rakʿah più lunghe delle ultime due. Inoltre, tra le prime due rakʿah, rendeva la prima più lunga della seconda. Per questo Saʿd disse a ʿUmar: «Renderò lunghe le prime due rakʿah e accorcerò le ultime due. Ho pregato in questo modo insieme al Messaggero di Allah».
La consuetudine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era di prolungare la preghiera dell’alba più di tutte le altre preghiere. Umm al-Muʾminin Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, ha narrato che inizialmente Allah l’Altissimo aveva prescritto ogni preghiera in due rakʿah. Poi, quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, emigrò, Allah l’Altissimo aumentò di due rakʿah le altre preghiere durante lo stato di residenza, eccetto quella dell’alba. A causa della lunga recitazione, mantenne la preghiera dell’alba nella sua forma precedente, cioè di due rakʿah. E mantenne la preghiera del maghrib in tre rakʿah, come il witr del giorno.»
Questo hadith è stato narrato da Abu Hatim e Ibn Hibban nelle loro raccolte sahih. Il contenuto principale dell’hadith è stato riportato anche in Sahih al-Bukhari.
In tutte le preghiere, la consuetudine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era di rendere la prima parte più lunga rispetto all’ultima.
-Anche la preghiera dell’eclissi solare la eseguiva allo stesso modo.
-Anche la preghiera notturna la eseguiva allo stesso modo. Tuttavia, poiché pregava la preghiera notturna a due rakʿat per volta, rendeva le prime due rakʿat più lunghe. Le due rakʿat successive le rendeva più brevi rispetto alle prime.
In questo modo procedeva e concludeva. Il fatto che abbia ordinato di rendere più brevi le prime due rakʿat della preghiera notturna non è contrario a questa sua pratica. Infatti, quelle due rakʿat sono la preghiera introduttiva delle preghiere notturne. Egli rendeva brevi le due rakʿat introduttive, proprio come rendeva le due rakʿat sunnah dell’alba più brevi rispetto alle due rakʿat obbligatorie, poiché queste due rakʿat erano la preghiera introduttiva dell’alba.
Pertanto, queste due rakʿat brevi non contraddicono la pratica di prolungare la preghiera notturna. Egli disse, per esempio: «Fate del witr l’ultima preghiera della notte». Eppure, spesso, subito dopo il witr pregava due rakʿat facoltative, seduto o in piedi. Ciò non contraddice il fatto che il witr sia l’ultima preghiera della notte. Analogamente, egli definì il maghrib il witr del giorno, ma ordinò di pregare subito dopo il maghrib due rakʿat sunnah allo scopo di ottenere l’intercessione. Anche questo non contraddice il fatto che il maghrib sia il witr del giorno.
In realtà, egli pregava due rakʿat dopo la preghiera obbligatoria del maghrib, per salvaguardare la preghiera obbligatoria. Pregava due rakʿat dopo il witr, l’ultima preghiera della notte, per salvaguardare il witr. È una regola generale che una preghiera ausiliaria o protettiva non alteri le caratteristiche della preghiera principale. Questo principio si applica a ogni situazione.
La seduta del tashahhud finale
-Quando il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, sedeva per il tashahhud finale, poggiava il gluteo sinistro a terra, si sedeva appoggiandosi su di esso e distendeva entrambe le gambe da un lato, verso destra.
-Questa è una delle tre modalità di sedersi appoggiandosi sui glutei che sono state narrate dal Profeta, pace e benedizioni su di lui. Questa modalità è riportata nelle Sunan di Abū Dāwūd e nella raccolta autentica di Abū Ḥātim, da Abū Ḥumayd al-Sāʿidī.
-Il secondo metodo è stato narrato nel Sahih al-Bukhari dallo stesso Abu Humayd al-Saʿidi, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse: «Quando il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, sedeva nell’ultima rakʿa, portava leggermente in avanti il piede sinistro, teneva eretto il piede destro e sedeva sulle natiche».
-Questo metodo è quasi simile al primo. In entrambi i casi si parla di sedersi sulle natiche. La differenza tra i due riguarda soltanto il modo di disporre i piedi.
-Il terzo metodo è stato narrato nel Sahih Muslim, nel hadith di ʿAbdullah ibn al-Zubayr. Ibn al-Zubayr, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «In quel momento il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, poneva il piede sinistro tra la coscia e la gamba destra e distendeva il piede destro».
Abu al-Qasim al-Harbi ha sostenuto questo metodo nella sua opera. Questo metodo differisce dai primi due per il modo di disporre i piedi. Forse il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, talvolta faceva in questo modo e talvolta nell’altro. Questa sembra essere chiaramente la spiegazione. Oppure questa differenza potrebbe essere sorta anche a causa delle diverse narrazioni.
-Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, distingueva tra la posizione seduta del primo tashahhud e quella del tashahhud finale. Nella posizione finale sedeva sulle natiche. Nella prima sedeva sulla pianta del piede sinistro.
-L’imam Ahmad ha detto che faceva così proprio per distinguere tra la prima posizione seduta e quella finale. Poiché dopo la prima posizione avrebbe dovuto rialzarsi, sedeva sulla pianta dei piedi, rimanendo pronto ad alzarsi. Dopo la posizione finale, invece, non dovendo prepararsi a rialzarsi, sedeva con tranquillità e serenità. Poiché la preghiera terminava con il tashahhud finale, sedeva serenamente sostenendo tutto il corpo sulle natiche.
-Abu Humayd, che Allah sia soddisfatto di lui, ha descritto chiaramente le caratteristiche distinte della prima e dell’ultima posizione seduta del Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui. Per spiegare l’ultima posizione seduta del Messaggero di Allah, nelle diverse narrazioni ha usato espressioni come queste:
-«Quando sedeva nell’ultima rakʿa».
-Quando sedeva nella quarta rakʿa.”
-“Quando sedeva nella seduta del saluto per la terza rakʿa, allungava entrambe le gambe e si sedeva appoggiandosi sulle natiche.”
Da quest’ultima frase, l’Imam al-Shāfiʿī e altri hanno dedotto anche la prova che, ogni volta che ci si siede per il saluto, si devono allungare entrambe le gambe, appoggiare le natiche a terra e sedersi su di esse, sia che si tratti di una preghiera di quattro rakʿāt, di due rakʿāt o di tre rakʿāt.
-Tuttavia, ciò non si comprende dal tenore esplicito dell’ḥadīth; emerge invece dal suo significato.
-Il tenore apparente dell’ḥadīth, infatti, dopo aver descritto le caratteristiche della prima seduta, definisce questa come la seconda seduta, ossia la seduta del saluto. Pertanto, dal tenore apparente dell’ḥadīth risulta che questa è la caratteristica dell’ultima, cioè della seconda seduta, nella preghiera di tre o quattro rakʿāt.
Questa è una delle caratteristiche di tale seduta. D’altra parte, quando si sedeva per il tashahhud, appoggiava la mano destra sulla coscia destra e, tenendo unite tre dita, sollevava l’indice. In un’altra narrazione si riferisce che allora stringeva tre dita a pugno e sollevava l’indice. Appoggiava invece la mano sinistra sulla coscia sinistra. (Ṣaḥīḥ Muslim: Ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui)
Wāʾil ibn Ḥujr, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato: Ho visto il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, sedersi nella seduta del tashahhud e appoggiare la mano sinistra sulla coscia sinistra. Appoggiava il gomito della mano destra sulla coscia destra; intrecciava due dita, premendo l’una contro l’altra, come per formare un anello, quindi sollevava l’indice, lo muoveva e faceva suppliche. (Abū Dāwūd, al-Nasāʾī, al-Dārimī: Wāʾil ibn Ḥujr, che Allah sia soddisfatto di lui)
Nel Ṣaḥīḥ Muslim, nella narrazione di ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, si riferisce: “Appoggiava la mano sinistra sul ginocchio sinistro e la mano destra sul ginocchio destro. In quel momento univa le dita come si fa per indicare il numero cinquantatré e faceva cenno con l’indice.”
—In realtà, tutte queste narrazioni sono una sola. Per esempio:
a. Nella narrazione in cui si dice che teneva chiuse a pugno tre dita, si intende che anche il dito medio era unito, mentre, a differenza dell’indice, cioè del dito della shahāda, non rimaneva disteso.
b. Nella narrazione in cui si dice che premeva un dito contro l’altro, si intende che le due dita adiacenti rimanevano unite, mentre il dito medio non era unito nello stesso modo né allineato con esse.
c. Nella narrazione in cui si dice che univa le dita come per indicare il numero cinquantatré, si intende che univa il dito medio. Tuttavia, non lo univa alle due dita adiacenti, bensì al pollice.
Egli teneva entrambe le mani distese sulle rispettive cosce. Non lasciava spazio tra le cosce e le mani. I gomiti delle mani erano allineati con l’estremità delle cosce.
—Teneva le dita della mano sinistra distese sulla coscia sinistra.
Teneva le dita rivolte verso la qibla
Durante il tashahhud, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) teneva le dita delle mani rivolte verso la qibla. Inoltre, teneva le dita rivolte verso la qibla durante il rafʿ al-yadayn, il rukūʿ e il sujūd. Durante il sujūd, teneva rivolte verso la qibla anche le dita dei piedi.
Recitava il tashahhud in ogni seduta.
Il Messaggero di Allah (s.a.s.) recitava il tashahhud anche nella seduta finale, come nella prima. Recitava il tashahhud dopo ogni due rakaʿāt. Insegnava ai Compagni il tashahhud come insegnava loro una sura del Corano. Recitava nella seduta finale lo stesso tashahhud che recitava nella prima seduta. Abbiamo già riportato in precedenza la descrizione del suo tashahhud.
La salāt (durūd) sul Messaggero di Allah
Il Messaggero di Allah (s.a.s.) disse: «Quando uno di voi prega, proclami la lode e la glorificazione di Allah (la lode e la grandezza di Allah), reciti la salāt (durūd) sul Suo Profeta, quindi rivolga qualsiasi supplica desideri.»
Questo hadith è stato narrato da Fudāla ibn ʿUbayd. L’Imam al-Tirmidhī lo ha giudicato un hadith autentico. [Un hadith analogo è stato narrato anche nel Musnad di Ahmad, da al-Nasāʾī e da Abū Dāwūd. Il Messaggero (s.a.s.) ha ordinato di recitare il durūd dopo aver rivolto il salām a lui. Dagli hadith risulta la prova della recitazione del durūd dopo entrambi i tashahhud. Tuttavia, alcuni hanno considerato makrūh recitare il durūd dopo il primo tashahhud. Ma a sostegno della loro opinione non vi è alcuna prova negli hadith.]
Il Messaggero di Allah (s.a.s.) recitava personalmente la salāt (durūd) su se stesso. Insegnò anche ai Compagni in quale lingua recitare la salāt su di lui[ l’Imam Ibn al-Qayyim ha discusso dettagliatamente il significato e la natura della “salāt” nella sua opera “Jamʿ al-Ifhām”. Nel nostro Paese, la recitazione della salāt sul Messaggero (s.a.s.) è chiamata “durūd”. È una parola persiana. Pregare per recitare la salāt sul Messaggero (s.a.s.) significa pregare affinché gli venga concessa la misericordia. Abū al-ʿĀliya (r) ha detto che pregare per recitare la salāt sul Messaggero (s.a.s.) significa pregare affinché aumentino il suo onore, il suo rango e la sua lode.] recitare.[ L’Imam Ibn al-Qayyim non ha menzionato qui in quale lingua debba essere recitata la salāt (durūd) sul Messaggero (s.a.s.). Pertanto, riportiamo qui alcune salāt (durūd) tratte dai libri degli hadith:
** Il durūd (salāt) narrato da al-Bukhārī, Muslim, al-Tahāwī, al-Humaydī, al-Bayhaqī e al-Nasāʾī:
(Arabo****************)
Significato: O Allah, effondi la Tua misericordia su Muhammad, accresci il suo onore, il suo rango e la sua lode. Fa’ lo stesso anche per i suoi discendenti seguaci, come facesti per Abramo e per i suoi discendenti seguaci. In verità, Tu sei Degno di ogni lode e immensamente onorato. O Allah, concedi benedizioni (prosperità) a Muhammad e ai suoi discendenti seguaci, come concedesti benedizioni ad Abramo e ai suoi discendenti seguaci. In verità, Tu sei Degno di ogni lode e immensamente onorato.****
Questo salat è menzionato nel Musnad di Ahmad e nel Nasa’i:
(Arabo******************)
Questo salat è menzionato nel Sahih Muslim:-
(Arabo*****************)
È stato narrato nel Musnad di Ahmad e nel Tahawi che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, recitava questo salat e supplicava per se stesso:
(Arabo****************)
Questo salat è stato inoltre narrato nel Bukhari, nel Nasa’i, nel Tahawi e nel Musnad di Ahmad:
(Arabo******************)
Anche questo ṣalāt è menzionato in al-Bukhārī e Muslim:
(Arabo***************)
Recitare la ṣalāt per il Profeta significa invocare per lui misericordia, onore, dignità, lode e bene.
Egli faceva duʿāʾ in sette momenti durante la preghiera
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, faceva duʿāʾ in sette momenti durante la preghiera. Questi sette momenti sono i seguenti:
1. Dopo il takbīr al-taḥrīma, prima dell’inizio della preghiera.
2. Recitare la duʿāʾ al-qunūt nella preghiera del witr, dopo la recitazione coranica e prima di andare in rukūʿ, e occasionalmente nella preghiera del fajr. Tuttavia, vi sono dubbi riguardo all’autenticità dell’ḥadīth concernente la supplica in questo momento.
3. Dopo aver sollevato la testa dal rukūʿ e essersi raddrizzato in piedi. A questo proposito, ʿAbdullāh ibn Abī Awfā, che Allah sia soddisfatto di lui, riferì: quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sollevava la testa dal rukūʿ, diceva:
(Arabo*********************)
Significato: Allah ascolta (e accetta) la parola di chi Lo loda. O nostro Signore, a Te appartiene ogni lode! A Te appartiene la lode che riempie i cieli, a Te appartiene la lode che riempie la terra! E a Te appartiene anche la lode per tutto ciò che Tu vuoi realizzare. O Allah, lavami e purificami con la neve e con l’acqua fredda! O Allah, purificami dai miei peccati come si pulisce perfettamente un abito bianco dalla sporcizia.”
4. Egli faceva duʿāʾ anche durante il rukūʿ. Diceva:
(Arabo******************)
Significato: Santa è la Tua essenza, o Allah, nostro Signore! A Te appartiene ogni lode; o Signore, perdonami.”
5. Durante il sujūd. Era proprio durante il sujūd che faceva più duʿāʾ.
6. Nella seduta tra i due sujūd.
7. Dopo il tashahhud e prima del saluto finale.
Egli stesso rivolgeva suppliche in questi momenti e ordinava anche ai nobili Compagni di rivolgere suppliche.
[Tra le suppliche da recitare dopo il tashahhud e prima del saluto finale è inclusa anche la salāt (durūd) sul Messaggero, poiché anche la salāt (durūd) è una forma di supplica.
Le varie suppliche del Messaggero di Allah prima del saluto finale
Come già menzionato, il Messaggero recitava diverse suppliche in vari momenti della preghiera. Sono state inoltre menzionate alcune delle suppliche che recitava nei diversi momenti. Dopo il tashahhud, il Messaggero di Allah recitava personalmente diverse suppliche e ne insegnava altre ai Compagni. Qui vengono riportate alcune delle sue suppliche, che recitava in particolare dopo il tashahhud e prima del saluto finale:
(Arabo*****************)
Significato: O Allah! Ti chiedo rifugio dal tormento della tomba, dalla tentazione del Masīḥ ad-Dajjāl e dalle tentazioni della vita e di ciò che viene dopo la morte. O Allah! Ti chiedo rifugio dalle azioni peccaminose e dall’essere indebitato.” (Sahih al-Bukhari e Muslim)
— È stato riferito che il Messaggero di Allah chiedeva sempre rifugio da queste cose.
[ È riportato in Sahih Muslim e an-Nasa’i che il Messaggero di Allah (s.) ordinò ai Compagni, dopo il tashahhud, di chiedere protezione dalle quattro cose seguenti:
(Arabo*************)
Significato: O Allah! Mi rifugio presso di Te dal castigo dell’Inferno, dal castigo della tomba, dalle tentazioni della vita e della morte e dal male del Messia ad-Dajjāl.»
È riportato in an-Nasa’i con una catena di trasmissione autentica che il Messaggero di Allah (s.) chiedeva così protezione ad Allah anche durante la preghiera:
(Arabo**************)
Significato: O Allah, mi rifugio presso di Te dal male delle azioni che ho compiuto e dal male di quelle che non potrò compiere in futuro.»
]
-Il Messaggero di Allah (s.) recitava talvolta questa supplica:
(Arabo*****************)
Signore, perdona i miei peccati. Rendi spaziosa la mia casa per me e benedici con bontà e abbondanza ogni sostentamento che mi concederai.
Talvolta recitava questa supplica:
(Arabo******************)
Signore, Ti chiedo fermezza e sollecitudine nell’obbedire ai Tuoi comandamenti. Ti chiedo la determinazione del cuore per camminare sulla retta e vera via. Ti chiedo di permettermi di rendere grazie per le Tue benedizioni e di adorarTi nel modo migliore. Ti chiedo un cuore sereno e una lingua sincera. Ti chiedo tutto ciò che ritieni buono per me e cerco rifugio presso di Te da tutto ciò che ritieni nocivo per me. Ti chiedo perdono per tutte le mie colpe e mancanze nei Tuoi confronti.
[Nei hadith sono menzionate molte altre suppliche dopo il tashahhud. Egli stesso recitava suppliche di vario genere, ne insegnava ai Compagni e approvava anche le suppliche personali di alcuni di loro. L’imam Ibn al-Qayyim non ha menzionato tutte le suppliche nella sua opera. Perciò, nelle mie note, ne riporto ancora alcune:]
***In Nasa’i e nel Mustadrak di al-Hakim è riportato che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, recitava questa supplica durante la preghiera:
(Arabo******************)
Significato: O Allah! Tienimi in vita, mediante la Tua conoscenza dell’invisibile e il Tuo potere sulle creature, finché considererai migliore per me la vita. E quando considererai migliore per me la morte, fammi morire. O Allah! Desidero avere timore di Allah in segreto e in pubblico; nei momenti di ira e di contentezza, Ti chiedo la capacità di dire la verità e di agire con giustizia. Desidero moderazione nella povertà e nell’abbondanza. Ti chiedo benedizioni inesauribili. Desidero una freschezza incessante per gli occhi. Dopo la morte, desidero il Tuo compiacimento. Nell’aldilà, desidero pace e serenità. Desidero la gioia di poter contemplare il Tuo Volto. Desidero ardentemente incontrarTi, senza alcun danno né fitna fuorviante. O Allah! Abbelliscici con la bellezza della fede e rendici guide e ben guidati.”
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) insegnò alla Madre dei credenti, Aisha (che Allah sia compiaciuto di lei), di recitare questa supplica durante la preghiera:
(Arabo****************)
Significato: O Allah, rendi facile il mio rendiconto. (Musnad di Ahmad, al-Hakim)
È riportato in al-Bukhari e Muslim che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse ad Abu Bakr (che Allah sia compiaciuto di lui) di recitare durante la preghiera la seguente supplica:
(Arabo*****************)
Significato: O Allah! Ho commesso molte ingiustizie contro me stesso, e nessuno può perdonarle all’infuori di Te. Perdonami dunque con un perdono proveniente da Te e abbi misericordia di me. Certamente Tu sei il Perdonatore per eccellenza, il Misericordioso.”
È riportato nel Musnad dell’Imam Ahmad, nell’Al-Adab al-Mufrad di al-Bukhari, nel Musnad di al-Tayalisi e nel Sunan di Ibn Majah che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) insegnò a Madre Aisha questa supplica da recitare durante la preghiera:
(Arabo********************)
Significato: O Allah! Ti chiedo ogni bene, immediato e futuro, quello che conosco e quello che non conosco. Cerco rifugio presso di Te da ogni male, immediato e futuro, quello che conosco e quello che non conosco. Ti chiedo ogni bene e invoco parole e azioni che aiutino a ottenerlo; Ti chiedo ogni bene che il Tuo servo e Messaggero Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha chiesto. Cerco rifugio presso di Te da ogni male e ogni disgrazia dai quali il Tuo servo e Messaggero Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha cercato rifugio. Ti chiedo il buon esito di ciò che hai decretato per il mio destino.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), dopo aver udito un uomo recitare la seguente supplica durante il tashahhud, esclamò: «È stato perdonato, è stato perdonato!»
(Arabo******************)
Significato: O Allah! Ti supplico, o Allah! Tu sei Uno e Unico. Non dipendi da nessuno; sei Colui che non ha generato né è stato generato e al quale nessuno è uguale. Perdona i miei peccati; certamente Tu sei Perdonatore e Misericordioso.» (Abu Dawud, al-Nasa’i)
È stato narrato nelle opere di Abu Dawud, al-Nasa’i, Musnad Ahmad, Adab al-Mufrad, al-Tabarani e in altre:
(Arabo******************)
Dopo aver udito un uomo recitare questa supplica durante il tashahhud, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) chiese ai nobili Compagni: «Sapete con quale formula ha supplicato?». Essi risposero: «Allah e il Suo Messaggero ne sanno meglio». Egli disse: «Giuro per Colui nelle cui mani è la mia anima: ha supplicato invocando il Grande Nome di Allah». In un’altra narrazione si riferisce che ha supplicato con l’“Ism al-A‘zam” di Allah. Quando Egli viene invocato con quel Nome, risponde, e quando Gli viene chiesto qualcosa, la concede.
Il significato di questa supplica è:
«O Allah! Ti rivolgo la mia supplica. A Te appartiene ogni lode; non vi è alcuna divinità all’infuori di Te. Tu sei Uno e Unico e non hai associati. O Creatore dei cieli e della terra, o Onnipotente e Glorioso, o Vivente, o Sussistente! Ti chiedo il Paradiso e cerco rifugio presso di Te dall’Inferno.»
** Muslim e Abu Awana hanno narrato che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), dopo il tashahhud e prima del saluto finale, rivolgeva quest’ultima supplica con le seguenti parole:
(in arabo**********************)
Significato: «O Allah! Perdonami tutti i miei peccati passati e futuri, quelli segreti e quelli manifesti, tutte le mie trasgressioni e ciò che Tu conosci meglio di me riguardo ai miei peccati. Tu sei Colui che fa avanzare e Colui che fa retrocedere. Non vi è alcuna divinità all’infuori di Te.»
Abbiamo già menzionato, nei rispettivi punti e alla luce degli hadith autentici, le suppliche, i dhikr e i tasbih che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava nei sette momenti della preghiera. Sebbene abbiamo già riportato le suppliche che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava durante la prosternazione, qui riportiamo anche un’altra supplica che egli recitava in prosternazione:
(in arabo***************)
Significato: «Mio Signore! Concedimi la taqwa della mia anima e purificala; Tu sei il migliore di coloro che la purificano e Tu sei il suo Protettore.»
L’imam deve recitare la supplica in prima persona singolare o al plurale?
Tutte le suppliche che, secondo quanto è menzionato e conservato negli hadith, il Messaggero di Allah recitava durante la preghiera, erano in prima persona singolare; cioè, egli supplicava per sé. Persino le suppliche che insegnò ai Compagni di recitare durante la preghiera erano in prima persona singolare. Per esempio, durante la preghiera supplicava così (in prima persona singolare, per sé): (arabo*****************)
Significato: Mio Signore! Perdonami, abbi misericordia di me e guidami sulla retta via.”
Recitava tutte le suppliche in questo modo, in prima persona singolare. All’inizio della preghiera, dopo il takbīr tahrīma, recitava la prima supplica. Anche questa la recitava in prima persona singolare, così:
(arabo************)
Significato: O Allah! Lava via i miei peccati e purificami con la neve, con il freddo e con l’acqua fredda. O Allah! Crea tra me e i miei peccati una distanza come quella che hai creato tra l’Oriente e l’Occidente…
(L’intero hadith è formulato in questo modo, in prima persona singolare).
Ora, su questo argomento, ha creato una complicazione un hadith. L’hadith è stato trasmesso nel Musnad di Ahmad e nelle raccolte Sunan da Thawbān, che Allah si compiaccia di lui. Egli disse che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:
«Se una persona è l’imam (guida) di una comunità e, al momento della supplica, supplica soltanto per se stessa, commette un tradimento.»
Ibn Khuzayma, nella sua raccolta di hadith autentici, ha menzionato questo hadith come mawḍūʿ (inventato). È trasmesso tramite una catena autentica.
(Arabo*************)
—accettando questo hadith come prova della liceità di supplicare al singolare per se stessi, respinge (confuta) l’hadith narrato da Sawbān, che Allah sia soddisfatto di lui.
Ho sentito Shaykh al-Islām, l’imam Ibn Taymiyya, dire che il contenuto dell’hadith narrato da Sawbān, che Allah sia soddisfatto di lui, si applica soltanto alle suppliche temporanee, come la supplica del qunūt. Nella preghiera bisogna recitare soltanto le suppliche che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha recitato personalmente, ha insegnato a recitare e ha approvato. [A nostro avviso, anche se l’hadith narrato da Sawbān, che Allah sia soddisfatto di lui, non è autentico, il contenuto dell’hadith è corretto. E tale contenuto si applica all’imamato (leadership) sociale e statale, cioè alla leadership collettiva.]
Il modo in cui il Messaggero di Allah pronunciava il saluto finale
Dopo aver terminato la supplica, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace,—
(Arabo*****************)
Significato: «Che la pace e la misericordia di Allah siano su di voi», dapprima volgeva il viso verso destra e, continuando a pronunciare la stessa frase, dapprima volgeva il viso verso destra e, continuando a pronunciare la stessa frase, poi volgeva il collo verso sinistra.
Quindici Compagni hanno narrato che egli, pronunciando il saluto in questo modo, volgeva il collo in entrambe le direzioni. Essi sono:
1. Abd Allah ibn Mas’ud, che Allah sia compiaciuto di lui.
2. Sa’d ibn Abi Waqqas, che Allah sia compiaciuto di lui.
3. Sahl ibn Sa’d al-Sa’idi, che Allah sia compiaciuto di lui.
4. Wa’il ibn Hujr, che Allah sia compiaciuto di lui.
5. Abu Musa al-Ash’ari, che Allah sia compiaciuto di lui.
6. Hudhayfa ibn al-Yaman, che Allah sia compiaciuto di lui.
7. ʿAmmār ibn Yāsir, che Allah sia soddisfatto di lui.
8. ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui.
9. Jābir ibn Samura, che Allah sia soddisfatto di lui.
10. Al-Barāʾ ibn ʿĀzib, che Allah sia soddisfatto di lui.
11. Abū Mālik al-Ashʿarī, che Allah sia soddisfatto di lui.
12. Ṭalq ibn ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di lui.
13. Aws ibn Aws, che Allah sia soddisfatto di lui.
14. Abū Ramthā, che Allah sia soddisfatto di lui.
15. ʿAdī ibn ʿUmayra, che Allah sia soddisfatto di lui.
È stato narrato anche che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) terminasse la preghiera pronunciando un solo saluto, rimanendo rivolto in avanti. Tuttavia, questa affermazione non è dimostrata da alcuna fonte autentica. A questo proposito si può prendere in considerazione soltanto l’hadith narrato da ʿAisha, che è stato raccolto nelle opere di Sunan [con “opere di Sunan” si intendono at-Tirmidhī, Abū Dāwūd, an-Nasāʾī e Ibn Mājah. Queste quattro opere sono chiamate complessivamente anche “Sunan al-Arbaʿa” (le quattro raccolte di Sunan)]. La sua narrazione è la seguente:
«Dopo la preghiera, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) pronunciava un solo saluto, dicendo “as-salāmu ʿalaykum”, e lo pronunciava a voce così alta che ci svegliavamo dal sonno».
Per alcune ragioni valide, questo hadith presenta delle imperfezioni e non è generalmente accettabile. Tali ragioni sono le seguenti:
1. Dalle parole di ʿAisha si comprende chiaramente che si riferiva alla preghiera notturna del Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), cioè alla preghiera nafl o tahajjud.
2. Inoltre, poiché ʿAisha stava dormendo, forse non udì il primo saluto e sentì invece il secondo.
3. Coloro che hanno narrato dei due saluti lo videro pronunciarli mentre erano svegli e pregavano insieme al Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui).
4. La maggior parte degli hadith riguardanti i due saluti è autentica; i restanti sono hasan e sono numerosi.
5. Sebbene Aisha, che Allah si compiaccia di lei, menzioni qui una sola salutazione, è rimasta in silenzio riguardo alle due salutazioni.
-Per questi motivi, è saldamente stabilito che la preghiera si conclude con due salutazioni, una in ciascuna direzione. In seguito, i governanti omayyadi diffusero una sola salutazione a Medina e in varie altre città. Di conseguenza, alcuni appartenenti a quella generazione cominciarono a pensare che la preghiera dovesse concludersi proprio con una sola salutazione. Vedendo una sola salutazione nella moschea, tra loro si diffuse questa
convinzione. Tuttavia, non è accettabile nulla che contraddica il metodo di preghiera instaurato personalmente dal Messaggero di Allah, che fu seguito dai califfi ben guidati e che è comprovato dagli hadith autentici.
Le poche altre narrazioni reperibili riguardo a una sola salutazione sono tutte deboli, viziate e invalide.
Discussione sulla supplica del fedele dopo la salutazione
Non esiste alcuna prova, proveniente dal Messaggero di Allah, a sostegno della pratica ormai diffusa di voltarsi verso la qibla, oppure verso i fedeli, dopo aver pronunciato la salutazione, alzando le mani per fare du‘a o munajat. Non è stata trovata alcuna fonte autentica o buona. Inoltre, molti hanno istituito la pratica di fare una simile supplica rivolti verso i fedeli, soprattutto dopo le preghiere dell’alba e del pomeriggio. Ma neppure questa pratica è stata trasmessa dal Messaggero di Allah o da alcuno dei califfi ben guidati. Egli non impartì alla comunità alcun ordine né alcuna indicazione in tal senso.
Coloro che hanno istituito la pratica di fare munajat rivolti verso la qibla dopo la salutazione, oppure verso i fedeli dopo le preghiere dell’alba e del pomeriggio, l’hanno introdotta come alternativa alla Sunna. La considerano una buona azione. Se sostituire la Sunna con una simile pratica sia davvero una buona azione, Allah lo sa meglio.
Tutte le suppliche relative alla preghiera menzionate negli hadith furono recitate dal Messaggero di Allah durante la preghiera, ed egli ordinò di recitarle durante la preghiera.
Finché il servo rimane nella preghiera, in realtà conversa segretamente (munājāt) con il suo Signore. Per questo il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) faceva suppliche durante la preghiera e ne dava disposizione. È proprio allora che il servo si trova più vicino al suo Signore: quello è il momento più appropriato per chiedere (fare duʿāʾ).
Ma quando volge il saluto finale della preghiera, il rapporto di conversazione segreta (munājāt) si interrompe. Perciò si dovrebbe chiedere al Signore nel momento più propizio, cioè durante la preghiera. Questa è la Sunna. Questo è il modo migliore. Non è meglio inventare una propria pratica contraria alla Sunna.
Tuttavia, chiunque può chiedere ad Allah e fare duʿāʾ in qualsiasi momento. In tal caso dovrebbe innanzitutto ricordare Allah mediante il tasbīḥ, il tahlīl, il taḥmīd, il takbīr e simili, secondo il metodo insegnato dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui), e recitare la ṣalāt (durūd) sul Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Dopodiché può fare qualsiasi supplica e chiedere ciò che desidera.
Facendo così, si compie la supplica dopo un atto di culto separato. Essa non ha più alcun rapporto con la preghiera. In questo modo si può evitare di introdurre la consuetudine inventata di alzare le mani dopo il saluto finale per fare duʿāʾ o munājāt collegandola alla preghiera. [In Bangladesh e nelle regioni circostanti la gente ha completamente fuso questa pratica con la preghiera. Gli ignoranti ritengono che alzare le mani dopo la preghiera per fare munājāt sia una parte della preghiera o sia ad essa collegato. Eppure il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e i Compagni non facevano così. Gli imam della preghiera hanno reso obbligatoria questa pratica. Molti imam la fanno per compiacere i fedeli che pregano dietro di loro, pensando che, se non lo facessero, non potrebbero continuare a guidare la preghiera. In realtà, è forse ragionevole trasformare in Sunna una pratica che non è affatto Sunna, rendendola addirittura obbligatoria come un atto farḍ?]
Si può fare duʿāʾ in qualsiasi momento in questo modo. Dopo aver ricordato Allah e aver recitato il salām (durūd) sul Messaggero (pace e benedizioni su di lui), anche questa supplica viene accolta. Lo si comprende dal ḥadīth narrato da Faḍāla ibn ʿUbayd. Tuttavia, non è corretto collegare alla preghiera la supplica fatta al di fuori di essa.
Pregare con le scarpe e con un solo indumento
ʿAbdullah ibn ʿAmr (r.a.) ha narrato che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) talvolta pregava a piedi nudi e talvolta pregava indossando le scarpe. (Abū Dāwūd)
Per distinguersi dagli ebrei, egli ordinò di pregare indossando le scarpe. Disse: «Distinguitevi dagli ebrei: essi non pregano indossando scarpe e calze di pelle». (Abū Dāwūd)
Egli disse: «Quando uno di voi prega, indossi le scarpe. Se però desidera toglierle, le tolga e le metta tra i piedi. [Abu Dawud, Ibn Khuzayma e al-Hakim hanno narrato, con una catena autentica, da Abu Sa’id al-Khudri — che Allah sia soddisfatto di lui — che disse: Un giorno il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — guidava la preghiera per noi. Durante la preghiera si tolse le proprie scarpe e le mise alla sua sinistra. Vedendo ciò, anche tutti coloro che pregavano dietro di lui si tolsero le proprie scarpe. Terminata la preghiera, egli ci chiese: “Perché vi siete tolti le scarpe?”. Rispondemmo: “Vedendo che le toglievi, abbiamo tolto anche noi le nostre”. Allora disse: “Gabriele è venuto a informarmi che sulle mie scarpe c’era impurità. Per questo le ho tolte. Quando venite in moschea, controllate le vostre scarpe per vedere se vi è qualche impurità. Se vi è dello sporco, pulitelo e pregate indossando le scarpe”».] Non lasciate le scarpe ovunque, causando disagio a qualcuno». (Abu Dawud)
Talvolta il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — pregava con un solo indumento, e talvolta pregava con due indumenti. Tuttavia, per lo più pregava con due indumenti. [È stato narrato nel Musnad di Ahmad che Abdullah ibn Mas’ud — che Allah sia soddisfatto di lui — disse: Il Messaggero di Allah pregava talvolta con un solo indumento a causa della mancanza di vestiario. Quando si dispone di mezzi, è preferibile pregare con due indumenti.]
La sua gioia, serenità, umiltà e il suo pianto durante la preghiera
— L’imam Ahmad ibn Hanbal ha narrato che, quando il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace — si alzava per pregare, teneva la testa leggermente inclinata verso il basso.
— La preghiera era fonte di gioia per il Messaggero di Allah — che Allah lo benedica e gli conceda la pace —. Proprio attraverso la preghiera egli provava gioia e serenità. Diceva: (in arabo *********) cioè: “Nella preghiera i miei occhi trovano conforto. Nella preghiera trovo gioia e serenità”.
Diceva a Bilal: (in arabo*********)
Cioè: “O Bilal, chiamandoci alla preghiera, riempi il mio cuore di serenità”.
— Diceva: “Durante la preghiera sono avvolto dalla concentrazione, dalla meditazione, dall’assorbimento e dalla totale immersione”. (al-Bukhari, Muslim)
-Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) piangeva spesso durante la preghiera. Il suo petto risuonava cupamente per il pianto. I Compagni udivano il suo pianto durante la preghiera. (Ahmad, an-Nasa’i, Abu Dawud)
-In vari momenti dell’intera preghiera, chiedeva ripetutamente perdono presso Allah, il Misericordiosissimo. Chiedeva perdono per i peccati. Implorava protezione da ogni male di questo mondo e dell’Aldilà. Desiderava ogni bene di questo mondo e dell’Aldilà. Così, per tutta la preghiera, continuava a rivolgere munajat (suppliche e richieste intime) ad Allah.
-Nel cuore della notte, quando tutto il mondo dormiva, si presentava alla presenza del suo Signore attraverso la preghiera.
-Pregava per rendere grazie al suo Signore.
-Nei momenti di difficoltà si alzava per pregare.
-Sul campo di battaglia si alzava per pregare.
-Si prostrava, implorando l’aiuto del suo Signore.
La sua vigilanza nella preghiera
Durante la preghiera, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) concentrava completamente il cuore e la mente su Allah l’Altissimo, si poneva interamente alla Sua presenza e manteneva una concentrazione totale su Allah l’Altissimo. Tuttavia, anche così, durante la preghiera teneva conto delle circostanze circostanti e prestava attenzione alla situazione dei fedeli. Qui vengono menzionati alcuni episodi di questo genere, narrati da fonti autentiche:
1. Prolungava la preghiera e prolungava la recitazione. Di conseguenza, prolungava anche il rukūʿ e la prosternazione. Ma ogni volta che durante la preghiera sentiva piangere un bambino, considerando lo stato d’animo della madre del bambino che pregava con lui, abbreviava la preghiera e la terminava rapidamente.
2. Durante una guerra, mandò un cavaliere a raccogliere e riportare un’informazione. Dopo averlo mandato, si mise in preghiera. Pur pregando, guardava verso la direzione da cui doveva arrivare quel cavaliere da lui inviato. Anche mentre pregava, non smise di prestare attenzione al cavaliere che aveva mandato.
3. Una volta pregò la preghiera obbligatoria portando sul collo sua nipote Umāma bint Abī al-ʿĀṣ (la figlia di una delle sue figlie). Quando andava nel rukūʿ o nella prosternazione, la deponeva e la faceva sedere accanto a sé. Quando si rialzava dalla prosternazione, la riprendeva nuovamente sul collo. (al-Bukhārī e Muslim)
4. Talvolta, quando andava in prosternazione, suo nipote al-Ḥasan o al-Ḥusayn veniva e si sedeva sulla sua schiena. Temendo che cadesse, allora prolungava la prosternazione.
5. A volte accadeva che stesse pregando con la porta di casa chiusa. La Madre dei Credenti ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) veniva e bussava alla porta. Egli, mentre pregava, andava ad aprirle la porta, poi tornava e completava la parte restante della preghiera. (Aḥmad, al-Tirmidhī, Abū Dāwūd, al-Nasāʾī)
6. Se qualcuno lo salutava mentre pregava, egli rispondeva al saluto facendo un gesto con la mano. In Ṣaḥīḥ Muslim è narrato che Jābir (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) mi mandò a svolgere un incarico. Quando tornai, lo vidi pregare. Lo salutai mentre pregava, ed egli rispose al mio saluto facendo un gesto.»
Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) faceva gesti e cenni mentre pregava». (Musnad Aḥmad)
È stato narrato nelle raccolte dei Sunan che Suhayb, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Una volta il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stava pregando. Mentre gli passavo vicino, lo salutai. Egli rispose al mio saluto con un gesto».
Una volta il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse a Qubāʾ. Mentre pregava nella moschea di Qubāʾ, arrivò un gruppo di Compagni ansar. Essi lo salutarono mentre era in preghiera. Egli rispose al loro saluto con un gesto.
L’imām al-Tirmidhī ha narrato questo hadith attraverso la catena di ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli ha detto che si tratta di un hadith autentico.
ʿAbd Allāh ibn Masʿūd, che Allah sia soddisfatto di lui, ha narrato: «Tornai dall’Abissinia e venni a incontrare il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Quando arrivai, lo trovai intento a pregare. In quella situazione lo salutai. Egli rispose al mio saluto con un cenno del capo». Questo hadith è stato narrato da al-Bayhaqī.
Un hadith narrato da Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, suscita un contrasto riguardo ai gesti durante la preghiera. L’hadith è stato narrato da Abū Ghatafān attraverso Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: “Chi durante la preghiera compie un gesto comprensibile, ripeta la preghiera”».
L’imām al-Dāraqutnī ha detto: «È un hadith nullo; non è accettabile». Egli ha detto: «L’imām Abū Dāwūd mi ha riferito: “Il narratore di questo hadith, Abū Ghatafān, è una persona sconosciuta. Il suo hadith non può essere accettato”». Inoltre, questo hadith è in contrasto con gli hadith autentici riguardanti la questione. È stato narrato attraverso catene autentiche da Anas, Jābir e altri, che Allah sia soddisfatto di tutti loro, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, faceva gesti durante la preghiera.
7. Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregava in casa durante la notte, ʿĀʾisha, che Allah sia soddisfatto di lei, giaceva trasversalmente nel luogo in cui egli si prostrava. Quando egli si accingeva a prosternarsi, toccava ʿĀʾisha o le dava un leggero pizzicotto, chiedendole di spostarsi. Allora ʿĀʾisha, che Allah sia soddisfatto di lei, ritirava nuovamente le gambe. (Al-Bukhārī)
8. Una volta il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, stava pregando. In quel momento arrivò Satana per disturbare la sua preghiera. Egli gli strinse la gola, tanto che la saliva o la lingua di Satana fuoriuscì e toccò la sua mano. (Musnad di Aḥmad, al-Dāraqutnī)
9. Talvolta pregava stando in piedi sul minbar. Lì stesso eseguiva l’inchino. Al momento della prosternazione scendeva dal minbar, si spostava indietro e si prostrava a terra. Terminata la prosternazione, tornava sul minbar e si rimetteva in piedi. (Bukhari, Muslim)
10. Una volta stava pregando con un muro davanti a sé. In quel momento un animale quadrupede (un cane) stava per passare davanti a lui. Egli avanzò e spinse il ventre dell’animale contro il muro. Così l’animale fu costretto a passare dietro di lui. (al-Tabarani, al-Hakim, Ibn Khuzayma)
11. Una volta stava pregando. In quel momento due bambine dei Banu Abd al-Muttalib arrivarono davanti a lui mentre litigavano e si azzuffavano. Egli le afferrò mentre era ancora in preghiera e separò l’una dall’altra. Secondo la narrazione dell’Imam Ahmad, le due bambine si aggrapparono anche alle ginocchia del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui). Quindi egli le separò, oppure le fece smettere. Tuttavia continuò la preghiera.
12. Una volta, mentre si era messo in piedi per pregare, un bambino tentò di passare davanti a lui. Egli gli fece cenno con la mano di tornare indietro, e il bambino tornò indietro. (Musnad Ahmad)
13. Un’altra volta stava pregando. In quel momento una bambina stava passando davanti a lui. Egli le fece cenno con la mano, e lei tornò indietro. (Le raccolte di Sunan)
14. Talvolta, mentre era in preghiera, soffiava nel luogo della prosternazione. Tuttavia, il hadith riguardante il soffiare è discutibile, sebbene sia stato menzionato nel Musnad Ahmad e nelle raccolte di Sunan. In realtà, non è stato tramandato dal Messaggero (pace su di lui) attraverso una catena autentica.
15. Piangeva durante la preghiera.
16. Durante la preghiera si schiariva la gola. Si schiariva la gola anche per fare dei cenni. Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) dice: ogni giorno mi recavo due volte, a orari stabiliti, dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Chiedevo il permesso di entrare in casa. Talvolta, al mio arrivo, egli era in preghiera. In quel momento si schiariva la gola per darmi il permesso di entrare. (Sunan an-Nasa’i, Musnad Ahmad)
Anche l’Imam Ahmad si schiariva la gola durante la preghiera e non lo considerava qualcosa che invalida la preghiera.
Così, nonostante la profonda concentrazione nella preghiera e il rivolgersi ad Allah, egli prestava attenzione alle esigenze e alle difficoltà degli altri. Teneva conto dell’ambiente e delle circostanze e non considerava queste cose invalidanti per la preghiera.
La duʿāʾ al-qunūt (o qunūt al-nāzila) nelle preghiere obbligatorie
ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, ha riferito che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitò ininterrottamente la duʿāʾ al-qunūt per un mese nelle preghiere di zuhr, ʿaṣr, maghrib, ʿishāʾ e fajr. (Musnad Aḥmad, Abū Dāwūd)
In alcune narrazioni si riferisce che recitò la duʿāʾ al-qunūt per un mese nella preghiera del fajr. In altre si riferisce che la recitò nella preghiera del maghrib. In realtà, il ḥadīth riportato sopra è quello corretto. Egli recitò infatti la duʿāʾ al-qunūt in tutte e cinque le preghiere quotidiane.
-Non recitava sempre la duʿāʾ al-qunūt.
-Recitava la duʿāʾ al-qunūt nei momenti di calamità.
-Con la duʿāʾ al-qunūt, pregava per alcune persone e pregava contro altre.
Nella preghiera in cui recitava il duʿāʾ al-qunūt, nell’ultima rakʿa, dopo aver detto «Samiʿa Allāhu liman ḥamidah», si alzava dal rukūʿ e recitava il duʿāʾ al-qunūt. Dopo aver recitato il duʿāʾ al-qunūt, passava direttamente alla prosternazione. Tra il duʿāʾ al-qunūt e la prosternazione non faceva nient’altro.
Quando il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, recitava il duʿāʾ al-qunūt, coloro che pregavano dietro di lui dicevano «Āmīn».
In Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e Ṣaḥīḥ Muslim è riportato da Abū Hurayra, che disse: «Quando il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, voleva invocare il bene per qualcuno o invocare contro qualcuno, recitava il duʿāʾ al-qunūt dopo il rukūʿ. Dopo il rukūʿ, dopo aver detto “Samiʿa Allāhu liman ḥamidah, rabbanā laka al-ḥamd”, per alcuni giorni recitò questa supplica: (Arabo********************)»
Significato: «O Allah! Proteggi al-Walīd, Salama ibn Hishām e ʿUrayš ibn Abī Rabīʿa. O Allah! Afferrali con forza la tribù di Muḍar e fa’ piombare su di loro anni di carestia, come sugli abitanti di Yūsuf».
In una narrazione riportata da Abū Dāwūd e dal Musnad di Aḥmad, da Ibn ʿAbbās, si riferisce che talvolta egli invocava contro qualcuno nel duʿāʾ al-qunūt dicendo: (Arabo*******************)
Significato: «O Allah! Fa’ scendere la maledizione sulle tribù di Liḥyān, Riʿl, Dhakwān e ʿUṣayya. Essi hanno disobbedito ad Allah e al Suo Messaggero».
Abū Dāwūd ha riportato che la pratica abituale del Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, era quella di recitare il duʿāʾ al-qunūt, o qunūt al-nāzila, quando si verificava una calamità. Quando la calamità cessava, smetteva di recitarlo. Non riservò la recitazione del duʿāʾ al-qunūt soltanto alla preghiera dell’alba, ma lo recitava anche nelle altre preghiere. Tuttavia, lo recitava più spesso nella preghiera dell’alba.
I muḥaddithūn considerano raccomandabile recitare il duʿāʾ al-qunūt nelle calamità. Naturalmente, sono loro i più esperti riguardo agli ḥadīth. Secondo loro, sia recitare il qunūt sia ometterlo sono entrambe Sunna. Ritengono che sia bene recitarlo ed è bene anche non recitarlo, perché negli ḥadīth è riportato sia che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, lo recitò, sia che lo omise.
Se l’imam recita ad alta voce la duʿāʾ al-qunūt per farla conoscere ai muktadī o per ricordargliela, non vi è nulla di male. ʿUmar, che Allah sia compiaciuto di lui, recitava ad alta voce l’inizio per ricordarla ai muktadī. Ibn ʿAbbās, che Allah sia compiaciuto di lui, recitava ad alta voce la Sūra al-Fātiḥa nella preghiera funebre, affinché la gente sapesse che recitare la Sūra al-Fātiḥa nella preghiera funebre è una Sunna.
Anche il fatto che l’imam pronunci l’amīn ad alta voce rientra nello stesso ambito. In realtà, si tratta di quelle divergenze d’opinione (ikhtilāf) in cui entrambe le modalità sono mubāḥ (permesse), oppure in cui è permesso sia fare sia non fare una determinata cosa. Per esempio, sia eseguire il rafʿ al-yadayn nella preghiera sia ometterlo è permesso. Allo stesso modo, è permesso recitare una qualsiasi delle diverse forme di tashahhud. Ed è permesso adottare una qualsiasi delle diverse forme di adhān e iqāma.
Tuttavia, non è nostro intento discutere qui di ciò che è permesso o non permesso. Il nostro intento è soltanto riferire che cosa faceva il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e come lo faceva. Egli è infatti il nostro modello e il nostro criterio. In quest’opera desideriamo soltanto ricercare e presentare la sua pratica e i suoi principi. Egli è la guida perfetta. È colui che dobbiamo imitare e seguire.
Il succo degli ḥadīth citati riguardo alla recitazione della duʿāʾ al-qunūt nelle preghiere obbligatorie è stato espresso nelle parole di un eminente sapiente dell’Islam. Egli ha detto: «La posizione corretta a questo riguardo è che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitò il qunūt nāzila (la duʿāʾ al-qunūt) soltanto per invocare a favore di una comunità o di una persona, oppure per invocare contro qualcuno. Quando poi si manifestò l’esito della sua invocazione, egli smise di recitarla. Inoltre, recitò la duʿāʾ al-qunūt sia ad alta voce sia sottovoce. La recitò e poi smise anche di recitarla. Non la recitò ad alta voce per un periodo più lungo di quello in cui la recitò sottovoce. Questa era la sua pratica riguardo al qunūt. Inoltre, nelle preghiere obbligatorie recitava la duʿāʾ al-qunūt subito dopo essersi rialzato dal rukūʿ. Questo è ciò che è comprovato».
Sajda al-sahw (prostrazione per la dimenticanza)
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Io sono soltanto un essere umano come voi. Come voi commettete errori, anch’io commetto errori. Se dimentico qualcosa, ricordatamela». (Bukhārī)
Il fatto che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, commettesse errori nella preghiera fu un completamento della niʿma di Allah verso la sua comunità. In questo modo Allah l’Altissimo completò per loro la loro religione. Infatti, proprio attraverso questo processo essi appresero che cosa dovessero fare quando si commette un errore nella preghiera.
Nella Muwaṭṭaʾ di Mālik è menzionata, in un ḥadīth dalla catena interrotta, questa parola del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace: «Dimentico oppure vengo indotto a dimenticare, affinché possa chiarire loro quella questione (rispondendo alle domande della gente e fornendo spiegazioni)».
In realtà, è proprio a causa degli errori commessi talvolta dal Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, che nella Sharia è stata stabilita la normativa riguardante gli errori.
Si tramanda da Abdullah ibn Buhayna che un giorno il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, guidò la preghiera di zuhr insieme a loro. In quell’occasione, dopo le prime due rakʿat, si alzò senza sedersi. Anche coloro che pregavano dietro di lui si alzarono insieme a lui. La preghiera giunse così alla sua conclusione e la gente attendeva che pronunciasse il saluto finale. Proprio allora, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, mentre era seduto per il tashahhud finale, pronunciò «Allahu Akbar» e compì due prostrazioni prima del saluto finale. Poi concluse la preghiera pronunciando il saluto finale. (Bukhari e Muslim)
Da ciò si apprende la regola secondo cui, se qualcuno omette per errore una parte della preghiera diversa dai suoi arkan (obblighi fondamentali), deve compiere le prostrazioni dell’errore prima del saluto finale.
Quando omette per errore una parte della preghiera, egli non tornava indietro per completarla. Una volta, ad esempio, si alzò senza compiere la seduta del primo tashahhud. Sebbene la gente, dietro di lui, dicesse «Subhanallah», egli fece loro cenno di rimanere in piedi senza sedersi.
Yazid ibn Harun tramanda e dice: una volta, al-Mughira ibn Shuʿba, che Allah sia soddisfatto di lui, guidò la nostra preghiera. Dopo aver pregato due rakʿat, si alzò senza sedersi. Coloro che pregavano dietro di lui dissero «Subhanallah». Ma egli fece loro cenno di rimanere in piedi. Poi concluse la preghiera e pronunciò il saluto finale. Dopodiché compì due prostrazioni. Quindi pronunciò nuovamente il saluto finale. Infine disse: «Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, faceva proprio così». L’hadith è stato riportato nel Musnad di Ahmad. At-Tirmidhi ha detto che è un hadith autentico.
Nei hadith si riscontra una certa divergenza riguardo al fatto che le prostrazioni dell’errore debbano essere compiute prima o dopo il saluto finale. Dall’hadith di Abdullah ibn Buhayna si apprende che devono essere compiute prima del saluto finale, mentre dall’hadith di al-Mughira si apprende che devono essere compiute dopo. In realtà, per diverse ragioni razionali, l’hadith tramandato da Abdullah ibn Buhayna è più corretto. Tuttavia, entrambi i metodi sono stati riportati attraverso catene autentiche. Pertanto, si può adottare uno qualunque dei due metodi.
Dal Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, sono noti diversi tipi di errori nella preghiera. Per esempio:
1. Una volta, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, pronunciò il saluto finale dopo aver pregato soltanto due rakʿat della preghiera di ʿisha, zuhr o ʿasr. Poi completò la preghiera. Dopodiché, dopo il saluto finale e la conversazione, compì due prostrazioni. Ogni volta che scendeva in prostrazione e si rialzava, pronunciava «Allahu Akbar».
2. È stato narrato in Abu Dawud e al-Tirmidhi che il nobile Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) guidò la preghiera delle persone, commise un errore durante la preghiera e poi compì due prosternazioni del sahw. Dopodiché recitò il tashahhud e pronunciò il saluto finale. L’Imam al-Tirmidhi ha detto che questo hadith è hasan e gharib.
3. Un giorno guidò per tre rakʿat una preghiera di quattro rakʿat, poi si voltò verso coloro che pregavano dietro di lui. Talha ibn ʿUbayd Allah (che Allah sia soddisfatto di lui) gli chiese: «Hai pregato per tre rakʿat e hai dimenticato di pregare una rakʿah». Allora ordinò a Bilal di pronunciare l’iqamah. Bilal pronunciò l’iqamah. Egli fece nuovamente pregare le persone. L’hadith è stato narrato dall’Imam Ahmad.
4. Un giorno guidò la preghiera del zuhr per cinque rakʿat. Gli fu allora chiesto: «È stata aggiunta una rakʿah alla preghiera del zuhr?». Egli disse: «E questo che cosa significa?». Essi risposero: «Oggi hai pregato per cinque rakʿat». Dopo aver udito ciò, egli compì due prosternazioni dopo il saluto finale. (Al-Bukhari e Muslim)
5. Un giorno guidò la preghiera dellʿasr per tre rakʿat e tornò a casa. Un uomo di nome Khirbaq, Dhul-Yadayn (il «dalle mani lunghe»), lo seguì e gli spiegò l’accaduto. Dopo aver ascoltato le sue parole, uscì di casa adirato, trascinandosi il mantello, e chiese alle persone se ciò che egli aveva detto fosse corretto. Essi risposero: «Sì». Allora completò la rakʿah restante, pronunciò il saluto finale, compì due prosternazioni (del sahw) e pronunciò nuovamente il saluto finale. (Sahih Muslim)
Riguardo agli errori nella preghiera e alle prosternazioni per dimenticanza, sono stati tramandati dal Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) complessivamente questi cinque metodi.
Egli ha compiuto le prosternazioni per dimenticanza sia prima sia dopo il saluto finale. Le opinioni degli Imam riguardo a questa questione sono le seguenti:
1. Secondo l’Imam al-Shafiʿi (che Allah abbia misericordia di lui), le prosternazioni per dimenticanza devono essere compiute prima del saluto finale.
2. Secondo l’Imam Abu Hanifa (che Allah abbia misericordia di lui), le prosternazioni per dimenticanza devono essere compiute dopo il saluto finale.
3. L’Imam Mālik (ra) ha detto: quando, per errore, si omette qualcosa nella preghiera, la prostrazione del sahw deve essere compiuta prima del saluto finale. Se, per errore, si aggiunge qualcosa alla preghiera, la prostrazione per l’errore deve essere compiuta dopo il saluto finale. Se nella stessa preghiera si verificano entrambi i tipi di errore, la prostrazione del sahw deve essere compiuta prima del saluto finale. Abū ʿUmar ha detto: questa è la scuola giuridica dell’Imam Mālik. Tuttavia, se qualcuno agiva diversamente dalla sua opinione, egli non lo vietava, perché secondo lui su questa questione vi è spazio per il dissenso.
4. Qual è l’opinione dell’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal su questa questione? A questo proposito, Aṣram ha detto: ho sentito chiedere all’Imam Aḥmad (ra) se la prostrazione per l’errore dovesse essere compiuta prima o dopo il saluto finale. Egli rispose: in alcuni casi prima del saluto e in altri dopo il saluto. Il Messaggero di Allah (s.a.s.) ha fatto proprio così.
5. L’Imam Dāwūd (Ẓāhirī) ha detto: poiché il Messaggero di Allah (s.a.s.) ha compiuto la prostrazione del sahw in cinque casi, nessuno deve compierla in quei cinque casi per altre ragioni.
La prostrazione per il dubbio
Quando durante la preghiera sorgeva un dubbio o un’incertezza, il Messaggero (s.a.s.) non ricominciava la preghiera. Egli ha detto che, in caso di dubbio, si deve concludere la preghiera secondo ciò che si ritiene più probabile, compiere la prostrazione prima del saluto finale e abbandonare il dubbio.
È stato narrato da Abū Saʿīd al-Khudrī (ra) che il Messaggero di Allah (s.a.s.) ha detto: quando uno di voi è assalito dal dubbio durante la preghiera e non riesce a stabilire quante rakʿāt abbia pregato, tre o quattro, deve abbandonare il dubbio e assumere come base ciò che ritiene più probabile. Poi deve compiere due prostrazioni prima del saluto finale. (Ṣaḥīḥ Muslim)
In un ḥadīth narrato da Ibn Masʿūd (ra) si dice: quando uno di voi è assalito dal dubbio durante la preghiera, deve considerare corretta una delle possibilità e completare la preghiera, quindi compiere due prostrazioni prima del saluto finale. (Bukhārī, Muslim). In una narrazione è inoltre riportato che poi deve pronunciare il saluto finale e successivamente compiere due prostrazioni.
L’Imam Aḥmad (ra) ha detto: il dubbio è di due tipi. Uno è il taḥarrī, cioè la prevalenza di una supposizione; l’altro è lo yaqīn, cioè un dubbio che sorge all’interno di una convinzione certa. Secondo l’Imam Aḥmad, nel caso del taḥarrī il fedele deve compiere la prostrazione dopo il saluto finale, mentre nel caso dello yaqīn deve compierla prima del saluto finale.
L’imam al-Shāfiʿī e l’imam Mālik (raḥimahumā Allāh) hanno detto: se durante la preghiera una persona cade nel dubbio, non deve lasciarsene assorbire, ma deve fondarsi su una supposizione. Questa è anche una delle opinioni dell’imam Aḥmad.
L’imam Abū Ḥanīfa (raḥimahu Allāh) ha detto: se una persona cade nel dubbio durante la preghiera e ciò le accade per la prima volta, deve ripetere la preghiera. Se invece cade spesso nel dubbio, deve continuare la preghiera basandosi sulla «supposizione prevalente» o sulla certezza.
Chiudere gli occhi durante la preghiera
Pregare a occhi chiusi non era la pratica del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). È riportato nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī che, recitando la supplica del tashahhud, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) guardava il dito indice della propria mano. Il suo sguardo non andava oltre il dito.
—Nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī è riportato da Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) che ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) aveva una tenda di un tipo particolare. L’aveva appesa su un lato della casa. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) le disse di rimuoverla, aggiungendo: «Le immagini raffigurate sulla tenda distolgono il mio sguardo dalla preghiera».
—Se avesse tenuto gli occhi chiusi durante la preghiera, come avrebbero potuto le immagini raffigurate sulla tenda attirare la sua attenzione?
—Tuttavia, questo ḥadīth non dimostra che chiudere gli occhi durante la preghiera sia illecito.
I giuristi hanno divergenze riguardo al chiudere gli occhi durante la preghiera. L’imam Aḥmad e altri lo hanno ritenuto makrūh. Secondo loro, questa è una pratica degli ebrei.
Altri, invece, ritengono lecito chiudere gli occhi durante la preghiera. Secondo loro, chiudere gli occhi facilita il raggiungimento del khushūʿ e del khudūʿ nella preghiera e la percezione della vicinanza ad Allah. E questo è lo spirito e lo scopo della preghiera.
La posizione corretta al riguardo è che, se durante la preghiera si riescono a mantenere il khushūʿ, il khudūʿ e la concentrazione tenendo gli occhi aperti, allora è preferibile tenerli aperti. Se invece, tenendoli aperti, le varie immagini impediscono di mantenere la concentrazione e di raggiungere il khushūʿ e il khudūʿ, allora chiudere gli occhi non è affatto biasimevole. Anzi, secondo il principio fondamentale della Sharīʿah, in una situazione simile è migliore e preferibile tenere gli occhi chiusi.
Sutra (barriera)
Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si alzava per pregare, si poneva davanti a qualcosa, oppure faceva collocare qualcosa davanti a sé, o almeno tracciava una linea davanti a sé. Ordinò di collocare davanti al luogo della preghiera qualcosa che fungesse da barriera (sutra).
A volte pregava con un muro davanti a sé. Tra il punto in cui si prosternava e il muro rimaneva soltanto lo spazio sufficiente per il passaggio di una capra o di una pecora. Non c’era una distanza maggiore di questa tra lui e la sutra. Al contrario, ordinò di stare vicini alla sutra.
A volte pregava tenendo davanti a sé un letto, un pezzo di legno, un albero o una colonna della moschea.
Quando si trovava in viaggio durante una spedizione militare o pregava in un campo aperto, piantava davanti a sé un’arma, la usava come sutra e pregava; la gente pregava dietro di lui.
A volte pregava collocando davanti a sé la cavalcatura e usandola come sutra. Talvolta usava come sutra la sella della cavalcatura.
Egli ordinò ai fedeli che, qualora non trovassero alcuna barriera, piantassero almeno davanti a sé una freccia o un bastone, usandolo come sutra, e pregassero rivolti ad esso. Se non trovassero neppure una freccia o un bastone, dovevano almeno tracciare una linea sul terreno davanti a sé. [È riportato nelle opere di Bukhari, Muslim e nel Sahih Ibn Khuzayma che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, disse: «Se, nonostante il fedele preghi tenendo una sutra (barriera) davanti a sé, qualcuno tenta di passare davanti alla sua preghiera, cioè dalla parte interna della barriera, il fedele deve respingerlo con il petto». In alcune narrazioni è detto: «Deve impedirglielo per quanto gli è possibile». In un’altra narrazione è detto: «Deve vietarglielo due volte» (con un gesto). Se anche allora non desiste, bisogna lottare contro di lui, perché egli è Satana.
È inoltre riportato nelle opere di Bukhari, Muslim e nel Sahih Khuzayma che, se colui che passa davanti a chi prega sapesse quanto è terribile la conseguenza di ciò, riterrebbe migliore aspettare fino a quaranta piuttosto che passare davanti a chi prega.
Qui «fino a quaranta» significa aspettare quaranta giorni, oppure quaranta anni, oppure quaranta preghiere.]
Abu Dawud dice: «Ho sentito Ahmad ibn Hanbal dire che, quando si traccia una linea sul terreno, essa deve essere tracciata trasversalmente, come una luna nuova. Abdullah disse che deve essere tracciata longitudinalmente. Quanto al bastone, deve essere piantato in posizione verticale».
La preghiera viene invalidata in assenza di una sutra?
Se davanti a chi prega non vi è una sutra, risulta da fonti autentiche che, in tali circostanze, se una donna adulta, un asino o un cane nero passa davanti a chi prega, la preghiera viene invalidata. Gli hadith in proposito sono stati narrati da Abu Dharr, Abu Hurayra, Ibn Abbas e Abdullah ibn Mughaffal, che Allah sia soddisfatto di tutti loro.
Tuttavia, la narrazione di Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, è in contrasto con l’opinione sopra riportata. Ella disse che era solita sdraiarsi trasversalmente nel luogo in cui il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, si prostrava. Quando il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, si prostrava, le pizzicava i piedi, ed ella allora ritraeva le gambe. Quando egli si rialzava dalla prosternazione, Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, distendeva nuovamente le gambe.
La differenza tra questi due tipi di narrazione consiste nel distinguere tra il passare davanti e il rimanere in posizione. La realtà la conosce meglio Allah.
Che cosa faceva il Messaggero (s.a.s.) dopo aver pronunciato il salām? Che cosa recitava?
(In questa sezione si parlerà di ciò che il Messaggero di Allah (s.a.s.) faceva dopo aver pronunciato il salām al termine della preghiera obbligatoria, di come sedeva, di ciò che recitava e dei vari adhkār che pronunciava.
Nella raccolta di Muslim è narrato da ʿĀʾisha e Thawbān (che Allah sia soddisfatto di loro) che, quando il Messaggero di Allah (s.a.s.) terminava la preghiera pronunciando il salām, recitava per tre volte استغفر الله(Chiedo ad Allah di perdonarmi), dicendo. [In al-Bukhārī e Muslim è narrato da Ibn ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui): comprendevamo che il Messaggero di Allah (s.a.s.) aveva terminato la preghiera dal fatto che pronunciava il takbīr.
In altre parole, dopo aver pronunciato il salām, il Messaggero di Allah (s.a.s.) diceva ad alta voce «Allahu Akbar».
Pertanto, secondo gli ḥadīth, sembra corretto pronunciare prima una volta «Allahu Akbar» e poi recitare tre volte «Astaghfirullah». Subito dopo si dovrebbe recitare «Allāhumma anta as-salām wa minkas-salām…».] Poi diceva: (Arabo***********)
Significa: «O Allah! Tu sei la fonte della pace e da Te proviene la pace. O Possessore della potenza e della grandissima gloria, Tu sei davvero Colui che è ricco di benedizioni e di abbondanza».
Dopo aver pronunciato il salām, rimaneva rivolto verso la qibla soltanto per il tempo necessario a pronunciare queste parole. Dopo aver recitato questa frase, si alzava oppure si sedeva rivolto verso i fedeli. A volte si girava verso di loro da destra, altre volte da sinistra. In al-Bukhārī e Muslim è narrato da Ibn Masʿūd (che Allah sia soddisfatto di lui) che disse: «Ho visto che il Messaggero di Allah (s.a.s.) il più delle volte si sedeva girandosi verso sinistra».
In Muslim è narrato da Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) che disse: «Ho visto che il Messaggero di Allah (s.a.s.) il più delle volte si sedeva girandosi verso destra».
Abdullah ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, riferì: «Ho visto il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sedersi voltandosi sia verso destra sia verso sinistra. Si sedeva rivolto direttamente verso coloro che pregavano dietro di lui. Non si voltava da un lato in particolare, trascurando l’altro. Seduto diritto, guardava tutti. Dopo la preghiera dell’alba rimaneva seduto nel luogo della preghiera fino al sorgere del sole.»
I dhikr e le suppliche che recitava al termine della preghiera
È stato riferito da al-Mughira ibn Shu’ba, che Allah sia soddisfatto di lui, in Sahih al-Bukhari e Sahih Muslim, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, diceva queste parole dopo ogni preghiera obbligatoria: (Arabo***********************)
Significato: Non c’è altra divinità all’infuori di Allah, il Sovrano. Egli è Unico. Non ha alcun socio. A Lui soltanto appartiene il dominio dell’universo. A Lui appartiene ogni lode. Egli è Onnipotente. O Allah! Se vuoi concedere qualcosa, nessuno può impedirlo; e se non vuoi concedere qualcosa, nessuno può darla. La ricchezza di un ricco e il prestigio di una persona di rango sono del tutto inutili e completamente inefficaci di fronte a Te.»
Abu Hatim ha menzionato nella sua raccolta autentica che il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dopo aver terminato la preghiera diceva:
(Arabo**********************)
Significato: O Allah! Rendi pura la mia religione, che protegge tutte le mie opere. Metti in ordine la mia vita terrena, nella quale hai posto il mio sostentamento. O Allah! Cerco rifugio nel Tuo compiacimento dal Tuo disappunto. Cerco rifugio nel Tuo perdono dalla Tua punizione. E cerco rifugio presso di Te da Te (dalla Tua punizione). Se vuoi concedere qualcosa, nessuno può rifiutarla; e se non vuoi concedere qualcosa, nessuno può darla. Di fronte a Te, la ricchezza di un ricco e il prestigio di una persona di rango non servono a nulla.» (Sahih Abu Hatim)
Al-Hakim ha riportato nel suo al-Mustadrak un hadith trasmesso da Abu Ayyub al-Ansari, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse: «Ogni volta che ho pregato dietro il vostro amato Profeta, al termine della preghiera lo sentivo certamente pronunciare queste parole:
(Arabo****************)
Significato: O Allah! Perdona tutti i miei errori e i miei peccati. O Allah! Fammi risorgere, donami la vita, sostentami e concedimi la capacità di vivere secondo le buone opere e il buon carattere. Infatti, se Tu non concedi questa capacità, nessuno può vivere in questo modo. Nessuno, all’infuori di Te, può tenere le persone lontane dal male e dalla sventura.“
È narrato da Ibn al-Zubayr in Sahih Muslim che, quando il Messaggero di Allah concludeva la preghiera con il saluto, pronunciava ad alta voce queste parole: (Arabo*********************)
Significato: Non c’è alcuna divinità all’infuori di Allah. Egli è Uno e Unico. Non ha associati. A Lui appartiene l’intero regno dell’universo. A Lui appartiene ogni lode. Egli è Onnipotente. Non c’è forza per nessuno se non con Allah, né vi è rifugio all’infuori di Lui. Non vi è alcun sovrano se non Allah. Non serviamo nessuno se non Lui. Ogni benedizione appartiene a Lui, e a Lui appartiene ogni dono. Perciò a Lui appartiene anche ogni migliore lode. Non c’è alcuna divinità all’infuori di Allah. Gli obbediamo con sincerità e devozione, sebbene i miscredenti non lo gradiscano.“
Chiedere perdono e protezione al termine della preghiera
In Abu Dawud è riportata una narrazione da Ali, che Allah si compiaccia di lui. Egli dice che, quando il Messaggero di Allah concludeva la preghiera con il saluto, diceva: (Arabo*********************)
Significato: O Allah! Perdonami. Perdona i miei peccati anteriori e posteriori, quelli segreti e quelli manifesti. Perdona tutte le mie trasgressioni. Perdona quei miei peccati che Tu conosci meglio di me. Tu fai avanzare e Tu fai retrocedere. Non vi è alcun soccorritore all’infuori di Te.“
Riguardo a questa supplica, l’Imam Muslim ha espresso due opinioni.
1. L’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava questa supplica tra il tashahhud e il salām. Questa è essenzialmente l’opinione corretta.
2. La sua seconda opinione è che l’Inviato (pace e benedizioni su di lui) la recitasse dopo il salām.
Probabilmente l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava questa supplica sia prima sia dopo il salām. Allah ne sa meglio la realtà.
Saʿd ibn Abī Waqqāṣ (che Allah sia soddisfatto di lui) insegnava queste parole ai suoi figli e diceva: «L’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) cercava rifugio in questo modo dopo la preghiera:
Significato: O Allah! Cerco rifugio presso di Te dalla pusillanimità e dalla codardia. Cerco rifugio presso di Te dall’avarizia. Cerco rifugio presso di Te dall’incapacità della vecchiaia. Cerco rifugio presso di Te dalle fitan del mondo [fitna significa essere messi alla prova nella fede attraverso dure calamità] e dal tormento della tomba.» (Sahih al-Bukhari)
Rendere testimonianza dopo la preghiera
Nel Musnad di Ahmad è stato narrato da Zayd ibn Arqam che egli disse: «L’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) diceva queste parole dopo ogni preghiera:
Significato: O Allah! Nostro Signore, Signore e Padrone di ogni cosa. Testimonio che Tu sei l’unico Signore, Tu sei Uno e non hai alcun associato. O Allah, nostro Signore e Signore di ogni cosa! Testimonio che certamente Muhammad è il Tuo servo e il Tuo Inviato. O Allah, nostro Signore e Signore di ogni cosa! Testimonio che tutti i servi sono fratelli gli uni degli altri. O Allah, nostro Signore e Signore di ogni cosa! Rendimi, insieme alla mia famiglia, rivolto esclusivamente a Te e sincero verso di Te in ogni momento della vita terrena e dell’Aldilà. O Possessore di maestà e somma magnificenza! Ascolta la mia invocazione e accettala. Allah è il più Grande, Allah è il Sommo. Allah è la luce dell’universo e di questa terra. Allah è il più Grande, Egli è il Sommo, il Sublime. Allah mi basta; Egli è il miglior depositario della fiducia. Allahu akbar, Allahu akbar.»
-L’hadith è stato riferito dall’Imam Ahmad e dall’Imam Abu Dawud.
Recitare il tasbih, il tahmid e il takbir al termine della preghiera
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) lasciò alla sua comunità questa pratica: dopo aver terminato la preghiera, essi—
سبحان الله reciteranno trentatré volte, الحمد لله reciteranno trentatré volte, الله اكبر reciteranno trentatré volte e poi reciteranno una volta (in arabo********), completando così il totale di cento.
Nel Sahih Muslim è stato riferito da Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: chiunque, al termine di ogni preghiera, abbia recitato queste formule trentatré volte «Subhanallah», trentatré volte «Alhamdulillah» e trentatré volte «Allahu akbar», per un totale di novantanove volte, e poi abbia pronunciato «La ilaha illallah wahdahu… ala kulli shay’in qadir», completando cento recitazioni, vedrà perdonati i suoi peccati, anche se fossero numerosi come le bolle del mare.
Tuttavia, nel Sahih Muslim è stato riferito anche da Ka‘ab ibn Ujrah (che Allah sia soddisfatto di lui) un hadith in cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse che non sarà mai deluso colui che, al termine di ogni preghiera, recita trentatré volte «Subhanallah», trentatré volte «Alhamdulillah» e trentaquattro volte «Allahu akbar». (Sahih Muslim)
Ciò che insegnò ai Compagni da recitare dopo la preghiera
È stato riferito da Abu Dharr, Abu Ayyub al-Ansari e Abd al-Rahman ibn Ghanm (che Allah sia soddisfatto di loro) che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: chiunque pronunci dieci volte le seguenti formule, subito dopo aver pronunciato il salam del fajr e del maghrib, riceverà dieci ricompense, gli saranno cancellati dieci peccati e sarà elevato di dieci gradi nella dignità. Inoltre, queste parole equivarranno per lui alla liberazione di quattro schiavi e gli serviranno da protezione contro Satana. Se continuerà a recitarle, nessun peccato, eccetto lo shirk, potrà toccarlo. Queste parole renderanno belle le sue opere. Le parole sono: (in arabo*********************)
Significato: Non c’è alcuna divinità all’infuori di Allah. Egli è Uno e Unico. Non ha alcun socio. Tutto il regno e ogni autorità appartengono soltanto a Lui. A Lui appartengono tutte le lodi. Egli è onnipotente.” (Ibn Hibban, Musnad Ahmad, Tirmidhi)
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse inoltre riguardo a queste frasi che, se una persona le pronuncia al momento della preghiera dell’alba, sarà protetta dalla presa di Satana fino al tramonto. E se le recita anche al tramonto, sarà protetta dagli intrighi di Satana fino all’alba.
L’Imam Tirmidhi disse che questo hadith è hasan, sahih e gharib.
Ibn Hibban ha riportato nella sua raccolta Sahih la narrazione di Harith ibn Muslim al-Taymi. Egli disse: «Il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) mi disse: “Quando avrai terminato la preghiera dell’alba, prima di dire qualsiasi altra cosa, pronuncia sette volte queste parole e chiedi di essere liberato dall’Inferno. Pronuncia queste parole sette volte anche dopo la preghiera obbligatoria del tramonto. Pertanto, se morirai quel giorno o quella notte, Allah scriverà per te la liberazione dall’Inferno”. La frase da pronunciare sette volte è: (arabo**********)
Significato: O Allah! Liberami dall’Inferno.”
L’Imam Nasa’i ha riportato un hadith nel suo libro al-Kabir, trasmesso da Abu Umar (che Allah sia soddisfatto di lui), e l’Imam Bayhaqi lo ha riportato nel suo Shu‘ab al-Iman, trasmesso da Ali (che Allah sia soddisfatto di lui). In esso si dice che il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) affermò: «Chiunque reciti Ayat al-Kursi dopo ogni preghiera obbligatoria, non avrà altro ostacolo all’ingresso in Paradiso se non la morte» [Ayat al-Kursi è un famoso versetto del Corano riguardante l’infinita potenza, la grandezza e la sovranità di Allah l’Altissimo. È il versetto 255 della sura al-Baqara. Ogni credente dovrebbe memorizzare questo versetto e conoscerne il significato].
Questo hadith è stato trasmesso anche attraverso diverse altre catene di trasmissione. Tuttavia, tra gli studiosi degli hadith vi è discordanza riguardo alla sua autenticità e debolezza. Alcuni hanno affermato che la catena di trasmissione dell’hadith è debole e che esso non è accettabile. Altri hanno detto che, sebbene vi sia una certa debolezza nella catena di trasmissione (isnad), poiché l’hadith è stato trasmesso attraverso numerose catene, potrebbe contenere un nucleo di verità.
È stato narrato da Uqba ibn Amir (che Allah sia soddisfatto di lui) in opere quali il Musnad Ahmad, Abu Dawud, Nasa’i, Bayhaqi, Abu Hatim, Ibn Hibban e al-Hakim. Egli disse: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) mi ordinò di recitare la sura al-Falaq e la sura an-Nas (le ultime due sure del Corano) dopo ogni preghiera».
At-Tabarani ha riferito nel suo Mu’jam, e Abu Ya’la nel suo Musnad, tramite Umar ibn Nabhan, da Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui), un hadith marfu‘ secondo cui: vi sono tre azioni che, se una persona le compie con fede, potrà entrare in Paradiso da qualunque porta desideri e riceverà in sposa le houri dagli occhi grandi. Queste tre azioni sono:
1. Perdonare coloro che lo hanno ucciso,
2. Ripagare un debito segreto e
3. Recitare dieci volte, dopo ogni preghiera obbligatoria, la sura «Qul huwa Allahu ahad» (sura al-Ikhlas).
Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) chiese: «O Messaggero di Allah! Si otterrà questa ricompensa anche compiendo una sola di queste tre azioni?». Egli rispose: «Sì, anche compiendo una sola azione».
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) raccomandò a Mu‘adh (che Allah sia soddisfatto di lui) di chiedere così l’aiuto di Allah dopo ogni preghiera:
(Arabo******************)
Significato: «O Allah! Aiutami sempre a ricordarTi, a renderti grazie e ad adorarti nel modo migliore e più perfetto».
Qui, con l’espressione «dopo la preghiera», si può intendere sia prima sia dopo il saluto finale. Il nostro maestro, l’Imam Ibn Taymiyya, ha detto che «dopo la preghiera» significa alla fine della preghiera, cioè prima del saluto finale.
3
La preghiera in congregazione
[Questo capitolo non figurava nell’opera originale. Lo abbiamo aggiunto noi. Tuttavia, senza aggiungere alcun commento, abbiamo riportato qui direttamente dai libri autentici le parole e la condotta del Messaggero di Allah riguardo alla preghiera in congregazione.]
La grandissima insistenza del Messaggero di Allah sulla preghiera in congregazione
È narrato da Abu Hurayra. Egli disse: il Messaggero di Allah ha detto: «Giuro per Colui nella cui mano è la mia vita! Vorrei ordinare di raccogliere legna e fascine. Poi, una volta raccolte e ammassate, vorrei ordinare di proclamare l’adhān per la preghiera. Poi vorrei ordinare a qualcuno di guidare la preghiera e andare di casa in casa per vedere chi non è venuto a pregare». In un’altra narrazione si dice: «Vorrei dare fuoco alle case di coloro che, pur avendo udito l’adhān, non si sono recati alla moschea». (Al-Bukhari e Muslim)
È narrato da Abu Hurayra che il Messaggero di Allah ha detto: «Se nelle case della gente non vi fossero donne e bambini, ordinerei ai giovani di dare fuoco alle case i cui abitanti non sono venuti alla preghiera congregazionale dell’‘ishā’.» (Musnad Ahmad)
È narrato da Abu Hurayra. Egli disse che una volta un uomo cieco venne dal Messaggero di Allah e gli chiese: «O Messaggero di Allah! Non ho nessuno che mi prenda per mano e mi conduca alla moschea». Poi l’uomo chiese di essere esentato dal recarsi alla moschea e domandò il permesso di pregare in casa. Egli gli concesse il permesso di pregare in casa. Ottenuto il permesso, l’uomo si voltò e si mise in cammino. Ma il Messaggero di Allah lo richiamò. Egli tornò. Gli chiese: «Senti l’adhān?». Rispose: «Sì, lo sento». Egli disse: «Allora devi recarti alla moschea». (Sahih Muslim)
Narrato da Abū al-Dardāʾ, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto:
Se in un luogo abitato o in una zona deserta vivono anche solo tre persone e non istituiscono la preghiera in congregazione, Satana certamente si abbatterà su di loro. Perciò devi assolutamente istituire la preghiera in congregazione. Infatti, il lupo certamente fa sua preda la pecora o la capra che si allontana dal gregge. (Musnad Aḥmad, Abū Dāwūd, al-Nasāʾī)
Narrato da Abū Mūsā al-Ashʿarī, che Allah sia soddisfatto di lui, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: quando ci sono due o più persone, devono pregare in congregazione. (Ibn Mājah)
Umm al-Dardāʾ riferisce che un giorno Abū al-Dardāʾ entrò in casa estremamente adirato. Gli chiesi: «Che cosa ti ha fatto arrabbiare?». Rispose: «Per Allah, non conosco altro dell’ummat di Muhammad se non il fatto che tutti pregano insieme in congregazione». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)
Narrato da Ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: «Chi ode l’adhān e tuttavia non si presenta alla preghiera in congregazione, la sua preghiera non è valida. Fa eccezione il caso in cui abbia una giustificazione». (Dāraquṭnī, Abū Dāwūd)
Il merito della preghiera in congregazione
Narrato da ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: «Il merito della preghiera in congregazione è ventisette volte superiore a quello della preghiera individuale». (al-Bukhārī, Muslim)
Narrato da Ubayy ibn Kaʿb, che Allah sia soddisfatto di lui, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: «La prima fila nella preghiera è come la fila degli angeli. Se conosceste il merito della prima fila, vi affrettereste a ottenerla. Ricordate: pregare in due insieme è migliore che pregare da soli; pregare in tre insieme è migliore che pregare in due insieme. Allo stesso modo, quanto più numerosa sarà la congregazione, tanto più essa sarà amata da Allah». (Abū Dāwūd, al-Nasāʾī)
È stato narrato da ʿAbd Allāh ibn Masʿūd (che Allah sia soddisfatto di lui): «A chi compie accuratamente l’abluzione e si dirige verso una moschea per pregare in congregazione, Allah l’Altissimo annoterà una ricompensa per ogni passo, gli eleverà di un grado la posizione e gli cancellerà un peccato per ogni passo». (Ṣaḥīḥ Muslim)
Da questi hadith sopra citati apprendiamo che la preghiera in congregazione ha un’enorme dignità. Vale a dire:
1. Una dignità ventisette volte maggiore.
2. Una ricompensa per ogni passo compiuto lungo il cammino verso la moschea.
3. Un aumento di un grado della posizione per ogni passo.
4. La cancellazione di un peccato per ogni passo.
5. Se si sta nella prima fila, si ottiene una dignità simile a quella degli angeli.
6. Quanto più persone si fanno partecipare alla congregazione, tanto più si ottiene l’amore di Allah.
Non partecipare alla preghiera congregazionale è un segno di ipocrisia
Ubayy ibn Kaʿb (ra.) narrò: «Per due giorni consecutivi, dopo aver concluso la preghiera del Fajr, il Messaggero di Allah (sa.) ci chiese: “Il tale è venuto alla preghiera?”. Tutti risposero: “No”. Poi chiese nuovamente: “Il tale è presente?”. La gente rispose: “No”. Egli disse: “Queste due preghiere, il Fajr e lʿIsha, sono più pesanti delle altre preghiere per gli ipocriti. Se sapeste quanto è racchiuso in queste due preghiere, vi presentereste alla preghiera anche strisciando”.» (Abu Dawud, Nasāʾī)
ʿAbdullah ibn Masʿud (ra.) disse: «Giuro su Allah, ho visto i Compagni. Essi non abbandonavano mai la preghiera congregazionale; soltanto gli ipocriti la abbandonavano. In verità, tra i Compagni si è visto persino qualcuno che veniva condotto alla moschea sorretto da due persone, una per ciascun lato, e fatto stare in fila». (Sahih Muslim)
È narrato da Usama (ra.) che il Messaggero di Allah (sa.) disse: «Chi, dopo che nella moschea è stato pronunciato lʿadhan, ne esce senza una necessità urgente e senza intenzione di ritornarvi, è un ipocrita». (Mishkat)
È narrato da Ibn Masʿud (ra.): «Ho visto la comunità dei nobili Compagni. In quella comunità nessuno mancava alla preghiera congregazionale, eccetto l’ipocrita e il malato». (Sahih Muslim)
Nel Nobile Corano è detto che, per chi non teme Allah, la preghiera è come un pesante fardello. In altri hadith è detto che gli ipocriti pregano per farsi vedere dalla gente. Se nessuno li vede, non pregano; se qualcuno li vede, pregano controvoglia.
Quando inizia la preghiera congregazionale, non c’è più posto per una preghiera sunnah
È narrato da Abu Hurayra (ra.) che il Messaggero di Allah (sa.) disse: «Quando viene pronunciata lʿiqama per la preghiera congregazionale, cioè quando inizia la preghiera congregazionale obbligatoria, non c’è altra preghiera oltre a quella obbligatoria». Ciò significa che, una volta iniziata la preghiera congregazionale obbligatoria, non si può eseguire nessun’altra preghiera.
-Sulla base di questo hadith, l’Imam al-Shafi‘i, che Allah abbia misericordia di lui, ha detto: quando è iniziata la preghiera congregazionale obbligatoria, si deve abbandonare la preghiera sunnah e unirsi alla congregazione.
L’Imam Abu Hanifa, che Allah abbia misericordia di lui, ha detto: anche se vi è la possibilità di riuscire a prendere una rak‘ah della preghiera congregazionale dell’alba, si può prima compiere la sunnah. Tuttavia, ci si deve porre lontano dalla fila. Secondo lui, è makruh stare nella fila o vicino ad essa.
Secondo gli esperti degli hadith, in base a questo hadith, dopo che la congregazione si è schierata non vi è alcuna possibilità di compiere la preghiera sunnah. Perché:
-Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, non ha autorizzato a fare ciò.
-Non vi è alcun precedente di ciò tra i nobili Compagni.
-Sebbene la sunnah della preghiera dell’alba sia più importante delle altre preghiere sunnah, essa rimane una sunnah e non è obbligatoria.
-Il significato stesso del fatto che il muezzin pronunci l’iqamah è un invito da parte dell’imam a unirsi alla congregazione. E rispondere all’invito dell’imam, per la preghiera obbligatoria, è certamente wajib.
Pertanto, secondo il significato evidente e la logica di questo hadith, una volta iniziata la preghiera congregazionale non vi è possibilità di compiere la sunnah.
La partecipazione delle donne alla preghiera congregazionale nella moschea
È narrato da ʿAbdullah ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Se la moglie di uno di voi desidera recarsi alla moschea per pregare in congregazione, egli non glielo impedisca». (Al-Bukhari, Muslim)
È narrato da ʿAbdullah ibn ʿUmar. Egli disse che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Non impedite alle vostre mogli di recarsi alla moschea. Tuttavia, per loro è meglio pregare nelle proprie case». (Abu Dawud)
—In un’altra narrazione si legge: «Non impedite alle serve di Allah di recarsi alla moschea».
È narrato da ʿAbdullah ibn Masʿud. Egli disse che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Per le donne, pregare nella parte interna della casa è meglio che pregare nel soggiorno; e pregare nella loro stanza privata è meglio che pregare nella parte interna della casa». (Abu Dawud)
È narrato da Zaynab, moglie di ʿAbdullah ibn Masʿud, che Allah sia soddisfatto di lei. Ella disse: «Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, ci disse: “Quando una di voi donne si reca alla moschea, non vi si rechi dopo aver applicato del profumo”». (Sahih Muslim)
È narrato da Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Nessuna donna si presenti alla preghiera della sera con noi dopo aver usato del profumo». (Sahih Muslim)
Bilal ibn ʿAbdullah ibn ʿUmar narrò tramite suo padre, ʿAbdullah ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Se le vostre donne desiderano recarsi alla moschea per pregare, non impediteglielo». Udendo ciò, Bilal disse: «Certamente impediremo loro di recarsi alla moschea». Allora ʿAbdullah si adirò e disse a suo figlio: «Ti sto riferendo una parola del Messaggero di Allah e tu ti opponi a essa?». Salim, l’altro figlio di ʿAbdullah ibn ʿUmar, disse: «Mio padre non parlò con Bilal fino alla morte». (Muslim, Musnad Ahmad)
La preghiera congregazionale del fajr è più importante del tahajjud.
È stato riferito da Abu Bakr ibn Sulayman ibn Abi Hathma: un giorno il califfo Umar ibn al-Khattab, che Allah sia soddisfatto di lui, non vide Sulayman ibn Abi Hathma, mio padre, nella preghiera congregazionale del fajr. Quella mattina Umar si mise in viaggio verso il mercato. La casa di mio padre Sulayman si trovava proprio lungo la strada per il mercato. Il califfo venne a casa nostra e chiese a mia nonna Shifa bint Abd Allah: «Che cosa è successo? Perché oggi non ho visto Sulayman, tuo figlio, nella preghiera del fajr?». Mia nonna rispose: «È rimasto sveglio durante la notte a pregare il tahajjud. Perciò il sonno lo ha sopraffatto e, dopo aver pregato in casa, si è coricato».
Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, dopo aver udito ciò disse: «Per me è più gradito partecipare alla preghiera congregazionale del fajr che rimanere sveglio tutta la notte a compiere preghiere volontarie». (Muwatta dell’Imam Malik)
Con questa affermazione Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, non dissuase dal pregare il tahajjud o le preghiere volontarie notturne; piuttosto, qui mise in evidenza il diverso grado d’importanza tra la preghiera congregazionale e la preghiera volontaria. Da questo hadith apprendiamo che:
1. Sebbene il tahajjud, o preghiera notturna, abbia un rango molto elevato tra le preghiere sunnah, il suo merito non è superiore a quello dell’adempimento congregazionale delle preghiere obbligatorie.
2. Se vi è il rischio di perdere la preghiera congregazionale del fajr, non è corretto rimanere svegli durante la notte per compiere atti di devozione o altre attività religiose.
3. Persino se vi è il rischio di perdere la preghiera congregazionale del fajr, non è corretto rimanere svegli durante la notte per pregare il tahajjud. Tuttavia, se non vi è il rischio di perdere la preghiera congregazionale del fajr, è preferibile pregare il tahajjud.
Possibilità di ritardare e di fare eccezioni riguardo alla partecipazione alla preghiera congregazionale
È stato narrato da ʿAisha, Madre dei Credenti (r.a.). Ella disse: Ho sentito il Messaggero di Allah (s.a.w.) dire: «Quando il cibo è stato servito e si avverte lo stimolo a evacuare o urinare, non ci si rechi alla preghiera prima di aver soddisfatto tali bisogni». (Sahih Muslim)
È stato narrato da ʿAbdullah ibn Arqam (r.a.). Egli disse: Ho sentito il Messaggero di Allah (s.a.w.) dire: «Quando viene pronunciata l’iqama per la preghiera e uno di voi avverte lo stimolo a evacuare o urinare, soddisfi prima tali bisogni». (Tirmidhi, Abu Dawud, Nasa’i, Muwatta di Malik)
È stato narrato da ʿAbdullah ibn ʿUmar (r.a.). Egli disse: Il Messaggero di Allah (s.a.w.) ha detto: «Se la cena di uno di voi è stata servita e viene pronunciata l’iqama per la preghiera, mangi prima con calma, senza affrettarsi, e poi si rechi alla preghiera». (Bukhari, Muslim)
Jabir ibn ʿAbdullah (r.a.) disse: Il Messaggero di Allah (s.a.w.) ha detto: «Non rimandate la preghiera (cioè la preghiera in congregazione) per il cibo o per qualsiasi altra cosa». (Sharh as-Sunna)
È stato narrato da ʿAbdullah ibn ʿUmar (r.a.) che il Messaggero di Allah (s.a.w.) ha detto: «In una notte di freddo intenso e pioggia, se uno di voi pronuncia l’adhan, dica anche: “Pregate ciascuno nella propria abitazione”». (Bukhari, Muslim)
Da questi hadith apprendiamo che:
1. Anche se viene pronunciata l’iqama per la preghiera quando il cibo è stato servito, è opportuno mangiare prima e poi recarsi alla preghiera.
2. Se si avverte lo stimolo a evacuare o urinare, bisogna soddisfare prima tali bisogni, anche se la preghiera è già iniziata.
3. Quando l’orario della preghiera congregazionale è stabilito, non è corretto rimandarla per mangiare o per altri motivi.
4. Nelle notti di freddo intenso, pioggia e tempeste, è consentito pregare in casa.
5. Da altri hadith si apprende che, in caso di malattia o di timore del nemico, è consentito pregare in casa. (Abu Dawud, Ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui.)
Raddrizzare le file
È narrato da Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:
(Arabo***************)
Significa: Raddrizzate le file della preghiera. Infatti, raddrizzare le file fa parte dell’instaurazione della preghiera. (Bukhari)
È narrato da Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: (Arabo***************)
Significa: raddrizzate le file della preghiera. Infatti, raddrizzare le file è anch’esso un atto con cui si completa la preghiera. (Muslim)
È narrato da Nuʿmān ibn Bashīr, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, raddrizzava le nostre file nella preghiera proprio come si raddrizzano le frecce. Quando le nostre file erano dritte, pronunciava il takbīr di apertura. (Muslim, Abū Dāwūd)
È narrato da Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, che un giorno, quando fu pronunciata l’iqāma per la preghiera, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, si voltò verso di noi e disse: «Raddrizzate le vostre file e state ben allineati gli uni con gli altri». (Al-Bukhārī)
È narrato da Jābir ibn Samura, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Disponetevi in file come gli angeli, così come essi si dispongono in file davanti al loro Signore». Chiedemmo: «O Messaggero di Allah, come si dispongono gli angeli in file davanti al loro Signore?». Egli rispose: «Completano per prime le file anteriori e stanno ben uniti gli uni agli altri». (Sahih Muslim)
È narrato da Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Tra le file degli uomini, la migliore è la prima; mentre tra le file delle donne, la migliore è l’ultima». (Sahih Muslim)
È narrato da ʿAbd Allāh ibn Masʿūd, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Che coloro tra voi che sono più anziani e dotati di maggiore comprensione stiano più vicini a me, l’imām. Poi quelli che sono più vicini a loro, e poi quelli che sono più vicini a questi ultimi. Badate a non fare nella moschea chiasso come al mercato». (Muslim)
È narrato da al-Barāʾ ibn ʿĀzib, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, diceva: «Allah e gli angeli invocano benedizioni su coloro che si affrettano a occupare le prime file». Presso Allah, nessun passo è più amato di quello compiuto per unire e completare le file. (Abū Dāwūd)
È narrato da ʿAbd Allāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, disse: «Raddrizzate le file, allineate le spalle, colmate gli spazi vuoti, mantenete morbide le braccia gli uni degli altri e non lasciate spazio in mezzo al diavolo. Chi unisce una fila, Allah lo unirà a Sé; e chi interrompe una fila, Allah lo allontanerà». (Abū Dāwūd, al-Nasāʾī)
Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Completate prima la prima fila, poi la seconda, e continuate così. Se rimane qualche spazio vuoto, che sia nell’ultima fila». (Abu Dawud)
Dove devono stare l’imam e il fedele che lo segue?
Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì: una volta il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si alzò per pregare una preghiera volontaria. Io venni e mi posizionai alla sua sinistra. Allora egli, pur essendo in preghiera, mi prese per mano e mi fece spostare alla sua destra. Poi Jabbār ibn Sakhr si posizionò alla sua sinistra. A quel punto il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) prese le mani di entrambi, ci spinse indietro e ci fece stare dietro di lui. (Sahih Muslim)
Abdullah ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì: una notte trascorsi la notte nella casa di mia zia, la Madre dei Credenti Maymunah. A un certo punto della notte vidi che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si alzò per pregare la preghiera del tahajjud. Anch’io mi alzai e mi posizionai per pregare con lui. Allora egli allungò la mano da dietro, mi prese e mi fece spostare dietro di lui, alla sua destra. (Bukhari e Muslim)
Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì: una volta il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) venne a casa nostra e si mise a pregare. Io e un ragazzo orfano ci posizionammo dietro di lui, mentre Umm Sulaym, mia madre, si posizionò dietro di noi due. (Sahih Muslim)
Hudhayfah (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Quando qualcuno guida le persone nella preghiera, non stia in un luogo più elevato di quello dei fedeli che lo seguono». (Abu Dawud)
Sahl ibn Sa‘d (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì: una volta il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si mise in piedi sul minbar, rivolto verso la qibla, e pronunciò il takbir di consacrazione. Le persone si posizionarono dietro di lui. Stando lì, recitò il Corano ed eseguì il rukū‘, e anche le persone fecero il rukū‘ con lui. Poi sollevò la testa dal rukū‘, arretrò e scese sul pavimento della moschea, quindi eseguì il sujūd sul terreno piano. Dopo il sujūd, salì di nuovo sul minbar, recitò il Corano, eseguì il rukū‘ e sollevò la testa dal rukū‘. Poi arretrò ed eseguì il sujūd sul terreno piano.
Dopo aver terminato la preghiera, disse ai fedeli che lo seguivano: «O gente, ho fatto questo affinché poteste vedere chiaramente e seguire il modo corretto di pregare». (Bukhari, Muslim)
Narrato da ʿĀʾisha, Madre dei credenti (ra.): una volta il Messaggero di Allah (s.a.s.) pregò una preghiera nafl nella mia stanza. In quell’occasione, alcune persone pregarono dietro di lui, seguendolo nella preghiera, dall’esterno della mia stanza. (Abū Dāwūd)
Da questi hadith si apprende che:
1. Se con l’imam c’è un solo muqtadi, questi starà alla destra dell’imam.
2. Se l’unico muqtadi, per errore o per ignoranza, si mette alla sinistra dell’imam, l’imam lo prenderà per mano, lo porterà dietro di sé e lo farà mettere alla propria destra.
3. Se i muqtadi sono più di uno, staranno dietro l’imam. Se, per ignoranza, si mettono accanto all’imam, questi li spingerà dietro di sé oppure, se c’è spazio davanti, andrà lui stesso a mettersi davanti.
4. Anche la preghiera nafl può essere eseguita in congregazione.
5. Anche se una persona non ha iniziato la preghiera in qualità di imam, è lecito pregare dietro di lei, seguendola nella preghiera.
6. Gli uomini staranno dietro l’imam e, infine, si disporranno le donne.
7. L’imam non starà in un luogo più elevato rispetto a coloro che lo seguono. Una volta il Messaggero ﷺ stette sul minbar per insegnare la preghiera ai Compagni; tuttavia, dopo essersi prostrato, scendeva in basso.
8. Se l’imam si trova all’interno della casa e coloro che lo seguono all’esterno, la preghiera non ne è compromessa.
Chi guiderà la preghiera?
È narrato da Abu Mas‘ud che il Messaggero di Allah ﷺ disse: «In una comunità guiderà la preghiera colui che tra loro conosce meglio il Libro di Allah (il Corano). Se sono tutti uguali nella conoscenza del Libro di Allah, guiderà la preghiera colui che conosce meglio la Sunna. Se sono uguali anche nella conoscenza della Sunna, guiderà la preghiera colui che li ha preceduti nell’emigrazione. Se sono uguali anche per quanto riguarda l’emigrazione, guiderà la preghiera colui che è più anziano.»
Nessuno guidi la preghiera nel luogo sottoposto all’autorità di un’altra persona. E nessuno si sieda nel posto riservato a un’altra persona, recandosi nella sua casa o nel suo ufficio, senza il suo permesso. (Sahih Muslim)
È narrato da Ibn ‘Abbas che il Messaggero di Allah ﷺ disse: «A chiamare alla preghiera per voi siano i migliori tra voi, e a guidarvi nella preghiera siano coloro che conoscono meglio il Corano.» (Abu Dawud)
È narrato da Anas che, una volta, mentre partiva per una spedizione, il Messaggero di Allah ﷺ lasciò ‘Abdullah ibn Umm Maktum come suo sostituto a Medina per guidare la preghiera della gente, sebbene fosse cieco. (Abu Dawud)
È narrato da Ibn ‘Abbas che il Messaggero di Allah ﷺ disse: «La preghiera di tre persone non viene elevata ad Allah neppure della misura di un palmo — cioè non viene accettata. Essi sono:
1. Colui che guida la preghiera delle persone mentre esse non lo gradiscono. (Ibn Mājah)
È narrato da Ibn ʿUmar che, prima dell’arrivo del Messaggero di Allah a Medina, quando i primi Muhājirūn giunsero a Medina, a guidarli nella preghiera era Sālim, il liberto di Abū Hudhayfa, sebbene tra loro fossero presenti anche ʿUmar e Abū Salama ibn ʿAbd al-Asad. (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)
Sālim era un grande conoscitore del Corano, un ʿālim. Il Messaggero di Allah aveva ordinato di apprendere il Corano da quattro persone, e Sālim era una di queste quattro. Al momento della sua morte, il califfo ʿUmar disse: «Se oggi Sālim fosse ancora vivo, proporrei proprio lui come califfo successivo». Fu grazie alla sua grande conoscenza del Corano che Sālim acquisì l’idoneità a guidare nella preghiera i Compagni.
Doveri e attenzione dell’imam
È narrato da Abū Qatāda che il Messaggero di Allah disse: «A volte inizio la preghiera con l’intenzione di prolungarla; poi sento il pianto di un bambino e la termino rapidamente, perché so che, udendo il pianto del bambino, il cuore della madre si agita». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)
È narrato da Abū Hurayra che il Messaggero di Allah disse: «Quando uno di voi guida la preghiera delle persone, la renda breve, perché tra coloro che pregano dietro di lui vi sono malati, deboli e anziani. Ma quando uno di voi prega da solo, può prolungare la preghiera quanto desidera». (Al-Bukhārī e Muslim)
Qays ibn Abī Ḥāzim riferisce che il Compagno del Messaggero di Allah, Abū Masʿūd al-Anṣārī, disse: «Un giorno un uomo venne e si lamentò: “O Messaggero di Allah! Per Allah, arrivo tardi alla preghiera dell’alba a causa di quel tale imam, perché ci fa pregare a lungo”». Abū Masʿūd disse: «In seguito vidi che quel giorno il Messaggero di Allah ammonì con tono adirato. Disse: “Alcuni di voi, guidando la preghiera, finiscono per infastidire le persone. Chiunque di voi guidi la preghiera delle persone, la renda certamente breve, perché tra coloro che pregano vi sono deboli, anziani e persone assillate da varie necessità”». (Al-Bukhārī, Muslim)
È narrato da Abū Hurayra che il Messaggero di Allah disse: «Coloro che guidano la vostra preghiera, se la compiono correttamente, otterranno la ricompensa, e anche voi tutti otterrete la ricompensa. Ma se commettono errori nel guidare la preghiera, voi otterrete la ricompensa, mentre essi saranno peccatori». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī)
Responsabilità e doveri di coloro che seguono l’imam
Narrato da Anas (r.a.): un giorno il Messaggero di Allah (s.a.s.) ci guidò nella preghiera. Dopo aver terminato la preghiera, si rivolse verso di noi e disse: «O gente! Io sono il vostro imam. Pertanto, non inchinatevi, non prosternatevi, non assumete la posizione eretta e non eseguite il saluto finale prima di me, in nessuna di queste azioni». (Sahih Muslim)
Abu Hurayra (r.a.) riferisce che il Messaggero di Allah (s.a.s.) disse: «Non precedete l’imam. Quando l’imam pronuncia il takbīr, pronunciate anche voi il takbīr. … Quando l’imam si inchina, inchinatevi anche voi. …» (Bukhari e Muslim)
Narrato da Anas (r.a.): il Messaggero di Allah (s.a.s.) disse: «L’imam è stato istituito imam affinché venga seguito. Pertanto, quando l’imam prega in piedi, pregate anche voi in piedi con lui. Quando l’imam si inchina, inchinatevi anche voi con lui. Quando l’imam solleva la testa, sollevate anche voi la testa. Quando l’imam dice: “Samiʿa Allahu liman hamidahu”, voi dite: “Rabbana laka al-hamd”». (Bukhari)
Narrato da Abu Hurayra (r.a.): il Messaggero di Allah (s.a.s.) disse: «Colui che solleva la testa prima dell’imam non teme forse che Allah l’Altissimo trasformi la sua testa in quella di un asino?» (Bukhari, Muslim)
Narrato da ʿAlī e Muʿādh ibn Jabal (r.a.): il Messaggero di Allah (s.a.s.) disse: «Quando uno di voi si presenta alla preghiera congregazionale, faccia ciò che fa l’imam, nello stato e nella posizione in cui l’imam si trova». (Tirmidhi)
Narrato da Abu Hurayra (r.a.): chi abbassa e solleva la testa prima dell’imam ha Satana che gli tiene il ciuffo. (Muwatta dell’imam Malik)
Narrato da Abu Hurayra (r.a.): il Messaggero di Allah (s.a.s.) disse: «Se venite alla moschea e ci trovate prosternati, prosternatevi anche voi direttamente. Tuttavia, non conteggiate per voi come un rakʿa quella in cui vi siete prosternati. Chi ha raggiunto una rakʿa completa, ha raggiunto l’intera preghiera». (Abu Dawud)
L’Imam Tirmidhi narra che Anas (ra.) disse: il Messaggero di Allah (s.a.s.) ha detto: «Chi ha pregato in congregazione, partecipando consecutivamente al primo takbir (takbirat al-ihram) per quaranta giorni, sarà registrato come colui che ha reciso il proprio legame con due cose:
1. Ha reciso il proprio legame con l’Inferno.
2. Ha reciso il proprio legame con l’ipocrisia.
Pregare due volte la stessa preghiera
È narrato da Jabir (ra.): Mu‘adh ibn Jabal (ra.) pregava insieme al Messaggero di Allah (s.a.s.), poi tornava nel proprio quartiere e guidava la gente del quartiere nella medesima preghiera. (Bukhari, Muslim)
Jabir (ra.) ha narrato: Mu‘adh (ra.) pregava la preghiera della sera (‘isha) dietro il Messaggero di Allah (s.a.s.), poi tornava dalla gente del proprio quartiere e guidava per loro la preghiera della sera. Eppure quella preghiera era per lui una preghiera aggiuntiva. (Bayhaqi)
Yazid ibn al-Aswad ha narrato: durante il Pellegrinaggio d’Addio pregai la preghiera dell’alba (fajr) con il Messaggero di Allah (s.a.s.) nella Moschea di al-Khayf. Quando, terminata la preghiera, si voltò e si sedette, vide due uomini in fondo che stavano in piedi senza aver pregato con lui. Li fece chiamare presso di sé. Quando furono condotti da lui, i loro corpi tremavano. Chiese loro: «Che cosa vi ha impedito di pregare con noi?». Risposero: «O Messaggero di Allah! Abbiamo già pregato nel nostro alloggio». Allora il Messaggero di Allah (s.a.s.) disse: «Non fate mai così. Quando, dopo aver pregato nel vostro alloggio, venite alla moschea e trovate la preghiera in congregazione, partecipate alla preghiera insieme a loro. Questa preghiera sarà per voi una preghiera volontaria (aggiuntiva)». (Tirmidhi, Abu Dawud, Nasa’i)
Mahjan (ra.) disse: una volta, poiché ero arrivato dopo aver pregato a casa, quando nella moschea iniziò la preghiera rimasi seduto senza pregare. Al termine della preghiera, il Messaggero di Allah (s.a.s.), vedendomi seduto in disparte, disse: «Che cosa ti ha impedito di pregare in congregazione? Non sei forse musulmano?». Risposi: «O Messaggero di Allah! Certamente sono musulmano, ma ho già pregato a casa». Egli disse: «Anche se sei arrivato dopo aver pregato a casa, quando vedi che nella moschea è iniziata la preghiera in congregazione, partecipavi». (Nasa’i, Mu’atta)
4
Le preghiere che il Messaggero (s.a.) recitava prima e dopo le preghiere obbligatorie
[In questo capitolo si parla delle preghiere che il Messaggero di Allah (s.a.) recitava come preghiere volontarie insieme a quelle obbligatorie (cioè prima o dopo le preghiere obbligatorie). Poiché il Messaggero (s.a.) le recitava personalmente, e ordinò e incoraggiò la comunità a recitarle, queste preghiere sono sunnah per la comunità.]
Quante rakʿat recitava prima e dopo le preghiere obbligatorie?
Il Messaggero di Allah (s.a.), quando era residente (cioè non in viaggio), recitava regolarmente dieci rakʿat prima e dopo le preghiere obbligatorie.
Abdullah ibn Umar (r.a.) descrisse così queste dieci rakʿat: «Ho memorizzato le dieci rakʿat del Messaggero di Allah (s.a.) (prima e dopo le preghiere obbligatorie). Egli:
– recitava due rakʿat prima della preghiera di zuhr.
– recitava due rakʿat dopo la preghiera di zuhr.
Dopo la preghiera del maghrib pregava in casa due rakʿat.
– Pregava due rakʿat prima della preghiera del fajr.” (Bukhari e Muslim)
Ad eccezione dei viaggi, pregava regolarmente queste preghiere di due rakʿat. Una volta gli erano sfuggite due rakʿat dello zuhr, così le pregò dopo lʿasr. La sua consuetudine riguardo a queste preghiere di due rakʿat era costante. Quando adottava una consuetudine, la manteneva. Tuttavia, in alcune narrazioni, al posto di dieci rakʿat ne sono menzionate dodici.
Lʾimam Muslim ha riportato nel suo Sahih Muslim un hadith trasmesso da Umm al-Muʾminin Umm Habiba. Umm Habiba, che Allah sia soddisfatto di lei, disse: «Ho sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: “Chiunque preghi, durante il giorno e la notte, dodici rakʿat oltre alle preghiere obbligatorie, per esse gli sarà costruita una casa in Paradiso.”»
Lʾimam Tirmidhi ha aggiunto a questa narrazione anche le seguenti parole:
– Quattro rakʿat prima dello zuhr.
– Due rakʿat dopo lo zuhr.
– Due rakʿat dopo il maghrib.
-Due rakʿat dopo la preghiera dellʿIshāʾ.
-Due rakʿat prima della preghiera del Fajr.”
Ibn Mājah ha riportato un hadith marfūʿ da ʿĀʾisha, Madre dei credenti, nel quale sono menzionate dodici rakʿat, analogamente a quanto riferito da Umm Ḥabība.
Anche nel Ṣaḥīḥ Muslim sono menzionate dodici rakʿat, analogamente a quanto riferito da ʿĀʾisha. ʿAbdullāh ibn Shaqīq dice: «Chiesi a nostra madre ʿĀʾisha riguardo alle preghiere volontarie del Messaggero di Allah, ed ella rispose: “Prima della preghiera dello Ẓuhr, il Messaggero di Allah pregava quattro rakʿat nella mia casa. Poi andava alla moschea, guidava la preghiera della gente, quindi rientrava nella mia casa e pregava due rakʿat. Dopo aver guidato la gente nella preghiera del Maghrib, entrava nella mia casa e pregava due rakʿat. Dopo aver guidato la gente nella preghiera dellʿIshāʾ, entrava nella mia casa e pregava due rakʿat. ….. E all’inizio del Fajr pregava due rakʿat.”»
Tra tutte le preghiere volontarie (sunnah), il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) attribuiva maggiore importanza alle due rakʿat prima del Fajr e alla preghiera del Witr.
Prima dello Ẓuhr: quattro rakʿat o due?
Riguardo al numero di rakʿat prima dello Ẓuhr, sono state tramandate due versioni. Dalla narrazione di ʿAbdullāh ibn ʿUmar risulta che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) pregasse due rakʿat prima dello Ẓuhr. Dalle narrazioni, invece, di ʿĀʾisha e Umm Ḥabība, che Allah sia compiaciuto di entrambe, risulta che ne pregasse quattro.
Forse a volte pregava due rakʿat e a volte quattro. Entrambe le narrazioni sono autentiche. I narratori, Ibn ʿUmar, ʿĀʾisha e Umm Ḥabība, che Allah sia compiaciuto di loro, hanno riferito ciò che ciascuno di loro aveva visto.
Potrebbe anche darsi che, quando recitava queste quattro rakʿat prima dello zuhr a casa, ne recitasse quattro, mentre in moschea ne recitasse due.
—Questo è ciò che sembra chiaramente emergere dagli hadith.
Potrebbe anche darsi che queste quattro rakʿat non fossero la sunnah dello zuhr, bensì una preghiera indipendente, e che egli le recitasse dopo il declino del sole. —Vari hadith forniscono indicazioni a sostegno di questa opinione. Per esempio, nel Musnad di Ahmad è riportato da ʿAbdullah ibn Saʿib, il quale disse: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava quattro rakʿat dopo il declino del sole». Egli disse: «Il momento dopo il declino del sole è tale che allora vengono aperte le porte del cielo; perciò desidero molto che in quel momento una parte delle mie opere ascenda».
Nei libri dei Sunan è riportato anche da ʿĀʾisha (r.a.) che, se per qualche motivo il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non riusciva a recitare quattro rakʿat prima dello zuhr, le recitava dopo lo zuhr. In Ibn Mājah è riportato che, se talvolta non riusciva a recitare le quattro rakʿat prima dello zuhr, le recuperava dopo lʿasr.
In al-Tirmidhī è riportato anche da ʿAlī (r.a.) che recitava quattro rakʿat prima dello zuhr e due dopo.
In Ibn Mājah è riportato in una narrazione da ʿĀʾisha (r.a.) che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitava quattro rakʿat prima dello zuhr. Vi compiva un lungo qiyām e prolungava bene il rukūʿ e il sujūd.
—Da queste narrazioni si ricava l’indicazione che le quattro rakʿat prima dello zuhr fossero in realtà quattro rakʿat indipendenti, che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava dopo il declino del sole. Allah ne sa meglio.
La sunnah prima dello zuhr consiste fondamentalmente in due rakʿat, come ha narrato ʿAbdullah ibn ʿUmar (r.a.). Ciò è in accordo anche con le altre preghiere, poiché la sunnah di tutte le preghiere consiste in due rakʿat. Persino quando disponeva di molto tempo prima del fajr, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitava soltanto due rakʿat in relazione al fajr.
Le quattro rakʿat della preghiera precedente a quella di zuhr sono in realtà una preghiera indipendente, la preghiera del declino del sole.
ʿAbdullah ibn Masʿud (che Allah sia soddisfatto di lui) pregava otto rakʿat dopo il declino del sole. Diceva: «Questa preghiera ha lo stesso rango della preghiera che compiamo dopo la notte, il tahajjud». Allah ne sa meglio.
Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) pregava qualche preghiera prima dellʿasr?
In alcune narrazioni si riferisce che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) pregasse quattro rakʿat prima dellʿasr. Per esempio, in una narrazione si riferisce che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) pregasse quattro rakʿat prima dellʿasr. Come segue:
1. Aḥmad, al-Tirmidhi e Abū Dāwūd hanno menzionato, tramite ʿAbdullah ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui), la preghiera di quattro rakʿat (sunnah) prima dellʿasr.
2. Al-Tirmidhi ha menzionato, tramite ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui), la preghiera di quattro rakʿat prima dellʿasr. Al-Tirmidhi ha menzionato, tramite ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui), anche la preghiera di due rakʿat prima dellʿasr.
Vi è divergenza riguardo all’autenticità della prima narrazione. Soltanto Ibn Ḥibbān l’ha giudicata autentica. Tutti gli altri muḥaddith l’hanno considerata difettosa. In realtà, questa narrazione è debole e inaccettabile. Inoltre, nelle narrazioni trasmesse con catena autentica da ʿAbdullah ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui), egli disse: «Ricordo dal Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) dieci rakʿat durante il giorno e la notte». Tra le sue dieci rakʿat non si fa alcuna menzione di quattro rakʿat prima dellʿasr. Di conseguenza, non è accettabile la narrazione delle quattro rakʿat prima delle quattro rakʿat che qui gli è stata attribuita.
Riguardo alla seconda narrazione, ho sentito dire che lo Shaykh al-Islām, l’Imam Ibn Taymiyya, rifiutava di considerarla un ḥadīth. La contestava e la definiva mawḍūʿ (inventata). Anche Abū Isḥāq al-Jūzajānī la rifiutava.
Di conseguenza, non è noto con certezza autentica che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) abbia pregato preghiere volontarie prima dell’Asr.
Esiste una preghiera prima del Maghrib?
Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò: Quando a Medina il muezzin recitava l’adhān del Maghrib, la gente si affrettava verso le colonne della moschea e pregava due rakʿāt. Erano così tante le persone che pregavano allora le due rakʿāt che, se arrivava improvvisamente qualcuno, pensava che la preghiera congregazionale fosse ormai terminata.» (Sahih Muslim)
Marsad ibn ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò: Una volta mi recai da ʿUqba ibn ʿĀmir al-Juhanī (che Allah sia soddisfatto di lui). Gli dissi: «Posso raccontarti una cosa sorprendente riguardo ad Abū Tamīm? Egli prega due rakʿāt prima del Maghrib». Dopo avermi ascoltato, ʿUqba disse: «Al tempo del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) pregavamo queste due rakʿāt». Io chiesi: «Perché ora non le pregate?». Egli rispose: «A causa delle occupazioni».» (Sahih al-Bukhari)
Mukhtār ibn Fulful narrò: Una volta chiesi ad Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) riguardo al pregare due rakʿāt volontarie dopo l’Asr. Egli rispose: «Quando si preparavano a pregare dopo l’Asr, ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) colpiva loro le mani. Noi, tuttavia, pregavamo al tempo del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui)». Gli chiesi: «Anche il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) pregava queste due rakʿāt?». Egli rispose: «Ci vedeva pregare, ma non ci ordinò di farlo e non ce lo proibì».» (Sahih Muslim)
Da queste narrazioni si comprende che le due rakʿāt prima del Maghrib furono approvate dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui).
Pregare la sunnah in casa è una sunnah
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «O gente, pregate nelle vostre case. Sappiate che, ad eccezione delle preghiere obbligatorie, è meglio pregare le altre preghiere in casa».
Era consuetudine del Messaggero di Allah (s.a.s.) recitare in casa le preghiere sunnah e nafl quando non vi era alcun impedimento. Allo stesso modo, salvo motivi quali un viaggio o una malattia, recitava la preghiera nella moschea.
Abbiamo già menzionato la narrazione di ʿĀʾisha, riportata da Ṣaḥīḥ Muslim. Ella racconta: «Il Messaggero di Allah (s.a.s.) recitava quattro rakʿah nella mia stanza prima della preghiera di Ẓuhr. Poi andava nella moschea e guidava la gente nella preghiera. Quindi tornava a casa e recitava due rakʿah. Dopo aver guidato la gente nella preghiera del Maghrib, entrava nella mia stanza e recitava due rakʿah. Dopo aver guidato la gente nella preghiera di ʿIshāʾ, entrava nella mia stanza e recitava due rakʿah». (Ṣaḥīḥ Muslim)
Un hadith narrato da Tirmidhī, Abū Dāwūd e al-Nasāʾī, a proposito di Kaʿb ibn ʿUjrah (r.a.), riferisce che un giorno il Messaggero di Allah (s.a.s.) giunse alla moschea dei Banū ʿAbd Allāh al-Ashhal e vi recitò la preghiera del Maghrib. Terminata la preghiera obbligatoria, vide che la gente era impegnata nella preghiera nafl (sunnah). Allora disse:
«Questa preghiera va recitata in casa».
La formulazione dell’hadith riportato da Tirmidhī e al-Nasāʾī è la seguente: «Dopo la preghiera obbligatoria, la gente iniziò a recitare la preghiera nafl. Allora il nobile Profeta (s.a.s.) disse loro: “Dovreste recitare questa preghiera in casa”».
In varie narrazioni è riportato, riguardo alla sunnah del Fajr, che il Messaggero (s.a.s.) la recitava in casa.
Gli esperti islamici hanno affermato che, se qualcuno recita le preghiere sunnah e nafl nella moschea, ciò è lecito, così come è lecito recitare in casa la preghiera obbligatoria per un motivo giustificato. Tuttavia, la sunnah consiste in ciò che è stato esposto sopra.
5
La preghiera durante il viaggio
Durante il viaggio, il Messaggero pregava due rakʿat obbligatorie
Nel corso della sua missione profetica, il Messaggero di Allah compì, in linea generale, quattro tipi di viaggi. Essi sono:
1. Il viaggio dell’Egira.
2. Il viaggio per il jihād sulla via di Allah. Fu quello che compì più spesso.
3. Il viaggio per la ʿumra.
4. Il viaggio per il hajj.
Quando il Messaggero di Allah partiva per un viaggio, abbreviava le preghiere di quattro rakʿat portandole a due, dal momento della partenza fino al suo ritorno a Medina al termine del viaggio.
Non vi è alcuna prova che durante i viaggi egli abbia mai recitato per intero la preghiera di quattro rakʿat. A questo proposito esiste tuttavia una narrazione attribuita ad Aisha, secondo la quale il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, talvolta accorciava la preghiera durante il viaggio e talvolta la recitava per intero. Questa narrazione, però, non è autentica. L’Imam Ibn Taymiyya ha detto che si tratta di un hadith inventato dalla gente. Come avrebbe potuto Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, trasmettere una narrazione contraria alla prassi del Messaggero di Allah e di tutti i Compagni? Di seguito vengono riportati alcuni hadith riguardanti il modo in cui il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e i suoi Compagni eseguivano la preghiera:
È narrato da Ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui: «Allah l’Altissimo ha prescritto, tramite il vostro Profeta, quattro rakʿat per la preghiera in patria e due rakʿat durante il viaggio. Inoltre, Allah, il Glorioso, ha prescritto una sola rakʿah durante lo stato di pericolo». (Sahih Muslim)
È narrato da Abdullah ibn Umar e Abdullah ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di entrambi, che dissero: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha stabilito che durante il viaggio si recitino due rakʿat. Queste due rakʿat costituiscono in realtà la preghiera completa, non una preghiera ridotta (piuttosto, alla preghiera in patria sono state aggiunte due rakʿat). Inoltre, il Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, durante il viaggio recitava anche la preghiera del witr». (Ibn Majah)
È narrato da Anas, che Allah sia soddisfatto di lui, che disse: «Partimmo per la Mecca insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Da quando lasciammo la Mecca fino al nostro ritorno a Medina, egli recitò in due rakʿat le preghiere che ne prevedevano quattro». (Bukhari e Muslim). È narrato da Imran ibn Husayn, che Allah sia soddisfatto di lui: «Partecipai a numerose battaglie insieme al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ero con lui anche al momento della conquista della Mecca. In quell’occasione egli rimase a Mecca per diciotto notti e durante quel periodo recitò la preghiera in due rakʿat». (Abu Dawud)
Dagli hadith autentici si apprende che, in origine, Allah l’Altissimo aveva prescritto due rakʿat per ogni preghiera. In seguito, quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, emigrò a Medina, il numero delle rakʿat della preghiera in patria fu aumentato. La preghiera durante il viaggio, invece, rimase come in precedenza.
Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitò due rakʿat per tutte le preghiere durante tutti i suoi viaggi; non vi è alcuna prova che in una qualsiasi occasione abbia recitato quattro rakʿat. Come si può dubitare che egli abbia compiuto qualcosa contrario alla prassi? I musulmani erano suoi compagni di viaggio e nessuno di loro lo vide mai recitare quattro rakʿat durante un viaggio. Riguardo all’affermazione di Aisha, Ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Aisha aveva una propria interpretazione, così come una propria interpretazione aveva Uthman». Di seguito è riportato l’hadith relativo a questo argomento:
È narrato da Urwa ibn al-Zubayr, che disse: «Mia zia Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, disse: “La preghiera fu prescritta inizialmente in due rakʿat. In seguito, dopo l’emigrazione del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, furono prescritte quattro rakʿat; tuttavia, la preghiera durante il viaggio rimase prescritta in due rakʿat, come prima”». L’Imam al-Zuhri disse: «Chiesi a Urwa: “Perché allora vostra zia Aisha recitava quattro rakʿat durante il viaggio?”». Urwa rispose: «Aveva una propria interpretazione in merito, così come Uthman aveva una propria interpretazione». (Bukhari e Muslim)
Spiegazione: l’interpretazione di Aisha era che, secondo lei, la preghiera dovesse essere accorciata durante il viaggio soltanto quando si fosse esposti al pericolo e al terrore; altrimenti no.
Una volta, durante il pellegrinaggio, Uthman recitò a Mina la preghiera di quattro rakʿat. Spiegandone il motivo, disse: «Qui mi sono sposato». E il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi, durante un viaggio, si sposa in un luogo, diventa residente in quel luogo e recita la preghiera completa».
Si dice che Aisha ritenesse che il viaggio fosse una condizione per accorciare la preghiera e che, durante il viaggio, fosse necessaria anche la presenza di paura e il timore di un attacco. Secondo lei, dunque, in un viaggio in cui non vi fosse motivo di paura né timore di un attacco, non vi sarebbe neppure motivo di accorciare la preghiera.
Questa interpretazione è assolutamente errata. Inoltre, è contraria alla pratica del Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Infatti, è ampiamente comprovato dalle testimonianze dei nobili Compagni che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) accorciava sempre la preghiera anche durante i viaggi sicuri.
A questo riguardo, la testimonianza di Umar è davvero straordinaria. Egli disse: «Vedendo il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) accorciare la preghiera durante un viaggio sicuro, ne fui meravigliato e, citandogli il versetto sull’accorciamento, gli chiesi: “Allah l’Altissimo ha detto: ‘Se temete che i miscredenti vi mettano in difficoltà, potete accorciare la preghiera’. Ora, invece, stiamo viaggiando in sicurezza; perché hai accorciato la preghiera?”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: “Questo è un dono — una concessione, una misericordia — da parte di Allah per voi; accettate dunque questo dono — questa concessione e misericordia — che Egli vi ha concesso”. [A questo proposito viene riportato anche il seguente hadith: Haritha ibn Wahb al-Khuzaʿi riferì che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) guidò per noi a Mina la preghiera di due rakʿat invece delle quattro, sebbene in quel momento fossimo completamente al sicuro da ogni paura. (Bukhari, Muslim)] Sahih Muslim»
Da ciò si comprende che non è compito della comunità comprendere autonomamente il significato di un versetto; piuttosto, è dovere della comunità obbedire alla norma che il Messaggero (il legislatore della Sharia), pace e benedizioni su di lui, ha dedotto da quel versetto.
Una volta Umayya ibn Khalid disse ad Abdullah ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui: «Nel Corano vediamo menzionate soltanto la preghiera durante la permanenza e quella in tempo di paura; nel Corano non si parla della preghiera durante il viaggio. Da dove deriva, dunque, la preghiera del viaggiatore?». Hazrat Abdullah ibn Umar rispose: «Fratello mio, noi non sapevamo nulla. Allah l’Altissimo inviò Muhammad (pace e benedizioni su di lui) come profeta per noi. Perciò facciamo ciò che lo abbiamo visto fare».
Riguardo alla testimonianza di Aisha, l’imam Ibn Taymiyya ha detto che quell’hadith è inventato. Qualcuno deve averlo composto e averlo attribuito ad Aisha. Infatti, da tutte le testimonianze dei Compagni è ampiamente comprovato che, durante il viaggio, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitava sempre due rakʿat e non quattro. Uthman recitò quattro rakʿat a Mina adducendo come motivo il fatto di essersi sposato lì.
Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non recitava le preghiere sunnah durante il viaggio
Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) durante il viaggio riduceva la preghiera obbligatoria di quattro rakʿat a due rakʿat. Non vi è alcuna prova che durante il viaggio recitasse, prima o dopo le preghiere obbligatorie, altre preghiere della sunnah oltre al witr e alla sunnah del fajr. Sì, egli recitava sempre il witr e la sunnah del fajr, sia in stato di residenza sia durante il viaggio.
Quando fu chiesto ad ʿAbdullah ibn ʿUmar riguardo alla recitazione della sunnah durante il viaggio, egli disse: «Sono sempre stato compagno di viaggio del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), ma non l’ho mai visto recitare il tasbīḥ (la preghiera della sunnah). Egli è il nostro modello e colui che dobbiamo seguire». Allah l’Altissimo dice: (Arabo*******************)
Significato: «Certamente, nel Messaggero di Allah avete un modello eccellente».
È narrato da Ibn ʿUmar in al-Bukhārī e Muslim: durante il viaggio, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) recitava il witr e le preghiere volontarie notturne sul dorso della cavalcatura, facendone i gesti. Tuttavia, non recitava le preghiere obbligatorie sul dorso della cavalcatura.
L’Imam al-Shāfiʿī, che Allah abbia misericordia di lui, disse: «Dalla pratica del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) è dimostrato che durante il viaggio accorciava la preghiera e recitava anche le preghiere volontarie notturne».
È narrato da ʿĀmir ibn Rabīʿah in al-Bukhārī e Muslim; egli disse: «Durante un viaggio, di notte, vidi il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) recitare preghiere volontarie sul dorso della cavalcatura». In realtà, si trattava della preghiera qiyām al-layl, ossia del tahajjud.
Quando fu chiesto all’Imam Aḥmad riguardo alla recitazione delle preghiere volontarie durante il viaggio, egli disse: «Spero che non vi sia nulla di male nel recitare preghiere volontarie durante il viaggio».
È narrato da al-Ḥasan, che disse: «Il Messaggero di Allah recitava durante il viaggio preghiere volontarie prima e dopo le preghiere obbligatorie». È stato narrato che anche ʿUmar, ʿAlī, Ibn Masʿūd, Jābir, Anas, Ibn ʿAbbās e Abū Dharr, che Allah sia soddisfatto di tutti loro, facevano lo stesso.
Tuttavia, ʿAbdullāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, durante il viaggio non eseguiva alcuna preghiera sunnah prima o dopo la preghiera obbligatoria. Eseguiva soltanto il witr e il tahajjud nell’ultima parte della notte. La consuetudine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era che durante il viaggio accorciava le preghiere obbligatorie e non eseguiva altre preghiere prima o dopo di esse. Tuttavia, non vietava di eseguire preghiere nafl prima o dopo le preghiere obbligatorie. Queste erano naturalmente preghiere nafl generiche, non collegate alle preghiere obbligatorie. Infatti, poiché per agevolare il viaggiatore la preghiera obbligatoria è stata ridotta a due rakʿah, non vi può essere alcuna ragione logica per mantenere la consuetudine delle preghiere sunnah prima e dopo di essa. In tal caso sarebbe stato preferibile completare la preghiera obbligatoria. Per questo ʿAbdullāh ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, disse: «Se durante il viaggio fosse necessario eseguire le preghiere sunnah prima e dopo la preghiera obbligatoria, allora, invece di ciò, completerei la preghiera obbligatoria senza accorciarla».
La narrazione di ʿĀʾishah, che Allah sia soddisfatto di lei, secondo cui il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, non tralasciava mai quattro rakʿah prima dello ẓuhr e due rakʿah dopo lo ẓuhr, si riferisce alla preghiera durante la permanenza, non a quella durante il viaggio.
Egli eseguiva la preghiera sui mezzi di trasporto
La consuetudine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era che, quando viaggiava cavalcando o su un mezzo di trasporto, eseguiva la preghiera nafl sul mezzo stesso. [A questo proposito sono state narrate numerose hadith da Ibn ʿUmar, Jābir, ʿĀmir e altri, che Allah sia soddisfatto di loro, nelle opere di al-Bukhārī, Muslim e in altre raccolte. Poiché per la preghiera obbligatoria il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, guidava la preghiera congregazionale, e non era possibile istituire una congregazione sul dorso del mezzo di trasporto, al momento della preghiera obbligatoria scendeva dal mezzo e istituiva la congregazione.] Pregava rivolto nella direzione in cui procedeva il mezzo, qualunque fosse quella direzione. In quel momento eseguiva il rukūʿ e il sujūd chinando il capo per indicazione. Tuttavia, chinava il capo maggiormente nel sujūd che nel rukūʿ.
Nel Musnad di Aḥmad e in Abū Dāwūd è riportata una narrazione di Anas, che Allah sia soddisfatto di lui. Vi si afferma che, al momento del takbīr al-taḥrīma, egli orientava il mezzo verso la qiblah. Poi completava il resto della preghiera rivolto nella direzione verso cui procedeva il mezzo.
Questa hadith è contestabile, perché il suo contenuto non concorda con quello di numerose hadith autentiche.
Le narrazioni di tutti gli altri trasmettitori riguardo alla preghiera del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, sul mezzo di trasporto concordano tra loro. Tutti hanno affermato: «Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, eseguiva la preghiera sul mezzo di trasporto e pregava rivolto nella direzione verso cui era rivolto il mezzo». In queste narrazioni non hanno menzionato in alcun modo che, al momento del takbīr al-taḥrīma, il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, orientasse il mezzo verso la qiblah. Queste hadith sono state narrate da ʿĀmir ibn Rabīʿah, ʿAbdullāh ibn ʿUmar e Jābir ibn ʿAbdullāh, che Allah sia soddisfatto di loro. Queste hadith sono più autentiche e corrette rispetto alla suddetta hadith narrata da Anas, che Allah sia soddisfatto di lui. Allah ne sa di più.
Durante la pioggia e in luoghi fangosi, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, eseguì la preghiera obbligatoria insieme ai Compagni anche sui mezzi di trasporto. Tuttavia, su questo argomento non esistono narrazioni provenienti da più catene di trasmissione: soltanto un Compagno lo ha riferito. Questa hadith è riportata nel Musnad di Aḥmad, in al-Tirmidhī e in al-Nasāʾī. La hadith è la seguente: una volta il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse con i Compagni in un luogo angusto. Pioveva sopra di loro e sotto i loro piedi c’era fango. Quando giunse l’ora della preghiera, su ordine del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, il muezzin recitò l’adhān e l’iqāmah. Il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, avanzò davanti a tutti sul proprio mezzo di trasporto e guidò la preghiera dei Compagni in qualità di imām.
Tutti pregavano dalle rispettive cavalcature. Il Messaggero pregava compiendo il rukūʿ e il sujūd con dei gesti; tuttavia, durante il sujūd abbassava la testa più di quanto facesse durante il rukūʿ.»
—L’Imam al-Tirmidhi ha detto che l’hadith è gharīb, cioè che, in una certa fase, aveva un solo trasmettitore. In una certa fase, ʿUmar ibn Dirham fu l’unico a trasmettere questo hadith. È tuttavia attestato che Anas pregò la preghiera obbligatoria a bordo di una cavalcatura. [Sebbene l’hadith sia stato trasmesso attraverso un’unica catena, è ragionevole. Infatti, se sorgono difficoltà nello scendere dal mezzo e nell’organizzare una preghiera congregazionale a terra, è ragionevole pregare a bordo del mezzo. Questo hadith è molto pertinente per i mezzi di trasporto moderni, come i traghetti.]
Egli pregò insieme le due preghiere.
La consuetudine del Messaggero di Allah era che, se partiva in viaggio prima che il sole declinasse, rimandava la preghiera di zuhr fino al tempo dellʿasr. Poi, al tempo dellʿasr, pregava insieme zuhr e ʿasr. Se partiva in viaggio dopo che il sole era declinato, pregava insieme zuhr e ʿasr prima di partire.
Se iniziava frettolosamente il viaggio al tempo del maghrib, rimandava la preghiera del maghrib e, al tempo dellʿishāʾ, pregava insieme maghrib e ʿishāʾ.
La prova di ciò si trova nell’hadith narrato riguardo al viaggio del Messaggero di Allah verso Tabuk. In esso si dice: durante il viaggio verso Tabuk, quando il Messaggero partiva da una tappa, se partiva dopo che il sole era declinato, pregava insieme zuhr e ʿasr al tempo di zuhr e poi partiva. Se partiva prima che il sole declinasse, rimandava zuhr e pregava insieme zuhr e ʿasr al tempo dellʿasr. Faceva lo stesso anche per maghrib e ʿishāʾ. Su questo hadith è sorta una divergenza di opinioni:
—Alcuni hanno detto che l’hadith è sahīh (autentico).
—Alcuni hanno detto che l’hadith è hasan (buono).
-Alcuni hanno detto che questo hadith è debole.
Tuttavia, dopo aver esaminato e analizzato la questione nel suo complesso, abbiamo constatato che negli hadith riguardanti questa affermazione non vi è alcun difetto. Per esempio, la catena di trasmissione dell’hadith relativo alla medesima affermazione, citato da al-Hakim nella sua opera al-Mustadrak, soddisfa tutte le condizioni necessarie perché sia considerata autentica.
Al-Hakim ha detto: «Abu Bakr ibn Muhammad ibn Ahmad Baluwiya mi ha riferito; a lui ha riferito Musa ibn Harun; a lui ha riferito Qutayba ibn Sa’id; a lui ha riferito al-Layth ibn Sa’d, che lo aveva ascoltato da Yazid ibn Abi Habib; questi lo aveva ascoltato da Abu Tufayl, che lo aveva ascoltato da Mu’adh ibn Jabal, che Allah sia soddisfatto di lui. Mu’adh, che Allah sia soddisfatto di lui, gli riferì: Durante il viaggio della spedizione di Tabuk, ogni volta che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partiva da una tappa prima che il sole declinasse, riuniva le preghiere di zuhr e asr. Se partiva dopo che il sole aveva iniziato a declinare, allora riuniva zuhr e asr al momento di zuhr e poi partiva. Se partiva prima del tramonto, rimandava la preghiera di maghrib fino a isha e, al momento di isha, pregava insieme maghrib e isha. Se partiva dopo il tramonto, anticipava isha e, durante il tempo di maghrib, pregava insieme maghrib e isha, poi partiva».
-Al-Hakim ha detto: «Questo hadith è stato trasmesso da un gruppo di imam affidabili degli hadith. In esso non vi è alcun difetto né alcuna debolezza. [L’hadith è riportato anche da Abu Dawud e al-Tirmidhi.] Coloro che hanno affermato che l’hadith presentasse un difetto hanno sollevato obiezioni principalmente riguardo a uno dei suoi trasmettitori. Lo hanno criticato per errore. Gli imam degli hadith, tra cui l’imam Muslim, hanno accettato le sue trasmissioni».
Inoltre, la correttezza del contenuto di questo hadith è dimostrata da molti altri hadith. [In Sahih al-Bukhari è riportato da Ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui, il quale disse: «Quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, era in viaggio, pregava insieme zuhr e asr, e pregava insieme maghrib e isha».
In al-Bukhari è riportato da Anas, che Allah sia soddisfatto di lui: «Durante il viaggio, il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregava insieme maghrib e isha». In al-Bukhari è riportato da Anas, che Allah sia soddisfatto di lui: «Quando il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, partiva prima che il sole declinasse, rimandava zuhr fino al momento di asr e, al momento di asr, pregava insieme zuhr e asr». In al-Bukhari è riportato da Salim che, a causa delle difficoltà del viaggio, il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregava insieme maghrib e isha.» Anche da Ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui, sono stati trasmessi attraverso diverse catene hadith dal contenuto analogo.
Dopo aver analizzato gli hadith riguardanti la riunione di due preghiere, l’imam Ibn Taymiyya ha detto che, durante un viaggio, è lecito riunire due preghiere anche quando ci si ferma in un luogo e non vi sono difficoltà. Infatti, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, riunì zuhr e asr mentre si trovava ad Arafat. Inoltre, se durante il viaggio sorgono difficoltà e necessità, in tale situazione riunire le due preghiere è certamente un’azione migliore.
L’imam Ahmad ibn Hanbal, l’imam al-Shafi’i e l’imam Malik, che Allah abbia misericordia di loro, hanno detto che la questione della riunione di due preghiere è generalmente connessa al viaggio. La riunione delle due preghiere non è riservata a un particolare tipo di viaggio.
L’Imam Abu Hanifa, che Allah abbia misericordia di lui, ritiene che la combinazione delle preghiere sia specifica del pellegrinaggio ad Arafat.
La maggior parte dei predecessori della Umma (i pii predecessori) abbreviava e combinava le preghiere durante ogni tipo di viaggio, breve o lungo.
La distanza del viaggio per abbreviare e combinare le preghiere
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, non stabilì alcun limite per la distanza del viaggio. Anche i Compagni non indicarono alcun limite. Il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, non specificò nulla riguardo alla distanza che, una volta percorsa, consentisse di abbreviare le preghiere, combinarle o sospendere il digiuno obbligatorio. Il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, e i suoi Compagni usarono semplicemente il termine «viaggio» in senso generale.
Alcuni hanno considerato la distanza tra Mecca e Gedda e quella tra Mecca e Ta’if (cioè 48 miglia) come lo standard minimo per un viaggio. Tuttavia, il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, e i Compagni non stabilirono nulla del genere. Essi usarono il termine «viaggio». Pertanto, qualsiasi distanza che comunemente viene definita viaggio è un viaggio. Non spetta a noi fissare una misura in miglia.
In tutti i viaggi, brevi o lunghi, che comunemente vengono chiamati «viaggio», sono quindi leciti l’abbreviazione delle preghiere, la loro combinazione, la sospensione del digiuno, il tayammum e simili.
La preghiera durante il timore del nemico
Quando al viaggio si aggiunge il timore di un attacco nemico, Allah, l’Altissimo, ha permesso di abbreviare sia gli elementi essenziali della preghiera sia il numero delle rakʿat.
Durante un viaggio sicuro (senza timore di un attacco nemico), ha concesso soltanto di abbreviare il numero delle rakʿat.
E, in una situazione di pericolo senza viaggio, ha concesso soltanto di abbreviare gli elementi essenziali della preghiera.
—Questa era la modalità di abbreviazione della preghiera (qasr) istituita dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Egli adottò questo metodo sulla base dei versetti coranici riguardanti l’abbreviazione. [Nel Nobile Corano se ne parla in due sure: una è la sura al-Baqara, nei versetti 238 e 249, e l’altra è la sura an-Nisāʾ, nei versetti 101 e 102. Qui vengono riportati i versetti di entrambe le sure:
(Arabo*******************)
Significato: Osservate tutte le preghiere, soprattutto quella mediana. E state davanti ad Allah con umiltà. Tuttavia, se temete disordini e confusione, pregate come potete, camminando o cavalcando. Quando poi si ristabilisce la sicurezza, ricordate Allah (pregate) nel modo in cui Egli vi ha insegnato, ciò che prima non conoscevate. (Sura al-Baqara: 238-239)
Nella sura an-Nisāʾ è detto: (Arabo**************************)
Significato: Quando vi mettete in viaggio, non c’è colpa se abbreviate la preghiera, soprattutto quando temete che i miscredenti vi arrechino danno, poiché sono apertamente impegnati a mostrarvi ostilità. O Profeta, quando ti trovi tra i credenti e li disponi alla preghiera (in situazione di guerra), una parte di loro stia in piedi con te e porti con sé le armi. Dopo aver compiuto la prosternazione, si ritiri nelle retrovie, mentre l’altro gruppo, che non ha ancora pregato, venga a pregare con te. Anch’essi resteranno vigili e porteranno con sé le proprie armi, perché i miscredenti sono in agguato. Se trascuraste anche solo un poco le vostre armi e i vostri bagagli, essi piomberebbero improvvisamente su di voi. Tuttavia, se provate disagio a causa della pioggia o siete malati, non c’è colpa se deporrete le armi. Ma restate comunque vigili. (Sura an-Nisāʾ: 10-102)
La modalità della preghiera del Rasulullah (pace e benedizioni su di lui) in una situazione di timore del nemico era questa: se il nemico si trovava di fronte alla sua qibla, faceva disporre tutti i musulmani suoi compagni dietro di lui per la preghiera. Diceva il takbīr, e tutti dicevano il takbīr con lui. Si inchinava nel rukūʿ, e anch’essi si inchinavano tutti. Si rialzava dal rukūʿ, e anch’essi rialzavano la testa e si mettevano in piedi. Poi, quando egli andava in prosternazione, la fila più vicina a lui, cioè quella anteriore, si prosternava con lui, mentre la fila posteriore restava in piedi rivolta verso il nemico. Quando in questo modo completava la prima rakʿat e si rialzava per la seconda, le persone della fila posteriore avanzavano e quelle della fila anteriore arretravano, scambiandosi di posto. Quelli della fila posteriore avanzavano affinché potessero compiere con l’imam le due prosternazioni della seconda rakʿat, proprio come avevano fatto quelli della fila anteriore nella prima rakʿat. In questo modo, entrambe le preghiere risultavano completate insieme all’imam.
Poi, quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) passava al rukūʿ della seconda rakʿah, tutti, sia quelli delle file anteriori sia quelli delle file posteriori, eseguivano il rukūʿ insieme a lui, come nella prima rakʿah. Ma quando egli passava al sujūd della seconda rakʿah, quelli della fila anteriore eseguivano il sujūd insieme a lui, mentre quelli delle file posteriori rimanevano in piedi, pronti ad affrontare il nemico. Poi, quando egli si sedeva per il tashahhud, quelli delle file posteriori completavano i due sujūd e si univano a lui nel tashahhud. Infine, tutti insieme pronunciavano il salām insieme a lui.
Se il nemico si trovava in una direzione diversa dalla qiblah, egli divideva i suoi compagni in due gruppi. Un gruppo rimaneva pronto ad affrontare il nemico. L’altro gruppo pregava con lui una rakʿah, poi andava a prendere il posto del gruppo che stava affrontando il nemico; quindi il gruppo rimasto in piedi veniva e si univa a lui nella seconda rakʿah, pregando una rakʿah insieme a lui. Poi egli pronunciava il salām, mentre entrambi i gruppi completavano a turno, individualmente, una rakʿah ciascuno.
Quando il nemico si trovava in una direzione diversa dalla qiblah, talvolta egli divideva nuovamente i suoi compagni in due gruppi. Pregava una rakʿah con il primo gruppo e rimaneva in piedi nella seconda rakʿah. Mentre egli rimaneva in piedi, il primo gruppo pregava da solo un’altra rakʿah, pronunciava il salām e se ne andava. A quel punto il secondo gruppo veniva e si univa a lui nella seconda rakʿah. Dopo aver pregato la seconda rakʿah con loro, quando egli si sedeva per il tashahhud, essi si alzavano e completavano da soli la rakʿah che rimaneva loro. Egli rimaneva seduto nell’assemblea del tashahhud, aspettando che completassero la loro rakʿah. Quando anch’essi terminavano il tashahhud, egli pronunciava il salām insieme a loro.
Talvolta faceva anche così: pregava due rakʿah con un gruppo e si sedeva per il tashahhud. A quel punto quel gruppo pronunciava da solo il salām e se ne andava, mentre l’altro gruppo veniva a prendere il suo posto. Quindi egli si alzava dalla posizione seduta del tashahhud e guidava anche questo gruppo in due rakʿah, poi pronunciava il salām.
Con questo metodo, egli compiva quattro rakʿah, mentre i Compagni ne compivano due ciascuno.
Talvolta pregava due rakʿah con un gruppo e pronunciava il salām. Poi pregava nuovamente due rakʿah con un altro gruppo e pronunciava il salām.
Con questo metodo, la sua preghiera consisteva in due preghiere.
Talvolta pregava una rakʿah con un gruppo. Questo gruppo se ne andava dopo aver pregato una sola rakʿah, senza pregare la seconda. Poi veniva un altro gruppo e pregava con lui la seconda rakʿah.
Con questo metodo, egli pregava due rakʿat, mentre i Compagni ne pregavano soltanto una ciascuno.
In caso di timore di un attacco da parte del nemico, è lecito pregare secondo uno qualsiasi di questi metodi. L’Imam Ahmad ibn Hanbal ha detto: tutti questi metodi sono attestati dal Messaggero ﷺ; pertanto, qualora si verifichi una situazione analoga, è lecito pregare secondo uno qualsiasi di essi.
Sono stati riferiti anche alcuni altri metodi. Tuttavia, quelli qui menzionati sono i corretti.
La scuola di Ibn ʿAbbās, Jābir ibn ʿAbd Allāh, Tāwūs, Mujāhid, al-Hasan al-Basrī, Qatāda, al-Hakam e Ishāq ibn Rāhūya, che Allah sia compiaciuto di loro, sostiene che ciascun gruppo debba pregare una rakʿa ciascuno.
6
La preghiera del venerdì
Come ebbe inizio la preghiera del venerdì?
Lo storico Ibn Ishāq ha riferito, citando la fonte, da ʿAbd al-Rahmān ibn Kaʿb ibn Mālik. ʿAbd al-Rahmān racconta: quando mio padre, Kaʿb ibn Mālik, divenne anziano e perse la vista, lo accompagnavo qua e là tenendolo per mano e guidandolo. Un giorno, mentre lo conducevo alla preghiera del venerdì, lungo il cammino egli udì la chiamata alla preghiera del venerdì. Non appena udì la chiamata, implorò il perdono per Abū Umāma Asʿad ibn Zurāra. Mi venne curiosità di chiedergli il motivo, ma, per il grande rispetto che nutrivo nei suoi confronti, quel giorno non gli chiesi nulla.
Da allora, ogni venerdì lo accompagnavo alla preghiera del venerdì. Non appena udiva la chiamata alla preghiera del venerdì, chiedeva perdono per Abū Umāma Asʿad ibn Zurāra. Un giorno, spinto dalla curiosità, finii per chiedergli: «Padre! Perché, non appena ascolti la chiamata alla preghiera del venerdì, chiedi perdono per Asʿad ibn Zurāra?»
Mio padre rispose: «Figlio mio! Prima ancora che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, emigrasse a Medina, aveva iniziato a guidarci nella preghiera del venerdì in una distesa desolata di al-Baqīʿ. Questo luogo era chiamato “Baqīʿ al-Khadurāt”.»
Domandai: «Quanti eravate allora a celebrare la preghiera del venerdì?»
Egli rispose: «Quaranta.»
Questo hadith è trasmesso attraverso una catena eccellente e autentica. Tutti i suoi trasmettitori sono affidabili.
— A mio parere, questa fu l’origine della preghiera del venerdì.
In seguito, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, emigrò a Medina. Dapprima si stabilì in un luogo chiamato Qubā, alla periferia di Medina, appartenente ai Banū ʿAmr ibn ʿAwf. Secondo Ibn Isḥāq, qui pose le fondamenta della moschea di Qubā il lunedì, il martedì, il mercoledì e il giovedì. Poi, il venerdì, riprese il cammino da quel luogo. Quando giunse presso la tribù dei Banū Sālim ibn ʿAwf, era giunto il momento della preghiera del venerdì. Celebrò la preghiera del venerdì nella moschea situata in quella pianura.
Questa fu la prima preghiera del venerdì celebrata dal Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, dopo la sua emigrazione a Medina. Fu proprio lì che pronunciò il suo primo sermone del venerdì. Ibn Isḥāq ha detto: «Ho ascoltato il suo primo sermone da Abū Salama ibn ʿAbd al-Raḥmān. Chiediamo rifugio ad Allah dal dire qualcosa di erroneo riguardo al Messaggero di Allah.»
Nel suo primo sermone pronunciò anzitutto un’adeguata lode e glorificazione di Allah l’Altissimo. Poi disse:
(Arabo******************)
Significa: O gente! Mandate in anticipo il bene per voi stessi. Ricordate: giuro su Allah che, quando all’improvviso vi giungerà la morte, le vostre greggi resteranno senza pastore. Quando il defunto si presenterà davanti ad Allah, Egli gli chiederà: «Non è forse venuto a te il Mio Messaggero? Non ti ha forse trasmesso il Mio messaggio? Non ti ho forse dato ricchezze? Non ti ho forse elevato a diversi gradi di onore? Che cosa hai dunque mandato in anticipo per te stesso?». Allora guarderà a destra e a sinistra, ma non vedrà nulla. Poi guarderà davanti a sé e vedrà l’Inferno dinanzi a sé. Cercate dunque, per quanto potete, di salvarvi da quel fuoco terribile, anche donando una palma da datteri. Chi non può fare nemmeno questo, si congedi almeno con una parola buona, poiché essa prende il posto di un’opera pia. La sua ricompensa sarà da dieci fino a settecento volte tanto. Che la pace, la misericordia e le benedizioni scendano su di voi!»
Ibn Ishaq dice: In seguito, in quella stessa occasione, pronunciò anche il seguente sermone:
(Arabo**************************)
Significa: Ogni lode appartiene ad Allah. Lodiamo Lui e chiediamo il Suo aiuto. Chiediamo rifugio ad Allah dal danneggiare noi stessi e dal commettere peccati. Colui che Allah guida, nessuno può sviare; e colui che Egli lascia sviare, nessuno può guidare. Attesto che non vi è alcun signore all’infuori di Allah. Egli è Uno e non ha associati. In verità, la migliore parola è il Kalām di Allah. Chiunque Allah abbia adornato nel cuore con esso e abbia condotto dal kufr all’Islam, costui ha certamente avuto successo. Il Kalām è stato distinto da ogni altra parola, perché è l’espressione più bella e il discorso più eccellente e ornato. Amate colui che Allah ama. Dedicate tutto l’amore del vostro cuore ad Allah. Non astenetevi dalla recitazione del Kalām di Allah e dal Suo ricordo. Che i vostri cuori non si induriscano riguardo al Sacro Kalām, poiché Allah l’Altissimo lo ha definito l’opera migliore e la parola eccellente. In esso si trova tutto ciò che è stato reso lecito o illecito agli uomini. Siate dunque servi di Allah e non associateGli assolutamente nulla. TemeteLo come si deve temere. Per la misericordia di Allah, unitevi gli uni agli altri con i vincoli dell’affetto. In verità, Allah è profondamente scontento di chi viola il patto. Che la pace, le benedizioni e la misericordia da parte di Allah scendano su di voi!»
Ulteriori informazioni su questo argomento saranno trattate nel capitolo dedicato ai sermoni.
Il merito del venerdì
È stato narrato da Abu Hurayra (ra) in Bukhari e Muslim che il Messaggero di Allah (s.a.s.) disse: «Nel mondo siamo l’ultima umma, ma nell’Aldilà saremo i primi di tutti. La differenza è soltanto questa: sulla Terra essi hanno ricevuto il Libro prima di noi, mentre noi lo abbiamo ricevuto dopo di loro. Il venerdì era il loro giorno, ma su questo giorno furono in disaccordo. Così Allah l’Altissimo ci guidò a esso, mentre gli altri rimasero indietro rispetto a noi a questo riguardo. Gli ebrei scelsero il sabato e i cristiani la domenica.»
È stato narrato da Abu Hurayra (ra) in Sahih Muslim che il Messaggero (s.a.s.) disse: Tra i giorni che iniziano con il sorgere del sole, cioè tra tutti i giorni, il venerdì è il migliore. Perché proprio in questo giorno—
—fu creato Adamo.
—proprio in questo giorno fu fatto entrare in Paradiso.
—proprio in questo giorno fu fatto scendere dal Paradiso sulla Terra.
—e proprio di venerdì avrà luogo il Giorno del Giudizio.»
In una narrazione di Ibn Majah si legge—
—«In questo giorno Adamo morì.»
Un momento supremo per l’accettazione delle suppliche
È stato narrato da Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, in al-Bukhari e Muslim: il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, ha detto: «Il venerdì vi è un momento speciale in cui, se un servo musulmano lo raggiunge e chiede ad Allah una qualsiasi forma di bene, Allah, l’Altissimo, gliela concede certamente».
—Riguardo a questo momento speciale sono stati narrati, attraverso fonti autentiche, molti altri hadith.
Ma quale momento è precisamente questo momento speciale? È difficile determinarlo con chiarezza, perché nelle diverse narrazioni sono indicati momenti diversi. Alcuni hanno detto che questo momento speciale non è fisso, bensì ricorre: ogni settimana questo momento supremo si presenta in un momento diverso. Le narrazioni di coloro che hanno indicato un momento preciso sono le seguenti:
1. Ibn Manzar ha narrato da Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui: questo momento speciale va dall’inizio del tempo della preghiera del fajr fino all’alba, e dopo la preghiera dell’asr fino al tramonto.
2. Ibn Manzar ha narrato da Hasan al-Basri e Abu al-Aliya: quel momento è quello in cui il sole declina dal meridiano.
3. Ibn Manzar ha narrato da Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei: quel momento è quello in cui il muezzin pronuncia l’adhan del venerdì.
4. Ibn Manzar ha narrato da Hasan al-Basri: quel momento va da quando l’imam si siede sul minbar per pronunciare la khutba fino al termine della khutba.
5. Abū Burda ha detto: «Quel momento è il momento della preghiera del venerdì».
6. Abū al-Sawwār al-ʿAdawī ha detto che i predecessori ritenevano che quel momento fosse compreso tra il declino del sole e l’ora della preghiera.
7. Abū Dharr ha detto: «Quel momento va dall’alba fino a quando il sole si è elevato di circa un’altezza di lancia».
8. Abū Hurayra, ʿAṭāʾ, ʿAbd Allāh ibn Salām e Ṭāwūs hanno detto che quel momento va dalla preghiera dellʿaṣr fino al tramonto.
9. Secondo la maggior parte dei Compagni, dei tābiʿūn e Aḥmad ibn Ḥanbal, quel momento è l’ultima parte della giornata, dopo la preghiera dellʿaṣr.
10. L’imām al-Nawawī e altri hanno detto che quel momento va da quando l’imām esce diretto verso la moschea fino alla conclusione della preghiera.
11. L’autore di al-Mughnī ha detto che quel momento è il terzo della giornata.
Tra queste undici opinioni, soltanto due possono essere considerate preponderanti. A sostegno di entrambe troviamo hadith autentici e comprovati. Le due opinioni sono:
1. Dal momento in cui l’imam si siede sul minbar fino al termine della preghiera. La prova di questa opinione è l’hadith di Abu Burda riportato nel Sahih Muslim. Burda, figlio di Abu Musa, che Allah sia compiaciuto di lui, disse: «Ho sentito mio padre dire di aver sentito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, parlare di quel momento speciale del venerdì in cui la supplica viene accolta: è il periodo che va da quando l’imam si siede sul minbar fino al termine della preghiera».
A questo proposito vi è anche un altro hadith autentico, quello di Amr ibn Awf al-Muzani, riportato da Ibn Majah e al-Tirmidhi. Egli sentì il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: «Nel venerdì vi è un momento in cui, se il servo chiede qualcosa ad Allah, Allah gliela concede certamente». La gente chiese: «O Messaggero di Allah, quando è quel momento?». Egli rispose: «Dall’inizio dell’istituzione della preghiera del venerdì fino al suo termine».
2. Secondo la seconda opinione autentica, quel momento va dalla preghiera dell’Asr fino al tramonto. Anche a sostegno di questa opinione vi sono hadith autentici. Nel Musnad di Ahmad è riportato, da Abu Sa’id al-Khudri, che Allah sia compiaciuto di lui, e da Abu Hurayra, che Allah sia compiaciuto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Quel momento speciale in cui la supplica viene accolta è dopo l’Asr».
Abu Dawud e al-Nasa’i hanno riportato un hadith simile da Jabir, che Allah sia compiaciuto di lui. In esso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse:
«Cercate quel momento dopo l’Asr, nell’ultima parte del giorno».
Anche Ibn Majah ha riportato un hadith simile da Abdullah ibn Salam, che Allah sia compiaciuto di lui.
Le migliori caratteristiche del venerdì
L’eccezionalità e il rango superiore del venerdì sono evidenti. Soltanto tra gli studiosi è sorta una divergenza riguardo a quale dei due giorni sia superiore: il giorno di Arafat o il venerdì? Qui presentiamo le migliori caratteristiche del venerdì, affinché la dignità del venerdì divenga chiara a tutti.
Uno. Il Messaggero di Allah (s.a.s.) recitava la sura as-Sajda e la sura ad-Dahr (sure n. 32 e 76) nella preghiera dell’alba del venerdì. L’Imam Ibn Taymiyya (r.a.) ha detto che il motivo per cui il Messaggero (s.a.s.) recitava queste due sure nella preghiera dell’alba del venerdì è che esse trattano di eventi accaduti o che accadranno di venerdì, come la creazione di Adamo, la resurrezione, il raduno e il Giorno del Giudizio. Il Messaggero (s.a.s.) recitava queste due sure quella mattina per ricordare alla gente tali argomenti.
Due. In questo giorno è raccomandato inviare abbondanti salat (salawat) sul Messaggero (s.a.s.). Egli disse: «Inviate abbondanti salat su di me il venerdì».
Tre. Tra gli obblighi comunitari dell’Islam, la preghiera del venerdì è il più importante. Tra le assemblee obbligatorie dell’Islam, l’assemblea della preghiera del venerdì è la più importante, fatta eccezione per l’assemblea di Arafat.
Quattro. Il bagno rituale del venerdì è obbligatorio. Solo all’interno della scuola hanbalita esiste un certo disaccordo riguardo all’obbligatorietà del bagno rituale in questo giorno.
Cinque. In questo giorno è stato prescritto l’uso del profumo, che dovrebbe essere migliore di quello usato negli altri giorni della settimana.
Sei. In questo giorno si deve usare il miswak, e il suo uso dovrebbe essere ancora più accurato che negli altri giorni.
Sette. Una caratteristica di questo giorno è che, dopo l’adhan della khutba, viene pronunciato un altro adhan per la preghiera.
Otto. Una caratteristica di questo giorno è dedicarsi alla preghiera, al dhikr e agli adhkar, e alla recitazione del Corano fino all’arrivo dell’imam nella moschea.
Nove. È obbligatorio ascoltare in silenzio il sermone dell’imam. Se qualcuno non rimane in silenzio, la sua preghiera del venerdì potrebbe risultare invalida.
Dieci. Sa‘di ibn Mansur riferì di aver ascoltato Abu Sa‘id al-Khudri (che Allah sia soddisfatto di lui): il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) raccomandò di recitare la sura al-Kahf il venerdì. Egli disse: «A chi recita la sura al-Kahf il venerdì sarà stesa una luce dai piedi fino al cielo. Nel Giorno della Resurrezione riceverà luce da essa e, grazie a ciò, gli saranno perdonati i peccati commessi tra un venerdì e l’altro».
Undici. Secondo l’imam al-Shafi‘i e l’imam Ibn Taymiyya, il venerdì non è sconsigliato pregare quando il sole giunge allo zenit e comincia a declinare. Essi hanno adottato questa opinione sulla base degli hadith.
Dodici. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) recitava nella preghiera del venerdì la sura al-Jumu‘a e la sura al-Munafiqun. Oppure recitava una sura che iniziava con «Sabbih» e la sura al-Ghashiya. O ancora recitava la sura al-Jumu‘a e la sura al-Ghashiya. Recitava le sure per intero, non solo in parte.
Tredici. Il venerdì è la festa settimanale. È riportato nei Sunan di Ibn Majah che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Il venerdì è il signore di tutti i giorni e il giorno migliore presso Allah». Presso Allah, questo giorno è migliore persino dell’Eid al-Adha e dell’Eid al-Fitr.
Quattordici. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) raccomandò di indossare il venerdì gli abiti migliori, secondo le proprie possibilità. Ciò è riportato nel Musnad di Ahmad, nei Sunan di Abu Dawud e in quelli di Ibn Majah.
Quindici. È raccomandato bruciare incenso nella moschea il venerdì. Sa‘id ibn Mansur ha narrato da Nu‘aym ibn ‘Abdullah al-Mujmir: il califfo ‘Umar ibn al-Khattab (che Allah sia soddisfatto di lui) ordinava di bruciare incenso nella moschea ogni venerdì a mezzogiorno.
Sedici. Per chi è obbligato alla preghiera del venerdì, una volta iniziato il suo orario non è lecito mettersi in viaggio.
Tuttavia, alcuni hanno affermato che, se ciò avviene per il jihad o per un’altra forma di culto, è lecito.
Diciassette. Chi esce con l’intenzione di recarsi alla preghiera del venerdì riceve, per ogni passo, la ricompensa di un anno di digiuno volontario e di un anno di preghiera volontaria. L’imam Ahmad ha riportato nel suo Musnad un hadith del Messaggero riguardo a ciò.
Diciotto. Il venerdì è il giorno dell’espiazione dei peccati. Nel Musnad di Ahmad è stato riferito da Salman al-Farisi che il Messaggero di Allah ha detto: «Chi, di venerdì, compie correttamente la purificazione, poi si reca alla moschea e osserva il silenzio, seguendo in silenzio l’imam fino al termine della khutba e della preghiera, vedrà considerata questa sua azione come espiazione dei suoi peccati fino al venerdì successivo».
Diciannove. In tutti i giorni, eccetto il venerdì, le fiamme ardenti dell’Inferno divampano furiosamente. Il Messaggero ha detto che, poiché il venerdì è il giorno migliore, in quel giorno l’Inferno non viene riscaldato.
Venti. Il venerdì vi è un momento particolare in cui le suppliche vengono accolte; in quel momento Allah accoglie la supplica del Suo servo. Questo momento è già stato esaminato in precedenza.
Ventuno. In questo giorno si celebra la preghiera del venerdì. Si tiene un grande raduno dei musulmani. Durante questa preghiera la recitazione viene eseguita ad alta voce.
Ventidue. In questo giorno, prima della preghiera del venerdì, l’imam (la guida) pronuncia un discorso (khutba) rivolto ai musulmani. In questo discorso viene proclamata la testimonianza dell’unicità di Allah e della missione profetica di Muhammad. Ai musulmani vengono ricordate le loro responsabilità e i loro doveri, e vengono loro impartiti consigli.
Ventitré. Per i musulmani è raccomandabile prendere un periodo di riposo (un giorno libero) il venerdì per dedicarsi al culto.
Ventiquattro. Come le due feste annuali dell’Eid, il venerdì è la festa settimanale dei musulmani.
Vent five. Fare donazioni e opere di beneficenza il venerdì è più meritorio che negli altri giorni. Come durante il Ramadan si ottiene una ricompensa maggiore facendo donazioni rispetto agli altri mesi, così si ottiene una ricompensa maggiore facendo donazioni il venerdì rispetto agli altri giorni.
Ventisei. Il venerdì Allah l’Altissimo mostrerà ai Suoi servi credenti lo splendore della Sua luce. Coloro che siederanno vicino all’imam e usciranno preparandosi tempestivamente per la preghiera del venerdì otterranno una maggiore vicinanza ad Allah e Lo vedranno per primi. Queste cose sono state riportate in diversi hadith.
Ventisette. È stato riferito in diverse narrazioni che il Giorno della Risurrezione è lo “Yaum al-Mawʿūd”. Il giorno di Arafah è lo “Yaum al-Mashhūd”. E il venerdì è lo “Yaum ash-Shāhid”.
Ventotto. Il venerdì è il giorno dell’assemblea settimanale della ummah musulmana. È Allah l’Altissimo stesso ad averla resa obbligatoria per la ummah.
Ventinove. Kaʿb (che Allah si compiaccia di lui) ha riferito che il venerdì, ad eccezione degli esseri umani e di Satana, il cielo, la terra, le montagne, i mari e persino tutte le creature di Allah tremano per la paura.
Trenta. Il venerdì è il giorno scelto da Allah.
Trentuno. È stato riferito che il venerdì le anime degli esseri umani giungono presso le tombe.
Trentadue. L’Imam Ahmad ha detto che è makruh digiunare soltanto il venerdì. In altre parole, è makruh scegliere deliberatamente di digiunare esclusivamente il venerdì. Gli altri imam, invece, hanno ritenuto mubah digiunare il venerdì.
La preghiera del venerdì del Messaggero di Allah
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) eseguiva la preghiera del venerdì in due rakʿat e vi recitava il Corano ad alta voce. La preghiera del venerdì è uno degli obblighi più importanti. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse:
La preghiera del venerdì è obbligatoria per tutti i musulmani, eccetto per le seguenti categorie di persone. Esse sono: 1. gli schiavi; 2. le donne; 3. i bambini; 4. i malati; 5. i viaggiatori (le persone in viaggio); e 6. i pazzi.”
Questo hadith è stato riportato da Daru Qutni sulla base della trasmissione di Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui), e da Abu Dawud sulla base della trasmissione di Tariq ibn Shihab.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava spesso, nella preghiera del venerdì, la sura as-Sajda, la sura ad-Dahr, la sura al-Jumuʿa, la sura al-Ghashiya e la sura al-Munafiqun.
Egli eseguiva la preghiera del venerdì dopo il declino del sole. (Bukhari)
Durante il freddo intenso eseguiva la preghiera del venerdì in anticipo, mentre durante il caldo intenso la ritardava. (Bukhari)
-Prima pronunciava la khuṭba, poi pregava. (Bukhari)
-Ha detto di prolungare la preghiera e di abbreviare la khuṭba. (Muslim)
La sua khuṭba e la sua preghiera erano entrambe di durata moderata: né lunghe né brevi. (Ṣaḥīḥ Muslim)
-Ha detto che chi riesce a compiere una rakʿa con l’imam ha compiuto l’intera preghiera. (Bukhari, Muslim)
La cerimonia della khuṭba del venerdì del Messaggero di Allah
-Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) pronunciava la khuṭba prima della preghiera.
-Pronunciava la khuṭba stando in piedi.
-Pronunciava due khuṭba e, dopo la prima, si sedeva in silenzio per qualche momento; poi si alzava e pronunciava la seconda khuṭba.
Dopo che il muezzin si sedeva sul minbar, recitava l’adhan. Al termine dell’adhan del muezzin, egli si alzava e iniziava a pronunciare la khutba.
Prima che fosse costruito il minbar, egli stava in piedi appoggiandosi a un ramo di palma.
Poi fu costruito il minbar. Da allora egli stava in piedi sul minbar. Il minbar non era collocato al centro della moschea, bensì addossato alla parete. Tra il minbar e la parete c’era uno spazio sufficiente per il passaggio di una capra.
Dopo la costruzione del minbar, egli non stava mai in piedi appoggiandosi a una lancia, a una spada o a un ramo di palma. Non vi è nemmeno alcuna prova che stesse in piedi appoggiandosi a una spada.
Quando saliva sul minbar, si sedeva rivolto verso i Compagni. Si sedeva e stava in piedi di fronte a loro.
Quando era necessario ordinare di compiere un’azione o vietarne una, lo faceva durante la khutba stessa. Una volta, mentre pronunciava la khutba, disse a un Compagno: «Prega due rakʿat».
Una volta, quando un Compagno sollevò il collo, gli disse, durante la khutba, di sedersi.
Talvolta rispondeva alle domande dei Compagni nel corso della khutba. Poi completava la parte restante della khutba.
-Talvolta, durante la khutba, scendeva dal minbar. Poi, dopo aver provveduto alla necessità, tornava sul minbar e completava la khutba rimasta incompiuta. Una volta, durante la khutba, Hasan e Husayn entrarono nella moschea. Egli scese dal minbar, li prese in braccio, poi vi risalì e concluse la parte restante della khutba tenendoli in braccio.
-Talvolta, durante la khutba, diceva a qualcuno: «Ehi, tu! Siediti». A qualcun altro diceva di spostarsi dal sole all’ombra.
-Pronunciava la khutba quando tutta la gente era arrivata.
-Poco prima della khutba usciva da solo e senza cerimonie dalla sua stanza. Non c’era alcun annunciatore né davanti né dietro di lui.
-Entrando nella moschea, era lui per primo a salutare i Compagni.
-Quando si sedeva sul minbar, volgeva lo sguardo verso tutti e li salutava.
-Non appena si sedeva, Bilal pronunciava l’adhan. Non appena l’adhan terminava, egli iniziava la khutba.
-Il venerdì, quando arrivava alla moschea, diceva alla gente di rimanere in silenzio. Disse: «Alla preghiera del venerdì sono presenti tre tipi di persone:
Primo: una persona che pronuncia parole vane, oscene e insensate.
Secondo: una persona che rivolge una supplica ad Allah. Allah l’Altissimo può accogliere la sua supplica, oppure può non accoglierla.
Terzo: una persona che rimane in silenzio, non scavalca nessuno, non infastidisce né arreca danno a nessuno e si dedica all’adorazione con corpo, mente e parole. Queste sue opere diventano un’espiazione dei peccati fino al venerdì successivo. Inoltre, riceve anche la ricompensa dei giorni aggiuntivi.»
A volte, mentre pronunciava la khuṭba, i suoi due occhi diventavano rossi e la sua voce si alzava. Sembrava che stesse mettendo in guardia il proprio esercito contro un esercito nemico invasore.
La sua khuṭba era breve, mentre la preghiera era lunga.
Che cosa diceva nella khuṭba?
Nella sua predica del venerdì (khuṭba), il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) illustrava i principi fondamentali della fede. Spiegava il significato del tawḥīd e della risāla. Esponeva dettagliatamente la condizione dell’Aldilà, compresi il Paradiso e l’Inferno. Esortava a seguire il Libro di Allah. Descriveva in modo affascinante le benedizioni che Allah l’Altissimo ha preparato per i Suoi amici e devoti. Presentava con immagini terrificanti i castighi che ha preparato per i nemici di Allah e per i disobbedienti.
Di conseguenza, ascoltando il suo discorso, i cuori degli ascoltatori ne erano profondamente toccati e si intenerivano. La loro fede aumentava. Il desiderio di conseguire la vicinanza e la ricompensa di Allah si risvegliava intensamente nel cuore di tutti. Così conducevano una vita di obbedienza ad Allah e ponevano l’amore per Lui al di sopra di ogni cosa.
Durante le sue prediche recitava spesso versetti del Corano. Recitava molto spesso la sura Qaf, che contiene descrizioni dell’Aldilà. Umm Hisham bint Harith ibn Nu‘man disse: «Ascoltando ripetutamente le prediche del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), ho memorizzato la sura Qaf».
All’inizio della predica pronunciava le lodi e i ringraziamenti dovuti ad Allah l’Altissimo. Talvolta proclamava anche l’unicità di Allah e la missione profetica. Poi diceva: «Quanto segue (ora ascoltate)».
Poi diceva:
(Arabo*********************)
Il significato è: «La migliore parola è il Libro di Allah. La migliore guida è la guida di Muhammad. La peggiore delle azioni è la bid‘a (un’innovazione introdotta nella religione).»
Seguendo questo stile, diceva anche altre parole.
In un’altra narrazione è riportato che, dopo aver lodato Allah e averLo ringraziato, diceva:
(Arabo********************)
Vale a dire: colui che Allah guida sulla retta via non può essere sviato da nessuno. E colui che Allah svia, nessuno può condurlo sulla retta via. La migliore delle parole è il Libro di Allah (Sahih Muslim). Ogni innovazione religiosa è sviamento, e ogni sviamento sarà gettato nell’Inferno. (Nasā’ī)
In Abū Dāwūd è riportato il seguente sermone del Profeta:
(Arabo*************************)
Vale a dire: ogni lode appartiene ad Allah. Chiediamo il Suo aiuto e chiediamo il Suo perdono. Cerchiamo rifugio presso Allah contro le insinuazioni malvagie delle nostre anime. Colui che Allah guida sulla retta via, nessuno può sviarlo. E colui che Allah svia, nessuno può guidarlo. Attesto che non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah. Egli è Uno e Unico. Non ha alcun associato. Attesto inoltre che Muḥammad è Suo servo e Suo Messaggero. Allah lo ha inviato come Messaggero, portatore di buone novelle e ammonitore con la verità assoluta, fino al Giorno della Resurrezione. Chiunque obbedisca ad Allah e al Suo Messaggero ha trovato la retta via. E chiunque disobbedisca ad Allah e al Suo Messaggero non danneggia altri che se stesso. Non può arrecare alcun danno ad Allah.» (Abū Dāwūd)
È riportato anche un altro suo sermone, come segue:
(Arabo************************)
Vale a dire: tornate verso Allah l’Altissimo prima della morte. Affrettatevi a compiere il bene e le opere virtuose. Rafforzate il legame tra voi e il vostro Signore ricordando molto Allah e facendo elemosine in segreto e apertamente. Se farete ciò, sarete ricompensati, lodati e provveduti di sostentamento. Sappiate che Allah l’Altissimo ha reso obbligatoria per voi la preghiera del venerdì. Sebbene la preghiera del venerdì sia stata resa obbligatoria in questo luogo, in questa città e in quest’anno, essa rimarrà obbligatoria fino al Giorno della Resurrezione per tutti coloro che possono raggiungere la moschea. Se una persona, nonostante abbia un governante giusto o tirannico, abbandona la preghiera del venerdì durante la mia vita o dopo la mia morte considerandola una cosa di poco conto, oppure la nega, Allah l’Altissimo renderà vana la sua vita. Non vi sarà benedizione nelle sue opere. La sua preghiera non sarà accettata, né la sua abluzione, né il suo digiuno, né la sua zakāt, né il suo pellegrinaggio; non vi sarà benedizione in nulla di ciò che fa, finché non si pentirà. Se si pente, Allah accetterà il suo pentimento.»
Questo racconto è stato trasmesso da ʿAlī ibn Zayd ibn Judʿān. Nella trasmissione vi è una debolezza. I sermoni del Messaggero di Allah erano vivaci. Ascoltandoli, le persone erano pervase dall’amore per Allah. I suoi discorsi toccanti suscitavano negli uomini un intenso desiderio di avvicinarsi ad Allah. Grazie a essi ricevevano un’educazione spirituale, miglioravano il loro carattere e acquisivano conoscenza della religione e della Sharīʿa.
I khutba che la gente pronuncia al giorno d’oggi non hanno più quella vitalità che dovrebbe avere un khutba. I khutba della gente di oggi sono privi di vita e pieni di sfarzo esteriore.
La preghiera sunnah del venerdì
Al tempo del Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, nella preghiera del venerdì si recitavano un adhān e un iqāmah. Tuttavia, questi due venivano chiamati rispettivamente primo adhān e secondo adhān.
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, usciva dalla sua stanza e si sedeva direttamente sul minbar. Non appena si sedeva sul minbar, Bilāl recitava l’adhān del venerdì. Non appena Bilāl terminava l’adhān, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, iniziava il khutba. Pertanto, non vi è alcuna prova dell’esistenza di una preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì.
Riguardo all’assenza di una preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì, tra gli ʿulamāʾ si riscontrano due opinioni. Tra queste due opinioni, quella sopra esposta è quella corretta ed è comprovata dalla Sunnah del Messaggero. In altre parole, non esiste alcuna preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì.
Alcuni ritengono che, quando Bilāl terminava l’adhān, tutti si alzassero e pregassero due rakʿah. In realtà, questa convinzione manifesta semplicemente ignoranza riguardo alla Sunnah del Messaggero.
È evidente che non esiste alcuna preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì. Questa è l’opinione dell’Imam Mālik. È anche la posizione più nota dell’Imam Aḥmad. È inoltre l’opinione di un gruppo di discepoli dell’Imam al-Shāfiʿī.
Coloro che ritengono che esista una preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì considerano quest’ultima una forma abbreviata della preghiera dello ẓuhr. Perciò ritengono che per la preghiera del venerdì valgano le regole della preghiera dello ẓuhr. Tuttavia, questa loro argomentazione è estremamente debole. Non ha alcun fondamento.
In realtà, la preghiera del venerdì è una preghiera completamente distinta. La sua distinzione dalla preghiera di zuhr è evidente. Questa preghiera si recita ad alta voce, consiste di due rakʿāt, comprende la khuṭba e prevede alcune condizioni. Tutto ciò è assente nella preghiera di zuhr. Pertanto, non vi è alcun motivo per considerare questa preghiera una versione abbreviata della preghiera di zuhr.
Pertanto, il ragionamento analogico di coloro che, basandosi sulla preghiera di zuhr, sostengono che vi sia anche una preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì è invalido. Infatti, la sunnah deve essere dimostrata dalle parole, dagli atti e dalle approvazioni del Messaggero di Allah (s.a.s.), oppure dai Califfi ben guidati. Ma in questo caso non esiste alcuna prova del genere.
Al contrario, è dimostrato dal Messaggero (s.a.s.) che la sunnah consiste nel non recitare una preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì. Allo stesso modo, è dimostrato da lui che non si recita alcun’altra preghiera prima o dopo la preghiera dellʿĪd. Pertanto, la sunnah consiste nel non recitare una preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì.
Coloro che ritengono che vi sia una sunnah prima della preghiera del venerdì presentano come prova un hadith contenuto nel capitolo di al-Bukhari intitolato «Le preghiere prima e dopo il venerdì». In questo capitolo, l’Imam al-Bukhari ha citato, con la catena di trasmissione, un hadith narrato da Ibn ʿUmar (r.a.). In esso egli dice: il Messaggero di Allah (s.a.s.):
recitava due rakʿāt prima della preghiera di zuhr,
recitava due rakʿāt dopo la preghiera di zuhr,
recitava due rakʿāt dopo la preghiera del maghrib nella sua casa,
recitava due rakʿāt dopo la preghiera dellʿishāʾ e
-Dopo la preghiera del venerdì, sedeva in casa e recitava due rakʿat.”
-Questo hadith non dimostra l’esistenza di una preghiera sunnah prima della preghiera del venerdì. Dall’hadith si comprende chiaramente che il significato del titolo dato dall’Imam al-Bukhari all’hadith, «La preghiera prima e dopo il venerdì», è proprio che non è corretta l’idea di coloro che ritengono che vi sia una preghiera prima del venerdì.
-Da questo hadith di al-Bukhari risulta inoltre dimostrato in modo inequivocabile che la preghiera del venerdì non è una versione abbreviata della preghiera di zuhr, bensì una preghiera del tutto distinta. Nell’hadith la preghiera del venerdì è infatti menzionata come una preghiera completamente distinta.
-In Abu Dawud è riportato un hadith da Nafiʿ, che riferisce: Ibn ʿUmar pregava prima del venerdì e, dopo la preghiera del venerdì, tornava a casa e recitava due rakʿat.
-Questo hadith non dimostra l’esistenza di una sunnah prima del venerdì. La lunga preghiera che Ibn ʿUmar eseguiva prima del venerdì era una preghiera ordinaria. È preferibile che chiunque si presenti in moschea prima della chiamata alla preghiera o dell’arrivo dell’imam si dedichi alla preghiera nafl.
-Ora è chiaro che non vi è alcuna contraddizione tra la narrazione di Ibn ʿUmar riguardo alla pratica del Messaggero (s.) e la narrazione di Nafiʿ riguardo alla pratica di Ibn ʿUmar. Ibn ʿUmar ha riferito la sunnah del Messaggero (s.): egli, dopo il venerdì, tornava a casa e recitava due rakʿat. Nafiʿ, invece, ha riferito la preghiera nafl ordinaria di Ibn ʿUmar, che egli eseguiva recandosi presto in moschea.
-È inoltre dimostrato da fonti autentiche che, mentre il Messaggero (s.) pronunciava il sermone, un Compagno entrò nella moschea e si sedette. Egli gli chiese: «Dopo essere entrato nella moschea, hai recitato due rakʿat?». Il Compagno rispose: «No». Allora il Messaggero (s.) disse: «Alzati e recita due rakʿat». Egli disse inoltre: «Quando uno di voi entra nella moschea, anche mentre viene pronunciato il sermone, reciti due rakʿat».”
-Dal linguaggio e dal contenuto dell’hadith risulta chiaramente che queste due rakʿat non sono la sunnah del venerdì, bensì la preghiera per l’ingresso nella moschea (Tahiyyat al-Masjid).
Il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, esortava a recarsi presto in moschea il venerdì e a compiere la preghiera volontaria. Egli ne descriveva anche il merito. Molti Compagni si recavano presto in moschea e compivano la preghiera volontaria. Ibn Manzar dice: «Mi è giunta la notizia che, prima della preghiera del venerdì, Ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, compiva dodici rakʿat, mentre Ibn Masʿūd, che Allah sia soddisfatto di lui, ne compiva otto».
In Ibn Mājah è riportata una narrazione trasmessa da Ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse: «Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, compiva prima della preghiera del venerdì quattro rakʿat con un solo salām». La catena di trasmissione di questo hadith non è assolutamente accettabile.
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, dopo aver compiuto la preghiera del venerdì, si recava a casa e compiva due rakʿat. In realtà, sono proprio queste due rakʿat a costituire la sunnah del venerdì.
Tuttavia, è attestato anche che il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, abbia detto di compiere quattro rakʿat dopo la preghiera del venerdì. (Sahih Muslim)
L’imam Ibn Taymiyya ha detto: se, dopo la preghiera del venerdì, qualcuno compie la preghiera sunnah in moschea, deve compiere quattro rakʿat; chi invece compie la preghiera sunnah a casa, deve compierne due. È proprio questo ciò che risulta attestato dagli hadith. In Abū Dāwūd è riportato, da Ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, che quando pregava a casa compiva due rakʿat, mentre quando pregava in moschea ne compiva quattro.
7
Qiyām al-layl (preghiera del tahajjud)
Il tahajjud era obbligatorio per il Messaggero, pace e benedizioni su di lui?
Tra gli ulema e i mujtahidīn delle generazioni precedenti sorse una divergenza riguardo al fatto se la preghiera del Tahajjud fosse obbligatoria per il Messaggero di Allah (ṣallallāhu ʿalayhi wa-sallam) oppure no. Secondo alcuni, il Tahajjud era obbligatorio per il Messaggero (ṣallallāhu ʿalayhi wa-sallam), mentre secondo altri era una preghiera nafl. Entrambe le parti hanno assunto questo versetto come prova.
(Arabo******************)
Significato: «Veglia durante una parte della notte per la preghiera (Tahajjud): ciò è per te nafl (supplementare).» (Sura 17, al-Isrāʾ, versetto 79)
Una delle parti ritiene che questo versetto costituisca una prova decisiva del fatto che la preghiera notturna (Tahajjud) non sia obbligatoria, bensì nafl.
L’altra parte ritiene che in questo versetto gli sia stato ordinato di vegliare la notte per la preghiera (Tahajjud) e che, pertanto, essa fosse obbligatoria per lui. Anche nei primi due versetti della Sura al-Muzzammil gli è stato impartito il medesimo ordine:
(Arabo******************)
Significato: «O tu che sei avvolto nelle vesti! Compi il Qiyām al-Layl per il resto della notte, fatta eccezione per una parte.» In questi due passi gli è stato ordinato di vegliare la notte per la preghiera e tale ordine non è stato abrogato per lui. Dunque, per lui la preghiera del Tahajjud era obbligatoria.
Nel primo versetto si è detto: «Ciò è per te nafl (supplementare)». Qui nafl non significa «preghiera nafl»; il termine nafl è invece usato nel senso di «supplementare». In altre parole, l’ordine di vegliare la notte per la preghiera era un obbligo aggiuntivo per te. Questa preghiera era una preghiera aggiuntiva per il rango e la ricompensa del Messaggero di Allah (ṣallallāhu ʿalayhi wa-sallam).
Per gli altri, pregare durante la notte la preghiera del tahajjud è mubāḥ (permesso) ed è un’espiazione (riparazione) per i loro peccati.
Allah l’Altissimo aveva già perdonato al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) tutti i peccati precedenti e successivi. Perciò gli fu ordinato di compiere questa preghiera per accrescere il suo rango e conseguire l’eccellenza. Per la sua comunità, invece, questa preghiera è un mezzo per liberarsi dai peccati.
Secondo noi, qui la parola nafl (supplementare) non significa semplicemente qualcosa di permesso, che si può compiere oppure non compiere.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) non tralasciava mai il tahajjud, né quando era a casa né quando era in viaggio. Se talvolta lo perdeva durante la notte a causa del sonno o della malattia, lo recuperava durante il giorno.
Quante rakʿāt di tahajjud compiva?
Per comprendere quante rakʿāt di preghiera il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) compisse durante la notte, occorre innanzitutto ricordare che nell’ultima metà della notte egli compiva tre tipi di preghiera, cioè:
– la preghiera del tahajjud.
– la preghiera del witr.
—Due rakʿat della sunna del fajr.
Poiché egli talvolta eseguiva queste tre preghiere nello stesso momento e talvolta in momenti in parte distinti, si è creata una certa divergenza nel determinare il numero delle rakʿat del tahajjud e del witr. Ognuno ha riferito il numero di rakʿat che aveva visto compiere. Tuttavia, in questo caso, le narrazioni di ʿAʾisha (r.a.) e di Ibn ʿAbbas (r.a.) sono quelle autentiche.
In al-Bukhari e Muslim è stato riferito da ʿAʾisha (r.a.): «Dopo aver terminato la preghiera dellʿisha, il Messaggero di Allah (s.a.s.) pregava undici rakʿat fino al fajr. Pronunciava il saluto finale ogni due rakʿat e concludeva il witr con una rakʿat. In questa preghiera, ciascuna delle sue prosternazioni durava quanto la recitazione di cinquanta versetti del Corano da parte vostra. Poi, quando il muʾadhdhin terminava lʿadhan del fajr, pregava due rakʿat leggere, si sdraiava sul fianco destro e riposava fino allʾiqama del fajr.»
In Sahih Muslim è stato menzionato un altro hadith da ʿAʾisha (r.a.), nel quale ella dice: «Il Messaggero di Allah (s.a.s.) pregava tredici rakʿat durante la notte. Tra queste era compreso il witr, così come le due rakʿat del fajr».
In al-Bukhari e Muslim è stato riferito da Ibn ʿAbbas (r.a.) che una notte pernottò nella casa di sua zia, la Madre dei credenti Maymuna (r.a.). Vedendo il Messaggero di Allah (s.a.s.) pregare durante la notte, si alzò anch’egli, pregò con lui e poi si mise a riposare. Quando in seguito Bilal pronunciò lʾiqama, si alzò e pregò il fajr.
In al-Bukhari e Muslim è stato riferito un altro hadith da ʿAʾisha (r.a.). Ella dice: «Né durante il Ramadan né al di fuori del Ramadan, il Messaggero di Allah (s.a.s.) ha mai pregato più di undici rakʿat durante la preghiera notturna».
Questa narrazione di ʿAʾisha è autentica. Tuttavia, la narrazione delle tredici rakʿat menzionata sopra comprende le due rakʿat del fajr.
In alcune narrazioni è menzionato che egli pregava due rakʿat dopo le tredici rakʿat. Questa narrazione è riportata in al-Bukhari. Tuttavia, nella narrazione di Muslim è menzionato che pregava tredici rakʿat comprese le due rakʿat del fajr.
È stato riferito da Qasim ibn Muhammad, in al-Bukhari e Muslim, che egli disse: «Ho sentito ʿAisha, che Allah sia soddisfatto di lei, dire: “La preghiera notturna del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace — cioè il tahajjud — consisteva essenzialmente in dieci rakʿat. Inoltre, eseguiva il witr di una rakʿa, poi pregava le due rakʿat del fajr. In totale pregava tredici rakʿat”».
— Questa narrazione è chiara.
L’Imam al-Shaʿbi ha detto: «Chiesi ad ʿAbdullah ibn ʿAbbas e ad ʿAbdullah ibn ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di entrambi, informazioni sulla preghiera notturna del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Entrambi mi dissero: “La preghiera notturna del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, consisteva in tredici rakʿat: otto rakʿat di tahajjud, tre rakʿat di witr e due rakʿat della sunnah del fajr”».
Sebbene vi siano alcune differenze nelle narrazioni, analizzando attentamente tutti gli hadith relativi alla questione si comprende che, in sostanza, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregava undici rakʿat per la preghiera notturna, compreso il witr, escludendo le due rakʿat della sunnah del fajr. [Dalla discussione svolta finora potrebbe sorgere qualche dubbio sul fatto che la preghiera del witr consista in una o tre rakʿat. Riporto dunque qui un altro hadith riguardante il numero di rakʿat del tahajjud insieme al witr:
È stato riferito da Masruq, che disse: «Chiesi alla Madre dei credenti, ʿAisha, che Allah sia soddisfatto di lei, quante rakʿat comprendesse la preghiera notturna del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Ella mi rispose: “A parte le due rakʿat del fajr, la preghiera notturna del Messaggero di Allah consisteva in sette, nove oppure undici rakʿat”». (Sahih al-Bukhari)
Quando pregava il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, la preghiera notturna (tahajjud)?
Da diverse narrazioni si apprende che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, pregava la preghiera notturna—
—talvolta si alzava a mezzanotte.
-A volte si alzava poco prima della mezzanotte.
-A volte si alzava poco dopo la mezzanotte.
-A volte si alzava al primo canto del gallo, cioè all’inizio dell’ultimo terzo della notte.
A volte completava la preghiera notturna senza interruzioni. Altre volte la recitava in modo intermittente. In modo intermittente significa che pregava due rakʿat e poi dormiva; quindi si rialzava, faceva l’abluzione, usava il miswāk e pregava due rakʿat. Poi tornava a dormire e si rialzava di nuovo, completandola in questo modo.
Quando si alzava per la preghiera notturna, pregava per prime due rakʿat leggere. Esortava anche i Compagni a pregare queste due rakʿat leggere. [Non è chiaro a cosa corrispondessero queste due rakʿat. Tuttavia, in varie narrazioni si parla delle due rakʿat leggere iniziali. Potrebbero essere le prime due rakʿat del tahajjud oppure le tahiyyat al-wuduʾ.] Poi prolungava le rakʿat successive.
È stato narrato da ʿĀʾisha e Ibn ʿAbbās che il Messaggero di Allah, dopo aver guidato la preghiera dellʿishāʾ e essere tornato a casa, pregava alcune rakʿat (da due a quattro). Dopo aver pregato per un certo tempo, dormiva.
Quando si svegliava per la preghiera notturna, usava il miswāk, faceva l’abluzione, ricordava Allah, recitava alcune invocazioni e poi pregava.
Che cosa recitava durante il tahajjud e nella preghiera del tahajjud?
È stato narrato da Ibn Abbas (ra) attraverso diverse catene di trasmissione in al-Bukhari e Muslim che il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), quando si alzava per la preghiera notturna (Tahajjud), prima di compiere l’abluzione guardava verso il cielo e recitava gli ultimi versetti della sura Āl ʿImrān (dell’ultimo rukūʿ). I versetti sono i seguenti:
(Arabo***********************)
Significato: Nella creazione della Terra e dell’universo e nell’alternarsi della notte e del giorno vi sono moltissimi segni per le persone dotate di intelletto, che ricordano Allah in ogni condizione: in piedi, sedute e sdraiate. (Spontaneamente esclamano:) «O nostro Signore! Non hai creato tutto questo senza significato né scopo. Tu sei certamente esente e puro da ogni difetto di futilità. O nostro Signore, salvaci dunque dal tormento dell’Inferno. Signore, colui che tu farai entrare nell’Inferno sarà certamente coperto di estrema ignominia, e gli ingiusti non avranno alcun soccorritore. Nostro Signore, abbiamo sentito un banditore che invitava: “Credete nel vostro Signore”, e abbiamo creduto rispondendo al suo invito. O nostro Signore, perdona dunque i nostri peccati, cancella le nostre colpe e concedici di morire insieme ai virtuosi. Nostro Signore, concedici ciò che ci hai promesso per mezzo dei Tuoi messaggeri e non coprirci di vergogna nel Giorno della Resurrezione. In verità, Tu non vieni mai meno alla promessa». (Accogliendo la supplica) il loro Signore dice: «Io non farò andare perduta l’opera di nessuno di voi che agisce, sia egli uomo o donna; appartenete gli uni agli altri. Quanto a coloro che sono emigrati, sono stati espulsi dalle loro case, sono stati perseguitati per la Mia causa, hanno combattuto e sono stati uccisi, certamente cancellerò le loro colpe e li farò entrare in Giardini sotto i quali scorrono i fiumi. Questa è una ricompensa da parte di Allah per loro; presso Allah si trova la migliore ricompensa. O Profeta, non lasciarti ingannare dal movimento e dallo splendore di coloro che circolano nei vari Paesi e nelle città. È solo un godimento di pochi giorni. Poi la loro dimora sarà l’Inferno: quale pessima dimora! Ma per coloro che temono il loro Signore vi sono, presso Allah, Giardini attraversati da fiumi, nei quali resteranno per sempre: un dono da parte di Allah. Ciò che si trova presso Allah è migliore per i virtuosi. Tra la Gente del Libro vi sono certamente persone che credono in Allah, nel Libro fatto scendere a voi e in quello fatto scendere a loro; sono umili davanti ad Allah e non vendono i versetti di Allah a vil prezzo. Per loro vi è una ricompensa presso il loro Signore, e Allah è certamente rapido nel saldare i conti. O credenti, siate pazienti, perseverate con fermezza, mantenete saldi i vostri legami e temete Allah: così avrete successo». Nella narrazione di Ibn Abbas si aggiunge che, al termine della preghiera notturna, il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) recitò questa supplica:
(Arabo********************)
Significato: Mio Allah, poni una luce nel mio cuore (rendilo luminoso), poni una luce sulla mia lingua, poni una luce nella mia vista, poni una luce nel mio udito, poni una luce alla mia destra, poni una luce alla mia sinistra, poni una luce sopra di me, poni una luce sotto di me, poni una luce davanti a me e poni una luce dietro di me. O Allah, concedimi la luce e rendi la mia luce ampia e luminosa.
È stato narrato da Ibn Abbas (ra) in al-Bukhari e Muslim che, quando il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) si alzava per la preghiera del Tahajjud, recitava queste parole: (Arabo*****************)
Significato: Mio Allah, ogni lode appartiene a Te. Tu sei il Custode e il Governatore di questo universo, di questa Terra e di tutto ciò che si trova tra essi. Ogni lode appartiene a Te: Tu sei la luce di questo universo, di questa Terra e di tutto ciò che si trova tra essi. Ogni lode appartiene a Te: Tu sei il Sovrano assoluto di questo universo, di questa Terra e di tutto ciò che si trova tra essi. Ogni lode appartiene a Te. Tu sei la Verità suprema. La Tua promessa è vera. Il Tuo incontro è vero. La Tua parola è vera. Il Paradiso è vero. L’Inferno è vero. I profeti sono veri. Muhammad è un vero profeta. L’Ora è vera. O Allah, a Te mi sono sottomesso, in Te ho creduto, in Te ho riposto la mia fiducia, a Te sono tornato, per Te ho conteso con tutti e a Te ho sottoposto il giudizio. O mio Signore, perdonami dunque tutte le mie colpe, passate e future, nascoste e manifeste. Perdona anche quelle colpe che Tu conosci meglio di me. Tu sei Colui che fa avanzare tutti e ogni cosa e che fa arretrare tutti e ogni cosa. Non vi è divinità all’infuori di Te e non vi è salvatore all’infuori di Te.»
È stato narrato nella Sahih Muslim da ʿAisha (ra), Madre dei credenti, che quando il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) si alzava di notte e iniziava la preghiera, diceva:
(Arabo***************)
Signore, o Allah! Signore di Gabriele, Michele e Israfil! Creatore dell’universo e della terra! Conoscitore assoluto dell’invisibile e del visibile. Sei Tu che giudicherai le controversie tra i Tuoi servi. Mostrami, per la Tua grazia, la verità riguardo alla quale essi sono in disaccordo. Poiché Tu guidi sulla retta via chi vuoi.”
È stato narrato da Aisha (ra) in Abu Dawud che, quando il Messaggero di Allah (s.a.) si svegliava durante la notte, diceva:
(Arabo***********************)
Significato: non vi è alcun Signore, alcun Sovrano o Liberatore all’infuori di Te. Tu sei puro e libero da ogni sorta di errore, deviazione e debolezza. Io lodo soltanto Te, o Allah! Ti chiedo perdono per le mie colpe. Chiedo la Tua grazia. O Allah, accresci la mia conoscenza. Dopo avermi guidato sulla retta via, non lasciare che il mio cuore si smarrisca nuovamente. Concedimi la Tua grazia. Certamente, Tu sei il Donatore supremo.»
È stato riferito da Sharik al-Hawani, un Tābiʿī, in Abu Dawud; egli disse: «Chiesi alla Madre dei credenti, Aisha (ra), che cosa recitasse per prima il Messaggero di Allah (s.a.) quando si alzava per pregare durante la notte. Ella rispose: “Mi hai chiesto di una cosa sulla quale nessuno, prima di te, mi aveva mai interrogata”. Quando il Messaggero di Allah (s.a.) si svegliava durante la notte, pronunciava dieci volte (***) (Allah è grande), diceva dieci volte (***) e pronunciava (*********) (Ogni lode appartiene ad Allah), diceva dieci volte (******), dieci volte (*****), diceva dieci volte (*******) (Chiedo perdono ad Allah), diceva dieci volte (*****) e diceva dieci volte (******************) (O Allah! Cerco rifugio presso di Te dalle angustie di questo mondo e del Giorno della Resurrezione). [Queste parole sono chiamate “Muʿashsharāt al-Sabʿa”. Significa sette frasi, ciascuna delle quali deve essere pronunciata dieci volte.] Dopodiché iniziava la preghiera.”
È stato riferito in Sahih al-Bukhari da ʿUbada ibn al-Samit (ra) che egli disse: il Messaggero di Allah (s.a.) ha detto che chiunque si svegli durante la notte, reciti queste parole e supplichi, vedrà accolta la propria supplica. Dopodiché, se compie l’abluzione e prega, la sua preghiera sarà accettata. Queste sono le parole: (Arabo******************)
È stato riferito da Hudhayfa (ra) in Abu Dawud e al-Nasa’i che egli vide il Messaggero di Allah (s.a.) recitare queste parole prima di iniziare la preghiera notturna:
(Arabo*****************)
Significa: Allah è il Grande, Allah è al di sopra di tutti, Allah è il Più Grande; Egli è il migliore e il Magnifico, il Possessore della potenza e della maestà, è il migliore e il Magnifico.”
Nella stessa narrazione, Hudhayfa (ra) riferisce che, durante la preghiera notturna, il Messaggero (s) recitò questa supplica a lungo, tra le due prosternazioni:
(Arabo*****************)
Significa: Mio Signore, perdonami! Mio Padrone, perdonami.………………
An-Nasāʾī e Ibn Mājah hanno riportato un hadith da Abū Dharr (ra), il quale riferisce: Una volta il Messaggero di Allah (s) si alzò per la preghiera notturna e, per tutta la preghiera³, fino all’inizio dell’alba, recitò ripetutamente una sola āyah. L’āyah è: (Arabo******************)
Significa: Signore, se li castighi, puoi farlo, poiché sono Tuoi servi. E se li perdoni, puoi certamente farlo, poiché Tu sei l’Onnipotente, il Saggio.” (Sūra al-Māʾida: 118)
In alcuni giorni, durante la preghiera notturna, il Messaggero di Allah (s) recitava la sūra al-Baqara, Āl ʿImrān, an-Nisāʾ, al-Māʾida oppure al-Anʿām.
Talvolta recitava insieme, a due a due, le prime sure delle sure al-Mufaṣṣal (da al-Ḥujurāt fino alla fine).
Incoraggiava i Compagni a recitare, nella preghiera notturna, dieci, cento o mille versetti, secondo le loro possibilità.
La grande benevolenza della devozione notturna[«La grande benevolenza della devozione notturna»: questo paragrafo è stato aggiunto dal curatore.]
È stato narrato da Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, in al-Bukhārī e Muslim, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Quando rimane l’ultimo terzo di ogni notte, Allah l’Altissimo scende al cielo più vicino alla Terra (si avvicina alla Terra) e continua a proclamare: “Ascoltate! Chiunque Mi invocherà ora, Io risponderò alla sua invocazione. Chiunque Mi chiederà qualcosa ora, gliela concederò. Chiunque ora Mi chiederà perdono per i suoi peccati, Io lo perdonerò”». E continua a proclamare in questo modo fino all’alba.
È stato narrato da Abū Umāma, che Allah sia soddisfatto di lui, in al-Tirmidhī, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Dovete alzarvi di notte e pregare, perché ciò è:
– la pratica dei pii tra coloro che vi hanno preceduti,
– un mezzo per ottenere la vicinanza al vostro Signore,
– uno strumento per cancellare i peccati e
—Un deterrente dal peccato.
Nel Musnad di Ahmad è narrato da Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, che disse: Ho udito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: «Dopo le preghiere obbligatorie, la migliore preghiera è quella della notte».
È narrato da Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, nelle raccolte di Abu Dawud e an-Nasa’i, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Allah abbia misericordia dell’uomo che si alza durante la notte, prega e sveglia sua moglie, ed ella prega; e, se ella non vuole alzarsi, le spruzza dell’acqua sul viso. Allah abbia misericordia anche della donna che si alza durante la notte, prega e sveglia suo marito, ed egli prega; e, se egli non vuole alzarsi, gli spruzza dell’acqua sul viso».
È narrato da Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, in al-Bukhari e Muslim, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: «Quando uno di voi dorme, Satana annoda tre nodi dietro la sua testa. Su ciascun nodo appone il sigillo delle parole: “La notte è ancora lunga, dormi”. Ma se si sveglia e ricorda Allah, un nodo si scioglie. Se compie anche l’abluzione, si scioglie un altro nodo. Poi, se prega, si scioglie anche l’ultimo nodo. In tal modo si risveglia al mattino sereno, puro e di buon umore. Altrimenti si risveglia al mattino con animo sporco e pigro».
È narrato da al-Mughira ibn Shu’ba, che Allah sia soddisfatto di lui, in al-Bukhari e Muslim, che una volta i piedi del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si gonfiarono a causa della sua lunga permanenza in piedi durante la preghiera notturna. Gli fu allora detto: «Perché ti sottoponi a una tale fatica? Ti sono stati perdonati tutti i peccati precedenti e successivi». Egli rispose: «Non dovrei forse essere un servo riconoscente verso Allah?»
È narrato da Jabir, che Allah sia soddisfatto di lui, che disse: Ho udito il nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: «Durante tutta la notte vi è un momento in cui, se un musulmano lo incontra e chiede ad Allah qualsiasi bene di questo mondo o dell’Aldilà, certamente Allah glielo concede. E questo momento speciale si presenta ogni notte». (Sahih Muslim)
È narrato da Abdullah ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui, che il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, disse: (arabo*****************)
«I migliori e più eccellenti membri della mia comunità sono coloro che portano il Corano e coloro che vegliano durante la notte per compiere la preghiera». (Bayhaqi: da Ibn Abbas, che Allah sia soddisfatto di lui)
8
La preghiera del witr
Egli recitava il witr insieme al tahajjud.
La preghiera del witr del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) era inclusa nella sua preghiera qiyam al-layl, o tahajjud. Egli recitava la preghiera del witr insieme al tahajjud. Pertanto, la preghiera del witr da lui compiuta deve essere trattata insieme alla sua preghiera del tahajjud.
Come recitava il witr insieme al tahajjud e quante rakʿat recitava? Dalle diverse narrazioni degli hadith si conoscono alcuni modi. Sono i seguenti:
Primo. Il modo narrato da Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui): Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: Una volta trascorsi la notte nella casa di mia zia materna. Vidi che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si alzò nell’ultimo terzo della notte. Guardando verso il cielo, recitò: «Inna fi khalfis-samawati…». Poi fece l’abluzione e si mise in piedi per la preghiera. Anch’io feci l’abluzione e mi posi alla sua sinistra. Allora mi prese per l’orecchio, mi fece girare e mi portò alla sua destra. Pregai insieme a lui e vidi che recitò complessivamente tredici rakʿat, witr compreso.
In un’altra narrazione trasmessa da Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui), egli racconta di aver visto il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitare otto rakʿat di tahajjud, due rakʿat alla volta, poi tre rakʿat di witr e due rakʿat della sunnah del fajr. Queste narrazioni sono riportate in Bukhari, Muslim e altre opere.
Secondo. Il modo narrato da Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei): Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si alzava per la preghiera notturna, iniziava con due rakʿat leggere (brevi) e completava undici rakʿat. Pronunciava il salam dopo ogni due rakʿat e, alla fine, aggiungeva una rakʿah, rendendo così la preghiera dispari, cioè witr.
Tre. Pregava tredici rakʿat come nel secondo tipo.
Quattro. Pregava otto rakʿat, a coppie di due. Poi, senza sedersi nel mezzo, pregava cinque rakʿat con un’unica invocazione finale di pace. (Riferito da ʿĀʾisha in al-Bukhārī e Muslim.)
Cinque. Pregava nove rakʿat di seguito. Dopo aver pregato consecutivamente otto rakʿat, si sedeva nell’ottava e, stando seduto, faceva il ricordo e la lode di Allah e supplicava. Poi si alzava, pregava la nona rakʿat (il witr) e concludeva con l’invocazione di pace. Quindi pregava due rakʿat da seduto. (Riferito da ʿĀʾisha in Ṣaḥīḥ Muslim.)
Sei. Pregava sette rakʿat, analogamente alle nove rakʿat menzionate sopra. Poi pregava due rakʿat da seduto.
Sette. Terminava la preghiera del tahajjud pregando due rakʿat per volta. Poi, senza sedersi nel mezzo, pregava consecutivamente tre rakʿat di witr. L’Imam Aḥmad ha riferito ciò da ʿĀʾisha. ʿĀʾisha disse: «Egli pregava tre rakʿat di witr senza interruzione».
Anche l’Imam al-Nasāʾī ha riferito da ʿĀʾisha un hadith di questo tipo. In esso ʿĀʾisha dice: «Il Messaggero pregava consecutivamente tre rakʿat di witr, senza concludere con l’invocazione di pace dopo la seconda rakʿat». Tuttavia, questo modo di pregare il witr deve essere esaminato attentamente, perché non concorda con la maggior parte delle narrazioni.
Abū Ḥātim e Ibn Ḥibbān hanno riferito un hadith da Abū Hurayra nelle loro raccolte di hadith autentici. In esso Abū Hurayra riferisce che il Messaggero di Allah ha detto: «Non rendete la preghiera del witr simile a quella del maghrib e non pregate tre rakʿat; piuttosto, pregatene cinque o sette».
L’Imam al-Dāraquṭnī ha detto che tutti i narratori della narrazione relativa alla preghiera del witr di cinque e sette rakʿat sono affidabili. Egli disse: «Chiesi ad Abū ʿAbd Allāh: “Concludi con l’invocazione di pace dopo la seconda rakʿat nella preghiera del witr?”. Rispose: “Sì”. Chiesi: “Perché concludi con l’invocazione di pace dopo la seconda rakʿat?”. Rispose: “Gli hadith relativi alla conclusione con l’invocazione di pace dopo la seconda rakʿat sono numerosi e solidi, perché sono stati riferiti dall’Imam al-Zuhrī da ʿUrwa ibn al-Zubayr, e da lui da ʿĀʾisha. Questa catena di trasmissione è estremamente solida e aurea».
Harith, che Dio abbia misericordia di lui, ha detto: quando all’imam Ahmad fu chiesto riguardo alla preghiera del witr, egli rispose: «Bisogna concludere con il salām nella seconda rakʿa. Tuttavia, anche se non si conclude con il salām, spero che ciò non pregiudichi la preghiera. Ma il fatto di concludere con il salām è attestato dal Profeta, che Dio lo benedica e gli conceda la pace».
Abū Ṭālib racconta: «Chiesi ad Abū ʿAbd Allāh quale ḥadīth preferisse riguardo al witr. Egli rispose: è autentico sia il ḥadīth secondo cui si pregano cinque rakʿāt consecutivamente, senza sedersi nel mezzo, concludendo con il salām nell’ultima rakʿa, sia quello secondo cui si pregano sette rakʿāt consecutivamente, concludendo con il salām nell’ultima rakʿa. È autentico anche il ḥadīth narrato da Zurāra da ʿĀʾisha, che Dio sia soddisfatto di lei, secondo cui il Messaggero, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, pregava nove rakʿāt e si sedeva dopo averne pregate otto consecutivamente. Tuttavia, i ḥadīth riguardanti la preghiera del witr composta da una sola rakʿa sono più forti; perciò è questo ciò che pratico». Chiesi: «E riguardo alle tre rakʿāt menzionate da Ibn Masʿūd, che Dio sia soddisfatto di lui?». Egli rispose: «Sì, Ibn Masʿūd, che Dio sia soddisfatto di lui, ha menzionato tre rakʿāt; anche Saʿd gli disse alcune cose in risposta e contestò la sua posizione sulle tre rakʿāt».
8. La dichiarazione di Ḥudhayfa, riportata da al-Nasāʾī e Abū Dāwūd: in essa Ḥudhayfa, che Dio sia soddisfatto di lui, menziona soltanto quattro rakʿāt accompagnate da lunghi tasbīḥ e suppliche. (In realtà, nella narrazione di Ḥudhayfa, che Dio sia soddisfatto di lui, non viene menzionata la preghiera del witr.)
Questi sono i diversi modi della preghiera del witr che, secondo le prove disponibili, il Messaggero di Allah, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, praticava. Poiché il Messaggero, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, pregava la preghiera del witr insieme alla preghiera notturna, ciascun Compagno ha riferito il numero di rakʿāt che aveva visto. Inoltre, essi praticavano secondo ciò che avevano osservato personalmente. Pertanto, è sufficiente praticare uno qualsiasi dei modi riportati nei ḥadīth autentici, perché il Messaggero, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, li praticò in forme diverse.
Quando e come la praticava?
Da diversi ḥadīth risulta che il Messaggero di Allah, che Dio lo benedica e gli conceda la pace, pregava la preghiera del witr –
– anche nella prima parte della notte e ordinava ai Compagni di pregarla.
– anche nel mezzo della notte.
Lo recitava anche nell’ultima parte della notte.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) eseguiva generalmente la preghiera notturna in tre modi:
Primo: per la maggior parte del tempo pregava in piedi.
Secondo: talvolta, soprattutto in età avanzata, pregava seduto e compiva anche il rukūʿ da seduto.
Terzo: talvolta recitava le sure da seduto; tuttavia, al momento del rukūʿ, si alzava in piedi e lo compiva. Poi andava in sujūd.
Tutti e tre questi modi sono stati trasmessi attraverso autentiche catene di trasmissione.
La duʿāʾ del qunūt nel witr
Non risulta da alcuna fonte, a parte un hadith riportato da Ibn Mājah, che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitasse il qunūt nella preghiera del witr. La catena di trasmissione dell’hadith è la seguente: Ibn Mājah > ʿAlī ibn Maymūn al-Raqqī > Muḥammad ibn Yazīd > Sufyān > Zubayd al-Yāmī > Saʿīd ibn ʿAbd al-Raḥmān ibn Abzā > ʿAbd al-Raḥmān ibn Abzā > Ubayy ibn Kaʿb (che Allah si compiaccia di lui). L’hadith trasmesso da Ubayy ibn Kaʿb recita: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) eseguiva il witr e recitava il qunūt prima del rukūʿ».
È stato riferito dall’Imam Ahmad che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitava il qunūt principalmente dopo il rukūʿ, non prima.
In realtà, tutte le narrazioni riguardanti il qunūt riferiscono che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) lo recitava nella preghiera del fajr, dopo essersi raddrizzato in piedi dal rukūʿ. Da questo hadith di Ibn Mājah si apprende che nella preghiera del witr lo recitava prima del rukūʿ.
Nel Musnad di Ahmad e nelle raccolte Sunan è stato riferito da al-Hasan ibn ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) che egli disse: «Le parole che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) mi insegnò a recitare nel witr sono queste:
(Arabo********************)
Significa: «O Allah, includimi tra coloro che hai guidato sulla retta via! Includimi tra coloro ai quali hai concesso il perdono e la salute, concedendomi anch’io il perdono e la salute! Includimi tra coloro di cui sei il Protettore! Benedici per me ciò che mi hai concesso. Proteggimi dalla Tua cattiva decisione. Tu sei il vero Giudice e nessuno può giudicare contro di Te. Colui di cui hai assunto la protezione non può essere umiliato da nessuno. Nessuno può conferire onore a chi è diventato Tuo nemico. O nostro Signore, Tu sei colmo di immensa abbondanza, Tu sei sommamente grande.»
Nella narrazione di al-Nasāʾī si afferma inoltre che, dopo aver recitato questa supplica, al-Hasan (che Allah sia soddisfatto di lui) recitava la benedizione sul Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).
Al-Ḥākim ha menzionato nella sua opera al-Mustadrak anche quanto segue, riportandolo da al-Hasan (che Allah sia soddisfatto di lui): il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) mi insegnò a recitare queste parole nella preghiera del witr, dopo essersi rialzato dal rukūʿ, quando non restava altro che la prosternazione.
L’Imam al-Tirmidhī ha detto che questo hadith di al-Hasan è un hadith «hasan» (buono). Riguardo al qunūt del witr, non è stata trovata alcuna narrazione migliore di questa.
Tuttavia [il resto è stato aggiunto dall’editore], il muḥaddith al-Ṭabarānī e altri hanno narrato un altro qunūt per la preghiera del witr. Sebbene i muḥaddithūn abbiano definito anche il qunūt sopra riportato, narrato da al-Ḥasan, il migliore dei qunūt del witr, l’imām Abū Ḥanīfa, l’imām Mālik e altri hanno considerato eccellente anche il seguente qunūt:
(Arabo******************)
Significa: O Allah! Chiediamo aiuto soltanto a Te, chiediamo perdono soltanto a Te, crediamo soltanto in Te, confidiamo soltanto in Te e attribuiamo soltanto a Te ogni qualità somma. Viviamo mostrando la nostra gratitudine verso di Te e non seguiamo la via dell’ingratitudine nei Tuoi confronti. Abbandoniamo coloro che Ti disobbediscono e non manteniamo rapporti con loro. O Allah! Adoriamo soltanto Te, preghiamo soltanto per Te e ci prosterniamo soltanto davanti a Te. Corriamo verso la Tua via e procediamo soltanto sulla Tua via. Desideriamo la Tua misericordia, temiamo il Tuo castigo, e il Tuo castigo colpirà soltanto i miscredenti.”
Due rakʿāt dopo il witr
È stato narrato in Ṣaḥīḥ Muslim e nel Musnad di Aḥmad, da ʿĀʾisha, Umm Salama e Abū Umāma, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, talvolta recitava due rakʿāt dopo il witr stando seduto.
Gli studiosi hanno divergenze riguardo alla validità di queste due rakʿāt. Secondo alcuni, queste due rakʿāt contraddicono le parole del Messaggero, pace e benedizioni su di lui: «Fate del witr l’ultima preghiera della notte». Altri hanno detto che il Messaggero, pace e benedizioni su di lui, recitò queste due rakʿāt proprio per dimostrare la liceità di pregare dopo il witr. Alcuni hanno detto che queste due rakʿāt sono una preghiera complementare al witr.
9
Le preghiere supererogatorie occasionali del Messaggero di Allah
Salāt ad-Duhā (la preghiera del Duha)
Il periodo compreso tra il momento in cui, al mattino, il sole è sorto e si è fatto luminoso e quello in cui raggiunge lo zenit viene chiamato Duha o Chasht. In questo periodo, talvolta il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) eseguiva alcune preghiere volontarie e incoraggiava i Compagni a farlo. Egli eseguiva questa preghiera talvolta in due rakʿāt, talvolta in quattro, talvolta in sei e talvolta in otto rakʿāt.
Tuttavia, così come negli hadith si tramanda che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) la eseguisse in questo periodo e incoraggiasse a farlo, si tramanda anche che in questo periodo non eseguisse la preghiera.
In Sahih al-Bukhari è stato narrato un hadith da ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei). Ella disse: «Non ho visto il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) eseguire la preghiera del Duha; tuttavia, io eseguo la preghiera in questo momento».
In Sahih al-Bukhari è stato narrato da Mūriq al-ʿIjlī: «Chiesi a Ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui): “Esegui la preghiera del Duha?”. Egli rispose: “No”. Poi chiesi: “Il Nobile Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) la eseguiva?”. Egli disse: “No, neppure lui la eseguiva”».
L’Imam al-Bukhari ha menzionato anche un hadith trasmesso da Ibn Abī Laylā. In questo hadith, Ibn Abī Laylā dice: «Nessuno ci ha riferito che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) eseguisse la preghiera del Duha. Soltanto Umm Hāniʾ disse: “Il giorno della conquista della Mecca, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) venne a casa mia, fece il bagno e poi eseguì otto rakʿāt. Non l’avevo mai visto eseguire una preghiera così breve. Tuttavia, eseguì perfettamente il rukūʿ e il sujūd. Era il momento del Duha (cioè del Chasht)”».
In Sahih Muslim è stato narrato da ʿAbdullah ibn Shaqīq: «Chiesi alla Madre dei credenti ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei): “Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) eseguiva la preghiera del Duha?”. Ella rispose: “No. Tuttavia, quando tornava da un viaggio in quel periodo, eseguiva alcune preghiere”».
Allo stesso modo, si tramanda anche che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) eseguisse la preghiera del Duha. Ad esempio:
È stato narrato da Aisha, che Allah sia soddisfatto di lei, in Sahih Muslim, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, pregava la preghiera del duha e ne eseguiva quattro rakʿat. Se Allah voleva, ne eseguiva anche di più.
È stato narrato da Umm Hani, che Allah sia soddisfatto di lei, in al-Bukhari e Muslim, che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, il giorno della conquista della Mecca pregò otto rakʿat della preghiera del duha nella sua casa.
In al-Mustadrak di al-Hakim è narrato da Anas, che disse: «Ho visto il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, pregare otto rakʿat della preghiera del duha durante un viaggio».
Al-Hakim ha narrato, nel capitolo «Il merito della preghiera del duha», da Aisha, che disse: «Una volta il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, pregò la preghiera del duha. Poi recitò cento volte questa supplica:
Significato: «O Allah, perdonami, abbi misericordia di me e accetta il mio pentimento. Certamente Tu sei misericordioso, perdonatore e Colui che accetta il pentimento».
Mujahid ha detto che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, pregava, durante il tempo della preghiera del duha, due, quattro, sei o otto rakʿat.
Al-Hakim ha menzionato anche dodici rakʿat, sulla base di una narrazione trasmessa da Aisha e Umm Salama, che Allah sia soddisfatto di entrambe.
Poiché esistono hadith sia a favore sia contro l’esecuzione della preghiera durante il tempo del duha, anche i muhaddithun hanno espresso opinioni diverse riguardo al fatto di eseguirla o meno.
Sono stati trasmessi diversi hadith riguardo al merito di compiere o non compiere questa preghiera. Molti pii predecessori compivano questa preghiera in conformità agli hadith.
Un altro gruppo di studiosi degli hadith ha sostenuto l’opinione di abbandonare questa preghiera. Essi hanno messo in dubbio l’autenticità degli hadith al riguardo. Inoltre, hanno sottolineato che i Compagni non ne erano a conoscenza.
In un hadith riportato da al-Bukhari, Ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) e io stesso non compivamo questa preghiera».
Ho appreso tramite Waki’ che Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Ho visto il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) compiere la preghiera del duha una sola volta».
Ali ibn al-Madini riferisce, tramite Abd al-Rahman ibn Abi Bakr, che un giorno Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), vedendo alcune persone compiere la preghiera del duha, disse: «State compiendo una preghiera che non fu compiuta né dal Messaggero né da alcuno dei suoi Compagni».
Tuttavia, un terzo gruppo considera raccomandabile compiere la preghiera del duha. Perciò sostiene che egli la compisse solo in alcuni giorni.
Essi sostengono tuttavia che questa preghiera venga compiuta solo in alcuni giorni.
Tuttavia, gli hadith relativi al compimento della preghiera del duha non sono autenticamente comprovati.
È provato che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) talvolta pregasse in quell’orario, ma quelle sue preghiere non erano legate all’orario del duha. Per esempio, il giorno della conquista della Mecca si recò nella casa di Umm Hani, fece il bagno e pregò otto rakʿat. Questa preghiera non era legata a “quell’orario”; egli la compì piuttosto come ringraziamento per la conquista della Mecca. Anche ʿA’isha (che Allah sia soddisfatto di lei) ha riferito che, quando tornava da un viaggio, pregava nell’orario del duha. Anche questa non era una preghiera legata a “quell’orario”, bensì la preghiera compiuta al ritorno da un viaggio.
Pertanto, coloro che lo videro talvolta pregare in quell’orario non videro una preghiera legata a quell’orario, cioè alla preghiera del duha; piuttosto, per diverse ragioni, egli pregava talvolta in quell’orario. Questo è ciò che è comprovato.
La prostrazione di gratitudine
Era consuetudine del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e dei suoi Compagni che, quando si rallegravano per aver ricevuto una benedizione da Allah o perché una calamità era stata allontanata, si prostrassero davanti ad Allah in segno di gratitudine.
Nel Musnad di Ahmad è riferito da Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui): quando nella vita del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) accadeva qualcosa di gioioso, egli si lasciava cadere in prostrazione davanti ad Allah in segno di gratitudine.
Ibn Majah ha riferito tramite Anas (che Allah sia soddisfatto di lui): una volta fu portata al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) una buona notizia riguardo a una certa questione. Udita la notizia, egli si lasciò cadere in prostrazione davanti ad Allah.
L’Imam al-Bayhaqi ha menzionato un hadith autentico secondo le condizioni stabilite dall’Imam al-Bukhari per l’autenticità della catena di trasmissione. In esso si riferisce che, dopo aver ricevuto la notizia scritta, inviata da ʿAli (che Allah sia soddisfatto di lui), della conversione all’Islam della tribù di Hamdan, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si lasciò cadere in prostrazione. Poi sollevò la testa e disse: «La pace sia su Hamdan, la pace sia su Hamdan».
Nel Musnad di Ahmad è riferito da ʿAbd al-Rahman ibn ʿAwf (che Allah sia soddisfatto di lui):
Quando giunse da parte di Allah l’Altissimo questa buona novella: «Se qualcuno invoca benedizioni su di te, anch’Io invoco benedizioni su di lui; e se qualcuno ti rivolge il saluto, anch’Io gli rivolgo il saluto, facendo scendere su di lui la pace», il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, si prostrò immediatamente in segno di gratitudine.
È stato riferito nel Sunan di Abū Dāwūd, da Saʿd ibn Abī Waqqāṣ, che una volta il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, alzò le mani e pregò Allah per qualche istante. Poi si prostrò. Si prostrò in questo modo per tre volte. Infine ci disse: «Ho rivolto una supplica al mio Signore e ho interceduto per la mia umma (i seguaci). Egli ha esaudito la mia preghiera per un terzo della mia umma. Poi ha esaudito la mia preghiera per un altro terzo. Subito mi sono prostrato davanti al mio Signore in segno di gratitudine. Poi ho rialzato la testa e ho pregato nuovamente per la mia umma. Questa volta Egli ha esaudito la mia preghiera per il terzo restante della mia umma». Subito mi sono prostrato davanti al mio Signore in segno di gratitudine. [In questo hadith compare il termine «umma». «Umma» significa un gruppo di persone che segue gli stessi principi e lo stesso ideale. «Umma muhammadiana» significa il gruppo di persone che segue i principi e l’ideale di Muhammad, pace e benedizioni su di lui. Con le parole del Messaggero, pace e benedizioni su di lui, «ho interceduto per la mia umma», in questo hadith si intende: «Ho interceduto affinché fossero perdonate le persone che seguono i miei principi e il mio ideale».]
Come il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, anche i nobili Compagni compirono la prosternazione di gratitudine. È riportato nel Sahih al-Bukhari che, quando Kaʿb ibn Mālik, che Allah sia soddisfatto di lui, ricevette la buona novella del perdono, si prostrò immediatamente, chinandosi in gratitudine ad Allah l’Altissimo. [Il Compagno Kaʿb ibn Mālik, che Allah sia soddisfatto di lui, era uno dei tre Compagni che, per negligenza, non avevano partecipato alla spedizione di Tabūk. Al ritorno da Tabūk, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, per ordine di Allah, impose il boicottaggio a quei tre Compagni. Di conseguenza la loro vita divenne insopportabile e il mondo divenne angusto per loro. Essi continuarono a piangere e a pentirsi. Dopo cinquanta giorni di intenso pentimento, Allah l’Altissimo proclamò il loro perdono e fece scendere versetti del Corano. In quel momento Kaʿb, che Allah sia soddisfatto di lui, compì la prosternazione di ringraziamento.]
È riportato nel Musnad di Ahmad che, quando ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di lui, vide Dhū al-Thadiyya tra i caduti dei kharigiti, si prostrò davanti ad Allah.
Saʿīd ibn Manṣūr ha riferito che, quando Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, apprese la notizia della morte di Musaylima al-Kadhdhāb, il falso pretendente alla profezia, si prostrò immediatamente davanti ad Allah. [In questo paragrafo si menziona la prosternazione di ringraziamento, non la preghiera rituale. Inoltre, nell’hadith non viene menzionata la necessità di compiere l’abluzione per questa prosternazione.]
La prosternazione della recitazione
Quando, durante la recitazione del Corano, giungeva in un determinato punto il comando di prostrarsi, il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, si prostrava immediatamente dicendo: «Allāhu akbar». Durante la prosternazione della recitazione recitava molto spesso queste parole.
(Arabo***************)
Significato: il mio volto si è prosternato davanti a quell’Essere sublime che lo ha creato e gli ha dato una forma eccellente. Inoltre, con la Sua potenza e il Suo potere, gli ha donato l’udito e la vista.”
Talvolta, durante la prosternazione della recitazione, recitava la seguente supplica:
(Arabo******************)
Significato: o Allah! In cambio di questa prosternazione, alleggerisci il peso dei miei peccati. In cambio di essa, annota per me ricompensa e premio. Conserva questa prosternazione come una provvista per la mia vita ultraterrena. E accetta questa mia prosternazione nello stesso modo in cui hai accettato la prosternazione del Tuo servo Davide.”
Queste due narrazioni sono state riferite dai compilatori delle raccolte Sunan. Tuttavia, in nessuna delle due narrazioni si afferma che, quando sollevava la testa da questa prosternazione della recitazione, egli dicesse anche «Allahu Akbar».
Non è noto neppure che durante questa prosternazione il Messaggero di Allah (s.a.s.) recitasse il tashahhud, né che pronunciasse il saluto finale.
Le due rakʿat di Bilal dopo ogni abluzione [Paragrafo aggiunto dall’editore.]
Ogni volta che Bilal (r.a.) compiva l’abluzione, dopo di essa pregava due rakʿat. Il Messaggero di Allah (s.a.s.) approvò queste sue due rakʿat.
È narrato da Abu Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui, nei Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī e Muslim, che un giorno, dopo la preghiera dell’alba, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiese a Bilāl, che Allah sia soddisfatto di lui: «O Bilāl, dimmi: quale atto hai compiuto dopo aver abbracciato l’Islam, per il quale speri di ricevere da Allah una ricompensa maggiore? Ti ho posto questa domanda perché ho sentito davanti a me, in Paradiso, il rumore dei tuoi calzari». Bilāl rispose: «L’atto per il quale spero di ricevere da Allah la ricompensa più grande è che, ogni volta che durante il giorno o la notte ho compiuto l’abluzione, ho pregato con quella abluzione almeno qualche preghiera, nella misura in cui Allah l’Altissimo mi ha concesso la capacità di farlo».
Le due rakʿāt di Bilāl dopo ogni adhān [questo paragrafo è stato aggiunto dal curatore].
Bilāl, che Allah sia soddisfatto di lui, pregava due rakʿāt dopo ogni adhān. Il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, approvò queste sue due rakʿāt.
L’Imam al-Tirmidhī ha narrato questo ḥadīth da Burayda, che Allah sia soddisfatto di lui, con una catena di trasmissione autentica. Egli disse: «Una mattina il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, chiamò Bilāl. Poi gli disse: “O Bilāl, quale atto hai compiuto, per il quale sei entrato in Paradiso prima di me? Ogni volta che sono entrato in Paradiso, ho sentito davanti a me il rumore dei tuoi calzari”».
Bilāl rispose: «O Messaggero di Allah! Ogni volta che ho recitato l’adhān, dopo l’adhān ho pregato due rakʿāt (volontarie). Inoltre, ogni volta che la mia abluzione veniva meno, compivo subito l’abluzione e, dopo l’abluzione, avevo stabilito per me di pregare due rakʿāt per Allah».
Allora il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, esclamò: «Sì, è per questo».
La preghiera per chiedere perdono e per le preoccupazioni [questo paragrafo è stato aggiunto dal curatore].
È narrato da ʿAlī, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse: «Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, mi riferì — ed egli disse certamente la verità — di aver udito il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dire: “Se una persona commette un peccato o un’offesa, poi si purifica (con il bagno rituale o con l’abluzione), prega alcune preghiere (volontarie) e chiede perdono ad Allah, certamente Allah la perdona”. Quindi il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitò il seguente versetto del Corano:
(ARABO******************)
Significa: «Coloro che, quando commettono un atto osceno o si fanno torto commettendo un peccato, ricordano subito Allah e chiedono perdono ad Allah per i peccati commessi — poiché chi altri, oltre ad Allah, può perdonare i peccati? — e non persistono consapevolmente nelle loro azioni. Per costoro vi sono perdono presso il loro Signore e un Paradiso ai cui piedi scorrono i ruscelli, nel quale dimoreranno per sempre». (Sūra Āl ʿImrān, versetti 135-136)
— Questo ḥadīth è stato tramandato dall’Imām Tirmidhī e da Ibn Mājah. Tuttavia, Ibn Mājah non ha menzionato il versetto.
In Abū Dāwūd è riportato da Hudhayfa (ra) che, quando il Messaggero di Allah (s.a.w.) era preoccupato per qualche motivo, pregava alcune preghiere nafl. In realtà, Allah l’Altissimo ha impartito proprio nel Nobile Corano questa istruzione: «O voi che credete! Cercate aiuto attraverso la pazienza e la salāt». (Sūra 2, al-Baqara, versetto 153)
La preghiera e la supplica dell’istikhāra [paragrafo aggiunto dall’editore]
Jābir (ra) ha riferito: il Messaggero di Allah (s.a.w.) ci insegnava a compiere l’istikhāra per ogni questione, proprio come ci insegnava una sūra del Corano. Diceva: «Quando uno di voi decide di intraprendere qualcosa, compia due rakʿāt di preghiera, oltre a quella obbligatoria (cioè una preghiera nafl). Poi supplichi così:
(ARABO******************)
Significa: «O Allah! Ti chiedo l’istikhāra in questa questione grazie alla Tua conoscenza. Con l’aiuto della Tua potenza, Ti chiedo la capacità di ottenere il bene in questa questione. Ti chiedo dalla Tua immensa grazia e dai tesori del bene. Tu hai potere su ogni cosa, mentre io non ho alcun potere. Tu sai ogni cosa, mentre io non so. Tu sei l’unico Conoscitore di tutto ciò che è invisibile. O Allah! Se sai (o ritieni) che questa questione che ho intenzione di intraprendere sia benefica per me, per la mia religione, per la mia vita, il mio sostentamento, il mio aldilà e la mia situazione, allora benedicila per me.
Se invece ritieni che questa cosa sarà dannosa per me, per la mia religione, per la mia vita, il mio sostentamento e l’esito della mia vita futura, allora allontanala da me e allontana anche me da essa. Destina per me il bene, ovunque si trovi, e rendimi soddisfatto di esso». (Sahih al-Bukhari)
La Salat al-Tasbih [questo paragrafo è stato aggiunto dal curatore.]
Abu Dawud, Ibn Majah e al-Bayhaqi hanno menzionato, attraverso Ibn Abbas, e al-Tirmidhi, attraverso Abu Rafi‘, una strana preghiera di quattro rak‘at che il Messaggero di Allah ﷺ insegnò a suo zio al-‘Abbas. Questa preghiera è divenuta nota come «Salat al-Tasbih». Il hadith relativo a questa preghiera è il seguente:
Ibn Abbas racconta: un giorno il Profeta ﷺ disse ad al-‘Abbas ibn ‘Abd al-Muttalib, mio padre: «O ‘Abbas! O zio mio! Non vuoi che ti conceda, che ti doni, che ti informi e che ti insegni dieci cose? Se le farai, Allah perdonerà i tuoi peccati: quelli passati e futuri, antichi e recenti, commessi intenzionalmente o involontariamente, piccoli o grandi, segreti o manifesti. Queste cose consistono nel pregare quattro rak‘at. In ogni rak‘a reciterai la sura al-Fatiha e un’altra sura. Dopo aver terminato la recitazione nella prima rak‘a, mentre sei ancora in piedi, reciterai quindici volte questa formula:
(Arabo****************)
Poi andrai in rukū‘. Una volta in rukū‘, reciterai quella formula dieci volte. Quindi solleverai la testa dal rukū‘ e ti raddrizzerai; in questa posizione eretta reciterai la suddetta formula dieci volte. Poi solleverai la testa dalla prosternazione e ti siederai; da seduto reciterai la suddetta formula dieci volte. Poi andrai nella seconda prosternazione e anche in questa prosternazione reciterai la formula dieci volte. In questo modo la formula sarà stata recitata complessivamente settantacinque volte in una rak‘a. Pregherai quattro rak‘at seguendo la stessa modalità della prima rak‘a. Se ti è possibile, prega una volta ogni settimana. Se non puoi, una volta ogni mese. Se neppure questo è possibile, una volta all’anno. E se nemmeno ciò è possibile, pregala almeno una volta nella vita».
Al-Hakim, Ibn Khuzayma e al-Daraqutni lo hanno definito un hadith autentico. Tuttavia, l’imam Ibn al-Qayyim al-Jawziyya lo ha definito un hadith «mawdu‘» (inventato).
La preghiera del Tarawih [questo paragrafo è stato aggiunto dal curatore.]
Vi è divergenza di opinioni sul fatto che la preghiera del Tarawih sia una Sunnah del Messaggero di Allah (s.a.s.). Abu Dawud, at-Tirmidhi, an-Nasa’i e Ibn Majah hanno riportato, tramite Abu Dharr al-Ghifari (r.a.), un hadith riguardante le preghiere volontarie del Messaggero di Allah (s.a.s.) durante il Ramadan. In esso, Abu Dharr (r.a.) racconta: «Abbiamo digiunato nel mese di Ramadan insieme al Messaggero di Allah (s.a.s.). Tuttavia, egli non istituì l’usanza di compiere con noi preghiere volontarie durante quel mese. Quando mancavano sette giorni alla fine del mese, venne e pregò con noi le preghiere volontarie. Dopo averci guidati per quattro notti, non guidò più questa preghiera».
È riportato da Zayd ibn Thabit (r.a.) in al-Bukhari e Muslim: una volta il Messaggero di Allah (s.a.s.) iniziò a ritirarsi in una stanza della moschea, su una stuoia. [Cioè, per compiere l’i‘tikaf negli ultimi dieci giorni del Ramadan.] Lì pregò per diverse notti le preghiere volontarie, al punto che anche la gente cominciò a pregare insieme a lui. Poi, un giorno, la gente non udì alcuna risposta né alcun rumore da parte sua. Pensarono che si fosse addormentato. Perciò alcuni iniziarono a schiarirsi la gola, affinché uscisse da loro. Notando il loro comportamento, egli disse: «Ho osservato il vostro impegno riguardo a questa preghiera. Temo che essa possa diventare obbligatoria per voi. Se diventasse obbligatoria, non sareste in grado di sostenerla. Perciò compite questa preghiera nelle vostre case, poiché, ad eccezione delle preghiere obbligatorie, è meglio pregare in casa».
È riportato da Abu Hurayra (r.a.) in Sahih Muslim: «Il Messaggero di Allah (s.a.s.) ci incoraggiava a pregare durante le notti del Ramadan, ma non insisteva molto su questo. Diceva: “Chi si alza in preghiera durante il Ramadan con fede e speranza nella ricompensa, vedrà perdonati i peccati precedenti”». Poi il Messaggero di Allah (s.a.s.) morì e la situazione rimase la stessa riguardo a ciò. La stessa situazione rimase durante il califfato di Abu Bakr (r.a.). [Cioè, non si istituiva la preghiera del Tarawih in congregazione; chi la compiva, la compiva individualmente.] Anche all’inizio del califfato di ‘Umar (r.a.) la situazione rimase la stessa.
È riportato da ‘Abd ar-Rahman ibn ‘Abd al-Qari in Sahih al-Bukhari: «Una notte uscii con il califfo ‘Umar ibn al-Khattab e giunsi con lui alla moschea. Vedemmo che la gente pregava nella moschea in gruppi separati: alcuni pregavano da soli, mentre altri pregavano insieme a qualche persona. Vedendo questa situazione, ‘Umar (r.a.) disse: “Sarebbe meglio se riunissi tutti dietro un solo imam”. In seguito prese questa decisione e riunì tutti dietro Ubayy ibn Ka‘b».
‘Abd ar-Rahman racconta: «La notte seguente uscii con ‘Umar. Vedemmo che la gente pregava dietro il proprio recitatore, cioè colui che li guidava nella preghiera. Vedendo questa situazione ordinata, ‘Umar (r.a.) esclamò: “Questa è una buona innovazione”. Disse alla gente: “Il tempo durante il quale dormite è migliore del tempo in cui compite questa preghiera”, cioè l’ultima parte della notte».
Nel Muwatta’ di Malik è riportato da as-Sa’ib ibn Yazid che il califfo ‘Umar (r.a.) ordinò a Ubayy ibn Ka‘b e a Tamim ad-Dari di guidare la gente, durante il mese di Ramadan, in undici rak‘ah di preghiera, compreso il witr. L’imam ci guidava quindi nella preghiera recitando cento versetti. A causa della durata così lunga della stazione in piedi, alla fine eravamo costretti a rimanere in piedi appoggiandoci ai bastoni. Terminavamo questa preghiera quasi all’ora dell’alba.
10
La preghiera per la richiesta della pioggia e la preghiera dell’eclissi solare
Salāt al-istisqāʾ [[Istisqāʾ è una parola araba. Significa chiedere l’acqua o implorare la pioggia. Quando non pioveva o si presentava la necessità d’acqua, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) chiedeva l’acqua al Signore Supremo. A questo scopo, talvolta eseguiva anche una preghiera di due rakʿāt.]]
È comprovato che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) pregò per ottenere l’acqua in diversi modi. Tali modalità sono le seguenti:
In un venerdì, durante la predicazione, pregò per ottenere l’acqua recitando la seguente supplica:
(Arabo******************)
Significato: O Allah, dacci l’acqua! O Allah, facci piovere! O Allah, dissetaci! O Allah, dissetaci!”
Secondo: una volta, quando la gente gli comunicò la scarsità d’acqua e la siccità, promise loro che sarebbe uscito per eseguire la preghiera dell’istisqāʾ. Come aveva promesso, uscì al sorgere del sole. Uscì con la gente, estremamente umile, sottomesso e rannicchiato come un supplice. Salì sul minbar (è dubbio che sia autentico il fatto che sia salito sul minbar) e fece questa supplica:
Arabo**************)
Significato: Ogni lode appartiene ad Allah, Signore dell’universo, il Misericordioso, il Clementissimo, Sovrano assoluto del Giorno della Retribuzione. Non vi è divinità all’infuori di Allah; Egli fa ciò che vuole. O Allah, Tu sei Allah: non vi è divinità all’infuori di Te. Fa’ ciò che vuoi, o Allah; non vi è divinità all’infuori di Te. Tu sei Colui che non ha bisogno di nulla, il Possessore di ogni abbondanza, mentre noi siamo poveri, indigenti e bisognosi di Te. Per la Tua misericordia, fa’ scendere su di noi la pioggia. E qualunque quantità Tu faccia scendere su di noi, rendila per noi fonte di forza e mezzo di sostentamento per un periodo stabilito.’
Poi alzò le mani e cominciò a supplicare con umiltà, piangendo e implorando. Le sollevò così in alto che divenne visibile il bianco delle sue ascelle. Quindi si rivolse verso la qibla, lasciando la folla alle sue spalle. In quel momento cambiò anche il modo in cui indossava il mantello: portò il lato destro a sinistra e quello sinistro a destra. Allo stesso modo portò la parte posteriore verso il petto e quella anteriore verso la schiena. In quel momento indossava un mantello nero. Rivolto verso la qibla, continuò a supplicare. Anche la folla, insieme a lui, continuò a implorare.
Poi scese dal minbar e pregò due rakʿat insieme alla gente presente. Queste due rakʿat furono eseguite senza adhān né iqāma, come la preghiera dellʿĪd. In questa preghiera recitò ad alta voce: nella prima rakʿa, dopo la Sūra al-Fātiḥa, recitò la Sūra al-Aʿlā, e nella seconda recitò al-Ghāshiya. Tre: il terzo metodo consisteva nel fatto che, in un giorno diverso dal venerdì, salì sul minbar della Moschea del Profeta e pregò per la pioggia da solo. Non è riportato che in quell’occasione abbia eseguito la preghiera.
Quattro: il quarto metodo consisteva nel sedersi nella moschea, alzare le mani e pregare per la pioggia recitando questa supplica:
(ARABO******************)
Significato: «O Allah, dissetaci con una pioggia d’acqua dolce. Concedici una pioggia abbondante, non lenta, ma impetuosa; benefica, non dannosa».
Cinque: pregò per la pioggia fuori dalla moschea, nei pressi di Jawārab. Oggi quel luogo è chiamato «Bāb al-Salām». Si trovava dalla moschea a una distanza pari a quella raggiunta dal lancio di una pietra.
Sei: talvolta pregò per la pioggia durante una guerra. Quando gli idolatri avversari occupavano i pozzi, le cisterne e le sorgenti d’acqua, i musulmani rimanevano assetati. Agitati, gli riferivano della mancanza d’acqua. Allora egli pregava Allah, chiedendoGli l’acqua.
Gli ipocriti dicevano ai musulmani: «Se costui fosse un profeta, quando avesse pregato per l’acqua certamente l’avrebbe ottenuta, proprio come Mūsā, che pregò per l’acqua e la ottenne». Quando queste parole giunsero all’orecchio del Nobile Profeta, egli disse: «Hanno davvero detto questo? Allora il vostro Signore provvederà presto a placare la vostra sete». Dopo aver pronunciato queste parole, alzò le mani e pregò il suo Signore per l’acqua. Prima ancora che abbassasse le mani dalla supplica, il cielo si coprì di nuvole. Cadde una pioggia abbondante; ruscelli, depressioni e canali si riempirono d’acqua. Tutti bevvero e si dissetarono. In quell’occasione pregò per l’acqua con le seguenti parole:
(Arabo*****************)
Significato: «O Allah! Disseta i Tuoi servi e i Tuoi animali e uccelli. Diffondi la Tua misericordia e ridona vita alle Tue città. Fa’ cadere su di noi una pioggia di acqua dolce, dissetaci e appagaci. Rendi questa pioggia benefica per noi, non dannosa. Fallo piovere presto, senza ritardo».
Ogni volta che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) chiedeva la pioggia, pioveva.
Talvolta cadeva una pioggia abbondante e diventava causa di danni; allora il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) pregava affinché la pioggia cessasse.
Quando vedeva le nuvole, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) diventava preoccupato, perché temeva che dalle nuvole giungesse il castigo di Allah. Quando iniziava a piovere, sul suo volto apparivano i segni della felicità e della gioia.
Salim ibn Abd Allah ha narrato un hadith marfūʿ da suo padre, Abd Allah ibn Umar (che Allah sia soddisfatto di lui). In esso egli riferisce che la supplica del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) per chiedere la pioggia era la seguente:
(Arabo*******************)
Significato: «O Allah! Dissetaci con una pioggia che ci sazi; una pioggia abbondante, completa, intensa e duratura. O Allah, fa’ piovere e dissetaci. Non annoverarci tra coloro che sono delusi e privati. O Allah! I Tuoi servi, le Tue città, i Tuoi animali e tutte le creature sono caduti nella fame, nella sete, nell’afflizione e nella sofferenza. Per questa calamità non imploriamo nessuno all’infuori di Te. O Allah! Fa’ crescere per noi i raccolti! Riempì di latte le mammelle dei nostri animali! Dissetaci con le benedizioni e l’abbondanza del cielo e della terra! Fa’ produrre alla nostra terra le sue benedizioni e la sua abbondanza! Allontana da noi la fame, la sete, l’afflizione, la sofferenza e la nudità! Allontana da noi tutte le calamità e le sventure che nessuno all’infuori di Te può allontanare. O Allah! Chiediamo perdono soltanto a Te. Certamente, certamente, Tu sei il Perdonatore, il Misericordioso. Fa’ cadere su di noi una pioggia abbondante dal cielo».
—L’Imam al-Shafiʿi ha detto: mi piace molto che gli imam recitino questa supplica durante l’istisqāʾ.
—L’Imam al-Shafiʿi ha inoltre detto: abbiamo appreso da una fonte affidabile che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) pregava per la pioggia (istisqāʾ) sollevando entrambe le mani.
—Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha detto: la supplica fatta durante la pioggia non viene respinta.
La preghiera del kusūf, ossia dell’eclissi solare [generalmente, «kusūf» indica l’eclissi solare e «khusūf» l’eclissi lunare. Tuttavia, negli hadith, anche l’eclissi solare è stata chiamata kusūf e khusūf. Non vi è alcuna prova che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) abbia pregato durante un’eclissi lunare. Con l’espressione «preghiera del kusūf» e «preghiera del khusūf» si intende dunque la preghiera dell’eclissi solare.]
Una volta, quando il sole era sorto ed era salito un poco, iniziò un’eclissi solare. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), agitato e turbato, uscì rapidamente dalla casa in direzione della moschea, trascinandosi il mantello. Quindi si portò davanti alla gente e pregò con loro due rakʿāt. Nella prima rakʿa, dopo la Sura al-Fātiḥa, recitò una lunga sura. Recitò ad alta voce. Poi compì un lungo rukūʿ. Rialzando la testa dal rukūʿ, rimase a lungo in piedi. Questo non era il qiyām della recitazione della sura, bensì il qiyām dopo il rukūʿ. Mentre rialzava la testa dal rukūʿ, disse: «Samiʿa Allāhu liman ḥamidah, Rabbanā laka al-ḥamd». Poi iniziò nuovamente la recitazione. Compì di nuovo un lungo rukūʿ, ma questa volta vi rimase per un periodo un po’ più breve rispetto alla prima. Dopodiché passò al sujūd e compì una lunga prosternazione.
—Pregò la seconda rakʿa nello stesso modo.
—In questo modo, in ogni rakʿa compì due rukūʿ e due prosternazioni.
—Così, in realtà, la preghiera consistette complessivamente di quattro rakʿāt; nelle quattro rakʿāt vi furono quattro rukūʿ e quattro prosternazioni.
Durante questa preghiera egli vide il Paradiso e l’Inferno.
Al termine della preghiera pronunciò davanti alla folla una toccante khutba (discorso). Vari narratori hanno riferito ciò che la gente riuscì a memorizzare di quel discorso. Secondo una narrazione, in quella khutba egli disse: «Il sole e la luna sono due dei segni di Allah. Le eclissi solare e lunare non hanno alcun rapporto con la vita o la morte di nessuno. Quando vedrete un’eclissi del sole o della luna, invocate Allah, proclamate la grandezza di Allah, pregate e fate elemosine. O comunità dei seguaci di Muhammad! Per Allah, non c’è nulla che susciti più ira presso Allah del fatto che un Suo servo o una Sua serva commetta adulterio. O seguaci di Muhammad! Per Allah, se sapeste ciò che so io, certamente ridereste meno e piangereste di più».
«In quel momento ho visto qui tutto ciò che vi avevo promesso. Quando, dopo aver visto il Paradiso, desiderai staccarne un grappolo d’uva, mi vedeste avanzare un poco. Ma, non appena avanzai un po’, vidi l’Inferno. Una sua parte è più terribile e orrenda dell’altra! Una parte sta masticando e divorando l’altra! In quel momento mi vedeste indietreggiare. Non ho mai visto una scena più terrificante dell’Inferno. Vidi che la maggior parte di coloro che vi subiscono il castigo sono donne».
—La gente domandò: «O Messaggero di Allah! Qual è la causa di ciò?»
—Egli disse: «La causa è la loro ingratitudine».
—Gli fu chiesto: «Sono ingrate nei confronti di Allah?»
—Egli disse: «Sono ingrate verso il marito e il vicino. Per quanto qualcuno faccia loro del bene, non mostrano gratitudine. Anche se per tutta la vita tu facessi del bene e arrecassi beneficio a una donna, se poi commettessi nei suoi confronti un piccolo errore, ella direbbe: “Non ho mai ricevuto nulla di buono da te”».
«Mi è stato rivelato che sarete messi alla prova nella tomba. Questa prova (fitna) sarà simile alla prova del Dajjal o le sarà vicina. Là, qualcuno verrà da ciascuno di voi e gli chiederà: “Che cosa sai di questa persona (Muhammad)?”
Il credente risponderà: «Egli è Muhammad. È venuto da parte di Allah con prove evidenti e guida. Abbiamo risposto al suo invito, abbiamo creduto e lo abbiamo seguito».
Allora gli sarà detto: «Dormi in sicurezza. Sei stato virtuoso. Sapevamo che eri certamente un credente».
Ma il munafiq risponderà: «Io non so nulla di lui. Ho sentito la gente dire varie cose sul suo conto e ho ripetuto anch’io ciò che dicevano».
L’Imam Ahmad ibn Hanbal ha riportato nel suo Musnad, attraverso un’altra catena di trasmissione, il sermone del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) dopo la preghiera dell’istisqa’. Vi si narra che, dopo aver pronunciato il saluto finale della preghiera, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) tenne un sermone recitando la lode, le glorificazioni e la professione di fede. Nel sermone disse: «O gente! Vi scongiuro in nome di Allah: ho forse mancato in qualche modo nel trasmettervi il messaggio del mio Signore?»
Allora un uomo si alzò e disse: «Testimonio che hai trasmesso il messaggio del tuo Signore, hai desiderato il bene dei tuoi seguaci e hai adempiuto pienamente alla tua responsabilità. Non hai commesso alcuna mancanza».
Poi disse: «Alcune persone credono che le eclissi solari, le eclissi lunari e la deviazione delle stelle dalle loro orbite avvengano a causa della morte di una grande personalità della terra. Tutto ciò è falso. Al contrario, sono tutti segni di Allah. Egli vuole che i Suoi servi traggano una lezione da essi, si pentano e si dirigano sulla retta via».
«Per Allah, quando mi sono alzato per la preghiera, ho osservato tutte le condizioni del vostro mondo e dell’Aldilà. Allah ne sa meglio. L’Ora non giungerà prima della comparsa di trenta grandi mentitori. L’ultimo sarà il Dajjal monocolo. Il suo occhio sinistro sarà cancellato. Quando apparirà, pretenderà di essere una divinità. Chi crederà in lui, lo riconoscerà come veritiero e lo seguirà, non trarrà alcun beneficio da nessuna delle sue buone opere passate. Quanto a chi gli disobbedirà e lo rinnegherà, non sarà punito per nessuno dei suoi peccati passati. Egli conquisterà tutta la terra, eccetto la Kaʿba e Bayt al-Maqdis. Assedierà Bayt al-Maqdis dei credenti. Allora i credenti insorgeranno con una terribile rivolta, e per questo egli e il suo esercito saranno distrutti. Allora persino le fondamenta dei muri e le radici degli alberi grideranno: “O musulmano, o credente! Ecco qui un ebreo o un miscredente. Vieni a ucciderlo…”».
Queste narrazioni riguardanti la preghiera e il sermone dell’eclissi solare sono state trasmesse dal Nobile Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) attraverso catene autentiche.
Sono riportate anche altre modalità riguardo alla preghiera dell’eclissi solare. Secondo tali narrazioni, egli talvolta pregava compiendo tre rukūʿ in ogni rakʿa, talvolta quattro rukūʿ e talvolta un solo rukūʿ, come nella preghiera ordinaria.
Tuttavia, i più illustri imam non ritengono autentiche queste narrazioni, tra i quali l’Imam Aḥmad ibn Ḥanbal, l’Imam al-Bukhārī e l’Imam al-Shāfiʿī. Essi considerano errate tali narrazioni.
L’Imam Abū ʿĪsā al-Tirmidhī, citando l’opinione dell’Imam al-Bukhārī, riferisce che egli disse: «A mio parere, tra gli ḥadīth riguardanti la preghiera dell’eclissi solare, la narrazione più autentica è quella secondo cui il Messaggero pregò compiendo quattro rukūʿ e quattro prosternazioni. In ogni rakʿa compì due rukūʿ e due prosternazioni».
11
La preghiera delle due festività dell’Eid
Celebrava la preghiera dell’Eid in uno spazio aperto
Il Messaggero di Allah celebrava entrambe le preghiere dell’Eid in uno spazio aperto. A est dell’ingresso di Medina c’era uno spiazzo. Era proprio lì che celebrava le preghiere delle tre festività dell’Eid. Oggi vi vengono parcheggiati i veicoli dei pellegrini.
Non celebrò mai la preghiera dell’Eid nella moschea, se non una sola volta. Anche quella volta la celebrò nella moschea a causa della pioggia. Ciò è riportato nei Sunan di Abū Dāwūd e Ibn Mājah.
Che cosa faceva nel giorno dell’Eid?
Era sua consuetudine pregare sempre nell’Eidgah.
Quando usciva diretto all’Eidgah, indossava gli abiti più belli che poteva permettersi. Aveva una hullah (un’ampia veste lunga o alkhalla) da indossare nei due Eid e il venerdì.
Una volta si recò all’Eidgah indossando due scialli verdi.
Alcuni hanno detto che una volta si recò all’Eidgah indossando uno scialle rosso. In realtà non era uno scialle rosso: aveva soltanto delle decorazioni rossastre sul bordo. Non è possibile che avesse indossato uno scialle rosso, perché aveva proibito di indossare abiti rossi e color zafferano (color ocra). Una volta, vedendo Abdullah ibn Umar indossare due vesti rosse, gli ordinò di bruciarle. Come avrebbe potuto indossare lui stesso ciò che detestava a tal punto? Dal suo divieto si comprende che l’abbigliamento rosso (per gli uomini) è haram, oppure almeno makruh tahrimi.
Nel giorno dell’Eid al-Fitr, prima di uscire diretto all’Eidgah, mangiava alcuni datteri. Il loro numero era dispari.
Nel giorno dell’Eid al-Adha non mangiava nulla prima di rientrare dalla preghiera. Dopo essere rientrato dalla preghiera, mangiava la carne del sacrificio.
Nei due giorni dell’Eid faceva il bagno (prima di recarsi all’Eidgah). Questo è l’hadith autentico. A questo proposito, tuttavia, esistono due hadith deboli di contenuto diverso.
Abdullah ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, seguiva scrupolosamente la Sunna. Perciò, in occasione di entrambe le feste, faceva il bagno rituale prima di uscire.
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, si recava a piedi al luogo della preghiera dell’Eid.
Mentre si recava al luogo della preghiera dell’Eid, davanti a lui veniva portata una lancia. Dopo il suo arrivo, la lancia veniva piantata verticalmente nel terreno, affinché potesse pregare rivolto verso di essa. Infatti, il luogo della preghiera dell’Eid era un campo aperto: davanti a lui non c’erano né un muro né un palo. Perciò usava quest’arma come sutra.
Egli ritardava la preghiera dell’Eid al-Fitr.
Pregava la preghiera dell’Eid al-Adha di buon mattino. Per osservare scrupolosamente questa Sunna, Abdullah ibn Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, si recava al luogo della preghiera dell’Eid al-Adha prima dell’alba.
Egli, pace e benedizioni di Allah su di lui, continuava a pronunciare il takbir dal momento in cui usciva di casa fino al suo arrivo al luogo della preghiera dell’Eid.
Come pregava la preghiera dell’Eid?
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, iniziava la preghiera non appena arrivava al luogo della preghiera dell’Eid. Prima della preghiera non veniva recitato l’adhan, non veniva pronunciata l’iqama e non veniva fatto alcun annuncio che la preghiera stesse per iniziare. Egli non faceva nulla di tutto ciò. Questa è la Sunna.
Quando arrivavano al luogo della preghiera dell’Eid, egli e i suoi Compagni non eseguivano alcuna altra preghiera né prima né dopo queste due rakʿat.
Egli eseguiva la preghiera prima della khuṭba.
Egli eseguiva due rakʿat.
Nella prima rakʿa pronunciava sette takbīr. Subito dopo il takbīr taḥrīma pronunciava sette takbīr. Si fermava brevemente tra ogni due takbīr. Non vi è alcuna prova che recitasse qualche zikr o tasbīḥ tra i due takbīr. Tuttavia, ʿAbdullāh ibn Masʿūd, che Allah sia compiaciuto di lui, disse che recitava la ḥamd-sana e il durūd.
ʿAbdullāh ibn ʿUmar, che Allah sia compiaciuto di lui, seguendo il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, eseguiva il «rafʿ al-yadayn» a ogni takbīr.
Terminati i takbīr, iniziava la recitazione. Dopo la sūra al-Fātiḥa, in una rakʿa recitava la sūra «Nūn wa-l-qalam», e nell’altra la sūra «Iqtarabati s-sāʿatu wa-nshaqqa l-qamar». Talvolta recitava la sūra «Sabbiḥ isma rabbika l-aʿlā» e la sūra «Hal atāka ḥadīthu l-ghāshiya». Queste sono le sole trasmissioni riportate attraverso catene autentiche. Le altre trasmissioni non sono autentiche.
Dopo aver terminato la recitazione, pronunciava il takbīr ed eseguiva il rukūʿ e il sujūd.
Dopo aver completato la prima rakʿa, si alzava dal sujūd e, all’inizio della seconda rakʿa, pronunciava consecutivamente cinque takbīr. Terminati i takbīr, iniziava la recitazione.
Così iniziava ciascuna rakʿa con i takbīr e, terminata la recitazione, passava al rukūʿ. [Abū Dāwūd ha trasmesso da un tābiʿī la notizia di quattro takbīr per ciascuna rakʿa. Egli disse di aver appreso tale notizia interrogando i Compagni Abū Mūsā e Ḥudhayfa (ra). Il nome di questo tābiʿī era Saʿīd ibn al-ʿĀṣ.] (Questi ḥadīth riguardanti i takbīr sono stati trasmessi da Tirmidhī, Ibn Māja e Dārimī.)
Alcuni hanno riferito che il Messaggero di Allah (s.a.) pronunciava i takbīr nella prima rakʿa prima della recitazione della sūra e nella seconda rakʿa dopo la recitazione della sūra. Tuttavia, queste narrazioni non sono comprovate. Nella catena di trasmissione di questa narrazione figura un uomo di nome Muḥammad ibn Muʿāwiya al-Nīsābūrī. Bayhaqī ha detto che da diverse fonti si è appreso che quest’uomo era coinvolto nella menzogna.
L’Imam Tirmidhī ha trasmesso un ḥadīth con una catena autentica da Kathīr ibn ʿAbdullāh ibn ʿAmr ibn ʿAwf. Kathīr ibn ʿAbdullāh lo aveva appreso da suo padre, e suo padre da suo nonno: il Messaggero di Allah (s.a.) pronunciava sette takbīr nella prima rakʿa delle due preghiere dell’Eid, prima della recitazione, e cinque takbīr nella seconda rakʿa, prima della recitazione. Tirmidhī disse: «Ho chiesto a Muḥammad ibn Ismāʿīl, cioè all’Imam Bukhārī, riguardo a questo ḥadīth». L’Imam Bukhārī disse: «Non esiste alcun ḥadīth più autentico di questo riguardo ai takbīr della preghiera dell’Eid».
L’Imam Tirmidhī disse: «Riguardo a questo ḥadīth, condivido la stessa opinione dell’Imam Bukhārī».
Dopo la preghiera pronunciava il sermone (khuṭba).
Il Messaggero di Allah (s.a.), terminata la preghiera, si voltava e si poneva di fronte alla gente. Le persone rimanevano sedute nelle loro rispettive file. In piedi, pronunciava un sermone (khuṭba) rivolto alla gente. Nel sermone impartiva loro consigli e raccomandazioni, nonché ordini e divieti.
Se doveva inviare un esercito in qualche luogo, lo inviava proprio da lì.
Se doveva emanare un ordine, lo emanava proprio da lì.
Per tenere il sermone, lì (nell’Eidgah) non c’era alcun pulpito. Inoltre, non veniva portato alcun pulpito dalla moschea di Medina. Egli teneva il sermone stando in piedi sul terreno.
Jabir (r.a.) ha narrato: «Ero presente con il Messaggero di Allah (s.) alla preghiera dell’Eid. Egli pregò prima del sermone, senza adhan né iqama. Dopo la preghiera tenne il sermone appoggiandosi alla spalla di Bilal. Nel sermone ordinò di temere Allah e di obbedirGli, diede vari consigli alla gente e parlò di altri argomenti.»
Poi si recò presso l’assemblea delle donne, rivolse loro dei consigli e le esortò. (Bukhari e Muslim)
È riportato da Abu Sa’id al-Khudri (r.a.) che il Messaggero di Allah (s.) tenne un sermone cavalcando una cavalcatura.
È riportata anche una narrazione di Jabir (r.a.), nella quale egli dice: «Il Nobile Profeta (s.) giunse all’Eidgah e per prima cosa pregò. Al termine della preghiera tenne il khutba; finito il khutba, scese e rivolse un sermone alle donne.»
Egli iniziava il khutba lodando Allah. Non è dimostrato che iniziasse il khutba pronunciando i takbir.
È riportato da Sa’d, il mu’adhdhin del Nobile Profeta (s.), che il Messaggero (s.) pronunciava molti takbir durante il khutba e che ne pronunciava ancora di più nei khutba delle due Eid. Tuttavia, ciò non dimostra che iniziasse il khutba pronunciando i takbir.
Il Messaggero (s.) concedeva a coloro che partecipavano alla preghiera dell’Eid la scelta di sedersi per ascoltare il khutba oppure, se desideravano andarsene, di partire. Una volta, quando l’Eid cadde di venerdì, concesse loro tale deroga.
Cambiava il percorso per andare al luogo di preghiera dell’Eid e per tornare.
Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, cambiava il percorso per andare al luogo di preghiera dell’Eid e per tornare. Quando si recava al luogo di preghiera dell’Eid, prendeva una strada, mentre al ritorno ne prendeva un’altra. Diverse persone hanno indicato diversi motivi per questo cambiamento di percorso.
Alcuni hanno detto che lo scopo era salutare un maggior numero di persone lungo i due percorsi.
Alcuni hanno detto che lo scopo era far giungere la benedizione dell’Eid agli abitanti di entrambe le zone.
Alcuni hanno detto che lo scopo era aiutare i bisognosi lungo entrambi i percorsi.
Alcuni hanno detto che lo scopo era manifestare la civiltà e la cultura islamiche in ogni vicolo, strada e angolo del territorio.
Alcuni hanno detto che lo scopo era mostrare agli ipocriti la magnificenza e la potenza dell’Islam.
Alcuni hanno detto che lo scopo era rendere testimoni dei fedeli il maggior numero possibile di luoghi.
12
Preghiera funebre
Il modo migliore di trattare il defunto
Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disperava della vita di un malato, diceva
(Arabo******************)
Significato: «In verità apparteniamo ad Allah e certamente a Lui ritorneremo».
Egli ricordava a questo tipo di malato l’Aldilà, gli diceva di fare testamento, di pentirsi e di ripetere più volte la migliore espressione, contenente la dichiarazione di fede in Allah e della Sua unicità, pronunciando «lā ilāha illā Allāh», affinché questa dichiarazione di fede fosse l’ultima espressione della sua vita.
Quando una persona moriva, egli adottava nei suoi confronti il modo di agire migliore. Il suo comportamento verso il defunto era quanto mai benefico. La condotta da lui istituita nei confronti del defunto era benefica per la sua vita terrena e per l’Aldilà, fonte di consolazione per i suoi parenti e ricca di insegnamenti e ammonimenti per i vivi.
Completava anche la sepoltura e il kafan del defunto attraverso l’adorazione del Dio Altissimo.
Stabilì il metodo della salat al-janazah per il defunto (salat significa supplica; «salat al-janazah» significa supplicare per il defunto. Noi chiamiamo la salat al-janazah «preghiera funebre». In realtà, è una cerimonia di supplica per il defunto).
Stava in piedi davanti al defunto. Gli illustri Compagni si disponevano in file dietro di lui. Insieme a lui lodavano Allah. Chiedevano perdono per il defunto, imploravano per lui la misericordia di Allah e supplicavano per la sua salvezza nell’Aldilà. Accompagnavano il feretro fino alla tomba. Lo seppellivano nel modo migliore. Poi lui e i suoi compagni stavano in piedi davanti alla tomba e pregavano per la sua salvezza nelle fasi successive. Dopo la morte, infatti, la salvezza nelle fasi successive è ciò di cui egli ha maggiormente bisogno.
In seguito istituì la consuetudine di recarsi di tanto in tanto a visitare la sua tomba e, durante la visita, di salutarlo e pregare per lui. È come andare a trovare una persona cara quando è in vita, salutarla e augurarle salute e benessere.
Per il defunto proibì, tra le altre cose, di piangere urlando, percuotersi il petto, graffiarsi il viso e strapparsi i vestiti, radersi la testa e fare lamenti ad alta voce.
Al contrario, istituì la consuetudine di provare dolore per il defunto, piangere in silenzio e avere il cuore afflitto.
Per il defunto faceva tutto questo. Diceva che, per il defunto, gli occhi avrebbero versato lacrime, il cuore sarebbe stato afflitto e la lingua avrebbe pronunciato soltanto parole tali da rendere soddisfatto Allah l’Altissimo.
Lavaggio rituale e kafan del defunto
La Sunnah del Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) era che, quando qualcuno moriva, provvedeva a lavarlo e a purificarlo. Gli applicava profumo e sostanze aromatiche. Lo avvolgeva in un sudario di stoffa bianca. Per suo ordine, i Compagni preparavano così il defunto. Poi celebrava per lui la preghiera funebre.
Di solito non celebrava la preghiera funebre nella moschea. Tuttavia, è attestato che in una o due occasioni la celebrò nella moschea. Entrambi i modi sono leciti, ma è preferibile celebrarla fuori dalla moschea.
Baciare il defunto
La Sunnah del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) consiste nel raddrizzare il corpo del defunto subito dopo la morte, chiudergli gli occhi e coprirgli il volto e il corpo.
Talvolta baciava il defunto. Dopo la morte di Uthman ibn Maz’un, lo baciò e pianse per lui.
Dopo la morte del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), Abu Bakr as-Siddiq (che Allah sia soddisfatto di lui) si chinò sul suo feretro e lo baciò.
I martiri non vengono lavati né si celebra per loro la preghiera funebre
Coloro che morivano martiri sulla via di Allah non venivano lavati. È stato riportato dall’Imam Ahmad ibn Hanbal che il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) vietò di lavare i martiri.
Rimuoveva le armi e gli indumenti di pelle dei martiri e li seppelliva con tutti gli altri abiti che indossavano.
Non eseguiva neppure la preghiera funebre per i martiri, perché attraverso il martirio i loro peccati vengono perdonati.
Pagamento dei debiti prima della preghiera funebre
Quando gli veniva portato un defunto per la preghiera funebre, chiedeva: «Questa persona ha qualche debito?». Se il defunto non aveva debiti, egli guidava la sua preghiera funebre. Ma se il defunto era debitore, non la guidava personalmente; diceva ai Compagni: «Pregate voi per vostro fratello». In realtà, la preghiera funebre del Messaggero di Allah era un’intercessione presso Allah per il defunto, e la sua intercessione veniva certamente accettata. Tuttavia, il debitore non entrerà in Paradiso finché il suo debito non sarà estinto. Perciò, quando Allah gli concedeva l’agiatezza, egli stesso saldava il debito del defunto, guidava la sua preghiera funebre e consegnava ai suoi eredi i beni che aveva lasciato.
Come guidava la ṣalāt al-janāza?
Era sunnah del Messaggero di Allah che, se il defunto era un uomo, si disponesse all’altezza della sua testa, mentre, se era una donna, si disponesse all’altezza del centro del suo corpo.
Iniziava la preghiera funebre dicendo «Allahu Akbar». Poi recitava la lode e la glorificazione di Allah.
Una volta, quando ʿAbdullah ibn ʿAbbās guidava la preghiera funebre, recitò ad alta voce la Fātiḥa dopo il takbīr. Disse: «Ho fatto così affinché sappiate che recitare la Sura al-Fātiḥa nella preghiera funebre è sunnah».
Allo stesso modo, Abū Umāma ibn Sahl, che Allah sia soddisfatto di lui, disse che è sunna recitare la Sura al-Fātiḥa dopo il primo takbīr della preghiera funebre. Da lui è stato riferito che il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, recitava la Sura al-Fātiḥa. Tuttavia, la catena di trasmissione di questo ḥadīth non è autentica.
Il nostro shaykh, l’Imām Ibn Taymiyya, ha detto che recitare la Sura al-Fātiḥa nella preghiera funebre non è obbligatorio, ma è sunna.
Abū Umāma ibn Sahl ha riferito, tramite un gruppo di Compagni, che nella preghiera funebre si deve recitare la ṣalāt (ṣalawāt) per il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Quando ʿUbāda ibn Ṣāmit fu interrogato su come il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, eseguisse la preghiera funebre, rispose:
«Giuro su Allah che vi dirò certamente come egli eseguiva la preghiera funebre. Inizierai la preghiera dicendo “Allāhu akbar”, poi reciterai la ṣalāt (ṣalawāt) per il Nobile Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Poi pregherai per il defunto in questo modo:
(Arabo******************************)
Significato: «O Allah! Questo Tuo servo non associava alcun associato a Te, e Tu sei Colui che lo conosce meglio. Se era una persona virtuosa, accresci ulteriormente la sua ricompensa; se invece era peccatore, perdona i suoi peccati. O Allah, non privarci della sua ricompensa e non sviare quelli di noi che rimangono in vita dopo di lui.»
La gente ha memorizzato le parole di questa supplica più di quanto abbia memorizzato la Sura al-Fātiḥa e la ṣalāt.
-È stato anche riferito che egli recitava la seguente supplica per il defunto:
(Arabo*****************)
Significato: O Allah! Perdona questo defunto, abbi misericordia di lui e sii benevolo con lui. Rendi onorevole il suo arrivo e ampio il suo ingresso. Lavalo con acqua fredda e ghiaccio. Pulisci completamente i suoi peccati come si pulisce un abito bianco dalla sporcizia. Dagli una casa migliore della sua casa, una famiglia migliore della sua famiglia e un compagno migliore del suo compagno. Dagli un posto in Paradiso e salvalo dal tormento della tomba e dal tormento dell’Inferno.”
-È stato anche riferito che egli recitò la seguente supplica:
(Arabo*******************)
Significato: O Allah! Perdona tutti noi: i nostri vivi e i nostri morti, i nostri giovani e i nostri anziani, i nostri uomini e le nostre donne, i presenti e gli assenti. Mantieni nell’Islam coloro tra noi ai quali vuoi concedere la vita. E fai morire nella fede coloro ai quali vuoi dare la morte. O Allah! Non privarci della sua ricompensa e non sottoporre i nostri vivi ad alcuna prova dopo di lui.”
È inoltre comprovato che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) recitò la seguente supplica per le donne durante la preghiera funebre:
(Arabo****************)
Significato: O Allah! Tu sei il Signore di questa donna. Tu l’hai creata. Tu le hai concesso la guida all’Islam. Ora Tu hai preso la sua anima. Siamo venuti a raccomandarla presso di Te. Ti preghiamo di perdonarla.”
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha ordinato di supplicare per i defunti con devozione e sincerità.
Quanti takbīr si recitano nella preghiera funebre?
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) celebrava la preghiera funebre con quattro takbīr. È inoltre noto da fonti autentiche che egli recitò cinque takbīr.
Dopo la sua morte, alcuni Compagni celebrarono la preghiera funebre con quattro takbīr, altri con cinque e altri ancora con sei.
Zayd ibn Arqam celebrò la preghiera funebre con cinque takbīr. Disse: «Il Nobile Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) celebrava la preghiera funebre con cinque takbīr». Questo hadith è riportato nel Sahih Muslim.
ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) celebrò la preghiera funebre di Sahl ibn Hunayf con sei takbīr. Egli guidava la preghiera funebre dei Compagni che avevano partecipato alla battaglia di Badr con sei takbīr; quella degli altri Compagni con cinque takbīr; e quella delle altre persone con quattro takbīr. Lo ha riferito l’Imam al-Dāraqutnī.
Saʿīd ibn Mansūr ha riferito da Hakam, e questi da Ibn ʿUyayna, che i Compagni celebravano la preghiera funebre dei partecipanti alla battaglia di Badr con cinque, sei o sette takbīr.
Tutte queste sono tradizioni autentiche comprovate dai Compagni. È lecito adottare uno qualunque di questi metodi. Non vi è motivo di rifiutarne alcuno, poiché il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, e i suoi Compagni hanno pronunciato più di quattro takbīr.
Coloro che vietano di pronunciare più di quattro takbīr prendono come prova l’hadith di Ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui. In esso Ibn ʿAbbās riferisce che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, celebrò l’ultima preghiera funebre della sua vita con quattro takbīr. Secondo loro, l’ultima azione del Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, riguardo a una questione costituisce la decisione definitiva in merito.
La catena di trasmissione attraverso la quale questo hadith è stato riferito da Ibn ʿAbbās, che Allah sia soddisfatto di lui, è molto debole e del tutto viziata. L’Imam Aḥmad ha detto che questa affermazione è falsa e non ha alcun fondamento. Nella catena di trasmissione di questo hadith vi è una persona che fabbricava hadith falsi.
Quanti salām si pronunciano nella preghiera funebre?
È stato riferito che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, pronunciava un solo salām nella preghiera funebre. Tuttavia, in alcune narrazioni si menzionano anche due salām.
L’Imam al-Bayhaqī e altri hanno narrato, attraverso al-Maqbarī, un hadith da Abū Hurayra, che Allah sia soddisfatto di lui: «Una volta il Messaggero di Allah, pace e benedizioni di Allah su di lui, celebrò la preghiera funebre con quattro takbīr e un solo salām».
L’Imam Aḥmad ha detto che questo hadith è mawḍūʿ, cioè fabbricato.
Tuttavia, l’Imam Aḥmad ha riferito con una catena autentica sia la versione con un solo salām sia quella con due salām.
I Compagni illustri conclusero la preghiera funebre con un solo salām, e in altri casi con due salām.
Il rafʿ al-yadayn nella preghiera funebre
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) praticava il rafʿ al-yadayn nella preghiera funebre? A questo proposito, l’Imam al-Shāfiʿī ha detto: per analogia con la consuetudine e la Sunna del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) nella preghiera, si deve praticare il rafʿ al-yadayn nella preghiera funebre. Infatti, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) sollevava le mani a ogni takbīr mentre pregava in piedi.
È stato tramandato che Ibn ʿUmar e Anas (che Allah sia soddisfatto di loro) praticavano il rafʿ al-yadayn a ogni takbīr nella preghiera funebre.
Al-Bayhaqī ha tramandato: il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) praticava il rafʿ al-yadayn al primo takbīr e poneva la mano destra sopra la mano sinistra.
Egli celebrò la preghiera funebre presso la tomba
Era consuetudine del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) che, se non riusciva a celebrare la preghiera funebre di qualcuno prima della sua sepoltura, si recasse alla sua tomba dopo la sepoltura e celebrasse lì la preghiera funebre.
Una volta, il giorno dopo la sepoltura di un uomo, si recò alla sua tomba e celebrò la preghiera funebre. Un’altra volta celebrò la preghiera funebre tre giorni dopo la sepoltura in una tomba. In un’altra tomba la celebrò dopo un mese. A questo proposito non stabilì alcun limite di tempo.
L’Imam Ahmad ha detto: chi può dubitare della liceità di eseguire la preghiera funebre presso la tomba? È riportato che il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), quando la preghiera funebre di qualcuno veniva omessa, si recava alla sua tomba e la eseguiva; in tal caso non vi è alcun motivo per dubitare. A questo proposito sono stati tramandati hadith attraverso sei catene di trasmissione. Tutte sono hasan (buone).
L’Imam Ahmad ha stabilito in un mese il periodo entro il quale si può eseguire la preghiera funebre presso la tomba.
L’Imam al-Shafi‘i ha detto che si può eseguire la preghiera funebre presso la tomba finché il cadavere non si decomponga e non si deformi.
L’Imam Abu Hanifa e l’Imam Malik non ritenevano corretto che chiunque, eccetto il tutore del defunto, eseguisse la preghiera funebre presso la tomba. Essi hanno detto che, se il wali (tutore) era assente prima della sepoltura, poteva tornare in seguito ed eseguire la preghiera funebre presso la tomba.
La preghiera funebre per i bambini
È stato tramandato attraverso fonti autentiche che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Eseguite la preghiera funebre per i bambini».
Nel Sunan di Ibn Majah è riportato un hadith marfu‘ in cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Eseguite la preghiera funebre per i bambini, perché sono opere buone che avete mandato avanti prima di voi». Da un hadith narrato da Sa‘id ibn al-Musayyab si apprende che, quando il feto abortito ha raggiunto i quattro mesi, si deve eseguire per lui la preghiera funebre.
La preghiera funebre per il suicida, il truffatore e il condannato a morte
-Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) non celebrava la preghiera funebre per chi si era suicidato.
-Non celebrava neppure la preghiera funebre per chi aveva sottratto beni dal bottino di guerra.
-Vi è divergenza di opinioni riguardo al fatto che egli abbia celebrato o meno la preghiera funebre per una persona condannata a morte. Sebbene il Messaggero (pace su di lui) non celebrasse la preghiera funebre per i debitori, i suicidi e coloro che avevano sottratto beni, ordinava ai Compagni di celebrarla. I giuristi hanno detto che si deve celebrare la preghiera funebre per ogni musulmano. -Fiqh as-Sunnah, volume 1.]
Accompagnare il feretro era una consuetudine del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui): dopo aver celebrato la preghiera funebre per un defunto, egli accompagnava il feretro fino alla tomba. In quel momento camminava a piedi davanti al feretro.
Dopo la sua morte, anche la consuetudine dei califfi ben guidati era questa.
-Stabilì inoltre questa regola: coloro che accompagnano il feretro su un mezzo di trasporto devono rimanere dietro di esso. Quanto a coloro che lo accompagnano a piedi, devono disporsi nelle sue immediate vicinanze, davanti, dietro, a destra e a sinistra.
-Egli ordinava di procedere rapidamente con il feretro. Perciò i Compagni avanzavano rapidamente verso la tomba portando il feretro.
Oggi, la lentezza adottata nel portare il feretro alla tomba è un’innovazione religiosa, è makruh, contraria alla Sunnah e una pratica seguita da ebrei e cristiani. Quando Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) vedeva qualcuno camminare lentamente con il feretro, sollevava il bastone verso di lui e diceva: «Non hai visto quanto rapidamente camminavamo con il feretro insieme al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)?»
-Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si recava verso la tomba portando il feretro, camminava a piedi. Diceva: «Gli angeli camminano a piedi; come potrei andare cavalcando?»
-Al ritorno, dopo aver sepolto il defunto, a volte tornava a piedi e a volte cavalcando.
Non si sedeva finché il defunto non veniva deposto a terra insieme al feretro.
La preghiera funebre in absentia
Poiché molti musulmani morivano in luoghi lontani e diversi, per loro non veniva celebrata la preghiera funebre. È riportato attraverso fonti autentiche che, dopo la morte del sovrano Negus, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) celebrò per lui la preghiera funebre in absentia. Su questa questione sono sorte tre opinioni.
1. Secondo una delle opinioni, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) istituì la preghiera funebre in absentia. Pertanto, celebrare la preghiera funebre in absentia per un defunto lontano è una sunnah per la comunità. Questa è l’opinione dell’Imam al-Shafi‘i (che Allah abbia misericordia di lui). Secondo una narrazione, questa è anche l’opinione dell’Imam Ahmad.
2. L’Imam Abu Hanifa (che Allah abbia misericordia di lui) e l’Imam Malik (che Allah abbia misericordia di lui) hanno detto che la preghiera funebre in absentia celebrata dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) per il Negus era riservata esclusivamente al Negus. Essa non si applica agli altri. Non vi è alcuna prova che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) abbia celebrato la preghiera funebre in absentia per qualcuno diverso dal Negus. La prova che egli la celebrò in absentia è una sola, mentre le prove che non la celebrò sono numerose. Pertanto, così come è una sunnah celebrare la preghiera funebre in absentia, è una sunnah anche non celebrarla.
3. Secondo l’Imam Ibn Taymiyya, la via migliore in questa questione è la seguente: se qualcuno muore in un luogo dove non è stata celebrata per lui la preghiera funebre, si deve celebrare per lui la preghiera funebre in absentia, come il Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui) celebrò la preghiera funebre per il Negus. Ciò perché egli morì in un paese non musulmano e per lui non fu celebrata la preghiera funebre. Al contrario, se qualcuno muore in un luogo dove la preghiera funebre è stata celebrata per lui, non si deve celebrare per lui la preghiera funebre in absentia. Questo perché l’obbligo della sua preghiera funebre, che gravava sui musulmani, è già stato assolto. Il Profeta nobile (pace e benedizioni su di lui) celebrò la preghiera funebre in absentia, ma talvolta se ne astenne. Pertanto, sia celebrarla sia non celebrarla sono entrambe sunnah. I casi in cui celebrò la preghiera funebre in absentia erano diversi da quelli in cui se ne astenne.
Altre questioni riguardanti la sepoltura e le tombe
-Quando il defunto veniva deposto nella tomba, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) pronunciava queste parole:
(Arabo**************)
Significato: «Nel nome di Allah, con fede in Allah e secondo la tradizione del Messaggero di Allah, lo seppelliamo».
In un’altra narrazione si menziona che, in quell’occasione, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) pronunciava la seguente frase:
(Arabo*******************)
Significato: «Nel nome di Allah, sulla via di Allah e secondo la tradizione del Messaggero di Allah, lo seppelliamo».
-È stato inoltre narrato che, dopo aver deposto il defunto nella tomba, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) prese della terra con le proprie mani e la gettò nella tomba. Ne gettò tre manciate. Si cominciava a gettare la terra dal lato della testa.
Dopo la sepoltura, egli e i suoi compagni stavano in piedi presso la tomba e pregavano per la fermezza del defunto. [Cioè pregavano affinché, durante le domande e le risposte nella tomba, potesse rimanere saldo e rispondere.] Egli ordinava ai suoi compagni di pregare per la fermezza del defunto.
È vietato costruire tombe, elevarle e costruire sopra di esse mausolei e cupole. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) mandò Hadrat ‘Alī a demolire tombe di questo tipo.
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) proibì di trasformare le tombe in luoghi di prostrazione. Proibì anche di pregare tenendo una tomba davanti a sé.
Proibì di accendere lampade presso le tombe.
Proibì di trasformare le tombe in luoghi di ‘urs, santuari, fiere e raduni. Invocò la maledizione su coloro che compiono tali azioni.
La sua Sunna era che non si dovesse mostrare rispetto verso la tomba né
profanarla.
Proibì alle donne di recarsi nei cimiteri per visitare le tombe. Invocò la maledizione su quelle che lo fanno.
-Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) visitava le tombe, lo faceva per supplicare per i loro occupanti, chiedere misericordia per loro, chiedere perdono per loro e ricordare la morte.
Durante la visita alle tombe, egli disse ai Compagni di pronunciare queste parole:
(Arabo********************)
Significato: O abitanti credenti e musulmani delle dimore! La pace sia su di voi. Se Allah vuole, certamente ci riuniremo con voi. E chiediamo ad Allah perdono per noi e per voi.”
-Era sua consuetudine porgere le condoglianze ai familiari del defunto. Diceva loro di accettare il decreto di Allah e di avere pazienza.
[Alhamdulillah, qui si conclude la traduzione di questo prezioso e autorevole libro riguardante la preghiera del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Dal metodo con cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) pregava non risulta alcun metodo diverso per la preghiera delle donne. Non esiste inoltre alcuna prova che egli abbia detto alle donne di pregare secondo un metodo diverso. Pertanto, secondo la Sunnah, il metodo della preghiera è lo stesso per uomini e donne.]
— Fine —