Islam

Perché si chiama Islam

Ognuna delle religioni esistenti nel mondo prende il nome da una persona particolare oppure dal popolo presso il quale essa è nata. Per esempio, la religione cristiana prende il nome dal suo predicatore, Hazrat ʿĪsā (pace su di lui). La religione buddhista prende il nome dal suo fondatore, il Mahatma Buddha. Anche la religione zoroastriana prende il nome dal suo fondatore, Zarathustra. La religione ebraica, invece, nacque presso un particolare gruppo chiamato Giuda. Anche le altre religioni del mondo hanno ricevuto il loro nome in modo analogo. Tuttavia, sotto questo aspetto, l’Islam possiede una caratteristica straordinaria. Il suo nome non è collegato ad alcuna persona o popolo particolare. Al contrario, nel significato della parola «Islam» troviamo una qualità particolare, ed è proprio questa qualità a essere espressa da tale nome. Già dal nome si comprende che l’Islam non è l’invenzione di una singola persona e che questa religione non è limitata a un determinato popolo. L’Islam non è proprietà di una persona, di un Paese o di una nazione particolare. Il suo scopo è creare negli esseri umani le qualità dell’Islam. In ogni epoca e presso ogni popolo, coloro nei quali sono state trovate queste qualità, tra le persone sincere e rette, erano «musulmani». Persone di questo genere esistono ancora oggi e continueranno a esistere anche in futuro.

Il significato della parola Islam

In lingua araba, «Islam» significa obbedienza e sottomissione. Poiché lo scopo di questa religione è riconoscere l’obbedienza e la sottomissione ad Allah, essa è stata chiamata «Islam».

Il significato dell’Islam

Tutti possono vedere che la luna, il sole, le stelle e ogni cosa dell’universo procedono secondo una legge immutabile. Non vi è alcuna possibilità di una minima eccezione a tale legge. Il mondo ruota a una velocità determinata, percorrendo un cammino determinato. Il tempo, la velocità e il percorso stabiliti per il suo movimento non cambiano mai. L’acqua e l’aria, il calore e la luce: tutto opera secondo un ordine preciso. Anche il regno della materia inerte, delle piante e degli animali e degli uccelli ha le proprie leggi. In conformità a tali leggi, essi nascono, crescono, si consumano, vivono e muoiono. Considerando la condizione dell’essere umano, vediamo che anch’egli è soggetto a una particolare legge naturale. Nasce secondo una determinata legge biologica e vive respirando e assimilando acqua, cibo, calore e luce. Il battito del suo cuore, la circolazione del sangue nel suo corpo e la sua respirazione procedono secondo lo stesso ordine prestabilito. Il suo cervello, lo stomaco, le vene e i capillari, i muscoli, le mani, i piedi, la lingua, le orecchie e il naso — in una parola, ogni organo e parte del suo corpo — svolgono la propria funzione secondo lo stesso metodo stabilito per ciascuno di essi.

La potente legge alla quale ogni cosa, dalla più grande stella dell’universo fino alla particella più piccola, deve conformarsi è stata creata da un Legislatore onnipotente. L’intera creazione e ogni sua sostanza riconoscono l’obbedienza a questo Legislatore e tutti seguono le regole da Lui stabilite. Ho già detto che Islam significa obbedienza ad Allah Taʿālā, il Signore dell’universo, e sottomissione a Lui soltanto; perciò, sotto questo aspetto, la religione dell’intera creazione è l’Islam. La luna, il sole, le stelle, le piante, le pietre e gli animali sono tutti musulmani! L’essere umano che non conosce Allah, che Lo nega, che adora qualcuno diverso da Allah e che associa altri a Lui nel Suo dominio è tuttavia musulmano per natura, perché tutta la sua vita e la sua morte seguono la legge di Allah. Ogni suo organo e ogni particella del suo corpo obbediscono all’Islam, poiché la sua creazione, la sua crescita e ogni suo movimento sono soggetti alle regole stabilite da Allah. Anche la lingua con cui, per ignoranza, pronuncia parole di politeismo e miscredenza è, dal punto di vista della natura, musulmana. Anche la testa che egli costringe a inchinarsi davanti a qualcuno diverso da Allah è musulmana per nascita; e anche il cuore nel quale, per ignoranza, nutre rispetto e amore per altri è, nella sua natura innata, musulmano. Tutti sono obbedienti alle regole di Allah e tutte le loro azioni si svolgono seguendo tali regole.

Consideriamo ora la questione da un altro punto di vista.

Nello spettacolo della natura, l’esistenza dell’essere umano presenta due aspetti. Da un lato, come tutte le altre creature, è vincolato alle leggi determinate del mondo vivente. Deve attenersi a tali leggi. Dall’altro, possiede la facoltà della conoscenza e il potere di riflettere, comprendere e giungere a una determinata decisione. Secondo la propria libera scelta, aderisce a una certa opinione e ne respinge un’altra; preferisce un certo metodo e non ne gradisce un altro. Nell’ambito delle attività della vita, talvolta stabilisce volontariamente determinate regole e principi, mentre altre volte fa proprie le regole e i principi stabiliti da altri. Sotto questo aspetto, non è soggetto alle stesse regole rigide cui sono sottoposte le altre creature del mondo; gli sono state invece concesse libertà di pensiero, di opinione e di azione.

Nella vita umana, questi due aspetti possiedono entrambi un’esistenza distinta. Sotto il primo aspetto, l’essere umano è musulmano per nascita, come tutte le altre cose del mondo, ed è costretto a essere musulmano, secondo quanto ho detto in precedenza. Sotto il secondo aspetto, possiede sia la capacità di essere musulmano sia quella di non esserlo; ed è proprio per effetto di questa capacità di scelta che gli esseri umani si sono divisi in due categorie.

Una categoria è costituita da coloro che hanno riconosciuto il loro Creatore, Lo hanno accettato come loro unico Signore e Padrone e, anche nell’ambito in cui è stata loro concessa la capacità di scegliere, hanno scelto la via di attenersi alla legge da Lui stabilita: sono diventati musulmani completi. Il loro Islam è diventato completo, perché la loro vita è stata interamente consacrata ad Allah. Senza saperlo né rendersene conto, obbedivano alle Sue regole; ora, consapevolmente, hanno adottato anch’essi la via dell’obbedienza a Lui. Involontariamente percorrevano la via dell’obbedienza ad Allah; volontariamente hanno scelto proprio la via dell’obbedienza a Lui. Ora sono diventati veri possessori della conoscenza, perché hanno conosciuto proprio Allah, che ha dato loro la capacità di conoscere e apprendere. Ora sono diventati dotati di corretto discernimento e capacità di giudizio, perché, riflettendo e comprendendo, hanno scelto di obbedire proprio ad Allah, che ha dato loro la capacità di pensare, comprendere e giungere a decisioni corrette. La loro lingua è diventata veritiera, perché hanno proclamato il riconoscimento della signoria di Colui che ha dato loro la capacità di parlare. Ora tutta la loro vita è diventata interamente fondata sulla verità, perché, sia volontariamente sia involontariamente, sono diventati seguaci esclusivi della legge di Allah. Sono in armonia con l’intera creazione, perché hanno servito Colui al quale tutte le creature servono. Sulla terra sono i khalifa (rappresentanti) di Allah: ora il mondo intero appartiene a loro, ed essi appartengono ad Allah.

Il significato del kufr

Contrapposta alle persone descritte sopra vi è un’altra categoria di esseri umani. È nata musulmana ed è rimasta musulmana per tutta la vita, senza saperlo né comprenderlo. Tuttavia, pur utilizzando le proprie facoltà di conoscenza e intelletto, non ha riconosciuto Allah e, entro i limiti della propria capacità di scelta, ha rifiutato di obbedirGli. Questo tipo di persona è un kafir. Il significato originario della parola «kufr» è coprire o nascondere qualcosa. Una persona di questo tipo viene chiamata «kafir» (colui che nasconde), perché ha steso il velo dell’ignoranza sulla propria natura innata. È nata con una disposizione islamica. Tutto il suo corpo e ogni sua parte funzionano secondo questa disposizione islamica, ma la natura innata di tutto il mondo circostante e la propria si sono sottratte al suo sguardo. Ha pensato in opposizione a questa natura e ha cercato di procedere in direzione contraria ad essa.

Ora si comprende in quale grande smarrimento sia immersa la persona che è kafir.

La dannosità del kufr

Il «kufr» è una forma di ignoranza; anzi, il kufr è la vera ignoranza. Se l’essere umano rimane ignorante senza conoscere Allah, quale ignoranza potrebbe essere più grande? Un uomo vede giorno e notte l’immensa, grandiosa macchina della creazione in funzione, eppure non sa chi ne sia il Creatore e il Governatore. Chi è quell’Artefice che, combinando carbone, ferro, calcio, sodio e alcune altre sostanze, ha dato origine a innumerevoli creazioni incomparabili come l’essere umano? L’uomo volge lo sguardo intorno a sé nel mondo e vede oggetti e attività in cui si manifestano mirabili perfezioni dell’ingegneria, della matematica, della chimica e dei diversi rami del sapere e della scienza; eppure non sa quale Essere, dotato di una conoscenza e di una scienza straordinarie e illimitate, diriga queste attività della creazione. Bisogna riflettere: se l’uomo non conosce neppure i primi rudimenti della conoscenza, come potrà aprirsi davanti ai suoi occhi la porta della vera conoscenza? Per quanto rifletta e per quanto indaghi, non troverà in alcuna direzione una via semplice, corretta e affidabile, perché all’inizio e alla fine dei suoi sforzi, a ogni livello, si vedrà l’oscurità dell’ignoranza.

Il kufr è un’ingiustizia; anzi, la più grande ingiustizia è proprio questo kufr. Che cos’è l’ingiustizia? È costringere una cosa a compiere un’azione contraria alla sua natura innata? Si è già appreso che tutto ciò che esiste nel mondo segue il comando di Allah e che la sua natura innata (fitrah) è l’«Islam», cioè la sottomissione alla legge di Allah. Il corpo umano e ogni sua parte sono nati secondo questa natura. Certamente Allah ha concesso all’uomo una certa libertà nel governare queste cose, ma la richiesta della natura innata di ogni cosa è che essa venga utilizzata secondo la volontà di Allah. Tuttavia, chi commette kufr la utilizza per scopi contrari alla sua natura. Nel proprio cuore coltiva la supremazia, l’amore e il timore di altri, mentre la natura del suo cuore esige che vi coltivi la supremazia, l’amore e il timore del solo Allah. Utilizza le proprie membra e tutte le cose sottoposte al suo dominio nel mondo per conseguire scopi contrari alla volontà di Allah, mentre la loro natura esige che da esse si ricavi un’opera conforme alla legge di Allah. Come potrebbe esserci un ingiusto più grande di colui che, in questo modo, infligge continuamente ingiustizia, in ogni momento della vita, a ogni cosa e persino alla propria esistenza?

Il «kufr» non è soltanto ingiustizia, ma anche ribellione, ingratitudine e slealtà verso chi ci nutre. Riflettiamo: che cosa possiede l’uomo di veramente suo? È forse lui ad aver creato il proprio cervello, oppure lo ha creato Allah? Il proprio cuore, gli occhi, la lingua, le mani, i piedi e tutte le membra: è stato l’uomo a crearli o Allah? Le cose che lo circondano: è stato l’uomo a crearle, oppure Allah? Renderle necessarie e utili all’uomo e dargli la capacità di utilizzarle: è opera dell’uomo o di Allah? Tutti diranno che queste cose appartengono ad Allah, che Egli le ha create, che Egli è il proprietario di ogni cosa e che l’uomo ha ottenuto il dominio su di esse soltanto come dono di Allah. Stando così le cose, chi potrebbe essere un ribelle più grande di colui che usa il cervello donatogli da Allah per ricavare la possibilità di pensare contro la volontà di Allah? Allah gli ha donato gli occhi, la lingua, le mani, i piedi e tante altre cose, ed egli le ha usate tutte per scopi contrari al compiacimento e alla volontà di Allah. Se un servo, dopo aver mangiato il pane del suo padrone, agisse contro la sua fiducia, tutti lo chiamerebbero ingrato e sleale. Se un funzionario statale utilizzasse contro il governo il potere conferitogli dal governo, sarebbe chiamato ribelle. Se qualcuno tradisse un amico che gli ha fatto del bene, tutti, senza esitazione, lo definirebbero ingrato. Ma quanto è concreta la realtà del tradimento e dell’ingratitudine tra gli uomini? Da dove trae un uomo il cibo che offre a un altro? È cibo concesso da Allah. Da dove viene il potere che il governo affida ai suoi dipendenti? È Allah ad avergli dato la forza di governare il Paese. Da dove trae una persona benefica la capacità di fare del bene a un’altra? Tutto è dono di Allah. Chi ha fatto sgorgare nei cuori dei genitori il maggiore diritto che essi hanno sull’uomo, cioè l’amore per i figli? Chi ha dato il seno alla madre? Chi ha infuso nel cuore del padre un sentimento tale che egli riversa con gioia i frutti della propria dura fatica su un inerte grumo di carne e sacrifica il proprio tempo, denaro, comodità e benessere per allevarlo ed educarlo? Se l’uomo nutre incredulità verso Allah, che è il suo vero benefattore, il vero Re e il più grande Sostentatore, se non Lo riconosce come Allah, rifiuta di servirLo e si allontana dalla Sua obbedienza, quale ribellione, ingratitudine e slealtà potrebbero essere più gravi?

Non si può mai pensare che, commettendo kufr, l’uomo riesca a recare alcun danno ad Allah. Il cui regno è così vasto e immenso che, persino usando il telescopio più potente, non siamo ancora riusciti a stabilire dove abbia inizio e dove finisca. Un Re così potente che, al Suo cenno, la nostra Terra, il Sole, Marte e miliardi di altri pianeti e satelliti ruotano in cerchio come una palla; un Re così ricco e inesauribile che nessuno condivide il dominio dell’intera creazione; un Re così autosufficiente e indipendente che tutto dipende da Lui, mentre Egli non dipende da nessuno: può forse l’uomo avere un’esistenza tale da arrecare a quel Re il benché minimo danno, riconoscendolo o non riconoscendolo? L’uomo non può danneggiarLo seguendo la via del kufr e della ribellione; al contrario, apre con le proprie mani la strada alla propria rovina.

Il risultato inevitabile del kufr e della disobbedienza è che l’uomo diventa per sempre fallito e disperato. Una persona di questo genere non troverà mai la via agevole della conoscenza, perché chi non conosce il proprio Creatore non può conoscere veramente nient’altro. Il suo intelletto procede sempre per vie tortuose, perché sbaglia nel conoscere il proprio Creatore e non riesce a comprendere correttamente nessuna cosa. In ogni attività della propria vita, il fallimento dopo il fallimento è inevitabile. La sua moralità, la sua cultura, il suo sistema sociale, il suo metodo per procurarsi i mezzi di sussistenza, il suo sistema di governo e amministrazione e la sua politica: in una parola, tutte le attività della sua vita saranno necessariamente avviate sulla via della corruzione. Diffonderà disordine sulla terra, commetterà massacri, usurperà i diritti altrui e infliggerà ingiustizia e oppressione. Con i suoi capricci, le sue ingiustizie, le sue malefatte e la sua dissolutezza renderà amara e insopportabile la propria vita. Poi, quando lascerà questo mondo e giungerà nell’aldilà, le cose sulle quali ha commesso ingiustizia per tutta la vita presenteranno denuncia contro di lui. Il suo cervello, il suo cuore, i suoi occhi, le sue orecchie, le sue mani e i suoi piedi — in una parola, tutte le sue membra — accuseranno l’empio e ingiusto davanti al tribunale di Allah, dicendo: «Questo oppressore ribelle contro Allah ci ha costretti a compiere azioni per la via della sua ribellione». Tutto ciò con cui egli ha agito disobbedendo nel mondo, ciò che ha guadagnato per vie illecite e speso in modi illeciti, le cose che ha usurpato nella disobbedienza e quelle che ha utilizzato per la sua ribellione, tutto si presenterà davanti a lui come parte lesa; e quel giorno Allah, il vero Giudice giusto, infliggerà al ribelle una pena umiliante per risarcire le vittime dell’ingiustizia.

I benefici dell’Islam

Questi sono dunque i danni del kufr. Vediamo ora quali benefici si possono ottenere seguendo la via dell’Islam.

Dalla descrizione precedente abbiamo appreso che in ogni parte di questo mondo sono disseminati innumerevoli segni dell’autorità di Allah. Il vasto e immenso laboratorio della creazione, che opera secondo un sistema perfetto e leggi immutabili, testimonia che il suo Creatore e Governatore è un Sovrano onnipotente, sotto la cui amministrazione nessuno può rimanere disobbediente. Come quella dell’intera creazione, anche la natura dell’uomo consiste nell’obbedienza a Lui. Perciò, inconsapevolmente, egli Gli obbedisce giorno e notte, poiché non potrebbe sopravvivere comportandosi contro le leggi della propria natura.

Tuttavia Allah ha concesso all’uomo una certa libertà nella volontà e nella capacità di scegliere, dotandolo dell’attitudine ad acquisire conoscenza, della facoltà di pensare e comprendere e della capacità di distinguere il bene dal male. In realtà, proprio in questa libertà consiste la prova dell’uomo: la prova della sua conoscenza, della sua ragione e della sua capacità di discernimento. In essa rientra anche la prova di come egli utilizzi la libertà che gli è stata concessa. In questa prova l’uomo non è stato obbligato ad adottare un metodo particolare, perché imporre un obbligo vanificherebbe lo scopo stesso della prova. Chiunque può capire che, se dopo aver consegnato il questionario si obbligasse il candidato a dare un determinato tipo di risposta, un esame del genere non sarebbe efficace. La vera capacità del candidato sarà dimostrata soltanto quando gli sarà concessa la libertà di presentare qualsiasi tipo di risposta. Se darà la risposta corretta, avrà successo e davanti a lui si aprirà la via verso ulteriori progressi. Se invece darà una risposta sbagliata, fallirà e, a causa della propria incapacità, sbarrerà da sé la strada al proprio progresso. Allo stesso modo, Allah l’Altissimo ha concesso all’uomo, in questa prova, la libertà di seguire qualunque via.

A questo proposito si può parlare di un uomo che non ha compreso la natura innata propria e della creazione, che ha commesso un errore nel riconoscere l’essenza e gli attributi del Creatore e che, avvalendosi della libertà di pensiero indipendente che gli è stata concessa, ha scelto di seguire la via della ribellione e della disobbedienza. Quest’uomo ha fallito nelle prove della conoscenza, della ragione, del discernimento e del senso del dovere. Ha dimostrato da sé di essere, sotto ogni aspetto, una persona del livello più basso. Perciò è per lui che attende l’esito descritto sopra.

Dall’altra parte vi è un altro uomo, che ha superato questa prova: usando correttamente la conoscenza e la ragione, ha conosciuto Allah e ha creduto in Lui, sebbene nessuno lo avesse costretto a seguire questa via. Nel distinguere il bene dal male non ha commesso errori e, con la libertà di scelta che gli apparteneva, ha scelto la via del bene, pur avendo la libertà di lasciarsi condurre verso quella del male. Ha compreso la propria natura innata, ha riconosciuto Allah e, nonostante disponesse della libertà di disobbedire, ha scelto la via dell’obbedienza ad Allah. Ha guidato la propria ragione sulla retta via. Ha guardato con gli occhi ciò che era giusto, ha ascoltato con le orecchie parole giuste e, usando la mente, ha raggiunto la decisione corretta; per questo ha ottenuto nella prova il successo e l’onore. Riconoscendo la verità, ha dimostrato di essere un ricercatore della verità, e inchinando il capo davanti ad essa ha mostrato di esserne un devoto.

Non vi è dubbio che chi possiede l’insieme di queste qualità ottiene il successo sia in questo mondo sia nell’aldilà.

Una persona di questa categoria seguirà la via corretta in ogni campo della conoscenza e della ragione, perché chi ha compreso l’essenza di Allah e conosciuto i Suoi attributi ha conosciuto ogni cosa, dall’inizio alla fine della conoscenza. Una persona simile non può mai incamminarsi sulla via dello smarrimento, perché fin dall’inizio ha mosso i suoi passi verso la verità e ha conosciuto con piena fiducia anche la meta della sua destinazione finale. In seguito cercherà, attraverso la riflessione filosofica e la ricerca, di svelare i misteri della creazione, ma non sprofonderà mai, come il filosofo miscredente, nell’ammasso di smarrimento prodotto da dubbi e perplessità. Servendosi della scienza, cercherà di comprendere le leggi della natura e porterà alla luce i tesori nascosti della creazione. Ricercando, conoscerà tutte le forze che Allah ha creato nel mondo e nel corpo umano. Cercherà il modo migliore di utilizzare tutte le sostanze presenti sulla terra e nei cieli, ma la sua devozione ad Allah lo impedirà, a ogni passo, di abusare della scienza. Non si immergerà mai in pensieri fuorvianti del genere: «Io sono il proprietario di queste cose, ho conquistato la natura, userò la conoscenza per il mio profitto, porterò distruzione e devastazione nel mondo e, attraverso saccheggi, razzie e omicidi, stabilirò ovunque il dominio della mia forza». Questo è il comportamento dello scienziato miscredente. Quanto più lo scienziato musulmano conseguirà risultati scientifici, tanto più crescerà la sua fede in Allah e tanto più diventerà un servo riconoscente di Allah. Il suo atteggiamento sarà: «Dal potere che il mio Signore mi ha concesso e dall’accrescimento della conoscenza che mi ha donato, cercherò di procurare beneficio a me stesso e a tutti gli uomini del mondo». Questa è la via corretta per esprimere la sua gratitudine.

Analogamente, nei campi della storia, dell’economia, della politica, del diritto e delle altre branche della conoscenza e della scienza, il musulmano non resterà indietro rispetto al miscredente quanto a ricerca e attività, ma la prospettiva dei due sarà diversa. Il musulmano coltiverà ogni disciplina con una visione corretta, avrà davanti a sé un obiettivo preciso e giungerà a una conclusione corretta. Nella storia trarrà insegnamento dalle vicende passate dell’umanità, ricercherà le vere cause dell’ascesa e della caduta dei popoli e indagherà gli aspetti benefici della loro cultura e civiltà. Traendo insegnamento dalle vicende degli uomini virtuosi narrate nella storia, ne ricaverà beneficio. Si terrà lontano dalle cause che hanno portato alla distruzione di molti popoli del passato. In campo economico cercherà nuovi metodi per guadagnare e spendere il denaro, così da procurare beneficio a tutti gli uomini; il suo obiettivo non sarà il vantaggio di uno solo e il danno di innumerevoli persone. In campo politico concentrerà tutta la sua attenzione sul raggiungimento di un obiettivo: instaurare nel mondo il regno della pace, della giustizia, dell’onestà e della nobiltà. Nessun individuo o gruppo potrà trasformare i servi di Allah in propri servi; il potere di governo e ogni forza saranno considerati un’affidatagli da Allah e utilizzati per il bene dei servi di Allah. In campo giuridico valuterà come garantire con equità e giustizia i legittimi diritti degli uomini, affinché nessuno possa in alcun modo subire un’ingiustizia.

Nel carattere del musulmano vi saranno il timore di Allah, la sincerità e la giustizia. Vivrà sulla terra con la convinzione che Allah è il padrone di ogni cosa. Tutto ciò che è in mio possesso e in possesso degli uomini nel mondo è dono di Allah. Non sono padrone di nulla, nemmeno del mio corpo e della forza del mio corpo. Tutto è un deposito affidato da Allah, e mio dovere è impiegare secondo la volontà di Allah la libertà che mi è stata concessa di spendere ciò che proviene da questo deposito. Un giorno Allah l’Altissimo riprenderà da me questo deposito, e quel giorno dovrò rendere conto di ogni cosa.

Si può facilmente immaginare il carattere di chi vive nel mondo con questa convinzione. Terrà la mente libera dai cattivi pensieri, proteggerà il cervello dai pensieri malvagi, preserverà le orecchie dall’ascolto di conversazioni immorali e gli occhi dal rivolgere sguardi malevoli a qualcuno; preserverà la lingua dal pronunciare falsità. Preferirà rimanere a digiuno piuttosto che riempirsi lo stomaco di cose proibite. Non alzerà mai la mano per commettere ingiustizia. Non muoverà mai i piedi sul sentiero dell’ingiustizia. Anche se gli fosse tagliata la testa, non la chinerà davanti alla menzogna. Non soddisferà alcun desiderio o bisogno sulla via dell’ingiustizia e della falsità. In lui si riuniranno onestà e nobiltà. Considererà la verità e la giustizia più care di ogni cosa al mondo e, per esse, sacrificherà tutti i propri interessi e i desideri del cuore, persino la propria persona. Odierà l’ingiustizia e la sopraffazione più di ogni altra cosa e non si farà avanti per sostenerle per timore di una perdita o per avidità di guadagno. Anche il successo terreno può essere conseguito proprio da persone di questo genere.

Chi può essere più degno d’onore e più nobile di colui la cui testa non si inchina davanti a nessuno se non ad Allah, la cui mano non si tende davanti a nessuno se non ad Allah? Come potrebbe l’umiliazione avvicinarsi a lui?

Chi può essere più forte di colui nel cui cuore non trova posto alcun timore se non quello di Allah, e che non spera ricompense né doni da nessuno se non da Allah? Quale forza potrebbe distoglierlo dal cammino della verità e della giustizia? Quale ricchezza potrebbe comprare la sua fede?

Chi non è schiavo del comfort, non si sottomette ai piaceri dei sensi, non conduce una vita di avidità sfrenata, è soddisfatto dei guadagni ottenuti con il proprio onesto lavoro, e quando gli si presenta davanti un cumulo di ricchezze illecite lo respinge con disprezzo, avendo conquistato la più grande ricchezza dell’uomo, la pace e la soddisfazione: chi può essere più ricco e più agiato di lui nel mondo?

Chi riconosce i diritti di ogni persona e non priva nessuno del proprio giusto diritto; chi tratta bene ogni persona e non tratta male nessuno, desiderando piuttosto operare per il bene di tutti senza chiedere nulla in cambio: chi può essere un amico più grande e più amato da tutti di lui? Il cuore delle persone si inclina spontaneamente verso di lui, e ciascuno si sente costretto ad avvicinarlo con rispetto e affetto.

Nel mondo non può esserci nessuno più degno di fiducia di lui, perché non tradisce il deposito affidatogli da nessuno e non volge le spalle al cammino della giustizia. Mantiene le promesse e dimostra rettitudine nel comportamento; con la convinzione che Allah vede ogni cosa, che lo guardino o no, compie ogni cosa con sincerità e fede. Chi metterà in dubbio l’affidabilità di una persona simile? Chi non riporrà fiducia in lui?

Comprendendo bene il carattere musulmano, si può essere certi che il musulmano non può mai rimanere nel mondo umiliato, sconfitto e sottomesso agli ordini altrui. Sarà sempre vittorioso e guida, perché nessuna forza può prevalere sulle qualità che l’Islam ha fatto nascere in lui.

Così, dopo aver trascorso la vita nel mondo con dignità e onore, quando si presenterà davanti al suo Signore, sarà ricoperto dall’infinita grazia e misericordia di Allah, perché avrà adempiuto pienamente il suo dovere riguardo al deposito che Allah gli aveva affidato e avrà superato con pieno successo e merito la prova alla quale Allah lo aveva sottoposto. Questo è il successo eterno, la cui continuità si estende dalla vita terrena a quella dell’Aldilà e non viene mai meno.

Questo è l’Islam, la religione naturale dell’uomo. Questa legge non è confinata entro i limiti di una nazione o di un Paese. In tutte le epoche, tra tutti i popoli e in tutti i Paesi, le persone timorate di Allah e sincere che sono vissute avevano come religione e ideale l’Islam. Erano musulmani, anche se nella loro lingua il nome di quella religione era Islam o qualche altro nome.

 

Fede e obbedienza

La necessità della conoscenza e della convinzione per l’obbedienza

Dalla discussione del capitolo precedente si è appreso che l’obbedienza ad Allah è ciò che si chiama Islam. Ora dirò che l’uomo non può obbedire ad Allah l’Altissimo finché non acquisisce determinate conoscenze e tali conoscenze non raggiungono il livello della piena convinzione.

Anzitutto, l’uomo ha bisogno di acquisire la piena convinzione dell’esistenza di Allah. Infatti, se non è convinto che Allah esiste, come potrà obbedirGli?

Insieme a ciò, è necessaria la conoscenza degli attributi di Allah. Se una persona non sa che Allah è Uno e che non ha alcun associato nella sovranità, come potrà sfuggire al rischio di inchinarsi davanti ad altri e di tendere loro la mano? Chi non riesce a credere nella verità che Allah vede tutto, ascolta tutto ed è informato di ogni cosa, come potrà tenersi lontano dalla disobbedienza ad Allah? Riflettendo serenamente su queste questioni, si comprende che, finché l’uomo non possiede una conoscenza corretta degli attributi di Allah, non possono svilupparsi in lui le qualità necessarie per percorrere, nel pensiero, nel comportamento e nelle azioni, la via semplice e retta dell’Islam. Anche questa conoscenza non deve rimanere confinata al semplice sapere. Deve invece radicarsi profondamente nel cuore insieme alla convinzione, affinché la mente dell’uomo sia al riparo dai pensieri contrari ad essa e la sua vita dalle azioni contrarie alla sua conoscenza.

In seguito, l’uomo deve anche sapere qual è il modo corretto di vivere secondo la volontà di Allah: quali azioni Allah gradisce e che egli deve compiere, e quali cose Egli detesta e dalle quali deve tenersi lontano. A questo scopo è indispensabile che l’uomo acquisisca una conoscenza completa della legge e delle prescrizioni di Allah. Deve nutrire la piena convinzione che è soltanto seguendo questa legge e queste prescrizioni di Allah che si può ottenere il compiacimento di Allah. Infatti, se fin dall’inizio non possiede questa conoscenza, a chi obbedirà? E se possiede la conoscenza ma non la piena convinzione, oppure ritiene che possa esistere una legge o una prescrizione più perfetta di questa, come potrà seguirla correttamente?

In seguito, l’uomo deve anche sapere qual è il modo corretto di vivere secondo la volontà di Allah. Quali sono le azioni che Allah ama e che egli deve compiere, e quali sono le cose che Allah detesta e dalle quali deve tenersi lontano. A questo scopo è indispensabile che l’uomo conosca pienamente la legge e le disposizioni di Allah. Deve avere la piena convinzione che è proprio seguendo la legge e le disposizioni di Allah che si può ottenere il Suo compiacimento. Infatti, se fin dall’inizio non possiede conoscenza, a chi obbedirà? E se possiede la conoscenza, ma non ha una convinzione piena — oppure nutre l’idea che, oltre a questa legge e a queste disposizioni, possa esistere qualche altra legge o disposizione più perfetta — come potrà seguirle correttamente?

L’uomo deve inoltre sapere quali sono le conseguenze del seguire una via contraria alla volontà di Allah e del non obbedire alle disposizioni da Lui volute, e quale sia la ricompensa per obbedire ai Suoi comandi. A questo scopo è indispensabile che possieda conoscenza e convinzione riguardo alla vita dell’aldilà, alla comparizione davanti al tribunale di Allah, alla certezza della punizione per la disobbedienza e della ricompensa per l’obbedienza. Chi non è consapevole della vita dell’aldilà considera tanto l’obbedienza quanto la disobbedienza inutili. Secondo la sua concezione, alla fine la condizione di chi obbedisce e di chi non obbedisce è identica, poiché entrambi finiranno nella terra. Come si può allora aspettarsi che sia disposto a sopportare gli obblighi e le difficoltà dell’obbedienza e che si astenga dai peccati dai quali, in questo mondo, non teme alcun danno? Con una simile concezione l’uomo non può mai sottomettersi alla legge di Allah. Allo stesso modo, per chi conosce la vita dell’aldilà e la comparizione davanti al tribunale di Allah, ma non ne ha la certezza, è impossibile rimanere saldo nell’obbedienza. Infatti, con il dubbio e l’esitazione l’uomo non può formarsi un’opinione ferma su alcuna questione. L’uomo riesce a compiere con impegno una determinata azione proprio quando nasce in lui la convinzione che essa sia benefica. E può decidere di abbandonare un’altra azione solo quando acquisisce la piena convinzione che essa sia dannosa. Si comprende dunque che, per seguire un determinato metodo, è indispensabile conoscere le sue conseguenze e i suoi risultati, ma è altresì necessario che tale conoscenza raggiunga il livello della certezza.

La natura della fede

Ciò che nella descrizione precedente abbiamo definito conoscenza e convinzione si chiama fede. Il significato della fede è conoscere e accettare. Colui che conosce l’unicità di Allah, i Suoi veri attributi, la Sua legge, la Sua ricompensa e la Sua punizione, e nutre nel cuore la convinzione riguardo a tutto ciò, è chiamato credente. Il frutto della fede è che essa rende l’uomo musulmano, cioè obbediente e sottomesso ad Allah.

Da questa definizione della fede si comprende facilmente che nessun uomo può essere musulmano senza la fede. Il rapporto tra l’Islam e la fede è esattamente come quello tra un seme e un albero. Senza un seme un albero non può nascere. Può tuttavia accadere che un seme venga piantato nel terreno, ma che, a causa della cattiva qualità del terreno o del clima sfavorevole, l’albero nasca debole o deformato. Allo stesso modo, se una persona non possiede affatto la fede fin dall’inizio, come potrebbe diventare musulmana? È invece del tutto possibile che una persona abbia la fede nel cuore, ma che, a causa della debolezza dei suoi desideri o dell’influenza di un’educazione distorta e di cattive compagnie, non riesca a diventare una musulmana completa e salda.

Considerando la fede e l’Islam, l’intera società umana può essere divisa in quattro categorie:

Primo: coloro che possiedono la fede e la cui fede li rende pienamente obbedienti ai comandi e ai divieti di Allah. Si tengono lontani dalle azioni che Allah detesta come l’uomo si tiene lontano dal contatto con il fuoco. Compiono con lo stesso entusiasmo tutto ciò che Allah ama, proprio come l’uomo lavora con entusiasmo per guadagnare ricchezze. Questi sono i veri musulmani.

Secondo: coloro che possiedono la fede, ma la cui fede non è abbastanza forte da renderli completamente sottomessi ad Allah. Sebbene appartengano a un livello alquanto inferiore, sono comunque musulmani. Anche se sono disobbedienti, sono comunque musulmani. Se disobbediscono, saranno puniti in proporzione alla gravità della loro colpa, ma, pur essendo colpevoli, non sono ribelli. Infatti riconoscono il sovrano come sovrano e accettano la sua legge come legge.

Tre: coloro che non hanno fede, ma compiono pubblicamente azioni che sembrano conformi alla legge di Allah. In realtà sono ribelli; le loro buone opere esteriori non costituiscono vera obbedienza e sottomissione ad Allah, perciò non ci si può fare affidamento. Possono essere paragonati a quella categoria di persone che non riconosce il re come re e non considera la sua legge una legge. Anche se le loro azioni non fossero contrarie alla legge, non si potrebbe comunque definirli fedeli al re e seguaci della sua legge. Saranno certamente annoverati tra i ribelli.

Quattro: coloro che non hanno fede e che, quanto alle opere, sono malvagi e perversi. Sono le persone del livello più basso, poiché sono tanto ribelli quanto fautori del disordine. Da questa classificazione dell’umanità si comprende chiaramente che, in realtà, il successo dell’uomo dipende unicamente dalla fede. L’Islam, completo o incompleto che sia, nasce soltanto dal seme della fede. Là dove non c’è fede, il suo posto è preso dal kufr, la ribellione contro Allah, sia essa più o meno intensa.

I mezzi per acquisire la conoscenza

È stata dimostrata la necessità della fede per l’obbedienza. Ora la domanda è: quali sono i mezzi per acquisire la conoscenza degli attributi di Allah, della legge da Lui approvata e della vita dell’Aldilà, nonché quella conoscenza sulla quale si possa fondare una convinzione?

Si è già detto che i segni dell’opera di Allah sono diffusi in ogni direzione. Tutti questi segni testimoniano che questo universo è la creazione di un unico Artefice e che è Lui a governarlo. In questi segni si manifesta lo splendore di tutti gli attributi di Allah l’Altissimo: la Sua saggezza, la Sua conoscenza, la Sua potenza, la Sua misericordia, la Sua sovranità e la Sua ira; in una parola, non vi è alcun Suo attributo che non si rifletta nelle Sue opere. Tuttavia, nel cercare di vedere e comprendere queste realtà, l’intelletto e le facoltà umane sbagliano ripetutamente. Questi segni sono presenti davanti agli occhi; eppure alcuni dicono che vi siano due dèi, altri che ve ne siano tre, altri ancora credono in innumerevoli dèi. Alcuni frammentano persino l’autorità di Allah. Considerano divinità distinte responsabili della pioggia, del vento e del fuoco; in sostanza, sostengono che ogni forza abbia il proprio dio e che, sopra tutti questi dèi, ve ne sia uno che li governa. Nel cercare di comprendere la loro esistenza e i loro attributi, l’intelletto umano è stato ingannato molte volte. Non è possibile darne qui una spiegazione dettagliata.

Anche riguardo alla vita dell’Aldilà, gli uomini si sono formati molte concezioni errate. Alcuni dicono che, dopo la morte, l’uomo si dissolverà nella terra e che poi non vi sarà più alcuna vita. Altri dicono che l’uomo rinascerà ripetutamente in questo mondo e riceverà la punizione o la ricompensa per le proprie azioni.

È ancora più difficile stabilire con il proprio intelletto quale legge sia assolutamente necessario seguire per vivere secondo la volontà di Allah.

«Anche se una persona possedesse un intelletto retto e un elevato livello di istruzione, dopo molti anni di prove, esami, riflessioni e ricerche potrebbe giungere a conclusioni su queste questioni solo entro determinati limiti. In tali condizioni, non nascerebbe nel suo animo la piena convinzione di aver colto completamente la verità. Certamente, se l’uomo fosse stato lasciato senza alcuna guida, ciò avrebbe potuto costituire una prova completa del suo intelletto e della sua conoscenza. In tal caso, coloro che fossero giunti alla via della verità e della giustizia grazie ai propri sforzi e alle proprie capacità sarebbero stati vittoriosi, mentre quelli che non vi fossero giunti sarebbero stati falliti. Ma Allah l’Altissimo non ha sottoposto i Suoi servi a una prova così difficile! Nella Sua misericordia, ha fatto nascere tra gli uomini persone alle quali ha concesso una conoscenza infallibile dei propri attributi. Ha insegnato loro anche il modo in cui l’uomo può vivere nel mondo secondo la volontà di Allah. Dando loro la conoscenza corretta della vita dell’Aldilà, ha ordinato loro di trasmetterla agli altri uomini. Questi sono i profeti di Allah. Il mezzo che Allah ha usato per impartire loro la conoscenza si chiama rivelazione, e il libro nel quale è stata loro trasmessa si chiama Libro di Allah e Parola di Allah. Ora, osservando la vita pura di questi profeti e esaminando i loro insegnamenti sublimi, la prova dell’intelletto e delle capacità dell’uomo consiste nel vedere se egli crede in loro. Coloro che ricercano la verità e sono sinceri supereranno la prova accettando il messaggio della verità e l’insegnamento degli uomini autentici; se invece non lo accetteranno, sarà evidente che non possiedono la capacità di riconoscere la verità e la giustizia e di aderirvi. Questo rifiuto li farà fallire nella prova e impedirà loro di acquisire mai una conoscenza corretta della vita dell’Aldilà.»

La fede nell’invisibile

Quando una persona non sa nulla di una determinata cosa, cerca una persona esperta e agisce seguendo le sue indicazioni. Quando è malata, non si cura da sola, ma va dal medico. Dopo aver saputo che il medico possiede un diploma, ha esperienza, ha guarito molti pazienti e aver appreso molte altre informazioni su di lui, crede che egli possieda le qualifiche necessarie per curarla. In base a questa fede, usa i medicinali nel modo in cui egli le prescrive e si astiene dalle cose che egli le ordina di evitare. Allo stesso modo, nelle questioni giuridiche una persona ripone la propria fede nell’avvocato e continua a seguirne le indicazioni. Nell’ambito dell’istruzione, avendo fede nell’insegnante, lo segue. Quando deve recarsi in un luogo e non conosce la strada, deve affidarsi a una persona che la conosca e seguire il percorso indicato da questa. In breve, in ogni attività del mondo, l’essere umano ripone la propria fede, per acquisire conoscenza e comprensione, in una persona esperta ed è costretto a seguirla. Questo si chiama fede nell’invisibile.

Avere fede nell’invisibile significa apprendere da una persona sapiente ciò che gli esseri umani non conoscono e riporre fiducia in ciò che essa insegna. Gli esseri umani non hanno alcuna conoscenza dell’essenza e degli attributi di Allah l’Altissimo. Nessuno sa neppure che i Suoi angeli agiscono secondo il Suo comando e circondano gli esseri umani da ogni parte. Nessuno sa quale sia il modo di vivere secondo la volontà di Allah. La reale condizione della vita nell’aldilà è ignota a tutti. L’essere umano deve acquisire la conoscenza di tutte queste cose da una persona la cui affidabilità, sincerità, semplicità, timore di Allah, vita pura e santa e dotta esposizione suscitino in lui la convinzione che ciò che essa dice sia infallibile e che tutte le sue parole meritino fiducia: questo si chiama fede nell’invisibile. La fede nell’invisibile è indispensabile per obbedire ad Allah l’Altissimo e agire secondo la Sua volontà, perché per l’essere umano è impossibile ottenere una conoscenza corretta attraverso qualsiasi mezzo diverso dal profeta, e senza una conoscenza corretta non è possibile seguire rettamente la via dell’Islam.

 

La profezia

Nel capitolo precedente sono stati discussi tre argomenti:

Primo: per obbedire ad Allah l’Altissimo è necessaria una conoscenza corretta della Sua essenza e dei Suoi attributi, del modo di vivere da Lui scelto e della ricompensa per le buone azioni e della punizione per le cattive azioni nell’aldilà; questa conoscenza deve essere approfondita fino al punto da far nascere una piena convinzione, ossia la fede, in essa.

Secondo: Allah l’Altissimo non ha sottoposto gli esseri umani alla difficile prova di dover acquisire questa conoscenza con i propri sforzi; Egli ha invece scelto tra gli esseri umani stessi alcuni Suoi servi, chiamati profeti, ai quali ha impartito questa conoscenza mediante la rivelazione, ordinando loro di trasmetterla agli altri servi.

Terzo: l’unica responsabilità degli esseri umani comuni è riconoscere il vero profeta di Allah. Una volta conosciuta la verità che una determinata persona è veramente il profeta di Allah, è loro dovere imprescindibile credere in qualunque insegnamento da lui impartito, obbedire a qualunque suo comando e seguire il metodo da lui stesso seguito.

Ora parlerò innanzitutto dell’essenza della profezia e di come si possa riconoscere un profeta.

L’essenza della profezia

Tutto ciò di cui l’essere umano ha bisogno nel mondo, Allah stesso ha provveduto a predisporlo. Quando nasce un bambino, è impossibile enumerare quante cose gli vengono date e con cui viene mandato nel mondo. Gli sono stati aggiunti al piccolo corpo, già tenendo conto in anticipo di ogni genere di necessità, gli occhi per vedere, le orecchie per udire, il naso per odorare e respirare, la sensibilità tattile su tutta la pelle del corpo per percepire, le gambe per camminare, le mani per lavorare, il cervello per pensare e innumerevoli altre cose. Inoltre, appena mette piede nel mondo, vede che esistono tutti gli strumenti necessari per sostenere la vita, impossibili da enumerare. Ci sono l’aria, la luce, l’acqua e la terra; nel seno della madre è già stato accumulato il flusso del latte; nei genitori e nei familiari e persino nel cuore degli altri sono stati posti per lui affetto, amore e compassione, mediante i quali viene allevato. Quanto più cresce, tanto più trova ogni genere di cosa necessaria a soddisfare i suoi bisogni, come se tutte le forze della terra e del cielo operassero per il suo sostentamento e il suo servizio.

Proseguiamo ancora un po’. All’essere umano sono state date tutte le capacità necessarie per mandare avanti le attività del mondo. Nell’uomo sono presenti, in misura maggiore o minore, la forza fisica, l’intelligenza, la capacità di comprendere, la capacità espressiva e molte altre capacità. Ma qui si manifesta una delle straordinarie disposizioni di Allah. Egli non ha dato a tutti gli esseri umani esattamente lo stesso tipo di capacità. Se fosse stato così, nessuno avrebbe avuto bisogno di nessun altro e nessuno si sarebbe curato minimamente degli altri. Perciò Allah ha certamente creato negli esseri umani ogni genere di capacità, secondo le necessità complessive dell’umanità; la modalità è però questa: a una persona è stata data in misura maggiore una determinata capacità, mentre a un’altra ne è stata data una diversa. Alcuni possiedono una forza maggiore degli altri per il lavoro fisico. Alcuni nascono invece dotati di particolari arti o professioni, che non si riscontrano negli altri. In alcuni la genialità e la forza intellettuale sono maggiori che negli altri. Per dote innata, alcuni diventano comandanti militari, mentre altri possiedono una speciale capacità di leadership. Alcuni nascono con un’eccezionale eloquenza, mentre altri sono dotati di uno stile naturale nella scrittura. Vi sono anche persone il cui intelletto è orientato soprattutto verso la matematica e che risolvono senza sforzo problemi tanto complessi da essere al di là della comprensione degli altri. Altri nascono con la capacità di inventare molte cose nuove e straordinarie, e il mondo guarda con stupore alla loro inventiva. Alcune persone possiedono una conoscenza del diritto così incomparabile che la loro mente giunge spontaneamente alla soluzione di quei complessi aspetti delle leggi che gli altri non riescono a comprendere neppure dopo anni di tentativi. Questa è una concessione di Allah. Nessuno può sviluppare in sé tali capacità con il proprio sforzo, né esse si formano attraverso l’istruzione e l’educazione. In realtà, si tratta di capacità innate, e Allah, secondo la Sua sapienza, concede tali capacità a chi vuole.

Riflettendo anche su questo dono di Allah, si vedrà che le capacità maggiormente necessarie allo sviluppo della civiltà umana vengono create negli esseri umani in misura maggiore, mentre quelle meno necessarie vengono create in misura minore. Nel mondo nascono molti soldati comuni. Nascono innumerevoli contadini, vasai, fabbri e persone addette a molti altri lavori; invece nascono pochi uomini dotati di straordinarie capacità intellettuali nelle scienze e nelle conoscenze, nella politica e nel comando militare. Nascono ancora meno persone dotate di eccezionale capacità, abilità e talento in una particolare attività. Questo perché le loro opere eccellenti soddisfano per molti secoli la necessità di persone dotate di talento e genialità simili alle loro.

Ora bisogna considerare che la nascita, tra gli esseri umani, di ingegneri, matematici, scienziati, esperti di diritto, politologi, economisti e persone capaci in vari altri ambiti non è sufficiente a garantire il successo della vita terrena dell’umanità. È necessaria un’altra categoria di persone, superiore a tutte queste, capace di indicare agli esseri umani la retta via di Allah. Gli altri uomini possono soltanto sapere che cosa esiste nel mondo per gli esseri umani e in quali modi possa essere utilizzato; ma è necessario anche qualcuno che dica: per quale scopo l’essere umano è stato creato? Chi ha dato agli uomini tutte le cose del mondo? E qual è la volontà e lo scopo di quel Donatore? Infatti l’essere umano può conseguire un successo certo ed eterno solo vivendo nel mondo secondo la Sua volontà. Questa è la necessità autentica e più importante dell’essere umano. La ragione umana non può accettare che Allah, il quale ha predisposto tutto per soddisfare anche i nostri bisogni più piccoli, abbia lasciato insoddisfatta questa nostra importante necessità. No, ciò non è assolutamente possibile. Come Allah ha creato persone dotate di capacità speciali nelle arti e nelle scienze, così ha creato persone dotate della più elevata capacità di conoscere Allah. Dalla Sua parte ha dato loro la conoscenza della Legge di Allah — della religione (dīn), della condotta (akhlāq) e del metodo di vita (sharīʿa) — e le ha incaricate di insegnare queste cose agli altri esseri umani. Nella nostra lingua, queste persone sono chiamate profeti, messaggeri o payghambar.

Il riconoscimento del profeta

Come le persone dotate di capacità nelle altre scienze, conoscenze e arti nascono con particolari talenti e una particolare indole, così anche il profeta viene al mondo con una particolare indole.

Ascoltando le parole di un poeta dotato di talento innato, comprendiamo subito che è nato con una capacità speciale, poiché altre persone, pur facendo grandi sforzi, non riescono a recitare poesie dello stesso livello. Allo stesso modo, l’identità di oratori, letterati, inventori e leader dotati di talento innato si riconosce chiaramente attraverso le loro rispettive opere, perché ciascuno di loro manifesta nel proprio campo una capacità straordinaria che non si riscontra negli altri. Lo stesso vale per il profeta. La sua mente è capace di riflettere su problemi ai quali la mente altrui non riesce nemmeno ad avvicinarsi. Egli può illuminare diversi argomenti pronunciando parole che agli altri non sarebbe possibile pronunciare. Dopo anni di riflessioni e ricerche, lo sguardo altrui non riesce a penetrare nel profondo di certe questioni sottili, mentre il suo vi giunge spontaneamente. Qualunque cosa egli dica, la nostra ragione l’accetta e il nostro cuore ne percepisce la verità; dalle innumerevoli sperimentazioni del mondo e dall’esperienza sconfinata della creazione viene dimostrata la verità di ciascuna delle sue parole. Naturalmente, se anche noi cercassimo di dire parole dello stesso genere, il nostro fallimento sarebbe certo. La sua natura e il suo carattere sono così innocenti e puri che in ogni circostanza egli adotta una via vera, semplice, retta e nobile. Non pronuncia mai un’affermazione falsa e non compie mai un’azione malvagia. Insegna sempre la virtù e le buone opere e mette personalmente in pratica tutto ciò che consiglia agli altri. Nella sua vita non si trova alcun esempio in cui egli faccia personalmente il contrario di ciò che dice. Nelle sue parole e nelle sue azioni non vi è traccia di interesse personale: accetta ciò che è necessario per il bene degli altri, ma non danneggia gli altri per il proprio interesse. La sua intera vita diventa un modello di verità e giustizia, nobiltà, purezza, elevatezza del pensiero e umanità superiore; anche dopo un esame approfondito, non vi si trova alcun difetto o deviazione. Che quest’uomo sia un autentico profeta di Allah si riconosce chiaramente proprio da queste sue caratteristiche.

L’obbedienza al profeta

Quando si riconosce una determinata persona come autentico profeta di Allah, diventa indispensabile accettare le sue parole, riconoscere la sua autorità e seguire il cammino da lui indicato. Riconoscere qualcuno come profeta e tuttavia non obbedire ai suoi ordini è del tutto contrario alla ragione. Riconoscere una determinata persona come profeta significa ammettere che tutto ciò che ha detto lo ha detto da parte di Allah e che tutto ciò che ha fatto lo ha fatto secondo la volontà e il compiacimento di Allah. Da quel momento, qualunque cosa venga detta o fatta contro di lui sarà contro Allah. E ciò che è contrario ad Allah non può mai essere vero. Per questo, dopo aver riconosciuto una persona come profeta, diventa un dovere naturale obbedire alle sue parole senza protestare. Che la ragionevolezza e il beneficio delle sue parole siano comprensibili oppure no, bisogna sottomettersi ai suoi comandi e ai suoi divieti. Il messaggio che proviene dal profeta deve essere accettato come vero, sapiente e razionale semplicemente perché è il messaggio di un profeta. Se qualcuno non comprende la ragionevolezza di una sua istruzione, ciò non significa che essa contenga un difetto; significa piuttosto che vi è qualche errore nella sua comprensione.

È evidente che, se una persona non conosce pienamente una particolare arte o disciplina, non riesce a coglierne tutte le sottigliezze; tuttavia, se si rifiutasse di accettare le parole di un esperto con il semplice pretesto di non riuscire a comprenderle, dimostrerebbe di essere davvero una grande sciocca. In ogni attività del mondo c’è bisogno di un esperto; dopo aver riconosciuto qualcuno come esperto, bisogna riporre in lui piena fiducia e non interferire nel suo lavoro, poiché nessuno può essere esperto in ogni campo. Nessuno può comprendere allo stesso modo ogni cosa del mondo. Per qualsiasi scopo, bisogna cercare un esperto con piena conoscenza e cautela; e quando nasce la piena convinzione che una determinata persona sia il migliore esperto per raggiungere quello scopo, l’unico dovere è affidarsi completamente a lui. Interferire nel suo lavoro e dire, a proposito di ogni sua parola, «Spiegamelo prima, altrimenti non lo accetterò» non è un comportamento saggio, ma semplicemente da sciocchi. Se, dopo aver affidato a un avvocato la responsabilità di una causa, si creassero simili complicazioni, egli lo caccerebbe dal proprio studio. Se ci si recasse da un medico per curarsi e si pretendessero prove e argomentazioni a sostegno di ogni sua istruzione, egli abbandonerebbe la cura. Lo stesso vale nel campo della religione. Tutti hanno bisogno di acquisire conoscenza riguardo ad Allah. Tutti vogliono sapere con quale metodo si possa vivere secondo la volontà e il compiacimento di Allah. Eppure nessuno possiede da solo un mezzo corretto per saperlo. Ora è dovere di ciascuno cercare un autentico profeta di Allah. In questa ricerca bisogna procedere con grande cautela, conoscenza e saggezza. Infatti, se si riconoscesse come profeta una persona diversa da un profeta autentico, essa condurrebbe naturalmente sulla via dell’errore; ma, dopo molte verifiche e prove, quando nascerà la convinzione che una determinata persona è un autentico profeta di Allah l’Altissimo, sarà indispensabile per tutti riporre in lui piena fiducia e obbedire a ciascuno dei suoi ordini.

La necessità di avere fede nei profeti

Quando si è compreso che il cammino indicato dal profeta di Allah è il cammino corretto e retto dell’Islam, si comprende spontaneamente che avere fede nel profeta, obbedirgli e seguire il cammino da lui indicato è un dovere imprescindibile per ogni essere umano. Chi abbandona il cammino indicato dal profeta e ne inventa un altro secondo la propria ragione è certamente traviato.

A questo riguardo, gli esseri umani seguono molte vie d’errore assai diverse. Vi è una categoria di persone che riconosce la veridicità del profeta, ma che non nutre fede in lui e non obbedisce ai suoi ordini. Costoro non sono soltanto miscredenti, ma anche stolti; infatti, dopo aver riconosciuto il profeta come un vero profeta, rifiutarsi di seguire le sue istruzioni significa obbedire consapevolmente alla menzogna. È una verità evidente che non può esistere stoltezza più grande di questa.

Alcuni dicono inoltre: «Non abbiamo bisogno di obbedire ai profeti. Possiamo conoscere la via della verità con la nostra stessa ragione». Anche questa è una strada di errore gravissimo. Studiando la matematica si sa con certezza che da un punto a un altro si può tracciare una sola linea retta. Qualsiasi altra linea si tracci, sarà curva oppure non arriverà all’altro punto. Lo stesso principio si applica alla via della verità, chiamata nella terminologia islamica “Sirat al-Mustaqim” (la retta e corretta via). Questa via parte dall’uomo e giunge fino ad Allah e, secondo la suddetta regola matematica, può essercene una sola. Tutte le altre vie saranno curve oppure non giungeranno fino ad Allah. Perciò, poiché il profeta ha indicato la via facile e diritta, nessun’altra strada può essere il “Sirat al-Mustaqim”. Chi abbandona la via indicata dal profeta e cerca da sé un’altra strada dovrà affrontare una delle due possibili conseguenze: o non troverà alcuna via per giungere fino ad Allah, oppure, anche se la troverà, sarà una via tortuosa e lunga. Al posto della linea retta sarà una linea curva. Quanto alla prima conseguenza, la sua rovina è inevitabile; quanto alla seconda, non vi è alcun dubbio che essa dimostrerà la sua stoltezza. Persino un animale stupido e privo d’intelligenza, per spostarsi da un luogo a un altro, abbandona la via curva e percorre quella diritta. In questo caso, se una persona devota ad Allah, che gli ha indicato la via retta, gli dicesse: “No, non percorrerò la via che mi hai mostrato; cercherò da solo la mia meta, inciampando lungo una via tortuosa”, come si potrebbe definire costui?»

Chiunque può comprendere a prima vista questo errore comune; ma riflettendo più attentamente si può capire ancora meglio che, per chi rifiuta di credere nel profeta, non esiste alcuna via, né diritta né tortuosa, per raggiungere la vicinanza di Allah. La ragione è che nella mente di chi rifiuta di accettare le parole di una persona pura e sincera vi è certamente una qualche deformazione, sotto l’influsso della quale egli si allontana dalla via della verità. Può darsi che la sua comprensione sia difettosa, oppure che la sua natura sia deformata al punto da non voler riconoscere alcuna cosa vera e buona. Forse è dedito all’imitazione cieca degli antenati e non è disposto ad ascoltare alcuna critica sfavorevole alle consuetudini tramandate; oppure è schiavo delle proprie passioni e ha rifiutato di seguire gli insegnamenti del profeta perché, dopo averli accettati, non avrebbe più avuto la libertà di commettere peccati e compiere azioni illecite. Sono cause tali che, se anche una sola di esse è presente in una persona, per lei diventa impossibile trovare la via di Allah. D’altra parte, se nessuna di tali cause è presente in una persona, è impossibile che un uomo amante della verità, innocente e virtuoso rifiuti di accettare gli insegnamenti di un vero profeta.

La cosa più importante è che il profeta è stato inviato da Allah, ed è Allah stesso ad aver ordinato di credere in lui e di obbedirgli. Chi non crede nel profeta si ribella proprio contro Allah. Un uomo che è suddito di un re è obbligato a obbedire a chiunque il re nomini come governatore in suo nome. Se disobbedisce al governatore nominato dal re, ciò equivale a ribellarsi contro il re. Accettare l’autorità sovrana e non obbedire al governatore da essa nominato è una contraddizione assoluta. Lo stesso principio vale per Allah e per il profeta da Lui inviato. Allah è il vero Re di tutti gli uomini. È dovere di ogni uomo riconoscere come profeta colui che Egli ha inviato per guidare gli uomini e al quale ha ordinato loro di obbedire, abbandonando l’obbedienza a ogni altra cosa e seguendo soltanto la sua via. Chi si allontana dal suo seguito è certamente un miscredente. Che riconosca Allah oppure no, ciò non cambia nulla.

Breve storia della profezia

Ora parlerò di come ebbe inizio, tra il genere umano, la successione dei profeti e di come essa, progredendo gradualmente fino al più alto livello di perfezione, giunse alla sua conclusione per mezzo dell’ultimo e del più grande dei profeti.

È noto che Allah, per primo, creò un solo essere umano e da quell’uomo creò la sua compagna. Poi sono trascorsi secoli e secoli. I discendenti di quell’uomo primordiale hanno ricoperto l’intera superficie della terra. Tutti gli uomini che oggi vivono nel mondo sono figli della prima coppia umana creata. Le testimonianze religiose e storiche di tutti i popoli attestano che il genere umano ebbe inizio da un solo uomo. Le ricerche scientifiche sull’origine dell’uomo non hanno trovato alcuna prova che in luoghi diversi della terra siano stati creati esseri umani distinti; al contrario, la maggior parte degli scienziati ritiene che sulla terra sia comparso per primo un solo uomo e che tutti gli uomini che oggi si vedono in ogni parte del mondo siano discendenti di quell’unico uomo.

Nella nostra lingua, il primo uomo del mondo è chiamato Adamo. Dalla parola Adamo deriva il termine “adami”, che è sinonimo di “insan”, cioè uomo! Allah aveva scelto per primo Adamo, su di lui la pace, come Suo profeta e gli aveva ordinato di insegnare l’Islam ai suoi figli e discendenti, affinché dicesse loro: “Il vostro Dio e il Dio di tutto il mondo è uno solo; adorate Lui, inchinatevi soltanto davanti a Lui, chiedete aiuto soltanto a Lui e vivete sulla terra secondo la Sua volontà e il Suo beneplacito, con onestà e giustizia. Se vivrete in questo modo, riceverete la ricompensa desiderata; ma se vi allontanerete dalla Sua obbedienza, vi spetterà la punizione più severa”.

Tra i discendenti di Adamo, su di lui la pace, coloro che erano virtuosi continuarono a seguire la via facile indicata dal padre; invece i malvagi l’abbandonarono. A poco a poco sorsero ogni sorta di malefatte: alcuni cominciarono ad adorare la luna, il sole e le stelle, altri cominciarono ad adorare le piante, gli animali, i fiumi e le montagne. Alcuni pensarono che l’aria, l’acqua, il fuoco, le malattie, la salute, la forza e gli altri mezzi e poteri benefici della natura avessero divinità separate, e che fosse necessario adorarle tutte, affinché ciascuna divinità, compiaciuta, mostrasse loro la propria benevolenza. Così, a causa dell’ignoranza, sorsero varie forme di shirk (politeismo) e di idolatria, e da esse nacquero innumerevoli religioni. Questo avvenne nell’epoca in cui i discendenti di Adamo, su di lui la pace, si erano dispersi nelle diverse regioni della terra. In tutto il mondo sorsero popoli diversi. Ogni popolo si era creato una nuova religione e le consuetudini di ciascuno erano diventate differenti. Quando gli uomini dimenticarono Allah, dimenticarono anche la legge che Adamo, su di lui la pace, aveva presentato ai suoi discendenti. A quel punto l’uomo cominciò a essere schiavo delle proprie passioni. Nacquero consuetudini ingiuste di ogni genere e ovunque si diffusero concezioni ignoranti. Nel giudicare il bene e il male, gli uomini cominciarono a sbagliare. Ritennero buone molte ingiustizie e considerarono cattive molte opere buone.

Allah l’Altissimo cominciò a inviare i Suoi profeti a ogni popolo. All’inizio, gli altri profeti impartirono agli uomini lo stesso insegnamento che il profeta Adamo (pace su di lui) aveva impartito loro. Essi ricordavano ai rispettivi popoli gli insegnamenti che avevano dimenticato. Insegnarono agli uomini l’adorazione dell’unico Allah e li distolsero dalla via dello shirk e dell’idolatria. Spezzando le usanze dell’ignoranza, indicarono loro la via per vivere secondo la volontà e il compiacimento di Allah e, spiegando le prescrizioni perfette, li guidarono sulla via dell’obbedienza a Lui. Dall’Hindustan, dalla Cina, dall’Iran, dall’Iraq, dall’Egitto, dall’Africa e dall’Europa—insomma, non vi era alcun Paese al mondo in cui non fosse giunto un profeta da parte di Allah. La religione di tutti loro era una e identica: quella che nella nostra lingua chiamiamo Islam. Tuttavia, i loro metodi d’insegnamento e i loro ordinamenti di vita erano in parte diversi. Si poneva maggiore enfasi sull’eliminazione della forma di ignoranza che si era diffusa presso ciascun popolo. Quanto più era diffusa una certa falsa concezione, tanta maggiore attenzione veniva inizialmente dedicata a correggerla; allora venivano impartiti insegnamenti e prescrizioni semplici. Man mano che essi avanzavano sulla via del progresso, anche gli insegnamenti e le prescrizioni da seguire si ampliavano sempre più. Questa diversità negli insegnamenti e nelle prescrizioni era limitata soltanto alla forma esteriore; la sostanza di tutti era una sola: sul piano della fede, il tawhid; nelle opere, l’onestà e la disciplina; e come fondamento, la certezza della ricompensa e del castigo nell’Aldilà.

Gli uomini tennero anche molti comportamenti strani nei confronti dei profeti. Inizialmente li trattarono male, ignorarono i loro consigli, cacciarono alcuni dal Paese e ne uccisero altri. Alcuni di loro trascorsero tutta la vita a diffondere l’insegnamento tra gli uomini e, con grande difficoltà, riuscirono a raccogliere appena una decina o una quindicina di seguaci. Ma questi servitori scelti di Allah compirono sempre il loro dovere con incrollabile fermezza. Alla fine, il loro insegnamento esercitò la propria influenza sugli uomini e grandi popoli riconobbero la loro obbedienza. Poi la tendenza umana all’errore, la gumrah, assunse nuovamente una forma diversa. Dopo la morte dei profeti, le loro comunità dimenticarono i loro insegnamenti. Inserirono nei loro Libri ogni sorta di concezione di propria invenzione. Adottarono nuove forme di culto; alcuni gruppi cominciarono persino ad adorare i profeti stessi. Alcuni iniziarono a definire il proprio profeta un’incarnazione di Allah, cioè Allah stesso disceso in forma umana; altri fecero del proprio profeta un associato di Allah. In breve, gli uomini iniziarono ad agire con tale arbitrio da trasformare in idoli proprio quei profeti che avevano distrutto gli idoli. Anche l’ordinamento di vita, la Sharia, che il profeta aveva lasciato alla sua comunità, fu gradualmente alterato. Vi mescolarono usanze generate da ogni sorta d’ignoranza, vi combinarono numerosi racconti e narrazioni false e misero in vigore, insieme alle norme indicate dal profeta, norme create dagli uomini. Di conseguenza, dopo alcuni secoli, non rimase più alcun mezzo per comprendere quale fosse stato l’autentico insegnamento e ordinamento dei profeti e quali elementi le generazioni successive vi avessero mescolato, deformandolo. Le vicende della vita dei profeti furono ricoperte a tal punto da narrazioni false e immaginarie che non è rimasta alcuna storia affidabile della loro vita. Tuttavia, l’intera opera della loro vita e della loro devozione non andò perduta. Nonostante ogni deformazione e cambiamento, in ogni popolo è rimasta ancora qualche traccia di verità. La concezione dell’esistenza di Allah e dell’Aldilà si è diffusa, in una forma o nell’altra, presso tutti i popoli. Alcuni principi di onestà, verità e vita morale hanno ottenuto generalmente il riconoscimento del mondo intero. Inoltre, i profeti dei diversi popoli del mondo prepararono ciascun popolo, separatamente e fino a un certo livello, in modo tale da rendere possibile presentare agli uomini un insegnamento della religione comune, destinato a essere accettato da tutti senza distinzione.

Come ho già detto, all’inizio giunsero profeti distinti presso ciascun popolo e l’insegnamento di ognuno di loro rimase limitato al proprio popolo. La ragione era che, a quei tempi, tutti i popoli erano separati gli uni dagli altri. Non vi erano grandi rapporti tra loro. In realtà, ciascun popolo era confinato nel proprio Paese. In tali condizioni, diffondere un unico insegnamento comune a tutti i popoli era estremamente difficile. Inoltre, le condizioni dei diversi popoli erano differenti tra loro. A quei tempi le concezioni dell’ignoranza si erano diffuse enormemente. Di conseguenza, la forma deformata assunta dalla coscienza morale e dal comportamento era diversa in ogni luogo. Per questo era indispensabile che i profeti di Allah presentassero a ciascun popolo insegnamenti e guida distinti: eliminare gradualmente le concezioni fuorvianti e diffondere quelle corrette, distruggere a poco a poco il modo di vivere dell’ignoranza, insegnare l’obbedienza alla migliore delle prescrizioni e impartire l’istruzione così come si educano i bambini. Solo Allah sa quanti migliaia di anni furono necessari per educare in questo modo i popoli del mondo. Alla fine, l’umanità superò la propria infanzia e cominciò a raggiungere la maturità. Con il progresso del commercio, dell’industria e dell’architettura, si stabilirono rapporti tra i popoli. Dalla Cina e dal Giappone fino alle regioni più lontane d’Europa e d’Africa, si svilupparono le rotte marittime e i viaggi via terra. Nacquero gli alfabeti della maggior parte dei popoli e si diffuse l’uso della lettura e della scrittura. Le conoscenze e le scienze si ampliarono e tra i popoli iniziò lo scambio di idee e sapere. Nacquero grandi conquistatori, che fondarono vasti imperi e riunirono Paesi e popoli diversi sotto un unico sistema politico. In questo modo, la distanza e la differenza che all’inizio si osservavano tra i vari popoli dell’umanità cominciarono gradualmente a diminuire, e divenne possibile presentare al mondo intero lo stesso insegnamento dell’Islam e lo stesso ordinamento di vita, la Sharia. Duemilacinquecento anni fa l’umanità aveva raggiunto un livello di sviluppo tale da avvertire essa stessa la necessità di un ordinamento di vita universale. Sebbene il buddhismo non fosse un ordinamento religioso completo e comprendesse soltanto alcuni principi relativi al carattere morale, tuttavia, uscito dall’Hindustan, si diffuse da un lato fino al Giappone e alla Mongolia e dall’altro fino all’Afghanistan e a Bukhara. I predicatori di questa dottrina visitarono numerosi Paesi lontani. Alcuni secoli dopo sorse il cristianesimo. Sebbene Gesù (pace su di lui) fosse venuto con l’insegnamento dell’Islam, dopo la sua scomparsa fu elaborata una religione deformata chiamata cristianesimo, e i cristiani diffusero questa religione dall’Iran fino ai Paesi più lontani dell’Africa e dell’Europa. In realtà, il mondo sentiva allora con grande intensità il bisogno di una religione comune per l’umanità ed era tanto preparato a essa che, non riuscendo a trovare un ordinamento di vita completo e infallibile, cominciò a diffondere tra i diversi popoli religioni immature e incomplete.

La profezia di Muhammad (pace e benedizioni su di lui)

Giunse un momento in cui Allah l’Altissimo fece nascere in Arabia un profeta per tutti i popoli del mondo e per tutta l’umanità, cioè Muhammad (pace e benedizioni su di lui), gli conferì l’insegnamento completo dell’Islam e l’ordinamento perfetto e lo incaricò della grande missione di diffonderli in tutto il mondo.

Esaminando la geografia del mondo, si può comprendere a prima vista che, per la missione profetica destinata al mondo intero, sulla terra non poteva esserci luogo più adatto dell’Arabia. Questo paese si trova proprio al centro dei continenti asiatico e africano. Anche l’Europa è molto vicina. In particolare, a quell’epoca le nazioni civili d’Europa vivevano nella sua parte meridionale, e quella regione era vicina all’Arabia quanto l’Hindustan.

D’altra parte, leggendo la storia del mondo di quell’epoca, si vede che, per la profezia, allora non esisteva popolo più adatto degli Arabi. Tutti gli altri grandi popoli erano ormai stanchi della lotta per affermare il proprio predominio nel mondo. Gli Arabi, invece, erano ancora un popolo dotato di una giovinezza vigorosa. Con il progresso della civiltà, nei costumi degli altri popoli erano apparse molte deformazioni; sugli Arabi, invece, l’influenza della civiltà non aveva ancora esercitato un effetto tale da renderli inclini alle comodità, amanti del lusso e di carattere vile. Nel VI secolo dell’era cristiana, l’Arabia era completamente libera dalla cattiva influenza delle nazioni orgogliose della civiltà di quell’epoca. In un popolo non ancora toccato dal soffio della civiltà, gli splendori delle qualità umane erano presenti negli Arabi nella misura più ampia possibile. Erano vigorosi, intrepidi e nobili d’animo; mantenevano le promesse, amavano il pensiero libero e una vita indipendente e non accettavano la sottomissione ad alcun altro popolo. Per salvaguardare il proprio onore non esitavano a sacrificare la vita. Conducevano un’esistenza estremamente semplice e non avevano alcun attaccamento ai piaceri e al lusso. Senza dubbio tra loro esistevano diversi tipi di malvagità, di cui si parlerà più avanti; ma la ragione di tali malvagità era che, nel corso di duemilacinquecento anni, nessun profeta era apparso nel loro paese e nessun riformatore era venuto tra loro con la capacità di promuovere la formazione morale e culturale e di impartire un’educazione culturale. Dopo aver vissuto per molti secoli una vita libera nel deserto aspro e arido, tra loro si erano diffuse l’ignoranza e la mentalità jāhilita; e si erano radicati nei loro costumi, derivati dalla loro ignoranza, con tale rigidità e ostinazione che nessun uomo comune avrebbe potuto trasformarli in veri esseri umani. Al tempo stesso, però, in loro si era accumulata una capacità tale che, se un uomo dotato di genio si fosse fatto avanti per riformare la loro vita e li avesse risvegliati indicandogli un grande obiettivo, essi non avrebbero esitato neppure a sconvolgere il mondo intero per raggiungerlo. Per diffondere gli insegnamenti del profeta destinato al mondo intero era necessario un popolo giovane e vigoroso, dotato di una forza potente.

Anche la lingua araba è degna di nota. Studiando la lingua araba e conoscendo la sua ricchezza letteraria, si comprende facilmente che non esiste lingua più adatta a esprimere pensieri elevati e a influenzare il cuore umano descrivendo, con sottile profondità, i misteri della dolcezza della conoscenza di Allah. In questa lingua, mediante brevi parole o frasi concise, si possono esprimere pensieri immensi, e il suo stile espressivo è così vigoroso da trafiggere il cuore umano come una freccia o una lancia. La dolcezza di questa lingua fa piovere miele sulle orecchie dell’uomo. Le sue melodiose onde sonore, senza che ci se ne accorga, rendono il cuore umano folle di ritmo. Per essere il veicolo di un libro grandioso come il Corano era necessaria proprio una lingua di questo genere.

È proprio qui che si manifesta la suprema saggezza di Allah: per inviare il Suo ultimo Profeta universale, Egli scelse questa terra araba. Ora presenterò la descrizione di quanto fosse incomparabile la santa persona che Allah aveva scelto per questo nobilissimo compito.

Prove della profezia di Muhammad

Volgiamo lo sguardo indietro di millequattrocento anni, fino a oggi. A quel tempo nel mondo non esistevano né il sistema telegrafico, né il telefono, né la ferrovia, né la stampa, né giornali e riviste, né libri, né le possibilità di viaggiare all’estero che vediamo oggi. Per recarsi da un paese a un altro bisognava percorrere un cammino di diversi mesi. In tali condizioni, l’Arabia era isolata da tutti gli altri paesi del mondo. Intorno ad essa si trovavano l’Iran, la Turchia e l’Egitto, dove esisteva una certa attività nel campo delle scienze e del sapere. Ma un immenso mare di sabbia separava l’Arabia da quei paesi. I mercanti arabi vi si recavano per commerciare, viaggiando per mesi sul dorso dei cammelli, ma i loro rapporti con quei paesi erano limitati esclusivamente all’acquisto e alla vendita delle merci. Nella terra araba non esisteva ancora alcuna civiltà di alto livello: non c’erano scuole, né biblioteche, né pratica della lettura e della scrittura tra gli abitanti. In tutto il paese erano pochissime le persone che sapessero leggere e scrivere almeno in parte, ma ciò non era sufficiente per conoscere il sapere e le scienze di quell’epoca. Non esisteva un governo ben organizzato. Non c’erano leggi né regolamenti. Ogni tribù esercitava il proprio arbitrio nella sua zona. In tutto il paese si praticavano liberamente numerosi saccheggi. Omicidi e guerre erano fatti quotidiani. La vita umana non aveva alcun valore: chiunque esercitasse una qualche autorità su un altro lo uccideva e si impadroniva dei suoi beni. Tra loro non vi erano né senso morale né contatto con la civiltà. La malvagità, l’ubriachezza e il gioco d’azzardo erano cose del tutto comuni. Non esitavano a mostrarsi nudi l’uno davanti all’altro. Persino le donne arabe compivano il tawaf intorno alla Kaaba in stato di nudità. Nella loro vita non esisteva alcuna distinzione tra ciò che era haram e ciò che era halal. La libertà degli Arabi aveva oltrepassato ogni limite, al punto che non erano disposti a seguire alcuna regola, legge o norma morale e non potevano accettare l’obbedienza a nessun capo. La loro ignoranza aveva assunto una forma così estrema che adoravano idoli di pietra. Se, camminando, trovavano un bel pezzo di pietra, lo raccoglievano, lo ponevano davanti a sé e lo adoravano. La testa che non era disposta a inchinarsi davanti a nessuno si piegava davanti a una semplice pietra, e si riteneva che proprio quella pietra potesse esaudire tutti i loro desideri.

In tali circostanze apparve un uomo in mezzo a un simile popolo. Fin dall’infanzia fu privato dell’affetto e della protezione dei genitori e dei nonni. Non gli toccò neppure quel poco d’istruzione che allora era possibile ricevere. Crescendo, cominciò a pascolare le capre insieme ai bambini arabi. In gioventù si dedicò al commercio. Tutti i suoi contatti e le sue frequentazioni avvenivano con quegli arabi la cui condizione è stata descritta in precedenza. Non aveva ricevuto alcuna istruzione; anzi, non sapeva neppure leggere e scrivere adeguatamente. Eppure, nonostante ciò, il suo comportamento, il suo carattere e il suo modo di pensare erano diversi da quelli di tutti gli altri. Non diceva mai una bugia e non rivolgeva parole ingiuriose a nessuno; invece delle parole dure, dalla sua bocca sgorgava miele, e sotto il suo influsso le persone, affascinate, accorrevano da lui. Non prendeva mai illecitamente neppure un soldo di qualcuno. Ammirate dalla sua affidabilità, le persone affidavano alla sua custodia i loro beni più preziosi, ed egli proteggeva i beni di ciascuno come la propria vita. Tutto il popolo, conquistato dalla sua onestà, lo chiamò “al-Amīn”. Il suo senso del pudore era così intenso che, fin dall’infanzia, nessuno lo aveva mai visto nudo. Era così virtuoso che, sebbene fosse cresciuto in mezzo a un popolo dissoluto e incline alla malvagità, detestava ogni forma di cattiva condotta e di azione sconveniente; in ogni suo atto si riconosceva la purezza. Grazie alla purezza dei suoi pensieri, provava un profondo dolore nel cuore quando vedeva saccheggi, razzie e spargimenti di sangue tra il suo popolo, e nei momenti di conflitto cercava di ristabilire la pace. Il suo cuore tenero partecipava al dolore e alla sofferenza di ogni essere umano. Aiutava gli orfani e le vedove, metteva il cibo in bocca agli affamati e accoglieva benevolmente i viandanti in casa, offrendo loro da mangiare. Non arrecava dolore a nessuno; sopportava personalmente le sofferenze per il bene degli altri. Possedeva una conoscenza infallibile e, pur vivendo in mezzo a un popolo idolatra, detestava l’idolatria. Non chinava mai il capo davanti a una creatura. Dal suo cuore scaturiva spontaneamente la voce: tra tutto ciò che si vede sulla terra e nei cieli, nessuno è degno di essere adorato. Il suo cuore gli diceva spontaneamente: Allah può essere soltanto uno, ed Egli è unico e senza pari. In mezzo a un popolo barbaro apparve questa grande personalità, come un diamante splendente nel mezzo di un cumulo di pietre, come una lampada luminosa nel mezzo di un’oscurità profonda.

Dopo aver condotto per quasi quarant’anni una vita così pura, immacolata, nobile e sublime, egli finì per sentirsi soffocare alla vista delle tenebre sempre più fitte che lo circondavano. Il suo cuore desiderava liberarsi dall’orribile mare di ignoranza, immoralità, peccato, corruzione, shirk e idolatria che lo assediava, perché nulla di ciò era conforme al suo stato d’animo. Alla fine si recò in una grotta di montagna, lontano dalla gente, e trascorse giorno dopo giorno in un mondo di solitudine e di serenità. Rimanendo a lungo senza cibo, purificò sempre più la propria anima, il cuore e la mente. Là rifletteva, pensava e si immergeva nella meditazione; cercava una nuova luce, portando la cui fiaccola avrebbe potuto dissipare l’oscurità addensata intorno a lui. Cercava la fonte di una forza con cui avrebbe frantumato e distrutto quel mondo corrotto e avrebbe instaurato la struttura pura e bella dell’umanità.

Nel mezzo di questa profonda meditazione avvenne nella sua vita un’immensa trasformazione spirituale. La sua natura aveva cercato per tanto tempo quella luce, e all’improvviso nel suo cuore apparvero i suoi raggi luminosi. Improvvisamente entrò nel suo cuore una forza la cui manifestazione non aveva mai sperimentato prima. Lasciata la solitudine della grotta di montagna, uscì davanti alla gente e, recatosi presso il suo popolo, annunciò loro: “Gli idoli di pietra non hanno alcun potere: abbandonate la loro adorazione. La luna, il sole, tutte le forze della terra e del cielo sono creazione dell’unico Allah Taʿālā. Egli è il Creatore di tutti voi, Egli è il vostro Sostentatore; la vita e la morte, ogni cosa, è soggetta alla Sua legge. Adorate soltanto Lui, abbandonando tutti gli altri, e chiedete a Lui solo la realizzazione dei vostri desideri. Abbandonate i peccati e le malefatte che commettete: furti, brigantaggio, saccheggi, razzie, consumo di vino, gioco d’azzardo e inganni; tutto ciò è contrario alla volontà di Allah. Dite la verità, giudicate con giustizia, non togliete la vita a nessuno, non usurpate i beni di nessuno; qualunque cosa prendiate, prendetela sulla via della verità, e qualunque cosa doniate, donatela sulla via della verità. Siete tutti esseri umani e tutti gli esseri umani sono uguali gli uni agli altri. La superiorità e la nobiltà dell’uomo — la sharāfa — non dipendono dalla nobiltà della sua stirpe, né dal colore, dall’aspetto o dalla ricchezza. L’adorazione di Allah, le opere buone e una vita pura sono i segni della nobiltà dell’uomo. Chi teme Allah e conduce una vita buona e pura è una persona del rango più elevato. Chi agisce diversamente non ha alcun motivo di gloria. Dopo la morte, tutti dovrete comparire davanti al Creatore, davanti al vero Giudice del Giorno del Giudizio finale; là non saranno accettati né intercessioni né tangenti. Là non si porrà alcuna questione di nobiltà di stirpe. Là si terrà conto soltanto della fede e delle opere buone. Chi possiederà questi beni avrà come dimora il Paradiso, mentre per chi non ne possiederà alcuno sono destinate la disperazione e la punizione dell’Inferno.”

Il popolo ignorante dell’Arabia di allora maltrattò e tormentò quest’uomo dalla nobile anima unicamente perché aveva condannato le pratiche diffuse ai tempi dei loro padri e nonni e aveva insegnato una condotta di vita contraria a quella seguita dagli antenati. Per questa colpa cominciarono a rivolgergli insulti indicibili e, colpendolo con pietre, resero la sua vita insopportabile. Cospirarono per ucciderlo. Non per uno o due giorni, ma per tredici anni consecutivi perpetrarono contro di lui le persecuzioni più dure; alla fine dovette lasciare l’ambiente familiare della patria e recarsi in terra straniera. Anche nel luogo in cui trovò rifugio dopo aver lasciato il proprio paese, continuarono a tormentarlo per diversi anni.

Perché sopportò tutte queste sofferenze e persecuzioni? Il suo unico obiettivo era guidare il proprio popolo sulla via semplice e retta della verità. Il suo popolo era pronto a conferirgli l’onore di un re e voleva riversare ai suoi piedi cumuli di ricchezze. Desiderava soltanto impedirgli di proclamare la verità. Egli rimase incrollabile nel suo obiettivo, rifiutando senza esitazione tutte le loro lusinghe. Si può immaginare in qualcuno un cuore più nobile e una maggiore sincerità di quelli di un uomo che sopporta continuamente sofferenze e persecuzioni non per il proprio interesse, ma per il bene degli altri? Coloro per il cui bene si adoperava lo ferivano colpendolo con pietre, mentre egli, in cambio, desiderava ancora il loro bene. Di fronte a una simile dimostrazione di sincerità rimangono affascinati non soltanto gli uomini, ma persino gli angeli.

Occorre osservare in particolare quale grande rivoluzione avvenne in quest’uomo quando uscì dalla grotta di montagna portando il messaggio della verità davanti alla società umana. Il messaggio che cominciò a trasmettere agli uomini era così chiaro e scorrevole, e così elevato e ricco di ornamenti secondo i criteri della lingua e della letteratura, che nessuno aveva mai pronunciato parole simili prima di lui né le pronunciò mai dopo di lui. Gli arabi erano soliti vantarsi della poesia, dell’eloquenza e della chiarezza della loro lingua. Egli sfidò il popolo arabo a presentare una sura simile a una sura del Kalām sacro; ma davanti a quella sfida tutti chinarono il capo. La lingua di questo speciale Kalām — il Sacro Corano — era quella che era; invece, la lingua delle sue conversazioni ordinarie e dei suoi discorsi non aveva lo stesso livello sublime. Ancora oggi, quando confrontiamo questo Kalām con le altre sue parole personali, vi riscontriamo una differenza evidente.

Quest’uomo—quest’uomo analfabeta del deserto arabo—cominciò a pronunciare parole filosofiche colme di sapienza; prima di lui nessun uomo aveva mai detto cose simili, e dopo di lui, fino a oggi, nessuno è riuscito a parlare allo stesso modo; anzi, nessuno aveva mai udito tali parole dalle sue labbra prima che compisse quarant’anni.

Quest’uomo ummī (analfabeta) formulò norme riguardanti la vita morale e sociale, l’economia, la politica e ogni altro aspetto della vita umana, la cui profonda portata i grandi eruditi e sapienti riescono a cogliere solo in parte e con grande difficoltà, dopo molti anni di riflessione e ricerca e una vita intera di prove ed esperimenti; e quanto più si ampliano le esperienze e le sperimentazioni umane nel mondo, tanto più la loro profonda portata diventa chiara agli uomini. Sono trascorsi più di milleduecento anni, e tuttavia ancora oggi non si avverte alcuna necessità di correggere le norme da lui formulate. Le norme create dagli uomini nel mondo sono state elaborate e abrogate migliaia di volte; a ogni prova si sono dimostrate fallimentari e ogni volta è stato necessario modificarle. Ma nessuna disposizione delle norme che questo analfabeta del deserto presentò agli uomini, senza l’aiuto di alcun altro, ha avuto bisogno di essere cambiata.

Nel corso dei ventitré anni della sua profezia, grazie alla dolcezza del suo carattere, alla sua sincerità, alla sua nobiltà e ai suoi insegnamenti elevati, trasformò i nemici in amici e gli avversari in collaboratori. Grandi potenze si schierarono contro di lui, ma alla fine subirono la sconfitta e si arresero ai suoi piedi. Pur essendo vittorioso, non si vendicò di alcun nemico e non trattò duramente nessuno. Anche dopo aver sconfitto colui che aveva ucciso suo zio, estratto il suo fegato e cominciato a masticarlo, lo perdonò; e perdonò anche coloro che lo avevano lapidato e cacciato dalla sua patria, quando furono nelle sue mani. Non ingannò mai nessuno e non venne mai meno a una promessa. Neppure in guerra mostrò crudeltà; nemmeno il suo più accanito nemico poté mai accusarlo di comportamento ingiusto o di oppressione. Grazie alla sua incomparabile sincerità, alla fine conquistò i cuori di tutta l’Arabia. Gli Arabi la cui condizione è stata descritta sopra, sotto l’influsso dei suoi insegnamenti e della sua guida, furono liberati dalla barbarie e dall’ignoranza e trasformati in una nazione civile di altissimo rango. Quegli Arabi che non erano disposti ad accettare l’obbedienza a nessuna legge, egli li rese così rispettosi della legge che nella storia del mondo non si era mai vista una comunità tanto osservante delle leggi. Quegli Arabi nei quali non esisteva affatto la disposizione a obbedire agli altri, li rese sudditi di un vasto impero. Persino coloro che non erano mai stati sfiorati dal senso morale, egli li rese così virtuosi che oggi il mondo rimane stupefatto e ammirato esaminando la loro condizione. Gli Arabi, che a quei tempi occupavano il rango più basso tra le nazioni del mondo, per l’influsso di quest’unico uomo divennero in ventitré anni così potenti da rovesciare i troni dei potentissimi imperatori dell’Iran, di Roma e dell’Egitto; offrirono al mondo civiltà e cultura, l’insegnamento della vita morale e dell’umanità; e con un unico insegnamento dell’Islam e un’unica Shariah si diffusero fino alle regioni più belle dell’Asia, dell’Europa e dell’Africa.

Questo fu l’effetto dell’Islam sul popolo arabo. Ancora più meravigliosamente, l’influsso del profeta arabo analfabeta si estese al mondo intero. Egli introdusse una rivoluzione senza precedenti nei modi di pensare, nei comportamenti e nelle leggi vigenti in tutto il mondo. Anche lasciando da parte coloro che avevano accettato la sua guida, è sorprendente che neppure coloro che si erano rifiutati di riconoscere la sua autorità, che si erano opposti a lui e gli erano stati nemici, siano rimasti immuni dal suo influsso. Il mondo aveva dimenticato l’insegnamento del tawḥīd; egli lo ricordò nuovamente agli uomini. E proclamò la verità con tale forza che oggi persino le religioni degli idolatri e dei politeisti sono costrette a riconoscere il tawḥīd. Lasciò agli uomini un insegnamento morale così vigoroso che i suoi principi codificati si sono diffusi e continuano a diffondersi nell’insegnamento morale vigente in tutto il mondo. I principi da lui stabiliti nell’ambito del diritto, della politica, della civiltà e dell’economia sociale sono così fondati sulla verità e applicabili in ogni epoca che persino i suoi critici avversari ne hanno attinto silenziosamente e continuano ancora oggi ad attingervi.

Come ho già detto, quest’uomo straordinario nacque tra un popolo ignorante, in un paese immerso in fitte tenebre. Fino all’età di quarant’anni non intraprese altra occupazione oltre alla pastorizia e al commercio. Non ricevette alcun tipo di istruzione. È motivo di riflessione: da dove gli venne, dopo i quarant’anni, una perfezione tanto improvvisa? Da dove gli giunse un sapere così straordinario? Da dove ottenne una forza così immensa? Un solo uomo: ora eccezionale comandante militare, ora giudice di incomparabile sapienza, ora legislatore di immensa potenza, ora filosofo senza pari, ora riformatore incomparabile della vita morale e culturale, e ora leader dotato di una sorprendente saggezza politica! Nonostante i molteplici impegni della vita, trascorreva di notte ore e ore nell’adorazione di Allah, assolveva i diritti della moglie e dei figli e serviva i poveri e le persone in difficoltà. Pur avendo ottenuto il governo e l’autorità su un vasto impero, viveva come un povero; dormiva su una stuoia, indossava abiti ruvidi, mangiava come i poveri e talvolta trascorreva le sue giornate digiunando o mangiando molto poco.

Se, dopo aver mostrato una perfezione sovrumana tanto straordinaria, avesse affermato di possedere un’esistenza sovrumana, nessuno avrebbe potuto respingere tale pretesa; ma che cosa disse invece? Non attribuì quella perfezione ai propri meriti, bensì diceva sempre:

«Non possiedo nulla che possa chiamare mio; di tutto questo è padrone Allah, e da Allah ho ricevuto ogni cosa. Il messaggio che presento, un messaggio simile al quale tutti gli uomini non sono riusciti a presentare, non è un mio messaggio né un’opera elaborata dalla mia mente. Esso è la parola di Allah, e ogni sua lode spetta ad Allah. Anche tutte le mie azioni non sono state compiute grazie alle mie capacità personali: sono state compiute unicamente per ordine di Allah. Agisco e parlo esattamente secondo l’ispirazione che ricevo da Allah.»

Come si potrebbe non riconoscere come messaggero di Allah un uomo così veritiero? Egli possiede una perfezione tale che, dall’inizio del mondo fino a oggi, non si trova nessun altro uomo simile a lui; e tuttavia la sua veridicità è così straordinaria che dentro di sé non vi è affatto orgoglio per tale perfezione. Non desidera ottenere alcuna lode per questa perfezione. Attribuisce chiaramente ogni lode a Colui che gli ha donato ogni cosa. Come si potrebbe non riconoscerlo come veritiero? Quando egli stesso riconosce che tutta la sua eccellenza appartiene ad Allah, perché dovremmo dire: «No, tutto ciò è una creazione della tua stessa mente»? Solo l’uomo bugiardo cerca di attribuire a se stesso i meriti altrui; ma quest’uomo non cercò di attribuire a se stesso nemmeno quei meriti che avrebbe potuto facilmente rivendicare come propri, la cui causa di conseguimento nessuno conosceva. E non cercò di attribuire a se stesso nemmeno quei meriti la cui manifestazione gli avrebbe permesso di rivendicare una dignità sovrumana, senza che nessuno potesse negargliela. Chi potrebbe dunque essere più sincero di lui?

Quest’uomo — quest’uomo dotato di meriti straordinari — era la nostra guida, il messaggero di Allah per tutto il mondo, Hazrat Muhammad Mustafa (pace e benedizioni su di lui). La sua stessa veridicità è la prova inconfutabile della sua missione profetica. Le sue opere gloriose, il suo carattere e gli eventi della sua vita pura sono stati tutti comprovati dalla storia. Chiunque legga il suo resoconto con cuore limpido, desiderio di conoscere la verità e spirito di giustizia, sentirà spontaneamente nel proprio cuore la testimonianza che egli è certamente il messaggero di Allah. Il messaggio da lui presentato è il Corano, che noi leggiamo. Chiunque legga a cuore aperto questo Libro incomparabile, comprendendolo profondamente, dovrà riconoscere che esso è certamente un Libro rivelato da Allah e che nessun essere umano possiede la capacità di comporre un libro simile.

Il sigillo della profezia

È necessario sapere che, nella nostra epoca, per conoscere la guida verso la vera, semplice e corretta via dell’Islam, non esiste altro mezzo oltre agli insegnamenti di Hazrat Muhammad Mustafa (pace e benedizioni su di lui) e al Nobile Corano. Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il messaggero di Allah per tutta l’umanità. Con lui si è conclusa la successione dei profeti. Allah l’Altissimo ha trasmesso, per mezzo del Suo ultimo messaggero, tutte le indicazioni con cui desidera guidare gli esseri umani. Ora, chi cerca la verità e desidera diventare un servo musulmano di Allah ha il dovere imprescindibile di credere nell’ultimo messaggero di Allah, accettare gli insegnamenti da lui impartiti e seguire la via da lui indicata.

La prova del sigillo della profezia

Il significato della profezia è già stato analizzato. Comprendendo quelle parole e riflettendo su di esse, si potrà facilmente sapere che i profeti non compaiono ogni giorno e che non è necessario che un profeta sorga continuamente in ogni popolo. La vita del profeta è, in realtà, la vita dei suoi insegnamenti e della sua guida. Finché i suoi insegnamenti e la sua guida restano vivi, egli rimane vivo. I profeti precedenti sono morti perché gli uomini del mondo hanno alterato gli insegnamenti da loro portati. Nessuno dei libri da loro recati esiste oggi nel suo stato originario e incontaminato. I loro seguaci non possono oggi affermare di possedere l’autentico Libro consegnato dal loro profeta; sono stati proprio loro a far dimenticare la via indicata dal loro profeta! Oggi non è possibile trovare da nessuna parte un resoconto preciso e affidabile nemmeno di uno dei profeti precedenti. Non si può affermare con certezza in quale epoca egli sia comparso, quali opere abbia compiuto, come abbia vissuto, quali azioni abbia insegnato e da quali azioni abbia voluto distogliere gli uomini. È così che è avvenuta la loro vera morte.

Al contrario, Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è ancora vivo, perché i suoi insegnamenti e la sua guida sono tuttora vivi. Il Corano che egli ha portato è ancora oggi conservato intatto, insieme al suo vocabolario originario: in nessun luogo è cambiata neppure una lettera, un punto o una vocale. La storia della sua vita, le sue parole e le sue opere sono tutte state preservate. Anche dopo un intervallo di tredici secoli, oggi nella storia possiamo vedere il suo racconto con una chiarezza tale da sembrare di averlo visto direttamente. Nella storia del mondo, la vita di nessun’altra persona è stata preservata in modo altrettanto integro quanto quella di Hazrat (pace e benedizioni su di lui). Possiamo trarre insegnamento dalla vita di Hazrat in ogni atto della nostra vita e in ogni momento. Ciò dimostra che dopo Hazrat (pace e benedizioni su di lui) non vi è più bisogno di alcun altro profeta.

Dopo un profeta, possono esserci soltanto tre ragioni per la comparsa di un altro profeta:

Primo: quando l’insegnamento e la guida del profeta precedente vengono completamente cancellati e diventa necessario ripresentarli; secondo: quando l’insegnamento del profeta precedente è incompleto e necessita di correzioni e aggiunte; terzo: quando l’insegnamento del profeta precedente è limitato a una particolare nazione e diventa necessario un altro profeta per un’altra nazione o per altre nazioni.

Nessuna delle tre ragioni sopra menzionate può applicarsi oggi, perché:

Primo: l’insegnamento e la guida di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) sono ancora vivi oggi, e le fonti da cui si può conoscere in ogni momento quale fosse la religione del Profeta, quale modo di vita egli avesse istituito e quali pratiche avesse cercato di eliminare e contrastare sono oggi completamente preservate. Poiché il suo insegnamento e la sua guida non sono ancora scomparsi, non è necessario che giunga un altro profeta per ripresentarli.

Secondo: per mezzo di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è stato impartito al mondo l’insegnamento completo dell’Islam. Ora non vi è bisogno né di aggiungervi né di togliervi qualcosa, e non vi è alcuna lacuna che richieda l’arrivo di un altro profeta per essere colmata. Pertanto, la seconda ragione non sussiste.

Terzo: Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) non fu inviato a una particolare nazione, ma come profeta per tutto il mondo, e il suo insegnamento è sufficiente per l’intera umanità. Pertanto, ora non è necessario che giunga un profeta distinto per una particolare nazione. Anche la terza ragione, quindi, non è applicabile in questo caso.

Per queste ragioni Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è stato chiamato «Khatam an-Nabiyyin», cioè colui con il quale si è conclusa la successione della profezia. Ora non è più necessario che sorga nel mondo un nuovo profeta; sono necessari soltanto uomini che seguano essi stessi il cammino di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e guidino altri su di esso; uomini che comprendano la sua tradizione d’insegnamento, agiscano in conformità con essa e istituiscano nel mondo uno Stato secondo la legge e le norme che Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) portò.

 

Descrizione della fede

Prima di procedere oltre, è necessario riesaminare una volta ciò che è stato detto nei capitoli precedenti:

Primo: sebbene per Islam si intenda l’obbedienza ad Allah e la conformità ai Suoi comandi, la conoscenza corretta dell’essenza e degli attributi di Allah, del modo di vivere secondo la Sua volontà e il Suo beneplacito, nonché della ricompensa e della punizione nell’Aldilà, può essere acquisita esclusivamente per mezzo dei profeti di Allah. Pertanto, secondo la definizione corretta dell’Islam, Islam significa credere negli insegnamenti del Profeta e riconoscere la propria servitù ad Allah seguendo il metodo da lui indicato. Chi abbandona la via del Profeta e pretende di obbedire direttamente ad Allah e di conformarsi ai Suoi comandi non è musulmano.

Secondo: in passato furono inviati profeti diversi per popoli diversi, e all’interno dello stesso popolo apparvero continuamente profeti, uno dopo l’altro. A quel tempo, per ciascun popolo, con «Islam» si intendeva la religione insegnata specificamente dal profeta o dai profeti di quel popolo. Sebbene la natura dell’Islam fosse la stessa in ogni paese e in ogni epoca, la Sharia, cioè i metodi della legge e del culto, era diversa. Per questo non era obbligatorio per un popolo seguire il profeta di un altro popolo, sebbene fosse obbligatorio credere in tutti i profeti.

Terzo: quando Hazrat Muhammad Mustafa (pace e benedizioni su di lui) fu inviato nel mondo come profeta, per mezzo suo l’insegnamento dell’Islam fu completato e fu inviata un’unica Sharia per tutto il mondo; la Sharia da lui portata divenne applicabile per tutti i tempi. Le Sharia introdotte da tutti i profeti precedenti alla venuta di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) furono abrogate e, dopo di lui, fino al Giorno della Resurrezione, non verrà alcun profeta né verrà alcuna nuova Sharia da parte di Allah l’Altissimo. Pertanto, oggi, il nome dell’obbedienza esclusiva a Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è Islam. Islam significa riconoscere la sua profezia, seguire i suoi insegnamenti sulla base della fede in lui e obbedire a tutti i suoi comandi considerandoli comandi di Allah. Inoltre, non verrà da parte di Allah alcuna persona la cui obbedienza costituisca una condizione indispensabile per essere musulmani e senza la quale l’uomo diventerebbe miscredente.

Ora spiegherò in quali cose Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ha insegnato a credere e quale elevato rango l’uomo può raggiungere accettandole.

La fede in Allah

Il primo e più importante insegnamento di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è:

        اللّهُ اِلّا اِلَهَ لآ

«Non vi è alcuna divinità all’infuori di Allah.»

Questa formula è il fondamento dell’Islam: mediante essa si distingue il musulmano dal miscredente, dal politeista e dall’ateo. L’accettazione o il rifiuto di questa formula crea una differenza enorme tra una persona e l’altra. I suoi seguaci diventano un’unica comunità, mentre coloro che la rifiutano formano una comunità distinta da loro. I suoi seguaci ottengono prosperità, successo e onore, a partire da questo mondo fino all’Aldilà; il destino di coloro che la rifiutano, invece, è il fallimento, l’umiliazione e la rovina.

Una differenza così enorme tra le persone non può derivare dalla semplice pronuncia di queste poche parole; proprio come la malaria non scompare dicendo a voce «chinino» dieci milioni di volte senza assumerlo, allo stesso modo, se si pronuncia a voce «lā ilāha illā Allāh» senza comprenderne il significato, senza capire quale grande verità si riconosce pronunciando queste poche parole e quale grande responsabilità si assume con tale riconoscimento, la loro recitazione inconsapevole non può portare alcun beneficio. In realtà, la differenza può manifestarsi soltanto quando il significato di «lā ilāha illā Allāh» si rivela nel cuore, nasce una piena convinzione del suo significato, la mente si libera completamente da ogni credenza a esso contraria e la fede in questa formula esercita sulla fede e sulla mente almeno la stessa influenza che esercita la convinzione del potere ustionante del fuoco e della capacità del veleno di causare la morte. Come la fede nella natura del fuoco tiene l’uomo lontano dal toccarlo e la fede nella natura del veleno lo trattiene dal berlo, così la fede nella formula «lā ilāha illā Allāh», in ogni ambito della fede e delle opere, terrà l’uomo lontano anche dalla più piccola forma di miscredenza, politeismo, ateismo e simili malvagità.

Il significato di «lā ilāha illā Allāh»

Prima di tutto bisogna comprendere che cosa s’intenda per «ilāh». In arabo, la parola «ilāh» significa colui che è degno di adorazione: cioè quell’Essere dotato di eccellenza, gloria e maestà, degno di essere adorato e davanti al quale si può chinare il capo nella devozione e nell’adorazione. Nel significato della parola «ilāh» è incluso anche il senso che Egli possiede una forza infinita, la cui percezione oltrepassa i limiti della conoscenza e dell’intelletto umano. Nel significato di «ilāh» è inoltre compreso che Egli non dipende da nessuno, mentre tutti gli altri dipendono da Lui in ogni aspetto della vita e sono costretti a implorare il Suo aiuto. La parola «ilāh» racchiude anche il senso del mistero: si può chiamare «ilāh» Colui la cui potenza è avvolta dal mistero. Nella lingua persiana si usa «khodā», in hindi «devatā» e in inglese «God» con un significato vicino; anche nelle altre lingue del mondo si usano parole specifiche con lo stesso significato.

La parola «Allāh» è il nome proprio, o nome fondamentale, dell’unico Allāh senza associati; è il nome che indica l’Essenza originaria. La traduzione letterale dell’espressione «lā ilāha illā Allāh» è: non esiste alcun ilāh se non quell’Essere speciale il cui nome è Allāh. Il suo significato è che in tutta la creazione non esiste, oltre ad Allāh, alcun essere degno di ricevere adorazione. Al di fuori di Lui non c’è nessuno dotato di tale idoneità, davanti al quale si possa chinare il capo nell’adorazione, nella devozione e nell’obbedienza. Egli è l’unico Essere che possiede e governa l’intero universo; ogni cosa dipende da Lui e tutti sono costretti a chiedere aiuto esclusivamente a Lui. Egli è nascosto oltre la percezione umana, e quando l’uomo cerca di percepire la Sua esistenza, la propria conoscenza e il proprio intelletto tornano sconfitti.

Il vero significato di «lā ilāha illā Allāh»

Finora abbiamo analizzato soltanto il significato letterale dell’espressione «lā ilāha illā Allāh». Ora esamineremo il suo significato autentico.

Dalle informazioni giunte fino a noi sulle epoche più antiche della storia dell’umanità e dai resti delle civiltà più antiche che abbiamo scoperto, si comprende che in ogni epoca gli uomini hanno riconosciuto qualche dio e praticato qualche forma di adorazione. Ancora oggi, tutte le popolazioni del mondo, siano esse di natura del tutto primitiva o altamente civilizzata, hanno una caratteristica comune: riconoscono una particolare entità come dio e la adorano. Da ciò si comprende che l’idea di dio è insita nella natura umana. Nell’uomo vi è qualcosa che lo ha costretto a riconoscere qualcuno come dio e ad adorarlo.

A questo punto sorge la domanda: qual è quella cosa particolare presente nell’essere umano? Chiunque, osservando la propria esistenza e la condizione di tutti gli esseri umani, potrà percepirne spontaneamente la risposta.

In realtà, l’essere umano è nato come servo. Per sua natura dipende dagli altri, ed è debole e indigente. Le innumerevoli cose necessarie a mantenere la sua esistenza non sono soggette al dominio della sua forza. A volte giungono spontaneamente nelle sue mani, mentre altre volte ne viene privato.

Vi sono molte cose che gli sono benefiche. Egli desidera ottenerle; tuttavia, a volte esse giungono nelle sue mani e a volte no, perché non possiede affatto il potere autonomo di procurarsele.

Vi sono poi molte cose che gli arrecano danno, distruggono in un istante il lavoro di tutta la sua vita, riducono in polvere tutte le sue speranze e aspirazioni e lo sottopongono alla malattia e alla morte. Egli desidera distruggere quelle cose nocive; talvolta vengono distrutte e talvolta no. Di conseguenza, comprende di non avere alcun potere sul loro sopraggiungere o meno, né sulla loro scomparsa o permanenza.

Esistono molte cose la cui magnificenza e grandezza spaventano l’essere umano. Gli si presentano davanti agli occhi le montagne, i fiumi e l’aspetto di terribili animali feroci. Egli vede la nuda potenza delle tempeste, delle inondazioni e dei terremoti. Il tuono delle nubi, l’oscurità che si addensa, il ruggito del fulmine, il balenio delle saette e lo spettacolo delle piogge torrenziali si susseguono davanti ai suoi occhi. Vede quanto siano grandi, potenti e maestose tutte queste cose e quanto, al loro confronto, egli stesso sia debole e insignificante.

Osservando davanti ai propri occhi questi diversi fenomeni naturali e le varie prove della propria miseria, nell’animo dell’essere umano sorgono spontaneamente il senso della propria servitù (adorazione), della propria dipendenza e della propria debolezza; e insieme a questo sentimento nasce l’idea di Allah. Nella sua mente si risveglia l’idea di Colui al cui cenno sono mosse queste immense potenze. La percezione della Sua potenza rende l’essere umano umile e sottomesso e lo costringe a chiedere aiuto proprio a Lui. La percezione della Sua potenza benefica lo obbliga a tendere le mani davanti a Lui per essere liberato dalle difficoltà. La percezione della Sua potenza dannosa lo spinge a custodire nel cuore il timore di Lui e a sforzarsi di salvarsi dalla Sua collera.

Si può definire il livello più basso dell’ignoranza quello in cui l’essere umano, pur osservando direttamente queste grandezze e potenze, vedendone gli aspetti benefici o nocivi, ritiene che esse siano divinità e continua ad adorare gli animali, le montagne e i fiumi. Adora la terra, il fuoco, la pioggia, il vento, la luna, il sole e innumerevoli altre potenze.

Quando il grado di questa ignoranza diminuisce in qualche misura e si riceve un po’ della luce della conoscenza, si comprende che tutte queste cose dipendono, proprio come l’essere umano, da altro: animali enormi muoiono come insignificanti zanzare e mosche; le acque di fiumi immensi si alzano, si abbassano e si prosciugano; l’essere umano stesso abbatte le montagne. La terra non può arricchirsi di frutti e fiori secondo la propria volontà; quando l’acqua non la aiuta, diventa arida e sterile. Anche l’acqua non può muoversi a proprio piacimento, ma deve dipendere dal vento. Neppure il vento è soggetto al proprio potere: il suo beneficio o danno dipende da altri fattori benefici. La luna, il sole e le stelle si muovono obbedendo a una determinata legge. Al di fuori di questa legge, non possono apportare neppure il minimo cambiamento al loro movimento. Osservando e ascoltando tutto ciò, la mente dell’essere umano si volge verso qualche realtà invisibile e avvolta nel mistero; allora comincia a pensare che, dietro questi oggetti visibili, esistano gruppi di potenze misteriose che li governano e che ogni cosa sia soggetta a tali potenze. È da qui che è nata l’idea di molti dèi e di molte divinità. In questa fase l’essere umano ha ammesso l’esistenza di divinità distinte per la luce, il vento, l’acqua, la malattia, la salute e molte altre cose. Creando le loro immagini immaginarie, continua ad adorarle.

Poi, quando la luce della conoscenza comincia a crescere ulteriormente, l’uomo vede che l’amministrazione del mondo procede secondo una legge potente e un ordine grandioso. Quale ordine e regolarità regnano nel movimento dell’aria, nell’arrivo della pioggia, nella rivoluzione dei pianeti e dei satelliti e nel mutamento delle stagioni! Osservando l’armonia dell’universo, alla quale innumerevoli forze contribuiscono insieme, persino un politeista deve ammettere che al di sopra di tutti i piccoli dèi esiste la sovrana autorità di un Dio supremo; altrimenti, se queste diverse divinità fossero reciprocamente indipendenti e autonome e facessero prevalere ovunque la propria volontà, questa grande e immensa fabbrica dell’universo sarebbe caduta nel caos. Questo Dio supremo egli lo ha chiamato «Allah», «il Signore supremo», «il Dio degli dèi» e in molti altri modi. Tuttavia, nell’adorazione, associa a Lui anche le divinità minori. Egli immagina che l’autorità di Allah funzioni come il regno dei sovrani terreni. Come un re governa il mondo e ha molti ministri, servitori fidati, governatori e funzionari responsabili, così su questa creazione vi sarebbe un Dio supremo, con molte divinità minori subordinate a Lui. Finché non si riesce a compiacere queste divinità minori, non si può giungere al Dio supremo. Perciò adorale anch’esse, tendi loro le mani, temi il loro scontento, trasformale in mezzi per giungere al Dio supremo e mantienile soddisfatte con offerte e voti.

Poi, man mano che la conoscenza progredisce ulteriormente, il numero delle divinità continua a diminuire. Riflettendo su ciascuna delle divinità che gli uomini ignoranti si sono creati, l’uomo comprende che quella non è affatto una divinità. È un servo come noi, anzi più impotente di noi. Così, una dopo l’altra, queste divinità immaginarie vengono abbandonate e alla fine ne rimane una sola. Tuttavia, anche riguardo a questo unico Dio, nelle concezioni degli uomini si manifesta una grande ignoranza. Alcuni immaginano che Dio possieda un corpo di carne e sangue come il nostro e che, seduto in un luogo determinato, eserciti la Sua divinità. Altri pensano che Dio viva come gli uomini, con moglie, figli e figlie, e che la Sua discendenza si sia perpetuata come quella degli esseri umani. Altri ancora suppongono che Dio sia disceso nel mondo assumendo la forma degli uomini di questo mondo. Alcuni dicono che Dio, dopo aver messo in moto la fabbrica di questo mondo, se ne stia oziosamente seduto e trascorra le Sue giornate in qualche luogo tra agi e comodità. Secondo altri, presso Dio è indispensabile l’intercessione delle anime delle persone sante e nessun atto può compiersi lì senza il loro tramite. Qualcuno, nella propria immaginazione, concepisce una forma particolare di Allah e sente l’indispensabile necessità di porla davanti a sé per adorarla. Nonostante professino la fede nel tawhid, questi diversi concetti errati rimangono radicati nella mente degli uomini, con il risultato che essi sprofondano nello shirk o nel kufr. Tutto ciò è il risultato dell’ignoranza.

Al di sopra di tutto vi è il posto occupato dalle parole «la ilaha illallah». Questa è la conoscenza che Allah stesso ha trasmesso agli uomini, in ogni epoca, attraverso i Suoi profeti. Per primo Egli diede questa conoscenza ad Adamo (pace su di lui) e lo fece discendere sulla terra. Dopo Adamo (pace su di lui), ricevettero questa conoscenza Noè (pace su di lui), Abramo (pace su di lui), Mosè (pace su di lui) e tutti gli altri profeti. Infine, portando questa stessa conoscenza, venne nel mondo Muhammad (pace e benedizioni su di lui). In questa conoscenza perfetta non vi è alcuna traccia di ignoranza. Gli uomini sono caduti nelle varie forme di shirk, idolatria e kufr che ho descritto sopra perché hanno voltato le spalle all’insegnamento dei profeti e si sono affidati alla propria comprensione e al proprio intelletto. Ora analizzerò il significato intrinseco di questa breve espressione.

Primo: la questione da considerare innanzitutto è la concezione di Allah. Quando volgiamo lo sguardo a questa natura universale senza limiti e riflettiamo sul suo ordinamento originario e sulla sua fine, la nostra mente rimane stupefatta e smarrita. Il suo movimento è iniziato in un’epoca sconosciuta e procede verso un’epoca sconosciuta. Al suo interno sono nate innumerevoli creazioni infinite e altre continuano a nascere. Le caratteristiche della natura sono così meravigliose che, nel tentare di comprenderle, l’intelletto umano rimane stupefatto e confuso. Governare questa immensa creazione è possibile soltanto a Colui che è Egli stesso senza limiti, che vive per tutta l’eternità, che non ha bisogno di nessuno, che è indipendente, onnipotente, possessore della sovrana potenza e onnisciente; Egli conosce ogni cosa e nulla può rimanere nascosto a Lui. Egli è vittorioso sopra tutti e nessuno può disobbedire al Suo comando. È possessore di una potenza infinita e da Lui, spontaneamente, giungono a tutti gli esseri viventi della creazione i mezzi della vita e del sostentamento. È libero da ogni mancanza, difetto, debolezza e imperfezione, e nessun altro può interferire nelle Sue opere.

Secondo: è necessario che tutte queste qualità dell’autorità di Allah siano limitate a un’unica essenza. È impossibile che l’esistenza di tali qualità sia distribuita in modo uguale tra più esseri, perché soltanto uno può essere vittorioso sopra tutti e possedere la sovrana potenza. È altrettanto impossibile dividere queste qualità e distribuirle tra molte divinità. Infatti, se una divinità fosse sovrana, un’altra onnisciente e un’altra ancora datrice della vita, ciascuna di esse dipenderebbe dalle altre e, senza la loro reciproca collaborazione, questa creazione perirebbe in un istante. Non è neppure possibile che tali qualità passino dall’una all’altra, vale a dire che una qualità si trovi talvolta in una divinità e talvolta in un’altra; infatti, la divinità che non possiede il potere di mantenersi in vita non può dare la vita all’intera creazione, e la divinità che non è capace di preservare la propria divinità non può esercitare l’autorità su una creazione tanto vasta e immensa. Perciò, quanto più si acquista la luce della conoscenza, tanto più si rafforza nella mente la certezza che le qualità di Allah debbano necessariamente essere riunite in un’unica essenza.

Terzo: tenendo davanti agli occhi la concezione completa e corretta dell’autorità di Allah, si può riflettere su tutta la creazione. In nessuna delle cose che si presentano allo sguardo o rientrano nell’ambito della conoscenza è possibile vedere riunite queste qualità. Tutto ciò che esiste nella natura universale dipende da altro ed è governato da altro; nasce, cambia, muore e vive. Nulla può rimanere stabile in uno stato immutabile. Nessuno ha la capacità di fare qualcosa secondo il proprio capriccio e desiderio. Nessuno può oltrepassare neppure della misura di un capello la legge che vige sopra ogni cosa. In nessuno di essi si scorge la minima luce di Allah. Nessuno di loro possiede la minima parte nell’operato di Allah. Questo è il significato di la ilaha.

Quarto: dopo aver negato l’autorità di Allah su tutte le cose dell’universo, bisogna riconoscere che al di sopra di tutto vi è un’Essenza indipendente. Soltanto Lui possiede tutte le qualità dell’autorità e non vi è altro dio all’infuori di Lui. Questo è il significato di illallah.

Questa è la migliore di tutte le conoscenze. Quanto più si potranno condurre ricerche e studi, tanto più si comprenderà che qui ha inizio la conoscenza e che qui è anche confinato il suo limite estremo. Qualunque via si intraprenda per indagare i misteri dell’universo — la fisica, la chimica, l’astrologia, la geologia, la biologia, le scienze umane, in una parola — procedendo nella ricerca, la verità di lā ilāha illā Allāh continuerà a manifestarsi e la convinzione in essa crescerà incessantemente. In ogni passo della ricerca scientifica si avvertirà che, dopo aver negato questa verità prima e più importante di tutte, qualsiasi cosa della creazione perde significato.

L’influsso della fede nel tawḥīd sulla vita umana

Qui espongo quali effetti produca sulla vita umana la dichiarazione di riconoscimento di lā ilāha illā Allāh e perché chi rifiuta questa formula fallisca in questo mondo e nell’Aldilà.

Primo: chi crede in questa formula non può mai avere una visione angusta. Crede in un Allāh che è il Creatore della terra e dei cieli, il Signore dell’Oriente e dell’Occidente, il Sostentatore di tutto l’universo. Dopo questa fede, nessuna cosa dell’intera creazione può apparirgli separata da lui. Come considera la propria persona, così considera ogni cosa sottoposta al dominio di questo Padrone e all’autorità dello stesso Sovrano. La sua compassione, il suo amore e il suo servizio non rimangono confinati a un ambito particolare. Come il regno di Allāh è eterno e sconfinato, così anche la sua visione diventa libera da ogni limite. Una simile visione non può trovarsi in chi riconosce l’esistenza di molti piccoli dèi, nei quali si raccolgono qualità limitate e piene di difetti e mancanze, come quelle degli esseri umani, né in chi fin dall’inizio non riconosce affatto l’esistenza di Dio.

Secondo: questa formula risveglia nell’essere umano il più alto grado di rispetto e dignità di sé. Chi crede in essa sa che soltanto Allāh è il Padrone di ogni potere. Nessuno, all’infuori di Lui, può arrecare all’essere umano bene o male; nessuno può dargli la vita né ucciderlo. Questa conoscenza e questa convinzione lo liberano dall’influsso di ogni potere diverso da Allāh, rendendolo autosufficiente e intrepido. Non inchina il capo davanti ad alcuna creatura e non tende la mano davanti a nessuno. Nel suo cuore non trova posto la supremazia di alcuno. Questa qualità non nasce da nessun’altra fede oltre alla fede nel tawḥīd. La natura inevitabile dello shirk, del kufr e dell’ateismo è che l’essere umano, sotto la loro influenza, si inchina davanti alle creature: considera quella creatura padrona del bene e del male, ne porta il timore nel cuore e da essa si aspetta qualcosa.

Terzo: insieme al rispetto di sé, questa formula genera nell’essere umano anche umiltà. Chi la riconosce non può mai diventare superbo e arrogante. L’orgoglio della forza, della ricchezza e delle proprie capacità non trova mai posto nel suo cuore, perché sa che tutto ciò che possiede è dono di Allāh e che, così come Egli ha il potere di dare ogni cosa, ha anche il potere di togliere ogni cosa. Al contrario, vi sono persone che, ottenuto qualche successo terreno, diventano gonfie d’orgoglio, perché ritengono che tale successo sia frutto delle proprie capacità. Allo stesso modo, il sorgere dell’arroganza insieme allo shirk e al kufr è inevitabile, poiché il mushrik e il kāfir ritengono di avere un rapporto speciale con le numerose divinità e i molti idoli che adorano, un rapporto che non è concesso agli altri.

Quarto: chi crede in questa formula sa molto bene che, al di fuori della purificazione dell’anima e delle buone opere, non esiste altra via per la sua salvezza e il suo successo. Crede infatti in un Allāh autosufficiente, che non ha alcun rapporto particolare con nessuno, che è il Giudice perfettamente giusto e nella cui autorità nessuno può intervenire né esercitare influenza. I mushrik e i kāfir, invece, devono vivere continuamente affidandosi a false speranze. Alcuni pensano che il figlio stesso di Dio espierà i loro peccati. Altri credono di essere favoriti da Dio e quindi di non poter essere puniti. Altri ancora ritengono che i loro venerabili intercederanno per loro presso Allāh. Qualcuno offre voti e doni alle divinità, pensando di aver così ottenuto la libertà di fare qualunque cosa sulla terra. Queste false credenze lo trascinano continuamente nel circolo del peccato e delle cattive azioni e, confidando in esse, lo rendono incurante della purificazione dell’anima e delle buone opere. Quanto all’ateo, egli fin dall’inizio non crede in alcun essere potente al quale debba rispondere delle proprie azioni buone o cattive. Perciò si considera nel mondo libero di fare qualunque cosa. Per persone di questo genere, i desideri del cuore diventano i loro dèi, ed esse diventano schiave della sensualità.

Quinto: chi riconosce questa formula non diventa mai disperato né affranto, in nessuna situazione. Crede in un Allāh che possiede tutti i tesori dei cieli e della terra, la cui gloria e benevolenza sono illimitate e la cui potenza è infinita. La fede gli dona una pace e una serenità straordinarie e riempie di speranza il suo cuore. Può tornare respinto da tutte le porte del mondo, nulla può giungergli e può perdere, una dopo l’altra, tutte le vie e tutti i mezzi; tuttavia non perde in alcuna situazione la fiducia riposta nell’unico Allāh e, grazie a Lui, si dedica a nuovi sforzi con una nuova speranza nel cuore. Questa serenità interiore non può essere ottenuta da nessuna fede diversa dalla fede nell’unico Allāh. I mushrik, i kāfir e gli atei hanno il cuore angusto e devono affidarsi a poteri limitati. Perciò, nelle situazioni difficili, la disperazione li circonda rapidamente e spesso, in tali condizioni, arrivano a scegliere la via del suicidio.

Sesto: la fede in questa formula genera nell’essere umano ferma determinazione, ambizione, perseveranza e una grande forza di fede in Allah. Quando si incammina verso il compimento di un’opera nobile per ottenere il compiacimento di Allah, conserva nel cuore la certezza che la forza del Re della terra e dei cieli è alle sue spalle. Questa convinzione gli infonde la solidità di una montagna e, anche se tutte le crisi del mondo, i pericoli e le forze avverse si unissero, non potrebbero distoglierlo dalla sua determinazione. Dove si può trovare forza nello shirk, nella miscredenza e nell’ateismo?

Settimo: questa formula rende l’essere umano valoroso. In realtà, sono due le cose che rendono l’uomo codardo: da una parte l’amore per i beni, la vita e la prole; dall’altra la convinzione che, oltre ad Allah, esista una forza capace di causare la morte dell’uomo e che l’uomo possa cercare di opporsi alla morte. La fede in “lā ilāha illā Allāh” estirpa entrambe queste cose dal cuore. La prima scompare perché chi accetta questa formula riconosce soltanto Allah come padrone dei propri beni, della propria vita e di ogni cosa, ed è pronto a sacrificare tutto per il compiacimento di Allah. Anche la seconda convinzione non rimane nel suo cuore, poiché, secondo chi accetta la formula “lā ilāha illā Allāh”, nessun essere umano, animale, cannone, spada, bastone o pietra possiede il potere di togliere la vita: l’unico detentore di tale potere è Allah. E prima del momento della morte da Lui stabilito, anche se tutte le forze del mondo si unissero, non potrebbero togliere la vita a nessuno. Per questo, nessuno al mondo può essere più valoroso e coraggioso di chi ha fede in Allah. Il lampo delle spade sguainate, il fuoco dei cannoni, la pioggia di bombe e l’attacco di un esercito formidabile risultano tutti vani ai suoi occhi. Quando avanza per combattere sulla via di Allah, è capace di resistere a un esercito dieci volte più potente di lui. Da dove potrebbero ottenere questa forza i politeisti miscredenti e gli atei? Per loro la vita è la cosa più preziosa e credono che sia il nemico a portare la morte; se si riesce a eliminare il nemico, si può eliminare anche la morte.

Ottavo: la fede in “lā ilāha illā Allāh” genera nell’animo umano un atteggiamento nobile di contentezza, appagamento e gloriosa indipendenza, allontanando dal cuore i sentimenti indesiderabili di avidità, brama, invidia e odio. Nella sua mente non trova spazio alcuna concezione illecita e spregevole del conseguimento del successo. Egli ritiene che il sostentamento e i mezzi di sussistenza siano nelle mani di Allah: Egli li aumenta per chi vuole e li diminuisce per chi vuole. L’onore, la forza, la fama e il dominio sono sotto il potere di Allah; secondo il Suo giudizio, Egli li concede a chi vuole e nella misura che vuole. Il nostro dovere è continuare a impegnarci con mezzi leciti entro i limiti che ci competono. Il successo e il fallimento dipendono dalla grazia di Allah. Se Egli vuole concedere qualcosa, nessuna forza al mondo può impedirglielo; e se non vuole concederla, nessuna forza può costringerlo. Al contrario, i politeisti, i miscredenti e gli atei ritengono che il proprio successo e il proprio fallimento dipendano dai propri sforzi e dall’aiuto o dall’opposizione delle forze terrene, e per questo rimangono schiavi della tentazione e dell’invidia. Non temono quindi di ricorrere, per ottenere il successo, alla corruzione, all’adulazione, alle cospirazioni e a ogni sorta di mezzi spregevoli. Di fronte al successo altrui bruciano di invidia e desiderio di vendetta, e non risparmiano alcuno sforzo per umiliarlo e disprezzarlo.

Nono: la cosa più importante è che la fede in “lā ilāha illā Allāh” rende l’essere umano seguace della legge di Allah. Chi ha fede nella formula crede che Allah conosca ciò che è manifesto e ciò che è nascosto e che Egli sia più vicino a noi della nostra vena giugulare. Se, nell’oscurità della notte e in completa solitudine, commettiamo un peccato, Egli lo viene a sapere. Se nel profondo del nostro cuore nasce un desiderio malvagio, anche questo giunge a conoscenza di Allah. Ciò che possiamo nascondere a tutti, non possiamo nasconderlo ad Allah. Anche se riuscissimo a sfuggire a tutti, non abbiamo la possibilità di nasconderci al di fuori del regno di Allah. Anche se riuscissimo a salvarci da tutti, non possiamo salvarci dalla mano di Allah. Quanto più forte sarà questa certezza, tanto più l’essere umano obbedirà ai comandamenti e ai divieti di Allah. Non potrà avvicinarsi a nulla di ciò che Allah ha proibito. E ciò che Egli ha ordinato di fare, lo compirà anche nella solitudine e nell’oscurità. Egli sa infatti di avere alle spalle una polizia che non lo lascerà mai solo, in nessuna circostanza, e teme un tribunale dal cui mandato non può fuggire in alcun luogo. Per questo, la prima e più importante condizione per essere musulmano è avere fede in “lā ilāha illā Allāh”. Come è stato detto in precedenza, musulmano significa essere un servo obbediente di Allah; allo stesso modo, non è possibile obbedire ad Allah finché l’essere umano non abbia la certezza che non esiste alcuna divinità all’infuori di Allah.

La cosa più importante e fondamentale tra gli insegnamenti di Hazrat Muhammad (pace su di lui) è la fede in Allah. Essa è il centro, la base e la fonte della forza dell’Islam. Tutte le altre credenze, prescrizioni e norme dell’Islam poggiano su di essa e da questo stesso centro devono trarre la propria forza. Se si elimina la fede in Allah, dell’Islam non rimane più nulla.

La fede negli angeli di Allah

Dopo la fede in Allah, il Nobile Profeta (pace su di lui) ci ha ordinato di credere nell’esistenza degli angeli. Il beneficio più importante di questo suo insegnamento è che, grazie ad esso, la fede nel tawhid rimane libera da ogni possibile pericolo dello shirk.

È stato detto sopra che i politeisti hanno associato alla divinità due tipi di creature. Di questi due tipi, il primo è costituito da esseri realmente esistenti e visibili, come la luna, il sole, le stelle, il fuoco, l’acqua e alcune persone eminenti. Il secondo è costituito da creature che non hanno alcuna esistenza reale, che sono invisibili e che, si crede, governano occultamente tutte le forze della creazione: per esempio, una dirige il vento, un’altra dispone la pioggia e un’altra ancora elargisce la luce. Il primo tipo di creature si trova davanti agli occhi degli esseri umani. La formula “lā ilāha illā Allāh” dimostra proprio che esse non hanno alcuna parte nel dominio di Allah. Il secondo tipo di creature è avvolto nel mistero, al di là della vista umana, e tra i politeisti si osserva una maggiore propensione a credere in esse. Essi considerano tali esseri divinità, dèi e progenie di Dio. Creano immagini immaginarie di loro e le collocano davanti a sé, offrendo loro numerosi doni votivi e sacrifici. Perciò, per mantenere il concetto dell’unicità di Allah libero da questa seconda forma di shirk, è stato esposto un distinto filone di fede.

Hazrat Muhammad Mustafa (pace su di lui) ci ha detto che quegli esseri luminosi e misteriosi che gli uomini chiamano divinità, dèi e figli di Dio sono in realtà gli angeli di Allah. Essi non hanno alcuna autorità sul dominio di Allah. Sono tutti obbedienti al comando di Allah e così sottomessi da non poter trasgredire neppure minimamente ai Suoi ordini. Allah governa il Suo regno per mezzo loro, ed essi agiscono esattamente secondo il Suo comando. Non hanno la capacità di fare alcunché in virtù della propria volontà o del proprio potere indipendente. Non possono sottoporre ad Allah alcun piano di propria iniziativa. Né hanno il potere di intercedere presso Allah per qualcuno. Adorare gli angeli e implorare il loro aiuto è umiliante per l’uomo; infatti, nel «giorno dell’eternità», cioè nel giorno della creazione, Allah l’Altissimo li obbligò a prosternarsi davanti ad Adamo e concesse ad Adamo una conoscenza superiore alla loro. Quale umiliazione più grande potrebbe esserci per l’uomo che prosternarsi davanti agli angeli che si prosternarono davanti all’uomo e rivolgere proprio a loro le proprie suppliche?

Da una parte, Hazrat Muhammad (pace su di lui) ci ha proibito di adorare gli angeli e di considerarli associati ad Allah. Ci ha inoltre detto che gli angeli sono creature scelte da Allah l’Altissimo. Sono immuni da ogni sorta di peccato. La loro natura è tale che non possono disobbedire ai comandi di Allah. Sono costantemente impegnati nell’obbedienza e nell’adorazione di Allah. Per mezzo di un angelo scelto tra loro, Allah l’Altissimo invia la rivelazione ai Suoi profeti; il suo nome è Gabriele (pace su di lui). Gli ayat del Corano furono rivelati a Hazrat Muhammad Mustafa (pace su di lui) per mezzo di Gabriele (pace su di lui). Tra questi angeli ve ne sono alcuni che ci accompagnano continuamente, in ogni istante: osservano le nostre azioni buone e cattive e viene conservato il registro di ogni bene e di ogni male nella vita di ciascuno. Dopo la morte, quando compariremo davanti ad Allah, essi presenteranno il registro delle nostre opere e vedremo che tutto ciò che abbiamo compiuto di buono e di cattivo, in segreto e pubblicamente, durante tutta la vita, è stato conservato.

Non ci è stata rivelata la vera natura degli angeli. Ci sono state comunicate soltanto le loro qualità. Ci è stato ordinato di credere nella loro esistenza. Non abbiamo alcun mezzo per sapere come siano e come non siano. Perciò è pura follia inventare, sulla base della propria ragione, affermazioni arbitrarie sulla loro essenza! D’altra parte, negare la loro esistenza è kufr. Infatti nessuno possiede alcuna prova che autorizzi a negarla, e negarla significa accusare di menzogna Hazrat Muhammad (pace su di lui). Noi crediamo nella loro esistenza unicamente perché il vero Messaggero di Allah l’Altissimo ci ha informati della loro esistenza.

La fede nei Libri di Allah

La terza cosa nella quale, per mezzo di Hazrat Muhammad (pace su di lui), ci è stato insegnato a credere sono i Libri di Allah che Egli ha rivelato ai Suoi profeti.

Come Allah l’Altissimo ha rivelato il Corano a Hazrat Muhammad (pace su di lui), così aveva inviato i Suoi Libri anche ai messaggeri vissuti prima di lui. Ci sono stati comunicati i nomi di alcuni di questi Libri: per esempio, i Suhuf di Ibrahim (i libri di Ibrahim), inviati a Hazrat Ibrahim (pace su di lui); la Torah, inviata a Hazrat Musa (pace su di lui); lo Zabur, rivelato a Hazrat Dawud (pace su di lui); e l’Injil, inviato a Hazrat Isa (pace su di lui). Anche altri Libri furono inviati a diversi profeti, ma i loro nomi non ci sono stati comunicati. Per questo, riguardo a un altro libro religioso, non possiamo affermare con certezza che provenga da Allah, né possiamo affermare che non provenga da Allah. Crediamo però che qualunque Libro sia venuto da Allah fosse interamente fondato sulla verità.

Tra i Libri di cui ci è stato parlato, i Suhuf di Ibrahim non esistono più al mondo. La Torah, lo Zabur e l’Injil sono certamente conservati presso gli ebrei e i cristiani, ma nel Sacro Corano ci è stato detto che gli uomini hanno alterato in questi Libri la parola di Allah e vi hanno mescolato molte parole proprie. Cristiani ed ebrei stessi ammettono di non possedere i Libri originali, ma soltanto le loro traduzioni, anch’esse sottoposte a correzioni e modifiche per secoli, e ancora oggi soggette a tali interventi. Leggendo questi Libri si comprende chiaramente che contengono molte affermazioni che non possono mai provenire da Allah. Perciò i Libri oggi esistenti non sono esattamente i Libri di Allah: in essi si sono mescolate la parola di Allah e la parola degli uomini, e non vi è alcun modo di distinguere quale sia la parola di Allah e quale quella degli uomini. Di conseguenza, il significato del comando che ci è stato dato di credere nei Libri del passato è semplicemente questo: Allah l’Altissimo, anche prima del Sacro Corano, inviò i Suoi comandi a ogni popolo del mondo per mezzo dei propri profeti; e quei Libri, così come il Corano è venuto dallo stesso Allah, vennero anch’essi dallo stesso Allah portando i Suoi comandi. Il Corano non è un Libro nuovo e originale; è stato invece inviato per ravvivare quell’insegnamento del passato che gli uomini delle epoche precedenti avevano ricevuto e poi distrutto, modificato o mescolato con parole concepite dalla mente umana.

Il Sacro Corano è l’ultimo Libro di Allah l’Altissimo. Sotto diversi aspetti presenta differenze rispetto ai Libri del passato:

Primo: la scrittura originale della maggior parte dei Libri rivelati in precedenza è scomparsa dal mondo; ne sono rimaste soltanto le traduzioni. Invece, le parole con cui il Corano fu rivelato sono ancora completamente intatte: non è stata modificata neppure una sua lettera, nemmeno un punto.

Secondo: nei Libri precedenti gli uomini hanno mescolato le proprie parole con la Parola divina. In uno stesso Libro si trovano la Parola di Allah, la storia nazionale, descrizioni delle vicende dei pii, spiegazioni e discussioni su questioni giuridiche relative alle norme elaborate dagli studiosi; tutto è mescolato in modo tale che non è possibile distinguere e selezionare la Parola di Allah al suo interno. Il Corano, invece, ci è giunto come pura Parola di Allah, senza la minima mescolanza con le parole di qualcun altro. Tafsīr, hadith, fiqh, biografia del Messaggero, biografie dei Compagni e storia—tutto ciò che i musulmani hanno scritto sull’Islam—è stato trascritto in diverse raccolte separate dal Corano. Nel Nobile Corano non ha potuto essere mescolata neppure una sua parola.

Terzo: tra i Libri posseduti dalle diverse nazioni del mondo, non si può dimostrare con prove storiche, riguardo ad alcuni di essi, che siano stati realmente rivelati per mezzo del profeta al quale vengono attribuiti. Anzi, esistono Libri religiosi dei quali non si è mai saputo fin dall’inizio in quale epoca e a quale profeta furono rivelati. Per quanto riguarda il Corano, invece, esistono prove storiche così solide che nessuno può esprimere dubbi sul suo rapporto con Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Si sa persino con precisione quale versetto fu rivelato, quando e dove.

Quarto: le lingue nelle quali furono rivelati i Libri precedenti sono diventate lingue morte da molto tempo. Oggi, nel mondo, non rimane in alcun luogo nessuno che le parli, e si trovano pochissime persone capaci di comprenderle. Anche se un Libro di questo tipo fosse reperibile in forma intatta e autentica, non sarebbe comunque possibile comprenderne correttamente le norme e seguirle. Il Corano, invece, è stato rivelato in una lingua viva. Milioni e milioni di persone nel mondo la parlano ancora oggi; milioni e milioni la conoscono e la comprendono. La sua tradizione d’insegnamento è diffusa in ogni parte del mondo. Chiunque può imparare questa lingua. Se qualcuno non ha l’opportunità di apprenderla, in ogni luogo può trovare persone capaci di spiegargli il significato del Nobile Corano.

Quinto: osservando i precetti contenuti nei Libri religiosi posseduti dalle diverse nazioni del mondo, si comprende che ciascuno di essi fu rivelato soltanto per soddisfare le necessità di un’epoca particolare, tenendo conto delle condizioni di quel periodo; oggi, invece, non ve n’è più bisogno oppure non è possibile agire seguendolo. Ciò rende evidente una verità: questi Libri erano destinati a nazioni diverse. Nessuno di essi fu rivelato per il mondo intero. Inoltre, il Libro rivelato per una determinata nazione non era applicabile a essa in ogni epoca, ma era destinato a un’epoca particolare. Se ora si esamina il Corano, si vede che in tutto questo Libro ci si rivolge all’umanità in generale. Esaminandone anche un solo passo, non si può sospettare che sia stato rivolto a una nazione particolare. Allo stesso modo, le norme contenute in questo Libro possono essere applicate in ogni tempo e in ogni luogo. Ciò dimostra che il Corano è necessario in tutto il mondo e in ogni epoca.

Sesto: in ciascuno dei Libri precedenti si parlava delle buone opere e della giustizia, e si insegnavano i principi del carattere virtuoso, della moralità, dell’onestà e della veridicità. È vero che in ogni Libro veniva ordinato di vivere secondo la volontà e il compiacimento di Allah; tuttavia, nessun Libro riuniva tutte le virtù senza ometterne alcuna. Le virtù descritte separatamente nei Libri precedenti sono state riunite tutte soltanto nel Corano, e in questo Libro sono state inserite anche le questioni che erano state omesse nei Libri precedenti.

A causa degli interventi e delle deformazioni operate dagli uomini, in tutti i Libri religiosi si sono mescolate affermazioni contrarie alla verità reale, in contrasto con la ragione e fondate sull’ingiustizia e sull’oppressione. Di conseguenza, anche le credenze e le azioni degli uomini vengono corrotte. Anzi, in molti Libri si trovano persino affermazioni oscene e contrarie alla moralità. Il Corano è libero da queste deformazioni. In esso non vi è nulla che contraddica la ragione e che possa essere dimostrato falso mediante prove attendibili e verifiche. Nessuna delle sue norme è toccata dall’ingiustizia, nessuna delle sue parole può sviare gli uomini e in esso non vi è la minima traccia di oscenità o di affermazioni contrarie alla moralità. Dall’inizio alla fine, l’intero Nobile Corano è colmo di conoscenza e scienza elevate, di cultura intellettuale, dell’insegnamento della giustizia, della guida sulla retta via e delle migliori norme e leggi.

Per queste caratteristiche, è stato ordinato alle nazioni di tutto il mondo di credere nel Corano e di seguire esclusivamente questo Libro, abbandonando tutti gli altri. Infatti, in esso è stato descritto in modo completo e infallibile tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno come guida per vivere secondo la volontà e il compiacimento di Allah. Dopo la rivelazione di questo Libro, non vi è più bisogno di alcun altro Libro.

Una volta comprese le differenze tra il Corano e gli altri Libri, chiunque può capire quanto debba essere diversa la fede negli altri Libri di Allah rispetto alla fede nel Corano. La fede nei Libri precedenti rimarrà limitata al riconoscimento della loro veridicità; cioè, si deve credere che anch’essi provenivano da Allah, erano fondati sulla verità e che erano stati inviati per lo stesso scopo per cui è stato rivelato il Corano. La fede nel Corano deve essere tale da riconoscere che esso è la pura Parola di Allah, il veicolo della verità assoluta, che ogni sua parola è preservata, ogni sua affermazione è vera e che è obbligatorio seguire ogni suo comandamento. Qualunque cosa contraddica il Corano deve essere respinta.

La fede nei Messaggeri di Allah

Dopo i Libri, ci è stato comandato di avere fede in tutti i Messaggeri di Allah.

Nel capitolo precedente è stato detto che Messaggeri di Allah sono venuti presso tutti i popoli del mondo e che anch’essi impartirono lo stesso insegnamento che l’ultimo, Hazrat Muhammad (pace su di lui), portò nel mondo per insegnare l’Islam. Sotto questo aspetto, tutti i Messaggeri di Allah appartenevano alla medesima categoria. Se qualcuno dichiara falso uno specifico Messaggero tra loro, con ciò li dichiara tutti falsi. Analogamente, se riconosce la veridicità di un solo Messaggero, è inevitabile che riconosca la veridicità di tutti. Si può fare questo esempio: dieci persone stanno dicendo la stessa cosa. Se si riconosce che una di loro dice la verità, automaticamente si riconosce che anche le altre nove dicono la verità. Se si definisce una di loro bugiarda, ciò significa che si dichiara falsa la stessa affermazione pronunciata da tutte; di conseguenza, si definiscono bugiarde tutte e dieci. Per questo nell’Islam è indispensabile avere fede in tutti i Messaggeri. Chiunque non abbia fede in uno dei Messaggeri diventerà miscredente; non vi sarà alcuna eccezione neppure se avrà fede negli altri Messaggeri.

È stato narrato negli hadith che il numero dei profeti inviati ai diversi popoli del mondo era di centoventiquattromila. Basta riflettere su quanto a lungo gli esseri umani abbiano abitato questa terra e su quanti popoli siano scomparsi dal mondo per capire che questo numero non è affatto eccessivo. Tra questi centoventiquattromila profeti, è indispensabile avere una fede esplicita in quelli i cui nomi ci sono stati menzionati nel Corano. Quanto agli altri, ci è stato insegnato soltanto di credere che chiunque sia stato inviato da Allah per guidare i Suoi servi era puro e veritiero. Abbiamo fede in tutti i profeti che vennero nell’Hindustan, in Cina, in Iran, in Egitto, in Africa, in Europa e nelle altre regioni del mondo; tuttavia, riguardo a una persona specifica, non possiamo dire che fosse un profeta, ma neppure possiamo dire che non fosse un profeta, perché non ci è stato detto nulla su di lei. Naturalmente, non ci è lecito dire nulla contro le persone che i seguaci delle diverse religioni riconoscono come loro guide. È molto possibile che alcuni di loro fossero veri profeti e che, in seguito, i loro seguaci abbiano deformato la religione da essi predicata, proprio come hanno deformato quella di Hazrat Mosè (pace su di lui) e Hazrat Gesù (pace su di lui). Pertanto, esprimeremo le nostre opinioni riguardo alla loro religione e alle loro pratiche; quanto alle guide, invece, osserveremo il silenzio, affinché, pronunciando inconsapevolmente un’affermazione sconveniente su un Messaggero, non diventiamo colpevoli.

Come Hazrat Muhammad (pace su di lui), anche gli altri profeti erano veri messaggeri di Allah; anch’essi erano stati inviati da Allah, avevano mostrato la via semplice e retta dell’Islam e ci è stato comandato di avere fede in tutti loro. Sotto questo aspetto, non vi è alcuna differenza tra Hazrat Muhammad (pace su di lui) e loro; tuttavia, nonostante appartengano allo stesso livello sotto ogni altro aspetto, Hazrat Muhammad (pace su di lui) e gli altri profeti differiscono per tre questioni.

Primo: i profeti precedenti vennero per un determinato popolo e per una determinata epoca, mentre Hazrat Muhammad (pace su di lui) fu inviato come profeta per il mondo intero e per tutti i tempi. Ne abbiamo discusso in dettaglio nel capitolo precedente.

Secondo: gli insegnamenti dei profeti precedenti sono scomparsi completamente dal mondo oppure, anche qualora ne sia rimasta qualche traccia, non sono stati conservati nella loro forma originaria. Così, oggi non è possibile trovare in alcun luogo del mondo un resoconto autentico della loro vita; al contrario, in esso si sono mescolate innumerevoli storie e leggende. Per questo, anche se qualcuno volesse seguire la loro via, non gli sarebbe possibile farlo. Al contrario, l’insegnamento di Hazrat Muhammad (pace su di lui), la sua vita pura, le sue parole, i suoi consigli orali, il suo modo di agire, la sua vita morale, il suo carattere e le sue buone azioni—in una parola, ogni aspetto della sua vita—sono stati pienamente preservati sulla terra. Per questo, in realtà, tra tutti i profeti, soltanto Hazrat Muhammad (pace su di lui) è un profeta vivente e soltanto lui può essere seguito.

Terzo: l’insegnamento dell’Islam impartito per mezzo dei profeti precedenti non era completo. Dopo ogni profeta veniva un altro profeta, che correggeva e integrava i suoi comandamenti, le sue leggi e le sue indicazioni; e il processo di correzione e perfezionamento è proseguito ininterrottamente. Per questo, dopo che l’epoca di tali profeti fu trascorsa, Allah l’Altissimo non preservò i loro insegnamenti, poiché, dopo ogni insegnamento completo, non vi era più bisogno del precedente insegnamento incompleto. Infine, per mezzo di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui), è stato impartito un insegnamento dell’Islam completo sotto ogni aspetto. Le leggi religiose di tutti i profeti precedenti sono decadute da sole, poiché abbandonare ciò che è completo per seguire ciò che è incompleto è contrario alla ragione. Chi obbedisce a Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui), in realtà obbedisce a tutti i profeti. Ciò è dovuto al fatto che tutto ciò che era benefico negli insegnamenti di tutti i profeti è presente nell’insegnamento di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Al contrario, chi abbandona la sua obbedienza e riconosce quella di un profeta precedente sarà privato di numerosi benefici, poiché gli insegnamenti antichi non contenevano le istruzioni benefiche giunte in seguito.

Per le ragioni sopra menzionate, è dovere indispensabile di tutta l’umanità obbedire esclusivamente a Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Per diventare musulmani, credere in Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è estremamente necessario per tre motivi.

Primo: egli è il vero messaggero di Allah.

Secondo: la sua guida è completamente perfetta. Non contiene alcuna incompletezza ed è libera da ogni sorta di errore e deviazione.

Terzo: egli è l’ultimo messaggero di Allah. Dopo di lui, fino al Qiyamat, non verrà alcun profeta presso alcun popolo. Inoltre, non apparirà mai più alcuna persona la cui fede sia considerata una condizione per essere musulmani o il cui rifiuto renda miscredente una persona.

La fede nell’Aldilà

La quinta cosa nella quale Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ci ha ordinato di credere è l’Aldilà. Ciò in cui è necessario credere riguardo all’Aldilà è quanto segue:

Primo: un giorno Allah l’Altissimo annienterà l’intero universo e tutte le creature che contiene. Questo giorno si chiama «Qiyamat».

Secondo: a tutti sarà data nuovamente la vita e tutti compariranno davanti ad Allah. Questo è chiamato «Hashr».

Terzo: il registro delle opere di tutto ciò che gli uomini hanno compiuto nella loro vita terrena sarà presentato davanti al tribunale di Allah.

Quarto: Allah l’Altissimo peserà le opere buone e cattive di ogni persona. Secondo la bilancia di Allah, colui le cui opere buone saranno più numerose delle opere cattive sarà perdonato, mentre a colui la cui bilancia penderà verso le opere cattive sarà inflitta la punizione che merita.

Quinto: coloro che otterranno il perdono da Allah entreranno in Paradiso, mentre coloro ai quali sarà inflitta una punizione entreranno nell’Inferno.

La necessità di credere nell’Aldilà

I profeti precedenti avevano presentato la concezione dell’Aldilà esattamente come l’ha presentata Muhammad (pace e benedizioni su di lui), ed essa era una condizione indispensabile per essere musulmani in ogni epoca. Tutti i profeti hanno definito miscredente chi ha negato l’Aldilà o ha espresso dubbi al riguardo, poiché, senza questa concezione, accettare Allah, i Libri da Lui inviati e i Suoi messaggeri diventa completamente inutile e l’intera vita dell’essere umano si corrompe. Riflettendo attentamente, si può comprendere facilmente questo concetto. Quando a qualcuno viene chiesto di compiere un’azione, la prima domanda che gli sorge in mente è: «Quale vantaggio ne trarrò se la compio e quale danno subirò se non la compio?». Perché sorge questa domanda? L’uomo considera priva di senso e fallimentare un’azione dalla quale non ricava alcun vantaggio. Chi è convinto che un’azione non porterà alcun beneficio non sarà mai disposto a compierla. Allo stesso modo, nessuno accetterà di astenersi da un’azione se è convinto che essa non comporterà alcun danno. Lo stesso vale in caso di dubbio. Chi dubita del vantaggio di un’azione non potrà mai dedicarvisi con impegno. Se dubita che un’azione sia dannosa, non farà alcuno sforzo particolare per evitarla. Basta osservare i bambini per averne la prova. Perché i bambini mettono le mani nel fuoco? Perché non sono convinti che il fuoco bruci. E perché invece vogliono tenersi lontani dallo studio? Perché i benefici che gli adulti hanno cercato di spiegare loro come derivanti dallo studio non hanno fatto presa nella loro mente. Per la stessa ragione, chi non crede nell’Aldilà considera inutile obbedire ad Allah e seguire la Sua volontà. Ai suoi occhi, obbedire ad Allah non comporta alcun vantaggio, così come disobbedirGli non comporta alcun danno. Come potrebbe obbedire agli ordini che Allah ha impartito attraverso il Suo messaggero e il Suo Libro? Anche se si ammettesse che egli abbia accettato Allah, la sua accettazione sarebbe comunque del tutto inutile, poiché non obbedirebbe alla legge data da Allah e non seguirebbe la Sua volontà.

Ma la questione non finisce qui. Riflettendo ancora più attentamente, si può comprendere che l’accettazione o il rifiuto dell’Aldilà esercitano un’influenza decisiva sulla vita dell’essere umano. Come ho già detto, è nella natura dell’uomo decidere se compiere o meno un’azione considerando vantaggi e svantaggi. Ora, vi è una persona il cui sguardo è rivolto unicamente ai vantaggi e agli svantaggi mondani. In lei non si manifesterà mai la tendenza a compiere un’azione virtuosa dalla quale non speri di ottenere alcun vantaggio in questo mondo; e non si asterrà da un’azione dalla quale non preveda alcun pericolo capace di causarle un danno nel mondo. D’altra parte, vi è un’altra persona il cui sguardo è rivolto all’esito finale delle azioni. Essa considera transitori i vantaggi e gli svantaggi mondani. Valutando i vantaggi e gli svantaggi permanenti dell’Aldilà, seguirà la via delle opere buone e abbandonerà quella delle opere cattive, anche se le opere buone dovessero arrecarle una perdita enorme e le opere cattive offrissero la prospettiva di un grande vantaggio. Bisogna riflettere su quanto sia grande la differenza tra queste due persone. Per la prima, una buona azione è quella da cui otterrà qualcosa in questa vita transitoria: per esempio, un po’ di denaro, un appezzamento di terra, forse una carica, fama, reputazione e l’applauso della gente; forse la soddisfazione di un desiderio o il compimento di qualche aspirazione; forse un certo appagamento dei piaceri. Secondo la sua concezione, una cattiva azione è quella che porta, o rischia di portare, una conseguenza negativa in questa vita: per esempio, la perdita dei beni o della vita, il deterioramento della salute, una punizione da parte delle autorità, qualche sofferenza o una situazione indesiderata. Per l’altra persona, invece, una buona azione è quella che rende Allah soddisfatto, mentre una cattiva azione è quella che suscita la Sua ira. Se un’opera buona non le porta alcun vantaggio nel mondo, ma anzi le causa una perdita, essa continua comunque a considerarla una buona azione ed è convinta che, per la sua opera buona, alla fine riceverà da Allah il compenso che le spetta per l’eternità. Anche se da un’opera cattiva non le deriva alcun danno, non teme alcuna perdita e da essa continua a ricevere soltanto vantaggi e comodità, la considera comunque un’opera cattiva ed è convinta che, anche se in questa breve vita terrena riuscisse a sfuggire alla punizione e avesse l’opportunità di godersela per qualche tempo, alla fine non potrà sfuggire al tormento.

Sotto l’influenza di queste due concezioni diverse, gli uomini seguono due vie diverse. Per chi non è convinto dell’Aldilà è completamente impossibile avanzare anche di un solo passo sulla via dell’Islam. L’Islam dice: «Dai la zakat ai poveri per la causa di Allah». Egli risponde: «Se pago la zakat, la mia ricchezza diminuirà. Preleverò interessi sul mio denaro e, in virtù di un decreto sugli interessi, sequestrerò perfino l’ultimo centesimo delle loro case». L’Islam dice: «Di’ sempre la verità e astieniti dalla menzogna, anche se dire la verità ti arreca una grande perdita e mentire ti procura un grande vantaggio». Egli risponde: «A cosa mi serve accettare una verità che mi porterà soltanto perdite e nessun vantaggio? E perché dovrei astenermi da una menzogna che mi sarà utile e che non comporta neppure il timore di essere disonorato?». Mentre attraversa una strada solitaria, gli capita di vedere un oggetto di grande valore; subito l’Islam gli dice: «Questo non è di tua proprietà; non puoi assolutamente prenderlo». Egli risponde: «Perché dovrei lasciare una cosa che è arrivata da sola? Qui non c’è nessuno che possa vedermi e informare la polizia, testimoniare in tribunale o diffamarmi davanti alla gente. Perché allora non dovrei trarre profitto dal denaro trovato?». Un uomo muore dopo avergli affidato segretamente alcuni beni. L’Islam allora gli dice: «Non tradire il deposito; consegna i beni ai figli del proprietario». Egli esclama: «Perché? Non vi è alcun testimone del fatto che i beni del defunto si trovino presso di me, e i suoi figli non ne sono neppure a conoscenza. Se posso facilmente appropriarmene senza temere alcuna legge né il rischio di essere disonorato, perché non dovrei farlo?». In parole semplici, a ogni passo della vita l’Islam gli ordinerà di seguire una determinata via, mentre egli seguirà la via completamente opposta. Infatti, nell’Islam il valore e l’importanza di ogni cosa vengono determinati considerando i risultati permanenti dell’Aldilà; quella persona, invece, in ogni questione concentra lo sguardo sui risultati che può ottenere nella vita transitoria di questo mondo. Ora si può comprendere chiaramente perché, senza credere nell’Aldilà, l’uomo non possa diventare musulmano. Per non parlare dell’essere musulmano: in realtà, negando l’Aldilà, l’uomo scende dal livello dell’umanità a un livello inferiore persino a quello degli animali.

La verità della fede nell’Aldilà

Dopo aver discusso della necessità e dei benefici della fede nell’Aldilà, desidero ora dire brevemente che la descrizione dell’Aldilà che il venerabile Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) ci ha trasmesso vi apparirà vera anche dal punto di vista della ragione. Sebbene la base della nostra fede poggi non sul semplice ragionamento, bensì sulla piena fiducia nel Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), tuttavia, quando riflettiamo attentamente, tra tutte le concezioni relative all’Aldilà proprio questa ci appare la più razionale.

Nel mondo esistono tre diversi tipi di convinzioni riguardo all’Aldilà:

Secondo un gruppo, dopo la morte l’essere umano si dissolve e poi non esiste più alcuna vita. Questa è la convinzione degli atei, che sostengono di essere scienziati.

Il secondo gruppo sostiene che l’essere umano rinasca ripetutamente in questo mondo, assumendo un corpo, per godere dei frutti delle proprie azioni. Se compirà azioni malvagie, nella vita successiva ritornerà sotto forma di un animale, come un cane o un gatto, oppure nascerà come albero, o assumerà la forma di un essere umano di livello inferiore. Se invece compirà il bene, raggiungerà una forma di vita di livello più elevato. Concezioni di questo genere sono diffuse in alcune religioni decadute.

Il terzo gruppo crede nel Giorno della Risurrezione, nel ritorno alla vita, nella presenza davanti al tribunale di Allah e nella ricompensa e retribuzione delle azioni compiute. Questa è la fede comune a tutti i profeti.

Consideriamo ora la prima convinzione. Essi affermano: «Non abbiamo mai visto nessuno tornare in vita dopo la morte. Vediamo piuttosto che, dopo la morte, l’essere umano si mescola alla terra. Dunque, dopo la morte non esiste più alcuna vita». Ma, riflettendo, si comprende che in questa affermazione non vi è alcuna logica. Dal fatto che non si sia mai visto nessuno tornare in vita dopo la morte, al massimo si può dire: “Non sappiamo che cosa accadrà dopo la morte”. Quale prova si può presentare a sostegno dell’affermazione, che va oltre questo e sostiene che dopo la morte non accadrà nulla e che lo sappiamo? Un abitante di un villaggio che non abbia mai visto un aeroplano può dire: “Non so che cosa sia un aeroplano”. Ma quando dice: “So che non esiste nulla chiamato aeroplano”, le persone intelligenti lo chiameranno ignorante. Infatti, non aver visto una determinata cosa non può significare che essa non sia affatto una cosa. Anche se non fosse una sola persona, ma l’intera umanità, ad aver mai visto una determinata cosa, non si potrebbe comunque sostenere che quella cosa non esista o che non possa esistere.

Consideriamo quindi la seconda convinzione. Secondo questa concezione, quando un determinato individuo ha vissuto la vita presente come essere umano, ciò è dovuto al fatto che nella vita precedente, quando era un animale, aveva compiuto buone azioni; mentre l’animale che sta trascorrendo la vita presente come animale, nella vita passata aveva vissuto come essere umano e aveva compiuto azioni malvagie. In altre parole, il fatto che l’essere umano diventi un animale o un albero è in realtà il frutto delle azioni della vita precedente.

Ora la domanda è: quale cosa esisteva per prima? Se si dice che per prima esisteva l’uomo, bisogna ammettere che prima di lui esistesse un animale o un albero; altrimenti sorge la domanda: in cambio di quale buona azione era stata ottenuta la forma umana? Se si dice che per primi esistevano gli animali o gli alberi, bisogna ammettere che prima di loro esistesse l’uomo; altrimenti sorge la domanda: come punizione per quale cattiva azione era stata ottenuta la forma dell’albero o dell’animale? In parole semplici, i seguaci di questa dottrina non riescono a determinare correttamente la forma originaria della creazione, poiché per loro è indispensabile supporre una forma precedente a ogni forma, così da considerare la forma successiva come il risultato delle azioni della creatura dotata della forma precedente. Questa dottrina è direttamente contraria alla ragione.

Consideriamo ora la terza dottrina. In essa si afferma anzitutto che un giorno verrà la Qiyamat e Allah stesso distruggerà completamente questa Sua officina, riducendola in frantumi e annientandola, per costruire al suo posto un’altra officina di livello più alto e più perfetta. Questa è una questione sulla cui verità non vi è alcun dubbio né alcuna possibilità di dubitare. Quanto più si riflette su questa officina del mondo, tanto più si trovano prove che essa non è un’officina permanente, perché tutte le forze che vi operano sono limitate e la loro fine è certa un giorno. Per questo tutti gli scienziati concordano sul fatto che un giorno il sole si raffredderà e perderà la sua luce, i pianeti e i satelliti entreranno in collisione tra loro e il mondo sarà distrutto.

La seconda affermazione è: «All’uomo sarà concessa una seconda vita». È anch’esso possibile? Se fosse impossibile, come sarebbe stata possibile la vita di cui l’uomo gode attualmente? È evidente che, poiché Allah ha creato l’uomo in questo mondo, può anche ricrearlo di nuovo in un altro mondo.

Il terzo punto è questo: «Il registro di tutto ciò che l’uomo ha fatto nella vita terrena è stato conservato e, nel Giorno della Resurrezione, sarà presentato. Anche in questo mondo oggi ne troviamo la prova. Un tempo era opinione comune che il suono uscito dalla bocca dell’uomo si dissolvesse nell’aria dopo avervi prodotto alcune onde. Oggi però sappiamo che ogni suono lascia, lungo il suo percorso, tracce su diversi oggetti. Quel suono può essere nuovamente prodotto. È proprio su questo principio che è stato inventato il disco grammofonico.

Da ciò si comprende che su tutto ciò che entra nel percorso dei nostri movimenti si imprimono i segni delle nostre azioni. Da questa situazione si può comprendere con certezza che il registro completo delle nostre azioni è stato conservato e che può essere nuovamente presentato.

Il quarto punto è questo: «Nel Giorno della Resurrezione Allah istituirà un tribunale e, secondo la giustizia, stabilirà la ricompensa e la punizione per le nostre azioni buone e cattive». Chi può dire che ciò sia impossibile? Quale affermazione vi è qui contraria alla ragione? È proprio la ragione a richiedere che Allah decida ogni cosa secondo la giustizia nel Suo tribunale. Vediamo una persona compiere il bene senza riceverne alcun beneficio in questo mondo. Vediamo invece un’altra persona compiere il male senza subirne alcun danno. Non solo: vediamo migliaia di esempi in cui una determinata persona continua a fare il bene e, al contrario, ne subisce un danno, mentre un’altra, pur facendo il male, si gode la vita. Osservando tutti questi eventi, la ragione esige che, in qualche luogo, si manifesti il risultato delle buone azioni della persona virtuosa e delle cattive azioni della persona malvagia.

L’ultima cosa sono il Paradiso e l’Inferno. La loro esistenza non è impossibile. Se Allah ha potuto creare la luna, il sole, il pianeta Marte e la Terra, perché mai alla fine non potrebbe creare il Paradiso e l’Inferno? Quando istituirà il tribunale e stabilirà la ricompensa e la punizione per il bene e il male degli uomini, sarà anche necessario predisporre un luogo per l’onore speciale, la felicità e il benessere di coloro che meritano la ricompensa, e un luogo in cui coloro che meritano la punizione possano subire umiliazione, dolore e sofferenza.

Riflettendo su queste questioni, la ragione stessa proclamerà che, tra tutte le concezioni sul destino degli uomini del mondo, questa è la più razionale e che in essa non vi è nulla di irrazionale o impossibile.

Quando il vero profeta di Allah, Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui), ha dichiarato che ciò è vero e che tutto ciò che contiene è benefico per noi, la cosa saggia è riporre in esso la propria convinzione e non nutrire dubbi al riguardo senza motivo.

La Kalima Tayyiba

Le fondamenta dell’Islam sono state edificate sulle cinque credenze sopra menzionate. L’essenza di queste cinque credenze è contenuta interamente in un’unica kalima: (…………………)

Quando una persona pronuncia «lā ilāha illā Allāh», rinnega tutte le false divinità e si impegna a servire soltanto un unico Allah. Quando poi pronuncia «Muhammadur Rasūlullāh», riconosce la verità dell’affermazione secondo cui Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il Messaggero di Allah. Insieme al riconoscimento della verità della messaggeria, diventa un dovere imprescindibile credere in tutto ciò e nel modo in cui Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ha insegnato riguardo all’Essenza e agli attributi di Allah, agli angeli, ai Libri celesti, ai profeti e all’Aldilà, e seguire la via di adorazione e obbedienza ad Allah da lui indicata.

 

Adorazione

Nel capitolo precedente è stato detto che Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ha insegnato a credere in cinque cose:

Primo: nell’unico Allah, senza associati.

Secondo: negli angeli di Allah.

Terzo: nei Libri di Allah, in particolare nel Sacro Corano.

Quarto: nei Messaggeri di Allah, in particolare nel Suo ultimo Messaggero, Muhammad (pace e benedizioni su di lui).

Quinto: nella vita dell’Aldilà.

Questo è il fondamento dell’Islam. Quando una persona crede in queste cinque cose, entra a far parte della comunità dei musulmani, ma con ciò non diventa ancora un musulmano completo. Si può diventare pienamente musulmani soltanto obbedendo ai comandamenti portati da Muhammad (pace e benedizioni su di lui) da parte di Allah, poiché, subito dopo aver creduto, l’obbedienza diventa un dovere indispensabile, e proprio questa obbedienza si chiama Islam. Si può riflettere sul caso di una persona che riconosce che solo Allah è il suo Ilah. Ciò significa che Egli soltanto è il suo Signore, mentre egli è Suo servo; Egli soltanto è Colui che comanda, mentre egli è obbediente a Lui. Dopo aver riconosciuto questo Signore e Colui che comanda, se disobbedisce, si ribella contro la propria stessa confessione e diventa colpevole. Ha inoltre riconosciuto che il Sacro Corano è il Libro di Allah. Ciò significa che ha riconosciuto tutto ciò che si trova nel Sacro Corano come il comando di Allah. Ora è suo dovere indispensabile accettarne ogni parola e sottomettersi a ogni comandamento. Ha anche riconosciuto che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è il Messaggero di Allah. In realtà, con ciò ha riconosciuto che tutto ciò che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ha ordinato di fare e tutto ciò che ha proibito lo ha fatto da parte di Allah. Dopo questa confessione, obbedire a Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è diventato per lui un dovere. Pertanto, una persona diventa un musulmano completo quando le sue azioni corrispondono alla sua fede; quanto maggiore sarà la distanza tra la sua fede e le sue azioni, tanto più incompleta sarà la sua fede.

Ora parlerò del metodo di vita secondo la volontà e il compiacimento di Allah che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ci ha insegnato, delle azioni che ci ha ordinato di compiere e di quelle che ci ha proibito. A questo proposito, si può parlare innanzitutto degli atti di adorazione che ci sono stati resi obbligatori.

Il significato dell’adorazione

In realtà, il significato dell’adorazione è servitù o sottomissione. L’essere umano è un servo. Allah è il Ma‘bud dell’essere umano, Colui che egli adora. Tutto ciò che il servo compie per obbedire al suo Ma‘bud è adorazione. Parliamo con le persone; nelle nostre conversazioni ci asteniamo dalla menzogna, dalla maldicenza e dall’oscenità, perché Allah le ha proibite; parliamo sempre di verità, giustizia, onestà e purezza, perché Allah ama queste cose. Per quanto le nostre conversazioni riguardino questioni mondane, esse saranno comunque adorazione. Trattiamo denaro con le persone, compriamo e vendiamo merci al mercato, viviamo nella nostra casa con i genitori, i fratelli e le sorelle, frequentiamo i nostri amici e i nostri cari. Se in queste attività della vita osserviamo i precetti, i divieti e le leggi di Allah, se proteggiamo i diritti altrui secondo il comando di Allah e, poiché Allah lo ha proibito, ci asteniamo dall’usurpare i diritti altrui, allora si dovrà dire che tutta la nostra vita è trascorsa nell’adorazione di Allah. Aiuto i poveri, do da mangiare a una persona affamata, assisto un malato e, in queste azioni, tengo davanti agli occhi il compiacimento di Allah invece dell’interesse personale, dell’onore e della reputazione. In tal caso, tutte queste mie azioni saranno annoverate tra gli atti di adorazione. Una persona svolge attività commerciali, industriali o lavori manuali e, nutrendo il timore di Allah, lavora con piena lealtà e rettitudine, guadagna un sostentamento lecito e si tiene lontana da ciò che è illecito: il suo guadagnarsi da vivere rientrerà nell’adorazione di Allah. Sebbene lavori per procurarsi il proprio sostentamento, ciò sarà comunque considerato adorazione. In parole semplici, nella vita terrena bisogna avere in ogni momento e in ogni situazione il timore di Allah, fare del Suo compiacimento il proprio obiettivo, seguire le norme da Lui date, rinunciare ai guadagni ottenuti attraverso la disobbedienza a Lui e accettare le perdite, o il rischio di perdite, che possano derivare dalla Sua obbedienza. Questa è l’adorazione di Allah. Persino in una vita di questo genere, mangiare, vestirsi, andare e venire, coricarsi, svegliarsi e parlare: tutto rientra nell’adorazione.

Questo è il vero significato dell’adorazione. Il vero obiettivo dell’Islam è formare il musulmano come un servo abituato a questa forma di adorazione. A questo scopo, nell’Islam sono stati resi obbligatori alcuni atti di adorazione, affinché l’essere umano si prepari a questa adorazione più grande. Bisogna inoltre sapere che questi atti di adorazione sono stati stabiliti come un corso di addestramento per prepararsi all’adorazione maggiore. Quanto meglio una persona seguirà questo addestramento, tanto meglio potrà compiere l’adorazione più grande e autentica. Per questo questi atti di adorazione specifici sono chiamati fard ‘ayn, obblighi individuali, e sono descritti come arkan ad-din, cioè i pilastri della religione. Come un edificio poggia su alcuni pilastri, così l’edificio della vita islamica è fondato su questi pilastri. Se questi pilastri vengono abbattuti, l’edificio stesso dell’Islam crollerà.

Salat

Tra questi obblighi, il primo è la Salat. Che cos’è la Salat? Ripetere cinque volte al giorno, con le parole e con le azioni, quelle verità nelle quali il musulmano ha creduto: questa è la Salat. Il musulmano si alza all’alba e, prima di ogni altra cosa, dopo essersi purificato, si presenta davanti al Signore Supremo; stando in piedi, seduto, inchinandosi e posando la testa a terra davanti a Lui, riconosce la propria servitù, implora il Suo aiuto, rinnova il giuramento di obbedienza a Lui, ripete più volte il desiderio di compiacerLo e di salvarsi dalla Sua ira, e ripete gli insegnamenti del Suo Libro. Rende testimonianza della veridicità del Suo Messaggero e ricorda anche il giorno in cui dovrà presentarsi davanti al Suo tribunale per rispondere delle proprie azioni. Così comincia la sua giornata. Trascorre alcune ore occupato nel proprio lavoro; poi, al momento del dhuhr, il muezzin gli ricorda di ripetere per alcuni minuti quegli insegnamenti, affinché non li dimentichi mai e non diventi incurante del Signore Supremo. Si alza, rinnova la propria fede e torna di nuovo alle occupazioni e agli affari del mondo. Dopo alcune ore, al momento dell’asr, viene nuovamente chiamato e rinnova ancora la propria fede. Poi arriva il maghrib e comincia la notte. Attraverso l’adorazione con cui si è alzato all’alba, egli non deve dimenticare quegli insegnamenti né commettere alcun errore. Dopo alcune ore arriva il momento dell’isha e, subito dopo, quello del sonno. Ancora una volta, per l’ultima volta, gli viene ricordato l’intero insegnamento della fede, poiché questo è il momento della tranquillità. Se durante il tumulto della giornata non ha avuto l’opportunità di concentrarsi pienamente, allora in questo momento potrà concentrarsi con mente serena.

Questa pratica rafforza cinque volte al giorno le fondamenta dell’Islam nel musulmano. La Salat prepara i musulmani a quella più grande forma di adorazione di cui ho appena analizzato il significato. La Salat rinnova tutte le loro convinzioni, e da essa dipendono la purezza della loro anima, l’elevazione dello spirito, la rettitudine del carattere e la correzione delle azioni. Basta riflettere per comprendere perché nell’abluzione si segua il metodo insegnato dal Messaggero di Allah e perché nella Salat si compia tutto ciò che egli ha insegnato. La ragione è che consideriamo obbligatoria l’obbedienza a Hazrat Muhammad. Perché nessuno recita deliberatamente il Corano in modo errato? Perché ognuno è convinto che esso sia la parola di Allah. Se durante la Salat non si recitasse ciò che viene recitato sottovoce, oppure si recitasse qualcos’altro, ci sarebbe forse motivo di temere qualcuno? Nessun essere umano lo sta ascoltando. È evidente che ogni orante ha compreso da sé che Allah ascolta anche tutto ciò che recitiamo sottovoce e che nessuna delle nostre azioni segrete Gli è ignota. Chi fa alzare il musulmano per la Salat quando non c’è nessuno a osservarlo? Alla base vi è la fede che Allah mi vede. Che cosa trascina una persona verso la Salat, facendole lasciare da parte il compito più urgente? È il sentimento interiore che Allah le ha imposto la Salat. Nelle mattine d’inverno, a mezzogiorno d’estate e, durante le conversazioni serali di ogni giorno, al momento del maghrib, che cosa obbliga il musulmano a compiere la Salat? Che cosa può essere, se non il senso del dovere? Perché la gente teme di non compiere la Salat o di eseguirla consapevolmente in modo errato? Perché nel suo cuore vi è il timore di Allah e sa che un giorno dovrà presentarsi davanti al Suo tribunale. Ora la domanda è: quale addestramento migliore della Salat potrebbe trasformare una persona in un musulmano pienamente autentico? Quale insegnamento più grande potrebbe esserci per i musulmani, se non quello che più volte al giorno risveglia nel cuore il ricordo di Allah, il timore di Lui, la certezza che Egli è sempre presente e vigile e la fede nel presentarsi davanti al Suo tribunale; che più volte al giorno li spinge obbligatoriamente a seguire la via del Messaggero di Allah e che, dall’alba alla notte, fa loro esercitare l’adempimento dei propri doveri a intervalli di poche ore? Ci si può aspettare che una persona simile, dopo aver terminato la Salat e quando si dedicherà alle attività mondane, tema ancora Allah, osservi la Sua legge e, quando si presenti la possibilità di commettere un peccato, ricordi che Allah la vede. Dopo un addestramento di così alto livello, se qualcuno non possiede il timore di Allah e non abbandona la via opposta, disobbedendo ai Suoi comandi, ciò non dimostra un difetto della Salat, ma soltanto la colpa di quella persona.

È inoltre degno di considerazione il fatto che Allah abbia esortato a compiere la Salat in congregazione e abbia reso obbligatorio, in particolare, compiere una volta alla settimana la Salat del jumu‘ah in congregazione. Di conseguenza, tra i musulmani nascono unità e fratellanza. Tutti insieme costituiscono una potente alleanza. Quando tutti adorano Allah insieme e siedono e si alzano insieme, tra loro si stabilisce spontaneamente un legame, nasce un sentimento di fratellanza; questo, a sua volta, crea in loro l’inclinazione a obbedire a un medesimo capo e insegna loro l’ordine e la disciplina. Ne deriva il risveglio di sentimenti di solidarietà reciproca, affetto e comunanza d’interessi. Il ricco e il povero, il grande e il piccolo, l’alto funzionario e il suo inserviente si schierano insieme: non esistono più caste alte e caste basse.

Questi sono alcuni degli innumerevoli benefici della Salat. Allah non ne ricava alcun vantaggio; il beneficio è invece dell’orante. Allah ha reso obbligatoria la Salat proprio per il bene degli esseri umani. Se non la compiono, il Suo disappunto non deriva dal fatto che ciò Gli arrechi un danno, ma dal fatto che in tal modo danneggiano se stessi. Quale immensa forza Allah ha concesso attraverso la Salat, e gli uomini hanno evitato la via per riceverla. A parole riconoscono l’autorità di Allah, l’obbedienza al Messaggero e il rendiconto nell’Aldilà, mentre nelle azioni trascurano l’obbligo supremo stabilito da Allah e dal Suo Messaggero: quale grande vergogna! Dietro un simile comportamento possono esservi due motivi: o non riconosce la Salat come obbligatoria, oppure, pur sapendo che è obbligatoria, cerca di evitarla. Se si nega un obbligo che deve essere assolto, si finisce di fatto per attribuire una menzogna sia al Corano sia al Messaggero di Allah e per avanzare una falsa pretesa di avere fede in loro. Se invece, pur riconoscendola come obbligatoria, si tenta di evitarla, allora si dimostra di essere del tutto indegni di fiducia e non ci si potrà affidare a quella persona in nessuna questione del mondo. Quando dimostra disonestà nell’adempiere il proprio dovere verso Allah, ci si può forse aspettare che non dimostri disonestà nell’adempiere i propri doveri verso gli esseri umani?

Sawm

Il secondo obbligo fondamentale è il sawm. Che cos’è il sawm? L’insegnamento che la salat ci ricorda cinque volte al giorno, il sawm continua a ricordarcelo una volta all’anno, per un mese intero, in ogni momento. Quando arriva il Ramadan, dall’alba al tramonto i musulmani si astengono dal mangiare e dal bere. All’ora del pasto predawn mangiavano e bevevano, ma non appena viene pronunciata la chiamata alla preghiera, trattengono le mani. Poi, per quanto cibo appetitoso venga posto davanti a loro, per quanto la fame e la sete siano intense e per quanto il cuore ne sia tentato, fino alla sera non possono mangiare nulla. Non è soltanto che non mangiano davanti alla gente: persino quando si trovano in un luogo deserto, dove non c’è nessuno che possa vederli, non sono in grado di inghiottire neppure una goccia d’acqua o un chicco di cibo. Questo divieto resta in vigore fino a un’ora stabilita. Non appena viene pronunciata la chiamata alla preghiera del maghrib, tornano subito all’iftar. Poi, per tutta la notte, possono mangiare tranquillamente e senza timore tutto ciò che desiderano. Riflettiamo: che cos’è tutto questo? In esso vi sono il timore di Allah, la convinzione dei musulmani che Egli sia sempre presente e vigile, la fede nella vita dell’aldilà e nel tribunale di Allah, la rigorosa obbedienza al Corano e al Messaggero, e un forte senso dei doveri da compiere. Vi sono anche l’insegnamento dello sforzo perseverante e dell’affrontare le avversità, nonché la capacità di resistere e reprimere i propri impulsi per ottenere il compiacimento di Allah. Ogni anno arriva il Ramadan e, per tutti i trenta giorni, questo sawm insegna ai musulmani e cerca di far nascere in loro queste qualità, affinché possano diventare musulmani completi sotto ogni aspetto: qualità che un musulmano deve incarnare nella propria vita.

È inoltre degno di nota che Allah abbia reso il sawm obbligatorio per tutti i musulmani nello stesso mese, affinché non digiunino separatamente, ma tutti insieme. In ciò sono racchiusi innumerevoli altri benefici. Per tutta la comunità islamica questo mese viene considerato il mese della purificazione. Allora il mondo musulmano intero si riempie di fede, timore di Allah, obbedienza ai Suoi comandi, condotta pura e buone azioni. In questo periodo ogni forma di malvagità viene repressa e le buone azioni vengono incoraggiate. Le persone virtuose si aiutano a vicenda nel compiere il bene. Le persone malvagie provano vergogna nel compiere azioni cattive. Tra i ricchi nasce l’incoraggiamento ad aiutare i poveri. Si spendono beni sulla via di Allah. Tutti i musulmani tornano alla stessa condizione e, ritrovandosi in quella stessa condizione, sentono di appartenere tutti a un’unica comunità. Questo è un mezzo efficace per stabilire tra loro fratellanza, compassione e unità interiore.

Questo è un beneficio per noi stessi. Allah non trae alcun vantaggio dal lasciarci affamati. È per il nostro bene che Egli ha reso il sawm obbligatorio per noi. Chi, senza una ragione valida, si astiene dall’adempiere a questo obbligo, fa torto a se stesso. Coloro che durante il giorno del Ramadan mangiano e bevono apertamente seguono il modo più vergognoso di comportarsi. In pratica proclamano di non far parte della comunità musulmana, di non avere alcun riguardo per i comandi e i divieti dell’Islam e di voltare apertamente le spalle alla via dell’obbedienza a Colui che riconoscono come Allah. Dunque, ci si può aspettare affidabilità, buona condotta, onestà, senso del dovere e rispetto della legge da persone che si separano dalla propria comunità, che non provano la minima vergogna nel ribellarsi al loro Creatore e Sostentatore e che violano apertamente la legge stabilita dal più grande guida della loro religione?

Zakat

Il terzo obbligo fondamentale è la zakat. Allah ha reso obbligatorio per ogni musulmano benestante che, se possiede almeno quaranta taka e li ha conservati per un anno intero, ne doni un taka a un parente povero, a una persona bisognosa, a un miskin, a un nuovo musulmano, a un viaggiatore o a una persona indebitata.

Allo stesso modo, Allah ha stabilito nei beni dei ricchi una quota di almeno il due e mezzo per cento destinata ai poveri. Se qualcuno dona più di questa quantità, ciò sarà considerato un atto di generosità e riceverà una ricompensa ancora maggiore.

La parte che viene donata a questo scopo non arriva ad Allah. Egli non ha bisogno di nulla da parte nostra; piuttosto dice: «Se donate volentieri, per amor Mio, qualcosa a un vostro fratello povero, è come se lo aveste donato a Me. Da parte Sua, Io vi ricompenserò molte volte tanto». A condizione, naturalmente, che non pretendiate di avergli fatto un favore, che non lo insultiate né lo odiate, che non vi aspettiate gratitudine da parte sua, che non cerchiate di far parlare la gente della vostra donazione o di farvi lodare come un grande benefattore. Se riuscirete a mantenere il cuore libero da queste idee impure e donerete ai poveri una parte della vostra ricchezza soltanto per ottenere il Mio compiacimento, allora dalla Mia ricchezza infinita vi darò una parte che non finirà mai.

Come Allah ha reso obbligatorie per noi la salat e il sawm, allo stesso modo ha reso obbligatoria la zakat. La zakat è uno dei grandi pilastri dell’Islam. Viene chiamata pilastro perché genera nei musulmani la forza del sacrificio e dell’abnegazione e rimuove i vizi dell’egoismo, dell’avarizia, della ristrettezza mentale e dell’adorazione della ricchezza. L’adoratore della dea della prosperità, l’avido e l’avaro pronto a dare la vita per il denaro, non è utile all’Islam. Solo chi, per ordine di Allah, è capace di sacrificare senza alcun interesse personale la ricchezza guadagnata con il proprio lavoro fisico può percorrere la via semplice e retta dell’Islam. La zakat abitua il musulmano a questo sacrificio e gli conferisce la capacità di non aggrapparsi ai propri beni quando è necessario spenderli sulla via di Allah, ma di spenderli con il cuore aperto.

Il beneficio terreno della zakat consiste nel fatto che, per mezzo di essa, i musulmani si aiutano reciprocamente. Nessun musulmano rimarrà privo di vesti, di cibo, umiliato o trascurato. Il ricco provvederà al povero in modo tale che questi non sia costretto ad andare in giro a chiedere l’elemosina. Nessuno spenderà e sperpererà le proprie ricchezze soltanto per il proprio agio, il proprio piacere e il proprio prestigio; ricorderà invece che gli orfani, le vedove e i bisognosi della sua comunità hanno un diritto su di esse. Hanno diritto a esse anche quei ragazzi e quelle ragazze che sono venuti al mondo, per volontà di Allah, dotati di talento e capacità intellettuali, ma che, essendo poveri, non riescono a ricevere un’istruzione. Hanno diritto a esse anche coloro che, essendo malati e incapaci, non possono svolgere alcun lavoro. Coloro che non sono disposti a riconoscere questo diritto sono degli ingiusti. Che un uomo accumuli sacco dopo sacco di denaro, goda di agi e comodità in palazzi e ville, viaggi lussuosamente in automobile, mentre migliaia di persone della sua stessa comunità vadano in giro a chiedere l’elemosina per due manciate di riso e migliaia di persone capaci di lavorare vaghino disoccupate per le strade: quale ingiustizia potrebbe essere più grande di questa? L’Islam è nemico di questo genere di egoismo. La civiltà dei miscredenti insegna loro ad accumulare tutto il patrimonio che giunge nelle loro mani e, prestando denaro a interesse, a tirare nelle proprie mani anche il denaro guadagnato dalla gente circostante. Al contrario, la religione dell’Islam insegna ai musulmani che, se Allah concede loro ricchezze superiori alle loro necessità, non devono accumularle, ma aiutare con esse gli altri fratelli, così da soddisfare i loro bisogni e renderli, come loro, capaci di guadagnarsi da vivere.

Hajj

Il quarto obbligo è l’hajj. Nella vita di un musulmano è obbligatorio compiere l’hajj una sola volta. E ciò è obbligatorio soltanto per chi sia in grado di sostenere le spese del viaggio fino alla Mecca.

Nel luogo in cui oggi si trova la Mecca, diverse migliaia di anni fa il profeta Ibrahim (su di lui la pace) aveva costruito una piccola casa per l’adorazione di Allah. In riconoscimento della sua sincerità e del suo amore, Allah accettò quella casa come la Sua Casa e ci ordinò che, nell’adorare, volgessimo il volto verso di essa; ci ordinò inoltre che ogni musulmano capace, qualunque fosse il luogo del mondo in cui abitava, venisse almeno una volta nella vita a visitare quella Casa con lo stesso amore e le facesse il giro, proprio come il Suo amato servo Ibrahim (su di lui la pace) le faceva il giro. Ordinò inoltre che, quando qualcuno si fosse recato verso la Sua Casa, purificasse il proprio cuore, resistesse alle passioni personali, si astenesse dall’omicidio, dalle malefatte e dai discorsi osceni, e si presentasse davanti al Signore con il rispetto, la devozione e l’umiltà necessari per comparire alla Sua presenza. Doveva pensare che stava per presentarsi davanti a quel Re che governa la terra e il cielo e davanti al quale tutti gli uomini sono bisognosi. Quando, con tale umiltà, si fosse presentato là e avesse adorato con cuore purificato, Egli lo avrebbe arricchito della Sua grazia.

Considerato da un particolare punto di vista, l’hajj è l’atto di adorazione più importante. Se nel cuore dell’uomo non vi fosse l’amore per Allah, come potrebbe abbandonare le proprie occupazioni, separarsi dalla compagnia dei propri cari e degli amici e accettare le difficoltà di un viaggio così lungo? Quando intraprende questo viaggio, l’uomo non lo considera un viaggio ordinario. Durante il viaggio la sua attenzione è rivolta soprattutto verso Allah. Nel suo cuore non rimane spazio per alcun dubbio o esitazione. Quanto più si avvicina alla Kaaba, tanto più nel suo cuore arde la fiamma dell’amore. Nel suo cuore nasce spontaneamente l’odio per le malefatte e la disobbedienza. Per le colpe passate si risveglia in lui un sentimento di vergogna. Per il futuro chiede ad Allah la capacità di obbedire. Gusta il piacere dell’adorazione e del ricordo di Allah. La sua prosternazione davanti ad Allah si prolunga sempre più e il suo cuore non desidera affatto sollevare la testa dalla prosternazione davanti a Lui. La recitazione del Corano porta nel suo cuore una gioia nuova, e il digiuno suscita in lui un sentimento nuovo. Quando posa il piede nella terra dell’Hijaz, sullo schermo del suo cuore affiorano tutte le scene della storia iniziale dell’Islam.

Ovunque vede le tracce di persone innamorate di Allah e dedite al sacrificio di sé per Lui. Ogni granello di sabbia di quella terra reca testimonianza della gloria e della grandezza dell’Islam, e ogni suo ciottolo proclama: questa è la terra in cui nacque l’Islam e da cui fu proclamata la parola di Allah. Così il cuore del musulmano si riempie dell’amore per Allah e dell’affetto per l’Islam, e da là ritorna portando dentro di sé un’impressione così profonda che non si cancella mai, fino al momento della morte.

Nell’hajj Allah ha posto, insieme ai benefici religiosi, innumerevoli benefici terreni. In occasione dell’hajj, la Mecca è stata resa il centro dei musulmani di tutto il mondo. Coloro che ricordano Allah si riuniscono là nello stesso momento da ogni angolo del mondo e si incontrano gli uni con gli altri. Tra loro si stabiliscono la sincerità e l’affetto islamici, e nel cuore di tutti si radica la convinzione che, qualunque sia il paese in cui vive un musulmano e qualunque sia la stirpe in cui è nato, i musulmani sono fratelli gli uni degli altri e appartengono alla stessa comunità. Per questo l’hajj è, da un lato, adorazione di Allah e, dall’altro, un’assemblea dei musulmani di tutto il mondo; ed è il mezzo migliore per creare una potente fratellanza tra i musulmani.

Il sostegno dell’Islam

L’ultimo obbligo che Allah ha stabilito per noi è il sostegno dell’Islam (Hemayat-e Islam). Sebbene questo obbligo non rientri tra i pilastri dell’Islam, è tuttavia estremamente importante tra gli obblighi islamici. Nel Sacro Corano e negli Hadith nobili è stata posta su di esso una particolare enfasi.

Che cos’è il sostegno dell’Islam e perché è stato reso obbligatorio si può comprendere molto facilmente da un esempio. Supponiamo che io sia amico di una persona, ma che in ogni circostanza sia evidente che essa non prova alcuna compassione per me. Non si cura minimamente del mio vantaggio o del mio danno. Per il proprio interesse, compie senza esitazione qualsiasi azione che possa recarmi vantaggio o danno. Si astiene dall’aiutarmi in ciò che mi è utile soltanto perché non ne ricava alcun vantaggio personale. Quando mi capita una disgrazia non mi aiuta; se vede che qualcuno mi sta facendo del male, si unisce egli stesso ai miei persecutori oppure, almeno, ascolta in silenzio ciò che mi danneggia. Se i miei nemici compiono un’azione contro di me, si schiera con loro oppure, almeno, non fa il minimo tentativo per proteggermi dalle loro malefatte. Considererei davvero amico una persona simile? Tutti risponderebbero: mai. Perché questa è soltanto una pretesa verbale di amicizia; in realtà nel suo cuore non c’è alcun sentimento di amicizia. Essere amici significa nutrire amore e sincerità verso colui di cui si è amici, mostrargli compassione e desiderare il suo bene. Significa aiutarlo contro i suoi nemici e non tollerare che venga calunniato. Se tali qualità non sono presenti in lui, è un ipocrita. La sua pretesa di amicizia è falsa.

Secondo questo esempio, si può comprendere quali doveri ricadano su chi dichiara di essere musulmano. Essere musulmano significa che in colui che lo è devono esserci fervore islamico, senso dell’onore fondato sulla fede, amore per l’Islam e sincera benevolenza verso i fratelli musulmani. Anche quando è impegnato nelle attività mondane, deve avere sempre davanti agli occhi il bene dell’Islam e l’interesse dei musulmani. Per il proprio interesse personale o per evitare un danno personale, non compirà mai un’azione che sia dannosa per l’Islam e contraria al bene dei musulmani. Con la mente, la vita e i beni prenderà parte a ogni azione benefica per l’Islam e i musulmani, e si terrà lontano da ogni azione dannosa per l’Islam e i musulmani. Considererà l’onore della propria religione e della propria comunità religiosa come il proprio onore. Come non può tollerare la propria umiliazione, così non tollererà l’umiliazione dell’Islam e dei credenti nell’Islam. Come non aiuterà i nemici contro se stesso, così non aiuterà i nemici dell’Islam e dei musulmani. Come è pronto a compiere ogni sacrificio per i propri beni, la propria vita e il proprio onore, così sarà pronto a compiere ogni sacrificio per l’Islam e la comunità musulmana. Chi dichiara di essere musulmano deve riunire in sé tutte queste qualità; altrimenti sarà annoverato tra gli ipocriti. Le sue azioni dimostreranno falsa la sua dichiarazione verbale.

Una parte di questo sostegno dell’Islam è chiamata, nel linguaggio della Sharia, «jihad». Il significato letterale di jihad è impiegare in un’azione tutte le proprie forze fino all’estremo. In questo senso, anche chi cerca di elevare la parola di Allah con il denaro, con le parole, con la penna o con le mani e i piedi sta compiendo jihad. La parola «jihad» è stata usata per indicare quella guerra che, libera da ogni obiettivo mondano, viene condotta esclusivamente per Allah contro i nemici dell’Islam. Nella Sharia questo jihad è chiamato fard kifaya, cioè un obbligo stabilito per tutti i musulmani, ma che, se viene adempiuto da una comunità, si considera assolto anche per gli altri. Tuttavia, se un Paese islamico viene attaccato dal nemico, in quella situazione il jihad diventa per tutti gli abitanti di quel Paese un fard ayn, cioè un obbligo individuale, proprio come la salat e il sawm. Se essi non hanno la forza di affrontare il nemico, diventa obbligatorio per ogni musulmano dei Paesi vicini aiutarli con la propria vita e i propri beni; e se neppure con il loro aiuto si riesce a respingere l’attacco nemico, allora diventa obbligatorio per tutti i musulmani del mondo sostenerli, proprio come la salat e il sawm. Se anche una sola persona si tira indietro dall’adempiere questo dovere obbligatorio, diventa peccatrice. In una situazione simile, l’importanza del jihad diventa persino maggiore di quella della salat e del sawm, perché è il momento della prova della fede. Quanto vale la salat e quale beneficio può mai avere il sawm per chi, nel momento del pericolo, non sostiene l’Islam e i musulmani? E se in quel momento qualche sventurato sostiene il nemico contro l’Islam e i musulmani, è certamente un ipocrita; la sua salat, il suo sawm, la sua zakat e il suo hajj, tutto è privo di significato.

Religione e Sharia

Finora ho parlato della religione. Ora parlerò della Sharia di Hazrat Muhammad (pace e benedizioni su di lui). Ma prima di tutto dobbiamo sapere: che cos’è la Sharia e qual è la differenza tra la Sharia e la religione?

La differenza tra religione e Sharia

Nei capitoli precedenti è stato detto che tutti i profeti sono venuti con l’insegnamento dell’Islam, e che la religione dell’Islam consiste nel credere, secondo l’insegnamento dei veri messaggeri di Allah, nell’Essenza di Allah, nelle Sue qualità e nella ricompensa e nella punizione dell’Aldilà; nell’accettare i Libri di Allah; nell’abbandonare tutte le vie inventate dagli uomini e riconoscere come vera la via stabilita dai Libri di Allah; nell’obbedire ai profeti di Allah e seguirli esclusivamente, abbandonando ogni altra cosa. Nell’adorazione non si può associare nessuno ad Allah. Questa fede e questa adorazione si chiamano religione, e sono state incluse nell’insegnamento di tutti i profeti.

Oltre a ciò, vi è un’altra cosa: la sharia. In essa sono comprese le modalità dell’adorazione, le consuetudini sociali, le norme relative alle transazioni reciproche e al mantenimento dei rapporti, i limiti del lecito e dell’illecito, del permesso e del proibito, e così via. Riguardo a queste norme, all’inizio Allah l’Altissimo, tenendo conto delle condizioni delle diverse comunità, inviò tramite i Suoi profeti diverse sharia, affinché ciascuna comunità fosse educata separatamente alla buona condotta, alla civiltà e alla rettitudine morale, e fosse preparata a obbedire a una legge più ampia. Quando questo processo di formazione dell’umanità fu completato, Allah l’Altissimo inviò Muhammad (s.a.s.) con quella legge più ampia, ogni disposizione della quale è applicabile a tutto il mondo. La religione rimase dunque la stessa insegnata dai profeti precedenti, ma tutte le sharia precedenti furono abrogate. Al loro posto fu istituita una sharia nella quale furono codificate insieme, per tutti gli esseri umani, le modalità dell’adorazione, le consuetudini sociali, le norme riguardanti gli scambi reciproci e i limiti del lecito e dell’illecito.

Le fonti per conoscere le norme della sharia

Per comprendere i principi e le norme della sharia muhammadiana abbiamo davanti a noi due fonti. La prima è il Nobile Corano e la seconda è l’hadith. Tutti sanno che il Nobile Corano è la parola di Allah e che ogni sua parola proviene da Allah. Con il termine hadith si intendono le narrazioni giunte fino a noi dal Nobile Messaggero (s.a.s.). Tutta la vita del Messaggero di Allah (s.a.s.) fu un’interpretazione del Corano. Dal momento in cui divenne profeta e per ventitré anni, ogni istante della sua vita fu dedicato a istruire le persone, a guidarle sulla retta via e a insegnare loro, attraverso le sue parole e le sue azioni, il modo di vivere secondo la volontà e il compiacimento di Allah. Durante questa sua vita incessantemente operosa, i suoi compagni e compagne, i suoi familiari e le sue consorti ascoltavano attentamente ogni sua parola, osservavano ogni sua azione e, ogni volta che si presentava loro un problema, ricevevano da lui indicazioni sulle norme della sharia. Talvolta egli diceva: «Fai questa cosa e non fare quell’altra». Coloro che erano presenti imparavano con cura le sue istruzioni. Talvolta, invece, compiva una certa azione in un modo particolare. Quelli che la vedevano la ricordavano e la riferivano anche a quelli che non l’avevano vista, dicendo loro che il Nobile Profeta (s.a.s.) aveva compiuto quella determinata azione in quel determinato modo. Altre volte una persona compiva un’azione davanti al Nobile Messaggero (s.a.s.); egli rimaneva in silenzio, oppure la approvava, oppure la proibiva. Anche queste parole e questi fatti furono conservati dalla gente. Allo stesso modo, alcune delle parole che le persone udivano dai suoi compagni e dalle sue compagne venivano memorizzate da alcuni e messe per iscritto da altri. Essi ricordavano anche il nome della persona dalla quale quella narrazione era giunta loro. Gradualmente, queste narrazioni furono raccolte in libri. Si formò così una vasta raccolta di hadith. Tra le opere degli studiosi che raccolsero gli hadith, i libri compilati dall’Imam Malik (r.), dall’Imam al-Bukhari (r.), dall’Imam Muslim (r.), dall’Imam al-Tirmidhi (r.), dall’Imam Abu Dawud (r.), dall’Imam al-Nasa’i (r.) e dall’Imam Ibn Majah (r.) sono considerati estremamente affidabili.

Fiqh

Dopo aver riflettuto e svolto ricerche sulle norme del Corano e dell’hadith, i dotti religiosi hanno messo per iscritto in dettaglio le leggi, per facilitare le cose alla gente comune. Le loro opere scritte sono chiamate «fiqh». Poiché non ogni persona è in grado di comprendere tutte le sottigliezze del Nobile Corano, né ogni persona possiede una conoscenza dell’hadith sufficientemente approfondita da poter comprendere da sola le norme della sharia, i dotti religiosi hanno elaborato la disciplina del «fiqh» dopo anni di impegno, riflessione e ricerca. I musulmani del mondo non potranno mai ricompensarli adeguatamente per questa loro opera benefica. Grazie ai loro sforzi, oggi milioni e milioni di musulmani seguono la sharia senza dover affrontare alcuna difficoltà e non incontrano alcun ostacolo nel comprendere le norme di Allah e del Messaggero.

All’inizio molti dotti religiosi elaborarono la disciplina del «fiqh» secondo i propri metodi; alla fine, tuttavia, quattro scuole di fiqh ottennero il riconoscimento nel mondo, e oggi sono soprattutto queste quelle seguite dai musulmani di tutto il mondo:

Primo: il fiqh elaborato dall’Imam Abu Hanifa (r.). Alla sua elaborazione collaborarono alcuni grandi dotti, tra cui l’Imam Abu Yusuf (r.), l’Imam Muhammad (r.) e l’Imam Zufar (r.). È chiamato fiqh hanafita.

Secondo: il fiqh elaborato dall’Imam Malik (r.). È chiamato fiqh malikita.

Terzo: il fiqh redatto dall’Imam al-Shafi‘i (che Dio abbia misericordia di lui). Esso è chiamato fiqh shafi‘ita.

Quarto: il fiqh redatto dall’Imam Ahmad ibn Hanbal (che Dio abbia misericordia di lui). Esso è chiamato fiqh hanbalita.

Queste quattro forme di fiqh furono redatte nei duecento anni successivi al venerabile Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui). Le differenze reciproche che vi si riscontrano sono del tutto naturali. Quando persone diverse fanno ricerche su una questione o cercano di comprenderne il significato, le loro ricerche possono differire. Tutti erano sinceri nella ricerca della verità, animati da buone intenzioni e autenticamente desiderosi del bene dei musulmani; perciò tutti i musulmani hanno accettato queste quattro forme di fiqh come fondate sulla verità.

È tuttavia necessario sapere che, riguardo a una stessa questione, si può seguire un solo metodo; non è possibile seguirne quattro diversi. Per questo la maggior parte degli ulema ritiene che i musulmani debbano seguire uno qualunque di questi quattro metodi. Un’altra categoria di ulema, invece, sostiene che non sia necessario seguire uno specifico fiqh. Gli studiosi devono comprendere sinceramente le prescrizioni del Corano e degli hadith, mentre coloro che non possiedono conoscenza hanno il dovere di seguire uno studioso di loro fiducia. Questi sono chiamati Ahl al-Hadith. Anch’essi, al pari dei quattro gruppi sopra menzionati, si attengono alla verità.

Tasawwuf

Il fiqh riguarda le azioni esteriori dell’essere umano. Il suo criterio è il seguente: sto compiendo correttamente un’azione, nel modo e secondo la procedura in cui mi è stato ordinato di compierla? Se l’ho eseguita correttamente, il fiqh non si occupa di quale fosse lo stato del cuore. Ciò che riguarda lo stato del cuore si chiama tasawwuf¹. Per esempio, quando qualcuno compie la salat, il fiqh verifica soltanto se ha eseguito correttamente l’abluzione, se si è rivolto verso la qibla, se ha rispettato tutte le condizioni essenziali della salat, se ha recitato tutto ciò che deve essere recitato durante la salat e se ha compiuto, nel tempo stabilito, il numero prescritto di rak‘at. Quando tutte queste condizioni sono state rispettate, dal punto di vista del fiqh la sua salat è completa. Il tasawwuf, invece, considera quale fosse lo stato del suo cuore durante questo atto di culto. Era concentrato su Allah? Il suo cuore era libero dai pensieri mondani? Dalla salat erano nati nel suo cuore il timore di Allah, la certezza della Sua presenza e della Sua vigilanza e il desiderio di ottenere soltanto il Suo compiacimento? Quanto ha purificato questa salat la sua anima? Quanto ha corretto il suo carattere? In che misura lo ha reso un musulmano sinceramente devoto e virtuoso? Nella prospettiva del tasawwuf, la salat raggiunge una perfezione tanto maggiore quanto più una persona consegue la perfezione negli aspetti connessi al suo vero obiettivo. E nella misura in cui rimane debole sotto tali aspetti, la sua salat sarà considerata altrettanto imperfetta. Allo stesso modo, riguardo a tutte le prescrizioni della sharia, il fiqh verifica soltanto se ogni comando è stato eseguito esattamente nel modo in cui è stato ordinato. Il tasawwuf, d’altra parte, considera quanta sincerità, quanta rettitudine d’intenzione e quale autentico atteggiamento di obbedienza fossero presenti in lui nell’adempimento di quel comando.

Un esempio permette di comprendere la differenza tra queste due cose. Quando una certa persona incontra qualcuno, lo osserva da due punti di vista. Primo: la persona è completa e sana? Non è cieca, strabica o zoppa? È bella o brutta? Indossa abiti di buona qualità oppure abiti sporchi e logori? Secondo: com’è il suo carattere, quali sono la sua indole e le sue abitudini, e com’è la sua intelligenza e la sua conoscenza? È istruita o ignorante, virtuosa o malvagia? Il primo punto di vista è quello del fiqh, mentre il secondo è quello del tasawwuf. Quando qualcuno cerca una persona da scegliere come amico, deve esaminarne entrambi gli aspetti della personalità. Il suo desiderio sarà che siano belli sia l’aspetto interiore sia quello esteriore. Analogamente, nella vita auspicata dall’Islam, si devono osservare le prescrizioni della sharia sia sotto il profilo della conformità esteriore sia sotto quello della conformità interiore. Una persona può obbedire esteriormente senza avere viva obbedienza nel cuore. È simile a un morto dal volto bello. D’altra parte, una persona può possedere ogni bellezza nelle proprie azioni senza osservare correttamente l’obbedienza esteriore; è paragonabile a qualcuno che sia estremamente nobile e virtuoso, ma fisicamente brutto e deforme.

Da questo esempio si può comprendere il rapporto reciproco tra fiqh e tasawwuf. È tuttavia motivo di rammarico che, in epoche successive, quando la corruzione della conoscenza e del carattere ha generato ogni sorta di disordine, anche la forma pura del tasawwuf sia stata deformata. Traendo dalle pratiche dei popoli traviati insegnamenti di filosofie contrarie all’Islam, gli uomini li hanno introdotti nell’Islam con il nome di tasawwuf. Hanno diffuso, in nome del tasawwuf, molte credenze e pratiche diverse che non hanno alcun fondamento nel Corano e negli hadith. Tali persone hanno gradualmente liberato se stesse dall’obbedienza alla sharia. Secondo loro, il tasawwuf non ha alcun rapporto con la sharia: qui esisterebbe un mondo del tutto diverso. Perché i sufi dovrebbero aver bisogno di obbedire a leggi, regole e metodi? Sono i sufi ignoranti a sostenere opinioni di questo genere; in realtà, però, la loro concezione è completamente erronea. Nell’Islam non esiste alcun tasawwuf che sia privo di rapporto con le prescrizioni della sharia. Nessun sufi ha il diritto di essere esentato dall’obbedienza alla salat, al sawm, all’hajj e alla zakat. Riguardo alla vita sociale, alle responsabilità morali, al carattere, ai rapporti reciproci, ai diritti e ai doveri e ai limiti del lecito e dell’illecito, nessun sufi ha il diritto di agire in contrasto con le regole stabilite da Allah e dal Messaggero. Chi non obbedisce correttamente al Messaggero di Allah e non segue il metodo d’azione da lui stabilito non è degno di chiamarsi sufi musulmano. In realtà, il vero amore per Allah e per il Suo Messaggero è tasawwuf, e la pretesa dell’amore consiste nel fatto che nessuno si discosti neppure della misura di un capello dalle prescrizioni di Allah e dall’obbedienza al Suo Messaggero. Il tasawwuf islamico non è qualcosa di separato dalla sharia; piuttosto, si chiama tasawwuf l’osservanza delle prescrizioni della sharia con la massima sincerità e la più retta intenzione, e il suscitare nel cuore l’amore e il timore di Allah.

 

Norme e precetti della Shari’a

In quest’ultimo capitolo parlerò dei principi della Shari’a e delle sue norme specifiche. Da ciò si potrà comprendere come la Shari’a islamica renda la mente umana obbediente a norme giuste e armoniose, e quanto siano profonde e colme di saggezza tali norme.

I principi della Shari’a

Chiunque rifletta sulla propria condizione può comprendere di essere venuto al mondo dotato di molteplici facoltà, e che ciascuna facoltà interiore esige di essere utilizzata correttamente. Tra queste vi sono l’intelletto, la volontà, i desideri, la facoltà della parola, la vista, l’udito, la capacità di gustare, la capacità di muovere mani e piedi, l’odio e l’ira, l’affetto e l’attrazione, la paura e la tentazione; ma nessuna di esse è priva di scopo. Queste facoltà sono state concesse per soddisfare le necessità degli esseri umani. La vita degli uomini nel mondo e il loro successo dipenderanno dal corretto uso delle facoltà che Allah ha concesso loro.

Si può inoltre osservare che, insieme alle facoltà conferite all’uomo, gli sono stati forniti anche i mezzi per utilizzarle. Anzitutto vi è il corpo umano, nel quale sono presenti tutti gli organi necessari. Poi vi è il mondo circostante, nel quale sono stati predisposti in anticipo innumerevoli mezzi di ogni tipo. A disposizione dell’uomo, per aiutarlo, vi sono i suoi simili. Per servirlo vi sono gli animali, le piante, i minerali, la terra e l’acqua, l’aria, il calore e la luce, e innumerevoli altre cose. Allah ha creato tutto questo affinché l’uomo se ne servisse e traesse da esso aiuto per vivere.

Consideriamo ora un altro aspetto. Le facoltà conferite all’uomo sono state date per il suo bene, non per il suo danno. Il modo corretto di utilizzarle sarà dunque quello dal quale derivi soltanto beneficio, senza alcuna possibilità di danno, oppure con il minor danno possibile. Secondo la ragione, sarebbe sbagliato usarle in altri modi. Se qualcuno compie un’azione che danneggia lui stesso, ciò è certamente sbagliato. Se usa una propria facoltà in modo da danneggiare gli altri, anche questo è sbagliato. Se, usando male una facoltà, spreca i mezzi e le risorse che Allah gli ha dato, commette ugualmente un errore. La ragione di ciascuno testimonierà che bisogna evitare ogni forma di danno e accettarlo soltanto quando evitarlo sia assolutamente impossibile o quando dal suo esito possa derivare un bene maggiore.

Proseguiamo ancora. Nel mondo si vedono due tipi di persone. Alcune usano deliberatamente certe loro facoltà in modo tale che una di esse danneggi un’altra loro facoltà, oppure che altri ne subiscano il danno. Oppure fanno cattivo uso dei mezzi e delle risorse loro concesse, sebbene tali cose siano state date loro esclusivamente per il bene, non per essere sprecate. L’altro gruppo non agisce intenzionalmente in tal modo, ma commette errori a causa della propria ignoranza. Le persone del primo gruppo sono malfattori e per controllarle sono necessarie leggi e norme. Per l’altro gruppo, che sbaglia per ignoranza, è necessario un sistema educativo che gli permetta di comprendere il modo corretto e infallibile di utilizzare le proprie facoltà.

La Shari’a che Allah l’Altissimo ha inviato per mezzo del Suo profeta ha soddisfatto questa necessità. Essa non mira in alcun modo a distruggere nessuna facoltà degli uomini, a reprimere alcun desiderio naturale o ad annientare i sentimenti e le emozioni umane. La Shari’a non dice mai all’uomo: «Rinuncia al mondo, digiuna, vivi nudo tra le montagne e nelle foreste, nega le esigenze dell’anima e gettati nelle mortificazioni, rendi illeciti per te tutti gli agi e tutte le gioie della vita». La Shari’a non insegna mai questo. Questa è la Shari’a creata da Allah, e Allah stesso ha creato questo mondo per il benessere dell’uomo. Come potreste voler distruggere questa officina? Allah non ha dato all’uomo nessuna facoltà inutilmente o senza necessità. Non ha creato in nessun luogo, né sulla terra né nei cieli, qualcosa che non possa essere utilizzato. Egli vuole invece che questa officina del mondo continui a funzionare con pieno vigore, che l’uomo utilizzi pienamente ciascuna delle proprie facoltà, tragga il massimo beneficio da ogni cosa del mondo e usi correttamente tutti i mezzi e le risorse predisposti sulla terra e nei cieli; e che, a causa dell’ignoranza e della malvagità sopra menzionate, non danneggi né se stesso né gli altri.

Allah ha stabilito nella Sharia tutte le disposizioni con questo scopo. Tutto ciò che è nocivo per gli esseri umani è haram (proibito) nella Sharia, mentre tutto ciò che è benefico è halal (lecito); nella Sharia è proibita ogni azione con cui una persona arreca danno a sé stessa o ad altri. È consentito fare tutto ciò che le è benefico e che non arreca alcun danno agli altri. Tutte le sue leggi sono state fondate su questo principio, affinché gli esseri umani nel mondo possano soddisfare tutti i propri desideri e bisogni e abbiano il diritto di compiere ogni sforzo per il proprio bene; inoltre, devono trarre beneficio da questo diritto in modo tale da non ledere, per ignoranza o malvagità, i diritti altrui. Anzi, devono aiutare e sostenere gli altri per quanto possibile. Quando un’azione presenta da un lato la possibilità di un beneficio e dall’altro quella di un danno, il principio della Sharia è accettare un danno minore per conseguire un beneficio maggiore e sacrificare un beneficio minore per proteggersi da un danno maggiore.

Poiché non tutte le persone di ogni epoca possono avere la stessa conoscenza di quanto una cosa o un’azione sia benefica o nociva, Allah, che possiede la conoscenza di tutti i misteri della creazione, ha dato agli esseri umani una norma perfetta per una vita completa. Molti secoli fa, i numerosi aspetti benefici di questa norma non rientravano nei limiti della comprensione umana; ma il progresso dell’istruzione attuale ha svelato quei misteri. Gli esseri umani non riescono ancora a comprendere tutti i suoi numerosi aspetti benefici; tuttavia, man mano che la conoscenza progredirà, quei misteri continueranno a manifestarsi loro. Coloro che si affidano alla propria conoscenza e intelligenza debole e immatura, dopo essere rimasti immersi negli errori per secoli, alla fine sono costretti ad accettare l’una o l’altra disposizione di questa Sharia; invece, coloro che si sono affidati al Messaggero di Allah sono stati risparmiati dai danni dell’apparenza e dell’ignoranza, perché, che conoscessero o meno i suoi aspetti benefici, in ogni circostanza, mossi dalla fede nel Messaggero di Allah, hanno obbedito a una legge fondata su una conoscenza corretta e infallibile.

I quattro tipi di diritti

Nella Sharia islamica sono stati stabiliti quattro tipi di diritti per gli esseri umani.

Primo: i diritti di Allah;

Secondo: i diritti del corpo e della mente propri dell’essere umano;

Terzo: i diritti degli altri servi di Allah; e

Quarto: i diritti delle cose che Allah ha posto sotto il controllo degli esseri umani affinché le utilizzino e ne traggano beneficio.

Comprendere questi quattro tipi di diritti e utilizzarli correttamente è dovere del vero musulmano. Nella Shariah questi diritti sono stati descritti separatamente e sono state stabilite modalità per adempierli tali da consentire di rispettare simultaneamente i diritti di tutti e, per quanto possibile, di non ledere il diritto di nessuno.

Il diritto di Allah

Il diritto di Allah consiste nel fatto che l’uomo riconosca soltanto Lui come «Ilah» e non associ a Lui nessun altro. Ho già detto che questo diritto viene adempiuto credendo nella formula «La ilaha illallah».

Il secondo diritto di Allah consiste nell’accettare con piena sincerità la guida proveniente da Lui. Questo diritto viene adempiuto credendo in «Muhammadur Rasulullah». Ne ho già fornito una descrizione dettagliata.

Il terzo diritto di Allah è obbedire ai Suoi ordini. Questo diritto può essere adempiuto osservando la legge di Allah, esposta nel Suo Libro e nella Sunnah del Suo Messaggero. Ho già fatto riferimento a questo argomento.

Il quarto diritto di Allah è adorarLo. La descrizione dei doveri stabiliti per l’uomo al fine di adempiere questo diritto è stata fornita in un capitolo precedente. Poiché questo diritto occupa una posizione superiore rispetto a tutti gli altri diritti, nel tentativo di adempierlo è necessario sacrificare, in misura maggiore o minore, altri diritti; per esempio, adempiendo doveri quali la salat e il sawm, l’uomo sacrifica molti diritti del proprio corpo e della propria mente. Per la salat l’uomo si alza molto presto e compie l’abluzione con acqua fredda. Più volte durante il giorno e la notte rinuncia ai piaceri dei propri lavori urgenti e dello svago. Per tutto il mese di Ramadan sopporta la difficoltà di dominare la fame, la sete e la sensualità; nell’adempiere la zakat, diventando pari nell’amore per Allah, sacrifica l’amore per il denaro. Durante l’hajj deve accettare le difficoltà del viaggio e il sacrificio finanziario. Nel jihad sacrifica i propri beni e la propria vita. Così, per adempiere il diritto di Allah, è necessario sacrificare, in misura maggiore o minore, anche i diritti altrui. Per esempio, al momento della salat il servitore deve lasciare il lavoro del suo padrone e recarsi ad adorare il suo vero Padrone. Durante l’hajj una persona deve abbandonare ogni genere di attività e affari e viaggiare verso la nobile Mecca; nell’adempimento di questo suo dovere sono coinvolti anche i diritti di molte altre persone. Nel jihad l’uomo toglie la vita e offre la propria vita esclusivamente per Allah. Per adempiere il diritto di Allah è necessario rinunciare a molte cose sottoposte al controllo dell’uomo, come sacrificare animali e spendere denaro.

Allah l’Altissimo ha stabilito alcuni limiti riguardo al Suo diritto. Di conseguenza, per adempiere questo diritto non è necessario compiere sacrifici nei confronti dei diritti altrui più di quanto sia indispensabile. Prendiamo come esempio la questione della salat. Sono state predisposte tutte le facilitazioni per adempiere le salat che Allah l’Altissimo ha reso obbligatorie. Se non si trova l’acqua per l’abluzione, oppure se si è malati, si può compiere il tayammum. Durante il viaggio la salat deve essere abbreviata. Se si è malati, si può compiere la salat seduti o sdraiati sul letto; inoltre ciò che deve essere recitato nella salat non è così lungo da richiedere più di pochi minuti per una singola preghiera. Quando è tranquillo, l’uomo può, se vuole, recitare nella salat una sura completa come la sura al-Baqara; ma nei momenti di intensa attività è stato vietato compiere una salat lunga. Se poi una persona desidera compiere una salat volontaria oltre alle salat obbligatorie, Allah ne è compiaciuto; tuttavia Egli non vuole che qualcuno renda il sonno notturno e il riposo diurno illeciti per se stesso, o trascorra tutto il tempo destinato al proprio sostentamento e al proprio lavoro soltanto nella salat, o continui a compiere la salat ledendo i diritti dei servi di Allah.

Allo stesso modo, per quanto riguarda il sawm, sono state concesse ogni sorta di facilitazioni. Il sawm è stato reso obbligatorio soltanto per un mese all’anno; anche questo può essere recuperato durante il viaggio o in caso di malattia. Se chi osserva il sawm si ammala e teme per la propria vita, può interromperlo. Non è appropriato osservare il sawm neppure un minuto oltre il periodo stabilito per esso.

È consentito mangiare e bere fino alla fine del suḥūr. E, non appena giunge il momento dell ifṭār, è stato ordinato di interrompere immediatamente il ṣawm. Se, oltre al ṣawm obbligatorio, qualcuno osserva un ṣawm volontario, Allah ne sarà estremamente compiaciuto. Ma Allah non vuole che qualcuno osservi continuamente il ṣawm e renda se stesso così debole da non poter svolgere alcun lavoro.

Anche riguardo alla zakāt Allah ha stabilito un’aliquota minima e l’ha resa obbligatoria soltanto per coloro che possiedono beni pari al niṣāb stabilito. Se qualcuno continua a offrire, sulla via di Allah, elemosine e donazioni superiori a tale misura, ciò procura il compiacimento di Allah; ma Allah non vuole che qualcuno sacrifichi i diritti propri e dei suoi familiari, spenda tutto in elemosine e donazioni e rimanga poi ridotto in miseria. Nel fare donazioni ci è stato ordinato di adottare una posizione equilibrata.

Poi si pone la questione del ḥajj. Innanzitutto, il ḥajj è stato reso obbligatorio soltanto per coloro che sono in grado di sostenere le spese del viaggio e di affrontarne le fatiche fisiche. Inoltre, il più grande sollievo concesso a questo riguardo è che lo si deve compiere una sola volta nella vita, quando se ne abbia la possibilità. Se lungo il percorso è in corso una guerra, oppure vi è il timore che la vita sia messa in pericolo, si può rimandare l’intenzione di compiere il ḥajj. Allo stesso tempo, per il ḥajj è stata considerata indispensabile l’autorizzazione dei genitori, affinché, in assenza del figlio, i suoi anziani genitori non debbano subire alcuna sofferenza. Da queste disposizioni si comprende quanto Allah abbia tenuto conto dei diritti altrui anche nell’ambito dei diritti che Gli sono propri.

È durante il jihād che, per adempiere al diritto di Allah, si deve sacrificare maggiormente il diritto degli esseri umani, poiché allora all’uomo viene richiesto di offrire sulla via di Allah i propri beni e la propria vita, e di sacrificare anche i beni e la vita altrui. Ma è già stato detto che il principio dell’Islam consiste nell’accettare un danno minore per essere risparmiati da un danno maggiore. Se si giudica tenendo presente questo principio, si comprende che un danno più grande della perdita di alcune centinaia, alcune migliaia o persino alcune centinaia di migliaia di vite è la vittoria della menzogna sulla verità; la sconfitta della religione di Allah di fronte al kufr, allo shirk e all’ateismo; la diffusione nel mondo dello sviamento e dell’immoralità. Per questo, allo scopo di evitare tale danno maggiore, Allah ha ordinato ai musulmani di accettare, per ottenere il Suo compiacimento, il danno minore arrecato alle vite e ai beni; ma è stato anche chiarito che non si deve versare più sangue di quanto sia indispensabile. È stato proibito aggredire anziani, bambini, donne, feriti e malati. Si deve combattere soltanto contro coloro che hanno sguainato la spada in sostegno della menzogna. È proibito devastare senza motivo il paese nemico, e dopo la vittoria è prescritto di trattare il nemico con giustizia. Se si stipula un accordo con il nemico su una determinata questione, lo si deve rispettare. Quando essi desistono dall’ostilità contro la verità, si deve porre fine ai combattimenti. Da queste disposizioni si comprende che, per adempiere al diritto di Allah, non è stato considerato lecito sacrificare i diritti umani oltre la misura resa indispensabile.

I diritti personali

Passiamo ora a esaminare il secondo tipo di diritti, ossia i diritti propri del corpo e della mente dell’individuo.

Forse molti si stupiranno sentendo che l’uomo, lasciando stare tutti gli altri, commette ingiustizia proprio contro se stesso. In effetti, è davvero sorprendente. Poiché, apertamente, ogni individuo sente di amare più di ogni altra cosa la propria persona, e probabilmente nessuno ammetterà di essere ostile a se stesso; tuttavia, riflettendo un poco, tutti potranno rendersi conto della verità di questa questione.

Una grande debolezza degli esseri umani è che, quando una qualche brama dei sensi prevale su di loro, essi ne diventano schiavi e, per soddisfarla, finiscono per danneggiarsi molto, consapevolmente o inconsapevolmente. Si vede che alcune persone vengono sopraffatte dalla dipendenza dal vino: gli girano dietro follemente e accettano di danneggiare la propria salute, il proprio patrimonio, il proprio onore; in una parola, accettano di perdere tutto. Un’altra persona è invece ingorda: continua a mangiare senza alcuna preoccupazione ogni sorta di cibo e, in questo modo, distrugge la propria vita. Una terza persona può diventare schiava della brama sessuale e continuare a soddisfare i propri desideri in modo tale che il risultato inevitabile sia la propria rovina. Una quarta persona desidera il progresso spirituale: trascura ogni esigenza della vita, reprime tutti i desideri del cuore, rifiuta di soddisfare i bisogni del corpo, non si sposa, si astiene dal mangiare e dal bere, non riconosce la necessità di usare abiti e non è nemmeno disposta a respirare; va a trascorrere la vita nei boschi, nelle foreste e sulle montagne, pensando che questo mondo non sia stato creato per lei. Ho presentato alcuni esempi di estremisti tra gli esseri umani soltanto a titolo illustrativo. Forme innumerevoli di questa mentalità estremista le vediamo giorno e notte intorno a noi.

L’obiettivo della Sharia islamica è il bene dell’essere umano. Perciò lo ammonisce dicendogli: «Tu hai un diritto su te stesso».

La Sharia islamica impedisce all’essere umano tutto ciò che gli reca danno, come il vino, il vino di palma, l’oppio e ogni altra sostanza stupefacente. La Sharia ha proibito all’essere umano la carne di maiale, la carne degli animali feroci e velenosi, gli animali impuri, gli animali morti e simili, poiché tali cose esercitano un’influenza estremamente nociva sulla salute, sul carattere, sulle facoltà intellettive e sulla forza spirituale dell’essere umano. In cambio, la Sharia ha reso lecite per l’essere umano le cose pure e benefiche e gli ha ordinato di non privarsi di questi cibi puri, poiché il suo corpo ha un diritto su di lui.

La Sharia gli proibisce di rimanere nudo e gli ordina di usare l’abbigliamento che Allah ha prescritto per adornare il suo corpo, nonché di coprire le parti del corpo che lasciate scoperte equivalgono a indecenza.

La Sharia gli ha ordinato di procurarsi il sostentamento e il lavoro e gli ha raccomandato di non rimanere inoperoso, di non chiedere l’elemosina e di non morire di fame; gli ha ordinato di utilizzare le forze che Allah gli ha concesso e di procurarsi con mezzi leciti tutti i mezzi che Egli ha creato sulla terra e nei cieli per il suo sostentamento e il suo benessere.

La Sharia, invece di ordinare all’essere umano di reprimere i propri desideri sensuali, gli ha ordinato di sposarsi per soddisfare i propri desideri.

La Sharia ha proibito all’essere umano di negare le esigenze della propria anima e gli ha ordinato di non privarsi del gusto di una vita comoda e agiata. Se desidera il progresso spirituale, la vicinanza ad Allah e la salvezza nell’Aldilà, non deve per questo rinunciare al mondo; al contrario, vivendo pienamente e con maturità nel mondo, ricorderà Allah, se ne terrà lontano con timore dalla disobbedienza e obbedirà alle Sue leggi stabilite. Questo è il mezzo per ottenere il pieno successo in questo mondo e nell’Aldilà.

La Sharia ha dichiarato illecita la negazione delle esigenze dell’anima. Ha ordinato all’essere umano di riconoscere che i suoi beni e la sua vita appartengono ad Allah. Questo deposito gli è stato affidato affinché lo utilizzi fino al tempo stabilito da Allah, non affinché ne faccia cattivo uso.

I diritti dei servi

La Shari’a, da un lato, ha ordinato di rispettare i diritti del corpo e dell’anima dell’essere umano; dall’altro, ha imposto una condizione limitativa: nell’adempiere tali diritti, egli non deve adottare alcun metodo che comporti un’ingerenza nei diritti altrui. Infatti, cercando in questo modo di soddisfare i propri desideri e bisogni, l’anima stessa dell’uomo si corrompe e si arreca ogni sorta di danno agli altri. Inoltre, la Shari’a ha dichiarato haram i furti, le rapine, le tangenti, le frodi, l’usura, la falsificazione e simili malvagità, poiché, sebbene tali metodi procurino un certo guadagno a qualcuno, in realtà lo ottengono danneggiando altri. Anche la menzogna, la maldicenza, il pettegolezzo, le false accuse e simili sono stati dichiarati haram, perché queste azioni sono dannose per gli altri. Il gioco d’azzardo, le lotterie e simili sono stati dichiarati haram, poiché il guadagno di alcuni si realizza a spese della perdita di migliaia di persone. Sono state dichiarate haram anche l’inganno, le transazioni fraudolente e le attività commerciali di questo tipo, perché comportano la concreta possibilità di arrecare danno a una delle parti. L’omicidio e le liti sono stati proibiti, poiché nessuno ha il diritto di togliere la vita a un altro o di tormentarlo per ottenere un vantaggio personale o soddisfare un proprio desiderio. La zina, l’adulterio e i rapporti sessuali anormali sono stati dichiarati haram, perché da un lato tali azioni danneggiano la salute e il carattere dell’individuo e, dall’altro, diffondono impudicizia e immoralità nell’intero corpo sociale, provocano l’insorgere di malattie ripugnanti, deformano la costituzione fisica, generano liti e alterano i rapporti umani. Soprattutto, come conseguenza, spezzano i legami della civiltà e della cultura della nazione.

È proprio affinché l’essere umano, nell’adempiere i diritti del proprio corpo e della propria mente, non distrugga i diritti altrui che la Shari’a islamica ha previsto il suddetto sistema di controllo. Tuttavia, per il progresso e il benessere della civiltà umana, non è sufficiente un sistema che impedisca ai singoli di danneggiare gli altri; è invece necessario stabilire tra le persone rapporti reciproci tali da consentire loro di aiutarsi nelle opere benefiche. A questo scopo, presento qui soltanto una breve descrizione delle leggi che la Shari’a ha elaborato.

I rapporti umani hanno inizio dalla famiglia. Rivolgiamo dunque anzitutto l’attenzione a questo ambito. La famiglia è costituita dal marito, dalla moglie e dai figli. Secondo il sistema di condotta islamico, la responsabilità di guadagnarsi da vivere, soddisfare le necessità familiari e proteggere la moglie e i figli spetta agli uomini; il dovere della moglie consiste nel provvedere a ogni necessità della casa con ciò che il marito guadagna, adoperarsi per garantire il massimo benessere al marito e ai figli e impartire un’educazione ai figli. Il dovere dei figli è obbedire ai genitori, trattarli con rispetto e servirli nella loro vecchiaia. Per assicurare il buon funzionamento della famiglia, l’Islam ha adottato misure particolari. Una di queste consiste nello stabilire il marito o il padre come amministratore e capo della casa; infatti, proprio come l’amministrazione di una città non può funzionare correttamente senza un amministratore, né quella di una scuola senza un preside, così la gestione della famiglia non può procedere ordinatamente senza un amministratore designato. Nella famiglia in cui ogni persona agisce secondo la propria volontà regneranno necessariamente disordine e cattiva amministrazione. In essa non può esistere né serenità né felicità. Se il marito va in una direzione e la moglie in un’altra, i loro figli andranno alla rovina. Per eliminare questo disordine, è indispensabile che ogni famiglia abbia un amministratore, e questo compito può essere affidato all’uomo, poiché egli è responsabile del mantenimento e della protezione degli altri abitanti della casa. La seconda misura consiste nell’addossare all’uomo il peso di tutti i lavori esterni e nell’ordinare alla donna di non uscire di casa senza necessità. Essa è stata sollevata dalle attività esterne affinché possa adempiere con serenità i propri doveri interiori e provvedere all’educazione dei figli senza ostacoli. Ciò non significa che alle donne sia vietato in assoluto uscire; quando necessario, è loro permesso farlo. Tuttavia, l’obiettivo della Shari’a è che il campo principale dei loro doveri sia la casa e che tutte le loro energie siano impiegate nel rendere ordinata e armoniosa la vita domestica.

La famiglia si amplia attraverso i legami di sangue e quelli matrimoniali. Per mantenere rapporti armoniosi tra le persone legate l’una all’altra nell’ambito familiare e renderle reciprocamente d’aiuto, la Shari’a ha stabilito diverse sagge disposizioni. Eccone descritte alcune:

Primo: è stato dichiarato haram il matrimonio tra quegli uomini e quelle donne che, per natura, devono vivere a strettissimo contatto gli uni con le altre, come madre e figlio, padre e figlia, patrigno e figlia nata dal precedente marito della moglie, matrigna e figliastro, fratello e sorella, zio paterno e nipote, zia paterna e nipote, zio materno e nipote, zia materna e nipote, suocera e genero, suocero e nuora. Tra i numerosi benefici del divieto di tali rapporti matrimoniali vi è il fatto che i rapporti reciproci tra questi uomini e donne rimangono estremamente puri e che essi possono frequentarsi liberamente, con affetto sincero e senza impedimenti.

Secondo: sono stati resi leciti i rapporti matrimoniali tra gli altri uomini e donne imparentati, al di fuori delle relazioni proibite sopra indicate, affinché i loro rapporti reciproci possano diventare più saldi. I matrimoni tra persone che conoscono il carattere e il comportamento l’una dell’altra hanno maggiori probabilità di successo. I rapporti tra famiglie sconosciute spesso generano amarezza. Per questo, nell’Islam si è attribuita maggiore importanza ai matrimoni tra famiglie imparentate che a quelli tra famiglie estranee.

Terzo: tra le famiglie imparentate vi sono persone di ogni condizione: povere e ricche, agiate e indigenti. Secondo la legge islamica, ogni persona ha il dovere più grande verso i propri parenti. Nella terminologia della Shari’a questo si chiama «silat al-rahim», e la Shari’a lo raccomanda con particolare insistenza. Il comportamento sleale e ingrato verso i parenti è chiamato «qat’ al-rahim» ed è considerato nell’Islam un grave peccato. Se un parente stretto diventa povero o si trova in difficoltà, è dovere del parente benestante aiutarlo. Anche per quanto riguarda la sadaqa e l’elemosina, è stato riconosciuto in particolare il diritto dei parenti.

Quarto: anche le leggi relative all’eredità sono state codificate in modo tale che, quando una persona muore lasciando dei beni — siano essi pochi o molti — non si permette che essi si concentrino in un unico luogo; al contrario, i suoi parenti ne ricevono quote, grandi o piccole. Figli maschi, figlie, moglie, marito, madre, padre, fratelli e sorelle sono i parenti più prossimi di una persona. Perciò, in materia di eredità, sono state stabilite anzitutto le loro quote. Se essi non vi sono, la quota spetta al parente successivo per grado di prossimità; e così, dopo la morte di una persona, i beni da essa lasciati vengono suddivisi tra numerosi parenti. Questa legge dell’Islam è senza pari nel mondo, e oggi anche le altre nazioni la stanno seguendo; ma è deplorevole che i musulmani, per la propria ignoranza e stoltezza, in molti casi agiscano contro questa legge. In particolare, in Bangladesh e nell’Hindustan si è diffusa ampiamente l’usanza di privare le donne della loro quota spettante, mentre ciò costituisce una grave ingiustizia ed è contrario alle chiare disposizioni del Corano.

Dopo la famiglia, i rapporti delle persone si instaurano con gli amici, i vicini, gli abitanti della stessa città o villaggio e quelli del medesimo quartiere, con i quali devono svolgere insieme attività di vario genere. Secondo le disposizioni dell’Islam, bisogna comportarsi con tutti loro con verità, giustizia e onestà; non si deve arrecare sofferenza a nessuno né ferire il cuore di alcuno. Bisogna astenersi dall’oscenità e dalle parole ingiuriose. Ci si deve aiutare a vicenda. Bisogna assistere i malati e, quando qualcuno muore, partecipare alla sua preghiera funebre. Quando qualcuno è colpito da una disgrazia, bisogna mostrargli compassione. Bisogna aiutare segretamente i poveri che chiedono e le persone incapaci. Bisogna prendersi cura degli orfani e delle vedove. Bisogna portare cibo alla bocca dell’affamato, dare abiti a chi ne è privo e aiutare i disoccupati a trovare un’occupazione. Se Allah ha concesso ricchezze e beni, non li si deve dissipare per il proprio lusso e comfort. Il divieto di usare recipienti e ornamenti d’oro e d’argento, di indossare abiti di seta e di sprecare denaro per il proprio svago e per un’inutile vita agiata si fonda sul principio islamico secondo cui il denaro con il quale si potrebbe provvedere al sostentamento di migliaia e migliaia di servi di Allah non deve essere speso da nessuno esclusivamente per il proprio benessere. Il denaro con il quale si sarebbe potuto provvedere alle necessità di molte persone, se diventasse un ornamento appeso al corpo di un singolo individuo, oppure un recipiente prezioso a decorare la sua tavola, oppure un tappeto prezioso disteso nella sua casa, oppure andasse bruciato nel fuoco, ciò costituirebbe una forma di ingiustizia. L’Islam non vuole sottrarre a nessuno le sue ricchezze. Qualunque cosa una persona guadagni o riceva per eredità, essa ne rimane proprietaria. L’Islam concede a ciascuno il pieno diritto di godere dei propri beni. È anche permesso che il beneficio delle benedizioni concesse da Allah si manifesti nei suoi abiti, nella sua casa e all’esterno. Tuttavia, l’obiettivo dell’insegnamento islamico è che ciascuno conduca una vita semplice, sobria e misurata, senza rendere illimitate le proprie necessità, e tenga conto, oltre che di sé stesso, dei diritti di amici, persone care, vicini, concittadini, altri membri della comunità e popolazione in generale.

Oltrepassato questo ambito più ristretto, volgiamo ora lo sguardo verso l’ambito più vasto. L’ambito più vasto comprende tutti i musulmani del mondo; per esso l’Islam ha stabilito leggi e disposizioni tali da permettere ai musulmani di essere di aiuto gli uni al bene degli altri e da chiudere, per quanto possibile, ogni via che possa generare ingiustizia tra loro. A titolo d’esempio, indicherò qui alcune di queste disposizioni.

Primo: per preservare il carattere nazionale, è stato stabilito che gli uomini e le donne tra i quali non esiste un impedimento matrimoniale non si frequentino liberamente. L’ambiente sociale delle donne deve essere separato da quello degli uomini. Le donne devono dedicarsi soprattutto ai doveri della vita domestica. Se hanno necessità di uscire, non devono farlo adornate, ma devono uscire con abiti semplici e coprendo bene tutto il corpo. Se sorge una necessità imprescindibile di lasciare scoperti il viso e le mani, li lasceranno scoperti soltanto per soddisfare quella necessità. Allo stesso tempo, agli uomini è stato ordinato di abbassare lo sguardo nei confronti delle altre donne. Se una donna cade improvvisamente sotto il loro sguardo, devono distoglierlo. Cercare di guardarla una seconda volta è sbagliato, e cercare di fare la sua conoscenza è ancora più sbagliato. È dovere di ogni uomo e di ogni donna preservare il proprio carattere e non oltrepassare i limiti del matrimonio stabilito da Allah per soddisfare il desiderio dei sensi, né custodire nel cuore un simile desiderio.

Secondo: proprio per preservare il carattere nazionale, è stato stabilito che nessun uomo mostri la parte del corpo compresa tra le ginocchia e l’ombelico, e che nessuna donna mostri davanti a una persona diversa dal marito alcuna parte del corpo, eccetto il viso e le mani, per quanto stretta possa essere la parentela con quella persona. Nella terminologia della Sharia questa parte si chiama awra, e coprirla è obbligatorio per uomini e donne. L’obiettivo dell’Islam è suscitare nelle persone il senso del pudore e impedire la diffusione della spudoratezza, che può condurre alla corruzione dei costumi.

Terzo: l’Islam non approva quelle forme di svago e divertimento che provocano il declino del carattere, fanno nascere desideri malvagi e comportano spreco di tempo, salute e denaro. Lo svago è senza dubbio indispensabile per ravvivare l’energia vitale delle persone e infondere loro lo stimolo all’azione; ma deve essere uno svago che vivifichi l’anima e non renda il cuore ancora più corrotto e degradato. Sebbene possa sembrare momentaneamente piacevole che migliaia e migliaia di persone si riuniscano per perdere inutilmente tempo discutendo delle malefatte e dei comportamenti svergognati di criminali immaginari, ciò deforma il carattere e l’indole della nazione.

Quarto: per l’unità e il bene della comunità, ai musulmani è stato raccomandato di proteggersi dalle discordie interne, di astenersi dal creare diverse fazioni e, quando sorge un disaccordo su una questione, di cercare con sincera intenzione di risolverlo ricorrendo al Corano e agli hadith. Se neppure così si raggiunge una soluzione, non devono combattere tra loro, ma devono affidare la decisione ad Allah. Nelle opere rivolte al bene della comunità devono aiutarsi a vicenda, obbedire ai suoi principali esponenti, tenersi lontani da coloro che fomentano discordia e non sprecare le proprie energie combattendosi tra loro né creare disonore per la comunità.

Cinque: ai musulmani è pienamente consentito acquisire conoscenze scientifiche dalle nazioni non musulmane e imparare ad applicarle concretamente; tuttavia è stato loro vietato imitarle nel modo di vivere. Una nazione imita un’altra soltanto quando riconosce la propria inferiorità e debolezza. Questo è il livello più basso della schiavitù. È la palese dichiarazione del proprio declino e della propria sconfitta e, come sua conseguenza finale, la civiltà della nazione imitatrice va distrutta. Per questo il Messaggero di Allah, il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui), vietò severamente di seguire il modo di vivere delle altre nazioni. Anche una persona dotata di buon senso può comprendere che la forza di una nazione non deriva dai suoi abiti o dal suo modo di vivere, ma nasce dal suo sapere, dalla sua disciplina e dal suo dinamismo. Se si vuole acquisire forza, bisogna accogliere ciò da cui le altre nazioni hanno tratto la loro forza. Non si devono adottare quelle cose che portano le nazioni ad accettare la schiavitù e che, alla fine, le fanno scomparire tra le altre nazioni, facendole perdere la propria identità nazionale.

Nel trattare con i non musulmani, ai musulmani non è stato insegnato né il fanatismo né la ristrettezza di vedute. È stato vietato denigrare i loro capi religiosi e oltraggiare la loro religione. È stato vietato disputare inutilmente con loro; se essi mantengono con noi rapporti pacifici e conciliatori e non interferiscono nei nostri diritti, anche a noi è stato ordinato di mantenere la pace con loro, stabilire rapporti amichevoli e comportarci con equità. La Sharia islamica esige da noi che facciamo il primo passo, mostrando a tutti compassione umana e buona condotta. Il cattivo comportamento, l’oppressione e la ristrettezza mentale sono contrari alla dignità dei musulmani. Il musulmano è stato creato per il mondo affinché sia il migliore modello di carattere retto e nobile e di onestà, e affinché, attraverso i propri principi, conquisti il cuore delle altre nazioni.

I diritti delle creature di Allah

Ora parlerò brevemente del quarto diritto. Allah ha concesso all’essere umano potere sulle Sue innumerevoli creature. L’uomo ha esercitato autorità su di esse mediante le proprie forze, le sta utilizzando e ne trae beneficio. In quanto migliore delle creature di Allah, gli è stato concesso pienamente questo diritto. Tuttavia anche esse hanno diritti sull’uomo: egli non deve abusarne inutilmente, né danneggiarle o ferirle senza necessità. Deve arrecare loro soltanto il danno necessario al proprio beneficio e utilizzarle nel modo migliore.

Nella Sharia sono state stabilite numerose disposizioni al riguardo. Per esempio, è consentito uccidere gli animali per proteggersi dai loro danni o per utilizzarli come cibo; tuttavia è vietato ucciderli senza necessità per gioco o passatempo. Per uccidere un animale a scopo alimentare è stato stabilito il metodo della macellazione rituale (zabīḥa). Questo è il metodo migliore per ottenere carne di qualità dall’animale. Sebbene altri metodi siano dolorosi, comportano lo spreco degli elementi benefici della carne. Inoltre, gli altri metodi con cui tali elementi benefici possono essere preservati sono ancora più dolorosi del metodo della macellazione rituale. L’Islam vuole evitare entrambi questi tipi di procedimento. Nell’Islam, uccidere un animale facendolo soffrire e con crudeltà è altamente riprovevole (makruh). È stato consentito uccidere gli animali velenosi e feroci perché la vita umana è più preziosa della loro; tuttavia non è stato reso lecito ucciderli facendoli soffrire.

È stato vietato lasciare affamati gli animali utilizzati come cavalcature e bestie da soma, costringerli a un lavoro eccessivo e picchiarli senza pietà. Anche catturare gli uccelli e tenerli rinchiusi in gabbia è stato considerato makruh. A maggior ragione, nell’Islam non è approvato nemmeno abbattere alberi e piante senza necessità. Tutti possono usufruire dei loro frutti e dei loro fiori; ma nessuno ha il diritto di distruggerli. Anche gli alberi e le piante hanno una vita; l’Islam non ha stabilito che si debbano sprecare inutilmente neppure le cose inanimate. È stato vietato persino consumare acqua in eccesso.

Una disposizione universale e permanente

Questa è una descrizione concisa della Sharia che Allah ha inviato, tramite il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui), per tutto il mondo e per tutti i tempi. In questa Sharia non vi è alcuna distinzione tra le diverse persone, salvo in alcune questioni riguardanti il credo religioso e il programma d’azione. Le religioni e le Sharia che creano discriminazioni tra le persone in base alla discendenza, al paese o al colore della pelle non possono mai essere universali, perché una persona di una discendenza non può essere considerata appartenente a un’altra, né gli abitanti di tutto il mondo possono stabilirsi in un solo paese. Inoltre, non si possono cambiare il colore nero degli abitanti dell’Abissinia, il colore giallastro dei cinesi e il colore bianco degli europei. Per questo tali religioni e ordinamenti sociali sono necessariamente destinati a rimanere limitati a una particolare nazione. In contrasto con queste religioni e ordinamenti sociali, la Sharia islamica è una disposizione universale. Chiunque creda nella formula «لا إله إلا الله محمد رسول الله» può entrare nella comunità musulmana con pieni diritti; lì non vi sarà alcuna discriminazione basata sul gruppo, sulla lingua, sul paese o sul colore della pelle.

Inoltre, questa Sharia è una norma eterna. Le sue leggi non sono state fondate sui costumi e sulle tradizioni vigenti di un determinato popolo o di una determinata epoca; sono state invece fondate sui principi della natura sulla cui base l’essere umano è stato creato. Poiché questa natura umana permane in tutte le epoche e in ogni circostanza, anche le leggi fondate sui suoi principi resteranno ugualmente valide in ogni epoca e in ogni circostanza.

— Fine —