Il giudizio della coscienza

Nelle grandi città e metropoli vediamo centinaia di fabbriche funzionare grazie all’energia elettrica. Treni e tram sfrecciano velocemente. La sera si accendono migliaia di lampade elettriche e, d’estate, in quasi ogni casa funzionano ventilatori elettrici. Tuttavia, come la vista di tutte queste attività non suscita in noi alcuna meraviglia, così non nasce tra noi alcuna divergenza di opinioni riguardo alla causa fondamentale per cui questi oggetti sono luminosi e dotati di grande velocità. Perché?………

La sola ragione è che possiamo vedere con i nostri occhi i fili elettrici ai quali queste lampade sono collegate. Non ignoriamo neppure l’ubicazione della centrale elettrica alla quale sono connessi quei fili. L’esistenza e la presenza delle persone che lavorano nella centrale elettrica rientrano nella sfera delle nostre conoscenze. Non ci è estranea neppure l’autorità e il controllo esercitati sugli impiegati dall’ingegnere che li dirige. Sappiamo anche che questo ingegnere è pienamente esperto dei metodi di produzione dell’elettricità. Possiede enormi macchinari e, mettendoli in funzione, produce energia elettrica. Vediamo concretamente l’esistenza di tale energia elettrica nella luce delle lampade, nella rotazione dei ventilatori, nel rapido movimento dei treni e dei tram, nel funzionamento delle ruote e delle fabbriche e così via. Perciò, il motivo per cui, osservando direttamente gli effetti e i segni esteriori dell’energia elettrica, non nasce tra noi alcuna divergenza riguardo al suo rapporto di causa ed effetto, è semplicemente che questa stessa catena causale è percepibile ai nostri sensi e si manifesta direttamente davanti a noi. Supponiamo che queste lampade si accendessero, i ventilatori girassero, i treni e i tram corressero rapidamente e le ruote e le macchine gigantesche fossero in movimento. Ma se i fili attraverso i quali giunge l’energia elettrica rimanessero nascosti alla nostra vista, se anche la centrale elettrica fosse al di là della portata delle nostre facoltà percettive, se non sapessimo nulla degli impiegati della centrale elettrica e non sapessimo neppure quale ingegnere gestisse questa fabbrica con l’aiuto delle proprie conoscenze e della propria forza, potremmo allora rimanere seduti tranquillamente come prima? Vedendo queste manifestazioni esteriori dell’energia elettrica, non sorgerebbe tra noi una divergenza riguardo alla loro causa fondamentale? Tutti risponderebbero che allora tra noi non potrebbe non sorgere una divergenza di opinioni. Ma perché? Perché quando la causa delle manifestazioni esteriori è celata, invisibile e ignota, è del tutto naturale che nei nostri animi sorga una inquieta meraviglia, che ci agitiamo e ci preoccupiamo di svelare questo mistero ignoto e che si producano differenze nelle concezioni, nelle supposizioni e nelle opinioni riguardo al mistero. Dopo aver accettato questo punto, riflettete su alcune altre cose. Supponiamo che quanto è stato ipotizzato sopra esista realmente nel mondo. Migliaia e centinaia di migliaia di lampade elettriche sono accese, centinaia di migliaia di ventilatori girano giorno e notte, innumerevoli veicoli corrono rapidamente e centinaia di migliaia di fabbriche funzionano incessantemente. Ma non abbiamo alcun mezzo a nostra disposizione per sapere quale energia agisca in esse e da dove provenga quella stessa energia; alla vista di queste attività e dei loro segni e manifestazioni esteriori, la gente è sbalordita e ammutolita. Ogni individuo sprona il proprio intelletto alla ricerca della loro causa. Alcuni dicono: tutto ciò è spontaneamente ricolmo di luce splendente e si muove e funziona grazie alla propria forza. Al di fuori della loro stessa essenza non esiste alcuna forza capace di conferire loro luce o movimento. Altri dicono: è la combinazione e l’organizzazione delle sostanze di cui questi oggetti sono composti ad aver prodotto in essi la luce e il movimento. Secondo altri ancora, al di fuori di questo mondo materiale esistono alcune divinità: alcune accendono le lampade elettriche, altre fanno funzionare i tram e i treni, altre imprimono ai ventilatori rotazione e movimento circolare e mettono in movimento le ruote delle fabbriche e delle macchine. Molte persone, poi, stanche di riflettere su questa questione, hanno finito per dire con angoscia che la nostra conoscenza e il nostro intelletto non possono giungere fino a verità sottili e avvolte da profondi misteri. Possiamo sapere soltanto ciò che possiamo vedere con i nostri occhi e percepire. Non possiamo comprendere nulla oltre questo. E, quanto a ciò che non ci è comprensibile, non possiamo né accettarne la verità né negarlo dichiarandolo falso.

Queste persone litigano e si combattono tra loro, è vero, ma nessuna di esse possiede, a sostegno del proprio pensiero e della propria opinione e per confutare il pensiero e l’opinione altrui, alcuna conoscenza certa e incontestabile, ad eccezione di mere congetture e supposizioni.

Nel corso di queste controversie e divergenze di opinioni, giunge una persona e dice: «Io possiedo una fonte di conoscenza certa che nessuno di voi possiede. Ho scoperto che queste lampade elettriche, i ventilatori elettrici, i veicoli, le fabbriche e le ruote delle macchine sono collegati a numerosi fili sottili e nascosti che nessuno di voi può vedere né percepire. Da una grande centrale elettrica (power house) viene trasmessa energia a questi fili, ed essa si manifesta davanti a voi sotto forma di luce e movimento. In questa centrale elettrica sono installati grandi macchinari, azionati da innumerevoli persone. Queste persone sono a loro volta sottoposte all’autorità di un ingegnere; sono la conoscenza e la forza di questo ingegnere ad aver istituito l’intero sistema, e sotto la sua direzione e il suo controllo si svolgono tutte queste attività».

Quest’uomo presenta con tutte le sue forze la suddetta affermazione. La gente lo definisce un bugiardo. Tutti i gruppi si oppongono a lui all’unisono. Lo chiamano pazzo, lo colpiscono, lo malmenano, lo tormentano e lo cacciano di casa. Ma, nonostante tutte queste persecuzioni disumane e fisiche, egli rimane fermo nella propria affermazione. Non è disposto, per nessun timore o minaccia né per alcuna tentazione, a modificare o correggere neppure di un minimo la sua tesi fondamentale. Nessun pericolo indebolisce la sua rivendicazione. Al contrario, ogni sua parola dimostra che egli possiede una ferma convinzione della verità delle proprie parole.

Poi giunge un’altra persona. Anch’egli presenta esattamente la stessa affermazione, con una rivendicazione analoga. Poi arrivano una terza, una quarta e una quinta persona e, proprio come i loro predecessori, espongono la medesima tesi avanzando la propria rivendicazione. In seguito, l’arrivo di persone di questo genere aumenta sempre più. Il loro numero supera persino le centinaia di migliaia, e tutte queste persone presentano la medesima idea con una rivendicazione dello stesso tipo. Nonostante le differenze di luogo, tempo e circostanze, nelle loro parole fondamentali non si riscontra alcuna differenza. Tutti dichiarano: «Possediamo una speciale fonte di conoscenza che nessun altro possiede». Tutte queste persone vengono ugualmente accusate di essere pazze. Sono sottoposte a ogni genere di persecuzione e oppressione. Si cerca in ogni modo di metterle alle strette e di renderle impotenti. Si ricorre a ogni mezzo allo scopo di distoglierle dalle loro parole e dalle loro rivendicazioni. Eppure tutte rimangono salde e irremovibili nella propria posizione. Nessuna forza al mondo riesce a spostarle neppure di un centimetro. A questa determinazione, fermezza e incrollabile sincerità si aggiungono diverse loro qualità e caratteristiche particolari. Tra loro non vi è neppure una persona bugiarda, ladra, sleale, immorale, oppressiva o dedita a guadagni illeciti. Persino i loro nemici e avversari sono costretti ad ammettere che il carattere di queste persone è estremamente puro e la loro natura assai limpida e virtuosa. Per bellezza morale e nobiltà d’animo, sono superiori agli altri e occupano una posizione distinta. Inoltre, in loro non si manifesta alcun segno di follia. Al contrario, propongono insegnamenti così elevati sulla rettificazione del carattere, la purificazione dell’animo e il miglioramento degli affari mondani, e formulano leggi, norme e principi così raffinati, che i grandi studiosi e sapienti devono dedicare l’intera vita non solo a elaborare leggi analoghe, ma persino a comprenderne le sottigliezze.

Da una parte vi sono le persone di pensiero e opinioni diverse che considerano false le parole di queste persone e ne negano la veridicità; dall’altra vi sono questi rivendicatori concordi tra loro. La questione di entrambe le parti viene sottoposta al tribunale della sana e corretta ragione, affinché sia giudicata e risolta. In qualità di giudice, la ragione deve anzitutto comprendere e verificare molto bene la propria posizione. Deve esaminare comparativamente la posizione delle due parti e, dopo averle confrontate, esaminate e valutate, giungere a una decisione definitiva su quale delle due parole sia accettabile.

La condizione della coscienza del giudice è questa: non dispone di alcuna fonte sotto il suo controllo per conoscere correttamente la realtà dei fatti. Non possiede alcuna conoscenza della verità ultima (Ultimate Reality). Davanti a lui sono presenti soltanto le descrizioni e dichiarazioni delle due parti, i loro argomenti e le loro prove, nonché le loro condizioni specifiche e i segni e indizi esteriori. Deve esaminarli con lo sguardo di un profondo ricercatore della verità e decidere quale delle due parti possa essere probabilmente più veritiera. Tuttavia, neppure sotto il profilo della maggiore probabilità di verità può pronunciare una decisione definitiva. Infatti, sulla base di tutte le teorie e informazioni a sua disposizione, è estremamente difficile per lui stabilire quale sia la realtà dei fatti. Al massimo, può accordare la preferenza a una delle due parti. Ma non gli è possibile dichiarare una parte veritiera o definire l’altra menzognera con piena certezza e ferma convinzione.

La condizione di coloro che negano la veridicità di queste parole e rivendicazioni è la seguente: Primo: le loro concezioni riguardo alla verità ultima sono diverse. In ogni questione si riscontrano tra loro divergenze di opinione sotto vari aspetti.

Secondo: sono proprio loro a dichiarare di non possedere alcuna fonte speciale di conoscenza per conoscere la verità effettiva. Alcuni gruppi tra loro sostengono soltanto che le loro congetture e supposizioni siano più importanti di quelle degli altri; oltre a ciò, non avanzano alcuna pretesa. Tuttavia, tutti ammettono concordemente che le loro concezioni e supposizioni non siano nient’altro che semplici concezioni e supposizioni.

Terzo: la loro fede, fiducia e convinzione nelle proprie concezioni e supposizioni non sono giunte a un’incrollabile fermezza; tra loro si trovano numerosi esempi di cambiamento d’opinione. Spesso si è visto che una persona, dopo aver sostenuto e divulgato per lungo tempo una certa opinione con piena convinzione, già il giorno seguente cominciava a confutare la propria opinione precedente e a divulgare una nuova opinione. È un fatto comprovato che le loro opinioni cambiano spesso con il progredire dell’età, della conoscenza, dell’intelligenza e dell’esperienza.

Quarto: l’unico argomento a favore del rifiuto di quanto sopra avanzato dai negatori è che essi non sono stati in grado di presentare alcuna prova concreta e incontestabile a sostegno della veridicità delle proprie parole. Non è stato mostrato loro quel «filo» nascosto al quale, secondo la loro affermazione, sono collegate queste lampade elettriche, i ventilatori e così via. Non è stata neppure mostrata loro l’esistenza dell’elettricità attraverso l’esperienza concreta e l’osservazione diretta. Non è stata organizzata alcuna visita alla centrale elettrica, né sono stati mostrati i suoi impianti, le sue fabbriche e i suoi macchinari. Non hanno incontrato i dipendenti che vi lavorano, né è mai stato loro fatto incontrare l’ingegnere. In tali circostanze, come possiamo accettare l’esistenza e la veridicità di tutto ciò?

La condizione di coloro che avanzano la suddetta rivendicazione è la seguente:

Primo: tutti coloro che hanno avanzato questa pretesa sono pienamente concordi. Su ogni aspetto e su ogni dettaglio recondito insito nella pretesa fondamentale, tra loro esiste un completo accordo.

Secondo: la loro pretesa unanime e concorde è che possiedono una fonte di conoscenza autentica, non accessibile alla gente comune.

Terzo: nessuno di loro ha affermato di parlare soltanto sulla base di supposizioni e congetture. Tutti affermano, in pieno accordo, di avere un rapporto speciale con l’ingegnere, che i suoi dipendenti si recano da loro e che è stata loro concessa anche l’opportunità di visitare la sua fabbrica. E dichiarano tutto ciò che dicono con una conoscenza priva di dubbi e una ferma convinzione, non sulla base di supposizioni e congetture. Quarto: non si può presentare neppure un esempio di qualcuno tra loro che abbia modificato anche solo minimamente le proprie parole e la propria pretesa. Ogni individuo tra loro ha pronunciato le stesse parole dall’inizio della vita fino all’ultimo respiro.

Quinto: il loro carattere è puro al massimo grado. Nella loro indole non vi è neppure la minima traccia di menzogna, inganno, frode o slealtà. In ogni aspetto della vita sono sinceri e autentici; non esiste alcuna ragione logica per cui tutti insieme avrebbero potuto mentire proprio su questo.

Sesto: non si può presentare alcuna prova che, avanzando una simile pretesa, abbiano cercato di conseguire un interesse personale. Al contrario, esiste una prova inconfutabile che la maggior parte di loro, a causa di questa pretesa, ha sopportato sofferenze e persecuzioni disumane e ha affrontato dure calamità e avversità. Per questo hanno patito sofferenze fisiche, sono stati imprigionati, feriti e percossi, esiliati ed espulsi dal proprio paese. Molti sono stati persino uccisi. Alcuni sono stati addirittura segati in due. Tranne pochi, nessuno è riuscito a condurre una vita agiata e felice. Non si può quindi accusarli di celare un interesse personale dietro questa attività. Al contrario, il fatto che, in circostanze così avverse, siano rimasti incrollabili e irremovibili nella loro parola e nella loro pretesa dimostra senza dubbio che avevano una fede e una fiducia assolute nella loro veridicità. Una fede e una fiducia tali che nessuno di loro fu disposto a ritirare la propria pretesa neppure per salvarsi la vita.

Settimo: non vi è neppure alcuna prova che fossero pazzi e privi di ragione. In ogni aspetto della vita si sono dimostrati tutti estremamente intelligenti e dotati di sano discernimento. Persino i loro oppositori sono stati spesso costretti a inchinarsi di fronte alla loro conoscenza e intelligenza. In tali circostanze, come si può credere che fossero pazzi proprio su questa particolare questione? Soprattutto, è necessario riflettere su che cosa riguardasse questa questione. Essa era diventata per loro una questione di vita o di morte. Per essa combatterono per anni contro il mondo. Quella era la base del loro insegnamento razionale, la cui razionalità anche gli oppositori furono costretti a riconoscere.

Ottavo: essi stessi non hanno affermato di poter far incontrare gli ingegneri o i dipendenti della centrale elettrica, né di poter mostrare la sua fabbrica segreta, né di poter dimostrare la veridicità della propria pretesa mediante l’esperienza concreta e l’osservazione. Essi definiscono tutte queste cose «invisibili». Dicono: «Riponete in noi fiducia e fede e accettate tutto ciò che vi diciamo».

Dopo aver riflettuto sulla fiducia delle due parti e sulle dichiarazioni di entrambe, il tribunale della ragione pronuncia il proprio verdetto:

Con l’intelletto, entrambe le parti hanno indagato le cause interne di alcuni segni, fenomeni e manifestazioni esteriori, ed entrambe hanno esposto la propria dottrina. A prima vista, le dottrine delle due parti sembrano, sotto un certo aspetto, uguali e «dello stesso genere». In primo luogo, secondo nessuna delle due parti vi è «impossibilità» dal punto di vista della ragione. In altre parole, alla luce delle regole e dei principi della ragione, non si può affermare riguardo a una determinata dottrina che sia assolutamente impossibile che essa sia corretta e vera. In secondo luogo, nessuna delle due parti può dimostrare la verità e l’esattezza della propria tesi mediante l’esperienza concreta o l’osservazione. Come la prima parte non è stata in grado di presentare, a sostegno della propria posizione, alcuna prova scientifica tale da costringere ogni persona a crederla vera, così neppure la seconda parte è in grado di presentare una simile prova, né pretende di poterlo fare. Tuttavia, dopo un’ulteriore riflessione e ricerca, emergono chiaramente alcuni elementi; sulla base di essi, la «dottrina» della seconda parte merita di essere considerata prioritaria.

Primo: nessun’altra dottrina è stata divulgata e sostenuta da un numero così grande di persone intelligenti, di natura e carattere puri e veritiere, con tanta forza, con una fede tanto salda e con una convinzione tanto profonda.

Secondo: persone di questa natura appartengono inoltre a epoche e luoghi diversi. Esse hanno affermato collettivamente di possedere tutte una straordinaria fonte di conoscenza e di aver conosciuto, attraverso tale fonte, le cause interne dei segni esteriori. Questo solo elemento ci induce ad ammettere la veridicità della loro affermazione. Soprattutto perché non vi è alcuna differenza tra le loro reciproche descrizioni riguardo alle conoscenze e alle informazioni da loro possedute. In tutto ciò che hanno comunicato in materia di conoscenze e informazioni non vi è nulla di intellettualmente impossibile. Non vi è neppure motivo di ritenere impossibile, dal punto di vista della ragione, che una persona possieda alcune facoltà conoscitive e intellettuali straordinarie, non riscontrabili in nessun altro.

Terzo: anche considerando la condizione dei segni esteriori, appare naturale che sia corretta la dottrina della seconda parte. Infatti, lampade elettriche, ventilatori, automobili, fabbriche e simili non possono illuminarsi e muoversi spontaneamente. Se così fosse, illuminarsi e muoversi rientrerebbero nella loro facoltà autonoma; ed è ovviamente evidente che non è così. Allo stesso modo, la loro luce e il loro movimento non sono il risultato della loro costituzione materiale. Infatti, quando non si muovono e non brillano, la loro costituzione materiale è pur sempre presente nello stesso modo. È inoltre evidente che non sono nemmeno soggetti a energie diverse. Quando le lampade non sono accese, infatti, i ventilatori restano fermi, i tram si arrestano e le fabbriche non funzionano: è qualcosa che si osserva comunemente. Pertanto, tutte le dottrine proposte dalla prima parte nell’analisi dei segni esteriori sono inaccettabili alla luce della conoscenza, della ragione e del discernimento. La spiegazione più corretta e precisa sembra essere che in tutti questi segni sia attiva un’energia, il cui principio fondamentale è affidato a un’Entità «sapiente, potente e intelligente», che impiega tale energia nei diversi segni secondo un «ordine determinato».

Gli scettici, tuttavia, sostengono che ciò che non comprendiamo non possiamo né accettarlo come vero né respingerlo come falso. La ragione non può accettare questa affermazione come vera. Infatti, la verità reale di una proposizione non dipende dal fatto che sia comprensibile a chi l’ascolta. È sufficiente una grande quantità di testimonianze attendibili per riconoscerne la realtà. Se alcuni uomini fidati e affidabili ci dicessero: «Abbiamo visto, nei paesi occidentali, persone volare nel cielo sedute su veicoli di ferro e, trovandoci a Londra, abbiamo udito con le nostre stesse orecchie un discorso pronunciato in America», noi verificheremmo soltanto se queste persone siano forse bugiarde o schernitrici e se abbiano qualche interesse personale nel fare una simile affermazione. Se vedessimo che un gran numero di persone veritiere e intelligenti lo afferma senza alcuna divergenza di opinioni e con piena responsabilità, lo accetteremmo certamente con piena convinzione. Anche se non comprendessimo il fatto che veicoli di ferro volino nel cielo e che, senza alcun mezzo materiale, il suono proveniente da un paese possa essere udito in un altro paese distante diverse migliaia di chilometri, ci crederemmo.

Questo è il verdetto della ragione nella «questione» in esame. Ma lo stato di vera fede e convinzione del cuore, chiamato īmān nella terminologia islamica, non può essere ottenuto mediante un simile verdetto. A tal fine sono necessari un sentimento sincero e devoto, un coinvolgimento profondo; è necessario che dal cuore, dalle sue profondità più intime, si levi una voce che ponga definitivamente fine a ogni stato di falsità, esitazione, dubbio e incertezza. Essa deve dichiarare chiaramente che le opinioni, le congetture e le fantasie della gente sono errate e false. Ciò che le persone veritiere riconoscono sulla base di una conoscenza certa e di una pura intuizione interiore è vero e corretto.

La profezia di Muhammad (s.), secondo il giudizio della coscienza

Per qualche istante chiudete gli occhi fisici, aprite lo sguardo dell’immaginazione e volgete lo sguardo alla condizione del mondo di millequattrocento anni fa! Riflettete: che tipo di mondo era? Allora erano davvero pochi i mezzi e le possibilità di scambiare reciprocamente i pensieri tra gli esseri umani. Le opportunità e i mezzi per stabilire comunicazioni tra i popoli e i Paesi erano estremamente limitati. Quanto era scarsa la conoscenza degli uomini! Quanto erano angusti i loro pensieri e la loro mentalità! Nel campo del pensiero, quanto era schiacciante l’influenza della superstizione e della barbarie! Nell’oscurità dell’ignoranza, quanto fioca e debole era la luce della conoscenza, che si diffondeva con quanta difficoltà per dissipare quell’oscurità avvolgente. Nel mondo di allora non esisteva il telegrafo, né alcun telefono, né la radio, il treno o l’aeroplano. Non esistevano macchine da stampa né case editrici. Non vi erano istituzioni educative, scuole, madrase o collegi in quantità e abbondanza. Allora non venivano pubblicati giornali o riviste, né venivano scritti e diffusi libri in gran numero. Anche la conoscenza di uno studioso di quell’epoca era, sotto molti aspetti, estremamente scarsa rispetto a quella di una persona comune dei tempi moderni. Persino un uomo dell’alta società di allora era meno civilizzato di un operaio o di un lavoratore dei giorni nostri. Una persona altamente istruita di quell’epoca era più superstiziosa di una persona superstiziosa dei tempi attuali. Ciò che oggi conoscono tutti, grandi e piccoli, allora era difficile da conoscere anche dopo anni di incessante fatica, ricerca e studio. Per ottenere le conoscenze che oggi sono diffuse ovunque come la luce e che persino ogni bambino apprende non appena acquista consapevolezza, allora era necessario percorrere centinaia di migliaia di chilometri. Si trascorreva la vita nella loro ricerca. Ciò che oggi viene definito superstizione, allora rientrava nella categoria della conoscenza profonda e sottile. Le azioni che oggi sono considerate indesiderabili e barbare erano allora le consuete occupazioni quotidiane della gente. I mezzi e le pratiche che oggi suscitano disgusto nell’animo umano non erano soltanto leciti secondo la moralità di quei tempi: era del tutto inconcepibile che potessero esistere pratiche o mezzi opposti. L’attrazione della gente di allora per le cose meravigliose era eccessiva. Se una cosa non era soprannaturale, anormale o straordinaria, allora non veniva riconosciuta come vera, grande e sacra. Inoltre, gli uomini di quell’epoca si consideravano così vili e umiliati che non riuscivano neppure a concepire che un essere umano potesse raggiungere Allah e che un essere giunto ad Allah potesse essere un uomo.

In quell’epoca oscura esisteva sulla Terra un piccolo Paese in cui quell’oscurità si era addensata ancora di più. Tra i Paesi che, secondo i criteri della civiltà e della cultura di allora, erano considerati civili, l’Arabia era separata e distinta da tutti gli altri. Intorno ad essa, in Persia, a Roma e in Egitto, si potevano trovare alcune testimonianze del sapere, della scienza, della civiltà e della cultura. Ma l’infinito mare di sabbia aveva mantenuto l’Arabia completamente separata da essi. I mercanti arabi viaggiavano per mesi attraverso quel deserto su cammelli, recandosi in quei Paesi per commerciare e poi ritornando in patria dopo aver scambiato le merci. Non portavano con sé nel proprio Paese neppure il minimo contatto con il sapere e la civiltà di quelle terre. In Arabia non esistevano istituzioni educative né biblioteche. Tra la gente non vi era alcuna pratica dello studio e dell’apprendimento, né alcun interesse o curiosità per il sapere, la scienza e le arti. In tutto il Paese soltanto una manciata di persone sapeva leggere e scrivere in una certa misura. Ma ciò non era affatto sufficiente per familiarizzarsi con il sapere e la scienza di quell’epoca. Essi possedevano una lingua altamente sviluppata e ben strutturata, dotata di una straordinaria capacità di esprimere pensieri elevati. Essa possedeva anche un gusto letterario raffinato e una grande dolcezza espressiva. Tuttavia, da ciò che resta della loro letteratura, sembra che l’estensione delle loro conoscenze fosse estremamente limitata. Nel campo della civiltà e della cultura occupavano un posto assai basso. Il loro pensiero era pieno di superstizioni cieche. Le loro abitudini e i loro costumi erano barbari e ripugnanti. La loro concezione della moralità era estremamente ridicola.

In questa terra degli Arabi non esisteva alcun sistema di governo organizzato, né alcuna regola o disciplina. Ogni tribù era indipendente, assoluta e autonoma. Vi si osservava soltanto la «legge della giungla». Non appena si presentavano il tempo e l’occasione, uno uccideva l’altro e si impadroniva dei suoi beni e delle sue ricchezze. Perché mai non avrebbe dovuto uccidere una persona che non era nata dalla sua tribù, e perché non avrebbe dovuto sottrarle tutte le sue ricchezze? Questo era al di là della comprensione degli Arabi.

Le loro concezioni riguardo alla moralità, alla civiltà e alla cultura erano estremamente semplici, immature e rozze. Non avevano la minima familiarità con la distinzione tra puro e impuro, bello e brutto, bene e male. La loro vita era caratterizzata da usanze degradanti e dalla barbarie. Adulterio, gioco d’azzardo, alcol, saccheggio, omicidio, spargimento di sangue e altre azioni abiette erano eventi quotidiani della loro vita. Non provavano il minimo imbarazzo nel mostrarsi completamente nudi davanti agli altri. Persino le donne di quel Paese compivano il tawaf intorno alla Ka‘ba completamente nude. Seppellivano vive, con le proprie mani, le figlie neonate, pensando stupidamente che, se la figlia fosse rimasta in vita, avrebbero dovuto procurarsi un «genero». Dopo la morte del padre, sposavano persino la matrigna. Non conoscevano neppure le più elementari buone maniere riguardo al mangiare e al bere, all’abbigliamento e alla purezza.

Dal punto di vista religioso, anche gli Arabi partecipavano pienamente alle ignoranza e alle deviazioni in cui allora era immerso il mondo. L’adorazione degli idoli, delle anime dei morti e delle stelle — ogni sorta di culto, tra gli innumerevoli culti diffusi nel mondo di allora, eccetto la devozione e l’adorazione dell’unico Allah — era ampiamente praticata in quel Paese. Non possedevano alcuna conoscenza corretta dei profeti dei tempi antichi né degli insegnamenti e degli ideali da essi trasmessi. Sapevano naturalmente che Ibrahim (pace su di lui) e Isma‘il (pace su di lui) erano i loro antenati, ma non avevano la minima idea di quale fosse la religione di quei grandi antenati né di chi essi adorassero e servissero. Le storie delle antiche nazioni, come ‘Ad e Thamud, non erano loro sconosciute; tuttavia, nelle narrazioni riportate dagli storici arabi non si trova la minima traccia degli insegnamenti e degli ideali del profeta Salih (pace su di lui) e del profeta Hud (pace su di lui). Attraverso gli Ebrei e i Cristiani erano giunte loro molte informazioni sui profeti della stirpe dei Figli d’Israele. Ma quale fosse realmente il contenuto di tali informazioni si può facilmente comprendere dalle leggende israelite citate dai diversi esegeti del Corano. Leggendo quelle narrazioni si può capire che tipo di persone fossero quei profeti e quanto basse e meschine fossero le loro concezioni della profezia.

Proprio in quel periodo nasce un uomo di questo tipo. Già nell’infanzia viene privato dell’ombra colma d’affetto dei genitori e del nonno paterno. Di conseguenza, non gli fu concessa neppure quella limitata possibilità di imparare a leggere, scrivere e ricevere un’istruzione che era possibile ottenere persino in un paese così arretrato. Crescendo in età e conoscenza, comincia a pascolare le capre insieme ai ragazzi del quartiere. In gioventù si dedica al commercio e agli affari. Le sue frequentazioni, i suoi spostamenti e i suoi rapporti si svolgono tutti con persone arabe del tipo descritto in precedenza. Non ricevette neppure il minimo contatto con la lettura, la scrittura o l’istruzione, poiché nell’Arabia di allora non esisteva praticamente alcuna persona istruita. Gli capitò alcune volte di avere l’opportunità di recarsi fuori dall’Arabia, ma anche questi viaggi all’estero rimasero limitati alla Siria. Il suo viaggio fu simile a quelli che compivano le carovane dei mercanti arabi di quel tempo. Sebbene durante questi viaggi abbia potuto vedere qua e là alcune manifestazioni della conoscenza e della civiltà e incontrare alcune persone istruite, è del tutto evidente che il carattere di una persona non può formarsi attraverso osservazioni frammentarie e incontri temporanei di questo genere. Sotto l’influsso di tali incontri, nessuno può sviluppare un carattere tanto diverso e distinto dall’intero ambiente in cui vive. Né era possibile, in simili circostanze, acquisire una quantità di istruzione tale da permettere a una persona ummī, analfabeta, di diventare il «leader» del mondo intero e di tutti i tempi, indipendentemente dal paese e dall’epoca. Anche se avesse acquisito un certo livello di conoscenza da persone provenienti dall’esterno, nel mondo di allora non esisteva praticamente alcuna istruzione. Non vi era neppure una concezione della religione, della moralità, della civiltà e della cultura; non si trovava da nessuna parte un modello di carattere umano, e non aveva alcun mezzo per acquisire tutto ciò.

Non bisogna considerare soltanto l’Arabia, ma l’ambiente dell’intero mondo di allora. L’uomo di cui si parla nacque tra persone con le quali trascorse l’infanzia e la fanciullezza, tra le quali fu allevato fino a entrare nella giovinezza, con le quali frequentava e si muoveva e con le quali svolgeva giorno e notte i suoi rapporti, le sue attività e i suoi affari; eppure, fin dall’inizio della sua vita, si formò completamente diverso da quelle persone nelle abitudini e nel carattere. Non diceva mai il falso: l’intera nazione di allora testimoniava la sua onestà e veridicità. Nemmeno il suo più accanito nemico poté mai accusarlo di aver mentito. Non parlava in modo osceno con nessuno, e nessuno lo udì mai pronunciare parole oscene o insulti. Manteneva buoni rapporti con la gente, ma non usava mai parole aspre né litigava con nessuno. Dalla sua bocca uscivano sempre parole dolci, mai un linguaggio duro. Perciò chiunque lo incontrasse ne rimaneva profondamente attratto. Non trattò mai male nessuno né ebbe con qualcuno un comportamento scorretto. Non violò né usurpò il diritto di alcuno. Sebbene esercitasse il commercio per anni, non prese mai ingiustamente neppure un centesimo di qualcuno. Tutti coloro con i quali intratteneva rapporti commerciali o di lavoro si affidavano pienamente alla sua lealtà e integrità. L’intera nazione gli conferì il titolo di «Al-Amīn». Persino i suoi nemici depositavano presso di lui i loro beni preziosi, ed egli li custodiva con la massima cura. Mentre quasi tutti intorno a lui erano privi di pudore, egli era una persona così pudica che, fin dal risveglio della sua coscienza, nessuno lo vide mai nudo. In mezzo a persone prive di carattere, egli era l’unico uomo virtuoso e di natura pura: non si lasciò mai coinvolgere in alcuna attività ingiusta o illecita. Non bevve alcolici né partecipò al gioco d’azzardo. Tra persone rozze, era così civile da odiare e rifuggire ogni forma di barbarie e impurità. Anzi, in ogni sua azione risplendevano pulizia e decoro. In mezzo a persone dal cuore di pietra, era estremamente compassionevole e partecipava al dolore di tutti. Aiutava gli orfani e le vedove. Non faceva del male a nessuno; al contrario, sopportava senza lamentarsi ogni sorta di sofferenza per il bene degli altri. Tra persone ridotte al livello delle bestie, era un uomo costantemente amante della pace e soffriva nel vedere i membri della sua gente coinvolti in liti, conflitti e spargimenti di sangue. Si teneva completamente lontano dalle lotte e dalle dispute tribali e si impegnava per creare riconciliazione e pace. Tra gli adoratori degli idoli, era un uomo di natura sana e di intelletto limpido: non riteneva degno di adorazione o venerazione nulla né in cielo né sulla terra. Non chinava il capo davanti ad alcuna creatura e non fu mai disposto a mangiare le offerte presentate davanti agli idoli. Il suo cuore era spontaneamente puro dalla corruzione dello shirk e dell’adorazione delle creature.

In un ambiente simile, quest’uomo emerge in modo tale da sembrare una lampada luminosa nell’oscurità impenetrabile, oppure un diamante che scintilla in mezzo a un cumulo di pietre.

Dopo aver vissuto per quasi quarant’anni una vita così pura e limpida, nella sua vita si avvia all’improvviso un cambiamento rivoluzionario. Vedendo l’oscurità che lo avvolge da ogni parte, viene preso da paura e angoscia. Desidera liberarsi da quel terribile oceano di ignoranza, immoralità, corruzione, disordine, shirk e adorazione degli spiriti che lo circonda. In quell’ambiente non trova nulla che sia conforme alla sua natura. Abbandona tutto, si distacca e si separa da ogni cosa e comincia a vivere lontano dall’abitato, in una grotta di montagna. Trascorre consecutivamente diversi giorni e notti in un ambiente di completa solitudine e profonda serenità. In quel periodo, digiunando, si dedica a rendere il proprio rūḥ, il cuore e la mente sempre più puri e perfetti. Allo stesso tempo continua a riflettere e a meditare profondamente. Cerca una luce ardente con la quale poter dissipare l’oscurità che avvolge ogni cosa. Desidera inoltre acquisire una forza con cui poter demolire e trasformare quel mondo decaduto, creando un mondo nuovo.

All’improvviso si verifica un enorme cambiamento nella sua condizione. Improvvisamente comincia a percepire nel cuore e nella mente una luce straordinaria, del tutto nuova. Acquisisce anche una forza che non aveva mai posseduto prima. Esce dalla grotta di montagna e ritorna tra la gente. Rivolgendosi alle persone, comincia a dire: «Le statue davanti alle quali vi inchinate non hanno alcun valore: abbandonatele. Nessun essere umano, nessun albero, nessuna pietra, nessuno spirito e nessun pianeta è degno di adorazione; non ci si può inchinare davanti a nessuno. Essi non sono neppure adatti a ricevere tale adorazione. Non è possibile adorare, servire, obbedire o sottomettersi a nessuna di queste cose. La terra, la luna e il sole, le stelle, il cielo e tutte le cose della terra sono creazione dell’unico grande Allah. Egli è il vostro Creatore e il Creatore di tutte queste cose. Egli è il Sostentatore, il Datore della vita e della morte. Dunque inchinatevi soltanto davanti a Lui».

Furto, saccheggio, spargimento di sangue, omicidio, ingiustizia, oppressione, fornicazione e adulterio: tutte le azioni in cui siete immersi giorno e notte sono peccati; abbandonatele. Ad Allah non piacciono affatto. Dite la verità, agite con giustizia, non uccidete nessuno e non sottraete i beni altrui. Ciò che prendete, prendetelo con onestà e rettitudine. E ciò che date, datelo secondo giustizia. Siete tutti esseri umani, non inferiori; nessuno è nato nel mondo con il privilegio dell’onore. L’onore e la dignità non si stabiliscono in base alla discendenza o alla famiglia. Soltanto l’obbedienza ad Allah, la pratica della verità e la purezza sono l’unico criterio. Colui che teme Allah, segue la verità e possiede un carattere puro è una persona eccellente. Chi non è così, non è nulla. Dopo la morte, tutti comparirete davanti ad Allah. Ognuno di voi dovrà rispondere ad Allah delle proprie azioni. Ed Egli è Allah, Colui che vede ogni cosa e conosce ogni cosa. Non potete nasconderGli nulla. Il registro delle vostre azioni nella vita sarà presentato davanti a Lui esattamente com’è, senza alcuna diminuzione, aggiunta o alterazione. E sulla base di quel registro sarà deciso il vostro destino. Davanti al Sommo Allah, il Giudice veramente giusto, nessuna intercessione servirà e non vi sarà alcuna possibilità di offrire tangenti. Quel giorno nemmeno il prestigio della discendenza avrà alcun valore. Là avranno valore soltanto la fede e le buone opere. Chi possiederà questo capitale quel giorno potrà entrare nel Paradiso; chi non ne possiederà nulla fallirà e sarà gettato nell’Inferno. Con questo messaggio Egli uscì dalla grotta della montagna.

La nazione ignorante cominciò a opporsi a lui. Lo insultavano e cominciarono a parlarne male. Alzavano le mani per colpirlo. Non per un giorno o due, ma per tredici anni consecutivi continuarono contro di lui dure persecuzioni e tormenti. Alla fine fu espulso dalla sua patria. E non si accontentarono di averlo espulso. Anche nel luogo in cui egli si rifugiò dopo aver lasciato la patria, continuarono a perseguitarlo in vari modi. Istigarono l’intera Arabia contro di lui. Per otto lunghi anni rimasero impegnati a combatterlo. Egli sopportò pazientemente tutte quelle violenze e persecuzioni, ma non si discostò neppure minimamente dai propri ideali e dalla propria opera.

Ma perché questa nazione divenne sua nemica? Aveva forse con loro qualche disputa riguardo al denaro o alle donne? Si trattava forse di spargimenti di sangue o di omicidi? Aveva forse chiesto loro qualcosa di terreno? … No, nulla di tutto ciò. La causa fondamentale di tutta l’ostilità era una sola: egli li aveva invitati ad accettare la sottomissione a un unico Allah e a praticare la devozione e la giustizia. Perché commise questo «crimine»? Perché predicò contro l’idolatria, lo shirk e le cattive azioni? Perché colpì la professione degli idolatri e dei sacerdoti? Perché volle porre fine al potere dei capi e dei notabili? Perché volle abbattere i muri di separazione nella società? Perché proclamò che l’odio e l’inimicizia basati sulla discendenza e sulla tribù erano ignoranza? Perché volle distruggere l’ordinamento sociale vigente fin dall’antichità? In realtà, agli occhi della nazione, tutte queste sue parole erano contrarie alle tradizioni della discendenza e ai costumi nazionali. Perciò la gente della nazione gli ordinò di abbandonare quell’opera, minacciando altrimenti di mettere in pericolo la sua vita.

Sorge allora la domanda: perché sopportò persecuzioni di questo genere? La gente della nazione era pronta a conferirgli il regno del paese. Era pronta ad accumulare ai suoi piedi montagne di ricchezze. Pose soltanto una condizione: che egli smettesse di diffondere i propri ideali. Ma egli ignorò tutto questo. Per diffondere i suoi ideali, fu pronto a sopportare lapidazioni e ogni genere di ingiustizia e persecuzione. Ma perché lo fece, e per quale motivo? Aveva forse un interesse personale nel rendere le persone obbedienti ad Allah, virtuose e di buon carattere? E tale interesse era forse più importante dell’irresistibile attrazione per il potere politico, la leadership e l’autorità, le ricchezze e il lusso? Era forse così grande da spingere un uomo a immergersi in dure sofferenze fisiche e in tormenti psicologici e a sopportarli pazientemente per ventitré lunghi anni? È davvero degno di grande riflessione. Un uomo, non per un proprio interesse, ma con l’unico scopo di promuovere il benessere spirituale della gente, fu pronto a soffrire pene estreme: si può concepire un ideale più elevato di questo, in materia di sacrificio di sé, altruismo e offerta sacrificale? Va inoltre considerato che proprio coloro per il cui bene egli compiva tutti questi sforzi lo ferivano a colpi di pietra, lo insultavano con parole irripetibili, lo cacciavano dalla patria e lo mandavano in esilio; persino all’estero non mancavano di inseguirlo. Eppure, nonostante tutto ciò, egli non cessò neppure per un istante di desiderare il loro bene. In secondo luogo, può un bugiardo inseguire una cosa infondata e sopportare per essa pericoli e sventure di questo genere? Può una persona guidata soltanto da supposizioni e congetture rimanere così incrollabile per una parola e sopportare per essa pericoli grandi come montagne? È noto a tutti quanto fossero gravi i pericoli che si abbatterono su Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui), come l’intero paese si levò contro di lui e come grandi eserciti fossero pronti a distruggerlo. Eppure egli non fu disposto a deviare neppure di un passo dal cammino della sua missione. Da questa fermezza e risolutezza risulta spontaneamente evidente che nel suo cuore era nata una convinzione illimitata della verità del suo ideale. Se fosse sorto nella sua mente anche il minimo dubbio al riguardo, non avrebbe mai potuto rimanere saldo per ventitré anni consecutivi di fronte a pericoli e calamità incessanti. Questo è soltanto un aspetto dell’osservazione della condizione dell’uomo in questione. L’altro aspetto della sua condizione è ancora più sorprendente.

Fino all’età di quarant’anni era un uomo comune, come gli altri abitanti dell’Arabia. Durante quel periodo nessuno lo conosceva come un grande oratore o un oratore straordinario. Nessuno lo aveva mai sentito parlare con intelligenza, conoscenza e saggezza. Nessuno lo aveva mai visto parlare di teologia, filosofia morale, diritto e scienza dello Stato, economia, sociologia o di argomenti simili. Nessuno aveva mai sentito da lui una sola parola su Allah, gli angeli, i Libri celesti, i profeti e i messaggeri, le diverse nazioni dei tempi passati, il Giorno della Resurrezione, la vita nell’Aldilà, il Paradiso e l’Inferno. Sebbene fin dall’inizio fosse un uomo di carattere estremamente puro ed elevato e di spirito indipendente, fino all’età di quarant’anni nella sua persona non si era manifestato nulla di straordinario sulla cui base si potesse nutrire qualche speranza riguardo alla sua vita futura. Fino ad allora la gente lo conosceva soltanto come un gentiluomo di poche parole, amante della pace e innocuo. Ma dopo i quarant’anni, quando giunse dalla grotta della montagna portando un messaggio nuovo, apparve come un uomo straordinario.

In seguito cominciò a pronunciare parole straordinarie. All’udire quelle parole, tutti gli Arabi rimasero stupiti e sbalorditi. Il loro effetto e la loro risonanza erano così intensi e profondi che persino i suoi acerrimi nemici avevano paura di ascoltarle, poiché sapevano che, non appena le avessero udite, esse avrebbero toccato il loro cuore. La bellezza, l’eleganza compositiva e la forza della sua lingua erano meravigliose e incomparabili. Esse lanciarono una sfida esplicita all’intera nazione araba e ai più celebri poeti, letterati e oratori, proclamando ripetutamente: se non credete che questo discorso sia la parola di Allah e lo considerate opera di Muhammad (s.a.s.), allora riunitevi tutti e componete e presentate una sola sura simile a esso. Ma nessuno osò farsi avanti per affrontare questo discorso. In verità, la nazione araba non aveva mai udito prima parole di tale incomparabile eccellenza.

A quel punto egli apparve, del tutto all’improvviso, come un incomparabile filosofo, un riformatore sociale e morale, un abile teorico della società, un potente legislatore, un giudice di alto livello e un comandante militare senza eguali. Le parole sagge e razionali pronunciate da questo abitante analfabeta del deserto non erano mai state pronunciate da nessuno prima di lui, né nessuno sarebbe mai stato capace di pronunciarle in futuro. Questo uomo ummī cominciò a tenere discorsi sugli aspetti più importanti e complessi della teologia. Cominciò a offrire numerose preziose e profonde lezioni sulla nascita e sulla caduta dell’umanità, traendole dalla sua storia. Iniziò a esaminare le attività degli antichi riformatori sociali, a criticare le religioni del mondo e a risolvere i conflitti e le dispute reciproche tra le diverse nazioni. Insegnò agli uomini elevati ideali morali, cultura e disciplina. Cominciò a promulgare leggi riguardanti le norme sociali, l’economia e le relazioni reciproche e internazionali; e riuscì a formulare leggi la cui logica intrinseca, bellezza e utilità richiesero agli studiosi, agli eruditi e agli uomini intelligenti del mondo profonde riflessioni, ricerche e una pratica di vita lunga quanto un’esistenza per essere comprese. E quanto più aumenteranno la conoscenza e l’esperienza umane, tanto più la loro logica intrinseca e la loro bellezza saranno svelate e sviluppate. Era un mercante pacifico e amante della quiete. In tutta la sua vita non aveva mai impugnato una spada. Non aveva mai ricevuto un’istruzione o un addestramento militare. In tutta la sua vita era stato presente a una sola battaglia, come spettatore. Eppure proprio quest’uomo divenne un guerriero eroico senza precedenti. Anche nelle battaglie più dure non arretrò di un solo centimetro dalla posizione assegnatagli. Non fu soltanto un soldato: divenne, a tutti gli effetti, un comandante militare straordinario. In soli nove anni conquistò il mondo arabo. Divenne un comandante dotato di una straordinaria intelligenza strategica, al punto che, sotto l’influenza della dottrina e delle attività militari da lui organizzate, la nazione araba, priva di ogni sostegno, riuscì in pochi anni a rovesciare due grandi potenze militari del mondo di allora.

Era un uomo estremamente distaccato, impassibile e taciturno. Fino all’età di quarant’anni non si era manifestata in lui alcuna inclinazione o attività politica. All’improvviso apparve come un abile riformatore e guida della società, tanto che nell’arco di ventitré anni riuscì a organizzare, sotto un’unica religione, un unico sistema di vita, un’unica cultura e civiltà, un unico Stato, un’unica legge e un’amministrazione unitaria e indivisa, le tribù bellicose, profondamente ignoranti, corrotte, incivili, antisociali e perennemente inclini alle lotte intestine, sparse su un deserto esteso per dodici lakh di miglia quadrate. In quest’opera grandiosa non si avvalse di alcun aiuto dei mezzi moderni, quali ferrovie, telegrafo, telefono, radio, televisione e stampa.

Inoltre trasformò radicalmente il loro intero modo di pensare e la loro ideologia, e cambiò il loro carattere morale. Raffinò il loro stile di vita rozzo e lo plasmò secondo ideali elevati. Trasformò la loro barbarie in una civiltà improntata al buon gusto, la loro immoralità e corruzione morale in purezza, taqwā e nobile carattere. La loro ostinazione e anarchia furono trasformate in un’incomparabile e assoluta osservanza della legge e obbedienza al leader. Per lungo tempo la nazione araba era stata sterile. Per diversi secoli non era nata in essa alcuna personalità degna di nota. Egli plasmò quella nazione in modo tale che, in seguito, migliaia di personalità eccellenti emersero al suo interno e si dispersero in ogni direzione per insegnare alle società del mondo la religione, la moralità, la civiltà, le buone maniere e la cultura.

Ma non portò a compimento questa grande opera con l’aiuto dell’oppressione, della persecuzione, della tirannia, dell’ingiustizia, della coercizione o dell’inganno; la compì mediante un carattere puro e immacolato, una cortesia e una gentilezza capaci di conquistare i cuori, nonché pensieri e insegnamenti capaci di impadronirsi delle menti. Con il suo carattere trasformò persino il più acerrimo nemico in un amico. Con la misericordia, la benevolenza, la compassione e la magnanimità sciolse i cuori degli uomini. Governò lo Stato con equità e giustizia. Non deviò neppure di un minimo dalla verità e dalla rettitudine. Anche nel pieno di guerre terribili non ingannò nessuno e non infranse le promesse. Non commise mai ingiustizia nemmeno contro il suo più acerrimo nemico. Dopo aver prevalso su coloro che bramavano il suo sangue, che lo avevano ferito colpendolo con pietre, che lo avevano espulso dalla sua terra, che avevano sollevato l’intera nazione araba contro di lui e che, per vendetta dell’odio, avevano persino masticato il fegato di suo zio, li perdonò tutti. Non si vendicò mai per interesse personale. Inoltre era l’incarnazione concreta, incomparabile, dell’autocontrollo e del disinteresse. Anche quando era il sovrano assoluto dell’intero Paese, rimase povero come prima. Viveva in una capanna di foglie e dormiva su una stuoia. Indossava abiti ruvidi. Si nutriva come un indigente. Rimaneva senza cibo e affamato. Per diverse notti consecutive restava in piedi nell’adorazione di Allah. Serviva i poveri e gli afflitti. Non esitava a lavorare come un comune bracciante. Fino alla fine della sua vita non apparve in lui neppure la minima traccia di alterigia imperiale, di orgoglio per la propria superiorità o di arroganza umana. Si riuniva con la gente come una persona comune e partecipava ai loro dolori e alle loro difficoltà. Quando sedeva insieme al popolo, per gli estranei era assai difficile capire quale persona fosse il capo dell’assemblea, il principale o il re del Paese. Nonostante una personalità così eminente, trattava le persone umili come loro pari. In tutta la sua vita di impegno e di sacrificio non lasciò nulla per sé. Tutto ciò che gli rimase e che abbandonò lo destinò come waqf alla nazione. Non impose ai suoi seguaci alcun diritto a favore suo, dei suoi figli o della sua discendenza. Anzi, privò i propri figli e discendenti del diritto di ricevere la zakāt. Altrimenti sarebbe sorto il grave rischio che tutta la zakāt dei suoi seguaci venisse destinata soltanto ai suoi figli e ai suoi discendenti.

L’elenco delle opere e dei contributi di questa straordinaria personalità non si conclude qui. Per avere una concezione corretta della sua dignità, occorre volgere uno sguardo ampio alla storia del mondo. Da questo esame risulterà chiaramente che proprio questo illetterato viandante del deserto arabo, nato quattordici secoli fa in un’epoca oscura, fu in realtà il fondatore delle basi dell’età moderna e il leader dell’intero mondo. Egli non è soltanto la guida di coloro che lo hanno riconosciuto come tale: è anche la guida di coloro che non lo seguono. I suoi oppositori non riescono minimamente a percepire quanto profondamente la sua leadership — contro la quale pronunciano parole altisonanti — si sia intrecciata con i loro pensieri e le loro convinzioni, con il loro stile di vita, con il loro modo di agire e con la mentalità dell’età moderna. Egli ha distolto il corso di tutte le concezioni e convinzioni del mondo dalla superstizione, dal soprannaturalismo, dall’idolatria e dall’ascetismo, orientandolo verso il razionalismo, il giudizio realistico e una mondanità fondata sulla taqwa. In un mondo materialista e incline a pretendere miracoli concreti, ha suscitato nelle persone la capacità di comprendere il miracolo dell’intelligenza, della conoscenza e del talento, e di riconoscerlo come unico criterio della verità. Ha aperto gli occhi di coloro che cercavano i segni della potenza di Allah soltanto nel verificarsi di eventi straordinari e li ha abituati a cercare nelle manifestazioni naturali (fenomeni naturali) i segni dell’esistenza di Allah. Ha guidato coloro che erano abituati a lasciar correre i cavalli della fantasia, allontanandoli dalle congetture e dalle speculazioni (speculazione) e conducendoli sulla via dell’uso dell’intelletto e della conoscenza, della riflessione, della ricerca e dell’osservazione. Ha indicato all’umanità i limiti specifici dell’intelletto e della conoscenza, della percezione sensoriale e della percezione del cuore. Ha armonizzato il materialismo e lo spiritualismo. Ha stabilito un profondo legame tra la religione e la conoscenza e l’azione, nonché tra la conoscenza e l’azione e la religione. Con la forza della religione ha dato origine a una mentalità scientifica nel mondo, e dalla mentalità scientifica ha fatto nascere una religiosità pura e autentica. Egli ha sradicato l’intero fondamento dello shirk e del culto della creazione. Con la forza della conoscenza ha fondato la fede nel tawhid su basi così salde che gli idolatri e gli associatori sono stati costretti ad accogliere lo spirito della religione e del tawhid. Ha trasformato i concetti fondamentali del carattere, della moralità e della spiritualità. A coloro che consideravano il ritiro dal mondo e la mortificazione come l’essenza del carattere, e che non riconoscevano la possibilità del progresso spirituale e della salvezza nell’Aldilà insieme all’adempimento dei diritti dell’anima e del corpo e alla partecipazione alle attività della vita materiale, ha indicato la via per acquisire le qualità morali nella civiltà, nella vita sociale e nelle attività materiali, per lo sviluppo spirituale e per il conseguimento della salvezza. Egli ha fatto conoscere all’uomo il vero valore della vita umana. A coloro che non erano disposti a riconoscere come autentica guida e indicatore della retta via nessuno al di fuori di Dio, degli avatara e del figlio di Allah, ha spiegato che l’uomo, proprio come loro, può diventare rappresentante del regno celeste e khalifa del Grande Signore dell’universo. A coloro che facevano di ogni persona potente il proprio signore, ha spiegato che, in realtà, l’uomo è semplicemente uomo, nient’altro che uomo: nessun essere umano è venuto al mondo con un diritto innato alla santità, alla signoria o alla sovranità. Nessuno porta dalla nascita il marchio della degradazione, dell’impurità, della schiavitù o della sottomissione. In verità, è proprio grazie a questo suo insegnamento rivoluzionario che nel mondo le idee e gli ideali dell’unità dell’umanità, dell’unicità, dell’uguaglianza, della democrazia e della libertà hanno potuto diffondersi ampiamente.

Se si distoglie lo sguardo dal mondo delle idee e dell’immaginazione e si giudica con l’ottica della realtà, bisogna riconoscere che nel mondo le leggi, le consuetudini, gli usi e tutte le attività sono profondamente e vastamente influenzati dalla straordinaria leadership di questo Profeta illetterato. Gli innumerevoli princìpi da lui divulgati riguardo al carattere morale, alla civiltà, alla cultura, alla purezza e alla pulizia si sono diffusi in tutto il mondo. Il mondo ha adottato, e continua tuttora ad adottare, molte delle leggi e delle norme da lui formulate riguardo alla società e alla vita sociale. Sulla base degli ideali e delle norme dottrinali da lui esposti in materia economica, nel mondo sono sorti — e continuano a sorgere — innumerevoli movimenti. Il metodo e il sistema da lui adottati per dirigere lo Stato e il governo hanno avviato, e continuano ad avviare, una rivoluzione nelle dottrine politiche della filosofia dello Stato nel mondo. I princìpi da lui formulati per il diritto e la giustizia hanno profondamente influenzato tutti i sistemi giudiziari e tutte le filosofie del diritto del mondo. Ancora oggi la loro influenza si diffonde silenziosamente e senza clamore. Colui che introdusse concretamente nel mondo una nuova fase della guerra, della pace e delle relazioni internazionali era in realtà un Profeta illetterato dell’Arabia. Prima di lui, gli abitanti del mondo erano del tutto ignari che anche la guerra potesse avere una cultura e un’etica, e che le attività del mondo potessero svolgersi sulle fondamenta dell’umanità condivisa da popoli diversi.

Sullo sfondo della storia dell’umanità, la grande personalità di questo uomo straordinario appare così capace di trascendere il tempo che, al suo confronto, fin dall’inizio anche le grandi figure storiche e gli eroi più famosi del mondo appaiono estremamente pallidi e insignificanti. La grandezza delle personalità dei migliori uomini del mondo si manifesta soprattutto in due ambiti della vita umana, e nessuno è riuscito a superarli. Da una parte vi sono coloro che sono sovrani del pensiero, dell’immaginazione e delle dottrine, ma sono completamente privi di capacità d’azione concreta. Dall’altra vi sono gli uomini d’azione, estremamente deboli nel campo del pensiero e della riflessione. Il talento di alcuni si limita alla conoscenza politica, all’intelligenza e all’amministrazione. Alcuni sono soltanto l’incarnazione del valore e dell’abilità militare. Altri hanno concentrato lo sguardo in modo così esclusivo su un particolare aspetto della vita sociale che tutti gli altri aspetti sono rimasti al di fuori della loro visuale. Alcuni hanno dato importanza soltanto alla moralità e alla spiritualità, ma sono rimasti completamente incuranti della sussistenza, dell’economia e della politica. Altri hanno respinto del tutto la moralità e la spiritualità, affidandosi esclusivamente alla politica e all’economia. In breve, nella storia si incontrano soltanto leader ed eroi dalla visione unilaterale; soltanto questa persona possiede una sintesi di ogni forma di perfezione. Egli è al tempo stesso filosofo e scienziato, impegnato a tradurre in pratica la propria filosofia. È anche uomo di Stato, comandante militare, legislatore e maestro di morale e di carattere. È inoltre una guida religiosa e spirituale. Il suo sguardo abbraccia ogni aspetto della vita umana. Nulla, per quanto piccolo, è rimasto al di fuori della sua attenzione. Dalle regole e dall’etichetta del mangiare e del bere, dai metodi della purezza corporea e dell’igiene fisica fino alle questioni internazionali, ha fornito indicazioni e guida chiare su ogni cosa. Ha fondato, secondo le proprie idee e i propri ideali, una civiltà distinta e l’ha mostrata agli abitanti del mondo. Ha stabilito tra i diversi aspetti e settori della vita un equilibrio tale che non vi si osservano né eccessi né squilibri. Si può trovare da qualche parte nel mondo umano un esempio di una personalità tanto vasta?

Quasi tutte le grandi personalità del mondo sono prodotti dell’ambiente. Ma la peculiarità di questa persona è singolare anche sotto questo aspetto. Non si può scorgere alcuna influenza del suo ambiente nella formazione della sua personalità. Inoltre, dal punto di vista storico, non si può dimostrare che nell’ambiente dell’Arabia di allora vi fosse alcuna necessità della comparsa di una personalità simile. Anche forzando molto l’interpretazione, si potrebbe dire soltanto questo, e nulla di più: le esigenze storiche richiedevano la comparsa di un leader che eliminasse la frammentazione tribale e trasformasse gli Arabi in una nazione unita. E che, conquistando al contempo altri paesi, assicurasse agli Arabi prosperità e benessere economico. In altre parole, era necessario un leader nazionalista, portatore delle caratteristiche arabe dell’epoca, che rendesse prospera la propria nazione con tutti i mezzi possibili, compresi l’oppressione, la crudeltà, lo spargimento di sangue, l’inganno e la frode. Inoltre, avrebbe dovuto ideare e organizzare un sistema statale, lasciandolo in eredità alle generazioni successive. Al di là di questo, non si può assolutamente dimostrare alcun’altra esigenza della storia araba di quel tempo. Anche dal punto di vista della filosofia hegeliana della storia o dell’interpretazione materialistica marxista della storia, spingendosi al massimo, si potrebbe dire soltanto che, nelle condizioni di allora, era inevitabile, o comunque possibile, la comparsa di un leader capace di fondare una nazione e uno Stato. Eppure, in quell’ambiente comparve una personalità che insegnava il nobile carattere morale, riorganizzava l’umanità, purificava la mente e il cuore degli uomini e sradicava ogni forma di cecità, superstizione, odio e ostilità dell’epoca della jahiliyya. Il suo sguardo, spezzando i confini della nazione, della stirpe e del paese, si estendeva fino all’intera umanità; egli non instaurò per la propria nazione, ma per tutta l’umanità, un sistema morale, spirituale, civile e politico; dimostrò come fondare su basi morali le attività economiche, la politica interna e le relazioni internazionali, non nel mondo dell’immaginazione, ma nella realtà. Realizzò un equilibrio e un’armoniosa sintesi tra spiritualità e realtà tali che il suo sapere, la sua intelligenza e il suo talento sono ancora oggi completamente nuovi, proprio come allora. In simili condizioni, che spiegazione possono darne la filosofia hegeliana o quella marxista? Si può forse definire una persona simile come il prodotto dell’ambiente dell’Arabia pagana di allora?

Egli non fu soltanto non un prodotto dell’ambiente: riflettendo sulle sue opere, si comprende senza dubbio che esse sono libere dai vincoli dei limiti di tempo e di luogo; il loro sguardo supera gli ostacoli del tempo e delle circostanze, squarcia mille veli accumulati nei secoli e procede in avanti. Esse considerano l’uomo nella prospettiva di ogni epoca e di ogni ambiente e gli presentano principi morali e pratici capaci di rimanere ugualmente adeguati in ogni circostanza. Egli non appartiene a coloro che la storia rende antiquati. Degli antichi possiamo lodare soltanto il fatto che furono “buoni leader” nella loro epoca. Ma la personalità di cui parliamo non soltanto esistette: esiste ancora oggi. Egli fu ed è distinto e incomparabile sotto ogni aspetto. È un leader dell’umanità universale che avanza insieme alla storia e che, in ogni epoca successiva, rimane altrettanto “nuovo” quanto lo era nelle epoche precedenti.

Coloro che, con una certa generosità, chiamiamo creatori della storia (makers of history), in realtà sono prodotti della storia (creation of history). In tutta la storia dell’umanità, a dire il vero, vi è un solo creatore della storia, ed è proprio la persona di cui stiamo parlando. Se si esamina con occhio indagatore la condizione dei pochi leader che nella storia del mondo hanno provocato rivoluzioni, si constaterà che, in tutti questi casi, gli strumenti della rivoluzione venivano preparati in anticipo, e tali strumenti determinavano spontaneamente la direzione e il percorso della rivoluzione. Il leader rivoluzionario, facendosi avanti, ha fatto soltanto questo: ha realizzato concretamente la rivoluzione secondo le esigenze della situazione. In realtà, il campo e il compito della sua azione erano già stati stabiliti in precedenza. Ma, in questa grande schiera dei creatori della storia o degli artefici di rivoluzioni, la personalità di cui parliamo è l’unica persona per la quale non era stato preparato in anticipo alcun elemento né alcuna causa della rivoluzione da lui realizzata. Egli li creò personalmente. Là dove erano rare le persone dotate dello spirito della rivoluzione e della capacità di agire con efficienza, egli stesso formò persone adeguate. Fondendo la propria personalità, la plasmò in centinaia di migliaia di figure umane e le rese simili a sé. Con la propria forza, capacità e volontà, preparò egli stesso gli strumenti della rivoluzione. Ne determinò personalmente la natura e l’essenza e, con la potenza della propria volontà, deviò il corso degli eventi e lo guidò lungo il percorso da lui progettato. In verità, si trova forse nella storia del mondo una seconda personalità che sia stata creatrice della storia a questo livello e artefice di una rivoluzione di tale portata?

Ora discuteremo un’altra questione. È motivo di riflessione: quale fu la ragione fondamentale e quale il mezzo attraverso cui, nel mondo oscuro di quattordici secoli fa, in un angolo di un paese ancora più oscuro dell’Arabia, tra semplici pastori, mercanti e abitanti analfabeti del deserto, sorsero all’improvviso tanto sapere, tanta luce, tanta forza, tanto talento, tanta capacità operativa e una forza così vasta e straordinariamente efficace? Si può forse sostenere con qualche argomento che tutto ciò fosse il prodotto della mente e dell’intelletto propri di quell’uomo? Se così fosse stato, egli avrebbe rivendicato di essere Allah. Il mondo che aveva fatto di Rama un dio, presentato Krishna come una divinità, accolto Buddha come un essere degno di adorazione, riconosciuto a proprio piacimento Gesù il Messia (pace su di lui) come “figlio di Allah” e nel quale si potevano adorare persino il fuoco, l’acqua e l’aria: come avrebbe potuto negare una simile pretesa a una persona tanto dotata? ………… Ma quest’uomo non attribuì mai a sé il merito di alcuna delle proprie capacità o delle proprie opere eccellenti; al contrario, dichiarò a gran voce: “Io sono un essere umano, soltanto un uomo comune come voi. Non possiedo nulla di mio: tutto appartiene esclusivamente ad Allah ed è ricevuto da Allah. Anche il kalām che ho presentato, al quale nessuno al mondo è stato capace di produrre qualcosa di simile, non è il mio kalām. Non è frutto del mio intelletto né del mio talento personale. Ogni sua parola è giunta a me da Allah, e a Lui soltanto spetta la lode. Nessuna delle grandi opere che ho compiuto, delle leggi che ho istituito o delle consuetudini e degli ideali che vi ho insegnato è stata creata da me. Non sono stato capace di fare nulla grazie alle mie qualità o al mio talento personali. In ogni cosa dipendo dalla guida diretta di Allah. Qualunque indicazione provenga da Lui, quella io proclamo”.

È degno di considerazione su quale enorme verità si fondi questa dichiarazione. Quale fulgido esempio di giustizia, lealtà e sincerità essa rappresenta! Una persona menzognera non prova vergogna nel rivendicare come propri i meriti delle opere altrui e nel divulgarli a proprio nome, benché sia possibile a chiunque risalire alla fonte originaria di tali opere. Questo grande uomo, invece, non rivendica come propri neppure tutti i suoi meriti, sebbene, qualora lo facesse, nessuno potrebbe accusarlo di menzogna. Infatti, nessuno dispone di alcun mezzo per risalire alla fonte originaria dei suoi meriti. Quale prova della sincerità e della veridicità potrebbe essere più incontrovertibile e luminosa di questa? Egli aveva acquisito, in modo estremamente segreto e occulto, questi incomparabili talenti e meriti; ma, senza rivendicarne personalmente alcuno, li divulgò attribuendoli alla loro fonte originaria. In tali circostanze, quale motivo potrebbe esserci per non riconoscerlo come un vero profeta?

L’Aldilà

Esiste una vita dopo la morte? E, se esiste, di quale genere di vita si tratta? In realtà, la risposta a questa domanda è al di là dei limiti della nostra conoscenza. Infatti, non abbiamo occhi con cui scrutare ciò che esiste e ciò che non esiste oltre il confine della morte. Non abbiamo orecchie con cui udire una voce proveniente dall’aldilà, né disponiamo di alcuno strumento mediante il quale poterlo conoscere attraverso un’analisi e una valutazione corrette. Per quanto riguarda l’ambito della scienza, questa domanda ne è completamente al di fuori. Chi nega, in nome della scienza, la vita dopo la morte, parla certamente in modo antiscientifico. Con l’aiuto della scienza non si può affermare che esista una vita dopo la morte; allo stesso modo, non si può proclamare che non esista, finché non venga scoperta una fonte affidabile da cui acquisire conoscenze al riguardo. Almeno, l’unico metodo scientifico realmente corretto potrebbe essere questo: non accettare né negare la vita dopo la morte.

Ma questo metodo scientifico è applicabile nella vita reale? Niente affatto. Dal punto di vista intellettuale, può essere possibile astenersi da una decisione affermativa o negativa finché non si siano acquisiti tutti i mezzi necessari per conoscere una determinata cosa. Ma quando, riguardo a qualcosa, non abbiamo altra scelta che stabilire come comportarci, dobbiamo necessariamente farlo. Per esempio, si può dire che non sappiate nulla di una certa persona e che finora non abbiate avuto bisogno di avere alcun rapporto con lei. In tali circostanze, può darsi che non siate in grado di formulare alcun giudizio sulla sua affidabilità o inaffidabilità. Ma se dovete necessariamente avere a che fare con quella persona, siete costretti a considerarla forse degna di fiducia oppure indegna di fiducia. Potete certamente dire: finché non sarà dimostrata affidabile o inaffidabile, mi comporterò con lei in una condizione di dubbio. Tuttavia, il rapporto che avrete con lei, nutrendo dubbi sulla sua affidabilità, nella pratica avrà la stessa natura di quello che avreste con una persona inaffidabile. Pertanto, in realtà, non ci si può stabilire in una posizione intermedia e dubbiosa tra l’accettazione e la negazione. È indispensabile giungere a una chiara accettazione oppure a una negazione definitiva.

Con un minimo di attenzione e di ricerca, vi sarà comprensibile che la questione della vita dopo la morte non è soltanto una questione filosofica, ma ha un rapporto profondo con la nostra vita reale. Se ho l’idea che tutto ciò che riguarda la vita termini con questa vita terrena e che dopo non vi sia un’altra vita, il mio comportamento morale sarà di un certo tipo. Se invece ritengo che dopo questa vi sia un’altra vita, nella quale dovrò rendere conto della mia vita presente e nella quale, sulla base delle azioni compiute in questa vita, riceverò una ricompensa buona o cattiva, allora certamente il mio modo di agire moralmente sarà completamente diverso da quello che caratterizza il primo tipo di vita. Comprendetene l’esempio in questo modo: immaginate una persona che viaggi con la convinzione di dover andare da qui fino a Karachi e che, una volta giunta a Karachi, il viaggio non solo giungerà alla sua conclusione definitiva, ma che essa si troverà anche fuori dalla portata della polizia, dei tribunali e di tutte le autorità abilitate a interrogarla.

Al contrario, un’altra persona ritiene che il viaggio da qui a Karachi sia soltanto la prima tappa. Dopo di essa dovrà recarsi, al di là del mare, in un paese il cui sovrano è lo stesso sovrano di questo paese e nel cui ufficio è conservato un registro completamente segreto relativo a tutto ciò che questa persona ha fatto in questo paese. Esaminando tale registro, si deciderà quale trattamento potrà esserle riservato in base alle sue azioni. Potete facilmente immaginare quanto differiranno i comportamenti di queste due persone. La prima raccoglierà le provviste necessarie per il viaggio da qui a Karachi. La seconda, invece, raccoglierà provviste anche per il lungo viaggio successivo. La prima penserà che tutti i profitti e tutte le perdite si verificheranno fino all’arrivo, e che dopo non ci sarà più nulla. La seconda penserà che il vero profitto e la vera perdita si manifesteranno non alla prima tappa del viaggio, bensì all’ultima.

La prima persona presterà attenzione esclusivamente a tutti quei risultati delle proprie azioni che potranno manifestarsi fino al suo arrivo a Karachi. L’attenzione della seconda, invece, sarà rivolta a tutti quei risultati che potranno manifestarsi dopo il suo arrivo nel paese situato dall’altra parte del mare. È evidente che la differenza tra il modo di agire di queste due persone è il risultato della differenza nella loro concezione del viaggio. Allo stesso modo, la concezione della vita dopo la morte determina in modo definitivo il corso della nostra vita reale. Non appena entriamo nel campo dell’azione concreta, la natura dei nostri passi dipende proprio dalla questione se stiamo agendo considerando questa vita come la prima e l’ultima, oppure se abbiamo fiducia anche in una vita successiva e nei suoi risultati. Nel primo caso, i nostri passi avranno una certa natura; nel secondo, saranno completamente diversi.

Da questa discussione risulta che la questione della vita dopo la morte non è una semplice questione filosofica astratta, ma è una questione della vita reale. Pertanto, riguardo a essa, non vi è il minimo spazio per assumere un atteggiamento dubbioso ed esitante. Qualunque metodo adottiamo per vivere in una condizione di dubbio, sarà uguale al metodo di vita di chi nega. In conclusione, siamo costretti a giungere a una decisione sull’esistenza o meno di un’altra vita dopo la morte. Se la scienza non è in grado di aiutarci su questo argomento, dobbiamo ricorrere alla ragione.

Ora esamineremo innanzitutto quali strumenti abbiamo a disposizione per giudicare con l’ausilio della ragione.

Il primo strumento che abbiamo davanti a noi è l’essere umano stesso, mentre il secondo è l’universo naturale. Ponendo l’essere umano al centro di questo universo naturale, esamineremo se tutte le sue esigenze, in quanto essere umano, vengono soddisfatte dall’attuale ordinamento che governa la creazione, oppure se alcune di esse rimangono insoddisfatte, rendendo necessaria per lui un’organizzazione di tipo diverso. Considerate il corpo umano: esso è costituito da numerose sostanze minerali, sale, acqua e gas. Parallelamente, nel mondo della creazione esistono terra, pietre, metalli, sale, gas e altre cose analoghe. Tutte queste cose necessitano di leggi per svolgere le proprie funzioni. Tale legge è attiva in ogni parte del mondo creato e, così come nell’ambiente esterno offre alle montagne, ai fiumi e all’aria la piena possibilità di adempiere alle rispettive funzioni, allo stesso modo consente anche al corpo umano di operare sotto la sua autorità.

In secondo luogo, il corpo umano cresce e viene nutrito assumendo alimenti dalle sostanze che lo circondano. Anche tra gli insiemi costituiti da alberi, piante rampicanti, arbusti, erbe e simili si riscontra l’esistenza delle leggi necessarie agli esseri dotati di un corpo in crescita.

In terzo luogo, il corpo umano è vivente, si muove volontariamente, procura da sé il proprio alimento, provvede da sé al proprio mantenimento e dispone anche dei mezzi per propagare la propria specie. Nel mondo creato esistono diverse forme di vita di questo tipo. Nelle acque, sulla terraferma e nell’atmosfera si trovano innumerevoli esseri viventi e animali, e su tali esseri viventi è pienamente operante una legge adatta a permeare la totalità della loro vita.

Al di sopra di tutto ciò, l’essere umano possiede un’altra natura, di tipo diverso, che chiamiamo vita morale. In lui vi è la percezione di compiere il bene e il male; possiede la capacità di distinguere il bene dal male, la facoltà di ricercare azioni buone o cattive e anche un desiderio naturale di ricevere apertamente le buone o cattive conseguenze delle proprie azioni. L’essere umano distingue per natura anche tra qualità morali di vario genere, come oppressione e giustizia, veridicità e menzogna, diritto e torto, compassione e crudeltà, gratitudine e ingratitudine, generosità e avarizia, e tradimento. Queste qualità non sono immaginarie; al contrario, si manifestano concretamente nella vita reale dell’essere umano e i loro effetti si rivelano effettivamente nella sua vita civile. Perciò il genere umano avverte naturalmente e intensamente la necessità di ricevere i risultati delle azioni morali, proprio come riceve quelli delle azioni fisiche.

Ma osservate con occhio indagatore l’ordinamento che governa il mondo creato: i risultati delle attività morali dell’essere umano possono forse manifestarsi qui pienamente? Vi dichiaro con assoluta fiducia che qui non ve n’è la minima possibilità. Per quanto ne sappiamo, infatti, non si trova alcun’altra creatura dotata di vita morale. L’intero universo è governato secondo leggi naturali. In nessuna sua parte si vede operare efficacemente una legge morale. Qui il denaro ha sia un peso sia un valore, ma la verità non può essere pesata e il suo valore non può essere determinato. Qui dal seme del mango germoglia sempre un albero di mango. Ma nei confronti di coloro che seminano i semi della verità, talvolta piove una pioggia di fiori e talvolta una pioggia di scarpe. Qui esistono leggi determinate per gli esseri dotati di esistenza fisica e, conformemente a tali leggi, i risultati si manifestano sempre. Per le azioni morali, invece, non esiste una legge determinata che produca sempre risultati dello stesso tipo. Seguendo le leggi naturali, talvolta si ottengono risultati morali, nella misura resa possibile dalle leggi naturali. Talvolta accade che, sebbene un’azione morale, come sua conseguenza naturale, abbia la possibilità di produrre un determinato risultato, l’intreccio con le leggi naturali ne trasformi completamente l’esito. Gli esseri umani stessi hanno cercato, attraverso i loro ordinamenti civili e politici, di ottenere almeno in parte risultati prestabiliti dalle loro azioni. Ma questo tentativo è estremamente limitato e gravemente imperfetto. Da un lato, le leggi naturali lo hanno reso limitato e imperfetto; dall’altro, le debolezze naturali dell’essere umano hanno ulteriormente accresciuto tali imperfezioni.

Desidero chiarire il mio discorso con alcuni esempi. Se una persona, per inimicizia verso un’altra, appicca il fuoco alla sua casa, la casa brucerà: questa è la conseguenza naturale dell’azione. Come conseguenza morale, colui che ha appiccato il fuoco dovrebbe ricevere una punizione proporzionata al danno subito da quella famiglia. Ma la manifestazione di questo risultato dipende da diverse condizioni: che si trovi l’autore dell’incendio, che la polizia sia in grado di arrestarlo, che il suo crimine venga dimostrato, che il tribunale possa determinare con precisione il danno subito dalla famiglia colpita e dai suoi discendenti e che gli infligga, con giustizia, una pena esattamente proporzionata. Se anche una sola di queste condizioni non viene soddisfatta, il risultato morale o non si manifesterà affatto, oppure si manifesterà solo in misura minima. È perfino possibile che, dopo aver completamente distrutto il proprio nemico, quella persona continui a vivere e prosperare nel mondo in somma felicità.

Prendiamo anche un esempio di portata ancora maggiore. Pochi individui si impongono sulla propria nazione e l’intera nazione finisce per seguire le loro direttive. Approfittando di questa situazione, risvegliano nell’animo del popolo la grave malattia del culto fanatico della nazione e un intenso desiderio di imperialismo, provocando guerre con le nazioni circostanti; di conseguenza, milioni di persone vengono uccise. L’intero paese cade nella distruzione e gli effetti si estendono per diverse generazioni successive. Si può forse pensare che, in questa vita terrena, quei pochi individui ricevano una punizione adeguata e giusta per l’enorme crimine di cui sono colpevoli? Anche se si facesse loro strappare la carne dai corpi o li si gettasse vivi in una fornace ardente, oppure si infliggesse loro la più dura punizione possibile per gli esseri umani, la pena comminata sarebbe comunque insignificante rispetto al danno da essi arrecato a milioni e milioni di persone e ai loro discendenti. In realtà, nell’ambito delle leggi naturali sotto cui è governato il mondo attuale, non esiste alcun mezzo per infliggere a questo crimine una punizione adeguata.

D’altra parte, pensate anche a quelle persone che hanno insegnato la verità e la giustizia all’umanità, che hanno indicato una luminosa via di vita e grazie alle quali innumerevoli persone hanno continuato a ricevere beneficio di generazione in generazione, e continueranno a riceverne per chissà quanti secoli ancora. Potranno queste grandi personalità ricevere in questa vita terrena la piena ricompensa delle loro opere? Potete immaginare che, nell’ambito delle leggi naturali vigenti, una persona possa ricevere la piena ricompensa di tutte quelle azioni le cui conseguenze continuano per centinaia di migliaia di anni anche dopo la sua morte e si estendono a innumerevoli persone? Dalla discussione precedente risulta, in primo luogo, che nell’attuale ordinamento del mondo, governato da tali leggi, non vi è alcuna possibilità di ricevere il pieno frutto delle azioni morali dell’essere umano. In secondo luogo, le conseguenze delle azioni che l’uomo compie nella breve vita terrena sono così ampie e durature che, per goderne adeguatamente, gli occorrerebbe una vita lunga migliaia, anzi milioni di anni. Ma, nell’ambito delle attuali leggi naturali, una vita umana così lunga non è possibile. Questa discussione dimostra inoltre che, per gli elementi materiali, organici e biologici dell’essere umano, sono sufficienti le leggi naturali dell’attuale mondo; ma, per il suo aspetto morale, la vita terrena non è affatto sufficiente. È quindi necessario un ordinamento universale nel quale la legge morale sia la legge fondamentale e dominante, mentre la legge naturale operi come elemento ausiliario, subordinato a essa.

Lì la vita non sarà limitata, bensì infinita, e tutti i risultati morali che qui rimangono inespressi o si manifestano in forma opposta si manifesteranno lì nella loro forma corretta. Lì il valore dell’onestà e della veridicità sarà pesato al posto dell’oro e dell’argento. Lì il fuoco brucerà soltanto colui che, per ragioni morali, dovrebbe essere bruciato.

Quel luogo sarà fonte di felicità per i giusti e di sofferenza per gli ingiusti. L’intelligenza e la natura esigono senza dubbio un ordinamento del mondo di questo tipo.

L’intelligenza conclude il proprio compito conducendoci fino a ciò che «dovrebbe essere». Ora, però, né la nostra ragione né il nostro sapere sono in grado di emettere un giudizio definitivo sull’effettiva esistenza di un mondo di questo genere. In questa materia soltanto il Sacro Corano ci viene in aiuto. La sua dichiarazione è che ciò che la vostra intelligenza e la vostra natura esigono si realizzerà realmente. Il mondo governato dalle leggi naturali attuali giungerà un giorno alla fine e sarà instaurato un ordinamento del mondo di tipo diverso, sotto il quale i cieli, la terra e ogni cosa assumeranno una forma diversa.

In seguito, saranno resuscitati tutti gli esseri umani nati sulla terra dal primo giorno della creazione fino a prima del Giorno della Resurrezione, e nello stesso momento tutti saranno condotti davanti ad Allah l’Altissimo. Lì sarà presentato, senza errori né omissioni, il resoconto completo delle azioni di ogni individuo, di ogni essere vivente e dell’intera umanità.

Sarà disponibile una descrizione completa di ogni conseguenza prodotta nel mondo da ciascuna azione di ogni individuo, e nella misura in cui essa si sarà manifestata. Tutte le parti coinvolte in tali azioni compariranno come testimoni. Anche coloro che siano stati colpiti, per quanto minimamente, dalle parole e dalle azioni di una persona presenteranno ciascuno il proprio elenco. Le sue mani, i suoi piedi, i suoi occhi e le altre membra testimonieranno il modo in cui egli li aveva utilizzati. Poi il Giudice supremo pronuncerà il Suo verdetto, esaminando questo resoconto con piena giustizia. Dichiarerà quale ricompensa o punizione e in quale misura ciascuno meriti. L’ampiezza di questa ricompensa o punizione sarà così immensa che sarà impossibile concepirla secondo i criteri dell’attuale mondo limitato. Lì i criteri del tempo e dello spazio saranno diversi, e anche le leggi naturali saranno di altro tipo. Coloro dalle cui buone azioni altri esseri umani hanno tratto beneficio per migliaia di anni avranno lì l’opportunità di goderne il pieno frutto; la morte, la malattia e la vecchiaia non potranno sottrarre loro la felicità. Allo stesso modo, coloro a causa delle cui malefatte innumerevoli persone di questo mondo hanno sofferto per centinaia di migliaia di anni sconteranno pienamente la punizione dei crimini commessi. Né la morte né l’incoscienza potranno salvarli dal subire la punizione.

Provo dolore per la ristrettezza mentale di coloro che negano la possibilità di una vita e di un mondo simili. Se è possibile che il nostro mondo attuale esista davanti a noi con le attuali leggi naturali, quale ragione vi può essere perché sia impossibile che in seguito esista un altro mondo governato da leggi diverse? Naturalmente, non è possibile presentare alcuna prova concreta che dia certezza riguardo a ciò. Per questo è assolutamente necessaria la fede nel ghayb, l’invisibile.

— Fine —