L’umile supplica dell’autore

Come poté una nazione barbara, beduina e nomade, privata della luce dell’istruzione e della civiltà, sconfiggere e annientare le due più grandi potenze del mondo e conquistare metà del globo in meno di mezzo secolo? Come poté lasciare, in questo breve lasso di tempo, un’impronta permanente e incancellabile sulla civiltà umana? Ancora oggi gli storici non finiscono di tormentarsi riflettendo su questo. Non riescono a immaginare quale straordinaria potenza magica avesse agito, facendo sì che gli arabi musulmani scatenassero un cataclisma in tutto il mondo. Molti illustri storici e pensatori hanno riconosciuto apertamente che fu proprio la straordinaria potenza del Sacro Corano, il Grande Libro, ad agire come forza fondamentale alla base del successo degli arabi musulmani.

Il celebre studioso occidentale Emanuele Duetsch ha detto: «Tra le principali religioni del mondo, bisogna riconoscere che il Corano occupa una posizione particolarmente eminente. Tra le opere letterarie epocali di questo genere, il Corano è certamente la più recente; tuttavia, quanto all’influenza esercitata sulle masse, non è inferiore a nessun’altra. Il Corano ha creato, da un lato, una nuova concezione del pensiero umano e, dall’altro, un nuovo carattere. Ha trasformato alcune tribù nomadi del deserto della penisola arabica, in conflitto tra loro, in una grande e nobile nazione eroica».

Dalla rivelazione del Corano in poi, sono state scritte in varie lingue del mondo innumerevoli opere di ricerca sul Corano. Nella nostra lingua madre, il bengalese, vi è però una notevole carenza di opere di ricerca di questo genere. Perciò presento al servizio dei miei fratelli e sorelle musulmani di lingua bengalese questo mio modesto opuscolo di ricerca sul Sacro Corano.

Nel frattempo si è conclusa la dodicesima edizione. Rendo grazie al Grande Signore dei mondi per aver potuto pubblicare la tredicesima edizione.

-Abul Kalam Muhammad Yusuf

Presentazione del Corano

Si chiama Corano quel Libro rivelato da Allah, che Egli fece discendere sul Suo ultimo profeta, Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui), nell’arco di ventitré lunghi anni, in varie fasi e poco alla volta, secondo le necessità. Sia per la lingua sia per il contenuto, il Corano è il Libro di Allah. In altre parole, così come il contenuto del Corano, cioè il suo significato, proviene da Allah, allo stesso modo anche la sua lingua proviene da Lui.

La ragione della rivelazione del Corano

Prima di inviare Adamo (pace su di lui) ed Eva (pace su di lei) dal Paradiso al mondo, dopo che ebbero mangiato il frutto dell’albero proibito, l’Altissimo aveva dichiarato:

قُلْنَا اهْبِطُوا مِنْهَا جَمِيعًا ۖ فَإِمَّا يَأْتِيَنَّكُم مِّنِّي هُدًى فَمَن تَبِعَ هُدَايَ فَلَا خَوْفٌ عَلَيْهِمْ وَلَا هُمْ يَحْزَنُونَ ﴿٣٨﴾ وَالَّذِينَ كَفَرُوا وَكَذَّبُوا بِآيَاتِنَا أُولَـٰئِكَ أَصْحَابُ النَّارِ ۖ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ

«Scendete tutti da qui. In seguito, vi giungerà da parte Mia una guida per la vita. Quanto a coloro che seguiranno la Mia guida, non avranno motivo di temere né saranno rattristati. (Ciò significa che, al termine della vita terrena, torneranno in questo Paradiso, dimora della felicità eterna.) Quanto a coloro che la rinnegheranno e dichiareranno false le Nostre prove, saranno gli abitanti dell’Inferno e vi rimarranno in eterno». (Sura al-Baqara, versetti 38-39)

In conformità con tale dichiarazione dell’Altissimo, di epoca in epoca è giunta da parte di Allah ai discendenti di Adamo la guida, o legge di vita. Un altro nome di questa legge di vita è il Libro di Allah. Ogni volta che un gruppo umano abbandona la via di Allah e segue una via errata elaborata secondo i propri desideri, Allah rivela un Libro e indica agli uomini la retta via.

La legge eterna dell’Altissimo riguardo alla rivelazione dei Libri è questa: quando Egli ritiene necessaria la rivelazione di un Libro per una nazione, sceglie tra quella stessa nazione il migliore degli uomini, dotato di qualità umane eccellenti, come profeta; poi gli rivela il Libro per mezzo della rivelazione.

Fin dall’inizio della creazione dell’umanità sono giunti nel mondo innumerevoli profeti e messaggeri, e altrettanto innumerevoli sono stati i Libri rivelati loro. Tra i profeti, proprio come Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è l’ultimo profeta, così il Corano rivelato a lui è l’ultimo Libro di Allah. Dopo di lui non giungerà nel mondo alcun nuovo profeta e non sarà rivelato alcun altro Libro.

Argomento e scopo del Corano

L’argomento del Corano è l’umanità. Infatti, nel Corano è stata fornita la corretta conoscenza del vero bene e del vero male dell’umanità. Lo scopo del Corano è guidare l’umanità verso il sistema di vita donato da Dio, affinché possa rendere prospera la propria vita anche in questo mondo e possa conseguire una vita pacifica nell’Aldilà.

Come ebbe inizio la rivelazione

Nel Sahih al-Bukhari è riportato un hadith trasmesso da Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei). In esso si narra: «L’inizio della rivelazione avvenne così: il Profeta cominciò a fare, durante il sonno, sogni veritieri che si realizzavano con la chiarezza dell’alba». In seguito, il ritiro in solitudine divenne caro al Profeta, che iniziò a ritirarsi nella grotta di Hira. Vi trascorreva diverse notti, portando con sé il cibo, le bevande e gli oggetti necessari. Quando questi terminavano, tornava indietro, li prendeva da Khadija (che Allah sia soddisfatto di lei) e rientrava nella grotta. Così, in un momento propizio, mentre era assorto nella meditazione a Hira, la Verità (la rivelazione) giunse a lui. L’angelo (Jibril Amin) venne da lui e gli disse: «Leggi». Il Profeta disse: «Non so leggere». Il Profeta racconta: «Allora l’angelo mi strinse sotto il braccio e poi mi lasciò andare, al punto che fui preso da una grande stanchezza. Mi disse nuovamente di leggere e io diedi la stessa risposta. Mi strinse ancora al petto e poi mi lasciò andare. Fece così per tre volte e tutte e tre le volte il Profeta diede la stessa risposta. Poi l’angelo recitò:

 اقْرَأْ بِاسْمِ رَبِّكَ الَّذِي خَلَقَ ﴿١﴾ خَلَقَ الْإِنسَانَ مِنْ عَلَقٍ ﴿٢﴾ اقْرَأْ وَرَبُّكَ الْأَكْرَمُ ﴿٣﴾ الَّذِي عَلَّمَ بِالْقَلَمِ ﴿٤﴾ عَلَّمَ الْإِنسَانَ مَا لَمْ يَعْلَمْ ﴿٥﴾

«Leggi nel nome del tuo Signore, Colui che ha creato, che ha creato l’essere umano da un grumo di sangue. Leggi, e il tuo Signore è il Più Nobile, Colui che ha insegnato per mezzo del calamo, che ha insegnato all’essere umano ciò che non sapeva». (Sura al-ʿAlaq, 1-5)

Dopodiché il Profeta tornò a casa con il cuore tremante, portando con sé quei versetti. Entrò nella stanza di Khadija e disse: «Coprimi con una coperta». Dopo essere stato avvolto nella coperta per qualche istante, la sua agitazione passò. Raccontò a Khadija l’intero episodio, dall’inizio alla fine, e disse: «Temo per la mia stessa vita». Khadija lo consolò dicendo: «Per Allah, Allah non ti farà mai alcun male. Infatti, tu mantieni i legami di parentela, aiuti i poveri e gli indigenti, ospiti gli stranieri e sostieni le opere buone». In seguito Khadija portò il Profeta da suo cugino Waraqa ibn Nawfal. Egli aveva abbracciato il cristianesimo durante l’epoca dell’ignoranza e conosceva la lingua ebraica. Poteva inoltre trascrivere in quella lingua ciò che desiderava dal Vangelo. Era molto anziano e aveva perso la vista. Khadija gli disse: «Fratello, ascolta ciò che è accaduto a tuo nipote». Dopo aver ascoltato tutto, Waraqa disse: «È proprio l’angelo che venne da Mosè. Ahimè! Se fossi ancora vivo quando il tuo popolo ti scaccerà dal paese!». Il Profeta disse: «Dunque mi scacceranno?». Waraqa rispose: «Sì. Chiunque abbia portato ciò che tu hai portato è stato trattato allo stesso modo. Se sarò vivo quel giorno, ti aiuterò con tutte le mie forze». In seguito, prima che la rivelazione riprendesse, Waraqa morì.

Il giorno in cui si verificò l’evento sopra narrato era lunedì 17 Ramadan. Il Profeta aveva allora quarant’anni, sei mesi e otto giorni. Cioè il 6 agosto 610 d.C.

Come veniva rivelata la rivelazione

Quando la rivelazione discendeva sul Profeta, in lui si verificava uno stato particolare. Il suo volto benedetto diventava luminoso e rosso, sulla fronte compariva il sudore, il respiro si faceva affannoso e il corpo diventava estremamente pesante. Tanto che, quando la rivelazione gli giungeva mentre era in groppa a un cammello, questo, incapace di avanzare sotto il peso eccessivo, si accovacciava a terra.

Si può dire che la ragione di tale stato durante la discesa della rivelazione fosse la seguente: poiché i profeti erano puri da ogni peccato, grande o piccolo, sebbene nella loro natura prevalesse l’indole angelica, non erano tuttavia al di sopra della natura umana. Perciò, immediatamente prima di far discendere la Sua parola sacra, Allah li conduceva in uno speciale stato di luce, nel quale il loro cuore, perdendo tutte le caratteristiche umane, si trasformava secondo l’indole angelica, mentre la luce della grazia di Allah incantava il loro cuore e la loro anima. Così, in un’atmosfera silenziosa e serena, Allah faceva discendere la Sua parola sui profeti. Era infatti necessario condurre i profeti in quel particolare stato affinché ascoltassero la sacra parola di Allah con piena concentrazione, la imprimessero nel cuore e ne comprendessero il vero significato con il cuore e la mente.

Quando in questo modo la discesa della rivelazione giungeva al termine, lo stato sopra descritto svaniva e il Profeta tornava alla condizione precedente. Poi recitava ai Compagni la parola rivelata, affinché la ascoltassero.

A proposito di come discendeva la rivelazione, è stato tramandato da ʿĀʾisha un hadith dal seguente significato:

“ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) narra: Un giorno al-Harith ibn Hisham chiese al Profeta: «O Messaggero di Allah, in che modo discende su di lei la rivelazione?». Il Profeta rispose: «Talvolta il suono della rivelazione risuona nel mio cuore come il rintocco di una campana; questa forma di rivelazione è per me la più difficile e comincio a sentirmi stanco. Poi essa si imprime nel mio cuore. Altre volte l’angelo viene in forma umana e parla con me, facendo discendere la rivelazione; e io la imprimo nella mia mente». ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei) narra inoltre: «Anche quando la rivelazione discendeva durante il freddo più intenso, il corpo del Profeta accumulava calore e sul suo volto benedetto compariva del sudore».”

Oltre a queste due forme, talvolta Allah parlava direttamente ai profeti, senza alcun intermediario, da dietro un velo.

Nella spiegazione degli hadith sulla rivelazione contenuti nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, l’erudito al-ʿAynī ha spiegato nella sua opera la classificazione della rivelazione come segue:

(1) Allah parlava direttamente, senza alcun tipo di intermediario. Come si apprende dal Sacro Corano e dalle narrazioni degli hadith autentici, Allah ebbe questo tipo di conversazione con Mūsā (la pace sia su di lui) e con Muḥammad (che Allah lo benedica e gli conceda la pace).

(2) Inviava un angelo, attraverso il quale faceva discendere la rivelazione.

(3) Faceva risuonare nel cuore le parole della rivelazione e ve le imprimeva. Come ha detto il Profeta: «L’angelo santo ha insufflato la rivelazione nel mio cuore». Il terzo tipo di rivelazione discese sul profeta Davide (pace su di lui).

Il modo in cui fu rivelato il Corano

Per comprendere il Corano e assimilarlo profondamente, è indispensabile comprendere il modo in cui fu rivelato. È necessario ricordare che il Corano non fu rivelato al Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) tutto in una volta e già sotto forma di libro. Al contrario, fu rivelato gradualmente, secondo le necessità, nelle varie fasi del movimento rivoluzionario che Allah aveva affidato al Profeta (pace e benedizioni su di lui) e ai suoi compagni dediti al sacrificio di sé, nell’arco complessivo di ventitré anni. Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ricevette la profezia all’età di quarant’anni e, dopo aver adempiuto per ventitré anni, in qualità di profeta, al compito affidatogli da Dio, lasciò questo mondo all’età di sessantatré anni. Nel corso di questi lunghi ventitré anni, nelle varie fasi, diverse parti del Corano continuarono a essere rivelate dal Messaggero di Allah.

Meccane e medinesi

Dopo aver ricevuto la profezia, Hazrat (pace e benedizioni su di lui) rimase per tredici anni nella città santa della Mecca e continuò a diffondere l’invito all’Islam nella Mecca e nelle aree circostanti. Le sure rivelate al Profeta (pace e benedizioni su di lui) durante quei lunghi tredici anni trascorsi alla Mecca sono chiamate sure meccane.

In seguito, il Profeta di Allah emigrò nella città santa di Medina e, dopo avervi soggiornato per dieci lunghi anni, fondò l’Islam come ordinamento vivente e partì per l’Aldilà. Le sure del Nobile Corano rivelate a Hazrat (pace e benedizioni su di lui) durante questi dieci anni trascorsi a Medina sono chiamate sure medinesi.

Caratteristiche delle sure meccane

All’inizio della predicazione islamica, la maggior parte delle sure rivelate al Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) alla Mecca era breve, ma estremamente incisiva. In esse venivano generalmente trattati i temi fondamentali della fede islamica, come il tawḥīd, la profezia e l’Aldilà; allo stesso modo, vi venivano descritti i principali peccati legati alla fede, quali lo shirk, la miscredenza, l’ateismo e il rifiuto dell’Aldilà. In esse si parla sia delle nazioni del passato che, rispondendo alla predicazione dei profeti e credendo nell’Aldilà, seguivano esclusivamente la religione rivelata da Allah, ottenendo abbondanti benefici anche in questo mondo e diventando, nell’Aldilà, destinatarie della felicità eterna, sia degli sventurati che, negando la predicazione dei profeti e rifiutando la religione di Allah, furono distrutti anche in questo mondo e subiranno nell’Aldilà il castigo più atroce. Questi episodi sono stati narrati per trarne insegnamento, non per trattare la storia.

Inoltre, nelle sure meccane il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e i suoi pochi compagni venivano esortati a perseverare di fronte alle incessanti persecuzioni degli increduli e dei politeisti, mentre gli increduli e i politeisti venivano avvertiti delle terribili conseguenze della loro ostinazione e dei loro eccessi.

Caratteristiche delle sure medinesi

La vita medinese del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ebbe inizio tredici anni dopo l’inizio della profezia. Coloro che alla Mecca avevano accettato l’Islam in risposta alla predicazione del Messaggero erano non solo privi d’influenza, ma anche esigui di numero. I capi dei Quraysh e delle tribù circostanti la Mecca erano fieramente avversi alla predicazione del Messaggero.

Di conseguenza, i musulmani dovettero condurre lì una vita duramente perseguitata sotto l’influenza della miscredenza. La situazione di Medina, invece, era completamente opposta. A Medina, in precedenza, i capi delle due tribù influenti, Aws e Khazraj, erano venuti alla Mecca in occasione del pellegrinaggio e avevano accettato l’Islam presso il Messaggero. Seguendo il loro esempio, quasi tutti i membri delle tribù avevano accettato l’Islam.

In seguito, quando nel tredicesimo anno della profezia il Profeta emigrò a Medina con i suoi compagni, constatò che i capi influenti di Medina e i loro seguaci non solo avevano accettato la religione del Profeta, ma erano anche pronti a sottoporre al suo controllo il loro stesso territorio. Pertanto, nell’applicare tutte le disposizioni dell’Islam, egli non avrebbe dovuto affrontare alcun ostacolo interno, a parte le interferenze esterne. Le due tribù ebraiche che vivevano a Medina erano già state legate dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) da un patto.

Pertanto, senza indugio, il Profeta di Allah pose le fondamenta di un piccolo ma promettente Stato islamico, con l’obiettivo di dare forma compiuta all’Islam. Ora erano necessarie tutte le norme e le disposizioni per amministrare questo Stato. Esse furono rivelate gradualmente, attraverso le sure medinesi, durante i restanti dieci anni della vita del Profeta.

Le sure medinesi trattano principalmente tutte le leggi fondamentali relative all’amministrazione dello Stato e della società: per esempio, il diritto penale, le leggi sull’eredità, le norme sul matrimonio e sul divorzio, le disposizioni economiche come la zakat e l’ushr, nonché le prescrizioni relative alla guerra e alle tregue.

Alla Mecca non viveva alcuna tribù ebraica, né vi era alcun gruppo organizzato di ipocriti (la classe opportunista). Perciò nelle sure meccane non si trova alcuna discussione particolare su di loro. A Medina, invece, erano presenti entrambe queste classi e, sebbene esteriormente si presentassero come beneauguranti per i musulmani, segretamente erano impegnate in complotti contro di loro. Perciò Allah, attraverso le sure medinesi, informò il Profeta dei loro perfidi complotti e mise in guardia gli ebrei e gli ipocriti sulla loro abominevole sorte.

Lo straordinario effetto del Corano sugli arabi

Nonostante i numerosi ostacoli posti dai Quraysh, l’influenza dell’Islam cresceva di giorno in giorno in modo sorprendente. Alla base di ciò vi era l’effetto miracoloso del Sacro Corano. I pochi episodi seguenti sono sufficienti a dimostrarne la realtà.

All’inizio, per quasi tre anni, il Profeta (s.a.s.) continuò a invitare segretamente all’Islam. Poi, per ordine di Allah, iniziò la predicazione pubblica, e proprio in quel periodo ebbe inizio il conflitto con i Quraysh. In quel momento i capi dei Quraysh cominciarono, da una parte, a sottoporre i poveri e deboli compagni di Muhammad (s.a.s.) a varie forme di persecuzione fisica e, dall’altra, cercarono di distogliere lo stesso Muhammad (s.a.s.) dalla retta via con ogni sorta di tentazione.

Nel quinto anno della profezia, su proposta dei capi dei Quraysh, fu inviato da Muhammad (s.a.s.) Utba ibn Rabia, il più intelligente e autorevole tra loro, con una proposta di compromesso. Utba si presentò al cospetto del Profeta e gli avanzò questa proposta: «O Muhammad (s.a.s.), abbandona questa nuova dottrina e ti faremo nostro capo. Se desideri ricchezza, ti renderemo il più ricco degli arabi. E se desideri donne belle, soddisferemo anche questo tuo desiderio». Il Profeta disse: «Perché parlare di autorità, ricchezza e donne? Anche se mi portaste il sole del cielo in una mano e la luna nell’altra, non potrei comunque abbandonare questa dottrina». Poi il Profeta recitò davanti a lui alcuni versetti della sura Hā Mīm.

Utba ascoltò quelle parole come stregato. Perse la facoltà di parlare e, dentro di sé, smarrì ogni forza e coraggio. Poi tornò là dove i capi dei Quraysh attendevano il suo ritorno e speravano in cuor loro di ricevere una buona notizia.

Utba disse ai capi dei Quraysh: «Guardate, non ostacolate Muhammad. Quando il suo invito uscirà dall’area dei Quraysh, Muhammad si scontrerà con i non-Quraysh. Se Muhammad sarà sconfitto in quello scontro, sarà comunque un vantaggio per voi, perché il vostro nemico sarà distrutto senza che voi abbiate dovuto prendere parte al conflitto. E se Muhammad vincerà, anche allora non avrete nulla da perdere, ma solo da guadagnare, perché un uomo della vostra stessa stirpe dei Quraysh diventerà il capo degli arabi».

A una simile proposta, i capi presenti si infuriarono terribilmente e, indagando, scoprirono che Utba era rimasto sopraffatto proprio dopo aver ascoltato le parole del Corano pronunciate dalla bocca di Muhammad (s.a.s.); di conseguenza aveva assunto un atteggiamento più conciliante nei confronti di Muhammad.

Un altro episodio analogo ebbe luogo in Abissinia. Era il quinto anno della missione profetica. Tormentato dalle persecuzioni dei coreisciti, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) inviò dapprima sedici, e in seguito ottantatré uomini e donne musulmani, divisi in due gruppi, in Abissinia. In Abissinia governava il Negus, un sovrano cristiano estremamente giusto e benevolo verso i suoi sudditi. Egli aveva ordinato ai musulmani di stabilirsi nel suo paese. Quando i capi dei coreisciti lo vennero a sapere, inviarono alla corte del Negus una delegazione qualificata con numerosi doni. Presentatisi al suo cospetto e offerti i doni, dissero: «Maestà, alcuni giovani e alcune giovani, insieme ad alcuni schiavi, hanno disobbedito ai nostri capi e si sono rifugiati nel vostro paese senza il loro permesso (lasciapassare). Siamo stati inviati al vostro cospetto proprio per ricondurli indietro. Vi preghiamo di consegnarceli». Anche i cortigiani si espressero a favore della restituzione dei fuggiaschi. Ma il sovrano disse: «Non posso riconsegnarli senza prima ascoltare la loro versione». Furono quindi convocati e venne loro chiesto di spiegare per quale motivo avessero lasciato il loro paese.

Il capo del gruppo musulmano, Jaʿfar, fratello di ʿAlī, si alzò e disse: «Maestà, in passato eravamo immersi in varie superstizioni, tra cui l’adorazione degli idoli. Risse, omicidi, brigantaggio e saccheggi erano le nostre occupazioni quotidiane. Nel frattempo, per grazia di Allah, Egli inviò tra noi un profeta. Ci invitò a sottometterci esclusivamente ad Allah, a dire la verità, a trattare bene parenti e vicini, a essere benevoli verso i poveri e i bisognosi e ad abbandonare gli omicidi e i saccheggi per condurre una vita pura. Rispondemmo al suo invito e abbracciammo la sua religione. Per questo i capi delle nostre tribù si adirarono contro di noi e, per ordine del nostro Profeta, siamo emigrati nel vostro paese. Ora, se ci consegnerete a questi emissari dei coreisciti, non avremo più alcuna via d’uscita».

Il sovrano, dopo aver ascoltato il suo ardente e toccante discorso, ne fu profondamente compiaciuto e disse: «Puoi farmi ascoltare qualcosa della Parola rivelata al vostro Profeta?». Jaʿfar recitò con voce melodiosa alcuni versetti della sura Maryam riguardanti Gesù e Maria

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e glieli fece ascoltare. Le lacrime cominciarono a scorrere dai due occhi del Negus. Nel suo cuore sentì una pace celeste e disse: «Per il Creatore, il Vangelo e la Parola che mi avete appena fatto ascoltare provengono entrambi dalla stessa origine». Poi, rivolgendosi agli emissari dei coreisciti, disse: «Andatevene; non posso consegnarvi queste persone innocenti».

Nel frattempo i coreisciti attendevano con impazienza il ritorno degli emissari. Pensavano che questi sarebbero tornati alla Mecca portando i fuggiaschi in catene. Ma quando, dopo una lunga attesa, gli emissari rientrarono a mani vuote, si meravigliarono e vollero conoscerne il motivo. Gli emissari dissero: «Appena il sovrano ha ascoltato il Corano dalla bocca di Jaʿfar, si è lasciato conquistare. Altrimenti avremmo potuto ricondurli indietro».

I coreisciti si resero ancora una volta conto che era proprio l’influsso miracoloso del Corano la causa principale della loro rovina.

Tra coloro che, dopo aver ascoltato il Corano ed esserne rimasti profondamente colpiti per il suo influsso miracoloso, abbracciarono la fede agli inizi della missione profetica, è particolarmente degno di nota il poeta yemenita Tufayl ibn ʿAmr al-Dawsī, dell’Arabia meridionale. A quel tempo in Arabia i poeti godevano di grande prestigio. Perciò la conversione all’Islam di Tufayl ibn ʿAmr al-Dawsī suscitò in Arabia un enorme clamore. In seguito, tutti i membri della tribù dei Daws abbracciarono l’Islam sotto la sua influenza.

Anche Qays ibn Nasir, uomo saggio della tribù dei Banu Sulaym, abbracciò l’Islam dopo aver ascoltato il Corano dalla bocca del Profeta. In seguito tornò a casa, riunì la gente della sua tribù e disse: «Ascoltate, ho avuto la fortuna di ascoltare i discorsi e le opere dei migliori poeti e letterati di Roma e della Persia; ho ascoltato moltissimo anche le parole dei celebri letterati di Himyar. Ma non ho mai ascoltato da nessuno nulla che fosse paragonabile alle parole del Corano pronunciate dalla bocca di Muhammad». In seguito, grazie ai suoi sforzi, quasi mille persone della sua tribù abbracciarono l’Islam.

Anche Jamad ibn Tha‘laba, capo della tribù di Azad, abbracciò l’Islam dopo aver ascoltato il Corano dalla bocca del Profeta. Tra i giovani di spicco dei Quraysh, anche l’adesione all’Islam di Umar fu dovuta all’effetto miracoloso del Corano. L’episodio si svolse come segue:

Era il nono anno della missione profetica. Abu Jahl convocò un’assemblea dei capi dei Quraysh nella Dar al-Nadwa. Poi pronunciò davanti a tutti un discorso piuttosto lungo, inveendo con parole infuocate contro Muhammad, e incitò i giovani dei Quraysh dicendo: «Quest’unico uomo ha sconvolto ogni cosa: la nostra nazione, la nostra religione e tutto il resto. Eppure nessuno è riuscito a eliminare questo nemico. Oggi dichiaro pubblicamente che ricompenserò con mille monete d’oro e cento cammelli il giovane valoroso che ci porterà la testa mozzata di Muhammad».

Subito dopo l’annuncio, il giovane Umar, di corporatura robusta e dal petto ampio, balzò in piedi tra la folla eccitata con la spada sguainata in mano e gridò:

«Vado io; non tornerò senza aver portato la testa mozzata di Muhammad». La folla esplose in acclamazioni, e il valoroso Umar partì con la spada.

Per strada incontrò il suo amico Nu‘aym. Vedendo il suo stato d’ira, Nu‘aym gli chiese: «Con la spada sguainata in mano, a quest’ora insolita, contro chi sei uscito per portare rovina?». Egli rispose: «Per mozzare la testa di Muhammad. Ha sconvolto ogni cosa per noi».

Umar non sapeva che Nu‘aym aveva abbracciato segretamente l’Islam. Per salvare il Messaggero dall’ira di Umar, Nu‘aym disse: «Sì, vuoi prendere la testa di Muhammad, ma bada alle cose di casa tua! Anche tua sorella Fatima e tuo cognato Sa‘id hanno abbracciato l’Islam». Umar, sconvolto, esclamò: «Che disgrazia! Nella mia stessa casa? Sistemerò subito la faccenda!» Detto questo, si diresse verso la casa della sorella.

Era appena terminato il tempo della preghiera del maghrib. Sa‘id e Fatima stavano recitando alcuni brani scritti del Corano. All’improvviso, udendo i passi di Umar, li nascosero. Umar chiese: «Che cosa stavate recitando proprio ora?». Fatima rispose: «Che cosa hai sentito?». Umar si avventò furiosamente su Sa‘id e cominciò a picchiarlo. Disse: «Avete abbracciato la religione di Muhammad; ora vedrete il divertimento». Fatima rimase ferita mentre cercava di fermarlo. Il sangue sgorgava dalla sua ferita. Vedendo il sangue, Umar si fermò e disse: «Disgraziata, hai abbracciato la religione di Muhammad?». Anche Fatima era figlia del valoroso Khattab. Ferita, rispose con voce intrepida: «Picchiami quanto vuoi. Ho abbracciato la religione di Muhammad e non la abbandonerò». Colpito dalle parole dure e coraggiose della sorella, Umar si allarmò e disse: «Datemi ciò che stavate recitando». Fatima rispose: «Prima fai l’abluzione e purificati, poi te lo darò». Dopo che Umar si fu purificato, glielo consegnarono. Vi era scritto un brano della sura Taha. Umar lo lesse con grande attenzione. In seguito, la lingua del Corano e il suo significato profondo lo sopraffecero completamente. Sentì con assoluta certezza che quelle parole non potevano in alcun modo essere state composte da un essere umano. Con voce tremante, Umar proclamò:

 أَشْهَدُ أنْ لا إلَٰهَ إِلَّا اللهُ وَحْدَهُ لَا شَرِيْكَ لَهُ وَأشْهَدُ أنَّ مُحَمَّدًا عَبْدُهُ وَرَسُولُهُ

«Attesto che non vi è altra divinità all’infuori di Allah e che Muhammad è il Suo Messaggero.»

Poi disse:

«Dov’è il Profeta di luce? Conducetemi ai suoi piedi.» La gioia di Fatima e Sa’id allora non ebbe più limite. Condussero Umar nella casa in cui si trovava il Profeta. I compagni del Profeta furono profondamente turbati vedendo arrivare Umar. Ma il Profeta disse: «Lasciate entrare Umar.»

Appena entrato, Umar depose la spada ai piedi del Profeta e dichiarò:

 أَشْهَدُ أنْ لا إلَٰهَ إِلَّا اللهُ وَحْدَهُ لَا شَرِيْكَ لَهُ وَأشْهَدُ أنَّ مُحَمَّدًا عَبْدُهُ وَرَسُولُهُ

«Attesto che non vi è altra divinità all’infuori di Allah e che Muhammad è il Messaggero di Allah.»

La notizia della conversione di Umar all’Islam si diffuse alla velocità del fulmine. Nel frattempo, coloro che a Dar al-Nadwa attendevano il ritorno del valoroso Umar con la testa mozzata di Muhammad rimasero come colpiti da un fulmine a ciel sereno. Non riuscivano a capire quale evento fosse accaduto in un tempo così breve, per cui era partito con l’intenzione di prendere una testa ed era tornato dopo aver dato la propria.

Dopo aver indagato, lo seppero. La sua terribile condizione era dovuta al fatto che aveva recitato il Corano nella casa della sorella. I Quraysh percepirono ancora una volta, in modo estremamente chiaro, che il Corano era all’origine di tutte le loro calamità.

Anche il celebre Compagno Hazrat Jubayr ibn Mut’im abbracciò l’Islam dopo aver ascoltato il Corano. Alla luce di questi avvenimenti, ai capi miscredenti e politeisti non rimase più alcun dubbio che fosse il Corano la causa della loro rovina. Muhammad (pace su di lui) era già vissuto tra loro prima della rivelazione del Corano. Ma allora, come mai, non aveva potuto arrecare alcun danno alla loro nazione o alla loro società? La loro rovina ebbe inizio soltanto dopo la rivelazione del Corano. Ascoltando il Corano, quell’uomo di acuta intelligenza che era Utba perse la ragione. Ancora, proprio per l’attrazione esercitata da questo Corano, il Negus rimandò a mani vuote gli inviati dei Quraysh; e il cuore di pietra di Umar, toccato dalla magia del Corano, gli fece abbassare il capo e tornare con il capo chino. I celebri poeti e capi tribù Tufayl ibn Daws, Jamad, Jubayr e altri trovarono rifugio nel suo grembo, affascinati dai versetti del Corano.

Riconoscendo questo effetto miracoloso del Corano, il celebre studioso occidentale Emanuel Deutsch disse:

«Fu con l’aiuto di questo libro che gli Arabi riuscirono a conquistare un territorio più vasto di quello di Alessandro e di Roma. Mentre Roma aveva impiegato centinaia di anni per completare le proprie conquiste, agli Arabi bastarono altrettanti decenni. Fu con il suo aiuto, tra tutti i popoli semitici, che soltanto gli Arabi giunsero in Europa come sovrani. Altrimenti, i Fenici vi erano giunti come mercanti e gli Ebrei come fuggiaschi o prigionieri.»

Pertanto, i capi miscredenti si consultarono e decisero che non avrebbero ascoltato il Corano e che avrebbero dovuto impedire che la voce del Corano giungesse a chiunque.

Allah fece sapere al Messaggero la loro decisione mediante il seguente versetto:

﴿وَقَالَ الَّذِينَ كَفَرُوا لَا تَسْمَعُوا لِهَٰذَا الْقُرْآنِ وَالْغَوْا فِيهِ لَعَلَّكُمْ تَغْلِبُونَ﴾

﴿فَلَنُذِيقَنَّ الَّذِينَ كَفَرُوا عَذَابًا شَدِيدًا وَلَنَجْزِيَنَّهُمْ أَسْوَأَ الَّذِي كَانُوا يَعْمَلُونَ﴾

«E i miscredenti dicono: “Non ascoltate questo Corano e fate chiasso durante la sua recitazione, così riuscirete a mandare a effetto il vostro piano”. Farò gustare a questi miscredenti il castigo più severo e darò loro la giusta ricompensa per questa loro malvagia azione». (Sura Hamim Sajda, versetti 26-27)

Alcune prove inconfutabili del fatto che il Corano è un Libro divino

Nel sacro Corano sono presenti innumerevoli prove del fatto che esso è la parola di Allah e che per l’essere umano è assolutamente impossibile comporre un Libro di questo genere. Di seguito ne vengono citate alcune:

Primo: il livello linguistico e letterario del Corano

Il livello linguistico e letterario del Corano è elevatissimo. La sua lingua è limpida e, allo stesso tempo, la costruzione delle sue frasi è estremamente perfetta e originale. Quando il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) recitava il Corano, il suo ritmo e la dolcezza della sua melodia incantavano la mente e il cuore dei suoi compatrioti. Essi si rendevano concretamente conto che queste parole non potevano in alcun modo essere state composte da un essere umano, per quanto grande fosse la sua erudizione nella letteratura araba. Sebbene l’imitazione cieca degli antenati, l’orgoglio tribale e il ristretto senso degli interessi personali avessero creato per loro ostacoli nell’accettare il Corano come verità, essi comprendevano perfettamente che per un uomo illetterato, che non aveva mai nemmeno messo piede nel cortile di una scuola, era assolutamente impossibile comporre e presentare parole di un livello così elevato. Il Corano stesso ha sfidato apertamente gli arabi più volte, dicendo: “Se ritenete che queste siano parole composte dal Profeta (pace e benedizioni su di lui), allora provate a comporre parole simili”.

Di fronte alla strenua opposizione dei politeisti, questa sfida fu lanciata tre volte in diversi momenti alla Mecca. All’inizio della vita medinese del Messaggero, la sfida fu ripetuta ancora una volta. Alla Mecca, una volta nella sura Yunus, una volta nella sura Hud e una volta nella sura Bani Isra’il, fu lanciata la seguente sfida:

 ﴿أَمْ يَقُولُونَ افْتَرَاهُ ۖ قُلْ فَأْتُوا بِسُورَةٍ مِّثْلِهِ وَادْعُوا مَنِ اسْتَطَعْتُم مِّن دُونِ اللَّهِ إِن كُنتُمْ صَادِقِينَ﴾

«Essi sostengono forse che il Corano sia stato inventato da te? Di’: “Se siete sinceri nella vostra affermazione, portate almeno una sura simile a esso. E, a questo proposito, chiamate in aiuto, per quanto potete, anche coloro dei quali ritenete di aver bisogno, oltre ad Allah”»

(Sura Yunus, versetto 38)

﴿أَمْ يَقُولُونَ افْتَرَاهُ ۖ قُلْ فَأْتُوا بِعَشْرِ سُوَرٍ مِّثْلِهِ مُفْتَرَيَاتٍ وَادْعُوا مَنِ اسْتَطَعْتُم مِّن دُونِ اللَّهِ إِن كُنتُمْ صَادِقِينَ﴾

«Essi forse dicono che il Corano è stato composto dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Di’: “Se siete sinceri, portate dieci sure simili, inventate, e chiamate in vostro aiuto tutti quelli che potete, all’infuori di Allah”.»

(Sura Hud, versetto 13)

 ﴿قُل لَّئِنِ اجْتَمَعَتِ الْإِنسُ وَالْجِنُّ عَلَىٰ أَن يَأْتُوا بِمِثْلِ هَٰذَا الْقُرْآنِ لَا يَأْتُونَ بِمِثْلِهِ وَلَوْ كَانَ بَعْضُهُمْ لِبَعْضٍ ظَهِيرًا﴾

Dichiara: «Anche se tutti gli uomini e i jinn del mondo si riunissero per tentare di comporre un Corano simile a questo, non ci riuscirebbero, neppure se si aiutassero reciprocamente in questa impresa.»

(Sura Banī Isrā’īl, versetto 88)

Subito dopo che il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) emigrò a Medina, la suddetta sfida fu ripetuta ancora una volta nella Sura al-Baqara, come segue,

 ﴿وَإِن كُنتُمْ فِي رَيْبٍ مِّمَّا نَزَّلْنَا عَلَىٰ عَبْدِنَا فَأْتُوا بِسُورَةٍ مِّن مِّثْلِهِ وَادْعُوا شُهَدَاءَكُم مِّن دُونِ اللَّهِ إِن كُنتُمْ صَادِقِينَ﴾

E se nutrite qualche dubbio sul fatto che il Libro che abbiamo fatto scendere sul Nostro servo (Muhammad) provenga da Me, allora portate una sura simile ad esso. E chiamate in aiuto, per questa impresa, tutti i vostri sostenitori oltre ad Allah, se siete veritieri». (Sura al-Baqara, versetto 23)

Quando questa sfida fu ripetutamente lanciata di fronte alla strenua opposizione degli arabi, certamente essi non rimasero con le mani in mano. Tra loro vi erano numerosi grandi poeti e letterati di alto livello. Per rispondere a questa sfida pubblica, gli oppositori dell’Islam si rivolsero a tutti costoro. Ma tutti li delusero. Nessun poeta né alcun talento letterario tra loro riuscì a comporre una sura anche solo simile a una breve sura del Corano.

La sfida proclamata da Allah l’Altissimo non è limitata soltanto a quel tempo. Al contrario, dal momento della rivelazione del Corano fino al Giorno della Resurrezione, essa costituisce una sfida aperta per gli oppositori del Corano. Ancora oggi, in paesi come l’Egitto, la Palestina, la Siria e il Libano, vivono numerose famiglie cristiane ed ebree di origine araba, tra le quali vi sono grandi studiosi della lingua araba. Se lo desiderano, anche loro possono accettare questa sfida e mettere alla prova la propria sorte. Forse lo hanno già fatto. Ma, come ai loro predecessori, anche a loro non toccherà altro che la delusione.

Coloro che sono esperti della lingua araba e la cui lingua madre è l’arabo possono comprendere perfettamente che nessun libro arabo composto dagli esseri umani può essere paragonato al linguaggio del Corano. Anzi, neppure il linguaggio del nobile Profeta (pace su di lui) era di livello elevato quanto quello del Corano. Fino all’età di quarant’anni, prima di ricevere la profezia, tutte le parole da lui pronunciate e, anche dopo aver ricevuto la profezia, le parole che il Profeta (pace su di lui) pronunciava normalmente, al di fuori della rivelazione, erano inferiori al linguaggio del Corano. Non vi era alcun paragone tra esse e il linguaggio della rivelazione.

Pertanto, l’elevato livello letterario del Corano, la sua raffinata struttura lessicale, l’originale disposizione delle frasi e le sue toccanti armonie melodiche, tra gli altri aspetti, costituiscono la prova inconfutabile che il Corano è il Libro di Allah.

Due: gli argomenti trattati dal Corano

Anche gli importanti argomenti trattati nel Corano e le soluzioni offerte a problemi complessi costituiscono una luminosa prova del suo essere un Libro divino. Infatti, la regione in cui nacque il nobile Profeta (pace su di lui) si trovava al di fuori del mondo civilizzato dell’epoca. Non vi era un sistema statale organizzato, né vi si era sviluppata una civiltà raffinata. Ad eccezione di una o due piccole città, gli abitanti di tutte le altre zone conducevano una vita nomade. Ogni tribù seguiva un proprio governo tribale, cioè le disposizioni del capo della tribù. Sebbene occasionalmente una o due persone sapessero leggere e scrivere un poco, non si trovava da nessuna parte alcuna istituzione educativa.

Nato in un ambiente simile, Muhammad (pace e benedizioni su di lui) rimase orfano di entrambi i genitori già durante l’infanzia. Di conseguenza, non ebbe alcuna opportunità di ricevere un’istruzione. In gioventù non compì alcun viaggio di studio, ad eccezione di due brevi viaggi commerciali verso la Siria. Non ebbe mai neppure la compagnia di una persona istruita e sapiente.

In tali condizioni, chiunque abbia un minimo di buon senso può comprendere che per un uomo illetterato fosse assolutamente impossibile comporre e presentare un libro come il Corano, ricco di argomenti tanto vari e importanti. Pertanto, sono proprio gli argomenti trattati dal Corano a dimostrare che il Corano è il Libro di Allah.

Tre: la descrizione accurata degli eventi preistorici

Nel Sacro Corano si trovano riferimenti a eventi avvenuti molto prima dell’inizio della storia, dei quali il mondo del VI secolo non aveva praticamente alcuna conoscenza. Alcuni eventi dell’epoca preistorica erano effettivamente menzionati nei testi religiosi degli ebrei, ma la maggior parte di essi era esagerata e deformata. Sebbene alcuni di questi eventi fossero conosciuti dagli arabi e dagli abitanti delle regioni vicine, tali conoscenze erano del tutto vaghe e incerte. Inoltre, nel Corano vengono narrati molti eventi che non erano menzionati nei testi religiosi ebraici né erano conosciuti dagli arabi.

Il Sacro Corano ha narrato diversi eventi dell’epoca preistorica, in contesti differenti, in modo conciso ma così preciso che nessuno ha mai potuto contestarne la veridicità. Al contrario, le nuove scoperte degli archeologi riguardo ai reperti storici hanno reso tale veridicità ancora più incontestabile.

Il racconto di Adamo ed Eva, la vicenda di Noè, le storie di Abramo, Ismaele e Giacobbe, il riferimento a Nimrod e al Faraone, la storia di Giuseppe e Giacobbe, le vicende dei popoli di ʿĀd, Thamūd, Tubbaʿ e Saba e di altri ancora, il riferimento a Golia e Davide, la vicenda di Dhū al-Qarnayn, dei Compagni della Caverna e di Luqman, i racconti di Salomone, Zaccaria, Giovanni e Gesù, e così via: chiunque può comprendere che per un uomo illetterato, che non aveva mai letto neppure una riga di un libro di storia né aveva mai viaggiato come esploratore in paesi diversi, fosse impossibile narrarli con precisione. A dimostrazione di ciò, vengono riportati di seguito alcuni racconti tratti dal Sacro Corano,

(a) Migliaia di anni prima dell’avvento del Nobile Profeta e poco tempo dopo la creazione dell’umanità, giunse il profeta Noè, portatore di una Legge divina. Nel Sacro Corano, nella sura Hūd, dopo aver narrato la profezia conferita da Allah, Signore dei mondi, a Noè, la sua presentazione dell’invito alla sua gente, il rifiuto di quest’ultimo da parte del suo popolo e le varie sofferenze inflitte a Noè, la sua supplica alla presenza di Allah per la distruzione del popolo dopo essersi disperato al termine di lunghi sforzi e cure, e infine la distruzione, nella devastante inondazione, dell’intera umanità ad eccezione di Noè e di alcuni suoi compagni credenti, Allah si rivolge al Suo amato Profeta Muhammad dicendo:

 ﴿تِلْكَ مِنْ أَنبَاءِ الْغَيْبِ نُوحِيهَا إِلَيْكَ ۖ مَا كُنتَ تَعْلَمُهَا أَنتَ وَلَا قَوْمُكَ مِن قَبْلِ هَٰذَا ۖ فَاصْبِرْ ۖ إِنَّ الْعَاقِبَةَ لِلْمُتَّقِينَ﴾

Questi sono avvenimenti sconosciuti e ignoti che ti faccio conoscere mediante la rivelazione. Eppure, in precedenza, non li conoscevi né tu né il tuo popolo. Aspetta dunque: certamente l’esito finale spetta ai timorati di Dio.” (Sura Hūd, versetto 49)

(b) Circa duemila anni prima della nascita del Messaggero, in relazione alla narrazione degli straordinari eventi accaduti nella vita del profeta Yūsuf, fu rivelata al Messaggero la lunga sura del Corano intitolata Sura Yūsuf. In questa narrazione, Allah fece conoscere al Suo profeta, mediante la rivelazione, in forma concisa, mirabile e assolutamente precisa, le varie vicende dell’intera vita del profeta Yūsuf.

Allah fece conoscere al Suo amato profeta, attraverso la Sura Yūsuf, l’intero resoconto di come i fratelli del profeta Yūsuf cospirarono contro di lui e lo gettarono in un pozzo; di come i mercanti di una carovana lo prelevarono e lo vendettero come schiavo al visir d’Egitto; di come, in seguito, a causa della cospirazione della moglie del visir, egli fu imprigionato; di come, dopo aver interpretato il sogno del re d’Egitto, fu nominato suo segretario personale e visir; e infine di come tutta la sua famiglia, compresi padre, madre, fratelli e sorelle, giunse da Canaan in Egitto. Menzionando che non sarebbe stato possibile apprendere tutto ciò in modo così preciso attraverso alcun mezzo diverso dalla rivelazione, Allah dice:

 ﴿ذَٰلِكَ مِنْ أَنبَاءِ الْغَيْبِ نُوحِيهِ إِلَيْكَ ۖ وَمَا كُنتَ لَدَيْهِمْ إِذْ أَجْمَعُوا أَمْرَهُمْ وَهُمْ يَمْكُرُونَ﴾

”Questi sono avvenimenti sconosciuti e ignoti che Io, o Profeta, ti faccio conoscere mediante la rivelazione. Eppure non eri presente quando i fratelli di Yūsuf cospirarono e stabilirono il loro piano.” (Sura Yūsuf, versetto 102)

Nel narrare le vicende ignote riguardanti il voto di Hannah, madre di Maryam, madre del profeta ʿĪsā, con cui consacrò il figlio che portava nel grembo al servizio della Casa Sacra di Gerusalemme e alle opere della religione per la causa di Allah; la successiva imposizione del suo nome e la sua consegna ai sacerdoti della Casa Sacra di Gerusalemme; il sorteggio mediante penne per decidere chi si sarebbe preso cura di lei; il sostentamento della fanciulla in modo straordinario e miracoloso; e poi, quando la fanciulla raggiunse la maturità, la visita dell’angelo Jibrīl e l’annuncio della buona novella, Allah disse rivolgendosi al Suo profeta:

 ﴿ذَٰلِكَ مِنْ أَنبَاءِ الْغَيْبِ نُوحِيهِ إِلَيْكَ ۚ وَمَا كُنتَ لَدَيْهِمْ إِذْ يُلْقُونَ أَقْلَامَهُمْ أَيُّهُمْ يَكْفُلُ مَرْيَمَ وَمَا كُنتَ لَدَيْهِمْ إِذْ يَخْتَصِمُونَ﴾

”Questi sono avvenimenti ignoti che Io, o Muḥammad, ti faccio conoscere mediante la rivelazione. Eppure non eri presente quando essi gettarono le penne per sorteggiare, allo scopo di decidere chi si sarebbe preso cura di Maryam, né quando disputavano tra loro.” (Sura Āl ʿImrān, versetto 44)

(d) Circa milleottocento anni prima della nascita del Messaggero, in Egitto, in Africa, si svolsero gli straordinari eventi della vita di Hazrat Musa e del faraone, re d’Egitto: la nascita di Hazrat Musa, il suo affidamento alle acque del fiume, il suo ritrovamento da parte della moglie del faraone e la sua crescita nella famiglia reale; poi, al raggiungimento della giovinezza, la decisione di condannarlo a morte a causa di un episodio; la fuga del timoroso e spaventato Musa (a.s.) verso Madyan, dopo aver percorso una lunga distanza; il suo attingere acqua per le figlie di Hazrat Shuʿayb e la sua permanenza lì per dieci anni. In seguito, partì con la famiglia in direzione dell’Egitto e, lungo il cammino, nella sacra valle del monte Sinai, ricevette la profezia e la rivelazione. Infine si presentò alla corte del faraone per invitarlo al tawhid e gli rivolse tale invito; seguì una lunga lotta con il faraone e il suo popolo, accompagnata dalla manifestazione di diversi miracoli. Dopo il fallimento di ogni tentativo, per ordine di Allah lasciò l’Egitto con alcune centinaia di migliaia di Israeliti e si diresse verso la Palestina; il faraone e le sue forze lo inseguirono. Poi, per grazia di Allah, Hazrat Musa e i Figli d’Israele attraversarono il Mar Rosso. Il faraone e il suo esercito furono sommersi; in seguito gli Israeliti condussero per quarant’anni una lunga vita nomade nelle vaste regioni del Sinai. Dopo aver narrato in forma concisa, ma estremamente meravigliosa, i numerosi eventi straordinari accaduti là, Allah disse rivolgendosi al Suo profeta:

 وَمَا كُنتَ بِجَانِبِ الْغَرْبِيِّ إِذْ قَضَيْنَا إِلَىٰ مُوسَى الْأَمْرَ وَمَا كُنتَ مِنَ الشَّاهِدِينَ ﴿٤٤﴾ وَلَـٰكِنَّا أَنشَأْنَا قُرُونًا فَتَطَاوَلَ عَلَيْهِمُ الْعُمُرُ ۚ وَمَا كُنتَ ثَاوِيًا فِي أَهْلِ مَدْيَنَ تَتْلُو عَلَيْهِمْ آيَاتِنَا وَلَـٰكِنَّا كُنَّا مُرْسِلِينَ ﴿٤٥﴾ وَمَا كُنتَ بِجَانِبِ الطُّورِ إِذْ نَادَيْنَا وَلَـٰكِن رَّحْمَةً مِّن رَّبِّكَ لِتُنذِرَ قَوْمًا مَّا أَتَاهُم مِّن نَّذِيرٍ مِّن قَبْلِكَ لَعَلَّهُمْ يَتَذَكَّرُونَ ﴿٤٦﴾

“Quando diedi a Musa (a.s.) i Miei decreti sul versante occidentale del monte Sinai (Tur), tu non eri presente. In verità, avevo creato molte generazioni nel mondo e, dopo la loro creazione, è trascorso molto tempo. E tu, o Muhammad (s.a.w.), non vivevi allora tra gli abitanti della città di Madyan, così da raccontare loro i segni che si erano verificati in quel tempo. Sono piuttosto Io a inviare i Messaggeri, ai quali vengono trasmessi gli eventi passati mediante la rivelazione. E quando chiamai Musa ai piedi del monte Tur, tu non eri presente. Ma ciò è una misericordia da parte del tuo Signore — la rivelazione — affinché tu possa ammonire un popolo al quale, prima di te, non era giunto alcun ammonitore, nella speranza che essi accolgano l’ammonimento.” (Sura al-Qasas, versetti 44-46)

(ñ) Allo stesso modo, nella sacra Sura Ta-Ha, l’Onnisciente Allah narra, dalla nascita e dall’educazione di Hazrat Musa (a.s.) fino al raggiungimento della giovinezza, dalla sua fuga verso Madyan alla ricezione della profezia, dalla presentazione dell’invito al faraone, re d’Egitto, insieme ad Harun (a.s.), alla manifestazione di vari miracoli e alla lunga lotta con il faraone, e poi alla migrazione verso la Palestina; narra anche l’attraversamento del Mar Rosso da parte sua e di alcune centinaia di migliaia di persone, per la miracolosa potenza di Allah l’Altissimo. Dopo aver descritto inoltre la partenza di Musa verso il monte Tur e il ricevimento della Sharia, tra gli altri eventi, Allah disse rivolgendosi al Suo amato profeta:

 كَذَٰلِكَ نَقُصُّ عَلَيْكَ مِنْ أَنبَاءِ مَا قَدْ سَبَقَ ۚ وَقَدْ آتَيْنَاكَ مِن لَّدُنَّا ذِكْرًا ﴿٩٩﴾

“Così ti raccontiamo alcuni eventi del passato. E certamente ti abbiamo dato, da parte Nostra, un ammonimento.” (Sura Ta-Ha, versetto 99)

Pertanto si può affermare con assoluta certezza che questi eventi delle epoche preistoriche sono stati narrati da quell’Essere Sublime che esisteva prima della creazione della storia, esiste tuttora e continuerà a esistere in futuro. Infatti, il Corano è la Sua parola eterna, ed Egli stesso ha narrato tali eventi al Profeta per mezzo della rivelazione.

Quattro: informare sugli eventi futuri

Nel Corano si trovano riferimenti a molti eventi che Allah aveva fatto conoscere al Messaggero mediante la rivelazione molto tempo prima che si verificassero. Di seguito ne vengono menzionati alcuni,

(a) Un importante evento di questo genere, relativo a una profezia, è narrato all’inizio della sura ar-Rum del Sacro Corano. Questa sura fu rivelata alla Mecca circa sette anni prima dell’Egira del Messaggero. L’importante evento menzionato all’inizio della sura è la profezia secondo cui l’imperatore romano Eraclio avrebbe sconfitto l’imperatore persiano Cosroe. Circa nove anni prima che l’evento si verificasse, il Profeta di Allah ne aveva dato notizia mediante la rivelazione. L’evento fu il seguente:

Poco prima dell’avvento dell’Islam, in tutto il mondo vi erano soltanto due Stati grandi e potenti, i cui territori erano inoltre confinanti. Uno era l’Impero persiano e l’altro l’Impero romano. Gli altri piccoli Stati del mondo erano sotto la loro influenza. Tra queste due potenti nazioni scoppiavano frequenti guerre e conflitti. Nel 615 d.C., sette anni prima dell’Egira del Messaggero, l’esercito dell’imperatore romano Eraclio fu duramente sconfitto dall’esercito dell’imperatore persiano Cosroe II. I Persiani distrussero i luoghi sacri dei Romani a Gerusalemme e portarono via la santa croce dei cristiani. In quella guerra l’imperatore perse tutti i suoi territori asiatici e fu costretto a rifugiarsi a Costantinopoli. La potenza romana era stata così completamente sconfitta in quel conflitto che non si scorgeva alcuna possibilità di una sua rinascita, neppure in un futuro lontanissimo.

Quando la notizia della vittoria dell’imperatore persiano giunse alla Mecca, era il quinto anno della missione profetica. Poiché i Persiani erano pagani, anche i pagani della Mecca si rallegrarono particolarmente di questa vittoria e deridevano i musulmani dicendo che, proprio come il re cristiano di Roma, appartenente alla Gente del Libro, era stato sconfitto e umiliato dall’imperatore persiano pagano, così in futuro Muhammad, portatore della Scrittura, e i suoi seguaci sarebbero stati sconfitti dai Quraysh pagani. In breve, i politeisti sostenevano che quell’evento fosse un buon auspicio per la loro vittoria sui musulmani.

La realtà era che, fin dall’inizio di questa guerra, i Quraysh pagani sostenevano moralmente i Persiani, mentre i musulmani sostenevano i Romani perché questi appartenevano alla Gente del Libro. Quando dunque i pagani della Mecca celebravano la vittoria dei Persiani, Allah rivelò al Suo Profeta i seguenti versetti, predicendo la vittoria dei Romani:

 الم ﴿١﴾ غُلِبَتِ الرُّومُ ﴿٢﴾ فِي أَدْنَى الْأَرْضِ وَهُم مِّن بَعْدِ غَلَبِهِمْ سَيَغْلِبُونَ ﴿٣﴾ فِي بِضْعِ سِنِينَ ۗ لِلَّـهِ الْأَمْرُ مِن قَبْلُ وَمِن بَعْدُ ۚ وَيَوْمَئِذٍ يَفْرَحُ الْمُؤْمِنُونَ ﴿٤﴾ بِنَصْرِ اللَّـهِ ۚ يَنصُرُ مَن يَشَاءُ ۖ وَهُوَ الْعَزِيزُ الرَّحِيمُ ﴿٥﴾

«I Romani sono stati sconfitti nella regione più vicina agli Arabi. Ma, dopo la loro sconfitta, conseguiranno la vittoria entro meno di dieci anni. Ad Allah appartiene il comando, prima e dopo. E quel giorno i credenti gioiranno dell’aiuto di Allah. Egli aiuta chi vuole, ed Egli è l’Eccelso, il Misericordioso.» (Sura ar-Rum, versetti 1-5)

Quando il Messaggero recitò e fece ascoltare questa profezia, i politeisti della Mecca cominciarono a deriderla e a schernirla. Infatti, la potenza romana era stata così duramente sconfitta dai Persiani che non si intravedeva alcuna possibilità che potesse nuovamente affermarsi come una potenza maggiore.

In tali circostanze, sembrava proprio una fantasia immaginare che una potenza così duramente sconfitta si sarebbe riorganizzata in meno di dieci anni e avrebbe sconfitto i persiani vittoriosi.

Inoltre, nei versetti sopra citati Allah aveva annunciato anche alla piccola e debole comunità musulmana che, entro un periodo analogo, avrebbe riportato la vittoria sui suoi potenti nemici; e ciò, dal punto di vista esteriore, era del tutto impossibile.

Ma, con grande stupore del mondo intero, appena nove anni dopo la sconfitta, nel 624 d.C., la potenza romana riorganizzata non si limitò a riconquistare dai persiani i territori perduti in Asia, ma costrinse anche l’esercito persiano a subire una schiacciante sconfitta nel cuore del territorio persiano. Proprio nello stesso periodo, sul campo di Badr, il piccolo esercito musulmano annientò completamente il grande esercito dei Quraysh. Così, mentre i musulmani gioivano vedendo compiersi alla lettera la profezia del Corano, anche i politeisti furono profondamente afflitti dalla collera e dal dolore; anche i politeisti furono profondamente afflitti dalla collera e dal dolore.

Poiché il Corano è la Parola del Sommo Allah, soltanto in esso era possibile una profezia così precisa. Infatti, per Allah il passato e il futuro sono come il presente.

(b) Un altro episodio di profezia riguardante il futuro si trova nella sura al-Hashr. Nel quinto anno dell’Egira, il grande esercito confederato dei politeisti, guidato da Abu Sufyan, attaccò Medina e la cinse d’assedio da ogni lato. I musulmani avevano stipulato con gli ebrei di Medina un accordo secondo cui, se una potenza straniera avesse attaccato Medina, anch’essi avrebbero combattuto al fianco dei musulmani contro quella potenza. Tuttavia, quando i politeisti attaccarono Medina nella battaglia del Fossato, gli ebrei, senza attribuire alcuna importanza a quell’accordo, si schierarono dalla parte dei politeisti. In seguito, quando i politeisti, non riuscendo a ottenere alcun vantaggio nella guerra, tolsero l’assedio e se ne andarono, gli ebrei si resero conto della gravità del loro gesto. Comprendendo che i musulmani non avrebbero più tollerato il nemico interno, furono presi da grande paura e sgomento. Proprio allora gli ipocriti di Medina cercarono di rassicurare gli ebrei dicendo loro che, se i musulmani li avessero attaccati, li avrebbero aiutati in ogni modo e che, persino se i musulmani li avessero espulsi da Medina, anch’essi avrebbero lasciato Medina insieme a loro.

Allah aveva già informato il Profeta, mediante il versetto seguente, che gli ipocriti non avrebbero mantenuto la loro promessa:

أَلَمْ تَرَ إِلَى الَّذِينَ نَافَقُوا يَقُولُونَ لِإِخْوَانِهِمُ الَّذِينَ كَفَرُوا مِنْ أَهْلِ الْكِتَابِ لَئِنْ أُخْرِجْتُمْ لَنَخْرُجَنَّ مَعَكُمْ وَلَا نُطِيعُ فِيكُمْ أَحَدًا أَبَدًا وَإِن قُوتِلْتُمْ لَنَنصُرَنَّكُمْ وَاللَّـهُ يَشْهَدُ إِنَّهُمْ لَكَاذِبُونَ ﴿١١﴾ لَئِنْ أُخْرِجُوا لَا يَخْرُجُونَ مَعَهُمْ وَلَئِن قُوتِلُوا لَا يَنصُرُونَهُمْ وَلَئِن نَّصَرُوهُمْ لَيُوَلُّنَّ الْأَدْبَارَ ثُمَّ لَا يُنصَرُونَ ﴿١٢﴾

«O Messaggero, sei forse a conoscenza degli ipocriti che dicono ai loro fratelli miscredenti tra la Gente del Libro: “Per Allah, se sarete espulsi, usciremo certamente con voi e, riguardo a voi, non obbediremo mai a nessuno; e se sarete combattuti, vi aiuteremo certamente”. Allah testimonia che sono davvero bugiardi. Se gli ebrei saranno espulsi, costoro non usciranno con loro; e se saranno combattuti, gli ipocriti non accorreranno in loro aiuto». (Sura al-Hashr, versetti 11-12)

La storia testimonia che, in una fase successiva, quando gli Ebrei furono assediati a causa del loro tradimento e della violazione del patto, il capo degli ipocriti, ʿAbd Allāh ibn Ubayy, e i suoi compagni non si mossero affatto per aiutarli. In seguito, quando, per garantire la sicurezza di Medina, gli Ebrei furono espulsi dalla città, nemmeno allora gli ipocriti partirono con loro. Così la profezia del Corano si compì alla lettera.

(c) Un altro episodio di questo genere è menzionato nella sura al-Baqara. Dopo la migrazione del nobile Profeta ﷺ a Medina, per circa un anno egli pregò rivolgendosi verso Bayt al-Maqdis come qibla. Successivamente, nel secondo anno dell’Egira, fu rivelato il versetto che stabiliva la Kaʿba come qibla. Dio aveva già informato in anticipo il Messaggero, mediante la rivelazione, di quale reazione avrebbero avuto gli ipocriti, gli Ebrei e gli oppositori dell’Islam al cambiamento della qibla e di quale propaganda avrebbero diffuso,

 سَيَقُولُ السُّفَهَاءُ مِنَ النَّاسِ مَا وَلَّاهُمْ عَن قِبْلَتِهِمُ الَّتِي كَانُوا عَلَيْهَا ۚ قُل لِّلَّـهِ الْمَشْرِقُ وَالْمَغْرِبُ ۚ يَهْدِي مَن يَشَاءُ إِلَىٰ صِرَاطٍ مُّسْتَقِيمٍ ﴿١٤٢﴾

«Presto gli stolti diranno: “Che cosa li ha indotti ad abbandonare la qibla verso la quale pregavano fino ad allora?”. O Profeta, dì loro: “A Dio appartengono l’Oriente e l’Occidente. Egli guida sulla retta via chi vuole”». (Sura al-Baqara, versetto 142)

Attraverso il versetto sopra citato, il Profeta ﷺ era stato informato in anticipo del tipo di propaganda che gli ipocriti e gli Ebrei avrebbero diffuso dopo il cambiamento della qibla.

(d) Un altro importante episodio relativo a una profezia lo troviamo nell’undicesimo rukūʿ della sura al-Tawba. Nel nono anno dell’Egira, il nobile Profeta ﷺ venne a sapere che l’imperatore romano Eraclio si stava preparando ad attaccare Medina con un grande esercito e che, a tale scopo, stava concentrando truppe al confine tra la Siria e l’Hijaz. Non appena ricevette questa notizia, il Profeta ﷺ partì con l’intero esercito musulmano per fermarli proprio al confine dell’Hijaz. Ordinò inoltre a ogni musulmano abile al combattimento di partecipare a questa guerra: nessuno poteva rimanere a casa.

A Medina vi erano alcuni ipocriti: partecipavano soltanto alle guerre in cui vi era una sicura probabilità di vittoria per i musulmani. Quando invece non vi era alcuna probabilità, si astenevano dal partecipare accampando ogni sorta di pretesto.

La spedizione di Tabuk era diretta contro una potenza considerata allora la numero uno al mondo. Perciò gli ipocriti erano fermamente convinti che la sconfitta dei musulmani in quella guerra fosse inevitabile. Inoltre era estate. Nel deserto soffiava con estrema violenza il vento rovente. In tali condizioni, percorrere quasi trecentocinquanta miglia da Medina a Tabuk per combattere contro un potente esercito equivaleva, ai loro occhi, ad andare incontro alla morte certa. Così, accampando pretesti di ogni genere, rimasero a Medina.

In seguito, quando, al termine della spedizione, il nobile Profeta (pace su di lui) si mise in viaggio verso Medina, lungo il cammino Allah informò il Profeta, mediante la rivelazione, da un lato delle segrete macchinazioni degli ipocriti e, dall’altro, gli comunicò in anticipo anche tutte le false scuse che essi avrebbero presentato dopo il ritorno del Profeta a Medina per sfuggire alla punizione,

 يَعْتَذِرُونَ إِلَيْكُمْ إِذَا رَجَعْتُمْ إِلَيْهِمْ ۚ قُل لَّا تَعْتَذِرُوا لَن نُّؤْمِنَ لَكُمْ قَدْ نَبَّأَنَا اللَّـهُ مِنْ أَخْبَارِكُمْ ۚ وَسَيَرَى اللَّـهُ عَمَلَكُمْ وَرَسُولُهُ ثُمَّ تُرَدُّونَ إِلَىٰ عَالِمِ الْغَيْبِ وَالشَّهَادَةِ فَيُنَبِّئُكُم بِمَا كُنتُمْ تَعْمَلُونَ ﴿٩٤﴾

«O Messaggero, quando ritornerete a Medina presso gli ipocriti, essi presenteranno delle scuse. Di’: “Non è necessario che presentiate scuse. Non crediamo più alle vostre parole. Allah ci ha già informato riguardo a voi”». (Sura At-Tawba, versetto 94)

In seguito Allah informa ulteriormente il Profeta:

سَيَحْلِفُونَ بِاللَّـهِ لَكُمْ إِذَا انقَلَبْتُمْ إِلَيْهِمْ لِتُعْرِضُوا عَنْهُمْ ۖ فَأَعْرِضُوا عَنْهُمْ ۖ إِنَّهُمْ رِجْسٌ ۖ وَمَأْوَاهُمْ جَهَنَّمُ جَزَاءً بِمَا كَانُوا يَكْسِبُونَ ﴿٩٥﴾

«Quando ritornerete presso di loro (a Medina), questi ipocriti verranno da voi e giureranno in nome di Allah, affinché non adottiate nei loro confronti alcuna misura punitiva. Ebbene, lasciateli stare: sconteranno all’Inferno il frutto delle loro azioni». (Sura At-Tawba, versetto 95)

يَحْلِفُونَ لَكُمْ لِتَرْضَوْا عَنْهُمْ ۖ فَإِن تَرْضَوْا عَنْهُمْ فَإِنَّ اللَّـهَ لَا يَرْضَىٰ عَنِ الْقَوْمِ الْفَاسِقِينَ ﴿٩٦﴾

Essi giureranno davanti a voi proprio affinché siate soddisfatti di loro. Ricordate: anche se voi sarete soddisfatti di loro, Allah non sarà soddisfatto di questi peccatori». (Sura At-Tawba, versetto 96)

Nella discussione precedente sono state menzionate soltanto alcune profezie, ciascuna delle quali si è dimostrata veritiera alla lettera. Inoltre, nel Sacro Corano si trovano numerose altre profezie che si sono già avverate.

Oltre a queste, vi sono innumerevoli profezie riguardanti la resurrezione, l’aldilà, la resurrezione dai morti, il giudizio e il rendiconto, il Paradiso e l’Inferno, il cui momento di compimento non è ancora giunto. Queste profezie impeccabili dimostrano certamente che il Corano è il Libro di Allah, poiché nessuno, all’infuori di Allah, possiede la conoscenza del futuro.

Cinque: fornire un sistema di ampia portata e fondamentale per la vita umana

Anche il sistema armonioso, ben concepito e di ampia portata che il Corano ha fornito riguardo ai diversi aspetti della vita umana costituisce una prova luminosa della sua natura di Libro divino.

Nel lodare queste eccellenti disposizioni del Corano, il celebre erudito occidentale Sir Diamondbars ha scritto:

«Le disposizioni del Corano sono ugualmente adatte e benefiche per tutti, dall’imperatore fino all’abitante di una capanna di paglia. È assolutamente impossibile trovare nel mondo un sistema che possa sostituirle.»

Il dottor Oswell Johnson dice:

«Le disposizioni sagge del Corano sono così efficaci e adatte a ogni epoca che sono capaci di soddisfare le esigenze di tutti i tempi. Nelle città brulicanti di attività, nei centri abitati animati, nei deserti vuoti e da un Paese all’altro, si vede questa parola risuonare ovunque allo stesso modo.»

Gibbon dice:

«Nel Corano sono presenti disposizioni efficaci per ogni ambito della vita»

Le disposizioni relative al matrimonio e al divorzio, i sistemi riguardanti l’eredità, i principi statali ed economici, le norme relative alla guerra e alla tregua e così via dimostrano senza dubbio che il Corano è il Libro di Allah. Infatti, il Profeta dalla cui bocca abbiamo ricevuto questo Libro era ummi. Pertanto, non aveva studiato alcun libro di leggi né aveva ricevuto lezioni da alcun giurista. Di conseguenza, se non fosse stato un Profeta, non avrebbe potuto presentare disposizioni tanto eccellenti.

Sei: esposizione di informazioni accurate sull’universo e sul mondo celeste

Nel Sacro Corano, in molti passi e in diversi contesti, nell’esporre l’immensa potenza di Allah vengono presentate informazioni sul mondo celeste, sulla Terra e sul loro ordinamento; con i vari progressi della scienza, la loro veridicità è divenuta chiara come la luce del giorno. Di seguito ne vengono presentati alcuni esempi,

(a) Prima della scoperta della teoria della gravitazione di Newton, nel 1965, gli abitanti del mondo non avevano una conoscenza particolare del fatto che i diversi pianeti e satelliti nello spazio si attraggano reciprocamente e che, proprio per questo, fluttuino nello spazio. Tuttavia, quasi mille anni prima della nascita di Newton, Allah aveva fatto conoscere questa informazione al Suo Profeta mediante la rivelazione. Di seguito viene citato il versetto pertinente,

وَمِنْ آيَاتِهِ أَن تَقُومَ السَّمَاءُ وَالْأَرْضُ بِأَمْرِهِ ۚ ثُمَّ إِذَا دَعَاكُمْ دَعْوَةً مِّنَ الْأَرْضِ إِذَا أَنتُمْ تَخْرُجُونَ ﴿٢٥﴾

«Tra i grandi segni di Allah l’Altissimo vi è anche questo: il mondo celeste e la Terra sono stabiliti nello spazio infinito per il Suo amr.» (Sura ar-Rum, versetto 25)

La grandissima forza grazie alla quale tutti gli oggetti dei cieli superiori e il globo terrestre sono mantenuti sospesi nello spazio è chiamata nel versetto «Amr Allah». Ed è proprio la forza di gravità scoperta da Newton.

 وَسَخَّرَ لَكُمُ اللَّيْلَ وَالنَّهَارَ وَالشَّمْسَ وَالْقَمَرَ ۖ وَالنُّجُومُ مُسَخَّرَاتٌ بِأَمْرِهِ ۗ إِنَّ فِي ذَٰلِكَ لَآيَاتٍ لِّقَوْمٍ يَعْقِلُونَ ﴿١٢﴾

«E tutte le stelle sono vincolate (controllate) dal Suo Amr. Certamente, in ciò vi sono segni per le persone dotate di intelletto.» (Sura an-Nahl, versetto 12)

Nel versetto sopra citato, con “Amr” si intende quella grandissima forza di attrazione grazie alla quale le stelle dello spazio immenso non si disperdono e non si allontanano precipitosamente.

إِنَّ اللَّـهَ يُمْسِكُ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ أَن تَزُولَا ۚ وَلَئِن زَالَتَا إِنْ أَمْسَكَهُمَا مِنْ أَحَدٍ مِّن بَعْدِهِ ۚ إِنَّهُ كَانَ حَلِيمًا غَفُورًا ﴿٤١﴾

«In verità, Allah sostiene i cieli e la terra in modo tale che non si separino e non precipitino.» (Sura Fatir, versetto 41)

Nel versetto citato, la forza con cui Allah sostiene è la forza di gravità scoperta da Newton.

Sebbene nel primo secolo dell’era cristiana lo scienziato greco Tolomeo avesse scoperto che la Terra è sferica e che resta sospesa nello spazio immenso, egli non riuscì né a indicare quale forza la mantenesse sospesa, né a fornire alcuna informazione sul movimento della Terra.

(b) Quanto alla creazione, il fatto che Allah l’Altissimo abbia adottato ovunque nel mondo un metodo duplice e basato sulle coppie fu indicato nel 1915 dal fisico francese de Broglie. Secondo lui, la dualità presente ovunque nella natura, di cui la duplice natura della luce è soltanto un aspetto, è universale. Eppure, quasi milletrecento anni prima di de Broglie, questa dualità era stata resa nota agli uomini attraverso il Corano. Allah dice:

سُبْحَانَ الَّذِي خَلَقَ الْأَزْوَاجَ كُلَّهَا مِمَّا تُنبِتُ الْأَرْضُ وَمِنْ أَنفُسِهِمْ وَمِمَّا لَا يَعْلَمُونَ ﴿٣٦﴾

«Gloriosa è quell’Essenza che ha creato ogni cosa in forma duplice: tutto ciò che nasce dalla terra, da loro stessi (gli esseri umani) e da ciò di cui essi non hanno conoscenza». (Sura Ya-Sin, versetto 36)

وَخَلَقْنَاكُمْ أَزْوَاجًا ﴿٨﴾

«E vi abbiamo creati a coppie». (Sura an-Naba, versetto 8)

(c) Il Corano ha proclamato, molto tempo prima della nascita di scienziati come Copernico, Galileo, Newton ed Einstein, che ogni cosa nel mondo, compresi la Luna e il Sole, è in continuo movimento,

 وَالشَّمْسُ تَجْرِي لِمُسْتَقَرٍّ لَّهَا ۚ ذَٰلِكَ تَقْدِيرُ الْعَزِيزِ الْعَلِيمِ ﴿٣٨﴾ وَالْقَمَرَ قَدَّرْنَاهُ مَنَازِلَ حَتَّىٰ عَادَ كَالْعُرْجُونِ الْقَدِيمِ ﴿٣٩﴾ لَا الشَّمْسُ يَنبَغِي لَهَا أَن تُدْرِكَ الْقَمَرَ وَلَا اللَّيْلُ سَابِقُ النَّهَارِ ۚ وَكُلٌّ فِي فَلَكٍ يَسْبَحُونَ ﴿٤٠﴾

«Il Sole procede verso la sua destinazione. Questa è la disposizione di Colui che è l’Onnipotente, l’Onnisciente. E per la Luna ho stabilito delle fasi, finché essa ritorna come un vecchio ramo di palma. Il Sole non può raggiungere la Luna, né la notte può precedere il giorno. E ciascuno nuota nella vastità dello spazio». (Sura Ya-Sin, versetti 38-40)

 ﴾ وَهُوَ الَّذِي خَلَقَ اللَّيْلَ وَالنَّهَارَ وَالشَّمْسَ وَالْقَمَرَ ۖ كُلٌّ فِي فَلَكٍ يَسْبَحُونَ ﴿٣٣﴾

«Egli è Colui che ha creato il giorno e la notte, il sole e la luna sono anch’essi Sue creature. E tutti nuotano nello spazio.» (Sura al-Anbiya, versetto 33)

Ascoltate ora ciò che dice il celeberrimo scienziato Einstein a questo proposito,

«Nell’universo non esiste alcuna struttura immobile e fissa. L’universo è dinamico: le stelle, il mondo delle nebulose e gli immensi sistemi gravitazionali dell’universo esterno sono tutti in movimento incessante.»

A questo proposito, l’opinione di sir Isaac Newton è la seguente:

«Quando fu istituito il sistema solare, il Creatore dispose che ogni corpo ruotasse sul proprio asse.»

(d) Molto prima degli scienziati, il Corano ci ha rivelato che, allo stadio iniziale della creazione, le stelle, le nebulose e il sistema solare erano collegati e inseparabili,

 أَوَلَمْ يَرَ الَّذِينَ كَفَرُوا أَنَّ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ كَانَتَا رَتْقًا فَفَتَقْنَاهُمَا ۖ وَجَعَلْنَا مِنَ الْمَاءِ كُلَّ شَيْءٍ حَيٍّ ۖ أَفَلَا يُؤْمِنُونَ ﴿٣٠﴾

«Coloro che hanno scelto la via dell’incredulità non osservano forse che, in origine, i cieli e la terra erano uniti? Poi li abbiamo separati.» (Sura al-Anbiyāʾ, versetto 30)

A proposito della creazione dell’universo, il cosmologo belga Athe lly Metr afferma: «L’universo è stato creato da una particella primordiale di dimensioni gigantesche. Col passare del tempo, la particella si è disintegrata e le sue varie parti si sono disperse in direzioni diverse.»

(*********)

Recentemente, George Gamow, della George Washington University, ha fornito la seguente spiegazione riguardo alla creazione dell’universo:

«In principio, il centro dell’universo era una fornace infernale ardente, costituita da vapore primordiale omogeneo; gradualmente, questa massa cosmica cominciò a diffondersi in ogni direzione e la temperatura delle varie parti diminuì progressivamente.»

Si nota una sorprendente concordanza tra le opinioni dei due eminenti scienziati sopra menzionati e l’affermazione descritta in precedenza.

(e) Il Corano ha indicato, molto prima della scienza moderna, che la durata del tempo e la misura del giorno e della notte non sono uguali nei diversi mondi dell’universo, compreso il sistema solare,

يُدَبِّرُ الْأَمْرَ مِنَ السَّمَاءِ إِلَى الْأَرْضِ ثُمَّ يَعْرُجُ إِلَيْهِ فِي يَوْمٍ كَانَ مِقْدَارُهُ أَلْفَ سَنَةٍ مِّمَّا تَعُدُّونَ ﴿٥﴾

«Quel sublime Essere sovrintende a tutte le questioni, dal cielo fino alla terra. Poi, in un giorno la cui durata, secondo il vostro computo, sarà di mille anni, tutto ritornerà a Lui.» (Sura as-Sajda, versetto 5)

Sebbene, al momento della rivelazione del Corano, questo intervallo di tempo non fosse comprensibile, le attuali scoperte scientifiche lo hanno reso facile e comprensibile per l’umanità.

A questo proposito, la dichiarazione del celeberrimo scienziato Albert Einstein è la seguente:

«Ogni mondo ha un proprio tempo. Senza menzionare il mondo, indicare il tempo di un evento non ha alcun significato. Lo spazio e il tempo cambiano in base alla velocità di ciascun mondo.»

I misteri dell’universo e il dott. Einstein, Lincoln Bemitt.

Dunque, se nel Giorno della Resurrezione Allah stabilisse il nostro rendiconto in un mondo illuminato da un pianeta attorno al quale quel mondo compisse una sola rotazione sul proprio asse ogni mille anni della nostra Terra, e di conseguenza un giorno laggiù equivalesse a mille anni della nostra Terra, che cosa ci sarebbe di sorprendente?

(c) In un altro passo del Sacro Corano, Allah, parlando della mirabile perfezione della Sua creazione, dice:

﴾ الَّذِي خَلَقَ سَبْعَ سَمَاوَاتٍ طِبَاقًا ۖ مَّا تَرَىٰ فِي خَلْقِ الرَّحْمَـٰنِ مِن تَفَاوُتٍ ۖ فَارْجِعِ الْبَصَرَ هَلْ تَرَىٰ مِن فُطُورٍ ﴿٣﴾ ثُمَّ ارْجِعِ الْبَصَرَ كَرَّتَيْنِ يَنقَلِبْ إِلَيْكَ الْبَصَرُ خَاسِئًا وَهُوَ حَسِيرٌ ﴿٤﴾

“Quel grandioso Essere ha creato i sette cieli, disposti a strati. Non vedrai alcuna imperfezione nella creazione del Misericordioso. Volgi nuovamente lo sguardo: riesci forse a vedere qualche imperfezione? Poi rivolgi lo sguardo ancora e ancora. Il tuo sguardo tornerà abbassato e affaticato.” (Eppure non vedrai alcuna imperfezione.) (Sura al-Mulk, versetti 3-4)

A proposito del fatto che Allah non ha creato questo universo straordinario per gioco e senza scopo, il Corano dice:

وَمَا خَلَقْنَا السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ وَمَا بَيْنَهُمَا لَاعِبِينَ ﴿٣٨﴾ مَا خَلَقْنَاهُمَا إِلَّا بِالْحَقِّ وَلَـٰكِنَّ أَكْثَرَهُمْ لَا يَعْلَمُونَ ﴿٣٩﴾

“Non abbiamo creato i cieli, la terra e tutto ciò che vi è tra loro per gioco. In verità, li abbiamo creati con uno scopo! Ma la maggior parte delle persone non lo comprende.” (Sura ad-Dukhan, versetti 38-39)

Ora ascoltate l’opinione del celeberrimo scienziato Albert Einstein su questo universo mirabilmente perfetto:

Credo in un universo armonioso e ordinato. Nutro la convinzione che un giorno l’uomo che ricerca troverà la verità reale. Non riesco in alcun modo a credere che il Creatore stia giocando a dadi con l’universo.” (I misteri dell’universo e il dott. Einstein).

(f) Nel descrivere il Giorno della Resurrezione, Allah l’Altissimo ha detto nel Sacro Corano che, in quel giorno terribile, il sole e la luna non avranno alcuna luce e anche le stelle perderanno la loro funzione. Allah illuminerà poi l’intero campo dell’Assemblea con una luce straordinaria (nur). Come è menzionato nella sura al-Qiyama,

 يَسْأَلُ أَيَّانَ يَوْمُ الْقِيَامَةِ ﴿٦﴾ فَإِذَا بَرِقَ الْبَصَرُ ﴿٧﴾ وَخَسَفَ الْقَمَرُ ﴿٨﴾ وَجُمِعَ الشَّمْسُ وَالْقَمَرُ ﴿٩﴾

«Chiedono al Messaggero quando avverrà il Giorno del Giudizio. Nel giorno in cui la vista sarà abbagliata, la luna non avrà più alcuna luce e la luna e il sole si troveranno nella medesima condizione». (Sura al-Qiyāma, versetti 6-9)

A proposito della descrizione del Giorno del Giudizio, Allah ha detto in un altro passo del Sacro Corano:

 إِذَا الشَّمْسُ كُوِّرَتْ ﴿١﴾ وَإِذَا النُّجُومُ انكَدَرَتْ ﴿٢﴾ وَإِذَا الْجِبَالُ سُيِّرَتْ ﴿٣﴾

«Nel giorno in cui il sole non avrà più luce, le stelle saranno spostate e anche le montagne si muoveranno». (Sura at-Takwīr, versetti 1-3)

Sebbene, al momento della rivelazione del Corano, queste affermazioni sembrassero impossibili ad alcuni, oggi i più illustri scienziati del mondo non considerano affatto impossibile che la luna e le stelle giungano alla condizione sopra descritta. Al contrario, le loro opinioni tendono a sostenerla. Essi hanno affermato, ad esempio:

«Il sole si sta spegnendo lentamente, ma in modo certo. Molte stelle sono ormai soltanto carbone bruciato. In tutto l’universo il livello del calore sta diminuendo. La materia si disperde e va incontro alla distruzione, mentre l’energia si dissolve nello spazio vuoto. A poco a poco, l’universo procede così verso la morte termica. Quando, dopo molti milioni di anni, l’universo raggiungerà una simile condizione, tutti i processi della natura si fermeranno».

(I misteri dell’universo e il dott. Einstein, pp. 123-124)

«Da tutti i fenomeni e i dati della natura si può giungere a un’unica conclusione: l’universo procede, in modo inesorabile e irreversibile, verso una distruzione oscura». (I misteri dell’universo e il dott. Einstein, p. 127)

Secondo gli scienziati, il giorno in cui tutti i processi della natura si arresteranno, il mondo sarà distrutto.

كُلُّ مَنْ عَلَيْهَا فَانٍ ﴿٢٦﴾ وَيَبْقَىٰ وَجْهُ رَبِّكَ ذُو الْجَلَالِ وَالْإِكْرَامِ

«Tutto ciò che esiste nel mondo sarà distrutto. E rimarrà soltanto il vostro Signore, il Maestoso e Glorioso.»

(Sura ar-Rahman, versetti 26-27)

(g) Nel Sacro Corano, Allah, il Signore dei mondi, ha definito le piante, la vegetazione, gli alberi e simili beni di inestimabile valore per gli esseri umani e gli animali. Allah dice, ad esempio:

وَالْأَرْضَ بَعْدَ ذَٰلِكَ دَحَاهَا ﴿٣٠﴾ أَخْرَجَ مِنْهَا مَاءَهَا وَمَرْعَاهَا ﴿٣١﴾ وَالْجِبَالَ أَرْسَاهَا ﴿٣٢﴾ مَتَاعًا لَّكُمْ وَلِأَنْعَامِكُمْ ﴿٣٣﴾

«Poi Egli ha esteso la terra, ne ha fatto sgorgare l’acqua e ha fatto crescere la vegetazione, e ha reso salde le montagne. E ciò (gli alberi e la vegetazione) è un bene di inestimabile valore per voi e per i vostri animali.» (Sura an-Nazi’at, versetti 30-33)

Altrove Allah dice:

فَلْيَنظُرِ الْإِنسَانُ إِلَىٰ طَعَامِهِ ﴿٢٤﴾ أَنَّا صَبَبْنَا الْمَاءَ صَبًّا ﴿٢٥﴾ ثُمَّ شَقَقْنَا الْأَرْضَ شَقًّا ﴿٢٦﴾ فَأَنبَتْنَا فِيهَا حَبًّا ﴿٢٧﴾ وَعِنَبًا وَقَضْبًا ﴿٢٨﴾ وَزَيْتُونًا وَنَخْلًا ﴿٢٩﴾ وَحَدَائِقَ غُلْبًا ﴿٣٠﴾ وَفَاكِهَةً وَأَبًّا ﴿٣١﴾ مَّتَاعًا لَّكُمْ وَلِأَنْعَامِكُمْ ﴿٣٢﴾ فَإِذَا جَاءَتِ الصَّاخَّةُ ﴿٣٣﴾ يَوْمَ يَفِرُّ الْمَرْءُ مِنْ أَخِيهِ ﴿٣٤﴾ وَأُمِّهِ وَأَبِيهِ ﴿٣٥﴾ وَصَاحِبَتِهِ وَبَنِيهِ ﴿٣٦﴾ لِكُلِّ امْرِئٍ مِّنْهُمْ يَوْمَئِذٍ شَأْنٌ يُغْنِيهِ ﴿٣٧﴾ وُجُوهٌ يَوْمَئِذٍ مُّسْفِرَةٌ ﴿٣٨﴾ ضَاحِكَةٌ مُّسْتَبْشِرَةٌ ﴿٣٩﴾ وَوُجُوهٌ يَوْمَئِذٍ عَلَيْهَا غَبَرَةٌ ﴿٤٠﴾ تَرْهَقُهَا قَتَرَةٌ ﴿٤١﴾ أُولَـٰئِكَ هُمُ الْكَفَرَةُ الْفَجَرَةُ ﴿٤٢﴾

L’essere umano dovrebbe osservare il proprio cibo. In un modo straordinario ho fatto scendere l’acqua. Poi, in modo mirabile, ho spaccato la terra e da essa ho fatto germogliare vari tipi di cereali, uva, ortaggi, olive, datteri, giardini ricchi di alberi, frutti ed erbe. E tutto ciò è particolarmente utile per voi e per i vostri animali domestici.” (Sura Abasa, versetti 24-32)

Gli scienziati contemporanei, dopo aver condotto varie ricerche sulle piante, sono giunti alla conclusione che in natura non esiste per gli esseri umani e per gli animali alcun amico più prezioso delle piante. Infatti, le piante non ci forniscono soltanto il cibo, ma assorbono anche dall’aria il gas velenoso, l’anidride carbonica, e producono l’ossigeno necessario alla nostra respirazione.

Le piante assorbono l’acqua dal terreno con l’aiuto delle radici e la trasportano alle foglie, mentre le foglie assorbono dall’aria il gas diossido di carbonio. Nelle foglie degli alberi, grazie alla clorofilla che vi è contenuta (e che fa apparire verdi le foglie) e ai raggi del sole, si svolge una sorta di processo di cottura. Ne risultano gli zuccheri, estremamente necessari al nostro corpo. Viene inoltre liberato l’ossigeno, senza il quale non potremmo vivere neppure per poco tempo.

Pertanto, le piante non sono per noi una risorsa ordinaria, bensì una risorsa inestimabile. Nel Corano, Allah ci ricorda innumerevoli volte il Suo dono delle piante e ci invita a esprimere gratitudine.

(Jh) Si dice che il celebre scienziato indiano Jagadish Chandra Bose sia stato il primo a dimostrare l’energia vitale presente nelle piante e in tutte le sostanze minerali. Eppure, circa milletrecento anni prima della suddetta scoperta del signor Bose, il Sacro Corano ci aveva già indicato l’energia vitale e la capacità sensoriale delle piante, delle pietre, di tutte le sostanze minerali e di altro ancora. Di seguito vengono riportate alcune citazioni del Corano su questo argomento,

﴿تُسَبِّحُ لَهُ السَّمَاوَاتُ السَّبْعُ وَالْأَرْضُ وَمَن فِيهِنَّ ۚ وَإِن مِّن شَيْءٍ إِلَّا يُسَبِّحُ بِحَمْدِهِ وَلَٰكِن لَّا تَفْقَهُونَ تَسْبِيحَهُمْ ۗ إِنَّهُ كَانَ حَلِيمًا غَفُورًا﴾

“I sette cieli, la terra e tutto ciò che vi si trova glorificano Allah. Non esiste cosa alcuna che non celebri la Sua lode, ma voi non riuscite a comprendere la loro glorificazione (la recitazione del tasbih). Ed Egli è paziente e perdonatore.” (Sura Bani Isra’il, versetto 44)

سَبَّحَ لِلَّهِ مَا فِي السَّمَاوَاتِ وَمَا فِي الْأَرْضِ ۖ وَهُوَ الْعَزِيزُ الْحَكِيمُ

“Tutti coloro che sono nei cieli e sulla terra sono impegnati nel glorificare Allah. Ed Egli è l’Onnipotente, il Sapiente.” (Sura as-Saff, versetto 1)

Il seguente versetto contiene in particolare un’indicazione della forza vitale delle pietre,

﴿ثُمَّ قَسَتْ قُلُوبُكُم مِّن بَعْدِ ذَٰلِكَ فَهِيَ كَالْحِجَارَةِ أَوْ أَشَدُّ قَسْوَةً ۚ وَإِنَّ مِنَ الْحِجَارَةِ لَمَا يَتَفَجَّرُ مِنْهُ الْأَنْهَارُ ۚ وَإِنَّ مِنْهَا لَمَا يَشَّقَّقُ فَيَخْرُجُ مِنْهُ الْمَاءُ ۚ وَإِنَّ مِنْهَا لَمَا يَهْبِطُ مِنْ خَشْيَةِ اللَّهِ ۗ وَمَا اللَّهُ بِغَافِلٍ عَمَّا تَعْمَلُونَ﴾

“E alcune pietre sono tali che da esse sgorgano ruscelli; alcune si spaccano e da esse scaturisce l’acqua; altre ancora, tremando per timore di Allah, cadono sulla terra. E Allah non è affatto incurante di ciò che fate.”

(Sura al-Baqara, versetto 74)

Una volta, durante una spedizione, mentre il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) impartiva ordini ai soldati, vide alcuni Compagni tagliare con le armi in mano i rami degli alberi ai lati della strada. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) glielo proibì e disse: “Badate a non colpire inutilmente gli alberi e le piante. Essi hanno vita; a causa dei vostri colpi soffrono e piangono.”

Recentemente, uno scienziato russo ha scoperto che anche i fiori vicini sono influenzati dalla felicità e dalla tristezza degli esseri umani; in altre parole, i fiori vicini gioiscono della felicità e della gioia dell’uomo e provano dolore per la sua tristezza.

Solo pochi giorni fa è stato pubblicato un libro intitolato “The Crescent Life of Plan”, scritto da due celebri scienziati americani, Peter Tompkins e Christopher Bird. In esso hanno dimostrato che tutti i tipi di piante, persino ravanelli, carote, cipolle e così via, non possiedono soltanto la capacità di percepire, ma anche intelligenza e volontà.

Esse possiedono persino un linguaggio per comunicare con le altre piante. A questo proposito, nel loro libro i due scienziati hanno presentato come prova anche le opinioni di celebri scienziati quali Cleve Backster, Marcel Vogel, Ken Harmimot e dello scienziato indiano Jagadish Chandra Bose, tra gli altri.

Nel suddetto libro sono stati inoltre registrati i risultati delle ricerche condotte dagli scienziati russi del Kazakistan su come le piantine dei cereali rispondano alla musica e su come semi e gemme si risveglino sotto l’effetto di una scarica elettrica.

Sette: l’originale sistema di preservazione del Corano

La maggior parte dei libri rivelati ai profeti da tempo immemorabile oggi è irreperibile. Anche i pochi che si trovano non sono nella loro lingua originale. E quando un’opera viene tradotta dalla lingua originale, essa è un’opera tradotta, non l’opera originale. Ciò vale soprattutto per la traduzione dei Libri rivelati dal Glorioso Allah. Inoltre, la lingua dell’opera tradotta è quella del traduttore, non quella di Allah.

Molti dei loro dotti seguaci hanno inoltre ammesso apertamente che quei libri non sono rimasti esenti da alterazioni. Infatti, a quell’epoca non esistevano né la carta né le tipografie come quelle odierne. Pertanto, essi venivano scritti su foglie, tavolette di legno, lastre di pietra levigate o pelli sottili; poiché era impossibile realizzarne copie sufficienti, presso sacerdoti e religiosi ne venivano conservate una o due copie nei loro luoghi centrali di culto. E ogni volta che una nazione rivale attaccava la loro capitale o le loro città, i loro libri sacri e i loro luoghi di culto diventavano i principali obiettivi dell’attacco della nazione vittoriosa. Prima dell’avvento dell’Islam, i libri sacri degli ebrei e dei cristiani furono così distrutti molte volte da potenze rivali. Oggi è generalmente impossibile trovare una Torah o un Vangelo completo nella sua lingua originale.

La sacra Torah, che era stata rivelata al profeta Mosè (pace su di lui), è stata distrutta più volte. In particolare, nel 586 a.C., il tirannico sovrano di Babilonia Nabucodonosor attaccò Gerusalemme, distrusse la città radendola al suolo e deportò a Babilonia i sapienti e i notabili israeliti. Nabucodonosor distrusse anche la sacra moschea Bayt al-Maqdis, costruita dal profeta Salomone (pace su di lui), e la Torah che vi era custodita.

Poi, circa mezzo secolo dopo, nel 538 a.C., il grande imperatore persiano Ciro sconfisse il re di Babilonia e liberò gli ebrei; li aiutò a reinsediarsi in Palestina e a ricostruire la città di Gerusalemme e la moschea Bayt al-Maqdis. In seguito, i sapienti ebrei riscrissero la Torah basandosi sulle parti frammentarie che erano riusciti a raccogliere e su quelle che ricordavano a memoria. A questo proposito, un celebre autore europeo del libro intitolato “The Story of the Bible” esprime la seguente opinione:

Che i manoscritti originali furono distrutti insieme al tempio di Salomone e che Esdra ne fece una nuova copia a partire da quelle copie che si riuscì a trovare. (The Story of the Bible)

“Il fatto è che il testo originale della Torà era stato distrutto insieme alla moschea sacra di Hazrat Salomone. In seguito, Esdra, cioè Hazrat Uzayr (pace su di lui), ne fece una nuova copia con tutto ciò che era riuscito a raccogliere.”

Secondo lo storico romano Priani, il libro Zend-Avesta rivelato a Zoroastro era stato trascritto con inchiostro dorato su un totale di dodicimila pelli di bovino e conservato nella famosa biblioteca di Persepoli, l’allora capitale dei Persiani. In seguito, quando l’imperatore greco Alessandro conquistò e incendiò quella capitale, la biblioteca e il sacro libro Zend-Avesta custodito al suo interno furono anch’essi ridotti in cenere. Riguardo al Nuovo Testamento (Vangelo), l’autore, esponendo i risultati delle sue ricerche, afferma:

“L’intero Nuovo Testamento si trova, insieme ad altri documenti, in un manoscritto chiamato «Codice Sinaitico», conservato a Leningrado e probabilmente scritto in Egitto nel IV secolo.” (The Story of the Bible, p. 107)

“L’intero Nuovo Testamento (Vangelo), insieme ad altri documenti, è conservato a Leningrado nel manoscritto originale chiamato «Codice Sinaitico». Esso fu probabilmente scritto in Egitto nel IV secolo cristiano.”

Pertanto, il fatto che ciò che viene attribuito a Hazrat Gesù (pace su di lui) risalga a quattrocento anni dopo la sua morte è certamente motivo di riflessione.

Inoltre, alcune rivelazioni divine (wahy) venivano insegnate oralmente dai sacerdoti religiosi ai loro discepoli. Poi, quando sorgeva il timore che andassero perdute nel corso del tempo, oppure quando vi si aggiungevano ampiamente racconti e altri elementi estranei, una persona erudita tra loro le metteva per iscritto in forma di libro. Di conseguenza, alcune parti ne venivano omesse, mentre vi si includevano anche molte parole estranee.

Il sacro libro dei Veda degli induisti fu compilato dal saggio Vedavyasa molto tempo dopo l’epoca vedica, nell’epoca del Mahabharata (al tempo della guerra di Kurukshetra). Secondo gli studiosi occidentali, i Veda furono composti appena sette o ottocento anni prima della nascita di Gesù Cristo. Analogamente, il Tripitaka, il testo sacro dei buddhisti, fu messo per iscritto sotto la guida del grande Ashoka circa duecento anni dopo la morte del Buddha, come terzo Pitaka. Anche il primo e il secondo Pitaka furono compilati dopo la morte del Buddha. Inoltre, in nessun luogo del mondo sono più in uso le lingue nelle quali furono rivelati i libri celesti precedenti al Corano. La maggior parte dei profeti del mondo apparteneva al popolo dei Figli d’Israele e la loro lingua era l’ebraico. La lingua di tutti i libri rivelati a questi profeti ebrei era l’ebraico, o l’ebraico. La lingua di tutti i libri rivelati a questi profeti ebrei era l’ebraico. Ma oggi l’uso della lingua ebraica non è più realmente diffuso in alcun luogo del mondo.

Analogamente, non si trova più traccia del sanscrito, la lingua dei testi sacri indù, i Veda e la Gita; allo stesso modo, oggi nessuno parla più il pali, la lingua dei testi sacri buddhisti, il Pitaka. Tutte queste appartengono ormai alla categoria delle lingue morte.

Ma il caso del Corano è del tutto diverso. Nella lingua originale in cui il Corano è stato rivelato, esistono miliardi di sue copie, conservate presso persone diverse in vari Paesi del mondo. Il Corano non è stato preservato soltanto in forma scritta: dall’inizio della sua rivelazione fino a oggi, in diverse parti del mondo, innumerevoli persone lo hanno memorizzato interamente.

È stato già menzionato che il Corano fu rivelato gradualmente nell’arco di ventitré anni. Ogni volta che una parte del Corano veniva rivelata al Profeta (s.), egli la faceva immediatamente mettere per iscritto da uno scriba, incaricato di trascrivere la rivelazione; allo stesso tempo, molti musulmani memorizzavano subito quella parte. Quando, dopo ventitré anni, la rivelazione del Corano fu completata, da un lato esso era stato interamente trascritto e preservato, mentre dall’altro innumerevoli musulmani lo avevano memorizzato integralmente, predisponendo così un mirabile sistema per la sua conservazione. Da allora, per secoli e secoli, tale sistema di conservazione è proseguito secondo le regole stabilite.

Chiunque desideri verificarlo, procuri una copia del Corano da un Paese dell’Asia orientale. Poi la faccia recitare da un ḥāfiẓ dell’Africa settentrionale e ascolti. Non troverà alcuna differenza neppure in una kasra o in una fatḥa, per non parlare di parole e lettere.

Inoltre, la lingua araba originale in cui il Corano fu rivelato al Santo Profeta, nonostante siano trascorsi quattordici secoli, non è né divenuta arcaica né caduta in disuso.

[Nel lodare le caratteristiche peculiari della lingua araba, il celebre studioso americano George Sarton afferma:

«La civiltà musulmana aveva una natura singolare. I musulmani si erano uniti in un vincolo comune attraverso due forti legami: la religione e la lingua. Uno dei principali doveri dei musulmani consiste nel recitare il Corano nella lingua araba originale. Grazie a questa straordinaria prescrizione religiosa… Oggi l’arabo è una delle lingue ampiamente utilizzate in ogni parte del mondo. (The Life of Science, di George Sarton) In un altro punto del suo libro, l’autore afferma: “Dalla metà dell’VIII secolo fino alla fine dell’XI, gli arabofoni avanzavano alla testa dell’umanità. Grazie a loro, la lingua araba non si è affermata soltanto come lingua sacra del Corano e veicolo della parola di Allah, ma si è anche presentata al mondo come lingua internazionale”. Riconoscendo l’immensa importanza degli scritti arabi per il progresso della civiltà umana, l’autore scrive in un altro punto dell’opera:

“Gli studiosi europei più lungimiranti si resero conto che gli scritti arabi non erano soltanto importanti, ma anche indispensabili, perché in essi era custodito un immenso patrimonio di conoscenze. Non sarebbe affatto esagerato dire che, fino alla metà del XII e del XIII secolo, il compito principale degli studiosi cristiani consisteva nel tradurre in latino i testi arabi.” (The Life of Science, di George Sarton)

Anzi, diverse decine di milioni di persone nel mondo parlano quella lingua. Nessun lettore del Corano può fare a meno di rimanere incantato dal suo straordinario sistema di preservazione.

Allah Ta’ala stesso ha dichiarato che questo straordinario sistema di preservazione del Suo ultimo Libro, rivelato al Suo ultimo Profeta, è stato concepito da Allah stesso. Troviamo questa dichiarazione una volta in una sura meccana del periodo iniziale, chiamata «sura Qiyamah». La troviamo poi un’altra volta in un’altra sura meccana, chiamata «sura al-Hijr».

Quando, all’inizio a Mecca, Gabriele (pace su di lui) si presentava al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e gli recitava la rivelazione, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) continuava a recitarla con premura insieme a Gabriele (pace su di lui), affinché non ne andasse perduta neppure una parte. Perciò Allah l’Altissimo rassicurò il Messaggero con le seguenti parole:

﴿لَا تُحَرِّكْ بِهِ لِسَانَكَ لِتَعْجَلَ بِهِ﴾

﴿إِنَّ عَلَيْنَا جَمْعَهُ وَقُرْآنَهُ﴾

﴿فَإِذَا قَرَأْنَاهُ فَاتَّبِعْ قُرْآنَهُ﴾

﴿ثُمَّ إِنَّ عَلَيْنَا بَيَانَهُ﴾

«O Messaggero, non muovere la lingua per affrettarti a imparare il Corano. Completarlo e fartelo recitare è compito Mio. Quando dunque Io lo recito (attraverso la lingua di Gabriele), segui la sua recitazione. Poi spetta a Me anche fornirne la spiegazione.» (Sura Qiyamah, versetti 16-19)

Il Sublime Allah dice inoltre:

﴿إِنَّا نَحْنُ نَزَّلْنَا الذِّكْرَ وَإِنَّا لَهُ لَحَافِظُونَ﴾

«In verità, sono Io ad aver fatto scendere il Corano, e certamente spetta a Me garantirne la custodia.» (Sura al-Hijr, versetto 9)

Un’affermazione analoga si trova anche nella Sura Taha.

وَلَا تَعْجَلْ بِالْقُرْآنِ مِن قَبْلِ أَن يُقْضَىٰ إِلَيْكَ وَحْيُهُ ۖ وَقُل رَّبِّ زِدْنِي عِلْمًا

«Quando viene rivelato il Corano, non si preoccupi della sua custodia finché la sua rivelazione non sia completa. E dica: “O Allah, accresci la mia conoscenza!”» (Sura Taha, versetto 114)

Quando si osserva questo straordinario sistema di custodia del Corano, il cuore testimonia spontaneamente che alla base di tale sistema è attiva la mano di Colui che lo ha rivelato.

Otto: La straordinaria armonia nella lingua e nello stile del Corano

Sebbene sia stato rivelato poco a poco nell’arco di ventitré lunghi anni, la straordinaria coerenza del Corano, dall’inizio alla fine, nella lingua, nel valore letterario, nel significato e nell’espressione dimostra anch’essa che il Corano non è un’opera composta dall’uomo. Infatti, nessun essere umano avrebbe potuto mantenere per un periodo così lungo una simile continuità e coerenza in tali aspetti.

 

Il più grande miracolo del Messaggero

Allah ha concesso ai profeti e ai messaggeri che ha inviato all’umanità nel mondo per guidarla anche dei miracoli come prova della loro profezia e della loro missione. Il significato letterale della parola «miracolo» è rendere incapace e impotente, sconfiggere in un confronto e simili. In senso tecnico, invece, significa compiere, a sostegno delle proprie affermazioni, un evento soprannaturale e straordinario che nessuno, se non un profeta o un messaggero, può in alcun modo compiere.

Oltre ai miracoli ordinari, Allah concesse ad alcuni dei Suoi messaggeri anche miracoli particolari. Per esempio, la ʿAsā (il bastone) e la Yad al-Bayḍāʾ (la mano luminosa) di Mosè (a). Quando il profeta Mosè (a) gettava a terra il suo bastone, esso assumeva la forma di un enorme e terribile serpente e si muoveva rapidamente sul terreno. Quando invece lo prendeva in mano, tornava a trasformarsi in un bastone. Allo stesso modo, quando infilava la mano destra sotto l’ascella e poi la tirava fuori, da quella mano emanava una luce particolare che illuminava ogni direzione. Questo era il miracolo di Mosè (a): la ʿAsā e la Yad al-Bayḍāʾ. Oltre a questi due miracoli particolari già menzionati, durante la lunga vita di Mosè (a) si verificarono molti altri eventi straordinari e soprannaturali. Tra questi vi furono la divisione delle acque del Mar Rosso con un colpo di bastone per aprire una strada agli Israeliti, il far scaturire da una roccia dodici sorgenti per le dodici tribù dei Figli d’Israele e la discesa dal cielo della manna e delle quaglie (il cibo celeste).

Anche nella vita del profeta Gesù (a) si riscontrano molti eventi soprannaturali di questo genere; tuttavia, il suo miracolo particolare consisteva nel guarire malattie incurabili e nel far rivivere i morti, facendoli parlare.

Anche attraverso il Suo ultimo profeta, Muhammad (s), Allah compì molti eventi soprannaturali, presentando così ai miscredenti la prova della sua profezia. Tuttavia, il più grande miracolo che gli fu concesso fu il Corano, rivelato in lingua araba.

La lingua araba possedeva già caratteristiche particolari tra le principali lingue del mondo. Inoltre, all’epoca dell’avvento del Messaggero, gli Arabi erano all’avanguardia nella poesia e nella letteratura. Durante le loro feste nazionali allestivano padiglioni e palchi, esibendo il proprio talento poetico, artistico e letterario. Presso un popolo dotato di una lingua così elevata e raffinata, Allah iniziò a rivelare, attraverso la Rivelazione e a un uomo completamente analfabeta, un كلام di così alto livello che tutti gli Arabi rimasero sbalorditi di fronte all’eccellenza della sua lingua e del suo significato. Così come era impossibile per gli Arabi competere con il Corano sul piano linguistico, era loro altrettanto impossibile produrre un كلام simile quanto a significato e contenuti. Il Corano sfidò ripetutamente i suoi oppositori dicendo: se avete qualche dubbio riguardo al Corano pronunciato dalla bocca di Muhammad, ritenendo che non sia la parola di Allah ma una sua composizione, allora portate almeno una piccola sura simile al Corano.

La sfida del Corano non era limitata soltanto alle sue armonie intrinseche, ai suoi temi filosofici, alle sue complesse prescrizioni e così via. Se fosse stato così, forse gli Arabi avrebbero potuto dire: «Non siamo affatto filosofi, non conosciamo neppure l’etica, e poi quando mai avremmo tempo di occuparci di astronomia?». Ma non era solo questo: il Corano, oltre ad affermare la superiorità dei suoi significati, sfidò apertamente il mondo intero, Arabi compresi, sostenendo anche la superiorità della sua lingua: «Portate almeno una piccola sura simile al Corano». Proprio come i grandi eruditi e maestri della lingua araba non riuscirono a competere con il Corano sul piano linguistico, così neppure gli esperti di etica degli Arabi, dei Romani e dei Persiani riuscirono, sul piano dei significati, a produrre un’opera simile al Corano o anche solo qualcosa paragonabile a una sua parte. Pertanto, sia sotto l’aspetto linguistico sia sotto quello dei significati, il Corano rimarrà fino al Giorno della Resurrezione uno straordinario miracolo del Grande Profeta.

 

La compilazione del Corano in forma di libro e il suo sistema di ordinamento

Durante la rivelazione del Corano, ogni volta che ne veniva rivelata una parte, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) la faceva mettere per iscritto dagli scribi della rivelazione e, d’altra parte, innumerevoli nobili Compagni la imparavano a memoria. Al momento della scomparsa del Profeta, il Corano completo era memorizzato da innumerevoli nobili Compagni e, inoltre, era conservato in forma scritta presso diversi Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro). Non appena veniva rivelata una parte del Corano, molti Compagni la scrivevano su sottili pelli di cammello, su frammenti di pietra levigata, su foglie o sulla corteccia degli alberi. Nei libri di hadith è riportata una narrazione di Zayd ibn Thabit, lo scriba della rivelazione. Egli disse:

نولف القرآن من الرقاع

«Sedevamo presso l’Inviato di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e scrivevamo il Nobile Corano su frammenti di pelle.» (Mustadrak-i Itqan)

Nella sezione di Bukhari dedicata alla dignità dei Compagni è menzionata una narrazione di ʿAbdullah ibn ʿUmar, nella quale egli riferisce: «Ho sentito il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) dire: “Imparate il Corano da quattro persone: ʿAbdullah ibn Masʿud, Salim, Ubayy ibn Kaʿb e Muʿadh ibn Jabal.”» (Bukhari)

In un altro passo di Bukhari, Anas riferisce quanto segue:

«Al tempo del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui), i quattro Compagni che avevano raccolto in modo particolare il Corano erano tutti Ansar: Ubayy ibn Kaʿb, Muʿadh ibn Jabal, Abu Saʿid e Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di loro).» (Bukhari)

I muhaddithun hanno spiegato questo hadith dicendo che il suo significato è il seguente: sebbene innumerevoli nobili Compagni avessero raccolto e preservato il Corano, i quattro Compagni sopra menzionati possedevano una posizione di particolare rilievo per quanto riguardava la memorizzazione, la recitazione, la preservazione e la raccolta del Corano.

Così, subito dopo la sua scomparsa, all’inizio del califfato di Abu Bakr, quando nella battaglia di Yamama morirono da martiri diverse centinaia di Compagni hafiz, Umar si recò dal califfo del Messaggero, Abu Bakr, per presentargli questa richiesta: che tutte le parti del Corano fossero immediatamente ordinate in sequenza e raccolte in un unico libro. Altrimenti, poiché molti hafiz del Corano stavano scomparendo da questo mondo, avremmo potuto perderne alcune parti. Abu Bakr, dopo una prima esitazione, approvò la proposta di Umar e affidò a Zayd ibn Thabit, lo scriba della Rivelazione, questo sacro incarico.

L’Imam Bukhari ha riportato nella sua celebre opera, il Sahih di Bukhari, nella sezione «Importanza e dignità del Corano», il seguente hadith trasmesso da Zayd ibn Thabit:

«Subito dopo la battaglia di Yamama, Abu Bakr mi mandò a chiamare. Quando arrivai, vidi che anche Umar era seduto accanto a lui. Allora Abu Bakr si rivolse a me e disse:

“Vedi, Umar è venuto da me e dice che nella battaglia di Yamama sono morti da martiri innumerevoli hafiz del Corano. Temo che, se anche nelle altre battaglie gli hafiz del Corano dovessero morire da martiri in questo modo, potremmo perdere alcune parti del Corano. Perciò ritengo che tu debba ordinare che il Corano venga raccolto in forma di libro.” Gli risposi: “Come posso fare ciò che il Messaggero di Dio non ha fatto?” Allora Umar giurò per Allah e disse: “Certamente, è un’opera eccellente e necessaria.” Attraverso tutte queste discussioni e controversie di Umar, Allah fece nascere anche nel mio cuore la consapevolezza dell’importanza di tale opera. Anch’io fui d’accordo con Umar.»

Il narratore, Zayd ibn Thabit, prosegue dicendo che Abu Bakr allora si rivolse a me e disse:

«Sei giovane e intelligente. Nessuno di noi ha alcuna rimostranza nei tuoi confronti. Inoltre, al tempo del Messaggero, eri incaricato di mettere per iscritto la Rivelazione. Perciò raccogli e metti per iscritto tu il Corano completo in un unico libro.» (Bukhari, Fada’il al-Qur’an)

In seguito Zayd raccolse le parti scritte conservate presso i Compagni e nella casa del Messaggero, le ordinò una dopo l’altra e, confrontandole con la recitazione dei Compagni hafiz, le mise per iscritto in forma di libro.

Al-Harith al-Muhasibi ha riferito nella sua opera «Fahm al-Sunan»:

«La trascrizione del Corano non era affatto un’opera innovativa. Lo stesso Nobile Profeta (s) trascriveva il Corano. Tuttavia, esso si trovava in diversi frammenti. Hazrat Abu Bakr al-Siddiq ordinò di riunirli tutti e di trascriverli in forma di libro. Quest’opera era come se, nella casa del Messaggero (s), fossero conservate alcune pagine sparse sulle quali era stato trascritto il Corano. Poi un raccoglitore le ordinò e le legò con un filo, affinché nessuna parte andasse perduta.»

Al-Thaqāfat al-Islāmiyya. (Allāma Rāghib Ṭabbākh).

Il muṣḥaf raccolto e scritto da Hazrat Zayd rimase custodito presso il primo califfo, Hazrat Abu Bakr, come deposito affidato, per tutta la durata della sua vita; secondo necessità, gli altri ne facevano delle copie e poi lo consegnavano a Umar. Dopo il martirio di Hazrat Umar, quel muṣḥaf fu affidato alla custodia della Madre dei Credenti, Hazrat Hafsa.

La riforma del metodo di recitazione del Corano

Sebbene la lingua sia la stessa in tutto il territorio abitato da persone che parlano la medesima lingua, vi sono inevitabilmente alcune differenze e peculiarità nel loro modo di parlare e nella pronuncia. Per esempio, si nota una notevole differenza tra la lingua di Nadia e quella di Comilla, così come tra quella di Khulna e quella di Chittagong. Eppure, in entrambi i distretti, la lingua è il bengalese.

Analogamente, sebbene la lingua dell’intera Arabia fosse l’arabo, si osservavano notevoli differenze nella lingua, nella pronuncia, nel modo di parlare e nell’uso linguistico delle diverse regioni e tribù. Poiché il Profeta era qurayshita, il Santo Corano era stato rivelato in arabo qurayshita. Tuttavia, agli arabi delle altre regioni era stato permesso di recitarlo e trascriverlo nei loro dialetti regionali, poiché ciò non comportava alcun cambiamento nel significato fondamentale o nel senso del Corano. Ma quando l’Islam oltrepassò i confini dell’Arabia e si diffuse anche nell’Ajam, queste differenze nel metodo di recitazione e nella pronuncia crearono particolari difficoltà tra i non arabi. Quando l’attenzione del terzo califfo, Hazrat Uthman (ra), fu richiamata su questa questione, egli ne comprese pienamente l’importanza. In seguito risolse il problema sorto nel modo descritto di seguito.

In primo luogo, fece portare il muṣḥaf di Hazrat Hafsa, scritto e custodito nella lingua dei Quraysh, e ne fece realizzare numerose copie. Poi ne inviò una copia in ciascuna regione dell’impero musulmano e ordinò a tutti di copiare da essa. Fece invece distruggere completamente i muṣḥaf scritti nelle lingue non qurayshite. Così non rimase più alcuna differenza nel modo di parlare e nella pronuncia.

A questo proposito, l’Imam Bukhari, nella sezione «Faḍā’il al-Qurʾān» del Ṣaḥīḥ di Bukhari, ha riportato tramite Hazrat Anas un hadith dal seguente significato: «Un giorno Hazrat Hudhayfa ibn al-Yaman si recò al cospetto di Hazrat Uthman (ra). In precedenza aveva partecipato alla conquista dell’Armenia insieme ai combattenti siriani e alla guerra in Azerbaigian insieme ai combattenti iracheni; là si era allarmato vedendo le divergenze tra i metodi di recitazione del Corano dei musulmani siriani e iracheni. Quando poi si presentò al cospetto del terzo califfo, Hazrat Uthman, si rivolse al califfo dicendo: “O Comandante dei Credenti, prima che questa comunità cominci a divergere riguardo al Libro di Allah come hanno fatto gli ebrei e i cristiani, fa’ qualcosa per il bene di questa comunità.” Udite queste parole, Hazrat Uthman (ra) mandò a chiedere alla Madre dei Credenti, Hafsa, di inviargli il testo raccolto da Hazrat Abu Bakr (ra). Egli lo avrebbe fatto copiare e poi le avrebbe restituito l’originale. Hafsa (ra) consegnò quindi a Hazrat Uthman (ra) quel sacro testo, e Uthman (ra) incaricò Hazrat Zayd ibn Thabit, Abdullah ibn al-Zubayr, Sa’id ibn al-‘As e Abd al-Rahman ibn al-Harith (ra) di iniziarne la copia. Hazrat Uthman (ra) disse ai tre Compagni qurayshiti, escluso Hazrat Zayd ibn Thabit: “Se divergete con Zayd ibn Thabit riguardo a qualche parte del metodo di recitazione, scrivetela nella lingua dei Quraysh, poiché il Corano è stato rivelato proprio nella lingua dei Quraysh.”»

Quando i Compagni menzionati ebbero preparato, secondo l’ordine di Hazrat Uthman, le copie dell’intero Libro, Hazrat Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) inviò il manoscritto originale a Hazrat Hafsa (che Allah sia soddisfatto di lei) e mandò una copia del Mushaf in ciascuna regione dell’impero, ordinando che tutti gli altri Mushaf presenti fossero distrutti, ad eccezione di quelli da lui inviati. (Bukhari – Fada’il al-Qur’an)

«Copie dell’originale Corano nobile trascritto sotto Hazrat Uthman sono ancora oggi conservate in vari Paesi del mondo, tra cui la Russia, l’Egitto e la Siria. Il Corano nobile che oggi possediamo è anch’esso conforme a quel manoscritto originale di Siddiq, dal quale Hazrat Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) fece realizzare copie e le inviò, per disposizione ufficiale, nelle diverse parti del regno.»

In materia di raccolta e conservazione di un libro, potrebbe esistere un metodo più esente da errori, più avanzato e più scientifico di questo?

Anche l’attuale classificazione e disposizione del Corano non sono opera di una persona venuta dopo. Al contrario, il Santo Profeta (pace e benedizioni su di lui), seguendo l’ordine di Hazrat Jibril (pace su di lui), dispose accuratamente il Corano nella forma attuale. Seguendo proprio quest’ordine, il Profeta (pace e benedizioni su di lui) lo recitava personalmente nelle preghiere insieme ai nobili Compagni. E i Compagni che lo avevano memorizzato imparavano a memoria il Corano secondo la medesima disposizione.

La ragione per cui il Corano fu rivelato gradualmente

Perché l’intero Glorioso Corano non fu rivelato tutto in una volta, ma gradualmente, nell’arco di un lungo periodo di ventitré anni? Perché Allah non rivelò anch’esso tutto insieme, come gli altri Libri celesti, quali la Torah, lo Zabur e l’Injil? Anche questo è certamente un tema degno di riflessione. Tra le accuse dei miscredenti riguardo al Santo Corano vi era anche questa: perché il Corano non fu rivelato tutto insieme a Muhammad (pace e benedizioni su di lui)?

Riguardo a questa affermazione dei miscredenti, Allah ha detto:

﴿وَقَالَ الَّذِينَ كَفَرُوا لَوْلَا نُزِّلَ عَلَيْهِ الْقُرْآنُ جُمْلَةً وَاحِدَةً ۚ كَذَٰلِكَ لِنُثَبِّتَ بِهِ فُؤَادَكَ ۖ وَرَتَّلْنَاهُ تَرْتِيلًا﴾

«E i miscredenti dicono: “Perché il Corano non è stato fatto scendere su Muhammad (s) tutto in una volta?”. In questo modo, facendolo scendere gradualmente, rafforzo il tuo cuore. E lo abbiamo fatto scendere con gradualità». (Sura al-Furqan, versetto 32)

L’autore di Manahij al-Irfan fi Ulum al-Qur’an, l’Allama Abd al-Azim, ha menzionato nella sua opera quattro particolari saggezze insite nella rivelazione graduale del Corano.

1. Rafforzare il cuore del Messaggero

In altre parole, quando il nobile angelo Hazrat Gabriele Amin, portatore ripetuto della rivelazione da parte di Allah stesso, giungeva dal Profeta, la sua anima si riempiva di gioia spirituale, mentre nella pura dimora del suo cuore rimaneva costantemente radicata la consapevolezza che su di lui scendevano incessantemente dal cielo la grazia e le benedizioni di Allah. Di conseguenza, il cuore e l’anima del Profeta diventavano progressivamente più forti grazie alla miracolosa forza della fede.

Poiché il Corano veniva rivelato gradualmente, in piccole parti e a intervalli, il Profeta (s) lo imparava immediatamente a memoria, ne comprendeva il significato interiore e acquisiva una conoscenza particolare della sua saggezza. Di conseguenza, il suo cuore puro continuava a rafforzarsi grazie alla straordinaria e miracolosa forza del Corano.

2. L’educazione continua della Umma musulmana

In altre parole, guidare gradualmente, attraverso un’educazione e una formazione continue, quella nuova nazione sorta sotto la guida del Profeta, facendola avanzare passo dopo passo fino ai confini della perfezione. Tale obiettivo fu conseguito in modo particolare mediante la rivelazione graduale e intervallata di piccole parti del Corano. Infatti, se tutti i comandamenti e le prescrizioni della Sharia fossero stati rivelati insieme già nella prima fase, forse sarebbe stato molto più difficile per i nuovi convertiti all’Islam osservarli pienamente. Come ha detto Allah,

﴿وَقُرْآنًا فَرَقْنَاهُ لِتَقْرَأَهُ عَلَى النَّاسِ عَلَىٰ مُكْثٍ وَنَزَّلْنَاهُ تَنزِيلًا﴾

«E abbiamo rivelato il Corano in parti successive affinché tu potessi recitarlo alle genti a intervalli.» (Sura al-Isrāʾ, versetto 106)

3. Guida riguardo ai problemi sempre nuovi

L’ardua responsabilità di guidare il movimento islamico, che Allah aveva affidato al Profeta (pace su di lui) e ai suoi compagni dediti al sacrificio, fece sorgere problemi diversi nelle sue varie fasi, e in momenti diversi il Profeta dovette affrontare anche domande differenti. Per risolvere tali problemi e fornire risposte a tali domande, in diverse occasioni si rese necessario che venissero rivelate varie parti del Corano.

Un giorno, per esempio, una donna musulmana, Khawla bint Thaʿlaba, si recò dal Messaggero e, raccontandogli che il marito aveva pronunciato contro di lei lo ẓihār, cominciò a piangere e a lamentarsi. Aveva infatti diversi figli piccoli. Se li avesse affidati al marito, la loro vita avrebbe rischiato di andare in rovina. Ma se li avesse tenuti con sé, anch’essi avrebbero rischiato di morire prematuramente per la povertà e la mancanza di cibo. Così la donna, profondamente sconvolta, continuò a piangere e a lamentarsi davanti al Profeta.

Prima dell’Islam, nell’epoca dell’Ignoranza, lo ẓihār comportava il divorzio della moglie.

[Lo ẓihār consiste nel paragonare la propria moglie, con l’intenzione di separarsene, a una delle donne maḥram, cioè la madre, la figlia e simili. Per esempio, se qualcuno dice alla propria moglie: «Tu sei come mia madre», ciò costituisce ẓihār. Nell’epoca dell’Ignoranza, gli Arabi consideravano per sempre illecita per sé la moglie nei cui confronti avevano pronunciato lo ẓihār. L’Islam non lo ha approvato. Tuttavia, per questo comportamento indecente e irragionevole, a chi pronuncia lo ẓihār è stata imposta un’espiazione.]

Il problema dello ẓihār si presentava allora per la prima volta nella società musulmana. Il Profeta (pace su di lui) non sapeva cosa fare. Proprio in quel momento fu rivelato il seguente versetto per risolverlo,

قَدْ سَمِعَ اللَّهُ قَوْلَ الَّتِي تُجَادِلُكَ فِي زَوْجِهَا وَتَشْتَكِي إِلَى اللَّهِ وَاللَّهُ يَسْمَعُ تَحَاوُرَكُمَا ۚ إِنَّ اللَّهَ سَمِيعٌ بَصِيرٌ﴾

﴿الَّذِينَ يُظَاهِرُونَ مِنكُم مِّن نِّسَائِهِم مَّا هُنَّ أُمَّهَاتِهِمْ ۖ إِنْ أُمَّهَاتُهُمْ إِلَّا اللَّائِي وَلَدْنَهُمْ ۚ وَإِنَّهُمْ لَيَقُولُونَ مُنكَرًا مِّنَ الْقَوْلِ وَزُورًا ۚ وَإِنَّ اللَّهَ لَعَفُوٌّ غَفُو

«La donna che discuteva con te riguardo a suo marito e presentava la sua lamentela ad Allah. Allah aveva ascoltato le parole di entrambi. Allah ascolta e vede ogni cosa. Coloro tra voi che fanno zihar alle proprie mogli, sappiano che quelle mogli non diventano affatto le loro madri. Le loro madri sono soltanto quelle che li hanno partoriti.» (Sura al-Mujādala, versetti 1-2)

Un tempo, i politeisti della Mecca, istigati dagli ebrei e con l’intento di mettere il Profeta in difficoltà, gli posero domande riguardo a Dhu al-Qarnayn, sebbene allora il Profeta non sapesse nulla di Dhu al-Qarnayn. Pertanto, Allah, il Sommo Sapiente, fece conoscere al Suo amato Profeta, attraverso la rivelazione, una breve storia di Dhu al-Qarnayn.

﴿وَيَسْأَلُونَكَ عَن ذِي الْقَرْنَيْنِ ۖ قُلْ سَأَتْلُو عَلَيْكُم مِّنْهُ ذِكْرًا﴾

«E ti chiedono di Dhu al-Qarnayn. Di’: “Presto vi reciterò qualcosa della sua storia”.» (Sura al-Kahf, versetto 83)

Perché dopo il Sacro Corano non viene rivelato più alcun Libro celeste?

Prima della venuta del Nobile Profeta, giunsero nel mondo innumerevoli profeti e messaggeri. Allo stesso modo, Allah, Signore dei mondi, fece scendere su di loro innumerevoli Libri e fogli. Tuttavia, dopo la dipartita del Nobile Profeta, non verranno più rivelati altri Libri celesti né altri fogli, e questa situazione rimarrà tale fino al Giorno del Giudizio.

Ci si potrebbe chiedere: perché dopo il Corano non verrà rivelato più alcun Libro celeste? In risposta, si può dire che Allah l’Altissimo ha reso completa la Sua religione per l’umanità mediante la rivelazione del Corano. Come Allah ha menzionato nel Corano,

 الْيَوْمَ أَكْمَلْتُ لَكُمْ دِينَكُمْ وَأَتْمَمْتُ عَلَيْكُمْ نِعْمَتِي وَرَضِيتُ لَكُمُ الْإِسْلَامَ دِينًا ۚ

«Oggi ho reso perfetta per voi la vostra religione, ho completato su di voi la Mia grazia e ho scelto per voi l’Islam come religione». (Sura al-Mā’ida, versetto 3)

Pertanto, dopo che la religione aveva raggiunto la sua completezza, non vi era più alcuna necessità di far scendere nuovamente un altro Libro.

Secondo: in passato si era resa necessaria la rivelazione di nuovi Libri proprio a causa dell’alterazione, dell’aggiunta o della cancellazione parziale o totale dei Libri di Allah. Ma il Corano, per la miracolosa grazia di Allah, è completamente al sicuro da tali calamità. Così come non è possibile alcuna alterazione o aggiunta al Corano, non vi è neppure la minima possibilità che una sua parte venga cancellata. In tali circostanze, dunque, non vi è più alcuna necessità di un altro Libro celeste.

Oggi, lo straordinario sviluppo dei mezzi di comunicazione, la grande diffusione della stampa e le ampie possibilità di scambio tra le civiltà hanno portato il Corano e il suo messaggio in quasi ogni parte del mondo. Pertanto, in nessun angolo del mondo vi è ormai alcuna necessità di far scendere un altro Libro celeste. Così, dopo la venuta del Profeta Muhammad (s), egli è l’unico profeta per l’intera umanità del mondo fino al Giorno del Giudizio; allo stesso modo, dopo la rivelazione del Corano, esso è l’unico Libro celeste da seguire per tutta l’umanità fino al Giorno del Giudizio. In seguito, così come non verrà più alcun profeta, non verrà rivelato neppure alcun altro Libro celeste.

 

Alcuni manoscritti del Corano risalenti alle diverse epoche dei califfati nel mondo

Come è stato già menzionato, la redazione regolare del Sacro Corano ebbe inizio già ai tempi del Messaggero di Allah (s), e durante la vita del Profeta diversi Compagni possedevano già il Corano per iscritto, in forma frammentaria. Al tempo di Abū Bakr (ra), questi frammenti scritti furono ordinati e trasformati in un Libro completo e ben strutturato. In seguito, nell’anno 25 dell’Egira, ʿUthmān (ra) fece preparare diverse copie di questo Libro, scritto inizialmente sotto la supervisione di Abū Bakr (ra), e le inviò, sotto l’amministrazione dello Stato, in varie regioni dell’impero.

ʿUthmān (ra) possedeva un mushaf scritto di suo pugno. Questo mushaf era chiamato «Mushaf al-Imam». Rimase presso ʿUthmān per tutta la sua vita, dopodiché passò nelle mani di ʿAlī (ra) e dell’Imam Ḥusayn. In seguito giunse in Spagna e, successivamente, arrivò a Fès, la capitale del Marocco. Dopodiché fu riportato nuovamente a Medina. In seguito, durante la Prima guerra mondiale, il mushaf fu trasferito da Medina a Costantinopoli, la capitale della Turchia, e si trova tuttora lì.

Un manoscritto scritto di propria mano da Hazrat Uthman (ra), alla cui fine è scritto: «Questo è stato scritto da Hazrat Uthman ibn Affan.»

Attualmente questo muṣḥaf si trova a Mosca, la capitale della Russia. Mentre lo recitava, i ribelli martirizzarono Hazrat Uthman (ra). In seguito fu portato a Damasco e rimase nelle mani dei dignitari dei Banu Umayya fino alla fine del loro califfato. Poi fu portato a Bassora. Il famoso viaggiatore Ibn Battuta lo vide a Bassora nel XVIII secolo. Nel 1941 cadde nelle mani dei bolscevichi russi e da allora si trova a Mosca.

Un altro manoscritto realizzato da Hazrat Uthman (ra) si trova attualmente in Francia; uno è conservato nella biblioteca Khadurbia d’Egitto, uno nella biblioteca dell’Università di al-Azhar e un altro nella biblioteca nazionale francese.

Tra i cinque manoscritti realizzati da Hazrat Ali (ra), uno si trova a Mashhad, due a Costantinopoli e uno è attualmente conservato nella Jami Husayn del Cairo. Un altro manoscritto realizzato da Hazrat Ali (ra) si trova attualmente nella Jamia Millia di Delhi.

Anche un manoscritto compilato da Hazrat Imam Husayn è attualmente conservato nella Jamia Millia di Delhi. Un muṣḥaf realizzato da Hazrat Imam Zayn al-Abidin è conservato nella Jamia Millia e un altro nella biblioteca di Deoband.

Quando furono aggiunti al Corano zēr, zabar e pesh

Coloro che hanno l’arabo come lingua madre possono leggere qualsiasi libro o testo in arabo senza alcun segno vocalico. Pertanto, finché l’Islam non si espanse al di fuori dell’Arabia, il Corano veniva scritto senza segni vocalici. Infatti, per gli Arabi era possibile recitare il Corano anche senza l’aiuto di zēr, zabar e pesh. Ma quando l’Islam oltrepassò i confini dell’Arabia e si diffuse anche nei territori non arabi, per i musulmani non arabi divenne difficile leggere il Corano privo di segni vocalici. Di conseguenza, per risolvere il problema sopra menzionato, nell’86 dell’Egira (705 d.C.), durante l’epoca dei Banu Umayya, Hajjaj ibn Yusuf, governatore dell’Iraq, ordinò di aggiungere al Corano i segni vocalici, cioè zēr, zabar e pesh.

Alcune date memorabili riguardanti il Sacro Corano

1. La prima rivelazione cominciò a essere discesa nella grotta di Hira, lunedì 17 Ramadan, nell’anno 13 prima dell’Egira (corrispondente al 6 agosto 610 d.C.).

2. La rivelazione del Corano si concluse nel mese di Safar dell’11º anno dell’Egira.

3. I primi cinque versetti rivelati al Profeta furono i primi cinque versetti della sura al-‘Alaq, cioè:

اقْرَأْ بِاسْمِ رَبِّكَ الَّذِي خَلَقَ﴾

﴿خَلَقَ الْإِنسَانَ مِنْ عَلَقٍ﴾

﴿اقْرَأْ وَرَبُّكَ الْأَكْرَمُ﴾

﴿الَّذِي عَلَّمَ بِالْقَلَمِ﴾

﴿عَلَّمَ الْإِنسَانَ مَا لَمْ يَعْلَمْ﴾

4. L’ultimo versetto rivelato fu l’ultimo versetto del 37º rukūʿ della Sura al-Baqara.

ﻭَﺍﺗَّﻘُﻮﺍ ﻳَﻮْﻣًﺎ ﺗُﺮْﺟَﻌُﻮﻥَ ﻓِﻴﻪِ ﺇِﻟَﻰ ﺍﻟﻠَّﻪِ ﺛُﻢَّ

ﺗُﻮَﻓَّﻰ ﻛُﻞُّ ﻧَﻔْﺲٍ ﻣَﺎ ﻛَﺴَﺒَﺖْ ﻭَﻫُﻢْ ﻟَﺎ ﻳُﻈْﻠَﻤُﻮﻥَ

5. Nell’86º anno dell’Egira, per facilitare la recitazione, il Corano fu diviso in juzʾ e rukūʿ.

6. Nell’anno 30 dell’Egira, per ordine di ʿUthmān (ra), furono distrutti tutti i muṣḥaf in arabo diversi da quelli in arabo qurayshita.

7. La prima Sura completa rivelata del Sacro Corano fu la Sura al-Muddaththir, mentre l’ultima Sura completa rivelata fu la Sura an-Nasr. Secondo alcuni, la prima Sura rivelata fu la Sura al-Fātiḥa.

Alcune statistiche su vari aspetti del Sacro Corano

Totale delle sure – 114

Sure meccane – 93

Sure medinesi – 21

Rukūʿ – 554

Numero di ayat – 6236

Dichiarazioni di alcuni eminenti studiosi non musulmani sul Corano

1. «Non si è mai sentito dire che i compilatori del Corano abbiano omesso una qualsiasi sua parte, frase o parola. Né è mai stata trovata nel Corano una frase che vi fosse entrata dall’esterno. Se fosse accaduto, sarebbe certamente stata menzionata nei libri degli hadith, dai quali non è stato omesso neppure il minimo particolare». (William Muir)

2. «Senza dubbio, il Corano è il migliore testo della lingua araba e il libro più affidabile del mondo. Nessun essere umano avrebbe potuto assolutamente comporre un libro miracoloso di questo genere. Il Corano è un miracolo ancora più grande della resurrezione dei morti. È sorprendente persino pensare come un uomo illetterato abbia potuto comporre parole così prive di errori e senza precedenti». (George Sale)

3. «Il Corano è l’unico libro nel quale non è avvenuto alcun cambiamento nemmeno nell’arco di tredici secoli. Nelle religioni ebraica e cristiana non esiste alcun testo religioso affidabile che possa essere in alcun modo paragonato al Corano». (il celebre storico cristiano Mr. Badley)

4. «Il nobile Corano, rivelato in arabo antico, è estremamente bello e attraente. Il suo metodo di composizione delle frasi e il suo stile espressivo sono davvero incantevoli. Gli argomenti vigorosi e potenti presentati nelle brevi frasi del Corano sono davvero meravigliosi. È molto difficile esprimere adeguatamente in un’altra lingua lo spirito del Corano.» (The Wisdom of the Quran – John Faus)

5. «Le norme del Corano sono autosufficienti e complete.» (Preaching of Islam – Arnold Toynbee)

6. «Nessun libro al mondo viene letto più del Corano. Per quanto riguarda le vendite, forse la Bibbia sarà superiore per numero. Ma i milioni di seguaci di Muhammad, dal giorno in cui acquistano la capacità di parlare, cominciano a recitare cinque volte al giorno i lunghi versetti del Corano.» (Charles Francis Potter)

7. «Tra tutti i Libri celesti, il Corano è il più eccelso. Allah Onnipotente, per la Sua speciale benevolenza, ha rivelato questo eccellentissimo Libro all’umanità. Nel promuovere il benessere dell’uomo, esso è più efficace persino dell’antica filosofia greca. Da ogni parola del Corano risuona l’eco della superiorità e della grandezza di Allah.» (Dott. Morsen France)

8. «Il Sacro Corano non è soltanto una raccolta di norme religiose; contiene anche norme sociali e statali tali da essere ugualmente benefiche per l’intera umanità.» (Dott. Masijيون)

9. «Dopo aver studiato approfonditamente gli insegnamenti del Corano, sono giunto alla conclusione che il Corano è un Libro celeste rivelato e che i suoi insegnamenti sono pienamente conformi alla natura umana.» (Signor Gandhi – India)

10. «Apprezzo l’Islam e riconosco il Profeta dell’Islam come uno dei più grandi uomini della storia. Apprezzo con tutto il cuore le norme sociali, politiche, spirituali e morali del Corano. Considero la forma che l’Islam aveva durante il califfato di Hazrat Umar la forma reale e completa dell’Islam.» (Lala Lajpat Rai, India)

11. «Lo studio del Corano lascia la coscienza sbalordita: come ha potuto uscire dalla bocca di un uomo analfabeta un discorso di questo genere?» (Conte Henry)

12. «Accetto con tutto il cuore l’affermazione di Muhammad secondo cui il Corano è uno dei più grandi miracoli perpetui di Muhammad (pace e benedizioni su di lui).» (Sig. Borth Samukh)

13. «Il Corano è amico e benefattore dei poveri. In ogni ambito, il Corano ha condannato gli eccessi dei ricchi.» (Gord Frey Hogns)

14. «Anche dopo milletrecento anni, gli insegnamenti del Corano sono così vivi che ancora oggi uno spazzino, diventando musulmano (avendo fede nel Corano), può rivendicare l’uguaglianza con qualunque musulmano di famiglia nobile.» (Sig. Bhupendranath Bose)

15. «Coloro che condannano l’Islam definendolo una religione reazionaria non hanno compreso correttamente gli insegnamenti del Corano. Fu proprio grazie a questo Corano che la condizione degli Arabi cambiò completamente.» (Moseurmiōb France)

Alcuni hadith del Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) sull’importanza e sul prestigio del Corano

تركت فيكم أمرين لن تضلوا ما تمستمسكتُم بهما كتاب الله وسنّة رسوله. (مشكوة – موطا

«Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: “Vi lascio due cose. Finché vi atterrete saldamente a esse, non vi smarrirete. Esse sono il Libro di Allah e la Sunna del Suo Messaggero.”» (Mishkat-Muwatta)

من قراً القرآن فاستظهرهٔ – فاًحل

خلالهٔ و حرم حرامهٔ آذخلهٔ الله به الجنة و شافعهٔ فی عشر من أهل بيته كلهم قد وجبت لة التار. ة

“È stato tramandato da Hazrat Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Chi recita bene il Corano e osserva ciò che in esso è lecito e ciò che è proibito, Allah lo farà entrare in Paradiso e gli concederà il diritto di intercedere per dieci persone della sua discendenza, per le quali era stata decretata la dimora nell’Inferno».” (Ahmad, Tirmidhi, Ibn Majah, Darimi)

و عن ابی سعی در رضایی انتهٔ عنهٔ قال قال رسول الله صلی اللههٔ عليه وسلم يقول الرب تبارك وتعالى. من شغلة القرآن عن ذكرى ومسألتي اعطيتة أفضل ما اعطي السائلين – فضل

كلام اللّه على سائر الكلام كفضل الله على خلقه.

È stato tramandato da Hazrat Abu Sa’id (che Allah sia soddisfatto di lui) che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah l’Altissimo ha detto: “A chi, essendo assorto nello studio del Corano, non resta tempo per il dhikr e la supplica (supplica aggiuntiva), Io concedo più di quanto conceda a coloro che chiedono nelle loro suppliche”. E come la maestà di Allah supera quella di tutte le creature, così la maestà della Parola di Allah supera quella di ogni altra parola».” (Tirmidhi)

 وعن عائشة رضيى الله عنها قالت قال رسول الله صلى الله عليه وسلم الذي يقراً القرآن وهو ماهير به مع السفرة الكرام البررة والذي يقرأه وهو عليه شاقلة أجران. (بخاري – مسلم

“È stato tramandato da Hazrat Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) che il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «La persona dotata di profonda conoscenza del Corano, che lo recita regolarmente, sarà compagna dei profeti (nel Giorno della Resurrezione). E chi lo recita con difficoltà riceverà una ricompensa doppia».” (Bukhari e Muslim)

 وعن أبى هريرة قال قال رسول الله صلى الة علية وسلم وما اجتمع قوم فى بيتر من بيوتر الله يتلون كتاب الله ويتدارسونة بينهم الأنزلت عليهم السكينة وغشيتهم الرخمة وحفنهم الملائكة وذكرهم فيمن عندهٔ

«È stato narrato da Abu Hurayra (che Allah sia compiaciuto di lui): il Nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: quando alcune persone si riuniscono in una casa, impegnate nello studio e nella riflessione sul Libro di Allah, su di loro discende una grande tranquillità, la misericordia e la grazia di Allah li avvolgono, gli angeli li circondano e Allah stesso parla di loro agli angeli a Lui vicini. E colui le cui opere lo fanno retrocedere non potrà essere fatto avanzare dalla nobiltà della sua discendenza». (Muslim)

«Abdullah ibn Abbas (che Allah sia compiaciuto di lui) disse: il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: colui nel cui cuore non vi è alcuna parte del Corano è come una casa abbandonata». (Tirmidhi)

«Umar ibn al-Khattab (che Allah sia compiaciuto di lui) disse: il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: certamente Allah, per mezzo di questo Corano, innalzerà molte comunità al vertice; e proprio questo Corano, invece, farà precipitare alcune comunità al livello più basso dell’umiliazione (cioè perché avranno abbandonato il Corano)». (Muslim)

— Fine —