Introduzione
Al-ḥamdu lillāh. Per l’infinita misericordia di Allah l’Altissimo, viene pubblicato «Le vite dei Compagni del Messaggero» (volume 4). Quando, alcuni anni fa, ci accingemmo a quest’opera imponente, non speravamo di poter arrivare così lontano. Solo in seguito ho compreso quanto fosse difficile quest’opera per una persona pigra come me. L’aiuto di Allah l’Altissimo, insieme all’incoraggiamento di amici e lettori, mi ha ispirato a portare avanti questo lavoro. Inoltre, senza i consigli e la collaborazione del professor Nazir Ahmad, direttore del Bangladesh Islamic Centre, quest’opera si sarebbe interrotta già da molto tempo. Prego Allah l’Altissimo di ricompensare tutti coloro che hanno contribuito a quest’opera nel modo che hanno potuto.
Nel quarto volume si parla della vita di alcuni grandi Compagni, tutti appartenenti agli Anṣār di Medina. Ho cercato di ricavare le informazioni, per quanto possibile, da fonti affidabili, indicandone anche i nomi. Ho fatto del mio meglio nella scelta delle parole, tenendo conto dell’onore e della dignità dei nobili Compagni. Ciononostante, se i lettori dovessero rilevare in qualche punto qualsiasi inesattezza informativa o incongruenza linguistica, cercherò di apportare le necessarie correzioni qualora me lo segnalino. Continueremo il nostro lavoro con la speranza che l’impronta della fede e delle opere dei nobili Compagni si diffonda in ogni casa del Bengala. Possa Allah l’Altissimo accettare questo mio modesto sforzo. Amīn.
Muḥammad ʿAbd al-Maʿbūd
Dipartimento di lingua araba
Università di Dacca
Dacca-1000.
1º gennaio 1998
1 Ramadan 1418
Anas ibn Nadr (ra)
Il suo nome era Anas, suo padre era Nadr ibn Damdam. Era il rispettato zio paterno del celebre Compagno Anas ibn Malik, servitore del Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam).¹ Hazrat Anas ibn Malik diceva: «Sono stato chiamato Anas in nome di mio zio Anas».² Salma bint ‘Amr, madre del rispettato nonno del Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam), Hazrat ‘Abd al-Muttalib, era una donna del clan Banu Najjar, la famiglia di questo Anas. Per rapporto di parentela, era la zia paterna di Anas ibn Nadr. Anas ibn Nadr era il rais, cioè il capo, della sua famiglia. La Compagna Rubei‘a bint Nadr era sua sorella. Anche sua madre era una Compagna.³ Non si dispongono di informazioni precise sul suo anno di nascita.
Hazrat Anas ibn Nadr (ra) abbracciò l’Islam nella seconda ‘Aqaba. Anas ibn Malik (ra) racconta: per una ragione ignota, mio zio Anas ibn Nadr non poté partecipare alla battaglia di Badr. Quando, al termine della battaglia, il Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam) tornò a Medina, egli si presentò davanti a lui e disse con tono pentito: «O Messaggero di Allah! Sono rimasto assente dalla tua prima spedizione contro le forze pagane. Giuro su Allah: se in futuro Allah mi concederà l’opportunità di combattere contro di loro, Allah vedrà certamente ciò che farò».
La battaglia di Uhud ebbe luogo nel terzo anno dell’Egira. A un certo punto della battaglia, quando l’esercito musulmano si era disperso e aveva abbandonato il campo, egli disse tra sé: «O Allah! Ti chiedo perdono per ciò che questi musulmani stanno facendo. E non ho nulla a che vedere con ciò che hanno fatto questi pagani». Dicendo questo, avanzò. Lungo la strada disse: «Sa‘d, il Paradiso è proprio laggiù, a Uhud. Giuro su Allah! Sento il profumo del Paradiso provenire dalla direzione di Uhud». Mentre pronunciava queste parole, Anas (ra) si precipitò verso il campo di Uhud e combatté con immenso coraggio, ottenendo il martirio. Sa‘d racconta: «Quel giorno non fui capace di fare ciò che fece lui». Al-Baladhuri dice: «Fu Sufyan ibn ‘Uyayna a ucciderlo».⁴
A proposito del ruolo di Hazrat Anas (ra) nella battaglia di Uhud, Ibn Ishaq racconta: ‘Umar ibn al-Khattab e Talha ibn ‘Ubaydullah sedevano con le braccia conserte insieme ai Muhajirun e agli Ansar. Anas si presentò e disse: «Perché ve ne state seduti in questo modo?». Essi risposero: «Il Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam) è stato ucciso».
Anas disse: «Se davvero è morto, che cosa farete rimanendo in vita? Alzatevi e date la vostra vita sulla via sulla quale il Messaggero di Allah (sallallahu ‘alayhi wa sallam) ha dato la propria». Dopo aver detto ciò, si scagliò contro l’esercito nemico e ottenne il martirio.⁵
Hazrat Anas ibn Malik racconta: a causa dei colpi di frecce, lance e spade, il corpo di Anas ibn Nadr era completamente crivellato. Contandole, si constatarono sul suo corpo settanta ferite, o, secondo un’altra versione, più di ottanta. I miscredenti avevano mutilato il suo cadavere, recidendone gli arti. Nessuno, eccetto sua sorella Rubei‘a bint Nadr, riuscì a riconoscerlo. Anche lei poté farlo soltanto osservando le dita della sua mano.⁶ Dall’episodio del martirio di Hazrat Anas ibn Nadr (ra) si comprende quanto fosse salda la sua fede. Nei versetti del Corano rivelati riguardo alla battaglia di Uhud è stata elogiata la sua grande figura. Anas ibn Malik (ra) dice: il versetto 23 della sura al-Ahzab — «Tra i credenti vi sono uomini che hanno mantenuto il patto stretto con Allah: alcuni di loro hanno compiuto il loro destino e altri sono ancora in attesa» — fu rivelato in onore di mio zio Anas ibn Nadr.⁷
È stato narrato da Anas ibn Malik nel Sahih al-Bukhari. Una volta, Rubayya bint Nadr schiaffeggiò una donna ansarita, facendole perdere un dente. Fu chiesto loro di perdonare per conto di Rubayya, ma essi rifiutarono. Fu loro offerto il pagamento della diya, cioè il risarcimento, ma anch’esso fu respinto. Allora il Messaggero di Allah (s.a.) disse: «Secondo il comando di Allah, ora il qisas, cioè la ritorsione, è inevitabile». Udendo ciò, Anas ibn Nadr esclamò: «O Messaggero di Allah! Sarà spezzato il dente di Rubayya? Giuro per Colui che ti ha inviato con la verità! No, no, il suo dente non sarà mai spezzato».
In seguito, improvvisamente, la parte lesa accettò di ricevere la diya. Allora il Messaggero di Allah (s.a.) commentò: «Tra i servi di Allah ve ne sono molti che, quando giurano per Lui, Egli stesso fa sì che il loro giuramento si compia. Anas ibn Nadr era uno di loro». L’episodio è stato narrato anche nel Sahih Muslim con una diversa catena di trasmissione e in una forma differente.⁸
Riferimenti:
Al-Bara’ ibn Malik (r.a.)
Al-Bara’ ibn Malik era il fratello uterino del celebre Compagno e amato servitore del Messaggero di Allah (s.a.), Anas ibn Malik (r.a.). Lo ha affermato Abu Hatim. Secondo Sa‘d, invece, era il fratello germano di Anas. La madre di entrambi era la celebre Compagna Umm Sulaym.¹ Anche Ibn al-Athir sosteneva questa opinione.² Tuttavia, Ibn Hajar ha dichiarato che tale opinione non è corretta. Egli afferma che, nella biografia di Shurayk ibn Samhar, si trova scritto che questi era il fratello uterino di al-Bara’ ibn Malik e che la loro madre era Samha. D’altra parte, non vi è alcun dissenso sul fatto che la madre di Anas ibn Malik fosse Umm Sulaym.³ Inoltre, tra i figli di Umm Sulaym identificati nelle varie narrazioni, il nome di al-Bara’ non compare in alcun luogo.
Già prima dell’emigrazione del nobile Messaggero di Allah (s.a.) a Medina, tra gli abitanti della città si era diffusa una grande ondata di conversioni all’Islam. A gruppi, le persone si recavano alla Mecca per abbracciare l’Islam. Molti altri abitanti di Medina divennero musulmani grazie alla predicazione del particolare inviato del Messaggero di Allah (s.a.), Mus‘ab ibn ‘Umayr (r.a.). Questa ondata di conversioni tra gli abitanti di Medina continuò anche dopo l’arrivo del Messaggero di Allah (s.a.) in città. Al-Bara’ abbracciò l’Islam in un momento imprecisato.
Partecipò con il Messaggero di Allah (s.a.) a tutte le spedizioni, comprese quelle di Uhud e del Fossato, fatta eccezione soltanto per la battaglia di Badr.⁴ Fu presente anche al giuramento di al-Ridwan a Hudaybiyya.⁵ Durante il califfato del primo califfo, Abu Bakr (r.a.), in tutta l’Arabia cominciarono a diffondersi i falsi profeti. In quel periodo, nella terribile battaglia combattuta dall’esercito musulmano nella pianura di Yamama contro il falso profeta Musaylima al-Kadhdhab, al-Bara’ svolse un ruolo eroico. In questa battaglia il comandante era Khalid ibn al-Walid. A un certo punto, rivolgendosi al comandante, disse: «Alzati e ordina!». Poi montò personalmente a cavallo e, dopo aver recitato alcune lodi ad Allah, si rivolse all’esercito musulmano dicendo: «O abitanti di Medina! Oggi cancellate dal vostro cuore il pensiero di Medina. Oggi nei vostri cuori deve rimanere soltanto il ricordo di Allah e del Paradiso».⁶ Dopo questo suo discorso toccante, un’ondata di entusiasmo e ardore pervase l’intero esercito. I soldati montarono ciascuno sul proprio destriero e si unirono a lui.
In questa battaglia Bārā ebbe un combattimento corpo a corpo con un comandante dello schieramento nemico. Quell’uomo era un giovane robusto. Dapprima Bārā gli vibrò un colpo di spada mirando alle gambe. Il colpo non andò a segno. Tuttavia l’uomo, terrorizzato, cominciò a rotolare a terra. Approfittando dell’occasione, in un istante Bārā rinfoderò la propria spada, gli si avventò contro, gli strappò la spada e gli assestò un colpo tale da squarciargli il corpo in due.7 Poi si lanciò alla velocità del fulmine contro gli apostati e li inseguì fino alle mura del giardino. Musaylima si trovava all’interno del giardino. I soldati seguaci di Musaylima entrarono nel giardino, si radunarono attorno a lui e chiusero il cancello. Barā ibn Mālik li inseguì e, giunto vicino alle mura, si arrestò davanti al cancello sbarrato. In un attimo ruggì come un leone e gridò: «O gente! Io sono Barā ibn Mālik. Venite verso di me, venite verso di me!». Quando i combattenti si fecero avanti, disse loro ancora: «O gente! Gettatemi dentro il giardino, in mezzo a loro». La gente rispose: «No, come sarebbe possibile?». Egli disse: «Giuro su Allah! Mi getterete certamente presso di loro». Quindi lo sollevarono in alto. Egli si affacciò oltre le mura e, in un istante, aprì ai soldati musulmani in attesa la porta. Alla velocità del fulmine, i soldati musulmani entrarono tutti insieme e ingaggiarono una terribile battaglia. Entrambi gli schieramenti subirono numerose perdite. Il maledetto Musaylima fu ucciso proprio qui e il suo esercito fu sconfitto.8 Tra coloro che combatterono spalla a spalla con Barā ibn Mālik presso la porta del giardino di Yamāma, ʿAbbād ibn Bishr subì il martirio.9 Qui, inoltre, Barā uccise da solo dieci soldati avversari.10 In questa audace spedizione tutto il suo corpo fu trafitto. Ricevette più di ottanta ferite di frecce, lance e giavellotti. Fu portato all’accampamento sul dorso di una cavalcatura e, dopo più di un mese di cure, guarì nuovamente. Khālid ibn al-Walīd gli fasciò personalmente le ferite e si occupò della sua cura sotto la propria completa supervisione.11 Nell’anno 17 dell’Egira, il califfo ʿUmar destituì il governatore al-Mughīra ibn Shuʿba e nominò al suo posto Mūsā al-Ashʿarī. Durante il viaggio da Medina, Abū Mūsā portò con sé ventinove persone; tra loro vi era al-Barā ibn Mālik.12 Anche nella battaglia di Hīra, in Iraq, al-Barā ibn Mālik diede prova di grande coraggio e abilità militare. L’esercito musulmano stava assediando una delle fortezze della città. Dall’interno, l’esercito nemico aveva disposto sulle mura della fortezza pesanti catene di vetro arroventato, bruciate dal fuoco, affinché nessun soldato musulmano osasse avvicinarsi alle mura. Anas avanzò coraggiosamente per scavalcare le mura. Gli abitanti della fortezza lo avvolsero astutamente in una catena e cominciarono a tirarlo verso l’alto. Mentre la catena saliva, al-Barā se ne accorse. Corse rapidamente, afferrò la catena e diede uno strattone così forte che essa si spezzò e Anas cadde. A causa della trazione esercitata sulla catena, la carne delle sue mani si staccò lasciando scoperte le ossa. Tuttavia Anas sopravvisse.13 Tra gli anni 17 e 20 dell’Egira furono conquistate Ramhūrmuz, Tustar e Susa, in Persia. Quando l’esercito persiano si radunò nuovamente a Ramhūrmuz per opporre resistenza, dal campo di battaglia fu scritto al comandante supremo dell’esercito musulmano, Saʿd ibn ʿUbāda, chiedendogli di inviare numerosi soldati e che tra loro vi fossero Sahl ibn ʿAdī, al-Barā ibn Mālik, Mājaʿa ibn Sawr e altri.14 Durante la spedizione persiana di Tustar, egli comandava l’ala destra dell’esercito di Abū Mūsā al-Ashʿarī.15 In questa battaglia uccise da solo cento soldati.16 La battaglia di Tustar era in corso. L’esercito nemico si era posizionato all’interno della fortezza fortificata. Con attacchi disordinati cercava di sopraffare l’esercito musulmano. Ibn al-Athīr riferisce che in quel periodo essi lanciarono ottanta attacchi contro l’esercito musulmano.17 Un giorno Anas andò da lui e lo udì recitare melodiosamente una poesia. Anas disse: «Allah ti ha dato il Corano, che è una cosa migliore di questa. Recitalo dunque con voce melodiosa». Al-Barā rispose: «Forse temi che io muoia all’improvviso. Chiedo ad Allah che non sia così. Se dovrò morire, morirò sul campo di battaglia».18 Una volta il nobile Messaggero di Allah aveva detto di lui: «Quanti uomini dai capelli spettinati e impolverati, privi di importanza agli occhi della gente, quando giurano in nome di Allah, Allah mantiene il loro giuramento. Al-Barā ibn Mālik è uno di loro». Quando, a Tustar, l’esercito musulmano non riuscì a far cadere la fortezza nemica, ricordò queste parole del nobile Messaggero di Allah. Si recarono dunque da al-Barā e gli chiesero di pronunciare un giuramento in nome di Allah. Egli disse: «O Allah, giuro nel Tuo nome: concedi oggi ai musulmani una vittoria e onorami concedendomi di incontrare il Messaggero di Allah».19 In quel momento i soldati musulmani scoprirono un passaggio sotterraneo che conduceva all’interno della fortezza. Al-Barā cercò di entrare nella fortezza attraverso il tunnel insieme a Majāzʿa. Mentre usciva dal tunnel, Majāzʿa subì il martirio, colpito da una grande pietra scagliata dai nemici.20 Al-Barā e Murzubān Āz si trovarono faccia a faccia con un soldato persiano chiamato Murzubān Āz. Questi sbarrò la strada ad al-Barā. Ma egli uccise Murzubān e, con grande valore, infranse ogni resistenza dell’esercito nemico, giungendo fino alla porta della fortezza. Qui si trovò faccia a faccia con lo stesso Hurmuzān. Tra i due infuriò un violento combattimento. Alla fine al-Barā subì il martirio per mano di Hurmuzān. Hurmuzān lo uccise, si impadronì delle sue armi e dei suoi abiti e li vendette per più di trentamila monete. Tuttavia, grazie al suo coraggio, il dominio dei musulmani fu stabilito sul campo di battaglia. Secondo lo storico Wāqidī, l’evento ebbe luogo nell’anno 20 dell’Egira; secondo un’altra opinione, nell’anno 19 o 23.21 L’Allāma al-Ziriklī afferma: «Subì il martirio alla porta di Tustar e lì fu sepolto».22 Al-Barā ibn Mālik apparteneva al novero dei Compagni illustri del nobile Messaggero di Allah. Per molti anni godette della sua stretta compagnia. Certamente aveva ascoltato numerosi hadith pronunciati dalla bocca del Messaggero di Allah. È tuttavia sorprendente che non si conoscano molti hadith da lui trasmessi; probabilmente, essendo occupato nella jihad, non poté dedicare attenzione a questo aspetto. L’autore dell’opera al-Istīʿāb scrive: «Al-Barā apparteneva ai Compagni di alto rango».23 L’Allāma al-Dhahabī ha detto: «Era uno dei grandi comandanti, un eroe estremamente coraggioso, un uomo leggendario nel cavalcare e nell’affrontare i pericoli più gravi».24 Per questo ʿUmar non lo nominò mai comandante di un esercito. In un’occasione scrisse agli altri ufficiali militari: «Non nominate Barā comandante di alcun esercito musulmano. Egli è un uomo, ma anche un barā, cioè un pericolo. Avanza sempre e non sa tornare indietro». In un’altra versione si legge: «È una distruzione». Esteriormente, tuttavia, aveva un aspetto fragile.25 L’autore dell’opera Rijāl ḥawla al-Rasūl, Khālid Muḥammad, afferma: «Il suo desiderio più ardente era morire martire». Allah l’Onnipotente esaudì quel desiderio. Al-Mustadrak riferisce da Ibn Isḥāq che Anas ibn Mālik diceva che al-Barā ibn Mālik possedeva una voce dolcissima. Gli piaceva anche cantare. Anas diceva: «Barā cantava agli uomini i canti con cui si guidavano i cammelli».26 Una volta, durante un viaggio con il Messaggero di Allah, egli stava cantando una canzone. Il Messaggero, avendola udita, disse ad al-Barā: «Ricordati un po’ delle donne». Dopo aver ascoltato queste parole, egli tacque.27
Fonti:
Al-Barāʾ ibn Mālik (che Allah sia compiaciuto di lui)
Il suo nome era al-Barāʾ e il suo soprannome Abū Bishr. Era originario del ramo Banū Salama della celebre tribù medinese dei Khazraj. Suo padre era Mālik ibn Ṣakhr e sua madre al-Rubāb bint Nuʿmān. Sua madre era la zia paterna di ʿAbd al-Raḥmān ibn Muʿādh, capo della tribù degli Aws.¹ Al-Barāʾ ibn Mālik era il rais, cioè il capo, della sua tribù. Diversi forti e giardini di Medina erano di sua proprietà. Non si dispone di informazioni precise sul suo anno di nascita.²
Non vi è alcun disaccordo sul fatto che Ḥaḍrat al-Barāʾ ibn Mālik avesse abbracciato l’Islam prima dell’ultimo giuramento di fedeltà. Secondo molti, era presente al primo giuramento di al-ʿAqaba e partecipò al giuramento prestato nelle mani del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).³ Anche Ibn al-Athīr ha riportato questa narrazione.⁴ Secondo molti, tuttavia, tale narrazione non ha alcun fondamento. A eccezione di Muḥammad ibn Isḥāq, nessun altro esperto di sīra l’ha riportata.⁵ Quando Ḥaḍrat al-Barāʾ ibn Mālik abbracciò l’Islam, Bayt al-Maqdis era la qibla dei musulmani. I musulmani erano riluttanti a pregare rivolti in quella direzione. Per questo egli decise di propria iniziativa di cominciare a pregare rivolto verso la Kaʿba. L’Imām al-Zuhrī ha detto: «Al-Barāʾ ibn Mālik fu la prima persona a rivolgersi verso la Kaʿba, sia da vivo sia dopo la morte».⁶ Anche quando Ḥaḍrat Rasūl-e Karīm (pace e benedizioni su di lui) pregava rivolto verso Bayt al-Maqdis, egli pregava rivolto verso la Kaʿba. Quando il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) lo seppe, gli ordinò di rivolgersi verso Bayt al-Maqdis. Egli disse: «Fa’ che io sia rivolto verso la tua Kaʿba».⁷ Ḥaḍrat al-Barāʾ ibn Mālik fu uno dei partecipanti all’ultimo giuramento di al-ʿAqaba. Questa narrazione proviene da Ḥaḍrat Kaʿb ibn Mālik (che Allah sia compiaciuto di lui), uno dei partecipanti più importanti a quel giuramento. Egli disse: «Durante la stagione del pellegrinaggio, quando prestammo giuramento nelle mani del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), anch’io partii da Medina insieme ai politeisti della nostra gente. Con noi c’era il nostro anziano capo, al-Barāʾ ibn Mālik. Quando giungemmo nei pressi di al-Bayḍāʾ, egli ci disse: “Ascoltate, vi prego! Sono giunto a una decisione. Non so se sarete d’accordo con me”. Noi dicemmo: “Abū Bishr, dica pure: qual è la sua decisione?”. Egli rispose: “Ho deciso di pregare rivolto verso questa Casa (la Kaʿba) e di non voltarle mai le spalle”. Noi dicemmo: “Per Allah, non lo faccia! Sappiamo infatti che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) prega rivolto soltanto verso la Siria”. Nonostante la nostra richiesta, egli disse: “Giuro per Allah che pregherò rivolto proprio in quella direzione!”. Quando giunse l’ora della preghiera, egli si mise rivolto verso la Kaʿba, mentre noi ci rivolgemmo verso la Siria. Così giungemmo alla Mecca».
Giunto alla Mecca, egli mi disse: «Nipote, portami dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Voglio chiedergli chiarimenti su ciò che ho fatto, perché dentro di me provo un certo disagio per essermi opposto a voi». Kaʿb racconta: «Ci mettemmo in cammino alla ricerca del Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Nella valle di Abṭaḥ incontrammo un uomo. Gli dicemmo: “Può indicarci il luogo in cui si trova Muḥammad?”. Egli rispose: “Per Allah, proprio no!”. Poi domandò: “Conoscete ʿAbbās?”. Rispondemmo: “Sì, lo conosciamo. Di tanto in tanto viene da noi per commerciare”. Egli disse: “Appena entrerete nella moschea vedrete ʿAbbās. L’uomo seduto accanto a lui è Muḥammad”».
Kaʿb racconta: «Entrammo nella moschea e vedemmo il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e ʿAbbās seduti in un angolo. Ci avvicinammo, li salutammo e ci sedemmo. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui), rivolgendosi ad ʿAbbās, disse: “Abū al-Faḍl, conosci questi due uomini?”. ʿAbbās rispose: “Sì, li conosco. Questo è al-Barāʾ ibn Mālik, il capo della sua tribù, e questo è Kaʿb ibn Mālik”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) domandò: “Il poeta Kaʿb?”. ʿAbbās rispose: “Sì”. Allora al-Barāʾ disse: “O Messaggero di Allah! Durante il viaggio da Medina sono giunto a una decisione. Desidero chiederti di essa”. Egli disse: “Spiegami meglio la questione”. Al-Barāʾ disse: “Ho deciso di non voltare mai più le spalle a questa Casa (la Kaʿba) e di pregare rivolto verso di essa”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli disse: “Se solo avessi avuto un po’ di pazienza rimanendo nella qibla verso cui eri rivolto”. Dopo di ciò, al-Barāʾ si rivolse verso la qibla del Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e pregò con noi rivolto verso la Siria. I suoi familiari dicevano che era morto mantenendo la sua qibla».
Kaʿb racconta: «Sappiamo che egli si era rivolto verso la qibla del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e aveva pregato con noi rivolto verso la Siria. Poi ci accordammo di incontrare il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ad al-ʿAqaba a metà dei giorni del tashrīq. Tenemmo nascosta la cosa ai politeisti che erano con noi. Con noi c’era ʿAbd Allāh ibn ʿAmr ibn Ḥarām, l’anziano padre di Jābir. Egli non aveva ancora abbracciato l’Islam. Suo figlio Jābir, invece, che era giovane, aveva abbracciato l’Islam e si trovava in quella carovana».
Kaʿb racconta: «Circondammo tutti insieme ʿAbd Allāh e gli dicemmo: “Padre di Jābir, ci addoloriamo per te. Se morirai nella fede che professi, domani diventerai combustibile per il Fuoco. Eppure Allah ha inviato un Messaggero che invita gli uomini all’unicità di Allah e alla Sua adorazione. Molti della tua comunità hanno creduto in lui e sono diventati musulmani. Noi ci siamo impegnati a prestare giuramento nelle mani del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)”». Dopo queste parole egli abbracciò l’Islam e partecipò al giuramento. Infine giunse quella notte fissata per l’incontro. Mentre la gente dormiva profondamente, ci alzammo dai nostri giacigli come uccelli del deserto dai nidi e, dopo qualche tempo, ci radunammo ad al-ʿAqaba. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) venne accompagnato da suo zio ʿAbbās e disse: «Sapete bene quale posizione occupi Muḥammad tra noi. Egli gode di onore e protezione presso la sua gente, e noi lo abbiamo difeso. Tuttavia, in risposta al vostro invito, desidera venire da voi. Se ritenete di poter mantenere l’impegno e il patto, portatelo con voi; ma se temete per lui umiliazione e disonore, lasciatelo presso la sua gente. Egli gode di onore e protezione presso la propria comunità».
Dicemmo: «O Messaggero di Allah, ora parla tu». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) pronunciò un discorso, supplicò Allah e recitò alcuni passi del Corano. Poi dicemmo al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui): «Accetta da parte nostra il giuramento per te stesso e per il tuo Signore». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Accetto da voi il giuramento secondo cui mi proteggerete da ciò da cui proteggete i vostri figli e le vostre donne».
In risposta, al-Bara ibn Marur disse: «Sì. Giuro per Colui che ti ha inviato con la verità: ti proteggeremo da ciò da cui proteggiamo le nostre vite e le nostre donne». Quindi prestammo giuramento di fedeltà al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Al-Bara ibn Ma’rur dichiarò: «O Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), ti abbiamo prestato giuramento di fedeltà». Al-Bara ibn Marur disse: «O Messaggero di Allah! Tendi un po’ la tua mano, affinché possiamo prestarti giuramento di fedeltà». Quando il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) tese la mano, egli pose la propria mano su quella del Profeta; fu il primo tra noi a prestare giuramento di fedeltà. Poi gli altri cominciarono a prestarlo uno dopo l’altro.⁸ Vi è divergenza riguardo a chi sia stato il primo a porre la mano in quella del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e a prestargli giuramento nella seconda Bay’at di al-‘Aqaba. Gli uomini dei Banu Najjar affermarono che questo onore spettasse ad As’ad ibn Zurara, mentre gli uomini dei Banu ‘Abd al-Ashhal sostennero che spettasse ad Abu al-Haytham ibn al-Tayyihan. Tuttavia, riferendo da Ka’b ibn Malik, l’imam al-Zuhri disse che questo onore straordinario spettava ad al-Bara ibn Marur. Questa era la convinzione degli uomini dei Banu Salama.⁹ Anche Ibn Ishaq ha riportato questa versione.¹⁰ L’erudito al-Zirikli dice: «Quando i settanta uomini degli Ansar incontrarono il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ad al-‘Aqaba e gli prestarono giuramento, in quell’occasione al-Bara ibn Marur fu il primo a parlare al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a nome degli Ansar».¹¹ Dopo il giuramento, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) nominò lui e ‘Abdullah ibn ‘Amr ibn Haram, il padre di Jabir, naqib dei Banu Salama.¹² È stato già menzionato che, in occasione di quest’ultima Bay’at di al-‘Aqaba, accettò l’Islam ‘Abdullah ibn ‘Amr, padre del celebre Compagno Jabir ibn ‘Abdullah. Al momento della sua conversione, al-Bara gli donò due abiti puliti, e in essi egli pronunciò la professione di fede.¹³ Al-Bara fu uno dei capi i cui figli parteciparono anch’essi alla Bay’at dell’ultima al-‘Aqaba. Anche suo figlio Bishr ibn al-Bara prestò giuramento quel giorno.¹⁴
Nel mese di Dhu al-Hijja del dodicesimo anno della profezia, egli prestò giuramento di fedeltà al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ad al-‘Aqaba. Appena due mesi dopo, nel mese di Safar, morì a Medina. Al momento della morte lasciò queste disposizioni testamentarie: «Mettetemi nella tomba rivolto verso la Ka’ba, e un terzo dei miei beni sarà destinato al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Egli lo spenderà dove riterrà opportuno». Secondo Ibn Ishaq, ciò avvenne prima dell’arrivo del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a Medina.¹⁵ Questa opinione di Ibn al-Athir non sembra corretta, poiché è noto che prima di lui morirono a Medina altri due musulmani. Tuttavia, è corretto il commento dell’erudito al-Zirikli secondo cui egli fu il primo tra i naqib a morire.¹⁶
Il nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) emigrò e giunse a Medina. Accompagnato dai Compagni, si recò presso la tomba di al-Bara e celebrò la preghiera funebre per lui, pronunciando quattro takbir. Quanto ai beni che al-Bara aveva lasciato in testamento a favore del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), egli li accettò e poi li donò nuovamente al figlio di al-Bara.¹⁷
‘Abdullah ibn Abi Qatada disse: «Dopo essere giunto a Medina, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) celebrò per primo la preghiera funebre di al-Bara ibn Marur. Si recò presso la sua tomba insieme ai Compagni, si dispose in file e pregò per lui:
(O Allah, perdonalo, abbi misericordia di lui e sii soddisfatto di lui.)
In un’altra narrazione si tramanda che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) pregò per lui dicendo:¹⁸ «O Allah, abbi misericordia di al-Bara ibn Ma’rur. Nel Giorno della Resurrezione non porre alcun velo tra Te e lui e rendilo abitante del Paradiso».
Non si hanno informazioni sui discendenti di al-Bara Ma’rur (che Allah sia soddisfatto di lui). Nei libri di sira si trova soltanto che aveva un figlio di nome Bishr e che questi partecipò all’ultima Bay’at di al-‘Aqaba, prestando giuramento di fedeltà al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).¹⁹ Dopo la morte di al-Bara, il nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) lo nominò capo dei Banu Salama. Durante la battaglia di Khaybar, una donna ebrea di nome Zaynab bint al-Harith mescolò del veleno con carne di capra e la fece mangiare al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Anche Bishr mangiò quella carne avvelenata e morì a causa dei suoi effetti.²⁰
È stato già menzionato che, dopo aver accettato l’Islam, al-Bara ibn Marur (che Allah sia soddisfatto di lui) adottò immediatamente la Ka’ba della Mecca come qibla e, al momento della morte, lasciò disposizione di essere sepolto rivolto verso di essa. Tuttavia, a quel tempo l’Islam non aveva ancora proclamato la Ka’ba come qibla. Perché fece ciò? Aveva forse compreso che in futuro la Ka’ba sarebbe diventata la qibla dell’Islam? Quale fortuna ebbe: molto tempo dopo la sua morte, mentre il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) soggiornava nella sua stessa casa, Allah l’Altissimo proclamò tramite la rivelazione la Ka’ba come qibla, e il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) celebrò proprio in quella casa, per la prima volta, la preghiera rivolto verso la Mecca. L’episodio si svolse così: la moglie di al-Bara ibn Marur, la venerabile Umm Bishr (che Allah sia soddisfatto di lei), preparò una volta del cibo per il nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) nella casa di al-Bara. Dopo aver mangiato quel cibo, egli si dispose alla preghiera di dhuhr insieme ai Compagni. Quando ebbe completato due rak’a, giunse l’ordine di pregare rivolti verso la Ka’ba. Egli completò il resto della preghiera rivolto verso la Ka’ba. Questo avvenne di martedì, verso la metà del mese di Sha’ban del secondo anno dell’Egira, secondo un’altra opinione nel mese di Rajab.²¹
Il poeta ansarita ʿAwn ibn Ayyūb ha esposto in una delle sue qaṣīda le gloriose imprese degli Anṣār. In uno dei suoi versi ha raccolto nella sua opera sulla sīra il verso riguardante al-Barāʾ ibn Mālik come il primo.²² Gli esperti di sīra hanno menzionato le seguenti cinque caratteristiche di al-Barāʾ ibn Maʿrūr (ra).²³
Gli esperti di sīra hanno menzionato le seguenti cinque caratteristiche di al-Barāʾ ibn Maʿrūr (ra):²⁴
Riferimenti:
Al-Barāʾ ibn ʿĀzib (ra)
Al-Barāʾ era figlio del ramo dei Banū Ḥāritha della celebre tribù degli Aws di Medina. Era un Compagno ansarita. La sua kunya, o soprannome, era Abū ʿUmar; secondo un’altra opinione, Abū ʿAmr o Abū al-Ṭufayl.¹ Secondo Ibn al-Athīr, Abū ʿAmr è l’opinione più corretta.² Suo padre, ʿĀzib ibn al-Ḥārith, era un Compagno.³ Sua madre era Ḥabība bint Abī Ḥabība ibn al-Ḥubāb; secondo un’altra opinione, Umm Khālid bint Thābit. Qualunque fosse il nome della madre, ella era la sorella germana del Compagno di Badr Abū Burda ibn Niyār e cugina paterna del celebre Compagno Abū Saʿīd al-Khudrī (ra).⁴ Nei Ṣaḥīḥayn e in diverse opere di sīra è narrato un episodio riguardante ʿĀzib, il venerato padre di al-Barāʾ. Al-Barāʾ racconta: una volta Abū Bakr (ra) comprò da ʿĀzib un giogo per dieci dirham. Poi disse a ʿĀzib: «Dì ad al-Barāʾ di portare il giogo a casa mia». ʿĀzib rispose: «No, non lo farò finché non ci avrai raccontato il viaggio della tua emigrazione insieme al Messaggero di Allah (s.a.s.)». A quel punto Abū Bakr (ra) cominciò a raccontare.⁵ Quando il nobile Messaggero di Allah (s.a.s.) emigrò a Medina, al-Barāʾ era un ragazzo di nove o dieci anni. A Medina l’invito all’Islam si era ormai diffuso ampiamente tra la gente. Suo zio materno aveva prestato giuramento ad al-ʿAqaba e anche suo padre aveva riconosciuto il tawḥīd e la risāla. Al-Barāʾ crebbe dunque in due famiglie di questo genere. Perciò al-Ziriklī afferma che abbracciò l’Islam in tenera età.⁶ Durante l’adolescenza si dedicò allo studio delle norme e dei precetti dell’Islam, nonché delle questioni giuridiche. A Medina, le assemblee di Ḥabīb ibn ʿUmayr e di Ibn Umm Maktūm (ra) erano diventate centri per l’insegnamento del Corano e della Sunna. In sostanza, ricevette lì la sua educazione infantile. Cominciò innanzitutto a leggere il Sacro Corano. In seguito al-Barāʾ raccontò: «Tra i Compagni del Messaggero di Allah (s.a.s.), i primi ad arrivare a Medina furono Muṣʿab ibn ʿUmayr e Ibn Umm Maktūm. I due ci insegnavano il Corano. Poi arrivò ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb. Dopo di loro, il Messaggero di Allah (s.a.s.) venne insieme ad Abū Bakr. Non ho mai visto nessuno più gioioso del suo arrivo. Quando arrivò, avevo appena imparato alcune sure mufassal, come “Glorifica il nome del tuo Signore, l’Altissimo”».⁷ Quando ebbe luogo la battaglia di Badr, al-Barāʾ non aveva ancora superato l’adolescenza. Tuttavia, il suo fervore di fede era traboccante. Si presentò davanti al Messaggero di Allah (s.a.s.) per partire in guerra, ma questi lo rimandò indietro perché non aveva ancora l’età per combattere. Al-Barāʾ ha tramandato un racconto sulla battaglia di Badr. Disse: «Eravamo soliti dire che i combattenti di Badr erano poco più di trecentodieci, pari al numero di coloro che attraversarono il fiume con Ṭālūt. E con Ṭālūt attraversarono il fiume soltanto i credenti». Disse inoltre: «A Badr, io e Ibn ʿUmar eravamo troppo giovani per combattere. Il Messaggero di Allah (s.a.s.) ci rimandò indietro. Il giorno di Badr, il numero dei Muhājirūn era poco più di sessanta, mentre quello degli Anṣār era poco più di duecentoquaranta».⁸
Vi è una certa divergenza di opinioni riguardo alla prima battaglia alla quale al-Barāʾ partecipò insieme al Messaggero di Allah (s.a.s.) e al numero complessivo delle battaglie combattute con lui. Secondo gli esperti di sīra, tra cui Ibn al-Athīr, Ibn ʿAbd al-Barr, Ibn Hishām, al-Wāqidī, Ibn Saʿd e al-ʿAskarī, egli partecipò per la prima volta alla battaglia del Fossato. Ibn Hishām dice: «Il Messaggero (s.a.s.) lo rimandò indietro da Badr e gli consentì di partecipare al Fossato. Allora aveva quindici anni».⁹ Al-Wāqidī dice che Ibn ʿUmar, al-Barāʾ ibn ʿĀzib, Abū Saʿīd al-Khudrī e Zayd ibn Arqam furono i quattro ai quali fu consentito di partecipare alla battaglia. Secondo la trasmissione di Nāfiʿ, questa è l’opinione più corretta.¹⁰ Ibn Saʿd riferisce che a Muḥammad ibn ʿĀzib fu dato il permesso di andare in guerra quando aveva quindici anni; prima di allora non gli era stato concesso.¹¹ A causa di questa divergenza, vi sono opinioni diverse anche sul numero complessivo delle battaglie alle quali egli partecipò insieme al Messaggero di Allah (s.a.s.). Secondo coloro che affermano che partecipò a Uḥud, furono quindici; secondo coloro che escludono Uḥud, furono quattordici.¹² Se si aggiungono a queste battaglie anche altre spedizioni, il numero complessivo delle spedizioni con il Messaggero di Allah (s.a.s.) sarebbe quindici. In un’altra trasmissione si narra che egli disse: «Ho accompagnato il Messaggero di Allah (s.a.s.) in diciotto spedizioni».¹³ Partecipò a tutte le battaglie combattute dal Fossato fino alla morte del Messaggero di Allah (s.a.s.). Nel sesto anno dell’Egira partecipò al giuramento di al-Ḥudaybiyya. Quell’anno il Messaggero (s.a.s.) si dirigeva verso Mecca per compiere lʿUmra con millequattrocento Compagni. Anche al-Barāʾ faceva parte della carovana. Intercettato dai Quraysh lungo il cammino, il Messaggero (s.a.s.) si accampò nella valle di al-Ḥudaybiyya. I Compagni dissero: «Qui non c’è acqua». Vi era però un pozzo asciutto. Il Messaggero (s.a.s.) estrasse una freccia dalla sua faretra e disse a un uomo: «Vai e conficcala in quel pozzo». L’uomo prese la freccia, scese nel pozzo e la conficcò; subito l’acqua cominciò a sgorgare.¹⁴ Ibn Isḥāq ha detto che al-Barāʾ sosteneva di essere proprio l’uomo che aveva conficcato la freccia del Messaggero (s.a.s.) nel pozzo di al-Ḥudaybiyya.¹⁵ Tuttavia, Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī afferma che, secondo l’opinione più diffusa, a conficcare la freccia fu Nājiya ibn Jundub.¹⁶
Un commento di ʿĀzib riguardo al giuramento di al-Ḥudaybiyya è riportato nel Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī e in diverse altre opere. Al-Barāʾ diceva: «La gente considera la conquista di Mecca al-Fatḥ, la Grande Conquista. Sì, anche la conquista di Mecca è una conquista. Tuttavia, noi consideriamo la promessa di al-Riḍwān, nel giorno di al-Ḥudaybiyya, la vera conquista. Quel giorno eravamo millequattrocento uomini insieme al Messaggero di Allah (s.a.s.)».¹⁷ Egli partecipò alla battaglia di Ḥunayn e affrontò il nemico con grande coraggio. Al-Bukhārī trasmette da Abū Isḥāq che questi udì un uomo dei Banū Qays porre ad al-Barāʾ ibn ʿĀzib la seguente domanda: «Dunque, nel giorno di Ḥunayn non siete forse fuggiti abbandonando il Messaggero di Allah (s.a.s.)?». [Al-Barāʾ rispose:] «La tribù di Hawāzin era esperta nel tiro con l’arco. Quando attaccammo, essi si dispersero. Allora ci precipitammo a raccogliere il bottino. I Banū Hawāzin ricominciarono ad attaccarci con le frecce. In quel momento vidi il Messaggero di Allah (s.a.s.) seduto sul suo mulo bianco, mentre Abū Sufyān ne teneva le redini. Seduto sul mulo, egli pronunciava queste parole:
«Io sono il Profeta, non è una menzogna; sono il discendente di ʿAbd al-Muṭṭalib. O Allah, invia il Tuo aiuto!»’
Al-Barā’ disse: «Quando ebbe inizio la battaglia più furiosa, ci disponemmo intorno al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), facendogli da scudo.»18
Prima della battaglia di Tā’if e del Pellegrinaggio d’Addio, il nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) inviò laggiù un gruppo di persone con l’obiettivo di trasmettere l’invito all’Islam agli abitanti dello Yemen. Tra loro c’era anche al-Barā’ ibn ‘Āzib. Al-Bayhaqī riferisce che al-Barā’ ibn ‘Āzib disse: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) inviò Khālid ibn al-Walīd nello Yemen con l’obiettivo di trasmettere l’invito all’Islam ai suoi abitanti. Anch’io ero tra i suoi compagni. Per sei mesi invitammo la gente all’Islam, ma non ottenemmo una risposta significativa. In seguito il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) inviò ‘Alī ibn Abī Tālib e ordinò che chiunque fosse con Khālid, se lo desiderava, potesse rimanere con ‘Alī. Al-Barā’ disse: “Rimasi con ‘Alī”. Quando giungemmo presso la tribù di Hamadān, i suoi membri vennero da noi. ‘Alī pregò con noi. Dopo la preghiera ci disponemmo in file. ‘Alī si fermò davanti a noi e ci lesse la lettera del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) indirizzata agli abitanti dello Yemen. Gli appartenenti alla tribù di Hamadān abbracciarono l’Islam. ‘Alī scrisse al Messaggero informandolo della loro conversione. Dopo aver letto la lettera, egli si prostrò. Poco dopo sollevò la testa e disse due volte: “La pace sia su Hamadān, la pace sia su Hamadān”.»19
Durante il califfato del califfo ‘Umar ibn al-Khaṭṭāb, nell’anno 20 dell’Egira, egli fece parte dell’esercito di Abū Mūsā al-Ash‘arī nella conquista di Tustar, in Persia.20 Abū ‘Amr ash-Shaybānī riferisce che al-Barā’ ibn ‘Āzib conquistò Rayy, in Persia, nell’anno 24 dell’Egira.21 L’Imām an-Nawawī dice: «Al-Barā’ ibn ‘Āzib e suo fratello ‘Ubayd ibn ‘Āzib combatterono al fianco di ‘Alī nelle battaglie del Cammello, di Ṣiffīn e di an-Nahrawān.»22
Verso la fine della sua vita costruì una casa a Kūfa e vi si stabilì definitivamente. In quel periodo divenne cieco.23
Al-Barā’ morì a Kūfa quando Mus‘ab ibn az-Zubayr ne era il governatore, nell’anno 72 dell’Egira, oppure, secondo un’altra opinione, nell’anno 71.24 Le fonti storiche riportano i nomi dei suoi figli: ar-Rabī‘, ‘Ubayd, Lūṭ, Suwayd e Yazīd. Tuttavia, l’Imām an-Nawawī afferma che lasciò due figli, di nome Yazīd e Suwayd.25 Questa opinione dell’Imām an-Nawawī non sembra corretta, poiché l’autore di Tahdhīb al-Kamāl fī Asmā’ ar-Rijāl afferma che i suoi quattro figli — ar-Rabī‘, ‘Ubayd, Lūṭ e Yazīd — ascoltarono gli ḥadīth dal padre e li trasmisero.26 Yazīd divenne per un certo periodo anche governatore di ‘Ammān.27 Nella biografia di Suwayd, Ibn Sa‘d scrive che Suwayd fu riconosciuto come il migliore dei governatori di ‘Ammān.28 È probabile che sia Yazīd sia Suwayd siano stati governatori di ‘Ammān.
Al-Barā’ ibn ‘Āzib portava sempre al dito un anello d’oro. La gente gli disse: «L’oro è proibito agli uomini». Egli rispose: «Ascoltate: una volta il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) distribuì il bottino. Rimase soltanto un anello. Egli si guardò intorno, poi mi chiamò e disse: “Prendilo e indossalo. Allah e il Suo Messaggero te lo fanno indossare”. Ora ditemi voi: come potrei togliermi ciò che Allah e il Suo Messaggero mi hanno fatto indossare?»29
Al-Barā’ ibn ‘Āzib era un Compagno di grandissimo merito. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) prestava particolare attenzione alla trasmissione e alla diffusione degli ḥadīth. Il numero complessivo degli ḥadīth trasmessi attraverso la sua autorità è di 305. Di questi, 22 sono concordemente riportati da al-Bukhārī e Muslim; 15 sono riportati esclusivamente da al-Bukhārī e 6 esclusivamente da Muslim.
Era estremamente scrupoloso nella trasmissione degli ḥadīth. Aveva appreso questa lezione proprio dal nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Un giorno il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli insegnò una supplica e poi gli chiese di ripeterla. Al-Barā’ recitò «bi-rasūlika» al posto di «bi-nabiyyika». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) lo corresse.31 Di conseguenza, quando trasmetteva gli ḥadīth, era estremamente scrupoloso.
Una volta, mentre descriveva la natura degli hadith da lui narrati, disse: «Non ho ascoltato dalla bocca del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) tutti gli hadith che narro. Eravamo occupati a pascolare i cammelli e in altre attività. Per questo non potevamo essere presenti a tutte le assemblee del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Molti degli hadith che narro li ho ascoltati da altri Compagni».³²
Al-Barāʾ ibn ʿĀzib narrò hadith direttamente dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). I Compagni dai quali ascoltò e narrò hadith erano tutti figure di spicco, ciascuno nel proprio ambito. Tra questi vi erano Bilāl ibn Rabāḥ, Thābit ibn Wadīʿa al-Anṣārī, Ḥassān Thābit, Abū Ayyūb al-Anṣārī, Abū Bakr ibn Abī Quḥāfa, ʿAlī ibn Abī Ṭālib e ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb.³³
Tutti coloro che ebbero l’onore di essere suoi discepoli e di narrarne gli hadith furono eminenti Tābiʿūn. L’autore dell’opera Tahdhīb al-Kamāl menziona i nomi di cinquanta suoi discepoli Tābiʿūn. Qui ricordiamo i nomi di alcuni dei più illustri: Iyāḍ ibn Laqīṭ, Thābit ibn ʿUbayd, Ḥarām ibn Saʿd, suo figlio al-Rabīʿ ibn al-Barāʾ, ʿUbād ibn al-Barāʾ, Lūṭ ibn al-Barāʾ, Yazīd ibn al-Barāʾ, Ibn ʿAbd al-Raḥmān, Saʿīd ibn al-Musayyib, ʿAbd al-Raḥmān ibn Abī Laylā, Zayd ibn Wahb al-Juhanī, Saʿd ibn ʿUbayda, Abū Burda ibn Abī Mūsā al-Ashʿarī e altri.³⁴
Talvolta anche alcuni Compagni partecipavano alle sue lezioni sugli hadith. Nei libri di sīra si trovano i nomi di alcuni di loro, i quali narrarono hadith attraverso al-Barāʾ, come ʿAbd Allāh ibn Yazīd al-Khaṭmī, Abū Juḥayfa Wahb ibn ʿAbd Allāh e altri.³⁵ Inoltre, molti Compagni si recavano improvvisamente alle sue lezioni. Un giorno, Kaʿb ibn ʿUjra (che Allah si compiaccia di lui) partecipò a una sua lezione insieme ad altri Compagni.³⁶
Gli studenti presenti nella sua assemblea gli ponevano domande di vario genere. Alcuni chiedevano degli āyāt del Corano, mentre altri domandavano su questioni di fiqh.
Una volta un uomo gli chiese a proposito del versetto 195 della Sūra al-Baqara: «Non esponete voi stessi alla distruzione». Disse: «Questo divieto comprende forse anche l’attacco ai politeisti?». Egli rispose: «Come potrebbe essere così? Allah ha ordinato al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) di compiere il jihād, dicendo: “Combatti dunque sulla via di Allah; tu sei responsabile soltanto di te stesso e incita i credenti”. (Sūra al-Nisāʾ, 4:84)». Poi aggiunse: «Il versetto che hai citato riguarda la spesa».³⁶ In altre parole, non si deve arrivare a credere che spendere sulla via di Allah conduca alla rovina. È questa convinzione a condurre alla rovina.
In un’altra narrazione si riferisce che l’uomo volle sapere: «Il versetto citato si riferisce forse a chi, incontrando il nemico, entra in battaglia e viene ucciso?». Egli rispose: «No. Piuttosto, il versetto si riferisce a colui che commette un peccato e poi dice: “Allah non perdonerà questo peccato”».³⁷
Una volta un amico di ʿAbd al-Raḥmān ibn Muṭʿim vendette alcuni dirham in cambio di una somma determinata da ricevere in seguito. ʿAbd al-Raḥmān chiese all’amico: «È lecita una simile vendita?». Egli rispose: «Sì, è lecita. Ho già venduto in questo modo e nessuno lo ha mai biasimato». ʿAbd al-Raḥmān raccontò l’accaduto ad al-Barāʾ ibn ʿĀzib. Dopo averlo ascoltato, egli disse: «Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) giunse a Medina, noi compravendavamo in questo modo. Vedendo ciò, egli disse: “Non c’è nulla di male in una simile compravendita se lo scambio è immediato; tuttavia, non è lecita se il pagamento è differito”». Poi disse ad ʿAbd al-Raḥmān: «Se vuoi essere ancora più sicuro, chiedi a Zayd ibn Arqam. Era il più grande commerciante tra noi». ʿAbd al-Raḥmān si recò da Zayd ibn Arqam, il quale confermò le parole di al-Barāʾ. L’episodio è riportato nel Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī.
In un’altra narrazione si riferisce. Abū al-Minhal dice: «Una volta chiesi a Zayd ibn Arqam e ad al-Barāʾ ibn ʿĀzib riguardo al ṣarf, cioè allo scambio di moneta. Quando rivolsi la domanda a uno di loro, egli mi indicò l’altro e disse: “Chiedilo a lui, perché è migliore di me e ne sa più di me”».
L’amore sconfinato per il nobile Messaggero di Dio, l’osservanza scrupolosa della Sunna, l’umiltà e il timore di Dio erano tratti distintivi del suo carattere. Quanto all’osservanza della Sunna, essa era tale che ogni aspetto della sua preghiera corrispondeva a quello del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui). Un giorno riunì i familiari e disse: «Oggi vi mostrerò come il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) compiva l’abluzione e pregava, perché solo Dio sa quanto ancora vivrò». Compì l’abluzione e pregò in quel modo le preghiere di ẓuhr, ʿaṣr, maghrib e ʿishāʾ. Un altro giorno mostrò come imitava la prosternazione del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui).³⁹ Una volta Abū Dāwūd venne a fargli visita. Al-Barāʾ lo salutò per primo, gli prese la mano tra le proprie e rise di cuore. Poi disse: «Sai perché l’ho fatto? Una volta il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) fece lo stesso con me e disse: “Quando due musulmani si incontrano e tra loro non vi è alcun interesse personale che faccia da ostacolo, i loro peccati vengono perdonati”».⁴⁰
Negli ḥadīth si parla della grande virtù di stare sul lato destro della fila nella preghiera. Per questo egli preferiva stare a destra.⁴¹
Amava il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) più della propria vita e dei propri beni. Lo dimostrò in ogni parola e in ogni azione. Quando descriveva l’aspetto e i lineamenti del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui), ogni sua parola era intrisa d’amore. Diceva: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) era più bello di tutti gli uomini del mondo. L’ho visto avvolto in una veste rossa: su di lui appariva molto più bella di quanto apparisse su chiunque altro».⁴²
Una volta qualcuno gli chiese: «Lo splendore del volto benedetto del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) era come il bagliore di una spada?». Rispose: «No. Era come la luna».⁴³
Amava profondamente il Messaggero (pace e benedizioni su di lui), ma al tempo stesso lo temeva. Dice: «Una volta volevo chiedere qualcosa al Messaggero (pace e benedizioni su di lui), ma, a causa del timore eccessivo che provavo nei suoi confronti, rimandai per due anni».⁴⁴
Era l’incarnazione dell’umiltà e della modestia. Nonostante fosse un Compagno di altissimo rango, si considerava del tutto insignificante. Una volta un uomo gli disse: «Quanto sei fortunato ad aver ottenuto la compagnia del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) e ad aver partecipato alla nobile Bayʿat al-Riḍwān. Noi, invece, che cosa abbiamo fatto dopo il Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui)?».⁴⁵
Riferimenti bibliografici:
Hubbab ibn al-Mundhir (che Allah sia soddisfatto di lui)
Il suo nome era Hubbab; il suo kunya era Abu ‘Umar o Abu ‘Amr. Suo padre era al-Mundhir e sua madre Shamūs bint Hāqq. Apparteneva alla tribù dei Khazraj di Medina.¹ Era zio materno di al-Mundhir ibn ‘Amr as-Sā’idī (che Allah sia soddisfatto di lui), uno dei naqīb di al-‘Aqaba e uno dei martiri di Bi’r Ma’ūna.² Abbracciò l’Islam prima dell’Egira del Profeta a Medina.
Partecipò con il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) a tutte le battaglie, da Badr in poi. Nella battaglia di Badr, lo stendardo della tribù dei Khazraj era nelle sue mani.³ Ibn Sa’d disse: «Vi è quasi consenso sul fatto che egli abbia partecipato alla battaglia di Badr. Tuttavia, Muhammad ibn Ishaq non lo annoverò tra i combattenti di Badr. Secondo noi, questo fu un suo errore, poiché le imprese di Hubbab a Badr sono assai note».⁴
Quando giunsero nei pressi di Badr, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) scese per stabilire l’accampamento. Hubbab domandò: «O Messaggero di Allah! La decisione di accamparsi qui viene da Allah o da te?». Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) rispose: «Da me». Hubbab disse: «Allora non qui. Conduci il nostro esercito fino all’ultima fonte d’acqua più vicina al nemico. Là costruiremo una vasca, tireremo fuori l’acqua con i recipienti, berremo da essa e combatteremo il nemico. Inoltre, renderemo torbida l’acqua di tutti gli altri pozzi». Secondo un’altra narrazione, Hubbab disse: «Noi siamo gente di guerra. Il mio parere è di rendere torbida l’acqua di tutti i pozzi, tranne uno, affinché in nessuna circostanza ci troviamo a corto d’acqua, mentre il nemico si ritrovi smarrito e in difficoltà per procurarsela».
Dopo che Hubbab ebbe dato il suo consiglio, venne Gabriele (che Allah gli conceda la pace) e informò il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) che il parere di Hubbab era quello giusto. Quindi il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) convocò Hubbab e gli disse: «Il tuo parere è quello giusto». Detto ciò, spostò tutto l’esercito e si accampò presso i pozzi di Badr.⁵
Poiché in questa battaglia di Badr il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) aveva seguito il suo consiglio, Hubbab divenne noto come Dhū ar-Ra’y, ossia «colui che dà le decisioni». L’imam Tha’labi disse di lui:⁶ «A Badr era il consigliere. Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) accettò il suo consiglio. Gabriele (che Allah gli conceda la pace) venne e disse: “Il parere espresso da Hubbab è quello giusto”. Anche nel periodo dell’Ignoranza, egli aveva dato molte importanti decisioni e opinioni».
Abu Qays ibn al-Fakīh era uno dei più infami tra coloro che a Mecca avevano perseguitato maggiormente il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Fu ucciso a Badr. Secondo una narrazione, fu proprio Hubbab a ucciderlo.⁷ In questa battaglia, con un colpo di spada, egli recise una coscia di Umayya ibn Khalaf, il persecutore di Bilāl (che Allah sia soddisfatto di lui). Inoltre, ‘Ammār ibn Yāsir e lui uccisero insieme anche ‘Alī, figlio di Umayya.⁸ In questa battaglia catturò Khālid ibn al-A’lam.⁹
Nella battaglia di Uhud, l’esercito dei Quraysh avanzò verso Medina con tale impeto che in tutta la città si diffuse un grande allarme. Quando l’esercito dei Quraysh giunse a Dhū al-Hulayfa, non lontano da Medina, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) inviò due esploratori e mandò anche Hubbab dietro di loro. Egli si aggirò tra le file nemiche, raccolse varie informazioni e fornì al Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) una stima precisa del numero dei soldati nemici.¹⁰ Anche in questa battaglia lo stendardo della tribù dei Khazraj era nelle sue mani. Secondo molti, tuttavia, il portatore dello stendardo non era lui, bensì Sa’d ibn ‘Ubāda.¹¹
Durante questa battaglia di Uhud, quando i musulmani subirono una grave sconfitta e l’esercito musulmano rimase separato dal venerabile Messaggero di Dio (ṣa), questo Hubab fu uno dei quindici mujahidin che, mettendo a repentaglio la propria vita, si disposero intorno al Messaggero di Dio (ṣa). In questa battaglia egli prestò giuramento di combattere fino alla morte.12
Quando il venerabile Messaggero di Dio (ṣa) chiese ai Compagni consiglio riguardo alle tribù ebraiche di Medina, i Banu Qurayza e i Banu Nadir, Hubab disse: «Assedieremo le loro case e interromperemo tutte le loro comunicazioni». Il Messaggero (ṣa) adottò il suo parere.13
Egli portò lo stendardo di una parte dell’esercito dei Khazraj nella battaglia di Khaybar e quello dell’intero esercito dei Khazraj nella battaglia di Hunayn.14 Secondo una narrazione, anche durante la battaglia di Tabuk il Messaggero (ṣa) affidò a lui lo stendardo dell’esercito dei Khazraj.15
Dopo la morte del Messaggero di Dio (ṣa), l’intera comunità degli Ansar, comprese le genti degli Aws e dei Khazraj di Medina, si riunì in un luogo chiamato Saqifa Banu Sa’ida, non lontano dalla Moschea del Profeta, e iniziò a discutere apertamente dell’elezione del califfo successivo. Dopo un discorso del capo degli Ansar, Sa’d ibn ‘Ubada, erano quasi giunti alla decisione di eleggere proprio lui come califfo. Nel frattempo, la notizia dell’assemblea degli Ansar giunse alle orecchie di Abu Bakr (ra). Egli vi si recò di corsa insieme a ‘Umar (ra). Là scoppiò un’accesa disputa tra le due parti sulla questione se il califfo dovesse provenire dai Muhajirun o dagli Ansar. In questa disputa, il venerabile Hubab si confrontò con Abu Bakr (ra) e pronunciò due appassionati discorsi in due fasi. Quando Abu Bakr (ra) ebbe terminato il suo discorso, Hubab si alzò e cominciò a rivolgersi agli Ansar:16
«O comunità degli Ansar! Non lasciatevi sfuggire questo vostro diritto. Il popolo è con voi. Nessuno oserà attaccare il vostro onore. Nessuno sarà in grado di attuare alcuna decisione senza il vostro parere. Voi siete nobili, ricchi, numerosi, esperti, coraggiosi e intelligenti. La gente attende di vedere quale decisione prenderete. Non create divisioni tra voi. Se create divisioni, il vostro diritto vi sfuggirà di mano. Se i vostri avversari Muhajirun non accettano la vostra rivendicazione, allora vi saranno due emiri: uno tra noi e uno tra loro».‘
Rifiutando la proposta dei due emiri avanzata dal venerabile Hubab (ra), il venerabile ‘Umar (ra) esclamò: «Via! È impossibile che due persone stiano su un’unica sella». Terminato il discorso di ‘Umar (ra), egli riprese a parlare: «Aggrappatevi saldamente alla vostra autorità. Non date ascolto alle parole di quest’uomo. Se gli darete ascolto, perderete il diritto a questo potere. Io sono una persona di fiducia nella mia comunità e la gente trae beneficio dalle mie decisioni. Per Dio! Se lo desiderate, trasformeremo questo califfato in un cucciolo di cammello di cinque anni». Poi, rivolgendosi ai Muhajirun, disse: «Non avremmo avuto difficoltà a lasciarvi la questione nelle vostre mani, se non avessimo temuto che a impadronirsene fossero le persone della comunità i cui padri e fratelli abbiamo ucciso. In tal caso, sarebbe stato preferibile per voi morire». In altre parole, ‘Umar (ra) assicurò che ciò non sarebbe mai accaduto: «Presteremo giuramento nelle mani di uno di coloro che abbracciarono l’Islam per primi, il quale non commetterà alcuna ingiustizia nei vostri confronti».
Nonostante tutto ciò, egli non riuscì a impedire alla gente presente di prestare giuramento di fedeltà ad Abu Bakr (ra). Tra gli Ansar, il primo a prestare giuramento ad Abu Bakr (ra) fu Bashir ibn Sa’d (ra). Allora Hubab gli disse: «Ti sei opposto alla tua stessa comunità? Avete forse invidiato il comando, o la leadership, di vostro cugino?». Bashir rispose: «Non è così; semplicemente non mi piaceva disputare sul diritto che Dio aveva concesso a una comunità».
Egli morì durante il califfato del secondo califfo, il venerabile ‘Umar (ra).17 Allora aveva circa cinquant’anni. Al tempo della battaglia di Badr aveva trentatré anni.18 Nel campo della trasmissione degli hadith, Abu Tufayl ‘Amir ibn Wathila fu suo discepolo. Egli trasmise hadith attraverso la catena di Hubab.19
La poesia era una qualità innata degli Arabi di quell’epoca. Anche Hadrat Hubbab possedeva questa qualità. Compose poesie. In alcune opere storiche sono riportati alcuni versi a lui attribuiti.²⁰ Di seguito riportiamo la traduzione di alcuni suoi versi:
1. Che Allah benedica i genitori di voi due! Non sapete forse che gli uomini sono di due tipi: ciechi e vedenti?
2. Noi e i nemici di Muhammad siamo tutti uomini-leone, il cui ruggito ha riecheggiato in tutto il mondo.
3. La differenza, tuttavia, è che noi lo abbiamo aiutato e gli abbiamo dato rifugio. All’infuori di noi, egli non ha alcun soccorritore.
Era un oratore di grande abilità. Il suo linguaggio era puro e ricco di ornamenti retorici. La lettura dei due discorsi da lui pronunciati nella Saqifa Banu Sa‘ida rende evidente la sua eloquenza e la sua raffinatezza stilistica. Egli espresse con una frase ornata il fatto che gli Ansar erano capaci di danneggiare il califfato. Disse: «Per Allah! Se lo volete, possiamo certamente sradicare questo califfato». In altre parole, se lo desideriamo, possiamo rafforzare la guerra. Allo stesso modo, descrisse così il proprio prestigio e la propria posizione tra gli Ansar: «Io sono il palo al quale i cammelli affetti da rogna si grattano il corpo, e il palo di sostegno o il muro che sostiene i loro alberi alti e fruttuosi».
In Arabia, per i cammelli affetti da rogna si conficcava un palo o un pezzo di legno, affinché potessero grattarvisi e guarire. Allo stesso modo, quando si temeva che una palma alta o fruttuosa potesse essere sradicata, le si conficcava accanto un palo di sostegno oppure si erigeva un muro. Hadrat Hubbab paragonò se stesso a quel palo e a quel muro.²¹
Fonti:
Qatada ibn Nu‘man (ra)
Il suo nome era Qatada. Aveva molti kunyah, tra cui: Abu ʿUmar, Abu ʿUthman, Abu ʿAmr e Abu ʿAbdillah.¹ Era discendente del ramo dei Banu Jaʿfar, appartenente alla celebre tribù degli Aws di Medina.² Sua madre, Unaysa bint Qays, era figlia della tribù dei Khazraj, mentre suo padre era il celebre Compagno Abu Saʿid al-Khudri (ra). Qatada e Abu Saʿid al-Khudri erano fratellastri.³
Partecipò all’ultimo Giuramento di al-ʿAqaba, abbracciò l’Islam e prestò giuramento di fedeltà al Messaggero di Allah (s.a.s.).⁴ Partecipò con il Messaggero di Allah (s.a.s.) a tutte le battaglie e spedizioni, inclusa Badr.⁵ Nella battaglia di Uhud dimostrò una pazienza e una fermezza inimmaginabili. In quella battaglia fu uno dei membri dell’unità musulmana degli arcieri. In quell’occasione il Messaggero (s.a.s.) gli donò un arco rotto chiamato «al-Qatum».⁶
In una fase critica della battaglia di Uhud, gli arcieri politeisti fecero del nobile Messaggero di Allah (s.a.s.) il loro unico bersaglio. Scagliavano le loro frecce proprio contro di lui. In quel momento, intorno al Messaggero di Allah (s.a.s.), c’erano soltanto pochi mujahidin. Gli altri erano dispersi e separati in varie direzioni. Quei pochi mujahidin, uno dopo l’altro, esponevano il proprio petto e proteggevano il Messaggero (s.a.s.) dalle frecce lanciate dal nemico. Dopo che dieci di loro furono martirizzati in questo modo, venne il turno di Qatada. Egli era l’undicesimo. Ponendosi alle spalle del Messaggero (s.a.s.), si mise in piedi, offrendo il petto alle forze nemiche. All’improvviso, una freccia scagliata dal nemico lo colpì a un occhio. L’occhio schizzò fuori dall’orbita e rotolò sulla guancia. Secondo un’altra narrazione, l’occhio si staccò completamente ed egli lo tenne in mano. La gente gli consigliò di gettarlo via, ma egli rifiutò. Si rivolse al Messaggero di Allah (s.a.s.) dicendo: «Ho una moglie. Sono affezionato a lei e la amo profondamente. In queste condizioni potrebbe arrivare a detestarmi. Ciò che ho fatto sul campo di battaglia l’ho fatto soltanto per ottenere il martirio». Il Messaggero (s.a.s.) rimise con le proprie mani l’occhio al suo posto e pregò: «O Allah! Qatada ha protetto il Tuo Profeta (s.a.s.) con il proprio volto. Fa’ dunque che questo suo occhio sia più bello dell’altro e abbia una vista più acuta». La supplica del Messaggero di Allah (s.a.s.) fu accolta. Quell’occhio divenne molto più bello dell’altro e la sua vista divenne più acuta.⁷
In seguito, uno dei suoi discendenti si recò alla corte del califfo omayyade, il nobile ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAziz. Quando questi gli chiese di presentarsi, egli si identificò recitando una poesia. Eccone la traduzione di alcuni versi:⁸
«Io sono figlio di colui il cui occhio era rotolato sulla guancia; poi la mano del Profeta Mustafa lo rimise al suo posto.
Divenne poi come prima. Com’era meraviglioso l’aspetto di quell’occhio, e com’era perfetto il modo in cui era stato rimesso al suo posto!»
I biografi esperti divergono riguardo alla battaglia nella quale l’occhio del nobile Qatada fu ferito. Sono state indicate tutte e tre le battaglie: Badr, Uhud e al-Khandaq. L’Imam Malik, al-Daraqutni, al-Bayhaqi e il hafiz Ibn ʿAbd al-Barr ritengono che la narrazione relativa alla battaglia di Uhud sia la più autentica.⁹
Durante la spedizione per la conquista della Mecca, lo stendardo dei Banu Jaʿfar era nelle mani del nobile Qatada.¹⁰ Egli fu uno di coloro che rimasero saldi nel momento della più grave crisi della battaglia di Hunayn.¹¹
Nell’11º anno dell’Egira, Hazrat Rasul-e Karim (s.a.s.) ordinò a un esercito, posto sotto il comando di Usama ibn Zayd, di dirigersi verso il confine della Siria. Quasi tutti i sahaba di alto rango dei Muhajirun e degli Ansar facevano parte di questo esercito. Anche Hazrat Qatada (r.a.) ne era un membro.12
Morì a Medina nel 23 dell’Egira/644 d.C., all’età di 65 anni. In quel periodo Hazrat ‘Umar ibn al-Khattab (r.a.) era assiso sul trono del califfato. Il califfo ‘Umar (r.a.) guidò la preghiera funebre. ‘Umar, Abu Sa’id al-Khudri e Muhammad ibn Maslama (r.a.) scesero nella tomba e lo seppellirono.14 L’Imam Nawawi dice che furono Muhammad ibn Maslama e al-Harith ibn Khuzayma a scendere nella tomba.15
Si conoscono i nomi di due suoi figli, ‘Umar e ‘Ubayd. Non si conosce il nome della moglie. Tuttavia, si sa che tra lui e sua moglie esisteva un rapporto di profondo amore e affetto.16 Si era sposato prima della battaglia di Uhud. Era il nonno del famoso tabi’i e muhaddith Hazrat ‘Asim ibn ‘Umar ibn Qatada. Muhammad ibn Ishaq ha trasmesso numerose narrazioni tramite lui.17 Questo ‘Asim morì nel 120 o nel 129 dell’Egira.18
Era uno dei sahaba di alto rango. Molti importanti sahaba si rivolgevano a lui per conoscere i diversi precetti della Sharia. Nei libri di hadith è riportato che eminenti sahaba come Hazrat Abu Sa’id al-Khudri e Abu Qatada gli chiedevano delle fatwa.19
Il numero complessivo degli hadith narrati da Hazrat Qatada ibn Nu’man (r.a.) è sette (7); tra questi, l’Imam Bukhari ne ha narrato uno soltanto.20
Tra coloro che hanno narrato hadith da lui vi sono anche personalità eminenti come Abu Sa’id al-Khudri, Hudhayfa, Mahmud ibn Labid, ‘Ubayd ibn Hunayn, ‘Iyad ibn ‘Abdullah e suo figlio ‘Umar ibn Qatada.21
Nel suo carattere prevalevano lo zuhd e la taqwa. Una volta trascorse tutta la notte recitando soltanto la sura al-Ikhlas.22
Durante la vita di Hazrat Rasul-e Karim (s.a.s.), si verificò un furto tra i membri della famiglia di Hazrat Qatada. Il ladro era un munafiq. Cercò di addossare ad altri la colpa del furto. Hazrat Qatada sospettò proprio di lui. Quando espresse il suo sospetto a Rasulullah (s.a.s.), questi manifestò grande disappunto. Nel frattempo, colui che era stato sospettato si recò da Rasulullah (s.a.s.) e, fingendosi una persona del tutto onesta, sollevò una forte obiezione contro il sospetto nutrito da Qatada. Allora Allah Onnipotente fece scendere i versetti 105-113 della sura an-Nisa, informando il Messaggero della realtà dei fatti; nello stesso tempo, divenne chiara anche la veridicità di Qatada.23
Nei libri della sīra si trova il racconto di un miracolo del Messaggero di Allah (ṣa) riguardante Ḳatāda. Un giorno il cielo era coperto di nuvole e la notte era profondamente buia. Il Messaggero (ṣa) venne per la preghiera della sera e anche Ḳatāda arrivò. Quando un lampo illuminò il cielo, il Messaggero (ṣa) vide Ḳatāda e gli chiese: «Ḳatāda?». Egli rispose: «Ho pensato che oggi ci sarebbe stata poca gente, perciò sono venuto appositamente». Allora il Messaggero (ṣa) gli disse: «Vieni da noi quando torni a casa». Egli incontrò il Messaggero di Allah (ṣa). Il Profeta gli mise in mano un ramo di palma e disse: «Tienilo. Finché lo avrai in mano, esso illuminerà dieci persone davanti a te e dieci dietro di te. Quando sarai arrivato a casa, se vedrai oscurità in qualche punto nei dintorni, colpiscila con questo senza dire nulla, perché è Satana». Seguendo le istruzioni del Messaggero di Allah (ṣa), egli tornò a casa tenendo in mano il ramo di palma. In effetti, nel cortile vide una piccola creatura rotonda, dal pelo ispido; quando la colpì con quel ramo, essa fuggì.²⁴
Riferimenti:
Khuẕayma ibn Thābit (ra)
Il suo nome era Abū ʿAmmāra Khuẕayma e il suo titolo era Dhū ash-Shahādatayn. Suo padre, Thābit ibn al-Fāqih, apparteneva alla tribù medinese degli Aws, mentre sua madre, Kabsha bint Aws, era figlia della tribù dei Khazraj. Poiché discendeva dal ramo Khatm della tribù degli Aws, era chiamato Khatmī. Era un Compagno anṣārī.¹ Durante l’epoca jāhilī e quella islamica fu un nobile capo e un valoroso guerriero della tribù medinese degli Aws.²
Egli abbracciò l’Islam in un momento imprecisato prima dell’egira del Messaggero di Allah (ṣa) a Medina. Dopo aver abbracciato l’Islam, insieme a ʿUmar ibn ʿAdī ibn Khurāsha, abbatté gli idoli della propria tribù. Ibn Hishām dice: «Tra i Banū Khatma, coloro che abbracciarono l’Islam segretamente nella prima fase furono ʿUmar ibn ʿAdī, ʿAbdullah ibn Aws e Khuẕayma ibn Thābit».⁴
Secondo Ibn Saʿd, partecipò alla battaglia di Badr e morì a Ṣiffīn.⁵ Tuttavia, secondo l’opinione più attendibile, partecipò a Uḥud e alle battaglie e spedizioni successive.⁶ L’imām adh-Dhahabī, parlando della battaglia di Ṣiffīn, dice incidentalmente: «Tra i Compagni che avevano partecipato a Badr e che a Ṣiffīn si schierarono dalla parte di ʿAlī, Khuẕayma fu uno dei più importanti».⁷ Durante la spedizione per la conquista della Mecca, fu proprio lui a portare lo stendardo della sua tribù, i Banū Khatma.⁸ Partecipò anche alla spedizione di Muʾta. Egli racconta: «Partecipai alla spedizione di Muʾta e un giorno sottrassi a un uomo una gemma di un bianco splendente. Dopo la battaglia, la portai al cospetto del Messaggero di Allah (ṣa). Egli me la donò e, durante il califfato di ʿUmar (ra), la vendetti e acquistai un palmeto vicino alla tribù dei Khatma».⁹ Nella battaglia del Cammello si schierò dalla parte di ʿAlī (ra), ma non sguainò la spada. A Ṣiffīn si presentò sul campo di battaglia insieme a ʿAlī e disse: «Non parteciperò alla battaglia finché ʿAmmār non sarà ucciso e finché non vedrò chi lo avrà ucciso, poiché ho sentito il Messaggero di Allah (ṣa) dire: “ʿAmmār sarà ucciso da un gruppo ribelle”». Quando dunque ʿAmmār fu ucciso dalle truppe di Muʿāwiya (ra), commentò: «Ora la questione è diventata chiara». Poi, liberatosi di ogni dubbio e perplessità, sguainò la spada e si lanciò sul campo di battaglia recitando sottovoce due versi di una poesia.¹⁰ Il significato dei due versi è il seguente:
1. Abbiamo prestato giuramento ad Allah, e Abū al-Ḥasan è sufficiente contro la fitna che temiamo.
2. In ʿAlī sono presenti tutte le virtù degli abitanti della Siria; ma tra loro non vi è neppure una minima parte delle virtù di ʿAlī.
In questo modo combatté dalla parte di ‘Alī e cadde martire sul campo di Ṣiffīn. Fu un avvenimento dell’anno 37 dell’Egira/675 d.C.11 Al momento della sua morte lasciò tre figli, chiamati ‘Ammār, ‘Umar e ‘Umāra.
Egli narrò numerosi ḥadīth dal Messaggero di Allah (sa). Il numero complessivo dei ḥadīth da lui narrati è 38 (trentotto).12 Tra i distinti Compagni e Tābi‘ūn che narrarono ḥadīth tramite lui vi furono Jābir ibn ‘Abdillāh, ‘Ammār ibn ‘Uthmān, Ibn Ḥunāyf, ‘Amr ibn Maymūn al-Awdī, Ibrāhīm ibn Sa‘d ibn Abī Waqqāṣ, Abū ‘Abdillāh al-Jadalī, ‘Abd ar-Raḥmān ibn Abī Laylā, ‘Aṭā’ ibn Yasār e altri.
La fermezza della fede e il profondo amore e affetto per il Messaggero di Allah (sa) erano le principali caratteristiche del suo carattere. La solidità della sua fede si manifesta in un episodio. Una volta il Messaggero di Allah (sa) acquistò un cavallo da un beduino arabo. L’uomo si chiamava Sawā’ ibn Qays al-Muḥāzilī. Al momento della compravendita non era presente nessun altro e perciò nessuno era a conoscenza della questione. Dopo aver concordato il prezzo e concluso l’accordo, il Messaggero di Allah (sa) si incamminò verso casa insieme all’uomo. Lungo la strada, poiché un altro acquirente offrì un prezzo più alto per il cavallo, il proprietario chiamò il Messaggero di Allah (sa) e disse: «Se vuoi prendere il cavallo, prendilo; altrimenti lo venderò a costui». Parlò in modo tale da far sembrare che non avesse concluso la vendita con il Messaggero di Allah (sa). Il Messaggero di Allah (sa) disse: «Ma tu hai già venduto il cavallo a me». L’uomo rispose: «No, non l’ho venduto. Se dici il vero, porta un testimone». Nel frattempo, una folla di musulmani si radunò intorno ai due. Essi dissero: «Il Messaggero (sa) dice la verità». L’uomo continuò tuttavia a negare e a chiedere che fosse portato un testimone. In quel momento giunse Ḥuzayma. Dopo aver ascoltato tutto, disse: «Testimonio che hai venduto il cavallo al Messaggero di Allah (sa)». Il Messaggero stesso (sa) rimase stupito dalle parole di Ḥuzayma e gli chiese: «Su quale base hai reso questa testimonianza? Tu non eri presente». Ḥuzayma rispose: «O Messaggero di Allah! Ho riconosciuto come vera ogni cosa che hai portato e so anche che tu non dici altro che la verità». In un’altra narrazione si riferisce che Ḥuzayma disse: «Io credo a tutte le notizie che tu riferisci dal cielo; e non dovrei forse credere a ciò che tu stesso dici?» Quel giorno stesso il nobile Messaggero (sa) dichiarò che la testimonianza singola di Ḥuzayma equivaleva a quella di due persone. Da quel giorno il suo laqab, o titolo, divenne Dhū ash-Shahādatayn, cioè “colui che possiede due testimonianze”.13 Abū Dāwūd ha narrato, tramite l’autorità dell’Imām az-Zuhrī, che il Messaggero (sa) disse: «La testimonianza di Ḥuzayma sarà sufficiente da sola per chiunque».14
In alcune opere di sīra si incontrano due persone che portavano il laqab Dhū ash-Shahādatayn. L’altra era Ḥuzayma ibn Thābit ibn Shammās. È difficile stabilire se i due fossero la stessa persona oppure persone diverse. Le loro biografie sono riportate entrambe nell’opera al-Iṣāba, ai numeri 2251 e 2252.15 In Ṣaḥīḥ al-Bukhārī è narrato il suddetto episodio riguardante Ḥuzayma. Zayd ibn Thābit racconta: «Quando stavamo compilando il Muṣḥaf, non riuscimmo a trovare un versetto della Sūra al-Aḥzāb che avevamo ascoltato dalla bocca del Messaggero di Allah (sa). Tuttavia, quel versetto si trovava soltanto presso Ḥuzayma al-Anṣārī, e il Messaggero (sa) aveva dichiarato che la sua testimonianza equivaleva a quella di due persone».16 Nelle opere di sīra sono narrati molti episodi riguardanti il suo onore e il suo prestigio. Una volta sognò di baciare la fronte benedetta del Messaggero. Dopo aver riferito il sogno al Messaggero (sa), questi gli disse: «Puoi dare concretezza al tuo sogno». Allora Ḥuzayma si alzò, si avvicinò e baciò la fronte benedetta del Messaggero (sa).17
Secondo alcune narrazioni, egli sognò di prostrarsi davanti al Messaggero (sa). Dopo aver riferito ciò al Messaggero (sa), il Messaggero toccò con la propria fronte quella di Ḥuzayma.18 Una volta scoppiò una disputa tra le due tribù, Aws e Khazraj, riguardo alla nobiltà, alla superiorità e all’illustre discendenza. Allora la gente menzionò con grande orgoglio anche il nome di Ḥuzayma, dicendo: «Tra noi c’è Ḥuzayma, la cui testimonianza il Messaggero (sa) ha dichiarato equivalente a quella di due persone».19
Fonti:
Abū Dujāna (ra)
Il suo vero nome era Simāk, mentre il suo kunya era Abū Dujāna. Era originario del ramo Banū Sā‘ida della celebre tribù medinese dei Khazraj. Era cugino paterno del celebre Compagno e capo dei Khazraj, Ḥazrat Sa‘d ibn ‘Ubāda (ra). Suo padre era Khirāsha ibn L awzān, secondo un’altra opinione Aws ibn Khirāsha, e sua madre era Ḥazma bint Ḥarmala.1 Abū Dujāna era un illustre Compagno anṣārī e un valoroso guerriero. Il suo grande sacrificio per la diffusione e l’affermazione dell’Islam è riconosciuto.2
Abbracciò l’Islam prima dell’Egira. Quando il nobile Messaggero di Allah (s.a.) giunse a Medina, istituì tra lui e ʿUtba ibn Ghazwān (r.a.) un legame di fratellanza religiosa.3 L’imam Ibn Ḥajar (r.a.) ha riferito il consenso degli storici riguardo alla sua partecipazione alla battaglia di Badr.4 Anche Ibn Hishām ha menzionato la sua partecipazione a Badr.5 Il giorno della battaglia di Badr portava legata sulla testa una fascia rossa. Mūsā ibn Muḥammad disse: «Quel giorno, in mezzo alla folla, era facilmente riconoscibile proprio grazie a quella fascia rossa».6 Abū al-Aswad ibn al-Muṭṭalib era uno di coloro che alla Mecca deridevano e schernivano crudelmente il nobile Messaggero di Allah (s.a.). Secondo una tradizione, a Badr Abū Dujāna uccise suo figlio Abū Ḥakīma Zamʿa ibn al-Aswad. Uccise inoltre Abū Musāfiʿ al-Ashʿarī e Maʿbad ibn Wahb.7
Abū Dujāna fu al fianco del Messaggero di Allah (s.a.) anche nella battaglia di Uḥud, rimanendo saldo con lui persino nel momento della più estrema calamità. Quel giorno prestò giuramento di fedeltà al Messaggero di Allah (s.a.), impegnandosi a morire per lui. Anas ibn Mālik racconta: «Poco prima della battaglia, il Messaggero (s.a.) prese una spada in mano e disse: “Chi prenderà questa?”». Quando tutti i presenti tesero la mano, poi rimasero in silenzio; ma Abū Dujāna disse: «Io la prenderò adempiendone il diritto». Secondo alcune tradizioni, Abū Dujāna chiese al Messaggero (s.a.): «Qual è il suo diritto?». Egli rispose: «Non uccidere con essa alcun musulmano e non fuggire con essa per paura dei miscredenti».8
Aveva l’abitudine di legarsi una fascia rossa sulla testa durante la guerra. Quando la indossava, si capiva che era pronto per la battaglia. Prese la spada dalle mani del Messaggero di Allah (s.a.), si legò la fascia sulla testa e poi andò a disporsi tra le file dei soldati con un’andatura fiera.9 Poco dopo si diresse verso l’esercito nemico, canticchiando alcuni versi poetici. Il significato dei due versi è il seguente:10
1. Sono colui al quale il mio amico promise un incontro ai piedi della montagna, vicino al palmeto.
2. Che io non rimanga all’estremità delle file dei soldati. Ed egli aveva ordinato di sterminare il nemico con la spada di Allah e del Suo Messaggero (s.a.).
Egli si diresse verso il campo di battaglia di Uḥud camminando con un’andatura fiera. Vedendolo, il Messaggero (s.a.) commentò: «Sebbene ad Allah non piaccia camminare in questo modo, in questo caso non vi è alcuna colpa».11
Ḥazrat Zubayr ibn al-ʿAwwām racconta: «Avevo chiesto quella spada prima di Abū Dujāna, ma il Messaggero (s.a.) non la diede a me: la diede a lui. Eppure io sono il figlio di Ṣafiyya bint ʿAbd al-Muṭṭalib, zia paterna del Messaggero di Allah (s.a.). Perciò lo seguii, per conoscere il motivo per cui la spada era stata data a lui. Egli avanzò tenendo in mano la spada donatagli dal Messaggero (s.a.). In qualunque direzione si dirigesse, tra i nemici si diffondeva il terrore. A un certo punto scese lungo il pendio della montagna, dove le donne dei Quraysh, sotto la guida di Hind, incoraggiavano i loro soldati cantando canti di guerra. Quando videro Abū Dujāna, si spaventarono e cominciarono a gridare chiedendo aiuto. Ma nessuno accorse in loro aiuto. Eppure Abū Dujāna non toccò nessuna di loro e tornò indietro. Secondo una tradizione, posò la spada sopra la testa di Hind, ma poi la sollevò nuovamente. Zubayr era dietro di lui. Rimase stupito alla vista di quella scena e volle sapere il motivo di tale comportamento. Abū Dujāna rispose: “Non desideravo uccidere una donna indifesa con la spada del Messaggero di Allah (s.a.)”.12»
Tra i pochi soldati che, durante la disfatta di Uḥud, rimasero saldamente attorno al Messaggero, facendo del proprio corpo uno scudo per proteggerlo, vi era anche Abū Dujāna.13 Quel giorno protesse la schiena del nobile Messaggero di Allah (s.a.) offrendo la propria schiena come scudo. Per questo la sua schiena fu crivellata dai colpi delle frecce e delle lance scagliate dal nemico.14
A un certo punto di questa battaglia, il politeista ‘Abdullah ibn Humayd avanzò con l’intento di uccidere il Messaggero (s.a.). Abū Dujāna lo colpì violentemente con la spada ed esclamò: «Prendi! Io sono Ibn Kharāsha». Sotto quel colpo, il miserabile ‘Abdullah cadde a terra. Allora il venerabile Messaggero di Allah (s.a.) pregò per lui dicendo: «O Allah, sii soddisfatto di Ibn Kharāsha, così come io sono soddisfatto di lui».15
Dopo la battaglia di Uḥud, il Messaggero (s.a.) tornò dal campo di battaglia e disse a sua figlia Fāṭima (r.a.): «Ecco, lava la mia spada. Oggi ha dimostrato la sua fedeltà». Anche il venerabile ‘Alī (r.a.) rivolse la stessa richiesta a Fāṭima, dicendo: «Oggi ho combattuto molto». Il Messaggero (s.a.) gli rispose: «Sì, se tu hai combattuto bene, allora anche Sahl ibn Ḥunayf e Abū Dujāna hanno combattuto bene».16
Allah l’Altissimo assegnò al Messaggero (s.a.) la proprietà di tutti i bottini dei Banū Naḍīr. Egli distribuì quei beni esclusivamente tra i primi Muhājirūn. Tuttavia, a causa della loro povertà, donò qualcosa anche ai due Anṣār, Sahl ibn Ḥunayf e Abū Dujāna. In quell’occasione Abū Dujāna ricevette alcuni terreni, che per lungo tempo furono conosciuti come la terra di Ibn Kharāsha.17
Secondo una narrazione, durante la battaglia di Tabūk il venerabile Messaggero (s.a.) affidò ad Abū Dujāna lo stendardo della tribù dei Khazraj.18
In breve, egli svolse un ruolo significativo in tutte le battaglie e spedizioni avvenute durante la vita del venerabile Messaggero di Allah (s.a.). L’autore dell’opera al-Istīʿāb ha scritto: «In tutte le battaglie dell’epoca del Messaggero di Allah (s.a.) egli ebbe un ruolo degno di lode».19
Durante il terribile scontro di Yamāma, avvenuto sotto il califfato del primo califfo, il venerabile Abū Bakr (r.a.), egli diede prova di estremo coraggio. La battaglia fu combattuta contro il falso profeta Musaylima al-Kadhdhāb. Questi respingeva gli attacchi dell’esercito musulmano dall’interno di un suo giardino fortificato. Poiché il giardino era circondato da solide mura, l’esercito musulmano tentava invano di entrarvi. Abū Dujāna rifletté sulla situazione, poi disse: «Fratelli miei musulmani! Scagliatemi dentro». In questo modo riuscì a scavalcare le mura, ma si ruppe una gamba. Nonostante ciò, riuscì a scacciare i nemici dalla porta delle mura e rimase saldo al suo posto finché i soldati musulmani non furono entrati. Partecipò, insieme ad ‘Abdullah ibn Zayd e Waḥshī, all’uccisione del falso profeta Musaylima. Infine, a un certo punto di questa battaglia, subì il martirio. Secondo Ibn Saʿd, ciò avvenne nell’anno 12 dell’Egira, mentre secondo l’‘Allāma Ziriklī avvenne nell’11 dell’Egira/632 d.C.20
Sebbene non sia stato tramandato alcun ḥadīth tramite Abū Dujāna, secondo le parole di Ibn al-Athīr, «egli era uno dei Compagni più insigni e una persona dotata di alto rango tra loro».21
In lui vi era un intenso ardore di fede. Ne diede prova nella battaglia di Yamāma. Diede prova del suo profondo amore per il venerabile Messaggero (s.a.) nella battaglia di Uḥud. In una fase terribile di quella battaglia, quando l’esercito musulmano si disperse e fu respinto lontano dal Messaggero (s.a.), tra i pochi soldati che gli rimasero accanto, Muṣʿab ibn ʿUmayr e Abū Dujāna offrirono il proprio petto come scudo. Muṣʿab sacrificò persino la vita. Abū Dujāna, invece, presentò un esempio d’amore lasciando che il proprio corpo fosse trafitto dai colpi.
Il suo modo di camminare era del tutto particolare e a quel tempo era diventato quasi un esempio. Possedeva un’armatura chiamata «al-Mashhara», che indossava durante le battaglie. Per questo veniva chiamato «Dhul-Mashhara» (il possessore di al-Mashhara). Era chiamato anche «Dhu as-Sayfayn», perché a Uhud combatté con due spade: una sua e l’altra del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). «Dhu as-Sayfayn» significa «il possessore delle due spade».²²
Una volta Abu Dujana giaceva sul letto, malato. Un uomo venne a fargli visita. Vedendo sul suo volto un bagliore di luce, gli chiese: «Qual è il motivo per cui il tuo volto è così luminoso?». Egli rispose: «Non possiedo molte opere buone, se non due abitudini. La prima è che non pronuncio parole inutili. La seconda è che il mio cuore desidera sempre il bene dei musulmani».²³ Da quanto esposto sopra si può formare un’idea chiara della sua vita operosa, del suo carattere e delle sue qualità.
Fonti:
Kulsum ibn al-Hidam (che Allah sia soddisfatto di lui)
Ogni volta che, nella storia dell’Islam, si affronta il capitolo dell’Egira, il nome benedetto di Kulsum ibn al-Hidam (che Allah sia soddisfatto di lui) ricorre più volte. Sebbene il suo contributo alla predicazione e alla diffusione dell’Islam non sia stato particolarmente rilevante, egli è rimasto memorabile per aver dato rifugio a coloro che contribuirono a tale opera. Non sono disponibili notizie dettagliate sulla sua vita.
Il suo kunyah era Abu Qays e il suo vero nome era Kulsum. Suo padre era al-Hidam ibn Imra’ul-Qays. Era figlio di Banu ‘Amr ibn ‘Awf, della tribù degli Aws. Risiedeva nel quartiere di Quba, a Medina, ed era un Compagno ansar del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Abbracciò l’Islam prima dell’Egira. A quel tempo era già giunto alla vecchiaia. Poco tempo dopo la sua conversione all’Islam ebbe luogo la storica Egira.¹
Dopo aver compiuto l’Egira dalla Mecca, il Nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) soggiornò per la prima volta, per quattro giorni, nel quartiere di Quba, alla periferia di Medina, presso la tribù di ‘Amr ibn ‘Awf.² Secondo la narrazione più corretta, colui che ebbe la rara fortuna di ospitare durante quei quattro giorni il Nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e il suo fedele compagno fu proprio Kulsum ibn al-Hidam (che Allah sia soddisfatto di lui). Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) e Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), giunti a Quba, alloggiarono nella sua casa. Su questo concordano Ibn Ishaq, Musa ibn ‘Uqba e al-Waqidi.³ Ibn Ishaq afferma: il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) alloggiò nella casa di Kulsum a Quba. Quanto a coloro che dissero che soggiornò non nella casa di Kulsum, bensì in quella di Sa‘d ibn Khaythama, egli afferma che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) alloggiava nella casa di Kulsum e incontrava la gente nella casa di Sa‘d. Sa‘d infatti non era sposato e non aveva famiglia. Per questo i muhajirun non sposati giunti dalla Mecca trovavano rifugio proprio nella casa di Sa‘d. Pertanto la gente chiamava quella casa «la dimora degli scapoli».⁴ Dopo aver soggiornato per quattro giorni nella sua casa, egli si trasferì nel centro di Medina, nella casa di Abu Ayyub al-Ansari (che Allah sia soddisfatto di lui).
Egli fu così felice dell’arrivo del Nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) che cominciò a chiamare a gran voce i suoi servitori. Aveva un servitore di nome Najih. Quando il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) giunse nella sua casa, egli iniziò a gridare: «Najih, Najih!». Najih significa «vittorioso» o «riuscito». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) considerò quel nome un buon auspicio e disse ad Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui): «O Abu Bakr, hai avuto successo».⁵
Furono forse soltanto il Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) e Abu Bakr (che Dio si compiaccia di lui) a essere ospitati nella sua casa? No, non fu così. Molti altri giunsero dalla Mecca e trovarono dapprima rifugio presso di lui. Al-Waqidi ha riferito che, mentre il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) soggiornava nella sua casa a Quba, Ali (che Dio si compiaccia di lui) e Suhayb (che Dio si compiaccia di lui) giunsero dalla Mecca e si unirono proprio lì al Messaggero (pace e benedizioni su di lui). Quando incontrarono il Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui), davanti a lui c’erano dei datteri di una varietà pregiata chiamata Umm Jurjan, presentati da Kulthum ibn al-Hidam. Suhayb era allora molto affamato. Inoltre soffriva di un disturbo agli occhi. In quelle condizioni cominciò a mangiare quei datteri con grande appetito. Vedendolo mangiare in quel modo, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli chiese il motivo, ed egli rispose: «I Quraysh mi avevano catturato e mi avevano maltrattato. Poi, cedendo tutti i miei beni in cambio della vita mia e dei miei familiari, sono venuto qui molto rapidamente». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) commentò: «Hai fatto un buon affare».6
Al-Baladhuri ha narrato un episodio avvenuto durante il soggiorno di Ali nella casa di Kulthum ibn al-Hidam. Mentre si trovava lì, notò che ogni notte, a tarda ora, si apriva la porta di una casa vicina e si udiva il rumore della gente che andava e veniva. Ciò suscitò la sua curiosità. Un giorno chiese a una donna della casa vicina il motivo di tutto ciò. La donna disse: «Signore, sono una vedova orfana. Ogni notte Sahl ibn Hunayf rompe segretamente gli idoli di legno di Medina e mi porta il legname perché lo usi come combustibile».7 Da ciò si comprende che il soggiorno di Ali nella casa di Kulthum fu piuttosto lungo.
Inoltre, Abu Ma’bad al-Miqdad ibn al-Aswad (che Dio si compiaccia di lui),8 Zayd ibn Haritha (che Dio si compiaccia di lui),9 Abu Asda Kinnani ibn Hisn (che Dio si compiaccia di lui)10 e Abu Kabsha (che Dio si compiaccia di lui)11 giunsero dalla Mecca e trovarono per primi rifugio presso di lui. Secondo al-Haytham ibn Adi, anche Abu Ubayda ibn al-Jarrah (che Dio si compiaccia di lui) fu inizialmente ospitato nella sua casa.12 Sfogliando così le pagine della storia, si troveranno i nomi di molti altri Muhajirun ai quali egli offrì rifugio in quei tempi estremamente difficili.
Quando il nobile Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) giunse a Medina, stabilì il mu’akhāt, ossia il rapporto di fratellanza religiosa, tra Kulthum e Hamza ibn Abd al-Muttalib (che Dio si compiaccia di lui).13
Mentre erano in corso a Medina i lavori di costruzione della Moschea del Profeta e delle abitazioni delle consorti del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui), giunse per lui la chiamata all’Aldilà. La battaglia di Badr ebbe luogo appena pochi giorni dopo la sua morte. Egli non ebbe l’opportunità di partecipare ad alcuna battaglia o spedizione insieme al Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui).14 Questa fu la prima morte di un compagno ansariano dopo l’arrivo del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) a Medina. Poco tempo dopo morì Abu Umama (che Dio si compiaccia di lui), uno dei più grandi predicatori dell’Islam. Inoltre, qualche tempo dopo morì un altro compagno ansariano, As’ad ibn Zurara.15 Al-Tabari e Ibn Qutayba hanno riferito che, tra i compagni del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui), Kulthum ibn al-Hidam fu il primo a morire a Medina. Dopo di lui morì As’ad ibn Zurara (che Dio si compiaccia di lui).16
Fonti:
Shaddad ibn Aws (che Dio si compiaccia di lui)
Il suo nome era Shaddad; la sua kunya, o soprannome, era Abu Ya’la Abu Abd al-Rahman. Discendeva dal ramo Banu Najjar della celebre tribù medinese dei Khazraj. Era nipote del famoso poeta di questa tribù, Hassan ibn Thabit (che Dio si compiaccia di lui), noto come «il poeta del Messaggero» e «il poeta di al-Manzira». Il poeta Hassan era fratello di Aws ibn Thabit, padre di Shaddad.1 Sua madre, Suraima, era figlia del sottogruppo Adi dei Banu Najjar.2
Il venerabile padre di Shaddad, Hazrat Aws ibn Thabit (ra), ebbe l’onore di partecipare all’ultima promessa di al-‘Aqaba e alla battaglia di Badr. Morì martire nella battaglia di Uhud.3
Hazrat Shaddad era un Compagno e un emiro. Il califfo Hazrat Umar (ra) lo nominò emiro di Hims. Quando il terzo califfo, Hazrat Uthman (ra), morì martire, egli si ritirò da tutti gli incarichi e si dedicò alla devozione. Era un uomo eloquente, paziente e saggio.4 Già nella prima fase della predicazione dell’Islam a Medina, quasi tutti i membri della sua tribù, compreso suo zio, abbracciarono l’Islam. Anch’egli credette insieme a loro.5 Poiché Shaddad non aveva ancora raggiunto l’età per andare in guerra, si ritiene che non abbia partecipato ad alcuna spedizione insieme a Hazrat Rasul-e-Karim (sa). Secondo l’Imam Bukhari, partecipò alla battaglia di Badr. Allama Ibn Asakir e molti altri, tuttavia, hanno affermato che ciò non è corretto.6
Morì in Palestina all’età di 75 anni, nell’anno 58 dell’Egira, corrispondente al 677 d.C., e fu sepolto a Bayt al-Maqdis.7 Tuttavia, esistono anche opinioni diverse secondo cui morì negli anni 41, 54 o 64 dell’Egira.8
Hafiz e Hakim hanno narrato che Hazrat Shaddad lasciò quattro figli maschi e una figlia. I figli erano: Ya‘la, Muhammad, Abd al-Wahhab e al-Mundhir. Ya‘la morì senza lasciare figli. È possibile ricostruire la discendenza degli altri. La figlia sposò un uomo della tribù degli Azd e la sua discendenza è documentata fino all’anno 130 dell’Egira. In quell’anno Abu Muslim al-Khurasani si ribellò e la dinastia omayyade cadde. Nello stesso anno si verificò una terribile terremoto in Siria e a Bayt al-Maqdis. In quell’evento morirono molti discendenti degli Ansar che vi risiedevano. I figli di Shaddad morirono sotto il crollo delle loro case. Tuttavia, suo figlio Muhammad sopravvisse in qualche modo. Rimase in vita, paralizzato, fino all’epoca del califfo al-Mahdi.
Un paio di sandali di Hazrat Rasul-e-Karim (sa) era custodito da Hazrat Shaddad. Uno di essi passò, tramite sua figlia, nelle mani dei suoi discendenti. Quando il califfo al-Mahdi si recò a Bayt al-Maqdis, lo acquistò da loro in cambio di mille dinari e di numerosi doni. Quanto all’altro sandalo, si seppe che era custodito da Muhammad ibn Shaddad. Quando al-Mahdi si recò da lui, reclamò il sandalo. Muhammad lo supplicò con grande umiltà, dicendo: “Non strappate ai discendenti del compagno l’onore che il Messaggero (sa) gli ha conferito attraverso questo sandalo.” Al-Mahdi si compiacque e permise loro di conservare il sandalo.9
Hazrat Shaddad era uno dei Compagni più sapienti. Hazrat Ubadah ibn al-Samit (ra) era come un pilastro della comunità e un centro di sapere tra i Compagni. Diceva: “Gli uomini sono di due tipi. Alcuni sono sapienti, ma hanno un pessimo carattere. Altri sono pazienti, ma sono ignoranti e privi di conoscenza.” In Shaddad si erano riunite la conoscenza e la pazienza.10 Hazrat Abu al-Darda (ra) diceva: “Ad alcune persone è stata concessa la conoscenza, ma non la clemenza; in Abu Ya‘la Shaddad, invece, erano riunite entrambe.”11 Diceva inoltre: “Ogni comunità ha un faqih, cioè uno specialista nelle questioni religiose. Il faqih di questa comunità è Shaddad: gli sono state concesse conoscenza e saggezza.”12
Una volta Hazrat Ibn Ghanim, Abu al-Darda e Ubadah ibn al-Samit erano seduti a parlare nella moschea di Jabiyah. In quel momento arrivò Hazrat Shaddad e disse: “Gente! Temo per voi. Il motivo del mio timore è che il Messaggero (sa) disse: ‘La mia comunità seguirà le passioni e cadrà nello shirk.’” La parte finale di questa affermazione era sorprendente. Perciò Abu al-Darda e Ubadah obiettarono e presentarono un hadith a sostegno della loro posizione. L’hadith dice: “Satana ha perso la speranza di essere adorato nella penisola arabica.” Allora essi domandarono: “Che cosa significa, dunque, che noi diventiamo politeisti?”
Shaddad disse: «Che cosa pensate di un uomo che prega e paga la zakat allo scopo di farsi vedere dalla gente?». Essi risposero: «È un mushrik, un politeista». Poi egli disse: «Ho sentito dire al Messaggero ﷺ a proposito di lui che chi compie tutte queste azioni allo scopo di ostentare sarà un mushrik». Anche Hudhayfa ibn Malik era con loro. Egli disse: «Qualsiasi atto di riyā’, cioè un atto in cui si mescola lo shirk, non sarà accettato». Pertanto dovremmo avere fiducia nelle nostre opere. Hazrat Shaddad rispose: «Nel hadith qudsī è detto che tutte le opere dei mushrik saranno consegnate alla loro divinità o al loro idolo. Allah non ha bisogno di nulla».¹³ Questa opinione di Hazrat Shaddad corrisponde esattamente alla parola del Corano. Nel Corano si dice che Allah non perdonerà in nessun caso il peccato dello shirk. Possedeva una profonda conoscenza e grande discernimento nella scienza degli hadith. A questo proposito seguiva i princìpi della dirāya e del naqd. Hazrat Abū Dharr al-Ghifārī era famoso per lo zuhd e la qanā‘a, cioè l’ascetismo e la contentezza per poco. Contro la vita materialistica organizzò in tutta la Siria un movimento assai vigoroso. A sostegno delle sue opinioni e del suo movimento narrò numerosi hadith, suscitando grande agitazione. A proposito di lui, Hazrat Shaddad disse: «Abū Dharr ascoltava dalla bocca del Messaggero di Allah ﷺ un hadith che conteneva una certa severità. Poi tornava dalla sua tribù e lo divulgava. In seguito il Messaggero ﷺ attenuava in parte quella severità, ma Abū Dharr non lo sapeva e rimaneva fermo su quella severità».¹⁴ Il numero degli hadith trasmessi da Hazrat Shaddad è 50 (cinquanta). L’allama al-Ziriklī ha detto che tutti sono stati riportati nei due Sahih.¹⁵ Egli ascoltò questi hadith dal Messaggero ﷺ e alcuni da Ka‘b al-Ahbār.¹⁶ Molti dei narratori di hadith da lui erano abitanti della Siria. Tra quelli più importanti ricordiamo: Mahmūd ibn Labīd, i suoi due figli Muhammad e Ya‘lā, Abū al-Ash‘ath al-Saffīnī, Damra ibn Habīb, Abū Idrīs al-Khawlānī, Mahmūd ibn al-Rabī‘, ‘Abd al-Rahmān ibn Ghanam, Bashīr ibn Ka‘b, Jubayr ibn Nufayr, Abū Asmā’ al-Rahawī, Hassān ibn ‘Atiyya, ‘Ubāda ibn Bāsānī al-Hanẓalī e altri.¹⁷ Era un autentico devoto, timorato di Dio e dedito all’adorazione. Tremava sempre per timore di Allah. La maggior parte delle volte si coricava di notte per riposare; dopo poco si rialzava e trascorreva tutta la notte in piedi nella preghiera. Talvolta lo si sentiva pronunciare: «Allāhumma innan-nāra qad hālat baynī wa baynan-nawm». «O Dio, il fuoco dell’Inferno si è frapposto tra me e il sonno. L’Inferno mi ha tolto il sonno». Qui è degno di nota un commento di Asad ibn Wadi‘a: quando Shaddad andava a letto la notte, era estremamente inquieto e impaurito per il timore di Allah.¹⁸ Percepiva intensamente i cambiamenti che si verificavano tra i musulmani dopo il Messaggero di Allah ﷺ e il califfato dei Rashidun. ‘Ubāda ibn Nāsi‘ racconta: «Una volta, mentre Shaddad ibn Aws passava accanto a noi, mi prese per mano e mi condusse nella sua casa; poi cominciò a piangere. Vedendolo, anche noi iniziammo a piangere. Egli chiese: “Perché piangete?”. Rispondemmo: “Vedendo piangere lei, ci è venuto da piangere”. Disse: “Mi è venuto in mente un hadith del Messaggero di Allah. Egli disse: ‘Temo soprattutto che la mia ummah diventi schiava delle passioni, adoratrice dei desideri e coinvolta nello shirk’”. Dissi: “La sua ummah diventerà mushrik?”. Rispose: “Sì. Tuttavia non nel senso che adoreranno la luna, il sole, le statue o le pietre. Tra loro appariranno gli effetti della riyā’ e dell’adorazione delle passioni. Tutti digiuneranno, ma quando le loro passioni lo vorranno, romperanno il digiuno senza alcun timore”».¹⁹ Era sua abitudine andare a trovare e informarsi sulle condizioni di amici, parenti e familiari quando si ammalavano. Abū al-Ash‘ath al-Saghānī risiedeva nella moschea di Damasco, nei pressi della Siria. Una volta Shaddad, mentre viaggiava con il suo esercito, lo incontrò lungo la strada. Gli chiese: «Dove siete diretti?». Shaddad rispose: «Un nostro fratello è malato e stiamo andando a trovarlo». Anche lui si unì a loro. Entrato, chiese al malato: «Come stai?». Quello rispose: «Sto bene». Hazrat Shaddad gli disse: «Ti annuncio la buona notizia che la malattia sarà un’espiazione dei peccati». In un hadith è detto: «Chi, nella prova di Allah, Lo loda ed è soddisfatto di Lui diventa puro e casto come un neonato appena venuto alla luce dal grembo della madre».²⁰ Un giorno, al tempo della conquista della Mecca, il Messaggero ﷺ si recò nel cimitero di Baqī‘ a Medina. Hazrat Shaddad era con lui e il Messaggero ﷺ gli teneva una mano.²¹ Da questo episodio si può intuire il rapporto che egli aveva con il Messaggero ﷺ.
Una volta si recò al servizio del Messaggero di Allah ﷺ. Vedendo sul suo volto i segni della tristezza, il Messaggero ﷺ gli chiese: «Che cosa è successo?». Egli disse: «O Messaggero di Allah, la terra è diventata angusta per te». Il Messaggero ﷺ rispose: «La terra non sarà angusta per te. La Siria e Bayt al-Maqdis saranno conquistate. Tu e i tuoi figli sarete imam rispettati».²² La profezia si avverò alla lettera. In seguito egli si stabilì a Bayt al-Maqdis insieme ai suoi figli e trasformò l’intera Siria in un centro di conoscenza e spiritualità.
Una volta Shaddad stava congedando un gruppo di mujahidin che partivano per il jihād. Quando essi lo invitarono a mangiare con loro, egli disse: «Dopo aver prestato giuramento di fedeltà nelle mani del Messaggero di Allah ﷺ, se avessi avuto l’abitudine di mangiare senza sapere da dove provenisse il cibo, avrei certamente mangiato con voi».²³ Ibn Sa‘d ha narrato da Khālid ibn Ma‘dān; Khālid disse: «Tra i Compagni del Messaggero di Allah ﷺ ancora vivi in Siria, non c’è nessuno più affidabile, riflessivo e soddisfatto di ‘Ubāda ibn al-Sāmit e Shaddad ibn Aws».²⁴
A proposito della scomparsa e dell’oblio della conoscenza, ‘Awf ibn Mālik al-Ashja‘ī ha narrato anche un hadith dal Messaggero ﷺ. Quando un uomo interrogò Shaddad al riguardo, egli disse: «‘Awf ha detto la verità». Poi aggiunse: «Vuoi che ti dica quale sarà la prima conoscenza a scomparire?». L’uomo rispose: «Sì». Egli disse: «Il timore di Allah. Non vedrai più neppure una persona timorata di Allah».²⁵ Shaddad ibn Aws diceva: «Non vedete nulla se non le cause e i motivi del bene e della prosperità; allo stesso modo non vedete nulla se non le cause del male e della sventura. Tutto ciò che è bene appartiene al Paradiso e tutto ciò che è male appartiene all’Inferno. Questo mondo è un bene di consumo immediato, di cui godono tanto i buoni quanto i malvagi. L’Aldilà è la promessa vera, dove regna il Re onnipotente. Ognuno ha dei figli: siate figli dell’Aldilà e non figli di questo mondo».²⁶
Era molto paziente e parlava poco. Tuttavia, quando parlava con le persone, le sue parole erano molto dolci e affascinanti. Sa‘īd ibn ‘Abd al-‘Azīz disse: «Shaddad ci ha superati in due qualità: nell’eloquenza quando parla e nella pazienza, sopportazione e magnanimità quando si adira».²⁷ Quanto poco parlasse è dimostrato da una sua osservazione. Una volta disse a un compagno: «Porta il viatico, mangiamo un po’». Il compagno rispose: «Non ho mai sentito una simile frase dalla sua bocca!». Egli disse: «Da quando ho abbracciato l’Islam, ho messo una museruola alla mia bocca. Oggi queste parole mi sono uscite improvvisamente; dimenticatele. Non accadrà mai più».²⁸
Un giorno ʿUmar ibn al-Khattab chiese a Shaddad: «Shaddad, dimmi: non dire forse che ʿAlī ibn Abī Ṭālib è migliore? Chi dei due è per te più caro?». Shaddad rispose: «ʿAlī emigrò prima, compì più opere buone insieme al Messaggero di Allah, fu più coraggioso di te ed ebbe il cuore più grande del tuo. E tu hai parlato d’amore? ʿAlī se n’è andato; oggi la gente ripone in te maggiori speranze».²⁹
Riferimenti:
Muʿādh ibn ʿAfrā (che Allah sia soddisfatto di lui)
Il padre di Muʿādh si chiamava al-Ḥārith ibn Rāfiʿa al-Najjārī e sua madre ʿAfrā bint ʿUbayd. Egli discendeva dal ramo Banū Najjār della celebre tribù medinese dei Khazraj. Non era conosciuto con il nome del padre. Ibn Saʿd dice: era associato alla madre.¹ Sua madre ʿAfrā dapprima sposò al-Ḥārith ibn Rāfiʿa al-Khazrajī. Da quel matrimonio nacquero due figli, Muʿādh e Muʿawwidh. In seguito si separarono. ʿAfrā si recò alla Mecca per il pellegrinaggio e lì sposò al-Bukayr ibn ʿAbd Yalīl al-Laythī. Da lui ebbe quattro figli, di nome ʿĀqil, Yās, ʿAmr e Khālid, poi tornò a Medina. Il suo precedente marito, al-Ḥārith, la riprese con sé. Questa volta nacque il figlio ʿAwf.² Tutti questi avvenimenti risalgono al periodo precedente all’Islam.
ʿAfrā (che Allah sia soddisfatto di lei) fu una donna fortunata. Abbracciando l’Islam, ebbe l’onore di diventare una Compagna. Inoltre ottenne il raro onore di essere madre di tre figli come Muʿādh, Muʿawwidh e ʿAwf. Tutti e tre furono celebri combattenti di Badr.³ Gli ultimi due morirono martiri a Badr.⁴ Non solo: furono proprio loro a colpire insieme e uccidere adesso, a Badr, il più grande nemico dell’Islam, Abū Jahl.
Prima che nella valle di ʿAqaba si svolgesse il giuramento di fedeltà degli abitanti di Medina nelle mani del Messaggero di Allah, egli si recò alla Mecca e abbracciò l’Islam. Era accompagnato da altri cinque uomini durante il viaggio. Tuttavia, riguardo ai nomi di questi sei uomini, tra gli esperti della sīra esiste un notevole disaccordo. Secondo le narrazioni di al-Zuhrī e ʿUrwa, tra loro vi era anche Muʿādh ibn ʿAfrā.⁵
Al-Ṭabarānī ha tramandato da ʿUrwa che, durante la stagione del pellegrinaggio, alcuni uomini degli Anṣār si recarono alla Mecca per compiere il pellegrinaggio. Erano Muʿādh ibn ʿAfrā, Asʿad ibn Zurāra, Rāfiʿ ibn Mālik, Dhakwān ibn ʿAbd al-Qays, Abū al-Haytham ibn al-Tayyihān e ʿUwaym ibn Sāʿida (che Allah sia soddisfatto di loro). Quando il Messaggero di Allah lo seppe, si recò da loro e disse che Allah lo aveva scelto come Profeta. Recitò loro anche alcuni versetti del Corano. Essi ascoltarono il suo discorso con grande calma e attenzione. Conoscevano dagli Ahl al-Kitāb le caratteristiche e le qualità del Profeta finale e la sua missione; perciò nacquero in loro fiducia e convinzione riguardo alla pretesa del Messaggero di Allah. Credettero. Promisero di incontrarlo nuovamente nella stagione del pellegrinaggio successivo e tornarono a Medina. Giunti a Medina, cominciarono segretamente a invitare la gente all’Islam e a informarli della venuta del Messaggero di Allah e della sua missione. Iniziňiarono a recitare loro il Corano. Operarono in modo tale che rimasero ben poche case degli Anṣār in cui nessuno fosse diventato musulmano.⁶ Nella storia dell’Islam, alcuni hanno indicato questo episodio come il primo giuramento di ʿAqaba. In questo modo, i giuramenti di ʿAqaba furono tre.
Quando a Medina molte persone ebbero abbracciato l’Islam e la conoscenza dell’Islam si fu diffusa casa per casa, gli abitanti di Medina chiesero al Messaggero di Allah di inviare loro dalla Mecca una persona che, in qualità di suo rappresentante, insegnasse loro il Corano e impartisse loro il corretto insegnamento della religione. Il Messaggero di Allah lo inviò a Medina. Nel libro di Abū Nuʿaym al-Ḥulayya (1/107), al-Zuhrī ha tramandato: gli abitanti di Medina inviarono alla Mecca Muʿādh ibn ʿAfrā e Rāfiʿ ibn Mālik affinché lo conducessero da loro.⁷
Tra gli esperti di sīra circolano diverse opinioni riguardo alla sua conversione all’Islam e al suo viaggio alla Mecca. Ibn Saʿd afferma che è stato tramandato che Muʿādh ibn al-Ḥārith e Rāfiʿ ibn Mālik furono i primi due Ansar a recarsi alla Mecca e ad abbracciare l’Islam. È stato tramandato anche che i due sono annoverati tra gli otto Ansar che furono i primi a recarsi alla Mecca e ad abbracciare l’Islam. Sono inoltre annoverati tra i sei dei quali è stato tramandato che furono i primi tra gli Ansar a incontrare il Messaggero di Allah alla Mecca e ad abbracciare l’Islam, senza che nessuno li avesse preceduti in ciò. Al-Wāqidī e Muḥammad ibn ʿUmar affermano: «La versione dei sei ci sembra la più corretta e autorevole».⁸ Gli esperti di sīra sono quasi unanimi nel ritenere che egli fosse presente nei due successivi patti di al-ʿAqaba.⁹
Dopo l’Egira, il nobile Messaggero di Allah stabilì un rapporto di fratellanza religiosa tra lui e Maʿmar ibn al-Ḥārith.¹⁰ Muʿādh partecipò alla battaglia di Badr insieme agli altri due fratelli, Muʿawwidh e ʿAwf. Ibn Hishām afferma che partecipò a tutte le battaglie, comprese Badr, Uḥud e al-Khandaq.¹¹ Nessuno contesta la partecipazione di Muʿādh ibn ʿAfrā alla battaglia di Badr. Tuttavia, tra gli esperti di sīra e di ḥadīth vi è una grande divergenza riguardo al fatto che egli abbia ucciso Abū Jahl, il più accanito nemico dell’Islam, e riguardo al fatto che sia morto martire in quella battaglia. Esaminando le diverse narrazioni, appare chiaro che partecipò all’uccisione di Abū Jahl e che rimase in vita a lungo anche dopo essere stato ferito a Badr. Riporterò qui brevemente alcune narrazioni. All’inizio della battaglia di Badr, tre campioni dello schieramento qurayshita, tra cui ʿUtba e al-Walīd ibn ʿUtba, uscirono dalle loro file e sfidarono a duello gli avversari. Allora, tra i musulmani, i primi a precipitarsi verso il campo di battaglia furono i tre figli di ʿAfrā: Muʿādh, Muʿawwidh e ʿAwf, con le spade sguainate. Ma il nobile Messaggero di Allah li trattenne e ordinò a Ḥamza e agli altri di avanzare. Ma come potevano lasciarsi frenare dall’intenso fervore del jihād? ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf stava in una fila. Alla sua destra e alla sua sinistra si posero i suoi due fratelli. ʿAbd al-Raḥmān non li conosceva; perciò, vedendo due giovani ai propri lati, provò un po’ di delusione e apprensione. Uno di loro gli chiese sottovoce: «Zio, dimmi: da che parte si trova Abū Jahl?». Egli domandò a sua volta: «Nipote, che cosa vuoi farne?». Il giovane rispose: «Ho sentito che insulta il Messaggero di Allah; per questo abbiamo promesso ad Allah che lo avremmo certamente ucciso. E, se necessario, sacrificheremo anche la nostra vita per questo scopo». Il secondo giovane disse esattamente la stessa cosa.
ʿAbd al-Raḥmān fu estremamente lieto. Provò anche un certo orgoglio, pensando tra quali due grandi uomini si trovava! Indicò con la mano e disse: «Guarda, quello è Abū Jahl che sta camminando». Non appena ebbe pronunciato queste parole, i due si lanciarono su di lui con la rapidità di due falchi e lo uccisero. Tornarono quindi dal Messaggero e gli annunciarono con gioia la notizia dell’uccisione. A quel punto, sulle spade di entrambi vi era ancora il sangue di Abū Jahl.¹² Nel Ṣaḥīḥ Muslim i nomi dei due giovani sono riportati come Muʿādh ibn ʿAmr ibn al-Jamūḥ e Muʿādh ibn ʿAfrā. Nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, invece, si parla dei figli di ʿAfrā. Ciò dimostra che Muʿādh ibn ʿAfrā e suo fratello uccisero il malvagio Abū Jahl.
Dalle narrazioni di al-Ḥākim (3/425) e al-Bayhaqī (6/305) si apprende che uno dei due giovani era Muʿādh ibn ʿAfrā e l’altro Muʿādh ibn ʿAmr ibn al-Jamūḥ. Dopo aver ucciso Abū Jahl, corsero dal Messaggero per annunciargli la lieta notizia. Egli chiese: «Chi di voi due lo ha ucciso?». Entrambi risposero: «Sì, lo abbiamo ucciso entrambi». Allora egli consegnò a entrambi gli oggetti sottratti ad Abū Jahl sul campo di battaglia.¹³
Ibn Abī Khaythama ha riferito sulla base della trasmissione di Ibn Isḥāq. Muʿādh ibn ʿAfrā disse: «Approfittando di un’occasione, colpii Abū Jahl con la spada con tale forza che gli recisi la gamba all’altezza dello stinco. Subito dopo, ʿIkrima ibn Abī Jahl si avventò su una delle mie spalle e vi si aggrappò. Trascinavo dietro di me quel braccio penzolante. Quando il dolore divenne insopportabile, un giorno lo schiacciai con il piede e me lo strappai via». Tuttavia, Ibn Hishām ha riferito da Ibn Isḥāq l’episodio sopra citato a proposito di Muʿādh ibn ʿAmr ibn al-Jamūḥ, indicando come suo compagno Muʿawwidh ibn ʿAfrā.¹⁴
L’autore di al-Istīʿāb menziona che a Badr egli fu ferito da Ibn Māʿid della tribù dei Banū Zurayq.¹⁵ Secondo Ibn Saʿd, i due figli di ʿAfrā, Muʿawwidh e ʿAwf, assalirono Abū Jahl con un unico fendente. Abū Jahl contrattaccò e li uccise entrambi. Quando poi Abū Jahl cadde a terra, ʿAbd Allāh ibn Masʿūd portò a termine il lavoro e lo mandò all’Inferno.¹⁶ Secondo una narrazione, in quella battaglia di Badr egli partecipò anche all’uccisione di un altro acerrimo nemico dell’Islam, Umayya ibn Khalaf.¹⁷
Come nel caso dell’uccisione di Abū Jahl, vi è una notevole divergenza riguardo al momento della morte di Muʿādh ibn ʿAfrā. Al-Balādhurī afferma: «Muʿādh e suo fratello Muʿawwidh morirono martiri a Badr, mentre il loro fratello ʿAwf rimase in vita». Ibn al-Kalbī dice che giunsero dal Messaggero di Allah e, indicando il figlio ʿAwf, dissero: «O Messaggero di Allah, questo è l’unico dei miei figli che mi è rimasto, il peggiore». Il Messaggero rispose: «No; sarà attraverso di lui che continuerà la discendenza di ʿAfrā». Al-Wāqidī, invece, afferma che a Badr morirono martiri ʿAwf e Muʿawwidh, mentre Muʿādh rimase in vita. In seguito, durante la fitna, cioè nel periodo del conflitto tra ʿAlī e Muʿāwiya, morì nell’anno 37 dell’Egira.¹⁸ Anche Ibn Hishām afferma che ʿAwf e Muʿawwidh morirono martiri a Badr.¹⁹
Alcuni hanno inoltre affermato che Muʿādh fu ferito a Badr da Ibn Māʿida della tribù dei Banū Zurayq e che in seguito morì a Medina a causa di quella ferita. Ibn Idrīs ha riferito da Ibn Isḥāq che Muʿādh rimase in vita fino all’epoca del califfo ʿUthmān. Il califfo Ibn Khayyāṭ afferma: «Morì durante il califfato di ʿAlī ibn Abī Ṭālib».²⁰ In ogni caso, è dimostrato da numerosi episodi della sua vita successiva riportati nelle opere di sīra che non morì martire a Badr né durante la vita del Messaggero di Allah. Ne citeremo qui due episodi:
Divise Wadi al-Qura tra i musulmani. Una parte del suo bottino è stata narrata da Aflah, il liberto di Mu‘adh ibn Abu Ayyub al-Anṣari (ra). Il califfo ‘Umar (ra) fece confezionare una splendida veste per ciascun compagno di Badr. Ne mandò una anche a Mu‘adh ibn ‘Afra. Allora Mu‘adh mi disse: «Vendi questa veste». Io spesi millecinquecento dirham, feci confezionare una veste pesante e completa e gliela mandai nuovamente. Mu‘adh prese la veste, si recò direttamente da ‘Umar (ra) e gli chiese: «Siete stato voi a mandarla?». ‘Umar rispose: «Sì. Avevo mandato ai tuoi altri fratelli una veste uguale a quella che avevo mandato prima. Ho saputo che tu non l’hai indossata». Mu‘adh disse: «O Comandante dei credenti! Io non la indosserò».21 Da questo episodio si comprende quanto fosse distaccato dal mondo terreno.
Egli amava il nobile Messaggero di Allah (sa) più della propria vita. Ne è una prova l’episodio dell’uccisione del malvagio Abu Jahl. In quella circostanza offrì un esempio straordinario, rinunciando all’attaccamento alla vita; qualcosa di davvero sorprendente.
Il terreno sul quale fu edificata la Moschea del Profeta a Medina apparteneva a due ragazzi orfani di nome Sahl e Suhayl. Il giorno in cui il Messaggero (sa) entrò nel centro abitato di Medina provenendo da Quba, lasciò libera la briglia della sua cammella. Essa procedeva per ordine di Allah e, sempre per ordine di Allah, si fermò sul terreno appartenente a Sahl e Suhayl. Secondo la narrazione di Ibn Hisham, a quel tempo i due orfani erano allevati e accuditi sotto la tutela di Mu‘adh ibn ‘Afra.22 Ciò dimostra che egli era molto benevolo verso gli orfani e gli indifesi.
Era molto scrupoloso nell’adempimento dei propri doveri. Compì una volta il pellegrinaggio insieme al Messaggero di Allah (sa). Inoltre compì altri pellegrinaggi, uno dei quali è menzionato in una narrazione contenuta nel Sunan di al-Nasa’i.23 Ibn Sa‘d ha riferito che ebbe diverse mogli e numerosi figli e figlie. Ha persino menzionato i loro nomi.24
In diverse opere, tra cui il Sunan di al-Nasa’i, si trovano alcuni hadith da lui narrati.25
Fonti:
Abu Lubaba (ra)
Vi è un notevole disaccordo riguardo al vero nome di Abu Lubaba (ra). Musa ibn ‘Uqba e Ibn Hisham affermano che il suo nome fosse Bashir. Secondo Ibn Ishaq, invece, era Rafi‘a. Nel Tafsir è menzionato con il nome Sarwan.1 Secondo al-Baladhuri, Rafi‘a era il fratello di Abu Lubaba; partecipò all’ultimo giuramento di ‘Aqaba, prese parte alla battaglia di Badr e fu martirizzato nella battaglia di Khaybar. Secondo al-, il nome di Abu Lubaba era Bashir.2 Qualunque fosse il suo vero nome, nella storia egli è noto con il nome di Abu Lubaba. Suo padre si chiamava ‘Abd al-Mundhir ibn al-Zubayr. Era originario del ramo Banu ‘Amr ibn ‘Awf della celebre tribù medinese degli Aws. Partecipò all’ultimo giuramento di ‘Aqaba e fu nominato naqib, cioè responsabile, della propria tribù.3
Partecipò alla maggior parte delle spedizioni insieme al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Nella battaglia di Badr ricevette un onore e un riconoscimento speciali. Durante questo viaggio, ogni cammello portava tre cavalieri. Sul cammello del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) c’erano Abu Lubaba e ʿAli ibn Abi Talib (che Allah sia soddisfatto di lui). A turno cavalcavano il cammello. Dicevano: «O Messaggero di Allah! Tu resta sul cammello; noi cammineremo». Ma il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) diceva: «Voi non siete più forti di noi, né io ho meno bisogno di ricompensa di voi».⁴
Ibn Ishaq riferisce: «Molti hanno detto che Abu Lubaba e al-Harith ibn Hatib partirono con il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) verso Badr. Dopo aver percorso una certa distanza, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) li rimandò entrambi a Medina. Affidò ad Abu Lubaba il governo di Medina. Al termine della battaglia, assegnò a entrambi una parte del bottino e li trattò come gli altri Compagni di Badr». Musa ibn ʿUqba annovera Abu Lubaba tra i combattenti di Badr.⁵ Ibn Hisham dice: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) li rimandò indietro entrambi presso un luogo chiamato al-Rawha».⁶
Non partecipò alla battaglia contro la tribù ebraica medinese dei Banu Qaynuqa, svoltasi nel mese di Shawwal del secondo anno dell’Egira, né alla battaglia di Sawiq, svoltasi nel mese di Dhu al-Hijja dello stesso anno. In quelle occasioni il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) lo lasciò come suo sostituto a Medina. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) assediò i Banu Qaynuqa per quindici giorni; durante quel periodo Abu Lubaba amministrò Medina.⁷
Nel quinto anno dell’Egira, durante la battaglia del Fossato, la tribù ebraica medinese dei Banu Qurayza violò il patto stipulato con i musulmani e aiutò e sostenne l’esercito dei Quraysh. Al termine della battaglia, non appena l’esercito musulmano fu rientrato nelle proprie case, Gabriele (pace su di lui) venne dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e disse: «O Messaggero di Allah! Hai deposto le armi?». Egli rispose: «Sì». Gabriele (pace su di lui) disse: «Ma gli angeli non hanno deposto le armi. O Muhammad! Allah ti ha ordinato di dirigerti contro i Banu Qurayza. Io sto andando in quella direzione e li sto scuotendo». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) era appena rientrato a casa dopo aver terminato la preghiera di mezzogiorno.
Dopo queste parole di Gabriele (pace su di lui), il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) proclamò immediatamente: «Nessuno preghi la mia preghiera finché non sarà giunto presso i Banu Qurayza». Secondo l’ordine, tutti giunsero presso i Banu Qurayza. La loro fortezza fu assediata per venticinque lunghe notti e furono invitati ad arrendersi. Alla fine, Allah instillò la paura nei loro cuori. Essi accettarono di sottomettersi all’arbitrato del loro vecchio amico, Saʿd ibn Muʿadh (che Allah sia soddisfatto di lui).
La tribù Banu ʿAmr ibn ʿAwf, appartenente agli Aws di Medina, aveva un patto di alleanza con i Banu Qurayza fin dai tempi dell’ignoranza preislamica. Abu Lubaba apparteneva proprio a questa tribù. Per questo, mentre erano assediati, essi chiesero al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui): «Mandaci Abu Lubaba; desideriamo consultarci brevemente con lui». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) accolse la loro richiesta e permise ad Abu Lubaba di recarsi da loro.
Quando Abu Lubaba giunse presso i Banu Qurayza, gli ebrei gli mostrarono grande rispetto. Gli esposero la loro situazione. Le donne e i bambini ebrei, piangendo e completamente smarriti, si presentarono davanti a lui. La scena era davvero straziante. Il cuore di Abu Lubaba si intenerì. Gli chiesero: «Dobbiamo obbedire all’ordine di Muhammad?». Egli rispose: «Sì», ma subito fece un gesto portando la mano alla gola, facendo capire loro che sarebbero stati uccisi.
Preso dall’emozione, aveva fatto quel gesto. Ma subito si rese conto che con ciò aveva tradito la fiducia di Allah e del Suo Messaggero (pace e benedizioni su di lui). In quel momento gli sembrò che la terra gli fosse venuta a mancare sotto i piedi. Si alzò da lì e si recò direttamente alla Moschea del Profeta, dove si legò a una colonna con una catena spessa e pesante, dicendo: «Rimarrò legato in questo modo finché Allah non accetterà il mio pentimento».
Vedendo che Abu Lubaba tardava a tornare, un giorno il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Abu Lubaba ha portato a termine la sua missione?». Allora la gente lo informò della situazione. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Comunque, ciò che è accaduto è stato un bene. Se fosse venuto direttamente da me, avrei chiesto ad Allah il perdono per lui». In breve, Abu Lubaba trascorse dieci notti legato. Durante la preghiera e per le altre necessità urgenti, sua moglie gli scioglieva i ceppi e, una volta terminato il bisogno, glieli legava di nuovo. Abbandonò completamente il cibo e le bevande. Il suo udito si indebolì e anche la vista divenne fioca. Un giorno, a causa della debolezza, perse i sensi e cadde a terra. Proprio allora giunse il momento della discesa della misericordia di Allah.
Quel giorno il nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) si trovava nella casa della Madre dei credenti, Umm Salama (che Allah sia soddisfatto di lei). Prima dell’alba fu rivelato il versetto. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) sorrise leggermente. Vedendolo, Umm Salama (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: «O Messaggero di Allah! Che Allah ti mantenga sempre felice. Dimmi, che cosa è successo?». Egli rispose: «Il pentimento di Abu Lubaba è stato accettato». Umm Salama chiese: «Posso dare questa buona notizia alla gente?». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Sì». A quel tempo non era ancora stato rivelato il versetto del velo. Umm Salama (che Allah sia soddisfatto di lei) si fermò sulla porta della sua stanza e informò la gente della cosa. Le persone accorsero per liberare Abu Lubaba, ma egli disse: «Quando verrà alla moschea per la preghiera dell’alba, mi libererà con le sue stesse mani».
Quando il suo pentimento fu accettato, Lubaba (che Allah sia soddisfatto di lui) fu immensamente felice. Si recò dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e disse: «O Messaggero di Allah! Voglio abbandonare quella casa, dove ho commesso questo peccato. Voglio donare in elemosina tutti i miei beni per Allah e per il Suo Messaggero». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Non tutti; è sufficiente un terzo». Egli donò un terzo dei suoi beni.
Quanto alla causa di questo pentimento di Abu Lubaba (che Allah sia soddisfatto di lui), gli esperti della sira sono tuttavia discordi. Maʿmar lo ha riferito dall’Imam al-Zuhri. Abu Lubaba avrebbe adottato questo metodo di pentimento per il peccato di non aver partecipato alla spedizione di Tabuk. Anche Ibn ʿAbbas (che Allah sia soddisfatto di lui) ha detto ciò. Nel versetto 102 della sura al-Tawba si afferma: «Altri hanno riconosciuto i propri peccati: hanno mescolato una buona azione con un’altra cattiva. Forse Allah perdonerà loro. In verità, Allah è Perdonatore e Misericordioso». Questo versetto fu rivelato riguardo ad Abu Lubaba e ad altri otto o nove uomini. Essi erano rimasti a Medina senza partecipare alla spedizione di Tabuk. Poi, pentiti, si pentirono tutti. Come forma di pentimento, si legarono alle colonne della moschea. In seguito il loro pentimento fu accettato. Per loro, la migliore azione fu questo pentimento, mentre la peggiore fu non aver partecipato a Tabuk.
Secondo Abu ʿAmir, invece, Abu Lubaba si pentì non per l’episodio di Tabuk, bensì per quello dei Banu Qurayza. Fu in tale contesto che venne rivelato il versetto 27 della sura al-Anfal: «O credenti! Non tradite Allah e il Messaggero e non tradite consapevolmente i vostri reciproci affidamenti». Secondo Abu ʿAmir e molti altri, Abu Lubaba partecipò alla spedizione di Tabuk. I musulmani che, senza motivo, non parteciparono a Tabuk furono soltanto tre: Murara ibn al-Rabiʿ, Hilal ibn Umayya e Kaʿb ibn Malik (che Allah sia soddisfatto di loro). Non è corretto includere Abu Lubaba tra loro, perché il versetto 118 della sura al-Tawba parla proprio dei tre sopra menzionati: «E anche dei tre che erano stati lasciati indietro, finché la terra, per quanto vasta, divenne angusta per loro, le loro anime si sentirono oppresse e compresero che non vi è rifugio da Allah se non presso di Lui. Poi Egli si volse verso di loro affinché si pentissero».⁸
Nell’ottavo anno dell’Egira, durante la spedizione per la conquista della Mecca, lo stendardo dei Banu ʿAmr ibn ʿAwf fu affidato ad Abu Lubaba (che Allah sia soddisfatto di lui). Inoltre, egli partecipò a tutte le guerre e spedizioni intraprese durante la vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui).
Vi è grande divergenza riguardo all’anno della sua morte. Secondo la maggioranza, morì durante il califfato di ʿAli (che Allah sia soddisfatto di lui). È stato inoltre riferito che morì dopo il martirio di ʿUthman (che Allah sia soddisfatto di lui). Alcuni hanno persino affermato che rimase in vita fino all’anno 50 dell’Egira.⁹ Al momento della morte lasciò due figli, chiamati Saʿib e ʿAbd al-Rahman.
Abu Lubaba era un Compagno di grandissimo prestigio. Ebbe la fortuna di accompagnare il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) per molti anni. In quel periodo deve aver ascoltato molte parole del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Tuttavia, il numero degli hadith da lui narrati è assai esiguo. Tra coloro che ascoltarono hadith da lui e li trasmisero vi furono anche molti illustri Compagni, come il venerabile ʿAbdullah ibn ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui). Inoltre, molti appartenenti alla prima generazione dei tabiʿin furono suoi allievi e narrarono hadith da lui. Qui vengono menzionati i nomi di alcuni dei più celebri:
ʿAbd al-Raḥmān ibn Yazīd ibn Jābir, Abū Burak ibn ʿAmr ibn Ḥazm, Saʿīd ibn al-Musayyab, ʿAbd al-Raḥmān ibn Kaʿb ibn Mālik, Sālim ibn ʿAbd Allāh, ʿUbayd Allāh ibn Abī Yazīd, Nāfiʿ, il mawlā di Ibn ʿUmar; i suoi due figli erano Sāʾib e ʿAbd al-Raḥmān.10
Ḥaḍrat Abū Lubāba (ra) era un seguace completo dell’Islam. Osservava pienamente gli ordini e i divieti del Corano e della Sunna. Se, a causa della debolezza umana, commetteva talvolta qualche errore o deviazione, non appena se ne rendeva conto si pentiva con assoluta sincerità. Dobbiamo ricordare che, sebbene Abū Lubāba (ra) avesse commesso un errore riguardo ai Banū Qurayẓa, il suo pentimento lo rese ancora più puro e luminoso. Allah l’Altissimo stesso rivelò la sua accettazione del pentimento, e il Messaggero di Allah (sa), con animo lieto, gli sciolse personalmente i legami. Che onore e quale ricompensa più grandi avrebbe potuto ricevere Abū Lubāba (ra)? In verità, il peccatore pentito è amatissimo da Allah. Egli prestava attenzione a mettere in pratica gli ḥadīth del Messaggero di Allah (sa) anche nei minimi dettagli.
Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn ʿUmar (ra) aveva ascoltato dalla bocca del Profeta l’ḥadīth sull’uccisione dei serpenti. Per questo, ogni volta che ne vedeva uno, lo uccideva. La casa di Abū Lubāba (ra) era proprio adiacente alla sua. Un giorno gli disse: «Aprite un po’ la porta di casa vostra; andrò alla moschea passando da questa strada». Quando Ibn ʿUmar (ra) si alzò e aprì la porta, vide subito un serpente. Si affrettò a ucciderlo, ma Abū Lubāba (ra) glielo impedì dicendo: «Il Messaggero (sa) ha proibito di uccidere i serpenti che si trovano nelle case».11
Abū Nuʿaym ha riportato un racconto su Abū Lubāba nella sua opera al-Dalāʾil (160). Egli narra: «Un venerdì, mentre il Messaggero (sa) stava predicando sul minbar, disse: “O Allah, donaci acqua!”. Abū Lubāba disse: “O Messaggero di Allah, i datteri sono stesi nel cortile ad asciugare”. Il Messaggero (sa) disse: “O Allah, donaci acqua, finché Abū Lubāba non rimanga nudo e non chiuda il canale dell’acqua del suo cortile con i propri pantaloni”. Poi cominciò a piovere così tanto che la gente disse ad Abū Lubāba: “La pioggia non cesserà finché non farai ciò che il Messaggero (sa) ha detto riguardo a te”. Abū Lubāba fece così, e la pioggia cessò anch’essa».12
Così, molte notizie frammentarie della vita di Abū Lubāba (ra) sono disseminate nelle pagine delle opere di sīra.
Riferimenti:
Zayd ibn Arqam (ra)
Il suo nome era Zayd. Esiste una grande divergenza riguardo alla sua kunya, o soprannome: per esempio, Abū ʿUmar, Abū ʿĀmir, Abū Saʿd, Abū Unays e altri.1 Suo padre era Arqam ibn Zayd. Era originario del ramo Banū al-Ḥārith della tribù Khazraj di Medina. Questo Compagno ansārī rimase orfano di padre in tenera età. Ḥaḍrat ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa (ra) era un Compagno di alto rango e, da parte di parentela, era lo zio di Zayd. Prese sotto la sua tutela Zayd, rimasto orfano di padre, e lo allevò.2 ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa (ra) partecipò al Bayʿat al-ʿAqaba, il giuramento di fedeltà. Fu soprattutto grazie alla sua influenza che Ḥaḍrat Zayd (ra) abbracciò l’Islam.
Zayd voleva partecipare alla battaglia di Uhud. Tuttavia, poiché non aveva ancora l’età per prendervi parte, il nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) glielo impedì. Partecipò per la prima volta alla battaglia del Fossato. È stato tuttavia riferito anche che al-Muraysi fu la prima battaglia della sua vita. In Sahih al-Bukhari è riportato così nella sua narrazione: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) combatté complessivamente diciannove battaglie; io partecipai a diciassette (17) di esse».3
Nella battaglia di Mu’ta, suo zio ʿAbdullah ibn Rawaha era un poeta di grande talento. Mentre procedeva lungo la strada, recitò una poesia composta da lui stesso, nella quale esprimeva il suo intenso desiderio del martirio. Zayd, ascoltandola, cominciò a piangere. Ibn Rawaha, agitando il bastone, esclamò: «Ehi, piccolo! Se siamo destinati al martirio, quale danno ne ricavi tu?».4
Tra i califfi ben guidati, aveva un rapporto di amicizia con ʿAli. Si schierò dalla parte di ʿAli nella battaglia di Siffin. Era considerato uno degli uomini più vicini a ʿAli.5
Nell’ultima parte della sua vita, Zayd si stabilì in una casa nel quartiere dei Banu Kinda, a Kufa. Morì proprio nella città di Kufa. Vi sono divergenze riguardo all’anno della sua morte. Secondo molti, morì nel 66 dell’Egira, durante la rivolta di al-Mukhtar al-Thaqafi. Tuttavia, secondo al-Haytham ibn ʿAdi e molti altri, morì nel 68 dell’Egira. Alcuni hanno anche affermato che morì poco tempo dopo il martirio di al-Husayn.6
Zayd era un punto di riferimento per la conoscenza, il prestigio e l’onore del suo tempo. Le persone accorrevano da luoghi lontani per cercare la conoscenza presso di lui. Un uomo giunse addirittura dall’estremo limite di Qistas per porgli una domanda giuridica.7 Ovunque andasse, coloro che erano interessati agli hadith si raccoglievano intorno a lui. Una volta, quando si recò a Basra — secondo un’altra versione, alla Mecca — ʿAbbas gli disse: «Vorrei ascoltare ancora dalla tua bocca quell’hadith che riferisci».8 Una volta ʿAtiyya gli disse: «Hai riferito questo hadith. Sono venuto con lo scopo di ascoltarlo direttamente dalla tua bocca». Quando egli lo riferì, ʿAtiyya disse: «Avevi pronunciato anche questa frase: “Ti riferirò ciò che ho ascoltato, esattamente come l’ho ascoltato”».9
Oltre agli hadith, insegnava alle persone anche le suppliche che aveva ascoltato dalla bocca del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e imparato a memoria; per questo ve le insegniamo. Molte delle suppliche da lui riferite sono state raccolte nei libri di hadith e di sira.10 Zayd era estremamente scrupoloso nel riferire gli hadith. ʿAbd al-Rahman ibn Abi Layla racconta: «Andavamo da lui e gli chiedevamo di riferirci gli hadith del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Egli diceva: “Ora sono diventato vecchio e la mia memoria si è indebolita. Riferire gli hadith del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) è un compito molto difficile”».11
Una volta, Yazid ibn Hayyan, Husayn ibn Sabra e ʿAmr ibn Muslim andarono da lui per ascoltare gli hadith. Dapprima lodarono Zayd e dissero: «Allah ti ha concesso una grande virtù. Hai assistito alla perfezione del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), hai ascoltato gli hadith, hai combattuto al suo fianco e hai pregato dietro di lui. Quale onore potrebbe essere più grande di questo? Raccontaci alcuni hadith del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)». Zayd rispose: «Nipoti miei, ora sono vecchio e quel tempo è ormai passato. Molte cose oggi si sono trasformate in ricordi e sogni. Ho dimenticato una grande quantità di hadith. Ascoltate dunque ciò che vi riferisco ora. Non dovreste affliggermi per ciò che non ricordo».12 Per questo, il numero degli hadith riferiti da Zayd è di appena novanta (90). Egli ascoltò gli hadith dalla bocca di ʿAli e li riferì. Qui vengono menzionati i nomi più illustri dei Compagni e dei tabiʿin che riferirono hadith tramite la sua catena:
Anas ibn Malik, ʿAbdullah ibn ʿAbbas, al-Tufayl, Abu ʿUthman al-Nahdi, ʿAbd al-Rahman ibn Abi Layla, ʿAbd Khayr al-Hamdani, Tawus, Nadar ibn Anas, Abu ʿUmar al-Shaybani, Abu al-Mis-hal, ʿAbd al-Rahman ibn Mutʿaym, Abu Ishaq al-Sabiʿi, Muhammad ibn Kaʿb al-Qarazi, Abu Hamza Talha ibn Yazid, ʿAbdullah ibn al-Harith, al-Basri, Qasim ibn ʿAwf, ʿAtiyya al-ʿAwfi, Abu Muslim al-Bajali e altri.13 In Zayd, l’educazione spirituale o interiore dell’Islam si era sviluppata a un livello elevato. Una prova concreta si trova tuttavia in un episodio avvenuto al tempo della battaglia dei Banu Mustaliq. In breve, l’episodio è il seguente:
Il nome della pozza d’acqua riservata dei Banū al-Muṣṭaliq era al-Muraysī. Secondo Ibn Isḥāq, nell’anno 6 dell’Egira, e secondo Mūsā ibn ʿUqba, nell’anno 4, presso quella pozza ebbe luogo una battaglia dell’esercito musulmano sotto la guida del Messaggero di Allah (s.a.s.). Nella storia è conosciuta come la battaglia di al-Muraysī. In questa battaglia i Banū al-Muṣṭaliq furono sconfitti miseramente.14
Il Messaggero (s.a.s.) pose l’accampamento, insieme al suo esercito, presso quella pozza. I soldati vi portavano ad abbeverare gli animali. ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (r.a.) aveva come lavoratore un uomo della tribù dei Banū Ghifār, di nome Jahjāh ibn Masʿūd. Egli pascolava il cavallo di ʿUmar (r.a.). Un giorno, mentre il cavallo stava bevendo, Sinān ibn Wabar al-Juhanī, alleato o amico di Khawf ibn Khazraj, cominciò a gridare chiedendo aiuto agli Anṣār. Jahjāh non rimase inattivo: anche lui gridò chiedendo aiuto ai Muhājirūn. Il capo degli ipocriti, ʿAbd Allāh ibn Ubayy ibn Salūl, ne fu profondamente irritato. In quel momento presso di lui si trovava un gruppo di uomini della sua tribù, tra i quali vi era anche Zayd ibn Arqam. Egli era allora un giovane.
Cogliendo l’occasione, ʿAbd Allāh ibn Ubayy disse rivolgendosi agli uomini della sua tribù: «I Muhājirūn musulmani si comportano così con noi? Nella nostra stessa terra ci disprezzano e sono diventati più numerosi di noi. La situazione dei Muhājirūn è come quella di un cane ingrassato con il cibo che poi divora il proprio padrone. Per Allah, se torneremo a Medina, noi nobili della città scacceremo certamente questi miserabili. In realtà, tutto questo è il risultato delle vostre azioni. Avete aperto loro le porte della vostra patria e avete condiviso con loro ciò che possedete. Per Allah, sarete costretti ad abbandonare la vostra patria». L’ipocrita Ibn Ubayy non trascurò alcun tentativo di colpire così i sentimenti latenti della sua tribù e di incitarla contro i Muhājirūn. Zayd ibn Arqam (r.a.) ascoltò in silenzio tutte le sue parole. La sua coscienza di fede non gli permise di tenere nascoste le parole di quell’ipocrita, sebbene Ibn Ubayy appartenesse alla sua stessa tribù. Il venerabile Messaggero di Allah (s.a.s.) si stava riposando dopo aver concluso i suoi impegni di guerra. ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (r.a.) era seduto presso di lui. In quel momento arrivò Zayd (r.a.) e gli riferì tutto. ʿUmar (r.a.) esplose d’ira e consigliò al Messaggero (s.a.s.): «Ordina a ʿAbbād ibn Bishr di uccidere Ibn Ubayy». Il Messaggero (s.a.s.) disse: «O ʿUmar, che accadrà quando la gente comincerà a dire che Muḥammad uccide i propri compagni? No, ciò non deve avvenire. Piuttosto, annuncia alla gente che deve partire da qui». Di solito il Messaggero (s.a.s.) non iniziava il viaggio in un momento simile; tuttavia, secondo l’ordine, la gente si mise in cammino.
Nel frattempo, quando l’ipocrita ʿAbd Allāh ibn Ubayy venne a sapere che Zayd ibn Arqam aveva riferito tutte le sue parole al Messaggero di Allah (s.a.s.), si affrettò a recarsi da lui e giurò: «Non ho detto nulla di ciò che Zayd ha riferito. Non ho pronunciato nessuna di quelle parole». Egli era una persona molto rispettata nella sua tribù. Perciò gli Anṣār tra i Compagni che erano presenti dissero: «O Messaggero di Allah, forse questo giovane ha frainteso le parole di Ibn Ubayy e non è riuscito a ricordare il senso delle sue dichiarazioni». Credendo così alle parole di ʿAbd Allāh ibn Ubayy, lo difesero e ne presero le parti. Anche lo zio di Zayd (r.a.), ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa (r.a.), lo rimproverò.
Ibn Isḥāq racconta: il Messaggero (s.a.s.) partì da al-Muraysī. Giunse Usayd ibn Ḥuḍayr e disse: «Non è giunta alle vostre orecchie la cosa che ha detto il vostro compagno?» «Ubayy. Che cosa ha detto?». In risposta a questa domanda, il Messaggero (s.a.s.) gli riferì ciò che aveva udito. Usayd allora disse: «O Messaggero di Allah! Per Allah, tu sei certamente onorato e potente». Poi chiese al Messaggero (s.a.s.) di mostrare misericordia verso ʿAbd Allāh ibn Ubayy.
In seguito il Messaggero (s.a.s.) fece una sosta in una zona elevata dell’Ḥijāz chiamata Baqāyā Namāk. Fu proprio lì che venne rivelata la sūra al-Munāfiqūn. In essa furono smascherati ʿAbd Allāh ibn Ubayy e gli altri ipocriti suoi simili. Allo stesso tempo furono proclamate la devozione e la veridicità del venerabile Zayd (r.a.). Per comprendere come inizi la sūra, qui riportiamo la traduzione dei primi due versetti:
«Quando gli ipocriti vengono da te, dicono: “Attestiamo che tu sei certamente il Messaggero di Allah”. Allah sa che tu sei certamente il Messaggero di Allah, e Allah attesta che gli ipocriti sono certamente bugiardi. Hanno usato i loro giuramenti come uno scudo e hanno così ostacolato la via di Allah. Quanto fanno è davvero malvagio». Dopo la rivelazione della sūra al-Munāfiqūn, il Messaggero (s.a.s.) prese Zayd (r.a.) per l’orecchio e disse: «Questo è colui il cui orecchio ha compiuto pienamente il diritto di Allah».
Secondo un’altra narrazione, dopo la partenza da al-Muraysī, il venerabile Zayd (r.a.) si recava ripetutamente dal Messaggero di Allah (s.a.s.). Era fermamente convinto che quell’ipocrita lo avesse definito bugiardo e lo avesse umiliato agli occhi dell’intera comunità. Pertanto, certamente sarebbe stata rivelata una parte del Corano a conferma della sua veridicità e a smascheramento della menzogna di quell’uomo. Improvvisamente Zayd ibn Arqam vide apparire sul Messaggero di Allah (s.a.s.) i segni della rivelazione. Si rallegrò, convinto che sarebbe stato rivelato qualcosa al riguardo. Infine quello stato del Messaggero di Allah (s.a.s.) cessò. Zayd (r.a.) racconta: «La mia cavalcatura procedeva accanto a quella del Messaggero di Allah (s.a.s.). Egli, rimanendo sulla propria cavalcatura, mi prese per l’orecchio e disse: “O ragazzo, Allah ha confermato la veridicità delle tue parole”».
Da questo racconto si apprende che la sura al-Munāfiqūn fu rivelata durante il viaggio. Tuttavia, secondo il racconto dell’Imam al-Baghawī (che Allah abbia misericordia di lui), la sura fu rivelata quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) giunse a Medina e Zayd ibn Arqam (che Allah sia soddisfatto di lui), per timore dell’umiliazione, si nascose in casa.15
Non trascurava minimamente la sunna del Profeta. Nella preghiera funebre recitava quattro takbīr. Una volta ne recitò cinque. Un uomo gli prese la mano e gli chiese: «Non ti sei forse sbagliato?». Egli rispose: «Anche questo è una sunna del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Come potrei abbandonarla del tutto?».16
Era una persona molto vicina al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Ogni volta che si ammalava, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) andava a fargli visita.17 Una volta fu colpito da una malattia agli occhi. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) andò a trovarlo. Dopo che fu guarito, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli chiese: «Hai avuto pazienza e sperato nella ricompensa?». Egli rispose: «Ho avuto pazienza e sperato nella ricompensa». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Se avessi fatto così, saresti giunto al cospetto di Allah libero dai peccati».18 In un’altra narrazione si riferisce che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli disse: «Questa malattia non ti recherà alcun danno. Ma se, dopo la mia morte, fossi ancora vivo e diventassi cieco, che cosa faresti?». Egli rispose: «Allora avrei pazienza e spererei nella ricompensa». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Allora entrerai in Paradiso senza rendiconto». Dopo la morte del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui) divenne cieco.19
Evitava sempre parole e comportamenti che potessero ledere l’onore e la dignità di qualcuno. E quando vedeva questo difetto in qualcuno, lo rimproverava. Una volta, a proposito di ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui), al-Mughīra ibn Shuʿba (che Allah sia soddisfatto di lui) pronunciò un’osservazione sconveniente. Subito Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha proibito di parlare male dei morti. ʿAlī è morto. Perché dunque parlate male di lui?»
Informarsi delle persone colpite da sventure e calamità e manifestare loro cordoglio e compassione era nella sua natura. Durante l’episodio di al-Harra morirono un nipote di Anas e alcuni suoi parenti e amici. Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui), esprimendo cordoglio e solidarietà, scrisse una lettera ad Anas (che Allah sia soddisfatto di lui). In essa diceva: «Ti annuncio la buona novella di Allah. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “O Allah, perdona i discendenti degli Ansar, i loro discendenti maschi, i loro nipoti e tutte le loro figlie e i loro figli”».20
Riconosceva con grande generosità le capacità e le qualità dei suoi contemporanei. Perciò, quando qualcuno veniva da lui per chiedere chiarimenti su una questione, gli consigliava di rivolgersi a una persona esperta in materia. Una volta Abū al-Minhal si recò da lui per chiedere informazioni sul bayʿ al-ṣarf. Egli disse: «A questo riguardo ci sono studiosi più eminenti di me». Abū al-Minhal si recò dunque da al-Barāʾ. Dopo aver risposto alla questione giuridica, questi disse: «Verifica la correttezza di ciò che ti ho detto presso Zayd ibn Arqam. Egli sa più e meglio di me».
Frequentava gli emiri e i governatori. Durante la vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), si guadagnava da vivere con il commercio.
Zayd ibn Arqam (che Allah sia soddisfatto di lui) ha trasmesso molte importanti indicazioni riguardo alle convinzioni fondamentali e agli atti di culto dell’Islam. Esse sono disseminate nelle opere di hadith e di sīra. Ad esempio, disse: «Chi recita sinceramente “Lā ilāha illā Allāh” entrerà in Paradiso». Gli fu chiesto: «Che cosa significa recitarla sinceramente?». Rispose: «Astenersi da ciò che Allah ha proibito».21
Una volta vide alcune persone che pregavano la preghiera del Duha nella moschea di Quba. Stava passando da quelle parti. Vedendole pregare, disse: «Probabilmente non sanno che per questa preghiera c’è un momento migliore di questo».
Fonti:
Zayd ibn Thabit (ra)
Nei libri di sīra si trovano diversi kunya o soprannomi del venerabile Zayd (ra), uno dei più illustri Compagni del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam). Tra questi: Abu Sa’id, Abu Kharija, Abu Abd al-Rahman e Abu Thabit.¹ La Umma musulmana gli ha conferito numerosi titoli, come Habr al-Umma, Kātib al-Wahy e altri. Era originario del ramo dei Najjar, appartenente alla celebre tribù dei Khazraj di Medina. Suo padre era Thabit ibn al-Dahhak e sua madre Nawwar bint Malik.² Nawwar era della famiglia del celebre Compagno Anas ibn Malik (ra).
Tra i sanguinosi conflitti e gli scontri avvenuti tra gli abitanti di Medina prima dell’arrivo del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) a Medina, la battaglia di Bu’ath fu la più famosa. In quella battaglia fu ucciso Thabit, il padre di Zayd. Ciò avvenne cinque anni prima dell’Egira. Zayd aveva allora appena sei anni. Crebbe sotto la tutela della madre. Al momento dell’Egira del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) a Medina, Zayd era soltanto un ragazzo di undici anni.³
Quando abbracciò l’Islam, le fondamenta dell’Islam a Medina non erano ancora molto solide. In quel periodo, mentre Mus’ab ibn ‘Umayr (ra), il predicatore inviato dalla Mecca dal venerabile Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), diffondeva l’invito all’Islam a Medina, egli abbracciò l’Islam in giovane età. Se accettare la fede prima della pubertà è motivo di onore, il venerabile Zayd ebbe certamente questo onore. Fin dall’inizio della sua vita rimase così libero dall’impurità dello shirk.
Subito dopo aver abbracciato l’Islam, cominciò a leggere il Corano. La gente iniziò a guardarlo con rispetto. Era straordinariamente dotato e possedeva un’intelligenza acuta.⁴ Fu condotto alla presenza del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) e gli fu presentato dicendo che il ragazzo apparteneva alla tribù dei Najjar. Nel frattempo aveva già imparato diciassette sure. Il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) fu molto lieto di ascoltare la recitazione del Corano dalla sua bocca.⁵ Zayd racconta: «Allora avevo appena undici anni».⁶ Al tempo della battaglia di Badr era soltanto un ragazzo di tredici anni. Non aveva ancora l’età per partecipare alla guerra. Tuttavia, quando gli Ansar e i Muhajirun partirono verso Badr, anche quel ragazzo decise di andare in guerra. Si presentò davanti al Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) insieme a un gruppo di ragazzi della sua età e manifestò il desiderio di partecipare alla guerra. Poiché non aveva ancora l’età necessaria, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) li rimandò indietro consolandoli.⁷
Gli studiosi della sīra divergono su quale sia stata la prima battaglia alla quale il venerabile Zayd partecipò. Secondo molti, prese parte alla battaglia di Uhud; a quel punto aveva compiuto sedici anni. Altri sostengono invece che Khandaq fu la prima battaglia della sua vita.⁸ Al-Waqidi ha riferito che Zayd ibn Thabit disse: «Non mi fu dato il permesso di partecipare a Badr e Uhud. Ricevetti il primo permesso a Khandaq».⁹ Anche Ibn Hisham afferma che, essendo ancora troppo giovane, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) rimandò indietro anche lui, insieme agli altri, da Uhud.¹⁰
Nel libro Hayatus-Sahaba è riportata una narrazione di Zayd ibn Thabit. Da essa si comprende che egli partecipò alla battaglia di Uhud. Egli racconta: «Il giorno di Uhud, al termine della battaglia, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) mi mandò a cercare Sa‘d ibn al-Rabi‘. Prima di partire mi disse: “Se lo trovi, porgigli il mio saluto. E digli che il Messaggero di Allah desidera sapere come si sente”».
Zayd racconta: «Cominciai a cercarlo, aggirandomi tra i martiri. Finalmente lo trovai. Era nel momento estremo della sua vita. Il suo corpo era coperto da settanta ferite provocate da frecce, lance e spade. Gli dissi: “Sa‘d, il Messaggero di Allah ti porge il saluto, e anch’io ti saluto”. Egli rispose: “Digli che percepisco il profumo del Paradiso”».¹¹
In ogni caso, nessuno contesta che egli partecipò attivamente alla battaglia del Fossato. Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: «Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) mi autorizzò a partecipare al Fossato e mi donò anche un pezzo di stoffa qubti (egiziana, fine e bianca)».¹² Partecipò allo scavo del Fossato e al trasporto della terra. In quell’occasione, quando ‘Ammar apparve una volta allo sguardo del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), egli osservò: «Che bravo ragazzo!».¹³ Nel corso di questi eventi, a un certo punto, stanco, si addormentò. Mentre dormiva, Ibn Hazm, per scherzo, gli tolse l’arma dalla spalla. Zayd non se ne accorse. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), che si trovava lì vicino, scherzò anch’egli e lo chiamò: «O Abū Ruqād! Ehi, dormiglione, alzati!». Poi vietò alla gente di fare scherzi di questo genere.¹⁴ Dal Fossato in poi, partecipò con il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a tutte le battaglie e spedizioni successive.¹⁵
Al tempo della battaglia di Tabuk, il vessillo della tribù di Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui), i Banū Mālik ibn al-Najjār, era inizialmente nelle mani di ‘Amāra ibn Hazm. In seguito il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) lo affidò a Zayd. ‘Amāra pensò che forse avesse commesso qualche errore e domandò: «O Messaggero di Allah! Ho commesso qualche errore?». Egli rispose: «No, nulla del genere. Ho agito tenendo conto della conoscenza del Corano. Zayd ne conosce più di te. Il Corano ha la precedenza».¹⁶
Durante il califfato di Abū Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) ebbe luogo la battaglia di Yamama contro il falso profeta Musaylima al-Kadhdhab. Anche Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui) partecipò a questa sanguinosa battaglia e fu colpito da una freccia. Tuttavia scampò a una ferita mortale.¹⁷ Durante il califfato di ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui), dopo l’espulsione degli ebrei da Khaybar, la valle di Wadi al-Qura, situata in quella regione, fu divisa tra i musulmani. Anche Zayd ricevette una parte.¹⁸
Quando il califfo ‘Uthmān (che Allah sia soddisfatto di lui) fu assediato dai ribelli, molti notabili di Medina chiesero al califfo il permesso di combattere contro di loro. In quel momento anche Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui) si recò dal califfo e disse: «Gli Ansar sono alla tua porta; se lo desideri, sono pronti a servire ancora una volta come ausiliari di Allah». Il califfo rispose: «Se desiderate combattere, non avete il mio consenso».¹⁹
L’intera vita di Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui) fu un insieme di opere virtuose. Fu il segretario del Messaggero di Allah. Scriveva la rivelazione, redigeva le lettere del Messaggero di Allah e leggeva ad alta voce le lettere che gli giungevano. In seguito svolse anche l’incarico di segretario del califfo ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui).²⁰
Il Sacro Corano è il fondamento principale dell’Islam. Colui che ebbe il grande onore di raccoglierlo e compilarlo fu lo scriba della rivelazione Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui).²¹ Fino alla vita del nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), il Corano era conservato su ossa, pelli e foglie di palma, nonché nella memoria dei musulmani che lo avevano memorizzato. Molti Compagni avevano memorizzato il Corano; tra tutti questi custodi del Corano vi era anche Zayd.
Dopo la morte del nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), un gruppo di persone della Penisola Arabica divenne apostata e si unì ai seguaci di Musaylima al-Kadhdhāb. Questi si proclamò profeta nello Yamāma. Il califfo Abū Bakr (che Allah si compiaccia di lui) dichiarò il jihād contro di lui. Musaylima fu sconfitto nella battaglia dello Yamāma e ucciso dalle forze musulmane. Tuttavia, in questa battaglia settanta memorizzatori del Corano subirono il martirio.
Dopo questo episodio, ʿUmar (che Allah si compiaccia di lui) sentì nel cuore l’esigenza di raccogliere il Corano. Disse al califfo Abū Bakr (che Allah si compiaccia di lui): «Se il martirio dei memorizzatori continua in questo modo, vi è il rischio che una grande parte del Corano vada un giorno perduta. Pertanto, senza indugio, provvedi a raccogliere l’intero Corano in un unico luogo». Il califfo accolse il suo consiglio. Convocò Zayd ibn Thābit e gli disse: «Sei un giovane intelligente e tutti hanno fiducia in te. Durante la vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) scrivevi la rivelazione. Perciò porta a termine questo compito».²²
Zayd (che Allah si compiaccia di lui) disse: «Per Allah! Se mi avessero affidato il compito di spostare una montagna, sarebbe stato per me più facile che compiere il lavoro di raccogliere il Corano che mi avevano ordinato».²³ Disse al califfo: «Va bene. Ma quale difficoltà può esserci in un’opera buona?». Ciononostante, Zayd continuò a esitare nell’intraprendere il compito. Dopo che il califfo ebbe cercato di convincerlo in vari modi, egli accettò.²⁴
Per aiutare Zayd in questo compito, il califfo Abū Bakr (che Allah si compiaccia di lui) gli mise a disposizione un altro gruppo di Compagni. Secondo quanto riferito, il gruppo era composto da settantacinque persone. Tra loro vi erano Ubayy ibn Kaʿb e Saʿīd ibn al-ʿĀṣ (che Allah si compiaccia di loro). Zayd raccolse tutte le parti del Corano scritte su foglie di palma, pietre sottili e ossa. Le confrontò con la recitazione dei memorizzatori. Egli stesso era un memorizzatore del Corano e lo aveva raccolto durante la vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).²⁵
Per verificare l’autenticità e l’accuratezza dei versetti, in alcuni casi si arrivava a discutere e a litigare. Giunti a un certo punto, Zayd disse: «In seguito, ho udito dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) anche il versetto della lapidazione». ʿUmar (che Allah si compiaccia di lui) disse: «Tuttavia, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non ne autorizzò la trascrizione».²⁶ In definitiva, Zayd (che Allah si compiaccia di lui) portò a termine questo importante compito dopo un duro lavoro. Fu per suo tramite che l’intero Corano venne raccolto e messo per iscritto.
Per un versetto non si riusciva a trovare una seconda testimonianza. La regola stabilita prevedeva almeno due testimoni per ogni versetto. Il versetto si trovava presso Abū Khuzayma (che Allah si compiaccia di lui). Era proprio quell’Abū Khuzayma la cui singola testimonianza il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) aveva dichiarato equivalente alla testimonianza di due persone. Per questo Zayd non ritenne necessaria una seconda testimonianza riguardo a quel versetto. Inoltre, egli stesso lo conosceva.²⁷ La copia del Nobile Corano raccolta e scritta da Zayd (che Allah si compiaccia di lui) fu custodita dal califfo Abū Bakr (che Allah si compiaccia di lui). Dopo la sua morte passò nelle mani del secondo califfo, ʿUmar (che Allah si compiaccia di lui), e quindi giunse nelle mani di sua figlia, la Madre dei Credenti Ḥafṣa (che Allah si compiaccia di lei), presso la quale fu conservata.²⁸
Durante il califfato del terzo califfo, ʿUthmān (che Allah si compiaccia di lui), quando emersero differenze nella recitazione del Corano nelle varie regioni, Ḥudhayfa ibn al-Yamān (che Allah si compiaccia di lui) consigliò al califfo di adottare misure per prevenirle prima che sorgessero tra gli ebrei e i cristiani. Anche il califfo comprese l’importanza e la necessità della questione. Chiese a Ḥafṣa (che Allah si compiaccia di lei) la copia del Corano raccolta da Zayd (che Allah si compiaccia di lui). Poi ordinò ai quattro eminenti Compagni — Zayd ibn Thābit, ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr, Saʿīd ibn al-ʿĀṣ e ʿAbd al-Raḥmān ibn al-Ḥārith ibn Hishām (che Allah si compiaccia di loro) — di ricopiarla. Essi produssero cinque copie a partire dall’originale di Abū Bakr (che Allah si compiaccia di lui). Il califfo ʿUthmān (che Allah si compiaccia di lui) inviò queste copie in cinque regioni del califfato e restituì a Ḥafṣa (che Allah si compiaccia di lei) l’originale preparato da Abū Bakr (che Allah si compiaccia di lui), divenuto famoso come il Muṣḥaf al-Ṣiddīq.²⁹ Il profeta illetterato, Muḥammad, Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), affidò a diversi Compagni il compito di scrivere la rivelazione. Tra questi fortunati Compagni vi era Zayd ibn Thābit (che Allah si compiaccia di lui).
Zayd si sedeva accanto al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) portando penna, carta, calamaio, foglie di palma, ossa larghe e sottili, pietre e altri materiali. Quando scendeva la rivelazione, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) dettava e lui continuava a scrivere. Se vi erano istruzioni particolari riguardo alla scrittura, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gliele comunicava, e Zayd agiva di conseguenza.
L’Imam al-Bukhari (rah) ha narrato da al-Bara (ra): quando fu rivelato il versetto 95 della sura an-Nisa—
«I musulmani che rimangono seduti nelle loro case e quelli che combattono sulla via di Allah con i loro beni e le loro vite non sono uguali». Quando fu rivelato ciò, il Messaggero (sa) disse: «Portate una tavoletta, un calamaio e un osso, e dite a Zayd di venire da me». Quando Zayd giunse, gli ordinò di scrivere il versetto. Dietro al Messaggero di Allah (sa) era seduto il cieco Compagno ʿAmr ibn Umm Maktum. Egli disse: «O Messaggero di Allah! Qual è il comando riguardo a me? Io sono cieco». Allora fu rivelata la parte: «coloro che non hanno una valida scusa». Il Messaggero (sa) disse quindi a Zayd di inserire il versetto in questa forma:30 Zayd scrisse poi la parte rivelata successivamente nella fessura dell’osso, poiché l’osso sul quale era stato scritto in precedenza il versetto era spaccato.31
Subito dopo la scomparsa del Messaggero di Allah (sa), tra gli Ansar la questione del califfato divenne il principale argomento di discussione. Essi si riunirono nella Saqifa Banu Saʿida e posero alla guida il celebre Compagno ansariano Hazrat Saʿd ibn ʿUbada (ra). I suoi candidati tenevano discorsi, e un numeroso gruppo di Ansar lo sosteneva. Anche Zayd ibn Thabit era presente a quell’assemblea. Tuttavia, in quel momento non era facile parlare contro l’opinione della folla. Per questo rimaneva seduto in silenzio.
In seguito Hazrat Abu Bakr, ʿUmar e Abu ʿUbayda (ra) giunsero alla Saqifa Banu Saʿida, e ʿUmar (ra) iniziò a discutere la questione del califfato da parte dei Muhajirun. Il primo Ansari a sostenere il suo discorso fu Zayd ibn Thabit.
Hazrat Hubab ibn al-Mundhir (ra) era un Ansari e un Compagno della battaglia di Badr. Nel suo discorso propose l’idea di due emiri e, rivolgendosi ai Muhajirun, disse: «Un emiro sarà scelto tra voi e uno tra noi. Altrimenti non ci sarà alcun compromesso». Allora Zayd ibn Thabit si alzò, contestò il suo discorso e avanzò una nuova proposta. Disse: «Il Messaggero (sa) era un Muhajir. Anche ora il capo sarà un Muhajir. E come noi eravamo gli Ansar del Messaggero (sa), così ora saremo gli Ansar del capo». Detto ciò, afferrò una mano di Abu Bakr (ra) e, rivolgendosi agli Ansar, disse: «Ecco il vostro compagno: prestate giuramento di fedeltà a lui».32
Il discorso di Hazrat Zayd (ra) era contro gli uomini della sua stessa tribù. Nonostante ciò, non esitò a esprimere i propri sentimenti. Quando ebbe terminato il suo discorso, Hazrat Abu Bakr (ra) si alzò, lo ringraziò e disse: «Che Allah ti ricompensi nel modo migliore. Se fosse stato detto qualcosa di contrario, forse non avrei acconsentito».33
Dopo che Hazrat Rasul-e Karim (sa) giunse a Medina, gli arrivavano di tanto in tanto lettere dai re, dai sovrani, dagli emiri e dai capi tribali dei vari Paesi e regioni circostanti. La maggior parte di esse era scritta in siriaco e in ebraico. A Medina, allora, soltanto gli ebrei conoscevano queste due lingue. Inoltre, nutrivano una profonda ostilità verso l’Islam. Per questo era assolutamente necessario che i musulmani imparassero entrambe le lingue.
Hazrat Rasul-e Karim (sa) avvertì intensamente questa necessità. Avendo riconosciuto l’intelligenza di Hazrat Zayd (ra), scelse proprio lui per questo compito. A questo proposito viene riportata una narrazione di Hazrat Zayd (ra):
Quando il Messaggero ﷺ giunse a Medina, fui condotto davanti a lui. Mi disse: «Zayd, impara per me a leggere e scrivere ciò che scrivono gli Ebrei. Per Allah, non mi sento sicuro di ciò che viene scritto per mio conto in lingua ebraica». Così imparai l’ebraico e, in appena mezzo mese, ne acquisii una buona padronanza. Dopodiché, quando il Messaggero di Allah ﷺ aveva bisogno di scrivere qualcosa agli Ebrei, ero io a scriverlo; e quando gli veniva scritto qualcosa, ero io a leggerglielo ad alta voce.
In un’altra narrazione si riferisce che il Messaggero ﷺ mi disse: «Zayd, conosci bene la lingua siriaca? Ricevo lettere in questa lingua». Risposi: «No». Egli disse: «Allora imparala a scrivere». In seguito imparai quella lingua in soli diciassette giorni.³⁴
A causa dell’immensa intelligenza e delle profonde conoscenze di Zayd, il nobile Messaggero di Allah ﷺ gli affidò ogni incarico di scrittura. Muhammad ibn ʿUmar dice: «Zayd scriveva sia in arabo sia in ebraico».³⁵ Al-Balādhurī dice: «Il primo a svolgere l’incarico di segretario del Messaggero di Allah ﷺ fu Ubayy ibn Kaʿb al-Anṣārī. In sua assenza, tale incarico veniva svolto da Zayd. Essi scrivevano, oltre alla rivelazione, anche le lettere del Messaggero di Allah ﷺ».³⁶ Zayd mantenne questo incarico fino alla morte del Messaggero di Allah ﷺ. Continuò a svolgerlo anche durante i califfati di Abū Bakr e ʿUmar. Tuttavia, quando il carico di lavoro aumentò considerevolmente, Muʿayqib al-Dawsī fu nominato suo assistente.³⁷
Uno degli uffici più prestigiosi dello Stato islamico era quello della magistratura, o qaḍāʾ. Secondo l’opinione più diffusa, questo ufficio fu istituito durante il califfato di ʿUmar al-Fārūq. Ai tempi del Messaggero ﷺ e di Abū Bakr non esisteva un ufficio separato di questo genere. Il califfo ʿUmar lo istituì e nominò Zayd ibn Thābit giudice a Medina. Nelle opere Ṭabaqāt Ibn Saʿd e Akhbār al-Quḍāt si riferisce: «ʿUmar nominò Zayd giudice e stabilì anche il suo compenso».³⁸
A quel tempo non erano ancora stati costruiti edifici giudiziari separati per i giudici. La stessa casa di Zayd era il Dār al-Qaḍāʾ, cioè il tribunale. Sul pavimento della stanza veniva steso un tappeto, sul quale egli sedeva al centro. Tutti i casi e le controversie della capitale, Medina, e delle zone circostanti venivano portati davanti al tribunale di Zayd. Vi fu persino intentata una causa contro lo stesso califfo ʿUmar, allora in carica, e il processo ebbe luogo lì.
L’Imām al-Shaʿbī ha narrato: «Una volta sorse una disputa tra il califfo ʿUmar e Ubayy ibn Kaʿb. Quando la causa fu presentata davanti al tribunale di Zayd, il califfo ʿUmar si presentò in aula in qualità di convenuto. Come ai nostri giorni nei tribunali è consuetudine offrire una sedia al primo ministro o al capo dello Stato, Zayd predispose per il califfo un posto accanto al sedile più basso. Ma i Compagni, che Allah si compiaccia di loro, osservavano con estrema severità il principio di uguaglianza istituito dall’Islam. In particolare, ʿUmar era inflessibile su questo punto. Irritato dal comportamento del giudice Zayd, disse: “Questo è il tuo primo atto d’ingiustizia. Dovrei sedere accanto alla mia controparte”. In seguito, entrambe le parti, attore e convenuto, si sedettero insieme davanti al tribunale.»
Iniziò l’udienza. Ubayy era l’attore e avanzava una pretesa su una certa questione; ʿUmar, invece, la negava. Secondo la procedura giudiziaria islamica, colui che nega deve prestare giuramento. Tuttavia, tenendo conto dell’onore e della dignità del califfato, Zayd disse all’attore: «Sebbene non sia conforme alla procedura, vi chiedo di esentare l’Amīr al-Muʾminīn dal prestare giuramento». Udendo ciò, l’Amīr al-Muʾminīn disse con indignazione: «Zayd non potrà essere un giudice equo finché ʿUmar e un comune musulmano non saranno uguali ai suoi occhi».³⁹
Sebbene in varie parti del califfato dell’epoca esistessero diversi Bayt al-Māl locali, nella capitale del califfato, Medina, si trovava il Bayt al-Māl centrale. Zayd era responsabile di questo tesoro centrale. Nell’anno 31 dell’Egira, il califfo ʿUthmān lo nominò a tale incarico. Tra gli impiegati di questo Bayt al-Māl vi era anche uno schiavo di Zayd di nome Wuhayb. Era molto intelligente e aiutava Zayd in vari compiti.
Un giorno stava lavorando al Bayt al-Mal. In quel momento vi giunse il califfo Uthman (ra). Chiese: «Chi è costui?». Zayd rispose: «È il mio schiavo». Uthman (ra) disse: «Ha un diritto presso di noi, perché sta aiutando i musulmani». In realtà, si riferiva al lavoro presso il Bayt al-Mal. Poi volle fissare il suo stipendio a duemila dirham, ma Zayd propose di ridurlo a mille. Il califfo accettò, e così il suo stipendio fu stabilito in mille dirham.⁴⁰ Durante il califfato di Abu Bakr (ra), Zayd (ra) fu un membro stimato della majlis al-shura, composta dalle personalità più eminenti dei Muhajirun e degli Ansar. Il califfo Umar (ra) trasformò tale shura in un consiglio consultivo, del quale Zayd (ra) fu anch’egli membro.
Zayd (ra) possedeva, insieme alla completezza nella conoscenza e nella religione, anche capacità amministrative. Il califfo Umar (ra) aveva una tale fiducia in lui che, ogni volta che si recava fuori Medina, lo lasciava come suo vice. Anche il califfo Uthman (ra) seguì la stessa prassi. Nafi‘ riferisce da Ibn Umar: quando Umar (ra) si recava al pellegrinaggio, lasciava Zayd come suo vice; anche Uthman faceva lo stesso.⁴¹
Durante il califfato di Umar (ra), ebbe l’onore di sostituire il califfo per tre volte in tutto, due delle quali negli anni 16 e 17 dell’Egira. Al-Baladhuri dice: nell’anno 23 dell’Egira, Umar compì il pellegrinaggio insieme alle mogli del Messaggero di Allah (sa), lasciando ancora una volta Zayd ibn Thabit come suo vice a Medina.⁴² Quando il califfo Umar (ra) si recò nello Sham, affidò nuovamente l’incarico a Zayd (ra). Giunto nello Sham, scrisse una lettera a Zayd, nella quale menzionò il nome di Zayd prima del proprio. Scrisse:
«Da Umar ibn al-Khattab a Zayd ibn Thabit».⁴³
Zayd (ra) assolse l’incarico affidatogli con estrema scrupolosità e competenza. Umar (ra) era soddisfatto del modo in cui svolgeva il suo incarico e, al suo ritorno, gli donava sempre qualcosa a nome dello Stato.
È riportato in un hadith che la fede ha più di settanta rami. Tra questi, l’affidabilità, o fedeltà, è un ramo di estrema importanza. Il Messaggero (sa) disse persino: «Chi non è degno di fiducia non ha fede». In Zayd (ra), questa affidabilità si era pienamente sviluppata. Perciò, in diverse occasioni, gli furono affidati numerosi importanti incarichi riguardanti le finanze dello Stato.
All’epoca del Messaggero di Allah (sa), egli distribuiva personalmente la maggior parte dei beni ottenuti come bottino. Ciò fa comprendere quanto fosse importante questo incarico. Durante il califfato di Umar (ra), la battaglia di Yarmuk fu assai celebre e importante. Il califfo affidò a Zayd la distribuzione dell’enorme quantità di beni ottenuti come bottino in quella battaglia. Inoltre, quando il califfo Umar (ra) stabilì gli stipendi per i Compagni, affidò proprio a lui la distribuzione degli stipendi degli Ansar. Cominciò dagli Ayali, poi distribuì gli stipendi, nell’ordine, alle tribù degli Abd al-Ashhal, degli Aws, dei Khazraj e alle altre, prendendo il proprio stipendio per ultimo.⁴⁴
Zayd (ra) era una delle persone più vicine alla corte del califfo. Tra gli uomini più prossimi a Umar (ra), occupava una posizione di primo piano. Anche il califfo Uthman (ra) riponeva in lui la propria fiducia. Verso la fine del suo califfato, quando da ogni parte cominciarono a divampare ribellioni e disordini, Zayd (ra) rimase ancora al fianco del califfo. In mezzo a quella sommossa e a quella confusione, un giorno si rivolse agli Ansar dicendo: «O comunità degli Ansar! Siate ancora una volta gli ausiliari di Allah». È doloroso constatare che, quel giorno, neppure una persona come Zayd (ra) poté impedire quella tragica pagina della storia.
C’era anche una ragione per questo fallimento. Quel giorno alcuni nobili Compagni (ra) si erano adirati contro ʿUthmān (ra), e tra loro vi era anche un illustre Compagno come Abū Ayyūb al-Anṣārī (ra). Egli contestò le parole di Zayd (ra) e disse: «Incoraggi la gente ad aiutare ʿUthmān perché egli ti ha dato molti schiavi». Abū Ayyūb (ra) era un Compagno anṣārī di grande prestigio. Di fronte a lui, Zayd (ra) non ebbe altra scelta che rimanere in silenzio.
L’autore del Tahdhīb al-Kamāl menziona i nomi delle numerose mogli di Zayd (ra) e dei suoi ventinove figli. Tra le sue mogli vi era la figlia del celebre Compagno martire Saʿd ibn Rabīʿ al-Anṣārī.⁴⁵
Saʿd ibn Rabīʿ (ra) subì il martirio a Uḥud. Lasciò due figlie e una moglie, che allora era incinta. La figlia che portava in grembo era Umm Saʿd, o Umm al-ʿAlāʾ; il suo vero nome era Jamīla. In seguito ella divenne la rispettata moglie di Zayd (ra). Quando Saʿd (ra) morì, non era ancora stato rivelato il versetto sull’eredità. Perciò, secondo la consuetudine dell’epoca preislamica, il fratello di Saʿd si appropriò dell’intera eredità. Fu allora che furono rivelati al Messaggero di Allah (s) i versetti sull’eredità. Egli convocò il fratello di Saʿd e gli ordinò di dare due terzi alle due figlie e metà alla moglie, prendendo la parte restante. A quel tempo non era ancora stata stabilita la norma relativa all’eredità del nascituro. Quando il califfo ʿUmar (ra), in seguito, stabilì la norma sull’eredità del nascituro, Zayd disse a sua moglie: «Se vuoi, puoi parlare con le tue sorelle riguardo all’eredità di tuo padre, poiché ora il Comandante dei Credenti ha stabilito l’eredità per i nascituri». Umm Saʿd rispose: «No, non chiederò nulla alle mie sorelle».⁴⁶
Tra i figli di Zayd (ra), Khārij era il più celebre. Era uno dei famosi sette giuristi e il figlio nato da Umm Saʿd. Anche il suo secondo figlio e uno dei suoi nipoti furono personalità celebri della loro epoca. Essi divennero famosi come imam nella scienza degli ḥadīth. Zayd ebbe anche molti schiavi da lui emancipati. Tra loro, i più celebri erano Thābit ibn ʿUbayd e Wahīb.
Vi sono molte divergenze riguardo all’anno della morte di Zayd (ra). Secondo al-Wāqidī, morì nell’anno 45 dell’Egira. Secondo ʿAlī al-Madīnī, nell’anno 51; secondo Aḥmad ibn Ḥanbal e Abū Ḥafṣ al-Fallās, nell’anno 51; mentre secondo al-Haytham ibn ʿAdī e Yaḥyā ibn Muʿīn, morì nell’anno 55.⁴⁷ Ibn Ḥajar (raḥ) dice: «Secondo la maggioranza, morì nell’anno 45 dell’Egira».⁴⁸ Al momento della morte aveva 54 o 55 anni. A quel tempo Marwān ibn al-Ḥakam era governatore di Medina. Egli aveva un rapporto molto stretto con Zayd (ra), e fu lui a guidare la preghiera funebre.⁴⁹ Alla notizia della sua morte, la gente fu sopraffatta dal dolore. Alla notizia della sua morte, la gente fu sopraffatta dal dolore. Il giorno della sua morte, Abū Hurayra (ra) commentò: «Oggi se n’è andato il Ḥabr al-Umma, il guida religioso della comunità».⁵⁰ Sālim ibn ʿAbd Allāh racconta: «Il giorno in cui morì Zayd ibn Thābit, mi trovavo con ʿAbd Allāh ibn ʿUmar (ra). Dissi: “Oggi è morto il maestro della gente”. Ibn ʿUmar (ra) rispose: “Che Allah abbia misericordia di lui. Durante il califfato di ʿUmar (ra), egli era il maestro della gente e il Ḥabr, il guida religioso”».
Il celebre Tābiʿī Ibn al-Musayyab disse: «Partecipavo alla preghiera funebre di Zayd ibn Thābit (ra). Quando lo deposero nella tomba, Ibn ʿAbbās (ra) disse: “Se volete sapere come scompare la conoscenza, sappiate che scompare in questo modo. Oggi è scomparsa molta conoscenza”». Secondo un’altra narrazione, disse: «Oggi è stata sepolta molta conoscenza», indicando la tomba con la mano e aggiungendo: «In questo modo scompare la conoscenza. Quando muore una persona e gli altri non conoscono ciò che essa conosceva, essa scende nella tomba portando con sé la propria conoscenza».⁵² Il poeta Ḥassān ibn Thābit (ra) compose un’elegia. Uno dei suoi versi è il seguente:⁵³
«Dopo Ḥassān e suo figlio, chi comporrà ancora i versi della poesia?»
Zayd (ra) era un esperto nelle discipline della recitazione coranica, delle quote ereditarie, del giudizio e delle fatwā. Nel linguaggio del Sacro Corano, era rāsikh fī al-ʿilm, cioè profondamente radicato nella conoscenza. Anche ʿAbd Allāh ibn ʿAbbās (ra), considerato il mare della conoscenza tra i Compagni, riteneva Zayd una persona profondamente radicata nella conoscenza.⁵⁴ Secondo Ibn al-Athīr, era il più dotto tra i Compagni.⁵⁵ Masrūq ibn al-Ajdaʿ, uno dei migliori allievi di ʿAbd Allāh ibn Masʿūd (ra), disse: «Ho esaminato e messo alla prova la conoscenza dei Compagni del Messaggero di Allah (s). Ho constatato che la conoscenza di tutti loro si era raccolta in questi sei: ʿUmar, ʿAlī, ʿAbd Allāh, Muʿādh, Abū al-Dardāʾ e Zayd ibn Thābit». Aggiunse: «Quando giunsi a Dīnār e chiesi informazioni sui Compagni del Messaggero di Allah (s), venni a sapere che Zayd ibn Thābit era uno dei rāsikhūn fī al-ʿilm, coloro che sono profondamente radicati nella conoscenza».⁵⁶
Tra i vari rami del sapere e della scienza di cui l’Islam ha posto le basi, l’‘ilm al-qirāʾāt, la scienza delle recitazioni coraniche, merita una menzione particolare. Nel campo di questa disciplina, tutti i Compagni e i Tābiʿūn riconoscevano la grande erudizione di Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui.
Il celebre Tābiʿī Imām al-Shaʿbī disse: «Zayd aveva conseguito, rispetto a tutti i Compagni, una superiorità tanto nella scienza del Corano quanto nella scienza delle successioni ereditarie».57
La profonda relazione che Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, aveva con il Sacro Corano è dimostrata dagli eventi legati alla sua conversione all’Islam. All’età di appena undici anni aveva memorizzato diciassette sure; in seguito memorizzò anche le sure rimanenti. Trascorse tutta la vita nello studio e nella trascrizione del Corano. Ogni volta che una parte della rivelazione veniva fatta scendere presso il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, egli la apprendeva, la metteva per iscritto e la memorizzava. In questo modo, durante la vita del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva memorizzato l’intero Corano.58 Qatāda disse: «Erano quattro, tutti Ansār: Ubayy ibn Kaʿb, Muʿādh ibn Jabal, Zayd ibn Thābit e Abū Zayd».59 Per questo, quando il califfo Abū Bakr, che Allah sia soddisfatto di lui, decise di raccogliere il Corano, scelse Zayd per svolgere tale compito. E quando il califfo ʿUthmān fece realizzare le copie del Corano, ritenne ancora indispensabile la partecipazione attiva di Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, a quell’opera.
Ubayy ibn Kaʿb, che Allah sia soddisfatto di lui, era il capo dei qurrāʾ, cioè dei recitatori del Corano. ʿUmar, che Allah sia soddisfatto di lui, dava a Zayd la precedenza persino rispetto a lui. Una volta ʿAbd al-Raḥmān al-Sulamī volle recitare il Corano davanti al califfo ʿUthmān. Questi gli disse: «Se lo fai, mi distoglierai dagli affari della gente. Va’ piuttosto da Zayd ibn Thābit. Egli dispone di più tempo per questo compito. Recitaglielo: la sua recitazione e la mia sono identiche; non c’è alcuna differenza tra le nostre due recitazioni».60
La catena di trasmissione della recitazione di Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, si estendeva molto lontano. Poiché recitava secondo la modalità dei Quraysh, la gente era incline a rivolgersi proprio a lui. Sebbene durante la vita di Ubayy ibn Kaʿb non fosse riuscito a diventare il punto di riferimento di tutti in questo campo, dopo la sua morte divenne l’unico centro di riferimento dell’intero mondo musulmano. La gente giungeva a Medina da diverse regioni per recitare davanti a lui.
La qirāʾa, o recitazione del Sacro Corano, istituita da Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, è viva ancora oggi. Ibn ʿAbbās, Abū ʿAbd al-Raḥmān al-Sulamī, Abū al-ʿĀliya al-Riyāḥī, Abū Jaʿfar e altri furono suoi discepoli nella scienza delle recitazioni coraniche.61
Dopo il Sacro Corano viene il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Egli non narrò molti ḥadīth come altri. La sua particolarità, tuttavia, era che ricorreva alla dirāya, cioè al ragionamento. Rāfiʿ ibn Khadīja, che Allah sia soddisfatto di lui, narrò: «Il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, vietò di dare la terra in affitto». Quando questa notizia giunse a Zayd, egli disse: «Che Allah perdoni Rāfiʿ! Noi conosciamo il motivo per cui narrò questo ḥadīth in modo così generale. Il fatto è che due uomini stavano litigando. Vedendoli, il Messaggero disse: “In una situazione simile non si dovrebbe coltivare la terra sulla base di un contratto d’affitto”. Rāfiʿ udì soltanto la parte finale».62
ʿĀʾisha, che Allah sia soddisfatto di lei, riferì ai figli di al-Zubayr che il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, aveva pregato due rakʿāt nella sua casa dopo la preghiera dellʿaṣr. Essi cominciarono a compiere queste due rakʿāt ritenendole una sunna. Quando Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, lo seppe, disse: «Che Allah perdoni ʿĀʾisha! Noi abbiamo una conoscenza degli ḥadīth maggiore della sua. Il motivo per cui il Messaggero pregò dopo lʿaṣr fu che, a mezzogiorno, alcuni beduini erano venuti a incontrarlo. Essi ponevano domande e il Messaggero rispondeva. Quando giunse l’ora della preghiera di ẓuhr, egli la compì. Tornato a casa, si ricordò di non aver compiuto le due rakʿāt della sunna successive alla preghiera obbligatoria di ẓuhr. Perciò le pregò allora stesso. Che Allah perdoni ʿĀʾisha! Noi sappiamo meglio di lei che il Messaggero vietò di pregare dopo lʿaṣr».63
Quando un hadith era autentico e qualcuno gli chiedeva in merito, egli lo confermava. Una volta, davanti a Marwan, il dispotico governatore omayyade, Hazrat Abu Sa’id al-Khudri (che Allah si compiaccia di lui) narrò un hadith sul merito dei Compagni. Marwan gli disse: «Stai mentendo». Zayd ibn Thabit e Rafi ibn Khadija (che Allah si compiaccia di loro) erano seduti sul palco accanto a Marwan. Abu Sa’id disse a Marwan: «Puoi chiedere a loro». Marwan, invece di farlo, sollevò un pugnale per colpire Abu Sa’id. Allora quei due grandi Compagni confermarono che le parole di Abu Sa’id erano vere.64
La maggior parte degli hadith di Hazrat Zayd (che Allah si compiaccia di lui) è narrata direttamente dal Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Inoltre, egli narrò hadith trasmessi da Abu Bakr, Umar e Uthman (che Allah si compiaccia di loro).65
L’elenco dei suoi studenti nella scienza degli hadith è molto lungo. Qui vengono menzionati i nomi di alcuni celebri Compagni e tabi’un che ascoltarono hadith da lui e li narrarono attraverso la sua autorità.66
Ibn Abbas, Ibn Umar, Anas ibn Malik, Abu Hurayra, Abu Sa’id al-Khudri, Sahl ibn Hunayf, Sahl ibn Sa’d e Abd Allah ibn Yazid al-Khutami. Erano tutti Compagni. Sa’id ibn al-Musayyab, al-Qasim ibn Muhammad, Aban ibn Uthman, Kharija ibn Zayd (figlio di Zayd e uno dei sette giuristi di Medina), Sahl ibn Abi Hathma, Abu Ammar, Marwan ibn Hakam, Ubayd ibn Sabbak, Ata ibn Yasar, Busr ibn Sa’id, Hajar al-Mudari, Tawus, Urwa ibn al-Zubayr, Salman ibn Zayd, Thabit ibn Ubayd e Umm Sa’d (moglie di Zayd). E molti altri. Il numero degli hadith narrati da Hazrat Zayd (che Allah si compiaccia di lui) è relativamente esiguo: appena 92. Tra questi, cinque sono hadith muttafaq ‘alayh. Il numero dei suoi hadith è così ridotto a causa della sua estrema cautela nel narrarli. Altrimenti, trascorse gran parte del suo tempo alla presenza del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), ebbe la fortuna di ascoltare molti hadith e di assistere a numerosi eventi. La ragione per cui narrò così pochi hadith fu un ammonimento del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Proprio quell’ammonimento rese prudenti anche molte altre persone come lui nel narrare numerosi hadith. Muhammad ibn Sa’d lo menzionò nella terza tabaqa degli Ansar nella sua opera al-Tabaqat. L’Allama al-Dhahabi trattò di lui nella prima tabaqa nella sua opera Tadhkirat al-Huffaz.
Hazrat Zayd (che Allah si compiaccia di lui) era straordinariamente esperto nella scienza del fiqh. Durante la vita del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) assunse l’incarico di emettere fatwa. Sahl ibn Abi Khaythama disse: «Durante la vita del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), tre Muhajir e tre Ansar emettevano fatwa. Uno di quei tre Ansar era Zayd ibn Thabit (che Allah si compiaccia di lui)».67 L’Imam al-Sha’bi e il celebre tabi’i Masruq hanno riferito parole dello stesso tenore.68 Anche durante i califfati di Hazrat Abu Bakr e Umar (che Allah si compiaccia di loro), egli occupò a Medina il seggio per l’emissione delle fatwa. Non solo: rimase in questo incarico fino all’anno 45 dell’Egira, fino alla sua morte. Ibn Sa’d lo ha riferito. Quando il califfo Abu Bakr (che Allah si compiaccia di lui) si trovava di fronte a una questione difficile, si consultava con alcuni Compagni ansar e muhajir, saggi ed esperti di fiqh. Tra loro vi era anche Zayd ibn Thabit. Ed egli emetteva fatwa durante i periodi di Abu Bakr, Umar e Uthman (che Allah si compiaccia di loro).69
Qabis ibn Dhuwayb ha riferito che, durante i periodi di Umar, Uthman e Ali (che Allah si compiaccia di loro), e persino dopo che, nell’anno 40 dell’Egira, Mu’awiya (che Allah si compiaccia di lui) assunse il califfato, fino alla morte di Zayd (che Allah si compiaccia di lui) nell’anno 45 dell’Egira, Zayd fu il principale responsabile a Medina del giudizio e delle fatwa, della recitazione coranica e della scienza delle eredità.70 Il califfo Umar (che Allah si compiaccia di lui) riconobbe pienamente la sua competenza. Attribuiva tanta importanza a Zayd (che Allah si compiaccia di lui) da non permettergli di recarsi in alcun luogo fuori Medina. Quando in varie località fuori Medina si rendeva vacante una carica di grande importanza e sorgeva la necessità di una persona idonea per svolgere compiti rilevanti, venivano proposti al califfo i nomi di diverse persone. Egli ne nominava una. Ma non appena gli veniva proposto il nome di Zayd, diceva: «Zayd non è a mia disposizione. Che cosa posso fare? Gli abitanti di Medina hanno più bisogno di lui, perché ciò che possono ottenere da lui non possono ottenerlo da nessun altro».71
Hazrat Abd Allah ibn Umar diceva: «Zayd era uno dei grandi sapienti del califfato faruqita». Umar (che Allah si compiaccia di lui) aveva disperso la gente in diversi paesi e città e aveva imposto il divieto di emettere fatwa e pronunciare sentenze. Zayd, invece, seduto a Medina, emetteva fatwa per gli abitanti di Medina e per coloro che vi giungevano.72
Sulayman ibn Yasar disse: «Nelle fatwa, nella scienza delle eredità e nella recitazione coranica, Umar e Uthman (che Allah si compiaccia di loro) non preferivano nessuno a Zayd (che Allah si compiaccia di lui)».73 Il celebre tabi’i Hazrat Sa’id ibn al-Musayyab, sebbene fosse un grande mujtahid, nel giudicare le fatwa seguiva Hazrat Zayd (che Allah si compiaccia di lui). Quando gli veniva sottoposta una questione o una domanda e la gente riferiva gli ijtihad degli altri Compagni, egli chiedeva loro: «Che cosa ha detto Zayd in proposito?». Zayd era il più sapiente nelle sentenze e nelle decisioni giudiziarie. E nelle questioni sulle quali non si trovava alcun hadith, era il più perspicace nell’emettere un giudizio. «Se egli ha pronunciato una parola in merito, attenetevi a quella».74
L’Imam Malik (rahimahullah) era l’Imam di Medina. Ancora oggi è l’Imam di innumerevoli persone nelle scienze del fiqh e degli hadith. Egli diceva che, dopo Umar (radiyallahu anhu), Zayd ibn Thabit era l’Imam di Medina. Anche l’Imam Shafi‘i (rahimahullah) seguì il taqlid di Hazrat Zayd in tutte le questioni della scienza dei fara’id.⁷⁵
I Compagni faqih erano suddivisi in tre tabaqah, ossia classi o livelli. Hazrat Zayd (radiyallahu anhu) occupava il primo livello. Nel corso della sua vita emise un’enorme quantità di fatawa. Se fossero state raccolte tutte insieme, avrebbero costituito un libro di notevoli dimensioni.⁷⁶
Il fiqh di Hazrat Zayd (radiyallahu anhu) godette di grande considerazione presso la gente già durante la sua vita. Hazrat Sa‘id ibn al-Musayyab diceva che non vi era alcuna opinione di Zayd ibn Thabit sulla quale la gente non avesse agito all’unanimità. Tra i Compagni vi furono molti uomini sulle cui parole nessuno mise in pratica alcunché. Invece, già durante la vita di Hazrat Zayd (radiyallahu anhu), tutta la gente, dall’Oriente all’Occidente, mise in pratica le sue fatawa.
La gente ritiene che quattro personalità tra i Compagni siano state responsabili della fama e della diffusione della scienza del fiqh: Zayd ibn Thabit, ‘Abdullah ibn Mas‘ud, ‘Abdullah ibn Umar e ‘Abdullah ibn ‘Abbas (radiyallahu anhum). Attraverso i loro discepoli e allievi, la conoscenza della religione si diffuse in tutto il mondo musulmano. Medina, tuttavia, era la fonte dell’Islam e la dimora del Profeta (sallallahu alayhi wa sallam). Grazie a Zayd e ai suoi allievi, essa divenne un centro di studio e di conoscenza.
I Compagni faqih avevano due majlis. Uno era presieduto da Hazrat Umar (radiyallahu anhu), l’altro da Hazrat ‘Ali (radiyallahu anhu). Hazrat Zayd (radiyallahu anhu) era membro del majlis di Umar (radiyallahu anhu). In esso si tenevano discussioni ricche di conoscenza e si prendevano decisioni su questioni complesse e importanti.
Egli non rispondeva a domande riguardanti questioni che non si erano ancora verificate nella realtà. Kharijah ibn Zayd riferisce che, quando gli veniva posta una domanda su una questione, egli chiedeva: «È accaduta oppure no?». Senza una simile precisazione, non esprimeva alcuna opinione. Se la questione non si era verificata nella realtà, non diceva nulla al riguardo; se invece si era verificata, ne parlava.⁷⁷
Hazrat Zayd (radiyallahu anhu) era generalmente sempre impegnato nella trasmissione della conoscenza. Ciononostante, per comodità della gente in generale, si sedeva nella Moschea del Profeta in un momento stabilito per emettere fatawa e rispondere alle questioni di fiqh.
Le questioni di fiqh formulate da Hazrat Zayd (radiyallahu anhu) abbracciano tutti i capitoli del fiqh. Non è possibile discuterle dettagliatamente in uno spazio così breve. Qui presento sinteticamente alcune di queste questioni.
1. Egli disse: è preferibile compiere in casa le preghiere diverse da quelle obbligatorie.⁷⁸ Disse inoltre: la preghiera dell’uomo in casa è una luce speciale. Quando un uomo si alza per pregare in casa, i suoi peccati rimangono sospesi sopra la sua testa. Non appena compie una prosternazione, Allah cancella i suoi peccati.⁷⁹
2. Un uomo domandò: «Nelle preghiere di zuhr e ‘asr vi è recitazione?» Rispose: «Sì». Il Messaggero di Allah compiva queste due preghiere rimanendo a lungo in piedi, e nel frattempo le sue labbra si muovevano.⁸⁰ Ciò non significa che anche chi prega dietro l’imām debba recitare. In realtà, la domanda riguardava l’imām, non chi pregava dietro di lui. Lo scopo della domanda era sapere se durante le preghiere di zuhr e ‘asr si recitasse qualcosa. Nessuna delle narrazioni trasmesse da Zayd ibn Thābit, Abū Qatādah e Sa‘d ibn Abī Waqqās, che Allah sia soddisfatto di loro, dimostra che i Compagni abbiano recitato dietro il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
3. Se qualcuno dona la propria casa a una persona affinché vi abiti fino alla fine della vita del donatore, dopo la sua morte i suoi figli ne saranno gli eredi. Questo è riportato nella narrazione di Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui. Egli disse:
4. Secondo Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, è illecito vendere i frutti stimandoli a occhio finché i frutti del giardino non siano ben maturi o i datteri sull’albero non siano giunti a maturazione.⁸¹
In epoca preislamica a Medina era consuetudine vendere i frutti degli alberi prima che maturassero. Quando, di conseguenza, l’acquirente subiva una perdita, tra le due parti sorgevano controversie. Quando il Messaggero di Allah giunse a Medina e vide questa situazione, proibì tali compravendite.
Tra tutti i capitoli del fiqh, quello delle farā’iḍ era il campo in cui Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, eccelleva in modo particolare. In un ḥadīth del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, si legge:⁸² «Il più grande esperto della scienza delle farā’iḍ nella mia comunità è Zayd ibn Thābit». Queste parole del Messaggero di Allah mostrano quanto fosse profonda la sua conoscenza della scienza delle farā’iḍ. Anche i Compagni riconoscevano la sua erudizione in questa disciplina. Il califfo ‘Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, proclamò davanti a un’immensa folla, nel suo storico discorso a Jābiya: «Se qualcuno desidera porre una domanda riguardo alle farā’iḍ, si rivolga a Zayd ibn Thābit».⁸³ I suoi contemporanei dicevano: «Zayd ha superato gli altri nelle farā’iḍ e nel Corano».⁸⁴
La scienza delle farā’iḍ è piuttosto complessa. Nel Corano sono state esposte sinteticamente tutte le questioni fondamentali di questa disciplina. Le loro spiegazioni e analisi dettagliate sono ricavate dalle parole e dalle azioni del Messaggero di Allah, nonché dai responsi giuridici e dalle sentenze dei Compagni. Nel Corano, tutto ciò che riguarda l’eredità e il testamento è stato espresso con parole estremamente concise. Esso stabilisce le quote spettanti ai diversi eredi, come il marito e la moglie, i figli e le figlie, la madre, il padre, i fratelli e le sorelle, e dichiara che chiunque trasgredisca questi limiti sarà, in definitiva, ingiusto verso se stesso.
Il nobile Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, spiegò e analizzò queste disposizioni concise attraverso le sue sentenze. Dopo la sua morte, Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, sviluppò così tanto questa disciplina che, subito dopo di lui, furono composte opere su questo argomento, il quale si trasformò in una disciplina autonoma. Persino Compagni sapienti e di alto rango, come ‘Abdullah ibn ‘Umar, che Allah sia soddisfatto di lui, si rivolgevano a Zayd, che Allah sia soddisfatto di lui, per conoscere la soluzione delle questioni riguardanti le farā’iḍ.
Riguardo agli abitanti uccisi a Yamama, Hazrat Abu Bakr (ra) emise la sentenza secondo la fatwa di Hazrat Zayd (ra). In altre parole, stabilì che fossero i sopravvissuti a ereditare dai defunti, e non stabilì che i defunti fossero eredi gli uni degli altri. 85
Quando, durante l’epidemia di peste di ʿAmwās, morivano persone appartenenti a una tribù dopo l’altra, ʿUmar (ra) risolse la questione sulla base dell’opinione espressa da Zayd (ra). Persino Hazrat ʿAbdullah ibn ʿAbbas (ra), definito il sapiente della comunità e un oceano di conoscenza, si affidava alle decisioni di Zayd (ra).
Un giorno mandò il suo studente ʿIkrima a chiedere a Zayd: «Un uomo è morto lasciando una moglie e i genitori; come deve essere distribuita la sua eredità?». Zayd rispose: «La moglie riceverà la metà, la madre un terzo della metà restante e il padre ciò che rimarrà». Ibn ʿAbbas (ra) aveva un’opinione diversa. Riteneva che la madre dovesse ricevere un terzo. Perciò chiese nuovamente: «Questa distribuzione è stabilita nel Corano oppure è una vostra opinione?». Zayd (ra) rispose: «È il mio ijtihad. Non posso dare alla madre la precedenza sul padre». 86
Dalle regioni più remote del califfato, la gente scriveva lettere chiedendo fatwa, e anche lui rispondeva per iscritto. Una volta l’emiro Muʿawiya (ra) chiese per lettera a Zayd (ra) una fatwa riguardo alla quota spettante al nonno. La fatwa scritta che Hazrat Zayd (ra) gli fornì è riportata nell’opera Kanz al-Ummal. In quella lettera egli menzionò il modo in cui i califfi ʿUmar (ra) e ʿUthman avevano distribuito la quota del nonno. 87
Hazrat Zayd (ra) elaborò, già durante il califfato di ʿUmar (ra), le soluzioni alle varie domande e questioni della scienza delle quote ereditarie. 88 Grazie alla sua comprensione e alla sua intelligenza, individuava nuovi problemi e ne trovava le soluzioni. In seguito, tutte queste soluzioni divennero parte integrante di questa disciplina.
Molti Compagni si opposero alla decisione presa da Hazrat Zayd (ra) riguardo all’eredità del nonno. Tuttavia, il sostegno della gente era dalla sua parte. Nella scienza delle quote ereditarie, l’eredità del nonno è una questione caratterizzata da un grande dissenso. Persino Hazrat Zayd (ra) espresse opinioni diverse in momenti diversi al riguardo. L’Imam Bukhari ha inserito nel capitolo al-Fara’id un paragrafo intitolato «L’eredità del nonno», nel quale accenna a questo dissenso. Ha inoltre riferito che, su questa questione, sono state tramandate opinioni diverse da Ibn ʿUmar, ʿAli, Ibn Masʿud e Zayd (ra). 89 Tuttavia, ʿUmar e ʿUthman (ra) ritennero applicabile proprio l’opinione alla quale Hazrat Zayd (ra) rimase fedele fino alla fine della sua vita.
Nella storia dell’Islam, Hazrat ʿUmar (ra) fu il primo ad adottare una decisione riguardo alla quota del nonno. Quando morì uno dei suoi nipoti, cominciò a ritenersi titolare di tutti i suoi beni. La gente continuò a manifestare la propria opposizione. Un giorno, quando Hazrat ʿUmar si recò a casa di Hazrat Zayd (ra), questi si stava pettinando e una schiava gli sistemava i capelli. Hazrat Zayd (ra) disse al califfo: «Perché vi siete preso il disturbo di venire? Avreste potuto semplicemente mandarmi a chiamare». Il califfo rispose: «Sono venuto a consultarti su una questione. Se non hai alcun impedimento». In quelle condizioni, Zayd rifiutò di esprimere la propria opinione. ʿUmar se ne andò. Un altro giorno vi ritornò. Zayd disse: «Vi comunicherò per iscritto la mia decisione». Quindi dispose la distribuzione delle quote secondo uno schema ad albero. Quando Hazrat ʿUmar (ra) pronunciò un discorso rivolto alla gente, disse: «Zayd ibn Thabit ha scritto questa decisione e me l’ha inviata. Io la metto in vigore». 90
Hazrat Zayd (ra) codificò la scienza delle quote ereditarie, ne studiò i vari dettagli e formulò anche nuove questioni. Tra le sue opere, la sua scoperta fondamentale più importante fu tuttavia la questione dell’ʿawl. Alcuni ritengono che l’inventore dell’ʿawl sia stato Hazrat ʿAbbas (ra). Ma questa opinione è contraria sia alle tradizioni sia alla ragione.
Innanzitutto, dietro questa opinione non vi è alcuna solida fonte. In secondo luogo, ʿAbbas (ra) non possedeva una particolare competenza nella scienza del fara’id. Perciò, attribuirgli un’idea di questo genere è contrario alla ragione.
Dalla discussione precedente è risultato chiaro quanto il venerabile Zayd (ra) si sia distinto anche nella scienza del fara’id. Le parole del venerabile Messaggero di Dio — «Il più grande esperto di fara’id tra la mia comunità è Zayd» — si sono avverate alla lettera. Gli ulema e gli shaykh di quell’epoca rimasero profondamente meravigliati di fronte alla straordinaria acutezza dell’intelletto, all’eccezionale ingegno e all’originalità del pensiero di Zayd (ra). È necessario inoltre gettare un po’ di luce sulla sua grande competenza nelle scienze e nelle conoscenze mondane, oltre che nelle scienze della shari’a. Qui cercherò di presentarne alcuni aspetti.
Zayd (ra), seguendo le istruzioni del venerabile Messaggero di Dio (sa), imparò l’ebraico e il siriaco. Il suo intelletto era così acuto che, dopo appena quindici giorni di impegno, raggiunse in entrambe le lingue una competenza tale da poter scrivere lettere con facilità. In seguito, grazie a un ulteriore esercizio, progredì al punto da diventare uno studioso delle lingue della Torah e del Vangelo. Mas’udi ha scritto che conosceva anche il persiano, il romano e l’abisso. Imparò queste lingue dagli abitanti di Medina che le conoscevano.91
Nell’Arabia di quell’epoca la contabilità, o l’aritmetica, non era molto diffusa. Per questo, nei primi tempi dell’Islam, i registri del kharaj erano tenuti dai Romani o dagli Iraniani. Gli Arabi non sapevano contare oltre il mille; nella lingua araba non esisteva neppure una parola per indicare numeri superiori a mille. Zayd (ra), tuttavia, era così esperto di aritmetica che risolveva con i calcoli anche le questioni più complesse e sottili della scienza del fara’id. Sapeva inoltre distribuire denaro e beni. Nell’ottavo anno dell’Egira ebbe luogo la battaglia di Hunayn, alla quale parteciparono circa dodicimila persone. Il Messaggero (sa) distribuì il bottino sulla base del censimento e dei calcoli da lui forniti. Prima si informò del numero delle persone, poi dispose il bottino in proporzione a tale numero. Analogamente, quando il bottino della battaglia di Yarmuk giunse a Medina, fu Zayd (ra) a distribuirlo.92
Nell’Arabia preislamica la scrittura non era molto diffusa; i racconti dell’antichità più remota venivano tramandati di generazione in generazione attraverso la memoria. Zayd (ra) sapeva scrivere e, ai suoi tempi, era un famoso scrivano. Oltre a redigere vari decreti, trattati e lettere, sapeva anche realizzare belle composizioni scritte.
Durante il califfato di ʿUmar (ra) si abbatté sull’Arabia la celebre carestia dell’Anno della Cenere. Per far fronte a questa carestia, egli chiese ad ʿAmr ibn al-ʿAs (ra), governatore dell’Egitto, di inviare derrate alimentari. ʿAmr ibn al-ʿAs (ra) mandò nella capitale Medina venti navi cariche di viveri. ʿUmar (ra), estremamente preoccupato, attese con ansia l’arrivo delle navi. Insieme a Zayd e ad altri Compagni, si recò nel porto chiamato Jar, nei pressi di Medina. Quando arrivarono le navi cariche di derrate, fece costruire sul posto due magazzini e vi depositò le provviste. Ordinò a Zayd di preparare un elenco delle persone colpite dalla carestia, indicando per ciascuna la quantità di grano assegnata, e di redigere un apposito registro. Sulla base di quest’ordine, Zayd compilò un registro e consegnò a ciascuno un dischetto di carta, recante sul lato inferiore il sigillo di ʿUmar (ra). Questa fu la prima volta nell’Islam che furono realizzati dischetti e vi fu apposto un sigillo. L’ideatore fu Zayd.
Il vero scopo dell’Islam è il perfezionamento del carattere più nobile. Tra le qualità e le caratteristiche del suo carattere che risplendevano vi erano l’amore per il Messaggero, l’imitazione del Messaggero, l’amr bil-ma’ruf, il consiglio e l’ammonimento rivolti ai governanti e l’auspicio del bene per la comunità musulmana.
A causa del suo intenso amore per il Messaggero, era presente per la maggior parte del tempo alla sua corte. Al mattino si alzava dal sonno e si recava direttamente al servizio del Messaggero di Dio (sa). Talvolta vi andava così presto da fare con il Messaggero (sa) il pasto del suhur. Il Messaggero (sa) lo faceva entrare nei suoi alloggi.93
Un giorno si recò dal Messaggero di Allah ﷺ e lo trovò mentre consumava il suḥūr con dei datteri. Gli ordinò di partecipare al pasto. Zayd disse: «Ho intenzione di digiunare». Il Messaggero ﷺ disse: «Anche noi abbiamo la stessa intenzione». Quel giorno Zayd consumò il suḥūr insieme al Messaggero ﷺ. Poco dopo, quando giunse l’ora della preghiera, si recò con lui alla moschea e pregò insieme a lui.94
Zayd رضي الله عنه sedeva per la maggior parte del tempo accanto al Messaggero di Allah ﷺ. Il Messaggero ﷺ era così spontaneo con lui che talvolta appoggiava il proprio ginocchio sulla coscia di Zayd. Un giorno, proprio mentre si trovavano in quella posizione, discese la Rivelazione. Zayd raccontò che, in quel momento, il ginocchio del Messaggero di Allah ﷺ gli sembrava così pesante che per lui divenne impossibile sopportarne il peso. Gli sembrava che la coscia gli si sarebbe spezzata e frantumata. Tuttavia, per timore di mancare di rispetto, non pronunciò neppure un «uh». Rimase seduto in silenzio.95
Non tollerava la minima deviazione nell’obbedienza alle istruzioni del Messaggero di Allah ﷺ. Una volta si recò in Siria dal comandante Muʿāwiya رضي الله عنه e gli narrò un ḥadīth. Muʿāwiya رضي الله عنه ordinò a un uomo di metterlo per iscritto. Zayd رضي الله عنه disse: «Il Messaggero di Allah ﷺ ha vietato di scrivere gli ḥadīth». Poi cancellò la parte che era stata scritta.96
Neppure davanti ai governanti e ai comandanti taceva quando si trattava di diffondere la Sunnah del Messaggero di Allah ﷺ. A quel tempo Marwan ibnul era il governatore di Medina. Nella preghiera del maghrib recitava sure brevi. Zayd gli disse: «Perché fai così? Il Messaggero ﷺ recitava anche sure lunghe».97
Se qualcuno tra i Compagni o i tābiʿūn compiva inconsapevolmente un’azione contraria alla Sunnah, Zayd lo ammoniva. Una volta Ghuraybil ibn Saʿd رضي الله عنه catturò un uccello al mercato. Zayd lo vide e, avvicinatosi, gli diede uno schiaffo e gli strappò l’uccello, lasciandolo volare via. Poi gli disse: «O nemico di te stesso, non sai che il Messaggero ﷺ ha dichiarato Medina inviolabile?»98
Una volta vide Shurahbil tendere una rete in un giardino e gridò: «Qui è vietato cacciare».99
Un uomo giunse dalla Siria a Medina per vendere olio d’oliva. Molti mercanti trattarono con lui. Dopo aver negoziato, ʿAbdullah ibn ʿUmar acquistò l’olio. Mentre la merce si trovava ancora lì, si presentò un secondo acquirente. Costui disse a ʿAbdullah ibn ʿUmar: «Ti offro tanto profitto; vendila a me». Ibn ʿUmar accettò. Stava per posare la propria mano sulla sua, per concludere l’accordo, quando qualcuno gli afferrò la mano da dietro. Voltatosi, vide Zayd ibn Thābit. Egli disse a Ibn ʿUmar: «Non venderla ora. Prima porta via la merce da qui, perché il Messaggero ﷺ ha vietato di fare compravendite in questo modo».100
Una volta uscì a mezzogiorno dalla casa di Marwan, il governatore di Medina. I suoi discepoli lo videro e pensarono che vi fosse andato per qualche necessità particolare. Gli si avvicinarono e gli chiesero spiegazioni. Zayd disse: «In quel momento egli mi aveva chiesto alcuni ḥadīth. Gli ho detto che il cuore del musulmano non deve nutrire avversione per tre cose: agire per Allah, consigliare i governanti e rimanere con la comunità».101
ʿUbāda ibn Ṣāmit era un Compagno di alto rango. Una volta si recò a Bayt al-Maqdis. Lì chiese a un uomo cristiano di tenere per un momento il suo cavallo. Quello rifiutò. ʿUbāda lo rimproverò aspramente e lo picchiò. La notizia giunse alle orecchie del califfo ʿUmar. Egli disse a ʿUbāda: «Che cosa avete fatto?». ʿUbāda rispose: «Gli ho chiesto di tenere per un momento il cavallo, ma egli ha rifiutato. Io ero irritato e l’ho colpito». ʿUmar disse: «Preparatevi al contraccambio, o qiṣāṣ». In quel momento era presente Zayd ibn Thābit. Non poté tollerare che un Compagno fosse umiliato in quel modo. Disse a ʿUmar: «Colpirete vostro fratello per vendicare uno schiavo?». Dopo queste parole, ʿUmar stabilì soltanto il diya, invece del qiṣāṣ. ʿUbāda (ra) dovette pagare il diya. 102
Ecco un altro episodio simile. Un giorno, mentre ʿUmar (ra) si trovava in Siria, venne a sapere che un musulmano aveva ucciso un dhimmī. ʿUmar ordinò che il musulmano assassino fosse ucciso. Zayd riuscì, con grande difficoltà, a convincere il califfo e lo persuase ad accettare il diya invece del qiṣāṣ. 103
Per sua natura amava stare in silenzio. Manteneva rapporti amichevoli con i califfi. Era uno dei compagni e consiglieri più vicini del califfo ʿUmar. Il suo rapporto con il califfo ʿUthmān (ra) era così profondo che la gente lo associava a lui; ʿUthmān (ra) gli voleva molto bene. Non partecipò ad alcuna battaglia a fianco di ʿAlī (ra) nel conflitto tra ʿAlī e Muʿāwiya (ra); tuttavia amava moltissimo ʿAlī ed era un sostenitore della sua grandezza e del suo prestigio. Aveva buoni rapporti anche con l’emiro Muʿāwiya (ra). Quando si recava in Siria, soggiornava nella sua casa. 104
Marwān era un politico molto famoso nel mondo arabo dell’epoca. Zayd (ra) aveva con lui un rapporto intimo. Tuttavia non si teneva lontano dalla politica in nessun ambito. Un giorno convocò Zayd ibn Thābit e gli pose alcune domande sulla politica. Mentre Zayd rispondeva, si accorse che alcune persone stavano annotando le sue parole da dietro una tenda. Zayd esclamò immediatamente: «Perdonatemi, tutto ciò che ho detto finora è soltanto una mia opinione personale».
Ḥaḍrat ʿAbdullāh ibn ʿAbbās (ra) lo rispettava moltissimo. Un giorno, quando Zayd (ra) stava per montare a cavallo, Ibn ʿAbbās si fece avanti per aiutarlo tenendo la staffa. Zayd (ra) disse: «Voi siete il cugino del Messaggero di Allah (sa). Vi prego, fatevi da parte». Egli rispose: «Ci è stato ordinato di comportarci così con i nostri sapienti e anziani». Zayd disse: «Porgetemi un poco la mano». Quando Ibn ʿAbbās (ra) gli porse la mano, Zayd gliela baciò e disse: «Anche a noi è stato ordinato di comportarci così con la famiglia e i parenti del Profeta (sa)». 105
Anche Marwān ibn al-Ḥakam, che una volta aveva sollevato il bastone per colpire un Compagno di alto rango secondo Abū Saʿīd al-Khudrī (ra), rispettava profondamente Zayd (ra). Quando si recava alla corte, Marwān lo faceva sedere accanto al trono. Di tanto in tanto Zayd (ra) dava consigli agli altri Compagni e ai Tābiʿūn per mezzo di lettere. Scrisse una simile lettera di consiglio al celebre Compagno Ubayy ibn Kaʿb (ra). Essa è riportata in diverse opere di sīra e di ḥadīth. 106
Non temeva nessuno quando si trattava di dire la verità. Lo ha narrato al-Ṭabarānī. Un giorno il califfo ʿUmar (ra) ricevette segretamente la notizia che un uomo di nome Abū Miḥjan al-Thaqafī stava bevendo vino in casa con un suo amico. Partì immediatamente e si introdusse direttamente nella sua casa. Lì disse ad Abū Miḥjan: «Non avete fatto bene. Allah ha infatti vietato di spiare». ʿUmar (ra), rivolgendosi ai suoi compagni, disse: «Che cosa dice costui?». Zayd ibn Thābit e ʿAbd al-Raḥmān ibn al-Arqam (ra) risposero: «Amīr al-Muʾminīn, dice la verità. Questa è una forma di spionaggio». ʿUmar (ra) lo lasciò libero e se ne andò. 107
Zayd (ra) era molto gentile con la famiglia, i parenti e i congiunti. Prima di dormire pregava: «O Allah! Ti chiedo agiatezza e abbondanza per la mia famiglia. E, se ho interrotto i rapporti di parentela con qualche congiunto, cerco rifugio presso di Te dalla sua maledizione». Tra i familiari era molto scherzoso, mentre nelle assemblee era estremamente serio. 108
Nel suo stesso clan, i Khazraj erano immensamente orgogliosi di lui. Medina era divisa tra due tribù eternamente rivali: gli Aws e i Khazraj. Anche dopo aver abbracciato l’Islam, di tanto in tanto esse rivendicavano reciprocamente nobiltà e superiorità su varie questioni. Una volta, i Khazraj dissero: «Tra noi vi sono quattro uomini ai quali nessuno di voi è pari. Essi raccolsero l’intero Corano durante la vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Uno di loro era Zayd ibn Thabit».109
Non è possibile presentare la vita e le opere di Zayd (ra) in un breve articolo. Nei libri di hadith e di sira si trovano molte informazioni su di lui.
Fonti:
Amr ibn al-Jamuh (ra)
Il padre di Amr ibn al-Jamuh (ra) si chiamava al-Jamuh ibn Zayd. Era figlio di un ramo della celebre tribù khazrajita dei Banu Salama di Medina. Era un Compagno ansarita.¹ Non si trovano molte informazioni sul suo anno di nascita e sulla sua prima vita. Ibn Ishaq dice nella sua opera sulle campagne militari: «Era un capo e una persona rispettata dei Banu Salama e dell’intera comunità degli Ansar».² Inoltre, nell’epoca preislamica era anche il loro capo religioso e il custode del loro centro di culto degli idoli, ossia il loro mutawalli.³
Nella sua casa vi era un idolo di legno chiamato Manat. Egli lo venerava con immensa devozione.⁴ Nel frattempo, alla Mecca si levò il messaggio dell’Islam. Alcune persone giunsero dalla Medina alla Mecca, presero parte al Secondo Giuramento di al-‘Aqaba e poi tornarono a Medina. Tra queste due delegazioni vi era anche Mu‘adh, figlio di Amr.
Tornati a Medina, cominciarono a invitare con grande energia all’Islam, e ben presto i vicoli e le strade della città riecheggiarono delle invocazioni del takbir. Nel frattempo, alcuni giovani dei Banu Salama avevano abbracciato l’Islam. Dopo essersi consultati, decisero che avrebbero dovuto condurre in qualche modo il loro rispettato capo Amr sotto l’ombra benevola dell’Islam. Suo figlio Mu‘adh non lasciò nulla di intentato. A un certo punto ebbero una nuova idea.
Suo figlio Mu‘adh veniva di notte a casa insieme all’amico Ibn Haytham — secondo un’altra versione, Mu‘adh ibn Jabal — e ad altri, quindi, all’insaputa di tutti e con estrema cautela, prendeva l’idolo prediletto di Amr e lo gettava in una lontana fossa di rifiuti. Al mattino Amr, vedendo il suo amato idolo in condizioni così terribili, si addolorava profondamente. Poi lo raccoglieva, lo lavava, lo puliva, lo profumava e lo rimetteva al suo posto. Questo procedimento continuò per alcuni giorni. Infine, non sapendo più cosa fare, appese una spada alla spalla dell’idolo e disse: «Non so chi si comporti così sconvenientemente con voi. Se riuscissi a scoprirlo, gli darei una lezione. Ecco una spada: se puoi fare qualcosa, fallo!»
I giovani allora escogitarono un altro nuovo gioco. Nel buio della notte sollevarono l’idolo, gli tolsero la spada, vi legarono un cane morto e lo gettarono in una fossa della spazzatura. Al mattino, invece di infuriarsi vedendo una simile umiliazione della sua divinità, Amr trovò la guida verso la retta via. La verità gli si rivelò. Egli abbracciò l’Islam. Conservò quei sentimenti di allora in una poesia. Eccone la traduzione di alcuni versi.
1. Per il nome di Allah! Se tu fossi una divinità, non saresti legato in questo modo, con un cane, alla stessa corda, in una fossa della spazzatura.
2. Ogni lode spetta al grande Allah, il Generoso, Colui che provvede il sostentamento alle creature e che ha dato le prescrizioni della religione.
3. Egli solo mi ha salvato prima che fossi imprigionato nell’oscurità della tomba. In un’altra poesia egli disse:
1. Mi pento davanti ad Allah, il Purissimo e Santo. Imploro il perdono di Allah dal Fuoco.
2. In pubblico e in privato esprimo gratitudine per la Sua benevolenza e Lo lodo.5
Ibn Ishaq ha narrato un altro episodio riguardo alla conversione di Amr ibn al-Jamuh. Anche la moglie e i figli di Amr abbracciarono l’Islam insieme ai giovani dei Banu Salama. Un giorno Amr disse a sua moglie: «Finché questi giovani non vedranno come andrà a finire, non permettere che nessuno della tua famiglia si unisca al loro gruppo». La moglie rispose: «Avrei anche potuto farlo; ma hai sentito che cosa dice tuo figlio riguardo a questa persona6?». Amr disse: «Forse è diventato apostata». La moglie rispose: «No, era insieme alla sua gente. È stato mandato qui». La moglie di Amr gli chiese: «Hai sentito qualcosa da quest’uomo?». Egli rispose: «Sì, l’ho sentito». Poi gli recitò i primi versetti della sura al-Fatiha. Amr reagì dicendo: «Che parole dolci e soavi! Sono tutte così le sue parole?». La moglie disse: «Ah, che disgrazia per me! Ce ne sono di ancora migliori. Vuoi anche tu prestare il giuramento di alleanza, o bay‘a, come la tua gente?». Egli rispose: «No, non lo farò. Voglio prima consultare la dea Manat. Vediamo che cosa dirà». Era usanza degli Arabi che, quando volevano ascoltare Manat, una vecchia si mettesse dietro di lei e rispondesse a suo nome. Quando Amr giunse presso Manat, la vecchia parlò come se fosse l’idolo: «Tu pronunci parole senza senso, mentre resti in piedi come un ascoltatore silenzioso. Quest’uomo ti proibisce di essere adorata e ti ordina di abbandonarlo. Non voglio prestare il giuramento senza il tuo consiglio. Dimmi, che cosa posso fare?». Egli chiese consiglio a lungo, ma Manat non diede alcuna risposta. Allora, adirato, disse: «Forse sei arrabbiata. Ebbene, da questo momento non avrò più alcun rapporto con te». Si alzò, spezzò l’idolo di Manat e lo ridusse in frantumi.7
Esistono anche altre opinioni poco note riguardo al periodo della conversione all’Islam di Amr. Ibn al-Athir riferisce che, secondo una narrazione, egli non è menzionato tra coloro che prestarono la seconda bay‘a di Aqaba né tra i partecipanti alla battaglia di Badr.8 Al-Kalbi ha detto che fu l’ultimo degli Ansar ad abbracciare l’Islam.9
Quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) giunse a Medina, istituì un legame di fratellanza religiosa tra gli Anṣār e gli Emigrati; secondo una narrazione, questo legame fu stabilito tra ʿUbayda ibn al-Ḥārith e ʿAmr.10
Vi è divergenza di opinioni riguardo alla partecipazione di ʿAmr (che Allah sia soddisfatto di lui) alla battaglia di Badr. Tuttavia, l’opinione corretta è che egli non partecipò a Badr. Per qualche motivo si ferì a una gamba e rimase zoppo. Nonostante questa condizione, volle recarsi alla battaglia; i suoi figli ottennero il permesso dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e lo dissuasero dal suo proposito. Gli spiegarono che, in quelle condizioni, il jihād non era obbligatorio per lui.
Risuonarono i tamburi di guerra di Uḥud. ʿAmr chiamò i suoi figli e disse: «Non mi avete lasciato andare a Badr. Questa volta non ascolterò alcun vostro divieto. Parteciperò senz’altro a questa battaglia». Ibn Isḥāq ha narrato l’episodio nel modo seguente: ʿAmr ibn al-Jamūḥ era gravemente zoppo. Aveva quattro figli, simili a leoni. Essi stavano sempre con il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) in ogni attività e circostanza. Il giorno di Uḥud gli dissero: «Allah ti ha reso invalido; non hai bisogno di andare in guerra». ʿAmr (che Allah sia soddisfatto di lui) si recò zoppicando dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e disse: «I miei figli mi impediscono di andare in guerra. Per Allah! Desidero entrare in Paradiso zoppicando con questa mia gamba». Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Allah ti ha reso invalido, e il jihād non è obbligatorio per te». Poiché, nonostante queste parole, vide ʿAmr fermo nella sua decisione, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse ai suoi figli: «Non impeditegli più di andare. Forse Allah l’Altissimo gli concederà il martirio».11
L’Imām Suhaylī dice: «Altri hanno inoltre riferito che, uscendo da casa mia, pregò con il cuore colmo di umiltà:
“O mio Dio! Non riportarmi più a Medina”. La sua accorata supplica fu accolta presso Allah l’Altissimo. Egli subì il martirio.12
La battaglia di Uḥud ebbe inizio. Anche ʿAmr combatteva con tutte le sue forze. A un certo punto, durante l’infuriare dello scontro, l’esercito musulmano si disperse. Allora egli, insieme al figlio Khallād, lanciò un violento attacco contro l’esercito degli idolatri. Combattendo con straordinario coraggio, padre e figlio subirono insieme il martirio. L’ardente desiderio di ʿAmr (che Allah sia soddisfatto di lui) e la profezia del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) si avverarono. Egli giunse in Paradiso zoppicando. Questo avvenne nel terzo anno dell’Egira, corrispondente al 625 d.C.13
Sul campo di battaglia giaceva il corpo senza vita di ʿAmr (che Allah sia soddisfatto di lui). Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) stava passando lì accanto. Riconoscendo il cadavere, si fermò e disse: «Allah mantiene alcune delle Sue promesse; io sono uno di coloro riguardo ai quali le ha mantenute. Lo vedo camminare zoppicando verso il Paradiso». L’assassino di ʿAmr e Khallād fu al-Aswad ibn Jawn.14
Quando la notizia del martirio di ʿAmr (che Allah sia soddisfatto di lui) giunse a sua moglie, ella portò un cammello, caricò sul suo dorso i corpi del marito e del fratello ʿAbdullah ibn ʿAmr (padre di Jābir (che Allah sia soddisfatto di lui)) e li condusse a casa. In seguito, tuttavia, si decise che tutti i martiri sarebbero stati sepolti proprio sul campo di battaglia di Uḥud. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) riportò indietro i due corpi dalla moglie di ʿAmr e li seppellì insieme a tutti i martiri di Uḥud.15 Ibn Isḥāq ha narrato, citando alcuni anziani rispettabili dei Banū Salama, che durante la sepoltura dei martiri di Uḥud il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Prestate particolare attenzione a ʿAmr ibn Jamūḥ e ʿAbdullah ibn Ḥarām. In vita stavano allineati nella stessa fila; seppelliteli nella stessa tomba».16 Furono quindi sepolti insieme nella medesima tomba.
Tuttavia, l’Imam Suhaylī riferisce che i figli di Amr misero il suo corpo su un cammello per portarlo a Medina. Il cammello si imbizzarrì. Nonostante tutti i loro tentativi, non riuscirono a condurlo verso Medina. Allora ricordarono le ultime parole di preghiera del padre: «O Signore, non ricondurmi più a Medina». Non fecero ulteriori tentativi inutili e seppellirono il padre proprio nel luogo in cui era stato ucciso.17
L’Imam Mālik ha riferito nell’al-Muwaṭṭaʾ che Amr ibn Jamūḥ e Abd Allah ibn Amr, martirizzati a Uhud, furono sepolti insieme presso un canale d’acqua. Dopo molti anni, la corrente distrusse la tomba e i due corpi ne uscirono completamente intatti, come se fossero morti il giorno precedente. I corpi furono riesumati per essere sepolti altrove. Abd Allah era ferito e una delle sue mani era stata posta sulla ferita. Furono sepolti nuovamente in questo modo. Tra la battaglia di Uhud e questo episodio trascorsero circa 46 (quarantasei) anni.
Jābir racconta: «Dopo averlo riesumato dalla tomba, vidi mio padre come se stesse dormendo nella tomba. Nessuna parte del corpo era minimamente deformata». Gli fu chiesto in quale stato avesse visto i loro corpi al momento della sepoltura. Rispose: «Vidi che la parte superiore, compreso il volto, era coperta da un pezzo di stoffa. Ai piedi c’era un tipo d’erba chiamata harmal. Anche questi due oggetti erano intatti».18
È stato già ricordato che Amr (ra) aveva quattro figli. Tutti parteciparono, insieme al Messaggero di Allah (sa), a ogni battaglia e a ogni avvenimento. Nei libri della Sīra si trovano i nomi di due di loro: Muʿādh e Khallād. Muʿādh (ra) abbracciò l’Islam prima di suo padre e ebbe l’onore di partecipare alla seconda bayʿa, o giuramento, di al-ʿAqaba. Khallād (ra) fu uno dei martiri di Uhud. Inoltre, in questa battaglia fu martirizzato anche uno schiavo di Amr (ra), chiamato Abū Ayman.19 Quale onore e quale gloria maggiori di questi potrebbero mai esserci per un musulmano?
La nome della moglie orgogliosa di Amr (ra) era Hind bint Amr. Era la sorella di Abd Allah ibn Amr ibn Ḥarām, uno dei capi dei Banū Salama e martire di Uhud, nonché la zia paterna del celebre Compagno Jābir ibn Abd Allah (ra).
Amr (ra) era alto e di carnagione chiara e luminosa. Aveva i capelli ricci. Era zoppo.20 L’ospitalità e la generosità sono antiche tradizioni degli Arabi. Per la sua generosità, il Nobile Messaggero (sa) proclamò Amr capo dei Banū Salama. Ecco come avvenne. Un giorno alcuni uomini dei Banū Salama si recarono dal Messaggero di Allah (sa). Egli chiese: «Chi è il vostro capo?». Risposero: «Jadda ibn Qays». Egli è un avaro». Dopo averli ascoltati, il Messaggero disse: «Non esiste malattia peggiore dell’avarizia. Il vostro capo è piuttosto Amr ibn al-Jamūḥ».21 Tuttavia, in una narrazione dell’Imam al-Zuhrī compare il nome di Bishr ibn al-Barāʾ.22 Un poeta degli Anṣār descrisse questo episodio in versi.23 Di seguito riportiamo la traduzione di alcuni di questi versi:
1. Il Messaggero (sa) disse — e le sue parole sono certamente veritiere: «Chi è il vostro capo?»
2. Risposero: «Jadda ibn Qays, sebbene ci guidi, è un avaro».
3. È un giovane che non muove alcun passo verso gli abitanti della terra e non tende la mano dell’aiuto a nessuno.
4. Pertanto, lo nominò capo per la sua generosità: proprio grazie alla sua generosità, Amr aveva il diritto di assumere la leadership.
5. Quando qualcuno bisognoso di aiuto si recava da lui, egli gli dava i suoi beni e diceva: «Prendi queste cose e torna domani».
Egli nutriva una devozione e un amore intensissimi per il Nobile Messaggero. Ogni volta che il Messaggero (s.a.) celebrava un matrimonio, organizzava personalmente il walima.24
Fonti:
‘Amr ibn Hazm (r.a.)
Il kunya di ‘Amr (r.a.) era Abu ad-Dahhak; secondo un’altra versione, Abu Muhammad. Suo padre, Hazm ibn Yazid, era figlio del ramo Banu an-Najjar della tribù dei Khazraj di Medina, mentre sua madre apparteneva al ramo dei Banu Sa‘ida.1 Hadrat Ammar ibn Hazm (r.a.), che aveva preso parte al patto di al-‘Aqaba, era mio fratellastro paterno.2
All’inizio dell’Islam e fino al tempo dell’Egira, ‘Amr era già adulto. Per questo non è possibile stabilire con certezza quando abbia accettato l’Islam. Probabilmente lo fece insieme ai membri della sua famiglia.3
Non poté partecipare alle battaglie di Badr e Uhud perché non aveva ancora raggiunto l’età per andare in guerra. Ibn Hisham dice: poiché erano ancora giovani, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non permise a Usama ibn Zayd, Abdullah ibn Umar ibn al-Khattab, Ibn Thabit, al-Bara ibn Amir, Amr ibn Hazm e Usayd ibn Zuhayr di partecipare alla battaglia di Uhud. Essi desideravano andarvi, ma il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) li rimandò indietro. Permise loro di partecipare alla battaglia del Fossato.⁴ Ibn Ishaq dice: Amr afferma di aver partecipato alla battaglia del Fossato all’età di quindici anni.⁵ Dopo il Fossato prese parte a tutte le battaglie. La prima battaglia della sua vita fu quella del Fossato.⁶
Ibn Ishaq dice: nel mese di Rabi‘ al-awwal o di Jumada al-awwal del decimo anno dell’Egira, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) inviò Khalid ibn al-Walid presso i Banu al-Harith ibn Ka‘b di Najran. Al momento della partenza gli ordinò di invitarli all’Islam per tre volte prima di dichiarare loro guerra. Se avessero accettato quell’invito, avrebbe dovuto accettarli; se lo avessero respinto, avrebbe dovuto combatterli. Quando Khalid giunse presso di loro e li invitò all’Islam, essi accettarono. Grazie agli strenui sforzi di Khalid, gli abitanti di Najran abbracciarono l’Islam. Khalid rimase lì e continuò a insegnare loro i vari aspetti dell’Islam, il Libro di Allah e la Sunna del Messaggero (pace e benedizioni su di lui).
A un certo punto Khalid (che Allah sia soddisfatto di lui) scrisse al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) descrivendo la situazione reale di Najran. In risposta, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) inviò una lettera a Khalid (che Allah sia soddisfatto di lui), ordinandogli di recarsi a Medina accompagnato da una delegazione dei Banu al-Harith. Khalid venne a Medina insieme a una delegazione. La delegazione discusse vari argomenti con il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Ibn Hisham dice: questa delegazione fece ritorno in patria alla fine del mese di Shawwal o all’inizio di Dhu al-Qa‘da. Dopo il loro ritorno, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) visse soltanto altri quattro mesi. Ibn Hisham aggiunge che, dopo il ritorno della delegazione, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) inviò loro Amr ibn Hazm, affidandogli piena responsabilità di insegnare loro la conoscenza autentica della religione, spiegare i principi fondamentali dell’Islam, insegnare la Sunna del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e riscuotere la zakat e le sadaqa. Prima della partenza, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli consegnò un documento scritto, descrivendo dettagliatamente l’estensione delle sue responsabilità e le modalità operative.⁷ Di seguito viene riportato il significato del documento:
Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Clemente. Questo è un proclama di Allah e del Messaggero. O credenti, rispettate gli impegni quando egli viene inviato nello Yemen. Egli gli ordina di temere Allah in ogni circostanza. Infatti Allah l’Altissimo gli ordina di prendere i beni e le ricchezze delle persone con verità, secondo il comando di Allah.
Annuncerai alle persone la lieta novella del bene e ordinerai loro di compiere il bene. Insegnerai il Corano, spiegherai loro il suo profondo significato e proibirai loro le azioni malvagie. Nessuno potrà toccare il Corano se non in stato di purità. Informerai le persone dei loro diritti, dei loro doveri e delle loro responsabilità. Sarai benevolo con chi rimane nella giustizia e nella verità, ma sarai severo con gli oppressori. Infatti Allah detesta l’oppressione e l’ha proibita. Allah dice: «Badate! La maledizione di Allah è sugli oppressori». Annuncerai alle persone la lieta novella del Paradiso e delle opere che conducono al Paradiso. Allo stesso modo, le metterai in guardia dall’Inferno e dalle opere che conducono all’Inferno.
Instaurerai con le persone rapporti di cordialità, affinché possano comprendere la religione. Le informerai dei riti del pellegrinaggio, della Sunna e degli obblighi, nonché di ciò che Allah ha spiegato riguardo a essi. Parlerai loro del pellegrinaggio maggiore. Il pellegrinaggio è di due tipi: il pellegrinaggio maggiore e il pellegrinaggio minore. L’umra è il pellegrinaggio minore. Proibirai alle persone di pregare indossando un solo piccolo panno. Se hanno avvolto un altro panno sulle due spalle, non permetterai che la testa sporga verso l’alto attraverso un’apertura. Proibirai di legare i capelli in una treccia sulla sommità della testa.
Proibirai alle persone di incitare le tribù e le comunità. Il loro invito dovrà essere rivolto soltanto ad Allah. Se qualcuno, invece di invitare verso Allah, inviterà verso la tribù o la comunità, gli taglierai la testa con la spada, affinché il loro invito sia rivolto all’unico Allah. Ordinerai alle persone di compiere l’abluzione in modo completo, così come Allah ha ordinato: lavando il viso, le mani fino ai gomiti e i piedi fino alle caviglie, e passando le mani bagnate sulla testa. Ordinerai loro di compiere la preghiera al momento stabilito e di eseguire correttamente l’inchino e la prosternazione. Ordinerai alle persone di compiere la preghiera del mattino nell’oscurità, la preghiera di mezzogiorno quando il sole declina verso occidente, la preghiera del pomeriggio quando il sole si volge verso la terra e la preghiera del tramonto quando sopraggiunge la notte. Non ritarderai la preghiera del tramonto fino al momento in cui nel cielo siano visibili le stelle. Dirai loro di compiere la preghiera della sera nella prima parte della notte. Quando sarà pronunciata la chiamata alla preghiera del venerdì, ordinerai loro di interrompere ogni attività e di recarsi alla preghiera del venerdì. Prima di recarvisi, dirai loro di fare il bagno rituale.
Qualunque ebreo o cristiano che abbracci sinceramente l’Islam e osservi le norme e le prescrizioni dell’Islam sarà considerato un vero credente. Godrà degli stessi diritti dei credenti e avrà su di sé gli stessi doveri e responsabilità. Quanto agli ebrei e ai cristiani che rimarranno nella propria religione, non si dovrà porre loro alcun impedimento. In tal caso, su ogni adulto, uomo o donna, libero o schiavo, ricadrà l’obbligo di versare un dinaro intero, oppure quello del suo Messaggero. Chi rifiuterà di versarlo sarà nemico di Allah, del Messaggero di Allah e di tutti i credenti. Che la misericordia di Allah discenda su Muhammad. La pace, la misericordia di Allah e le Sue benedizioni siano su di lui.
Oltre all’amministrazione del governo di Najran, anche le responsabilità religiose ed economiche erano affidate a lui. Svolgeva inoltre il compito di insegnare e di predicare. Ibn al-Athir riferisce: il Messaggero di Allah gli affidò l’incarico di insegnare agli abitanti di Najran il fiqh e il Corano e di riscuotere da loro la zakat e la sadaqa.8
Ibn Hajar riferisce: quando il Messaggero inviò Amr a Najran, egli aveva appena diciassette anni. Anche Ibn Saʿd ha riportato ciò.9 Tuttavia, sembra che questa affermazione non sia corretta. Infatti, in tutte le opere di sira e di storia è riportato che egli si recò a Najran nel decimo anno dell’Egira. È inoltre riportato che, al tempo della battaglia del Fossato, aveva quindici anni. Ibn Hajar ha affermato anche nella sua opera Tahdhib al-Tahdhib (8/9) che egli partecipò alla battaglia del Fossato all’età di quindici anni. Ed è altresì vero che la battaglia del Fossato ebbe luogo nel quinto anno dell’Egira. Pertanto, nel decimo anno dell’Egira la sua età non poteva in alcun modo essere inferiore ai vent’anni.
Quando Hazrat Amr si recò da Medina a Najran, portò con sé anche sua moglie. Sua moglie si chiamava Umra. Dopo il loro arrivo a Najran, nello stesso anno nacque loro un figlio. I genitori lo chiamarono Muhammad e gli diedero il kunyah Abu Sulayman. Quando questa notizia giunse al Messaggero a Medina, egli fece scrivere che il bambino fosse chiamato Muhammad e avesse il kunyah Abu Abd al-Malik.10 L’imam al-Hazimi, presentando questo Muhammad, dice: tra coloro che sono stati affiliati a Najran dello Yemen vi è Abu Abd al-Malik Muhammad ibn Amr ibn Hazm. È chiamato al-Najrani perché nacque lì, nel decimo anno dell’Egira, durante la vita del Messaggero di Allah. A Medina, nel giorno di al-Harra, gli Ansar lo nominarono wali, ed egli subì il martirio nell’episodio di al-Harra, nell’anno 63 dell’Egira.11
Hazrat Amr aveva due mogli. La prima si chiamava Umra. Era figlia di Abd Allah ibn al-Harith al-Ghassani. Questo Abd Allah era un forestiero a Medina e un alleato, o membro vincolato da un patto, della tribù di Saʿida a Medina.12 La seconda si chiamava Sawda bint Harith.13 Rimase in vita fino all’ultimo giorno della vita di Amr.
Non si conosce il numero esatto dei figli di Amr. Tuttavia, suo figlio Muhammad, nato durante la vita del Messaggero di Allah, divenne famoso. Egli narrò da Umar e da altri. Mostrava alla gente la lettera del Messaggero di Allah destinata a suo padre e diceva: «Questa è una lettera del Messaggero di Allah. Egli gliela consegnò quando inviò Amr ibn Hazm nello Yemen».14 Il figlio di questo Muhammad fu il celebre mujtahid e faqih Qadi Abu Bakr.15
Egli possedeva una profonda conoscenza, capacità di prendere decisioni corrette, acume nel giudizio e una padronanza incomparabile delle norme della sharia. Ne è prova la nomina a wali di Najran da parte del Messaggero. Assumere, a soli vent’anni, la gravosa responsabilità di governare e insegnare il Corano e gli hadith testimonia le sue straordinarie capacità e il suo talento.
Diversi hadith del Messaggero di Allah sono stati trasmessi attraverso la sua autorità. In particolare, il trattato scritto che il Nobile Messaggero gli donò prima della sua partenza per Najran è stato trasmesso da Abu Dawud, al-Nasaʾi, Ibn Hibban, al-Darimi e da altri muhaddithun. Ecco alcuni nomi di coloro che narrarono hadith da lui:
Sua moglie Sawda, suo nipote Abu Bakr, suo figlio Muhammad, Nadr ibn Abd Allah al-Sulami e Ziyad ibn Suwaym al-Hadrami.16
La caratteristica più luminosa del carattere di ʿAmr era l’onestà e la veridicità. Lo sguardo minaccioso di nessuno poté mai impedirgli di dire la verità. Il celebre Compagno ʿAmmār ibn Yāsir (che Allah sia soddisfatto di lui), riguardo al quale il Nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) aveva predetto che sarebbe stato ucciso da un gruppo ribelle, fu martirizzato nella battaglia di Ṣiffīn per mano delle truppe di Muʿāwiya (che Allah sia soddisfatto di lui), mentre combatteva dalla parte di ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui). ʿAmr ibn al-ʿĀṣ (che Allah sia soddisfatto di lui), sostenitore di Muʿāwiya, andò da lui e disse: «ʿAmmār è stato ucciso. A suo riguardo il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha detto: “Sarà ucciso da un gruppo ribelle”». Poi andò da Muʿāwiya (che Allah sia soddisfatto di lui) e disse: «ʿAmmār è stato ucciso. Ho sentito il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) dire: “Sarà ucciso da un gruppo ribelle”». Muʿāwiya (che Allah sia soddisfatto di lui) rispose: «Ti sbagli nel tuo ragionamento. Siamo forse noi ad averlo ucciso? Lo hanno ucciso ʿAlī e i suoi compagni. Sono stati loro a condurlo davanti alle nostre lance e alle nostre spade».17
A quel tempo Muʿāwiya (che Allah sia soddisfatto di lui) era il califfo. Una volta ʿAmr (che Allah sia soddisfatto di lui) si recò alla corte del califfo e, alludendo al suo governo, gli riferì un hadith del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Disse: «Ho udito dalla bocca del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) che nel Giorno della Risurrezione al sovrano sarà chiesto conto dei suoi sudditi».18
Nel Musnad di Abū Yaʿlā è riferito con una catena di trasmissione autentica che, quando Muʿāwiya (che Allah sia soddisfatto di lui) prestò il giuramento di fedeltà a favore di suo figlio Yazīd, ebbe una dura disputa verbale con ʿAmr (che Allah sia soddisfatto di lui).19
Vi sono divergenze riguardo all’anno della morte di ʿAmr (che Allah sia soddisfatto di lui). È stato riferito che morì negli anni 51, 53 o 54 dell’Egira. Abū Nuʿaym afferma che ʿAmr ibn Ḥazm morì durante il califfato di ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui). Anche Ibrāhīm ibn al-Mundhir ha riportato la stessa cosa nella sua opera Ṭabaqāt. Tuttavia, sono state tramandate diverse opinioni secondo cui egli morì dopo l’anno cinquanta dell’Egira. Ibn Ḥajar ha espresso l’opinione che una di queste sia corretta, poiché la disputa che ebbe con Muʿāwiya (che Allah sia soddisfatto di lui) è stata riferita con una catena autentica. Pertanto, non si pone affatto la questione della sua morte durante il califfato di ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui). Morì a Medina.20
ʿAmr ibn Ḥazm racconta: «Un giorno il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) mi vide in piedi sopra una tomba e mi disse: “Scendi. Non arrecare sofferenza a colui che è deposto nella tomba”».21
Fonti:
Kaʿb ibn Mālik (che Allah sia soddisfatto di lui)
Kaʿb (che Allah sia soddisfatto di lui) fu uno dei tre uomini della storia che, per negligenza, si astennero dal partecipare alla spedizione di Tabūk e incorsero nell’ira di Allah, del Suo Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) e dei credenti. In seguito Allah l’Altissimo fece scendere un versetto annunciando loro la buona novella dell’accettazione del loro pentimento.1 Nacque a Yathrib nel 598 d.C., venticinque anni prima dell’Egira.2 Nelle opere storiche e nei libri di sīra sono riportate numerose sue kunyah, o soprannomi: Abū ʿAbd Allāh, Abū ʿAbd al-Raḥmān, Abū Muḥammad e Abū Bashīr.3 Da una narrazione di Ibn Ḥajar si apprende che, dopo la sua nascita, suo padre Mālik ibn Abī Kaʿb Amr diede al figlio la kunyah Abū Bashīr. Dopo la sua conversione all’Islam, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli assegnò la kunyah Abū ʿAbd Allāh. Era l’unico figlio dei suoi genitori.4 Sua madre si chiamava Laylā bint Zayd. Entrambi i genitori appartenevano al ramo Banū Salima della tribù Khazraj di Medina.5 Fu un Compagno presente ad al-ʿAqaba e a Uḥud. Ibn Abī Ḥātim afferma che era anche uno dei membri di Ahl al-Ṣuffa.6 All’età di venticinque anni partecipò al Giuramento di al-ʿAqaba insieme ai membri della sua tribù e accettò l’Islam.7
Ibn al-Athir dice: secondo quasi tutti gli esperti di sīra, Kaʿb partecipò all’ultima bayʿa di al-ʿAqaba. ʿUrwa menziona il suo nome tra i settanta che presero parte ad al-ʿAqaba. In al-Bukhari e Muslim si narra che Kaʿb disse: «Ero presente con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, alla bayʿa di al-ʿAqaba. Ci impegnammo nell’Islam». Tuttavia, in un’altra narrazione si riferisce che egli disse: «Fui privato della bayʿa nella notte di al-ʿAqaba».
Dalla narrazione di Ibn Ishaq risulta chiaramente che Kaʿb ibn Malik partecipò all’ultima bayʿa di al-ʿAqaba. Kaʿb fornì un resoconto dettagliato di questa bayʿa, riportato in diverse opere antiche. Esso compare integralmente, nelle parole di Kaʿb, nella Sīrat Ibn Hisham; qui ne riportiamo in breve alcuni passaggi.
Ibn Ishaq lo riferisce attraverso ʿAbd Allah e Maʿbad, figli di Kaʿb. Kaʿb partì da Medina diretto alla Mecca insieme a una carovana di politeisti appartenenti alla sua tribù. In quella carovana vi erano anche alcuni musulmani che avevano abbracciato l’Islam in precedenza. Avevano compreso la religione e pregavano. Tra loro vi era anche il più anziano e autorevole della carovana, al-Bara ibn Maʿrur. Durante il viaggio, un giorno disse: «Non voglio più pregare dando le spalle alla Kaʿba. D’ora in poi pregherò rivolto verso la Kaʿba». Kaʿb e gli altri obiettarono: «Il nostro Profeta, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, prega rivolto verso Bayt al-Maqdis in Siria. Noi non vogliamo pregare in contrasto con lui». Nonostante ciò, al-Bara rimase fermo nella sua opinione.
Quando giungeva l’ora della preghiera durante il viaggio, al-Bara pregava rivolto verso la Kaʿba, mentre Kaʿb e gli altri pregavano rivolti verso la Siria. Quando giunsero alla Mecca, lo rimproverarono per il suo comportamento. Ma ciò non servì a nulla: egli rimase saldo nella propria opinione.
Quando arrivarono alla Mecca, al-Bara disse a Kaʿb: «Portami un po’ dal Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Voglio chiedergli del comportamento che ho tenuto durante il viaggio. Non mi sento bene per essermi opposto a voi». Kaʿb si recò con lui dal Messaggero di Allah. Nessuno dei due aveva mai conosciuto o visto prima il Messaggero di Allah. Lungo la strada incontrarono due uomini della Mecca e vollero informarli su dove si trovasse il Messaggero di Allah. Essi chiesero: «Lo conoscete?». Kaʿb e al-Bara risposero: «No». Domandarono allora: «Conoscete suo zio ʿAbbas?». Essi risposero: «Sì, conosciamo ʿAbbas. Viene da noi per affari». Allora dissero: «Entrate nella moschea: vedrete un uomo seduto accanto ad ʿAbbas. È lui».
Seguendo le indicazioni dei due uomini, Kaʿb e al-Bara entrarono nella Sacra Moschea e videro ʿAbbas seduto accanto al Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Li salutarono e si sedettero vicino a loro. Il Messaggero di Allah disse ad ʿAbbas: «Abu l-Fadl, conosci questi due uomini?». ʿAbbas rispose: «Sì. Questo è al-Bara ibn Maʿrur, il capo della sua tribù; e questo è Kaʿb ibn Malik». Kaʿb disse: «Per Allah, non ho mai dimenticato la domanda del Messaggero di Allah, pronunciata con tono interrogativo: “Il poeta?”. In altre parole, il Messaggero di Allah chiese ad ʿAbbas: “È forse quel poeta, Kaʿb ibn Malik?”. ʿAbbas rispose: “Sì, è proprio quel poeta, Kaʿb”». In seguito Kaʿb narrò come avvenne il loro incontro con il Messaggero di Allah e su quali impegni gli prestarono la bayʿa. Egli conservò anche in una poesia i nomi dei dodici naqīb nominati dal Messaggero di Allah. Ibn Hisham ha riportato anch’egli quella poesia.
Quando il Nobile Messaggero giunse a Medina, istituì il muʾākhāt, cioè il vincolo di fratellanza religiosa, tra gli Ansar e i Muhajirun. Secondo Ibn Ishaq, questo vincolo fu stabilito tra Kaʿb e Talha ibn ʿUbayd Allah, membro degli Ashara Mubashshara. Tuttavia, è stato riferito da ʿUrwa che il Messaggero istituì un rapporto di fratellanza tra al-Zubayr e Kaʿb. Nel giorno di Uhud, quando Kaʿb fu ferito, al-Zubayr lo trasportò sulle spalle mentre era in fin di vita. Se quel giorno Kaʿb fosse morto, al-Zubayr sarebbe stato il suo erede. In seguito questa disposizione fu abrogata dalla rivelazione del versetto 75 della sura al-Anfal: «In verità, secondo il decreto di Allah, i consanguinei hanno maggior diritto gli uni sugli altri».
Egli partecipò con il Nobile Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, a tutte le guerre e spedizioni, tranne Badr e Tabuk. Secondo Ibn al-Kalbi, partecipò a Badr. Tuttavia, questa opinione non è accettata dalla maggior parte degli esperti di sīra. Il fatto è che, poiché la decisione e i preparativi per la battaglia di Badr furono completati con grande fretta e rapidità, Kaʿb, come molti altri, fu privato della possibilità di parteciparvi. Per questo il Messaggero non rimproverò nessuno.
Kaʿb disse: «Fino a Tabuk partecipai con il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a tutte le spedizioni, tranne quella di Badr. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) non rimproverò in alcun modo coloro che non vi avevano partecipato. In realtà, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) era partito da Medina con l’intenzione di intercettare la carovana commerciale di Abū Sufyān. Nel frattempo, i Quraysh erano usciti dalla Mecca e si erano trovati di fronte ad Abū Sufyān senza alcun piano prestabilito. Kaʿb aggiunse: “Badr è considerata dalla gente la battaglia più importante della vita del Messaggero di Allah. Tuttavia, rispetto alla Notte di al-ʿAqaba, quando prestammo giuramento di fedeltà al Messaggero di Allah impegnandoci nell’Islam, Badr non ha per me alcuna preminenza”. Dopo quella, non rimasi assente da nessuna spedizione, tranne Tabuk.»¹⁷
Tuttavia, in alcune narrazioni si trova che Kaʿb partecipò a Badr. Ibn Isḥāq menzionò il nome di Kaʿb nell’elenco dei partecipanti a Badr.¹⁸ Inoltre, in una narrazione si riferisce che Kaʿb disse: «Andai a Badr insieme ai musulmani. Al termine della battaglia, vidi i cadaveri mutilati dei guerrieri politeisti giacere accanto ai martiri musulmani. Mi fermai per un momento e, mentre stavo per andarmene, vidi improvvisamente un politeista armato che passava oltre i martiri musulmani. Sembrava che anche un guerriero armato lo stesse aspettando. Mi avvicinai e mi fermai dietro di loro per vedere quale sarebbe stato il destino dei due. Il politeista era un uomo di enorme corporatura. Mentre lo osservavo, il guerriero musulmano gli sferrò sulla spalla un colpo di spada così potente da raggiungere il fianco e tagliarlo in due. Poi quell’uomo si tolse l’armatura dal volto e disse: “Kaʿb, come mi hai trovato? Sono Abū Duǧāna”».¹⁹ Tuttavia, la maggior parte degli esperti di sīra ha ritenuto autentiche le narrazioni secondo cui egli era assente da Badr.
Nella battaglia di Uḥud, Kaʿb diede prova di coraggio, come suo fratello nella fede Ṭalḥa (che Allah si compiaccia di lui). In quella battaglia egli indossò l’armatura del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), mentre il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) indossò la sua. Fu il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) a fargli indossare personalmente l’armatura. A Uḥud riportò complessivamente undici ferite sul corpo.²⁰ Tuttavia, molti muḥaddithūn hanno riferito che le ferite furono diciassette.²¹
A un certo punto di quella battaglia si diffuse la voce che il Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui) fosse morto da martire. Tra i Compagni si levò allora un grande tumulto. In quella situazione, Kaʿb fu il primo a vedere il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e gridò a squarciagola: «Il Messaggero è qui! Eccolo! Venite da questa parte!». Kaʿb si trovava allora al centro della valle. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) gli fece cenno di tacere, indicandolo con la sua armatura di colore giallo.²²
Kaʿb (che Allah si compiaccia di lui) partecipò con grande entusiasmo e fervore a ogni battaglia combattuta dopo Uḥud. È tuttavia sorprendente che, come non aveva partecipato alla prima battaglia della vita del Profeta (pace e benedizioni su di lui), Badr, non riuscì a partecipare nemmeno all’ultima, Tabuk. Tabuk fu l’ultima spedizione militare della vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Per varie ragioni è chiamata anche la battaglia della difficoltà. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) era solito non dichiarare apertamente le proprie intenzioni quando decideva di partire per una battaglia. Questa volta, però, fece diversamente e annunciò la spedizione, affinché i musulmani potessero prepararsi adeguatamente al viaggio lungo e faticoso. Kaʿb preparò due cammelli per partecipare a quella spedizione. Secondo il suo stesso racconto, non era mai stato così agiato e capace di partecipare a una battaglia come lo era allora.
Il motivo per cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) attribuì tanta importanza a quella spedizione e adottò tali precauzioni era che lo scontro sarebbe avvenuto, in sostanza, contro l’esercito romano, la superpotenza del mondo di allora, dotata di enorme forza e potenza. Per equipaggiamento, numero, unità e incrollabile morale, il loro esercito era il migliore e il più potente del mondo.
Iniziò il mese di Rajab del nono anno dell’Egira. Era la stagione del caldo intenso. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) si preparò alla spedizione di Tabuk e ordinò a tutti di prepararsi.²³ Per varie scuse, plausibili e non plausibili, complessivamente ottantatré musulmani abili si astennero dal partecipare a quella spedizione. Alcuni di loro erano ipocriti, cioè musulmani falsi. I frutti del giardino di alcuni avevano cominciato a maturare, ed essi non volevano abbandonarlo. Altri temevano il caldo intenso e il lungo viaggio. Altri ancora erano estremamente poveri e non possedevano alcun mezzo di trasporto.²⁴
Ibn Isḥāq disse: «Coloro che non parteciparono non per dubbi o esitazione, bensì per pigrizia, furono in tutto quattro: Kaʿb ibn Mālik, Murāra ibn Rabīʿ, Hilāl ibn Umayya e Abū Khaythama. Tuttavia, Abū Khaythama raggiunse Tabuk proprio all’ultimo momento e si ricongiunse al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).»²⁵ Secondo alcuni, essi si astennero dal recarsi a Tabuk a causa del caldo intenso.²⁶ Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) partì con il suo esercito in direzione di Tabuk. Kaʿb (che Allah si compiaccia di lui) si preparava ogni giorno a partire, ma non riusciva a prendere una decisione. Il tempo trascorreva tra esitazioni e incertezze. Ogni giorno si diceva tra sé: «Potrò partire». Ma subito dopo cambiava idea. Si accingeva a partire e poi si fermava di nuovo. In quella situazione, un giorno giunse a Medina la notizia che il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) era arrivato a Tabuk.
Tutte le persone capaci di Medina e dei suoi dintorni partirono per Tabuk insieme al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Quando Ka‘b (che Allah si compiaccia di lui) usciva per le strade di Medina, non vedeva nessuno se non bambini, anziani e alcuni ipocriti. Era tormentato dalla vergogna e dal rimorso. Pur essendo sano, forte e capace, si consumava continuamente nel fuoco del rimorso, chiedendosi perché fosse rimasto indietro.
L’esercito del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) non aveva alcun ufficio amministrativo. Pertanto, tra tutte quelle persone, non era possibile sapere se un uomo come Ka‘b fosse venuto o meno. L’unico mezzo con cui egli veniva a saperlo era la rivelazione di Allah, l’Altissimo. Un giorno, giunto a Tabuk, chiese di Ka‘b. Qualcuno disse: «O Messaggero di Allah, dove avrebbe trovato il tempo per venire fin qui?». Mu‘adh ibn Jabal si trovava lì vicino. Protestando, disse: «Noi non abbiamo visto in lui nulla di male». Dopo aver udito ciò, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) rimase in silenzio.
Non vi fu alcuno scontro grave tra il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e i Romani. Molte tribù dell’Arabia settentrionale stipularono trattati in cambio del pagamento della jizya. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) tornò a Medina. Ka‘b venne a sapere del ritorno del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Nel suo cuore si agitavano allora pensieri di ogni genere. Chiese consiglio ai familiari su come evitare il disappunto del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Gli venne persino in mente di presentargli alcune giustificazioni, mescolando il vero al falso. Ma subito dopo quel pensiero svaniva come portato via dal vento. Dopo un periodo di simili esitazioni e conflitti interiori, decise di accettare ciò che il destino gli riservava e di non ricorrere ad alcun inganno o sotterfugio. Avrebbe detto soltanto la verità.
Nel frattempo, circa ottanta persone del gruppo si presentarono al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e pronunciarono discorsi in propria difesa per giustificare la loro assenza dalla spedizione. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) ritenne accettabili le scuse e le giustificazioni di tutti. Pregò Allah di perdonare i peccati di tutti loro e rinnovò il loro bay‘a, cioè il loro giuramento di fedeltà.
Ka‘b (che Allah si compiaccia di lui) si presentò al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Vedendolo, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) sorrise lievemente e disse: «Vieni». Quando Ka‘b si fu seduto davanti a lui, gli chiese: «Perché non sei andato in guerra?». Ka‘b rispose: «Che cosa potrei mai nascondervi? Se foste un re di questo mondo, avrei il talento di compiacervi intessendo ogni sorta di discorsi; ne sono capace. Sono infatti eloquente e abile nella disputa. Non vi nasconderò la verità. Forse Allah mi perdonerà per questo. Se invece mentissi, in questo momento voi ne sareste soddisfatto, ma Allah sarebbe adirato con me per causa vostra; e ciò non sarebbe affatto un bene per me. In realtà, non avevo alcuna ragione per non partire. Ero sano, forte e disponevo di mezzi e di equipaggiamento sufficienti per la guerra. Tuttavia, per mia sfortuna, non mi preparai in tempo». Dopo averlo ascoltato, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Hai detto la verità. Ora vai; vedremo quale decisione Allah prenderà riguardo a te».
Dopo essersi allontanato dalla presenza del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), alcuni membri dei Banu Salima gli dissero: «Prima d’ora non avevi mai commesso alcuna colpa. Questa è la prima volta che ne commetti una, eppure non sei riuscito a presentare una buona scusa o giustificazione. Avresti dovuto addurre una scusa come gli altri; il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) avrebbe pregato Allah di perdonare il tuo peccato, e Allah ti avrebbe perdonato. Ma non ne sei stato capace». Dopo averli ascoltati, Ka‘b desiderò tornare dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e ritrattare quanto aveva detto. Dopo aver riflettuto per qualche momento, chiese: «C’è qualcun altro nella mia stessa situazione?». Seppe che ve n’erano altri due: Murara ibn Rabi‘ e Hilal ibn Umayya. Entrambi erano servi di Allah molto devoti e Compagni che avevano partecipato a Badr. Udendo i loro nomi, si sentì in parte rassicurato e abbandonò l’idea di presentare una nuova giustificazione.
Il Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) impose il divieto di parlare con i tre uomini menzionati in precedenza. Il divieto rimase in vigore per cinquanta giorni. La gente li guardava di traverso e non rivolgeva loro la parola. Murara e Hilal si rinchiusero ciascuno nella propria casa. Giorno e notte non facevano che piangere. Ka‘b era giovane. Poteva forse rimanere seduto in casa? Si recava alla moschea per le cinque preghiere quotidiane e girava per i mercati e i bazar. Tuttavia, nessun musulmano mostrava, nemmeno per errore, il desiderio di parlargli.
Ka‘b si recava alla moschea e, dopo la preghiera, salutava il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui). Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) rimaneva seduto sul tappeto della preghiera. Ka‘b osservava attentamente se il Messaggero rispondesse al saluto o se le sue labbra si muovessero. Poi si metteva nuovamente a pregare proprio accanto al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Guardandolo di nascosto, volgeva di tanto in tanto gli occhi verso di lui, e anche il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) lo guardava di sfuggita. Quando Ka‘b, terminata la preghiera, si voltava verso il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), questi distoglieva il volto da lui.
Anche il comportamento dei familiari di Ka‘b (ra) era identico. Abū Qatāda (ra) era cugino paterno di Ka‘b. Un giorno Ka‘b salì sul muro della casa e lo salutò, ma Qatāda non rispose. Ka‘b giurò per tre volte e disse: «Tu sai quanto amo Allah e il Suo Messaggero». L’ultima volta Qatāda si limitò a commentare: «La questione la conoscono meglio Allah e il Suo Messaggero».
Ka‘b (ra) rimase profondamente addolorato da quella risposta di Qatāda (ra). Disse tra sé: «Ora non c’è più nessuno che possa testimoniare riguardo alla mia fede». Le lacrime gli scorrevano dagli occhi. Uscì diretto al mercato. Nel frattempo, al mercato, un nabateo proveniente dalla Siria lo stava cercando. Quando vide Ka‘b, la gente gli indicò: «Eccolo, sta arrivando». L’uomo aveva portato una lettera del re ghassanide indirizzata a Ka‘b. Ka‘b la prese dalle sue mani e la lesse. Vi era scritto: «Il tuo amico, il Messaggero (sa), ti ha trattato con grande ingiustizia. Tu non sei figlio di una famiglia qualunque. Vieni da me». Dopo aver letto la lettera, commentò: «Anche questa è una prova». Poi la gettò in una fornace ardente.
Trascorsero così quaranta giorni. Dopo quaranta giorni, un uomo inviato dal Messaggero di Allah (sa) si recò da lui e gli disse: «Il Messaggero di Allah (sa) ordina che tu rimanga separato da tua moglie». Ka‘b chiese: «Devo divorziare da lei?». Egli rispose: «No, devi soltanto rimanere separato da lei».
Ka‘b (ra) disse: «Va’ dai tuoi genitori e rimani lì finché non giunga da parte di Allah una decisione riguardo a me». Ai due compagni, Hilāl e Murāra (ra), fu impartito lo stesso ordine. Hilāl era anziano. Sua moglie si recò al cospetto del Messaggero di Allah (sa) e ottenne un permesso speciale per prendersi cura del marito. I familiari di Ka‘b dissero anche a sua moglie: «Anche tu vai dal Messaggero di Allah (sa) e chiedigli il permesso di prenderti cura di tuo marito». Ma ella non acconsentì e disse: «Non andrò. Chissà che cosa potrebbe dirmi il Messaggero di Allah (sa)».
Il cinquantesimo giorno, dopo aver compiuto la preghiera dell’alba, Ka‘b (ra) era seduto sul tetto della casa. Pensava: «Ormai la mia stessa vita è diventata un peso. Il cielo e la terra si sono ristretti per me». Mentre era immerso in pensieri così angosciosi, dalla cima del monte Sala‘ giunse la voce di qualcuno: «Ka‘b, ascolta! Buone notizie per te!». Egli comprese che la sua supplica e il suo pentimento erano stati accettati. Immediatamente si prostrò e rese grazie ad Allah l’Altissimo, chiedendo il perdono per il proprio errore. Poco dopo arrivarono due uomini, uno dei quali era a cavallo, e gli portarono la buona notizia. Ka‘b si tolse l’abito che indossava e lo donò loro. Non aveva altri vestiti, così chiese indietro quello che aveva donato, lo indossò e corse dal Messaggero di Allah (sa).
Nel frattempo la notizia si era diffusa a Medina. La gente cominciò ad accorrere a gruppi verso la sua casa. Chiunque incontrasse per strada gli faceva le congratulazioni. Giunto alla Moschea del Profeta, trovò il Messaggero (sa) seduto in mezzo ai Compagni. Non appena entrò nella moschea, Talha (ra) gli corse incontro e gli strinse la mano. Gli altri, invece, rimasero seduti ai loro posti. Ka‘b (ra) si fece avanti e salutò il Nobile Messaggero (sa). Al-Ṭabarānī ha riferito che, dopo l’accettazione del pentimento, Ka‘b si recò dal Messaggero di Allah (sa), prese le sue due mani benedette e le baciò.²⁷ In quel momento il volto benedetto del Nobile Messaggero appariva luminoso come la luna. Egli disse a Ka‘b (ra): «Ti do la buona notizia: dal giorno della tua nascita, non hai mai vissuto un giorno migliore di questo».
«Mi avete perdonato?». Il Messaggero (sa) rispose: «Non sono io: Allah ti ha perdonato». Poi recitò loro il versetto 117 della Sūra al-Tawba, appena rivelato riguardo a loro: «Allah si è mostrato benevolo verso il Profeta, gli Emigrati e gli Anṣār, che lo seguirono nell’ora della difficoltà, quando i cuori di una parte di loro stavano per deviare. Poi Egli si mostrò benevolo verso di loro. In verità, Egli è benevolo e misericordioso verso di loro». Terminata la recitazione, Ka‘b, sopraffatto dalla gioia, esclamò: «Donerò in elemosina tutti i miei beni». Il Messaggero (sa) disse: «Non tutti; dona una parte». Ka‘b donò i suoi beni di Khaybar. Poi commentò: «Allah mi ha salvato proprio per la mia sincerità. Prometto che, per il resto della mia vita, dirò soltanto la verità».
È difficile trovare nella storia dell’Islam un esempio della prova terribile che Ka‘b e gli altri suoi due compagni dovettero affrontare per aver detto la verità. Neppure davanti a una calamità tanto grande persero il coraggio. Il Sacro Corano descrive in modo straordinariamente efficace la loro dolorosa condizione in questo versetto:
«E anche per i tre che erano stati lasciati indietro: quando la terra, nonostante la sua vastità, divenne angusta per loro e la loro vita si fece insopportabile, ed essi compresero che non vi era alcun rifugio se non presso Allah; allora Egli si volse misericordiosamente verso di loro affinché si pentissero. In verità, Allah è il Perdonatore, il Misericordioso. O voi che credete, temete Allah e state con i sinceri». (Sura al-Tawba, 118-119)
In questo versetto si dice che essi erano stati lasciati indietro. Ciò non significa che fossero rimasti indietro rispetto alla spedizione militare; significa piuttosto che la decisione riguardo a loro era stata sospesa e che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) attendeva una decisione da parte di Allah.
Ka’b disse: «Il versetto riguardante l’accettazione del nostro pentimento fu rivelato quando restava ancora un terzo della notte. Allora Umm Salama disse: “O Profeta di Allah, dobbiamo dare a Ka’b la buona notizia?”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: “Allora la gente accorrerebbe in massa e voi non riuscireste più a dormire”».²⁸
Vi sono notevoli divergenze riguardo all’anno della morte di Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui). Ibn Hibban afferma che morì all’epoca del martirio di Ali (che Allah sia soddisfatto di lui). Ibn Abi Hatim dice che divenne cieco durante il califfato di Mu’awiya (che Allah sia soddisfatto di lui). L’Imam al-Bukhari ha menzionato riguardo alla sua morte soltanto che compose un’elegia per la morte di Uthman; non abbiamo invece alcuna informazione sul suo ruolo nel conflitto tra Mu’awiya e Ali (che Allah sia soddisfatto di entrambi). L’Imam al-Baghawi dice: «Ho appreso che morì in Siria durante il califfato di Mu’awiya (che Allah sia soddisfatto di lui)». Abu al-Faraj al-Isfahani ha riferito nel Kitab al-Aghani, con una catena di trasmissione debole, che Hassan ibn Thabit, Ka’b ibn Malik e al-Nu’man ibn Bashir (che Allah sia soddisfatto di loro) si recarono una volta da Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) e discussero con lui della questione dell’uccisione di Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui). Allora Ka’b recitò ad Ali l’elegia che aveva composto in onore di Uthman. Dopo di ciò, essi si alzarono e andarono direttamente da Mu’awiya. Mu’awiya (che Allah sia soddisfatto di lui) accordò loro il dovuto onore.²⁹
Secondo al-Haytham e al-Mada’ini, Ka’b morì nell’anno 40 dell’Egira. È stato tuttavia riferito da lui anche l’anno 51 dell’Egira. Al-Waqidi ha riferito che la sua morte avvenne nell’anno 50 dell’Egira. L’opinione più diffusa e corretta, tuttavia, è che morì tra il 50 e il 55 dell’Egira (670-673 d.C.), all’età di circa 77 anni.³⁰
Nei libri di sira sono riportati i nomi dei suoi cinque figli: Abdullah, Ubaydullah, Abd al-Rahman, Ma’bad e Muhammad. Negli ultimi anni della sua vita, Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui) divenne cieco.³¹ I suoi figli lo accompagnavano tenendolo per mano.³² Ibn Ishaq ha riferito tramite suo figlio Abd al-Rahman. Egli disse: «Quando mio padre divenne cieco negli ultimi anni della sua vita, lo accompagnavo. Quando uscivo con lui per condurlo alla preghiera del venerdì, non appena udiva l’adhan pregava per il perdono di Abu Umama As’ad ibn Zurara. Ogni volta che udiva l’adhan del venerdì lo vedevo fare ciò. La cosa mi sembrò misteriosa. Un venerdì uscii con lui e, lungo la strada, non appena udì la voce dell’adhan, cominciò a pregare per Abu Umama. Gli dissi: “Padre, perché, ogni volta che senti l’adhan del venerdì, preghi in questo modo per Abu Umama?”. Egli rispose: “Figlio mio, prima dell’arrivo del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a Medina, egli ci riunì e istituì per primo la preghiera congregazionale del venerdì. Essa si teneva in un luogo chiamato Naqi al-Khadimat, presso la collina di Hazm al-Nabit, nella zona di Harra, appartenente ai Banu Bayda”. Gli chiesi: “Quanti eravate allora?”. Rispose: “Quaranta”».³³
Nei libri di hadith si trovano complessivamente ottanta (80) hadith narrati da Ka’b.³⁴ L’Imam al-Dhahabi, tuttavia, dice che il numero degli hadith da lui narrati ammonta a trenta. Di questi, tre sono muttafaqun alayh; uno è stato narrato esclusivamente da al-Bukhari e due esclusivamente da Muslim.³⁵ Egli narrò hadith direttamente dal Messaggero (pace e benedizioni su di lui) e da Usayd ibn Hudayr (che Allah sia soddisfatto di lui).³⁶
Tra gli uomini illustri che hanno narrato hadith da Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui), i più importanti sono: Abdullah ibn Abbas, Jabir ibn Abdullah e Abu Umama al-Bahili. I tre menzionati erano Compagni. Tra i tabi’un, invece, sono particolarmente degni di nota l’Imam Baqir, Amr ibn Hakim ibn Sawban, Ali ibn Abi Talha, Umar ibn Kathir ibn Aflah, Umar ibn al-Hakam ibn Rafi’, i cinque figli di Ka’b e suo nipote Abd al-Rahman ibn Abdullah.³⁷
Dalla narrazione di al-Baladhuri si apprende che, tra i membri delle tribù di Aslam, Ghifar e Juhayna, furono particolarmente degni di nota per la raccolta della zakat e della sadaqa Rahman ibn Abd Allah e altri.³⁸
In occasione del tragico martirio di Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui), Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui) compose un’elegia funebre e la recitò ad Ali (che Allah sia soddisfatto di lui). Eccone di seguito la traduzione di alcuni versi:³⁹
1. Uthman ritirò entrambe le mani e poi chiuse la porta. Era fermamente convinto che Allah non fosse incurante.
2. Disse a coloro che si trovavano in casa: «Non prendete parte alla guerra». Possa Allah perdonare coloro che non hanno combattuto.
3. Dopo aver creato l’amicizia, come poté Allah infondere nei loro cuori inimicizia, odio e rancore?
4. E come fece la prosperità a volgere loro le spalle e fuggire come uno struzzo? Dopo aver ascoltato la poesia, Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) commentò: «Uthman si è sacrificato, e questo sacrificio fu estremamente doloroso. Voi allora foste presi dalla paura, e quella paura fu della peggior specie».
Nel conflitto sorto tra Ali e Mu’awiya (che Allah sia soddisfatto di loro), Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui) non si schierò con nessuna delle due parti e rimase lontano da entrambe.
L’onestà e il dire la verità erano una caratteristica speciale del carattere di Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui). Molti non riuscirono ad attenersi a questa caratteristica come fece lui. Dopo che la sua supplica fu accolta, non ricorse mai nella vita neppure alla minima menzogna. Egli stesso disse: «Per Allah! Dal giorno in cui dissi al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) quelle parole fino a oggi, non ho mai detto alcuna menzogna».⁴⁰ La sua vita prima della battaglia di Tabuk era stata assolutamente immacolata. Per questo, quando la disgrazia di Tabuk si abbatté sulla sua vita, la sua stessa tribù, i Banu Salima, poté dirgli: «Per Allah! Prima di questo non ti abbiamo mai visto commettere alcuna colpa».⁴¹
Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui) fu uno dei più grandi poeti del suo tempo. Tra i poeti arabi dell’epoca, fu uno di quelli che compose il maggior numero di poesie. Aveva già raggiunto fama come poeta durante l’epoca dell’ignoranza preislamica. Secondo i critici letterari, la sua poesia era di qualità assai elevata.42 A Medina, i tre poeti che, al fianco del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), formarono una schiera impenetrabile contro i Quraysh e i poeti delle loro tribù erano tra loro; Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui) era uno dei tre. Essi davano ai poeti ostili all’Islam risposte schiaccianti.43 Ibn Sirin dice: «Questi tre poeti erano Hassan ibn Thabit, ‘Abd Allah ibn Rawaha e Ka’b ibn Malik. Erano i migliori poeti tra i Compagni del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).»44
Dopo aver abbracciato l’Islam, Ka’b compose numerose poesie criticando gli idoli dei Quraysh. In un distico disse:45
«Dimenticheremo al-Lat, al-‘Uzza e Udd. Strapperemo loro le collane e gli orecchini.»
I temi delle poesie dei tre principali poeti alla corte del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) erano diversi. Il tema principale della poesia di Ka’b era incutere paura nei cuori dei miscredenti minacciandoli con la guerra, e rimuovere la paura dai cuori dei musulmani, rendendoli saldi e risoluti. Ibn Sirin dice:46 «Ka’b incuteva paura ai miscredenti parlando della guerra nelle sue poesie. Diceva: “Abbiamo fatto questo, stiamo facendo questo o faremo questo”. Hassan descriveva nelle sue poesie i difetti dei miscredenti e le loro guerre e ostilità. Ibn Rawaha, invece, li biasimava e li condannava menzionando la miscredenza, il rifiuto di Allah e del Suo Messaggero e la loro disobbedienza.»
‘Abd al-Rahman, figlio di Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui), raccontò: «Un giorno mio padre disse: “O Messaggero di Allah, riguardo ai poeti, Allah ha già rivelato ciò che doveva rivelare”. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rispose: “Il vero combattente sulla via di Allah compie il jihad sia con la spada sia con la lingua. Giuro per Colui nella cui mano è la mia anima! Voi scagliate contro i nemici, con la lingua, punte di frecce”.»
Ibn Ishaq ha narrato: quando furono rivelati i versetti 224-226 della sura al-Shu’ara — «Sono soltanto gli sviati a seguire i poeti. Non hai visto che vagano in ogni valle?» — i poeti Hassan, ‘Abd Allah e Ka’b si presentarono piangendo alla corte del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Dissero: «O Profeta di Allah! Quando Allah ha rivelato questo versetto, sapeva certamente che noi siamo poeti». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitò loro la parte che costituisce l’eccezione al versetto: «Eccetto coloro che credono, compiono opere buone, ricordano molto Allah e si difendono dopo aver subito un’ingiustizia». Poi disse: «Voi siete questi».48
Ka’b (che Allah sia soddisfatto di lui) compose molti versi per condannare i Quraysh, avversari dell’Islam. Il Messaggero stesso (pace e benedizioni su di lui) disse che, al cospetto di Allah, uno dei suoi versi era stato accettato. È stato narrato da Jabir (che Allah sia soddisfatto di lui) che un giorno il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse a Ka’b: «Nel verso che hai recitato, il tuo Signore non ti ha dimenticato». Ka’b chiese: «Quale verso?». Allora il Messaggero disse ad Abu Bakr: «Recitateci il verso». Abu Bakr lo recitò.49 Il verso è stato raccolto nelle antiche fonti arabe.50 Eccone la traduzione: «Sakhina ha creduto di poter sconfiggere il suo Signore. Colui che è vittorioso su tutti i vincitori, Allah, certamente prevarrà.»
Qui «Sakhina» indica un tipo di cibo preparato con farina e burro chiarificato, oppure con farina e datteri. Era un alimento molto amato dai Quraysh, che ne mangiavano in grande quantità. Per questo il poeta chiamò i Quraysh «Sakhina». Con tale espressione, in realtà, li sminuì e li insultò.51
Ka’b (ra) componeva poesie e le recitava al Messaggero (saw). Talvolta il Messaggero (saw) correggeva alcuni termini, sostituendoli con altri. Ka’b accettava umilmente tali correzioni e si considerava fortunato.52
Nella società araba contemporanea, la poesia di Ka’b (ra) riuscì a esercitare un’influenza straordinaria. Quando il nobile Messaggero (saw), dopo aver concluso la battaglia di Hunayn, si diresse verso Ta’if, essa ebbe un tale effetto che, dopo averla ascoltata, essi abbracciarono l’Islam. Il significato dei due versi è il seguente:
«Da Tihama e Khaybar abbiamo eliminato ogni forma di odio e inimicizia e abbiamo riposto le spade nei loro foderi.
Ora lasciamo loro la scelta fra due cose. Se la spada potesse parlare, direbbe: “Questa volta tocca a Daws o a Saqif”.»
Ibn Sirin dice: quando la tribù di Daws udì quei due versi, fu presa dalla paura. Dissero: «Ora dobbiamo diventare musulmani; altrimenti faremo la stessa fine degli altri». In seguito abbracciarono tutti insieme l’Islam.53
Dal momento in cui abbracciò l’Islam fino all’ultimo giorno della sua vita, Ka’b (ra) mise il proprio talento poetico al servizio dell’Islam e dei musulmani. Quando necessario, impugnò la spada e, allo stesso modo, combatté la guerra delle parole. Nelle sue poesie riportò tutti gli avvenimenti della storia dell’Islam accaduti durante la sua vita. Ubnul Harith, nella battaglia di Badr, fu martirizzato. In sua memoria compose un’elegia funebre.54 Compose molte poesie sulla battaglia di Uhud e sui martiri di quella battaglia. Scrisse numerose poesie in memoria di Hamza (ra), lo zio del Messaggero di Allah (saw) e uno dei principali martiri di quella battaglia, Sayyid al-Shuhada. In quel periodo ebbe una forte rivalità con i poeti politeisti della Mecca. Se ne trova una descrizione nella Sira di Ibn Hisham.55
In un’elegia composta in onore di Hamza (ra), rivolgendosi a Safiyya bint Abd al-Muttalib, sorella di Hamza, dice:56
1. Alzati, Safiyya, non crollare. Invita le donne a piangere in lutto per Hamza.
2. Non stancarti di piangere a lungo per la calamità che ha fatto tremare i cuori degli uomini e che si è abbattuta sul leone di Allah.
3. Era un simbolo di onore per gli orfani. Quando era armato, era come un leone.
4. Con tutte le sue azioni cercava soltanto la soddisfazione di Ahmad e il compiacimento di Allah, unico Signore del Trono e della gloria.
Quando i rappresentanti del Messaggero di Allah (sa) furono barbaramente massacrati a Bi’r Ma‘una, la voce del poeta Ka‘b si levò alta ed egli compose molte poesie per condannare gli assassini.57 L’esilio della tribù ebraica medinese dei Banu Nadir e l’uccisione del capo ebreo Ka‘b Ashraf sono descritti in una sua lunga poesia. In riferimento a questo episodio, egli rispose anche alle invettive dei poeti avversari.58
Anche la battaglia del Fossato è raffigurata nelle sue poesie. Compose lunghi versi per condannare l’esercito e i poeti avversari.59 Anche la battaglia dei Banu Lihyan è ricordata nelle sue poesie.60 Lo si vede levare la voce anche nell’episodio di Dhi Qarad.61 La conquista di Khaybar è stata anch’essa immortalata nei suoi versi.62 I martiri della battaglia di Mu’ta lasciarono una profonda impronta nel suo cuore. In loro memoria compose una qasida colma di emozione.63 Così, mantenendo alta la voce in tutti gli eventi e le battaglie della prima epoca dell’Islam, questo grande poeta del Messaggero di Allah (sa) divenne famoso nella storia, usando pienamente il talento donatogli da Allah. Alcuni suoi versi sono diventati proverbi e sentenze nella letteratura araba. Rawh ibn Zanba afferma che un suo verso, composto per elogiare un uomo della stessa tribù di Ka‘b, è considerato il più valoroso tra i versi della poesia araba.64
Fonti:
Hassan ibn Thabit (ra)
Nei libri della Sira si trovano numerosi soprannomi o kunya di Hassan (ra): Abu al-Walid, Abu al-Madrab, Abu al-Husam e Abu Abd al-Rahman. Tuttavia, Abu al-Warid è il più famoso.1 Il suo laqab, o titolo, era «Shā‘iru Rasūlillāh», cioè il poeta del Messaggero di Allah (sa). Suo padre si chiamava Thabit ibn al-Mundhir e sua madre al-Furay‘a bint Khalida.2 Ibn Sa‘d, citando al-Waqidi, riferisce che il nome della madre era al-Furay‘a bint Hurays.3 Entrambi discendevano dal ramo dei Banu Najjar, appartenente alla famosa tribù medinese dei Khazraj. Poiché appartenevano ai Banu Najjar, la tribù materna del Messaggero di Allah (sa), erano legati al Nobile Messaggero (sa) da parentela e vincoli di sangue.4 La madre, al-Furay‘a, visse all’epoca dell’avvento dell’Islam e, dopo averlo abbracciato, ottenne il rango di Compagna.5 Era cugina di Sa‘d ibn ‘Ubada (ra), il celebre capo della tribù dei Khazraj.6 Hazrat Hassan (ra) ha conservato il nome della madre al-Furay‘a in un verso della sua poesia.7 Il celebre Compagno Shaddad ibn Aws (ra) era il nipote di Hassan (ra).8 Hassan (ra) era un Compagno, il poeta di corte del Messaggero di Allah (sa), l’imam di tutti i poeti credenti del mondo, e il suo talento poetico era sostenuto da Ruh al-Qudus, Jibril.9
Ibn Sallam al-Jumahī dice: il padre di Hassān, Thābit ibn al-Mundhir, era un capo e una persona rispettata della sua tribù. Suo nonno al-Mundhir, in epoca preislamica, durante la guerra di Sumayya, fu nominato arbitro delle due tribù medinesi degli Aws e dei Khazraj e compose le loro controversie. Una descrizione di ciò si trova nella poesia del poeta Hassān. Una volta, il gruppo di Muzayniyyah catturò il padre del poeta. Quando la tribù del poeta offrì un riscatto per liberarlo, essi rifiutarono. Dopo essere rimasto prigioniero a lungo, fu liberato mediante uno scambio di prigionieri, su proposta di suo padre.10 Il nonno di Hassān, al-Mundhir, era un uomo estremamente generoso e amante della pace.
Hassān nacque a Yathrib (Medina) nel 563 d.C., circa sessant’anni prima dell’Egira. La fortezza di Fāriʿ, situata sul lato occidentale della Moschea del Profeta, costruita in seguito, di fronte alla Porta della Misericordia, era la residenza ancestrale della sua famiglia. Una descrizione di essa si trova nella poesia di Hassān. Crebbe come poeta e fece della poesia il mezzo con cui guadagnarsi da vivere. Frequentava i palazzi reali di Hīra e di Jullaq, nell’antica Arabia. Tuttavia, era particolarmente incline verso gli imperatori ghassanidi. Tra Hassān e loro si instaurò un profondo rapporto di amicizia. Egli compose molte belle poesie in loro lode, alcune delle quali i critici letterari considerano tra le migliori poesie di Hassān.12 Anche gli imperatori mostrarono in cambio grande generosità nei suoi confronti. Il loro rapporto rimase in essere anche dopo l’avvento dell’Islam.13
L’ultimo imperatore dell’Impero ghassanide fu Jabala ibn al-Ayham. Il poeta Hassān compose molte poesie in sua lode. Il crollo di questo impero avvenne durante il califfato del califfo ʿUmar, quando la bandiera dell’Islam fu innalzata in tutta la Siria. Dopo la sconfitta, Jabala ibn al-Ayham abbracciò l’Islam e visse per qualche tempo nell’Hijaz. Una volta, in quel periodo, si recò al pellegrinaggio. Durante il tawāf della Kaʿba, per una circostanza fortuita schiaffeggiò un beduino arabo. ʿUmar gli ordinò di permettere al beduino di ricambiare allo stesso modo. Jabala si difese dicendo: «Io sono un re. Come può un beduino schiaffeggiarmi?». ʿUmar disse: «L’Islam ha posto te e lui sullo stesso piano». Jabala chiese tempo, dicendo di voler riflettere sulla questione. Poi, nel buio della notte, fuggì nell’Impero romano. In seguito rinnegò l’Islam e morì proprio lì.14
Durante il soggiorno nell’Impero romano, una volta Jabala incontrò lì un inviato mandato da Muʿāwiya. Jabala gli chiese notizie di Hassān. L’inviato rispose: «Ora è oppresso dalla vecchiaia. È diventato cieco». Jabala gli consegnò mille dīnār da dare a Hassān. L’inviato tornò a Medina ed entrò nella Moschea del Profeta, dove incontrò il poeta. Gli disse: «Il tuo amico Jabala ti manda i suoi saluti». Il poeta rispose: «Allora dammi ciò che hai portato». L’inviato disse: «Abū al-Walīd, come hai saputo che ho portato qualcosa?». Egli rispose: «Ogni volta che ricevo una lettera da lui, c’è sempre qualcosa insieme a essa».15
Al-Asmaʿī ha narrato: una volta un imperatore ghassanide mandò al poeta Hassān, tramite un inviato, cinquecento dīnār e alcuni tessuti. Aveva ordinato all’inviato che, se Hassān non fosse stato più in vita, stendesse i tessuti sulla sua tomba e acquistasse con i dīnār un cammello, da sgozzare accanto alla tomba. L’inviato giunse a Medina, incontrò il poeta e gli riferì quelle parole. Il poeta disse: «Mi hai trovato già morto».16
Come presso la corte reale ghassanide, anche presso la corte reale di Hīra il poeta Hassān godeva di grande influenza e prestigio. Jurjī Zaydān dice: tra i celebri poeti arabi che, in epoca preislamica, frequentavano la corte reale di Hīra e vi avevano ottenuto una posizione d’onore grazie al proprio talento poetico, Hassān era uno dei più importanti.17
In epoca preislamica, nelle guerre che si combattevano tra le due tribù eternamente rivali di Yathrib, gli Aws e i Khazraj, il poeta Hassān svolgeva il ruolo di portavoce della propria tribù. Fu così che entrò in una guerra poetica con i due più grandi poeti della tribù avversaria degli Aws, Qays ibn Khutaym e Abū Qays ibn al-Aslat.18
Quattro generazioni della famiglia di Hassān vissero molto a lungo. Ciascuno visse centoventi anni. Nessun’altra famiglia araba ebbe quattro generazioni consecutive che vivessero così a lungo: il bisnonno di Hassān, Harām, suo nonno al-Mundhir, suo padre Thābit e lui stesso vissero tutti 120 anni.19
Quando Hassān abbracciò l’Islam, era già giunto alla vecchiaia. Divenne musulmano nella fase iniziale della diffusione dell’Islam a Medina. Al tempo dell’Egira del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a Medina, Hassān aveva sessant’anni.²⁰ Ibn Isḥāq ha trasmesso il racconto tramite ʿAbd al-Raḥmān, nipote di Hassān: al tempo dell’Egira egli aveva sessant’anni, mentre il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ne aveva cinquantatré. Ibn Saʿd ha inoltre riferito che visse sessant’anni nell’epoca della jāhiliyya e sessant’anni nell’Islam.²¹
A proposito della venuta del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), Ibn Isḥāq ha riportato una testimonianza di Hassān. Hassān disse: «Allora ero un ragazzo intelligente di sette o otto anni. Capivo tutto ciò che sentivo. Un giorno udii un ebreo salire su una fortezza di Yathrib e gridare per chiamare la gente. Quando le persone si furono radunate, egli cominciò a dire: “Questa notte è sorta la stella di Aḥmad. Oggi Aḥmad sarà inviato nel mondo come profeta”».²²
Ibn al-Kalbī disse: «Hassān era un uomo eloquente e valoroso. In seguito a una malattia divenne timoroso. Da allora non riuscì più ad affrontare la guerra e non partecipò ad alcuna battaglia».²³ Tuttavia, da una testimonianza di Ibn ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui) risulta che egli partecipò a diverse battaglie. L’eminente studioso Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī ha scritto: «Una volta fu detto a Ibn ʿAbbās: “È arrivato Hassān al-Laʿīn (Hassān il maledetto)”. Egli rispose: “Hassān non è maledetto. Egli ha combattuto per il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) con la sua vita e con la sua lingua”».²⁴ L’eminente studioso al-Dhahabī afferma che questo racconto dimostra la sua partecipazione al jihād.²⁵
Tutto ciò che viene comunemente riferito sulla partecipazione diretta di Hassān (che Allah sia soddisfatto di lui) alle battaglie è contraddetto da questo racconto. Durante la battaglia del Fossato, secondo un’altra versione durante quella di Uḥud, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) lasciò le donne musulmane nella fortezza di Fāriʿ di Hassān, affinché vi trovassero sicurezza. Hassān si trovava con loro. Tra quelle donne c’era anche Ṣafiyya bint ʿAbd al-Muṭṭalib, zia paterna del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Un giorno ella vide un ebreo aggirarsi furtivamente intorno alla fortezza. Si allarmò, temendo che, se avesse scoperto dove si trovavano le donne, sarebbe potuto accadere qualcosa di molto grave. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui), infatti, era allora impegnato direttamente nel jihād con il suo esercito. Ella disse a Hassān: “Uccidi questo ebreo, altrimenti informerà gli ebrei della nostra posizione”. Hassān rispose: “Sai bene che non sono in grado di farlo. Se possedessi un simile coraggio, sarei rimasto accanto al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)”. Allora Ṣafiyya afferrò un palo della tenda, si scagliò contro l’ebreo e lo uccise. Poi disse a Hassān: “Vai, ora prendi ciò che aveva con sé. Poiché io sono una donna ed egli era un uomo, non posso occuparmene. Devi farlo tu”. Hassān rispose: “Non c’è bisogno di prendere quelle cose”.²⁶
Secondo un’altra versione, dopo aver colpito l’uomo, Ṣafiyya gli tagliò la testa e, tornata indietro, disse a Hassān: «Tieni, gettala tra gli ebrei ai piedi della fortezza». Egli rispose: «Non è compito mio». Allora Ṣafiyya stessa gettò la testa tra gli ebrei. Presi dal panico, essi si dispersero.²⁷
Hassān (che Allah sia soddisfatto di lui), pur non avendo partecipato fisicamente, combatté con la sua lingua al fianco del nobile Messaggero. Durante la battaglia contro i Banū Naḍīr, quando il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) li assediò e diede alle fiamme i loro alberi, Hassān compose poesie a suo sostegno. I Banū Naḍīr e i Quraysh della Mecca avevano stipulato un accordo bilaterale di aiuto e cooperazione. Perciò egli biasimò i Quraysh nella sua poesia, dicendo: “I musulmani hanno bruciato i frutteti dei Banū Naḍīr, e voi non siete venuti loro in alcun aiuto”. Quando questa poesia giunse alla Mecca, il poeta qurayshita Abū Sufyān ibn al-Ḥārith disse: “Possa Allah darvi sempre una tale forza d’azione che, nel fuoco divampante tutt’intorno, la stessa Medina bruci fino a ridursi in cenere. E noi staremo lontani a guardare lo spettacolo”.²⁸
Nel quinto anno dell’Egira, durante il ritorno a Medina dalla battaglia di al-Muraysīʿ, accadde un fatto inatteso. Gli ipocriti opportunisti ingigantirono enormemente la questione. Calunniarono la castità immacolata di ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei). Il capo degli ipocriti, ʿAbd Allāh ibn Ubayy, fu il principale promotore della vicenda. Anche alcuni musulmani sinceri caddero nella trappola della loro cospirazione, tra cui Hassān, Misṭaḥ ibn Uthātha e Ḥamna bint Jaḥsh. Quando furono rivelati i versetti del Corano che dichiaravano l’innocenza di ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei), il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) applicò ai calunniatori la pena di ottanta frustate, il ḥadd prescritto dal Corano. Ciò è stato trasmesso nei due Ṣaḥīḥ a partire da al-Zuhrī.²⁹ Alcuni, tuttavia, hanno negato che il ḥadd sia stato applicato.³⁰
Alcuni, tuttavia, dopo aver analizzato la vita, le opere e la poesia di Hassān, hanno sostenuto che egli non fu in alcun modo coinvolto nell’episodio dell’ifk, cioè della calunnia. Poiché si era schierato al fianco del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), smascherando la facciata aristocratica dei Quraysh politeisti della Mecca e mostrando chiaramente agli arabi la natura della loro ostinazione, i Quraysh che in seguito abbracciarono l’Islam lo molestarono in vari modi. Essi ritengono che Ṣafwān ibn al-Muʿaṭṭal fosse il principale tra coloro che ebbero un ruolo particolare nel coinvolgere il nome di Hassān nell’episodio dell’ifk. Hassān compose molte poesie incomparabili in onore di ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei). In un verso negò l’accusa di essere stato coinvolto nell’episodio dell’ifk. In un altro verso criticò aspramente quei Muhājirūn qurayshiti che avevano avuto un ruolo nel coinvolgere il suo nome.³¹
Tra tutte le narrazioni riguardanti il suo coinvolgimento nell’episodio dell’Ifk, gli esperti della Sira hanno ritenuto queste le più attendibili. Per questo, in seguito, molti Compagni e Tābiʿūn non lo considerarono bene; molti lo biasimarono e lo criticarono. Tuttavia, la stessa ʿĀʾisha (ra) e il Messaggero (s) lo avevano perdonato. Ciò è noto da numerose narrazioni. Da ʿĀʾisha (ra) è stato tramandato: «Solo i credenti amano Hassān, mentre solo gli ipocriti lo odiano». Disse inoltre: «Hassān è una barriera tra i credenti e gli ipocriti».³² Quando qualcuno parlava male di Hassān (ra) in presenza di ʿĀʾisha (ra), ella lo proibiva.
Una volta, verso la fine della sua vita, dopo essere diventato cieco, Hassān (ra) si recò nella casa di ʿĀʾisha (ra). Ella stese qualcosa e lo fece sedere. In quel momento arrivò suo fratello ʿAbd al-Raḥmān (ra). Rivolgendosi alla sorella, disse: «Lo hai fatto sedere sul tuo letto? Non è forse lui che ha detto quelle cose sul tuo onore?». ʿĀʾisha (ra) rispose: «Egli rispondeva ai miscredenti per conto del Messaggero di Allah (s), dava una risposta ai nemici e recava sollievo al cuore del Messaggero di Allah (s). Ora è diventato cieco. Spero che Allah non lo punisca nell’Aldilà».³³
Il celebre Tābiʿī Masrūq racconta: «Una volta andammo da ʿĀʾisha (ra) e vedemmo Hassān seduto lì, mentre recitava poesie composte in lode di ʿĀʾisha (ra). Tra esse c’era anche questo verso:»
«Sahsanul rayābūn mā tuẓannu birībatin» — cioè: «È una donna pura e casta, dotata di forte senso dell’onore; nel suo comportamento non vi è alcun motivo di sospetto. Inizia la sua giornata libera dalla maldicenza».
Dopo aver udito il verso, ʿĀʾisha (ra) osservò: «Ma tu non sei così». Dissi a ʿĀʾisha (ra): «Perché gli permetti di venire qui? Allah l’Altissimo ha dichiarato che per chi ha svolto un ruolo determinante nell’Ifk vi è una grande punizione» (Sura al-Nūr, 11). ʿĀʾisha (ra) disse: «È diventato cieco. Ha già ricevuto la punizione per la sua azione. Quale punizione potrebbe essere più grande della cecità? Egli difese i Quraysh da parte del Messaggero di Allah (ṣallā Allāhu ʿalayhi wa-sallam) e li condannò severamente».34
ʿUrwa racconta: «Una volta insultai Hassān, figlio di Furayʿa, davanti a ʿĀʾisha (ra). ʿĀʾisha (ra) disse: “Nipote, non smetterai di fare una cosa simile? Non insultarlo, perché egli rispondeva ai Quraysh da parte del Messaggero di Allah (ṣallā Allāhu ʿalayhi wa-sallam)”».35
Una volta, alcune donne insultarono Hassān in presenza di ʿĀʾisha (ra). ʿĀʾisha (ra) disse loro: «Non insultatelo. Egli ha già ricevuto la severa punizione che Allah l’Altissimo aveva promesso loro. È diventato cieco. Spero che Allah lo perdoni in cambio della poesia che compose in elogio del Messaggero di Allah (ṣallā Allāhu ʿalayhi wa-sallam), in risposta alla poesia del poeta qurayshita Abū Sufyān ibn al-Ḥārith». Detto ciò, recitò alcuni versi della poesia di Hassān «Hajawta Muhammadan fa-ajabtu ʿanhu».36
Dai racconti sopra citati risulta chiaramente che la Madre dei credenti, ʿĀʾisha (ra), aveva perdonato il poeta Hassān. Inoltre, fino all’ultimo giorno della sua vita, mantenne con ʿĀʾisha (ra) buoni rapporti.
Dopo la morte del Messaggero di Allah (sa), Hassān (ra) visse ancora a lungo. Vi sono notevoli divergenze riguardo all’anno della sua morte. Secondo Ibn Ishaq, morì nell’anno 54 dell’Egira. Al-Haytham ibn ʿAdī dice che morì nell’anno 40 dell’Egira. L’Imam al-Dhahabī afferma che si recò alla corte di Jabala ibn al-Ayham e dell’emiro Muʿāwiya. Perciò Ibn Saʿd ha detto che morì durante il califfato di Muʿāwiya. Secondo l’opinione più diffusa, tuttavia, morì nell’anno 54 dell’Egira/674 d.C., all’età di 120 anni.37
Abū ʿUbayd al-Qāsim ibn Sallām dice: «Nell’anno 54 dell’Egira morirono Hakīm ibn Hizām, Abū Yazīd Huwaytib ibn ʿAbd al-ʿUzzā, Saʿīd ibn Yarbuʿ al-Makhzūmī e Hassān ibn Thābit al-Anṣārī. Ciascuno di loro visse 120 anni».38
La moglie di Hassān (ra) si chiamava Sīrīn. Era una donna copta egiziana. Al-Bayhaqī ha narrato che il nobile Messaggero (sa) inviò il Compagno Ḥāṭib ibn Abī Baltaʿa (ra) come ambasciatore presso il governatore di Alessandria, al-Muqawqis. Al-Muqawqis accolse con grande onore l’inviato del Messaggero di Allah (sa). Al suo ritorno, gli mandò alcuni doni per il Messaggero di Allah (sa). Tra questi doni vi erano anche tre schiave copte. Māriyya al-Qibṭiyya (ra), madre del figlio del Messaggero di Allah (sa), Ibrāhīm, era una di esse. Delle altre due schiave, il Messaggero (sa) ne donò una ciascuna a Hassān ibn Thābit e a Muḥammad ibn Qays al-ʿAbdī. La schiava donata a Hassān era la sorella della Madre dei Credenti Māriyya al-Qibṭiyya. Il suo nome era Sīrīn. Dal suo grembo nacque ʿAbd al-Raḥmān, figlio di Hassān (ra). Questo ʿAbd al-Raḥmān e Ibrāhīm, figlio del Messaggero di Allah (sa), erano cugini materni.39
Come già menzionato, la fortezza del monte Fāriʿ era la residenza ancestrale di Hassān (ra). Quando Abū Ṭalḥa (ra) distribuì il giardino di Bayruḥāʾ come elemosina tra i suoi parenti prossimi, Hassān ricevette una parte di esso. In seguito vi costruì la propria abitazione. Il luogo si trova vicino ad al-Baqīʿ. Più tardi l’emiro Muʿāwiya (ra) acquistò da lui il terreno e vi costruì un palazzo, che in seguito divenne noto come Qaṣr Banī Ḥudayla. Alcuni ritengono che il Messaggero (sa) gli avesse donato questo terreno. Ma ciò non è corretto. La nostra affermazione sopra esposta è sostenuta dalla narrazione di Ṣaḥīḥ al-Bukhārī.
Hassān (ra) aveva una lunga ciocca di capelli sulla parte anteriore del capo, che lasciava sempre ricadere tra gli occhi. Era straordinariamente eloquente. Per questo si diceva che potesse far toccare la punta della lingua alla punta del naso. Diceva: «Nessun oratore dalla lingua dolce tra gli Arabi può compiacermi. Se posassi la punta della mia lingua sui capelli della testa di qualcuno, quella testa diventerebbe calva; e se la posassi su una pietra, essa si spaccherebbe».40
Hassān (ra) narrò alcuni ḥadīth del Messaggero di Allah (sa). Tra coloro che narrarono da lui si ricordano in particolare: al-Barāʾ ibn ʿĀzib, Saʿīd ibn al-Musayyib, Abū Salama ibn ʿAbd al-Raḥmān, ʿUrwa ibn Khurayr, Abū al-Safāḥ, il mawla del Profeta, Nawfal, Khārija ibn Zayd ibn Thābit, Yaḥyā ibn ʿAbd al-Raḥmān ibn Ḥāṭib, ʿĀʾisha, Abū Hurayra, Sulaymān ibn Yasār, ʿAbd al-Raḥmān ibn Hassān e altri.41 Ibn Saʿd menzionò Hassān (ra) nella seconda classe.42
Dopo la morte del Messaggero di Allah (sa), durante il califfato dei primi due califfi, Abū Bakr e ʿUmar (ra), non si riscontra alcuna attività politica da parte di Hassān (ra). Durante il califfato di ʿUthmān (ra), in lui riapparvero alcuni segni di ʿaṣabiyya (cieco fazionalismo). Schierandosi dalla parte del califfo ʿUthmān (ra), cercò di contrapporre i Banū Umayya ad ʿAlī (ra). Quando il califfo ʿUthmān (ra) subì il martirio per mano dei ribelli, compose alcune poesie allusive ai Banū Hāshim e in particolare ad ʿAlī (ra).43
Nella vita di Hassān (ra), la poesia costituisce un capitolo a sé. Il talento poetico è stato apprezzato in ogni epoca da tutte le nazioni e i popoli. Soprattutto nell’Arabia preislamica, questa qualità era tenuta in grandissima considerazione. La pratica della poesia era una particolare inclinazione degli Arabi di quell’epoca. Nell’Arabia di allora vi erano alcune tribù famose per essere miniere o sorgenti di poeti. Tra queste si possono citare, ad esempio, le tribù di Qays, Rabīʿa, Tamīm, Muḍar e Yaman. Da queste tribù nacquero innumerevoli poeti arabi. Le due tribù medinesi di Aws e Khazraj appartenevano alla suddetta tribù di Yaman. La linea ancestrale di Hassān (ra), risalendo attraverso le generazioni, si ricongiungeva a queste tribù.
Tra le tribù menzionate sopra, in alcuni clan la poesia si tramandava di generazione in generazione. Anche il clan di Ḥassān (ra) era così. Nella generazione precedente, suo nonno e suo padre; in quella successiva, suo figlio ʿAbd al-Raḥmān e suo nipote Saʿīd ibn ʿAbd al-Raḥmān; e lui stesso: tutti erano, nella loro epoca, poeti di primissimo piano.⁴⁴ Anche una figlia di Ḥassān (ra) era una poetessa di grande talento. In tarda età, Ḥassān (ra) si mise una notte a comporre versi. Dopo averne composto alcuni, non riusciva più a trovare la rima. Comprendendo la sua condizione, la figlia disse: «Padre, mi sembra che tu non riesca più a continuare». Egli rispose: «Hai ragione». La figlia disse: «Vuoi che componga io qualche verso in rima?». Egli domandò: «Ne sei capace?». La figlia rispose: «Sì, ne sono capace». Allora il vecchio recitò un verso, e la figlia ne compose uno nello stesso metro, in rima con il suo. Ḥassān disse: «Finché sarai viva, non comporrò mai più neppure un verso». La figlia rispose: «Non può essere così; piuttosto, finché tu vivrai, io non comporrò più alcuna poesia».⁴⁵
Nell’epoca preislamica, molti dei numerosi poeti arabi erano noti come gli Aṣḥāb al-Mudhaḥḥabāt. Il termine «mudhaḥḥabāt» deriva da «dhahab», che significa «oro». Poiché alcune poesie incomparabili di questi poeti erano state scritte con acqua d’oro, tali poesie venivano chiamate «mudhaḥḥabāt». Il termine «aṣḥāb» è il plurale di «ṣāḥib» e significa «possessori, proprietari». Pertanto, Aṣḥāb al-Mudhaḥḥabāt significa «coloro che possiedono o compongono poesie scritte con l’oro». In seguito, la poesia migliore di ciascun poeta venne chiamata «mudhaḥḥab». Il primo verso del «mudhaḥḥab» di Ḥassān (ra) è il seguente:⁴⁶
In arabo sarà:
(Laʿamru abīka al-khayru ḥaqqan limā binā…………..)
I poeti arabi appartengono a quattro ṭabaqāt, o categorie: 1. i poeti jāhilī, cioè dell’epoca preislamica; 2. i mukhaḍram, ossia i poeti che vissero sia nell’epoca jāhilī sia in quella islamica; 3. gli islamici, cioè coloro che nacquero dopo l’avvento dell’Islam e divennero poeti; 4. i muḥdath, cioè i poeti abbasidi o delle epoche successive. Sotto questo profilo, Ḥassān era un poeta della seconda categoria. Visse infatti sia nell’epoca jāhilī sia in quella islamica.⁴⁷
Per il suo talento poetico, Ḥassān (ra) fu uno dei più grandi poeti dell’epoca jāhilī. L’imam al-Aṣmaʿī disse: «La poesia di Ḥassān dell’epoca jāhilī rientra tra le poesie migliori».⁴⁸
La vita poetica di Ḥassān (ra) ebbe due periodi: uno jāhilī e l’altro islamico. Sebbene fossero due periodi di natura diversa, nessuno dei due era inferiore all’altro sotto alcun aspetto. Durante la sua vita jāhilī, si fece conoscere componendo elogi e canti encomiastici per i sovrani di Ghassān e di al-Ḥīra. Nella sua vita islamica divenne famoso per le lodi al Messaggero di Allah (ṣa), per la difesa della sua causa e per le invettive contro i Quraysh. Fu riconosciuto come il più grande tra i poeti arabi suoi contemporanei. Era assai abile nel comporre poesie satiriche. Abū ʿUbayda disse che la superiorità di Ḥassān sugli altri poeti dipendeva da tre ragioni: nell’epoca jāhilī era il poeta degli Anṣār; durante il periodo della missione profetica del Messaggero di Allah (ṣa), era lo «Shāʿir al-Rasūl»; e nell’epoca islamica era il poeta dell’intero Yemen.⁴⁹
Nell’Arabia jāhilī, ogni anno alla fiera di ʿUkāẓ si tenevano festival e gare letterarie e culturali. Anche Ḥassān partecipava a queste competizioni. In un’occasione, il più grande poeta dell’Arabia dell’epoca, al-Nābigha al-Dhubyānī (m. 604 d.C.), fu il giudice poetico della fiera. Il poeta Ḥassān era uno dei concorrenti. Quando il giudice al-Nābigha dichiarò al-Shamshāka un poeta migliore di Ḥassān, quest’ultimo protestò e sostenne di essere lui il poeta migliore.⁵⁰
Abū al-Faraj al-Iṣfahānī racconta: per primo recitò poesie al-Aʿshā Abū Baṣīr. Poi recitarono Ḥassān e gli altri poeti. Infine recitò le sue poesie al-Khansāʾ bint ʿAmr, la più grande poetessa araba dell’epoca. Quando terminò la sua recitazione, il giudice al-Nābigha disse: «Per Allah! Se non avessi ascoltato poco fa la poesia di Abū Baṣīr al-Aʿshā, avrei certamente detto che sei il più grande poeta tra i jinn e gli esseri umani». Non appena udì questo verdetto, Ḥassān si alzò e disse: «Per Allah! Sono un poeta più grande di tuo padre e di te». Al-Nābigha allora recitò due dei propri versi e disse: «Nipote! Sai recitare due versi più belli di questi?». A quelle parole, Ḥassān si vergognò.⁵¹ In un’altra narrazione si riferisce che, in risposta alle parole di al-Nābigha, Ḥassān recitò i suoi—
Sarà in arabo
(Lanā al-jafānātu al-ghurru yalmaʿna bi-l-dujā) due versi. Al-Nābigha criticò allora aspramente i due versi e respinse la pretesa di Ḥassān.⁵²
Ḥassān (che Allah sia soddisfatto di lui) ottenne il riconoscimento del proprio talento poetico già durante la vita preislamica. In tutta l’Arabia e nelle corti dei regni vicini riuscì a far iscrivere il proprio nome nell’elenco dei poeti più celebri. Nel frattempo erano trascorsi sessant’anni della sua vita. In seguito ricevette l’invito all’Islam. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) emigrò a Medina. Ebbe così inizio il secondo capitolo della vita poetica di Ḥassān. Adempiendo pienamente al diritto del proprio talento poetico, ottenne il titolo di «poeta del Messaggero».
Dopo che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) emigrò a Medina, i Quraysh della Mecca impiegarono tutte le loro forze per espellerlo da quel luogo di rifugio. Da una parte scesero in campo contro di lui, dall’altra scatenarono i loro poeti. Essi componevano poesie diffamatorie e satiriche contro il Messaggero di Allah, l’Islam e i musulmani, incitando gli Arabi contro di loro. In questa attività ebbero un ruolo di primo piano i poeti qurayshiti della Mecca Abū Sufyān ibn al-Ḥārith ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, ʿAbd Allāh ibn Zabʿarī, ʿAmr ibn al-ʿĀṣ e Ḍirār ibn al-Khaṭṭāb. Le loro poesie sarcastiche, derisorie e denigratorie turbarono il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) e i musulmani.
In quel periodo, tra gli emigrati a Medina, ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) era un poeta rinomato. I musulmani di Medina gli chiesero di comporre poesie satiriche nello stesso stile, in risposta ai poeti della Mecca. ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Se il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) mi darà il permesso, potrò rispondere loro». Quando ciò giunse all’orecchio del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), egli disse: «ʿAlī non è adatto a questo compito. Farò di ʿAlī l’aiutante di coloro che mi hanno sostenuto con la spada». Era presente Ḥassān. Tirandosi la lingua, disse: «Accetto volentieri questo incarico». La sua lingua era simile a quella di un serpente, con una macchia nera su un lato. La estrasse e si toccò il mento. Allora il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Come farai la satira dei Quraysh? Non finirà forse per essere una satira anche contro di me? Anch’io appartengo a loro». Ḥassān rispose: «La tirerò fuori dalla mia satira e dal mio scherno così come, setacciando la farina, se ne estraggono i capelli e le altre impurità». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Per la genealogia, avvaliti dell’aiuto di Abū Bakr. Egli è assai esperto nella genealogia dei Quraysh e ti riferirà la mia genealogia».⁵³
Jābir (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: durante la battaglia degli Aḥzāb, un giorno il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Chi può difendere l’onore e la dignità dei musulmani?». Kaʿb ibn Mālik disse: «Io». ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa disse: «Io». Ḥassān disse: «Io». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse a Ḥassān: «Sì, tu. Satirizzali. Contro di loro ti assisterà lo Spirito Santo, Jibrīl».⁵⁴
Ḥassān (che Allah sia soddisfatto di lui) si recava da Abū Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) e gli poneva varie domande sui diversi rami della tribù dei Quraysh, sulla genealogia delle persone e sui loro rapporti di parentela. Abū Bakr gli diceva di lasciare fuori tali e tali donne: erano nonne del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Gli parlava poi di tutte le altre donne. In quel periodo Ḥassān compose una qaṣīda contro i Quraysh. In essa, escludendo i figli dei Quraysh ʿAbd Allāh, al-Zubayr, Ḥamza, Ṣafiyya, al-ʿAbbās e Ḍirār ibn ʿAbd al-Muṭṭalib, rivolse aspre invettive e satire contro Sumayya, madre di Abū Sufyān ibn al-Ḥārith, allora capo politeista e poeta della stessa tribù, e contro suo padre al-Ḥārith.
È da notare che questo Abū Sufyān ibn al-Ḥārith era cugino paterno e fratello di latte del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Prima dell’Islam era molto legato al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Dopo il conferimento della profezia iniziò la sua inimicizia nei suoi confronti. Era un poeta e componeva poesie per denigrare il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) e i musulmani. Dopo la conquista della Mecca abbracciò l’Islam e partecipò alla battaglia di Ḥunayn. Contro questo Abū Sufyān, Ḥassān compose una straordinaria qaṣīda. Di seguito riportiamo la traduzione di alcuni suoi versi:55
1. Hai denigrato Muḥammad, e io ho risposto a suo nome; la ricompensa per questo è presso Allah.
2. Hai denigrato un uomo puro, virtuoso e seguace della verità, che è pienamente fedele ad Allah e ha per natura il rispetto degli impegni.
3. Lo denigri? Eppure non sei suo pari. Pertanto, che i peggiori tra voi siano sacrificati per i migliori tra voi.
4. Che dunque mio padre, suo figlio e il mio onore siano consacrati alla difesa dell’onore e della dignità di Muḥammad.
Dopo aver ascoltato questa poesia di Ḥassān (che Allah sia soddisfatto di lui), Sufyān ibn al-Ḥārith commentò: «Certamente dietro di essa c’è la mano di Abū Bakr». In questo modo, Jibrīl (pace su di lui) lo aiutò a comporre settanta bayt (versi) in elogio del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e nella denuncia degli infedeli.56
Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) era molto lieto degli sforzi di Ḥassān (che Allah sia soddisfatto di lui) nel costruire, attraverso la poesia, una linea difensiva contro gli avversari. Una volta disse: «Ḥassān! Rispondi a nome del Messaggero di Allah. O Allah, sostienilo mediante lo Spirito Santo, Jibrīl».57
Un’altra volta il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse a Ḥassān (che Allah sia soddisfatto di lui): «Continua a denigrare e deridere i Quraysh; Jibrīl è con te».58
In una narrazione si riferisce che il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Chiesi ad Abd Allah ibn Rawaha di rispondere alle satire e agli scherni dei poeti dei Quraysh. Egli rispose splendidamente. Chiesi anche a Ka’b ibn Malik di rispondere loro. Egli diede un’ottima risposta. Poi lo chiesi ad Hassan ibn Thabit. La risposta che diede soddisfece lui stesso e soddisfece anche me.»⁵⁹
Riguardo all’effetto che la poesia di Hassan (radiyallahu anhu) produceva sui poeti politeisti della Mecca, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «La poesia di Hassan infligge loro un colpo più doloroso di quello delle frecce.»⁶⁰
Urwa riferì da A’isha (radiyallahu anha) che il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) fece costruire per Hassan un minbar nella sua moschea. In piedi su di esso, egli rispondeva ai poeti miscredenti.⁶¹ Da quel minbar recitava poesie di lode e di celebrazione del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) e rispondeva ai poeti dei Quraysh; il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) lo ascoltava e ne era profondamente compiaciuto.⁶² Per questo, una volta, A’isha (radiyallahu anha), descrivendo il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), disse: «Egli era proprio come lo ha descritto Hassan.»⁶³
Nel nono anno dell’Egira (630 d.C.), una delegazione di settanta o ottanta uomini della celebre tribù araba dei Banu Tamim giunse a Medina dal Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam). Tra loro vi erano il brillante poeta dei Banu Tamim, al-Zibriqan ibn Badr, e l’eloquente oratore Utarid ibn Hajib. A quel tempo l’Islam si era diffuso in tutta l’Arabia. L’anno precedente era stata conquistata anche la Mecca. A quel tempo l’Islam si era diffuso in tutta l’Arabia. L’anno precedente era stata conquistata anche la Mecca. I Banu Tamim godevano allora di grande potere e prestigio e contavano una popolazione numerosa. Presentatisi davanti al Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), dissero secondo il costume arabo: «O Muhammad! Siamo venuti a gareggiare con te nell’ostentazione dell’orgoglio e della gloria. Permettici di far parlare i nostri oratori.» Fu allora concesso il permesso. Da parte dei Banu Tamim si alzò il loro miglior oratore, Utarid ibn Badr, che descrisse la loro gloria e le loro imprese. Per rispondere da parte del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) si alzò il celebre oratore Thabit ibn Qays. Poi si alzò il poeta dei Banu Tamim, Zibriqan ibn Badr, e recitò una qasida composta da lui stesso, colma delle loro glorie e delle loro imprese. Quando ebbe terminato la recitazione, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Hassan, alzati! Rispondi a quest’uomo.» Hassan si alzò e recitò una lunga poesia composta sul momento, nello stesso metro e con la stessa rima finale del poeta avversario. La sua poesia impressionò profondamente tutti, sostenitori e avversari. Quel giorno gli ascoltatori dei Banu Tamim dissero in una sola voce: «L’oratore di Muhammad è migliore del nostro oratore e il suo poeta è migliore del nostro poeta.»⁶⁴
I temi della poesia preislamica di Hassan (radiyallahu anhu) erano il madih (lode) tribale e personale e l’hija (biasimo, scherno e derisione). Compose inoltre elegie, poesie sulle riunioni in cui si beveva e sulle bevande alcoliche, poesie sul valore, sull’orgoglio e sull’amore. Nella poesia della sua vita islamica lodò con tutto il cuore il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) e biasimò i politeisti che erano ostili ad Allah, al Suo Messaggero e all’Islam.
L’Islam conferì alla sua poesia sincerità e dolcezza. Nelle sue poesie espose e spiegò numerosi aspetti dell’Islam. Fece ampio uso di citazioni del Sacro Corano. Per questo, è appropriato considerare Hassan un pioniere tra coloro che cercarono di spezzare i vincoli della tradizione nella poesia araba e di introdurvi l’originalità. Fu lui a inaugurare la composizione di poesie di lode del Messaggero di Allah, o na’t. Tra coloro che si distinsero nella composizione del madih (poesia di lode) nella poesia araba, sia nell’epoca preislamica sia in quella islamica, Hassan è uno dei più eminenti.⁶⁵
Ibn al-Athir disse: «Per rispondere alle invettive, agli scherni e alla propaganda diffamatoria dei poeti politeisti, i tre più grandi poeti dell’Arabia di allora si schierarono a Medina al fianco del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam). Erano Hassan ibn Thabit, Ka’b ibn Malik e Abd Allah ibn Rawaha. Hassan e Ka’b rispondevano ai poeti avversari ricordando, come facevano loro, vari eventi, le vittorie e le sconfitte nelle guerre, le imprese e le glorie. Abd Allah, invece, li rimproverava menzionando la loro miscredenza e l’adorazione delle loro divinità. La sua poesia non esercitava un’influenza particolarmente grande sugli avversari; tuttavia, le poesie degli altri due li ferivano profondamente.»⁶⁶
Hassan (radiyallahu anhu) non li biasimava menzionando la disobbedienza dei Quraysh ad Allah e al Suo Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) e la loro idolatria, poiché ciò non avrebbe prodotto alcun risultato. Essi infatti non avevano creduto nel Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) e credevano che l’adorazione degli idoli fosse la verità. Perciò li feriva duramente mettendo in evidenza i difetti della loro discendenza, le loro deviazioni morali, le sconfitte in guerra e altri aspetti simili. In questo compito Abu Bakr (radiyallahu anhu) lo aiutava fornendogli informazioni e conoscenze.
Hassān (ra) si cimentò in tutti i vari temi presenti nell’antica poesia araba. Qui vengono brevemente illustrate alcune caratteristiche della sua poesia:
1. Originalità delle similitudini: è vero che la poesia antica non nacque in una civiltà progredita. Tuttavia, non si può negare che in molti casi essa fu influenzata dalle grandi civiltà. Il vero inizio della civiltà araba risale alla discesa del Sacro Corano e alla comparsa del Messaggero di Allah (sa). Il Corano è il più grande miracolo concreto dell’espressione e dell’arte retorica arabe. Questo Corano lasciò attoniti molti grandi oratori. Per questo, tra i poeti di quell’epoca che abbracciarono l’Islam nacque una nuova forza nell’eloquenza e nell’arte retorica. Tra i poeti di questa categoria, Hassān fu il più grande. Questa forza si manifestava in lui più che in chiunque altro.
Nel Sacro Corano, descrivendo le qualità e le caratteristiche dei Compagni, è detto:
Il segno della prosternazione è chiaramente visibile sui loro volti. Hassān usò questo versetto in senso metaforico per lodare ʿUthmān (ra) e condannare i suoi assassini. Egli disse:67
Essi sgozzarono quest’uomo dai capelli brizzolati, con il segno della prosternazione sulla fronte, che trascorreva la notte recitando il tasbīḥ e il Corano.»
In questo verso il poeta descrive il volto di ʿUthmān come recante il segno della prosternazione. L’uso di una metafora di questo genere era del tutto nuovo nella poesia araba dell’epoca.
2. Uso di magnifici simboli: nella retorica araba si trova un tipo di simbolo chiamato “tadbī” o “tajāwuz”. Esso consiste nel fatto che il poeta si accinge a trattare un determinato argomento, ma improvvisamente lo abbandona consapevolmente e descrive un altro argomento, così da rendere più chiaro quello precedente. Nella poesia di Hassān si trovano simboli o allusioni di questo genere.
In Arabia vivevano numerose tribù nell’immenso deserto che si estendeva fino all’orizzonte. Erano nomadi. Ovunque trovassero acqua e pascoli per il bestiame, piantavano le tende e vi stabilivano dimore temporanee. Quando l’acqua e il foraggio per gli animali terminavano, si dirigevano verso altri luoghi. Così si spostavano continuamente da un luogo all’altro. I poeti arabi hanno raffigurato in vari modi questa vita nelle loro poesie. Tuttavia, il modo in cui Hassān descrisse l’argomento è piuttosto originale. Egli dice: «I figli di Jafna abitano accanto alla tomba del loro padre Ibn Marya, uomo assai generoso e munifico.»
Poiché la persona elogiata era di origine araba, nel lodarla egli alluse sottilmente al fatto che, pur essendo arabi, costoro non erano nomadi, bensì membri della nobiltà. Senza alcun timore né apprensione, abitavano proprio nei pressi delle tombe dei loro padri. La loro dimora era verde e rigogliosa. Perciò non avevano bisogno di spostarsi continuamente da un luogo all’altro.
3. Originalità delle metafore: i poeti arabi esprimevano alcune idee in senso metaforico e allusivo. Per esempio, se intendevano dire che una certa persona era molto nobile e generosa, dicevano che tali qualità erano insite nel suo stesso abito. Nella poesia di Hassān (ra) si riscontra una notevole originalità nelle metafore. In un verso, per esempio, egli voleva dire che eravamo molto nobili e soddisfatti; lo espresse però così: «L’onore e la dignità hanno edificato una casa nel nostro cortile e ne hanno piantato i pilastri così saldamente che, anche volendo, gli uomini non possono scuoterla». In questo verso, l’edificazione di una casa per l’onore e la dignità, la posa di pilastri solidi e l’incapacità degli uomini di farla vacillare costituiscono tutti nuovi procedimenti espressivi nella poesia araba.
4. Nella sua poesia si riscontra una bellezza sorprendente di ritmo, rima interna e assonanza. L’intreccio delle parole e la costruzione delle frasi sono assai solide, dinamiche e scorrevoli. La lettera finale dell’ultima parola della prima parte del primo verso ricorre come lettera finale dell’ultima parola di ogni verso in molte delle sue qaṣīda. Nella metrica araba essa è chiamata qāfiya. Una simile elaborazione artistica della frase araba si osserva, prima di lui, soltanto nella poesia di Imruʾ al-Qays. Dopo di lui, tuttavia, molti poeti arabi condussero con successo esperimenti di vario genere sul piano stilistico. Una celebre opera poetica di Abū al-ʿAlāʾ al-Maʿarrī, uno dei maggiori poeti filosofi dell’epoca abbaside, si intitola «Nuẓūmu mā lā yalzamu». Nella composizione poetica egli seguì necessariamente alcuni elementi che non sono affatto indispensabili alla poesia. Questa sua opera è una raccolta di poesie di questo genere. È una delle sue opere poetiche più celebri.
5. Un’altra caratteristica della poesia di Hassān è che egli usava spesso parole dal significato ampio. Forse intendeva chiarire un’idea e, a tal fine, sceglieva una parola che, insieme al concetto desiderato, esprimeva in modo efficace anche molti altri significati.68
6. Iperbole ed esagerazione: si può dire che la poesia islamica di Hassān fosse libera da ogni iperbole ed esagerazione. È vero che non esiste poesia senza immaginazione e iperbole. Egli stesso diceva: «L’Islam ha proibito di mentire. Perciò ho completamente abbandonato l’iperbole e l’esagerazione, che in fondo non sono altro che una forma di menzogna».69
Non solo: anche nelle poesie composte durante il periodo della jāhiliyya questo elemento era assai scarso. Per tale motivo, quando al-Nābigha, il più grande poeta dell’Arabia dell’epoca, sminuì uno dei versi del poeta Hassān, tra i due scoppiò una lite.70
Il tema principale della poesia islamica di Hassān era la resistenza e la condanna dei miscredenti. Egli compose molte poesie per schernire e condannare i miscredenti. Tuttavia, nessuna oscenità riuscì a contaminare tali poesie. Per i poeti arabi dell’epoca, con hijāʾ si intendevano l’elogio della propria tribù e la condanna della tribù avversaria. Questa condanna era assai pungente e aggressiva. Perciò i poeti presentavano nelle loro poesie fatti reali in una forma pertinente e piacevole. Notiamo uno stile di hijāʾ, o condanna, del poeta preislamico Zuhayr ibn Abī Sulmā in due suoi versi. Condannando la tribù di Ḥiṣn, egli disse:71
«Non lo so. Ma credo che lo saprò molto presto. Gli appartenenti alla tribù di Ḥiṣn sono uomini o donne? Se sono donne velate, allora ciascuna di loro riceve il dono spettante a una vergine».
Questo verso di Zuhayr era il più aspro componimento di invettiva della poesia araba. Per questo aveva inflitto una grande sofferenza agli appartenenti a quella tribù. Nelle invettive di Hassān non c’erano soltanto insulti; vi erano anche difesa e replica. Il suo stile era straordinariamente raffinato. Il verso conclusivo di una sua poesia composta per denigrare i Quraysh divenne allora così popolare da trasformarsi in un proverbio. Il verso è il seguente:
«So che la tua parentela è legata ai Quraysh. Tuttavia è come la somiglianza tra un cucciolo di cammello e un pulcino di struzzo.»⁷²
In seguito, il poeta Ibn al-Mufarrigh utilizzò il primo emistichio del verso citato per denigrare l’emiro Muʿāwiya (ra).⁷³ Quando un muballigh inviato dal Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam) fu ucciso nella zona abitata dalla tribù di al-Ḥārith ibn ʿAwf al-Murrī, il poeta Hassān compose una poesia per biasimarla. Disse:
«Se avete infranto il patto, non è nulla di sorprendente. Infatti, infrangere i patti è nella vostra natura; e dalla radice della violazione dei patti germoglia la violazione dei patti.»
Udendo questa poesia sarcastica di Hassān, gli occhi di al-Ḥārith si riempirono di lacrime. Egli corse alla presenza del Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam), implorò protezione e chiese che Hassān venisse trattenuto.⁷⁴
Hassān (ra) compose magnifiche poesie di madīḥ, ossia di lode. Due versi delle poesie da lui composte in lode degli Āl ʿInān sono i seguenti:
«Fanno bere a coloro che si recano da loro l’acqua del fiume Baradā mescolata con vino limpido.»
Il poeta Ibn Qays compose un verso quasi identico a questo, in lode di Musʿab ibn al-Zubayr. Tuttavia, ciò che è espresso nel verso di Hassān è assente in quello di Ibn Qays.⁷⁵
In un altro verso egli ha tracciato, con stile eccellente, un bel quadro della generosità e dell’ospitalità dei sovrani ghassanidi. «Nelle loro case c’è sempre una tale folla di ospiti che persino i loro cani vi si sono abituati. Ormai non abbaiano più quando vedono un nuovo arrivato.»
Tre versi di tre celebri poeti del mondo della poesia araba sono considerati i migliori componimenti di elogio, o madīḥ. Quasi tutti concordano su questo punto. Tuttavia, vi è divergenza su quale dei tre sia il migliore. Il poeta al-Hutay’a riteneva supremo questo verso di Hassān. Altri, invece, consideravano migliori i due versi di Abū Tihān e di al-Nābigha.⁷⁶ Il califfo omayyade ʿAbd al-Malik era un uomo assai erudito e amante della letteratura. Il suo giudizio fu: «Tra tutti gli elogi composti dagli arabi, il migliore è il verso di Hassān.»⁷⁷ Nei poemi che compose in lode del Nobile Messaggero vi sono notevoli originalità nello stile e nell’arte. In un verso composto in lode del Messaggero di Allah egli disse: «Nella notte oscura, la sacra fronte del Messaggero di Allah appare luminosa come la luce di una lampada accesa nell’oscurità.»
Hassān (ra) compose molte mars̱iya, o elegie, sia durante la sua vita preislamica sia in quella islamica. La scomparsa del Messaggero di Allah fu per i musulmani il dolore e il lutto più grandi. In alcune elegie composte da Hassān, quel lutto è stato espresso in modo mirabile. Ibn Saʿd raccolse queste elegie nella sua opera Ṭabaqāt.
Hassān era un poeta esperto e longevo. Inoltre, era anche un grande Compagno. Per questo, nelle sue poesie si trovano numerosi ammonimenti e insegnamenti morali. Nei suoi versi esortava le persone ad acquisire nobili qualità morali. Due versi sull’onore e sul senso della dignità:
«Con la ricchezza preservo il mio onore. Che Allah non conceda prosperità a quella ricchezza con cui l’onore non può essere preservato!
Quando la ricchezza va perduta, la si può nuovamente acquisire; ma l’onore, una volta perduto, non può essere riconquistato.»79
Una persona dovrebbe mantenersi sempre uguale. Non è giusto, quando si dispone dell’abbondanza, considerare insignificante ogni cosa e, quando l’abbondanza viene meno, crollare: questo è ciò che egli ha detto in un verso:
«La ricchezza e i beni non hanno potuto farmi dimenticare il pudore e il senso dell’onore personale. Allo stesso modo, le avversità non hanno potuto turbare il mio benessere e le mie comodità.»80
Un suo verso sulle conseguenze dell’oppressione, che non sono mai buone:
«Evito di porre domande e di fare indagini inutili su qualsiasi questione. Il più delle volte, chi scava una fossa vi cade dentro.»٨١
In un verso consigliò di ignorare le parole offensive dopo averle udite:
«Ignora le parole offensive e comportati con chi le pronuncia come se non le avessi affatto sentite.»٨٢
A proposito di vivere in una condizione di umiliazione e disonore, disse:
«Poiché detestano la morte, ho reso i loro pascoli leciti agli altri. Perciò i nemici vi hanno commesso dei misfatti.
State forse fuggendo dalla morte? La morte nella debolezza non è affatto bella.»٨٣
«Abd al-Qahir al-Jurjani ha detto: in tutti i versi composti da Hassan si riscontrano una solida unità e un forte legame. Al punto che l’intera frase sembra una robusta corda.»٨٤
Il grande critico letterario contemporaneo Butrus al-Bustani dice: «La peculiarità della poesia di Hassan non si limita soltanto al madīḥ e all’hijā’. Essa possiede piuttosto una caratteristica di grande rilievo: quella di uno storico fedele degli avvenimenti del suo tempo. Egli infatti ha narrato le guerre e i diversi eventi della vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). In queste guerre ha menzionato nelle sue poesie i nomi di molti musulmani caduti martiri e di molti avversari uccisi. Quando leggiamo le sue poesie, ci sembra di leggere la storia del primo periodo dell’Islam».⁸⁵
Gli abitanti dell’antica Arabia erano divisi in due gruppi: nomadi e cittadini. Gli abitanti della Mecca, di Medina e di Ta’if erano cittadini. Gli abitanti di tutte le altre regioni erano nomadi o rurali. La maggior parte dei poeti celebri proveniva dalle zone rurali. Alcuni, in numero ristretto, nacquero però anche nelle città. Tra questi, Hassan occupa il posto più eminente.⁸⁶
Ibn Sallām al-Jumaḥī dice: «A Medina, alla Mecca, a Ta’if, nello Yamāmah e nel Bahrein vi erano molti poeti in ogni villaggio. Tuttavia, tra i villaggi di Medina, quello preminente era il più importante per la poesia. I suoi migliori poeti erano cinque: tre della tribù dei Khazraj e due di quella degli Aws. I tre dei Khazraj erano: Qays ibn al-Khuṭaym e Abū Qays ibn Aslat. Tra loro, Hassan era il migliore».⁸⁷ Abū ʿUbayda dice: «Tra i poeti cittadini, Hassan è il migliore in assoluto».⁸⁸ Lo affermò anche Abū ʿAmr ibn al-ʿAlā’. Il poeta al-Ḥuṭay’a disse: «Fate sapere agli Anṣār che il loro poeta è il migliore poeta degli Arabi».⁸⁹ Abū al-Faraj al-Iṣfahānī dice: Hassan è uno dei migliori poeti. Il Messaggero di Allah stesso (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Imruʾ al-Qays è il vessillifero dei poeti dell’Inferno, mentre Hassan ibn Thābit li condurrà tutti verso il Paradiso».⁹⁰
L’imam al-Aṣmaʿī dice: «Nelle azioni malvagie e nelle cattive opere la poesia diventa vigorosa e scorrevole, mentre nelle azioni buone e nelle opere virtuose si indebolisce. Ecco Hassan: era uno dei più grandi poeti dell’Arabia preislamica. Dopo aver abbracciato l’Islam, il livello della sua poesia diminuì. La sua poesia preislamica è la migliore poesia».⁹¹
Una volta, nella vecchiaia di Hassan (che Allah sia soddisfatto di lui), gli dissero: «La tua poesia ha perso vigore e porta ormai i segni della vecchiaia». Egli rispose: «Nipote mio! L’Islam è un ostacolo alla menzogna». Ibn al-Athīr dice che con queste parole Hassan intendeva dire che, se nei contenuti della poesia vi è esagerazione, essa risulta magnifica. Ma ogni esagerazione è, dal punto di vista dell’Islam, una menzogna da evitare. Come potrebbe dunque la poesia essere buona?⁹²
Nel valutare la poesia di Hassan (che Allah sia soddisfatto di lui), Butrus al-Bustani dice: «Vediamo che Hassan fu bravo nella sua poesia preislamica, ma non raggiunse il livello dei migliori poeti di quell’epoca. Fu bravo anche in alcune parti della poesia islamica, soprattutto nelle poesie di hijā’ e fakhr (satira e vanto). Tuttavia mostrò debolezza nella maggior parte degli argomenti, in particolare nelle poesie composte in lode del Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) e nei lamenti a lui dedicati. Dal punto di vista delle informazioni storiche, però, tutte queste poesie sono estremamente importanti. Nella sua poesia islamica si osservano nuovi stili che non erano presenti nella poesia preislamica. Nell’epoca islamica Hassan fu poeta e storico, e al tempo stesso anche un poeta riformatore. Nel difendere il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), fu il capofila dei poeti politici».⁹³
Una volta il poeta Kaʿb ibn Zuhayr si vantò in un verso dicendo: «Che ne sarà del metro e della rima della poesia dopo la morte di Kaʿb?». Non appena udì il verso, Tamrūdh, fratello del celebre poeta arabo Qīb Sammākh, disse: «Certamente non sei un poeta come l’arguto Hassan, figlio di Thābit».⁹⁴ In ogni caso, oggi è una verità ormai riconosciuta che egli fu un poeta di grande levatura.
Tutte le poesie di Hassan (che Allah sia soddisfatto di lui) furono tramandate a lungo di bocca in bocca e conservate nei cuori degli uomini. In seguito furono messe per iscritto in forma di libro. Esiste un dīwān delle sue poesie trasmesso da Ibn Ḥabīb. Tuttavia, molte poesie raccolte in esso sono state interpolate. Una volta l’imam al-Aṣmaʿī disse: «Hassan è un poeta grandissimo». Dopo averlo udito, Abū Ḥātim disse: «Ma molte delle sue poesie sono molto deboli». Al-Aṣmaʿī rispose: «Molte delle poesie attribuitegli non sono sue».⁹⁵ Ibn Sallām al-Jumaḥī dice: «Le poesie di Hassan di grande contenuto sono numerose. Poiché scrisse molte poesie contro i Quraysh, in seguito gli furono attribuite numerose poesie di bassa qualità. In realtà, egli non ne è l’autore».⁹⁶
Tra coloro che hanno trasmesso poesie apocrife attribuendole ad Hassān (ra), la figura più notevole è il celebre specialista di sīra Muhammad ibn Ishāq. Nella sua opera sulle campagne militari, egli raccolse molte poesie apocrife attribuite ad Hassān (ra). In seguito, quando Ibn Hishām compilò la sua al-Sīra al-nabawiyya sulla base dell’opera sulle campagne militari di Ibn Ishāq, la questione attirò la sua attenzione. Allora si rivolse, per verificarle e selezionarle, agli studiosi e agli esperti di poesia araba antica dell’epoca, in particolare al famoso rāwī e linguista di Bassora Abū Zayd al-Ansārī. Egli gli chiedeva delle poesie di Hassān riportate da Ibn Ishāq: per alcune questi esprimeva il parere che fossero autentiche, mentre per altre affermava che non fossero sue. Alcune delle poesie che questi studiosi avevano giudicato non appartenenti ad Hassān furono trasmesse anche da Ibn Habīb e vennero raccolte nel Dīwān. 97
In realtà, nella poesia islamica di Hassān (ra) vi sono state numerose interpolazioni. Per questo alcune poesie attribuitegli risultano molto deboli. In sostanza, queste poesie non sono sue. Proprio osservando tale debolezza, persino uno studioso come al-Aṣmaʿī commentò che la poesia islamica di Hassān era estremamente debole.
Un Dīwān delle poesie di Hassān (ra) fu pubblicato per la prima volta in India e in Tunisia. In seguito fu pubblicato in Inghilterra, nel 1910, come parte della Professor Gibb Memorial Series. Antiche copie manoscritte del Dīwān sono conservate a Londra, Berlino, Parigi e San Pietroburgo. 98
Una volta, verso la fine della sua vita, Hassān (ra) compose nel cuore della notte una poesia incomparabile. Subito salì sulla fortezza di Fāriʿ e gridò, invitando gli uomini della sua tribù, Banū Qayla, a radunarsi presso di lui. Quando furono riuniti, recitò loro la poesia e disse: «Io ho composto questa qaṣīda; nessun poeta arabo ha mai composto una poesia simile». La gente gli chiese: «Ci avete convocati soltanto per dirci questo?». Egli rispose: «Temo di poter morire proprio questa notte. In tal caso, sareste privati di questa mia poesia». 99
Al-Aṣmaʿī ha narrato: «A quei tempi si tenevano spettacoli musicali su piccoli palchi. Non vi accadeva nulla di sconveniente, come ai giorni nostri. A Banū Nabīt si teneva uno spettacolo di questo genere. Quando, ormai anziano, Hassān (ra) divenne cieco, vi partecipava insieme a suo figlio. Un giorno, mentre due cantanti intonavano con la loro voce una canzone composta da lui durante il periodo jāhilī, egli cominciò a piangere. Allora suo figlio continuava a dire alle due cantanti: “Cantate ancora, cantate ancora”». 100 In quel momento, nella sua mente riaffioravano i ricordi della sua vita passata.
Sebbene Hassān (ra) fosse naturalmente timido, il suo coraggio morale era sconfinato. Una volta il califfo ʿUmar (ra) passava accanto alla moschea del Profeta. Vide Hassān recitare poesie nella moschea. ʿUmar disse: «Recitare poesie nella moschea del Messaggero di Allah?». Hassān tuonò: «O ʿUmar! Io ho recitato poesie qui alla presenza di una persona migliore di voi». L’Imām al-Bukhārī e Muslim hanno entrambi trasmesso questo ḥadīth attraverso Saʿīd ibn al-Musayyib. ʿUmar (ra) disse: «Hai detto la verità». 101
Nella sua vita preislamica Hassān (ra) beveva vino. Ma dopo aver abbracciato l’Islam lo abbandonò per sempre. Una volta si adirò profondamente vedendo alcuni giovani della sua tribù bere vino. Allora i giovani recitarono un suo verso e dissero: «Noi stiamo seguendo proprio te». Egli rispose: «Questa è una poesia della mia vita preislamica. Per Allah, dopo aver abbracciato l’Islam non ho più toccato il vino». 102
In Hassān vediamo una forma estrema di timore di Allah. Mentre era impegnato in un acceso duello verbale con i poeti politeisti, fu rivelato, a condanna dei poeti, il versetto 224 della sūra al-Shuʿarāʾ. I tre poeti del Messaggero di Allah (s.a.), Hassān, Kaʿb e ʿAbdullah, si presentarono piangendo al cospetto del Messaggero di Allah (s.a.) e supplicarono: «O Messaggero di Allah! Anche noi siamo compresi da questo versetto. Anche noi ci occupiamo di poesia. Quale sarà la nostra sorte?». Allora il Messaggero (s.a.) recitò loro la parte finale del versetto, cioè l’eccezione, e disse: «Voi siete quelli». 103
La caratteristica più importante di Hassān, che Allah sia soddisfatto di lui, è che era il poeta alla corte del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Recitava al Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, le poesie da lui composte nella Moschea del Profeta. Era motivo di grande onore. Gli furono conferiti a pieno titolo i titoli di «poeta dell’Islam» e «poeta del Messaggero». Dal momento della sua conversione all’Islam fino all’ultimo giorno della vita del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, rimase al suo fianco e, scagliando contro i Quraysh, gli Ebrei e i politeisti arabi parole simili alla punta avvelenata di una freccia, difese e innalzò il prestigio del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Quando il Nobile Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, andava in guerra, Hassān, che Allah sia soddisfatto di lui, conduceva le sue consorti nel luogo sicuro della sua fortezza protetta di Fāriʿ. Al ritorno dalla guerra, il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, gli assegnava una parte del bottino. Giunse persino a consegnargli Sīrīn, sorella di Māriya al-Qibṭiyya, madre dei credenti, che Allah sia soddisfatto di lei. Anche alla corte dei califfi ben guidati godeva di particolare prestigio. I califfi discutevano con lui di varie questioni e gli predisposero una speciale indennità. Se si enumerassero una per una tutte le manifestazioni dell’onore e del prestigio di Hassān, che Allah sia soddisfatto di lui, se ne ricaverebbe un lungo elenco.
Riferimenti:
ʿAbdullah ibn Salām, che Allah sia soddisfatto di lui
ʿAbdullah, che Allah sia soddisfatto di lui, apparteneva alla celebre tribù ebraica medinese dei Banū Qaynuqā. La sua genealogia ascendente risaliva a Giuseppe, che la pace sia su di lui.¹ Aveva due kunyah: Abū Yūsuf e Abū al-Ḥārith. Suo padre si chiamava Salām ibn al-Ḥārith. I Banū ʿAwf erano un ramo della tribù medinese dei Khazraj. Una sottotribù dei Banū ʿAwf si chiamava Qawāqil. Secondo l’antica consuetudine araba dell’epoca preislamica, ʿAbdullah ibn Salām era un ḥanīf, ossia un alleato vincolato da un patto, della tribù dei Qawāqil. In seguito divenne uno dei Compagni del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, dotati di particolare prestigio e uno di coloro cui fu annunciato il Paradiso.² Nell’epoca preislamica il suo nome era «Ḥusayn». Dopo la sua conversione all’Islam, il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, lo cambiò in ʿAbdullah.³
L’episodio della conversione all’Islam di ʿAbdullah ibn Salām, che Allah sia soddisfatto di lui, è narrato in diverse opere di ḥadīth e di sīrah. Da queste diverse narrazioni emerge chiaramente che, prima della conversione, egli si era guadagnato fama di grande autorità religiosa ebraica. Conosceva ciò che nella Torah era stato riferito circa l’epoca dell’avvento del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, e la sua identità. Come molti altri, anche lui attendeva l’ultimo Profeta. Secondo la narrazione di Ibn Isḥāq, quando il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse a Medina e soggiornò per la prima volta presso i Banū ʿAmr ibn ʿAwf a Qubāʾ, egli si trovava sulla cima di una palma da datteri. Quando un uomo gli annunciò l’arrivo del Messaggero, si affrettò a incontrarlo per la prima volta e, al primo sguardo, comprese che era un Profeta. Poi, quando il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse nella parte centrale di Medina e prese alloggio nella casa di Abū Ayyūb al-Anṣārī, ʿAbdullah venne di nuovo a incontrarlo. Durante quell’incontro conversò a lungo con il Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Queste conversazioni sono riportate in modi diversi nelle varie narrazioni.⁴ Qui ne riportiamo alcune.
ʿAbdullah ibn Salām raccontava: «Da mio padre avevo imparato la lettura e l’interpretazione della Torah. Un giorno mi lesse un versetto riguardante l’identità, i segni, le qualità e le opere del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace. Poi disse: “Se è un discendente di Aronne, allora lo seguirai; altrimenti no”». Egli morì prima dell’Egira del Messaggero di Allah, che Allah lo benedica e gli conceda la pace.
Poi, un giorno, il Messaggero, che Allah lo benedica e gli conceda la pace, giunse a Medina. Io stavo raccogliendo datteri nel giardino, mentre mia zia Khālida bint al-Ḥārith raccoglieva quelli caduti. In quel momento un uomo della tribù ebraica dei Banū Naḍīr cominciò a gridare: «Oggi è giunto colui che ha autorità sugli Arabi!». Quando udii queste parole, cominciai a tremare e pronunciai ad alta voce il takbīr. Vedendomi in quello stato, la mia anziana zia disse: «Ehi, disgraziato! Per quanto tu sia sconvolto, anche se fosse venuto Mūsā ibn ʿImrān, non saresti stato più agitato di così». Io risposi: «Zia! Egli è fratello di Mosè e segue la sua stessa religione. Ha portato ciò che aveva portato lui».
Scesi dall’albero e mi recai dall’Inviato di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Osservai il suo volto e lo riconobbi. Gli raccontai di mio padre. Abbracciai l’Islam. In seguito anche mia zia paterna abbracciò l’Islam.5
Abdullah ibn Salam racconta inoltre: Quando l’Inviato di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) giunse a Medina, la gente si accalcò intorno a lui. Anch’io andai. Non appena lo vidi, capii che quel volto non era quello di un impostore o di un bugiardo. Le prime parole che udii dalla sua bocca furono: «O gente! Diffondete il saluto di pace, date da mangiare alle persone, mantenete saldi i legami di parentela e pregate di notte mentre la gente dorme: così entrerete in Paradiso senza difficoltà».6
Secondo quanto sopra riportato, probabilmente Abdullah ibn Salam si riferiva al primo incontro avuto con l’Inviato di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) dopo il suo arrivo da Mecca a Quba. Dopo essersi fermato per tre giorni a Quba, l’Inviato (pace e benedizioni di Allah su di lui) si mise in cammino verso il territorio centrale di Medina. Lungo il tragitto, ignorando le richieste e le suppliche di tutti, prese alloggio nella casa di Abu Ayyub al-Ansari. In quel momento Abdullah ibn Salam si recò nuovamente al servizio dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) ha riferito il racconto di questo incontro.
È stato riferito da Anas: Dopo l’arrivo dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) a Medina, Abdullah ibn Salam venne a incontrarlo. Rivolgendosi all’Inviato di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), disse: Vorrei porti tre domande, le cui risposte sono conosciute soltanto dai profeti.7
a) Qual è il primo segno o presagio dell’Ora?
b) Quale sarà il primo cibo degli abitanti del Paradiso?
c) Perché il figlio assomiglia al padre o alla madre?
L’Inviato (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: Poco fa Gabriele è venuto a riferirmi queste parole. Abdullah ibn Salam disse: Tra gli angeli, proprio Gabriele è il nemico degli Ebrei. L’Inviato (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: Il primo segno dell’Ora sarà un fuoco che uscirà da oriente e spingerà le persone a radunarsi in occidente. Il primo cibo degli abitanti del Paradiso sarà la parte eccedente del fegato di un pesce. Quanto alla somiglianza del figlio con il padre o con la madre, essa dipende dal fatto che, se il liquido dell’uomo fuoriesce per primo, il figlio tenderà verso di lui, mentre se fuoriesce per prima il liquido della donna, il figlio tenderà verso di lei. Udite queste risposte, Abdullah disse: Testimonio che tu sei l’Inviato di Allah.
Poi ʿAbdullah ibn Salām disse: «O Messaggero di Allah! Gli ebrei sono una comunità di bugiardi. Io sono il figlio sapiente di un padre sapiente. Allo stesso modo, sono il figlio di un padre che è un capo. Convoca gli ebrei e chiedi loro di me. Tuttavia, non rivelare loro che ho abbracciato l’Islam». Allora il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), come gli era stato chiesto, convocò gli ebrei e presentò loro l’invito all’Islam. A un certo punto domandò loro: «Chi è ʿAbdullah ibn Salām tra voi?». Essi risposero: «È il figlio del nostro ex capo e l’attuale capo. Il figlio sapiente di un padre sapiente». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Ebbene, potrebbe abbracciare l’Islam?». Essi risposero: «Mai».
Nel frattempo, ʿAbdullah ibn Salām era nascosto in un angolo della casa. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli fece cenno di uscire. Egli uscì pronunciando la testimonianza di fede e disse rivolgendosi alla comunità ebraica: «Temete un po’ Allah. Sapete benissimo che quest’uomo è il Messaggero di Allah e che la sua religione è vera».
Nonostante il suo appello, gli ebrei non credettero. Anzi, poiché erano stati umiliati in modo così inaspettato, si infuriarono ancora di più. Cominciarono a dire ad ʿAbdullah: «Sei un impostore, un bugiardo e un traditore. Sei una delle persone peggiori della nostra comunità. Anche tuo padre era un individuo spregevole».
Allora ʿAbdullah disse: «O Messaggero di Allah! Ha visto? È proprio questo che temevo».⁸ Quando gli ebrei respinsero l’invito del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e se ne andarono, fu rivelato il decimo versetto della sura al-Aḥqāf del Sacro Corano.⁹
Esistono anche opinioni divergenti riguardo al momento in cui ʿAbdullah ibn Salām abbracciò l’Islam. È stato riferito dall’Imām al-Shaʿbī che egli abbracciò l’Islam due anni prima della morte del Messaggero di Allah.¹⁰ L’Imām al-Dhahabī afferma che si tratta di una narrazione eccezionale e respinta. Infatti, è riportato nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī che egli abbracciò l’Islam al momento dell’egira del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e del suo arrivo a Medina.¹¹ Ibn Saʿd dice: egli abbracciò l’Islam proprio all’inizio, dopo l’arrivo del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) a Medina. Era un ḥabr, cioè un’autorità religiosa, degli ebrei.¹²
Esistono divergenze tra gli esperti della sīra riguardo alla partecipazione di ʿAbdullah ibn Salām alle battaglie di Badr e Uḥud. Secondo Ibn Saʿd, egli partecipò per la prima volta alla battaglia del Fossato. Per questo motivo lo menzionò, insieme ai combattenti del Fossato, nella terza ṭabaqa (classe) dei Compagni. Dopo il Fossato partecipò a tutte le battaglie.
Fu compagno di viaggio del califfo ʿUmar (che Allah sia soddisfatto di lui) durante il viaggio verso Bayt al-Maqdis. Al-Wāqidī ha riferito che fu uno dei partecipanti alla conquista di Bayt al-Maqdis e di Jābiya.¹³
Quando i ribelli tenevano il califfo ʿUthmān (che Allah sia soddisfatto di lui) assediato nella sua casa e tramavano per assassinarlo, egli lo incontrò un giorno, in quel momento calamitoso, e disse: «Siamo pronti a prestare aiuto. Ora non è giusto che restiate seduto in casa vostra in questo modo. Uscite e disperdete la folla riunita». Detto ciò, ʿAbdullah stesso si presentò davanti alla folla e pronunciò un breve discorso. Il discorso è stato riportato in diverse opere. Eccone di seguito il riassunto:
«O gente! Nell’epoca della jāhiliyya il mio nome era Husayn. Il Messaggero di Allah mi diede il nome di Abdullah. Questi versetti del Nobile Corano furono rivelati riguardo a me.
1) E un testimone tra i Figli d’Israele ha testimoniato a suo favore e ha creduto, mentre voi vi comportate con arroganza. (Sura al-Ahqāf, 10)
2) I miscredenti dicono: «Tu non sei un messaggero». Di’: «Allah è sufficiente come testimone tra me e voi, insieme a colui che possiede la conoscenza del Libro». (Sura ar-Ra‘d, 43)
La spada di Allah è ancora nel fodero, e gli angeli hanno fatto di questa vostra città—il luogo dell’egira del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui)—la loro dimora. Temete dunque Allah e desistete dall’uccidere Uthman. Per Allah! Se avete davvero deciso di ucciderlo, i vostri vicini, gli angeli, abbandoneranno Medina. E la spada che finora è rimasta nel fodero verrà estratta e non sarà più riposta nel fodero fino al Giorno della Resurrezione».
Il suo discorso non ebbe alcun effetto sui ribelli dal cuore indurito. Al contrario, produsse l’effetto opposto: la loro sventura e la loro ostinazione aumentarono ancora. Dissero: «Uccidete sia questo ebreo sia Uthman» .14
In un’altra narrazione si legge. Abdullah ibn Salam racconta: «Quando Uthman era agli arresti domiciliari, un giorno andai a salutarlo. Appena entrai nella sua casa, disse: “Benvenuto, fratello mio!”. La notte precedente avevo visto il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) da questa finestra. Egli disse: “Uthman, ti hanno assediato?”. Risposi: “Sì”. Disse: “Ti hanno lasciato assetato?”. Risposi: “Sì”. Poi mi diede un secchio pieno d’acqua. Bevvi e mi dissetai. Mi disse: “Se vuoi, ti farò prevalere su di loro; se invece preferisci, oggi puoi rompere il digiuno con me”. Scelsi di rompere il digiuno con lui. Egli fu ucciso quel giorno».15
Quando il califfo Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) decise di fare di Kufa la capitale al posto di Medina, Abdullah gli disse: «Non abbandonare il pulpito del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) nella moschea di Medina. Se lo abbandonerai, non potrai mai più visitarlo». Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) commentò allora: «Poveretto, è un uomo davvero semplice e sincero».16
In un’altra narrazione si racconta. Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Mentre stavo mettendo il piede nella staffa per salire a cavallo, Abdullah ibn Salam venne da me e disse: “Dove stai andando?”. Risposi: “In Iraq”. Disse: “Se vi andrai, assaggerai il filo della spada”. Risposi: “Ho già sentito il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) dire questa stessa cosa”».17
Non fu coinvolto nella disputa e nel conflitto tra il califfo ʿAlī e Muʿāwiya (che Allah si compiaccia di loro). Portando con sé una spada di legno, si tenne prudentemente lontano da quella contesa.18
Tutti gli esperti di sīra concordano sul fatto che egli morì a Medina nell’anno 43 dell’Egira, durante il califfato dell’amīr Muʿāwiya (che Allah si compiaccia di lui).19 Lasciò due figli, di nome Yūsuf e Muḥammad. Entrambi nacquero durante la vita del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Yūsuf era il maggiore. Dopo la sua nascita, il Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) lo prese in braccio, gli pose la mano sulla testa e gli diede il nome di Yūsuf.20
Non si dispone di molte informazioni sulle pratiche quotidiane di ʿAbdullāh. Si sa tuttavia che, indebolito dalla vecchiaia, camminava con un bastone e vi si appoggiava quando necessario.21 Sul suo volto era sempre visibile il segno del timore di Dio.22
Il cuore di ʿAbdullāh (che Allah si compiaccia di lui) era colmo della conoscenza della Tōrāh, dell’Injīl, del Nobile Corano e degli ḥadīth del Profeta. Riguardo alla sua sconfinata padronanza della Tōrāh, l’Allāma adh-Dhahabī scrisse:23
«ʿAbdullāh ibn Salām era il più grande ʿālim tra la Gente del Libro a Medina ai suoi tempi».
Dopo aver abbracciato l’Islam, si dedicò al Corano e agli ḥadīth e divenne, grazie alla sua conoscenza, una persona di cui tutti si fidavano. Quale onore più grande si potrebbe desiderare del fatto che persino Abū Hurayra, il più esperto degli Compagni nel campo degli ḥadīth, consultasse ʿAbdullāh riguardo agli ḥadīth? Una volta Abū Hurayra si recò nello Shām. Là narrò questo ḥadīth a Kaʿb al-Aḥbār: «Nel venerdì vi è un momento tale che, se un servo chiede qualcosa ad Allah, Egli certamente gliela concede». Dopo aver ascoltato l’ḥadīth, Kaʿb rimase per un po’ sospeso tra il credere e il non credere. Alla fine, tuttavia, concordò con la narrazione di Abū Hurayra.
Nel frattempo, tornato a Medina, egli (Abū Hurayra) raccontò l’accaduto ad ʿAbdullāh ibn Salām. Dopo aver ascoltato, questi osservò: «Kaʿb ha mentito». Abū Hurayra allora disse: «Alla fine ha accettato ciò che avevo detto». ʿAbdullāh domandò: «Sapete in quale momento avviene ciò?». A questa domanda, Abū Hurayra lo seguì e continuò a pregarlo di indicargli il momento. Allora ʿAbdullāh disse: «Nel tempo tra la preghiera dellʿaṣr e quella del maghrib». Abū Hurayra disse: «Tra lʿaṣr e il maghrib non c’è alcuna preghiera. Come è possibile?». ʿAbdullāh rispose: «Forse non sapete che il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ha detto: “Chi rimane seduto in attesa della preghiera è come se fosse nella preghiera stessa”».24
Nonostante tale padronanza degli ḥadīth, da lui ne sono stati narrati soltanto venticinque.25 Tra coloro che ascoltarono gli ḥadīth direttamente dalle sue labbra e li narrarono vi furono molti Compagni, tra cui Anas ibn Mālik, Zurāra ibn ʿAwfa, Abū Hurayra, ʿAbdullāh ibn Maʿqil, ʿAbdullāh ibn Ḥanẓala e altri. Inoltre, alcuni dei suoi allievi più illustri furono: Khurāsha ibn al-Ḥurr, Qays ibn ʿUbād, Abū Salama ibn ʿAbd ar-Raḥmān, Ḥamza ibn Yūsuf (nipote), ʿUmar ibn Muḥammad (nipote), ʿAwf ibn Mālik, Abū Burda ibn Abī Mūsā, Abū Saʿīd al-Muqrī, ʿUbāda adh-Dhuraqī, ʿAṭā ibn Yasār, ʿUbaydullāh ibn Jaysh al-Ghifārī, Zurra ibn ʿAwfa, Yūsuf e Muḥammad (i suoi due figli).26
Tra i nobili Compagni, Abdullah ibn Salam godeva di un onore e di una posizione elevatissimi. Era uno dei più eminenti Compagni sapienti. Quando si avvicinò l’ora della morte del celebre Compagno Mu’adh ibn Jabal, gli fu detto: «Dacci qualche consiglio». Egli rispose: «Sto per lasciare questo mondo, ma la conoscenza non se ne va con me. Chi la cercherà, la otterrà. Cercate la conoscenza presso Abu al-Darda, Salman al-Farisi, Abdullah ibn Mas’ud e Abdullah ibn Salam». Abdullah era ebreo, poi divenne musulmano. Ho sentito il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) dire a suo riguardo: «Egli è la decima persona destinata al Paradiso».²⁷
Sa’d ibn Abi Waqqas (che Allah si compiaccia di lui) disse: «Non ho mai sentito il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) dire di alcun uomo vivente sulla terra, eccetto Abdullah ibn Salam: “Egli è una persona destinata al Paradiso”. È riguardo a lui che fu rivelato il versetto 10 della sura al-Ahqaf».²⁸
Mus’ab ibn Sa’d ibn Abi Waqqas ha riferito da suo padre Sa’d (che Allah si compiaccia di lui). Egli disse: «Un giorno fu portata al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) una ciotola di tharid. Dopo che ebbe mangiato, ne rimase un po’. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: “Da questa apertura entrerà una persona destinata al Paradiso e mangerà questo residuo”. Sa’d disse: “Mandai mio fratello Umayr a fare l’abluzione. Volevo che venisse e mangiasse quel residuo. Ma prima di lui arrivò Abdullah ibn Salam e lo mangiò”».²⁹
Nonostante l’altissima posizione che ricopriva, Abdullah era molto umile. Si irritava se qualcuno lo lodava anche solo un poco. Qays ibn Ubad disse: «Ero nella moschea di Medina. In quel momento arrivò un uomo, sul cui volto era evidente il timore di Allah. La gente diceva: “Questo è un uomo destinato al Paradiso”. Poi egli eseguì una breve preghiera di due rak’ah. Quando uscì dalla moschea, lo seguii. Entrò in casa sua, e anch’io entrai subito dopo di lui. Dopo aver parlato con lui e aver fatto la sua conoscenza, gli dissi: “Quando sei entrato nella moschea, la gente diceva questo e quello”. Egli disse: “Subhan Allah! Nessuno dovrebbe dire ciò che non sa. Ti racconto: vidi un sogno e lo riferii al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Il sogno era questo: mi sembrava di vedere un giardino verde, al cui centro vi era un palo di ferro. La base del palo era nella terra e la cima arrivava al cielo. Alla cima era legata una corda. Mi fu detto: ‘Sali sul palo’. Salii e afferrai la corda. Allora mi fu detto: ‘Tienila saldamente’. Mi svegliai dal sonno mentre la corda era nella mia mano. Al mattino andai dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e gli raccontai il sogno. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: ‘Il giardino è il giardino dell’Islam, il palo è il pilastro dell’Islam e la corda è la corda dell’Islam. Rimarrai nell’Islam fino alla morte’”. Il narratore Qays disse: «Quell’uomo era Abdullah ibn Salam».³⁰
Kharasha ibn al-Hurr ha riferito il sogno in una forma leggermente diversa.³¹ In un’altra narrazione si tramanda che, dopo aver ascoltato il racconto del suo sogno, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Morirai mentre ti aggrappi saldamente alla corda dell’Islam».³²
Molti altri episodi dell’umiltà di Abdullah (che Allah si compiaccia di lui) sono stati riportati in diverse opere. Una volta camminava portando sulla testa un fascio di legna. Vedendolo, la gente gli disse: «Allah ti ha risparmiato dal dover fare una cosa simile». Egli rispose: «Sì, è vero. Tuttavia, con questo gesto riesco a frantumare il mio orgoglio e la mia alterigia. Infatti ho sentito il Messaggero dire: “Chiunque abbia nel cuore anche solo l’equivalente di un granello di senape di kibr, cioè di orgoglio, non entrerà in Paradiso”».³³
Abdullah (che Allah si compiaccia di lui) possedeva un’immensa passione e una grande fermezza per la verità e la rettitudine. Verso la fine della sua vita diceva: «Se dovesse scoppiare nuovamente una guerra tra voi e i Quraysh, e in quel momento io non avessi più la forza necessaria, fatemi sedere su uno sgabello e ponetemi tra le due parti».³⁴
È stato riferito da Abdullah ibn Salam (che Allah si compiaccia di lui) che una volta Salman al-Farisi (che Allah si compiaccia di lui) gli disse: «Fratello! Tra noi due, colui che morirà per primo cercherà di apparire in sogno a chi sarà ancora vivo». Abdullah ibn Salam disse: «È possibile?». Salman rispose: «Sì, è possibile. L’anima del credente è libera e può recarsi dove vuole sulla terra, mentre l’anima del miscredente rimane prigioniera». Salman morì. Abdullah ibn Salam racconta: «Un giorno mi addormentai nel cuore della notte. Salman venne e mi rivolse il saluto. Risposi al suo saluto e dissi: “O Abu Abdullah, come hai trovato la tua dimora?”. Egli rispose: “Bene. Aggrappati al tawakkul, la fiducia in Allah. Il tawakkul è una cosa eccellente”». Lo ripeté tre volte. In un’altra narrazione si tramanda che Abdullah gli chiese: «Quale atto di culto hai trovato migliore?». Egli rispose: «Ho trovato il tawakkul una cosa meravigliosa».³⁵
È stato riferito da Abū Burda. Egli racconta: Una volta mi recai a Medina e incontrai ʿAbd Allāh ibn Salām. Mi disse: «Non verrai a casa mia? Vieni, ti offrirò sattu e datteri». Andai con lui. Mi disse: «Ascolta: voi vivete in una regione in cui l’usura è diffusa. Se qualcuno ti deve qualcosa e ti offre anche un po’ di crusca, usata come mangime per animali, non accettarla, perché diventerebbe usura».36 In un’altra narrazione, l’episodio è riportato in modo leggermente diverso.37
Alcuni esegeti hanno affermato che, oltre ai due versetti del Sacro Corano rivelati in merito ad ʿAbd Allāh ibn Salām — il versetto 10 della sūra al-Aḥqāf e il versetto 43 della sūra al-Raʿd — furono rivelati anche altri due versetti. Ibn Isḥāq lo ha riferito sulla base della trasmissione di Ibn ʿAbbās. I versetti 113 e 114 della sūra Āl ʿImrān furono rivelati in elogio di ʿAbd Allāh ibn Salām e Thaʿlaba ibn Saʿya.38 Allah, elogiandoli, dice:
Non sono tutti uguali. Tra la Gente del Libro vi sono alcuni che recitano fermamente i versetti di Allah e si prosternano nel cuore della notte. Credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, ordinano il bene, vietano il male e si impegnano quanto possono nelle opere virtuose. Sono questi i virtuosi.
In questo modo Allah stesso ha conferito la propria attestazione dell’onore di ʿAbd Allāh ibn Salām. Quanto fosse grande quell’uomo emerge chiaramente da questa dichiarazione di Allah l’Altissimo.
Fonti:
Sahl ibn Saʿd (che Allah sia soddisfatto di lui)
Il suo nome era Sahl. Aveva diversi kunya, tra cui: Abū al-ʿAbbās, Abū Mālik e Abū Yaḥyā. Suo padre si chiamava Saʿd ibn Mālik. Era discendente dei Banū Sāʿida, della tribù medinese dei Khazraj. Fu un celebre Compagno anṣārī. Anche suo padre Saʿd era un Compagno.1
Nacque cinque anni prima dell’Egira del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) a Medina. Dopo la nascita, suo padre lo chiamò Ḥuzn. Quando il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) giunse a Medina, gli cambiò il nome in Sahl. Questo è stato riferito da Ibn Ḥibbān.2 Suo padre Saʿd aveva abbracciato l’Islam già prima dell’Egira. Pertanto egli crebbe come musulmano.
Quando Hazrat Rasūl-e Karīm (pace e benedizioni su di lui) giunse a Medina, aveva appena cinque anni. Nel secondo anno dell’Egira, al tempo della battaglia di Badr, era soltanto un ragazzo di sette anni. Mentre si preparava la battaglia, suo padre, Hazrat Sa‘d, morì. Così, a soli sette anni, rimase orfano di padre. Dopo la battaglia di Badr, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) assegnò una parte del bottino anche al suo defunto padre, perché questi aveva avuto l’intenzione di partecipare alla battaglia di Badr.
Nel terzo anno dell’Egira, durante la battaglia di Uhud, contribuì alla difesa di Medina insieme ai ragazzi della sua stessa età. In quella battaglia Hazrat Rasūl-e Karīm (pace e benedizioni su di lui) fu ferito e coperto di sangue. Quando gli fu ripulito il sangue, egli era presente.³
Nel quinto anno dell’Egira, quando ebbe luogo la battaglia del Fossato, era soltanto un ragazzo di dieci anni. Nonostante ciò, partecipò con intenso entusiasmo e ardore allo scavo del fossato, trasportando la terra sulle spalle.⁴ In sostanza, nell’undicesimo anno dell’Egira, al momento della morte del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), aveva appena quindici anni. Non aveva ancora l’età per andare in guerra.
Non si dispone di informazioni dettagliate sulla sua vita durante il periodo del Califfato ben guidato. Nell’anno 74 dell’Egira cadde sotto l’ira del tirannico e oppressivo governatore omayyade al-Hajjāj ibn Yūsuf. Al-Hajjāj lo convocò e gli chiese: «Perché non hai aiutato il califfo ‘Uthmān?». Egli rispose: «L’ho aiutato». Al-Hajjāj disse: «Non stai dicendo la verità». Poi ordinò di marchiargli il collo, come simbolo di umiliazione e disonore. Neppure due illustri Compagni, come Hazrat Anas e Jābir ibn ‘Abd Allāh, furono risparmiati da questa malvagità di al-Hajjāj. Il suo scopo era fare in modo che la gente si tenesse lontana da loro e non desse ascolto alle loro parole.⁵
L’Imam al-Zuhrī dice: al momento della morte del Messaggero di Allah, Sahl ibn Sa‘d aveva quindici anni. Morì a Medina nell’anno 91 dell’Egira. Secondo al-Wāqidī, visse cento anni. Alcuni hanno detto novantasei anni o poco più.⁶ Secondo Ibn Hajar, quando morì nell’anno 88 dell’Egira aveva più di cento anni.⁷ Ibn Abī Dāwūd riteneva che fosse morto ad Alessandria. Secondo una trasmissione di Qatāda, morì in Egitto. Ibn Hajar dice che si tratta soltanto di supposizioni.⁸ Al-Wāqidī dice: è stato tramandato che l’ultimo Compagno a morire a Medina fu Jābir ibn ‘Abd Allāh. Tuttavia, la verità è che Sahl ibn Sa‘d al-Sā‘idī fu l’ultimo Compagno a morire a Medina, nell’anno 91 dell’Egira.⁹ Nell’ultima parte della sua vita non rimaneva più alcun Compagno a Medina. Anche le altre regioni del Califfato islamico erano allora quasi prive della benedizione dei Compagni. Egli stesso diceva: «Quando morirò, non resterà nessuno che dica: “Il Messaggero ha detto”».
Hazrat Sahl ibn Sa‘d era uno dei Compagni più celebri. Dopo la morte dei Compagni più eminenti, divenne il punto di riferimento della gente. Innumerevoli persone accorrevano da lui con grande entusiasmo e fervore per ascoltare gli hadith.
Sebbene durante la vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) fosse ancora minorenne, aveva comunque ascoltato molti hadith. Dopo la morte del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), acquisì la competenza in questa disciplina presso illustri Compagni come Hazrat Ubayy ibn Ka‘b, ‘Āsim ibn ‘Adī e ‘Amr ibn ‘Abasa. Sebbene Marwān non fosse un Compagno, Sahl ricevette da lui anche alcuni hadith.¹⁰
Molti Compagni e Tābi‘ūn ascoltarono hadith da lui e li trasmisero. Qui vengono menzionati soltanto alcuni dei più importanti tra loro:
Abū Hurayra, Ibn ʿAbbās, Saʿīd ibn al-Musayyib, Abū Ḥāzim ibn Dīnār, al-Zuhrī, Abū Suhayl Ṣubḥī, ʿAbbās ibn Sahl (suo figlio), Wafā ibn Shurayḥ al-Ḥaḍramī, Yaḥyā ibn Maymūn al-Ḥaḍramī, ʿAbdullāh ibn ʿAbd al-Raḥmān ibn Abī Jubāb, ʿAmr ibn Jābir al-Ḥaḍramī e altri.11
Il numero complessivo degli ḥadīth trasmessi da Sahl ibn Saʿd (ra) è 188. Di questi, 28 sono muttafaq ʿalayh.12
Amava profondamente il Nobile Messaggero di Allah (sa). Cercava di seguire ogni azione e ogni comportamento del Messaggero di Allah (sa). Il Messaggero (sa) pronunciava la khuṭba stando in piedi, appoggiato a un robusto palo di legno. Una volta parlò della necessità di un minbar. Sahl partì subito per la foresta, tagliò del legno e lo portò per la costruzione del minbar.13 Una volta, con le proprie mani, fece bere al Messaggero (sa) l’acqua del pozzo di Buḍāʿa. Egli stesso lo ha narrato. Va ricordato che si trattava di un pozzo di Medina. Gli abitanti di Medina vi gettavano rifiuti e sporcizia. Tuttavia il pozzo era grande e al suo interno sgorgavano numerose sorgenti.14
Dire la verità era una caratteristica distintiva del carattere di Sahl (ra). Durante la sua vita, un uomo della stirpe dei Marwān venne nominato governatore di Medina. Egli convocò Sahl (ra) e gli ordinò di insultare ʿAlī (ra). Sahl rifiutò categoricamente di obbedire all’ordine di quel sovrano tirannico. Allora il governatore insistette affinché dicesse almeno: «Che Allah maledica Abū Turāb». Sahl rispose: «Abū Turāb era il nome più amato da ʿAlī. Il Messaggero (sa) era lieto di chiamarlo con questo nome». Poi spiegò al governatore l’origine del nome Abū Turāb dato a ʿAlī; a quel punto il governatore tacque.15
Una volta Sahl ibn Saʿd, Abū Dharr, ʿUbāda ibn al-Ṣāmit, Abū Saʿīd al-Khudrī, Muḥammad ibn Maslama e una sesta persona prestarono giuramento nelle mani del Messaggero di Allah (sa), impegnandosi a non temere, per la causa di Allah, il biasimo di alcun biasimatore.16 La sua vita dimostra che rimase fedele a questo giuramento fino alla morte.
Se durante la sua lezione di ḥadīth qualcuno rimaneva distratto o disattento, si adirava moltissimo. Al-Ṭabarānī ha riportato un episodio del genere nella sua opera al-Kabīr. Abū Ḥāzim racconta: una volta Sahl stava trasmettendo ḥadīth in un’assemblea. Alcuni ascoltatori parlavano tra loro. Egli si adirò profondamente e disse: «Tenete d’occhio costoro. Io sto riferendo loro tutto ciò che i miei due occhi hanno visto presso il Messaggero di Allah (sa) e tutto ciò che le mie due orecchie hanno udito, ma costoro non ascoltano; io non tornerò mai più». Chiesi: «Dove andrete?». Rispose: «Partirò per il jihād sulla via di Allah». Dissi: «Ora il jihād non è più obbligatorio per voi. Non siete più in grado di stare a cavallo, non avete la forza di colpire con la spada e non potete neppure scagliare frecce o lance».
Rispose: «Abū Ḥāzim! Andrò sul campo di battaglia e resterò in piedi in una schiera. Una freccia o una pietra scagliata da una direzione ignota mi colpirà, e proprio attraverso ciò Allah mi concederà il martirio».17
Fonti:
Sahl ibn Hunayf (r.a.)
Il suo nome era Sahl; i suoi kunyah erano Abu Saʿd, Abu ʿAbdillah, Abu al-Walid e Abu Thabit. Suo padre era Hunayf ibn Wahib e sua madre Hind bint Rafiʿ. Era originario della tribù medinese degli Aws. Fu un illustre Compagno ansar e badri.¹ Suo fratello ʿAbbad ibn Hunayf era uno degli ipocriti più importanti di Medina. Era tra coloro che costruirono la moschea di Dirar.²
Aveva abbracciato l’Islam prima ancora che il Messaggero di Allah (s.a.s.) giungesse a Medina. Dopo aver abbracciato l’Islam, lui e ʿAbdullah ibn Zubayr, approfittando dell’oscurità della notte e all’insaputa di tutti, si aggiravano per Medina e distruggevano gli idoli presenti nei vari luoghi. Dopo aver spezzato gli idoli di legno, portavano quel legname nelle case dei musulmani poveri perché fosse usato come combustibile. Dopo l’Egira a Medina, ʿAli (r.a.) soggiornò per alcuni giorni a Quba, nella casa di Kulthum ibn Hadam. Accanto abitava una donna. Ogni notte, nel cuore della notte, egli sentiva il rumore della porta di quella casa che si apriva; poi udiva qualcuno entrare e uscire. Un giorno, per sapere di cosa si trattasse, lo chiese alla donna. Ella rispose: «Sono una donna musulmana vedova. Colui che viene qui ogni notte è Sahl ibn Hunayf. Durante la notte gira per la città, rompe gli idoli e mi lascia il loro legname perché lo usi come combustibile».³
Dopo l’arrivo del Nobile Messaggero di Allah (s.a.s.) a Medina, egli stabilì un legame di fratellanza spirituale tra Sahl e ʿAli (r.a.).⁴
Partecipò insieme al Messaggero di Allah (s.a.s.) a tutte le battaglie, tra cui Badr, Uhud e al-Khandaq.⁵ Durante la disfatta di Uhud, fu uno dei quindici Compagni che rimasero saldi sul campo, mettendo a rischio la propria vita al fianco del Messaggero di Allah (s.a.s.).⁶ Quel giorno giurò al Messaggero di Allah di combattere fino alla morte. Il Profeta (s.a.s.) disse allora ai suoi compagni: «Dategli delle frecce: questo è Sahl». In seguito, quando Sahl si trovava presente in una situazione difficile, ʿUmar (r.a.) lo considerava un segno di buon auspicio e diceva: «Sahl è qui, non c’è motivo di preoccuparsi».⁷ Dopo la battaglia di Uhud, ʿAli (r.a.) venne da Fatima e, porgendole la spada, disse: «Ecco, prendi questa spada, che non è affatto biasimevole». Sentendolo, il Messaggero (s.a.s.) disse: «Hai combattuto bene; tuttavia anche Sahl e Abu Dujana hanno combattuto bene entrambi».⁸
Quando ʿAli (r.a.) fu scelto come califfo, Sahl si schierò dalla sua parte. Quando ʿAli (r.a.) si recò in Iraq, lo nominò governatore di Medina.⁹ In seguito, quando il califfo lo convocò, egli lasciò Medina e si recò a Kufa.¹⁰ Dopo la battaglia del Cammello, ʿAli (r.a.) lo nominò governatore di Basra.¹¹ Nella battaglia di Siffin si schierò dalla parte di ʿAli (r.a.).¹² Al termine della battaglia si recò a Kufa. In quel periodo fu nominato governatore di Fāris.¹³ Tuttavia, gli abitanti di quella regione si ribellarono e lo cacciarono dalla città. ʿAli (r.a.) nominò allora Ziyad ibn Abiihi governatore al suo posto.¹⁴
Dopo l’espulsione da Medina della tribù ebraica dei Banu Nadir, il Messaggero (s.a.s.) distribuì tra gli Emigrati i beni confiscati loro. Tra gli Ansar, quando Sahl ibn Hunayf e Abu Dujana Simak ibn Kharasha manifestarono la propria estrema povertà, il Messaggero (s.a.s.) diede qualcosa anche a loro.¹⁵ Secondo l’imam al-Suhayli, furono complessivamente tre gli Ansar che ricevettero una parte dei beni dei Banu Nadir.¹⁶
Al-Waqidi e al-Madaʾini affermano che Sahl ibn Hunayf morì a Kufa nell’anno 38 dell’Egira. ʿAli (r.a.) guidò la preghiera funebre in sua memoria. ʿAbdullah ibn Maʿqal racconta: «Ho pregato insieme ad ʿAli per la salat funebre di Sahl ibn Hunayf. Durante questa preghiera egli pronunciò sei takbir. Quando qualcuno lo contestò, disse: “Hunayf era un Compagno che aveva partecipato a Badr. Con i sei takbir ho voluto farvi conoscere la superiorità dei partecipanti a Badr sugli altri”».¹⁷
Alla sua morte lasciò due figli: Abu Qumama As’ad e Abdullah. Il primo nacque durante la vita del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).18
Nove mesi dopo l’arrivo del nobile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a Medina, morì uno dei suoi amatissimi Compagni ansar, As’ad ibn Zurara. Egli era il naqib al-nuqaba, cioè il capo dei dodici naqib scelti al momento del Patto di al-‘Aqaba. Dopo la sua morte, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) prese personalmente sotto la propria tutela una delle sue figlie e la diede in sposa a questo Sahl ibn Hunayf. Da lei nacque Abu Umama ibn Sahl.19
Era un uomo di straordinaria bellezza. Sul suo volto si scorgeva un’impronta di purezza. La sua corporatura era meravigliosa. Una volta, durante una battaglia, cavalcava insieme al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) sullo stesso animale. Là c’era una sorgente. Quando si lavò in quella sorgente, qualcuno esclamò: «Che corpo meraviglioso ha! Non ne ho mai visto uno simile». In tal modo Sahl fu colpito dal malocchio. Si ammalò e fu colpito da una febbre terribile. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) chiese quale ne fosse la causa. La gente gli raccontò l’accaduto. Dopo averli ascoltati, disse: «Quando una persona vede il corpo o i beni del proprio fratello e non invoca una benedizione per lui, questi può essere colpito dal malocchio. Il malocchio è una realtà».20
‘Allama al-Zirikli ha menzionato che nei Sahihayn sono stati raccolti quaranta hadith da lui trasmessi.21 Egli ha trasmesso hadith dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) e da Zayd ibn Thabit. Molti tabi’un ascoltarono hadith da lui e ne trasmisero a loro volta. Tra quelli più illustri vi sono:
Abu Wa’il, Ubayd ibn Sabbak, ‘Abd al-Rahman ibn Abi Layla, ‘Ubaydullah ibn…, ‘Abdullah ibn…, ‘Utba, Sirin ibn ‘Amir, Rabab e altri.22
Egli si teneva sempre lontano da ogni genere di dissenso. Dopo il suo ritorno da Siffin, il suo discepolo Abu Wa’il gli disse: «Raccontaci alcuni avvenimenti». Egli rispose: «Che cosa dovrei raccontare? È una questione difficile: quando si chiude una breccia, se ne apre un’altra».
Era estremamente coraggioso e intraprendente. Tuttavia, la gente aveva di lui un’opinione diversa. A questo proposito disse: «Questo è un difetto della loro opinione. Io non sono un codardo. Qualunque sia il motivo per cui ho impugnato la spada, l’ho reso per sempre facile. Se combattere nel giorno di Hudaybiyya non fosse stato contrario alla volontà del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), quel giorno sarei stato pronto a combattere anch’io».23
Fonti:
Nuʿmān ibn Bashīr (ra)
Nei libri della sīra si trovano due kunya, o soprannomi, dell’onorevole Nuʿmān (ra): Abū ʿAbdillāh e Abū Muḥammad. Era originario della celebre tribù medinese dei Khazraj. Fu emiro, predicatore, poeta, sapiente e uno dei più insigni Compagni ansar.¹ Suo padre, Bashīr ibn Saʿd, era anch’egli un Compagno di grande rilievo.² Partecipò alla battaglia di Badr.³
Bashīr ibn Saʿd (ra) prestò giuramento di fedeltà al Messaggero di Allah (sa), ad al-ʿAqaba al-Ḥākhira, insieme a settanta — secondo un’altra versione, settantacinque — Ansar. Partecipò con il Messaggero di Allah (sa) a tutte le battaglie, inclusa Badr e Uḥud. Dopo la morte del Nobile Messaggero (sa), nell’assemblea tenutasi nella saqīfa dei Banū Sāʿida a Medina per scegliere il califfo, fu proprio Bashīr ibn Saʿd il primo a prestare giuramento di fedeltà ad Abū Bakr (ra).⁴ Nel dodicesimo anno dell’Egira si recò in guerra, sotto il comando del condottiero Khālid ibn al-Walīd (ra), contro il falso profeta Musaylima al-Kadhdhāb. Durante il viaggio di ritorno cadde martire nella battaglia di ʿAyn al-Tamr.⁵
La madre di Nuʿmān (ra) si chiamava ʿAmra bint Rawāḥa. Era sorella del celebre Compagno poeta e comandante martire ʿAbd Allāh ibn Rawāḥa (ra).⁶ Anch’ella ebbe l’onore di essere Compagna e di godere della vicinanza del Messaggero di Allah.
Nuʿmān (ra) nacque dunque in una famiglia così pura e nobile. Ibn Saʿd dice: nacque nel mese di Rabīʿ al-Ākhir, quattordici mesi dopo l’Egira del Messaggero di Allah (sa). Questa è la versione degli abitanti di Medina. Gli abitanti di Kufa, invece, sostengono un’opinione diversa. Essi hanno trasmesso da Nuʿmān numerosi ḥadīth nei quali egli dice: «Ho udito il Messaggero di Allah (sa) dire». Da tali narrazioni si comprende, secondo loro, che egli fosse più grande di quanto risulta dalla versione medinese sulla sua nascita. Al-Balādhurī afferma: nel secondo anno dell’Egira ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr nacque a Medina; nello stesso anno nacque anche al-Nuʿmān ibn Bashīr. Nuʿmān fu il primo bambino nato nelle case degli Ansar dopo l’arrivo del Messaggero di Allah (sa) a Medina. Il Messaggero (sa) praticò per lui il taḥnīk.⁸ (Il taḥnīk consiste nel masticare un dattero o altro e porne una parte nella bocca del neonato.) Sei mesi dopo la nascita di Nuʿmān nacque ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr (ra). In seguito, perciò, diceva: «Al-Nuʿmān ibn Bashīr è più grande di me di sei mesi».⁹ Secondo l’Imam al-Bukhārī, nacque nell’anno dell’Egira.¹⁰
Presentando l’identità dell’onorevole Nuʿmān, l’Imam al-Dhahabī disse: «Nacque nel secondo anno dell’Egira. Udì gli ḥadīth dalla bocca del Messaggero di Allah (sa). Gli esperti di sīra lo annoverano unanimemente tra i giovani Compagni».¹¹
Nella storia dell’Islam, il secondo anno dell’Egira riveste una particolare importanza. Proprio all’inizio di quell’anno cominciarono i conflitti e gli scontri tra i musulmani di Medina, da una parte, e i Quraysh della Mecca e le altre tribù circostanti, dall’altra. Essi raggiunsero la loro piena manifestazione nella battaglia di Badr. Sui bambini nati in quell’anno dovette forse imprimersi qualcosa di quel periodo e di quegli eventi rivoluzionari. Per questo, in età adulta, sia al-Nuʿmān sia ʿAbd Allāh guidarono grandi rivoluzioni.
I genitori di Nuʿmān lo amavano moltissimo. Suo padre lo portava dal Messaggero di Allah (sa) e gli chiedeva di pregare per lui. Sua madre lo amava così tanto che voleva intestargli tutti i propri beni, privando gli altri figli della loro parte. Una volta persuase il marito a farlo e scelse il Messaggero di Allah (sa) come testimone. Bashīr (ra) si recò dal Messaggero di Allah (sa) con il figlio Nuʿmān e disse: «Sii testimone: dono a questo figlio tale e tale terreno». Il Messaggero (sa) disse: «Hai dato allo stesso modo anche la parte spettante agli altri tuoi figli?». Rispose: «No, non l’ho fatto». Il Messaggero (sa) disse: «Allora non posso essere testimone di un’ingiustizia simile». Dopo aver udito queste parole, Bashīr cambiò decisione.¹²
Quando raggiunse l’età in cui poteva andare in giro a piedi, si recava dal Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam). Una volta arrivò dal Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) dell’uva proveniente da Ta’if. Egli mise nelle mani di Nu‘man due grappoli e disse: «Uno è per te e uno per tua madre». Nu‘man, sulla via del ritorno a casa, mangiò entrambi i grappoli. Giunto a casa, non disse nulla a nessuno riguardo all’uva. Alcuni giorni dopo, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) gli chiese: «Hai dato dell’uva a tua madre?». Rispose: «No». Allora il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) gli tirò l’orecchio e disse: «Ehi, imbroglione!»¹³
Già in quella prima infanzia Nu‘man si dedicò alla preghiera e alle altre forme di culto. Osservava con attenzione i vari comportamenti del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) e cercava di ricordarli. Seduto vicino al minbar della moschea, ascoltava le esortazioni, gli ammonimenti e i discorsi del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam).¹⁴ Una volta affermò: «Riguardo alla preghiera notturna del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), ne so più della maggior parte dei Compagni».¹⁵ Nella Notte del Destino restava sveglio e pregava insieme al Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam).¹⁶
Nel mese di Rabi‘ al-Awwal dell’11º anno dell’Egira morì il Nobile Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam). Nu‘man aveva allora soltanto otto anni e sette mesi. Pertanto, durante il periodo dei primi due califfi, non si nota in Nu‘man alcuna particolare attività. Dalla storia apprendiamo che, dopo che ‘Uthman (radiyallahu anhu) fu ucciso dai ribelli, sua moglie Na’ila (radiyallahu anha) mandò Nu‘man (radiyallahu anhu) in Siria insieme alla camicia insanguinata del marito.¹⁷ Da questo episodio in poi, egli appare come una delle figure di rilievo della storia di quel tempo.
Durante il califfato di ‘Ali (radiyallahu anhu) ebbero inizio i suoi scontri e conflitti con Mu‘awiya (radiyallahu anhu). In questa controversia egli si schierò dalla parte di Mu‘awiya (radiyallahu anhu). È sorprendente che, tra l’intera comunità degli Ansar, egli fosse uno dei pochi che allora si schierarono dalla parte di Mu‘awiya (radiyallahu anhu). In varie opere è chiaramente menzionato che l’emiro Mu‘awiya (radiyallahu anhu) era un suo intimo amico. Ibn al-Athir ha detto: «Il suo amore era rivolto a Mu‘awiya». Per questo nutriva affetto per Mu‘awiya e per suo figlio Yazid.¹⁸ In cambio, Mu‘awiya (radiyallahu anhu) gli conferì importanti incarichi. Da parte di ‘Ali (radiyallahu anhu), il governatore di ‘Ayn al-Tamr era Malik ibn Ka‘b al-Ahbabi. Per ordine dell’emiro Mu‘awiya (radiyallahu anhu), Nu‘man (radiyallahu anhu) attaccò il deposito di armi di quella località.¹⁹
Nu‘man partecipò alla battaglia di Siffin dalla parte di Mu‘awiya (radiyallahu anhu). Dopo Fudala ibn ‘Ubayd, nell’anno 53 dell’Egira, Mu‘awiya (radiyallahu anhu) lo nominò qadi di Damasco. Dopo che lo Yemen passò sotto l’autorità di Mu‘awiya, in seguito a ‘Uthman ibn ‘As al-Saffafi, egli nominò Nu‘man (radiyallahu anhu) governatore di quella regione. In tal modo, egli fu il terzo governatore dello Yemen per conto della dinastia omayyade.²²
Nel 59º anno dell’Egira, Mu‘awiya (radiyallahu anhu) lo nominò governatore di Kufa. Rimase in carica per circa sette mesi. Dopo la morte di Mu‘awiya (radiyallahu anhu), suo figlio Yazid salì al trono califfale. Egli fece pressione sull’Imam Husayn (radiyallahu anhu), su ‘Abdullah ibn ‘Umar (radiyallahu anhu) e su ‘Abdullah ibn al-Zubayr (radiyallahu anhu) affinché gli prestassero fedeltà. L’Imam Husayn (radiyallahu anhu) rifiutò chiaramente di riconoscere la fedeltà a Yazid. Da Kufa cominciarono ad arrivare all’Imam Husayn (radiyallahu anhu) le lettere dei seguaci di ‘Ali (radiyallahu anhu). In tutte queste lettere essi si impegnavano ad accettare l’Imam Husayn (radiyallahu anhu) come califfo. Per questo l’Imam Husayn (radiyallahu anhu) mandò Muslim ibn ‘Aqil a Kufa per esaminare la situazione. Quando Muslim giunse a Kufa, la maggior parte degli abitanti della città dichiarò la propria fiducia nell’Imam. Quasi dodicimila persone prestarono il giuramento di fedeltà nelle mani di Muslim. Nu‘man (radiyallahu anhu) era allora il governatore di Kufa e riceveva tutte le notizie; tuttavia ritenne preferibile rimanere in silenzio anziché provocare scontri e conflitti.
Ma quando i seguaci di ‘Ali (radiyallahu anhu) si riunirono nella casa di Mukhtar ibn ‘Ubayd e decisero di rompere il bay‘a, cioè il giuramento di fedeltà a Yazid, Nu‘man (radiyallahu anhu) salì sul minbar della moschea di Kufa e pronunciò un discorso. Il senso del discorso era il seguente:
«O gente! Temete Allah. Non affrettatevi a creare disordini e discordie, poiché ciò provoca perdite di vite, spargimento di sangue e saccheggi dei beni. Se qualcuno non viene a scontrarsi con me per primo, io non mi scontrerò con lui. Non dirò parole cattive né insulterò nessuno. Non arresterò nessuno per aver calunniato la reputazione di qualcuno o per aver nutrito cattivi sospetti. Ma se rompete il bay‘a, il giuramento di fedeltà, e vi schierate apertamente contro di me e contro l’Imam, allora, per Allah, all’infuori del quale non vi è altra divinità, finché l’impugnatura della spada resterà nella mia mano, continuerò a colpirvi. Anche se non vi fosse una sola persona al mio fianco, non mi fermerò. Tuttavia spero che tra voi siano più numerosi coloro che conoscono la verità dei seguaci della falsità».
A quell’assemblea era presente ʿAbd Allah ibn Muslim, fedele sostenitore e amico dei Banu Umayya. Rimase profondamente rattristato nel vedere la posizione così debole assunta dal governatore nei confronti dei nemici. Con indignazione disse a Nuʿman: «La vostra posizione in questa faccenda è estremamente debole. Questo non è il momento di essere indulgenti; ora dovreste essere severo con i nemici». In risposta, Nuʿman disse:
«Preferisco essere debole nell’obbedienza ad Allah piuttosto che essere forte nella disobbedienza a Lui. E non ritengo giusto squarciare il velo che Allah ha calato». Tornato dall’assemblea, ʿAbd Allah ibn Muslim scrisse a Yazid: «Muslim ibn ʿAqil ha ormai preso il controllo di Kufa. Se avete bisogno di conservare la vostra autorità in quella regione, dovrete nominare qualcuno capace di far rispettare i vostri ordini e divieti. Nuʿman è un uomo codardo, oppure ha deliberatamente assunto l’apparenza di un uomo codardo e debole». Nello stesso periodo, anche ʿAmr ibn ʿUqba e ʿUmar ibn Saʿd ibn Abi Waqqas scrissero a Yazid lettere dello stesso tenore. Dopo aver ricevuto queste lettere, Yazid rimosse Nuʿman ibn Bashir dalla carica di governatore di Kufa e nominò al suo posto ʿUbayd Allah ibn Ziyad. Nuʿman si recò quindi in Siria.²³ Questo avvenne nell’anno 60 dell’Egira.²⁴
In seguito Yazid lo nominò governatore di Homs, carica che mantenne fino alla morte di Yazid. Secondo alcune narrazioni, tuttavia, fu Muʿawiya a rimuoverlo da Kufa e a nominarlo governatore di Homs.²⁵
Dopo la morte di Yazid ibn Muʿawiya, nell’anno 64 dell’Egira, Nuʿman invitò gli abitanti della Siria a prestare fedeltà ad ʿAbd Allah ibn al-Zubayr, che lo nominò governatore di Homs. Secondo alcune narrazioni, egli prestò fedeltà ad ʿAbd Allah ibn al-Zubayr, ma in seguito cominciò personalmente a ricevere il giuramento di fedeltà della gente in qualità di pretendente al califfato. Questa narrazione, però, non è corretta. Infatti, se un simile evento fosse realmente accaduto, sarebbe stato riportato nelle celebri opere di storia e di sira. La maggior parte dei testi, invece, tace completamente al riguardo.
Come Nuʿman, anche molti altri abitanti della Siria prestarono fedeltà a Ibn al-Zubayr. Vedendo questa situazione, Marwan si recò in Siria, radunò un esercito e lo inviò contro al-Dahhak ibn Qays. Al-Dahhak era governatore di alcune regioni della Siria per conto di Ibn al-Zubayr. Ricevuta questa notizia, Nuʿman inviò alcuni soldati, al comando di Shurahbil ibn Dhu al-Kilab, in aiuto di al-Dahhak. I due schieramenti si scontrarono in un luogo chiamato Marj Rahit, e al-Dahhak fu sconfitto e ucciso. Appresa la notizia, Nuʿman cercò di allontanarsi da Homs nel buio della notte. Marwan inviò allora un gruppo di soldati, al comando di Khalid ibn ʿAdi al-Qilaʿi, per inseguirlo e catturarlo.
Incontrò Khalid in un villaggio chiamato Bireen, nei pressi di Homs. Khalid lo uccise, gli tagliò la testa, fece prigionieri i suoi familiari e li condusse davanti a Marwan. La moglie di Nuʿman aveva assistito con i propri occhi alla sorte così crudele toccata a suo marito. Chiese a Marwan di consegnarle la testa mozzata del marito perché la tenesse in grembo, dicendo: «Sono io la legittima destinataria di questa testa. Sia data a me».
Per ordine di Marwan, gli uomini gettarono la testa di Nuʿman in grembo a sua moglie. Questo avvenne all’inizio dell’anno 65 dell’Egira, secondo un’altra versione alla fine dell’anno 64. Nuʿman aveva allora 64 anni.²⁶ Ibn Hazm dice: «Marwan inaugurò la propria ascesa al potere uccidendo Nuʿman».
La città natale del celebre poeta dell’epoca abbaside Abu al-ʿAlaʾ al-Maʿarri è Maʿarrat al-Nuʿman. In precedenza il luogo si chiamava semplicemente Maʿarra. Una volta Nuʿman vi si recò in visita. In quell’occasione gli morì un figlio, che fu sepolto lì. Da allora il luogo, in riferimento a Nuʿman, divenne noto con il nome di Maʿarrat al-Nuʿman.²⁷
La moglie di Nu’man (ra) era figlia della tribù araba dei Kalb. In diverse opere è stata narrata una storia straordinaria sul suo conto. Un tempo si trovava negli appartamenti privati di Mu’awiya (ra). Un giorno Mu’awiya disse a Maisun, la madre di Yazid: «Va’ a vedere questa donna». Dopo averla vista, Maisun disse: «Questa donna è incomparabile per bellezza e avvenenza. Tuttavia, sotto l’ombelico ha un neo. Per questo finirà per tenere in grembo la testa mozzata di suo marito».
Questa donna fu dapprima sposata da Habib ibn Maslama. Quando il loro matrimonio fu sciolto, Nu’man la sposò. Quando egli fu ucciso, ella tenne in grembo, in quanto sua moglie, la sua testa mozzata. In questo modo la profezia di Maisun si avverò.²⁸
Tra i figli di Nu’man (ra), tre figli maschi — Muhammad, Bashir e Yazid — divennero famosi. Per molti anni la sua discendenza rimase presente a Medina e Baghdad.²⁹
Nu’man (ra) possedeva una profonda conoscenza degli hadith e del fiqh. Sebbene, a causa degli importanti incarichi statali che ricopriva e delle altre responsabilità, non potesse assolvere al grande compito di diffondere il sapere, ovunque assumesse l’incarico di governatore quel luogo si trasformava in un centro di studio del fiqh e degli hadith. Dinanzi a lui venivano sottoposte innumerevoli cause, che egli giudicava in base al proprio sapere e alla propria intelligenza.
Sebbene al momento della morte del Nobile Messaggero fosse soltanto un bambino di otto anni, molti hadith erano comunque conservati nella sua memoria. In seguito ebbe l’onore di frequentare la Madre dei Credenti Aisha (ra) e Umar (ra), e ascoltò hadith da loro. Inoltre ascoltò numerosi hadith anche da suo zio materno, Abdullah ibn Rawaha (ra).³⁰
Nel ricevere e trasmettere gli hadith era estremamente cauto e scrupoloso. Ciononostante, attraverso la sua catena di trasmissione sono stati narrati complessivamente 124 (centoventiquattro) hadith. Di questi, cinque sono riportati concordemente da Bukhari e Muslim; Bukhari ne ha riportato uno individualmente e Muslim altri quattro.³¹ Durante i giudizi, citava gli hadith. Una volta, nel giudicare una causa, disse: «Deciderò questa causa nello stesso modo in cui il Messaggero (sa) decise la causa di un uomo».³²
Rispondeva alle varie domande della gente riguardanti le norme e le prescrizioni della Shari’a. Per lo più forniva tali risposte durante una khutba o un sermone. Le sue khutba, o i suoi sermoni, erano di due tipi: religiosi e politici. Era un oratore straordinario. I suoi sermoni erano pronunciati in una lingua estremamente pura e chiara. Simak ibn Harb riconobbe così la sua abilità nell’eloquio e nell’espressione: «Tra tutte le persone di cui ho ascoltato i sermoni, Nu’man ibn Bashir mi è sembrato l’oratore più eloquente».³³
Durante le khutba gesticolava con le mani e con il corpo in modo appropriato alla situazione. Per esempio, una volta disse nella sua khutba: «Ho sentito dal Messaggero di Allah (sa)». Nel pronunciare «ho sentito», indicò con le dita entrambe le orecchie.³⁴ Una volta, durante un sermone, descrisse così la condizione del Messaggero di Allah (sa): «Il Messaggero di Allah (sa) non riusciva nemmeno a procurarsi datteri di qualità inferiore per placare la fame. E ora voi non siete soddisfatti senza vari tipi di datteri pregiati e burro».³⁵
Una volta salì sul minbar e pronunciò un sermone. Nel sermone rappresentò la vita comunitaria come una misericordia di Allah e la divisione come il castigo e la maledizione di Allah. Alla riunione era presente anche il celebre imam al-Bahili. Al termine del sermone si alzò e disse rivolgendosi alla gente presente: «È vostro obbligo seguire al-Sawad al-A’zam».36
È incalcolabile il numero di coloro che ascoltarono gli hadith dalla sua bocca durante i suoi discorsi e sermoni. Qui riportiamo i nomi di alcuni dei suoi illustri discepoli: al-Sha’bi, Humayd ibn ‘Abd al-Rahman, Khaythama ibn ‘Abd al-Rahman, Salim ibn Abi al-Ju’d, Abu Ishaq al-Subay’i, ‘Abd al-Malik ibn ‘Umayr al-Yasi’ al-Kindi, Habib ibn Salim (il segretario di Nu’man), ‘Abdullah ibn ‘Abdullah ibn ‘Utba, ‘Urwa ibn al-Zubayr, Abu Qilaba al-Jurmi, Abu Salama al-Aswad, Ghayraz Abi Sufra, Azhar ibn ‘Abdullah, Muhammad ibn Nu’man Abu Sallam Mamta’ e altri.37
Nu’man (ra) era un uomo amante della letteratura e della poesia. Come nella letteratura in prosa si trovano testimonianze del suo talento, così si scorgono le sue tracce anche nella poesia. Compose molte poesie. Alcune sue poesie sono state raccolte a suo nome nei libri della sira. Al-Qurtubi ha raccolto alcune sue poesie nell’opera al-Isti’ab. Nella stessa opera al-Isti’ab ha raccolto anche alcuni suoi versi. Esiste inoltre un diwan delle sue poesie.38
Nonostante fosse coinvolto in varie dispute e conflitti, tumulti, sconvolgimenti di ogni genere e rivoluzioni, Nu’man (ra) detestava assolutamente l’ingiustizia e l’oppressione. Era un uomo estremamente compassionevole e dal cuore tenero. Nelle dispute e nei conflitti conquistava i cuori delle persone con la benevolenza e l’affetto, invece di ricorrere alla durezza e alla forza. Lo storico al-Tabari disse: «Era un uomo perspicace, paziente e devoto, che amava perdonare le persone».
L’episodio di Muslim ibn ‘Aqil e il sermone di Nu’man (ra) al riguardo, già menzionati in precedenza, hanno reso evidente la natura della sua politica tollerante e generosa. Una volta scrisse in una lettera a Qays ibn al-Haytham: «Sei davvero uno sventurato. Noi abbiamo visto il Messaggero di Allah e ascoltato i suoi hadith (detti). Voi invece non lo avete visto né avete ascoltato gli hadith dalla sua bocca. Egli disse: “Verso la fine dei tempi appariranno calamità e disordini continui. Allora una persona potrà essere musulmana al mattino e diventare miscredente prima che giunga la sera. Per il desiderio di modesti vantaggi e agi mondani, la gente venderà la propria religione”».39 Tuttavia, questa sua indole mite e gentile non era dovuta a timidezza o codardia. Come era insuperabile nella pazienza e nella tolleranza, così era incomparabile nel coraggio e nell’audacia.
Era un uomo di grande generosità. Si sforzava con tutte le sue forze di stare accanto alla gente nelle avversità. Una volta, quando era wali di Hims, il poeta al-A’sha al-Hamadani si recò da lui e disse: «Ho chiesto aiuto a Yazid, ma non mi ha dato alcuna risposta. Ora sono venuto da te. Onora il diritto di parentela e provvedi al pagamento dei miei debiti». In quel momento Nu’man (ra) non aveva denaro con sé. Giurò dicendo: «Non ho assolutamente nulla». Dopo aver riflettuto disse: «Hm!». Poi salì sul minbar della moschea e pronunciò un sermone davanti a circa ventimila persone riunite. Eccone il succo:40
«O gente! Al-A’sha al-Hamadani è figlio di uno dei vostri zii paterni. È un musulmano di nobile stirpe. Ha bisogno di denaro ed è venuto da voi proprio per questo. Che cosa desiderate fare ora?». La gente rispose all’unisono: «Ascolteremo ciò che dirai». Egli disse: «Non ho impartito alcun ordine». La gente disse: «Allora ciascuno di noi qui presente donerà un dinaro». Egli disse: «No. Date un dinaro ogni due persone». Quando tutti ebbero acconsentito, disse: «Gli darò questo denaro dal Bayt al-Mal. Quando arriveranno gli stipendi o le indennità, sarà riscosso da tutti». In questo modo Nu’man (ra) fece raccogliere diecimila dinari per pagare i debiti di al-A’sha. Questa è la versione riportata dall’autore di al-Isti’ab. Ibn al-Athir, autore di Usud al-Ghaba, dice che furono quarantamila. Per questo il poeta al-A’sha al-Hamadani rimase per tutta la vita riconoscente a Nu’man (ra). In lode di Nu’man (ra) compose anche una poesia. Il significato di alcuni versi della poesia è il seguente:41
1. Nel momento del bisogno non ho trovato nessuno generoso come Nu’man ibn Bashir.
2. Quando dice qualcosa, mantiene la parola data. Non è come colui che tende agli uomini la corda dell’inganno.
3. Se non fosse stato un Ansari, sarei stato come colui che si reca da qualche parte e torna a mani vuote.
4. Se diventassi ingrato verso Nu‘man, la disposizione alla gratitudine scomparirebbe da me. E nell’uomo ingrato non vi è nulla di buono.
Poiché durante l’infanzia Nu‘man (che Allah sia soddisfatto di lui) ebbe l’opportunità di stare molto vicino al Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), fu in grado di descrivere molti dettagli dei suoi comportamenti e delle sue abitudini. Nei libri di hadith e di sira si trovano numerose narrazioni di questo genere. Per esempio, descrivendo la devozione notturna del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), raccontò che, a forza di stare in piedi, i suoi piedi si gonfiavano.42 Allo stesso modo narrò come il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) raddrizzasse le file nella preghiera e quanta importanza attribuisse al loro allineamento. Disse: un giorno il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) vide un uomo con il petto sporgente oltre la fila. Allora disse: «O servi di Allah! O raddrizzate le vostre file, oppure Allah creerà discordia tra voi».43
‘A’isha, la Madre dei Credenti (che Allah sia soddisfatto di lei), era figlia di Abu Bakr al-Siddiq (che Allah sia soddisfatto di lui). Nu‘man (che Allah sia soddisfatto di lui) racconta: un giorno Abu Bakr andò a trovare sua figlia e suo genero. Chiese il permesso di entrare e sentì la voce di sua figlia ‘A’isha, più alta di quella del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Appena entrato, stava per schiaffeggiare la figlia, dicendole: «Parli al di sopra delle parole del Messaggero di Allah?». Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) si mise rapidamente in mezzo e salvò ‘A’isha dal colpo. Abu Bakr uscì dalla stanza della figlia adirato. Allora il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse ad ‘A’isha: «Hai visto? Ti ho salvata dal colpo». Alcuni giorni dopo Abu Bakr tornò a casa della figlia e del genero. Vedendo che i loro rapporti erano tornati alla normalità, disse: «Quando siete in pace mi date il permesso di entrare, e quando siete in guerra me lo date ugualmente». Allora il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Abbiamo fatto così, abbiamo fatto così».44
Un giorno egli si trovava in piedi sul minbar e disse: «Il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) stando in piedi su questo stesso minbar disse: “Chi non mostra gratitudine per poco, non può mostrarla neppure per molto. Chi non mostra gratitudine verso gli uomini, non mostra gratitudine neppure verso Allah. Riconoscere il favore di Allah è gratitudine per esso, mentre non riconoscerlo è ingratitudine”».
Così, attraverso le sue diverse narrazioni, sono emersi vari aspetti della vita del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace).
Sebbene, in un capitolo confuso della storia, Nu‘man (che Allah sia soddisfatto di lui) avesse sostenuto Mu‘awiya (che Allah sia soddisfatto di lui) e suo figlio Yazid, non si trova alcuna informazione secondo cui egli abbia commesso la benché minima ingiustizia verso qualcuno. La prova della sua fermezza nella verità si trova nel fatto che offrì la propria vita dopo aver giurato fedeltà ad ‘Abd Allah ibn al-Zubayr (che Allah sia soddisfatto di lui). Sebbene avesse abbandonato il seggio del potere di Kufa, non accettò di essere coinvolto in un conflitto con Muslim ibn ‘Aqil, il rappresentante dell’Imam Husayn. Grazie alla benedizione della compagnia del Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), era riuscito a possedere una moralità così elevata.
Fonti:
Samura ibn Jundub al-Fazari (che Allah sia compiaciuto di lui)
Nei libri di sīra sono riportate numerose kunyah, ossia soprannomi, di Samura al-Fazari (che Allah sia compiaciuto di lui), tra cui: Abū Saʿīd, Abū ʿAbd al-Raḥmān, Abū ʿAbd Allāh, Abū Sulaymān e Abū Muḥammad.¹ Egli era un Compagno del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Nella storia è noto come un condottiero coraggioso.² L’imam al-Dhahabī disse: «Era uno dei Compagni sapienti».³
Samura (che Allah sia compiaciuto di lui) non apparteneva alla comunità degli Anṣār di Medina; era originario dei Banū Fazāra. Ibn Isḥāq disse: «Era un alleato, ossia un amico legato da un patto, degli Anṣār di Medina».⁴ Suo padre, Jundub ibn Hilāl al-Fazārī, era residente a Baṣra. Samura nacque a Baṣra. Rimase orfano di padre ancora bambino. Sua madre lo portò a Medina e manifestò l’intenzione di sposare nuovamente uno degli Anṣār. Pose però la condizione che chi l’avesse sposata fosse disposto ad assumersi ogni responsabilità per lei e per suo figlio Samura. Murrī ibn Shaybān ibn Thaʿlaba accettò questa condizione e la sposò. Samura (che Allah sia compiaciuto di lui) crebbe sotto la tutela e nella benevola protezione del suo patrigno Murrī ibn Shaybān.⁵
Samura (che Allah sia compiaciuto di lui) abbracciò l’Islam dopo l’Egira. Poiché non aveva ancora l’età per partecipare alle spedizioni militari, non gli fu permesso di prendere parte alla battaglia di Badr, nel secondo anno dell’Egira. Al tempo della battaglia di Uḥud si presentò al Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), insieme ad alcuni altri giovani degli Anṣār, nella speranza di andare in battaglia. Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) scelse uno dei compagni di Samura e rimandò lui indietro. Samura allora disse: «Avete scelto lui e avete rimandato indietro me, benché io sia più forte di lui. Se non ci credete, fateci lottare». Dopo averlo udito, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) ordinò ai due di lottare. Durante la lotta, Samura sollevò e gettò a terra il giovane avversario. Vedendo ciò, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) gli permise anch’egli di recarsi sul campo di battaglia.⁶ Ibn Hishām disse: «Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) permise a Samura ibn Jundub e a Rāfiʿ ibn Khadīj di partecipare alla battaglia di Uḥud. Entrambi avevano allora quindici anni».⁷ Da Uḥud in poi partecipò a tutte le battaglie insieme al Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace).
Durante la vita del Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), egli risiedette a Medina. In seguito si stabilì a Baṣra.⁸ Nel cinquantesimo anno dell’Egira, dopo la morte di al-Mughīra ibn Shuʿba (che Allah sia compiaciuto di lui), governatore di Kūfa, Muʿāwiya (che Allah sia compiaciuto di lui) affidò a Ziyād ibn Sumayya, oltre a Kūfa, anche il governo di Baṣra. Ziyād nominò Samura (che Allah sia compiaciuto di lui) proprio rappresentante e assistente. Ziyād risiedeva sei mesi a Baṣra e sei mesi a Kūfa. Anche Samura esercitava le sue funzioni in entrambe le città durante la sua assenza: quando Ziyād era a Baṣra, egli era a Kūfa, e quando era a Kūfa, Samura era a Baṣra.⁹
Il periodo del governo di Ziyād è memorabile sotto molti aspetti. A quel tempo si attribuiva tanta importanza alla punizione e alla sicurezza che durante il suo governo non si verificò alcuna rivolta o sommossa a Baṣra o a Kūfa. Una fazione di ribelli kharigiti, già presente in quei luoghi, una volta alzatasi contro l’autorità, fu severamente repressa.
I kharigiti comparvero durante la vita del quarto califfo, ʿAlī (che Allah sia compiaciuto di lui). Un tempo erano suoi seguaci. In seguito si manifestarono come un gruppo fautore di disordini e caos, furono sconfitti e molti dei loro valorosi combattenti morirono. Tuttavia non fu possibile eliminarli completamente. Ogni volta che ne avevano l’occasione, rialzavano la testa e issavano la bandiera della rivolta. Per mano di questi estremisti fu versato il sangue di innumerevoli musulmani innocenti, tra cui molti Compagni. Il califfo ʿAlī (che Allah sia compiaciuto di lui) subì il martirio per mano di questi estremisti traviati.¹⁰ Baṣra e Kūfa erano i loro principali centri. Ziyād decise di eliminarli e di sradicarli. Questa decisione coincideva con quella di Samura (che Allah sia compiaciuto di lui).¹¹ Ibn Ḥajar disse: «Samura era estremamente severo nei confronti dei kharigiti».¹² Nei libri di storia e di sīra si legge che Ziyād e suo figlio ʿUbayd Allāh uccisero a Baṣra circa settantamila persone, e che anche Samura era coinvolto in ciò.¹³ L’imam al-Dhahabī disse: «Samura (che Allah sia compiaciuto di lui) uccise molte persone».¹⁴
ʿĀmir ibn Abī ʿĀmir racconta: «Eravamo seduti nell’assemblea di Yūnus ibn Ḥabīb. I presenti dissero: “Nessun’altra regione della terra ha assorbito tanto sangue quanto questa terra. Qui sono state uccise settantamila persone”. Chiesi a Yūnus se quelle parole fossero vere. Egli rispose: “Sì”. Gli fu domandato: “Chi ha compiuto quest’opera?”. Rispose: “Ziyād, suo figlio ʿUbayd Allāh e Samura”.»¹⁵ L’imām al-Qurṭubī dice: «Quando un kharigita veniva condotto davanti a Samura, egli lo uccideva e diceva: “Costui è il peggiore degli uccisi sotto il cielo, perché definiscono miscredenti i musulmani e versano il sangue degli uomini”.»¹⁶
A causa di questa durezza di Samura, i kharigiti erano profondamente ostili nei suoi confronti. Lo consideravano malvagio e protestavano contro il suo comportamento, condannandolo. Al contrario, i sapienti e i notabili dell’epoca a Baṣra, tra i quali vi erano personaggi illustri come Ibn Sīrīn e Ḥasan al-Baṣrī, lo lodavano. Essi rispondevano alle accuse rivolte contro Samura.¹⁷
Alla luce di tutte queste informazioni riportate nei libri di storia e di sīra, oggi potremmo chiederci: come può la mano di un Compagno, come Samura (ra), essere macchiata del sangue degli uomini? Si può rispondere che tutte le informazioni storiche non sono completamente infallibili come gli ḥadīth. È possibile che, nel turbolento contesto politico dell’epoca, questa calunnia sia stata attribuita a lui. Nella storia non mancano esempi simili.
Inoltre, per comprendere questo capitolo della storia, è necessario conoscere con precisione l’origine e lo sviluppo dei kharigiti, la loro ideologia e, soprattutto, la storia del loro comportamento spietato e delle loro attività terroristiche contro gli oppositori. Erano estremisti e uccisero indiscriminatamente numerosi innocenti e oppositori. Un gran numero di Compagni del Messaggero di Allāh (sa) perse la vita per mano loro. Questa verità emerge anche dalle parole di Samura (ra), già citate in precedenza. Pertanto, in qualità di governatore, egli non aveva altra scelta se non essere spietato con loro. Per questa ragione, grandi sapienti come Ibn Sīrīn e Ḥasan al-Baṣrī gli accordarono il loro pieno sostegno. Noi crediamo che un grande Compagno del Messaggero di Allāh (sa) non possa versare ingiustamente il sangue degli uomini.
Quando Ziyād morì nell’anno 53 dell’Egira, si verificarono alcuni cambiamenti nell’amministrazione dello Stato. Baṣra e Kūfa ottennero lo status di due province autonome e in ciascuna delle due province fu nominato un wālī. Samura divenne il wālī di Baṣra e rimase in carica per circa un anno.¹⁸ Nell’anno 54 dell’Egira fu rimosso da questo incarico per ordine dell’amīr Muʿāwiya (ra).
Vi sono divergenze riguardo all’anno della morte di Samura ibn Jundub (ra). Sono stati riportati gli anni 58, 59 e 60 dell’Egira.¹⁹ Ibn ʿImād al-Ḥanbalī ha indicato l’anno 60 dell’Egira come anno della sua morte.²⁰ Vi sono divergenze anche riguardo al luogo della sua morte: Baṣra o Kūfa.²¹ Alcuni hanno affermato che, dopo essere stato wālī di Baṣra, morì a Kūfa. È stato inoltre riferito che fu l’ultimo Compagno del Messaggero di Allāh (sa) a morire a Kūfa.²²
La morte di Samura (ra) avvenne in modo insolito. Negli ultimi anni della sua vita sentiva un freddo intenso. Per curarsi, rimaneva a lungo seduto nell’acqua calda per riscaldare il corpo. Alla fine ciò divenne una malattia cronica. Un giorno cominciò a sentire un freddo terribile. Fu circondato da fuochi accesi, ma non servì a nulla. Disse: “Come potrei spiegare ciò che sta accadendo nel mio ventre?”. In quello stato di agitazione, mentre cercava di sedersi nell’acqua calda di una pentola, cadde nell’acqua bollente e morì.²³ Hilāl ibn Umayya dice che morì bruciato dal fuoco mentre cercava di riscaldarsi, in stato di distrazione. Se questo racconto è autentico, allora il significato della profezia del Messaggero di Allāh (sa) era il fuoco di questo mondo, non quello dell’Aldilà.²⁴ Ibn ʿAbd al-Barr dice che, con la morte di Samura in questo modo, una profezia del Messaggero di Allāh (sa) si realizzò.
Nei libri di rijāl e di sīra si trova una profezia del Nobile Messaggero riguardo alla morte di Samura (ra). Anas ibn Ḥakīm al-Ḍabbī racconta: «Stavo passeggiando per Medina quando incontrai improvvisamente Abū Hurayra. Prima ancora che potessi dirgli altro, egli mi chiese di Samura. Quando gli riferii che Samura era ancora vivo, ne fu molto felice. Poi disse: “Un giorno eravamo in dieci in una casa insieme al Messaggero di Allāh (sa). A un certo punto egli si alzò improvvisamente e fissò attentamente il volto di ciascuno di noi. Poi afferrò i due stipiti della porta e disse: ‘Ākhirukum mawtan fī n-nār’ — l’ultimo di voi a morire andrà nel fuoco oppure morirà bruciato dal fuoco. Di quei dieci, otto sono già morti. Siamo rimasti io e Samura. Ora non desidero più nulla quanto assaporare la morte”.²⁵ In alcune narrazioni, al posto dei dieci vengono menzionate tre persone: Samura, Abū Maḥdhūra e Abū Hurayra.²⁶
Non vi è alcun dubbio che, tra il gruppo sopra menzionato, il venerabile Samura fu l’ultimo a morire. Tuttavia, vi è discordanza riguardo a chi sia morto per primo tra Abū Maḥdhūra e Abū Hurayra (ra). Alcune narrazioni lasciano intendere che Abū Hurayra (ra) sia morto per primo. Al-Balādhurī dice: «Samura era vivo a Baṣra e Abū Maḥdhūra alla Mecca. Perciò, quando qualcuno dall’Ḥijāz si recava a Baṣra, Samura gli chiedeva notizie di Abū Maḥdhūra; e quando qualcuno da Baṣra si recava alla Mecca, Abū Maḥdhūra gli chiedeva notizie di Samura». Così, un giorno, Abū Maḥdhūra morì prima di Samura.²⁷
Aws ibn Khālid dice: «Quando mi recavo da Abū Maḥdhūra, egli mi chiedeva notizie di Samura; e quando mi recavo da Samura, egli mi chiedeva notizie di Abū Maḥdhūra».²⁸ Tuttavia, dalla narrazione precedentemente menzionata di Anas ibn Ḥakīm e da una narrazione di Ṭāwūs si comprende che Abū Maḥdhūra morì prima di Abū Hurayra. Ṭāwūs dice, infatti: «Se qualcuno voleva spaventare Abū Hurayra, diceva: “Samura è morto!”. Appena udiva ciò, egli lanciava improvvisamente un grido e cadeva privo di sensi».²⁹
Non si conosce il numero esatto dei figli di Samura (ra). Si sa tuttavia che ebbe due figli, di nome Sulaymān e Saʿd. Fu uno dei Compagni eruditi e di grandissimo prestigio. Sebbene al tempo del nobile Messaggero (sa) fosse ancora giovane, conservò nella memoria numerosi ḥadīth del Messaggero di Allah (sa). L’Imām al-Qurṭubī dice: «Fu uno degli ḥāfiẓ del ḥadīth che narrarono il maggior numero di ḥadīth del Messaggero di Allah (sa)».³⁰ Nel libro Tahdhīb al-Tahdhīb si afferma che presso suo figlio era conservata una copia scritta dei ḥadīth da lui narrati.³¹ Ibn Sīrīn dice: «Questo piccolo libro era un tesoro di conoscenza».³²
Samura (ra) attribuiva particolare importanza alla memorizzazione degli ḥadīth. Possedeva inoltre una memoria straordinaria: riusciva a ricordare tutto ciò che desiderava imprimere nella memoria. Durante la preghiera, il nobile Messaggero (sa) osservava il silenzio in due momenti: il primo, dopo il takbīr al-taḥrīma, quando recitava «Subḥānaka Allāhumma»; il secondo, dopo la recitazione della Sūra al-Fātiḥa, quando diceva «Āmīn». Samura ricordava questo particolare e lo metteva anche in pratica. ʿImrān ibn Ḥusayn (ra), invece, non lo ricordava. Una volta, quando Samura (ra) seguì nella preghiera la pratica del Messaggero di Allah (sa), ʿImrān (ra) protestò. Per chiarire la questione e conoscere l’informazione corretta, fu scritta una lettera a Ubayy ibn Kaʿb (ra), a Medina. Egli rispose: «Samura ha detto la verità. Ricorda correttamente».³³
Una volta, durante una predica, egli narrò un ḥadīth. Tra gli ascoltatori vi era Thaʿlaba ibn Abʿād al-ʿAbdī. Egli dice: «Quando Samura narrò nuovamente quel ḥadīth, non si riscontrò alcuna differenza nelle parole».³⁴ Nonostante possedesse una memoria acutissima, era estremamente prudente e scrupoloso nel narrare gli ḥadīth. Disse: «Ho ascoltato molte cose direttamente dalla bocca del Messaggero di Allah (sa). Tuttavia, il rispetto che nutro per i Compagni più anziani mi impedisce di narrarle tutte. Essi sono più anziani di me. Durante la vita del Messaggero di Allah (sa) ero soltanto un giovane. Ciononostante, tutto ciò che ascoltavo lo imprimevo nella memoria».³⁵
Talvolta narrava un ḥadīth e, se nella mente di qualcuno sorgeva un dubbio, lo dissipava rispondendo. Un uomo, dopo aver ascoltato il racconto di un miracolo del Messaggero di Allah (sa), domandò: «Il cibo era forse aumentato?». Egli rispose: «Che cosa c’è di sorprendente? Da dove sarebbe avvenuto questo aumento, se non dal cielo?».³⁶
Samura narrò direttamente gli ḥadīth ascoltati dal Messaggero di Allah (sa) e da Abū ʿUbayda ibn al-Jarrāḥ. In diverse opere sono stati narrati complessivamente 123 (centoventitré) ḥadīth attraverso la sua catena di trasmissione. Tra coloro che narrarono ḥadīth da lui, alcuni dei più importanti sono:
ʿImrān ibn Ḥusayn, al-Shaʿbī, Ibn Abī Laylā, ʿAlī ibn Rabīʿa, ʿAbd Allāh ibn Burayda, al-Ḥasan al-Baṣrī, Muḥammad ibn Sīrīn, Muṭarrif ibn Shukhayr, Abū al-ʿAlāʾ al-ʿAṭāridī, Qudāma ibn Wabra, Yazīd ibn ʿUqba, Rabīʿ ibn ʿUmayla, Hilāl ibn Liyāf, Abū Naḍra al-ʿAbdī, Thaʿlaba ibn ʿAbbād, Abū Qilāba al-Jarmī e Sulaymān ibn Samura.³⁷
Samura (ra) possedeva molteplici virtù morali. Muhammad ibn Sirin disse: «Era un uomo estremamente degno di fiducia e sincero. Amava l’Islam e i musulmani con tutto il cuore».³⁸ Era un seguace devoto delle consuetudini e della Sunna del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui).³⁹
In Arabia, un uomo chiamato Ahnaf fabbricò un particolare tipo di spada, divenuta famosa con il nome di hanafiyya. Anche il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) possedeva una spada di questo tipo. Samura (ra) ne realizzò una copia. Tra i suoi discepoli, anche Muhammad ibn Sirin ne fece una copia.⁴⁰
Fonti:
Abu al-Yasar Ka’b ibn ‘Amr (ra)
Abu al-Yasar Ka’b (ra), appartenente al ramo dei Banu Salima della tribù medinese dei Khazraj, è menzionato nelle opere di storia e di sīra semplicemente come Abu al-Yasar, come Ka’b oppure con entrambi i nomi. Suo padre era ‘Amr ibn ‘Abbas e sua madre Nusayba bint Azhar al-Murri. Anche lei era figlia della tribù dei Banu Salima.¹ L’imam al-Dhahabi menziona il nome di suo padre come ‘Umar e descrive Abu al-Yasar come uno dei pilastri degli Ansar.²
Partecipò alla Seconda Bay’a di al-‘Aqaba (il giuramento) e, proclamando la propria adesione all’Islam, prestò giuramento di fedeltà nelle mani del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Alcuni hanno riferito che allora avesse vent’anni.³
Partecipò, insieme al Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui), a tutte le battaglie successive, a cominciare dalla prima guerra dell’Islam, quella di Badr.⁴ Nella battaglia di Badr mostrò grande coraggio e valore. Lo stendardo dell’esercito politeista della Mecca era nelle mani di Abu ‘Aziz ibn ‘Umayr, fratello di sangue del celebre Compagno muhajir Mus’ab ibn ‘Umayr. Abu al-Yasar avanzò con la rapidità di un assalto, gli strappò lo stendardo dalle mani e lo catturò.⁵ In questa battaglia uccise un soldato politeista di nome Munabbih ibn al-Hajjaj.⁶ Inoltre catturò al-‘Abbas e lo condusse davanti al Nobile Messaggero. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) rimase stupito guardando il corpo minuto di Abu al-Yasar e quello imponente di al-‘Abbas. Gli chiese: «Come hai fatto a catturare al-‘Abbas?». Abu al-Yasar rispose: «O Messaggero di Allah! Nel catturarlo mi ha aiutato una persona che non avevo mai visto prima né dopo. Quell’uomo aveva questo aspetto». Udite le sue parole, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nel catturarlo mi ha aiutato un grande angelo».⁷ L’imam Ahmad lo ha riferito sulla base della trasmissione di al-Bara’: «Quest’uomo non mi ha catturato. Mi ha catturato un altro uomo, che aveva questo aspetto». Udite le sue parole, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Quale angelo lo ha aiutato?».⁸
Ibn Ishaq ha riferito quanto segue. Per trasferire a Medina i prigionieri qurayshiti di Badr, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) li distribuì tra i Compagni. Abu ‘Aziz ibn ‘Umayr, fratello di sangue di Mus’ab ibn ‘Umayr, era uno dei prigionieri. Fu affidato a Mus’ab e ad Abu al-Yasar. Era stato proprio Abu al-Yasar a catturarlo sul campo di battaglia. Durante il viaggio verso Medina, Mus’ab disse ad Abu al-Yasar di legare strettamente le due mani di suo fratello Abu ‘Aziz. Udendo ciò, Abu ‘Aziz disse tristemente: «Fratello, hai potuto dire una cosa simile riguardo a me?». Mus’ab rispose: «Tu non sei più mio fratello; ora mio fratello è questo Abu al-Yasar».⁹ L’imam al-Bukhari menzionò nella sua opera storica la partecipazione di Abu al-Yasar alla battaglia di Badr. Ibn Hisham lo annoverò tra i combattenti di Badr.¹⁰ Al-Baladhuri disse che al tempo della battaglia di Badr egli aveva trentadue anni.¹¹ Ma in precedenza è stato riferito che partecipò alla Seconda Bay’a di al-‘Aqaba all’età di vent’anni. Come poteva dunque avere trentadue anni al tempo di Badr?
Abū al-Yasar partecipò alla battaglia di Khaybar. Un episodio legato a lui, avvenuto a Khaybar, è narrato in diverse opere. A un certo punto di quella battaglia, l’esercito musulmano stava assediando la fortezza dell’esercito nemico. Una notte, un ebreo della parte avversaria chiese: «Chi può procurare la carne di un intero gregge di pecore?». Abū al-Yasar esclamò subito: «Io posso farlo». Detto ciò, corse verso il gregge. Le pecore stavano allora entrando nella fortezza. Egli ne afferrò due da dietro, le strinse sotto le ascelle e le portò via. I suoi compagni macellarono e cucinarono le due pecore.¹²
Durante la battaglia di Ṣiffīn e negli altri eventi successivi, egli si schierò dalla parte di ʿAlī (ra).¹³ A quel tempo era l’unico sopravvissuto tra i Compagni di Badr.¹⁴
Morì a Medina nell’anno 55 dell’Egira. Alcuni hanno affermato che fu l’ultimo a morire tra i Compagni di Badr.¹⁵ Negli ultimi anni della sua vita narrava l’episodio di Khaybar e, scherzando, diceva: «Ascoltate da me; tra i Compagni, ora sono rimasto vivo soltanto io».¹⁶ Con queste parole intendeva riferirsi esclusivamente ai Compagni di Badr. Al momento della morte aveva più di settant’anni. Alcuni hanno parlato di centoventi anni, ma ciò non è corretto.
Il corpo di Abū al-Yasar era robusto e tarchiato. Tuttavia, i suoi muscoli erano duri come corde attorcigliate. Aveva il ventre grosso.¹⁷
Narrava pochissimi ḥadīth, ma lo faceva con la massima cautela. Una volta narrò due ḥadīth del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) a ʿUbāda ibn al-Walīd. Allora si pose le dita sugli occhi e sulle orecchie e disse: «Questo mio occhio ha assistito all’episodio e questo mio orecchio ha udito il Messaggero dirlo».¹⁸ L’Imām Muslim ha narrato due suoi ḥadīth. I numeri progressivi dei due ḥadīth sono 3006 e 3007. L’Imām Bukhārī, invece, non ha narrato alcun suo ḥadīth.¹⁹
Tra i suoi discepoli sono particolarmente degni di menzione ʿUbāda ibn al-Walīd, Mūsā ibn Ṭalḥa, ʿUmar ibn Ḥakam ibn Rāfiʿ, Ḥanẓala ibn Qays al-Zuraqī, Ṣayfī, il mawlā di Abū Ayyūb al-Anṣārī, e Ribāʿī ibn Khirāsh.²⁰ Era una persona molto misericordiosa e dal cuore tenero. Un uomo dei Banū Ḥarām gli era debitore di una certa somma. Un giorno si recò alla porta di casa sua per sollecitarne il pagamento e lo chiamò per nome, ma non ricevette risposta. Pensò che l’uomo non fosse in casa. Mentre stava tornando indietro, arrivò correndo un bambino. Gli chiese: «Dov’è tuo padre?». Il bambino rispose: «È nascosto sotto il letto di mia madre». Allora gridò: «Vieni fuori subito! Ormai so dove ti trovi». L’uomo uscì e raccontò la sua situazione di bisogno. Il cuore di Abū al-Yasar si intenerì. Gli chiese il documento del debito, cancellò ciò che vi era scritto e poi disse: «Pagherai, se ti sarà possibile; altrimenti ti condono tutto il debito».²¹
Credeva nel trattare servi e schiave con equità e uguaglianza, e metteva personalmente in pratica questo principio. Un giorno ʿUbāda ibn al-Walīd si recò da lui per ascoltare ḥadīth e vide davanti al suo schiavo una pila di libri. Egli indossava una veste e un lungi, e anche lo schiavo aveva gli stessi abiti. ʿUbāda disse: «Zio, sarebbe meglio che aveste un paio di abiti dello stesso tipo. Prendete il suo lungi e dategli la vostra veste; oppure dategli il vostro lungi e prendete la sua veste». Abū al-Yasar, dopo averlo ascoltato, pose la mano sulla sua testa e pregò per lui. Poi disse: «Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha ordinato: ciò che indossate, fatelo indossare anche ai vostri schiavi; ciò che mangiate, datene loro da mangiare allo stesso modo».²²
L’Imām Abū Dāwūd e al-Nasāʾī hanno narrato, tramite Abū al-Yasar, una supplica del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) diceva: «O Allah! Mi rifugio presso di Te dalla distruzione. Mi rifugio presso di Te dalla caduta. Mi rifugio presso di Te dall’annegamento, dall’essere bruciato dal fuoco e dalla vecchiaia. Mi rifugio inoltre presso di Te dalle tentazioni di Satana al momento della morte, dal fuggire mentre parto per il jihād sulla Tua via, e dalla morte causata dai morsi di animali velenosi e dalle punture di insetti».²³
Fonti:
ʿĀṣim ibn Thābit ibn Abī al-Aqlaḥ (ra)
Il suo nome era ʿĀṣim e la sua kunya Abū Sulaymān. Suo padre era Thābit ibn Abī al-Aqlaḥ Qays e sua madre al-Shamūs bint Abī ʿĀmir.¹ Questo ʿĀṣim era il nonno materno del celebre tābiʿī ʿĀṣim, figlio del secondo califfo, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb.² Era originario della celebre tribù medinese degli Aws.
Abbracciò l’Islam prima dell’arrivo a Medina del nobile Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam). Gli esperti di sīra lo annoverano tra gli Anṣār che abbracciarono l’Islam in epoca molto precoce.³ Quando il Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) giunse a Medina, istituì un rapporto di fratellanza spirituale tra lui e ʿAbd Allāh ibn Jaḥsh.⁴
Ḥaḍrat ʿĀṣim partecipò alle battaglie di Badr e Uḥud.⁵ Prima della battaglia di Badr, il nobile Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) riunì tutti i combattenti e si consultò con loro sulla strategia di guerra. A un certo punto domandò: «Ditemi, dunque, come combatterete?». Ḥaḍrat ʿĀṣim si alzò immediatamente con arco e frecce in mano e disse: «A una distanza di duecento cubiti tirerò con l’arco. Se sarà più vicino, colpirò con la lancia; e se sarà ancora più vicino, colpirò con la spada». Udendo queste parole, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) disse: «Questa è la regola della guerra. Combatterete come combatte ʿĀṣim».⁶
Nella battaglia di Badr, lo stendardo dell’esercito politeista della Mecca era inizialmente nelle mani di Ṭalḥa ibn Abī Ṭalḥa. Quando questi fu ucciso da Ḥaḍrat ʿAlī, lo prese suo fratello Abū Saʿd ibn Abī Ṭalḥa. Quando questi fu ucciso da Ḥaḍrat Saʿd ibn Abī Waqqāṣ, lo sollevò ʿUthmān, o Usāma, ibn Ṭalḥa. Egli fu ucciso da Ḥaḍrat Ḥamza e Muṣāfiʿ ibn Ṭalḥa prese lo stendardo. Ḥaḍrat ʿĀṣim lo uccise. Poi suo fratello al-J ulās ibn Ṭalḥa, o secondo un’altra versione Kilāb ibn Ṭalḥa, sollevò lo stendardo. Ḥaḍrat ʿĀṣim lo uccise a sua volta scagliandogli contro delle frecce.⁷
A Badr, Ḥaḍrat ʿĀṣim uccise anche ʿUqba ibn Abī Muʿayṭ, una delle persone più rispettate dei Quraysh. ʿUqba era un uomo di natura vile e uno dei più accaniti nemici del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam) alla Mecca. Lo tormentava in vari modi. Riempiva cesti di sporcizia e rifiuti e li lasciava davanti alla porta della casa del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam). Un giorno, mentre il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) era prostrato, quel miserabile accorse da chissà dove e gli si sedette con tale forza sulla testa che il Profeta rischiò di perdere la vita. In un’altra occasione, mentre il Profeta era prostrato, quel malvagio giunse da chissà dove portando sulla spalla le interiora di una capra morta e gliele rovesciò sulla testa. Questo peccatore fu catturato dai musulmani a Badr. Per ordine del nobile Messaggero di Allah, Ḥaḍrat ʿĀṣim lo uccise.⁸ Ibn Hishām, tuttavia, afferma: «Al-Zuhrī e molti altri sapienti hanno detto che fu Ḥaḍrat ʿAlī ibn Abī Ṭālib (ra) a uccidere ʿUqba».⁹
Partecipò alla battaglia di Uḥud. In quella battaglia lasciò un esempio senza precedenti di come si debba mettere in gioco la propria vita per l’Islam. Nella prima fase della battaglia l’esercito musulmano riportò la vittoria. Tuttavia, il reparto di arcieri collocato dal Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam) presso un passo montano abbandonò la propria posizione, violando il suo ordine, e si mise a raccogliere il bottino. Approfittando di ciò, un gruppo di soldati politeisti, guidato da Khālid ibn al-Walīd, lanciò un contrattacco passando attraverso quel passo. Questo attacco improvviso provocò una grave calamità per l’esercito musulmano vittorioso. In un istante l’esercito musulmano cadde nel disordine e i suoi uomini furono dispersi lontano dal loro comandante, il Messaggero (sallallahu alayhi wa sallam). In quel momento di estrema difficoltà, quindici mujāhid rimasero saldi come montagne e affrontarono il nemico. Tra loro vi era Ḥaḍrat ʿĀṣim ibn Thābit. Quel giorno di Uḥud, otto uomini prestarono giuramento nelle mani del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), impegnandosi a combattere fino alla morte. Erano: ʿAlī, al-Zubayr, Ṭalḥa, Abū Dujāna, al-Ḥārith ibn al-Ṣimma, Ḥubāb ibn al-Mundhir, ʿĀṣim ibn Thābit e Sahl ibn Ḥunayf. Tuttavia, quel giorno nessuno di loro morì.¹⁰ Ibn Saʿd afferma che a Uḥud, quando tutti fuggirono, egli prestò giuramento nelle mani del Messaggero di Allah (sallallahu alayhi wa sallam), impegnandosi a morire.¹¹ Fu uno dei valenti arcieri dell’esercito musulmano in quella battaglia.¹²
A Uhud egli uccise Musafi‘ e al-Harith, oppure, secondo un’altra versione, al-Julas, i due figli di Talha ibn Abi Talha, membri dell’esercito politeista. Colpì entrambi con le sue frecce con grande precisione. Furono portati in condizioni gravissime dalla loro madre, Sulafa bint Sa‘d. La madre, tenendo in grembo la testa del figlio Musafi‘, gli chiese: «Figlio mio, chi ti ha trafitto il corpo in questo modo?». Egli rispose: «Ho sentito un uomo scagliarmi contro una freccia e gridare: “Prendi questa! Io sono Ibn Abi al-Aqlah”». Allora Sulafa giurò che, se un giorno fosse riuscita ad avere tra le mani la testa di ‘Asim, avrebbe bevuto vino dal suo cranio.¹³ Allah l’Onnipotente non le permise di adempiere questo giuramento.
A Uhud Hadrat ‘Asim uccise un altro ingrato e malvagio abitante della Mecca. Si chiamava Abu ‘Uzza ‘Amr ibn ‘Abdullah. Quest’uomo era stato catturato dall’esercito musulmano a Badr. Allora implorò la benevolenza del Messaggero di Allah (s.a.w.), dicendo di avere sulle spalle il sostentamento di una famiglia numerosa e di essere l’unico a guadagnare. Il Messaggero di Allah (s.a.w.) ebbe compassione di lui e lo liberò sulla base della promessa che per il resto della sua vita non sarebbe mai più uscito dalla sua casa per combattere contro il Messaggero di Allah (s.a.w.). Eppure, al tempo della battaglia di Uhud, Abu ‘Uzza decise di uscire dalla Mecca insieme ai Quraysh. Disse loro: «Muhammad mi ha trattato bene e mi ha mostrato benevolenza. Non posso ripagarlo in questo modo». Ma non riuscì a rimanere fedele alla sua decisione. Sotto le insistenti pressioni dei meccani Safwan ibn Umayya e Ubayy ibn Khalaf, alla fine venne con loro a Uhud per combattere. Per la crudele ironia del destino, anche questa volta fu catturato dai musulmani. Come prima, implorò la benevolenza del Messaggero di Allah (s.a.w.). In risposta, il Messaggero (s.a.w.) gli disse una frase memorabile: «Un credente non può essere morso due volte dallo stesso serpente o scorpione nella stessa tana». «Pensi forse che, tornando alla Mecca, dirai alla tua gente: “Ho ingannato Muhammad due volte”?»
Lo storico al-Waqidi ha narrato, tramite Bukayr ibn Mismar, la storia della cattura di Abu ‘Uzza a Uhud. Egli racconta: i politeisti si ritirarono da Uhud e, nella prima parte della giornata, si fermarono in un luogo chiamato Hamra’ al-Asad. Dopo qualche tempo se ne andarono, ma Abu ‘Uzza stava ancora dormendo. Nel frattempo si fece più tardi e giunsero sul posto alcuni musulmani che inseguivano l’esercito dei Quraysh. Hadrat ‘Asim ibn Thabit catturò Abu ‘Uzza sul posto e lo condusse davanti al Messaggero di Allah (s.a.w.). Il Messaggero (s.a.w.) respinse la sua richiesta di aver salva la vita e ordinò di ucciderlo. Hadrat ‘Asim gli separò la testa dal collo».¹⁴ Secondo un’altra narrazione, invece, l’uccisore di Abu ‘Uzza fu Hadrat al-Zubayr.¹⁵
Hadrat ‘Asim (r.a.) subì il martirio nel quarto anno dell’Egira, durante l’episodio di al-Raji‘, per mano degli uomini della tribù Hudhayl. Nei resoconti di questo episodio si riscontra una certa discordanza tra l’Imam al-Bukhari e gli altri esperti della sira. Ne riportiamo qui brevemente i dettagli:
Al-Raji‘ era il nome di un pozzo d’acqua appartenente alla tribù Hudhayl. L’episodio avvenne proprio nei suoi pressi; per questo è noto nella storia come l’episodio di Yawm al-Raji‘. L’Imam al-Bukhari lo ha narrato da Abu Hurayra (r.a.). Il Messaggero (s.a.w.) inviò una squadra di ricognizione composta da dieci uomini, al comando di ‘Asim ibn Thabit. Quando partirono da Medina e giunsero in una località tra ‘Usfan e la Mecca, il ramo Banu Lihyan della tribù Hudhayl si accorse di loro. Cento uomini armati di arco iniziarono a inseguirli. A un certo punto raggiunsero il luogo in cui la squadra si era fermata e vi trovarono dei noccioli di dattero; ciò li convinse che il gruppo proveniva da Medina. Vedendo i noccioli, dissero tra loro: «Questi sono datteri di Yathrib». Li inseguirono rapidamente e circondarono la squadra. Quando Hadrat ‘Asim si accorse della presenza del nemico, si rifugiò con i suoi compagni su una collina alta e fortificata.¹⁶
Nei resoconti di Muhammad ibn Ishaq, Musa ibn ‘Uqba e ‘Urwa ibn al-Zubayr si riscontra una certa differenza rispetto alla narrazione sopra citata dell’Imam al-Bukhari. Tuttavia, nel campo della scienza del maghazi, Muhammad ibn Ishaq è insuperabile. Per questo l’Imam al-Shafi‘i disse: «Chiunque voglia conoscere il maghazi (i racconti delle guerre e delle battaglie) deve fare affidamento su Muhammad ibn Ishaq».¹⁷
Muhammad ibn Ishaq ha narrato da ‘Asim ibn ‘Umar. Dopo la battaglia di Uhud, alcuni uomini delle tribù di al-‘Adl e al-Qarah giunsero a Medina e dissero: «O Messaggero di Allah! Alcuni dei nostri hanno abbracciato l’Islam. Invia con noi alcuni tuoi compagni, affinché ci insegnino la conoscenza della religione, ci insegnino a recitare il Corano e ci istruiscano nella legge islamica». Il Messaggero di Allah (s.a.w.) inviò con loro sei uomini: (1) Marsad ibn Abi Marsad al-Ghanawi, (2) Khalid ibn al-Bukayr al-Laythi, (3) ‘Asim ibn Thabit, (4) Khubayb ‘Adi, (5) Zayd ibn al-Dathinnah, (6) ‘Abdullah ibn Tariq. Il comandante del gruppo era Marsad ibn Abi Marsad. Anche Musa ibn ‘Uqba ha trasmesso una narrazione analoga a quella di Ibn Ishaq.¹⁸
Ibn Ishaq racconta: essi partirono insieme a quegli uomini. Quando, dirigendosi verso l’Hijaz, giunsero presso il pozzo di al-Raji‘, vicino ad al-Had’ah, nella terra della tribù Hudhayl, gli uomini che li accompagnavano tradirono la loro fiducia e cominciarono a gridare chiedendo l’aiuto della tribù Hudhayl per assalire il gruppo. Immediatamente gli uomini di Hudhayl uscirono con le armi in pugno e circondarono il gruppo da ogni lato. Quei pochi uomini presero le armi per combatterli. Allora gli uomini di Hudhayl dissero: «Per Allah! Non intendiamo uccidervi. Vogliamo soltanto consegnarvi agli abitanti della Mecca e ottenere in cambio una ricompensa».¹⁹ «Vi diamo, da parte di Allah, la nostra garanzia e vi promettiamo che vi consegneremo ottenendo in cambio una ricompensa». In risposta, Marsad, Khalid e ‘Asim dissero: «Per Allah! Non accetteremo mai la garanzia né il patto di un politeista». L’Imam al-Bukhari dice che in quell’occasione ‘Asim dichiarò: «Non mi porrò sotto la protezione di un miscredente». L’Imam al-Bukhari dice inoltre che in quell’occasione ‘Asim dichiarò: «Non mi porrò sotto la protezione di un miscredente. O Allah, fai giungere al Tuo Profeta la notizia di ciò che ci è accaduto».²⁰ Ibn Ishaq dice che allora ‘Asim recitò una poesia, di cui riportiamo qui alcuni versi:²¹
«Quale scusa potrei avere, se sono un arciere forte e abile?
Ho anche un arco, e la sua corda è robusta.
Dalla sua schiena volano punte di frecce lunghe e larghe. E la morte? Essa è certamente vera, mentre la vita è falsa.
Ciò che Allah ha decretato deve accadere,
e l’uomo tornerà proprio a Lui.
altrimenti mia madre sarà disonorata—
se non combatto contro di loro.»
Nelle opere di sīra sono stati riportati anche alcuni altri versi di questo genere.22
Mentre recitava versi poetici, ‘Āsim scagliava frecce contro i miscredenti. Quando le frecce finirono, cominciò a usare la lancia. Quando anche quella si spezzò, gli rimase la spada, che egli brandì. Poco prima del martirio, egli pregò:
«Io sono Abū Sulaymān! Solo uomini come me scagliano frecce. Ho ereditato questo onore da uomini nobili. Marsad e Khālid sono caduti martiri mentre affrontavano il nemico.»²³
L’Imām Bukhārī narra: in seguito, ‘Āsim e i suoi compagni entrarono in combattimento. Trafitto dalle frecce dei nemici, ‘Āsim subì il martirio insieme a sei dei suoi compagni. Rimasero in vita Khubayb, Zayd e un altro uomo. Avendo ricevuto dai miscredenti la promessa di aver salva la vita, si arresero. Non appena li ebbero nelle loro mani, i miscredenti violarono la promessa: tolsero le corde dagli archi e legarono loro mani e piedi. Vedendo ciò, il terzo uomo tra loro esclamò: «Questo è il primo inganno». Detto ciò, si rifiutò categoricamente di andare con loro. Essi lo trascinarono a lungo, ma non riuscirono in alcun modo a portarlo via. Alla fine i miscredenti lo uccisero. Anche i due rimasti furono portati alla Mecca e uccisi.²⁴
Dopo aver ucciso Hazrat ‘Āsim (ra), i Banū Hudhayl decisero di vendere la sua testa a una donna meccana, Sulāfa bint Sa‘d. È stato già menzionato che ‘Āsim aveva ucciso i due figli di questa donna nella battaglia di Uhud. Perciò ella aveva giurato che, se mai fosse riuscita a catturare ‘Āsim, avrebbe bevuto vino dal suo cranio.²⁵⁵ Inoltre dichiarò che chiunque le avesse portato la sua testa avrebbe ricevuto cento cammelli come ricompensa.²⁶ Egli aveva anche ucciso a Badr ‘Uqba ibn Abī Mu‘ayt, uno dei principali capi dei Quraysh idolatri. Per questo anche loro furono immensamente felici alla notizia della morte di ‘Āsim. Manifestarono la loro gioia dicendo: «Finalmente è terminata la vita terrena dell’uccisore di ‘Uqba». Volevano bruciare il suo corpo nel fuoco e ridurlo in cenere, placando così il loro desiderio di vendetta.²⁷ Ma Allah l’Altissimo non esaudì il desiderio di nessuno di loro.
Prima della morte, Hazrat ‘Āsim aveva pregato Allah: «O Allah! Fa’ che nessun politeista mi tocchi e che io non tocchi nessuno di loro». Allah l’Altissimo esaudì la sua preghiera. Mandò api o vespe a proteggerlo dal contatto dei miscredenti. A questo proposito Hazrat ‘Urwa racconta: non appena i politeisti si accinsero ad avvicinarsi al suo cadavere, uno sciame di api giunse da chissà dove e cominciò a pungerli in modo tale che essi fuggirono completamente disorientati. Dopo aver fallito alla luce del giorno, decisero di avvicinarsi al corpo durante la notte. Ma appena calarono le tenebre, si abbatté una pioggia torrenziale. Nella violenta corrente dell’alluvione il cadavere di Hazrat ‘Āsim fu trascinato chissà dove, e i politeisti, pur cercandolo minuziosamente, non riuscirono a trovarne alcuna traccia. Ibn Sa‘d afferma: questo doloroso episodio di al-Rajī‘ avvenne nel mese di Safar, trentasei mesi dopo l’Egira. Quando Hazrat ‘Umar seppe che le api avevano protetto il suo corpo, commentò: «Allah ha protetto un Suo servo credente. Lo ha preservato dal contatto dei politeisti sia in vita sia dopo la morte». Poiché le api lo avevano protetto, nella storia egli è conosciuto con il nome di Hamiyud Dabr.²⁸
Dopo questo doloroso episodio di al-Rajī‘, i poeti islamici di Medina levarono la loro voce per condannare i Hudhayliti. Poeti come Hassān ibn Thābit e Abū Zayd al-Anṣārī composero poesie per condannare questa loro malvagità e lodare i martiri. Alcuni di questi versi sono stati raccolti in varie opere, tra cui la Sīrat Ibn Hishām.²⁹ Di seguito sono riportati due versi di un’elegia, o lamentazione funebre, di Hassān ibn Thābit:
«Per la mia vita! Hudhayl ibn Mudrik ha commesso un crimine terribile e si è coperto d’infamia per la vicenda di Khubayb e ‘Āsim.»³⁰
Hazrat Ibn Aqsas racconta: quando la notizia di al-Rajī‘ giunse a Medina, gli ipocriti commentarono: «Questi sventurati non sono rimasti nemmeno nelle loro case, non sono riusciti a trasmettere il messaggio del loro capo e non hanno ottenuto alcun beneficio in cambio della loro vita». Allora Allah l’Altissimo rivelò il versetto 204 della Sūra al-Baqara.³¹
Vi sono poi alcune persone le cui parole sulla vita terrena ti meravigliano; esse prendono Allah a testimone di ciò che hanno nel cuore. In realtà, sono litigiosi accaniti.
Uno dei figli di Hadrat ‘Asim si chiamava Muhammad. Il famoso poeta arabo dell’epoca, al-Ahwas, era nipote di questo Muhammad.³²
La fede salda, il profondo amore per il Messaggero di Allah (s.a.), la purezza d’animo, il coraggio incomparabile e altre qualità simili costituivano gli aspetti più luminosi del carattere di Hadrat ‘Asim.
È narrato da Hadrat Anas (r.a.). Egli disse: a Medina, le due tribù rivali, Aws e Khazraj, erano solite vantarsi dei figli illustri delle rispettive tribù. Gli Aws dicevano: Hanzala, che fu lavato dagli angeli; Sa‘d ibn Mu‘adh, alla cui morte il Trono fu scosso; ‘Asim ibn Thabit, il cui corpo Allah aveva protetto con le api; e Muzaima ibn Thabit, la cui testimonianza da sola equivaleva a quella di due persone: tutti costoro erano figli della tribù Aws.³³
Fonti
Al-Haritha ibn Suraqa (r.a.)
Al-Haritha ibn Suraqa era originario del ramo Banu Najjar della celebre tribù Khazraj di Medina. Suo padre era Suraqa ibn Harith e sua madre Rabi‘ bint Nadhar. Il suo kunyah era Umm al-Harith. Rabi‘ era una Compagna di alto rango e la zia paterna di Anas ibn Malik, Compagno e servitore del Messaggero di Allah (s.a.).¹
Suo padre morì prima dell’arrivo del Messaggero di Allah (s.a.) a Medina. Sua madre era ancora in vita e, abbracciando l’Islam, ebbe l’onore di raggiungere il rango di Compagna. Anche il figlio abbracciò l’Islam insieme a sua madre. Il Messaggero (s.a.) stabilì con lui un rapporto di fratellanza nella religione con as-Sa’ib ibn Uthman ibn Maj‘un (r.a.).²
Partecipò alla battaglia di Badr. Dopo aver ricevuto l’ordine di marciare verso Badr, fu il primo a montare a cavallo e a mettersi in cammino.3 Il Messaggero (s) lo tenne con sé come osservatore e supervisore.4 Mentre, assetato, beveva l’acqua di una sorgente, fu colpito da una freccia scagliata da Hibban ibn Arafa e conseguì il martirio.5 Si tramanda che sia stato il primo martire tra gli Ansar. Tuttavia, secondo alcune narrazioni, conseguì il martirio nella battaglia di Uhud. La narrazione precedente è quella più nota.6
Il Messaggero di Allah (s) tornò da Badr a Medina. La madre di al-Harith accorse e disse: «O Messaggero di Allah! Tu sai quanto amo al-Harith. Se egli è destinato al Paradiso, allora avrò pazienza. Altrimenti vedrai che cosa farò». Il Messaggero di Allah (s) disse: «Che cosa stai dicendo? I Paradisi non sono soltanto uno o due. I Paradisi sono molti. Al-Harith ha ottenuto il Paradiso supremo, al-Firdaws».7 Udendo questa lieta notizia, la madre Rabi‘ ne fu colma di gioia. Si alzò sorridendo dolcemente e cominciò a dire: «Ben fatto, ben fatto, o al-Harith; bravo, bravo, o al-Harith!».8
Al-Harith era profondamente devoto a sua madre. L’autore dell’Usud al-Ghaba scrive: era estremamente obbediente e sottomesso a sua madre.9
Una volta il Nobile Messaggero (s) stava andando da qualche parte. Lungo la strada incontrò al-Harith. Gli disse: «O Harith! In quale condizione ti sei svegliato oggi?». Harith rispose: «In una condizione tale da essere un musulmano sincero». Il Messaggero (s) disse: «Rifletti prima di rispondere. Ogni parola racchiude un significato profondo». Al-Harith disse: «O Messaggero di Allah! Ho distolto il volto dal mondo. Trascorro la notte nell’adorazione e nella devozione, e il giorno osservando il digiuno. In questo momento mi sembra di vedermi ascendere verso il Trono. Mi sembra che gli abitanti del Paradiso si dirigano verso il Paradiso e gli abitanti dell’Inferno verso l’Inferno». Dopo aver ascoltato le sue parole, il Messaggero (s) disse: «Quando Allah illumina il cuore di un servo, quel cuore non si separa più da Allah». Al-Harith disse: «O Messaggero di Allah! Prega per me, affinché possa conseguire il martirio». Egli pregò, e la preghiera fu esaudita. La sua realizzazione avvenne durante la battaglia di Badr. Egli conseguì il martirio.10
Fonti:
Al-Harith ibn al-Simmah (ra)
Il soprannome di al-Harith (ra) era Sa‘id. Suo padre era al-Simmah ibn ‘Amr e sua madre Tumadur bint ‘Amr. Era originario di un ramo della celebre tribù dei Khazraj di Medina.1
Abbracciò l’Islam prima dell’arrivo del Nobile Messaggero (s) a Medina. Con Suhayb al-Rumi (ra), simbolo della pazienza, della perseveranza e della fermezza, fu stabilita la mu’akhāt, ossia la fratellanza religiosa.2
Musa ibn ʿUqba, ibn Ishaq e altri lo menzionano tra coloro che parteciparono alla battaglia di Badr.³ Partì per Badr insieme al Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) e, dopo aver raggiunto il luogo chiamato Rawḥāʾ, per qualche motivo si fratturò un osso del corpo; allora il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) lo rimandò a Medina. Tuttavia, al termine della battaglia, lo dichiarò partecipe del bottino di Badr e della ricompensa.⁴
A un certo punto della battaglia di Uḥud, quando le file dei musulmani si dispersero, al-Ḥārith diede prova di grande coraggio. Strappò l’armatura, lo scudo, la spada e gli altri equipaggiamenti a ʿUthmān ibn ʿAbd Allāh ibn al-Mughīra al-Makhzūmī, membro dell’esercito dei Quraysh, e lo uccise. Quando questa notizia giunse al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), egli disse: «Ogni lode spetta ad Allah, che gli ha concesso questa opportunità».⁵ È opportuno ricordare che ʿAbd Allāh ibn Jaḥsh (che Allah sia soddisfatto di lui) aveva già catturato questo ʿUthmān durante una pattuglia a Nakhlah e lo aveva condotto a Medina. In seguito, egli si era liberato pagando un riscatto e si era nuovamente unito ai Quraysh. Quando al-Ḥārith lo stava uccidendo a Uḥud, fu visto da ʿUbayd ibn Ḥujayz al-ʿĀmirī. Questi colpì all’improvviso con forza la spalla di al-Ḥārith con la spada. Al-Ḥārith rimase gravemente ferito. Abū Dujāna accorse da lontano, assalì ʿUbayd ibn Ḥujayz e lo abbatté. Poi lo uccise e lo fece a pezzi.⁶ Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) donò ad al-Ḥārith tutto l’equipaggiamento appartenuto all’ucciso ʿUthmān.
Quando, a Uḥud, i musulmani si dispersero e si allontanarono dal Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), al-Ḥārith ibn al-Ṣimma fu tra i pochi che rimasero saldi al fianco del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui).⁷ Ibn Isḥāq riferisce che, durante la disfatta di Uḥud, quando i musulmani seppero che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) era vivo e riuscirono a riconoscerlo, accorsero tutti verso di lui. Poi Abū Bakr, ʿUmar, ʿAlī, Ṭalḥa, al-Zubayr, al-Ḥārith ibn al-Ṣimma e alcuni altri musulmani accompagnarono il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) verso la valle.⁸
Nella valle di Uḥud, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) era seduto, appoggiato e circondato dai Compagni. In quel momento, il capo politeista della Mecca, Ubayy ibn Khalaf, si avvicinò molto al Messaggero e gli disse: «O Muḥammad! Se tu vivi, io non vivrò». I Compagni dissero: «O Messaggero di Allah! Uno di noi dovrebbe fermarlo?». Egli rispose: «No, non è necessario». Quando si avvicinò ancora di più, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) prese la lancia dalla mano di al-Ḥārith ibn al-Ṣimma. Poi affrontò Ubayy ibn Khalaf e gli fece un leggero graffio alla gola. Per questo egli saltò giù dal suo amatissimo cavallo e fuggì.
Ibn Isḥāq riferisce: quando il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) incontrava Ubayy ibn Khalaf mentre si trovava alla Mecca, questi diceva: «O Muḥammad! Ti ucciderò cavalcando il mio cavallo». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) rispondeva: «No, non ci riuscirai. Anzi, sarò io a ucciderti, se Allah vuole». Il graffio che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli aveva fatto alla gola era assai lieve. Dopo essere stato colpito, egli corse agitato dai suoi compagni e cominciò a dire: «Per Allah, Muḥammad mi ha ucciso!». I suoi compagni gli dissero: «Non hai riportato alcuna ferita. A quanto pare sei impazzito». Egli disse: «Quando Muḥammad era alla Mecca, mi diceva: “Ti ucciderò”. Per Allah, se avesse soltanto sputato su di me, ciò mi avrebbe causato la morte». Questo nemico di Allah morì nel luogo chiamato Saraf, mentre tornava alla Mecca con la carovana dei Quraysh.⁹ In realtà, aveva capito che, per quanto lieve fosse la ferita, la parola pronunciata dalla bocca di Muḥammad si sarebbe certamente avverata.
A un certo punto della battaglia di Uḥud, il Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) chiese ad al-Ḥārith: «Hai visto ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAwf?». Egli rispose: «Sì, o Messaggero di Allah! Era tra la folla dei politeisti ai piedi della montagna. Stavo per dirigermi verso di lui, quando il mio sguardo cadde su di te. Così sono venuto da questa parte». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Gli angeli stanno combattendo al suo fianco». Non appena udì queste parole, al-Ḥārith corse verso ʿAbd al-Raḥmān. Vide davanti a lui sette cadaveri di miscredenti. Chiese ad ʿAbd al-Raḥmān: «Li hai uccisi tutti da solo?». ʿAbd al-Raḥmān rispose: «Questi due, ʿArṭāt ibn ʿAbd al-Shuraybīl e quell’altro, li ho uccisi io. Ma non ho visto chi abbia ucciso gli altri». Allora al-Ḥārith disse: «Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha detto la verità». Al-Ṭabarānī ha riportato questa narrazione.¹⁰
Verso la fine della battaglia di Uḥud, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) chiese notizie di al-Ḥārith. Al-Ḥārith partì subito alla sua ricerca. Poiché tardava a tornare, anche ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) uscì a cercarlo. ʿAlī recitava tra sé due versi di una poesia. Il loro significato era il seguente:
«O mio Signore, al-Ḥārith ibn al-Ṣimma è un uomo affettuoso e una persona responsabile tra noi. È scomparso mentre si recava a compiere un’impresa importante. E ovunque vada, cerca il Paradiso».¹¹
Ibn Hisham ha riportato i due versi in modo leggermente diverso. Ha anche affermato che i due versi non erano di ʿAlī.12
In seguito, ʿAlī (ra) incontrò al-Ḥārith. Entrambi videro Ḥamza (ra) giacere morto e tornarono a riferire la notizia al Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam). Nel frattempo, i miscredenti avevano ucciso gli altri suoi compagni; egli, però, non lo sapeva. Era seduto sotto un albero insieme ad ʿAmr ibn Umayya. All’improvviso apparve in cielo un uccello simile a un falco. Capì che doveva essere accaduto qualcosa. Si incamminò in quella direzione insieme ad ʿAmr. Vide in un luogo i corpi insanguinati e coperti di polvere di numerosi musulmani, sparsi a terra. A quella vista disse al suo compagno ʿAmr: «Ora dovremmo tornare a Medina e informarlo della situazione. Dimmi, qual è la tua opinione?». Al-Ḥārith disse: «Come posso fuggire da dove al-Mundhir ibn ʿAmr è stato ucciso? La gente dirà: “Al-Mundhir è stato ucciso, mentre noi siamo tornati sani e salvi”». Poi disse nuovamente: «Al-Mundhir è stato ucciso: come posso fuggire da lì? La gente dirà: “Al-Mundhir è stato ucciso, mentre noi siamo tornati sani e salvi”». Dopodiché avanzò verso i nemici insieme ad ʿAmr. Gli avversari erano ben equipaggiati e numerosi. Scagliarono frecce come pioggia, crivellando tutto il corpo di al-Ḥārith. Egli subì il martirio sul posto. Il suo compagno ʿAmr fu catturato dai nemici. Quando ʿĀmir ibn al-Ṭufayl seppe che il prigioniero ʿAmr apparteneva alla tribù di Muḍar, gli rasò i capelli sulla parte anteriore della testa e lo liberò, perché sua madre aveva fatto voto di liberare un prigioniero. In questo modo ʿĀmir adempì al voto di sua madre. L’episodio avvenne nel mese di Ṣafar, al trentaseiesimo mese dall’Egira.13
Uno dei figli di al-Ḥārith, Saʿd, combatté a Ṣiffīn dalla parte di ʿAlī (ra) e subì il martirio. La madre di Saʿd si chiamava Umm al-Ḥakam Khawla bint ʿUqba. Un altro suo figlio si chiamava Abū Juḥaym. Egli ebbe l’onore di essere Compagno del Messaggero di Allah (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) e narrò anche ḥadīth da lui. Sua madre si chiamava ʿUtayla bint Kaʿb. Ibn Saʿd afferma nella sua opera al-Ṭabaqāt che ancora oggi a Medina e a Baghdad sono presenti discendenti di al-Ḥārith.14 Al-Ḥārith aveva anche talento poetico. In varie opere sono stati raccolti alcuni suoi versi.15
Fonti:
ʿUmayr ibn Saʿd (ra)
ʿUmayr ibn Saʿd era un Compagno ansar appartenente alla celebre tribù medinese degli Aws, alieno da ogni faziosità. Per le sue qualità morali e caratteriali ricevette l’appellativo di Nasīj waḥdihi, «unico nel suo genere». Fu il califfo ʿUmar (ra) a conferirgli questo appellativo.1
Il padre di ʿUmayr, Saʿd ibn ʿUbayd, morì quando egli era ancora bambino. Dopo la morte del padre, sua madre sposò in seconde nozze Julās ibn Suwayd. Anche ʿUmayr andò con sua madre e fu affidato alle cure di Julās. Julās lo allevò con grandissimo affetto e premura, come uno dei suoi stessi figli. Ibn Hisham afferma: «Questo Julās e suo fratello al-Ḥārith erano entrambi ipocriti (musulmani falsi)».2
È necessario precisare qui una cosa: Abū Zayd era uno dei quattro celebri recitatori degli Anṣār di Medina. Il suo vero nome era Saʿd ibn ʿUbayd. Anche il rispettabile padre di questo grande Compagno di cui stiamo parlando si chiamava Saʿd ibn ʿUbayd. Per questo molti storici, e in particolare Ibn Saʿd, commisero un errore. Essi menzionarono ʿUmayr come figlio del recitatore Abū Zayd Saʿd ibn ʿUbayd. Questo è un grave errore. Ad esempio, Ibn al-Kalbī afferma che suo padre Saʿd ibn ʿUbayd partecipò alla battaglia di Badr.3 Eppure tra gli anni della morte dei due Saʿd intercorre una notevole differenza. Inoltre, il padre di ʿUmayr, Saʿd, apparteneva alla tribù degli Aws, mentre Abū Zayd Saʿd era figlio di una famiglia della tribù dei Khazraj. Il celebre Compagno Anas ibn Mālik disse che Abū Zayd era suo zio. È noto, infatti, che Anas apparteneva alla tribù dei Khazraj. Inoltre, Abū Zayd non lasciò discendenti.4
Probabilmente abbracciò l’Islam già mentre si trovava sotto la tutela del suo padre adottivo, Julas. Gli esperti di biografia profetica hanno affermato che egli ebbe l’onore di essere un Compagno — cioè di godere della compagnia del Messaggero di Allah —, ma non ebbe il privilegio di partecipare a nessuna spedizione militare insieme al Messaggero di Allah.⁵ La ragione è che durante la vita del Messaggero di Allah non aveva ancora raggiunto l’età per andare in guerra. Alcuni autori hanno affermato che, pur non partecipando direttamente alle battaglie, accompagnava Julas nelle spedizioni militari. A questo proposito citano un episodio della spedizione di Tabuk.⁶
Durante il califfato di ʿUmar, partecipò alla campagna in Siria insieme al comandante Abū ʿUbayda. ʿUmar lo nominò comandante di una delle armate in Siria. Poco tempo dopo lo nominò governatore di Hims e Damasco. Rimase in questa carica fino alla morte di ʿUmar. L’Imam al-Zuhrī riferisce: quando Saʿīd ibn ʿĀmir al-Jumaḥī morì, ʿUmayr gli succedette. Fino all’uccisione di ʿUmar, Muʿāwiya e lui rimasero insieme in Siria. In seguito, il califfo ʿUthmān rimosse ʿUmayr dall’incarico e pose l’intera Siria sotto l’autorità di Muʿāwiya.⁷
Ṣafwān ibn ʿAmr riferisce: dopo essere stato nominato governatore dell’intera Siria, Muʿāwiya salì sul pulpito della moschea di Hims e pronunciò un discorso. Disse: «O abitanti di Hims! Allah vi ha onorati con governatori retti e capaci. Il vostro primo governatore fu ʿIyāḍ ibn Ghanm. Egli era un uomo migliore di me. Il vostro secondo governatore fu Saʿīd ibn ʿĀmir. Anche lui era migliore di me. Poi il vostro governatore fu ʿUmayr. ʿUmayr è un uomo eccellente. Ora il vostro governatore sono io. Imparerete a conoscermi».⁸
In diverse opere sono narrati numerosi episodi del periodo trascorso da ʿUmayr in Siria. Qui ne riportiamo brevemente alcuni:
Una volta il califfo ʿUmar lo inviò in Siria come comandante di un’armata. Dopo alcuni giorni, egli si recò dal califfo e disse: «O Comandante dei credenti! Tra la nostra posizione e quella dei nostri nemici si trova una città chiamata Arabsus. I suoi abitanti forniscono ai nostri nemici informazioni riservate su di noi. Basandosi su di esse, i nemici ci trattano in questo modo e in quell’altro».
Il califfo disse: «Proporrai agli abitanti della città di abbandonarla e trasferirsi altrove. In cambio darai loro due capre per ogni capra, due vacche per ogni vacca e, allo stesso modo, due esemplari di ogni cosa al posto di ciascun esemplare. Se accetteranno questa proposta, secondo il nostro impegno daremo loro il doppio di ogni cosa. Se invece rifiuteranno di accettarla, annuncerai l’annullamento del patto che abbiamo con loro e aspetterai un anno».
ʿUmayr chiese: «O Comandante dei credenti! Mi conceda per iscritto questo suo impegno».
Con la lettera d’impegno del califfo, ʿUmayr tornò in Siria. In seguito giunsero al califfo varie notizie, tra cui quella secondo cui ʿUmayr aveva distrutto Arabsus. Il califfo si adirò terribilmente con lui e ordinò immediatamente di convocarlo a Medina. ʿUmayr comparve davanti al califfo nella sua residenza. Il califfo, furioso, agitò il bastone sopra la sua testa e disse: «Sei tu che hai distrutto Arabsus!». ʿUmayr rimase in piedi senza rispondere. Il califfo si alzò e rientrò nelle sue stanze. ʿUmayr chiese il permesso di incontrarlo, entrò e gli lesse la lettera d’impegno che il califfo gli aveva consegnato. ʿUmar commentò: «Che Allah ti perdoni».⁹
Il califfo ʿUmar (che Allah si compiaccia di lui) lo mandò come governatore di Hims. Per un anno non ricevette alcuna notizia da lui. Alla fine disse al suo segretario: «Ho l’impressione che abbia tradito la nostra fiducia. Scrivigli: non appena riceverai questa mia lettera, verrai a Medina portando con te tutto ciò che hai riscosso dai musulmani sotto forma di imposte, zakat e ogni altro tributo». Ricevuta la lettera, ʿUmair, senza indugiare, riempì una bisaccia di cuoio con poche provviste e una coppa d’acqua, se la mise a tracolla, prese il bastone in mano e si mise in viaggio a piedi.
La distanza tra Medina e Hims è di diverse centinaia di miglia. Quando giunse a Medina, i suoi capelli erano diventati lunghi. Il volto gli si era scolorito per il sole, la polvere e la stanchezza del lungo viaggio. In quello stato arrivò direttamente alla corte del califfo e disse: «As-salāmu ʿalayka, o Comandante dei credenti!» — «O Comandante dei credenti, pace su di te!» Il califfo alzò gli occhi verso di lui e gli chiese con grande stupore: «Che cosa ti è successo?» ʿUmair rispose: «Che cosa vedi mai nelle mie condizioni? Non sono forse in salute? Sono forse stato toccato dalle cose mondane? Sto forse afferrando le due corna del mondo e lottando per tirarle?» Il califfo aveva pensato che ʿUmair fosse forse tornato portando con sé grandi ricchezze. Perciò gli chiese: «Sei venuto a piedi?»
Rispose: «Sì, sono venuto proprio a piedi».
— Nessuno ti ha aiutato offrendoti una cavalcatura?
— Non ho chiesto una cavalcatura a nessuno, e nessuno me ne ha offerta una.
— Sono diventati musulmani molto malvagi.
— ʿUmar! Allah ti ha proibito di sparlare della gente. Io li ho visti celebrare la preghiera dell’alba in congregazione.
Il califfo ordinò: «Si rinnovi l’incarico di ʿUmair». ʿUmair disse: «Non assumerò più alcun incarico né alle tue dipendenze né, in futuro, alle dipendenze di chiunque altro. Infatti non sono riuscito a rimanere immune dal peccato. Là ho detto al dhimmī cristiano: “Che Allah ti umili”. O ʿUmar, mi avevi forse mandato per compiere un’azione simile? Sono rimasto in vita invece di morire come gli altri Compagni, e il giorno in cui ho iniziato a lavorare con te è stato il giorno peggiore della mia vita». Poi, con il permesso del califfo, si recò in un luogo appartato a poche miglia da Medina e vi si stabilì definitivamente. Un giorno il califfo ebbe il sospetto che ʿUmair avesse tradito la fiducia. Perciò gli mandò un uomo di nome al-Hārith con cento dinari, per metterlo alla prova. Al momento della partenza gli disse: «Andrai da ʿUmair fingendoti un ospite. Se vedrai presso di lui qualche segno di agi e di piaceri mondani, tornerai immediatamente. Ma se lo troverai in condizioni molto misere, gli donerai questi cento dinari».
L’uomo se ne andò. Giunto alla dimora di Umair, lo vide seduto accanto al muro, intento a raschiare via lo sporco dalla sua veste e a rammendarla. L’uomo lo salutò. Quando Umair ricambiò il saluto, lo invitò a trattenersi. E l’uomo rimase.
Umair: Da dove vieni?
—Da Medina.
—In che condizioni hai lasciato il Comandante dei Credenti?
—Come una persona virtuosa e operosa.
—Il Comandante dei Credenti non applica più le pene hudud (le pene prescritte dalla sharia)?
—Di recente ha fatto infliggere a uno dei suoi figli la pena per adulterio. Il ragazzo è morto.
—O Allah, aiuta Umar. Non so che ci sia in lui altro che il Tuo amore.
L’uomo rimase ospite nella casa di Umayr per tre giorni. Durante quei tre giorni dovette sostentarsi masticando soltanto alcuni pezzi di pane d’orzo. Vedendo quella situazione, l’uomo disse: «Per tutti questi giorni mi avete lasciato quasi a digiuno». Poi tirò fuori i dinar e li porse a Umayr. Non appena vide i dinar, egli esclamò: «Non ne ho bisogno!». Detto ciò, spinse il sacchetto dei dinar verso l’uomo. A quel punto la moglie di Umayr disse: «Se non ne hai bisogno, distribuiscili tra coloro che ne hanno bisogno». Umayr rispose: «Non ho alcun diritto di fare qualcosa con questi denari». Allora sua moglie strappò il proprio velo in diversi pezzi. Poi divise i dinar, li legò in quei pezzi di stoffa e li distribuì ai figli dei martiri della zona.
Nel frattempo l’uomo tornò dal califfo ʿUmar. Egli gli chiese: «Che cosa hai fatto dei dinar di Umayr?». «Non lo so», rispose l’uomo. Allora il califfo ʿUmar (ra) scrisse a Umayr, ordinandogli di recarsi da lui e di portare con sé i dinar. Umayr si presentò alla corte del califfo. «Che cosa hai fatto dei dinar?», chiese il califfo. Egli rispose: «Ho fatto ciò che ho ritenuto opportuno. Che rapporto avete voi con questa faccenda?». «No, devi dirmelo», insistette il califfo. Umayr disse: «Li ho mandati avanti per le necessità della mia vita futura». A quel punto il califfo ordinò che gli fossero dati alcuni viveri e due pezze di stoffa. Umayr allora disse: «Non ho bisogno di cibo. A casa ho lasciato due sāʿ di orzo. Forse, mentre lo mangeremo, Allah provvederà un altro sostentamento. Tuttavia posso prendere le due pezze di stoffa, perché, quando sono venuto, ho visto che la madre di un certo tale non ha abiti ed è quasi nuda». Detto ciò, prese le due pezze sotto il braccio e tornò a casa. Poco tempo dopo morì.10
Vi sono divergenze tra gli studiosi della sīra riguardo all’anno della morte di ʿUmayr (ra). Secondo alcuni, egli si stabilì definitivamente a Homs e morì lì durante il califfato di Muʿāwiya (ra); secondo un’altra opinione, morì durante il periodo del califfo ʿUmar o di ʿUthmān (ra).11 Un’altra narrazione riferisce che morì a Medina e che il califfo ʿUmar (ra) guidò la preghiera funebre per lui.12 Secondo un’ulteriore narrazione, quando il califfo ʿUmar (ra) venne a sapere della morte di ʿUmayr, espresse il proprio dolore e invocò il perdono per lui. Poi si recò nel cimitero al-Baqīʿ al-Gharqad di Medina. Al suo seguito, molti altri lo udirono dire: «Ebbene, esprima ciascuno di voi il proprio desiderio». Uno disse: «Se possedessi grandi ricchezze, con esse libererei un gran numero di schiavi». Un altro disse: «Se avessi nel corpo una forza invincibile, attingerei l’acqua dal pozzo di Zamzam con un secchio e la farei bere ai pellegrini». Così anche molti altri espressero i propri desideri. Infine ʿUmar (ra) disse: «Se trovassi altre persone capaci come ʿUmayr ibn Saʿd, mi servirei del loro aiuto negli affari dei musulmani».13
Un giorno, mentre era governatore di Homs e teneva un sermone in piedi sul pulpito della moschea, disse: «Sappiate che l’Islam è una muraglia protettiva e una porta solidissima. La muraglia dell’Islam è la verità e la giustizia. Se la muraglia si crepa e la porta viene abbattuta, l’Islam sarà sconfitto. Tuttavia, finché il governante rimarrà fermo e rigoroso, l’Islam resterà protetto. La fermezza del governante non significa che debba compiere massacri con la spada; significa che deve giudicare secondo la verità e aggrapparsi alla giustizia».14 Lasciò due figli, di nome ʿAbd al-Raḥmān e Maḥmūd.
ʿUmayr (ra) era uno dei Compagni più nobili e tra gli zuhhād (coloro che erano distaccati dai piaceri e dalle comodità terrene).15 Per onore e dignità, occupava un rango elevatissimo tra i Compagni. Al-Mufaḍḍal al-Ghallābī disse: «Tra gli Anṣār, i più ascetici erano tre: Abū al-Dardāʾ, Shaddād ibn Aws e ʿUmayr ibn Saʿd».16 Ibn Sīrīn disse: «Il califfo ʿUmar (ra), colpito dalla dolcezza del suo carattere, gli conferì il titolo di “Nasīju waḥdihi”, cioè “unico nel suo genere e incomparabile per indole e caratteristiche”».17
ʿAbd al-Raḥmān, figlio di ʿUmayr, racconta: «ʿAbd Allāh ibn ʿUmar mi disse: “Tra i Compagni non c’era persona migliore di tuo padre”».18 Ibn Sumay menzionò il nome di ʿUmayr nella prima ṭabaqa, o categoria, dei Compagni che si recarono a Homs.19
Nel carattere e nella condotta morale, ʿUmayr (ra) era un modello esemplare. Era difficile trovare qualcuno che lo eguagliasse nel timore di Allah e nella pietà. In lui ardeva una intensa passione per la fede. Fin dall’infanzia portava nel cuore un amore sincero per il Messaggero di Allah (s). Quanto alla sua fede e al suo amore per il Messaggero di Allah (s), non vi era in lui neppure la minima traccia di ipocrisia. Ne abbiamo la prova in un episodio avvenuto durante la battaglia di Tabūk. In quel periodo il suo padre adottivo, al-Julās, pronunciò un commento offensivo nei confronti del Messaggero di Allah (s). Umayr informò immediatamente il Messaggero di Allah (s) dell’accaduto, sebbene fosse stato allevato sotto la protezione di al-Julās e fosse ancora a suo carico.20 Per lui, la fede salda e il profondo amore per Allah e per il Suo Messaggero erano al di sopra di ogni altra cosa.
L’episodio di Umayr con al-Julās è stato narrato da Ibn Hishām e da diversi altri autori. Al-Julās era tra coloro che non avevano partecipato alla battaglia di Tabūk. Un giorno, in presenza di Umayr, al-Julās commentò: «Se questo uomo, Muḥammad (s), è veritiero, allora noi siamo peggiori degli asini». Udendo queste parole, Umayr disse: «Per Allah, al-Julās! Tu sei la persona che amo più di ogni altra. La tua benevolenza verso di me è più grande di quella di chiunque altro. Se ti colpisce una disgrazia o una calamità, sono io a soffrirne maggiormente. Hai fatto un commento. Se dicessi che siete peggiori degli asini, ti coprirei di vergogna; ma se tacessi, distruggerei la mia religione. Per me, la prima cosa è molto più facile della seconda».
La protesta di ʿUmair fece infuriare al-Julās. Immediatamente egli promise di rompere ogni rapporto con ʿUmair. Nel frattempo, ʿUmair informò subito il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) dell’accaduto. Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) convocò entrambi e chiese ad al-Julās spiegazioni sulla vicenda. Al-Julās giurò dicendo: «ʿUmair ha mentito su di me. Non ho detto nulla di ciò che egli ha riferito». In questo modo al-Julās negò completamente l’accaduto. Ma nessuna verità rimane nascosta al Messaggero di Dio. Attraverso la rivelazione e l’ispirazione, egli viene a conoscenza di ogni cosa. Lo stesso accadde nel caso di al-Julās. Dio l’Altissimo rivelò la verità al Suo Profeta. Allora il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) recitò il versetto 74 della sura at-Tawba.
«Essi giurano di non aver detto nulla, mentre certamente hanno pronunciato parole d’incredulità e, dopo aver abbracciato l’Islam, sono diventati miscredenti. Desideravano ciò che non hanno ottenuto. E non avevano altro motivo per risentirsi se non che Dio e il Suo Messaggero li avevano arricchiti con la Sua grazia».
Quando il Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) recitò la parte conclusiva del versetto — «In verità, se si pentiranno, sarà meglio per loro; ma se rifiuteranno, Dio li punirà con un castigo doloroso in questo mondo e nell’Aldilà» — al-Julās esclamò: «Mi pento». Ibn Isḥāq afferma: dopo questo episodio, al-Julās divenne sinceramente musulmano. Per il resto della sua vita non si manifestò in lui alcun errore o deviazione. Felice che il suo pentimento fosse stato accettato, al-Julās riprese ʿUmair sotto la propria tutela e lo mantenne per tutta la vita. Dopo la rivelazione del versetto, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) prese ʿUmair per l’orecchio e gli disse: «Figlio mio, il tuo orecchio aveva udito correttamente». ʿUrwa dice: «Dopo questo episodio, il prestigio di ʿUmair superò quello di tutti gli altri».
Da ʿUmair (che Allah sia soddisfatto di lui) è stato tramandato un hadith del Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui). Tra coloro che lo riferirono vi furono suo figlio Maḥmūd, Abū Ṭalḥa al-Khawlānī, Abū Idrīs al-Khawlānī, Rāshid ibn Saʿd, Ḥabīb ibn ʿUbayd, Zuhayr ibn Sālim e altri.
Riferimenti bibliografici:
Rāfiʿ ibn Mālik ibn ʿAjlān (che Allah sia soddisfatto di lui)
I suoi kunyah erano Abū Mālik e Abū Rifāʿa. Il suo vero nome era Rāfiʿ. Era originario della celebre tribù dei Khazraj di Medina. Suo padre era Mālik ibn ʿAjlān.
La comunità degli Anṣār di Medina era un gruppo o una schiera estremamente fortunata, composta, secondo un’altra opinione, da settanta o settantacinque persone. Anche tra loro vi erano differenze di rango in base all’epoca in cui avevano abbracciato l’Islam. Tra gli Anṣār, i Banū Najjār e la tribù dei Khazraj erano quasi alla pari nel rispondere per primi all’appello dell’Islam. Tuttavia, tutto il loro onore, prestigio e nobiltà in questa materia erano dovuti a due loro membri. Questi due grandi uomini erano Muʿādh ibn ʿAfrāʾ e Rāfiʿ ibn Mālik ibn ʿAjlān.
Il Nobile Messaggero (s.a.s.) continuava a invitare all’Islam alla Mecca. In particolare, durante la stagione del Hajj, incontrava personalmente le persone giunte dalle varie regioni dell’Arabia e le invitava all’Islam. In una fase della vita profetica del Messaggero di Allah (s.a.s.) alla Mecca, sei uomini della tribù dei Khazraj di Medina si recarono alla Mecca per compiere la ‘Umra. Tra questi sei vi erano Mu‘adh e Rafi‘. Venuto a conoscenza della loro presenza alla Mecca, egli li invitò all’Islam. Essi ascoltarono con calma e attenzione le parole del Messaggero di Allah (s.a.s.). Poi, tra loro, furono per primi Mu‘adh e Rafi‘ ad accettare l’Islam, prestando bay‘a (giuramento di obbedienza) al Messaggero di Allah (s.a.s.).
È riportato nel Tabaqat di Ibn Sa‘d che quella volta da Medina partirono soltanto Mu‘adh e Rafi‘. Giunti alla Mecca, vennero a sapere della missione profetica del Messaggero di Allah (s.a.s.). A un certo punto incontrarono il Messaggero di Allah (s.a.s.), ascoltarono le sue parole e accettarono l’Islam. Secondo la narrazione di Sa‘d ibn ‘Abd al-Hamid, tra i due fu Rafi‘ il primo a prestare bay‘a al Messaggero di Allah (s.a.s.). Egli aggiunge che Rafi‘ fu il primo della tribù dei Khazraj ad accettare l’Islam. Al-Baladhuri afferma: Rafi‘ fu il primo tra gli Ansar ad accettare l’Islam.
Dopo aver accettato l’Islam, tornò a Medina e si dedicò con grande energia alla predicazione dell’Islam. Ibn al-Athir riferisce:
«Quando tornarono a Medina e iniziarono a predicare l’Islam tra la loro gente, l’Islam si diffuse in tutta la comunità degli Ansar. Non vi era una casa nella quale non si parlasse del Messaggero di Allah (s.a.s.)». L’anno successivo Rafi‘ si recò alla Mecca insieme a dodici persone e, l’anno dopo ancora, insieme a settanta o settantacinque persone; partecipò così per due volte consecutive alla storica bay‘a di al-‘Aqaba e prestò bay‘a al Messaggero di Allah (s.a.s.). Al tempo dell’ultima bay‘a fu nominato naqib, cioè responsabile, dei Banu Zurayq.
Secondo una narrazione, dopo che alcune persone di Medina ebbero accettato l’Islam, decisero all’unanimità di inviare Mu‘adh e Rafi‘ alla Mecca. Il loro scopo era chiedere al Messaggero di Allah (s.a.s.) di mandare a Medina un predicatore che insegnasse il Corano, proprio come egli aveva fatto. Accogliendo la loro richiesta, il Messaggero (s.a.s.) inviò a Medina Mus‘ab ibn ‘Umayr.
Dopo che il Messaggero di Allah (s.a.s.) emigrò a Medina, istituì un legame di fratellanza religiosa tra Rafi‘ e Sa‘id ibn Zayd ibn ‘Amr ibn Nufayl.
Il periodo della vita islamica di Rafi‘ fu molto breve. In quel breve periodo si svolsero soltanto due battaglie: Badr e Uhud. Gli esperti della sirah sono discordi riguardo alla sua partecipazione a Badr. Ibn Ishaq non lo annovera tra i Compagni che parteciparono a Badr. Musa ibn ‘Uqba ha riferito dall’imam Ibn Shihab al-Zuhri che Rafi‘ partecipò a Badr. L’informazione più affidabile a questo proposito è tuttavia la dichiarazione dello stesso Rafi‘, raccolta dall’imam al-Bukhari. Rafi‘ disse: «Non preferirei partecipare a Badr invece che ad al-‘Aqaba». Sebbene con queste parole volesse indicare la maggiore importanza di al-‘Aqaba rispetto a Badr, esse lasciano anche intendere che non partecipò a Badr. Lo storico al-Baladhuri afferma: quando il Messaggero (s.a.s.) partì da Medina in direzione di Badr, Rafi‘, come molti abitanti di Medina, pensava che il Messaggero (s.a.s.) non stesse andando a una guerra. Per questo non lo accompagnarono.
Rafi‘ (r.a.) partecipò alla battaglia di Uhud nel terzo anno dell’Egira. Questa fu la prima e ultima battaglia della sua vita islamica. In questa battaglia ottenne il martirio.
Rāfiʿ (ra) prestò diversi servizi religiosi durante il breve periodo della sua vita islamica. Era un predicatore sincero e devoto. In quella prima fase diede un enorme contributo alla diffusione e alla propagazione dell’Islam a Medina. Dopo aver abbracciato l’Islam, il suo unico pensiero e la sua unica preoccupazione erano come diffondere e propagare l’Islam in tutta Medina. Per questo, ogni anno si recava da Medina alla Mecca, incontrava segretamente il Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam) ad al-ʿAqaba e tornava a Medina con le necessarie indicazioni e istruzioni. Al momento dell’ultimo giuramento di fedeltà di al-ʿAqaba, svolse con successo la grande responsabilità affidatagli in qualità di uno dei dodici naqīb scelti dal Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam).
Si tramanda che Rāfiʿ portò a Medina per primo la Sura Yūsuf. Prima ancora che nelle altre moschee di Medina, il Corano fu recitato per la prima volta nella moschea di Banū Zurayq, e fu lui a recitarlo. Al momento del giuramento di fedeltà prestato nelle mani del Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam) alla Mecca, egli aveva messo per iscritto tutto ciò che del Corano era stato rivelato fino ad allora e lo aveva portato con sé a Medina; poi riunì tutti i membri della propria famiglia e glielo recitò.
Si tramanda anche che, dopo aver abbracciato l’Islam, egli rimase alla Mecca. Dopo la rivelazione della Sura Ṭāhā, la trascrisse e la portò a Medina. In ogni caso, prestò molti altri servizi di questo genere.
Al-Ḥākim ha raccolto nella sua opera al-Mustadrak un ḥadīth di Rāfiʿ ibn Mālik. Il trasmettitore di questo ḥadīth era suo nipote, Muʿādh ibn Rifāʿa ibn Rāfiʿ.
Fonti:
Zayd ibn Dasina (ra)
Il padre di Ḥazrat Zayd (ra) si chiamava Dasina ibn Muʿāwiya. Egli apparteneva al ramo Banū Bayyāḍa della tribù Khazraj di Medina. Non si hanno informazioni precise su quando abbia abbracciato l’Islam. Tuttavia, dagli altri avvenimenti della sua vita si comprende che lo fece proprio agli inizi della predicazione islamica a Medina. Infatti partecipò con il Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam) alle battaglie di Badr e di Uḥud. Dopo aver abbracciato l’Islam, non ebbe l’opportunità di godere a lungo della vita terrena. Mentre svolgeva, per ordine del Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam), il compito di predicare e trasmettere la religione, fu ucciso con estrema crudeltà.
Dopo la battaglia di Uḥud, secondo il racconto di Ibn Isḥāq, alcuni uomini delle tribù ʿAḍal e Qāra si recarono dal Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam) e gli chiesero: «Mandate presso di noi alcune persone capaci di insegnarci e formarci nel Corano e nella Sharīʿa, poiché l’Islam si è diffuso tra noi». In risposta alla loro richiesta, il nobile Messaggero di Allah (sallallahu ʿalayhi wa sallam) ordinò a sei uomini, tra cui Ḥazrat Khubayb ibn ʿAdī e Zayd ibn Dasina, di recarvisi. Essi partirono da Medina. Durante il viaggio furono attaccati dai politeisti presso una pozza d’acqua chiamata al-Rajīʿ, appartenente alla tribù Hudhayl. Ḥazrat Khubayb e Zayd (ra) furono catturati da loro, mentre gli altri furono martirizzati. I due furono condotti alla Mecca con le mani legate e, in cambio di due prigionieri della tribù Hudhayl, furono consegnati ai Quraysh. Ṣafwān ibn Umayya, desideroso di vendicare l’uccisione di suo padre, Umayya ibn Khalaf, caduto per mano dei musulmani, prese Zayd ibn Dasina e si rallegrò molto, pensando di poter così vendicare l’uccisione del padre.
Dopo molte riflessioni e consultazioni, i politeisti della Mecca decisero che Zayd sarebbe stato ucciso in un luogo chiamato Tanʿīm. Safwān aveva uno schiavo di nome Nistās. Safwān gli ordinò di condurre entrambi al luogo dell’esecuzione. Quando vi giunsero, furono sottoposti a una straordinaria prova. Abū Sufyān disse rivolgendosi a Zayd: «Zayd, ti scongiuro nel nome di Allah: dirai la verità. Se al posto tuo fosse portato Muḥammad, fosse ucciso, e tu tornassi sano e salvo dalla tua famiglia, lo preferiresti?». Zayd rispose con calma e fermezza: «Non vorrei affatto che anche solo una spina graffiasse il corpo di Muḥammad, mentre io rimanessi al sicuro tra i miei familiari».
Abū Sufyān rimase sbalordito nell’udire questa risposta. Gli sfuggì spontaneamente dalle labbra: «Nessun amico al mondo ama il proprio compagno quanto i compagni di Muḥammad amano lui». Poi Nistās, su loro ordine, lo uccise. Questo fu un tragico avvenimento del terzo anno dell’Egira, secondo alcuni del quarto. In alcune narrazioni si afferma che Zayd fu fatto prigioniero e martirizzato nell’episodio di Biʾr Maʿūna. L’Imām al-Bukhārī, nella sua opera Ṣaḥīḥ, nel capitolo «La spedizione di al-Rajīʿ e Biʾr Maʿūna», ha riferito tramite Ibn Isḥāq che l’episodio avvenne dopo Uḥud. Dalla sua narrazione si comprende inoltre che al-Rajīʿ e Biʾr Maʿūna furono due episodi completamente distinti. Nell’episodio di al-Rajīʿ, Zayd fu ucciso alla Mecca insieme a Khubayb.
Mūsā ibn ʿUqba ha riferito nella sua opera al-Maghāzī che Khubayb e Zayd furono uccisi lo stesso giorno. Quel giorno, a Medina, si udì il Messaggero dire: «Wa ʿalaykumā aw wa ʿalayka-s-salām».
ʿUrwa e Mūsā ibn ʿUqba affermano che, prima di impiccare Zayd, i Quraysh gli trafissero ripetutamente il corpo per mettere alla prova la fermezza della sua fede. Ma ciò accrebbe soltanto la sua fede e il desiderio di sottomettersi.
Ibn Isḥāq ha riferito da Ibn ʿAbbās. Quando gli eroi di al-Rajīʿ furono uccisi in modo così indifeso, gli ipocriti di Medina cominciarono a dire: «Peccato per questi disgraziati, che sono giunti a una simile fine. Non sono rimasti tra i loro familiari, né hanno potuto adempiere il compito affidato loro dal loro compagno». Allora Allah l’Altissimo fece scendere il versetto 204 della sūra al-Baqara: «Tra gli uomini ve n’è qualcuno le cui parole sulla vita terrena ti meravigliano e che chiama Allah a testimone di ciò che ha nel cuore; eppure è il più accanito degli avversari».
Riguardo ai martiri di al-Rajīʿ, Allah l’Altissimo fece scendere il versetto 207 della sūra al-Baqara:
«Tra gli uomini ve n’è qualcuno che offre la propria vita per cercare il compiacimento di Allah. Allah è tenerissimo con i Suoi servi».
Fonti:
Qays ibn Saʿd ibn ʿUbada (ra)
Nella storia sono riportati diversi kunya di Qays (ra), come Abū al-Faḍl, Abū ʿAbdillāh e Abū ʿAbd al-Malik. Ibn Ḥibbān menziona anche il nome Abū al-Qāsim. Era un illustre membro del ramo Sāʿida della celebre tribù medinese dei Khazraj. Suo padre era il venerabile Saʿd ibn ʿUbāda (ra), eminente capo dei Khazraj e illustre Compagno ansarita, mentre sua madre era Fukaʾiha bint ʿUbayd ibn Dulaym. I suoi genitori erano cugini. I suoi antenati erano noti a Medina per il servizio alla comunità e per essere stati insigni capi. Qays abbracciò l’Islam prima dell’Egira del Messaggero di Allah (s) a Medina.
Qays partecipò a tutte le battaglie e spedizioni insieme al Messaggero di Allah (s). L’Imam al-Zuhrī disse che era uno dei portabandiera del Messaggero di Allah (s). Partecipò alla spedizione di Jaysh al-Khabaṭ nell’ottavo anno dell’Egira. Fu una grande prova per i musulmani. Abū ʿUbayda ibn al-Jarrāḥ avanzò verso la costa con un esercito di 300 uomini, tra i quali vi erano anche Abū Bakr e ʿUmar. Vi rimasero per 15 giorni. Le provviste portate con loro finirono e l’intero esercito fu colpito da una terribile carestia. I soldati, tormentati dalla fame, cominciarono a mangiare le foglie cadute dagli alberi. «Khabaṭ» significa foglie cadute. Poiché i soldati di quell’esercito avevano mangiato foglie d’albero, esso divenne noto nella storia come Jaysh al-Khabaṭ, cioè l’esercito delle foglie cadute. In quel momento difficile Qays prese in prestito tre cammelli alla volta e li fece macellare. In tre occasioni prese in prestito e macellò complessivamente nove cammelli, procurando cibo sufficiente a mantenere in vita l’intero esercito. Vedendo che i debiti aumentavano eccessivamente, il comandante Abū ʿUbayda (ra) gli chiese di non compiere più simili atti. Secondo una narrazione, sulla via del ritorno dalla spedizione di Jaysh al-Khabaṭ, Abū Bakr e ʿUmar (ra) si allarmarono vedendo Qays macellare cammelli con tanta sconsideratezza. Si dissero tra loro: se non si fermerà questo giovane, consumerà tutti i beni di suo padre. Poi persuasero gli altri membri dell’esercito a schierarsi con loro e impedirono a Qays di macellare altri cammelli. Quando, al ritorno dalla spedizione, la gente riferì al Messaggero di Allah (s) il suo comportamento, egli disse: «La generosità è certamente una caratteristica di questa casa.»
Durante la spedizione per la conquista della Mecca, fu compagno di viaggio del nobile Messaggero di Allah (s). Al momento dell’ingresso nella Mecca, lo stendardo degli Anṣār era inizialmente nelle mani di Saʿd ibn ʿUbāda. A un certo punto il Messaggero (s) lo prese dalle sue mani e lo consegnò a Qays. Oltre a portare lo stendardo in diverse battaglie, durante la vita del Messaggero di Allah (s) Qays divenne una figura importante nell’amministrazione del califfato. Tra coloro ai quali in quel periodo furono affidate le responsabilità del governo e dell’ordine pubblico, Qays era uno dei principali.
Anas ibn Mālik (ra) disse: «La posizione di Qays alla corte del Messaggero di Allah (s) era simile a quella del comandante supremo della polizia alla corte di un emiro.»
Anche alla corte di ʿAlī (ra) godeva di una posizione particolare. Ibn Yūnus disse: partecipò alla conquista dell’Egitto e vi costruì una casa. In seguito ʿAlī (ra) lo nominò governatore dell’Egitto. Nonostante la sua opposizione in vari modi, Muʿāwiya (ra) non riuscì a provocare in Egitto alcun tumulto o disordine. Alla fine riuscì a farlo destituire da ʿAlī (ra), fomentando gli abitanti di Kūfa. Al suo posto, ʿAlī (ra) nominò governatore Muḥammad ibn Abī Bakr. A questo proposito Ibn Sīrīn disse: ʿAlī (ra) nominò Qays ibn Saʿd governatore dell’Egitto nell’anno 36 dell’Egira e lo destituì nell’anno 37. Ciò avvenne perché gli amici di ʿAlī lo convinsero che Qays avesse stretto un accordo segreto con Muʿāwiya (ra). Quando fu rimosso e al suo posto venne nominato Muḥammad ibn Abī Bakr, egli comprese che ʿAlī (ra) era stato tratto in errore. Nonostante ciò, mantenne buoni rapporti con ʿAlī (ra), che si consultava con lui su ogni questione. Governare l’Egitto divenne impossibile per Muḥammad ibn Abī Bakr. Le strategie condotte contro di lui dall’emiro Muʿāwiya (ra) e da ʿAmr ibn al-ʿĀṣ (ra) provocarono un’ondata di disordini, che in seguito spezzò i legami del califfato.
Qays (ra) si recò direttamente dall’Egitto a Medina. Marwān si trovava allora a Medina. Quando questi minacciò Qays, Qays lasciò Medina e si trasferì a Kūfa, dove continuò a vivere insieme a ʿAlī (ra).
Partecipò a tutte le battaglie insieme a ʿAlī (ra). Nei giorni della battaglia di Ṣiffīn si trovava in prima linea nell’esercito di ʿAlī (ra). Durante quei giorni di guerra recitava una poesia. Eccone i due versi:
Quello stendardo che abbiamo portato insieme al Profeta.
Allora Gabriele era il nostro aiutante.
Noi siamo quel popolo che, quando combatte,
allora, finché il paese non viene conquistato,
la mano che impugna la spada continua ad allungarsi.
In precedenza aveva partecipato anche alla Battaglia del Cammello. Nella battaglia di Nahrawan si unì a tutti gli uomini della sua tribù. All’inizio di questa battaglia, secondo la consuetudine, Hazrat Ali (che Dio si compiaccia di lui) inviò Abu Ayyub al-Ansari e Qays (che Dio si compiaccia di lui) presso i kharigiti, per invitarli alla pace e alla prosperità. Essi discussero con Abd Allah ibn Sanjar, un kharigita. Egli disse: «La lealtà e l’obbedienza ad Ali non sono di nostro gradimento. Se ci fosse qualcuno come Umar ibn al-Khattab (che Dio si compiaccia di lui), saremmo disposti ad accettarlo come califfo». In risposta, Qays (che Dio si compiaccia di lui) disse: «Tra noi c’è Ali ibn Abi Talib (che Dio si compiaccia di lui). Se tra voi c’è qualcuno a lui pari, fate il suo nome». Egli rispose: «No, tra noi non c’è nessuno di simile». Qays disse: «Allora dovreste stare in guardia. La discordia e il disordine hanno messo radici nei vostri cuori».
Hazrat Qays (che Dio si compiaccia di lui) fu in ogni circostanza un amico fidato di Ali (che Dio si compiaccia di lui). Nell’anno 40 dell’Egira, Ali (che Dio si compiaccia di lui) subì il martirio. La responsabilità del califfato fu affidata all’Imam Hasan (che Dio si compiaccia di lui). Hazrat Qays (che Dio si compiaccia di lui) dichiarò il proprio sostegno all’Imam Hasan. Nel frattempo, avuta la notizia del martirio di Ali (che Dio si compiaccia di lui), Hazrat Mu’awiya (che Dio si compiaccia di lui) inviò un esercito. Hazrat Qays (che Dio si compiaccia di lui) giunse ad Anbar con un esercito di cinquemila soldati, ciascuno dei quali aveva la testa rasata e aveva giurato di morire, per opporsi alle truppe siriane di Mu’awiya (che Dio si compiaccia di lui). L’esercito dell’Emiro Mu’awiya assediò Anbar. Nel frattempo, l’Imam Hasan (che Dio si compiaccia di lui) e Mu’awiya raggiunsero un accordo di pace. L’Imam Hasan (che Dio si compiaccia di lui) scrisse a Qays (che Dio si compiaccia di lui), ordinandogli di consegnare la città di Anbar alle truppe di Mu’awiya (che Dio si compiaccia di lui) e di raggiungerlo a Mada’in.
Ricevuta la lettera dell’Imam, Hazrat Qays si adirò profondamente. Radunò tutti i membri del suo esercito e pronunciò un discorso infuocato. Nel discorso disse: «Che cosa volete? Se lo desiderate, combatterò con voi fino alla morte. E se lo desiderate, posso ottenere per voi dall’Emiro Mu’awiya una promessa di aman, cioè di sicurezza». I soldati dissero: «Ottenete per noi una promessa di sicurezza». Egli lo fece e, insieme ai suoi compagni d’armi, si recò a Mada’in.
Hazrat Qays (ra) partì da Mada’in alla volta di Medina. Durante il viaggio, fino al suo arrivo a Medina, ogni giorno macellava uno dei propri cammelli per i suoi compagni. Giunto a Medina, si ritirò completamente in solitudine e rimase fino alla morte interamente assorto nel dhikr e nell’adorazione di Allah.
Secondo il califfo Ibn Khayyat, al-Waqidi e molti altri, Hazrat Qays (ra) morì a Medina nell’anno 60 dell’Egira, verso la fine del califfato di Hazrat Mu’awiya (ra). Secondo Ibn Hibban, per timore di Mu’awiya si allontanò da Medina e fuggì in un altro luogo, dove morì nell’anno 85 dell’Egira, durante il califfato di Abd al-Malik. Secondo Ibn Hajar al-Asqalani, la prima opinione è la più corretta.
Fu malato per alcuni giorni prima della morte. Molti abitanti di Medina gli erano debitori. Per questo, coloro che gli dovevano del denaro si vergognavano di andarlo a trovare. Comprendendo la situazione, egli annunciò: «Ho condonato tutti i miei crediti». Non appena questo annuncio si diffuse, una folla cominciò ad accorrere per vederlo almeno una volta. A causa dell’enorme calca, a un certo punto crollò la scala della sua casa.
Uno dei figli di Hazrat Qays (ra) si chiamava Amir. Egli narrò hadith attraverso suo padre Qays. Hazrat Qays era corpulento e di alta statura. Amr ibn Dinar dice: «Aveva un corpo enorme e una testa piccola». Era così alto che, quando cavalcava un asino, i suoi piedi arrivavano fino a terra. Non gli crebbe mai la barba sul volto. Gli Ansar scherzavano dicendo: «Vogliamo comprare, con i nostri soldi, un po’ di pelo per Qays».
Fu uno dei Compagni sapienti. Il principale obiettivo della sua vita era diffondere e propagare gli hadith del Messaggero di Allah (s.a.s.). Non deviò mai da questo obiettivo in nessuna fase della sua vita. Anche quando era governatore d’Egitto, narrava hadith stando sul minbar della moschea locale. Nei libri di hadith si tramandano sue narrazioni da suo padre Sa’d ibn Ubada, da Abd Allah ibn Hanzala e da altri. Quest’ultimo era più giovane di Qays. Egli narrò complessivamente sedici hadith. Lo afferma l’Allama Zirikli.
Molte persone ascoltarono hadith da Hazrat Qays (ra) e narrarono hadith con la sua catena di trasmissione. Qui riportiamo i nomi di alcuni dei suoi più celebri discepoli: Anas ibn Malik, Tha’laba ibn Abi Malik, Abu Maysara, Abd al-Rahman ibn Abi Layla, Abu Ammar al-Dhahabi, Ghuraib ibn Humayd al-Hamadani, al-Sha’bi, Amr ibn Shurahbil, Urwa ibn al-Zubayr, Maymun ibn Abi Shayb, Muhammad ibn Abd al-Rahman e Abu Tamim al-Jayshani.
Hazrat Qays (ra) era un uomo profondamente riflessivo e di grande levatura. Quando doveva decidere su una questione, lo faceva dopo aver riflettuto a lungo. Anche nelle questioni riguardanti le norme e le prescrizioni dell’Islam, mostrava un’impronta di limpido libero pensiero. Una volta, per esempio, un uomo gli chiese della sadaqat al-fitr. Egli rispose: «Prima che la zakat fosse resa obbligatoria, il Messaggero (s.a.s.) aveva ordinato la sadaqat al-fitr. Dopo che la zakat divenne obbligatoria, non ordinò né vietò la sadaqat al-fitr. Noi continuiamo a osservarla sulla base dell’ordine precedente». Il carattere e le qualità morali del Nobile Messaggero di Allah (s.a.s.) esercitarono su di lui una profonda influenza. Il servizio al Messaggero di Allah (s.a.s.), il distacco dai piaceri e dai lussi mondani, la taqwa, la generosità, la riflessione e la meditazione, il valore e il coraggio, la liberalità, l’amore rivolto a tutti in egual misura e altre qualità costituivano le particolari dolcezze del suo carattere.
Servire il Nobile Messaggero di Allah (s.a.s.) e avere l’opportunità di farlo era una fortuna tanto religiosa quanto mondana. Tutti i Compagni si impegnavano e si dedicavano con ogni energia per conseguire questa fortuna. Anche Hazrat Qays (ra) ebbe l’onore e la fortuna di conseguirla. Nel Musnad dell’Imam Ahmad si legge:
«Suo padre lo mise al servizio del Messaggero di Allah. L’Imam al-Bukhari ha narrato nella sua opera Tarīkh, tramite Maryam ibn A‘syad. Egli disse: “Ho visto Qays ibn Sa‘d. Prestò servizio al Messaggero di Allah per dieci anni.”
Egli nutriva una devozione e un rispetto illimitati per il nobile Messaggero di Allah. Un giorno il Messaggero si recò nella casa di Sa‘d ibn ‘Ubada. Al momento del ritorno, Sa‘d fece portare un asino e vi stese sopra una coperta. Il Messaggero cavalcò l’asino, mentre Qays cominciò a camminare al suo fianco. Il Messaggero gli disse di salire e sedersi dietro di lui. Ma Qays mostrò esitazione. Allora il Messaggero disse: “O sali sul dorso della mia cavalcatura e siediti, oppure torna indietro.” Qays ritenne contrario alle buone maniere sedersi accanto al Messaggero di Allah. Perciò tornò indietro.
La generosità e la liberalità erano un aspetto luminoso del suo carattere. Gli studiosi della scienza degli uomini degni di essere conosciuti riconoscono apertamente l’ampiezza del suo animo. Ibn al-Athir dice:
«Era uno dei Compagni più sapienti e più eminenti, nonché una delle persone più astute e generose d’Arabia.» Questa generosità e liberalità erano interamente parte della sua natura. Tuttavia, è innegabile la grande influenza esercitata dall’ambiente e dalla conformazione del paese, nonché dalle caratteristiche dei genitori e della famiglia, nella formazione di questa indole. Quando, tornando a Medina dalla spedizione di Jaysh al-Khabat, raccontava a suo padre della fame e della penuria di cibo dei soldati, suo padre gli disse: “Avresti potuto macellare cammelli e dar loro da mangiare.” Egli rispose: “È proprio ciò che sto facendo.” Quando descrisse la seconda fase della penuria alimentare, suo padre ripeté la stessa cosa e il figlio diede la stessa risposta. Quando raccontò in tal modo della fame della terza fase, suo padre gli disse ancora la stessa cosa. Allora egli disse con tono di rimprovero: “Era proprio ciò che volevo fare, ma me lo hanno impedito.” È stato narrato da Jabir che in quella spedizione egli macellò complessivamente nove cammelli. Quando Sa‘d ibn ‘Ubada venne a sapere il commento fatto da Abu Bakr e ‘Umar, che Allah sia soddisfatto di entrambi, riguardo ai cammelli macellati da Qays, che Allah sia soddisfatto di lui, durante la spedizione di Jaysh al-Khabat, si precipitò dal Messaggero di Allah e, fermandosi dietro di lui, disse: “Perché Ibn Abu Quhafa e Ibn Khattab (Abu Bakr e ‘Umar) hanno voluto rendere avaro mio figlio? Rispondete voi a questa domanda.”
È facile immaginare quanto potesse essere generoso il figlio di un padre che gli aveva trasmesso una simile indole. L’autore di Usd al-Ghaba dice: “Sono diffuse molte storie sulla sua generosità. Non le ho menzionate per non dilungarmi.” Il Messaggero disse: “La generosità è una caratteristica di questa casa.” In un’altra narrazione si riferisce che, parlando del Messaggero, disse: “È figlio di una famiglia generosa.”
Al-Daraqutni ha narrato da Yahya ibn ‘Abd al-‘Aziz. Sa‘d ibn ‘Ubada e suo figlio Qays andavano in guerra ad anni alterni. Una volta Sa‘d partì per la guerra e Qays rimase a casa. Dal campo di battaglia Sa‘d apprese che a Medina erano giunti numerosi ospiti dal Messaggero di Allah. Disse ai suoi compagni: “Se Qays è davvero mio figlio, dirà al mio servitore Nistas: «Mostrami il permesso di tuo padre.» Allora Qays gli darà un pugno sul naso, gli strapperà le chiavi e prenderà ciò che occorre al Messaggero di Allah.” Il narratore dice che accadde proprio così. In quell’occasione Qays portò al Messaggero di Allah cento wasaq di cibo. Non sarebbe fuori luogo menzionare qui un altro episodio della generosità di Qays. Un uomo di nome Qusayr ibn Salt era debitore dell’emiro Mu‘awiya, che Allah sia soddisfatto di lui. L’emiro Mu‘awiya scrisse a Marwan: “Acquista la casa di Qusayr. Se non vuole venderla, chiedigli di saldare il denaro che mi deve. Se paga, bene; altrimenti vendi la sua casa.” Marwan convocò Qusayr, gli comunicò la questione e gli concesse tre giorni. Qusayr non voleva vendere la casa. Pensò di pagare i tre [denari], ma si trovò davanti a una mancanza di trentamila. Ricordò allora a chi avrebbe potuto rivolgersi per quella somma. Si recò a casa di Qays e gli chiese in prestito trentamila. Qays glieli prestò. Quando Qusayr, con il denaro, si presentò da Marwan e gli raccontò tutto, questi provò compassione nel cuore. Gli restituì sia la casa sia il denaro. Qusayr si recò allora da Qays e gli restituì i trentamila. Qays rifiutò di accettare il fascio di denaro, dicendo: “Ciò che una volta do a qualcuno, non lo riprendo.” Una volta un anziano venne da Qays, che Allah sia soddisfatto di lui, e gli parlò della sua estrema povertà e indigenza: “Ora in casa mia non c’è alcun cibo.” Qays gli disse: “Torna a casa. Proprio ora troverai soltanto cibo nella tua casa.” Poi ordinò di riempire la casa dell’anziano di olio, farina, burro chiarificato, carne, datteri e altri generi alimentari. Juwayriya ibn Asma dice: “Qays concedeva loro prestiti e dava loro da mangiare.”
Suo padre, Sa‘d, che Allah sia soddisfatto di lui, possedeva ingenti beni e proprietà. Quando Sa‘d, che Allah sia soddisfatto di lui, partì per la Siria, distribuì tutti i suoi beni tra i figli maschi e femmine. Dopo la sua morte nacque un altro figlio. Per lui non era stata stabilita alcuna quota. Abu Bakr e ‘Umar, che Allah sia soddisfatto di entrambi, consigliarono a Qays di annullare la divisione fatta da suo padre e di distribuire nuovamente tutti i beni. Qays disse: “Rimarrà così come mio padre li ha distribuiti. Tuttavia, gli concedo la mia parte.”
Qays, che Allah sia soddisfatto di lui, chiedeva ad Allah abbondanza di ricchezze. Era convinto che per compiere il bene fosse necessaria la ricchezza. Senza ricchezza non si può fare nulla. Perciò spesso pregava: “O Allah, concedimi ricchezza, perché senza ricchezza non si può fare alcuna opera.”
Nel prendere le decisioni giuste e nell’arte delle astuzie e delle strategie politiche, egli era una delle persone migliori dell’Arabia di quel tempo. Ibn Shihab disse: «Nei periodi di discordia e disordine, in tutta l’Arabia erano famosi per i loro stratagemmi e le loro strategie cinque uomini. Erano: Mu‘awiya, ‘Amr ibn al-‘As, Qays, Mughira e ‘Abdullah ibn Budayl. Tra loro, Qays e Budayl erano dalla parte di ‘Ali (ra).»
La sua intelligenza e la sua astuzia erano tali che, finché fu governatore dell’Egitto, non permise che nessuna delle cospirazioni e delle macchinazioni dell’emiro Mu‘awiya e di ‘Amr ibn al-‘As (ra) avesse successo in quella regione. Diceva: «Se l’Islam non fosse arrivato, avrei ingannato a tal punto da rendere impotenti tutti gli abitanti dell’Arabia.» In un’altra narrazione si riferisce: «L’impostore e l’ingannatore sono destinati all’Inferno». Se non avessi udito queste parole del Messaggero di Allah (sa), sarei stato il più grande ingannatore di questa comunità. L’Imam Zuhri disse che egli era uno degli uomini più astuti dell’Arabia. I suoi contemporanei dissero che sul campo di battaglia sapeva prendere decisioni infallibili, adottare strategie impeccabili ed era un guerriero coraggioso e accorto.
Quando, al tempo del martirio di ‘Uthman (ra), intorno al califfato regnavano estrema confusione e agitazione, un giorno Habib Maslama venne da lui a cavallo e gli disse: «Salite sul dorso di questo cavallo». Dicendo così, si spostò leggermente dal proprio posto e gli fece spazio davanti a sé. Egli rifiutò di sedersi davanti, dicendo: «Il Messaggero (sa) ha detto che il padrone dovrebbe sedere davanti sulla cavalcatura». Poi aggiunse: «Questo lo so anch’io. Tuttavia non posso sentirmi tranquillo lasciandovi sedere dietro di me.»
Hazrat Qays (ra) era una persona generosa e imparziale. Ciò emerge dai diversi comportamenti della sua vita. Una volta si trovava a Qadisiyya, seduto con Sahl ibn Hunayf. In quel momento vide passare davanti a sé un corteo funebre e, secondo l’usanza dei musulmani, si alzò immediatamente in piedi in segno di rispetto per il defunto. La gente gli disse: «Vi siete alzato inutilmente. Il defunto era infatti un dhimmi». Qays (ra) rispose: «Anche il Messaggero (sa), vedendo il feretro di questo ebreo, si era alzato in piedi». Quando gli dissero che il defunto era un ebreo, egli aveva risposto: «Non c’è alcun problema. Anche lui è pur sempre una creatura vivente.»
Hazrat Qays (ra) era al servizio del Messaggero di Allah (sa). Il Messaggero (sa) lo trattava con grande affetto e tenerezza e, con benevolenza, gli insegnava molte cose. Qays racconta: «Un giorno avevo appena terminato due rak‘at di preghiera. Mentre il Messaggero (sa) mi passava accanto, mi sfiorò delicatamente con il piede e disse: “Vuoi che ti indichi una delle porte del Paradiso?” Risposi: “Sì, indicatemela”. Disse: “La hawla wa la quwwata illa billah”.»
Il Nobile Messaggero di Allah (sa) pregò più volte Allah per il padre di Qays, Sa‘d ibn ‘Ubada (ra), e per i suoi discendenti. In un’occasione disse: «O Allah, riversa la Tua misericordia e la Tua compassione su Sa‘d ibn ‘Ubada e sui suoi familiari.»
La devozione e il timore di Allah di Hazrat Qays (ra) raggiunsero un livello tale che, dopo il ritiro di Hazrat Hasan (ra) dal califfato, egli si ritirò completamente in solitudine. Da allora trascorse la maggior parte del suo tempo nell’adorazione e negli atti di devozione. Adempiva sempre correttamente a tutti gli atti obbligatori di culto. Il digiuno del giorno di ‘Ashura è facoltativo. Prima che il digiuno di Ramadan diventasse obbligatorio, tutti i Compagni digiunavano. Dopo che il digiuno di Ramadan divenne obbligatorio, non vi era più alcun obbligo riguardo a quello di ‘Ashura. Nonostante ciò, Hazrat Qays digiunava sempre nel giorno di ‘Ashura.
Hazrat Qays (ra) era sostenitore di Hazrat ‘Ali (ra). Considerava ‘Ali (ra), e dopo di lui Hasan (ra), seguaci della verità riguardo al califfato. Perciò, quando Hasan concluse un accordo con Mu‘awiya (ra) e si ritirò dal califfato, egli ne fu profondamente addolorato. In seguito si ritirò dalla scena politica e scelse una vita solitaria. Non sembra tuttavia che avesse accettato con tutto il cuore il califfato di Mu‘awiya (ra). Le sue diverse parole e azioni lo dimostrano. Qui riferirò un solo episodio, narrato in varie opere autorevoli.
Una volta l’imperatore romano inviò un emissario all’emiro Muʿāwiya chiedendogli di mandargli un paio di pantaloni appartenuti all’uomo più alto d’Arabia. Muʿāwiya (ra) convocò Qays (ra) e gli disse: «Ho bisogno soltanto di un paio dei tuoi pantaloni». Egli si alzò immediatamente, si ritirò in un angolo appartato, si tolse i pantaloni che indossava, li prese in mano e li scagliò verso Muʿāwiya. Muʿāwiya disse: «Avresti potuto anche tornare a casa e mandarmeli». Il venerabile Qays (ra) allora rispose alle parole di Muʿāwiya (ra) con una poesia, nella quale si manifestavano la sua intensa emozione, la sua supplica e il suo sdegno. In diverse opere sono stati raccolti alcuni versi di quella poesia. Il significato di alcuni di essi è il seguente:
1. Ti ho dato subito questi pantaloni affinché la gente sappia che sono i pantaloni di Qays e affinché i rappresentanti di Cesare ne siano testimoni.
2. Così non potranno dire che Qays è scomparso dalla scena della politica e che questi sono semplici pantaloni.
3. Io sono il capo di una tribù yemenita. E gli uomini sono soltanto di due tipi: capi e seguaci.
4. Gli uomini come me sono motivo di timore per loro. Tuttavia, il mio temperamento e il mio carattere sono diffusi tra la gente.
In seguito, Muʿāwiya (ra) disse all’uomo più alto del suo esercito di indossarli. Quando questi tenne i pantaloni all’altezza del naso, essi caddero fino a terra. Ibn al-Athīr, citando le parole di Abū ʿAmr, ha affermato che l’episodio dei pantaloni di Qays narrato alla corte di Muʿāwiya non ha alcun fondamento.
Fonti:
ʿAbd Allāh ibn ʿAmr ibn Ḥarām (ra)
Il suo nome era Abu Jabir Abdullah. Suo padre era Amr ibn Haram e sua madre al-Rabab, figlia di Qays. Apparteneva al ramo dei Banu Sulaym della tribù medinese dei Khazraj.¹ Era il padre orgoglioso del celebre compagno Jabir, che narrò numerosi hadith del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Era un rispettato capo e un uomo illustre dei Banu Sulaym. Fu uno degli Ansar della prima promessa di al-‘Aqabah, partecipò alla battaglia di Badr e fu martirizzato a Uhud.² Al-Baladhuri dice: «Fu uno degli Ansar della prima promessa di al-‘Aqabah, partecipò a Badr e fu un naqib».³
Nel periodo preislamico, gli Arabi si recavano alla Ka‘bah della Mecca per compiere l’hajj e la ‘umrah. Nel tredicesimo anno della missione profetica, durante la stagione dell’hajj, una grande carovana di cinquecento abitanti di Yathrib si recò alla Mecca per il pellegrinaggio. A quel tempo, a Yathrib, oltre a coloro che avevano abbracciato segretamente o pubblicamente l’Islam per opera di Mus‘ab ibn ‘Umayr (che Allah sia soddisfatto di lui), nella carovana vi erano anche molti politeisti. Abdullah era uno dei membri della carovana. Non aveva ancora abbracciato l’Islam.⁴ Durante quel viaggio partecipò anche suo figlio Jabir, già musulmano. A questo proposito il compagno ansarita Ka‘b ibn Malik racconta:⁵ «Partimmo da Yathrib per compiere l’hajj. Quando giungemmo alla Mecca, stabilimmo di incontrare il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) nella valle di al-‘Aqabah, una notte durante la metà dei giorni di Tashriq. Portammo a termine l’hajj e giunse la notte stabilita per l’incontro. Con noi c’era Abu Jabir Abdullah ibn ‘Amr, un capo e un uomo di grande prestigio. Lo avevamo portato con noi come compagno di viaggio. Tenevamo nascosti i nostri piani ai compagni politeisti. Poco prima di recarci all’incontro con il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), gli dicemmo: “Abu Jabir! Tu sei uno dei nostri capi e un uomo rispettato. Se morissi con la fede che professi, domani bruceresti nel fuoco dell’Inferno”. A quel punto lo invitammo ad abbracciare l’Islam e gli riferimmo anche dell’incontro stabilito con il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ad al-‘Aqabah. Egli abbracciò immediatamente l’Islam e partecipò con noi alla promessa di al-‘Aqabah. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) lo nominò naqib, cioè responsabile, dei Banu Sulaym».
Al-Baladhuri dice:⁶ dopo aver abbracciato l’Islam, si tolse gli abiti impuri che indossava e mise due panni donatigli da al-Bara’ ibn Ma‘rur. In quest’ultima promessa di al-‘Aqabah, padre e figlio ebbero l’onore di partecipare. Abdullah prese parte alla battaglia di Badr. Partecipò anche alla battaglia di Uhud, nel terzo anno dell’Egira, e ottenne l’eterna gloria del martirio. L’episodio ebbe luogo nel mese di Shawwal, trentadue mesi dopo l’Egira.⁷
Nella battaglia di Uhud, il capo degli ipocriti, Abdullah ibn Ubayy, dissentì sulla decisione di uscire da Medina per affrontare l’esercito dei Quraysh. Quando il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) decise di recarsi a Uhud, egli si rivolse ai suoi sostenitori dicendo: «Egli ascolta le parole dei suoi giovani invece di seguire il mio consiglio. Sappiamo per quale motivo dovremmo mettere in pericolo la nostra vita?». Detto ciò, tornò indietro con trecento dei suoi compagni.
In quel momento Abdullah ibn ‘Amr andò da lui con alcuni compagni musulmani e disse: «Che la rovina ricada su di voi! Non vi vergognate? Combattete per difendere le vostre donne e la vostra patria». In particolare rimproverò e biasimò severamente l’ipocrita Abdullah ibn Ubayy, dicendo: «Per Allah, vi scongiuro: non disonorate la vostra comunità e il vostro Profeta abbandonandoli così davanti al nemico». Essi risposero: «Se fossimo esperti di guerra, verremmo con voi». Egli replicò: «Se foste davvero esperti di guerra, verremmo con voi. Non vi lasceremmo così nelle mani del nemico». Quando si rifiutarono in ogni modo di tornare sul campo di battaglia, disse: «Che Allah allontani i suoi nemici! Allah è sufficiente da solo per proteggere il Suo Profeta da voi». Fu in questa circostanza che Allah l’Altissimo fece scendere il versetto 167 della sura Âl ‘Imran.⁸
La notte precedente alla battaglia di Uhud chiamò suo figlio Jabir e gli disse: «Figlio mio, voglio essere il primo martire di domani. Dopo il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), tu sei la persona che amo di più. Ti lascio a casa. Tratta bene le tue sorelle e paga i miei debiti».⁹
Durante il giorno iniziò una furiosa battaglia. Il venerabile Abdullah combatté valorosamente e subì il martirio. Fu il primo martire della giornata.¹⁰ Fu ucciso da Usama ibn ‘Unayd.¹¹ Al-Baladhuri menziona come uccisore Sufyan ibn ‘Abdi Shams al-Sulami.¹² I politeisti mutilarono orribilmente il suo cadavere.
Jabir racconta: «Quando venni a sapere del martirio di mio padre, accorsi e lo vidi coperto da un lenzuolo. Gli scoprii il volto e cominciai a baciarlo. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) lo vide, ma non me lo proibì. Io cominciai a piangere. I compagni del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) cercarono di impedirmelo, ma il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) non lo proibì. Mia zia paterna, Fatimah bint ‘Amr, cominciò a piangere. Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Tu pianga o non pianga, gli angeli continueranno a coprirlo con le loro ali finché non lo avrete sollevato”. Poi chiese: “Chi sta piangendo?”. I presenti risposero: “La sorella di Abdullah”.¹³»
Fu sepolto a Uhud. I martiri di Uhud furono sepolti a due o a tre in una stessa tomba.14 Jābir racconta: stavano portando a Medina i corpi martirizzati di mio padre e di mio zio materno. A metà strada, avendo udito l’annuncio del Messaggero di Allah (sallallāhu ʿalayhi wa sallam): «I martiri saranno sepolti nel luogo in cui hanno trovato la morte», li riportarono a Uhud e li seppellirono proprio lì. Mālik ibn Anas dice: ʿAbdullah ibn ʿAmr e ʿAmr ibn al-Jamūḥ furono sepolti nello stesso sudario e nella stessa tomba.15 Nella versione di al-Bukhārī, al posto di «zio materno» è riportato «zio paterno».16 In realtà, ʿAmr ibn al-Jamūḥ non era fratello di ʿAbdullah, bensì suo cognato.17 Ibn Isḥāq riferisce, sulla base della testimonianza di un anziano dei Banū Sulayma: al momento della sepoltura dei corpi a Uhud, il Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) disse: «Prestate particolare attenzione a ʿAmr ibn al-Jamūḥ e a ʿAbdullah ibn Ḥarām. In vita erano amici sinceri. Seppelliteli nella stessa tomba».18
Sei mesi dopo la sepoltura, Jābir fece riesumare il corpo di suo padre e lo seppellì in un’altra tomba. Allora tutto il corpo, eccetto le orecchie, era rimasto intatto, tanto che sembrava fosse stato sepolto poco prima.19 Quarantasei anni dopo, il corpo fu nuovamente riesumato. Jarīr ha riferito: la tomba si trovava accanto a un canale d’acqua. Una volta, durante un’alluvione, l’acqua vi penetrò. La tomba fu aperta. Si constatò che sul volto di ʿAbdullah, nel punto in cui era stato colpito, una delle sue mani era posata sulla ferita. Quando gli spostarono la mano, dalla ferita cominciò a sgorgare sangue. Quando la rimisero al suo posto, il sanguinamento cessò. Jābir racconta: «Vidi mio padre come se stesse dormendo nella tomba. Il suo corpo non aveva subito praticamente alcun cambiamento. A Jābir fu chiesto: “Com’era il suo sudario?”. Egli rispose: “Anche il sudario non aveva subito alcun cambiamento. Era rimasto nello stesso stato. Eppure nel frattempo erano trascorsi quarantasei (46) anni».
Quando Jābir chiese ai Compagni consiglio sull’applicazione di qualche profumo sul corpo defunto di suo padre, essi rifiutarono, dicendo: «Non fate più nulla di nuovo riguardo a loro». In seguito furono sepolti in un altro luogo.20
Alla morte di ʿAbdullah, oltre a suo figlio Jābir, rimasero nove figlie. Sei di loro erano minorenni.21 Egli lasciò un pesante carico di debiti. Il Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī ne riporta i particolari. Questi debiti furono saldati da Jābir. Ho discusso ampiamente di ciò nella biografia di Jābir.22 Jābir racconta: «Mio padre lasciò molti debiti. Dopo la sua morte, mi recai dal Messaggero di Allah (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) e dissi: “Mio padre ha lasciato molti debiti, ma possediamo dei datteri. Venite con me, affinché i creditori non li prendano tutti”. Il Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) venne, si sedette sul mucchio di datteri e chiamò i creditori uno dopo l’altro, pagando a ciascuno quanto gli era dovuto. Nonostante ciò, rimase una quantità di datteri equivalente».23
ʿAbdullah era uno dei Compagni più onorati e di più elevato rango. Lo stesso nobile Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) riconobbe gli sforzi e l’impegno da lui profusi per la diffusione dell’Islam tra i Banū Salama e il modo in cui si dedicò ad Allah. Nel Sunan al-Nasāʾī è riportato che il Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) disse: «Che Allah ricompensi bene, da parte nostra, l’intera comunità degli Anṣār, in particolare i discendenti di ʿAmr ibn Ḥarām — ʿAbdullah e i suoi figli — e Saʿd ibn ʿUbāda». Nel Jāmiʿ al-Tirmidhī è riportato che, una volta, dopo l’episodio di Uhud, il Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) vide Jābir abbattuto e afflitto e gli chiese: «Che cosa è successo?»
Egli rispose: «Mio padre è caduto martire e ha lasciato molti figli. La preoccupazione per loro mi tiene continuamente inquieto». Il Messaggero (sallallāhu ʿalayhi wa sallam) disse: «Ascolta una buona notizia: Allah non parla a nessuno faccia a faccia senza un velo; tuttavia ha parlato faccia a faccia con tuo padre. Gli ha detto: “O ʿAbdullah ibn ʿAmr, che cosa desideri?”. Tuo padre ha risposto: “Desidero tornare ancora sulla terra, combattere per la tua causa e morire nuovamente da martire”». Allah ha detto: «Ciò non è possibile. Chi viene dalla terra una volta non può più ritornarvi». Allora egli disse: «In tal caso, fa’ scendere una rivelazione riguardo a me». Fu allora rivelato questo versetto:
— Non considerate morti coloro che danno la vita sulla via di Allah. Al contrario, sono vivi presso Allah e ricevono sostentamento.26
Quale onore e motivo di fierezza più grande potrebbe esserci per ʿAbdullah del fatto che, ancora oggi, dopo quattordici secoli, lo ricordiamo? Forse, anche dopo altre migliaia di anni, gli uomini continueranno a ricordarlo in questo modo.
Fonti:
ʿAbdullah ibn ʿAbdullah ibn Ubayy ibn Rasul (che Allah sia soddisfatto di lui)
ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui) era discendente del ramo Hubla della celebre tribù medinese dei Khazraj. La famiglia era assai rispettata. Uno degli antenati di questa famiglia era Salem, il cui soprannome era «Hubla». Da lui derivò il nome «Hubla» dato a questo ramo familiare. Salem aveva il ventre molto grosso; per questo veniva chiamato «Hubla». In seguito, tale appellativo divenne il nome della sua famiglia.¹ La madre di ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui) si chiamava Khawla bint al-Mundhir. Apparteneva al ramo Banu Maghala dei Banu Najjar.²
Qui bisogna ricordare che il padre del personaggio di cui ci occupiamo, ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui), era il «rais degli ipocriti» (il capo degli ipocriti), ʿAbdullah ibn Ubayy ibn Salul. Questo capo degli ipocriti è noto nella storia come Ibn Ubayy ibn Salul. Nell’epoca preislamica era uno degli uomini più rispettati e influenti della tribù medinese dei Khazraj. A dimostrazione della sua influenza, del suo prestigio e della sua forza, basti dire che gli abitanti di Medina, prima dell’Islam, stavano pensando di farne il loro re. Tra le tribù degli Aws e dei Khazraj esisteva da lungo tempo un conflitto. Nonostante ciò, nessuno era contrario a proclamarlo re. ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui) era il figlio di un tale padre.³
Il padre di ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui) era dunque Ibn Ubayy ibn Salul. Era molto colto, perspicace e astuto. Nonostante ciò, rimase privo della fortuna della fede. Quando il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) giunse a Medina e pose le basi del califfato islamico, in lui emerse una straordinaria manifestazione di invidia e ostilità. Ibn Ubayy e alcuni abitanti di Medina suoi seguaci cominciarono a guardare con invidia e odio al continuo progresso e alla prosperità dell’Islam. L’influenza e il prestigio del Messaggero di Allah divennero per loro insopportabili. Perciò iniziarono a tramare, una dopo l’altra, varie cospirazioni per espellere l’Islam e i musulmani dal territorio di Medina.
Alla fine, di fronte alla vittoria e alla forza dei musulmani, Ibn Ubayy e i suoi seguaci furono costretti a sottomettersi esteriormente. Ricorrendo all’ipocrisia, si unirono alle file dei musulmani. I membri del suo gruppo erano ipocriti (musulmani dissimulatori), ed egli è noto nella storia dell’Islam come il loro capo. Di tutti gli ipocriti che sarebbero mai comparsi sulla terra, Ibn Ubayy ibn Salul era il capo. Dopo l’Egira, quasi ogni dolore, sofferenza, calamità e tribolazione che colpirono a Medina il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) e i nobili Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro) ebbe, in un modo o nell’altro, un legame diretto o indiretto con Ibn Ubayy e la sua banda. Furono rivelati numerosi versetti del Corano riguardo alle sue azioni e a quelle del suo gruppo. La sura «al-Munafiqun» descrive proprio il loro carattere e le loro peculiarità.⁴
Come si dice: «Mosè nella casa del Faraone», oppure: «Dovunque c’è un Faraone, c’è anche un Mosè». Anche in questo caso fu così: il grande Compagno ʿAbdullah (che Allah sia soddisfatto di lui) nacque dal grembo di un accanito nemico dell’Islam e di un ipocrita estremo. Rimase completamente immune dall’impuro influsso del padre. Per quanto fosse intelligente, quel padre non riuscì a esercitare sul proprio figlio la minima influenza.
Questo ipocrita, Ibn Ubayy, era cugino materno di Abu ʿAmir al-Rahib, un celebre asceta dell’Arabia di quel tempo. Poco prima della comparsa del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), Abu ʿAmir era uno di quegli asceti arabi che annunciavano la sua imminente venuta e credevano in lui. Nell’epoca preislamica aveva abbracciato una vita ascetica e monastica, rinunciando ai piaceri terreni. Tuttavia, quando il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) apparve come profeta, egli rinnegò la propria fede. A Badr si schierò con i politeisti e combatté contro il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace); per questo il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) lo definì «al-Fasiq» (il peccatore).⁵
‘Abdullah (che Allah si compiaccia di lui) abbracciò l’Islam prima ancora che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) giungesse a Medina. Prima della sua conversione il suo nome era al-Hubab. ‘Urwah racconta: era consuetudine del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) cambiare il nome di chiunque avesse un significato negativo. Un giorno disse ad al-Hubab: «D’ora in poi il tuo nome sarà ‘Abdullah, perché al-Hubab è il nome di Satana».⁶ In questo modo, padre e figlio finirono per avere lo stesso nome.
‘Abdullah (che Allah si compiaccia di lui) era un Compagno che aveva partecipato alla battaglia di Badr. Prese parte a Badr insieme al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). In seguito è noto che partecipò a tutte le battaglie e spedizioni.⁷ Combatté anche a Uhud. In quella battaglia gli furono spezzati i due denti anteriori. Dopo la battaglia, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli disse: «Fatti mettere due denti d’oro». Questo è stato riferito da ‘A’ishah (che Allah si compiaccia di lei). Tuttavia, Ibn Mandah ha affermato che non furono i denti, bensì il naso a essergli reciso, e che egli si fece impiantare un naso d’oro. Ma questa opinione non è corretta.⁸
Mentre Abu Sufyan tornava da Uhud, salì su una collina e gridò: «Vi prometto che l’anno prossimo ci incontreremo di nuovo a Badr». Udendo quell’annuncio, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse a un Compagno: «Rispondigli: sì, proprio là ti prometto che ci incontreremo».⁹ Ibn Ishaq dice: per mantenere questo impegno con Abu Sufyan, nel mese di Sha‘ban del quarto anno dell’Egira il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) si recò nuovamente a Badr, evento noto nella storia come Badr al-Akhirah. Ibn Hisham dice che, in quell’occasione, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) lasciò ‘Abdullah (che Allah si compiaccia di lui) a Medina come suo rappresentante durante la sua assenza.¹⁰
Durante la spedizione di Banu al-Mustaliq, o secondo un’altra versione durante la battaglia di Tabuk, scoppiò una lite tra un Ansar e un Muhajir a proposito dell’abbeveraggio dei cammelli e dei cavalli. Nel corso della lite, il munafiqun Ibn Ubay, riferendosi al Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) e ai Muhajirun, disse: «Quando arriveremo a Medina, noi nobili cacceremo via questi miserabili».¹¹ Quando questa frase giunse all’orecchio del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e si diffuse tra gli altri musulmani, si creò una grande agitazione. ‘Umar (che Allah si compiaccia di lui) arrivò persino davanti al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e disse: «Se mi date il permesso, separerò la testa di questo munafiqun dal suo corpo». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli disse: «Lascia perdere. Altrimenti la gente dirà che Muhammad uccide i suoi Compagni».¹²
A un certo punto ‘Abdullah (che Allah si compiaccia di lui), figlio di Ibn Ubay, venne a sapere della gravissima offesa pronunciata da suo padre contro il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e contro i suoi numerosi e provati compagni Muhajirun. Si presentò davanti al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e disse: «Mio padre vi ha insultato chiamandovi “miserabile”. Giuro in nome di Allah che il miserabile non siete voi, bensì lui». Poi pronunciò parole davvero sorprendenti e stupefacenti: «In tutta la tribù dei Khazraj non c’è nessun figlio più obbediente e devoto a suo padre di me. Tuttavia, se desiderate ucciderlo, datemene ordine e vi porterò la sua testa. Ma se mio padre venisse ucciso da un altro musulmano, il suo assassino diventerebbe una spina nei miei occhi. Non riuscirei a sopportarlo. Potrei allora ucciderlo, e per aver ucciso un musulmano la mia dimora sarebbe l’Inferno». Quando ebbe finito di parlare, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Non ho né l’intenzione né il desiderio di farlo uccidere».¹³
Dopo aver parlato con il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), ‘Abdullah (che Allah si compiaccia di lui) si mise ad aspettare sulla strada. Quando vide arrivare suo padre, scese dal dorso del cammello, sollevò la spada e disse: «Finché non pronuncerai con la tua bocca queste parole — “Io sono un miserabile e Muhammad è nobilissimo” — questa spada non sarà rinfoderata. Non potrai fare neppure un passo». Vedendo che la situazione si faceva difficile, quello pronunciò: «Che tu sia distrutto! Muhammad è nobile e io sono un miserabile». Poco più indietro stava arrivando il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui). Udì il dialogo tra padre e figlio e ordinò ad ‘Abdullah: «Lascialo andare. Giuro su Allah che finché egli sarà tra noi, lo tratteremo bene».¹⁴ ‘Urwah dice: Hanzalah ibn Abi ‘Amir e ‘Abdullah ibn ‘Abdullah chiesero entrambi al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) il permesso di uccidere ciascuno il proprio padre. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) li trattenne dal farlo.¹⁵
Dopo il ritorno del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) a Medina dalla battaglia di Tabuk, morì il munafiqun ‘Abdullah ibn Ubay.¹⁶
Sulla base degli hadith autentici, la Ummah di Muhammad è giunta alla conclusione che l’ottantesimo e l’ottantaquattresimo versetto della sura al-Tawbah del Sacro Corano furono rivelati in relazione alla morte del munafiqun ‘Abdullah ibn Ubay e alla preghiera funebre per lui. Nell’ottantesimo versetto, Allah l’Altissimo ha detto: «Che tu chieda perdono per loro o che non lo chieda, è lo stesso. Anche se chiedessi perdono per loro settanta volte, Allah non li perdonerà mai. Ciò perché hanno negato Allah e il Suo Messaggero». È attestato nelle narrazioni dei Sahihayn, cioè al-Bukhari e Muslim, che il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) guidò la preghiera funebre per lui, rimase presso la sua tomba e consolò suo figlio ‘Abdullah (che Allah si compiaccia di lui). Subito dopo la preghiera fu rivelato l’ottantaquattresimo versetto. In esso si dice: «E non pregare mai per nessuno di loro quando muore, né stare presso la sua tomba. Essi hanno infatti negato Allah e il Suo Messaggero e sono morti disobbedienti». Dopo la rivelazione di questo versetto, il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) non celebrò più la preghiera funebre per nessun altro munafiqun.
A quel tempo il Nobile Messaggero aveva indosso due tuniche. ʿAbdullāh (ra) preferì quella inferiore, che era impregnata del sudore benedetto del corpo del Messaggero di Allah. Il Messaggero (ṣa) diede la tunica a ʿAbdullāh (ra) e gli disse: «Quando sarà avvolto nel sudario, fammelo sapere; io gli reciterò la preghiera funebre». Secondo un’altra narrazione, il Messaggero (ṣa) arrivò dopo che il corpo era stato deposto nella tomba. Scese nella tomba, pose il corpo sulle ginocchia, lo rivestì con la tunica e gli applicò la saliva della sua bocca benedetta. Poi si alzò per la preghiera funebre.
Quando si mise in piedi per la preghiera funebre, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (ra) afferrò la veste del Messaggero di Allah (ṣa) e disse supplicando: «Stai recitando la preghiera funebre per questo ipocrita, mentre Allah ti ha proibito di pregare per lui». Il Messaggero (ṣa) sorrise dolcemente e disse: «Va’, mettiti al tuo posto». Quando, tuttavia, ʿUmar (ra) continuò a insistere, il Messaggero (ṣa) disse: «Allah mi ha dato la scelta: pregare per il perdono oppure non farlo. Anche se chiedessi il perdono per lui più di settanta volte e gli fosse concesso, sono pronto a farlo per lui».
Dopodiché il Messaggero (ṣa) recitò la preghiera funebre per lui e subito dopo fu rivelato l’ottantaquattresimo versetto. Attraverso questa rivelazione, ʿUmar (ra) ottenne l’approvazione della propria azione e della propria opinione. Rimase profondamente stupito del proprio ardimento.17
Durante il califfato del califfo Abū Bakr (ra), ʿAbdullāh (ra) subì il martirio nella battaglia di Yamāma. L’episodio risale al mese di Rabīʿ al-awwal dell’anno 12 dell’Egira.18
ʿAbdullāh apparteneva alla categoria dei Compagni di altissimo rango. ʿĀʾisha (ra) ha trasmesso degli ḥadīth su di lui. Sapeva scrivere e talvolta svolse anche l’incarico di scriba della rivelazione.19
ʿAbdullāh (ra) era un figlio esemplare di un padre ipocrita. La vita piena di falsità del padre lo affliggeva continuamente e gli causava una sofferenza immensa.20 Non risparmiò alcuno sforzo per ricondurre il padre traviato sulla via della verità e della rettitudine. Nonostante la deviazione del padre, non venne mai meno, in quanto figlio, alle proprie responsabilità e ai propri doveri nei suoi confronti. Nel rispetto dei precetti islamici, gli obbedì sempre. Anche dopo la sua morte, nella speranza della sua salvezza, fece tutto ciò che un figlio poteva fare.
Fonti:
Rāfiʿ ibn Khadīj (ra)
Rāfiʿ (che Allah sia soddisfatto di lui) nacque nel 611 d.C., dodici anni prima dell’Egira.¹ Era figlio di Banū al-Ḥāritha, una delle celebri tribù di Medina, secondo alcuni appartenente ai Khazraj e, secondo altri, agli Aws. Suo padre era Khadīj ibn Rāfiʿ e sua madre Ḥalīma bint Masʿūd. Fu chiamato con il nome del nonno.² Il kunya di Rāfiʿ era Abū ʿAbd Allāh. L’Imām al-Bukhārī lo indica come Abū Khadīja.³ Era nipote di due illustri Compagni del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), Zuhayr e Muẓhir ibn Rāfiʿ.⁴
Nell’antica Medina, le tribù di ʿAbd al-Ashhal e al-Ḥāritha erano di pari forza e potere. Tra loro vi erano continue dispute e, di conseguenza, conflitti e scontri. Simāk ibn Rāfiʿ, nonno di Usayd ibn Ḥuḍayr (che Allah sia soddisfatto di lui), fu ucciso dagli uomini di queste due tribù in una battaglia, e i membri della sua famiglia furono espulsi da Medina. Ḥuḍayr, padre di Usayd, attaccò la tribù di al-Ḥāritha per vendicare l’uccisione del padre, la sconfisse e la cacciò a Khaybar. I Banū al-Ḥāritha continuarono a stabilirsi a Khaybar. In seguito, però, la compassione sorse nel cuore di Ḥuḍayr, che permise ai Banū al-Ḥāritha di tornare a Medina e stabilirvisi nuovamente.
Gli antenati di Rāfiʿ ibn Khadīj (che Allah sia soddisfatto di lui) erano i capi dei Banū al-Ḥāritha. Dopo la morte di suo padre e dei suoi zii, Rāfiʿ ne assunse la guida, che non abbandonò mai per tutta la vita. Al tempo dell’Egira del Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui), Rāfiʿ era soltanto un ragazzo molto giovane. Ciononostante, l’Islam aveva lasciato un’impronta profonda nel suo cuore. A quel tempo, i suoi due zii, Zuhayr e Muẓhir, erano già musulmani.
Al tempo della battaglia di Badr, Rāfiʿ aveva quattordici anni. Si presentò al cospetto del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) desideroso di partecipare alla battaglia. Poiché non aveva ancora l’età per combattere, fu rimandato indietro insieme agli altri ragazzi. Così Ḥaḍrat Rāfiʿ non poté essere tra i combattenti di Badr.⁵
Ogni anno, i ragazzi di Medina venivano presentati al Nobile Messaggero (pace e benedizioni su di lui).⁶ Egli selezionava tra loro quelli che riteneva idonei a partecipare alla guerra. Nel terzo anno dell’Egira, al momento della selezione per la battaglia di Uḥud, Rāfiʿ fu condotto davanti al Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Aveva allora compiuto quindici anni. Gli fu quindi concesso il permesso di partecipare alla battaglia. In quella circostanza ebbe luogo un episodio divertente tra lui e Samura ibn Jundub, che aveva la sua stessa età. L’episodio è riportato in quasi tutte le opere di ʿilm al-rijāl.
A questo proposito, Rāfiʿ racconta: «Stavo in fila, sollevandomi sulle punte dei piedi per sembrare più alto. Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) era già stato informato che ero un abile arciere. In seguito, il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) mi concesse il permesso. Allora Samura ibn Jundub, che aveva la mia stessa età, disse al suo patrigno Murra ibn Thābit: “Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) ha dato il permesso a Rāfiʿ ibn Khadīj, ma ha rimandato indietro me. Eppure io posso sconfiggere Rāfiʿ nella lotta.” Murra allora disse: “O Messaggero di Allah! Hai dato il permesso a Rāfiʿ e hai rimandato indietro mio figlio Samura. Egli, però, può sconfiggere Rāfiʿ nella lotta.” Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse allora: “Mettetevi alla prova nella lotta.”⁷ Così i due si affrontarono nella lotta e Samura sconfisse Rāfiʿ, ottenendo il permesso del Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Ibn Hishām dice: “Allora avevano entrambi quindici anni.”⁸»
Durante questa battaglia di Uḥud, una freccia scagliata dal nemico colpì il petto di Rāfiʿ. La freccia penetrò all’interno attraversando l’osso. L’Imām al-Bayhaqī ha narrato questo episodio. Nel giorno di Uḥud o di Ḥunayn, una freccia colpì il petto di Rāfiʿ ibn Khadīj. Quando fu condotto dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui), implorò: «O Messaggero di Allah! Estragga la freccia dal mio petto». Il Messaggero (pace e benedizioni su di lui) disse: «Se vuoi, posso estrarla insieme alla punta; oppure posso estrarre soltanto l’asta, lasciando la punta dentro. In tal caso, nel Giorno della Risurrezione testimonierò che sei un martire». Rāfiʿ allora disse: «O Messaggero di Allah! Estragga soltanto l’asta e lasci la punta dentro. Nel Giorno della Risurrezione, testimoni in mio favore che sono un martire». Rimase in vita in queste condizioni fino al califfato di Ḥaḍrat Muʿāwiya (che Allah sia soddisfatto di lui). Alla fine, la ferita si infettò ed egli morì.⁹
In seguito, Rāfiʿ raccontava come i musulmani fossero stati sconfitti nella battaglia di Uḥud. Il suo racconto restituisce un quadro di quella battaglia.¹⁰
Partecipò a tutte le guerre e spedizioni successive, compresa quella del Fossato.11 Nella battaglia di Siffīn si schierò al fianco di ʿAlī (ra).12
La punta della freccia rimasta conficcata nel corpo di Rāfiʿ, dopo molto tempo provocò una ferita, e fu a causa di quel dolore che egli morì. Viveva a Medina e lì esalò l’ultimo respiro.
Tra gli studiosi della scienza degli uomini della trasmissione si riscontrano divergenze riguardo all’anno della sua morte. Su una cosa, tuttavia, sono tutti concordi: ʿAbd Allāh ibn ʿUmar (ra) celebrò la sua preghiera funebre. L’Imām al-Bukhārī ha riferito nella sua Storia che egli morì durante il califfato di Muʿāwiya (ra). Nella sua opera al-Tārīkh al-Awsaṭ menziona il nome di Rāfiʿ nel paragrafo intitolato «Coloro che morirono tra gli anni 50 e 60 dell’Egira». Ibn Qāniʿ, invece, indica precisamente l’anno 59 dell’Egira.13 Al-Wāqidī, d’altra parte, riferì da alcuni figli di Rāfiʿ ibn Khadīj che egli morì a Medina all’inizio dell’anno 74 dell’Egira, all’età di ottantasei anni.14 In quel periodo ʿAbd al-Malik ibn Marwān sedeva sul trono del califfato.
È comprovato che ʿAbd Allāh ibn ʿUmar celebrò la sua preghiera funebre. È altresì riconosciuto che egli si trovava alla Mecca all’inizio dell’anno 74 dell’Egira. Perciò alcuni hanno detto che la ferita di Rāfiʿ ibn Khadīj si era già incancrenita e che egli morì nel 74 dell’Egira, dopo il ritorno di Ibn ʿUmar a Medina. Oppure morì nell’anno 73 dell’Egira, prima che Ibn ʿUmar (ra) si recasse alla Mecca. Ibn ʿUmar (ra) morì nello stesso anno. Questa è l’opinione più plausibile.15
Nel Musnad dell’Imām Aḥmad si riferisce che fu portato fuori dopo essere stato avvolto nel sudario e che su di lui fu steso un mantello rosso».16 Una grande folla accompagnò il feretro. Le donne uscirono dalle case piangendo e lamentandosi. Nelle opere di sīra e di rijāl si trovano numerose narrazioni riguardanti la sua morte e la sua preghiera funebre. Qui ne riportiamo alcune alla lettera:
Abū Nuṣra racconta: «Partecipai alla preghiera funebre di Rāfiʿ ibn Khadīj. Tra i partecipanti vi era anche Ibn ʿUmar. Quando le donne cominciarono a gridare e a piangere, egli disse: “Tacete! Questo vecchio non ha la forza di sopportare il castigo di Allah. Il Messaggero di Allah (ṣa) ha detto: Il defunto viene castigato a causa dei lamenti e del pianto della sua famiglia”».17
Shuʿba ha riferito da Yūsuf ibn Māhak. Yūsuf disse: «Vidi Ibn ʿUmar prendere sulle proprie spalle i due piedi anteriori della lettiga funebre che trasportava il corpo di Rāfiʿ ibn Khadīj e camminare davanti a essa fino a raggiungere la tomba. In quell’occasione disse: “Il defunto viene castigato a causa del pianto dei vivi”».18
Ḥammād ha riferito da Bishr ibn Ḥarb. Egli disse: «Quando Rāfiʿ ibn Khadīj morì, fu detto a Ibn ʿUmar: “Rimandiamo la sepoltura fino all’alba, così potremo informare gli abitanti della città”. Egli rispose: “La vostra decisione è eccellente”. Hishām ibn Saʿd ha riferito da ʿUthmān ibn ʿUbayd Allāh. Egli disse: “Quando Rāfiʿ morì, il corpo fu portato per la preghiera funebre prima dell’alba. Ibn ʿUmar disse: Non celebrate la sua preghiera funebre prima dell’alba”».19
Non sono disponibili descrizioni particolari della corporatura e dell’aspetto di Rafiʿ ibn Khadij (ra). Si sa soltanto che portava i baffi sottili e si tingeva i capelli con l’henné. Alla sua morte lasciò in eredità schiavi e schiave, case e beni immobili.20
Si conoscono i nomi dei suoi sei figli: ʿAbdullah, Rifaʿa, ʿAbd al-Rahman, ʿUbaydullah, Sahl e ʿUbayd. ʿAbdullah era imam della moschea di Pitr. ʿUbayd era figlio di una schiava. Gli altri figli erano nati dalle sue due mogli, Lubna e Asma. La discendenza di questi figli rimase presente per molti secoli a Medina e a Baghdad.21
Rafiʿ (ra) narrò hadith dal Messaggero (sa) e da suo zio Zuhayr ibn Rafiʿ (ra).22 Nei libri di hadith sono stati tramandati complessivamente 78 (settantotto) hadith attraverso la sua catena di trasmissione.23 Tra i narratori che trasmisero hadith da lui vi erano persone di entrambe le categorie: Compagni e Tabiʿun. Eccone alcuni nomi:
Ibn ʿUmar, Mahmud ibn Labid, Saʿib ibn Yazid, Usayd ibn Zuhayr, Mujahid, ʿAta, Shaʿbi, ʿAbaya ibn Rifaʿa, ʿUmra bint ʿAbd al-Rahman, Saʿid ibn al-Musayyib, Nafiʿ ibn Jubayr, Abu Salama ibn ʿAbd al-Rahman, Abu al-Najjashi, Sulayman ibn Yasar, ʿIsa, ʿUthman ibn Sahl, Harir ibn ʿAbd al-Rahman, Yahya ibn Ishaq, Thabit ibn Anas ibn Zuhayr, Hanzala ibn Qays, Nafiʿ al-ʿUmari, Wasiʿ ibn Hibban, Muhammad ibn Yahya ibn Hibban, ʿUbaydullah ibn ʿAmr ibn ʿUthman e altri.24
Rafiʿ ibn Khadij (ra) era uno dei Compagni mufti di Medina. Ziyad ibn Mina disse: Ibn ʿAbbas, Ibn ʿUmar, Abu Saʿid al-Khudri, ʿAbdullah ibn ʿAmr ibn al-ʿAs, Jabir ibn ʿAbdullah, Rafiʿ ibn Khadij, Salama ibn al-Akwaʿ, Abu Waqid al-Laythi, ʿAbdullah ibn Buhayna e molti altri Compagni del Messaggero di Allah (sa) emettevano fatwa a Medina e narravano gli hadith del Messaggero di Allah (sa). Svolsero questo compito dalla morte di ʿUthman (ra) fino alla loro morte.25 L’Imam al-Dhahabi disse: era uno di coloro che emettevano fatwa a Medina durante il periodo di Muʿawiya (ra) e dopo di esso.26 Quando Ibn ʿAbbas (ra) morì, Rafiʿ ibn Khadij commentò: «Oggi è morto un uomo del quale tutti i sapienti, dall’Oriente all’Occidente, avevano bisogno».27 Era un uomo del deserto. Era esperto di agricoltura e irrigazione.28
Obbedienza al Messaggero e ordinare il bene: l’obbedienza al Messaggero (sa) e l’ordinare le buone azioni erano le caratteristiche più luminose del suo carattere e della sua indole. Una volta, uno schiavo di Nuʿman al-Ansari sradicò un giovane albero di datteri dal giardino di un uomo. La questione fu portata davanti al tribunale di Marwan. Egli stava per decidere di amputargli la mano, accusandolo di furto. Allora Rafiʿ disse: «Il Messaggero (sa) ha detto: “Non si amputa la mano per un frutto”».29
Una volta, durante il sermone, Marwan disse: «La Mecca è sacra». Rafiʿ era presente all’assemblea. Gridò: «È vero che la Mecca è sacra. Tuttavia anche Medina è sacra. Il Messaggero (sa) ha dichiarato sacra Medina. Io ho l’hadith per iscritto. Se vuoi, posso fartelo vedere». Marwan disse: «Sì, anch’io ho sentito questo hadith».30
Nutriva una devozione, una venerazione e un amore sconfinati per il nobile Messaggero (sa). Ciò si manifestò in molte parole, azioni e comportamenti della sua vita. Una volta suo zio Zuhayr (ra) venne e disse: «Oggi il Messaggero (sa) ha proibito una certa cosa, sebbene ciò ci avrebbe facilitato alcune faccende». Rafiʿ (ra) esclamò immediatamente: «Zio, tutto ciò che il Messaggero (sa) ha detto è verità».31
Un giorno era impegnato in un rapporto coniugale. Proprio in quel momento il Nobile Messaggero (s) arrivò e lo chiamò. Non appena la voce del Messaggero di Allah (s) giunse alle sue orecchie, egli si alzò immediatamente, si purificò e uscì.³²
Un giorno Rāfiʿ (ra) si recò dal Messaggero di Allah (s) e vide che lì della carne bolliva dentro una pentola. Gli venne una gran voglia di mangiarne. Ne mise un pezzo in bocca e lo inghiottì. Da allora cominciò a soffrire di disturbi addominali, che durarono per un anno. Un giorno riferì al Messaggero di Allah (s) dei suoi disturbi. Egli passò la mano sull’addome di Rāfiʿ (ra), provocandogli il vomito di una sostanza verde. Da quel momento guarì completamente.³³
Rāfiʿ (ra) ha riferito alcune delle invocazioni che il Messaggero di Allah (s) recitava in diverse occasioni. Per esempio, ha riferito l’invocazione che il Messaggero (s) recitava quando vedeva la luna nuova.³⁴
Consultando le varie opere di hadith e di sīra, si possono apprendere molti piccoli episodi della vita di Rāfiʿ (ra), che saranno come una fiaccola illuminante per il cammino di un musulmano nella vita.
Fonti:
ʿAmr ibn Thābit ibn Waqsh (ra)
Il soprannome di ʿAmr (ra) era Usayrim, ed è con questo nome che divenne famoso. Apparteneva al ramo ʿAbd al-Ashhal della tribù degli Aws di Medina. Suo padre si chiamava Thābit ibn Waqsh e sua madre Laylā, o secondo un’altra versione Lubāba bint Yamān. Era la sorella del celebre Compagno Hudhayfa ibn al-Yamān (ra). Salām ibn Thābit (ra), martire di Uhud, era fratello di ʿAmr.¹
All’inizio ʿAmr (ra) era fortemente ostile all’Islam. Quasi tutti gli uomini e le donne della sua tribù si erano convertiti all’Islam grazie agli sforzi di Saʿd ibn Muʿādh (ra). Egli, tuttavia, rimase ancora saldo nelle sue antiche credenze e nella sua religione. Al-Balādhurī dice: era profondamente dubbioso riguardo all’Islam. Abbracciò l’Islam il giorno di Uhud e morì martire. Entrò in Paradiso senza aver mai pregato neppure una volta in vita sua.²
Quando il Nobile Messaggero (s.a.) ebbe completato tutti i preparativi per la battaglia di Uhud, improvvisamente nel cuore di ʿAmr (r.a.) sorse un intenso desiderio della verità. Ciò è riportato nell’opera Sunan Abi Dawud. Durante l’epoca dell’ignoranza preislamica, egli svolgeva attività di prestito a interesse. Molte persone gli dovevano ancora del denaro. Aveva deciso di riscuotere quei crediti e poi accettare l’Islam, poiché l’Islam aveva proibito le transazioni a interesse. Probabilmente, al tempo della battaglia di Uhud, i suoi crediti erano stati riscossi. Fu allora che prese la ferma decisione di diventare musulmano.3
Quando partirono per Uhud, tutti i Compagni, compresa la gente del clan di Usayrim, quello degli ʿAbd al-Ashhal, erano con il Messaggero di Allah (s.a.). Dopo la partenza dei combattenti per Uhud, in ogni quartiere di Medina calò un silenzio terrificante. Vedendo tutt’intorno una condizione così silenziosa e deserta, Usayrim tornò a casa e chiese: «Dove sono andati gli uomini del nostro clan?». Gli risposero: «A Uhud».
Sebbene fino a quel momento non avesse accettato l’Islam, si equipaggiò comunque per la guerra, montò a cavallo e si diresse verso Uhud. Raggiunse direttamente il Messaggero di Allah (s.a.), che si trovava a Uhud, e chiese: «Devo prima combattere o diventare musulmano?». Il Messaggero (s.a.) rispose: «Farai entrambe le cose. Prima diventa musulmano, poi vai a combattere». Egli domandò: «O Messaggero di Allah! In vita mia non ho mai recitato neppure una rakʿa della preghiera. Se morissi in questa condizione, sarebbe un bene per me?». Rispose: «Sì, sarebbe un bene». Dopodiché recitò la professione di fede e divenne musulmano.
Dopo aver accettato l’Islam, si diresse verso il campo di battaglia con la spada in mano. I combattenti musulmani non sapevano che aveva accettato l’Islam. Perciò gli dissero: «Torna indietro adesso». Egli rispose loro: «Anch’io sono diventato musulmano».
La battaglia ebbe inizio. Combatté contro il nemico con straordinario coraggio e valore. Penetrato tra le file dell’esercito nemico, fu ferito in molte parti del corpo. Le ferite erano così gravi che rimase privo di forze sul campo di battaglia e non aveva la forza neppure per rialzarsi. Dopo la battaglia, gli uomini della tribù degli ʿAbd al-Ashhal uscirono alla ricerca dei martiri e videro il loro Usayrim giacere tra i morti. Respirava ancora. Gli chiesero: «Perché sei qui in questo stato? Forse sei venuto qui spinto dall’attaccamento al tuo clan?». Egli rispose: «No. Dopo aver accettato l’Islam, ho partecipato dalla parte di Allah e del Suo Messaggero (s.a.)».
Lo sollevarono dal campo di battaglia e lo portarono a casa. In tutto il clan si diffuse la notizia che lo riguardava. Saʿd ibn Muʿadh (r.a.), il capo del clan degli ʿAbd al-Ashhal, ricevuta la notizia, corse a casa sua e chiese a sua sorella che cosa fosse accaduto. Nel frattempo, mentre la gente andava e veniva, egli esalò l’ultimo respiro. Quando il Messaggero Nobile (s.a.) seppe della sua morte, commentò: «Con poca fatica ha ottenuto una ricompensa immensa». In alcune narrazioni si riferisce che il Messaggero (s.a.) disse: «Certamente egli appartiene alla gente del Paradiso».
Poiché l’episodio di ʿAmr (r.a.) era alquanto insolito, la gente attribuiva particolare importanza al fatto di conservarne il ricordo. Abu Hurayra (r.a.) chiedeva ai suoi discepoli: «Ebbene, conoscete il nome di una persona che non ha mai compiuto la preghiera in vita sua e che tuttavia è andata direttamente in Paradiso?». Quando nessuno sapeva rispondere, diceva: «È Usayrim degli ʿAbd al-Ashhal».4
A Uhud, suo fratello Salama ibn Thabit fu martirizzato per mano di Abu Sufyan ibn Harb, mentre egli stesso fu ferito e in seguito martirizzato per mano di Darrar ibn al-Khattab.5
Fonti:
Rifaʿa ibn Rafiʿ ibn Malik al-Zuraqī (che Allah sia soddisfatto di lui)
Il soprannome di Rifaʿa (che Allah sia soddisfatto di lui) era Abū Muʿādh.¹ Era originario del ramo Hubla della tribù medinese dei Khazraj. Suo padre era Rafiʿ ibn Malik (che Allah sia soddisfatto di lui) e sua madre era Umm Malik, figlia di Ubayy ibn Salūl. La madre era la sorella del capo degli ipocriti (falsi musulmani), ʿAbd Allāh ibn Ubayy.²
Il rispettabile padre di Rifaʿa (che Allah sia soddisfatto di lui), Rafiʿ (che Allah sia soddisfatto di lui), fu il primo musulmano della tribù dei Khazraj. Due anni prima del Giuramento di al-ʿAqaba, si recò alla Mecca con cinque o sei abitanti di Yathrib, abbracciò l’Islam e prestò giuramento nelle mani del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Anche sua rispettabile madre divenne musulmana. Il fratello di questa donna, ʿAbd Allāh ibn Ubayy, era il fulcro della miscredenza e dell’ipocrisia a Medina. Tuttavia, sua sorella era una luminosa fiaccola di verità e giustizia. Rifaʿa (che Allah sia soddisfatto di lui) crebbe in una famiglia così nobile. Si recò alla Mecca con suo padre, partecipò al secondo Giuramento di al-ʿAqaba e prestò giuramento nelle mani benedette del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Poi tornò a Medina.³
Partecipò con il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) a tutte le battaglie e spedizioni. La sua partecipazione a Badr è attestata da una narrazione di Ṣaḥīḥ al-Bukhārī.⁴ In quella battaglia una freccia scagliata dal nemico lo colpì a un occhio. Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) vi sputò leggermente e pregò per lui, dopodiché egli guarì.⁵ In quella battaglia presero parte anche gli altri suoi due fratelli, Khallād e Malik.⁶ ʿUmayr ibn Wahb era uno dei capi dei Quraysh della Mecca e uno di coloro che nella città molestavano in vari modi il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). A Badr, Rifaʿa catturò suo figlio Wahb.⁷
Nelle battaglie del Camel e di Ṣiffīn egli si schierò dalla parte di ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui).⁸ Nella battaglia del Camel, la partecipazione di ʿĀʾisha (che Allah sia soddisfatto di lei), Ṭalḥa (che Allah sia soddisfatto di lui) e al-Zubayr (che Allah sia soddisfatto di lui) rese la situazione estremamente complessa. Umm al-Faḍl, figlia di al-Ḥārith e moglie di al-ʿAbbās (che Allah sia soddisfatto di lui), zia paterna del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), informò ʿAlī con una lettera dalla Mecca che Ṭalḥa e al-Zubayr erano andati a Baṣra. Ricevuta questa notizia, ʿAlī ne fu profondamente rattristato e disse con tono di rammarico: «Sono stupito dal loro comportamento. Dopo la morte del Nobile Messaggero, noi membri della famiglia del Profeta cominciammo a considerarci più meritevoli del califfato. La gente della mia comunità nominò califfi altri uomini. Considerando le dispute, i conflitti e i disordini, accettammo tutto e mantenemmo la pazienza. Sia lodato Allah: il risultato è stato estremamente positivo. In seguito la gente si ribellò e uccise il califfo ʿUthmān, poi il popolo scelse me come califfo senza alcuna coercizione o costrizione. Tra coloro che prestarono giuramento nelle mie mani vi erano anche Ṭalḥa e al-Zubayr. Non è passato neppure un mese, ed ecco che giunge la notizia che stanno andando a Baṣra con un esercito. O Allah, guarda questa disputa e questo disordine!»
Dopo aver ascoltato il discorso del califfo ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui), Rifaʿa ibn Rafiʿ (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «O Comandante dei credenti! Dopo la morte del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), considerando il nostro onore e il nostro sostegno alla religione, ci ritenevamo più meritevoli del califfato. Voi allora ci chiedeste di rinunciare a un nostro diritto, rivendicando i vostri rari meriti e il vostro onore: la stretta parentela con il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), la precedenza nella fede, l’Egira e così via. Anche noi credemmo che si stessero realizzando la verità e la giustizia e che si agisse secondo il Libro e la Sunna. Accettammo la vostra rivendicazione e affidammo il califfato ai Quraysh. In realtà, era giusto che agissimo così. Ora, dopo aver prestato giuramento nelle vostre mani, alcune persone si sono schierate contro di voi. È certo che voi siete migliori di loro e, ai nostri occhi, siete la persona più degna di essere accettata. Ora diteci: che cosa desiderate? Attendiamo le vostre istruzioni».
Quando Rifaʿa ebbe terminato il suo discorso, si fece avanti Ḥajjāj ibn Ghāziya al-Anṣārī e disse: «O Comandante dei credenti! Decidete ora questa questione. Sono pronto a dare la vita per questa causa». Poi si rivolse agli Anṣār dicendo: «Come in passato avete aiutato il Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), così ora aiutate il Comandante dei credenti. Questo aiuto finale è del tutto simile al primo, sebbene il primo aiuto fosse migliore e più nobile».⁹
Dopo questo discorso, ʿAlī (che Allah sia soddisfatto di lui) si recò in Iraq alla guida di un esercito. Anche Rifāʿa (che Allah sia soddisfatto di lui) lo accompagnò.
Vi è una lieve divergenza riguardo all’anno della morte di Rifāʿa (che Allah sia soddisfatto di lui). Ibn Qāniʿ afferma che morì nell’anno 41, 42 oppure 43 dell’Egira, vale a dire agli inizi del califfato di Muʿāwiya (che Allah sia soddisfatto di lui). Al momento della morte lasciò due figli, chiamati Muʿādh e ʿUbayd.
Da Rifāʿa sono stati trasmessi numerosi ḥadīth. Alcuni dei suoi ḥadīth sono stati raccolti nel Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī e in quello di Muslim. Al-Bukhārī ne ha trasmessi tre in modo indipendente.
Rifāʿa (che Allah sia soddisfatto di lui), oltre che dal Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), ascoltò ḥadīth da Abū Bakr e da ʿUbāda ibn al-Ṣāmit. Tra coloro che hanno trasmesso ḥadīth da lui si distinguono Yaḥyā ibn Khālid, ʿAlī ibn Yaḥyā e i suoi figli Muʿādh e ʿUbayd.¹¹
Fonti:
ʿAbdullāh ibn Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui)
Il kunya di ʿAbdullāh (che Allah sia soddisfatto di lui) era Abū Muḥammad e il suo epiteto era «Ṣāḥib al-adhān». Apparteneva alla tribù medinese dei Khazraj. Nel riportare i nomi di suo padre e di suo nonno, gli studiosi della scienza degli uomini delle catene di trasmissione hanno creato una notevole confusione. Ibn Saʿd l’ha esposta con chiarezza. Anche Ibn Ḥajar e l’imam al-Qurṭubī hanno fatto riferimento a questa confusione.¹ Ibn al-ʿImād al-Ḥanbalī, presentandolo, ha detto: «Era un Compagno che partecipò a Badr ed era colui al quale fu mostrato in sogno l’adhān».² Fu uno dei membri della seconda bayʿa di al-ʿAqaba (il giuramento). Ibn Hishām, menzionando il suo nome tra coloro che prestarono la bayʿa ad al-ʿAqaba, ha detto che partecipò a Badr e che in sogno gli fu mostrato l’adhān. Anche l’imam al-Dhahabī ha affermato la stessa cosa.³
Fino all’inizio del primo anno dell’Egira non esisteva alcun metodo particolare per radunare le persone alla preghiera. Dopo che il Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) giunse a Medina e fece costruire la Moschea del Profeta, consultò i Compagni riguardo all’annuncio della preghiera. Ricevette diverse proposte. Alcuni dissero di issare una bandiera sopra la moschea quando fosse giunto il momento della preghiera. Altri proposero di suonare una campana. Furono avanzate anche proposte come soffiare in un corno e accendere un fuoco. Tuttavia, nessuna di queste proposte piacque al Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), poiché esse presentavano una somiglianza con una o l’altra delle comunità religiose, come gli ebrei e i cristiani. Ciononostante, in quel momento tutti concordarono sulla proposta di annunciare il momento mediante una campana. Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) concluse l’incontro autorizzando, secondo tale proposta, a suonare la campana per chiamare la gente alla preghiera.
Quella stessa notte, ʿAbdullah (ra) sognò di vedere un uomo in piedi con una campana in mano. Gli chiese: «La venderai?». L’uomo domandò: «Che cosa ne farai?». Egli rispose: «La suoneremo al momento della preghiera». L’uomo disse: «Ti indicherò un metodo migliore». Detto questo, insegnò a ʿAbdullah le parole e le frasi dell’adhān, pronunciandole davanti a lui. Appena si svegliò, ʿAbdullah si recò al cospetto del Messaggero di Allah (sa) e gli raccontò il sogno. Il Messaggero (sa) disse: «È un sogno veritiero. Va’ e insegnalo a Bilāl, affinché reciti l’adhān». ʿAbdullah insegnò a Bilāl l’adhān ricevuto in sogno, e Bilāl recitò l’adhān. Questo fu il primo adhān dell’Islam e così ebbe inizio l’adhān.
Udendo la voce di Bilāl (ra) risuonare nell’adhān, ʿUmar (ra) uscì rapidamente di casa, trascinandosi la coperta sulle spalle, e si presentò davanti al Messaggero di Allah (sa), dicendo: «Giuro su Allah! Anch’io avevo udito in sogno queste parole». Il Nobile Messaggero (sa) rese grazie ad Allah per la concordanza dei sogni dei due musulmani.⁴ Dopo l’adhān, la gente si schierò in file per la preghiera. Quando Bilāl (ra) stava per recitare l’iqāmah, ʿAbdullah disse: «La reciterò io».
Il motivo per cui Bilāl (ra) fu scelto per l’adhān era che la sua voce era più forte di quella di ʿAbdullah. Pertanto, nel Ṣaḥīḥ al-Tirmidhī si riferisce che, quando il Messaggero (sa) disse ad ʿAbdullah: «Insegna a Bilāl le frasi che hai ricevuto in sogno», aggiunse anche: «La sua voce è più forte della tua».
A questo proposito è degno di nota che l’adhān, che è essenzialmente l’introduzione alla preghiera e uno dei grandi simboli dell’Islam, fu istituito proprio per mezzo di ʿAbdullah (ra). Ricevere in sogno, dall’invisibile, le parole e le frasi dell’adhān, vederle confermate dal Messaggero di Allah (sa) e vederle accolte all’unanimità dai musulmani: tutto ciò rappresentò per ʿAbdullah (ra) un onore e una dignità invidiabili. Riteniamo che non sia fuori luogo aggiungere qui qualche altra parola sull’istituzione e sulla diffusione dell’adhān.
Alcuni ritengono che ʿUmar (ra) sia stato il primo a proporre al Messaggero (sa) l’adhān. Questo è ciò che sembra risultare da una narrazione del Ṣaḥīḥ al-Bukhārī. In realtà, però, in essa non viene menzionata neppure una delle frasi dell’adhān. Vi si dice soltanto che ʿUmar disse: «Mandate uno di voi ad annunciare la preghiera». Allora il Messaggero (sa) disse: «Bilāl, alzati e annuncia la preghiera».⁵
In una narrazione di Abū Dāwūd si riferisce che ʿUmar (ra) tenne nascosto il proprio sogno per venti giorni. Quando Bilāl recitò l’adhān, egli raccontò il proprio sogno al Messaggero di Allah (sa). Il Messaggero (sa) gli disse: «Perché non me l’hai riferito prima?». ʿUmar (ra) rispose: «ʿAbdullah lo aveva già riferito prima di me. Per questo mi vergognavo».
Anche a prescindere dal fatto che la narrazione sopra riportata contraddica il carattere di ʿUmar (ra), l’episodio non concorda con le circostanze circostanti. Infatti, tra tutte le narrazioni riguardanti l’adhān, l’elemento presente in ciascuna di esse è che il Messaggero (sa) tenne una consultazione durante il giorno. In quella sede fu presa una decisione. Dall’ḥadīth di ʿAbdullah (ra) apprendiamo che inizialmente era stato deciso di usare una campana. Egli tornò a casa dalla riunione, ebbe il sogno durante la notte e all’alba fu recitato l’adhān. In questo senso, l’ḥadīth di ʿAbdullah è una spiegazione e un commento dell’ḥadīth di Ibn ʿUmar narrato da al-Bukhārī. L’Imām al-Bukhārī conosceva l’ḥadīth di ʿAbdullah ibn Zayd (ra), ma, poiché non risultava accettabile secondo i criteri da lui stabiliti, non lo inserì nella sua raccolta autentica.⁷
In realtà, queste narrazioni non permettono di stabilire chi venne prima e chi dopo. È possibile che l’Imām al-Bukhārī abbia deliberatamente evitato la questione proprio per questo motivo. Altrimenti, secondo la narrazione di al-Ṭabarānī, anche Abū Bakr (ra) vide in sogno l’adhān. L’Imām al-Ghazālī scrive nel suo libro al-Wasīṭ che più di dieci persone videro l’adhān in sogno. Nel libro Sharḥ al-Tanbīh vengono menzionate quattordici persone. Tuttavia, secondo i muḥaddithūn, tutte queste narrazioni non sono idonee a fondare una conclusione. Soltanto la narrazione di ʿAbdullah ibn Zayd e quella di Ibn ʿUmar, attraverso una determinata catena di trasmissione, raggiungono il livello dell’autenticità e della prova. Tra queste, la narrazione di ʿAbdullah ibn Zayd è giunta attraverso più catene di trasmissione, ed è stata riferita da un gruppo di Compagni.
Comunque, chiunque abbia visto per primo il sogno dell’adhan, il sogno e la sua interpretazione sono stati associati ad ‘Abdullah ibn Zayd. Per questo divenne celebre con il titolo di Sahib al-Adhan.8
Dopo aver ottenuto un onore così grande, per lui erano ancora in attesa molte altre fortune. Nel secondo anno dell’Egira ebbe luogo la battaglia di Badr. Vi parteciparono lui e suo fratello Huwayris ibn Zayd.9 In seguito partecipò attivamente a tutte le battaglie, tra cui quelle del Fossato e di Uhud. Partecipò alla spedizione per la conquista della Mecca e teneva in mano lo stendardo dei Banu al-Harith ibn Khazraj. Partecipò anche al Pellegrinaggio d’Addio. In quell’occasione, quando il Nobile Messaggero (s.a.w.) distribuì capre e cammelli, egli si trovava nelle vicinanze. Il Messaggero (s.a.w.) non gli diede nulla. Tuttavia, era destinato a ricevere qualcos’altro. Quando il Messaggero (s.a.w.) si rasò la testa e si tagliò le unghie, gli donò alcuni capelli e alcune unghie. Distribuì il resto dei capelli e delle unghie tra gli altri. Quei capelli erano tinti con l’henné. Tra i discendenti di ‘Abdullah, quei capelli e quelle unghie furono conservati per lungo tempo come simbolo di benedizione.10
Dopo il ritorno a Medina dalla spedizione di Tabuk, giunse presso il Nobile Messaggero (s.a.w.) un inviato con una lettera dei sovrani di Himyar. Nella lettera essi annunciavano di aver abbracciato l’Islam. Il Messaggero (s.a.w.) inviò una delegazione guidata da Mu‘adh ibn Jabal per rispondere alla loro lettera, insegnare loro le norme dell’Islam e riscuotere la zakat e le elemosine. In questo gruppo vi era anche ‘Abdullah ibn Zayd.11
Muhammad, figlio di ‘Abdullah (ra), racconta: «Mio padre morì a Medina nel 32º anno dell’Egira, all’età di 64 anni. Il califfo ‘Uthman (ra) guidò la preghiera funebre».12 Tuttavia, al-Hakim e molti altri ritengono che egli abbia subito il martirio a Uhud. Come prova, presentano il seguente episodio: una volta una figlia di ‘Abdullah (ra) si recò da ‘Umar (ra) e disse: «Mio padre è un Compagno di Badr e un martire di Uhud». ‘Umar le chiese: «Qual è ora la tua richiesta?». Quando ella chiese quindi di ricevere un aiuto, egli glielo concesse. Questa è la narrazione di al-Hilya. Tuttavia, quasi tutti i libri della scienza degli uomini, compreso il Musnad, riportano il 32º anno dell’Egira. Inoltre, sebbene al-Hakim abbia menzionato il suo martirio a Uhud, nella sua opera al-Mustadrak espresse nuovamente un’opinione diversa.13
Tra i suoi figli sono noti un figlio e una figlia. Il figlio si chiamava Muhammad. Nacque durante la vita del Nobile Messaggero (s.a.w.). Egli disse: «Mio padre non era né basso né alto; aveva una corporatura media».14 Sapeva scrivere in arabo.15
Un nipote di ‘Abdullah, Shir ibn Muhammad, si recò una volta alla corte di ‘Umar ibn ‘Abd al-‘Aziz e, presentandosi, disse: «Sono il nipote di un uomo di ‘Aqabah e di Badr, al quale fu mostrato in sogno l’adhan». Allora ‘Umar recitò ai Siriani presenti al suo fianco un verso di poesia.16
L’Imam al-Bukhari ha scritto che, attraverso la sua catena di trasmissione, è stato narrato un solo hadith riguardante l’adhan. Anche l’Imam al-Tirmidhi ha sostenuto questa affermazione. Tuttavia, Hafiz Ibn Hajar al-‘Asqalani trovò sei hadith narrati attraverso la sua catena e riferì di averli raccolti in una sezione separata.17 L’Allamah al-Dhahabi ha detto che nella sua catena di trasmissione si trovano solo pochi hadith.18
Tra coloro che ascoltarono e riferirono hadith dalla bocca di ‘Abdullah, alcuni dei più importanti sono: suo figlio Muhammad, suo nipote ‘Abdullah ibn Muhammad, Sa‘id ibn al-Musayyib, ‘Abd al-Rahman ibn Abi Layla, Abu Bakr ibn Muhammad ibn ‘Amr ibn Hazm e altri.19
Donare tutto sulla via di Allah, anche in condizioni di bisogno e povertà, è una delle più alte qualità morali. I beni terreni di ʿAbdullah (ra) erano assai scarsi, appena sufficienti a provvedere al sostentamento della sua famiglia. Si narra che un giorno egli si recò dal Messaggero di Allah (sa) e disse: «O Messaggero di Allah! Ecco, questo mio giardino lo dono in elemosina per Allah e per il Suo Messaggero (sa)». Subito dopo, i suoi genitori si presentarono al cospetto del Messaggero (sa) e dissero: «O Messaggero di Allah! Viviamo del reddito di questo giardino». Allora il Messaggero (sa) restituì loro il giardino. Alcuni giorni dopo, quando essi morirono, i loro due figli ereditarono questo giardino.20
Fonti:
Thabit ibn Qays (ra)
La kunya di Thabit (ra) era Abu Muhammad o Abu ʿAbd al-Rahman. Il suo titolo era «Khatib Rasulillah» («l’oratore del Messaggero di Allah»). Era originario della tribù medinese dei Khazraj. Suo padre era Qays ibn Shammas. Sua madre era Hind, figlia della tribù dei Taʾiyy, o, secondo un’altra opinione, Kabsha bint Waqid. ʿAbdullah ibn Rawaha e ʿUmra bint Rawaha erano suoi fratellastri e sorellastra per parte di madre.2
Thabit (ra) era uno dei Compagni di altissimo rango. Abbracciò l’Islam prima dell’Egira del Messaggero di Allah (sa). Ibn Ishaq dice: secondo una narrazione, il Messaggero (sa) lo unì in rapporto di fratellanza, o muʾakhāt, con ʿAmmar ibn Yasir.3
Quando il Nobile Messaggero (sa) giunse dalla Mecca a Yathrib, tutti gli abitanti della città furono sopraffatti dalla gioia e si precipitarono ad accoglierlo. Anas (ra) riferisce che, in quell’occasione, Thabit pronunciò un discorso. A un certo punto disse: «Vi proteggeremo da tutto ciò da cui proteggiamo noi stessi e i nostri figli. Ma che cosa riceveremo in cambio?». Il Messaggero (sa) rispose: «Riceverete il Paradiso». Allora la folla riunita esclamò all’unisono: «Accettiamo questo scambio».4
Gli studiosi di maghazi non hanno annoverato Thabit (ra) tra i Compagni di Badr. Tuttavia, Ibn Hajar al-ʿAsqalani, nella sua opera Tahdhib al-Tahdhib, ha espresso l’opinione che egli fosse un Compagno di Badr.5 Gli studiosi di maghazi hanno affermato che la sua prima battaglia fu quella di Uhud. In seguito partecipò a tutte le battaglie e spedizioni.6 Partecipò anche alla Bayʿat al-Ridwan.7
Nel quinto anno dell’Egira, Thabit (ra) partecipò alla spedizione per assediare ed espellere la tribù ebraica medinese dei Banu Qurayza. Alla fine, i Banu Qurayza si arresero, affidando il proprio destino al loro antico amico Saʿd ibn Muʿadh. Secondo il giudizio di Saʿd ibn Muʿadh, fu decretata la pena di morte per gli uomini colpevoli. Ibn Ishaq lo ha riferito sulla base della trasmissione di Ibn Shihab al-Zuhri. In quel frangente, Thabit ibn Qays andò a incontrare Zubayr ibn Bata al-Qurazi. Zubayr era un anziano ebreo dei Banu Qurayza. Quando Thabit fu fatto prigioniero nella battaglia di Buʿath, ai tempi dell’Ignoranza, Zubayr lo aveva liberato. Sperando di ripagare quel debito, in quel momento di difficoltà Thabit si recò da lui. Zubayr era ormai molto vecchio. Disse a Thabit: «Abu ʿAbd al-Rahman, mi hai riconosciuto?». Thabit rispose: «Può uno come me dimenticare uno come voi? Oggi sono venuto nella speranza di ripagare il mio debito nei vostri confronti». Zubayr disse: «Un uomo nobile ricompensa gli uomini nobili».
Dopodiché Thabit si recò dal Messaggero di Allah (s.a.) e disse: «O Messaggero di Allah! Ho un grande debito di gratitudine verso Jabir. Desidero ricompensarlo. Concedimi la sua vita». Il Messaggero (s.a.) accolse la sua richiesta e disse: «Sì, sia così». Thabit andò da Jabir e disse: «Il Messaggero (s.a.) mi ha concesso te; e io ti restituisco a te stesso». Jabir disse: «Ora sono un vecchio senza famiglia né parenti: che me ne faccio della vita?». Thabit tornò dal Messaggero di Allah (s.a.) e disse: «O Messaggero di Allah! Concedimi la moglie e i figli di Jabir». Il Messaggero (s.a.) disse: «Sì, sono tuoi». Thabit tornò da Jabir e disse: «Il Messaggero (s.a.) ti ha concesso la tua famiglia e i tuoi figli. Io te li restituisco tutti». Allora il vecchio Jabir disse: «Come potrà vivere una famiglia dell’Hijaz priva di ricchezze e beni?». Thabit tornò nuovamente dal Messaggero di Allah (s.a.), gli chiese i loro beni e le loro ricchezze, quindi tornò da Jabir e gli comunicò che il Messaggero di Allah (s.a.) gli aveva restituito tutti i suoi averi.
Dopodiché il vecchio disse: «O Thabit! Che sorte è toccata a Ka‘b ibn Asad, il giovane dal volto simile a uno specchio cinese, sul quale si riflettevano i volti di tutte le fanciulle della tribù?». Thabit rispose: «È stato ucciso». Jabir disse: «Che ne è stato di ‘Azzal ibn Samayal, colui che era sempre il primo nei nostri momenti di gioia e di difficoltà e che ci proteggeva quando fuggivamo?». Thabit rispose: «Anche lui è stato ucciso». Jabir domandò ancora: «Quale sorte è toccata alle due assemblee, cioè ai Banu Ka‘b ibn Qurayza e ai Banu ‘Amr ibn Qurayza?». Thabit rispose: «Sono stati condotti al supplizio». Jabir disse: «O Thabit! In cambio del grande favore che ti ho fatto, permettimi di condividere la sorte della mia gente. Per Allah! Non c’è alcun bene nel continuare a vivere dopo la loro scomparsa. Non ho la forza di sopportare di vivere soltanto per trascinare la mia esistenza lontano da loro».⁸
Nel sesto anno dell’Egira ebbe luogo la spedizione contro i Banu al-Mustaliq. In questa battaglia Juwayriyya, figlia del capo dei nemici, incontrò il Messaggero di Allah (s.a.) e gli chiese aiuto. Il Messaggero (s.a.) pagò la somma d’oro stabilita nel suo contratto e la liberò per sempre dalla schiavitù. In seguito, con il suo consenso, la sposò e le conferì l’onore di diventare una Madre dei Credenti.⁹
Durante questa spedizione contro i Banu al-Mustaliq ebbe luogo l’episodio dell’ifk, cioè la falsa e calunniosa accusa. I منافقون la diffusero principalmente riguardo alla Madre dei Credenti ‘A’isha (r.a.) e a Safwan ibn al-Mu‘attal. Per alcuni giorni questo episodio gettò l’intera comunità musulmana, insieme al Nobile Messaggero (s.a.), in una situazione estremamente imbarazzante. Anche alcuni musulmani ingenui furono turbati da questa falsa propaganda. Nei libri di storia e di rijal si vede che anche il poeta del Messaggero, Hassan ibn Thabit, rimase coinvolto nella vicenda. In quel periodo compose persino una poesia per criticare Safwan e la sua tribù di Mudar. Quando furono rivelati i misteri dell’accaduto e furono rivelati i versetti coranici, un giorno Safwan si precipitò su Hassan con la spada in mano. In quel momento era presente anche Thabit ibn Qays. Egli afferrò prontamente Safwan, gli legò entrambe le mani al collo con una corda e, tenendolo in quello stato, lo condusse nel quartiere dei Banu al-Harith ibn al-Khazraj. Lì incontrò ‘Abdullah ibn Rawaha. Questi disse: «Che cosa significa?». Thabit rispose: «Saresti contento se egli uccidesse Hassan con quella spada? Per Allah! Questo Safwan stava per ucciderlo davvero». ‘Abdullah ibn Rawaha disse: «Il Messaggero (s.a.) sa ciò che hai fatto?». Thabit rispose: «No». ‘Abdullah disse: «Allora hai commesso un atto davvero audace. Lascialo andare». Thabit lo liberò. Poi tutti si recarono dal Messaggero di Allah (s.a.) e gli riferirono per intero l’accaduto. Poi tutti si recarono dal Messaggero di Allah (s.a.) e gli riferirono per intero l’accaduto. Il Messaggero (s.a.) raggiunse un accordo tra loro.¹⁰
Nel nono anno dell’Egira una delegazione della tribù dei Banu Tamim giunse a Medina dal Messaggero di Allah (s.a.). Secondo l’usanza beduina, arrivarono direttamente alla porta della casa del Messaggero di Allah (s.a.) e gridarono: «Muhammad! Esci fuori». Il Messaggero (s.a.) uscì e si sedette a discutere con loro. A un certo punto, secondo il costume arabo, essi fecero avanzare il loro abile oratore ‘Ut arid ibn Hajib, affinché esponesse al Messaggero di Allah (s.a.) il loro onore e il loro prestigio. ‘Ut arid pronunciò un lungo discorso, nel quale descrisse la gloria e le imprese della sua tribù. Quando ebbe terminato, il Messaggero (s.a.) ordinò a Thabit ibn Qays di rispondergli. Thabit presentò Allah, il Messaggero di Allah e l’Islam con un linguaggio estremamente puro e eloquente. Al termine del suo discorso, la delegazione dei Banu Tamim commentò: «Per la vita dei nostri padri! Il loro oratore è migliore del nostro oratore». Anche il Messaggero (s.a.) e i musulmani furono grandemente compiaciuti nell’ascoltarlo.¹¹
A questo proposito Ibn Hisham riferisce: Thabit si alzò e pronunciò un discorso. Disse:¹² «Ogni lode appartiene ad Allah, che ha creato i cieli e la terra, che ha determinato ogni cosa nei cieli e sulla terra e il cui Trono è vasto quanto la Sua conoscenza. Nulla può accadere senza la Sua grazia e la Sua misericordia. È per la Sua potenza che ci ha resi sovrani, ha scelto come Messaggero la migliore delle Sue creature, lo ha onorato per la sua stirpe e lo ha reso veritiero. Facendo scendere presso di lui il Libro, ha portato a compimento il Suo favore verso le creature. Così egli è divenuto il migliore degli esseri del creato. Egli invita gli uomini a credere in Lui. Rispondendo a questo invito, i Muhajirun della sua gente hanno creduto in lui. Essi sono i più nobili per stirpe, i più belli d’aspetto e i migliori nelle opere. Dopo di loro, noi siamo il popolo che ha risposto all’invito del Messaggero. Siamo gli Ansar di Allah e i suoi ministri. Combatteremo contro gli uomini finché non crederanno. Chi crederà in Allah e nel Suo Messaggero avrà garantiti da noi la sicurezza della vita e dei beni. Contro chi rinnegherà, invece, combatteremo per sempre. Per noi è assai facile sconfiggerlo. Questo è tutto ciò che avevo da dire. Chiedo ad Allah perdono e istighfar per me stesso e per tutti gli uomini e le donne musulmani. La pace sia su di voi».
Nello stesso nono anno dell’Egira Musaylima al-Kadhdhab giunse a Medina accompagnato da un gruppo di uomini dei Banu Hanifa. Informato della sua venuta, il Nobile Messaggero (s.a.) si recò, insieme a Thabit ibn Qays, nella casa di al-Harith ibn Qurayr, dove Musaylima alloggiava. Il Nobile Messaggero (s.a.) teneva in mano un bastone. Nel corso della discussione Musaylima disse: «Se mi promettessi di nominarmi tuo califfo dopo di te, potrei diventare tuo seguace». Il Messaggero (s.a.) rispose: «Lungi dal califfato, non ritengo nemmeno degno di darti questo bastone che ho in mano. Accadrà ciò che Allah ha decretato per te. Ho visto in sogno quale sarà la tua sorte. Se hai altro da dire, parlane a questo Thabit. Io me ne vado».¹³
Dopo la morte del Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui), gli Ansar di Medina si riunirono nella Saqifa dei Banu Sa’ida con l’intenzione di eleggere come califfo il loro leader Sa’d ibn ‘Ubada. Quando la notizia giunse ad Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), egli si recò all’assemblea insieme a ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) e ad altri. Lì anche Thabit ibn Qays, come molti altri, pronunciò un discorso rivolto al popolo. Eccone una parte: «Quanto a ciò: noi siamo gli ausiliari di Allah, gli Ansar, e i soldati dell’Islam. Voi, invece, o Muhajirun, siete una piccola comunità. Ora alcune persone vogliono privarci del califfato. Questa è davvero una cosa sorprendente». In risposta, Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Ciò che hai detto è giusto. Tuttavia, il califfo deve appartenere ai Quraysh».
Subito dopo che Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) divenne califfo, fu condotta una spedizione militare contro il falso profeta Tulayha. Il comandante di questo esercito era Khalid ibn al-Walid (che Allah sia soddisfatto di lui). I combattenti Ansar erano sotto il comando di Thabit.
Nel dodicesimo anno dell’Egira fu condotta una spedizione militare contro il falso profeta Musaylima al-Kadhdhab. Anche Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui) partecipò alla spedizione. A un certo punto della battaglia i musulmani furono sconfitti e l’esercito musulmano si disperse. In quel momento Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) gli disse: «Zio, hai visto ciò che è accaduto, vero?». Thabit stava allora applicando il profumo. Egli disse: «Questo non è il modo di combattere. Al tempo del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) la gente non combatteva in questo modo. O Allah, io non ho alcuna relazione con ciò che questa gente ha fatto». Disse inoltre: «Provo dolore per tutta questa gente, per coloro che essi adorano e per ciò che hanno fatto». Poi combatté coraggiosamente sul campo di battaglia, uccise un soldato che stava presso la porta della fortezza di Musaylima e conseguì egli stesso il martirio.
La corazza sul suo corpo era rimasta intatta. Un soldato musulmano la tolse. Una notte, un altro soldato musulmano vide in sogno Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui), il quale gli disse: «Un certo musulmano ha tolto la corazza dal mio corpo. Di’ a Khalid di riprenderla da lui e, quando giungerà a Medina, di dire ad Abu Bakr: “Thabit ha questi debiti; vendi questa corazza e pagali. E libera anche quel mio schiavo”». Khalid (che Allah sia soddisfatto di lui) riprese la corazza da quell’uomo e Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) eseguì il testamento di Thabit. Questo episodio è menzionato brevemente nel Sahih al-Bukhari; al-Tabarani lo ha narrato in dettaglio attraverso la catena di trasmissione di Anas (che Allah sia soddisfatto di lui).
Thabit lasciò diversi discendenti. Aveva una figlia, ma non se ne conosce il nome. I nomi dei suoi figli erano: Muhammad, Yahya, Qays, ‘Abdullah, Isma’il, Aban, Muhammad, Yashya e ‘Abdullah. Alcuni di loro subirono il martirio nel giorno di al-Harrah. Uno dei suoi nipoti, ‘Adi ibn Aban, era un celebre muhaddith di Kufa.
Il nome della moglie di Thabit era Jamila. Ella era la figlia del leader ipocrita ‘Abdullah ibn Ubayy ibn Salul. A un certo punto della loro vita, ella si separò da Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui). L’imam al-Dhahabi dice: Thabit era colui la cui moglie Jamila si recò dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e disse: «O Messaggero di Allah! Io non posso più stare con Thabit». Il Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: «Vuoi restituirgli il suo giardino?». Ella rispose: «Sì». In seguito Jamila ottenne da Thabit il khul’. È stato narrato che in quel momento Jamila fosse incinta. Pochi giorni dopo aver ottenuto il divorzio, diede alla luce un figlio. Il bambino fu avvolto in un panno e mandato al padre, Thabit. Quando Thabit lo portò dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), questi gli praticò il tahnik e gli diede il nome Muhammad. Il padre incaricò una balia di allevarlo.
Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui) narrò hadith dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui). Tra coloro che narrarono hadith da lui vi furono soprattutto i suoi figli, come Muhammad, Qays e Isma’il, nonché Anas ibn Malik, ‘Abd al-Rahman ibn Abi Layla e altri. Una sua narrazione è riportata nelle raccolte autentiche.
Ibn Ishaq disse: «Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui) era un uomo dalla voce forte, dalla lingua pura ed eloquente». Gli Ansar di Medina lo scelsero come loro khatib, oratore. Anche il Nobile Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli conferì nella propria corte il rango di khatib. L’imam al-Qurtubi disse: «Era il khatib degli Ansar». In seguito ricevette il titolo di Khatib Rasulillah, «l’oratore del Messaggero di Allah», così come Hassan ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui) ricevette il titolo di Sha’ir Rasulillah, «il poeta del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui)».
Una delle più belle caratteristiche del carattere di Thābit (che Allah sia soddisfatto di lui) era la sua sconfinata venerazione e il suo amore per il Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Viveva sempre nel timore di poter commettere, chissà, qualche mancanza di rispetto nei confronti del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). L’imam Muslim ha narrato da Anas (che Allah sia soddisfatto di lui) che, quando fu rivelato il secondo versetto della sūra al-Ḥujurāt: «O credenti! Non alzate la vostra voce al di sopra di quella del Profeta e non parlategli a voce alta come parlate tra voi, affinché le vostre opere non divengano vane senza che ve ne accorgiate», Ḥaḍrat Thābit chiuse la porta di casa e rimase seduto. Diceva: «Sono un uomo dell’Inferno». E smise persino di recarsi dal Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Un giorno il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) chiese a Saʿd ibn Muʿādh: «O Abū ʿAmr! Che cosa è successo a Thābit? È forse malato?». Saʿd rispose: «No, sta bene. Non so di alcun problema». Poi Saʿd si recò da Thābit e gli riferì le parole del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Thābit allora disse: «È stato rivelato questo versetto della sūra al-Ḥujurāt. E sapete bene che io parlo a voce più alta di tutti voi davanti al Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Sono dunque diventato uno degli abitanti dell’Inferno». Quando Saʿd riferì queste parole al Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), egli disse: «No, non è un abitante dell’Inferno; è destinato al Paradiso».²⁷ In un’altra narrazione si riferisce che Thābit (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Sono un uomo dalla voce alta e temo che tutte le mie opere siano state vanificate». Udendo ciò, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Thābit, tu non sei tra quelli! Vivrai in questo mondo nella bontà e nella prosperità e morirai nella bontà e nella prosperità».²⁸
Quando fu rivelata questa parte del versetto 36 della sūra an-Nisā’: «In verità, Allah non ama chi è arrogante e vanaglorioso», Thābit (che Allah sia soddisfatto di lui) chiuse la porta di casa e cominciò a piangere. Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace), non vedendolo, mandò qualcuno a cercarlo. Thābit si presentò al cospetto del Messaggero di Allah e disse: «O Messaggero di Allah! Amo la bellezza e mi piace guidare la mia gente. Temo di essere compreso in questo versetto». Il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: «Tu non sei tra quelli. La tua vita terrena sarà degna di lode; la sua fine sarà il martirio e nell’Aldilà sarai tra gli abitanti del Paradiso».²⁹
Muḥammad, figlio di Thābit (che Allah sia soddisfatto di lui), racconta: «Una volta mio padre Thābit disse al Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace): “O Messaggero di Allah! Temo di andare in rovina”. Il Messaggero chiese: “Perché?”. Thābit rispose: “Allah ci ha proibito di desiderare che ci si elogi per opere che non abbiamo compiuto. Eppure mi sembra di amare gli elogi. Allah ci ha proibito l’orgoglio e l’arroganza. Eppure amo la bellezza. Ci è stato proibito di alzare la nostra voce al di sopra di quella del Messaggero, ma io sono un uomo dalla voce alta”. Quando ebbe terminato di parlare, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) disse: “Thābit! Non desideri forse vivere lodato, morire martire ed entrare in Paradiso nell’Aldilà?”. Thābit rispose: “Sì, lo desidero, o Messaggero di Allah!”. In verità, visse in questo mondo in modo degno di lode e morì martire nella battaglia contro Musaylima al-Kadhdhāb».³⁰ Ḥaḍrat il Nobile Messaggero di Allah disse inoltre riguardo a lui: «Thābit è davvero un uomo eccellente».³¹
Quanto profondamente il Nobile Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) lo amasse è dimostrato da vari episodi. Una volta, quando Thābit (che Allah sia soddisfatto di lui) si ammalò, il Messaggero (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) andò a visitarlo e pregò per la sua guarigione dicendo: «O Signore degli uomini! Allevia la sofferenza di Thābit ibn Qays».³²
Riferimenti:
Khubayb ibn ʿAdī ibn ʿĀmir (che Allah sia soddisfatto di lui)
Khubayb ibn ʿAdī era originario del clan Aws di Medina. Era un Compagno ansarita.¹ Abbracciò l’Islam prima dell’Egira. Partecipò alla battaglia di Badr e fu incaricato di occuparsi della custodia degli equipaggiamenti dei combattenti musulmani.² In questa battaglia uccise il politeista meccano al-Ḥārith ibn Nawfal.³ Ibn Saʿd riferisce che partecipò anche alla battaglia di Uḥud.⁴
Secondo al-Wāqidī e al-Balādhurī, il tragico episodio di ar-Rajīʿ ebbe luogo nel mese di Ṣafar del quarto anno dell’Egira.⁵ In quell’episodio morirono martiri alcuni illustri Compagni del Messaggero di Allah (che Allah lo benedica e gli conceda la pace). Ḥaḍrat Khubayb (che Allah sia soddisfatto di lui) fu uno di quei grandi martiri. Sono state tramandate due versioni riguardo al modo in cui si svolsero gli eventi. Ne riportiamo qui brevemente i dettagli.
È stato riferito da Abū Hurayra, tramite Ibn Shihāb, che il Nobile Messaggero ﷺ inviò da Medina una spedizione composta da dieci uomini per svolgere un’attività di spionaggio. Nominò come loro comandante ʿĀsim ibn Thābit al-Anṣārī. Quando giunsero in un luogo chiamato Hadya (tra ʿUsfān e Mecca), si imbatterono nel ramo Banū Liḥyān della tribù di Hudhayl, che viveva in quella zona. Circa cento abili arcieri uscirono per catturare quella piccola spedizione e iniziarono a cercarla minuziosamente. In un luogo trovarono alcuni noccioli di datteri mangiati dagli uomini della spedizione e capirono che si trattava di datteri di Yathrib e che coloro che li avevano mangiati erano abitanti di Yathrib. ʿĀsim e i suoi compagni si rifugiarono su una collina sicura. I Banū Liḥyān, continuando a cercare, scoprirono il loro nascondiglio. Li circondarono da ogni lato e li invitarono ad arrendersi, promettendo falsamente che avrebbero avuto salva la vita.
Ibn Isḥāq ha riferito da ʿĀṣim ibn ʿUmar ibn Qatāda. Dopo la battaglia di Uḥud, una delegazione delle tribù ʿAdal e al-Qāra giunse a Medina dal Messaggero di Allah ﷺ e disse: «O Messaggero di Allah! L’Islam si è diffuso nella nostra tribù. Invia con noi alcuni tuoi Compagni, affinché ci insegnino a recitare il Corano e ci istruiscano nella religione e nelle norme della Sharīʿa». Il Messaggero ﷺ, credendo alle loro parole, affidò loro sei Compagni. Partiti da Medina, quando giunsero presso una sorgente chiamata al-Rajīʿ, appartenente alla tribù di Hudhayl e situata tra ʿUsfān e Mecca, alcuni uomini assoldati dalle tribù ʿAdal e al-Qāra cominciarono a urlare a squarciagola senza motivo, dando l’impressione di essere stati attaccati. In realtà nessuno li aveva minacciati in alcun modo. Gli uomini di Hudhayl uscirono con le spade in mano e circondarono quei pochi e indifesi Compagni del Messaggero di Allah ﷺ. Anche i Compagni sguainarono le spade e decisero di resistere. I nemici allora dissero loro: «Non intendiamo uccidervi. Vogliamo soltanto ottenere qualche vantaggio dagli abitanti della Mecca in cambio della vostra consegna. Giuriamo in nome di Allah che non vi uccideremo». A quel punto tre membri del gruppo — Marsad, Khālid ibn Bukayr e ʿĀṣim ibn Thābit — dissero: «Per Allah!». Combatterono contro i nemici e tutti e tre ottennero il martirio.
Gli altri tre membri del gruppo, Khubayb ibn ʿAdī, Zayd ibn al-Dathina e ʿAbd Allah ibn Ṭāriq, cedettero in parte all’attaccamento alla vita. Si ritirarono e si arresero. I miscredenti sciolsero le corde degli archi dei prigionieri e con esse legarono saldamente mani e piedi. ʿAbd Allah ibn Ṭāriq protestò contro il loro comportamento, dicendo: «Questa è la vostra prima violazione del patto. Per Allah, non verrò con voi». Rivolto agli altri compagni, disse: «Ho un esempio da seguire riguardo a questi miscredenti». I nemici allora cominciarono a trascinarlo via. Egli continuò a rifiutarsi di andare con loro. Quando giunsero in un luogo chiamato Marr al-Ẓahrān, non lontano dalla Mecca, ʿAbd Allah ibn Ṭāriq riuscì a liberarsi dai legami delle mani e subito, brandendo la spada, si oppose ai nemici. Questi si allontanarono un poco da lui e lo uccisero scagliandogli contro delle frecce. La sua tomba si trova a Marr al-Ẓahrān.
Condussero Khubayb ibn ʿAdī e Zayd ibn al-Dathina alla Mecca. Due uomini della tribù di Hudhayl erano prigionieri dei Quraysh della Mecca. In cambio di quei due, essi liberarono i loro due prigionieri.⁶ Tuttavia, da diverse narrazioni risulta anche che non si trattò di uno scambio di prigionieri: piuttosto, quei due furono venduti ai Quraysh della Mecca a un prezzo molto elevato.
Esistono lievi divergenze riguardo a chi acquistò Khubayb. Secondo una versione, fu ʿUqba ibn al-Ḥārith ad acquistarlo per vendicare l’uccisione di suo padre. Secondo un’altra narrazione, Abū Ihāb, ʿIkrima ibn Abī Jahl, al-Akhnas ibn Shurayq, ʿUbayda ibn Ḥakīm ibn al-Awqas, Umayya ibn Abī al-Ṣalt, Ṣafwān ibn Umayya dei Banū al-Ḥaḍramī e altri lo acquistarono congiuntamente per vendicare l’uccisione dei loro rispettivi padri, caduti a Badr.⁷ Ibn Isḥāq afferma che Ḥujayr ibn Abī Ihāb al-Tamīmī, fratellastro di al-Ḥārith ibn ʿĀmir, acquistò Khubayb e lo consegnò a ʿUqba ibn al-Ḥārith, affinché questi potesse ucciderlo per vendicare l’uccisione di suo padre, caduto a Badr.⁸
Va ricordato che esiste un certo disaccordo tra gli esperti della sīra riguardo al numero dei membri del gruppo inviato dal Messaggero ﷺ da Medina e a chi ne fosse il comandante. Diverse narrazioni indicano che il gruppo era composto da sei, sette oppure dieci uomini. Ibn Hishām menziona i nomi dei sei già citati e indica Marsad come comandante (amīr). In altre narrazioni, invece, il comandante è indicato come ʿĀṣim ibn Thābit.⁹ Khubayb fu ammanettato e tenuto prigioniero nella casa di ʿUqba ibn al-Ḥārith.¹⁰ Un uomo chiamato Mawhib fu posto a sorvegliarlo. La moglie di ʿUqba gli toglieva le manette durante i pasti.¹¹ Esaminando le diverse narrazioni, sembra che il nome di questa donna fosse Shābiyya. In alcune narrazioni è indicata come schiava o figlia di Ḥujayr ibn Abī Ihāb. Ibn Isḥāq ha riportato la sua testimonianza. In seguito questa donna abbracciò l’Islam.
Lo tennero prigioniero per alcuni mesi. Dopo che furono trascorsi i sacri mesi inviolabili, iniziarono a prepararsi per ucciderlo. Quando Khubayb comprese che sarebbe stato ucciso, rivolse tre richieste a Mawhib, incaricato della sua sorveglianza:¹²
1. Dargli da bere acqua dolce.
2. Non permettere loro di mangiare la carne degli animali macellati in nome dei loro idoli.
3. Che lo informi prima dell’esecuzione.
Egli rivolse quest’ultima richiesta anche alla moglie di ʿUqba. Quando fu presa la decisione di ucciderlo, ella lo informò.13 Per purificarsi, egli le chiese un rasoio. Mentre Khubayb (che Allah sia soddisfatto di lui) si stava radendo, un figlioletto di ʿUqba, giocando, gli si avvicinò. Egli lo accarezzò e lo prese in braccio. Vedendo un rasoio affilato nelle mani di un prigioniero che di lì a poco sarebbe stato crocifisso, e comprendendo il suo stato d’animo, la donna pensò che il prigioniero Khubayb avrebbe ucciso il bambino per vendicare il proprio sangue. Khubayb disse: «Pensi che ucciderò questo bambino per vendicare il mio sangue? Non farò mai una cosa simile. Un simile comportamento non ci appartiene».14 Poi, scherzando un poco, disse: «Allah ora mi ha dato vittoria su di voi». La madre del bambino disse: «Non mi aspettavo questo da te». Dopo queste parole, Khubayb gettò il rasoio davanti alla donna e disse: «Ecco, stavo solo scherzando».15
Le parole e le azioni di Khubayb (che Allah sia soddisfatto di lui) ebbero un effetto profondo su questa donna. Dopo l’uccisione di Khubayb, ella abbracciò l’Islam. Ibn Ishaq ha riportato il suo commento su Khubayb (che Allah sia soddisfatto di lui). Dice: «Non ho mai visto un prigioniero migliore di questo Khubayb. Attraverso una fessura della porta della prigione lo vedevo con in mano grandi grappoli d’uva, grandi come teste umane. Lo vedevo mangiare quell’uva. Non so che in alcun luogo della terra si mangi un’uva simile. A quel tempo a Mecca non c’erano nemmeno vigneti. Inoltre egli era prigioniero con le mani ammanettate da catene di ferro. Questo è certamente un sostentamento provieniente da Allah».16
Le autorità politeiste della Mecca attribuirono grande importanza all’uccisione di Khubayb. In un luogo chiamato Tanʿīm, nei pressi del Sacro Santuario, fu appeso a un albero un legno per la crocifissione. Con grande clamore furono radunate persone di ogni categoria: uomini e donne della Mecca, bambini, giovani e anziani, senza distinzione. Per loro era motivo di immensa gioia e divertimento. Quando vennero a prenderlo dalla casa di ʿUqba, egli chiese loro: «Concedetemi un po’ di tempo per compiere una breve preghiera di due rakʿa. Se prolungherò la preghiera, direte che la prolunghio per paura della morte». Dopo aver concluso la breve preghiera di due rakʿa, si incamminò verso il luogo dell’esecuzione. Procedeva verso la morte, mentre dalle sue labbra uscivano queste parole:17
Sarà in arabo
O Allah! Tieni il conto del loro numero, uccidili uno a uno e non risparmiare nessuno di loro.
Quando giunse sotto quell’albero di Tanʿīm, lo si sentì recitare una poesia, di cui il significato dei due versi era il seguente:
1. Se vengo ucciso da musulmano, non mi importa su quale fianco cada il mio cadavere.
2. Tutto ciò che sta accadendo avviene sulla via dell’amore per l’Essenza sacra di Allah. Se Egli vuole, può far discendere la Sua misericordia sul mio corpo fatto a pezzi.
Inoltre, in varie opere sono stati riportati altri versi pronunciati da lui nei momenti conclusivi della sua vita.18
Prima di essere appeso al legno della crocifissione, pronunciò anche questa supplica: «O Allah! Abbiamo trasmesso il messaggio del Tuo Messaggero. Fa’ pervenire al Tuo Messaggero nostre notizie».19
Uqba ibn al-Harith e Abu Hurayra al-Abdari lo appesero insieme al patibolo.20 In seguito, Uqba ibn al-Harith negava di aver preso parte all’uccisione di Khubayb e diceva: «In realtà non ho ucciso Khubayb, perché allora non avevo l’età per uccidere qualcuno. Perciò Abu Maysara mise una lancia nella mia mano; poi afferrò la mia mano, insieme alla lancia, la conficcò nel corpo di Khubayb e lo uccise». Questo Uqba in seguito divenne musulmano e narrò hadith riguardanti l’allattamento.21
Da questa narrazione si comprende che Khubayb fu appeso al patibolo e trafitto con una lancia. Nella Maghazi di Musa ibn Uqba è narrato che Khubayb e Zayd ibn al-Dathina furono uccisi lo stesso giorno. E il giorno in cui furono uccisi, a Medina si udì il Messaggero dire: «La pace sia su voi due». Egli annunciò anche la loro uccisione. Attraverso la rivelazione, era stato informato di ogni cosa.22
Il Nobile Messaggero inviò da Medina alcuni uomini coraggiosi ed esperti per recuperare con astuzia i corpi di Khubayb e Zayd dalle mani dei miscredenti. Erano ʿAmr ibn Umayya al-Miqdad e Zubayr. ʿAmr racconta: «Mi recai presso il legno al quale Khubayb era appeso, lo liberai e lo adagiai per un momento a terra. Poi, dopo essere sceso e aver cercato a lungo, non trovai alcuna traccia di lui. Era come se la terra lo avesse inghiottito».
D’altra parte, Abu Yusuf ha narrato da al-Dahhak, nel libro Kitab al-Lata’if, quanto segue: il Nobile Profeta inviò da Medina al-Miqdad e Zubayr ibn al-Awwam per far deporre il corpo di Khubayb dal legno della crocifissione. Quando giunsero a Tanʿim, videro quaranta uomini ubriachi intorno al corpo, intenti a sorvegliarlo. Ingannando la loro vigilanza, deposero il corpo e Zubayr lo sollevò sulla schiena del cavallo. A quel punto le guardie se ne accorsero e li inseguirono. Zubayr lasciò cadere il corpo e la terra lo inghiottì. Per questo Zubayr fu chiamato Baliʿ al-Ard.23 Nessuno al mondo ha mai saputo dove si trovi la tomba di Zubayr. Musa ibn Uqba ha detto: «Molti ritengono che ʿAmr ibn Umayya lo abbia sepolto in qualche luogo».
Prima dell’esecuzione, i politeisti non vollero rivolgere il suo volto verso la qibla. Ma chi avrebbe potuto rivolgere in un’altra direzione un volto che una volta si era orientato verso la qibla? I politeisti tentarono ripetutamente di girargli il volto dall’altra parte, ma fallirono.24
Sa’id ibn Amir al-Jumahi (che Allah sia soddisfatto di lui) era presente come spettatore all’esecuzione di Khubayb. Quella era la sua vita prima dell’Islam. In seguito abbracciò l’Islam. Il califfo Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) lo nominò governatore di Hims. Dopo poco tempo, gli abitanti di Hims presentarono contro di lui diverse accuse. Una di esse era la seguente: Sa’id ibn Amir talvolta cadeva in uno stato di incoscienza tale che si pensava fosse morto. Il califfo Umar gli chiese la ragione di ciò. Sa’id ibn Amir talvolta cadeva in uno stato di incoscienza tale che si pensava fosse morto. Il califfo Umar gli chiese la ragione di ciò. Sa’id disse: «Avevo assistito alla scena dell’impiccagione di Khubayb al-Ansari alla Mecca. I Quraysh gli tagliavano brandelli di carne dal corpo. Poi lo appesero a un albero e gli chiesero: “Ti piacerebbe che Muhammad fosse portato qui al tuo posto?”. Egli aveva risposto: “Io sono al sicuro tra i miei familiari e i miei figli, e non lo desidererei mai per lui”. Ogni volta che ricordo quel giorno, dentro di me si risveglia un senso di colpa. Perché quel giorno non mi sono fatto avanti per aiutarlo? Sebbene quel giorno fossi un politeista, sento che Allah non perdonerà mai questa mia colpa. Ed è allora che mi assale questo stato». Dopo aver detto ciò, gridò forte: «Muhammad!», e cadde privo di sensi.25
Mu’awiya (che Allah sia soddisfatto di lui) raccontava in seguito: «Come gli altri, ero presente con mio padre Abu Sufyan all’esecuzione di Khubayb. Per paura della maledizione di Khubayb, egli mi teneva quasi premuto contro il suolo. Essi infatti credevano che, se qualcuno avesse invocato una maledizione contro una persona e questa, rannicchiata per la paura, si fosse sdraiata accanto a lui, la maledizione non sarebbe ricaduta su di lei, ma sarebbe caduta altrove».26 Al-Harith disse: «Ero presente. Per Allah, non pensavo che alcuno di noi sarebbe sopravvissuto».27
La supplica di Khubayb (la) fu accolta presso Allah. Tutti quei miserabili che avevano avuto un ruolo attivo nella sua uccisione furono uccisi nel giro di un anno, in modo estremamente spietato.28
Ibn Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) disse: «Dopo questo episodio, gli ipocriti di Medina cominciarono a dire tra loro: “Questi sventurati non sono rimasti neppure tra i loro familiari, né sono riusciti a compiere l’incarico affidato loro dal loro amico, il Profeta”». Allora Allah l’Altissimo rivelò, smascherando la natura di questi ipocriti, i versetti 204-206 della sura al-Baqara e il versetto 207 in lode di Khubayb ibn Adi e dei suoi compagni:29
«Tra gli uomini vi è chi ti affascina con i suoi discorsi sulla vita terrena e chi prende Allah a testimone di ciò che ha nel cuore, mentre in realtà è il più ostinato degli avversari. (204)
Quando si allontana, si adopera per diffondere la corruzione sulla terra, distruggere i raccolti e uccidere gli esseri viventi. Allah non ama la corruzione né i disordini.205
E quando gli viene detto: “Temi Allah”, il peccato lo spinge all’arroganza. Gli sarà dunque sufficiente l’Inferno. E quale pessima dimora! (206)
Tra gli uomini ve n’è uno che sacrifica la propria vita per conseguire il compiacimento di Allah. Allah è benignissimo verso i Suoi servi (207). (Sura al-Baqara)
Questo straziante episodio di al-Rajiʿ scosse profondamente il cuore e la coscienza dei poeti musulmani dell’Arabia di allora. Molti di loro, tra cui il poeta Hassan, composero poesie commoventi in memoria di tutti questi martiri. In esse, da un lato, venivano esaltati i martiri e, dall’altro, veniva svelata la vera natura dei politeisti. Leggendo la Sīrat Ibn Hisham se ne possono trovare alcuni esempi.³⁰
Ibn Ishaq ha trasmesso da Asim. Egli disse: «Khubayb fu il primo a istituire, per i musulmani destinati a essere uccisi, la pratica di recitare due rakʿat di preghiera prima dell’esecuzione. Questa è la sua Sunnah».³¹
L’Imam al-Suhayli ha detto: «Le due rakʿat recitate da Khubayb ibn ʿAdi sono state chiamate la preghiera della Sunnah da lui istituita perché egli le recitò durante la vita del Messaggero di Allah ﷺ e il Messaggero ﷺ lodò quell’atto». In seguito narrò un episodio straordinario della vita di Zayd. Anche questo episodio ebbe luogo durante la vita del Nobile Messaggero. In breve, l’episodio si svolse così:
Zayd ibn Haritha prese a noleggio da un uomo di Ta’if una mula, a condizione che questi lo facesse salire in groppa e lo facesse scendere nel luogo da lui indicato. L’uomo lo fece salire sulla mula, lo condusse in un luogo deserto destinato alle esecuzioni e si accinse a ucciderlo. Zayd allora gli disse: «Concedimi un po’ di tempo, così posso recitare due rakʿat di preghiera». L’uomo rispose: «Va bene, recita pure due rakʿat; anche i cadaveri sparsi che vedi qui pregavano come te, ma la loro preghiera non è servita a nulla». Zayd pronunciò nuovamente: «Yā Arḥam al-Rāḥimīn!». Si udì ancora esattamente lo stesso richiamo e l’uomo fece di nuovo la stessa cosa. Lo stesso episodio si ripeté tre volte. Tuttavia, la terza volta Zayd vide un cavaliere con una lancia in mano e una fiamma di fuoco sul capo. Questi trafisse il corpo dell’uomo con la lancia e lo uccise. Poi si rivolse a Zayd e disse: «La prima volta che invocasti Allah, io ero nel settimo cielo; la seconda volta che Lo invocasti, ero nel cielo più vicino alla terra; e la terza volta che Lo invocasti, giunsi presso di te».³²
Riferimenti:
Bibliografia:
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