Prefazione

Per molto tempo non sono state condotte ricerche approfondite sulla conoscenza del Corano e della Sunnah, grande fonte della forza, della capacità, della purezza, del sapere e dell’ispirazione dell’ummah. In diversi ambiti, oltrepassando i propri confini oppure dedicandosi eccessivamente alla discussione e all’analisi di una o due branche dei loro molteplici temi, è stata commessa una grave ingiustizia nei confronti delle vaste potenzialità della fonte dell’eterna sorgente; d’altro canto, l’ummah, e quindi il mondo intero, è stata privata della loro ampia utilità.

Oggi, nel contesto della crescente consapevolezza dell’ummah riguardo ai propri problemi, alle proprie capacità latenti e alle proprie aspirazioni, in vista del recupero del suo ruolo guida nello sviluppo della storia e della civiltà, attingere acqua da quella sorgente è diventato ancora più opportuno e urgente. Riesaminare queste due fonti non è affatto ormai antiquato, eccessivamente teorico, un indulgere nei ricordi del passato o una mentalità evasiva; al contrario, come in una grande spedizione di scoperta, anche in questo campo possono presentarsi diverse sfide e possibili ostacoli. Tuttavia, avanzando in questo campo con una volontà salda, non vi è motivo di tornare a mani vuote e con il cuore deserto, grazie alla misericordia e alla compassione dell’Onnipotente, sotto la luce guida di tutti i viaggiatori.

In realtà, anche le ricompense di tutto ciò sono inesauribili. Una comprensione migliore delle capacità latenti dell’essere umano e del piano di Dio; il rinnovamento di una vita equilibrata, attiva e orientata a uno scopo; il recupero della dignità, della pace e dell’armonia: non solo l’ummah, ma il mondo intero è stato ripetutamente sviato da ideali e concezioni erronei.

La realtà è che i capitoli più luminosi del Corano e della Sunnah, attraverso l’esplorazione del passato (ricerca e analisi), renderanno più consapevoli della dinamica dei cambiamenti sociali e storici e del ruolo dell’essere umano sulla Terra, affinando e ravvivando la capacità dei musulmani di affrontare le esigenze del presente e le sfide del futuro. In questa esplorazione, nell’ambito umano e relativo che la riguarda, ci avvicinerà ai musulmani e alla società umana e, a un livello ancora più elevato e supremo, condurrà ogni vita e ogni sforzo verso il Creatore, centro di tutto.

Nel primo saggio di questo libro, il dott. Taha Jabir al-Alwani ha spiegato il Corano, rivelato e preservato da Dio, come fonte di conoscenza. È una fonte dalla quale si può trarre beneficio soltanto attraverso lo studio. Il dott. al-Alwani sostiene che lo studio del Corano si articola in due fasi. Nella prima fase si pratica l’eccellenza spirituale. Nella seconda, l’essere umano è invitato a studiare l’universo per compiere azioni concrete sulla Terra in qualità di califfo. Il bene di questo mondo e dell’Aldilà risiede nel condurre insieme questi due studi e nel mantenere l’equilibrio tra loro.

I musulmani delle epoche precedenti si sono concentrati principalmente sui diversi aspetti del Corano e del Giorno del Giudizio, e hanno considerato la rivelazione discesa come fonte della fiqh e delle norme giuridiche. Questo studio limitato del Corano ha a lungo soffocato l’incoraggiamento e l’entusiasmo necessari a determinarne l’utilità nel contesto del tempo e del luogo. Per questo il dott. al-Alwani ha sottolineato l’importanza di una nuova prospettiva, attraverso la quale il Corano possa essere compreso in modo autentico.

Analogamente, il secondo saggio del dott. al-Alwani, «Lo studio corretto della Sunnah», favorirà la comprensione dello scopo della missione profetica di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e renderà possibile un’attuazione razionale dello spirito della Sunnah, secondo le reali esigenze del nostro tempo e del nostro luogo.

Il dott. Imad al-Din Khalil ha affermato nel suo articolo, parlando del rapporto tra il Corano e la scienza, che il Corano non è un manuale di scienze, ma contiene un’ampia quantità di dati scientifici sotto forma di informazioni o indicazioni scientifiche pure. Secondo lui, per utilizzare questi dati scientifici, il Corano ha presentato un metodo flessibile e globale, un metodo che non sarà influenzato dai cambiamenti di luogo e di tempo e che resterà efficace in ogni epoca e ambiente.

Negli ultimi anni sono stati formulati suggerimenti, dal punto di vista dell’Islam e da altre prospettive, per un nuovo studio del Corano e della Sunna. In questo libro, due eminenti pensatori musulmani, il dott. al-Alwani e il dott. Khalil, hanno esposto le loro opinioni su un corretto approccio a queste fonti nell’ambito della struttura islamica.

Dott. A. S. al-Shaykh Ali

Rashid Masʿudi

Il Corano e le fonti primarie della conoscenza

Dott. Taha Jabir al-Alwani

L’ultima religione, l’Islam, è perdono, luce, guida e rimedio per tutti gli esseri creati. «Ti abbiamo inviato come misericordia per tutti gli esseri creati» (Corano 21:107)

Questo messaggio e il suo Libro, il Corano, continueranno sempre a guidare l’umanità e resteranno integri, al riparo da ogni deviazione e alterazione. Dio l’Altissimo ha detto: «Nessuna falsità può raggiungerlo né davanti né dietro di esso. È una rivelazione da parte di un Sapiente, degno di lode» (41:42).

Il Sacro Corano è il Libro di Allah Onnipotente e, tramite l’ultimo Profeta, il Sigillo dei Profeti, Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) [che Allah conceda pace e misericordia al Grande Profeta; questa benedizione viene recitata quando si pronuncia il nome di Hazrat Muhammad], è stato rivelato all’umanità come guida. In verità, dopo Muhammad (pace e benedizioni su di lui) non vi sarà alcun altro profeta e dopo il Corano non giungerà alcuna ulteriore rivelazione.

Fino a Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui), i profeti furono inviati in successione. A ogni popolo venivano inviati profeti e messaggeri nella propria lingua e in modo adeguato alle sue esigenze. Indubbiamente, i profeti risposero prestando la massima attenzione ai bisogni dell’umanità.

In passato non vi fu alcuna tribù o nazione alla quale non fosse stato inviato un profeta o un messaggero. (35:24)

Ogni volta che abbiamo inviato un messaggero, egli ha trasmesso il messaggio nella lingua del suo stesso popolo, affinché potesse spiegarglielo con la massima chiarezza. (14:24)

Nelle missioni dei profeti precedenti venivano mostrati segni divini e miracoli materiali. Lo scopo era stupire le persone e indurle ad accettare la parola di Allah. Per esempio, un profeta sollevava una montagna sopra le teste del suo popolo per offrirgli ombra; dopo aver diviso il mare, il suo popolo attraversava una strada asciutta tra le due masse d’acqua; quando gettava il bastone, questo si trasformava in un serpente, oppure, quando infilava la mano nella tasca e poi la ritraeva, essa brillava senza causare alcun danno. A un altro profeta fu data una cammella straordinaria come simbolo e segno. Un terzo profeta poteva resuscitare i morti e guarire i ciechi e i lebbrosi. Anche dopo aver visto questi segni e miracoli, se il popolo non avesse creduto nel profeta, sarebbe stato istruito mediante la punizione e la distruzione. Tuttavia, Allah l’Altissimo ha onorato la Ummah musulmana e l’ha salvata dalla distruzione.

Quando i miscredenti della Mecca chiesero al Grande Profeta (pace e benedizioni su di lui) di far sgorgare impetuosamente l’acqua da una sorgente, di installare una scala nel cielo per salirvi oppure di possedere una casa rivestita d’oro, Allah non accolse le loro richieste. Si chiedevano anche come un profeta potesse essere un essere umano.

E dicono: «Che razza di messaggero è mai questo, che mangia cibo e cammina nei mercati? Perché non gli è stato inviato un angelo che lo accompagnasse e ammonisse i disobbedienti? Oppure, almeno, perché non gli è stato fatto scendere un tesoro o non gli è stato dato un giardino dal quale potesse trarre sostentamento?». E questi ingiusti dicono: «Avete cominciato a seguire soltanto un uomo stregato». (25:7-8)

In questo Corano abbiamo spiegato le cose alle persone in vari modi, ma la maggior parte è rimasta ferma nel rifiuto. (17:89)

Dissero: «Non crederemo alle tue parole finché non farai sgorgare per noi una sorgente dalla terra, aprendola. Oppure finché non avrai un giardino di palme e viti, nel quale farai scorrere ruscelli. Oppure farai cadere su di noi il cielo a pezzi, come sostieni. Oppure porterai Dio e gli angeli davanti a noi, faccia a faccia. Oppure avrai una casa d’oro, oppure salirai al cielo; ma non crederemo alla tua ascensione finché non farai discendere su di noi uno scritto che potremo leggere. O Muhammad, di’: “Glorificato e santissimo è il mio Signore! Non sono altro che un essere umano inviato come messaggero?”»

Ogni volta che la guida giungeva davanti alla gente, nulla impediva loro di credere in essa.

A impedirglielo era soltanto ciò che dicevano: «È forse Dio che ha inviato come profeta e messaggero un essere umano come noi?». (17:89-94)

Nella stessa sura, riguardo alle richieste dei miscredenti, Dio dice: «Ci siamo astenuti dall’inviare i segni perché i popoli precedenti li avevano considerati menzogne e li avevano rifiutati. Abbiamo portato una cammella ai Thamud, come segno evidente per aprire loro gli occhi; ma essi le fecero torto. Noi inviamo i segni soltanto affinché la gente li veda e provi timore». (17:59)

Dio spiegò chiaramente al profeta Muhammad che i miscredenti non avevano respinto la parola di Dio soltanto per la mancanza di segni evidenti e miracoli: vi erano anche altre ragioni. Per mezzo del profeta Mosè [pace e misericordia di Dio su di lui; questa invocazione va pronunciata per gli altri profeti] furono mostrati al faraone d’Egitto e al suo popolo segni incontestabili e miracoli; tuttavia essi continuarono a dubitare e reagirono proprio come i miscredenti della Mecca.

Avevamo dato a Mosè nove segni manifesti. Chiedete dunque ai Figli d’Israele, quando egli si recò da loro. Il faraone gli disse: «O Mosè, ritengo che tu sia vittima della magia». (17:101)

E Dio disse al profeta Muhammad che, per questa rivelazione, non era necessario alcun altro profeta oltre a lui, né alcun altro segno o libro oltre al Corano; e Io l’ho esposta in vari modi tra loro, affinché traessero qualche insegnamento. Ma la maggior parte della gente non fa altro che mostrarsi ingrata. Se avessi voluto, avrei potuto inviare in ogni città un ammonitore. Perciò non obbedire mai alle parole dei miscredenti e conduci con loro, per mezzo del Corano, una grande lotta. (25:50-52)

Attraverso questa rivelazione finale, la gente è stata invitata a studiare, ascoltare e comprendere il Corano, e a credere nella parola di Dio. Per il cambiamento desiderato della mente, dell’animo e del cuore di coloro che desiderano ascoltare con interesse la parola della verità e contemplarla, questo è sufficiente. Tuttavia, l’ostinazione e la loquacità di coloro sui cui cuori è stato posto un sigillo rimangono le stesse di prima.

Eppure queste persone dicono: «Perché non è stato fatto scendere un segno su quest’uomo da parte del suo Signore?». Di’: «I segni appartengono ad Allah. Io sono soltanto un chiaro ammonitore e avvertitore». Non è forse sufficiente per queste persone che abbiamo fatto scendere su di te il Libro, che viene recitato loro? In verità, in esso vi sono misericordia e ammonimento per coloro che credono (29:50-51).

Nella vita di questa ummah, Allah l’Altissimo ha fatto della lettura la questione fondamentale. La prima parola rivelata dall’angelo Jibrāʾīl a Muhammad (pace e benedizioni su di lui) fu Iqraʾ (Leggi). In risposta, il Profeta illetterato disse: «Non so leggere». Poi l’angelo gli recitò, per ordine di Allah, il messaggio:

«Leggi, nel nome del tuo Signore, Colui che ha creato. Ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Leggi: il tuo Signore è il più Generoso, Colui che ha insegnato per mezzo della penna, ha insegnato all’uomo ciò che non sapeva» (96:1-5).

Nei primi versetti attraverso i quali il nobile Profeta (pace e benedizioni su di lui) ricevette la waḥy [āyah: versetto del Corano; il termine è usato anche nel senso della potenza di Allah] vi sono due comandi. Ciascuno di essi presenta un aspetto divino e uno umano.

Il primo comando è quello di leggere, cioè di ricevere, comprendere e proclamare la waḥy rivelata. In questo comando si riflette l’aspetto divino: il Corano è la parola e la waḥy di Allah, ed Egli lo ha rivelato al Suo Profeta affinché fosse trasmesso agli uomini in modo completo e accettabile. Il compito dell’uomo è invece riflettere su di esso, ricordarlo, comprenderlo e continuare ad apprenderlo.

Non affrettarti nella recitazione del Corano finché la sua rivelazione non ti sia stata completata. E di’: «O mio Signore, accresci la mia conoscenza» (20:114).

Abbiamo reso questo Corano facile come mezzo per trarne ammonimento. C’è forse qualcuno disposto a trarne ammonimento? (54:17)

«O Profeta! Non muovere la lingua per affrettarti a memorizzare questa waḥy. Spetta a Noi fartela memorizzare e fartela recitare» (75:16-17).

Pertanto, è responsabilità di Allah rivelare, inviare, raccogliere e preservare; è compito degli esseri umani leggere, apprendere e insegnare, affinché l’anima possa purificarsi e liberarsi dalle impurità. Dopodiché, essi possono adempiere, in qualità di khalīfa, alla responsabilità loro affidata e utilizzare gli elementi necessari per costruire la civiltà e formare esseri umani migliori nell’ambito dell’umanità:

È Lui che ha inviato agli illetterati un Messaggero scelto tra loro, il quale recita loro i Suoi versetti (62:2).

La seconda rivelazione relativa allo studio pone l’accento sull’osservazione dell’universo da parte della società umana e sulla comprensione del significato dei suoi molteplici elementi e strumenti. Tutto ciò è stato creato da Allah, e in esso è evidente la manifestazione del Suo tawḥīd. In realtà, nella creazione, compresa la stessa creazione dell’essere umano, è evidente la supremazia divina. Egli ha creato l’essere umano da un grumo di sangue coagulato (96:2). L’essere umano creato da un grumo di sangue, il rapporto tra la vita e la morte e gli altri segni della potenza divina attiva in questo universo ordinato si armonizzano tra loro. Lo scopo è preparare l’essere umano ad acquisire la conoscenza e a sviluppare la civiltà. Ciò è una prova evidente della misericordia di Allah, e in ogni voce e lingua viene proclamata la Sua gloria: «Non vi è nulla sulla terra che non Lo glorifichi» (17:44). L’altro scopo è comprendere la razionalità dell’esistenza e della creazione, nonché il fine dell’esistenza.

Egli vi ha creati sulla terra e vi ha stabiliti in essa (11:61).

Ho creato gli esseri umani e i jinn soltanto affinché Mi adorassero (51:56).

Queste due letture sono reciprocamente collegate e si svolgono contemporaneamente, e ciò avviene nel nome di Allah. Inoltre, la loro interrelazione crea un legame tra Allah e l’essere umano e rende certo che, in qualità di khalīfa (rappresentante), egli divenga Suo collaboratore nel Giorno del Giudizio. «Ed Egli è con voi ovunque voi siate» (57:4). Allah ha mostrato tanta misericordia verso l’essere umano da non lasciarlo solo in nessuna di queste due condizioni. Al contrario, questo versetto fa sapere che è Lui a guidare l’essere umano:

«Leggi, e il tuo Signore è il più Generoso». Egli vi ha insegnato l’uso della penna e vi ha insegnato ciò che non sapevate (96:3-5).

Egli conosce la debolezza dell’essere umano, i limiti delle sue capacità e la relativa esiguità delle sue conoscenze e del suo pensiero.

Non dovrebbe forse conoscere ciò che ha creato? Egli è pienamente consapevole dei misteri più sottili ed è perfettamente informato riguardo a essi (67:14).

L’essere umano è stato creato debole per natura (4:28). E vi è stata data soltanto una minima parte della conoscenza, o uomini (17:85).

In questo modo Allah insegnò ad Adamo (pace su di lui) i nomi di tutte le cose. Gli insegnò mediante la penna e gli insegnò anche ciò che l’essere umano non conosceva. Lo scopo era completare la prima lezione dell’essere umano; Egli sottomise a lui ogni cosa, gli ordinò di viaggiare per il mondo e gli aprì le vie necessarie all’osservazione, alla riflessione e alla comprensione. Gli indicò anche i Suoi segni, affinché potesse ricevere la seconda lezione. L’unione di queste due lezioni è una condizione preliminare per il bene di questo mondo e dell’Aldilà. Abbandonare o trascurare una qualsiasi delle due lezioni, oppure rompere l’equilibrio tra esse, significa allontanarsi dalla Parola di Allah. La triste conseguenza di tale condotta è rendere penosa la vita terrena e gettare anche la vita futura in una grave perdita.

«Chiunque si allontanerà dai Miei versetti avrà una vita angusta e nel Giorno della Resurrezione lo risusciteremo cieco (20:124).

In questa situazione l’essere umano devierà dalla sua posizione di khalifa e di testimone, e abbraccerà una vita di umiliazione e schiavitù.

Coloro che rifiutano Allah si divertiranno in questo mondo e mangeranno come il bestiame. E l’Inferno sarà la loro dimora (47:12).

Sono come il bestiame, anzi sono ancora più traviati, perché sono del tutto incuranti dell’ammonimento (7:179).

Un’eccessiva dedizione alla prima lezione, senza prestare sufficiente attenzione alla seconda, può portare il lettore a elaborare numerose interpretazioni e analisi, che possono essere assai utili alla sua concezione e alla sua coscienza. Al tempo stesso, ciò può condurlo a una forma di stagnazione spirituale e portarlo ad assorbirsi in questioni estranee alle sue necessità e responsabilità in quanto khalifa e portatore della civiltà. Questo può essere accettabile o ragionevole a livello individuale e in misura limitata; tuttavia, se si verifica su vasta scala nella umma o viene adottato come parte della disciplina della vita, sarà estremamente pericoloso. Infatti, ciò comporterà che il concetto dei valori umani venga trascurato e rifiutato. Di conseguenza, l’individuo svilupperà una visione distorta della propria vita, della filosofia e del ruolo che, in quanto essere umano, deve svolgere per la propria esistenza nel mondo. Ciò può giungere al punto che egli consideri la propria stessa esistenza sulla terra un peso e tenti di sottrarsi alle proprie responsabilità attraverso un’estrema austerità, nella speranza di ottenere il successo nel Giorno della Resurrezione.

Alcune caratteristiche del Corano

Il Sacro Corano è stato rivelato gradualmente, affinché, al momento della rivelazione, i cuori, le menti e le coscienze delle persone potessero accoglierlo, comprenderlo e riflettervi. Per questo motivo fu rivelato in relazione a situazioni e circostanze specifiche. Di conseguenza, la gente comune poteva comprenderlo e imprimere stabilmente nei propri cuori e nelle proprie menti le parole, i significati, gli ordini e le direttive del Corano. In seguito, i loro cuori si aprivano ad accoglierlo, le loro menti ne comprendevano i contenuti e la loro mentalità si elevava. La vita nel suo complesso vi rispondeva e si trasformava in una vita di soddisfazione e purezza.

In questo modo, il Sacro Corano può essere una guida, una prova e una fonte affidabile per la prima generazione e per quelle successive.

Essi dicono: «Perché non è stato rivelato tutto il Corano a quest’uomo in una sola volta?». Sì, è stato rivelato in questo modo affinché lo imprimessimo saldamente nelle menti e, proprio a questo scopo, lo disponessimo in parti separate secondo un ordine particolare (25:32).

E abbiamo rivelato questo Corano a poco a poco, affinché tu lo recitassi alla gente, e lo abbiamo fatto scendere gradualmente (17:106).

Il Sacro Corano è stato rivelato come una sfida e un miracolo, che esercitava un profondo effetto sui cuori delle persone, illuminandone l’anima. In tal modo si apriva la via per accogliere la parola di Dio, ed esse l’accoglievano con tutto il cuore e con tutta l’anima.

Il Sacro Corano contiene concetti fondamentali, norme generali, orientamenti e ammonimenti adatti a tutti gli esseri umani, in ogni luogo e in ogni epoca, e in ogni ambito della vita. Se avesse trattato eventi e problemi di scarsa importanza legati al periodo della rivelazione, non avrebbe posseduto l’unica e straordinaria caratteristica dell’universalità nel tempo e nello spazio, e gli uomini delle epoche successive vi avrebbero riscontrato profonde contraddizioni e incoerenze. I brevi resoconti di alcuni problemi specifici che vi sono forniti sono necessariamente della stessa natura e soggetti alle stesse norme delle situazioni di ogni epoca, e sono connessi al culto, all’eredità e alla storia dei popoli e degli esseri umani del passato. Dio l’Altissimo ha promesso di preservare il Sacro Corano, dicendo:

In verità, siamo Noi ad aver rivelato il Corano e certamente saremo Noi a proteggerlo dalla corruzione (15:9).

Lo scopo della conservazione del Corano nella sua lingua originale (e del divieto di diffonderlo in arabo secondo il significato e l’interpretazione) era garantire che questo Libro rimanesse capace, per tutti i tempi, di instaurare il sistema di vita che Allah ha scelto per l’umanità. Miliardi di musulmani lo leggono e lo recitano proprio con le parole e nella forma che aveva al momento della sua rivelazione. Di conseguenza, qualunque siano le loro opinioni e i loro orientamenti, i musulmani di ogni epoca e di ogni paese assumono il Corano come fondamento: questa è una straordinaria manifestazione della potenza di Allah. Per questo il Nobile Profeta Muhammad (pace su di lui), i suoi Compagni e i principali faqih — faqih (plurale: fuqaha): studioso della scienza del fiqh; con alim (plurale: ulama) si indica analogamente uno studioso — erano fermamente determinati a imprimere prima nella mente delle persone ogni singola lettera del Corano e a metterla poi per iscritto. I tabi‘in (coloro che videro i Compagni) hanno riferito che la stessa prassi fu seguita dai Compagni del Nobile Profeta (pace su di lui). I Compagni ritenevano vietato mettere per iscritto qualsiasi cosa diversa dal Sacro Corano. Gli altri insegnamenti riguardavano la loro applicazione pratica e il loro apprendimento. Una simile situazione non si è mai verificata nel caso di alcun libro religioso o di altro genere.

Quanto al significato del Corano, si può dire che il Nobile Profeta (pace su di lui) possedesse la conoscenza necessaria per spiegare ogni versetto. Tuttavia, non lo faceva. Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) ha detto che il Profeta di Allah spiegò alcuni versetti dopo averne appreso il significato tramite il profeta Gabriele (pace su di lui). Questi versetti riguardano l’invisibile e altri argomenti conoscibili soltanto attraverso la rivelazione. Di conseguenza, il tafsir del Corano continuò ad ampliarsi; per secoli gli intellettuali musulmani hanno esplorato il Corano attraverso percorsi diversi. Alcuni hanno avuto successo, altri no. I Compagni del Nobile Profeta (pace su di lui) furono testimoni della rivelazione e conoscevano le circostanze della sua discesa, i versetti nasikh e mansukh — al-nasikh (abrogante): un versetto coranico il cui contenuto è stato abrogato da un altro versetto; per questo quest’ultimo è chiamato mansukh — nonché le cause connesse a tali versetti. L’Imam al-Ghazali (che Allah abbia misericordia di lui) e l’Imam al-Qurtubi (che Allah abbia misericordia di lui) hanno detto:

È errato ritenere, per due ragioni, che tutto ciò che i Compagni hanno detto riguardo al tafsir provenga dal Nobile Messaggero (pace su di lui). La prima è che Muhammad (pace su di lui) interpretò soltanto un numero limitato di versetti. Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) sosteneva questa opinione. L’altra ragione è che essi stessi espressero opinioni diverse nelle loro interpretazioni su vari argomenti; tali opinioni non furono armonizzate e non tutto venne spiegato dal Nobile Profeta (pace su di lui), sebbene molti possano averlo fatto. [Ibn Ashur: Shaykh Muhammad al-Tahir; Tafsir al-Tahrir wa al-Tanwir, al-Dar al-Tunisiyya, Tunisi, 1984, pp. 28-29.]

La crisi che si crea nell’intelletto o nella mente a causa di una comprensione limitata del Sacro Corano fa sì che il suo significato rimanga prigioniero di un determinato periodo, di un certo ambito o di una particolare generazione.

In realtà, per un musulmano il mezzo più efficace per avvicinarsi a Dio consiste nello studiare il Corano e, al tempo stesso, riflettere sui suoi versetti e sui loro significati. Al contrario, la lettura o lo studio senza comprensione non sono sostenibili. I faqih sono concordi nel ritenere che leggere e riflettere su una piccola quantità con comprensione e contemplazione sia meglio che leggere molto senza contemplazione. Per contemplazione intendiamo qui recitare i versetti, esaminarli, studiare dettagliatamente il brano in questione allo scopo di conoscerne tutti i significati profondi e offrire alle persone intelligenti, colte e riflessive l’opportunità di riflettere liberamente e senza interruzione sui significati profondi che Allah vi ha disposto.

In quanto Libro divino, il Corano è la fonte più affidabile di ogni genere di conoscenza e una guida autorevole per gli studiosi delle scienze umane e sociali. Esso contiene principi e indicazioni scientifiche generali che risvegliano e orientano lo spirito scientifico dell’essere umano. È deplorevole che molti musulmani abbiano a lungo sostenuto l’idea che il Sacro Corano sia principalmente una fonte di storia passata di diverse nazioni. Le sue narrazioni vengono presentate come ammonimenti; inoltre, esso è considerato un deposito di informazioni sulla Resurrezione, sulle realtà invisibili e sulle disposizioni dettagliate del fiqh — fiqh: conoscenza islamica attraverso le norme giuridiche; conoscenza della legge islamica; usul al-fiqh; scienza della giurisprudenza islamica, cioè il metodo di deduzione delle norme dalle fonti della legge islamica e la determinazione dell’ambito di tali norme.

Essi si sono concentrati soprattutto sul linguaggio poetico, sullo stile e sulla creatività magica e imitabile del ritmo vigoroso e della bellezza linguistica dell’arabo. In realtà, agli inizi gli studiosi limitavano quasi esclusivamente a questi tre aspetti l’esame delle qualità miracolose del Sacro Corano. Ciò si vede nelle opere di al-Rummani, al-Baqillani, al-Murjiani, Qadi Iyad e di altri studiosi: il Sacro Corano veniva considerato soltanto una fonte del fiqh e della legge, limitata ai duecento-cinquecento versetti coranici. I versetti restanti sarebbero stati rivelati al solo scopo di rivolgere lievi rimproveri e ammonimenti e di promuovere il perfezionamento spirituale. Tuttavia, tali restrizioni, oltre a limitare il miracolo del Corano agli ornamenti linguistici, riducono l’incoraggiamento a ricercare quegli aspetti rinnovabili e applicabili in ogni luogo e in ogni epoca, che testimoniano la natura miracolosa del Corano.

Poiché desideriamo elaborare, in vista di una rinascita islamica, uno straordinario stile di vita islamico contemporaneo, dobbiamo essere consapevoli che le disposizioni relative al fiqh occupano soltanto una piccolissima parte dell’ampio ambito del Sacro Corano. Dobbiamo ricordare che i musulmani devono usare il proprio intelletto per comprendere e riflettere su tutti i versetti del Sacro Corano. Il Corano deve essere scelto come fonte primaria e fondamento di ogni conoscenza riguardante la fitrah dell’essere umano e le scienze sociali e applicate. In effetti, ogni musulmano specializzato in qualsiasi campo del sapere deve rivolgersi al Corano per ricevere ispirazione e guida. Una conoscenza consapevole e riflessiva del Libro divino aiuterà a correggere, ampliare e riorganizzare il suo patrimonio di conoscenze. Di conseguenza, i musulmani potranno edificare la vera ummah del Corano. Prima di giungere a questo stadio, tuttavia, dobbiamo acquisire diverse cose:

È necessario esaminare il campo degli studi relativi ai miracoli del Sacro Corano. In generale, è necessario esaminare il campo degli studi relativi ai miracoli. È necessario riflettere su quali ulteriori caratteristiche i musulmani moderni possano aggiungere agli aspetti del Corano descritti generalmente come miracoli. In particolare, tra gli oggetti di ricerca potrebbero rientrare l’influenza del Corano sulla fitrah dell’essere umano, la sua capacità di formare, in ogni luogo e in ogni epoca, persone e famiglie migliori, e il suo influsso sulla formazione della società e della nazione. Gli psicologi e i sociologi musulmani possono condurre ricerche su questo tema con interesse. Allo stesso modo, gli scienziati musulmani delle scienze applicate e gli studiosi possono trovare nel Corano materiali preziosi. Gli ulema musulmani dediti al pensiero possono studiare il suo miracolo nel campo degli ahkam, attraverso i quali è possibile porre solide basi per una vita umana bella e per un sistema giusto, facilmente comprensibile e applicabile nella pratica.

In una seconda fase, è necessario riesaminare la questione della necessità di leggere il Sacro Corano e di fare tafsir. Bisogna andare oltre i tre obiettivi dell’acquisizione di conoscenze sul passato dei paesi e delle nazioni, sulla Resurrezione e sulle norme del fiqh. Possono esserci anche altri obiettivi essenziali, tra i quali i più importanti sono:

1. Ottenere una guida generale riguardo al comportamento umano e alle scienze concernenti la condotta personale e sociale e la fitrah.

2. Acquisire conoscenza dei principi e delle direttive fondamentali per riformare il sistema sociale e politico; tale conoscenza deve essere acquisita in armonia con la natura umana e sociale, e bisogna impegnarsi per stabilire come conseguire questo obiettivo. Possiamo classificare tutti i rami delle scienze sociali secondo i due obiettivi indicati di seguito. In questo modo, il Sacro Corano diventa un riferimento affidabile e un criterio etico per gli scienziati e gli studiosi di ogni categoria, un riferimento il cui contenuto non diventerà mai obsoleto. Gli specialisti delle scienze sociali e applicate e della letteratura vi troveranno una fonte preziosa per i consigli quotidiani. Ciò significa che un musulmano deve considerare oggi il Sacro Corano in modo diverso da come lo considera attualmente; oggi lo legge nella speranza di ottenere la misericordia di Allah oppure allo scopo di conoscere determinate norme. A questo proposito, dobbiamo risolvere una questione importante riguardante i due tipi di tafsir: al-tafsir bi-al-ma’thur (interpretazione basata sulle trasmissioni del Profeta e dei Compagni) e al-tafsir bi-al-ra’y (interpretazione mediante il pensiero indipendente). La questione è importante perché gli ulema e gli studiosi contemporanei non possono sempre ricercare lo stile di vita del Profeta e dei Compagni a sostegno delle proprie interpretazioni e conclusioni. Di conseguenza, nelle loro affermazioni prevarrà maggiormente l’opinione personale. Ora sorge la domanda: come si può procedere con al-tafsir bi-al-ra’y, considerando l’esistenza delle raccolte di hadith? Nell’hadith è espressamente vietato interpretare il Corano sulla base di opinioni personali. In effetti, molti Compagni del Profeta e i tabi’un si astenevano dal fornire qualsiasi interpretazione senza il sostegno della Sunnah. Possiamo dunque aspettarci oggi un ricercatore autenticamente musulmano su qualsiasi argomento, capace di applicare il proprio ragionamento all’interpretazione dei versetti del Sacro Corano? Certamente, questa è una questione grande e delicata. La risposta diventerà chiara esaminando la discussione che segue.

Abbiamo detto che esiste un numero limitato di opere di tafsir bi-al-ma’thur trasmesse dal Profeta. Pertanto, la ragione esige che agli intellettuali musulmani sia consentito ricorrere al pensiero, alla riflessione e al ragionamento per comprendere e accogliere i versetti del Corano:

Nel corso dei secoli sono state pubblicate numerose opere di tafsir e i mufassirun hanno adottato prospettive molteplici nell’interpretare il significato delle norme del Sacro Corano e di altre questioni. L’imam Fakhr al-Din al-Razi (morto nel 606 dell’Egira) disse che, se lo avesse voluto, avrebbe potuto scrivere opere sufficienti a caricare un cammello per l’interpretazione della sura al-Fatiha. In effetti, il suo tafsir su questa sura fu scritto in un’opera enorme. Numerosi ulema, come Ibn al-Atiyya, al-Qurtubi e Ibn al-Sabbagh, traevano centinaia di argomenti dal significato ricavato da un versetto, per sottoporli a esame e verifica. A questo proposito venivano sollevate nuove domande e si rifletteva su questioni connesse alle leggi cosmiche, alle forme della civiltà e ad altri temi. Per questo motivo, il Corano possiede una caratteristica diversa tra gli altri Libri celesti rivelati. Certamente, tali questioni non erano state sollevate in precedenza, né il Messaggero di Allah aveva fornito una spiegazione al riguardo. Finora, gli altri ulema e studiosi non hanno respinto questo approccio all’interpretazione del Sacro Corano, purché siano soddisfatte le corrette condizioni del tafsir. Secondo Tay yibi, un tafsir sottoposto a tali condizioni deve essere conforme ai requisiti dell’espressione autentica del testo originario e privo di artificiosità, comportamenti anomali, prolissità e ridondanza [Ibn Ashur, opera citata, p. 12].

Pertanto, l’interpretazione fondata su opinioni personali nel tafsir del Corano, nel senso in cui è stata vietata nell’hadith, rientra nelle seguenti categorie:

1) Fare tafsir sulla base di opinioni personali senza un’ampia competenza nella lingua araba e nel suo stile, nelle questioni degli ayat nasikh e mansukh ai fini della Sharia e senza prestare attenzione allo shan al-nuzul dei versetti specifici. Questo tipo di tafsir occasionale è interamente fondato su congetture e non contribuisce in alcun modo al progresso della verità.

2) Interpretare il tafsīr sulla base della riflessione e della meditazione. Tuttavia, questo tafsīr è carente, poiché tali esegeti non riescono ad adottare una visione d’insieme di tutte le questioni connesse al versetto. In questo caso, l’esegeta trae le proprie conclusioni basandosi sul significato esteriore del versetto o su una qualsiasi interpretazione della questione, ritenendo che il versetto in esame sia stato rivelato esclusivamente con quel significato.

3) L’ultima categoria comprende gli esegeti che sostengono il pensiero o l’opinione di un gruppo particolare e desiderano quindi interpretare i versetti del Corano a sostegno delle proprie opinioni, senza prestare attenzione al significato dello stile linguistico né allo shān al-nuzūl del versetto. Si può citare, ad esempio, il gruppo dei Bayāniyya. A proposito del loro capo, Bayān ibn Shamʿān al-Tamīmī, affermano che questo versetto è una dichiarazione agli uomini (una dichiarazione diretta) (3:138). I Qādiyāni hanno sostenuto che nel versetto «annunciatore di un Messaggero che verrà dopo di me e il cui nome sarà Aḥmad» (61:6), il termine Aḥmad indica Ghulām Aḥmad Qādiyānī. I Bāṭini sostengono che il Corano abbia un significato ẓāhirī e uno bāṭinī. Il significato ẓāhirī è compreso dai musulmani; quanto al significato bāṭinī, essi lo utilizzano a sostegno delle superstizioni raccolte dalle filosofie del passato, dalle antiche credenze religiose o dalle opinioni fuorvianti dei loro vari capi. Per impedire a chiunque di confutare i loro argomenti, sostengono che i principali dotti dell’umma non siano riusciti a confutare questa concezione né a chiarirne lo scopo.

Si giunge poi a parlare di un tipo di segno che oggi viene definito simbolo. Si può dire, ad esempio, che un versetto abbia un significato simbolico, contenente elementi che non vengono colti immediatamente dalla coscienza e il cui significato non si riflette neppure in quella lingua. Si veda qui,

«Chi è più ingiusto di colui che impedisce che il nome di Allah sia ricordato nelle moschee e si adopera per distruggerle?» (2:114). Qui alcuni potrebbero sostenere che il termine moschee significhi cuori, poiché il rapporto dell’uomo con Allah è un rapporto del cuore. Un’interpretazione di questo genere è del tutto inaccettabile dal punto di vista linguistico. Tuttavia, possono essere accettati tre metodi di tafsīr:

Primo: limitarsi alla comprensione del significato esplicito delle parole.

Secondo: giungere a una conclusione a partire dal significato esplicito delle parole. Dopo un’attenta riflessione, gli esegeti sapienti possono giungere a conclusioni di questo tipo; esse devono fondarsi su un contesto linguistico conforme all’uso corrente dell’espressione e non devono essere in contrasto con la finalità e gli scopi del Sacro Corano.

Terzo: l’esegeta desidera utilizzare le risorse intellettuali, scientifiche e culturali del proprio tempo nell’interpretazione del versetto, per verificare in quale misura esse siano compatibili con la guida del Sacro Corano. In seguito può decidere come interpretare la questione alla luce del significato indicato dal versetto.

Egli dona la saggezza a chi vuole; e colui al quale è stata concessa questa conoscenza ha certamente ricevuto un bene immenso. Solo coloro che sono dotati d’intelletto traggono istruzione e ammonimento da queste parole (2:269).

Quando un economista musulmano moderno, leggendo questo versetto di Allah: «affinché la ricchezza non circoli soltanto tra i ricchi di voi» (57:7), propone una concezione mai elaborata dagli studiosi musulmani su come acquisire e distribuire la ricchezza e su come impiegarla nel modo migliore al servizio dell’interesse pubblico, non si dovrebbe opporsi a lui con il pretesto che nessuno aveva mai espresso un’idea simile e che essa non trova sostegno negli hadith. Tuttavia, i veri islamisti (usuliti) [usuliyyun: il termine viene erroneamente denigrato come «fondamentalisti» e frainteso come «puristi». Il suo significato autentico è «puri» ed è usato per qualificare coloro che sono devoti all’interpretazione tradizionale del Corano e della Sunna e che non sono inclini all’ijtihad (vedi nota 16)] ritengono che non si possa giungere a un significato che esuli dalle concezioni fondamentali degli Arabi dell’epoca della rivelazione della wahy. Anche la loro posizione poggia su basi ponderate, ma può essere esaminata e discussa.

L’autore dell’Al-Muwafaqat, al-Shatibi, dice:

La legislazione degli illetterati (ummiyyat al-shari’a) [formulata per essere compresa dagli illetterati], essendo stata concepita per il suo popolo — gli Arabi —, implica che le norme siano formulate sulla base di tale presupposto. Una conseguenza potrebbe essere che molti si aspettino dal Corano che esso includa, oltre alla cosmologia, alla logica e alla semantica coraniche, tutte le scienze naturali conosciute dalle nazioni contemporanee e da quelle precedenti. Ma ciò non si accorda con il principio seguito in precedenza. I venerabili antenati erano i più informati sul Sacro Corano, sulla sua sapienza e sui suoi contenuti. Ciononostante, non espressero opinioni su alcun argomento al di là delle sue prescrizioni specifiche e delle concezioni relative al Giorno del Giudizio. È vero che nel Sacro Corano sono esposte conoscenze scientifiche note e familiari agli Arabi. Tuttavia, gli uomini sapienti sono rimasti meravigliati da queste conoscenze in esso contenute [Ibn Ashur, op. cit., p. 44].

L’opinione di al-Shatibi si fonda sull’idea che il Sacro Corano sia una fonte della legge e che sia stato rivelato a un popolo illetterato come gli Arabi. Pertanto, la concezione e lo stile compositivo del Corano sarebbero determinati dalla capacità di comprensione propria degli Arabi. Molti considerano questa idea del venerabile erudito profondamente errata, perché il Sacro Corano fu rivelato come Libro guida per gli esseri umani di ogni epoca e luogo. La lingua araba, con la sua ampiezza e ricchezza, era il veicolo più adatto a trasmettere questo messaggio. Ciò, naturalmente, non significa che gli Arabi fossero gli unici a comprendere quella mentalità, la linguistica o altri significati. Inoltre, nel Sacro Corano vi sono molti argomenti che gli Arabi in precedenza non conoscevano o non comprendevano. Non è possibile descrivere tali argomenti in uno spazio ristretto.

Allah ha detto: «Queste sono notizie dell’invisibile che Noi ti riveliamo. Prima di ciò, né tu né il tuo popolo ne eravate a conoscenza» (11:49).

Al momento della rivelazione del Sacro Corano, il discorso fu rivolto agli Arabi in modo tale che potessero comprenderlo facilmente. In seguito, l’orizzonte della comprensione si ampliò e, a causa delle nuove situazioni e delle nuove influenze intervenute nel testo originario, nacquero diversi significati che non erano limitati dai confini linguistici. Questo è di fatto un aspetto importante del miracolo del Sacro Corano: un unico Libro può essere compreso attraverso i secoli e, pur conservando le stesse lettere e le stesse parole, può rispondere a esigenze diverse. Nel Jami’ al-Tirmidhi si riferisce, citando Ali ibn Abi Talib (che Allah sia soddisfatto di lui), che il miracolo del Corano non avrà mai fine. Se si sostenesse che nel significato originario del Corano non è consentito andare oltre il significato linguistico, ciò implicherebbe che il miracolo del Corano sia limitato e circoscritto dal tempo e dallo spazio. Se gli antenati venerabili non hanno fatto menzione particolare di un determinato versetto, ciò non significa che sia vietato spiegarlo. In generale, significa che essi fornirono spiegazioni soltanto negli ambiti in cui avevano esperienza e nei quali era sorta la necessità di una spiegazione.

Da questi argomenti si comprende che il rapporto tra il Corano e le varie scienze è sempre esistito.

1) Dal Corano sono state ricavate diverse forme di sapere e di scienza. Tra queste vi sono il tawhid [l’unicità di Dio; la fede che Allah è Uno, sovrano, Creatore dell’universo e proprietario di tutte le creature. Il tawhid è l’essenza dell’Islam], il tashri’ (legislazione) e gli usul (fonti della legge).

2) Altre scienze che dipendono da essa. Sono la linguistica e la balāgha (retorica).

3) Sono stati forniti cenni di discipline del sapere che aiutano a comprendere il Corano e contribuiscono ad accrescere la fiducia in esso. Questa categoria comprende numerose scienze umane e sociali, nonché alcune branche dell’astronomia e alcune scienze applicate.

4) Inoltre, esistono scienze che non hanno alcun rapporto con esso, sotto nessun aspetto. Pertanto, occorre impegnarsi a riformare i metodi e le tecniche del pensiero islamico e a ricostruire il sistema culturale islamico attraverso l’istituzione delle moderne scienze sociali islamiche e delle discipline umanistiche. A ogni livello, l’obiettivo dovrà essere quello di creare, secondo un piano preciso, il miglior rapporto possibile tra tali discipline e il Nobile Corano e la Sunna [Sunna: l’insieme delle parole, degli atti e delle approvazioni o disapprovazioni del Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui)]. Ciò può essere realizzato sulla base di quattro principi.

Il primo e più importante di questi principi sarà il ristabilimento del Nobile Corano nell’ambito della cultura islamica, la fine della divisione tra la mente musulmana e il Corano e la trasformazione del Corano nella principale fonte del sapere dei musulmani contemporanei, come lo era in passato. Allora i nostri antenati ricorrevano a esso (il Nobile Corano) per acquisire una conoscenza precisa e complessiva della vita, dell’essere umano e delle norme che regolano la vita umana.

Il secondo principio dovrebbe consistere nell’elaborazione di un metodo per comprendere la Sunna del Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e nel suo impiego per costruire una cultura e una civiltà islamiche.

Il terzo principio consisterà nell’applicazione di un metodo corretto per comprendere l’eredità islamica ricevuta per tradizione, nel suo impiego per plasmare la nostra cultura attuale e nel trarre da essa gli insegnamenti necessari.

Il quarto principio consisterà nel concentrarsi sul pensiero arabo contemporaneo, verificando i metodi di comprensione, utilizzandolo e traendone beneficio. La strategia consiste nel dare priorità all’elaborazione di metodi per comprendere e applicare il Nobile Corano. A questo proposito, occorrerà elaborare un dossier sul Corano per concentrarsi sulla ricerca e sugli studi nei seguenti ambiti:

1) I metodi per comprendere il Nobile Corano e per fare del Corano la fonte primaria della cultura, del sapere e della guida dei musulmani moderni.

2) Il tafsīr del Sacro Corano, il taʾwīl (spiegazione del significato), la classificazione e l’indice, nonché il suo rapporto e la sua connessione con le scienze musulmane precedenti e contemporanee.

3) Gli obiettivi delle altre discipline sono: (a) il risveglio dell’intelligenza musulmana riguardo all’attuazione del Sacro Corano in modo corretto; e (b) il ripristino del Sacro Corano al centro e al posto che gli spettano nella cultura, nelle conoscenze scientifiche e nella civiltà musulmane moderne. In seguito, l’intelligenza musulmana sarà ricostruita e riformata, e il Sacro Corano assumerà nuovamente il ruolo di diffondere la sua luce.

Il dossier coranico sopra menzionato è stato inaugurato nel libro dello Shaykh Muhammad al-Ghazali intitolato Kaifa nataʿāmal maʿa al-Qurʾān. In seguito saranno organizzati seminari e studi sui vari aspetti di questo tema. [Methods of understanding the Quran, IIIT Virgina, 1991 Herndon]

Quest’opera indica una nuova consapevolezza e tenta di ricondurre il Corano al contesto reale di un mondo in trasformazione. In realtà, nessuno dovrebbe affrontare quest’opera con questa concezione.

Un’opera che, nel correggere numerose concezioni errate riguardo alla spiegazione del Corano e delle questioni islamiche, risponde a tutte le domande e propone soluzioni a tutti i problemi attraverso studi e ricerche. Tuttavia, questo è il primo passo verso la creazione di una consapevolezza metodologica islamica moderna. A questo proposito, occorre dare importanza alla revisione e alla valutazione dell’eredità islamica in una prospettiva umana.

Questo studio e le future opere su questo tema non costituiranno un ostacolo per gli scritti ricevuti dalla tradizione riguardanti il pensiero islamico. Al contrario, ne riconosceranno l’autenticità ereditata (Authenticated) e risponderanno positivamente a tutte le scuole giuridiche e correnti di pensiero islamiche; in particolare, manterranno un atteggiamento positivo verso quelle correnti di pensiero sorte prima dell’epoca del declino, dell’arretratezza e della stagnazione intellettuale.

Per adempiere al dovere islamico di rendere il Sacro Corano più accettabile alle persone intelligenti e razionali, occorre impegnarsi in tal senso. Quest’opera è composta da numerosi articoli critici. Vi sono discussi diversi temi; tra questi figurano domande e risposte relative al tentativo di sviluppare una consapevolezza coranica conforme ai principi metodologici, in cui non si accetta ciecamente alcuna concezione esistente senza sottoporla a critica o analisi.

Il Sacro Corano è una fonte dalla quale gli studiosi hanno potuto trarre molti contributi nei rispettivi ambiti di conoscenza specialistica. Allo stesso modo, questo magnifico Libro è servito da fondamento per comprendere il mondo; tuttavia, i metodi della sua applicazione sono cambiati insieme allo sviluppo storico del pensiero umano. La prospettiva di chi studia il Sacro Corano come un’opera i cui contenuti sono reciprocamente connessi sarà diversa da quella del lettore selettivo che studia ogni versetto separatamente, senza il contesto appropriato. Analogamente, alcuni considerano questo magnifico Libro una raccolta di racconti, norme giuridiche, esortazioni e ammonimenti. Un altro lettore, invece, lo considera un’enciclopedia autosufficiente nella quale vengono trattate l’esistenza cosmica e dinamica, attraverso cui può acquisire una concezione oggettiva dell’universo, del suo movimento e del mondo nel contesto in costante mutamento del tempo e dello spazio.

Il Sacro Corano ha spiegato le proprie qualità speciali, affermando che è un Libro divino completo, capace di affrontare ogni tipo di situazione in tutti i tempi: passato, presente e futuro.

O Profeta, il Libro che ti abbiamo inviato mediante la rivelazione è la verità e conferma la veridicità dei Libri precedenti. Allah conosce bene i Suoi servi e osserva ogni cosa. Poi abbiamo fatto ereditare questo Libro a coloro che abbiamo scelto tra i Nostri servi. Tra loro vi è chi fa torto a se stesso, chi segue una via mediana e chi, con il permesso di Allah, è pronto a compiere il bene. Questa è una grande grazia (35:31-32).

Questo versetto afferma chiaramente che, attraverso il proprio processo di rinnovamento, il Sacro Corano continua a rispondere alle situazioni e alle necessità sorte nel corso dei secoli.

Ebbene, giuro per il tramonto delle stelle; e questo è davvero un giuramento solenne, se solo lo sapeste. In verità, questo è un Corano nobile, custodito in un Libro celato, che nessuno tocca se non coloro che sono puri (56:75-79).

È attraverso il Corano che Allah l’Altissimo ci ha narrato diversi episodi riguardanti i nostri antenati. Questo Sacro Corano possiede una caratteristica unica: è un Libro celeste eterno, infallibile e purissimo.

Siamo Noi, senza dubbio, ad aver fatto scendere i versetti e siamo Noi a proteggerli (15:9). Pertanto, per le generazioni future è una testimonianza documentata della quale potranno servirsi.

O Muhammad, anche prima di te, quando inviavamo messaggeri, inviavamo uomini ai quali rivelavamo i Nostri messaggi. Chiedetelo alla gente del Ricordo, se non lo sapete voi stessi. Anche i profeti e i messaggeri del passato li inviammo con segni evidenti e Libri. E ora abbiamo fatto scendere su di te questo Ricordo, affinché tu spieghi e analizzi davanti alla gente l’insegnamento che è stato rivelato per loro e affinché anch’essi riflettano (16:43-44).

Di fronte alla distorsione e alle alterazioni dei precedenti Libri celesti, questo è un Libro eterno.

In precedenza avevamo dato il Libro a Mosè, e anche allora sorsero divergenze riguardo ad esso. Se Dio non avesse già decretato una parola, sarebbe stato pronunciato il giudizio definitivo su coloro che divergevano. E costoro sono immersi in un dubbio profondamente fuorviante (41:45).

Inoltre, il Corano possiede molte altre qualità. Dopo la conclusione delle circostanze particolari della rivelazione (in quel periodo i versetti rivelati in relazione a cause specifiche erano disseminati), questo Libro grandioso fu ordinato, per comando di Allah, in un’unità sistematica e strutturale. Il Corano è preservato divinamente; le qualità di questo Libro grandioso si comprendono attraverso il suo contributo eterno alla soluzione dei problemi umani, mediante la rivelazione dei suoi tesori secondo le necessità del tempo, poiché esso crea una consapevolezza globale dell’universo, dei suoi movimenti e delle sue relazioni. Per questo domina il tempo, lo spazio e il cambiamento. In esso è racchiusa la consapevolezza dell’intera esistenza, insieme alla conoscenza di Allah l’Onnipotente. Pertanto, le generazioni del passato, del presente e del futuro non possono in alcun modo diventare proprietarie definitive di questo Libro grandioso. Piuttosto, apprendono da esso secondo i flussi di pensiero della propria epoca e secondo le necessità della civiltà e delle circostanze storiche.

L’importanza del libro dello Shaykh al-Ghazali non risiede nel fornire una nuova interpretazione, bensì nello sforzo di liberare il pensiero islamico contemporaneo da numerose incompletezze e carenze, prima di indirizzarlo verso l’acquisizione del sapere e verso un metodo chiaro. Ciò può essere conseguito nella società islamica; non sosteniamo che essa abbia già assimilato tutti i cambiamenti che si verificano nel mondo e tutte le loro conseguenze, ma possiamo dire che questo processo è iniziato. In ogni caso, l’idea dell’universalità del pensiero e degli obiettivi è una qualità islamica. Indicando il Profeta come l’ultimo dei profeti (Khatam al-Nabiyyin) e il Sacro Corano come l’ultimo e definitivo Libro celeste, l’Islam diede inizio al primo movimento religioso mondiale. Inoltre, estendendo il proprio impero dall’Oceano Atlantico a occidente fino all’Oceano Indiano a oriente, la civiltà islamica divenne orientale e unificò numerose civiltà e popoli lungo la fascia centrale del mondo antico.

L’universalità è profondamente radicata nella struttura islamica; perciò è nostro preciso dovere riflettere sulla crisi della civiltà mondiale e sulla sua soluzione islamica. Tuttavia, questo compito deve essere svolto mediante una consapevolezza metodologica, e tale metodo riunisce in un unico contesto i risultati del pensiero umano contemporaneo e dimostra la superiorità dell’Islam nel corso dell’intera storia umana, sebbene il Sacro Corano non sia mai stato modificato né modernizzato.

Ora è necessario fare luce sul metodo contemporaneo richiesto per tale consapevolezza. Non è possibile conseguirla dedicandosi esclusivamente a un determinato periodo o momento, né trascurando o ignorando l’ambiente circostante. Sviluppo e progresso non significano soltanto raccogliere i risultati contemporanei e aggiungere le innovazioni più recenti alle vecchie strutture sociali; è invece necessaria una trasformazione qualitativa delle strutture economiche, sociali e ideologiche della società. A tal fine occorrono una nuova prospettiva sul Sacro Corano e una prospettiva innovativa adeguata alle nuove realtà. Il concetto di società contemporanea non significa mantenere, nel contesto del futuro, la vecchia società e il suo pensiero; è piuttosto legato al cambiamento storico, e la trasformazione della società è indispensabile per il passaggio alla condizione contemporanea. Questi cambiamenti renderanno possibile la riscoperta della società, e anche noi saremo in grado di riscoprire il Sacro Corano nell’ambito di questa struttura mondiale in trasformazione.

Considerando la questione in questo contesto, è chiaro che molte delle nostre società arabe e islamiche vivono nel presente e si considerano contemporanee nella loro concezione. In realtà, però, non vivono in condizioni contemporanee; non possiedono neppure la consapevolezza della cultura mondiale attuale, né la mentalità critica e analitica, la conoscenza metodologica e l’interesse per applicarle alla soluzione dei problemi odierni. Le società arabe e islamiche tendono ad aggrapparsi al proprio passato e al pensiero tradizionale, pur dovendo vivere nell’epoca internazionale moderna. Questa contraddizione ha fatto loro acquisire una coscienza della contemporaneità, ma al contempo le ha rese incapaci di rispondere alle condizioni necessarie per raggiungere una consapevolezza universale contemporanea. Perciò vediamo che alcuni intellettuali influenti di queste società continuano a scrivere opere fondate sul pensiero tradizionale e cercano il passato nel presente senza indagare la natura dei cambiamenti storici e sociali del mondo. Vogliono elaborare i contenuti nello stesso modo in cui i Compagni fedeli dei nostri giorni praticarono l’ijtihad nella loro epoca e lo applicarono alla soluzione dei problemi. Allo stesso tempo, questi intellettuali influenti ignorano le differenze storiche tra le due epoche e non riconoscono la necessità dell’ijtihad nell’epoca moderna. Invece di considerare l’ijtihad un modello ideale, assumono i Compagni fedeli come modello da imitare.

Vogliamo interrompere questa tendenza e individuare le attività storiche che hanno ostacolato il progresso del fiqh in senso ampio. Il progresso del fiqh comprende anche il diritto politico e costituzionale, nonché il diritto economico e quello delle relazioni internazionali. Spiegheremo ora gli eventi storici a causa dei quali le posizioni dei muhaddithin, riguardo ai diversi aspetti della Sunnah connessi alla trasmissione e all’isnad, hanno incontrato reazioni nei diversi rami del fiqh e nella predicazione degli imam (plurale di imam).

Vengono così alla luce le contraddizioni tra ciò che la storia aveva escluso, le autorità governative e gli ulema, il fiqh e il sufismo, coloro che hanno studiato il Corano senza riferirsi alla Sunnah e coloro che hanno studiato la Sunnah senza riferirsi al Corano. Una simile prospettiva storica può aiutare il fiqh a ristabilirsi nella sua giusta posizione; contraddizioni di questo tipo non dovrebbero sorgere nell’ambito del metodo islamico. Infatti, per le attività e il percorso dell’intera ummah islamica esiste un unico centro, costituito dal Libro al-Qur’an, libero da contraddizioni. In tal modo sarà possibile armonizzare la volontà divina e lo sforzo umano affinché il Corano svolga pienamente il proprio ruolo nella creazione di una civiltà completa ed equilibrata, della cui prosperità saranno partecipi i musulmani e tutti gli esseri viventi.

E abbiamo fatto scendere su di te questo Libro, che espone chiaramente ogni cosa, come guida, misericordia e lieta novella per tutti coloro che si sono inchinati con umiltà (16:89).

Sullo studio corretto della Sunna

Dott. Taha Jabir al-Alwani

Fin dagli inizi dell’Islam, la Sunna è stata interpretata secondo il quadro dei principi giuridici conosciuti dagli studiosi e dai mujtahid. Quanto all’affidabilità, essa viene subito dopo il Corano, occupando il secondo posto. In realtà, i due non possono essere separati, poiché la Sunna interpreta e analizza il Corano e ne realizza gli insegnamenti e il metodo.

Pertanto, l’affidabilità della Sunna è una componente indispensabile dell’Islam: nessuno tra i musulmani delle prime generazioni l’ha mai messa in discussione. Tuttavia, tra le generazioni successive vi furono molte persone di scarsa conoscenza e saggezza che non seppero distinguere gli hadith altamente affidabili e fedeli del Messaggero, cioè la Sunna, dai racconti delle prime epoche e dalle brevi raccolte di eventi. Non sapevano in quale misura tali resoconti storici o sintetici potessero essere considerati autorevoli; quale valore avessero come mezzo per far emergere la conoscenza umana; né se dovessero essere ritenuti autorevoli anche quando entravano in conflitto con il pensiero razionale o con prove concrete. Queste persone di scarsa conoscenza ritenevano che la discussione metodologica e filosofica di tali questioni fosse in contrasto con la Sunna stessa. Consideravano le sunan, cioè i comportamenti e le azioni, come resoconti a esse collegati, e questi resoconti come semplici narrazioni; la maggior parte delle controversie si concentrava sulle narrazioni. Non riuscirono a comprendere l’enorme distanza tra la Sunna e la guida del Profeta, da una parte, e il modo in cui esse furono trasmesse in seguito, dall’altra. Inoltre, non vedevano alcuna differenza tra il metodo di riferire le attività, le azioni e le parole del Messaggero e quello usato per riferire fatti riguardanti le altre persone. Questa dolorosa confusione suscitò dubbi sull’affidabilità della Sunna stessa, dando luogo a un’ampia discussione nelle opere dedicate allo studio degli usul e degli hadith. Questo sforzo avrebbe potuto essere impiegato più proficuamente per elaborare metodi corretti volti a comprendere e interpretare la Sunna e ad apprendere da essa, aiutando così i musulmani di ogni epoca e luogo a sviluppare, alla luce dei suoi insegnamenti, il proprio pensiero e il proprio modo di vivere.

Il dibattito su questioni minuziose, inutili e deliberatamente sollevate riguardo all’affidabilità dei resoconti in generale e, in particolare, degli ahad, ha prodotto conseguenze negative, estremamente gravi e dannose. Di conseguenza, le divergenze e le controversie tra i musulmani si sono intensificate. Alla fine, molte opere sono sfociate in discussioni astratte e oscure, prive di qualsiasi effetto positivo, intellettuale o pratico. Nelle controversie sullo status della Sunna alla luce del Corano e sulla presunta abrogazione della Sunna da parte del Corano, i musulmani si sono dedicati inutilmente a critiche lunghe e ripetitive e all’esame dell’autorevolezza dei resoconti storici, dei narratori e delle catene di autorità. Se fossero stati compiuti ampi sforzi nello studio, nell’analisi e nella comprensione del testo originale, nei metodi di trasmissione degli hadith alla luce delle realtà ambientali, temporali e storiche, oltre che nell’esame degli isnad e nel confronto con numerose opere, chiunque avrebbe potuto comprendere la natura dei problemi e delle confusioni che ne seguirono.

Certamente, nella legislazione sono state impiegate notevoli energie per redigere opere indubbiamente preziose. Se tali opere avessero trattato non solo gli aspetti giuridici, ma anche tutti gli aspetti della Sunna, avrebbero soddisfatto maggiormente le necessità della Umma. Poiché la Sunna, nel suo complesso, rappresenta una sequenza di guida che realizza metodicamente il Corano in specifiche situazioni ideologiche, economiche e sociali, nel loro contesto storico e geografico, lo studio metodico volto a comprendere la Sunna costituisce uno degli aspetti più importanti e necessari dello studio degli usul degli hadith. In quel periodo l’Islam veniva realizzato nella sua forma definitiva, e il Sacro Corano svolse un ruolo guida nel dare forma concreta agli ideali dell’Islam e nel trasformare quel periodo della storia in un’epoca che le generazioni future avrebbero dovuto seguire. In tal modo, nell’attuazione della parola di Allah, la Sunna rappresenta la via più elevata, più chiara, migliore e autentica. Essa è un simbolo realistico, erudito e completo della scienza relativa al metodo coranico. Preservare il Corano nella forma in cui era stato rivelato e proteggerlo da ogni deviazione sembra essere stato conforme alla volontà di Allah l’Altissimo. Il Profeta stesso mostrò una grandissima fermezza nel preservare ogni lettera del Corano e mantenne ogni vocale e ogni segno di pausa. Per questo fu impartito l’avvertimento categorico che ogni lettera del Corano dovesse essere trasmessa intatta, come al momento della rivelazione: era vietato pubblicarla in forma tradotta.

Ma la Sunna non è così. Sebbene sia stata preservata, non le sono state applicate le restrizioni sopra menzionate. Inoltre, a differenza del Sacro Corano, il Profeta non predispose che gli hadith fossero messi per iscritto. E, sempre come avvenne per il Corano, non li ripeté oralmente con Gabriele né li memorizzò in quel modo. La ragione di questa differenza di trattamento è che la Sunna, come nel caso del Profeta, rimanesse un’esperienza vissuta al massimo livello delle capacità umane. Il Profeta seguì il Sacro Corano in modo totale e definitivo. In effetti, applicò la sua scienza normativa in tutti gli ambiti della vita quotidiana e in ogni attività terrena: nella predicazione religiosa, nell’insegnamento, nell’impartire divieti, nel godimento, nella consultazione e nell’esortazione, nell’amministrazione della giustizia, nell’emanazione di fatwa, nel dare ordini, nel mantenimento della disciplina, nella conduzione della guerra, nella conclusione della pace, nella stipula di trattati, nelle compravendite, nello scambio di messaggi, nel matrimonio, nel divorzio, nella costruzione, nella demolizione, nei viaggi e in altre attività.

La scienza delle norme del Corano ha osservato e seguito le attività del Profeta. Molti versetti coranici hanno valutato questa scienza delle norme e, quando necessario, l’hanno sottoposta a critica, analizzata, corretta e guidata. Ciò perché il processo di applicazione era condizionato dai limiti umani e dalle circostanze di tempo e luogo. Per questo Allah dice: «Ricorda Allah per quanto puoi».

Quando applica la scienza delle norme coraniche, ogni persona diversa dal Nobile Profeta dovrebbe essere valutata mediante un confronto con il metodo applicativo del Nobile Profeta. Infatti, chiunque, eccetto il Grande Profeta, può essere influenzato dalle inclinazioni personali e dagli impulsi spontanei. A titolo d’esempio, la gente ha seguito il Nobile Profeta nelle preghiere e nelle pratiche religiose. Piuttosto che limitarsi a seguirlo, avrebbe dovuto seguire il suo esempio. Seguire un esempio significa infatti impegnare l’intelletto in un’attività consapevole e, quando necessario, seguire consapevolmente tutti gli elementi connessi a tale esempio. L’International Institute of Islamic Thought (Istituto Internazionale del Pensiero Islamico) continua attualmente a sottolineare, per gli studiosi musulmani, l’importanza della comprensione della Sunna, della sua analisi ampia e definitiva e di un’adeguata prospettiva, affinché essa sia utilizzata come fonte della conoscenza e della cultura islamiche. Ciò è particolarmente necessario perché, per ricostruire la conoscenza, la cultura e la civiltà musulmane, è indispensabile spiegare i fondamenti e le fonti dell’Islam e i metodi per comprenderli. Per raggiungere questo obiettivo, l’Istituto ha deciso di adottare alcuni programmi.

In primo luogo, l’obiettivo è orientare l’attenzione degli studi di usul e hadith verso le questioni ancora irrisolte che richiedono una soluzione, invece di concentrarsi su quelle già ampiamente dibattute. A questo proposito, l’Istituto ritiene che, poiché nessun musulmano che abbia fede in Allah e nel Messaggero può negare l’autorità della Sunna, la questione dell’autorità della Sunna sia stata discussa in modo definitivo. L’Istituto ha pubblicato l’opera Hujjiyyat al-Sunna (L’autorità giuridica della Sunna), scritta dal celebre specialista di usul Shaykh Abd al-Ghani Abd al-Khaliq. L’opera costituisce un prezioso contributo erudito su questo tema, è il libro più importante in materia e l’Istituto la considera l’opera definitiva al riguardo.

L’Istituto ha già cercato di richiamare l’attenzione dei ricercatori sull’uso della tecnologia dell’informazione, al fine di rendere la Sunna più accettabile agli studiosi e ai ricercatori di diverse discipline. A questo scopo, ha già fornito sostegno a numerosi studiosi impegnati in tale attività.

Inoltre, l’Istituto ha iniziato a classificare la Sunna secondo i temi. Non limitandosi a considerarla una fonte del fiqh, si è impegnato anche nell’applicazione di qualunque metodo scientifico utile al conseguimento del nostro obiettivo: fare della Sunna una fonte di conoscenza per le scienze sociali.

Infine, l’Istituto ha iniziato a invitare eminenti studiosi a scrivere opere sui diversi aspetti della Sunna e sul suo ruolo nella ricostruzione della civiltà islamica. Il celebre studioso Shaykh Muhammad al-Ghazali ha già scritto un’opera che ha suscitato grande risonanza: Al-Sunna bayna ahl al-fiqh wa ahl al-hadith (La Sunna tra gli esperti di fiqh e gli esperti di hadith). L’opera è stata dedicata al metodo di comprensione della Sunna e traccia una distinzione tra coloro che si occupano della struttura degli isnad e delle trasmissioni e coloro che desiderano comprendere la Sunna e trarne insegnamento. Secondo l’Istituto, questo erudito è così esperto e sapiente nella composizione delle opere che non ha bisogno delle indicazioni di nessuno per scrivere un libro né per correggerne errori o imperfezioni. Tuttavia, alcuni dettagli inseriti nella sua opera e gli esempi utilizzati hanno suscitato ampie critiche. Il clamore è stato tale che, a causa di questi dettagli insignificanti, il messaggio fondamentale dell’opera è quasi scomparso.

Quest’opera era stata scritta principalmente per coloro che non possiedono una conoscenza di base della sharia e dei metodi di ricerca, e la cui conoscenza della storia, della sira, del fiqh e dell’arabo non è sufficiente per comprendere correttamente gli hadith. Molte persone iniziano a studiare gli hadith e li leggono senza comprenderne la natura, né le presunte ragioni delle parole o delle azioni del Nobile Profeta, oppure senza comprendere il significato generale degli hadith. La loro comprensione è difettosa e fuorviante; di conseguenza, si formano un’idea distorta degli hadith e la diffondono tra la gente. Queste persone arrivano a sostenere, in nome della propria erudizione, che la Sunna ha autorità sul Corano e può abrogarlo. Inoltre, quando incontrano un hadith più autentico che contraddice il loro ragionamento, non riescono a comprenderne la natura ambigua. Non comprendono neppure il metodo di valutazione di tali hadith, né il metodo corretto e le regole necessarie per comprendere l’hadith in questione.

L’opera era stata scritta per gli studiosi e i ricercatori impegnati nello studio della Sunna. Viene loro consigliato di prestare una certa attenzione al metodo corretto per comprendere la Sunna. Infatti, senza una corretta comprensione non esiste alcun hadith, e senza la Sunna non possono esistere fiqh, civiltà islamica o vera conoscenza.

Consapevole della confusione presente nell’opera dello shaykh al-Ghazali, l’Istituto chiese al dott. Yusuf al-Qaradawi di scrivere due opere dettagliate. Una riguarda il metodo per comprendere la Sunna e l’altra la Sunna come fonte della conoscenza. La prima è stata pubblicata dall’Istituto con il titolo Kayfa nataʿāmal maʿa al-Sunna al-nabawiyya (Il metodo per comprendere la Sunna), mentre la seconda sarà pubblicata a tempo debito, in sha’ Allah.

Per ristabilire il ruolo positivo e attivo della Sunna nella costruzione dello stile di vita islamico contemporaneo, è più che mai necessario includere l’approccio metodologico alla Sunna nel programma di studi degli hadith nell’ambito dell’istruzione superiore islamica, invece di continuare a concentrarsi su questioni già trattate in modo decisivo.

Si auspica che i musulmani mostrino un interesse sempre maggiore per la comprensione della Sunna. Dovranno conoscere e diffondere le regole e le condizioni di tale comprensione e sviluppare un profondo interesse per conoscere le cause delle incomprensioni riguardo alla Sunna. Dovranno comprendere perché, nel processo di questa comprensione, gli eventi concomitanti e sovrapposti abbiano generato una crisi e come, in conseguenza di tale crisi, si sia iniziato ad applicare il ragionamento filosofico al dibattito sull’autorità della Sunna. Per instaurare un approccio metodologico globale alla comprensione della Sunna, è necessaria una ricerca approfondita su tre questioni.

(a) Le condizioni della comprensione

Se la corretta comprensione diventa un problema nel caso della Sunna, quali sono state, nei diversi periodi della storia, le cause del dissenso e della confusione? Quali qualità e competenze sono necessarie per uno studio e una comprensione adeguati? Il rifiuto dell’Islam è forse un prerequisito per la comprensione? Come si può colmare la carenza di una visione complessiva di qualcuno? Come possiamo affrontare in modo definitivo questa crisi? Come possiamo risolvere le questioni parzialmente celate che hanno generato confusione e che, secondo molti studiosi, hanno provocato un dibattito, se non sull’autorità della Sunna nel suo complesso, almeno su una parte di essa? Questo dibattito ha offerto agli argomentatori e agli arroganti l’opportunità di costruirsi delle giustificazioni. Tuttavia, nella storia dell’Islam, questa questione non aveva mai creato problemi tra i musulmani delle prime generazioni.

(b) Divergenze e divisioni

Perché e a causa di che cosa la Umma si è divisa in numerose sette e confraternite? Come sono sorte diverse sette intorno all’interpretazione, alla comprensione e alla divulgazione della Sunna e della sua autorità? In che modo la Sunna è stata usata come arma dalle diverse sette e confraternite? Perché sono sorti interrogativi sugli hadith falsificati, sulla comprensione incompleta degli hadith e sull’applicazione della legge a partire dalla Sunna? Quale effetto hanno avuto questi eventi sullo sviluppo dei diversi gruppi e quali questioni specifiche hanno suscitato nello studio degli hadith e nell’analisi reciproca delle biografie dei rāwī (i trasmettitori degli hadith)? Come mai questi temi furono integrati nello studio della Sunna dai precedenti studiosi di usul, così come nelle questioni specifiche trattate dai teologi scolastici? Tra questi temi rientrano l’autorità della Sunna, il suo status nel contesto del Corano, l’abrogazione di alcuni versetti, la sua interpretazione e la delimitazione dei suoi limiti nel discorso coranico, l’ijtihad del Profeta, gli hadith narrati al riguardo (Sunna parlata) e la valutazione dei diversi versetti coranici su tali questioni, e così via.

Quale effetto hanno avuto ora queste questioni sulla mentalità musulmana dal punto di vista intellettuale ed educativo? In quale contesto storico sono sorti questi problemi? Qual è il loro significato intellettuale e quali reazioni hanno prodotto finora? Qual è il modo migliore di condurre gli studi moderni sulla Sunna e di elaborare un programma di studi per tali ricerche? Come è possibile, traendo insegnamento da queste questioni, adottare l’approccio migliore per unire i musulmani e incoraggiare la Umma a ricostruire la civiltà?

((c) L’importanza del luogo e del tempo nella comprensione della Sunna

Come i musulmani della prima generazione, gli studiosi degli usul hanno riconosciuto il particolare contesto storico e geografico umano delle attività e delle parole del Profeta (pace e benedizioni su di lui), nonché delle sue esperienze. Pertanto hanno stabilito alcune regole per tenere conto di tali aspetti. Nel corso dello studio dei diversi tipi di hadith, possono gli specialisti elaborare alcune linee guida? Quale metodo deve essere seguito a questo proposito e quale ruolo svolgono gli studi moderni sugli hadith nell’interpretazione di queste linee guida?

Per comprendere la differenza essenziale tra le questioni minori discusse dai giuristi, le questioni intellettuali affrontate da pensatori, filosofi e mutakallimun, e le attività sociali studiate dagli scienziati sociali, sono necessari molteplici approcci e metodi per comprendere e applicare la Sunna. Un hadith riguardante una questione minore rientrante nell’ambito dei giuristi è di natura diversa da un hadith riguardante una questione sociale generale. Nell’interpretare quest’ultimo tipo di hadith, devono essere presi in considerazione tutti gli aspetti sociali collegati all’evento, e anche lo scienziato sociale ne terrà conto nella propria analisi. Come possiamo liberarci delle divisioni durature dell’umma? A causa di tali divisioni, lo stesso hadith viene utilizzato impropriamente a sostegno di concezioni contrapposte. Come potrà ciascun gruppo liberarsi della cieca fedeltà alle proprie convinzioni? Come possiamo ristabilire il fondamento della visione sacra del pensiero islamico e liberarci del circolo vizioso? In un’epoca in cui è diventato più facile raccogliere la Sunna (gli hadith), condurre ricerche erudite e organizzare dibattiti, nonché creare istituzioni comuni a questo scopo?

Il ruolo della Sunna nella soluzione dei problemi dell’umma

Il mondo islamico in generale, e quello arabo in particolare, soffrono di numerose crisi, con il risultato che il pensiero islamico sta attraversando una fase di svolta. Questa fase di svolta si è manifestata in molti modi. Tra gli aspetti più importanti vi sono:

a. La mancanza di coesione tra i diversi madhhab dell’umma; una coscienza conflittuale nelle questioni intellettuali, sociali e politiche settarie; il riemergere di ideologie che provocano divisioni all’interno dell’umma, oppure l’invenzione di ideologie che in precedenza non esistevano.

b. La carenza di altri elementi sociali, regionali e stabilizzanti; la preoccupazione per il futuro di prospettive egoistiche, unilaterali e settarie; il pessimismo riguardo al presente; la mancanza di iniziativa riguardo alle attività positive esistenti; e la prevalenza di atteggiamenti reattivi di fronte ai diversi eventi. Di conseguenza, lo spirito d’iniziativa rimane inattivo e si sviluppa una mentalità incline a creare dibattiti a sostegno del conflitto.

c. La mancanza di consapevolezza riguardo alla reale natura dei problemi sociali dell’umma e al loro rapporto con la storia. La prevalenza di opinioni superficiali, ristrette ed emotive sulle prospettive complessive e analitiche, nonché la propensione della mente musulmana contemporanea ad accettare qualsiasi cosa senza verificarla o per errore. Vi sono inoltre altri eventi negativi, così numerosi che è difficile redigerne un elenco dettagliato. Pertanto, come possiamo applicare la Sunna per acquisire la sana mentalità e la chiarezza di visione necessarie a fornire una risposta reale ai problemi dell’umma e per contribuire a risolverli? Come possiamo utilizzarla per permettere ai musulmani di operare e organizzarsi verso gli obiettivi islamici e per risvegliare la coscienza sociale? In tal modo, nell’umma torneranno il battito vitale e la vitalità. Inoltre, ciò incoraggerà l’umma a cercare alternative culturali e programmi sociali e intellettuali concreti. Di conseguenza, si rafforzerà la riaffermazione della sua identità e la consapevolezza di appartenere profondamente a una grande civiltà e a una grande storia radicate nel passato.

Il pericolo di un’interpretazione eccessivamente letterale della Sunnah

Al tempo del Profeta, la gente applicava la Sunnah in ogni ambito della vita quotidiana e, attraverso di essa, comprendeva pienamente il Nobile Corano. L’effetto di questo miracolo coranico si manifestò chiaramente nella formazione di un’ummah wasatan (una comunità mediana), testimone e guida per gli altri, ricca di bene e capace di affrontare ogni sfida. Con il passare del tempo, la capacità della gente di comprendere la Sunnah diminuì.

Prevalse invece una cultura basata sul dizionario (Dictionary based), che si impose sulle altre interpretazioni e annotazioni, fino a diventare l’unico mezzo. Ne scaturì una prospettiva letterale, fortemente dipendente dalle interpretazioni fondate sui dizionari. La questione si aggravò a tal punto che questa tendenza basata sui dizionari non tenne conto delle dimensioni del tempo e del luogo. Di conseguenza, rafforzò la tendenza a ostacolare la rinascita dell’ummah attraverso la confusione, le dispute sofistiche e i conflitti. Essa contribuì a considerare l’Islam come una raccolta di immagini antiche; furono adottate molte decisioni su basi inappropriate e si ritenne che un hadith composto in una determinata situazione potesse essere ripetuto innumerevoli volte, cosa in realtà impossibile nella vita concreta. Come affronteranno questo problema gli odierni specialisti della Sunnah e come proteggeranno la mente musulmana dai suoi pericoli? Come si potrà proteggere la mente musulmana dalla reazione di coloro che erano quasi riusciti a svuotare il messaggio dell’Islam del suo contenuto e a privarlo del suo massimo ruolo culturale e civilizzatore? La verità è che costoro hanno ridotto l’Islam a questioni personali e comportamentali, ne hanno ristretto la prospettiva a concezioni meschine e meramente linguistiche, trasformandolo in una religione dominata dalle consuetudini. Una simile prospettiva non favorisce la fondazione di una vera società islamica, l’unità dei popoli né la costruzione della civiltà.

Il ruolo della Sunnah nella rinascita dell’ummah

Senza dubbio, la nostra ummah ha urgentemente bisogno di un piano definitivo per la rinascita, che la ristabilisca nella posizione di comunità mediana e la renda una formazione d’avanguardia dell’umanità. Ciò non potrà essere conseguito dalla società musulmana senza il rispetto dei prerequisiti necessari. Il primo compito consiste nell’elaborare un quadro intellettuale e culturale per la rinascita islamica.

Oggi l’ummah è fondata su due correnti culturali: una cultura ereditata, caratterizzata dall’epoca storica e dall’ambiente da cui proviene, e una cultura straniera importata. La mente musulmana rimane indifferente nei confronti di entrambe queste culture, limitandosi a consumarne i prodotti e incapace di offrire un proprio contributo originale.

Collegare gli obiettivi e i metodi d’azione del cambiamento sociale al sistema di vita islamico dell’ummah contribuirà in modo significativo a organizzare gli sforzi del mondo musulmano. Di conseguenza, sarà possibile realizzare i necessari cambiamenti culturali e intellettuali e aiutare l’ummah ad assumersi questa grave responsabilità.

Per uscire dalla crisi attuale del pensiero islamico, acquisire la consapevolezza e la forza necessarie ad affrontare le sfide contemporanee e recuperare la posizione culturale e intellettuale dell’età d’oro dell’ummah, dobbiamo assolutamente tornare alle inesauribili fonti dell’Islam, del Corano e della Sunnah, e studiarle nuovamente in modo approfondito e accurato, secondo una prospettiva islamica contemporanea. Una simile prospettiva richiede lungimiranza, strumenti capaci di esercitare influenza e apertura sufficiente a considerare i diversi aspetti. Occorre chiarirne gli obiettivi, definire i principi fondamentali e sviluppare metodi per soddisfare le necessità urgenti e ricostruire gli elementi che costituiscono le fondamenta dell’ummah.

Il Sacro Corano fornì ai nostri antenati una straordinaria struttura intellettuale. Grazie a essa, essi furono in grado di comprendere e analizzare le leggi relative all’ascesa delle diverse nazioni e all’ascesa e al declino delle civiltà. Di conseguenza, poterono esaminare i dati in modo obiettivo e approfondito. Si trattava di un approccio razionale che affrontava e discuteva la realtà, non l’immaginazione, in modo integrato e logico. Questo approccio, tenendo conto del dinamismo della storia, permetteva di spiegare le tensioni interne alla società: quando e come si verificano, come interpretare gli eventi, come trarne insegnamento, come possano indicare la direzione del futuro e come consentano di adottare misure adeguate prima che si verifichino gli eventi possibili.

Conclusione

La Sunna del Profeta (pace e benedizioni su di lui), insieme allo stile di vita suo e dei suoi Compagni, rappresenta l’incarnazione concreta di quella struttura intellettuale orientata a tale obiettivo. La soluzione della grande crisi intellettuale sarà alla nostra portata soltanto studiando il Corano con una mente sana e razionale, attraverso un metodo definitivo capace di organizzare e guidare la vita degli esseri umani, in armonia con il resto della creazione e con il pensiero islamico contemporaneo.

Allo stesso modo, lo studio corretto della Sunna e dello scopo della parola del Sacro Corano, così come fu trasposta fedelmente nella vita degli esseri umani dal Profeta (pace e benedizioni su di lui), porrà fine all’ignoranza, all’odio, ai conflitti e allo spreco delle energie nella nostra ummah. In tal modo, i musulmani contemporanei potranno superare la nostra incapacità autoimposta di fronte alle complessità intellettuali e culturali dell’uomo moderno e, attraverso la comprensione dell’insegnamento islamico corretto e definitivo, offrire all’umanità una guida autentica e il benessere. Una simile comprensione aiuterà a distinguere le norme adattabili dai principi immutabili e indicherà gli obiettivi e i mezzi.

Il Corano e la scienza moderna: osservazioni sulla metodologia scientifica

Dott. Imad al-Din Khalil

Studiando attentamente il Sacro Corano e cercando di comprenderne l’atteggiamento nei confronti della scienza, si scopre che contiene numerosi versetti nei quali la scienza è discussa in modo generale. Essi rientrano in quattro categorie, corrispondenti ai quattro ambiti della scienza. La prima categoria tratta la realtà, l’ambito e gli obiettivi della scienza, temi noti come filosofia della scienza. La seconda riguarda la metodologia della scoperta dei dati scientifici. La terza comprende le leggi applicabili ai diversi ambiti della scienza, soprattutto alle scienze naturali. La quarta comprende le formule scoperte mediante la sperimentazione, che l’essere umano utilizzerà, in quanto califfo di Allah sulla Terra, per migliorare la vita. Questo ambito è noto come scienza applicata.

Non vi è dubbio che tra ciascuna di queste categorie esista una stretta relazione. La filosofia della scienza analizza gli obiettivi della scienza, mentre la metodologia scientifica elabora i procedimenti per scoprire la verità, come le sunan, ossia la natura e le leggi dell’universo, che governano il mondo, l’universo e la vita e ne regolano il movimento al momento opportuno. Alla fine, queste leggi e questi procedimenti forniscono formule che gli consentono di esplorare la varietà della creazione. Di conseguenza, diventano strumenti per il progresso e il benessere dell’umanità; mezzi per liberarsi dalla monotonia quotidiana necessaria alla sopravvivenza sulla Terra e per soddisfare maggiormente i suoi bisogni spirituali, che lo distinguono dalle altre creature. In tal modo, egli diventa più capace, in quanto califfo di Allah, di svolgere il proprio ruolo nel portare civiltà e benessere nel mondo.

È vero che il Sacro Corano non è stato rivelato come un libro di scienza o come un qualsiasi altro libro di testo. È altrettanto vero che alcuni pensatori moderni insistono nel sostenere che alcuni versetti abbiano significati e interpretazioni scientifici che non erano nelle intenzioni del suo Autore (Allah). In reazione a ciò, alcuni pensatori giungono all’estremo opposto e affermano che il Corano non ha alcun rapporto con i dati scientifici.

È evidente di per sé che i dati coranici e quelli scientifici sono compatibili e dello stesso tipo (in senso generale, al di fuori della realtà relativa e mutevole), ed è chiaro che tra essi non vi è alcun disaccordo o conflitto. Soprattutto, essi provengono da un’unica fonte: Allah. Allah è l’Autore di questo universo e delle sue leggi e dei suoi sistemi cosmici, Colui che ha rivelato il Corano e il Creatore dell’essere umano. Inoltre, l’essere umano è partecipe del processo di emanazione delle leggi e della rivelazione del Corano. Egli è il khalīfa di Allah sulla Terra e si adopera per edificare la civiltà per amore di Allah. Il Corano sottolinea la natura del rapporto necessario tra i suoi messaggi e le leggi cosmiche. L’essere umano non può svolgere il proprio ruolo sulla Terra nell’ambito della struttura educativa del Corano finché non comprende questo universo e non si impegna a individuarne le leggi e i sistemi.

A questo proposito va osservato che, rispetto ai secoli passati, la scienza moderna non nutre dubbi sulle prescrizioni religiose né le respinge. La scienza riconosce di non poter pronunciarsi in modo definitivo su questioni che potrebbero essere più vaste di quanto la sua concezione lasci intendere.

Dopo aver riconosciuto ciò, la scienza afferma con maggiore certezza, entro i limiti del proprio ambito, che la vita umana è priva di scopo se le viene sottratta una dimensione più ampia, che si estende oltre la materia e il movimento. La scienza è ormai giunta a un punto in cui opera in armonia con la religione.

Le recenti scoperte, in particolare quelle delle scienze naturali e atomiche, nonché la comprensione da parte dell’uomo del funzionamento del cervello, hanno prodotto questa grande rivoluzione nella filosofia della scienza. A questo proposito, durante la ricerca volta a scoprire il nucleo dell’atomo, si è constatato che la barriera materiale era stata infranta e, di conseguenza, si è individuata un’armonia alla base della struttura e della composizione del mondo naturale. [26] Dunque, se gettiamo un breve sguardo al rapporto tra i quattro ambiti della scienza e i dati esposti nel Corano, che cosa vediamo? [29]

((1) La filosofia della scienza, i suoi obiettivi e i principi fondamentali dell’Islam:

La filosofia della scienza riguarda ciò che la scienza mira a conseguire e il suo rapporto, in primo luogo, con gli sforzi dell’essere umano per edificare la civiltà e, in secondo luogo, l’esame e l’analisi della visione dell’essere umano nei confronti di questo universo, il mondo in cui vive. La ricerca scientifica e il metodo sperimentale sono elementi necessari dell’ordinamento islamico della vita, non un lusso né un elemento meramente formale. Ciò è dovuto al fatto che essi sono strettamente legati alle attività della Ummah, alla natura della sua integrazione sulla Terra e alla sua fede complessiva riguardo alla vita dell’universo, al mondo e all’essere umano.

A questo punto è probabilmente necessario menzionare alcuni principi fondamentali riguardanti lo stile di vita islamico e la visione del mondo. Il metodo scientifico, infatti, mediante verità scientifiche consolidate, guida l’applicazione di tali principi alle leggi e ai sistemi ancora inesplorati e ai modi in cui essi vengono attuati. Questo tipo di visione svolge un ruolo importante nel rafforzare tali principi, nell’enunciare gli elementi fondamentali della visione islamica del mondo, nel collegarli al mondo e nel renderli adatti a fornire un contributo attivo alla civiltà. A nostro avviso, sono quattro i principi fondamentali connessi all’attività scientifica:

(a) Istikhlāf (califfato)

L’amāna divina affidata all’essere umano è proprio il califfato, vale a dire che l’essere umano è il califfo o rappresentante di Allah sulla Terra. Il principio del califfo menzionato nel Sacro Corano e negli hadith è uno dei principi che la scienza ha confermato come realtà.

In qualità di rappresentante di Allah, l’essere umano può sviluppare la Terra, creare la civiltà, affrontare le sue sfide e creare un ambiente di vita sicuro e libero dalla povertà, favorevole al conseguimento di risultati ancora più elevati e all’avvicinamento al Creatore, e così via.

Finché l’essere umano non utilizzerà i metodi della ricerca scientifica allo scopo di scoprire le sunnan cosmiche o divine precedentemente menzionate, non potrà ottenere sufficienti garanzie e aiuto per adempiere al proprio dovere di califfo o conseguire un progresso continuo. Solo allora potrà collegarsi alle riserve di energia e realizzare una maggiore armonia tra sé e il proprio ambiente. In caso contrario, il principio del califfato resterà vuoto, una semplice costruzione teorica.

(b) Tawāzun (equilibrio)

Uno dei principi della vita e del pensiero islamici è stabilire il tawāzun, ovvero l’equilibrio, tra i bisogni spirituali e materiali dell’essere umano. Esso è profondamente radicato nel Corano e nella Sunna, e vediamo che vi è stato discusso in forme e modi diversi. A questo proposito abbiamo ignorato per lungo tempo un fatto evidente: Allah ha assoggettato la Terra all’essere umano in conformità con la sua responsabilità. Allah ha creato l’essere umano secondo una natura particolare e ha assoggettato la Terra a lui per soddisfare i suoi bisogni; mentre le altre religioni divine hanno tracciato una linea di separazione tra i bisogni spirituali e quelli materiali, l’Islam ha respinto completamente questa concezione. Così facendo, esse si sono orientate verso la spiritualità. Di conseguenza, è stata posta una barriera tra le esigenze dell’animo umano e le benedizioni e le opportunità della Terra assoggettata a lui.

La verità è che la vita islamica non può procedere senza un adeguato equilibrio tra questi due tipi di bisogni umani. Tuttavia, l’obiettivo dell’Islam è vivere nella realtà e costruire una vita umana equilibrata, libera da tensioni, deviazioni e oppressione, una vita attiva, mutevole e dinamica. Ciononostante, questa visione equilibrata, che nessun’altra ideologia o religione al mondo ha adottato con la stessa universalità e lo stesso impegno, non può essere realizzata senza il metodo scientifico, la scienza, i dati e le applicazioni.

(c) Taskhīr (assoggettamento)

Un’altra caratteristica fondamentale della visione islamica del cosmo e della vita. In questo ambito, la scienza è indubbiamente necessaria prima di attuare tale visione e comprendere le sue grandi potenzialità latenti. Secondo la visione islamica, la natura e il cosmo sono stati assoggettati all’essere umano. Allah ha stabilito le Sue leggi, i Suoi metodi e le capacità dell’uomo in modo adeguato ai suoi doveri fondamentali quale rappresentante sulla Terra e alla sua capacità di interagire con la natura in modo concreto ed efficace.

A proposito di questa interazione, l’Islam propugna un approccio moderato. Esso vuole far conoscere all’umanità il principio secondo cui la natura è posta al servizio dei bisogni umani. Al tempo stesso, mediante l’istituzione di valori, principi e convenzioni, ha definito un parametro per l’interazione tra i due aspetti dei bisogni umani. Il suo obiettivo è introdurre il massimo livello possibile di innovazione e di qualità della civiltà, in armonia con le aspirazioni dell’essere umano, i suoi principi e la sua posizione nel cosmo.

Se anche in questo modo non si riesce a utilizzare adeguatamente la potenzialità latente della scienza, cioè la scienza metodologica, nonché i dati e le applicazioni della scienza, nessuna società islamica potrà attuare il principio del taskhīr e trasformarlo in una realtà storica.

((d) La relazione necessaria tra la creazione e il Creatore

La scienza deve essere necessariamente utilizzata per attuare uno dei principi più importanti della visione cosmica islamica in particolare e della religione in generale. Essa costituisce il legame necessario tra il meraviglioso processo della creazione e l’esistenza del Creatore. La scienza funge da strumento per manifestare e spiegare tale relazione. Molti hanno scritto sul miracolo della creazione. Numerosi scienziati e studiosi hanno dedicato la loro vita alla scoperta di una verità inconfutabile della scienza: la creazione ha un Creatore. Questa questione è stata risolta definitivamente e non vi è stata lasciata alcuna domanda.

Poiché il cosmo è governato da attività organizzate, da movimenti precisi e armoniosi e da interrelazioni costruttive, e poiché ogni cosa viene spiegata mediante un’accurata valutazione matematica e formule scientifiche, numerose prove e innumerevoli risultati di esperimenti scientifici hanno dimostrato che esso è scaturito dalla volontà di un Grande Direttore, soprannaturale e dotato di potere assoluto. [28]

Finché la ricerca scientifica sarà impegnata in complesse attività volte a indagare i misteri dell’universo, della Terra e della vita, essa rimarrà indispensabile per la vita islamica. Inoltre, conduce in modo altamente convincente al Creatore dell’universo e, quando è orientata verso il Creatore, si trasforma in un atto di culto.

((2) Scienza della metodologia

In questo contesto, il Sacro Corano illustra una metodologia scientifica per scoprire le leggi dell’universo. È una metodologia flessibile e definitiva, che non diventa mai obsoleta nel contesto del tempo e dello spazio. Poiché è fondamentalmente un metodo o uno strumento per la ricerca e l’indagine, rimane al di sopra dei cambiamenti relativi e resta intatta in ogni epoca e ambiente. Il Sacro Corano invita gli esseri umani a riflettere con discernimento sulla propria esistenza e sul proprio posto nell’universo. Per questo li invita, stando sulla terra e osservando le condizioni circostanti, a impiegare la propria coscienza per contemplare gli orizzonti della mente e dell’universo, nonché lo straordinario atteggiamento dell’essere umano nell’ambito superiore della fede. Inoltre, il Sacro Corano ha attribuito alla coscienza una responsabilità fondamentale riguardo ai passi compiuti dai musulmani nei campi della ricerca, della meditazione, della conoscenza e dell’esperienza.

Il Sacro Corano si spinge oltre, invitando l’essere umano a utilizzare tutti i propri sensi per acquisire dati inesauribili, affinché le sue facoltà percettive possano catalogarli, selezionarli, accettarli o rifiutarli allo scopo di giungere alla Grande Verità. Nell’universo esiste un’armonia delle leggi, secondo l’ordine della Grande Verità.

Nell’indagine, nella sperimentazione, nel ragionamento induttivo e nella presa di decisioni, l’intelletto e i sensi operano congiuntamente. L’essere umano sarà messo alla prova sulla base della responsabilità derivante da tale operatività, poiché è necessariamente distinto dalle altre creature viventi. Nel Sacro Corano vi sono numerosi versetti nei quali si afferma ripetutamente che l’udito, la vista e la percezione del cuore (al-Fu’ad), operando insieme, hanno conferito alla vita umana il suo valore e la sua unicità. Se l’essere umano attiva queste facoltà e le utilizza pienamente, raggiungerà il vertice dell’eccellenza scientifica e religiosa. Di conseguenza, diventerà il signore dell’universo e consoliderà la propria posizione quale rappresentante di Allah sulla terra. Al contrario, se non utilizza queste facoltà, il suo rango sarà il più infimo; e Allah non gli ha destinato una condizione simile quando lo ha posto sulla terra dotandolo di udito, vista e percezione del cuore.

Vi sono inoltre circa cinquanta versetti che invitano l’essere umano ad affinare il proprio intelletto. Questo intelletto è una risorsa concessa da Allah, mediante la quale si può accrescere la fede in Lui. Inoltre, tali versetti invitano l’essere umano a comprendere profondamente e a considerare responsabilmente gli eventi che lo circondano.

Quanto è stato detto in merito alla riflessione profonda si applica anche all’acquisizione della conoscenza, poiché questa è un’operazione intellettuale che va oltre la riflessione profonda e ne costituisce il risultato. Attraverso l’acquisizione della conoscenza, l’essere umano raggiunge una consapevolezza estesa delle condizioni che lo circondano e una comprensione profonda della propria essenza e dell’ampiezza del suo rapporto con l’universo. Di conseguenza, la sua facoltà percettiva rimane per sempre aperta e viene assicurata una via responsabile per risolvere ogni problema, evento o questione che gli viene presentata.

Affinché l’essere umano possa ottenere risultati corretti attraverso l’induzione, il confronto, l’equilibrio e la verifica, sostenuto da dati esterni concordati e rafforzato dalle capacità intellettuali e logiche delle persone più competenti, il Sacro Corano ha sottolineato l’importanza di metodi quali la sperimentazione, la dimostrazione argomentativa e il dibattito intellettuale.

È significativo che il Sacro Corano abbia usato la parola ilm (conoscenza e scienza) in diversi significati: (a) dīn [30] (religione e sistema di vita), che Allah ha prescritto ai Suoi profeti e messaggeri, e le grandi verità contenute in questi versetti. L’ilm si manifesta anche come segno dei valori religiosi rivelati.

Così, nel linguaggio coranico, ilm e dīn portano significati dello stesso genere. I versetti di Allah hanno insegnato proprio questo e ci rendono capaci di comprendere una coscienza ampiamente interconnessa; Egli vuole che si diffonda il significato di ilm e dīn, invece dei significati prodotti dai positivisti, privi di conoscenza dei fatti e animati dall’ostilità. In più di settecentocinquanta versetti compaiono diverse forme e derivazioni della parola ilm.

Il Sacro Corano ha insistito sull’adozione di un approccio pienamente scientifico nello studio dei fenomeni naturali e soprannaturali, respingendo senza ambiguità tutto ciò che produce effetti negativi attraverso approcci quali le opinioni dettate dal pregiudizio, la magia e la superstizione. Tutti questi metodi non scientifici deviano dalla retta via che la religione invita l’essere umano a seguire per raggiungere il proprio obiettivo. Sappiamo tutti che la linea retta è la distanza più breve tra due punti. Pertanto, ogni deviazione da essa aumenta la distanza e la fatica e può disorientare a tal punto i viaggiatori da impedire loro di giungere alla destinazione. Il Sacro Corano ribadisce ripetutamente una verità chiara e manifesta: dal pregiudizio nascono l’assurdità e la stupidità, e l’unica alternativa alla verità è l’errore.

 

3. I fenomeni

La terza dimensione presentata dal Sacro Corano comprende i fenomeni e l’insieme dei vari ambiti della scienza: astronomia, geografia, biologia, zoologia, fisiologia umana e così via. A questo proposito, molti pensatori moderni adottano una delle due posizioni contrapposte. In primo luogo, si può fare completo affidamento sull’uso dei dati scientifici moderni nell’interpretazione dei versetti coranici, incorrendo così in errori metodologici. D’altra parte, si utilizzano dati parziali per formulare una regola generale, dati mutevoli per stabilire una regola permanente e dati relativi per formulare una regola assoluta. Il punto debole di questo approccio è che, qualora tali dati scientifici parziali e relativi cambiassero — e gli stessi scienziati riconoscono che ciò rientra nella loro natura — i sostenitori di questa teoria soffrirebbero di questo genere di tormento intellettuale.

Nel tentativo di evitare una situazione del genere, anche la seconda posizione cade nella trappola del pensiero errato, respingendo completamente i dati scientifici.

L’approccio più vicino a una metodologia scientifica sana è la via mediana, che il Corano insegna a seguire in ogni ambito della vita. Essa non si impegna mai completamente nei confronti della scienza, caratterizzata da dati variabili, ma non ne respinge neppure del tutto il ruolo nell’interpretazione. Il pensatore contemporaneo competente del Sacro Corano dovrebbe essere in grado di utilizzare il proprio intelletto e la propria esperienza nel campo di specializzazione per comprendere la natura dell’equazione tra i versetti coranici e i trattati scientifici. Inoltre, dovrebbe conoscere alcune correnti moderne recentemente emerse nell’interpretazione del Corano. Queste correnti utilizzano la terminologia e le immagini coraniche per comprenderne il significato e il contenuto, e sono note come Al-Tafsīr al-Bayānī li al-Qurʾān. Questo metodo offre una garanzia concreta che protegge l’interprete dall’esagerazione o dall’errore nel tentativo di ricavare il significato desiderato delle frasi e delle espressioni. Tale equilibrio tra la specializzazione scientifica e Al-Tafsīr al-Bayān consente al pensatore moderno di tentare di esprimere il significato desiderato dei versetti scientifici del Corano. Esistono alcuni fenomeni scientifici che sono divenuti definitivamente, o in modo indiscutibile, verità evidenti e regole consolidate: per esempio, il ruolo dei venti nel portare la pioggia, il ruolo della gravità nel movimento dei corpi celesti, le diverse fasi della formazione dell’embrione e la variazione dei rapporti dovuta all’aumento o alla diminuzione della distanza delle sostanze gassose dalla superficie terrestre. Vi sono inoltre molte altre informazioni la cui natura scientifica non era conosciuta dagli Arabi all’epoca della rivelazione del Corano. Nell’interpretazione dei versetti coranici relativi a tali informazioni è stato necessario fare affidamento, fino agli ultimi secoli, su fenomeni scientifici evidenti; ciò ha rivelato uno dei numerosi aspetti miracolosi del Corano.

Esistono molti dati scientifici che rivelano diversi aspetti della realtà. Tuttavia, tali aspetti esistono all’interno di una struttura unica e flessibile. Talvolta è possibile collegarli, in base al contesto, ad altri versetti del Corano per comprenderne il significato in relazione a questi ultimi. In tal modo, la meravigliosa struttura dell’universo rimane integrata e viene preservata dalla frammentazione mediante un unico metodo. Quanto alle teorie che, al di là delle regole dimostrate e delle verità evidenti, sono ancora oggetto di discussione e valutazione e non sono state consolidate, esse devono essere considerate con grande cautela; i pensatori moderni non dovrebbero fornire alcuna interpretazione dei versetti in questione.

Nel trattare i dati scientifici si deve procedere verso una soluzione ed evitare i possibili errori sia (a) della piena adesione all’interpretazione scientifica, sia (b) del suo completo rifiuto. La piena adesione all’interpretazione scientifica ostacolerebbe una corretta comprensione, la consapevolezza e ulteriori ricerche a tutti i livelli. D’altra parte, il suo completo rifiuto ridurrebbe la capacità di comprensione e innalzerebbe un muro di ostacoli tra l’uomo moderno e uno degli aspetti delle informazioni coraniche. In tutto il Sacro Corano si trovano ampiamente dati scientifici elaborati come prova per conseguire la fede in Allah. È importante osservare che non ogni argomento scientifico menzionato nel Corano sarà necessariamente un miracolo per le generazioni future. Né ciò significa che l’argomento fosse sconosciuto al momento della rivelazione. Esistono due tipi di versetti: alcuni forniscono informazioni e richiamano l’attenzione sull’eccellenza della creazione di Allah — lo spazio, l’universo e la vita. Tali versetti indicano dati scientifici, metodi e leggi sconosciuti all’epoca della rivelazione del Corano, come in ogni epoca, e che la scienza ha successivamente portato alla luce. È proprio questa caratteristica a essere definita il miracolo scientifico del Corano e la sua natura meravigliosa.

Bisogna ricordare che, poiché il Corano non è un testo scientifico, non vi sono contenuti tutti i dati scientifici. Tuttavia, alcuni dati sono stati esposti e, riguardo ad altri, sono stati forniti degli indizi. Ciò crea un ambiente intellettuale favorevole ai ricercatori, consentendo all’essere umano di scoprire liberamente informazioni più ampie. Secondo il Corano, l’essere umano può compiere tali scoperte mantenendo la fede e l’impegno religioso.

4. Applicazione

Considerando il quarto aspetto del rapporto tra il Corano e la scienza, si osserva che il Corano ha esortato incessantemente a utilizzare i dati e le scoperte scientifiche per migliorare il tenore di vita e promuovere il progresso della civiltà umana a ogni livello. Si tratta di un orientamento ampio, flessibile e costante, che invita l’umanità, in ogni luogo e in ogni epoca, a trarre beneficio dai dati scientifici e a impiegarli nella civiltà contemporanea. Se ciò avviene e si verifica uno sviluppo della civiltà o un nuovo fenomeno scientifico riconosciuto, il Corano invita efficacemente ogni generazione ad apportare cambiamenti alla luce dei nuovi fenomeni e delle nuove circostanze. In questa quarta dimensione del rapporto tra il Corano e la scienza, si osserva che il Corano invita costantemente e senza condizioni i credenti a fare il miglior uso possibile dei dati scientifici, delle scoperte e delle formule. Per proteggere i propri beni e preservare il proprio ruolo sulla terra, il Corano non ha invitato a prepararsi ad affrontare i nemici e a infliggere loro colpi violenti. Non riflette forse questo un orientamento ampio e flessibile, applicabile a ogni epoca e luogo, capace di conciliare l’immediatezza con l’universalità e la permanenza con la transitorietà?

E preparate contro di loro tutte le forze e i cavalli bardati che riuscite a predisporre, affinché possiate incutere timore, per mezzo loro, ai nemici di Allah e ai vostri nemici (8:60).

La forza assoluta e le armi da guerra sono state menzionate come i migliori strumenti del tempo. Nel capitolo del Sacro Corano dedicato al ferro (sura al-Hadid), questo metallo minerale è considerato uno strumento importante sia in tempo di pace sia in tempo di guerra. In esso si parla in modo specifico del suo impiego e della sua lavorazione:

Abbiamo inviato i Nostri messaggeri con prove evidenti e con la guida, e abbiamo fatto scendere con loro il Libro e la bilancia, affinché gli uomini si attengano alla giustizia e all’equità. E abbiamo fatto scendere il ferro, nel quale vi è una grande forza e molti benefici per gli uomini, affinché Allah sappia chi sostiene Lui e i Suoi messaggeri senza averLo visto. In verità, Allah è forte, possente (57:25).

Quale prova più grande del rapporto dei musulmani con la terra potrebbe esserci del fatto che un’intera sura sia stata intitolata a un importante metallo minerale? L’Islam ha considerato un elemento indispensabile il comportamento e i principi derivanti dalla fede che lo scienziato deve custodire nel proprio cuore; e quale autorizzazione più chiara di quella contenuta nel versetto sopra citato potrebbe esservi per l’impiego della scienza e della tecnologia e per lo sviluppo di un gusto creativo, colto e raffinato? Inoltre, in questo versetto il ferro è menzionato come un grande dono di Allah ai Suoi servi. Allo stesso tempo, vi si parla di due possibili impieghi del ferro: come strumento di una guerra terribile, quando viene utilizzato per fabbricare armi e per la preparazione militare, e come fonte di benefici (i vantaggi che l’uomo ricava da questo minerale nelle attività costruttive in tempo di pace). Che altro occorre dire della crescente importanza del ferro nel corso dei secoli, in tempo di pace e di guerra? Oggi è diventato uno degli strumenti più importanti per il bene dell’umanità o per le attività distruttive. Qualunque paese moderno ricco di ferro può colpire in profondità il territorio nemico, perché il ferro possiede un enorme potenziale nella fabbricazione delle armi. Inoltre, come motore dell’industria e delle risorse, tale paese può al tempo stesso elevarsi al livello dei principali paesi industrializzati.

Nel contesto della discussione sul ferro, vediamo che a esso è stata intitolata una sura. Occorre ricordare i versetti della sura Saba. In questa sura, Allah l’Altissimo menziona la Sua misericordia nei confronti del profeta Davide, al quale insegnò a rendere malleabile il ferro. Questo esempio è stato presentato a proposito dell’insegnamento all’umanità di tecniche avanzate. A questo riguardo viene proposto l’esempio di Dhu al-Qarnayn. Rivolgendosi al popolo oppresso e chiedendo la capacità di proteggerlo dall’imminente attacco, egli disse:

Ciò che il mio Signore mi ha dato è abbondante. Aiutatemi soltanto con il vostro lavoro. Costruirò una barriera tra voi e loro. Portatemi blocchi di ferro. Quando infine ebbe riempito completamente lo spazio tra le due montagne, disse alla gente: «Ora alimentate il fuoco». Quando infine esso divenne completamente rosso come il fuoco, disse: «Portatemi del rame fuso, che lo verserò sopra». Così non furono più in grado né di scavalcarla né di perforarla (18:95-97).

Il Sacro Corano ha tracciato un quadro di singolare armonia tra l’essere umano, la natura e le realtà soprannaturali. Esso ha stabilito un equilibrio tra la sottomissione e la trasformazione delle forze terrene al servizio dell’essere umano e l’adorazione di Allah. Ha inoltre mostrato un’ampia contrapposizione tra l’estetica e gli aspetti concreti della natura. Da un lato sono presentate la forza dell’essere umano e le sue possibilità concrete; dall’altro, la sua posizione rispetto agli altri esseri viventi, la sua debolezza e la sua costante dipendenza da Allah. Il Corano ha sempre sottolineato la necessità di mantenere sotto un vigile controllo la tendenza dell’essere umano a deviare dai principi morali nel soddisfare i propri bisogni materiali e naturali.

Concedemmo la Nostra grazia a Davide, ordinando: «O montagne, glorificate con lui la Mia santità, e anche voi, o uccelli». E rendemmo il ferro malleabile per lui. E gli dicemmo: «Fabbrica corazze ampie, collega adeguatamente gli anelli e compi il bene. In verità, Noi vediamo ciò che fate». E sottomettemmo a Salomone il vento, che al mattino percorreva la distanza di un mese di viaggio e alla sera la distanza di un altro mese di viaggio. Facemmo sgorgare per lui una sorgente di rame fuso. Alcuni jinn lavoravano davanti a lui, per ordine del suo Signore. E a chiunque di loro disobbedisse al Nostro ordine avremmo fatto gustare il castigo del fuoco ardente. Essi costruivano, secondo il volere di Salomone, fortezze, statue, vasche, grandi recipienti splendidamente decorati e immense caldaie fissate al suolo. «O famiglia di Davide, operate con gratitudine!» Ma pochi fra i Miei servi sono riconoscenti. Quando decretammo la morte di Salomone, soltanto la tarma informò i jinn della sua morte. Quando Salomone cadde a terra, i jinn compresero che, se avessero conosciuto l’invisibile, non sarebbero rimasti vincolati a quel castigo umiliante. (34:10-14)

In un’altra sura è detto:

Salomone disse: «Signore mio, perdonami e concedimi un regno che nessuno possa avere dopo di me. In verità, Tu sei il Munifico». Allora rendemmo il vento sottomesso a lui: per suo ordine, soffiava liberamente ovunque egli desiderasse giungere. E sottomettemmo a lui tutti i diavoli, tra i quali vi erano costruttori di palazzi e sommozzatori, e molti altri ancora incatenati. «Questo è un Nostro dono: concedilo oppure trattienilo, senza doverne rendere conto» (38-35-39).

Nel Corano è inoltre detto:

In seguito facemmo comprendere a Salomone quella sentenza. A entrambi concedemmo saggezza e conoscenza. Sottomettemmo a Davide le montagne e gli uccelli, che glorificavano la Mia santità e la Mia gloria. Fummo Noi a fare tutto ciò. Gli insegnammo a fabbricare corazze per voi, affinché vi proteggessero in battaglia. Sarete dunque riconoscenti? E sottomettemmo a Salomone il vento impetuoso, che per suo ordine soffiava verso la terra sulla quale avevamo riversato la Nostra benedizione. Siamo pienamente informati di ogni cosa. E sottomettemmo alcuni diavoli, che per lui si immergevano e svolgevano anche altri lavori. Eravamo Noi a tenerli sotto controllo. (21:79-82)

Questi versetti sono alcuni esempi che manifestano la massima armonia tra la risposta attiva alla volontà di Allah, l’Invisibile, la potenza divina, la natura, l’essere umano e il processo di sviluppo della società. Qui le forze invisibili operano al servizio dell’essere umano in un’organizzazione armoniosa, mentre l’essere umano rivolge ad Allah adorazione, lode e gratitudine per questi generosi doni, affinché possa raggiungere sulla terra la dignità per la quale è stato creato.

Non ho creato i jinn e gli esseri umani per altro scopo se non affinché Mi adorassero. Non chiedo loro alcun sostentamento, né voglio che Mi nutrano. (51:56-57)

Qui abbiamo trovato la testimonianza riguardo a due profeti di Allah, Davide e Salomone (pace su di loro). Le forze inesauribili della natura sono state assoggettate all’essere umano. Lo stesso vale per la potenza di Dio, davanti alla quale non esistono limiti di tempo (Time limit) né barriere spaziali (Place barrier), e di fronte alla quale la scienza è assolutamente impotente. Il ferro, il vento, il rame fuso e i jinn sono state forze assoggettate affinché potessero essere governate secondo le direttive di persone responsabili e timorate di Dio, realizzando così l’obiettivo dello sviluppo della società attraverso la costruzione di opere e lo sviluppo dell’industria. Nel Sacro Corano è narrata una storia con espliciti riferimenti al ferro e al rame, una storia che oggi, nel ventesimo secolo, ci risulta chiaramente utilizzabile ed è importante per la civiltà moderna, o per qualsiasi civiltà interessata alla costruzione, all’industrializzazione e al progresso in ogni ambito. Vediamo inoltre che Allah non donò il ferro al profeta Davide (pace su di lui) senza motivo; gli insegnò come renderlo utilizzabile. Inoltre, non si deve dimenticare il tema del vento. Le ricerche geografiche hanno dimostrato che il vento è un elemento estremamente importante per la crescita e lo sviluppo della vita sulla Terra.

Come molti altri versetti, anche questi versetti costituiscono una risposta definitiva a coloro che sostengono che l’unico compito della religione rivelata sia condurre i suoi seguaci all’isolamento e all’inattività, inducendoli a credere che questo mondo non sia destinato a essere edificato, bensì sia in qualche modo un vicolo in cui trascorrere il tempo. Secondo costoro, la religione è contraria alla civiltà e la fede costituisce un ostacolo alla creatività, alle invenzioni e alla vita nuova. Essi affermano inoltre che il rapporto tra l’essere umano e il suo Creatore genera inattività. Sostengono che soltanto la corrente del positivismo (Positive School) svolga un ruolo dinamico nello sviluppo e nel progresso della vita. Questa concezione è del tutto inaccettabile.

In questo studio sono stati presentati numerosi esempi che dimostrano come il Corano abbia respinto completamente l’atteggiamento di sconfitta e l’inattività, poiché essi creano un ambiente che trasforma la religione e il progresso in nemici. In realtà, essere timorati di Dio non significa allontanarsi dal normale corso della vita, né compiere azioni prive di qualsiasi valore competitivo. Dal punto di vista islamico, la vera religione consiste nel migliorare la qualità della vita. Sotto questo aspetto, l’Islam è profondamente legato al processo della vita e della storia.

Note:

1. Subḥānahu wa taʿālā: che Allah sia glorificato e che la Sua sovranità rimanga intatta. Questa espressione viene usata riferendosi ad Allah.

2. Ṣallā Allāhu ʿalayhi wa sallam: che la pace e la misericordia di Allah siano sul Nobile Profeta. Questa formula di benedizione viene recitata quando si pronuncia il nome di Muhammad (pace e benedizioni su di lui).

3. ʿAlayhi al-salām: che la misericordia di Allah sia su di lui. Questa supplica viene recitata per gli altri profeti.

4. Āyah: un versetto del Corano. Il termine viene usato anche nel senso della potenza di Dio.

5. Faqīh (plurale: fuqahāʾ): persona erudita nella scienza del fiqh; analogamente, ʿālim (plurale: ʿulamāʾ) significa persona erudita.

6. Al-nāsikh (abrogante): un versetto del Corano il cui contenuto è stato abrogato da un altro versetto; per questo tali versetti sono chiamati mansūkh.

7. Ibn ʿĀshūr: Shaykh Muḥammad al-Ṭāhir; Tafsīr al-Taḥrīr wa al-Tanwīr, al-Dār al-Tūnisiyya, Tunisi, 1984, pp. 28-29.

8. Fiqh: conoscenza islamica attraverso le norme giuridiche; conoscenza del diritto islamico; uṣūl al-fiqh; scienza della giurisprudenza islamica, vale a dire il metodo di elaborazione delle norme a partire dalle fonti del diritto islamico e di determinazione dell’ambito o della portata di tali norme.

9. Ḥadīth (plurale: aḥādīth): il termine ḥadīth indica l’insieme delle parole pronunciate e delle azioni compiute dalla sacra bocca del Nobile Messaggero. La lettera inglese H (maiuscola) indica l’insieme degli ḥadīth del Messaggero. Gli studiosi degli ḥadīth sono chiamati muḥaddithūn.

10. Ibn ʿĀshūr; opera precedentemente citata, p. 12.

11. Uṣūliyyūn: viene reso in senso dispregiativo come «fondamentalisti» e interpretato erroneamente come «puristi». Il suo vero significato è «ortodossi», e questo aggettivo viene attribuito a coloro che aderiscono all’interpretazione tradizionale del Corano e della Sunna e non sono favorevoli all’ijtihād (si veda la nota 16).

12. Ibn ʿĀshūr, opera precedentemente citata, p. 44.

13. Tawḥīd; il monoteismo di Dio; la concezione secondo cui Allah è unico, sovrano, creatore dell’universo e proprietario di tutte le creature. Il Tawḥīd è l’essenza dell’Islam.

14. Sunnah: l’insieme delle parole, delle azioni e delle approvazioni o disapprovazioni tacite del nobile Messaggero (ṣ).

15. Metodi per comprendere il Corano, IIIT Virginia, 1991, Herndon.

16. Ijtihād: le fonti relative alla giurisprudenza islamica sono immutabili per tutti i tempi e tutti i luoghi. Lo sforzo intellettuale sistematico volto ad applicare tali fonti alle circostanze mutevoli della società musulmana può essere definito ijtihād.

17. Imām (plurale: aʾimma): il leader della comunità nelle questioni religiose e mondane, dedito alla conoscenza islamica; anche l’interprete della legge islamica è chiamato imām.

18. Sanad (plurale: asānīd): il gruppo dei narratori di un determinato ḥadīth. Al-Musnad: qualsiasi raccolta di ḥadīth ordinata secondo la sequenza dei narratori; per esempio, il Musnad di Abū Dāwūd.

19. Muḥaddithīn: vedere la nota n. 9.

20. Muntahidūn: vedere la nota n. 16.

21. Aḥād: gli ḥadīth trasmessi attraverso un solo narratore.

22. Fatwā: una sentenza giuridica emessa da un ʿālim, un muftī o un mujtahid in relazione alla legge islamica.

23. Pubblicato da Dār al-Shurūq del Cairo e di Beirut.

24. Sīra: un’opera sulla vita del Profeta (pace e benedizioni su di lui).

25. Per giungere a una conclusione corretta, l’Istituto organizzò, secondo i principi della ricerca sulla Sunna, un seminario internazionale in collaborazione con la Royal Society for the Study of Islamic Civilization, con sede ad Amman. Al seminario, organizzato nel novembre 1989 durante la 7ª conferenza generale della Società, sul tema della Sunna del Profeta e del suo metodo per la costruzione della civiltà, parteciparono 126 studiosi, professori e ricercatori. Tra gli argomenti più importanti discussi al seminario figuravano anche due opere sulla Sunna, già pubblicate dallo Shaykh al-Ghazālī e dal dott. al-Qaraḍāwī (menzionate in precedenza), nonché altri articoli.

26. Questi temi sono stati discussi nel mio libro ʿĀlam fī muwājahat al-māddiyyah (La scienza di fronte al materialismo), pubblicato a Beirut da Mu’assasat al-Risālah nel 1986.

27. Per ulteriori dettagli, si veda il mio libro Madkhal ilā mawqif al-Qurʾān al-karīm min al-ʿilm (Introduzione alla prospettiva del Corano sulla scienza), Beirut, Mu’assasat al-Risālah, 1983; il lettore vi troverà riferimenti completi al Corano organizzati per argomento.

28. Khilāfah: l’essere umano è il rappresentante di Allah; il sistema di governo in continuità con il governo terreno del Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Khalīfah (plurale: khulafāʾ): rappresentante di Allah.

29. Fede: credere che Allah è l’unico Dio e che il Grande Profeta Hazrat Muhammad (S) è il Suo ultimo profeta.

30. Dīn: la religione naturale o autentica di Allah, istituita per gli esseri umani, che comprende fede, principi, legge, devozione, norme e giudizio.

–— Fine —